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IL PICCOLO - LUNEDI', 29 maggio 2017

 

 

Canovella torna pulita con i rifugiati - Spiaggia liberata da un “mare” di rifiuti grazie alla campagna di Legambiente
DUINO AURISINA-  In seguito al monitoraggio “Beach litter” di Legambiente a fine aprile su 62 spiagge italiane, è stata trovata una media di 670 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. L’84% degli oggetti trovati è di plastica e il 64% dei rifiuti spiaggiati proviene da oggetti usa e getta. Su www.legambiente.it/marinelitter si può vedere la mappa interattiva dei rifiuti e le foto: rifiuti di ogni forma, genere, dimensione e colore, compresi blister di medicinali, aghi da insulina, assorbenti e preservativi, frutto della cattiva gestione a monte e dell’abbandono consapevole, continuano infatti ad invadere le spiagge italiane e quelle del resto del Mediterraneo, e Canovella de’ Zoppoli non fa eccezione, tanto che la spiaggia triestina è stata fra le protagoniste della tradizionale campagna di sensibilizzazione di Legambiente denominata “Spiagge e fondali puliti” per smuovere le coscienze e incoraggiare una corretta gestione dei rifiuti e una partecipazione attiva tesa al rispetto della natura e del mare. Sabato, con il contributo di Sammontana, i volontari di Legambiente Trieste, con l’aiuto di Trieste Altruista e dei richiedenti asilo assistiti dall’Ics, hanno così raccolto numerosi sacchi di rifiuti spiaggiati o abbandonati proprio lungo la spiaggia di Canovella, scelta grazie a 670 like sui social. Il risultato finale è di ben 665 rifiuti, per il 93% di plastica: soprattutto pezzi di reti per la coltivazione dei mitili (43%), frammenti di plastica e polistirolo (21%), tappi e coperchi (6%), bottiglie e contenitori di plastica (4%).

(vedi l'articolo)

 

“L’Armata degli scarti viventi”: ragazzi, ecco il secondo indizio del concorso - il contest
“L’Armata degli scarti viventi” è il contest di ShorTs International Film Festival in collaborazione con “Il Piccolo” e AcegasApsAmga dedicato ai ragazzi che vogliono passare due giornate a divertirsi, imparando a riutilizzare quello che ogni giorno scartiamo e farne un film. Il contest è dedicato ai ragazzi dai dieci ai quattordici anni, ma verranno accolte anche proposte fantasiose, divertenti e realizzabili anche se i proponenti saranno più piccoli o più grandi. Il laboratorio di animazione sarà tenuto dal regista Francesco Filippi alla Mediateca (in via Roma 19, a Trieste) sabato 1 e domenica 2 luglio dalle 10 alle 18 e sarà a numero chiuso. Potranno essere accolti al massimo quindici ragazzi. Che cosa bisogna fare per iscriversi? Raccogli tutti gli indizi che trovi qui accanto fino a domenica 4 giugno: sono gli spunti per liberare la tua fantasia. Per candidare la tua creatura e te stesso per il laboratorio pratico con Francesco Filippi bisogna registrarsi alla pagina dedicata sul sito www.maremetraggio.com e compilare il form relativo. Alla fine del laboratorio tutti i personaggi creati verranno animati con la tecnica della stop motion dando vita a un cortometraggio di animazione inventato dai ragazzi, che verrà presentato al pubblico la sera di domenica 2 luglio in piazza Verdi assieme ai ragazzi e al regista Francesco Filippi.

 

 

Muggia dichiara fuorilegge le bici nel centro storico - Arriva l’obbligo di portare a mano i velocipedi all’interno delle cinta murarie
L’unica deroga sarà per i bambini sotto i dieci anni. Multe fino a 168 euro
MUGGIA - Divieto di circolazione in bicicletta e nuove limitazioni per gli autoveicoli. Sono le principali novità adottate dall’amministrazione comunale di Muggia che, a pochi giorni dall’inizio dell’estate, ha approvato un’ordinanza con molti provvedimenti in materia di viabilità che interesseranno il centro storico. Perentorio l’assessore al Turismo e alla Polizia locale Stefano Decolle: «Basta sfrecciare a 30 all’ora per le calli». La novità più eclatante riguarda i velocipedi. Istituendo di fatto un’area pedonale nel centro storico, individuata in vie, calli e piazze ricadenti all’interno dell’antica cinta muraria e specificatamente racchiusa nelle vie Roma, Naccari, Manzoni e Sauro e in salita alle Mura, il Comune ha deciso che le biciclette dovranno essere rigorosamente condotte a mano. L’unica deroga sarà per i bambini, per l’esattezza per i minori di 10 anni. «Non abbiamo mai registrato un incidente conclamato, ma da diverso tempo stiamo ricevendo tante lamentele da parte dei muggesani per i ciclisti che sfrecciano nel centro storico», racconta Decolle. Tra le giornate più critiche il sabato mattina, ma anche il giovedì, giorno di mercato. «Non nascondo che soprattutto in estate i turisti siano più disciplinati dei muggesani in bicicletta - aggiunge Decolle - quindi abbiamo deciso di produrre delle regole chiare e certe». I trasgressori saranno puniti secondo il Codice della strada con sanzioni che andranno da un minimo di 41 ad un massimo di 168 euro. Nell’area pedonale all’interno del centro storico si è deciso di utilizzare il pugno duro anche con gli autoveicoli. Nell’area vigerà il divieto di transito e sosta con rimozione forzata per tutte le categorie di veicoli a motore, ma con alcuni distinguo. I mezzi di privati residenti nel centro storico con garanzia di rimessaggio in garage o cortili, quelli privati per scarico merci (traslochi, lavori edili vincolati ai permessi rilasciati dagli uffici competenti) e i mezzi di trasporto merci per le attività commerciali operanti all’interno dell’area potranno accedere dalle 6 alle 9.30 e nei mesi da novembre ad aprile anche dalle 19 alle 20. Potranno essere utilizzati esclusivamente mezzi fino a 35 quintali di massa, con un tempo massimo consentito di 30 minuti (l’esposizione dell’ora di arrivo sarà obbligatoria) e transito a velocità non superiore ai 10 orari. Potranno inoltre accedere al centro storico i mezzi di accompagnamento di funerali, matrimoni e unioni civili, ciascuno per un totale massimo di tre auto. Consentito anche il transito di mezzi a servizio delle manifestazioni autorizzate, delle persone disabili o adibiti al trasporto delle stesse, per visite ed assistenza domiciliare, ma anche di taxi, mezzi di soccorso ed emergenza e infine di mezzi utilizzati da imprese aventi quale attività specifica la consegna a domicilio di bombole di gas o altri combustibili. Il percorso a traffico limitato riguarderà via Dante (accesso da via Battisti), piazza Santa Lucia, la parte discendente di via Verdi e passo Marcuzzi. Ma quando saranno attive le nuove disposizioni? «L’ordinanza entrerà in vigore contestualmente alla posa della segnaletica - spiega Decolle - quindi ci sarà tutto il tempo per abituarsi a queste nuove regole che abbiamo deciso di adottare in seguito ai consigli ricevuti in questi anni da parte dei cittadini muggesani». A conti fatti, dunque, entro l’inizio dell’estate sarà vietato pedalare in bicicletta in centro.

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 28 maggio 2017

 

 

Le due ruote - Bici rimosse La Fiab chiede un confronto col Municipio
«In questi giorni la polizia municipale sta tagliando i lucchetti delle catene e rimuovendo bici parcheggiate. Ma il nuovo regolamento è applicato correttamente?». Se lo chiede Federico Zadnich della Fiab-Ulisse. «I vigili stanno portando via anche le bici parcheggiate in aree pedonali, non abbandonate e che non intralciano», fa notare il rappresentante dell’associazione che domanda un confronto con il vicesindaco Pierpaolo Roberti e con il comandante della polizia locale Sergio Abbate. «Il tono usato nel comunicato di Fiab-Ulisse mi ha lasciato stupefatto ed amareggiato - replica il comandante dei vigili urbani -, insinua il sospetto che la polizia locale agisca arbitrariamente e non sulla base delle leggi. Sia perciò chiaro - conclude Abbate - che la polizia locale agisce sempre secondo la legge. Se poi qualcuno dovesse ritenere di aver subito un torto, potrà utilizzare tutti quegli strumenti di difesa che sempre la legge mette a disposizione di chiunque». Sul caso interviene anche il Movimento 5 Stelle Trieste: «Il centrodestra in Circoscrizione ha più volte bocciato la nostra mozione finalizzata alla realizzazione di nuove rastrelliere a San Giovanni, Chiadino e Rozzol vicino a scuole, uffici postali, palestre, luoghi di culto e di aggregazione», rilevano i consiglieri M5S della Sesta Alessandra Richetti, Emanuela Segulin e Stefano Fonda. «Critichiamo duramente l’ipocrisia del centrodestra - aggiungono - che a parole incentiva lo sviluppo della mobilità sostenibile ma nei fatti la ostacola in tutti i modi».

(g.s.)

 

Biciclette fuori legge? Allora serve par condicio con le auto - LA LETTERA DEL GIORNO di Sandra Zoglia

Leggo a pagina 26 de Il Piccolo di oggi (26 Maggio) che il Comune avrebbe dichiarato guerra alle biciclette “fuori legge”, anche alla luce delle numerose segnalazioni pervenute dalla cittadinanza. La domanda sorge spontanea: le segnalazioni di auto in perenne sosta vietata sono forse di meno? Eppure direi che le contravvenzioni sono numerose ed abbastanza evidenti, di certo non solo tra i pedoni. Faccio un breve riepilogo di quanto segnalato più e più volte alla Polizia locale, evidentemente senza grande successo. Premetto che le zone che segnalo sono solo le poche in cui mi trovo a transitare abitualmente, ma va da sé che il campione è abbastanza rappresentativo. Per esempio le auto sostano ormai costantemente ed in tutta tranquillità in via Ghega (di fronte alla nota gelateria), spesso parcheggiate direttamente a pettine e sul marciapiede. In questa maniera causano rallentamenti pesanti del traffico, che in quella zona come sappiamo è particolarmente intenso e che si trova così costretto sulle restanti due corsie. Sostano inoltre indisturbate all'inizio di via Udine, in via de Rittmeyer, lungo tutta via Roma (spesso e volentieri sugli slarghi riservati agli autobus), in via del Mercato Vecchio, in corso Italia, in via San Spiridione, in corso Saba (ormai ridotto da anni ad un’unica angusta corsia), in via Oriani e in piazza Garibaldi (anche in questo caso in comoda sosta davanti ai bar). E ancora: di fronte al Mercato Coperto, in via Coroneo e così via. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Eppure nonostante le ripetute segnalazioni non ho mai visto pattuglie applicare multe, nemmeno quando fisicamente in zona. Come mai? Viene da chiedersi per quale motivo i cittadini dovrebbero osservare le regole, dal momento che chi non le rispetta non viene punito e anzi, gode tutto sommato di maggiori diritti. Dalla gestione del traffico si passa facilmente a più ampie considerazioni sulla società. Il senso civico è da considerarsi un limite? Lo chiedo perché se per esempio il diritto individuale di gustare un gelato o di bere comodamente un aperitivo senza cercare un parcheggio regolare è garantito più del diritto della collettività di avere un traffico cittadino scorrevole e sostenibile, allora è necessario davvero rivedere il nostro “contratto sociale”. Sarò disposta a tollerare il pugno di ferro nei confronti delle biciclette solo quando lo stesso trattamento verrà riservato anche alle automobili ed a tutto il resto, perché solo allora avrò la certezza che si punisce la contravvenzione – qualunque essa sia - e non l’obiettivo di comodo, che tra l’altro in questo caso mi pare veramente il male minore.

 

Il nuovo viale Miramare non supera il test - Sotto accusa i restringimenti di carreggiata istituiti per consentire la svolta in Porto vecchio e la segnaletica poco chiara
il pericolo tamponamenti - Molti automobilisti all’altezza della bretella che porta al Magazzino 26, rallentano e frenano di colpo con il rischio di creare incidenti
Segnaletica poco chiara e fuorviante e modifiche alle corsie che creano rallentamenti e tratti pericolosi per i pedoni. La nuova viabilità della bretella in ingresso e uscita tra viale Miramare e il Porto vecchio non registra consensi tra i triestini. A lamentarsi automobilisti, scooteristi e pure i tanti ciclisti che attraversano la zona. I loro sfoghi hanno iniziato a riversarsi sempre più copiosi sul web nei giorni scorsi. Ma cos'è cambiato nell’arco delle ultime settimane? La corsia di sorpasso, che si apre dopo aver superato il cavalcavia del ponte ferroviario, è diventata una carreggiata per consentire la svolta a sinistra in prossimità dell'imbocco dell’antico scalo. E anche la corsia opposta, percorsa da chi è diretto in centro città, si restringe subito dopo lo slargo che consente di svoltare verso il Porto vecchio all'interno. Novità, come detto, poco apprezzate dagli habituè. Per rendersene conto basta fare un salto in zona. Nel tardo pomeriggio di sabato chi rientra in auto da Barcola verso il centro, in prossimità della segnaletica gialla provvisoria, rallenta e alle volte si ferma per controllare come mai la corsia si sia ristretta. Più di qualcuno poi finisce per sconfinare nella carreggiata che ospita ora il senso opposto di marcia, per poi ritornare frettolosamente a destra ed evitare di trovarsi di fatto contromano. Sul marciapiede che costeggia la vecchia ferrovia intanto camminano gruppetti di ragazzini, anche loro di rientro dal mare, che si trovano ad attraversare senza protezioni. «Sia andando sia tornando, il marciapiede si interrompe - spiega una ragazza indicando il tratto incriminato -. Non ci sono le strisce pedonali per proseguire e qui molte auto sfrecciano. In più, se per caso volessimo svoltare all'interno del porto, lo spazio pedonale non ci sarebbe comunque: si finisce nello sterrato, tra le erbacce». Qualcuno prova ad attraversare raggiungendo di corsa l'area spartitraffico in mezzo alle corsie, con il rischio di essere travolto. Alcuni ciclisti, che arrivano dal Porto vecchio invece, segnalano un’altra perplessità. «Volendo dirigersi verso Barcola - dicono - non è possibile alcuna svolta a sinistra su viale Miramare, ed è anche impossibile, vista la mancanza di attraversamenti pedonali, raggiungere la pista ciclabile di fronte». E le bici nel tratto sono davvero tante, tra triestini, gruppi di giovani e turisti di passaggio. Stessa considerazione espressa da alcuni centauri. Camminando poi tra blocchi spartitraffico caduti a terra e paletti abbandonati nel verde, a preoccupare è anche la mancata precedenza dei veicoli che arrivano da viale Miramare verso Porto vecchio. «Forse sarebbe meglio aggiungere un segnale di “stop” - spiega proprio uno dei pochi automobilisti al volante che rispetta la segnaletica orizzontale -, perché non ci si aspetta che possano arrivare altre auto da sinistra». Tra l’altro, a qualche metro di distanza, c’è gettato a terra proprio un grande cartello di “stop”, che fosse destinato a quello? L’ultimo dettaglio segnalato dai cittadini riguarda il cartello posizionato sempre in ingresso da viale Miramare verso le strutture del porto, con un chiaro “divieto di transito ed accesso veicolare e pedonale”. Sotto una scritta piccola cita varie eccezioni alla limitazione, compresa una per «i visitatori degli edifici museali». Peccato che siano in molti a scegliere la scorciatoia eludendo l'avvertimento, peraltro difficile da leggere per chi guida. C’è poi un altro aspetto. Stando alle intenzioni del Comune, la rivoluzione nell'asse di scorrimento sarebbe mirata proprio a favorire la fruibilità del Magazzino 26, della Sottostazione Elettrica e della Centrale Idrodinamica tanto ai cittadini quanto ai turisti, che sul web però segnalano lo stato di degrado in cui versa proprio il tratto che conduce ai tre gli edifici, tra cespugli che nascondono rifiuti, ancora pezzi di vecchia segnaletica dimenticati e pure una bicicletta rotta, forse rubata e abbandonata da qualcuno sul ciglio della strada.

Micol Brusaferro

 

 

Razeto: «Prematuro prendere posizione sulla Ferriera»
«Il gruppo Arvedi, con l’acquisizione dello stabilimento di Servola nel 2014, ha posto fine a un periodo di incertezze sul destino dello stesso, dei suoi lavoratori e di quelli dell’indotto. Parallelamente a quelli di voler proseguire e ampliare l’attività industriale e l’occupazione, il gruppo ha preso una serie di impegni concreti per il ripristino manutentivo degli impianti e l’adeguamento dei presidi ambientali, con l’obiettivo di una drastica riduzione delle emissioni. Tali impegni sono parti vincolanti di un Accordo di programma, sottoscritto con le istituzioni nazionali e del territorio, che prevede il rispetto di parametri stringenti imposti dalla nuova Aia e di un timing prestabilito». Lo afferma il presidente di Confindustria Venezia Giulia, Sergio Razeto, sulla questione Ferriera. «Dalle rilevazioni fatte dagli enti preposti al controllo, tra cui l’Arpa - prosegue Razeto -, emerge che gli interventi in attuazione stanno già portando dei miglioramenti visibili, pur essendo accaduti alcuni episodi di malfunzionamento con le emissioni che i cittadini hanno visto e lamentato. Dato che la sostenibilità ambientale e la salute sono due aspetti fondamentali da tutelare, l’associazione valuta positivamente che nei confronti dell’impianto e del percorso di messa in sicurezza e prevenzione, vi sia un costante monitoraggio da parte di tutte le istituzioni del territorio. Confindustria rileva nuovamente - conclude Razeto - che bisogna attendere il termine del percorso di ammodernamenti programmati per poter avere il nuovo quadro complessivo e dati oggettivi sulla riduzione degli inquinanti da giudicare. Se il processo, una volta completato, non dovesse portare a quanto previsto, il progetto andrà riconsiderato, come peraltro l’industriale ha già previsto di fare. Prendere posizioni ora è prematuro e potrebbe portare a decisioni in grado di pregiudicare il percorso di assunzioni che è iniziato e ha già portato all’incremento del numero di dipendenti».

