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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2007

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 30 giugno 2007

 

 

La Lucchini: Ferriera, 3 anni per dimezzare le polveri - «Era già stata dissequestrata dalla Cassazione». Cosolini: l’attività continui se c’è il risanamento

 

La proprietà dello stabilimento di Servola ribadisce l’impegno assunto con la procura con una precisa tempistica: il luglio 2010

Confermati fino al 2015 gli aiuti finanziari alle aziende che producano energia con fonti rinnovabili

«Stiamo ottemperando e ottempereremo alle prescrizioni del pm Federico Frezza sia in termini di interventi che di tempistica. In una logica di prospettiva». Francesco Semino, responsabile delle relazioni esterne della Lucchini, commenta così l’impegno assunto dalla società per migliorare la situazione ambientale dello stabilimento.
Ed è un impegno che sottende due aspetti. In primo luogo il gruppo Lucchini agisce «in prospettiva», appunto, confermando la propria volontà di proseguire l’attività a Trieste oltre il 2009 con interventi che richiederanno fino a una decina di milioni di euro. Il secondo aspetto sta nella «tempistica»: la Lucchini conta di possedere di qui a 36 mesi - ossia entro il luglio 2010 - uno stabilimento che produca la metà delle polveri che oggi da Servola finiscono nell’atmosfera. Ammonta a tre anni infatti il termine massimo fissato dal magistrato per concludere alcuni dei più cospicui interventi, mentre altri lavori andranno eseguiti entro otto o sedici mesi. In tutti i casi, a far data dal primo luglio. Da domani.
Le prescrizioni sono quelle contenute nel provvedimento di dissequestro dello stabilimento notificato alla Lucchini Piombino spa, e indicate nello studio che Marco Boscolo aveva compiuto come consulente della Procura.
Ma c’è un altro aspetto che da Servola si fa notare, e che oggi l’azienda sottolinea anche in una pagina a pagamento acquistata su questo quotidiano scrivendo di avere voluto «sottoporsi spontaneamente all’attuazione del piano» proposto dal pm. La spiegazione arriva da Giovanni Borgna, l’avvocato che difende la Ferriera assieme allo studio Frigo di Brescia: «La società, con senso di responsabilità, ha deciso» così «malgrado la vittoria nel merito ottenuta in Cassazione, vittoria che avrebbe consentito altre scelte, meno impegnative». La Lucchini - viene ribadito - avrebbe potuto decidere di non effettuare interventi, giacché la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza del Riesame che aveva confermato il sequestro disposto dal gip.
Si rafforza dunque la prospettiva di un proseguimento dell’attività a Servola. Semino non dice di più, ma è possibile che l’obiettivo del gruppo sia quello di tenere aperta la Ferriera almeno per altri sette o otto anni. Resta infatti in vigore la deliberazione Cip 6, che prevede aiuti finanziari per le aziende che producano energia con fonti rinnovabili: il beneficio permarrà fino al 2015, anche se dal 2009 verrà ridotto di circa un terzo.
Cauti, intanto, i commenti che arrivano dalle istituzioni. Ondina Barduzzi, assessore provinciale all’ambiente, sottolinea che «le prescrizioni» della Procura «sono molto puntuali. Che la società investa su Servola è comunque un bene: la Provincia controllerà che gli interventi vengano realizzati e soprattutto che portino risultati».
L’assessore regionale Roberto Cosolini la mette così: «Abbiamo sempre detto, anche se qualcuno si è ostinato ad attribuire alla Regione posizioni diverse, che per noi l’attività a Servola poteva continuare solo in presenza di significativi miglioramenti nell’impatto esterno dello stabilimento. Se ora si passa a misure concrete, e se queste porteranno a un miglioramento importante della situazione, penso che potranno essere tutti contenti. Perché in questa vicenda - chiude Cosolini - da più parti si sono consumate troppe parole in cambio di fatti concreti. Ben vengano i fatti, allora».
p.b.

 

 

FERRIERA - Il sindaco: sono pronto a chiuderla  - «Situazione grave da anni, aspetterò solo qualche mese»

 vedi tabella delle emissioni

Il Comune non si ferma all’ordinanza che intima alla proprietà di ridurre le emissioni

«L’azione inquinante è grave e inequivocabile. Ho ordinato alla Servola spa di attivarsi immediatamente per riportare i parametri entro i limiti di legge. Se non lo farà, a tutela della salute pubblica, emetterò l’ordinanza di chiusura dello stabilimento». Il sindaco Roberto Dipiazza ribadisce la sua posizione sulla Ferriera e dà anche alcuni tempi d’azione: «Anche se gli sforamenti che si sono già verificati nei primi quattro mesi andranno poi conteggiati nell’arco di tutto il 2007, vista la situazione già grave negli anni scorsi, se non vi sarà un immediato abbattimento delle immissioni non dovrò attendere dicembre per emettere l’ordinanza di chiusura, ma lo farò nel giro di qualche mese».
Il Comune sta agendo sulla base della relazione sull’inquinamento ambientale a Servola chiesta all’Azienda sanitaria. «E lo fa perché la Provincia si sta sottraendo ai propri obblighi di legge - sostiene l’assessore comunale all’Ambiente Maurizio Bucci - Spettava alla Provincia emettere perlomeno la diffida con contestuale sospensione dell’attività per un periodo determinato. Non lo ha fatto ed è dovuto scendere in campo il sindaco deputato a intervenire in situazioni quali epidemie e disastri ambientali. Ma c’è da prevedere che dovrà rifarlo tra qualche mese per l’ordinanza di chiusura e a quel punto la giunta provinciale sarà perseguibile per omissione di atti d’ufficio».
«È ridicolo che l’assessore Barduzzi affermi che le emissioni diffuse di sostanze inquinanti in quell’area non possono essere attribuite con certezza alla Ferriera - commenta Dipiazza - sarebbe come dire che l’acqua non bagna». Nell’ordinanza del sindaco si riprendono alcuni alcuni passaggi della relazione dell’Azienda sanitaria, basata sui rilevamenti fatti dall’Arpa. «Per quanto riguarda le Pm 10 - si legge - il valore limite relativo al superamento nelle 24 ore della concentrazione di 50 milligrammi per metrocubo per non più di 35 volte all’anno, è stato superato nel 2006 e tale tendenza sembra ripetersi nel 2007. Pertanto si ritiene che la componente delle Pm 10 attribuibile alla Lucchini rappresenti la principale fonte di inquinamento nella zona limitrofa allo stabilimento e che possa rappresentare rischi per la salute umana e per l’ambiente nel suo complesso. Preoccupante appare anche l’inquinamento da benzene rilevato dalle centraline di via Pitacco e di via San Lorenzo in Selva».
«Va doverosamente fatto rilevare - prosegue però l’Ass - che l’inquinamento da benzene può derivare anche da altre fonti quali il traffico veicolare». E infatti sull’argomento è in atto anche una sorta di guerra delle cifre. Secondo la relazione annuale effttuata dall’Arpa per il 2006, i valori ad esempio del biossido di azoto rilevano valore medi più bassi nelle vicinanze della Ferriera (38 microgrammi per metrocubo in via Pitacco e 32 in via Carpineto) che in piazza Libertà (83) e in piazza Vico (76). L’Arpa segnala anche che «chi fuma venti sigarette inala una quantità di benzene pari a circa cinque volte quella assorbita con l’aria».
Le considerazioni conclusive dell’Arpa per il 2006 evidenziano che «la componente traffico incide in maniera sicuramente non esclusiva ma decisamente significativa sulla matrice aria», e evidenzia anche «un generale peggioramento della qualità dell’aria urbana che emerge dalla valutazione comparativa con i dati acquisiti nel 2005».
Sul tema Ferriera, infine, lunedì si terrà una manifestazione di protesta con un corteo da campo Marzio al Municipio promossa dal Circolo Miani, Servola respira e il Coordinamento dei comitati di quartiere.

Silvio Maranzana

 

 

Cuperlo e Budin: impegno sulle bonifiche - Nell’incontro all’Ezit annunciata la visita della commissione ambiente della Camera

 

Intervenire nell’attuale fase di riesamina parlamentare del decreto 152 sulle bonifiche affinché venga rispettato il principio «paga solo chi inquina» e vengano inserite le «analisi di rischio» prima di procedere alla bonifica delle aree inquinate. Sono le due richieste che il presidente dell’Ezit, Mauro Azzarita, ha avanzato al deputato Gianni Cuperlo e al sottosegretario Milos Budin in un incontro con il cda dell’ente.
Lo scopo era sensibilizzare i due sulle bonifiche del sito inquinato di competenza dell’Ezit, chiedendo di intercedere nel riesame del decreto 152 dell’ex ministro Matteoli ora in atto al Parlamento affinché ci siano maggiori garanzie su due punti fondamentali: «In primo luogo - così Azzarita – si deve distinguere tra chi ha inquinato e deve pagare e chi invece non ha alcuna responsabilità e non deve accollarsi i costi per le bonifiche». Il secondo punto riguarda le «analisi di zona», tecnica che consente di vedere se la concentrazione inquinante presente sul territorio è in effetti rischiosa per la salute o no, prima di bonificare. Sarebbe così possibile far uscire dal sito inquinato le aziende che si trovano in zone non ritenute dannose, anziché procedere con dispendiose bonifiche a tappeto anche dove non necessario.
La richiesta dell’Ezit è di velocizzare il più possibile la caratterizzazione del sito: il rischio di ulteriori ritardi – è stato sottolineato – è di perdere le molte aziende che si sono dette interessate a insediarsi nella zona e che potrebbero essere attratte da aree meno «problematiche» come la Slovenia.
Cuperlo ha garantito il suo impegno e la volontà di portare a Trieste il presidente della commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, per fargli visitare il sito prima che la bozza vada in aula. Budin interesserà il ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il ministro allo sviluppo economico Pierluigi Bersani e il sottosegretario Enrico Letta.

 

 

San Dorligo: comincia da lunedì la raccolta differenziata dei rifiuti - Sono già stati distribuiti i contenitori alle famiglie dopo alcuni incontri pubblici

 

Le prime zone coinvolte saranno Prebenico, Dolina, Caresana, Crociata, Monte d’Oro, Crogole, Mattonaia e l’area del comprensorio industriale

SAN DORLIGO DELLA VALLE Da lunedì a San Dorligo inizia la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta. Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi nelle varie frazioni, dove sono emerse perplessità ma soprattutto apprezzamenti per l’iniziativa. Scopo principale del progetto di raccolta differenziata a domicilio (annunciato già l’anno scorso, e che ha avuto una lunga gestazione) è la riduzione della quantità di rifiuti da trasferire all’inceneritore e quindi ridurre le spese per il Comune e di conseguenza per le famiglie. Attualmente, da San Dorligo vanno all’inceneritore quasi 2500 tonnellate di rifiuti non riciclabili all’anno. Una media di 150 tonnellate ogni mese. L’aumento dei rifiuti riciclabili abbasserà, inevitabilmente, tale quota. La raccolta avverrà in giornate prestabilite, a seconda delle zone del comune. I rifiuti non differenziati saranno raccolti due volte la settimana. Quelli diversificati (carta, vetro, plastica e lattine, in particolare) ogni due settimane.
Per permettere la divisione delle immondizie, il Comune ha provveduto, nei mesi scorsi, a fornire alle famiglie tre contenitori. Uno blu da 40 litri per la carta. Uno giallo da 120 litri per vetro, plastica e lattine. Uno verde, sempre da 120 litri, per tutto il resto. I cassonetti vanno tenuti in casa, e portati all’esterno della proprietà nei giorni stabiliti per la raccolta. Sul contenitore verde è applicato un microchip, che identifica il proprietario e quindi permette il calcolo di quanto dovuto. Infatti, nel computo finale, la tariffa si calcolerà solo su ciò che non è differenziato. Per questioni pratiche, il consiglio è di portare fuori il contenitore verde solo quando è pieno, anche perché (per ora) il calcolo viene fatto sulle volte in cui viene svuotato, non sul peso di ciò che è stato smaltito.
Nei giorni scorsi, l’argomento è stato affrontato con gli abitanti delle singole frazioni. Sono emerse, come già riportato da alcuni consiglieri di opposizione, delle perplessità sull’effettivo risparmio per i cittadini e anche dubbi pratici, sulla scomodità del sistema, ovvero del fatto di tenersi in casa i cassonetti. Dai consiglieri di minoranza era stata avanzata persino l’ipotesi che tale sistema non farà altro che favorire la «migrazione» delle immondizie (senza differenziazione) in altri comuni. L’assessore Igor Tull non la vede così: «Una sorta di “migrazione” c’è già ora, soprattutto nella zona industriale. Ma non credo che cambierà poi molto. Del resto la quantità nostra di rifiuti annua è pari a quanto Trieste produce in una settimana». Tull si dichiara soddisfatto degli incontri con la popolazione, ammettendo qualche voce contraria. Il successo dell’iniziativa ora dipenderà dai cittadini. «Credo si tratti di una forma di cultura. Gli stessi problemi che abbiamo noi con le immondizie ce li hanno anche altri», dice Tull. Si tratterà, per ora, di una fase sperimentale, di un anno, durante il quale si potranno apportare le eventuali migliorie. In base al calendario, i primi ad essere interessati dallo svuotamento dei rifiuti non differenziati (lunedì) saranno gli abitanti di Prebenico, Caresana, Crociata, Monte d’Oro, Dolina, Crogole, Mattonaia e la zona industriale. Per i rifiuti riciclabili saranno svuotati i cassonetti a Francovez e Aquilinia.
s.re.

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 29 giugno 200

 

 

Ferriera dissequestrata: tagliamo le polveri  - La proprietà si impegna in procura: investirà fino a 10 milioni per ridurre del 50% le emissioni

 

Il pm Frezza firma lo sblocco dell’impianto dopo un anno e fissa una serie di prescrizioni che dovranno venir rispettate

Già entro sei mesi dovrebbero entrare a regime i primi accorgimenti

La società «Lucchini Piombino spa» da ieri ha nuovamente la piena disponibilità della Ferriera di Servola. Si è impegnata infatti davanti al pm Federico Frezza a spendere a breve scadenza una cifra fino a 10 milioni di euro per dimezzare la quantità di polveri che dallo stabilimento finiscono nell’atmosfera. Di fronte a questo impegno il magistrato ha restituito alla proprietà gli impianti sequestrati il 29 maggio 2006. L’atto formale che ha innnescato questa significativa svolta, è rappresentato da una serie di prescrizioni tecniche molto precise inserite dalla Procura nel provvedimento di dissequestro notificato ieri.

Queste prescrizioni per contenere la diffusione nell’atmosfera delle polveri, sono direttamente indicate nello studio e nelle analisi che il professor Marco Boscolo ha compiuto come consulente della Procura. La spesa prevista per metterle in pratica è ingentissima e se il gruppo Lucchini l’ha fatta propria, la decisione ha un preciso significato: la chiusura dell’impianto di Servola prevista per il 2009 si allontana. Del resto già un anno fa il gruppo siderurgico aveva manifestato questa intenzione con una lettera inviata alla Regione. Ieri però Francesco Semino responsabile delle relazioni esterne ha affermato che «è ancora presto per compiere una valutazione. Nei prossimi giorni avremo gli elementi per ragionare. La Procura ha dato delle prescrizioni a cui ci stiamo attenendo...».
Il provvedimento notificato ieri era stato sollecitato fin dal 21 giugno scorso dai legali della società. Gli avvocati Giovanni Borgna e Giuseppe Frigo avevano presentato una richiesta di dissequestro che il pm Frezza ha accolto ponendo però molte condizioni per dimezzare la quantità di polveri che finiscono nell’atmosfera da numerosi punti critici dello stabilimento: ad esempio dal piano di colata, dove l’attuale sistema di aspirazione riesce a intercettare solo il 10 per cento delle polveri prodotte. Coinvolti nel progetto di ristrutturazione targato Procura, anche la macchina a colare, i piazzali e i parchi in cui vengono stoccati i minerali e le batterie del sistema di distillazione del carbon fossile.
Il provvedimento di dissequestro non prende invece in esame le emissioni di fumi e polveri dei camini della Ferriera, emissioni autorizzate dalla Regione e fissate con grande precisione nei loro valori massimi con un apposito decreto, oltrechè costantemente monitorate per verificare che i livelli non vengano superati. Una volta attuato quanto il professor Boscolo ha segnalato nel suo studio per la Procura e sostanzialmente condiviso nei contenuti anche della proprietà, le emissioni diffuse dalle attuali 380 tonnellate di polveri che di media finiscono in un anno nell’atmosfera cittadina, dovrebbero ridursi a 176 tonnellate.
Nel suo provvedimento il pm Frezza dà atto che fin dall’agosto 2006 «il management dello stabilimento ha assunto degli impegni e li sta portando avanti: infatti la maggior parte dei rimedi sottolineati nella relazione del professor Boscolo, sono stati pensati e proposti dalla proprietà e dai dirigenti della Ferriera». Gli interventi proposti congiuntamente per la salvaguardia ambientale prevedono la realizzazione di una cappa di aspirazione totalmente nuova per il piano di colata: intercetterà il 90 per cento delle attuali polveri prodotte da questo impianto e costerà 850 mila euro. Dovrebbe essere pronta entro sei mesi anche perchè la proprietà l’ha già ordinata.
La seconda realizzazione - un impianto di aspirazione nei pressi della macchina a colare - dovrebbe abbattere del 75 per cento le polveri prodotte dallo spillamento della ghisa. «Attualmente questo punto non è presidiato - scrive il professor Boscolo - e l’abbattimento delle polveri è affidato al parziale confinamento offerto dal padiglione industriale e a un’aspirazione effettuata in prossimità della copertura. I limiti dell’attuale soluzione sono evidenti, soprattutto se considerati alla luce della ampie aperture ricavate nelle pareti perimetrali che, facilitando l’ingresso dell’aria, impediscono di mantenere i locali in depressione».
Sarà coinvolta nei lavori anche la cokeria e in particolare le 132 porte della batteria di distillazione del coke. «In dettaglio - scrive il professor Boscolo - si prevede di intervenire su sei porte alla settimana, sostituendo le molle deteriorate, riparando i refrattari, asportando i depositi carboniosi, ripristinando la carpenteria metallica. L’impatto sull’emissione delle polveri è poco incisivo ma l’intervento può risultare positivo per la prevenzione degli sforamenti prematuri e dei violenti fenomeni emissivi a essi collegati».
Il magistrato inquirente nelle 20 pagine del dissequestro si è sentito in dovere di spiegare, in particolare modo ai cittadini di Servola, i motivi della sua decisione. «Questo provvedimento è connotato da una visione non meramente repressiva dei poteri dell’autorità giudiziaria, bensì da una visione attenta al contemperamento della pluralità di interessi coinvolti: il diritto alla salute e all'ambiente salubre, primari e intangibili; ma pure, un gradino al di sotto, il diritto all’esercizio dell’iniziativa economica che è libera, purché non in contrasto con l’utilità sociale e purché non rechi danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana come prevede l’articolo 41 della Costituzione».

Claudio Ernè

 

 

FERRIERA - Frezza: «Benzopirene, controlli trascurati» - Il magistrato: «Le analisi le abbiamo chieste noi, nessuno degli enti preposti si è mosso»

 

Il pm Federico Frezza ha aperto da tempo un’inchiesta sulla presenza nell’aria di Servola di benzopirene. Nel dissequestro notificato ieri il magistrato afferma «che gli interventi sulla cokeria della Ferriera previsti dal piano del professor Boscolo, dovrebbero avere un effetto benefico nel limitarne le fuoriuscite».
Le misure sulla presenza di benzopirene vengono effettuate da pochi mesi da due docenti universitari, i professori Pierluigi Barbieri e Ranieri Urbani riuniti sotto la sigla «Cigra». L’11 giugno l’Azienda sanitaria ha scritto al sindaco Roberto Dipiazza che i «dati finora raccolti dal Cigra non consentono, visto l’esiguo numero di campionamenti effettuati, di poter valutare correttamente il rischio igienico sanitario per la popolazione. I valori riscontrati nella relazione, sono sicuramente preoccupanti, per cui si rende necessario una adeguato approfondimento della campagna di rilevazione».
Il pm Federico Frezza si toglie un sassolino dalla scarpa è sostiene nell’ordinanza di dissequestro che «suona alquanto singolare qualora si tenga a mente che la misurazione del benzopirene a Servola è avvenuta su esclusiva iniziativa e a esclusive spese della Procura, mentre nessuno degli enti istituzionalmente preposti in via amministrativa al controllo della qualità dell’aria, ha fatto alcunchè del genere. Se questa campagna è così utile, se consente di far emergere dati preoccupanti, perché nessuno- Comune, Provincia, Regione, Arpa e Azienda sanitaria.- l’ha posta in essere? Perché l’unico soggetto ad aver assunto l’iniziativa è la Procura? Solo molto di recente l’Arpa si è accodata all’iniziativa sul monitoraggio del benzopirene a Servola, mentre fino a un mese fa nessuno aveva stanziato i circa 15 mila euro necessari all’Arpa per acquistare un campionatore adatto a eseguire questo tipo di controlli»,
c.e.

 

 

FERRIERA - Dipiazza, ultiatum allo stabilimento Provincia: nessuno pensa alla chiusura

 

Ordinanza di intimazione dal sindaco all’azienda dopo gli ultimi dati dell’Arpa e dell’AssIl sindaco Roberto Dipiazza intima alla Servola spa di «attivarsi immediatamente per riportare, nei limiti di legge, le emissioni inquinanti della Ferriera». L’ordinanza firmata ieri mattina dal primo cittadino (con riferimento in particolare alle polveri sottili pm10 e al benzene) segue il pronunciamento dell’Azienda sanitaria in merito alla relazione dell’Arpa sullo sforamento dei valori di legge registrati nel corso del 2006 e 2007.
Un’analisi sanitaria consegnata in piazza Unità l’altro ieri, dopo quella scientifica, che sottolinea gli effetti dannosi sulla salute delle polveri sottili (sull’apparato respiratorio e cardiovascolare) e del benzene (patologie di tipo leucemico). Sulle pm10 si ritiene, scrive il direttore generale Franco Rotelli, che la «componente attribuibile alla Lucchini rappresenti la principale fonte di inquinamento, nella zona limitrofa allo stabilimento e che possa rappresentare rischi per la salute e l’ambiente». Secondo l’Ass anche l’inquinamento da benzene risulta «estremamente allarmante», ma si rileva che «può derivare anche da altre fonti quali il traffico veicolare».
«Prima si parlava solo di imbrattamento, venivano multati con poche migliaia di euro. Adesso abbiamo la certificazione dell’Azienda sanitaria», dice Dipiazza. Al suo fianco l’assessore Maurizio Bucci e l’ingegner Gianfranco Caputi, responsabile del servizio ambiente in Comune, spalleggiano il sindaco nell’esposizione di un provvedimento giudicato una sorta di «spartiacque» per l’amministrazione comunale. «Adesso non si gioca più», dice Bucci dando anche una stoccata a chi «in piazza usa il megafono prendendo in giro la gente».
Ma cosa significa quel non si gioca più? Davanti ai dati dell’Arpa e l’analisi dell’Ass, secondo il Comune, la Provincia (nell’ambito delle attribuzioni demandate dall’articolo 9 della legge regionale 24 del 2006 e degli articoli 278 e 279 del decreto legislativo 152 del 2006) «in qualità di soggetto preposto all’attività di controllo sulle emissioni in atmosfera dell’impianto» alla semplice diffida deve far seguire, se gli sforamenti proseguiranno, la sospensione dell’attività oppure la revoca. I tre provvedimenti indicati dalla legge.
Tutto chiaro? Mica tanto, almeno ascoltando l’altra campana, quella di palazzo Galatti. «Dallo scorso gennaio come Provincia dobbiamo controllare - replica Ondina Barduzzi, assessore con delega all’Ambiente - che la Ferriera stia dentro alle autorizzazioni ricevute in merito ai camini. A me risulta che non hanno sforato quel tipo di limiti, i dati dell’Arpa si riferiscono alle emissioni diffuse e prima di attribuirle alla Ferriera bisogna provarlo».
La Provincia, insomma, non è intenzionata a prendere alcun provvedimento. «Non saremo di certo noi a poter fare un’ordinanza, basti pensare alla vicenda dell’inceneritore: è stata la Procura a metterlo sotto sequestro», ribadisce Barduzzi. E aggiunge, bacchettando il primo cittadino: «Se effettivamente c’è, come dice il sindaco, un problema di salute pubblica allora chiuda la Ferriera. È l’unico titolato a farlo, assieme alla Procura, mentre la nostra ordinanza - sostiene - sarebbe annullata dopo un paio di giorni dal Tar».

Pietro Comelli

 

 

FERRIERA - IL FUTURO DELL’IMPIANTO DI SERVOLA  - IL BALLETTO DEI RINVII

 

La campagna per le elezioni regionali del 2003 si giocò, a Trieste, sul tema della chiusura della Ferriera. Lo stesso fu alle europee dell'anno successivo e alle comunali del 2006. Lo stesso sarà alle regionali dell'anno prossimo e forse, chissà, alle comunali del 2011.

Se il tema dello stabilimento di Servola occupa l'agenda cittadina da più di sei anni, e per altri ancora l'occuperà, non è solo per l'inveterata tendenza dei politici di ogni colore a parlare a vanvera; ma anche e soprattutto per la dimensione del problema, che nessuno - proprio nessuno - è in grado di risolvere con un colpo di bacchetta magica. La Ferriera è un carico più ingombrante della sua mole: impossibile giustificarne la permanenza a queste condizioni, viste le mutate sensibilità ambientali della nostra epoca e lo sviluppo auspicabile per il golfo di Trieste; irrealistico trasformarla in un impianto pulito, per i costi dell'operazione e la scontata indisponibilità dell'imprenditore; illusorio immaginarne la dismissione in un paio di mesi, per i costi sia sociali che pecuniari di uno smantellamento onerosissimo: ci troveremmo dall'oggi al domani con i lavoratori a casa e quell'obbrobrio non più funzionante a deturpare il golfo per decenni. I residenti a Servola obietteranno che l'obbrobrio spento sarebbe pur meglio che acceso, ma accorderanno che non si tratterebbe di una prospettiva fausta. E allora?
Converrà sintetizzare senza infingimenti i termini del problema, che nelle maglie del dibattito spesso sfuggono ai più. La Ferriera è un impianto vetusto. La proprietà (Lucchini prima, i russi di Severstal poi) ha investito molti quattrini per circoscriverne l'impatto ambientale (più Lucchini di Severstal), ma si è trattato di palliativi: per diventare veramente pulito, ammesso che un'attività siderurgica possa mai esser tale, lo stabilimento andrebbero disfatto e rifatto. E' quel che l'imprenditore non farà mai, per due motivi. Primo, perché Servola è un'industria ormai inefficiente, i cui conti si reggono solo grazie all'energia elettrica prodotta di risulta, che l'Enel è tenuta per legge ad acquistare (fino a una scadenza che volge al termine) a un prezzo superiore al mercato; il che rappresenta di per sé una scandalosa stortura di principio che i cittadini pagano nelle bollette, ma questa è un'altra storia. Secondo, perché nessun imprenditore al mondo andrebbe a gettare decine se non centinaia di milioni in un impianto di cui da anni si recita il de profundis, ancor più quando - come in questo caso - l'impianto è uno scarabocchio in un impero internazionale che si attrezza a contrastare la concorrenza cinese. Come stupirsi che il piano d'investimenti dei russi non faccia cenno di Trieste? In una situazione così ingarbugliata, lo stallo della politica ha fatto il resto, con il centrodestra a guardare principalmente alle ragioni dei residenti che vivono (come gli operai, peraltro) in mezzo ai fumi e alle polveri, e il centrosinistra a quelle dei dipendenti per i quali a tutt'oggi non s'è profilata una realistica soluzione alternativa. In mezzo la proprietà è forte della sua stessa debolezza, e in attesa di sviluppi inesistenti fa il meno possibile e gioca sulle divisioni territoriali; o meglio lo farebbe se ad incalzarla non vi fosse la magistratura, che da tempo ormai supplisce alla politica, forzando l'azienda a ridurre le emissioni e addirittura proponendo essa stessa le possibili soluzioni tecniche, il che suona a onore suo e a disonore della politica.
Che fare, dunque? Non la voce grossa, ma una voce sola. La soluzione non può che venire da una decisione sofferta fin che si vuole, ma definitiva, concertata tra gli enti in gioco: Comune, Regione e Autorità portuale, proprietaria di gran parte dell'area. Finché continua il balletto dei "tavoli", dei rinvii e delle interdizioni reciproche, l'azienda non avrà motivo di fare alcunché. E poiché pare finalmente condivisa la convinzione che, a breve o a medio termine, lo stabilimento cessi la produzione (e a fargliela cessare sarà comunque il mercato, quando verranno meno i prezzi di favore), si fissino una data e un percorso chiaro. Ne hanno diritto i residenti e i lavoratori, illusi e rispettivamente minacciati a ogni scadenza elettorale, come pure l'azienda, oggettivamente impedita a programmare alcunché, per quanto comodo le torni la paralisi attuale. Ne ha diritto la città intera, per la quale l'ex acciaieria, benché radicata nella sua storia, è diventata incompatibile con un livello decente di sviluppo del golfo e di qualità dell'ambiente. Molti segnali lasciano intendere che la stessa Severstal (o altri dopo di lei) guardi per quell'area a un futuro nella movimentazione logistica e di servizio al porto, attività in cui si sta cimentando dedicandovi anche una parte del personale. La si spinga avanti, dunque, parlandole con una voce sola, e non con tre o quattro dissonanti. Una voce sola è il presupposto per riuscire. Altrimenti ci si trascinerà così per molti altri anni, perpetuandosi il paradosso dello stabilimento: impossibile da mantenere in vita, impossibile da chiudere.
Roberto Morelli

 

 

Beni all’asta, il Municipio stralcia le aree verdi. Entra via dell’Ospitale

 

La decisione presa dopo un sopralluogo del sindaco Dipiazza e dell’assessore Tononi. Verso una modifica della destinazione d’uso per le ex Officine Hölt Prima il sopralluogo, poi lo stralcio. Nel prossimo bando di beni immobili messi all’asta dal Comune non compariranno cinque lotti. Terreni edificabili che il sindaco Roberto Dipiazza e l’assessore Piero Tononi, con delega al Patrimonio, hanno deciso di togliere dal piano di cartolarizzazione dopo una verifica sul posto.
Sono stati così stralciati i lotti di via dei Narcisi (prezzo base 600mila euro, 4019 mq) e quello in prossimità di vicolo dei Roveri, laterale di via San Cilino (155mila euro, 660 mq), assieme ad altre aree verdi in via Verga (101mila euro, 430 mq), via delle Viole (890mila euro, 5073 mq) e via Berchet (293mila euro, 2350 mq). Tutti terreni appetibili ai costruttori, che avrebbero garantito alle casse comunali almeno 2 milioni di euro.
«Durante il sopralluogo abbiamo riscontrato alcune problematiche nella viabilità in via Verga e via Berchet - racconta Tononi - assieme al particolare pregio ambientale di via dei Narcisi e via delle Viola, nonostante siano presenti già alcuni insediamento». E aggiunge: «Abbiamo così deciso di stralciare questi lotti - spiega - dalla delibera e quindi, a breve, concorderò con il presidente Lorenzo Giorgi una riunione della quarta commissione (competente sul Patrimonio immobiliare, ndr) per definire il piano di vendita».
Accanto alla conferma di tredici lotti pronti ad essere messi in vendita, infatti, il Comune andrà a coprire il mancato guadagno inserendo nei beni da alienare anche l’immobile di via dell’Ospitale 12. Quest’ultimo rientrava nel project financing (bocciato dalla giunta Dipiazza) dell’impresa di costruzioni Maltauro spa di Vicenza. Una prima stima non ufficiale dell’area sotto San Giusto, che domina l’intera città, parla proprio di 2 milioni di euro. La stessa cifra venuta meno dopo lo stralcio dei cinque terreni.
La prossima gara d’asta comprenderà così i seguenti lotti: terreno nei pressi di via dell’Eremo e alla fine di via Felluga (240.500 euro, 1370 mq), terreno in strada di Rozzol (50.500 euro, 460 mq), locale commerciale in piazza Vecchia 2 e 2/a (65.340 euro, 28 mq), locale commerciale in piazza Vecchia 2/b e 2/c (51.300 euro, 22 mq), locale commerciale in corso Saba 24 e via Carducci 41 (301.600 euro, 130 mq), area in via Capitelli (291.600 euro, 417 mq), edificio in via delle Beccherie 5 e via Androna del Pane 3 (359.700 euro, 275 mq), terreno in via Risorta (14.980 euro), edificio e terreno in via Balbo e via Settembrini (155.015, 46 e 1235 mq), edificio in via Costalunga 246 e terreno (97.660 euro, 108,50 e 157 mq), terreno in via Barbariga (24.672 euro, 192 mq), terreno in via San Martino (21.000 euro).
Ma il piano di vendita del Comune non si ferma qui. Altri due lotti importanti saranno alienati per «fare cassa» e finanziarie il piano delle opere. L’amministrazione di piazza Unità punta di incassare almeno 2.370.000 euro (il prezzo base) per la vendita dell’ex macello in via Flavia di Stramare a Muggia (area edificabile), mentre le ex Officine Hölt di via Gambini 8/1, 10 e 12 saranno messe all’asta solo dopo aver modificato la destinazione d’uso dell’immobile. Il bene è classificato dal Piano regolatore come zona U1 (servizi ed attrezzature pubbliche), ma una volta modificata la destinazione d’uso (attività residenziali, commerciali...) il valore di acquisto andrebbe a superare l’attuale stima di 1,4 milioni di euro.
p.c.

 

 

Metropolitana leggera, 14 milioni di investimenti per collegare Muggia a Opicina - I fondi saranno chiesti al governo, alla Regione e alle Ferrovie

 

Accordo tra enti per il recupero dei binari Da Campo Marzio fino a Opicina in un quarto d’ora e fino a Muggia in venti minuti, salendo a bordo della metropolitana leggera: un progetto fino a ieri relegato alla sfera delle ipotesi, ma che ora sembra a un passo dal diventare realtà.
Ieri, a Palazzo Galatti, Provincia, Autorità portuale ed Ezit hanno firmato il protocollo d’intesa per il recupero degli impianti ferroviari del nodo di Trieste, che collegano Muggia a Opicina, passando per la zona industriale. E potrebbero volerci solo due o tre anni per calpestare le vecchie rotaie che abbracciano il Golfo, inutilizzate da mezzo secolo. Investimento ipotizzato, secondo le prime stime: 14 milioni di euro. La metropolitana leggera sarebbe una parte della metropolitana regionale Ronchi-Trieste-Capodistria (servirebbero altri 70 milioni di euro per il collegamento costiero tra Trieste e la città slovena), sia per le merci che per il trasporto pubblico locale.
Sarà solo a luglio, con l’illustrazione dei risultati del secondo studio di fattibilità affidato dalla Provincia all’Università e a Rfi, che si potranno definire i dettagli del progetto, i tempi e i costi. Ma ieri è stato segnato un primo passo verso la rinascita delle linee e delle stazioni ferroviarie che oggi appartengono perlopiù alla storia e ai gitanti del treno d’epoca Rondò. I finanziamenti, come confermato dall’assessore ai Trasporti Ondina Barduzzi, verranno chiesti al ministero delle Infrastrutture, Regione e Ferrovie dello Stato per la realizzazione dell’opera, mentre si punterà a una gestione pubblico-privato. E i responsabili dell’area Trasporti della Regione, presenti ieri a Palazzo Galatti, hanno sottolineato la fattibilità dell’intervento. «Una volta reperiti i finanziamanti - ha assicurato Ondina Barduzzi - realizzeremo il progetto».
La struttura portante di questa nuova rete sarà composta da quattro linee: stazione centrale di Trieste-Muggia; stazione centrale-Campo Marzio; Muggia-Campo Marzio e Opicina-Campo Marzio. In buona sostanza, come garantito dai tre enti, «bisogna solo adattare le infrastrutture già esistenti su tutto il territorio provinciale. Per il tratto che collegherà Trieste alla Slovenia si dovrà invece lavorare per trovare un accordo anche politico».
Il progetto della metropolitana leggera è stato fortemente promosso dall’amministrazione di Palazzo Galatti. Ieri la presidente Maria Teresa Bassa Poropat lo ha definito «una soluzione importante per la città, frutto di una sinergia finalmente raggiunta tra i diversi enti coinvolti, che permetterà di scampare il pericolo che un grande patrimonio infrastrutturale vengo dismesso». Sulla «necessità di espandersi verso Est» si è espresso il presidente dell’Autorità portuale Claudio Boniciolli. «La metropolitana regionale Monfalcone-Capodistria riguarda l’area in cui vogliamo sviluppare le attività portuali - ha affermato Boniciolli -. Questa rete creerà le premesse per l’aumento dei traffici verso il Sudest dell’Unione europea, in cui Trieste deve e può svolgere un ruolo fondamentale».
Concorde il presidente dell’Ezit Mauro Azzarita: «Tutta la zona industriale sarà interessata da questo progetto. Contribuirà allo sviluppo economico delle 580 aziende presenti, perchè diminuiranno i costi del trasporto merci. Ma sarà importante anche per i 9.700 dipendenti, che potranno scegliere la metropolitana per raggiungere il posto di lavoro».

Elisa Coloni

 

 

Tav, Roma finanzia la Trieste-Divaccia - Il Consiglio approva la mozione sul commissario per l’A4. Forza Italia: «È solo un alibi»

 

Il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro annuncia l’inserimento del progetto nel piano delle opere prioritarie del Corridoio 5

TRIESTE Il governo accelera per la realizzazione della Tav del Corridoio 5. Anche il progetto della Trieste-Divaccia è stato inserito nel piano delle Infrastrutture da cofinanziare con l’Ue. La notizia è stata data dal ministro Antonio Di Pietro al termine del Consiglio dei ministri sul Dpef. Intanto ieri il Consiglio regionale ha approvato la mozione della maggioranza sul commissario per l’A4.

Nel dispositivo si sollecita il ministro Di Pietro per la nomina del commissario che acceleri i tempi della realizzazione della terza corsia. Non è stata invece approvata la mozione presentata dall’opposizione con la quale la Cdl ha chiesto di alla Giunta con cui si voleva impegnare la Giunta regionale ad agire nei confronti del governo per recuperare i ritardi nell'allargamento dell'autostrada e nella costruzione della linea ferroviaria ad Alta velocità. Intanto domenica partiranno i nuovi limiti di velocità sul tratto da Quarto d’Altino alla tangenziale di Mestre per innalzare i livelli di sicurezza (ieri in un altro tamponamento hanno perso la vita due persone di nazionalità rumena).
LA MOZIONE È stata approvata a maggioranza la mozione presentata da Travanut (Ds), Degano (Margherita), Paselli (Cittadini), Zorzini (Comunisti italiani), De Angelis (Prc) che condivide la decisione della Giunta regionale - assieme al Veneto - di chiedere la nomina in tempi brevi di un commissario governativo che semplifichi il rilascio delle autorizzazioni e delle approvazioni per la terza corsia. La mozione, sottoscritta da Ds, Margherita, Cittadini e Prc, ha ottenuto i voti favorevoli della maggioranza di Centrosinistra e il «no» di Forza Italia, Lega Nord, An e Udc; astenuto il consigliere Paolo Panontin (Misto). Il testo auspica inoltre il proseguimento della collaborazione con la Regione Veneto per tale scopo.
L’OPPOSIZIONE L'Aula ha invece respinto a maggioranza un'altra mozione, presentata dai capigruppo del Centrodestra, e l'ordine del giorno da essi allegato, con cui si voleva impegnare la Giunta regionale ad agire nei confronti del Governo per recuperare i ritardi nell'allargamento dell'autostrada e nella costruzione della linea ferroviaria ad Alta velocità.
LA POLEMICA Il dibatto in Aula è stato acceso con l’opposizione a rimarcare il ritardo nell’avvio dei cantieri per un opera di vitale importanza per la Regione e la corresponsabilità della giunta regionale. La Cdl ha anche sottolineato come non sembra esserci condivisione tra la posizione del presidente di Autovie Giorgio Santuz, che sostiene che la terza corsia solo sul tratto Quarto d’Altino-San Donà sarà operativa dal 2014 e le dichiarazioni dell’assessore Sonego che conferma la partenza dei lavori entro 15 mesi. «La nomina di un Commissario governativo - ha detto il capogruppo forzista Isidoro Gottardo -, perchè non diventi puramente un alibi deve essere accompagnata dalla definizione delle competenze, che devono essere sostanziali e non formali. La maggioranza di centrosinistra ha votato un ordine del giorno a sostegno della richiesta di un Commissario, ma si è guardata dall'entrare nel merito delle competenze.Se qualcosa di nuovo comincia a muoversi a favore dell'allargamento dell'autostrada A4 e della Tav, questo lo si deve certamente al caos in cui è sprofondata la situazione, ma anche all'azione incessante e continuativa che l'opposizione di centrodestra ha svolto per costringere la Giunta regionale ad uscire dall'inerzia».
Ma Sonego resta sulle posizioni già espresse. «L'obiettivo della Regione Friuli Venezia Giulia e di Autovie - ha detto l’assessore - è di arrivare in 15 mesi all'assegnazione dei lavori del primo lotto della terza corsia da Quarto d'Altino a San Donà di Piave».
I LIMITI Entreranno intanto in vigore domenica 1 luglio i limiti di velocità. Da Quarto a Marcon le auto non dovranno superare i 70 km all’ora e i Tir i 50, mentre da Marcon le automobili doovranno ridurre la velocità di altri 10 km orari.

Ciro Esposito

 

 

Vetreria, esposto dei Comitati alla procura - Settimo: area già a rischio per le emissioni della centrale a turbogas priva dei filtri catalitici

 

Si profila un altro braccio di ferro tra i cittadini della Bassa friulana e la Regione sul progetto dello stabilimento della Sangalli

TRIESTE I Comitati dei cittadini della Bassa friulana continuano la loro battaglia a salvaguardia della salute degli abitanti e dell’ambiente dell’area di Torviscosa e dell’Aussa Corno. Dopo aver incassato una vittoria sudata con il no della giunta al cementificio ora incalzano la Regione sulla vetreria. E lo fanno con il loro leader, il consigliere comunale di Torviscosa Mareno Settimo, che ha predisposto una relazione approfondita sull’impatto ambientale e sulle emissioni dell’impianto dell’azienda Sangalli. E il consigliere annuncia che nei prossimi giorni presenterà un esposto al Ministero dell’Ambiente e alla Procura della Repubblica di Udine.
Si profila dunque un ulteriore braccio di ferro tra i cittadini e la giunta che è chiamata a valutare il progetto sulla base dei pareri dell’Azienda sanitaria (già favorevole), dell’Arpa e delle valutazioni fatte dalla Commissione di valutazione di impatto ambientale.
«La questione centrale - dice Settimo - e che è escluso che si possa autorizzare il progetto della vetreria prima che siano state ridotte le emissioni della centrale a turbogas Edison di Torviscosa. Nel Friuli Venezia Giulia, così come nel resto d’Italia, viene autorizzate la costruzione di centrali che inquinano mediamente otto volte di più rispetto a quelle in funzione negli ultimi anni ad esempio in California».
Secondo il ragionamento sviluppato da Settimo con l’attività a regime della centrale sarebbe inevitabile un innalzamento nell’area della quantità di Pm10 e di ossido d’azoto. «È necessario, prima ancora di affrontare la questione della vetreria - continua il consigliere comunale - apllicare all’impianto i filtri catalitici che abbattono in modo sensibile le emissioni. Non è del resto una novità che nella zona dell’Aussa Corno la situazione sia già critica. Non è una nostra opinione ma la situazione è stata evidenziata dalle rilevazioni fatte dall’Arpa in tutta l’area della Bassa Friulana. Non è un caso che nei primi 5 mesi dell’anno gli sforamenti dei limiti massimi consentiti per le polveri sottili si siano moltiplicati. L’Agenzia ha identificato nella situazione meteo negativa la causa principale della crescita dell’inquinamento atmosferico ma proprio da dicembre ha cominciato a funzionare, anche se appena nella fase di collaudo, la centrale a turbogas. La situazione nei prossimi mesi, anche senza la vetreria non farà che aumentare la criticità».
La relazione evidenzia infine come anche i valori al suolo rilevati a Torviscosa e ancora di più a San Giorgio di Nogaro degli ossidi di azoto e del materiale particolato presentano siano sopra la norma. «Pertanto - conclude Mareno Settimo nel documento - non sussistono al momento attuale gli elementi necessari per poter esprimere parere favorevole all’insediamento, nella zona del Feraul, della vetreria proposta dall’azienda Sangalli Vetroitalia».

 

 

Pericolosi troppi semafori in città- L’annuncio del sindaco di mettere nuovi impianti agli incroci

 

Con sgomento, apprendo dall’intervento del sindaco su una televisione privata, che prossimamente verranno installate delle postazioni semaforiche agli incroci Giulia-Margherita e largo Giardino-Cologna. Ormai da una vita esercito la professione di esperto in infortunistica stradale, che, come noto ricerca pure i lati negativi della circolazione e quindi si sa che tutti gli autoveicoli nuovi, da diversi anni sono muniti della marmitta catalitica.
Marmitta catalitica che, per raggiungere la temperatura di esercizio non inferiore a 400 gradi, il veicolo munito della stessa impiega almeno vari chilometri in regime di libera corsa.
Ormai la città risulta essere soffocata da impianti semaforici che in ogni caso producono inquinamento e precisamente il largo Barriera, piazza Garibaldi, via Roma e sotto Servola, D’Alviano, Baiamonti. Da quasi 40 anni abito nel rione di San Giovanni, e percorro quasi quotidianamente uno degli assi principali della circolazione in Trieste, e cioè viale Sanzio, Rotonda del Boschetto, via Giulia, p. V. Giuliani e via Battisti; e non ho mai assistito a gare di velocità ivi, ma bensì su detto asse, qualche teppista su due ruote durante le ore notturne. Piuttosto non è stato regolamentato il flusso della circolazione – in diverse ore del giorno a passo d’uomo – per le percorrenze Scoglio-Guardiella e ne viene che i due impianti semaforici che, categoricamente non devono essere installati, produrrebbero praticamente la quasi paralisi della circolazione. A titolo di cronaca, esiste la cosiddetta commissione traffico dell’Aci in Trieste, che brilla per la sua assenza?
Augusto Doria

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - GIOVEDI' , 28 giugno 2007

 

Goletta Verde approda a Monfalcone: un salvataggio e un saluto ai delfini

Approdiamo oggi in Friuli Venezia Giulia, dopo una traversata molto movimentata, soprattutto per le condizioni meteorologiche. Goletta Verde nell'Adriatico quest'anno è partita da Rovigno, in Croazia, dove abbiamo incontrato anche gli amici dell'associazione ambientalista Zelena Istra, che insieme a Legambiente partecipa al network per la tutela naturale dell'alto Adritico, l'Adriatic Greenet. I risultati dei dodici campionamenti nella penisola di Istria sono risultati complessivamente buoni ad eccezione di Villas Rubin a Rovigno dove uno dei parametri indagati ha superato due volte il limite di legge.
Durante il viaggio abbiamo effettuato anche un salvataggio speciale: quello di un uccello caduto in mare che non riusciva più a riprendere il volo. Un saluto ai primi delfini che hanno incrociato la nostra rotta e via, verso Monfalcone.
Primo impegno italiano, la conferenza stampa di presentazione dei dati sull'inquinamento e il convegno sui problemi energetici del Friuli Venezia Giulia: abbiamo informato i cittadini e le amministrazioni locali sullo stato di salute del mare fotografato dai primi campionamenti fatti dai tecnici del laboratorio mobile, che a ogni tappa precedono di qualche giorno l'arrivo della nostra barca. Il mare tutto sommato è pulito ma la situazione va tenuta d'occhio soprattutto nei pressi delle foci dei fiumi Isonzo e Tagliamento.
A Monfalcone, abbiamo rilevato un dato di molto superiore ai limiti di legge. Fuori dai parametri anche Duino Aurisina - in località Baia Sistiana - e Lignano, molto meglio Muggia, Trieste e Grado. I fiumi in Italia continuano a essere un problema costante per il mare, arrivando quasi ad annullare gli sforzi fatti dalle amministrazioni costiere, che devono farsi carico dell'inquinamento che arriva anche dall'interno. Troppo spesso infatti i fiumi sono trasformati in condotti fognari dagli scarichi fuori controllo provenienti dai centri abitati e dalle aziende.
Goletta Verde si fermerà a Monfalcone ancora un giorno. Domani si riparte, per continuare il nostro lungo viaggio verso sud. Prossima tappa nell'Adriatico, Porto Barricata, in provincia di Rovigo. Intanto a bordo si continua a lavorare, ricevendo i visitatori, grandi e bambini, e cercando di tanto in tanto anche di pranzare. Mare mosso permettendo.
 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 28 giugno 2007

 

 

GOLETTA VERDE - Mare pulito a Trieste e Grado. Lignano in bilico  - Promossa Riviera, allerta per Sabbiadoro. Bocciata Marina Julia. Rimandata la Baia di Sistiana

 vedi tabella

Bilancio di luci e ombre per Goletta Verde: cinque prelievi su dodici registrano sforamenti dei limiti di legge. «Un dato che non può tranquillizzare»

MONFALCONE Il mare del Friuli Venezia Giulia tra luci e ombre per Goletta Verde. Promosse Trieste, Muggia, Grado e Lignano Riviera. Bocciata Marina Julia. Rimandate a settembre Duino Aurisina, Sabbiadoro e le foci dei fiumi Isonzo e Tagliamento. Così Legambiente ieri a Marina Lepanto, a Monfalcone, ha consegnato lo «stato di salute» delle coste in regione. L’«istantanea», l’ha definita il portavoce Massimo Becchi, consegna un quadro che induce a riflettere. Lo si evince dai 12 prelievi effettuati dalla campagna nell’Alto Adriatico, partita da Rovigno in Istria. Il risultato, dunque, per il Friuli Venezia Giulia è una sorta di «scacchiera». Quasi la metà dei prelievi non superano la prova-balneabilità. La «mappatura» s’articola sostanzialmente tra due «poli» opposti di giudizio. Passando dalle conferme di «buona salute» per Grado (punti di prelievo, Tenuta Primero e Città Giardino, spiaggia libera), Trieste Barcola e Grignano, Muggia con Porto San Rocco e Punta Sottile. Per questi il mare non è inquinato, a quota 1 stella. Culminando, dall’altro, con consolidati sforamenti dei parametri. È il caso di Marina Julia, che con il giudizio di «inquinato» s’è portata a casa 3 stelle. La campionatura, effettuata di fronte alla piazzetta principale, ha registrato uno sforamento di uno o più parametri di legge (Dpr 470/’82) oltre 5 volte superiore rispetto al limite fissato. In mezzo le «zone grigie», «leggermente inquinate», 2 stelle: Duino Aurisina-Baia di Sistiana e le foci dell’Isonzo e del Tagliamento. Fuori dai parametri anche Lignano, all’altezza della Terrazza a mare. Positivo invece il dato di Riviera. Tra i parametri presi in considerazione ci sono i coliformi fecali e gli enterococchi intestinali. I tecnici di Legambiente hanno inserito anche gli escherichia coli, batteri che vivono esclusivamente nell’intestino umano, già previsti dalla direttiva europea e che l’Italia introdurrà nel 2008.
Sono dati, tuttavia, ai quali fanno da contraltare le cifre fornite dall’Arpa: sulla base delle analisi effettuate nel 2006 (prelievi quindicinali, su 55 punti, 28 in provincia di Trieste, 18 di Gorizia, 9 di Udine), ha spiegato la responsabile Luisella Milani, tutte le acque marino costiere e di transizione, sono state giudicate idonee alla balneazione per la stagione 2007. Lo ha sancito la delibera di Giunta regionale del 26 gennaio. Entro i parametri anche i prelievi effettuati da aprile a giugno di quest’anno. Attualmente tutti i 55 punti di monitoraggio sono balneabili, ha sostenuto Milani, pur assicurando un’ulteriore attenzione nel raccogliere il suggerimento di Legambiente. Resta un quadro «che non può tranquillizzare», ha detto Becchi. Che precisando come i pur puntuali campionamenti siano «istantanee» rispetto alla continuità delle analisi garantite dagli enti preposti, ha lanciato un messaggio: approfondire la situazione e ripetere i controlli. Con un’ulteriore avvertenza: i dati relativi alle foci dei fiumi vanno considerati in virtù dell’entroterra. «I fiumi - ha spiegato Becchi - continuano ad essere un problema per il mare arrivando quasi ad annullare gli sforzi fatti dalle amministrazioni costiere che devono farsi carico dell’inquinamento che arriva dall’interno. Bisogna quindi ragionare in termini di bacino nell’affrontare il problema». Il presidente di Legambiente di Monfalcone, Michele Tonzar ha osservato: «Non volevamo dare un nuovo dato negativo per Marina Julia. A Monfalcone sono stati realizzati gli interventi necessari. Le utenze sono collegate alla rete fognaria. Per questo il dato negativo ci sorprende». Bandiera nera anche quest’anno? Risposta: «Non abbiamo individuato un particolare elemento negativo, se non l’atteggiamento, reiterato, della Regione e dell’assessore Sonego, nell’affrontare problematiche come i rigassificatori, la Tav, il cementificio. La bandiera nera consegnata lo scorso anno a Sonego è ancora valida».

Laura Borsani

 

  

Ma per l’Arpa le acque del Fvg sono tutte balneabili

 

MONFALCONE Mare balneabile in Friuli-Venezia Giulia. Lo dice l’Arpa, dopo aver controllato nel 2006 la qualità delle acque attraverso la campionatura, a cadenza quindicinale, di 55 punti di prelievo. Tutte le acque marino costiere e di transizione sono state giudicate idonee per la stagione. Con delibera di Giunta regionale del 26 gennaio. Non solo. Nel 2007, i dati riguardanti i prelievi da aprile a giugno nei 28 punti della provincia di Trieste, sono risultati entro i limiti di legge. Anche quelli effettuati nei punti di Duino-scogliera e Duino-castello nel periodo di chiusura prudenziale, dal 21 al 31 maggio, con ordinanza sindacale del Comune, per lavori di manutenzione al depuratore. Tutto okay in provincia di Gorizia, per le analisi del primo prelievo d’aprile. Il punto Grado-Isola Volpera fa eccezione, ma i valori non sono stati confermati nelle analisi suppletive: l’area è stata aperta alla balneazione. Regolari, infine, gli esiti in provincia di Udine, per tutti i prelievi da aprile a giugno. Ieri l’assessore di Monfalcone, Massimo Schiavo, a proposito di Marina Julia, ha osservato: «Il dato fornito da Goletta Verde va colto come elemento su cui riflettere. Ho tuttavia controllato gli esiti dell’Arpa, risultati molto inferiori ai limiti di legge, eccetto che per una punta negativa per i coliformi totali, pur sempre sotto il limite, registrato a giugno. Non vogliamo chiudere gli occhi: intendiamo capire le cause per porvi rimedio».

 

 

Goletta Verde, riserve sul mare di Sistiana  - «Non inquinate» invece risultano le acque di Muggia, Barcola e Grignano

 vedi tabella

Il golfo testato dalla nave ambientalista: la presenza del depuratore incrina la situazione in una parte della Baia

Ret: «Sono sorpreso perché i dati dell’Arpa sono sempre stati rassicuranti». Perplesso anche l’assessore provinciale Barduzzi: «Chiederemo ulteriori esami»

Goletta Verde rimanda a settembre la Baia di Sistiana e promuove il resto del golfo di Trieste. Il mare che si affaccia alle nostre coste risulta, in base a una serie di analisi chimico-fisiche effettuate lo scorso 22 giugno, non inquinato e perfettamente in regola con le più recenti normative comunitarie in tema di sicurezza della balneazione.
Ma non si tratta, appunto, di una promozione a pieni voti. Se nel complesso le acque della Provincia sono «a prova di bagnante», dai rilievi della «nave ecologica» emerge infatti che esiste uno spicchio di mare in cui si verifica uno sforamento dei limiti consentiti per legge: è quello situato sotto la scogliera della Baia di Sistiana, di fronte al depuratore.
In questo punto dell’Alto Adriatico, in base ai dati resi noti ieri durante una conferenza stampa, la concentrazione di coliformi fecali è pari a 180 Ufc (Unità formanti colonia) per 100 millilitri, quando il limite previsto per legge è di 100 Ufc per 100 millilitri. «È l’Arpa che garantisce i dati ufficiali sull’inquinamento delle acque - ha spiegato il portavoce di Goletta Verde, Massimo Becchi - ma noi, attraverso analisi periodiche, abbiamo come obiettivo allertare le istituzioni e spronarle a prendere provvedimenti in casi di pericolo per la salute dei cittadini». E una fetta di mare antistante la Baia di Sistiana sembrerebbe quindi rientrare, secondo i dati illustrati ieri, nella lista dei punti «leggermente inquinati».
Quattro i parametri utilizzati da Goletta Verde per classificare la qualità del nostro mare: i livelli di concentrazione di coliformi fecali, streptococchi fecali, escherichia coli (tutti di origine fognaria) e ossigeno disciolto. All’aumentare della concentrazione di queste sostanze cresce il livello di inquinamento del mare e scattano le «stelline nere». In una scala da una e cinque, lo specchio di mare sotto la scogliera di Sistiana, di fronte al depuratore, ne colleziona due. Lontana da altri tratti di mare italiano che crollano sotto il peso di cinque «stelline» e anche da Marina Julia, che ne colleziona tre e detiene, in Regione, la maglia nera. Ma lontana anche dai buoni risultati incassati invece da altre località: San Rocco e Punta Sottile (a Muggia), Barcola e Grignano si fermano infatti a una sola «stellina», che indica un mare «non inquinato».
«In base alle normative comunitarie più recenti - ha spiegato ancora Massimo Becchi - negli specchi di mare inquinati i sindaci dovrebbero impedire la balneazione. Due stelline, come nel caso di Sistiana, non dipingono una situazione drammatica, ma comunque poco sicura. È risaputo - ha aggiunto - che ingerendo i coliformi fecali contenuti nell’acqua, possono insorgere patologie di natura gastrointestinale».
Ma il sindaco di Duino Aurisina Giorgio Ret, pur mostrandosi aperto a «ogni indicazione utile a migliorare la qualità delle acque», difende a spada tratta il «suo» mare, che «non è mai stato così pulito come quest’anno». «I dati resi noti da Goletta Verde mi sorprendono - ha affermato Ret - perchè io ricevo periodicamente le analisi dell’Arpa, che garantiscono che il mare di Sistiana non è assolutamente inquinato». Poi il primo cittadino tenta di analizzare il problema e individuarne le causa: «Non credo ci sia il depuratore alla base di questi sforamenti - continua Ret - perchè il depuratore scarica a 1860 metri dalla costa. Per far sì che quegli scarichi tornino indietro, dovrebbero esserci delle correnti fortissime, che non credo si verifichino in quel tratto di mare. Penso che il problema sia riconducibile a qualche scarico fognario abusivo di barche e navi nell’area in questione - afferma ancora il sindaco di Duino Aurisina -. Probabilmente si tratta di un caso isolato, ma mi impegnerò affinchè l’Arpa verifichi la situazione e, in caso i dati rivelassero una criticità, farò il possibile per porvi rimedio».
D’accordo l’assessore provinciale all’Ambiente Ondina Barduzzi, soddisfatta dei buoni risultati incassati complessivamente dal golfo di Trieste. E sul caso Sistiana commenta: «Credo anch’io si tratti di un caso isolato, dovuto agli scarichi di qualche nave di passaggio. Ma chiederò all’Arpa che effettui le necessarie verifiche in tempi brevi».

Elisa Coloni

 

 

Inceneritore dissequestrato: torna a pieno regime - Il blocco dell’impianto è durato 4 mesi e mezzo e secondo Acegas-Aps è costato 5 milioni di euro alla città

 

Il gip Tomassini accoglie l’istanza dell’ex municipalizzata: dopo gli sforamenti della diossina nello scorso gennaio tutto è rientrato nella norma

L’inceneritore di via Errera può ricominciare a lavorare. Lo ha deciso ieri il giudice Massimo Tomassini che ha dissequestrato le linee 2 e 3 dell’impianto di smaltimento rifiuti dell’Acegas-Aps. L’attività delle due linee era stata bloccata dalla magistratura il 14 febbraio scorso.

Lo stop era stato disposto perché le misure effettuate dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale alla sommità della ciminiera avevano segnalato ripetute emissioni di diossina nell’atmosfera. Le emissioni delle linea 1, al contrario, sono sempre rimaste al di sotto dei valori-limite fissati dalla legge.
Subito dopo il sequestro l’impianto di via Errera è stato costantemente monitorato dai tecnici nominati dalla Procura, ma anche da quelli della multiutility triestino-padovana.
Nessun sforamento si è più verificato nelle emissioni di diossine, tant’è che il giudice Massimo Tomassini già il 7 maggio scorso aveva dissequestrato parzialmente la linea 3, consentendo successivamente anche l’esercizio provvisorio della 2 per verificare eventuali carenze costruttive o di gestione.
Ieri i dissequestri, a cui si è opposto il pm Maddalena Chercia, il magistrato che ha gestito questa indagine. L’inchiesta comunque continua.
Ora le linee 2 e 3 possono ricominciare a incenerire, senza limitazioni di sorta, i rifiuti solidi urbani. Unica prescrizione imposta dal magistrato, è quella di non inserire nei forni rifiuti provenienti dagli ospedali. Peraltro la stessa Acegas-Aps nell’atto con cui i suoi legali - gli avvocati Tiziana Benussi e Giovanni Borgna - avevano chiesto il dissequestro delle due linee, si era impegnata a non smaltire questo tipo di rifiuti.
Il blocco delle due linee dell’inceneritore è costato all’ex municipalizzata, al Comune e indirettamente ai triestini, una somma ingentissima, prossima ai cinque milioni di euro. Senza citare i costi per il rinnovo dei filtri a carboni attivi effettuato prudenzialmente nel corso dell’inchiesta. Parte dei rifiuti cittadini sono stati dirottati in discariche poste fuori provincia mentre il termovalorizzatore dell’impianto di via Errera, vista il blocco delle due linee, ha lavorato a ritmi ridotti, dimezzando al normale produzione di energia termoelettrica.
Va aggiunto che le indagini tecniche svoltesi in questi mesi sotto il controllo diretto dei consulenti della Procura della Repubblica, non sono riuscite a individuare con precisione i motivi dei ripetuti sforamenti dei valori di diossina che stavano alla base del provvedimento di sequestro emesso a febbraio.
Non si sa ancora, secondo gli avvocati dell’ex municipalizzata, perché il 20 dicembre 2006 siano finiti nell’atmosfera 0,970 nanogrammi di diossine per metro cubo d’aria, dieci volte in più del valore ammesso per legge. Le misure erano state effettuate dall’Arpa che aveva informato degli sforamenti i carabinieri del Noe e la Procura della Repubblica. Anche nelle successive misure effettuate il 21 dicembre, e l’11 e 12 gennaio 2007 sulle linee 2 e 3 dell’inceneritore, erano stati trovati valori inquietanti: il 21 dicembre 0,189 nanogrammi; l’11 gennaio 0,300, il giorno successivo 0,200. L’assessore provinciale all’ambiente l’ingegner Ondina Barduzzi, aveva sostenuto che la presenza anomala di diossina fosse collegata ad un accumulo di plastiche dovuto alle lamelle dei filtri «demister».
Fin qui tutto chiaro o quasi. Nelle misure effettuate successivamente, a impianto già posto sotto sequestro ma autorizzato alla sperimentazione per individuare le cause delle precedenti anomalie, i valori di diossina erano sempre rimasti al di sotto dei limiti previsti dalle autorizzazioni.
«Nel periodo dal 21 al 30 aprile - aveva spiegato Acegas-Aps in una nota- il collegio dei periti ha effettuato dieci rilevazioni dei livelli di diossina presenti nei fumi, misurando valori compresi fra i 6 e i 13 picogrammi- miliardesimi di milligrammo- per metro cubo. L’esito delle analisi ha dimostrato che l’impianto di via Errera è in grado di assicurare lo smaltimento dei rifiuti con impatti minimi sull’ambiente e sulla vita dei cittadini».
c.e.

 

 

Pecoraro a Trieste per Ferriera, bonifiche e Siot - Vertice con i sindacati dell’impianto siderurgico, assessori e il sindaco

 

Gli uffici del ministro dell’Ambiente annunciano una visita a fine luglio per risolvere alcune questioni ormai annose

Al centro delle discussioni su Servola il problema del lavoro. Per le aree inquinate l’ipotesi è l’uso di barriere leggere, efficaci ed economiche

Futuro della Ferriera di Servola, Bonifiche e Siot rispetto alla collocazione nel sito inquinato: luglio sarà un mese decisivo per dare una risposta a questi tre nodi. A occuparsene sarà personalmente il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che ieri ha annunciato la sua visita a Trieste il 25. Sarà una giornata lunga e soprattutto caldissima viste le novità che annuncia la segreteria del ministro da Roma. Gli incontri sulla Ferriera infatti verteranno soprattutto sulla questione del lavoro. Pecoraro Scanio ha già fatto sapere che incontrerà «per primi i sindacati» e poi subito dopo i due assessori al lavoro, quello regionale Roberto Cosolini (coordinatore per la Regione tra l’altro del tavolo sulla Ferriera) e quello provinciale Adele Pino. Ma il ministro ha anche prevvisato che intende vedere il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e con lui parlerà in particolare della salute dei cittadini rispetto al problema della Ferriera. Non è previsto alcun incontro con i vertici dell’azienda anche se c’è massima disponibilità a un vertice locale (a Roma sono in corso da tempo i carteggi con il dicastero dell’Ambiente).
Piuttosto critica la posizione che trapela dal ministero sugli impianti siderurgici di Servola che vengono ritenuti obsoleti: un’eventuale ristrutturazione, con massicci investimenti, potrebbe infatti essere considerata insufficiente per la soluzione dei problemi ambientali. Un nodo, secondo quanto trapela dal ministero, irrimediabile. La soluzione? Il totale rinnovo degli impianti, una strada che appare (quasi certamente) impercorribile dal punto di vista industriale ed economico. Pecoraro Scanio comunque punta molto sulla «questione lavoro» e dell’occupazione e ha fatto sapere, tramite i suoi uffici, che intende approfondire la questione dello sviluppo industriale della Ferriera sul fronte della «portualità e della logistica».
Sono oltre 500 i lavoratori diretti della Ferriera, ma raggiungono quasi quota 1500 considerando l’indotto (tutte le ditte di servizi) e in particolare l’altra azienda che lavora strettamente connessa a Servola, la Sertubi (utilizza la ghiasa liquida per fabbricare i tubi) che dà lavoro ad almeno 300 persone. Per non parlare poi dei conti: Servola da quando è in mano ai russi della Severstal (che hanno rilevato il gruppo Lucchini) fattura 180 milioni di euro all’anno, garantisce utili di oltre 12 milioni e produce 600 mila tonnellate di materiale siderurgico. L’azienda ha iniziato a diversificare puntando anche sulla logistica ma è impensabile, in caso di riconversioni, pensare di salvaguardare la stessa quantità di posti di lavoro.
Altro fronte bollente, quello delle Bonifiche. Il territorio industriale inserito nel sito inquinato di interesse nazionale è paralizzato e non ci sono margini di sviluppo e per nuovi insediamenti. Il ministero dell’Ambiente ora pensa a un concorso di idee per la messa in sicurezza con la partecipazione di molte società (non un unico general contractor) e all’utilizzo non più di sistemi fissi con pesanti barriere a mare, ma di strutture più leggere, più efficaci ed economiche.
Ultimo nodo, ma non certo per importanza, la Siot. Il problema è scoppiato soprattutto dopo i famosi «spandimenti» del 2006. L’area (apparentemente un paradosso e non era così noto) non è ricompresa nel sito inquinato di interesse nazionale. Il ministero ha fatto sapere che per il momento non si ritiene di inserire l’area tra quelle inquinate, ma sarà necessario un supplemento di indagini, anche approfondite, per capire se l’evento del 2006 è stato occasionale o se si tratta di un danno permanente. La giornata del ministro, che sarà piuttosto intensa, non prevede vertici sul tema dei rigassificatori visto che c’è già una precisa calendarizzazione di incontri a livello romano.

Giulio Garau

 

 

Ambiente e grandi opere, i Verdi attaccano Sonego: «Crea più conflitti di tutti»

 

TRIESTE «L’assenza di Lodovico Sonego al vertice su ambiente e grandi opere? Speriamo diventi stabile...». È una frecciata velenosa quella di Gianni Pizzati. Ma non è il passaggio più feroce dedicato all’assessore regionale ai Trasporti che diventa, nelle parole del segretario regionale dei Verdi, «l’uomo che riesce a gestire male anche le cose su cui si va d’accordo» e ancora «che raggiunge il minimo di risultati di partecipazione con il massimo di carte in mano» e, in sintesi, «la persona che riesce a creare conflitti in misura da record». Il giorno dopo il vertice di maggioranza i Verdi confermano di essere se non più vicini almeno non più lontani di prima dalla maggioranza. Ma si aggiungono a Bruna Zorzini nel criticare Sonego. L’esponente del Pdci, già martedì, aveva detto: «È necessario trovare un minimo comun denominatore e far sì che la partecipazione sia reale. Come? Facendo in modo che la procedura di Agenda 21 venga attuata e non sia addomesticata da Sonego. Peccato la sua assenza al vertice». I Verdi vanno oltre ma non chiedono la testa dell’assessore. «È l’ultimo anno di legislatura e non avrebbe senso – afferma Pizzati –. Rileviamo solo che sulla Tav si sarebbe potuto agire un po’ meglio, che si sarebbe potuto essere meno drastici su questioni non definite e che, in questo modo, anche su altri nodi, si sarebbe evitato di essere sempre tutti contro tutti. Aggiungiamo – prosegue il segretario dei Verdi – che saremo anche stati manchevoli in qualche fase ma abbiamo fatto un grande piacere alla giunta. Decisioni come quelle su rigassificatori e cementificio hanno portato indubbi vantaggi nel riconoscimento verso la giunta da parte della gente che, mi pare, sia quella che va a votare». Quanto ai passi avanti del vertice «è stato un incontro utile a chiarire che sia Illy che i Verdi perseguono la strada della soluzione dei problemi. E non è irrilevante che il presidente ci abbia chiesto di mettere nero su bianco le priorità. Non sarà, il nostro, un ultimatum, ma un tentativo di accordo di fine legislatura che faccia da anticamera a un programma per le elezioni in cui noi possiamo stare a nostro agio in coalizione e gli alleati si riconoscano. La sostenibilità – conclude Pizzati – deve diventare parametro dello sviluppo, non una sorta di palla al piede dei progetti economici». Il banco di prova chiave sarà il piano territoriale: «Le ferrovie, che condividiamo, non possono essere elemento di devastazione ambientale».
m.b.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 27 giugno 2007

 

 

Metropolitana leggera, protocollo tra gli enti - Domani alleanza tra Provincia, Ezit e Autorità portuale per rilancio del trasporto pubblico e delle merci

 

Un protocollo di intesa tra Provincia, Autorità portuale e l’Ezit per riutilizzare gli impianti ferroviari del nodo di Trieste, per il rilancio dell’attività portuale e contestualmente per realizzare il progetto della metropolitana leggera. I tre enti fanno sinergia per rivitalizzare il trasporto integrato che riguarda non solo le merci ma anche i passeggeri con il trasporto pubblico locale connesso al sistema su gomma dei bus. «Unendo le forze avremo ancor più possibilità di realizzare i nostri progetti di sviluppo – spiega l’assessore provinciale ai Trasporti Ondina Barduzzi che sarà accanto alla presidente Maria Teresa Bassa Poropat – e soprattutto ci sarà più forza per chiedere a Regione e ministero fondi e finanziamenti per concretizzare le opere. Non serve molto, si tratta solo di riadattare una rete ferroviaria che esiste già». L’obiettivo della Barduzzi è ambizioso. «Dopo tanti progetti la Provincia è riuscita a realizzare il primo studio organico sulla rivitalizzazione della rete ferroviaria provinciale che creerà la metropolitana leggera, un disegno che sta all’interno del progetto regionale che sta preparando l’assessore regionale ai Trasporti Lodovico Sonego che punta all’integrazione tra gomma e rotaia nel trasporto in Friuli Venezia Giulia».
La Provincia si occupa dei collegamenti provinciali da Monfalcone sino a Muggia, ma anche da Trieste a Sesana, la Regione punta a continuare poi da Ronchi sino a Capodistria collegando pure i dure porti.
«Noi integreremo il sistema su rotaia con quello su gomma dei bus – continua la Barduzzi – ma avremo anche il trasporto marittimo dei traghetti. Un sistema completo». La fase del progetto di metropolitana leggera in realtà è in fase molto avanzata. La provincia si è già accordata con le Ferrovie (Rfi), che hanno accolto con convinzione l’idea e assieme al Dipiartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università è stato concluso mesi fa già un primo studio di fattibilità che ha dato un parere più che favorevole al progetto. È subito partito un secondo studio, promosso dalla Provincia, che riguarda la fattibilità economic e che analizza in dettaglio, pezzo per pezzo, tutti i tratti della metropolitana leggera e si attendono anche i responsi sull’autobus a chiamata. Le conclusioni arriveranno ai primi di luglio.

 

 

FERRIERA - I servolani: «Dieci anni di promesse»

 

I residenti di Servola non demordono: la Ferriera deve smetterla di cospargere fumi e polveri sul quartiere. Circa 400 persone hanno manifestato in Piazza dell’Unità contro l’inquinamnto. La posizione di Giuseppe Castellan, 61enne che abita con la moglie in via del Ponticello 54, è netta: «Da persona semplice dico questo: sono 10 anni che ci promettono interventi risolutivi ma in definitiva è stato fatto poco o niente. Assistiamo a una situazione di costante peggioramento: io non sono un tecnico, ma quando sento che abbatteranno le emissioni del 48% mi viene da ridere. Non ho più fiducia e la mia paura è che comunque non si cambi nulla. Per carità - aggiunge - io stesso ho provato la cassa integrazione e posso capire lo stato d’animo dei lavoratori, ma non è giusto continuare a sopportare tutto questo per via del ricatto occupazionale: da un lato ci sono 500 lavoratori ma dall’altro 20 mila persone che respirano fumi e polveri dalla mattina alla sera. Magari i tecnici ne sanno più di me e hanno ragione, ma resto scettico». «Da 7 anni viviamo barricati in casa e consumiamo litri d’acqua per pulire via il pulviscolo».
ti. c.

 

 

Ambiente e grandi opere, disgelo Illy-sinistra  - Restano i dubbi dei Verdi. Il governatore: elencate le criticità. Moretton: modifiche alle procedure di Via

 

Vertice di maggioranza, rientrano le tensioni. Zvech: ok al dialogo ma decisioni rapide. Festa a Torviscosa, il presidente bacchetta Antonaz, Travanut e Metz

I partiti della sinistra radicale, alle prese con le tensioni passate su cementifici e rigassificatori e i timori futuri su Tav, vetrerie e casse di espansione, si confrontano per tre ore nell’invocato summit con il presidente e gli alleati di Intesa democratica. Ma, sebbene affrontino le questioni che più mettono alla prova la convivenza sotto il comune tetto, non divorziano. Al contrario, si (ri)avvicinano.
Concordano tutti, a fine riunione, seppur con sfumature diverse. Rifondazione - che più si adopera affinché si trovi una sintesi su grandi opere e ambiente - esprime soddisfazione: «Abbiamo discusso nel merito e le posizioni si sono sensibilmente avvicinate» afferma Giulio Lauri. I Comunisti italiani - che pur procedono d’intesa con i «cugini» - usano toni più soft: «Ci sono ancora divergenze marcate, soprattutto in materia di partecipazione, ma almeno abbiamo avviato un percorso comune» dice Bruna Zorzini. E i Verdi - che peraltro animano un acceso botta e risposta con Illy, al solito, indisponibile a fare sconti - prendono tempo: «Il presidente ci ha invitato a presentare un documento in cui avanziamo richieste e punti di vista. Lo faremo senz’altro. Poi, Illy valuterà se quel documento è accoglibile o meno. A quel punto, e comunque entro luglio, si saprà se la nostra strada si divide oppure no» dichiara Gianni Pizzati.
Di sicuro, però, sebbene non sciolga l’incognita dei Verdi che lamentano ancora una volta «l’insufficiente attenzione all’ambiente», il vertice di ieri pomeriggio «rasserena» i rapporti con Rifondazione e Pdci. E lo fa, nell’attesa che a ottobre si apra il «cantiere» decisivo sul programma del 2008, sulla base delle proposte di Lauri. E delle risposte in tempo reale che Illy fornisce, pur non risparmiando una bacchettata iniziale a chi come Mauro Travanut, Roberto Antonaz e Sandro Metz è sceso in piazza a festeggiare il no al cementificio.
Rifondazione avanza proposte «concordate con il Pdci» su tre versanti. Il primo: «Il ritardo accumulato dal centrodestra nella passata legislatura sul versante della pianificazione regionale va colmato con maggior celerità. I piani dei trasporti, delle attività estrattive, della qualità dell’aria... - cita Lauri - sono fondamentali per avere un quadro ambientale chiaro della situazione di partenza. Eppoi è sbagliato separare le deleghe alla Pianificazione e all’Ambiente». Il secondo: «Già allo stato attuale, e senza modificare le leggi in vigore, si può migliorare l’azione ambientale. Un esempio? Le procedure di Via possono svolgersi con maggior rigore, la comunità scientifica regionale può essere coinvolta maggiormente, i sistemi di controllo possono essere potenziati, l’applicazione di Agenda 21 può essere codificata...». Il terzo: «Ci sono una serie di interventi legislativi, regolamentari e politici che vanno portati avanti. Chiediamo che la Regione non applichi la legge obiettivo nazionale né quella regionale approvate dal centrodestra che consentono di aggirare la valutazione d’impatto ambientale così come chiediamo che adotti i regolamenti attuativi della Valutazione ambientale strategica e modifichi la composizione della commissione Via».
Le proposte della sinistra radicale non cadono nel vuoto. Illy, come racconta lo stesso Lauri, dice ad esempio sì al «codice» per Agenda 21 e soprattutto all’accorpamento di Pianificazione e Ambiente: «Ha assicurato che, se nel 2008 tornerà, affiderà le due deleghe a un solo assessore». E Gianfranco Moretton non solo anticipa l’imminente presentazione del piano sulle attività estrattive e dà garanzie sulla Vas ma, come spiega Lauri, annuncia «di aver già messo in cantiere un disegno di legge che rivede le procedure di Via e quelle di incidenza» e aggiunge «di poter valutare, in quella sede, una modifica della composizione della commissione di Via». Non basta. Illy e Intesa democratica decidono di ritrovarsi prima della fine di luglio in un nuovo vertice di maggioranza, «speriamo alla presenza di Lodovico Sonego» annota Zorzini, in cui confrontarsi su trasporti e Tav.
Conclusione? «Incontro utile e proficuo. Ci siamo spiegati, parlando di tutto, dal cementificio alla vetreria alla Tav, e ci siamo dati un nuovo appuntamento» risponde, sintetico, il diellino Cristiano Degano. E il diessino Bruno Zvech, al termine della «maratona» in cui capita persino che Travanut difenda Sonego, conferma e rilancia : «È iniziato il percorso d’avvicinamento al lavoro sul programma della prossima legislatura». Ma avverte, ancora una volta, gli alleati: «Il confronto su temi di grande impatto nell’opinione pubblica ci deve essere e ci sarà. Ma le decisioni vanno prese e in tempi certi: e quindi, sulle infrastrutture, non sono possibili tentennamenti o indugi».

 

 

Gas, business per la Croazia da 250 milioni  - Zagabria sollecita il pagamento in dollari dei diritti di transito per oleodotti e metanodotti

 

Dell’attraversamento delle grandi infrastrutture hanno discusso Mesic e Sanader con Putin a margine del summit energetico FIUME La Croazia punta ad incassare 250 milioni di dollari l'anno per «diritti di transito» sul suo territorio nazionale di gas e petrolio. E' una delle cifre emerse al termine del summit energetico svoltosi a Zagabria e al quale ha partecipato anche il presidente russo Putin. Putin ha avuto in merito un incontro separato con Mesic e con il premier croato Sanader.

Il presidente della Federazione russa i è dimostrato molto interessato e informato sugli obiettivi di politica energetica della Croazia. Tre gli argomenti ecco quelli si è maggiormente focalizzata la sua attenzione: il progetto Druzba Adria (ovvero il trasporto del metano dall'area caspico-caucasica fino alle utenze Ue), l'annesso terminal Lng (rigassificatore che si vorrebbe apprestare sull'isola di Veglia, nel Quarnero, contestato tenacemente dagli ambientalisti) e il progetto già avviato dell'oleodotto transeuropeo Peop, da Costanza a Trieste le cui condutture "taglierebbero" tutta la Croazia continentale da est a ovest, ossia dal confine con la Serbia fino a quello sloveno, per proseguire fino al capoluogo giuliano.
Il punto più delicato è probabilmente il terminal Lng (rigassificatore e impianti di stoccaggio), per il quale sembra preferita la zona di Veglia, e precisamente quella di Castelmuschio (Omisalj), unanimemente ritenuta dagli esperti come ottimale per farvi arrivare il gas caspico-caucasico, e farlo proseguire quindi via mare fino ai centri di consumo europei.
Il terminal di Castelmuschio sarebbe quindi una sorta di mega-distributore che comporterebbe un intenso viavai di metaniere in un fazzoletto di mare come il Quarnero, dove attività industriali e turistico-alberghiere già da tempo si guardano in cagnesco. Da qui la fiera opposizione degli ambientalisti locali di Eko Kvarner, che ultimamente sembrano comunque avere un po' ammorbidito i loro atteggiamenti.
Per la Croazia sono infatti in gioco, come detto, «diritti di transito» per non meno di 250 milioni di dollari l'anno. Comprensibili, pertanto, le esitazioni del governo di Zagabria, che si arrovella fra i proclami che privilegiano le attività turistiche, la resistenza degli ambientalisti e le riserve degli amministratori locali, da una parte, e il miraggio di cospicui incassi dall'altra. Senza considerare, poi, il «peso» economico-politico che il tutto comporterebbe per il Paese in una prospettiva eurocomunitaria.
Le esitazioni del governo croato sono ancor più accentuate dal fatto che in novembre si andrà alle elezioni politiche, alle quali il governo Sanader si avvicina con prospettive per ora incerte, gravate pesantemente dall'ombra dell'ultimo scandalo legato alle privatizzazioni pilotate. Uno scandalo che ha avuto ampia risalto sui media e che ha portato in cella quasi l'intero staff a capo del preposto ente statale.
A proposito di Druzba Adria, cioé del progetto di trasporto del metano dall'area caspico-caucasica fino alle utenze Ue) e del connesso (ma non necessariamente) terminal Lng di Castelmuschio, da segnalare infine una «sollecitazione» rivolta a Zagabria da Arkadij Dvorkovic, uno dei principali consulenti economici di Putin.
Le sorti di Druzba Adria - come aveva dichiarato Dvorkovic, sabato, ossia alla vigilia del vertice - dipendono ora solo dalle scelte della dirigenza croata. Il Cremlino è tuttora vivamente interessato al progetto, anche se - ha aggiunto - per i petrolieri russi Druzba Adria non è un imperativo. I percorsi alternativi non mancano.
f.r.

 

 

L’inquinamento della Ferriera

 

Dire che la Ferriera anni addietro inquinava più di adesso è una bugia. Chiunque abbia lavorato in Ferriera venti o trent’anni fa e sia ancora vivo può smentire, specialmente abitando nelle vicinanze dello stabilimento. Una delle cause di questo degrado è lo sfruttamento massimo degli impianti abbinato ad una manutenzione quasi inesistente. Si è passati dalla manutenzione preventiva alla riparazione di rottura e con un numero di manutentori e addetti agli impianti sempre più esiguo.
L’accusa poi di sputare nel piatto da dove ho mangiato proprio non regge, dato che non è più lo stesso piatto. Dichiarare poi che la quantità di polveri emesse sia la stessa è non tener conto delle misurazioni ufficiali dell’ARPA (non certamente di sensazioni fobiche degli abitanti). Della loro pericolosità ritengo sia superfluo parlarne, ed è proprio questo il motivo che ci porta a combattere per la salute nostra, quella dei nostri figli e nipoti.
Vorrei informare il sig. Tommasi (che forse non ne è a conoscenza) che il suo genitore ha usufruito del prepensionamento per essere stato esposto alle polveri di amianto (uno dei pochi elementi riconosciuti cancerogeni). Spero per lui (e per tutti) che siano riconosciute pericolose anche le decine di altre sostanze che sta e stiamo respirando ora. Noi siamo consci di quello che abbiamo respirato e di quello che ci tocca, nostro malgrado, respirare e di tutte le conseguenze che ne derivano e ci battiamo perché finiscano. Ci sono state troppe morti di operai della Ferriera (anche nelle case abitate dal sig. Tommasi). Nel 1967 ho sposato la Ferriera. Mi ha dato tanto. Poi ho scoperto che adesso fa la «donna di facili costumi»: voglio il divorzio per sua colpa.
Giuseppe Sindici

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 26 giugno 2007

 

 

Sospeso il voto sulle case di Cedassamare

 

Resta ancora sospeso il voto del consiglio comunale sulla variante al piano regolatore per il complesso edilizio di Cedassamare. Ieri sera, dopo una lunghissima riunione di maggioranza, la Cdl ha ritenuto di mantenere all’ordine del giorno la delibera, ma di «chiedere all’avvocatura del Comune - ha dichiarato il capogruppo forzista Piero Camber - un parere scritto in merito ad alcune osservazioni aggiuntive formulate dal Wwf», che in un documento inviato al Comune ha sostenuto che la documentazione del progetto sarebbe carente sulla valutazione di incidenza, sulla valutazione di impatto ambientale e sulla valutazione strategica.

 

 

I Verdi: vetreria, sì dell’Ass per i venti a favore  - Metz: bizzarro il parere dell’Azienda sanitaria. Oggi il vertice sull’ambiente con Illy

 

Nel pomeriggio il confronto di maggioranza. Rifondazione: «Sarà un chiarimento importante per il futuro di Intesa»

TRIESTE Il parere favorevole dell’Azienda sanitaria della Bassa friulana sull’impatto sulla salute della vetreria di San Giorgio di Nogaro non convince i Verdi. In particolare suscita perplessità un passaggio della relazione che riguarda l’influsso del vento sulla presenza di fattori atmosferici inquinanti sulle aree ad alta concentrazione di abitanti. «L’ubicazione dello stabilimento - si legge nella relazione - è stata individuata nell’area Fearul in prossimità della laguna di Grado e Marano a notevole distanza dai centri abitati e considerato che i venti dominanti nella zona vengono da Nord-est a velocità alta in particolare nel periodo invernale, la stagione nella quale si registrano le maggiori concentrazioni al suolo di polveri sottili e ossido d’azoto». «In pratica - sottolinea il consigliere regionale Alessandro Metz - tra le varie argomentazioni che portano al parere favorevole, l’Ass evidenzia come il vento sposti l’inquinamento verso la laguna di Grado e Marano. Mi sembra un’argomentazione quantomeno bizzarra». Ma anche il responsabile dei comitati dei cittadini Mareno Settimo sta approfondendo la relazione dell’azienda sanitaria: «Il vento che spira prevalentemente da Nord-est - dice - può anche accrescere la concentrazione di emissioni sommando quelle della vetreria a quelle della centrale a turbo-gas che si trova sulla stessa direttrice. Il tutto poi rischia di riversarsi nell’area lagunare. Prima di tutto comunuque è necessario ridurre le emissioni della centrale». E proprio sull’impatto inquinante dell’impianto di produzione di energia elettrica il comitato sta preparando un esposto.
Intanto la questione ambientale, seppur sotto il profilo del metodo, sarà affrontata questo pomeriggio dal vertice di maggioranza presieduto dal presidente Riccardo Illy. Nell’occasione la maggioranza deciderà anche la data del summit ristretto con l’assessore Gianfranco Moretton per discutere della vetreria. Segretari, capigruppo e alcuni assessori competenti di Intesa democratica si confronteranno sul tema «Metodologia e gestione dei procedimenti relativi a opere di rilevante impatto ambientale».
«La riunione - spiega il capogruppo dei Ds, Mauro Travanut - fa seguito a quella del mese scorso nella quale si era deciso di completare la discussione sulle materie di carattere ambientale. Un metodo lo stiamo già sperimentando da qualche anno per quanto riguarda il progetto della Tav da Venezia a Ronchi con il convolgimento sui progetti dei sindaci e della cittadinanza attraverso iniziative pubbliche».
«Ascolteremo innanzitutto il presidente e gli altri, per quanto riguarda le grandi infrastrutture - dichiara il capogruppo Dl Cristiano Degano - non siamo fra quelli che sono per un ”no” o un ”sì” a prescindere. Vanno poi distinte le opere che hanno una loro strategicità generale, come Tav o elettrodotti, da quelle che hanno un'importanza produttiva per lo sviluppo industriale ma che non hanno la stessa valenza strategica».
Ma la sinistra radicale rivendica, al di là delle questioni tecniche, l’importanza politica del confronto. Per Metz «sull'argomento è importante la metodologia ma ci sono anche questioni politiche che noi abbiamo posto. L'ambiente è stato un tema rimosso per tre anni e mezzo ed è esploso negli ultimi mesi». «Le tecniche e le procedure non sono neutre - spiega il segretario regionale di Rifondazione Giulio Lauri -. Dobbiamo condividere un percorso. Credo sia anche nell’interesse della sinistra riformista trovare un punto d’incontro». «Non possiamo andare avanti come sta succedendo all’Unione sul piano nazionale - aggiunge il capogruppo di Rifondazione Igor Kocijancic - a colpi di interpretazione del programma. Serve un metodo chiaro e definito anche per il futuro della coalizione». «Quello che chiediamo - dice Bruna Zorzini Spetic dei Comunisti italiani - è che si rispetti il programma».
ci.es.

 

 

La variante 96 salvaguarda le aree verdi della città

 

Il 12 giugno 2007 il Consiglio comunale ha approvato la variante n. 96 al Piano regolatore generale comunale. Si conclude così una vicenda iniziata nel 1978 con i piani di edilizia economica e popolare (Peep) che destinavano varie aree della città (denominate C1) a un’espansione ad alta densità edilizia. Con la delibera approvata l’altra sera la destinazione di tali aree è stata modificata per una miglior salvaguardia dell’ambiente e una più limitata edificabilità. Ma se è doveroso dare ai politici quello che è dei politici va dato ai cittadini quello che è dei cittadini. Senza l’interessamento costante di questi ultimi le cose sarebbero probabilmente andate in modo diverso. Parlo in particolar modo per quelli di Timignano che con il sostegno della circoscrizione retta da presidenti di vari orientamenti politici come Sulli, Tam e Pesarino, hanno costantemente portato all’attenzione dell’amministrazione comunale la necessità di intervenire per salvaguardare una zona paesaggisticamente significativa come quella della valle di Timignano dove, a pochi metri dal centro cittadino, troviamo un ambiente simile ai paesetti di mezza montagna.
Si poteva fare meglio, ma anche peggio per cui il traguardo raggiunto è molto importante.
Si doveva fare sicuramente prima in modo da evitare le ultime costruzioni realizzate che contrastano fortemente con il costruito preesistente e restituire ai proprietari la disponibilità delle loro proprietà per le quali da trent’anni pagano regolarmente le imposte senza poterne disporre.
Debbo inoltre riconoscere l’importante ruolo avuto dal sindaco Dipiazza che, con la sua determinazione, ha contribuito, unitamente a tutti quei consiglieri di maggioranza e opposizione che compatti hanno votato assieme a lui, a scrivere la parola fine su questa annosa vicenda. Voglio chiudere facendo un appello alla giunta affinché si appresti ad affrontare la modifica dell’attuale Piano regolatore: la giunta regionale sta per varare il Piano territoriale regionale al quale auspico che segua in tempi brevi la predisposizione del Piano strutturale comunale, il nuovo strumento pianificatorio che sostituirà l’attuale Piano regolatore.
Bruna Tam - consigliere comunale Dl La Margherita

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 25 giugno 2007

 

 

Cedassamare, progetto in bilico - I consiglieri rischiano di dover risarcire l’impresa

 

Arriva oggi nell’aula municipale l’intervento edilizio di Barcola: Cdl incerta, Ds e Dl verso il no

La maggioranza valuterà la possibilità di votare contro la variante sulla base di una carenza di documentazione segnalata dagli ambientalisti

Cedassamare, ultimo appello. Dopo anni di polemiche, minacce di ricorsi e proteste di cittadini e ambientalisti, torna stasera in consiglio comunale la delibera valida per l’approvazione definitiva di una variante al piano particolareggiato comunale. Variante che in salita di Cedassamare, a Barcola, prevede la costruzione di cinque villette in un’area boschiva di pregio, destinate ad aggiungersi alle due già realizzate dalla stessa impresa proprietaria dei fondi, la Costruzioni Meranesi srl.
La partita non è di poco conto. Tanto che l’esito a ieri sera era aperto. Perché se Ds e Margherita annunciano un orientamento contrario, la maggioranza farà il punto in una riunione convocata oggi stesso. Qualche settimana fa infatti l’impresa ha inoltrato al Comune una diffida nella quale in sostanza ricorda come l’iter amministrativo sia fin qui proseguito del tutto in regola. Di qui la richiesta di pronunciamento sulla variante, «con ogni riserva di richiesta risarcitoria in via solidale» e riservato il «ricorso alla Magistratura competente». Chi dunque votasse no si accollerebbe il rischio di essere chiamato a far fronte a richieste di risarcimenti milionari. Mentre un sì equivale al via libera a un progetto che - rimarca il presidente della commissione urbanistica Roberto Sasco (Udc) desta comunque «generale assoluta perplessità».
Già dopo una prima bocciatura del consiglio e un annuncio di azione legale da parte dell’impresa, la variante era stata adottata con due soli voti a favore e un’astensione di massa. Stavolta Forza Italia aveva pensato a un meccanismo simile: astensione di tutti, tranne due sì - magari quelli del sindaco e del presidente del consiglio comunale, si ipotizzava - utili a far passare la delibera traendo d’impaccio il consiglio. Wwf e Italia Nostra hanno però consegnato al Comune ulteriori documenti con osservazioni «che merita approfondire», dice il capogruppo forzista Piero Camber: l’una eccepisce su un via libera dato con due soli voti; l’altra addita una carenza di documentazione nei progetti. Su questa supposta carenza Fi sta conducendo nuovi approfondimenti. Perché «per bocciare una delibera servono buone motivazioni tecniche», dice Camber: motivazioni da esibire eventualmente davanti a un giudice.
Anche An, con Claudio Giacomelli, rimanda a stasera una presa di posizione definita, dopo che saranno state valutate nella Cdl le «possibilità» di azione.
E mentre Sasco ricorda come sia difficile stoppare solo a fine iter una variante sin qui riconosciuta in regola, auspicando che «la vicenda non sia utilizzata strumentalmente nel consiglio», il capogruppo della Margherita Sergio Lupieri, pure riservandosi per oggi una parola definitiva, ritiene che «ci siano degli estremi per dire no alla delibera con motivazioni forti di tipo tecnico che crediamo di avere individuato».
Diversa invece la posizione del capogruppo diessino Fabio Omero, orientato assieme agli altri esponenti della Quercia verso il no: «Il mio ruolo in consiglio è politico, e proprio l’urbanistica è uno dei settori-chiave in cui il consiglio esprime i propri giudizi e orientamenti. La questione dunque non è di tipo tecnico ma politico: e politicamente io dico no al progetto». Una posizione che secondo Omero metterebbe al riparo i consiglieri da eventuali strascichi anche di fronte alla Magistratura. Il problema della variante però resta aperto. A stasera la soluzione.
p.b.

 

  

SCIENZA Studio del gruppo coordinato da Filippo Giorgi pubblicato in America  - Anche dal Centro di fisica di Trieste un allarme per il clima della Terra

 

TRIESTE Nuovo scoop internazionale per il mondo scientifico triestino. Grazie a una ricerca sul clima, Trieste - conosciuta come «città italiana della scienza»- si trova un'altra volta al centro dell’attenzione della stampa estera ed è entrata nelle rassegne dei potenti del mondo, che negli ultimi tempi si mostrano più preoccupati che mai del costante peggioramento delle condizioni climatiche.
Questa volta in primo piano sono un gruppo con base al Centro Internazionale di Fisica Teorica «Abdus Salam» di Miramare e l'Università di Purdue negli Stati Uniti, che ogni giorno ricostruisce con cura il puzzle climatico, per capire il perché della «Terra che scotta» e il ruolo delle temperature, delle piogge, delle correnti marine, dei venti. Un loro studio sul Mediterraneo è stato pubblicato nel numero di giugno della rivista americana «Geophysical Research Letters».
Il lavoro è stato coordinato a Trieste da un giovane abruzzese, Filippo Giorgi, 48 anni, responsabile del settore di Fisica del clima all’Ictp, famoso all’estero soprattutto per le varie nomine nei board Ipcc (Intergovernmanetal Panel for Climate Change), l'istituzione delle Nazioni Unite incaricata di monitorare i cambiamenti climatici. Lo studio prende in considerazione «una simulazione a scala ad alta precisione sul Mediterraneo, con una risoluzione di circa 20 km». È un traguardo mai raggiunto finora anche perchè «non si tratta di previsioni meteorologiche – spiega Giorgi -, ma di previsioni del clima, che fondamentalmente cambiano da decade a decade, da stagione a stagione, da anno ad anno, fino a variazioni su periodi molto più lunghi, come nel caso delle ere glaciali».
Dalla ricerca «made in Trieste» emerge un quadro preoccupante per il futuro, visto i profondi mutamenti che anche il clima della zona ha subito nel corso degli ultimi anni in sintonia con quanto avvenuto sul resto del pianeta. Secondo gli studi, nel futuro ci confronteremo con meno piogge in media d’estate, ma più intense, riscaldamento accentuato e aumento della frequenza di eventi siccitosi. In altre parole, secondo gli scienziati di Trieste, entro fine secolo le ondate di calore del Mediterraneo (come quelle che si sono verificate nel 2003) potrebbero diventare la norma, fino ad aumentare di cinque volte il numero di giorni con temperature massime superiori ai 35 gradi.
«Per la ricerca abbiamo preso in considerazione un modello matematico del clima e due possibili scenari di come in futuro si evolverà la società, scelti tra quelli sviluppati dal Intergovernmanetal Panel for Climate Change» spiega Filippo Giorgi. Il futuro ipotizzato è uno dove le emissioni di gas serra aumenteranno per tutto il secolo. «Il primo scenario chiamato “B2” prevede un livello più moderato di gas serra, mentre l’altro denominato “A2” è un livello quasi catastrofico perché esclude l’esistenza del protocollo di Kyoto, con cui anche l'Italia si impegna a ridurre le emissioni di anidride carbonica. In entrambi i casi le ondate di calore crescono, in una misura che varia da un minimo del 200 per cento a un massimo del 500. La mappa dei 21 Paesi esaminati vede tra le zona più a rischio la Francia occidentale, seguita dalle aree costiere di Spagna e Libia».
«Anche l'Italia sarà colpita duramente, e a soffrire saranno soprattutto le coste - spiega Filippo Giorgi - perchè al caldo si sommerà l'umidità». Nelle nostre previsioni, in alcune aree si potrebbe arrivare addirittura a 40 giorni torridi per ogni estate, rispetto agli 8-10 registrati adesso. Quindi entro qualche decina d'anni le temperature che al momento registriamo nelle due settimane più calde dell'estate diventeranno quelle delle due più fredde».
La ricerca conferma, inoltre, alcuni studi che indicano il Mediterraneo come la zona che sarà più colpita dai cambiamenti climatici nei prossimi anni. Il tutto «perché è una regione che risponde più di altre ai cambiamenti climatici - spiega Giorgi -. Qui siamo anche più vulnerabili perché è una zona di transizione, non si sa se vuole essere un clima temperato oppure un clima arido e non basta molto per farlo modificare notevolmente. Oltre all'aumento della temperatura nel Sud Europa si ha anche una riduzione di precipitazioni fino al 40 per cento che peggiora la situazione».
E per quanto riguarda le cause dei cambiamenti? Secondo il coordinatore triestino del gruppo che ha curato lo studio pubblicato da «Geophysical Research Letters», le cause sono in parte comuni a quelli a scala planetaria ma anche legate ad una modifica della circolazione atmosferica, specie a livello euro-atlantico, e a un surriscaldamento delle acque del Mediterraneo. Sembrano però, avere la stessa matrice: il forte incremento dell’effetto serra avvenuto negli ultimi 20-30 anni.
Ma che fare? L'unico rimedio, anche se parziale - una drastica diminuzione delle emissioni di gas serra, che secondo lo studio potrebbe diminuire del 50 per cento gli effetti del riscaldamento. «Il problema dei nostri anni è l'eccessiva presenza di gas serra nell'atmosfera», afferma Giorgi, secondo il quale lo scopo dello studio è infatti anche quello di risvegliare l’interesse sul costante peggioramento delle condizioni climatiche a causa delle emissioni di gas ad effetto serra da parte dei politici e degli economisti, solitamente piuttosto miopi nei confronti dei fenomeni di lungo periodo. «È un nostro dovere morale verso le generazioni future», aggiunge lo scienziato.
L’idea è, quindi, innanzitutto di elaborare dei modelli informatici in grado di ottenere previsioni sempre più precise e dettagliate dei cambiamenti climatici. Poi tradurre queste informazioni in dati utili ed in piani di battaglia con l’aiuto delle autorità e dei politici per rispondere agli stati di emergenza in ogni regione del mondo, quindi anche nel Mediterraneo, in Italia o nel golfo di Trieste. «Finora ci sono state molte incertezze in generale sulle previsioni climatiche specialmente a scala regionale – conclude il coordinatore della ricerca -. Questo perché tutti i modelli sviluppati al mondo confermano che la terra si scalderà ma tendono a dare diagnostiche differenti in varie regioni».
Secondo il gruppo di ricerca di Giorgi, il Mediterraneo invece è una di quelle poche zone dove quasi tutti modelli danno una risposta che praticamente è molto simile alla loro simulazione, secondo la quale la regione vedrà una grossa diminuzione di precipitazioni e di conseguenza un aumento d’ inaridimento.
«L’attendibilità è quindi molto alta nel Mediterraneo – conclude lo scienziato - anche perché sembra che gli eventi degli ultimi 25 anni siano molto simili alle previsioni».
Gabriela Preda

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 24 giugno 2007

 

 

Ferriera, i residenti: non crediamo più a nessuno - Servola: abitanti scettici sulle promesse di comitati, politici e amministratori

 

Mentre gli operai dello stabilimento difendono l’accordo e chiedono certezze su riqualificazione e occupazione

Non ci credono più, i residenti di Servola, negli interventi straordinari. Nemmeno quando, secondo i periti, potrebbero servire a dimezzare l’«emorragia» di fumi e polveri proveniente dalla Ferriera. Perchè, di interventi straordinari, ne hanno sentito parlare troppo e inutilmente. E perchè, snocciolati di volta in volta dal politico, amministratore delegato o comitato di turno, non sono serviti a cambiare le loro condizioni di vita. Così, nemmeno l'annunciato piano teso ad abbattere le emissioni di polveri sembra l’ideale pancea per porre fine al calvario dei residenti e operai. Che, in questi giorni, temono la chiusura tout court dello stabilimento, senza una riqualificazione della forza lavoro.
Tra i residenti - in particolare i proprietari di immobili a ridosso degli impianti - prevale dunque lo scetticismo e domani sera scenderanno in piazza Unità, assieme ai cittadini, per chiedere la sospensione dell’attività produttiva. Testimone della sfiducia collettiva, Bruno Vascotto, 76 anni, nato a Isola, ex profugo e residente in via Pitacco dal ’66: «Non faccio parte di alcun comitato e non mi mescolo coi partiti: sarei contento se questi interventi risolvessero la situazione ma sono dubbioso, perchè tante parole sono state pronunciate in questi anni. La situazione è grave, specie quando il vento solleva le polveri, trasportandole in giro. Nessuno è immune e chi abita qui si ritrova col pulviscolo a tavola». Il signor Vascotto è stato operato al cuore e ha quattro bypass: «Quando sono stato visitato da un dottore ha riscontrato che ho i polmoni fibrosi, come se avessi trattato l'amianto. Ma io non ho mai impiegato quel minerale, perché ho sempre operato all'interno della Manifattura tabacco. E non sono nemmeno un fumatore».
Dall’altra parte del muro, dentro la Ferriera, c’è però chi accoglie con rinnovata speranza la possibilità di abbattere le emissioni. «Perchè ci permetterà di capire quali sono le intenzioni dell'azienda e, soprattutto, se intende o meno investire». È quanto afferma Vincenzo Timeo, 47 anni, segretario della Uilm ma dipendente della Ferriera, dove è entrato il 13 agosto del ’90 per trovare impiego all'acciaieria. Oggi ricopre il mandato sindacale, ma coi colleghi ha mantenuto un rapporto quotidiano saldissimo, raccogliendone le ansie. Un rapporto simboleggiato da un portachiavi d’acciaio, che ha forgiato assieme agli ex compagni di reparto: «C'è parecchia irritazione - esordisce - perché si sente parlare con estrema facilità della chiusura dell'impianto, mentre con altrettanta prontezza non si spendono riflessioni sulla riqualificazione degli operai. Che, per la maggior parte, possiedono una professionalità specifica, non facilmente rispendibile. Si sente, poi, discutere di ammortizzatori sociali: ma i politici e la gente che fuori protesta sanno cosa vuol dire vivere con 700 euro al mese? Come si manda avanti una famiglia con tali disponibilità? E non scordiamo che in ballo ci sono 520 dipendenti più l'indotto, le cui ricadute saranno tutte a Trieste: solo il 4%, infatti, è rappresentato da extracomunitari». Raccontando della Ferriera, Timeo si sofferma più volte sul termine «strumentalizzazione»: «È dai tempi della chiusura dell'acciaieria, che la produzione è diminuita del 50%: come può essere che l’inquinamento sia superiore al passato? Gli ex dipendenti che giorni fa si sono eretti a paladini dell'ambiente, poco hanno fatto per risolvere la situazione». Nel rione, però, l’opinione è decisamente discorde: «È sempre peggio - afferma Anita Marsich, 74 anni - e chi non ci crede dovrebbe provare a stare qui per una settimana. Vivo in via Giardini, sono praticamente tappata in casa e quando posso scappo con le amiche a San Luigi per respirare un po' d'aria pulita. Le folate di puzza, certe vole, irritano perfino la gola. Con lo straccio non faccio che pulire la veranda, dalla mattina alla sera».
«Sono amareggiata - conclude Adriana Castellarin, 59 anni, da 11 in via Ponticello - le emissioni andrebbero dimiuite 25 volte, non dimezzate. E, come a suo tempo, magistratura e Ass, sequestrarono la linea dell’inceneritore così potrebbero fare qui. Bisogna chiudere, poichè si sta avvelenando tutto. Mare, terra e aria».

Tiziana Carpinelli

 

 

FERRIERA: ridurre le polveri costa 850mila euro - Le soluzioni possibili per il gruppo Lucchini secondo la perizia tecnica

 

Il piano di colata è l’impianto più critico della Ferriera di Servola per quanto riguarda le emissioni nell’atmosfera delle polveri. L’attuale sistema di aspirazione non è infatti in grado di garantire una soddisfacente captazione. Le «cappe» esistenti sono contrassegnate da diverse inadeguatezze che ne limitano l’efficienza: troppo piccole, troppo lontane, poca capacità di aspirazione.
Queste parole le scrive a chiare lettere il professor Marco Boscolo nello studio redatto per la Procura della Repubblica. Nelle stesse pagine il docente universitario propone al gruppo Lucchini una soluzione che dovrebbe garantire l'intercettazione del 90 per cento delle polveri emesse oggi dall’impianto. Su questa soluzione del costo di 850 mila euro si stanno confrontando la proprietà della Ferriera e la Procura della Repubblica - in dettaglio il pm Federico Frezza - nell’ambito di un accordo complessivo in discussione da mesi e giunto ormai a poche battute dal traguardo.
La proposta per captare il 90 per cento delle polveri emesse dal piano di colata, prevede la realizzazione di una cappa di aspirazione completamente nuova, chiusa posteriormente e lateralmente, di dimensioni quintuplicate rispetto alla attuale e dotata di una parte finale mobile per consentire l’operatività del sovrastante carroponte.
Il professor Marco Boscolo propone inoltre per risolvere il problema delle polveri collegate al piano di colata, lo sdoppiamento del canale di aspirazione della cappa per aumentare la porta d’aria dagli attuali 60 mila metri cubi all’ora a trecentomila.
La captazione del 90 per cento delle polveri emesse durante la colata della ghisa, comporta una riduzione di circa il 23 per cento del particolato complessivamente emesso dallo stabilimento. Va aggiunto che il gruppo Lucchini Servestal ha già provveduto alla definizione degli aspetti operativi della proposta, affidandone la progettazione e la realizzazione a una ditta del settore che ha già redatto il progetto esecutivo.
I tempi necessari alla realizzazione sono contenuti: circa sei mesi dal giorno dell’ordine di costruzione. I lavori dovrebbero essere realizzati usufruendo delle periodiche fermate dell’impianto per manutenzione.
c.e.

 

  

No alla vetreria: cittadini pronti alla protesta - «Aumenterà il flusso dei camion». Ma il sindaco di San Giorgio dice sì: impianto lontano dalle case

 

L’INCHIESTA I Comitati si mobilitano dopo il parere positivo dell’Azienda sanitaria. De Toni: faremo ricorso al Tar, temiamo ci siano pressioni degli industriali

SAN GIORGIO DI NOGARO C’è un campo di mais dove dovrebbe sorgere la vetreria Sangalli.
Nel suo ufficio Pietro Del Frate, il sindaco di San Giorgio di Nogaro, srotola il progetto sul tavolo e indica che le case sono lontane: «E’ una situazione diversa dal cementificio». Non è solo per questo che il suo consiglio comunale, già a gennaio, ha espresso parere positivo all’insediamento: «Eravamo supportati da una relazione favorevole di un gruppo di lavoro dell'Università di Trieste e dalla convinzione che la vetreria può essere utile all’economia di tutta la regione».
PREOCCUPAZIONE Del Frate non ha dubbi: «E’ stato un parere all’unanimità, motivato, convinto». I posti di lavoro che verrebbero creati sarebbero circa 200: una cifra non trascurabile. Ma, a poche decine di metri dal suo ufficio, la gente non condivide. A bassa voce, ma non condivide. «Siamo preoccupati sia per la vetreria che per l’inceneritore – dice Daniele Minazzoli, gestore del Caffè Sport – e non è per il fatto che stiamo zitti che si debba pensare che questi insediamenti siano meno pericolosi del cementificio. Pretendiamo chiarezza, quella che per ora è mancata».
SVILUPPO Tiziana Collavin confeziona bomboniere. Guarda verso il municipio e trattiene il veleno nelle parole. Ma osserva: «Abbiamo la laguna e il porto, non sarebbe preferibile pensare a un tipo di sviluppo del territorio diverso da quello che prospettano fabbriche di cemento e di vetro?». Il cementificio è bocciato, la vetreria no stando al parere favorevole dell’Azienda sanitaria: «Forse perché è meno impattante dell’impianto di Torviscosa. Forse. Ma il problema è un altro e riguarda il traffico: ci saranno altri camion e non ne abbiamo certo bisogno».
CAMION Luisa Iacuzzo, commessa, vede i sangiorgini «rilassati, troppo rilassati. La vittoria sul cementificio non deve far pensare che tutti i rischi siano superati. La vetreria sarà anche meno pericolosa ma non ci lascia tranquilli. Quando c’è un incidente in autostrada e la viabilità viene deviata verso il paese non si riesce neppure ad attraversare la strada. Con lo stabilimento della Sangalli ci saranno nuovi tir. E a ogni passaggio di tir, già adesso, le case tremano».
STRISCIONI A Torviscosa, da mesi, hanno srotolato striscioni. Uno dopo l’altro contro il cementificio. A San Giorgio non ce n’è uno contro la vetreria, nemmeno contro l’inceneritore di “fluff”: guarnizioni e profili di gomma, tessuti, plastiche, frammenti di pneumatici provenienti dalla macinazione dei veicoli rottamati. «Non siamo gente da striscioni», dicono al bar. E un po’ si autoaccusano: «Sembra ancora una questione che ci tocca solo di riflesso, siamo un po’ amorfi». E citano il loro paladino: «Se non ci fosse De Toni...».
CAMINO E FUMI Paolo De Toni è l’ambientalista che sabato scorso, quando in piazza si festeggiava lo stop al cementificio, rilanciava la prossima partita, quella della vetreria: «Se guardiamo alle emissioni siamo sullo stesso piano del cementificio quantitativamente ma dobbiamo pure tener conto che una vetreria lavora 24 ore su 24, senza soste. Insomma, l’impatto ambientale è fortissimo».
Le case, però, sono lontane, dice il sindaco. Ma De Toni non ci sta: «Si tratta di emissioni di area vasta e la gente fuori San Giorgio, fino a Marano, fino a Lignano, non sarà contenta né di vedere un camino alto 80 metri e neppure del fumo che tira dalla sua parte».
RICORSO AL TAR A San Giorgio, prosegue De Toni, «nessuno sa ancora cos’è una vetreria. Ma un impianto del genere ha un camino, brucia sabbia, è inquinante. L’unica differenza in positivo rispetto al cementificio è che non avrebbe un impatto devastante pure sulla viabilità». Pronti alle barricate? «Credo si muoverà il Comune di Marano, c’è il parere circostanziato della Provincia di Gorizia – e sono curioso di vedere come si comporterà di fronte a quel “no” la commissione Via – e noi agiremo, nel caso, anche da soli». Fino al Tar? «Se necessario fino al Tar. Non è ammissibile che l’Ass abbia dato un parere opposto tra cementificio e vetreria. Sin d’ora chiedo all’Azienda se, prima di dare il via libera, ha subito pressioni dall’ambiente degli industriali».
Marco Ballico

 

 

Grado e Marano in allarme: i fumi finiranno nella laguna - I primi cittadini delle due località temono che gran parte dell’impatto finisca sull’area marina protetta

 

UDINE «I tecnici del progetto vetreria ci hanno detto che hanno studiato il percorso dei fumi e ci hanno quindi assicurato che andranno tutti in laguna, non in paese. Pensavano di farci un favore...».
Graziano Pizzimenti, il sindaco di Marano, è sul piede di guerra. Come del resto sta facendo a Grado la neoeletta Silvana Olivotto, Pizzimenti difende la laguna, «secondo il buon senso». La laguna, appunto, «rischia troppo con la vetreria. L’insediamento – spiega il sindaco maranese – verrebbe collocato a circa 150 metri dall'acqua, con i fumi di scarico che andrebbero a danneggiarne pesantemente l’ambiente e le attività che vi si snodano». A rimetterci sarebbero soprattutto i pescatori, «quelli che vengono regolarmente considerati l’ultimo anello della catena ma che rappresentano un valore fondamentale dell’economia locale». Pizzimenti sottolinea anche una contraddizione: «Da un lato si nomina un commissario con l’obiettivo di disinquinare la laguna, dall’altro si regala ai lagunari, oltre all’impatto visivo di un camino di 80 metri, 50 in più del nostro campanile, un’industria pesante che inevitabilmente scaricherà le scorie del silicio bruciato in mare. Il nostro consiglio comunale, lo ha detto chiaramente, auspica uno sviluppo diverso per il territorio, che non contempli la presenza di industrie pesanti». Si è parlato di ricorso al Tar. Pizzimenti non lo esclude ma aspetta di capire: «Vogliamo vedere le carte, approfondire se c’è qualcosa che non va. Fosse così, siamo pronti a tutelare gli interessi di cittadini e ambiente, fino al ricorso”.
m.b.

 

 

Corridoio 5, da Fiume a Budapest in 2 ore  - Il governo della Croazia spinge per realizzare una nuova tratta ferroviaria nel 2013

 

L’Istituto nazionale per l’edilizia fornirà la documentazione tecnica. Costo previsto di 1 miliardo e 90 milioni di euro: prestito europeo con moratoria

FIUME L’affare del secolo, il progetto infrastrutturale destinato a mutare – in meglio – il destino del porto di Fiume e con esso quelli della città quarnerina e dell’economia nazionale. La futura ferrovia di pianura Fiume–Ungheria è un progetto che definire ambizioso sarebbe eufemistico tanto è importante e grandioso per questo fazzoletto d’Europa.
Un paio di settimane fa è stato firmato a Zagabria il contratto fra le Ferrovie statali croate e l’Istituto nazionale per l’ edilizia che consentirà di redigere la documentazione tecnica relativa all’approntamento della linea a doppio binario Fiume–Karlovac, il rifacimento della tratta Karlovac–Zagabria–Botovo (località al confine con il Paese magiaro) e l’edificazione del secondo binario fra le citate Karlovac e Botovo.
Secondo gli esperti che hanno calcolato le spese, si tratta di un investimento da 8 miliardi di kune, circa un miliardo e 90 milioni di euro. Voglia di scappare via per l’importo pazzesco?
Niente paura perché a farsi avanti è già stata la Banca europea per gli investimenti che ha mandato chiari segnali alla capitale croata: questa istituzione finanziaria è pronta a concedere un credito in grado di coprire il 75% delle spese. E si tratterebbe di un prestito a condizioni agevolate: estinzione in 35–40 anni, con una moratoria di 10–15 anni per il versamento della prima rata. Ecco dunque Zagabria pronta a gettarsi nella mischia, ben sapendo che la ferrovia Fiume–Ungheria potrebbe assorbire parte dei traffici che si fiondano verso Trieste e Capodistria. A detta di fonti ufficiali, entro la fine del 2007 le ruspe entreranno in azione sul futuro allacciamento Fiume–Karlovac, un segmento di 121 chilometri che costerà circa 950 milioni di euro. Sarà più corto di 54 chilometri rispetto all’attuale segmento, il che sarà permesso da un tracciato maggiormente pianeggiante, dotato da un buon numero di ponti, viadotti e tunnel. La Fiume–Ungheria a doppio binario, se non ci saranno grossi intoppi, dovrebbe diventare realtà nel 2013: lunga 269 chilometri, avrà tempi di percorrenza sui 120 minuti, mentre per raggiungere Zagabria dalla città dell’aquila bicipite s’impiegheranno non più di 100 minuti. Ora invece il viaggio da Fiume alla capitale dura all’incirca tre ore e mezza.
Molto ottimista il ministro del Mare, trasporti, turismo e sviluppo Bozidar Kalmeta: «Fiume aumenterà la propria concorrenzialità nei riguardi degli empori capodistriano e triestino. Eh sì, perché le tariffe dei trasporti in direzione dell’Ungheria e dei Paesi mitteleuropei costeranno tre volte di meno. A ciò si dovrebbe aggiungere quanto da tempo sostengono gli esperti e cioè che fino al 2015–2017 i carichi potrebbero aumentare del 50%, per l’ allargamento dei mercati russi e asiatici». Soddisfatto per il progetto ferroviario Fiume–Ungheria anche il direttore dell’Autorità portuale fiumana Nenad Hlaca: «Quest’ anno il nostro terminal container dovrebbe movimentare sui 150 mila Teu. Ma nel 2016, grazie all’aggiunta del secondo scalo contenitori di Riva Zagabria, arriveremo a toccare i 750 mila Teu. La nuova strada ferrata ci darà una mano a sbaragliare tutti i record».
Ancora un paio di dati indicativi: il traffico merci da Fiume a Botovo ha un tempo di percorrenza di 10 ore, alla velocità media di 30 chilometri orari e con una capacità di trasporto annuo di 5 milioni di tonnellate. Con la nuova tratta di pianura, i treni viaggeranno a 120 chilometri orari, trasportando annualmente fino a 25 milioni di tonnellate. Grosso pure il potenziamento del traffico passeggeri da Fiume a Zagabria, che dagli attuali 65 passerà a 160 chilometri l’ora.
Andrea Marsanich

 

 

Sonego: «Positivo il sì di Lubiana per la Trieste-Divaccia» - Riconosciuta la valenza del progetto. L’assessore: «Lotteremo anche per collegare Capodistria»

 

TRIESTE La Slovenia cambia idea e lavora insieme al Friuli Venezia Giulia per la realizzazione della ferrovia Trieste-Divaccia, asse fondamentale nell’ambito del Corridoio V.
Un cambio di rotta che segna «un risultato importante per la politica del Friuli Venezia Giulia – dice l’assessore alle Infrastrutture Lodovico Sonego – visto che la Slovenia era partita dicendo che il collegamento non era una sua priorità. La nostra forza è stata ed è quella di promuovere la politica voluta dall’Europa, in primo luogo dalla Commissione».
E se la Slovenia è venuta a miti consigli riconoscendo la valenza europea del progetto – entro il 20 luglio i due Stati presenteranno il quadro di fattibilità e l’accordo bilaterale necessari a richiedere i finanziamenti per la costruzione dell’opera – la Regione intende proseguire in questa direzione. Una direzione che ha valenza per entrambi gli Stati vicini che si affacciamo sull’alto Adriatico.
Sulla questione abbiamo sentito l’assessore Sonego. «Dopo questa positiva vicenda torneremo alla carica anche sui 6 chilometri di collegamento tra Trieste e Capodistria – dice Sonego - La Slovenia è addirittura contraria ma riproporremo il problema nell’ambito della cooperazione nordadriatica».

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 23 giugno 2007

 

 

Ferriera, progetto per dimezzare le polveri  - Stabilimento a un bivio: per riportarne le emissioni entro limiti accettabili servono dai 5 ai 10 milioni di euro

 

Lo ha realizzato il professor Boscolo su incarico diretto della procura

La prima indagine della procura di Trieste sulle emissioni di polveri e fumi della Ferriera di Servola, porta la data dell’8 agosto 1999. Il fascicolo era stato aperto dal pm Federico Frezza, il magistrato che ancora oggi è in prima linea nella gestione di queste inchieste.
Da quel giorno di otto anni fa, tra la magistratura triestina e il gruppo proprietario dello stabilimento, è stata lotta aperta. Quattro sequestri, tre dei quali revocati o superati dagli eventi, innumerevoli fascicoli di indagine, condanne dei dirigenti poi prescritte, archiviazioni, un’oblazione, pronunciamenti del Tribunale ordinario, di quello del Riesame e della Corte di Cassazione.
Ora siamo a una svolta, a un punto di non ritorno. O le emissioni vengono abbattute significativamente nel giro di pochi mesi, o il mondo della politica che sulle polemiche attorno alla Ferriera ha costruito alcune campagne elettorali, cercherà di agire sull’onda dell’emozione e della richiesta popolare. Non passa infatti giorno che qualche voce non proponga la chiusura dello stabilimento, aggrappandosi a dati parziali e talvolta a interpolazioni al di fuori di quanto stabilito dalle leggi.
Chi agita la chiusura dello stabilimento, oggi ha facile ascolto. Chi invece cerca di ricondurre il problema Ferriera nell’ambito delle leggi del nostro Paese, in questo momento ha una certa difficoltà a farsi ascoltare. I dati, le cifre, le misure, sono a disposizione di tutti. Su questi dati, su queste misure raccolte direttamente sul campo, il professor Marco Boscolo ha redatto un piano specifico di intervento su incarico della Procura. Se questo piano fosse attuato, dimezzerebbe le emissioni di polveri dello stabilimento. L’intervento coinvolge l’altoforno, la macchina a colare, il traffico interno allo stabilimento, i parchi in cui vengono stoccati il carbone e il minerale di ferro e altri impianti. Il costo stimato degli interventi si attesta tra i cinque e i dieci milioni di euro che la proprietà da mesi si è detta pronta a finanziare nell’ambito di un accordo con la procura della Repubblica. Di questo accordo le parti discutono da tempo, ancor prima che la Corte di cassazione revocasse l’ultimo sequestro chiesto dal pm Federico Frezza, concesso dall’allora presidente aggiunto del Gip Nunzio Sarpietro e ratificato dal Tribunale del riesame. I giudici di legittimità poche settimane fa ne hanno ribaltato l’esito: niente sequestro.
I dati, le cifre, le statistiche, però restano, e fanno impressione. Il professor Boscolo ha determinato la quantità di polveri che escono oggi dalla Ferriera. In un anno le emissioni convogliate nei camini- regolate per legge- ma anche le emissioni diffuse da impianti non proprio ’perfetti’, immettono nell’atmosfera mediamente 380 tonnellate di polveri che si depositano all’interno della Ferriera ma anche sulle case e sulle strade dei rioni adiacenti. Se gli interventi prospettati dal piano ’Boscolo’ fossero attuati, le emissioni di polveri verrebbero dimezzate: da 380 a 176 tonnellate, nelle stime medie. Vi sono anche stime più favorevoli e più pessimiste, ma la media illustra bene la situazione.
Gli interventi più significativi sul piano dei risultati sono quelli che prevedono il rifacimento del piano di colata, quello delle macchina a colare e della torre di spegnimento. Il primo intervento- costo 850 mila euro- diminuirebbe del 23 per cento le emissioni complessive; il secondo del 16, il terzo dell’otto. Ulteriori abbattimenti del 6-7 per cento verrebbero ottenuti intervenendo sulle strade dello stabilimento e sul parco dei minerali.
Fin qui tutto chiaro. Va aggiunto però che, secondo il piano del professor Marco Boscolo, il 46 per cento delle emissioni della Ferriera non è in alcun modo eliminabile. L’intervento, come abbiamo detto deve coinvolgere principalmente le emissioni diffuse perché quelle convogliare nei camini sono già sottoposte a controlli periodici i così come previsti nelle autorizzazioni regionali.
Sulle presenza di polveri sottili la ricerca del professor Boscolo ha preso in considerazione non solo le aree adiacenti alla Ferriera. Sono state effettuate misure in centrocittà, ben lontano dallo stabilimento. Per le pm 10 la legge fissa, a tutela della salute umana, un limite massimo di 40 milligrammi per metro cubo d’aria misurati nelle 24 ore. Nessuna «stazione» ha superato questo valore nel 2006: in piazza Libertà è stata raggiunta quota 26, in via Tor Bandena 23, in via del Carpineto 30, in via Pitacco 29, in via Svevo 33, a Muggia 29, in via von Bruck 23, così come in via Tacco.
Per le stesse pm 10 la legge prevede che il limite di 50 milligrammi per metro cubo d’aria non debba essere superato più di 35 molte in un anno in una singola stazione di rilevamento. Solo in via Carpineto, non distante dalla Ferriera questo limite è stato superato nel 2006 mentre nelle altre stazioni è sempre rimasto al di sotto della soglia prevista. In piazza Libertà gli sforamenti annuali sono stati 19, cinque in via Tor Bandena, 27 in via Pitacco, 47 in via Svevo, 20 a Muggia, 24 in via von Bruck e 26 in via Tacco.
Il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sta intanto preparando un dossier sulla Ferriera di Servola. «I dati ufficializzati nei giorni scorsi sui livelli di inquinamento – ha detto l’esponente dei Verdi – non fanno che confermare la necessità di chiudere la stagione delle negazioni per passare a quella delle scelte. Siamo di fronte a una emergenza ambientale, sanitaria e occupazionale che non consente sottovalutazioni».

Claudio Ernè

 

 

Piano regolatore, la variante sarà fatta in Comune - Bucci: dopo le piazze Goldoni e Vittorio Veneto non diamo a nessuno carta bianca

 

Lunedì riunione con i consiglieri di maggioranza per illustrare le linee guida. Rosolen (An): non voglio un documento preconfezionato

De Gavardo: «Un lavoro che chiude il cerchio delle belle opere fatte da Dipiazza». Omero: «Si sbarra il recinto quando i buoi sono scappati»

Niente incarichi esterni su «carta bianca», perché «vogliamo avere il controllo politico diretto, mantenere dritta la barra ed evitare casi come piazza Goldoni o piazza Vittorio Veneto». E dunque «certo, affideremo piccole consulenze su necessità ad hoc perché la macchina comunale non può gestire tutta la complessità, ma nella nuova variante al piano regolatore per la prima volta il lavoro di sgrossatura verrà fatto dagli uffici del Comune». Risparmiando su una consulenza «chiavi in mano» che «vale suppergiù una milionata di euro».
Dice così l’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci, all’indomani della seduta di giunta che ha visto dare l’ok alla delibera sugli indirizzi per la variante. Un passo che fa partire il lungo iter destinato a concludersi - tra due anni, ipotizza Bucci - con l’adozione del nuovo strumento urbanistico.
Sarà una variante «costruita in casa» sul concetto del «meno cemento e più regole» dettato dal sindaco Dipiazza che ha già annunciato lo stop all’edificabilità in aree di pregio. Nel merito del documento però Bucci non scende limitandosi ad annotare che tra le novità vi saranno maggiori spazi per insediamenti turistici (alberghi, insomma). Il riserbo punta a evitare di irritare ulteriormente An, che in giunta ha detto no alla delibera denunciando di esserne rimasta all’oscuro. La riunione che Bucci annuncia per lunedì con i «consiglieri di maggioranza» dovrà essere dunque l’occasione per illustrare loro gli indirizzi del prg e ricompattarli attorno all’iter. Del resto, la posizione che la capogruppo di An Alessia Rosolen ribadisce è chiara: «Apprendo dalla stampa le linee-guida della delibera che in gran parte sono condivisibili perché rispondono a una domanda che arriva dai comitati. Mi auguro però - ne sono anzi certa - che il documento non arriverà già preconfezionato in consiglio. E magari, prima di andare a divulgarlo, sarebbe stato corretto da parte di Bucci e del sindaco presentare la delibera agli altri assessori e forse al consiglio comunale, che deve avere dignità di ruolo su progetti che esulino dall’amministrazione quotidiana».
E mentre Rosolen invita a riflettere sulle «modalità» ma anche sulla «tempistica» (ricordando ad esempio che «il piano del traffico sarebbe dovuto approdare in consiglio entro fine giugno, ma finora non se ne ha notizia»), il presidente della Lista Dipiazza Paolo De Gavardo saluta «la risposta a tutte le critiche piovute in cinque anni sul sindaco dalle opposizioni che, dimenticandosi di avere votato il prg precedente (firmato dalla giunta Illy, ndr), imputavano a Dipiazza la non volontà di modificarlo. Questa variante - prosegue De Gavardo - chiude il cerchio su quanto il primo cittadino ha fatto negli anni, rendendo bella la città nel centro ma anche nelle periferie». Quanto ad An, «le critiche sono più di forma che di sostanza - annota De Gavardo, osservando che anche sugli alleati «si rifletterà sul piano elettorale quanto fatto in questi anni».
Dall’opposizione il Cittadino Roberto Decarli, definendo «abbastanza grave» la posizione di An in giunta, sottolinea che il «no alla cementificazione è un titolo su cui siamo tutti d’accordo, ma ora dovremo vedere insieme i fatti». Di «un momento positivo, perché finalmente si avvia un percorso che ci consentirà di discutere su dati di fatto» parla il capogruppo della Margherita Sergio Lupieri, sperando si possa portare avanti un lavoro «condiviso e concordato». Duro il Ds Fabio Omero: «Si chiude il recinto quando i buoi sono scappati». Già qualche anno fa, prosegue, «avevamo chiesto di recepire il piano paesaggistico regionale che avrebbe bloccato alcune nuove costruzioni sulla Costiera, e anche che fossero messe in salvaguardia alcune zone. Nessuna delle due cose è stata fatta. Così come oggi nella nuova delibera non figura il regime di salvaguardia: questo vuol dire che per almeno ancora un anno si potrà costruire senza impedimenti», dice Omero sottolineando come «in realtà nessuno si vuol prendere la responsabilità di bloccare cantieri». «La messa in salvaguardia non è obbligatoria nella delibera, ma se il consiglio lo vorrà la potrà inserire», replica Bucci.
E intanto il presidente della commissione urbanistica Roberto Sasco, vista la posizione di An, invita a «non partire col piede sbagliato» e a «cercare convergenze, anche con l’opposizione», perché «la conclusione del mandato Dipiazza si giudicherà in buona parte su questo nuovo prg», il cui dibattito coinciderà con «la campagna per le regionali 2008».
p.b.

 

 

Ambiente e infrastrutture, un’unica Ass per i rilevamenti - La proposta dei Cittadini. Ds e Margherita: trovare equilibrio fra sviluppo e salute dei cittadini

 

In vista del vertice di maggioranza di martedì i partiti del centrosinistra sembrano ancora divisi. Metz: speriamo che Illy cambi atteggiamento

«La battaglia vinta del cementificio - aggiunge l’ambientalista - non è sufficiente a garantirci che l’approccio alle problematiche ambientali della giunta sia davvero destinato a cambiare».
SVOLTA Lo scorso 31 maggio, all’ultimo vertice di maggioranza, la sinistra radicale aveva chiesto di voltare pagina su ambiente e infrastrutture. E adesso, con il “no” al cementificio che è già un primo segnale, spera nella svolta. «Ascolteremo – prosegue Metz – e cercheremo di capire se c’è la chiara volontà di un cambio di gestione netto su queste tematiche o se, invece, il caso di Torviscosa resterà isolato senza aver insegnato niente a nessuno. Nel primo caso discuteremo nel merito, nel secondo la nostra coesistenza in questa situazione diventerebbe ancora più critica. Se usciremo dalla maggioranza? Speriamo ci sia una modifica sostanziale di atteggiamento da parte di Illy e della sua giunta».
METODO E’ necessario individuare «un metodo condiviso sulle modalità di partecipazione dei cittadini alle decisioni», aggiunge il segretario regionale di Rc Giulio Lauri. «Si tratta di decidere come ci si deve comportare di volta in volta sulle questioni che riguardano lo sviluppo del territorio ma che comportano un elevato impatto sull'ambiente e sul sistema socio-economico della regione. Non fosse così, già la vetreria di San Giorgio rischia di diventare un nuovo cementificio viste le perplessità che riguardano le emissioni in atmosfera, pari se non peggiori di quelle dell’impianto di Torviscosa, e l’assenza di dati certi sulla situazione inquinamento dell’area industriale sangiorgina». Bruna Zorzini, del Pdci, invita soprattutto «al rispetto del programma elettorale». «Lo sviluppo è una priorità ma deve essere sostenibile e condiviso – sottolinea –. Il territorio e i comitati che ne sono espressione, del resto, esprimono disagi reali che non possono essere distrattamente trascurati».
LA PROPOSTA Dai Cittadini per il presidente, intanto, arriva una proposta. «Le rilevazioni degli aspetti sanitari spettano alle sei Ass, ognuna per il proprio territorio di competenza, con sei uffici preposti – si legge in una nota del movimento –: troppa frammentazione. In vista della razionalizzazione del sistema sanitario che potrà portare a un'unica azienda sanitaria regionale, proponiamo dunque un unico organismo preposto a questo tipo di istruttoria, al fine di rafforzare tecnicamente ogni valutazione».
EQUILIBRIO Dai due partiti maggiori, infine, arriva l’urgenza di equilibrare le esigenze del mondo delle imprese e quelle di un’opportuna tutela ambientale. «Al vertice di martedì – anticipa Renzo Travanut, capogruppo diessino – ricorderemo i passaggi positivi dell’introduzione per legge della Vas e le pratiche di Agenda 21 e ribadiremo che l’intelaiatura di fondo del ragionamento di Intesa è quello di un’attenzione estrema sia alla produttività che alla compatibilità». «Porteremo al vertice la posizione di coerenza della Margherita – dice il segretario diellino Antonio Ius –: non si può tergiversare su infrastrutture e investimenti produttivi che giudichiamo indispensabili per il territorio. Modalità rigorose e osservanza delle norme, certo, ma non possiamo perdere l’occasione di sviluppo che ci è stata consegnata dall’allargamento a est dell’Europa».
m.b.

 

 

Corridoio 5, Italia e Slovenia battono cassa all’Ue - Sonego: «L’approccio con i nostri vicini è cambiato». Costa: «Non si torna più indietro»

 

Rush finale nella corsa verso Bruxelles per la richiesta dei finanziamenti. La presentazione del libro di Migliorino rivela le ultime novità

TRIESTE Rush finale nella corsa verso Bruxelles per la richiesta dei co-finanziamenti per la realizzazione del Corridoio 5. A «batter cassa» all’Ue ci sono anche Italia e Slovenia, che entro il 20 luglio - scadenza del bando europeo - dovranno presentare il progetto per la Trieste-Divaccia, uno dei nodi più difficili da sciogliere nella costruzione di quell’immensa rete ferroviaria e autostradale che, da Lisbona a Kiev, dovrebbe collegare, nel giro di una ventina d’anni, la pancia del Vecchio Continente. «Ormai è fatta. Il Corridoio 5 diventerà realtà - ha assicurato ieri l’assessore regionale alle Infrastrutture Lodovico Sonego -. Il Friuli Venezia Giulia negli ultimi tre anni ha fatto passi da gigante: se fino a due anni fa per la Slovenia il Corridoio 5 non era una priorità, oggi l’approccio dei nostri vicini è cambiato. Anche loro sono pronti a presentare la domanda di co-finanziamento all’Ue».
Ieri al Caffè Tommaseo si è tenuto un incontro dal titolo «Alta velocità, ultima chiamata». Il dibattito, moderato dal direttore de Il Piccolo Sergio Baraldi, e a cui hanno preso parte il presidente della commissione Trasporti dell’Europarlamento Paolo Costa, il presidente dell’Autorità portuale Claudio Boniciolli e l’assessore Sonego, ha fatto da cornice alla presentazione di un libro. Un testo di Franco Migliorini, edito da Marsilio, dal titolo più che attuale: «Un corridoio tutto da inventare. L’alta velocità per far crescere città e distretti».
Tempi lunghi (anzi, lunghissimi), ma fiducia e certezza che il Corridio 5 si farà: ieri è emerso questo, nelle parole di Sonego e in quelle di Paolo Costa. «Ormai non si torna più indietro. L’opera si farà e passerà al di qua delle Alpi. L’Italia non perderà nessun treno». Pur restando ancora incerti i tempi (Sonego ha previsto il termine dei lavori nel 2025, Costa invece nel 2020) e i costi del corridoio paneuropeo («Impossibile quantificare la cifra totale - ha spiegato il deputato europeo - anche se si sa che i 30 progetti che i vari Paesi presenteranno entro il 20 luglio, tra cui la Trieste-Divaccia, la Torino-Lione e il Brennero, prevedono una spesa di 330 miliardi di euro), nessuno dei presenti ha voluto ipotizzare un’Italia senza alta velocità e, in particolare, un Nordest tra vent’anni ancora in coda sul passante di Mestre, ben lontano dai cugini d’oltralpe che si scambiano merce alla velocità della luce.
«Tutti i cantieri devono essere aperti entro il 2010 e chiusi entro il 2020 - ha commentato Costa -. Il dialogo con le comunità locali serve, ma le istituzioni devono essere capaci di decidere. I problemi ci sono in tutta Europa, ma la differenza è che da noi si è abituati a rimandare le scelte». Per la Trieste-Divaccia, invece, almeno a detta di Sonego, i giochi sembrano fatti: «Stiamo discutendo con successo con la Slovenia sul punto di contatto tra la Capodistria-Divaccia e la Trieste-Divaccia - ha affermato - all’interno del progetto Interreg 3, promosso dall’attuale giunta regionale. Il Fvg non è la Val di Susa. Noi abbiamo gestito bene la situazione e il rapporto con i Comuni coinvolti».
E il Corridoio 17, quello che collegherà Strasburgo a Bratislava? Rappresenta un concorrente per il Corridoio 5? Netta la risposta di Migliorini: «Il 17 è già fatto nella mente dei franco-tedeschi - ha spiegato - mentre il nostro è ancora tutto da inventare». E anche quella di Boniciolli: «Il 17 si sta realizzando già, perchè al di là delle Alpi sono capaci di organizzarsi e non aspetteranno che lo facciamo anche noi. Il traffico di merci va dove trova le vie adatte. Quando ci decideremo a costruire l’autostrada Trieste-Fiume? I porti da soli non bastano, non sopravvivono senza collegamenti con il retroterra. E il Corridoio 5 è un’opera indispensabile per collegare l’alto Adriatico con il resto del mondo».
Ma l’incontro di ieri è stato anche occasione per «bacchettare» il «laborioso» Nordest che, come spiega Migliorini nel suo libro, «ormai è al collasso». «È un territorio saturo - ha affermato -. Non si riesce a reinventare lo spazio. Non sappiamo gestire la mobilità di questa fetta d’Italia, e il passante di Mestre è l’emblema di questo caos. Bisogerebbe creare collegamenti veloci tra le città, consentendo ai centri del Nord di fare massa critica. Solo così si diffonde la conoscenza, si spostano i cervelli, marcia l’economia».

 Elisa Coloni

 

 

Mare pulito in tutta l’Istria e la Dalmazia - Le autorità sanitarie slovene e croate hanno reso noti i dati relativi alla qualità delle acque

 

Osservati parametri più severi di quelli dettati dalle normative europee. Fanno eccezione soltanto le aree portuali. Situazione migliorata rispetto al 2006

CAPODISTRIA Gli operatori turistici del Litorale sloveno, ma anche la popolazione locale, sono soddisfatti: il mare sloveno è pulito e perfettamente adatto per fare il bagno. I risultati del monitoraggio di tutti i punti di balneazione nel 2006, ottenuti usando la metodologia europea, sono stati eccellenti: la qualità del mare è conforme agli standard comunitari in tutti e 19 punti presi in esame, e in 16 di questi punti sono rispettati anche gli standard auspicabili, ossia quelli più severi.
Le tre spiagge che sono state promosse, non prettamente con il massimo dei voti, sono quella tra il torrente Ricorovo e il bagno di San Simone, la zona tra San Simone e Strugnano e parte della costa tra Fiesso e Pirano. Tutte le altre spiagge dei comuni di Pirano, Isola e Capodistria, compresa la spiaggia cittadina a Capodistria, che si trova a poche centinaia di metri dal porto, sono in regola. I risultati sono stati presentati dall'Istituto sloveno per la tutela della salute. Il miglioramento rispetto agli anni precedenti è netto: nel 2004 il 10,5 per cento dei campioni prelevati non aveva raggiunto la sufficienza, nel 2005 questa percentuale è scesa a 5,3, mentre l'anno scorso tutte le spiagge sono risultate del tutto idonee alla balneazione. Possono fare il bagno dunque anche i bambini piccoli e non sono necessarie particolari precauzioni, almeno per quanto riguarda la qualità del mare.
Meno buoni invece i risultati per quanto riguarda le acque interne, anche se pure la situazione è drasticamente migliorata rispetto agli anni passati. Se nel 2005 erano sotto il limite la metà dei siti per la balneazione, nel 2006 questa percentuale è stata ridotta al 16 per cento. E' importante rilevare, comunque, che questi dati sono perfettamente attendibili, in quanto il campionamento è stato effettuato tutti gli anni negli stessi punti. In alcuni Paesi europei, invece, i siti cambiano di anno in anno, per cui è difficile fare dei confronti. Il settore in cui invece la Slovenia può e dovrà fare altri progressi, sono invece le piscine: l'acqua non è sempre pulita come dovrebbe essere, e questo crea qualche rischio per la salute. Su ogni sito di balneazione, è bene ricordarlo, vengono effettuate rilevazioni chimico-fisiche dell'acqua (trasparenza, temperatura, salinità, ossigeno discioolto e pH), ispezioni di natura visiva e olfattiva (colorazione, sostanze tensioattive, oli minerali e fenoli) nonchè prelievi di campioni per l'analisi microbiologica.
FIUME Anche la Croazia ha reso noti i dati relativi alla balneazione lungo le coste istriane e dalmate. Il ministero dell’Ambiente ha pubblicato i risultati della terza azione di monitoraggio delle acque costiere. Le rilevazioni sono state effettuate lungo varie spiagge dall’Istria all’estremo sud della Dalmazia onde accertarne la balneabilità. In tutto l’azione di monitoraggio ha comportato prelievi di campioni di acqua marina in 873 zone costiere, effettuati nell’arco di due settimane, ovvero dal 30 maggio al 15 giugno. Il punto più inquinato (colibatteri) è risultato la spiaggetta dell’hotel Park nel rione di Pecine, a Fiume, dove ormai da tempo sono affissi i cartelli con il divieto di balneazione. Si tratta di un segmento di costa molto limitato. Il cartello di divieto era comparso per la prima volta nel 2005. A parte la spiaggetta “off limits” dell’hotel “Park”, sempre nell’area di Fiume la balneazione è poco raccomandabile pure nelle adiacenze del cantiere navale Tre Maggio. Acque non proprio pulite, ma comuque “agibili”, anche in un punto della costa abbaziana (località di Ika), in una spiaggia all’altezza dell’autocampeggio di Medolino (poco fuori Pola), in un breve tratto di costa a Crikvenica (in prossimità dell’ hotel “Thalassoterapija”), in una frazione presso Sebenico e, sempre in Dalmazia, anche nella zona di Ploce. Nell’elenco dei siti poco adatti alla balneazione – ma dove questa non è comunque espressamente vietata - non compare stavolta il golfo dei Castelli spalatini, probabilmente per il fatto che qui è ormai cessata ogni attività industriale. Non vengono menzionati “punti neri” nemmeno nell’area di Ragusa (Dubrovnik) dove in passato qualche perdita fognaria era stata segnalata in concomitanza di alcuni alberghi a ridosso delle spiagge.
Nell’elenco non sono ovviamente comprese neppure le zone operative nei porti o altri tratti di mare dove comunque la balneazione è impensabile per il viavai di navi o battelli.
Nel resoconto del ministero dell’Ambiente si rileva inoltre che nel 95 per cento dei campionamenti effettuati l’acqua è risultata perfettamente pulita anche secondo le normative croate, che – sottolinea il dicastero – sono di gran lunga più rigide di quelle comunemente in vigore nei paesi europei.
L’azione di monitoraggio, come precisa ancora il ministero anzidetto, proseguirà negli 873 siti prescelti fino a tutto settembre. I campioni d’acqua da avviare alle analisi di laboratorio verranno prelevati ogni 15 giorni.
f.r.

 

 

L’inquinamento della Ferriera

 

Sto leggendo l'articolo sulla ferriera pubblicato sabato 16 giugno, fra le varie interviste da voi fatte, ce n’è una di un certo Nicola Vallefuoco vi espongo le ultime righe del suo commento: È ovvio che l'inquinamento c'e, ma la faccenda non mi sembra così tragica! Mi chiedo cos'è tragico per questa persona? Non gli bastano i dati forniti sul gravissimo inquinamento prodotto dalla ferriera? Sforamenti a livello di terzo mondo? Neanche quello, tanto che dei tecnici Vietnamiti per sostituire dei filtri (10 anni fa) avevano detto che nemmeno ad Hanoi avevano visto macchine così vetuste! Comunque il vero problema della ferriera, e che ormai anche i bambini l'hanno capito, è che di metterla a norma non ci pensano proprio, e la cosa che dovrebbe offendere di più, gli operai per primi, e servolani per secondi, è che il Lucchini da anni vi sta prendendo in giro e se non fate un’autentica rivolta, per altri anni andrà avanti così, è come se vi dicesse, siete dei poveretti, e faccio di voi quello che mi pare.
Concludo prendendo spunto da un articolo scritto dal bravo giornalista Bruno Tellia, siccome l'impresa per sopravvivere deve fare profitti, non si riuscirà ad ottenerne l'adesione ai valori ambientali con le raccomandazioni. Nè bastano le norme e le imposizioni. É indispensabile che l'imprenditore si convinca che l'ambiente non costituisce un costo ma un investimento redditizio, come lo sono la formazione e la sicurezza. Per dirla come un famoso comico... Lucchini ci sei? Sei connesso?
Franco Castiglione

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 22 giugno 200

 

 

Dipiazza: così cambierò il piano regolatore - Meno cemento e più regole le linee guida: «Basta con i maxi-obbrobri in mezzo al verde»

 

Il sindaco anticipa gli indirizzi della variante al prg appena passata in giunta: Capofonte, Pendice Scoglietto e Costiera le zone da tutelare

An vota contro L’assessore Tononi: «Nessuno ci aveva informato della delibera»

«La Trieste che voglio non deve avere maxi-obbrobri in mezzo al verde, o palazzi enormi uno attaccato all’altro. Meno cemento e più regole. Cominciamo ora, prima che sia troppo tardi, a mettere mano a quella variante del ’97 che conteneva errori evidenti, poiché prevedeva per alcune zone di pregio indici volumetrici spaventosi». Il sindaco Roberto Dipiazza è su di giri: ieri ha preso il via l’iter dell’attesa variante al piano regolatore, che stopperà l’edificabilità in zone periferiche come Capofonte, Pendice Scoglietto e la strada Costiera e riqualificherà aree oggi degradate in nuovi quartieri residenziali. La giunta, infatti, ha approvato gli indirizzi della variante, usciti soltanto 48 ore prima dagli uffici dell’assessore forzista Maurizio Bucci: il documento reca una trentina di punti-base, per ora molto generici e in larga misura top-secret, su cui sarà costruito e varato, in non meno di un paio d’anni, il nuovo strumento urbanistico del Comune. Quello che andrà a integrare o, meglio, a superare la precedente variante del ’97 nata sotto l’amministrazione Illy.
Anche in questa circostanza, però, è andata in scena una nuova frattura fra An e i suoi alleati, Bucci in testa. Dei quattro assessori finiani, l’unico presente ieri alla seduta di giunta - Piero Tononi, che di An è anche vicepresidente provinciale - ha votato contro il documento, lamentando che il partito non ne era a conoscenza. «Non è stato - ha spiegato poi Tononi - un no sul merito, nel quale peraltro non sono neanche sceso, bensì sul metodo. Ritengo che una delle più importanti delibere del Dipiazza-bis andasse condivisa per tempo fra gli assessori e soprattutto fra i capigruppo di maggioranza, visto che niente più del piano regolatore è di competenza del Consiglio comunale. E invece la delibera è stata messa al primo punto dell’ordine del giorno questa mattina (ieri, ndr)».
Immediata la replica di Bucci, che ieri pomeriggio ha potuto illustrare la delibera al cinema Ariston: «Lo spirito di questi indirizzi è una raccolta sistematica di varie mozioni presentate già in aula da quando il centrodestra è maggioranza. In realtà, ho seguito la volontà del Consiglio. Consiglio che, dopo il parere delle circoscrizioni, avrà tempo e opportunità di discutere e migliorare il contenuto della delibera. Partiti e cittadini stanno sollecitando il varo di una nuova variante. E noi abbiamo portato in giunta il documento non appena è stato finito dagli uffici. Il fine giustifica il metodo».
Dipiazza, intanto, non fa una piega: «Siamo molto felici - così il sindaco - perché abbiamo finalmente consegnato alla città l’inizio della variante al piano regolatore. Comincia un iter entusiasmante. Ho fiducia che entro il 31 luglio il Consiglio comunale possa votare gli indirizzi, avviando il confronto con le categorie e i cittadini».
Le procedure per l’entrata in vigore della variante prevedono quindi, dopo un periodo di concertazione e lavoro degli uffici che Dipiazza quantifica in «un anno», l’esame della Regione e l’invio delle sue osservazioni al Comune e a tutti gli enti coinvolti, dall’Ezit all’Autorità portuale. Osservazioni che impongono, di fatto, un altalena di correzioni e verifiche. «L’obiettivo - ha aggiunto Bucci - è quello di riuscire a chiudere entro il mandato amministrativo».
«Oggi (ieri, ndr) - ha sintetizzato il capogruppo di Forza Italia Piero Camber - abbiamo tolto la macchina dal garage. Sta in noi ora portarla il più lontano possibile e nella direzione più giusta per Trieste».

Piero Rauber

 

 

I comitati cittadini compatti contro la «cementificazione» - Riunione con Wwf e Italia nostra. Bucci spiazza tutti: variante in lavoro

 

La cementificazione «selvaggia» sulla Costiera, il distributore Tamoil di Barcola, la «valanga» di malta sulle Rive, le palazzine Ater di via Flavia: sono questi alcuni degli spauracchi contro cui combattono i comitati della città. Comitati da tempo in guerra contro il Comune, e che ieri sera, al cinema Ariston, si sono presentati al gran completo, per il primo faccia a faccia con l’assessore alla Pianificazione territoriale Maurizio Bucci.
Un incontro che, contrariamente alle aspettative, non si è trasformato in un match «Bucci contro tutti», anche grazie alla notizia, servita dall’assessore forzista su un piatto d’argento ai presenti in sala, della delibera sugli indirizzi della variante al piano regolatore approvata ieri dalla giunta. Una carta che Bucci si è giocato alla fine del dibattito, che ha spiazzato i rappresentanti dei comitati (riuniti per chiedere al Comune, appunto, una revisione del piano regolatore) e che gli ha fatto guadagnare pure un applauso. Sono arrivati in tanti ieri all’incontro organizzato da Wwf e Italia nostra, per ribadire ancora una volta, davanti a una platea composta anche da alcuni esponenti politici di maggioranza e opposizione, il loro «no» alla cementificazione «senza regole» e agli «scempi» che l’attuale piano regolatore, così come redatto nel 1997, «non impedisce in molte zone della città».
In totale si sono presentati 14 comitati: Comitato Campo Marzio, di via Belpoggio, per la difesa delle Rive, androna Santa Tecle e Sant’Eufemia, Cedassammare, Salviamo via del Pucino e via Plinio, per la difesa di Barcola, in difesa di Gretta e Roiano. E ancora: il comitato viale XX Settembre, di via Timignano, per la tutela del giardino di via Flavia, per la difesa di via Verga e via Berchet, e infine l’associazione Capofonte e quella per la difesa di Opicina.
Uno per uno, i rappresentanti dei sodalizi hanno snocciolato i problemi ancora irrisolti in molte zone della città e i successi raggiunti in anni di battaglia, durante i quali «le amministrazioni comunali ci hanno sempre trattato come un ostacolo da azzittire», questa l’opinione più diffusa. «Se venisse costruito il distributore della Tamoil davanti alla pineta di Barcola - ha spiegato ad esempio il rappresentante del comitato per la salvaguardia dell’omonimo quartiere - i residenti si troverebbero sotto casa una bomba da 100 mila litri di carburante». «Temiamo che la giunta, contrariamente alle promesse del sindaco, riempia di cemento il waterfront, costruendo mostri pluripiano al posto dell’ex piscina Bianchi», ha spiegato il comitato per la difesa delle Rive.

Elisa Coloni

 

 

Wwf: «Urbanistica nel caos»

 

«La variante 93 per Porto Vecchio, approvata negli scorsi giorni dal Consiglio comunale, non prevede uno sfruttamento intelligente ed ecosostenibile dell’area. Quella è una zona strategica per Trieste, il cui riutilizzo potrebbe rappresentare un punto di svolta per la città, che gli amministratori locali rischiano di perdere». Così si è espresso il responsabile sezione Wwf di Trieste Carlo Dellabella, ieri durante l’incontro al cinema Ariston. «È il risultato di una gestione delle strategie urbanistiche miope, che da anni ha caratterizzato le amministrazioni comunali, e che manca di un reale coordinamento», hanno aggiunto Dario Predonzan, responsabile del settore territorio Wwf regionale e Giulia Giacomich, presidente di Italia nostra.
e.c.

 

FERRIERA - I residenti di Servola chiedono test medici: vogliamo sapere le cause dei nostri malesseri

 

Dopo petizioni, striscioni e reclami alla Polizia municipale i cittadini si rivolgono all’Ass

Non mollano la presa né depongono gli striscioni di protesta, i residenti del rione Servola. Anzi, dopo la Polizia municipale - che con cadenza regolare contattano per segnalare imbrattamenti o rilevare la concentrazione di pm10 - iniziano a chiamare pure l'Azienda sanitaria. Perché, questo ormai è chiaro, non sono più disposti a chiudersi in casa alla prima, inconfondibile, zaffata della cosidetta «puzza di Ferriera», trasportata dallo scirocco verso l'abitato, né a patire ulteriori disagi dai siti industriali presenti nell'area.
Soprattutto, reclamano una cosa: che siano eseguiti dei test medici. Per capire se le bronchiti, le lacrimazioni agli occhi, i bruciori di gola - da parecchi residenti riferite - possano essere, in qualche modo, connessi alle emissioni oppure no.
Una signora, in particolare, si è rivolta al Dipartimento di Igiene pubblica per discutere il problema con i responsabili del servizio, i quali consigliano sempre, in caso di malore, di rivolgersi alle strutture sanitarie, così da essere visitati da un medico. Una prassi che, in queste ore, viene sollecitata tramite il passa parola. La signora si chiama Dajla Jakin, ha 36 anni, vive col marito e le due figlie Ambra e Antonella, rispettivamente di 13 mesi e 9 anni, in una casetta di via Ponticello, al civico 26. Risiede lì dal 2003 e ha già avuto modo di pentirsi di quella scelta, nonostante i numerosi sacrifici che una famiglia affronta per l’acquisto di un’abitazione. «Non posso nemmeno godere del mio giardino - afferma - come arriva l’estate, prendo le bimbe e le porto fuori città, perchè hanno diritto a godersi il sole senza respirare gli imbrattamenti. L’altr’anno ho optato per il campeggio, quest’anno ho noleggiato una cabina a Sistiana. Ha idea, la gente, di cosa significhi vivere, durante la bella stagione, tappati in casa, con le finestre sigillate? Sì, quando sono venuta a vivere qui, avevo sentito che c’erano dei problemi, ma non immaginavo certo questo scenario. Due anni fa era ancora possibile, almeno di notte, dormire con le finestre aperte per lenire la calura. Oggi, assolutamente no. E poi, lo dico fracamente, contavo molto sul fatto che la Ferriera, entro il 2009, sarebbe stata chiusa. Quindi pensavo che i disagi potessero essere circoscritti nel tempo». «Non prevedevo, all’epoca, una tale situazione esasperata - ricorda - non avrei fatto, altrimenti, una tale scelta. Ora, soprattutto, per le bambine, voglio andare fino in fondo. Ho parlato con le dottoresse Brana e Mazzoleni, del Dipartimento di Prevezione, le quali mi hanno consigliato di contattare l’ospedale, in caso di malore, per ricevere la visita di un medico. Io l’ho fatto, l’altro giorno, quando ho accusato delle difficoltà respiratorie mentre stendevo il bucato ad asciugare fuori. E il dottore ha poi constatato la situazione. Anche gli altri lo possono fare». «È importante - prosegue la signora Dajla - che vengano compiuti degli studi epidemiologici sulla popolazione residente, per dissipare i nostri timori, visto che mancano dati inconfutabili. C’è sempre stata, infatti, una certa ritrosia, anche in passato, a rivolgersi ai sanitari».
Ma a creare disagi, non sono solo i fumi della Ferriera. La signora Danila Petronio, 55 anni, che vive al civico 54 di via Ponticello, se la prende anche coi rumori della centrale elettrica: «Sono nata a Servola e abito nella casa dei miei bisnonni. Fino a qualche anno fa si stava tranquilli, poi le cose sono notevolmente peggiorate. Nessuno ne parla, perchè tutti si concentrano sulla Ferriera, ma chi risiede, come me, in questa zona, ha il "piacere" di sussultare per gli improvvisi sfiati dell’impianto. Per non parlare poi dei rumori continui, 24 ore su 24, o delle vibrazioni: perfino le porte tremano!». «Ogni tanto - conclude - vedo delle grosse nubi che si levano e oscurano il paesaggio. Mi chiedo chi abbia dato le autorizzazioni a questi insediamenti e come abbia consentito la costruzione, successiva, di altre case».
C’è, infine, chi se la prende per le dichiarazioni rese l’altro giorno da alcuni giovani operai della Ferriera. «Non è vero che in passato la situazione era peggiore - riferisce un ex dipendente oggi in pensione, il quale desidera restare anonimo - ci sono studi che lo possono affermare. Sono stati condotti da istituti ed esperti già a partire dagli anni ’50. Quando ci lavoravo io, l’aria e l’ambiente era pulito, al punto che si poteva addirittura mangiare in cokeria».
ti.ca.

 

 

Bonifiche: «La barriera a mare non è tassativa» - Azzarita (Ezit): «Prima le caratterizzazioni e poi si sceglierà la soluzione tecnica»

 

Gli enti locali hanno discusso assieme la bozza dell’accordo di programma inviata dal ministero dell’Ambiente

Un importante passo in avanti, nel senso che la barriera a mare non è più un obbligo tassativo, anche se il testo va migliorato in punti non certo secondari. La bozza dell’accordo di programma sulla messa in sicurezza della falda inquinata, discussa ieri dagli enti locali in una riunione all’assessorato regionale all’Ambiente, ha suscitato commenti sostanzialmente positivi da parte dei rappresentanti di Provincia, Comune di Trieste, Comune di Muggia, Ezit e Autorità portuale.
«Ho notato una posizione compatta dei vari enti – osserva il presidente dell’Ezit, Azzarita –. Tutti hanno riconosciuto che nella bozza non si parla più del muro di dodici chilometri, ma di progetti da valutare per contenere la falda nei tratti in cui sarà necessario. E questo è un punto cruciale. Non è invece cambiato – prosegue – l’atteggiamento del ministero verso i privati che non intendono partecipare al futuro progetto: il principio ”chi non ha inquinato non paga” non è ancora nero su bianco».
Azzarita annota poi che dalla bozza non risulta alcuna partecipazione «forzata» all’accordo per le aziende del comprensorio Ezit, anche se «c’è sempre il tentativo di far partecipare i titolari delle imprese. Ma prima di scegliere il progetto di contenimento – aggiunge – si devono effettuare le caratterizzazioni, e su questo punto ho insistito sul ruolo dell’Ezit come soggetto unico deputato a gestirle».
«Condividiamo quanto segnalato dall’Ezit – osserva la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat –. Bisogna partire con le caratterizzazioni, e poi vedere chi ha inquinato e chi no. Puntiamo molto sulle caratterizzazioni, per sbloccare le aree che risulteranno non inquinate».
La presidente della Provincia sottolinea poi che va inserito il sostegno agli imprenditori privati: «Nella caratterizzazione vanno supportati finanziariamente anche i privati – spiega –. Nella bozza si parla solo di enti pubblici e aree pubbliche. C’è il rischio che, se gli oneri delle bonifiche fossero eccessivi, che qualche privato sia costretto a chiudere».
«E’ stato condiviso da tutti – concorda l’assessore all’Ambiente del Comune di Trieste, Maurizio Bucci – che dalla bozza non si capisce che fine facciano i privati. Abbiamo presentato – aggiunge – un documento con la proposta di individuare a livello locale un ente che identifichi le aziende in base al ciclo produttivo, ente che potrebbe essere la Provincia visto che ha già competenze per i siti inquinati non di importanza nazionale».
Parla di passi in avanti il sindaco di Muggia Nesladek, ma rileva che vanno chiariti punti come le caratterizzazioni, l’uso dell’analisi del rischio e il principio secondo cui chi non ha inquinato non paga. «Fra i miglioramenti – precisa il sindaco – anche quello sulle priorità nelle caratterizzazioni: si parta subito per il tratto di costa del nostro comune fra Punta Olmi e Porto San Rocco, zona dove storicamente non ci sono state attività industriali e la cui uscita dal sito inquinato è essenziale per lo sviluppo turistico».

Giuseppe Palladini

 

  

Intesa, vertice su ambiente e infrastrutture - Malattia: non parleremo di vetreria. Travanut: mi rimetto al sì dell’Ass. Metz: parere contraddittorio

 

Martedì il chiarimento politico della maggioranza regionale invocato dalla sinistra radicale: lo annuncia il capogruppo dei Cittadini

Moretton: «Attendiamo il parere dell’Arpa e quello delle Foreste, poi toccherà alla Via»

TRIESTE «Il tema della vetreria non è all’ordine del giorno. E non siamo disposti a discuterne». Riccardo Illy non ha ancora inviato la convocazione ufficiale, ma Bruno Malattia gioca d’anticipo: martedì pomeriggio, a meno di sorprese, il presidente della Regione riunisce segretari e capigruppo di Intesa democratica per il chiarimento politico promesso il 31 maggio, all’ultimo vertice di maggioranza, quando aveva raccolto l’invito della sinistra radicale, profondamente a disagio per il metodo decisionale adottato in materia di ambiente e infrastrutture.
Eppure, nonostante quel chiarimento nasca sulla scia delle minacce d’abbandono dei Verdi, dell’iter burrascoso del cementificio, dei voti bipartisan, delle scelte future su Tav e dintorni e, alla fin fine, del timore di un taglio delle ali estreme della coalizione in prospettiva 2008, il capogruppo dei Cittadini mette le mani avanti. E avverte che la vetreria di San Giorgio di Nogaro, ultimo «tormentone» che rischia di dividere la maggioranza, non deve entrare nella riunione di martedì. Nemmeno di straforo. «E perché mai deve entrarci? La riunione con il presidente serve a discutere di politica» afferma il diessino Mauro Travanut. «Ed è molto importante» aggiunge il rifondatore Giulio Lauri.
Di sicuro, però, nonostante la riunione tra Illy e la maggioranza abbia un respiro politico diverso e più ampio, la vetreria occupa ancora la scena. E il parere favorevole dell’Azienda sanitaria della Bassa, seppur condizionato al trasporto via mare delle materie prime e al monitoraggio della qualità dell’aria, non fuga paure e perplessità. Piuttosto, sembra incrinare il «fronte del no» costituitosi attorno al cementificio: Verdi, sinistra radicale e comitati confermano la contrarietà ma Travanut, dopo la battaglia all’ultimo sangue contro il «mostro di Torviscosa», cambia registro. Più esattamente, accetta il verdetto dell’Ass: «Non ho dubbi che sia valido e non mi sogno di metterlo in discussione. L’Azienda della Bassa, peraltro, ha più volte dimostrato di non inchinarsi alle pressioni esterne». Nessuno stupore, quindi, se il parere sulla vetreria è diverso da quello sul cementificio: «Ci sono differenze abissali, il secondo è in zona Seveso e la prima no, il secondo prevede il trasporto via terra e la prima via mare, e così via...» afferma il diessino. I comitati possono non gradire? «Rispondo alla politica, al mio partito e alla mia logica». Sia chiaro, però: Travanut non intende defilarsi. E, anzi, ricorda d’aver sollecitato una riunione con il vicepresidente Gianfranco Moretton, quella sì dedicata alla vetreria, «da tenersi la prossima settimana».
Come dimenticare, d’altronde, che l’impianto della Sangalli rimane un tema caldo per la maggioranza? I Verdi non intendono permetterlo: «Il parere dell’Ass lascia molto perplessi perché è in contraddizione con quello sul cementificio, in cui si evidenziava che l’area della Bassa è satura di emissioni. Cos’è cambiato? Come si può bonificare autorizzando impianti inquinanti? Dove sono le centraline per misurare le ricadute sull’ecosistema?» afferma Sandro Metz. E ancora: «La vetreria è a ridosso della laguna di Grado e Marano e quindi di un sito di interesse comunitario tanto da richiedere la valutazione d’incidenza che va inviata alla commissione europea, pena la procedura d’infrazione». Nemmeno i comitati intendono abbassare la guardia: «Aspettiamo di leggere il parere dell’Ass per coglierne le sfumature e comprendere il peso delle prescrizioni. Comunque - spiega il portavoce Mareno Settimo - noi riteniamo sin d’ora che si debbano innanzitutto imporre i catalizzatori alla centrale a turbogas e solo in seguito valutare l’impatto della vetreria». Nell’attesa, i comitati annunciano l’invio di osservazioni alla commissione Via e riunioni a Marano e Lignano «per sensibilizzare le popolazioni locali».
La strada della vetreria, d’altronde, è ancora lunga. Lo ribadisce Moretton: ci vogliono il parere dell’Arpa e quello della direzione alle Foreste «in quanto la vetreria confina con un sito di interesse comunitario e richiede la valutazione d’incidenza», poi si apre l’istruttoria del servizio di Via, quindi si riunisce la commissione, e solo alla fine si delibera in giunta. Come finirà? «Decideremo, come sempre, nel rispetto delle norme» risponde il vicepresidente. Ma sin d’ora, al fine di evitare i pasticci del passato, Malattia chiede un rafforzamento del livello tecnico: «Quello politico, per decidere, ha bisogno di risultati chiari e univoci».

Roberta Giani

 

 

LA SFIDA DEL CORRIDOIO 5 - TRIESTE E IL PASSAGGIO A NORD EST

 

Oggi alle 18 al caffè Tommaseo viene presentato il libro di Franco Migliorini «Un corridoio tutto da inventare». Sul tema pubblichiamo questa riflessione.
Agli antichi romani, gente pratica, non sarebbe mai venuto in mente di chiamarlo corridoio. Eppure, quello che oggi indichiamo come «Corridoio 5», destinato a collegare il Sud della casa comune europea da Ovest a Est traversando la pianura padana, loro l'avevano già fatto.

 Era il grande asse della Postumia, che da Genova raggiungeva Vicenza e da qui Aquileia, per poi affacciarsi ad est, oltre confine, fino a Iulia Aemona, l'odierna Lubiana. Il tracciato, attraversando la parte meridionale delle Alpi Giulie e i rilievi del Carso, aveva il pregio di unire la pianura padana, attraverso la X Regio Venetia et Histria (praticamente l'odierno Nordest), e il mar Adriatico, con i territori bagnati dalla Sava e dal corso del basso Danubio. Un itinerario che a sua volta correva lungo le tracce della grande Via dell'Ocra (esistente dai tempi preistorici), nome con cui Strabone indica il collegamento tra il bacino adriatico e l'est del continente. L'arteria venne realizzata in due tranches, tra gli inizi del primo secolo avanti Cristo e la seconda metà; quest'ultima, in particolare, in soli due anni, tra il 35 e il 33, a supporto della campagna di Ottaviano in Pannonia, autentico granaio imperiale.
Duemila anni dopo, ormai da parecchio tempo e chissà ancora per quanto (rischiando di farlo finire in un vicolo cieco), noi stiamo ancora discutendo di "Un corridoio tutto da inventare", come lo sintetizza efficacemente il titolo del libro appena proposto da Franco Migliorini per la collana promossa dalla rivista "nordesteuropa.it". Migliorini, docente di Storia e cultura del territorio, è uno dei più autorevoli esperti in pianificazione urbanistica e territoriale, e ha il raro pregio di saper trasmettere in maniera semplice quanto incisiva le nitide idee che ha in testa, nutrite da una solida competenza: virtù che fa difetto a troppi di coloro che a vario titolo (e a volte senza nessun titolo) disquisiscono della materia.
Il libro, in realtà, affronta un tema molto più ampio del corridoio 5: la risposta da dare all'interrogativo strategico "dove potrebbe andare il Nordest". Una sua proposta l'autore la fa: riuscire a passare, grazie alle dinamiche che ruotano attorno al corridoio, da oggetto di trasformazioni profonde a soggetto di un cambiamento condiviso, "un luogo dove riconoscersi e lavorare, guardando avanti". Che detta così sembra l'uovo di Colombo, se non fosse che di frittate, nel frattempo, l'inconcludente Nordest ne ha sfornate fin troppe. Accumulando nel contempo due pesanti ritardi, come segnala nell'introduzione Paolo Costa, presidente della commissione trasporti dell'Europarlamento: quello di attuare il corridoio 5 specie sul fronte orientale, da Milano a Trieste e oltre in Slovenia; e quello di dar vita a un asse forte metropolitano tra Venezia e Padova che faccia da volano all'intera area.
Naturalmente, le cose non sono così semplici come ai tempi dei romani (i quali peraltro stenterebbero assai a identificarsi nei loro odierni discendenti). I dieci corridoi paneuropei in cui rientra quello oggetto del libro riguardano 25mila km di reti ferroviarie, 23mila di reti stradali, 38 aeroporti, 13 porti marittimi e 49 porti fluviali. Inoltre, ciascuno di essi è organizzato in un sistema a tre livelli che include trasporti, energia e telecomunicazioni. Peccato che il famigerato numero 5 versi in ritardi e incertezze tali da comprometterne la stessa realizzazione; mentre a non molta distanza da noi, di là delle Alpi, galoppa l'alternativa del cosiddetto "progetto Magistrale" per collegare Parigi con Budapest incrociando tutte le direttrici nord-sud del Centro Europa ma raccordandole a nord dell'arco alpino. Cioè un diretto quanto temibile concorrente, come giustamente segnala Migliorini.
Il fatto è che in casa nostra il dibattito rimane prevalentemente ancorato al tracciato e all'impatto ambientale, anziché cogliere l'occasione di ragionare su una diversa visione del Nordest. Lasciamolo dire all'autore, che sa farlo molto meglio: "E' questo il passaggio che manca, non una questione di infrastrutture ma di come il Nordest si attrezza per stare in Europa, usando gli strumenti che l'Europa offre, ma che non può imporre a nessuno che non lo voglia, o che non sappia raccordare i problemi locali, come il traffico, al dato più generale: un sistema di relazioni in crescita esponenziale che richiede risposte strategiche e generali, e non solo rimedi empirici e locali, a ridosso della cadenza elettorale. Qui si percepisce l'esistenza di una governance, se c'è".