 

 

L’Armata degli scarti viventi prende vita grazie ai ragazzi -

ShorTs Film Festival pensa ai più giovani: da oggi, ogni giorno, sul nostro giornale gli indizi per inventare un personaggio... dai rifiuti. Che poi diventerà un corto

Cosa succederebbe se i rifiuti che cestiniamo ogni giorno d’improvviso riprendessero vita? Parte da questa suggestione una nuova iniziativa dedicata ai ragazzi targata ShorTs International Film Festival, che nel titolo fa il verso ai film cult di George Romero e Sam Raimi. Si chiama “L’armata degli scarti viventi contest. Laboratorio di costruzione e animazione di fantastiche creature con i rifiuti” e Il Piccolo ha deciso di sostenerlo come partner per il suo valore educativo e didattico. A realizzarlo è il regista Francesco Filippi, che ShorTs ha il piacere di ospitare nuovamente a Trieste per questo originale progetto, realizzato grazie al sostegno di AcegasApsAmga. Con questa iniziativa, dunque, gli scarti “risorgeranno”, perché i ragazzi sono chiamati a scatenare la propria creatività e inventare un personaggio dai rifiuti. Nel corso del laboratorio poi i personaggi inventati verranno animati con la tecnica della stop motion, dando vita a un cortometraggio di animazione che verrà presentato al pubblico il 2 luglio, in piazza Verdi. “L’Armata degli scarti viventi”, spiegano da ShorTs, è un contest dedicato ai ragazzi dai 10 ai 14 anni, ma verranno accolte proposte fantasiose, divertenti e realizzabili anche se i proponenti saranno più piccoli o più grandi. Il laboratorio con Francesco Filippi si terrà alla Mediateca l’1 e il 2 luglio dalle 10 alle 18 e sarà a numero chiuso (max 15 ragazzi). Che cosa bisogna fare per iscriversi? Da oggi al 4 giugno verranno pubblicati quotidianamente su Il Piccolo gli indizi per la creazione del proprio personaggio: vanno raccolti e sulla base degli spunti forniti i ragazzi potranno liberare la propria fantasia. Per candidare la propria “creatura” bisognerà registrarsi su www.maremetraggio.com e compilare il form relativo.

Giulia Basso

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - SABATO, 27 maggio 2017

 

 

Spiagge e Fondali Puliti - Clean up the Med di Legambiente : oltre 300 azioni di pulizia dal 26 al 28 maggio in tutta Italia e nel Mediterraneo, e anche in Friuli Venezia Giulia.

Oltre trenta volontari hanno raccolto rifIuti di ogni genere sulla spiaggia di Canovella de' Zoppoli (Comune di Duino Aurisina).
In seguito al monitoraggio “Beach Litter” svolto da Legambiente a fine aprile su 62 spiagge italiane, è stata trovata una media di 670 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. L’84% degli oggetti trovati è di plastica e il 64% dei rifiuti spiaggiati proviene da oggetti usa e getta. A Canovella sono stati censiti ben 665 rifiuti, per il 93% di plastica: soprattutto pezzi di reti per la coltivazione dei mitili (43%), frammenti di plastica e polistirolo (21%), tappi e coperchi (6%), bottiglie e contenitori di plastica (4%).
Su www.legambiente.it/marinelitter la mappa interattiva dei rifiuti e le foto.
Rifiuti di ogni forma, genere, dimensione e colore, frutto della cattiva gestione a monte e dell’abbandono consapevole, continuano ad invadere le spiagge italiane e quelle del resto del Mediterraneo: come buste, reti per la coltivazioni di mitili, tappi e scatole di latta, mozziconi di sigaretta, bottiglie e flaconi, cotton fioc; per non parlare di quelli che si trovano in mezzo al mare come le microplastiche o quelli che si depositano sul fondale; tutti mettono in serio pericolo la biodiversità.
Quali sono le cause di questa situazione? Le principali sono: la cattiva gestione dei rifiuti urbani (49%), pesca e acquacoltura (14%) e mancata depurazione (7%). La scorretta gestione dei rifiuti a monte, le attività turistiche e ricreative, l'abbandono consapevole sono responsabili della metà dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane. A far la parte da leone tra gli oggetti trovati sulle spiagge monitorate ci sono gli imballaggi (un rifiuto su tre). Le attività produttive (pesca e acquacoltura) sono invece responsabili di una media di 95 oggetti ogni 100 metri di spiaggia, tra cui calze da coltivazione di mitili, cassette e cime.
L’inefficienza dei sistemi depurativi si ripercuote anche sulla presenza dei rifiuti sulle spiagge, responsabile della presenza del 7% del beach litter come bastoncini cotonati, blister di medicinali, contenitori delle lenti a contatto, piccoli aghi da insulina, assorbenti e altri oggetti di questo tipo. Per prevenire, sensibilizzare e informare le amministrazioni e cittadini, incoraggiando una corretta gestione dei rifiuti e una partecipazione attiva, Legambiente organizza la campagna Spiagge e fondali puliti, che coinvolge migliaia di volontari che ogni anno raccolgono dati scientifici sul beach litter e si attivano per ripulire le spiagge
Sabato 27 maggio, oltre 30 volontari di Legambiente Trieste, con l'aiuto di Trieste Altruista e dei richiedenti asilo organizzati dall'ICS, hanno raccolto numerosi sacchi di rifiuti spiaggiati o abbandonati lungo la spiaggia di Canovella de'Zoppoli, in comune di Duino Aurisina. La giornata di pulizia e volontariato si è svolta con il contributo di Sammontana. La spiaggia di Canovella è stata scelta grazie a 670 like degli utenti sui social network.
 

 

IL PICCOLO - SABATO, 27 maggio 2017

 

Scontro Regione-Comune dopo il vertice sulla Ferriera
Dura nota dell’ente guidato da Serracchiani: «Non corrispondono al vero le parole dell’assessore Polli sulla posizione della struttura commissariale»
Botta e risposta a distanza tra Regione e Comune all’indomani della riunione ministeriale sulla Ferriera. «Non sono da considerare rispondenti al vero le dichiarazioni rilasciate dall’assessore comunale all’Ambiente, Luisa Polli, secondo cui nel corso dell’incontro con il ministero dell’Ambiente la struttura del Commissario per la Ferriera di Servola (che fa capo alla presidente Serracchiani, ndr) si sarebbe espressa negativamente rispetto agli adempimenti ambientali posti in essere da Siderurgica triestina», sottolinea la Regione a chiarimento delle parole espresse dall’assessore in un video pubblicato sulla pagina Facebook del sindaco Roberto Dipiazza. Il post era stato diffuso poco dopo che lo stesso dicastero aveva deciso di frenare provvisoriamente l’ampliamento del laminatoio all’interno dello stabilimento a causa di un ritardo della società, rilevato dal governo, «nell’attuazione delle misure che interessano il trattamento delle acque di falda». Ma la questione ora si è spostata su quanto riferito dalla giunta comunale al termine dell’incontro. «Ricordando che tutte le dichiarazioni sono state registrate e verranno riportate nel verbale redatto dal ministero - annota la Regione - va evidenziato che l’unico intervento della struttura commissariale è stato volto a precisare che, relativamente alle acque di falda, quanto posto in essere dalla parte pubblica non fa venir meno in alcun modo la necessità che anche Siderurgica adempia a quanto di propria competenza, come stabilito nell’Accordo di programma». Il comunicato, infine, invita il Comune «a diffondere notizie corrette e aderenti ai fatti, soprattutto quando attribuisce dichiarazioni a strutture della Regione. La distorsione o l’invenzione radicale da parte del Comune di dichiarazioni rese in sedi ufficiali contrasta gravemente con lo spirito di collaborazione istituzionale più volte invocato dall’amministrazione regionale». Sulla vicenda delle acque di falda è intervenuta pure Siderurgica Triestina. «Al momento, con i soggetti istituzionali preposti, si stanno effettuando le misure dirette sul terreno - scrive la società -, operazione che richiede un tempo tecnico necessario ai rilevamenti, intaccando inevitabilmente il cronoprogramma. A oggi sono state smaltite ben 45 tonnellate di materiale dell’area bonificata risalente al primo dopoguerra. Altro impegno portato a termine - fa sapere l’impresa - è lo smaltimento del cumulo storico di rifiuti da 12mila tonnellate che dilavavano e percolavano nel mare e nel sottosuolo e giaceva da tempo immemore sull’area demaniale, impattante anche sotto l’aspetto paesaggistico. Per quanto attiene alla richiesta di “Variante al progetto di reindustrializzazione”, vale a dire l’ingrandimento del laminatoio, Siderurgica Triestina aveva già trasmesso in data 17 marzo il piano che prevede l’ampliamento di circa 800 mq del capannone destinato a ricevere i nuovi impianti di decapaggio; con tali impianti lo stabilimento di Trieste sarà in grado di lavorare anche rotoli di acciaio grezzi ampliando in questo modo la sua gamma di prodotti e incrementando i volumi produttivi dell’area a freddo. Da notare - conclude il comunicato - che in quest’area già lavorano circa cento nuove risorse e con questo ampliamento si prevede l’assunzione di ulteriori 25/30 persone».

Gianpaolo Sarti

 

Vito: «Dai giardini di veleni nasce uno strumento anti inquinamento»
Prenderanno il via a breve i primi interventi del Comune di Trieste, finanziati dalla Regione, per fronteggiare l’inquinamento diffuso accertato nei giardini del capoluogo. I lavori, che costituiscono uno stralcio del piano di gestione in corso di predisposizione dal Tavolo tecnico (di cui fanno parte Regione, Comune, Arpa Fvg e Asuits), riguardano gli spazi verdi delle scuole Don Chalvien di via Svevo e Biagio Marin di via Praga, a Servola. Il Tavolo tecnico ha poi esaminato il protocollo operativo per l’elaborazione di piani di gestione per l'inquinamento diffuso, che potranno diventare uno strumento operativo per affrontare analoghe situazioni. Il Friuli Venezia Giulia sarà, quindi, la prima Regione in Italia a disporre di un protocollo operativo in tal senso. «Dal problema dei giardini inquinati di Trieste - ha commentato l’assessore regionale all'Ambiente, Sara Vito - ricaviamo ora un modello più avanzato per la lotta all'inquinamento diffuso».

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 26 maggio 2017

 

 

Il Ministero dell'Ambiente stoppa il laminatoio della Ferriera

Negata l'autorizzazione alle opere di ampliamento "fino a quando non saranno inviate da parte dell'azienda le relazioni afferenti gli interventi da compiersi sulle acque di falda".

Scontro Comune-Regione sui potenziali rischi di ordine pubblico nel rione - Al tavolo per fare il punto sull’Accordo di programma presenti le istituzioni, la proprietà della fabbrica , l’Arpa e Invitalia

TRIESTE  Stop provvisorio all'ampliamento del laminatoio della Ferriera di Servola. Il Ministero dell'Ambiente ha infatti negato l'autorizzazione alle opere "fino a quando non saranno inviate da parte dell'azienda le relazioni afferenti gli interventi da compiersi sulle acque di falda".
E' quanto è emerso nella riunione che si è tenuta giovedì 25 maggio a Roma, un incontro convocato dal Ministero per valutare lo stato di attuazione delle misure di prevenzione ambientale adottate da Siderurgica Triestina nell'area della Ferriera di Servola e per vagliare la richiesta di variante al progetto già approvato con decreto interministeriale, con la quale l'azienda richiedeva, per l'appunto, di essere autorizzata ad effettuare nuovi interventi sul capannone del laminatoio.
Alla riunione hanno partecipato il Comune di Trieste, la Regione, l'Arpa e la Capitaneria di Porto, oltre alla struttura commissariale per l'attuazione dell'accordo quadro sulla Ferriera e la società Invitalia. "Nella riunione - riferisce la Giunta regionale in una nota - Siderurgica Triestina ha dato conto di quanto è stato effettuato, evidenziando come larghissima parte degli interventi previsti sia dall'Accordo di Programma che dall'AIA siano già stati realizzati, alcuni saranno realizzati a breve e comunque entro i termini previsti, mentre solo determinati interventi specifici scontano delle difficoltà contingenti che sono in corso di risoluzione. In quest'ultimo caso - riferisce sempre la Giunta regionale - il riferimento è in particolare al rinvenimento di un deposito interrato risalente al primo dopoguerra, per la rimozione del quale sono state predisposte una serie di attività preliminari costantemente validate dall'Arpa".
Il Ministero ha comunque rilevato un ritardo da parte di Siderurgica Triestina nell'attuazione delle misure che interessano il trattamento delle acque di falda, invitando l'azienda a fornire maggiori dettagli tecnici delle attività effettuate in occasione della presentazione dei report periodici. Relativamente all'autorizzazione all'effettuazione di varianti al capannone del laminatoio, nonostante l'azienda abbia fatto presente come gli interventi richiesti si svolgerebbero in aree non interessate da attività di ripristino ambientale, il Ministero ha sottolineato come queste opere non possano essere autorizzate fino a quando non saranno inviate le relazioni sugli interventi da compiersi sulle acque di falda.
Il sindaco Roberto Dipiazza, presente assieme all'assessore comunale all'Ambiente Luisa Polli ha riferito in un video postato sulla sua pagina Facebook di aver sottolineato che i mesi estivi "saranno drammatici" per i residenti del rione di Servola, ventilando anche il rischio che tali criticità portino "a problemi di ordine pubblico".
A questo proposito, la Regione - riferisce sempre la Giunta regionale - "al termine della riunione ha espresso rammarico per i termini con cui, in un ambito evidentemente improprio e con modalità improvvisate, è stata sollevata una questione delicata come quella dell'ordine pubblico. È convinzione della Regione che tutte le Istituzioni debbano lavorare assieme per prevenire ed evitare qualsiasi disagio della popolazione. A Trieste ogni legittima manifestazione, anche di dissenso, si svolge usualmente con grande civiltà, per cui evocare problemi di ordine pubblico non pare congruo, e forse neppure opportuno da parte del sindaco del capoluogo".

 

 

La soddisfazione social dell’assessore Polli «Così metteremo alle corde l’azienda»

Il nodo Ferriera, come noto, è seguito direttamente dal sindaco Roberto Dipiazza. Ma al tavolo istituzionale di ieri al ministero, a conferma della delicatezza dell’intera partita, era presente anche l’assessore all’Ambiente Luisa Polli. Pure lei è intervenuta con un video postato su Facebook, in coda alle dichiarazioni del primo cittadino. «Efficacia ed efficienza, questo è stato chiesto per l’adeguamento dell’impianto», ha affermato l’esponente della giunta. Per poi rimarcare i concetti espressi dal sindaco sulla piega che ieri ha assunto la questione. «L’evolversi della situazione è stata delineata come negativa dalla Capitaneria di Porto e dalla struttura del Commissario (che fa capo alla presidente della Regione Debora Serracchiani, ndr). E allora oggi noi Comune abbiamo chiesto che Arvedi presenti nel più breve tempo possibile una scheda dettagliata su tutte le 115 attività che deve svolgere per l’Aia e per l’Accordo di programma. Grazie a questa scheda - ha osservato ancora l’assessore all’Ambiente nel suo intervento pubblico sul web - noi vedremo e potremo dimostrare ciò che non è stato fatto. Ma nel contempo non dimentichiamo che l’impegno chiesto dal sindaco nell'incontro con i cittadini porterà all’emanazione di un’ordinanza per mettere alle strette Arvedi» affinché faccia «ciò che deve essere fatto».

(g.s.)

 

«A rischio l’ordine pubblico» - È polemica Comune-Regione

Dipiazza parla di «mesi drammatici» in vista dei presidi del Comitato 5 dicembre - La replica: «Trieste è civile. Evocare problemi di questo tipo non è opportuno»

Sulla vicenda Ferriera i toni del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza continuano a rimanere duri. Il primo cittadino, nel suo video online di ieri, stavolta ha ventilato «problemi di ordine pubblico». La Regione ha reagito immediatamente. Risultato: una polemica a distanza. Dipiazza ha evocato possibili problemi in riferimento al Comitato 5 dicembre, il gruppo di cittadini che si batte per la chiusura dell’area a caldo, regista delle grandi manifestazioni di piazza anti Ferriera prima delle elezioni dello scorso giugno. Quel gruppo, in una recente assemblea, ha infatti promesso di organizzare «presidi permanenti» per ottenere il proprio risultato e ha annunciato come prima cosa un picchetto permanente davanti al palazzo della Regione in piazza Unità. «Giugno, luglio e agosto saranno dei mesi drammatici, avremo problemi di ordine pubblico», ha scandito nel video su Facebook Dipiazza. «L’ho detto in maniera molto chiara», ha precisato poi riferendosi alla riunione con i rappresentanti ministeriali e quelli di Siderurgica Triestina a Roma. «Spero che questi si rendano conto - ha insistito il primo cittadino - che ora è inutile dire “abbiamo fatto protocolli col ministero”... eccetera... sono tutte cose che non servono a nulla. Cosa diciamo ai cittadini di Servola? In questo momento il ministero ha impegnato veramente in maniera molto forte Siderurgica Triestina, o Arvedi, come volete chiamarla, perché devono fare quello che non hanno fatto fino ad adesso». Il passaggio sull’ordine pubblico non è sfuggito alla Regione che ha deciso di rispondere nella nota diffusa nel pomeriggio. «Il Comune, rappresentato dal sindaco Roberto Dipiazza e dall’assessore all’Ambiente Luisa Polli, ha ricordato la criticità della situazione per i residenti del rione di Servola, in vista anche della stagione estiva alle porte», è la premessa del comunicato dell’amministrazione Serracchiani. «Il sindaco ha inoltre prospettato il rischio che tali criticità portino a generare problemi di ordine pubblico. La Regione ha ribadito come la questione relativa alla qualità della vita nel quartiere di Servola sia di preminente interesse per l’amministrazione regionale ed ha evidenziato come qualsiasi decisione non possa prescindere dall’acquisizione di dati obiettivi. In tale ottica - viene suggerito nel testo della Regione stessa - si colloca l’accordo stipulato recentemente con l’Istituto superiore di sanità per la valutazione degli impatti sulla popolazione derivanti dall’attività industriale, che verrà svolta prioritariamente sugli abitanti di Servola. Il ministero, nel concludere i lavori del tavolo, ha auspicato una rapida risoluzione da parte di Siderurgica Triestina delle criticità emerse al fine di poter proseguire nell’intervento di reindustrializzazione dell’area». Una lunga premessa che serve alla Regione per esprimere tutto il proprio «rammarico per i termini con cui, in un ambito evidentemente improprio e con modalità improvvisate, è stata sollevata una questione delicata come quella dell’ordine pubblico. È convinzione della Regione - conclude la nota della giunta regionale - che tutte le istituzioni debbano lavorare assieme per prevenire ed evitare qualsiasi disagio della popolazione. A Trieste ogni legittima manifestazione, anche di dissenso, si svolge usualmente con grande civiltà, per cui evocare problemi di ordine pubblico non pare congruo - è la chiosa - e forse neppure opportuno da parte del sindaco del capoluogo».

(g.s.)

 

«La città non può fare a meno dell’industria» - Convegno al Centro Veritas sul futuro economico della città. Gli altri pilastri: porto, ricerca e turismo

La crescita consistente del porto e del turismo non basta: il futuro economico di Trieste non può prescindere dall’industria. È il dato concorde uscito dal convegno organizzato ieri sera dal Centro Veritas e condotto dal suo direttore Luciano Larivera. Fin dall’inizio ha incanalato il dibattito su questa strada il segretario dell’Autorità di sistema portuale Mario Sommariva, che dopo aver identificato in industria, porto, ricerca e turismo i quattro pilastri della città, stavolta ha acceso un piccolo faro su quello che è uno dei pochissimi dati in negativo dello scalo: le rinfuse solide. «Calano - ha spiegato - perché sono in calo i trasporti alla banchina della Ferriera. Ma i grandi territori non possono vivere senza industria. La prima scommessa della città in questo settore è coniugare l’industria con forti investimenti migliorativi sul fronte ambientale. È questo che si sta facendo, eppure la Ferriera ha di fronte una politica di forte ostilità e non ci si rende conto che uno scenario diverso ci metterebbe di fronte a un’altra Aquila». «Nuove lavorazioni industriali - ha sottolineato Stefano Visintin, presidente dell’Associazione degli spedizionieri del porto - potranno avvenire in aree di Punto franco anche distanti dal mare, appunto in zona industriale. Il nostro regime di aree franche ci consente già le agevolazioni doganali, dobbiamo puntare ora su quelle fiscali: nessuna regione può averne diritto più del Friuli Venezia Giulia che confina con Slovenia e Austria, dove la tassazione estremamente più bassa che in Italia». Ma altre imprese possono trovare spazio anche in Porto vecchio, nella fattispecie quelle più innovative. Lo ha rilevato Diego Bravar, vicepresidente Confindustria Fvg. «Lo stesso traffico delle merci potrà essere incrementato - ha spiegato - grazie allo sviluppo delle tecnologie favorito da imprese innovative. Trieste è già ben attrezzata, ma manca l’ultimo miglio - ha ammonito - quello dove ricercatori e imprenditori si mettono assieme e procedono uniti». Si può chiudere il cerchio, secondo Bravar, costituendo un comitato che si impegni a far diventare Trieste capitale europea della scienza 2020. «C’è qualcosa che non va se a Trieste l’industria porta solo il 9% del Pil» ha chiuso gli interventi Paolo Deganutti, collaboratore di Limes dai cui articoli ha preso spunto l’incontro. E sottolineando come sia finita l’epoca in cui parlare di Porto franco a Trieste era ritenuto sconveniente, ha affermato che «la stessa Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) che la governatrice Serracchiani vedrebbe bene in Porto vecchio è una sorta di riedizione dell’offshore di cui si parlava negli anni Novanta». Ha infine sintetizzato la ricetta per il definitivo rilancio di Trieste: «portualità, collegamenti ferroviari, Punto franco per insediare industrie 4.0, no tax area, Autorità di sistema portuale nel ruolo di catalizzatore e regolatore del territorio, turismo congressuale e culturale».

Silvio Maranzana

 

 

Bici “fuori legge”, segnalazioni a raffica - Il vicesindaco Roberti: «Sulle soste vietate nuovi controlli con un apposito furgone». Ogni giorno manciate di lamentele

Il Comune dichiara guerra alle biciclette abbandonate o semplicemente non parcheggiate negli stalli regolari. Fioccano le rimozioni e soprattutto le segnalazioni dei cittadini, alle quali seguono gli interventi dei vigili. Lamentele così numerose che sono in programma a breve nuovi controlli in tutta la città. Secondo il nuovo regolamento della Polizia locale, approvato recentemente, gli agenti possono tagliare le catene e aprire i lucchetti di tutte le biciclette agganciate a un palo, a un semaforo, a una ringhiera o a qualsiasi appiglio che non sia una rastrelliera regolare per bici. «Finora sono state rimosse nove carcasse di biciclette - fa sapere il vicesindaco Pierpaolo Roberti - mentre tante altre, anche se non abbiamo il numero preciso, sono state prelevate perché in posizioni non regolari, ma sono funzionanti e quindi vengono tenute in deposito. Quelle considerate al pari di rifiuti saranno smaltite, quelle in buono stato sono ferme, in attesa che il proprietario venga a reclamare il proprio mezzo, che potrà riavere dopo aver pagato la sanzione, da 30 euro se procurava intralcio fino a 100 se era abbandonato». Tutti gli interventi derivano da segnalazioni, ripetute quasi quotidianamente, da parte dei cittadini arrabbiati. «Registriamo davvero tantissime lamentele e quindi poi bisogna provvedere. Le bici lasciate sui pali o dimenticate creano problemi di decoro urbano o danno fastidio a chi deve passare. In più spesso vengono razziate, distrutte. Nelle prossime due settimane effettueremo nuovi controlli, con un furgone, per rimuovere ulteriori mezzi». Rabbia dei cittadini verso i catorci, ma anche verso chi lascia la bici su marciapiedi o aree pedonali. Alcuni, dopo aver visto svanire il proprio mezzo, hanno pensato fosse stato rubato. Poi l’amara sorpresa. Alla persona non arriva alcuna notifica, il proprietario saprà della sanzione soltanto quando andrà a richiedere la propria bici alla Polizia locale. E il fastidio dei cittadini nei confronti del fenomeno si dimostra anche attraverso ammonimenti fai da te. «Ho visto in via Diaz un cartello sistemato su una bici - ricorda Roberti - che indicava come creasse disturbo a un ingresso vicino». «Ho ricevuto un avvertimento - racconta una persona - sulla mia bici in via Udine, scritto da qualcuno a penna, che intimava di spostarla velocemente, altrimenti sarebbero stati chiamati gli agenti. Sono d’accordo con l’idea di fare pulizia e ordine, ma a patto che venga consentito ai ciclisti di trovare un numero adeguato di stalli in città, che al momento non ci sono». I posti per bici sono in totale 195, a fronte di circa 3500 ciclisti, secondo un recente sondaggio della Fiab. Troppo pochi stalli quindi per accontentare chi vuole lasciare il proprio mezzo in sosta consentita. Anche su questo fronte risponde Roberti: «Ci sono poche rastrelliere ma spesso sono libere, come ad esempio in largo Granatieri. Sono d’accordo che dovremo aumentarle e lo faremo, ma è altrettanto vero che se so di non trovare posto per l’auto in corso Italia non ci vado, così dovrebbe accadere per i ciclisti. La sosta selvaggia non è giustificabile per nessun mezzo». E passeggiando in Cavana tra bici attaccate un po’ ovunque, i ciclisti difendono la categoria. «Prima di colpire questo settore - dice Marco Svevo - bisognerebbe punire la “malasosta” di auto ovunque. In più mancano stalli, spesso in zone nevralgiche, come la stazione dei treni o il centro città». «Cerco di lasciarla meno possibile fuori, perché ne rubano tante - racconta Davide Carlin - ma gli spazi per appoggiarle regolarmente non ci sono. Inutile il pugno di ferro se le strutture mancano». D’accordo con i provvedimenti Gianluca Divo, rivenditore di bici proprio in zona: «In Cavana le vedi sistemate ovunque, compresi i rottami. Creano difficoltà ai pedoni - commenta -. Certe volte sembra una giungla, un po’ di disciplina ci sta». E sull’argomento interviene anche Diego Manna, scrittore, editore, ma soprattutto tra i più grandi sostenitori a Trieste della mobilità a due ruote. «Penso che l’utilizzo della bicicletta a Trieste sia in crescita esponenziale. Non ci si accorge che tutto ciò va a vantaggio anche di chi è costretto a utilizzare l’auto, perché più persone scelgono la bici, meno auto ci sono in giro e quindi le strade sono meno trafficate e più scorrevoli. La campagna “anti degrado” contro le bici parcheggiate sui pali ha generato e giustificato un clima di fastidio verso le biciclette. Speriamo corrano ai ripari stemperando il clima».

Micol Brusaferro

 

BOTTA E RISPOSTA «Sanzionata con 600 euro» - Ma i vigili: «Sono solo 100»

Bicicletta sparita e 600 euro da versare per riaverla. Non si tratta di un riscatto, ma di un episodio accaduto a una ciclista triestina. Nel suo caso la multa salata è dovuta al fatto che la bici, rimossa in Cavana, è stata segnalata come “abbandonata”. Peccato che la ragazza si serva quotidianamente del mezzo che, pur non essendo nuovissimo, di certo non era inutilizzato. Dalla Polizia locale però smentiscono che l’importo sia così elevato. «La parcheggio da sei anni nello stesso punto, non ha mai dato fastidio a nessuno, finchè qualche giorno fa è sparita. Ho telefonato alla Polizia locale - racconta la proprietaria - che mi ha detto come la mia bicicletta fosse stata rimossa, su segnalazione di un cittadino, e che la cifra da sborsare, causa “stato di abbandono”, era appunto di 600 euro. È assurdo perché non è vecchia o malmessa. La bici in sé vale poco, forse 50 euro, c’è poi il valore del lucchetto che ovviamente è stato tranciato e distrutto. A questo punto sono curiosa di leggere il verbale». La ragazza andrà a ritirarlo lunedì, ma intanto alla Polizia locale i conti non tornano. «Crediamo ci sia stato un fraintendimento - dicono dagli uffici - di sicuro la multa è di soli 100 euro». La proprietaria della bici invece è certa di aver sentito bene proprio i 600 euro. «Ho chiesto più volte di ripetermi la cifra perché mi sembrava impossibile e mi è stato confermato sempre lo stesso importo. In più - sottolinea - non mi spiego il considerare la mia bici in stato di abbandono come specificato dagli stessi uffici della Polizia locale. È in condizioni buone, funzionante, si vede chiaramente. Capivo una sanzione perché era appoggiata a un paletto, ma non accetto la multa come mezzo abbandonato».

(mi.b.)

 

 

Pulizia dei fondali “vietata” a Muggia - La Capitaneria non dà il via libera all’intervento programmato dai sub per domenica nella spiaggia di porto San Rocco

L’associazione SCUBA TORTUGA: «Siamo sconcertati. Volevamo rendere più sicura un’area molto frequentata in estate»

MUGGIA «Avremmo voluto pulire gratuitamente i fondali della spiaggia di porto San Rocco ma la Capitaneria di Porto ci ha negato l’autorizzazione». È sconcertato e dispiaciuto Luciano Agapito, rappresentante della Scuba Tortuga, l’associazione sportiva subacquea muggesana che si era prodigata per organizzare, domenica, un maxi-evento di pulizia marina: «Avremmo avuto in acqua un centinaio di subacquei tutti mossi dal desiderio di contribuire al miglioramento dell’area, ma l'autorizzazione alle operazioni di pulizia dei fondali della spiaggia di porto San Rocco ci è stata negata». Il diniego è arrivato «a voce», adducendo «motivi di sicurezza». L’area in questione è interdetta alla balneazione dal lontano 2005 in seguito a una ordinanza, firmata dall’allora comandante Paolo Castellani, in cui si evidenziava che nello specchio acqueo antistante il tratto di litorale prospiciente la zona verde e il parcheggio pubblico di porto San Rocco risultavano essere presenti «alcuni residui in ferro sommersi affioranti dal fondale del mare» per la cui presenza si rendeva necessario interdire alla balneazione lo specchio acqueo antistante la predetta area. Da dodici anni, non essendo stata eseguita alcuna bonifica dei residui, l’area è ufficialmente off-limits, ma in realtà i bagnanti continuano a usufruire della zona, rischiando quindi di incappare in una sanzione che va dai 100 ai 1000 euro ai sensi dell’articolo 1164 del Codice della Navigazione. Recentemente la presenza di materiale ferroso è riemersa con forza, essendo da tempo visibile uno spuntone di ferro affiorante dal mare soprattutto nelle giornate di bassa marea. Motivo per il quale è stato chiesto l’intervento dei sub e in particolare dell’associazione Scuba Tortuga. Marco Pacini, amministratore dei condomini che compongono borgo San Rocco, è quasi basito dinanzi alla notizia del diniego da parte della Capitaneria di concedere una deroga alla vecchia ordinanza che stabilisce appunto il divieto di balneazione nello specchio di mare incriminato: «Mi pare di dover assistere a una classica vicenda all’italiana. Noi ci siamo attivati con il Comune per cercare di mettere in sicurezza questa parte di costa. In dodici anni nessuno ha fatto niente. Ora che abbiamo trovato delle persone competenti non si può intervenire? Mi pare una cosa ridicola. A questo punto attendiamo che sia la Capitaneria a operarsi per risolvere la questione per mettere una volta per tutte in sicurezza l’area». Una bonifica necessaria per mettere in sicurezza e al contempo per avviare l’iter di balneabilità dell’area. «Sui fondali della spiaggia di Porto San Rocco, oggetto del diniego, avevamo pensato di fare la nostra parte di cittadini, di difendere, preservare e tutelare il bene comune - racconta ancora Luciano Agapito -. Sappiamo che, nonostante il divieto, la spiaggia è molto frequentata e si fa il bagno abitualmente. La verifica dello stato dei fondali e la pulizia degli stessi ci è sembrato un doveroso tributo che la nostra associazione deve al territorio che la ospita. Evidentemente non siamo riusciti a far capire la nostra iniziativa - conclude Agapito -, motivo per cui chiederemo a breve un incontro con i vertici della Capitaneria di Porto per vedere se è possibile, con le adeguate garanzie sulla sicurezza del sito e di chi vi opera, riproporre la manifestazione».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 25 maggio 2017

 

 

La lettera di “difesa” di Agapito sulla Ferriera spedita dai grillini a Procura e Anticorruzione
I grillini hanno inviato alla Procura di Trieste e all’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone la lettera alla Direzione centrale ambiente ed energia della Regione con cui Luciano Agapito, direttore del Servizio tutela da inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico, «ha cercato di spiegare perché non si trovasse in una situazione di conflitto di interesse quando, il 27 gennaio 2016, firmò il Decreto 96/Amb di riesame con valenza di rinnovo dell’Aia della Ferriera, nonostante il fatto che, ad aprile 2015, il figlio dello stesso direttore autorizzante, Daniele Agapito, avesse già ricevuto da Siderurgica Triestina il primo di una serie di incarichi di progettazione e direzione lavori». Lo annuncia la consigliera regionale Eleonora Frattolin: «A nostro avviso, contrariamente a quanto sostenuto dalla giunta Serracchiani, la lettera dell’ingegner Agapito non fa che confermare una situazione di potenziale conflitto di interesse. Un fatto gravissimo che getta un’ombra sul procedimento di rinnovo dell’Aia».

 

 

Duino Aurisina - I grillini lanciano il progetto “Rifiuti zero”
DUINO AURISINA - Il candidato sindaco di Duino Aurisina del Movimento 5 Stelle, Lorenzo Celic, lancia il progetto “Rifiuti zero”. «Si tratta di un processo strategico in dieci punti di elevato senso civico - spiega Celic -. È un impegno che il Comune deve attuare ai fini della tutela ambientale, fornendo al cittadino gli strumenti necessari per la corretta gestione del processo di riciclaggio del rifiuto». Per il candidato sindaco, «vanno introdotti i compattatori di bottiglie in plastica, vetro e lattine nei principali centri di distribuzione alimentare. Inoltre si può prevedere che l’apertura dei bottini/compattatori sia attivata con una tessera personale del cittadino che permetterà poi al Comune di applicare ulteriori riduzioni sulla tassa rifiuti».