Se c'è, appunto. Ma se per governance s'intende "una condivisione di obiettivi strategici alla quale una pluralità di decisori convintamente si riferisce, sulla base di un'intesa sia esplicita che implicita, ma comunque stabile nel tempo" (come la definisce Migliorini), allora è proprio di là da venire. Rimane la realtà di un'area piena di potenzialità, che da Verona a Trieste misura appena 250 km di distanza; peccato che quei chilometri, come fa notare l'autore, oggi si percorrano in almeno (almeno…) 150 minuti di auto e 200 di treno: fatte le debite proporzioni tecnologiche, più di quel che ci mettevano duemila anni fa i convogli romani. Ma quella, con tutta evidenza, era decisamente un'altra Roma.
Francesco Jori

 

 

Incontro su Corridoio 5 e Alta velocità

 

TRIESTE Stringono i tempi per non perdere l'ultimo treno per il corridoio 5, Lisbona-Kiev, che attraversa la pianura padana. A proporre una riflessione a più voci sull'argomento, oggi alle 18 a Trieste, al caffè Tommaseo nell'omonima piazza, viene presentato il libro di Franco Migliorini «Un corridoio tutto da inventare (L'alta velocità per far crescere città e distretti)», edito da Marsilio, e che rientra nella serie proposta dalla rivista «Nordesteuropa.it», con la collaborazione della Fondazione Nordest. Stimolante il tema scelto per l'incontro: «Alta velocità, ultima chiamata (il corridoio 5 come strumento per aprire nuove relazioni a livello europeo e locale)». A discuterne, con la regia del direttore de «Il Piccolo» Sergio Baraldi, sono Paolo Costa, presidente della commissione trasporti dell'Europarlamento, Claudio Boniciolli, presidente dell'Autorità portuale di Trieste, ed Enrico Marchi, presidente di Save spa. Presenta Caterina Della Torre, presidente di Aidda Friuli-Venezia Giulia

 

 

IL CASO SERVOLA - UN PROGETTO PER LA FERRIERA

 

Non credo, francamente, che il sindacato possa essere annoverato tra i «peggiori nemici» del benessere della città.

E tantomeno dei lavoratori della Ferriera. Né ci si può accusare di opporre il "ricatto occupazionale" ad ogni ipotesi di chiusura. La posizione di Cgil, Cisl, Uil è stata chiara fin dall'inizio: non sottoscrivemmo il protocollo condiviso nel 2002 dalle istituzioni, dalle categorie economiche e dalla proprietà di allora sulla chiusura dello stabilimento entro il 2009, perché non veniva garantita la ricollocazione dei dipendenti della fabbrica e dell'indotto. Questa condizione non si è modificata da allora ad oggi, anzi, si è aggravata: il mercato del lavoro fa fatica a riassorbire un numero significativo di lavoratori espulsi dalle aziende entrate nel frattempo in crisi. Ciò deriva da un complesso di motivazioni, delle quali la principale è costituita dal fatto che non si riesce a venire a capo del problema delle procedure, dei costi e delle modalità della bonifica del sito inquinato di interesse nazionale, precondizione per garantire nuovi insediamenti mirati ad assorbire i più di mille dipendenti dello stabilimento e dell'indotto.
Va ricordato che questa valutazione fu condivisa, capovolgendo l'impostazione iniziale, da quasi tutti i firmatari del protocollo del 2002 (tranne Comune e Provincia) in un documento sottoscritto in Camera di commercio nel novembre 2004, nel quale si chiedeva all'azienda di effettuare gli investimenti necessari a continuare la produzione, riducendo entro limiti accettabili l'impatto ambientale. Col cambio di proprietà e l'avvento di Severstal fu l'Azienda stessa a manifestare - un anno dopo - l'intenzione di proseguire l'attività produttiva, impegnandosi ad effettuare gli investimenti ambientali necessari. La Regione pose tre condizioni, da noi condivise: riduzione verificabile dell'impatto ambientale, garanzie sulla sicurezza nello stabilimento, mantenimento dei livelli occupazionali. Le ultime due sono state sostanzialmente rispettate: sul fronte della sicurezza attraverso un protocollo sottoscritto nell'aprile 2006 tra proprietà, Asl, Inail e sindacati di categoria maggiormente rappresentativi. Su quello occupazionale con un leggero ma percepibile incremento degli addetti.
Siamo invece ancora a livello istruttorio per quanto riguarda la certificazione ambientale. Proprio per questo siamo fortemente preoccupati per i dati emersi in questi giorni, che non si limitano peraltro al fronte mare della Ferriera: ci deve essere un chiarimento tra istituzioni e azienda e quest'ultima deve operare per mantenere le emissioni nei limiti di legge e proseguire col piano di investimenti che ci è stato illustrato dal nuovo Amministratore delegato solo poche settimane fa. Peraltro nell'ultima riunione del tavolo istituzionale era emersa per la prima volta una sintonia nelle posizioni delle amministrazioni pubbliche (Regione, Comune, Provincia), dell'azienda e del sindacato su tre punti condivisi: continuazione della produzione in sicurezza, diversificazione degli investimenti, graduale riconversione in vista di un diverso assetto produttivo capace di fornire quelle garanzie occupazionali che non costituiscono un "ricatto", ma un diritto per i lavoratori che per anni hanno contribuito a sostenere l'economia triestina con rischio e fatica.
Crediamo che questa rimanga la strada da percorrere con realismo e senso di responsabilità. Essa richiede tuttavia un'accelerazione nella progettazione, che deve coinvolgere Comune, Provincia, Regione e Governo nei rispettivi ruoli. Ma crediamo anche che non vi sia spazio per scorciatoie né per fantasie anche suggestive, facili da scrivere, ma molto più difficili da perseguire. Continueremo perciò ad insistere perché l'Azienda metta in campo quegli interventi ambientali che consentano di proseguire la produzione finchè non matureranno le condizioni per un vero e proprio accordo di programma costruito su singoli passaggi verificabili e su tempi certi, che preveda con precisione soggetti contraenti, competenze, impegni di ciascuno, caratteristiche delle iniziative industriali capaci di garantire e sviluppare l'occupazione, qualità e natura degli investimenti. Solo allora, quando tutti gli operai e i tecnici della Ferriera potranno contare su un nuovo posto di lavoro, potremo dire di aver svolto il nostro compito. La nostra posizione è chiara. Chiediamo all'Azienda e alle Istituzioni altrettanta chiarezza.
Franco Belci - segretario generale Cgil Trieste

 

 

Libro sull’alta velocità al Caffè Tommaseo

 

Stringono i tempi per non perdere l’ultimo treno per il corridoio 5, Lisbona-Kiev, attraverso la pianura Padana. A proporre una riflessione sull’argomento, oggi alle 18 al Caffè Tommaseo viene presentato il libro di Franco Migliorini «Un corridoio tutto da inventare - L’alta velocità per far crescere città e distretti» (ed. Marsilio), e che rientra nella serie proposta dalla rivista «Nordesteuropa.it», con la collaborazione della Fondazione Nordest. Il tema scelto per l’incontro è: «Alta velocità, ultima chiamata (il corridoio 5 come strumento per aprire nuove relazioni a livello europeo e locale)». A discuterne, con la regia del direttore de «Il Piccolo» Sergio Baraldi, sono Paolo Costa, presidente della commissione trasporti dell’Europarlamento, Claudio Boniciolli, presidente dell’Autorità portuale, ed Enrico Marchi, presidente di Save spa. Presenta Caterina Della Torre, presidente di Aidda regionale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 21 giugno 2007

 

 

Ferriera, i residenti: «Polveri, ora la verità» - «Controllate anche il ricreatorio Gentilli». Dipiazza: andrò a Roma con Illy

 

Le testimonianze di un gruppo di servolani che ha fatto controllare le emissioni dall’Arpa e chiede verifiche più accurate

Vogliono sapere se nel posto in cui vivono l’aria è pulita. Se il pulviscolo nerastro che si deposita su davanzali, giardini e automobili possa in qualche modo rappresentare un rischio per la loro salute. E per questo, in via autonoma, hanno già fatto intervenire diverse volte i tecnici dell’Arpa. Ora chiedono di più: che i periti effettuino dei rilevamenti a campione sulle concentrazioni delle polveri sottili pm10 anche all’interno delle case e non soltanto all’esterno, ovvero tramite le centraline presenti sulle pubbliche vie. Chiudere o non chiudere lo stabilimento, per i residenti delle vie immediatamente prospicenti alla Ferriera, è un aspetto della vicenda che passa in secondo piano rispetto a quello primario dell’integrità fisica. Ed è il motivo per cui diverse famiglie, deluse dal fatto di veder diventare lettera morta le proprie proteste, si sono attivate da sole, sollecitando interventi o raccolte firme, e chiamando con frequenza i vigili urbani del Comune di Trieste per ottenere un riscontro ufficiale dei disagi patiti. Così sono arrivati ad apprendere che, in taluni casi, i livelli di concentrazioni delle polveri sottili hanno superato i limiti fissati per legge.
Il sindaco Roberto Dipiazza, ieri sera, è intervenuto sulla Ferriera: «L’impianto siderurgico, come testimoniano i dati Arpa, non può più convivere con l’abitato. Noi siamo riusciti a creare un movimento comune, ora l’obiettivo è trovare un modo per riconvertire la struttura e ricollocare 500 lavoratori. I tempi sono maturi: chiederò a Illy di venire con me a Roma per rintracciare assieme gli ammortizzatori sociali, così la chiusura non avrà un costo sociale».
Ma intanto, da qualche giorno, una nuova battaglia si è aperta e riguarda il ricreatorio Gentilli, un polo aggregativo assai frequentato. Il signor Nevio Tul, che ha 67 anni e risiede al civico 15 di via Pitacco, si è deciso a prendere carta e penna per inoltrare un reclamo al Servizio ambiente del Comune, nel quale ha richiesto, venerdì scorso, la misurazione costante delle polveri sottili all’interno del centro, da parte dei tecnici Arpa. Questo perché, come ha rimarcato Tul allegando documenti relativi agli sforamenti registrati in più occasioni dalla centralina di via Carpineto, il ricreatorio si trova distante poche decine di metri dalla stessa centralina. Una circostanza, questa, che evidentemente lo spinge a supporre che anche lì ci potrebbero essere significativi superamenti dei valori. «Vivo da dieci anni nella casa ch’era di mia madre - spiega Nevio Tul - e mi sono deciso a inoltrare il reclamo al direttore del Servizio ambiente, l’ingegner Caputi, perché è mio dovere, giunto a quest’età, preoccuparmi per le future generazioni. Il ricreatorio, infatti, è meta quotidiana di tanti ragazzi, tra cui pure mio nipote Pietro, di 7 anni. E non scordiamo che il quartiere di Servola, vessato da fumi e imbrattamenti, ospita un asilo in via Pane bianco e uno in via Svevo, dove ci sono anche una scuola elementare e una media. E poi abbiamo l’elementare di via Marco Praga e la saletta della scuola De Marchi. Vale quindi la pena ricordare che le polveri, una volta penetrate nei locali, non sono di così facile rimozione». Una domenica pomeriggio, lo scorso 18 marzo, Tul ha chiamato la Polizia municipale a causa del rinvenimento di pulviscolo nero sul pavimento del proprio terrazzo. La sera stessa, alle 20.30, un tecnico dell’Arpa ha misurato, all’interno della casa, una concentrazione di pm10 pari a 68 microgrammi per metro cubo. Il limite, solo per l’ambiente esterno, è fissato a quota 50. Anche a seguito di ciò, duecento abitanti della zona prospicente lo stabilimento della Ferriera (vie Pitacco, San Lorenzo in Selva, dei Giardini, Ponticello) hanno sottoscritto una petizione nella quale, per via delle «continue e abbondanti emissioni di polveri e gas irritanti che creano problemi alle vie respiratorie e non solo», chiedono «che i rilevamenti delle concentrazioni delle polveri sottili pm10 eseguiti dall’Arpa siano effettuati a campione anche all’interno delle case e non soltanto all’esterno». «È dal ’97 - conclude Tul - che le lamentele vanno avanti senza che la situazione migliori davvero. E lo scenario non cambia nonostante i recenti proclami fatti dall’azienda o le passate delibere dell’amministrazione, la quale già nel ’99 annunciava tavoli di concertazione per "permettere nel tempo un generale miglioramento, dal punto di vista ambientale, del sito industriale con conseguente positiva ripercussione sulla qualità della vita circostante" (delibera 28 giugno 1999, ndr). Ora siamo veramente stufi».
Che la situazione, negli ultimi tempi, sia diventata insostenibile lo conferma anche chi nel rione ci abita da sempre. «Sono nata a Servola e ci vivo da 59 anni - racconta la signora Luciana Suman, residente in via Ponticello 24 - da bambina giocavo all’aperto senza accusare alcun tipo di problema: oggi, quando vengono a trovarmi i nipoti di 11 mesi e 6 anni, non li posso nemmeno portare in cortile. Già questo indica che qualcosa è cambiato. Viviamo barricati in casa e non siamo liberi di tenere aperte le finestre quando ci pare. Possiedo un ciliegio, ma non ne mangerei mai i frutti. Due anni fa, dopo una giornata trascorsa tra puzze e fumi, nella mia via sono stati rilevati 660 microgrammi per metro cubo di pm10. Posso credere che ciò faccia bene alla nostra salute? Si vive male: da due anni ho la bronchite, come altre persone nel quartiere, e non sono neppure una fumatrice. E nella via Ponticello, ci sono bambini che soffrono di gravi patologie: certo non si può dire nulla ma la situazione preoccupa». Il marito della signora Luciana,
Giuseppe Sindici, ha lavorato a lungo nella Ferriera: «Prima non c’erano queste condizioni - conclude - e lo so bene perchè tutti gli ambienti venivano controllati e manutenuti con costanza e assiduità. L’ultimo anno di lavoro l’ho fatto sotto la direzione Lucchini: ebbene, da 8 manutentori, in quei mesi, si passò a 4 e pure la manutenzione preventiva non veniva più compiuta ma si assicurava solo quella di rottura. La progressiva privatizzazione dell’impianto ha generato le attuali condizioni. Oggi, a ogni protesta, vengono promessi interventi per contenere o azzerare le emissioni, ma io dico che se questi lavori fossero stati eseguiti, non ci troveremmo oggi in queste condizioni».

Tiziana Carpinelli

 

  

BONIFICHE - «Sito inquinato, la Provincia non ha competenza» - Caratterizzazioni e bonifiche spettano all’Ezit in base a una legge regionale

 

La presidente dell’ente Bassa Poropat replica alla proposta del senatore Camber sul «censimento» delle aziende

Per superare la paralisi dello sviluppo economico, Assindustria afferma che vanno trasferite all’Ente zona industriale le risorse previste dal piano nazionale

La già intricata questione delle bonifiche si «arricchisce» della polemica politica. Replicando indirettamente alla proposta del sen. Camber al consiglio di amministrazione dell’Ezit (censimento dell’attività delle singole aziende da assegnare alla Provincia, ndr), e a quanti l’hanno sostenuta, la presidente dell’ente, Bassa Poropat, afferma che «una disinformazione, forse strumentale, è alla base di quanti sostengono che la Provincia abbia competenze dirette nella bonifica del Sito inquinato di interesse nazionale».
La Bassa Poropat ricorda poi che è stata la Regione, con la legge 15/2004, ad affidare all’Ezit il compito di predisporre il piano di caratterizzazione dell’area, e aggiunge che «questa attribuzione fu polemicamente contestata dalla passata amministrazione provinciale, che la definì illegittima, e sulla base di questa convinzione la Provincia fu l’unico ente a non sottoscrivere l’accordo di programma».
Entrando nel merito della proposta di una verifica azienda per azienda del tipo di attività, per individuare quelle inquinanti, la presidente della Provincia precisa poi che «il primo obiettivo del piano di caratterizzazione consiste nel descrivere tutte le attività che si sono svolte e che si svolgono sul sito inquinato. Il piano – aggiunge – deve inoltre individuare le correlazioni tra le attività che si sono svolte storicamente nell’area e la contaminazione ipotizzata».
La Bassa Poropat conclude affermando che «anche volendo la Provincia non potrebbe occuparsi di un compito che una legge regionale ha affidato all’Ezit, ente con il quale, a differenza della passata amministrazione, condividiamo modalità e finalità dell’operato».
La Regione intanto va avanti sul fronte della bozza dell’accordo di programma per la messa in sicurezza della falda inquinata (la contestata barriera a mare), bozza che il ministero dell’Ambiente ha inviato agli enti locali qualche settimana fa.
Nella sede dell’assessorato all’Ambiente stamane si riuniranno quindi, oltre ai funzionari della Regione, la presidente della Provincia, il sindaco di Muggia, il presidente dell’Ezit, il Comune di Trieste e l’Autorità portuale. Al centro della discussione, come detto, i contenuti della bozza di accordo, in vista della risposta che il ministero attende entro il 30 giugno.
Sul nodo del sito inquinato e delle bonifiche interviene anche l’Associazione industriali, ricordando che sono trascorsi più di quattro anni dal decreto di perimetrazione del sito. «I criteri di definizione delle aree da porre sotto indagine – rileva Assindustria – in quanto non originati da logiche scientifiche hanno introdotto ulteriori complicazioni giungendo al risultato attuale: la totale paralisi dello sviluppo economico della provincia». Paralisi dovuta al fatto che non ci sono aree per nuovi insediamenti produttivi ma non si possono neanche ampliare le attività esistenti.
Per superare l’impasse Assindustria ribadisce che «è necessario trasferire all’Ezit le risorse destinate al piano nazionale di bonifica, per effettuare le investigazioni delle matrici ambientali e quindi intervenire sui punti di reale criticità».
Con le norme attuali, secondo gli industriali, i costi per le bonifiche sono insostenibili. «Per il sito di Trieste, la stima delle risorse necessarie ammonta a oltre 500 milioni di euro. E se da un lato – osserva Assindustria – non è ancora chiarito come si garantirà la copertura economica, dall’altro non c’è l’esplicita garanzia di tutela per chi è estraneo a ogni responsabilità di inquinamento, in armonia con il principio comunitario ”chi non ha inquinato non paga”». Si devono quindi focalizzare gli sforzi, concludono gli industriali, per il recupero ambientale delle situazioni di provata criticità, prevedendo gli interventi e i costi in relazione all’accertamento delle responsabilità.
gi. pa.

 

 

Cattinara, dagli scarichi spunta il toluene  - Tre i nomi degli indagati finora emersi, sull’identità degli altri due massimo riserbo in Procura

 

Una nota dell’azienda ospedaliera precisa le modalità di eliminazione dei prelievi organici e aggiunge particolari inquietanti alla vicenda

Non c’è solo l’indagine del sostituto procuratore Maddalena Chergia sulla presunta violazione delle norme ambientali nel laboratorio analisi di Cattinara, ma ora spunta anche il caso del toluene.

A denunciarlo pubblicamente sono gli stessi vertici dell’Azienda ospedaliera triestina (e non l’azienda per i servizi sanitari come erroneamente indicato ieri). In una nota si legge che l’idrocarburo altamente cancerogeno usato solitamente come solvente di vernici è stato «rinvenuto nei reflui dell’ospedale» dai carabinieri dei Nas. «Appare quantomeno sorprendente - continua il documento - che tale sostanza possa essere stata rinvenuta se non per effetto di possibili comportamenti dolosi di soggetti interessati a danneggiare l’immagine dell’ospedale di Trieste».
Intanto si è appreso che nei prossimi giorni il magistrato che dirige l’indagine inizierà gli interrogatori degli indagati. Si tratta del direttore di presidio Lucia Pelusi, del responsabile del laboratorio Bruno Biasioli e del tecnico del dipartimento Maurizio Canaletti. Indagati anche altri due dirigenti sulla cui identità viene mantenuto il massimo riserbo. Per tutti i cinque è ipotizzata a vario titolo l’accusa di concorso nella violazione dell’articolo 256 del decreto legislativo 152 del 2006 riguardante la gestione dei rifiuti speciali.
L’altra mattina i carabinieri dei Nas hanno posto sotto sequestro preventivo - come ordinato dal gip Raffaele Morvay - sei apparecchiature per le analisi concedendo «la facoltà d’uso condizionata - si legge nel provvedimento - alla regolarità dello smaltimento dei rifiuti prodotti». In pratica il provvedimento giudiziario riguarda esclusivamente i raccordi di collegamento delle apparecchiature alla rete fognaria cittadina. Tant’è che anche ieri sono state eseguite regolarmente le analisi. In tutto come ogni giorno in numero di circa 400.
Sulla vicenda si registra una precisazione dell’Azienda ospedaliera. «In nessun caso sostanze organiche potenzialmente infette, quali sangue, urine ed altro o reagenti concentrati sono stati sversati nella rete fognaria cittadina - si legge -. Ciò che invece è oggetto di verifica, a seguito dell’ispezione dei Nas, è la liceità dello smaltimento attraverso la rete fognaria delle acque di lavaggio delle apparecchiature oggetto di sequestro che possono rientrare nella tipologia degli scarichi industriali la cui eliminazione attraverso la rete fognaria risulta, tra l’altro, debitamente autorizzata dal Comune».

Corrado Barbacini

 

 

Timignano resta zona verde - Importante decisione della giunta anche per i borghi carsici

 

Opicina, Timignano e Poggi Sant’Anna non diventeranno agglomerati di cemento, ma conserveranno la fisionomia attuale, più equilibrata e a misura d’uomo. L’annuncio è stato dato ieri dall’assessore Maurizio Bucci, che ha parlato di «correzione di tiro rispetto al precedente progetto di urbanizzazione. Il piano partiva dal presupposto di una crescita esponenziale della popolazione residente in queste aree, fenomeno che non si è avverato. Abbiamo perciò pensato di rivedere stime e progettazione, adottando la variante che permette ai residenti, che più volte avevano chiesto quale sarebbe stato il loro futuro, di dormire sonni più tranquilli».
I volumi di edificabilità di Poggi Sant’Anna e Timignano scendono del 50 per cento, quelli di Opicina del 30 per cento. Calano anche le altezze massime: le altezze delle costruzioni C3 non potranno superare i 6 metri e mezzo a Timignano e Sant’Anna e i 7 e mezzo a Opicina. Quindici metri invece la soglia per gli edifici ex C1. «Siamo soddisfatti di poter fare questo annuncio – ha proseguito Bucci – perché così si salvaguarderanno le aree verdi esistenti, che altrimenti avrebbero dovuto essere sacrificate a un processo di cementificazione».
In particolare i nuovi limiti delle altezze sono stati giudicati dall’assessore comunale «un concreto segnale di risposta alle esigenze della popolazione residente, che temeva di veder modificato il proprio spazio e di perdere, nei casi nei quali esiste – ha aggiunto – la possibilità di godere del panorama». Nell’occasione, Bucci ha commentato anche altre scelte della giunta: «Un ulteriore primo importante passo è stato fatto anche per Basovizza, Trebiciano e Longera – ha specificato - tre borghi carsici che, sentiti i residenti, abbiamo voluto mantenere e rispettare nei loro equilibri e nella tipologia abitativa che è propria di queste specifiche e caratteristiche zone». Bucci ha concluso: «Intervenire in questa materia è molto delicato, si va a incidere direttamente su interessi economici evidenti».
u. s.

 

 

L’Azienda sanitaria dice sì alla vetreria - Ma l’ok è vincolato a due prescrizioni: trasporti via mare e monitoraggio delle emissioni

 

In Regione è arrivato il parere bis sulle ricadute per la salute umana dell’impianto Sangalli a San Giorgio di Nogaro

Ora si attende il verdetto dell’Arpa. Poi si riunirà la commissione Via - I comitati del «no» sono già pronti a ricorrere alle vie giudiziarie

TRIESTE Un parere favorevole con prescrizioni. Due in particolare: l’obbligo del trasporto di materia prima via mare e un monitoraggio continuo al camino. L’Azienda sanitaria della Bassa friulana dà il via libera, seppur condizionato, alla vetreria di San Giorgio di Nogaro: un primo importante passo verso l’insediamento in Friuli dello stabilimento voluto dall’azienda Sangalli. Il documento, firmato dal responsabile del servizio igiene-tecnica Carlo Piani, è arrivato ieri mattina negli uffici della direzione regionale dell’Ambiente.
SÌ VINCOLATO Parere favorevole con prescrizioni, sintetizza l’Ass numero 5. Innanzitutto si chiede alla Sangalli di provvedere via nave all’approvvigionamento di materia prima, con movimentazione dal porto allo stabilimento per mezzo di nastri trasportatori chiusi, in modo da non superare i 4 viaggi di camion per ora. E, altra condizione per un via libero definitivo, l’Azienda sanitaria impone l’installazione di una centralina di monitoraggio delle emissioni inquinanti, in modo da verificare costantemente il rispetto dei parametri di legge. In particolare, si controlleranno le emissioni di polveri sottili, biossido di zolfo, ossido e biossido di azoto. L’installazione, si precisa ulteriormente, dovrà avvenire prima della messa a regime della vetreria e dovrà essere concordata con la stessa Azienda sanitaria della Bassa.
PARERE BIS Il documento consegnato alla direzione dell’Ambiente è la risposta alla richiesta della Regione che, di fronte a una prima espressione dell’Ass che si prestava a interpretazioni difformi, aveva rispedito le carte al mittente sollecitando un parere inequivocabile. Parere che adesso è arrivato e che si aggiunge a quelli favorevoli di San Giorgio di Nogaro, Torviscosa e Carlino, mentre a dire «no» al nuovo insediamento industriale nella Bassa sono stati la Provincia di Gorizia, Marano e Porpetto.
L’OK DI SAN GIORGIO A inizio gennaio, con la premessa di una relazione di un gruppo di lavoro dell'Università di Trieste che aveva individuato varie prescrizioni, il consiglio comunale di San Giorgio aveva dato il suo ok allo studio di impatto ambientale e alla relazione di incidenza presentati dalla Sangalli su un progetto che ipotizza 220 occupati e una produzione di 600 tonnellate al giorno di vetro float. Ma, da subito, non erano mancate le perplessità di ambientalisti e cittadini, preoccupati in particolare per le emissioni in atmosfera, soprattutto perché sommate a quelle della centrale a turbo-gas di Torviscosa e, in prospettiva, pure a quelle del cementificio.
LE POLEMICHE Il comitato di difesa ambientale parlò di «attentato alla salute pubblica». Paolo De Toni, in particolare, segnalò le concentrazioni di ossido di azoto «oltre i limiti di legge», denunciò la riduzione del camino progettato da 80 a 60 metri, il non rispetto del protocollo di Kyoto, la mancata realizzazione di una barriera di mascheramento a protezione della laguna e l’assenza di una comparazione quantitativa con gli impatti ambientali dello stabilimento che la Sangalli ha già in Puglia.
IL NO DI GORIZIA Molto chiaro anche il «no» tecnico della Provincia di Gorizia. Nel documento firmato dal responsabile della gestione ambientale territoriale Fabrizio Mores si argomenta la bocciatura del progetto Sangalli con la mancata notifica della valutazione ambientale, con conseguente richiesta di parere alla commissione europea (necessaria per un insediamento che impatta su un Sic, quello della laguna di Grado e Marano) e con problemi relativi agli aspetti paesaggistici, al rumore e alle emissioni in atmosfera.
LE EMISSIONI A questo punto la partita, una volta raccolto pure il parere dell’Arpa, atteso a breve, si sposterà in commissione Via. Mentre, inevitabilmente, i comitati torneranno a protestare. L’ambientalista sangiorgino Paolo De Toni, sin d’ora, non esclude il ricorso al Tar. E pure Mareno Settimo, portavoce del comitato «No al cementificio», si è già detto pronto a replicare la battaglia vinta la scorsa settimana con lo stop della giunta all’insediamento di Torviscosa (il cui consiglio comunale, questa sera, discuterà dell’inceneritore di «fluff», bocciato martedì a San Giorgio). Secondo Settimo le emissioni di ossido di azoto sono più rilevanti nel progetto del cementificio (1700 contro 1400 tonnellate annue) ma la vetreria creerebbe maggiori problemi con il biossido di zolfo (750 contro 300-350).
Marco Ballico

 

 

Maxi-incentivi alle aziende non inquinanti - Li chiede Fortuna Drossi: «Servono 50 milioni di euro per favorire una svolta nelle politiche di sviluppo»

 

TRIESTE Chiusa la vicenda cementificio, ma con il caso-vetreria ancora in piena bagarre, Uberto Fortuna Drossi lancia una proposta che coniughi le esigenze di sviluppo dei territori «inquinati» con la compatibilità ambientale. Il consigliere regionale dei Cittadini è pronto a presentare in consiglio un ordine del giorno con il quale chiede alla Regione di stanziare dei contributi importanti, ovvero 50 milioni di euro in 10 anni, alle aziende non inquinanti che si insediano su territori da bonificare.
«Il problema che dobbiamo affrontare - spiega Fortuna Drossi - è che le aziende che si insediano nei siti inquinati, come ad esempio la zona di Torviscosa e dell’Aussa Corno, a loro volta nella maggior parte dei casi producono inquinamento. Quindi, pur essendoci l’obbligo di bonificare l’area, le popolazioni si ritrovano dopo qualche decennio a dover convivere in una zona inquinata. Al tempo stesso la Regione ha un limite di intervento sotto forma di contributi determinato dalla normativa europea sugli aiuti di Stato che ammonta a 200 mila euro per azienda». La proposta di legge che Fortuna Drossi intende depositare ha l’intento di incentivare lo sviluppo nei siti inquinati di aziende innovative. In questo modo si verrebbe incontro alle esigenze, più volte sottolineate negli ultimi giorni dai sindaci della Bassa, di alimentare il tessuto economico della zona con conseguenti importante ricadute sui livelli occupazionali ma senza incidere sulla salute degli abitanti e sull’equilibrio dell’ecosistema.
«Per superare il ”de minimis” imposto dalla legge europea - spiega Drossi Fortuna - sarebbe ammissibile il contributo della Regione alle imprese che dimostrano di produrre a emissioni zero. E queste non possono che essere aziende che operano nel campo dell’hi-tech, in quanto anche le imprese ”pesanti” che hanno adottato i sistemi più avanzati di filtraggio delle emissioni, comunque inquinano l’atmosfera e il territorio. Nel bilancio della giunta, visti gli importi degli incentivi erogati negli ultimi anni alle imprese del Friuli Venezia Giulia, non è difficile trovare una posta di 50 milioni di euro da spalmare su dieci anni. Diventerebbe molto conveniente dunque per le aziende accollarsi l’onere della bonifica per poi insediare le loro strutture. Non dimentichiamo che il costo di un terreno industriale da bonificare costa al metro quadro, oltre il triplo di un’altra area edificabile destinata a uso industriale».
Ma quale potrebbe essere l’iter istituzionale e quali i tempi per rendere operativa la proposta? «Io ho intenzione, come avevo già accennato in aula durante il dibattito sul cementificio - conclude il consigliere dei Cittadini - di depositare un ordine del giorno che preferirei fosse concordato con la giunta regionale. Per rendere operativa l’iniziativa sarebbe sufficiente apportare una modifica alla Finanziaria. Tutto diventa facile se la maggioranza e l’esecutivo appoggeranno l’operazione che comporta una scelta netta di una politica industriale volta a incentivare attività produttive non tradizionali».
ci.es.

 

 

Caldo africano, consumi record di elettricità - Allerta nel Centrosud: domani previste temperature oltre i 37 gradi. Protezione civile mobilitata

 

ROMA L’allarme arriva dai meteorologi: da ieri e fino a sabato le colonnine di mercurio continueranno a salire, specie nelle regioni centromeridionali. Un avvertimento subito rilanciato dalla Protezione civile che ha fatto scattare l’allarme rosso a Catania, Palermo, Campobasso, Bari e Pescara, le cinque città in cui viene segnalato il «livello 3» d’allerta, ossia il più alto.
Il momento più difficile, segnala sempre la Protezione civile, è atteso per domani, quando le temperature supereranno abbondantemente i 30 gradi arrivando a toccare i 37 gradi a Catania e i 35 a Bari e Palermo. E parallelamente al gran caldo incalza la possibilità che possano crearsi situazioni di pericolo per i più anziani, specie quelli che vivono soli, ma anche la massima attenzione per i consumi di elettricità, volati in queste ore verso i picchi storici in seguito all’utilizzo massiccio di condizionatori d’aria e refrigeratori. Proprio ieri è stato toccato il record del 2007, segnando intorno a mezzogiorno i 54 mila megawatt consumati. Attesa oltre ogni limite, alla fine l’estate è arrivata portandosi appresso un caldo afoso e umido.
Ma nonostante le già alte temperature di questi giorni siano destinate ad aumentare ancora, non dovremmo arrivare ai picchi di calura toccata negli anni scorsi. Per Gianfranco Maracchi, direttore dell’istituto di biometeorologia Ibimet-Cnr di Firenze, «questa sarà un’estate con ondate successive di calore ma non sarà come quella del 2003». In attesa di vedere cosa accadrà nelle prossime settimane, il caldo comunque si fa sentire. Il Centrosud continua a essere la parte d’Italia più presa dalla morsa del caldo. Già ieri si boccheggiava nelle cinque città considerate più a rischio. A Catania i 37 gradi attesi per domani si sono già sfiorati (36,8 gradi), contro i 35 di Palermo, 30 di Campobasso, 33,6 di Pescara e 34,6 di Bari. Ieri consumati 54 mila megawatt, cifra non distante dal record del 2006: 55.600 megawatt. Nonostante la forte richiesta non dovrebbero sussistere però pericoli di black-out.
Carlo Rosso

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 20 giugno 2007

 

 

Ferriera, polveri 40 volte oltre i limiti - Cinquanta sforamenti in un anno. Il 65% delle pm10 è costituito da carbone (vedi tabella)

 

Il Comune ha diffuso i dati delle rilevazioni dell’Arpa nell’ambito della convenzione per il monitoraggio dello stabilimento

L’inquinamento (grave) del suolo e del mare prodotto dall’attività della Ferriera è stato quantificato qualche giorno fa attraverso i dati del ministero dell’Ambiente diffusi dai Verdi. Ma anche le misurazioni degli inquinanti nell’aria, attorno allo stabilimento di Servola, non sono meno preoccupanti. E sono cifre pesanti, che in alcuni casi fotografano uno sforamento delle polveri sottili di 40 volte il valore consentito. In questo caso le rilevazioni sono dell’Arpa, effettuate nell’ambito della convenzione triennale sottoscritta con il Comune, che ieri ha fatto un primo bilancio del complesso dei monitoraggi sulle polveri sottili (pm10).
«Lo scorso anno le centraline attorno alla Ferriera, in via Svevo e via Carpineto – ha spiegato l’assessore all’ambiente Bucci – hanno sforato il limite di legge delle pm10 rispettivamente per 50 e 47 giornate, a fronte di 19 sforamenti rilevati in piazza Libertà».
Il limite attuale per le polveri sottili è di 50 microgrammi per metro cubo, che non possono essere superati per più di 35 giorni l’anno. Ma dal 2010 il numero massimo di sforamenti sarà di soli sette giorni annui. Nei primi quattro mesi del 2007, poi, le emissioni di polveri sottili si sono mantenute sui livelli dello scorso anno.
«La Ferriera emette polveri sottili in periodi di tempo molto brevi – ha precisato l’assessore – per cui in pochi minuti si diffondono nell’aria quantità incredibili di inquinanti. E’ un problema che sfugge alle misurazioni medie giornaliere, che per forza di cose danno livelli molto più bassi».
Il Comune ha quindi incaricato l’Arpa di effettuare interventi con misuratori portatili, nei momenti in cui si verificano consistenti emissioni. «Nell’ottobre scorso – ha sottolineato Bucci – l’Arpa ha misurato picchi delle polveri sottili fino a 2200 microgrammi per metro cubo, valore rilevato in via San Lorenzo in Selva, presso la stazione ferroviaria».
Per la prima volta, inoltre, l’Arpa ha collegato la presenza di elevate concentrazioni di polveri sottili alle percezione di forti odori da parte degli abitanti. «L’azienda ha sempre sostenuto – ha ricordato l’assessore – che non c’era relazione tra odori e sforamenti delle polveri sottili. Ora è provato che quando si sente odore si respirano le pm10, con tutti i relativi disagi».
L’Arpa ha misurato anche la composizione delle polveri sottili. Dai rilievi fatti fra il novembre 2006 e l’aprile scorso, risulta che il 65% delle pm10 è costituito da una componente carboniosa, il 25% è fatto di minerali di ferro e il restante 10% da materiali inerti.
Nei primi quattro mesi di quest’anno sono state effettuate ben 2414 rilevazioni orarie, nel corso delle quali l’Arpa ha misurato anche il benzene. La concentrazione media oraria di questo pericoloso inquinante è risultata di 12,8 microgrammi per metro cubo, a fronte di un limite di 8. «In pratica – ha commentato Bucci – uno sforamento costante».
Il Comune ha già trasmesso la documentazione ricevuta dall’Arpa all’Azienda sanitaria e alla magistratura. «Attendiamo di sapere dall’Azienda sanitaria – ha spiegato l’assessore – se questi livelli di inquinamento nuociono gravemente alla salute. In caso affermativo serve un provvedimento deciso, che spetta al sindaco in quanto responsabile della salute dei cittadini».
«La situazione complessiva è preoccupante – ha proseguito Bucci –. Basta quindi col pensare che la Ferriera possa mettersi in regola. Sono troppi anni che lo promettono. Il rispetto dell’ambiente impone l’applicazione delle regole».
Concordando con quanto affermato dal segretario generale della Uil di Trieste, Luca Visentini, Bucci ha poi sostenuto che, nella prospettiva di una chiusura della Ferriera, «bisogna fare i tavoli per studiare la ricollocazione dei lavoratori. La Regione invece continua a fare tavoli per salvare lo stabilimento, cercando di dare l’autorizzaione integrata ambientale a un’azienda che continua a inquinare aria, suolo e mare».
Il problema dell’inquinamento della Ferriera riguarda, secondo l’amministrazione comunale, l’intera provincia. «Tutti i sindaci e le altre istituzioni – ha concluso l’assessore – devono mettersi attorno a un tavolo e studiare come ricollocare i lavoratori dello stabilimento. A nessuno interessa più il business della Lucchini e dei russi. La gente ha diritto a risposte e a chiare prese di posizione».
Intervenendo sul futuro economico della provincia, intanto, l’Associazione industriali afferma in una nota di «non poter immaginare che lo sviluppo industriale dei prossimi anni passi esclusivamente attraverso industrie ad alta tecnologia e con forte tasso di conoscenza».
«E’ un auspicio di tanti – prosegue Assindustria – ma è irrealistico sostenerlo. L’industria di base rimane ancora fondamentale, e sa competere sui mercati proprio perchè ricca di contenuti tecnologici, anche di alto profilo. Si rafforza quindi la necessità – conclude l’associazione – di adottare le più appropriate tecnologie, anche per rendere sostenibile la presenza di queste realtà produttive in termini di impatto ambientale e tutela della salute».

Giuseppe Palladini

 

  

Cattinara, sotto sequestro il laboratorio analisi - Si sospetta che i prelievi venissero scaricati nelle fogne. Indagati cinque dirigenti dell’Asl

 

Blitz nell’ospedale cittadino ordinato dal gip Raffaele Morvay dopo un esposto presentato da una dipendente dell’Azienda sanitaria

I carabinieri del Nas hanno messo sotto sequestro i macchinari delle analisi del laboratorio di Cattinara per violazione delle norme ambientali. I nomi di cinque dirigenti dell’Asl sono iscritti nel registro degli indagati.

Il provvedimento del Gip Raffaele Morvay è stato emesso su richiesta del pm Maddalena Chergia. Per tutti i cinque indagati è ipotizzata a vario titolo l’accusa di concorso nella violazione dell’articolo 256 del decreto legislativo 152 del 2006 riguardante la gestione dei rifiuti speciali.
Il provvedimento di sequestro preventivo è stato notificato ieri mattina ai responsabili del laboratorio e riguarda sostanzialmente i raccordi di collegamento delle apparecchiature alla rete fognaria cittadina.
I carabinieri del Nas si sono presentati alle 8 e hanno controllato tutte le macchine e le strumentazioni incollando copia del provvedimento su ognuna. Sotto sequestro parziale sono finite sei apparecchiature, quattro fanno riferimento al laboratorio che gestisce le urgenze del pronto soccorso, due effettuano esami sierologici.
Le apparecchiature finite nel mirino eseguono ogni giorno non meno di 400 test ematici e altri controlli. In pratica gli esami effettuati ai pazienti del pronto soccorso e ai degenti dell’intero ospedale di Cattinara.
L’ipotesi degli investigatori è che per un lungo periodo da quel laboratorio siano usciti un fiume di sangue e altri liquidi organici. Dopo le analisi i residui sono stati scaricati direttamente nelle fognature della città e non trattati come invece si sarebbe dovuto fare. Un sistema di smaltimento definito alla buona che - sostengono i carabinieri - sarebbe andato avanti per molti anni.
Nel laboratorio analisi diretto dal dottor Bruno Biasioli lavorano quindici tecnici specializzati. Vengono effettuate tutte le analisi riguardanti il sangue ma anche l’urina e le feci.
Da ieri pomeriggio gli scarichi delle apparecchiature incriminate sono stati staccati dalle fognature e in via temporanea sono stati collegati a particolari taniche che verranno di volta in volta prelevate e smaltite da una ditta specializzata. Nessuno dei pazienti dell’ospedale o del pronto soccorso ha subito disagi. Ma è chiaro che il sistema delle taniche è un escamotage provvisorio in attesa che venga realizzata una struttura adeguata di smaltimento.
L’indagine del pm Maddalena Chergia è stata avviata qualche tempo fa dopo la presentazione di un esposto da parte di una dipendente. Nella denuncia erano state riportate con dovizia di particolari svariate presunte manchevolezze e inadempienze della struttura sanitaria di Cattinara riguardanti non solo il laboratorio analisi. Subito dopo la segnalazione è stato effettuato un sopralluogo che ha confermato quanto esposto dalla dipendente. Il 15 giugno il gip Morvay ha firmato il decreto. Ieri mattina è scattato il blitz con il sequestro.
Ieri è stato impossibile avere una dichiarazione riguardo la vicenda da parte della direzione dell’ospedale. I telefonini dei responsabili suonavano a vuoto o erano staccati.

 Corrado Barbacini

 

 

Via Foscolo: 50 firme contro il chiasso notturno

 

Petizione di protesta degli abitanti di via Foscolo contro il chiasso notturno in strada. Continua infatti in centro città la battaglia di chi vuole dormire la notte, contro chi si trattiene fino a tarda ora fuori dai locali. Si tratta di un problema che più volte ha coinvolto la zona di piazza della Borsa, così come quella di Barriera Vecchia. La quinta circoscrizione presieduta da Silvio Pahor (Forza Italia) ha appena consegnato in Municipio una raccolta di 50 firme dei residenti, che si scagliano contro l’eccessiva rumorosità notturna, registrata davanti ad un pub, collocato nella parte alta di via Foscolo, nei pressi della via Vecellio. I residenti due giorni fa avevano consegnato la petizione al consigliere Marcello Corso (Cittadini), perché la inoltrasse alla circoscrizione il prima possibile. «Il problema non è il pub in sé stesso - spiega un residente che chiede l’anonimato - in quanto non fa musica. Piuttosto la rumorosità, che continua ininterrotta sino alle 4-5 del mattino, è dovuta alla clientela che staziona in strada, bevendo, chiacchierando ad alto volume, come si trovassero nel salotto di casa»
d.c.

 

 

Spiagge deserte per paura del mare sporco - Il sindaco Ret, tempestato di telefonate, assicura: «L’acqua è pulita»

 

Dopo le denunce di Doz e il temporaneo divieto di balneazione per i lavori al depuratore

DUINO AURISINA Scogli e zone balneari di Duino deserte, e municipio tempestato di telefonate. Questo l'effetto della denuncia del giorni scorsi da parte di Guido Doz, esponente della lista Un futuro per Trieste e di Agci pesca, che in una conferenza stampa aveva denunciato il pessimo stato di salute del Golfo di Trieste, collegando la mancata efficienza dei depuratori con lo stato del mare, e con il divieto di balneazione temporaneo imposto alcune settimane fa a Duino. Tutto ciò ha causato da parte dei bagnanti la scelta di trascurare la zona degli scogli e i piccoli spazi a disposizione dei bagnanti, e numerose proteste e richieste di informazioni sono state indirizzate al sindaco, che ieri è corso ai ripari: «E' necessario informare le persone che non vige alcun divieto di balneazione a Duino. Lo dico perché mi stanno tempestando di telefonate di protesta, e la zona in questi giorni è deserta. Ma non c'è divieto, e il temporaneo divieto di balneazione dei giorni scorsi non era affatto causato dall'inquinamento».
Ironia della sorte, proprio a Duino - dove negli anni scorsi si erano rilevati alti tassi di inquinanti appunto a causa del non corretto funzionamento del depuratore - si sono concentrati i principali lavori effettuati dall'amministrazione comunale per risolvere il problema della fognatura. Ed era proprio la conclusione dei lavori - ha precisato il sindaco - con la sostituzione di alcuni componenti, ad aver causato per soli motivi tecnici e precauzionali, il temporaneo divieto di balneazione, durato non più di due settimane.
I lavori alle fognature al porticciolo e nella zona a mare di Duino sono stati effettuati negli ultimi mesi, e sono costati oltre 70mila euro: un intervento che ha permesso da un lato di migliorare il sistema di smaltimento, rendendo cioè più «pure» le acque che si riversano in mare, e dall'altro ha previsto un sistema di «riserva», che entra in funzione nel caso in cui quello principale abbia qualche problema: anche in questo caso i liquami non finiscono in mare, ma una in una serie di casse di sicurezza.
«L'acqua a Duino è a posto - ha detto ancora il sindaco -. tanto che la zona di balneazione, addirittura, quest'anno è stata estesa». Il problema fognature a Duino Aurisina resta però tra i punti centrali: si attende la realizzazione del nuovo depuratore che dovrà sostituire quello della Baia di Sistiana, e anche si attendono ulteriori interventi al Villaggio del Pescatore, dove la situazione è sempre stata particolarmente difficile, con tracimazioni, in occasione di grandi piogge e alte maree.
Tornando alle dichiarazioni del sindaco Ret, il primo cittadino ha detto di «non voler entrare nel merito delle affermazioni di Guido Doz per quanto riguarda il generale stato di salute del mare: quello che è certo è che a Duino Aurisina abbiamo investito molto e ci siamo impegnati non poco per diminuire l'impatto della fognatura sull'ambiente circostante. Duino, che in passato aveva sempre evidenziato problemi, quest'anno e anche l'anno scorso aveva garantito un mare pulito. La gente può stare tranquilla, perché gli investimenti hanno avuto ricadute positive».
fr.c.

 

 

SAN DORLIGO Critiche al sindaco dopo la scoperta di grave inquinamento - Gombac: «Siot, allarme tardivo»

 

Curioso apprezzamento, ma anche vibrante polemica con il Comune di San Dorligo da parte della lista civica Uniti nelle tradizioni per l’inserimento della Siot nel sito inquinato di interesse nazionale. Il capogruppo Boris Gombac dice: «Esprimiamo viva soddisfazione per la decisione di inserire la Siot nel sito inquinato presa dalla conferenza dei servizi il 18 maggio. Una richiesta in tal senso era già stata formulata a gennaio dalla nostra lista civica: mozione bollata però col voto contrario della maggioranza e l’astensione dell’opposizione. Era stata presentata dopo due perdite di greggio tra l'agosto del 2006 e il gennaio 2007». Gombac ricorda che la stessa mozione faceva seguito a due interpellanze relative proprio alle perdite di greggio e al sostegno dato alla Siot nella sua contrarietà a essere inserita nel sito di interesse nazionale. «Ma il sindaco – racconta Gombac -, ha risposto che la fuoriuscita di greggio non aveva provocato alcun inquinamento delle risorse d'acqua, e che ’’l’opinione pubblica non è stata informata in quanto non si è trattato di incidente rilevante’’».
Gombac rileva infine che, «al sindaco era stato dato mandato di appoggiare in conferenza il non inserimento dell’azienda nel sito, non essendoci alcun inquinamento delle falde. Su questo abbiamo chiesto chiarezza. Ma – aggiunge - la giunta comunale ha nascosto la verità, e ha fatto approvare le varianti al piano regolatore che consentono la costruzione di tre pozzi all'interno della Siot per le opere irrigue destinate agli ulivi della ’’bonifica agraria’’ a Monte d'Oro». Il consigliere giudica «estremamente grave» tale situazione, visto che il benzene nelle acqua di falda supera di 100 volte i limiti.
s.re.

 

 

Wwf e Italia nostra: «Piano regolatore da rifare»- Domani all’Ariston assemblea pubblica con comitati e consiglieri comunali sul rischio cementificazione

 

Guardare la Costiera e le colline che sovrastano Barcola e vederci sopra solo ville e villette, appiccicate l’una all’altra come funghi spuntati in ogni metro quadro disponibile. Oppure camminare a Basovizza e imbattersi, invece che nei prati che circondano il Sincrotrone, in un mega centro commerciale. Uno scenario che oggi sembra paradossale. Ma Trieste potrebbe essere così tra una decina d’anni? «Forse sì - giurano Wwf e Italia nostra - se le amministrazioni locali non si decideranno a rivedere profondamente il piano regolatore che, così come è stato redatto nel 1997, non impedisce che in certe zone della città avvengano scempi irreparabili».
Ed è proprio per dire no alla cementificazione selvaggia e all’urbanistica «miope e poco trasparente», che le sezioni triestine della due associazioni hanno chiamato a raccolta 14 comitati cittadini, per dare vita a un’assemblea pubblica che si terrà domani alle 18.30 al cinema Ariston in viale Gessi. Un incontro «che speriamo sia caratterizzato da una partecipazione plebiscitaria», hanno spiegato gli organizzatori ieri, nel corso di una conferenza nella sede del Wwf. L’incontro di domani sarà un faccia a faccia tra cittadini e amministratori locali: tra i presenti ci saranno infatti l’assessore all’Urbanistica Maurizio Bucci e i consiglieri comunali Roberto Sasco (Udc), Maurizio Ferrara (Lista Dipiazza), Fabio Omero (Ds) e Alfredo Racovelli (Verdi).
In attesa che l’assessore Bucci, così come annunciato da tempo, tiri fuori dal cilindro la variante al piano regolatore «che - assicura Bucci - punterà a ridurre gli indici di edificabilità e a valorizzare spazi verdi e aree pedonali», Wwf e Italia nostra continuano la loro battaglia in nome di una profonda revisione dello strumento urbanistico. «Le voci delle associazioni ambientaliste e dei cittadini sono rimaste sempre inascoltate - ha affermato Dario Predonzan, responsabile del settore territorio del Wwf regionale -, abbiamo lanciato una raccolta di firme e siamo a quota 3 mila. Però ora serve un’urbanistica partecipata, per arrivare a un piano rispettoso dell’ambiente, in cui lo spauracchio delle speculazioni immobiliari venga allontanato una volta per tutte». Di «urbanistica fatta a casaccio, senza una visione globale della città» hanno parlato Carlo Dellabella, responsabile sezione Wwf di Trieste, e Giulia Giacomich, presidente di Italia nostra.

e.c.

 

 

Scienziati triestini annunciano aumenti di ondate di calore - Saranno 5 volte di più entro il 2100

 

Se l’attuale tendenza all’aumento delle emissioni di gas serra nell’atmosfera dovesse continuare, le ondate di calore simili a quelle che nel 2003 provocarono migliaia di morti nel Mediterraneo cresceranno fino a cinque volte entro la fine del secolo.
È questo il preoccupante risultato di uno studio condotto da alcuni ricercatori del Centro internazionale Abdus Salam di Fisica Teorica di Trieste e della Purdue University di West Lafayette, in Indiana, pubblicato sull’ultimo numero dalla rivista scientifica «Geophysical research letters».
Gli studiosi hanno concentrato le proprie analisi su 21 paesi del Mediterraneo, applicando modelli matematici estremamente precisi ai dati sul riscaldamento globale. Le loro deduzioni hanno portato a concludere che le ondate di calore aumenteranno di una percentuale compresa tra il 200 e il 500%. In un tale scenario, sarà la Francia, secondo le proiezioni della ricerca, il paese più colpito dal fenomeno, ma anche l’Italia accuserà il contraccolpo determinato dai mutamenti climatici: «A soffrire saranno soprattutto le coste - spiega Filippo Giorgi, direttore della sezione di fisica della Terra dell’Ictp e coordinatore, per la parte triestina, della ricerca - perchè al caldo si sommerà l’umidità. Nelle nostre proiezioni abbiamo concentrato l’attenzione sulle giornate con più di 35 gradi di massima e più di 20 di minima, così abbiamo visto che, se non si interverrà con decisione sulle emissioni di gas serra, nelle zone più colpite si arriverà a registrare 40 gradi per ogni estate».
L’ondata di calore che colpì l’Europa nel 2003, provocò in Italia un eccesso di morti rispetto all’anno precedente pari a circa 3 mila unità, e addirittura di 15 mila in Francia. Lo studio ha mostrato, infine, come una riduzione nelle emissioni potrebbe ridurre del 50% l’intensificazione del numero di giornate estremamente calde.
ti. c.

 

 

AMBIENTE, È L’ORA DELLE SCELTE

 

Da quando esiste il dibattito sulla Ferriera di Servola le posizioni sono sempre le stesse: da una parte chi chiede la chiusura per l'insopportabile livello di inquinamento e dall'altra chi, con varietà di accenti, vuole che l'azienda continui a produrre a qualsiasi costo.
Se la questione, posta in questi termini, non si è risolta in questi ultimi 15 anni pensiamo sia ora di cambiare alcuni fattori, pena il medesimo risultato.

I fatti degli ultimi anni dicono che: le denunce in merito alla situazione ambientale non erano follie di pochi visionari e così le valutazioni sui rischi della salute dei lavoratori e dei cittadini; le politiche di ricollocazione non hanno funzionato; le promesse di piani di ristrutturazione degli impianti in funzione di una produzione non nociva sono rimasti lettera morta; i passaggi di mano della proprietà hanno portato solo al peggioramento delle condizioni di lavoro e allo sfruttamento degli impianti oltre il limite di sicurezza; gli utili si realizzano soprattutto nella cogenerazione di energia e nei relativi incentivi: finiti quelli l'azienda non ha più interesse a continuare la produzione; si è acclarato che nei piani strategici della Severstal-Lucchini Trieste non c'è.
Proponiamo di rivedere alcuni passaggi dei ragionamenti che si fanno da molti anni: le attività portuali che possono essere sviluppate sulla linea di costa prospiciente la ferriera sono, in prospettiva altamente remunerative e strategiche per l'azienda, se concordate in un piano generale di sviluppo del porto Gli 800.000 mq prospicienti al mare che costituiscono il terreno della Servola spa sono un patrimonio di grande rilievo se bonificato, la logistica portuale e molte altre attività si potrebbero insediare in quel sito.
I costi delle bonifiche per una attività altamente inquinante come quella sono costi certi, cioè la Ferriera dovrà affrontarli comunque per la vastità dell'area, per la collocazione centrale nel complesso del porto, per l'invadenza dell'impatto delle attività presenti, mantenere la ferriera costituisce il più grosso tappo allo sviluppo economico della città Non conviene far conto su aziende decotte per mantenere una percentuale di attività cittadine nell'industria, conviene individuare come attrarre industrie strategiche e innovative.
A nostro giudizio si tratta di dichiarare in modo irreversibile lo stato di emergenza occupazionale/ambientale. I mezzi convenzionali non hanno funzionato per troppo tempo e non sono in grado di costruire passaggi credibili di soluzione. Tutti coloro che con varia intenzione e responsabilità stanno cercando di mettere "una pezza" sull'emergenza sono i peggiori nemici del benessere della città e dei suoi cittadini, anche di quelli che lavorano nello stabilimento.
La Ferriera va chiusa perchè sono i conti economici che lo sanciscono. La questione ambientale è impostata (non risolta) in modo adeguato, il sito di interesse nazionale esiste e pur dopo molte difficoltà le emergenze, una ad una, verranno affrontate. La questione del lavoro necessita di una soluzione che veda lo stato direttamente coinvolto nella ricerca di soluzione straordinaria.
Nulla vieta di immaginare un accordo generale da costruire e perseguire attraverso il concorso positivo di tutti gli attori locali e i ministeri competenti: Lavoro, Ambiente, Sviluppo. La mole dei problemi e la vastità della progettualità da mettere in atto prevedono uno sforzo di queste dimensioni, se la città, compatta, lo chiedesse, si potrebbe finalmente iniziare un percorso che potrebbe riscattare tutti da quel fallimento collettivo che alcuni giorni fa veniva ammesso.
Non è il più il tempo della negazione o della testa sotto alla sabbia, non è mai controproducente informare i cittadini e i lavoratori nascondendo i dati, anche se allarmanti, ma è il tempo della decisione e delle scelte. Noi faremo la nostra parte, speriamo che ognuno si assuma la responsabilità della propria.
Alessandro Metz - consigliere regionale dei Verdi

 

 

Vetreria, no della Provincia di Gorizia - Gherghetta: bocciatura tecnica, non politica. Pronto il parere dell’Azienda sanitaria

 

L’amministrazione isontina chiamata in causa per la laguna di Grado e Marano. Metz: dopo il cementificio non va abbassata la guardia

Un parere, prosegue il leader verde «che contiene tra l’altro la segnalazione di un grave vizio di forma: la mancata notifica della valutazione di incidenza, con conseguente richiesta di parere alla Commissione europea, necessaria su un insediamento che impatta su un Sic, quello della laguna di Grado e Marano».
IL NO DI GORIZIA Quello firmato dal responsabile della gestione tecnico ambientale territoriale della Provincia di Gorizia Fabrizio Mores, e invitato alla direzione regionale dell'Ambiente servizio Via, è un parere “non favorevole”, a ribadire quello già espresso il 22 dicembre dell’anno scorso da parte di un’amministrazione chiamata a esprimersi sulla vetreria Sangalli di San Giorgio viste le possibili conseguenze ambientali sulla laguna di Grado. Le integrazioni al primo parere non sono bastate: non solo, si legge, «non risulta essere stato richiesto il parere alla Commissione europea», ma ci sono pure problemi relativi agli aspetti paesaggistici, «acuiti dalle modifiche progettuali proposte» (aumento delle altezze dei capannoni e del camino), al rumore e alle emissioni in atmosfera: i tecnici della Provincia rilevano una generale carenza di dati.
PARERE TECNICO Il presidente Gherghetta, tuttavia, non boccia la vetreria. «Si tratta di un parere tecnico, non politico – precisa –. Sui pareri di Via decidono infatti i tecnici, nel rispetto delle leggi. Se dunque l’imprenditore che vuole quell'insediamento rispetterà le prescrizioni citate nel documento non ci sarà alcun problema a procedere secondo le normative vigenti. Altra cosa è stato il “no” politico al rigassificatore davanti a Grado che contrastava lo sviluppo economico-turistico del territorio».
ALTRI ENTI Nei giorni scorsi, si era registrata una frattura nel fronte dei Comuni interessati, con Marano e Porpetto fermamente contrari, San Giorgio, Torviscosa e Carlino favorevoli all’insediamento industriale e Terzo che ha preferito, per il momento, sospendere il giudizio in attesa di dati precisi e attendibili. Il sindaco Fulvio Tomasin, in particolare, ha smentito in modo perentorio la tesi secondo cui la Bassa Friulana rifiuterebbe qualunque progetto in modo aprioristico. Ha anzi sottolineato l’esigenza di dotare il territorio, e in particolare la vasta area industriale di San Giorgio, di un sistema di centraline che valutino il livello di emissioni nell’atmosfera.
VERTICE INTESA Anche la politica, prima di esprimersi, attende dati certi. A partire dal parere dell’Azienda sanitaria numero 5, atteso a giorni, che altre fonti confermano essere favorevole. Anzi, secondo indiscrezioni, sarebbe già stato firmato, e porrebbe un sì condizionato, con prescrizioni, alla vetreria. Circostanza non confermata dall’assessore Ezio Beltrame: «E’ di competenza dei tecnici, e non ho anticipazioni» sottolinea.
Intanto, Intesa democratica, su richiesta di Mauro Travanut, si riunirà alla fine di questa, più probabilmente la prossima settimana per discutere del nuovo caso ambientale nella Bassa friulana ed evitare preventivamente altre pericolose spaccature in maggioranza. «E’ un incontro assolutamente necessario – commenta Metz – perché non vorrei ci fossero appagamenti da parte delle forze politiche o di singoli consiglieri dopo la vittoria del cementificio. Sarebbe sbagliatissimo avallare la vetreria».
SOSPETTI Secondo il consigliere verde la mancata richiesta alla Commissione europea «è già motivo sufficiente per impugnare un eventuale parere positivo della giunta da parte di un cittadino, di un’associazione o di un Comune».
Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 19 giugno 2007

 

 

Bonifiche, la Cdl: no alla muraglia a mare  - All’Ezit i parlamentari del centrodestra bocciano la proposta del ministero dell’Ambiente

 

Al cda straordinario hanno potuto partecipare solo i senatori Antonione e Camber e l’on. Menia. Rosato, Budin e Cuperlo trattenuti a Roma

Una condanna decisa della «muraglia» a mare prevista dal ministero dell’Ambiente per contenere le acque inquinate. Ma anche un invito alla Regione e alle istituzioni locali a far sentire la propria voce a Roma, assieme alla proposta che vedrebbe la Provincia realizzare un censimento delle attività produttive per capire quali effettivamente inquinano.

Si sono snodati su questi punti gli interventi dei tre parlamentari – i senatori forzisti Antonione e Camber, e l’on. Menia (An) – che ieri hanno partecipato al consiglio di amministrazione straordinario dell’Ezit, dedicato alla scottante questione delle bonifiche. Gli altri parlamentari invitati – i sottosegretari Budin e Rosato, e l’on. Cuperlo – sono stati trattenuti a Roma da vari impegni. «Mi hanno chiamato personalmente – ha spiegato il presidente dell’Ezit Azzarita al cda – scusandosi per l’assenza. Con loro vedremo di fare un altro incontro già la prossima settimana».
L’incontro è stato aperto dal sen. Camber, che ha ricordato come il ministero abbia più volte detto di non voler ricercare il soggetto inquinatore, considerando tutte le imprese operanti nel Sito inquinato nazionale (Sin) in posizione di pari responsabilità e proponendo, per la messa in sicurezza dell’estesa area. la costruzione lungo la costa di una barriera di 12 chilometri.
«In questa fase la soluzione – ha rilevato Camber – compete alla Provincia, organo deputato alla vigilanza in materia ambientale, che dovrà farsi promotore di una ricerca, se del caso con il supporto dell’Ezit e dalla Camera di commercio, sul ciclo produttivo di ciascuna azienda operante nel Sin. Così – ha aggiunto – si individueranno i nomi dei soggetti inquinatori, che con ogni probabilità risulteranno circoscritti alle sole aziende non artigianali. Si disporrà in tal modo di un elenco mirato e non equivoco, tale da consentire far gravare tutti i costi delle opere di messa in sicurezza del sito solo sui veri responsabili».
Affermando che la barriera proposta dal ministero è «demenziale sotto tutti i punti di vista», il sen. Antonione ha sostenuto che, nel caso questa barriera divenisse una minaccia concreta per le 350 aziende insediate, i primi a dover porre attenzione a ciò sarebbero le istituzioni locali, con in testa il peresidente della Regione.
«Illy vada a parlare con il ministro Pecoraro Scanio – ha proseguito Antonione – vada dal presidente Prodi, faccia presente che queste proposte non solo non sono irrealizzabili ma creano un danno irreversibile all’attività economica della provincia e della regione. E le istituzioni locali accompagnino il presidente in questa missione».
«Si sa che il progetto del ministero è oggettivamente irrealizzabile», gli ha fatto eco l’on. Menia, che ha parlato di «un’interpretazione talebana della vicenda ambiente, la cui tutela dev’essere un’opportunità e non un ostacolo allo sviluppo».
Rilevando che realizzare la barriera per bloccare le acque di falda vorrebbe dire creare a monte una palude, Menia ha poi precisato che «l’intepretazione corretta della legge è che paga chi ha inquinato e non chi ha avuto la ventura di trovarsi in un terreno già inquinato da altri» e che va verificato il rischio reale a seconda delle attività che si vogliono insediare. «Rilancio – ha concluso – una proposta che avevo già fatto: l’Ezit faccia sì che il ministro Pecoraro Scanio venga a Trieste assieme al direttore generale e ai suoi tecnici, in maniera che possa rendersi conto di persona della situazione».

Giuseppe Palladini

 

  

FERRIERA SENZA RISPOSTE

 

I dati diffusi dai Verdi e dall'Arpa sull'inquinamento a Trieste sono molto allarmanti: sapevamo che la zona industriale è inquinata, ora sappiamo quanto. Sapevamo anche che questa situazione affonda le radici in più di un secolo di attività industriali. E che l'inquinamento tuttora continua, a opera soprattutto della Ferriera e della Siot. Nessuno si sogna di chiedere la chiusura della Siot, l'approvvigionamento di petrolio è un interesse nazionale. E i traffici complessivi del nostro porto ne verrebbero più che dimezzati. E dunque si dovrà chiudere la Ferriera, prima o poi. Il sindacato è d'accordo, ma vorremmo sapere quando e come. Una domanda a cui nessuno di quelli che chiedono la chiusura ha mai provato a rispondere. Non risponde il sindaco Dipiazza, non rispondono le associazioni ambientaliste, non rispondono i Verdi, non rispondono le forze politiche.
La Regione, la Severstal-Lucchini e i sindacati si stanno arrabattando da anni per trovare una soluzione. Avevamo 21 tavoli di confronto, adesso ne abbiamo uno solo, in queste settimane con il nuovo amministratore delegato della Ferriera si è ipotizzata una data: il 2015. Da quell'anno finiranno i vantaggi del riutilizzo a fini energetici dei gas della produzione, da quell'anno si potrà chiudere. Ma dove metteremo i lavoratori?
La zona industriale di Trieste, proprio perché è inquinata, non può ospitare nuove iniziative. Quindi i posti di lavoro non ci sono e, nonostante tutti i suoi sforzi, lo Sportello Lavoro della Provincia non può inventarli. Anche dell'inquinamento della zona industriale e delle centinaia di milioni di euro che servirebbero per bonificarla si parla troppo poco. Se si eccettua l'azione meritoria di alcune istituzioni, le pressioni politiche sul governo da parte del territorio sono assolutamente insufficienti. Anzi, molti si adoperano per rafforzare o ampliare il perimetro del sito inquinato, salvo non spiegare come faremo a pulirlo. Inoltre, la chiusura della Ferriera diminuirà le emissioni nell'aria ma non le eliminerà, visto che esistono altri impianti industriali, ma anche le caldaie per il riscaldamento delle case e il traffico mostruoso che stringe la città in una morsa. Anche di questo quasi nessuno parla.
Allora che fare? Azienda e sindacati stanno discutendo di alcune soluzioni da proporre alla Regione. L'attività siderurgica potrà gradualmente essere riconvertita puntando sulla logistica e sull'energia. Questo però significa due cose: costruire la piattaforma logistica e impiantarvi attività industriali; costruire il rigassificatore a terra e abbinare ad esso un'altra centrale a turbo gas. Senza queste attività la Ferriera non chiuderà, l'area su cui oggi si trova lo stabilimento non si potrà bonificare, le oltre 500 persone che vi lavorano non potranno essere ricollocate.
Al di là dei vantaggi fiscali o tariffari che può portare il rigassificatore, si pone quindi un problema di scelte strategiche. Chiudere la Ferriera e bonificare le aree inquinate è possibile solo se si trovano investimenti alternativi. Oggi gli unici investimenti possibili sono quelli nei campi dell'energia, della logistica e delle attività industriali ad esse collegate. Sono attività pulite, molto più pulite di quelle che abbiamo oggi.
Il Comune di Trieste e gli altri Comuni, le forze politiche e le associazioni ambientaliste, sono disponibili ad un patto serio? Sono disponibili ad una assunzione di responsabilità per assicurare ai cittadini una riduzione dell'inquinamento che sia compatibile con lo sviluppo economico e occupazionale? Vorremmo sentire un sì o un no come risposta a questa domanda, non arrampicature sugli specchi o i soliti "scarica barile". E se la risposta sarà no, pretendiamo che venga fornita ai lavoratori e ai cittadini una seria alternativa, che non è certo il turismo o la pesca.
Nel frattempo, ovviamente, dovranno continuare le pressioni sull'azienda perché riduca le emissioni inquinanti. Anche su questo, però, non vorremmo più ritrovarci completamente soli, sindacati e Regione. Ci piacerebbe sentire un contributo costruttivo anche da quelli che sanno solo inneggiare alla chiusura.
Luca Visentini - (segretario generale Uil Trieste)

 

 

Ferriera, slitta l’accordo sulla ristrutturazione  - L’avvocato della Lucchini-Severstal: «La proprietà sta ancora discutendo con il pm»

 

Servono dieci milioni di euro per dimezzare le emissioni diffuse dello stabilimento. La Cassazione aveva annullato l’ultimo sequestroLa procura della Repubblica e i vertici dell’impianto cercano un’intesa sugli interventi necessari a ridurre l’inquinamento Dieci milioni di euro per dimezzare le emissioni diffuse della Ferriera di Servola.
Ne stanno discutendo da un paio di mesi la procura della Repubblica e i vertici dello stabilimento siderurgico. Ma l’accordo sulla ristrutturazione non è stato ancora raggiunto. «È tutto ancora prematuro anche se il discorso è ben avviato e sviluppato» ha affermato ieri in serata l’avvocato Giovanni Borgna, da anni storico legale del gruppo Lucchini-Severstal nelle infinite battaglie e scaramucce con la magistratura triestina. «Non voglio dire nulla, la proprietà sta ancora discutendo con il pm Federico Frezza, ma l’accordo non c’è ancora e parlandone come se fosse già fatto, si rischiano fughe in avanti e illusioni».
Diversa la posizione del pm che da anni sta combattendo una difficile battaglia per ridurre le emissioni diffuse dello stabilimento.
La legge che il nostro Paese si è data, non gli offre strumenti molto persuasivi. Anzi, dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice sull’ambiente, la procura si è vista annullare dalla Corte di Cassazione l’ultimo sequestro. Ma formalmente è ancora in atto perché i giudici di legittimità hanno «rinviato» il provvedimento al Tribunale del riesame di Trieste, suggerendo autorevolmente i motivi della revoca.
L’udienza non è stata ancora fissata ma proprio attorno ad essa si sta tessendo la trama dell’accordo, che se raggiunto e firmato, porterebbe alla rinuncia all’udienza e al relativo dissequestro.
«Sto combattendo questa battaglia con una spada di latta» ha affermato più volte nel corso degli anni il pm Federico Frezza. Ed ora, dopo la pronuncia della Cassazione, la spada di latta è ancora più corta e spuntata.
L’accordo potrebbe giovare a entrambe le parti. La procura potrebbe fregiarsi di un risultato storico dopo tanti anni di inchieste e sequestri: il dimezzamento delle emissioni diffuse. E la proprietà non si troverebbe ogni giorno con i propri dirigenti sul banco degli «indagati» a causa dei fumi, dei vapori e delle polveri che fuoriescono dallo stabilimento.
Ma non basta. Alla conclusione dei lavori la qualità dell’aria dovrebbe essere di gran lunga migliore a Servola come a Valmaura e allo stesso tempo la città non perderebbe l’ultimo stabilimento industriale di queste dimensioni. Vi lavorano direttamente o indirettamente quasi 1500 persone, senza citare la quantità di energia elettrica che viene prodotta con i gas di risulta dello stabilimento.
Ma sulla conclusione della trattativa e sulla ratifica dell’accordo, pesano il clima di ostilità e di contrapposizione di queste settimane. In altri termini un ripensamento è probabilmente in atto, perché pur non ammettendolo mai, qualche dirigente della Ferriera e del gruppo siderurgico si sta chiedendo: «Chi ce lo fa fare a spendere tanto denaro di fronte a una contrapposizione che mette in forse il futuro stesso dello stabilimento?».
In altri termini la protesta generalizzata rischia di far rimandare e persino sospendere la stipula dell’accordo tra procura e proprietà sull'abbattimento del 48 per cento delle emissioni diffuse.
All’accordo non giovano nemmeno i non lontani appuntamenti elettorali della prossima primavera e la diffusione - ad essi collegata - di dati sull’inquinamento del mare nel vallone di Muggia e della zona industriale di Zaule recentemente rilevati.
Discernere fra i vari dati e capire le origini delle diverse forme di inquinamento, non è facile nemmeno per i tecnici più esperti.
c.e.

 

 

Vetreria, verso il sì dell’Azienda sanitaria - Allarme dei Comitati: è peggio del cementificio. Convocato un vertice di maggioranza

 

Una nuova questione ambientale sul tavolo della giunta. Moretton: finché non vedo le carte non posso commentare. Predonzan (Wwf) critica il governatore

TRIESTE Un'altra questione ambientale all'orizzonte. Secondo indiscrezioni, infatti, l’Azienda sanitaria della Bassa friulana potrebbe dare il via libera alla vetreria Sangalli e scatenare così una nuova reazione dei comitati, convinti che l’insediamento previsto a San Giorgio di Nogaro possa essere potenzialmente più pericoloso di quello di Torviscosa appena bocciato dalla giunta regionale. Impianto, quest’ultimo, che alimenta ancora polemiche: Dario Predonzan, esponente del Wwf-Fvg ed ex funzionario del servizio Via attacca duramente Riccardo Illy in una lettera aperta.
IL PARERE DELL’ASS All’indiscrezione manca il crisma dell’ufficialità ma, secondo quanto riferito da fonti autorevoli, l’Ass 5 sarebbe orientata a esprimere un parere favorevole all’insediamento di San Giorgio. Il motivo che potrebbe portare l’Azienda ad assumere una posizione diametralmente opposta rispetto a quella presa sul cementificio sta nella differenza delle emissioni prodotte nell’atmosfera: una fabbrica di cemento avrebbe comportato un’impennata insostenibile di emissioni di Nox, gli ossidi di azoto, mentre la vetreria produrrebbe SO2, biossido di zolfo, che il territorio sarebbe in grado di sostenere.
LA REPLICA DEL COMITATO Di parere diverso è però Mareno Settimo, portavoce del comitato “No al cementificio”, pronto a replicare la battaglia vinta la scorsa settimana con lo stop della giunta all’insediamento di Torviscosa (il cui consiglio comunale, giovedì sera, discuterà pure dell’inceneritore di “fluff"). Secondo Settimo, infatti, le emissioni di ossido di azoto sono più rilevanti nel progetto del cementificio (1700 contro 1400 tonnellate annue) ma la vetreria creerebbe maggiori problemi con il biossido di zolfo (750 contro 300-350). «Nella sommatoria degli inquinanti – spiega – la situazione risulterebbe peggiore con la vetreria». Né si deve dimenticare, aggiunge Settimo, «che San Giorgio presenta una situazione di inquinamento peggiore di quella di Torviscosa». In ogni caso «anche noi dobbiamo studiare le carte prima di assumere eventuali forme di protesta».
TAVOLO INTESA Sul fronte politico si registra prudenza. «Finché non vedo le carte non posso commentare alcunché», precisa l’assessore all’Ambiente Gianfranco Moretton. Già ieri, tuttavia, a margine dell’incontro dei capigruppo sui costi della politica, Mauro Travanut ha chiesto e ottenuto un tavolo di confronto in maggioranza sulla vetreria, da riunirsi alla fine di questa o all’inizio della prossima settimana. Respingendo le voci che lo vorrebbero in difficoltà perché a favore dell’insediamento di San Giorgio, il capogruppo diessino sottolinea: «Non sono né a favore né contro. Mi aspetto solo che la vicenda venga risolta senza difficoltà seconde le procedure di legge. Per questo ho sollecitato il tavolo».
PREDONZAN ATTACCA Infine, la polemica di Predonzan.
L’esponente del Wwf si toglie i sassolini e scrive a Illy: «La giunta ha dovuto prendere atto, a malincuore, dell’impossibilità di esprimere un giudizio favorevole sulla compatibilità ambientale del progetto Grigolin a Torviscosa. Il giudizio negativo è esattamente la stessa conclusione alla quale era arrivata l’istruttoria del servizio Via alla quale avevo collaborato ai primi di febbraio. La giunta ha quindi fatto in questi giorni ciò che avrebbe potuto fare quattro mesi fa, se solo si fossero lasciati lavorare in pace gli uffici competenti, non si fosse fatta saltare con pretesti la commissione Via convocata il 7 febbraio, non si fosse innescato un polverone politico».
ATTO DOVUTO Predonzan attacca ancora sempre rivolto al presidente della Regione: «Lei ha affermato che la Via deve solo verificare se il progetto di un impianto industriale rispetta i limiti di legge, dopo di che l’autorizzazione all’impianto è “un atto dovuto”, ma si rilegga l’articolo 2 della legge regionale 43/1990 e scoprirà che la Via è ben altro». Contestando altre dichiarazioni di Illy, Predonzan conclude: «Il dietrofront sul cementificio e il mezzo passo indietro sui rigassificatori non bastano certo a prefigurare scelte consapevoli, meditate ed organiche, sulla base di quell'approccio "olistico" all'ambiente da Lei tanto propugnato a parole in interviste e libri, quanto disatteso nei fatti».
Marco Ballico
Giovanni Stocco

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 18 giugno 2007

 

 

La Ferriera che divide: «Diamo un futuro a Servola» - I residenti vorrebbero la chiusura, i lavoratori si sentono strumentalizzati

 

Il quartiere continua a interrogarsi sullo stabilimento. Un esercente: sono rassegnato. Un sindacalista: non è peggio di una volta

«Ci avvelenano con fumi, polveri ed emissioni, ma la gente non lo sa, oppure non se ne cura. E nulla mai cambia veramente». È disilluso Daniele Ricatti, il titolare della pizzeria «Bella Trieste», che dal 1974 si trova in via del Pane Bianco, al civico 96. Perchè Servola, lui, la ama per davvero. Ne vede le potenzialità enormi, il fascino di quelle strette, lunghe, vie - striscioline di cemento che s’arrampicano sfidando la gravità - e il fascino della gente rimasta sospesa in una dimesione antica, fatta di piccole botteghe, cordialità, rapporti umani. Fascino svilito dalla polvere che la Ferriera produce, senza posa. E così, anno dopo anno, la «cittadella dentro la città» si consuma, si perde. «I davanzali si anneriscono, chi può fugge via, le serrande si abbassano», spiega Ricatti, come prima di lui avevano fatto, ieri, altri residenti, vedi la signora Liliana Davanzo, di via San Lorenzo in Selva. «Certo, Servola non è mai stata un ”Eden” ma il paesino è molto bello - prosegue Ricatti - e se solo non ci fosse lo stabilimento, noi tutti staremmo molto meglio. Quando mi capita di stendere una tovaglia bianca all’aperto, nel giro di un paio d’ore annerisce. Sono costretto a preparare i tavoli in terrazza all’ultimo minuto per evitare che ciò accada. A casa, mia moglie è costretta a pulire più e più volte i pavimenti per impedire che il pulviscolo si depositi. La gente non capisce...Qui, bisogna viverci».
Una parte di Servola vuole la chiusura dello stabilimento e Ricatti rientra in questa parte. «Si dice che 500 persone, se la Ferriera chiudesse baracca e burattini, resterebbero a spasso - commenta - ma non penso sia così: il lavoro si troverebbe di sicuro. Un centinaio di operai, per esempio, beneficerebbero del pre-pensionamento, mentre gli altri potrebbero trovare impiego, negli anni successivi, attraverso la riconversione del complesso siderurgico. E poi, diciamolo pure, quanti sono, realmente, i triestini investiti dalla perdita del posto? Io vedo tanti croati, sloveni, serbi, africani...Per carità, non mi ritengo una persona razzista, io stesso sono nato in Svezia, però si dovrebbe aprire gli occhi sulla realtà della Ferriera e vedere cosa lascia al territorio. Risiedo a Servola da quando avevo solo otto anni e conosco bene il quartiere o la sua storia. I disagi ci sono e si vedono, basta prendere il ”Delfino verde” e passare davanti all’impianto: è il punto nero di Trieste». Trentanove anni, Daniele Ricatti riconosce la complessità della situazione: «Comprendo il punto di vista di chi ha un parente collocato entro l’impianto siderurgico, tuttavia mi sento in dovere di dire che l’economia di Servola non può essere rappresentata solo dalla Ferriera, né sono i sessanta caffè o le quaranta brioches al giorno a salvare i negozi di qui».
Ma il punto di vista è ben diverso per chi, invece, vive grazie allo stabilimento: «Sono nato a Servola, mia madre era di Servola e mio nonno pure - esordisce Marco Relli, 38 anni, assistente tecnico di manutenzione e componente Cgil della Rsu - e per giunta lui, come me, lavorava alla Ferriera. Questa realtà, dunque, la conosco fino in fondo. È un falso storico dire che le condizioni sono peggiorate: la Ferriera ha ovviamente un suo impatto sull’ambiente, ma non scordiamo che prima c’erano anche una fonderia e un’acciaieria, quindi non si stava tanto meglio. Certo, quando si alza lo scirocco, l’odore si fa sentire e la polvere cade sulle case, ma è anche per questo che noi lavoratori, per primi, sosteniamo che le cose possano essere migliorate. Perchè, non dimentichiamolo, se la gente fuori sopporta l’odore e la polvere, per gli operai le cose non stanno meglio. Ma questi sono i risvolti comportati da qualsiasi realtà siderurgica. È inevitabile: per non avere nemmeno un filo di fumo bisognerebbe chiudere tutto. E allora, che ne facciamo dei 500 operai? Indubbiamente, su tutta la questione, c’è stata una evidente strumentalizzazione, anche politica: il sindaco ha mandato avanti due campagne elettorali con la Ferriera, non scordiamolo. Anni addietro, erano impiegate più persone e questi problemi non venivano mica sollevati: ci si turava il naso e si andava avanti. Ora i governi sono diversi e si parla di bonifiche: chi le dovrebbe fare? Con quali soldi? Poniamoci queste domande prima di dire "Chiudiamo tutto"».
William Gombas
, un residente, concorda: «Sono a Servola da sempre, abito in via Pitacco: tutto sommato, non si sta così male: è una zona tranquilla. Certo, i problemi sono noti. Ma non credo che serrare la Ferriera sia utile».

Tiziana Carpinelli

 

 

Assemblea al cinema Ariston sul rischio cementificazione

 

WWF E ITALIA NOSTRA

Un’assemblea pubblica per discutere del piano regolatore comunale, raccogliere impressioni, opinioni, critiche e poi parlarne insieme. Si tratta dell’iniziativa congiunta di Wwf, Italia Nostra, quindici comitati e due associazioni, che hanno organizzato un incontro aperto alla gente su ciò che, secondo i promotori, non funziona del piano regolatore. All’incontro è stato invitato l’assessore all’urbanistica Maurizio Bucci, che avrebbe confermato la presenza. Alla riunione si è giunti dopo una raccolta firme, che finora ha toccato le tremila adesioni, volta a modificare numerosi aspetti del piano, che vengono considerati dannosi per il territorio, per i cittadini e per la qualità della vita.
«Sarà l’occasione di avviare un dibattito su moltissimi temi – racconta Dario Predonzan, responsabile del settore territorio del Wwf Regionale – nel quale si parlerà di tutte le zone messe in pericolo dall’espansione residenziale, della tutela di alcune aree centrali della città, del territorio periferico, con un occhio di riguardo al verde e alle zone boschive, e di futuri progetti molto impattanti per il territorio sui quali vorremmo che il piano regolatore cambiasse indirizzo». Nel dettaglio non piace l’idea della costruzione di abitazioni in alcune parti della città, palazzine che, in qualche caso, sono già state parzialmente edificate. Indice puntato, racconta Predonzan, su determinati complessi di case sulla costiera, altre previste al Cedas e analoghe strutture residenziali in via del Pucino o salita di Contovello.
Per il centro invece si chiede una maggior attenzione alla salvaguardia del panorama storico dell’urbanistica, affinchè, accanto a palazzi antichi o case singorili, non vengano eretti grattacieli o costruzioni a forte impatto visivo e non solo. Parte dell’incontro verterà anche su possibili rischi dovuti a previsioni del piano regolatore che Wwf, Italia Nostra e gli altri promotori dell’iniziativa temono si possano realizzare. Per citare alcuni esempi Predonzan ricorda il mega centro commerciale previsto a pochi passi dal Sincrotrone, o l’urbanizzazione annunciata nell’area vicino alla Sissa: «Dopo che la Sissa ha deciso di cambiare sede, non ha avuto più bisogno dei metri quadrati in più richiesti prima. Abbiamo scoperto però che quell’intervento è ancora inserito nel piano regolatore». Domani l’incontro verrà ufficialmente presentato nel corso di una conferenza stampa, mentre l’assemblea pubblica si terrà giovedì al cinema Ariston alle 18.30. La riunione è aperta a tutti i cittadini.
Micol Brusaferro

 

 

Allarme Comitati: sulla vetreria il no dell’Ass non è scontato - Beltrame: stiamo attendendo il nuovo parere, era meno sfavorevole rispetto al cementificio

 

Polemica interna ai Ds, il vicecapogruppo Petris a Travanut: parli chiaro su Tav e industria. La replica: Tav ok, ma sugli insediamenti vedremo

TRIESTE Dopo il cementificio Grigolin, anche sulla vetreria Sangalli è scontato il parere negativo dell'Ass? No di certo, perchè le caratteristiche ambientali della zona dove andrebbe ad insediarsi la vetreria sono diverse rispetto a Torviscosa. Lo sottolinea Mareno Settimo, portavoce del Comitato contro la costruzione dell’impianto. E, come ricorda l'assessore Ezio Beltrame, il parere dell'Azienda Sanitaria (su cui era stata richiesta un'integrazione dalla giunta Fvg) «era meno sfavorevole rispetto a quello per il cementificio».

Mentre ancora si attendono i pareri di Ass e Arpa, è arrivata l'integrazione chiesta all'azienda che prende come riferimento un lavoro di Laguna 21 (l'Agenda 21 locale): «Le controdeduzioni della Sangalli presentano alcuni elementi criticabili – sostiene Settimo – in quanto si rifanno all'analisi di Laguna 21 che di fatto sostiene che la qualità dell'ambiente della zona sia buona quando invece è certificato il contrario». Secondo gli oppositori della vetreria, i presupposti per ricalcare i no al cementificio ci sono tutti: «Il parere dell'Azienda Sanitaria sul cementificio parte dall'assunto che l'area è già satura in fatto di emissioni inquinanti – sostiene il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz – senza contare che la vetreria andrebbe a sorgere in un'area da bonificare. E poi la vetreria è come un cementificio e mezzo, le emissioni inquinanti sono decisamente superiori». Inoltre, come aggiunge Settimo, le cinque centraline che hanno certificato le criticità di Torviscosa sono più che sufficienti per dare la stessa sentenza anche per San Giorgio di Nogaro.
Intanto, botta e risposta tutto diessino sulla questione ambientale. Il vicecapogruppo della Quercia, Renzo Petris, chiama in causa il capogruppo Mauro Travanut chiedendo di esprimere «a gran voce la posizione del partito e del gruppo regionale su Tav e insediamenti industriali. Travanut non può aspettare caso per caso per esprimersi, - continua Petris – deve invece da subito rimarcare quella che è oggi la posizione dei Democratici di Sinistra e del Partito Democratico domani: un sì alla TAV e agli insediamenti industriali. Per la coerenza con ambiente e salute saranno gli organi terzi a esprimersi, caso per caso». Secondo il consigliere diessino, inoltre, “l’aver sovraccaricato di significato la partita rappresenta una precisa scelta di contrapposizione nei confronti di quanti vogliono le infrastrutture (TAV per esempio) e gli insediamenti industriali compatibili con la pianificazione dei Comuni; per intenderci l’Aussa Corno non l’ha inventato Illy, o Sonego, o Moretton, e nemmeno, l’hanno inventata loro la zona industriale di Torviscosa». La sollecitazione di Petris viene colta al volo da Travanut: «Il gruppo regionale dei Ds – precisa il capogruppo – ha sempre portato avanti la politica dell'ammodernamento della regione. É indispensabile dire sì alle infrastrutture e mantenere la prua dritta verso questa direzione». Travanut scomoda Heidegger («il linguaggio è la casa dell'essere») e, «pur non essendo heideggeriano – puntualizza non senza ironia – ritengo che nel linguaggio ci voglia precisione». Questo per dire che una cosa sono le infrastrutture, e quindi Tav e Corridoio V, un'altra le strutture come il cementificio o la vetreria, su cui ora si sposta l'attenzione: «Siamo sempre stati favorevoli, senza una minima sbavatura, alle opere di ammodernamento del Friuli Venezia Giulia e sarà mia cura mantenere chiara e cristallina la nostra posizione» aggiunge Travanut. Il suo no al cementificio dunque si sposta anche al progetto della vetreria Sangalli? «Questa è una cosa che nulla ha a che vedere con le infrastrutture. In questo caso la giunta agirà come ha saggiamente fatto per il cementificio, valutando se le norme saranno rispettate. In tal caso la vetreria potrà essere realizzata, altrimenti no».

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 17 giugno 2007

 

 

Siot inquinata: benzene 100 volte oltre i limiti  - Il comprensorio inserito dai ministeri dell’Ambiente e della Salute nel sito nazionale da risanare

 

L’Arpa ha riscontrato nei terreni del parco serbatoi e nella falda acquifera la presenza di idrocarburi pesanti, manganese e altre sostanze

Il comprensorio della Siot, la società che gestisce la tratta italiana e il terminal dell’oleodotto transalpino, è stato incluso nel Sito inquinato di interesse nazionale (Sin), dopo che l’Arpa ha riscontrato la presenza di pericolosi inquinanti nei terreni del parco serbatoi e nelle acque di falda. Lo ha deciso la conferenza dei servizi svoltasi il 18 maggio (ma lo si è appreso solo ieri) al ministero dell’Ambiente, con la partecipazione del ministero della Salute. Assenti, nonostante siano stati convocati, il ministero dello Sviluppo economico e la Regione Friuli Venezia Giulia.
Il perimetro del Sin viene dunque esteso a tre aree: il parco serbatoi della Siot (ad eccezione delle zone agricole di proprietà dell’azienda), la fascia di passaggio delle condotte sotterranee che collegano il terminal a mare al parco serbatoi, e un tratto del torrente Rosandra fino a 300 metri a monte del parco serbatoi.
Le decisioni della conferenza dei servizi prevedono inoltre la richiesta alla Siot per la messa in sicurezza di emergenza delle diverse aree del comprensorio risultate contaminate.
La prima di queste aree è quella interessata dall’incendio causato dall’attentato del 1972, in cui quattro campioni di terreno hanno evidenziato la presenza di idrocarburi pesanti con un valore massimo di 2401 milligrammi per chilogrammo, rispetto al limite di 750.
Sempre il suolo del parco serbatoi è stato poi contaminato da due perdite di greggio, tra l’agosto 2006 e il gennaio 2007, da tubazioni poste sotto terra. In una delle due perdite, avvenuta il 16 agosto 2006, 75 metri cubi di petrolio sono finiti nelle profondità del terreno contaminando così la falda acquifera, in cui è stata rilevata la presenza di benzene (che le norme Ue dichiarano cancerogeno), con una concentrazione cento volte superiore al limite di legge, ma anche di etilbenzene, tricloroetilene e manganese.
Le amministrazioni locali, ma in qualche misura anche l’Autorità portuale, hanno però dato parere contrario all’inclusione del complesso Siot nel sito inquinato, già nella conferenza dei servizi del 30 novembre 2006.
Regione, Provincia, e i Comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo si sono detti contrari con motivazioni diverse, mentre l’Arpa non ha dato alcun parere riservandosi di fornire ogni informazione tecnica in suo possesso.
Nella stessa conferenza dei servizi la Regione ha consegnato la delibera di giunta con il parere negativo, in cui si prende atto che la Siot «ha evidenziato che le verifiche sinora effettuate sullo stato di contaminazione delle matrici ambientali hanno evidenziato locali presenze di idrocarburi nel suolo».
La vicenda è proseguita il 7 febbraio scorso, quando il ministero dell’Ambiente ha chiesto a Regione, Provincia, Comune di San Dorligo e Arpa di ricevere tutte le comunicazioni in tema di bonifiche inviate dalla Siot alle amministrazioni ma non indirizzate al ministero stesso.
Dall’esame di questa documentazione è emersa la contaminazione delle acque di falda nei pressi dell’area interessata dallo sversamento di greggio del 16 agosto 2006. I superamenti dei limiti degli inquinanti sono stati rilevati dall’Arpa attraverso i piezometri posti a valle dell’area.
Non solo. Nel verbale della conferenza dei servizi del 18 maggio scorso si legge che «i certificati analitici trasmessi dalla società Siot non hanno mai evidenziato superamenti dei limiti per le concentrazioni degli inquinanti ricercati nelle acque di falda, neanche nei campioni prelevati dagli stessi piezometri e nelle stesse date dei campionamenti effettuati dall’Arpa-Dipartimento di Trieste».

Giuseppe Palladini

 

 

Bovenzi: «Metalli e veleni in mare, così sono entrati anche nella catena alimentare»

 

«È una situazione di grave degrado ambientale, al provato inquinamento dell’aria si sommano adesso questi nuovi impressionanti dati sul suolo e sull’acqua alla Ferriera: il che significa che benzene e metalli e le altre sostanze ormai entrano anche nella catena alimentare, perché si diffondono nelle acque del golfo, si concentrano in pesci e molluschi, vi è esposta tutta la popolazione».
Massimo Bovenzi, direttore dell’Istituto di Medicina del lavoro e docente della materia, conferma che le sostanze tossiche e i metalli trovati in così alta concentrazione a Servola, e il benzene rinvenuto adesso anche ai serbatoi della Siot che è scivolato fin dentro il torrente Rosandra tanto da far includere pure questa zona nel sito inquinato di rilevanza nazionale, destano preoccupazione per la salute pubblica.
«L’esposizione più importante - prosegue - è ovviamente quella dei lavoratori, che è diretta e prolungata, per questo motivo il benzene è stato escluso dalle produzioni industriali. Ai cittadini non è stato evitato, perché fuoriesce come si sa dalla benzina verde, dove è andato a sostituire il piombo, ed è notorio che è una delle più potenti cause di leucemia. Gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) sono cancerogeni soprattutto per il polmone e per la cute. Dei metalli sono già ben note le conseguenze. Certo fuori dalla fabbrica l’assorbimento è minore, in compenso però riguarda una larga fascia di popolazione».
Bovenzi suggerisce che, per avere certezza sul fatto che i pesci e i molluschi siano o meno intrisi di sostanze nocive (che non trasformano con la digestione, ma trattengono e accumulano) bisognerebbe fare delle analisi sanitarie specifiche: «Esistono agenzie specializzate e servizi sia del ministero dell’Ambiente sia dell’assessorato alla Sanità in grado di fare queste verifiche, questi test a campione, e se c’è una preoccupazione importante per la salute dei cittadini sono test da fare».
In più alcune di queste sostanze, a seconda dello stato chimico-fisico in cui si trovano, hanno una alta capacità di evaporare, e quindi di entrare in circolo anche nell’aria.
Non è ingegnere, Bovenzi, e quindi si esime dal dare una risposta sulla reale possibilità di rendere «pulita» una fabbrica siderurgica come la Ferriera: «Ci vorrebbero - dice solo - molti, molti soldi, e forti competenze». Il problema, conclude, «è che a Servola ci sono i controlli sanitari, si susseguono i provvedimenti, si stabiliscono azioni, ma tutto poi si allunga terribilmente nel tempo, e alla fine si arriva, come sostenuto l’altro giorno dai Verdi, al ”ricatto occupazionale”, del resto come ignorare che l’azienda significa stipendi e pane quotidiano? Poi ci sono i periodi elettorali, poi tutto riprende di nuovo come fosse nuovo... È da 20 anni che sono a Trieste - afferma il professore - e sento continuamente oggi come il primo giorno parlare del problema della Ferriera. Qui c’è bisogno di serietà nelle azioni: bisogna darsi degli obiettivi, delle scadenze, e saperle mantenere».

Gabriella Ziani

 

 

Ezit: consiglio straordinario con i parlamentari - Senatori e deputati triestini invitati a discutere domani con il Cda sulle bonifiche

 

Le bonifiche ambientali nella nostra provincia sono al centro della riunione del consiglio di amministrazione dell’Ezit, convocato per domani pomeriggio. E non si tratterà di una seduta come le altre, a prescindere dalle scottanti questioni emerse negli ultimi giorni, bensì di una riunione straordinaria.
Il presidente Azzarita ha infatti invitato al tavolo del cda i parlamentari triestini, indipendentemente dal collegio in cui sono stati eletti. L’elenco dei destinatari dell’invito include infatti i senatori Roberto Antonione, Willer Bordon e Giulio Camber, e i deputati Giovanni Cuperlo, Roberto Menia, Milos Budin ed Ettore Rosato (questi ultimi due rispettivamente sottosegretari al Commercio estero e agli Interni).
Lo scopo della riunione, decisa dallo stesso cda nell’ultima seduta, è specificata nell’invito spedito da Azzarita: informare i parlamentari sull’attività svolta dall’Ezit in tema di bonifiche, «ma soprattutto individuare proposte alternative e più convenienti per il settore imprenditoriale».
Quali possano essere queste proposte più convenienti è lo stesso Azzarita a precisarlo: «L’accordo di programma di cui il ministero ci ha inviato la bozza – spiega – deve prendere in considerazione il più possibile le nostre richieste, fra cui quella di verificare se la situazione si può risolvere con il metodo dell’analisi del rischio». E con riguardo alla «progettazione partecipata» per la messa in sicurezza della falda acquifera, che sta alla base della bozza dell’accordo, il presidente dell’Ezit osserva: «Possiamo iniziare a progettare subito, ma dobbiamo anche arrivare quanto prima ad accertare se le diverse aree sono inquinate o meno».
Ricordando che l’Ezit, dal 2004 soggetto unico per le bonifiche in base alle legge regionale 15, sta realizzando i primi interventi di bonifica sui terreni di sua proprietà nella Valle delle Noghere, e che ha già acquisito l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente per le analisi del suolo e della falda acquifera per l’intero Sito inquinato di interesse nazionale, nella stessa lettera ai parlamentari Azzarita sottolinea poi che «la complessità delle problematiche ambientali si ripercuote sullo sviluppo del territorio e impedisce la crescita economica delle oltre 300 aziende insediate nella provincia di Trieste».
L’invito ha quindi lo scopo, si legge sempre nella lettera firmata dal presidente dell’Ezit, di «individuare un iter amministrativo diverso da quello ipotizzato dagli uffici ministeriali», e per questo il coinvolgimento dei parlamentari viene ritenuto dallo stesso Azzarita «quanto mai opportuno a sostegno delle azioni già intraprese sia dalla componente pubblica sia da quella privata».
gi. pa.

 

 

FERRIERA - L’azienda: «Dati dell’aria affissi all’albo» - Saranno consegnati ai sindacati i risultati delle periodiche rilevazioni condotte dall’Arpa per il Comune

 

La Ferriera ha dato in questi giorni comunicazione ai sindacati che verranno affissi all’albo, quindi a disposizione di tutti, i dati sulle emissioni nell’aria che l’Arpa verifica costantemente su incarico e per convenzione con il Comune. Una convenzione in scadenza a giorni, ma che l’amministrazione ha affermato di voler rinnovare. Nei giorni scorsi si sarebbe rilevato uno sforamento significativo rispetto ai limiti, ma - sostiene l’azienda stessa - non sono mai i singoli episodi a essere significativi, quanto la media dell’andamento generale.
La stessa considerazione ha fatto il gruppo di studio universitario incaricato di monitorare l’aria della Ferriera dalla magistratura: anche qui si sa che sono stati rilevati alcuni parametri «preoccupanti», ma non definitivi, proprio per il fatto che le analisi per essere probanti vanno ripetute in un certo periodo di tempo.
Resta il fatto che tra le analisi ordinate dalla magistratura, quelle fatte eseguire dal ministero dell’Ambiente, e le osservazioni dell’Arpa, oltre ai periodici controlli di cui si occupa all’interno della fabbrica il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria, non c’è luogo più sotto controllo di questa industria.
Se fino a ieri la massima preoccupazione riguardava però l’inquinamento all’interno e nell’aria, dopo l’esito del piano di caratterizzazione ordinato dal ministero in quanto anche la Ferriera rientra nel sito di rilevanza nazionale si ha certezza del grave inquinamento anche del suolo e del mare antistante.

 

  

An e Rc: «Azienda da chiudere» - Mentre i Verdi contestano l’avvio della messa in sicurezza

 

I Verdi, che hanno diffuso i dati sull’inquinamento del suolo e dell’acqua alla Ferriera, contestano la risposta dell’azienda che afferma di aver dato avvio alla messa in sicurezza d’emergenza con quattro pompe per il trattamento delle acque di lavorazione: «Le quattro ’’pompette’’ tardivamente messe in funzione non possono sicuramente bloccare il deflusso delle acque gravissimamente inquinate verso il mare, inoltre dove va a finire l’acqua prelevata? Trattandosi di rifiuto deve andare a smaltimento, o se reimpiegata necessita di una deroga: a chi è stata fatta la richiesta visto che nessun ufficio ne ha notizia?».
«Presenterò una mozione che impegni la giunta regionale a chiudere in tempi certi, con un accordo di programma, la questione, la Ferriera va chiusa entro il 2009». Lo afferma Sergio Dressi, consigliere regionale di An, che con la prima e seconda commissione ha ricevuto in audizione i comitati dei cittadini di Servola. «Il prudente e responsabile atteggiamento della magistratura - prosegue Dressi - non può essere preso a pretesto per procrastinare le soluzioni». Dressi afferma che tutti gli enti coinvolti non si sono mai seduti a un tavolo comune, che è «stato messo nel cassetto» lo studio Gambardella che doveva cercare soluzioni per la prosecuzione dell’attività, «la Regione - dice - rifiuta il coinvolgimento di Sviluppo Italia, società del ministero delle Attività produttive che ha tutte le competenze per fare un piano di riconversione». Dressi afferma che nel piano industriale 2007-2010 di Severstal «non c’è traccia di investimenti per Servola», né si sa «se spenderà 60 milioni per la copertura dei cumuli di carbone, e ulteriori 8 per nuove linee di caricamento dell’altoforno».
«La Severstal-Lucchini chiuderà la Ferriera - scrive Igor Kocijancic di Rifondazione -, lo avevamo già detto dopo il piano industriale 2006-2008 dove le previsioni di spesa riguardavano solo il minimo necessario a ottemperare alle prescrizioni della magistratura». Kocijancic aggiunge: «Da qui può ripartire la mobilitazione per affrontare chiusura, garanzia del reddito, ricollocazione dei lavoratori, bonifiche, risanamento ambientale: alla fine usciamo tutti sconfitti dal confronto con chi è riuscito per anni a sfruttare impianti, lavoratori e territorio».

 

 

«Cementificio battuto, ma resta il rischio-vetreria»  - I Comitati: ora è quello l’impianto da bloccare. Travanut: evitato uno sfregio al territorio

 

Alcune centinaia di cittadini di Torviscosa hanno festeggiato il no da parte della Regione. La Guerra: è stato un successo trasversale TORVISCOSA Il mostro-cementificio è battuto, ma ora una nuova battaglia si profila all’orizzonte, la vetreria, che «rischia di essere ancora più pericolosa». Questo è quanto emerso ieri sera a Torviscosa, dove trecento persone hanno preso parte alla festa organizzata dai comitati ambientalisti per celebrare la bocciatura da parte della giunta regionale del cementificio. La manifestazione è iniziata verso le sette, quando l’intervento di Settimo Mareno ha di fatto avviato un comizio durato poco più di un’ora; sono intervenuti l’assessore Roberto Antonaz e i consiglieri Mauro Travanut, Alessandro Metz, Alessandra Guerra e Giorgio Venier Romano. Hanno inoltre preso la parola alcuni referenti dei comitati e delle associazioni ambientaliste, tra cui Paolo De Toni, il cui discorso è stato sottolineato dagli applausi dei presenti. I cittadini hanno applaudito ogni singolo intervento, ma gli interventi più apprezzati sono stati senza dubbio quelli di Settimo Mareno e Paolo De Toni per i comitati, e quelli di Mauro Travanut e Alessandro Metz tra i politici. Mareno Settimo ha ribadito come «ci siamo battuti per difendere due diritti fondamentali: il diritto al lavoro e alla salute. La Bassa Friulana non chiede un ritorno al Medioevo industriale, ma industrie ad alto valore aggiunto con posti di lavoro qualificati; chiede un uso corretto delle risorse agricole, industriali e turistiche, un progresso economico e sociale cosciente e condiviso dalla popolazione».
Quanto alla posizione di Travanut sulla vetreria, che ad alcuni era apparsa incerta ma che lui stesso ha precisato voler essere di attesa del responso dell’Ass, Settimo ha aggiunto: «Il capogruppo diessino mi ha spiegato che, seguendo il mio suggerimento, studierà le carte e solo dopo prenderà posizione. Ma, sin d’ora, la nostra denuncia è che la vetreria è un insediamento peggiore del cementificio visto che, solo fermandoci all’ossido di azoto, le emissioni sarebbero doppie di quelle del progetto Grigolin. Il vetro sembra più pulito del cemento, in realtà è necessario, per produrlo, bruciare sabbia».
Travanut, capogruppo regionale diessino e alfiere della crociata anti cementificio, ha raccolto gli applausi dei presenti: «Archiviata positivamente la pratica cementificio - ha sottolineato - ora è necessario pianificare le linee guida per lo sviluppo futuro. E’ quindi importante ricordare come questo territorio presenti delle preziosità assolutamente uniche dal punto di vista naturalistico, e catalizzi per cinque mesi l’anno un numero massiccio di turisti grazie a delle colonne portanti del settore quali Lignano, Grado, Palmanova e Aquileia». «In un contesto in cui - ha aggiunto - il turismo, l’agroalimentare, l’ambiente e la cultura sono gli assi portanti del futuro sviluppo del territorio della Bassa Friulana, verrà potenziato un settore industriale che sia compatibile con le vocazioni principali, e che garantisca al contempo la massima tutela per la salute dei cittadini. Il cementificio avrebbe rappresentato un sfregio per il territorio».
L’assessore Antonaz ha invece evidenziato come la libertà di impresa trovi un limite preciso quando mette in discussione il benessere dei cittadini e ha sottolineato il peso di una grande vittoria, che lui stesso aveva sempre auspicato.
Alessandra Guerra, consigliere regionale della Lega Nord, è intervenuta indossando la maglietta “no cementificio”, celebrando quella che ritiene essere stata una vittoria trasversale: «La vicenda si è conclusa positivamente grazie al sostegno della gente. C’è stata una battaglia politica vera in cui al termine hanno prevalso i consiglieri che davvero avevano a cuore l’interesse del territorio. Si tratta di un successo trasversale, ottenuto da chi come noi della Lega tiene alti i valori della democrazia, della rappresentanza del territorio e dello sviluppo industriale compatibile con la salute dei cittadini e l’ambiente». Venier Romano, consigliere dell’Udc, ha enfatizzato l’aspetto politico: «E’ la serata del buonsenso trasversale. Gli insediamenti industriali vanno operati con buon senso, dove la logistica consente di non impattare contro l’ambiente e contro la popolazione. Questo progetto sancisce una bocciatura per la giunta regionale; è opinione condivisa che dal prossimo anno non sarà più Illy il governatore».
Molto informale Alessandro Metz: «Intendo ringraziare i residenti di un territorio che ha saputo accogliermi e farmi sentire a casa. Ci aspettano nuove battaglie sui fronti vetreria, termovalorizzatori e Tav, ma oggi è giusto festeggiare».
Giovanni Stocco
Marco Ballico

 

 

Treni veloci da Trieste a Vienna: i nodi aperti  - Tempi lunghi per il nuovo tracciato tra Klagenfurt e Graz e il tunnel del Semmering

 

Il piano di sviluppo delle infrastrutture del governo austriaco che punta sui porti dell’Adriatico per rilanciare i traffici marittimi VIENNA Non ci sono dubbi: l'Austria punta sui porti dell'Adriatico per il suoi traffici marittimi. E in questa prospettiva ha inserito il potenziamento della linea ferroviaria Vienna-Trieste (parte dell'asse Baltico-Adriatico) tra le priorità del programma di investimenti infrastrutturali del governo. Non è un caso che proprio nel giorno in cui Rudolf Köller, responsabile della gestione traffico delle Ferrovie austriache, interveniva a Trieste all'annuale convegno dell'Istituto per lo studio dei trasporti nell'integrazione economica europea, annunciando collegamenti su rotaia più rapidi tra la capitale austriaca e Trieste (ne abbiamo riferito in questa pagina), in quello stesso giorno il governatore della Carinzia Jörg Haider ricevesse una lettera del cancelliere federale Alfred Gusenbauer, che gli confermava ufficialmente l'intenzione di voler rispettare l'accordo (stipulato dal precedente governo, di differente colore politico) per la realizzazione della ferrovia della Koralm.
Il progetto della Koralm si aggiunge a quello del tunnel di base del Semmering: sono i due "nodi" della linea ferroviaria Vienna-Trieste. Nel primo caso si tratta di realizzare un tracciato ex novo tra Klagenfurt e Graz, sottopassando con un tunnel di 32,8 chilometri la Koralpe, ossia quell'allineamento di montagne che segna il confine tra Carinzia e Stiria. Attualmente il treno è costretto ad aggirare a nord quei rilievi, con un viaggio Klagenfurt-Graz di 2.40 ore: con il nuovo tracciato e il tunnel basterà un'ora.
Il secondo nodo è dato dal collo di bottiglia del Semmering, dove la ferrovia sale fino a 1000 metri di quota. Il tracciato fu costruito 150 anni fa e da allora è sempre lo stesso. Un'opera di ingegneria ferroviaria molto ardita per quell'epoca, con 16 viadotti e 15 gallerie, che nel 1998 l'Unesco ha dichiarato "patrimonio dell'umanità", ma del tutto inadeguata alle esigenze di oggi. Sugli storici viadotti la velocità massima consentita è di 40 chilometri all'ora, perché altrimenti le spinte centrifughe potrebbero determinare cedimenti strutturali, e le gallerie hanno una luce insufficiente per le sagome di container caricati su carri merci.
Se, dunque, sulla cosiddetta "volontà politica" di accorciare le distanze tra il Danubio e l'Adriatico non ci piove, sorgono seri dubbi sui tempi richiesti. Quelli indicati da Köller al convegno di Trieste (entro 10 anni) appaiono eccessivamente ottimisti. Per entrambi i progetti si stanno appena scavando i tunnel di sondaggio, che potrebbe riservare sorprese. Una volta avviati i lavori veri e propri, i tempi tecnici di esecuzione delle opere indicano una scadenza tra il 2018 e il 2020.
Ma non è detto che sia così. Sul Semmering pesa l'incognita del comportamento del governatore della Bassa Austria, Joseph Pröll, da sempre ostile all'opera per ragioni ambientali. Il progetto del Semmering era già pronto 17 anni fa ed erano già stati spesi 93 milioni di allora per un tunnel di sondaggio. Poi il Land Bassa Austria aveva bloccato tutto, sollevando un contenzioso sulle competenze decisionali in uno Stato federale qual è l'Austria che aveva coinvolto persino la Corte costituzionale. Ora si lavora su un nuovo progetto con un tunnel di 29 chilometri e la storia potrebbe ripetersi.
Accanto ai problemi tecnici, quelli finanziari. La spesa prevista per il Semmering era due anni fa di 1,25 miliardi di euro, quella per la Koralpe di 4,2 miliardi: soldi di cui lo Stato austriaco al momento non dispone. Il che significa che i tempi si allungheranno per trovare le risorse.
A meno che non intervenga l'Unione Europea con un contributo al 20% previsto per i tracciati transeuropei (Ten). La linea Vienna-Trieste non è tra questi, ma potrebbe beneficiare lo stesso dell'aiuto europeo. Se un tracciato Ten incontra difficoltà nella sua realizzazione, ecco che il finanziamento riservatogli dall'Ue potrebbe essere distolto e trasferito a Vienna. Gli austriaci pensano, per esempio, alla Lione-Torino-Venezia: se i comitati anti-Tav della val di Susa insistono ancora un po', il finanziamento alla Vienna-Trieste è assicurato.
J.T.

 

 

I progetti dei rigassificatori

 

Sul Piccolo di domenica 3 giugno nella pagina Regione ho letto l’articolo inerente i progettati rigassificatori dove l’assessore Lodovico Sonego sembrava che implorasse le Società proponenti a «fare chiarezza e dare delle risposte ai quesiti posti, in modo esauriente. Tutto questo già noto da anni, e chiesto più volte da chi si batte per la non relizzazione dei sopraccitati rigassificatori.
A proposito di chiarezza seguo da principio questa vicenda e non mi è mai capitato di vedere un progetto né sentito parlare del tracciato e del collegamento alla rete gas dell’impianto previsto in città; si potrebbe sapere qualcosa in proposito?
Leggo sul mensile Conrad di questo mese una bella intervista fatta al presidente Illy il quale afferma che... «È intenzione della Regione richiedere l’obbligo del prelievo e scarico delle acque al di fuori delle dighe, questa è nuova, comunque per chi non lo sapesse fondali sempre di 18/20 metri.
Queste condotte sottomarine, minimo 2, sicuramente di notevole diametro visto la portata d’acqua di cui ha bisogno l’impianto, non credo proprio che si possa solo adagiarle sul fondale ma si dovrà eseguire degli scavi. Allora come la mettiamo riguardo il sito inquinato di interesse nazionale che ci è stato propinato, che abbraccia la zona industriale fino alle dighe? (però non oltre la via Flavia). In detto sito le imprese insediate non possono effettuare neanche un foro nel terreno per piantare un paletto.
Come può la regione esprimersi in modo imparziale quando già nel 2005 tramite la controllata Friulia detiene delle quote di Gas Natural? Ancora una volta ci si chiede come mai non sono state interpellate la varie Istituzioni tecnico/scientifiche cittadine vanto della nostra Regione per quanto riguarda il fattore ambientale e non una società anonima di diritto Lussemburghese con sede a Lugano? (Scritto sempre su Conrad). Mi associo alla frase detta dal dott. Italico Stener su segnalazioni d.d. 5 giugno: «Vogliamo finirla di farci prendere in giro?».
Sergio Burlin

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 16 giugno 2007

 

 

FERRIERA - Il Comune: Arpa continui i controlli sull’aria  - Prosegue in Regione l’esame dei documenti dell’azienda per l’autorizzazione ambientale

 

I Verdi chiedono al ministero se sono rispettati da parte della Servola Spa i tempi per la messa in sicurezza e per la bonifica dell’area

Il Comune prorogherà la convenzione in corso con l’Arpa per il monitoraggio delle emissioni della Ferriera nell’aria. L’operazione, partita lo scorso gennaio per disporre di «dati certi e aggiornati» sulle polveri sottili e sugli idrocarburi policiclici aromatici (ipa), ha la durata di sei mesi. Avvicinandosi la scadenza, l’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci annuncia l’intenzione dell’amministrazione comunale di rinnovare la convenzione.
«In questi mesi – commenta – le rilevazioni certificate dall’Arpa ci hanno permesso, tutte le volte che si sono rilevate situazioni critiche per l’inquinamento atmosferico – di segnalare gli sforamenti alla magistratura e all’Azienda sanitaria».
I dati resi noti dai Verdi giovedì scorso, sull’inquinamento misurato nel terreno della Ferriera e nelle acque davanti allo stabilimento, con superamenti dei limiti anche di centinaia di volte, fanno rilevare a Bucci che «adesso bisogna porsi anche il problema dell’inquinamento del golfo. Cosa si aspetta a intervenire? Nei mesi scorsi l’inceneritore è stato chiuso per molto meno. Il danno ambientale procurato al golfo è gravissimo – aggiunge – e può essere paragonato a una grossa perdita di petrolio. E’ ora che si apra un tavolo istituzionale per ricollocare i dipendenti della Ferriera e poi si chiuda quello che è un vero cancro per la città. Non si può continuare a pensare che un domani l’azienda metta a posto gli impianti».
Gli uffici dell’assessorato regionale all’Ambiente proseguono intanto l’esame della documentazione fornita dalla Severstal-Lucchini per ottenere l’ «autorizzazione integrata ambientale», necessaria per legge al proseguimento dell’attività.
E mentre il termine di fine giugno per la conclusione della procedura pare essere slitato di qualche mese, una decina di giorni fa, nella prima conferenza dei servizi relativa all’autorizzazione stessa, il Comune ha posto il problema della titolarità della Regione a rilasciarla. «L’area della Ferriera – sottolinea Bucci – rientra nel Sito inquinato di interesse nazionale, per il quale le ordinanze e le prescrizioni le dà il ministero dell’Ambiente. Nella conferenza dei servizi, il sindaco ed io abbiamo chiesto se la Regione è legittimata a rilasciarla, essendoci la competenza diretta del ministero. Siamo molto critici su questo punto. Alla nostra richiesta formale, il funzionario regionale presente alla conferenza dapprima è andato negli uffici per approfondire la questione, ma quando è rientrato ha sospeso e rinviato la riunione».
Dell’autorizzazione integrata ambientale si sta occupando anche il Wwf, che ha inviato le sue osservazioni alla Regione. «L’autorizzazione integrata – spiega Fabio Gemiti, chimico ed esperto dell’associazione ambientalista – è una condizione mecessaria ma non sufficiente per permettere l’attività dello stabilimento. Dipende dal contesto. La vicinanza della Ferriera alla città – osserva – è tale che forse neanche con le migliori tecnologie anti-inquinamento le emissioni degli impianti soddisferebbero ai criteri per la qualità dell’aria all’esterno dello stabilimento. Nella richiesta per l’autorizzazione – conclude – l’azienda sostiene di essere in buona parte allineata alle migliori tecnologie, ma noi dubitiamo che, anche se l’autorizzazione verrà data, le cose cambieranno».
Intanto gli esponenti dei Verdi Alessandro Metz, Carla Melli e Alfredo Racovelli, che giovedì hanno comunicato pubblicamente i dati sull’inquinamento della Ferriera, replicano, con una nota, alle dichiarazioni dell’azienda. «La Servola spa – si legge – da sempre ha tenuto un comportamento sfuggente, disattendendo ogni impegno con le amministrazioni locali e nazionali. A tale riguardo – annunciano – abbiamo inoltrato formale richiesta al ministero per sapere se le modalità e i tempi, previsti per le opere di messa in sicurezza e di bonifica concordate, siano stati rispettati».

Giuseppe Palladini

 

 

Metalli, benzene e idrocarburi: tutti causano danni alla salute

 

Tra le sostanze di cui sono stati ritrovati sforamenti eccezionali alla Ferriera rispetto ai limiti sul suolo e nell’acqua, quali sono in modo accertato pericolosi per la salute? Secondo la letteratura scientifica, è già ben noto che il benzene (che si produce anche col traffico, o col fumo di sigaretta) è cancerogeno di fronte a esposizioni di lunga durata. La sua dannosità è provata. Tra le malattie che provoca c’è la leucemia. Sul suolo nel perimetro dell’azienda sono stati trovati sforamenti fino a 2000 volte superiori ai limiti.
Notoriamente molto tossici sono gli Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa). Si producono nel corso di combustioni incomplete di prodotti organici (petrolio, carbone, gas, rifiuti urbani). Ne esistono più di cento tipi, tutti quelli più pericolosi per la salute umana sono stati riscontrati a Servola: Benzo(a)antracene (819 milligrammi per chilo contro un tetto di 10), Dibenzo(a,h)antracene (223 contro 10), Crisene (876 contro 50), Pirene (1622 contro un limite di 50), Benzo(a)pirene (559 contro 10), Indenopirene (468 contro 5), Benzo(b)fluorantene (712 contro 10), Benzo(k)fluorantene (140 contro 10), Benzo(g,h,i)perilene (619 contro 10). L’effetto è cancerogeno, specie in presenza di Benzo(a)pirene.
Tossici sono anche i metalli pesanti. Trovati sopra i limiti a Servola: Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Piombo, Antimonio, Selenio, Vanadio, Zinco. In particolare, Cadmio, Mercurio e Piombo dono i più tossici, si accumulano nell’organismo, possono causare danni ai reni, al sistema nervoso, al sistema immunitario, e avere effetti cancerogeni. Anche se l’uomo può sopportare concentrazioni elevate di zinco, troppo zinco può causare spasmi allo stomaco, irritazioni cutanee, vomito, nausea e anemia. I livelli molto elevati di zinco possono causare danni al pancreas, disturbare il metabolismo delle proteine e portare arteriosclerosi.
Quanto al manganese, che è stato ritrovato in quantità eccedenti rispetto alla norma nell’acqua antistante la Ferriera, i suoi effetti nocivi si scaricano gravemente sul sistema nervoso, possono verificarsi disturbi nello sviluppo cognitivo e nella coordinazione dei movimenti, si possono avere malattie simili al morbo di Parkinson.

 

 

In 25mila soffrono di malattie respiratorie - Si muore ancora per broncopneumopatie croniche o asma bronchiale

 

A Trieste si muore ancora di malattie respiratorie come broncopneumopatia cronica o asma bronchiale. Il tutto a causa dell’inquinamento, del tabagismo o di altri fattori ancora in fase di studio nei laboratori di ricerca. Lo hanno ribadito ieri, nel corso di una conferenza stampa, gli organizzatori del convegno «Scienza e tecnologia in pneumologia - RespiroTrieste 2007», che da lunedì a mercoledì riunirà alla Marittima oltre 450 esperti italiani e stranieri nel settore.
«Parliamo di oltre 25 mila persone affette in città» ha spiegato Marco Confalonieri, direttore della Struttura complessa Pneumologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria. «Sono patologie che portano con sé numerose ripercussioni sia sociali che sull’attività lavorativa, in quanto tendono progressivamente alla cronicizzazione». Confalonieri ha espresso inoltre le sue preoccupazioni di quanti pazienti ed i loro familiari a Trieste, in regione e complessivamente in Italia, sono costretti a vivere quotidianamente con queste patologie e i disagi ad esse correlate. «Tanto più - ha sottolineato - che ultimamente la gravità è ulteriormente sottostimata, sempre più spesso diagnosticata tardivamente».
Secondo Confalonieri il problema è che «purtroppo, queste malattie non sono ben percepite nella loro importanza, pur causando morte e disabilità nella popolazione generale». Sono affezioni croniche del sistema respiratorio che progrediscono lentamente nel tempo e limitano il flusso aereo in modo non completamente reversibile e compromettono bronchi e polmoni. Confalonieri ha ricordato inoltre anche oltre alla broncopneumopatia, il tumore polmonare colpisce sempre più spesso anche i non fumatori. Complessivamente, l’ultimo rapporto sui tumori in Italia realizzato dall’Associazione registri tumori pone infatti in luce il fatto che l’incidenza dei tumori è in crescita in tutto il paese sia tra gli uomini sia tra le donne, mentre la mortalità è in calo. «In provincia di Trieste, alcuni dati parlano di circa 200 decessi dovuti al tumore polmonare» ha notato Confalonieri.
g.p.

 

  

Il Fai: «No al distributore di Barcola»  - Lettera aperta del direttore del Fondo per l’ambiente italiano al sindaco: salvaguardate gli alberi

 

I surfisti ricavano la loro sede al posto di una vecchia stazione di servizio

«Non va realizzato il nuovo grande distributore Tamoil in viale Miramare». Diventa un caso nazionale il nuovo impianto di Barcola: a sollevarlo è il direttore generale culturale del Fai (Fondo per l’ambiente italiano), Marco Magnifico. Ha scritto una lettera aperta al sindaco Roberto Dipiazza: «Barcola è la porta d’ingresso nobile a Trieste – scrive – il viale Miramare è un luogo di grande identità per la città, per i suoi abitanti, per la sua storia e per quanti amino Trieste; uno spazio che evoca una sensazione di serenità e senso d'appartenenza. Ebbene proprio qui il Comune ha autorizzato la costruzione di un nuovo, grande distributore di carburante Tamoil. Per fargli posto, non solo saranno abbattuti molti alberi secolari, ma verranno modificate pesantemente le caratteristiche di una zona che a noi risulta essere un bene vincolato in quanto di alto valore paesaggistico e ambientale».
Si legge ancora nella lettera: «Quello che è stato presentato ed approvato come un progetto di ampliamento di un distributore esistente è in realtà un enorme complesso completamente nuovo: infatti il vecchio distributore copriva 110 mq (di cui solo 30 mq verranno riutilizzati) mentre questo occuperà ben 1500 mq, andando a distruggere, con nuove costruzioni e corsie asfaltate, i giardini alberati e i marciapiedi verso Miramare. Ci chiediamo se davvero non vi sia altra localizzazione possibile e come mai la Soprintendenza non contrasti e non si opponga con forza a questo intervento».
Intanto cambia volto, oggi, l’ex stazione di servizio in viale Miramare: diventa sede dei surfisti triestini. In tanti avevano puntato a ottenere in affitto gli spazi dell'ultimo distributore rimasto attivo sul lungomare, ma il Comune, proprietario del sito, ha deciso di affittarlo a un’associazione sportiva. «Nel precedente piano delle opere - ha spiegato l'assessore Franco Bandelli - quella struttura doveva diventare un punto di appoggio, d’estate, per i vigili urbani. Ora, con la realizzazione della nuova caserma, tutto questo non sarà più necessario. Abbiamo deciso di dare spazio allo sport e, quindi, a un’associazione in grado di proporre qualcosa di nuovo». Negli ultimi mesi, infatti, la comunità dei surfisti - o meglio, dei windsurfisti - è andata aumentando: complice l'inverno mite, ma con giornate di bora, nel Golfo si è contato anche un centinaio di windsurfisti, la maggior parte dei quali provenienti da Slovenia e Croazia. L'associazione sportiva ha realizzato a proprie spese il restauro dell'ex distributore e ora vedrà l'affitto abbassato grazie ai lavori svolti: «Con il gruppo - ha spiegato l'assessore al Patrimonio Piero Tononi - abbiamo stipulato un contratto di affitto agevolato, proprio in virtù del fatto che si tratta di un’associazione sportiva e che l'attività da svolgere non sarà commerciale». «La comunità dei windsurfisti - ha spiegato Alberto Salvi, direttore della nuova sede del Surf team Trieste - a Trieste sta decisamente crescendo. Sul lungomare di Barcola si notano molti nuovi appassionati, parecchi sloveni e croati, per non parlare dei monfalconesi e goriziani. Ora, grazie a questa sede puntiamo ad aumentare anche i servizi a disposizione, con un rimessaggio di tavole e vele accessibile ai soci». L'ex distributore avrà anche un piccolo bar, dedicato ai soci del Surf team. Oggi alle 18 l'inaugurazione della struttura, e poi, la settimana prossima, corsi gratuiti di avvicinamento al winsfurf con tavole e vele di nuova generazione.
fr.c.

 

 

Gli esperti: pulite le acque del golfo ma la temperatura è sempre più alta  - Il monitoraggio dell’Osservatorio Alto Adriatico. Ci sono meduse ma non urticanti

 

Mare al momento pulito e sotto controllo ma sempre più caldo. Lo ribadiscono gli esperti dell’Osservatorio Alto Adriatico–Osmer Arpa Fvg, che monitorizzano periodicamente il golfo, per controllare la qualità delle acque di balneazione ed altri possibili rischi. Al momento, gli esperimenti sono in pieno svolgimento ed i risultati dettagliati delle osservazioni che riguardano i primi di giugno saranno disponibili la settimana prossima.
Sulla base dei dati parziali, al momento si può affermare però che in generale si nota una buona situazione delle condizioni ambientali del golfo. «Il tutto rientra nei canoni classici di normalità» spiega Giorgio Mattassi dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Friuli Venezia Giulia (Arpa), sottolineando inoltre che i campionamenti dipendono dalle condizioni meteo, poichè la valutazione sulla qualità delle acque dovrebbe rispecchiare le condizioni medie non quelle istantanee.
Per il momento però, dagli esperti nessuna segnalazione sulle presenza di meduse urticanti o di mucillagini in quantità preoccupante.
Rimane però un fatto certo: un periodo lungo di sole, alte temperature e poco vento potrebbe effettivamente favorire l'aggregazione delle mucillagini. Gli scienziati del Dipartimento Oceanografia Biologica dell’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS ricordano comunque che le mucillagini non sono dannose per l'uomo, anche se la sensazione, dopo il bagno, è sgradevole.
Il monitoraggio delle acque marino-costiere ha registrato un incremento della temperatura media di 5.6°C alla fine dello scorso mese. Conseguenza peraltro inevitabile: la media della temperatura dell’aria è stata di circa 2 gradi superiore a quella del mese di maggio relativo alla serie storica (2002-2006) e ha presentato valori massimi di circa 24-25°C.
ed alcune variazioni della salinità media. L’Arpa ha notato inoltre che nelle scorse settimane la concentrazione media di clorofilla da fluorescenza indotta è risultata costante e che la colorazione dell’acqua è apparsa normale all’inizio del mese ed anomala (giallastra) a fine maggio in alcune zone, a causa delle acque provenienti dai fiumi Isonzo e Tagliamento.
Per quanto riguarda la presenza delle meduse in generale, si rileva un decremento degli avvistamenti di una specie non tossica, la «Aurelia aurita», che si presenta però di grandi dimensioni (diametro 15 cm).
Gabriela Preda

 

  

«Liberi dal mostro-cementificio, ma senza rancori»  - Oggi la festa in piazza. I Comitati: niente fischi, ma applausi. Duz: non parteciperò

 

I cittadini della Bassa celebreranno a Torviscosa la vittoria sancita dal «no» della giunta. Il gruppo Grigolin: «Ricorso? Prima vediamo la delibera»

TRIESTE «Non vogliamo polemiche. Ci interessa solo festeggiare». Mareno Settimo, il portavoce del comitato «No al cementificio», ci ha sempre creduto. E, adesso che la Bassa friulana si è liberata dal pericolo «mostro», non ha rancori da portare in piazza. Questa sera, a Torviscosa, nel giorno della manifestazione che segue il «no» unanime della giunta Illy al cementificio, «non vogliamo fischi ma applausi: è una festa di popolo».
IN PIAZZA Il programma è appunto molto “popolare”. Ritrovo in piazza del Popolo a partire dalle 18: «A seconda degli arrivi ci saranno gli interventi – spiega Settimo –, non è prevista una scaletta». La gente, che era scesa in piazza il 25 aprile e il primo maggio per contestare e stendere striscioni contro il cementificio, potrà finalmente esultare: «Il “no” finale della giunta ci consegna una vittoria netta, favorita anche dai clamorosi errori di chi, in primis i vari Illy, Moretton, Sonego, Duz e Del Frate, ha sostenuto un progetto sbagliato contro la volontà dei cittadini. Se la ricorderanno per un pezzo questa sconfitta».
OBIETTIVI Oggi, si legge nel volantino che annuncia la manifestazione di Torviscosa, si scende in piazza «per il diritto alla salute dei nostri figli e dei nostri nipoti, per un lavoro che tuteli i diritti fondamentali della persona sia all'interno che all'esterno della fabbrica, per un uso corretto delle risorse agricole, industriali e turistiche della Bassa friulana, per uno sviluppo che consenta di tutelare le conquiste sociali raggiunte, per un progresso economico e sociale cosciente e condiviso dalla popolazione».
PRESENZE A partecipare alla serata di festa il comitato ha invitato pure i consiglieri regionali Settimo cita Travanut (Ds), Metz (Verdi), Franzil (Rc), Violino (Ln), Molinaro e Venier Romano (Udc), «ma sono invitati tutti», precisa Settimo. Anche Illy? «Tutti – ribadisce –. Ma non vogliamo che un invito personale possa sembrare una presa in giro e alimenti polemiche». Tra i presenti sicuramente Travanut: «Sono invitato e ci vado. Del resto, se mi chiamano, vado anche dove penso di ricevere critiche e l’altra sera, non a caso, ero a un convegno “No Tav”, mentre io sono favorevole». Il capogruppo diessino, che si è battuto fin dall’inizio della vicenda contro il cementificio, parla di “vittoria del territorio con tutte le sue componenti. “Il risultato finale si deve alla gente ma anche a chi si occupa di politica”.
ASSENZE Tra gli assenti, invece, il sindaco (del sì) di Torviscosa Roberto Duz e quello (del no) di Cervignano Pietro Paviotti. «Non ci sarò – spiega Duz – perché ho sempre cercato di separare le funzioni istituzionali dalla piazza. Quello della giunta è un parere tecnico, nulla di straordinario, di cui prendiamo atto e che accettiamo». Ma il cementificio sarebbe servito? «Sì, con la premessa che avrebbe dovuto dare garanzie di sicurezza per persone e ambiente». Niente piazza neppure per Paviotti: «Il messaggio è che in futuro si dovranno condividere le scelte a livello territoriale e non mettere in difficoltà i Comuni chiedendo loro pareri frettolosi. Ma non cambio idea: il metodo utilizzato dai comitati, per quanto avessero la mia stessa opinione, non mi è piaciuto. Quella del 1. maggio è stata una giornata triste, con violenze verbali e psicologiche nei confronti di sindaci che, con l’espressione dei consigli comunali, avevano seguito le regole delle democrazia».
RISCHIO RICORSO La collega di Porpetto Cecilia Schiff non nasconde invece la soddisfazione: «Finalmente si è guardato alla base e alle sue richieste. Con il cementificio non si sarebbero certo risolti problemi occupazionali, che in questo momento non colpiscono quest’area, ma si sarebbero al contrario aggravate questioni ambientali che gravano pesantemente sulla Bassa. Per una volta si è tenuto conto delle esigenze della gente». Ma la partita è davvero chiusa? Il gruppo Grigolin accetterà il verdetto della giunta o ricorrerà? Dall’azienda veneta non giungono ancora prese di posizione: «Dobbiamo prima esaminare la delibera di giunta».
Arrivasse il ricorso, Settimo è però pronto: «Risponderemo anche in quel caso colpo su colpo».
Marco Ballico

 

 

Lauri: la giunta riveda la politica sull’ambiente - Cdl: costretti al dietrofront

 

TRIESTE Dopo lo stop della giunta Illy al cementificio continuano i commenti della politica. Parla l’opposizione di centrodestra come anche la sinistra, con Rifondazione comunista che interviene con una nota del suo segretario regionale. «Il no della Regione alla realizzazione del cementificio – scrive Giulio Lauri – è innanzitutto una vittoria della popolazione. Contrariamente a quanto si dice, il conflitto sociale paga. Se è giustamente motivato, pacifico e determinato, può produrre risultati anche quando è esercitato dalla minoranza della popolazione: come la storia insegna, le maggioranze, soprattutto quelle silenziose, non interpretano necessariamente l’interesse generale». Lauri estende la questione: «La mobilitazione sul cementificio è importante anche per la maggioranza di centrosinistra». Due gli insegnamenti per il futuro: «Il primo è che l’ambiente non può più essere considerato un freno alla crescita economica ma una risorsa su cui fare leva per ripensare un nuovo e diverso modello di sviluppo. Il secondo è che la democrazia senza partecipazione è uno strumento monco, che può allontanarsi drammaticamente dall’interesse generale della popolazione, e che la partecipazione va promossa e le richieste ascoltate». «Il no unanime della giunta – attacca invece il capogruppo di An Luca Ciriani – contraddice clamorosamente quanto detto da Illy solo un mese fa, quando affermava che l’autorizzazione era «un atto dovuto. Questa retromarcia va ad aggiungersi a quella di poche settimane fa sui rigassificatori, due chiari segnali di un governatore che naviga a vista cercando in ogni modo di recuperare sul territorio i consensi perduti». Marzio Strassoldo, presidente della provincia di Udine, sottolinea la posizione «sempre contraria» dell'ente friulano. Una posizione «motivata dallo studio realizzato dagli uffici provinciali, che hanno messo in evidenza i rischio ambientali e infrastrutturali di un cementificio. In particolare è stato rilevato come l’impianto sarebbe stato collocato in un territorio già in forte sofferenza ambientale, soprattutto per quanto riguarda la qualità dell’aria, e viaria, con una previsione di 356 nuovi transiti giornalieri da e per l’impianto». «La giunta regionale - continua Strassoldo - ha fatto bene a tornare sui suoi passi dopo aver dichiarato pubblicamente di voler autorizzare il cementificio: è stata costretta a rimangiarsi quanto detto».
m.b.

 

 

Ma sulla vetreria i comuni si dividono  - Il sindaco di Marano: «A rischio la laguna e l’attività dei pescatori»

 

Solo San Giorgio, Carlino e Torviscosa favorevoli al nuovo insediamento. «No» anche dalla Provincia di Gorizia

SAN GIORGIO Vetreria, si spacca il fronte dei Comuni interessati. I consigli comunali di Marano, Porpetto, Carlino, Terzo di Aquileia, San Giorgio e Torviscosa si sono pronunciati in merito all’eventualità di realizzare l’impianto, e il verdetto ha sancito una frattura netta tra le realtà territoriali coinvolte: Marano e Porpetto hanno esternato la propria, assoluta, contrarietà al progetto, mentre Carlino, Torviscosa e San Giorgio si sono espressi favorevolmente. Terzo di Aquileia ha invece assunto un atteggiamento prudente, e fa sapere tramite il primo cittadino Fulvio Tomasin di non avere dei dati precisi. Tomasin smentisce in modo perentorio la tesi secondo cui la Bassa Friulana rifiuta qualunque progetto in modo aprioristico, ma sottolinea l’esigenza di dotare il territorio, e in particolare la vasta area industriale di San Giorgio, di un sistema di centraline che valutino esattamente il livello di emissioni nell’atmosfera.
Emblematico il caso di San Giorgio, dove il consiglio comunale all’unanimità garantisce l’appoggio alla vetreria. Risulta quindi evidente che ci sia un chiaro cambiamento di indirizzo da parte dei Comuni rispetto alla vicenda cementificio. Quando era stato prospettato tale insediamento, si era immediatamente registrata una levata di scudi da parte di tutti i comuni del territorio, ad eccezione di Torviscosa e San Giorgio. La coesione e la compattezza emersa precedentemente sembra dunque venir meno, e i referenti dei comitati si sono già mossi per capire quali siano le motivazioni. A rinforzare lo schieramento del «no» è arrivata la posizione della provincia di Gorizia, direttamente coinvolta a causa delle ripercussioni che subirebbe Grado a causa della vetreria. Graziano Pizzimenti, sindaco di Marano, esprime senza esitazione il proprio punto di vista, e si fa portavoce di un consiglio che ha bocciato all’unanimità il progetto: «L’aspetto forse più significativo sta proprio nel fatto che anche la minoranza (composta da Ds, Forza Italia e Margherita; la maggioranza è formata dalla Lega Nord e da indipendenti) abbia espresso un parere negativo. L’insediamento verrebbe collocato nei pressi della laguna, con i fumi di scarico che andrebbero a danneggiarne pesantemente l’ambiente e le attività che vi si snodano. Ci rimetterebbero soprattutto i pescatori, che vengono regolarmente considerati l’ultimo anello della catena. Il nostro consiglio comunale auspica uno sviluppo diverso per il territorio, che non contempli la presenza di industrie pesanti». Pizzzimenti prosegue: «Per dare un’idea, la ciminiera della vetreria sarebbe alta circa 80 metri, quando il nostro campanile raggiunge a malapena i 30 metri. È quindi perfettamente evidente come l’impianto risulterebbe impattante anche a livello visivo, oltre che dal punto di vista ambientale. Il nostro indirizzo deve essere interpretato come un chiaro segnale dato dal territorio». Roberto Duz e Pietro Del Frate, pur confermando la propria posizione, non intendono, al momento, esporsi apertamente. Nei giorni scorsi i comitati avevano rivolto un esplicito appello a Mauro Travanut, affinché li sostenesse ancora come fatto con il cementificio. Il consigliere diessino, da parte sua, ha reso noto che asseconderà le direttive dell’Azienda Sanitaria come ha sempre fatto. Secondo i comitati, l’attuazione della vetreria sarebbe un passaggio deleterio per il territorio, con ripercussioni addirittura più gravi rispetto a quelle derivanti dalla costruzione di un cementificio.
Giovanni Stocco

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 15 giugno 2007

 

 

Ferriera: benzene 2mila volte oltre i limiti  - In mare accertato un inquinamento da record. Nel sottosuolo enormi sforamenti di zinco e piombo

 

Diffusi dai Verdi i dati delle analisi disposte dal ministero dell’Ambiente. Metz e Pizzati: «Lo stabilimento va chiuso anche prima del 2009»

C’è benzene in quantità quasi 2000 volte superiore ai limiti di legge nel mare antistante la Ferriera di Servola. Di manganese ne navigano 1931 microgrammi per litro contro un limite di 50.
Nel suolo dello stabilimento servolano è stato trovato piombo per oltre 10 mila milligrammi per chilo dove la soglia è fissata a 1000. Così per lo zinco: in certi punti la concentrazione è di 20.300 milligrammi per chilo a fronte di un massimo consentito di 1500. Cifre esorbitanti per gli idrocarburi pesanti: non si dovrebbero oltrepassare i 750 milligrammi per chilo, se ne sono trovati 30 mila e passa.
Si tratta dei picchi di sforamento accertati nel corso di una indagine che ha previsto 76 carotaggi fino a 10 metri di profondità e dieci riverifiche con piezometro, da cui sono scaturiti questi dati ufficiali sull’inquinamento dell’azienda siderurgica relativi a suolo e acque. Le analisi sono state ordinate nell’ambito del piano di caratterizzazione imposto dal ministero dell’Ambiente per il sito inquinato di rilevanza nazionale, nel cui perimetro entra anche la Ferriera. Dati presentati a febbraio alla conferenza dei servizi ministeriale, e ufficiali da metà maggio.
Le cifre sono state rese pubbliche per la prima volta ieri dai Verdi di ogni ordine e grado (il presidente regionale Gianni Pizzati, il consigliere regionale Alessandro Metz, la consigliera provinciale Carla Melli, il consigliere comunale Alfredo Racovelli, accompagnati dal medico del Lavoro Maurizio Cannarozzo). Inaugurando un nuovo fronte oltre a quello già caldissimo sulle emissioni nell’aria, hanno confermato che la Ferriera va chiusa «anche prima del 2009», e nello stesso tempo chiamato a raccolta tutta la città e i suoi amministratori affinché si pensi per prima cosa al reddito dei lavoratori: «Il sindaco Dipiazza ha fatto la sua fortuna elettorale promettendo la chiusura della fabbrica - ha detto Metz -, ma poi la sorte dei dipendenti è sempre diventata materia di ricatto collettivo, perciò è da qui che bisogna partire».
Trovare nuova occupazione, garantire uscite agevolate, usare il reddito di cittadinanza di cui proprio la Regione sta per approvare il regolamento? «Una di queste soluzioni o altre exit strategy, ma da individuare in un tempo certo, ragionevolmente entro un anno». I dati sull’inquinamento sono stati definiti gravissimi: «Chi ora non agisce sul serio - ha concluso Metz - diventa complice del colpevole, cioé della Ferriera, che nonostante iniziative della Procura, dei cittadini, dell’Azienda sanitaria, mai ha risposto adeguatamente».
Pizzati ha sottolineato che la Teseco, che sta bonificando in area Ezit, lava le ruote dei camion con cui porta via la terra sporca: «A Servola non si fa, né si sono messi teli protettivi al suolo per proteggere i lavoratori, e inoltre manca ancora l’analisi dell’area antistante il mare, probabilmente costituita da materiale di riporto con cui nell’arco di 40 anni la Ferriera ha modificato la linea di costa, il ministero ha imposto 60 giorni di tempo per presentare le analisi».
«Sforamenti impressionanti - ha commentato Cannarozzo, come medico - ci sono sostanze tossiche e anche cancerogene, tutti gli inquinanti trovati a mare entrano nella catena alimentare attraverso il pesce: all’azienda è stato imposto di avviare la messa in sicurezza d’emergenza entro 20 giorni dalla conferenza dei servizi, ma lo ha fatto?».
Melli, consigliere provinciale, ha annunciato nuove strategie in collaborazione con Muggia su cui volano le emissioni d’aria, e un consiglio straordinario per il 9 luglio deciso concordemente da maggioranza e opposizione. Racovelli ricordando le richieste di chiusura della Ferriera da parte del sindaco ha ammonito: «Esca dalla fase mediatica, indichi un percorso di dismissione, e noi lo sosterremo apertamente». I Verdi temono che la proprietà possa vendere l’azienda per sfuggire a chiusure e bonifiche «senza pagare il pegno».
Ma se Pizzati segnala che «la zona di Servola ha il più alto indice di malattie polmonari d’Italia», il direttore dell’Azienda sanitaria Franco Rotelli, che aveva promesso e ha realizzato indagini sullo stato di salute della popolazione residente nel quartiere certifica risultati diversi, ottenuti scrutando nella banca dati per scoprire per che cosa, quanto e quando si sono curati gli abitanti di Servola: «Le nostre analisi non hanno dato per ora segnali che vi sia un’incidenza di malattie superiore al resto della città, neanche per le malattie polmonari, e lo stesso si rileva per i lavoratori, ma purtroppo non è detto che una rilevazione datata oggi dia certezza per sempre, certe malattie compaiono a distanza anche di molti anni».

Gabriella Ziani

 

 

FERRIERA - L’azienda: «Bonifica d’emergenza avviata già da giorni» - L’acqua di lavorazione viene trattata

 

Quattro pompe che trattano l’acqua di lavorazione prima che entri in mare. È la risposta della Ferriera alle imposizioni del ministero dell’Ambiente sulla scorta dei pesanti dati d’inquinamento usciti dal piano di caratterizzazione. Scadrà intanto questo mese il tempo che le amministrazioni, dalla Regione al Comune e all’Autorità portuale, hanno dato all’azienda nell’ambito della cosiddetta autorizzazione ambientale integrata che prefigura una prosecuzione dell’attività anche oltre il 2009 ma con una parziale ricoversione dell’attività, e comunque non senza un miglioramento dell’impatto ambientale.
Nel frattempo sono arrivate le prescrizioni ministeriali. «Il ministero - risponde Francesco Semino, responsabile delle relazioni esterne della Ferriera - ci ha dato due possibilità: o una bonifica consortile, cioé a condominio con le altre aziende, o una messa in sicurezza d’emergenza da realizzare da soli. L’azienda ha scelto l’ultima soluzione. Ma se ci fossimo messi nel gruppo saremmo stati al riparo da ogni controllo e domanda, sarebbe stato più da furbi, basta immaginarsi i tempi lunghi di una bonifica collettiva, magari 10 anni, in Italia ci sono ben 54 siti inquinati di rilievo nazionale».
Dunque la Ferriera «si pulirà» da sola. Il ministero le ha dato 20 giorni dalla data di ricevimento del verbale della conferenza dei servizi (10 maggio), per comunicare l’avviata messa in sicurezza. «E infatti - assicura Semino - è stata avviata: un sistema di pompe che trattano l’acqua prima che il sedimento arrivi a contatto con la falda, sistemate nei punti dove sono state localizzate le aree problematiche». Sul lato mare sono 4 i punti, distanziati di 100 metri, dove sono state installate le pompe. Ma per il suolo che si fa? «Non ci sono profili di emergenza - risponde Semino -, comunque sono fasi diverse».
Dalla Provincia commenta l’assessore all’Ambiente Ondina Barduzzi: «Dipiazza non era d’accordo sull’autorizzazione ambientale per 5 anni poiché c’è un protocollo firmato a Roma che prevede la chiusura della Ferriera nel 2009, ma penso che se l’azienda chiede l’autorizzazione significa che intende bonificare ed è ciò che conta».
g. z.

 

 

FERRIERA - Presenti anche i cancerogeni idrocarburi policiclici aromatici

 

Per chi non s’intende di chimica i numeri allarmanti si accompagnano a parole misteriose, ma gli stessi documenti ufficiali che riferiscono delle analisi nell’area della Ferriera per il ministero dell’Ambiente ne danno una schematica descrizione. Così nel suolo della fabbrica sono stati trovati per prima cosa i seguenti metalli: Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo totale, piombo, Antimonio, Selenio, Vanadio, Zinco, Benzene. Ci sono poi i pericolosi Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), molto dannosi per la salute, di cui è dimostrata la cancerogenità sia in laboratorio sia nelle popolazioni, e che sono derivati dalla combustione (anche dei motori delle macchine): alla Ferriera si sono trovati valori eccedenti di Pirene (1622 a fronte di un limite di 50, Benzo(a)antracene (819 contro un limite di 10), Crisene (876 anziché 10), Benzo(a)fluorantene (140 anziché 10), Benzo(a)pirene (559 anziché 10), Dibenzo(a,h)antracene (223 anziché 10), Benzo(g,h,i)perilene (619 anziché 10), Indenopirene (468 anziché 5), per una sommatoria di «Ipa» pari a 6069 milligrammi per chilo a fronte di un limite di 100. Nell’acqua: Manganese, Cromo esavalente, Nitriti, Cianuri, Toluene, Para-xilene, Triclorometano, Dicloroetano, Triclorofenolo.

 

 

Rigassificatori, Gas Natural presenterà nuovi studi

 

TRIESTE Gas Natural non molla la presa sul Golfo di Trieste e rilancia la sua battaglia per l’insediamento del rigassificatore nell’area ex Esso a Zaule. Dopo la fumata nera dell’esecutivo regionale, che il 1.o giugno ha dato parere negativo ai due progetti per la realizzazione di impianti Gnl (quello di Gas Natural e quello di Endesa, off-shore), la società ha infatti annunciato di essere pronta a presentare «tutte le documentazioni necessarie a chiarire e sciogliere i dubbi residui sui temi sollevati dalla Regione».
Nessun passo indietro dunque da parte di Gas Natural, pronta all’«avanzata» verso Roma, carte alla mano. La parola fine a una delle questioni più discusse degli ultimi mesi, infatti, sarà solo il Ministero dell’ambiente a poterla mettere, fornendo la valutazione d’impatto ambientale. Qualche giorno fa la giunta Illy aveva detto no ai due rigassificatori a Trieste. Pur esprimendo giudizio favorevole sotto il profilo socio-economico, la Regione aveva sollevato obiezioni legate ai rischi potenziali sull’ambiente e la salute.

 

 

Gas Natural non molla: Trieste ci interessa - La società pronta a presentare ulteriori documentazioni sul progetto del rigassificatore

 

La reazione degli spagnoli al parere negativo espresso dalla Regione. Sonego e Dipiazza: «Adesso ci pensi Roma»

Gas Natural non molla la presa sul Golfo di Trieste e rilancia la sua battaglia per l’insediamento del rigassificatore nell’area ex Esso a Zaule. Dopo la fumata nera dell’esecutivo regionale, che il primo giugno ha dato parere negativo ai due progetti per la realizzazione di impianti Gnl (quello di Gas Natural e quello di Endesa, off-shore), la società ha infatti annunciato di essere pronta a presentare «tutte le documentazioni necessarie a chiarire e sciogliere i dubbi residui sui temi sollevati dalla Regione».
Nessun passo indietro, dunque, da parte di Gas Natural, pronta all’«avanzata» verso Roma, carte alla mano. La parola fine a una delle questioni più discusse degli ultimi mesi, infatti, sarà solo il ministero dell’Ambiente a poterla mettere, fornendo la valutazione di impatto ambientale.
Non più tardi di qualche giorno fa la giunta Illy aveva detto no ai due rigassificatori a Trieste. Pur esprimendo un giudizio favorevole sotto il profilo socio-economico, da piazza Oberdan erano state sollevate obiezioni legate ai rischi potenziali sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, evidenziando che nella documentazione presentata da Gas Nautral e Endesa, permanevano «carenze documentali e progettuali, che non dimostravano l’assenza di pericoli». La Regione aveva però sottolineato la disponibilità a ospitare un rigassificatore in Fvg, ma «solo a determinate condizioni», chiedendo che le società fornissero al ministero un quadro documentale che consentisse di superare le perplessità. Tra le condizioni indicate dall’esecutivo rientrava ad esempio, per il progetto nell’area di Zaule, un prolungamento della condotta di scarico delle acque fredde oltre la diga foranea.
Gas Natural ha risposto all’appello: «Vogliamo investire a Trieste e realizzare il rigassificatore, che rappresenta un’importante infrastruttura - spiega la società attraverso il suo portavoce - necessaria non solo per il sistema energetico nazionale, ma anche per lo sviluppo economico del territorio. La Regione ha richiesto maggiore chiarezza documentale e noi stiamo preparando le carte da presentare al ministero, con cui risponderemo a tutte le obiezioni sollevate. Il rigassificatore di Zaule sarebbe simile a molti altri in esercizio a livello mondiale: impianti sicuri, puliti, con una tecnologia consolidata in oltre 50 anni di esperienza - spiega ancora Gas Natural -. Nella sola Spagna ce ne sono 6 in funzione e altri 3 in fase di progettazione».
Sull’annuncio di Gas Natural, secco il commento di Lodovico Sonego, assessore regionale a Infrastrutture ed energia: «La questione dei rigassificatori non è più di dominio della Regione - spiega Sonego - ma ora è di esclusiva competenza del ministero. In ogni caso prendo atto della volontà di Gas Natural di non abbandonare il progetto. Se vogliono fare sul serio non hanno che da rimboccarsi le maniche».
In attesa di «vedere quel che succede a Roma» resta il sindaco Dipiazza, che ad oggi dichiara di non essersi spostato di un centimetro dalla posizione iniziale: «Ribadisco ancora una volta che sono convinto che il rigassificatore a Zaule potrebbe essere una grande opportunità economica per Trieste - afferma Dipiazza -. Il piano dell’energia è un piano strategico per il Paese. La Regione ha detto no, e credo che c’entri la questione del cementificio. Non ho intenzione di fare le guerre puniche per i rigassificarori. Vedremo cosa decide Roma».

 Elisa Coloni

 

 

Il biologo Roberto Odorico: «È una zona ricca di biodiversità dove esiste anche un molo romano che testimonia dell’antica linea di costa»

 

«Eco parco» transfrontaliero a Muggia - Dovrebbe interessare l’area compresa tra Punta Sottile e Punta Grossa

Il sindaco Nesladek tiene i contatti con la riserva di Miramare e con Capodistria per verificarne la fattibilità

MUGGIA A Muggia si torna a parlare di realizzare un parco marino transfrontaliero tra Punta Sottile e Punta Grossa, alquanto rivisitato rispetto le iniziali intenzioni, e considerato in un’ottica didattica, inserita nel contesto del Parco del mare, di cui si discute invece a Trieste.
L’argomento è stato affrontato già tra il Comune di Muggia e quello di Capodistria, e contatti tecnico-organizzativi ci sono stati anche con la Riserva naturale marina di Miramare. Il sindaco Nesladek spiega: «Un parco in cui conservare i pregi ambientali esistenti, sviluppando attività scientifiche e didattiche legate al mare, potendo quindi attirare anche quella parte di turismo dedicata al mondo subacqueo. Il parco, in questa visione transfrontaliera, potrebbe anche godere di finanziamenti europei, mentre potrebbe legarsi al Parco del mare di cui si parla a Trieste, diventandone una sede distaccata ma ben collegata, magari con traghetti o barche scuola. L’iniziativa dell’Aula blu, ad esempio, ben si inserirebbe in questo progetto, mentre a Muggia potrebbero nascere le sedi logistiche, ostelli, laboratori e centri visite, in edifici esistenti, come la scuola di San Rocco, o in altri».
Nesladek preferisce non paragonare questo progetto di parco acquatico con quello abbozzato negli anni scorsa dalla Provincia. «Le cose sono cambiate – dice -. C’è una maggiore sensibilità ambientale, anche dall’altra parte del confine. È anche migliorato il rapporto con Capodistria e la Slovenia, con la quale stanno per cadere i confini. E si pensa ad un approccio molto più didattico, una sorta di laboratorio dell’immaginario scientifico incentrato sulle attività marine e costiere».
Non un parco chiuso, ben inteso, ma una zona di ricerca, in cui apprezzare e valorizzare le specificità ambientali, di ampia fruizione da parte di turisti, scuole, o cittadini. Da inserire in un «pacchetto» turistico-ambientale che coinvolga tutto il golfo, e magari anche la parte a terra, fino alla Val Rosandra.
Ma quali sono i pregi naturalistici di quell’area? Lo spiega Roberto Odorico, biologo della Riserva di Miramare, che ha già affrontato l’argomento con il sindaco Nesladek: «È una zona ricca di biodiversità. Un’area fertile, dalla quale proviene ciò che poi popola o ripopola il resto della costa. Il fondale è sabbioso o roccioso. È l’unica zona di flysch sottomarino da queste parti, e c’è anche un molo romano che testimonia dell’antica linea di costa. Il fondale è riccamente popolato, un serbatoio di specie».
La nascita del parco naturale (denominato ora Eco parco) porterebbe anche a rinsaldare o far nascere collaborazioni didattiche transfrontaliere, ad esempio con il laboratorio marino di Pirano. Dopo anni che se ne parla, ora in quanto tempo potrebbe sorgere questo Eco parco? Nesladek dice: «Fare il parco non è difficile. Poi però bisogna gestirlo. L’ipotesi più percorribile è di chiedere fondi Interreg assieme a Capodistria. Ma è necessaria anche la compartecipazione con il Parco del mare di Trieste. Ne parlerò a breve nelle sedi appropriate con i vicini colleghi».
Sergio Rebelli

 

 

RIFIUTI: POLEMICA A SAN DORLIGO

SAN DORLIGO Si continua a polemizzare a San Dorligo in merito alla progettata raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, il cui avvio è stato annunciato nei giorni scorsi.
Mercoledì c’è stato un primo incontro con la cittadinanza a Prebenico, per illustrare il progetto che partirà a luglio. Forti dubbi sull’efficacia e sul risparmio che deriverà ai cittadini da tale sistema sono stati avanzati già ieri dai consiglieri di opposizione in consiglio.
Oggi, alla luce del primo incontro pubblico illustrativo, interviene il consigliere Boris Gombac (Uniti nelle tradizioni): «È un modello di raccolta “tutto casereccio”, visto che nessun’altra amministrazione della provincia ha voluto aderire».
«All’assemblea pubblica – incalza Gombac – non ha partecipato moltissima gente, e l’incontro si è concluso in quaranta minuti, senza alcun beneficio per i partecipanti».
Gombac afferma anche che in sala, ai consiglieri di opposizione presenti non è stato permesso di intervenire, e il dibattito è proseguito all’esterno dopo la riunione.
«Lì i presenti hanno dialogato con noi – dice Gombac - per avere informazioni in merito ad un sistema di raccolta differenziata che, come imposto, si preannuncia di breve durata, ma con sperequazioni nel servizio di raccolta rifiuti che andranno a colpire indistintamente i concittadini che si sono visti aumentare negli ultimi anni le bollette del 60 per cento».
Ieri sera, c’è stato un incontro a Sant’Antonio. Oggi il medesimo appuntamento si ripeterà a Caresana, alla casa comunale, a partire dalle 20.
s.re.

 

 

Rifiuti, Ue multa l’Italia per Fvg, Lazio e Puglia - La condanna perché Roma non ha varato i piani di gestione e smaltimento delle 3 regioni

 

Il provvedimento può implicare sanzioni salatissime e riguarda le scorie sia ordinarie sia speciali. E in Irpinia Bertolaso viene aggredito

BRUXELLES Al termine di un procedimento durato cinque anni, l’Italia e’ stata condannata ieri dalla Corte di giustizia europea di Lussemburgo per avere violato le direttive dell’Unione sui rifiuti comuni (75/442/Cee) e sui rifiuti pericolosi (91/689/Cee) non avendo presentato alla Commissione europea i piani di gestione e smaltimento delle regioni Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e delle province di Bolzano Alto Adige e di Rimini.
La Corte ha condannato l’Italia dopo che le inadempienze erano state rilevate dalla Commissione europea che ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese nel 2002, procedura che dopo varie tappe è approdata nelle aule di giustizia di Lussemburgo.
Nel corso del lungo braccio di ferro tra Roma e Bruxelles, la Corte ha rilevato, l’Italia non ha mai colmato le proprie inadempienze.
Nel motivare la sentenza di condanna dell’Italia, i giudici di Lussemburgo hanno confermato che i piani di gestione e smaltimento dei rifiuti comuni sono obbligatori nell’Ue dal 1975 e dal 1991 sono obbligatori anche i piani per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi. I piani, una volta elaborati, devono essere comunicati alla Commissione europea che ha il compito di esaminarli, approvarli o respingerli.
Nell’elaborare le procedure di gestione e di smaltimento, le autorità competenti devono indicare tipi, quantità e origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire, requisiti tecnici generali, tutte le disposizioni per i rifiuti di tipo particolare, i luoghi o gli impianti adatti al loro smaltimento. Nei piani devono anche essere indicate le persone fisiche o giuridiche responsabili della gestione dei rifiuti, contenere la stima dei costi di smaltimento e di recupero e prevedere le misure d’incoraggiamento alla razionalizzazione della raccolta, della cernita e del trattamento della spazzatura.
L’Italia è stata condannata a pagare anche le spese processuali e ora la Commissione può intimare al governo italiano di dare immediata applicazione alla sentenza. In caso contrario l’Italia corre il serio rischio di essere condannata una seconda volta e allora l’esecutivo comunitario potrebbe costringerla a pagare ingenti multe quotidiane per ogni giorno di permanenza nello stato d’infrazione della legislazione comunitaria. Le multe potrebbero essere detratte anche dai versamenti che Bruxelles annualmente assegna al nostro Paese dai fondi strutturali, come quelli agricolo, regionale o sociale.
L’Italia è, tra i Ventisette, il Paese con il più alto numero d’infrazioni e condanne per violazione delle leggi comunitarie.
Intanto ieri è stata una nuova giornata difficile per il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso, destinatario delle proteste delle comunità che non vogliono ospitare le discariche. Ma ieri ad Ariano Irpino (Avellino), la protesta si è trasformata in aggressione: contro la sua auto calci, pugni, sputi. E c'è stata poi la fuga precipitosa dal paese. Immediata e corale la solidarietà del mondo politico e delle istituzioni a Bertolaso. Il commissario, dunque, non ha potuto incontrare gli amministratori della comunità irpina, per discutere la possibilità di riaprire la discarica di Difesa Grande. Ieri mattina l'auto su cui viaggiava Bertolaso è stata circondata da centinaia di persone e bloccata dai manifestanti, i quali hanno colpito la vettura con calci e pugni. Ci sono stati momenti di altissima tensione. «Solidarietà personale» è stata espressa dal presidente del Consiglio Romano Prodi al commissario Bertolaso, «per l'incivile aggressione subita». Il presidente del Consiglio ha telefonato a Bertolaso ribadendo l'impegno del governo per affrontare l'emergenza rifiuti in Campania.

 

 

I cambiamenti del clima preoccupano più del terrorismo

 

ROMA I problemi ambientali? Preoccupano più di terrorismo e droga. Il clima sta cambiando, la natura a volte si comporta in modo inaspettato e così, anche grazie all'interesse dei media, la percezione che i cittadini hanno del problema è diventata molto alta. Dopo la disoccupazione, al secondo posto tra le paure degli italiani (prima ancora di terrorismo e droga) compare l'inquinamento, seguito a non molta distanza dall'effetto serra. A rivelarlo è la ricerca "Effetto ambiente: come cambia il nostro stile di vita?" condotta da Lorien Consulting in collaborazione con la rivista "Nuova ecologia", il quotidiano di Legambiente, e presentata a Roma. Il dato principale della ricerca è che tre cittadini su quattro ritengono "fondamentale" il rispetto delle norme ai fini della tutela climatico-ambientale. Molto critica la valutazione, in particolare, "verso l'inattività di enti locali e governo centrale, sia globalmente che nel dettaglio dei singoli interventi a tutela dell’ambiente in generale”.

 

 

A4, ecco perché la terza corsia non si fa - Gli ostacoli che bloccano il progetto: burocrazia infinita, leggi che cambiano, il nodo Tav

 

L’INCHIESTA La tormentata vicenda dell’ampliamento dell’autostrada Trieste-Venezia dura ormai da 10 anni: ma prima del 2014 non sarà pronta

TRIESTE Il «pacco», nella miglior tradizione italiana, arriva a ridosso del Natale. Ma, quando la Regione e Autovie venete «scartano» la Finanziaria che Romano Prodi e il suo governo portano in dono, non gioiscono: scoprono che le commissioni di gara, ai tempi di Antonio Di Pietro, devono essere nominate dal ministero alle Infrastrutture. E non più dalle concessionarie autostradali.
Non è un dramma, ma in Italia lo diventa. Quella manciata di righe allunga per legge i tempi già biblici della grande incompiuta nordestina: la terza corsia che deve ridare un po’ di fiato all’ormai strozzata A4 Venezia-Trieste. «Perderemo, se va bene, 5 o 6 mesi» quantifica, sotto l’albero, chi è del mestiere.
Non sbaglia, almeno non per eccesso. Autovie, già pronta ad affidare i progetti di opere specialistiche collegate all’allargamento dell’A4 come i sovrappassi o il ponte sul Tagliamento, inizia ai primi dell’anno il pressing sul ministero. Ma solo il 24 aprile, dopo una calata in massa nella capitale, con il presidente Riccardo Illy e l’assessore ai Trasporti Lodovico Sonego a incalzare il ministro «amico», la spa di Palmanova ottiene l’agognato risultato: Roma nomina quattro commissioni di gara per la terza corsia. «Le prime in tutta Italia» ricorda Sonego. Un merito e una consolazione, seppur magra. Ma, adesso, quanto ci metteranno a giudicare le commissioni esterne che sfuggono a ogni controllo periferico?
Non è il primo «pacco» di Roma, quello contenuto nella Finanziaria 2007, e nemmeno l’ultimo. Ma aiuta a spiegare l’inspiegabile: perché mai - mentre l’A4 si ingolfa anno dopo anno, con più di 3.500 ore di coda e poco meno di 40 milioni di auto e camion contati nel solo 2006 - la terza corsia rimane un fantasma. Il fantasma che nemmeno le promesse solenni, le volontà condivise e gli sforzi reiterati riescono a materializzare. Sia chiaro, pur in un Nordest che spara costantemente sullo Stato centrale e sulle sue lungaggini burocratiche, i ritardi non vanno messi unicamente sul conto di Roma. Non aiutano le beghe o le esitazioni periferiche, presenti o passate, incluse quelle recentissime sul tracciato parallelo oppure no tra terza corsia e Tav. Ma quanto possono alla fin fine incidere se, fatti due conti e accertato che servono circa 24 mesi per mettere a gara il progetto integrato della tratta Quarto d’Altino-San Donà, la più avanzata, Autovie ne può governare appena 3 o 4?
LA STORIA Di sicuro, la spa autostradale controllata all’86% dal Friuli Venezia Giulia inizia a ragionare sulla terza corsia almeno una decina di anni fa. Nel ’99, sotto la presidenza dell’attuale amministratore delegato Pietro Del Fabbro, raccoglie il primo significativo passo avanti: l’Anas e il governo, approvando il piano finanziario della concessionaria che non può realizzare l’opera senza l’assenso dei «proprietario», autorizzano l’allargamento dell’A4. Non di tutta l’A4, come chiedeva Autovie, bensì della tratta Quarto d’Altino-San Donà.
IL PIANO BIS Meglio di niente. Ma il Friuli Venezia Giulia non si accontenta e, con rinnovato slancio a partire dal 2003, quando si apre l’era illyana, reclama l’allargamento sino a Villesse. «Abbiamo trovato i cassetti vuoti, quando siamo entrati in carica, ma ci siamo rimboccati le maniche. E abbiamo comunque, nella complessità del caso, fatto passi da gigante» rivendica, punzecchiando la precedente giunta, Sonego. Serve un miliardo, o giù di lì, per l’intera opera: Autovie si impegna ad autofinanziarla. Non basta. Serve un nuovo piano finanziario approvato da Anas e ministero. Ma, nonostante il «vecchio» sia scaduto già nel 2004, quel nuovo piano che dovrebbe valere 1,6 miliardi ancora non c’è: Autovie stende la bozza, la manda a Roma, ma le regole cambiano in corso d’opera, e allora deve ricominciare. «Adesso, però, il nuovo piano è in dirittura d’arrivo. E sarà pronto entro l’estate» assicura l’assessore ai Trasporti.
I PROGETTI Autovie, però, nonostante il piano sia la «condicio sine qua non» per estendere la terza corsia da San Donà a Villesse, gioca d’anticipo. E, assumendosi i suoi rischi, si porta avanti con i progetti: realizza in casa il preliminare dell’intera tratta, strappa l’assenso ancora ai tempi di Silvio Berlusconi, ma con una prescrizione. Quella che, nelle scorse settimane, è ritornata prepotentemente d’attualità: la terza corsia, sancisce il Cipe, deve affiancarsi alla futura Tav. Facile a dirsi, assai meno a farsi: far correre «guancia a guancia» automobili, camion e treni impone cavalcavia più alti e imponenti, con un costo aggiuntivo di almeno 310 milioni di euro. Ma chi li paga? Non c’è ancora risposta. E quella risposta non è nemmeno la più urgente: come fa la terza corsia a rendersi parallela alla Tav e cioé a qualcosa che non c’è, non ha ancora un progetto «sicuro» e chissà quando ce l’avrà?
IL PARELLISMO Il Veneto risolve l’enigma a modo suo: stabilisce, con due delibere successive, che sul suo territorio l’affiancamento non si farà e la Tav devierà verso il litorale. Un’eresia? «L’alta velocità non ha né i progetti né i soldi. Intanto, visto che è un’emergenza assoluta, facciamo la terza corsia» spiega il presidente Giancarlo Galan. Il Friuli Venezia Giulia non gradisce né accetta quella logica da «carpe diem», «perché fare i cavalcavia ignorando la Tav e poi rifarli comporterebbe una spesa ben superiore ai 310 milioni», e perciò sollecita Roma affinché risolva la querelle. Non tanto sulla tratta iniziale, dove l’addio al parallelismo appare acquisito (nonostante la delibera del Cipe ancora valida), quanto almeno su quella da San Donà al Tagliamento.
I TEMPI In attesa della risposta capitolina, l’ennesima, Autovie porta avanti il progetto definitivo della tratta da Quarto d’Altino a San Donà, la sola già autorizzata, e conta di chiuderlo entro dicembre, allegandovi quelle opere specialistiche ormai in mano alle commissioni esterne. E dopo? Anas e Cipe devono dare l’ok. Quindi Autovie può fare la gara per il progetto integrato che include l’esecutivo e i lavori. Risultato: «Apertura dei cantieri entro la fine del 2010. E, da quel momento, tre anni di lavori» quantifica, in un’intervista, Giorgio Santuz. Ben che vada, il 2014. E il resto della tratta? Nemmeno il presidente della spa, che da tempo grida all’emergenza, non azzarda pronostici sui tempi.
IL COMMISSARIO
Troppe le incognite. Troppi i lacci e i lacciuoli romani. Non a caso, nell’ultimo tentativo in ordine di tempo, il Nordest invoca una terapia d’urto e chiede con voce sola, da Illy a Galan agli industriali, un commissario straordinario «modello Passante di Mestre»: uno che abbia i poteri necessari per tagliare i tempi della burocrazia e sveltire l’ampliamento della «A4». Di Pietro non fa i salti di gioia, ma il Nordest non molla. E la saga dell’«A4» continua.