 

 

ARCHEOLOGIA A GRADO - “Pescata” l’ancora di una grande nave romana
Nelle reti del peschereccio Alex un ceppo in piombo del peso di 180 chili: «Era quattro miglia al largo a venti metri di profondità»
Sbarcata in banchina - Non è la prima volta che succede, ma il recupero è l’ennesima testimonianza della presenza di importanti reperti sul fondo del golfo
GRADO Una grande àncora di epoca romana – dovrebbe risalire al periodo fra il I e il III secondo dopo Cristo (è necessario verificare se ci sono iscrizioni o segni per una datazione più precisa) - appartenuta a una nave di lunghezza ipotizzabile fra i 25 e i 40 metri è stata trovata al largo di Grado ieri mattina. L’ha pescata l’equipaggio del motopeschereccio “Alex” del capobarca Rudy Bassetti. Oltre ai canestrelli e alle sogliole, racconta il capobarca, con l’ultima pescata della giornata, l’equipaggio dell’“Alex”, dotato dei ramponi per la pesca sul fondo, ha issato a bordo anche un’antica àncora in piombo di epoca romana. L’àncora, integra, pesa ben 180 chilogrammi ed è lunga oltre un metro e mezzo, quindi quasi sicuramente facente parte delle allora pur scarne dotazioni di bordo di uno scafo di grandi dimensioni. Lunghezza e portata che fanno ben capire come la nave fosse diretta proprio al porto di Grado. Ieri mattina l’equipaggio del motopeschereccio l’ha sbarcata e portata al mercato ittico di riva Dandolo accanto alla zona dove si effettua la pesatura e la vendita all’asta mattutina del pesce. Con un carrello-muletto è entrato in mercato il pescato; con un altro il prezioso reperto. Nonostante non si tratti del primo ritrovamento del genere, il recupero ha incuriosito notevolmente. Tutti gli altri pescatori che stavano portando il ricavato della loro fatica al mercato ittico si sono soffermati ad ammirare il reperto e a commentare. Ma anche, all’esterno, le numerose persone che giornalmente di buonora - ieri c’era anche qualche turista austriaco - si recano a osservare le operazioni di scarico del pescato, hanno assistito al trasporto di questa pesca davvero speciale. Tra cassette di seppie, cefali, sogliole, canestrelli e tanto altro ancora che transitavano lungo il molo, c’era, infatti, questa àncora. Un’altra àncora simile a questa (ma non integra) che pesava 155 chili l’aveva portata a terra nel 2004 lo stesso capobarca del motopeschereccio ”Alex”, Rudy Bassetti. Con lui ieri a bordo c’erano Paolo Zuppelli, Paolo Agosto, Davide Camuffo e Davide Pizzignacco. «La “pesca” dell’àncora di ieri mattina verso le 6.50 - dice Rudy Bassetti - è avvenuta a circa quattro miglia e mezzo al largo di Grado a una profondità di una ventina di metri». Altri pescatori, imbarcati sul peschereccio “Màmola”, che sulla loro barca ormeggiata nelle vicinanze del mercato ittico, stavano finendo di pulire le reti, hanno ricordato che molti anni fa c’era stata la concomitanza di tre pescherecci che nella stessa giornata avevano portato a terra, una ciascuno, delle ancore di epoca romana. Ciò per dire che i fondali dinnanzi a Grado sono ricchi di relitti e reperti di ogni genere. Uno di questi, la nave oneraria Iulia Felix risalente a un periodo fra fine I e inizi II secolo dopo Cristo secolo è stata recuperata totalmente, sia come scafo (è in mille pezzi depositati al costruendo museo di archeologia subacquea di Grado, contrassegnati e distinti che vanno riassemblati). Dalla Iulia Felix, ritrovata ancora nel lontano 1987, ben trenta anni fa, sono stati recuperati anche tutti i reperti. C’è poi la più grande “Grado 2” (è più antica della Iulia Felix; risale, infatti – la datazione è stata fatta basandosi sull’epoca delle anfore trovate a bordo – tra fine II e inizio I secolo ma avanti Cristo) il cui scafo pare destinato a rimanere stabilmente sotto il fondale. Di questo secondo ritrovamento è già stato recuperato una parte del carico. Tanto altro ne rimane, però, da recuperare ma tutto è fermo. Anche perché è necessario capire dove saranno depositati i reperti che diventano sempre più numerosi ma che nessuno, tranne i vari responsabili e operatori direttamente interessati, può vedere. C’è inoltre da ricordare che come certezza esiste pure la segnalazione della presenza di una terza nave romana individuata lo scorso anno ma sarebbe di epoca decisamente più recente, ma quasi certamente, l’àncora trovata ieri porterà a scoprire che c’è anche la “Grado 4”. @anboemo

Antonio Boemo

 

Occhi puntati sul Museo nazionale mai aperto - Rita Auriemma: «Non è detto che ci sia un relitto». Caburlotto: «Pronti a inaugurare entro il 2018»
GRADO Il reperto rimerso al largo di Grado è certamente un ceppo d’ancora in piombo di tipo fisso con perno nella scatola. Da una prima valutazione delle immagini disponibili Rita Auriemma, archeologa subacquea e direttore del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell’Erpac, ritiene che possa provenire da una nave romana di medio tonnellaggio di almeno 25 metri di lunghezza. «Le ancore romane - spiega l’esperta che ha seguito le dieci campagne di scavo e recupero dello scafo e carico della Julia Felix, imbarcazione del II secolo d.C. affondata al largo dell’Isola del Sole - erano composte da un fusto verticale in legno e da marre lignee diagonali che avevano il compito di agganciare il fondale. Il ceppo in piombo pesante serviva ad affondare e depositare l’ancora sul fondo». Il ritrovamento non implica necessariamente la presenza di un relitto. «Queste ancore venivano perdute per vari motivi - prosegue l’esperta -: se la nave doveva allontanarsi in fretta dal tratto di mare i marinai decidevano di tagliare la cima”. Lo stesso accadeva in caso l’ancora fosse incagliata sul fondo a profondità tale da rendere impossibile il recupero. Al momento non è stato ancora stabilito dove il reperto verrà conservato, decisione che spetta alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, titolare del manufatto. Certo una possibile collocazione potrebbe essere nel Museo nazionale dell'archeologia subacquea, da anni in attesa di essere aperto al pubblico. «Entro l’autunno - spiega Luca Caburlotto, direttore del Polo museale Fvg, potremmo aprire una prima parte dell’edificio, per organizzarvi appuntamenti di presentazione dei contenuti scientifici del Museo. Con l’Erpac e il comune di Grado abbiamo firmato un accordo e entro giugno dovremmo avere la certezza della disponibilità di un finanziamento di oltre 300mila euro da parte del Ministero per i Beni culturali». L’Erpac ha messo a disposizione due esperti per la catalogazione dei reperti della Julia Felix che saranno esposti nella mostra in programma da dicembre alla primavera 2018 a Trieste all’ex Pescheria dal titolo “Nel mare dell’intimità”. Alla chiusura dell’esposizione triestina i reperti ritorneranno sull’Isola d’oro.

Margherita Reguitti

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 24 maggio 2017

 

 

Giardini inquinati - Scattano le bonifiche - Si parte dalla scuola dell’infanzia di via Svevo e dalla Biagio Marin di Servola
Negli altri siti verranno utilizzate le “super piante”. Appalto da 350mila euro
Tra un mese partono i lavori per bonificare due dei sette giardini inquinati. Quello che sembrava un bubbone irrisolvibile, scoperto quasi per caso nella primavera dell’anno scorso dall’ex giunta Cosolini, ora ha un progetto, dei soldi e una data segnata sul calendario. Gli interventi cominciano negli spazi verdi delle due scuole dove sono state rinvenute le contaminazioni, il “don Chalvien” di via Svevo e la “Biagio Marin” di via Praga a Servola. L’operazione prenderà il via non appena si concluderà l’anno scolastico, dunque prima dell’estate. Fatto questo, si passerà al fitorimedio: le “super piante” capaci di assorbire i veleni. Verranno seminate in tutte le altre superfici in cui sono state trovate le sostanze cancerogene, a cominciare dal “de Tommasini” di via Giulia. È di ieri pomeriggio la riunione dei dirigenti comunali con i tecnici dell’Arpa che ha stabilito gli ultimi dettagli di uno dei due appalti. Il piano L’Istituto superiore di sanità, come conferma l’assessore all’Ambiente Luisa Polli, ha approvato il progetto preparato da Comune, Regione, Arpa, AsuiTs e Provincia. È il tavolo tecnico sorto per risolvere il problema dell’inquinamento riscontrato un anno fa su sette dei dodici giardini che erano stati presi a campione dall’ex giunta Cosolini per accertare l’impatto della Ferriera sul suolo. Si tratta di piazzale Rosmini, del Miniussi di Servola e del “de Tommasini” di via Giulia, il polmone verde della città. E, ancora, di due scuole dell’infanzia ed elementari che si trovano a Servola: il “don Chalvien” di via Svevo e la “Biagio Marin” di via Praga. Sempre nello stesso rione, compaiono pure i cortili della chiesa San Lorenzo e dell’Associazione amici del presepio in via dei Giardini. In queste aree verdi l’anno scorso sono spuntate contaminazioni elevate di benzopirene, benzoantracene e benzofluorantene e altre sostanze potenzialmente cancerogene. Ottenuto il via libera dell’Istituto superiore di sanità, il tavolo tecnico darà mandato al Comune di avviare i lavori. Il municipio intende procedere con un doppio appalto per un totale di 350mila euro: uno per le scuole, dove andrà risanato il terreno, e l’altro per il resto dei giardini. Lì, come detto, andranno seminate le piante in grado di assorbire le sostanze. Le scuole Si comincia con i giardini della “don Chalvien” di via Svevo e della “Biagio Marin” di via Praga, considerati i più sensibili perché ci giocano i bambini. Sarà indispensabile rimuovere le zolle avvelenate sostituendole con terra pulita. Sono 15-20 centimetri di profondità da rimpiazzare. I lavori partiranno non appena si concluderà l’anno scolastico, quindi a metà giugno. Il Comune, fa sapere il direttore dei Lavori pubblici Enrico Conte, conta di chiudere il tutto entro la fine di agosto, cioè prima che i bambini ritornino a scuola. Il fitorimedio Il fitorimedio, vale a dire la semina delle piante speciali, sarà adottato in tutti gli altri siti non appena concluse le operazioni nelle due scuole: in piazzale Rosmini, al Miniussi di Servola e al “de Tommasini” di via Giulia, oltre che nei cortili della chiesa San Lorenzo e dell’Associazione amici del presepio in via dei Giardini. Si tratta di una sperimentazione alla quale ha collaborato anche l’Università. Ma per il Giardino pubblico di via Giulia si prevede anche la piantumazione di un manto erboso nei punti maggiormente utilizzati dai bimbi, cioè le aree gioco. «La finalità - ricorda Conte - è impedire il contatto con il terreno inquinato, come indicato dall’Istituto superiore di sanità». Il monitoraggio Non finisce qui. L’Istituto superiore di sanità, l’AsuiTs e l’Arpa hanno chiesto al Comune di Trieste un piano di monitoraggio delle aree interessate dai lavori. Non basterà dunque bonificare o punteggiare il suolo di piante speciali, ma sarà necessario anche accertare se nelle superfici trattate il terreno continui a subire contaminazioni o meno. Inquinamento che, come per il Giardino pubblico di via Giulia, potrebbe essere causato dal traffico. O dalla Ferriera, come nel caso dei punti più vicini allo stabilimento. Saranno installati, a questo proposito, alcuni “deposimetri”, strumenti in grado di intercettare eventuali alterazioni del terreno

di Gianpaolo Sarti

 

IN CENTRO - Il più tossico di tutti è quello di via Giulia
Il più tossico di tutti è il Giardino pubblico di via Giulia, il “de Tommasini”. Si trova praticamente in pieno centro, e quindi evidentemente è il più esposto all’inquinamento. Certamente a quello del traffico. Il benzopirene, è stato accertato dall’Arpa, lì è presente con una media di 2,8 milligrammi per chilogrammo di sostanza secca quando le normative indicano una soglia limite di 0,1. È quasi trenta volte tanto rispetto a quanto stabilito dalla legge. Per fare un altro esempio, piazzale Rosmini è a 0,84 milligrammi per chilogrammo. Non appena scoperte le contaminazioni, dunque l’anno scorso, l’inquinamento del terreno è stato segnalato in tutte le aree interessate con una serie di cartelli che ne vietano l’accesso. I giardini sono utilizzabili, ma non le aree verdi. I veleni rintracciati nel suolo potrebbero comunque essere dovuti a varie cause: sversamenti di idrocarburi, traffico veicolare, riscaldamento domestico, attività industriale e portuale.

(g .s.)

 

Erba altissima in piazzale Rosmini - I residenti protestano. Al via una raccolta firme per sollecitare sfalcio e pulizia
Manca poco per l’avvio della bonifica di alcuni giardini inquinati. Ma intanto gli spazi verdi di piazzale Rosmini e del Giardino pubblico cadono in un inesorabile e inevitabile declino. L’erba è talmente alta a San Vito - dove sta per partire una raccolta firme - che i bambini, scorrazzando tra un gioco e l’altro, non si vedono nemmeno più. «Sarà più o meno alta 60 centimetri - osserva Fulvia Ada Rossi, residente del rione -, il giardino attualmente è in completo stato di abbandono. Anche se inquinato, le persone lo frequentano lo stesso. Solo all’inizio, quando erano state posizionate le transenne, c’era stato un momento di “panico” e per i primi 20 giorni nessuno ci andava più. Adesso in particolare, con il caldo, la gente vuole stare fuori». Tanto che nei giorni scorsi, il giardino era affollatissimo, fa sapere Rossi. Dalle mamme o nonni con bambino, al padrone con il proprio cane, alla badante assieme all’anziano. «I parapetti posizionati diversi mesi fa, quelli vicino alla centralina, che è stata presa d’assalto dai writer, sono completamente coperti dall’erba» aggiunge. I cespugli interni e sul perimetro del parco «non vengono potati, non hanno più né una forma né una misura, sono diventati dei muri verdi altissimi». Per fortuna però qualcosa viene fatto: «Con regolarità vengono svuotati i cestini e vengono soffiate le foglie». Visto il degrado in cui versa l’area, Rossi assieme ad altri residenti lunedì ha incominciato a pensare di realizzare una raccolta firme affinché venga falciato il prato e sia manutenuta la zona. A queste richieste si aggiunge anche l’esigenza che «il giardino non venga bonificato proprio quest’estate». «Se nei prossimi mesi dovessero chiudere questa parte di San Vito per fare i lavori - afferma Rossi -, penso che sarebbe un altro colpo per gli abitanti di piazzale Rosmini, perché vorrebbe dire privarli del verde. Piuttosto in autunno, già a settembre, quando insomma va via il caldo». L’ultima volta che l’erba è stata tagliata? «Forse prima del posizionamento della centralina - che aveva creato molte polemiche a causa della collocazione interna al giardino non voluta dai residenti -, un modo secondo me per darci il boccone amaro addolcito». A sollecitare un intervento del Comune affinchè si curi di quel piccolo appezzamento di terra verde ci sono anche Sindi Svik e Manuel Icardi. «È necessaria una ripulita del giardino, così come dei giochi per i bambini tutti pieni di scritte» dice Sindi. «Io sono sempre una buona esca per le zecche - aggiunge Manuel -, spero di non prenderle visto che l’erba è altissima». «Ormai una fetta di clienti l’abbiamo persa - si lamenta Marilena Lofino, titolare del Bar Rosmini -. Ci sono i topi e ora il Comune tarda, come l’anno scorso, a darmi la concessione stagionale, già pagata, per mettere i tavolini dall’altra parte della strada, vicino al giardino. Sia io che altri esercenti - conclude - siamo stufi, dobbiamo sempre inventarci qualsiasi cosa per avere clienti, ma così a un certo punto ci passa la voglia di lavorare». Dall’altra parte della città Barbara Napolitano del bar “L’angolo del pane” in via Marconi ripensa invece al mese in cui il Giardino pubblico è rimasto chiuso a causa del taglio di alcuni alberi. «Il mio locale ne ha risentito perché la gente non passando più per il giardino, faceva il giro e non veniva qui. Per fortuna d’estate, anche se il giardino ora non è messo proprio in ottime condizioni, ho comunque una clientela frequente. Il parco ha bisogno di una rapida bonifica».

Benedetta Moro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 23 maggio 2017

 

 

Bretella di Porto vecchio chiusa al traffico - Fra 15 giorni scatta il provvedimento del Comune nel tratto da Largo Santos fino al magazzino 20
Pedoni, ciclisti, podisti, ma anche i conducenti di qualsiasi altro mezzo sono avvisati: fra due settimane non potranno più percorrere o sostare lungo la bretella interna al Porto vecchio, nel tratto dai varchi di Largo Santos fino al magazzino 20, situato a poca distanza dal magazzino 26, nei pressi dell’attraversamento dei binari. L’accesso al magazzino 26 e agli altri edifici In seguito al trasferimento al Comune della proprietà di gran parte delle aree del Porto vecchio, l’intera bretella, da Largo Santos a viale Miramare, è divenuta una strada di competenza comunale. Ma avendo le caratteristiche di un’area portuale, per motivi di sicurezza il Comune ha preso una serie di provvedimenti relativi alla circolazione e alla sosta. Da qui l’ordinanza emessa ieri (e resa nota attraverso l’Albo pretorio, anche sul sito Rete civica) che, nel tratto ricordato, istituisce il divieto di circolazione (accesso, transito e sosta) per tutti i veicoli e per i pedoni. Va da sè che chi violerà tale divieto potrà essere multato dalla Polizia municipale, come avviene su qualsiasi altra strada urbana. A fronte del divieto, l’ordinanza firmata dal sindaco prevede una serie di eccezioni, che nella fattispecie riguardano veicoli e personale dei mezzi di soccorso, quelli delle amministrazioni e delle autorità, i veicoli operativi delle aziende di servizi pubblici (per ben precisi interventi di pubblica utilità), i mezzi dotati di uno specifico permesso rilasciato dagli uffici comunali (manutenzioni edilizie, traslochi, allestimento di mostre), e infine veicoli e personale della Tertrans srl, società già concessionaria dell’Autorità portuale. L’ordinanza specifica poi che altre richieste di accesso o sosta nella zona, non comprese in quelle citate e comunque a carattere temporaneo, saranno valutate dal sindaco. Mano pesante anche in relazione alla sosta. Il provvedimento stabilisce che eventuali veicoli in sosta abusiva lungo la viabilità interna del Porto vecchio, ma anche quelli posteggiati all’esterno dei tracciati predisposti nella zone di parcheggio, poichè costituiranno motivo di pericolo e intralcio per la circolazione saranno rimossi d’autorità (in base all’articolo 159 del Codice della strada). Infine, su tutte le strade all’interno del Porto vecchio viene istituito il limite di 30 chilometri orari per tutti i veicoli.

(gi.pa.)

 

 

Il Friuli Venezia Giulia dichiara guerra alle nutrie “invadenti” - Già pronte due leggi (una della giunta, l’altra di Piccin) per tutelare l’agricoltura e la sicurezza dei corsi d’acqua
TRIESTE - Debellare l’invasione delle nutrie. È con questo obiettivo che l’assessore Paolo Panontin e la consigliera Mara Piccin (Fi) hanno depositato due testi di legge, distinti ma pressoché identici, che si propongono di eradicare la presenza dei grossi roditori che proliferano da tempo in numerose zone del Friuli Venezia Giulia, arrecando danni alle coltivazioni e impattando in modo negativo sulla sicurezza dei corsi d’acqua, come avviene d’altronde in tutta la Pianura padana. Si tratta di un roditore simile a un grosso castoro, originario del Sud America e introdotto in Italia a inizio Novecento per la realizzazione di pellicce a basso costo. Quando il settore è andato in crisi negli anni Ottanta, gli allevatori hanno liberato le nutrie, invece che sopprimerle come previsto dalla legge, evitando così di sostenere ulteriori spese. Ciò ne ha determinato la diffusione negli ambienti favorevoli e l’impatto negativo su colture e nidiate di uccelli acquatici, ma anche su argini minori, canali e sponde di fossati, perché la nutria scava gallerie nel sottosuolo e crea rischi per la sicurezza idrogeologica. Le nutrie sono considerate dagli agricoltori un vero flagello e la loro eliminazione contrappone da anni fautori degli abbattimenti e animalisti. Come ha spiegato Panontin, «il disegno di legge della giunta predispone uno strumento efficace per il controllo e l’eradicazione di questa specie: vareremo un piano triennale, conforme ai dettati dell’Ispra, coordinando i soggetti preposti all’attuazione del piano, guardie volontarie, guardiaparchi, addetti alla vigilanza idraulica e cacciatori, coordinando i cacciatori attraverso la Forestale e prevedendo anche forme non cruente di prevenzione della riproduzione». Sovrapponibile la proposta Piccin, che prevede a sua volta un piano triennale e la possibilità di cacciare la nutria «in ogni periodo dell’anno, su tutto il territorio regionale», senza limitazioni quantitative. La Quarta commissione si riunirà oggi stesso per cercare di giungere a un testo condiviso, da portare in aula a giugno. Se centrosinistra e centrodestra sono concordi, il Movimento 5 Stelle chiede di adottare strade diverse. Ilaria Dal Zovo teme «un buco nell’acqua e danni all’ecosistema: il problema non si risolve con l’uso delle armi e creando un regolamento di caccia più permissivo, che permetterà di entrare nei parchi protetti e sparare in ogni periodo dell’anno e in luoghi solitamente vietati. I piani di abbattimento sono crudeli e non hanno dato risultati in passato, ma anzi aumentano la fertilità della specie. Investiamo in programmi di sterilizzazione e riequilibrio ambientale». A favore del provvedimento si schierano gli operatori economici come Confagricoltura, secondo cui «l’eradicazione è una necessità: la nutria si sta accrescendo in modo abnorme. Se gli animalisti protestano, trovino una soluzione per i nostri mancati redditi». Coldiretti Fvg condivide e chiede di «riflettere anche sul contenimento di cinghiali, corvidi e cervidi». Favorevole anche l’Associazione vallicoltori di Grado e Marano, impegnata nell’allevamento di pesce, per la quale «si tratta di un discorso di sicurezza idraulica contro animali che creano situazioni di crisi». Gli esperti dell'Università di Udine ritengono sia però più saggio lavorare al contenimento delle nascite, anche tenendo conto di una certa repulsone dell’opinione pubblica agli abbattimenti di massa. Netta contrarietà viene invece dalla Lav, secondo cui «non esistono dati che dimostrino l’emergenza e tantomeno le nutrie sono portatrici di malattie pericolose. Inoltre gli abbattimenti indiscriminati otterranno l'effetto di indurre la specie a moltiplicarsi ed estenderanno la caccia 24 ore su 24 anche fuori dalla stagione venatoria, facendo girare persone armate e dando copertura alle attività di bracconaggio. Servono metodi non letali, come dicono i regolamenti Ue: altrimenti parliamo di una strage e non di prevenzione. Si cominci proibendo la caccia alla volpe, predatrice della nutria».

Diego D’Amelio

 

 

VALORI ACUSTICI - Ferriera, Dipiazza incalza la Regione

«È opportuno che la Regione acquisisca i pareri dell’Arpa e dell’Azienda sanitaria e verifichi in contraddittorio i valori acustici indicati dalla Ferriera di Trieste». Lo chiede in una nota il sindaco Roberto Dipiazza.

 

 

Caccia aperta ai rifiuti nel mare - L’Ogs guida il progetto per la realizzazione di una banca dati mondiale sull’inquinamento
Si è concluso da pochi giorni all’Ictp di Trieste il meeting sul progetto EMODnet Chemistry, (European Marine Observation and Data Network), un’iniziativa a lungo termine della Commissione Europea, Direzione Generale per gli Affari marittimi e la Pesca (Dg Mare) che costituisce uno dei pilastri della strategia Marine Knowledge 2020. Nato nel 2009 e coordinato dalla ricercatrice della Sezione di Oceanografia dell’Ogs Alessandra Giorgetti, durante gli incontri della scorsa settimana, a cui hanno partecipato partner provenienti da 25 diversi Paesi, è stata avviata la terza fase del progetto che, in particolare, si focalizzerà sui rifiuti marini e porterà alla realizzazione di una banca dati europea per la gestione delle informazioni sulle scorie spiaggiate e in mare. E inoltre gli studiosi si focalizzeranno sul «monitoraggio di tutti i mari europei – spiega Giorgetti – e appunto raccoglieremo le informazioni sui rifiuti marini: a Trieste abbiamo coordinato l’approccio con cui faremo questa raccolta. Esistono già dei database, il nostro ruolo sarà quello di integrare le informazioni, condividendo le best practice tra il Nord e il Sud Europa». Finora sono stati riuniti oltre 10 milioni di dati sullo stato di salute dei nostri mari proprio nell’ambito del progetto EMODnet Chemistry. «I valori aggiunti di questo progetto – specifica Giorgetti – riguardano l’armonizzazione delle informazioni e dei parametri misurati in relazione alle caratteristiche chimiche dei mari, come i nutrienti, gli inquinanti di origine antropica e i rifiuti marini sulle spiagge, sul fondo del mare o galleggianti, e le microplastiche. Componente essenziale nel processo di integrazione è anche la validazione delle informazioni, effettuata applicando procedure condivise pure a livello europeo, mettendo quindi assieme dati provenienti da diversi paesi ed evidenziando eventuali inconsistenze, come errori nelle unità di misura. I risultati del progetto vengono poi forniti agli organi decisori, che possono far riferimento ad esempio alla Commissione europea oppure al programma delle Nazioni Unite per la protezione dell'ambiente marino e lo sviluppo sostenibile delle zone costiere del Mediterraneo (Unep/ Map), responsabile per la definizione delle politiche ambientali e la relativa gestione». »La valutazione dello stato dei mari, di competenza dei diversi Ministeri dell’Ambiente - aggiunge Marina Lipizer, ricercatrice dell’Ogs -, è fondamentale poiché dallo stato di salute dell’ambiente dipendono le azioni e le politiche di riduzione degli impatti, come per esempio la riduzione o la tassazione dell’uso dei sacchetti di plastica, o l’aumento dei sistemi di depurazione». In pratica, gli enti coinvolti portano avanti un’azione di science diplomacy favorendo la cooperazione tra paesi Ue e non-Ue (Russia, Ucraina, Georgia, Turchia), per la salvaguardia dell’ambiente marino. «Monitorare lo stato di salute degli ecosistemi marini – afferma la presidente Maria Cristina Pedicchio - è una priorità per Ogs, nella convinzione che la salvaguardia dell’ambiente sia uno step fondamentale per perseguire gli obiettivi della cosiddetta Blue Economy: uno sviluppo intelligente e sostenibile attraverso un uso responsabile delle risorse marine e la cooperazione tra i paesi Mediterranei, grazie allo strumento della science diplomacy».

Benedetta Moro

 

 

Quelle vite controcorrente sul Piave - al Caffe' San Marco

Oggi alle 18, il circolo triestino di Legambiente organizza la presentazione del libro “Acqua guerriera. Vite controcorrente sul Piave” (Ediciclo editore), al San Marco. Con l’autrice, Elisa Cozzarini, dialogherà la fotografa Erika Cei. L’interesse nasce dal fatto che quello che dovrebbe essere il corso d’acqua più caro all’Italia racchiude oggi tutti i problemi ambientali di cui soffrono i fiumi italiani, dall’eccessivo sfruttamento idroelettrico nel suo tratto alpino, al prelievo indiscriminato di ghiaia nel medio corso e alla risalita del cuneo salino dal mare. Il Piave è il fiume guerriero per eccellenza. Il suo mormorio difese l’Italia dallo straniero, nella Grande Guerra. Eppure per la gente, in Veneto, è rimasto femminile: è l’acqua che ha plasmato la terra, le persone, la cultura. Cosa resta oggi di quel fiume abbondante, a tratti spaventoso? Questo libro è un viaggio alla ricerca dell’anima del Piave e della terra che attraversa, ferita da un benessere capace di travolgere ogni cosa. Traccia il ritratto dei suoi eroi contemporanei, gli arditi dell’ambiente, i devoti al territorio e al paesaggio, persone normali che si mettono controcorrente, perché tutta la bellezza non sia inghiottita dal cemento e dall’immondizia. Per capire il fiume devi uscire dall’auto, avvicinarti, scenderlo in canoa. Così puoi renderti conto di chi sono i mostri contro cui lottano oggi i guerrieri del Piave.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 22 maggio 2017

 

 

Rivoluzione delle tariffe scontate nei parcheggi comunali al coperto - IL PIANO»sosta a pagamento - il PIANO TARIFFE per la sosta nei contenitori comunali
Le tariffe dei parcheggi “in struttura” del Comune sono state appena modificate con un sistema di sconti che mira a incentivare soprattutto la sosta negli stalli a rotazione. Nel corso dell’ultimo anno, Esatto ha effettuato delle verifiche volte a misurare il coefficiente medio di occupazione (cmo) dei singoli parcheggi. E nel rapporto stilato al termine delle ispezioni è emerso che i parcheggi con tariffe solo in abbonamento, come ad esempio quelli di via del Rivo o di via Tor San Piero, tendono alla piena occupazione, mentre le strutture con maggiore capienza, San Giovanni e Sant’Andrea, che dispongono di posti anche a rotazione, presentano un coefficiente inferiore al 40%. «Il Comune, rilevati questi aspetti, ha deciso, dove necessario, di intervenire con un sistema di sconti, di promozioni e una tariffa flat che ne incentivi l’utilizzo - spiega l’assessore comunale con delega alla Gestione del patrimonio, Lorenzo Giorgi - ma che soprattutto stimoli gli automobilisti a parcheggiare in zone più periferiche utilizzando poi l’efficiente sistema di trasporto pubblico locale per raggiungere il centro città». Il Comune ha stabilito così di introdurre una tariffa oraria fissa di 1 euro, con una promozione attiva fino al raggiungimento di un cmo del 75%, che prevede un abbattimento del 50% della tariffa stessa per le prime tre ore di sosta. Dunque, se prima di queste novità per un’ora si pagavano 60 centesimi, ora se ne pagheranno 50 nonostante appunto l’introduzione della tariffa di base di 1 euro. «La soluzione flat - specifica Giorgi - prevede inoltre che dopo la quinta ora la tariffa venga bloccata fino al raggiungimento dell’ottava ora». Quindi, se prima per 8 ore bisognava pagare 6,50 euro ora se ne sborseranno solo 3,50. Il nuovo piano tariffario prevede inoltre per i parcheggi di San Giovanni e Sant’Andrea l’introduzione di un prezzo vincolato di 6 euro per soste fino a 12 ore (il tariffario precedente prevedeva 10,50 euro) e di 10 euro per soste fino a 24 ore. Ma fino al raggiungimento di un coefficiente medio di occupazione del 75% è prevista un’ulteriore riduzione del 20% della tariffa. «Abbiamo deciso di rendere particolarmente vantaggioso restare più ore - valuta Giorgi - visto che chi parcheggia in quelle strutture non centrali prevede il più delle volte di spostarsi in centro e riprendere l’automobile dopo diverso tempo». A differenza dei parcheggi nel cuore di Trieste utilizzati da molti anche per poco tempo, magari per meno di un’ora. Il Comune ha individuato tre zone tariffarie: una ad altissima richiesta di parcheggi, un’altra ad alta richiesta e una terza zona a media richiesta di parcheggi. L’aggiornamento tariffario prevede di uniformare e semplificare i piani tariffari degli abbonamenti nelle strutture sistemate in zone definite ad alta richiesta ovvero Sant’Andrea, via del Rivo, via Tor San Piero, Park Salem, quello a Cologna e Park Querce. In questi parcheggi per un abbonamento annuale da 24 ore si pagheranno 936,50 euro. Un risparmio, ad esempio, per chi prima a Sant’Andrea pagava mille euro. Sempre per 24 ore l’abbonamento semestrale costerà 500 euro (in via del Rivo che conta 72 stalli costava 468,25 euro) e 93,50 se mensile (a Sant’Andrea la tariffa precedente era di 99 euro). Per alcuni park c’è un ritocco al ribasso, per altri al rialzo. Per i parcheggi sistemati in zone definite ad altissima richiesta di parcheggi, l’abbonamento è stato ritoccato al rialzo solo per la tariffa semestrale passando da 572,50 euro a 612,50. Invariato invece il costo degli abbonamenti mensili e annuali. L’amministrazione comunale nel caso di cmo inferiore al 70%, prevede anche di stipulare convenzioni, a tempo determinato, sugli abbonamenti con un abbattimento del costo fino al 20% da 10 a 20 posti, del 30% da 21 a 40 posti e fino al 50% per oltre 40 posti. Le tariffe di abbonamento per i posti riservati alle moto prevedono una riduzione del 50% rispetto a quelle per le automobili. In caso di cmo inferiore al 60%, è prevista anche una differenziazione delle tariffe introducendone una diurna-feriale e una notturna-festiva. Va considerato che il Comune di Trieste (che prevede l’acquisizione di ulteriori parcheggi “in struttura” tra i quali quelli in largo Niccolini, di via Flavia e di via dei Leo) continuerà a monitorare il coefficiente medio di occupazione di tutte le sue strutture adibite a park, intervenendo con l’introduzione della specifica riduzione delle tariffe quando l’occupazione dei posti dovesse essere inferiore ai limiti stabiliti.

Laura Tonero

 

Il trenino pronto a ripartire sulle rotaie di Porto vecchio - L’annuncio degli assessori Rossi e Polli: «Allo studio l’utilizzo dei binari storici»
Tramway Tpv: «Tornerà per la mostra sui 160 anni della Ferrovia Meridionale»
«I binari li lasciamo là sotto perché se qualcuno - nei prossimi anni - vorrà divertirsi con i trenini, su e giù, lo potrà fare. Lasciamo questa opportunità». Il sindaco Roberto Dipiazza, annunciando il 12 maggio - alla trasmissione “Ring” di Telequattro - i mille posti auto sul terrapieno di Barcola (poi diventati 500, la metà), sembrava avere seppellito una volta per tutte il trenino di Porto vecchio. «Porto 50 camion di ghiaia e faccio un mega parcheggio». E invece, una settimana dopo, sempre in tv, due assessori della sua giunta, Giorgio Rossi e Luisa Polli, si rimettono a giocare con il trenino riesumando i binari del vecchio scalo per la gioia del gruppo Tramway Porto vecchio Trieste che non si è mai rassegnato al fermo ferroviario deciso dalla giunta Dipiazza un anno fa, appena insediata. A riaprire la pratica per prima è l’assessore all’Ambiente Luisa Polli, che annuncia: «Con l’Autorità portuale abbiamo già pensato a come sarà la viabilità di attraversamento in Porto vecchio: strada, pista ciclabile e rotaie». Rotaie? In soccorso arriva Rossi che vuole evitare che il dibattito si riduca - parole sue - «alla questione del trenino sì, trenino no». «Una ventina di giorni fa ho avuto un incontro con il Museo Ferroviario che è in possesso della planimetria della rete ferroviaria in Porto vecchio. Credo che la nuova dorsale di collegamento interna ne debba tener conto. Non va trascurata una serie di parti e componenti della rete ferroviaria che certamente verranno mantenute sia per la loro realtà storica sia per un utilizzo parziale. Non credo che alla fine si debbano scartare queste cose». La collega Polli si spinge oltre: «Abbiamo allo studio con l’Autorità portuale la passeggiata a mare e la pista ciclabile. Lì accanto passa una linea di rotaie che potrebbero essere utilizzate per un tram tipo quello di Opicina a emissioni zero. Come assessore all’Ambiente devo puntare a dare un godimento a impatto zero». Parole colte subito con favore da Tramway Porto vecchio Trieste: «Alla fine i progetti intelligenti emergono naturalmente. Va dato atto al sindaco Roberto Dipiazza che aveva promesso, durante la conferenza stampa dell’11 novembre 2016, la collaborazione dei suoi uffici al progetto Tramway Tpv, di avere portato avanti questa idea assieme all’assessore Giorgio Rossi, affidando all’ingegner Giulio Bernetti il compito di interfacciarsi con Ferstoria, il Museo Ferroviario e Italia Nostra per il mantenimento e lo sviluppo dei binari utili a tale progetto di trasporto. Prossimamente inviteremo il sindaco Dipiazza e gli assessori Rossi e Polli a salire sul Tramway Tpv e verificare praticamente la validità del servizio nato proprio da un’idea condivisa tra il Comune di Trieste e l’Autorità portuale». Il trenino, infatti, è pronto a ripartire. «Ferstoria assieme al Comune di Trieste e all’Autorità portuale organizzerà, all’interno della Centrale idrodinamica, una mostra dedicata ai 160 anni della Ferrovia Meridionale-Südbahn, dove - oltre alle raccolte fotografiche e di materiali relativi - verrà esposta una locomotiva a vapore funzionante e il Tramway Tpv effettuerà il servizio di collegamento con il centro di Trieste». La giunta Dipiazza è pronta a divertirsi con i trenini. «Ricordiamo che il Tramway Tpv in appena otto weekend e durante la settimana della Barcolana aveva trasportato circa 12.000 persone. Per arrivare a Barcola è tutto pronto e basterà realizzare l’attraversamento stradale dei binari sulla bretella di accesso al Porto vecchio» aggiungono i promotori, ripescando il progetto dell’allungamento della linea ferroviaria in funzione balneare messo a punto dall’ex sindaco Roberto Cosolini. «Leggo con piacere che il sindaco Dipiazza annuncia un parcheggio per auto sul terrapieno di Barcola - fa sapere Cosolini -. È una buona idea: se collegato con mezzi pubblici alla città (ad esempio, il treno già esistente e i bus) potrebbe essere un’ottima soluzione per i visitatori della nostra città. Ed è anche bene che faccia proprie le buone idee che più di un anno fa la precedente amministrazione aveva avuto e che dopo la sua elezione gli aveva trasmesso». Con i trenini non si finisce mai di giocare

Fabio Dorigo

 

 

Nel “bottino” finale di MareNordest cellulari e un Cabernet - La pulizia dei fondali e le simulazioni dei cani da salvataggio chiudono la kermesse.