Roberta Giani

 

 

Cementificio, no unanime della giunta Illy - Moretton: ha pesato il parere dell’Ass 5. Antonaz soddisfatto, dubbi di Bertossi e Sonego

 

L’esecutivo ha votato la delibera che mette fine alla vicenda dell’impianto di Torviscosa. Ma non vengono esclusi ricorsi da parte della Grigolin

TRIESTE Il cementificio di Torviscosa non si farà. Dopo mesi di dibattito acceso in tutte le sedi politiche e istituzionali è arrivata la delibera della giunta che boccia, in quanto incompatibile dal punto di vista ambientale e dell’impatto sulla salute dei cittadini, l’insediamento il cui progetto è stato presentato dalla Cementi Nord-est del gruppo veneto Grigolin. La delibera è stata portata in giunta dall'assessore all'Ambiente e Protezione civile, Gianfranco Moretton. Nei giorni scorsi il progetto di cementificio era stato «bocciato» anche dall'Ass numero 5 che aveva messo in risalto gli aspetti negativi per la salute della popolazione. L'Arpa, invece, aveva dato parere favorevole, anche se il documento non era stato sottoscritto dal direttore scientifico ma dal direttore generale.
«La giunta regionale ha deliberato all'unanimità di non autorizzare l'impianto del cementificio di Torviscosa per il parere negativo espresso dall'Azienda sanitaria Bassa friulana e per il motivo di precauzione» dice il vicepresidente della giunta Gianfranco Moretton. «Abbiamo tenuto conto del parere che avevamo chiesto all'Azienda sanitaria - precisa - il quale conferma che l'impianto non può essere autorizzato per ragioni di carattere ambientale connesse alle emissioni di atmosfera. L'esecutivo ha deciso in piena autonomia pur tenendo in considerazione i pareri delle amministrazioni locali interessate e anche quelli espressi da numerosi cittadini in modo diretto».
La giunta ha dunque seguito il metodo che si era data anche in base alle ultime indicazioni del presidente Illy: l’autorizzazione doveva passare attraverso un approfondito esame degli ulteriori pareri tecnici richiesti dalla giunta dopo il parere favorevole del Via.
«La valutazione di impatto dell’impianto sulla salute della popolazione - sottolinea Moretton - è stato negativo anche alla luce dei parametri europei, più rigidi rispetto a quelli attuali, che saranno in vigore dal 2010. Inoltre abbiamo ritenuto che l’insediamento non è compatibile anche sulla base del principio di precauzione».
Ma ora la delibera potrebbe essere impugnata con un ricorso dalla Grigolin. «Le azioni legali sono sempre possibili su qualunque delibera. Ma il nostro lavoro e quello dei nostri uffici è stato approfondito anche su questo aspetto» dice Moretton.
Ma in giunta, secondo indiscrezioni, nonostante la delibera sia stata approvata all’unanimità, gli assessori Lodovico Sonego e Enrico Bertossi, che hanno sempre espresso il loro favore alla costruzione dell’insediamento industriale, non hanno nascosto i loro dubbi sulla bocciatura. Ma anche loro hanno convenuto sull’impossibilità di procedere all’autorizzazione di fronte a relazioni tecniche non equivocabili. «Davanti a un parere così chiaro espresso dall'Azienda sanitaria - sottolinea Lodovico Sonego -, la giunta non ha potuto che conformarsi ad esso».
Su eventuali timori di ricorso alla magistratura da parte della ditta Grigolin, che ha presentato il progetto dell'impianto, Sonego ha commentato: «qualsiasi nostra delibera può essere impugnata».
«Una decisione esclusivamente tecnica, che non ha alcun rapporto con altri insediamenti» dice Enrico Bertossi. «La giunta ha preso la decisione - aggiunge - basandosi esclusivamente sulle relazioni pervenute da Arpa e Azienda Sanitaria della Bassa Friulana. La salvaguardia della salute dei cittadini deve sempre prevalere».
Bertossi ha poi escluso che la giunta possa essere stata influenzata dalla piazza. «Non è stato così - ha detto - perchè noi non possiamo farci influenzare nelle scelte dai comitati che sorgono un pò ovunque». La conclusione del caso-Torviscosa infine è accolto con soddisfazione da Roberto Antonaz, unico assessore in giunta di Rifondazione comunista. «Il no della giunta regionale al cementificio di Torviscosa - spiega Antonaz - è innanzitutto una vittoria del territorio. È vero che la giunta ha deciso sulla base di giudizi tecnici dell'Azienda sanitaria e dell'Arpa, ma è anche vero che questi giudizi sono stati richiesti una seconda volta per la pressione ricevuta dal territorio della Bassa friulana che non voleva questo impianto».
Sulla questione di un possibile ricorso del gruppo Grigolin Antonaz ribadisce di non ritenere possibile un’azione legale da parte della società proponente.
«Certo - conclude - tutti possono ricorrere alla magistratura, ma nel decidere per il no abbiamo valutato ogni possibile conseguenza».

Ciro Esposito

 

 

CEMENTIFICIO - Travanut: «Vittoria della gente della Bassa»  - Gottardo: «Illy non può fare il sovrano». La Guerra: «Successo della politica»

 

Soddisfazione dei politici che si sono da sempre opposti alla costruzione dell’impianto. I Comitati: «Sabato festa in piazza»

Il presidente di Assindustria Valduga: «È difficile esprimere un giudizio senza informazioni ma non ci sembra una scelta molto brillante»

TRIESTE Il gusto della vittoria sul caso-cementificio ha un sapore bipartisan. Da una parte ci sono quelli che si sono opposti alla sua costruzione dentro la maggioranza, nei consigli comunali e in piazza. Dall’altra chi, nel centrodestra, ha condotto un’opposizione politica e istituzionale.
Il primo a essersi speso, rischiando il suo presente e futuro politico dentro i Ds, è stato Mauro Travanut. «A tutte le vicende c’è sempre una fine, ma non è il sì o il no che conta - spiega il capogruppo diessino -. Quello che conta è la vicenda umana che si consuma prima della decisione finale. È stato decisivo l’aiuto dei cittadini e degli amministratori della Bassa, oltre all’impregno della Margherita locale e di tutta Intesa. È stata una bella pagina per il territorio e anche per la giunta regionale». « È stata una vittoria della gente della Bassa friulana - sostiene il responsbile del comitato dei cittadini Mareno Settimo -. Chi ha perso se lo ricorderà per un pezzo. Sabato a Torviscosa faremo una grande festa in piazza.». E mentre per il sindaco di San Giorgio Pietro Del Frate «ora è importante non dimenticare l’importanza della riqualificazione dell’area» il Verde Alessandro Metz «la decisione della giunta conferma quanto abbiamo affermato negli ultimi mesi, nonostante qualche assessore abbia contestato le nostre perplessità». Chi invece non ci sta, e non l’ha mai nascosto, è l’assindustria regionale. «È difficile esprimere un giudizio senza disporre di tutte le informazioni necessarie ma non ci sembra la scelta particolarmente brillante - sostiene il presidente Adalberto Valduga -. Avremmo voluto un approfondimento tecnico sui risultati di rilevazioni ambientali aggiornate effettuate dall'Azienda sanitaria della Bassa friulana e dall'Arpa. Siamo convinti da sempre - ha aggiunto - che le scelte di ogni amministrazione debbano osservare le regole in modo trasparente ma in questo caso le indicazioni non ci sembra siano state sempre coerenti».
Il centrodestra invece rivendica il ripristino del ruolo, grazie alla sua azione, del Consiglio regionale e in generale della politica. «La decisione della giunta - sostiene il coordinatore di Fi Isidoro Gottardo - ripristina regole essenziali di democrazia, che stavano per essere gravemente violate. Al dovere di governare del presidente della Giunta, costruito su certezze che evidentemente non avevano fondamento, si è opposto il dovere di controllo che l'opposizione ha esercitato, innanzitutto con una seduta straordinaria del Consiglio». «Nulla è più come prima - conclude Gottardo - Un presidente come Illy, che si sentiva un sovrano dovrà ora riconoscere che i cittadini non sono sudditi». Per il capogruppo della Lega Nord Alessandra Guerra invece «la maggior soddisfazione è data dal fatto che quando si ascoltano le persone e si tengono in giusta considerazione i pareri tecnici la politica funziona ancora. Da questa vicenda tutti devono ripartire, indipendentemente dagli schieramenti, per dare alla nostra regione uno sviluppo economico compatibile con il territorio».
«Il no al cementificio di Torviscosa - sottolinea il capogruppo di An Luca Ciriani - contraddice clamorosamente quanto detto dal governatore Illy solo un mese fa, quando affermava che l'autorizzazione era un atto dovuto. È il segnale di un governatore che naviga a vista cercando in ogni modo di recuperare sul territorio i consensi perduti».
ci.es.

 

 

Energia solare, 2,5 mln alle imprese - Sostegno della giunta alle fonti rinnovabili. Benzina meno cara dal 21 giugno

 

TRIESTE Continua il sostegno della giunta regionale all’utilizzo di fonti energetiche alternative e meno costose per chi fa impresa. La Giunta regionale ha approvato ieri, su proposta del vicepresidente e assessore all'Ambiente Gianfranco Moretton, il regolamento per la concessione alle imprese del Friuli Venezia Giulia di contributi in conto capitale per l'installazione di impianti solari fotovoltaici. Si tratta di un finaziamento complessivo di 2,5 milioni di euro e ciascun progetto presentato avrà risorse per un tetto massimo di 200 mila euro.
Le domande di contributo, che potrà arrivare fino all'80 per cento della spesa ammissibile, dovranno essere inoltrate al Servizio disciplina tecnica edilizia e strutture a supporto residenza della direzione centrale Ambiente e Lavori Pubblici della Regione. Potranno ottenere il finanziamento gli impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica, la cui potenza nominale risulti non inferiore a 10 kilowatt.
Scende il prezzo della benzina regionale. La giunta infatti ha deliberato un aumento dello sconto, a partire dal 21 giugno, mentre resta invariato quello sul gasolio per autotrazione. In relazione alla variazione della differenze di prezzo in Italia e Slovenia, lo sconto al litro sulla benzina aumenterà (e quindi il prezzo diminuirà in modo corrispondente), a seconda delle fasce in cui è suddiviso il territorio regionale, tra 0,032 euro a 0,020 euro.
Infine su proposta dell’assessore alla cultura Roberto Antonaz ha dato il via libera alla riduzione dall'1 gennaio 2007 del 10 per cento dei compensi dei componenti di «organi collegiali» (comitati, commissioni, ecc.) istituti nell'ambito delle attività della direzione centrale Istruzione, Cultura, Sport e Politiche della Pace della Regione.

 

 

Jakovcic: «Sì al rigassificatore a Fianona»  - Agli attacchi degli ambientalisti replica: «I Verdi operano nell’interesse di qualche lobby»

 

Per il presidente della Regione Istria Zagabria non può decidere da sola la privatizzazione del cantiere navale polesano di «Scoglio Olivi»

POLA Alla consueta conferenza stampa mensile di ieri il presidente della Regione istriana Ivan Nino Jakovcic ha ribadito il suo desiderio che il terminale di gas naturale liquido sull'Alto Adriatico venga collocato nel Golfo di Fianona, tra l'altro sacrificato all'altare dell'industria visto che già vi sorgono due centrali termoelettriche a carbone mentre una terza è in fase di progettazione.
E poi, sempre secondo il ragionamento di Jakovcic, un nuovo importante impianto industriale darebbe un notevole impulso al rilancio economico della zona, tra le più depresse dell'Istria.
A proposito delle aspre contestazioni che arrivano soprattutto dai Verdi, Jakovcic si è detto non del tutto convinto della loro buona fede. «Mi sembra di capire - ha detto - che gli ambientalisti vogliano portare l'acqua a qualche altro mulino, ovvero che stiano operando per gli interessi di determinate lobby del comparto, che si battono per portare altrove il terminale».
Altro tema trattato all'incontro con i giornalisti, la privatizzazione del cantiere navalmeccanico «Scoglio Olivi». Per Jakovcic il governo non può decidere da solo in quanto il cantiere è la maggiore azienda istriana al quale da sempre è legata l'esistenza di tante e tante famiglie.
«Pertanto - ha sostenuto il prsidente della Regione Istria - si può procedere alla privatizzazione ma solo di comune accordo con la Regione e la Municipalità alle quali lo «Scoglio olivi» è unito da infiniti legami».
Cambiando ancora argomento Jakovcic ha parlato del progetto Brioni Riviera che ancora non riesce a decollare causa intoppi di varia natura, senza contare le feroci contestazioni dell' opposizione politica che parla apertamente di svendita della costa istriana. «Ebbene - ha annunciato - a fine mese verrà bandito il concorso internazionale per il progetto preliminare di sviluppo di 4 segmenti del progetto: la Pineta di Fasana, la penisola di Musi, la zona di Santa Caterina e l'ex idrobase di Pontisella».
Infine Jakovcic ha lanciato frecciate all'ufficio istriano dell'amministrazione statale causa gli inspiegabili ritardi nel rilascio delle licenze di costruzione. «Non ci rimane che batterci per trasferire queste competenze - ha detto - alle amministrazioni della regione, delle città e dei comuni, che saranno sicuramente più veloci».
p. r.

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - GIOVEDI' , 14 giugno 2007

 

 

Il clima in testa alle paure degli italiani - Preoccupa più di terrorismo e droga

 

Presentato il rapporto di Legambiente sulla percezione dei problemi climatici - Tutti pronti a risparmiare, ma solo se non s'intaccano le comodità quotidiane

ROMA - I problemi ambientali? Preoccupano più di terrorismo e droga. Finalmente, soprattutto nell'ultimo anno, si registra una forte attenzione dell'opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento del Pianeta e della situazione, grave, in cui esso si trova. Una situazione che, se non si mettono in atto politiche atte a contrastare l'inquinamento e l'emissione di sostanze nocive nell'ambiente, potrebbe in un futuro non troppo lontano diventare irreparabile. Il clima sta cambiando, la natura a volte si comporta in modo inaspettato e così, anche grazie all'interesse dei media, la percezione che i cittadini hanno del problema è diventata molto alta.
Dopo la disoccupazione, al secondo posto tra le paure degli italiani (prima ancora di terrorismo e droga) compare l'inquinamento, seguito a non molta distanza dall'effetto serra. Problemi temuti da quasi il sessanta per cento della popolazione (che, però, come vedremo, spesso si tira indietro quando il risparmio energetico intacca le comodità personali).
A rivelarlo è la ricerca "Effetto ambiente: come cambia il nostro stile di vita?" condotta da Lorien Consulting in collaborazione con la rivista "Nuova ecologia", il quotidiano di Legambiente, e presentata questa mattina a Roma all'interno del forum "Qualenergia?", una giornata di dibattito per dare una risposta agli interrogativi legati ai problemi energetici. Un rapporto che punta l'attenzione sulla percezione che i cittadini hanno riguardo agli equilibri climatico-ambientali, l'utilizzo di risorse naturali critiche (come ad esempio l'acqua) e l'impegno di privati e istituzioni per preservare macroequilibri ad oggi in serio rischio.

"È coscienza diffusa - spiegano i ricercatori - che la risoluzione delle problematiche ambientali chiami in causa un insieme di attori, come privati cittadini, istituzioni, agenzie di formazione, che sono corresponsabili nel cercare di evitare ulteriori amplificazioni del problema. Questo si accompagna, tuttavia, a un giudizio di bocciatura trasversale per l'operato insufficiente di tali soggetti". La valutazione, in particolare, è critica soprattutto "verso l'inattività di enti locali e governo centrale, sia globalmente che nel dettaglio dei singoli interventi".
Il dato principale della ricerca è che tre cittadini su quattro ritengono "fondamentale" il rispetto delle norme ai fini della tutela climatico-ambientale. Tra questi, la metà crede che il livello di rispetto sia rimasto inalterato rispetto al passato; l'altro cinquanta per cento, invece, è diviso in parti uguali tra chi denuncia un minor rispetto della normativa e chi, invece, considera tale livello aumentato. La metà degli italiani ritiene di possedere un livello di conoscenza elevato della problematica ambientale (solo un venti per cento ammette una conoscenza limitata del problema) e sono quasi tutti d'accordo che la responsabilità della situazione attuale è da attribuire a fattori umani, tra cui principalmente traffico, impianti industriali, riscaldamento domestico.
Secondo lo studio, gli italiani sarebbero "molto disposti" a mettere in pratica alcune regole elementari per il risparmio energetico, a cominciare dalla raccolta differenziata dei rifiuti, da un comportamento responsabile nei consumi domestici e dall'installazione di lampadine a basso consumo. Alta, inoltre, la disponibilità all'adozione di pratiche quotidiane volte a ridurre gli sprechi d'acqua (la cui scarsità è un problema percepito dalla quasi totalità del Belpaese).
La propensione a risparmiare, però, inizia a calare quando si deve mettere mano al portamonete o si devono limitare le proprie comodità giornaliere: scende, ad esempio, se si inizia a parlare di spostamenti con i mezzi pubblici, di utilizzo di capi d'abbigliamento realizzati con fibre naturali e di abbassare la temperatura del riscaldamento nelle abitazioni. Crollo di consensi, poi, nei confronti della limitazione dell'uso dell'auto privata, la tassazione dei parcheggi auto in proporzione alle emissioni inquinanti e, soprattutto, verso il pagamento di un ticket per circolare nei centri cittadini.
In un momento di crisi della politica, anche la soddisfazione nei confronti dell'operato dei governi in tema di ecologia non è molto alta, e si attesta intorno al cinquanta per cento (rappresentando, in piccolo, la spaccatura politica italiana). Pareri positivi si riscontrano soprattutto per l'uso di fonti rinnovabili e verso gli incentivi e le detrazioni per l'acquisto di elettrodomestici più efficienti, auto Euro 4 o Euro 5 e carburanti "verdi". Più scetticismo, lo dicevamo, per un'elevata tassazione dei veicoli che inquinano di più (come i Suv) e dei voli aerei.
DANIELE SEMERARO

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 14 giugno 2007

 

 

Alta velocità, prima intesa con i Comuni Fondi Ue anche per la Trieste-Divaccia

 

Dopo due anni di rinvii s’ipotizza il potenziamento del tracciato esistente: è una vittoria degli Enti locali

ROMA Il governo manterrà la scadenza del 23 luglio entro la quale dovrà presentare all’Unione europea un nuovo tracciato per la Tav Torino-Lione, ottenendo così parte dei finanziamenti (un miliardo di euro) necessari alla realizzazione dell’Alta velocità. L'esecutivo presenterà analoga richiesta anche per il Brennero e per la linea Trieste-Divaccia.
Nel frattempo l’Osservatorio lavorerà a un nuovo schema di tracciato basato su alcuni punti: l’abolizione del tunnel di Venaus, l’attestamento della linea a Orbassano, fuori Torino, e l’utilizzo della linea esistente con un suo parziale interramento.
La decisione è stata presa ieri al termine del tavolo tecnico convocato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta e che ha riunito a palazzo Chigi, oltre al premier Romano Prodi, i ministri interessati insieme ai sindaci della Val di Susa e Sangone, della cosiddetta gronda di Torino e al presidente dell’Osservatorio Mario Virano. «La deadline verrà rispettata» ha spiegato il sottosegretario al termine della riunione: «L’Osservatorio lavorerà in questo senso nei tempi più rapidi possibili per presentare alle parti il progetto per il confronto».
«Sono molto soddisfatto per l’esito» ha commentato alla fine Prodi. All’inizio della riunione aveva sottolineato l’importanza di raggiungere un accordo, per quanto piccolo. Il governo sembra dunque essere riuscito a compiere un passo in vanti nella ricerca di una soluzione alla vicenda Tav. Una possibile mediazione dovrebbe essere stata raggiunta con la decisione di eliminare dal tracciato il mega-tunnel di Venaus ampliando notevolmente, fino al triplo di quella attuale, la capacità di utilizzo della linea ferroviaria già esistente. Una soluzione che, se confermata, potrebbe venire incontro alle richieste avanzate fino a oggi dai comitati No Tav della Val di Susa. Un risultato frutto anche del lavoro svolto fino a oggi dall’Osservatorio guidato da Virano.
E proprio sulla vecchia linea ferroviaria, del resto, si era puntato fin dall’inizio da parte dei sindaci della Val di Susa, convinti delle sue potenzialità. Gli studi condotti con l’Osservatorio hanno infatti permesso di stabilire che con pochi accorgimenti sull’attuale linea potrebbero passare fino a 226 convogli al giorno contro gli attuali 76, con una capacità di trasporto merci fino i 32 milioni di tonnellate l’anno contro gli attuali 6,4 milioni. Dati che certo hanno avuto il loro peso nell’incontro di ieri, tanto da risultare alla fine decisivi, fino a portare il governo alla decisione di cancellare definitivamente il progetto esistente. «Siamo moderatamente soddisfatti» commenta Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa, da sempre tra i protagonisti della battaglia No Tav: «Adesso il nuovo progetto verrà discusso all’interno dell’Osservatorio, dove sono presenti le comunità locali, e verrà accettato se soddisferà le esigenze dei territori». «Dopo tanti anni le prime conclusioni danno ragione ai sindaci e agli Enti locali che hanno detto che l’ipotesi Venaus era sbagliata» è stato il commento del ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, soddisfatto per il buon esito dell’incontro.
E per una volta soddisfatto si è detto anche Antonio Di Pietro. «In primo luogo dialogando con le popolazioni locali si possono fare le grandi opere, si può evitare di creare danno al territorio e ai cittadini - ha detto il ministro delle Infrastrutture -. In secondo luogo, assumendo gli impegni internazionali, si possono mantenere con la collaborazione di tutti».
Carlo Rosso

 

 

TAV - UN BUON PASSO AVANTI

IL SINDACO CHIAMPARINO

ROMA Mandato all'Osservatorio tecnico di presentare, entro i tempi indicati dall’Unione europea, «uno schema di progetto di tracciato» con cinque punti fermi: no al tunnel a Venaus, attestamento della linea a Orbassano, corso Marche, a Torino, parte integrante del progetto e utilizzo della linea storica con un parziale interramento. Sono questi i punti dell'accordo presi a Palazzo Chigi dal tavolo politico sulla Torino-Lione.
A riassumerli è il Comune di Torino. «È stato fatto un buon passo avanti» è il commento del sindaco Chiamparino. «Finora non era mai stato discusso uno schema di tracciato» aggiunge il primo cittadino. «Sono soddisfatta di come sono andate le cose e della decisione di dare mandato all'Osservatorio per la definizione di un progetto di tracciato che ci consenta di rispettare le scadenze Ue» ha affermato il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino: «Mi auguro che questo si traduca positivamente nel lavoro delle prossime settimane».

 

  

Cementificio, oggi la delibera. No più vicino

 

Moretton: visto il parere dell’Ass l’orientamento è negativo. Antonaz: è il momento di dire stop

La giunta in seduta a Udine. Il verde Metz teme un verdetto che lasci spazio ai ricorsi: «Serve un pronunciamento netto per bloccare l’operazione»

TRIESTE «Penso che, visto il parere contrario dell’Azienda sanitaria, l’orientamento sarà negativo». Gianfranco Moretton, fino a sera, non conferma se la delibera sul cementificio sarà discussa oggi nella riunione di giunta a Udine. Ma, sollecitato sulla linea che presumibilmente terrà l’esecutivo, conferma le dichiarazioni seguite al verdetto dell’Ass numero 5: il progetto del gruppo Grigolin si avvia verso lo stop proprio per quanto scritto nella relazione dell’Azienda sanitaria della Bassa friulana.
DELIBERA L’orientamento, dunque, è negativo. Resta il giallo su una delibera che Moretton ha tenuto in sospeso per tutto il giorno – «Non so se andrà in giunta già questa settimana oppure no» – ma che, stando ad alcune indiscrezioni, dovrebbe far parte dei lavori odierni nella sede della Regione a Udine. Chi non aveva dubbi, già ieri pomeriggio, è Roberto Antonaz: la delibera andrà fuori sacco. «Ci sono tutte le condizioni per un voto sfavorevole perché l’Ass ha già espresso parere contrario al cementificio mentre l’Arpa ha confermato di non avere la possibilità di misurare le ricadute per l’ambiente – sostiene l’assessore di Rifondazione comunista –. Credo che, nel caso in cui ci sarà il no, come mi sembra ovvio, questo sarà un successo del metodo partecipativo. E una dimostrazione che bisogna sempre sentire popolazioni, enti locali, territorio».
RISCHIO RICORSO Più prudente, invece, il verde Alessandro Metz: «La delibera potrebbe essere approvata con un “no” non adeguatamente motivato e, dunque, diventare poi oggetto di un ricorso vincente da parte della ditta che propone il progetto. L’auspicio, invece, è quello di uno stop secco e ben argomentato. Ci sono tutti gli estremi per darlo». Metz ieri ha nuovamente richiesto agli uffici il parere dell’Arpa ma si è visto rinviare a oggi: «I dirigenti non c’erano perché impegnati a Paluzza con il direttore generale – precisa il consigliere dei Verdi –, ma mi è stato assicurato che quel documento mi sarà consegnato in mattinata».
IN PIAZZA Ieri è stato anche il giorno dell’annuncio da parte del comitato “No al cementificio” di una nuova manifestazione in piazza che, a seconda dell’esito dei lavori di giunta, diventerà motivo di festeggiamenti o protesta. «Per la salute, per il lavoro e lo sviluppo della Bassa friulana – si legge nel volantino di lancio della serata contro il cementificio in programma sabato 16 giugno in piazza del Popolo a Torviscosa a partire dalle 18 –, per il diritto alla salute dei nostri figli e dei nostri nipoti, per evitare un peggioramento della già critica situazione ambientale esistente, per un lavoro che tuteli i diritti fondamentali della persona sia all'interno che all'esterno della fabbrica, per un uso corretto delle risorse agricole, industriali e turistiche della Bassa friulana, per uno sviluppo che consenta di tutelare le conquiste sociali raggiunte, per un progresso economico e sociale cosciente e condiviso dalla popolazione». E ancora «contro l'arroganza politico-economica e il ritorno al medioevo industriale e per sollecitare la giunta regionale a deliberare in tempi brevi un esplicito e definitivo no al cementificio».
BONIFICA In un comunicato il comitato ripercorre i motivi della sua contestazione al cementificio. In particolare quello della bonifica: «Si sostiene che uno dei benefici di questo progetto è il disinquinamento del canale Banduzzi, peraltro solo in parte a carico del gruppo Grigolin. Ma siamo sicuri che questo avvenga? L’argomento era già stato utilizzato per la realizzazione della centrale Edison, ma il canale è ancora nelle stesse condizioni di allora. Riteniamo che se il canale deve essere bonificato, la Regione o lo Stato devono trovare le risorse per farlo, senza ricorrere a strani papocchi».
Marco Ballico

 

 

CEMENTIFICIO - Lettera di Duz e Del Frate. Nuovi appelli di Lauri e Strizzolo contro l’impianto di Torviscosa  - I sindaci a Illy: «Serve un tavolo sulla Bassa»

 

UDINE I due sindaci del «sì», Roberto Duz di Torviscosa e Pietro Del Frate di San Giorgio di Nogaro, scrivono una lettera aperta a Riccardo Illy e alla giunta regionale e lanciano un appello «affinché siano affrontate in modo organico tutte le problematiche che, se adeguatamente risolte, permetteranno non solo la sopravvivenza ma anche un nuovo sviluppo di un area industriale strategica per la nostra regione». Duz e Del Frate pensano al futuro della zona industriale Aussa-Corno (4 mila occupati). E lanciano la proposta: «Proprio per garantire uno sviluppo sostenibile che rispetti l’ambiente e la salute, in un’area dotata di numerosi insediamenti industriali, è necessario un progetto di monitoraggio dell'aria e dell'acqua esteso a tutta la Bassa per avere dati certi sulle fonti di emissione e sulla loro evoluzione, con lo scopo di tutelare i cittadini, in sintonia con le richieste formulate nelle delibere dei nostri consigli comunali». I due sindaci chiedono la risoluzione del nodo viabilità «in un'area fortemente penalizzata da infrastrutture di trasporto realizzate negli anni Sessanta, con i canali che attendono di essere dragati e bonificati» e avanzano la richiesta di un tavolo di confronto – Regione, Provincia, Comuni, Consorzio industriale – sulle proposte degli assessori regionali alla Viabilità e all’Ambiente. E ancora sottolineano «la necessità di affrontare il problema occupazionale e, con la crescita delle attività industriali, quello della casa, che non può essere delegato solo ai Comuni». Sul caso cementificio interviene anche Giulio Lauri chiedendo alla giunta un «no chiaro senza ambiguità»: «La previsione dell’impatto del cementificio sull’ambiente non può dare luogo a un parere favorevole per molti motivi come gli attuali livelli di inquinamento degli aereodispersi, che già ora superano i livelli necessari a garantire la salute della popolazione. A questo si aggiungono altre considerazioni di natura socioeconomica: la presenza di un cementificio colliderebbe con il modello di sviluppo economico e territoriale su cui stanno lavorando le amministrazioni della Bassa e l’Università». Lauri, infine, avverte: «Il procedimento è unico, fatto che renderebbe inaccettabile oltre che illegittima una eventuale decisione di spezzettare il parere sul cementificio in diversi sub-pareri che ne autorizzerebbero alcune parti respingendone altre».
Anche Ivano Strizzolo, vicecoordinatore regionale della Margherita, insiste per una «decisione chiara»: «È auspicabile che la giunta possa decidere responsabilmente, tenendo prioritariamente in considerazione la salute dei cittadini e la salvaguardia dell'ambiente».
m.b.

 

 

A4, limiti velocità più bassi e Tir su due corsie  - Da Quarto d’Altino a Venezia Est le auto non dovranno superare i 100 km

 

Dal 1° luglio parte la sperimentazione sulla tangenziale di Mestre: 60 all’ora per tutti i veicoli

Approvato il piano sicurezza di Autovie. Santuz soddisfatto: un primo risultato per ridurre le code chilometriche e il rischio di incidenti

TRIESTE L’autostrada A4 Trieste-Venezia diventa un po’ più lenta, almeno nel tratto finale, ma un po’ più sicura. Lo annuncia Autovie venete che, ieri a Mestre, raggiunge un primo obiettivo nell’ambito dell’operazione che punta a ridurre gli incidenti: a partire da luglio, lungo la tangenziale, i camion viaggeranno su due corsie. E a cascata, nel segno della sicurezza, tutti i veicoli ridurranno la velocità: le automobili non dovranno superare i 100 chilometri orari da Quarto d’Altino a Venezia Est per poi scendere sino a 60 in tangenziale, mentre i tir non dovranno superare i 70, per poi scendere sino a 50 chilometri.
IL VERTICE La decisione viene presa negli uffici del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Mestre dove si riuniscono, attorno a un tavolo, anche i vertici della Polizia stradale, i tecnici di Autovie venete, Venezia-Padova e Autostrade per l’Italia. All’ordine del giorno c’è il «piano sicurezza» che proprio la spa di Palmanova ha varato con l’obiettivo di ridurre i punti critici di un’autostrada messa a durissima prova dall’aumento costante del traffico, soprattutto pesante.
LA DECISIONE Ebbene, il vertice di Mestre non solo approva la sperimentazione dei camion su due corsie in tangenziale, suggerita appunto da Autovie ma accolta con favore dagli autotrasportatori del Friuli Venezia Giulia, ma stabilisce che debba partire senza ulteriori indugi. Pertando, dopo l’ok della Prefettura di Venezia, la sperimentazione - con annesso il monitoraggio - partirà dal 1. luglio. E interesserà un tratto di 4 chilometri di tangenziale, a partire da alcune centinaia di metri dall’innesto dell’A27 sulla Trieste-Venezia fino all’uscita del Terraglio, in direzione ovest, e cioé verso Milano. Lungo questo tratto sarà eliminato il divieto di sorpasso e i mezzi pesanti potranno viaggiare sia sulla corsia di destra sia su quella centrale.
I LIMITI Per mantenere il livello di sicurezza, però, Autovie chiede di abbassare i limiti di velocità sul tratto interessato dalla sperimentazione. Come? In carreggiata ovest, da Quarto d’Altino a Venezia Est, le autovetture non dovranno superare i 100 chilometri orari e i camion i 70 chilometri; da Quarto d’Altino a Marcon le autovetture non dovranno superare gli 80 chilometri e i camion i 50 chilometri; da Marcon al Terraglio, infine, le autovetture non dovranno superare i 60 chilometri e i camion i 50 chilometri. Dall’innesto dell’A27 al Terraglio, infine, tanto le autovetture quanto i camion non dovranno superare i 60 chilometri all’ora sulla corsia di sorpasso e i 50 chilometri all’ora sulle corsie di marcia veloce e di marcia lenta.
IL COMMENTO «Siamo soddisfatti di questo primo risultato – commenta il presidente di Autovie Giorgio Santuz – perché, sebbene consapevoli che non si tratta di un intervento risolutivo, siamo altrettanto certi che contribuirà a ridurre le code chilometriche che ormai sono all’ordine del giorno, nonché a rendere più scorrevole il traffico».

 

 

Metz (Verdi): «Vogliamo la Ferriera chiusa nel 2009» - Nuova campagna

 

I Verdi aprono oggi una battaglia riguardo la Ferriera di Servola, con l’obiettivo di arrivare alla sua chisura dentro il 2009.
Ad affermarlo il consigliere regionale, Alessandro Metz: «Batteremo ogni strada perseguibile per ottenere questa auspicata soluzione della vicenda. La battaglia della Ferriera non sarà "una" battaglia: sarà "la" nostra battaglia a Trieste. La nostra mobilitazione sarà, infatti, totale».
Dopo il cementificio di Torviscosa e lapolemica sui due progetti di rigassificatori in provincia, i Verdi dunque si preparano a un braccio di ferro sull’impianto di Servola.
«Dopo quanto rilevato nelle scorse settimane dai tecnici dell’Arpa - ha proseguito Metz - e anche a seguito della Conferenza dei servizi della scorsa settimana che ha confermato i dati preoccupanti sulle emissioni dallo stabilimento la nostra posizione è irrevocabile. Abbiamo raccolto in un dossier tutti i dati della situazione ambientale e dell’inquinamento, con questo ci faremo ascoltare in ogni sede per ottenere la chiusura definitiva, entro il 2009, dell’impianto».
Il consigliere regionale dei Verdi annuncia che la battaglia di Trieste sarà per il suo schieramento «la madre delle battaglie». «Pigieremo tutti i tasti necessari - conclude Metz - d’ora in poi sul fronte della Ferriera non siamo internzionati a cedere».

 

 

Prosecco-Barcola - Torrente Marinella: lavori fino a settembre

 

Proseguono a tappe forzate i lavori di risanamento del torrente Marinella, il progetto che si propone di rinnovare totalmente il collegamento fognario dell'abitato di Prosecco e che consentirà di allacciare alla fognatura anche zone precedentemente non servite.
Lo rende noto AcegasAps, precisando che la realizzazione del progetto si articola in due direttrici distinte e concomitanti: la posa di un nuovo collettore nella Pineta di Barcola e la realizzazione della nuova condotta fognaria lungo la Strada del Friuli.
Nell'ambito del cantiere allestito nella Pineta di Barcola sono state utilizzate tecnologie di avanguardia che hanno consentito di effettuare la perforazione del sottosuolo senza imponenti opere di scavo: ciò ha permesso di limitare al minimo gli impatti per la posa del nuovo collettore fognario che consentirà di collegare due stazioni di sollevamento a gravità e non piu' in pompaggio. Tutte le lavorazioni sono state eseguite nel periodo inverno-primavera e sospese lo scorso 18 maggio, come concordato con il Comune di Trieste, per consentire di liberare l'area per la stagione balneare prossima; tutti i vialetti e le aree manomesse sono stati ripristinati in maniera provvisoria con la realizzazione di idrosemina e le aiuole interessate ai lavori sono state ricostruite come da indicazione del Servizio Verde Pubblico del Comune.
Nella seconda decade di settembre i lavori riprenderanno nelle zone immediatamente circostanti le due stazioni di sollevamento, con la realizzazione dei collegamenti elettrici, i rifacimenti degli impianti tecnologici, il ripristino definitivo delle aree (vialetti in porfido, posa terreno vegetale,idrosemina, piantumazione arbusti etc.)
Per quanto attiene alla posa della condotta in Strada del Friuli, è' stato posato e collaudato un collettore fognario in pvc da 250 mm lungo tutta la Strada del Friuli per una lunghezza di 920 metri; il percorso della tubazione è successivamente proseguito lungo il sentiero CAI che collega Strada del Friuli con la Salita di Contovello per una lunghezza 80 metri; in quest'ultima è stato necessario interdire il passaggio al traffico veicolare, concordando il provvedimento con il Comune di Trieste. Sono state inoltre realizzate 10 predisposizioni per l'allacciamento per abitazioni che non erano ancora allacciate alla fognatura; dall'analisi del progresso dei lavori risulta che l'impresa ha uno stato di avanzamento medio giornaliero considerato «finito» di 8 metri. Pertanto si prevede che i lavori di posa della condotta e allacciamento alla rete esistente in prossimità del civico 47, si concluderanno nella seconda decade di agosto.

 

 

San Dorligo, la differenziata dei rifiuti parte tra le polemiche

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE Parte con le polemiche la raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti a San Dorligo della Valle. Le opposizioni contestano il metodo scelto, temono disservizi e persino disagi, non si convincono degli annunciati vantaggi per la cittadinanza, e propongono un referendum. La raccolta dei rifiuti porta a porta partirà a luglio, e per il primo anno sarà pressoché sperimentale. Lo scopo dell’iniziativa, pionieristica in provincia, è di abbattere i costi dei rifiuti per i cittadini.
A tal fine, il Comune aveva già adottato anni fa la tariffa, e non più la tassa sull’asporto, anticipando (rispetto altri centri urbani) le scadenze dettate dal decreto Ronchi. La raccolta differenziata prevede l’uso di tre cassonetti personali, di cui uno, in particolare, riservato alla raccolta di tutto ciò che non è riciclabile, dotato di microchip, per il riconoscimento e quindi il preciso addebito del dovuto. In questi giorni, il Comune sta organizzando degli incontri pubblici con la popolazione delle varie frazioni, per illustrare il nuovo servizio. Oggi a Sant’Antonio, alla casa comunale. Domani a Caresana, alla casa comunale. Martedì 19 a Domio al centro culturale Anton Ukmar-Miro. Mercoledì 20 a San Giuseppe alla «Babna hiša». Giovedì 21 a Bagnoli al teatro Prešeren. Venerdì 22 a Grozzana alla casa comunale. Lunedì 25 a Dolina nella sala del circolo Kd Vodnik. Sempre a partire dalle ore 20.
Nel frattempo è partita la gara d’appalto per l’assegnazione della parte di servizio relativa alla raccolta dei rifiuti indifferenziati. Gli altri saranno asportati da addetti comunali, come ora. Ma fin da ora si levano polemiche. Giorgio Jercog (capogruppo di Oltre il Polo) invita i cittadini a partecipare alle assemblee pubbliche: «Siano i cittadini a decidere il miglior sistema da adottare anche mediante la partecipazione ad un referendum popolare».
Il consigliere precisa che tutti sono favorevoli alla raccolta differenziata ma quella proposta dall’amministrazione non risulta adatta alla conformazione del territorio. «Il sistema di riferimento preso dal Comune è quello del Consorzio Priula composto da ben 26 comuni in un’area molto vasta del Veneto. Non è paragonabile al nostro territorio dove si potrebbe partire con una sperimentazione in una o più frazioni», dice Jercog. Secondo il consigliere di opposizione, il nuovo sistema potrà solo creare maggiori disagi e costi: «Il solo appalto esterno costerà 210 mila euro a fronte di un costo annuo dell’inceneritore di 250 mila, che potrà forse essere ridotto del 10%. Ma i costi alla fine saranno scaricati direttamente sull’utenza. Qui si prevede di pagare circa due euro a svuotamento, ma in Veneto si arriva già alla tariffa del 2006 di 9,87».
s. re.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 13 giugno 2007

 

 

Trieste, la ricerca al servizio delle imprese: 350 milioni per migliorare i trasporti

 

Il presidente dell’Area Science Park Michellone illustra il progetto per la «mobilità sostenibile»

Gli industriali invitati a segnalare idee e soluzioni su un sito internet

Nicola Pangher: «Ora nuove sinergie tra imprese locali e laboratori dell’Area»

TRIESTE Entra nel vivo anche in Friuli Venezia Giulia il «Progetto d’innovazione industriale per la mobilità sostenibile» lanciato recentemente dal governo, che punta sulla creazione di un legame stabile tra il mondo della ricerca e dell’imprenditoria.
Ieri la prima presentazione agli industriali di Trieste, con il presidente del parco scientifico triestino Area Science Park, Giancarlo Michellone, nominato recentemente a guidare lo staff di coordinamento del progetto dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani.
«Questo programma – ha spiegato Michellone - si inserisce nel quadro delineato dal documento programmatico “Industria 2015” sulle linee strategiche del governo per lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo italiano del futuro».
«L’iniziativa – ha aggiunto il presidente di Area Science Park - ha l’obiettivo di creare un sistema in grado di muovere persone e merci in modo ecologico e sicuro, economico e tempestivo» .
Il pacchetto di incentivi, che può contare su una dotazione di 350 milioni di euro, punta a finanziare il «lavoro di squadra» che valorizzi lo sviluppo della ricerca a favore del tessuto imprenditoriale e grandi progetti tecnologici per trasporti ecocompatibili, sistemi di intermodalità e piattaforme logistiche, tecnologie per la mobilità urbana, per la sicurezza di merci e persone, per decongestionare i trasporti marittimi e terrestri. Secondo Michellone, si tratta quindi di «un’azione volta a decongestionare i traffici, a favorire intermodalità e reti logistiche, a promuovere una mobilità urbana sostenibile, a migliorare la sicurezza nei trasporti di persone e merci, a rendere competitivi i sistemi di trasporto di superficie e i relativi processi».
Terminato il lavoro di preparazione, le aziende saranno presto chiamate a partecipare al bando, presentando proposte in grado di sviluppare nuovi prodotti o servizi, che siano caratterizzati da un elevato livello di innovazione tecnologica e da un impatto di sistema tra varie imprese o enti. Entro l'estate sarà avviata la fase «call» con la possibilità per le aziende di segnalare idee progettuali sul sito internet «www.industria2015.ipi.it».
Per il vicepresidente dell’Associazione industriali di Trieste, Nicola Pangher, il progetto prevede un quadro d’incentivazione attraente per l’attuazione di progetti innovativi, soprattutto in materia di mobilità sostenibile, per i settori della logistica, dei trasporti terrestri e navali. In più, secondo Pangher, «è proprio questo il momento di dimostrare la validità degli investimenti pubblici nel settore della ricerca sul territorio e di vedere come il sistema AREA, in sinergia con quello industriale, sarà in grado di avviare un ciclo virtuoso in cui le imprese locali potranno finanziare le attività dei laboratori e dei centri di ricerca».
«In questo contesto, i dati del parco parlano da soli» ha commentato Michellone che ha illustrato una panoramica delle attività dell’Area negli ultimi cinque anni: 84 centri, società o istituti di ricerca ospitati attualmente, 1.860 addetti impegnati in attività di ricerca, trasferimento tecnologico e servizi qualificati, 1.039 interventi di «Business intelligence» realizzati, 87 brevetti imprenditoriali e universitari sostenuti, 1.194 interventi di innovazione aziendale effettuati, 40 spin-off e start up avviati.
Per quanto riguarda le attività «new entry» sulla tabella di marcia Area, secondo Michellone, si sta consolidando l’iniziativa «Domotica», lanciata all’inizio dell’anno con l’obiettivo di trasformare la regione in un polo d’eccellenza internazionale per quanto riguarda componenti e sistemi nel settore (disciplina che si occupa di studiare le tecnologie, atte a migliorare la qualità della vita in vari ambienti come la casa o il la lavoro).
Al momento, «Domotica» sta procedendo con l’analisi della domanda del mercato, la verifica della disponibilità e dei bisogni degli imprenditori, l’attivazione delle connessioni con i centri di ricerca e le università.
Gabriela Preda

 

 

Quercia verso il secondo round sul cementificio. I comitati: «Si annulli la Via» - Ds friulani in difesa di Travanut

 

Dopo la richiesta di dimissioni del capogruppo diplomazie al lavoro per ricucire la frattura in attesa della delibera della giunta

TRIESTE Nel primo round del faccia a faccia sul caso Travanut tra tutti i consiglieri diessini (assieme agli assessori), i pordenonesi hanno scoperto le carte peraltro fino a quel momento neppure troppo nascoste. Hanno chiesto a Mauro Travanut di fare un passo indietro dopo la sua gestione «politica» del gruppo consigliare della vicenda del cementificio di Torviscosa. L’assessore Lodovico Sonego e i consiglieri Paolo Pupulin sono stati espliciti nella richiesta di dimissioni. I friulani invece sono rimasti alla finestra, anzi sembrano i più impegnati a difendere l’incarico dell’ex sindaco di Cervignano. E Bruno Zvech, consigliere ma soprattutto segretario regionale, sta nel mezzo a garantire gli equilibri, nella consapevolezza che sarebbe comunque opportuno evitare un terremoto a pochi mesi dalla fine della legislatura. Ma sarà probabilmente il secondo round quello decisivo. I diessini si sono dati infatti appuntamento per un ulteriore vertice quando sarà approvata la delibera della giunta sul cementificio.
L’ACCUSA I diessini di Pordenone sono i più «sensibili» al fatto che Travanut abbia «forzato» l’interpretazione del suo ruolo in Consiglio. Nella riunione di lunedì infatti, è stato lo stesso Sonego, una volta ultimata la discussione sul primo punto all’ordine del giorno, a chiedere che ci si occupasse del caso-cementificio. Da qui la richiesta a Travanut di fare un passo indietro. Richiesta rimasta tale perchè né il diretto interessato, né gli altri hanno fatto ancora alcuna mossa.
I FRIULANI Pur non mancando le perplessità anche tra i colleghi dell’Udinese sul comportamento di Travanut, sono proprio loro i suoi primi difensori. O quantomeno i friulani possono essere i protagonisti della mediazione. Il presidente del consiglio regionale Alessandro Tesini è stato l’ispiratore della scelta dei diessini di nominare Travanut capogruppo all’indomani dell’elezione di Zvech alla carica di segretario regionale. Ma non è trascurabile anche l’importanza per Tesini di evitare perturbazioni in Consiglio proprio nel suo partito. L’altra personalità di spicco vicina a Travanut è il senatore ed ex segretario regionale Carlo Pegorer. Lui afferma che «il gruppo consiliare ha la sua autonomia» ma un suo contributo alla ricucitura della frattura potrebbe essere decisivo.
LA DELIBERA Il pronunciamento sulla delibera di autorizzazione al progetto della Grigolin sarà decisivo. Travanut ha più volte ribadito che deciderà di lasciare la carica «solo se il cementificio passerà con il voto dei Ds» mentre «per il principio di simmetria qualcuno (Sonego ndr) in caso di non autorizzazione al progetto dovrà mettere in discussione il suo ruolo di capodelegazione dei Ds in giunta». Intanto il fatto che la delibera approdi in giunta venerdì è ancora in forse. Gli uffici tecnici e legali della Regione stanno analizzando a fondo i pareri e hanno la disposizione di articolare una delibera inappuntabile, essendo questa l’unico atto impugnabile. Quindi, nonostante tutti abbiano fretta di mettere la parola fine al caso, un approfondimento di indagine anche sotto il profilo giuridico potrebbe ritardare i tempi del pronunciamento da parte dell’esecutivo.
I COMITATI Nonostante l’intenzione della giunta sul cementificio sia orientata sempre più verso il «no», il comitato dei cittadini chiede l’annullamento della procedura di Valutazione di impatto ambientale per l’impianto di produzione di clinker proposto dalla Cementi Nord-Est. E lo fa con un documento inviato a al presidente Illy, all’assessore Moretton, al ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, alla procura della Repubblica e al prefetto di Udine, nonché a tutti i sindaci. L’esposto riguarda l’attuazione della direttiva 96/82/Ce relativa al controllo dei pericoli derivanti da incidenti connessi con determinate sostanze pericolose. Si tratta della «legge Seveso» che va applicata in aree ad elevato sviluppo industriale con possibilità di contaminazione per le persone e l’ecosistema. Questo dispositivo riguarda l’area interessata alla costruzione del cementificio «tenuto conto - si legge nel documento - che la produzione e la macinazione del cemento avverrebbe in un impianto adiacente agli stabilimenti impiegati per lo stoccaggio del cloro e per la produzione di cloroparaffine». La legge, scrive il comitato contrario al cementificio, prevede che la popolazione deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere e che la partecipazione dei cittadini alle procedure di Via costituisce un requisito essenziale delle procedure. «Poichè la maggioranza della popolazione della Bassa ha espresso in modo palese la sua contrarietà all’insediamento, così come la stragrande maggioranza delle amministrazioni comunali interessate - continua la lettera - si chiede l’annullamento della procedura di Via relativa all’impianto o, in via subordinata, di prendere atto che le popolazioni interessate sono contrarie all’industria il cui progetto è stato proposto dal Gruppo Grigolin».

Ciro Esposito

 

 

Risparmi energetici con le acque termali - Il progetto comunitario Innoref invita a puntare sugli impianti geotermici. Marsilio: avanti tutta con il sistema a biomasse

 

UDINE La zona costiera, da Lignano a Grado a Monfalcone, è una miniera di energia geotermica, utile per riscaldare abitazioni private e edifici pubblici, attraverso impianti che costano 10-12 mila euro in più rispetto alla norma, ma sono ammortizzabili nell’arco di un quadriennio grazie a un risparmio energetico fino al 60%. È la novità emersa ieri al convegno «L’autonomia energetica dei territori rurali, i finanziamenti del programma Energia Intelligente Europa», svoltosi a Udine Fiere per la presentazione dei risultati prodotti nel campo delle energie rinnovabili dal progetto comunitario Innoref, «che ha interessato 116 comuni, 4 comunità montane e una comunità collinare della regione – ha spiegato la project manager Lavinia Clarotto – per un investimento di 860 mila euro». L’esperto di geotermia Bruno Della Vedova dell’università di Trieste, ha sottolineato come gli studi geologici e geofisici abbiano confermato «che la regione è ricca di risorse idrotermali a bassa temperatura, 50-60 gradi, a circa un chilometro di profondità, specie lungo la fascia costiera tra Lignano a Monfalcone, la zona più promettente per realizzare pozzi e impianti per lo scambio geotermico». In pratica, dopo una perforazione, si preleva calore dal sottosuolo per riscaldare gli ambienti durante l’inverno, mentre d’estate si trasferisce l’eccesso di calore sotto terra, producendo un effetto raffrescamento. Le pompe di calore sono applicabili ovunque, sia nella zona costiera, sia nella zona montana dove le temperature sono inferiori, con un investimento iniziale per la costruzione dei pozzi, riassorbibile in quattro anni, dopodiché sono in grado di risparmiare energia fino al 60%. Gli impianti a geoscambio possono essere utilizzati anche per centri commerciali ed edifici pubblici. Un progetto pilota sarà realizzato a Malborghetto per Palazzo Veneziano. Al convegno è intervenuto l’assessore Enzo Marsilio che ha fatto il punto sull’uso delle energie rinnovabili. «Siamo a buon punto, visto che in Carnia sono quasi operativi gli impianti a biomasse legnose di Sauris, Forni di Sopra e Arta Terme, e altri progetti sono al via nel Tarcentino e nel Pordenonese. Entro il 2008 dovremmo andare a regime con un numero congruo di impianti».
Alberto Rochira

 

 

Cattinara, la rotatoria sulla Grande viabilità: un chilometro con tornanti e seconda uscita

 

Secondo il progetto di fattibilità che dettaglia anche il nuovo parco urbano di Montebello

Una grande rotatoria, il riuso di un sovrappasso esistente che attraversa la Grande viabilità in costruzione, un chilometro e cento metri circa di strada a forma di doppia «U», cioé con due grandi tornanti studiati per superare il dislivello, una uscita secondaria su via Alpi Giulie che servirà anche da secondo ingresso, più cittadino, agli ospedali: così sarà la nuova viabilità nella parte relativa al più importante intervento previsto per incanalare l’aumento di traffico quando la cittadella sanitaria conterrà anche il Burlo, nuovi spazi universitari, Medicina molecolare e servizi.. Su via Forlanini-Marchesetti basterà una rotatoria più capace di gestire il congestionato incrocio.
Il corposo intervento sulla Grande viabilità sarà pagato dalla Regione che ha da tempo stanziato cinque milioni di euro. Via Forlanini sarà a carico del Comune (500 mila euro). Se il progetto di fattibilità, l’unico ora esistente (realizzato dallo studio dell’architetto Pietro Cordara) resterà come ora previsto, saranno necessari espropri, ai quali per parte sua l’Azienda ospedaliera ha già provveduto.
Tra le idee che il progetto ha inserito ci sono anche un «check point» come punto informativo e l’istituzione di un bus navetta che i cittadini potrebbero utilizzare per raggiungere la loro destinazione dopo aver lasciato la macchina in uno dei tanti nuovi parcheggi.
Ma, già presentata pubblicamente anche dal Comune, la novità imprevista di questo polo sanitario sarà nella riqualificazione del parco di Montebello (o «Montbeau»), a soli 300 metri da Cattinara, di cui sono stati calcolati una riqualificazione possibile con soli 370 mila euro e un costo di manutenzione annuale di 30 mila.
L’idea, suggerita da Cordara all’Azienda ospedaliera come «regalo compensatorio» alla città per il tanto nuovo cemento, è stata perfezionata col biologo dell’Università di Trieste Fabrizio Martini, con Nicola Bressi, conservatore del Museo di storia naturale, con un agronomo, Luigi Pravisani, e un tecnico forestale, Giovanni Francois. «Il vantaggio - spiega Cordara - sta nel fatto che questo bosco è di proprietà comunale, nel piano regolatore è indicato come ’’parco urbano’’, il Cai già vi gestisce un campo di sci d’erba e potrebbe così occuparsi anche del ristoro». Ci sono prati, terrazzamenti, arriveranno due stagni: 20 ettari da godere in un prossimo futuro.
g. z.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 12 giugno 2007

 

 

Inquinamento - Terrapieno di Barcola, i risultati a fine mese

 

Il reale inquinamento del terrapieno di Barcola dovrebbe essere chiaro entro la fine del mese. Da una decina di giorni, infatti, l’Arpa sta procedendo alle verifiche sulla nuova serie di dati che la società isontina Multiproject, che ha effettuato i test per conto dell’Autorità portuale, ha consegnato all’inizio di giugno. Le contro-analisi, svolte anche con l’ausilio dei vecchi campioni di terreno, riguardano pure i dati relativi ai prelievi di acqua e del fondale marino prospicente il terrapieno.
A fine mese l’esito delle nuove analisi dovrebbe quindi essere comunicato dall’Arpa all’Autorità portuale e alla Regione, la quale a quel punto potrà convocare la conferenza dei servizi che sarà chiamata a varare il piano di caratterizzazione, ponendo così le basi per la bonifica.
I costi della bonifica si preannunciano molto elevati: tempo fa si era parlato di 9 milioni di euro. Finanziamenti di cui l’Authority e il Comune, la prima in quanto proprietaria dell’area e il secondo per aver gestito una discarica sul terrapieno negli anni Settanta-Ottanta, devono appena andare alla ricerca.
L’Autorità portuale ha intanto concluso la messa in sicurezza del terrapieno, costata all’incirca 150 mila euro. La fascia che corre lungo il mare è stata recintata, per impedire l’accesso. Alcune parti del tratto più vicino alle società sportive sono state ricoperte con ghiaia e altre asfaltate. Assieme all’Arpa, l’Ap ha inoltre verificato la «tenuta» degli strati sottostanti delle zone a verde, per evitare dispersioni di eventuali inquinanti. E nei punti in cui si è riscontrata la mancanza di una barriera naturale, si è intervenuti deponendo strati di ghiaia.
gi. pa.

 

 

Piano delle antenne, disco verde da Valmaura - Sono 35 gli impianti presenti nel territorio della circoscrizione

 

Sedici consiglieri su 18 votano a favore del nuovo documento comunale che regola i criteri

E' stato votato pressoché all'unanimità dai consiglieri della Settima circoscrizione, 16 su 18 presenti, lo scorso giovedì in sede di consiglio il nuovo piano messo a punto dal Comune per regolamentare l'installazione delle antenne per la telefonia mobile dei gestori telefonici.
Nella Settima circoscrizione, che comprende i rioni di Valmaura, Chiarbola, Servola e Borgo San Sergio, le antenne per la telefonia mobile sono ad oggi 35, la concentrazione più alta dopo la Quarta circoscrizione, anche se tutta la città vedrà fiorire in tempi non lontani - si parla di duecento installazioni - le nuove antenne per coprire il traffico della videofonia. «La telefonia mobile è un fenomeno inarrestabile - dice Andrea Vatta, presidente della Settima circoscrizione - e nessuno è disposto per primo a farne a meno, però tutti vorrebbero che le antenne stessero da un'altra parte, come se quest'altra parte non fosse a sua volta l'habitat di qualcun altro».
Le linee guida del piano antenne comunale tendono alla protezione dei siti sensibili, vale a dire asili, scuole, ospedali, ricreatori e zone densamente popolate, così come dei luoghi a tutela paesaggistica. Il piano c'era già nel 2004, ma era stato bocciato dal Tar su istanza delle compagnie telefoniche; ora l'iter per la nuova versione, sostanzialmente simile alla precedente, prevede ancora il passaggio in commissione urbanistica e poi in consiglio comunale. Oltre all'impatto ambientale si cerca di scegliere luoghi a distanza di sicurezza per l'uomo.
Il cimitero cittadino, che ricade territorialmente sotto la Settima circoscrizione, è stato inserito tra i luoghi sottoposti a vincolo per rispetto verso i defunti, anche se in linea di principio, dentro ai 200 mila mq, le antenne presenterebbero il vantaggio di avere un basso impatto visivo e di essere indubbiamente innocue. «Può sembrare una soluzione dissacratoria - aggiunge Vatta - però pur ammettendo che emotivamente può creare disagio, in cimitero non disturberebbero nessuno, mentre l'idea che stiano vicino ad una scuola o a un asilo, dove i nostri figli trascorrono buona parte della giornata, è sicuramente peggio».
Patrizia Piccione

 

 

Telefonia mobile, ok anche dall’Altipiano Ovest

 

«Antenne e stazioni radio base? Se proprio si devono costruire, utilizzate dei terreni pubblici, in modo da favorire le casse degli enti locali per la riscossione di affitti e noli dovuti alla loro collocazione». L’indicazione arriva dal consiglio circoscrizionale di Altipiano Ovest, chiamato a esprimersi sul nuovo Piano comunale di settore per la localizzazione degli impianti radio base di telefonia mobile. A tale riguardo, maggioranza di centrosinistra e opposizione si sono trovate d’accordo. L’assenso al Piano Comunale è stato unanime, a testimonianza della necessità di favorire la rapida adozione di un corpo di normative utile a regolamentare l’erezione di tralicci e antenne. «Accanto all’indicazione positiva – spiega il presidente del parlamentino Bruno Rupel – abbiamo aggiunto alcuni suggerimenti. A cominciare dall’utilizzo di terreni pubblici per la costruzione dei nuovi impianti. Se le antenne devono sorgere – spiega il presidente - sia il Comune o un altro ente pubblico a incassare i proventi di tale esercizio, piuttosto che favorire le proprietà private». Per evitare il proliferare dei tralicci in una stessa zona, va seguita la modalità del «co siting», in modo da utilizzare un unico sito per più impianti. Anche Rupel approva il fatto che nessuna stazione radio base possa essere eretta nelle immediate vicinanze di scuole, case di cura, ospedali e anche cimiteri. Attualmente sono circa sette i tralicci ospitati nelle contrade territorialmente competenti al primo parlamentino: tre nell’area di Borgo S. Nazario – Prosecco, tre nella frazione di S. Croce, una in un’area situata a cavallo tra l’area di quest’ultima borgata e quella di Grignano. Nessun impianto, al momento, risulterebbe collocato nel cuore del pittoresco borgo di Contovello. «Una cura particolare – insiste il presidente – deve essere riservata alla tutela del paesaggio. Anche per questo, ci vuole particolare cura nel rilascio di concezioni edilizie».
m.l.

 

 

Grizon: «Rigassificatori, assemblea tardiva»

 

MUGGIA «Ormai l’assemblea sui rigassificatori a Muggia se si farà, sarà troppo tardi: ormai Illy ha deciso, pur di non rimanere impantanato nell’opposizione interna dei Verdi e dei Rifondatori e di non perdere ulteriori consensi, ha demandato la decisione a Prodi & Co». Il consigliere di Forza Italia, Claudio Grizon, torna sul tema dei rigassificatori e in particolare sulla lettera che i partiti di maggioranza hanno inviato al sindaco Nesladek per chiedere la convocazione di un’assemblea per spiegare i motivi del «no» muggesano ai rigassificatori.
«È incredibile – commenta Grizon –. Si incontrano in osteria, al bar, negli agriturismi e nelle riunioni di maggioranza, ma per chiedere al sindaco un’assemblea sul Gnl gli scrivono una lettera». «Prendiamo atto – conclude – che la maggioranza ha “suonato la sveglia” al suo sindaco, e un altro segnale al primo cittadino che dopo la politica degli annunci, una maggioranza sfaldata, consigli saltati e delibere fatte male forse lo vuole ricondurre ad un atteggiamento meno guascone».
s.re.

 

 

San Dorligo, raccolta differenziata da luglio - Previsti tre tipi di contenitori: su quello verde ci sarà un microchip che identificherà il proprietario

 

SAN DORLIGO Partirà a luglio nel comune di San Dorligo la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta. Un progetto che sarà presentato nelle varie frazioni, ed è finalizzato ad una riduzione delle spese alle famiglie, e ad un aumento della quantità di rifiuti riciclabili.
Per il progetto, la gestazione è stata lunga. Nei mesi scorsi, alle famiglie, sono stati consegnati tre contenitori. Uno blu da 40 litri per la carta. Uno giallo da 120 litri per vetro, plastica e lattina. Uno verde, sempre da 120 litri, per tutto il resto. I cassonetti vanno tenuti in casa, e portati all’esterno della proprietà nei giorni che saranno stabiliti per la raccolta. I contenitori blu e gialli saranno svuotati ogni due settimane. Quello verde due volte la settimana. Su quest’ultimo sarà applicato un microchip, che identifica il proprietario e quindi permette il calcolo di quanto dovuto.
Infatti, nel computo finale, la tariffa si calcolerà solo su ciò che non è differenziato. Per questioni pratiche, il consiglio è di portare fuori il contenitore verde solo quando è pieno, anche perché (per ora) il calcolo viene fatto sulle volte in cui viene svuotato, non sul peso di ciò che è stato smaltito. Così il sindaco Fulvia Premolin: «Al momento, con la raccolta stradale, raggiungiamo già il 20 per cento di rifiuti differenziati. Con questo nuovo sistema speriamo di raggiungere gli obiettivi in pochi anni. In altri comuni, questo sistema ha portato anche a superare il 50 per cento di rifiuti riciclabili».
Intanto è partita la gara d'appalto per il servizio. Nello specifico, la raccolta dei rifiuti indifferenziati sarà data ad una ditta esterna, mentre gli addetti del Comune raccoglieranno i rifiuti riciclabili. Da domani inizieranno gli incontri pubblici di presentazione del progetto, nelle varie frazioni. Domani a Prebenico alla casa comunale. Il 14 giugno a Sant’Antonio, sempre alla casa comunale. Venerdì 16 a Caresana, alla casa comunale. Martedì 19 a Domio al centro culturale Anton.Ukmar-Miro.
Mercoledì 20 a San Giuseppe alla «Babna hiša». Giovedì 21 a Bagnoli al teatro Prešeren. Venerdì 22 a Grozzana alla casa comunale. Lunedì 25 a Dolina nella sala del circolo Kd Vodnik Sempre a partire dalle 20.
s.re.

 

 

Ronchi-Trieste, manca ancora il progetto - La Regione dovrà siglare un nuovo accordo coi comuni del Monfalconese

 

Il ministro Di Pietro ha definito prioritaria la tratta ferroviaria: adesso in tempi stretti va redatto un elaborato

Incerte rimangono le prospettive del collegamento verso Divaccia: in corso contatti tra i governi di Italia e Slovenia

Per il ministero delle Infrastrutture e la Regione la linea ferroviaria alta velocità/alta capacità Ronchi-Trieste è un’opera prioritaria. Le risorse sono state previste, ora serve il progetto. Ma non è l’elemento più semplice.
«Esiste un progetto preliminare – spiega l’assessore regionale alle Infrastrutture, Lodovico Sonego – di Rete Ferroviaria Italiana, al quale la Regione ha dato parere favorevole per quel che riguarda la localizzazione delle opere, prescrivendo però l’accoglimento di tutte le indicazioni previste dall’accordo siglato da Regione e comuni del monfalconese nel 2004».
Sonego aggiunge che esiste già «un pronunciamento della commissione Via del ministero dell’Ambiente sulle quali sta lavorando Rfi per integrare il progetto» e che la Regione «è prossima a siglare una seconda edizione dell’accordo con i Comuni del Monfalconese».
Gli stessi Comuni non hanno ancora ricevuto un progetto vero e proprio da esaminare, ma si sono confrontati con la Regione su dei
tracciati e sono in attesa di ricevere risposte ad alcuni quesiti. Per capire meglio la storia di questo tratto – 32 chilometri che costeranno (stando alle stime iniziali) 1.930 milioni di euro – bisogna fare un passo indietro. La precedente giunta regionale aveva commissionato un progetto alle Ferrovie, presentato nel 2003, che però ha ricevuto pesanti prescrizioni dal ministero dei Beni culturali e dalla Commissione Via del ministero dell’Ambiente. Per questa ragione l’attuale giunta, a fine 2005, ha deciso di accantonare quella ipotesi e di cercare nuove soluzioni.
Il problema maggiore, su cui oggi i Comuni attendono risposte concrete, riguarda il tratto (24 chilometri) che dovrebbe attraversare il Carso con un sistema di doppia galleria. L’escavazione comporterebbe l’estrazione di quasi 8 milioni di metri cubi di roccia (roccia peraltro «protetta») e soprattutto ad oggi non ci sarebbero garanzie sulla tenuta delle pareti dei tunnel, proprio per la conformazione naturale del Carso.
Una delle proposte del primo progetto – ritenuta troppo impattante dai tecnici ministeriali – era di creare un cunicolo esplorativo, una sorta di «galleria di prova», per testare la fattibilità degli scavi. Vista la delicatezza del problema e le troppe incognite, i progettisti di Rfi avrebbero ricevuto indicazioni di cercare soluzioni alternative.
Un’ipotesi secondo alcuni potrebbe essere di far passare il «corridoio» per Gorizia e la valle del Vipacco. L’altra alternativa – e proprio su questa alcuni Comuni avrebbero chiesto maggiori delucidazioni – sarebbe di potenziare l’attuale rete ferroviaria agendo quindi su un tracciato già disponibile. I Comuni condividono comunque la necessità di arrivare a un progetto quanto prima.
Ancora più incerte le prospettive della linea da Trieste verso Est. Per il tratto che dovrebbe collegare la città al nodo ferroviario sloveno di Divaccia, sono in corso contatti fra i governi di Italia e Slovenia, cui partecipa anche la Regione, che dovrebbero portare alla definizione del tracciato. Ma sui contenuti, come sui tempi di questo progetto, non c’è ancora nulla di preciso.
Tornando al tratto Ronchi-Trieste, sulle possibilità di potenziare il tracciato ferroviario esistente insiste il Wwf, che ricorda come il sistema Tav non sia «una linea per far circolare le merci, bensì i passeggeri. Nei paesi in cui l’alta velocità esiste, si pensi alla Francia o alla Spagna – rileva l’associazione – le merci viaggiano su linee tradizionali».
m. mi.

 

 

Vertice Ds, Sonego chiede le dimissioni di Travanut  - Acceso confronto sul caso Torviscosa. I pordenonesi invitano il capogruppo a lasciare la carica

 

Riunione a porte chiuse e consegna del silenzio per i consiglieri regionali della Quercia. In una nota espresso il pieno sostegno al governo Illy

TRIESTE Nessuna decisione finale all’interno dei Ds sul caso Travanut. Ma nella riunione di gruppo di ieri, a margine degli altri punti all’ordine del giorno, la discussione sul comportamento del capogruppo sulla vicenda del cementificio c’è stata. Anzi, alcuni consiglieri hanno chiesto al capogruppo regionale di fare un passo indietro. Ovvero di riflettere sull’opportunità di dare le dimissioni dall’incarico. Ed è probabile che a farlo siano stati i pordenonesi guidati dall’assessore Lodovico Sonego. Voci, soltanto voci, perché nessuno dei diessini ha violato la consegna del silenzio evidentemente decisa collegialmente. Ma di atti formali sul ruolo presente e futuro di Travanut nemmeno l’ombra. «Anche perché sulla questione non c’era niente da decidere», come sottolinea ormai da giorni il segretario Bruno Zvech. Già, perché se mai fosse necessaria una decisione, è verosimile che venga lasciata proprio a Travanut stesso. Il partito è unito sulle cose da fare da qui alla fine della legislatura, ripetono i vertici che affidano il resoconto delle tre ore e passa di discussione a un comunicato stampa. E proprio dietro a quel comunicato stampa si trincerano tutti i diessini, anche quelli di solito meno abbottonati, dal pordenonese Pupulin al triestino sloveno Dolenc, dai parlamentari allo stesso Travanut.
LA DISCUSSIONE «Dirò quello che devo dire nella riunione di gruppo» era stata l’unica affermazione strappata alla vigilia dell’incontro al consigliere Paolo Pupulin. E un ragionamento anche vivace è stato fatto attorno alla vicenda cementificio sulla quale Travanut, secondo i compagni di partito, ha «forzato» il suo ruolo istituzionale. La maggioranza dei consiglieri diessini la pensa così, e nemmeno il diretto interessato ha mai negato di aver messo in parte tra parentesi il suo ruolo in consiglio, ma solo «per una causa giusta». Ma non è un mistero che i pordenonesi (Pupulin, Alzetta e l’assessore Sonego) abbiano finora manifestato con maggior forza e determinazione la loro opposizione al metodo utilizzato dall’ex sindaco di Cervignano. «Nel nostro partito si discute, ci si confronta e poi si trova sempre una sintesi unitaria, non vedo cosa ci sia di tanto strano» ripete Zvech. Solo nelle prossime settimane forse si paleserà dunque la soluzione dell’enigma.
L’AMBIENTE La sintesi alla quale si riferisce Zvech si coglie nella seconda parte del comunicato: sostegno dei Ds a Illy nell’accelerazione sulle infrastrutture, fatte salve le verifiche di sostenibilità ambientale delle opere. Nessun ripensamento dunque sull’operato della giunta e quindi dell’assessore Sonego. «I Democratici di Sinistra - si legge nel documento - intendono sostenere e valorizzare lo sviluppo produttivo e industriale, in particolare iniziando dalla velocizzazione degli interventi indicati dal Presidente Illy in ordine alle infrastrutture viarie, ferroviarie, portuali, energetiche, informatiche, indispensabili per la nostra Regione. Percorso che va sostenuto, come dalle dichiarazioni del Presidente in Aula, perseguendo le condizioni di sostenibilità ambientale secondo quanto già predisposto nel programma e attivato dalla Giunta, anche con il concorso di Agenda 21, elemento di grande novità e interesse per tutta la Regione».
LA STRATEGIA Pieno appoggio anche al metodo politico utilizzato finora dal governatore Riccardo Illy. «Il gruppo dei Democratici di sinistra ritiene positiva la fase di confronto avviata dal Presidente Illy in maggioranza - si legge nella nota -, sia per quanto riguarda la metodologia operativa per l'assunzione delle decisioni, sia per quanto riguarda il lavoro attorno al prossimo programma elettorale che inizierà ad ottobre, dopo il voto per la costituente del Partito democratico».
IL BILANCIO Via libera infine su lavoro fatto dalla giunta sulla nuova legge del bilancio pur nella distinzione dei ruoli tra Giunta e Consiglio. «Piena condivisione del lavoro condotto per la costruzione della nuova legge di bilancio che verrà discussa dal Consiglio regionale nella sedute del 27, 28, 29 giugno - conclude il documento. Il Gruppo valuta infine positivamente anche la manovra perché corrispondente all'impostazione del programma e alle necessità di sviluppo economico e sociale del Friuli Venezia Giulia».

Ciro Esposito

 

 

Cementificio, delibera forse venerdì in giunta  - Si va verso la decisione finale sull’impianto della Bassa. Nella relazione integrativa dati aggiornati sulla qualità dell’aria

 

In corso l’esame tecnico-legale. Il parere Arpa non scioglie i dubbi sull’ecosistema

L’Agenzia conferma l’impossibilità di misurare l’impatto sulla vegetazione e il rispetto dei parametri a tutela della salute umana certificato dal ministero

TRIESTE La delibera più scottante, quella che deve esprimere il verdetto definitivo sul cementificio di Torviscosa diventato ormai un «tormentone» politico, potrebbe arrivare venerdì mattina in giunta. Gli uffici della Regione, dopo aver acquisito i pareri integrativi dell’Azienda sanitaria e dell’Arpa, stanno completando l’istruttoria: un’istruttoria tecnica e legale che passa dalla direzione all’Ambiente all’Avvocatura.
E così, in assenza di intoppi tecnico-legali, la delibera potrebbe essere licenziata nell’arco di pochi giorni. La Regione, d’altronde, dispone ormai di tutti i pareri. Incluso quello dell’Arpa, l’ultimo arrivato, il più atteso. Ebbene, citando gli esiti della verifica ministeriale di fine 2006 sulla centrale Edison, l’Arpa ribadisce le garanzie per la tutela della salute umana. Ma conferma l’inidoneità delle centraline a misurare le ricadute sull’ecosistema e sulla vegetazione. Ratifica le «perplessità» sull’impatto ambientale dovuto all’aumento di traffico su gomma. Ma non boccia - come non ha fatto nel primo parere del 31 gennaio e nemmeno nella commissione di Via del 28 marzo - l’impianto di clincker e calcestruzzo che l’Azienda sanitaria della Bassa, invece, non approva.
LA FIRMA Il parere «bis» dell’Arpa è datato 8 giugno: il direttore generale Giuliana Spogliarich firma e invia una lettera accompagnatoria di poche righe a cui allega «la relazione integrativa qui trasmessa dal direttore tecnico-scientifico» Gianni Menchini. Una relazione «trasmessa» ma non firmata dal dirigente, in ferie, autore già del primo parere.
LA VIABILITÀ Da quanto trapela, la relazione sul cementificio evidenzia l’assenza di novità su rumore e rischi di incidente, per poi approfondire la questione viabilità. E se già a gennaio l’Arpa affermava le sue perplessità «non risolvibili con le infrastrutture esistenti» sull’impatto ambientale dell’aumento di traffico su gomma, adesso le rilancia. E sottolinea come da trent’anni non si costruiscono nuove strade nell’area del cementificio.
QUALITÀ DELL’ARIA Ma il parere integrativo si sofferma soprattutto sulla qualità dell’aria, il tema più delicato, oggetto di mille polemiche. Ebbene, se già a gennaio l’Agenzia segnalava sforamenti degli ossidi di azoto (Nox) e delle polveri sottili (Pm10), ricordando i nuovi limiti comunitari in vigore dal 2010, adesso aggiorna il suo «responso» con dati più freschi. Prima, però, mette in evidenza le conclusioni cui è giunto il ministero dell’Ambiente che, nella verifica sulla centrale Edison, ha certificato il rispetto di tutti i limiti di legge per la tutela della salute umane mentre ha riscontrato la violazione di quelli per il rispetto della vegetazione, dichiarando tuttavia non significativa quella violazione, a fronte del posizionamento non conforme al decreto ministeriale delle centraline di raccolta dati.
CENTRALINE E in effetti, nella relazione integrativa, l’Arpa ritorna sul posizionamento «inidoneo» che ha scatenato l’offensiva degli avversari del cementificio. Ma, ribadendo quanto messo a verbale già nella commissione di Via del 28 marzo, evidenzia l’impossibilità di rispettare il decreto ministeriale approvato nel 2002, laddove impone punti di campionamento ubicati a più di 20 chilometri dagli agglomerati e a più di 5 chilometri da aree edificate diverse da quegli agglomerati o da impianti industriali o da autostrade. Un’impossibilità, conclude l’Agenzia, che non riguarda solo Torviscosa o il Friuli Venezia Giulia, ma molte regioni italiane.
POLVERI SOTTILI Ancora, soffermandosi sulla qualità dell’aria e ricordando che la centrale termoelettrica è a regime ormai da dicembre, l’Arpa inserisce nel parere «bis» i dati più freschi che arrivano sino a maggio: il quadro è sostanzialmente omogeneo a quello degli ultimi quattro anni, sentenzia l’Agenzia, con una sola eccezione. Quella delle polveri sottili (Pm10) il cui valore medio è aumentato nel 2007, anche se un trend analogo si registra nell’intera provincia di Udine, complici le condizioni meteo. L’Arpa ricorda ancora una volta che, nel 2010, i valori limite delle Pm10 saranno oggetto di revisione ma aggiunge che l’orientamento politico di Bruxelles è quello di confermare gli attuali valori.
CONCLUSIONI Infine, dopo aver affermato nel primo parere che il cementificio si poteva realizzare e gestire previo rispetto di prescrizioni, l’Arpa adesso si limita ad alcune puntualizzazioni. Ricorda, ad esempio, che l’impianto è soggetto all’autorizzazione integrata ambientale e si sofferma sulla bonifica. Un «sì» vincolato, come aveva anticipato già giovedì scorso Moretton, che non sembra tuttavia in grado di risollevare i destini del cementificio, ormai appeso a un filo.
IL PRESSING Nel frattempo, come annunciato, il verde Sandro Metz formalizza con un’interrogazione la richiesta di una riconvocazione della commissione di Via, dopo i pareri integrativi di Arpa e Azienda sanitaria e prima della delibera di giunta, affinché «possa integrare o modificare il precedente parere, chiarendo i molti punti oscuri e contraddittori» e scongiurando così il rischio di pericolosi ricorsi al Tar.
r.g.

 

 

Progetto Innoref per lo sviluppo sostenibile: rapporto a Udine sulle energie rinnovabili

 

UDINE Il progetto Innoref per lo sviluppo sostenibile del territorio, che vede capofila la Regione Friuli Venezia Giulia ed è finanziato nell'ambito dell'Iniziativa Comunitaria Interreg IIIC, sarà illustrato oggi in un convegno a Udine. Si discuterà di autonomia energetica dei territori rurali in particolare per quanto riguarda i finanziamenti del programma Energia Intelligente Europa. La conferenza affronta il tema delle energie rinnovabili energie rinnovabili, a livello sia locale che europeo. L’uso della geotermia o la conversione energetica delle biomasse in palazzi e abitazioni è una delle possibili applicazioni. Saranno anche presentati ufficialmente i nuovi bandi del Programma Energia Intelligente Europa. Fra i relatori: gli assessore regionali Enzo Marsilio e Franco Iacop e Oliver Schafer, del European Renewable Energy Council, che illustrerà le strategie dell'unione Europea nel campo dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 11 giugno 2007

 

 

TAV -  Per la Ronchi-Trieste 1930 milioni  -Il ministro Di Pietro accelera sull’alta velocità e inserisce la tratta regionale nel pacchetto delle opere prioritarie 

 

Sonego: «Una svolta per sviluppare l’economia del Fvg sui mercati dell’Est»

TRIESTE Il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro accelera sull’alta velocità e inserisce nel pacchetto delle grandi opere prioritarie la tratta ferroviaria Ronchi-Trieste con un finanziamento previsto di 1.930 milioni. Con la Ronchi-Trieste ci sono anche la Brescia-Verona (3.218 milioni), la Treviglio-Brescia (2 miliardi) e la Bari-Napoli (2.153 milioni). Manca il pezzo forte, la Torino-Lione, ormai fuori dalla «legge obiettivo», che avrà però uno strumento finanziario ad hoc. Di Pietro considera la Ronchi-Trieste un pezzo strategico nel disegno progettuale della futura alta velocità.
A un anno dall’insediamento del governo Prodi arriva così il piano delle grandi opere infrastrutturali dell’Unione che Di Pietro ha trasmesso qualche settimana fa a Palazzo Chigi con una lettera formale destinata a essere inserita nell’apposito allegato Infrastrutture del Dpef.
Il pacchetto delle grandi opere presentato dal ministro, e anticipato ieri dal Sole 24 Ore, destina le risorse più importanti all’alta velocità, accelerando i tempi sulla realizzazione di una tratta ferroviaria strategica per il Fvg e il Nordest.
Le grandi opere e l’intervento sulla Ronchi-Trieste attualmente sono al vaglio del Cipe che dovrà approvarlo perché diventi un piano di tutto il governo. Di Pietro ha scelto di selezionare cinquanta opere ”di serie A” rispetto alle 125 del primo piano Berlusconi-Lunardi. Le ”priorità di Di Pietro mettono in campo 29.175 milioni da finanziare nel periodo 2007-2011.
«La proposta del ministro Di Pietro coincide perfettamente con le necessità del Paese e con le indicazioni della Giunta regionale del Friui Venezia Giulia»: ha detto l'assessore regionale ai Trasporti, Lodovico Sonego, commentando il piano del ministro per le grandi opere infrastrutturali, fra le quali è stata inserita la linea ferroviaria Av/Ac fra Ronchi Sud (Gorizia) e Trieste.
«È molto positivo - ha detto l’assessore regionale Sonego- che il ministro abbia scelto di finanziare completamente la tratta ferroviaria Ronchi Sud-Trieste perchè serve a sbottigliare il porto di Trieste e a garantire l'accesso dell'Italia nei mercati dell'Est. Tutto ciò - ha aggiunto - nel quadro di un lavoro molto positivo che la Regione, il Governo e la Repubblica di Slovenia stanno facendo per portare a termine l'individuazione del punto di contatto fra la direttrice Trieste-Divaccia e Capodistria-Divaccia (Slovenia). Le relazioni bilaterali Italia-Slovenia - ha ricordato Sonego - avvengono nell'ambito del programma Interreg III proposto e guidato dalla Regione».
Fra l’altro Slovenia, Governo Italiano e Regione Friuli Venezia Giulia si incontreranno nei prossimi giorni per definire il punto di contatto tra i tracciati della linea ad alta velocità tra Venezia, Trieste e Divaccia, su cui entro il 20 luglio dovrà venire presentata la domanda per ottenere il cofinanziamento europeo La riunione - ha spiegato Sonego - rientra nella progettazione delle tratte transfrontaliere del Corridoio 5-progetto prioritario 6 dell'Ue, per le quali all'Italia è stato assegnato un miliardo di euro degli otto complessivi. Sarà «un'ultima spinta - ha sottolineato l'assessore - che finirà per influenzare l'atteggiamento di chi, in questo momento, non considera prioritario il progetto, grazie all'accelerazione che la Slovenia sta imprimendo alla realizzazione della tratta di competenza».

 

 

Padoa Schioppa: presto decisione sulla TAV

 

ROMA «Sono convinto che la decisione sulla Tav sarà presa a giugno e passerà al di qua delle Alpi». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, nel corso di un'intervista a Speciale Tg1. Sulla questione è intervenuto anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, parlando a Lussemburgo del tavolo istituzionale sull'alta velocità in programma il 13 giugno.
«A febbraio, al momento della crisi poi rientrata del governo, - ha ricordato il ministro - è stato stilato un dodecalogo dei punti programmatici, uno di questi era la realizzazione della Torino-Lione. Giorni fa - ha aggiunto Bianchi - ho partecipato a un convegno di un gruppo dei Verdi in cui il ministro Pecoraro Scanio ha fatto affermazioni abbastanza precise su questo aspetto, dicendo che è cambiata sostanzialmente la situazione locale nei rapporti con le popolazioni e le amministrazioni». Il ministro, parlando in una pausa dei lavori del Consiglio Trasporti Ue, ha aggiunto: «Avendo noi accettato l'idea che vada rispettata in maniera sacra la procedura rispetto agli impatti, compresa la Vas (valutazione ambientale strategica), qualunque progetto può essere portato avanti». Sulla scadenza del 30 luglio per ottenere i fondi comunitari, il ministro ha osservato: «Per quella data dovremo sia ribadire l'impegno, sia presentare elaborati di carattere finanziario e programmatico che ci consentono di accedere a quei fondi».

 

 

I Verdi: cementificio, si riapra la procedura di Via  - Metz: «Non devono esserci appigli per il ricorso di Grigolin». Caso Travanut: oggi la riunione dei Ds

 

Il partito ecologista chiede di riconvocare la commissione tenica. Gottardo: «Non vorrei che la giunta esprimesse più pareri sul progetto»

TRIESTE I Verdi, a sorpresa, riaprono tecnicamente il «caso Torviscosa». O, almeno, ci provano: Alessandro Metz, adesso che i pareri bis dell’Azienda sanitaria e dell’Arpa sono arrivati, chiede la riconvocazione della commissione regionale di Via che ha espresso un sì al cementificio, pur vincolato al rispetto di 37 prescrizioni. E la chiede, quella riconvocazione, con un atto formale: «Domani presenterò l’interrogazione consiliare».
L’obiettivo? Blindare la procedura amministrativa, chiudendo ogni possibile falla, e scongiurare «pericolosi» ricorsi del gruppo Grigolin, proponente dell’impianto di clincker e calcestruzzo, ormai appeso a un filo. «Perché è evidente - afferma Metz - che, dopo il tempo speso in approfondimenti, pareri legali, supplementi di istruttoria, la procedura dev’essere inattaccabile. Ed è altrettanto evidente che, se la delibera finale dovesse essere impugnata e l’esito del ricorso favorevole all’impresa, la giunta dovrebbe dimettersi».
Meglio, molto meglio prevenire: Metz non ha dubbi. E allora, sebbene in Regione ci sia chi ribadisca che il parere della commissione è consultivo e che l’unico atto impugnabile è la delibera (non ancora pronta), insiste: «La giunta, a fronte dei nuovi pareri di Azienda sanitaria e Arpa, non potrà che dire no al cementificio. Ma a quel punto rimarrà il parere favorevole della commissione di Via: un appiglio per un eventuale ricorso». Pertanto, incalza il verde, la commissione tecnico-consultiva deve poter esaminare le «nuove e rilevanti integrazioni» e, magari, aggiornare il suo verdetto. Quanto al «mezzo sì» dell’Arpa, dopo aver definito «curiosa» l’assenza «causa ferie» della firma del direttore scientifico Gianni Menchini sull’ultimo parere, Metz attende di vedere le carte: «Ma, da quanto mi hanno detto, l’Agenzia conferma il passaggio chiave del primo parere, ovvero l’inidoneità delle centraline a misurare le ricadute del cementificio su ecosistema e vegetazione». Tanto basta, conclude il verde, perché la giunta voti il niet al cementificio.
L’«affaire Torviscosa», però, rimane aperto non solo tecnicamente, ma anche politicamente: oggi alle 11 si riunisce il gruppo consigliare della Quercia. Quello che, stando ai boatos interni, potrebbe riservare contestazioni al capogruppo Mauro Travanut, artefice di una battaglia feroce contro il cementificio. Non a caso, alla vigilia, Isidoro Gottardo ridacchia: «Siamo riusciti a penetrare, per la prima volta, non solo in maggioranza ma tra le guardie svizzere del presidente, i Ds». Lo smaliziato forzista, tuttavia, non crede in un epilogo traumatico, men che meno in un cambio in corsa del capogruppo diessino: «Non vorranno mica suicidarsi?».
Non è il solo a pensarlo, anzi: i più, a poche ore da una riunione che vede iscritte all’ordine del giorno la relazione sull’incontro di maggioranza con Riccardo Illy, la manovra estiva e la legge sul friulano, escludono conte o sfiducie. «Non ci credo nemmeno un po’» sussurra un diessino di peso. Un altro, però, avverte: «Dirò quello che penso, poi vedremo». E il diretto interessato? Travanut si conferma «sereno» e si rimette alle «decisioni del gruppo».
Comunque vada, l’opposizione canta sin d’ora vittoria: «Questa vicenda, oltre ad aver aperto una crepa in maggioranza, sta dimostrando che il presidente non è un orologio svizzero, puntuale e infallibile, come si tenta di far credere. Ma questa vicenda - aggiunge Gottardo - sta confermando anche che il nostro comportamento in aula, criticato da qualcuno, è stata corretto perché il nostro ordine del giorno ha imposto alla giunta verifiche e controlli a tutela dei cittadini». Sia chiaro, però: «Vigileremo sino in fondo anche perché - conclude il forzista - non mi sento di escludere più pareri non necessariamente omogenei della giunta sul progetto Grigolin che, come detto, prevede tre impianti diversi a Torviscosa».

Roberta Giani

 

 

I sindaci chiedono più poteri sulle scelte di sviluppo: «Ma la bonifica è prioritaria»

 

TRIESTE Le procedure di partecipazione vanno cambiate affinché i Comuni abbiano potere decisionale sulla scelta degli insediamenti industriali. Lo chiedono i sindaci della Bassa friulana. E lo chiedono indipendentemente da come finirà la vicenda cementificio perché, dopo l’impianto di clinker, sarà la volta di vetreria, inceneritore, e così via. In ballo c’è il futuro dell’area che, affermano i sindaci, «non può non essere industriale». «Ma oggi non abbiamo le strutture tecniche per dare pareri adeguati – dice il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti – per cui il rischio è adottare un approccio emotivo». Paviotti riconosce al contempo che, per l’affaire Torviscosa, «i Comuni avrebbero dovuto raggiungere prima una posizione concertata». E aggiunge che «sicuramente bisogna lavorare in questa direzione anche per il futuro perché non possiamo prescindere da uno sviluppo industriale del nostro territorio». Sia chiaro, peraltro, che «seguire la piazza o i comitati è un errore».
Ma volere uno sviluppo industriale non basta, perché le aziende non fanno la fila per insediarsi. Nonostante la posizione strategica c’è il problema di bonificare un’area pesantemente segnata proprio da un certo tipo di sviluppo industriale. «Sono stato eletto nel 2003 – dice Pietro Del Frate, sindaco di San Giorgio di Nogaro – e non ho mai firmato una concessione edilizia per un grande impianto industriale. In due anni sono uscite 160 persone dal ciclo produttivo, persone che difficilmente si ricollocano e che chiedono aiuto al sindaco, con grande dignità». Ecco perché i Comuni devono contare di più. «Con la vicenda cementificio – dice Del Frate – è emersa la necessità di dare maggior peso a Comuni e cittadini. Il percorso di Agenda 21 è interessante ma da sperimentare e non può dare esiti a breve. Oggi i Comuni si esprimono sulla base di una legge del ’90 che concede un parere consultivo. Vanno dati loro strumenti e risorse per una vera partecipazione». Il primo passo di questa nuova fase, propone Del Frate, deve essere «l’installazione di centraline di monitoraggio lungo il perimetro dell’area industriale che diano certezze sui dati raccolti». Nel futuro industriale della Bassa, «che può diventare appetibile anche per aziende dell’est Europa», crede pure il sindaco di Fiumicello Paolo Dean: «Serve, però, una logica di recupero. I Comuni sono il primo baluardo per la tutela della legge e quindi dobbiamo diventare parte attiva nelle scelte. Gli strumenti di partecipazione vanno rivisti anche perché i cittadini si rivolgono sempre, in prima istanza, ai Comuni». Sul coinvolgimento dei sindaci concorda Mario Pischedda, sindaco di Villa Vicentina, in prima linea sulla Tav: «Dobbiamo però ricordare che l’inquinamento della Bassa è di tipo industriale per cui bisogna ripartire da qua, con la bonifica, e imparando dal passato».
m.mi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 10 giugno 2007

 

Bonifiche, il ministero cambia rotta e chiama la città  - La contestata barriera a mare di 11 chilometri diventa ora solo una delle possibili soluzioni

 

Gianni Pizzati, referente di Pecoraro Scanio: «Si sceglierà fra una rosa di progetti elaborati assieme da enti e privati»

La barriera a mare di 11 chilometri, ipotizzata a suo tempo dal ministero dell’Ambiente per arginare il Sito inquinato e che tante opposizioni ha trovato in città, è solo una delle ipotesi per arrivare alla messa in sicurezza e alla bonifica della falda freatica del sito stesso. Le altre possibilità devono individuarle, studiandone la realizzazione, le parti direttamente interessate, gli enti ma anche i privati. Solo alla fine, davanti a una rosa di alternative, si deciderà di progettare e realizzare l’intervento risultato maggiormente vantaggioso.
Assieme alla bozza dell’accordo di programma fra gli enti coinvolti nel Sito inquinato, giunta qualche giorno fa sui tavoli di sindaci e presidenti, è arrivato dal ministero dell’Ambiente anche un cambio di approccio alla complessa questione, delineato in qualche modo nel vertice in prefettura il 21 maggio scorso.
Ed è per questo che qualche giorno fa si è riunito per la prima volta un gruppo che dovrà elaborare uno studio di fattibilità della messa in sicurezza della falda, composto per ora da tecnici della Provincia, dell’Ezit e dell’Autorità portuale, ma allargabile a privati ed enti di ricerca.
«Il ministro – spiega Gianni Pizzati, presidente regionale dei Verdi e braccio destro di Pecoraro Scanio per l’operazione triestina – chiede alla città una rinnovata capacità di essere produttiva e concorrenziale, dando un sostanziale aiuto, assieme al ministero, ai piccoli imprenditori e agli artigiani in modo che non debbano sopportare ulteriori appesantimenti dall’iter che verrà scelto per le bonifiche».
Non solo. Si vuole invertire la filosofia, finora percepita in città, secondo cui chi ha acquistato senza colpa un terreno inquinato deve partecipare lo stesso alle spese di messa in sicurezza e di bonifica. «Il ministro vuole combattere questa filosofia — sottolinea Pizzati – e quindi il principio, secondo cui chi non ha inquinato non paga, non si tocca. Le bonifiche – aggiunge – devono essere un’occasione per la città. L’opera di bonifica assieme alla realizzazione di nuovi spazi portuali dev’essere oggetto di un progetto comune».
Il principio cardine della bozza di accordo di programma (ora allo studio degli enti, che poi la rispediranno al ministero con le rispettive osservazioni) sta appunto nel concordare la fase progettuale: tutte le parti interessate alla questione hanno diritto, allo stesso titolo, di far valere le loro idee sul progetto per la messa in sicurezza e la bonifica della falda.
In sostanza, da adesso la progettazione spetta al territorio, mentre il ministero avrà il compito di armonizzare questa progettazione con le norme ambientali (e non solo). «L’università, ad esempio, deve entrare subito nella progettazione – sottolinea Pizzati – con tutte le sue potenzialità e competenze». Nella bozza di accordo, infatti, si parla anche di «supporto all’introduzione di processi innovativi ed ecocompatibili».
Le novità dell’approccio alla «questione bonifiche» non si limitano però all’aspetto tecnico e procedurale. Per permettere un’ampia discussione fra soggetti istituzionali e imprenditori privati, in cui si chiariscano i rispettivi diritti e doveri, entro luglio si terrà in città un convegno sui diritti nelle bonifiche, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e al quale dovrebbe partecipare anche Percoraro Scanio. «Sarà l’occasione – osserva Pizzati – per analizzare anche il testo unico sull’ambiente. Serve un’approfondita discussione fra i vari attori per imboccare la strada migliore che porti alla soluzione del problema».

Giuseppe Palladini

 

 

Il «sì» Arpa senza la firma del direttore scientifico  - I vertici Ds si preparano a «processare» il capogruppo Travanut: domani la resa dei conti

 

Caso cementificio. Perplessità sul parere: manca il visto di Menchini , in ferie, ma è stato siglato dal direttore generale Spogliarich

TRIESTE La sua campagna è cominciata il 14 aprile, primo giorno del congresso regionale dei Ds. Ed è cominciata con un attacco al governatore Riccardo Illy chiamando in causa la logica e le sue radici aristoteliche. «Per il governatore quello di Torviscosa non è ”un” cementificio, ma ”il” cementificio» gridò dal palco della sala congressi della Fiera di Udine Mauro Travanut, capogruppo della Quercia in Consiglio regionale. Come a dire che il «mostro» da un milione e passa di tonnellate di clinker all’anno non si può fare se non nell’area, già contaminata, della Bassa friulana. Aristotele e soprattutto il suo territorio: queste sono le radici del due volte sindaco di Cervignano. E da queste caratteristiche è nata la sua battaglia.
Una battaglia quasi vinta nel merito. L’ipotesi al momento più probabile infatti è che il cementificio non si farà. Nonostante il parere non sfavorevole dell’Arpa, quello negativo espresso dall’Ass non può non avere un peso maggiore nella valutazione della giunta, tanto più che sul parere bis dell’Arpa non mancano perplessità. La firma sul parere non è infatti quella del direttore scientifico Gianni Menchini ma del direttore generale Giuliana Spogliarich. Menchini era in ferie. Data l’importanza del parere, un fatto che pare anomalo. E lo sottolinea lo stesso Travanut. «È strano che, dopo mia sollecitazione, la relazione dell’Agenzia per l’ambiente - afferma Travanut - non sia stata firmata dal direttore tecnico-scientifico Menchini, in ferie fino al 14, ma dal direttore generale Spogliarich. Comunque, aspetto di vedere l’atto». «Gli uffici devono analizzare a fondo le relazioni e costruire una delibera tecnicamente ineccepibile - conferma, intanto, il vicepresidente Moretton - e si prenderanno il tempo necessario».
Nell’attesa, però, Travanut deve vedersela con i colleghi di partito: in questa vicenda, nel metodo, ha di fatto messo tra parentesi il ruolo istituzionale di capogruppo. E questo non è stato digerito. Domani nella riunione di gruppo Ds ci si aspetta la resa dei conti. La conflittualità con l’assessore Sonego e con i pordenonesi Paolo Pupulin e Nevio Alzetta rischia di fondersi con l’insoddisfazione degli altri per come Travanut ha gestito, in modo poco omogeneo, il gruppo dei Ds. «So che sul cementificio, ma solo in questo caso, posso essere mancato in parte nelle mie funzioni di capogruppo» ha lasciato intendere in più occasioni l’ex sindaco di Cervignano. Un fatto quantomeno irrituale per chi milita in un partito cresciuto a pane e «centralismo democratico». E così domani in molti potrebbero chiedere la testa di Travanut: «Sono sereno, dal punto di vista morale non ho nulla da rimproverarmi. Accetterò tutte le decisioni che saranno prese dai miei colleghi». Del resto è probabile che il capogruppo abbia fatto i suoi calcoli: senza forzature non avrebbe vinto.
In mezzo alla frizione si collocano il presidente Alesandro Tesini e il segretario regionale Bruno Zvech. Il primo ha sponsorizzato la nomina di Travanut, nell’autunno scorso, a capogruppo. Il secondo, in quanto segretario, ha il compito di garantire l’equilibrio del partito. Sullo sfondo c’è il senso di responsabilità del partner più forte della maggioranza che deve peraltro affrontare nel programma del 2008 in modo chiaro il tema ambientale. E poi quali conseguenze potrebbe avere un’eventuale rimozione del capogruppo a meno di un anno dalla fine della legislatura? «All’ordine del giorno della riunione di gruppo non c’è la questione Travanut» minimizza Bruno Zvech. Ma domani qualcosa succederà. Perché nessuno intende sorvolare sul comportamento di Travanut, il «capogruppo-aristotelico» che viene dal popolo.

 

 

I comitati: il capogruppo ds ci aiuti a bloccare la vetreria - «Qualità dell’aria compromessa. No a nuovi impianti»

 

SAN GIORGIO DI NOGARO Un appello ai politici che li hanno sostenuti, a partire da Mauro Travanut, perché la realizzazione della vetreria sarebbe un passaggio deleterio per il territorio, con ripercussioni più gravi rispetto a quelle derivanti dalla costruzione di un cementificio. Paolo De Toni, referente dei comitati anti-cementificio, non ha dubbi. E, durante l’affollata assemblea di venerdì con gli abitanti della Bassa, ricorda che «le emissioni di biossido di zolfo di una vetreria sono quasi doppie rispetto a quelle di un cementificio (750 tonnellate annue contro 450)». Nell’incontro di San Giorgio di Nogaro, «cui hanno presenziato 300 persone» ci tiene a sottolineare De Toni, tiene banco la criticità dell’atmosfera della Bassa friulana, «area che necessita di un’urgente opera di bonifica e non può certo rischiare di divenire un’autentica camera a gas». L’esponente dei comitati prosegue: «Le nuove acquisizioni scientifiche impongono l’installazione di centraline più sofisticate e precise, tali da rilevare la presenza delle emissione di polveri ultrafini, dai PM2,5 in giù. Per dare un’idea, una particella di materiale particolato PM10 equivale a 64 di PM2,5 o 1000 di PM1, ed è immediato intuire quanto queste siano più pericolose. Gli standard europei impongono la presenza di centraline che monitorino la presenza di polveri ultrafini, e Roberto Bertolli, direttore del reperto salute e ambiente dell’Oms, ha confermato questa necessità. È nostra intenzione opporci a qualunque impianto comporti un impatto ambientale per la nostra area»».
De Toni focalizza poi la sua attenzione sulla posizione assunta dai politici, e rivolge un preciso invito al consigliere regionale Mauro Travanut: «La Regione deve seguire le direttive dell’Azienda Sanitaria, che ha chiaramente lasciato intendere che questo territorio necessita di un piano di bonifica. Ci aspettiamo che Travanut, in linea con l’Asl, prenda posizione in modo forte e chiaro sulla vetreria e sugli altri impianti, come ha fatto sul cementificio. Da parte nostra chiediamo che la Regione pianifichi le strategie future, utilizzando il buon senso e rispettando l’ambiente, e avviando un processo di sviluppo sostenibile, come ha reiteratamente richiesto Alessandra Guerra. È chiaro a tutti che il parere espresso dall’Azienda Sanitaria sia notevolmente più vincolante rispetto a quello dell’Arpa, in quanto la prevenzione e la difesa della salute pubblica spetta unicamente all’Asl». Venerdì sera, alla manifestazione, intanto, nuovi striscioni di protesta: «No a una II Marghera», “No Illy, No Cementificio”, «Torviscosa: i nobel Illy, Moretton e Duz inventano il cementificio ecologico».
Giovanni Stocco

 

 

Gli enti locali possono risparmiare energia utilizzando il biogas  - I piani formativi dell’Ape

 

UDINE Un risparmio dal 10 al 20% sui prezzi della fornitura energetica per gli enti locali sarebbe possibile grazie all’impiego del biogas prodotto da piccoli impianti realizzati su scala consortile e gestiti da cooperative di produttori agricoli e allevatori. È questa l’idea emersa dall’incontro formativo svoltosi a Udine sui temi del trasferimento di funzioni in materia di energia agli enti locali e sull’utilizzo dell’energia da biomasse, promosso dall’Ape, Agenzia provinciale per l’Energia, associazione no-profit nata da un progetto dell’Assessorato all’ambiente della Provincia di Udine, nel quadro del programma «Intelligent energy for Europe», cofinanziato dalla Commissione europea. Presieduta da Loreto Mestroni, l’agenzia opera come interlocutore d’area in campo energetico su scala regionale, sviluppando partnership a livello locale, nazionale ed europeo, per veicolare sul territorio gli orientamenti europei e promuovere l’uso di fonti energetiche rinnovabili.
Rivolto a enti locali, associazioni di categoria, imprese, l’incontro è stato proposto in collaborazione con la Provincia e la Federazione regionale delle Banche di Credito cooperativo. «L’uso delle fonti rinnovabili è un elemento decisivo per lo sviluppo della regione – ha detto il responsabile marketing Bcc Lorenzo Kasperkovitz –, tanto che le Bcc hanno studiato linee di finanziamento dedicate a interventi in questo settore, a condizioni di favore». Matteo Mazzolini, direttore Ape, ha spiegato i vantaggi dell’utilizzo del biogas soprattutto nei territori rurali dove sono disponibili le materie prime, «cioè i liquami degli allevamenti zootecnici e i sottoprodotti agricoli».
Dalla produzione del biogas, ottenuto tramite un processo di «digestione» degli scarti, possono derivare il metano per il riscaldamento e l’energia elettrica, o fanghi da utilizzare per i terreni agricoli, «che rilasciano nel terreno meno azoto – ha detto Mazzolini –, diminuendo il rischio d'inquinamento da nitrati». Affiancando gli impianti di produzione del biogas ai complessi «energivori» come ospedali, impianti sportivi, sedi delle amministrazioni comunali, scuole, «queste strutture si potrebbero approvvigionare con energia pulita – ha proseguito Mazzolini –, tenendo conto che con il biogas si guadagna il triplo dell’energia che si spende per far funzionare l’impianto». Gestori degli impianti, a livello comunale, potrebbero essere le cooperative dei produttori agricoli e degli allevatori, «che producendo energia con i propri scarti – ha sottolineato il direttore Ape – trarrebbero sicuri vantaggi in termini di reddito».
Da affrontare il problema delle autorizzazioni, «anche se per gli impianti piccoli, sotto i 3 megawatt – ha detto Mazzolini –, il processo autorizzativo per le emissioni in atmosfera non è necessario».

Alberto Rochira

 

 

Spiagge da premio: ora le bandiere blu sventolano a Umago Cittanova e Alberi - In Istria ce ne sono 53

 

POLA Ancora un riconoscimento per le località balneari istriane. Da ieri sulle spiagge del litorale sventolano altre tre bandiere blu, simbolo internazionale del mare pulito e della sicurezza degli impianti balneari.
Per la precisione sono state collocate al Residence Skipper ad Alberi, nonchè sulle spiagge di Umago e Cittanova. Ma non basta: nei prossimi giorni, come è stato anticipato, il numero complessivo delle bandiere blu che sventoleranno nelle varie località istriane salirà a 53.
L’Istria si conferma così la regione adriatica con il maggior numero di bandiere azzurre. Rimanendo nel campo turistico, va detto che i campeggi istriani stanno registrando ottimi risultati. Infatti rispetto all'analogo periodo di un anno fa il numero dei pernottamenti è aumentato in media del 25 percento. Hanno contribuito maggiormente all'incremento i vacanzieri tedeschi. Intanto nonostante i capricci del tempo, non si assiste a grossi esodi dai campeggi.
p.r.

 

 

Piano del traffico

 

Sento dal giornale che c’è una continua conflittualità tra destra e sinistra e destra con destra circa il nuovo piano del traffico cittadino. Secondo me questi sono argomenti pretestuosi e nullafacenti. La sinistra che non sa quali migliorie apportare, soffia sul fuoco delle discordie e la destra si presta a questi colpi bassi per pura minchioneria! Ma lasciamo parlare questi bla bla bla! Quale che sia il lavoro svolto dal prof. Camus e quali che siano le idee avverse in circolazione resta comunque il fatto che ben poco si riuscirà a fare dato il numero di auto e moto ora circolanti in città. Corsie preferenziali? Non faranno che aumentare l’ingorgo di auto e bus. Sbarrare certe strade? Certo, ma quelle vicine come saranno se il traffico viene deviato?
La soluzione per me sarebbe di vietare il traffico privato in certe ore del giorno (9-12 e 14-18). Ma va a sentire gli strilli degli autisti che sono poi quelli che danno il voto a lorsignori della giunta! Però una cosa che vorrei far notare a tutti è che si ignora completamente l’utilizzo delle ferrovie cittadine da parte dei più. Fortunatamente non dalla Provincia e in specie dall’assessore al traffico ing. Barduzzi, che si dà da fare per un riutilizzo razionale della ferrovia metropolitana. L’uso di questa non può farsi senza una rivoluzione (epocale) del traffico dei bus urbani.
Che dal centro verranno dirottati per lo più in periferia liberando così tanto spazio al movimento privato in città. Senza tale riorganizzazione le cose diventano allora peggio di prima. Perciò dico, lasciamo lavorare la Barduzzi, che a questo ci pensa, e al piano del traffico complessivo baderemo quando avremo un quadro completo del possibile utilizzo di strada e rotaia. Ma un miglioramento immediato potrebbe venire dalla decisione or ora presa di non lasciare passare il traffico urbano per il porto vecchio, una volta ricostruito. Ecco allora che starebbe bene un cavalcavia ferroviario con rampa d’inizio dall’attuale bagno ferroviario e con termine al fianco del Silos, in piazza Santos. Eviteremmo che gran parte dei veicoli in entrata vadano a fare slalom per la Centrale, liberando così il posto ai pedoni, visto che ora è assai pericoloso! Perché poi dovremmo avere anche tanti parcheggi per liberare le strade dalle macchine. Ma siccome questo costa tanto e i soldi che noi spendiamo per le tasse auto/moto sono dirottati su altri casi ( cultura... mostre... festivals... concerti..?) non pensiamoci su e lasciamo litigare i perditempo di destra e sinistra. Che altro avrebbero a dirsi se non avessero queste banalità per scontrarsi?
Sergio Callegari

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 9 giugno 2007

 

 

Dalle Rive ai rioni, tutti i nuovi parcheggi  - Dove sorgeranno le strutture, quasi tutte interrate, previste dal piano approvato dalla giunta

 

I dati relativi ai diciotto contenitori che ospiteranno in totale 5310 posti auto: altri due potranno sorgere a Barcola e nelle ex Officine Holt

Una ventina di strutture in tutto, dislocate tanto in pieno centro cittadino quanto in zone periferiche da Roiano a Largo Sonnino. Un totale di 5310 posti auto già previsti ai quali se ne aggiungerà qualche centinaio ancora grazie a due impianti ulteriori: sono quello di piazzale Vittime dell’11 settembre a Barcola, e quello da ricavare nelle ex officine Holt in via Gambini. Non rientrano a oggi nel piano, ma vi verranno inseriti al termine dell’iter al quale la giunta ha dato avvio.
Sono questi i numeri del piano parcheggi che la giunta comunale ha approvato nell’ultima seduta, e che ora andrà all’esame delle circoscrizioni alle quali sarà illustrato - annuncia l’assessore Maurizio Bucci - nel corso di una riunione da convocare a breve nella sede del Mib. Infine, il passaggio al consiglio comunale che dovrà votare il via libera definitivo al documento. L’iter, secondo Bucci, potrebbe dunque essere concluso «prima della pausa estiva» portando così in vigore il documento che sancisce la possibilità di costruire nelle localizzazioni previste.
Le diciotto strutture contemplate risultano per la quasi totalità sotterranee, tranne in tre casi: i nuovi 150 posti auto del centro commerciale Il Giulia (con entrata e uscita su via Pindemonte) saranno situati a quota lastrico solare; previsti poi i tre piani fuori terra su pastini nella struttura in via Tigor-via Cereria (ex carceri femminili) e i sei fuori terra del parking programmato in via del Teatro Romano, tra il teatro stesso e il palazzo Inail. Quanto ai posti auto, la struttura più capiente risulta essere quella nel colle di San Giusto, con i suoi 724 posti dislocati su cinque livelli interrati. I contenitori di dimensioni più ridotte saranno quelli di via Tigor-Cereria (75 posti), di largo Sonnino (84 posti) e di largo Canal (91 posti).
Di particolare rilievo in vista dell’obiettivo già sottolineato da Bucci - quello cioè di arrivare a liberare completamente le Rive dalle auto in sosta - sono i tre parcheggi sotterranei previsti nell’area ex piscina Bianchi, nell’area compresa tra Palazzo Carciotti e il teatro Verdi, e davanti alla Stazione marittima. Proprio quello della Marittima è il cantiere sulle Rive che dovrebbe partire per primo: la Saba Italia sta lavorando infatti al progetto esecutivo del parking, il cui cantiere - secondo Bucci - potrebbe essere aperto nel 2008.
I tempi. Quanto agli altri parcheggi, la loro realizzazione effettiva dipenderà dagli esiti dei bandi di gara che, una volta entrato in vigore il piano, il Comune lancerà in regime di project financing, strumento in base al quale l’impresa si accolla l’onere della costruzione ottenendone in cambio la gestione per un certo periodo. Di certo dunque ci vorrà qualche anno per vedere diventare realtà almeno una prima parte del piano.
Barcola. Come si diceva, alle strutture già contemplate vanno aggiunte quelle di Barcola e delle ex Officine Holt, proposte entrambe da An: la giunta ha varato una delibera a parte per avviarne l’iter, perché un’eventuale modifica del piano - ha ricordato il sindaco D

 

 

PARCHEGGI - Una decina gli impianti cassati - Dalle ipotesi originarie alle polemiche più recenti, il lungo iter del documento

 

Un iter complesso, lungo anni e fatto di mille polemiche, scontri politici, autorizzazioni mancate e progetti stracciati. Questo il cammino del piano parcheggi, licenziato l’altro giorno dalla giunta comunale, e che ora si prepara ad approdare nelle circoscrizioni e poi in Consiglio comunale. Sono 18 i megaimpianti che andranno a dare sollievo, in centro e in periferia, agli automobilisti in lotta da tempo per il bramato posto auto. Ma altri 10, invece, sono quelli che negli ultimi anni sono stati prima inseriti, e poi cancellati dall’ossatura del piano.
Già nel 2005, infatti, l’allora assessore all’Urbanistica Giorgio Rossi, predecessore di Maurizio Bucci, aveva presentato uno studio preliminare per la realizzazione di 28 park, cui la giunta aveva dato l’ok. Molte delle strutture previste allora corrispondono a quelle contenute nel piano attuale. Altre, invece, sono state stralciate dal documento. I due parcheggi previsti in Porto Vecchio, ad esempio, eliminati perchè l’area rientra nella piena competenza dell’Autorità portuale, e quello in piazzale De Gasperi, che non si giustificherebbe più se la Fiera cambiasse sede. L’impianto tra le vie Rigutti e Salem (zona Sonnino-D’Annunzio), e quello di piazza Sansovino, scartato perchè non era stato possibile localizzare accessi compatibili con l’assetto viario esistente.
E poi ancora: la struttura in prossimità del ricreatorio di via Padovan, nella congestionata zona di via Conti-viale D’Annunzio, bocciata per il timore che un garage e uno spazio che ospita giovani impegnati in attività ludiche e sportive non fossero compatibili; quella nel mercato ortofrutticolo e, ancora, quella tra le vie Ginnastica e Nordio, che si sarebbe dovuta costruire in un edificio privato poi considerato troppo piccolo. E infine i due park, rispettivamente in via Veronese (San Giacomo), abbandonato perchè situato in un’area troppo «inflazionata» (con la costruzione del parcheggio in campo San Giacomo) e tra le via Revoltella e D’Angeli: un impianto considerato, in secondo momento, meno necessario del previsto.
Queste, dunque, le ipotesi prese inizialmente in considerazione dalla scorsa giunta Dipiazza, ma che non compaiono nel piano parcheggi oggi in corsa verso il sì dei parlamentini e dei consiglieri comunali. Un progetto, quello «partorito» da Bucci e dalla sua squadra di tecnici, che ha dovuto farsi strada tra mille polemiche, scatenate in particolare dagli alleati di An e Lista Dipiazza, che di recente non hanno perso occasione per tacciare l’assessore all’Urbanistica di «immobilismo» ed «egocentrismo». Un braccio di ferro poi risolto con l’intervento del «paciere» Dipiazza, che aveva avuto origine con la richiesta dell’assessore Piero Tononi, inizialmente messa in cassetto da Bucci, di aggiungere altri due siti (a Barcola e nelle ex officine Holt in via Gambini) nel piano parcheggi. Uno scontro dai toni più che accesi, culminato con la decisione di non far rientrare da subito i due siti nel documento (per non bloccare l’iter del piano), ma di inserirli - per certo - in un secondo momento.

Elisa Coloni

 

 

Chiasso in Cittavecchia, raccolta di firme

 

Cittadini sempre più esasperati per l’alto volume della musica fino a ora tarda: aumenta nelle farmacie la vendita di sonniferi

Ma intanto qualcuno si difende da sé buttando secchiate di acqua sulla testa dei giovani

Stanchi di non poter dormire la notte e di dover fare i conti quasi quotidianamente con confusione e schiamazzi notturni, ora un gruppo di cittadini della zona di Cavana, Cittavecchia e piazza Unità organizzano una raccolta firme, che partirà la prossima settimana, da consegnare poi al sindaco Roberto Dipiazza.
L’obiettivo è di sensibilizzare ulteriormente il Comune, e di conseguenza le forze dell’ordine, sulla necessità di avviare maggiori controlli, nei confronti dei locali della zona che trasmettono musica, e nei confronti delle persone che, a fine serata, stazionano nelle vie, spesso fino alla prime ore del mattino. A manifestare preoccupazione, a fronte di numerose segnalazioni dei residenti, anche la stessa circoscrizione, che qualche settimana fa, sia da parte del centrodestra che da parte del centrosinistra, aveva evidenziato come il problema, alle porte dell’estate, non avesse trovato ancora una soluzione definitiva.
A conferma dello stato di «emergenza-sonno» della zona, alcuni consiglieri circoscrizionali dell’opposizione avevano riportato un’indagine sulla salute dei cittadini, che dimostrava come, nelle vie e nelle strade caratterizzate dalla musica ad alto volume e dagli schiamazzi, fosse maggiore la richiesta di medicinali e rimedi, per cercare di dormire serenamente, nelle farmacie della zona. Se l’intervento di pulizia delle vie è costante e sul fronte delle deiezioni si parla di nuovi servizi pubblici in arrivo, sul problema della confusione la questione resta per ora aperta.
A partire dalla prossima settimana alcuni cittadini si faranno promotori della raccolta, partendo dalla zona di Cavana, per dirigersi poi anche nei palazzi fino a piazza Unità, dove le lamentele delle serate insonni sono numerose. Gli organizzatori delle adesioni distribuiranno una lettera, nella quale spiegano problematiche e conseguenti richieste, che i cittadini intendono presentare al sindaco. Alla campagna di firme di protesta possono aderire tutti, residenti, cittadini, lavoratori della zona, e in genere chi sente l’esigenza di metter al più presto la parola fine agli schiamazzi e al caos nelle ore serali e notturne, potenziando i controlli e le ronde delle forze dell’ordine.
Negli ultimi giorni i residenti raccontano che alcuni locali continuano a trasmettere musica ad alto volume anche oltre l’orario consentito. In particolare i cittadini segnalano il problema ripetuto in via Punta del forno e tra le vie Pescheria e Boccardi. Alla musica si aggiungono le soste notturne dei tanti giovani che, abbandonati i locali dopo le bevute o dopo la chiusura, si riversano nelle vie di Cittavecchia e Cavana, chiacchierando fino a tarda ora sotto le finestre delle abitazioni.
Nella zona si racconta che, esasperati e distrutti dalle notti senza sonno, alcuni cittadini abbiamo messo in atto già rimedi «fai da te», riversando secchiate di acqua gelate sulla testa dei ragazzi fermi durante la notte a bivaccare vicino alle palazzine.
Micol Brusaferro

 

 

Sui bus in città 72 milioni di passeggeri all’anno - Relazione di Uberto Fortuna Drossi al Circolo ufficiali sul futuro del trasporto in regione

 

Con la riforma del Tpl, il trasporto pubblico locale, il governo trasferisce alle regioni le competenze in materia di trasporto, sia ferroviario sia gomma, ossia autobus e altri servizi pubblici su ruota.
La relazione di Uberto Fortuna Drossi - consigliere regionale e presidente della IV Commissione della Regione - alla conviviale del Rotary Club Trieste Nord al Circolo Ufficiali, ha tracciato il quadro della situazione dei trasporti pubblici in regione, e le prospettive future in vista della globale presa in carico nel 2008 del Tpl da parte della Regione. Nel 2005 le aziende di trasporto locale del Fvg hanno ripartito il territorio a quattro gestori: Saf Udine, Apt Gorizia, Trieste Trasporti e Atap Pordenone, che tradotto in cifre significa 50 milioni di km e 108 milioni di passeggeri, per un fatturato annuo pari a 154,2 milioni di euro, dei quali, 61,4 milioni di euro sono gli introiti dell'azienda triestina, che trasporta all'anno circa 72 milioni di passeggeri. Il Tpl su ferrovia in regione, invece, è coperto quasi totalmente dalla rete di 442 km per 4,1 milioni di treni/km l'anno di Trenitalia. «Gli standard qualitativi del servizio su rotaia sono mediocri, anzi, tendenti al basso - ha detto Fortuna Drossi - e tenuto conto che nel giro di tre anni è prevista la riorganizzazione del sistema ferroviario e l'affidamento del servizio tramite bando di gara europeo, un adeguamento agli standard europei». Un esempio per tutti, l'assenza di vagoni passeggeri per il trasporto dei disabili, a cui però è consentito viaggiare nello scompartimento per le biciclette. In regione si registra un calo di passeggeri trasportati negli ultimi 5 anni dell'1,5%, nonostante il prezzo dei biglietti sia basso.
pat.p.

 

 

Il Wwf: «Sui rigassificatori Regione ipocrita»  - Gli ambientalisti chiedono la definitiva archiviazione dei progetti sul Gnl

 

Gemiti: «Il non parere sull’impatto ambientale ci dà ragione»

Dopo il pilatesco «non parere» della giunta regionale sull'impatto ambientale dei rigassificatori, l'unica conclusione ragionevole è l'archiviazione dei progetti. Ne è persuaso il Wwf che ieri, alla conferenza stampa indetta nella sede di via Rittmeyer, lo ha dichiarato senza mezzi termini. E, soprattutto, senza lesinare critiche al presidente del Fvg, Riccardo Illy, e ai suoi assessori. Annunciando l'intenzione di scrivere al Ministero dell'Ambiente per chiedere l’ultimo giudizio negativo, con cui porre la parola fine alla «telenovela dei rigassificatori». «Le gravi carenze degli studi di impatto ambientale - ha esordito Fabio Gemiti, esperto del settore inquinamenti per il Wwf - puntigliosamente elencate nelle delibere regionali, coincidono con le critiche da noi avanzate fin dal marzo 2006». Stando al Wwf, infatti, anche gli uffici regionali, tra le varie osservazioni, hanno riconosciuto il mancato approfondimento degli impatti legati allo scarico di ingenti quantità di acque fredde in bacini con scarso ricambio idrico, quali appunto l'Alto Adriatico e la Baia di Muggia. «Va rimarcato - ha proseguito - che queste carenze vengono evidenziate dopo la consegna a dicembre, da parte delle due società spagnole, di voluminose integrazioni degli studi e dei progetti presentati a suo tempo. Le stesse integrazioni che oggi la Regione definisce del tutto inadeguate». Secondo il Wwf, la «giunta regionale non se l'è sentita di trarre logiche conseguenze». «Forse - ha aggiunto Gemiti - per non smentire clamorosamente i suoi esponenti. Che, fino a ieri, negavano l'impatto ambientale dei rigassificatori (Illy), additando i critici come i fautori di un futuro di "freddo e miseria" per il Paese (Sonego)». «Ecco, quindi - ha commentato Dario Predonzan, responsabile territoriale del Wwf - che la giunta dichiara ipocritamente di non poter esprimere parere di compatibilità ambientale sugli impianti, rinviando la palla al ministero dell'Ambiente e suggerendo "eventuali integrazioni" ai proponenti. Si tratta di un patetico escamotage: le integrazioni erano già state valutate. Altri prolungamenti della procedura di Via non hanno alcun senso. È poi clamoroso considerare quali "imprescindibili prescrizioni", studi e ricerche che invece dovrebbero essere preliminari al giudizio stesso. Sulla stampa, Illy e Sonego favoleggiano sullo spostamento fuori delle dighe foranee dello scarico delle acque per il terminale di Zaule, nonostante nella delibera del 1° giugno non vi sia traccia alcuna di ciò».
t. c.

 

 

Cementificio: mezzo sì dall’Arpa dopo il no Ass  - Ora tocca alla giunta: Moretton non si sbilancia. Lunedì riunione dei Ds: si apre il «caso Travanut»

 

Arrivati i due giudizi necessari per la delibera ma l’assessore è prudente sui tempi. La Cdl: «Esecutivo inaffidabile». Intanto Illy rassicura i sindaci sulla Tav

Il verdetto finale, il solo che conti davvero, ancora non c’è: lo deve esprimere, con delibera, la giunta. Ma chi ha sempre contrastato il cementificio confida ormai in una bocciatura, nonostante il parere dell’Arpa sia favorevole. «L’Agenzia ha confermato ciò che aveva illustrato in commissione Via – precisa l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Moretton - quando aveva espresso parere favorevole. Ha però arricchito questa relazione, inviata agli uffici della direzione Ambiente, con ulteriori periodi, citando dati che evidenziano il rispetto dei parametri di legge». Ora la giunta ha tutto ciò che serve per prendere la decisione, ma Moretton non si sbilancia ancora. «La delibera sarà discussa quando gli uffici della direzione regionale all’Ambiente termineranno il loro lavoro. La tempistica - aggiunge l’assessore - non è ancora quantificabile».
I temi dell’ambiente sono di stretta attualità per la giunta. Tra questi c’è anche la Tav, sul cui tracciato la giunta intende «coinvolgere tutti i sindaci interessati», come ha garantito ieri a Ruda Riccardo Illy, aggiungendo che l’obiettivo è «giungere a percorso che renda minimo l’impatto sul territorio di un’opera indispensabile». Ma, almeno per ora, incombe il caso cementificio. Che non è chiuso neanche all’interno della maggioranza, al punto che c’è chi non esclude che la riunione di gruppo di lunedì dei Ds si trasformi in un «processo» al capogruppo Mauro Travanut, tenace oppositore del progetto, o addirittura in una messa in discussione del suo ruolo. Di sicuro, Travanut continua la sua battaglia: «Non è vero, come detto da Moretton, che il primo parere dell’Ass non era chiaro. Gli uffici regionali, in atti resi pubblici il 2 febbraio, avevano interpretato come negativo il primo parere dell’Ass, salvo poi modificare quelle affermazioni dopo la commissione Via del 28 marzo. Lo dico perché l’Ass ha sempre mantenuto una linea». Una linea che però alla giunta non bastava perché nel primo parere la contrarietà non era esplicita come nel documento di giovedì. «Detto questo, e atteso di capire su quali elementi l’Arpa possa aver dato parere favorevole, la giunta - afferma Travanut - ha gli elementi per decidere. Mi auguro che non ricorra a una formula di parere favorevole condizionato a prescrizioni, perché sarebbe una violenza. La contrarietà dell’Ass vuol dire che la salute dei cittadini non è garantita dal progetto». Il cittadino Uberto Fortuna Drossi, invita tutti a lasciarsi alle spalle le polemiche e ragionare su come sviluppare quell’area, «dando incentivi alle imprese ad emissione tendente a zero affinché bonifichino la zona e si insedino». I Verdi, invece, guardano già a una nuova battaglia per impedire l'insediamento della Vetreria Sangalli. Non perde occasione per attaccare la Cdl: «La vicenda cementificio – punge Isidoro Gottardo (Fi) - diventa ogni giorno di più la dimostrazione della inaffidabilità di questa giunta regionale e anche del suo presidente». Per Luca Ciriani (An), il caso Torviscosa «promuove il Consiglio e boccia l’arroganza della giunta che, attraverso Illy, aveva parlato dell’autorizzazione al cementificio come di un atto dovuto». Anche Alessandra Guerra (Ln), guarda con favore all’evolversi della situazione «che dimostra come esista ancora una strada istituzionale corretta e un’indipendenza della politica. È un successo anche per la Lega che, seppur non da sola, ha portato avanti con coerenza la contrarietà a questo progetto. Ora serve uno sviluppo industriale della Bassa portato avanti con la testa».
Martina Milia

 

 

Il comitato non molla: «La vittoria è vicina ma dobbiamo ancora fermare la vetreria» - In duecento si sono ritrovati ieri sera a San Giorgio. Nuova manifestazione il 16

 

SAN GIORGIO DI NOGARO Piena soddisfazione sul fronte cementificio, massima allerta su vetreria e inceneritore.
Il comitato della Bassa si riunisce a San Giorgio di Nogaro e, presenti duecento cittadini e il consigliere regionale verde Sandro Metz, tra striscioni e volantini, incassa con sollievo gli ultimi sviluppi che sembrano portare alla definitiva archiviazione della pratica cementificio: «Cominciamo a cantare vittoria, ma con cautela» annuncia Paolo De Toni, attendendo la delibera ufficiale di giunta. Al contempo, non lesinando frecciatine all’Arpa, mantengono alta la guardia anche in attesa di capire l’orientamento regionale su altri due impianti ad alto impatto ambientale, la vetreria e l’inceneritore.
I portavoce del comitato sottolineano come l’Azienda sanitaria si sia pronunciata in modo eloquente sull’«esplicita criticità dell’atmosfera dell’intero territorio» e, alla luce dei dati forniti dall’Ass, ritengono assolutamente improponibile la realizzazione di impianti che possano comportare un peggioramento delle emissioni atmosferiche. A questo proposito, Mareno Settimo ammonisce circa i pericoli che la realizzazione di una vetreria può implicare: «L’opinione pubblica percepisce la vetreria come una struttura pulita, evidentemente meno dannosa di un cementificio.
Tengo a precisare come la realtà sia completamente diversa: infatti, le emissioni di biossido di zolfo di una vetreria sono quasi doppie rispetto a quelle di un cementificio (750 tonnellate annue contro 450). È quindi evidente come sia necessario monitorare attentamente la situazione e seguire i prossimi sviluppi». Secondo i dati ufficiali dell’Epa, l’agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti, «il 53% delle emissioni di una vetreria - afferma Mareno - sono costituite da polveri ultrasottili (Pm2,5), che si insinuano direttamente nei polmoni e che costituiscono una minaccia addirittura più nociva dei Pm10».
Alcuni Comuni del territorio, come Marano e Porpetto, hanno preventivamente espresso contrarietà alla vetreria. Contemporaneamente, un secco «no» è stato deliberato anche dalla provincia di Gorizia, il cui parere è reso vincolante dalle conseguenze deleterie che l’impianto apporterebbe a Grado in ottica turismo. «L’assessore Gianfranco Moretton - conclude Mareno - è perfettamente consapevole del fatto che il parere dell’Arpa sè molto meno rilevante rispetto quello dell’Azienda Sanitaria.
Il nostro ottimismo trae origine dalla considerazione che la giunta non vorrà suicidarsi a meno di un anno dalle elezioni». Sul cementificio è meno prudente di De Toni: «Siamo sicuri della vittoria. Il 16 indiremo una nuova manifestazione a Torviscosa in cui auspichiamo di poter finalmente festeggiare».
Giovanni Stocco

 

 

Valduga: «Pareri schizofrenici» Adesso gli industriali temono per l’intero sviluppo della Bassa - Assindustria di Udine contesta la relazione dell’Ass

 

TRIESTE Le possibilità di insediare un cementificio a Torviscosa si riducono, ma non i malumori. Anzi: il futuro dell’impianto di clincker condiziona infatti il futuro dell’industria nella Bassa friulana. Ne è convinta l’Assindustria guidata da Giovanni Fantoni, che, rispetto al parere dell’azienda sanitaria, «si augura che si possa procedere a più appropriate valutazioni senza dimenticare che il progetto del cementificio è anche finalizzato ai necessari interventi di bonifica e di risanamento senza i quali la qualità dell’ambiente dell’area non è destinata comunque a migliorare». Forti perplessità arrivano anche dal presidente regionale di Confindustria, Adalberto Valduga, che parla di «schizofrenia dei pareri». E spiega: «L’Azienda per i servizi sanitari dice di no, l’Arpa emette parere favorevole. Mi sembra che prima di tutto manchi una regia che gestisca le informazioni e aiuti le persone a comprenderle. L’assessorato all’Ambiente deve fare questo, non deve lasciare uscire voci che creano disorientamento».
La posta in gioco è alta. Perché, secondo gli industriali, dire oggi no al cementificio ipoteca il futuro sviluppo della Bassa. «Tutte le industrie hanno un impatto ambientale – dice Valduga –. Quando si parla di emissioni non si può guardare solo alle fabbriche. Sappiamo che è sufficiente rilevare i livelli di Pm 10 in strade trafficate per riscontrare notevoli sforamenti».
E proprio le considerazioni fatte dall’Ass, sulla qualità dell’aria lasciano più perplessi gli industriali. Stando al parere, scrive l’Assindustria di Udine, «solo misure di risanamento dell’aria potrebbero consentire di modificare l’impostazione negativa dell’azienda. Con la conclusione paradossale e devastante che non solo non sarebbero possibili nuovi investimenti industriali anche da parte di imprese insediate ma dovrebbe essere impedita qualsiasi nuova attività antropica». Ad aumentare le riserve della categoria, il fatto che la relazione dell’Ass non terrebbe conto della mutata condizione ambientale dell’area: «La centrale a carbone di Torviscosa è stata fermata il 14 maggio di quest’anno mentre la centrale a turbogas della Edison opera a regime dalla fine di novembre dell’anno scorso. I dati della stazione di Torviscosa dell’Arpa evidenziano come a partire dal 3 aprile di quest’anno non si siano registrati sforamenti dei limiti di soglia per le particelle sottili mentre le emissioni di ozono per l’intero 2007 risultano mantenute all’interno dei limiti previsti. La valutazione della qualità dell’aria andrebbe considerata, quindi, non solo in termini storici».
m.mi

 

 

ISTRIA: È STATO REVOCATO IL DIVIETO DI RACCOLTA DEI FRUTTI DI MARE

 

POLA Ieri è stato revocato il divieto, imposto dieci giorni fa, della raccolta e vendita dei frutti di mare lungo la costa occidentale dell'Istria. Lo ha reso noto l'ispettrice veterinaria di Stato Rajka Lesic. «Gli ultimi monitoraggi - ha precisato - indicano che nel mare si è notevolmente abbassata la presenza del fitoplancton tossico per cui è cessato il pericolo dell'assorbimento di biotossine nelle conchiglie bivalvi e altri organismi simili. Da notare che per la durata del divieto non si è registrato alun caso di intossicazione tra le persone.

 

 

«Contro il traffico ferrovia subito»

 

Un lettore lamenta lentezza decisionale sulle scelte per la città

Sento dal giornale che c’è una continua conflittualità tra destra e sinistra e destra con destra circa il nuovo piano del traffico cittadino. Secondo me questi sono argomenti pretestuosi e nullafacenti. Quale che sia il lavoro svolto dal prof. Camus e quali che siano le idee avverse in circolazione resta comunque il fatto che ben poco si riuscirà a fare dato il numero di auto e moto ora circolanti in città. Corsie preferenziali? Non faranno che aumentare l’ingorgo di auto e bus. Sbarrare certe strade? Certo ma quelle vicine come saranno se il traffico viene deviato? La soluzione per me sarebbe di vietare il traffico privato in certe ore del giorno ( 9-12 e 14-18). Ma va a sentire gli strilli degli autisti che sono poi quelli che danno il voto a lorsignori della giunta! Però una cosa che vorrei far notare a tutti è che si ignora completamente l’utilizzo delle ferrovie cittadine da parte dei più. Fortunatamente non dalla Provincia e in specie dall’Assessore al traffico ing. Barduzzi, che si dà da fare per un riutilizzo razionale della ferrovia metropolitana. L’uso di questa non può farsi senza una rivoluzione (epocale) del traffico dei bus urbani. Che dal centro verranno dirottati per lo più in periferia liberando così tanto spazio al movimento privato in città. Senza tale riorganizzazione le cose diventano allora peggio di prima. Perciò dico, lasciamo lavorare la Barduzzi, che a questo ci pensa, e al piano del traffico complessivo baderemo quando avremo un quadro completo del possibile utilizzo di strada e rotaia.
Sergio Callegari

 

 

Rigassificatori in Golfo

 

Ringrazio l’assessore regionale Sonego per aver precisato che il presidente Illy aveva paragonato la baia di Tokyo a «quella di Trieste» (intendendo golfo di Trieste).
Ciò non mi tranquillizza per due motivi: 1) perché la baia di Tokyo sfocia su un mare aperto come l’oceano Pacifico che raggiunge rapidamente la profondità di 8000 metri, mentre il golfo di Trieste si apre sull’Adriatico, mare chiuso, la cui profondità è enormemente inferiore. 2) Perché scegliendo la parte più interna della baia di Muggia, si è scelta la zona più sfavorevole circa il ricircolo dell’acqua.
Ma per quanto riguarda questo aspetto inviterei la Regione a tener conto delle osservazioni delle strutture scientifiche della nostra città che, almeno da quanto risulta dai media, non sono mai state coinvolte (non riesco a capire perché).
Per quanto riguarda l’affermazione dell’assessore secondo il quale nella baia di Tokyo «il gas liquefatto arriva nella baia giapponese dal 1969, senza che ci sia mai stato alcun serio incidente», vorrei ricordare che anche prima del Vajont, prima di Seveso o prima di Chernobyl non ci furono mai stati seri incidenti a impianti simili. Anche allora, come oggi, gli amministratori pubblici assecondarono le imprese (nel caso del Vajont la Soc. Sade), mentre i geologi, gli scienziati e i giornalisti che denunciavano i pericoli ambientali furono ignorati, licenziati e denunciati per diffusione di notizie false e tendenziose. Poi ci furono le catastrofi.
È bene ricordare che i vari studi commissionati a società indipendenti, soprattutto negli Usa, sono concordi nel ritenere che un qualsiasi incidente, causato da errore umano o atto terroristico, produrrebbe la distruzione completa in un raggio che potrebbe andare fino a 1600 metri circa, cioè sparirebbero Muggia e mezza Trieste. Proprio per il pericolo di incidenti va ricordato che, negli Usa, le navi gasiere in avvicinamento sono scortate dalla guardia costiera e il traffico marittimo viene bloccato in una fascia di navigazione molto ampia. Per Trieste queste precauzioni sembra non essere previste.
Se queste sono le prospettive non vedo perché dobbiamo sacrificare la sicurezza e la salute dei cittadini a favore di benefici economici che, come al solito, andrebbero ai soliti noti.
Ancora un inciso: come leggo sul «Piccolo» del 1.o giugno scorso, il presidente Illy ha precisato «che quando il parere della giunta sarà trasmesso al governo conterrà anche i rilievi di ordine paesaggistico avanzati dal Comune di Grado...». Come si vede c’è grande attenzione agli aspetti economici derivati dal turismo di Grado ma la sicurezza e la salute dei cittadini di Trieste sembrano non esser degni di attenzione.
Sergio Baldassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 8 giugno 2007

 

 

Via al Piano parcheggi, c’è anche Barcola  - La giunta approva la variante per Porto Vecchio e la nuova viabilità di San Vito

 

Licenziata la versione definitiva del documento con 22 strutture sicure e due proposte: piazzale 11 Settembre e via Gambini

Dal via libera al piano parcheggi fino all’ok per la nuova biblioteca nell’ambito del Peep Ponzanino, passando per quella che ha definito «la cosa più importante che ho realizzato per lo sviluppo della città»: la variante del piano regolatore comunale per Porto Vecchio. La quantità e la portata delle delibere che la giunta comunale ha approvato ieri hanno indotto il sindaco Roberto Dipiazza a convocare una conferenza stampa per illustrare i provvedimenti, presenti gli assessori Sandra Savino, Franco Bandelli, Maurizio Bucci, Carlo Grilli e Paolo Rovis. Parte delle delibere (in più casi oggetto di feroci polemiche interne alla maggioranza, e in primo luogo tra il titolare dell’urbanistica Bucci da una parte e An e Lista Dipiazza dall’altra) vengono analizzate in queste stesse ore dalla commissione urbanistica per approdare la settimana prossima al consiglio comunale che le dovrà varare a tappe forzate: l’entrata in vigore della nuova legge regionale sull’urbanistica impone infatti la data-limite del 14 giugno, pena la decadenza degli iter.
PORTO VECCHIO La giunta ha detto sì alla «variante 93», quella che crea le nuove possibilità di intervento sui 65 ettari dell’area che va dal molo Quarto al terrapieno di Barcola. Alla base del via libera, quell’intesa raggiunta tra il sindaco e l’Autorità portuale che elimina la possibilità di iniziative residenziali ma apre le porte a marine, cantieri nautici, sedi direzionali, foresterie. Il «sì» della Soprintendenza, ha detto Dipiazza, è arrivato, sebbene «condizionato». Si tratta di prescrizioni sulla tutela degli edifici storici, ha spiegato Bucci, ma anche sulla viabilità centrale di scorrimento che resta contemplata nella variante «perché prevista sia nel prg del Comune che in quello del Porto». La prossima settimana, l’ok dell’aula. E «in futuro - ha aggiunto il sindaco - si potrà fare di tutto e di più in quell'area perché a questa variante ne seguiranno delle altre in corso d'opera».
PIANO PARCHEGGI Ecco la versione definitiva del piano cui la giunta ha detto sì. Alle 22 strutture già previste per un totale di poco meno di 6500 posti auto, se ne aggiungeranno altre due che era stata An a proporre: un parcheggio sotterraneo in piazzale Vittime dell’11 settembre, a Barcola, e uno nelle ex officine Holt di via Gambini. Le due strutture però non rientrano nel documento licenziato dalla giunta, che ha varato una delibera ad hoc avviando l’iter per i progetti aggiunti. Inserire subito i due ulteriori parcheggi nel piano, ha precisato Dipiazza, avrebbe comportato un ritardo di altri mesi nell’approvazione definitiva del documento, che ha già ottenuto anche l’approvazione della Regione. Dopo il via libera al piano, il Comune potrà indire le gare per la realizzazione dei parcheggi in project financing: «Ma per l’80% delle strutture previste - ha riportato Bucci - c’è già un interesse del mercato».
SAN VITO Via libera al piano del traffico per il rione: contempla una cospicua serie di sensi unici che «consentiranno uno scorrimento e dunque una vivibilità migliore» della zona, ha detto Dipiazza. Quanto alle polemiche tra alleati sugli ipotizzati sensi unici in via San Michele e sulle inversioni dei sensi di marcia in via Diaz e Cadorna, le si è superate decidendo di non cambiare nulla: la viabilità delle tre arterie resta per ora la medesima. Novità invece per tutta una serie di altre vie: salita Promontorio e via Belpoggio diverranno a senso unico, e non sarà più permesso parcheggiarvi le auto. I motorini avranno nuovi stalli in via dei Burlo, dove le auto non potranno più sostare: per le 4 ruote nuovi parcheggi regolari saranno ricavati in via degli Argento. Bandelli ha annunciato intanto il raggiunto accordo con la Soprintendenza su un aspetto di rilievo del recupero di piazza Venezia: tanto l’area pedonale centrale quanto le due corsie laterali saranno in masegno, costituendo così un corpo unico.
BORGATE CARSICHE La giunta ha cassato i piani particolareggiati che prevedevano per Longera «una nuova Rozzol Melara a Timignano», pensando «a una città da 450 mila abitanti», ha additato Dipiazza, ma anche riassetti urbanistici a Basovizza e Trebiciano. I piani sono stati eliminati «nel rispetto della volontà dei residenti», ha precisato il primo cittadino.
PEEP PONZANINO La delibera prevede una spesa di un milione 521 mila euro per la realizzazione di una nuova biblioteca multimediale in un edificio di proprietà del Comune nell’ambito del Peep Ponzanino. C’è un altro aspetto dell’operazione: «Al Ponzanino - ha sottolineato Bandelli - verrà trasferita la Biblioteca Quarantotti Gambini» di via del Rosario, cosa che libererà parte del palazzo di via del Teatro Romano ex sede del Carli che l’amministrazione intende ristrutturare.
MERCATI Proposte dall’assessore Paolo Rovis, la giunta ha approvato le delibere che prevedono novità sul fronte dei mercati rionali. Ne verrà istituito uno nell’area di via Pagano-via Costalunga; verrà ampliato il mercato di Opicina; e sarà infine ricollocato in piazza tra i Rivi il mercato di Roiano.
ACCORDI Sì infine allo schema di accordo di programma che porterà al trasferimento dell’International School, oggi ubicata a Opicina, nell’area del Sincrotrone. Un altro accordo di programma riguarda il nuovo polo ospedaliero di Cattinara.

Paola Bolis

 

 

Bucci: «Isola pedonale tra le piazze Goldoni, Borsa e Sant’Antonio» - L’assessore risponde agli alleati che lo accusano di «immobilismo»

 

Niente polemiche, «vorrei solo spiegare cosa sto facendo». E allora via a snocciolare piani e delibere: «pronto», «fatta», «licenziato». «Alla faccia dell’immobilismo», ripete. Maurizio Bucci, l’assessore più attaccato di piazza Unità, risponde così agli alleati - Lista Dipiazza e An su tutti - pronti a tacciarlo di «ego smisuratissimo» dai risultati nulli o quasi.
Partiamo dall’«immobilismo» di cui l’accusano?
Fare pianificazione territoriale significa valutare con equilibrio e attenzione quale sarà il futuro della città: non lo si può fare con superficialità solo per la voglia di buttare lì documenti alla cieca.
Dall’Udc ad An, insomma, sbagliano tutti?
Mi spiace che talune persone attacchino gli uffici, che non sono né di destra né di sinistra e lavorano come possono, con grande professionalità: farli oggetto di un attacco politico - si è detto che i progetti sono fermi nei cassetti - mi pare di cattivo gusto.
Esercenti e commercianti lamentano lo stallo sul piano déhors. Dicono che dal Comune nessuno si è fatto vivo.
Quand’ero assessore allo sviluppo economico ho condiviso sempre le scelte con le categorie. I nostri referenti però oggi sono gli Ordini - ingegneri, architetti, geologi, geometri e periti - con i quali, alla faccia della mancata concertazione, abbiamo ricostruito un rapporto di collaborazione. Abbiamo già licenziato quattro dei 25 punti del nuovo regolamento edilizio che spero di chiudere entro l’anno: nessuno l’aveva fatto, alla faccia del Bucci immobile.
Torniamo ai déhors?
La prima proposta di piano, elaborata da un professionista non triestino, era inaccettabile sotto il profilo urbanistico e realizzativo: ve le vedete le anfore pompeiane in via San Nicolò? Qui parliamo di verande che invaderanno marciapiedi e zone pedonali. Se inidonee, potrebbero devastare l’aspetto architettonico del centro storico. Per questo ho tirato fuori le unghie. Avevo peraltro chiesto alle categorie suggerimenti che non ho avuto.
E il piano del traffico?
La proposta Camus è stata modificata dopo una lunga analisi effettuata con tutti i tecnici, sulla base di una sensibilità mia condivisa con il mio gruppo politico. È una proposta molto coraggiosa e innovativa, come tale può creare preoccupazioni che diventano di carattere elettorale. Carattere che bisognerebbe distinguere dal principio del rinnovo della città. Comunque il piano è pronto: attendo di interfacciarmi, quanto la politica lo riterrà.
Ma i suoi alleati proprio questo chiedono, da tempo: di tirare fuori le carte.
Chiedano formalmente al sindaco, cui io rispondo.
Cosa prevede il piano?
Una estrema pedonalizzazione del centro che garantisce però assi di scorrimento preferenziali per i bus - non c’è modifica delle linee e i servizi vengono mantenuti, cosa essenziale per una città con molti anziani - senza incidere sulla circolazione delle auto.
Corso Italia pedonale?
Ogni anticipazione viene vista come narcisismo. Preferisco la condivisione.
Ma quale sarebbe l’isola pedonale?
Un triangolo tra le piazze della Borsa, Sant’Antonio nuovo e Goldoni. Di più non dico.
Verrà tutto bloccato fino a dopo le regionali del 2008, come accadde in vista delle comunali 2006?
Non lo so. Io credo che qualsiasi persona di buon senso troverebbe questo un bel piano, se illustrato per bene senza polemiche né tensioni. Sono convinto anzi che anche sotto il profilo elettorale potrebbe essere un valore aggiunto. Anche se alla fine penso che non verrà accettato, per tante motivazioni.
Altro nodo: il nuovo piano regolatore che non c’è. Qui l’accusa anche l’opposizione.
Posto che il tempo medio di maturazione di un piano è di dieci anni, la prossima settimana partiremo con la variante sui vincoli decaduti - lo sono da cinque anni, Bucci in dieci mesi lancia la variante - per poi dare le direttive sulla variante in questione. E sto parlando di cose concrete, come quelle già realizzate...
Cioè?
Gli ultimi lavori: l’iter per il canile municipale, il parco degli animali, il regolamento della pubblicità su strada, il piano parcheggi approvato con un’altra decina di delibere di mia competenza. E la variante per Porto Vecchio, ferma per almeno due anni e poi licenziata in cinque giorni dopo che l’ultimo ok ci è giunto mercoledì? Ci vuol coraggio a parlare di immobilismo. Mi sto muovendo anche sul piano logistico, per lasciare a fine mandato una struttura riorganizzata in maniera dignitosa dopo che nel tempo è stata dimenticata e umiliata lasciando spazio ad altri. E dire che ai tempi della Prima repubblica l’urbanistica, Cencelli alla mano, di assessorati ne valeva tre...
Anche lei punta al 2008, come dicono?
Non cerco visibilità, lavoro: e chi lavora ottiene consensi e critiche. Per me le regionali sono lontanissime.
p.b.

 

 

Lettera a Nesladek: assemblea sui rigassificatori  - Muggia: proposta al sindaco l’organizzazione di un confronto pubblico per illustrare le ragioni del no ai progetti

 

A chiederla sono i rappresentanti della maggioranza. L’invito esteso a sloveni e croati

MUGGIA Il centrosinistra muggesano chiede al sindaco Nerio Nesladek di convocare un’assemblea pubblica per chiarire i motivi del «no» muggesano ai rigassificatori, ampliando il dibattito anche alle amministrazioni di oltreconfine, recentemente citate come possibili sedi per tali impianti.
In una lettera inviata al sindaco, gli esponenti della maggioranza di Ds, Margherita, Cittadini per Muggia, Verdi, Comunisti italiani, Unione slovena e Rifondazione comunista, fanno riferimento al dibattito politico sui grandi insediamenti industriali, la tutela ambientale e la salute della popolazione. Ma dicono: «A seguito del recente parere non favorevole per mancanza di documentazione rilasciato dalla Giunta Regionale, alle richieste delle aziende Endesa e Gas Natural, per la costruzione di due rigassificatori, (comunque però disponibile ad accettarne uno) riteniamo opportuno e necessario che il sindaco chiarisca, in un pubblico incontro, che la sua decisione di avversare questi progetti è la logica conseguenza di una valutazione complessiva sullo sviluppo economico ed ecosostenibile del territorio e non una conseguenza della mancanza di documentazione sulle scelte tecniche previste o di carenza di informazione sulla sicurezza ambientale».
I partiti del centrosinistra ritengono inoltre che con la caduta dei confini ed in un’ottica di Euroregione, anche la gestione del territorio deve diventare una scelta da condividere con i Paesi limitrofi. «In considerazione del fatto che di insediamenti di rigassificatori si parla sia a Capodistria che nell’Istria croata – così gli esponenti del centrosinistra -, chiediamo al sindaco che all’incontro pubblico sul tema energetico siano invitati come relatori gli amministratori interessati ai progetti dei Comuni costieri limitrofi».
E nel dibattito politico muggesano, a seguito del «no» regionale agli impianti, nei giorni scorsi c’è stato un battibecco a distanza tra sindaco e forze di opposizioni (in particolare Forza Italia). Ora le forze di centrosinistra rispondono: «Le affermazioni dei consiglieri di minoranza sono strumentali e non corrispondenti alla verità. Come si accorgeranno a loro spese le speranze dell’opposizione di uno sfaldamento della maggioranza risulteranno vane. Per la maggioranza vale il voto del Consiglio che stato unanimemente contrario ai rigassificatori».
s.re.

 

Tondo e Popovic: «No ai rigassificatori»  - Impianti incompatibili, sia quello previsto a Trieste, sia quello progettato sul Litorale sloveno

 

Serve un maggiore scambio di informazioni a livello locale. «Non dimenticare il passato ma le divisioni vanno superate»

CAPODISTRIA Sì allo sviluppo del territorio, no ai rigassificatori. Il sindaco di Capodistria Boris Popovic e il parlamentare di Forza Italia in corsa per la candidatura a presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, hanno espresso ieri identità di vedute.

Soprattutto sulla questione che ormai da mesi sta surriscaldando gli animi in Regione e nel Litorale sloveno. Tondo, accompagnato da Claudio Grizon, capogruppo di Forza italia in Provincia di Trieste, ha incontrato a Capodistria il sindaco Popovic e il vicesindaco italiano Alberto Scheriani nell'ambito di una serie di incontri promossi dallo stesso Tondo – anche nella veste di componente della commissione per gli Affari europei – per approfondire la conoscenza su temi di particolare attualità.
Per quanto riguarda i progetti dei due terminal gas nel golfo di Trieste - ma lo stesso discorso vale pure per un eventuale progetto analogo nel porto di Capodistria – sono stati commessi errori, secondo Tondo, sia nella sostanza che nel metodo, perché si tratta di impianti incompatibili con un certo tipo di sviluppo e perché non è stata consultata la parte slovena.
«Si possono fare anche delle scelte non condivise dal territorio – ha spiegato il parlamentare di Forza Italia – ma non si può non sentire il parere del territorio prima di decidere».
In questo contesto, Tondo e Popovic hanno sottolineato l'importanza di mantenere un dialogo costante su temi che interessano la realtà locale intesa in senso più ampio, dialogo che i due, del resto, avevano già avviato in passato, quando Tondo era ancora presidente della Regione Friuli Venezia Giulia.
È stato proprio grazie a questo scambio di informazioni a livello locale, ha spiegato Popovic, che è stato possibile, per esempio, raggiungere un'intesa tra Lubiana e Roma sul Corridoio 5, formulata all'epoca dai ministri dei Traporti Lunardi e Bozic.
Nel corso dei colloqui è stato affrontato pure il problema della storia, che in queste terre continua ancora ad alimentare divisioni e spaccature. Il passato non va dimenticato, così Tondo e Popovic, ma le divisioni vanno superate, a beneficio delle nuove generazioni.
Nel corso della conferenza stampa, a fine incontro, i due hanno parlato anche delle loro prospettive elettorali. Tondo ha ribadito di voler ricandidarsi alla presidenza della Regione, aggiungendo che il suo partito non ha ancora preso una decisione in merito, mentre Popovic ha annunciato che quasi sicuramente si candiderà alle prossime politiche.
Il sindaco di Capodistria non ha escluso nemmeno la candidatura alla presidenza della futura regione del Litorale, una volta che sarà completato il processo di regionalizzazione della Slovenia.
Il parlamentare di Forza Italia ha invitato infine il sindaco di Capodistria a intervenire come ospite a una delle prossime sedute della Commissione Affari europei.

 

 

L’Ass dà parere negativo: stop al cementificio  - Nel mirino i rischi per la qualità dell’aria. Moretton: credo che ci atterremo al verdetto

 

In arrivo anche la relazione dell’Arpa sul contestato impianto di Torviscosa. Emissioni nocive nell’area, in forse il progetto della vetreria

UDINE «Il parere di questo dipartimento di prevenzione non può essere favorevole». La terz’ultima riga della relazione dell’Azienda sanitaria numero 5 Bassa friulana è, con ogni probabilità, il funerale del cementificio. Parere in mano ma ancora in attesa di quello dell’Arpa – come anticipato arriverà oggi negli uffici della Regione –, Gianfranco Moretton non può dare certezze. Non prima che la giunta regionale deliberi. Ma, sin d’ora, l’assessore all’Ambiente afferma: «Credo che ci atterremo al verdetto dell’Ass».
LA RELAZIONE Questa volta, visto il «non favorevole», non ci sono dubbi: il parere è negativo. Va però rilevato che il documento dell’Azienda della Bassa, firmato dal direttore del dipartimento di prevenzione Clara Pinna e dal responsabile del servizio igiene-tecnica Carlo Piani, non è sostenuto da una bocciatura complessiva dell’insediamento. Non almeno sul fronte della salute umana. Con riferimento ai documenti presentati dall’Arpa, il dipartimento evidenzia infatti che «le centraline, così come ubicate, rispondono a quanto previsto per il monitoraggio destinato alla valutazione della qualità dell’aria per la protezione della salute umana e confermano i dati pubblicati sul sito Internet dell’Arpa utilizzati per il precedente parere».
EMISSIONI Se la salute umana non è in pericolo, polveri sottili ed emissioni inquinanti, tenendo pure conto dei limiti più restrittivi previsti a partire dal 2010, non sono tuttavia compatibili con l’obiettivo di una migliore qualità dell’aria.
Su questa materia la relazione, in merito alle precisazioni e raccomandazioni proposte dalla commissione Via nella seduta del 28 marzo, aggiunge: «Esse risultano accettabili in termini generali ma generiche e non puntuali sulle misure concrete che la ditta deve effettivamente porre in essere».
IL PARERE E dunque «allo stato attuale, il parere del dipartimento non può essere favorevole».
Tuttavia, «potrà essere rivalutato alla luce degli strumenti previsti dalla vigente normativa di competenza della Regione, finalizzati al miglioramento della qualità dell’aria del sito». In sostanza l’Ass indirizza la Regione a predisporre il piano di risanamento dell’aria. Inoltre, dal arpporto, emergerebbe l’esigenza di vietare gli insediamenti industriali con emissioni per almeno due anni. Il che significa che anche la vetreria, l’altro grande progetto ipotizzato, non potrebbe essere realizzata.
VERSO IL NO Moretton rileva che è la prima volta che il parere è chiaramente non favorevole. E dichiara: «La Regione si atterrà scrupolosamente al rispetto delle normative vigenti in materia. Diremo dunque “sì” o “no” sulla base dei pareri di Ass e Arpa». Il cementificio non si farà? «A questo punto – prosegue l’assessore all’Ambiente –, visto il parere dell’Ass che, a differenza dei precedenti due, dice in maniera chiara che non è favorevole all’impianto, penso che ci atterremo a questa decisione. Fosse stato formulato un verdetto in questi termini anche in precedenza, si sarebbero evitate tutte le situazioni emerse nell’ultimo periodo».
ARPA Oggi è attesa la relazione dell’Arpa. Moretton conferma che arriverà negli uffici della Regione, non in tempo però per predisporre una delibera da inserire tra quelle discusse oggi nella seduta di giunta a Ruda. Dopo il “niet” dell’Ass, però, quella dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente potrebbe risultare una relazione ininfluente. O almeno non in grado di ribaltare eventualmente il verdetto finale della giunta. Anche perché l’Arpa non potrà non riprodurre le perplessità emerse in sede di commissione Via sull’ubicazione delle centraline a Torviscosa e, dunque, sull’inquinamento ambientale con problemi, se non per la salute umana, sicuramente per la vegetazione. La questione formale – il primo parere dell’Arpa porta la firma del direttore tecnico-scientifico Gianni Menchini, il secondo, denuncia Mauro Travanut dei Ds, a quanto pare del direttore generale Giuliana Spogliarich – dovrebbe perciò passare in secondo piano.
Marco Ballico

 

 

CEMENTIFICIO: Travanut: «Vicenda gestita male dalla giunta»  - Metz: «Ora la questione ambientale diventa centrale per il futuro di Intesa democratica»

 

La soddisfazione di chi si è sempre schierato contro la realizzazione della struttura. I Comitati: «Faremo una grande festa in piazza»

TRIESTE Lo stop, ormai quasi certo, al cementificio di Torviscosa rappresenta una vittoria per il diessino Mauro Travanut, per i Verdi che hanno contestato da sempre la realizzazione della struttura e per i comitati dei cittadini della Bassa che hanno manifestato la loro contrarietà più volte in piazza e nell’aula del Consiglio regionale.
«Il parere non favorevole da parte dell’Azienda sanitaria - sottolinea il capogruppo della Quercia Mauro Travanut - era già chiaro da almeno tre mesi. La giunta avrebbe potuto quindi deliberare già il 10 maggio. La gestione della vicenda è stata condotta malissimo soprattutto nel metodo. Non si capisce infatti come i 12 punti negativi nell’arco di poco più di un mese si siano trasformati in positivi. Già nella relazione del 2 febbraio l’azienda sanitaria aveva espresso un orientamento contrario sulla base di dati scientifici. Eppure si è tentato di scavalcare la scienza e di calpestare la verità. Ora sembra che tutti siano d’accordo sull’inopportunità di dare il via libera al progetto dell’azienda del Gruppo Grigolin ma non era così fino a due settimane fa. È stata una pagina brutta. Spero che ci siamo liberati da un mostro, soprattutto per la salute dei cittadini. Anche se è meglio aspettare la delibera della giunta». Ma ci potranno essere delle conseguenze politiche? «Nella maggioranza - conclude Travanut - non ci saranno ripercussioni. È certo che i Verdi hanno vinto e anche in parte la sinistra. Ma hanno vinto soprattutto i cittadini che si sono mobilitati con forza e determinazione. È evidente poi che alcuni assessori dovrebbero riflettere sulle posizioni espresse».
E a proposito dei comitati Mareno Settimo è prudente. «Se è vero che, dopo il parere dell’Azienda sanitaria - sostiene il rappresentante dei cittadini -, arriverà lo stop dalla giunta per gli abitanti della Bassa friulana sarà un trionfo. Noi ci auguriamo che la delibera arrivi venerdì prossimo così organizzeremo una grande festa in piazza».
Il consigliere dei Verdi Alessandro Metz punta il dito sulla cattiva gestione della vicenda di parte della giunta. «L’incompatibilità dell’impianto con l’ambiente era talmente evidente - dice il consigliere regionale - che la delibera di contrarietà si poteva fare molto prima. Il punto è che si sono giocate molte cose sopra e sotto al cemetificio e gli unici a essere penalizzati sarebbero stati gli abitanti di quel territorio già fortemente compromesso. Sono stati misurati dei rapporti di forza all’interno della giunta, tra la giunta e il Consiglio, all’interno della maggioranza. Finché a protestare erano soltanto i Verdi le indicazioni di fare il cementificio erano decise. Poi quando il problema ha contaminato altre forze, più pesanti di noi, si è pensato a una exit-strategy. Per quanto riguarda il documento dell’Azienda sanitaria non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto è stato esposto in commissione e poi nella seduta straordinaria del Consiglio. La vera novità è che per la prima volta è emerso come le tematiche ambientali siano una priorità nelle richieste che i cittadini fanno alla politica. Il problema deve essere affrontato con serietà dalla maggioranza e anche Illy, se intende ricandidarsi a presidente della Regione nel 2008, dovrà fare i conti con questo scenario».

Ciro Esposito

 

 

G8: sul clima un compromesso tra i Grandi - Vince la linea europea. Tagli sostanziali delle emissioni di gas serra. Bush evita impegni vincolanti

 

Previsto un meccanismo volontario per una riduzione del 50% entro il 2050 degli inquinanti. Prodi soddisfatto dell’accordo raggiunto

Ambientalisti delusi. Greenpeace: «È stato un fallimento». I Verdi criticano la Merkel

NEW YORK Sul clima vince la linea europea e passa in secondo piano invece quella tedesca. Al G8 di Heiligendamm i leader delle otto principali economie al mondo hanno raggiunto un compromesso sul bisogno di tagliare le emissioni di gas «in modo sostanziale» al fine di arginare le conseguenze disastrose dell’effetto serra.
Il governo di Berlino avrebbe voluto che si arrivasse a obiettivi vincolanti, ma su questo c’è stata l’opposizione degli Stati Uniti che hanno detto no a un impegno preciso di non fare aumentare oltre due gradi la temperatura media in questo secolo. Era la proposta del cancelliere tedesco Angela Merkel ma l’Europa insieme a Giappone e Canada ha preferito puntare su un meccanismo volontario che porti entro il 2050 a ridurre del 50 per cento i gas nocivi rispetto ai valori attuali.
L’accordo degli otto è diventato un documento che coinvolge anche i paesi emergenti. I governi del G8 infatti hanno lanciato un appello affinchè anche le economia in via di sviluppo si impegnino per ridurre in modo sostanziale le emissioni di anidride carbonica.
L’incontro di Heiligendamm è stata anche un’occasione per definire l’impegno che è necessario che emerga in sede Onu per definire quale sarà la strategia attraverso cui combattere i cambiamenti climatici dopo che nel 2012 verrà a decadere il protocollo di Kyoto. C’è convergenza di veduta sulla necessità che la lotta all’effetto serra venga definita non più tardi del 2009 per avere poi il tempo necessario per preparare il «dopo-Kyoto». La reazione degli ambientalisti era prevedibile. Parlano di un fallimento e puntano il dito contro lo stretto rapporto fra politica e industria perchè «evidentemente si trae poco profitto a prevenire pericolosi cambiamenti climatici».
È Greenpeace International in particolare che spara a zero sul documento del G8 accusando i governi di avere fallito «nel non riconoscere quello che la scienza ci indica come necessario». Anche i Verdi tedeschi si dicono delusi accusando la cancelliera Merkel di «un volgare scambio di etichette» per poter poi parlare di «un grande successo».
Più moderata la reazione del Wwf che guarda invece in avanti e spera che le basi gettate a Heiligendamm servano per portare avanti negoziati positivi sul clima il prossimo dicembre quando si terrà un’importante riunione su questo tema a Bali. Ma il Wwf non fa mistero che sperava il G8 facesse di più. «La forza dell’opinione pubblica, dei cittadini del mondo deve farsi sentire ancora e più forte», si legge in un comunicato di Hans Verolme, direttore della campagna per il clima del Wwf, lamentando la mancanza di un target preciso come quello che proponeva la tedesca Merkel.
Il rischio che l’accordo del G8 rimanga a livello pratico lettera morta è reale. Usa e Russia infatti si sono limitate a «prendere in considerazione» un taglio del 50 per cento alle proprie emissioni di CO2 entro il 2050. Un’adesione cauta dunque quella di Washington e Mosca che non si sbilanciano ad abbracciare iniziative quali diversificare le fonti di energia, migliorare l’efficienza energetica e impegnarsi per una politica che rallenti la deforestazione.
Eppure George W. Bush ha parlato di «ruolo guida degli Stati Uniti», sostenendo che il suo governo si può fare portavoce con paesi come l’India e la Cina della necessità di portare avanti una politica per la protezione del clima.
Romano Prodi invece saluta il documento sui cambiamenti climatici del G8 come un «buon compromesso» che consente di agganciare anche gli Stati Uniti, e in prospettiva anche Cina ed India, alla lotta per la riduzione delle emissioni di gas inquinanti. È quindi «soddisfatto» il presidente del Consiglio per come gli otto grandi siano riusciti a trovare, nell'arco di 24 ore, una soluzione accettabile per avviare una «azione più rapida e fortè, con l'obiettivo di contrastare i cambiamenti climatici e «stabilizzare le concentrazioni di gas serra ad un livello tale da prevenire interferenze pericolose per la salute dell'uomo e, naturalmente, del clima».