Riemersi 30 telefonini e 300 bottiglie - la manifestazione
La bellezza dei cani da salvataggio e i volontari subacquei che, nell’operazione di tutela e pulizia dei fondali, scoprono persino un cimitero marino di cellulari davanti a piazza Unità. Si chiude in crescendo “Mare Nordest 2017 - I mestieri e i misteri del mare”, la manifestazione di Trieste sommersa diving, organizzata in collaborazione con il Comune di Trieste, con il sostegno di AcegasApsAmga, Trieste Trasporti, Bignami Sub, Fondazione benefica Foreman Casali e Samer&Co.Shipping e con “Il Piccolo” come media partner. L’ultima giornata si consuma in gran parte all’aperto e vede il tratto compreso tra molo Audace e Scala reale ospitare gli appuntamenti più popolari della tre giorni che si propone di (ri)lanciare Trieste come “capitale” della cultura europea del mare. Dopo le prime giornate all’insegna di conferenze, cerimonie e laboratori, il mare “vero” conquista tutti i riflettori: quattordici associazioni e un centinaio di volontari - trenta di supporto a terra - danno vita alla terza edizione di “Operazione Clean Water”, coordinata da Adriano Lugnani e Roberto Lugnani, con il supporto dello staff dell’Area marina protetta di Miramare, del battello ecologico Spazzamari, dell’AcegasApsAmga. Collabora la III A del liceo Oberdan accompagnata dalla docente Claudia Giacomazzi. L’obiettivo di “Clean Water” è pulire i fondali raccogliendo i rifiuti e sensibilizzando i cittadini. La missione riesce e si chiude con un “bottino” per certi versi strabiliante (in negativo): i volontari recuperano una trentina di telefoni cellulari caduti davanti a piazza Unità. Così come riportano in superficie un monopattino, una cinquantina di lattine, una quarantina di bicchieri e trecento bottiglie sempre di vetro. Non basta. Gli “angeli del mare” fanno riemergere una bicicletta, una decina di sacchi di nylon, esche per calamari e seppie, una ventina di metri di tessuto per tende, un paio di ringhiere zincate e l’immancabile batteria. Il “trofeo” più originale? Se lo scorso anno fu un ordigno bellico, quest’anno stravince una bottiglia integra, mai stappata, di vino rosso individuata dal sub Enrico Torlo, un veterano della sigla Cst. Se smarrita o lanciata è impossibile saperlo. Ma poco importa: il recupero si tramuta in un brindisi. Uno dei tanti che sigillano la chiusura dei lavori di “Mare Nordest”. Per la cronaca la bottiglia “salvata” è un Cabernet. Forse il primo al mondo a poter vantare una conservazione speciale all’«acqua pazza». La “Clean Water” prevede anche una serie di graduatorie, quasi un pretesto per animare la cerimonia finale, premiando il gruppo più numeroso (i 24 veneti della Calypso), il sub più anziano (Maurizio Bettoncelli di 62 anni) e quello più giovane (Riccardo Vianello di 14 anni entrambi del clan di Marghera). Riconoscimenti anche per i Pompieri volontari Trieste e per la Scuola cani salvataggio Fvg. Già, i cani da salvataggio. Belli, docili, forti e utili. A dimostrarlo le simulazioni di ieri con l’ausilio di un gommone e di una moto d’acqua. Il sipario sulla sesta edizione di “Mare Nordest” cala nel teatro probabilmente più idoneo, il molo IV, dove è marcata la partecipazione delle scuole. «Uniti si può crescere e migliorare - commenta Roberto Bolelli della Sommersa Diving - . Stiamo già pensando all’allestimento del 2018 con l’obiettivo di creare qualcosa di ancor più coinvolgente per la città e la cultura marittima».

Francesco Cardella

 

 

Muggia - Opposizione spaccata sulla raccolta dei rifiuti
L’ultima riunione del consiglio comunale ha confermato in modo inequivocabile la spaccatura dell’opposizione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mozione sui rifiuti portata avanti da Movimento 5 Stelle (Emanuele Romano) e dalle liste civiche Obiettivo comune per Muggia (Roberta Vlahov) e Meio Muja (Roberta Tarlao). «La nostra richiesta di trasparenza e di premialità per i cittadini più bravi nel differenziare la raccolta dei rifiuti è stata bocciata non solo dal centrosinistra, ma anche dal centrodestra», ha spiegato Tarlao. La capogruppo di Meio Muja è stata protagonista assieme al consigliere di Forza Muggia-Dpm Andrea Mariucci di un acceso dibattito in aula. Alla fine tutte le forze del centrodestra - con i forzisti si sono schierati Lega Nord e Fratelli d’Italia - hanno imbeccato Tarlao, Vlahov e il grillino Romano per un modo di fare opposizione all’amministrazione Marzi che non sta piacendo, pur condividendo l’essenza dell’ultima mozione sui rifiuti: «Siamo fermamente convinti che introdurre premialità e puntualità nelle tariffazioni sia la strada giusta per introdurre il nuovo metodo di raccolta differenziata - spiega il centrodestra - ma non ci piacciono i toni, di mera supponenza e inesistente condivisione, con cui il Movimento 5 Stelle e le liste civiche hanno portato avanti temi così importanti. La voglia di protagonismo ha prevalso sul senso di responsabilità». Responsabilità che - secondo Forza Muggia, Lega e Fdi - è stata «dimostrata nei fatti, con il voto di astensione sul nuovo piano di raccolta immondizie, mentre 5 Stelle e liste civiche hanno preferito votare contro». I partiti di centrodestra hanno poi fatto un attacco diretto alla Tarlao: zNon si riesce proprio a capire come certi consiglieri cerchino sempre lo scontro a prescindere; quello a cui abbiamo assistito in aula è stato un episodio esemplificativo di cattiva politica, volta unicamente a suscitare un polverone anziché a risolvere i problemi dei muggesani». Che la spaccatura sia avvenuta e che sia difficilmente sanabile lo si evince anche dalle parole di replica utilizzate da Roberta Vlahov, capogruppo di Obiettivo comune per Muggia: «Se per il centrodestra fare cattiva politica significa dare la possibilità ai cittadini muggesani di risparmiare sulla bolletta oppure chiedere trasparenza all’amministrazione comunale allora sì, posso dire che noi siamo orgogliosi di fare questo tipo di “cattiva” politica». A mettere definitivamente una pietra sopra l’unità dell’opposizione ci ha pensato Roberta Tarlao: «Il centrodestra avrebbe potuto condividere la nostra mozione utile a premiare i cittadini. Neanche il centrosinistra lo ha voluto fare. Ne prendiamo atto e aggiungo che sono e siamo fieri di non essere come loro».

Riccardo Tosques

 

 

La Svizzera dice addio al nucleare - Il piano del governo approvato con una maggioranza del 58,2%
MILANO Con una maggioranza del 58,2%, gli svizzeri hanno approvato ieri in un referendum il graduale abbandono dell'energia nucleare e una politica di sviluppo delle energie rinnovabili. Una svolta energetica «storica», secondo molti commentatori, voluta dal governo e dalla maggioranza del parlamento, ma contestata dal partito di destra dell'Unione democratica di centro (Udc) che aveva promosso il referendum contro la nuova legge. Da Ginevra a Zurigo e al Ticino, in tutti i 26 cantoni della Confederazione tranne quattro gli elettori si sono schierati in favore della nuova legge sull'energia approvando un primo pacchetto di misure alla base della “Strategia energetica 2050” promossa dal governo. La quota più alta di sì è stata registrata nei cantoni di Vaud (73,5%) e Ginevra (72,6%). Tra i cantoni contrari, rilevante è la bocciatura di Argovia (51,8% di no) che ospita impianti atomici. La legge approvata prevede un netto incremento dell'efficienza energetica, una chiara riduzione dei consumi, un rafforzamento dell'energia idroelettrica, nonché un aumento della quota di energia da fonti rinnovabili, quali sole e vento. Si voltano gradualmente le spalle all'atomo, con la chiusura degli impianti esistenti al termine del loro ciclo di vita e con il divieto di costruire nuove centrali. La sfida è importante. La quota di energia elettrica di origine nucleare rispetto alla produzione complessiva svizzera è di circa il 39% e proviene e dalle 5 centrali entrate in funzione tra il 1969 e il 1984. Il governo elvetico aveva cominciato a lavorare all’addio al nucleare dopo l’incidente nucleare di Fukushima, nel 2011. É allora che governo e il parlamento decisero di gettare le basi di una nuova politica energetica per rinunciare al nucleare. Soddisfatta per l'esito della votazione, la presidente della Confederazione e ministro dell'Ambiente Doris Leuthard, in prima linea nella campagna per il Sì. Con il voto odierno «si apre una nuova pagina della nostra storia energetica», si è rallegrata. Scontata e unanime anche la soddisfazione degli ambientalisti: «La Svizzera è finalmente entrata nel 21esimo secolo», secondo la deputata dei Verdi Adèle Thorens. Per Greenpeace, si tratta di «una vittoria storica». Delusione è stata invece espressa dal partito Udc, primo partito del Paese e grande sconfitto del voto odierno. A suo avviso, la nuova legge minaccia l'approvvigionamento energetico e rischia di costare cara agli svizzeri. La partecipazione al voto è stata del 42%. In Svizzera ci sono cinque centrali nucleari, che saranno disattivate entro 20 e 30 anni.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 maggio 2017

 

 

La “tassa di disturbo” porta 770 mila euro nelle casse del Comune

Spuntano gli arretrati del servizio di termovalorizzazione reso ad enti e privati non triestini: risorse subito a bilancio
Tra denaro già incassato e denaro da riscuotere gli uffici comunali dell’Ambiente calcolano una somma che fa circa 770 mila euro. E che fa contenta l’assessore leghista Luisa Polli, la quale ha potuto conferire queste risorse nel redigendo bilancio 2017, nelle sospirate voci di entrata. Questi 770 mila euro - spiega la Polli - sono spettanze che derivano al Comune dalla cosiddetta “tassa di disturbo ecologico”: poichè il territorio municipale ospita un impianto di smaltimento di rifiuti provenienti anche da altre zone, ha diritto a un risarcimento per il disagio subìto. Lo prevede un Decreto del presidente della giunta regionale, lo 0502 per esattezza, risalente all’ottobre 1991, quando a capo del governo giulio-friulano sedeva il democristiano Adriano Biasutti: si trattava del regolamento esecutivo della legge 30/1987. In base a quel provvedimento, il Comune triestino ha diritto a 2,54 euro/tonnellata per i rifiuti urbani e a 3,82 euro/tonnellata per i rifiuti speciali “non pericolosi”. Il termovalorizzatore attualmente funzionante, più noto come inceneritore, è situato in via Errera ed è gestito dalla srl Hestambiente posseduta al 100% dal gruppo Hera, attraverso le due controllate Herambiente (70%) e AcegasApsAmga (30%). Ma, fino al luglio 2015, il termovalorizzatore di Trieste (e quello di Padova) erano in mano della sola AcegasApsAmga. Queste spiegazioni preliminari, soprattutto per quanto riguarda l’avvicendamento gestionale, sono indispensabili onde comprendere perchè - a giudizio dell’assessore Polli e della struttura amministrativa - il Comune era rimasto indietro nelle riscossioni o, a seconda dei punti di vista, Hestambiente (o altra realtà del gruppo Hera) aveva rallentato la dazione. Al punto che una nota comunale datata 4 aprile presentava il conto degli insoluti, dal 2014 al 2016. Più precisamente gli uffici dell’Ambiente chiedevano sul 2014 l’integrazione del primo semestre e il saldo del secondo semestre per un totale di 255 mila euro; sul 2015 il pagamento del secondo semestre per un importo di 190 mila euro; sul 2016 l’intera tassa annuale per un ammontare di circa 335 mila euro. Una somma che, come anticipato, andava ad aggirarsi attorno a 770 mila euro. Nel giro di un paio di settimane il gestore ha parzialmente riscontrato la sollecitazione comunale: il procedimento di riscossione non è ancora concluso per quanto riguarda il 2014, mentre lo scorso 21 aprile la bolletta 16145 ha “onorato” quanto dovuto nel 2015 e nel 2016. Quindi, fisicamente, nelle casse municipali sono finora affluiti circa 525 mila euro rispetto al totale preteso di 770 mila euro. «Nessuna intenzione polemica contro la precedente amministrazione - vuole accuratamente chiarire Luisa Polli - ed è inutile rincorrere le responsabilità di questi “incagli”. E’invece importante evidenziare che queste risorse sono state finalmente recuperate e inserite nel bilancio 2017, ridando linearità e chiarezza al rapporto tra il Comune e il gestore dell’impianto».

Massimo Greco

 

 

Mare Nordest celebra sua maestà lo squalo - Studenti rapiti dall’intervento della biologa Andreotti impegnata in Sud Africa. Spazio anche ai nodi dell’inquinamento
Ha imparato a conoscerli, amarli, a difenderli dall’uomo. Da dieci anni esatti lo studio degli squali bianchi è la missione di vita di Sara Andreotti, biologa marina pordenonese laureatasi a Trieste e ora impegnata in Sud Africa, all’Università di Stellenbosch, in progetti di ricerca targati Shark Diving Unlimited. Ieri è stata lei la “stella” della seconda giornata dei lavori al Molo IV di Mare Nordest, il convegno a cura della Trieste Sommersa Diving, tre giorni dedicati ai “Mestieri e Misteri del Mare”. Il mestiere di Sara Andreotti è lo studio dello squalo bianco, sì, proprio la specie predatrice per eccellenza, la più temuta ma a quanto pare la più incompresa e vittima di letture distorte tra cinematografia e romanzi. Il compito di Sara, sin dal 2007, è invece la tutela e la comprensione, uno studio che comporta poco laboratorio e molta attività sul campo e a stretto contatto con “cavie” che oscillano dai quattro ai sei metri di lunghezza per una mole tra i mille e 1700 chili. La vetrina di Mare Nordest ha messo in luce gli ultimi riflessi della ricerca in Sud Africa, partendo da alcune cifre emblematiche, l’ultimo censimento della specie: «Sono sempre di meno, tra i 300 e i 500 esemplari, quindi pochi, molto pochi. I motivi? Il bracconaggio, l’inquinamento, l’eccesso di pesca e soprattutto le conseguenze delle reti anti-squalo, per altro legali, che si trovano nella zona, delle trappole tuttavia mortali per lo squalo». Ed è qui che verte l’attuale studio di Sara e del suo team, la creazione di una barriera efficace ma non letale (Sharksafe Barrier) costituita da magneti incastonati tra il kelp, un tipo di alga che ben si adatta al camuffamento. Insomma, lo squalo è come il lupo e non va demonizzato, bensì compreso: «È vero, anche perché quando attacca è colpa dell'uomo. Bisognerebbe capire il suo linguaggio e ricordarci che mentre noi lo studiamo, lui fa altrettanto con noi. Io lo faccio da dieci anni e nuotare con lui è diventato un puro onore». Intenso il resto del cartellone di ieri, vedi la platea di studenti rapita dall’intervento di Nicolò Carmineo e dal collegamento in video con Bruno Dumontet, due pionieri nel campo del monitoraggio dell’inquinamento da plastica. Oggi giornata di chiusura, sulla pulizia dei fondali in programma dopo le 9 davanti a Piazza Unità e sulle esibizioni dei cani di salvataggio alle 11.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 maggio 2017

 

 

Un relitto-laboratorio affondato nelle acque della Riserva marina - Mare Nordest riaccende i riflettori sull’ipotesi Parco navale
Già avviati i contatti con Marina e alcuni arsenali italiani - il costo iniziale dell’operazione si aggirerebbe sul milione di euro tra spese per il traino del mezzo da affondare e interventi di bonifica
Valorizzare l'ambiente del golfo di Trieste, incentivare la ricerca scientifica e creare un’attrazione in grado di portare ancora più turisti in città. Sono gli obiettivi del progetto “Parco navale di Trieste”, idea targata Associazione Trieste Sommersa Diving e riemersa a chiare lettere, e con qualche ulteriore sviluppo, nel corso della prima giornata di “Mare Nordest - I Mestieri e i Misteri del Mare”, la manifestazione ospitata nei saloni del Molo IV, una tre giorni interamente dedicata alla cultura del mare a cura della stessa Trieste Sommersa Diving, allestita con il sostegno di AcegasAps Amga, Trieste Trasporti, Fondazione "Casali", Bignami Sub e Samer&Co.Shipping. Una cornice ideale, appunto, per rilanciare un progetto che, di recente, è stato protagonista anche alla Eudi di Bologna, la maggiore manifestazione espositiva in campo europeo dedicata al mondo della subacquea. I promotori del progetto puntano a realizzare a Trieste un’operazione di scutling, ovvero l'affondamento volontario di navi e relitti ai fini di un ripopolamento della flora e della fauna marittima. Come location del Parco navale la Trieste Sommersa Diving ipotizza una fascia di mare di circa 50mila metri quadrati posta ai margini della “zona B” della Riserva naturale marina di Miramare, un tratto peraltro individuato dopo una serie di incontri con la Capitaneria di porto e la stessa Riserva. Un’area che soddisfa due criteri essenziali in progetti come questi: la «tutela di area protetta» e «l’impatto zero per la navigazione». Il secondo tassello del progetto ha già coinvolto la Marina Militare e alcuni arsenali, nel dettaglio Taranto, Augusta e La Spezia, interessati a fornire la materia prima, ovvero le navi destinate all'affondamento volontario e su cui (previa bonifica) andrebbero create le condizioni necessarie per riuscire a creare il “rifugio” ideale per fauna e flora della zona. Sulla carta, assicurano gli ideatori, il progetto rappresenterebbe un’attrazione turistica importante vista la forte presenza di appassionati di immersioni subacquee nel Nordest. E potrebbe rivelarsi anche uno straordinario scenario per la ricerca in campo biologico marino. Impianti simili attualmente se ne contano in Australia, Nuova Zelanda, Cuba, Maldive, Canada, Malta, Canarie e Stati Uniti. I costi iniziali? In conto bisogna mettere il traino dei relitti, le operazioni di bonifica e gli ulteriori lavori previsti dagli arsenali di competenza, partendo quindi da non meno di un milione di euro. Delle modalità dello “scuttling” e dei suoi possibili sviluppi si parlerà oggi a Mare Nordest in Molo IV alle 18.30, con gli interventi a cura del Contrammiraglio Francesco Chionna e della biologa marina Sara Andreotti. Intanto si fa già avanti uno “sponsor politico”, Massimiliano Fedriga. Il capogruppo leghista alla Camera ha infatti presentato un’interrogazione ad hoc al ministero dell'Ambiente: «Il progetto Parco navale si inquadra nell'ottica di sviluppo e rivalutazione dei fondali marini - ha sottolineato il parlamentare - e, oltre a rappresentare un unicum in Italia, avrebbe conseguenze positive per l'ambito turistico, quello scientifico e naturalistico, e con ricadute sulla piccola pesca costiera». La prima giornata di lavori a Mare Nordest ha offerto però anche altri spunti, legati soprattutto ai mestieri del mare, accompagnati in questo caso dal sigillo dell'eccellenza. Possono sicuramente essere annoverati tra i “fuori classe” del mare i due triestini saliti in cattedra per l’occasione: lo yacht designer Alberto Mancini e il comandante Dino Sagani, il primo presente in auditorium davanti a una folla di centinaia di studenti, il secondo collegato in video dalle rotte verso Genova a bordo della Majestic Princess (in sala c’erano i genitori). Un progettista di successo e un capitano che ha bruciato le tappe di una carriera favolosa al comando di navi. Due percorsi diversi, è vero, ma anche due storie che alal fine trasmettono messaggi e insegnamenti quasi analoghi, rivolti prima di tutto al pubblico dei più giovani: «Studiate, formatevi e abbiate coraggio. Sempre».

Francesco Cardella

 

L’invasione della meduse «Crescita inarrestabile» - La direttrice dell’Ogs Del Negro: «Spariti i predatori. A rischio le risorse ittiche»
Ma una soluzione ci sarebbe: basterebbe mangiarle come in Cina e Giappone
Un mare di meduse nel Golfo di Trieste. Come le rondini a primavera sono tornate in città le “bote marine”. E in grande quantità. In anticipo di quasi un mese rispetto lo scorso anno. Una vera invasione delle acque cittadine tanto da essere diventate un’attrazione turistica. Fotografate e filmate come delle star lungo le Rive. Uno spettacolo. Scientificamente si chiamano Rhizostoma Pulmo (polmone di mare). Hanno un cappello che può raggiungere i 60 centimetri di diametro, sono poco urticanti (ma gli effetti collaterali sono soggettivi). Di certo non invitano alla balneazione. I loro spostamenti sono ciclici. Il fattore il clima ha un suo peso: con le temperature più calde solitamente si ritirano verso le acque più profonde permettendo l’avvio della stagione dei bagni. Non c’entra il buono stato di salute delle acque. Questo è un trito luogo comune. «Lo si diceva una volta. È una leggenda» spiega Paola Del Negro, direttrice della sezione Oceanografia dell'Ogs. Un problema comunque per l’ecosistema. Il segnale di un equilibrio alterato da anni di pesca forsennata. Il problema è che da qualche anno a questa parte, il loro numero è in continua crescita. Da Muggia a Sistiana proliferano questi organismi gelatinosi. Alle classiche "bote marine", cioè le Rhizostoma Pulmo, grandi ma innocue, si sono aggiunte l'Aurelia aurita (non urticante), che presenta sull'ombrello una sorta di quadrifoglio, la Chrysaora Hysoscella (marrone, a spicchi e dai lunghi tentacoli, questa sì lievemente urticante). «È impossibile stabilire se il numero delle meduse è maggiore a quello dello scorso anno - spiega Del Negro -. È da un po di anni che si registra un aumento generalizzato di questi organismi gelatinosi in tutto il Mediterraneo. Quest’anno è massiccia la presenza di Rhizostoma Pulmo. La crescita è dovuta a una serie di concause: dall'innalzamento delle temperature fino alla diminuzione dei predatori delle meduse a causa della pesca». A rischio, insomma, ci sono i fragili equilibri dell'ecosistema marino. «Più meduse ci sono, più plancton mangiano e meno ne resta per pesci, molluschi e mitili. Inoltre mangiano e uova e larve di pesci. Le meduse sono dei predatori. Il depauperamento della risorse marine è già stato segnalato. Anche perché le meduse ci sono anche quando non le vediamo come in questi giorni. O quando ce ne preoccupiamo per la balneazione» spiega la ricercatrice dell’Ogs. Che fare allora? Basterebbe mangiarle come fanno in Cina e in Giappone. «Questo potrebbe essere una soluzione. A Slow Fish il biologo Silvio Greco ha presentato le meduse in pastella. Basterebbe utilizzare questa risorsa» aggiunge Del Negro. I menu triestini potrebbero così aggiungere ai sardoni panadi le “bote marine” panade. Altrimenti c’è il rischio serio di impoverire il mare a danno della pesca. «La risorsa ittica è già in sofferenza. L’anno scorso a fine estate c’è stata la presenza di uno xenoforo, un altro organismo gelatinoso, in quantità enormi. Qualcosa, prima o dopo, bisognerà fare» conclude la direttrice dell’Ogs. Magari cominciare a mettere le meduse in padella.

Fabio Dorigo

 

Pulizia dei fondali davanti a piazza Unità - il calendario
I lavori odierni della sesta edizione di " Mare Nordest" si aprono alle 9 con gli interventi di Nicolò Carmineo e di Bruno Dumontet, i pionieri del monitoraggio marino sull'inquinamento da plastica. Dalle 10 alle 13, il convegno ospita una lezione sui temi della divulgazione del settore, a cura di Romano Barluzzi e Leonardo d'Imporzano, incontro valido per la formazione crediti dei giornalisti. Alle 10.45 di scena “L'ultimo viaggio del Baron Gautsch”, rappresentazione tratta dall'opera di Pietro Spirito, con Sara Alzetta. Alle 11.30 “I Misteri e i Mestieri dei mari polari: l'Antartide”, con gli interventi dei ricercatori Miro Gacic, Ester Colizza e Gianguido Salvi. Dalle 14 alle 16 " Le mani in..Antartide", laboratori per le scuole, alle 15.30 il seminario Asi "Aggiornamento sulle tecniche di immersione sotto i ghiacci" mentre alle 17 è la volta delle premiazioni del Trofeo di fotografia subacquea, Memorial “ Genzo”. Domani, ultimo giorno di Mare Nordest, l’appuntamento clou inserito nel programma è la pulizia dei fondali antistanti piazza Unità. Il ritrovo è fissato per le 9.10 davanti alla Scala reale davanti alla quale, c’è da scommetterci, salteranno fuori alla fine rifiuti di ogni tipo. Alle 11 sono invece in programma le dimostrazioni in mare a cura delle unità cinofile della Scuola italiana cani salvataggio

(f.c.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 maggio 2017

 

 

IL PROGETTO A BARCOLA - Cinquecento posti auto nel futuro del terrapieno - L’ipotesi lanciata dal sindaco dopo un sopralluogo con i delegati dei circoli

La richiesta delle società sportive: «Prima gli spazi per pullmini e carrelli»

Le società nautiche di Barcola hanno bisogno di nuovi spazi a terra, in particolare per il parcheggio dei mezzi (pullmini e carrelli) necessari alle trasferte legate alle varie competizioni. L’esigenza, in verità, si era manifestata già alcuni anni or sono, ma non aveva trovato risposte concrete da parte dell’Autorità portuale, che gestiva quelle aree demaniali. Nelle ultime settimane il discorso si è riaperto, come spesso accade quasi per caso, durante un incontro fra il sindaco Roberto Dipiazza e alcuni dirigenti di uno dei sodalizi barcolani. Così nei giorni scorsi il primo cittadino ha coinvolto l’assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, alcuni tecnici comunali e i delegati dei circoli in un sopralluogo per verificare la situazione del terrapieno, da qualche mese entrato anch’esso nella disponibilità del Comune come gran parte del Porto vecchio. In seguito al sopralluogo Dipiazza ha incaricato gli uffici comunali di predisporre un progetto per un parcheggio, nell’area attualmente occupata da una boscaglia spontanea, che negli anni si è fatta sempre più fitta oltre ad essere diventata habitat di varie specie non proprio gradite, a cominciare dai ratti. A quanto pare gli spazi che si ricaverebbero dall’eliminazione di quel bosco sarebbero più che sufficienti per sistemarvi i mezzi di trasporto “tecnici” dei vari sodalizi. E allora perché non pensare anche a parcheggi per i mezzi privati, dei soci e non. Dipiazza non ci ha pensato su due volte, e nell’occasione ha parlato di «almeno 500 posti auto». Quello che potrebbe sembrare un numero eccessivo, in realtà non lo è. Intanto le società sportive che gravitano attorno al terrapieno sono sei: Circolo marina mercantile, Canottieri Saturnia, Società velica di Barcola Grignano, Club del gommone, Circolo nautico Sirena e Surf Team Trieste. Ciascuna di esse ha in media almeno 500 soci, e molte decine di atleti. Oltre tremila persone, quindi, che diventano molte di più se si aggiungono familiari ed eventuali ospiti. Il parcheggio, quindi, ci sta tutto. Posto che la volontà del Comune di creare questo spazio c’è, va tenuto presente che il progetto è ancora tutto da studiare. E in questo contesto i presidenti delle società rimarcano la necessità di dare la precedenza ai mezzi necessari all’attività sportiva. Prima vanno quindi sistemati pullmini e carrelli, poi eventualmente le auto private. La richiesta di spazi, ribadiscono, non parte certo dalla ricerca di posteggi per i privati. La strada che porterà al progetto passa per una serie di approfondimenti tecnici, da fare con gli uffici comunali. A ricordarlo è il presidente della Barcola Grignano, Mitja Gialuz, che rileva la necessità di «verifiche per garantire la disponibilità di spazi oggi sottratti alle società». Approfondimenti che vanno fatti «anche con l’Autorità portuale, nell’ottica della futura mobilità in Porto vecchio e di altri eventuali progetti per lo stesso terrapieno». Anche Gialuz conferma che l’esigenza principale riguarda spazi di pertinenza per i mezzi necessari all’attività sportiva, attualmente parcheggiati alla meno peggio lungo la strada interna del terrapieno, ripensando quindi l’utilizzo degli spazi su quell’area dove, nelle settimane dedicate alle iscrizioni alla Barcolana, si verificano «enormi problemi di viabilità». Senza contare che, nel periodo della famosa regata, la Svbg organizza eventi collaterali proprio assieme a due società che hanno sede sul terrapieno, la Canottieri Saturnia e il Circolo nautico Sirena. L’idea di creare un parcheggio per i pullmini e i carrelli per il trasporto delle barche risale, come si diceva, ad alcuni anni fa. «Avevamo fatto una richiesta all’Autorità portuale - ricorda Fulvio Rizzi Mascarello, presidente del Circolo marina mercantile - per parcheggiare i carrelli delle barche, ma allora ci venne risposto che non era possibile realizzare uno spazio del genere. È anche un problema di sicurezza delle imbarcazioni - osserva - che non sempre, al rientro dalle gare a tarda ora, vengono subito scaricate e messe al riparo». La necessità di disporre di spazi per i mezzi di trasporto “tecnici” è ribadita anche dal presidente della Canottieri Saturnia, Gianni Verrone. «Sistemare carrelli e pullmini - rileva - è sempre un problema, non solo per noi ma anche per le altre società del terrapieno. Questo è l’interesse principale, non certo i posteggi per le auto». Le società non chiedono poi grandi investimenti. Sarebbe sufficiente, a quanto dicono, ricoprire le nuove aree con materiale drenante.

Giuseppe Palladini

 

Ceneri, carotaggi e marce indietro - L’area nata a fine anni ’70 come discarica. Rilevata diossina ma nessun rischio

Progetti a go-go per il terrapieno di Barcola. Se ne sono viste di tutti i colori per quell’area nata come discarica tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Avrebbe dovuto accogliere la nuova sede della Fiera, essere il punto di partenza di un tunnel sottomarino di collegamento con il Porto nuovo, ma anche ospitare il tanto discusso Parco del mare che ora sembra aver trovato un dimora definitiva. Nel mezzo un lungo periodo, oltre una decina di anni fa, in cui il terrapieno e le sedi delle società sportive che vi operano sono finiti sotto tiro (con il rischio di demolizione...) a causa delle numerose sostanze inquinanti - a cominciare dalla diossina - emerse attraverso una serie di carotaggi in quel terreno dove finirono anche le ceneri prodotte dall’impianto di smaltimento dei rifiuti di Monte San Pantaleone. Dei 500mila metri cubi di materiale di riporto con cui venne costruito il terrapieno, 30-35mila erano appunto ceneri, provenienti soprattutto dal vecchio inceneritore di Monte San Pantaleone, dalle quali come detto poteva sprigionarsi diossina. Per questo il terrapieno fu posto sotto sequestro giudiziario dal 30 novembre 2005. In quegli anni era emerso che sotto le ceneri, presumibilmente scaricate tra il 1978 e il 1981, vi sarebbero anche le macerie dei crolli causati dai bombardamenti angloamericani del 1944-1945 e il materiale dello scavo della galleria ferroviaria di circonvallazione. Nonostante gli esiti dei carotaggi, non emerse alcun pericolo per la salute dei frequentatori del terrapieno e nemmeno per gli abitanti della zona, come venne verificato attraverso le misurazioni sulla qualità dell’aria. Non furono quindi interdette le attività dei concessionari delle aree, e in particolare dei club nautici, fra cui la Barcola Grignano e il Circolo canottieri Saturnia. Le attività vennero però fermate per qualche mese con un’ordinanza proprio del sindaco Roberto Dipiazza (allora al secondo mandato) suscitando non poco allarme anche per l’impossibilità di effettuare gli allenamenti. I carotaggi di cui si è detto furono numerosi, tanto da riguardare campionature di terreno anche all’interno delle sedi delle società. I prelievi riguardarono anche i sedimenti marini. I risultati, che vennero poi validati dall’Arpa, furono confortanti: nei sedimenti marini non risultò esserci traccia della diossina trovata a terra. Diossina la cui presenza

 

 

PARCO DEL MARE - «Porto vecchio unica location per un acquario» - I “saggi” del Wwf bocciano l’opzione Lanterna
Il Parco del mare non ha alternative, a livello di possibili location, al Porto vecchio. Lo sostiene in una lunga relazione il Comitato scientifico del Wwf, di cui fa parte tra gli altri anche il rettore Maurizio Fermeglia, che scarta dunque l’opzione della Lanterna. «La gestione di un acquario - si legge - perché sia valida economicamente implica un alto afflusso di visitatori. Il contesto territoriale, indipendentemente dalle scelte architettoniche per il contenitore, deve avere caratteristiche coerenti con questo presupposto. L’area indicata ne è assolutamente priva. L’imprescindibile riordino di un contesto caratterizzato da un disordine urbanistico stratificatosi attraverso usi diversi come stabilimenti balneari, società nautiche, caserme, magazzini portuali, eccetera, per quanto auspicabile per restituire visibilità all’unico manufatto degno di grande valore architettonico, cioè la Lanterna, semmai potrà avvenire, avrà tempi non coerenti con quelli della realizzazione dell’acquario». «Ove le amministrazioni che si sono dichiarate disponibili a sostenere l’iniziativa dovessero valutare la validità economica di questo investimento - aggiunge il Comitato scientifico - unica localizzazione allo stato individuabile è quella dell’area del Porto Vecchio. Su quest’area, la cui riconversione è strategica per la città ma allo stesso tempo attuabile solo gradualmente, con la collocazione di funzioni ad alto valore attrattivo, la Regione e il Comune dovrebbero far convergere tutte le iniziative scientifiche, economiche e turistiche che vengono proposte».