Andrea Visconti

 

 

L’effetto serra

 

Caro Direttore, si discute molto sul problema dell’effetto serra, che coinvolge tutto il nostro pianeta, enfatizzando l’aumento progressivo dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Questo aumento è da attribuire in buona parte alla combustione del petrolio, dei suoi derivati e del metano. Una quantità enorme di metano viene oggi bruciata, senza ricavarne nessun vantaggio economico. Mi riferisco al metano bruciato all’uscita dei pozzi petroliferi quando si estrae il petrolio (vedi, un esempio tipico, la Nigeria).
Concludo dicendo che, l’opposizione delle lobby delle imprese petrolifere permettendolo, si dovrebbe arrivare a una legislazione mondiale che obblighi, nel giro, diciamo, di cinque anni, a non bruciare più metano ai pozzi ma a utilizzarlo, trasportandolo, dove possibile, via metanodotti o con navi metaniere, oppure producendo energia elettrica con turbine a gas. La mia idea è solo un’utpia? Lo sarà, ma il problema andrebbe comunque posto, cercando di suscitare una partecipazione dell’opinione pubblica mondiale per la sua risoluzione.
Alberto Savarè

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 7 giugno 2007

 

 

G8, stop di Bush a un accordo sul clima  - Prove di disgelo con Mosca sullo scudo spaziale. Il presidente Usa: «La Russia non è una minaccia»

 

Il presidente del Consiglio Prodi incontra il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il Professore promette 260 milioni di euro al fondo per la lotta contro l’Aids

NEW YORK La riunione annuale del G8 ha preso il via ufficialmente ieri a Heiligendamm, in Germania, e nella cittadina lungo il Baltico sono arrivati sia i leader delle otto economie più importanti al mondo che diecimila manifestanti. Una cena di lavoro al castello di Hohen Luckow - padrona di casa il cancelliere tedesco Angela Merkel - è iniziata puntualmente nonostante le proteste, ma a risentire del blocco delle strade sono state le rispettive delegazioni i cui spostamenti sono stati rallentati dai No global.
Molti i temi in discussione. Dall’Iraq allo scudo missilistico Usa in Europa; dall’Aids agli aiuti all’Africa; dal nucleare nella Corea del Nord al riscaldamento globale.
Ma a margine dei temi in programma tutti gli occhi ieri erano puntati su Bush e Putin dopo il duro scambio di dichiarazioni del giorno precedente.
«Non c’è bisogno di una risposta militare perchè la Russia non è il nemico, né la difesa missilistica di cui parliamo è una minaccia per la Russia», ha detto George W. Bush cercando di smorzare i toni del giorno prima che avevano portato a una serie di attacchi verbali da parte del Cremlino.
Mosca non aveva accolto con leggerezza le parole del presidente americano che accusava la Russia di avere fatto passi indietro nel processo verso la democrazia. Un portavoce di Putin aveva reagito suggerendo che Mosca non apprezza l’imperialismo americano e che ai missili Usa in Europa la Russia avrebbe risposto con suoi missili puntati verso il continente europeo.
È stato uno scambio di battute che sembrava gettare le basi per una mancanza di dialogo da clima di Guerra Fredda.
Ma ieri sia Washington che Mosca hanno fatto marcia indietro ribadendo che l’amicizia fra Bush e Putin è solida. Il capo del Cremlino intende parlare chiaramente a Bush del suo controverso progetto di uno scudo spaziale ma l’impressione è che ci siano i presupposti per un dialogo. Quanto sia reale questa cordialità si potrà vedere solo oggi quando i due leader si incontreranno per un colloquio privato a due.
Un meeting che a sua volta getta le basi per un summit previsto per i primi di luglio nella villa del presidente americano nel Maine. In Germania a smussare gli angoli fra Bush e Putin ci sarà anche Tony Blair che avrà un incontro privato con il leader del Cremlino nel corso del quale parlerà di «una serie di valori condivisi» spingendo con un dialogo diretto non soltanto fra Gran Bretagna e Russia ma anche «fra Russia e Europa».
Tema principale in discussione in questa prima giornata di G8 è stato il clima. Se il principale obiettivo del vertice era quello di arrivare ad accordi concreti sul clima e sul taglio delle emissioni dei gas (contenere a due gradi entro il 2050 il riscaldamento medio globale come deciso dalla Ue e dall'Onu), questo target sembra ormai del tutto svaporato. I più ottimisti restano aggrappati alle dichiarazioni della cancelliera Angela Merkel rilasciate dopo il pranzo di lavoro con Bush, un'ora e mezzo di faccia a faccia prima dell'apertura ufficiale del vertice. Bush ha espresso il «forte desiderio» di lavorare insieme alla Germania, che ha la presidenza di turno della Ue, «a un accordo post-Kyoto». «Ho il forte desiderio di lavorare con lei - ha detto Bush - a un accordo post-Kyoto e su come raggiungere i principali obiettivi. Uno di questo è la riduzione dei gas da effetto serra».
Non può che mostrarsi sorridente Angela Merkel: «Abbiamo ottime chance di raggiungere posizioni comuni, siamo d'accordo su moltissime questioni» anche se, ha ammesso, «su alcuni punti dovremo ancora lavorare». Nel complesso, comunque, «il colloquio è stato piuttosto buono. Spero che dal vertice si avrà un segnale comune». In realtà, i due leader hanno voluto fare buon viso a cattivo gioco. Da Heiligendamm non arriverà alcuna intesa concreta sul clima. L'esito del vertice, al capitolo clima, lo aveva anticipato in mattinata Jim Connaughton, responsabile per il clima nell'amministrazione Bush: «Il documento finale non farà alcun riferimento a un obiettivo concreto», e cioè all'impegno di contenere a due gradi entro il 2050 il riscaldamento medio globale.
Un po' meglio è andato l'incontro Roma-Berlino. Il Professore e la Cancelliera si sono impegnati per cercare, proprio in questi giorni di vertice, di avvicinare le posizioni degli Usa e della Russia a quelle della Ue. «Ammorbidire le posizioni degli Usa» è la parola d'ordine. «Ce la dobbiamo fare perchè ne va della salute dei nostri figli» dice il premier Prodi.
Se l'accordo sul clima resta congelato, va meglio sul fronte aiuti all'Africa, il secondo capitolo chiave di questo G8 e in cui favore era intervenuto in mattinata anche il Papa che alla fine dell'udienza generale si è rivolto «ai leader riuniti a Heiligendamm, affinchè non vengano meno alle promesse di aiuto in favore delle popolazioni più bisognose, soprattutto quelle africane». Prodi ha incontrato nel pomeriggio Bob Geldof e ha promesso che l'Italia, «già dal prossimo assestamento di bilancio», garantirà 260 milioni di euro al fondo globale per la lotta all'Aids, alla tubercolosi e alla malaria.
la mappa delle emissioni

Andrea Visconti

 

 

Travanut: cementificio, parere Arpa in ritardo  - Il capogruppo diessino: «Attendiamo da un mese». Moretton: «Arriverà domani»

 

Dopo l’accordo in aula riprendono le fibrillazioni dentro Intesa democratica. In arrivo il verdetto dell’Azienda sanitaria

L’assessore all’Ambiente esclude che la delibera venga adottata venerdì: gli uffici tecnico-legali dovranno esaminare gli atti integrativi richiesti

TRIESTE Mauro Travanut denuncia «il ritardo del parere dell’Arpa». Gianfranco Moretton ribatte: «Giungerà venerdì negli uffici della Regione». I pareri di Ass e Arpa non arrivano, non ancora. E la vicenda del cementificio ritorna a creare attrito dentro Intesa. Ma, se il parere dell’Azienda sanitaria della Bassa sembrerebbe essere definitivo – e contrario –, su quello dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente ecco la polemica. «Se fossi in Moretton prenderei la bicicletta e andrei di corsa a chiedere un documento che attendiamo da un mese», attacca Travanut. A provocare il capogruppo diessino è anche la notizia che Gianni Menchini, direttore tecnico-scientifico dell’Arpa, è in ferie. «Mi sono recato negli uffici dell’Agenzia – racconta Mareno Settimo, portavoce del comitato “No al cementificio” – e non ho trovato né il direttore generale Giuliana Spogliarich né Menchini, che mi dicono essere in ferie. Sorprendente che lo sia mentre si aspetta un parere così importante». E Travanut rincara la dose: «Esiste il diritto sacrosanto di sapere che cosa l’Arpa pensa di questo progetto di Torviscosa, non credo sia accettabile che, dopo aver allungato il termine ultimo dal 2 al 5 giugno, si sia andati oltre. Menchini in ferie? Mi risulta che il direttore scientifico abbia redatto e depositato la documentazione, solo Dio sa perché non sia ancora stata consegnata in Regione».
Travanut fissa l’ultimatum: «Quel parere deve arrivare entro la mattinata di domani (oggi per chi legge), lo vuole la gente. È già passato fin troppo tempo – insiste il capogruppo diessino –, soprattutto tenendo conto del fatto che l’Arpa non era chiamata a nuove indagini, ma doveva solo esplicitare quanto era già diventato molto chiaro in commissione. Si possono cambiare gli aggettivi, non la sostanza».
L’assessore all’Ambiente Moretton, confermando che la delibera sul cementificio non andrà in giunta neppure questa settimana, spiega però che si dovrà attendere ancora un giorno: «L’Arpa invierà il suo verdetto venerdì. Che cosa mi aspetto? Nulla. Gli uffici prenderanno atto di quello che l’Agenzia scriverà e poi faranno le valutazioni tecnico-scientifiche e giuridiche necessarie a predisporre la delibera da sottoporre poi alla giunta. Tutto ciò, come già detto, nel rispetto delle normative giventi». E il parere dell’Ass, quello che pare essere contrario al cementificio? «Non l’ho visto. Anche in questo caso lo esamineranno i tecnici», risponde Moretton.
Travanut, dal canto suo, assolve l’Azienda sanitaria: «In questo caso il lavoro sembra essere stato portato a termine, non vi sono ritardi». Le indiscrezioni, oltre a dare per certo che il parere dell’Ass è negativo, anticipano che questa mattina la documentazione partirà in direzione Trieste.
m.b.

 

 

«Lo sconto benzina frena l’utilizzo di metano e gpl»

 

TRIESTE Tremila cittadini del Friuli Venezia Giulia hanno sottoscritto una petizione a favore della diffusione dei punti di rifornimento per i carburanti a basso impatto ambientale, metano e gpl in particolare. Ieri la quarta commissione consiliare ha sentito i rappresentanti di Assopetroli, Consorzio Grandi Reti (rappresentata da Distrigas), Unione petrolifera e Federmetano. In regione sono solo quattro i distributori di metano (due a Udine e due a Pordenone), pochi rispetto ad altre realtà che, come nel caso della Provincia di Bolzano, si sono mosse anche a livello legislativo in questo senso. Le categorie ascoltate ieri temono che la situazione rimanga immutata e puntano il dito contro gli sconti sui prezzi di benzina e gasolio che hanno portato nel corso di quest’anno all’acquisto di sole 57 vetture a metano contro 29 mila sul territorio nazionale e di sole 42 a gas contro 35 mila. Il suggerimento arrivato dai rappresentanti delle categorie è quello di obbligare i nuovi distributori a dotarsi di almeno una colonna di erogazione di gpl o metano, auspicando inoltre la creazione ragionata di una rete distributiva di questi combustibili, l'adozione di politiche d'incentivazione alla costruzione di pompe presso i distributori già esistenti, all'acquisto di vetture a metano o gpl e una maggiore informazione. Secondo il presidente della commissione, Uberto, Fortuna Drossi, quella dei combustibili alternativi «è una strada obbligata».
r.u.

 

 

Area protetta per i delfini nel mare di Lussinpiccolo

 

LUSSINPICCOLO La notizia è ora ufficiale: il ministero croato dell’Ambiente ha proclamato una parte del Quarnerolo quale riserva dei delfini, decisione che sta alimentando polemiche a non finire tra la popolazione di Lussino, Cherso, Arbe e Pago. L’area in regime di tutela è incastonata fra le citate isole altoadriatiche, uno specchio di mare che bagna dieci località, per un totale di 11 mila abitanti.
Subito dopo la proclamazione, l’Assopescatori lussignana ha rivolto un appello all’opinione pubblica, rilevando che la riserva mette a rischio l’esistenza della categoria, degli operatori turistici e della popolazione locale, in quanto destinata a limitare le principali attività economiche. Ossia pesca e turismo. A sentirsi maggiormente minacciati sono gli abitanti di Neresine, a Lussino, località che dista poche miglia dalla riserva. Gli isolani temono quelle che potrebbero essere le conseguenze dell’entrata in vigore della disposizione poiché finora da Zagabria non è giunta alcuna precisazione sulle misure da adottare. La legge sulla Salvaguardia ambientale è comunque chiara e contempla la proclamazione di una riserva naturale nel suo articolo 12.
In esso scrive che non sono consentite attività in grado di minacciare quelle specie animali per le quali la riserva è stata istituita.
Inoltre è possibile limitare o vietare, se ciò fosse necessario, il transito in quest’area speciale. Insomma, teoricamente è possibile che parte del Quarnerolo venga vietata alla pesca, alle traversate dei diportisti, alla costruzione di immobili lungo la fascia costiera.
Secondo i pescatori lussignani, la riserva è null’altro che una mossa sbagliata in quanto per tutelare i mammiferi marini si mette a repentaglio l’esistenza di migliaia di isolani. Sì, nel Quarnerolo esiste una colonia di delfini che comprende circa 200–250 esemplari, ma finora non ha incontrato grossi problemi (tipo decessi per reti o eliche d’imbarcazioni) e la sua coesistenza con l’uomo può dirsi normale. Si è dunque in attesa di precise disposizioni da Zagabria per poi capire quale sarà l’impatto sulla popolazione isolana e sulle sue attività economiche. Ricordiamo che i mammiferi marini sono tutelati in special modo dall’ organizzazione ambientalista Plavi cvijet (Fiore blu) di Lussinpiccolo, i cui programmi di salvaguardia dei «Flipper» altoadriatici sono molto apprezzati e ritenuti estremamente utili.
a. m.

 

 

Fiume, inquinato il mare a Pecine

 

FIUME Le acque dell’ex albergo Park a Fiume non si smentiscono: in base ai test effettuati dai competenti organismi, questo specchio di mare antistante il rione di Pecine continua ad essere fortemente inquinato. È noto che i problemi sono legati al cattivo funzionamento della rete fognaria, per cui è dal 2005 che nello stabilimento è presente una tabella che indica il divieto di balneazione. Da rilevare che lungo le coste croate dell’Adriatico i punti di prelievo sono 873 e i rilevamenti nella seconda metà di maggio hanno constatato un moderato tasso di inquinamento in altri tre stabilimenti balneari: Fortica a Portoré, Malinska (Veglia) e Stikovica a Ragusa. Le restanti 869 spiagge presentano acque pulite o sufficientemente pulite.

 

 

Opicina, spunta un’antenna telefonica davanti al cimitero ed è subito polemica

 

L’impianto non realizzato in via dei Salici riproposto in un nuovo sito ma la Circoscrizione è contraria E’ bufera a Opicina sui lavori per la nuova stazione radio base nei pressi del cimitero. A riaccendere subito la polemica é Paolo Milic, presidente del Comitato per gli Usi civici. «La nuova costruzione – spiega in una lettera spedita al Comune, in quanto proprietario del terreno, al Prefetto, alla Corte dei Conti e alla Procura – è confinante col cimitero. Questa è una situazione espressamente vietata dalla legge regionale che disciplina la materia, perciò ho coinvolto le istituzioni competenti e la Magistratura, auspicando un loro intervento che interrompa i lavori del cantiere».
Il Comitato di cui Milic é il principale rappresentante è titolare dell’amministrazione del terreno. «Ho denunciato la violazione delle norme perché siamo noi a dover tutelare quel terreno – aggiunge Milic – e la costruzione di una stazione radio base addossata al muro del cimitero di Opicina mi sembra un obbrobrio».
Il terreno vicino al cimitero era sembrato in un primo momento la migliore alternativa, dopo che il sito scelto inizialmente, in via dei Salici, era stato pesantemente contestato dalla popolazione residente. Si era creato un gruppo di opinione, forte del sostegno della maggioranza del Consiglio circoscrizionale dell’Altipiano Est e del consenso della Comunella, che si era opposto alla costruzione dell’antenna in via dei Salici, giudicando il sito troppo pericoloso per la gente, pretendendo che la compagnia telefonica andasse altrove. Era così emersa la soluzione rappresentata dal terreno vicino al cimitero.
Milic però aveva subito chiesto al Comune di Trieste la revoca della concessione edilizia, rilasciata lo scorso 15 febbraio alla Vodafone-Omnitel, per la costruzione di un’antenna radio base nel nuovo sito. Non aveva però ottenuto il risultato sperato e così sono cominciati i lavori. Per ribadire le loro ragioni, i firmatari del documento del Comitato antenne, che si era opposto alla costruzione in via dei Salici, avevano ricordato che «è la Comunella la proprietaria dell’area individuata nei pressi del cimitero», aggiungendo che «il mandato di qualcuno dei componenti del Comitato per gli Usi civici è scaduto da anni», affermando anche che «al suo interno c’è una persona che, in merito alle antenne, risulta avere interessi economici individuali, in conflitto con quelli della collettività che rappresenta».
Milic aveva replicato, spiegando che «il Comitato per gli Usi civici opera in regime di ‘prorogatio’, pertanto non è scaduto». Sul merito aveva precisato che: «La richiesta di revoca della concessione edilizia per l’antenna della Vodafone è motivata dal fatto che il Comune ha stranamente rilasciato la stessa, senza possedere il necessario titolo di occupazione, dato che il terreno in questione risulta in propria pertinenza amministrativa degli Usi civici e la compagnia telefonica non ha formalizzato alcuna richiesta, né tanto meno ottenuto alcun titolo occupatorio, indispensabile, a norma di legge, per l’ottenimento della concessione edilizia e per la realizzazione dell’opera. Siamo stati perciò obbligati – aveva continuato Milic - a procedere in merito alle nostre competenze».
Milic aveva anche spiegato che «l’amministrazione separata dei Beni civici di Opicina non obietta l’installazione delle antenne telefoniche nelle zone già segnalate al sindaco del Comune di Trieste, con una lettera del settembre del 2006, ma non ritiene opportuna tale installazione – aveva proseguito – nei pressi del cimitero monumentale di Opicina, perché si andrebbe in netto contrasto con una legge regionale del 2004 che disciplina la materia».
Infine il presidente degli Usi civici aveva rilevato che «il terreno individuato per l’installazione risulta già parzialmente occupato da un’attività di vendita di piante e fiori, insediatisi da oltre un decennio e regolata da una concessione da noi emessa».
u. s.

 

 

Pista ciclabile, ripresi i lavori a Ponziana - A breve sarà riqualificata anche la porzione dell’ex linea ferroviaria di proprietà del Burlo Garofolo

 

Sono partiti i lavori di completamento della pista ciclabile che collegherà San Giacomo con Draga Sant’Elia. In questi giorni il primo tratto del percorso è stato ripulito dalle sterpaglie, cresciute dopo il blocco dei lavori, e alcuni materiali da costruzione sono stati depositati accanto all’Infopoint.
A breve sarà quindi riqualificata e resa agibile per i ciclisti anche la porzione dell’ex linea ferroviaria di proprietà dell’ospedale infantile «Burlo Garofolo». Subito dopo inizieranno i lavori per la realizzazione della passerella sopraelevata per l’attraversamento di via dell’Istria. Una volta ultimata, la struttura sarà lunga quasi 160 metri e andrà a sostituire l’attuale ponte metallico.
Terminati i primi 400 metri della pista, i lavori si concentreranno nel rione di Sant’Anna, dove saranno collegati tra loro i vari tratti del percorso realizzati fino ad ora. Il tutto, secondo la Provincia, sarà completato nell’arco di sei o sette mesi.
I lavori sono iniziati nel 2000, con la costruzione della prima parte del tracciato, tra San Giuseppe della Chiusa ed il confine. Due anni fa, poi, sono stati costruiti il sottopassaggio della strada provinciale 11 «di Prebenico» e il parcheggio, con annesso Infopoint, in via Gramsci.
A maggio del 2005 è stato infine sistemato il tratto urbano della pista, ma subito dopo i lavori sono stati interrotti. Secondo il progetto, infatti, una parte del percorso ciclabile si snoda attraverso il terreno di proprietà del Burlo e due depositi privati.
L’interruzione dei lavori ha però preoccupato i residenti della zona, in particolare di via Orlandini e via Ponziana, che hanno chiesto a gran voce il completamento dell’opera.
Per sbloccare la situazione, la Provincia ha trasferito uno dei depositi in un’altra sede e la scorsa settimana ha siglato una convenzione con l’ospedale infantile per usufruire del suo tratto di pista.
«Poter riaprire il cantiere dopo lo stop è una grande soddisfazione - dichiara Mauro Tommasini, assessore provinciale ai Lavori pubblici -. Spero di poter presto superare l’ultimo ostacolo per il completamento del progetto».
L’amministrazione provinciale deve, infatti, risolvere la questione legata al deposito privato sul tracciato della pista, per il quale potrebbe essere trovato un accordo entro luglio.
Soddisfatto dell’avvio dei lavori anche Francesco Battaglia, coordinatore urbanistico della Quinta circoscrizione, che auspica però una maggiore collaborazione tra il parlamentino e la Provincia: «La pista ciclabile è un opera prevista da molto tempo, che speriamo sia completata prima possibile - spiega -. Mi auguro che in futuro il coinvolgimento delle realtà territoriali sia maggiore, soprattutto in caso di allungamenti dei tempi dei lavori».
Mattia Assandri

 

 

Incontro su parchi naturali e aree di pregio ambientale

 

TRIESTE E’ in programma domani (in via Filzi 14, inizio alle 10) un dibattito nell’ambito del ciclo intitolato «Incontro sulla proprietà collettiva». Il tema affrontato domani sarà quello della gestione dei parchi naturali e dell’individuazione di aree di particolare pregio ambientale secondo le Direttive europee. In tale contesto si parlerà anche della Rete europea Natura 2000.
L’incontro è organizzato dalla Comunanza, in collaborazione con la Consulta nazionale della proprietà collettiva, il Centro studi e documentazioni sui demani civici e le proprietà collettive dell’Università di Trento, le Regole d’Ampezzo e la Regione.
Interverranno, tra gli altri, Marco Leghissa, presidente della Comunanza; Cinzia Ghedina, presidente delle Regole d’Ampezzo e del Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo; Rolando Della Vedova, direttore del servizio tutela ambienti naturali del Fvg; Irena Kodela Krasna, dell’Istituto sloveno per la protezione della natura; Peter Mocnik, avvocato ed esperto di diritti collettivi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 6 giugno 2007

 

 

Grande viabilità a Cattinara, l’Anas darà i 9 milioni di euro che mancavano - Annuncio del sottosegretario: sarà evitato il temuto blocco dei lavori sulla superstrada

 

Il temuto blocco dei lavori nell’ultimo tratto della Grande viabilità triestina (il collegamento Cattinara-Padriciano) è definitivamente scampato.
«I 9 milioni di euro, che si dovevano reperire per l’adeguamento dell’infrastruttura alle normative comunitarie in materia di sicurezza, sono stati stanziati dal Governo, tramite l’Anas - ha affermato ieri il sottosegretario agli Interni Ettore Rosato, durante un sopralluogo alla bretella autostradale Lacotisce-Rabuiese -. Considerato il ruolo chiave di quest’opera, non solo per Trieste, ma per tutto il Paese e per la vicina Slovenia - ha aggiunto Rosato - era fondamentale trovare le risorse necessarie in tempi brevi, per evitare interruzioni e rallentamenti dei lavori».
L’allarme sul possibile stop ai lavori della Grande viabilità triestina era stato lanciato alcuni giorni fa da Sergio Collini, titolare dell’omonima impresa capofila nella realizzazione dell’infrastruttura, nel corso di un sopralluogo congiunto del presidente della Regione Riccardo Illy e del sindaco Roberto Dipiazza.
«Servono 9 milioni di euro per costruire gli impianti di ventilazione e illuminazione, i sistemi di telecontrollo e rilevamento incendi - aveva spiegato Collini -. Sono interventi necessari per adeguare l’opera alla più recente normativa in materia approvata dall’Unione europea. Se non arriveranno a breve - questo il monito di Collini - saremo costretti a fermare operai e ruspe, con un ulteriore allungamento dei tempi».
Ora i fondi, a detta di Rosato, sono stati stanziati, scongiurando quindi l’arresto dei lavori.
«La Grande viabilità è un’opera che il governo Prodi considera importante - ha affermato il sottosegretario agli Interni - e quindi non avremmo mai premesso che i cantieri subissero uno stop. È per questo motivo - ha aggiunto - che non appena saputo del problema, ci siamo attivati per risolverlo, senza lasciar passare troppo tempo. Sarà l’Anas a stanziare i 9 milioni di euro, quindi saranno finanziamenti pubblici».
e.c.

 

 

Mare Adriatico sempre più caldo: a luglio l’invasione delle meduse - In 120 anni la temperatura del Mediterraneo è salita di 1,5 gradi

 

Gli esperti prevedono temperature in rialzo nel giro di una settimana. In agguato anche le mucillagini

ROMA La pioggia è caduta abbondante e l’insolita ondata di freddo dei giorni scorsi ha mitigato il quadro. Ma il Mare Nostrum continua ad avere la febbre. Nel giro di una settimana, il mar Ligure e il bacino Adriatico torneranno infatti a essere più caldi della media stagionale. Tra uno e due gradi in più, dicono le previsioni al 12 giugno, realizzate dai ricercatori del gruppo di oceanografia dell’Istituto nazionale di geofisica. Ma non solo: la presenza delle mucilaggini e l’attesa invasione delle meduse a luglio sono tutti campanelli d’allarme per l’ambiente. A Bologna, nella sede operativa del gruppo, i dati rilevati in mare confluiscono con frequenza costante dando vita a cartine che variano dal giallo al blu. «Dati che riguardano la temperatura della superficie, ma anche le acque profonde», spiega la dottoressa Nadia Pinardi, coordinatrice del piano di ricerca. Dati in base ai quali è possibile monitorare il fenomeno nel tempo e stendere una vera e propria previsione per i dieci giorni a venire.
Al momento, stando alle mappe, la situazione anomala riguarda in particolare le acque liguri e quelle adriatiche, le sole in rialzo rispetto ai dati climatologici. Il resto del Mediterrano ha invece risentito delle abbondanti precipitazioni dei giorni scorsi e dell’insolito freddo che ha investito il continente europeo. Non a caso, la temperatura sarà inferiore a quella delle medie stagionali: un calo compreso fra uno e due gradi.
Le collezioni di dati in mano agli esperti dicono però che sul lungo termine la temperatura del mare è salita costantemente. Abbastanza per parlare, in termini scientifici, di un vero e proprio trend di surriscaldamento delle acque. «Negli ultimi cinquant’anni - spiega ancora Nadia Pinardi - abbiamo registrato un rialzo medio di mezzo grado sull’intera colonna d’acqua, dal fondale alla superficie. Ma, al tempo stesso, dobbiamo ammettere che non abbiamo una base di dati sufficientemente ampia da consentirci di parlare di un fenomeno non naturale. Le serie temporali di dati a disposizione sulla temperatura del mare vanno indietro di cinque decenni al massimo. Poi dobbiamo affidarci alle ricostruzioni».
La ricerca che il gruppo sta portando avanti per contro della Eea (agenzia europea per l’ambiente) dice per esempio che negli ultimi 25 anni la temperatura delle acque superficiali del Mediterraneo è passata da 18,6 a 19,2 gradi, vale a dire che c’è stato un aumento costante di 0,02 gradi l’anno. Un trend confermato anche dalle ricostruzioni realizzate dagli esperti e secondo le quali tra il 1880 e il 2000 la temperatura di superficie è aumentata di 1,5 gradi: con maggiore incidenza sul Mediterraneo orientale e, per quanto riguarda la penisola italiana, sul bacino adriatico (per ragioni prevalentemente legate a venti e correnti).
Gli esperti, ovviamente, non escludono che il fenomeno abbia anche delle concause di origine antropica. «Parliamo delle stesse cause che determinano il riscaldamento dell’atmosfera, una situazione che determina temperature più alte e venti più intensi», aggiunge la dottoressa Pinardi senza spingersi a indagare le possibili conseguenze primarie di questo stato.
A collegare il riscaldamento dei mari con altri fenomeni sempre più visibili - la fioritura anticipata di alghe, l’invasione invernale delle mucillagini e la comparsa di enormi banchi di meduse - è invece il dottor Silvio Greco, coordinatore di ricerca all’Icram (Istituto di ricerca sul mare). «Sono tutti segnali di sofferenza, segnali di alterazione dei primi livelli delle reti trofiche», spiega imputando il fenomeno anche ad altre cause come il ripetersi della siccità e il diminuito apporto di acqua dolce nel Mediterraneo da parte di fiumi come il Rodano e il Po.
Il nuovo boom di meduse nelle acque italiane, avvisano gli esperti, è atteso per l’inizio di luglio. Quanto alle mucillagini, le segnalazioni dei pescatori si sprecano già da gennaio mentre sul fronte alghe la più temuta resta la Ostreopsis ovata.
Natalia Andreani

 

 

Un italiano su 5 muore per cause ambientali

 

ROMA Secondo l'Oms, il 20% della mortalità in Italia è imputabile a cause ambientali prevenibili. Nella pianura Padana, invece, è molto forte la concentrazione di polveri sottili (in particolare di Pm 2,5) mentre in 13 grandi città italiane, tra il 2002 e il 2004, a causa del Pm 10 è stata stimata una media di 8.220 morti l'anno. Sono inoltre tra i 6,4 e gli 8,6 milioni gli italiani (a seconda che si escludano o si includano i comuni di Milano e Torino) che abitano nei 311 comuni di aree altamente inquinate, quelle dei 54 siti di bonifica nazionale.
Questo il quadro emerso ieri nel corso della presentazione del Cnr sulla sintesi delle attività svolte nelle aree a elevato rischio ambientale e sanitario, nell'ambito dell'indagine conoscitiva della Commissione Ambiente della Camera sulla valutazione delle conseguenze ambientali provocate da inquinamento urbano, smaltimento dei rifiuti e aree ad alto rischio.
Oltre ai 54 siti di bonifica di interesse nazionale sono migliaia i siti inquinati in Italia: circa 6mila di interesse regionale per le bonifiche, 58 siti con elevata contaminazione da amianto, 1.550 siti minerari quasi tutti dismessi e 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

vedi tabella

 

 

Porti, Austria divisa tra Trieste e Capodistria  - Il responsabile delle ferrovie d’Oltralpe Koeller: «Sceglieremo in base alle nostre esigenze»

 

Le indicazioni strategiche di Vienna al convegno annuale dell’Istituto per lo studio dei trasporti nell’integrazione economica europea

«È in fase di progettazione il tunnel del Semmering, che ridurrà di oltre mezz’ora il tratto tra Graz e Vienna»

TRIESTE «L’Austria vuole avvicinarsi all’Adriatico e utilizzare pressoché esclusivamente i suoi porti. Poi però Trieste e Capodistria dovranno vedersela tra di loro». È quanto ha affermato ieri a Trieste Rudolf Koeller, responsabile della gestione traffico delle Ferrovie austriache, all’annuale convegno dell’Istituto per lo studio dei trasporti nell’integrazione economica europea. Gli obiettivi dell’Austria sono supportati da piani già delineati. «È in fase di progettazione - ha annunciato Koeller - il tunnel del Semmering, una galleria che sarà lunga 25 chilometri e consentirà tra dieci anni di ridurre di mezz’ora il tempo necessario a percorrere il tratto ferroviario tra Vienna e Graz. Un’altra mezz’ora potrà essere recuperata con un’altra galleria che verrà realizzata nel tratto tra Graz e Villaco e che sarà transitabile tra nove anni». Per andare da Villaco a Vienna le merci impiegheranno dunque un’ora di meno.
E la Slovenia farà partire contemporaneamente ai lavori del tratto tra Divaccia e Capodistria anche quelli del tratto tra Divaccia e Trieste. E ciò avverrà esattamente nel 2012. Quest’altro annuncio importante è stato fatto ieri pomeriggio nell’ambito dello stesso convegno da Boris Zivec, sottosegretario ai Trasporti della Repubblica di Slovenia. Di fronte al boom dei traffici dell’Estremo Oriente, presto, secondo quanto ha affermato ieri Koeller, all’Austria non converrà più servirsi dei porti del Nord Europa.
E a quel punto Vienna e gli operatori austriaci punteranno tutto su Trieste o su Capodistria? Ha sorriso a lungo dopo questa domanda il responsabile del traffico ferroviario austriaco. «Per noi Trieste è un porto e Capodistria è un porto. Sta a voi competere o collaborare, noi sceglieremo in base alle nostre esigenze».
Questione insidiosa e di scottante attualità dal momento che proprio lunedì il ministro dei Trasporti austriaco Werner Faymann aveva visitato lo scalo di Capodistria assieme al suo omologo sloveno Janez Bosic. E il presidente di Luka Koper, Robert Casar, gli ha ribadito che l’Austria è il Paese più importante per il porto di Capodistria che vorrebbe essere il primo porto per la nazione transalpina, ruolo che oggi spetta a Rotterdam.
Il primo a denunciare qualche mese fa la clamorosa perdita di ruolo dello scalo triestino era stato il console onorario dell’Austria a Trieste, nonché spedizioniere di professione, Franco Gropaiz, ieri presente in sala e nel frattempo chiamato a guidare Adriafer, la società che si occupa del movimento dei carri merci in porto. Era così divenuto di dominio pubblico il fatto che dopo 250 anni non solo Trieste non è più il porto dell’Austria, ma è stata superata appunto anche da Capodistria, oltre che da Rotterdam e da Amburgo.
«Il governo sloveno - ha dichiarato ieri Zivec - considera parimenti importanti la Divaccia-Capodistria e la Divaccia-Trieste». E se i tempi annunciati e cioè il 2012 per l’avvio dei lavori saranno rispettati, la Slovenia che sta per ottenere dalla Deutsche Ban un cofinanziamento per il raddoppio della Capodistria-Divaccia, rischia di far prima dell’Italia. «La linea Alta velocità propriamente detta - ha annunciato Franco Marzioli, direttore commerciale di Ferrovie italiane - non toccherà il Friuli Venezia Giulia, ma con il sistema di rete anche questa regione avrà i suoi benefici». In sostanza dunque i treni, ma in questo caso si parla di treni passeggeri, viaggeranno a 250 chilometri all’ora soltanto fino a Mestre.
Le ferrovie hanno un ruolo decisivo nel rilancio dell’intero sistema logistico adriatico, come ha rilevato nella prolusione al convegno, Giacomo Borruso, presidente dell’Istituto. «Ma i traffici stanno privilegiando il Tirreno e l’Adriatico è meno reattivo - ha affermato - per carenze strutturali dei suoi porti e in particolare di Trieste». «Il ruolo delle ferrovie per far ripartire lo scalo triestino è cruciale», ha recentemente affermato il presidente dell’Autorità portuale Claudio Boniciolli, insistendo anche sulla necessità che le Ferrovie italiane spingano per il collegamento ferroviario tra i porti di Trieste e di Capodistria. «Confermo che le ferrovie italiane intendono svolgere in futuro anche il ruolo di operatore logistico all’interno del porto di Trieste», ha concluso Marzioli.

Silvio Maranzana

 

 

La politica e l’ambiente

 

L’accavallarsi di vecchie e nuove questioni sui temi ambientali, sulle quali si confrontano in modi anche aspri, nel Fvg i cittadini, le pubbliche amministrazioni e le imprese, merita una riflessione di carattere generale, che travalichi i singoli casi ormai noti alle cronache giornalistiche. Ma insomma, quali sono i motivi profondi di un simile stato di crisi che propone, quale soluzione dei problemi, non un regolare e fisiologico rapporto dialettico fra i vari soggetti ma delle vere e proprie esibizioni di forza a sostegno delle diverse tesi?
Non c'è dubbio che alla base di tutto quello che sta accadendo vi sia la sostanziale assenza di una politica ambientale regionale, che da almeno quindici anni sarebbe dovuta entrare nei primi punti di ogni serio programma di governo della Regione.
Da quando cioè le tematiche ambientali non sono più riassumibili e risolvibili in termini localistici e non è più accettata né a livello statale né tantomeno a livello comunitario qualunque interpretazione delle norme e dei procedimenti sostenuta da speciali situazioni regionali.
Nell'Unione Europea, cui il Friuli Venezia Giulia appartiene, alla tutela dell'ambiente in tutte le sue forme è attribuita fortissima importanza, nella consapevolezza che i beni naturali possiedono un valore incommensurabile e che il loro sacrificio deve essere sempre giustificato da analisi costi-benefici condotte con serietà e rigore. Le risorse naturali hanno infatti assunto per i cittadini e per tutta la società civile, un grande valore. Superata la logica dei beni pubblici come beni di tutti ma in fondo di nessuno, oggi si chiede agli amministratori di valutare bene, nell'amministrare, cioè nel contemperare i vari interessi, la perdita che deriva alla collettività dal sacrificio di tali risorse.
Consapevoli che "ciò che non costa non vale" , i cittadini chiedono alla politica di tener conto dei costi, appunto, ambientali, che ricadono comunque sulla collettività, di farsi carico di gestire responsabilmente anche nell'interesse delle generazioni future il territorio con le sue necessità di sviluppo.
A livello comunitario, la tutela dell'ambiente trova sostegno indiretto nella rigorosa normativa in materia di concorrenza, emanata anche allo scopo di impedire ingiusti vantaggi a favore di imprese che potrebbero conseguirli proprio con il mancato o insufficiente rispetto delle norme di tutela ambientale.
A ben guardare, il tratto costante della azione di governo regionale di fronte all'entrata in vigore di importanti, numerose e talvolta complesse normative comunitarie quali Direttive e Regolamenti che introducono negli ordinamenti principi cardine come "elevato livello di tutela", "sviluppo sostenibile", "integrazione dell'ambiente nelle politiche di settore" (industria, agricoltura, turismo), è stato quello di optare per soluzioni low profile , piuttosto che affrontare in modo organico e complessivo tutta la materia.
Questo atteggiamento, che possiamo definire tradizionale, rappresenta l'idea che una risposta debole alle esigenze dell'ambiente e delle norme che lo tutelano, possa tradursi in un maggiore grado di libertà per le imprese che decidano di operare sul territorio, nel nome di uno sviluppo e di una crescita continua.
Se tale impostazione poteva ancora reggere, entro certi limiti, ancora fino agli anni '80, oggi si dimostra ovunque perdente non solamente di fronte al nuovo sistema di rapporti fra le istituzioni pubbliche, ma anche per effetto dell'irruzione sulla scena di nuovi attori in qualità di portatori di interessi legittimi come i singoli cittadini, le associazioni, i comitati, tutti soggetti che hanno messo in luce il profondo divario, soprattutto culturale, fra il mondo della politica e le tematiche ambientali.
Occorre riflettere sul fatto che la carenza di una seria politica ambientale si traduce in uno svantaggio competitivo anche e, forse soprattutto, per le imprese.
Si badi bene che una politica ambientale non è limitata al cosiddetto "ambientalismo", quello per intendersi tacciato, pur spesso ingiustamente, come l'opposizione a qualsiasi progetto e iniziativa.
Una politica ambientale si compone infatti di una visione della società e dello sviluppo equilibrati, che tenga conto dell'esauribilità di alcune risorse, che valuti la molteplicità degli interessi in gioco ed abbia il necessario rispetto per tutti, non solo per quelli "forti", che proponga modelli di crescita e di valorizzazione delle peculiarità locali.
Sul piano giuridico ciò si traduce in un sistema organico e integrato, in cui leggi e regolamenti, piani e programmi sono funzionali a dare risposte il più possibile chiare e in tempi ragionevoli, sia ai cittadini che hanno a cuore la propria salute e quella del proprio territorio, ma anche agli imprenditori che intendono avviare iniziative produttive in questa regione.
La debolezza del quadro legislativo, l'eccessivo rimando a ulteriori atti normativi e interpretativi, la mancanza di una valutazione completa delle esigenze che giustificano le norme, i ritardi nel recepimento degli atti comunitari, rappresentano fattori che inducono il mondo imprenditoriale a rapportarsi con motivata diffidenza.
Se infatti la proposta di una nuova iniziativa imprenditoriale è ancora solo potenzialmente dannosa per l'ambiente e la salute , l'impresa proponente costretta ad operare in un quadro normativo e istituzionale incerto, soggetto ad eccessiva discrezionalità, senza una netta separazione fra il livello politico e quello amministrativo, può incontrare in breve danni economici anche ingenti a causa di procedimenti interminabili, consulenze continue, progettazioni successive, assistenza legale, e via dicendo.
Un'impresa seria e corretta, dunque, ha tutto l'interesse ad interloquire con istituzioni e cittadini sulla base di normative chiare, semplificate e basate sulla trasparenza di tutti gli atti e procedimenti.
Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, allora, si pone il problema assolutamente urgente di dotarsi nel campo ambientale di strutture capaci di dare risposte prima di tutto basate sulla competenza tecnica, scientifica e giuridica, obiettivo per il cui raggiungimento serve inequivocabilmente una riforma dell'attuale assetto istituzionale. E' quindi sperabile che, proprio nel nome di un interesse convergente dei cittadini e delle imprese a dialogare sulla base di una condivisa e moderna politica ambientale della nostra Regione, si possa conseguire il necessario effetto di spingere la classe politica a riguadagnare al più presto quelle posizioni di avanguardia che il Friuli Venezia Giulia vantava negli anni '70 proprio per l'illuminata visione dei propri problemi territoriali.
Franco Musi - ex direttore regionale Parchi e foreste

 

 

Rigassificatori: sono tanti i «no» che contano

 

Sulla pagina 7 del Piccolo del 28 maggio scorso, viene riportata l’opinione del capogruppo della Margherita, Cristiano Degano e del capogruppo dei Cittadini, Bruno Malattia, che ritengono «essere inutile un referendum, quando la competenza spetta agli altri» (al Governo di Roma, secondo Malattia). Molto più esaustivo il contributo del capogruppo Degano che, rispondendo al senatore Antonione, gli ricorda che il problema è di natura tecnico-scientifica e che occorre cioè verificare se c’è la compatibilità ambientale che, allo stato: «sulla base della documentazione presentata, compresa quella supplementare, non ci sono le condizioni per dare un parere, e non vengono fugati i dubbi per una valutazione completa».
Precisazione: completamente condivisibile quanto è stato detto dal capogruppo Degano, ma bisogna anche tenere conto che gli uffici della Regione preposti alla valutazione di Via sono stati artatamente «saccheggiati», eliminando coloro che verso i rigassificatori si erano espressi per il «no». E non dobbiamo dimenticare a tal proposito, il voltafaccia avvenuto in quegli uffici dove, per l’intervento «collaborativo» dell’assessore Moretton, il «no» espresso precedentemente sul cementificio si è miracolosamente trasformato in «sì». Quale e quanta affidabilità possono meritare? Il capogruppo dei Cittadino per il Presidente, Bruno Malattia, è rimasto inadeguatamente vincolato «agli ordini di scuderia» e, senza nemmeno immaginare che il Governo di Roma, dovrà essere il semplice notaio di una situazione ambientale e legale che, nello specifico esiste, perché è stata valutata scientificamente da chi, a Trieste, ha le conoscenza scientifiche per poterlo fare, ritiene, clamorosamente sbagliando, che il Governo di Roma (in particolare il ministro Bersani), possa viceversa passare sopra la testa dei cittadini di Trieste, disconoscere tutti i «no» che contano: dei comuni coinvolti, delle circoscrizioni cittadine, dei comitati autonomi, delle associazioni ambientaliste, delle molteplici relazioni pubbliche presentate dagli scienziati e, infine, dai cittadini della Slovenia. E non è tutto: il capogruppo Malattia sicuramente non si è preso cura di leggersi i contenuti di tutti i protocolli internazionali, né la legge Seveso, né la Costituzione italiana: vi troverebbe che, prima, ripeto prima e non dopo le regole del profitto, devono essere esercitati il diritto alla salute, all’incolumità fisica, alla compatibilità ambientale del territorio in cui le popolazioni vivono. Devono escludersi decisioni che siano in conflitto con bene essenziale della cittadinanza, quando tali decisioni potrebbero svilupparsi in territori ambientalmente più adatti a subire totalmente la mutazione della destinazione d’uso. Non può quindi esserci una totale, estesa, capillare disinformazione dei «grilli» industriali. Deve esserci, oltre l’informazione capillare dei cittadini, non pochi confronti rappresentativi (quindi la prevista partecipazione popolare) e, infine l’esplicita partecipazione decisionale. Le regole non bastano per sconvolgere una città. Le regole hanno molteplici significati, soprattutto di natura morale che non possono, tuttavia, prevaricare le leggi o tentare di sottomettere a un’interpretazione di comodo che non ha alcun valore giuridico (oltre al traguardo del profitto).
Arnaldo Scrocco - Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste

 

 

Ferriera: problemi irrisolti

 

Care Segnalazioni mi chiedo se esistono ancora i rappresentanti delle istituzioni, visto che nella zona prospicente lo stabilimento della Ferriera di Servola: via Pitacco, via dei Giardini, via San Lorenzo in Selva, via Ponticello ecc., giornalmente la Ferriera continua a emettere polveri e odori nauseabondi, tanto da costringere la popolazione a tenere chiuse le imposte per la maggior parte della giornata, e ciò anche quando fa caldo. La gente è obbligata a pulire gli ambienti interni ed esterni. Non esiste nessun rispetto per il prossimo; se questa non è violenza!
Per quanto riguarda la via Pitacco, le aree verdi sono in completo abbandono. Fronte al numero civico 37 gli abitanti che aspettano l’autobus sono costretti a stare in mezzo alla strada perché non esiste un marciapiede. Per tutti quelli che non credono a quello che ho scritto invito a farsi un giretto con la linea 8 che transita vicino la Ferriera, via Pitacco, via dei Giardini, via di Servola e via Carpineto.
Nevio Tul

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 5 giugno 2007

 
Rozzol Melara, il 60% dei rifiuti sono differenziati - I risultati della raccolta
 
Grazie all’iniziativa «differenzi-azione», il progetto sperimentale di raccolta differenziata porta a porta, avviato dal 2004 ad oggi nel comprensorio Ater di Rozzol-Melara, i residenti hanno raggiunto il 60% dei rifiuti gettati negli appositi contenitori per carta, plastica, vetro-lattine. È il risultato presentato ieri dal consorzio Interland, che ha realizzato l’iniziativa nel comprensorio, insieme all’Ater, nell’ambito del progetto europeo «equal-progetto nexus», per testare la percezione dei cittadini sulla qualità del servizio fornito, ieri il consorzio e la propria associata Querciambiente Società Cooperativa, ha illustrato il sondaggio commissionato all’SWG tra gli abitanti delle case Ater di Melara. 160 i residenti intervistati, che hanno raccontato impressioni e commenti sulla raccolta. Dall’indagine emerge che la scelta di riciclare i rifiuti da parte dei cittadini è partita proprio con il progetto di Interland, che ha creato dei punti raccolta da hoc alla base degli edifici del comprensorio. I dati evidenziano inoltre come la soddisfazione, riguardo al servizio, da parte dei cittadini, raggiunge il voto di 8 punti, in una scala da 1 a 10. La convinzione degli abitanti degli stabili è che la raccolta differenziata sia effettivamente utile e fondamentale in primis per l’ambiente.
Sollecitato però, da parte della maggioranza degli intervistati, il desiderio che, a fronte di un nuova abitudine in materia di riciclo, sia possibile in futuro giungere ad una riduzione delle tasse, per i cittadini che concretamente dividono in modo corretto i rifiuti da smaltire. «Vista l’esperienza positiva di Melara – sottolinea il presidente del Consorzio Dario Parigini – vorremmo estendere il progetto anche ad altre zone. Fondamentale però che i costi vengano coperti dai contributi Conai, realizzati per la vendita del materiale, e i risparmi ottenuti dal mancato incenerimento del materiale raccolto. Per questo speriamo che il Comune possa intervenire per rendere possibile l’incremento del servizio, che potrebbe toccare anche gli abitati di San Giovanni, Valmaura, Borgo San Sergio, Ponziana e Giarizzole». In merito a questi obiettivi nel 2006 e nei primi mesi del 2007 il consorzio, in collaborazione con il Comune, l’Acegas-Aps, la Provincia e l’Ater, ha avviato un tavolo di discussione, per valutare la realizzazione di uno specifico studio di fattibilità.
mi.b.

 

 

Grizon: «Gnl, Nesladek ci ha preso in giro»

 

Forza Italia replica alle critiche del sindaco: «La maggioranza ha perso pezzi e non è in grado di garantirgli il numero legale»

MUGGIA «Nesladek pensi a se stesso e alla sua maggioranza che ha già perso pezzi e non è in grado di garantirgli il numero legale». Con queste parole Claudio Grizon, consigliere di Forza Italia a Muggia, ribatte alle ironie del sindaco a proposito di un possibile imbarazzo per i consiglieri di Forza Italia, dopo il parere contrario della Regione sui progetti di Gnl, secondo lui sostenuti ormai solo da Dipiazza.
«Imbarazzato e paonazzo per la vergogna dovrebbe essere proprio Nesladek - commenta Grizon - in quanto ha preso in giro il consiglio comunale, che sul Gnl si è espresso contrario all’unanimità, e tutti i cittadini di Muggia, in quanto gli impegni per promuovere un'adeguata informazione e lo svolgimento di approfondimenti tecnici con l'ausilio delle istituzioni scientifiche triestine li ha tutti disattesi».
«Per quanto ci riguarda - sottolineano Grizon, Santorelli, Carboni e Tarlao - Forza Italia sul Gnl, e prima ancora sul Gpl, a Muggia, ha sempre manifestato la sua contrarietà con chiarezza, assumendosi precisi impegni con gli elettori anche con il programma elettorale».
«La sinistra in Regione invece - commentano i consiglieri di Forza Italia - per non esplodere anzitempo, ha costretto il governatore Illy a rinunciare, dopo mesi di liti interne, al Gnl e ai benefici economici di cui sperava di beneficiare, lasciando in mano il cerino al traballante governo Prodi».
«Il sindaco ha perso un'occasione per tacere - rileva Grizon - invece di farsi forte dell'unanimità che è riuscito a raccogliere su questo tema, ironizza con noi». «Imbarazzato in realtà dovrebbe essere lui - conclude il consigliere forzista - per le multe inutili, per le pulizie fatte sulle strade anche se non serve, per l'erba alta lungo i marciapiedi della periferia, per il ritorno dell'acqua alta in centro storico, per un centro sinistra che ha perso a Duino e in gran parte d'Italia, per la paralisi dell'attività amministrativa, per l'incapacità di trovare risorse, per le delibere consiliari fatte male e per il suo populismo di periferia tanto indisponente quanto inconcludente che sta riportando indietro Muggia di dieci anni».

 

 È scontro Legambiente-Wwf sui rigassificatori - Moretton: cementificio, attendiamo il parere Ass

 

Lettera di Sonego agli industriali: Endesa e Gas Natural, persa un’occasione. Lupieri: sicurezza prioritaria

TRIESTE «La delibera sul Cementificio di Torviscosa non sarà discussa dalla giunta venerdì prossimo»: lo afferma l'assessore regionale all'Ambiente Gianfranco Moretton. L'assessore precisa che l'esecutivo «sta aspettando i pareri richiesti all'Azienda Servizi Sanitari 5». Il parere è previsto fra una decina di giorni. Intanto su di un altro nodo ambientale, i rigassificatori, si registra una disputa fra gli ecologisti: non più di un rigassificatore nel golfo secondo Legambiente, «neppure mezzo» secondo Wwf. Sul numero degli impianti che il golfo triestino potrebbe accogliere si spacca il fronte degli ambientalisti, felici della decisione della giunta di dare lo stop all’iter, decidendo per una sola eventuale autorizzazione e rimandando tutto al ministero dell’Ambiente. «Bravo Illy. Nell'area di Trieste, per motivi di sicurezza, non va autorizzato più di un rigassificatore - afferma Roberto Della Seta, presidente Nazionale di Legambiente - .È insensato, per l'ambiente e per la sicurezza dei cittadini, realizzare due rigassificatori nel raggio di poche decine di chilometri. Siamo soddisfatti che la Regione sia finalmente arrivata alle nostre stesse conclusioni». Ma sulle parole del responsabile di Legambiente insorge il Wwf, che ribatte: non solo nel golfo non vanno due rigassificatori, bensì non ce ne deve essere neanche uno. «Non si mettono ”bombe in un catino” – afferma il responsabile regionale Vinicio Collavino – quindi, con le premesse che abbiamo visto, nessuno dei due impianti è da realizzare. E la nostra è una posizione motivata da tanti fattori: il golfo triestino ha un basso fondale, senza ricambio d’acqua, porre anche un solo rigassificatore comporterebbe dei danni irreparabili alla flora e alla fauna nonché all’economia, andando a colpire ad esempio i pescatori di Grado e Marano». Intanto, sulla vicenda interviene anche il consigliere della Margherita Sergio Lupieri, che prevede comunque un esito negativo dell’iter di autorizzazione. «Le società non sono state in grado fino ad ora di fornire repliche sicure sulle criticità presentate – spiega - .e non sono state fornite risposte convincenti sul quadro programmatico, progettuale ed ambientale, per cui il “no” è inevitabile». E nella vicenda interviene anche l’assessore regionale ai Trasporti Lodovico Sonego, che in una lettera inviata al presidente della Confindustria regionale, Adalberto Valduga, definisce “giusta”, la posizione di Confindustria sui rigassificatori, e sottolinea come il governo del Fvg sia rammaricato del fatto che Endesa e Gas Natural abbiano sprecato l'occasione loro offerta con le integrazioni al progetto per ottenere un valutazione di impatto ambientale positiva già in sede regionale.
e.o.

 

 

Rigassificatori: non ce n’è bisogno
 
I cittadini italiani e, nel caso specifico dei rigassificatori triestini, vengono considerati dei poveri «pirla» (uso questo termine meno traumatizzante del nostro) a cui somministrare le notizie più contraddittorie. Negli incontri televisivi, i vari politici ed esperti, vedi «Porta a porta», «Ballarò» ecc., ci propinano le più svariate statistiche, indagini, opinioni, dati Istat, senza che la povera «gleba» possa avere la certezza della loro reale corrispondenza.
I nostri organi istituzionali romani costano ai cittadini quanto spendono Francia, Germania e Spagna messe assieme? Se è vero, allora bisogna cominciare a cambiare tutto, cominciando dall’alto. Il Presidente Napolitano ha provveduto a risolvere a Napoli il problema della spazzatura, ma anche questo, più che spreco «politico» è un prioritario dovere di pulizia morale, soprattutto nella situazione economica in cui si trova l’Italia.
Ritornando a Trieste, giorni fa su Raitre è stato fatto un interessante, coraggioso servizio sui rigassificatori in Italia. Invito «Il Piccolo» a riportare i dati emersi da questa indagine, che riassumo brevemente: in Europa molti Stati hanno richiesto di installare rigassificatori in numero di uno, o due al massimo; l’Italia ne ha richiesti sei! L’assurdo, per la buona pace del cervello dei triestini, è che l’Italia, da quanto emerso da questo servizio televisivo, non abbia alcun bisogno di rigassificatori, perché il gas che importiamo da Tunisia, Algeria e Russia basta e avanza. Vogliamo finirla di farci prendere in giro? Vogliamo la verità vera e non notizie che sembrano sovvenzionate da grossi interessi finanziari.
Italico Stener

 

 
Alta velocità, da oggi s’incontrano a Trieste i vertici delle ferrovie di Italia, Austria e Slovenia
 
TRIESTE Si incontreranno oggi a Trieste, in occasione della prima giornata di lavori del 48.o corso dell’Istiee - l'Istituto universitario di economia dei trasporti diretto dal prof. Giacomo Borruso - i vertici delle principali aziende del sistema ferroviario italiano, austriaco e sloveno. Assieme per discutere il futuro assetto delle linee ferroviarie europee, con particolare riferimento all'Alta velocità. A partire da questa mattina (la prima giornata del corso Istiee si tiene nell'aula magna della Scuola superiore interpeti di via Filzi, a partire dalle 9.30) sono infatti previste le relazioni dell'ing. Franco Marzioli, delle Ferrovie italiane, dell'ing. Rudolf Koeller, dirigente delle ferrovie austriache, un rappresentante - l'ing. Sonia Suadi - del Consorzio ferroviario "Lyon-Turin Ferroviarie", nonché il sottosegretario al ministero dei Trasporti sloveno, Boris Zivec, che tratteranno i temi generali dello sviluppo ferroviario nei territori di pertinenza. Il corso Istiee proseguirà fino a giovedì. L'8 giugno, invece, chiuderanno i lavori l'ing. Vincenzo Soprano, amministratore delegato di Trenitalia e l'assessore regionale ai Trasporti Sonego.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 4 giugno 2007

 

 

Antenne a Muggia, indaga la Trasparenza - Convocata la neonata commissione

 

Sarà la neonata commissione trasparenza ad occuparsi venerdì delle presunte illegittimità nell’iter di nomina dei membri della commissione che si occupa delle antenne per la telefonia a Muggia. A convocare la riunione (la prima dopo quella di insediamento) è il presidente della commissione Claudio Grizon (Fi). E proprio lui aveva sollevato in aula (mercoledì scorso) dubbi sul procedimento adottato. La commissione in questione è stata comunque nominata (col voto in aula solo della maggioranza) e prevede la presenza di un rappresentante dell’Azienda sanitaria, uno per i gestori di telefonia, uno per l’ordine degli ingegneri e uno di Legambiente.
In aula si era, tra l’altro, discusso molto in merito alla scelta del rappresentante ambientalista, sostituito a quello di «Ambiente e/è vita», designato nella commissione precedente. Ma Grizon aveva avanzato dubbi di legittimità dell’iter seguito, e aveva citato la legge regionale che delinea tale organismo comunale: «La norma prevede che la scelta sia fatta tra i membri designati da tutti i soggetti portatori di interessi (associazioni ambientaliste, ordini professionali). Qui invece si sono già decise le categorie da rappresentare». Da qui la volontà di Grizon di convocare la commissione trasparenza (che si occupa proprio, tra l’altro, della verifica degli atti amministrativi). L’ordine del giorno infatti prevede la verifica del rispetto della legge regionale 28/2004 e della legge 241/90.
s.re.

 

 

Carburanti alternativi: i rischi del biodiesel

 

Nell'ambito della ricerca di fonti alternative di energia, ciclicamente si torna a parlare di olio di semi per la trazione automobilistica. È un'avventura iniziata molti anni fa e che fino ad ora non ha dato i risultati sperati, anche se progressi sono stati fatti. Vi è anche una certa confusione tra gli automobilisti. In molti non hanno capito che il prodotto vegetale, in termine tecnico chiamato biodiesel, non è proprio identico a quello che si compra nei supermercati. Chi ha voluto provare l'olio del supermercato ha sicuramente passato dei guai. Al di là del rischio venale, perché si tratta di una vera e propria evasione fiscale, poichè non si paga la famosa accisa sui carburanti, l'olio di semi, in particolare quello di colza, può essere considerato una vera «frana» tecnica. Impiegato anche in quantità ridotte e mescolato al gasolio, trafilando nella coppa, diluisce l'olio lubrificante che non riesce più a svolgere il proprio compito di preservare le parti metalliche in reciproco movimento, con rischio di grippaggio, specie della turbina (nei motori sovralimentati), che ruotando a giri elevatissimi, è un organo particolarmente sensibile.
La formazione di lacche e residui carboniosi, poi, rende problematica la lubrificazione nel suo insieme, essendo i passaggi dell'olio costituiti da condotti e fori anche piccolissimi, e quindi facilmente ostruibili. Senza contare che soffrono anche le fasce elastiche, che, imbrattate dai depositi, non arrivano più svolgere la loro azione. Anche le caratteristiche dei motori degradano significativamente, salvo per la fumosità che in effetti diminuisce, perché contemporaneamente diminuiscono le prestazioni ed aumenta il consumo: un bilancio del tutto negativo, in definitiva, anche per l'ambiente e per l'effetto serra. Tutto questo per mettere in guardia il potenziale automobilista «fai da te» dal rischiare, per qualche manciata di euro, di compromettere seriamente il motore il cui ripristino costerebbe parecchie migliaio di euro.
Discorso diverso è per il biodiesel che, costituendo anch'esso una fonte rinnovabile, essendo certamente un olio di semi, può avere un futuro anche se vanno risolti ancora importanti problemi tecnici. Il più importante è l'estensione sul territorio delle coltivazioni necessarie per produrlo in quantità significative che secondo alcuni è incompatibile con l'ecosistema. E ci risiamo.

Giorgio Cappel

 

 

Rigassificatori: sì al referendum

 

Chiedere ai cittadini della Provincia di Triete se sono d’accordo sulla costruzione di due rigassificatori sul territorio è un dovere, oltre a una dimostrazione di civiltà, democrazia e giustizia e io plaudo il senatore Roberto Antonione, con il quale sono pienamente d’accordo, per la sua proposta di indire un referendum. Una scelta di tale impatto ambientale non può essere fatta dalle sole istituzioni senza che la popolazione possa esprimersi in merito.
È necessario fornire gli abitanti di una completa informazione sui pericoli che comporterebbero l’esistenza di un deposito a terra, una piattaforma off shore e un traffico sostenuto di navi per il trasporto del gas, perché sarebbe inconcepibile solo pensare di costringere le navi gestire a fare slalom tra le navi bianche e le petroliere. Autorizzare questo mostruoso progetto costituirebbe la fine del nostro porto. La popolazione deve decidere e se il risultato dei referendum sarà contrario di progetti, allora che tutto finisca qui e non se ne parli più.
Primo Rovis

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 3 giugno 2007

 

 

Sonego: Endesa e Gas Natural facciano chiarezza - L’assessore: rigassificatori, ora diano tutti i documenti a Roma oppure rinuncino

 

Polemiche dopo lo stop della Regione. Fortuna Drossi a Dipiazza: nessuna paura di decidere, piuttosto sia il Comune a pronunciarsi

Lauri (Rifondazione) deluso: era preferibile un no più deciso da parte dell’esecutivo

TRIESTE «Adesso la palla passa ai proponenti. Se saranno reticenti, dimostreranno che non intendono realizzare l’impianto». Lodovico Sonego, il giorno dopo la fumata nera sull’insediamento dei rigassificatori nel golfo di Trieste, si rivolge a Gas Natural e Endesa, le società che hanno presentato i progetti: «E’ del tutto evidente che è loro interesse, se vogliono davvero procedere, rispondere allo Stato in maniera più esauriente di quanto abbiano fatto rispetto alle richieste della Regione». «La nostra è stata una decisione molto netta – spiega l’assessore con delega all’energia rispondendo all’accusa di Isidoro Gottardo (Fi) su una “scelta pilatesca dell’esecutivo –: il governo regionale è apertamente favorevole alla realizzazione di un rigassificatore ma pone precise condizioni ambientali allo scopo di tutelare le persone e l’ambiente. In particolare, chiediamo che per il rigassificatore a terra lo Stato imponga di prolungare la condotta di scarico delle acque fredde oltre la diga foranea mentre, per quanto riguarda quello in mare, che si tenga conto delle osservazioni paesaggistiche del Comune di Grado. Chi ragiona in questo modo dimostra coi fatti di essere per la rigassificazione». Sonego, ribattendo in questo caso al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, smentisce inoltre che la decisione della giunta dipenda in qualche modo «dall’effetto cementificio». «Dipiazza piuttosto – aggiunge l’assessore – precisi qual è la posizione dell’amministrazione comunale». Al sindaco replica anche Uberto Fortuna Drossi (Cittadini): «Da che pulpito: Dipiazza pensi prima a mantenere i suoi tanti impegni: Ferriera, parcheggi, piano del traffico, problema allagamenti, inquinamento. E, in tema di rigassificatori, si preoccupi del parere del suo consiglio che ha votato contro». Fortuna, ricordati i pro e i contro dei due impianti – «quello a mare risponde meglio agli aspetti della sicurezza, quello a terra prospetta vantaggi economici» - approva l’operato della giunta: «Non si è lavata le mani, ha solo seguito con puntualità una procedura che assegna la Via al governo sentito il parere della Regione. Un parere, il nostro, che non può essere definitivo». Se i Cittadini promuovono la giunta e pure i Ds, con il capogruppo Mauro Travanut, parlano di «decisione corretta», non altrettanto fa Rifondazione comunista. «La decisione di venerdì – commenta il segretario regionale Giulio Lauri – tiene conto di tutte le criticità evidenziate dal punto di vista tecnico-ambientale e anche del fatto che una consistente parte della popolazione di Trieste, Grado e del Monfalconese ha espresso grande preoccupazione e sostanziale contrarietà all’impianto. Ma – aggiunge Lauri – ho osservato anche una condivisibile non volontà di andare fino in fondo con il ragionamento. Sarebbe stata preferibile una presa di posizione netta che dicesse una parola definitiva sul “no” alla realizzazione dei due rigassificatori».
Un “no” che, secondo Lauri, avrebbe potuto già arrivare «perché il fatto che le due società proponenti non hanno risolto i nodi segnalati da mesi fa evidentemente ritenere che non sia possibile risolverli. E allora perché rilanciare la palla ancora al committente?».
Marco Ballico

 

 

Governa (An): «Provincia, silenzio sui rigassificatori»

 

I rigassificatori? Il dibattito ha imperversato, alla fine la Regione ha deciso lo stop. Ma la Provincia ha continuato a tacere. «Nonostante le svariate richieste che ripetutamente l’opposizione in Provincia ha presentato, tace la sua giunta. E non può esprimersi un consiglio a cui su questo argomento così delicato si continua a non dare voce».
Questa l’accusa che all’esecutivo di Palazzo Galatti presieduto da Maria Teresa Bassa Poropat lancia An con il suo consigliere Arturo Governa. Il quale però definisce la posizione della Provincia «comprensibile», giacché «su questo come su altri temi la già fragile maggioranza di centrosinistra in Provincia teme di sfaldarsi. È altresì comprensibile che su questo come su altri temi fondamentali questa amministrazione teme di dare un dispiacere alla Regione. Crediamo opportuno però - continua Governa - che l’opinione pubblica sia edotta sulla paralisi politica che colpisce per volontà di chi la governa l’ente provinciale, e sulla totale assenza d’iniziativa di una maggioranza che continua supinamente ad accettare questo status quo, che ha ridotto a zero il peso politico della Provincia».

 

 

Nesladek: «Sui rigassificatori condivise le nostre posizioni»

 

MUGGIA «Siamo sollevati e contenti che la Regione abbia condiviso le nostre posizioni in merito ai rigassificatori. La giunta ha tenuto giustamente in considerazione le nostre istanze e, soprattutto, le preoccupazioni dei cittadini. Si tratta di un comportamento responsabile e corretto». Il sindaco di Muggia Nerio Nesladek si dichiara contento e commenta così, a caldo, la notizia che la giunta regionale ha approvato una delibera contraria ai rigassificatori.
La delibera evidenzia infatti «carenze documentali, e non dimostra l’assenza di rischi ambientali» dei due impianti progettati, fermandone quindi l’iter. Anche se ora la palla passa comunque a Roma e l’ultima parola spetterà al ministero dell’Ambiente.
Una posizione analoga a quella espressa a Muggia nei mesi scorsi. Lo sottolinea il sindaco: «La delibera regionale dimostra il buon lavoro che abbiamo fatto: le motivazioni del no regionale sono le stesse che avevamo espresso a Muggia. Noi abbiamo sempre tenuto la barra al centro, e chi ha tuonato contro tutti ora dovrà ammettere che le persone ragionevoli sanno capire la ragione degli altri».
Nel merito politico muggesano, il sindaco si rivolge in particolare ai consiglieri di opposizione di Forza Italia: «Immagino l’imbarazzo della mia opposizione in consiglio comunale, che si trova dalla stessa parte politica dell’unica persona, ora (il sindaco di Trieste, ndr), che vuole quell’impianto, ma per motivi solamente economici. Mentre la Regione si è allineata con le preoccupazioni dei cittadini».
s.re.

 

 

Torviscosa: il cementificio unica proposta di sviluppo

 

Caro papà,
ti scrivo d’oltreoceano i miei pensieri riguardo all’argomento che mi hai proposto. Come sai bene, normalmente non mi interesso direttamente di politica e per non smentirmi non lo farò nemmeno questa volta. Il mio punto di vista resterà quello di una giovane donna educata dalla vita al buon senso e sia chiaro che non penso che si tratti di una formazione finita, ma semplicemente infinita quanto lo sono le sfaccettature dell’animo umano.
Sfruttando la reale distanza che si misura tra Torviscosa e New York mi sembra di riuscire a considerarti nella veste di uno degli abitanti di Cervignano del Friuli e a moderare la tua, a mioparere, «giovanilistica» interpretazione dei fatti.
Parliamo della forse prossima nascita di un cementificio a Torviscosa. Quella di Torviscosa è una realtà che io conosco abbastanza bene per una serie di circostanze che si sono avvicendate negli anni. Brevemente lo ricordo perché diventi un patrimonio comune.
Dapprima Torviscosa è stata per me il suo Bar Bianco. Mi ricordo infatti che da piccolina (non ero ancora intollerante al latte e ai suoi derivati) è capitato che durante le mie domeniche alterne a Cervignano si andasse in quel luogo un po’ speciale per mangiare un gelato «fresco». Poi Torviscosa è diventata un gruppo di sarcastici attori che producono spettacoli di riflessione sulla lingua friulana. Alludo al Teatrino del Rifo e al loro tentativo di coinvolgere il paese in attività potenzialmente produttive ma in un senso meno materiale rispetto alle abitudini locali. Nello stesso periodo (non ero ancora laureata) ho scoperto la fantastica piscina e il pub sulla tangenziale. Poco dopo, un caro amico e colto architetto mi ha presentato la Torviscosa utopica e fascista nella sua veste più romantica. Ho scoperto i magnifici mobili che compongono il bar della fabbrica (purtroppo il prezioso bancone originale è stato di recente sostituito con uno più moderno e pratico), il teatro, il viale di rappresentanza, la piazza, la zona residenziale, insomma, il progetto di vita insito nella fabbrica della «città».
Dopo la laurea mi sono ritrovata in possesso delle categorie necessarie a trattare l’argomento «paesaggio» e casualmente, ma si potrebbe anche trattare di destino, il mio primo lavoro come dottore è stato quello di creare l’Archivio Fotografico Storico del Consorzio di Bonifica della Bassa Friulana. In tale circostanza, la problematica geografica (spazio) ha trovato la sua spiegazione nell’ordine da imporre agli eventi storici (tempo) e la città-fabbrica si è trasformata in pura immagine demagogica. Infine, di recente ho conosciuto il Cid, la sua spettacolare finestra-occhio che controlla il parcheggio davanti all’entrata della fabbrica e il suo proposito di valorizzare la memoria del luogo.
Dopo questo breve excursus che non mi da alcun diritto né competenza particolare, ma mi presenta come la persona che sono, vorrei aggiungere che secondo me gli errori sono necessari alla crescita e all’evoluzione. Credo infatti che nessuna azione possa essere fruttuosa se non deriva da una sentita esigenza.
Inoltre devo aggiungere che l’idea di un cementificio a me non sarebbe mai venuta in mente e che invece di recente ho proposto al Cid di organizzare una mostra-concorso intitolata «Torviscosa al centro del mondo». Un concorso di idee pensato per essere rivolto a diverse categorie di persone (bambini, artisti, architetti, ingegneri, scrittori) come invito a immaginare le potenzialità del luogo.
Concludo dicendo che sinceramente penso che se il cementificio di Torviscosa troverà la forza di nascere è perché non ci sono altre proposte altrettanto forti e interessanti, né economicamente. Per lo stesso motivo mi sembra evidente che se qualcuno avesse considerato veramente importante lasciare il bancone originale del bar della fabbrica al suo posto si sarebbe trovato il modo di fare una raccolta di fondi per restaurarlo e renderlo efficiente rispetto alle esigenze della nostra epoca pur mantenendo l’antica facciata. Evidentemente non è una prerogativa del luogo quella di conservare una memoria così integra, e perché fargliene una colpa, forse è il suo genuino carattere!
Corinna Cadetto

 

 

Cinque rigassificatori nella baia di Tokyo

 

Il lettore Sergio Baldassi, in una lettera pubblicata sul «Piccolo» del 27 maggio («Troppa imprecisione sui rigassificatori»), critica il paragone tra la baia di Tokyo e il golfo di Trieste che il presidente della Regione Riccardo Illy ha più volte indicato nella discussione sui progetti di terminal di rigassificazione, che due diverse società hanno proposto di realizzare in Friuli Venezia Giulia.
Va innanzi tutto precisato che in questi confronti si è sempre parlato del golfo di Trieste, e non di quello di Muggia, di cui il lettore fornisce i dati nella sua lettera. La baia di Tokyo è di grandezza doppia rispetto al golfo di Trieste (1000 chilometri quadrati contro 550 circa, dalla laguna di Grado a punta Salvore), con la stessa profondità media (16 metri).
Tuttavia, attorno alla baia di Tokyo c’è una delle più alte concentrazioni urbane del mondo, dove vivono stabilmente 26 milioni di persone (la sola Tokyo ne ha 12) su una superficie di soli 7500 chilometri quadrati, pari a poco meno di quella dell’intera regione Friuli-Venezia Giulia, che ha un milione e 200 mila abitanti. Nella baia di Tokyo ci sono 5 terminal di rigassificazione, a cui attraccano 8 navi la settimana (oltre 400 all’anno). Il gas liquefatto arriva nella baia giapponese dal 1969, senza che ci sia mai stato alcun serio incidente. In questo senso, e solo in questo senso, si è sostenuto che il golfo di Trieste può ragionevolmente ospitare uno dei due impianti proposti.
Approfitto dell’occasione per ricordare che la decisione finale sui rigassificatori nel golfo di Trieste spetta al Governo centrale. All’interno di una procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) di carattere nazionale, alla Regione spetta un parere motivato. Nel formulare questo parere, saranno tenuti puntualmente in considerazione tutti gli aspetti dell’impatto ambientale dei due impianti.
Lodovico Sonego - assessore regionale alla Pianificazione territoriale e all’Energia

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 2 giugno 2007

 

Rigassificatori, stop della giunta ai due impianti - Approvata la delibera: «Carenze documentali, non è dimostrata l’assenza di rischi ambientali»

 

Ora tocca al governo decidere ma la Regione non esclude in futuro l’ok a un solo progetto. Antonaz vota contro: chiedevo un no più netto

TRIESTE Fumata nera sull’insediamento dei rigassificatori nel golfo di Trieste. Questa è la decisione uscita ieri mattina dall’esecutivo regionale. Non si tratta di un parere negativo tout court, ma di una valutazione tecnica che comunque assume un’importante sfumatura politica. Perché il Ministero dell’Ambiente, che ha la competenza di dire l’ultima parola fornendo la valutazione di impatto ambientale ma è probabile, non potrà non tenere conto dell’indicazione deliberata dalla giunta. Le «zone d’ombra», individuate nelle relazioni presentate dalle due società proponenti (Endesa e Gas Natural) con le relative integrazioni richieste, hanno suggerito all’esecutivo prudenza e quindi una frenata sul possibile insediamento degli impianti. Una deliberazione che non è stata approvata da tutti gli assessori con l’eccezione di Roberto Antonaz che si aspettava un’opzione negativa netta. La Giunta regionale infatti ha deciso di non esprimere parere di compatibilità ambientale sui progetti di due rigassificatori nel golfo di Trieste così come sono stati presentati da Gas natural, uno, e da Endesa, l'altro. «Secondo la Giunta regionale - ha spiegato l’assessore Michela Del Piero - non è dimostrata l'assenza di pericoli per la salute umana e per l'ambiente».
«La Regione - aggiunge la Del Piero - ha pertanto deciso di segnalare le carenze documentali e progettuali al Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare cui compete la Valutazione di impatto ambientale che compete allo Stato. Qualora il Ministero superasse le difficoltà di ordine progettuale e ambientale abbiamo ritenuto, per il principio di precauzione, di essere disponibile a dare l'intesa per un solo impianto».
Una soluzione che non ha convinto Roberto Antonaz per il quale nella seduta di ieri sono stati evidenziati tutti gli elementi nella riunione di ieri per dare un parere negativo. «Ho votato contro - spiega Antonaz - perché la giunta regionale si è fermata un millimetro prima di dire esplicitamente e chiaramente «no» ai due impianti. Rilanciando la palla al Governo e ai ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali, la giunta non ha voluto assumersi fino in fondo le responsabilità del no».
Antonaz ha espresso una valutazione positiva sui «grandi passi in avanti - dice - di questa delibera rispetto ad alcune settimane fa. Essa - spiega Antonaz - è stata il frutto di un approfondimento tecnico che ha fatto pendere l'ago della bilancia nettamente a favore di un parere negativo ai due impianti. Oltre ai pareri politici quindi - ha detto Antonaz - si sono aggiunti questi pareri tecnici che dovevano far maturare una valutazione diversa»
La posizione dell’assessore di Rifondazione non è stata condivisa dagli altri membri di giunta. «Come sempre gli atti - spiega l’assessore Roberto Cosolini - sono la migliore risposta se rigorosi, motivati e rispettosi della norma. Questo è sempre stato il nostro metodo e lo abbiamo applicato anche in questa circostanza. La nostra competenza in questa fase si limitava a fornire a Roma un parere sull’incompatibilità ambientale».
La giunta e il presidente Riccardo Illy, che si erano sempre espressi in modo favorevole ai rigassificatori dal punto di vista socio-economico (scontrandosi con la sinistra radicale), si sono fermati davanti ai rischi potenziali sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. La Regione Friuli Venezia Giulia - che ha provveduto in questi mesi di istruttoria ad acquisire i pareri dei comuni interessati - già nel 2006 aveva chiesto al competente ministero di acquisire integrazioni progettuali sui due impianti «volte a risolvere le problematiche emerse».
«Pur tenendo conto di quanto fornito in aggiunta dalle due società - conclude l'assessore Del Piero - il quadro documentale che ne deriva non ha consentito di superare le perplessità sull'impatto ambientale degli impianti».
«La richiesta al ministero dell'Ambiente e al ministero per i Beni e le Attività culturali - ha aggiunto Del Piero - è stata avanzata anche in vista di eventuali integrazioni agli studi presentati, ritenendo comunque di dover prospettare al predetto ministero alcuni adempimenti e prescrizioni ritenute imprescindibili relativamente allo scarico delle acque fredde e clorate, in ordine agli indispensabili monitoraggi ambientali per ambedue gli impianti e l'attenzione visiva per quanto riguarda il centro del golfo di Trieste ai riflessi turistici soprattutto per la località di Grado».

Ciro Esposito

 

 

Igor Kocijancic assieme a Legambiente presenta una tecnologia studiata in Giappone

Il capogruppo: dibattito inutile, c’è una soluzione più sicura e economica

 

Rc: meno problemi con il gas-ghiaccio

TRIESTE «Esiste un’alternativa meno rischiosa e più economica all’utilizzo del Gnl. La nuova tecnica sarà adottata in tutti Paesi più avanzati del mondo entro 5 anni. Non si capisce dunque perché continuiamo a fare battaglie politiche senza prima affidare degli studi scientifici magari alle tante strutture presenti nell’area di Trieste».
Per il capogruppo di Rifondazione comunista Igor Kocijancic (prima di conoscere l’esito della riunione di giunta), il no ai rigassificatori non è pregiudiziale e ideologico. Il trasporto del metano in forma di cubetti di ghiaccio è l'alternativa «sicura» ed «economica» alla costruzione dei rigassificatori per l'approvvigionamento del gas in Italia.
La tecnologia illustrata da Kocjiancic e Santoro è stata sviluppata da un'azienda giapponese, e consiste nel miscelare metano e acqua e produrre «cubetti» (pellets) di idrato di metano, che possono essere trasportati via nave dal luogo di estrazione al Paese di utilizzo. «Si tratta - hanno spiegato Kocijancic e Santoro - di trasportare i pellets a una temperatura di 20 gradi sottozero, mentre il gas liquido viaggia a -160. Il volume occupato dai pellets è 3-4 volte superiore rispetto a quello del gas liquido, «quindi - ha specificato Kocjiancic - meno gas trasportabile, ma meno problemi di conservazione dei pellets e di sicurezza rispetto alle navi gasiere esistenti. Sarebbe oltremodo utile non attardarsi su un dibattito sui rigassificatori, che oltre ad aumentare il livello di conflittualità sociale in molti territori rischia - ha concluso - di essere vano perchè obsoleto».
«Il futuro quindi non è del Gnl ma del metano idrato, cioè dell’Ngh - ha sottolineato Santoro - è in tutto il mondo stanno studiando la soluzione da 10 anni. Solo in Italia c’è poca attenzione alla ricerca in questo settore. I costi di produzione dell’idrato sono circa il 25% inferiori a quelli del Gas liquefatto. Non sono necessari serbatoi per lo stoccaggio, serve solo un impianto che, per innalzamento termico decompone i pellets in metano gassoso e acqua».
Per Kocijancic infine «sarebbe meglio riflettere su questo aspetto piuttosto che continuare ad aggrovigliarci attorno a un dibattito forse inutile sul numero di rigassificatori da collocare da qualche in assenza di piani energetici».

 

 

Dalla vetreria alla Tav, tutti i nodi ambientali - I veti di associazioni, comitati e della sinistra frenano le grandi opere
 
Sulla questione infrastrutture e sugli insediamenti industriali la maggioranza sta incontrando le maggiori difficoltà
L’esecutivo regionale non si è ancora espresso sul cementificio e già affiorano problemi per un’industria del vetro nell’area di Torviscosa
TRIESTE Il caso del cementificio di Torviscosa (sul quale la giunta sembra orientata a dire no) ha fatto esplodere all’interno della maggioranza frizioni latenti da tempo sulla questione ambientale. Da una parte la giunta è impegnata a realizzare un modello di sviluppo economico del Friuli Venezia Giulia capace di produrre quelle risorse da utilizzare per il welfare e la «coesione sociale».
Dall’altra, sempre all’interno della maggioranza, la sinistra «alternativa», pur condividendo la linea inserita nel programma di Intesa democratica, chiede che le scelte non possano essere superficiali nelle valutazioni di impatto ambientale e soprattutto che le decisioni siano accompagnate da una maggior collegialità e da una condivisione con il territorio. Sullo sfondo c’è la difficoltà della politica di conciliare le esigenze della lobby economico-industriale con la necessità di garantire la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini.
ELETTRODOTTI La partita si gioca su due fronti. I più importanti gruppi industriali del Friuli Venezia Giulia hanno la necessità di garantirsi maggiori approvigionamenti di energia a costi ridotti rispetto a quelli attuali (con un risparmio di almeno il 30%). Pittini e Fantoni si sono mossi per importare energia dall’Austria attraverso un elettrodotto. Il progetto di collegamentoi Wurmlach-Somplago proposto dalle aziende Fantoni e Pittini è stato contestato per l'impatto ambientale da Comuni, comitati dei cittadini e ambientalisti). In fase più avanzata è il progetto di una altro impianto interrato proposto dalla Burgo di Tolmezzo ma una riunione che si è svolta un paio di settimane fa riunione a Roma tra Regione, Comuni e azienda si è conclusa con un nulla di fatto.
LA VETRERIA È stata avviata la procedura di istruttoria per la Valutazione di impatto ambientale per un impianto dell’impresa Veneta Sangalli sempre nell’area industriale dell’Aussa Corno. Secondo gli ambientalisti le emissioni della vetreria avrebbero un impatto superiore al famoso cementificio del gruppo Grigolin.
TERMOVALORIZZATORE Non si conosce ancora dove si farà, quando si farà e neppure se si farà. Si parla di un impianto di termovalorizzazione da insediare in provincia di Udine (forse a Osoppo), del tipo «a griglia raffreddato ad acqua» e alimentato da Cdr (frazione combustibile recuperata dal trattamento dei rifiuti solidi urbani) e in parte da rifiuti assimilabili agli urbani, per una portata complessiva di 120 mila tonnellate di rifiuti l’anno. L’impianto sarà pure in grado di produrre energia elettrica per una potenza pari a 110 mila megawatt all’anno, al netto degli autoconsumi, energia vendibile sul mercato.Il progetto è stato presentato dall’Ardea, il Consorzio di imprese friulane che si propone di investire tra gli 85 e i 100 milioni di euro per l’impianto.
CASSE DI ESPANSIONE Per evitare le eventuali esondazioni del Tagliamento nei pressi di Latisana la giunta regionale, su proposta dell’assessore Gianfranco Moretton, ha progettato la costruzione di 3 casse di espansione a sud della diga di Pinzano. Progetto contestato da Wwf e ambientalisti che propongono come alternativa la pulizia del letto del fiume che è l’unico in Europa a scorrere ancora nella sua sede naturale.
AUTOSTRADA Un altro nodo della discordia è la costruzione del raccordo autostradale Carnia-Cadore. Gli industriali del Veneto hanno già dato la disponibilità a finanziare l’impresa (54 km da Cavazzo a Cortina con 30 di gallerie). Anche gli industriali di Udine hanno manifestato un certo interesse alla costruzione dell’arteria che favorirebbe i collegamenti con il tessuto imprenditoriale dell’alto Veneto. Il progetto è fermo allo studio di fattibilità che è stato inserito nel Piano territoriale regionale.
TAV La giunta regionale sta cercando di accelerare sull’Alta velocità ferroviaria. Il primo progetto della tratta Ronchi Trieste è stato bocciato dal Cipe. Entro agosto dovrebbe essere ripresentato il progetto. Sul tratto Venezia-Ronchi alcune amministrazioni locali non hanno dato il via libera, mentre sulla Trieste-Divaccia ci sono ancora resistenze da parte della Slovenia.
ci.es.

Dipiazza: paura di decidere dopo il caso cementificio - Antonione: credo che Illy si sia basato più sui documenti che sulle pressioni dell’opinione pubblica
 
Le reazioni dopo la delibera della giunta sui rigassificatori. Freddo il commento del sindaco di Trieste. Il verde Metz: un’ottima notizia
TRIESTE «Ne prendo atto». La reazione del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, al doppio no della giunta regionale agli impianti di rigassificazione di Endesa e Gas Natural è dapprima sorpresa, quindi fredda. Il primo cittadino analizza i motivi che, a suo parere, sarebbero alle spalle di questa decisione dell'esecutivo regionale: «Si sono arenati sulla questione cementificio e hanno avuto paura di decidere – sostiene Dipiazza – scaricando il problema sul governo. Ora vedremo cosa decideranno a Roma, intanto prendiamo atto di questo gesto». Anche gli ambientalisti non intendono abbassare la guardia e, tramite il responsabile del Comitato per la salvaguardia del Golfo, Giorgio Jercog, parlano di una «scelta-non scelta» da parte della Regione: «Non festeggiamo anche se rispetto alle dichiarazioni rilasciate a suo tempo dal governatore si è fatto un passo avanti – afferma Jercog – ma manteniamo l'attenzione alta. La giunta regionale ha voluto smorzare la tensione sul tema ma la questione non è assolutamente finita».
La parola passa ora al ministero dell'Ambiente ma, sottolinea il capogruppo della Margherita in Consiglio regionale, Cristiano Degano, «è stato espresso chiaramente che senza i dovuti chiarimenti sulle questioni ambientali rimaste ancora senza risposta non ci sarà l'intesa su nessuno dei due progetti». Insomma, secondo Degano non si è voluto lasciare la patata bollente in mano al governo centrale. «A leggere la documentazione – aggiunge l'esponente diellino – non si vedeva un quadro completo, nemmeno dopo la richiesta di ulteriori chiarimenti: la giunta ha riconosciuto questa realtà e noi condividiamo questo atteggiamento». Si spinge più in là un altro rappresentante della Margherita, il consigliere regionale Sergio Lupieri, secondo cui «se le due società non sono state in grado di dare le necessarie risposte fino a questo punto, è difficile che cambi lo stato delle cose in futuro». Quindi, secondo Lupieri, quello che prima era un “sì condizionato”, ora è un «no condizionato da determinate prescrizioni. Ma il sì – è convinto – non arriverà». Esultano i Verdi, tra i più grandi oppositori dei rigassificatori; secondo il consigliere regionale Alessandro Metz quella della Giunta è «un'ottima decisione. C'era il sentore che gli uffici tecnici non avrebbero dato un avvallo in bianco. Questa scelta è un ottimo segnale». Anche per Metz, come ipotizza anche il sindaco Dipiazza, la decisione della giunta è in parte figlia delle ultime vicende che hanno creato non poche fibrillazioni nella cittadinanza e in Intesa Democratica: «E' evidente – sostiene il consigliere dei Verdi – che la questione cementificio ha portato ad operare in maniera più rigorosa e questa volta la Giunta si è comportata come tutti si aspettavano». Soddisfatto anche il senatore di Forza Italia, Roberto Antonione: «Fa molto piacere che ci sia stata questa scelta da parte della Regione. Ho sempre ritenuto che i rigassificatori potessero essere più dannosi che utili pur nella convinzione che ci sia bisogno di fonti di approvvigionamento alternative ma nelle localizzazioni più idonee». Secondo Antonione «le prese di posizione precise e forti dell'opinione pubblica hanno avuto il loro ruolo anche se, conoscendo il presidente Illy, credo si sia basato soprattutto sui dati formali. Ma quello che importa è che sia arrivato un risultato in linea con quello che speravo». Per il segretario regionale dei Comunisti Italiani, Stojan Spetic, la giunta «ha dimostrato rispetto per le procedure previste sulla tutela ambientale e sensibilità per le preoccupazioni espresse dagli amministratori e dalle popolazioni che si affacciano sul Golfo». Spetic sottolinea come questo atteggiamento «facilita sicuramente il dibattito aperto nella maggioranza di centro-sinistra sul metodo democratico da seguire di fronte ai progetti di forte impatto ambientale e sociale che le forze di sinistra hanno chiesto con forza anche nei recenti incontri». Positiva anche la reazione dell'Italia dei Valori attraverso il coordinatore regionale, Paolo Bassi: «Gli impianti proposti nel golfo di Trieste non erano in grado di garantire un adeguato livello di sicurezza per la popolazione. Ma – aggiunge Bassi - ora la Regione dovrebbe attivarsi per la costruzione di centrali alimentate da fonti rinnovabili».
Roberto Urizio
 

 

MUGGIA Contestata la rotazione  - Commissione antenne: entra Legambiente e si scatena la polemica

 

MUGGIA La surroga di un componente della commissione per il piano per gli impianti di telefonia mobile, ma anche alcuni timori di illegittimità nella procedura delle nomine, hanno diviso fortemente maggioranza e opposizione in consiglio comunale a Muggia.
Nella nuova commissione, all’esponente di «Ambiente e/è vita» è stato sostituito uno di Legambiente. Christian Gretti (An), già referente di «Ambiente e/è vita», si è lamentato (in modo pacato) per tale decisione, non condividendo l’addotta «maggiore rappresentatività» di Legambiente. Il sindaco ha proposto di modificare tale dicitura, spiegando che si tratta di rotazione fra associazioni. Ma l’opposizione ha parlato di possibili «preferenze» tra le associazioni ambientaliste, ricordando che il sindaco era presidente a Muggia di Legambiente. Il sindaco ha negato ogni addebito. Ma a scaldare gli animi è stata una richiesta di Claudio Grizon (Fi): «Perché in delibera c’è già il nome dell’associazione ambientalista e delle categorie professionali per la commissione, se la legge regionale prevede che si debbano dapprima vagliare le varie candidature? È stato avviato l’iter?». Alla conferma che non c’è stato alcun iter del genere, come del resto non c’era stato con la passata amministrazione (di centrodestra), Grizon è sbottato: «Se i miei “colleghi” hanno sbagliato non vuol dire che dobbiamo sbagliare ancora. Perché non ritirare la delibera?». Critiche anche da Andra Mariucci (Cittadini). Ma poi la delibera è stata approvata. Contrarie solo le opposizioni. La successiva uscita dall’aula della minoranza (già fuori Mariucci, Leiter e Valentich) ha fatto poi mancare il numero legale.
s. re.

 

 

Il consigliere di An contesta il ventilato uso nell’area della fitodepurazione - Gretti: Acquario, bonifica errata

 

MUGGIA L’ipotesi, allo studio, di usare la fitodepurazione per bonificare il terrapieno di Acquario desta già qualche perplessità a Muggia.
Ad esprimerla è il consigliere di An, Christian Gretti, dopo che il sindaco Nesladek, tempo fa, aveva accennato al possibile uso della pianta «vetyver», per assorbire metalli ed idrocarburi dal terrapieno inquinato.
Un’ipotesi che non era rimasta lettera morta o studio è stato commissionato all’ateneo triestino. Gretti non è convinto dell’efficacia, e riporta alcuni dubbi già espressi dall’Aipin (che si occupa di ingegneria naturalistica). «Si vogliono usare piante con radici tanto lunghe che raggiungeranno l’acqua di mare? – chiede Gretti - Si è pensato alle conseguenze? Sopporteranno una così marcata concentrazioni di sali?».
E aggiunge: «Si è valutato il possibile impatto infestante di una pianta originaria della Malesia sulla vegetazione al di fuori dall’ area da trattare? Ed esistono già in provincia o regione siti che utilizzano questo tipo di trattamento, e con che risultati?».
Secondo il consigliere, si tratta di tecnologie ad alto costo, di lunga durata e, in ultima analisi, ad alto rischio di insuccesso.
«La fitodepurazione – spiega – può essere vantaggiosa su estensioni limitate, e per acque reflue. Qui ci sono molte variabili, come fattori climatici e ambientali, che possono risultare importanti ai fini del risultato finale dell’operazione».
Gretti conclude con una punta d’ironia: «Sembra qualcosa di miracoloso… speriamo che sia vero, visto anche l’impegno di spesa previsto».
s.re.

 

 

La Provincia coinvolge i Comuni sulla raccolta differenziata Barduzzi: «Percentuali basse» - Per legge i volumi andrebbero raddoppiati

 

L’ASSESSORE: Attualmente viene riciclato solo il 16-19 per cento dei rifiutimentre la legge prescrive di arrivare almeno al 35 per cento entro il 2007

TRIESTE Sul territorio provinciale la raccolta differenziata registra percentuali inferiori a quelle previste dalla legge. Attualmente si riesce a differenziare appena il 16-19% del totale dei rifiuti contro il 35%, obiettivo che secondo l'attuale normativa è da raggiungere entro il 2007. Per affrontare il problema l'assessore provinciale Ondina Barduzzi con delega all'Ambiente ha incontrato ieri i rappresentanti di tutti i Comuni della provincia.
«Ho proposto la creazione di un tavolo tecnico tra esperti della Provincia e dei Comuni per affrontare operativamente il problema - ha detto Ondina Barduzzi - e dare attuazione al Piano provinciale sui rifiuti». «E' necessario agire con tempestività - ha aggiunto - anche perché una nuova legge, la 152/2006, impone un ulteriore innalzamento della percentuale di differenziata e obbliga gli enti locali a raggiungere il 65% di differenziata sul totale».
I sindaci e gli assessori presenti alla riunione hanno convenuto con l'assessore Barduzzi di operare in sinergia e con tempestività impegnandosi a dare vita a un tavolo tecnico per implementare in modo massiccio la raccolta differenziata.
«Ho proposto un modello di raccolta differenziata capace di adattarsi alle diverse caratteristiche del territorio - ha aggiunto Barduzzi -, dovremo studiare un sistema misto che comprenda in alcune zone la raccolta porta a porta e in altre più urbanizzate una raccolta con contenitori specifici, campane e multimateriali».
La Provincia di Trieste convocherà il tavolo tecnico entro il 15 giugno. «E' nostra intenzione premiare i Comuni virtuosi - afferma Barduzzi - finanziando i migliori progetti, quelli cioè che offriranno la migliore soluzione al problema». L'avvio del tavolo tecnico provinciale sulla raccolta differenziata è solo il primo tassello di un più ampio progetto che la Provincia di Trieste sta elaborando per migliorare il ciclo di raccolta di rifiuti e recuperarli con evidenti vantaggi ambientali.
«Abbiamo intenzione di svolgere un'attività di sensibilizzazione presso gli studenti delle scuole - ha concluso - e della cittadinanza, non trascurando neppure le imprese del territorio che intendiamo coinvolgere in questa operazione. Solo incentivando la raccolta differenziata di rifiuti - ha concluso - potremo migliorare l'utilizzo dell'inceneritore. Avremo infatti meno scorie da smaltire e più spazio per accogliere i rifiuti provenienti da altri Comuni e anche da oltreconfine».

 

 
Touring e Legambiente: in Toscana il mare migliore
 
ROMA La Toscana con Capalbio conquista il primato del mare migliore d’Italia, ma la Sardegna si aggiudica un premio speciale perché è la regione che concentra il maggior numero di spiagge e località marine d’alto livello. E mentre il Sud scala l’ambita classifica dove sventolano le cinque vele, le amministrazioni locali partono dall’attuazione di politiche ambientali per incrementare il turismo.
La Guida Blu, stilata dal Touring Club insieme a Legambiente, quest’anno sfonda il tetto della top ten e annovera tra le migliori dell’estate in arrivo ben undici città.
Il massimo delle vele, cioè cinque, sono state assegnate oltre a Capalbio (la provincia di Grosseto è in testa con un punteggio che assegna il massimo per ambiente, servizi, mare e spiaggia, servizi ai disabili e sostenibilità), anche alle Cinque Terre (la Liguria perde così la leadership dello scorso anno) e a Castiglione della Pescaia (ancora Grosseto). Dopo le prime tre, seguono Pollica Acciaroli e Pioppi (Salerno), Domus De Maria (Cagliari), Nardò (Lecce), e habitué della top ten come Villasimius e Bosa (in provincia, rispettivamente, di Cagliari e Nuoro). Negli ultimi tre posti, infine, Noto (Siracusa, premiata anche perché impegnata per contrastare le trivellazioni petrolifere), Isola del Giglio e Santa Maria Salina, nell’arcipelago delle Eolie.
E’ dunque il Tirreno ad avere nel complesso lo scettro di miglior mare, ma Legambiente e Touring sottolineano che, oltre alla qualità delle acque, l’assegnazione delle vele segue parametri precisi, come una corretta gestione del territorio, interventi e politiche che rispettino l’ambiente e buona funzionalità dei servizi.
«Puntare sulla qualità dell’ambiente contenendo un fenomeno grave come quello della cementificazione delle coste - afferma il presidente dell’associazione, Roberto Della Seta - paga in termini di turismo. Le amministrazioni locali finalmente lo hanno capito. Mentre coloro che non hanno fatto scelte a tutela del paesaggio faticano a reggere la concorrenza». Commentando la lista delle undici città marine, Della Seta evidenzia la «dominanza tirrenica» e la «presenza di ben sette località del Sud e insulari» tra le migliori. «Dall’elenco delle prime classificate - aggiunge il presidente - manca l’Adriatico, zone costiere dove il turismo balneare ha fatto altre scelte, come quella della quantità e quindi della cementificazione».

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 1 giugno 2007

 

 

Antenne, spunta l’ipotesi cimitero  - Le circoscrizioni: sistemiamo gli impianti nei camposanti

 

Marco Milcovich, presidente Altipiano Est: «Camuffiamole da cipresso»

L’antenna dei telefonini? Piantiamola in cimitero. Magari, per salvare le apparenze, mascherata da cipresso. E’ questa la laica opinione dei presidenti di circoscrizione che l’altro giorno hanno partecipato (salvo talune assenze) alla pubblica presentazione del nuovo piano redatto dal Comune, che in larga parte ricalca quello già bocciato dal Tar su istanza delle compagnie telefoniche. Il documento che mappa l’intera città ha protetto dalle antenne non solo asili, scuole, ospedali, strutture per anziani, ricreatori, chiese, palazzi di pregio e vincolati, ciglioni panoramici e costa e siti a tutela ambientale, ma anche appunto i cimiteri: sacrale rispetto.
E invece no, «con rispetto parlando» le circoscrizioni dicono che è meglio tutelare i vivi. Marco Milcovich (Margherita), presidente di Altipiano Est, è vigoroso: «Errore madornale mettere un vincolo sui cimiteri». L’idea del travestimento da cipresso è sua. Del resto l’assessore Maurizio Bucci testimonia:tutta la città è piena di finti camini, sono dei copriantenna.
Ma in senso generale i presidenti di quartiere, tutti appartenenti alla maggioranza tranne Milkovich (che critica anche il mancato aggiornamento con il rispetto delle nuove zone di tutela speciale) e Bruno Rupel di Altipiano Ovest (Ds), accolgono con molto favore lo strumento normativo. San Giovanni-Chiadino-Rozzol ha già votato parere positivo. Ma con alcune richieste d’integrazione, come spiega Gianluigi Pesarino Bonazza (Fi): «Che si proteggano anche gli oratori, che si ottenga la sistemazione di più antenne su un palo solo offrendo minori oneri di concessione, che si obblighino le aziende a installare sistemi a microcella, e che si proceda con Slovenia e Croazia affinché adeguino il loro segnale, oggi troppo forte e invasivo, che le antenne portino, come da legge, cartelli identificativi». Da ultimo, che vadano appunto anche in cimitero.
Prima di questo piano i pareri sui nuovi impianti erano sempre negativi da parte delle circoscrizioni. «Ora i buoi sono già scappati - nota Andrea Vatta (Fi) di Servola-Chiarbola-Valmaura e Borgo San Sergio -, e comunque meglio mettere antenne in cimitero dove non disturbano nessuno, anche se emotivamente non è il massimo...». Per Alberto Polacco (An) che presiede Citta nuova-Barriera nuova-San Vito e Cittavecchia «è interessante che il piano documenti emissioni inferiori ai limiti di legge, che ci sia una regolamentazione e che le aziende di telefonia possano essere condizionate dal consiglio comunale». Sandro Menia (An) di Roiano-Gretta-Barcola e Cologna-Scorcola dice: «Il cimitero è un po’ come una chiesa, ma se devo scegliere tra questo e una civile abitazione...». E così afferma anche Silvio Pahor (Fi) di San Giacomo-Barriera vecchia: «Le antenne disturbano più i vivi che i morti». Del resto, apprezzamento per tutti i siti tutelati, speranza che si possano concentrare gli impianti su pali comuni. Bruno Rupel, invece, di Altipiano Ovest, si dispiace perché «i 192 impianti già installati restano dove sono». Nessuno, se non forse Vatta che parla di «sconsiderato uso di telefonini da parte della gente, e dei ragazzini», muove però una critica all’abuso generale di cellulari, che illogicamente poi va di pari passo con le proteste per le antenne. E il futuro ne porterà una foresta, con la diffusione dei videotelefoni. Criticata comunque la legge dell’ex ministro Gasparri: «Ha equiparato le telefonia mobile al servizio pubblico, come se fosse il 118».

Gabriella Ziani

 

 

ANTENNE - «Onde nocive? Non ci sono prove»

 

Fanno male o no le onde elettromagnetiche delle antenne per cellulari? «Non ci sono prove - risponde Massimo Bovenzi, direttore di Medicina del lavoro all’Azienda ospedaliero-universitaria e titolare della cattedra in materia -, dati sperimentali o epidemiologici che ne dimostrino la cancerogenità non esistono, in tutto il mondo si stanno facendo studi, una risposta è attesa per il 2010». Ma aggiunge Bovenzi: «Diversamente da quanto tutti pensano, è la normale corrente elettrica di casa a essere pericolosa in modo certo, perciò per precauzione gli elettrodotti vanno costruiti lontano dalle abitazioni e vanno evitate, specie per i bambini, le termocoperte, mentre prendiamo più radiazioni col normale phon per i capelli che non con le antenne, e viceversa possiamo rassicurare sui computer: non emettono radiazione alcuna, questo può tranquillizzare anche le donne in gravidanza».
Forti radiazioni emettono invece le Risonanze magnetiche in medicina, bisogna fare attenzione con le radiofrequenze (radio e tv) che agiscono sulla temperatura del corpo, e alle microonde (i noti fornetti). Vivendo in una somma di emissioni diverse, è meglio dunque essere prudenti.

 

 

Raccolta differenziata presto in tutti i rioni - Dopo l’esperienza positiva a Rozzol Melara torna in consiglio comunale la decisione di estendere la campagna

 

La decisione sull’avvio di una campagna per la raccolta differenziata di rifiuti nei rioni torna in consiglio comunale. Nata da una mozione presentata dal consigliere comunale Alfredo Racovelli (Verdi per la pace), alla luce dell’esperienza positiva avviata dal consorzio Interland nel rione di Rozzol, la discussione sulla campagna era stata accolta positivamente dalla terza commissione consiliare, ma era stata al centro di un ampio dibattito all’interno del consiglio comunale.
Un vivace scontro d’opinioni che ha portato ad un nuovo esame della mozione, effettuato ieri mattina in commissione. «Abbiamo appena visto una fase di emergenza rifiuti con la chiusura di parte dell’inceneritore da poco riaperto a pieno regime - ricorda Racovelli – la differenziata a Trieste raggiunge appena il 18%, contro il 35% disposto dal decreto Ronchi. Credo che su questo fronte i cittadini si aspettano una risposta chiara. Ora si torna in aula per discuterne. Ulteriori modifiche non le ho apportate alla mozione, visto che il testo era già condiviso dalla commissione. Ricordo però – conclude – che da un sondaggio commissionato dall’Interland all’SWG, che sarà presentato a breve, emergono i dati positivi e le considerazioni favorevoli degli abitanti di Rozzol nella prima fase sperimentata in quel rione. Considerando i risultati bisogna proseguire su questa strada». Sulla possibile estensione del servizio di raccolta differenziata nelle altre zone di Trieste si esprime positivamente l’assessore comunale, competente in materia, Paolo Rovis.
«La mozione era condivisa nel suo spirito – precisa Rovis – all’interno però c’era un paragrafo in cui si chiedeva un impegno all’Acegas. Si può chiedere un impegno al sindaco o all’assessore però, non ad un’azienda, quindi c’era solo questo piccolo passaggio da correggere. L’esperienza di Rozzol ha evidenziato molti aspetti positivi e inevitabilmente qualche problema. Stiamo ora valutando, con gli uffici appositi, le modalità di sperimentazione della raccolta differenziata anche in altri rioni. Peccato ci sia stata una controversia a livello politico – conclude Rovis – si va a svilire un argomento importante, una mozione che comunque era condivisa dalla terza commissione consiliare».
mi.b.

 

 

Muggia: più vincoli per installare le antenne  - Il Comune vara il piano di settore in assenza di un progetto di localizzazione e dell’apposita commissione

 

Il nuovo indirizzo tiene conto anche dei valori architettonici e paesaggistici

Il Comune di Muggia aumenta i vincoli per le concessioni di installazione di impianti per la telefonia mobile. I nuovi indirizzi per il piano comunale di settore, ancora non predisposto, tiene conto anche dei valori architettonici e paesaggistici. È dal 2004 (nonostante il regolamento sia dell’anno dopo) che la Regione delega ai Comuni la disciplina della farraginosa materia. Tema caldo un po' ovunque, che contrappone gli interessi degli operatori di telefonia e le lamentele degli utenti quando «non c’è campo», e le preoccupazioni di cittadini che temono per la loro salute quando si ritrovano davanti casa un palo con le antenne.
Muggia - ma non è l’unico caso - non ha mai predisposto un piano per la localizzazione degli impianti, nonostante la legge regionale lo preveda e nonostante i primi indirizzi dati dal consiglio comunale per la sua preparazione risalgano al novembre 2005. Non è stata mai nominata nemmeno la relativa commissione consultiva, che ha il compito di vagliare le varie domande dei gestori e verificare il rispetto delle norme. A Muggia al momento ci sono nove impianti di telefonia, sparsi tra la zona industriale e San Bartolomeo. Una situazione alquanto statica da tempo, con l’unica novità dell’arrivo in città dei ripetitori per i videofonini, ma su pali già esistenti. Per frenare un aumento selvaggio di tali impianti, il Comune mette le mani avanti. Nel piano di settore saranno stabili, come da legge nazionale, i divieti di installazione su edifici scolastici, attrezzature e edifici per anziani, disabili, strutture di degenza. Ma ora si aggiungono nuove direttive e limitazioni, approvate mercoledì dal consiglio comunale.
Non si possono installare antenne nemmeno su edifici di valore storico, architettonico-ambientale e archeologico, ma neppure in aree di patrimonio paesaggistico e ambientale, a meno che non venga dimostrata una mancanza di alternative. In tal caso, l’impianto dovrà essere accuratamente mimetizzato, e dovrà sottostare alle valutazioni della commissione edilizia e della Soprintendenza.Un freno in più, dunque. Il regolamento e il piano potranno comunque subire variazioni nel tempo. Il possibile avvento di nuove tecnologie e metodologie di trasmissione (come le prospettate minori emissioni degli impianti sopperite però da un maggior numero di antenne, anche se di piccole dimensioni o l’avvento di altre reti di servizi senza fili) potrebbe far rivedere il regolamento.

 

 

Muggia: nomine nelle commissioni è polemica fra gli ambientalisti  - Proteste e critiche nel corso dell’ultimo consiglio comunale

 

La surroga di un componente della commissione per il piano per gli impianti di telefonia mobile, ma anche alcuni timori di illegittimità nella procedura delle nomine, hanno diviso fortemente maggioranza e opposizione, mercoledì in consiglio comunale a Muggia.
Nella nuova commissione, all’esponente di «Ambiente e/è vita» è stato sostituito uno di Legambiente. Il consigliere Christian Gretti (An), già referente di «Ambiente e/è vita», si è lamentato per tale decisione, non condividendo l’addotta «maggiore rappresentatività» di Legambiente. Il sindaco ha proposto di modificare tale dicitura, spiegando che si tratta di una volontà di rotazione fra le associazioni ambientaliste. Ne è nata però una discussione. I consiglieri di opposizione hanno, tra l’altro, parlato di possibili «preferenze» tra le associazioni ambientaliste, ricordando che il sindaco era presidente a Muggia di Legambiente. Il sindaco ha negato ogni addebito. Ma a scaldare gli animi è stata una richiesta del consigliere Claudio Grizon (Fi): «Perché in delibera c’è già il nome dell’associazione ambientalista e delle categorie professionali per la commissione, se la legge regionale prevede che si debbano dapprima vagliare le varie candidature? È stato avviato l’iter?». Alla conferma che non c’è stato alcun iter del genere, come del resto non c’era stato nemmeno alla precedente nomina della passata amministrazione (di centrodestra), Grizon ha sbottato: «Il fatto che i miei “colleghi” in passato abbiano sbagliato non vuol dire che dobbiamo sbagliare ancora.
Perché non ritirare la delibera e ridiscuterne?». Critica anche da Andra Mariucci (capogruppo dei Cittadini, in maggioranza): «Dire di voler rendere partecipi i cittadini delle decisioni non deve essere un alibi per presentare scelte già prese a priori. In questo caso, sarebbe stato meglio mettere tutte le associazioni ambientaliste attorno ad un tavolo». Appelli finiti nel vuoto. La delibera è stata approvata (anche da Mariucci). Contrarie solo le opposizioni che hanno promesso verifiche. La successiva uscita dall’aula della minoranza ha fatto mancare il numero legale.
L’assessore Edmondo Bussani, interrotto mentre illustrava la delibera sullo Sportello unico per le attività produttive, ha commentato: «Mi auguro che tale gesto non vanifichi gli sforzi di creare una struttura utile per lo sviluppo di Muggia».
s.re.

 

 

Lotta ai rumori e qualità dell’aria Passano le leggi antinquinamento

 

TRIESTE Il Consiglio regionale ha approvato il pacchetto di norme in tema di inquinamento. L’aula ha dapprima concluso l’esame della legge sull’inquinamento luminoso che ha diviso maggioranza ed opposizione. Il provvedimento indica l’obbligo, per i nuovi impianti di illuminazione, di rispondere alle norme antinquinamento e di garantire un ridotto consumo energetico, limitando dunque la potenza delle sorgenti luminose e la dispersione verso il cielo. Gli impianti non a norma dovranno essere adeguati in un arco di tempo che va dai cinque ai quindici anni a seconda della potenza della sorgente di luce in questione. «È una delle solite leggi che impone spese ai cittadini favorendo invece i produttori che rivendono gli impianti che, da oggi, sono gli unici consentiti in Friuli Venezia Giulia» affermano Roberto Asquini e Daniele Galasso. Forza Italia, Lega e Udc hanno dato voto contrario mentre An si è espressa favorevolmente. Fronte non comune anche nella maggioranza dove i Cittadini si sono astenuti: «La legge si è trasformata nella solita legge burocratica e farraginosa – sostiene Maurizio Paselli – e si è avventurata in una serie di autorizzazioni pratiche, piani e sanzioni». Secondo il relatore di maggioranza Giorgio Baiutti, al contrario, il testo «riduce gli sprechi e salvaguarda il cielo notturno». Larga approvazione (esclusa l’astensione del consigliere di An, Bruno Di Natale, e del forzista Roberto Asquini) per la legge sull’inquinamento atmosferico e acustico. Per quanto concerne le emissioni, oltre a indicare alcuni provvedimenti per gli insediamenti produttivi, il traffico e gli impianti termici che saranno oggetto dei piani di azione comunali, il provvedimento istituisce l’inventario regionale delle emissioni in atmosfera. Si tratta di uno strumento gestito dall’Arpa che ha il compito di rilevare le sorgenti più significative di emissioni inquinanti per fornire informazioni finalizzate alla riduzione delle stesse. Per quanto concerne l’inquinamento acustico, la legge indica l’obbligo di redazione di un documento di impatto acustico per opere quali aeroporti, ferrovie, strade, discoteche e impianti sportivi. Prevista inoltre la valutazione previsionale del clima acustico per nuovi insediamenti residenziali, scuole, asili, ospedali, case di riposo e di cura. La Regione, infine, si accollerà il 50% della spesa per quanto riguarda la riparazione dei danni e le opere di isolamento acustico degli edifici nei comuni di Aviano e Codroipo, interessati dal sorvolo di mezzi militari. «Un provvedimento importante – ha commentato l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Moretton – che dà corso ad un percorso di pianificazione per la salute e per l’ecosistema affidando ulteriori competenze ai sindaci che gestiscono il territorio da vicino e fornendo garanzie alle imprese ad ai cittadini».
Roberto Urizio

 

 

Energia: Zagabria pronta ad offrire all’Italia il progetto di un elettrodotto sottomarino

 

L’annuncio del vicepremier Polancec: inviata una lettera di intenti. Commercializzata l’elettricità prodotta in Ucraina FIUME Non solo collegamenti navali fra le coste croata ed italiana, ma anche un elettrodotto sottomarino che possa risolvere gran parte dei problemi dell’Italia riguardanti le forniture di corrente elettrica. E’ stato il vicepresidente del governo croato, Damir Polancec, ad annunciare l’altro giorno che i dirimpettai Paesi adriatici potrebbero essere collegati da un cavo sottomarino, con l’energia elettrica che dalla Croazia verrebbe erogata all’Italia. Polancec, presente a Zagabria alla presentazione delle 500 migliori imprese croate nel 2006, ha fatto presente che attualmente la Croazia importa il 10 per cento del suo fabbisogno di energia elettrica, ma che in capo ad un paio d’ anni potrebbe diventare un Paese esportatore in questo comparto. «Si tratta di un progetto serio, quello del cavo sottomarino che trasporterebbe corrente dal nostro Paese all’Italia – ha dichiarato Polancec – il progetto potrebbe essere realizzato entro il 2012 ed è già stata sottoscritta la relativa lettera d’intenti».
Ad avviare il discorso di collaborazione erano stati i gestori delle fonti di energia elettrica italiani in quanto la vicina Penisola deve importare circa un quarto delle sue necessità elettroenergetiche. Secondo Polancec, l’Italia potrebbe dirottare al suo sistema distributivo l’energia elettrica prodotta dall’Ucraina oppure dalla Bulgaria, risolvendo così gli intoppi legati agli elettrodotti che attraversano l’ Austria e la Slovenia. Si tratta di impianti di capacità inferiori rispetto al fabbisogno dell’Italia, i cui timori connessi ai rischi di black-out nella stagione estiva sono ormai proverbiali.
Intanto gli esperti dell’ Istituto energetico Hrvoje Pozar di Zagabria stanno formulando lo studio di fattibilità che dovrebbe essere pronto entro la fine dell’anno. Da quanto si apprende, le prime analisi hanno evidenziato che il progetto del cavo elettrico sottomarino sarebbe realizzabile, ovvero non costituirebbe un problema per il sistema distributivo croato. Il costo? Secondo stime alquanto attendibile, potrebbe aggirarsi sui 250 milioni di euro. Gli investitori sarebbero italiani, ma non è da escludere che si faccia avanti pure l’ Azienda elettrica di Stato, l’ Hep, che sarà comunque titolare dell’ infrastruttura posata sui fondali croati. Infatti, in base alle normative croate, agli stranieri non è permesso di essere proprietari di sistemi di trasporto energetici nell’ ex repubblica jugoslava. La soluzione sarebbe dunque rappresentata dalla concessione in affitto della condotta, che garantirebbe all’ Hep un guadagno annuo di svariati milioni di euro.
E il tracciato? Finora si è parlato di tre soluzioni: dalle coste istriane a Venezia, da Ploce (Dalmazia) in direzione delle regioni meridionali italiane e infine da Spalato verso l’ Italia centrale, percorso quest’ ultimo che avrebbe le maggiori chance.
A. M.

 

(Afv/Pe/Adnkronos) 01-GIU-07 13:06 - ENERGIA: FRIULI VENEZIA GIULIA BOCCIA PROGETTI DEI DUE RIGASSIFICATORI.

 

SE MINISTERO SUPERERA' DIFFICOLTA' SEGNALATE REGIONE DIRA' SI' A UNO SOLO
Trieste, 1 giu. - (Adnkronos) - La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha bocciato i progetti per i due rigassificatori presentati da altrettante societa' spagnole, Endesa e Gas Natural, da realizzarsi in provincia di Trieste, uno offshore, in mezzo al Golfo, e l'altro sulla terraferma in comune di Muggia. Il governo regionale ha detto no ai progetti cosi' come presentati dalle societa', in quanto non consentirebbero di potersi esprimere sulla compatibilita' ambientale. In pratica, secondo l'esecutivo i progetti non dimostrerebbero che i rigassificatori non porterebbero pericoli per l'*ambiente* e per la salute dei cittadini. La Giunta ha quindi stabilito di segnalare le carenze dei progetti al ministero dell'*ambiente*. Attraverso un comunicato, l'esecutivo rende noto che qualora il ministero dell'*ambiente* superasse le difficolta' di ordine progettuale e ambientale, la Giunta ritiene, per il principio di precauzione, di essere disponibile a dare l'intesa comunque per un solo impianto.
 

 

Rigassificatori, la Regione richiederà lo scarico delle acque in mare aperto

 

Lo annuncia Illy agli ambientalisti di Konrad. I sindaci: «Elettrodotti, il ddl sull’energia va cambiato»

TRIESTE Nell’inviare il parere sui rigassificatori al governo, la Regione richiederà come prescrizione l’obbligo di prelievo e scarico delle acque al di fuori delle dighe e trasmetterà i rilievi di ordine paesaggistico del Comune di Grado. Lo assicura Riccardo Illy a «Konrad», rivista di riferimento per gli ambientalisti, rilasciando un’intervista in cui parla di rigassificatori e cementificio.
Sui rigassificatori, in particolare, a fronte delle obiezioni su utilizzo del cloro e processo di raffreddamento dell’acqua, Illy afferma che «il cloro è presente anche nell’acqua di rubinetto che tutti beviamo e non è una sostanza tossica». Poi, rispetto alla temperatura marina, il presidente aggiunge che «è intenzione della Regione richiedere l’obbligo di prelievo e scarico delle acque al di fuori delle dighe attraverso una condotta». E ricorda che «la decisione finale viene presa dal governo italiano, nell’ambito di una procedura di Via nazionale», che assegna potere solo consultivo alla Regione. Non solo: Illy aggiunge che quando il parere della giunta sarà trasmesso al governo conterrà anche «i rilievi di ordine paesaggistico avanzati dal Comune di Grado che hanno un loro fondamento, considerata la vocazione turistica gradese, una vocazione che ovviamente intendiamo consolidare». Nessuno spazio, invece, per il parere del Comune di Trieste che «non è sensato – si legge nell’intervista - o, meglio, è inconferente», in quanto doveva esprimersi «sull’impatto ambientale dell’insediamento e invece ha motivato il suo no con ragioni di tipo economico». Intanto, in attesa che la Regione completi il suo iter, Igor Kocijancic (Rc) e Lino Santoro (Legambiente) hanno indetto oggi una conferenza stampa per parlare delle innovazioni tecnologiche che supererebbero il bisogno di rigassificatori.
Anche l’iter sul cementificio di Torviscosa attende di essere completato. In un’intervista alla Rai lo stesso presidente aveva ricordato che sono state chieste integrazioni ai pareri dell’Ass e dell’Arpa e che dopo gli esiti, «gli uffici proporranno la loro decisione» e «l’assessore porterà la delibera in giunta e ritengo che la giunta l’approverà così come sarà proposta». Gli ambientalisti di «Konrad», nell’attesa, propongono una diversa composizione, tutta esterna, della commissione di Via per eliminare sospetti di interferenze politiche. «La composizione – risponde Illy - è regolata da norme europee e nazionali. Va anche sottolineato che già adesso tutti i membri della commissione, anche i dipendenti della Regione, sono responsabili personalmente del loro operato». E le accuse sulla stampa del componente del Wwf Fabio Gemiti? «Ho provveduto ad inviargli una lettera nella quale lo richiamo al suo dovere di denunciare alla magistratura eventuali comportamenti penalmente rilevanti, ove li avesse riscontrati in altri membri della commissione; oppure, se ciò non fosse, al suo obbligo di non esprimere opinioni all'esterno, data la sua qualifica di pubblico ufficiale quando opera come commissario. Altrimenti - conclude Illy - si corre il rischio di diffamare». Una diffida che Gemiti conferma di aver ricevuto e inteso. Contattato, assicura che d’ora in avanti si esprimerà solo nelle sedi competenti. La via della magistratura, almeno per ora, non sarà tra queste.
Intanto, un altro tema caldo tiene banco: quello degli elettrodotti. I sindaci del Friuli Venezia Giulia, riunitisi ieri in un’assemblea organizzata dell’Anci, chiedono di venire coinvolti nelle decisioni sulla progettazione degli elettrodotti e delle opere di compensazione. E pertando propongono una serie di modifiche al ddl sull’energia, che ha ricevuto parere negativo.

 

Rigassificatori: interrogativi

 

Ultimamente c’è stato un notevole calo di interesse da parte della cittadinanza riguardo i due impianti di rigassificazione, uno di questi da realizzare in città. Dico «in città», perché come la Ferriera, anche l’impianto di rigassificazione potrebbe comportare, come tutti sanno (ma taluni non vogliono toccare questo tema), disagi soprattutto alle famiglie che risiedono nelle vicinanze del sito proposto. Questo modo pacato e naturale con il quale la Regione e il Comune espongono al pubblico i loro pareri politici senza approfondire in campo tecnico, economico e della sicurezza, che invece il cittadino ha diritto di sapere, mi fa pensare che il programma comunque sta andando avanti come vogliono loro, proteggendo come al solito il particulare a scapito dell’interesse generale.
Voglio inoltre ricordare, a distanza di un anno dalla mia prima lettera pubblicata il 24 maggio 2006, che nessuno ha risposto ai miei sette quesiti tecnico-economici che riguardano in primo piano gli impianti in questione.
Erich Ferluga

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 31 maggio 2007

 

 
Basovizza, impianto ad energia solare per dare luce a Elettra - È stato realizzato da AcegasAps
 
BASOVIZZA Sfruttare l'energia solare per produrre energia elettrica. Da questo mese sarà possibile anche al Sincrotrone Elettra - il laboratorio insediato nell’Area Science park di Basovizza - dove è stato inaugurato ieri un nuovo impianto fotovoltaico realizzato da AcegasAps. La cerimonia - che chiude un lungo iter iniziato nel 2005, con un accordo tra i due enti sulle energie rinnovabili - ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti di Elettra e AcegasAps, tra i quali il presidente del Sincrotrone Carlo Rizzuto, l’amministratore delegato di AcegasAps Cesare Pillon e il direttore generale dell’azienda Marina Monassi. L’impianto, che occupa la superficie del tetto di due edifici del comprensorio di Basovizza, è costituito da 114 pannelli fotovoltaici da 175 Watt di picco. Il progetto - creato nell’ambito del programma «tetti voltaici» del ministero dell’Ambiente - ha avuto un costo complessivo di 145 mila euro di cui 108 mila provenienti da un contributo della Regione. La produzione stimata si attesta sui 24 mila kWh annui.
L’impianto è costituito da un insieme di apparecchiature che consentono di trasformare direttamente l'energia solare in energia elettrica, e presenta diversi vantaggi, tra i quali l’assenza di qualsiasi tipo di emissioni inquinanti, il risparmio di combustibili fossili, affidabilità e costi minimi di manutenzione. L’impianto è inoltre dotato di un convertitore di segnale per sensori meteorologici installato sulla copertura, nei pressi di un modulo fotovoltaico, elemento essenziale dell'impianto, che capta la radiazione solare durante il giorno e la trasforma in corrente continua. In più, tutti i dati esterni e di funzionamento dell’impianto vengono trasferiti e registrati in un’attrezzatura speciale che, tramite un software specifico, consente poi la rilevazione, la visualizzazione e il trattamento dei dati.
Gabriela Preda

 

Antonione: Sonego teme il referendum sui rigassificatori - Lupieri: ma il Consiglio di Stato ha già bocciato l’ipotesi, gli enti locali non possono decidere

 

Si riapre la polemica sugli impianti da costruire nel golfo di Trieste. Predonzan (Wwf): deficit democratico della giunta

TRIESTE «La Commissione dei Garanti ha già dichiarato nel merito ‘inammissibile’ la proposta di referendum consultivo comunale sui rigassificatori, anche in seguito a quanto rilevato dal Consiglio di Stato». Sergio Lupieri, consigliere regionale della Margherita, si affianca all’assessore Lodovico Sonego contro l’ipotesi di referendum avanzata dai Verdi e dal senatore di Forza Italia Roberto Antonione.
«Le dichiarazioni del senatore Antonione – aggiunge Lupieri – appaiono quindi approssimative e tardive, se non riguardo alla necessità di fornire ai cittadini tutti il massimo di informazione con la più totale trasparenza». L’esponente azzurro, intanto, replica alle dichiarazioni rilasciate ieri dall’assessore regionale che lo aveva accusato di superficialità nell’affrontare la questione: «Non ho mai affermato che un rigassificatore provocherebbe il riscaldamento dell’acqua marina – precisa Antonione – né che un’alternativa per l’approvvigionamento energetico non sia necessaria. Ma fa specie che l’assessore Sonego consideri totalmente ininfluente il parere dei cittadini di Trieste sulla questione» aggiunge l’ex presidente della Regione riferendosi alla contrarietà del membro della giunta al referendum. «Sarebbe stato opportuno – aggiunge Antonione – che invece di essere io ad organizzare un incontro sul tema, lo avesse fatto la giunta regionale. Forse avrebbero scoperto che esiste una reale possibilità di attentati e avrebbero capito che non è il caso di realizzare un impianto di rigassificazione nelle vicinanze di un’area densamente abitata. Ma forse Sonego non vuole capire perché ha interessi che non coincidono con quelli dei cittadini e per questo teme il referendum». E sull’illazione di una ‘discesa in campo’ strumentale a preparare il terreno per una candidatura alle prossime regionali, Antonione taglia corto: «Faccio il mio lavoro al Senato e non sono candidato a nulla, fino a prova contraria». Chiamato in causa dalle parole dell’assessore anche il consigliere dei Verdi, Alessandro Metz, chiamato da Sonego ad essere “orgoglioso” per l’impostazione ambientalista e partecipativa dell’azione regionale in tema di pianificazione urbanistica ed energetica: «Sonego confonde i piani – replica Metz – perché è stata fatta un’azione di concertazione con le parti interessate e non quanto prevede Agenda 21, ovvero la partecipazione e l’informazione dei cittadini». «La realtà – aggiunge Metz – parla di un’indignazione e di proteste di comitati per scelte discutibili. Non lo dicono i Verdi ma il proliferare di cave, insediamenti produttivi e infrastrutture accelerate da leggi obiettivo». E la previsione di un percorso partecipato all’interno di queste leggi è, secondo il consigliere dei Verdi, «un atto di ignoranza o di malafede. Se questo è il metodo, dice molto su come viene concepita la democrazia». Non basta a Metz ed agli ambientalisti nemmeno il passo indietro del presidente Illy che ieri, rispetto al cementificio di Torviscosa, ha dichiarato che la giunta non ha deciso in attesa delle integrazioni ai pareri dell’Ass e dell’Arpa. «Illy ha chiaramente espresso il suo favore all’impianto – sostiene Dario Predonzan (Wwf) – indicandolo come fiore all’occhiello e come portatore di benefici economici per la Regione. E’ legittimo e positivo che il presidente cambi idea ma non faccia finta di non aver detto certe cose». Sulla stessa lunghezza d’onda la questione rigassificatori. «La giunta - spiega Predonzan - ha già dichiarato di essere favorevole ai due impianti su basi socio-economiche». E se per Lupieri «il sì della Regione ai rigassificatori, considerate le molte prescrizioni, equivale di fatto ad un no», il responsabile per il territorio dell’associazione ambientaliste vede «un atteggiamento ipocrita della giunta che, nonostante gli interrogativi non chiariti dalla documentazione delle due aziende, dice sì agli impianti per poi scaricare le responsabilità sul governo, senza tenere peraltro conto dei pareri degli enti locali. Un chiaro segno del deficit culturale e democratico di questa amministrazione».
r.u.

 

 

Illuminazione pubblica incentivi per i risparmi - La Regione concederà contributi anche ai privati per adeguare gli impianti energetici

 

Oggi l’approvazione della legge

TRIESTE Slitta a questa mattina l’approvazione della legge per il risparmio energetico ed il contenimento dell’inquinamento luminoso. Ieri infatti il Consiglio regionale ha approvato dodici dei quattordici articoli del provvedimento, accantonando le parti che riguardano la regolamentazione delle sorgenti di luce e dell’utilizzazione di energia elettrica da illuminazione esterna e le disposizioni sull’adeguamento degli impianti esistenti. Il testo finora approvato prevede nuovi impianti di illuminazione devono essere preceduti da un progetto illuminotecnica che deve essere approvato dai Comuni; non necessitano di questo passaggio gli impianti di modesta entità o temporanei come quelli di rifacimento di impianti esistenti, le insegne pubblicitarie non dotate di illuminazione propria e inferiori ai 6 metri quadrati, gli apparecchi di illuminazione esterna delle vetrine (per non più di tre apparecchi per vetrina), le installazioni per cantieri. La Regione concede contributi per la predisposizione dei piani comunali di illuminazione e per l’adeguamento degli impianti sia per enti pubblici che per i privati. La legge prevede inoltre la tutela degli osservatori astronomici (professionali e non) indicando una fascia di rispetto per le sorgenti luminose inquinanti che non potranno sorgere a meno di 25 chilometri dall’unico osservatorio professionale presente in Friuli Venezia Giulia (l’Osservatorio Astronomico di Trieste a Basovizza) e a meno di 10 chilometri da quelli non professionali che si trovano a Remanzacco, Montereale Valcellina, Talmassons, Farra d’Isonzo, Basovizza, Gorizia, Rovereto in Piano, Zuglio e Savogna. L’accensione di un impianto che violi le disposizioni contenute in questa legge comporta una sanzione che va da 200 a 600 euro per ognuno dei punti luce, oltre all’obbligo di mettere a norma gli impianti entro novanta giorni. La sanzione può raddoppiare nel caso gli impianti non a norma costituiscano una notevole fonte di inquinamento secondo le indicazioni dei piani di adeguamento redatti dalle Province.

 

 

Mosca vuole l’oleodotto Mar Caspio-Veglia  - Il progetto sarà rilanciato dallo stesso presidente Putin a giugno in visita a Zagabria

 

Il collegamento viene fortemente avversato dagli ambientalisti. Già due anni fa è stato bocciato lo studio di impatto ambientale dell’opera

Il progetto, fin quando era in vita, prevedeva l’arrivo al porto petroli vegliota di Castelmuschio (Omisalj) di circa 15 milioni di tonnellate di greggio russo all’ anno, provenienti – tramite oleodotto – dalle regioni caspico–caucasiche.
Il capo dello Stato russo sarà a Zagabria il mese prossimo per partecipare ad un summit energetico e, stando ai media nazionali, tornerà alla carica per perorare la carica di Druzba Adria, un progetto che sta molto a cuore a Mosca. Del resto le autorità russe – Putin in testa – non hanno mai digerito il brusco arresto nella realizzazione di Druzba Adria che sembrava ormai ad un passo dal venir concretato.
Ricordiamo che due anni fa, la competente commissione croata bocciò lo studio di impatto ambientale di Druzba, commissionato dalla Janaf, l’azienda statale che gestisce l’oleodotto croato. I componenti dell’organismo rilevarono che il documento era incompleto in quanto non forniva risposte esaurienti sui rischi ambientali dovuti al trasporto (via terra e via mare) di milioni di tonnellate di petrolio.
Lo studio parlava inoltre solo della prima fase del progetto, che comportava un aumento minimo dei quantitativi di greggio da far giungere a Castelmuschio, isola di Veglia, per poi imbarcarli su superpetroliere e venderli sui mercati occidentali.
In pratica, questo primo segmento del progetto prevedeva 5 milioni di tonnellate annue in più rispetto all’attuale movimentazione, che è pure di 5 milioni di tonnellate all’anno.
Inoltre il documento non trattava altre voci, come ad esempio la stima dei mancati guadagni per l’industria turistica quarnerina, oppure i danni che deriverebbero dall’eventuale fuoriuscita di greggio in mare o sulla terraferma.
Dopo il no a Druzba Adria, gli ecologisti quarnerini e istriani – spalleggiati da quelli italiani e sloveni – manifestarono la loro soddisfazione, dicendosi convinti che il piano non avrebbe più rivisto la luce del sole.
E invece pare che sarà Putin a farlo resuscitare, chiedendo al governo di centrodestra del premier Ivo Sanader di rimettere in moto l’iter di realizzazione. Una cosa per nulla facile in quanto il 2007 è l’anno delle elezioni politiche in Croazia e il primo ministro sa che il suo eventuale placet a Druzba Adria potrebbe togliergli vagonate di voti.
Per quest’anno si prevede dunque un niet al progetto, per l’anno prossimo si vedrà. Certo è che in questo momento Zagabria è più concentrata sul «caso rigassificatore» nell’Adriatico settentrionale.
È stato confermato che a fine giugno saranno presentati i risultati dello studio che definirà la località ospitante il terminal: in lizza Castelmuschio, Fianona, Canal d’Arsa, Buccari e un terminal off–shore.
Resta il fatto che l’intera area dell’Alto Adriatico sta diventando sempre più strategica per quanto riguarda le poltiche enrgetiche. Anche per la presenza a Trieste dell’oleodotto transalpino che rappresenta sicuramente una struttura «strategica» per il rifornimento di greggio per l’Europa centrale.
La stessa Slovenia, dopo molte ritroise, ha accettato di far passare sul suo teritorio un oleodotto che collegherà proprio il terminal treistino con i poxxi della russia caucasica.
Andrea Marsanich

 

 
Società rovignese costruirà in Cicceria una centrale eolica  - A regime produrrà 80 megawatt
 
LANISCHIE Il vento sarà imbrigliato sull’Altipiano dei Cicci, in Istria, per essere trasformato in corrente elettrica. Una fonte di energia rinnovabile che vedrà la rovignese Valalta investire in Cicceria, l’aspra ma fascinosa regione settentrionale della Penisola, qualcosa come ottanta milioni di euro. Dopo gli investimenti in Dalmazia, le centrali eoliche fanno capolino anche in istria, per un progetto che contempla l’edificazione di 34 aerogeneratori per una potenza di 80 megawatt. I lavori, che riguarderanno l’area da Terstenico a Racia, dovrebbero cominciare alla fine del 2007 o al più tardi nei primi mesi dell’anno prossimo. Davorin Flego, capo dell’ufficio sviluppo dell’azienda investitrice (la Valalta opera in collaborazione con la tedesca Wallenborn Projektentwicklung), ha reso noto alla stampa che in questo momento si sta redigendo lo studio di impatto ambientale. «La maggiore attenzione è dedicata ai movimenti dei volatili, in special modo dei grifoni o avvoltoi dalla testa bianca che vivono nell’Alto Adriatico – così Flego – crediamo che il documento sarà pronto il prossimo settembre, mentre la presenza di una centrale eolica in Cicceria è già contenuta nei piani regolatori di Lanischie e della Regione istriana. Dopo aver ottenuto il parere del ministero dell’Ambiente, depositeremo la richiesta per il rilascio dei permessi di costruzione ed edile».

 

 

 

 

PUNTO INFORMATICO - MERCOLEDI' , 30 maggio 2007

 

 

Milano - Ogni watt consumato da un PC si trasforma mediamente in 27 watt di consumi a livello di data center. Così IBM ieri ha voluto iniziare a raccontare quale sia il rapporto, spesso funesto, tra consumi energetici e Information TechnologyBig Blue è tra i grandi player del settore ad aver iniziato ad affrontare il problema dei "consumi informatici", che peraltro apre anche nuove opportunità di business per i costruttori, soprattutto per i maggiori, anche grazie al crescente interesse delle istituzioni internazionali. E per questo l'azienda ha ieri organizzato un evento (Business E3 - Energie, Efficienza, Economia) al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Un appuntamento che, per rimanere in tema con lo spirito della giornata, è stato definito dagli organizzatori ad "impatto zero" sull'ambiente: IBM ha quantificato i consumi riferiti a illuminazione, utilizzo di apparecchiature informatiche e mezzi di trasporto utilizzati dai presenti e sostiene di averli compensati impegnandosi a tutelare 1.933 metri quadri di foresta in Costa Rica.
Il fronte italiano
"L'Italia contende al Messico il primato dei consumi energetici per macchina tecnologica - ha spiegato a Punto Informatico Fabrizio Renzi, technical director & Cita tech leader Stg-IBM - I nostri consumatori spendono, infatti, 0,15 dollari per ciascun chilowattora, una cifra enorme se moltiplicata per l'utilizzo che si fa dell'informatica in tutti i settori, da business al tempo libero".
Stime altrettanto preoccupanti sui costi dei consumi energetici erano state prodotte solo poche settimane fa da IDC, secondo la quale per ogni euro speso nell'acquisto di apparecchiature informatiche conseguono 50 centesimi di consumo energetico, che diventeranno 71 nel 2010. "La vera sfida per i prossimi anni è accrescere l'energia negativa, vale a dire la capacità di ridurre i consumi attraverso il miglioramento delle tecnologie e l'efficientamento delle infrastrutture", ha commentato a margine dell'evento Andrea Poggio, vice direttore di
Legambiente presente all'iniziativa. "Lo ha detto anche il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso, che non è certo un radicale: serve una rivoluzione dei comportamenti che metta in cima alle priorità la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti".
Cinque step per ridurre i consumi
"IBM destinerà al risparmio energetico un miliardo di dollari all'anno", ha dichiarato Francesco Stronati, vice president Stg-IBM. "Prendendo ad esempio un data center di 25mila metri quadri, prevediamo di abbattere del 42% i consumi energetici. La stima dice che nei soli Stati Uniti questo dovrebbe comportare un risparmio pari a 7,439 tonnellate di carbone all'anno. Inoltre, nei prossimi tre anni prevediamo di raddoppiare la capacità informatica dei nostri data center senza aumentare i consumi energetici, né il
carbon footprint".
L'iniziativa di IBM, denominata "Project Big Green", comprende un team di 850 professionisti in efficienza energetica. A spiegare i passaggi necessari per raggiungere l'obiettivo è stato Daniele Berardi, vice president-global technology services dell'azienda statunitense: "Il processo di miglioramento dell'efficienza passa per cinque punti: diagnosi, pianificazione, virtualizzazione, gestione e controllo".
La diagnosi, nelle intenzioni di IBM, consentirà a ciascun utilizzatore di comprendere le caratteristiche delle proprie macchine, le potenzialità, l'uso effettivo e i possibili fattori di criticità. In questo modo sarà possibile individuare le aree ad alta densità di energia che derivano da layout difettosi dei rack del server, da un'imperfetta progettazione delle superfici e da una mescolanza indesiderata di aria calda e fredda. Seguono la fase di pianificazione, che prevede la progettazione di una serie di interventi da attuare nel medio termine, e quella successiva della virtualizzazione: "Spesso il parco macchine è fatto di sistemi che sono stati acquistati nel tempo e che finiscono con il sovrapporsi, lavorando a meno della metà rispetto alle proprie potenzialità", ha aggiunto Berardi. "Per questo è fondamentale accorpare i server per incrementare l'efficienza e ridurre gli sprechi". Il processo si completa con la fase della gestione, vale a dire il monitoraggio continuo delle soluzioni adottate, per valutarne l'impatto, e il controllo delle attività di raffreddamento.
Aria nei microchip per ridurre il surriscaldamento
Detto dei processi, come si ottiene una riduzione dei consumi sul versante hardware? "I nostri ultimi prodotti contengono dei piccoli fori che consentono all'aria di passare", ha spiegato a Punto Informatico Rienzi. "In questo modo il sistema si raffredda da solo e si ottiene un risparmio dei consumi fino all'80%". Il riferimento è alle nuove versioni del
microprocessore Power6 lanciato pochi giorni fa: un sistema che supera di molto la velocità rispetto a Power 5 (da 3,5 a 4,7 Ghz), utilizzando la stessa quantità di energia elettrica.
È un primo passo, forse, che si aggiunge a quelli che
stanno realizzando altri colossi del settore, come Dell, e che, come accennato, trova nelle istituzioni un referente più attento di un tempo al problema dei consumi informatici. Un problema esploso da anni, soprattutto da quando in California hanno iniziato a verificarsi black out legati ai consumi dei data center, una situazione potenzialmente esplosiva per tutto il mondo ricco.
Luigi dell'Olio

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 30 maggio 2007

 

 

Piano delle antenne, ma senza mappa - Bucci: «Leggi e mercato la impediscono, faremo comunque scelte mirate»

 

L’assessore ha illustrato alle circoscrizioni la bozza che dovrà essere votata dal consiglio comunale

Il Comune ha pronto il nuovo piano per le antenne della telefonia mobile dopo che due anni fa le compagnie vinsero un ricorso al Tar contro un documento molto vincolante. E l’assessore all’Ambiente Maurizio Bucci avverte: «La gente resterà delusa, si aspetta una mappatura precisa: non è possibile, il libero mercato e le leggi ce lo impediscono, ma abbiamo inserito una serie di procedure dissuasive in modo da portare, discutendo e concordando, a una dislocazione degli impianti conforme a questo piano che comunque stabilisce regole precise». Il piano (che dovrà essere approvato dal consiglio comunale) non è retroattivo. I tecnici assicurano: «Le 192 antenne esistenti a Trieste non risultano comunque fuori norma». Solo cinque i casi «insopportabili». E sarà la giunta a contrattare uno spostamento coi gestori.
Ieri nella grande sala riunioni del Mib al Ferdinandeo il Comune ha chiamato tutte le circoscrizioni per la presentazione ufficiale e partecipata, «secondo Agenda 21» ha specificato Bucci, di questo nuovo e complesso documento. Ma preoccuparsi di affittare una sala grande si è rivelato inutile, perché - con sconcerto dello stesso assessore sul cui tavolo piovono le proteste del «territorio» - c’erano appena una trentina di persone.
Il fattore dissuasivo, rispetto al potere che i gestori di telefonia mobile si sono conquistati vista l’ingordigia di cellulari di quegli stessi che poi s’indignano per l’antenna, sta in questo: le aree protette avranno una «zona di rispetto» di 50 metri. Prima di riuscire a ottenere il permesso di installazione in quelle aree le aziende dovranno dimostrare di non avere scelta, e comunque l’eventuale permesso dovrà passare per tempi lunghi, fino a un «sì» del consiglio comunale. Nel dettaglio: vietato mettere antenne vicino ad asili nido, a tutte le scuole, a strutture dedicate a cure materno-infantili e ricreatori, ad anziani e disabili, a ospedali e degenze. Vietato su immobili che hanno vincolo monumentale, a cimiteri e sagrati di chiese, su cigli panoramici (Carso, Barcola) con un’area di rispetto di 200 metri, in zone a tutela ambientale e in zone archeologiche. Sono indicate nella mappa le zone «preferenziali», «pubbliche idonee» e «neutre». Nel disegnare i vincoli il Comune (lo ha spiegato l’ingegner Tosolini della Pianificazione) si è scontrato con la carenza di documentazione: non si sa esattamente quanti palazzi siano «protetti». Fa fede comunque la Soprintendenza.
Quanto alla principale questione, i volt diffusi nell’aria, nessun impianto a Trieste - lo ha certificato anche Marzio Viola dell’Arpa - supera il limite di 6 per metro, che è l’indice più basso esistente per la tutela della salute. Anzi, si viaggia sui 2 volt. Bucci ha sottolineato: «C’è un impatto percettivo, l’antenna davanti alla finestra sconvolge, anche se sappiamo che non fa male, ma la città è piena di antenne camuffate da camini e nessuno protesta». Proprio al Ferdinandeo ne è sorta una così. Il piano ne cita una travestita da albero.
«E’ svilente ammettere che non possiamo obbligare i gestori - ha concluso Bucci dopo alcune brevi osservazioni di Sasco (Udc), presidente della commissione Urbanistica, di Lesa dei Cittadini, di Pahor, presidente della quinta circoscrizione -, ma altresì sappiamo che in futuro, con la tv sul cellulare, arriveremo a 400 antenne, più piccole, più sofisticate, ma tante».

Gabriella Ziani

 

I gestori potranno spostarsi in aree migliori
In zona di vincolo ambientale risultano a tutt’oggi 49 antenne per cellulari, un quarto sul totale. Se il nuovo piano comunale diventerà vigente, quando i gestori chiederanno modifiche potranno essere «accompagnati» in zona migliore. In area residenziale ce ne sono 106 (oltre la metà), in centro storico 50 (il 26 per cento) e 44 in zone di pregio urbanistico (il 22,9 per cento). Quanto a tipologia, 119 sono proprio «antenne», 52 si configurano come pali metallici, 17 a traliccio, uno è un «finto pino», e solo uno è a microcelle: il più moderno e sicuro, ma quello che al gestore costa di più. Quanto all’ultima vibrante protesta, un’antenna nella scuola privata di Villa Geiringer («perché ci ingannano facendo addirittura i lavori di notte?»), la licenza edilizia è stata sospesa: «Tecnicamente non è in area scolastica - ammette Bucci - e il gestore ha ragione». Questioni di opportunità e scelte della scuola, certo. Ma il Comune non può dare il «foglio di via» definitivo.

 

 

Case di Cedassamare, l’impresa pone l’ultimatum al Comune

 

I consiglieri comunali hanno trenta giorni per valutare il via libera al progetto: se votassero no potrebbero essere chiamati a rispondere in solido

Votare sì, dando il via libera alla realizzazione di un progetto edilizio sul quale le dure critiche degli ambientalisti - ma anche dei residenti - si susseguono da anni. Oppure votare no, accollandosi però il rischio di essere chiamati dall’impresa costruttrice a far fronte a risarcimenti a sei zeri. In euro.
È il bivio di fronte al quale si trovano i consiglieri comunali che tra qualche settimana dovranno esprimersi in aula sulla variante al piano particolareggiato comunale di iniziativa privata che in salita di Cedassamare, a Barcola, prevede la costruzione di un complesso di villette in un’area boschiva, destinate ad aggiungersi ad altre due case già edificate. Il caso ormai si trascina da qualche anno. Ma nell’ultima seduta della commissione consiliare urbanistica, dedicata per l’ennesima volta a discutere di Cedassamare, il presidente della commissione stessa Roberto Sasco ha distribuito ai componenti le copie della diffida giunta dall’impresa proprietaria dei fondi, la Costruzioni Meranesi srl. Firmato dall’avvocato Daniela Paolini, il documento in buona sostanza ricorda come sinora l’iter amministrativo sia proseguito del tutto in regola, ottenendo tutta una serie di pareri positivi alla costruzione. Il Comune dunque dovrà pronunciarsi «entro i trenta giorni dalla notifica» dell’atto in questione, «con ogni riserva di richiesta risarcitoria in via solidale» e riservato comunque il «ricorso alla Magistratura competente».
Il consigliere comunale Verde Alfredo Racovelli non ci sta, e chiede di sapere in che modo tutti i «sì» dei tecnici si siano susseguiti, e domanda comunque «come si giustifichi la distruzione della costiera triestina». Ma intanto nei prossimi giorni i vari gruppi consiliari dovranno approfondire la faccenda e capire quali margini di intervento abbiano in direzione di un sì o di un no al progetto. Dalla commissione urbanistica Sasco ricorda come «eventuali perplessità sarebbero dovute emergere all’inizio, non alla fine di un lungo iter» che ha visto peraltro già l’impresa modificare una prima volta il progetto in base alle prescrizioni della Regione, vedendosi poi approvato il piano «con due voti a favore su 40», ricorda Racovelli.
Le opinioni comunque divergono. Sasco lo dice chiaro: in base al piano regolatore vigente, e con tutte le procedure esperite, «dare un voto contrario è estremamente difficile: bisogna motivarlo adeguatamente». E un domani tutti i consiglieri che votassero no potrebbero poi essere chiamati a rispondere in solido dei danni procurati così all’impresa. Ma dall’opposizione il diessino Fabio Omero rovescia la prospettiva: «Io ribadisco il mio no per un motivo politico, non tecnico. Perché in questo modo io contesto la politica urbanistica del Comune, che finora non ha fatto nulla per mettere in salvaguardia le zone di pregio come la costiera» e modificare peraltro il prg vigente, approvato ai tempi della giunta Illy «e sulla necessità di modificare il quale tutti concordiamo», chiude Omero. Ma il forzista Piero Camber ribatte: «Qui la politica non c’entra, la vicenda è tecnica. Siamo in uno Stato di diritto dove i diritti - anche quelli acquisiti da chi ha comprato un terreno come edificabile - vanno rispettati», se tutto è in regola naturalmente. E allora? Allora, Sasco - su mozione di Camber - ha dilazionato l’arrivo in aula di qualche settimana, così da dare a tutti il tempo di chiedere consiglio ai legali prima di votare.

 

 

Sonego: rigassificatori, il referendum non serve  - L’assessore boccia la proposta di Antonione: è un’infrastruttura terribilmente necessaria al Paese

 

Sviluppo e ambiente: i principali nodi in Friuli Venezia Giulia

Il diessino: il senatore forzista affronta l’argomento in modo improvvisato, forse vuole lanciare l’autocandidatura per le regionali 2008

TRIESTE Roberto Antonione da una parte e Alessandro Metz dall’altra chiedono il referendum sui rigassificatori nel Golfo di Trieste mentre ancora riecheggiano i clamori sulla vicenda cementificio e aleggia la questione legata alla Tav e al Corridoio V.
Ambiente e democrazia non hanno mai camminato così a braccetto e ad essere tirato in causa, oltre al presidente Illy, è stato spesso Lodovico Sonego. Ma il diretto interessato nega di avere tracciato un percorso decisionista e anti-democratico e rilancia la necessità di infrastrutture per il Friuli Venezia Giulia.
Assessore, il senatore Antonione ha riaperto il dibattito sulla possibilità di un referendum sui rigassificatori. Ipotesi realizzabile?
Quando si parla di referendum bisogna metterne in relazione l’oggetto e la platea di cittadini a cui si vuole chiedere di pronunciarsi. In questo caso siamo di fronte ad un’infrastruttura di valenza strategica nazionale. Occorre pensare se sia giusto e ragionevole chiamare a decidere una comunità locale su un tema di interesse regionale e nazionale. E chiedo alla leadership regionale di Forza Italia dove voglia portare il Friuli Venezia Giulia che ha un grande bisogno di modernizzazione infrastrutturale.
Lo stesso Antonione ha indicato la necessità di un’informazione puntuale verso i cittadini sulle grandi opere.
Condivido la necessità di fornire il massimo di informazione scientifica con la più totale trasparenza. E’ encomiabile che il senatore convochi riunioni pubbliche per una corretta informazione ma nel contempo mi ha colpito l’improvvisazione con cui Antonione affronta l’argomento, affermando, ad esempio, che i rigassificatori riscalderebbero l’acqua marina quando è vero il contrario. Se questa è l’informazione da dare ai cittadini stiamo freschi…
Come interpreta la ‘discesa in campo’ del senatore forzista su questo argomento?
Forza Italia sta attraversando un periodo di grandi tensioni ed è cominciata la corsa alla candidatura per la presidenza della Regione. Ambienti triestini del partito di Berlusconi dicono che l’uscita del senatore sia il primo passo per l’autocandidatura.
Intanto Metz propone un ‘referendum costiero’. Irrealizzabile anche questo?
Perché costiero? Il gas non è solo per la costa. Sarebbe come fare un referendum sul Corridoio V solo nei Comuni in cui passano i binari. Se negli anni ’60 fosse stato chiesto ai cittadini di Roncobilaccio di esprimersi sull’Autostrada del Sole, oggi andremo a Roma attraversando l’Appennino con una mulattiera.
Rimanendo all’interno di Intesa Democratica, la Margherita sostiene che la documentazione supplementare non fuga tutti i dubbi. E’ d’accordo?
Prima di pronunciarsi sull’istruttoria per la valutazione di impatto ambientale occorre aspettare che sia terminata. A quel punto, dopo un’attenta lettura di tutte le carte in nostro possesso, ci pronunceremo.
Ci sarà il coinvolgimento della Slovenia nel percorso decisionale?
Ognuno deve fare il proprio mestiere. La Regione deve fornire il suo parere e lo farà con tutta la diligenza del caso. Se lo Stato riterrà di dover ascoltare il governo sloveno, lo farà.
Il sindaco di Capodistria ha espresso perplessità sui progetti e i comitati anti-rigassificatori hanno raccolto 45 mila firme tra Trieste e Slovenia. Cosa si sente di dire loro?
Le autorità italiane stanno facendo il loro lavoro istruttorio con attenzione e scrupolo. Se verranno realizzati i rigassificatori sarà perché ci saranno tutte le garanzie di sicurezza possibili.
Perché l’Italia sostiene di avere bisogno di cinque rigassificatori e ci sono richieste per 13 impianti mentre gli altri paesi europei ne richiedono la massimo due?
C’è bisogno di diversificare l’approvvigionamento. La Spagna ha già cinque rigassificatori, Francia e Germania hanno le centrali nucleari. L’Italia non ha il nucleare ed i rigassificatori diventano terribilmente necessari per uscire dalla dipendenza dalla Russia e dall’Algeria.
Sui rigassificatori, ma anche sul cementificio e la Tav, è stata sollevata dall’opposizione, ma non solo, la ‘questione democratica’ chiamando spesso in causa anche il suo operato. Come replica?
Sono orgoglioso che il Friuli Venezia Giulia abbia formulato un piano territoriale ed un piano energetico con il percorso di Agenda 21.
Metz però sostiene che si tratta di un’Agenda 21 impoverita.
Anche Metz dovrebbe essere orgoglioso. I piani che ho citato sono l’esito di una cultura ambientalista nel governo regionale. Mi fa specie che proprio Metz, che da consigliere dei Verdi dovrebbe essere portatore di questa cultura, invece la svilisca.
Roberto Urizio

 

 

Voto bipartisan sulla Tav, sinistra isolata  - Accordo tra una parte del centrosinistra e la Cdl. Metz: «Intesa non esiste più»

 

Il consiglio ha approvato i documenti dell’opposizione e di Ds, Dl e Cittadini. Travanut: «Non c’erano differenze»

Molinaro: l’alta velocità conferma quanto emerso sul cementificio. Non c’è più maggioranza Kocijancic: indispensabile un chiarimento interno

Succede, ancora una volta, in consiglio regionale dove, nel pomeriggio di ieri, va in scena il confronto sull’alta velocità. A innescarlo è una mozione del centrodestra che, presentata a febbraio, impegna la giunta ad attivarsi nei confronti del governo affinché cofinanzi la mega-opera nella misura massima; apra un tavolo tecnico con la Regione e, infine, stanzi risorse adeguate già nella Finanziaria 2008 per la tratta Ronchi sud-Trieste. «La mozione non è affatto superata, anzi. E i punti interrogativi, a partire dalle risorse necessarie, non mancano» esordisce l’udc Roberto Molinaro.
La maggioranza, o meglio quella parte che si batte «da quindici anni» per la Tav e che include Ds, Margherita e Cittadini, concorda. E, con Degano, fa una cronistoria puntale, ricordando l’impegno di Riccardo Illy, citando la lettera a Romano Prodi del 19 febbraio, illustrando il proprio ordine del giorno e suggerendo infine il voto bipartisan: «La mozione del centrodestra, che riprende testualmente proprio alcuni passaggi di quella lettera, avrà il nostro consenso. Auspichiamo che il centrodestra faccia altrettanto sul nostro ordine del giorno che chiede di procedere celermente».
Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani ascoltano e non gradiscono: sono i firmatari di un ordine del giorno «autonomo» che, spiega Bruna Zorzini, «impegna la nostra maggioranza a ricercare un consenso a tutto tondo». I tre partiti, pertanto, contestano tecnicamente e politicamente l’intesa trasversale che si va profilando: Igor Kocijancic si sofferma sui costi italiani della Tav, di gran lunga superiori a quelli spagnoli o francesi, contesta la legge obiettivo come «strumento inservibile», invoca attenzione per ambiente e territorio. Sandro Metz, invece, segnala l’anomalia politica «che fa il paio con il voto sul cementificio» e definisce «non irrilevante che la Margherita chieda al centrodestra e non alla sinistra di Intesa di appoggiare il proprio ordine del giorno». Ma è inutile. La Quercia dà il via libera allo scambio di voti favorevoli: «Non c’è differenza tra la mozione e il nostro ordine del giorno» sentenzia Travanut. E la giunta, con Lodovico Sonego, ipotizza quasi un patto bipartisan sulle grandi opere: «È urgente realizzare le opere del Corridoio V. La Tav è necessaria, sul piano economico ed ambientale, in quanto serve a trasferire le merci dalla strada alla rotaia. Eppoi, come già dimostrato, la Tav consente di ampliare settori a basso impatto ambientale e sviluppare il trasporto via mare, che oggi sconta proprio i colli di bottiglia del trasporto locale». Non basta: l’assessore ai Trasporti, definendo «imprescindibile» la discussione con sindaci e autonomie locali, conferma che la giunta lavora alla terza corsia autostradale ma aggiunge che, senza i treni veloci, quella terza corsia nasce già satura.
Si va al voto. E l’accordo bipartisan viene sancito: la mozione del centrodestra passa con 27 sì e 5 no, i no della sinistra radicale, al pari dell’ordine del giorno di Ds, Margherita e Cittadini. Quello della sinistra radicale, invece, viene bocciato con 5 sì e 27 no: Intesa democratica, sulla Tav come sul cementificio, si divide. «È la conferma che, su questioni strategiche come le infrastrutture, Intesa democratica non c’è. La Tav certifica, dopo quanto avvenuto sul cementificio, che la coalizione non esiste. Non più» afferma, a voto consumato, Molinaro. Rincara e infierisce il forzista Isidoro Gottardo: «Sulle grandi questioni di interesse generale il centrodestra, anziché fermarsi a strumentalizzare le colpevoli divisioni di una maggioranza che è causa dei tanti ritardi, pensa alle necessità della comunità regionale e si assume piena responsabilità, pur dai banchi dell’opposizione».
Intanto, mentre c’è chi insinua che Illy e il nascente Partito democratico vogliano rompere con la sinistra radicale, Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani non lesinano critiche. E rilanciano la necessità di una verifica politica: «Abbiamo spedito la bozza del nostro ordine del giorno più di un mese fa a Travanut e Degano ma non abbiamo avuto risposte. Ci aspettavamo, quindi, un voto negativo. Ma quanto successo in aula - afferma Kocijancic - è una sorta di prova di larghe intese. E quindi chiediamo un immediato chiarimento in maggioranza». Metz è più drastico: «Le amministrative sanciscono la crisi della maggioranza e dimostrano che la sinistra è fondamentale per vincere. Ma la risposta del Partito democratico qual è? Quella di unirsi al centrodestra?». Le prime risposte, forse, nel vertice di giovedì.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 29 maggio 2007

 

 

Pista ciclabile, parte il secondo lotto - Sarà realizzato il collegamento lungo l’ex linea ferroviaria tra via Orlandini e Sant’Anna

 

VALMAURA Firmata la convenzione tra Provincia di Trieste e Burlo Garofolo che sblocca i cantieri del tratto urbano del percorso

L’Istituto Burlo Garofolo e la Provincia di Trieste hanno siglato ieri una convenzione che sblocca i lavori del secondo lotto del percorso, dando corso alla sistemazione del tratto urbano

della pista e quindi all’apertura dell’intero tracciato di 12 km. «Le opere che abbiamo previsto dovrebbero essere eseguite nell’arco di circa 7 mesi – ha affermato Mauro Tommasini, assessore provinciale ai Lavori pubblici – periodo di tempo nel quale verrà completato il tratto compreso tra il punto di inizio della pista, in via Orlandini, e il rione di Sant’Anna ad oggi eseguito solo a tratti proprio per la mancata realizzazione della passerella in questione».
Concretamente i lavori consistono nella sistemazione di un tratto di area dell’ex linea ferroviaria di proprietà del Burlo Garofolo, e nella costruzione di una passerella della lunghezza complessiva di quasi 160 metri destinata a consentire l’attraversamento in sopraelevazione del rimanente tratto di terreno sempre di proprietà dell’Istituto e della via dell’Istria. La passerella sostituirà l’attuale ponte metallico. Nella Convenzione siglata tra i due enti figura anche la realizzazione di una serie di opere di sistemazione dell’accesso e dei piazzali di sosta del comprensorio ospedaliero adiacenti alle aree interessate dai lavori della pista.
Queste attività saranno eseguite in occasione dell’esecuzione degli stessi lavori della pista per ridurre i possibili disagi per i pazienti del Burlo. Costo totale dell’opera 800 mila Euro (su un totale di 3,2 milioni. L’iter relativo alla realizzazione della pista ciclopedonale è iniziato nel 1997 con l’approvazione del progetto preliminare. La realizzazione del primo lotto (San Giuseppe della Chiusa - Confine di Stato) è avvenuta successivamente negli anni 2000-2001, con i finanziamenti del progetto europeo Interreg II. Negli anni 2004-2005 sono stati poi realizzati il sottopasso della Strada Provinciale n. 11 «di Prebenico» e completata la sistemazione a parcheggio e ad area servizi della futura «partenza» della pista in via Orlandini nel rione di San Giacomo (il cosiddetto terzo lotto della pista).
Infine, con la firma di ieri della Convenzione tra Provincia di Trieste ed il Burlo Garofolo si risolve uno degli ultimi ostacoli al completamento del secondo lotto di lavori, per il quale i tecnici stavano aspettando una risposta dal maggio 2005.
«Con la firma della convezione abbiamo finalmente risolto uno degli ultimi ostacoli che si frapponevano al completamento di questa sezione di lavori» ha commentato Tommasini, che sta già pensando a progetti collegati alla futura pista, come per esempio un raduno ciclistico.
«La firma della Convenzione è avvenuta in un giorno con un significato particolare per il Burlo Garofolo» ha commentato anche Mauro Delendi, direttore generale dell'istituto, ricordando anche l’accordo di programma sottoscritto ieri mattina dalla Regione, Comune e Provincia di Trieste, Azienda ospedaliero-universitaria Ospedali Riuniti di Trieste, Anas e dall’istituto. «Con questa intesa – ha aggiunto - tutte le parti si impegnano a realizzare le strade attorno al polo ospedaliero integrato di Cattinara, un progetto che prevede l'ampliamento delle strutture dell'attuale ospedale, con nuovi edifici da destinare ad attività didattiche e di ricerca, e il trasferimento nella stessa area del nostro istituto Burlo Garofolo». «In altre parole – ha aggiunto Delendi- abbiamo adesso tutte le carte in regola per poter dire che fra 7 anni circa avremo un polo sanitario integrato a Cattinara». La stima degli interventi per la costruzione del nuovo Burlo si aggira attorno a 36 milioni di euro, che saranno ricavati dal ministero e dalla vendita dell’attuale edificio in Via dell’Istria.
Gabriela Preda

 

 

Al via il Piano antenne - Oggi al Ferdinandeo il documento sarà illustrato ai responsabili rionali - I parlamentini hanno 20 giorni per fornire i pareri

 

Il testo definirà soprattutto le aree «sensibili» come scuole e ospedali dove non potranno più sorgere tralicci e indicherà quelli da dismettere

Il Far West della telefonia mobile, con il proliferare per tutta la città delle antenne cresciute ovunque come funghi, ha probabilmente i giorni contati. Infatti, quest’oggi, seppure con un ritardo di molti mesi e sull’onda della protesta dei comitati cittadini sorti in funzione «anti antenne», verrà illustrato al Ferdinandeo il Piano cittadino per la telefonia mobile, che dovrebbe riordinare la deregulation di un settore divenuto centrale nella vita di ognuno di noi.
L’incontro illustrativo sarà rivolto soprattutto alle circoscrizioni, le quali poi avranno al massimo 20 giorni per fornire i loro pareri. La palla poi passerà al consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Il regolamento, che era già stato ultimato a dicembre e che a gennaio doveva essere portato nelle circoscrizioni, aveva subito degli slittamenti nel suo iter a causa di una serie di avvicendamenti negli uffici comunali, potrebbe essere così approvato entro una trentina di giorni.
Ecco che cosa dice la rappresentante unica per le circoscrizioni nella Commissione consultiva per le antenne, Elisabetta Sulli: «Il Piano, già esaminato dalla Commissione speciale di cui faccio parte viene illustrato purtroppo alle circoscrizioni con ben 5 mesi di ritardo, visto che mesi fa in consiglio comunale era stata spiegata solo la bozza del regolamento. Credo però che tutte le circoscrizioni intendano esprimersi sul regolamento a tamburo battente, proprio per evitare altri tempi morti e lungaggini. La sesta circoscrizione di cui sono vicepresidente, si esprimerà domani sera (ndr, oggi) in seduta speciale subito dopo l’incontro al Ferdinandeo».
Il Piano comunale delle antenne, che recepisce delle direttive regionali, definirà dal punto di vista normativo soprattutto le cosiddette aree «sensibili», come scuole ed ospedali, dove non si potranno più erigere nuove antenne. Il regolamento definirà anche quali saranno le strutture da dismettere perché poste in aree non congrue e soprattutto i tempi di dismissione che oggi risultano eterni, come anche rileva Enrico Lena, rappresentante unico dei Comitati cittadini «Anti antenna», all’interno della Commissione consultiva: «Il Piano predisposto non è male- dice- purtroppo il ritardo è enorme, visto che si sarebbe dovuto ultimare entro il 2005».
Dal canto suo il medico pediatra Ingrid Rudoi Mason, che fa parte del Comitato di Scorcola, rimarca: «Sono numerosi gli studi che dimostrano i danni biologici sugli organismi in via di accrescimento, dovuti ai campi elettromagnetici». Questo comitato ha anche redatto una sorta di osservazioni critiche sull’operato delle compagnie telefoniche, ma anche su chi dovrebbe svolgere i controlli.
Riguardano, ad esempio, la costruzione domenicale delle antenne per mettere il cittadino davanti al fatto compiuto, il fatto che le misurazioni del limite di emissione di onde elettromagnetiche per le pertinenze esterne delle case (giardini e terrazzi) non verrebbero fatte nelle ore di massima utenza , quando lo sforamento massimo dei valori previsti dalla legge, sarebbe assicurato.
Daria Camillucci

 

 

Ambientalisti: sui rigassificatori decida un referendum regionale Rc critica il no della Margherita

 

«Aldilà della proposta di referendum comunale che avevamo avanzato circa un anno fa – rilancia il consigliere dei Verdi, Alessandro Metz – la Regione potrebbe anche indire una consultazione per la fascia costiera, indicativamente da Muggia a Lignano». Metz si rifà al programma elettorale del 2003 per richiamare il centro-sinistra al «meccanismo della partecipazione nelle decisioni. C'è stato – incalza – un impoverimento dei percorsi partecipativi: non si può fare il referendum? Bene ma anche Agenda 21 è stata sostituita dal 'metodo Illy' che consiste nel mandare avanti i Moretton o i Sonego di turno e prendere le decisioni 'manu militari'».
E se Dl e Cittadini dicono no al referendum, il segretario regionale di Rifondazione, Giulio Lauri, si dice «stupito per la presa di posizione del Capogruppo della Margherita, Degano, e di quello dei Cittadini, Malattia. Si tratta di progetti controversi, e se non ci fosse unanimità di giudizio fra Regione ed enti locali la consultazione delle popolazioni interessate sarebbe lo strumento più democratico per decidere, oltre ad essere una scelta coerente con il programma di Intesa Democratica. Davvero non si comprende – prosegue Lauri – perché forme di consultazione diretta della popolazione, come le primarie, andrebbero bene per la scelta dei leader delle coalizioni, e non vanno invece bene per fare decidere democraticamente i cittadini e le cittadine su scelte che influiranno molto sulla qualità della loro vita. E se il referendum non fosse veramente fattibile, che siano le comunità ad attivare forme autorganizzate di consultazione della popolazione».
Gli ambientalisti, attraverso il Comitato per la Salvaguardia del Golfo di Trieste, incalzano nella loro contrarietà ai due progetti: «Illy continua a considerarci quattro gatti – sono le parole del responsabile del Comitato, Giorgio Jercog – ma tra Italia e Slovenia abbiamo raccolto 45 mila firme contro i rigassificatori e ci fa piacere che anche il sindaco di Capodistria si sia espresso contro gli impianti». Secondo Jercog «stanno facendo il 'giochetto' di prospettare due strutture per poi farci accettare una sola. Ma gli enti locali sono stati chiari nell'esprimersi e la Regione ne deve tenere conto». Intanto ieri sera il Circolo della Libertà presieduto dal senatore Antonione ha organizzato un incontro proprio su questa tematica. «In Europa solo la Spagna ha più di un rigassificatore – ha commentato l'esponente forzista – e in quanto a richieste di nuovi impianti la Francia ne vuole tre, Germani e Gran Bretagna uno, l'Italia tredici. Viene il sospetto che ci sia qualcosa di diverso da una semplice necessità energetica. Preoccupa – ha dichiarato Antonione – la superficialità con la quale si pensa di inserire degli impianti di questo tipo nel golfo di Trieste e la assoluta mancanza di una strategia».
Nell'incontro di ieri alla Stazione Marittima è emerso, secondo quanto detto dall'operatore portuale Franco Napp, che l'impianto di Zaule non comporterebbe intralci con gli attuali traffici del porto triestino, mentre il presidente dell'Ogs, Iginio Marson, ha affermato come i rischi per l'ambiente marino siano condizionati da molte variabili ancora non del tutto chiarite. C'è invece, secondo il docente di termofluidodinamica computazionale dell'Università di Trieste, Enrico Nobile, il rischio di attentati: «Un rigassificatore può essere un obiettivo credibile – ha dichiarato – soprattutto se posto nelle vicinanze di zone abitate. Non è comunque il caso di suscitare eccessivi allarmi anche perchè gli effetti di un'eventuale esplosione o di una fuoriuscita di gas non sono ancora del tutto noti». I modelli finora conosciuti, tuttavia, sostengono che un'esplosione di una nave gasiera comporta danni molto seri nel raggio di 1,6 chilometri.
Roberto Urizio

 

 

I Verdi contro la legge sugli Ogm  - Metz: no alla deroga all’utilizzo a fini agricoli delle specie transgeniche

 

TRIESTE Il consigliere regionale dei verdi Alessandro Metz in una nota critica l’articolato presentato dalla Giunta regionale con le disposizioni in materia di coltivazione e uso in agricoltura di organismi geneticamente modificati: «C'è un movimento crescente ed inarrestabile contro la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Europa». Il dispositivo della regione -ricorda Metz- vieta l'utilizzo, ai fini agricoli, delle specie transgeniche almeno fino al 31 dicembre 2008; termine fissato per la presentazione e l'adozione del cosiddetto piano di coesistenza tra le colture transgeniche, appunto, e quelle convenzionali e biologiche. Metz sottolinea che invece «in Commissione è stata apportata una gravissima modifica che non solo antepone il termine di divieto di utilizzo di organismi geneticamente modificati, portandolo al 31 dicembre 2007, ma anche lo svincola dalla stesura del Piano di coesistenza, liberalizzando di fatto, già dal 1 gennaio 2008, l'uso in agricoltura delle sementi modificate». Per Metz «risulta di scarso valore l'istituzione di un Comitato tecnico scientifico con compiti di approfondimento tematico se nel frattempo vengono legittimate le pratiche di utilizzo Ogm sul nostro territorio». I Verdi annunciano voto contrario al progetto legislativo se non verrà accolto un emendamento che «ripristina i termini di pianificazione subordinandoli all'eventuale piano di coesistenza».

 

 
Fiume ribadisce: solo il tre per cento delle coste risulta non balneabile
 
Acque di mare pulite a Fiume e in tutta l’area del Quarnero. È quanto rilevato ieri in sede di conferenza stampa dal vicezupano della Contea litoraneo-montana Luka Denona e dal direttore dell’Istituto regionale per la salute pubblica sede a Fiume Vladimir Micovic. Reso noto che i campionamenti sono stati effettuati in 232 punti lungo la fascia costiera, dei quali solo il 3 per cento sono risultati inquinati e quindi a rischio per la salute dei bagnanti. Nel capoluogo quarnerino l’unico punto nero riguarda le acque prospicienti l’ex albergo Park nel rione di Pecine dove il tasso d’inquinamento è molto alto e la balneazione è vietata. È, invece, moderato il tasso di inquinamento nelle acque che bagnano la zona dallo stadio di Cantrida al centro ricreativo del cantiere navale Tre Maggio. Altrove a Fiume le analisi hanno dato risultati piu’ che soddisfacenti. Gli altri punti a rischio, sempre per quanto concerne la regione litoraneo-montana, hanno riguardato Ika, Icici e Abbazia nonchè Kraljevica, poco a Est di Fiume. Tutto a posto, invece, nei controlli effettuati nel resto dell’area alto-adriatica, dove sono numerose le bandiere blu (l’attestato internazionale) che sventolano nei principali stabilimenti balneari. Rilevato inoltre che l’amministrazione regionale stanzia 400 mila kune l’anno per i controlli della qualità del mare i cui risultati vengono pubblicati sul sito internet dell’Istituto conteale per la salute pubblica, i cui esperti analizzano da anni la qualità delle acque marine in quest’area dell’Adriatico settentrionale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 28 maggio 2007

 

 

Degano: rigassificatori, il referendum non serve Il Wwf: preoccupa l’impatto sul sistema marino

 

Reazioni alla proposta del forzista Antonione che chiede l’avvio di una consultazione popolare

Malattia: «È un copione già visto. L’ultima parola spetta sempre al governo nazionale, non vedo quindi la necessità del referendum. E poi è già stato bocciato dal Comune di Trieste»

TRIESTE «Più che parlare di referendum è necessario seguire le leggi e le procedure». Il capogruppo della Margherita in Consiglio Regionale Cristiano Degano, guarda con perplessità all'ipotesi di referendum sui rigassificatori, lanciata dal senatore di Forza Italia, Roberto Antonione. «La Regione è chiamata a dare un parere sulla valutazione di impatto ambientale - ricorda Degano - e si tratta di un problema tecnico-scientifico più che una questione di opinioni o di coscienza. Occorre cioè verificare se c'è la compatibilità ambientale». Un dato, quest'ultimo, ancora incerto secondo l'esponente della Margherita: «Sulla base della documentazione presentata, compresa quella supplementare, non ci sono le condizioni per dare un parere, non vengono fugati i dubbi per una valutazione completa». Degano ricorda ad Antonione come l'ipotesi del referendum era già stata avanzata ma era stata l'apposita commissione del Comune di Trieste a bocciare il quesito presentato, tra gli altri, dal consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz. E su questo aspetto si sofferma anche il capogruppo dei Cittadini per il Presidente, Bruno Malattia, secondo cui la proposta di Antonione «non è altro che la ripresa di un copione già recitato. L'ultima parola spetta al governo nazionale, non vedo onestamente a cosa possa servire un referendum quando la competenza spetta ad altri».
E pareri contrastanti in merito alla realizzazione del rigassificatore nel golfo di Trieste sono stati esposti ieri anche a Monfalcone, durante un dibattito dal titolo: "Rigassificatore: perché?" al quale hanno preso parte Christina Sponza, presidente di Tecnosophia e l'economista Walter Mendizza per il fronte del sì, e Dario Predonzan del Wwf e Giorgio Jercog del Comitato di Salvaguardia del golfo di Trieste per il fronte del no. L'incontro, moderato da Franco Delben, docente di chimica industriale dell'Università di Trieste, è entrato subito nel vivo cercando di mettere a fuoco le problematiche legate alla sicurezza dell'impianto energetico ed al suo impatto ambientale. «Il rischio si valuta in base all'entità del danno - ha spiegato Walter Mendizza - Non esiste nessun rigassificatore al mondo che finora sia scoppiato, c'è più possibilità di avere un incidente in auto. Gli impianti sono assicurati e quindi il rischio è calcolato. Sono un nuclearista convinto, importiamo energia da altri Paesi e in questo modo regaliamo dei soldi che potrebbero rimanere a casa nostra». Sempre per il fronte del sì è intervenuta Christina Sponza che si è definita una liberista convinta «quando un privato vuole insediare un'attività produttiva e rispetta la legge è giusto farglielo fare. Sono a favore del rigassificatore in quanto permette di differenziare il nostro approvvigionamento energetico, facendo in modo di non dipendere soltanto dai Paesi ai quali siamo collegati tramite gasodotti. Dobbiamo prendere atto che nel presente è meglio bruciare gas piuttosto che carbone o petrolio. Il rigassificatore consente il riutilizzo dell'acqua fredda in uscita dall'impianto da parte di altre realtà industriali con un notevole risparmio energetico». Giorgio Jercog, contrario al rigassificatore, ha posto l'attenzione sul problema della sicurezza dei cittadini «avere le gasiere in una città significa un costante pericolo per la gente e per la continua emissione di anidride carbonica. Non possediamo un piano energetico nazionale ed inoltre l'alto Adriatico non è una zona idonea ad inserire rigassificatori a causa dei bassi fondali. Dobbiamo prima di tutto fare gli interessi dei cittadini e pensare alla loro incolumità. Questo impianto potrebbe essere causa di una perdita di vite umane qualora succedesse qualsiasi tipo di incidente oppure un attentato terroristico. Seguiremo l'esempio adottato dai comitati sul cementificio e ci batteremo anche per vie legali». «Manca un quadro programmatico chiaro che spieghi di quanti rigassificatori ha effettivamente bisogno il Paese e quali sono le aree più adatte ad ospitarli - ha rimarcato Dario Predonzan del Wwf - L'analisi degli studi che abbiamo effettuato ha dimostrato carenze su elementi di grande importanza come l'impatto delle acque fredde e cariche di cloro scaricate in mare sull'ecosistema e sugli organismi marini. Tale impatto è decisamente preoccupante e non va sottovalutato neppure il fatto che l'impianto sorgerebbe in mezzo golfo, deturpando l'aspetto paesaggistico».
Roberto Urizio e Elisa Michellut

 

 

Nuova centrale termoelettrica: Albona protesta e minaccia un esodo di massa

 

Contestata anche la volontà della Regione Istria di costruire un rigassificatore nel golfo di Fianona

ALBONA Se i politici non tuteleranno la nostra salute saremo costretti a fare le valigie ed andarcene da queso territorio. Questa in sintesi la conclusione emersa alla tribuna pubblica, promossa alla Comunità degli italiani dall' Associazione civica Gong e dagli ambientalisti di Istria Verde. E la preoccupazione per la salute specie dei giovani e dei giovanissimi, sembrano fondate. «Stiamo assistendo impotenti ai preparativi per la costruzione di una terza centrale termoelettrica a carbone, della potenza pari ad addirittura 500 Megawatt - è stato detto - e nessuno dei politici muove un dito per fermare questo scempio ambientale. Inoltre il presidente della Regione Ivan Nino Jakovcic sta combattendo con il coltello tra i denti per portare i famosi rigassificatori nel Golfo di Fianona. E si continua cosi a concentrare l'industria sporca in un bacino di mare molto ristretto, con serie minacce per la nostra salute e per il turismo della vicina Rabaz che rappresenta la fonte di sostentamento di numerose famiglie albonesi».
Numerosi i cittadini, anche di altre località istriane, intervenuti alla tribuna. Gli assenti invece erano quelli della controparte, ossia i rappresentanti dei vari ministeri e gli specialisti del settore dai quali la gente voleva sentire spiegazioni. Si sono presentati solo il sindaco Bruno Hrvatin e l'assessore regionale con delega per lo Sviluppo sostenibile Tullio Demetlika. Il primo si è limitato a dire di non conoscere a fondo il problema, dando però ragione alla cittadinanza nel voler tutelare il diritto alla salute. Sulla stessa linea il discorso di Demetlika che ha invitato i politici a rispettare la volontà della gente, tenuto conto anche del fatto, ha detto, che il Piano di destinazione ambientale dell'Istria non prevede la costruzione di un'altra centrale termoelettrica.
La protesta degli albonesi si affianca, dunque, a quella dei contrari all’insediamento della Woolrock a Paderna. Anche qui sono scese in campo le asociazioni dei Verdi e degli ambientalisti per cercare di fermare un progetto industriale che viene considerato altamente inquinante.
p. r.

 

 

La scomoda verità di Gore  - Documentario da vedere sui rischi che corre il nostro pianeta

 

Siete pronti a conoscere la verità? La condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra è quella «scomoda» che Al Gore si è impegnato a diffondere di persona attraverso un tour che si è esteso ai quattro angoli della terra, avviato dopo aver perso (momentaneamente) la corsa alla Casa Bianca. Conscio di andare incontro allo scetticismo delle persone, ma forte delle sue ricerche nel campo e di vent'anni di esperienza, Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili.
Tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta. «Una scomoda verità» è un documentario da vedere, scomodo (per i governi) come la verità del titolo. L'umanità è seduta su una bomba a orologeria - ci riferisce Al Gore. Se la maggior parte degli scienziati del mondo avesse ragione, ci resterebbero dieci anni per evitare una catastrofe che potrebbe innescare una spirale distruttiva nell'intero sistema climatico del pianeta, con condizioni meteorologiche estreme. Alluvioni, siccità, epidemie e ondate di caldo letali mai registrate prima: e saremo noi la causa della catastrofe.
Il protagonista è niente meno che il vice presidente degli Stati Uniti d'America - dipinto come un uomo senza pecche, dedito alla famiglia e alle sorti della terra; ed è l’unica «pecca» del documetnario, - il quale - in seguito alla sconfitta subita alle elezioni del 2000 - ha deciso di dedicarsi alla salvaguardia del pianeta. In questo illuminante e intenso ritratto, Gore e il suo «spettacolo itinerante sul surriscaldamento globale» divertono, coinvolgono e stimolano lo spettatore a riflettere sulla cosiddetta «emergenza planetaria» prima che sia troppo tardi.
Intelligente, stimolante e ricco di speranza, «Una scomoda verità» è un documento che va visto, e rivisto, perché riguarda proprio tutti, nessuno escluso.

 

 

Trasporti più puliti: una soluzione è l’idrogeno - E' l’elemento più diffuso in natura, ma la sua produzione è molto cara. La rivalutazione dei camion

 

Trasporti non inquinanti al centro delle relazioni dei Rotary triestini. «Idrogeno, utopia o realtà per il nostro futuro?» è il titolo della relazione alla conviviale del Rotary Club Trieste Nord, svolta da Jan Kašpar, professore straordinario di chimica generale nel nostro ateneo. Di positivo per l'utilizzo dell'idrogeno in campo energetico, c'è la grande disponibilità, infatti, è l'elemento più abbondante dell'Universo. È anche l'elemento più leggero e volatile, pertanto per disporne in quantità utili bisogna estrarlo dalle fonti che ne contengono in abbondanza, come l'acqua, e i combustibili fossili, utilizzando una fonte di energia esterna. Inoltre, ha un alto potere calorico rispetto ad altri combustibili, ma, cosa fondamentale, non è inquinante. «Tutte queste caratteristiche ne fanno in teoria il candidato ideale nella sfida al problema energetico - spiega Kašpar - purtroppo le attuali tecnologie non sono ancora in grado di superare né il fattore economico nè quello logistico». Produrre idrogeno è molto caro, infatti, costa fino a quindici volte di più che produrre combustibili tradizionali. Il sistema migliore è l'elettrolisi, ossia l'estrazione diretta dall'acqua, che però necessità di una notevole quantità di energia elettrica.
A conclusioni analoghe è giunto anche Oscar Zabai, presidente dell'Autamarocchi, nel corso della relazione del Rotary Club Trieste, sull'azienda di trasporti triestina, al quinto posto in Italia. «Il traffico merci è in costante aumento - ha detto - e non è pensabile risolvere le problematiche ambientali e di affollamento della rete stradale, solo aumentando il trasporto su rotaia». Il problema è dunque, conciliare le esigenze dei traffici con quelle dell'ambiente. «In attesa dell'idrogeno - ha aggiunto - dovremo utilizzare fonti energetiche alternative, come il biodiesel e il gas naturale liquefatto criogenico per abbassare le emissioni di CO2». In linea con il principio di rispetto per l'ambiente, il parco veicoli dell'azienda è composto da camion Iveco Euro 5, che inquinano in termini percentuali molto meno delle autovetture Euro 4. Nonostante l'immagine collettiva veda i camion come una fonte di inquinamento, di congestione delle strade e un fastidio per gli automobilisti, l'Agenzia Europea per l'Ambiente nel primo rapporto 2007 rivaluta infatti il ruolo del trasporto merci su strada come elemento chiave della crescita economica di un paese.
Patrizia Piccione

 

 

Zaule: i danni del rigassificatore

 

Una lettrice elenca i pericoli che comporta la realizzazione dell’impianto

In merito alla ventilata ipotesi dell’insediamento del prescelto rigassificatore di Gas Natural a Zaule, desidero esprimere, come la stragrande maggioranza dei cittadini, la più netta contrarietà. È già stato più volte ribadito in vari articoli pubblicati da questo giornale il devastante impatto ambientale che la realizzazione di detta struttura comporterebbe, suffragata di recente anche dal parere di un esperto della nostra comunità scientifica da cui emerge che, ogni giorno, verrebbero scaricati nel nostro golfo 200 kg di cloro e circa 500 kg di solfati che movimentandosi metterebbero in circolo altissime quantità di sostanze chimiche altamente pericolose. Da tali premesse è assicurata la distruzione di tutti i nostri prodotti ittici e il divieto permanente di balneazione per grave contaminazione del golfo. Le riviere Barcolana e Muggesana pullulano di gente che si reca quotidianamente al mare: bambini, adulti, anziani tutti traggono beneficio dalla balneazione. Purtroppo stiamo constatando, con rammarico, che parte di questa classe politica non ha consapevolezza di ambiente. Questi politici si potrebbero definire una sorta di «Mercanti di affari» pronti a svendere il territorio a favore degli interessi delle imprese e delle multinazionali. Come situazione ambientale siamo ridotti a livello di Terzo Mondo: fumi, diossina, discariche all’aperto, edilizia selvaggia, caos nel traffico, pedoni allo sbaraglio, antenne disseminate qua e là e gente nevrotica ed esasperata. Di questo passo tra qualche anno ci muoveremo con la maschera antigas. Per trovare un ambiente civile e vivibile basta oltrepassare i confini del Nord d’Italia e lì ci si rende conto di come gli amministratori coniugano bene sviluppo sostenibile e realtà ambientale. Il cittadino che viene eletto a governare lo Stato, la Regione o una unità territoriale più piccola, deve avere la consapevolezza, per la propria parte di competenza, di prendere in consegna la gestione di un territorio e della popolazione che vi risiede e ci si aspetta che lo stesso svolga il proprio mandato con intelligenza, coscienza e moralità ponendo attenzione alla salute e alla sicurezza degli abitanti nel rispetto dell’ambiente. Il mare è vita, è una risorsa che nessun governo centrale o regionale può permettersi di distruggere.
Licia Micheli
 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 27 maggio 2007

 

 

Antonione: referendum sui rigassificatori - «Per infrastrutture di forte impatto come quelle nel Golfo è giusto che vengano consultati i cittadini»

 

Il senatore di Forza Italia interviene nel dibattito sull’ambiente. Domani alla Stazione Marittima incontro dei Circoli delle Libertà

TRIESTE «Sulle infrastrutture di forte impatto ambientale è necessario un coinvolgimento della popolazione prima attraverso l’informazione e poi con una consultazione popolare». Il senatore di Forza Italia Roberto Antonione promuove un’iniziativa per riaprire i riflettori sulla questione rigassificatori. Il tema ambientale, con gli sviluppi della vicenda Torviscosa, si è rivelato nell’ultimo mese un punto sensibile all’interno della maggioranza che governa il Friuli Venezia Giulia.
La gestione dell’autorizzazione al progetto del cementificio chiesta dalla Cementi Nord-Est del gruppo veneto Grigolin, ha creato frizioni profonde non solo con la sinistra ma anche un ulteriore distacco tra la politica e la società civile.
E il centrodestra non sta con le mani in mano. Domani il Circolo delle Libertà del Friuli Venezia Giulia organizza alla Stazione Marittima di Trieste un convegno aperto per illustrare ai cittadini, attraverso il contributo di esperti del settore, le possibili conseguenze sulla sicurezza, le ripercussioni in campo biologico-marino, l’impatto sul traffico marittimo. L’incontro dibattito, che avrà inizio alle ore 18, si intitola: «Rigassificatore: vale il rischio?».
Ma l’ex sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi non vuole dare una valenza politica all’evento.
«Il nostro primo obiettivo - spiega Roberto Antonione - è quello di fornire ai cittadini alcuni elementi di valutazione».
Sul palco della Marittima parleranno Pierpaolo Ferrante, che introdurrà il dibattito, i docenti dell’Università di Trieste Iginio Marson ed Enrico Nobile e l’esperto di traffico marittimo Franco Nap.
«Ho sempre manifestato le mie perplessità sull’opportunità di realizzare un rigassificatore nell’area di Zaule - sottolinea il senatore Roberto Antonione - ma non ho pregiudizi. Credo che le persone abbiano il diritto di essere informate in modo approfondito. Su queste questioni infatti ritengo che l’opinione pubblica vada coinvolta. Ricordo che dieci anni fa, quando l’Eni aveva manifestato l’intenzione di costruire un impianto a Monfalcone, i cittadini hanno espresso il loro parere attraverso un referendum anche se gli amministratori locali avevano dato il via libera al progetto. Ritengo che questa sia la procedura più corretta. E non dobbiamo dimenticare che la popolazione di Monfalcone si era espressa in maniera negativa».
Quindi anche a Trieste, prima di passare all’attuazione del progetto, sarebbe opportuno un referendum consultivo?
«Non è possibile fare una scelta così importante senza sentire cosa ne pensa la cittadinanza - continua Antonione -. Poco importa se il parere definitivo venga dagli enti locali, dalla Regione o dal governo nazionale. A chi dice che ci sono degli impedimenti giuridici per arrivare alla consultazione rispondo che è solo una questione di volontà politica. Se gli amministratori sono convinti delle loro scelte non vedo perché debbano temere il referendum». Ma talvolta chi governa deve anche prendere delle decisioni impopolari.
«I rigassificatori sono una risorsa importante - dice il senatore forzista - ma vanno fatte tutte le valutazioni tecniche necessarie. E dai dati emersi finora il nostro Golfo non è adatto a ospitare l’impianto. La scelta degli amministratori può essere forzata solo nel caso di infrastrutture indispensabili per la comunità. Penso ad esempio ai termovalorizzatori per lo smaltimento dei rifiuti. Ma se si è chiamati a dare un’autorizzazione alla costruzione di impianti come il cementificio o il rigassificatore, che possono essere costruiti ovunque, è necessario verificare il parere dei cittadini».
Ma quali sono dal punto di vista tecnico le principali preoccupazioni sull’insediamento del rigassificatore?
«Quello che non è stato messo in evidenza in modo chiaro è il problema di un possibile incidente - conclude Antonione -. Il riscaldamento dell’acqua marina e l’impatto degli agenti chimici utilizzati per il funzionamento dell’impianto sono degli elementi da non sottovalutare. Ma in caso di incendio di una gasiera il danno sarebbe irreversibile perché i fondali poco profondi del nostro Golfo non consentono l’affondamento di navi che sviluppano un’altezza di almeno 50 metri».

Ciro Esposito

 

 

Rifiuti industriali, il Fvg al top in Italia: 1835 chili pro capite - Nel 2003 c’era stata una forte diminuzione: poi l’incremento in 12 mesi pari al 55%

 

Gli ultimi dati sono del 2004 TRIESTE Il Friuli Venezia Giulia conta la più alta produzione pro capite di rifiuti speciali pericolosi in Italia. Rifiuti speciali, nella classificazione nazionale, sono considerati i residui della produzione di attività agricole, da attività di demolizioni, di smaltimento rifiuti, ma anche a soprattutto da «lavorazioni industriali ed artigianali». Il dato esce dal report annuale 2006 svolto dall’Atap, l’Agenzia nazionale per la Protezione dell’ambiente e per i Servizi tecnici, che di anno in anno esamina la produzione e gestione dei rifiuti in Italia. Secondo la ricerca, nel 2004 (ultimo dato disponibile) il Friuli Venezia Giulia contava una produzione media di 1.835 chilogrammi di rifiuti speciali non pericolosi (quindi con apposito trattamento ma considerati di gestione rischiosa) ogni anno per ogni abitante. Al secondo posto veniva il Veneto, con 1.644 chili, e l’Emilia Romagna, con 1.589 chilogrammi. Come si vede, una differenza notevole rispetto al Fvg. La produzione media pro capite nazionale, nel 2004, è stata di 1.057 chilogrammi. Il Fvg si è quindi piazzato ampiamente sopra il livello nazionale. E, purtroppo, l’andamento registrato dall’Agenzia non è stato continuo: mentre tutte le altre regioni grossomodo si sono mantenute costanti, così non ha fatto il Fvg. Nel 2002 ha registrato valori molto alti, nel 2003 invece c’è stata un riduzione piuttosto importante che faceva ben sperare. Invece, nel 2004 il trend è tornato a crescere, e di molto: il report parla di un +55% rispetto al 2003. E quindi dall’anno prima, in cui si era rientrati nella media nazionale, il Fvg è tornato al top in Italia. E anche per quanto riguarda i rifiuti pericolosi (sempre derivanti da produzione industriali e altro ma che necessitano particolare cautele nel trattamento), il Fvg non se la passa bene. Per fortuna, comunque, questa volta almeno non finisce ai primi posti nella classifica. Si trova infatti al quinto posto in Italia, dopo Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.
Elena Orsi

 

 

I Comitati: cementificio, la Regione sapeva   - Slitta la protesta del 2 giugno. «Attendiamo la decisione della giunta»

 

Mareno: il primo esposto ai carabinieri lo abbiamo presentato ad agosto dell’anno scorso dopo il sì di Torviscosa

UDINE «La Regione sapeva tutto. Fin dal settembre 2006». Mareno Settimo, portavoce del comitato “No al cementificio”, il giorno dopo aver ufficializzato i tre esposti sull’insediamento di Torviscosa, ricostruisce i passaggi. E denuncia: «Nella seduta della commissione Via del 28 marzo di quest’anno il via libera al cementificio è stato motivato con il fatto che le centraline di rilevamento dell’inquinamento dell’aria risultano “inidonee” vista la loro ubicazione. Tutte cose che erano già scritte nel nostro primo esposto».
Nel testo presentato da Settimo il 26 agosto dell’anno scorso ai Carabinieri di Torviscosa, e per conoscenza al Comune (di cui, nell’esposto, veniva appunto contestata la delibera del 10 agosto che esprimeva parere favorevole al cementificio), si legge infatti che «la centralina dovrebbe essere posta alle distanze stabilite dall’allegato VIII del Dm 60/2002». Insomma, carte alla mano, il leader del comitato della Bassa segnalava già la scorsa estate la posizione non idonea degli strumenti di rilevamento. E aggiungeva, a rafforzare la tesi di un cementificio inquinante in un’area già tormentata da decenni, «che già allo stato attuale gli ossidi di azoto superano il valore limite per la protezione della vegetazione». Quell’esposto, oltre che in Procura, finiva pochi giorni dopo negli uffici della Regione, al direttore del servizio Via Paolo Cartagine. «Sollevando da subito il problema della qualità dell’aria – evidenzia Settimo –, consegnavamo all’amministrazione regionale ampio materiale che chiariva, da subito, che il cementificio non si sarebbe dovuto fare». Nel testo, si legge ancora, «le tonnellate/anno di ossidi di azoto emessi in atmosfera da centrale a turbo-gas e cementificio saranno di circa dieci volte superiori rispetto alla situazione esistente nel periodo di funzionamento della sola centrale a carbone». «Tutte cose, compresa la non adeguata posizione delle centraline – insiste Settimo –, che la Regione conosceva ben prima del 28 marzo». Le denunce del comitato vengono poi reiterate anche a gennaio e a febbraio 2007 con altri due esposti indirizzati entrambi al Prefetto e alla Procura di Udine «per chiedere di verificare per quale motivo, nonostante i numerosi e ripetuti superamenti dei limiti quotidiani dei Pm10 registrati dalla centralina dell'Arpa di Torviscosa, non era stato preso alcun provvedimento per limitare l'inquinamento atmosferico». Risposte? «Finora nessuna, siamo attesa», precisa il portavoce del Comitato. In attesa anche della decisione della giunta: «Appena la conosceremo decideremo la data della manifestazione in piazza a Torviscosa che avevamo pensato per il 2 giugno e che invece faremo slittare di una-due settimane». L’idea è quella di festeggiare in quell’occasione il definitivo stop al cementificio. Sempre che arrivi davvero.
m.b.

 

 

Balneabile il 98% dell’Adriatico croato Inquinate Portoré, Buccarizza e Ossero

 

Il ministero dell’Ambiente croato ha reso pubblici i dati del primo campionamento delle acque costiere

FIUME Migliorano le acque croate dell’Adriatico. Lo confermano i risultati del primo campionamento stagionale delle acque costiere, dati presenti sulla pagina web del ministero dell’Ambiente (www.mzopu.hr/more/) e che saranno aggiornati ogni quindici giorni, all’indomani cioè dei monitoraggi che dureranno fino al 30 settembre prossimo. Non tutto però fila per il verso giusto: in 7 degli 870 punti di prelievo sono stati riscontrati problemi legati all’inquinamento.
La situazione peggiore, ovvero un accentuato tasso di inquinamento, la si registra nelle acque antistanti la spiaggia Fortica a Portoré (Kraljevica), nelle vicinanze di Fiume. Sempre a Portoré, ma nel braccio di mare prospiciente lo stabilimento Carevo, l’inquinamento si presenta di natura moderata.
Identico quadro pure nelle acque che bagnano due spiagge a Buccarizza (Bakarac), nella baia di Buccari. Inquinamento moderato anche nello specchio di mare di fronte all’ albergo Millenium, ad Abbazia, nella spiaggia del faro di Ossero (dalla parte di Lussino) e nel nuovo stabilimento balneare comunale a Ploce, in Dalmazia. Tutto sommato, ben il 98 per cento delle acque controllate è idoneo alla balneazione, un risultato di cui al dicastero dell’Ambiente (e in quello del Turismo) vanno giustamente fieri. I maggiori problemi restano legati ad alcuni punti nel Quarnero, ossia nell’Alto Adriatico, bacini contrassegnati dal degrado provocato dagli scarichi urbani e industriali. Va rilevato che i controlli sulla qualità delle acque di mare sono cominciati il primo maggio e che avverranno ogni quindici giorni. In pratica dieci campionamenti, che diventano dodici per quelle spiagge su cui sarà issata la Bandiera blu, simbolo di un ambiente intatto e di servizi all’altezza. Quattro le categorie in cui le acque vengono suddivise a seconda della qualità: categoria acqua blu (mare d’alta qualità), categoria acqua verde (mare in cui è permessa la balneazione), categoria acqua gialla (mare moderatamente inquinato) e categoria acqua rossa (mare fortemente inquinato).
Ottime notizie insomma per le centinaia di migliaia di villeggianti stranieri – tra cui la posizione di preminenza spetta agli italiani – che vedono nelle acque del versante croato dell’Adriatico il luogo ideale per fare una nuotata sana e rinfrescante. Del resto, negli ultimi due decenni, le autorità dei comuni costieri della Croazia si sono impegnate a fondo per mettere in funzione nuove reti fognarie, canali di scolo di acque piovane e depuratori, spesso attingendo dai mezzi messi a disposizione dalle istituzioni finanziarie europee e mondiali.
Andrea Marsanich

 

 

Troppa imprecisione sui rigassificatori
 
Leggo su «Il Piccolo» dell’11 maggio scorso che il presidente Illy, sul tema dei rigassificatori, ha fatto queste dichiarazioni: «Negli Usa sono stati costruiti 50 terminal e non è stato alterato alcunché dell’ambiente; nella baia di Tokyo, un po’ più grande di quella di Trieste, ma simile per ordine di grandezza, ce ne sono cinque».
Questa affermazione, se non fosse legata a un impianto ad alta pericolosità (soggetto alla normativa Seveso) per noi cittadini, sarebbe insignificante se detta da una persona comune, ma detta dal presidente Illy, non tranquillizza affatto, anzi.
Difatti la baia di Tokyo è lunga 50 km e larga in media circa 20, contro quella di Muggia che dalla foce del rio Ospo a punta Olmi è lunga appena 4 km, mentre la larghezza è di circa 1400 metri. Come si vede non può essere «simile per ordine di grandezza» a quella di Tokyo.
In secondo luogo è bene ricordare che per arrivare a una profondità del mare di 200 metri dobbiamo arrivare sino all’altezza di Ancona e ancora saremmo in un mare chiuso, il Mediterraneo; mentre appena fuori della baia di Tokyo c’è l’oceano Pacifico con la fossa del Giappone profonda oltre 8000 metri.
Le parole del presidente Illy mi sembrano talmente lontane dal vero, e lui stesso probabilmente lo sa, in quanto non mi risulta che abbia mai voluto confrontarsi pubblicamente con gli scienziati, esperti in materia, della nostra comunità scientifica.
Sergio Baldassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 26 maggio 2007

 

 

Bucci: «Park interrati, Rive senz’auto in 5 anni»  - Cassati dal piano quattro dei ventidue siti previsti. Una nuova struttura sotterranea anche a Barcola

 

Primo esame da parte della giunta del documento che definisce le localizzazioni dei nuovi contenitori per un totale di poco meno di 6500 posti

Sono diciotto i nuovi parcheggi ai quali la giunta potrebbe dare presto l’ok. L’esecutivo ha intanto espunto dal piano quattro dei ventidue impianti previsti. Potrebbero però inserirsi due ulteriori strutture, l’una in piazzale Vittime 11 settembre, a Barcola, l’altra nelle ex officine Holt in via Gambini. E l’assessore Maurizio Bucci ha un obiettivo: «Rive sgombre dalle auto in quattro-cinque anni».

Il sì formale della giunta non c’è ancora. Ma nell’ultima seduta, dopo una discussione che ha portato ad alcuni aggiustamenti della bozza, Bucci ha incassato un cosiddetto «verde di giunta», un via libera a redigere la nuova versione del piano e dunque la delibera definitiva sulla quale, se non ci saranno sorprese, l’accordo politico dovrebbe essere pieno. Non è detto naturalmente che i siti individuati siano quelli che effettivamente entreranno nel piano (peraltro già approvato dalla Regione): ulteriori modifiche potranno essere apportate dal consiglio comunale, cui spetterà l’approvazione e poi (dopo un secondo passaggio in Regione) l’adozione dello strumento urbanistico, che costituisce a tutti gli effetti una variante al piano regolatore.
Intanto, i quattro impianti che la giunta ha da ultimo cassato sono quelli già previsti in piazzale de Gasperi, in via Rigutti-via Salem (zona Sonnino-D’Annunzio), in via Veronese (San Giacomo) e in via Revoltella-via D’Angeli. Quanto al parcheggio sotterraneo di piazza Sant’Antonio, risulta mantenuto nel documento con la prescrizione però di farne una struttura di sola pertinenza (come quella di piazza Vittorio Veneto), così da non appesantire il traffico. Altre due strutture potrebbero profilarsi all’orizzonte, in base a proposte firmate An. È stato l’assessore Piero Tononi a proporre la zona di Barcola, con piazzale Vittime dell’11 settembre. Il sito - dice Bucci - verrà citato nel nuovo piano come «raccomandazione»: «Inserirlo vorrebbe dire riaprire l’intero iter e perdere altri cinque mesi, così invece su Barcola potrà essere fatta la prima variazione al nuovo piano». La struttura potrebbe essere destinata in parte a posti a rotazione e in parte a posti di pertinenza (da vendere o affitare, cioè). Quanto alle ex officine Holt, già entrate in un elenco di immobili che il Comune voleva mettere in vendita, la procedura è stata bloccata perché An ha già annunciato un emendamento che potrebbe portare a variare la loro destinazione urbanistica in parcheggi.
Dislocati tra centro e periferia, i diciotto impianti sin qui previsti sono quasi tutti completamente interrati e su più livelli. Quanto alla loro effettiva realizzazione, il Comune lancerà una gara di project financing (l’impresa interessata costruisce a proprie spese la struttura ottenendone in cambio la gestione) i cui risultati non sono scontati: se alcune localizzazioni risultano assai appetibili in termini di redditività, per altre il quadro economico di sostenibilità non si profila facile. Per alcuni impianti in ogni caso i giochi sono già fatti: l’ampliamento del parking di Foro Ulpiano è già previsto nel contratto di concessione che il Comune stilò anni fa con Saba Italia, azienda che sta lavorando anche al progetto del nuovo parcheggio situato davanti alla Stazione marittima.
Su questa base, e considerando che «per il sito dell’ex Bianchi ci sono forti interessamenti, mentre da tempo un grosso gruppo francese ha manifestato interesse per la struttura di Riva III Novrembre», Bucci punta a vedere «le Rive senza parcheggi di superficie nel giro di quattro o cinque anni. Un obiettivo politico che nessuno si è mai posto», aggiunge l’assessore. Ottimista? «Si può fare», risponde lui. Per il parking sotto la Marittima la costruzione potrebbe iniziare «l’estate prossima, perché siamo già alla progettazione esecutiva». Il cantiere - ricorda lo stesso Bucci - porterebbe certo disagi al business crocieristico, «ma ho ottenuto che costruiscano la copertura per poi lavorare al di sotto».
Tutta da giocare la partita per le altre due strutture: l’ipotesi progettuale contenuta nel piano parcheggi prevede che nell’area Capitaneria di Porto-teatro Verdi siano realizzati tre livelli interrati: l’entrata avverrebbe davanti alla Capitaneria, l’uscita obbligatoriamente nell’area del Verdi. Infine la struttura sotto l’ex Bianchi: l’impresa che fosse interessata dovrà peraltro demolire «una platea di cemento dello spessore di circa due metri», come scrivono i tecnici nelle loro relazioni, emersa con l’abbattimento del polo natatorio. In tutto, le tre strutture delle Rive conterebbero quasi 1400 posti auto. E allora, «ma solo a parking sotterranei ultimati», precisa l’assessore, il Comune potrà cancellare i posti auto di superficie.

Paola Bolis

 

 

La Provincia al Comune: «Raccolta rifiuti porta a porta anche in centro a Trieste»

 

Convocato un incontro per il primo giugno esteso anche alle altre amministrazioni locali

L’assessore municipale Rovis: «Intanto proseguiremo con gli esperimenti nei rioni dopo Melara e San Giacomo. Differenziata: siamo sotto alla media nazionale»

La Provincia spinge fino in fondo il tasto della differenziata in città e il Comune propone un sistema «misto» per gestire il problema dei rifiuti urbani a Trieste. Venerdì prossimo, l’assessore provinciale Ondina Barduzzi, convocherà a un tavolo le amministrazioni comunali per promuovere il nuovo sistema, grazie al cospicuo contributo regionale di un milione di euro.
«Bisogna aumentare la quantità di spazzatura destinata al riciclaggio così da porre Trieste in linea con i parametri fissati dal decreto Ronchi - spiega l'assessore Paolo Rovis, competente per materia - e noi lo faremo attraverso un sistema di raccolta basato sul work in progress. Mi spiego: attueremo il porta a porta laddove la geografia residenziale, unita a precise condizioni sulla densità abitativa, lo consente e invece potenziamento capillarmente i raccoglitori monotematici in quei rioni che presentano un maggior grado di difficoltà nell'attuazione del nuovo sistema». «Attualmente - chiarisce Rovis - il nostro territorio produce una percentuale di differenziata che si attesta sul 18% mentre la normativa prevede un tetto pari al 35. Ebbene io ritengo che predisponendo una raccolta dei rifiuti mista, cioè calibrata sulle esigenze dei quartieri, ci farà raggiungere un tale traguardo in 2, al massimo 3, anni».
Dopo Melara e il rione San Giacomo, dunque, l'esperimento del porta a porta potrebbe essere riproposto - coi dovuti correttivi e le doverose analisi di AcegasAps - in altre zone della città.
«Senza imposizioni, però - s'affretta ad aggiungere l’assessore Rovis - anzi confrontandoci direttamente coi cittadini e le circoscrizioni, che hanno il polso della situazione». Altro punto importante, secondo l’amministratore, aumentare le campagne informative per educare la popolazione - e i giovani in particolare - alla salvaguardia dell'ambiente, in modo da stimolare comportamenti coerenti. La Provincia - che ieri ha annunciato il dissequestro della linea 2 dell'impianto di via Errera per il riscontro, nelle concentrazioni di diossina, di valori al di sotto dei limiti fissati dalla legge - ha convocato il tavolo per valutare diverse questioni.
Uno degli scopi è appunto quello di approfondire il dibattito sulla raccolta dei rifiuti e fissare gli strumenti atti a rafforzare la differenziata sul territorio, sensibilizzando e coinvolgendo i cittadini con adeguati interventi. «L'obiettivo, ambizioso certo, è quello di estendere il porta a porta a tutta l'area di Trieste», commenta l'assessore provinciale al Territorio, Ondina Barduzzi. Anche in centro? «Perchè no? - replica - Chiaro che in quella zona il sistema di raccolta differenziata spinta possa risultare di più impegnativa attuazione, tuttavia non mi pare un obiettivo impossibile»,
E qui, l’assessore Barduzzi, cita l’esempio di un altro capoluogo provinciale del Friuli Venezia Giulia: Udine, che da tempo porta avanti la differenziata.
«Personalmente - continua Rovis - non penso che un sistema univocamente basato sul porta a porta possa essere realmente risolutivo per Trieste. Non dimentichiamo, infatti, che lo smaltimento dei rifiuti attraverso il termovalorizzatore garantisce il 15% del fabbisogno energetico della nostra città. E anche questa, mi pare, è una formula valida di riciclo. Non solo: avendo l’inceneritore, il nostro territorio è l’unico in Italia a non presentare delle discariche. Anche questo aspetto non è da sottovalutare».
La soluzione ottimale, secondo l’assessore della giunta Dipiazza, sarebbe dunque quella di rintracciare nuovi conferitori di rifiuti - oltre a Gorizia e Pordenone - per l’impianto di via Errera e, contemporaneamente, incrementare la quota di sostanze riciclate.
E intanto, proprio ieri, il ciclo del termovalorizzatore ha ripreso a funzionare a pieno regime. «La pm Maddlena Chergia - riferisce Ondina Barduzzi - ha inoltrato alla Provincia un fax nel quale si annuncia il dissequestro della linea 2, perchè la concentrazione di diossina è risultata inferiore al limite imposto dalla legge: circa un decimo rispetto al valore massimo consentito. Oggi (ieri, ndr) l’impianto ha ricominciato a bruciare la spazzatura urbana. Ancora sospeso, invece, il conferimento del rifiuto ospedaliero». Un paio di settimane fa, anche la linea 3 dell'inceneritore era tornata nuovamente in funzione, facendo rientrare l’«emergenza» rifiuti. Il gip Massimo Tomassini aveva disposto il dissequestro dell'impianto, dopo che i risultati delle ultime analisi avevano rilevato anche in questo caso una concentrazione di diossina inferiore al limite fissato per legge in 100 picogrammi per metro cubo.

Tiziana Carpinelli

 

 

Un confronto sulla viabilità
 
Un faccia a faccia con l’assessore comunale all’Urbanistica Maurizio Bucci, per affrontare i temi della viabilità, del corretto uso delle automobili, evitando parcheggi selvaggi, che penalizzano i diversamente abili e gli anziani con problemi di deambulazione: è di questo che si parlerà martedì prossimo, alle 10.30, in via Foscolo 7, sede di Coped Camminatrieste Camminacittà, che organizza l’incontro. L’incotro pubblico avrà l’obiettivo, come di legge in una nota, di «offrire idee per una Trieste più vivibile».

 

 

Bonifiche, fondi regionali per le imprese private
 
In arrivo fondi per gli imprenditori privati le cui aziende ricadono nel perimetro del Sito inquinato di interesse nazionale. Chi sceglierà di effettuare in proprio le operazioni di caratterizzazione e bonifica dell’area inquinata su cui sorge la propria impresa può ora chiedere alla Regione un finanziamento in conto capitale.
Lo ha deciso ieri la giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente Moretton, approvando il regolamento che stabilisce i criteri con cui i privati possono ottenere i finanziamenti (oltre 12 milioni di euro) destinati ai siti inquinati dalla Finanziaria regionale 2007.
L’articolo 5 della Finanziaria prevede infatti che la Regione può assegnare ai titolari di attività produttive insediate nei siti inquinati di interesse nazionale (oltre a Trieste c’è quello della Laguna di Marano e Grado) contributi in conto capitale per interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale. I singoli contributi ammonteranno al massimo a 200 mila euro. Le domande per i fondi vanno presentate alla Direzione regionale Ambiente e lavori pubblici.
I contributi non possono essere assegnati a chi risulti responsabile dell’inquinamento o a chi abbia acquistato o preso in concessione le aree inquinate dopo l’entrata in vigore (nel 2001) dei decreti di perimetrazione del sito inquinato di interesse nazionale.
«Questa delibera della giunta regionale – commenta il presidente dell’Ezit, Azzarita – è il primo effetto di un ”pressing” che abbiamo affettuato nei confronti della Regione. Il secondo risultato, che dovrebbe arrivare fra una o due settimane, è l’autorizzazione all’Ezit ad operare sui 165 ettari del sito inquinato che non sono di proprietà dell’ente».
Di questi 165 ettari, 60 sono proprietà di enti pubblici, 50 risultano di proprietà privata ma sono stati inquinati nel passati dalla mano pubblica, e i restanti 50 sono sempre privati ma l’inquinamento non è da ascrivere ad enti pubblici. Si tratta di aree sparse nell’intero Sito inquinato: dalla valle delle Noghere al canale industriale, dalla foce del rio Ospo al Villaggio Valdadige.
Una volta che la giunta regionale avrà varato questo secondo provvedimento, l’Ezit potrà operare le caratterizzazioni e le bonifiche anche nelle aree non di sua proprietà, chiaramente dopo aver stipulato apposite convenzioni con le singole imprese. Il costo degli interventi verrà addebitatto alle imprese stesse, che potranno però ottenere contributi regionali.
gi. pa.

 

 

Lubiana «apre» sulla Trieste-Divaccia  - La Slovenia teme la concorrenza della Croazia sul tracciato Fiume-Zagabria-Budapest. Il bando Ue scade il 20 luglio

 

Costa: «Rispettare i patti». Sonego: «Risolvere il nodo dei finanziamenti»

TRIESTE Ora è solo una corsa contro il tempo. La realizzazione del Corridoio 5, soprattutto nella tratta Trieste-Capodistria-Divaccia-Lubiana-Budapest, sta diventando di ora in ora un fatto imprescindibile. Altrimenti sia Trieste, ma anche Capodistria, rischiano di perdere...il treno della concorrenzialità dei propri scali portuali verso i mercati dell’Europa centro-orientale. E il grido di allarme giunge proprio da Lubiana che sta trattando con la Deutsche Ban per ottenere un co-finanziamento per il raddoppio della tratta Capodistria-Divaccia e la realizzazione di alcuni tratti della Lubiana-Hodos (confine magiaro).
Le paure di Lubiana. La Slovenia, infatti, teme ora la concorrenzialità della Croazia dopo l’avvio della progettazione da parte di Zagabria della nuova ferrovia Fiume-Karlovac-Zagabria-Budapest. Nel 2013 per andare da Fiume a Zagabria si impiegheranno solo 59 minuti a fronte delle 4 ore odierne. «Dobbiamo svegliarci», è il grido d’allarme lanciato da Anton Hojnik, responsabile del settore dello sviluppo strategico dell’Agenzia statale per il traffico ferroviario.
Il punto di vista europeo. A questo punto Lubiana non può permettersi ritrosie nel collegamento Trieste-Divaccia. Visto che il bando europeo per ottenere i co-finanziamenti per le Ten (Trans european network) scade il possimo 20 luglio «sta ora la governo italiano - afferma il presidente della commissione Trasporti dell’Europarlamento, Paolo Costa - chiamare quello sloveno e sollecitarlo a rispettare i patti». «Se Lubiana ha trovato una soluzione finanziaria per una parte del progetto (vedi investimenti tedeschi ndr.) ben venga, l’importante - ribadisce Costa - è che l’intero progetto vada avanti». «Ora non si possono più sollevare i ”se” si realizza l’opera, adesso bisogna ragionare sul ”come” la stessa viene costruita. Io non ho motivi di dubitare che la Slovenia voglia tirarsi indietro. I budini (leggi finanziamenti europei) bisogna mangiarli entro il 20 luglio - spiega sorridendo Costa - e entro quella data serve che Roma e Lubiana formalizzino la domanda di realizzazione». «E poi - conclude con una vena di realpolitik - dal 1 gennaio 2008 la Slovenia presiederà l’Unione europea e non credo proprio che alla vigilia di un simile appuntamento Lubiana venga a Bruxelles per denunciare patti già sottoscritti il 30 aprile del 2004».
Il governo italiano. «Per avere speranze di poter accedere ai finanziamenti europei - ha scritto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro al premier Romano Prodi - dobbiamo essere credibili nelle decisioni politiche, concreti nei progetti tecnici e certi nel calendario delle realizzazioni». Esigenze che si scontrano, a parere di Di Pietro, con il «nodo politico da risolvere a monte, che riguarda la condivisione del progetto da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sociali coinvolte». Ricordando che uno dei dodici punti su cui il governo ha chiesto la fiducia alle Camere, riguarda espressamente la realizzazione delle reti Ten, Di Pietro ha chiesto che «nel prossimo Consiglio dei ministri, o in un altro tipo di riunione fissata ad hoc, ci sia una immediata e franca discussione sull'argomento».
Le «minacce» croate e austriache. E la Slovenia sembra aver capito che il Corridoio 5 è l’unica opportunità per inserire il proprio Paese nello scheletro infrastrutturale europeo. «Se la nuova rete ferroviaria croata da Fiume verso Budapest sarà ultimata prima della parte del Corridoio 5 che passa per la Slovenia - sostiene il direttore delle Ferrovie slovene Peter Puhan - rischiamo un vero e proprio tracollo nella gestione delle merci». «Fiume - gli fa eco il direttore del Porto di Capodistria, Robert Cesar - si avvantaggerebbe di molto e per Luka Koper sarebbe un brutto colpo». E a Lubiana non dimenticano che anche a Nord, l’Austria ha già stanziato 4,2 miliardi di euro per la linea che da Villaco via Klagenfurt arriva a Vienna e quindi a Budapest. Dunque, l’unico modo per rompere l’«accerchiamento» è realizzare quanto prima il Corriodio 5.
Il Friuli Venezia Giulia. L’assessore ai Trasporti, Lodovico Sonego si dice ottimista. «Tutto dipende da Roma e Roma è in grado di presentare la documentazione per la Trieste-Divaccia nei termini». Ma il problema è un altro. Resta il tema dell’ammontare dei finanziamenti comunitari che nel complesso ammontano a 8 miliardi di euro. All’Italia spetteranno circa 1,2 miliardi che serviranno per le opere del Monceniso, per la Torino-Lione, per il Brennero, per la Venezia-Trieste e per qualche altro «collo di bottiglia». «Soldi - spiega Sonego - insufficienti». «La Ronchi Sud-Trieste senza la parte confinaria - precisa - vale 1,5 miliardi. Questo significa che il Corridoio 5 si farà in parte minimale con i fondi comunitari, ma soprattutto con i fondi nazionali e quindi il problema è a Roma».
Per quanto riguarda i contatti della Slovenia con Deutsche Bahn Sonego li definisce del tutto leciti e in linea con lo spirito europeo della libera circolazione dei capitali e degli investimenti. Tant’è, annuncia, «che il Friuli Venezia Giulia ha a sua volta avviato contatti con la Deutsche Bahn per la gara per l’assegnazione della concessione del servizio passeggeri, gomma, rotaia e marittimi a un unico soggetto». «I tedeschi - spiega Sonego - si sono dimostrati molto interessati». Quindi la Germania non guarda solo a Capodistria, ma forse, pensa a un unico grande polo di investimenti con Trieste e l’intero Friuli Venezia Giulia.

Mauro Manzin

 

 

Cementificio, tre esposti a carabinieri e pm  -  Il comitato si è rivolto anche al prefetto: «Abbiamo chiesto verifiche sulla tutela della salute»

 

La battaglia contro l’impianto passa alle vie legali. Il portavoce Settimo: «Le rassicurazioni del consiglio regionale non sono sufficienti»

UDINE Non si sono sentiti rassicurati. Né prima né dopo la seduta in Consiglio regionale. E adesso, dopo che l’intervento in aula di Riccardo illy ha creato nuovi dubbi, i cittadini ufficializzano gli esposti sul cementificio. Ce ne sono tre, l’ultimo di pochi giorni fa. Ma il percorso giudiziario del comitato «No al cementificio» è iniziato già nove mesi fa, alla fine della scorsa estate, con una segnalazione ai carabinieri di Torviscosa.
IL PRIMO ESPOSTO Nella ricostruzione post-aula del portavoce del comitato, Mareno Settimo, ci sono infatti tre tappe. La prima risale all’alba del caso cementificio. Il 26 agosto 2006 è il giorno del primo esposto, presentato ai Carabinieri di Torviscosa – e, per conoscenza, a Paolo Cartagine, direttore del servizio Via della Regione – in cui viene sollevato il problema relativo alla qualità dell'aria. «In quell’occasione – spiega Mareno – si chiedeva all'autorità competente di verificare se, con l'approvazione della deliberazione comunale relativa al cementificio, erano stati tutelati i principi della Costituzione e in particolare il diritto alla salute».
IN PROCURA A gennaio e a febbraio 2007 è stato inoltre presentato un altro esposto indirizzato sia al Prefetto che alla Procura di Udine «per chiedere di verificare per quale motivo, nonostante i numerosi e ripetuti superamenti dei limiti quotidiani dei PM10 registrati dalla centralina dell'Arpa di Torviscosa, non era stato preso alcun provvedimento per limitare l'inquinamento atmosferico».
IL MINISTERO Quindi l’ultimo affondo, quello di maggio. Un nuovo esposto di cui Mareno riassume i passaggi finale: «Tenuto presente che la situazione critica della qualità dell'aria a Torviscosa era stata formalmente sollevata dal ministero dell'Ambiente con una lettera inviata il 21 luglio 2006 al servizio Via della Regione e tenuta presente la documentazione relativa alla procedura di impatto ambientale e in particolare quanto riportato nelle due relazioni istruttorie redatte dal servizio nei due verbali del 7 marzo e del 28 marzo, chiediamo venga verificato se, nella procedura di Via sono state rispettate le normative vigenti».
I DUBBI I cittadini ribadiscono dunque i dubbi sulle certezze di buona parte della politica. «A parole quasi tutti sono per il “no” al cementificio – afferma ancora Settimo –, ma gli esponenti politici ed economici favorevoli alla costruzione di quell’impianto dopo il consiglio regionale del 23 maggio non nascondono la loro soddisfazione. Soddisfazione che non è sicuramente la nostra». Non convincono, in particolare, gli ulteriori approfondimenti. «La Regione chiede alle proprie strutture “procedure rafforzate” e “interpretazioni autentiche” – insiste il portavoce del comitato – ma Arpa e Ass hanno già espresso i propri pareri e il servizio Via nella relazione del 2 febbraio li aveva fatti propri, assieme agli altri, riassumendoli in 12 valutazioni negative e solo 3 positive, con un parere complessivo sfavorevole al cementificio». Di qui la strada degli esposti: «Alle procedure rafforzate e alle richieste di interpretazioni autentiche noi rispondiamo chiedendo che anche altre autorità verifichino l’iter procedurale del progetto».
IL REGOLAMENTO Novità di ieri, la giunta regionale, su proposta di Gianfranco Moretton, ha approvato il regolamento che fissa i criteri con i quali i privati possono ottenere le risorse destinate ai siti inquinati, secondo quanto previsto dalla Finanziaria regionale. Con l'articolo 5 della manovra 2007, la Regione è autorizzata a concedere a soggetti privati, titolari di attività produttive insediate nei siti inquinati di interesse nazionale (Trieste, laguna di Marano e Grado), contributi in conto capitale per interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale.
NO ALLA CAVA Intanto, dopo il primo stop della Regione alla vetreria di San Giorgio – il parere è stato respinto all’Ass della Bassa –, c’è un altro ostacolo anche per il cementificio. «A Raveo non potrà essere rilasciata alcuna autorizzazione per la realizzazione di una cava di gesso», ha spiegato ieri Daniele Ariis, sindaco di Raveo in Carnia. Nell’ampliamento del territorio del «Parco intercomunale delle colline carniche» è stato infatti inclusa anche l’ex area di cava dove il gruppo Grigolin avrebbe dovuto realizzare una cava di gesso per il cementificio.
L’INDAGINE Intanto, ancora sul fronte giudiziario, emerge che l’inchiesta sugli appalti truccati nel settore delle costruzioni - aperta dalla procura di Treviso con 10 persone in carcere e 111 indagati - ha coinvolto anche alcuni responsabili di aziende del gruppo Grigolin. In particolare l’indagine riguarda Silvana Brisotto di Conegliano per la Brussi costruzioni e Alberto Santamaria dipendente della Superbeton. Un’altra azienda del gruppo, la CoGeFor, ha ricevuto martedì la visita della Finanza. Gli indagati sono sospettati di aver formato un cartello per aggiudicarsi gli appalti sotto soglia concordando il ribasso da praticare e predeterminando la media in base a cui veniva assegnata la gara.
Marco Ballico

 

 

Cava di Raveo non autorizzata Il sindaco: vittoria di popolo - Bloccato il progetto
 
TRIESTE «A Raveo non potrà essere rilasciata alcuna autorizzazione per la realizzazione di una cava di gesso». Lo afferma il sindaco del Comune carnico, Daniele Ariis, rendendo nota la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto del presidente, Riccardo Illy, con il quale viene approvata la variante che amplia il territorio del «Parco intercomunale delle colline carniche».
Il Parco coinvolge i Comuni di Raveo, Villa Santina, Lauco ed Enemonzo, tutti in provincia di Udine, e la sua estensione ora raddoppia: «Passa da 1.000 a 2.000 ettari» afferma il sindaco. «Nell'ambito di questo ampliamento - aggiunge Ariis - abbiamo incluso anche la ex-area di cava dove il gruppo Grigolin avrebbe dovuto realizzare una cava di gesso per il loro cementifici. Per la legge regionale 42/1996 la variante diventa automaticamente anche variante del piano regolatore comunale e con l'inclusione nel Parco dell'area dell'ex-cava questa non è più zona estrattiva ma zona di ambito boschivo».
Risultato? La cava di Raveo, che secondo Verdi e comitati rappresentava con quella di Caneva parte integrante del «progetto cementificio» che tanto sta facendo discutere, non si può fare: «Siamo entusiasti - afferma il sindaco - è stata in questo modo confermata la libertà di scelta e di futuro di quattro Comuni. È una vittoria di popolo ottenuta con l'impegno di tantissime persone, dei nostri consiglieri regionali, dell'assessore regionale Enzo Marsilio e degli amministratori della Carnia». Il primo cittadino di Raveo ricorda infine che il progetto di ampliamento del Parco era stato trasmesso alla Regione dai Comuni proponenti nell'ottobre dello scorso anno.

 

 

Polveri a Servola
 
Viste le continue e abbondanti emissioni di polveri e gas irritanti che creano problemi alle vie respiratorie e non solo, i sottoscritti cittadini, residenti nella zona prospiciente lo stabilimento della Ferriera di Servola (via Pitacco, via S. Lorenzo in Selva, via dei Giardini, via Ponticello, ecc.) chiedono che i rilevamenti delle concentrazioni delle polveri sottili Pm10 eseguiti dall’Arpa siano effettuati a campione anche all’interno delle case e non soltanto all’esterno.
Il giorno 18 marzo 2007 alle ore 20.30 nell’abitazione di un abitante in via Pitacco l’Arpa ha rilevato la concentrazione di polveri sottili Pm 68mg/m3.
Chissà quante volte noi ignari cittadini abbiamo respirato queste sostanze pericolose per la nostra salute.
Inoltre si chiede che venga rilasciato all’interessato/a una copia del verbale.
Seguono 200 firme

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 25 maggio 2007

 

 

Fvg, ambiente e sviluppo non sono nemici

 

Ritengo altamente significativo che Sarkozy, nel suo primo discorso da Presidente eletto dei francesi, abbia voluto rimarcare l'importanza del Protocollo di Kyoto in relazione al rischio incombente del riscaldamento terrestre. Personalmente, oggi più che mai, non vedo contrapposizione tra sviluppo e tutela a patto che l'innovazione sia coraggiosa, intelligente e sensibile alle complesse esigenze della collettività. Il mio pensiero va al rigassificatore.
Il Piano energetico regionale e il recente Disegno di legge regionale in materia di energia puntano, sotto forme e con modalità differenti, a un'azione qualificante e di concreto impatto per il Friuli Venezia Giulia, mirando a coniugare innovazione e sviluppo ambientale sostenibile. La Regione può assicurare ampie disponibilità di sfruttamento energetico in materia di fonti rinnovabili nell'ambito delle biomasse, del geotermico e del solare.Sistemi che riducono l'inquinamento e la dipendenza dalle importazioni.
Leggo sull'inserto "Regione/guida" distribuito con Il Piccolo lo scorso marzo, che nel 2010 (ossia quando potrebbe esser pronto il rigassificatore di Trieste) la produzione di energia elettrica, con "scenario spontaneo proiettato", vale a dire in base all'attuale andamento del mercato e quindi immagino senza i "benefit" quantitativi dei rigassificatori, aumenterà del 73% rispetto al quadro attuale grazie alla nuova centrale di Torviscosa e alla ristrutturazione di quella di Monfalcone. Il consumo di energia crescerà del 18% ma comunque vi sarà un esubero teorico dell'offerta rispetto alla domanda di circa il 20%. Deduco, quindi, che il Friuli Venezia Giulia e le sue industrie saranno autosufficienti e lo saranno, comunque, anche grazie alle politiche di sostegno a favore delle nuove energie. Immagino che comunque continuerà a sussistere un problema di controllo dei costi. Ed è questo il tema che ha fatto guadagnare consensi ai progetti dei rigassificatori.
La Ue ha ribadito qualche mese fa che i costi dell'energia elettrica in Italia sono i più alti in Europa. Il ministro Bersani ha replicato ricordando che i processi di liberalizzazione riguarderanno anche questo settore ora gestito in forte monopolio proprio da Eni e da Enel, cui fanno capo le reti e la distribuzione. Con i rigassificatori si amplierà la concorrenza inducendo una riduzione dei costi di approvvigionamento. Ragionamento condivisibile, ma a patto che si sia certi che i Paesi produttori siano disposti a mantenere le attuali condizioni di mercato, che vi sia una disponibilità di gas sufficiente a garantire il continuo funzionamento degli impianti previsti in Italia (il cui numero potrà esser definito con chiarezza solo dal Piano energetico nazionale) e nel bacino mediterraneo e che, soprattutto, vi sia nei Paesi d'origine la capacità di liquefazione del prodotto. È così?
Su questo scenario mi permetto solo due osservazioni. La prima è che il governo dovrà mettere in campo azioni diverse anche prima del 2009, anno in cui potrebbero essere stati autorizzati (non avviati) i rigassificatori previsti, non potendo permettersi di puntare tutto solo su quella via, che quindi si presenta, per certi versi, già ritardataria. La seconda è che, sebbene la combustione del metano genera meno biossido di carbonio a parità di energia prodotta rispetto agli altri combustibili fossili, anch'esso rientra nel novero dei gas che causano l'effetto serra: non sarebbe dunque più opportuno continuare al momento a usare gasdotti - visto che Eni sta raddoppiando parte di quelli esistenti - e investire risorse nello sviluppo della ricerca energetica? Per centrare gli obiettivi europei in tema ambientale, l'Enea dichiara, nel rapporto energia e ambiente 2006, la necessità di ridurre del 27% le emissioni di anidride carbonica entro il 2020. E' possibile farlo promuovendo sinergie sempre più strette, chiare e durature tra ricerca e sistema produttivo. Abbiamo l'esempio del progetto Archimede nella centrale termoelettrica Enea di Priolo in Sicilia ideato da Carlo Rubbia.
Un altro aspetto che sembra, in una logica di valutazione dei pro e dei contro, a favore del rigassificatore a Trieste è l'ipotesi ventilata da Gas Natural di farsi carico dei costi - davvero elevati - delle bonifiche nell'area fortemente inquinata dell'Ezit. Naturalmente Gas Natural parla solo di recuperare gli ettari che interessano il suo progetto e non l'intero sito. Risulta tuttavia che anche il Governo nazionale stia dando assicurazioni in merito ad un suo intervento finanziario a favore dell'area e soprattutto credo vada valutata con estremo interesse la decisione di quelle imprese che hanno messo in sicurezza a loro spese il terreno su cui sono insediate. Esempi positivi di impegno produttivo cui si associa, con una sana concezione imprenditoriale, quello economico-sociale, che credo debbano far riflettere sulle potenzialità di sviluppo sostenibile delle nostre imprese cui gli enti locali dovrebbero dare supporto e credito.
Infine, la legge regionale n. 43 del 1990 "Ordinamento nella Regione Friuli Venezia Giulia della valutazione di impatto ambientale" vede nella partecipazione dei cittadini alle procedure di valutazione di impatto ambientale (cosiddetto VIA) un requisito essenziale in quanto finalizzata a informare i residenti, ad acquisire notizie e a definire ulteriori garanzie e misure di controllo. Nel caso dei rigassificatori mi chiedo dove sia stata questa informazione, e che rilievo abbiano avuto i responsi negativi degli enti locali interpellati. Il loro parere non era effettivamente vincolante, ma tuttavia di peso in un sistema politico come il nostro, in cui, almeno sulla carta i processi di consultazione e concertazione hanno un'importanza considerevole. Ritrovo con piacere nel programma del Presidente della Regione Riccardo Illy questa dichiarazione: "la tutela e la valorizzazione dell'ambiente dovranno stimolare una nuova idea di sviluppo che abbia come riferimento la salvaguardia del territorio e che sia in grado di creare nuova occupazione nel campo della promozione, della manutenzione e della riqualificazione ambientale" o, in altra parte, "ci impegneremo ad adottare un piano energetico regionale adeguato a una produzione più razionale, economica, attenta al riutilizzo delle fonti rinnovabili e proiettata verso la metanizzazione delle centrali elettriche". E' in queste ultime parole che dovrei leggere, sebbene non scritta, la parola rigassificatori? Forse. Ma allora mi aspetto comunque e in ogni caso risposte non solo sul fronte della sicurezza, ma anche sull'impatto ambientale, sulla strategia complessiva di sviluppo dell'area costiera e sugli effettivi risvolti economici.
Roberto Damiani

 

 

Arrivano i bus ecologici Trieste è la prima città in Europa ad usarli - Dotati di motori Euro 6

 

Trieste prima della classe in Europa nell’uso di autobus «ecologici». Da ieri sono infatti in circolazione in città 50 corriere Iveco/Irisbus dotate di motorizzazione Eev, ovvero a basso impatto ambientale. Degli autobus diesel «Euro 6», così innovativi da anticipare le normative europee che entreranno in vigore nel 2012. I primi in tutto il continente.
Nove dei nuovi gioielli tecnologici della Trieste Trasporti, presentati ieri mattina dai vertici dell’azienda e di Iveco, alla presenza dei rappresentati delle istituzioni cittadine, sono rimasti parcheggiati nel centro di piazza Unità per alcune ore, prima di partire alla volta delle strade cittadine. Undici milioni di euro: questo l’investimento necessario per dotare la flotta di Trieste trasporti dei più innovativi modelli esistenti sul mercato. Le corriere hanno una lunghezza che oscilla tra i 9 e i 10,8 metri (solo una, la «Citelis», la punta di diamante del parco bus, arriva a 12 metri). «Uno di questi bus inquina meno di un motorino a due tempi», ha affermato l’amministratore delegato di Trieste trasporti Cosimo Paparo. «Circa un centesimo di una corriera vecchia di 10 anni - ha aggiunto il direttore Piergiorgio Luccarini -. I nuovi modelli sono inoltre molto più maneggevoli per gli autisti e più comodi e spaziosi internamente per i passeggeri».
«Nel nostro parco vetture non esistono più corriere Euro 0 ed Euro 1 - ha commentato il presidente dell’azienda Dario Fischer - e pochissime Euro 3, che spariranno dalla circolazione nel corso del 2008. La nostra è una delle flotte più moderne d’Europa».
Parole confermate da Enrico Vassallo, direttore generale di Irisbus Italia (l’azienda del gruppo Iveco che produce autobus e che un anno e mezzo fa si è aggiudicata la commessa tramite una gara europea): «L’età media del parco corriere della Trieste trasporti è di cinque anni - ha puntualizzato -, contro una media nazionale di 11 anni ed europea di 7 anni. Trieste è stata la prima città a credere nel nostro progetto di veicoli a bassissimo impatto ambientale - ha aggiunto Vassallo - e i benefici si vedranno presto. Vetture di questo livello, pur utilizzando tecnologie molto diverse da quelle dei veicoli a metano, hanno praticamente lo stesso impatto sull’ambiente».
Soddisfazione è stata espressa anche dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Bucci, che ha parlato della Trieste trasporti come di «una buona squadra, che ha dimostrato di saper collaborare bene con i tecnici comunali». Mentre Ondina Barduzzi, responsabile a palazzo Galatti del trasporto pubblico locale, ha affermato che «La società, a soli 8 anni dalla firma del contratto, ha saputo gestire le risorse in maniera responsabile». Sono infatti 43 i milioni di euro di fondi regionali che, attraverso la Provincia, vengono erogati annualmente all’azienda, e che servono anche a rinnovare il parco macchine.
e.c.

 

 

Trieste-Divaccia a rischio: Lubiana punta sulle ferrovie tedesche

 

Il ministro dei Trasporti Janez Bozic avvia contatti con la Deutsche Bahn. Di Pietro accelera: l’Italia presenti subito il suo progetto

TRIESTE Mentre il ministro delle Infrastrutture Antonio di Pietro informa il premier Romano Prodi confermando che tra i progetti che potrebbero godere del cofinanziamento Ue per l’Alta velocità nell’ambito delle reti transeuropee c’è anche la tratta ferroviaria Trieste-Divaccia e invita il governo a rispettare i 60 giorni previsti da Bruxelles per presentare i progetti («non voglio restare col cerino in mano», scrive), la Slovenia scatena una vera e propria offensiva economica sul fronte del raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia e del tratto del Corridoio 5 che unisce Lubiana a Hodos, paesino di 365 anime all’estremità del triangolo Nordorientale del Paese al confine con l’Ungheria.
Offensiva che ha già dato i suoi frutti. Rappresentanti del governo sloveno, con in testa il ministro dei Trasporti, Janez Bozic, stanno attivamente trattando con la Deutsche Bahn (le Ferrovie tedesche) per dare vita a una sorta di partenariato in base al quale la società tedesca finanzierebbe la realizzazione della seconda tratta della linea Capodistria-Diviccia più alcuni tratti strategici del tracciato del Corridoio 5 che da Lubiana porta al confine magiaro.
Già da marzo, infatti, è operativa una commissione progettuale composta da otto membri che sta delineando i particolari dell’accordo con la Deutsche Bahn. La commissione è guidata dal sottosegretario alle Finance, Andrej Sircelj, mentre il suo vice è il sottosegretario ai Trasporti, nonché primo ispettore delle Ferrovie slovene, Peter Verlic.
Negli ultimi giorni la commissione ha dato vita a ulteriori gruppi di lavoro incaricati di redigere i piani finanziari dell’accordo sloveno-tedesco e i risultati sono attesi per la fine di giugno. Accordo sloveno-tedesco che, secondo alcune fonti, potrebbe essere definitivamente sottoscritto il prossimo autunno.
In base alle prime indiscrezioni emerse da una trattativa che si svolge nel massimo riserbo delle parti, Lubiana, in cambio degli investimenti tedeschi nella realizzazione delle suddette tratte ferroviarie, ofrirebbe alla Deutsche Bahn l’ingresso nel capitale di due importanti società slovene.
La più accreditata è la Slovenske Zeleznice quella che gestisce proprio le ferrovie slovene e il partner tedesco si occuperebbe sia del trasporto passeggeri che della gestione di quello merci. La seconda società interessata dall’ingresso di capitale germanico sarebbe o l’Intereuropa, la principale azienda che gestisce l’autotrasporto e la logistica in Slovenia, o Luka Koper, ovvero il Porto di Capodistria. Da notare che Intereuropa possiede il 25 per cento proprio di «Luka Koper». Dunque la Germania guarda con interesse a una gestione diretta dello scalo del Litorale sloveno per indirizzare le merci verso i mercati dell’Europa centrale.
E la conferma che si tratti più che di indiscrezioni giunge dalla Borsa di Lubiana dove negli ultimi tempi sono partite diverse operazioni speculative proprio nei confronti delle azioni di Intereuropa e di Luka Koper.
È stato registrato, infatti, un elevato trend all’acquisto di azioni delle due società che, in caso di ingresso del capitale della Deutsche Bahn, al momento della rivendita, acquisterebbero una notevole plusvalenza.
Il ministero delle Finanze sloveno tace sull’intera operazione. Per le opere sulla Capodistria-Divaccia il governo di Lubiana stima un investimento di circa 700 milioni di euro.
Silenzio anche da parte della Deutsche Bahn, il cui portavoce afferma: «Non intendiamo commentare eventuali contatti in corso», mentre il direttore delle Ferrovie slovene, Peter Puhan si dice «favorevole alla collaborazione finanziaria e commerciale con partner solidi e strategici», ma finora sostiene di non sapere di alcuna operazione in atto. Di certo, invece, è trapelato che il grande sostenitore dell’iniziativa è il ministro delle Finanze sloveno, Andrej Bajuk.

Mauro Manzin

 

 

Vetreria, la Regione respinge il parere dell’Ass - Si ripete il caso Torviscosa: gli uffici chiedono all’Azienda sanitaria un pronunciamento esplicito

 

Confermata la linea della prudenza. Ma il comitato civico e il Pdci non abbassano la guardia: «Impianto Grigolin, la decisione non deve slittare»

TRIESTE Il cementificio, anche se i cittadini non si sentono rassicurati, sembra correre verso il «no». Un cambio di rotta che, adesso, riguarda anche la vetreria di San Giorgio di Nogaro, un altro «babau» nella Bassa friulana. A margine del dibattito consiliare di mercoledì è emerso il primo stop all’insediamento dell’azienda veneta Sangalli Vetro nell’area industriale dell’Aussa Corno: la Regione ha chiesto all’Azienda sanitaria un parere inequivocabile.
IL PARERE Una situazione non diversa da quella del cementificio. Ma, questa volta, non si vuole rischiare alcunché. E dunque, di fronte a un documento che si prestava a interpretazioni difformi, gli uffici hanno rispedito le carte all’Ass della Bassa. Serve un parere più netto per poter poi procedere in un senso o nell’altro.
L’ITER A inizio gennaio, con la premessa di una relazione di un gruppo di lavoro dell'Università di Trieste che aveva individuato varie prescrizioni, il consiglio comunale di San Giorgio ha dato il suo ok allo studio di impatto ambientale e alla relazione di incidenza presentati dalla Sangalli su un progetto che ipotizza 220 occupati e una produzione di 600 tonnellate al giorno di vetro float. Ma, da subito, non erano mancate le perplessità di ambientalisti e cittadini, preoccupati in particolare per le emissioni in atmosfera, soprattutto perché sommate a quelle della centrale a turbo-gas di Torviscosa e, in prospettiva, pure a quelle del cementificio.
GLI AMBIENTALISTI Il comitato di difesa ambientale parlò di «attentato alla salute pubblica». Paolo De Toni, in particolare, segnalò le concentrazioni di ossido di azoto «oltre i limiti di legge», denunciò la riduzione del camino progettato da 80 a 60 metri, il non rispetto del protocollo di Kyoto, la mancata realizzazione di una barriera di mascheramento a protezione della laguna e l’assenza di una comparazione quantitativa con gli impatti ambientali dello stabilimento che la Sangalli ha già in Puglia.
LE EMISSIONI Si va verso un doppio stop? Secondo Mareno Settimo, il portavoce di «No al cementificio», la situazione più difficile è quella della vetreria. «Del resto - spiega - i numeri sono chiari: 1.700 tonnellate annue di ossido di azoto e 800 di biossido di zolfo. E tutto questo a 300 metri dalla laguna». Il primo stop alla vetreria è arrivato, si attende ora quello definitivo al cementificio Grigolin, anche se Gianfranco Moretton, l’assessore all’Ambiente, conferma che il limite del 5 giugno potrebbe essere sforato: la Regione attende il parere univoco di Ass e Arpa. Uno slittamento eventuale cui si oppone in anticipo Bruna Zorzini (Pdci): «Non si faccia passare alla chetichella una decisione su cui tutto il Consiglio è contrario». Mentre Mauro Travanut (Ds), slittamento o no, non ha dubbi: «Il parere dell’Ass sarà contrario come è emerso in commissione».
VIA D’USCITA È proprio l’allungarsi dei tempi a preoccupare però il comitato. «Non siamo per nulla rassicurati dalla seduta del Consiglio di due giorni fa – spiega Settimo –. La Regione sta chiedendo troppe verifiche, sta facendo troppi richiami alle regole, sta ricorrendo a troppi bizantinismi politici. Può essere anche che la giunta Illy cerchi una via d’uscita per salvare l’immagine ma temiamo che sia in atto anche un tentativo per mettere in discussione il “no” al cementificio. Un “no” che dovrebbe invece essere solare, a tutela della qualità dell’aria di una zona che già deve sopportare le emissioni della centrale a turbo-gas di Torviscosa. Non a caso rilanceremo la richiesta che quell’impianto venga dotato di filtri catalitici che consentirebbero di abbassare il livello di ossido d’azoto di una decina di volte».
LE PREOCCUPAZIONI Le preoccupazioni tra i cittadini che hanno seguito la maratona consiliare a Trieste sono estese. «Prendiamo atto delle dichiarazioni favorevoli – commenta il giorno dopo Roberto Fasan – ma il nostro grado di attenzione resta molto elevato. Finché non ci sarà una presa di posizione ufficiale della giunta Illy non ci fidiamo di niente e di nessuno». «Non siamo per nulla rassicurati: sintesi brutale ma corretta – aggiunge Carlo Brunetti –. Quello di Illy è stato un discorso equilibrato ma non si può non pensare che sia rimasto sulle sue posizioni: dire che nella “new economy” deve sopravvivere anche una parte della “old” è un modo di mettere le mani avanti per una decisione favorevole all’insediamento».
Marco Ballico

 

 

Cementificio, polemiche nei poli sull’intesa bipartisan - La sinistra radicale denuncia le «larghe intese». Gottardo: «Nessun patto con Illy»

 

Zorzini: «Subito l’incontro di maggioranza». Guerra: «Vittoria del consiglio». Tondo: «Un’occasione perduta»

Travanut e Molinaro: «Convergenza positiva». Malattia: «Il presidente ne esce rafforzato». Ciriani: «Macché. È stato costretto al dietrofront»

TRIESTE Karl Popper, Theodor Adorno e i dotti alterchi di Tubinga? Macché. Meglio, molto meglio Samuel Beckett, Eugene Ionesco e il teatro dell’assurdo. All’indomani della maratona sul cementificio di Torviscosa, conclusasi con un accordo bipartisan rifiutato solo dalla sinistra radicale, Igor Kocjancic non ha dubbi.

L’ATTACCO Il rifondatore afferma che quello che è andato in scena, nonostante gli sforzi del diessino Mauro Travanut, «ci allontana dagli aulici livelli del dibattito tra massimi pensatori e ci consegna agli scenari del teatro dell’assurdo». Il motivo? «In questo momento non si può non pensare che all’assurdità dell’esistenza di una coalizione, Intesa democratica, che impiega due giorni per trovare un comune denominatore su un testo e che si impegna all’unanimità a non votare gli ordini del giorno del centrodestra, né a prestarsi a strumentalizzazioni che mettano in difficoltà presidente, giunta e maggioranza. Poi, tra le pieghe del dibattito, senza confronto, ecco l’accordo trasversale che - denuncia Kocijancic - non solo rischia di rimettere in discussione i rapporti tra partner della coalizione ma che, paradossalmente, riavvicina lo spettro del cementificio: l’ordine del giorno dell’opposizione consente alla giunta di esprimere un parere positivo».
LA VERIFICA
Non è il solo a condannare le «larghe intese», nel day after: «Esiste ancora Intesa? Riccardo Illy e il futuro Partito democratico vogliono continuare con l’attuale maggioranza? Crediamo che una risposta sia urgente, tanto più che non ci incontriamo con il presidente dal 17 gennaio, e quindi sollecitiamo un chiarimento» afferma, per il Pdci, Bruna Zorzini. L’epilogo consiliare, però, non convince appieno nemmeno il centrodestra: Renzo Tondo si fa interprete del malumore, scrivendo sul suo blog di «un’occasione persa per mettere in difficoltà Illy» e lamenta il rischio che i cittadini non comprendano accordi «tra due parti che fino al giorno prima si sono attaccate pesantemente».
I PROTAGONISTI Dentro il palazzo, però, prevale la soddisfazione. Soddisfazione che unisce innanzitutto Travanut e Roberto Molinaro, artefici materiali dello sbocco bipartisan, nonostante più d’uno ora vada a caccia dei «registi occulti». «La costruzione dell’accordo è stata immediata e non mediata. Il capogruppo dell’Udc mi si è avvicinato quando parlava Cristiano Degano e mi ha proposto l’astensione reciproca. Sono andato dal presidente, lui ci ha pensato, poi mi ha detto sì. A quel punto - ricorda Travanut - sono tornato dai capigruppo di Intesa, li ho informati, sono intervenuto». Conferma Molinaro: «Sono andato da Travanut, quando era chiaro che la maggioranza era autosufficiente, proponendo l’astensione incrociata. Tutto è maturato in aula». Non negano, il diessino e il centrista, che c’è stato chi ha manifestato dubbi più o meno forti, da una parte e dall’altra. Ma rivendicano la bontà della scelta: «C’è stata una convergenza positiva a corollario di una seduta in cui l’aula, a stragrande maggioranza, ha detto no al cementificio» dice Travanut. «Il consiglio si è riappropriato del suo ruolo e ha dato un indirizzo preciso a Illy che, se attuato, blocca l’impianto. E il centrodestra ha confermato che, a differenza della sinistra quando sta all’opposizione, non dice no per partito preso» aggiunge Molinaro. Ratifica l’assenza di «patti con la giunta o il centrosinistra» Isidoro Gottardo: «Ci siamo astenuti solo perché il presidente ha fatto un passo indietro e perché il consiglio tornerà a discutere della vicenda. E se qualcuno pensa che abbiamo consentito alla giunta una via d’uscita, si sbaglia di grosso».
L’OPPOSIZIONE Di sicuro, in piazza Oberdan, il centrodestra canta vittoria. «Grande risultato della politica e del consiglio. Come Lega - afferma Alessandra Guerra - siamo orgogliosi d’aver assunto ancora una volta, sin dall’inizio, una posizione limpida: siamo stati dalla parte della gente e abbiamo fatto approvare un ordine del giorno, il nostro, che rende impossibile un sì all’impianto». «Macché inciucio. Dopo aver denunciato l’arroganza di Illy, l’abbiamo costretto a innestare la retromarcia e garantire la trasparenza e l’imparzialità mancate. Non solo: il centrosinistra è più spaccato di prima e il presidente - aggiunge Luca Ciriani - è comunque incartato perché, quando deciderà, dovrà rispondere al consiglio o al mondo industriale».
LA MAGGIORANZA Ma canta vittoria, con argomenti opposti, anche il centrosinistra. «Il voto consiliare rafforza Illy e la linea della legalità e della responsabilità in quanto certifica la correttezza dell’istruttoria rafforzata attivata dagli uffici. Fa piazza pulita del tentativo di strumentalizzare il cementificio. E approva la decisione di Illy di approfondire gli aspetti di criticità» afferma Bruno Malattia. Canta vittoria, con un filo d’ironia, persino Sandro Metz: «L’accordo trasversale, impossibile senza il permesso o il favore di Illy, dimostra che il presidente rappresenta interessi che vanno dal centrodestra a una parte del centrosinistra. Gli va reso un grande merito: Illy, in aula, è riuscito a ricompattare la sinistra».

Roberta Giani

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 24 maggio 2007

 

 

Ventidue nuovi park per 6500 posti  - La bozza che sarà portata all’esame della giunta comunale lunedì prossimo fa già discutere

 

La struttura di piazza Sant’Antonio sarà riservata ai residenti

Lo dicono tutti, in maggioranza: nell’ambito del piano dei parcheggi che sarà discusso dalla giunta nei prossimi giorni e poi dal consiglio comunale, occorrerà fare molta attenzione a piazza Sant’Antonio, anche se l’ipotesi - punto importante - è quella di costruirci un parcheggio di pertinenza, riservato cioè ai residenti. An e Lista Dipiazza poi lanciano all’assessore Maurizio Bucci l’ennesimo messaggio: la discussione vada «di pari passo» con quella del piano del traffico. I due strumenti urbanistici sono infatti strettamente connessi tra di loro. Da tutti i partiti di maggioranza arrivano comunque parole caute, che sottolineano come il dibattito sia aperto.
Questi alcuni dei nodi che emergono all’indomani dell’annuncio, dato da Bucci, dell’approdo in giunta della delibera sul piano parcheggi. Un piano i cui contenuti iniziano a delinearsi nettamente. Le strutture che gli uffici hanno previsto sono in tutto ventidue, per poco meno di 6500 posti. In pressoché tutti i casi si tratta di parcheggi interrati a più piani, pensati in corrispondenza delle piazze «con l’obiettivo di arrivare a una riqualificazione delle piazze stesse», osserva il capogruppo forzista in Comune Piero Camber. Importante poi la suddivisione proposta tra parcheggi di pertinenza e a rotazione. Tra questi ultimi figurano - nel centro - quello sotto il colle di San Giusto e i tre sulle Rive, oltre al contenitore di Foro Ulpiano destinato a essere ampliato lungo via Giustiniano, fino a piazza Oberdan.
Tra i nodi da sciogliere, si diceva, piazza Sant’Antonio. «Se ne può discutere ma solo se le vie di accesso e uscita saranno collocate in via San Spiridione, non certo lungo strade minori. Comunque - dice dall’Udc Roberto Sasco - si andrebbe a caricare di traffico un’area in prospettiva destinata a pedonalizzazione: meglio puntare su aree circostanti a quella zona». Da An invece Rosolen ricorda le proteste accese che suscitò - ancora al governo la giunta Illy - l’ipotesi del parking sotterraneo di Ponterosso. Del resto, lo stesso documento che la giunta dovrà esaminare sottolinea come l’impianto presenti «diverse problematiche» in termini geologici, urbanistici e di accessibilità: potrebbe però risolvere buona parte della fame di parcheggi nella zona, evidenzia ancora il testo, ma occorrerà comunque una progettazione «particolarmente attenta». Bucci si sofferma però sulla caratteristica di parcheggio di pertinenza: «Come nel caso di piazza Vittorio Veneto, neanche il parking di piazza Sant’Antonio appesantirebbe il flusso di veicoli nell’area», il cui transito si limiterebbe all’entrata e all’uscita.
Altri argomenti, intanto, emergono dal centrodestra. Il più netto è il capogruppo della Lista Dipiazza in Comune Maurizio Ferrara: «Il documento? Non sono neanche molto interessato a leggerlo, perché potrei giudicarlo soltanto conoscendo il piano traffico: le due cose vanno discusse assieme». A spegnere la polemica arriva però il capogruppo forzista Piero Camber: «A redigere la bozza sono stati gli stessi uffici che hanno studiato il piano del traffico, cercando ovviamente una compatibilità», dice Camber sottolineando come la discussione comunque resti aperta, anche nelle circoscrizioni interessate che dopo il passaggio in giunta dovranno esaminare il documento. Ma «di tutti i contenitori emersi, l’unico che può dare adito a qualche dubbio - secondo Camber - è quello di piazza Sant’Antonio».
Resta da sottolineare che se anche tutti i ventidue impianti ottenessero il via libera, la loro realizzazione non è scontata. Il piano (già approvato dalla Regione) funge da variante al piano regolatore, ma nella maggior parte dei casi saranno i privati a potere intervenire con la formula del project financing, com’è nel caso dei progetti in fase più avanzata come quello sotto la Stazione marittima, quello sotto il colle di San Giusto o quello di Foro Ulpiano.
«Il documento? Non sono a priori né favorevole né contraria», commenta Rosolen, «registro però che non ci sono grosse modifiche rispetto a bozze precedenti, né sono state recepite una serie di prese di posizione emerse negli anni, come le perplessità su piazza Sant’Antonio o sul parking sotto la Marittima che lo stesso Bucci aveva espresso». Quanto al tandem parcheggi-traffico, «sono d’accordo con Ferrara: i due piani andrebbero discussi di pari passo, perché alla fine è il consiglio comunale - e non la giunta - che dà il voto». E senza avere un quadro generale «sarà difficile - dice Rosolen - esprimersi in modo organico e sicuro, anche se aldilà delle polemiche il piano prende in esame una serie di necessità e darà il via a interventi necessari». Rosolen comunque annuncia già che il suo partito chiederà, «se possibile», di utilizzare le ex officine Holt per costruirci un parcheggio nell’area di via Gambini.
Intanto, sull’opportunità di procedere in parallelo con i piani traffico e parcheggi, Bucci risponde: «Il ragionamento è giusto, io stesso all’inizio del mio mandato ho voluto provare subito a sovrapporre dei piani che quando sono arrivato marciavano ciascuno per conto proprio. Stiamo lavorando su più fronti, ma da qualcosa bisogna cominciare: iniziamo dunque dai parcheggi». La materia per il dibattito è già abbondante.

Paola Bolis

 

PARCHEGGI: sei le proposte eliminate tra cui via Ginnastica.

 

I ventidue parcheggi previsti a oggi nel piano in discussione sono il risultato di un lungo iter che ha compreso anche uno studio condotto dagli uffici comunali sul fabbisogno dei parcheggi in città. Considerando un’area il cui perimetro esclude le estreme periferie ma si estende tra Roiano, Università nuova, Ippodromo e Servola, il fabbisogno (la differenza tra domanda e offerta) è risultato così essere di di 11.972 posteggi: numero di notte più che dimezzato, con 4.455 stalli occorrenti per le auto. Ancora più sorprendente il dato relativo alle due ruote: servirebbero 20.732 posti moto in più nelle ore diurne, 13.816 in quelle notturne.
Di qui la mappatura redatta dai tecnici che hanno individuato le zone più «bisognose» di stalli e le relative soluzioni. In una prima fase è emerso così un elenco di ventotto localizzazioni possibili. A quelle tuttora incluse si aggiungevano infatti due parcheggi in Porto Vecchio, un contenitore in via Ginnastica, uno in piazza del Sansovino, uno nell’area del mercato ortofrutticolo e uno in via Padovan. Resta comunque aperta la possibilità dei parcheggi in Porto Vecchio, in area di competenza dell’Autorità portuale, dove tra i progetti figura quello di Greensisam. Partita aperta anche per il mercato ortofrutticolo, con il progetto del Parco del mare.

 

 
Terrapieno di Barcola, si allungano i tempi per l’esito dei nuovi test - Entro il 1° giugno i dati all’Arpa
 

Tempi lunghi per conoscere i livelli di inquinamento (diossine, idrocarburi e metalli pesanti) nel terrapieno di Barcola.
Martedì scorso la società isontina Multiproject, che ha svolto i carotaggi e le analisi per conto dell’Autorità portuale, e che a febbraio si è vista bocciare dall’Arpa il 70% dei risultati, ha iniziato a inviare alla stessa Arpa la nuova serie di dati, elaborati partendo dagli stessi campioni di terreno prelevati a suo tempo dal terrapieno ma secondo protocolli concordati con l’Arpa.
La consegna dell’intera nuova serie di analisi sarà completata, come deciso nella conferenza dei servizi, entro il primo giugno. A quel punto l’Arpa chiederà di avere anche i campioni di terreno usati per i nuovi test e inizierà le validazioni dei dati, che interesseranno almeno il 10% dei risultati.
I tempi necessari per le contro-analisi, che riguarderanno anche i dati relativi a campioni d’acqua e del fondale marino, non sono al momento definibili. Dipendono infatti dal carico di lavoro del laboratorio dell’Arpa. Qualche settimana sarà comunque necessaria, per cui è lecito supporre che il responso arriverà nel cuore dell’estate. Solo in quel momento la Regione potrà convocare la conferenza dei servizi in cui varare il definitivo piano di caratterizzazione e borre le basi per la bonifica.
Bonifica che si preannuncia molto costosa: a suo tempo si è parlato di oltre 9 milioni di euro. E dev’essere questo il motivo per cui, nell’incontro di lunedì scorso con il ministero dell’Ambiente, la Regione e gli altri enti, il presidente dell’Autorità portuale Boniciolli ha rinnovato la richiesta, già avanzata anche dal Comune, per l’inclusione del terrapieno di Barcola nel Sito inquinato di interesse nazionale.
L’Authority in qualità di «proprietaria» dell’area demaniale e il Comune in quanto gestore della discarica di Barcola, attiva fra gli anni Settanta e Ottanta, sono infatti i due enti per i quali la fase della bonifica dovrebbe pesare maggiormente sul piano finanziario.
Per intanto, lunedì scorso ministero e Regione hanno risposto a Boniciolli che per procedere a eventuali ampliamenti del Sito inquinato di interesse nazionale vi debbono «essere a monte condizioni di accertata contaminazione». Quelle che appunto dovrebbero emergere al termine delle contro-analisi che l’Arpa effettuerà sui nuovi dati dei test fatti sul terrapieno di Barcola.
Intanto, riguardo alla volontà di adesione all’accordo di programma sulla messa in sicurezza della falda del Sito inquinato, manifestata dal Comune di Muggia, il sindaco di Nesladek precisa che «un documento di adesione è stato firmato un anno e mezzo fa dalla precedente giunta».
La posizione attuale dell’amministrazione muggesana è diversa. «La costruzione della barriera a mare — afferma Nesladek – non è l’unica soluzione. Siamo a fianco di enti e istituzioni che cercano di risolvere il problema in maniera articolata. Si sblocchino i fondi – prosegue – si facciano le analisi, e sulla base dei risultati si rifaccia la mappatura del sito. Poi si veda caso per caso la soluzione migliore. E comunque – conclude – dev’essere salvo il principio che chi non ha inquinato non paga».

Giuseppe Palladini

 

 

Alga tossica nel Mediterraneo, nessun rischio per la balneazione

 

Anche nell’Adriatico aumentano le specie di origine tropicale, ma il golfo di Trieste è sicuro: l’annuncio a margine della presentazione di un meeting internazionale

Nessun rischio balneazione nel golfo di Trieste, anche se, a causa dell'effetto serra e dell'innalzamento globale della temperatura, sia il Mediterraneo sia l’Adriatico ospitano sempre più specie di origine tropicale, tra le quali anche l'alga tossica «Ostreopsis ovata». «La situazione è sotto controllo e monitorata continuamente dagli esperti che hanno notato concentrazioni minime e insignificanti di Ostreopsis ovata» ha annunciato ieri a Trieste Giorgio Mattassi dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Friuli Venezia Giulia Arpa, a margine della presentazione di un meeting internazionale sulle tossine algali, organizzato dall'Ateneo.
L'appuntamento - programmato dal 27 al 29 maggio - farà incontrare decine di esperti mondiali in tossine algali e tossicologia per chiarire proprio i pericoli rappresentati dalla presenza delle nuove tossine prodotte da microalghe recentemente rinvenute nell'Adriatico e in altre aree del Mediterraneo. Il convegno assume un significato particolare, a seguito dei divieti di balneazione del 2006 in numerose località balneari italiane per la presenza dell'alga tossica «Ostreopsis ovata», e ai ripetuti allarmi degli ultimi anni sui possibili problemi alla salute dei turisti. Una dozzina i Paesi rappresentati al meeting: Italia, Giappone, Cile, Canada, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Inghilterra, Svezia, Spagna, Grecia, Marocco, Belgio. Lo scopo di questa task force scientifica è di fare il punto della situazione, in particolare sul tipo di tossicità e sulla definizione del conseguente rischio.
In particolare, verranno discussi i problemi relativi alla presenza di Ostreopsis in Mediterraneo visto che la cosiddetta «alga killer» non è un'emergenza legata solo alla biologia marina, ma un problema più vasto che potrebbe investire operatori turistici, varie comunità costiere e l'imprenditoria. La microalga «Ostreopsis ovata» - tipica dei mari tropicali - è rinvenuta da una decina d'anni lungo le coste italiane.
Secondo gli esperti, l'inalazione dell'areosol dell'acqua di mare in cui era presente Ostreopsis (prodotto dall'infrangersi delle onde sulla riva) sembra causare una sindrome influenzale caratterizzata da tosse, febbre o congiuntivite. Non a caso, per l'anno in corso, il ministero della Salute ha già predisposto delle linee guida per fronteggiare il fenomeno, che saranno a breve trasmesse alle Regioni. Uno dei casi più eclatanti registrati nel 2005 è quello di Genova, quando più di 200 persone sono ricorse alle cure mediche, e nell'anno successivo la minaccia si è ripresentata sia nell’Adriatico sia in altre aree del Mediterraneo. Nel nostro golfo, secondo i ricercatori del Dipartimento di oceanografia biologica dell'Istituto di oceanografia e di geofisica Ogs, la specie è stata rinvenuta l'anno scorso per la prima volta, sul fondo e lungo la colonna d'acqua al largo di Miramare.
Contrariamente a quanto successo lungo le coste del Mar Tirreno, nelle acque del golfo di Trieste la stagione balneare si è conclusa senza registrare alcun problema alla salute umana.
Gabriela Preda

 

 

Muggia, Verdi e Ds cercano scelte comuni per l’ambiente

 

Dopo le dichiarazioni della sezione muggesana dei Ds sul suo impegno a favore dell’ambiente e del risparmio energetico, i Verdi (alleati di coalizione) si sentono chiamati in causa e vogliono precisare alcune posizioni. «Auspicando che il tutto non sia solamente frenesia dell’apparire - così Giorgio Millo portavoce muggesano e segretario provinciale dei Verdi -, plaudo all’invito rivolto dai referenti dei Ds locali al Comune, per una maggiore attenzione alle problematiche ambientali. Impegno che è giusto ricordare, il gruppo consiliare dei Verdi ha già fatto sottoscrivere alla giunta Nesladek in fase di votazione del bilancio 2007». Millo ricorda che l’accordo prevede la predisposizione di un progetto di gestione ambientale del territorio per il raggiungimento della certificazione Iso 14001, con interventi quali il potenziamento della raccolta differenziata, l’istituzione dello «sportello energia» per informare i cittadini sui sistemi di produzione di energia pulita e rinnovabile e sulle modalità per l’ottenimento dei contributi pubblici, e l’introduzione nel nuovo regolamento edilizio di norme atte a ottenere il massimo risparmio energetico nell’edificio. «Non ritengo importante la determinazione della paternità sugli obiettivi da perseguire – ancora Millo -, mi auguro però che, attraverso queste o altre proposte politiche, si raggiunga quella sostenibilità ambientale necessaria a migliorare la qualità della vita del territorio».
s.re.

 

 

Rupel: «Il laghetto di Contovello può sparire e non esiste un ente che possa salvarlo»

Il presidente della Circoscrizione lancia l’allarme sulla paradossale situazione dell’oasi verde

Né il Comune né la Comunella né la Forestale hanno competenza sull’area, che sta soffrendo per la prolungata siccità

«Chi ci può aiutare a salvare l’antico stagno di Contovello? A chi spetta la responsabilità di provvedere alla manutenzione di uno specchio d’acqua il cui livello sta scemando paurosamente di giorno in giorno?» L’accorato appello arriva da Bruno Rupel, presidente della prima circoscrizione decentrata, l’ennesimo rivolto agli enti locali e alle autorità preposte dall’inizio di quest’anno. A detta del presidente, c’è di che allarmarsi per la salute del vecchio stagno situato a valle del borgo di S. Stefano e della continuazione di Strada del Friuli. «Mai come in questo periodo – afferma Rupel – ci troviamo a constatare come sia sceso il livello dell’acqua nella storica conca, che si presenta d’un color marrone e d’un torbido che fa disperare per la sorte dei pesci e degli altri selvatici che vi fanno riferimento. La questione è grave, anche perché l’estate è ancora lontana e mi è difficile immaginare quale sarà il livello delle acque dello stagno tra qualche mese. L’anno scorso ci salvarono le piogge, ma qui non cade una goccia dallo scorso aprile».
La sorte del laghetto di Contovello appare segnata se a breve non vi saranno dei piovaschi a reintegrarlo. Di aiuti artificiali, ovvero di immissione di acqua fresca dall’acquedotto o per mezzo di cisterne, neanche a parlarne. «Non è di nostra competenza – spiega Franco Bandelli, assessore al Verde Pubblico – e dunque non è per negligenza che ci troviamo a non poter intervenire». «Lo stagno non appartiene più a noi – interviene Stefano Ukmar, presidente della Comunella di Contovello – e, per effetto di una recente transazione avvenuta tra noi e il Comune, spetta a quest’ultimo manutendere la pozza d’acqua di cui è divenuto proprietario». «La Forestale non ha pertinenza su questo tipo di stagno – afferma Aldo Cavani, direttore dell’Ispettorato dipartimentale foreste – e dunque non può intervenire in alcuna maniera in un’area che non ha valenza relativa alla gestione della fauna selvatica. Su segnalazione delle Riserve di Caccia – continua Cavani – noi provvediamo in caso di siccità a portare acqua alle piccole pozze disseminate lungo l’altopiano, utili a abbeverare gli animali del bosco». Nelle parole del direttore della Forestale si cela il grosso equivoco che da diversi anni sta condannando a morte il laghetto di Contovello. Uno stagno ibrido, più affine alle vasche d’acqua cittadine che ospitano tartarughe e pesce persico piuttosto che salamandre, rospi e altre specie legate agli sparuti specchi d’acqua carsici. Per la legge regionale 60, i civici Musei di Storia Naturale sono tenuti a segnalare gli habitat naturali in pericolo. Come è già stato fatto, per esempio, con il classico laghetto di Percedol. Ma lo stagno di Contovello non rientra tra gli eco sistemi in senso proprio, e dunque non tra gli habitat naturali che meritano di un pronto intervento. « Non entro nel merito di questioni tecniche e scientifiche che non mi appartengono – insiste il presidente Rupel – ma dico solo una cosa. Ditemi solo a quale porta devo bussare per salvare il nostro laghetto».
m.l.

 

 

Tav, l’Ue concede due mesi per i progetti - Corsa contro il tempo: il 20 luglio la scadenza. Sonego: Trieste-Divaccia a buon punto

 

Il Parlamento europeo ha varato il regolamento per distribuire gli otto miliardi di euro e detta le condizioni

TRIESTE Parte la corsa contro il tempo ai finanziamenti per Tav e Trieste-Divaccia. Il Parlamento europeo ha, infatti, approvato il regolamento per distribuire i fondi destinati alla costruzione delle reti transeuropee di trasporto, un regolamento che stabilisce le modalità con cui l’Europa co-finanzierà i progetti prioritari definiti ad Essen nel 1994.
Fra i progetti ben tre interessano direttamente l’Italia e, per quel che riguarda il Friuli Venezia Giulia, si parla anche della Trieste-Divaccia. Di recente anche la Slovenia ha presentato la domanda a Bruxelles per la realizzazione della tratta transfrontaliera della Tav, confermando l’interesse del neo stato europeo a rafforzare la rete infrastrutturale che guarda ad est.
Ma le buone intenzioni non bastano. Il regolamento finanziario approvato prevede lo stanziamento di circa 8 miliardi di euro per il co-finanziamento dei progetti previsti, ma le risorse saranno ripartite tra gli stati che presenteranno richiesta (come da bando) sulla base del rispetto di alcuni requisiti.
Nel caso specifico i parametri sono tre: l’esistenza di un progetto definito, un accordo intergovernativo fra i due o più Stati coinvolti dalla tratta ferroviaria, un serio impegno finanziario di ciascun stato membro. Ed è proprio quest’ultimo il punto più incerto della Trieste Divaccia.
Ma non basta: per rispettare questi parametri il tempo a disposizione è davvero poco. I progetti dovranno essere presentati entro il 20 luglio e, anche nel caso di una proroga, il tempo a disposizione è davvero poco. «Per quel che riguarda il progetto siamo a buon punto – rassicura l’assessore alle Infrastrutture del Friuli Venezia Giulia, Lodovico Sonego – e anche per quel che riguarda l’accordo bilaterale con la Slovenia. Non è ancora stato formalizzato ma credo che il tempo a disposizione sia sufficiente per portarlo a termine. Stessa cosa vale per il progetto».
Altra partita è quella dei finanziamenti. Il governo italiano, infatti, non avrebbe previsto alcuno stanziamento per l’opera. «Non mi risulta – dice l’assessore – però è sicuramente una partita che dovremo giocarci nelle prossime settimane». E il sogno alta velocità ha dei costi che parlano da soli: per il tratto Mestre – Ronchi si parla di 4,2 miliardi di euro. Per il tratto Ronchi - Trieste di 1,9 miliardi. La progettazione preliminare va da Portogruaro a Trieste. Complessivamente il parlamento europeo ha previsto stanziamenti per il periodo 2007-2013.
«Finalmente partiranno le gare d'appalto per le Ten-T», ha commentato Paolo Costa, presidente della commissione trasporti del Parlamento europeo. «Si metteranno in campo otto miliardi per realizzare l'intera rete, che prevede investimenti non inferiori a 600 miliardi», una «goccia nel mare», una «goccia preziosa, che non può nè deve essere erosa da progetti diversi da quelli infrastrutturali».
Ma «si tratta pur sempre di una goccia», ha insistito Costa, secondo il quale «se non si affronta alla radice e in modo coordinato il problema del finanziamento complessivo almeno dei 30 progetti prioritari, l'intero programma Ten-T rischia di impantanarsi».
Il risultato di ieri, che ha visto l’accordo di Consiglio e Commissione, ha subito riaperto le polemiche in Italia e la pubblicazione dei bandi è destinata ad alimentare nuovamente lo scontro politico tra maggioranza e opposizione. E non solo a livello nazionale.

 

 

CEMENTIFICIO - IL CASO TORVISCOSA: LA VIA D’USCITA ONOREVOLE 

 

Il cementificio non si farà, per Illy è pronta una via sufficientemente onorevole per certificarlo senza doversi smentire, il cerino resta in mano ai tecnici dell'Ass. Salvo colpi di scena, questa sembra essere l'interpretazione attendibile della discussione.
E delle conclusioni della seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata appunto all'argomento cementificio. Una seduta che è stato un peccato perdersi, da archiviare come impareggiabile esempio di teatro surrealista. Con attoniti e sorpresi spettatori che hanno assistito ad una rappresentazione dall'apparenza esteriore decisamente irreale, arricchita dall'inserimento di monologhi solipsistici e conclusa con un finale inaspettato. Si sapeva con quasi assoluta certezza che, al di là delle inevitabili pretattiche dei giorni scorsi, la seduta del Consiglio doveva far conciliare gli opposti: rivendicare il ruolo di controllo del Consiglio stesso e non intaccare il decisionismo del presidente della Regione; dire no al cementificio e salvare Illy che aveva sempre detto sì; recuperare la funzione della politica e riaffermare la validità di un modo di governare anti-politico. Si sapeva anche che gli unici ad avere espresso posizioni chiare e non contraddittorie erano i soliti della sinistra estrema. Si potevano eventualmente prevedere duri scontri fra maggioranza ed opposizione, quest'ultima con un robusto argomento per condurre un affondo sul governatore, sulla sua giunta e sull'apparato amministrativo che gli fornisce i dati e le informazioni. Si potevano prevedere i tormenti e le crisi di coscienza di qualche consigliere della maggioranza. Nessuno aveva previsto invece, ad ulteriore conferma di quanto la politica sia capace di invenzione, che la quadratura del cerchio sarebbe stata ottenuta seguendo un percorso capace di sorprendere: l'opposizione di centro-destra che si astiene sul documento della maggioranza di centro-sinistra (contro cui hanno votato alcuni consiglieri della componente estrema della maggioranza), e che passa indipendentemente dall'astensione; la maggioranza (quasi tutta, salvo gli estremisti di sinistra piuttosto arrabbiati) che si astiene sul documento della minoranza, che passa grazie all'astensione; il documento del consigliere verde Metz, l'unico a dire un chiaro no al cementificio, senza se e senza ma, che riceve 15 voti equamente ripartiti fra maggioranza e minoranza. Il tutto al termine di un dibattito in cui meritano una segnalazione gli interventi dei due maggiori esponenti dei Ds: un intervento caratterizzato da sensibilità estrema fino a non nominare neppure di sfuggita l'oggetto su cui il Consiglio doveva deliberare, l'altro volto a descrivere la realtà esterna come semplice rappresentazione della propria coscienza soggettiva.
Seguendo il detto popolare che due è meglio di uno, ben vengano i due ordini del giorno approvati sullo stesso tema. E' un modo indiretto per dare più peso alla volontà del Consiglio e nello stesso tempo permetterne letture differenziate all'occorrenza. Nella sostanza, infatti, sono simili ma le forme non sono le stesse. Il clima complessivo, a parte le voci fuori coro di chi voleva un netto pronunciamento del Consiglio, è stato molto collaborativo. Lo stesso presidente Illy ha svolto un intervento che ha colpito per pacatezza e misuratezza e ha promesso che la decisione finale sarà meditata, autonoma, responsabile (anche sul piano politico) e legittima.
Si potrà discutere a lungo su eventuali motivazioni che hanno portato la quasi totalità del Consiglio e il presidente della Giunta a trovare questo strano accordo e la dietrologia potrà sfrenarsi. E' però tutto irrilevante. L'importante è che attraverso il passaggio in Consiglio regionale si sia sbloccata una situazione che rischiava di degenerare in una dura quanto sterile contrapposizione fra i vertici istituzionali della regione e fra la gente e il governo regionale e, soprattutto si è posto, anche se con ritardo, un punto fermo su come deve funzionare il processo decisorio: partecipato, condiviso, attento. E questo è utile anche per il futuro.
Bruno Tellia

 

 

Cementificio, spunta l’accordo Intesa-Cdl  - Il no all’impianto si rafforza. Illy: sarà una scelta meditata, autonoma e responsabile

 

Maggioranza e opposizione si astengono a vicenda sui rispettivi odg. La sinistra radicale protesta: serve subito una verifica

TRIESTE Quando guadagna il microfono e scomoda Karl Popper e Theodor Adorno, evocando «il dibattito folgorante di Tubinga da cui è emerso che c’è più di una logica», c’è chi si stupisce e chi non capisce: «Dove va a parare?». Ma Mauro Travanut, il capogruppo della Quercia che ha appena finito la spola (non casuale) tra banchi di giunta e consiglio, lo sa benissimo: se c’è più di una logica, perché non può esserci più di un ordine del giorno sul cementificio di Torviscosa?
È il segnale ufficiale. Quello che imprime la svolta inattesa: Riccardo Illy, quando il diessino più ostile al cementificio fa l’apertura bipartisan, ha già parlato. Non concedendo nulla a chi gli chiedeva, sin d’ora, un altolà all’impianto. Ma garantendo che la giunta assumerà «una decisione meditata, legittima, autonoma e responsabile».
Tanto basta. Roberto Molinaro e Isidoro Gottardo raccolgono l’assist diessino. E così, dopo cinque ore di confronto e una trentina d’interventi in aula, maggioranza e opposizione trovano un minimo comune denominatore sull’impianto di clinker e calcestruzzo. Lo sanciscono, con un gioco di astensioni reciproche, approvando due ordini del giorno in cui il consiglio non pronuncia un no palese al cementificio, ma chiede alla giunta una sfilza di garanzie, giudicate almeno dall’opposizione «più che sufficienti a stoppare l’impianto».
Intesa democratica paga un prezzo: perde la sinistra radicale che, dopo essersi sparpagliata al momento del voto, si infuria. Denunciando, con Stojan Spetic, l’«inciucio democratico». Chiedendo, con Igor Kocijancic, «un chiarimento urgente e ineludibile». E ironizzando, con Sandro Metz, su un centrodestra che «riconosce in Riccardo Illy, anziché in Renzo Tondo, il suo candidato ideale».
Al contempo, però, dopo settimane di fuoco, Intesa disinnesca una mina: evita strappi tra presidente, giunta e consiglio, scongiura la conta in aula, abbassa lo scontro con l’opposizione e consolida quell’«exit strategy» su cui, almeno in piazza Oberdan, quasi nessuno nutre più dubbi. «Il cementificio non sarà mai fatto» garantisce lo stesso Travanut. «Illy ha innestato la retromarcia» aggiunge, in una nota, Luca Ciriani.
IL DIBATTITO La maratona si apre alle 10 con Molinaro che illustra la mozione, poi ritirata, con cui l’opposizione ha strappato il confronto consiliare. Sul tavolo ci sono cinque ordini del giorno: quelli di maggioranza e opposizione, i soli che alla fine passano, uno di Alessandra Battellino e due dei Verdi. Intesa, nonostante l’ultimo tentativo, si presenta infatti divisa: Metz mette nero su bianco la contrarietà al cementificio, ed è l’unico a farlo. Illy, segnalando «che l’opposizione ha spesso detto ciò che non ha scritto», lo sottolineerà più tardi. Ma, intanto, i no verbali al cementificio fioccano numerosi. Quelli della sinistra radicale, scontati. Ma anche quelli del centrodestra. «Il buon senso dice che l’impianto non è compatibile» afferma, ad esempio, Daniele Galasso. «Non va fatto, lo dicono tutti, lo dica anche il presidente» incalza Roberto Asquini. «La Cementi Nord est ha tentato di insediarsi a Gorizia, ma gli abbiamo detto no. Perché a Torviscosa dovrebbe finire diversamente?» aggiunge Gaetano Valenti. «I cittadini sono stufi di vedersi calare mostri sul territorio» chiosa Claudio Violino.
LE ACCUSE In aula, però, non piovono solo i no. L’opposizione denuncia le lacune e le stranezze dell’iter autorizzativo: «Nessuno ha più il coraggio di dire che il cementificio s’ha da fare» osserva Ciriani. Invoca la retromarcia illyana: «Il presidente si alzi in piedi, si metta la mano sul cuore, e ammetta d’essersi sbagliato» chiede Alessandra Guerra. Rivendica il ruolo del consiglio: «Abbiamo il dovere di controllare e non ci sottrarremo. Dopo il caso cementificio, nulla sarà come prima» afferma Isidoro Gottardo.
LE REPLICHE E la maggioranza? La sinistra radicale, seppur con sfumature diverse, rilancia il tema della partecipazione perché il cementificio, dice Zorzini, «è solo la punta di un iceberg». E perché, aggiunge Kocijancic, «è la cifra del limite della democrazia e dei rischi di tenuta della coalizione». Quercia, Margherita e Cittadini, invece, tracciano la via d’uscita, respingono le critiche, rilanciano: Bruno Zvech nega un deficit di democrazia e sfida gli avversari a confrontarsi sul modello di sviluppo, Bruno Malattia garantisce «il rispetto dei diritti di tutti, imprenditori come cittadini», Cristiano Degano assicura scelte rapide sul cementificio e si rimette «al parere chiave dell’Ass».
MORETTON Poi, tocca alla giunta. Gianfranco Moretton, titolare del «dossier Torviscosa», sottolinea la legittimità della domanda avanzata dall’impresa. Invita il consiglio a evitare valutazioni sul parere di Via. Ma conferma «la procedura rafforzata che la giunta ha scelto a fronte delle preoccupazioni per la salute e l’ecosistema». E aggiunge che, quando arriverà il parere dell’Azienda sanitaria, «tutti potremo fare un passo indietro, in un senso o nell’altro, perché i cittadini si garantiscono osservando la legalità».
ILLY Il presidente, il più atteso, interviene successivamente. Subito dopo l’apertura di Travanut. Esamina innanzitutto gli aspetti economici, ambientali e politici del «caso Torviscosa», e respinge una dopo l’altra le critiche piovutegli addosso. Spiega che, nell’era della conoscenza, c’è ancora bisogno di cemento e tondini di ferro. Osserva che, in un’economia di mercato, nessuno può impedire a un’impresa di farsi avanti, se non viola le leggi, o i piani regolatori che un comune liberamente adotta. Aggiunge che, in uno stato di diritto, nessuno può dire no a un’impresa perché «non ci piace». Sottolinea che, in una democrazia partecipativa, il compito di autorizzare o meno il cementificio spetta comunque alla giunta, la sola che «ha responsabilità penale, contabile, amministrativa e civile».
I QUATTRO PILASTRI Subito dopo, però, Illy garantisce che la decisione finale sarà «meditata»: «Sappiamo che Torviscosa e San Giorgio di Nogaro sono favorevoli. Ma non ci sfugge che altri comuni sono contrari». Che sarà «legittima»: «Siamo perfettamente consapevoli dei rischi di ricorsi da una parte e dall’altra». Che sarà «autonoma»: «Ascoltiamo tutti, oggi come in passato, ma alla fine dobbiamo decidere in piena autonomia». E che sarà «responsabile»: «Sappiamo che sarà una decisione non solo giuridica, ma anche politica».
L’EPILOGO La maratona è agli sgoccioli. E l’«armistizio bipartisan», come lo chiama Metz, appare ormai alle porte: Molinaro e Gottardo danno il via libera. Rifondazione prova a ribellarsi, lamenta la violazione degli accordi di maggioranza, ma è troppo tardi. Pertanto, dopo essersi divisa sul documento di maggioranza passato con 30 sì e 21 astenuti, non può che seguire Metz e Zorzini fuori dall’aula, rifiutandosi di votare quello dell’opposizione approvato con 21 sì e 21 astenuti. E il cementificio? Non resta che attendere, ma non manca molto: il consiglio invita la giunta a esprimersi entro il 5 giugno giacché, come puntualizza Degano, il parere dell’Ass «arriverà entro 15 giorni e cioé entro il 4 giugno».

Roberta Giani

 

 

CEMENTIFICIO: Metz: ora è chiaro che i Verdi avevano ragione

 

La Cdl: il Consiglio ha vinto come istituzione. Rc e Pdci: su sviluppo e ambiente non sono possibili geometrie variabili

TRIESTE «Silvio Berlusconi, dicendo che Renzo Tondo è il candidato, ha spinto il centrodestra a cambiare atteggiamento dall’oggi al domani». Sandro Metz, a dibattito finito, azzarda un perché all’«armistizio» tra maggioranza e opposizione. Ma, al contempo, si dice soddisfatto. Soddisfatto per il risultato immediato: «Abbiamo registrato un no trasversale all’impianto: l’aula ha ratificato che i Verdi avevano ragione». Non per il futuro di Intesa: «Il nodo della governance resta irrisolto: Riccardo Illy, a chi gli rimproverava un deficit di democrazia, ha risposto che decide comunque lui. Questo ha rassicurato centrodestra e parte del centrosinistra».
L’opposizione, però, canta vittoria: «Il dibattito da noi chiesto segna una ripresa del primato della politica dopo anni di gestione personalistica di Illy» commenta Alessandra Guerra. «Ha vinto il consiglio come istituzione e il centrodestra che chiedeva trasparenza. Ora pare improbabile che la giunta autorizzi il cementificio» nota Luca Ciriani. «Illy ha fatto un passo indietro e fornito le assicurazioni che chiedevamo» chiosa Isidoro Gottardo. Nel dopo-dibattito, al contempo, esplode il malessere di Rc e Pdci. «Su sviluppo e ambiente non sono possibili geometrie variabili. Il Partito democratico ci dica da che parte vuole stare» afferma Giulio Lauri. E Bruna Zorzini: «In consiglio si è cementificata una certa trasversalità, si è prodotto un documento reticente, e il Pd ha manifestato una vocazione all’inciucio».

 

 

CEMENTIFICIO -  Un consigliere su quattro ha già detto no

 

TRIESTE Un consigliere regionale su quattro ha votato «no» al cementificio di Torviscosa. Ma non è bastato a far approvare l’unico ordine del giorno che esprimeva una netta contrarietà all’impianto: l’ordine del giorno a firma Alessandro Metz. Ed è proprio il consigliere dei Verdi a evidenziarlo: «Dovevamo essere emarginati e invece ne usciamo con un risultato superiore alle più rosee previsioni». Il documento ha raccolto 15 sì, 13 astensioni e 27 no (quelli di Ds, Travanut incluso, Margherita e Cittadini). I 15 consiglieri che hanno bocciato l’impianto, oltre a Metz, sono stati i forzisti Camber, Asquini, Pedicini, i leghisti Follegot, Violino, Franz e Guerra, il finiano Dressi, nonché i tre rifondatori, la Zorzini, la Battellino e De Gioia.

 

 

CEMENTIFICIO -  I cittadini in aula: il presidente ci ha deluso  - Il Comitato: ha sottolineato solo gli aspetti positivi e non i rischi per la popolazione

 

Il popolo del «no»: «Il governatore e i politici della giunta non ci hanno ascoltato. Eppure molti di noi li hanno votati nel 2003»

Nessun sit-in davanti al palazzo di piazza Oberdan ma una rappresentanza degli abitanti della Bassa ha seguito la seduta in tribuna

TRIESTE Tutti si aspettavano un sit-in con tanto di striscioni e fischi sotto il porticato di piazza Oberdan. E invece i poliziotti e gli agenti della Digos sono rimasti disoccupati. I cittadini della Bassa hanno scelto un altro modo per testimoniare il proprio «no» al cementificio. Un «no» stampato sulle magliette («no» Illy, «no» cementificio) nascoste sotto le camice e le giacche. Hanno scelto di assistere ai lavori del Consiglio dalla tribuna dell’Aula. Almeno una cinquantina di persone hanno esercitato con disciplina il loro diritto di cittadini. Si sono lasciati andare a un applauso solo al termine dell’intervento del Verde Alessandro Metz. Sono stati gentilmente richiamati all’ordine da Tesini. Donne e uomini, giovani e anziani, tutti delusi dal comportamento della giunta sul caso Torviscosa. Tutti o quasi, a quanto dichiarano, elettori del centrosinistra.
«Non capisco l’ostinazione di Illy su questo progetto - spiega Britta Costantini Scala di Castions Delle Mura, la cui abitazione dista meno di un chilometro dal sito prescelto per l’impianto - ma soprattutto il presidente ci ha deluso perché non ha voluto ascoltarci. E questo è l’atteggiamento che dimostra di avere anche in Aula. Legge il giornale, parla al telefonino, ma anche gli altri non scherzano. E meno male che Illy nel suo libro «la rana cinese» parla della capacità di ascolto come di una caratteristica fondamentale per fare politica. Hanno portato avanti questo progetto senza tenere in dovuta considerazione il parere dei sindaci che sono i nostri primi rappresentanti. Un bell’esempio di democrazia. E così io, per farmi ascoltare, a 65 anni per la prima volta nella mia vita ho dovuto scendere in piazza. Difficilmente lo rivoterò tra un anno». La delusione è il sintomo di quel distacco, che in questa vicenda emerge in modo evidente, tra la politica e i cittadini. «Bisognerebbe venire più spesso in Consiglio regionale - commenta Silvana Verbella -. È la prima volta che lo faccio ma dovrei venire più spesso. A vedere questo spettacolo dove si parla di problemi importanti per il nostro futuro e tutti i consiglieri leggono il giornale. A Torviscosa siamo in quattromila e nessuno ci ha interpellato. E non ci parlino di posti di lavoro: il cementificio ne darà meno di 100, la centrale a turbogas impiega 30 tecnici. E intanto noi dobbiamo convivere con gli odori degli scarichi delle acque e con l’inquinamento. Ho sempre votato per il centrosinistra e questo mi fa ancor più rabbia anche perché credo che, per come è stata gestita la questione, ci siano dietro degli interessi privati molto forti anche tra i politici».
«Non sono pregiudizialmente contrario all’installazione di industrie o alla Tav - aggiunge Alessandro Vidal di Torviscosa - ma sarebbe opportuno coinvolgere i cittadini. E invece niente, hanno fatto lo stesso errore commesso in Val Susa. Loro stanno qui a parlare per ore in Aula, quando già è stato tutto deciso dai vertici delle segreterie. Mi aspettavo che Rifondazione avesse più autonomia. E intanto quasi mai si ricorda che nella nostra zona l’incidenza dei tumori è tra le più alte d’Italia. Molti operai riescono a godersi ben pochi anni della pensione. Ci hanno dato dei no-global ma abbiamo dimostrato di comportarci in modo democratico».
E al termine della giornata d’Aula anche l’anima del Comitato, Settimo Mareno, esprime tutte le perplessità manifestate dalla «sua base». «Siamo molto delusi - commenta il portavoce del Comitato - il presidente ha sottolineato solo gli aspetti positivi a favore della società costruttrice e non i rischi per la popolazione». «Illy - aggiunge - non ha spiegato, rispetto alla bonifica del canale Banduzzi, quali saranno i costi e chi dovrà sostenerli; ha illustrato i vantaggi della bonifica del suolo, solo minimamente inquinato, e ha parlato della questione urbanistica della destinazione industriale dell'area interessata, per noi non chiara. È vero - ha concluso Mareno - che dal punto di vista tecnico è la giunta responsabile dell'atto, ma da quello politico i territori non sono stati ascoltati».

Ciro Esposito

 

 
Rigassificatori e cementificio
 
Il segretario regionale della Uil Luca Visentini, nel suo articoletto del 17 maggio scorso apparso su Il Piccolo di Trieste, si compiace di bacchettare il Presidente della Giunta regionale Illy e la Giunta medesima, che definisce "imprudente" per il modo sconcertante con cui è stato affrontato il problema "cementificio".
Il sindacalista, a cui rivolgo la mia bacchetta, può avere le sue brave ragioni nel dire quello che dice sul cementificio, ma non essendo io informato nello specifico, mi astengo dal parlarne per non incorrere in quelle asserzioni "scorrette" che solo un disinformato chiacchierone può pronunciare.
Altrettanto dovrebbe fare il segretario Visentini quando parla dei rigassificatori di cui, con estrema evidenza, non conosce nulla. Se tutti i comuni hanno detto "No" ; se quasi unanime per il "No" è stato il voto delle circoscrizioni triestine. Un "No" pieno è arrivato pure da tutti i Comitati e dalle associazioni ambientaliste, nonché da molteplici interventi dei tecnici-scienziati dell'Ogs e dell'Università di Trieste che, con la loro specifica conoscenza ci hanno aiutato a concepire il "No" razionale. Il "No" lo ha detto anche la Slovenia.
Ora capisce signor Visentini che il suo intervento a favore dei rigassificatori, che si contrappone al più vasto respiro della protesta regionale contro tutto il resto ( giustificato e giustificabile sotto l'aspetto ambientale ), non giustifica una sorta d'intrallazzo sindacal-industriale quasi a stabilire il poco degno risultato di barattare, tra di loro, tutte le varie utilitaristiche indecenti iniziative che le forze economiche e parte di quelle politiche vorrebbero sviluppare nel Friuli Venezia Giulia, sulla scorta di d'una levità improponibile anche sul piano morale.
Il rigassificatori ( 70 posti di lavoro su un impegno di seicento milioni di euro ) spiega i dati dell'incongruenza che si vorrebbe sviluppare a Trieste, a parte i c/c dei diretti interessati. Business ! Signor Visentini, altro che necessità generale, quando avremo una quantità di metano in arrivo tramite metanodotti ( informarsi sugli ultimi contratti di fornitura stipulati di recente da Eni, Enel, Edison ed altri ), che ci imporrà di vendere il surplus all'estero con buona pace dei "ballisti" professionali che, per quello sporco denaro, dimenticano che metaniere, rigassificatori e relativi depositi sono nel mirino del terrorismo internazionale. Concludo chiedendole di avere un po' più di rispetto per le lotte altrui.
Arnaldo Scrocco - Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 23 maggio 2007

 

 

Piano parcheggi, rispunta piazza Sant’Antonio

 

Il documento lunedì in giunta: previste oltre 20 strutture. In fase avanzata lo studio per i posti auto sotto la Marittima

Torna d’attualità l’ipotesi che la scorsa estate sembrava essere stata definitivamente accantonata. Contenitori interrati in quasi tutti i rioni

Entra nella sua fase più delicata l’iter che dovrà portare all’approvazione del nuovo piano parcheggi per un totale di oltre settemila posti. Il documento che prevede oltre venti nuove strutture, in gran parte interrate e localizzate sotto una serie di piazze, sarà discusso in giunta lunedì. E nel piano torna l’ipotesi del parcheggio sotto piazza Sant’Antonio.

Un’ipotesi, quella di Sant’Antonio, che il sindaco Roberto Dipiazza aveva cassato lo scorso luglio dicendo no a un progetto ambizioso: tre piani di stalli, negozi e ristoranti che i pedoni avrebbero potuto vedere sotto una copertura di vetro. La piazza viene però riproposta come ipotetica localizzazione per una struttura interrata. Ad ogni modo, precisa l’assessore alla pianificazione territoriale Maurizio Bucci, la partita è aperta: il piano contempla tutta una serie di strutture che ora andranno discusse «per valutarle nella loro logica d’insieme». A illustrare il concetto è l’assessore ai lavori pubblici Franco Bandelli: «Sant’Antonio? Personalmente dico che se venissero costruiti altri parcheggi così centrali, passerebbe in secondo piano; altrimenti possiamo valutarlo, soprattutto in un contesto di riqualificazione della piazza che ne ha bisogno».
In effetti quella citata non è l’unica localizzazione in pieno centro prevista. Nell’elenco figurano i tre contenitori delle Rive: sotto l’area antistante la Stazione marittima, sotto la zona compresa tra Palazzo Carciotti e il teatro Verdi (a poche centinaia di metri da piazza Sant’Antonio) e sotto l’ex Bianchi. Un totale di duemila posti non lontani dai 720 previsti nel Park San Giusto. E realizzare tutti i contenitori centrerebbe «l’obiettivo politico - dice Bucci - di liberare completamente le Rive dalle auto»: il numero totale di stalli supererebbe infatti quello ritenuto necessario in base a uno studio preliminare degli uffici comunali, che per l’area centrale e semiperiferica di Trieste (tra Roiano, Università, Ippodromo e Servola) individua un fabbisogno di 11.972 posteggi per auto nelle ore diurne.
Quanto alla periferia, si individuano una serie di piazze sotto le quali costruire strutture per liberare nel contempo le aree soprastanti: si va da largo Canal a piazza Foraggi, da largo Roiano a largo Pestalozzi a da piazzale De Gasperi...
Il piano - che costituisce variante al piano regolatore vigente - individua solo le localizzazioni possibili. Nella maggior parte dei casi saranno poi i privati a costruire, soprattutto in project financing. Dei tre contenitori delle Rive, quello il cui studio è in fase più avanzata - riporta Bucci - riguarda la Marittima: al progetto esecutivo lavora Saba Italia. Sull’area sotto la Capitaneria di Porto potrebbe investire un gruppo francese, mentre per lo spazio sotto l’ex Bianchi permane «l’interessamento della Fondazione CRTrieste», dice l’assessore, nell’ambito del progetto palacongressi nell’ex Pescheria.
La fase è delicata perché fa uscire allo scoperto uno dei nodi sinora più sensibili di dibattito - anche aspro - all’interno della maggioranza. Bucci aveva già portato la bozza di delibera sul piano all’attenzione dei colleghi alcuni giorni fa, ma sono stati gli assessori di An Piero Tononi e Franco Bandelli - («seguiti da altri», precisa quest’ultimo) a chiedere di analizzare la delibera prima di discuterne. E «vista la correttezza di Bucci che ci ha fornito il materiale, meglio parlarne prima tra di noi», dice Bandelli: l’assessore non vuole sbilanciarsi su eventuali controproposte che dal suo partito - da tempo in pressing su Bucci per fargli tirar fuori il piano parcheggi, ma anche quello del traffico - potrebbero giungere. Anche il capogruppo di Forza Italia Piero Camber è cauto: «Il documento va valutato analizzando i carichi in entrata e in uscita che i contenitori creerebbero sulle vie, anche alla luce del piano del traffico che si va definendo».
L’iter comunque è ancora lungo: dopo avere già ricevuto l’ok da parte della Regione, il piano - passato il vaglio della giunta - andrà ai consiglieri comunali e nel contempo alle circoscrizioni, per essere poi adottato dall’aula municipale. Intanto Bucci ne annuncia una «presentazione pubblica».

Paola Bolis

 

 
Pista ciclabile dalla stazione a via Orlandini - Il Comune chiederà un finanziamento regionale per sviluppare il nuovo progetto
 
IL PERCORSO LUNGO LE RIVE
Un nuovo percorso ciclabile che parte dalla stazione centrale e snodandosi lungo le Rive arriva sino a via Orlandini per congiungersi con la pista ciclabile provinciale che prosegue fino al confine e oltre. Questa l’idea progettuale che la giunta sarà chiamata a valutare nella seduta di domani su proposta dell’assessore alla pianificazione territoriale Maurizio Bucci: se il via libera arriverà, il piano verrà sviluppato in progetto definitivo ed esecutivo. Nel frattempo, partirà la richiesta di finanziamento alla Regione che a suo tempo aveva già stanziato un massimo di 258 mila euro, alla quale - se necessario - potranno essere aggiunti ulteriori 80 mila euro da parte del Comune.
Elaborato dal Servizio mobilità e traffico del Comune, questo - dice Bucci - vuole essere un progetto di «trasporto intermodale», che consenta di passare dal treno alla bici e magari - «in una seconda fase» - ai traghetti che collegano Trieste ad altre località costiere dell’Alto Adriatico. Per il momento il tracciato parte dalla Capitaneria di Porto, anche se l’idea è di prolungarlo fino alla stazione centrale utilizzando la bretella interna a corso Cavour: per questo - così come per altri tratti - andranno definiti accordi con l’Autorità portuale. Tornando in direzione Campo Marzio, dalla Capitaneria e fino a piazza Unità la «pista» verrà semplicemente tracciata a terra, essendo impossibile sottrarre spazio di manovra alle auto che in quel tratto parcheggiano a pettine. Dopo piazza Unità, invece, il percorso riservato alle bici dovrebbe essere fisicamente delimitato da un cordolo. Lo spazio verrà ricavato tra il marciapiede e i parcheggi delle auto, spostando questi di un paio di metri più indietro così che le bici passino tra lo spazio pedonale e le strisce blu. Oltrepassata la Sacchetta, in via Giulio Cesare le bici transiteranno in uno spazio riservato della carreggiata, in quel tratto molto ampia, annota Bucci. In Passeggio Sant’Andrea invece le bici correranno lungo il marciapiede che costeggia l’area verde pubblica, sulla sinistra in direzione D’Alviano.
Arrivate alla deviazione per il Molo Settimo, le due ruote prenderanno quella direzione per percorrere via von Bruck, nell’area in cui sostano i camper, e poi via San Marco fino a rientrare nella parte finale di viale Campi Elisi. Da lì si proseguirà lungo via D’Alviano fino a via Orlandini: qui è previsto l’unico tratto «bici a mano», un centinaio di metri che portano fino alla pista ciclabile provinciale.
«Non si tratta di una pista da corsa, ma di un percorso abbastanza dedicato», commenta Bucci, e peraltro già inserito come tracciato nel Piano regionale delle piste ciclabili. Quanto ai tempi, se tutto andrà bene potrebbe essere pronto nell’estate 2008.
p.b.

 

 
Dipiazza: Cattinara-Padriciano il cantiere non rischia lo stop
 
«La Cattinara-Padriciano non corre alcun rischio di stop, la ditta fa semplicemente il proprio gioco, tenta di portare acqua al proprio mulino perchè è logico che in situazioni del genere si apra una sorta di trattativa: una parte alza il prezzo e l’altra, in questo caso il Comune, tenta di contenerlo». Il sindaco Roberto Dipiazza ha replicato in questo modo ieri alle dichiarazioni dell’ingegner Sergio Collini, responsabile dell’omonima ditta capofila nei lavori della Grande viabilità triestina che ha sostenuto che: «Se non arrivano gli ultimi 9 milioni, i lavori si bloccano».
«Quei soldi saranno stanziati dall’Anas - conferma il sindaco - e serviranno ad adeguare l’opera alle ultime normative comunitarie in fatto di sicurezza. Per dirne soltanto una, i cavi dell’energia elettrica devono ora essere messi tutti sottoterra ed essere di un tipo più costoso rispetto a quello previsto in precedenza».
Il sindaco sembra invece intenzionato a cogliere al volo il suggerimento avanzato dal presidente della Regione Riccardo Illy nel corso del sopralluogo sullo stato di avanzamento dei lavori di lunedì. «Penso sia interessante l’idea di concentrare ora i lavori sulle corsie in salita per aprire almeno questa carreggiata prima dell’estate 2008 - ha affermato ieri Dipiazza - ritengo che non ci saranno ostacoli tecnici per adottare questa soluzione che consentirà di ridurre gli intasamenti al bivio ad H anche se per il verso in discesa anche per il prossimo anno dovrà continuare ad essere usata la 202».
L’ipotesi più probabile sui tempi di fine complessiva dei lavori è quella di dicembre 2008. «Rispetto a quanto previsto dal progetto iniziale - ha aggiunto il sindaco - i lavori sono stati già eseguiti al 93 per cento. L’aumento dei costi è stato innescato soprattutto dagli incidenti che si sono verificati nelle gallerie del Frejus e del Bianco. Per realizzare i nostri tunnel in base alle normative successivamente rese obbligatorie abbiamo dovuto spendere 80 miliardi di vecchie lire dei 100 che erano stati il ribasso delle imprese vincitrici sulla base d’asta».
s.m.

 

 

Bonifiche, gli artigiani chiamano il ministro  - La replica di Pizzati: «Barriera a mare, non è stato deciso alcun progetto»

 

«Venga a verificare i disagi delle piccole imprese». Lettere anche a Rosato e Budin

Giunta straordinaria dell’associazione di categoria dopo la conferenza dei servizi e l’obbligo di contribuire alla messa in sicurezza della falda

La Confartigianato ha scritto al ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, invitandolo a visitare il Sito inquinato per verificare la pesante situazione in cui si trovano decine di piccole aziende, che dovrebbero pagare ciascuna decine di migliaia di euro per contribuire alla messa in sicurezza della falda acquifera pur non essendo responsabili dell’inquinamento.

Due altre lettere sono state inviate, sempre dalla Confartigianato, ai sottosegretari Rosato e Budin, con l’invito ad adoperarsi per un incontro a Trieste con il ministro.
Dell’invio delle tre lettere ne ha parlato il vicepresidente di Confartigianato, Dario Bruni, nel corso della giunta straordinaria di ieri sera, allargata ai componenti del direttivo interessati al Sito inquinato.
Aggiornando l’esecutivo sui contenuti della conferenza dei servizi di lunedi, Bruni ha affermato che «in tema di inquinamento paragonare un’azienda siderurgica a una alimentare o a una tipografia, come fa il ministero dell’Ambiente, è ingiusto e lascia molte perplessità. Non accettiamo – ha aggiunto – che venga imposto di aderire al consorzio per la messa in sicurezza della falda acquifera anche alle aziende che non hanno inquinato. Un progetto del genere vorrebbe dire la morte certa di un comparto produttivo della città».
Di «passi indietro» ha parlato il vicedirettore di Confartigianato Enrico Eva. «Il ministero – ha rilevato – non ha interesse a ricercare chi ha inquinato. In base alla decisioni del ministero, oltre 330 imprese con 10 mila occupati non sono in regola». Eva ha poi spiegato che, oltre alla spesa per la costruzione della barriera a mare, quantificata in 20 euro al metro quadrato, successivamente le aziende dovranno pagare anche una quota annua per la depurazione delle acque inquinate. «E chi aderisce all’accordo – ha concluso – deve versare subito una fideiussione al ministero».
Il direttore Gianfranco Trebbi (anche consigliere comunale della Lista Dipiazza) ha rimarcato la necessità di coinvolgere i politici, ricordando che la giunta comunale ha fatto proprio un ordine del giorno con cui si impegna ad attivarsi perchè «non venga messa in atto un’ingiustizia: chi non ha inquinato deve pagare un mucchio di soldi».
Il sostegno del Comune «a chi lavora senza inquinare» è stato ribadito dall’assessore al Commercio Paolo Rovis, componente del direttivo di Confartigianato. «Bisogna tutelare l’economia della provincia – ha sottolineato –. Chiedere a un imprenditore di versare decine di migliaia di euro in poche settimane significa far chiudere le imprese». Rovis ha aggiunto che l’amministrazione comunale sostiene la norma europea secondo cui deve pagare solo chi ha inquinato con la propria produzione, e che tale posizione sarà portata in tutte le sedi necessarie. «La si smetta – ha concluso – di tenere sulla testa di chi lavora una spada di Damocle come questa».
Sui contenuti della riunione di lunedì fra il ministero e gli enti, che ha preceduto la conferenza dei servizi, interviene intanto il segretario regionale dei Verdi Gianni Pizzati, incaricato dal ministro Pecoraro Scanio di creare un collegamento fra il dicastero e gli enti triestini coinvolti nel problema del Sito inquinato.
Rilevando un ritardo nell’utilizzo dei finanziamenti, Pizzati ricorda che «ci sono 12,5milioni per gli interventi prioritari, nonchè altri fondi che la regione dovrà stanziare».
E in merito a quanto deciso nella riunione spiega che «si va appena a scrivere un accordo di programma. Al momento – prosegue – non c’è nessun progetto deciso. Né il ministero né il direttore Mascazzini sono orientati in maniera univoca verso la realizzazione della barriera a mare. Per questo gli enti locali devono partecipare a una progettazione efficace per arrivare a una soluzione».

Giuseppe Palladini

 

 
Geocapacity: l’Ogs vuole ridurre l’inquinamento confinando sottoterra l’anidride carbonica
 
Tre anni nelle viscere della Terra per combattere l'inquinamento e tracciare mappe regionali delle zone idonee alla cattura e al «confinamento» di anidride carbonica (Co2). È la durata prevista per la prima fase del progetto europeo di ricerca «Geocapacity» che vede in prima linea anche Trieste tramite la partecipazione dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale Ogs con sede in città.
L'iniziativa ha l'obiettivo iniziale di identificare i siti europei più adatti allo «sconfinamento» del Co2 negli strati più profondi del sottosuolo. Il progetto - avviato l'anno scorso- è sostenuto da 26 promotori da vari paesi, divisi per zone (Sud, Nord Est, Centro- Est). L'Italia, che fa parte del gruppo Sud, è rappresentata dall'Ogs. «Il nostro scopo è di concentrare gli studi nell'Alto Adriatico e nelle regioni transfrontaliere - ha spiegato il presidente Ogs Iginio Marson - assieme ai nostri partners - l'istituto sloveno Geoinzeniring e l'Università di Zagabria- focalizzandoci soprattutto sugli acquiferi profondi presenti sul territorio o al largo delle coste italiane slovene e croate».
Gli studi evidenzieranno quindi quali di questi bacini sedimentari situati tra i 900 e i 1500 metri di profondità potranno essere utilizzati in sicurezza per sviluppare metodi innovativi d'indagine. «Il progetto ha un significato particolare - ha commentato Sergio Persoglia dell'Ogs - poiché lo sconfinamento geologico dell'anidride carbonica permetterebbe all'Italia nei prossimi anni di ridurre le emissioni inquinanti anche a livello locale e di incentivare lo sviluppo economico delle regioni coinvolte». Secondo lo scienziato, questa anidride carbonica può essere convogliata negli strati più profondi del sottosuolo e confinata, e tale tecnica permetterebbe la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, contribuendo a mitigare le variazioni climatiche». La prima fase del progetto si chiuderà nel 2008 e prevede un budget di 120.000 euro per ciascun partner, finanziato dall'Ue.
Gabriela Preda

 

 

Sonego a Di Pietro: «Sulla Tav sbagli»  - Il problema dell’Alta velocità è europeo. Non può essere lasciato alle scelte locali»

 

L’assessore regionale ai Trasporti scrive una lettera al ministro delle Infrastrutture che aveva invitato la Regione ad accordarsi con il Veneto

La scelta del ministro Di Pietro, ribadita l’altro giorno a Gorizia nel corso di un incontro elettorale, di non prendere posizione nel dibattito, non sempre amichevole, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia in merito al futuro tracciato del corridoio V, non è piaciuta a Sonego.
Non è piaciuta perché la questione va ben al di là di una litigata tra vicini di casa o di una mera discussione politica. In gioco c’è un «problema nazionale ed europeo di prima grandezza – scrive l’assessore - di cui il governo della Repubblica si deve assumere tutta la responsabilità. L’opera e il suo progetto sono di competenza del governo».
E quindi in ballo c’è anche la credibilità dell’istituzione Stato. «Il Corridoio V - è più esplicito l’assessore - si farà solo a condizione che lo Stato svolga una autorevole e affidabile funzione di programmazione assumendosi tutte le responsabilità del caso. Proprio per tale ragione è bene che il ministro delle Infrastrutture governi la vicenda del Corridoio V».
Il Friuli Venezia Giulia farà la sua parte, «coopererà lealmente con il Governo e la Regione Veneto». Il ruolo del governo diventa di primaria importanza perchè «lo Stato, attraverso una sua azienda che si chiama Rete Ferroviaria Italiana – ricorda Sonego - ha fatto uno studio di fattibilità che individua il tracciato della nuova ferrovia fra Venezia e Trieste e in conformità alla fattibilità ha pure fatto il progetto preliminare della tratta Portogruaro Trieste».
«Il governo - proeste l’assessore regionale ai Trasporti - ha anche chiesto alla Regione Friuli Venezia Giulia di esprimersi sul progetto preliminare ai sensi della legge obiettivo e in questo momento stiamo discutendo con le comunità locali le migliori soluzioni per minimizzare l’impatto sociale ed ambientale del tracciato».
Che ne sarebbe della concertazione in atto se la decisione fosse rimessa nelle mani degli enti locali? «È evidente – prosegue la lettera - che tale discussione non sarebbe seria se non si svolgesse su una proposta di cui lo Stato si assume la paternità allo scopo di garantire che il progetto sia coerente con la programmazione nazionale oltre che in sé e per sé».
Ma Sonego è ancora più esplicito: «Se, come hai fatto, il ministro delle Infrastrutture dice alle regioni “arrangiatevi” su una questione così rilevante significa che lo Stato rinuncia alla sua funzione di programmazione e di coordinamento. La Costituzione assegna tali funzioni allo Stato. Significa anche - aggiunge - che lo Stato disconosce gli atti formali con i quali ha avviato la progettazione della ferrovia e chiesto al Friuli Venezia Giulia di pronunciarsi sul progetto. A chi va prestata fede: agli atti del governo o alle dichiarazioni stampa del ministro?».
E la tirata d’orecchie al ministro, seppur «con affetto», non lascia adito ad interpretazioni. Non prendere posizione sul futuro del Tav «significa pure – conclude Sonego - delegittimare l’autorevolezza di tutte le istituzioni nei rapporti con le comunità locali interessate alla ferrovia e stimolare l’estensione di comportamenti sociali negativi di cui nel Nordest non si sente la necessità».

 

 

Cementificio, no più vicino. Ma Intesa resta divisa  - Ds, Dl e Cittadini favorevoli. Rc, Pdci e Verdi contrari. Stamane l’ultima mediazione sull’odg

 

Il Consiglio si riunisce in seduta straordinaria. La Cdl: chiediamo garanzie su almeno cinque questioni, vanno rispettati i parametri Ue

TRIESTE «Quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto. Adesso dobbiamo aspettare». All’ora di cena, dopo un estenuante lavoro di «cucitura», Cristiano Degano non dispera. Ma ammette che il lieto fine non c’è, almeno non ancora: Intesa democratica, alla vigilia del confronto in aula sul cementificio di Torviscosa che ne mette a dura prova la tenuta, fa gli straordinari. Cerca la sintesi unitaria che tenga assieme tutti, Riccardo Illy e la sinistra radicale, stendendo una bozza di documento. Ma i Verdi non danno l’ok e, a cascata, non lo danno nemmeno Comunisti italiani e Rifondazione.
Come finirà? Stamattina, poco prima della seduta, l’ultimo tentativo. Il nodo da sciogliere, però, non è semplice: la bozza non boccia sin d’ora il cementificio, come invece i Verdi pretendono. E come l’intera sinistra radicale gradirebbe. «Tutti giurano in privato che alla fine quell’impianto non si farà, che la giunta dirà no, ma allora perché non ci lasciano scriverlo nero su bianco?» chiede, non rassegnandosi a una frattura, Bruna Zorzini.
LA RIUNIONE Di sicuro, alla vigilia del d-day, Intesa ce la mette tutta. Si parte alle 10 con una prima riunione dei capigruppo: Gianni Pecol Cominotto, come da accordi, presenta una bozza di documento. Subito dopo, però, si sfila: «D’ora in poi l’interlocutore della maggioranza, per quanto riguarda la giunta, è Gianfranco Moretton». I capigruppo prendono atto e iniziano il lavoro: sul tavolo ci sono, con la bozza «soft» di Pecol, quelle di Pdci e Rifondazione che esprimono la contrarietà al cementificio. Degano si assume l’ingrato compito di tentare la sintesi che non scontenti la sinistra radicale e nemmeno Illy e Moretton. «A un certo punto ci siamo persino chiesti che farà il presidente. Se gli andrà bene la bozza di documento...» ammette Igor Kocijancic.
LA SINTESI Il capogruppo della Margherita, tra telefonate e fax, porta intanto a termine il suo compito. Ne esce una bozza di ordine del giorno in cui la maggioranza, evidenziando «gli elementi di criticità» e «la contrarietà prevalente» emersi in sede di audizioni, registra «la necessità di approfondimenti tecnici attualmente in corso», giudica «necessario il dialogo» con il territorio e, infine, invita la giunta a decidere «entro il 2 giugno» e la impegna a riferire all’aula sull’epilogo dell’iter.
LE REAZIONI I capigruppo si prendono una breve pausa. Ma nel primo pomeriggio si ritrovano e, poco dopo le 16 e le ultime limature, sembrano vicini alla fumata bianca. Degano, dopo aver inviato la bozza a Illy e Moretton, lascia la riunione e ostenta un cauto ottimismo. Mauro Travanut concorda: «Il documento prodotto è il precipitato di quattro ore di discussione e confido che, alla fine, possa avere la firma di tutti». Non è così facile: Verdi, Pdci e Rifondazione prolungano la riunione e, quando ne escono, riconoscono che - nonostante gli sforzi - la strada unitaria è tutta in salita. Metz è il più duro, ancora una volta: «In teoria potrei anche votare il documento di maggioranza perché non dice nulla. Ma il mio no al cementificio non è negoziabile e, in aula, voglio poter esprimere la mia contrarietà». Come? Con una dichiarazione o un documento «alternativo»? Il verde non si sbilancia. Né lo fanno Zorzini e Kocijancic che, suggerendo «correttivi» a una bozza «reticente», cercano sino all’ultimo di tenere unite sia la sinistra radicale, sia la maggioranza. In serata, a complicare il quadro, emergono perplessità giuntali sul passaggio della bozza in cui Intesa chiede una decisione sul cementificio entro il 2 giugno.
LA CDL L’opposizione, dopo aver innescato il confronto in aula con la mozione e dopo aver sollecitato (come, del resto, la maggioranza) tutti i consiglieri a non marcare visita «perché i colpi di scena non si possono escludere», aspetta al varco. Al contempo, annuncia un ordine del giorno in cui, senza pronunciare un «no pregiudiziale» al cementificio, chiede garanzie e verifiche «su almeno cinque questioni». Isidoro Gottardo, Roberto Molinaro, Alessandra Guerra e Luca Ciriani, in particolare, vogliono incalzare giunta e maggioranza sull’inquinamento atmosferico e da traffico, sullo smaltimento dei rifiuti, sull’alimentazione a biomasse del cementificio, nonché sull’intera procedura che «non ha rispettato il principio dell’imparzialità amministrativa». Non basta: «Chiediamo che siano rispettati i parametri che la Ue applicherà nel 2010 per la tutela della salute e dell’ambiente» dice Guerra. «Chiediamo che il principio di precauzione non venga applicato all’incontrario, come in questo caso, quando a fronte di dati inesistenti si è detto sì all’impianto» aggiunge Molinaro. «Chiediamo che la giunta riferisca l’esito delle verifiche in commissione» incalza Ciriani. Nessuno, però, si espone su quello che potrebbe succedere in aula, nel caso in cui i voti dell’opposizione, sommandosi a quelli degli eventuali «dissidenti», si rivelassero decisivi per mettere in minoranza Intesa. E il suo presidente: «Vedremo al momento».

Roberta Giani

 

 
Tesini: in tanti hanno sbagliato Magari finisce che l’impianto adesso non lo vuole più nessuno
 
«Il consiglio ha fatto la sua parte perché non stiamo parlando di un chiosco di gelati»TRIESTE «Non è facile trovare una situazione in cui in tanti e così tanto hanno sbagliato. Tecnici, politici, amministratori. Per quello che hanno fatto e quello che non hanno fatto»: lo scrive il Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Tesini, sul suo sito internet (www.alessandrotesini.it) in una riflessione dal titolo «Il cementificio che nessuno voleva».
Secondo Tesini, in molti hanno sbagliato «per quello che hanno detto e per quello che hanno taciuto. Per come hanno assolto il loro ruolo e - afferma - per come hanno discusso, intralciato o cercato di intralciare il ruolo degli altri».
«Di una cosa - scrive Tesini - sono certo: il Consiglio regionale ha svolto bene e fino in fondo la propria parte. Tutto il Consiglio, che ha resistito e replicato a dovere, anche alla tesi, semplicistica e fuorviante, ma soprattutto riduttiva, riguardo all'esclusiva competenza amministrativa sulla materia.
«Come se - aggiunge Tesini - le localizzazioni industriali fortemente impattanti fossero assimilabili a una qualsiasi pratica di insediamento. Come se si trattasse di aprire un distributore di benzina o un chiosco di gelati».
«Comunque vada a finire - continua Tesini - il danno già prodotto non è poco. Soprattutto perchè adesso sarà difficile parlare delle cose serie, cioè del futuro di quella che resta sicuramente una delle realtà, se non proprio la maggiore, a vocazione industriale del Friuli. Scottati adesso staranno tutti fermi. Mentre - sottolinea Tesini - un pò di sana autocritica non guasterebbe per ripartire più sicuri e credibili».
«Sta a vedere - conclude Tesini con una domanda - che quel cementificio, che fino a una settimana fa in tanti davano per certo e del tutto compatibile, finisce che non lo vuole più nessuno?».

 

 
I sindaci della Bassa: troppi camion, ricorso al Tar  - Oggi la protesta del Comitato contro l’impianto davanti al palazzo della Regione
 
Reportage dai comuni della Bassa friulana. A Porpetto l’assemblea cittadina dice no anche all’inceneritore di rottami d’auto
Cecilia Schiff attacca: «Ogni giorno vediamo passare 8-10mila veicoli, metà dei quali sono Tir, siamo oltre il limite della sopportazione»
TORVISCOSA Se guarda dalle vetrate del municipio di Porpetto, il sindaco Cecilia Schiff vede passare in un’ora un migliaio di veicoli. Ogni giorno sono 8-10 mila, la metà camion. La gente che abita tra San Giorgio e Porpetto li vede andare su e giù dalla mattina alla sera.
«Siamo oltre il limite della sopportazione», raccontano in un bar. E i residenti scrivono davanti alle case, perché sia chiaro a tutti: «No ai tir», «Camion: pericolo, rumore, inquinamento».
LA PROTESTA Esempi dei lenzuoli che punteggiano la Bassa friulana e spiegano il clima di insofferenza della popolazione. Appena usciti dall’autostrada di Palmanova si legge “No Tav”, “Sì alla bretella” e un’infinita serie di “No al cementificio”. A Torviscosa quella scritta è quasi in ogni terrazza. Il cementificio, appunto, era l’ultimo “babau”. Lo combattono in tanti da settimane e sperano che oggi, in Consiglio regionale, qualcosa di positivo accada. «Dovranno dire di "no", che altro possono fare?» dice speranzosa una signora in bicicletta. Ma da qualche giorno l’attenzione si è spostata pure sull’impianto di recupero "fluff", l’inceneritore già bocciato, due sere fa, in consiglio comunale a Porpetto: «Non lo prenderemo in considerazione – spiega il sindaco – finché non ci risolveranno il problema della viabilità».
L’INCENERITORE La “Siderurgica” di San Giorgio separa il materiale ferroso dei veicoli dalla restante componentistica. Con l’inceneritore si brucerebbe la parte non ferrosa, il “fluff”, con il conseguente recupero di energia.
L’azienda, l’altra sera, ha spiegato il progetto al consiglio di Porpetto, ha consegnato i dettagli della superficie (8.000 mq), del costo (30 milioni di euro), del materiale da incenerire annualmente (60.000 tonnellate) e dell’energia prodotta (61.509 MWh), delle emissioni («Nella norma – commenta Schiff – ma al limite massimo») e ha quindi rassicurato sulla riduzione del traffico: attualmente per trasportare il “fluff” in discarica in provincia di Brescia servono 2.400 viaggi all’anno, con l’inceneritore i passaggi sarebbero 620, 1.780 in meno.
INQUINAMENTO Rassicurazioni? Il sindaco di Porpetto non ci sta. «Le emissioni riguardano macro – polveri sottili, ossido di zolfo e di azoto, acido cloridrico e fluoridrico – e microinquinanti – metalli pesanti e sostanze organiche – e, in un’area già tormentata, non sono notizie che ci possano far stare tranquilli. Quanto al minor numero di camion di passaggio è vero, ce ne sarebbero quasi duemila all’anno in meno, ma si tratta di una riduzione trascurabile: 6-7 tir in meno al giorno quando i passaggi giornalieri, all’ora di punta, toccano quota mille». E dunque, lunedì sera, è arrivato il primo “no” della Bassa all’inceneritore della “Siderurgica”: «Finché non si muove qualcosa per risolvere il nostro problema del traffico, non ci esprimeremo su nulla».
NO AL CEMENTIFICIO Se ne riparlerà. In primo piano resta ancora il cementificio. E non manca l’attesa per quanto accadrà oggi in Consiglio regionale. «Possiamo solo sperare che la politica si ravveda – dice ancora il sindaco Schiff –, che sia davvero federale, che tenga conto delle espressioni delle assemblee di tante amministrazioni locali». La stessa posizione che, con forza, continua a sostenere anche il collega di Bagnaria Arsa, Anselmo Bertossi: «Pur nel rispetto dei due sindaci di Torviscosa e San Giorgio che si sono espressi in modo diverso, la logica deve portare a conclusioni obbligatorie: quella del cementificio, dati alla mano, è un’operazione non praticabile. Sarebbe tra l’altro grave che non si considerassero le paure di un territorio che da decenni convive con insediamenti industriali a pesante impatto ambientale».
REGIONE PRO INDUSTRIA Bertossi sottolinea «la linea collaborativa e seria tenuta dagli amministratori nei confronti della Regione». Ma, dall’altra parte, ringrazia molto più i consiglieri che la giunta regionale. «I gruppi consiliari si sono mossi mostrando attenzione ai richiami del livello locale, il presidente della Regione, al contrario, ha continuato a tenere una linea particolarmente sensibile verso i grandi gruppi industriali e molto meno verso la microeconomia che resta comunque la spina dorsale dell’economia della Bassa e non solo. L’effetto è che, sul cementificio, la decisione che si è voluta sin qui prendere è non solo impopolare ma anche inopportuna per il nostro territorio».
RICORSO AL TAR Si dovesse tirare dritto in Regione, nessun dubbio, ci sarebbe il ricorso al Tar. «Abbiamo parlato con i legali – conferma Bertossi – ma abbiamo anche sensibilizzato vari comuni, non solo i quattro che hanno espresso parere negativo sull’impatto ambientale, anche quelli non limitrofi al cementificio. Marano, per fare un esempio, non si tirerebbe indietro».
COMITATO IN CONSIGLIO E non si tira indietro neppure il comitato “No al cementificio”. «Saremo una trentina – anticipa il portavoce Mareno Settimo – e ascolteremo con attenzione quello che si dirà in Consiglio regionale. Vogliamo capire dal vivo quando la politica ha un reale interesse a risolvere una questione che riguarda la salute delle persone».
Marco Ballico

 

 
Nuovi dubbi sulle operazioni di risanamento. La Cdl chiede spiegazioni sulle attività dell’impianto  - Nel mirino la bonifica dell’area e i rifiuti
 
TRIESTE Non ci sono garanzie sufficienti sulla bonifica dell’area in cui dovrebbe sorgere il cementificio di Torviscosa. I «nemici» dell’impianto di clinker, calcestruzzo e cemento lo affermano da tempo. Ma adesso, a dar loro man forte, ci pensa Edo Ronchi: l’ex ministro dell’Ambiente, nelle osservazioni già all’attenzione degli uffici regionali, ravviserebbe limiti anche nel modo in cui si prevede un’operazione obbligatoria per legge.
Il senatore ricorderebbe, al contempo, che la bonifica deve avvenire prima della costruzione del cementificio. Non solo: rammenterebbe che l’autorizzazione integrata ambientale, rilasciata dal ministero, deve a sua volta attendere la bonifica. Ronchi, insomma, non si accontenterebbe di quello che prevede la Via laddove subordina il parere favorevole al cementificio alla realizzazione di 37 prescrizioni, la seconda delle quali stabilisce testualmente che «prima dell’inizio dei lavori di costruzione l’area di sedime dello stabilimento dovrà essere bonificata in relazione al decreto legislativo 152/2006». «È evidente che quella prescrizione - dà man forte il verde Sandro Metz - non rassicura. C’è chi ha affermato che la Caffaro, grazie ai soldi ricavati dalla vendita del terreno su cui si realizzerà il cementificio, procederà alla bonifica. Ma chi può credere che un’area fortemente compromessa si risana inserendovi impianti ad alto impatto?». Mareno Settimo, il portavoce del comitato per il no, fa notare che il problema vero riguarda il canale Banduzzi, la cui bonifica è «pesantissima»: «Ma siamo certi che la Grigolin non se ne accollerà il costo, un costo di decine e decine di milioni di euro».
I dubbi sulla bonifica si sommano a quelli già emersi, e in parte registrati anche da Ronchi, su polveri sottili e ozono, ricadute per l’ecosistema, rischi di rilascio di sostanze tossiche, lacune procedurali. E si sommano anche a quelli, nuovi di zecca, che il capogruppo di Forza Italia Isidoro Gottardo solleva a poche ore dalla seduta consiliare: dubbi sulle attività che il cementificio - «che in realtà consta di tre impianti distinti» - svolgerà. Gottardo, sottolineando che l’insediamento sarà «alimentato per il 70% a metano e per il 30% a biomassa», osserva che «la tecnologia è la stessa che in Germania consente la termodistruzione dei rifiuti». E conclude: «Forse non tutto, di questo progetto, è stato ancora detto».

 

 
Perché non voterò alle regionali
 
Ho deciso: alle prossime elezioni regionali non andrò a votare. Non l’ho mai fatto fino ad ora, ho sempre difeso gelosamente quel diritto alla partecipazione democratica che è il voto, ma questa volta non ho scelta.
Ho sempre dato il mio voto a partiti o coalizioni della sinistra perché in teoria (purtroppo spesso più in teoria che in pratica) dovrebbero essere quelli più vicini al mio modo di pensare, ai miei principi e alla mia scala di valori e da costoro dovrei sentirmi rappresentato in una qualche misura.
La perfezione non è cosa di questo mondo, il più delle volte si fanno le cose per compromessi e si vota per quello che sembra sia il meno peggio senza troppo entusiasmo, ma questa volta siamo oltre ogni limite. La base della democrazia dovrebbe essere prendere in considerazione la volontà dei cittadini anche con strumenti come il referendum; in particolar modo quando si tratta di decidere su questioni che hanno un grandissimo impatto sull’ambiente e sulla vita della gente non si possono far piovere dall’alto decisioni gravi e impopolari che in un domani potrebbero rivelarsi essere state degli errori dalle conseguenze perfino catastrofiche!
Se quello a cui stiamo assistendo impotenti si chiama democrazia, che differenza c’è tra la democrazia e la dittatura? Questa domanda me la pongo sempre più spesso, ma non trovo risposta.
Sono allibito dalla politica della giunta regionale di fronte a temi come i rigassificatori, la Tav e il cementificio di Torviscosa, solo per citarne alcuni.
Io questa volta per protesta non andrò a votare e sono convinto che non sarò il solo ad agire così.
Diego Logar

 

 
Ma che cosa vuol dire sviluppo sostenibile?
 
«Ma che cos'è, insomma, questo sviluppo sostenibile?». Me lo ha chiesto un collega giornalista che aveva partecipato al World Forum organizzato a Trieste, un paio di settimane fa, dall'Unesco e dal Centro di fisica teorica proprio all'insegna dello sviluppo sostenibile. L'aveva domandato in un'intervista a uno degli organizzatori, senza riceverne però una vera risposta. Aveva sperato di capirlo assistendo alla sessione inaugurale del Forum, alla Stazione Marittima. Ma nessuno dei relatori (scienziati, politici, economisti) si era preoccupato di spiegarlo. Dimenticanza o ignoranza?
E allora vale la pena utilizzare questa rubrica per spendere qualche parola su un concetto di cui troppi hanno detto e scritto – qui a Trieste – senza conoscerne il reale significato. E senza sapere che il concetto di sviluppo sostenibile è nato giusto vent'anni fa e che dietro a questo slogan sta una delle donne più importanti della seconda metà del secolo scorso: la norvegese Gro Harlem Brundtland, medico, più volte primo ministro del suo paese, e che è stata anche (dal 1998 al 2003) direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità.
Nel 1983 Gro Harlem Brundtland era stata nominata presidente della Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo. E quattro anni più tardi usciva quel «rapporto Brundtland» che portava il titolo «Our Common Future» e che conteneva per la prima volta il concetto di «sustainable development», di sviluppo sostenibile. Un concetto che indica uno sviluppo (economico, sociale, energetico...) compatibile con gli ecosistemi e tale da non compromettere la possibilità per le generazioni future di progredire allo stesso modo. Una sorta di patto tra generazioni.
Si tratta, è chiaro, di un obiettivo ideale, forse utopistico. Ma che ha informato tutti i successivi passi intrapresi dalle Nazioni Unite in materia ambientale, fino al Protocollo di Kyoto del 1997. Non è un caso che all'inizio di maggio il nuovo segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, abbia inserito la Brundtland tra i suoi «inviati speciali» che avranno il compito di sostenere la causa della riduzione dei gas serra presso i leader delle maggiori potenze mondiali.
Gro Harlem Brundtland (che ho avuto la fortuna di conoscere quasi vent'anni fa a Bergen, in Norvegia, a un vertice sui temi ambientali) sarebbe stata un testimonial ideale per il Forum triestino. Ed è davvero un peccato che gli organizzatori abbiano preferito blindare quell'evento sottraendolo di fatto alla cittadinanza. Fatte salve le ovvie misure di sicurezza, si sarebbe potuto creare un punto d'incontro almeno con gli scienziati partecipanti al vertice. Non per nulla la proiezione, nell'ambito di Fest, del documentario «Una scomoda verità» con Al Gore – dedicato proprio allo sviluppo sostenibile – ha riempito venerdì sera la sala dell'Ariston con 400 persone.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 22 maggio 2007

 

 

Grande viabilità, mancano altri 9 milioni  - La cifra promessa dall’Anas non è ancora stanziata. La fine dei cantieri potrebbe slittare a dicembre 2008

 

Il sopralluogo del presidente della Regione e del sindaco Dipiazza evidenzia lo stato di avanzamento dei lavori ma anche nuove necessità economiche

È un pozzo senza fondo la Grande viabilità triestina il cui ultimo tratto, tra Cattinara e Padriciano, è in fase di costruzione da quattro anni e mezzo, mentre i lavori sembrano destinati a continuare ancora per diciannove mesi. Non sono più sufficienti per il suo completamento nemmeno i 40 milioni che il Governo ha mandato al Comune attraverso la Regione per fare fronte al levitare dei costi dovuto in particolare al fatto che si deve operare nell’aspra e insidiosa roccia carsica che è stata sventrata anche a forza di cariche esplosive. Altri nove milioni sono ora indispensabili per adeguare l’infrastruttura, definita la porta italiana sull’Est, alle più recenti normative comunitarie in materia di sicurezza.
Il fatto è emerso ieri mattina nel corso del sopralluogo fatto congiuntamente dal presidente della Regione Riccardo Illy e dal sindaco Roberto Dipiazza che era accompagnato anche dall’assessore ai Lavori pubblici Franco Bandelli. A molti è sembrata quasi una beffa perché appena dieci giorni fa la giunta comunale ha deliberato il trasferimento allo specifico capitolo di spesa della Grande viabilità triestina (Gvt) di quei 40 milioni, il che doveva essere lo sblocco definitivo della questione.
Ieri, quando le autorità dopo aver percorso per la prima volta anche con le auto di rappresentanza i 2 chilometri e 800 metri dalla galleria Carso, la più lunga del tracciato, che al grezzo è già stata completata, se n’erano andate, l’ingegner Sergio Collini responsabile dell’omonima ditta capofila nei lavori della Gvt ha palesato qualche timore: «Qui non è questione di finire qualche mese prima o qualche mese dopo. Se non arrivano anche questi 9 milioni, i lavori si bloccano. A stanziarli dovrebbe essere l’Anas, esistono delle rassicurazioni fatte al Comune e anche un carteggio specifico. Ma tutto questo non è ancora sufficiente».
Questi soldi dovrebbero servire agli impianti di ventilazione e illuminazione, ai sistemi lungo l’asse stradale di telecontrollo e di rilevamento incendi attraverso telecamere e centraline. Tutto ciò in base alla più recente normativa in materia approvata dall’Unione europea. «Non è che possiamo intanto andare avanti e fare tutto il resto - ha specificato Collini - abbiamo bisogno anche di quei 9 milioni molto presto per non dover bloccare tutto».
Ma lo stanziamento per Trieste farebbe parte di una convenzione per una serie di interventi molteplici che l’Anas deve firmare con il Ministero delle Infrastrutture, per cui i tempi potrebbero slittare. «Sono totalmente convinto che l’Anas rispetterà i propri impegni - ha dichiarato l’assessore Bandelli con l’intento di fugare i timori - Se anche così non fosse, ma solo nel senso che quello stanziamento richiederà tempi più lunghi, il presidente Illy mi ha assicurato che la Regione potrà trovare una soluzione ponte affinché nulla si blocchi».
Non è improbabile dunque che anche questo ostacolo, dopo un ennesimo patema, sarà superato, ma intanto i tempi per la realizzazione dell’opera sembrano destinati ad allungarsi ulteriormente. Il primo termine previsto, del 31 dicembre 2007, è definitivamente caduto già mesi fa.
«Se riusciremo ad approvare la perizia supplettiva di variante, il che equivale ad aver tutti i finanziamenti entro il 30 giugno - ha spiegato Bandelli - la Collini potrà consegnare l’opera finita nel giro di dodici mesi, cioé il 30 giugno 2008. Se così non sarà (soluzione che sembra purtroppo la più probabile, anche se pure in questo caso Bandelli è ottimista, ndr.) la perizia sarà approvata a ottobre e poi la dittà avrà 14 mesi di tempo per consegnare l’opera finita». Il che significa che la Grande viabilità triestina sarà percorribile in entrambi i sensi appena dal gennaio 2009.

Silvio Maranzana

 

 

Bonifiche, rispunta la barriera a mare  - Categorie in allarme: dovrebbero pagare anche le piccole aziende

 

Vertice in Prefettura tra ministero, Regione, Ezit e Authority: si va verso l’accordo di programma

L’intricato nodo del Sito inquinato di interesse nazionale potrebbe essere sbloccato con un accordo di programma. Una procedura in questo senso è stata concordata ieri mattina in Prefettura, in una riunione cui hanno preso parte il prefetto Balsamo, il direttore generale del ministero dell’Ambiente Mascazzini, l’assessore regionale all’Ambiente Moretton, il presidente dell’Ezit Azzarita e quello dell’Autorità portuale Boniciolli.
Nel pomeriggio, però, alla conferenza dei servizi, svoltasi sempre in prefettura, il direttore del ministero ha illustrato un documento in cui si ripropone la già contestata barriera a mare di 12 chilometri per la messa in sicurezza del sito (costo 125 milioni di euro). L’intervento verrebbe realizzato attraverso un consorzio al quale hanno già manifestato la volontà di aderire l’Ezit, il Comune di Muggia e diverse aziende che hanno impianti inclusi nel sito inquinato, fra cui AcegasAps, Frigomar, Cooperative operaie, Ortolan Mare, B. Pacorini, Steeltubi e Teseco.
Ma ciò che ha suscitato più allarme è il fatto che il ministero agirà, secondo quanto si legge nel documento, contro le aziende che non avranno provveduto alla messa in sicurezza della falda acquifera inquinata. Le possibilità sono solo due: o aderire al consorzio per la realizzazione della barriera o intervenire in proprio per confinare la falda.
Il fatto che dopo mesi di silenzio la contestata barriera sia ricomparsa in termini così perentori ha messo in allarme la Confartigianato, cui aderiscono circa cento delle 350 aziende che hanno sede nel sito, e la Camera di commercio, il cui presidente Paoletti ha annunciato al riguardo un’immediata convocazione del consiglio camerale.
Ma andiamo con ordine. Commentando la riunione di ieri mattina, l’assessore Moretton ha precisato: «Ci rivedremo nel giro di un mese qui a Trieste, per esaminare la bozza dell’accordo di programma tra il ministero, la Regione, l’Ezit e l’Autorità portuale, che il ministero stesso si è impegnato a presentare».
I contenuti della bozza sono tutti da discutere. «Non è detto che saremo favorevoli alla proposta del ministero – ha rilevato Moretton –. Si tratterà di vedere se le condizioni soddisferanno o meno le parti».
«Non si è definito nulla di cosa conterrà l’accordo – gli fa eco il presidente dell’Ezit, Azzarita –. C’era comunque bisogno di andare verso un’intesa, perchè finora enti e istituzioni andavano avanti ciascuno per conto proprio. Metteremo comunque i necessari paletti».
Ma la questione della barriera a mare come verrà risolta? «Per quanto mi riguarda – risponde Azzarita – non si farà nulla finchè non saranno state fatte le caratterizzazioni. Solo dopo che si avranno i risultati delle analisi – prosegue – si potrà stabilire le aree che sono inquinate e quelle che non lo sono. E le aree non inquinate dovranno subito uscire dal sito nazionale. Solo a quel punto si potrà iniziare a parlare dei rimedi, dalla barriera a mare all’analisi del rischio».
Il documento presentato alla conferenza dei servizi solleva invece molte preoccupazioni nel presidente della Camera di commercio, Paoletti: «E’ un aut aut – sottolinea – sul quale ci sono tanti punti di domanda. Rimango senza parole, visto che all’accordo hanno già aderito aziende ed enti pubblici ma non si tiene minimamente conto delle piccole imprese. Ho quindi il dovere di convocare quanto prima il consiglio camerale, perchè il problema delle piccole imprese è drammatico».
«Il ministero ripropone la barriera – rincara Enrico Eva, vicedirettore della Confartigianato – dicendo che è un’opportunità per le 350 aziende, nel senso che aderendo al consorzio pagherebbero molto meno rispetto a un intervento in proprio. Ci batteremo con tutti i ricorsi necessari – annuncia – perchè non si tiene conto del principio che chi non inquina non paga. Non c’è la volontà di cercare chi ha inquinato, né quella di verificare il tipo di produzione delle singole imprese».

Giuseppe Palladini

 

 

Cementificio, nuovi dubbi sulle polveri sottili  - Consultato l’ex ministro dell’Ambiente Ronchi che segnalerebbe tra l’altro carenze procedurali nella stesura della Via

 

Illy: «La delibera non c’è». Potrebbe slittare anche oltre il termine del 2 giugno

TRIESTE «La delibera non c’è». Riccardo Illy, ai giornalisti delle agenzie che lo incalzano sul cementificio di Torviscosa alla vigilia del confronto politico in aula, concede quattro parole. O poco più. Ma in Regione si spingono oltre e spiegano che quella delibera sempre più «calda» non solo non c’è, ma nemmeno deve arrivare entro una data prefissata. Non c’è una scadenza perentoria da rispettare, insomma: e quindi il presidente - chiamato a pronunciare assieme alla giunta il sì o il no decisivi all’impianto di calcestruzzo, clinker e cemento - può prendersi il tempo necessario. Il tempo, aggiungono ancora in via Carducci, per attendere i pareri autentici già richiesti all’Azienda sanitaria e all’Arpa. E per completare gli approfondimenti tecnici e legali sui dubbi vecchi e nuovi emersi durante e dopo la procedura di valutazione d’impatto ambientale.
I Verdi non sono d’accordo, nemmeno sui tempi. E bocciano il possibile slittamento: «La legge impone alla giunta di decidere entro 30 giorni dal parere di Via e quindi tassativamente entro il 2 giugno. In caso contrario, a fronte del silenzio della politica, l’impresa è legittimata a ricorrere al Tar e ha tutte le carte in regola per vincere» afferma, deciso, Sandro Metz. Ma gli uffici non concordano e, a chi li interpella, spiegano che quei 30 giorni sono un termine ordinatorio ma non perentorio, in quanto il solo atto che l’impresa può eventualmente impugnare è proprio la delibera. Ed è evidente, concludono, che la giunta - se ha bisogno di un supplemento di istruttoria prima di esprimersi - lo può e lo deve fare. Purché lo motivi.
I dubbi, d’altronde, non mancano. E non riguardano solo i «verdetti» che proprio gli uffici stanno attendendo dall’Azienda sanitaria della Bassa e dell’Arpa sul fronte delle ricadute per la salute e per l’ecosistema. In Regione, tra i banchi di Intesa democratica, confidano anzi che molti dubbi già emersi durante la procedura di Via e le audizioni consiliari vengono ripresi da Edo Ronchi, l’ex ministro all’Ambiente che oggi siede al Senato, artefice di un autorevole «consulto» sull’impianto di Torviscosa. Aggiungono, in maggioranza, che l’ex ministro artefice di molteplici studi sullo sviluppo ecosostenibile ha fornito una serie di osservazioni che, già all’esame di Illy e degli uffici, confermano l’utilità dell’approfondimento.
Ma qual è il contributo di Ronchi? In Regione sostengono che il senatore, in passato uno dei fondatori dei Verdi arcobaleno, ordinerebbe una serie di questioni e fornirebbe una serie di spunti. A partire dalle polveri sottili (Pm10) e dall’ozono: due indicatori della qualità dell’aria che, ritenuti decisivi per valutare le ricadute sulla salute, non sarebbero stati tenuti adeguatamente in considerazione.
Di sicuro, da tempo, Verdi e comitati per il «No al cementificio» sostengono che le garanzie fornite su polveri sottili e ozono non sono sufficienti, nonostante il parere favorevole di Via: «Quello che diciamo - spiega Metz - è che i dati presi in esame, peraltro già non rassicuranti, riguardano la situazione attuale ma non tengono conto della centrale a turbogas da poco entrata a regime e nemmeno del cementificio che, da solo, scaricherebbe in atmosfera 90 tonnellate di polveri all’anno. Com’è possibile? Perché nessuno ipotizza che succederà alla qualità dell’aria della Bassa con la centrale a turbogas, il cementificio e magari la vetreria e il termovalorizzatore in funzione? Perché nessuno immagina le eventuali misure di contenimento da assumere?». I numeri attuali, incalza Metz, lo impongono: «Prendiamo le polveri sottili. Tra gennaio e febbraio ci sono stati 23 sforamenti accertati dall’Arpa che diventano 29 tenendo conto dei giorni in cui la centralina era rotta. Passiamo all’ozono. Già oggi a Torviscosa si registrano 51 sforamenti nel 2005 e 48 nel 2006. Non dimentichiamo che la normativa europea prevede d’innalzare gli attuali limiti di legge nel 2010, recependo le indicazioni dell’Oms, ai fini della protezione della salute. Perché mai, di tutto questo, la procedura di Via non tiene conto? Perché mai si limita a fornire prescrizioni insufficienti in un’area già gravemente compromessa e oggetto di contenimento?».
Interrogativi, tanti interrogativi che - confermano, adesso, in Regione - Ronchi non sottovaluterebbe. Come non ignorerebbe il rischio di rilascio di sostanze tossiche, rischio evidenziato dai vigili del fuoco, in una zona dove opera la Caffaro. Né trascurerebbe le carenze di una procedura che, per dirla con l’ex dirigente regionale Franco Musi, non suggerisce nemmeno un sito alternativo per il cementificio e, per dirla ancora con i Verdi, non dà «garanzie sufficienti» neppure sulla bonifica dell’area. Senza dimenticare, infine, il passaggio successivo sul cementificio. Quello ministeriale cui compete l’autorizzazione integrativa ambientale sempre che la giunta, alla fine dell’approfondimento, dica sì.

Roberta Giani

 

 
CEMENTIFICIO - La Margherita: serve un parere chiaro dall’Ass  - Verdi e Pdci: no esplicito, o votiamo contro. Travanut: basta applicare le leggi
 
Domani la seduta straordinaria. Ieri i vertici di Ds e Margherita, oggi la riunione di Intesa per definire il documento
Il presidente Tesini: «Invito tutti ad abbassare i toni» L’assessore Pecol: la stesura dell’odg spetta ai politici
TRIESTE Grandi manovre all’interno di Intesa Democratica in vista del Consiglio straordinario di domani sul caso cementificio. Ieri si sono confrontati i gruppi regionali di Ds e Margherita. Oggi il vertice dei capigruppo dovrà invece valutare se la bozza elaborata dall’assessore Pecol Cominotto è in grado di coagulare le forze della maggioranza attorno a un ordine del giorno da votare in aula. Verdi e Comunisti confermano la loro voto contrario se nel documento non sarà esplicito il «no all’impianto». «Nessuna rottura - spiega la Zorzini - ma resta il mio odg».
L’ordine del giorno sarà ispirato al rispetto dell’autonomia della giunta ma chiederà all’esecutivo un impegno, prima di deliberare l’autorizzazione o meno alla costruzione del cementificio di Torviscosa, a seguire in modo scrupoloso le legge e le procedure previste. Nella riunione di ieri della Margherita tra i vari aspetti è emersa la necessità di avere un parere chiaro dall’azienda sanitaria della Bassa friulana. «Abbiamo analizzato le varie posizioni sugli ultimi passaggi della vicenda Torviscosa - dice il capogruppo della Margherita Cristiano Degano -. Chiederemo che la giunta si impegni ad applicare con rigore le normative in vigore. Uno degli snodi riguarda la salute dei cittadini. Il parere dell’azienda sanitaria sull’inquinamento deve essere chiaro. Ritengo che sul documento dell’assessore Pecol Cominotto ci possa essere la convergenza di tutta Intesa democratica o comunque una larga parte della coalizione. In ogni caso è certo che non possiamo impegnare l’esecutivo sul piano politico. Le scelte in ultima istanza restano di competenza della giunta».
Da parte sua l’assessore Gianni Pecol Cominotto ribadisce come la responsabilità della stesura dell’ordine del giorno spetta ai politici. «Il mio compito si limita alla consegna ai capigruppo di un canovaccio - spiega -, l’elaborazione spetta poi ai consiglieri. La giunta non avanza nessuna proposta ma vuole soltanto garantire un percorso di correttezza nell’applicabilità delle norme».
Un appello ad «Abbassare i toni» è stato lanciato ieri dal presidente del Consiglio Tesini. «Le prerogative del Consiglio regionale - ha detto Tesini - sono chiare. Il Consiglio non intende e non ha nessuna possibilità, quand'anche volesse farlo, di invadere il campo di competenza della giunta regionale. Ciò detto - ha aggiunto Tesini - il Consiglio regionale quando interviene per verificare e per dare segni di indirizzo approfondisce le questioni». Un invito che sembra essere stato accolto anche dai suoi compagni di partito che si sono riuniti ieri. «La situazione è lapalissiana. Tutti i dati sono sul tavolo - dice il capogruppo diessino Mauro Travanut - e quindi l’ordine del giorno non farà altro che spronare la giunta a lavorare con serenità. È sufficiente soltanto applicare le leggi vigenti».
Ma se, almeno per il momento, le acque sembrano apparentemente tranquille in casa Ulivo, gli alleati della sinistra radicale sono in allerta. «Nessuna sfida, nè tantomeno invasione del campo, come paventato dal presidente Illy per il dibattito sul cementificio di Torviscosa - sostiene il segretario regionale dei Comunisti italiani Stojan Spetic -. Le competenze della giunta e del Consiglio sono delimitate dallo statuto. In realtà è lo stesso Illy che, pur contraddicendosi, riconosce di essere legato alle decisioni del Consiglio quando minaccia di andarsene in caso di sfiducia. Va ricordato comunque che la fiducia della maggioranza si fonda sul programma elettorale. Programma che prevede un suo punto ineludibile lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e la partecipazione democratica. Spetta alla giunta prendere atto di quanto emerso in commissione contribuendo così a ricreare un clima che non sia di polemica contrapposizione ma confermi la volontà di una collaborazione positiva dell’esecutivo con l’assemblea legislativa».
ci.es.

 

 
CEMENTIFICIO - Il centrodestra: «Nuovo ordine del giorno per la sicurezza dei cittadini»
 
La Cdl annuncia la presentazione in aula di un testo che chiede trasparenza all’esecutivo e denuncia le carenze emerse nella procedura
TRIESTE La Casa delle Libertà affila le armi in vista del Consiglio di domani. Non sarà la mozione, già presentata e in parte già superata dall’evoluzione della vicenda cementificio, ma un ordine del giorno a scatenare il dibattito.
«Il nostro documento entrerà nel merito della questione Torviscosa - spiega il capogruppo di Forza Italia Isidoro Gottardo -. Il Consiglio deve esprimere un sì o un no a quel progetto industriale articolato, ferme restando le competenze della giunta. Chiediamo che si faccia chiarezza su certi aspetti. Dalla discussione emergerà che la Cdl nè cavalca la protesta, nè si oppone alla costruzione perchè è minoranza. Siamo un’opposizione responsabile che vuole la competizione economica ma anche l’ecosostenibilità. Quello che è inaccettabile è il metodo utilizzato da Illy. Ora il governmatore cerca il modo di uscirne ma in ogni caso, dopo questa vicenda, la politica regionale non potrà più essere come prima. Comunque la convocazione determinata dal centrodestra ha già costretto tutti a prendere una posizione chiara».
«Illy snobbando il Consiglio - aggiunge l’Udc Roberto Molinaro - dimostra di non essere un presidente di Regione. Perché il Consiglio ha una responsabilità di indirizzo e deve esercitarla. Il parere della Via spetta alla giunta ma nel nostro ordine del giorno indicheremo quali devono essere i limiti per la sicurezza e la salute dei cittadini e sottolineeremo le manchevolezze, già emerse in commissione, della procedura. Poi l’esecutivo si assumerà le proprie responsabilità».
Sulla frase di Illy che ha definito una «signorile concessione» del centrosinistra la convocazione del consiglio punta il dito il capogruppo di Alleanza nazionale Luca Ciriani. «Il presidente - sotolinea l’aennino - ignora o finge di ignorare i regolamento. La concocazione è stata obbligatoria perchè richiesta dai consiglieri del centrodestra che rappresentanto oltre un quarto degli eletti. Illy, prima di parlare farebbe meglio a documentarsi».
Ma sul fronte dell’opposizione c’è anche chi, come la Lega, al di là del prossimo dibattito consiliare, solleva la scorrettezza nella procedura tecnica. E lo fa attraverso un’interrogazione firmata dai consiglieri Violino e Follegot.
Per il Carroccio, visto il proliferare di autorizzazioni per lo sfruttamento di nuove cave, evidentemente collegate al progetto del cementificio, era necessario che la Via facesse una valutazione complessiva degli impatti sulla salute umana. «Nell’agosto 2006 - scrivono Violino e Follegot - è stato dato parere favorevole alla Cava di Raveo e nello stesso mese è stato approvato lo screening del Monte Sei Busi a Fogliano, mentre a maggio era stato il via libera alla coltivazione e all’ampliamento della cava Val Longa di Caneva».
I consiglieri ricordano come nell’area Aussa-Corno sia in corsa il procedimento di autorizzazione a un cementeficio e a una vetreria e chiedono al presidente della Regione e all’assessore Gianfranco Moretton «se non si ritenga che i progetti indicati, siano parte di un unico processo produttivo e che per questo necessitino di una valutazione complessiva degli impatti sulla salute umana, aggiornando alla luce delle nuove problematiche la legge regionale che consente valoutazioni separate»¨

 

 

Di Pietro: «Sulla Tav Illy e Galan si mettano d’accordo»  - Il ministro: «Sbloccata la prima tranche del progetto per fare la terza corsia dell’autostrada»

 

Il responsabile delle Infrastrutture a Gorizia per una manifestazione elettorale a favore del candidato sindaco Andrea Bellavite

GORIZIA «Il Veneto chiede di spostare la linea ad alta velocità-alta capacità lungo la linea costiera e il Friuli Venezia Giulia non è d’accordo? Il problema lo devono risolvere le due regioni perché autonomia e federalismo significano responsabilità».
Concertare una decisione sul tracciato della Tav. Ovvero: Friuli Venezia Giulia e Veneto devono mettersi d’accordo. È l’invito forte e chiaro formulato dal ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro che - ieri pomeriggio - ha partecipato ad una manifestazione elettorale a Gorizia a sostegno della candidatura a sindaco di Andrea Bellavite. «Abbiamo incontrato più volte i rappresentanti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto e devo dire che, per il governo, le soluzioni sono valide entrambe - ha precisato il leader dell’Italia dei valori -. Ma devono essere le due Regioni a parlarsi e a risolvere la questione dei tracciati». Il ministro Di Pietro ha anche formulato un altro auspicio che, in realtà, è un suggerimento. «La cosa migliore - ha sottolineato - è condividere le scelte con la popolazione: i cittadini devono essere coinvolti in quella che sarà la decisione finale, devono avere la possibilità di dire la loro. Chiaramente, tutto ciò deve avvenire nei limiti in cui non ci siano ostacoli a realizzare le infrastrutture che servono a questo Paese». Le dichiarazioni di Di Pietro fannno seguito alle polemiche scoppiate dopo una delibera della Giunta veneta che chiedeva lo spostamento della Tav alla costa adriatica sul proprio territorio. Subito, si era registrata l’opposizione del Friuli Venezia Giulia.
Di Pietro è intervenuto anche sulla tempistica di realizzazione della terza corsia dell’A4 Venezia-Trieste. «L’iter va avanti. La tempistica è progressiva - ha assicurato -. C’è già un accordo di massima per realizzarla ed è stata sbloccata la parte che riguarda il primo tratto. Abbiamo fatto un contratto per il 2007-2011 con l’Anas e per la parte che compete allo Stato i fondi ci sono. Ma prima si risolve la questione dell’affiancamento alla ferrovia e prima si potrà realizzare l’opera».
E in attesa che la terza corsia diventi realtà, il problema maggiore dell’A 4 resta la sicurezza. Per questa ragione gli autotrasportatori, che ieri hanno nuovamente incontrato i vertici di Autovie Venete, hanno chiesto alla società di pensare già alla progettazione di una quarta corsia e di insistere per ottenere lo smistamento su due corsie del traffico pesante lungo il tratto più critico della tangenziale di Mestre. Almeno in via sperimentale. La proposta condivisa da Autovie, è stata già bocciata dal Prefetto di Venezia, ma potrebbe trovare uno spiraglio se avanzata come ipotesi da verificare in un breve periodo. «Se poi l’esperimento non dovesse funzionare – hanno assicurato gli autotrasportatori – saremo noi i primi a fare un passo indietro».
La domanda della categoria ha delle motivazioni più che valide se si considera, come spiegato anche dal direttore generale di Autovie, Riccardo Riccardi, che il 45% degli incidenti che vedono coinvolti mezzi pesanti accade nel tratto veneto dell’autostrada. Il traffico pesante lungo la Trieste – Venezia, inoltre, cresce mese dopo mese - nei primi tre mesi del 2007 sono transitati 341 mezzi pesanti in più rispetto allo stesso periodo del 2006 -, tanto che «la percentuale dei transiti di mezzi pesanti – ha ribadito l’amministratore delegato, Pietro Del Fabbro - incide più che in qualsiasi altro tratto d’Italia, visto che supera, ormai, il 30% del traffico complessivo». Gli autotrasportatori insistono anche sulla necessità di intensificare i controlli sui veicoli stranieri. Nel corso del 2006 la polizia stradale ha utilizzato 94 servizi di pattuglia in più rispetto all’anno precedente, registrando 2 mila e 85 infrazioni in più rispetto al 2005 e ha fermato 139 veicoli stranieri che non avevano rispettato il divieto di sorpasso. Proprio l’estensione di tale divieto dalle 6 del mattino alle 21 (attualmente la restrizione è in vigore dalle 7 alle 19) e la rimodulazione tariffaria per incentivare il trasporto notturno, sono alcune delle misure già contenute nel piano sicurezza di Autovie. «L’incontro di oggi – ha assicurato il presidente di Autovie Giorgio Santuz, - è propedeutico alla firma di un vero e proprio protocollo d’intesa che auspico potremo sottoscrivere in tempi brevissimi, finalizzato a migliorare, per quanto possibile, le condizioni di sicurezza in autostrada».

Francesco Fain  (ha collaborato Martina Milia)

 

 
La raccolta differenziata
 
Poco tempo fa, ho ricevuto dalla Acegas-Aps la rivista «Servizi -4.2066 Inverno» nella quale a pag. 27 si comunica il conseguimento del certificato di qualità del termovalorizzatore... di Padova, costruito ben prima di quello triestino, e che ha anche un sistema di teleriscaldamento. A Trieste, invece, la Magistratura ha fermato l’impianto perché le emissioni avevano superato i limiti di Legge. Sono dell’opinione che a Trieste non si è tenuto in debito conto che la tecnologia installata, negli anni trascorsi dalla messa in funzione dell’impianto, si è sviluppata e perfezionata. Sono certo che gli investimenti in questo campo sarebbero stati inferiori di molto alle perdite economiche lamentate, ma in più tutelando la salute delle persone...
Alcuni hanno proposto, per diminuire la quantità d’immondizie da conferire all’inceneritore, d’incentivare la raccolta differenziata. A questo punto sorgono alcune domande. S’intende provvedere affinché non ci siano altri episodi d’inquinamento come quello che ha generato il fermo dell’impianto? Se aumenta la raccolta differenziata delle immondizie, ci sarà materiale sufficiente per rendere remunerativo l’inceneritore?
È troppo difficile introdurre un sistema affinché il cittadino paghi in base alle immondizie effettivamente conferite nei cassonetti? Forse, senza un adeguato, «premio», avremmo ancora più immondizie nelle strade oltre a quelle che già ci sono!
Gianfranco Zanolla

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - LUNEDI' , 21 maggio 2007

 

 

Siviglia, l'ecocittà accesa dal sole - Al via la centrale che non inquina

 

Operativo il più grande progetto solare-termico d'Europa- Evitata l'emissione annua di 600 mila tonnellate di anidride carbonica
E' partito il primo dei nove impianti che entro il 2013 - Soddisferanno il fabbisogno elettrico di 600 mila abitanti

Sembra una vecchia copertina dei tempi gloriosi di "Urania", quando Karel Thole immaginava fantascientifiche porte per l'iperspazio. Oppure, a suggerire una simbologia più potente, il frontespizio di un opuscolo di qualche setta religiosa. Snella sui due suoi sottili pilastri, la torre si alza per più di 100 metri, quanto un grattacielo di 40 piani, sopra i filari di cotone, le siepi di fichi d'India, i radi olivi della campagna andalusa. La sommità è avvolta in una nuvola di luce quasi incandescente, dietro la quale si distingue un'apertura, quasi un balcone, un palco, dove la luminosità diventa, anche con gli occhiali scuri, insopportabile. Ma, se uno si sforza di guardar bene, riesce a distinguere i fasci di luce che, dal balcone, sembrano irradiarsi verso il grande, silenzioso anfiteatro di rettangoli di vetro e acciaio ai piedi della torre.
Naturalmente, è vero il contrario e sono i raggi del sole, riflessi dagli oltre 600 pannelli a specchio - ognuno di 120 metri quadri di superficie - che trasformano la torre in un accecante monumento di luce. L'impianto in funzione da un mese a Sanlùcar la Mayor, alle porte di Siviglia, è il primo pezzo del più grande progetto di energia solare d'Europa. Già oggi, la torre che sarebbe piaciuta a Karel Thole fornisce elettricità sufficiente per 6 mila case. Dopodomani, fra soli sei anni, nel 2013, quando saranno completati gli altri otto impianti previsti, la centrale di Sanlùcar sarà in grado di accendere i frigoriferi e i condizionatori di tutte le 180 mila case e i 600 mila abitanti di Siviglia. Senza un alito di anidride carbonica e di effetto serra.
La tecnologia in azione nella campagna a ovest della capitale andalusa non è nuova. Anzi, è vecchissima. Ad utilizzare la potenza del sole, concentrata dagli specchi, ci aveva già pensato, sia pure per incenerire navi, Archimede. E' anche piuttosto semplice. Dietro l'apertura in cima alla torre, c'è una caldaia, dove l'acqua, scaldata di raggi concentrati del sole, si trasforma in vapore. E, come nella maggior parte delle centrali elettriche - termosolari, nucleari, a gas o a carbone - il vapore aziona una turbina, che genera elettricità. Ma quello che rende inedito Sanlùcar è che, per la prima volta, la tecnologia a torre del solare termico viene sfruttata in forma non sperimentale, ma commerciale. Si traduce, cioè, alla fine, in bollette nelle cassette della posta delle famiglie.
Molto bello, in un mondo in crisi di energia, ma quanto costa? Il solare termico è una tecnologia relativamente semplice, ma questo non significa non sia cara. A costruire la centrale è Abengoa, un altro dei grandi dell'edilizia spagnola che, come l'Acciona partner di Enel in Endesa, ha saputo diversificarsi nel campo dell'energia, in particolare alternativa, diventando uno dei grandi mondiali del settore e ponendo la Spagna ai primi posti nelle classifiche delle nuove tecnologie ecologiche. Abengoa, con l'aiuto di generosi sussidi pubblici e statali, investirà a Sanlùcar 1,2 miliardi di euro. Una cifra cospicua, in relazione al volume finale di produzione, per impianti con una vita media di 25 anni, contro i 40 anni di una centrale tradizionale. Per dirla in altro modo, produrre la stessa quantità di energia con il gas, ad esempio, sarebbe costato (oggi) meno.
Gli uomini di Abengoa non dicono quanto costa il chilowattora di Sanlùcar. Gli esperti del dipartimento dell'Energia americano calcolano, però, che il chilowattora tradizionale (cioè generato da combustibili fossili) costi, per lo più, meno di 10 centesimi di dollaro. Mentre quello del solare termico - la tecnologia dell'impianto in funzione a Sanlùcar - sta, secondo la Schott, un'azienda tedesca che produce impianti solari, fra i 15 e i 17 centesimi di dollaro. Questa cifra può essere, però, abbassata, oltre che con innovazioni tecnologiche, anche con economie di scala. Ecco perché è importante che Sanlùcar sia grande.
Abengoa ha già cominciato già a costruire un altro impianto a torre, di potenza doppia rispetto agli 11 megawatt di quello già in funzione, giusto di fianco. Ha realizzato, subito dietro, una centrale fotovoltaica. Metterà in funzione altre piattaforme, in cui gli specchi sono posti a cilindro intorno alla caldaia, dove si riscalda l'acqua. Nove impianti, quasi un campionario delle varie tecnologie solari, che faranno davvero assomigliare la piana di Sanlùcar ad un astroporto delle copertine di Urania. Ciò che conta è che il risultato finale sarà una potenza complessiva di 300 megawatt. E' una potenza ragguardevole, metà della grande centrale a carbone Enel di Civitavecchia. Ma non è una cifra a caso: è la potenza che esperti americani, come Fred Morse, giudicano necessaria ad avviare economie di scala, nell'immagazzinamento e nel trasporto dell'elettricità, sufficienti a spingere il costo di produzione verso i 13 centesimi di dollaro a chilowattora e anche più vicino alla magica soglia competitiva dei 10 centesimi.
In realtà, questi conti potrebbero presto rivelarsi obsoleti. L'asso nella manica di Sanlùcar è che, a regime, la sua produzione consentirà di evitare l'emissione di 600 mila tonnellate l'anno di anidride carbonica, quanti ne sputerebbe un impianto equivalente a gas. Con le regole di Kyoto contro l'effetto serra e la possibilità di vendere sul mercato i propri risparmi di anidride carbonica, quelle tonnellate in meno possono diventare denaro sonante. Oggi, sul mercato, il diritto ad emettere una tonnellata di anidride carbonica nel dicembre 2008 vale circa 20 euro. A questi prezzi, le 600 mila tonnellate di Sanlùcar varrebbero 12 milioni di euro l'anno. Nei 25 anni di vita dell'impianto, un quarto dell'investimento iniziale. Quando questi conti saranno entrati nei bilanci delle aziende, quella di Abengoa apparirà meno una scommessa. Ma la surreale torre di Sanlùcar non sarà ugualmente la ricetta-miracolo della nuova energia, capace di risolvere tutti i problemi. Le principali fonti alternative, come sole e vento, rispondono bene, infatti, come dicono i tecnici, a necessità di picco. Ovvero, non sono in grado di fornire energia 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Quando c'è poco sole o poco vento, si produce anche poca elettricità. Ne serve altra, sottomano, per colmare il buco. La notte, a Siviglia, Sanlùcar non serve. I tecnici di Abengoa, per adesso, sono in grado di immagazzinare vapore e far girare la turbina per un'ora dopo il tramonto. Poi basta. Nel paese delle estati a 45 gradi e dei condizionatori a mille, comunque, è già molto.

MAURIZIO RICCI
 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 21 maggio 2007

 

 
Rifondazione: «No a ogni rigassificatore» - Il partito conferma a Muggia la sua chiusura a qualsiasi ipotesi di impianto nell’area
 
MUGGIA La sezione di Muggia di Rifondazione comunista dice «no» ad ogni ipotesi di rigassificatore nel golfo, anche oltre confine.
Intanto, apre la sede ad incontri con la cittadinanza per raccogliere consigli, richieste o critiche. «Non è un “no” in senso generale ai rigassificatori, ma di sicuro non vogliamo tali impianti in quest’area», dice il segretario del Prc, Fulvio Zuppin. Lui stesso ricorda le battaglie in passato contro altri progetti che avrebbero dovuto interessare il territorio: la fabbrica di fertilizzanti a Noghere (costruita poi invece a Massa Carrara e chiusa dopo qualche anno), la centrale elettrica, il polo energetico coi depositi di petroli nella valle delle Noghere, il sito per lavaggio delle petroliere ai cantieri San Rocco, il deposito Gpl. «Progetti che avrebbero devastato il territorio – dice Zuppin -. Ci siamo opposti, la popolazione è scesa in piazza ed abbiamo sconfitto questi insediamenti inquinanti e pericolosi che non avrebbero portato alcun giovamento al territorio». Ed ora l’impegno del Prc si rinnova contro i rigassificatori: «Si è visto che sono orientati a costruirlo. Preoccupa però – dice Zuppin - che l’impianto possa sorgere anche a Capodistria, come si sente parlare. Ci attiveremo. Coinvolgeremo tutta la maggioranza in consiglio comunale per promuovere le azioni necessarie per dire di “no” a questi impianti. Interpelleremo anche la popolazione, con comizi, raccolte di firme forse anche referendum».
Intanto il partito si attiva anche su un altro fronte. Le riforme del Tfr. È in programma infatti una assemblea pubblica mercoledì 23 maggio (dalle 18.30 nella sede del partito, in via Roma), per far conoscere meglio la tematica. Relazionerà sul tema il presidente della commissione lavoro del Prc provinciale, Giorgio Vesnaver. E da martedì 22 maggio, invece, il partito si apre alla cittadinanza: «Ogni martedì, dalle 17 alle 18.30, nella nostra sede di via Roma il capogruppo consiliare Giorgio Kosic sarà a disposizione di tutti i cittadini per fornire chiarimenti e risposte ai muggesani. Vogliamo parlare di più alla gente – così Zuppin -. Era nel nostro programma. Siamo disposti anche ad accogliere le critiche».
s.re.

 

 

Bassa, spunta un inceneritore di rottami d’auto - Nuovo impianto a San Giorgio di Nogaro, servirà a produrre energia elettrica. I sindaci: non c’è pace

 

La Regione: già attivata la procedura di Via. Dopo l’allarme sui rischi industriali del cementificio, Comuni e comitati chiedono lo stop

UDINE «La speranza è che si ravvedano. Ma adesso abbiamo un altro problema...». Non solo il cementificio. Cecilia Schiff, sindaco di Porpetto, uno dei tanti comuni del “no” all’impianto di Torviscosa, racconta che «non c’è mai pace».
«Ci è appena arrivata dalla Regione una nuova richiesta di parere in materia di impatto ambientale – spiega –, questa volta su un impianto di recupero "fluff", una sorta di inceneritore».
Il “fluff” è l’ultimo scarto del processo di smaltimento dei rottami delle autovetture e rappresenta circa il 20-25% del peso di un veicolo. Il nuovo impianto progettato nella Bassa friulana rappresenterebbe un ampliamento dell’attività della “Siderurgica”, in comune di San Giorgio di Nogaro, una società che opera a livello mondiale dividendo il materiale ferroso dei veicoli dalla restante componentistica.
Con l’inceneritore si brucerebbe la parte non ferrosa, il “fluff” appunto (gomme, vetri, plastica), per recuperare energia elettrica da vendere poi all’Enel. Il motivo? Risparmiare. Fino a questo momento il “fluff” prende direzione Brescia con ovvi costi aggiuntivi. Bruciarlo in loco, con il ricavo di energia, sarebbe operazione evidentemente più redditizia.
«Abbiamo visto il progetto – spiega il sindaco Schiff – e domani (oggi per chi legge) ne discuteremo con chi lo ha elaborato. Ascolteremo le spiegazioni ma è evidente che nuove emissioni in atmosfera non ci possono lasciare tranquilli». La richiesta di esprimere un parere non è stata mandata solo a Porpetto ma, da prassi, anche ai comuni limitrofi. «E’ la procedura di rito – si limita a precisare l’assessore all’Ambiente Gianfranco Moretton –, quella che si segue per la trasmissione della domanda alla commissione Via. L’iter è sempre lo stesso». Dopo la Via verrà trasmessa una relazione ai comuni interessati e all'Arpa per successive analisi sulla compatibilità o meno della richiesta.
Un problema futuro, forse. L’attenzione dei sindaci della Bassa rimane concentrata per adesso sul cementificio. «Sapere che si pensa di realizzarlo in un’area di rischio tossico crea ulteriori preoccupazioni», osserva il sindaco di Porpetto. Un altro motivo per stoppare l’impianto? Anselmo Bertossi, sindaco di Bagnaria Arsa, ritiene che ce ne fossero già a sufficienza.
«Per questo – sostiene – la Regione dovrebbe ritirare la proposta. Ma da settimane, dimostrando poco buon senso, la giunta Illy sta invece facendo clamorose brutte figure. Il cementificio, per questioni di natura tecnica, giuridica, chimica, urbanistica e viabilistica va evidentemente archiviato. Ci aspettiamo che la logica prevalga».
Il comitato “No al cementificio” non è rimasto sorpreso dalle ombre legate alla direttiva Seveso, quella che si applica alle aree dove la concentrazione di grandi impianti industriali possono provocare, in caso di guasti o incidenti, uno scenario da rilascio tossico, e quindi da rischio industriale.
«Il cementificio – spiega il portavoce del comitato, Mareno Settimo – sorgerebbe a est dell’impianto clorosoda e a nord di quello cloro paraffine della Caffaro, 300 metri dal primo, 200 metri dal secondo. Soprattutto quello clorosoda ha già dato gravi problemi ambientali con gli scarichi di mercurio in laguna. Un nuovo elemento anti-cementificio? Solo la constatazione che questa struttura è stata pensata in un'area ad altissimo rischio e richiederebbe, tra l’altro, particolari sistemi di sicurezza».
Marco Ballico

 

 

Grigolin, un impero fondato sul cemento  - Decine di impianti disseminati fra l’Italia e la Germania. E forse lo sbarco a Piazza Affari

 

Il gruppo fattura 500 milioni. Guai giudiziari ma nessuna condanna

Ecco la carta d’identità dei veneti che intendono investire a Torviscosa. I tre fratelli finanziano anche la squadra di calcio del Treviso

TRIESTE Tre fratelli e un impero da oltre 500 milioni annui di fatturato fondato sul cemento. In più quarant’anni d’attività i Grigolin, partendo dalla fornace di Ponte della Priula (Treviso) del capostipite Giobatta, sono diventati un colosso nazionale del cemento e dei suoi derivati. Decine gli impianti disseminati sul territorio nazionale e anche in Germania e ora c’è l’obiettivo di costruire il contestatissimo impianto di Torviscosa. Ma la fortuna del cemento si costruisce partendo dalle cave di ghiaia.
Ed è proprio quel settore, da dove si ricava la materia prima, il core-business del gruppo. Da lì la storia del gruppo Grigolin si è intrecciata con le indagini della Finanza e delle procure. Procedimenti che peraltro non hanno portato a alcuna condanna. L’ultima vicenda, con il processo ancora in corso, ha coinvolto Roberto Grigolin (51 anni) che con il fratello Renato gestisce una delle aziende del gruppo, la Superbeton (mentre Maurizio è presidente e amministratore unico del gruppo).
Assieme ad altri tre «cavatori» veneti, «signori della ghiaia», Grigolin è accusato di aver versato denaro al funzionario regionale Michele Ginevra (deceduto nel mese di febbraio) per ottenere autorizzazioni per nuove escavazioni o per ampliare quelle esistenti. Il processo, davanti al tribunale di Treviso, è stato rinviato all’autunno di quest’anno per un vizio procedurale di notifica degli atti sollevato dalla difesa.
Non sono mancati peraltro in questi anni i contenziosi aperti nei confronti di aziende del gruppo da alcuni Comuni e da comitati di ambientalisti del Veneto.
Ma al di là delle vicende giudiziarie, l’ascesa del gruppo Grigolin, che in relazione allo sviluppo del cementificio di Torviscosa avrà il via libera dalla Regione anche per l’ampliamento della cava di Caneva, sembra inarrestabile.
Tanto che alla fine del 2005 la Grigolin ha annunciato di avere come obiettivo a medio termine lo sbarco a Piazza Affari per trovare sul mercato le risorse necessarie a svilupparsi ulteriormente in Italia e soprattutto in Germania. Intenzione che per il momento non si è ancora verificata anche se alla Galassia dei Grigolin fanno capo ben sei stabilimenti (Treviso, Limena a Padova, Bosco Marengo ad Alessandria, Codevilla a Pavia, oltre a Parma e Viareggio), una ventina di cave, 25 aziende affiliate e oltre 70 unità produttive.
Complessivamente nel gruppo Grigolin sono impegati 600 dipendenti. L’impresa rappresenta una delle più importanti realtà del mondo dell’edilizia attraverso Grigolin Evoluzioni costruttive, Superbeton (calcestruzzi e asfalti), Tesi System e Grigolin sistemi. A Ettlingen, vicino a Karlsruhe, nel 2002 è nata la prima sede all’estero, oggi gestita dalla giovane Francesca (26 anni), figlia di Maurizio.
I Grigolin si sono distinti anche per il contributo al territorio. Oltre a occuparsi delle bonifiche delle aree destinate alle loro escavazioni infatti, sono stati tra i più attivi e munifici «mecenati» nella cordata di privati, organizzata dall’ex sindaco leghista Gentilini, per la ristrutturazione delle mura di Treviso.
A settembre poi i Grigolin hanno legato il loro marchio come «main sponsor» al Treviso calcio, che milita in serie B assieme alla Triestina, e alle squadre giovanili, dalla primavera in giù, della società sportiva della Marca.

Ciro Esposito

 

Tre cave gli obiettivi in Friuli Venezia Giulia

 

TRIESTE Il gruppo Grigolin ha costruito il suo sviluppo partendo dal Veneto ma non sono pochi gli interessi nel Friuli Venezia Giulia. A partire dalla cava Val Longa di Caneva che il gruppo già possiede in parte e della quale ha chiesto la possibilità di ampliamento nel maggio scorso alla Regione. L’esecutivo ha vincolato l’autorizzazione, come si legge nelle delibere della giunta, all’impegno nella realizzazione del cementificio di Torviscosa vincolando peraltro il trasferimento del materiale nella Bassa all’utilizzo della linea ferroviaria. Ma la Grigolin tra i suoi obiettivi ha anche la cava di Raveo e punta (anche se non ci sono notizie ufficiali) all’acqusito delle ex centrali di Arzene (fornaci dismesse da tempo).

 

 
Domani il vertice di Intesa Travanut: il silenzio di Illy ha un forte significato
 
TRIESTE Settimana da resa dei conti per Intesa Democratica. La vicenda cementificio entra nella sua fase più delicata: domani la maggioranza cercherà di trovare una sintesi rispetto alle varie posizioni emerse nelle ultime settimane, prima di approdare in aula nella seduta di mercoledì. «Le posizioni sono chiare - sostiene alla vigilia del vertice di maggioranza il capogruppo dei Ds, Mauro Travanut - e anche i silenzi hanno il loro forte significato» aggiunge l'esponente della Quercia alludendo alla mancata presa di posizione del presidente Illy, a gran voce richiesta proprio da Travanut e ribadita anche dalla sinistra radicale. «Spero ancora in una presa di posizione da parte del presidente - ribadisce Bruna Zorzini (Comunisti Italiani) - per poter giungere ad un minimo comune denominatore». Non bastano all'ala sinistra di Intesa le ultime dichiarazioni di esponenti della giunta, in particolare del vicepresidente Moretton, che sembrano segnare un passo indietro rispetto all'intenzione di realizzare l'impianto a Torviscosa. «C'è stata una ponderazione da parte della giunta - sostiene la Zorzini - ma ci auguriamo in un ripensamento convinto».
Travanut guarda più in là e sostiene che «alla fine il cementificio non si farà. I dati sono quelli e vanno oltre i singoli desideri: nessuno sfugge a questa tagliola». Ma dal tavolo di domani e dal voto in aula di mercoledì ne deriva la tenuta della maggioranza e mentre il capogruppo diessino esprime «tranquillità olimpica» sul fatto che alla fine una sintesi si troverà, «non so se ci vorrà una o cinque ore ma sono convinto che riusciremo a soddisfare tutti».
Meno convinzione da parte della Zorzini: «In assenza di novità mi sembra difficile arrivare ad una convergenza anche se l'obiettivo è quello di trovarla. Spiace però sentire la rassegnazione di Travanut nel dire che non bisogna far prevalere gli interessi personali rispetto a quelli di coalizione». Nella mozione della consigliere dei Comunisti Italiani si richiamerà il programma di Intesa Democratica nel passaggio che richiama alla consultazione del territorio e alla condivisione nelle scelte impattanti. «Ma prima di capire cosa uscirà dal tavolo di domani - aggiunge il capogruppo della Margherita, Cristiano Degano - bisogna vedere cosà proporrà il documento presentato dall'assessore Pecol Cominotto. Da quella mozione e dalla reazione di Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani ne capiremo di più. Gli schieramenti sono chiari, dal documento della giunta vedremo quale possibilità di convergenza c'è».
Roberto Urizio

 

 
Wwf a Illy: rigassificatori, Tokyo e Trieste non sono paragonabili
 
TRIESTE La baia di Tokyo è di gran lunga più profonda del golfo di Trieste, e quindi i 5 rigassificatori che lì operano, non sono paragonabili ai progetti per la nostra area, dove i fondali sono profondi poche decine di metri, con un ricambio dell’acqua molto più limitato. È quanto sostiene Carlo Franzosini, biologo del Wwf, in risposta alle affermazione del presidente della Regione Riccardo Illy della scorsa settimana, in occasione del G8 a Trieste. «Come il Wwf ha documentato fin dal gennaio 2007 - aggiunge Franzosini - nelle proprie osservazioni integrative sul progetto Gas Natural, il paragone è però del tutto fuori luogo. La Baia di Tokyo si apre sull'Oceano Pacifico, con i suoi fondali profondi molte migliaia di metri (l'Alto Adriatico ha fondali di poche decine di metri), una semplice ricerca in internet permette di scoprire che il ricambio idrico giornaliero a Tokyo è pari a circa 120 milioni di metri cubi d'acqua su 960 milioni complessivi, mentre un rigassificatore "consuma" circa 600 mila metri cubi al giorno». «I cinque rigassificatori di Tokyo - prosegue - incidono quindi, complessivamente, per circa 1 quarantesimo del ricambio idrico giornaliero nella Baia (3 milioni di metri cubi su 120). Soprattutto, a Tokio c'è un ricambio garantito dalle correnti di marea di 1/8 dell'intera massa d'acqua della Baia ogni giorno. Da noi non è così: la forza di marea, molto più debole, fa sì che l'acqua ristagni nel Golfo di Trieste sino a 30 giorni».

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 20 maggio 2007

 

 

Cementificio, ok di Roma alle nuove verifiche  - Anche il ministero dell’Ambiente d’accordo sugli approfondimenti: positiva la scelta di Illy e Moretton

 

Il governo, per il momento, non entra nel merito della procedura: si attende la delibera. Il nodo delle cave: i Verdi accusano la Regione per lo spezzettamento

TRIESTE La querelle sulla costruzione del cementificio di Torviscosa arriva nei palazzi romani. Il Ministero dell’Ambiente comunque resta alla finestra anche se non è escluso che qualche messaggio sia già arrivato alla giunta regionale. In questa fase dell’istruttoria comunque, sottolineano fonti vicine al ministro Alfonso Pecoraro Scanio, il ministero non ha competenza. Il parere della commissione di Valutazione di impatto ambientale e l’eventuale delibera di autorizzazione al progetto chiesto dalla Cementi Nord-Est del gruppo Grigolin sono gestite in totale autonomia dalla Regione.
Nessuna ingerenza istituzionale dunque ma a Roma il monitoraggio sull’evoluzione della questione tecnico-politica è costante. Il ministero comunque ritiene positiva la scelta dell’assessore Moretton e del presidente Riccardo Illy di aver predisposto una serie di approfondimenti prima di prendere la decisione definitiva sulla realizzazione dell’impianto.
L’AUTORIZZAZIONE Il punto più delicato, sul quale anche Roma sarebbe particolarmente sensibile, è l’assenza di dati certi sull’impatto attuale delle industrie sull’ecosistema e sulla vegetazione. È evidente che la non idoneità del posizionamento delle centraline dell’Arpa, attualmente disposte nell’area, a fornire elementi sicuri inficia la possibilità di fare una simulazione sul tasso di inquinamento futuro, quando il cementificio (e anche la centrale a turbogas dell’Edison, attualmente in fase di collaudo) sarà operativa. E questo è un punto fermo, al di là delle emissioni previste dal progetto presentato dalla Cementi Nord-Est. Poi c’è la valutazione del rischio industriale in un’area nella quale, per effetto di un incidente in presenza dei depositi di cloro della Caffaro, si può prefigurare una scenario da rilascio tossico. Ma il Ministero avrà competenza solo dopo l’eventuale delibera della Regione, quando cioè dovrà rilasciare l’autorizzazione integrata ambientale.
LA PROCEDURA Al di là dei dubbi sui passaggi del Via relativi alle centraline dell’Arpa e alla relazione dell’Azienda sanitaria della Bassa friulana il fronte del ”no” solleva un’altra questione non formale ma di opportunità. Non sarebbe stato il caso che la Regione, una volta ricevuta la richiesta della Cementi Nord-Est, richiedesse al proponente di presentare più ipotesi di progetto prendendo in considerazione anche altre aree nel Friuli Venezia Giulia?
Come dire, se è legittimo recepire la richiesta di un imprenditore che vuole costruire sul territorio, sarebbe stato opportuno, come avviene in altri paesi europei, e in alcuni casi isolati anche in Italia, mettere a confronto diverse opzioni ciascuna delle quali da sottoporre alla commissione di Valutazione di impatto ambientale.
LO SPEZZETTAMENTO I Verdi insistono su un altro elemento poco chiaro della procedura e accusano la Regione, assieme ai Comitati, di avere fatto artificiosamente uno spezzatino del piano complessivo di realizzazione del cementificio per eleudere appunto una valutazione complessiva dell’operazione. «Negli ultimi anni c’è stata una proliferazione di cave - spiega il consigliere regionale Alessandro Metz -. Si va da quella sita nelle Valli del Natisone, all’ampliamento di quella di Devetaki nel Vallone di Gorizia, da quella di Raveo a quella di Caneva in assenza della pianificazione regolata dal Prae (Piano regionale di attività estrattiva). Quindi da una parte manca il Prae e dall’altro si assiste a un’accelerazione dell’attività dei ”cavatori” evidentemente finalizzata alla fornitura di materia prima per la produzione del mega-impianto di Torviscosa. Anzi in particolare sull’autorizzazione all’ampliamento della cava Val Longa nel comune di Caneva c’è la documentazione esplicita della Regione che quell’insediamento è subordinato alla realizzazione dell’impianto di Torviscosa. Noi sosteniamo che la valutazione di impatto ambientale deve riguardare anche la cava di Caneva e che essendo questa vincolata a Torviscosa non si tratta di due progetti distinti. Quindi serve una valutazione complessiva da parte della commissione Via».
IL PROGRAMMA Le «zone d’ombra» tecniche e la conseguente bagarre politica all’interno della maggioranza sul cementificio di Torviscosa è solo l’ultima tappa di una frizione mai risolta dentro Intesa sulle grandi opere infrastrutturali (elettrodotti, Tav, autostrade). Il problema sollevato dalla sinistra radicale, ma non solo, riguarda più il metodo che il merito. «Una parte centrale del programma di Intesa - dicono Verdi, Rifondazione e Comunisti - prevedeva sulle opere, una profonda valutazione tecnico-scientifica dell’impatto e soprattutto la condivisione delle decisioni con il territorio e le amministrazioni locali. Anche la vicenda Torviscosa dimostra che il decisionismo è controproducente perché poi, come dimostrano altri casi in Italia, le infrastrutture non vengono realizzate».

Ciro Esposito

 

 

CEMENTIFICIO - Travanut: non voterò contro la coalizione  - Pronta la mozione della sinistra. La Zorzini: chiediamo lo stop all’impianto

 

Dibattito nella maggioranza in vista del Consiglio straordinario di mercoledì. Il diessino: io determinante? Troveremo una soluzione

I Comunisti: «La Regione deve puntare di più sulla qualità della vita e sulla sostenibilità. Martedì i capigruppo cercheranno un’intesa»

TRIESTE «Si impegnano presidente e giunta regionale a esprimere parere contrario al cementificio di Torviscosa». Bruna Zorzini lo ha scritto e il resto della sinistra radicale lo sottoscriverà, a meno di sorprese, martedì alla vigilia dell’aula. Sarà la parte finale di un documento con cui Pdci, Rc e Verdi rischiano di sottrarre a Intesa i loro voti e di farla così scendere pericolosamente attorno a quota 30, lì dove potrebbe essere determinante, eventualmente, il voto di Mauro Travanut.
Ma il capogruppo diessino non alimenta sospetti: «La coalizione è più importante del singolo». Il testo della Zorzini, quello che la sinistra dovrebbe condividere respingendo il documento del centro di Intesa – alla cui stesura iniziale provvederà Gianni Pecol Cominotto –, è definitivo. «Verdi e Rc sono d’accordo – spiega la consigliere del Pdci –. La richiesta sarà senza “se” e senza “ma”: la giunta deve dire di “no” al cementificio». La premessa dell’ordine del giorno della sinistra riassume tutta la vicenda. Ricorda i numeri del progetto della società Cementi Nord-Est: 140.000 metri quadrati di superficie, quattro anni di lavoro per un costo di 90 milioni di euro, 120 nuovi posti di lavoro, tra interni e indotto. Nel documento predisposto dalla sinistra ci sono poi considerazioni economiche per una Regione «che deve puntare di più sulla qualità» senza dimenticare l’ambiente. «Va considerata prioritaria una politica di sostegno e di programmazione dello sviluppo fortemente correlata alla sostenibilità ambientale – si legge –, alla qualità dell'aria, dell'acqua e del suolo, alla salute dei cittadini e alla sicurezza dei lavoratori. La tutela e la valorizzazione dell'ambiente possono diventare il motore di una nuova idea di sviluppo che abbia come punto di riferimento la salvaguardia del territorio, essendo in grado anche di creare nuova occupazione nel campo della promozione, della manutenzione e della riqualificazione ambientale». Quindi si entra nel merito. E, prima di impegnare Riccardo Illy e la sua giunta alla contrarietà al cementificio, si ricorda che «le audizioni avvenute in quarta commissione consiliare hanno evidenziato la quasi corale contrarietà delle associazioni ambientaliste e dei comuni della Bassa friulana». E ancora che l’Arpa «ha fotografato delle criticità, dove le prescrizioni da rispettare in un contesto di sovrapposizione di opere ad alto impatto ambientale, assommate ad autorevoli perplessità su passaggi procedurali decisivi per il sì, nella Commissione regionale Via, imporrebbero approfondimenti ulteriori». Né si dimentica che «il Piano regolatore vigente di Torviscosa per la zona industriale dove dovrebbe essere realizzato il cementificio dispone che vi si possono insediare solo le industrie provviste della valutazione igienico-sanitaria favorevole da parte dell’Azienda sanitaria e che sono comunque vietati insediamenti di attività industriali classificate di prima classe quale risulta il cementificio». A questo testo, a meno di un accordo martedì prossimo tra i capigruppo, il centrosinistra dovrebbe aggiungere quello siglato da Ds-Dl e Cittadini, su cui lavora l’assessore al Personale Pecol Cominotto. «O si trova un documento che possa tenere assieme il centrosinistra – dice però il verde Alessandro Metz – oppure saremo divisi. Ma è evidente che la nostra richiesta alla giunta non potrà che essere quella di un secco parere di contrarietà». Intesa rischia davvero di andare sotto? E il voto di Travanut potrebbe essere decisivo? E’ il diretto interessato a chiarire sin d’ora la sua posizione. «E’ il dilemma tra convinzione e responsabilità – premette il capogruppo diessino –. Io sono convinto che il cementificio non va fatto ma non è detto che quella verità debba essere considerata superiore alle verità di chi fa parte della mia compagine politica. Insomma, non cambio idea e difenderò quello che penso. Ma la dimensione in cui mi trovo è più ampia e ne devo tenere conto». «Quando mi sono messo in lista con Intesa – prosegue Travanut – ero animato dalla dimensione della pluralità che vale più della singolarità e le cose non sono oggi cambiate. In ogni caso non credo che il mio voto sarà determinante, riusciremo a trovare una mediazione prima della conta».
Marco Ballico

 

 

Muggia, i Ds: l’ambiente è una priorità  - La Quercia chiede di inserire i temi del risparmio energetico nel nuovo piano regolatore

 

Fedele Valentich: «Al termine dei dieci anni in cui ha amministrato la Casa delle Libertà ci ha lasciato una carriola al posto di una Ferrari»

Tomini: «Il centrodestra ha lasciato i problemi irrisolti»

MUGGIA Maggiore attenzione per le politiche del risparmio energetico. La chiedono, in un documento preparato e da consegnare al Comune, i Ds di Muggia che sollecitano a tenere in considerazione l’argomento nella futura elaborazione del nuovo piano regolatore.
Traendo spunto dal recente disegno di legge regionale, la Quercia propone che venga dato spazio ai temi del risparmio energetico anche nell’adeguamento degli strumenti urbanistici, ispirandosi ad analoghe regole adottate da tempo a Bolzano. Ad esempio, suggeriscono i diessini, promulgando norme di bioedilizia, con incentivi ai proprietari privati. Ma anche, in generale, promuovendo campagne di sensibilizzazione della cittadinanza su temi ambientali, quali raccolta differenziata e riutilizzo dei rifiuti.
E il segretario e consigliere comunale del partito, Fulvio Tomini, torna sulle critiche sollevate dall’opposizione centrodestra ad un anno dall’avvio della giunta Nesladek. E dice: «Il centrodestra sostiene di aver lasciato alla giunta Nesladek una Ferrari? Purtroppo, però, era diretta verso un burrone, con i freni rotti e senza i soldi per ripararli. Chi ci ha preceduto ha lasciato tanti problemi irrisolti, come “Acquario”, i parcheggi a pagamento in centro, i progetti di cementificazione sulla costa, le periferie abbandonate».
Tomini ricorda invece che la nuova giunta ha elaborato un progetto complessivo di sviluppo della città, per dare a Muggia un turismo sostenibile e farne la sede di importanti enti internazionali. «Per il problema Acquario ora s’intravede finalmente un’ipotesi di recupero. È avviato il bypass di Aquilinia che risolverà il problema del traffico riqualificando il borgo e rilanciandone le attività commerciali. È stata ridata centralità e dignità a Muggia».
Sulla stessa linea Fedele Valentich, della segreteria diessina: «Non c’è serietà da parte delle opposizioni. Non sono propositivi. E dopo dieci anni, più che una Ferrari, hanno consegnato una carriola. Finora si è lavorato per rimediare ai loro errori».
Intanto anche a Muggia si pongono le basi per il Partito democratico, e sono già stati avviati colloqui con la sezione locale della Margherita.
s.re.

 

 
La riserva Wwf di Miramare celebra i suoi primi 20 anni
 
TRIESTE Il Wwf dedica la giornata di oggi alle Oasi, con l’apertura di 100 aree, su un totale di 130, al pubblico. In occasione del ventennale della Riserva di Miramare, i festeggiamenti sono stati inseriti in Fest. Il percorso multimediale allestito nella sala Leonardo del palazzo Gopcevich ripercorre i vent'anni dall'istituzione della riserva attraverso i media che ne hanno raccontato la storia, ma non solo. Foto, film, articoli e racconti in una mostra antologica dedicata al mare. Oggi dalle 10 alle 15, nella riserva è previsto «Giocando con il mare», lettura animata di racconti e storie sul mare della durata di un’ora. Dalle 11 alle 16, «Tra cielo e mare»: un percorso ludico-creativo alla scoperta di storie raccontate dalla spiaggia.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 19 maggio 2007

 

 

CEMENTIFICIO - LA «VIA»? SCORRETTA

 

Il richiamo al rispetto delle leggi, rivolto su Il Piccolo del 18 maggio da parte del presidente degli industriali Valduga, riferito alla questione cementificio di Torviscosa, è perfettamente condivisibile e, in uno stato di diritto, perfino ovvio.È però proprio l'analisi concreta dei fatti, sia relativamente alla questione del cementificio, ma anche ad altre grandi questioni ambientali regionali, a non convincere gran parte della pubblica opinione sul meticoloso rispetto di leggi e procedimenti.
Tanto per cominciare, l'affermazione che il cementificio rappresenta un valore aggiunto in quanto garantisce la bonifica dei siti inquinati è di per sé del tutto fuorviante: per le norme vigenti sia statali che comunitarie infatti il sito inquinato (di interesse nazionale) deve in ogni caso essere assolutamente bonificato secondo il principio stabilito e ormai consolidato del "chi inquina paga" e quindi a spese dei responsabili delle avvenute contaminazioni dei terreni e delle acque.
La questione tanto contestata della Valutazione di Impatto Ambientale merita invece qualche richiamo ai principi sanciti per quel procedimento. Una corretta applicazione delle normative in materia prevede infatti che si debbano sottoporre a rigorose analisi, e quindi porre a confronto fra loro, come minimo due ipotesi alternative delle opere proposte, oltre alla cosiddetta ipotesi zero, stabilendo alla fine dell'intero procedimento pubblico e trasparente, quale sia la soluzione vincente in base alla valutazione comparata delle diverse ipotesi progettuali poste a confronto.
E' invece prassi costante, per tutti i casi di opere fin qui emersi su scala regionale, di sottoporre a procedura di VIA una sola proposta progettuale, rispetto alla quale allora per l'Autorità si pone l'unico problema di una bocciatura, ovvero di un'approvazione magari con eventuali prescrizioni correttive, tese a mitigare aspetti negativi di impatto sull'ambiente e sulla salute umana. Insomma, anche nel caso del cementificio di Torviscosa la corretta applicazione delle norme in fatto di VIA è stata disattesa se non altro per la carenza delle analisi e non aver esaminato alcuna altra ipotesi di raffronto.
Altra fondamentale questione sollevata dal Presidente degli industriali è la sollecitazione rivolta al Governo regionale di decidere in base all'interesse superiore, nella fattispecie evidentemente quello della produzione, dichiarato preminente rispetto alle esigenze di tutela ambientale e alle rimostranze delle popolazioni locali.
Anche rispetto a questo tipo di considerazioni vengono fortunatamente in soccorso principi giuridici sanciti ai più alti livelli quali i trattati Comunitari e la stessa Costituzione della Repubblica Italiana. Tutta la recente giurisprudenza, pur nel continuo tentativo di bilanciare interessi talvolta contrapposti, afferma la preminenza del diritto ad un ambiente equilibrato e alla salute dei cittadini e dunque che la tutela dell'ambiente è un valore collettivo inalienabile.
Del resto, la stessa procedura di VIA riconosce la possibilità di approvare un progetto anche di fronte ad una valutazione parzialmente negativa solamente nel caso che l'opera in questione sia di preminente interesse pubblico e che la sua necessità sia tale da rendere inevitabile la compressione di una parte del diritto alla tutela ambientale.
Ma pare del tutto improponibile che, ad esempio, un cementificio possa essere dichiarato essenziale e indispensabile opera pubblica, quanto invece si configura più correttamente come opera di evidente interesse privato, nel qual caso una Valutazione di impatto ambientale anche solo parzialmente negativa non è emendabile con prescrizioni autoritative. Né potrebbe reggere il ragionamento che con il cemento ivi prodotto si costruiranno strutture e infrastrutture di interesse pubblico poiché in tal caso, per estensione, non esisterebbe in Italia una sola impresa privata produttrice di beni o servizi.
La sollecitazione al rispetto delle leggi potrebbe continuare a lungo su una serie molto complessa e variegata di norme ambientali, generali e di settore, ma almeno altri due riferimenti paiono quanto mai attuali.
Il primo riguarda la ormai inarrestabile serie di sollevazioni popolari che rende evidente l'impossibilità di agire in modo così pesante sul territorio senza coinvolgere e soprattutto convincere i diversi portatori di interesse, dai casi delle casse di espansione sul Tagliamento, ai dragaggi della Laguna, alle cave di Raveo, ai diversi elettrodotti, all'autostrada carnica, alla TAV, ai rigassificatori, per finire col cementificio. Ebbene, in tutti questi casi si sarebbe dovuto rispettare e sollecitamente applicare la Direttiva europea 35 del 2003, tesa a soddisfare gli obblighi derivanti dalla Convenzione di Arhus, che impongono il coinvolgimento delle popolazioni locali nel processo decisionale in materia ambientale.
Il secondo punto si riferisce a un indirizzo contenuto nel sesto Programma d'azione dell'Unione Europea per il 2001-2010, che invita decisamente ad utilizzare gli strumenti dell'Accordo volontario e dell'accordo negoziato fra Pubblica amministrazione e Impresa quali nuovi mezzi per raggiungere concordemente gli obiettivi di uno sviluppo ecosostenibile. L'inserimento di tale punto qualificante nel programma dell'attuale Giunta regionale aveva alimentato speranze sulla possibilità di contribuire alla costruzione di una nuova stagione basata sulla cooperazione anziché sul conflitto sociale, ma evidentemente a tuttoggi con inesistenti risultati pratici.
Franco Musi - ex direttore regionale Parchi e foreste

 

 

Cementificio in un’area di rischio tossico  - Ulteriori dubbi sull’impianto del gruppo Grigolin legati alla direttiva Seveso. In caso di sì regionale la pratica andrà a Roma

 

Segnalazione dei Vigili del fuoco: la Via ha fissato le prescrizioni. Metz: non bastano

TRIESTE Spunta una terza «zona d’ombra» nel parere favorevole al progetto del cementificio di Torviscosa espresso dalla commissione di Valutazione di impatto ambientale. Oltre ai dubbi dell’Avvocatura della Regione sulla non idoneità delle centraline dell’Arpa a rilevare l’impatto inquinante sull’ecosistema e sulla relazione dell’Azienda sanitaria sull’emissione nell’atmosfera, emergono perplessità sulla valutazione del rischio industriale. Si tratta dell’applicazione della direttiva europea recepita dal decreto legislativo 59/2005 denominata «direttiva Seveso». Una direttiva che viene applicata a quelle aree dove la concentrazione di grandi impianti industriali possono provocare, in caso di guasti o incidenti, uno scenario da rilascio tossico. E nell’area di Torviscosa il problema sono le vasche di cloro della Caffaro. Problema che è stato analizzato dalla Via e che in ultima analisi dovrà ottenere dal Ministero l’Aia (autorizzazione integrata amibientale) solo dopo l’eventuale delibera della giunta.
LA RELAZIONE DEL VIA «Quella di Torviscosa è considerata area ad alto rischio - spiega il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz - perché si potrebbe verificare, in caso di incidente, un effetto domino che potrebbe avere effetti devastanti per la presenza dei depositi di cloro della Caffaro. Il problema è stato valutato solo nella parte finale del verbale del Via del 28 marzo. Certo la questione viene rimandata a una delle tante prescrizioni ma credo che un nodo così delicato andava affrontato in modo meno superficiale. Non escludo quindi che anche a livello ministeriale l’autorizzazione Aia, una procedura che per prassi è quasi automatica, possa non essere così scontata vista la complessità della vicenda». Ma come si è espressa la commissione regionale? «Gli stabilimenti limitrofi (al futuro cementificio ndr) - si legge nel verbale - sono stati esaminati dal comitato tecnico dei Vigili del fuoco che ha evidenziato il rischio di fuoriuscita di cloro presente negli stabilimenti della Caffaro. Il progettato cementificio - aveva sottolineato l’ingegner Barbara Ladini - è a questi adiacente e perciò rientra nell’area di rischio di tali stabilimenti: ciò non costituisce una preclusione all’attuazione del progetto ma si deve tener conto di questo quando saranno redatti i piani di sicurezza dell’impianto in esame».
LE PRESCRIZIONI E in effetti il Via interviene con le prescrizioni all’azienda proponente. Nel documento della commissione si legge che prima dell’inizio dei lavori di costruzione dovrà essere predisposto «un piano per la gestione degli incidenti e dei malfunzionamenti» mentre durante la fase di esercizio «in relazione al fatto che parte dell’area ricade all’interno delle aree di danno relative allo scenario di rilascio tossico (cloro e biossido di zolfo) con effetto irreversibile il progetto dovrà ottenere la concessione edilizia previo parere tecnico dell’Autorità competente». Una misura che quanti sono contrari alla costruzione dell’impianto ritengono insufficiente e che potrebbe non scongiurare una violazione della direttiva.
GLI ALTRI NODI Intanto la Regione è in attesa di ricevere l’interpretazione autentica del parere formulato dall’Azienda sanitaria il 20 dicembre. Il documento, nel quale si evidenzia le preoccupazione per i già numerosi sforamenti di Pm10 nella zona, è favorevole o sfavorevole alla realizzazione dell’impianto? Lo stesso problema di interpretazione riguarda l’approfondimento sul testo del Via datato 5 marzo 2007 che spiega come le centraline dell’Arpa non siano idonee a misuare i dati di inquinamento su ecosistema e vegetazione.
L’INTERROGAZIONE Un altro nodo riguarda il fatto che Verdi e i comitati sostengono che il cementificio fa parte di un piano unico del Gruppo Grigolin con l’apertura anche della cava di Raveo e l’apliamento di quella di Caneva. Quindi lo «spezzatino» di quel piano rischia di eludere una valutazione complessiva. E proprio il verde Alessandro Metz ha presentato un’interrogazione con la quale chiede a Riccardo Illy chiarimenti «sull’ampliamento della cava Val Longa in comune di Caneva il cui inizio dei lavori - secondo la Commissione Via - dovrà essere subordinato all’entrata in funzione della cementeria di Torviscosa». Il documento, ricorda l’interrogazione, è datato 10 maggio, mentre la Cementi Nord-Est ha presentato la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale per un nuovo impianto di produzione di cliker solo il 18 maggio. I Verdi chiedono che vengano portati a conoscenza del Consiglio «i criteri adottati dal Via nell’esprimere parer favorevole alla coltivazione della Cava di Caneva facendo preciso riferimento a un impianto, quello di Torviscosa, all’epoca inesistente e non prevista dal documeno ufficiale depositato alla direzione centrale dell’Ambiente». I Verdi chiedono infine «perché gli Uffici regionali non abbiano considerato l’eventualità di unificare i progetti con una formula di procedura Via integrata visto che le due attività, la cava di Caneva e il cementificio di Torviscosa sono collegate».

Ciro Esposito

 

 

Rigassificatore, sì ma a Fianona - Il premier Sanader cambia l’originaria idea e esclude la scelta di Veglia

 

Il premier croato pensa all’utilità di un approvvigionamento alle centrali elettriche e alle industrie locali

FIUME Anche se nulla appare deciso sulla dislocazione del futuro terminal Lng (Liquefied natural gas), un nuovo sviluppo è emerso dalla seduta congiunta dei governi croato e ungherese svoltasi a Zagabria. Si è trattato del secondo appuntamento del genere dopo quello del gennaio 2006 a Budapest.
Al termine della riunione una inattesa dichiarazione del premier Sanader sembrerebbe aver fatto pendere i favori del pronostico per una collocazione del terminal (rigassificatore più impianti di stoccaggio) nel canale di Fianona anziché nei pressi di Castelmuschio (Omisalj) sull’isola di Veglia.
La presa di posizione di Sanader – che però, come ha sottolineato, non può essere definitiva prima di avere sentito il parere dei tecnici – ha suscitato non poco stupore. Non più di qualche settimana addietro, a un convegno di operatori del settore ad Abbazia, la collocazione del terminal Lng sull’isola di Veglia (Krk) aveva avuto unanime assenso, anche da parte di esperti internazionali, che avevano indicato appunto Castelmuschio come scelta ottimale.
Intrattenendosi con i giornalisti al termine della seduta congiunta dei governi croato e magiaro, Sanader ha invece parlato di Fianona come «possibile ubicazione preferenziale». Il premier ha argomentato il suo giudizio richiamandosi alla presenza a Fianona delle due termocentrali a carbone, che potrebbero così essere convertite a gas, e alla «buona predisposizione» delle autorità regionali istriane nei riguardi del terminal, disposte ad accoglierlo sul territorio di loro competenza senza riserve di natura ambientalistica. Alternando un colpo al cerchio e un altro alla botte, comunque, Sanader ha poi anche aggiunto che, in ogni caso, la parola definitiva sull’ubicazione del terminal spetta ai tecnici.
Senza contraddire apertamente il collega croato, invece, il premier ungherese Ferenc Gyurcsany ha fatto intendere fra le righe che per Budapest la scelta di Castelmuschio sarebbe preferibile.
Il suo governo – ha dichiarato – sarebbe vivamente interessato allo stoccaggio del gas naturale a Veglia, dove verrebbe scaricato dalle metaniere in arrivo dall’area caspico-caucasica, dal Qatar e altre zone estrattive. Il trasporto sulla verticale da Castelmuschio fino al territorio magiaro sarebbe più semplice, diretto e meno costoso.
Trasporto che richiederebbe comunque l’apprestamento di un gasdotto di allacciamento di circa 340 km: opera che offrirebbe alle utenze ungheresi una fonte di alimentazione alternativa e di non dipendere esclusivamente dalle forniture russe.
Tornando però a quanto dichiarato da Sanader, la sua uscita appare più che altro un tentativo di scatenare una gara a chi offre di più fra le due regioni contermini, la Contea d’Istria e quella Litoraneo-montana che fa capo a Fiume, entrambe allettate dalla prospettiva dei benefici diretti o indiretti che il terminal Lng potrebbe arrecare. Ipotesi avvalorata peraltro dal fatto che anche nelle vicinanze del capoluogo quarnerino (e certo non lontana da Veglia) c’è una termocentrale a gasolio, che sarebbe opportuno convertire a metano. Senza contare una serie di altre industrie.
La dichiarazione di Sanader appare pertanto esclusivamente mirata a innescare una competizione con la quale spuntare dalle autorità locali le condizioni migliori e soprattutto indurle a ignorare le contestazioni ecologiste.
f.r.

 

 

Il governo sloveno vuole il terminal gas come alternativa al nucleare di Krsko - Nonostante la contrarietà del sindaco Popovic e del Consiglio comunale di Capodistria

 

TRIESTE Mentre nel Friuli Venezia Giulia la costruzione di un rigassificatore nel Golfo di Trieste sta attraversando una fase di empasse, nella vicina Capodistria qualcosa si sta muovendo. Se da una parte infatti (come peraltro accade anche in Italia) il Comune della cittadina rivierasca, con in testa il sindaco Popovic, è contrario all’impianto, il governo sloveno fa intravvedere qualche segnale di apertura. Pur restando attento a non creare un conflitto istituzionale con l’amministrazione territoriale. «La costruzione di un impianto di rigassificazione - spiega in una dichiarazione il ministero dell’Economia di Lubiana - non è un progetto del governo. Si tratta di iniziative private cui il governo è tenuto a prestare attenzione. Questo non implica il sostegno. Anche la concreta iniziativa della società Suez Group è stata degnata di attenzione un anno fa. Riteniamo che un terminal sulla costa slovena assicurerebbe una nuova via di trasporto del gas nel nostro paese e garantirebbe un maggior numero di fornitori di gas naturale».
Intanto affiorano alcuni nuovi dettagli sul possibile progetto di un’iniziativa franco-tedesca. Esponenti della Tge di Bonn il cui 25% è detenuto dalla Suez group hanno avuto nei mesi scorsi colloqui informali con il ministro dell’Economia Andrej Vizjak e con quello dell’ambiente Podobnik. La proposta ventilata - del valore stimato di un miliardo di euro - riguarderebbe l’abbinamento di un impianto di rigassificazione con una centrale elettrogena a gas da 200 Mw, la cui dispersione di calore verrebbe sfruttata per il processo di rigassificazione evitando in tal modo di utilizzare l’acqua marina e gli inconvenienti inquinanti da ciò derivanti.
Il ministero dell’ambiente e il sindaco di Capodistria finora si sono comunque limitati a negare l’avvenuto inizio di qualsiasi procedimento formale. Non è tuttavia stata mai nascosta la necessità di diversificare e incrementare gli approvigionamenti di gas (ora prevalentemente fornito da Russia e Algeria) anche per scongiurare l’ipotesi di un raddoppio dell’impianto nucleare di Krsko.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 18 maggio 2007

 

 

Moretton: sì al cementificio solo se è in regola  - «Non c’è ancora una delibera perché siamo in attesa di chiarimenti. I tempi? Quelli necessari»

 

Il vicepresidente della Regione interviene sul caso Torviscosa: «Dovremo discutere sul modello di sviluppo. C’è chi vuole solo insediamenti senza emissioni»

TRIESTE Afferma che «la delibera ancora non c’è». Ma assicura che il cementificio di Torviscosa si farà «solo se sarà conforme, in tutti i suoi aspetti, alle normative». Al contempo, ricorda che la posta in gioco va al di là di quell’impianto di clinker e cemento che tormenta Intesa democratica, perché il rischio vero è mettere in discussione tutti gli insediamenti che rilasciano emissioni. Gianfranco Moretton, il vicepresidente della Regione, interviene sul dossier cementificio, di cui è titolare. Lo fa a pochi giorni da un passaggio cruciale per la maggioranza: il confronto in aula.
Vicepresidente, domani si riunisce la giunta. Conferma che la delibera sul cementificio non è all’ordine del giorno?
Non c’è ancora alcuna delibera pronta. Perché, come è noto, siamo in attesa di ulteriori chiarimenti e assicurazioni da parte degli organi competenti.
L’Arpa e l’Azienda sanitaria. Sì.
Quanto tempo ci vorrà per chiarimenti e assicurazioni?
Il tempo necessario perché i pareri siano esaustivi e la valutazione degli organi tecnici approfondita.
La decisione della giunta, quindi, sarà determinata dai risultati delle verifiche tecniche? Ovvero, se l’Ass o l’Arpa esprimeranno pareri negativi, voterete contro il cementificio?
Ritengo che la giunta si esprimerà a favore solo se tutto sarà conforme alle normative in tutti gli aspetti.
Quindi, allo stato attuale, i dubbi tecnici ci sono.
Dopo le preoccupazioni emerse, preoccupazioni legate ai livelli di emissione in atmosfera che il cementificio potrebbe generare, è doveroso attenersi alle disposizioni in materia. Ed è per questo che spetta agli organi competenti dare risposte sicure.
Le critiche e le polemiche sull’iter autorizzativo sin qui seguito si sprecano. Lei, da assessore competente, si sente tranquillo?
L’iter è stato complesso e ha richiesto molti approfondimenti. Le valutazioni della commissione Via sono state attente e il percorso è stato totalmente codificato.
Durante le audizioni, l’esperto del Wwf ha denunciato «interferenze politiche» sulla commissione. E il collega del Cai «singolari coincidenze», come il trasferimento di Dario Predonzan e la seduta rinviata per assenza di numero legale.
Ho già fornito tutte le risposte in commissione di Via. E quelle risposte, che mi sembravano aver soddisfatto chi me le poneva, risultano chiaramente a verbale.
C’è chi afferma che lei voleva sin dall’inizio che il cementificio si facesse.
Questo insediamento e altri insediamenti che attendono ancora la valutazione d’impatto ambientale sono, a mio avviso, una valida opportunità di sviluppo. E gli operatori chiedono di insediarsi nelle zone urbanistiche vocate ad accogliere attività produttive.
Quindi è favorevole al cementificio?
Confermo di essere a favore degli insediamenti, nel rispetto delle normative sulla tutela della salute presente e futura dei cittadini, ma senza strumentalizzazioni di sorta.
Il «caso cementificio», al di là della decisione finale, le insegna qualcosa?
Credo che sarà necessario discutere se l’attuale pianificazione territoriale è ancora confacente oppure no alle azioni di sviluppo del nostro territorio.
In che senso?
Qualcuno, a volte, ritiene di accettare lo sviluppo solo se legato a determinate attività economiche, diciamo così «leggere», tali cioé da non rilasciare emissioni in atmosfera.
Durante l’incontro dei capigruppo di maggioranza, ipotizzando dissidi sul cementificio, c’è chi ha detto che lei e Riccardo Illy non vi parlate più.
Ci siamo sempre parlati. L’abbiamo fatto ancor di più sulle scelte di politica industriale del Friuli Venezia Giulia e continuiamo a farlo.
Politicamente, Intesa democratica rischia molto sul cementificio. I capigruppo chiedono a Illy una parola chiara. Se non arriva, come si evitano rotture in consiglio regionale?
In consiglio regionale, mercoledì, ci sarà una discussione su una questione che attiene al possibile sviluppo economico del territorio, sviluppo che sia ecosostenibile e che non faccia perdere opportunità sul piano occupazionale. Eppoi, ci sarà anche il completamento di un dibattito già iniziato con le audizioni in commissione che ritengo abbiano fornito ai consiglieri tutte le conoscenze e le informazioni necessarie.
Ma come finirà?
Ritengo che Intesa democratica possa presentarsi con una posizione che la veda sufficientemente coesa e le consenta di approfondire speditamente l’azione di governo.

Roberta Giani

 

 
La sinistra radicale: se Illy tace votiamo contro l’impianto Ora Intesa teme di finire sotto
 
TRIESTE «La maggioranza che cade sul cementificio? Non credo in un regalo di Natale fuori stagione...». Se il dono insperato arriva, sia chiaro, non intende rifiutarlo. Ma Luca Ciriani, il capogruppo di An, non ci fa troppo affidamento. Eppure, a pochi giorni dal confronto in aula sul cementificio, quello che l’opposizione ha preteso, la maggioranza sfoglia il pallottoliere. E non si tranquillizza, nemmeno un po’: Intesa ha 35 voti su 60, giacché Alessandro Tesini si astiene per prassi, mentre l’opposizione ne ha 24. Un margine amplissimo sulla carta.
Ma che succede se Riccardo Illy, il presidente cui i capigruppo hanno lanciato un accorato appello, non risponde in tempo? Rifondazione, Verdi e Pdci rispondono sin d’ora che presenteranno un ordine del giorno invitando la giunta a bloccare il cementificio: Bruna Zorzini un canovaccio l’ha già buttato giù. «Ci sentiremo in queste ore, come sinistra alternativa, o forse ci vedremo, ma sicuramente non staremo zitti. Non abbiamo nessun interesse a sfasciare la maggioranza e crediamo assurdo che questo avvenga su un fatto contingente. Ma ribadiamo che nessuno può chiederci di adottare uno sciopero del pensiero o un silenzio-stampa in aula» spiega Igor Kocijancic. Sandro Metz si spinge oltre e presenta sin d’ora interrogazioni sulle «interferenze politiche» più congeniali a un consigliere d’opposizione.
Di sicuro, se la sinistra radicale si stacca, Intesa rimane con 30 voti. Ancora sufficienti - giacché, per approvare mozioni e ordini del giorno, basta la maggioranza dei presenti - ma nient’affatto rassicuranti. Il centrodestra potrebbe decidere di «sostenere» Rifondazione, Verdi e Pdci: «Se un ordine del giorno è condivisibile, perché mai non dovremmo votarlo? Non abbiamo preconcetti sul cementificio ma riteniamo che il metodo adottato sia allucinante e le anomalie molteplici» afferma, ancora, Ciriani. Andasse così, a quel punto, sempre sulla carta, Intesa avrebbe 30 voti e l’inedito fronte sinistra antagonista-opposizione 29. Ma che farebbe a quel punto, ad esempio, Mauro Travanut? Assicurerebbe il voto decisivo alla maggioranza «ufficiale» che potrebbe presentare un ordine del giorno in cui vincola i destini del cementificio ai pareri tecnici? O lo darebbe alla sinistra radicale, nemica come lui di quell’impianto, al prezzo di innescare una crisi imprevedibile? Domande, tante domande che il silenzio di via Carducci alimenta. Ma, mentre più d’uno ricorda che le assenze «innanzitutto tra i banchi dell’opposizione» possono rivelarsi decisive, Intesa deve cercare le risposte: «I numeri dicono che la maggioranza rischia. Ed è per questo che insistiamo: il presidente si esprima, entro martedì, ha tutte le carte per farlo» insiste Kocijancic. L’ultimo a voler fare un regalo di Natale in piena estate.
r.g.

 

 
Metz interroga sul trasferimento di Predonzan
 
TRIESTE Il verde Alessandro Metz presenta due interrogazioni alla giunta legate al parere favorevole della commissione di valutazione d'impatto ambientale al cementificio. La prima fa riferimento alle dichiarazioni di Fabio Gemiti, membro della commissione, «che - riferisce Metz - ha espresso pesanti dubbi su quanto è accaduto per far sì che un chiaro no all'impianto sia diventato un inspiegabile sì». Pertanto Metz chiede alla giunta di verificare la correttezza di tutti i passaggi eseguiti nella procedura di Via. La seconda interrogazione riguarda invece le dichiarazioni di Dario Predonzan, dipendente regionale trasferito dall’ufficio Via dove prestava servizio dal 1998. Metz chiede «quali siano le reali motivazioni alla base del provvedimento».

 

 
CEMENTIFICIO: Valduga: la giunta non deve farsi condizionare  - «Rispettare le leggi, ma non si può dire no solo perché i comitati vanno in piazza»
 
Per il presidente degli industriali il progetto può dare un futuro alla zona della Bassa perché «si accompagna alla bonifica»
Il leader di Confindustria: «Su Torviscosa c’è stata una confusione di ruoli. Elettrodotti e rigassificatori rappresentano scelte di interesse generale»
UDINE «Le richieste, pure legittime, le sensibilità, le paure del territorio sono una cosa, le regole un’altra. E se le regole sono rispettate, un amministratore pubblico non può dire di no a una richiesta di insediamento solo perché i comitati vanno in piazza». Adalberto Valduga non ha dubbi. La giunta regionale, nel rispetto delle leggi, «ha il diritto-dovere di decidere» sul cementificio di Torviscosa. Un caso, quello che riguarda l’impianto della Bassa friulana, che il presidente degli industriali regionali considera «enfatizzato» e che, soprattutto, «ha visto una confusione di ruoli».
RUOLI Leggi e regolamenti «devono garantire cittadini e imprese». E spetta all’amministratore pubblico «darne una corretta applicazione». Altra cosa è la politica, «che ha invece il compito di rappresentare istanze e orientamenti delle diverse componenti della società civile e, democraticamente, di sostenerle nei luoghi a questo deputati, in cui i cittadini hanno nominato i propri rappresentanti». Questo «a tutela di tutti: della gente e delle imprese».
LEGGI La premessa serve a dire che sulla questione cementificio «la giunta regionale deve a mio avviso attenersi a regolamenti e leggi vigenti e non può essere condizionata da nessuno, compresi i comitati. Se le decisioni vengono assunte sull’onda delle emozioni senza passare attraverso una necessaria funzione legislativa, la scorciatoia mi sembra pericolosa». Nel caso specifico, prosegue Valduga, «c’è stata confusione di ruoli e non si è chiarita sufficientemente la diversità tra il momento amministrativo, delegato all’applicazione delle leggi, e quello politico che deve interpretare istanze e sensibilità dando comunque sempre, preventivamente, un’informazione chiara e mai demagogica».
BONIFICA Ineccepibile il comportamento di Riccardo Illy? «Il presidente della giunta guida un’amministrazione pubblica che deve attenersi a leggi e regolamenti. Torviscosa, certo, rappresenta un punto critico dal lato ambientale per la presenza da molti decenni dell’industria chimica di base – dice ancora il presidente di Confindustria Fvg – ma è un’area che va riutilizzata a fini industriali per lo sviluppo del territorio e in particolare della Bassa. E il fatto che il progetto del cementificio si accompagni a una prospettiva di bonifica è evidentemente un valore aggiunto».
INSEDIAMENTO Il cementificio, dunque, va fatto? «Per dare una risposta sarebbe necessario approfondire i diversi aspetti tecnici non sono in grado di farlo – spiega Valduga – ma, senza quindi entrare nel merito tecnico, mi sembra comunque che il progetto, se compatibile da un punto di vista ambientale, possa dare futuro a un’area che ha bisogno di trovare rapidamente una sua collocazione industriale».
AMBIENTE Che pensa il presidente degli industriali della politica ambientale della Regione? «Quello del cementificio mi sembra essere il primo caso fortemente controverso. Nessun dubbio, per esempio, che elettrodotti e rigassificatori rappresentino scelte di interesse generale prevalente su quello particolare. È però necessaria maggiore chiarezza tra le diverse competenze a livello nazionale, regionale e provinciale, sempre molto intersecate tra loro, che complicando non poco l’operare dell’impresa». Gli ambientalisti si oppongono sempre e comunque? «Mi sembra che le loro proteste in regione abbiano sempre evidenziato un equilibrio superiore a quanto accade altrove. Spero che le buone abitudini non vengano meno».
PRO E CONTRO Qualcuno ritiene che gli industriali abbiano il timore che l’eventuale «no» al cementificio sia il primo di una lunga serie di stop sull’ambiente. Valduga non è di questo avviso: «Ogni argomento va valutato secondo la sua specificità. Nessun impianto industriale può avere solo aspetti positivi ma, in ogni caso, le scelte vanno fatte. Pensiamo solo ai rigassificatori e al vantaggio competitivo certo che darebbero a questa regione». Anche il cementificio? «È un discorso diverso. Non c’è un interesse generale diretto ma un’azienda ha il diritto di insediarsi in un territorio se il suo progetto è compatibile con leggi e regolamenti in essere».
Marco Ballico

 

 
Capodistria: no ai rigassificatori  - Quasi all’unanimità il voto contrario del Consiglio comunale
 
Sessione straordinaria dell’assemblea cittadina sul tema degli impianti previsti anche nel golfo di Trieste
Il sindaco Popovic aveva più volte espresso la sua contrarietà alle iniziative per un terminal nelle acque portuali
CAPODISTRIA Il consiglio comunale di Capodistria è contrario alla costruzione di un impianto di rigassificazione nel porto di Capodistria e ribadisce il proprio deciso no anche ai terminal rigassificatori a Zaule e nelle acque del golfo di Trieste.
Riuniti in sessione straordinaria, i consiglieri hanno ieri respinto praticamente all'unanimità l'idea di un terminal nell'area del porto, ed hanno confermato la loro posizione contraria anche nei confronti dei due progetti per i terminal oltre confine. Il comune di Capodistria, ovviamente, non ha alcuna competenza in materia, ma ha voluto esprimere con chiarezza la propria posizione, dopo che alcune settimane fa si era saputo dell'esistenza di un progetto per un rigassificatore da costruire nel porto. Il primo a parlarne era stato proprio il direttore della «Luka Koper» Robert Casar, che in un intervista aveva dichiarato che un progetto concreto non esiste ma che il terminal sarebbe un buon affare dal punto di vista economico. Pochi giorni più tardi, però, il quotidiano lubianese Dnevnik ha rivelato che il progetto esiste, ed è anche molto concreto. La società tedesca TGE Gas Engineering, parte della multinazionale francese Suez, ha confermato infatti l'intenzione di presentare al ministero sloveno per l'economia, entro la fine di giugno, la richiesta di poter costruire un terminal rigassificatore nel porto di Capodistria, e che il progetto, sul quale si lavora ormai da due anni, è praticamente pronto. L'impianto sarebbe tecnologicamente tra i più avanzati del mondo, e il valore dell'affare si aggirerebbe intorno a 1 miliardo di euro.
Per la rigassificazione, ossia per il riscaldamento del gas liquido, non verrebbe usato il calore del mare, bensì il calore prodotto da una centrale elettrica che sarebbe costruita anch'essa nell'area del porto di Capodistria.
L'idea è stata respinta dai capodistriani fin dall'inizio. La settimana scorsa, il sindaco della città Boris Popovic, era stato chiaro: «Fino a quando io sarò sindaco, qui non ci sarà un terminal rigassificatore». Nel corso della stessa conferenza stampa erano intervenuti anche i sindaci di Muggia e di Pinguente, che a loro volta hanno ribadito l'importanza di una politica coordinata tra Italia, Slovenia e Croazia, quando si tratta di impianti energetici nelle aree di confine, con un forte impatto ambientale.
Ieri il consiglio comunale di Capodistria ha confermato la posizione del sindaco. Anche se tutti si sono detti contrari al rigassificatore, la seduta è stata comunque caratterizzata da forti polemiche, in quanto Popovic ha nuovamente approfittato dell'argomento in questione per attaccare i suoi principali oppositori, i socialdemocratici, e in particolare l'ex sindaco Aurelio Juri. La sinistra oggi si dice contraria ai rigassificatori, ma nel 1996 – così Popovic – lo stesso Juri caldeggiava la costruzione di un terminal gas nell'area di Bertocchi.
Per la presidente della Comunità locale di Bertocchi di quel periodo, Marija Stajber, che si era opposta al progetto del terminal presentando un ricorso alla Corte costituzionale, Popovic ha proposto che venga proclamata cittadino onorario di Capodistria.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 17 maggio 2007

 

 

TORVISCOSA E LE SCELTE DIFFICILI  - IL MECCANISMO INCEPPATO

 

Non è detto che, se si fosse seguito il percorso più trasparente e partecipato sul quale ci si è avviati ora, non sarebbero sorte polemiche e contestazioni contro la volontà manifestata da Illy di autorizzare la costruzione di un cementificio a Torviscosa.Sicuramente però avrebbero avuto un seguito minore e dimensioni meno dure; non avrebbero messo a nudo le profonde divisioni interne alla maggioranza che governa la regione; non avrebbero marcato in modo così evidente la distanza che esiste fra chi decide e la gente. Probabilmente, inoltre, non avrebbero portato a mettere sotto accusa un metodo ed uno stile di governo che ha assunto l'efficienza come modello guida, un modello che ha prodotto anche risultati positivi. Probabilmente non avrebbe creato grosse difficoltà ai partiti, in particolare i Ds, nei rapporti con la propria base e nell'interpretarne gli umori. Probabilmente non avrebbe costretto a consumare risorse per cercare una onorevole via di uscita da una situazione che si poteva evitare, contenendo al minimo i danni di immagine, di consenso, di credibilità.
Il copione iniziale adottato nella vicenda cementificio è stato quello collaudato. Il presidente studia le carte, decide, comunica la decisione che non può che essere giusta perché maturata attraverso un procedimento razionale: i dati, le norme, le costruzioni degli scenari futuri. La razionalità del processo garantisce che la soluzione adottata è la migliore possibile, come prontamente attestano alcuni che si sono segnalati in passato per la tempestiva adesione alle scelte più criticate del governatore. Purtroppo il meccanismo si è inceppato. La gente e i sindaci (tutti meno due) della zona interessata hanno cominciato a protestare. Hanno motivato l'opposizione all'insediamento del cementificio, come si fa sempre in questi casi, contestando i risultati delle commissioni e degli esperti che dovevano valutare l'impatto dell'opera sull'ecosistema e sulla salute delle persone. In effetti i dati e le conclusioni che erano stati ritenuti sufficienti per approvarla alimentano e giustificano qualche dubbio. A protestare, poi, non erano solo quelli che per principio debbono opporsi a tutto, ma anche molta gente. La quale, in quella zona, costituisce anche uno dei più rilevanti bacini elettorali dei Ds. E l'esponente locale di maggior spicco, Mauro Travanut, che pure si era impegnato a fondo per sostenere un'altra decisione non molto popolare (la Tav), non poteva restare insensibile. Per la giunta regionale si poneva un problema affatto nuovo e da non ignorare: il malumore di una parte dei Ds, cioè dei più fedeli sostenitori di Illy.
Era del tutto evidente che qualcosa non aveva funzionato nel processo decisorio, sia sul piano politico che su quello tecnico. Per quanto riguarda il piano politico è già stato detto tanto (partecipazione, consenso, ascolto, ecc.). La novità è che, seppure in modo indiretto, si sta ammettendo che forse qualcosa non ha funzionato a livello di comunicazione e di raccordi interni alla struttura apicale della Regione. Dove, forse, si era anche sottovalutata la capacità di reazione della gente e dei partiti di opposizione e della maggioranza, e invece sopravvalutata la propria capacità di gestire situazioni complesse.
E così si è corso ai ripari, facendo a ritroso il percorso che dovrebbe portare ad assumere una decisione. Il Consiglio regionale ha ripreso il suo ruolo politico, di controllo sulla Giunta e di attenzione per le dinamiche sociali; il direttore generale convoca Azienda sanitaria e Arpa per avere chiarimenti; i capigruppo della maggioranza discutono gli indirizzi e le azioni di governo.
Al momento tutta questo dinamismo ha evidenziato un dato politico (le divisioni fra i partiti della maggioranza e all'interno dei partiti stessi) ed uno tecnico (la circolazione di informazioni carenti e l'uso di procedure lacunose).
Prima della seduta straordinaria del Consiglio regionale qualcosa succederà, per chiarire l'intera vicenda e per individuare responsabilità. Perché ieri i capigruppo della maggioranza hanno chiesto a Illy di pronunciarsi in modo netto e, soprattutto, perché Illy deve recuperare una immagine uscita ammaccata da questa vicenda.
Bruno Tellia

 

 

Mare pulito, bandiere blu a Grado e Lignano - È il 17° vessillo consecutivo conquistato dall’Isola d’oro. Soddisfatto il sindaco Marin

 

Verificati tutti i parametri, la Fondazione associata alle analoghe società dell’Unione europea conferma l’eccellenza fra le spiagge lagunari

GRADO Per il diciottesimo anno l’Isola del Sole può far sventolare sui pennoni della spiaggia principale e degli stabilimenti balneari della cosidetta «Costa Azzurra» e di Pineta, ma anche della città, la Bandiera blu d’Europa, il vessillo con il quale la Fee Italia certifica, o meno, la «qualità» ecologica delle principali località marine italiane.
Per decretare il merito alla Bandiera blu deve essere verificata una lunga serie di parametri: dalla purezza delle acque al rispetto delle caratteristiche ambientali fino a tutto ciò che viene attuato per la difesa dell’ambiente.
Inoltre viene tenuto conto dell’arredo urbano, delle strutture balneari e ricettive e dell’impianto di depurazione.
Ed è indubbiamente proprio la già iniziata trasformazione dell’attuale impianto di depurazione di Grado, che ha una capienza per 80.000 persone, da chimico-fisico a biologico per rispettare le nuove normative europee (l’impianto attuale risale a 20 anni fa e la trasformazione viene a costare complessivamente circa 6 milioni di euro), che ha consentito di migliorare i parametri già più che buoni fatti registrare fino all’anno scorso anno.
Oltre a questo aspetto c’è un incremento della raccolta differenziata dei rifiuti e c’è pure la nuova pista ciclabile del litorale (Fossalon-Punta Sdobba) che, sotto l’aspetto ambientale, ha portato qualche ulteriore punto a favore così come hanno contribuito l’aumento e la progettazione di ulteriori aree pedonali.
Fra l’altro c’è da dire che i dati inseriti negli appositi questionari vengono, dopo una prima verifica fatta dai responsabili della Fee (Foundation for enviromental education), verificati con visite sul posto da parte delle autorità e dei tecnici preposti (quelli delle acque di balneazione raccolti e analizzati dalle Ass finiscono poi fra i dati ufficiali dei ministeri competenti).
«È il risultato del lavoro e degli sforzi di questi anni che viene premiato – afferma il sindaco di Grado Roberto Marin – con l’aggiunta della qualità dell’offerta turistica e dell’accoglienza che da noi sono elevate. Spero che tutti questi sforzi non vengano vanificati. Spero proprio che questa non sia l’ultima Bandiera Blu che Grado riceve».
Ovviamente soddisfatto anche il presidente della società d’area, la Git, che gestisce le strutture e la spiaggia. Mauro Bigot, da poco nominato, parla per la prima volta da presidente dell’ambito riconoscimento. Un attestato del quale i turisti, in particolar modo quelli austriaci e tedeschi, tengono sempre molto bene in considerazione.
«Chiaramente la mia - dice Bigot - è una grande soddisfazione e il compiacimento per noi tutti della Git, ma anche per le altre persone interessate. Tutti assieme siamo riusciti a migliorare ancora rispetto al passato: dalle acque di balneazione alle strutture».
Dunque diciottesima Bandiera Blu e per l’esattezza la diciassettesima consecutiva: è saltato solamente agli inizi, e unicamente per vizi burocratici, un solo anno tanto che Grado è considerata una delle veterane assieme a una località ligure.
Solo un paio di eccezioni in meno per Lignano. «Piena soddisfazione anche da parte mia – dice il presidente della Società d’Area Sergio Vacondio – perché si tratta del frutto del lavoro di tante persone. Un lavoro intenso che non ci è sempre stato riconosciuto. Questa assegnazione deve ad ogni modo essere di pungolo per continuare su questa strada che è quella giusta, quella di transito per altre ancora migliori».
Antonio Boemo

 

 

Cementificio, Intesa rischia di spaccarsi

 

I capigruppo: Illy tracci subito la rotta. Rc, Verdi, Pdci pronti a votare no

 In vista del dibattito consiliare la maggioranza chiede al presidente «un atto politico di chiarezza». Kocjiancic: altrimenti si va al disastro

TRIESTE «Riccardo Illy è il nostro nocchiero. E allora gli chiediamo di indicarci la rotta, entro martedì, per impedire che la barca di Intesa democratica navighi a vista e si infranga». Mauro Travanut, il capogruppo della Quercia, usa una metafora. Ma nessuno fraintende: il 23 maggio il cementificio di Torviscosa approda in aula, spintovi a forza da un’opposizione che cavalca le divisioni altrui. E i capigruppo di maggioranza, riunendosi all’ora di pranzo a Trieste, non nascondono che quel passaggio (tecnicamente irrilevante) è politicamente scabroso. Anzi, ammettono che Intesa rischia «il disastro politico» sull’impianto di clinker e calcestruzzo, se si presenta in aula «in ordine sparso», «senza numeri certi». Subito dopo, aggiungono che il presidente è il solo che può evitarlo, consentendo la ri-unificazione della coalizione e la presentazione di un ordine del giorno comune, pur in assenza di formale delibera di giunta. Come? Con un «atto politico», appunto.
E così, riconoscendo l’impossibilità di trovare sin d’ora una sintesi unitaria, i capigruppo di Intesa si aggiornano a martedì mattina: «Auspichiamo che, entro quella data, gli approfondimenti tecnici sul cementificio siano completati e la giunta esprima un orientamento» sintetizza Cristiano Degano, il capogruppo della Margherita. I colleghi della sinistra radicali, contrari all’impianto, concordano: «Confidiamo che il presidente dica una parola chiara. Una parola che non può che essere un no al cementificio» afferma Igor Kocijancic. «Sappiamo che la giunta ha difficoltà a esprimere una posizione. Ma speriamo la trovi entro il 23 perché, in caso contrario, non vedo come potremmo votare uniti in aula...» osserva Sandro Metz. «È importante che il presidente si esprima a fronte delle tante lacune ormai emerse» chiosa Bruna Zorzini. La sola che all’incontro si presenta già con una bozza di mozione «diventata il canovaccio» su cui Intesa cercherà la coesione.
All’incontro, cui non partecipa il capogruppo dei Cittadini Bruno Malattia, interviene Gianni Pecol Cominotto. L’«assessore delegato ai rapporti tra giunta e consiglio» ascolta, prende nota, si impegna a trasmettere la richiesta al presidente, ma non si sbilancia. Semmai, e con forza, ricorda che «la scelta sul cementificio non è discrezionale» ma tecnica: «L’amministrazione, a fronte di un procedimento innescato dalla domanda di un imprenditore per la realizzazione di un insediamento, deve rispettare le leggi. E quindi, se quell’insediamento risulta conforme a regole e prescrizioni rispettate sul piano procedimentale e sostanziale, l’amministrazione non può che rilasciare un parere favorevole. Ovvero, in caso contrario, a negarlo».
Ma tempi tecnici e tempi politici sono compatibili? Pecol non si sbilancia, dice solo che quel procedimento è in dirittura, mentre in via Carducci affermano che gli approndimenti sulla delibera, e in primo luogo le interpretazioni autentiche dei pareri di Ass e Arpa, potrebbero richiedere un paio di settimane. In questo caso, però, Illy - un Illy deciso ad attendere l’esito dell’istruttoria tecnica e legale - può (e vuole) «accontentare» la sua maggioranza? I capigruppo ritengono di sì, invitandolo durante la riunione «a parlarsi e chiarirsi con Gianfranco Moretton», e gli ricordano sin d’ora la posta in gioco. «Premesso che nessuno voterà mai un ordine del giorno del centrodestra, ciascuno di noi sarà libero di esprimersi, a parole e con ordini del giorno, se Illy non favorirà una posizione unitaria. Ma a quel punto, ad esempio, come potremmo impedire al centrodestra di votare con noi?» avverte Metz. Zorzini concorda: «Sarebbe durissima per la coalizione, perché andremmo a contarci e dividerci in aula, a un anno dal voto. Noi, Verdi, Rifondazione e Travanut saremmo contro il cementificio. Ds, Margherita e Cittadini chissà..». Kocijancic sintetizza: «Sarebbe un disastro politico». Ma Travanut dispensa ottimismo: «Illy si è fidato, forse è stato consigliato male, ma adesso ha tutte le carte. Le legga, senta i tecnici, ascolti l’Avvocatura, e si esprima. Se dirà che è tutto a posto, siccome è il leader e di lui mi fido, voterò come mi dice. Ma non ci lasci senza guida».

Roberta Giani

 

 
CEMENTIFICIO -  «Dicevo no, trasferito per motivi inspiegabili»  - Predonzan: pressioni politiche? Il governatore mi ha attaccato per il mio ruolo nel Wwf
 
Parla uno dei membri della Commissione sull’impianto di Torviscosa: distaccato dall’Ufficio Via alla direzione generale
«Mi hanno spostato da un lavoro che sapevo fare a uno che non so fare... Chiare le accuse di Gemiti: ma non ci sono prove, e forse non ci saranno mai»
TRIESTE «Il mio è un trasferimento strano. Mi hanno spostato da un lavoro che sapevo fare a uno che non so fare...». Nella vicenda cementificio Dario Predonzan sa di essere «un piccolo caso». E, come Fabio Gemiti, uno dei componenti la commissione di Via, non fatica a raccontare «i pesanti dubbi su quanto è accaduto per far sì che un chiaro "no" all’impianto di Torviscosa sia diventato un inspiegabile via libera». Predonzan, dipendente regionale e responsabile del settore territorio del Wwf del Friuli Venezia Giulia, ha firmato la prima istruttoria del servizio Via, quella nettamente sfavorevole al progetto. Ma non ha potuto firmare la seconda, perché distaccato dal servizio Via alla direzione generale.
Predonzan, partiamo dall’inizio. Ci ricostruisce le tappe del suo trasferimento?
La prima è quella del dicembre scorso, quando la direzione del Personale mi ha avvisato dell’avvio della procedura di trasferimento.
Si è opposto?
Sì, ma senza soddisfazione. Ho chiesto in particolare spiegazioni, senza averle, al direttore centrale del Personale Roberto Conte. E ho cercato, senza ottenerlo, un incontro con il direttore generale Andrea Viero.
Che cosa è successo dopo?
Il 7 febbraio, lo stesso giorno in cui si doveva riunire la commissione Via poi saltata per mancanza del numero legale, il trasferimento si è trasformato in un distacco temporaneo. Infine venerdì scorso, quando sono scaduti i tre mesi previsti di distacco, ecco il trasferimento definitivo.
Perché pensa l’abbiano trasferita?
Nessuna risposta chiara. Mi è stato detto inizialmente che era intenzione spostarmi all’ufficio Agenda 21, e poi, anche se solo verbalmente, che era necessità della direzione generale contare su di me per una specie di ricerca sugli indicatori ambientali.
E perché non è convinto?
Perché ho immediatamente segnalato che di indicatori ambientali non so nulla mentre, al contrario, so fare le istruttorie di valutazione di impatto ambientale. Non a caso, dal 1998, lavoravo al servizio Via. Ora sono completamente fuori ruolo.
La prima istruttoria sul cementificio l’ha vista protagonista. In che modo?
L’ho stesa assieme a una collega, Barbara Ladini. Le tre firme erano le nostre due e quella del direttore del servizio.
Un’istruttoria con 12 “no” su 15 parametri presi in esame. Valutazione sua?
E’ stata una valutazione realizzata assieme alla collega. Abbiamo lavorato a quattro mani, condividendo anche le conclusioni.
Inspiegabile dunque che quei “no” si siano trasformati in “sì”?
Certo. Basta confrontare la nostra relazione con quella poi servita per la commissione Via del 28 marzo per rendersi conto che non c’è un percorso logico che conduce a una seconda istruttoria che non ha una conclusione positiva ma si limita a un rinvio alle decisioni della commissione. Si è accantonato il nostro lavoro senza che fossero emersi fatti nuovi.
L’accusa di un membro di commissione Via, Gemiti, è pesante: ci sarebbero state interferenze politiche perché, alla fine, ci fosse il via libera al progetto. Condivide le parole del suo collega del Wwf?
Lui, dall’interno, sa come si sono svolte le cose. Per quel che mi riguarda invece, il 7 febbraio, per mancanza del numero legale, la riunione è slittata e non ho potuto parteciparvi. Ma quello che dice Gemiti è molto chiaro.
Ha sospetti precisi?
Non ci sono prove, forse non ci saranno mai. Ricordo solo un’intervista su un giornale friulano, che risale a poche settimane prima dell’avvio del procedimento di trasferimento, in cui il presidente della Regione mi attaccava per il ruolo che ho nel Wwf.
Alla fine pensa che il cementificio si farà?

Spero di no. Sarebbe un grave atto di prevaricazione nei confronti delle ragioni ambientali espresse nell’istruttoria del servizio Via. Mi auguro che la giunta regionale capisca che in un caso del genere non si può decidere contro il buon senso.
Marco Ballico

 

 
CEMENTIFICIO - La Uil: Regione imprudente, serve concertazione- Il segretario Visentini bacchetta l’amministrazione e ribadisce il no all’impianto contestato
 
TRIESTE «Le modalità che la Regione ha adottato per confrontarsi sui progetti dei rigassificatori a Trieste e del cementificio a Torviscosa sono risultate quantomeno imprudenti e a tratti autoreferenziali». Il segretario regionale della Uil Luca Visentini, in una nota, bacchetta l’amministrazione. «Meglio sarebbe stato - aggiunge - che si procedesse fin da subito all’attivazione di opportune sedi di concertazione e partecipazione, finalizzate a un approfondimento delle varie opzioni in campo».
Non manca un richiamo al presidente Riccardo Illy e alla sua giunta: «Trincerarsi dietro un freddo e formale richiamo alle procedure di legge non basta. A un’istituzione elettiva qual'è la Regione si richiede di indicare ai cittadini la strategia di politica economica e ambientale che intende perseguire».
Nella nota, il segretario della Uil precisa tuttavia che i due progetti «non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro. Di cementifici, in Friuli Venezia Giulia, ne sono già molti e non ci sembra che la costruzione di un nuovo impianto possa offrire vantaggi sufficienti a compensare eventuali danni all’ambiente e alla qualità della vita. Viceversa - conclude Visentini - la costruzione di un rigassificatore nel golfo di Trieste comporterebbe grandi vantaggi sia per l'ambiente che per lo sviluppo industriale e occupazionale».

 

 
CEMENTIFICIO - La Cdl: «Pretendiamo che la verità emerga»
 
TRIESTE I capigruppo del centrodestra si ritroveranno con ogni probabilità lunedì e decideranno la strategia per la seduta del 23 maggio che dibatterà la loro mozione sul cementificio. Ma, sin d’ora, attaccano: «Riccardo Illy, sempre più, vorrebbe cancellare le certezze espresse pochi giorni fa sull’impianto», dice Isidoro Gottardo. E Roberto Molinaro: «L’operazione trasparenza in commissione ha costretto la maggioranza ad approfondire una situazione giuridica tutt’altro che chiara». Non fanno scommesse, i capigruppo di Fi e Ud, su come andrà a finire in aula. «A noi interessa la verità», dice Molinaro. «E non accetteremo che si discuta del niente. Intesa dovrà venire allo scoperto» chiosa Gottardo.
m.b.

 

 
La «Scomoda verità» detta da Al Gore sullo schermo del Cinema Ariston - Domani alle 21.30
 
TRIESTE Anteprima cinematografica d'eccezione domani sera a Fest: alle 21.30, al Cinema Ariston, verrà proiettato (con ingresso libero) «An inconvenient truth» (Una scomoda verità), il film-documentario interpretato dall'ex presidente americano Al Gore e dedicato alla «bomba a orologeria» del riscaldamento climatico globale.
Diretto da Davis Guggenheim, il film ha vinto due Oscar. La proiezione, organizzata dalla Cappella Underground, sarà introdotta e commentata da Filippo Giorgi, responsabile per la Fisica del clima del Centro di fisica teorica di Miramare.
Oggi, alle 17.30, al Cinema Fellini, film-documentario su «Ludwig Boltzmann: il genio del disordine», dedicato al grande fisico austriaco, «padre» della termodinamica, morto suicida a Duino nel 1906. Realizzato da Enrico Agapito con la consulenza scientifica di Giuseppe Mussardo della Sissa, il film verrà presentato dal giornalista scientifico Pietro Greco.
«Spaceman», ovvero la vita nello spazio vista dal National Geographic Channel, verrà proiettato venerdì, alle 19.30, al Teatro Miela, introdotto da Margherita Hack.

 

 

Rozzol: 121 tonnellate di rifiuti con la raccolta differenziata

 

Anche l’anno scorso la sperimentazione ha dato buoni risultati. Pronto a partire il piano provinciale in tutti i rioni

Dopo la positiva sperimentazione della campagna di raccolta differenziata di rifiuti nel rione di Rozzol Melara, ora si discuterà se poter estendere l’iniziativa anche agli altri rioni cittadini. La proposta sarà discussa questa mattina dalla Terza Commissione consiliare del Comune, per poi giungere in consiglio comunale. A richiedere in tempi brevi di attuare il Piano rifiuti provinciale il consigliere comunale Alfredo Racovelli (Verdi per la pace), che ha presentato in merito una mozione. La raccolta differenziata è diventata obbligatoria con l’entrata in vigore del decreto legislativo del 15 febbraio 1997 che, con un’aggiunta anche nel 2006, prevedeva di raggiungere il minimo di riciclo del 35% entro dal 2003, almeno il 35% entro il 2006, almeno il 45% entro il 2008 e almeno il 65% entro il 2012. A Trieste attualmente i rifiuti della raccolta differenziata sono circa il 18-19% del totale.
«Il 5 febbraio 2005 è stato approvato dal presidente della Regione il Programma provinciale di attuazione del Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani della provincia di Trieste – racconta Racovelli - il quale prevedeva come obiettivo al 30 giugno 2005 l’aumento della raccolta differenziata dal 13,3 % del 2001 al 24,4 %, l’avvio della raccolta del verde e dell’umido con un primo obiettivo di raccolta del 7,4 % , l’attivazione e rilancio del compostaggio domestico nei piccoli centri e nella periferia triestina – prosegue -. Con l’aumento del 28% il Comune copre l’intero costo del servizio rifiuti e quindi dispone di maggiori risorse per migliorare la raccolta differenziata e aumentare le risorse umane e tecnologiche disposte sul territorio per la pulizia delle strade ed aree pubbliche, rispetto quanto già previsto con il contratto vigente». «Il frutto del progetto sperimentale di Rozzol Melara, iniziato nel 2005 e realizzato dal Consorzio Interland, sono stati comunicati dall’impresa in commissione consiliare con un’analisi positiva nel rapporto costi-benefici – precisa - lo stesso Consorzio ha raccolto 70 tonnellate di rifiuti differenziati nel 2005 e 121 nel 2006, raggiungendo la quota del 35% di differenziata (come prevede il Decreto), rispetto alla media di raccolta degli altri quartieri cittadini (che si stima attorno al 19%) – conclude - il citato progetto può essere propedeutico ad attivare metodologie innovative per la raccolta differenziata, tenuto conto della necessità di attuare il Piano Rifiuti Provinciale». Secondo il consigliere dei Verdi sarebbe utile non solo avviare la campagna di raccolta differenziata, ma attuare un ampio coinvolgimento dei cittadini, come fatto proprio dalla Interland a Rozzol Melara, con discussioni e incontri con la gente, per affrontare le problematiche legate al riciclo. La raccolta differenziata in Italia è sotto quota 25%, a comunicarlo l’Apat, l’agenzia Protezione ambiente e Servizi tecnici. Sempre secondo l’agenzia il Friuli Venezia Giulia (30,4%) occupa il settimo posto in Italia mentre il primo posto va al Veneto (47,7%).
m.b.

 

 
Servola, proteste per un’altra antenna nel centro storico - Comparsa sul tetto di un condominio vicino a un impianto preesistente
 
«Non è che il finto camino riuscisse a migliorare l’impatto visito determinato dalla presenza dei tralicci. Ma è certo che senza quel camuffamento, la visione del centro storico dell’antico borgo servolano appare ulteriormente depauperata dalla nuova antenna».
Sull’argomento antenne esce allo scoperto Susanna Rivolti, capogruppo diessino nella settima circoscrizione, a denunciare la rilevante presenza dell’ennesima stazione radio base per la telefonia cellulare realizzata nel cuore di Servola. Un’antenna che, secondo la consigliera e numerosi residenti, appare piuttosto ingombrante sotto il profilo estetico in un rione che risulterebbe tutelato da un Piano particolareggiato istituito proprio per cercare di proteggere le caratteristiche architettoniche della località.
«La nuova stazione radio base – afferma la consigliera – è stata eretta sul tetto di un condominio di via di Servola, insieme a un impianto preesistente. A suo tempo il traliccio era stato mascherato da un camino posticcio. Ma recentemente la copertura è stata rimossa, e oggi l’ impianto svetta tra le casette di Servola. L’impatto, dal punto di vista visivo, è francamente pessimo, come diversi cittadini hanno avuto modo di segnalarmi». Secondo la Rivolti, dal 2001 a oggi sono giunte in via Paisiello almeno una sessantina di richieste di concessione edilizia per nuove stazioni radio base. «Riguardo alle antenne di via di Servola, - continua - alla mia richiesta di ripristinare il camuffamento, il direttore dell’Area pianificazione territoriale ha evidenziato come per gli impianti di consistenti dimensioni sia preferibile evitare tali espedienti. Devo dedurre – rincara la consigliera - che il Piano particolareggiato di Servola non serva a nulla, e che l’amministrazione comunale tuteli il territorio solo nel centro storico». «Mi sembra ragionevole supporre che l’orientamento del funzionario nel caso descritto sia rivolto al meglio – osserva l’assessore Maurizio Bucci. Se al finto camino si è preferito l’antenna vera e propria significa che in questo modo si è ritenuto di produrre un minore impatto».
m.l.

 

 
Sgonico, presentato il piano aree protette
 
Presentato ieri lo studio per la gestione delle aree protette nell’ambito della mattinata di lavoro nella sala del consiglio del Comune di Sgonico e organizzata nell'ambito del progetto Interreg Distretto del Carso - Kraški okraj. A fare gli onori di casa il sindaco Mirko Sardoc accompagnato dai colleghi Fulvia Premolin (sindaco di San Dorligo -Dolina), Giorgio Ret (sindaco di Duino Aurisina - Devin Nabrežina) e Marko Pisani (vicesindaco di Monrupino - Repentabor). Alla base dell'incontro la presentazione dello «Studio per la predisposizione di indirizzi di gestione delle aree protette relativo ai Comuni del Pic Interreg IIIA Italia-Slovenia 2000-2006 Progetto Distretto del carso». Studio svolto dagli esperti della Cooprogetti, coordinati dall' architetto Massimo Fadel, con l'intento di offrire uno strumento agli amministratori e privati cittadini che operano nelle aree soggette a tutela comunitaria (i cosiddetti Sic e Zps). Lo studio è ricco di infomazioni utili sulle normative vigenti (da quelle comunitarie a quelle nazionali e regionali) e sulla attuale configurazione dei siti tutelati (che in alcuni comuni coprono oltre l' 80% del territorio). È stata inoltre tracciata una mappatura delle infrastrutture e dei vincoli presenti, delle specie faunistiche e floristiche da tutelare, degli habitat di interesse prioritario.

 

 

Bonifiche, Muggia aiuta gli industriali - Accordi con l’Ezit e l’Area di ricerca. Impegno a mantenere il collegamento ferroviario in zona ex Aquila (ora Teseco)

 

L’assessore Bussani: «Faremo pressioni per sbloccare l’iter»

Avviata una serie di incontri con artigiani e imprenditori per risolvere i problemi del comparto

MUGGIA L’assessore allo Sviluppo economico, Edmondo Bussani, organizzerà degli incontri nelle aziende artigiane ed industriali che operano a Muggia, per parlare delle singole problematiche. Ma ci saranno anche ulteriori incontri collettivi, per affrontare volta per volta le varie tematiche di interesse per il comparto.
La decisione è maturata l’altra sera, al termine di un lungo colloquio avuto alla sala Millo tra il Comune, l’Ezit, l’Area di ricerca e molti rappresentanti di categoria o delle singole aziende artigiane e industrie che operano a Muggia. Incontro durante il quale sono state illustrate le prospettive di sviluppo in vista delle novità in merito alla viabilità (dal bypass alla bretella autostradale). Lo stesso bypass di Aquilinia è stato giudicato molto positivamente dai rappresentanti delle aziende e di categoria, presenti all’incontro. Ma gran parte del dibattito ha riguardato la situazione delle bonifiche del sito inquinato. «Si è parlato soprattutto di costi – così Bussani -. Ci sono vari problemi. In area Ezit le bonifiche sono a suo carico, ma fuori di quel perimetro, sono le aziende stesse a dover pagare. Ed è stato chiesto di tenere in considerazione questo problema».
«È nostra intenzione, comunque - continua Bussani -, portare avanti iniziative, in aggiunta alle istituzioni preposte, affinché si riesca a fare le giuste pressioni per sbloccare lo stallo sulle bonifiche». Riguardo ai trasporti locali, il Comune ha evidenziato l’importanza del mantenimento del collegamento ferroviario che entra in area ex Aquila (ora Teseco), che potrebbe rivestire maggior valenza anche in funzione di uno sviluppo portuale della zona.
«Siamo rimasti a lungo a parlare – così Bussani -, ma non siamo riusciti ad affrontare tutte le questioni. Per questo fisserò degli appuntamenti nelle singole aziende, per conoscere i loro problemi pratici e capire dove il Comune potrebbe intervenire. Ma ci saranno anche altre assemblee collettive, tematiche, così da poter approfondire meglio i problemi comuni».
Intanto il Comune si attiverà per avviare una serie di iniziative utili a sbloccare la situazione per quanto riguarda le bonifiche e in appoggio ad artigiani e industriali.
s. re.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 16 maggio 2007

 

 

Antenne vietate su scuole e uffici pubblici  - Avviato l’iter del nuovo piano comunale sulla telefonia mobile: gestori possibilisti

 

Dopo la precedente bocciatura al Tar, la giunta approva il documento che fissa i parametri per l’installazione dei tralicci

Sulla delicata questione degli impianti di telefonia il Comune ci riprova. Nell’ultima seduta la giunta Dipiazza, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Bucci, ha approvato all’unanimità il Piano comunale di settore per la localizzazione degli impianti per la telefonia mobile. Norme tecniche di attuazione e allo stesso tempo indirizzi politici che, dopo il passaggio nelle sette circoscrizioni e in sesta commissione, per entrare in vigore dovrà essere approvato dal Consiglio comunale.
«Entro la fine del mese il Piano sarà presentato ufficialmente ai rappresentanti dei parlamentini rionali nella sede del Mib al Ferdinandeo», racconta Bucci. Non nascondendo il documento, ma aspettando la conclusione dell’iter prima di cantare vittoria. «Ricordo come la precedente delibera, dopo aver riscosso parere favorevole, venne bocciata dal Tar - dice l’assessore all’Urbanistica - da un ricorso presentato dai gestori di telefonia mobile...».
Quello delle antenne per la ricezione dei telefonini, insomma, è una questione molto delicata: da una parte i gestori, dall’altra i residenti e in mezzo le amministrazioni locali chiamate a rilasciare i permessi. Nel rispetto della leggi, nazionali e regionali, ma un domani anche delle norme tecniche di attuazione indicate proprio dal Comune. Un regolamento chiamato a tutelare la salute del cittadino dagli effetti dei campi elettromagnetici, allo stesso tempo salvaguardando i beni di interesse storico-culturale, paesaggistico e ambientale cercando di minimizzare l’impatto delle antenne sul territorio.
«Il Comune rinuncerà a posizionare antenne radiomobili sulle aree di sua proprietà», mette le mani avanti Bucci. Le aree incompatibili, recependo la legge regionale 28 del 2004, sono quelle degli asili nido, delle scuole di ogni ordine e grado, degli ospedali e strutture adibite alla degenza nonché quelle che ospitano attrezzature destinate all’assistenza di disabili, anziani e l’infanzia.
«Sarà inoltre rispettata la norma nazionale, più restrittiva di quella europea, che rispetto ai 50 microvolt per metro - spiega l’assessore all’Urbanistica - stabilisce le limitazioni dei valori di campo in 6 microvolt per metro. Una garanzia per la salute dei cittadini». All’interno del piano è riportata la mappatura delle antenne sull’intero territorio - «dove non è emerso, dopo i controlli dell’Arpa, alcun sforamento», dice Bucci - destinate a proliferare nei prossimi anni per supportare le nuove tecnologia.
Accanto alle aree incompatibili, le limitazioni riguarderanno anche i cimiteri, le chiese, le zone archeologiche e le zone di tutela ambientale individuate dal piano regolatore. «Rispetto al passato, dove le strutture erano molto invadenti, sarà calcolato anche l’impatto visivo in un contesto paesaggistico», ricorda Bucci. Spetterà alle commissioni competenti prescrivere azioni di mitigazione, fino al diniego dell’autorizzazione. «È un lavoro portato avanti da una commissione amplissima, incluso il rappresentante dei numerosi Comitati sorti in città per contrastare il proliferare delle antenne per telefonia mobile», dice Bucci non mancando di sottolineare come il Piano sia stato sottoscritto da tutti i componenti tranne l’astensione dei gestori.
Un parere favorevole incassato anche dal piano precedente, da parte delle sette circoscrizioni, che andranno presto ad analizzare tutte le disposizioni in materia. Senza una perimetrazione della città, salvo in un caso: il sito di Conconello-Monte Belvedere. Un’area che presenta già numerosi superamenti dei limiti di legge per la presenza di impianti di telecomunicazione. Fino alla rimozione delle antenne radio e tv, infatti, in quella zona non potrà essere rilasciata alcuna autorizzazione per l’installazione di impianti per la telefonia mobile.

Pietro Comelli

 

 
San Dorligo, l’opposizione sulla bocciatura del Corridoio 5: «Voto contro l’interesse di tutti» - La mozione dei consiglieri di Oltre il Polo
 
 «La maggioranza di centrosinistra del Comune di San Dorligo della Valle, bocciando la nostra mozione contro il Corridoio 5 in questo territorio, ha perso un’occasione, votando contro gli interessi della popolazione, che non vuole altri scempi di queste terre». I consiglieri di opposizione di centrodestra traggono amare considerazioni dall’esito della seduta consiliare di venerdì scorso, convocata su richiesta proprio della minoranza. Al voto una mozione dei consiglieri di «Oltre il Polo» (condivisa dai colleghi) per «negare qualsiasi opera – così nella mozione - che venisse intrapresa per la realizzazione dell’alta velocità che porterebbe alla devastazione dei nostri territori». E il dibattito è stato lungo (cinque ore) ed acceso. La maggioranza aveva presentato un emendamento in cui si toglieva la contrarietà e si chiedeva, invece, che il progetto fosse sottoposto, preliminarmente, all’attenzione della popolazione.
Emendamento respinto, e alla fine, mozione bocciata. In una conferenza stampa, ieri gli esponenti delle opposizioni hanno sottolineato: «L’argomento non è chiuso - così Giorgio Jercog, capogruppo di «Oltre il Polo» - Come poter pensare di avere vent’anni di cantieri e un’opera faraonica in un territorio già provato da insediamenti e superstrade?».
Il collega di «Rinnovamento di centro», Franco Majcen, ha aggiunto: «In aula ci sono state tensioni in maggioranza. Ma alla fine, i rappresentanti del Prc, votando assieme ai colleghi e bocciando la mozione, non hanno rispettato le idee del loro stesso partito, che pochi giorni fa a Bagnoli aveva organizzato un convegno per dire “no” al Corridoio 5 a San Dorligo». Dal capogruppo di «Uniti nelle tradizioni», Boris Gombac, una considerazione: «Davanti ad un’opinione pubblica molto sensibile su questo argomento, la maggioranza è in difficoltà. L’opposizione invece si è dimostrata compatta».
s.re.

 

 

Regione: cementificio, nuovi dati da Ass e Arpa - Chiesti ulteriori approfondimenti su tutela della salute e ambiente. Moretton: slitta la delibera

 

Vertice con il direttore generale Viero. La bozza del documento che dovrà approvare l’esecutivo attende ancora il via libera dei funzionari

TRIESTE La Regione convoca l’Azienda sanitaria della Bassa friulana e l’Arpa. E chiede nuovi chiarimenti sul cementificio di Torviscosa che, da settimane, agita sindaci, comitati, ambientalisti e Intesa democratica. I chiarimenti riguardano i pareri già forniti, ma a più voci contestati, sulle eventuali ricadute per l’ambiente e per la salute umana. E possono rivelarsi decisivi per i destini dell’impianto del gruppo Grigolin.
La giunta, dopo il parere favorevole ma consultivo della commissione sulla valutazione d’impatto ambientale, deve infatti dire sì o no all’impianto del gruppo Grigolin. Ma, prima di farlo, attende che la bozza di delibera - quella contro cui si è scagliato il diessino Mauro Travanut o, eventualmente, una riveduta e corretta - superi l’esame tecnico e poi legale. L’istruttoria, però, è tutt’altro che chiusa: lo testimoniano le richieste all’Arpa e all’Azienda sanitaria. Lo conferma il vicepresidente Gianfranco Moretton, spiegando in serata che la direzione centrale all’Ambiente ha chiesto ulteriori approfondimenti, e aggiungendo che «con ogni probabilità» la delibera non andrà in giunta venerdì.
I PRESENTI L’incontro che sancisce la necessità di nuove verifiche tecniche si tiene nella mattinata di ieri a Trieste. La Regione interviene con il direttore generale Andrea Viero, il segretario generale Vittorio Zollia e il direttore centrale ai Lavori pubblici Franco Scubogna; l’Ass della Bassa con il direttore generale Roberto Ferri e l’Arpa con un alto dirigente.
I PARERI Sotto la lente finiscono i pareri che l’Azienda sanitaria e l’Agenzia per l’ambiente hanno già formulato sul cementificio e che sono serviti alla commissione Via per esprimersi a favore, il 28 marzo, con 7 sì e 2 no (quelli degli ambientalisti). Ma, giacché quei pareri vengono letti in maniera opposta, e le audizioni presiedute da Uberto Fortuna Drossi ne hanno dato pubblica riprova, la Regione adesso ne chiede agli estensori l’interpretazione autentica.
L’ASS Nel caso dell’Azienda sanitaria, in particolare, l’interrogativo da sciogliere è apparentemente semplice: il parere di fine dicembre 2006, quello a firma di Carlo Piani e Clara Pinna, è favorevole o sfavorevole al cementificio? Sandro Metz, Mauro Travanut, molti sindaci e il comitato, da giorni, sottolineano che la relazione istruttoria del servizio Via registra testualmente un «parere sfavorevole». Eppure, aggiungono, la commissione dà alla fine parere favorevole: perché? Dario Gasparo, l’esperto del Cai, sollecita un chiarimento già il 28 marzo, come emerge a verbale. E, in risposta, una dei firmatari della relazione del servizio Via osserva che «l’Ass pone delle condizioni per cui il suo parere non può essere considerato in senso sfavorevole», se il servizio recepisce quelle condizioni nelle prescrizioni, come ha fatto.
L’ARPA Nel caso dell’Arpa, invece, i dubbi si concentrano sui dati raccolti da due centraline: dati che registrano uno sforamento dei parametri di legge non per la salute umana, ma per la protezione dell’ecosistema e della vegetazione. L’Agenzia, in un chiarimento successivo fornito alla commissione Via, evidenzia che quei dati non sono scientificamente validi, in quanto le centraline si trovano in una posizione che non rispetta il decreto ministeriale: sono cioé troppo vicine all’area del futuro cementificio. Ancora una volta, però, esplodono le contestazioni, le proteste, gli interrogativi: «Se i dati scientifici sono insufficienti, inconcludenti o incerti, perché non si ricorre al principio di precauzione?» sintetizza, per tutti, Metz. Si arriva a ieri quando la Regione, con i suoi uffici, decide di risolvere la «querelle». Chiedendo risposte univoche tanto all’Arpa quanto all’Ass.

Roberta Giani

 

 

La Cdl: due sindaci del sì collaborano con Moretton  - La replica: decisione del governo. Duz: nominato dopo che avevo dato l’ok al cementificio

 

Interrogazione di Lega e An sulla bonifica della laguna di Grado e Marano. Gottardo: il governatore ora darà la colpa al suo vice

TRIESTE La querelle sul cementificio amplia i suoi confini e approda in laguna. Un complicato intreccio che, leggendo tra le righe un’interrogazione presentata da Alessandra Guerra (Ln) e Adriano Ritossa (An), ha come protagonisti l’assessore Gianfranco Moretton e i sindaci di Torviscosa, Roberto Duz, e di San Giorgio di Nogaro, Pietro Del Frate. I due sindaci, infatti, unici a votare a favore del progetto del cementificio, sono anche componenti del gruppo di lavoro che affianca il Commissario, l’assessore Moretton (come deciso da un’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri), per procedere alle operazioni di bonifica che interessano la laguna di Grado e Marano. Il sindaco di Torviscosa è uno dei quattro soggetti attuatori (compenso mensile circa 2500 euro il mese) e quello di San Giorgio fa parte del comitato tecnico scientifico (circa 20 mila euro l’anno più rimborso spese). L’interrogazione chiede di sapere, dal presidente della giunta «se sia vero o meno che il Commissario della Laguna ha nominato un vicepresidente e se sì, chi sia e a quando risalga la nomina; a quanto ammontino gli eventuali emolumenti percepiti da Commissario e Vicecommissario della Laguna; se sia vera la notizia secondo la quale commissario e vice commissario avrebbero costituito una sorta di organismo interno di supporto, in caso affermativo, quando sia stato costituito, da chi sia composto e se siano previsti compensi per gli appartenenti a detto organismo». Il collegamento a Torviscosa è solo sullo sfondo dell’interrogazione, ma è chiaro che i consiglieri ipotizzino un presunto condizionamento dei sindaci, nel voto al progetto di Torviscosa, dovuto all'incarico a fianco del commissario.
Non raccoglie provocazioni Moretton che, con serenità si limita a confermare i compensi e aggiunge: «Non c’è alcun vicecommissario. Tutti i ruoli e i compensi, il mio è di 2800 euro il mese, sono pubblici visto che la mia nomina – così come avvenuto per quella di Ciani (ex assessore regionale di An, ndr) prima di me – è stata determinata con ordinanza del Presidente del Consiglio. Il sindaco di Torviscosa è uno dei quattro soggetti attuatori del progetto di bonifica, in quanto grande conoscitore delle complesse problematiche della laguna. Il sindaco di San Giorgio fa parte del comitato tecnico scientifico (formato da otto persone tra cui due rappresentanti degli enti locali ed esperti in materie ambientali). Ci sono inoltre consulenti del ministero». Non se la prende nemmeno più neanche il sindaco di Torviscosa che evidenzia come «ormai siamo in campagna elettorale. Quello che posso dire – spiega Duz - è che questa nomina è avvenuta ben dopo il parere sul cementificio, e all’epoca della decisione non era nemmeno in prospettiva un mio coinvolgimento nella commissione. Mi occupo dei problemi della laguna da sempre. Il nostro ruolo sarà ora quello di provvedere agli interventi urgenti di bonifica e poi di programmare quelli di mantenimento».
E sul cementificio di Torviscosa non molla la presa nemmeno Forza Italia. Isidoro Gottardo attacca Illy: «Non ci meraviglierebbe affatto vedere che tutte le responsabilità vengano scaricate sull'assessore all'ambiente, Moretton, e magari sull'Arpa. Che Illy voglia salvarsi sulla questione è evidente, ma che ora finga che il suo operato è stato fin qui dettato dal principio di cautela e pervaso da un sostanziale metodo democratico, è inaccettabile».
m.mi.

 

 
Travanut: «Inutili altri controlli Basta usare la logica» - Il capogruppo diesse replica
 
TRIESTE «Non capisco perché si affannano tanto. Perché rincorrono nuovi pareri o interpretazioni autentiche. C’è già tutto ed è tutto così logico». Mauro Travanut, il capogruppo della Quercia, non condivide il supplemento d’istruttoria che la Regione ha appena chiesto all’Arpa e all’Azienda sanitaria della Bassa. Lo giudica superfluo.
E lo dice apertamente come, da un mese in qua, contrasta apertamente il cementificio, denunciando anomalie e stranezze, checché ne dicano amici e avversari: «Basta applicare il primo principio di Aristotele, quello della non contraddizione che è uno dei pilastri della cultura occidentale, e la conclusione è inevitabile. L’impianto di Torviscosa non si può fare» afferma il diessino. Non temendo smentite, non più.
Prendiamo l’Arpa: «L’Agenzia per l’ambiente - afferma Travanut - dice che non ha i dati utili per l’ecosistema, che non può rilevarli, perché non ha le centraline adatte. E qual è la conclusione? Siccome i dati non esistono, il parere è positivo. Ma scherziamo? Ma come si fa? Ma come si può trasformare il ni-ente, che è niente, in ente?».
Prendiamo l’Ass della Bassa: «In quarta commissione - spiega il diessino - ne abbiamo chiesto l’audizione proprio per evitare che qualcuno si arrampicasse sugli specchi e dicesse che il parere è interpretabile. Non è così, e i verbali di quella seduta già trasmessi alla giunta lo testimoniano: l’Ass ha chiarito che quel parere è sfavorevole, e l’ha fatto con uno degli estensori».
La conclusione? «Se già io ho rilevato grossolane mancanze, non ho dubbi che l’integerrimo e capace Avvocato della Regione, cui spetta il parere legale sulla bozza di delibera, ne troverà ben altre. Basta aspettare: ormai tutti i reagenti sono nella pentola e la reazione che ne scaturirà è già definita per scienza».

 

 
Caso Torviscosa, aumenta il rischio di esposti e ricorsi
 

TRIESTE Anselmo Bertossi, il sindaco di Bagnaria Arsa, ha già preannunciato un ricorso automatico al Tar. Paolo De Toni, a nome del comitato «No al cementificio», ha rilanciato, minacciando anche l’esposto in Procura. La battaglia sul cementificio, tecnica per alcuni, politica per altri, rischia di diventare anche legale: ne è consapevole la giunta regionale cui spetta l’ultimo e decisivo parere. I pericoli potenziali, sulla carta, non arrivano solo dal fronte del «no»: «Chi può impedire che i proponenti del cementificio, a loro volta, impugnino la decisione?» fa notare un assessore.

 

 

Legge Carnia, contestazione a Illy e Marsilio. Oggi vertice di maggioranza

 

I capigruppo dei partiti di Intesa democratica si riuniscono per affrontare la questione Torviscosa nella seduta straordinaria del 23 maggio

TRIESTE Erano stati i primi a lanciare il sasso sottolineando in termini chiari il problema tecnico ma soprattutto quello politico. I Verdi, dopo aver annunciato l’uscita dalla maggioranza nel caso di autorizzazione alla costruzione del cementificio, hanno una posizione che raccoglie sempre più alleati. Anche perché con l’impegno dei Comitati dei cittadini la questione si fa ancor più delicata a poche settimane dalle amministrative. E proprio i comitati della Carnia contrari all’elettrodotto, ai quali si sono uniti gli anti-Tav e cementificio ieri hanno contestato (una ventina di persone) Riccardo Illy e Enzo Marsilio giunti a Tolmezzo per presentare il piano di sviluppo della Carnia.
Sul fronte politico dunque il fronte del no al cementificio non viene solo da Rifondazione comunista e dai Comunisti ma anche da parti di Ds e Margherita. Anche se i due partiti maggiori tentano di tenere le posizioni la sensazione è che, indipendemente dal parere della giunta, si aprirà un capitolo nuovo nella maggioranza. Maggioranza che oggi si ritrova per una riunione dei capigruppo. Sul tavolo anche la questione-cementificio e l’atteggiamento da tenere nel prossimo Consiglio straordinario del 23 maggio. «Ho chiesto che sull’argomento si facesse un vertice di maggioranza ma i partiti maggiori erano contrari - dice Bruna Zorzini Spetic dei Comunisti italiani -. Sarebbe necessaria invece una riflessione a tutto tondo su una questione di democrazia. Comunque presenterò ai capigruppo una mozione nella quale faccio un forte richiamo al programma di Intesa su sviluppo e ambiente. Nella mozione chiedo al presidente di non procedere alla deliberazione ma di approfondire prima tutti gli aspetti». «Illy è sempre stato pragmatico - spiega il Verde Alessandro Metz - ci auguriamo lo sia anche in questa circostanza. Le criticità sono emerse nelle due audizioni. Il tema centrale, oltre a quello dell’ambiente, è il metodo utilizzato per prendere le decisioni. Dobbiamo lavorare con il territorio e non contro. Se il cementificio passa sarà un problema di tutti. Ma anche se la giunta dice no sulla vicenda dovremo aprire una profonda riflessione politica». «In Consiglio - sottolinea Kristian Franzil di Rifondazione - è emersa l’inadeguatezza della procedura del Via e la necessità di ridare credibilità all’Arpa. L’unica soluzione è che la giunta voti contro e si riveda la richiesta e il progetto dell’impresa attraverso la modalità europea del Vas (valutazione ambientale strategica) che prevede l’analisi di parametri più complessi».

 

 

RIGASSIFICATORI I PERCHE’ DEL NO

 

Ogni volta che sembra avvicinarsi un'eventuale decisione, o comunque l'annuncio di un orientamento che possa anticiparla, esplode e risorge il dibattito sui rigassificatori: si torna a discuterne sugli aspetti tecnici, sulla necessità di una loro maggiore chiarezza, sui possibili effetti del raffreddamento del mare, sulle prospettive economiche, sulle conseguenze ambientali, sui rischi per la sicurezza della gente. Molte persone ai vertici d'importanti enti politici o di amministrazioni pubbliche hanno preso posizione a favore della realizzazione di un rigassificatore a Trieste e più in particolare di quello di Gas Natural a Muggia.

Lo hanno fatto affermando che l'interesse generale e cioè le necessità energetiche della città e del Paese devono prevalere. Il fronte dei favorevoli è capeggiato da Riccardo Illy con il suo decisionismo senza remore che suscita una forte opposizione interna ed esterna, così da rischiare di renderlo impopolare tanto da compromettere il risultato della sua ricandidatura a presidente della Regione. Lo segue a ruota il sindaco Dipiazza, che con il suo pragmatismo non vede che "casette" in Porto Vecchio e guarda con favore al rigassificatore della Gas Natural soprattutto come contropartita per disinquinare gratis l'area ex Esso e fare aumentare le ricadute economiche per il Comune.
Ma anche il presidente degli industriali Corrado Antonini e quello dell'Ezit Mauro Azzarita si sono espressi a favore: quest'ultimo, anzi, ha affermato di essere una persona cosciente e, come tale, di avere portato il Cda dell'Ezit all'Ok nella ferma convinzione che costruire l'impianto di Zaule sia necessario, a dispetto della protesta che monta da parte dei comitati e dei cittadini di Trieste, i quali, come al solito, protestano per qualsiasi cosa, perché nulla può, né deve esser fatto, "nel mio cortile". Ha chiuso la serie di queste prese di posizione in cerca di coinvolgere e trascinare il consenso dell'opinione pubblica, niente meno che il presidente del Consiglio Romano Prodi, il quale, appena arrivato a Trieste per partecipare al G8, ha dichiarato alle Tv e alla stampa: "Mi auguro che si faccia a Trieste il rigassificatore"!
Ebbene, noi ci auguriamo, invece, che di rigassificatori a Trieste non se ne facciano proprio e siamo anzi certi che non se ne faranno! Perché? Per le seguenti ragioni. Abbiamo detto fin dal primo momento che il problema non può essere visto solo da un punto di vista tecnico o di convenienza economica, ma che è la politica - una volta analizzati gli aspetti tecnici e i rischi collettivi - a dover avviare una fase di consultazione democratica, perché nessuno può avere il diritto di sostituirsi ai cittadini nel calare dall'alto la scelta e la decisione su una questione tanto importante da compromettere l'avvenire del nostro porto e del territorio, la sicurezza dell'ambiente e di centinaia di migliaia di persone, nonchè l'intera "strategia globale" per lo sviluppo e per il futuro della città.
Riteniamo di essere anche noi "persone coscienti" e ci chiediamo francamente come altre persone che si definiscono tali possano immaginare che un impianto come il rigassificatore progettato dalla Gas Natural, possa essere concepito ed insediato nel golfo di Trieste, ma ancor meno nel ristretto e piccolissimo golfo di Muggia! Il nostro parere, al contrario, è che qualsiasi "persona ragionevole" non dovrebbe avere nemmeno bisogno di attendere i vari pareri del Via, dell'Arpa, del governo e del ministero dell'Ambiente sull'impatto ambientale, perché la drammaticità dell'impatto ambientale è insito nel progetto stesso: per come è stato concepito e per dove vorrebbe essere insediato. Riteniamo, pertanto, che nessun ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, ma nemmeno alcun funzionario di quel ministero che sia dotato di un minimo di sensibilità, potrà concedere il nulla osta ad un disastro ambientale annunciato quale sarebbe il rigassificatore della Gas Natural nella baia di Muggia. Fra i 13 progetti di rigassificatori al vaglio del governo in tutta Italia (dei quali sarebbe opportuno conoscere l'iter e saperne qualcosa di più), questo è sicuramente il primo a dover essere escluso.
Ho avuto occasione di partecipare alla battaglia combattuta e vinta nel 1996, quando ero consigliere regionale, contro il progetto della Snam di costruire un terminal di Gnl nel golfo di Monfalcone. A seguito della diffusa contrarietà delle popolazioni costiere, il 29 settembre 1996, fu indetto un referendum popolare che, nonostante la potenza della Snam e i grandi mezzi di propaganda pubblicitaria messi in atto, sconfisse definitivamente l'attuazione del progetto con ben il 62,1% di voti contrari. Non si dica, quindi, che indire un referendum contro il progetto della Gas Natural non sarebbe oggi possibile, perché ciò è già stato fatto ed è quanto "democraticamente" sarebbe alla fine inevitabile, qualora fosse stato esaurito inutilmente ogni altro metodo atto a dar voce alla volontà popolare.
I responsabili di oggi si rileggano, in proposito, la relazione di Stefano Asquini agli atti del Convegno promosso dal Comune di Monfalcone il 20 giugno 1997 per non disperdere i risultati dell'esperienza compiuta con il precedente referendum popolare contro il progetto della Snam. I contenuti del dibattito sul tema "Decidere con la città: le opere d'interesse nazionale fra Authority e Partecipazione", rappresentano una "lezione", giuridica, politica, morale e filosofica, anche di alto livello internazionale, proprio sullo "sviluppo sostenibile" e le "nuove modalità di formazione delle decisioni che tengano conto del pubblico, anche in maniera indiretta, attraverso la partecipazione".
Non si dica, dunque, che il referendum è impossibile. Si dica, piuttosto, che sarebbe inutile farlo, giacché tutti sanno benissimo quale sarebbe l'enorme percentuale dei voti di contrarietà che dallo stato d'animo espresso dalla popolazione già si possono presumere. Non ci si azzardi, perciò, neanche a dire che "l'interesse generale deve sempre prevalere", perché quando "nel mio cortile" si viene a proporre progetti e insediamenti così assurdi e inaccettabili come quello della Gas Natural, il cittadino acquisisce non solo il diritto, ma il vero e proprio dovere di difendere il proprio futuro e quello delle future generazioni.
Concludo sottolineando, d'altronde, una consultazione democratica c'è già stata e coloro che sono stati eletti proprio per essere i rappresentanti della volontà popolare si sono già espressi all'unanimità contro qualsiasi progetto di rigassificatori nel golfo di Trieste: così hanno fatto i Consigli circoscrizionali della città, così ha fatto - con buona pace del Sindaco Dipiazza - il Consiglio Comunale di Trieste, così hanno fatto quello di San Dorligo ed ancor più quello di Muggia.
Dunque, tutti coloro che continuano ad affannarsi nell'esprimere un'opinione favorevole, dev'essere chiaro che stanno assumendo un atteggiamento anti democratico e ciò - verdi, ambientalisti, "rete dello sviluppo insostenibile" a parte - non potrebbe rimanere senza serie conseguenze, perché la gran parte della popolazione è contraria e anche chi, come me, ha sempre avuto posizioni politiche diverse, questa volta è con loro.
Gianfranco Gambassini - ex consigliere regionale Fvg
 

 
Clima, l’Ue: «L’Italia tagli il tetto delle emissioni» - Pecoraro Scanio: «L’avevo previsto». A New York vertice sull’effetto serra
 
Bruxelles ha chiesto al governo Prodi di ridurre del 6,3% le quote di anidride carbonica per rispettare il protocollo di Kyoto
Cosa bisognerà fare? Il ministro: «Il sacrificio maggiore spetta al settore del carbone che è quello che contribuisce di più alla produzione di Co2»
Nel quadro degli accordi di Kyoto, per combattere i mutamenti climatici, l’Italia, come gli altri parter dell’Unione europea, è tenuta a fissare un piano in cui viene stabilita la quantità di anidride carbonica che ogni industria potrà scaricare annualmente nell’atmosfera nel quinquennio 2008-2012, è obbligata a calcolare un tetto massimo nazionale e a presentare il tutto a Bruxelles.
Nell’ambito degli accordi di Kyoto, è previsto anche lo scambio di emissioni tra le varie industrie, vale a dire che se un’impresa non arriva a produrre la quantità di gas serra che le viene assegnata può vendere sul mercato la differenza. Si profila quindi un pesante costo aggiuntivo per il mondo produttivo italiano. Tenendo conto che ogni tonnellata di anidride carbonica ha sul mercato un prezzo di 20 euro, se le imprese del nostro paese vorranno comparare la differenza di 13,2 milioni di tonnellate l’anno che vi è tra quanto stabilito dal piano nazionale e quanto concesso dalla commissione dovranno sborsare nell’arco del quinquennio 2008-2012 un miliardo e 320 milioni di euro. Un aggravio che per molte piccole e medie aziende italiane può tradursi in una vera e propria stangata.
Oltre alla riduzione, la commissione chiede all’Italia anche «maggiore chiarezza sul trattamento che riserverà alle nuove industrie che entreranno nel sistema di scambio di emissioni» per le quali il governo aveva accantonato 16 milioni di tonnellate di emissioni l’anno all’interno del tetto nazionale di 209 milioni. L’esecutivo comunitario chiede inoltre al nostro paese di inserire nel piano anche le emissioni degli impianti di combustione, come hanno fatto tutti gli altri stati.
La sforbiciata al piano dell’Italia, che è stato il 21.Mo paese a presentarlo a Bruxelles, non è comunque un’accezione perché fino ad ora solo le proposte di Francia, Gran Bretagna e Slovenia sono passate indenni dall’esame dell’eurogoverno. Il piano delle emissioni nazionale è stato presentato a Bruxelles dopo un lungo braccio di ferro tra il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che giocava al ribasso, e quello dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, che giocava al rialzo. La Commissione, autorizzando un quantitativo di emissioni di 195,8 milioni di tonnellate annue ha in pratica dato ragione a Pecoraro Scanio che aveva proposto una cifra molto vicina.
Nessuna sorpresa quindi per il ministro dell’Ambiente secondo cui il suo staff «aveva fatto una proposta coerente con l’indirizzo dato dall’Unione europea». «Non sono un veggente - ha detto Pecoraro Scanio - ma solo previdente».
«Cosa bisogna fare? - si è chiesto il ministro - Ridurre il piano, lavorare affinché altri settori come trasporti ed edilizia contribuiscano facendo così capire agli industriali che non si chiede solo a loro. E comunque ovvio - ha aggiunto il titolare dell’Ambiente - che bisogna chiedere che il sacrificio maggiore lo faccia il settore del carbone che è quello che contribuisce di più alla produzione di anidride carbonica ed è quello che ha i maggiori profitti ai costi più bassi».
Ha preso il via ieri, intanto, a New York un summit sui cambiamenti climatici, chaimato C40 Large Cities Climate Summit, che si propone di prendere iniziative concrete sulla base di una verità indiscutibile: sono le città, soprattutto le grandi metropoli, a inquinare più di ogni altra parte del mondo ed è logico dunque che siano i sindaci dei più grandi centri urbani al mondo a proporre iniziative per contenere le emissioni di gas nocivi per l’ambiente. Sono arrivati da ogni angolo del mondo. C’è il sindaco di Sao Paulo e quello di Addis Abeba, c’è il primo cittadino di Tokyo e quello di Toronto. Sono ospiti di Michael Bloomberg, il sindaco di New York che si è riproposto di trasformare la Grande Mela nella città più verde d’America.

 

 

 

 

IL SOLE 24 ORE - MARTEDI' , 15 maggio 2007

 

 

Protocollo di Kyoto: sì della Ue (con taglio del 6,3%) al piano dell'Italia sui gas serra

P. F.

La Commissione europea, maertedì 15 maggio, ha accettato il Piano nazionale di allocazione delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) dell'Italia per il periodo 2008-2012 a patto di diminuire il totale delle emissioni consentite da 209 milioni di tonnellate a 195,8 per una riduzione totale del 6,3 per cento. Il piano si inserisce nel contesto del sistema di scambio di emissioni europeo che serve a rispettare il protocollo di Kyoto per la riduzione di emissioni di gas serra. L'approvazione della Commissione dovrà considerarsi automatica una volta che l'Italia abbia apportato gli opportuni cambiamenti.

«L'Europa è fermamente determinata a raggiungere il suo obiettivo del protocollo di Kyoto - ha dichiarato il commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas in una nota - e a fare del sistema di scambi di quote di emissioni uno strumento per permettere di lottare efficacemente contro il cambiamento climatico». La decisione - ha proseguito Dimas - «testimonia chiaramente questa determinazione. La Commissione valuta tutti i piani nazionali in maniera coerente al fine di garantire un trattamento equo tra tutti gli Stati membri. È in questo modo che è stato valutato il piano dell'Italia e gli stessi criteri saranno applicati ancora da esaminare». Oltre a una riduzione della quantità delle emissioni consentite la Commissione chiede all'Italia di modificare il suo piano con informazioni più ampie sul «il trattamento che l'Italia riserverà ai nuovi entranti nel sistema di scambio di quote di emissioni», di includere le installazione di combustione.
Pecoraro Scanio. Per il taglio delle emissioni chiesto dall'Ue «Chiederemo qualche sacrificio all'industria del carbone» ha detto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, in merito ai tagli decisi a livello Ue per quanto riguarda il piano nazionale delle emissioni 2008-2012. «Se c'è un settore che deve dare una mano - ha detto Pecoraro Scanio - è quello del carbone. Il carbone costa poco, produce molta CO2 e consente i maggiori guadagni. Ne parlerò con il ministro Bersani».
Ci sono state «pressioni» e «si è tentato di fare una forzatura» sulle quote di emissione di gas serra contenute nel Piano nazionale presentato dall'Italia alla Commissione europea, haaggiunto il ministro dell'Ambiente, intervenendo alla presentazione del piano di efficienza energetica di Eni. Pecoraro Scanio, ha comunque sottolineato che «se evitiamo le furberie siamo un Paese che può fare molto» soprattutto sul piano dell'efficienza energetica che «conviene all'Italia perché se puntiamo sull'efficienza guadagniamo due volte»: attraverso di risparmi collegati ai minori consumi e con l'esportazione delle tecniche per migliorare l'efficienza.
Dodici criteri. I piani nazionali di assegnazione fissano per ciascuno Stato membro il limite dei quantitativi totali di CO2 che possono essere emessi dagli impianti che rientrano nel sistema Ue di scambio delle quote di emissione e specificano il numero di quote di emissione di CO2 spettanti a ciascun impianto. La Commissione è responsabile della valutazione dei piani nazionali proposti dagli Stati membri sulla base di 12 criteri di assegnazione indicati nella direttiva sullo scambio di quote di emissioni.
I criteri di valutazione sono finalizzati a garantire, tra l'altro, che i piani siano coerenti a) con il rispetto da parte della Ue e degli Stati membri degli obiettivi del protocollo di Kyoto, b) con il livello reale delle emissioni accertate indicato dalla Commissione nelle relazioni annuali sullo stato di avanzamento e c) con le potenzialità tecnologiche di riduzione delle emissioni. Su questa base la Commissione chiede all'Italia di ridurre il limite proposto di 13,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente anno, portandolo così a 195,8 milioni di tonnellate. Altri criteri di valutazione riguardano aspetti quali la non discriminazione, la concorrenza all'interno della Ue e le norme sugli aiuti di Stato, oltreché aspetti tecnici.
Le modifiche richieste. I cambiamenti. In questo senso la Commissione invita l'Italia a apportare altri cambiamenti al piano in relazione ai seguenti punti: l'Italia dovrebbe fornire maggiori informazioni sul trattamento che riserverà ai nuovi soggetti che entreranno nel sistema di scambio delle quote di emissione; l'Italia dovrebbe inserire nel piano gli impianti di combustione (ad esempio gli impianti di cracking), come fatto da tutti gli altri Stati membri. è necessario eliminare diversi adeguamenti ex-post previsti; il quantitativo massimo totale dei crediti di emissione concessi a titolo di progetti che rientrano nel protocollo di Kyoto, eseguiti in paesi terzi sulla base delle norme di detto protocollo e che gli operatori possono utilizzare per rispettare i propri impegni in materia di emissioni, non devono superare più del 15% circa del totale annuo.

 

     Informazioni sintetiche sui 21 piani fin qui valutati:

Quote di emissione approvate per il 2005-2007, emissioni accertate nel 2005, limiti proposti per il periodo 2005-2007, limiti approvati per il periodo 2008-2012, emissioni supplementari relative al periodo 2008-2012 e limiti imposti all’uso dei crediti derivanti da progetti di riduzione delle emissioni in paesi terzi.

 

Stato membro

Limite del 1° periodo

Emissioni accertate 2005

Limite proposto 2008-2012

Limite approvato 2008-2012

Emissioni supple-mentari 2008-2012[1]

 

Limite di crediti da progetti di attuazione congiunta (JI) , meccanismo di sviluppo pulito (CDM) in %[2]

Austria

33,0

33,4

32,8

30,7

0,35

10

Belgio

62,1

55,58[3]

63,3

58,5

5,0

8,4

Rep. ceca

97,6

82,5

101,9

86,8

n.a.

10

Estonia

19

12,62

24,38

12,72

0,31

0

Francia

156,5

131,3

132,8

132,8

5,1

13,5

Ungheria

31,3

26,0

30,7

26,9

1,43

10

Germania

499

474

482

453,1

11,0

12

Grecia

74,4

71,3

75,5

69,1

n.a.

9

Irlanda

22,3

22,4

22,6

21,15

n.a.

21,91

Italia

223,1

225,5

209

195,8

n.n. [4]

 

14,99

Lettonia

4,6

2,9

7,7

3,3

n.a.

5

Lituania

12,3

6,6

16,6

8,8

0,05

8,9

Lussemburgo

3,4

2,6

3,95

2,7

n.a.

10

Malta

2,9

1,98

2,96

2,1

n.a.

da determ.

Paesi Bassi

95,3

80,35

90,4

85,8

4,0

10

Polonia

239,1

203,1

284,6

208,5

6,3

10

Slovacchia

30,5

25,2

41,3

30,9

1,7

7

Slovenia

8,8

8,7

8,3

8,3

n.a.

15,76

Spagna

174,4

182,9

152,7

152,3

6,7[5]

ca. 20

Svezia

22,9

19,3

25,2

22,8

2,0

10

UK

245,3

242,4[6]

246,2

246,2

9,5

8

TOTALE

2057,8

1910,66[7]

2054,92

1859,27

53,44

-

 

[1]     I dati riportati nella presente colonna comprendono le emissioni di impianti che sono entrati nel sistema di scambio nel periodo 2008-2012 a seguito di un ampliamento del campo di applicazione deciso dagli Stati membri  ma non i nuovi impianti che hanno aderito al sistema in settori che erano già presenti nel primo periodo di scambio delle quote.

[2]     Il limite JI/CDM è espresso come percentuale del limite imposto allo Stato membro e indica in che misura le imprese, per compensare le proprie emissioni, possano restituire crediti JI o CDM anziché quote del sistema UE di scambio. I crediti in questione derivano da progetti di riduzione delle emissioni eseguiti in paesi terzi in applicazione dei meccanismi di flessibilità previsti dal protocollo di Kyoto e noti come attuazione congiunta e meccanismo di sviluppo pulito.

[3]     Inclusi gli impianti che il Belgio ha deciso di escludere provvisoriamente dal sistema nel 2005.

[4]     L’Italia deve inserire ulteriori impianti. Il quantitativo delle emissioni supplementari non è ancora noto 

      in questa fase.

[5]     Ulteriori impianti e emissioni per oltre 6 milioni di tonnellate sono già stati inseriti dal 2006.

[6]     Le emissioni accertate del 2005 non comprendono quelle di impianti che il Regno Unito ha deciso di escludere provvisoriamente dal sistema nel 2005 ma che saranno prese in conto nel periodo 2008 -2012 e che sono stimate in circa 30 milioni di tonnellate.

[7] Il totale delle emissioni accertate del 2005 non comprendono quelle di impianti che il Regno Unito

    ha deciso di escludere provvisoriamente dal sistema nel 2005 ma che saranno prese in conto nel periodo 2008 -2012 e che sono stimate in circa 30 milioni di tonnellate.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 15 maggio 2007

 

 

Sindaci e comitati in aula: «No al cementificio» - Strassoldo: rifiutiamo un modello di sviluppo inaccettabile. Fortuna Drossi: cambiare parere è da saggi

 

CASO TORVISCOSA Le audizioni in consiglio regionale. I primi cittadini e i leader della protesta popolare: dati inattendibili, l’intera procedura è ambigua

TRIESTE Ci ha messo un po’, complice i dubbi di diessini e diellini, a farsi ascoltare. Ma, alla fine, la voce del territorio - quella che il diessino Mauro Travanut chiedeva di raccogliere già in aprile - «conquista» il consiglio regionale. E, nel secondo e ultimo round di audizioni sul cementificio di Torviscosa assurto ormai a «caso politico», rinnova obiezioni, dubbi, sospetti. Persino minacce se il comitato «No al cementificio» preannuncia, nel caso in cui Riccardo Illy e la sua giunta dicessero sì, barricate legali: «Ricorreremo al Tar o presenteremo denuncia in Procura se arriverà il sì» dichiara, pubblicamente, Paolo De Toni.
Ma la voce del territorio, nell’audizione di quattro ore e più che il presidente della quarta commissione Uberto Fortuna Drossi governa, prova innanzitutto a spiegare i motivi del suo no all’impianto del gruppo Grigolin. Ed è una voce che parte dalla Provincia di Udine, passa per almeno dodici dei quattordici sindaci convocati, raggiunge Wwf, Cai e Fontanili, risparmiando solo il consorzio industriale dell’Aussa Corno e l’associazione Tecnosophia.
Ma perché tanta ostilità? Perché tanta contrarietà? I protagonisti dell’audizione, chiedendo pressoché all’unanimità una pausa di riflessione alla giunta, temono per la salute dei cittadini, per l’ambiente, per il turismo e per lo sviluppo della Bassa. Non si sentono rassicurati né dall’iter autorizzativo di cui denunciano stranezze, anomalie, incomprensioni né dalle «37 prescrizioni» che più d’uno giudica «impossibili da rispettare». Non capiscono nemmeno perché un cementificio sia così strategico.
Nel mirino, in particolare, finisce il famoso parere dell’Azienda sanitaria, quello che non ha impedito alla commissione Via di dire sì: «Come si fa a dire che non è sfavorevole? Basta leggerlo» dice Fulvio Tomasin, sindaco di Terzo d’Aquileia. «Certo, il parere dell’Ass è sfavorevole. Lo confermo anch’io e aggiungo che la nostra preoccupazione principale riguarda la salute» aggiunge Federico Cressati, sindaco di Palmanova.
Nel mirino, ancora, finisce l’altrettanto famoso parere dell’Arpam quello che sconfessa dati sull’inquinamento forniti da centraline mal posizionate: «Inattendibile» sentenzia il comitato. «Ma tutta la procedura è ambigua» rilancia il sindaco di Grado. «Mi auguro, infatti, che si rifaccia da capo» chiosa quello di Aiello. Intanto, denunciando livelli di ozono e polveri sottili «già oggi al limite», il comitato punta il dito contro un’altra «stranezza»: «Il cementificio fa parte di un piano unico del gruppo Grigolin che prevede anche l’apertura della cava di Raveo e l’ampliamento di quella di Caneva. Ma la Regione - attacca De Toni - ha artificiosamente fatto uno spezzatino di quel piano per eludere una valutazione complessiva».
Poi, e non sono meno pesanti, arrivano le critiche più politiche: «In 50 anni il territorio è stato assassinato» sentenzia Marano. «Il cementificio è una bestemmia per chi crede nel turismo. Un’idiozia» aggiunge Lignano. E Marzio Strassoldo, il presidente della Provincia di Udine, sintetizza: «I costi sono superiori ai benefici: 80-100 posti di lavoro non bastano a giustificare il peggioramento di un ambiente già compromesso e le ricadute negative sul turismo. Eppoi, il modello di sviluppo è inaccettabile, perché il cemento si fa in Turchia, e non certo a ridosso di Grado e Lignano».
Non a caso, incalza Strassoldo, «la Provincia di Udine conferma il no espresso già nell’agosto 2006. Quanto emerso successivamente non ci ha fatto cambiare idea». Nessuno pensi a scelte fatte a cuor leggero: «Abbiamo chiesto alla commissione tecnico-consultiva Via ben 53 chiarimenti. Dalle risposte, dagli approfondimenti e dalla successiva convocazione di alcuni sindaci della zona - ricorda l’assessore all’Ambiente Fabio Marchetti - è scaturito il parere negativo».
E i sì al cementificio? Sono pochi, davvero, almeno in audizione. Tullio Bratta, il presidente del Consorzio Aussa Corno, auspica che non si «ponga un no sullo sviluppo industriale della Bassa». Cristina Sponza, a nome dell’associazione Tecnosophia, conferma l’assenza di motivi validi per opporsi al cementificio. Ma alla fine persino Roberto Duz e Pietro Del Fabbro, i sindaci dei comuni di Torviscosa e San Giorgio che hanno votato a favore, ammettono dubbi. E si rimettono a chi deve dire l’ultima parola: Illy, appunto, con i suoi assessori.
Ma quali sono i tempi? La giunta deve pronunciare entro il 2 giugno il sì o il no decisivi al cementificio: una decisione tecnica ricca tuttavia di risvolti politici. Nell’attesa, e nella convinzione ormai diffusa che la giunta non si esprimerà prima del consiglio straordinario chiesto dall’opposizione e in programma il 23 maggio, gli appelli della maggioranza si rafforzano. Fortuna, annunciando che stenderà una relazione e la invierà a consiglieri e giunta, esce allo scoperto. E, citando Socrate, lancia un appello inequivocabile a Illy e alla giunta: «Il cambiar parere è dei saggi». Rifondatori, verdi e comunisti italiani reiterano il «no» al cementificio. E persino diessini e diellini non nascondono il disagio.

Roberta Giani

 

 
CEMENTIFICIO: dubbi anche dal fronte del «sì». Duz: più garanzie sulla salute
 
TRIESTE Li hanno bollati come i sindaci del sì. Roberto Duz e Pietro Del Frate, sindaci di Torviscosa e San Giorgio di Nogaro, rivendicano le scelte fatte: «Un no preventivo era impossibile». Al contempo, però, non nascondono i dubbi. Duz avverte anzi che quel sì diventerà un no, se la Regione non fornirà un chiarimento su salute dei cittadini e tutela dell’ambiente: «L’avevamo chiesto già nella delibera in cui davamo un parere favorevole condizionato al cementificio. Io, per primo, voglio quel chiarimento: voglio sapere se il mio comune è salvaguardato e se le valutazioni tecniche sono inappuntabili. Ci sono troppi malintesi, pochi sanno di cosa si sta parlando, ma ormai anche i bambini di Torviscosa discutono di polveri sottili, e questo è tragico». Concorda Del Frate: «Quando abbiamo deliberato avevamo solo il progetto dell’impresa, non conoscevamo i pareri di Ass, Arpa e Via. E quindi è evidente che, adesso, ci sorgano dei dubbi: spetta alla Regione risponderci e soprattutto assumere la decisione più corretta».

 

 

CEMENTIFICIO: Gasparo conferma le accuse di Gemiti: «Tra le anomalie anche il trasferimento di Predonzan»  - I dubbi dell’Avvocatura, chieste spiegazioni all’Ass

 

CASO TORVISCOSA Si attende il parere dell’ufficio legale della Regione. Travanut: ora Illy non potrà ignorare i vizi oggettivi. Decisione entro il 2 giugno

TRIESTE «Sono convinto che Riccardo Illy, alla luce dei dati già emersi e del parere legale che non potrà ignorare vizi oggettivi, non potrà avallare un parere favorevole al cementificio». Mauro Travanut è il solo a dirlo esplicitamente. Ma non è il solo a pensarlo, o a sussurrarlo, non più: «L’exit strategy è già in atto. Il presidente - confidano a palazzo - attende il parere legale dell’Avvocatura che ancora non c’è ma che, da quanto trapela, non dovrebbe essere positivo».

«L’Avvocatura - aggiungono, ancora, in maggioranza - ha chiesto all’Azienda sanitaria della Bassa un’interpretazione autentica del suo parere su Torviscosa e ha espresso perplessità su un passaggio decisivo per il sì finale della commissione Via, e cioé il passaggio in cui l’Arpa segnala l’assenza di dati veritieri causa il posizionamento sbagliato delle centraline, senza che ne segua la richiesta di nuove misurazioni».
Vero? Falso? Di sicuro c’è che, nel giorno in cui in piazza Oberdan si consuma il secondo atto delle audizioni sull’impianto del gruppo Grigolin e si celebra l’imponente sfilata di sindaci, comitati e associazioni ambientaliste in gran parte ostili, riecheggiano con forza e in pubblico non solo i dubbi del territorio, ma anche l’ultima e pesante denuncia. Quella di «interferenze politiche» sui lavori della commissione tecnica che, il 28 marzo, ha dato parere favorevole al cementificio.
Fabio Gemiti, il consulente del Wwf che siede in quella commissione, non torna indietro. Anzi, in audizione, argomenta, dettaglia, rilancia. Ma soprattutto non si trova da solo. Dario Gasparo, l’esperto del Cai che lo affianca in quella stessa commissione, usa toni più soft ma confida analogo «disagio»: «il disagio di un biologo» nei confronti di una decisione «che mi pare risponda più a logiche politico-economiche che tecniche». Al contempo, conferma «le coincidenze spiacevoli» che, in sede di valutazione d’impatto ambientale, si sono verificate.
I PASSAGGI L’iter autorizzativo su Torviscosa, come ricorda Gasparo, non è rapidissimo: il servizio regionale Via, ai primi di febbraio, formula una prima istruttoria in cui esprime parere negativo. La commissione tecnica Via, che su quell’istruttoria deve basarsi, viene convocata ma salta all’ultimo minuto per mancanza di numero legale. Nel frattempo interviene l’Arpa e fornisce un’integrazione in cui, di fatto, sconfessa i dati sull’inquinamento delle centraline. Successivamente arriva anche un supplemento di istruttoria del servizio regionale Via con un parere assai più morbido. Infine, il 28 marzo, la commissione Via presieduta per legge dall’assessore Gianfranco Moretton, si riunisce e dice sì. Finisce 7 a 2: Gemiti e Gasparo sono i soli contrari.
GLI ASSENTI Ma i due esperti di Wwf e Cai, adesso, sollevano dubbi. Innanzitutto sulla seduta della commissione che, in presenza di un’istruttoria nettamente sfavorevole, viene rinviata: «Abbiamo testimonianze che, in via Giulia, c’erano i componenti necessari a garantire il numero legale. E sappiamo che il docente universitario Francesco Marangon stava arrivando quando gli è stato detto che non serviva» afferma, in aula, Gemiti. Gasparo aggiunge: «Non ricordo sia mai successo in tre anni. Di solito, veniamo contattati il giorno prima, proprio per evitare problemi».
IL CASO PREDONZAN Non è l’unica «stranezza» che l’esperto del Cai segnala: «Ce n’è un’altra che ho segnalato e fatto mettere a verbale. La prima istruttoria del servizio Via, quella contraria, reca tre firme. La seconda solo due anche perché, e proprio nel giorno in cui ci doveva essere la riunione della commissione, uno dei funzionari è stato spostato d’ufficio». È Dario Predonzan, dipendente regionale nonché uomo di spicco del Wwf, spiega ancora Gasparo. «Devo aggiungere - continua - che l’assessore mi ha risposto subito, spiegando che la lettera di trasferimento era stata spedita ancora a dicembre, prima quindi del caso Torviscosa. Ne ho preso atto lamentando la spiacevole coincidenza».
LE PRESCRIZIONI Ma che dire della sostituzione in corsa del delegato dell’Arpa «che aveva detto no alla cava di Raveo» con il direttore dell’agenzia «sino a quel momento assente ai lavori della commissione Via»? E che dire, ancora, delle prescrizioni? Gemiti definisce singolari tempi e modi di presentazione, Gasparo concorda: «Di solito, il servizio Via ci presenta le prescrizioni prima che ci riuniamo per consentirci. Ma il 28 marzo, nella riunione decisiva, ce le siamo trovate davanti all’ultimo minuto. E io ho votato no perché, per me, l’istruttoria iniziale del servizio Via, con 13 no e 3 sì, resta corretta. E la documentazione integrativa dell’Arpa non basta».
LA REPLICA Moretton, da Roma, registra le accuse. Ma non si scompone. Ricorda che «la presidenza e la composizione della commissione sono stabilite per legge». E rimanda ai verbali ufficiali che già «chiariscono» tutto. Su Predonzan e sul suo trasferimento deciso in tempi non sospetti. E sulla seduta saltata all’ultimo minuto: non solo non c’era il numero legale, ma il direttore del servizio Via era malato. Impossibile, dunque, procedere...

 

 

An: commissari condizionati? Scatti la denuncia - Gottardo (Fi): se Moretton era presente, evidentemente riteneva utile un suo intervento

 

La Guerra (Lega): «Non bisogna avere troppa fretta nel chiudere la vicenda. Altrimenti sorge il sospetto che si nasconda qualcosa»

PORDENONE Le parole di Fabio Gemiti, rappresentante del Wwf nella commissione Via che ha sdoganato il progetto del cementificio, pesano come macigni. Anche tra i banchi dell’opposizione. «Se Gemiti sa di effettivi condizionamenti sui rappresentanti della commissione, li denunci». L’invito arriva dall’ex assessore all’Ambiente, Paolo Ciani, oggi consigliere di An. «Le affermazioni che fa Gemiti, che peraltro conosco perché sedeva in commissione anche nella precedente legislatura – aggiunge –, sono molto gravi. Di per sé la presenza dell’assessore Moretton in commissione non va vista come un fatto negativo. Potrebbe però diventarlo nel momento in cui le dichiarazioni di Gemiti avessero fondamento. Ecco perché questa presa di posizione non può finire con un’intervista sul giornale». Da ex assessore, Ciani spende una parola per i tecnici della Regione che «hanno un’ottima professionalità. Mi riesce difficile pensare che si facciano condizionare politicamente» chiarisce. Laconico ma esplicito, Isidoro Gottardo, coordinatore regionale di Forza Italia. «Ribadisco quello che ho già avuto modo di dire nei giorni scorsi: Moretton non è solito presidiare la commissione. Se era presente è evidente che riteneva ci fosse la necessità di un suo intervento…». L'impianto «inserito in un contesto già problematico – aggiunge Galasso (Fi) - sarebbe la classica goccia che fa traboccare il vaso. Quello che emerge con grande forza è che dire sì al cementificio non è un atto così dovuto come Illy fa credere: se fosse davvero così, non sarebbero servite 37 prescrizioni. Eppoi non potrebbe restare in esercizio: come farebbero a gestirlo con le emissioni?». E tra i banchi dell’opposizione c’è chi invita a uscire dalla singola vicenda del cementificio per guardare con maggior disincanto la politica ambientale della giunta Illy. «Quello che dichiara Fabio Gemiti non mi stupisce – spiega Maurizio Salvador (Udc) -. Resto, invece, sorpreso del fatto che gli ambientalisti si accorgano solo ora della politica ambientale di questa giunta». Salvador, che è stato uno dei primi a denunciare i problemi dello sghiaiamento in Valcellina, sottolinea l’importanza di rivedere sotto una luce nuova quello che è stato fatto dall’esecutivo Illy. «Non è possibile che al centrodestra si chieda di coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale, mentre alla sinistra si permetta di fare ogni cosa in nome dell’economia – aggiunge Salvador -. Puntando i riflettori su ciò che è stato fatto per la gestione degli inerti e della ghiaia sicuramente scopriremmo cose interessanti….Mi auguro che la vicenda di Torviscosa aiuti a scoperchiare una pentola che bolle da troppo tempo». Forte preoccupazione anche nella Lega Nord, dove Alessandra Guerra continua ad insistere sulla necessità di rallentare l'iter. «Dal punto di vista procedurale c’è qualche passaggio che manca – spiega -. Non bisogna agire in maniera frettolosa, in questo modo si rinuncia alla politica intelligente. Più si cerca di chiudere questa vicenda in fretta – aggiunge Guerra – più serpeggia la sensazione che si voglia nascondere qualcosa, anche se magari è tutto in regola».
Martina Milia

 

 
Di Pietro: sull’A4 la priorità è costruire la terza corsia. Rosato: nessuna inerzia del Fvg
 
TRIESTE Il ministero dei Trasporti giudica «una forzatura» l’ipotesi (promossa dalla Regione Veneto) di spostare la linea ad alta velocità–alta capacità lungo la linea costiera. Prende invece tempo il ministero delle Infrastrutture, che in questa fase non esclude niente. Non esclude l'ipotesi per il semplice fatto che la priorità oggi «è la terza corsia». L’alta velocità diventa quindi secondaria rispetto alla realizzazione della terza corsia lungo la A4 e su questo punto i due ministeri sembrano procedere di pari passo. Il ministro Antonio Di Pietro, chiamato in causa dalla Regione, assicura che «per quanto possibile cercheremo di rispettare l’autonomia degli enti territoriali» e che il dialogo con le Regioni non si è mai interrotto. E se tra i governatori del Friuli Venezia Giulia e il Veneto l’armonia non sembra essere venuta meno, resta sul tavolo il nodo del parallelismo tra autostrada e linea ferroviaria, una questione che sarà affrontata nel prossimo incontro con lo Stato. Incontro che dovrà inevitabilmente interessare anche Rete ferroviaria italiana, fino ad oggi rimasta nell’ombra. L’ultima parola sul Tav spetta, infatti, agli organi centrali, le regioni possono solo dare indicazioni ed esprimere preferenze che il ministero può tenere in considerazione «per quanto possibile» aggiungono alle Infrastrutture. Il "quanto" ha anche a che fare con le risorse economiche. Ecco perché la linea ad alta velocità non rientra tra le priorità immediate. Il primo posto se lo è invece guadagnato la terza corsia, opera che costerà un miliardo di euro e che diventa indispensabile per evitare la paralisi del traffico che attraversa l’Italia da est a ovest. Un traffico rappresentato da camion – in constante aumento – ma anche dai flussi turistici. «Chi non è ancora convinto che la terza corsia sia una necessità – dice il sottosegretrario Ettore Rosato – faccia qualche viaggio lungo la Trieste Venezia». Da rappresentante del governo Rosato ci tiene anche a precisare che nella vicenda A4 «la Regione Friuli Venezia Giulia ha fatto di tutto per portare avanti la realizzazione dell'opera per cui dire che ci sono state delle inerzie è un’interpretazione di parte, non fondata su tutti gli elementi conoscitivi. La posizione della Regione è stata ineccepibile sotto il profilo formale e istituzionale». Un atteggiamento importante, secondo Rosato, non solo per la correttezza dimostrata, ma anche perché «la terza corsia non è necessaria solo al Friuli Venezia Giulia. E’ un’opera indispensabile al sistema paese. Ecco perché i campanilismi di piccola levatura sono fuori posto».
m.mi.

 

 
Patto di consultazione tra l’Italia e la Slovenia su energia e ambiente - Firmato a Bruxelles da D’Alema e Rupel
 
BRUXELLES Il ministro degli esteri Massimo D'Alema e il collega sloveno Dimitrij Rupel hanno firmato ieri, a margine dei lavori della riunione dei ministri degli esteri Ue, un memorandum di collaborazione, che istituisce anche una consultazione permanente fra ministri dei due paesi, che si riuniranno annualmente. Secondo D'Alema si tratta di una firma «importante» che consentirà, nell'ambito della collaborazione europea fra i due paesi, di sviluppare un'azione comune nell'area del Nord adriatico, nei campi dell'energia, dell'ambiente e delle infrastrutture. Il vicepremier ha anche segnalato la «dimensione politica» di questo accordo anche per quanto riguarda l'impegno comune per la stabilità e l'allargamento all'Ue dei balcani occidentali. Quest'ultimo, ha segnalato D'Alema, è «uno dei principali impegni europei per i prossimi anni». Ricordando l'ultimo incontro avvenuto a Gorizia, D'Alema ha spiegato che Italia e Slovenia sono due paesi «con una storia lunga e complicata alle spalle che si incontrano in spirito europeo e ora uniti nell'affrontare le sfide comuni». Anche Rupel si de detto «molto lieto» per la firma di ieri mattina che «apre un nuovo capitolo delle relazioni fra Italia e Slovenia», facendo riferimento anche al gruppo di ministri che di occuperà di questioni «essenziali» come energia, ambiente, collaborazione nell'Adriatico, trasporti. Sempre ieri, i ministri della Difesa di Italia, Slovenia e Ungheria si sono riuniti a margine della riunione del Cagre, per discutere gli ultimi accordi sulla messa a punto finale del «Battle Group» offerto dai tre Paesi all'Unione Europea. Il Battle Group, basato sulla «Multinational Land Force», è «la risposta della Ue alla necessità di una azione di risposta rapida in caso di una eventuale crisi nel campo della sicurezza». I tre Stati membri, si legge nella nota, «sono consapevoli che i Battle Group sono strumenti preziosi non solo per il rafforzamento delle capacità di gestione della crisi da parte dell'Ue per garantire sicurezza e stabilità, ma anche per accrescere la collaborazione degli Stati membri al fine di costituire un efficace strumento militare».

 

 
Per chi sono state rifatte le Rive?
 
Si sono rifatte le Rive, un nuovo fronte mare per le passeggiate della gente, e poi si vogliono creare «marine» con nuovi pontili per l’attracco di grosse barche, il tutto chiuso all’accesso della gente (in parte già chiuso: dietro l’ex pescheria). Ma che razza di abbellimento per la città è mai questo?
Fronte mare per i cittadini o per i proprietari di barche?
Speriamo che la gente non si adatti a questo nuovo sopruso. Se lo farà vuol dire che dovremo continuare ad accettare di tutto, da nuove costruzioni di tipo «goldoniano» a nuovi porti da diporto e magari a nuovi rigassificatori che non si sa ancora come funzionano (a proposito: non si può andare a controllare dove sono già in funzione, anziché combattere su contrapposte ipotesi teoriche?). Un po’ più di rispetto per i cittadini non guasterebbe. Non ci si lamenti dopo per le critiche.
Marco Pozar

 

 
Appello a bere l’acqua del rubinetto
 
Perché non bere l’acqua del rubinetto? La prossima volta che in un supermercato di fronte alle piramidi di bottiglie di acqua minerale sarete indecisi tra quella che depura e quella povera di sodio, provate a riflettere.
I nostri nonni dovevano procurarsi l’acqua andando alle fontane con pesanti recipienti, oggi la stessa fatica si compie per andare, naturalmente in automobile, al supermercato, riempire i carrelli di un peso non indifferente costituito dalle confezioni di acqua minerale, svuotare il carrello per la cassa, riempirlo di nuovo, svuotarlo per riempire a sua volta il bagagliaio, tornare a casa e carrettarlo fino a casa. Ma mentre i nostri nonni erano obbligati a queste fatiche, oggi no, è una libera scelta.
Il consumo delle acque minerali comporta un enorme spreco di energia, dai camion che le trasportano dai luoghi di imbottigliamento ai luoghi di smercio, ai tragitti percorsi per acquistare nei supermercati acque che provengono da centinaia di km di distanza. Un ulteriore spreco di risorse risulta dalla produzione delle bottiglie, il loro trasporto agli stabilimenti di imbottigliamento, il trasporto verso i supermercati, poi verso le abitazioni, e infine per il loro smaltimento.
Consumando meno acqua minerale si contribuirebbe quindi a ridurre la congestione del traffico stradale, con minor inquinamento, maggiore fluidità, meno incidenti, minori spese ospedaliere, minori spese assicurative.
Ultimo punto a favore del consumo di acqua del rubinetto è il risparmio economico, considerato il suo costo irrisorio rispetto a quello delle acque minerali. Quindi bevendo l’acqua del rubinetto al posto dell’acqua minerale in bottiglia si ottiene un risparmio economico, insieme ad una riduzione dell’inquinamento ambientale e un miglioramento della qualità della vita.
Mauro Luglio - Monfalcone

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 14 maggio 2007

 

 

«Cementificio, pressioni politiche sulla Via» - Denuncia di Gemiti, della commissione regionale impatto ambientale: forzati tempi e prescrizioni

 

Alla vigilia dell’audizione il consulente del Wwf mette in dubbio il parere favorevole e accusa: «Sedute saltate all’improvviso e poi i no diventavano sì»

TRIESTE «Sui lavori della commissione Via esiste un pesante condizionamento politico». Lo denuncia Fabio Gemiti, chimico triestino, per trent’anni direttore del laboratorio analisi e controllo dell’Acegas, e ora componente della commissione regionale che ha detto sì al cementificio di Torviscosa. Lui, assieme a Dario Gasparo, rappresentante del Cai, ha votato contro. Non è bastato perché altri 7 componenti hanno approvato, lo scorso 28 marzo, l’impianto del gruppo Grigolin. Ma, alla vigilia dell’audizione che lo vedrà oggi portare in quarta commissione la voce del Wwf di cui è consulente tecnico, Gemiti lancia l’accusa. Pesante.
Perché ha votato contro il cementificio?
Perché non sono state fornite garanzie né sul fronte della salute umana né su quello della tutela dell’ambiente.
Però è finita 7 a 2. Come mai?
I lavori della commissione sono condizionati dal potere politico. A dire il vero è sempre successo, anche prima della giunta Illy. È una prassi.
Che cosa accade di solito?
L’assessore di turno, quando si discute di progetti che interessano la giunta, incide sul voto in maniera determinante. Con la sua sola presenza. Del resto la commissione Via è composta da sei membri regionali e quattro esterni: due ambientalisti e due professori universitari. Insomma, ben che vada per chi non è d’accordo, finisce sei a quattro.
Come fu condizionato a fine marzo il voto sul cementificio?
L’episodio chiarificatore è lo slittamento della riunione del 7 febbraio per mancanza del numero legale. L’assessore Gianfranco Moretton sapeva del parere negativo del servizio Via e, d’un tratto, la riunione della commissione è saltata.
Afferma che l’assenza del numero legale potrebbe essere stata pilotata?
Non siamo in tribunale e sarà pure un’opinione personale. Ma mi sembra probabile. E c’è dell’altro...
Che cosa?
Prima ancora che venisse completata la discussione su tutte le problematiche relative al cementificio, Moretton ha tirato fuori l’esame delle prescrizioni. Di solito, invece, questo passaggio si fa dopo che è stata presa una decisione. Un’altra stranezza.
Che cosa è successo al momento del voto?
Che abbiamo votato contro solo io e Gasparo, mentre i funzionari della Regione non hanno aperto bocca e c’è stato chi ha affrontato solo problemi marginali.
Nel merito che valutazione dà del documento con cui l’Arpa giustifica l’ok arrivato nella seduta del 28 marzo?
È un documento in cui l’Arpa non è in grado di dare informazioni precise sui dati delle emissioni né sui modelli di dispersione degli inquinanti. E non si tiene neppure conto del fatto che i limiti massimi di tolleranza previsti con le nuove normative dopodomani, cioè nel 2010, saranno molto più restrittivi. Non c’è dunque nulla di confortante non solo per quanto riguarda l’ambiente ma pure per la salute della popolazione.
Le prescrizioni?
A mio avviso non risolvono il problema dell’aumento di inquinamento atmosferico prodotto sia dall’impianto che dall’incremento non indifferente del traffico pesante. Un impianto energivoro e quindi senza dubbio inquinante. E ancora, anche se l’Arpa dice erroneamente il contrario, si determinerà una proporzione diretta tra ossido d’azoto e produzione di ozono.
I favorevoli sostengono che il cementificio può servire all’economia.
Pure in questo caso le motivazioni non reggono. Il progetto non crea un numero esorbitante di posti di lavoro e si andrebbe ad aggiungere ai tre cementifici già esistenti in una regione che vanta una produzione pro capite di cemento superiore di due terzi alla media nazionale.
Ma perché si tira dritto?
Viene da pensare che ci sia una strategia di fondo: in questi anni sono stati approvati vari progetti di cave, evidentemente funzionali anche al cementificio.
Marco Ballico

 

 

Il fronte del no in commissione Strassoldo: scelta inaccettabile I sindaci: chiederemo un rinvio- Dopo il corteo il Pdci sollecita un chiarimento in maggioranza

 

Oggi la seconda tornata di consultazioni

TRIESTE Una pausa di riflessione. I sindaci contrari al cementificio, il comitato del «no» e le associazioni ambientaliste, con l’eccezione di Tecnosophia, la chiederanno questa mattina in quarta commissione, durante la seconda tornata di audizioni sull’impianto Grigolin di Torviscosa. Giornata chiave per alimentare dubbi nella giunta Illy? «Non credo – dice Mareno Settimo, portavoce di “No al cementificio” –: la politica fa passi troppo lenti rispetto alla determinazione di Riccardo Illy e Gianfranco Moretton.
I PRESENTI Invitati in audizione sono il presidente della Provincia di Udine Marzio Strassoldo con l'assessore all'Ambiente Fabio Marchetti, i sindaci di 14 comuni – Torviscosa, San Giorgio di Nogaro, Bagnaria Arsa, Cervignano, Porpetto, Terzo d'Aquileia, Carlino, Marano, Aquileia, Palmanova, Fiumicello, Lignano Sabbiadoro, Grado e Aiello – il presidente del Consorzio dell’Aussa-Corno Tullio Bratta, le associazioni ambientaliste, il gruppo «Fontanili» e il comitato «No al cementificio».
STRASSOLDO
Strassoldo conferma che parteciperà all’audizione «a ribadire la posizione della Provincia di Udine assolutamente contraria». «Questo è un modello di sviluppo regionale che non possiamo in alcun modo condividere» spiega il presidente. Sulla stessa posizione i sindaci di centrodestra di Bagnaria Arsa, Anselmo Bertossi, e Porpetto, Cecilia Schiff, «leader» del partito del Tar. Se la delibera con il via libera al cementificio sarà votata in giunta regionale - i due sindaci l’hanno già concordato sentito il parere dei legali - il ricorso sarà automatico.
LA PAUSA I sindaci del centrosinistra, pur contrari al cementificio, sperano invece che nelle audizioni odierne e più ancora nei prossimi giorni possa prevalere la strada della politica. «L’auspicio – afferma Paolo Dean, sindaco di Fiumicello e vicepresidente dell’Anci – è che la commissione colga la tensione popolare della Bassa che cercheremo di trasmettere a parole». Dean è convinto che qualcosa stia mutando: «Giunta e partiti stanno prendendo in mano la vicenda in maniera più puntuale, specie sul piano dell’informazione. Capiamo, insomma, e poi decidiamo». Serve «una pausa di riflessione», insiste il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti: «La nostra proposta sarà di ascoltare i cittadini e sospendere il giudizio fino all’ultimo approfondimento possibile».
IL COMITATO Che dirà invece il comitato? «Porteremo sul tavolo dati inequivocabili e i limiti del passaggio in commissione Via – anticipa Settimo –. E poi diremo che la gente non vuole questo impianto e che, per questo, il problema va risolto dalla politica prima ancora che dalla piazza o dai tribunali». Dal fronte ambientalista arriva invece il sì di Tecnosophia che ritiene non vi siano «ragionevoli motivi per esprimere giudizi negativi sulla costruzione del manufatto». Condividendo la posizione di Illy, Tecnosophia definisce «anacronistica e fuori luogo la posizione manifestata dalle altre associazioni ambientaliste e da alcune forze politiche. Preteso, ovviamente, il rispetto delle norme vigenti su sicurezza e inquinamento ambientale non vi sono ragioni, se non ideologiche, per ostacolare la realizzazione di un impianto che peraltro consentirà la bonifica di una parte di territorio fortemente compromessa».
IL CHIARIMENTO Il Pdci, all’indomani del corteo, torna intanto alla carica. E insiste «per un chiarimento all’interno di Intesa democratica»: «I comunisti - afferma il segretario regionale Stojan Spetic - ritengono che al centro della battaglia politica vada posta la questione del deficit democratico nella partecipazione delle popolazioni dei territori interessati a scelte che avrebbero un senso solo se condivise».
m.b.

 

 

Sonego insiste: Tav, intervenga il governo - «La strategia del Veneto è discutibile». Valduga: «Terza corsia fondamentale»

 

L’assessore ai Trasporti: «Il progetto non è nostro ma dell’Italia». La Slovenia fa domanda a Bruxelles per la tratta Trieste-Divaccia

TRIESTE «Il progetto della ferrovia ad alta velocità e alta capacità è della Repubblica italiana. E pertanto è compito del governo sbrogliare la matassa». Lodovico Sonego non vuole polemizzare con Giancarlo Galan. Né tantomeno con Cesare De Piccoli. E non lo vuole fare anche perché sono giorni cruciali per la Tav: giorni in cui a Bruxelles si tratta proprio sui fondi destinati alla Ten, la rete transeuropea dei trasporti in cui ricade il Corridoio 5. Ma, al contempo, l’assessore ai Trasporti del Friuli Venezia Giulia non può (e non vuole) non rispondere.
Il Veneto, con una seconda delibera, si fa sempre più tentare sulla Tav lungo la costa e chiede di realizzare, intanto, la terza corsia alla faccia dell’affiancamento tra ferrovia e autostrada che costa circa 310 milioni di euro. Il viceministro ai Trasporti, a sua volta, boccia l’alta velocità con «vista mare» ma lamenta i ritardi nell’allargamento dell’A4, bacchettando le Regioni.
Ebbene, Sonego non cambia idea. Nemmeno di una virgola: aveva chiesto sin dall’inizio l’intervento di Roma, la sola che può risolvere la querelle fornendo ad esempio risposte su quei 310 milioni che non spetta ad Autovie venete scovare, e adesso lo richiede. Spiegando il perché: «Il Friuli Venezia Giulia è autonomo ma non anarchico. Gestiamo la questione della Tav in collegamento strettissimo con il governo italiano e con la commissione europea. La nostra politica è il gioco di squadra totale, con questo governo, con questa commissione, come con quelli precedenti».
Non può che essere così, continua Sonego: «Il progetto non è nostro, bensì della Repubblica italiana, che svolge l’attività tecnica per il tramite di Rfi». E allora, prosegue il titolare dei Trasporti, «l’unica cosa che ci si può attendere dal Friuli Venezia Giulia è il massimo della collaborazione e, su questo terreno, accettiamo sfide con chiunque».
Certo, Sonego non nasconde le sue perplessità sulla strategia proposta dal Veneto, quella di far subito la terza corsia e rinviare le scelte sulla Tav: «Mi limito a definirla discutibile». Ma, soprattutto, sollecita il governo: «È suo compito sbrogliare la matassa. Una matassa che, in Friuli Venezia Giulia, è ordinatissima». L’assessore non aggiunge altro ma, in Regione, c’è chi traduce: «L’affiancamento tra ferrovia e autostrada è stato previsto non da noi ma dal governo in quanto è la soluzione a minor impatto: lo prevedono lo studio di fattibilità Rfi e il preliminare Tagliamento-Ronchi dei Legionari. Partire con la terza corsia, ignorando l’affiancamento, significa far lievitare gli extra-costi da 310 milioni a 1,2 miliardi».
In attesa di risposte nazionali, però, Sonego incassa un risultato perseguito: il governo sloveno, infatti, presenta la domanda a Bruxelles per la tratta transfrontaliera della Tav (Trieste-Divaccia). Rafforzando l’analoga domanda del governo italiano.
Intanto, il presidente della commissione europea Trasporti Paolo Costa invita tutti, Veneto, Friuli Venezia Giulia e governo, «a risolvere in modo equo» il vero problema, quello cioé dei 310 milioni di euro necessari a far correre vicini treni e auto. Il presidente degli industriali Adalberto Valduga, infine, non si esprime sulla Tav costiera, ma ribadisce l’urgenza della terza corsia: «Posso dire che, come Confindustria, ci è stato spiegato che la delibera è stata approvata per accelerare la costruzione della terza corsia. Se così fosse, la motivazione sarebbe comprensibile, anche perché la terza corsia sarà pronta dieci anni prima della Tav».

 

 
Bonifica siti inquinati
 
In un dibattito trasmesso da una emittente locale, riferendosi alla bonifica dei siti inquinati, il sindaco Dipiazza si è chiesto come mai, se vale il «chi inquina paga», la Esso non debba pagare per lo stato in cui ha lasciato le aree su cui un tempo esisteva una sua raffineria e poi un suo deposito costiero. Mi permetto di dare la risposta a nome di «Ambiente e è Vita» che, nel lontano 1998, con un esposto alla Magistratura e poi con una pressante azione sulla «Commissione Parlamentare di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sugli illeciti a esso connessi» ha sollevato il velo di omertà che per decenni nascondeva una autentica «bomba ecologica».
L’ordinanza del Sindaco llly con cui veniva imposto alla Esso di bonificare l’area, è stata formulata in modo così improrio per forma e contenuto, da rendere inevitabile che il Tar, accogliendo il ricorso presentato dalla multinazionale americana, annullasse l’atto. A pensar male non si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca...
In più la Magistratura triestina ha dichiato di non essere in grado di dimostrare le responsabilità della Esso, in quanto anche altri soggetti si sono resi responsabili di inquinamento sia prima che l’area diventasse pertinenza della compagnia petrolifera, sia dopo la chiusura del deposito costiero. Ciò è inconfutabile, come inconfutabile è la difficoltà di correlare nel tempo proprietà del sito, responsabilità e competenze degli organi di controllo territoriali e demaniali, normative di riferimento.
Possibille che non esista uno straccio di corrispondenza tra responsabili del deposito di Trieste e i manager della compagnia, in cui si affronti il problema delle morchie, dei fanghi inquinanti e dei rifiuti che venivano abbandonati sul sito? Possibile che nessuno se ne sia preoccupato? Possibile che questo elenco o qualcosa di simile non sia mai saltato fuori, nemmeno quanto la sede della Esso Italia di Roma è stata oggetto di una attenta ispezione da parte della «Commissione Parlamentare d’Inchiesta»? Viene da pensar male ancora una volta... passati a miglior vita i testimoni, potrebbero essere state fatte sparire anche le prove del misfatto.
Sergio Bisiani - segretario regionale Ambiente e è Vita

 

 
Via Timignano: colate di cemento
 
Nonostante le molte proteste da parte degli abitanti di via Timignano, le colate di cemento continuano. La via Timignano che attraversa la valle omonima è caratterizzata da molte sorgive ed anche ora, malgrado l’emergenza siccità chi vuole costruire intende cementificarle e in parte l’ha già fatto. Quest’amministrazione, come le precedenti, guarda solo ai propri interessi. Concludo dicendo che concordo pienamente con gli articoli riguardanti la cementificazione a San Giovanni apparsi su Il Piccolo 5 e domenica 6 maggio.
Pino Lenardon

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 13 maggio 2007

 

 

De Piccoli: il Fvg sblocchi la terza corsia  - Il viceministro: basta liti sulla Tav, Illy e Galan collaborino subito per l’A4

 

Il Veneto vuole spostare la linea Alta velocità. Il governo: «Sulla costa è una forzatura, ma ora la priorità è l’autostrada»

TRIESTE «Il progetto di far passare la Tav lungo i litorali sarebbe una forzatura. Ciò non toglie che le lungaggini burocratiche che si sono accumulate sul progetto della terza corsia sono imperdonabili». A zittire il battibecco veneto–friulano sul tracciato nordestino del Tav ci pensa Cesare De Piccoli, diessino come Lodovico Sonego, veneto come Renato Chisso, nonché viceministro dei Trasporti del governo Prodi. «Spero non si tratti di un vero scontro perché avrebbe effetti devastanti per il Nordest. Altro che Euroregione. Ci si faccia davvero carico di tutto il Corridoio V e non solo del tratto di propria competenza» aggiunge De Piccoli.
LA VICENDA La polemica è nata per la delibera del 17 aprile, nella quale la giunta Galan della Regione Veneto rinuncia al parallelismo tra A4 e Tav nel tratto tra San Donà e Portogruaro, dopo aver assunto analoga decisione nel tratto tra Quarto D’Altino e San Donà. Una delibera che il Veneto rivendica come indispensabile per sbloccare progettazione e costruzione della terza corsia, ma che cela anche l’ipotesi di spostare il corridoio V verso le spiagge di casa e di conseguenza del Friuli Venezia Giulia.
IL VENETO A ribadire la buona fede della delibera (comunque è un’indicazione politica non vincolante ai fini progettuali) è lo stesso governatore Giancarlo Galan. «Abbiamo bisogno come l’ossigeno della terza corsia – afferma - perché quando tra un anno sarà finito il Passante, avere solo due corsie da Mestre a Trieste sarà un problema grave». Il presidente risponde anche a Sonego che aveva chiesto aiuto a Roma: «Qui non deve intervenire il governo, quanto il buon senso». Ma Galan non vuole attaccare i vicini di casa, anzi rilancia il dialogo: «Siamo tutti per il Corridoio V, siamo in piena sintonia con Illy. Quello che diciamo è che se non ci sono i 300 milioni di euro per realizzare le opere necessarie ad attuare il parallelismo e non c’è nemmeno il progetto: è inutile ragionarci ora. Apriamo un confronto sereno, andiamo avanti con la terza corsia visto che le risorse almeno per questa ci sono, e quando sarà il momento discutiamo insieme di Tav».
IL GOVERNO A frenare l’ipotesi di una linea ferroviaria che attraversi le spiagge del Nordest ci pensa però lo stesso governo nazionale: De Piccoli, con estrema chiarezza, afferma che «il progetto non sta in piedi, sarebbe una forzatura. Se non si arrivasse subito a un chiarimento si potrebbe bloccare l’iter progettuale della Tav». Ma non è una posizione contro il Veneto quella di De Piccoli, che ne ha anche per i cugini friulani: «Credo che al di là delle ipotesi sulla ferrovia, la delibera voglia accelerare la realizzazione della terza corsia, che è un collegamento vitale anche per il Veneto. D’altro canto il Friuli Venezia Giulia deve riconoscere che su questa vicenda ha commesso ritardi imperdonabili. I nuovi vertici di Autovie stanno affrontando con serietà la questione, ma si è già perso troppo tempo». Per il viceministro «bisognerebbe davvero che i presidenti delle due Regioni prendessero in mano la situazione e, nel rispetto del federalismo, stabilissero un’intesa forte con lo Stato e i soggetti interessati (Anas e Rfi, ndr). Serve un tavolo permanente sui problemi concreti delle infrastrutture del Nordest. Non solo sulle ipotesi del futuro, come la Tav, ma sui problemi di tutti i giorni. Partendo dall’emergenza A 4 per poi discutere di Tav e rinnovo delle concessioni». E a Sonego che invoca l’intervento ministeriale per risolvere la diatriba, De Piccoli ricorda che «il ruolo del governo non deve essere riconosciuto a giorni alterni. Il governo è pronto a fare la sua parte ma serve un’intesa tra le due Regioni e una chiara volontà politica. Il problema oggi non è che le Regioni abbiano opinioni diverse ma che non abbiano un luogo per confrontarle. Se qualcosa di buono deve nascere da questa polemica, spero sia un passo avanti in questa direzione».
LA POLITICA E intanto sulla vicenda Tav anche la Cdl del Friuli Venezia Giulia pungola le due giunte a un maggior confronto. «Spero che al di là delle cene di gala e degli incontri per presentare il libro di Illy – dice il parlamentare Renzo Tondo – i presidenti affrontino i problemi concreti che stanno a cuore alla gente». Isidoro Gottardo chiama in causa Illy e l’Euroregione: «Meglio trovare le convergenze in casa nostra prima di fare voli pindarici. Visto che Illy dice che nel 2015 la Regione sarà tra le più avanzate d’Europa, mi chiedo: avremo almeno le strade?».
Martina Milia

 

 

Dl e Cittadini: cementificio, la giunta si fermi  - Le due forze politiche della maggioranza chiedono al governatore Fvg di non affrettare la decisione su Torviscosa

 

Degano: «È imprescindibile che le procedure tecniche siano inattaccabili» Zvech: «Nessun deficit di democrazia, ma l’esecutivo decida in autonomia»

Malattia: «È opportuno attendere gli indirizzi del Consiglio straordinario»

TRIESTE Lo slittamento della presentazione in giunta della delibera di autorizzazione alla Costruzioni Nord Est per la realizzazione del Cementificio di Torviscoa si fa più concreto. Infatti oltre a un possibile ritardo della valutazione tecnico-legale chiesto all’Avvocatura della Regione, una parte della maggioranza è convinta che la delibera in giunta non possa precedere i lavori del Consiglio straordinario convocato per il 23 giugno. Per il capogruppo della Margherita Cristiano Degano e per quello dei Cittadini Bruno Malattia, vista la delicatezza della questione, sarebbe più opportuno che la giunta attendesse la conclusione dell’iter consiliare. Il diessino Bruno Zvech invece si ferma al «riconoscimento delle prerogative tra esecutivo e Consiglio».
«La giunta farebbe bene - spiega Bruno Malattia - ad attendere prima di esaminare l’autorizzazione e anche a partecipare attivamente al prossimo Consiglio prendendo in considerazione i suoi indirizzi. L’importante è che, dopo tutte le polemiche, sia arrivata la fase di approfondimento e delle analisi tecniche. Sono da sempre contrario a interventi dirigistici della politica ma anche a non cedere alle pressioni della piazza. Il problema del cementificio non è ancora risolto ma c’è una maggiore attenzione ai livelli di trasparenza. Credo che anche il presidente Illy stia attraversando una fase di riflessione».
Se la questione politica scatenata dal caso Torviscosa ha solo sfiorato i Cittadini, nella Margherita ha generato alcune frizioni. «Non abbiamno dubbi sulla necessità di dare il via libera in regione a elettrodotti, Tav o alla terza corsia dell’A4 - spiega il capogruppo Cristiano Degano - anche perché, nonostante le problematiche ambientali, sono opere decisive per il futuro della nostra area. Non siamo quelli che dicono no a priori. Ma su tutte le infrastrutture, e quindi anche sul cementificio, è imprescindibile avere tutte le garanzie sull’impatto ambientale e le procedure devono essere inattaccabili dal punto di vista tecnico e giuridico. Posto che la mozione presentata dalla Cdl aveva da eccepire sul metodo e non sul merito, e i passaggi in commissione hanno chiarito la loro richiesta, ritengo che il passaggio in Aula il 23 maggio sia comunque importante. Auspico che la giunta, che ha piena autonomia sulle sue scelte di cui si assume le sue responsabilità, esamini la delibera al termine dell’iter consigliare».
Più defilata è invece la posizione del segretario regionale dei Ds Bruno Zvech. «L’attività leglislativa e quella amministrativa godono di una loro autonomia anche se in questi quattro anni le rispettive funzioni hanno sempre trovato una felice sintesi - dice il consigliere della Quercia -. Sono già state attivate le commissione affinché tutti possano avere a disposizione in modo chiaro la procedura. In Consiglio approfondiremo la discussione e penso che la maggioranza resterà compatta. Il deficit di democrazia, sottolineato da più parti, viene smentito dai fatti. Noi come Ulivo peraltro ci siamo confrontati in più occasioni con i sindaci e con i comitati territoriali avversi al progetto. Anche all’interno dei Ds, alla fine del percorso, troveremo una sintesi».
ci.es.

 

 

Ambientalisti in piazza: pacifica la marcia a Trieste contro rigassificatori, cementificio e Tav - «La giunta Fvg ci esclude»: mille in corteo

 

Molte le «anime» del serpentone: Cobas scuola, anarchici, Rifondazione, comitati ecologisti. Dario Antonaz: «In 4 anni nulla di positivo»

TRIESTE Adulti, bambini, cani, striscioni, bandiere, altoparlanti, parole, musica. Circa un migliaio di persone (ma sei-settecento per la Questura, oltre duemila per gli organizzatori) hanno sfilato ieri da piazza Libertà al palazzo del Consiglio regionale per dire no a rigassificatori, cementificio, Tav. E per rivendicare il proprio diritto a partecipare alle decisioni sul futuro del territorio. Cioè della popolazione.

La partita ambientale contro la giunta regionale di Riccardo Illy? Certo, ci sono tanti cittadini: il comitato anti-cementificio, quello anti-Tav, contro la cava di Raveo, quello spontaneo contro la Ferriera... Ambiente, ma non solo. «C’è una società - spiega per l’associazione Ya Basta Andrea Olivieri - che si rende conto che siamo già in mezzo alla catastrofe ecologica, ambientale e, aggiungo, sociale, perché produce precarietà del lavoro ed emarginazione: non progresso, ma devastazione per il profitto. Mentre l’unica risorsa che abbiamo sono i beni comuni che ci circondano: acqua, aria, terra e saperi». Per questo il serpentone vede saldarsi anime diverse: dai Cobas scuola alle Cub Rdb, dal gruppo «Ian Malcolm» di ricercatori della Sissa agli anarchici di Germinal. È la «Rete contro lo sviluppo insostenibile», che respinge l’etichetta di «quelli che non nel mio cortile»: perché «il nostro cortile è tutta la Regione» dice Carlo Visintini, portavoce dei centri sociali.
Al centro della protesta, non c’è affatto il Forum G8-Unesco (sebbene «non privo di contraddizioni e ambiguità»), bensì una Regione da cui il popolo della «Rete» si sente escluso, totalmente. «La giunta Illy deve dimettersi», aggiunge Visintini: «Chi ci governa, chi ci comanda, non ha in considerazione la vita». «Vergogna alla giunta Illy» sparano gli altoparlanti, ma anche «vergogna alla giunta Dipiazza» che sega le panchine e «a Prodi che manda le cariche di polizia contro i cittadini che manifestano», mentre dal G8 «dice sì a gassificatori e Tav».
Il serpentone si snoda in un dispiegamento di forze dell’ordine imponente, ma nessuna tensione si verifica. Infine l’arrivo in piazza Oberdan, davanti a un Palazzo transennato a separare la piazza dall’ingresso. Ecco Lorenzo Ferigutti, assessore all’Ambiente di Bagnaria Arsa: «Noi vogliamo essere con la gente, per la buona amministrazione che abbia un senso democratico in cui le scelte che si fanno a tutti i livelli hanno bisogno di essere concertate e non calate con violenza sul territorio».
E c’è frattura dentro Intesa democratica. Al corteo partecipano i Verdi con Gianni Pizzati e il consigliere regionale Alessandro Metz, il Pdci con Giuliana Zagabria. E ci sono le bandiere di Rifondazione comunista, presenti i due consiglieri regionali Pio De Angelis e Igor Kocijancic. Verdi e Pdci si sono dichiarati al fianco della manifestazione, sottolineando il «vulnus al programma di Intesa», come dice Pizzati, rappresentato dall’avere abdicato al metodo del confronto. Ma tra le bandiere di Rc - che a livello regionale non ha aderito alla manifestazione, e con l’assessore Roberto Antonaz l’ha tacciata di «ambiguità» - c’è disagio. «Lunedì - dice De Angelis guardando le transenne - rientreremo nel Palazzo per portare anche ai piani più alti le stesse istanze che oggi sono state tenute lontane». L’invito a Id, insomma, è «ad aprire un confronto». Ma Dario Antonaz, da «Sinistra critica», non ha dubbi: «La sinistra in Regione è al governo da quattro anni e nulla di veramente positivo su vari fronti è stato fatto. Personalmente sarei per uscire dalla maggioranza regionale», dice il figlio dell’assessore. Davanti al Palazzo, ecco depositati una decina di barattoli di caffè Illy. Pieni di cemento. «Que se vayan todos!», se ne vadano tutti, sparano gli altoparlanti.

Paola Bolis

 

 

Protestano i ricercatori della Sissa - I giovani precari e il Comitato Sos Muggia a fianco della Rete degli artisti contro il G8

 

TRIESTE Tra gli aderenti alla Rete ambientalista che ieri hanno dato vita alla manifestazione di protesta attraverso le vie del centro di Trieste, c’era anche un gruppo di giovani ricercatori della Sissa. Una ventina di ragazzi, peraltro tutti attualmente costretti a fare i conti con il precariato: hanno voluto dire ai vari comitati «siamo al vostro fianco», con la loro presenza e attraverso uno striscione eloquente «Per la ricerca meno parole, più numeri».
«Siamo qui per sottolineare il fatto che questa non è una società basata sulla conoscenza, come si sostiene al Forum G8 - spiega Luca Tornatore, portavoce del gruppo Ian Malcolm - ma imprigionata dalla stessa. Solo le persone che sono al potere sanno davvero come stanno le cose. La gente invece dovrebbe essere informata, messa in condizione di potere decidere cos’è giusto e cosa, invece, va modificato». Tornatore poi continua: «Avevamo invitato gli scienziati presenti al Forum a partecipare al corteo. Tuttavia, a qualcuno di loro è stato addirittura impedito di raggiungerci, per paura che forse potesse parlare davvero della conoscenza reale. Il quarto Report Onu sull’ambiente, pubblicato di recente, dice che il Pianeta si sta scaldando sempre più e il clima continua a cambiare. Sono dati inequivocabili, il guaio ormai è fatto: non è più possibile ritornare indietro. Però, a esempio sui rigassificatori, Prodi dice che non possiamo perdere il treno. E questa sarebbe una società basata sulla conoscenza? Di cosa hanno parlato dentro la Stazione marittima in questi tre giorni?».
La protesta ha abbracciato tutte le questioni di grande attualità in Friuli Venezia Giulia dal punto di vista dell’impatto ambientale. Dalla Tav ai rigassificatori, dal cementificio di Torviscosa alla cava di gesso di Raveo. «Oggi (ieri, ndr) assistiamo a un coro di no degli ambientalisti - spiega Giancarlo Pastoritti del Comitato No Tav Bagnaria - ma pure di chi vuole tutelare la finanza pubblica contro gli sprechi. Qui c’è chi ha il vero senso dello Stato. Noi abbiamo cercato il dialogo con Illy, Moretton e Sonego, ma nessuno di loro si è mai presentato a un appuntamento».
Mariella Colarich del Comitato Sos Muggia rincara la dose: «Sarebbe ora di essere ascoltati. I rigassificatori sono solo l’ultimo problema di una lista molto lunga». Ed esibisce un manifesto con due scritte: «Golfo de Trieste» abbinata a un pesce colorato e, subito sotto, «Golfo de Illy», con al fianco una lisca mal ridotta.
A metà del serpentone umano che si muove verso piazza Oberdan c’è Edvino Ugolini, in rappresentanza della Rete degli artisti contro il G8. «Siamo un movimento pacifista - dice - che vuole dimostrare la propria solidarietà agli altri comitati. Questa è una protesta che può servire perché è fatta dai cittadini».
Danilo Peric, arrivato in città da Monfalcone, sottolinea: «Nessuno ha consultato mai la gente prima di proporre questi progetti. Invece, per opere del genere, c’è la necessità di un referendum per dare voce alle persone. La protesta è trasversale dal punto di vista politico, non si tratta di destra o sinistra».

Matteo Unterweger

 

 

Mucillagini e inquinamento nel golfo a causa del mare sempre più caldo

 

Dalla Riserva di Miramare viene segnalato l’avvistamento ormai frequente di specie tipiche del Mediterraneo come il pesce balestra

Sale la preoccupazione per l’avanzare di mucillagini e meduse nell’assolato golfo di Trieste. Il fenomeno potrebbe infatti arrivare a pregiudicare, in caso di eccessiva proliferazione dei microorganismi, la stagione balneare 2007. Alla segnalazione dell’Istituto nazionale di Oceanografia, ieri, sono seguite le considerazioni del biologo marino Roberto Odorico, attivista del Wwf impiegato alla Riserva marina di Miramare. «È un dato di fatto - esordisce - che negli ultimi anni la temperatura dell’acqua si sia notevolmente innalzata, al punto da favorire l’avvistamento sempre più frequente, nel golfo triestino, di specie marine tipiche del Mediterraneo, come il pesce balestra. In assenza di mareggiate e clima rigido, quest’anno il mare è rimasto in pratica fermo, impedendo un’adeguata ossigenazione dei fondali». «E l’assenza di ricambio - aggiunge Odorico - non è mai un fattore positivo: nè per l’ambiente nè per la pesca. Altro aspetto da rilevare, quello della fauna marina, che ha popolato il litorale con grande anticipo rispetto al normale ciclo: il rischio - esattamente come per l’agricoltura - è di perdere il "raccolto" in caso di improvvisa inversione delle condizioni meteo». E le mucillagini? «Sono determinate da forme di stress dei microorganismi - replica Odorico - che emettono, in conseguenza di questo stato, polisaccaridi incapaci di sciogliersi nell’acqua. Difficile, allo stato attuale, prevedere come si evolverà il fenomeno».
Ma l'allerta non riguarda solo le mucillagini. Ieri, si sono infatti aggiunti nuovi timori da parte dei pescatori. «Come si prevedeva - esordisce Guido Doz, responsabile regionale dell'Agci Agrital - dopo le analisi microbiologiche sfavorevoli per la presenza di colifecali in golfo, è puntualmente arrivata l'ordinanza del Dipartimento di prevenzione dell'Ass, che ha disposto l'invio dei molluschi dalla zona di produzione di Lazzaretto alla depurazione, prima dell'immissione al consumo». Doz conviene sul fatto che sia «necessario intervenire immediatamente». «Ma i danni che subiamo da queste forme di inquinamento - aggiunge - sono rilevanti in termini di costi per le aziende. E, soprattutto, di immagine del prodotto. Il mondo della pesca e dell'acquacoltura non deve essere da solo a pagare tutte le conseguenze della malagestione in termini ambientali: ci vuole una severa sorveglianza a monte, anche da parte degli organi di polizia e della capitaneria di porto».
Doz riferisce che da molti anni il golfo viene utilizzato per lo scarico delle fogne di Trieste e di tutti i Comuni che vi si affacciano. «Le leggi - puntualizza - prevedono che i liquami debbano essere trattati prima di essere riversati in mare, affinché le acque, grazie ai batteri decompositori, li possano depurare». Ora il punto è che «le fogne stanno scaricando più liquami di quanto i batteri decompositori riescano a trasformare in innocui sali minerali. Lo si evince dalle ultime analisi microbiologiche effettuate dall'Arpa nella zona di Muggia. Si sta esagerando: è giunto il momento di essere inflessibili con chi non rispetta le regole e inquina». «Il golfo di Trieste sta diventando una pattumiera», conclude Doz.
ti.ca.

 

 

Rifiuti di giardini: «Si agevoli lo smaltimento ecologico»

 

A Barcola, Grignano e nella zona di via Bonomea sono molti i cittadini proprietari di una casetta con giardino, che chiedono un «riconoscimento» da parte del Comune perché utilizzano il composter come metodo di smaltimento dei rifiuti organici e in questo modo, di fatto, riciclano una parte significativa dei rifiuti domestici. «In sostanza vorrebbero degli incentivi- spiega Andrea Brandolisio, consigliere della Margherita della terza circoscrizione -, come ad esempio avviene nel comune di Pradamano, che non solo offre il composter a titolo gratuito a quanti lo richiedono, ma soprattutto pratica uno sconto del 15% sulla Tarsu ai cittadini volonterosi che usano questo differenziato di smaltimento. Anche il Comune di Duino Aurisina - aggiunge - ha attivato una campagna similare di sensibilizzazione, però senza concedere provvedimenti concreti. Il tema è molto sentito anche negli altri Comuni minori della nostra provincia».
In coerenza con quanto appena affermato Brandolisio ha presentato una mozione in circoscrizione, passata all’unanimità, nella quale, rispondendo alle sollecitazioni dei cittadini, chiede che il Municipio promuova delle azioni atte ad agevolare lo smaltimento dei rifiuti organici e la possibilità di fornire ai cittadini gratuitamente il composter con una eventuale tariffa agevolata per la Tarsu.
d.c.

 

 
San Dorligo, in Comune il nodo del Corridoio 5
 
Riunione fiume venerdì del consiglio comunale di San Dorligo della Valle. Nodo della discussione una mozione di Giorgio Jercog (Oltre il polo), contraria a un attraversamento del comune da parte del Corridoio 5. La maggioranza ha proposto un emendamento meno drastico, impegnandosi solo ad informare la popolazione. Ne sono seguite vivaci discussioni, anche in maggioranza. Emendamento alla fine respinto da Jercog, che poi si è però visto bocciare la mozione.Rinviata ad un’altra seduta una mozione di Boris Gombac (Uniti nelle tradizioni) che chiedeva verifiche sulle concessioni per i terrazzamenti artificiali a Monte d’Oro.

 

 
Trebiciano, la Snam «salverà» lo stagno - La Comunella: impianti da rimuovere
 
TREBICIANO I volontari della Comunella di Trebiciano hanno appena concluso l’annuale pulizia di un antico stagno situato nelle vicinanze della frazione. Un piccolo ecosistema al quale la comunità locale è molto legata, testimonianza di un passato rurale e di costumi e tradizioni ancora in uso dopo la seconda guerra mondiale.
I volontari della Comunella di Trebiciano continuano a assicurare la manutenzione del sito, provvedendo a falciare l’erba, a potare alberi e arbusti, a raccogliere carte e lattine. Il vecchio «kal» (che in sloveno sta per stagno) è situato in direzione Gropada, e nel passato era utilizzato per abbeverare il bestiame.
«In tempi più recenti – spiega David Malalan, presidente della Comunella –, circa trent’anni orsono, la Snam ha posizionato all’interno della pozza d’acqua alcune attrezzature necessarie alla dispersione galvanica, utili alla salvaguardia delle linee del vicino metanodotto. L’intervento – continua Malalan – ha previsto anche una serie di scavi profondi nello stagno. Rilevamenti che purtroppo hanno destabilizzato il delicato ecosistema, da quel momento incapace di trattenere l’acqua».
Il piccolo «disastro» ecologico non è stato digerito dalla comunità di Trebiciano. Così qualche anno fa la Comunella, in accordo con gli insegnanti e i piccoli alunni della scuola elementare Pinko Tomazic, ha iniziato a lavorare per tentare di ridare vita all’amato stagno. Accanto alla manutenzione del sito, la zona umida necessita di un intervento di riqualificazione più attento e approfondito.
Nella pianificazione del futuro del laghetto è stato coinvolto anche il Civico museo di storia naturale, che sta supportando alunni e volontari nel ripristino. Ma la rinascita e la stabilizzazione dello stagno risulterà possibile solo se il fondo della pozza verrà consolidato. Per tale ragione, nei prossimi giorni, la Comunella di Trebiciano si confronterà con la Snam, dichiaratasi disponibile a un confronto risolutivo per tentare di ridare stabilità al delicato ecosistema.
«I tecnici di quella azienda – afferma David Malalan – ci hanno detto di essere disponibili a trasferire i loro impianti in altra sede. Speriamo dunque di riuscire a trovare il modo di coniugare le esigenze della Snam e quelle della nostra comunità, intenzionata fortissimamente a ripristinare definitivamente il vecchio kal».
m.l.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 12 maggio 2007

 

 

Rubbia: ridurre i consumi entro 10 anni  - Il Premio Nobel: siamo al disastro ambientale ma per sostituire il petrolio servono tempi lunghi

 

L’innovazione il tema della seconda giornata del G8. Il vicepresidente Microsoft Paolucci: «È il principale fattore di crescita economica»

TRIESTE Clima, energia, salute, ricerca o sviluppo sostenibile: i temi principali della seconda giornata del Forum mondiale G8-Unesco che si chiude oggi a Trieste si sono accentrati attorno al contributo dell'innovazione, diventata «una delle religioni del 21.o secolo». Numerose le proposte concrete da parte di vari scienziati ma anche valutazioni teoretiche.
Sul versante del rapporto ricerca-industria-innovazione, i relatori hanno sottolineato l'importanza di lavorare anzitutto con i più giovani «per avere successo». «Si potrebbe trarre spunto magari da altri Paesi che insegnano fin dall'asilo materie legate alla cultura dell'imprenditorialità» ha notato il presidente dell'Area Science Park Giancarlo Michellone, coordinatore di una delle sessioni del Forum.
D'accordo anche il delegato della Banca Mondiale Bruno Lanvin, intervenuto anche sull'importanza della comunicazione attraverso Internet. Da parte sua anche il numero due della Microsoft Umberto Paolucci ha sottolineato che «l'innovazione tecnologica è uno dei principali fattori per lo sviluppo dell'economia e per l'incremento del benessere generale». «L'innovazione è il fulcro della società della conoscenza - ha aggiunto - che domina lo scenario del prossimo futuro e l'informatica è la base dell'innovazione». Secondo il presidente Microsoft Italia e vicepresidente Microsoft Corporation «per sostenere e consolidare l'innovazione occorre in seguito rimuovere le barriere che frenano lo sviluppo della società digitale». In questo contesto, la collaborazione tra pubblico e privato si presenta però fondamentale per garantire lo sviluppo tecnologico «in linea con le nuove frontiere dell'informatica e facendo tesoro dei risultati della ricerca, dello sviluppo e dell'esperienza di utilizzo dell'informatica a livello internazionale».
Per quanto riguarda l'energia, il Premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia ha ricordato che «siamo di fronte a una nuova dimensione, visto che le poche quantità di fotovaltaico o eolico non potranno rimpiazzare tutta l'enormità di consumi che vengono dai fossili». «Eppure - si è chiesto Rubbia - cosa sarà dell'umanità senza abbondanza di energia fossile e qual è il suo sostituto?. Con o senza rigassificatori, per esempio, non cambieremo la società, visto i miliardi di tonnellate di anidride carbonica che stiamo oggi emettendo».
Secondo il Premio Nobel nato a Gorizia, il problema ha un dimensione planetaria e un singolo Paese non è in grado di risolverlo, visto il legame stretto con i cambiamenti climatici. Per quanto riguarda il clima, la realtà è che «siamo già nel bel mezzo del disastro e i tempi tecnici per risolvere il probloema sono lunghi». Insomma, «il messaggio degli scienziati è molto semplice, se non avremo cambiato modo di vivere in circa 10-15 anni ci sarà la scomparsa di specie animali, deforestazione, calure straordinarie, l'Italia potrà non avere acqua».
Rubbia ha fatto inoltre l'esempio del deserto del Sahara, che 20 mila anni era una foresta. «Ora sappiamo - ha aggiunto - che negli ultimi 20-30 anni a causa dei cambiamenti climatici questa linea di separazione fra deserto e un posto vivibile si sta spostando verso Nord e quello che è vero oggi per la Tunisia sarà realtà fra 20-50 anni per la Sicilia». In questo contesto, secondo Rubbia, subentra il ruolo fondamentale dei governi che si dovrebbero mettere d'accordo al più presto e delineare una posizione globale per contrastare i cambiamenti climatici. Il tutto, accompagnato da un cambio di mentalità.
Gabriela Preda

 

 

Oggi la protesta della Rete ambientalista ma la marcia non entrerà nella Zona rossa

 

Il ritrovo alle 15 in piazza Oberdan. Gli organizzatori: «Siamo contro Regione e Comune, non l’Onu»

Il tam tam su Internet ha raccolto l’adesione di circa 20 sodalizi ma è incerto il numero dei partecipanti. De Toni: «Forti irregolarità nelle procedure seguite da Illy»

TRIESTE «I cittadini di Trieste si trovano di fronte a un bivio: o accettano passivamente un futuro fatto di rigassificatori, antenne ovunque, Tav sotto il Carso, cementificazione della costa e degli ultimi spazi verdi, oppure scendono in piazza e rivendicano spazi di democrazia».
È una chiamata a raccolta dell’intera popolazione quella lanciata dalla «Rete regionale contro lo sviluppo insostenibile». Un appello a fare sentire la propria voce e a ingrossare le fila del corteo che si snoderà per le vie del centro, per dire no alle scelte di politica ambientale calate dall’alto.
I manifestanti si ritroveranno questo pomeriggio alle 15 in piazza Oberdan e sfileranno lungo corso Cavour, via Valdirivo, via Roma, corso Italia, piazza Goldoni e via Carducci, per fermarsi simbolicamente poi sotto il Consiglio regionale. Gli organizzatori escludono fuori programma e tentativi d’invasione della «zona rossa» riservata ai delegati del Forum. Il vero bersaglio, infatti, non è il G8-Unesco, ma «il gioco sporco di chi governa Regione e Comune, pronto a barattare le esigenze del territorio e la salute delle popolazioni in nome di puri interessi economici».
Ancora incerto il numero dei partecipanti. Il tam tam lanciato su Internet ha portato all’adesione di una ventina di comitati, provenienti anche da altre regioni, non tradotta però in conferme ufficiali sulle presenze. Di sicuro c’è però l’interesse suscitato dalla mobilitazione: lo speciale sul Forum G8-Unesco creato sul sito globalproject.info un paio di settimane è stato visitato da oltre un migliaio di persone e, da mercoledì, si è registrata una media di oltre 100 contatti al giorno.
Le motivazioni dei partecipanti alla manifestazione di questo pomeriggio sono state illustrate già ieri nel corso di un’assemblea dal titolo: «Imprevedibili sviluppi contro lo sviluppo imprevedibile». Si è parlato di biopolitica, tema sviluppato da Andrea Fumagalli, docente di Economia politica all’Università di Pavia, e del cementificio di Torviscosa, che l’attivista Paolo de Toni, anima di tante lotte ambientaliste, ha definito in questo momento «la madre di tutte le battaglie». «Se vinceremo quella, riusciremo a fare il colpo grosso - ha affermato de Toni -. Le possibilità per un successo ci sono: le carte evidenziano forti irregolarità nelle procedure seguite dalla giunta Illy. Irregolarità che verranno presto portate davanti al Tar e in Procura».
Ma si è discusso anche di basi militari ed «effetti sul territorio della guerra permanente», grazie alla testimonianza di Stefano Raspa del Comitato unitario contro Aviano 2000, di gestore unico dei trasporti, tema sviluppato da Willy Puglia delle Rdb, e poi, ovviamente degli impianti di Gnl, e non solo di quelli previsti a Trieste. Seduta nell’aula magna della Facoltà di lettere, infatti, c’era anche Beatrice Bardelli, pisana, rappresentante del Comitato contro i rigassificatori di Pisa e Livorno. «Sono qui per portare la mia testimonianza e la mia solidarietà agli amici di Trieste - ha spiegato Bardelli, subito dopo avere donato una t-shirt con la scritta «No off-shore» al presidente del Comitato Monte d’Ora, Giorgio Jercog -. Tra noi è nato una sorta di patto di mutuo soccorso, che prende le mosse da un’identica situazione di negazione dei diritti».
Proprio quello dei diritti negati è il filo rosso che lega tutte le voci del coro contro lo sviluppo insostenibile. Ne parla Katarina del gruppo Autoassegnatari di case Ater («dobbiamo vigilare sui tanti esempi di speculazione che ci troviamo quotidianamente sotto gli occhi, nelle politiche ambientali come in quelle abitative). Ne parlano Egle Tarasich del Comitato per la difesa del litorale carsico e Liviana Andreossi dell’omologo gruppo di Monfalcone. «Le richieste di democrazia partecipata vengono continuamente disattese - commentano -. Casi come il cementificio di Torviscosa o la stessa Baia di Sistiana dimostrano come alla base di tutto ci sia sempre e solo il business. La gente dovrebbe essere consultata quando in gioco c’è il futuro del territorio in cui abita. Esiste anche Agenda 21, no? Eppure anche quello si sta rivelando fumo negli occhi. Chi gestisce in questo momento i progetti di sviluppo ambientale della nostra regione, sta ottenendo l’unico risultato di allontanare la gente».
«Io sono qui per capire come stanno davvero le cose, anche perchè di danni all’ambiente ne sò qualcosa - aggiunge Rosaria Marzi, residente a Duino, ma originaria di Francavalle a Mare in provincia di Rieti -. Il mio paese era una perla dell’Adriatico, oggi invece sembra una Milano sul mare. Colpa di una politica di cementificazione selvaggia».

Maddalena Rebecca

 

 

Dubbi sul cementificio, slitta la delibera  - Le perplessità dell’Avvocatura della Regione. Il nodo restano i rilevamenti Arpa

 

Gottardo: «Perché solo ora la giunta chiede un parere legale?». Confermata la seduta straordinaria del 23 maggio

Perché gli uffici dell’Avvocato della Regione Enzo Bevilacqua avrebbero sollevato dei dubbi su alcuni passaggi tecnici del documento. Era stato il presidente Riccardo Illy nella giornata di giovedì a comunicare che la giunta «attendeva il via libera dell’Avvocatura» per poi autorizzare la fase attuativa del progetto presentato dalla Cementi Nord-Est. Ma è evidente che la Regione non può permettersi di affrontare rischi sulla procedura in una vicenda che sta creando una forte tensione politica e tra gli abitanti della Bassa.
E invece, da quanto è emerso nell’audizione di giovedì in Consiglio, i dubbi non mancano. In particolare il passaggio più delicato è quello che riguarda il posizionamento delle centraline per la misurazione degli ossidi di azoto (NOx) evidenziato dalla relazione dell’Arpa. Un problema sollevato in Aula, con tanto di documentazione, anche dai consiglieri Alessandro Metz e Mauro Travanut.
IL NODO «A parere di Arpa Fvg - si legge nel verbale della commissione Via del 28 marzo - i punti di campionamento destinati alla protezione degli ecosistemi e della vegetazione devono essere rappresentativi di aree vaste. I siti di ubicazione attuale delle due centraline rispondono a quanto previsto per il monitoraggio della qualità dell’aria, ma non sono ritenuti idonei ai fini della verifica del rispetto del limite annuale per la protezione della vegetazione».
Il caso in cui i dati scientifici siano insufficienti o incerti è prevista l’applicazione del principio di precauzione (codificata dall’Onu e ratficato dall’Ue nel 2000) poichè non è possibile stabilire se gli effetti di interventi sul territorio superino i parametri di protezione Ue. Principio peraltro al quale aveva fatto riferimento il Via nella riunione del 7 marzo nel cui verbale si precisava «che al momento non si riteneva sussistessero i presupposti per poter ipotizzare la proposta di un parere favorevole». Nel verbale del 28 marzo il principio di precauzione sparisce. A seguito delle precisazioni fornite dall’Arpa infine, nel testo definitivo licenziato dal Via, si legge che i dati rilevati (dell’NOx) non possono essere utilizzati per la valutazione dei livelli di inquinamento e viene quindi a «cadere il principale motivo di contrarietà del Via». Ma non è questo l’unico punto. Anche il superamento dei parametri atmosferici, come riferito dall’Ass, sono fuori norma. «I dati tecnico-scientifici depositati in Commissione sono incontrovertibili - ha sottolineato a fine commissione il diessino Mauro Travanut».
IL CENTRODESTRA Ma sulla questione legale legata al cementificio prende posizione anche il coordinatore di Forza Italia Isidoro Gottardo. «Illy era così certo che tutto fosse a posto, al punto da affermare che se non avesse rilasciato quella autorizzazione i richiedenti avrebbero avuto diritto di chiedere i danni - dice il forzista -. Ma se era così adesso perché ricorre a pareri legali. Cioò che pensiamo è che i pareri legali più che a confortare sulla correttezza delle procedure, servano per mettere a posto ciò che non lo è. Ma così facendo - continua Gottardo - la giunta si comporta da soggetto autonomo ed indipendente oppure è organo di parte? Tuttavia, il duro confronto in atto, un risultato lo sta conseguendo: quello di aprire uno squarcio di trasparenza e di chiarezza su questa vicenda piena di arroganza e presunzione. Con l’autoconvocazione del Consiglio da parte delle opposizioni i consiglieri potranno non solo audire ma anche esprimersi».
LE TAPPE Detto del possibile slittamento dell’esame in giunta della delibera sul cementificio, che potrebbe tenersi, dopo il Consiglio straordinario del 23 maggio il prossimo appuntamento è per lunedì 14 con la seconda e definitiva audizione in Quarta commissione.
L’assemblea presieduta da Uberto Fortuna Drossi sentirà i sindaci dei comuni della Bassa, le associazioni e i comitati dei cittadini.

 

 
I sindaci del no: ricorso automatico al Tar  - Riunione tra i Comuni contrari allo stabilmento. Cervignano spera ancora in una «soluzione politica»
 
Bagnaria Arsa guida l’offensiva: «Se la giunta vota sì, andiamo dai giudici»
TRIESTE La politica invita Riccardo Illy a ripensarci. A non fare il «tecnico». A tener conto anche del fattore camion: 350 transiti al giorno fanno paura. Ma, preventivamente, i Comuni del «no» hanno già fatto la loro scelta: «Se la delibera del via libera al cementificio passa in giunta il ricorso al Tar diventerà automatico» dice Anselmo Bertossi, sindaco di Bagnaria Arsa. E aggiunge: «Speriamo si tratti solo di un’arma di dissuasione».
IL RICORSO Giovedì sera, mentre a Trivignano Udinese Ds e Dl dibattevano con gli amministratori locali, a Bagnaria Bertossi si è incontrato con Cecilia Schiff, sindaco di Porpetto, e Fulvio Tomasin, il collega di Terzo d’Aquileia che rappresentava anche Cervignano, e adesso, sentito il parere di alcuni legali, non ha dubbi: «Siamo pronti al Tar anche se, ovviamente, ci auguriamo che si possa evitare di arrivare fin lì». Con Bertossi c’è anche Porpetto, come Bagnaria a maggioranza centrodestra. «È una scelta che va ponderata – dice il sindaco Schiff – ma la volontà è quella di un ricorso a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini». Secondo Bertossi anche i Comuni di centrosinistra ci staranno ma Pietro Paviotti, sindaco di Cervignano, frena un po’: «La via della politica è sempre preferibile a quella giudiziaria».
IL VARCO Ma la via politica risolverà il caso? Mauro Travanut, dopo tanti giorni di «resistenza», vede un varco: «Credo che il presidente Illy, dopo quanto è emerso giovedì in audizione, inizi ad avere dei dubbi». Gli argomenti del capogruppo diessino non sono cambiati: «La contrarietà dell’Azienda sanitaria, l’inquinamento certificato della zona di Torviscosa, i 12 “no” della commissione Via di febbraio su 15 parametri, poi mutati con un atto apparentemente miracolistico, sono elementi di ostacolo oggettivo al cementificio. Vediamo che diranno i sindaci in audizione lunedì, dopo di che la quarta commissione darà un indirizzo politico forte su questa vicenda».
IL VERTICE Il vertice di maggioranza con Illy? «Inutile» secondo Travanut. «Che senso avrebbe riunire Intesa su una fabbrica di cemento che, tra l’altro, emerge con chiarezza che non va fatta? – prosegue il capogruppo della Quercia –. Illy dovrà invece riunire la maggioranza sulle grandi strategie della Regione, soprattutto in prospettiva elezioni 2008. Sarebbe ridicolo che ci ritrovassimo tutti assieme a parlare del cementificio».
I CAMION A sinistra i dubbi, dopo l’audizione di due giorni fa, sono aumentati. A preoccupare è anche quel dato dei 100 camion al giorno e di un numero di passaggi triplo. «Sentiti i tecnici dell’Arpa e soprattutto quelli dell’Azienda sanitaria – sostiene Bruna Zorzini (Pdci) – l’impressione è che davvero Intesa debba riflettere su un’operazione che andrebbe ad aggiungersi a una realtà in cui gli indici di inquinamento sono già oltre il limite di legge. Impensabile che con un cementificio in più e un traffico ingigantito la situazione possa migliorare, anzi».
LO SVILUPPO La Zorzini ce l’ha con l’assessore all’Ambiente Gianfranco Moretton: «Fa orecchie da mercante. Ma che potrà dire lunedì al cospetto dei sindaci che gli porranno sul tavolo il tema dello sviluppo del territorio e gli chiederanno a che serve un cementificio che per cinquant’anni emetterà sostanze inquinanti, riempirà strade di camion e alzerà il tasso di inquinamento? Che dire a Illy? Per l’ennesima volta lo invitiamo ad ascoltare la preoccupazione dei territori e a cercare di capire le ragioni di gente che non dice solo di no ma pensa a un tipo diverso di sviluppo».
Marco Ballico

 

 
«Sul gas Trieste imiti la Bassa» - L’appello di Wwf e Legambiente. Audizioni su Torviscosa, Metz insoddisfatto
 
TRIESTE «Bisognerebbe che i Comuni della provincia di Trieste esprimessero con forza la contrarietà ai rigassificatori di Trieste, come hanno fatto quelli della Bassa sul cementificio di Torviscosa». Lo affermano Wwf e Legambiente, ritenendo che una levata di scudi potrebbe rallentare le decisioni della giunta regionale: «L'espressione di un parere favorevole assumerebbe valenza di una drastica contrapposizione nei confronti dei Comuni e, quindi, di un’irrispettosa sottovalutazione delle loro ragioni».
Alessandro Metz, intanto, torna sul «caso cementificio». E sull’audizione di giovedì: «Non mi hanno risposto. Perché non c’era risposta. Per evitare che la questione fosse posta in maniera ideologica o preconcetta – spiega il consigliere dei Verdi –, ho chiesto chiarimenti precisi. Le risposte avute, e non avute, dai tecnici presenti hanno rafforzato le mie perplessità».
A una domanda in particolare, prosegue Metz, «nessuno è stato in grado di rispondere efficacemente: come sia stato possibile passare da un’istruttoria del servizio regionale Via, presentata il 7 febbraio, con parere assolutamente negativo a un parere positivo della commissione Via del 28 marzo». Il nodo è quello noto: come è stato possibile dare il via libera al progetto pur in presenza di dati non certi sull’inquinamento ambientale. «Siccome tutta la questione sembra modificarsi sulla spiegazione Arpa in merito al posizionamento delle centraline, inidonee a registrare i livelli di inquinamento verso gli ecosistemi e l'ambiente – spiega ancora l’esponente dei Verdi –, ho evidenziato che quanto affermato nella procedura rientra nel principio di precauzione: prima di nuocere si valuti con dati certi».
Altri aspetti senza risposte, insiste Metz, «sono i livelli di ozono già oggi oltre i livelli massimi di sforamento e la mancanza di uno "scenario" matematico che, a partire dai livelli di emissione di oggi, preveda la somma delle emissioni della centrale a turbogas (non ancora entrata a regime) e le emissioni previste dall'insieme del progetto cementificio (traffico veicolare più impianto)».
m.b.

 

 
Tav lungo la costa, è lite Veneto-Fvg  - La giunta Galan ipotizza un nuovo tracciato, con lo spostamento della linea ferroviaria ad alta velocità lontano dall’autostrada
 
Sonego: assurdo, Roma intervenga. La replica di Venezia: la Regione non può darci ordini
TRIESTE Costruire la linea ferroviaria ad alta velocità lungo il litorale del Friuli Venezia Giulia. È un’ipotesi che il Veneto accarezza e che il Friuli Venezia Giulia condanna. È un’ipotesi sulla cui fattibilità può nascere uno scontro politico. Di certo, c’è che il Veneto ha rinunciato al parallelismo tra Tav e A4 fino a Portogruaro, con un’apposita delibera di giunta. L’atto, che punta a semplificare la vita al progetto della terza corsia, si traduce però in una doccia fredda per il Friuli Venezia Giulia. Dietro la decisione, infatti, si legge il desiderio di favorire la costruzione della linea ferroviaria lungo la costiera, da Venezia a Trieste, passando per le località balneari friulane.
«È solo un’ipotesi, seppur bella, ma al momento non è una priorità per noi. Quello che ci interessa – taglia corto l’assessore veneto ai Trasporti Renato Chisso - è che la terza corsia sia realizzata quanto prima». Ma a mettere le mani avanti con pragmatismo ci pensa il collega friulano Lodovico Sonego che auspica un intervento rapido dei ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Il federalismo dei treni va bene a patto che produca infrastrutture funzionanti e razionali. Stiamo parlando di un’infrastruttura strategica per l’Italia e l’Europa, è sbagliato dare segnali di confusione e mancanza di coordinamento proprio nel mentre il ministero sta negoziando con la Commissione europea il riparto delle dei fondi comunitari per i corridoi plurimodali». Il ministro Antonio Di Pietro, interpellato sulla vicenda, attende di valutare. Tutte le ipotesi sono allo studio per ora. In programma c’è una riunione con entrambe le regioni non ancora calendarizzata. Il desiderio del Veneto di lanciarsi in solitaria non è nuovo in materia di infrastrutture. E soprattutto di business. La prima frattura tra le due Regioni si è creata (e non ancora ricomposta) quando l’Anas ha escluso il Friuli Venezia Giulia dalla società che gestirà il passante di Mestre, indicando come unico partner il Veneto. La giunta di Giancarlo Galan, pur non avendo potere decisionale in merito, ha detto esplicitamente di non voler condividere la torta, né intende mollare la presa. Se questo in parte ha raffreddato i rapporti e il progetto di costruire il polo delle autostrade del Nord, esiste pur sempre un interesse comune per entrambe le Regioni. La realizzazione della terza corsia dell’A4. Ma anche su questo punto l’equilibrio sembra essere diventato precario. Il Veneto scalpita e chiede al Friuli Venezia Giulia di accelerare. Da qui la decisione di adottare la delibera del 17 aprile scorso con la quale l’esecutivo veneto rinuncia al parallelismo tra linea ferroviaria e autostrada A4 fino a Portogruaro. Questo consentirebbe di agevolare la realizzazione della terza corsia non solo tra Quarto D’Altino e San Donà ma anche tra San Donà e Portogruaro. Gentile e altruistica concessione? Non solo. La delibera - lo stesso Chisso riconosce l’ipotesi e la giudica «bella» – può essere letta anche in un altro modo: come la volontà di mettere la nuova infrastruttura a servizio del traffico turistico del litorale veneziano, da Jesolo a Bibione. E quindi inevitabilmente passando per il litorale del Friuli Venezia Giulia. Ma la giunta Illy non transige: «Il Friuli Venezia Giulia - evidenzia Sonego - sta discutendo con le comunità locali la migliore localizzazione della nuova ferrovia ferma restando la scelta del più stretto parallelismo con l’autostrada A4 nella tratta fra il Tagliamento e Gonars. La nostra scelta è coerente con gli studi di fattibilità fatti da Rfi e condivisi da Di Pietro e Lunardi». In serata la replica di Chisso: ««Fino a prova contraria, Lodovico Sonego è un ottimo assessore, non però in Veneto, bensì in Fvg. Per quanto riguarda l'alta capacità Ferroviaria quello che accade in Veneto deve certo essere ”sintonizzato” con quanto avviene in Friuli, ma questo non significa che può venire a darci ordini».
Martina Milia

 

 
TAV - Il diessino Travanut: «La proposta non è proponibile» - Nuove proteste dei primi cittadini
 
VILLA VICENTINA «Il parallelismo con l’autostrada A4 non è imprescindibile. Diversamente sarebbe devastato il territorio». Mauro Travanut, capogruppo regionale dei Ds, uno dei promotori del tavolo tecnico per la revisione del tracciato della Tav nella Bassa friulana, ritiene improponibile l’ipotesi veneta. E lo dice con una battuta: «Grazie ai cugini veneti del suggerimento, ma forse il nostro territorio lo conosciamo un po’ meglio noi».
Il fronte che si apre con il Veneto potrebbe invece giovare agli oppositori del progetto che anche in questi giorni stanno continuando a far sentire la loro voce: «Non è necessario creare nuove strutture, serve semplicemente un ammodernamento di quelle esistenti e un’implementazione della logistica. Lo dimostrerà presto anche uno studio edito dalla Presidenza del consiglio» afferma Mario Pischedda, sindaco di Villa Vicentina, tenacemente contrario all’alta velocità. «Notiamo una strana capacità di replica dei sostenitori del progetto che - continua Pischedda - forniscono in modo pressappochistico formule generiche buone per ogni stagione. Ci sentiamo dire che si deve procedere con la realizzazione della Tav perché l’opera è necessaria nell’ottica dello sviluppo dei trasporti, perché altrimenti stiamo fuori dall’Europa, oppure ci sentiamo dire che siamo retrogradi e contrari al progresso. E che i politici di Bruxelles, Roma e delle varie Regioni non possono aver preso tutti un abbaglio nel sostenere il Tav. Io - incalza il sindaco - non credo che il problema possa essere affrontato così, non accetto di delegare comodamente le scelte ai livelli superiori per non espormi in prima persona, e ribadisco il diritto mio e di tutti i cittadini interessati a conoscere approfonditamente tutte le informazioni a disposizione e, quindi, di esprimere un parere favorevole o contrario con la maggior competenza possibile». Un parere, quello delle amministrazioni coinvolte, che secondo Pischedda, «deve essere tenuto in considerazione da chi deve prendere la decisione finale». Lo stesso dovrebbe avvenire per il cementificio di Torviscosa, «vicenda triste perché ha reso evidente la mortificazione della politica, della rappresentanza che i cittadini hanno delegato agli eletti».
g.st.-m.mi.

 

 
L’esperta: «Le mucillagini stanno ritornando»  - Secondo Paola Del Negro solo l’arrivo della Bora può sconfiggere le fastidiose alghe
 
La ricercatrice dell’Istituto nazionale di Oceanografia (ex Lbm) pessimista sullo stato del mare, invaso anche dalle meduse
«È inutile nascondersi dietro un dito. Le mucillagini stanno iniziando ad aggregarsi anche nel golfo di Trieste. Non voglio essere allarmistica ma ci sono tutte le condizioni perché il fenomeno si estenda nei prossimi giorni. Speriamo che la Bora si metta a soffiare e scompagini queste formazioni».
Lo ha dichiarato ieri la dottoressa Paola del Negro, ricercatrice dell’Istituto nazionale di Oceanografia, il nuovo nome assunto dall’ex Istituto di Biologia marina di Aurisina.
Ieri altri ricercatori dello stesso istituto hanno «battuto» il braccio di mare che si estende da Barcola a Sistiana e all’altezza di Grignano si sono imbattuti nelle prime formazioni di mucillagini. Erano state spinte sottocosta dai cavalloni sollevati dai venti provenienti da Sud. Inoltre sul mare antistante i «Topolini» di Barcola si era aggregata una gran massa di pollini. Colore giallo sporco, galleggiavano sull’acqua invasa anche da un enorme numero di meduse della specie Aurelia aurita e da ctenofori. Una massa di gelatina compatta.
«La composizione del plancton si sta evolvendo: stiamo assistendo a una presenza di specie sempre più gelatinose. E’ un fenomeno già visto negli anni passati e potrebbe rappresentare la risposta del sistema alle nuove sollecitazioni: temperature in crescita mentre le precipitazioni e gli apporti di acque dolci sono in diminuzione» spiegano ancora i ricercatori dell’Istituto nazionale di Oceanografia di Aurisina.
Perchè si allenti l’assalto della mucillagini alla nostra costa, è necessario che inizi a soffiare con una certa intensità la Bora. Le formazioni verrebbero trascinate al largo. Utili ma non risolutivi anche i temporali annunciati in arrivo per le prossime 12-24 ore.
Per oggi sono previsti dai meteorologi sul golfo isolati e brevi rovesci nelle ore pomeridiane. I venti resteranno deboli, prevalentemente orientali. In aumento la temperatura con le massime che dovrebbero raggiungere i 26 gradi. Per domani temperatura in ulteriore crescita con il probabile superamento dei 27 gradi. Venti deboli di brezza.
Come si vede la Bora si fa desiderare e la sua assenza congiunta alle temperature in aumento dovrebbe favorire l’aggregarsi della mucillagini.
L’allarme è squillato da tempo anche perché le temperature notevolmente più alte della media, hanno contrassegnato tutto l’inverno e il primo segmento di questa primavera. L’aprile, da poco concluso, è stato per l’Alto Adriatico, Trieste e la regione, il più caldo degli ultimi 108 anni. Per gli anni antecedenti al 1900 i dati non sono completi. Inoltre nello stesso periodo di tempo sulla città non è mai piovuto. Precipitazioni pari allo zero.
Una limitata ondata di maltempo con temeprature in calo e pioggia è annunciata appena per giovedì e venerdì prossimi. Fino a quel giorno le mucillagini dovrebbero continuare ad aggregarsi.
c.e.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 11 maggio 2007

 

 
Prodi: Trieste ponte verso l’Africa  - «Al Fvg è necessaria l’alta velocità, è assurdo protestare contro la Tav»
 

Il capo del governo alla Marittima apre il Forum: «Città polo della scienza, in prima linea per lo sviluppo anche del Terzo mondo»

TRIESTE «Con Riccardo Illy abbiamo parlato di cravatte». L’autista già l’aspetta, la tappa triestina è agli sgoccioli, ma Romano Prodi indugia sotto il sole. E rifila la battuta. L’ultima in chiave triestina. Poi, però, precisa: «Ma no, scherzo, abbiamo avuto un colloquio sui rigassificatori e abbiamo parlato dei rapporti tra governo e Regione. Come sono? Buoni».
Non è nemmeno mezzogiorno. Il premier, dopo aver inaugurato il G8 Unesco world forum, sta scappando via. Se ne sta tornando a Roma dove lo attendono quelle «grane» nazionali, come le pensioni, gli statali e il Partito democratico, che non gli danno tregua (con giornalisti e telecamere) nemmeno alla Stazione Marittima.
Eppure, nell’infilarsi dentro l’auto blu, Prodi dedica l’ultima dichiarazione al Friuli Venezia Giulia. E al suo governatore con cui, mai come stavolta, si trova diviso solo dalle cravatte. Non certo dal rigassificatore nel Golfo che benedice: «Mi auguro si faccia». Non dai comitati contro la Tav che scomunica: «Ma come si fa? Si manifesta in favore della bassa velocità?». Men che meno da Trieste città della scienza che promuove a gran voce promettendo l’appoggio del governo affinché diventi sempre più un «ponte» verso l’Africa.
LA TRADIZIONE E in effetti, già quando arriva alla Marittima, dopo un dialogo fitto fitto con il governatore sulle scale e sin dentro la sala dove l’attendono centinaia di delegati, Prodi tributa a Trieste il primo elogio: «La città ha una tradizione antichissima come punto di eccellenza della scienza e come ponte tra il nord e il sud del mondo in campo scientifico. Questo forum ne è la consacrazione». Poi, il tempo di prendere posto al tavolo dei relatori tra gli anfitrioni Katepalli R. Sreenivasan e KoÏchiro Matsuura, il tempo di farsi strappare un appuntamento da Pasquale Pistorio e ascoltare le relazioni d’apertura, e il premier ritorna a Trieste. La incorona nientemeno come «modello» degli sforzi che l’Unesco persegue affinché nasca una società universale della conoscenza dove il gap tra paesi ricchi e poveri si colma: «Un modello da potenziare, ma senza accrescere strutture o burocrazie».
IL MODELLO Prodi parla pubblicamente della città che lo ospita, durante il suo intervento ufficiale un po’ in inglese e un po’ in italiano, come reclama il protocollo, e «sul protocollo, a differenza che sul terrorismo, non è possibile avere la meglio». Prima, certo, il Professore sollecita il forum a individuare le priorità e a stilare «due paginette di proposte concrete» con «indirizzi chiari e coerenti nel tempo». Prima, certo, segnala la necessità di «un legame molto forte tra scienza e conoscenza» e garantisce all’Unesco l’appoggio dell’Italia. Poi, però, passa a Trieste dove «c’è un polo scientifico cui tutta la città presta un’attenzione molto forte e ci sono punte di eccellenza come il centro di fisica teorica Abdus Salam che, da 40 anni, forma migliaia di scienziati e svolge un ruolo di raccordo con i paesi emergenti e le istituzioni scientifiche europee». Ma allora, nella consapevolezza che «con il risveglio dell’Africa il mondo sarebbe diverso», il premier si spinge oltre: «Trieste deve avere un ruolo rivolto soprattutto verso i paesi marginali o estranei al nuovo sviluppo mondiale in atto».
I RIGASSIFICATORI A quel punto arriva il coffee break, il primo, al G8-Unesco. Ma il premier non si ferma e si infila in un incontro riservato - cui partecipano il ministro Beppe Fioroni e i sottosegretari Ettore Rosato e Milos Budin - con il direttore generale dell’Unesco e il governatore del Friuli Venezia Giulia. Quando esce, però, si concede ai giornalisti e al contempo concede a Illy, nei giorni in cui le sue scelte di sviluppo economico scatenano proteste, cortei e dissidi in maggioranza, un doppio appoggio. Sui rigassificatori, innanzitutto: «Vogliamo che l’Italia abbia finalmente una politica energetica seria ed equilibrata. Abbiamo chiesto al Friuli Venezia Giulia di partecipare e la sua risposta è seria. La Regione - afferma Prodi - sta analizzando tutti gli aspetti tecnici ed ecologici, tutte le compatibilità, per poter realizzare un investimento nel modo più tranquillizzante, beneficiando delle ricadute economiche positive, ma tenendo lontani tutti i rischi per l’ambiente». Basta? Niente affatto: il premier, politicamente, benedice sin d’ora un terminal nel Golfo. «Mi auguro si faccia. Ripeto, è un lavoro comune che stiamo facendo, vedremo il risultato, ma mi auguro si faccia».
LA TAV E come ignorare l’alta velocità che il governatore difende a spada tratta nonostante i comitati sempre più numerosi e agguerriti? Prodi non ci pensa nemmeno, né perdona chi si oppone «senza se e senza ma», scendendo in piazza in Val di Susa come in Friuli Venezia Giulia: «Trieste, per me, è sempre stata una cerniera tra Est e Ovest. Ma, per esserlo, deve avere treni veloci e strade veloci tra Est e Ovest». Illy ascolta, annuisce, apprezza: la sintonia, almeno stavolta, è totale. Cravatta esclusa, s’intende.

Roberta Giani

 

 

Illy: puntiamo sul gas per tutelare l’ambiente  - «L’energia dà ricerca e risparmio, il Fvg è la regione dell’innovazione e investirà ancora»

 

Piena intesa con Prodi che ha garantito la volontà del governo di rafforzare il ruolo di Trieste nella cooperazione con i Paesi in via di sviluppo

TRIESTE Ai delegati della platea del Forum G8-Unesco, Riccardo Illy ricorda di essere arrivati nella «città della scienza» e nella «regione dell’innovazione». Una regione che secondo un rapporto dell’Emilia Romagna è «prima per capitale umano». Aggiunge, il presidente della Regione, che il Friuli Venezia Giulia sta «investendo molto in ricerca, educazione, trasferimento di conoscenza». E dopo avere citato uno sviluppo che passa «per l’innovazione», innovazione che non può essere senza attività di ricerca, il governatore punta sulla «sostenibilità che significa attenzione per l’ambiente, soprattutto in tema di energia».
E allora, il nuovo piano energetico regionale consiste delle «tre R»: risparmio energetico, ricerca di fonti alternative e rinnovabili. Ma se queste sono le scelte a lungo termine, per quello medio-breve bisogna guardare alle fonti fossili meno inquinanti. E il governatore lo ribadisce anche al Forum: se è il gas a produrre meno anidride carbonica, nel puntare sul gas «l’Italia ha fatto una scelta corretta». Scelta che significa gasdotti e rigassificatori, dice il governatore alludendo ai due impianti progettati nel Golfo di Trieste da Endesa e da Gas Natural. È questa - dirà a sessione conclusa Illy - la sua risposta ai comitati di protesta. Per intanto, ai delegati del G8-Unesco il presidente si dice «certo che il Friuli Venezia Giulia darà un piccolo contributo nel trovare le migliori forme per lo sviluppo sostenibile», da affiancarsi al «grande contributo» atteso dall’Unesco.
Questi alcuni dei passaggi con i quali il governatore è intervenuto ieri al Forum, nel cui ambito ha partecipato a un breve incontro riservato, presenti il direttore generale Unesco Koïchiro Matsuura, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni e i sottosegretari Milos Budin e Ettore Rosato. Di cosa si è parlato? «Dei decreti di attuazione del protocollo d’intesa» Stato-Regione e di rigassificatori, racconta Illy.
I DECRETI Sul tappeto «soprattutto - spiega Illy - la compartecipazione ai tributi pagati dai pensionati che oggi non c’è e che ritengo invece equo venga introdotta», facendo sì che parte delle tasse versate resti sul territorio.
RIGASSIFICATORE Illy commenta: «Contiamo di portare la nostra posizione» a Roma «nei prossimi giorni affinché il governo possa decidere, ritengo facendo ulteriori approfondimenti» giacché «la documentazione presentata» da entrambe le imprese «non ha corrisposto alle richieste totali della Regione». E se il governo «avrà bisogno di qualche mese», per ottenere la documentazione sinora assente, l’orientamento della Regione è quello di dare via libera ma con prescrizioni ai due progetti. La posizione del Friuli Venezia Giulia - conferma Illy quanto all’iter - sarà comunque di «ritenere fattibile un solo terminal», sempre che «vengano rispettate le nostre prescrizioni e superate alcune perplessità cui le imprese non hanno dato risposta».
ALL’ESTERO L’ambiente? «Negli Usa - dice Illy - sono stati costruiti 50 terminal e non è stato alterato alcunché dell’ambiente; nella Baia di Tokyo, un po’ più grande di quella di Trieste ma simile per ordine di grandezza, ce ne sono cinque. Credo che il nostro golfo possa tranquillamente ospitare un terminal». La diminuzione di temperatura dell’acqua? Sarebbe «impercettibile», dice Illy spiegando che «l’acqua viene riscaldata da molte altre fonti, come la Ferriera e la centrale termoelettrica di Monfalcone».
CIVIDALE «Ho segnalato al direttore Unesco che c’è il sito di Aquileia, protetto dall'Unesco in Friuli Venezia Giulia e che abbiamo fatto domanda per ottenere la stessa protezione per Cividale. Ho auspicato che questa decisione arrivi quanto prima» dice Illy.
PENSIONI Occorre «un po’ più di coraggio»: in Italia si discute di fare dello scalone uno «scalino», ma in Europa si finisce di lavorare attorno ai 65 anni, età in cui oggi «un uomo è ancora nel pieno dell’efficienza: non possiamo pensare di andare in pensione in età - mi vien da dire - così giovane», chiude il governatore.
TRIESTE Illy lo sottolinea: dalle parole di Prodi al Forum «esce con chiarezza la volontà del governo di rafforzare il ruolo di Trieste come centro non solo per la ricerca scientifica e tecnologica, ma anche per il trasferimento di conoscenza nei Paesi in Via di sviluppo». E il nuovo ponte da rafforzare è ora quello tra Trieste e Africa. Perché «la nuova direzione» porta al Sud. E «Prodi ha detto che negli ultimi anni abbiamo in qualche misura privilegiato l'Est, il Sudest asiatico, io aggiungerei il Sudamerica; e che questo è il momento di occuparci della zona più arretrata del pianeta».

Paola Bolis

 

 

Domani la protesta del fronte dei no  - Previste un migliaio di persone. Adesioni da centri sociali e movimenti del Nord-Est

 

Il mondo della contestazione politica ed economica si ritroverà a Trieste: da Padova, da Venezia e anche dalla Slovenia

Alcuni giovani ricercatori della Sissa tentano di trovare un filo comune alla protesta: «La conoscenza è top secret»

TRIESTE Si alza il tono della protesta e nuovi gruppi di manifestanti annunciano la loro presenza a Trieste per il corteo anti-G8 in programma domani pomeriggio in centrocittà. Con le ultime adesioni che stanno arrivando via Internet si stima che possano scendere in strada un migliaio di persone.

Da Padova si muoveranno i comitati che stanno gestendo l’occupazione di svariati edifici lasciati sfitti. Con loro manifesteranno gli «autoassegnatari» di Trieste, organizzati da tempo all’ombra dello «Sportello degli invisibili» di via Orlandini.
Da Venezia arriverà una delegazione del Comitato «No Moze», da anni in aperta contestazione con la realizzazione degli sbarramenti galleggianti che dovrebbero, secondo i progettisti, salvare la città lagunare dall’impatto con le maree più alte. Secondo gli ecologisti gli sbarramenti influiscono invece negativamente sul delicato equilibrio e sull’idrodinamismo della laguna.
Da Vicenza arriverà il comitato «dal Molin» che ha raccolto sempre un’adesione massiccia per le sue iniziative contro l’insediamento di una nuova base militare Usa a quasi al centro della città veneta.
Da Capodistria arriveranno i militanti che stanno dicendo «no» al rigassificatore che potrebbe essere costruito in Slovenia. Un altro rigassificatore ha buone possibilità di essere insediato nei pressi dell’isola di Veglia e un comitato croato si oppone a questa ubicazione. Anche questo comitato sarà a Trieste e sfilerà assieme a coloro che nel capoluogo regionale hanno detto «no» al rigassificatore il cui insediamento è previsto nell’area ex Esso, a poche centinaia di metri dagli impianti della Ferriera di Servola.
Sfilerà per le vie del centro di Trieste anche la protesta dei comitati sorti a Pordenone per richiamare l’attenzione sugli ordigni nucleari che l’esercito e l’aviazione degli Stati Uniti hanno depositato a decine nella base di Aviano. E’ un problema annoso, mai risolto, che di recente è assurto alla ribalta anche di un’aula di Giustizia del Tribunale di Pordenone.
Altra località, altra protesta: da Gradisca e dal Monfalconese si muoveranno gli attivisti che non hanno mai voluto accettare il Cpt e in alcune occasioni hanno organizzato manifestazioni piuttosto vivaci davanti alla mura di quel «carcere» per immigrati. L’attuale governo ha lasciato inalterato l’assetto giuridico del centro che molti definiscono «lager». La sua chiusura o un mutamento sostanziale del suo «status» sono ancora lontani. Da qui la protesta che partendo dai Cpt, arriva alle scelte di politica economica che, secondo i manifestanti, costringono milioni di uomini e donne ad abbandonare i loro Paesi per cercare lavoro altrove.
In sintesi il corteo che si avvierà domani da piazza Libertà, ha come obiettivo quello di schierare in piazza tutte le opposizioni, tutti i movimenti critici con l’attuale assetto mondiale, nazionale, regionale e comunale. Diverse proteste si accavallano le une sulle altre e coinvolgono cementifici, alta velocità ferroviaria, ripetitori della telefonia mobile, autostrade, scelte energetiche, problema della casa, centri di permanenza per ’clandestini’, procreazione assistita, alte maree a Venezia, anidride carbonica emessa dalle auto, Val di Susa, inquinamento da traffico, futuro del golfo di Trieste, polveri della ferriera.
Trovare un sintesi, una linea ideale che collega tutti questi temi è impresa ardua. Qualcosa però è stato tentato e messo «nero su bianco» da un piccolo gruppo di giovani ricercatori della Sissa. «Parteciperemo certamente al corteo» ha affermato ieri il loro portavoce Luca Tornatore. «Ma oggi nel pomeriggio saremo nell’aula magna di Androna Baciocchi per illustrare il nostro metodo di analisi».
Il documento uscito dalla Sissa affronta il problema partendo da molto lontano e lo fa con una domanda precisa. «Su quale basi di conoscenza si discute del problema energetico?» Nella stesso documento arriva la risposta.
«Evidentemente non siamo una società basta sulla conoscenza, bensì una società dominata dalla conoscenza che lungi dall’appartenere alla sfera pubblica, è concentrata, segregata e controllata, nei luoghi in cui viene prodotta. Un gruppo di circa duemila esperti raccolti dall’Onu ha dimostrato che l’impatto umano sull'ambiente sta velocemente portando il pianeta a cambiamenti climatici su scala globale».
«Eppure- scrivono i ricercatori- sia i governi transnazionali come il WTo e il g8, sia quelli nazionali o locali, continuano a proporre incessantemente un modello di sviluppo che consuma risorse e produce rifiuti. L’Europa ad esempio, ha stabilito un imponente piano di sviluppo dei trasporti che attraversa l’Italia e dalla Val di Susa arriva nel Friuli Venezia Giulia. L’impatto del processo costruttivo sugli equilibri del territorio e i milioni di tonnellate di anidride carbonica emessa dai veicoli, sono tra i maggiori fattori di incidenza secondo il rapporto dell’Onu».
«Per quale motivo i governi possono permettersi di ignorare la necessità di ripensare il senso e la direzione dello sviluppo? O di rimandare ingannevolmente la soluzione dei problemi a blande politiche globali, poi facilmente disattese come il protocollo di Kyoto?

Claudio Ernè

 

 
Electrolux studia il lancio della lavatrice a idrogeno  - Il gruppo svedese investirà 50 milioni in Italia
 
PORDENONE Electrolux, multinazionale dell’elettrodomestico, che occupa 8 mila persone in Italia, di cui la metà in Friuli Venezia Giulia «crede nell’Italia». Nel 2007 «saranno investiti 50 milioni di euro nell’elettrodomestico italiano», ma al Paese il gruppo chiede «uno sforzo nella produttività per farci vincere la sfida della competitività». Una sfida che deve essere vinta perchè nel 2008, anno in cui scade il piano triennale, daranno decise le strategie future. A chiedere un ulteriore impegno è il presidente di Electrolux, Hans Straberg, ieri a Porcia alla prima convention, promossa dall’azienda per mettere a confronto industria, distribuzione, consumatori e istituzioni, sul bisogno di creare un’alleanza per la sostenibilità.
In Italia Electrolux produce 7,2 milioni di unità, ovvero il 40% della produzione del gruppo in Europa; di questa produzione, l'80% viene esportato fuori dai confini nazionali, utilizzando principalmente il treno. In questo contesto l’attenzione alla sostenibilità ambientale del processo produttivo, ancor prima che del prodotto, è una costante.
Uno sforzo che però ha bisogno di interlocutori. Prima di tutto nella politica, «che deve passare dalle parole ai fatti» come ha evidenziato l’amministratore delegato Electrolux Zanussi Italia, Gianfranco Schiava. «Oggi ci sono 188 milioni di elettrodomestici che hanno più di 10 anni di vita, di cui 20 in Italia». Secondo le stime portate da Electrolux si tratta di un grave danno ambientale perché quei frigoriferi e quelle lavatrici producono 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno, pari a 6 milioni di automobili. Ecco allora che la politica deve «ampliare nel tempo gli incentivi fiscali per sostituire i frigoriferi e estendere questa misura agli altri elettrodomestici»; promuovere una filiera sostenibile; sanzionare le etichette infedeli; incentivare con una politica fiscale adeguata; favorire lo smaltimento dei prodotti di scarto istituendo punti di raccolta che oggi mancano. Electrolux la sua parte la fa: «Le fabbriche del gruppo sono tutte a emissione zero» ha specificato Schiava evidenziano che «tutte le fabbriche, indipendentemente dal paese di insediamento, sono certificate Iso 14000 e questo pone dei vincoli anche ai fornitori». Electrolux ha dei progetti che mirano a sviluppare prodotti all’avanguardia. È il caso della lavatrice ad idrogeno – progetto sulla carta che dovrebbe essere studiato a Porcia – o il rubinetto – tra un mese sul mercato - che rilascerà direttamente acqua minerale e naturale completamente depurata, risparmiando così milioni di bottiglie di plastica. La prima risposta dal mondo politico è arrivata – tramite videomessaggio – il Ministro all’Ambiente, Alfonso Pecoraio Scanio. «Ecologia è economia – ha detto il ministro – questo binomio è imprescindibile. Il presidente della Regione ha insistito sul potenziamento delle fonti rinnovabili e della ricerca. Le istituzioni devono proibire che si producano beni non ecosostenibili”. Lo scenario del futuro l’ha tracciato l’economista Jeremy Rifkin: una società che deve sostituire quanto prima le fonti fossili e puntare sull’idrogeno quale vettore universale di energia, energia che potrà essere distribuita in tutto il pianeta. «Siete fortunati – ha aggiunto lo studioso, consulente del premier Romano Prodi – ad avere un leader come Illy. E’ uno dei pochi in Europa che ha promosso politiche per lo sviluppo delle energie rinnovabili».

 

 

Cementificio, previsti 100 camion al giorno  - Verso una duplice delibera Torviscosa-rigassificatori. Moretton: tutta l’Aussa Corno bonificata

 

Audizione in Quarta commissione con tecnici Arpa e l’Ass della Bassa. Il 23 maggio Consiglio in seduta straordinaria

TRIESTE I dibattito sulla costruzione del cementificio di Torviscosa irrompe in Aula. Ieri con tre audizioni in Quarta commissione presieduta da Uberto Fortuna Drossi, che lavorerà anche lunedì mattina. Poi il 23 maggio toccherà al Consiglio straordinario convocato dal presidente Tesini su richiesta della Cdl. E l’atmosfera da «scollamento» tra i commissari consiliari, almeno quelli presenti ieri, e la giunta regionale sulla questione Torviscosa è stata palpabibile. Solo un assaggio dunque di quanto potrà accadere il 23 in Consiglio. L’assessore all’ambiente ha difeso l’operato della giunta, confermando lo slittamento della libera (ma prima del Consiglio straordinario) alla prossima seduta dell’esecutivo, quasi certamente assieme a quella sui rigassificatori. Quindi si va avanti. «In questo momento la bozza di delibera è all'attenzione della segreteria generale dell'Avvocatura - ha detto Illy a margine del G8 -, che abitualmente approfondisce quelle più importanti. Quando avranno finito il loro lavoro la approveremo. Il problema non è la condivisione del progetto ma l’approccio alla politica. Se tutte le norme sono rispettate un’azienda ha diritto a costruire il suo impianto».
«Una scelta quella di bypassare il Consiglio che non mi sorprende - commenta il Verde Metz -. Al di là della vicenda tecnica è evidente il deficit di democrazia e coinvolgimento di consiglieri e cittadini che caratterizza l’azione di Illy. Si rischia di far implodere il processo democratico».
LE RICHIESTE Verdi, Rifondazione, Ds assieme a Forza Italia, Lega e Forza Italia hanno bombardato di domande i tecnici dell’Arpa e i responsabili dell’Ass n.5, quella della Bassa Friulana. I consiglieri contestano il parere favorevole dato dalla commissione della Via e indubbiamente le risposte dei tecnici in tema di inquinamento danno adito alle perplessità sollevate dai richiedenti.
Sul problema del traffico, come ha spiegato Moretton, il traffico su strada previsto arriverà a regime a 178 camion (350 transiti) giornalieri, anche se l’obiettivo, oltre a quello di migliorare la viabilità è quello di utilizzare al meglio il canale Banduzzi dopo la bonifica e favorire il trasporto su rotaia. «La pianificazione è importante. Solo 100 tir - ha spiegato Moretton - andranno su strada smistati per il 50% verso Porpetto, gli altri verso Cervignano. I rimanenti saranno caricati via treno e via mare».
I NODI «C'è un problema con gli ossidi di azoto, però, perché i punti di campionamento non rispondono alle caratteristiche, soprattutto geografiche, indicate dalle legge, e c'è un problema con le polveri sottili: nel 2010, infatti, la normativa comunitaria su questi inquinanti diverrà più severa di conseguenza è facile prevedere che se non si interverrà in qualche modo i valori di Pm 10 verranno superati» hanno spiegato i tecnici dell’Arpa. E allora, hanno chiesto Metz e Travanut, perché è stato dato nella seconda riunione del Via parere favorevole in assenza di dati certi di partenza, per l’assenza di mezzi adatti, sui quali costruire una proiezione futura? «La situazione è preoccupante - hanno sottolineato i responsabili dell’Ass n.5 -. Negli ultimi anni nell’area è stata già registrata una concentrazione di ossido di azoto e di Pm 10 superiore alla norma. Area perlatro già da tempo definita di mantenimento dal piano regionale». Ergo, hanno sottolineato i consiglieri intervenuti, le emissioni del cementificio e la viabilità non possono migliorare la situazione. Anzi.
LA CAVA Come mai se la richiesta dell’azienda costruttrice è giunta alla Regione il 18 maggio 2006, già il 25 l’esecutivo ha varato una delibera per l’ampliamento della cava di Caneva vincolando l’utilizzo del materiale all’apertura del cementificio di Torviscosa, ha chiesto Travanut? Come dire, la Regione aveva già deciso di dare il via libera alla struttura prima di avere attivato le procedure.
«È stata un’inziativa di buon senso - ha replicato Moretton - perché non si poteva affidare la cava a un soggetto che non intedesse investire in un impianto nella nostra regione».
LE BONIFICHE L’assessore ha spiegato non solo come l’area di Torviscosa sia centrale ma come con gli investimenti in gran parte della Caffaro «si andrà a bonificare l’intera area inquinata, non solo quella sulla quale sorgerà l’impianto. La spesa complessiva ammonta a circa 50-60 milioni di euro in 5 anni». «La Regione ha deciso di fare scelte di sviluppo industriale ecosostenibile e pianificazione ambientale lungimiranti - detto Moretton, e una di queste riguarda l'Aussa-Corno e dunque il cementificio. Non tutte le amministrazioni locali hanno deciso di fare lo stesso -. La procedura tecnica è stata rispettata dalla Regione, accogliendo con le prescrizioni tutte le richieste. Ora l’ultima parola spetta alla giunta».

Ciro Esposito

 

 
Vertice Ds-Dl con i sindaci. Fuori la protesta  - L’assessore conferma: incontro utile. Ma i Comuni contrari sono in maggioranza
 
Degano: non è vero che vogliamo calare dall’alto le decisioni. Nuovo confronto con gli amministratori della Bassa
Il leader del Comitato: andiamo in Procura, questo è sicuro. Contestati i tecnici dell’Arpa giunti con un’auto di servizio
UDINE Gli gridano «vergognati« prima che la riunione inizi. Ma, dal vertice fiume Ds-Dl con gli amministratori locali a Trivignano Udinese, Gianfranco Moretton se ne esce tranquillo: «Un incontro utile per capire le problematiche della Bassa friulana». E il cementificio? L’assessore all’Ambiente parla di «procedura in atto». Non dice altro sul caso che spacca il centrosinistra e scatena da giorni la reazione dei comitati. Ma, per quanto le delibera autorizzativa dell’impianto di Torviscosa non sia tra quelle discusse oggi in giunta regionale, Moretton fa capire che non si cambia idea.
LA PROTESTA Insomma, contestazioni o no, non ci sono dietrofront. Nemmeno sull’altro fronte. «Il cementificio non va fatto», ripete Mauro Travanut. A Trivignano, l’assemblea sotto l’insegna del Partito democratico, si apre però con la protesta del comitato “No al cementificio”. Nessuno alza le mani, ma cori e striscioni sono pesanti. «Ci siamo trovati in una trentina di persone – racconta Mareno Settimo, il portavoce del comitato –, nonostante il cambio di sede (la riunione avrebbe dovuto tenersi a Torviscosa) e l’ora anticipata ad arte per evitare che ci potessimo radunare. Ma non hanno potuto fermarci e si sono ritrovati addosso una contestazione che ricorderanno a lungo».
I PRESENTI Nella Bassa, a incontrare gli amministratori locali del centrosinistra (un’ottantina di persone), arrivano, con Moretton, anche Antonio Ius, Cristiano Degano e Giancarlo Tonutti della Margherita, Bruno Zvech, Mauro Travanut e Lodovico Sonego dei Ds. Il comitato sa bene chi è favorevole al cementificio ma protesta con più forza con i tecnici dell’Arpa, nel mirino per quel verbale «che ha rovesciato, con spiegazioni ben poco plausibili, il primo “no” della commissione Via – dice ancora Settimo –. A darci fastidio, inoltre, è stato anche il fatto che gli esponenti dell’Agenzia dell’ambiente si siano presentati con le auto di servizio a una riunione di partito».
LE POSIZIONI All’interno, a porte chiuse, parlano in tanti. Per oltre quattro ore. Le posizioni sono quelle note. I Comuni di Torviscosa e San Giorgio di Nogaro sono favorevoli all’impianto del gruppo Grigolin. Gli altri, tutti gli altri, non lo vogliono. Più contro che pro, ammette lo stesso Moretton. Che però promuove l’incontro. «E’ servito ad arricchire i partecipanti di idee e valutazioni rispetto allo sviluppo di questa regione e di questo territorio in particolare – afferma il vicepresidente della giunta regionale –. E’ l’inizio di un percorso in una prospettiva che il governo del Friuli Venezia Giulia valuta da un punto di vista non solo economico ma anche sociale e culturale».
NESSUNA DECISIONE Anche Travanut, il “nemico”, parla di «buon incontro», di «bella discussione». «Abbiamo sentito le posizione favorevoli e quelle contrarie – spiega – ed è normale e democratico che sia così». Ma aggiunge: «Non si è deciso nulla, se non di ritrovarci». Non si è deciso nulla «perché le carte sono chiare e, a mio parere, spiegano in maniera evidente che l’impianto, in quella zona, con quelle caratteristiche, non si può fare».
PROSPETTIVA PD «Un confronto approfondito e utile», dice anche Degano, capogruppo diellino. «Tutto il contrario – prosegue – di chi ci accusa di voler far calare dall’alto le decisioni e, conseguentemente, di deficit di democrazia. E’ così che iniziamo a muoverci già nella prospettiva del Partito democratico: da un lato lavoriamo in Regione con le audizioni e l’acquisizione di tutti gli elementi che servono a chiarire che sia garantito il rispetto dell’ambiente e della salute, dall’altro ci incontriamo con gli amministratori che, eletti sul territorio, hanno una responsabilità diretta».
LA DELIBERA Ma adesso che succede? Quando andrà in giunta la delibera? La prossima settimana? «Vediamo se sarà pronta, non lo posso sapere in questo momento», dice Moretton. Mentre il comitato non ha dubbi. «Andiamo in procura – conferma Settimo –, questo è sicuro». E Degano annuncia che, probabilmente, un nuovo confronto con gli amministratori della Bassa si terrà la prossima settimana.
Marco Ballico

 

 
Travanut: i dati sono chiari. Il presidente ci ripensi - Il capogruppo diessino continua la sua battaglia. «Dimissioni? Ora vado fino in fondo, poi si vedrà»
 
TRIESTE Il capogruppo della Quercia Mauro Travanut è stato, assieme al Verde Alessandro Metz, il più battagliero in Aula. «I dati esposti dai tecnici ora sono sotto gli occhi di tutti - dice - in quel parere favorevole della commissione di valutazione di impatto ambientale c’è qualcosa che non funziona. Non mi si potrà più dare del visionario. Spero che anche il presidente Illy e altri assessori si rendano conto della situazione e che in giunta si possa giungere a uno stop o a un rinvio dell’operazione». I segnali dall’esecutivo finora però vanno in tutt’altra direzione nonostante le divergenze siano evidenti nell’Ulivo sia in casa Ds che in quella Margherita. Si profila un problema politico non da poco. Il leghista Claudio Violino, provocatoriamente ieri in Aula, ha chiesto a Travanut se non pensa di dare le dimissioni da capogruppo. Ma ci sta veramente pensando? «Per il momento vado avanti fino alla fine di questa vicenda - afferma -. Poi è evidente che se non dovessero esserci novità dovrò trarne le conclusioni. Ma lo farò assieme ai miei compagni». Travanut si gioca molto in questa partita. Deve rendere conto delle scelte della giunta sostenuta dal suo partito ai migliaia di elettori che lo sostengono nella Bassa. Per il momento intanto ha fatto sapere che nel prossimo consiglio straordinario «non ha nessuna intenzione di votare la mozione del centrodestra».

 

 
I Verdi: revocare Moretton commissario della laguna
 
TRIESTE Due i punti di maggior rilievo al termine di un summit, tenutosi mercoledì sera in Strassoldo, al quale hanno partecipato il presidente dei Verdi regionali, Gianni Pizzati, il consigliere regionale Alessandro Metz, e quello provinciale, Marco Marincic, nonché il consigliere nazionale Luciano Giorgi, ed esponenti dei vari Comitati. Oggetto le varie emergenze in atto in regione, in primo luogo cementificio e Tav. A seguire la richiesta inviata da esponenti di alcuni Comitati al Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraio Scanio, volta ad ottenere la revoca del mandato di Commissario straordinario per la bonifica del bacino lagunare dell'Aussa Corno e del canale Banduzzi, già conferita al vice presidente della Giunta Regionale, Gianfranco Moretton.

 

 

Capodistria: società tedesca chiede l’ok per la realizzazione di un rigassificatore - Popovic: «Finché sarò sindaco qui non sorgerà nessun terminal»

 

La Tge Gas Engineering ha presentato la documentazione al ministero sloveno per l’Economia. Costo dell’opera: 1 miliardo di euro

CAPODISTRIA Non solo Trieste, anche Capodistria, tra qualche anno, potrebbe avere il suo terminal rigassificatore. La società tedesca Tge Gas Engineering, che fa parte della multinazionale francese Suez, ha annunciato che entro la fine di giugno presenterà ufficialmente, al Ministero sloveno per l'economia, la richiesta di poter costruire un terminal di questo tipo nel porto di Capodistria. L'annuncio e' stato fatto dallo stesso presidente della Tge, Vladimir Puklavec.
Dopo due anni di lavoro, ha dichiarato Puklavec, il progetto è pronto. Il suo valore, 1 miliardo di euro. La società tedesca intende proporre a Lubiana la costruzione di un impianto tecnologicamente tra i più avanzati del mondo. Per la rigassificasione, ossia per il riscaldamento del gas liquido, non verrebbe usato il calore del mare – come si propone invece per il terminal off shore nel golfo di Trieste - bensì il calore superfluo prodotto da una centrale elettrica che sarebbe anch'essa costruita nell'area del porto di Capodistria. Questo secondo impianto permetterebbe di soddisfare il fabbisogno energetico delle città della costa slovena anche in futuro. Della possibilità di costruire un terminal rigassificatore nel porto di Capodistria aveva parlato per primo il direttore di «Luka Koper» Robert Casar. «Un progetto concreto non esiste – aveva dichiarato Casar in un'intervista realizzata alla fine di aprile dal quotidiano lubianese Dnevnik – ma sarebbe un buon affare dal punto di vista economico».
Dopo le prime reazioni negative dell'opinione pubblica, lo stesso direttore del Porto capodistriano, pochi giorni più tardi, ha ribadito di aver parlato solo per ipotesi, e che non ci sono nè gli spazi adeguati nel porto, nè questa possibilità è prevista dal futuro Piano regolatore della zona del porto.
Il progetto però esiste, e anche se non è stato ancora ufficializzato, sembra essere molto concreto. Quale sarà la risposta del governo sloveno alla richiesta della Tge Gas è ancora troppo presto per dirlo: finora nessuno ha voluto sbilanciarsi.
Quello che è certo, è l'assoluto rifiuto di un simile progetto da parte delle autorità locali. Il sindaco di Capodistria Boris Popovic, che ha annunciato l'intenzione di sottoporre la questione all'esame del Consiglio comunale, è stato categorico: «Fino a quando io sarò sindaco, qui non ci sarà un terminal rigassificatore». Formalmente, però, i comuni sloveni non hanno alcuna possibilità di imporre il veto a un'eventuale «sì» del governo al progetto del terminal. Alla conferenza stampa convocata da Popovic erano presenti anche i sindaci dei comuni vicini, tra cui il muggesano Nerio Nesladek, il quale ha sottolineato l'importanza di avviare una collaborazione transfrontaliera, magari proprio sul modello dell'euroregione, quando si tratta di progettare e costruire impianti come i terminal rigassificatori.

 

 
Grande viabilità: fondi dello Stato chiuso l’ultimo atto burocratico
 
Si sblocca in via definitiva la situazione dei fondi necessari al completamento dei lavori della Grande Viabilità Triestina. La Giunta comunale, infatti, ha deliberato l'approvazione per l'indirizzo di trasferimento a questo capitolo di spesa dei 40 milioni in arrivo dal governo attraverso la Regione. Un accredito peraltro già previsto da tempo e annunciato nel febbraio scorso dall'assessore alle infrastrutture e ai trasporti del Friuli Venezia Giulia, Lodovico Sonego: il passaggio dell'amministrazione comunale, con la variazione di bilancio, è stato dunque una formalità, dopo l'accordo tra Governo e Regione. L’ulteriore spesa sui restanti 9 milioni e mezzo di euro verrà coperta direttamente dall'Anas. In questo modo, il tratto Lacotisce-Rabuiese sarà completato. Entro la metà del 2008, nelle previsioni dell'amministrazione comunale, dovrebbe essere aperta l’intera struttura. Sarà disposta una perizia suppletiva per la verifica dello stato dei lavori entro il 31 ottobre.

 

 

Piano del traffico, Bucci rinvia a Dipiazza  - «Ho avuto solo una delega operativa per seguire il lavoro degli uffici»
 
L’assessore rimette al sindaco la decisione sull’uso del documento particolareggiato per San Vito
Lupieri (Margherita): «La soluzione è partire dallo strumento generale». Intanto i capigruppo chiedono di nuovo di incontrare l’assessore
«C’è chi lavora e c’è chi parla». Maurizio Bucci non entra nel merito della frattura che il piano del traffico per San Vito sta causando nella maggioranza, con la dura presa di posizione della Lista Dipiazza e le precise richieste di Alleanza nazionale. «Gli uffici hanno lavorato in base al mandato ricevuto dal sindaco – dichiara l’assessore alla mobilità e traffico –. E’ un ottimo lavoro, già ultimato». E adesso, il piano andrà in giunta? «Le scelte spettano al sindaco e alla politica – taglia corto Bucci –. Io avevo solo una delega operativa».
Ieri intanto i capigruppo sono tornati alla carica sui contenuti del piano. Nella riunione preparatoria al consiglio di lunedì, Alessia Rosolen (An) ha ribadito la richiesta di un’audizione di Bucci alla conferenza dei capigruppo, richiesta che gli stessi capigruppo, di maggioranza e di opposizione, hanno già avanzato (senza esito) a metà febbraio. «Nessuno è contrario alle proposte per San Vito – precisa la Rosolen – anzi chiediamo che certe cose vengano fatte, ma nel contesto del piano del traffico».
E che si debba usare il piano Camus e passare in consiglio per modificare la viabilità lo ribadisce anche Roberto Sasco (Udc), che ricorda come «vige ancora il piano Honsell approvato nel ’99. Modifiche sostanziali e strategiche devono avvenire in consiglio attraverso il piano redatto dal prof. Camus».
Più in generale Sasco invita la maggioranza comunale a evitare tensioni e a ricompattare la Casa delle libertà attraverso un «ufficio politico, con il sindaco e i capigruppo, che sovraintenda alle varie iniziative nonchè all’attività politica e amministrativa. Serve una struttura di questo tipo – rileva – perchè diversamente, nell’anno che ci separa dalle elezioni regionali, si rischia di condurre solo una politica di piccolo cabotaggio».»
Sul fronte dell’opposizione, la vicenda del piano del traffico per San Vito viene vista come una manifestazione dei ritardi con cui la giunta affronta certe tematiche. «Il colmo – osserva il capogruppo dei Ds, Fabio Omero – è che stanno applicando il piano del traffico Honsell, approvato dalla giunta Illy, che conteneva appunto i piani di quartiere. Nel 2001 – aggiunge – la Casa delle libertà disse che il piano Honsell era sbagliato e affidò l’incarico a Camus. A sei anni di distanza siamo ancora al piano Honsell. Se questa è coerenza...».
Se sul metodo con cui procedere Omero concorda con la Rosolen – «Logica vorrebbe che si partisse dal piano generale per poi esaminare quelli particolareggiati» – sul piano politico il capogruppo dei Ds non esita a lanciare pesanti critiche a Bucci: «Un anno fa, quando si è insediato, ha chiesto un anno di tempo per esaminare i vari progetti. Finora non è successo nulla. Credo – conclude – che la sfiducia verso questo assessore sia legittima da parte della sua stessa maggioranza».
Della mancanza di condivisione parla il capogruppo della Margherita, Sergio Lupieri. «I risultati del questionario distribuito ai residenti di San Vito – afferma – poteva essere il punto di partenza per coinvolgere le categorie commerciali e le organizzazioni dei cittadini, individuando una strategia condivisa. Modifiche alla viabilità di quella zona – rimarca – possono infatti significare la chiusura di certe attività e cambiamenti significativi nella vita della gente. Con interventi parziali – conclude – non ne veniamo fuori: bisogna partire dal piano del traffico generale».
gi. pa.

 

 
Marini (Fi): «È indispensabile rivedere i progetti urbanistici»
 
«E’ assolutamente necessario dare avvio alle procedure per la revisione del piano regolatore generale di Trieste». Lo afferma il consigliere regionale e comunale di Forza Italia, Bruno Marini, che cita i motivi che a suo parere dimostrano la criticità in cui si muove il Comune in campo urbanistico: «Lo stop imposto al campus universitario, il rinvio in commissione votato da tutte le forze politiche del progetto di un cimitero per animali sito in un'area di alto pregio naturalistico, nonché la vicenda ben nota del complesso edilizio da costruirsi in Salita Cedassamare».
Secondo Marini un piano regolatore conserva validità per non oltre 15 anni, e quello di Trieste è stato approvato 10 anni fa. Essendo le procedure per l’adozione e approvazione estremamente lunghe e complesse, aggiunge, «solo iniziando immediatamente si può pensare di concluderne l'iter entro i quattro anni che mancano alla fine del mandato di Dipiazza».
Ma dal unto di vista politico Marini dice anche che «finora l'attuale giunta e il consiglio hanno addotto le prescrizioni del vecchio piano regolatore per giustificare scelte quanto meno discutibili, come in particolare tutte le nuove edificazioni sulla costiera: se fino adesso questa ’’linea di difesa’’ poteva considerarsi valida ora sta diventando sempre più debole giacché la ragione sta passando dalla parte di coloro che giustamente dicono: ’’Ma se questo piano regolatore non va, perché non lo cambiate?’’». Infine il consigliere di Forza Italia raccomanda anche di affidare quanto più possibile l’elaborazione del progetto agli uffici interni «al fine di evitare costosi e discutibili incarichi a professionisti esterni». Ma, dice, gli organici ora sono «fortemente sottodimensionati per affrontare un compito del genere». Da qui la richiesta: «La giunta comunale adotti in tempi brevissimi tutti gli atti organizzativi per assumere nuovo personale per il settore dell'urbanistica e della pianificazione territoriale».

 

 
Ville in costruzione a Barcola, il Comune vuole un parere legale
 
Ci sarà un’ulteriore seduta - la terza - che la commissione consiliare urbanistica dedicherà al piano particolareggiato che prevede a Barcola, nella salita di Cedassammare, la costruzione di cinque ville da affiancare alle due realizzate dalla stessa impresa poco tempo fa. Prima di decidere sull’indirizzo - favorevole o contrario - da portare al voto dell’aula municipale, i consiglieri della commissione hanno infatti deciso di attendere un parere legale per capire in quale posizione si verrebbero a trovare e a quali possibili conseguenze dal punto di vista giuridico si esporrebbero dicendo sì o no al piano particolareggiato. Per la prossima settimana è dunque in programma una nuova seduta, alla quale parteciperanno anche avvocati dell’ufficio legale del Comune.
Resta così aperta la delicata questione edilizia che gli ambientalisti, con Verdi e Wwf in prima fila, accanto ad alcuni residenti della zona, hanno riportato nei giorni scorsi di attualità parlando di «scempi» da bloccare in una zona dal già «delicatissimo contesto ambientale e paesaggistico». Dopo una prima riunione della commissione dedicata all’illustrazione del piano e dopo il sopralluogo effettuato di recente, l’ultima seduta - spiega il presidente della commissione Roberto Sasco - si è incentrata proprio sull’aspetto legale della vicenda. Avendo già alle spalle un ricorso al Tar proposto con successo, le Imprese Meranesi titolari del progetto potrebbero infatti ricorrere nuovamente contro un eventuale voto contrario, coinvolgendo a quel punto i consiglieri in una eventuale richiesta di risarcimento, visto che il piano regolatore vigente consente di costruire nella zona.
Dall’altro lato però il Wwf ha prospettato la possibilità di chiedere una pronuncia in sede di Unione europea: il progetto interessa infatti un’area a ridosso di due ambiti che una recente direttiva europea ha definito di tutela ambientale a livello comunitario. Di qui la posizione dei consiglieri della commissione, che prima di decidere attendono la parola degli avvocati.
E sullo sfondo della vicenda, intanto, resta il nodo della revisione dell’attuale piano regolatore licenziato dalla giunta Illy: piano regolatore che gli ambientalisti chiedono da anni all’amministrazione comunale di cambiare.

 

 

 

 

L'ESPRESSO - GIOVEDI' , 10 maggio 2007

 

 
Con l'acqua alla gola Troppe autorita' a decidere. Concessioni facili. Furti impuniti. Leggi inapplicate. Cosi' l'Italia vive una perenne emergenza idrica (L'Espresso   859KB)
Finanza verde La prossima manovra economica dovra' investire per risparmiare energia. Sara' una svolta a costo zero (L'Espresso   420KB)

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI' , 10 maggio 2007

 

 

LA LEVA DELL’AMBIENTE di Romano Prodi

 

Pubblichiamo un articolo scritto per il Piccolo dal presidente del Consiglio che oggi aprirà a Trieste il Forum G8 Unesco su innovazione, ricerca e sviluppo sostenibile.

In un mondo che vuole continuare a svilupparsi, il rispetto dei beni ambientali comuni indispensabili alla vita ma sempre più scarsi - acqua, aria, fonti di energia - è una grande sfida.
Coglierne la portata è condizione necessaria per affrontarla e per offrire nuove risposte e nuove opportunità.
Noi crediamo che uno sviluppo improntato alla valorizzazione della qualità dei beni ambientali sia una leva fondamentale per il rilancio del Paese.
Crediamo che la loro tutela e la prevenzione dei danni siano ormai un cardine della civiltà contemporanea e un criterio generale per orientare lo sviluppo sociale ed economico.Una sfida che richiede profondi cambiamenti non solo nella politica degli investimenti in infrastrutture e in innovazione tecnologica ma anche un grande cambiamento nel modo di vivere dei cittadini come singoli e come comunità.
Una sfida certamente difficile perché ha a che fare con il modello culturale del nostro rapporto con la natura ma possibile se sono percepiti con chiarezza i costi da pagare a medio e lungo termine qualora non si voglia o riesca a vincerla. Nel nostro Programma di governo abbiamo scritto che «serve una nuova alleanza con la natura e non solo perché ciò alla natura è dovuto ma anche perché il rispetto dell'ambiente può essere un potente fattore di sviluppo».
Un’affermazione che, tra l’altro, sfata il preconcetto secondo il quale il rispetto dell’ambiente rappresenta un costo. Il rispetto dell’ambiente infatti, se correttamente interpretato, è un fattore di sviluppo.

Dalle misure a favore del risparmio energetico e della riduzione dei combustibili fossili previste in Finanziaria all'inserimento della mobilità sostenibile e dello sviluppo delle energie rinnovabili indicati tra i dodici punti prioritari per il rilancio dell'azione di governo, fino al nostro attivo sostegno alla svolta ecologica dell'Unione Europea nell'ultimo Consiglio a Bruxelles, l'impegno e la sensibilità del mio esecutivo nei confronti dell'ambiente non sono mai venuti meno.
Noi siamo stati tra i primi a capire che era necessario porre l'ambiente tra le priorità ma, per fortuna, non siamo più così soli in questo sforzo di persuasione.
Essere uniti in questo impegno è indispensabile perché i problemi che chiamano in causa il rispetto dell'ambiente sono globali e richiedono soluzioni globali e condivise. Percorrere la via dello sviluppo attraverso politiche per l'ambiente richiede investimenti da fare subito, e massicci, per ritorni non immediati e difficili da quantificare. Ciò lascia prevedere resistenze da superare, anche robuste.
Alle quali dovremo certamente saper rispondere con un grande sforzo di persuasione, ma anche con il coraggio di decisioni non sempre condivise da tutti perché, come scriveva Tito Livio, «non c'è legge che torni comoda a tutti». Prendiamo ad esempio il caso dell'energia elettrica e dello sforzo verso l'utilizzo di fonti rinnovabili. Quasi tutte sono oggi più costose di quelle che bruciano combustibili fossili. Ma la tecnologia sta correndo e con il prezzo del petrolio ai livelli attuali e probabilmente crescenti, il punto di parità per alcune soluzioni è all'orizzonte. Anche per questo dobbiamo accelerare il cammino della ricerca. E non ci dobbiamo accontentare di far crescere con incentivi la domanda di energia proveniente da fonti rinnovabili ma dobbiamo anche aiutare l'industria a offrire impianti e apparati, concentrandosi dove maggiore è la possibilità di grandi miglioramenti tecnologici come i pannelli fotovoltaici, che convertono direttamente l'energia solare in elettricità. Il loro costo è in rapido calo e il loro utilizzo è sempre più semplice anche con impianti domestici.
La gente comincia a volerle usare per casa propria e se i costi continueranno davvero a scendere potranno diffondersi dal basso dando un contributo sensibile al bilancio energetico. La loro diffusione potrà assumere aspetti che in termine tecnico si chiamano ”virali” perché avverrà in modo tale che una volta avviata procederà da sola senza più bisogno di alcuno stimolo. È il modo più efficace di far arrivare l'innovazione tra la gente.
Le tecnologie di frontiera hanno altre volte innescato ondate di ”nuovo”. È stato così quindici anni fa con i telefonini. È stato così con Internet. Per le rinnovabili potrà partire tra non molto un fenomeno analogo a condizione che si facciano le scelte giuste di politica energetica oggi. La rivoluzione industriale è solo all'inizio.
Pur avendo fin dall'inizio richiamato la rilevanza dell'aspetto culturale di tutta la tematica ambientale, il ruolo che la ricerca scientifica e l'innovazione stanno giocando è straordinario. Tra l'altro entrano in gioco intrecci nuovi tra discipline diverse dalle nanotecnologie alle scienze dell'informazione, alle biotecnologie. Si richiedono competenze individuali che superano quelle tradizionali e quindi la scuola deve adeguarsi e fornire momenti di formazione permanente che permettano un continuo adattamento delle competenze.
Servono però anche ambienti di progettazione e sviluppo industriale aperti allo scambio e alla integrazione delle conoscenze dove settori in apparenza lontani come quello dei trasporti, della produzione di energia o della edilizia possano scambiarsi soluzioni innovative.
La rivoluzione del nostro atteggiamento verso i problemi ambientali ha in sé gli stimoli e gli spunti intellettuali che possono davvero imprimere sia all'industria che ai modi di consumare la spinta necessaria a rimanere ai vertici della competitività nel mondo che si apre e che a volte parrebbe quasi travolgerci.
Romano Prodi

 

 

Prodi apre i lavori del G8 di Trieste  - Parte questa mattina alla Stazione Marittima il Forum dell’Unesco dedicato al tema dello sviluppo sostenibile

 

Transennato il piazzale del centro congressi. Il questore Mazzilli: «I disagi saranno minimi»

TRIESTE Riflettori puntati, da questa mattina, sul Forum G8-Unesco dedicato ai temi dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione al servizio dello sviluppo sostenibile, in programma fino a sabato alla Stazione Marittima. Ad assistere alla sessione inaugurale ci sarà anche il premier Romano Prodi. L’arrivo del Professore, riferiscono dal suo ufficio stampa, è previsto attorno alle 9. L’aereo di stato che lo ricondurrà a Roma ripartirà invece in tarda mattinata. Per consentire il passaggio della scorta del presidente del consiglio dall’aeroporto di Ronchi fino al Palazzo dei congressi sulle Rive questa mattina verrà chiusa per un breve lasso di tempo la strada Costiera.
Oltre che su quella del premier le forze dell’ordine vigileranno sulla sicurezza di tutti gli altri delegati del Forum: economisti, scienziati e rappresentanti dei governi di 22 paesi del mondo. Complessivamente i partecipanti registrati hanno toccato quota 738. Un numero al di là delle previsioni, che ha spinto gli organizzatori a chiudere ieri pomeriggio le adesioni. Una delusione per quanti, studenti, professori o semplici curiosi, speravano di poter ascoltare gli interventi dei big della scienza: i lavori del Forum, infatti, non potranno essere seguiti da chi non si è registrato per tempo ed è quindi sprovvisto di pass.
Sul fronte sicurezza, ieri mattina in Questura si è svolta l’ultima riunione operativa prima dell’apertura del G8-Unesco. Un breefing che ha coinvolto i vertici di polizia, carabinieri, finanza, ma anche i rappresentanti della Capitaneria di porto, del 118, della Croce rossa e dell’Autorità portuale, che ha competenza sull’area della Stazione marittima, classificata come «zona rossa». Il piazzale antistante il Palazzo dei congressi è stato transennato già ieri sera e le auto parcheggiate in quel tratto di Rive sono state rimosse. Eseguite anche le operazioni di bonifica nella zona di piazza Unità: tombini sigillati, cestini e cassonetti delle immondizie spostati.
La volontà delle forze dell’ordine, tuttavia, è di limitare al massimo i disagi per i cittadini per evitare che, in questi tre gioni, si sentano «ospiti» in una città blindata. «Il concetto che abbiamo bene in mente è quello della sicurezza partecipata - ha referito al termine della riunione operativa il questore, Domenico Mazzilli -. Anche in presenza di vertici di rilievo internazionale come il G8-Unesco, le persone devono poter continuare a muoversi e a svolgere normalmente le loro attività. Per questo non ci saranno nè blocchi nè dispiegamenti esageratamente massicci di forze dell’ordine, Non è il numero degli uomini che assicura l’ordine pubblico, bensì la loro professionalità e la capacità di agire con discrezione, cosa che stiamo facendo già da diversi giorni».
Innegabile, tuttavia, il rafforzamento degli apparati di sicurezza in vista della tre giorni di lavori alla Marittima. Centinaia i poliziotti e i militari impegnati a presidiare la «zona rossa» e ad evitare tensioni, sabato pomeriggio, al passaggio dei partecipanti al corteo ambientalista promosso dalla «Rete regionale contro lo sviluppo insostenibile». I carabinieri potranno contare sul supporto dei colleghi del VII Reggimento di Bolzano, di quelli del IV Reggimento (Mestre), e del XIII Reggimento (Gorizia). Sempre l’Arma metterà in campo gli artificieri del nucleo di Udine, personale paramedico, dotato anche di ambulanza, i tiratori scelti e le unità cinofile con i cani antisabotaggio, specializzati nella ricerca di esplosivi. Impegnati infine gli uomini dell’unità subaquea e quelli del Nucleo radiomobile, che potranno contare per l’occasione su un numero raddoppiato di militari.
Rafforzato anche il numero dei finanzieri impegnati a vigilare sull’ordine e la sicurezza. In loro supporto arriveranno decine di baschi verdi, probabilmente in tenuta antisommossa. A dar man forte alla polizia, infine, arriveranno i reparti mobili di Padova e Gorizia.
La presenza delle centinaia di delegati al Forum, oltre allo sgombero delle auto dall’area della Marittima, ha imposto anche qualche altra limitazione. Oggi e domani, dalle 5 alle 20, e sabato dalle 5 fino alla conclusione dei lavori, rimarrà in vigore il divieto di transito per i mezzi pesanti lungo il percorso Campi Elisi, via Fiamme Gialle, largo Irneri, passeggio Sant’Andrea, Campo Marzio, Rive, corso Cavour, piazza Libertà e largo Santos. Deroghe verranno concesse solo ai camion diretti dall’uscita della Grande viabilità al terminal di Riva Traiana, e per quelli che si sposteranno tra piazza Libertà, via Milano e via Valdirivo. Interdetta anche la sosta e la navigazione negli spechi acquei dei bacini San Giusto e San Marco. Le motonavi della Trieste Trasporti che collegano la città con Muggia e Grignano partiranno quindi dal Molo Audace, anzichè dal Molo Pescheria.

Maddalena Rebecca

 

 

Settecento esperti, ministri e scienziati - I primi temi saranno università, ricerca, innovazione e ambiente

 

Varie sessioni plenarie dedicate alle interazioni fra governi, mondo economico e privati. Sessanta Paesi rappresentati

TRIESTE Settecento e più fra esperti mondiali, ministri, industriali, diplomatici, scienziati e accademici. provenienti da 60 paesi partecipano da oggi al Forum Mondiale G8- Unesco sull’educazione, innovazione e ricerca di Trieste - in programma fino al 12 maggio - per attirare l’attenzione verso alcuni dei temi più caldi del momento, quali l’energia, l’ambiente o le sfide della salute. Il forum sarà aperto alla Stazione Marittima al mattino dal primo ministro Romano Prodi e dal direttore generale dell’Unesco Koïchiro Matsuura, assieme al direttore del Centro Internazionale di Fisica teorica Katepalli Sreenivasan, organizzatore dell’evento assieme al ministero degli Esteri ed all’Unesco. Nel caso di impegni dell’ultimo minuto del premier Prodi, sarà il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ad aprire i lavori. Programmati in mattinata anche i messaggi del ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, del presidente del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy e di altri tre alti rappresentanti delle Nazioni Unite, quali il segretario generale dell'Unione internazionale per le Telecomunicazioni Hamadoun Touré, il Segretario generale della Conferenza Onu su Commercio e sviluppo Panitchpakdi Supachai ed infine il rappresentante del Gruppo G77 Lamya Ahmad Al-saqqaf. I lavori del Forum prevedono in seguito varie sessioni plenarie dedicate alle interazioni tra governi, mondo accademico e settore privato sui temi del rapporto tra accademia e industria, il ruolo dei governi nella ricerca e innovazione, e l’impatto della ricerca e innovazione sulla società. Altre sessioni consentiranno l’approfondimento di temi specifici quali l’istruzione di base, l’energia, l’ambiente, la salute, in relazione allo sviluppo sostenibile. Infine non mancheranno neanche gli incontri informali tra i delegati. Si tratta di un'occasione unica di dialogo- spiega Katepalli Sreenivasan uno degli organizzatori del Forum sul sito ufficiale http://g8forum.ictp.it/ - una ''piattaforma'' per esporre i diversi punti di vista degli scienziati, degli accademici, degli industriali, degli esperti governativi per cercare di capire in che modo, attraverso l'istruzione, la ricerca e l'innovazione, si potrebbe ridurre il gap tecnologico tra il nord e il sud del mondo, soprattutto in campi come le nanoscienze, la bioingegneria o le tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
La giornata di oggi sarà dedicata a quattro grandi temi – l’università, la ricerca, l’industria, l’innovazione e l’ambiente. Tra i relatori – numerosi scienziati, accademici e esperti in educazione come il presidente dell’Accademia russa delle scienze Yury Osipov, l’ex presidente dell’Accademia francese delle scienze Édouard Brezin, e Carlo Rizzuto presidente del Sincrotrone. Attesi anche gli interventi di vari rettori come Francesco Peroni dell’Università di Trieste, Pier Ugo Calzolari dell’ ateneo di Bologna o Dmitri Livanov dell’Università tecnologica statale russa Misis. La tavola rotonda del pomeriggio sarà dedicata poi ai “vari modelli d’istruzione” nella società della conoscenza e prevede anche interventi da parte di vari ministri, come quello dell’italiano Giuseppe Fioroni o del viceministro cinese Zhang Xinsheng. Ospite d’onore Mark Bray, direttore dall’Istituto internazionale di pianificazione dell’educazione Iipe. La giornata si chiuderà con una conferenza dedicata all’ambiente coordinata dal direttore Ics Unido Trieste Giusto Sciarabba, alla quale si sono annunciate personalità di rilievo nel settore come Jean-Jacques Dordain, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, Walter Erdelen, Assistant Director-General dell’Unesco o Michael Oborone, direttore del programma sulla scienza globale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico in Europa.
Gabriela Preda

 

 

In piazza la sfida di mille ambientalisti  - Militanti in arrivo dalla Slovenia. I sindacati e i partiti diserteranno la manifestazione

 

Il vertice dell’Unesco unisce la protesta per la Tav con quella per il cementificio di Torviscosa. Gli Amici della Terra si dissociano: «Corteo inutile»

TRIESTE L’obiettivo è quello di portare sabato in corteo lungo le strade di Trieste almeno mille manifestanti. Ma ieri nessuno degli organizzatori della manifestazione era pronto a scommettere un nichelino sul superamento di questa soglia di partecipazione.

I «giochi» sono comunque ancora aperti anche se resta un rebus il numero dei manifestanti si schiereranno sabato dietro le bandiere e gli striscioni dei numerosi comitati che hanno annunciato la loro partecipazione alla protesta di piazza contro la riunione del G8 ambiente.
Non è chiaro quanti si schiereranno perché spesso i militanti di un comitato sono presenti anche in un altro o persino in altri due comitati. Chi protesta per il ventilato passaggio sul territorio regionale e provinciale di una linea ferroviaria ad alta velocità, spesso protesta anche contro l’insediamento di un rigassificatore nel Golfo di Trieste o per la annunciata costruzione di un cementificio a Torviscosa, in provincia di Udine. Tre proteste, tre comitati, tre striscioni, ma un solo militante.
Ecco perché ieri Carlo Visintini, portavoce della Casa delle culture di Ponziana, il «primo motore» triestino della mobilitazione contro il G8 ambiente, ha lanciato una sorta di appello-proclama.
«La manifestazione di sabato deve vedere la grande partecipazione di tutti quegli abitanti di Trieste che esprimono da tempo il loro «no» alla devastazione del territorio e alla politica ambientale dalla giunta Illy ma anche del sindaco Dipiazza che non si preoccupa dell’inquinamento prodotto dalla ferriera, dall’inceneritore e dalle antenne della telefonia mobile».
Parole chiarissime che chiamano a raccolta gli abitanti di quei rioni che sotto varie sigle si stanno battendo da tempo contro questo o quel ripetitore telefonico, contro i fumi e le polveri che invadono strade e vie di Servola e Valmaura, contro le colate di cemento che stanno ricoprendo gli ultimi spazi dell’estrema periferia. Ad esempio a Barcola.
A questa mobilitazione con obiettivi squisitamente cittadini e regionali, hanno già risposto con un deciso «no», numerose realtà politiche e sindacali presenti sul territorio. In primo luogo Franco Belci, segretario della Cgil di Trieste. «Noi come organizzazione sindacale non parteciperemo al corteo. Se qualcuno vuole farlo a livello personale è comunque libero... non parteciperemo perché il dibattito a livello mondiale che si svolgerà alla Stazione marittima non può fornire il pretesto per una manifestazione concentrata su temi locali. Ogni problema va affrontato in sede propria, senza scorciatoie e senza pretesti. Certo, lo sviluppo industriale e la sua compatibilità con l’ambiente, costituiscono temi importantissimi che vanno sempre discussi discussi ma non vorrei che una discussione necessaria si trasformasse, come sta accadendo, in un «no» generico e totalizzante all’industria...».
«Noi non andremo in piazza» ha affermato anche Roberto Giurastante, consigliere nazionale del gruppo ambientalista Amici della Terra: «E’ un corteo inutile. Il vertice dell’Unesco, che si occupa notoriamente di problemi a livello planetario, non può rappresentare un’occasione per scendere in piazza su problemi locali».
La «conta» di chi invece sarà in piazza Libertà sabato alle 15, come dicevamo, non è ancore stata completata ma i tratti salienti sono noti. Parteciperanno alla manifestazione gli aderenti ai sindacati non confederali riuniti nella sigla Cobas-Rdb; non ci sarà Rifondazione comunista che ha già manifestato il suo «distinguo»; ma al contrario scenderà in piazza in forma non ufficiale la sua componente di minoranza «Sinistra critica». Dovrebbero arrivare sabato a Trieste alcune decine di militanti ecologisti dalla vicina Slovenia e altri che sotto la sigla «Pass Dolomiti» contestano la realizzazione di un’autostrada nel Cadore. Ci saranno i comitati che si oppongono alle ferrovie ad alta velocità, quelli che non vogliono l’insediamento di un cementificio a Torviscosa; chi si dice no alla costruzione di un rigassificatore nell’area ex Esso, a pochi centinaia di metri dalla ferriera di Servola; chi contesta l’insediamento di basi militari in Regione, ma anche in Veneto come il presidio permanente «No Dal Molin» di Vicenza. Dovrebbero scendere in piazza studenti e ricercatori ma la domanda sull’esito finale della mobilitazione resta attuale: «Quanti?».
Diverso invece l’appuntamento di domani alle 15 nell’aula magna di Androna Baciocchi, una traversale di via del Lazzaretto Vecchio. I relatori sveleranno nel corso di una serie di interventi il percorso che unisce le scelte della Regione- come la Tav, i cementifici, le autostrade, gli elettrodotti e i rigassificatori - alle linee di sviluppo europeo.
«Mentre gli organismi dell’Onu producono ricerca ad alto livello sui cambiamenti climatici e lanciano fondati allarmi, i governi locali continuano a raccontare che lo sviluppo dello sfruttamento, è l’unico meritorio e possibile» si legge sul volantino diffuso ieri. Sarà sufficiente per riempire la sala?

Claudio Ernè

 

 

La Cdl: il Consiglio voti sul cementificio di Torviscosa - Si profila un’escalation della tensione con la giunta. Molinaro: in gioco la democrazia

 

L’opposizione chiede una seduta urgente dell’assemblea per il caso Torviscosa. Il presidente Tesini ha 15 giorni di tempo per la convocazione

TRIESTE Sul caso del cementificio di Torviscosa il centrodestra chiede una convocazione straordinaria del Consiglio regionale. La richiesta è stata depositata ieri con la sottoscrizione di un quarto dei consiglieri regionali. Una volta ricevuto formalmente il documento il presidente Tesini avrà quindici giorni di tempo per convocare la seduta.

È la prima volta che una parte consistente del consiglio si avvale della procedura. A dimostrazione che il caso-Torviscosa ha scoperto i nervi della politica. Perché la Cdl, utlizzando l’arma della mozione con la quale la Cdl chiede di fare chiarezza sulla procedura della valutazione di impatto ambientale, vuole portare l’Aula a un voto. Un voto che, viste le tensioni anche dentro la maggioranza, non è scontato. E il risultato potrebbe diventare un freno posto dall’assemblea legislativa all’esecutivo. Con il rischio conseguente di originare un pericoloso corto circuito istituzionale.
Anche per questo motivo non sarà indifferente il doppio appuntamento di oggi che vedrà impegnato in prima persona il vicepresidente e assessore all’ambiente Gianfranco Moretton: prima l’esponente della Margherita sosterrà le ragioni della giunta nell’audizione prevista in commissione consigliare e poi, assieme all’assessore diessino Sonego, si incontrerà a Torviscosa con i candidati e i sindaci.
Ma a complicare ulteriormente il quadro dentro la maggioranza c’è la presa di posizione dell’assessore Enrico Bertossi sull’importanza dell’impianto per lo sviluppo della Regione contrastato dal capogruppo Ds Mauro Travanut che sottolinea l’incoerenza della linea della giunta sulla questione Torviscosa.
LA RICHIESTA «Abbiamo già depositato la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio - sottolinea il capogruppo di Forza Italia Isidoro Gottardo - anche perché ci aspettavamo che la maggioranza si muovesse. Invece non c’è stata nemmeno una convocazione dei capigruppo. La Commissione farà il suo lavoro ma noi puntiamo ad arrivare, oltre a un dibattito democratico e aperto sulla nostra mozione, a un voto. Il prossimo consiglio è stato calendarizzato per il 29-30-31 maggio, troppo tardi per una questione così importante». Anche perché la voce sollevata da Mauro Travanut, e non confermata dall’esecutivo, su un possibile blitz già nella giunta di domani, ha suggerito al centrodestra un’accelerazione».
«Abbiamo utilizzato lo strumento della richiesta di convocazione del Consiglio che deve essere recepita se avanzata da almeno 15 consiglieri (1/4 dell’assemblea ndr) - spiega il capogruppo dell’Udc Roberto Molinaro -. L’assemblea dovrà essere convocata entro 15 giorni (il 23-24 maggio ndr). È la prima volta, a mia memoria, che viene intrapresa un’iniziativa simile perché c’è un grosso rischio per la democrazia rappresentativa. Ci deve essere un’assunzione di responsabilità anche da parte di Illy che deve riferire all’Aula. Il presidente motivi come l’impianto è compatibile con lo sviluppo turistico, ambientale e agricolo dell’area».
LA POLEMICA «I consiglieri hanno questa prerogativa di chiedere la convocazione - dice il capogruppo diessino Mauro Travanut - se il centrodestra l’ha usata ne prendo atto. Continuo a sostenere che la giunta sta commettendo un grave errore. I consigli comunali anche negli ultimi giorni hanno continuato a esprimere perplessità. Io ho fatto delle ricerche e i dati tecnici emersi dimostrano che quelli dell’impianto proposto superano tutti i limiti di impatto ambientale».
I PARTITI Anche i partiti continuano a prendere posizione. Il peso dei voti della popolazione della Bassa non è indifferente. «Ormai è innegabile: con Illy in Fvg è emergenza democratica» scrive in una nota la Lega Nord. «Adesso siamo ai rigassificatori che nessuno vuole ma lui approva, alle nuove centrali, e all'ultimo caso "esplosivo" quello del cementificio di Torviscosa - continua il Carroccio -. Tutto contro la volontà dei cittadini, dei sindaci, della Lega e della Cdl ma ormai anche di sempre più partiti e soprattutto elettori di Intesa, la sua coalizione. Ma dove vuole arrivare questo tentativo di super governatore? Si crede forse di essere Giulio Cesare o Napoleone? Non lo sappiamo».
Anche il coordinatore della Margherita Antonio Ius «non c’è dubbio che il clima politico vada rasserenato e che la collegialità debba essere recuperata anche dentro Intesa e nel governo regionale. Confrontiamoci con popolazione e amministratori locali, ma sottraiamoci a facili quanto angusti immobilismi che nulla determinerebbero se non nuova marginalità per la nostra regione»

Ciro Esposito

 

 

CEMENTIFICIO - Rifondazione ai Verdi: non basta votare no Lavorate con la base - La risposta del segretario Lauri

 

TRIESTE Per Giulio Lauri, segretario di Rifondazione «votare no non basta. Quando non si è d'accordo su una proposta, infatti, prima di arrivare al voto e votare «no» bisogna lavorare per fare cambiare idea a chi è favorevole, in modo che i «no» prevalgano sui «si».
Rispondendo a Alessandro Metz, dei Verdi, Lauri ha ribadito che «questo è quello che Rifondazione sta cercando di fare in questi giorni sulla vicenda del cementificio di Torviscosa (Udine), «e noi pensiamo che questo è ciò che dovrebbe fare, in modo serio, ogni partito della maggioranza che vuole davvero incidere per cambiare una decisione preannunciata - ha spiegato Lauri - che considera sbagliata».
«Di fronte ad un deficit di informazione e di coinvolgimento delle popolazioni nelle decisioni - ha aggiunto - l'altra cosa da fare è quella di contribuire alla costruzione dal basso di momenti di informazione, di partecipazione e anche di conflitto sociale». «Questo è quello che, insieme ad associazioni e comitati, Rifondazione ed i suoi attivisti hanno cercato di fare in questi anni e non solo sul cementificio. In queste lotte i comitati c'erano, Rifondazione con le proprie forze che non sono infinite anche. Carlo Visentini che oggi polemizza con noi, no».

 

 

Bertossi: «Impianto ok». Travanut: «Non capisco» - L’assessore spiega che la rivolta rappresenta «un tipico caso di un paese che non funziona». Il diessino replica

 

TRIESTE «La vicenda del cementificio di Torviscosa è allucinante, è un esempio di come anche sulle questioni ambientali il nostro sistema paese ancora non funzioni». L’assessore Enrico Bertossi lancia anatemi dalla tavola rotonda organizzata a Pordenone. Nel corso di un’analisi fatta «più da imprenditore che da uomo pubblico», Bertossi ricostruisce i passaggi di una vicenda a suo avviso emblematica del modo in cui «In Italia riusciamo a creare tutti i problemi del mondo». Ma il diessino Mauro Travanut replica a distanza. «Se Bertossi continua a difendere l’operazione Torviscosa - dice - mi sembra una posizione incomprensibile. La Regione e il suo assessorato hanno sempre sostenuto la ricerca, l’innovazione e il turismo come motori per lo sviluppo del Friuli Venezia Giulia - un cementificio di quelle dimensioni e in quell’area non mi sembra vada in questa direzione. Capisco l’importanza della Tav ma il cemento si può comprare e costa anche di meno che farlo».
«Un impresa (la Grigolin ndr) - ha spiegato Bertossi - ha presentato la richiesta di realizzare un grande investimento. Ci è stata chiesta una zona industriale servita da un porto. Abbiamo vagliato la possibilità di offrire un sito nella zona industriale di Trieste ma non era possibile per via delle bonfiche. Abbiamo poi valutato l’ipotesi Monfalcone ma non c’era posto». A quel punto si punta su Torviscosa. «L’area era inquinata per cui l’azienda l’ha comprata e bonificata». Ma si tratta di una zona dove c’è una sensibilità molto elevata «dove basta che ci sia solo un’aria di crisi industriale – dice senza mezzi termini Bertossi – e si solleva un’insurrezione». Quello che Bertossi ritiene inspiegabile, è l’utilizzo di barricate di fronte a carte che certificano la bontà dell’iniziativa imprenditoriale. L’azienda non ha ottenuto solamente le autorizzazioni, ma potrbbe anche partecipare anche al beneficio dei fondi previsti dal Frie che consente di ottenere finanziamenti agevolati a medio e lungo termine ad imprese operanti nei comparti industriali, artigianali, turistico-alberghiere ed alle iniziative economiche nell’ambito del Porto di Trieste. Lo stesso vale per Endesa e Gas Natural.

 

 

Gottardo: il ciclo di Illy sta per finire  - Il coordinatore di Forza Italia spiega gli errori commessi dalla maggioranza in tema di ambiente e infrastrutture

 

 Il forzista: «La commissione del Via ha subito pressioni? Di solito Moretton non c’è mai ma per quella decisione ha trovato il tempo. E poi Intesa ha sottovalutato il problema»

«Non siamo contro le grandi opere ma contro il metodo utilizzato»

TRIESTE «Riccardo Illy è sceso in politica quando si reclamava un passo indietro ai partiti. Oggi, al contrario, si chiede alla politica di fare un passo avanti. Un ciclo si è consumato». Isidoro Gottardo parte da lontano per affondare sul cementificio: «Una vicenda che ha reso evidente che la concezione di chi governa fuori dai partiti e al di sopra della politica crea, sul lungo periodo, un deficit reale di democrazia».
Gottardo, perché la giunta regionale vuole il cementificio?
Perché in modo poco trasparente ha assunto impegni con imprenditori che hanno fatto investimenti. E non di poco conto.
Quanto di questa volontà appartiene a Illy?
Il 98 per cento. Anche se quelli che stanno attorno a lui pensano di contare più del 2 per cento.
Venerdì (domani, ndr) la delibera passerà in giunta?
Accadesse, sarebbe stato coltivato un gusto della provocazione davvero preoccupante.
Il centrosinistra ha sottovalutato la questione?
Pensava fosse sufficiente convincere il sindaco di Torviscosa ma non è bastato. Ora si trova in mezzo al guado: da un lato le conseguenze politiche, dall’altro la necessità di non venire meno a impegni presi. E in mezzo l’idea sbagliata che contrapporsi agli ambientalisti avrebbe consentito a Illy di apparire come colui che prende sempre e comunque decisioni anche quando non piacciono a una parte della sua maggioranza.
Avete visto le carte: il cementificio è un pericolo?
Il collega Daniele Galasso, uno che studia le carte fino all’ultima virgola, mi ha convinto che nel merito è una follia e che le prescrizioni dell’Arpa non sono ottemperabili. E ha consigliato all’azienda di ritirare la domanda.
Dalle carte avete anche l’impressione che vi siano state pressioni politiche sulla commissione Via?
Moretton non trova mai il tempo di andare a presiedere le commissioni. Questa volta lo ha trovato.
I rigassificatori sono altra cosa?
L’approccio pragmatico della giunta, con l’ossessione di dimostrare che Illy e qualche assessore che lo scimmiotta bene hanno una capacita di governo fuori dal comune, è lo stesso. Si dimentica però che queste scelte non fanno parte dello spoils system ma riguardano una comunità. Un rigassificatore in mezzo al golfo di Trieste non lo farei nemmeno sotto tortura. Piuttosto mi dimetterei.
Che rischio corre il centrosinistra su una fabbrica di cemento a un anno dalle elezioni?
Fa i conti con il fatto che inganni e furbizie prima o poi si pagano. Ha messo assieme imprenditori e no global, comunisti e grande finanza ma, alla fine, il programma non è rispettato: dove sono il modello di sviluppo sostenibile, la concertazione strumento di democrazia, la valorizzazione delle autonomie?
La Cdl rischia invece di confondersi con gli ambientalisti?
Assolutamente no. Non siamo contro le grandi opere, contestiamo solo il metodo con cui si intende portarle avanti.
Travanut e Moretton che litigano?
E’ il segnale che il Pd, somma algebrica di culture diverse e diffidenti tra loro, è un flop già in partenza.
Antonaz dice che voterà no al cementificio. Metz sostiene che non basta. Si spacca anche la sinistra?
Antonaz ha già venduto l’anima alla poltrona. E’ un gattone che cerca di abbaiare ma non va oltre le fusa nell’ambiente del potere che gli è diventato domestico. Metz vuol far sapere ai suoi elettori che esiste ancora.
Il cementificio si farà? Mi auguro di no. Ma c’è dell’altro in gioco: la capacità del Consiglio di esercitare il dovere di controllo su Illy. Se si è stufato della democrazia, ritorni in azienda.
Marco Ballico

 

 

Tutela ambientale: domenica a Grado apertura della mostra Coinvolti 4mila studenti - Iniziativa della Regione

 

TRIESTE Quasi quattromila alunni delle elementari e delle medie si sono messi in caccia delle tracce, orme per lo più lasciate dai vari animali selvatici nell’ambiente naturale per poter partecipare a un concorso promosso dalla Regione. L’iniziativa rientra in un progetto di educazione ambientale, organizzato all’insegna del motto «Conoscere per crescere» dall’assessorato all’Agricoltura in collaborazione col Corpo forestale, il Laboratorio di educazione ambientale e l’Ufficio scolastico del Friuli Venezia Giulia.
La manifestazione conclusiva del progetto, giunto alla quarta edizione con sempre crescente partecipazione di alunni, si terrà domenica al Palazzo dei congressi di Grado, dove sarà allestita la mostra di tutti i lavori presentati al concorso e dove saranno a disposizione materiali illustrativi sulle aree naturali protette, sui parchi e sulle riserve naturali della regione.
Quest’anno la partecipazione ha abbondantemente superato le cifre della precedente edizione, passando da 48 a 92 scuole e da 105 a 190 classi per un totale di 3784 alunni coinvolti. I premi sono costituiti da 6 computer portatili, che saranno assegnati alle classi giudicate più meritevoli, mentre a tutti i ragazzi delle classi vincitrici saranno consegnati vari gadget.
g.p.

 

 
TRIESTE -  educazione ambientale: a un centinaio di ragazzi il premio «Julius Kugy» - Affollata manifestazione al Giardino pubblico: quattro scuole segnalate
 
Festoso epilogo ieri, nel cuore del Giardino pubblico, riempito da centinaia di bambini vocianti, dell’edizione 2007 del premio «Julius Kugy». L’iniziativa è organizzata dall’Assessorato provinciale all’Educazione ambientale ed è dedicata alla figura dello scalatore e scrittore triestino di lingua tedesca che, sin da giovane, manifestò interesse per la flora alpina ed effettuò varie ascensioni per trovare una pianta sconosciuta, la Scabiosa Trenta, che lo portò a conoscere bene il territorio alpino e a compiere una cinquantina di prime ascensioni e traversate. La gara ha riscosso ancora una volta un grande successo di partecipazione: un centinaio i premiati.
L’impegno dei ragazzi delle scuole locali era finalizzato alla diffusione del messaggio di promozione e sensibilizzazione ambientale rispetto al tema dell’energia e alla necessità di risparmio energetico. Il tema di quest’anno era: «Tutto ciò che accade sulla terra è frutto di energia. Che cos’è? Da dove deriva? E come si risparmia?». L’obiettivo era quello di stimolare l’interesse dei giovani e degli adulti, per un migliore uso dell’energia, senza sprechi, cercando di creare una coscienza sostenibile del nostro pianeta e delle fonti energetiche in esso contenute.
I giovanissimi delle scuole della città hanno dimostrato di aver colto il significato del messaggio, dedicandosi, grazie alla collaborazione dei loro insegnanti, a creare disegni, composizioni, scritti, tutti con lo scopo di catalizzare l’attenzione generale su argomenti di grande attualità. Quattro le categorie e i soggetti concorrenti: l’asilo nido e la scuola dell’infanzia; la scuola primaria; la scuola secondaria di primo grado; la scuola secondaria di secondo grado. Il concorso era aperto anche ai privati cittadini, ai singoli studenti e alle società e associazioni con sede o domicilio nella Provincia di Trieste, che hanno risposto anch’essi con grande entusiasmo.
Gli elaborati, come di consueto, sono stati esposti ieri nella sala dell’Arac, adiacente il bar del Giardino pubblico e il successo della mostra, che è stata visitabile per l’intera giornata, è stato considerevole. La consegna dei premi di partecipazione è stata allietata da intrattenimenti di tipo musicale e di gioco. Per rendere più piacevole la cerimonia delle premiazioni, che ha visto salire sul palco i rappresentanti di tutte le scuole e delle classi che hanno partecipato alla manifestazione, il programma è stato arricchito con la presenza di alcuni clown intrattenitori, che hanno fatto giocare i bambini e i ragazzi. A creare la cornice più adatta anche una giornata primaverile che ha reso la lunga sosta mattutina fra gli alberi del Giardino pubblico particolarmente gradevole.
La Provincia, nell’organizzazione dell’evento, ha ricevuto la collaborazione del Comune, della Croce rossa italiana, del Centro di informazione europea del Friuli Venezia Giulia dell’Associazione ricreativa degli addetti comunali (Arac).
Ugo Salvini

 

 

Trieste-Divaccia, il governo italiano a Lubiana: vogliamo uno studio ambientale congiunto

 

L’opera inserita nel Corridoio 5. Il ministro Pecoraro ha informato della richiesta il governatore Illy. A rischio la Valle delle Noghere

TRIESTE Anche l’Italia chiederà di venire interessata dalla procedura di via per il collegamento ferroviario Trieste-Divaccia. L’ha comunicato al presidente della Regione Riccardo Illy lo stesso ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, a seguito di una lettera dello stesso Illy che chiedeva appunto un coinvolgimento italiano nell’iter.
«Condividendo i contenuti della lettera del 30 marzo 2007 – scrive il ministro - informo che per quanto riguarda la procedura di valutazione d’impatto ambientale, essendo il progetto di carattere transfrontaliero, il ministero sta formalmente richiedendo alle autorità slovene l’attivazione degli adempimenti per consentire all’Italia la partecipazione alla procedura di via, ai sensi della Convenzione di Espoo, nonché in base a quanto disposto de direttive dell’Unione europea». La linea ferroviaria di collegamento Trieste-Lubiana interna al Corridoio 5 garantirebbe la possibilità di collegare il capoluogo triestino e la capitale slovena in meno di un’ora, ma era sorta anche l’esigenza di unire i due porti principali del Nord Adriatico: e in questa visione strategica d’insieme, la nuova ferrovia ad alta velocità Trieste-Lubiana dovrebbe essere affiancata anche da un nuovo collegamento ferroviario diretto tra il capoluogo giuliano e il terminale sloveno di Capodistria tramite Divaccia. C’era però in questo una differenza di vedute: mentre la Slovenia riteneva «non prioritario» il tratto Trieste-Capodistria, per l’Italia massima attenzione è stata posta al collegamento Trieste-Divaccia, posto a pari livello con il Trieste-Lione. Recentemente, in un incontro tra la Regione e la Commissione europea, anche il commissario europeo per i Trasporti aveva espresso grande interesse per la realizzazione del collegamento Trieste-Capodistria che per la sua modesta dimensione, solo pochi chilometri, avrebbe potuto consentire un consistente rafforzamento dei collegamenti italo-sloveni su ferro.
Essendo appunto un progetto che coinvolgeva due realtà, Italia e Slovenia, il Fvg aveva chiesto di essere inserito tra i responsabili della procedura. E non era stato il solo soggetto a farlo: analoga richiesta era stata inviata sempre al ministro Pecoraro Scanio (e al suo collega sloveno Podobnik) da parte del Wwf regionale, che aveva richiesto che «anche i cittadini e i Comuni italiani interessati siano coinvolti nella valutazione di impatto ambientale (Via) della nuova ferrovia Capodistria-Divaccia». A preoccupare il Wwf era il fatto che il progetto della ferrovia prevede, tra l’altro, la costruzione di un viadotto di notevoli dimensioni nella Valle delle Noghere, a poche decine di metri dal confine di Stato, con evidente notevole impatto sul paesaggio. «È un fatto positivo, visto che è una risposta a una richiesta dello stesso presidente Illy» commenta in merito l’assessore ai Trasporti Lodovico Sonego. Il ministero ha inoltre informato la Regione sui nominativi dei propri rappresentanti all’interno della Commissione intergovernativa italo-slovena, prevista in base all’accordo bilaterale del 28 febbraio 2006, composta da rappresentanti delle amministrazioni centrali e locali dei due Paesi, e con la partecipazione della Regione.
Elena Orsi

 

 
Pannelli solari: è arrivata la legge
 
Ci siamo o, quanto meno, è stato dato il calcio d'inizio. Sì, perché le varie leggi regionali emanate circa il contenimento e la riduzione dei consumi, sull'utilizzo delle fonti rinnovabili di energia e altre, erano leggi sconosciute ai più. E nemmeno la Finanziaria si era sprecata per incentivare l'energia rinnovabile.
Ora, con il disegno di legge approvato dalla Giunta regionale che va a dare un assetto più preciso alle normative in fatto di energia, viene stabilito che i nuovi edifici e quelli da restaurare dovranno essere dotati di pannelli solari.
Alleluia: chi ben comincia è a metà dell'opera. La strada è ancora in salita perché siamo in grave arretrato rispetto ad altri Paesi se ci confrontiamo con la domanda mondiale per le fonti alternative con allacciamento a una rete che porti l'energia alle nostre case. Si sta pure prendendo coscienza che l'economia dell'autogenerazione può ridurre in modo sensibile l'impatto ambientale soprattutto nell'applicazione industriale e commerciale.
Si è ormai creato un vero business sia per il miglioramento dell'efficienza energetica, sia sul piano dell'anti-inquinamento nel settore residenziale.
Il Ministero per lo Sviluppo Economico con decreto ministeriale 19/2/07 pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 45 del 23/2/07 ha stabilito i nuovi criteri e le modalità per incentivare la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici. È un provvedimento che, oltre ad allineare l'Italia agli altri Paesi europei, elimina parte delle lungaggini burocratiche che gravavano sulle vecchie norme.
Ora, così si dice, per accedere al «Conto Energia», non ci saranno più graduatorie ma sarà sufficiente presentare un progetto preliminare e installare l'impianto fotovoltaico. Una volta installato e collaudato, si presenterà il progetto definitivo per chiedere l'attivazione delle tariffe incentivanti.
Ma vediamo con un esempio cosa significa l'iniziativa statale «Conto Energia». Con questo strumento lo Stato si impegna con un contratto di 20 anni ad acquistare le eccedenze dell'energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici in modo che l'impianto non solo si paga in pochi anni, ma addirittura fa guadagnare mensilmente sul gettito della struttura stessa.
In pratica tutta l'energia elettrica defiscalizzata prodotta dagli impianti solari fotovoltaici - sarà remunerata con tariffe piuttosto interessanti (non ci impegnamo in cifre) e l'investimento per la struttura - così ci viene detto - dovrebbe assicurare rendimenti superiori a quelli dei Titoli di Stato.
Poi, come purtroppo ben si sa, «Regione che vai, usi e leggi che trovi...»
Ma intanto siamo a metà del guado.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI' , 9 maggio 2007

 

 

I comitati si mobilitano per il corteo - Centinaia di adesioni al sito della manifestazione promossa da 22 gruppi popolari

 

 Sabato sfileranno anche i vicentini contrari alla caserma Nato

Adesioni ufficiali, adesioni personali, telefonate, mailing list, appuntamenti, manifesti e tanti tantissimi accessi al sito internet «Globalproject.info».
È in moto da giorni la macchina organizzativa dei numerosi gruppi ecologisti, ben ventidue, che sabato pomeriggio manifesteranno per le vie di Trieste per richiamare l’attenzione sui modelli di sviluppo proposti dal G8, in svolgimento da domani alla Stazione marittima.
«Il vostro sviluppo non è mai sostenibile» è lo slogan scelto dagli organizzatori della manifestazione che partendo da piazza Libertà di fronte alla Stazione, percorrerà in corteo un piccolo tratto delle rive, via Valdirivo, via Roma, Corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci e piazza Oberdan. Sono attese migliaia di persone, ma quante esattamente ancora non si sa perché molti dettagli sono in via di definizione.
«Ci ha assicurato la propria partecipazione ufficiale il comitato che si oppone alla realizzazione del cementificio di Torviscosa» spiega Carlo Visentini. portavoce delle Rete triestina che coordina l’iniziativa di protesta.
Continua Visentini: «Anche i Cobas del Friuli Venezia Giulia hanno annunciato la loro presenza al corteo; altrettanto ha fatto il Comitato vicentino che si oppone all’ampliamento della caserma dal Molin; arriveranno a Trieste a bordo di alcuni pullman. Molti altri arrivi sono annunciati ma fare oggi il punto su tutte le adesioni è prematuro. Certo è che saranno sabato in città i comitati che contestano il percorso scelto per l’alta velocità ferroviaria, i rigassificatori, gli elettrodotti, le antenne dei telefoni cellulari poste nei pressi di scuole, asili, case di riposo e ospedali, l’uso privatistico dell’acqua. Le varie sigle ambientaliste presenti in città al momento però non si sono fatte sentire...»
Molti dettagli delle manifestazioni di risposta alla due giorni organizzata dall’Unesco, verranno definiti nelle prossime ore ma un preciso «punto nave» non sarà disponibile fino a giovedì sera e forse venerdì mattina. Una conta precisa verrà dall’esito della convegno-assemblea in calendario venerdì alle 15 nell’aula di Androna Baciocchi con la partecipazione di ricercatori e docenti universitari. Tra i temi in discussione: «Stranamore:come imparare ad amare la devastione e vivere felice», «Ground Zero, la politica apocalittica»; «Prendi i soldi e scappa, lo scenario economico regionale».

Claudio Ernè

 

 
Decolla il centro per la formazione ambientale - Prima riunione del Consiglio di indirizzo della Fondazione Asia istituita a Trieste. Manca ancora la sede definitiva
 
La formazione internazionale ambientale per lo sviluppo sostenibile diventa ufficialmente «made in Trieste».
Lo ha annunciato ieri Maria Teresa Bassa Poropat, presidente della Provincia, che ha presieduto la prima seduta del Consiglio di indirizzo della neonata Fondazione Asia (Agenzia per lo sviluppo internazionale dell'Ambiente). Presenti il presidente dell’ente, Alessandro Nardi e rappresentanti di vari partner dell’iniziativa, quali il ministero dell’Ambiente, l’Area di Ricerca o l’Ictp.
La fondazione è stata fondata come «passaggio intermedio» nella creazione dell'Istituto per una partnership a favore dello sviluppo ambientale - ha spiegato Bassa Poropat - e si presenta aperta anche ad altri enti».
Si stima che quest’iniziativa congiunta tra il governo italiano, l’amministrazione provinciale di Trieste e l’Unesco, potrà disporre di 2,5 milioni di euro l'anno per un periodo iniziale di 3 anni. L’obiettivo è l'avvio di progetti e percorsi di formazione ambientale per tecnici soprattutto dei Paesi in via di sviluppo in vari settori come la conservazione del suolo, la gestione integrata delle acque, la raccolta e trattamento dei rifiuti, la varie forme di inquinamento ambientale, ma anche la logica del rapporto ambiente–industria e la sua evoluzione.
«Abbiamo deciso di partire già con alcuni corsi già entro luglio nelle sedi già esistenti dei vari partner come al Centro di Fisica teorica Ictp o all’Area di Ricerca» ha aggiunto Gian Carlo Michellone, presidente dell’Area.
«In futuro tuttavia dovrà venir individuata anche una sede vera e propria per la fondazione che servirà in seguito all’ Istituto per l’Ambiente» ha sottolineato ancora Maria Teresa Bassa Poropat, senza confermare tuttavia le indiscrezioni che si erano diffuse all’inizio dell’anno e che davano per probabile la realizzazione della sede di Asia all’interno del comprensorio dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni nella sede dell’istituto Ima-Imo.
g.p.

 

 
AcegasAps, persi con l’inceneritore 3,6 milioni  - È la somma maturata dal 14 febbraio a causa del sequestro dell’impianto
 
L’azienda ha dovuto rinunciare a smaltire rifiuti del Goriziano e del Pordenonese e non ha potuto produrre energia elettrica
A influire sui costi anche il trasporto delle immondizie a Pecol dei lupi
Il funzionamento ridotto dell’inceneritore dal 14 febbraio, giorno del sequestro di due delle tre linee dell’impianto, a lunedì scorso, quando il gip Massimo Tomassini ha disposto il dissequestro della linea 3, si è trasformato per AcegasAps in una perdita di 3,6 milioni di euro, pari a 80-85 mila euro al giorno.
La notevole cifra, che avrà riflessi tutti da capire sull’andamento dei conti aziendali, è stata resa pubblica venerdì scorso dall’amministratore delegato uscente Francesco Giacomin, nel corso dell’assemblea che ha approvato il bilancio 2006 e rinnovato il consiglio di amministrazione.
I 3,6 milioni che non sono entrati nella casse di AcegasAps sono la risultante dell’effetto combinato di più fattori. Il fermo di due delle tre linee dell’impianto di via Errera ha infatti costretto la multiservizi a rinunciare all’incenerimento dei rifiuti dell’Isontino (120 tonnellate al giorno) e di alcuni comuni del Pordenonese.
Si è poi ridotta drasticamente la produzione di emergia elettrica, attraverso il recupero del calore ottenuto dalla combustione dei rifiuti, che viene immessa nella rete nazionale.
Queste, due fonti di mancato introito. Ad esse sono poi da aggiungere i costi, derivanti sempre dal fermo delle due linee, per il trasporto dei rifiuti nella discarica cormonese di Pecol dei lupi e per l’utilizzo della discarica stessa. Tirando le somme, 3,6 milioni di euro in poco meno di tre mesi.
Il dissequestro della terza linea, lunedì mattina, è stato deciso dal gip dopo che i risultati delle analisi effettuate alla fine di aprile hanno evidenziato nei fumi una concentrazione di diossina inferiore al limite fissato dalla legge.
Nel periodo dal 21 al 30 aprile, ha spiegato AcegasAps in una nota, il collegio dei periti ha effettuato dieci rilevazioni dei livelli di diossina presenti nei fumi, rilevando valori compresi fra i 6 e i 13 picogrammi (miliardesimi di milligrammo) per metro cubo, e quindi molto al di sotto del limite che la legge fissa in 100 picogrammi.
«L’esito delle analisi – ha precisato ancora AcegasAps – ha dimostrato che l’impianto è in grado di assicurare lo smaltimento dei rifiuti con impatti minimi sull’ambiente e la vita dei cittadini».
Da ieri, quindi, l’impianto via Errera è tornato a smaltire nuovamente attraverso la linea 3 circa 180 tonnellate al giorno di rifiuti, e altrettante con la linea 1 che non è mai stata fermata e anzi ha mostrato segnali del superlavoro di questi mesi (è stata riattivata a fine aprile dopo una fermata di undici giorni dovuta alla rottura e alla conseguente sostituzione di una tubatura).
Il via libera del magistrato per la ripresa della linea 3 non riguarda però tutti i tipi di rifiuto, ma solo i cosiddetti rifiuti solidi urbani. Per quelli ospedalieri la decisione è infatti ancora in sospeso.
Se la linea 3 è dunque tornata a funzionare a pieno ritmo, per la linea 2 bisognerà invece attendere ancora. Una serie di test analoga a quella effettuata sulla linea 3 è stata rinviata alla prossima settimana, in seguito a problemi di accensione dell’impianto. Solo dopo l’esame dei risultati di questi test, e nel caso che i valori di diossina rientrino nei limiti di legge, i legali di AcegasAps potranno avanzare l’istanza di dissequestro.
Come ha spiegato l’assessore provinciale all’Ambiente, Ondina Barduzzi, la causa della presenza di diossina nei fumi sarebbe stata accertata: un accumulo di plastica dovuto alle lamelle di componenti dei filtri chiamati «demister». «La cosa importante – ha commentato l’assessore – è che non siamo più costretti a portare i nostri rifiuti alla discarica di Pecol dei lupi, e anzi ricominciamo ad accogliere quelli dell’Isontino».

 

 

Quando la maga Circe ammalia gli scienziati  - (Climate Change and Impact Research: the Mediterranean Environment)

 

«Dietro la nave dalla prora turchina, Circe dai bei capelli ci inviò ilvento propizio che gonfia la vela...». Odissea, Libro XII. Figlia del Sole e della ninfa Perseide, signora dell'isola di Eea, Circe si è invaghita di Ulisse e gli indica la rotta per tornare a Itaca, dopo averlo messo in guardia contro i pericoli che avrebbe incontrato: le sirene, le rupi erranti, Scilla e Cariddi...
Il mito della maga Circe riecheggia ora anche nella scienza. Perché c'è chi ha pensato di chiamare appunto Circe un nuovo progetto di studio del Mediterraneo, giocando su un acronimo alquanto acrobatico: Climate Change and Impact Research: the Mediterranean Environment. Ovvero «Ricerca sul cambiamento climatico e i suoi effetti: l'ambiente mediterraneo». Un progetto che coinvolge ben 62 centri di ricerca europei, nordafricani e mediorientali, finanziato con 10 milioni di euro dall'Unione Europea, coordinato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e che è stato presentato la settimana scorsa a Bologna.
Obiettivo di Circe è quello di studiare l'impatto dei cambiamenticlimatici non solo dal punto di vista scientifico ma anche da quello economico e sociale, valutando le strategie di adattamento e di mitigazione capaci di fronteggiarlo. Insomma: in che modo l'aumento della temperatura influenzerà la regione euro-mediterranea dal punto di vista dell'agricoltura, degli ecosistemi, della salute?
Ne parliamo in questa rubrica perché nel progetto Circe figura anche l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs), con sede a Trieste. Spiega Alessandro Crise, direttore del Dipartimento di oceanografia, che agirà in collaborazione con l'Enea, l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente: «Studieremo l'impatto dei nutrienti portati dai grandi fiumi che sfociano nel Mediterraneo: il Rodano, il Po, il Nilo... Un impatto che dipende dall'antropizzazione delle coste, dalla loro industrializzazione, dal prelievo delle acque fluviali. Il problema del Mediterraneo è che l'eutrofizzazione resta confinata alle zone costiere. Quel suo bellissimo colore blu, in realtà, indica che le sue acque sono povere di vita».
Il lancio del progetto Circe è avvenuto in concomitanza con la conferenza che a Bangkok ha reso nota la terza parte del rapporto elaborato dagli scienziati dell'Ipcc, il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici. E dell'Ipcc fa parte Filippo Giorgi, responsabile di Fisica del clima al Centro di Miramare: «La regione mediterranea è un ”hot spot”, vedrà nei prossimi decenni un forte aumento delle temperature. Qui all'Ictp abbiamo elaborato un modello climatico regionale per il Mediterraneo, che l'Enea cercherà ora di accoppiare con il suo modello di circolazione oceanica. Questo consentirà una migliore valutazione di come il clima di domani modificherà la nostra vita».

Fabio Pagan

 

 

Il Consiglio Fvg convoca sindaci e comitati  - Caso cementificio. Travanut: temo il blitz già venerdì. Domani l’audizione di Moretton

 

Fissata la commissione, polemica dentro Intesa. Quattro primi cittadini discutono sul ricorso al Tar. Gottardo: Illy è stufo della democrazia? Torni in azienda

TRIESTE Gianfranco Moretton, l’assessore all’Ambiente, garantisce il pieno rispetto delle regole: «La delibera sul cementificio? Nell’ambito dei tempi stabiliti dalla normativa». Ma Mauro Travanut, il capogruppo dei Ds, non si accontenta. Non può né vuole perché teme che ci sia in cantiere un «blitz», legalmente possibile, politicamente inaccettabile: «Forse la giunta intende deliberare già venerdì? Forse è pronta a fare uno sgarbo del genere al Consiglio regionale, decidendo prima che i sindaci siano sentiti in commissione?». E così, proprio nelle ore in cui fissa le audizioni in quarta commissione e apre formalmente in piazza Oberdan il «caso Torviscosa», Intesa democratica vede aprirsi un nuovo fronte. Un paradosso, o quasi, ma sono proprio le attese audizioni ad alimentare i «sospetti». E ad acuire la tensione, peraltro già alta, con la sinistra antagonista che mostra le prime crepe, l’opposizione che grida all’«emergenza democratica», i sindaci che studiano il ricorso al Tar.
L’ANTEFATTO Moretton gioca d’anticipo. E, dopo aver inviato un fax al presidente Uberto Fortuna Drossi, conferma di buona mattina che domani, alle 10, interverrà in commissione. Difendendo le ragioni del «sì»: «Il cementificio è assolutamente compatibile e sicuro dal punto di vista della salute umana e della salvaguardia della vegetazione. I pareri sfavorevoli iniziali? Tutti superati dalle prescrizioni. Ma è bene illustrare le procedure seguite in commissione Via prima di addivenire al ”sì”». Le ostilità non mancano? Moretton non si spaventa: «L’iter seguito è stato molto accurato e credo che l’audizione sia importante per spiegarlo, illustrando tutti i dati, rispondendo punto per punto ai consiglieri, fugando i dubbi dettati magari da insufficiente informazione». I sindaci e i comitati protestano? L’assessore non si nega: «Non dobbiamo sottovalutare nulla, ma dobbiamo capire qual è l’effettiva volontà di recepire gli elementi probanti, e qual è la contrarietà per partito preso».
IL CALENDARIO Poco più tardi, Fortuna Drossi dirama il calendario delle audizioni: si parte domani con Moretton, ma anche con Arpa e Aziende sanitarie. Si prosegue lunedì con Provincia di Udine, sindaci della Bassa, Consorzio Aussa Corno, ambientalisti e comitati. «Avevamo deliberato già il 4 aprile di indire le audizioni. Poi le abbiamo spostate perché Moretton era impegnato» ricorda il presidente. Non a caso, giacché poco dopo Travanut, il più tenace supporter delle audizioni, sbotta: «Non capisco l’improvviso precipitare della vicenda. La mia prima richiesta di audizione risale al 4 aprile. Ma Moretton, come altre volte in seguito, non poteva. Perché adesso insiste al punto da chiedere lunedì una convocazione per martedì? Perché Fortuna Drossi deve comunque fissare la commissione entro 48 ore?».
IL SOSPETTO Il dubbio è che la giunta voglia decidere già venerdì. Ma il capogruppo diessino avverte: «Fosse davvero così, si creerebbe un contenzioso fortissimo tra esecutivo e legislativo, tenendo conto che Intesa ha sempre seguito un iter prestabilito: incontri di partito, incontro della maggioranza di commissione, audizioni, nuovo incontro della maggioranza, e infine indirizzo politico alla giunta». Morale? «Se adesso si cambia, significa che Intesa non esiste più come unione tra maggioranza e giunta. Solo l’altra sera l’Ass della Bassa ha ribadito la gravità della situazione ambientale: serve una riflessione, allora, non la fretta». E quindi, conclude Travanut, «sarebbe sorprendente che la giunta si comportasse come una trottola che gira per conto suo senza sentire la maggioranza».
I SINDACI Sul territorio la protesta non rientra. E il rischio della via giudiziaria cresce. Il sindaco di Bagnaria Arsa Anselmo Bertossi convoca per stasera quelli di Porpetto, Cervignano e Terzo d’Aquileia per verificare la fattibilità del ricorso al Tar. Ma Bertossi e Cecilia Schiff, sindaci di centrodestra, sono favorevoli. Mentre Pietro Paviotti e Fulvio Tomasin, sindaci di centrosinistra contrari all’impianto, preferiscono evitare il Tar. «Mi incontrerò con Moretton nella convinzione che la situazione si possa ricucire» dice Paviotti.
L’OFFENSIVA CDL La Cdl, nella serata di ieri, riunisce intanto a San Giorgio di Nogaro i suoi amministratori. Ci sono i regionali Isidoro Gottardo, Alessandra Guerra, Roberto Molinaro, Giorgio Venier Romano, Claudio Violino e Daniele Galasso. Ci sono i provinciali Marzio Strassoldo e Paride Cargnelutti. C’è l’ex presidente della Regione Adriano Biasutti. Le condanne «a un cementificio che rischia di compromettere lo sviluppo del territorio per i prossimi cinquant’anni» non mancano, ma non mancano soprattutto le condanne «al metodo antidemocratico che Riccardo Illy porta avanti». «Più d’uno ha segnalato l’emergenza democratica» riassume Molinaro. Biasutti, ad esempio, picchia duro: dice che i cittadini non eleggono un monarca né vogliono essere sudditi; aggiunge che Illy non è invincibile. Gottardo picchia ancor più duro: «Se il governatore si è stufato della democrazia, torni in azienda». Oggi, infine, tocca a Ds e Margherita confrontarsi con gli amministratori locali. Appuntamento alle 18 a Torviscosa: si attendono i big diessini e diellini, da Sonego a Moretton.
r.g. - m.b.

 

 

La rete dei comitati: parole inaccettabili dall’assessore di Rc - Il Pdci: «Giusto il corteo del 12»

 

«Come può essere soddisfatto di una giunta che ignora i cittadini e umilia gli enti locali?»

TRIESTE «Ma in quale regione vive l’assessore Roberto Antonaz?». La rete contro lo sviluppo insostenibile, quella che raccoglie più di venti comitati e associazioni e si prepara al corteo triestino di sabato, contesta duramente l’assessore di Rifondazione, «reo» di dichiararsi pronto a bocciare rigassificatori e cementificio, ma non la giunta Illy. «Ci chiediamo - scrive la rete - come si possa essere soddisfatti di una giunta che, in questi anni, ha proposto un ventaglio incredibile di grandi opere ad altissimo impatto ambientale e non ha perso l’occasione di prendere in giro i cittadini e umiliare gli enti locali». Non basta: «Ci chiediamo come si possa dire che i problemi sono rigassificatori e cementificio, dimenticando Tav, casse di espansione, autostrada Carnia-Cadore, elettrodotti...: tutte queste opere vanno bene ad Antonaz?». La rete non digerisce nemmeno l’accusa di ambiguità al corteo di sabato: «I movimenti e i comitati che si battono per la difesa dei beni comuni hanno sempre agito alla luce del sole, lontani dai giochetti di potere, a differenza di chi si dichiara contrario a certi progetti ma condisce il suo dissenso di mille ”se e ma” che ne cancellano senso ed efficacia».
Si fa sentire anche il Pdci. Bruna Zorzini non cita Antonaz ma si schiera in difesa delle «ragioni di quanti, sabato, scenderanno in piazza» e spiega che il suo partito «ritiene fondamentale partecipare da protagonista ai dibattiti sul futuro del territorio cercando il dialogo con chiunque rivendichi innanzitutto il diritto alla partecipazione democratica».

 

 
Il Consiglio comunale non decide sull’impianto - Ieri durante la seduta sono intervenuti i rappresentanti dell’Arpa. Non sono mancate le contestazioni
 
TORVISCOSA Cementificio, fumata grigia. Il Consiglio comunale che si è tenuto ieri a Torviscosa non ha emesso alcun verdetto; l’assise ha tuttavia consentito alla cittadinanza di prendere coscienza di ogni dettaglio relativo all’eventuale costruzione dell’impianto nel centro della Bassa Friulana. Dopo un’estesa e particolareggiata introduzione ad opera degli esponenti dell’Arpa (il cui arrivo presso la sede municipale era stato accompagnato da proteste di alcuni residenti) si è svolto il dibattito; la minoranza ha più volte espresso la propria contrarietà al progetto, adducendo come argomento a sostegno della tesi una lettera del ministero dell’ambiente del 21 luglio 2006 in cui si diceva «la situazione dell’aria nell’area di Torviscosa presenta delle esplicite criticità»; il ministero aveva altresì esortato gli amministratori a non peggiorare una situazione ambientale già precaria. Ancora, la minoranza ha evidenziato le anomalie del verbale del comitato di Via (che ha espresso parere favorevole), e ha sollevato la questione della prevenzione, ricordando come il camino principale della Cementi Nordest provochi una quantità di emissioni di ossidi di azoto che la stessa azienda sanitaria avrebbe definito “preoccupante”. Una quarantina di persone hanno presenziato al meeting senza poter intervenire; l’unica forma di contestazione, peraltro pacata, si è consumata al di fuori dell’edificio, quando sono stati riproposti alcuni cartelloni già presentati a Cervignano il primo maggio.
Nella serata di lunedì si era tenuto il consiglio comunale a San Giorgio, l’unico altro comune ad essersi schierato pro cementificio; nell’occasione un pubblico numeroso aveva apertamente sostenuto la minoranza, sottolineando con applausi i passaggi più significativi della controversia. I comitati contrari al cementificio annunciano la propria presenza al vertice previsto a Trieste sabato 12 maggio.
Giovanni Stocco

 

 

Metz a Antonaz: non basta votare no  - Il capogruppo dei Verdi: cittadini bypassati, il bilancio non è positivo

 

Dopo l’intervista dell’esponente della giunta Illy: «In quattro anni grosso deficit di partecipazione»

«Ci stiamo confrontando sulla democrazia delle scelte: limitarsi a preannunciare un parere contrario non è una risposta adeguata alle attese dei cittadini»

TRIESTE «Votare contro in giunta non basta». Alessandro Metz, dopo aver letto, riletto ma non digerito l’intervista di Roberto Antonaz, si fa sentire. E, a riprova che il «caso cementificio» mette alla prova persino i rapporti a sinistra, non nasconde il disappunto. L’assessore di Rifondazione conferma il no a cementificio e rigassificatori. Che c’è che non va?
In questo momento la discussione non verte su chi voterà sì o no al cementificio, su chi uscirà o no dalla maggioranza, bensì sul metodo democratico (o no) di decidere. Sino a pochi mesi fa questa questione poteva anche riguardare solo i Verdi che si impuntavano sull’ambiente ma adesso, con comitati e cittadini in ogni angolo del Friuli Venezia Giulia che chiedono ascolto, non più. Tutti i partiti di Intesa, infatti, si stanno interrogando.
E quindi? Mi pare fuori tema affrontare una simile discussione annunciando un voto contrario e confermando la fedeltà alla maggioranza.
Che vuol dire? Che si deve rompere?
Votare in dissenso assolve al proprio ruolo. Ma che risposta dà ai cittadini che, segnalando l’assenza dei partiti e giudicando la rappresentanza politico-istituzionale inefficace, si muovono in prima persona per chiedere più democrazia?
Che risposta dà? Nessuna, a mio avviso.
Antonaz, però, rivendica quattro anni di buon governo e di scelte partecipate, se si eccettua l’ambiente.
Gli dò atto che sull’immigrazione il percorso ha coinvolto moltissime associazioni ma non dimentico che, su quella legge, grava un macigno enorme: la questione del Cpt che non può più essere imputata al solo ex governo di centrodestra. Mi spiego con un paragone ambientale: la legge ha istituito un prato bellissimo ma, in mezzo, c’è una discarica. Posso accontentarmi del prato o giudicarlo rovinato dalla discarica.
Non crede, quindi, che il bilancio sia positivo?
No, non lo credo perché i cittadini sono stati bypassati. Sul buon lavoro, ad esempio, i precari non sono stati sentiti. Sui piani territoriale ed energetico, Agenda 21 è stata snaturata: sono stati consultati i portatori di interessi particolari, ma non quelli di interessi diffusi come salute, qualità della vita, tutela dell’ambiente.
Se c’è il sì al cementificio, i Verdi escono. Ma crede ancora in un ripensamento?
Lo credo, certo, perché la discussione che si è aperta in maniera anche impensata evidenzia con chiarezza un punto: o Illy, la giunta e la maggioranza modificano completamente il rapporto con il territorio oppure sanciscono la chiusura di un’esperienza politico-amministrativa nel peggior modo possibile.
Illy e la giunta ribattono che i pareri tecnici sono favorevoli al cementificio.
Mi spiace che Illy abbia una visione meccanica del suo ruolo per cui, a parere tecnico favorevole, corrisponde parere politico favorevole.
Il Pdci richiede un vertice di maggioranza. Ci andrete? Parteciperemo agli incontri finché saremo in maggioranza.
E al corteo dei comitati di sabato? Ci saremo. Come Verdi non abbiamo intenzione di cavalcare quello che comitati e associazioni stanno facendo. Ma non vogliamo girare la testa e ignorare la sofferenza del territorio, limitandoci magari a preannunciare un voto contrario. Ed è per questo che mettiamo in discussione tutto, anche la nostra appartenenza a Intesa.
Antonaz, intanto, prende le distanze dal corteo.
I partiti di Intesa dovrebbero partire dall’autocritica anziché dalla critica di chi manifesta.
Ma i distinguo emergenti tra Verdi e Rifondazione possono pregiudicare l’aggregazione della sinistra post Partito democratico?
Non lo credo, e per un motivo semplice: la sinistra cos’è? I Metz, i Pizzati, gli Antonaz, le Zorzini? O è una sensibilità assai più forte dei singoli nomi che adesso critica l’attuale modello di sviluppo e decisione? Se la sinistra è questa, come ritengo, ha la capacità di produrre una sintesi che i singoli nomi possono facilitare ma che nessun personalismo, e ci metto anche il mio, può impedire. Nel 2008 Verdi e Rifondazione saranno ancora alleati? Chi vivrà, vedrà.

Roberta Giani
 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI' , 8 maggio 2007

 

 
Inceneritore, torna in funzione la linea 3  - L’emergenza rifiuti è rientrata. Le analisi hanno rilevato valori di diossina inferiori ai limiti
 
Barduzzi: «Non dobbiamo più portare i rifiuti a Gorizia»
Emergenza rifiuti rientrata: la linea 3 dell'inceneritore di via Errera è nuovamente il funzione. Il gip Massimo Tomassini ha disposto ieri il dissequestro dell'impianto, dopo che i risultati delle ultime analisi hanno rilevato una concentrazione di diossina inferiore al limite fissato per legge.
La levata definitiva dei sigilli consentirà di smaltire nuovamente le 180 tonnellate di rifiuti urbani quotidianamente conferite da AcegasAps; mentre per le sostanze di scarto ospedaliere l'iter è ancora in sospeso. «Nel periodo che va dal 21 al 30 aprile - informa la società - il collegio dei periti ha effettuato dieci rilevazioni dei livelli di diossina presenti nei fumi, riscontrando valori compresi fra i 6 e i 13 picogrammi per metro cubo, quindi abbondantemente al di sotto del limite di legge, fissato in 100 picogrammi per metro cubo. L'esito delle analisi ha dimostrato che l'impianto è in grado di assicurare lo smaltimento dei rifiuti con impatti minimi sull'ambiente e sulla vita dei cittadini».
Per quanto riguarda invece la linea 2, come riferisce l'assessore provinciale all'Ambiente Ondina Barduzzi, «non è stato ancora possibile fare l'analoga campagna di campionatura perché si sono avuti dei problemi d'accensione dell'impianto». «Il test - conclude - verrà quindi rimandato alla prossima settimana, dopodiché AcegasAps inoltrerà una seconda istanza di dissequestro. Sarebbe accertata la causa: un accumulo di plastica dovuto alle lamelle dei "demister", componenti dei filtri. Comunque, la cosa importante è che non siamo più costretti a portare i nostri rifiuti alla discarica di Pecol dei Lupi, anzi ricominciamo ad accogliere quelli dell’Isontino».
L’inceneritore di via Errera aveva ripreso a bruciare rifiuti con tutte e tre le linee una settimana fa. La scelta di riavviare completamente l’impianto era stata letta come un segnale estremamente positivo. La sensazione, infatti, era che i periti chiamati ad seguire le analisi previste dal dissequestro condizionato (tre nominati dal pm Maddalena Chergia e altrettanti indicati dall’avvocato Giovanni Borgna, legale dell’Acegas-Aps) fossero ormai vicini alla soluzione del rebus.
Durante l’ultima settimana di piena attività, l’ex municipalizzata, come ente gestore dell’impianto, e la Provincia, in qualità di titolare del piano locale dei rifiuti, sono state dispensate dall’obbligo di esportare quotidianamente 140 tonnellate di immondizie non smaltite dal termovalorizzatore presso la discarica cormonese di Pecol dei Lupi, la cui disponibilità si sarebbe altrimenti esaurita entro il 15 maggio. Non solo. Negli ultimi sette giorni in via Errera si è addirittura ripreso a bruciare 120 tonnellate giornaliere di rifiuti isontini. In questo periodo ha funzionato a regime ordinario la linea 1, l’unica esente dal sequestro avvenuto il 14 febbraio scorso, riattivata a fine aprile dopo uno stop di undici giorni dovuto alla rottura e alla conseguente sostituzione di una tubatura. Le altre due linee - la 2 e la 3 - hanno lavorato entrambe in esercizio provvisorio, per consentire le ultime analisi sulle emissioni da parte dei periti. Alla mezzanotte del 31 aprile era stata riattivata per la prima volta dal 14 febbraio la seconda linea, mentre per la terza il regime provvisorio è scattato il 21 aprile per una nuova «campagna di comapionamenti» dopo quella effettuato in precedenza, dal 19 al 23 marzo.

 

 
Depuratore di Servola, costa troppo eliminare i cattivi odori dei liquami - L’impianto va prima adeguato alle norme europee
 
«Per eliminare gli odori, anche forti, che provengono dal depuratore di Servola sarebbe necessaria una spesa faraonica. Ma prima dobbiamo adeguare l’impianto alle norme europee, realizzando altre costose vasche».
Ad affermarlo è l’assessore comunale all’Ambiente, Maurizio Bucci, a margine dell’audizione nella sede della settima Circoscrizione, in cui si è parlato anche della qualità dell’aria a seguito di una mozione del consigliere Massimo Codarin (Fi).
Bucci ha succesivamente effettuato un sopralluogo all’impianto, assieme ai sindaci degli altri Comuni della provincia, assente solo Duino Aurisina, per illustrare le nuove opere necessarie. «Il problema – spiega l’assessore – nasce da un’enorme vasca, qualche centinaio di metri quadri, in cui scarica il collettore fognario di gran parte della città, e nella quale viene separata la parte solida dei liquami. La parte acquosa passa poi in due vasche per la sedimentazione delle sabbie, prima di essere immessa nella tubatura che scarica al largo».
Le norme europee, in vigore da qualche anno, obbligano però a un ulteriore trattamento delle acque fognarie prima dello scarico a mare, con enzimi che eliminano qualsiasi componente organica. Ma per questo trattamento l’impianto di Servola non dispone di alcuna vasca e non ha neppure lo spazio per costruirla.
«Abbiamo già richiesto all’Autorità portuale – spiega Bucci – la concessione di un’area oltre la ferrovia, adiacente allo Scalo legnami, dove realizzare quattro nuove vasche, il cui costo ammonta a 50 milioni di euro, necessarie per adeguare l’impianto alle norme europee».
Il progetto preliminare delle nuove vasche è già stato approvato dal Comune. Quello esecutivo (del costo di 500 mila euro) sarà pronto entro ottobre. Ma intanto si riproprone il problema dei finanziamenti, che qualche mese fa ha già visto sorgere una polemica fra Comune e Regione. «Abbiamo in programma un incontro al ministero dell’Ambiente – annuncia Bucci – per chiedere parte dei finanziamenti. Parallelamente faremo una richiesta alla Regione, che dispone di fondi per queste infrastrutture pubbliche. Si tratta infatti di un’opera che interessa tutta la provincia e di cui ne beneficerà l’intero golfo».
gi. pa.

 

 
Muggia, incontro fra Comune e industriali sull’inquinamento dei terreni alle Noghere  - Oggi pomeriggio alla sala Millo
 
MUGGIA È l’inquinamento dei terreni e le sue conseguenze sul possibile sviluppo delle attività artigianali e industriali, l’argomento che tocca maggiormente le aziende che operano nella zona delle Noghere. Se ne parlerà oggi a Muggia, in un incontro organizzato dal Comune, per affrontare proprio questa ed altre tematiche inerenti la zona industriale locale.
L’incontro, che si svolgerà dalle 17 alle 19 alla sala Millo di piazza della Repubblica, servirà a conoscere lo stato del comparto, ed elaborare programmi settoriali di sviluppo economico condiviso, informando gli operatori su norme, iniziative, progetti. Dalla viabilità alle bonifiche, fino all’innovazione delle imprese. Per trattare i vari argomenti, saranno presenti anche alcuni ospiti. Di viabilità parlerà l’assessore Edmondo Bussani. Dello stato attuale, degli aspetti procedurali e degli interventi in merito alla bonifica del Sito di interesse nazionale di Trieste parlerà invece Mauro Azzarita, presidente dell’Ezit. Servizi per lo sviluppo e innovazione delle imprese saranno invece i temi affrontati da Paolo Cattapan, dirigente del settore Trasferimento tecnologico dell’Area Science Park di Trieste. Il Comune ha recapitato gli inviti alle varie aziende nei giorni scorsi. Ed ha assicurato la sua presenza, tra gli altri, una delegazione del comitato di zona della Confartigianato nord-est. Il presidente provinciale Fulvio Bronzi dice: «Personalmente non sarò presente, per la concomitante assemblea della Confartigianato. Ma le tematiche che saranno affrontate sono di grande interesse per il comparto». E Bronzi spiega: «L’inquinamento dell’area è un tema fondamentale e grave per gli operatori, e blocca ogni possibile sviluppo. E di questo si sa poco. Sappiamo solo che ci sono aree che ricadono nel sito inquinato ed altre che sono esterne, e ci sono quindi anche zone in cui la bonifica avverrà con intervento pubblico e altre in cui dovrà essere il privato ad occuparsene e pagare di tasca sua».
s.re.

 

 
I Dl: ambiente, dialogo coi sindaci e niente strappi
 

Il parlamentare Strizzolo lancia l’allarme mentre i vertici regionali di Quercia e Margherita tentano di ricucire con Comuni e cittadini sul cementificio

Zvech: giovedì confronto a Torviscosa con il Pd. Il comitato del «no» studia l’esposto alla magistratura

TRIESTE Il comitato «No al cementificio» è vicino all’esposto alla magistratura. Intesa democratica vive invece, già adesso, una situazione di tensione. Anche tra chi, in autunno, dovrebbe stare sotto lo stesso tetto del Partito democratico. Renzo Travanut e Gianfranco Moretton non se le mandano a dire. Il capogruppo diessino, anzi, non ha dubbi: «Il cementificio non si farà». E anche Ivano Strizzolo, sottolineando la pericolosità della vicenda per il centrosinistra, avverte: «Alcune scelte suscitano riserve diffuse fra i cittadini e rischiano di determinare fratture all’interno della coalizione».
L’ESPOSTO La Procura indaga sul caso del cementificio? «Non risulta», dice la politica. Ma dal comitato che si oppone all’impianto di Torviscosa giungono mezze conferme sulla strada che porta dal magistrato. «Stiamo studiano le carte – spiega il portavoce Mareno Settimo –: risultano almeno dieci punti da chiarire». L’esposto? Settimo non si sbilancia ma da fonti interne al comitato l’ipotesi emerge in maniera sempre più probabile: «Ci siamo vicini».
LA POLEMICA Sul fronte politico la polemica riguarda la richiesta di Travanut a Moretton di una Valutazione ambientale strategica. L’assessore all’Ambiente ha spiegato che non si può fare perché la Vas «non è applicabile a progetti ma solo a strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica ancora da individuare». Questioni giuridiche dunque impediscono l’applicazione di una valutazione «superata dalla scelte urbanistiche di vent’anni anni fa».
BOTTA E RISPOSTA «Osservo che non si ascoltano i passaggi dettati dal buon senso», insiste però Travanut. Il “no” di Moretton? «Non ha colto l’occasione. È sempre meglio allargare che chiudere il ventaglio delle possibilità di chiarezza». La replica del vicepresidente della giunta è secca: «Quella della Vas è un’opportunità che anch’io, astrattamente, avrei colto. Ma non si può fare. Affermare il contrario ha il sapore della pura strumentalizzazione».
IL DIALOGO Chi fa il pompiere, invece, è Strizzolo: «Bene ha fatto Bruno Malattia a esortare tutti a non esasperare gli animi. Ma è anche condivisibile la sua sollecitazione a un’informazione trasparente – aggiunge il deputato della Margherita –, che riporta il caso cementificio nell’alveo di un corretto rapporto tra istituzioni e comunità». L’invito di Strizzolo è «a recuperare politicamente il rapporto dei partiti con il territorio e con i cittadini attraverso iniziative di coinvolgimento e di dialogo: compito per il nascente Pd».
GLI INCONTRI E la targa Pd Bruno Zvech la fissa già per l’incontro di giovedì a Torviscosa con gli amministratori locali. «Un’occasione di approfondimento e confronto – spiega il segretario regionale della Quercia –. Il Pd nasce proprio con l’obiettivo di avvicinare la politica ai cittadini, ma va anche detto che si tratta semplicemente di proseguire un percorso di dialogo con il territorio che Ds e Dl non hanno mai trascurato». Domani, a San Giorgio di Nogaro, anche i vertici della Cdl vanno nella Bassa friulana per confrontarsi con i sindaci sulle questioni ambientali.
IN COMMISSIONE Ancora da definire, al contrario, commissione e audizione sul cementificio. Uberto Fortuna Drossi, presidente della quarta, spiega che «il materiale è stato raccolto e ora viene esaminato». E ancora che «serve il tempo per inquadrarlo». Dopo di che, la prossima settimana, forse già lunedì, «ci sarà spazio per ogni tipo di domanda, nella massima trasparenza». Il vertice di maggioranza con Illy? Non ancora convocato.
IL VOTO Ma quanto peserà la vicenda in una zona controllata elettoralmente dal centrosinistra? La Margherita considera il caso cementificio «altra cosa» rispetto a Gorizia. «L’importante è informare amministratori e popolazione – dice Flavio Pertoldi – perché l’ignoranza delle cose favorisce le strumentalizzazioni». «Per quanto Verdi e Rc protestino – prosegue Giancarlo Tonutti – la vicenda rimane nell’ambito della dialettica politica. Del resto, su questi temi, la Bassa friulana è un nervo scoperto».
SPACCATURA Intesa a rischio spaccatura? «Sarebbe una farsa – dice Travanut –, cadremmo nel ridicolo. Impossibile affondare su una fabbrica di cemento che, tra l’altro, non si farà». Ma Alessandro Metz avverte: «Non esistono più bacini elettorali indiscutibili. La Bassa ha oggi l’esigenza di forme di partecipazione di fronte a una classe politica che non la rappresenta».
Marco Ballico

 

 

Antonaz: voto no, ma non lascio Intesa  - «Il bilancio di questi anni è largamente positivo. Il corteo anti-G8? Ambiguo»

 

L’assessore di Rifondazione invita nuovamente la giunta a non ignorare la volontà degli enti locali e delle popolazioni

«In politica è normale avere posizioni dissimili. Noi comunisti per primi abbiamo abbandonato il centralismo democratico: chi mai oggi lo rimpiange?»

TRIESTE Conferma il «no» ai rigassificatori e al cementificio. Sollecita un maggior confronto con il territorio, i suoi amministratori, i suoi cittadini. Ma, a differenza dei Verdi, non minaccia ritorsioni o rotture. Non contesta Riccardo Illy. Semmai, pur difendendo la «buona fede dei cittadini» pronti a sfilare, taccia di «ambiguità» il corteo che la «rete» dei comitati organizza sabato pomeriggio a Trieste.

Roberto Antonaz, l’assessore regionale di Rifondazione, non cede di un millimetro sulla «difesa» di Torviscosa e del golfo di Trieste. Ma, consapevole che la partita è dura, che i colpi proibiti non mancano, i nervi sono tesi e il centrosinistra può farsi male, non forza i toni.
Assessore, venerdì la giunta si appresta a dire un sì condizionato ai rigassificatori. E lei?
Non ci sto, com’è noto da tempo. Ricordo di essermi già battuto contro il rigassificatore di Monfalcone: fui tra i promotori del referendum che segnò la rinuncia della Snam.
Non teme che l’accusino di far parte del «partito del no»?
Il mio non è un no preconcetto: sono convinto che il golfo di Trieste non sia adatto per molti motivi, a partire dai fondali poco profondi, e sono altresì convinto che le relazioni, le pre-valutazioni, le prescrizioni ai progetti di Endesa e Gas natural siano tali da far propendere per un parere negativo, e non per un parere positivo condizionato.
Un no tecnico, quindi?
Non solo. Rilevo che tutti gli enti locali interessati sono contrari ai rigassificatori: la Regione, a mio avviso, deve tenerne conto e non adottare un parere che contrasti così nettamente con la volontà del territorio.
Che succede se Illy e la giunta, come sembra, votano a favore?
In politica ci possono essere pareri diversi all’interno di una stessa coalizione. Noi comunisti, per primi, abbiamo abbandonato il centralismo democratico. Sarebbe del tutto anacronistico che qualcuno ora lo rimpiangesse: ho già votato contro certi atti, probabilmente succederà ancora, non ci vedo nulla di strano. Ma continuo e continuerò a battermi, come prevede il programma, affinché la partecipazione sia più ampia possibile e le soluzioni più condivise possibili.
Illy, però, rivendica il diritto-dovere di decidere. Senza tentennamenti.
Non credo si possa chiedere all’elettorato di partecipare solo una volta ogni cinque anni al momento delle elezioni. Ritengo, anzi, che tutto quello che si muove, dai comitati alle associazioni, è vitale e positivo. Aggiungo che il centrosinistra, a differenza del centrodestra che ricerca la delega e la passività, ne ha particolare bisogno.
Ma i Verdi dicono che proprio il centrosinistra, sotto Illy, ha abdicato al metodo partecipativo.
In questi quattro anni di governo abbiamo avuto moltissimi momenti di partecipazione: ne cito solo due, la legge sull’immigrazione e quella sul buon lavoro, costruite entrambe dal basso. È la strada giusta su cui continuare.
Perché sull’ambiente stentate?
La questione di «quale sviluppo» perseguire è centrale e irrisolta. Ci sono diversità molto profonde, anche dentro la coalizione, ed è compito di tutti cercare un confronto e una mediazione.
Ma se passano il cementificio e i rigassificatori Rifondazione che fa? Resta in maggioranza o se ne va?
Non ho la delega a decidere per Rifondazione, partito dove le scelte si assumono collegialmente, ma la mia opinione personale è che il bilancio di questi quattro anni sia largamente positivo. Certo, i nodi ci sono, e riguardano prima il metodo che non il merito, e vanno affrontati.
I Verdi giudicano scaduto il tempo. Crede che lo strappo si possa ricucire?
Lo auspico. E insisto: serve il confronto. Ma se i Verdi lo rifiutassero, si metterebbero dalla parte del torto.
Illy, intanto, denuncia le intimidazioni di una minoranza antidemocratica.
Mi sono già espresso quando, fuori da un bar triestino, sono apparse certe scritte: gli imbecilli esistono dappertutto. Per il resto vale quello che ho detto prima: la partecipazione è ricchezza.
A proposito di partecipazione, in occasione del G8 Unesco, la «rete» dei comitati indice nuove mobilitazioni e, in particolare, un corteo regionale. Ci andrà?
Sottolineo la buona fede dei cittadini che vi parteciperanno, ma riscontro una certa ambiguità. Da un lato perché il G8 Unesco è un appuntamento al quale anche il mio partito ha dato un contributo, in quanto si propone di ragionare, coinvolgendo i paesi più poveri e le istituzioni scientifiche, sul modello più adatto di sviluppo. Dall’altro, perché la piattaforma delle mobilitazioni contesta tutta la giunta, tutte le sue politiche e non solo quelle ambientali. Questo non aiuta a fare chiarezza né a risolvere i problemi che sono, lo ricordo, il cementificio e i rigassificatori.
Ma nel 2008 Illy e Rifondazione saranno ancora alleati?

Roberta Giani

 

 
«Centrale di Arta, previsti 1500 camion all’anno» - La Expo investimenti di Padova contro l’insediamento a biomasse. Parte la raccolta di firme
 
UDINE Dopo la denuncia, la raccolta di firme. La Expo investimenti non molla sulla centrale a biomasse di Arta Terme. Non solo l’inquinamento, incalza la società padovana che ha acquistato l’antico albergo Poldo con un investimento di 5 milioni di euro, ma anche i camion, tanti camion, «oltre 1.500 all’anno» fa sapere Andrea Bano, deciso a costituire un comitato di protesta. Il progetto, insiste Bano, «prevede 4-5 camion al giorno durante l’estate, 6-7 d’inverno, traffico pesante che arriva da fuori Italia, dall’est soprattutto, visto che la materia prima andrà comprata all’estero». E la gente, adesso, «è preoccupata».
«Si tratta di un progetto devastante e sono gli stessi cittadini ad avermi chiesto di guidare la battaglia contro l’elettrodotto in Carnia e la centrale a biomasse ad Arta. A breve partirà la raccolta di firme». Nella denuncia della Expo, che ha scritto ai vertici della Regione e pure al sindaco della località carnica, Giovanni Battista Somma, si parla di un consumo di biomassa «di circa 6/7000 ton/anno che produrranno circa 30.000 tonnellate di anidride carbonica, oltre alle polveri sottili che non si disperderanno facilmente in un territorio a vallata». E ancora si spiega che «i cittadini che si sono resi disponibili a collegarsi alla rete di teleriscaldamento hanno autorizzato, ingenuamente, un contratto senza conoscere quanto costano l’allacciamento o l’eventuale recesso dal contratto».
L’assessore all’Ambiente Gianfranco Moretton ribatte che la Regione, su un progetto della Comunità montana, non c’entra. E allora, a spiegare, è il presidente dell’ente Lino Not: «La centrale, il cui costo si aggira tra gli 8 e i 9 milioni di euro, l’80% dei quali finanziati con l’Obiettivo 2, brucerà solo legname e porterà l’acqua calda nel paese sia ai privati che agli enti pubblici. Servirà, insomma, anche al turismo. Non determinando poi problemi né gestionali né di inquinamento, dopo un sondaggio favorevole tra i cittadini, abbiamo deciso per la realizzazione. Il via ai lavori, della durata di un anno, tra un paio di settimane. Ad aggiudicarsi la gara con procedura europea è stata una ditta dell’Emilia Romagna. La Expo? Ho già fissato un appuntamento».
m.b.

 

 

Via libera al rigassificatore sull’isola di Veglia  - Gli esperti sono concordi sul progetto e anche gli ecologisti attenuano i toni delle polemiche

 

Prospettive di impiego in tutta la Dalmazia per l’utilizzo del terminal. Potrebbe essere realizzato a Castelmuschio. Costo 700 milioni di dollari

FIUME Preso atto degli studi e delle ricognizioni effettuate in loco, per gli esperti del settore non ci sono dubbi o incertezze: il terminal Lng (gas naturale liquefatto), o rigassificatore con annessi depositi di stoccaggio, deve essere collocato nel Quarnero, e precisamente nella zona industriale di Castelmuschio (Omisalj), sull'isola di Veglia. Il verdetto – inequivocabile messaggio indirizzato ai politici – è stato pronunciato all'unanimità dai partecipanti al convegno tecnico-scientifico che nei giorni scorsi ha riunito per la 22.esima volta ad Abbazia i rappresentanti delle industrie che si occupano di estrazione, produzione, distribuzione e utilizzo del gas a livello nazionale. Nutrita la presenza di esperti internazionali, tra i quali a calamitare l'interesse per il suo intervento è stato George Juraj Puhalovich, un fiumano da 40 anni in Usa e presidente della Intercontinental Technology & Commerce, impegnata in costosi progetti ad alta tecnologia con la Nasa.
A proposito del terminal Lng, pronunciandosi a nome dei partecipanti, il presidente dell'Associazione nazionale del settore, Miljenko Sunic, non avrebbe potuto essere più chiaro. Per il rigassificatore e relativi impianti di stoccaggio l'ubicazione ottimale è una sola: quella sull'isola di Veglia.
L'energia liberata dal gas naturale liquefatto, scaricato dalle metaniere e immagazzinato a -162 gradi centigradi, dovrebbe costituire l'input per tutta una serie di attività, industriali e non, che ne trarrebbero diretto beneficio dall'abbattimento dei costi. Per Sunic, insomma, tutte le altre possibili ubicazioni ventilate ultimamente dai vari esponenti politici, sempre più impegnati a coltivare l'elettorato in vista delle elezioni di novembre, non sarebbero altro che emanazioni inutili e prive di qualsiasi fondamento tecnico-scientifico. Tutti gli studi e le valutazioni fin qui effettuate hanno indicato la zona di Castelmuschio come l'ubicazione più adatta e razionale.
Una tesi esplicitamente avvalorata senza riserve anche da Christoph Lewisch, direttore esecutivo della Adria Lng Study Company, fondata una decina di anni fa dalla compagnia petrolifera croata Ina con i suoi partner stranieri proprio per occuparsi del progetto di un terminal Lng in alto Adriatico quando questo era ancora solo un'idea allo stadio embrionale.
Secondo Lewisch, anche negli ambienti finanziari europei che dovrebbero supportare l'apprestamento dell'impianto non sussistono dubbi sull'opportunità di collocarlo a Veglia. Si tratta di un progetto del costo approssimativo di 600-700 milioni di dollari, che vedrebbe miliardi di metri cubi di gas naturale approdare a Castelmuschio dall'area caucasico-caspica, dal Qatar e da altre aree estrattive tramite una flotta di navi metaniere per essere distribuiti nell'hinterland mitteleuropeo e altrove nel continente (due anni fa l'Europa ne consumava sui 502 miliardi di metri cubi, che dovrebbero diventare 816 fra poco più di un decennio). Lewisch ha inoltre anticipato che entro la fine dell'anno il consorzio Adria Lng, la cui sede attuale dovrebbe spostarsi da Malta a Zagabria, sarà in grado di contare su una decisione definitiva delle autorità croate sull'ubicazione del terminal e di stipulare l'accordo di partecipazione azionaria fra i vari partner. Come si è detto all'inizio, a destare grande interesse al convegno ab= baziano è stato pure l'intervento del presidente della Intercontinental Technology & Commerce, George Juraj Puhalovich, un ingegnere nativo di Fiume e da 40 anni negli Usa, a capo di costosi progetti realizzati con la Nasa. Per Puhalovich, il terminal Lng di Castelmuschio dovrebbe costituire l'anello forte e iniziale di una concatenazione di sinergie inglobate in una sorta di «Piano Apollo« (parole sue) capace di rigenerare l'intera anatomia economica croata.
Nel frattempo nella regione di Fiume c'è da registrare un inversione di atteggiamenti nei confronti del progetto Lng. Affievolitesi quasi del tutto le riserve degli ecologisti, a dare il loro assenso al terminal sembrano ora essere non solo le autorità regionali, ma anche quelle delle municipalità di Veglia.
f.r.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI' , 7 maggio 2007

 

 
Enti economici: «Rigassificatore solo a Zaule»  - Paoletti: vagliare costi e benefici, ma i vantaggi vadano anche alle piccole imprese
 
Trova consensi la linea che il governo starebbe per sposare dando il via libera all’impianto di terra ma non a quello off-shore
Bronzi (Confartigianato): servono certezze in tema di ambiente e sicurezza. Azzarita (Ezit): opera necessaria, falso problema il raffreddamento del mare
Sull’opportunità che un impianto venga realizzato le opinioni si diversificano. Ma un dato trova concordi Ezit, Camera di Commercio e Confartigianato: se rigassificatore dev’essere, che sia quello di Zaule. E non quello progettato da Endesa in mezzo al golfo.
Questa la linea che accomuna alcune categorie cittadine. La stessa linea che pare avere scelto Roma: mentre si attende che la Regione dia parere favorevole (ma con prescrizioni) a entrambi i progetti, il governo sarebbe infatti fortemente orientato a dire sì all’impianto progettato da Gas Natural nell’area Ex Esso.
Nel merito degli impianti, è Mauro Azzarita, presidente dell’Ezit (il cui cda ha già dato l’ok ambientale al progetto Zaule) a spendersi con più decisione per il sì. «Sono una persona cosciente che si rende conto delle necessità energetiche del Paese e della città: ho portato il cda di Ezit all’ok, siamo tutti fermamente convinti della necessità di costruire l’impianto di Zaule». La protesta che monta tra comitati e ambientalisti? «I cittadini di Trieste protestano per qualsiasi cosa: siamo fermi al ”not in my backyard” (non nel mio cortile, ndr)». Di più: secondo Azzarita sono infondati anche i timori sul raffreddamento delle acque dovuto alla lavorazione del gas. «Se usiamo l’acqua più fredda per creare frigorìe da utilizzare nell’industria alimentare, non ci sarà scarico a mare», chiude Azzarita.
Cauto invece il presidente dell’ente camerale Antonio Paoletti, che innanzitutto rimarca la necessità di «non calare dall’alto le decisioni ma cercare un’ottica di condivisione con la cittadinanza». E poi argomenta: «Se i benefici superano le negatività, bisogna chiedersi se i vantaggi economici andranno ai cittadini e a tutte le imprese, anche quelle più piccole, non solo alle grandi realtà. Non sono personalmente contrario ai rigassificatori, ma voglio capire bene quali saranno i benefici a fronte dei sacrifici», aggiunge Paoletti parlando di Zaule ed escludendo l’impianto off-shore, «in quanto impattante nel golfo di un territorio che sta investendo molto sul turismo».
E se Paoletti rimarca la necessità di dibattere di rigassificatori in un contesto più ampio, «chiedendoci quale sia la strategia globale da applicare per lo sviluppo della città», il presidente della Confartigianato Fulvio Bronzi - escludendo anch’egli l’impianto off-shore causa l’impatto ambientale - invoca innanzitutto «certezze in termini di ambiente e sicurezza, che devono essere date dagli esperti in modo scientifico dagli esperti». In secondo luogo, «il rigassificatore può essere una grossa opportunità per Trieste anche in quanto permetterebbe la bonifica di una parte del sito inquinato. Sempre che ci siano le giuste ricadute economiche».
p.b.

 

 

RIGASSIFICATORI: sempre acceso il dibattito politico sull’opportunità di proseguire con le iniziative  - Le ragioni dei pro e dei contro

 

 Il verde Racovelli ribadisce: partecipazione dei cittadini a garanzia della trasparenza - Grizon (Fi): «Referendum pagato dalle società»

Sul tema dei rigassificatori il dibattito continua forte anche a livello politico, caratterizzato da una forte trasversalità di opinioni. Da parte della Margherita il consigliere regionale Alessandro Carmi ribadisce la richiesta di «sentire l’opinione delle istituzioni scientifiche del territorio; inoltre - aggiunge Carmi - sarebbe bene sentire il parere dell’Autorità portuale, giacché l’arrivo delle navi gasiere nel golfo si ripercuoterebbe sui traffici dello scalo».
In casa Forza Italia, il consigliere comunale di Muggia e capogruppo in Provincia Claudio Grizon addita le amministrazioni di centrosinistra e chiede di indire «un referendum e una campagna informativa pagata da Endesa e Gas Natural». Il sindaco di Muggia Nerio Nesladek - scrive Grizon - «sul gnl ha assunto una posizione defilata e ambigua dimenticando il no unanime del consiglio comunale per non far emergere le divisioni interne alla sua coalizione. Sembra sia sparito per non disturbare il governatore Illy», dal cui «condizionamento il centrosinistra non riesce a liberarsi», dice il forzista. Inoltre «apprendiamo solo ora - aggiunge Grizon - che anche la muggesana presidente della Provincia Bassa Poropat è favorevole all’impianto di Zaule, ma si è ben guardata dal dirlo fino a oggi, negando la possibilità al consiglio provinciale di esprimersi per la seconda volta come gli altri enti».
Ancora da Forza Italia, il responsabile locale del Dipartimento Ambiente Giorgio Cecco sottolinea come il Dipartimento finora abbia rilevato «netta contrarietà al progetto Endesa» ma non a quello di Gas Natural, sul quale vengono chieste dai cittadini «informazioni più dettagliate». Per questo, annuncia Cecco, il Dipartimento organizzerà una serie di incontri con tutti gli eletti in Forza Italia ai vari livelli per fare il punto della situazione.
Infine, il consigliere comunale verde Alfredo Racovelli replica al segretario Ds Fabio Omero che ieri aveva additato una sinistra critica desiderosa di ricollocarsi nello schieramento politico dopo la formazione del Partito democratico, puntando sulle paure dei cittadini. Ma «non è un caso - scrive Racovelli - che pure le amministrazioni dove è possibile che sorgano questi impianti o dove i cantieri già esistono - e cioè Rovigo, Brindisi e Livorno - abbiano negato la possibilità referendaria». E poi «a oggi non si sa quale sia il fabbisogno energetico del Paese né della Regione». Racovelli elenca poi varie città coinvolte nella vicenda rigassifiatori, dove «emerge che attorno alle enormi pressioni finanziarie delle multinazionali che vogliono imporre impianti industriali di questo tipo si sposa una politica del malaffare», scrive il Verde citando come «a Brindisi l’ex sindaco dell’Unione sia stato arrestato per corruzione assieme a tre dirigenti della British Gas» o come a Rovigo «l’isola artificiale che deve ospitare un rigassificatore» nel sito individuato «al centro di un parco marino», sia stata posta «sotto sequestro dai carabinieri». «È contro questo sistema che pretendiamo una volta di più la partecipazione dei cittadini, unica vera garanzia di democrazia e trasparenza», chiude Racovelli.

 

 

G8, aspettando Prodi i comitati si organizzano  - Riunione ieri alla Casa delle culture: «Protesteremo pacificamente contro rigassificatori e Tav»

 

Conto alla rovescia per il summit mondiale che si apre giovedì su educazione, innovazione e ricerca alla Stazione Marittima: 600 i delegati

Si apre oggi la settimana che vedrà Trieste ospitare il Forum G8-Unesco su educazione, innovazione e ricerca. Da giovedì a sabato sono attesi alla Stazione Marittima oltre seicento delegati di ventidue governi del mondo. È previsto che ad aprire l’assise sia Romano Prodi: ieri sera il portavoce del premier, Silvio Sircana, ha confermato che nell’agenda di Prodi per giovedì «c’è Trieste». In caso di imprevisti del presidente, arriverebbe il ministro Massimo D’Alema.
Il Forum mondiale svilupperà gli argomenti discussi al summit di San Pietroburgo «nella prospettiva dello sviluppo sostenibile», recitano le note ufficiali. Ma intanto prendono forma le contromanifestazioni organizzate dalla «Rete contro lo sviluppo insostenibile» che riunisce oltre una ventina di comitati e associazioni del Fvg e non solo. Una Rete che salda temi di attualità ambientale del nostro territorio - dai rigassificatori al cementificio di Torviscosa - a un più generale dissenso sulle modalità e sull’efficacia con cui i governi internazionali affrontano l’emergenza ambientale del pianeta. Una Rete, anche, che intreccia pezzi di sinistra critica a comitati di cittadini impegnati su tematiche locali.
A precedere gli appuntamenti della protesta dei prossimi giorni è stato ieri un happening tenuto alla Casa delle culture di via Orlandini, in Ponziana, dove esponenti di vari comitati e associazioni si sono ritrovati per conoscersi meglio, o - per dirla con il portavoce dei centri sociali Carlo Visintini - «per creare una rete di relazioni umane, di mutuo soccorso in regione». E allora: ciotole d’acqua per i cani; bambini incuriositi al suono della batteria; giovani dei centri e signore arrivate da Ronchi per i Comitati per la salvaguardia del litorale carsico. Dentro, postazioni internet e un banchetto di libri, dall’ultimo «Manituana» del collettivo Wu Ming a una biografia di Tina Modotti. Fuori, le panchine - come quelle segate in piazza Venezia - pronte per essere posizionate nel quartiere, e l’artista grafico Daniel Zezelj arrivato da Seattle per la «presenza-esibizione» sulla facciata della casa.
A fare festa in Ponziana (alla fine del pomeriggio secondo il Verde Alfredo Racovelli si sono totalizzati «qualche centinaio di partecipanti») sono arrivati esponenti del Comitato Pas Dolomiti contro il collegamento autostradale Carnia-Cadore, dei Comitati No Tav isontino e di Bagnaria Arsa, del Comitato contro il cementificio e di quelli per la salvaguardia del litorale carsico di Gorizia e Trieste. Nel mirino comune, «la giunta regionale insieme ai poteri forti dell’economia e finanza» che «stanno trasformando questa regione in un corridoio di transito» - di «merci, energia, capitali...» - laddove «nei corridoi non dovrebbe abitare nessuno», recita il volantino che alla giunta guidata da Riccardo Illy accomuna quella del sindaco Roberto Dipiazza nel «più totale disinteresse» verso «i temi ambientali». La Rete chiarisce: nessuna intenzione di rovinare il G8, ma la volontà di far sentire la propria voce contro rigassificatori, Tav, cementificio, autostrade...
E mentre tra le adesioni arriva quella del Presidio No Dal Molin contro il raddoppio della base Usa di Vicenza e quella del Movimento No Tav Val di Susa, alla Casa delle culture da ieri si trovano anche alcune schede informative prodotte dal gruppo «Ian Malcolm» (dal nome dello scienziato che nel film Jurassic Park mette in guardia dallo stravolgere la natura) che riunisce una decina di dottorandi e ricercatori (italiani e non) della Sissa, e che si è formato in vista del G8 Unesco aderendo alla Rete «anche per sfatare l’idea di contrapposizione tra chi si occupa di scienza e di ambiente», racconta Daniele De Martino. I materiali prodotti dal «Malcolm» - rigorosi anche nei richiami bibliografici - esulano dai temi locali. Segnalano per esempio che al G8 ci sarà «la compagnia privata che ha tentato di brevettare pezzi del genoma umano». E denunciano che mentre «lo stesso G8 afferma che farmaci e vaccini devono diventare beni pubblici», «si continuano a difendere i brevetti e la proprietà intellettuale a prezzo della vita di molti».

Paola Bolis

 

 

Dipiazza: troppo cemento, Torviscosa non serve - Il ministro Pecoraro Scanio: sui rigassificatori il governo non ha ancora deciso

 

Il sindaco di Trieste e la querelle ambientale: «In arrivo anche dalla Turchia a metà prezzo, Italcementi ne risentirà»

Malattia avverte: chi cavalca la protesta potrebbe suscitare gesti irresponsabili

TRIESTE Il cementificio di Torviscosa rischia di creare ulteriore concorrenza alla Italcementi di Trieste, il cui futuro già viene messo in difficoltà dal prossimo arrivo nel porto giuliano del cemento turco a metà prezzo. Una nuova linea commerciale promossa da una società locale sta per essere attivata e avrà il suo deposito nei quattro silos in via di ultimazione nel Canale navigabile. E’ la preoccupazione che viene espressa dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza dopo le polemiche ambientali sull’impianto che dovrebbe sorgere nella Bassa friulana.

Un impianto di cui la giunta regionale è intenzionata a dare il via libera nonostante l’opposizione di un’ampia fascia di popolazione e ambientalisti. «Non voglio polemizzare con Illy - precisa Dipiazza - ma chiedo a tutti di fare una riflessione, sull’opportunità o meno di creare un nuovo impianto a Torviscosa. Rischiamo di perdere posti di lavoro alla Italcementi, che presto sarà in difficoltà per il cemento turco. Non dico che non si debbano aprire nuovi stabilimenti, ma stiamo attenti a non distruggere quello che c’è già».
RIGASSIFICATORI Intanto resta caldo anche il fronte rigassificatori. «E' assolutamente impossibile che il governo abbia espresso un orientamento sui rigassificatori». Alessandro Metz è categorico e porta la testimonianza del ministro Alfonso Pecoraro Scanio per affermare che non c'è alcun “via libera” dell'esecutivo nazionale sull'impianto di Zaule, come invece confermano fonti vicine all’esecutivo romano. Pecoraro Scanio era ieri a Genova ad un incontro a cui era presente anche Metz, e quando sono rimbalzate le voci su un possibile orientamento positivo del governo sul rigassificatore di Gas Natural, il consigliere regionale dei Verdi ha interpellato direttamente il ministro del suo stesso partito. E il responso è stato chiaro: «C'è in corso un processo di stesura del Piano energetico nazionale - spiega Metz - che darà la misura del fabbisogno del Paese e quindi anche degli impianti da realizzare». Tra questi anche i rigassificatori: attualmente sono 13 i progetti in Italia e sarà il piano a stabilire anche i luoghi idonei per la loro realizzazione. Inoltre, sostiene Metz, per quel che riguarda Trieste è necessario agire secondo il protocollo Expo che prevede una valutazione di impatto ambientale congiunta per impianti a forte impatto ambientale in zone di confine.
«Illy e Sonego sostengono che questa procedura non si necessaria ma Pecoraro Scanio dice il contrario. - affonda il consigliere regionale dei Verdi - Illy si fa promotore dell'Euroregione poi si trincera dietro atteggiamenti provincialistici senza considerare che ci sono progetti di rigassificatori anche a Capodistria e Veglia».
DS FAVOREVOLI Gli altri partiti della coalizione tengono le posizioni e non si spingono in avanti prima di capire le posizioni ufficiali del Governo. «Non credo ci sia altro da aggiungere rispetto a quanto già emerso in Giunta» dichiara l'assessore Roberto Antonaz, unico membro dell'esecutivo regionale ad esprimersi contro i progetti di Endesa e Gas Natural.
Guardinga la posizione della Margherita che proprio sulle prescrizioni emerse già nella relazione dell'assessore Moretton punta per fare in modo che il sì espresso dalla giunta sia condizionato. «Ci sono molti punti da chiarire. - afferma il capogruppo Cristiano Degano - Non siamo aprioristicamente per il no, ne per il sì: i rigassificatori vanno fatti per avere un approvvigionamento di gas alternativo a Russia e Libia ma prima bisogna valutare la compatibilità ambientale e anche le ricadute sull'economia e sui cittadini». «Il problema energetico è delicato - sostiene il capogruppo diessino Mauro Travanut - e non si può dire di no a qualcosa che serve al Friuli Venezia Giulia ed al Paese. Non stiamo parlando di un cementificio».
GLI ILLYANI E proprio sul cementificio di Torviscosa torna il capogruppo dei Cittadini, Bruno Malattia, che chiama alle proprie responsabilità «chi crede di acquisire vantaggi cavalcando la protesta e accentuando la personalizzazione del problema. Bisogna mettere in conto il rischio di suscitare iniziative e gesti irresponsabili. Alcune avvisaglie in questo senso si sono purtroppo già manifestate» aggiunge Malattia riferendosi ad alcune scritte minacciose nei confronti del presidente Illy. Secondo il capogruppo «le decisioni fino a oggi assunte hanno carattere interlocutorio, e sono state tutte collegiali. E se massima deve essere l'attenzione da parte di chi ha responsabilità decisionali, come mi pare stia avvenendo per la Giunta regionale, non va trascurata un'informazione completa e trasparente sia alla Commissione che al Consiglio regionale così come - ha concluso - alle popolazioni interessate».

Alessio Radossi - (ha collaborato Roberto Urizio)

 

 

«Governare per conto dei cittadini, come per Torviscosa, non basta. Si deve saper governare con i cittadini. Chi non rispetta la minoranza, non rispetta nemmeno Intesa»

 

Gottardo: voltafaccia di Illy verso i Comuni Prodi valuti bene l’incognita-rigassificatori - Il coordinatore azzurro bacchetta la giunta: disattese le promesse elettorali del centrosinistra

TRIESTE «Mi auguro che il governo centrale abbia un atteggiamento più responsabile e rispettoso di quello della giunta regionale rispetto a ciò che ha espresso il Comune di Trieste».
Il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Isidoro Gottardo, entra nel dibattito sui rigassificatori nel golfo giuliano e ribadisce le sue critiche all'atteggiamento della giunta Illy, a suo dire prevaricante rispetto a tutto e tutti, auspicando un diverso approccio da parte dell'esecutivo guidato da Romano Prodi: «Rimaniamo contrari ad una soluzione che ha un impatto compromettente nel tempo per Golfo di Trieste» aggiunge Gottardo che invoca un «atteggiamento responsabile per quanto riguarda il fabbisogno energetico e le infrastrutture ma ciò non significa essere disponibili ad accettare tutto. Le soluzioni vanno assunte ma non contro il sentire dei legittimi rappresentanti della cittadinanza di Trieste». Il coordinatore regionale azzurro batte ancora il ferro sui metodi decisionale del governo regionale, registrando un «preoccupante voltafaccia di Illy rispetto alle affermazioni fatte in campagna elettorale sul ruolo dei Comuni: una giravolta a 180 gradi».
Un cambio di rotta che, secondo Gottardo, si evidenzia in questa fase ma che è stato chiaro fin dalle prime mosse della giunta: «Non solo ai Comuni non è stata conferita l'indicazione dei direttori delle Aziende Sanitarie come promesso dal presidente ma le amministrazioni locali sono state espropriate anche del parere vincolante che avevano, per legge regionale, sulle grandi infrastrutture. Già da queste manovre si è capito che una cosa erano le promesse elettorali, un'altra cosa il metodo instaurato. Un metodo tipico dei sovrani, magari illuminati, ma con una concezione della democrazia tutta loro».
«Governare per conto dei cittadini - aveva ricordato ieri Gottardo in riferimento alla vicenda del cementificio di Torviscosa - non basta, si deve saper governare con i cittadini, e chi non ha rispetto per le minoranze non ha più rispetto neppure per la sua maggioranza».

 

 
Arta Terme, centrale vicino all’albergo - Società investe 5 milioni: ma spunta un complesso per biomasse e il rischio-traffico dei camion
 
UDINE La Expo investimenti immobiliari di Padova arriva ad Arta Terme, in Carnia, acquista un albergo da ristrutturare e investe, per questo, 5 milioni di euro. Business. Ma, a un certo punto, la notizia che non ti aspetti: a poche centinaia di metri dalle terme di Arta sorgerà una centrale a biomasse, che usa come combustibile, ad esempio, scarti dell’industria agricola. «Il via libera della Comunità montana c’è già – fa sapere Andrea Bano della Expo –. Abbiamo scritto a Riccardo Illy, Gianfranco Moretton, Enrico Bertossi: nessuna risposta». La lettera al presidente della Regione e ai due assessori è datata 23 aprile.
Racconta dell’acquisto dell’antico albergo Poldo, della ristrutturazione in atto e dell’amara novità della costruzione della centrale. Oltretutto, il trasporto con i camion del materiale delle biomasse farebbe aumentare in modo esponenziale il traffico pesante in una zona turistica e di alto valore ambientale La lettera alla Regione contiene la richiesta di «intervento urgente e sospensione lavori”. «Inizialmente – scrive Expo a Illy, Moretton e Bertossi – non volevamo credere a questa notizia essendo, nell’ottica del nostro investimento, assolutamente ridicola; ma ci siamo poi resi conto che non era fantasia ma una realtà drammatica per il futuro delle terme, del turismo e del paese». La società veneta spiega di aver chiesto agli appaltatori del progetto una copia dello studio di impatto ambientale ma di essersi sentita rispondere «che non era stato fatto perché non necessario per legge».
La lettera si conclude con una serie di domande: «Verreste per le cure termali ad Arta sapendo che a poche centinaia di metri c’è un camino che immette nell’ambiente migliaia di metri cubi e tonnellate di anidride carbonica e polveri sottili? Considerando anche i notevoli investimenti per il rinnovo degli impianti sciistici sullo Zoncolan e l’ampliamento delle terme, non pensate che questi sforzi verrebbero resi nulli da questa orribile iniziativa?”

 

 
Fiume, la raffineria non sarà smantellata  - Cresce la protesta degli abitanti per le esalazioni emanate dall’impianto. Il sindaco Obersnel: un brutto colpo per la città
 
Retromarcia dell’Ina-Mol: «Nessuna chiusura. Pronti investimenti per 600 milioni di dollari»
FIUME Viene infranto il sogno di numerose generazioni di fiumani e dell’attuale amministrazione cittadina. La raffineria dell’Ina in Mlaka (centro città) non sarà smantellata e trasferita altrove, bensì continuerà a operare in questo rione fiumano. E lo farà anche nei prossimi decenni. La conferma che gli stabilimenti della croata Ina sono destinati per un lungo periodo ad appestare gli abitanti di una vasta area quarnerina è di quelle eccellenti e arriva da Zoltan Aldott, vicepresidente esecutivo della società Mol, l’impresa ungherese detentrice del 25% del pacchetto azionario dell’Ina.
Secondo Aldott, il trasferimento della raffineria fiumana non è tra gli obiettivi prioritari del gruppo Ina-Mol, che invece punta ad una radicale modernizzazione degli impianti in Mlaka. «Gli investimenti che riguarderanno la raffineria in riva al Quarnero – così l’ esponente della Mol, che è altresì membro del consiglio d’ amministrazione dell’ Ina – dovrebbero toccare la cifra di 600 milioni di dollari. Intendiamo fare di questa raffineria una struttura in grado di soddisfare appieno gli standard in materia dell’ Europa comunitaria». Parlando dell’eventuale chiusura degli impianti in Mlaka, Aldott ha smentito quanto era stato detto l’anno scorso da Zalan Bacs, membro della direzione dell’Ina, che aveva accennato ad un possibile smantellamento per trasformare la raffineria in un museo industriale.
«A Fiume si producono oli lubrificanti, un settore che abbisogna di continui ammodernamenti per soddisfare un mercato in cui la concorrenza è spaventosa – parole di Aldott – è facile parlare di chiusura, ma bisogna vedere quanto costa una simile operazione e che fare dopo. Si debbono valutare pure gli impatti che un’eventuale chiusura potrebbe avere sull’ambiente. Dunque, adesso dobbiamo parlare di investimenti e ammodernamento, mentre più in là valuteremo l’ipotesi di un trasferimento». Tradotto significa che l’agognato sbocco al mare in Mlaka resterà in pio desiderio per i fiumani, per i turisti che sempre più numerosi fanno tappa a Fiume e per l’amministrazione comunale.
Quest’ultima, per bocca del sindaco Vojko Obersnel, ha già fatto sapere che la rimozione degli impianti in Mlaka sarebbe un gran colpo per la città, trasformando questa zona costiera in un’area di grosso interesse abitativo–turistico. Ricordiamo che nel febbraio 2006, il citato Bacs aveva dichiarato alla stampa che gli stabilimenti in Mlaka sono vecchi e che pertanto c’era da chiedersi quanto effettivamente convenisse puntare sulla modernizzazione tecnologica. «A metà del 2006, il gruppo Ina-Mol prenderà una decisione sul trasferimento della raffineria fiumana – aveva asserito Bacs – e inoltre sapremo il nuovo sito degli impianti». Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti della Fiumara, ma evidentemente a Zagabria e Budapest sono state prese decisioni a svantaggio della città dell’aquila bicipite.
Andrea Marsanich

 

 
Documento dei medici dell’Istria contro le fonti di inquinamento - Chiesti l’eliminazione dei combustibili e l’uso di fonti energetiche rinnovabili
 
POLA I medici istriani sono scesi in campo per dare battaglia contro l'inquinamento e stando alle conclusioni emerse alla riunione dell'Albo di categoria non dovrebbe trattarsi della solita retorica, ma di una grande volontà di impugnare tutti gli strumenti concessi per arrestare la devastazione dell'ambiente causata dall'industria sporca. Si tratta di conclusioni ancora allo stato di bozza che ora verranno ordinatamente messe sulla carta da un apposito gruppo di lavoro formato da esponenti della Società croata per l'ecologia sanitaria, dell'Istituto polese per la salute pubblica e della Cattedra per la medicina del lavoro di Zagabria.
Come spiegato ai giornalisti dal dottor Edoardo Giudici, connazionale a capo dell'Albo dei medici della regione, l'azione più importante riguarderà la richiesta di modifica delle disposizioni di legge sulla tutela dell'ambiente visto che quelle in vigore sono giudicate troppo permissive. Concretamente si chiederà di proibire la combustione dei rifiuti per l'alimentazione dei reparti industriali, il passaggio della Centrale termoelettrica Fianona II dal carbone al gas naturale di cui c'è grande disponibilità, l'arresto della costruzione della fabbrica di lana di roccia della Rockwool a Sottopedena, lo spostamento delle linee dell'alta tensione e dei ripetitori di telefonia mobile nei casi in cui tali impianti si trovino troppo vicino a istituzioni pubbliche come asili, scuole e ospedali. E naturalmente la collocazione di un sistema di monitoraggio delle emissioni tossiche nell'atmosfera.
I medici istriani hanno inoltre sposato la causa delle fonti energetiche rinnovabili: chiederanno a proposito la graduale eliminazione dei combustibili fossili per passare all'etanolo e al biodiesel con il conseguente recupero delle enormi superfici incolte, ovviamente grazie agli incentivi statali come avviene nell'Unione europea. Le conclusioni verranno quindi inviate ai comuni, città, alla regione, al governo, al Parlamento e soprattutto al ministero della Salute.
p. r.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA , 6 maggio 2007

 

 

RIGASSIFICATORI: comitati pronti alla battaglia legale  - Anche se Roma sembra favorevole al solo progetto di Zaule ipotizzati raccolta di firme e sondaggio

 

Non si ferma la protesta di cittadini e ambientalisti dopo che la Regione ha annunciato il via libera con prescrizioni a entrambe le proposte

Rigassificatori: nei palazzi romani ci sarebbe l’intenzione di dare l’ok a uno solo degli impianti, quello di Zaule. Intanto comitati e associazioni ambientaliste continuano la battaglia contro i progetti.

È una battaglia che viene condotta contro entrambi i rigassificatori, quello progettato da Gas Natural nell’area ex Esso a Zaule e quello proposto da Endesa in mezzo al golfo, precisamente a tredici chilometri di Punta Sdobba. L’ultima novità, si diceva, vorrebbe il ministero intenzionato a dire sì al solo impianto a terra: in questo modo la valutazione favorevole - ma con una serie di prescrizioni - preannunciata dalla Regione a entrambi gli impianti si restringerebbe nella prosecuzione dell’iter autorizzativo su un solo impianto. Dopo il parere che la Regione dovrà esprimere con una delibera di giunta attesa per la prossima settimana, spetterà infatti al governo pronunciare la parola definitiva in materia.
La notizia relativa agli orientamenti assunti nella Capitale, se confermata, non muterà l’entità della protesta che il Comitato per la salvaguardia del golfo di Trieste sta conducendo assieme agli ambientalisti di Wwf e Legambiente, in una saldatura che - dice Giorgio Jercog per il Comitato - le tre realtà hanno intenzione di rafforzare. Il no si riconferma chiaro a entrambi gli impianti. Di più: nel giudizio di Lino Santoro, presidente del Circolo Verdeazzurro di Legambiente, la realizzabilità dell’impianto a terra cui Roma starebbe guardando con maggior favore va esclusa fin d’ora nella maniera più totale, mentre per quello off-shore «non esistono al momento dati su cui fondarsi». Ugualmente duro il Wwf con il responsabile regionale del territorio Dario Predonzan, secondo il quale se è vero che l’impatto di una enorme piattaforma eretta in mezzo al mare degraderebbe il paesaggio, risulta anche che la documentazione prodotta da Gas Natural sarebbe ancora più deficitaria e lacunosa di quella firmata da Endesa.
Dopo l’assemblea pubblica tenuta l’altro pomeriggio al liceo Oberdan, la protesta dunque continua. E si cercano nuovi modi per far sentire la propria voce. Senza escludere il ricorso alle vie legali: «Vogliamo mantenere alta l’attenzione e sollecitare i politici sia a livello locale che regionale. Per ora - spiega Jercog - attendiamo i documenti ufficiali che perverranno dalla Regione: non appena ne entreremo in possesso, li affideremo a un avvocato per valutare la possibilità di avviare atti legali. Sempre - va precisato - con la volontà di fare gli interessi della città».
L’ipotesi di un ricorso al Tar però - di cui pure si è parlato l’altra sera in assemblea - è ancora lontana: «Su progetti analoghi nel caso di Brindisi ci si è rivolti al Tribunale amministrativo - interviene Predonzan - ma occorre attendere il provvedimento definitivo di autorizzazione, che arriverà soltanto da Roma. Se la Regione in effetti darà l’ok - ribadisce l’esponente del Wwf - noi ci auguriamo intanto che, così come già successo per il progetto dell’alta velocità, il ministero abbia un atteggiamento molto più serio e faccia un’analisi precisa della documentazione, non condizionata da motivi politici ed economici».
Intanto si pensa anche ad altre iniziative, dice Santoro: per esempio ad allestire dei banchetti in città ai quali raccogliere firme contro gli impianti. Un’altra ipotesi, aggiunge l’esponente di Legambiente, è quella di condurre un sondaggio che a livello regionale indichi quale sia la percezione dei cittadini sulla materia. Il no di comitati e ambientalisti resta comunque fermo: troppi i nodi irrisolti sul piano della salvaguardia dell’ambiente, tra cui il raffreddamento del mare nel processo di trattamento del gas, aggravato dai fondali bassi dell’Alto Adriatico. E troppo sottovalutati - sostengono ancora i detrattori dei progetti - i rischi che alla popolazione deriverebbero da incidenti o da attacchi terroristici diretti alle navi gasiere o ai depositi.

Paola Bolis

 

 
RIGASSIFICATORI: Le istituzioni sono favorevoli alla realizzazione di un solo impianto. All’interno dei partiti posizioni trasversali
 
Ma il sindaco avverte: «Un grande affare»  - Bassa Poropat: ok all’area ex Esso. Marini (Fi): saremo ai banchetti con i contrari
L’appello di Nesladek: «Le amministrazioni si confrontino con i cittadini, importantissimo non consumare la rottura» 
«Ribadisco a cittadini e comitati di protesta come la costruzione di una sola struttura possa essere un grande affare per tutta Trieste». Roberto Dipiazza mantiene la propria posizione: il sindaco si è sempre dichiarato favorevole a un rigassificatore a Zaule, dicendo chiaro e tondo di avere indotto il consiglio comunale a esprimersi per il no al progetto solo perché la trattativa economica con Gas Natural era andata a monte: troppo scarsi i benefici che per il Comune si prospettavano. È stato poi lo stesso Dipiazza - accusato dai comitati di guardare solo al denaro - ad annunciare la riapertura della trattativa. E ora ribadisce: «Io non devo convincere nessuno, ma tra dieci anni non vorrei pentirmi per un'occasione gettata al vento. Sull’ipotesi di due impianti metaniferi invece non sono d'accordo. Si sta prospettando l'apertura di strutture simili a Veglia e Capodistria, un perché ci sarà pure», chiude il primo cittadino.
Ma la trasversalità di posizioni sul tema incrina entrambi gli schieramenti politici. Se la sinistra di Intesa accusa il presidente della Regione Riccardo Illy di decidere senza ascoltare, nella Cdl le opinioni divergono nettamente. Per un Dipiazza che a Gas Natural è favorevole, ecco il leader provinciale di Forza Italia Bruno Marini annunciare che «a parte i nostri rappresentanti in giunta, la gran parte del partito starà con coloro che raccolgono le firme contro i rigassificatori. Consiglio caldamente il sindaco di non continuare a considerare quella del rigassificatore a terra una sola questione mercantile, ma di tener conto di una diffusa contrarietà della popolazione a impianti che farebbero del golfo una pattumiera, non certo un’area da sviluppo turistico». E poi, chiude Marini, c’è un no del consiglio comunale «che va rispettato».
A livello istituzionale, intanto, la valutazione favorevole all’impianto di Zaule vede convergere il sindaco e la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat. Sebbene Palazzo Galatti, dopo avere chiesto ulteriori informazioni sui progetti, non si sia espresso («Non eravamo tenuti»), «fin da principio come giunta siamo stati più favorevoli all’ipotesi Zaule che a quella off-shore, che ci sembrava più impattante nel golfo: senza contare che l’impianto a terra comporterebbe la bonifica di parte del sito inquinato», dice Maria Teresa Bassa Poropat invocando «una campagna di informazione» anche da parte delle due società spagnole che finora è mancata.
E intanto, il sindaco di Muggia Nerio Nesladek non commenta le voci che danno Roma favorevole a Zaule piuttosto che all’impianto off-shore, ma al montare della protesta di comitati e ambientalisti lancia «un appello preciso alle istituzioni: ci si confronti con i cittadini. Aldilà delle diverse opinioni, è importantissimo non consumare la frattura».

 

 
RIGASSIFICATORI: Lippi: servono risposte precise divisioni nella Lista Dipiazza
 
Se il centrosinistra accusa il sindaco Dipiazza di valutare i progetti dei rigassificatori solo in termini economici, per il centrodestra è facile sottolineare come la sinistra di Intesa additi Illy. Il governatore accusato di decidere senza ascoltare? «La sinistra sta scoprendo solo ora chi è Illy», ironizza il vicesindaco e presidente provinciale di An Paris Lippi, bene attento però a dare «ragione ai comitati» che stanno protestando contro i progetti. «Chiedono di avere informazioni, ed è giusto: per quanto riguarda gli aspetti tecnici e ambientali del problema andranno ottenute delle risposte precise. Quello delle royalty che il Comune chiedeva è solo l’ultimo dei tasselli da mandare a posto», dice Lippi. Che ancora in tema di sicurezza ambientale, osserva: «Mi sarebbe piaciuto che le proteste si fossero accese anche sul caso Krsko, cosa che invece non è accaduta».
E mentre il leader provinciale forzista Bruno Marini rileva che l’annunciato sì da parte della Regione ai rigassificatori costituisce «un errore tattico, che aggiunge al caso del cementificio di Torviscosa un’altra grana in materia di ambiente per la giunta Illy», il capogruppo in Comune della Lista Dipiazza Maurizio Ferrara - ben lontano dalle posizioni dello stesso primo cittadino - si dice «personalmente contrario a entrambi i rigassificatori» ribadendo come in consiglio comunale sull’argomento al gruppo dei «civici» del sindaco fosse stata lasciata libertà di voto. Quanto all’orientamento di Roma che sarebbe favorevole a Gas Natural, «credo che sulla base del parere della Regione il governo potrebbe dare il via libera a entrambi gli impianti», dice Ferrara sottolineando come la giunta Illy «non abbia dato corso ad alcun coinvolgimento del territorio, alla faccia delle procedure disposte da Agenda 21».
Infine, dall’Udc Roberto Sasco si aggancia al «no» decretato mesi fa dal consiglio comunale: «Tanto per gli elaborati non certo esaustivi, quanto per gli insufficienti benefici economici, non ci sono ancora oggi i presupposti per dare un via libera agli impianti», chiude.

 

 
RIGASSIFICATORI: Omero (Ds): «Sì allo sviluppo» La Margherita chiude la porta
 
Sui rigassificatori in entrambi gli schieramenti i partiti vanno in ordine sparso. Delineando una diversità di posizioni totale. Nel centrosinistra, il segretario provinciale Ds Fabio Omero ribadisce - «fatte salve le questioni ambientali» - il favore «al rigassificatore di terra». La mancanza di studi seri additata da comitati e associazioni? «Dagli uffici tecnici comunali abbiamo avuto valutazioni positive, sebbene con prescrizioni. E poi ricordo le ricadute economiche che un impianto come quello di Gas Natural può avere in una città per la quale credo in uno sviluppo diversificato», dice il diessino. Il rischio di attentati? «Da occidentale non posso farmi dettare le scelte di sviluppo dall’integralismo islamico», ribatte Omero. Che offre poi della critica aspra che la sinistra di Intesa avanza in Regione contro Illy una lettura precisa: «Si stanno cavalcando alcune paure dei cittadini in termini elettoralistici. La nascita del Partito democratico costringe certa sinistra a ricollocarsi», chiude Omero.
«Certo che è molto importante adesso compattare le anime della sinistra, ma questa dell’ambiente è un’occasione che ci viene regalata», replica la segretaria provinciale del Pdci Giuliana Zagabria sottolineando di «non volere arrivare a minacciare la rottura con Intesa in Regione, come i Verdi stanno facendo: ma dobbiamo riprendere il programma con cui Illy è stato eletto». I rigassificatori? «Siamo contrari a entrambi - aggiunge Zagabria - e per pericolosità temo maggiormente quello di terra, come additato da Legambiente. Ma il discorso è un altro: dobbiamo dibattere con partiti, movimenti, associazioni quale è il futuro che vogliamo tracciare per la città», chiude Zagabria.
Intanto, mentre in Regione mantiene una posizione cauta, a livello provinciale la Margherita si conferma «sempre contraria ai rigassificatori sia on che off shore», scrive il consigliere regionale e capogruppo in Comune Dl Sergio Lupieri additando il sindaco Dipiazza di avere detto no a Gas Natural «per esclusivi ragionamenti di carattere economico». Invece il no diellino deriva da più fattori, dal mancato coinvolgimento della popolazione alla «mancanza di un piano energetico nazionale». Quanto al sì «non vincolante» della Regione, predice Lupieri, «non influirà sulla decisione del ministero contraria a rigassificatori nella nostra provincia». E intanto il coordinatore provinciale diellino Matteo Apuzzo invoca «dialogo tra istituzioni e cittadini».

 

 

Rigassificatori, governo verso il sì a Zaule  - L’ultima parola spetta a Roma: in pole position il progetto presentato da Gas Natural

 

Spuntano le prime indiscrezioni sulla scelta. Ma il dossier ambiente conta altri sei nodi in Fvg, fra cui alta velocità, vetreria e elettrodotto

TRIESTE La giunta regionale non ha ancora emesso il suo parere definitivo sul tema delicato dei rigassificatori, anche se venerdì è arrivato un sostanziale via libera. Roma invece, secondo fonti vicine al governo, avrebbe già deciso. Se un rigassificatore si farà nel golfo di Trieste sarà quello che dovrebbe sorgere nell’area di Zaule. Quello progettato dalla società spagnola Gas Natural. L’impianto progettato invece da Endesa in mare aperto a tredici chilometri da Punta Sdobba sarebbe in una posizione ritenuta attualmente meno praticabile dal governo. Anche se il progetto del gasdotto che deve agganciare l’impianto di Zaule alla rete nazionale e internazionale nell’area di Monfalcone non è stato presentato alle autorità competenti.
Ma la questione rigassificatori si innesta nel piano di infrastrutture voluto dalla giunta regionale apertamente osteggiato dalla sinistra alternativa e anche da alcuni pezzi di Ds e Margherita. I punti della discordia sono almeno sette: i rigassificatori, la Tav, la terza corsia dell’autostrada A4, il cementificio di Torviscosa, il mega-impianto per la produzione del vetro nell’area industriale dell’Aussa-Corno, gli elettrodotti e le casse di espansione sul Tagliamento. Sul tavolo della maggioranza regionale viene sollevato dalla sinistra non solo il problema di impatto ambientale delle infrastrutture ma anche il processo decisionale utilizzato dalla giunta che non avrebbe tenuto conto nè dei problemi sollevati dal territorio attraverso i sindaci e i comitati, nè delle sollecitazioni provenienti dalla «sinistra alternativa» che fa parte di Intesa Democratica.
RIGASSIFICATORI Sarà Roma a prendere la decisione finale sugli impianti. Cioè a fornire l’autorizzazione ai progetti. Nella prossima seduta della giunta regionale o al massimo in quella successiva arriverà invece il parere dell’esecutivo. Venerdì infatti l’assessore Gianfranco Moretton ha soltanto illustrato una relazione conoscitiva che se da una parte fornisce elementi positivi in senso generale, dall’altra pone una serie di prescrizioni su alcuni dettagli a tutt’oggi poco chiari (il raffreddamento del mare, l’emissione del cloro). La Regione quindi non sceglierà uno dei due progetti. L’autorizzazione arriverà eventualmente dalla presidenza del Consiglio dopo un’analisi congiunta del ministero dell’Ambiente e di quello dell’Economia. E per il momento l’impianto progettato da Gas Natural sarebbe in pole position. Dopo il via libera del governo sarà comunque necessario ancora un passaggio nella Commissione nazionale di impatto ambientale e un’ultima analisi da parte dell’ente territoriale che amministra l’area prescelta.
ALTA VELOCITA’ Il tracciato nella Bassa friulana dell’infrastruttura necessaria a favorire il trasporto lungo l’asse del corridoio 5 è ancora oggetto di discussione tra la Regione e le amministrazioni locali. L’opera si intreccia peraltro con la realizzazione della terza corsia dell’autostrada A4 il cui primo tratto, in Veneto tra Quarto d’Altino e San Donà, sarà cantierato entro il prossimo anno.
CEMENTIFICIO La costruzione di un cementificio tra Cervignano e Torviscosa ha prodotto un frattura profonda tra il territorio e la giunta. Il progetto è stato licenziato con parere positivo dal Via e prevede una bonfica dell’area a carico del proponente (il gruppo veneto Grigolin).
LA VETRERIA Un impianto per la produzione del vetro dovrebbe insediarsi nell’area industriale dell’Aussa Corno. Il progetto è dell’azienda veneta Sangalli e l’investimento va nell’ordine dei 150 milioni di euro. Secondo le stime della Regione la vetreria assieme al cememtificio creerà almeno 400 posti di lavoro.
L’ELETTRODOTTO L’impianto proposto dalla Burgo è stato oggetto di un incontro a Roma mercoledì tra azienda, Comuni, Province e Regione. Non sono stati esaminati in modo soddisfacente gli atti dell’impianto che dovrebbe collegare la stazione austriaca di Wurmlach a quella di Somplago.

Ciro Esposito

 

 

Rc: il Consiglio vari un’authority sull’ambiente - Kocijancic: c’è un cortocircuito fra giunta e Comuni. Metz: non si possono fare infrastrutture «manu militari»

 

Antonaz: ho espresso parare contrario a entrambi i rigassificatori ma sono rimasto solo Fortuna Drossi: importante è fare delle scelte

Travanut: ognuno ammetta i propri errori. Degano: coinvolgere le commissioni

TRIESTE Ricucire il rapporto tra la politica e il territorio. Questa è la parola d’ordine in casa della maggioranza dopo l’esplosione del caso infrastrutture-ambiente. Un messaggio lanciato anche dal presidente Alessandro Tesini che ha voluto richiamare l’assemblea di piazza Oberdan al ruolo istituzionale di controllo dell’attività della giunta. «Il primo rilievo da fare - dice il capogruppo di Rifondazione Igor Kocijancic - è che c’è un cortocircuito della politica, in particolare tra la giunta e i Comuni, emerso in maniera evidente soprattutto sulla questione del cementificio di Torviscosa. Una proposta che si potrebbe concretizzare in Consiglio è quella di dare maggiore indipendenza e autonomia al Via, attualmente composto da dipendenti della Regione. Insomma, visto che la tutela dell’ambiente non è di parte, sarebbe opportuno costituire un organismo terzo, una sorta di Authority, che valuti l’impatto ambientale delle opere. In ogni caso la priorità è recuperare un confronto e un dialogo». «L’impostazione di Illy - commenta il verde Alessandro Metz - non parte da un principio di democrazia. È urgente ridare centralità alla politica. Non si possono fare infrastutture manu militari. L’unica cosa positiva comunque è che si è riaperto un dibattito». «Ogni infrastruttura va valutata con attenzione caso per caso - sostiene il capogruppo della Margherita Cristiano Degano -. Anche sui rigassificatori non abbiamo tutti i documenti per fare valutazioni chiare. Comunque è evidente che sull’analisi delle opere deve essere coinvolto il Consiglio e le commissioni competenti pur nel rispetto di quelle che sono le competenze dell’esecutivo». Per il capogruppo diessino Mauro Travanut «è necessario affrontare il dibattito con serenità e nel rispetto reciproco. Il ruolo del politico è la mediazione e con lo sforzo di tutti è bene che ci ricollochiamo su un tavolo di discussione e non solo di dibattito. Senza timore da parte di nessuno di dover ammettere i proprio sbagli». L’assessore di Rifondazione Roberto Antonaz rimarca invece la sua contrarietà alle scelte della giunta. «Esprimo rammarico per la posizione largamente maggioritaria emersa in Giunta regionale in favore dei rigassificatori - sottolinea Antonaz - Nonostante la notevole quantità di prescrizioni su ambedue i progetti che accompagnano questo parere e il fatto che la Giunta è contraria alla realizzazione di tutti e due, io ho manifestato l'opinione che si debba esprimere parere non favorevole a entrambi». Secondo l'assessore «in primo luogo le prescrizioni sono numerosissime e derivano da lacune dei progetti o da richieste di modifica radicale. Secondariamente, perché la totalità degli Enti locali coinvolti si è espressa negativamente e la logica conseguenza vorrebbe che anche il livello regionale fosse coerente con tali posizioni».
«Tutti parlano del parere del Via ma non si parla del Vas (valutazione di impatto socio-economico) - spiega il Cittadino Uberto Drossi Fortuna -. Il politico è chiamato a scelte complesse ma deve fornire una soluzione ai problemi. Fermo restando l’ecosostenibilità dei progetti dobbiamo scegliere la fonte energetica meno impattante ad esempio tra carbone e metano. Quello che non ci si può permettere è la non scelta».
ci.es.

 

 
Cementificio, pronto il ricorso al Tar - I Comitati: sarà battaglia legale. I sindaci favorevoli distribuiscono volantini
 
TORVISCOSA Cementificio, continua il braccio di ferro. I Comitati ambientalisti non si rassegnano, e anzi assicurano di essere pronti a intensificare la loro azione, spostando la contesa sul piano giuridico- legale. Paolo de Toni, da sempre tra i più convinti oppositori al progetto, incalza: «Annuncio fin d’ora che ricorreremo al Tar per l’impugnazione di un documento che consideriamo inaccettabile. La posizione dell’Arpa può assumere rilevanza penale; da quanto si evince dal verbale, infatti, la stessa azienda, pronunciandosi favorevolmente, ha delegittimato i dati forniti dalle centraline Edison, imposte dal Ministero per l’ambiente e gestite dalla stessa Arpa. Siamo di fronte a un atto di clamorosa gravità. E noto come l’area della pianura padana tra Milano e Trieste sia uno dei territori più inquinati d’Europa. Invece di risanare la situazione, si persegue una linea che dovrebbe portare a un aumento pari a quindici volte delle attuali emissioni di ossidi di azoto, i cosiddetti NOx. Dalle 323 tonnellate all’anno della vecchia centrale a carbone, che doveva essere dismessa il primo maggio ma è ancora in azione, si passerà alle 4500 tonnellate all’anno “garantite” dalla centrale turbogas, dal cementificio e dalla vetreria». De Toni prosegue: «Il parere favorevole espresso dall’Arpa a fonte di questa situazione non rappresenta l’unica incongruenza; il 7 febbraio il cementificio sembrava spacciato, allorché i responsabili della commissione Via avevano dato al cementificio 12 valutazioni negative e tre positive; il 28 marzo si è registrata l’approvazione all’unanimità. Cos’è successo? L’unica risposta plausibile è che Viero abbia imposto alla commissione di rovesciare i pareri espressi».
Giovanni Stocco

 

 

Gottardo: caso Torviscosa, Illy ha un atteggiamento dispotico

 

Il coordinatore forzista: non si può governare senza i cittadini. La Guerra (Lega): il centrosinistra andrà in pezzi

TRIESTE «Illy? Ha un atteggiamento dispotico. La sua coalizione se ne sta rendendo conto e prende le distanze». Le polemiche sorte internamente a Intesa sul cementificio di Torviscosa e sui rigassificatori sono solo un piccolo segnale di una crisi che sarà sempre più profonda. Questa, in estrema sintesi, l’analisi che fa la Cdl delle vicende ecologiche ormai tramutate in politiche che stanno creando non pochi sconquassi dentro la maggioranza. «Sotto le ceneri covano i contrasti molto gravi – afferma il capogruppo di Forza Italia, Isidoro Gottardo – ed è da tempo che esistevano. Che si fosse ormai raggiunto il limite nella sopportazione nella coalizione di Illy era noto agli addetti ai lavori». Secondo Gottardo «quello che è emerso, anche grazie al ruolo della Cdl, non può certo essere ignorato dalla maggioranza: quando un presidente ha un atteggiamento dispotico verso il consiglio regionale, e non accetta il dialogo, è inevitabile che chi presiede lo stesso consiglio, o perde la sua legittimazione oppure reagisce. E la reazione di Tesini è il minimo che poteva succedere». La funzione del Consiglio regionale, ricorda l’esponente forzista, non è solo legislativa, ma anche di controllo e coordinamento. «Da parte mia, in una lettera pubblica ho denunciato il deficit di democrazia che si è creato nella regione. L’elezione diretta del presidente è importante – conclude Gottardo - per assicurare governabilità e stabilità, ma non può autorizzare nessuno a sentirsi un re e a vedere i cittadini come i suoi sudditi. Governare per conto dei cittadini non basta, si deve saper governare con i cittadini, e chi non ha rispetto per le minoranze non ha più rispetto neppure per la sua maggioranza». Dello stesso parere, anzi con una posizione ancora più critica, è Alessandra Guerra (Lega Nord) . «Le questioni interne alla maggioranza sono molto gravi, per tre motivi ben precisi. Primo, per una questione programmatica: è grave che un presidente della giunta abbia creato una coalizione, e si sia fatto eleggere prendendo degli impegni precisi con i partiti che lo sostenevano, e poi in modo provocatorio prenda decisioni in totale solitudine». Il secondo motivo, secondo la Guerra, ha a che fare con la tenuta di Intesa. «Nel giro di qualche mese la coalizione ha perso numerosi pezzi: prima la Battellino sulla legge elettorale, poi i Verdi, ora si mette in contrasto con il capogruppo del suo principale partito, senza contare i contrasti con Rifondazione e Pdci. Il quadro non è davvero di serenità, credo che una riflessione Illy dovrebbe farla. Terzo elemento, il fatto che «ci troviamo con un presidente della giunta che non ha ancora capito cosa significhi avere un parlamento regionale, e quali siano le sue funzioni – afferma - .Credo che Illy pensi di essere ancora in consiglio comunale».
Elena Orsi

 

 

G8 con Prodi o D’Alema, sfida sull’ambiente  - Corteo ecologista l’11 maggio contro le scelte della Regione su gas, Tav e cementificio: già molte adesioni

 

Dal 10 al 12 maggio a Trieste. In caso di impegni del premier sarà il ministro a aprire il summit mondiale su innovazione e ricerca alla Stazione Marittima

Nel caso di impegni dell’ultimo minuto del premier Romano Prodi, sarà il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ad aprire i lavori del Forum G8- Unesco su educazione, innovazione e ricerca in programma alla Stazione Marittima da giovedì a sabato prossimi. La responsabile dell’ufficio stampa del Professore, ancora ieri, confermava: «Prodi arriverà in aereo nella mattinata di giovedì e ripartià nel pomeriggio, come da programma». Nell’ambiente ministeriale, tuttavia, qualche dubbio resta e la tappa del premier in città viene considerata altamente improbabile.
Prende forma, intanto, la contromanifestazione prevista per sabato 12, voluta dalla «rete regionale contro lo sviluppo insostenibile». Gli organizzatori si attendono tra i 1.000 e i 5 mila partecipanti, provenienti non solo dalle città del Friuli Venezia Giulia. Hanno già confermato la loro presenza, per esempio, Cinzia Bettene del Presidio permanente No Dal Molin che si oppone al raddoppio della base americana di Vicenza, e alcuni rappresentanti del Comitato contro il rigassificatore off-shore di Livorno. Resta incerta, invece, la partecipazione dei rappresentanti del movimento No Tav della Val di Susa.
A livello regionale saranno più di venti le associazioni e i gruppi di cittadini pronti a sfilare per il centro di Trieste per denunciare le «contraddizioni del governo regionale in materia di ambiente e sviluppo del territorio». In piazza scenderanno i Comitati contro il cementificio di Torviscova e quelli contro i rigassificatori nel golfo di Trieste, gli oppositori dell’autostrada Carnia- Cadore e i contrari delle casse di espansione sul Tagliamento. E poi i ricercatori della Sissa, l’associazione Aria nostra di Spilimbergo, gli anarchici del gruppo Germinal, gli attivisti pordenonesi di «Via le bombe» , Sinistracritica, i Cobas del Friuli Venezia Giulia, il Coordinamento regionale campagna acqua bene comune, Carniainmovimento, l’«Enosteria Ai popoli» e i tanti comitati No Tav della regione.
Per loro il ritrovo è fissato sabato alle 15 in piazza Libertà, davanti alla stazione. Da lì il serpentone umano si snoderà lungo corso Cavour, via Valdirivo, via Roma, Corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci. Il corteo si concluderà in piazza Oberdan sotto quel consiglio regionale, si legge nel manifesto, considerato «il simbolo di un potere politico che, ignorando la voce delle popolazioni e la esigenze del territorio, segue una logica di progressiva e devastante e privatizzazione del beni comuni, in mome degli interessi del mercato».
Il percorso della manifestazione, in origine, avrebbe dovuto essere un altro. Gli organizzatori avrebbero voluto far partire il corteo da piazza Venezia, per ricordare la polemica sugli spazi negati, nata a seguito del taglio delle panchine dell’amministrazione comunale. «La Questura però ci ha negato il passaggio lungo le Rive, vista la vicinanza con la Stazione Maritttima dove si svolgeranno i lavori del Forum - spiega il portavoce dei centri sociali di Trieste, Carlo Visentini -. Abbiamo scelto quindi di modificare il percorso, senza intestardirci. Il bersaglio della nostra azione, infatti, non è il summit, del quale comunque contestiamo l’utilità visto che gli stessi delegati hanno fatto sapere che non vi si deciderà niente. È contro la politica dei governanti locali, invece, che vogliamo far sentire la nostra voce. Una voce contraria ai rigassificatori, alle gallerie in Carso e ai tanti altri disastrosi progetti che amministratori come Illy vorrebbero realizzare. Quanto a eventuali disordini durante la manifestazione, ci sentiamo di escluderli completamente. Non vogliamo «danneggiare» il Forum, ma solo usarne la visibilità per far arrivare ad un pubblico vasto le nostre ragioni».

Maddalena Rebecca

 

 
L’Unesco: è un’opportunità per lo sviluppo sostenibile
 
Il Forum mondiale G8 - Unesco non prevede risoluzioni finali, visto il carattere prettamente aperto impostato dai promotori, Ministero degli Esteri, Unesco e Ictp. Una scelta che, secondo i partecipanti, non riduce comunque l’importanza del summit. «È un’opportunità per combinare la prestazione scientifica di eccellenza dei centri italiani e le maggiori sfide ambientali della nostra società - precisa Engelbert Ruoss, direttore dell’Ufficio Regionale Unesco per la Scienza e la Cultura in Europa -. «La sostenibilità dello sviluppo sarà il problema centrale del XXI secolo - aggiunge Patrizia Tiberi Vipraio, professore di politica economica che rappresenterà l’Università di Udine al vertice. «Il Forum - conclude Mohamed Hassan, direttore esecutivo dell’Accademia delle scienze per il mondo in via di sviluppo - è un pretesto quindi per ricordare che la nostra società sta assistendo ad un momento importante di trasformazione dello sviluppo sostenibile, basato sulla scienza. Per coglierlo va sostenuta la cooperazione».
ga.pr.

 

 
San Giovanni: «No a nuovo cemento»  - Quasi unanime l’opinione dei residenti sui progetti per Timignano, via Chiesa e di fronte alla Scuola di polizia
 
«Ci sono tante case sfitte da utilizzare». «Salvare le aree verdi»
Tutti concordi per difendere il verde. I residenti del rione di San Giovanni non hanno dubbi: fra l’ipotesi di ulteriore cementificazione e quella della conservazione del verde pubblico esistente, scelgono espressamente la seconda soluzione. Meglio salvaguardare quest’ultimo. Quindi no ai nuovi edifici sul verde residuo di Timignano, in via Damiano Chiesa e di fronte alla Scuola di polizia, dove sono previste nuove costruzioni, fra cui uno stabile di cinque piani. Dai pareri espressi dalla gente che vive a San Giovanni appare dunque chiaro che la presenza e la salvaguardia del verde pubblico costituiscono una priorità assoluta. Garantire la possibilità ai bambini e agli anziani di poter disporre di spazi nel quali giocare e trascorrere il tempo libero arriva prima di qualsiasi altro bisogno. È ugualmente diffusa la consapevolezza che ci sono case ed edifici, sufficienti per assicurare a quanti ne hanno necessità, un’abitazione dignitosa. Emerge con chiarezza la responsabilità delle competenti autorità, chiamate a gestire nel modo più adeguato il patrimonio immobiliare esistente, senza dover ricorrere alla realizzazione di nuove costruzioni, che porterebbero a ridurre drasticamente i giardini esistenti, ritenuti comunque scarsi come superficie e troppo spesso preda di malintenzionati.
Renato Nemez sull’argomento è molto deciso: «Non vorrei si costruisse ancora – dice – anche perché il verde pubblico, nel nostro rione, scarseggia. Ci sono invece un’infinità di case vuote, di appartamenti sfitti, che possono essere messi a disposizione di chi non ha un’abitazione. Volendo procedere a nuove costruzioni – aggiunge – spazi a disposizione ce ne sono tanti in altri punti del territorio comunale, perciò non vedo la necessità di venire a realizzare nuovi edifici proprio a San Giovanni. Credo piuttosto che ogni albero sottratto alla comunità sia un delitto e nel nostro rione di questi tagli ce ne sono già stati a sufficienza. Non serve costruire a Timignano o in via Chiesa – sottolinea, riferendosi alle recenti iniziative in materia – basta essere più oculati nelle scelte».
Maurizio Conti, gelatiere del rione, che assicura di «spremere i limoni per garantire un prodotto artigianale naturale», è anch’egli risoluto: «Bisogna lasciare il verde che c’è, conservandolo. Piuttosto suggerisco alle competenti autorità di utilizzare gli edifici che già esistono e che sono in numero abbondante qui a San Giovanni. Le aree verdi pubbliche sono da preservare rispetto all’avanzata della cementificazione». Fiorenza Cocolo è dello stesso parere: «Le zone verdi a disposizione della gente sono già poche oggi – afferma –, perciò sarebbe meglio conservarle. Il problema consiste invece nell’utilizzare al meglio le case dell’Ater che già esistono e che sono sfitte e vuote».
Daniel Jankovic è un immigrato che vive a San Giovanni da sei anni: «Conosco a sufficienza questa zona per poter dire che il verde serve, è utile per la popolazione e non può essere cancellato per favorire la cementificazione con nuove costruzioni». Giorgio Paulini concorda: «Il verde va preservato – dichiara senza incertezze – anche perché il valore degli immobili di San Giovanni deriva proprio dal fatto che esistono zone nelle quali si può sostare col beneficio di alberi e piante. Dovessero scomparire queste aree, che sono autentici polmoni per la popolazione – prosegue – le quotazioni degli appartamenti del nostro rione scenderebbero sensibilmente e questo non è giusto. Piuttosto le competenti autorità – sostiene – dovrebbero preoccuparsi della presenza di tanti balordi e di gente poco raccomandabile. Quello è il vero problema di San Giovanni e di altre zone della città».
Gestisce un bar nel cuore del rione, Tatiana Sabba, e non ha dubbi: «Stanno costruendo troppe case in questa zona – esordisce –, invece di salvare il verde che c’è. I giardini qui sono pochi e sarebbe opportuno garantirne la conservazione. Credo che di appartamenti ed edifici a disposizione ce ne siano a sufficienza per le esigenze di una città che sta accusando, fra l’altro, un netto calo demografico. Non ha senso sottrarre aree verdi ai residenti, per fare posto a costruzioni che si rivelano inutili, stante la disponibilità di appartamenti». Per Sonia Furlan «il problema è comune a tutti i rioni di Trieste, dove manca il verde. C’è qualcuno che vuole costruire per interessi personali – evidenzia – mentre le aree di verde pubblico vanno conservate».
Boris Bartol ha un’opinione che si stacca dalle altre, almeno in parte: «Il verde è utile a tutti, ma va sottratto all’invasione di tossici e malintenzionati, che troppo spesso diventano padroni di queste zone aperte. Piuttosto che vedere i giardini del rione preda di persone poco raccomandabili – conclude – secondo me è meglio costruire».
u.s.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO , 5 maggio 2007

 

 

La Regione: sì a un solo rigassificatore - Comitati ambientalisti a Trieste: «Nessun impianto, giunta arrogante e senza studi seri» 

 

Tesini: «Illy non può censurare il Consiglio». Ecologisti, premio Attila al governatore

L’assessore Moretton: «Assenso da vincolare a delle prescrizioni, la prossima settimana la delibera». Ma cresce la protesta

TRIESTE Doppio sì con riserva dalla Regione ai due rigassificatori progettati nel golfo di Trieste: l’ente però ritiene che la soluzione migliore sia realizzarne uno solo. Questo l’orientamento emerso dalla comunicazione fatta alla giunta dall’assessore Moretton. Che precisa: «l’assenso è vincolato a delle precise prescrizioni; la deliberà verrà assunta la prossima settimana». Ma i comitati e le associazioni ambientaliste ribadiscono: «Nessun impianto deve sorgere in zona, la giunta agisce in modo arrogante e senza svolgere studi seri». E sul cementificio in progetto a Torviscosa il presidente del Consiglio regionale Tesini replica a Illy: «Non può censurare il Consiglio: è l’Assemblea che controlla la giunta, non viceversa».

 

 

I comitati: troppo anche un solo rigassificatore - Ma la Regione decide di dire sì a un impianto. Proposto il premio Attila a Illy

 

Toni accesi durante l’assemblea pubblica che ha fatto il punto sui due progetti: «Da trovare nuove forme di pressione per il no»

La Regione darà il nullaosta ai due rigassificatori progettati per Trieste ma farà sapere al governo che il golfo ne può sostenere uno solo. Toccherà al governo valutare quale e poi la questione tornerà all’esame della Regione. Questo, almeno, l’orientamento emerso ieri durante la riunione della giunta.
I comitati e associazioni ambientaliste invece ribadiscono: nessun impianto deve sorgere qui. E al no affiancano giudizi duri in tema di ambiente sugli amministratori pubblici. In testa sul governatore Riccardo Illy, al quale il Wwf nazionale - tuona dal Panda locale Fabio Gemiti - dovrebbe conferire «il premio Attila». Ma nel mirino finisce anche Roberto Dipiazza, il sindaco che al rigassificatore di Zaule ha detto no solo perché quelli di Gas Natural «pagavano poco», scrive Arnaldo Scrocco del Comitato per la salvaguardia del golfo (riferendosi alla trattativa in termini di royalty e altri benefici economici per il Comune andata a monte, anche se poi riaperta).
Questi i toni accesi dell’assemblea pubblica (un centinaio i presenti) organizzata ieri pomeriggio nell’aula magna del liceo Oberdan da Wwf, Legambiente e comitati Monte d’Oro e No Terminal, che hanno fatto il punto. Riaffermando il no agli impianti per questioni di sicurezza ma anche di sviluppo della città. E accusando la giunta regionale, Illy in testa, di «arroganza» e di «strapotere autocratico»: una critica che si è saldata a quella di esponenti della sinistra, come Giuliana Zagabria che dal Pdci ha alluso a chi in vista delle elezioni regionali 2008 «ha in testa di perdere o di cambiare alleanza». Il tutto davanti a tre sedie vuote su cui erano affissi dei cartelli con i nomi in bella vista di Dipiazza e degli assessori regionali Sonego e Moretton, «più volte sollecitati a intervenire», ha detto per il Wwf Dario Predonzan, ma ieri decisamente assenti.
I motivi del no, dunque. Di ordine tecnico e culturale. Sul primo versante, Lino Santoro di Legambiente ha additato una Regione che ha «compiuto la scelta politica di non volere affrontare il problema da un punto di vista tecnico-scientifico, su cui uno studio serio manca». Perché negli Stati Uniti per esempio ci sono «enti indipendenti dal potere politico» che valutano i possibili scenari derivanti da incidenti o attacchi terroristici ai serbatoi o alle navi: ne escono simulazioni, illustrate ieri da Santoro, di «nubi di gas naturale» a -108 gradi che possono muoversi a non più di trenta metri dal suolo anche per dieci o più chilometri, prima di incendiarsi. Le conclusioni? Per Santoro la realizzabilità dell’impianto a terra di Zaule va esclusa nella maniera più totale, mentre per il rigassificatore off-shore comunque al momento non esistono dati su cui fondarsi.
Ma aldilà degli aspetti tecnici è stato Giacomo Costa, professore emerito della Facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali, a porre l’accento su un problema culturale: la città vuole avere la forza per «inventare qualcosa di nuovo» su cui poggiare il suo futuro e il suo sviluppo, o vorrà limitarsi a «ospitare passivamente» un impianto che non si fonderà sulle sue potenzialità e sul sapere che essa può offrire? Federico Grim, biologo e presidente del Consorzio ittico, ha evidenziato come il raffreddamento del mare del golfo dovuto all’uscita di acqua raffreddata dagli impianti porterebbe al «collasso dell’intero ecosistema».
Nella seconda parte dell’assemblea, il Wwf Gemiti, componente della commissione tecnico-consultiva regionale sulla Via (valutazione di impatto ambientale), ha detto come «il potere politico influenza pesantissimamente i partecipanti alla commissione», sui quali «il peso politico è intollerabile», ha aggiunto invitando i presenti a «trovare ulteriori forme di pressione».

Paola Bolis

 

 

La protesta: «Guai a chi ci tocca il mare» - I cittadini temono la minaccia degli incidenti: «Troppi punti oscuri»

 

Tra i partecipanti alla riunione prevale l’esigenza di avere informazioni più precise sui rischi connessi al Gnl

«Guai a chi ci tocca il mare». È soprattutto la minaccia di un incidente sul Golfo di Trieste che induce i cittadini - almeno quelli presenti ieri pomeriggio all'assemblea pubblica - a negare il proprio appoggio a ogni ipotesi di rigassificatore, sia l'off di Endesa che l'on shore di Gas Natural. Troppo alto, a detta di alcune signore, il «rischio che i tuffi in acqua dei nostri bambini non siano più così sicuri: chi ci dà la certezza che un impianto di questo tipo non determini, a lungo termine, un danno piuttosto che un beneficio per la collettività?». Qualcun altro non manca di sottolineare la fragilità di un equilibrio compromesso da una «società che, in termini ambientali, ha già dato tanto, vedi il "mostro" della Ferriera». In parecchi ex marittimi, poi, è ancora vivo nella memoria il ricordo di incendi avvenuti al largo delle coste italiane e della conseguente impossibilità, da parte nei soccorritori, di spegnere le fiamme. «Se un tale evento si verificasse a Trieste - pronostica Claudio Dominese, 65 anni - saremmo tutti fritti. Ho lavorato a lungo sulle navi, imbarcato col Loyd triestino, e parlo così perché ho assistito a diversi incidenti: uno su tutti, quello accaduto a Brindisi, negli anni '80. Un petroliera si incendiò in porto e non vi fu verso di spegnere il fuoco. Dovettero traghettarla fuori, in mare aperto, dove bruciò per giorni e giorni. Lo rammento come fosse oggi».
«Ho partecipato alla precedente riunione indetta al Savoia - esordisce invece il pensionato Ferruccio Dominich, 68 anni - e avendo visto i filmati proiettati in quell'occasione mi sono convinto che il progetto non debba essere realizzato, innanzitutto per preservare la saluta pubblica. Sono stato per anni direttore di macchina, quindi provengo dal settore della navigazione, e ricordo ancora quanto mi raccontò un collega che assistette a un incidente verificatosi a Piombino. La valvola di un impianto non tenne e per il timore di un'esplosione, l'intera città venne evacuata». Ma lei pensa che queste assemblee possano davvero cambiare gli scenari prospettati dalla Regione? «Purtroppo a Trieste ci si rassegna subito - replica - e lo dico perché per anni ho fatto parte del comitato della Ferriera. Nel Meridione si protesta con le barricate, qui si desiste. Purtroppo il potere economico domina tutto e la gente si ritira nel proprio cortile». «Io ritengo che i rischi connessi a questi impianti siano superiori agli eventuali vantaggi», sostiene Paola Sist, 35 anni di San Luigi. C'è però chi teme anche per la zona in cui risiede: «Abito ad Aquilinia - afferma Margherita Maglione, 29 anni, dipendente di un'azienda - e sinceramente sono venuta all'assemblea per capire come stanno le cose, perché mi sento coinvolta da vicino. Mi oppongo a tutto ciò che possa in qualche modo inquinare il territorio. Ma si doveva pensare proprio a una zona già così sacrificata?». «Ho letto stamattina il ”Piccolo” - dice il 67enne Claudio Sidari - e mi sono precipitato all’incontro. Cosa penso? Che a Trieste abbiamo già dato, penso alla Ferriera». «Voglio sentire cosa pensano gli altri dei rigassificatori - aggiunge Bruno Giorgolo, 63 anni - perché io sono contrario. Non a priori, certo, però penso che si dovrebbe parlare invece di energia alternativa. Sistemi come i rigassificatori rappresentano solo dei ”tamponi”, ma tra 20-30 anni il problema si riproporrà in tutta la sua gravità». E le polemiche innescatesi tra Regione e Comuni? «Guardi - conclude il signor Giorgolo - le trovo delle perdite di tempo. Mi interessa di più sapere se queste problematiche sono inserite in una politica energetica europea oppure seguono meramente delle logiche di mercato».

Tiziana Carpinelli

 

 

Grande viabilità a Cattinara rumori, polveri e disagi: si fa una mappa di tutti i danni

 

Accordo grazie alla Commissione comunale trasparenza dopo un confronto con i residenti e la Collini

Tre gli argomenti caldi all’ordine del giorno: fogne, barriere antirumore e le crepe comparse sulle case

Rumori, polveri, danneggiamenti alle abitazioni e odori sgradevoli. La Grande Viabilità triestina, opera da 220 milioni di euro che dovrebbe vedere la luce nella sua interezza il prossimo anno, da un lato porterà una boccata d’ossigeno alla circolazione veicolare in città, ma dall’altro trova chi si sente una sua vittima: gli abitanti della zona di Cattinara.
Se molto è stato fatto per porre rimedio ai disagi arrecati ai residenti in questi anni di lavori, in tanti continuano infatti a lamentarsi e chiedono più certezze.
Lo hanno ribadito ieri mattina alcuni cittadini, nel cantiere di Cattinara, nel corso di un faccia a faccia con i responsabili dei lavori, per il Comune e la ditta Collini, con la mediazione della Terza Commissione permanente, presieduta da Alessandro Minisini (Margherita) e della Settima circoscizione.
Un incontro convocato per mettere nero su bianco le lagnanze degli abitanti che, su richiesta degli stessi consiglieri, nelle prossime settimane verranno «schedate» dalla Collini.
Una specie di mappa dei problemi, con nomi e cognomi di chi in questi mesi ha segnalato danneggimanti e difficoltà varie legate alla costruzione dell’opera stradale, che poi verrà consegnata ai componenti della Commissione.
La proposta del Cittadino Roberto Decarli, accolta dai presenti, servirà quindi per avere una «prova», a garanzia della corretta prosecuzione dei lavori e a tuttela dei diritti dei residenti.
Tre, nello specifico, gli argomenti all’ordine del giorno: sistema fognario, danneggiamenti alle abitazioni e barriere antirumore. «La rete fognaria a ridosso dello svincolo di uscita dalla superstrada per immettersi nella 202 sarà realizzata entro la fine dell’anno - ha spiegato Enrico Cortese, direttore dei lavori -. L’opera è già stata contrattualizzata. Noi costruiremo il collettore fognario generale e gli stacchi per le singole abitazioni, mentre l’allacciamento ai pozzetti spetterà ai privati coinvolti».
Tutto ancora da decidere sulle barriere antirumore: «Le realizzeremo - hanno assicurato Cortese e Umberto Avellino, geometra della Collini -, ma solo a cantiere finito e con un certo criterio. Ci sono arrivate segnalazioni da mezza città e anche da zone così lontane da essere poco credibili. Però verranno sicuramente posizionate dove si renderanno necessarie, presumibilmente entro la metà del 2008». Un capitolo a parte merita infine la questione dei danni alle abitazioni della zona. Continua infatti l’odissea degli inquilini della «Casa pompeiana», quella a ridosso della nuova galleria, che a forza di scavi ed esplosioni ha riportato i danni maggiori. «Non solo crepe sulle pareti, ma anche danneggiamenti strutturali - ha affermato Minisini -. Poche persone stanno pagando sulla loro pelle la creazione di un’opera a favore dell’intera cittadinanza. Dopo l’evacuazione, solo tre famiglie hanno accettato l’accordo con la Collini, mentre quattro sono ancora in causa. Non si fidano a tornare in casa, hanno paura, e dallo scorso giugno il Comune ha pure smesso di pagare l’affitto dell’alloggio in cui sono temporaneamente ospiti». «Siamo intervenuti con tutti i mezzi a nostra disposizione - ha replicato il portavoce della Collini -. Siamo pronti a un ulteriore confronto con i residenti».
Ma assicurazioni della ditta a parte, negli interventi dei cittadini ieri mattina regnava ancora la preoccupazione: «La convivenza con questa mega-opera è stata molto pesante - ha affermato uno dei rappresentanti dei residenti, Edoardo Sossa -. Sono stati anni di rumori, polveri e puzza, che ci hanno arrecato un grande disagio. Ma i problemi non finiscono qui. Forse gli incomodi dei lavori diminuiranno o spariranno quando tutto sarà finito, ma - ha aggiunto - ora la paura è legata al deprezzamento delle case: prima avevamo il verde davanti alle finestre. Ora abbiamo una colata di cemento».

Elisa Coloni

 

 

Galleria Foraggi, test con l’asfalto mangiasmog - Lunedì Giorgi e Frommel (Fi) presenteranno una mozione in Consiglio comunale per l’avvio della sperimentazione

 

TRIESTE Il problema dell'inquinamento atmosferico da polveri sottili potrebbe essere parzialmente risolto anche a Trieste, grazie all'asfalto «mangiasmog». A breve dovrebbe essere dato l’ok per un test sul manto stradale all’interno della galleria di piazza Foraggi.
Questa soluzione, stando alle cifre rilevate dalla società Global Engineering in molte altre città italiane (tra le quali Milano e Parma) e anche all'estero, ad esempio a Londra e Singapore, comporterebbe una diminuzione degli agenti inquinanti in certi casi pari addirittura al 70 per cento. I prodotti proposti dall'azienda lombarda hanno la loro caratteristica fondamentale nella presenza del biossido di titanio, composto che reagisce a contatto con l'aria, compiendo un'azione disgregante nei confronti degli elementi inquinanti e formando dagli stessi dei residui innocui come calcare, gesso e sali minerali.
Prima dell'adozione di questo tipo di asfalto in sostituzione di quello tradizionale, sarà comunque necessario un test, su un'area di almeno 2000 metri quadrati. Probabilmente già lunedì prossimo, in Consiglio comunale, i consiglieri di Forza Italia, Lorenzo Giorgi e Claudio Frommel, presenteranno al sindaco Dipiazza, alla Giunta e di conseguenza all'assessorato competente (quello ai lavori pubblici) la mozione per avviare immediatamente l'iter per l'asfaltatura di un sito campione. «Un'ipotesi plausibile per questa prova potrebbe interessare il tratto di strada della galleria di piazza Foraggi», ha spiegato ieri Giorgi, al termine dell'audizione dei tecnici della Global Engineering, svoltasi nel corso della riunione della IV Commissione consiliare permanente. L'assenso al progetto, peraltro, è stato dato praticamente da tutti componenti della commissione, nel nome di una sempre maggiore tutela della salute dei cittadini. A destare qualche perplessità, tuttavia, sono stati i costi dell'operazione: per il solo test, infatti, saranno necessari 20mila euro, peraltro una tariffa promozionale. La spesa relativa alla posa dei materiali, in linea generale, ammonta infatti a 12-13 euro per metro quadrato. Un investimento che, a detta del direttore commerciale della Global Engineering Pierandrea Raviolo, verrebbe ammortizzato nel tempo: «Rispetto all'asfalto tradizionale, quello mangiasmog dura tre volte tanto - ha detto il dirigente milanese -. Si parla di sei anni contro due».
A Segrate, in provincia di Milano, grazie ad un'analisi effettuata nel 2003 con macchinari approvati dall'Arpa su un tratto di via Morandi, l'applicazione dell'ecorivestimento ha comportato una riduzione del 67 per cento di ossido di azoto, del 71% di biossido di azoto, del 64% di toluene e del 70% di benzene. Alla luce di questi dati, Giorgi ha aggiunto ancora alla fine dell'incontro: «Grazie a questa novità, i problemi di inquinamento e quelli conseguenti legati alle limitazioni sul traffico verrebbero considerevolmente ridotti».

Matteo Unterweger

 

 
G8 Unesco, il popolo della protesta arriva da tutto il Nord Italia
 
All’appello dei vari comitati, che in questi giorni stanno accendendo nella nostra Regione i riflettori sul tema «ambiente», non risponderanno solo cittadini triestini, friulani o isontini. L’SOS è stato infatti lanciato in tutto il Nord-Italia e, come confermato ieri dal portavoce dei centri sociali di Trieste, Carlo Visentini, saranno in tanti ad accorrere per sostenere la protesta contro i rigassificatori e l’Alta velocità. In città si attendono attivisti di varie associazioni ambientaliste e centri sociali anti-Mose, anti-base di Vicenza e pure gli anti-Tav della Val di Susa. Insomma, il popolo dei girotondi e delle barricate. «Il dato interessante che rilevo - esordisce Andrea Olivieri, leader dei No global triestini - è la capacità della società civile di legare assieme su obiettivi condivisi. Le iniziative che in questi giorni si stanno organizzando, dalle assemblee pubbliche alle scampagante in Val Rosandra, indicano una grossa volontà di fare qualcosa. E sono sicuro che anche Trieste darà il suo contributo, perchè vede minacciata la qualità della vita dei propri abitanti». «La mobilitazione sarà estesa il più possibile», annuncia Visentini.
Occhi puntati, quindi, anche sull’atteso G8. Intanto il volantino della Rete contro lo sviluppo insostenibile recita: «Il cosidetto ”sviluppo sostenibile” viene promosso in occasione di un summit internazionale che vede come principali organizzatori la giunta regionale di Riccardo Illy e quella comunale di Roberto Dipiazza. In realtà sotto il vestito ”buono” dell’egida dell’Unesco, dei centri di ricerca e delle università, il re è veramente nudo: entrambe queste amministrazioni locali si distinguono per il più totale disinteresse nei confronti dei temi ambientali e per la progressiva e devastante privatizzazione e monetizzazione dei beni comuni, in nome degli interessi di mercato».
ti.ca.

 

 

Moretton: «Criteri severi ma poi decida il governo»

 

La prossima settimana la delibera su proposta dell’assessore. «Faremo ulteriori accertamenti su ciò che allerta la gente»

Una semplice relazione conoscitiva terminata «né con assenso né con dissenso»: così l’assessore regionale all’Ambiente Gianfranco Moretton ha portato ieri mattina in giunta il tema delicatissimo dei rigassificatori in golfo, l’impianto proposto da Gas Natural nell’area ex Esso e quello progettato da Endesa in mezzo al mare, tecnicamente a tredici chilometri da Punta Sdobba.
Alle già annunciate perplessità su entrambi i progetti, che la Regione si è detta comunque disposta ad accogliere in via generale senza direttamente scegliere fra l’uno e l’altro ma facendo sapere al governo che è compatibile un solo progetto per l’area triestina, ieri si è aggiunta una novità: «Ho detto alla giunta - afferma Moretton - che saranno previste prescrizioni, non erano previsti un dibattito o una votazione».
Prescrizioni significa che non basteranno le maggiori informazioni da ottenere su alcuni cruciali «dettagli» che risultano a tutt’oggi poco chiari (tra cui il raffreddamento del mare nel processo di trattamento del gas, la quantità e gli effetti del cloro necessario a ripulire le tubazioni) che la Regione ha messo in calce al suo nulla osta. Se a tutt’oggi le delucidazioni sollecitate a entrambe le aziende spagnole non sono risultate sufficienti, sembra difficile che l’accettazione di così imponenti impianti nel golfo possa comprimere a semplice supplemento d’informazione dei dati sull’ambiente di tanto peso.
Perciò Moretton ha specificato che già la prossima settimana porterà in giunta la delibera con l’espressione del parere: «Poi del resto le autorizzazioni - dice l’assessore - spettano al governo». E sarà il governo a pronunciarsi tra le due proposte.
Lo spazio che resta alla Regione, nell’esprimere il suo parere, è appunto quello di corredare l’eventuale assenso a «prescrizioni», cioè indicazioni correttive vincolanti, e di questa prerogativa la giunta si avvarrà. E’ stato infatti già deciso che a valutare l’impatto ambientale degli impianti di distribuzione del gas naturale liquefatto (Gnl) saranno, oltre al ministero e alla Direzione regionale per l’Ambiente e i lavori pubblici, anche l’Azienda sanitaria e l’Arpa, una posizione che l’assessore aveva confrontato anche a livello politico in seno alla Margherita, che comunque è favorevole a considerare gli effetti positivi di queste installazioni energetiche nel golfo di Trieste, e che si è limitata a voler «vedere meglio» ciò che sta allertando invece una ampia fascia di opinione pubblica, decisamente contraria al Gnl sul mare, o in mare.
g.z.

 

 
AMBIENTE E FVG  - IL PRESIDENTE DEVE ASCOLTARE
 
Sul nodo dei rigassificatori pubblichiamo questa riflessione del professor Costa, dell’Università di Trieste.
Caro presidente Illy, il suo intervento di ieri è un corretto richiamo allo spirito delle regole che dovrebbero garantire contro critiche e intromissioni irrituali e nelle decisioni che lei può e deve proporre su tutte le questioni per le quali la sua posizione era prevista in quanto esplicita nella sua campagna elettorale. Nel caso che ci interessa, si tratta della politica per l'ambiente. La questione è allora di sapere, con chiarezza, se quella sua visione dei problemi e quei suoi impegni hanno avuto applicazione in questi anni e rappresentano ancora la sua linea o, invece, la sua posizione è mutata tanto da portare ai termini che il Piccolo ha raccolto come: ”Illy-verdi: scontro sull'ambiente”.
Tutti ci rendiamo conto dell'aggravarsi delle preoccupazioni per il crescente impatto dell'uomo sull'ambiente a cominciare dal clima. La scienza va approfondendo le evidenze degli effetti dello sviluppo della civiltà tecnologica e della necessità di dare significato operativo e normativo all'espressione "sviluppo compatibile".

Cresce la consapevolezza della rilevanza che queste questioni hanno oggi non solo per Trieste e per la Regione. Ma che hanno anche per la Nazione, per l'Europa, per i Paesi sviluppati e per quelli emergenti, e infine, con guerre e stragi, per le popolazioni del quarto mondo, dunque per l'intero pianeta e per ogni politica.
Non vi è alcun dubbio che la rilevanza della questione ambientale sta crescendo drammaticamente. Per la crescente concorde documentazione scientifica. Per le difficoltà che incontrano i tentativi, a livello internazionale, di rallentare il danno ambientale (Kyoto e seguenti) e di difendere la società contro il degrado della qualità della vita. Ciò avviene particolarmente nei luoghi nei quali sono localizzate le fonti energetiche e nei luoghi in cui si concentra la loro utilizzazione industriale. Tutto ciò non può non influenzare profondamente le convinzioni di ognuno di noi, alimentando la formazione di due opposte scuole di pensiero.
È evidente perciò che in questa situazione l'atteggiamento della pubblica opinione non può approvare senza discutere il punto di vista del presidente Illy su una posizione culturale che non era evidente nelle sue dichiarazioni elettorali. Al contrario, deve chiedere l'aggiornamento e il confronto degli attuali punti di vista e dei relativi programmi. Nel caso specifico, sono convinto della pertinenza delle sue argomentazioni, favorevoli ai progetti dei rigassificatori e del cementificio. Mi manca il riferimento alla volontà di rispettare la indispensabile prudenza nella considerazione di tutti i possibili sviluppi dell'impatto ambientale.
Non si discute sulla legittimità degli atti che le spettano come presidente, ma non siamo informati come dovremmo sulla sua posizione culturale. Essa avrà certo rilievo, e speriamo positivo, nella storia della nostra città. Possiamo capire la sua coerente visione industrialista del progresso. Si tratta di conoscere la sua opinione sulle posizioni della scienza per quanto concerne l'esistenza, la natura e l'estensione di limiti di compatibilità dello sviluppo economico in considerazione dell'evoluzione e dell'infittirsi degli allarmi per la qualità dell'ambiente e delle future condizioni di vita in questa parte del mondo.
Si tratta infine di chiederle se non ritiene di valutare anche la necessità di garanzie per gli aspetti etici e sociali in un futuro di industria "dura" e spietata per i più deboli come quello che ci aspetterebbe con le nuove iniziative. Trieste ha mostrato in queste settimane una nuova volontà di mettere in discusione il suo avvenire. Questa volontà implica attenzione alle sfide che la situazione della città presenta e le sfide ambientali, etiche e sociali ne sono parte imprescindibile. Sono certo che la sua voce non sarà limitata al semplice ovvio richiamo al rispetto delle norme vigenti e sarà invece estesa al confronto sui punti in cui vi può essere diversità di opinioni.
Giacomo Costa - professore emerito di chimica all’Università di Trieste

 

 
Comitati ambientalisti, settimana di manifestazioni per il G8
 
TRIESTE Sale in Regione la protesta contro la politica ambientale della giunta Illy. Ieri, nel corso di una manifestazione che si è svolta sotto le colonne del palazzo del Consiglio regionale, la «Rete contro lo sviluppo insostenibile», che raccoglie comitati, associazioni, gruppi e singoli di tutto il Friuli Venezia Giulia, ha annunciato una serie di eventi che inizieranno oggi, per concludersi sabato prossimo. «Lo scopo – hanno spiegato i portavoce dei comitati – è quello di promuovere la difesa del territorio del Friuli Venezia Giulia, in concomitanza con il Forum Unesco-G8 in programma a Trieste».
L’iniziativa è stata ideata per protestare contro le scelte, definite “devastanti” sul piano ambientale, come la Tav, i rigassificatori e il cementificio di Torviscosa, compiute dall'amministrazione regionale guidata da Riccardo Illy e quelle locali operate dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. Si comincerà oggi con una “Scampagnata No Tav”, che si svolgerà in Val Rosandra, area nella quale è previsto un traforo di decine di chilometri e contro il quale si sono già più volte pronunciati i residenti dei Comuni coinvolti, in particolare quello di San Dorligo della Valle. Per domani, nel pomeriggio, è previsto un happening dal titolo “Sviluppi imprevedibili”, che sarà organizzata alla Casa delle Culture di Ponziana, popolare rione di Trieste. L'11 maggio si terrà un’assemblea pubblica sul tema “Imprevedibili sviluppi contro lo sviluppo insostenibile”, nell'Aula Magna dell'Androna Baciocchi, sempre nel capoluogo regionale. Il 12 infine è stata indetta una manifestazione regionale a Trieste, in piazza Libertà, in concomitanza con il Forum G8. «Lottiamo soprattutto contro la politica di questa giunta regionale – ha affermato Carlo Visintini, della Casa delle Culture di Trieste – che tende a calare dall’alto qualsiasi decisione, senza mai preoccuparsi di coinvolgere la gente». Alderis Tibaldi, del Comitato Bassa friulana, ha definito «impraticabile il progetto della Tav in regione».
u. s.

 

 

«Caso cementificio, trasparenza utile a tutti. E’ l’assemblea che controlla la giunta e non viceversa» - Tesini a Illy: no alle censure al Consiglio

 

Sonego: aiutiamo i sindaci, serve uno sforzo di comunicazione. Molinaro: i primi cittadini si sono appiattiti politicamente sul centrosinistra

TRIESTE «Il Consiglio regionale si occupa di tutto ciò di cui ritiene opportuno occuparsi. Senza limiti. E senza possibilità di censura: è il Consiglio che controlla la giunta e non viceversa». Alessandro Tesini, mentre il «caso cementificio» non si placa, scende in campo. E difende, senza se e senza ma, i poteri del consiglio che presiede da più di quattro anni: poteri che il centrodestra, ai tempi di Riccardo Illy, vede in serio pericolo. Non basta. Il presidente del consiglio, nelle ore in cui l’opposizione deposita una mozione «concepita» per mettere a nudo le contraddizioni di Intesa democratica, si spinge oltre. E benedice il confronto trasparente in aula su un caso che, ormai, rischia di andare ben al di là di Torviscosa e di un impianto pur controverso: Illy non cede di un millimetro, i Verdi sono a un passo dalla rottura, Rifondazione non nasconde il malessere e Mauro Travanut neppure, mentre i sindaci (che, in gran parte, sono diessini o diellini) protestano e i comitati civici preparano nuove contestazioni di piazza.
IN GIUNTA Non a caso, pur difendendo il cementificio, Lodovico Sonego ne parla in giunta. Invocando uno sforzo di comunicazione e informazione in più: «È necessario mettere a disposizione dell’opinione pubblica e degli stessi sindaci - spiega, più tardi, l’assessore diessino - elementi oggettivi di conoscenza che consentano a ciascuno di maturare convincimenti tecnicamente fondati e non dettati da approcci emozionali privi di fondamento». Gli esempi, incalza Sonego, non mancano. L’ultimo è eclatante: «Si monta una polemica sul fatto che l’Arpa, definendo inattendibili i dati, segnala l’eccessiva vicinanza delle centraline al futuro cementificio. Ma la buona tecnica indica qual è la giusta distanza: perché mai, a Torviscosa, andrebbe ignorata? C’è dell’altro: i dati, nonostante l’eccessiva vicinanza delle centraline, sono comunque rassicuranti per la salute umana, in quanto lo sforamento riguarda la flora. Dunque, si fa tanto rumore per un glicine... Ecco perché dico che una corretta informazione è indispensabile».
IN CONSIGLIO Più o meno in contemporanea, dallo scranno di piazza Oberdan, Tesini «riceve» la mozione del centrodestra. E non si sottrae alle domande. Anzi, in un’indiretta risposta a Illy, rivendica al consiglio il diritto-dovere di occuparsi del cementificio, esercitando i compiti di indirizzo e controllo: «È sempre stato così e, a maggior ragione, lo è nella nuova forma di governo che tende alla semplificazione legislativa, alla delegificazione e, di conseguenza, alla valorizzazione delle funzioni di indirizzo e controllo del consiglio, ovviamente nel rispetto della distinzione dei ruoli con la giunta». Non c’è dubbio, insomma, sulla competenza di piazza Oberdan: «Ritengo che sulla procedura non ci sia alcunché da dire e sono convinto che nessuno abbia alcunché da dire».
LA REPLICA Illy, dopo aver invitato Travanut a fare il suo lavoro di consigliere e cioé le leggi, può non gradire? «Oggi come oggi fare le leggi è la competenza minore. Lo sanno tutti, lo dicono i costituzionalisti, ed è un bene che i consiglieri si rendano idonei al nuovo mestiere. Un mestiere - risponde il presidente diessino - che richiede competenza, attitudine e alto profilo». Ma Tesini va oltre, entra nel merito del «caso Torviscosa»: «Se mi posso permettere una considerazione da presidente del consiglio, ritengo che tutti abbiano da guadagnare da una forte trasparenza che fughi ogni eventuale dubbio e sospetto, consentendo la spiegazione di scelte che qualsiasi opinione pubblica, compresa quella dei territori coinvolti, è in grado di comprendere».
I SINDACI E che dire ai sindaci che accusano la Regione, con Gianfranco Pizzolitto e Paolo Dean, di scavalcarli? E denunciano, con Sergio Bolzonello e Sergio Cecotti, l’inutilità del Consiglio delle autonomie? Tesini, mentre l’opposizione con Roberto Molinaro accusa quei sindaci «di essersi appiattiti politicamente su Intesa democratica e perciò autodelegittimati», non si sottrae. Nemmeno stavolta: «Da tempo, e dappertutto, il rapporto con il Consiglio delle autonomie è tanto necessario quanto difficile. Ma in questa Regione, e i protagonisti se ne devono assumere la responsabilità, si è voluta l’intesa con la giunta. Non tutti erano d’accordo ma questa è la scelta che è stata fatta». E allora, posto che il regolamento si può rivedere e la struttura del Consiglio delle autonomie rafforzare «se qualcuno la ritiene debole», i sindaci non sbaglino bersaglio...

Roberta Giani

 

 
Cementificio - Travanut: «Mancano i dati per autorizzare l’impianto Mi appello al governatore»
 
TRIESTE Chiede l’«epifania della verità» sul cementificio di Torviscosa: «Può manifestarsi solo in quarta commissione con le audizioni pubbliche aperte a tutti i portatori di interessi». Al contempo, lette e rilette le carte, rilancia i dubbi sulla valutazione d’impatto ambientale: «Hanno concesso un parere positivo pur ammettendo di non avere tutti i dati necessari sulla qualità dell’aria. Come è possibile?». Subito dopo, lancia un appello a Riccardo Illy: «Il presidente della Regione è un uomo correttissimo. E quindi mi aspetto che, se c’è un solo fuscello fuori posto, ne prenda atto».
Mauro Travanut, il capogruppo regionale della Quercia, non vive ore facilissime. Il suo presidente l’ha bacchettato. La sua gente l’ha contestato. Eppure lui, il più votato del 2003, l’«hegeliano» che ama il pensiero filosofico, tiene dritta la barra. O, almeno, ci prova: non concede nulla a chi potrebbe strumentalizzare il «caso cementificio» - «La mozione Cdl? Leggermente in ritardo, direi... Chiede quello che noi chiediamo da tempo» - ma nemmeno arretra.
Anzi, con rinnovata energia, invoca e sollecita quelle audizioni «richieste già a fine marzo subito dopo il parere della commissione Via» ma, sinora, non ottenute: «Ne parlai con il presidente della quarta commissione, Uberto Fortuna Drossi, e le fissammo al 17 aprile. Ma l’assessore Gianfranco Moretton, quel giorno, era impegnato e quindi rinviammo l’appuntamento. Dopo di che l’ufficio di presidenza e la commissione stessa decisero di acquisire tutto il materiale necessario sul caso Torviscosa, prima di procedere, mentre Intesa democratica convenne di tenere un incontro tra commissari della quarta, capigruppo e assessore prima delle audizioni». Detto, fatto? Assolutamente no: «L’incontro dev’essere ancora fissato», come ammette il diessino. Travanut, però, non perde la fiducia e assicura che il doppio appuntamento, «come stabilito», «si terrà entro il 15 maggio».
Nel frattempo, dopo aver organizzato un mega-incontro con amministratori locali e segretari di partito della Bassa, il capogruppo della Quercia si rimette proprio a Illy. Al più tenace sostenitore del cementificio: «Mi fido della sua grande capacità di andare sino in fondo e di non chiudere gli occhi di fronte ad alcunché, men che meno a pareri rilasciati in assenza di dati indispensabili». Ma Travanut non dimentica nemmeno i sindaci della Bassa, un’area tradizionalmente «rossa», oggi in grande difficoltà: «In 24 hanno scritto una lettera sul cementificio e quindi devono essere ascoltati perché la politica, prima di tutto, è capacità di relazionarsi e dialogare».

 

 

Cementificio - la Cdl: il presidente riferisca in aula  - Presentata la mozione dell’opposizione che invita la maggioranza a un confronto pubblico

 

Gottardo: ci forniscano i documenti, ma prima di decidere

TRIESTE Chiedono che la commissione consiliare abbia «tutti i dati e i documenti dell’iter istruttorio e autorizzativo» e li valuti prima che la giunta deliberi sul cementificio. Chiedono, al contempo, che il presidente Riccardo Illy fornisca «tempestivamente» al consiglio, con «apposita comunicazione», «l’orientamento politico della sua giunta sulla realizzazione dell’impianto produttivo e sulla sua sostenibilità o meno nell’ambito delle azioni di sviluppo programmate per la Bassa friulana».
Isidoro Gottardo, Alessandra Guerra, Luca Ciriani e Roberto Molinaro, i quattro capigruppo dell’opposizione, non chiedono la luna. Piuttosto, presentando l’annunciata mozione che porta il «caso Torviscosa» dritto dritto nell’aula di piazza Oberdan, cavalcano (almeno ci provano) il disagio che trapela in maggioranza a fronte del decisionismo illyano. Costringendo Illy, la giunta e Intesa democratica a un confronto pubblico. Gottardo, poco dopo, lo evidenzia: «La pretesa di Illy e della giunta di mantenere estraneo il consiglio in merito alle scelte delle grandi opere che incidono in modo rilevante sull’assetto territoriale del Friuli Venezia Giulia è inaccettabile». Di più: «L’assenza di un adeguato e civile confronto esacerba gli animi dei cittadini preoccupati che, non sentendosi tutelati, non possono che protestare in piazza». Ed è per questo, incalza il forzista, «che il centrodestra chiede l’iscrizione della mozione all’ordine del giorno del prossimo consiglio del 29, 30 e 31 maggio, riservandosi nuove iniziative nel caso in cui la giunta assumesse nel frattempo decisioni tese a eludere le decisioni dell’aula».
Ma nella pagina e mezza della mozione, come sottolinea Molinaro, l’opposizione non si limita a condannare il metodo. Certo, non boccia il cementificio che gli industriali caldeggiano a gran voce, pur evidenziando i pareri contrari dei sindaci della Bassa, ma lamenta una procedura «quantomeno anomala». Rilevando i quattro punti di criticità segnalati dall’Arpa, e cioé il rischio di incidente, il rumore, l’inquinamento e il traffico, e segnalando sin d’ora il sì della commissione Via, «pur in presenza di un’istruttoria tecnica non favorevole».

 

 
«Energia, ridurre i costi per imprese e famiglie» - L'esecutivo ha dato il via libera al Piano energetico regionale: ok agli elettrodotti Pittini e Burgo
 
PORDENONE Ridurre i costi dell’energia sia per le utenze business (le imprese) che per quelle domestiche. Come? Favorendo un maggior dinamismo nel mercato dell’energia regionale, costruendo gli elettrodotti Pittini e Burgo e promuovendo gruppi d’acquisto dell’energia. È questo uno degli obiettivi del piano energetico regionale approvato ieri dalla giunta su proposta dell’assessore Lodovico Sonego.
Il Per punta – nel medio lungo termine – a garantire tutta l’energia necessaria alle famiglie e alle imprese e questo incrementando le fonti tradizionali (vedi elettrodotti), ma soprattutto quelle rinnovabili, così come già indicato nel decreto legge approvato sempre dalla giunta di recente. Il piano si prefigge inoltre di aumentare l’efficienza del sistema energetico del Friuli Venezia Giulia riducendo l'assorbimento per unità di servizio mediante l’incremento diffuso della innovazione tecnologica e gestionale e di ridurre l’impatto ambientale delle attività di produzione, trasporto, distribuzione e consumo di energia, nonché la sostenibilità ambientale e l’armonizzazione delle infrastrutture energetiche con il territorio.
Attenzione particolare è stata poi data alla promozione delle fonti alternative, con particolare riferimento alle centrali di biomasse che, insieme ad eolico e fotovoltaico, possono esprimere secondo la Regione le potenzialità ambientali del Friuli Venezia Giulia. Buone notizie dalla giunta arrivano anche per gli enti locali. Su proposta degli assessori alle autonomie locali, Franco Jacop, e alle Finanze, Michela Del Piero, la giunta ha rivisto i criteri per la definizione delle sanzioni da applicare agli Enti locali nel caso non venga rispettato il patto di stabilità interno stabilito dal decreto del presidente della Regione numero 91 del 28 marzo del 2006. La Regione, ha infatti ritenuto discriminante mantenere un sistema che nel caso di mancato conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità interno, prevede il blocco delle assunzioni di personale che comportino incrementi di spesa rispetto all’anno precedente ed frena il ricorso all’indebitamento per gli investimenti. In ambito di salute pubblica è stato deciso di estendere la profilassi contro gli effetti dei morsi delle zecche. Tutti i cittadini della Regione potranno vaccinarsi acquistando il farmaco ad un prezzo vantaggioso, pari al 25 per cento del prezzo della confezione. In ambito di agricoltura e ambiente, infine, è stata istituita la zona di protezione speciale dei Magredi di Pordenone: pari a circa 10 mila ettari di terreno contro i 22mila ipotizzati inizialmente dalla Regione.

 

 

Siccità: sì del governo allo stato d’emergenza  - Il ministro Bersani: «Pronti al piano anti blackout per recuperare 6600 megawatt di energia»

 

Nonostante le piogge di ieri gli esperti ritengono che non sarà possibile compensare il deficit idrico causato dalla siccità dei mesi invernali

ROMA Via libera da parte del governo allo stato d'emergenza per far fronte alla siccità: una misura ampiamente annunciata e richiesta dalle Regioni, che consentirà di predisporre tutti gli strumenti giuridici e operativi per approntare i piani d'intervento in caso di necessità. Ironia della sorte, la decisione del Consiglio dei ministri arriva proprio nel giorno in cui, dopo mesi di assenza, i temporali investono mezza Italia. Piogge che consentiranno sia al Po, il grande malato, sia agli altri fiumi e ai laghi del centro-Nord di avere un po’ d'ossigeno; ma che non potranno in ogni caso colmare il deficit idrico accumulato da settembre ad oggi. Ed è proprio sulla base di questa constatazione - confortata da mesi di analisi da parte dei tecnici - che il governo ha deciso di dichiarare lo stato di crisi. Una misura, dice il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio uscendo da palazzo Chigi, «cautelare» che darà alla presidenza del Consiglio «gli strumenti per affrontare le eventuali necessità». Si tratta di «un atto di prevenzione», conferma il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta, sottolineando che il governo «metterà a punto tutti gli strumenti giuridici che daranno la possibilità di attivare ogni soluzione».
«C'è grande attenzione, ma non creiamo allarmismi - spiega il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro - quella dello stato di emergenza è una misura importante, che volevamo perchè ci consentirà di preparare» tutto quello che c'è da fare «per tempo, evitando poi di trovarsi in difficoltà».
Le misure sono state accolte positivamente dagli agricoltori - «faremo la nostra parte», dicono Cia e Coldiretti - e verranno definite in un'apposita ordinanza nei prossimi giorni dopo le valutazioni del dipartimento della Protezione civile sul reale apporto dato dalle piogge di questi giorni a fiumi e laghi. Serviranno soprattutto per l'agricoltura e l'energia: perchè sono questi i settori che potrebbero andare in sofferenza e perchè la priorità resta in ogni caso quella di garantire l'acqua potabile a tutti i cittadini. In sostanza, verranno costituite le cabine di regia a livello locale, che saranno coordinate da una cabina di regia nazionale. L'obiettivo è chiaro: individuare soluzioni condivise a tutti i soggetti interessati alla risorsa idrica. Perchè le polemiche potrebbero esplodere da un momento all'altro. E anzi, già affiorano: «Dal Po - accusa l'assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna Tiberio Rabboni - si prelevano ogni anno quasi 22 miliardi di metri cubi d'acqua, di cui solo 1,4 da parte nostra e il resto da Lombardia e Piemonte». Mi pare, aggiunge, «che non ci sia nulla che giustifichi questo squilibrio».
L'ordinanza consentirà anche di attribuire poteri speciali a presidenti delle regioni e prefetti «per gestire - dice De Castro - eventuali razionamenti». Che saranno comunque, aveva detto il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso al termine della riunione tecnica di lunedi scorso, «locali e isolati». Dal canto suo il ministro Bersani (Sviluppo economico), ha detto: «Niente allarmismi, stiamo attuando un piano». Nel Consiglio dei ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza siccità, il ministro, di fronte ai rischi di blackout, assicura: «Stiamo mettendo in atto un piano che ci consente di stare in sicurezza». Bersani, durante il Consiglio dei ministri, ha distribuito, infatti, una nota informativa sulle «azioni che il ministero sta mettendo in atto in campo elettrico per recuperare i 6600 megawatt che occorre trovare, ipotizzando la situazione più acuta». Per «situazione più acuta» si intende un'estate con temperature record, come quella del 2003, con i consumi elettrici relativi ma soprattutto con la quantità d'acqua attuale. Questo quadro richiederebbe appunto di recuperare 6600 megawatt che servono non solo per soddisfare il fabbisogno giornaliero ma anche, si apprende in ambienti ministeriali, per mantenere un «adeguato margine di riserva».

 

 

Siccità - Bertolaso in Friuli: Protezione civile pronta a affrontare i casi di crisi

 

UDINE «Scongiurati nei prossimi mesi estivi i blackout di energia elettrica improvvisi e imprevisti, ma sono molto possibili i distacchi programmati». Parola del capo della Protezione civile nazionale Guido Bertolaso, intervenuto ieri a Udine a un seminario sul tema «Attività umane e sviluppo sostenibile», proposto agli studenti dalla facoltà di Economia dell’università friulana. «I distacchi – ha garantito Bertolaso – saranno attuati sulla base al piano del ministero dello Sviluppo economico, e sempre con un processo di informazione preventiva». Ieri, proprio mentre il Consiglio dei ministri adottava la dichiarazione sullo stato di emergenza siccità nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale, una pioggia benefica cadeva su ampie zone del Paese. «Mitigati gli effetti di una siccità perdurante che i previsori dicono verrà interrotta più volte nel corso di questo mese, ha commentato Bertolaso, aggiungendo che se maggio sarà bagnato, si riequilibrerà in qualche modo la situazione di giugno, che potrebbe essere la più difficile da gestire, anche se faremo in modo da garantire a tutti l’acqua potabile». «Assolutamente tempestiva» la dichiarazione d’emergenza del Cdm, secondo Bertolaso, che è soddisfatto del lavoro di squadra svolto con Regioni, Autorità di bacino, società Terna e ministeri competenti. «Ora disponiamo di tutti gli elementi necessari – ha commentato – per poter gestire quelle che possono essere le situazioni di difficoltà da affrontare nelle prossime settimane». Il provvedimento, ha sottolineato Bertolaso, «consente alla Protezione civile e ai ministeri interessati d’istituire una cabina di regia insieme a tutte le regioni coinvolte per valutare gli interventi da adottare».
Alla vigilia dell’anniversario del terremoto in Friuli, 6 maggio ‘76, agli studenti universitari incontrati nell’ambito di un seminario su «Etica ed economia» attivato dall’ateneo con l’Unione cristiana imprenditori e dirigenti, Bertolaso ha ricordato le tappe dell’evoluzione della Protezione civile italiana, che oggi conta 1 milione 200mila volontari in Italia e 10mila in regione.
Alberto Rochira

 

 

AcegasAps, varato il nuovo cda Dividendi: a Trieste 5 milioni  - L’assemblea approva il bilancio 2006. Paniccia presidente, Pillon ad. Caccia a un socio per il gas

 

TRIESTE AcegasAps rinnova il cda, conferma Massimo Paniccia alla presidenza, approva il bilancio 2006 e si proietta verso nuovi obiettivi. L’assemblea di ieri, che ha chiuso il primo triennio della multiservizi triestino-padovana, ha posto le basi per la gestione degli anni a venire.
Anche se le deleghe ai nuovi consiglieri saranno assegnate il 14 maggio, nella seduta del cda che esaminerà la relazione trimestrale, l’assise ha approvato a larghissima maggioranza i nomi proposti dai Comuni di Trieste e Padova e dai soci privati, accogliendo così la nomina di Cesare Pillon a nuovo amministratore delegato.
Del consiglio di amministrazione, che vede l’ingresso di nove nuovi componenti, oltre a Paniccia e Pillon fanno parte Giuseppe Contino (che però a breve dovrebbe essere sostituito da Massimo Malaguti), Adriano Del Prete, Massimiliano Fedriga, Franco Ferrarese, Aldo Fontana, Giuseppe Gomiero, Domenico Minasola, Manlio Romanelli, Giovanni Battista Ravidà, Fulvio Beltrame e Aldo Minucci. Gli ultimi tre sono espressione degli azionisti di minoranza (rispettivamente Fondazione CRTrieste, Fin.Opi e Assicurazioni Generali), mentre i primi dieci sono stati indicati dai due Comuni attraverso AcegasAps Holding.
L’assemblea ha anche rinnovato il collegio sindacale, eleggendo Luca Savino alla presidenza, affiancato da Francesco Giordano e Michele Nasti. Sindaci supplenti sono Franco Degrassi e Ruggero Pirolo.
Il risultato contabile del gruppo per il 2006, che i soci hanno approvato all’unanimità, presenta un utile di 17,7 milioni, in flessione del 2,9% rispetto al 2005, un margine operativo lordo di 88,3 milioni (-8,3%), e un risultato operativo netto di 44,3 milioni (-15,9%). Il fatturato è stato di 619,1 milioni, in crescita del 3,8% rispetto al 2005.
L’assemblea ha anche accolto la proposta del cda per la distribuzione di un dividendo di 0,30 euro. L’esborso complessivo sarà di 16,4 milioni, di cui quasi il 63% (pari a 10,3 milioni di euro) se lo divideranno in parti sostanzialmente uguali i Comuni di Trieste e Padova.
Introducendo la relazione al bilancio, che per il secondo anno è un bilancio integrato, Massimo Paniccia ha ricordato il ruolo trainante di AcegasAps nel Nord-Est, e sul tema sempre più attuale delle aggregazioni ha precisato che «la variabile dimensionale è al centro delle strategie di crescita, con un rinnovato impegno a favorire tutti gli accordi anche in una realtà frammentata come il Triveneto». Il presidente ha inoltre messo in luce la creazione della società NestEnergia per le energie alternative, la nascita di Naonis in relazione al termovalorizzatore di Pordenone, e lo sviluppo estero di AcegasAps con le iniziative per la metanizzazione di due aree in Bulgaria e in Serbia.
Piatto forte dell’assemblea è stata l’illustrazione del bilancio, che l’ad Francesco Giacomin ha svolto con dovizia di particolari, annunciando anche iniziative a breve. Fra queste, quella di maggior rilievo è la ricerca di un partner per l’attività di vendita nel settore gas.
La reddività del comparto, che si aggira attorno all’1%, ha indotto il cda a incaricare l’advisor Umb a verificare la possibilità di una partnership. «In questi giorni – ha spiegato Giacomin – l’advisor ha raggiunto le principali aziende italiane potenzialmente interessate. Con questa decisione si vuole significare che AcegasAps reagisce a una situazione di costrizioni a marginalità vicine allo zero nella vendita di gas, che però rappresenta 220 milioni di euro di ricavi, un terzo dei ricavi del gruppo».
Entrando nei dettagli del bilancio, Giacomin ha spiegato che la crescita dei ricavi è conseguenza dell’aumento dei prezzi di vendita, ma anche dell’ampliamento dell’operatività di Aps Sinergia. Nell’ultimo trimestre del 2006 i ricavi hanno però registrato un andamento negativo legato all’anomala situazione climatica. I ricavi netti presentano una sostanziale tenuta dei valori, con un leggero aumento per il gas e un incremento nel settore dei servizi.
Quanto al margine operativo lordo, la flessione dell’8,3% è la risultante delle revisioni delle tariffe del gas da parte dell’Autorità per l’energia (-1,1 milioni di euro), cui si aggiunge una perdita di 4 milioni per l’effetto combinato delle decisioni dell’Authority e delle vicende legate al contenzioso con le società di distribuzione e vendita. Ci sono poi da tenere in conto lo sfavorevole andamento della divisione ambiente a Trieste (-3,4 milioni) e i maggiori costi della struttura, mentre un valore positivo di 2,5 milioni arriva dalla divisione servizi in capo ad Aps Sinergia.
In tema di ambiente l’amministratore delegato ha tra l’altro aggiornato l’assemblea sulla vicenda del termovalorizzatore di Trieste, di cui due linee sono sotto sequestro. «La situazione fa ben sperare – ha affermato – per un ritorno alla piena attività entro questo mese. Al momento una linea è in funzione solo per il collaudo, la linea 1 opera a pieno ma non è in piena salute causa il sovralavoro, mentre per la linea 3 attendiamo le decisioni. Dall’inizio dell’anno – ha rilevato – tutto ciò ha causato una perdita di introiti per 3,6 milioni, pari a 80-85 mila euro al giorno».

Giuseppe Palladini

 

 
L’amministratore delegato uscente ribadisce anche l’interesse di AcegasAps per gli impianti di rigassificazione
 
Giacomin: «Il mercato chiede aggregazioni, segnali positivi nel Fvg e in tutto il Nord»
TRIESTE Approvato il bilancio, l’amministratore delegato Francesco Giacomin ha fatto un secondo consuntivo, più informale ma non meno ricco di contenuti, delineando problemi affrontati, iniziative avviate e scenari che AcegasAps si troverà a fronteggiare. Quasi un vademecum per il suo successore, Cesare Pillon, presente in sala.
«L’azienda sta bene – ha rilevato – ed è dentro un contesto che chiede aggregazioni, quasi un conto alla rovescia. Le elezioni di Verona e di Gorizia porteranno gli amministratori ad essere pienamente disponibili; una volontà positiva che avevano già dimostrato. Sono convinto – ha aggiunto – che le cose che ho sentito in questi giorni a Udine, a Venezia, a Vicenza siano tutte foriere di fatti positivi, così come non mancano interessi nei nostri confronti fuori regione, sia nell’asse del Nord sia in quello del Nord Adriatico».
Giacomin ha poi ribadito l’interesse di AcegasAps per uno dei rigassificatori progettati nel golfo di Trieste, non specificando quale: «Faccio voti affinchè diventi realtà. Sarà importantissimo sia per le prospettive di bilancio sia per le finalità aggregative».
Guardando ai primi tre anni dell’azienda, nata dalla fusione delle due ex municipalizzate, l’ad di AcegasAps ha parlato di «tentativo riuscito, ma non del tutto perfezionato, di portare le due aziende a essere una sola. Sono andato a rileggere le linee guida che tre anni fa spiegavano al mercato i benefici dell’integrazione. Lo scenario normativo - ha sottolineato – è totalmente cambiato, e ci ha in parte spiazzato: l’introduzione dell’in-house ha sottratto il settore idrico dal mercato aggregativo, il decreto «milleproroghe» ha stabilito certi termini per le gare del gas, e sopratttuto siamo rimasti impigliati nella singolare vicenda delle decisioni dell’Autorità del gas rispetto a un mercato con un importatore in situazione di monopolio».
Riferendosi all’attualità, Giacomin non ha mancato di soffermarsi sul sequestro di due delle tre linee del termovalorizzatore di Trieste: «Ci sono dentro questa vicenda anomalie che mi hanno sconcertato, come cittadino e come amministratore. Ho avuto modo di seguire, perchè richiesto da importanti cariche dello Stato, la vicenda dei rifiuti di Napoli: non so se viviamo in due Italie, divise sia per il modo di amministrare la cosa pubblica sia per il modo di amministrare la giustizia».
Guardando a questi tre anni di mandato, Giacomin si è quindi soffermato sui risultati interni all’azienda: «Abbiamo lavorato molto sull’integrazione. E’ stato fatto un buon lavoro sull’aspetto organizzativo: la squadra c’è, ci sono buoni potenziali».
Annotando poi come per le opere più importanti non basta il mandato di un consiglio di amministrazione, l’ad ha ricordato l’avvio di «un’avventura nei Balcani (Bulgaria e Serbia, ndr) nella distribuzione del gas, che potrebbe rafforzarsi e allargarsi all’ambiente. C’è un domanda enorme di ambiente, e noi abbiamo il know how che potremmo portare in quell’area».
Importanti infine le competenze di AcegasAps anche nel settore ambiente. «Dobbiamo crescere nello stoccaggio, nel trattamento e nello smaltimento – ha concluso l’ad –. Rimaniamo azienda leader negli impianti di smaltimento. Abbiamo già sviluppato rapporti con Pordenone e con Belluno; li possiamo sviluppare a Treviso, Udine e Vicenza».
gi. pa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI' , 4 maggio 2007

 

 

Rigassificatori, oggi a Trieste comitati in assemblea

 

La Regione verso un sì con riserva, poi la delibera. I sindaci protestano: «Ambiente, la giunta Fvg ci ignora». Cementificio, così il no è diventato un ok

Saranno chiesti accertamenti sugli effetti del circuito di raffreddamento sull’ambiente marino e della movimentazione delle navi gasiere

Rigassificatori: oggi Moretton proporrà alla giunta Fvg un parere favorevole ma con nuove verifiche - Endesa e Gas Natural, la Regione dice sì con riserva

Sui progetti di Endesa e Gas Natural la Regione non darà un parere favorevole «tout court», ma esprimerà un sì condizionato e vincolato a tutta una serie di adempimenti successivi. Una sorta di promozione con riserva, insomma, dettata dall’esigenza di approfondire ancora alcuni essenziali aspetti, non chiariti in maniera sufficiente dalle integrazioni presentate nei mesi scorsi dalle due società spagnole.
È la linea che l’assessore regionale all’Ambiente, Gianfranco Moretton, esporrà questa mattina ai colleghi di giunta e che, in caso di via libera da parte dell’esecutivo, verrà successivamente tradotta in una delibera formale. L’impostazione è stata però anticipata ieri pomeriggio nel direttivo della Margherita, dedicato alle due spinose questioni ambientali che interessano in questo momento il territorio del Friuli Venezia Giulia: i rigassificatori nel golfo di Trieste, appunto, e il cementificio di Torviscosa.
Ai colleghi di partito Moretton ha evidenziato le lacune contenute nelle documentazioni di Endesa, intenzionata a realizzare un impianto off-shore, e Gas Natural, interessata a realizzare il proprio rigassificatore nell’area ex Esso. Lacune che la giunta ritiene di non poter ignorare. Di qui la decisione di vincolare il parere favorevole ad una serie di prescrizioni, assegnando poi ad Azienda sanitaria, Arpa, Ministero e Direzione regionale per l’Ambiente e i lavori pubblici il compito di verificare l’esaustività dei chiarimenti richiesti.
Dalle società spagnole la Regione si aspetta, per esempio, di saper con maggior precisione quali effetti produrrà sull’ambiente marino del golfo il circuito di raffreddamento delle acque e l’immissione di cloro, o di altre sostanze, necessarie per la pulizia delle tubature. E poi, nel caso specifico di Gas Natural, che conseguenze avrà la movimentazione delle navi gasiere e quanto inciderà il fenomeno del sollevamento dei fanghi prodotto dagli stessi lavori di costruzione dell’impianto a terra.
«L’obbiettivo, in pratica, è quello di ottenere «a valle» gli elementi necessari per la valutazione di impatto ambientale che non sono arrivati «a monte» - spiega il presidente regionale della Margherita Cristiano Degano -. I chiarimenti che non sono stati presentati finora, dovranno pervenire in futuro e condizioneranno le autorizzazioni successive».
Ma perchè si è scelto di dare ugualmente parere favorevole, seppur condizionato, in presenza di tanti punti critici nelle documentazioni relative ai due progetti? «Perchè si sono tenuti in considerazione i benefici di carattere economico e le positive ricadute sul territorio prodotte da questo tipo di attività - chiarisce ancora Degano -. La linea, sulla quale dovrà esprimersi oggi la giunta, è in sostanza quella che vincola gli aspetti positivi legati alla presenza dei rigassificatori al superamento delle criticità rimaste in piedi finora, prevedendo anche un controllo da parte di soggetti come Azienda sanitaria e Arpa. L’assessorato all’Ambiente è arrivato alle stesse conclusioni che, come Margherita, avevamo già espresso a livello provinciale. In passato infatti - conclude Degano - avevamo evidenziato l’assenza nelle «carte» di alcuni elementi tecnici essenziali per valutare l’impatto ambientale dei progetti. Ora, con le nuove prescrizioni fissate, quelle carenze potranno essere colmate e il giudizio finale sarà quindi più esaustivo».

Maddalena Rebecca

 

 

Oggi assemblea dei Comitati contro il Gnl  - Alle 17 gli esponenti del fronte del no si riuniranno nell’aula magna del liceo Oberdan

 

Arriveranno a Trieste da Muggia, Duino, Monfalcone e Grado ambientalisti e cittadini contrari agli impianti

«La sicurezza e la salute dei cittadini vengono sacrificate in nome del business e degli interessi di pochi. Ormai i politici danno retta solo agli industriali, e la gente non conta assolutamente più nulla». È lo sfogo degli esponenti dei Comitati contrari alla realizzazione dei rigassificatori nel golfo che oggi si riuniranno a Trieste per gridare tutta la loro rabbia contro la decisione della Regione di dare parere favorevole ad entrambi i progetti proposti, quello dell’impianto a terra nell’area ex Esso, targato Gas Natural, e quello off-shore portato avanti da Endesa.
L’assemblea, in programma alle 17 nell’aula magna del liceo Oberdan, richiamerà decine di ambientalisti, provenienti un po’ da tutti i comuni costieri coinvolti nella battaglia contro il Gnl: da Muggia a Duino, da Monfalcone fino a Grado. Obbiettivo, ribadire i rischi legati alla presenza di simili impianti in un territorio particolare come quello di Trieste e, soprattutto, denunciare le responsabilità della politica. «Non c’è nessun elemento tecnico o scientifico che giustifichi la scelta dell’esecutivo regionale di dare parere positivo ai due rigassificatori - afferma con decisione Giorgio Jercog, esponente del Comitato Monte d’Oro -. Le integrazioni fornite da Gas Natural ed Endesa, infatti, non hanno aggiunto novità significative alle documentazioni iniziali. Le lacune che esistevano prima non sono state colmate e le perplessità permangono tuttora. È evidente quindi che a spingere la giunta ad agire in questo modo può essere stata solo un’imposizione dall’alto. Qualcuno, insomma, ha già deciso che l’iter dei rigassificatori deve andare avanti, anche se Comuni e circoscrizioni hanno espresso pareri negativi. Dietro a questo disegno - continua Jercog - c’è solo il profitto, per ottenere il quale si è disposti a barattare la salute della gente. Le uniche ragioni che vengono ascoltate, ormai, sono quelle degli speculatori, che spingono sui rigassificatori nella speranza di poter poi costruire centrali elettriche grazie alle quali produrre e vendere energia all’estero. I cittadini però cominciano ad essere esaperati e le tensioni iniziano a crescere. Non vorrei quindi che la situazione precipitasse, magari in occasione della manifestazione organizzata a margine della vicina riunione del G8».
Chiama in causa anche le responsabilità degli enti locali Georgina Ortiz, esponente del Comitato No Terminal di Monfalcone. «Non ci si può lamentare, come fa invece qualche amministratore locale, del fatto che Endesa e Gas Natural non abbiano adeguatamenete informato i cittadini sui rischi legati ai loro progetti. È ovvio che le aziende non renderanno mai noti i punti deboli delle loro iniziative. Toccava alle istituzioni attivarsi per spiegare tutti gli effetti negativi dell’attività dei rigassificatori. Invece - conclude Ortiz - gli enti locali retti dal centrosinistra, come la Provincia di Trieste, hanno preferito non sollevare la questione, obbedendo così alle istruzioni impartite da Riccardo Illy».
«Il problema rigassificatori va affrontato anche in prospettiva - aggiunge il docente emerito Giacomo Costa, che oggi interverrà all’assemblea dei Comitati -. Dobbiamo pensare al futuro di Trieste e l’unico modo corretto per farlo è dare avvio solo ai progetti che il territorio effettivamente può sopportare e che la gente è in grado di capire. E i rigassificatori non rientrano in questa categoria».
m.r.

 

 
Partiti divisi sull’ipotesi dei Verdi di lanciare un referendum popolare - Ds contrari, An possibilista
 
L’ipotesi del referedum sui rigassificatori divide il mondo politico. D’accordo con l’idea lanciata dai Verdi il consigliere regionale autonomista Roberto De Gioia. «Di fronte a questioni delicate come queste è doveroso coinvolgere i cittadini. Personalmente sono contrario ai due progetti, ma riconosco l’importanza di dare in ogni caso voce alla popolazione».
Di avviso opposto il segretario regionale dei Ds, Fabio Omero: «La città di Venezia in questo campo ha fatto scuola. Lì il referendum indetto dal sindaco Cacciari sul polo chimico di Marghera si è rivelato alla fine inutile, perchè è stato stabilito che industria ed energia sono materie di competenza nazionale. Si metta quindi il cuore in pace chi, come alcuni esponenti della sinistra radicale, vorrebbe farsi la campagna elettorale giocando su slogan catastrofistici e sulle paure della gente».
Sposta il discoscorso sulla necessità di far conoscere ai cittadini anhce le ricadute positive dei progetti, infine, l’esponente di An Sergio Dressi. «Va spiegato alle persone che un rigassificatore moderno e tecnologico non comporta rischi nè per l’ambiente nè per la salute umana e, al contrario, produce benefici sia alla collettività, grazie alle royalty che possono essere reivestite per opere di pubblica utilità, sia ai singoli che benefician