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 maggio 2017

 

 

Il futuro di Porto vecchio nel mix turismo-cultura - Presentati gli undici progetti selezionati nel concorso lanciato dal Rotary

Serracchiani: «L’antico scalo deve riuscire a unire tradizione e innovazione»

Le idee rappresentano il grimaldello che farà saltare via gli ultimi lucchetti che impediscono alla città di riconquistare il Porto vecchio. Ne sono convinti al Rotary Club Trieste, a tal punto da aver lanciato un concorso di idee, denominato “Porto vecchio dreaming”, che ha consentito di individuare undici progetti per il riuso dell’antico scalo marittimo triestino. L’iniziativa, che ha visto la collaborazione del Piccolo e il patrocinio dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, ha permesso di mettere in piedi un incubatore di sogni che ha iniziato a lavorare a pieno regime in seguito alla sdemanializzazione di gran parte dei 65 ettari della vecchia area portuale. «Non si torna più indietro», ha affermato il sindaco Roberto Dipiazza, sottolineando l’irreversibilità di un processo di cambiamento che dopo decenni di immobilismo sembra ormai avviato. Il primo cittadino ha partecipato a una tavola rotonda, moderata dal direttore del Piccolo Enzo D’Antona, alla quale hanno preso parte anche la presidente della Regione Debora Serracchiani e il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino. La scena se la sono presa le undici idee che sono state selezionate da una commissione tecnica del Rotary Club, presieduta da Pierpaolo Ferrante e composta dai professionisti Francesco Granbassi dello Studio Mark e Francesco Menegoni di g&life, ai quali è toccato il compito di scremare i 25 progetti pervenuti inizialmente. «Se l’economia del mare è un modello di business capace di generare crescita e occupazione - così la presidente del Rotary Maria Cristina Pedicchio -, il Porto vecchio è un sogno che sta per diventare realtà». Cultura, integrazione, viabilità, musealità, innovazione tecnologica, sostenibilità, conoscenza, vivibilità, attrattività e internazionalità: sono solo alcune delle parole chiave che sono state pronunciate nel corso dei diversi interventi. L’associazione PortoArte ha illustrato il progetto (H)all, che prevede l’autorecupero dell’ex refettorio, una palazzina vincolata che, una volta destinata ad attività culturali, potrebbe scatenare un processo di riconversione di tutto lo spazio circostante. L’Ogs, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, ha proposto di trasferire in Porto vecchio l’Istituto del mare, nell’ambito di un grande polo scientifico, tecnologico ed espositivo, mentre l’architetto Claudio Visintini ha delineato una modifica dell’attuale viabilità per poter raggiungere il centro cittadino attraverso il Porto vecchio. Enrico Mazzoli ha intravisto in questa area la possibilità di creare un grande polo museale della scienza e della cultura, in modo da innescare un effetto volano per il turismo. Di «funzione sociale da ridare allo spazio urbano» ha parlato Fiorella Honsell, attraverso una presentazione che ha illustrato anche le possibili connessioni fra viabilità veicolare e mobilità sostenibile. Paolo Giribona ha delineato la possibile nascita di un centro altamente tecnologico dove possano aggregarsi delle aziende per lo sviluppo di soluzioni nel campo della salute, mentre ProgettiAmo Trieste ha visto nella creazione di una serra-mercato la possibilità di aumentare gli spazi dedicati all’agricoltura biologica sostenibile all’interno delle aree urbane. L’Associazione Atlantis Mouxuom ha invece progettato un ambiente sottomarino, a impatto zero, da mettere a disposizione della ricerca scientifica e dell’economia del turismo. Simone Patternich, dal canto suo, si è prefisso di insediare un atelier di ricerca e formazione specializzato nel campo del design. Stefano Fantoni, presidente della Fit-Fondazione internazionale Trieste, ha puntato tutto sulla realizzazione di un grande Science Center di livello europeo nel Magazzino 26, da integrare con la Centrale idrodinamica e con la Sottostazione elettrica. Il presidente della Barcolana Mitja Gialuz, sulla scia del progetto che vedeva Trieste come possibile sede per le regate di vela, nel caso nel 2024 si fossero disputate le Olimpiadi a Roma, ha auspicato la creazione di una Accademia dedicata agli sport del mare. «In questi due anni passati a Trieste ho assistito a una crescita, non solo dell’area portuale, che non ho riscontrato in altre città - ha sottolineato D’Agostino -, tanto che in una recente intervista, rilasciata al Secolo XIX di Genova, il giornalista mi ha chiesto conto di questa isola felice che sembra essere questa parte del nordest italiano». La presidente Serracchiani, infine, ha descritto il Porto vecchio come «un luogo che deve riuscire a unire tradizione e innovazione. Per il futuro di Porto vecchio occorre mettere insieme pubblico e privato - le sue parole -. Abbiamo bisogno di luoghi dove far arrivare il turismo di qualità, senza dimenticare che cultura e scienza sono dei tasselli importanti per la crescita di questo territorio».

Luca Saviano

 

Nuovo accesso ultimato entro il fine settimana

Il conto alla rovescia per il nuovo accesso al Porto vecchio è iniziato. I lavori, partiti nella notte tra lunedì e martedì, hanno i giorni contati, visto che, secondo il cronoprogramma definito dall’amministrazione comunale, dovrebbero concludersi entro il fine settimana. E se ieri, dopo la seconda notte di cantiere, non è stata registrato alcun rallentamento significativo, adesso l’unica incognita resta appesa alle condizioni meteorologiche. «Se i lavori finiranno in tempo dipende solo dal meteo - aggiorna l’assessore all’Urbanistica Luisa Polli -. Se le buone condizioni meteorologiche permangono come è stato da sabato a oggi (ieri, ndr), allora credo proprio che potranno concludersi entro la settimana». Fino a domani il sito dell’Osmer Fvg prevede condizioni stabili, che potrebbero però variare a partire da sabato. Nel frattempo, la polizia locale di Trieste informa che il cantiere non ha dato particolari intralci al traffico anche perché, si diceva, i lavori vengono portati avanti di notte, quando viale Miramare è meno frequentato. Il progetto prevede di aprire un ingresso in sicurezza per l’area di Porto vecchio proprio da viale Miramare. Il nuovo accesso sarà predisposto anche a servizio dei veicoli che arrivano da Roiano e non solo da Barcola. Gli operai hanno già iniziato a disporre la segnaletica orizzontale che indicherà a chi proviene da Roiano di incanalarsi per poter svoltare successivamente a sinistra verso l’area interna dell’antico scalo. L’assessore Polli ha fatto un sopralluogo alle 16 di ieri appurando come siano in fase di predisposizione anche i rallentatori da disegnare sull’asfalto per ricordare che in quel tratto il limite di velocità è di 50 chilometri orari, come previsto per tutti i centri abitati. «Una misura che abbiamo ritenuto di dover prendere - continua l’assessore Polli - perché ci troviamo in un rettilineo dove si tende a premere troppo l’acceleratore. A maggior ragione a opera finita, sarà fondamentale mantenere i limiti di velocità. Solo in questo modo si permetterà, a chi da Barcola si muove in direzione del centro città, di frenare in tempo dietro a un’auto che volesse utilizzare il nuovo ingresso. Dal Ferroviario all’incrocio - aggiunge - c’è comunque abbastanza spazio per svoltare in tutta sicurezza». Nel piano dell’amministrazione viene contemplata anche per i pedoni la possibilità di inoltrarsi nel Porto vecchio, «seguendo un percorso - riprende Polli - che una volta veniva molto utilizzato a piedi e di cui oggi molti triestini non sono neppure a conoscenza. Per molti quel passaggio è pieno di ricordi, quando le navi ancora attraccavano al Porto vecchio e i lavoratori vi lavoravano all’interno». L’idea è quindi di creare dei collegamenti fra le diverse zone della città ancora sconnesse, anche a servizio degli abitanti oltre che in chiave turistica. L’accesso renderà più facilmente fruibili il Magazzino 26, la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica.

(el.pl.)

 

 

“MareNordest”, mestieri e qualche mistero al molo IV

Fino a domenica un programma fitto di conferenze, incontri, mostre e spettacoli incentrati sulla conoscenza e il rispetto dell’ambiente. Si finisce pulendo i fondali

Risorse da analizzare, ricerche e percorsi da valorizzare. I molteplici aspetti della cultura del mare dominano “Mare Nordest 2017”, la manifestazione in programma da domani a domenica al molo IV e sulle Rive, evento ideato e organizzato da Trieste Sommersa Diving in collaborazione con il Comune di Trieste e con “Il Piccolo” in veste di media partner (a proposito: domani, in edicola, troverete un inserto speciale tutto dedicato alla manifestazione, con interviste e l’intero programma della manifestazione). Edizione dunque numero 6, rinnovata nella logistica - dalla Marittima al molo IV - ma arricchita sul piano dei contenuti e delle proposte da articolare all’interno della tre giorni colorata da conferenze, incontri, cerimonie, dibattiti, laboratori e affreschi artistici sul tema. Un piano piuttosto articolato che quest’anno si avvale di un titolo emblematico come “I mestieri e i misteri del mare”, con cui dipanare alcuni temi riguardanti sia le professioni, gli sbocchi e le prospettive, che la sfera di casi magari non esoterici ma rivolti a missioni, studi e ricerche, in atto o compiuti su scala internazionale tra fondali o contesti polari. Uno dei riferimenti riguarda il coinvolgimento delle scuole. Dopo la puntata zero dello scorso anno, l’apertura al mondo scolastico si arricchisce ulteriormente grazie a una serie di iniziative curate dal Wwf di Miramare e sulla scia della prima edizione del concorso “Mare Nordest”, progetto suddiviso in tre categorie - elaborati, video e fotografia - e basato sullo spunto a carattere ecologico/ambientale dal titolo “Un mare di plastica”. La premiazione dei lavori è in programma al molo IV, alle 17 di domani. L’ambiente, i viaggi, la divulgazione e l’arte coniugata al respiro del mare. C’è insomma molto da esplorare quest’anno tra gli orizzonti di “Mare Nordest”, edizione che al suo primo giorno di lavori (dalle 9.15 alle 19.30) regalerà gli interventi di Alberto Mancini (Yacht designer e premio Compasso d’oro per il design industriale 2016), dello skipper Federico Stoppani, del comandante Dino Sagani (in collegamento dalla Majestic Princess), della ricercatrice dell’Ogs Francesca Malfatti, dei giornalisti Romano Barluzzi e Leonardo D’Imporziano e del docente universitario Nicolò Carmineo. L’arte non resta agli ormeggi e al primo giorno propone la rappresentazione teatrale (alle 11) de “La cameriera del Rex”, di Pietro Spirito con Sara Alzetta, e la vernice alle 19.30 della rassegna “Nello Pacchietto, un pittore a Nord Est”, a cura di Giorgio Parovel e Marianna Accerboni. Domenica, si chiude e si chiude in bellezza: alle 9.10 ecco la pulizia dei fondali antistanti a piazza Unità mentre alle 11 le dimostrazioni in mare delle unità cinofile. Il resto del programma naviga sul sito www.marenordest.it.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 maggio 2017

 

 

Accesso al Porto vecchio - Scatta la “rivoluzione” - Iniziati i lavori stradali per consentire la svolta a sinistra per chi arriva da Roiano
La corsia di sorpasso dopo il cavalcavia diventerà tratta di “canalizzazione”
Il nuovo ingresso in Porto vecchio da viale Miramare sarà pronto nel giro di una settimana. Le modifiche alla segnaletica, così come i ritocchi del manto stradale, sono iniziate nella notte tra lunedì e martedì e, tempo permettendo, non dovrebbero impegnare più di qualche giorno ancora. Presto sarà dunque possibile entrare nell'area dell'antico scalo anche arrivando da Roiano e non solo, come avviene finora, da Barcola. Per assicurare l'accesso agli automobilisti che provengono da quella direzione, gli operai stanno predisponendo le indicazioni sull'asfalto. In buona sostanza si tratta di trasformare la corsia di sorpasso che si apre dopo aver superato il cavalcavia del ponte ferroviario, in una carreggiata di “canalizzazione” per consentire la svolta a sinistra in prossimità dell'imbocco nel Porto. Anche la parte opposta sarà provvista di un'opportuna segnaletica stradale, sempre lungo l'asfalto, pensata per far transitare i veicoli nel rispetto del limite dei cinquanta chilometri orari. «I lavori per preparare il nuovo accesso sono in corso, li stiamo facendo di sera - sottolinea l'assessore con delega all'Urbanistica Luisa Polli -. Quindi in questi giorni raccomando una cautela aggiuntiva da parte di chi chi percorre quel tratto di viale Miramare. Per quanto attiene la segnaletica sulla velocità, ricordo che su quella strada il limite è già di cinquanta chilometri all’ora. Noi lo andiamo a ribadire per rafforzare il messaggio». Anche perché, naturalmente, chi proviene da Barcola si troverà davanti le auto che girano verso l'ingresso del Porto vecchio. «Ecco perché è necessario, a maggior ragione, mantenersi a quella velocità», puntualizza ancora l'esponente della giunta Dipiazza. L'intera operazione, stando alle intenzioni del Comune, punta a favorire la fruibilità soprattutto del Magazzino 26, della Sottostazione Elettrica e della Centrale Idrodinamica tanto ai cittadini quanto ai turisti. L'uscita dal Porto vecchio su viale Miramare, invece, rimane quella già prevista allo stato attuale con direzione obbligatoria verso il centro città. Il Comune ha in programma anche l'apertura di un passaggio pedonale all'altezza della fermata della 6, in prossimità del Magazzino 26, da un cancello già esistente. «Nei prossimi giorni - annuncia l’assessore Polli - organizzeremo una sorta di piccola passeggiata inaugurale». Quel punto, peraltro, sarà attrezzato con una pedana per i disabili, simile a quella già adottata per il castello di Miramare. Fin qui gli aspetti certi. Non c'è ancora, invece, una data esatta per la rotatoria. «Aspettiamo i 50 milioni di euro dal governo - precisa l'assessore - ma mi dicono che il provvedimento è quasi pronto visto che c'è l'accordo tra Comune, ministero e Regione sulla ripartizione dei fondi. Per quanto riguarda invece il nuovo ingresso su viale Miramare credo che tutto sarà pronto nell'arco di una settimana. Sempre che le condizioni meteorologiche lo permettano». Prossimamente, come rendevano noto nei giorni scorsi sia Polli sia la collega di giunta Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici, sarà sistemato anche l'asse di attraversamento del Porto Vecchio. Lì è previsto il passaggio di una linea di autobus con sbocco sulle Rive.

Gianpaolo Sarti

 

Dipiazza dona il sigillo trecentesco a Russo dopo la sdemanializzazione dell'area portuale
Il sigillo trecentesco al senatore Pd Francesco Russo per aver ottenuto la sdemanializzazione del Porto Vecchio. L’idea, avanzata da Roberto Dipiazza in tv, non può che entusiasmare il diretto interessato. Che ieri ha commentato: «Se non fossimo nel mese sbagliato, quando mi hanno riferito delle dichiarazioni di Dipiazza avrei davvero pensato ad un pesce d'aprile - ha scherzato il senatore -. Invece, battute a parte, voglio ringraziare il sindaco. Non solo perché da cittadino sarà un onore ricevere il sigillo trecentesco. Ma specie per il messaggio simbolico che questo rappresenta. Segno di una politica che sa andare oltre le beghe di quartiere e lavorare unita sui grandi temi. Se vogliamo vincere la sfida di Porto vecchio, abbiamo il dovere di lavorare tutti insieme». Sull’iniziativa interviene anche la consigliera Barbara Dal Toè. «Rivolta l’Italia si congratula con il sindaco per il premio a Russo - afferma -. Anche lui, come noi, cerca il dialogo con gli antagonisti sui grandi temi per il futuro di Trieste».

 

Agorà scientifica e stampe 3D nei “sogni” per l’antico scalo - Ventitrè le proposte arrivate al concorso lanciato dal Rotary sul riuso dell’area
Oggi alla Centrale idrodinamica la presentazione delle dieci idee più convincenti
Sul Porto vecchio piovono sogni e idee. E molti parlano di scienza e innovazione. È la dimostrazione delle grandi aspettative, fantasie e speranze che suscita l’antico scalo tornato da inizio anno a disposizione della città. “Porto vecchio dreaming”, l’iniziativa del Rotary Club Trieste in collaborazione con Il Piccolo e con il patrocinio dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale, svela oggi i risultati. Alla Centrale Idrodinamica, alle 17, saranno presentate le 10 idee selezionate sui 23 progetti arrivati. Il sistema bottom up, ovvero contributi “dal basso”, ha funzionato tanto che il Rotary Club Trieste sta pensando a breve a una nuova edizione dell'evento. «Una vera sorpresa. L’obiettivo è riuscito. Hanno partecipato giovani studenti, professionisti affermati, gruppi multidisciplinari, istituti scientifici, varie associazioni e persone comuni. Una variegata parte della città ha deciso di confrontarsi con il pubblico proponendo idee» spiega Pierpaolo Ferrante, coordinatore della commissione tecnica. “Presenta il tuo sogno sul riuso di Porto vecchio in pubblico e davanti alle autorità con l’aiuto del Rotary”, era l’invito rivolto dal concorso lanciato qualche settimana fa. Per raccogliere le idee innovative riguardanti la trasformazione del Porto vecchio di Trieste in una nuova parte della città. «Per tanti anni e attraverso molteplici iniziative a Trieste abbiamo sognato la rinascita del Porto vecchio, oggi sono finalmente maturi i tempi per passare dal sogno alla realtà - si legge nella presentazione del concorso -. Dall’inizio 2017 gran parte dei 65 ettari, 650 mila metri quadrati di territorio portuale denominato “Punto franco vecchio” è stata sdemanializzata e la proprietà è stata intavolata al Comune di Trieste. Sono state inoltre rilocalizzate in altre aree della città le superfici che godono dei benefici del Punto franco. Molte ipotesi di riutilizzo sono state analizzate e proposte da esperti e autorità, ma non è stata mai data la possibilità ai cittadini di esprimere il loro “Porto vecchio dreaming”». Oggi finalmente si capirà cosa sognano i triestini: a 10 soggetti verrà offerta la possibilità di pubblicizzare le idee di sviluppo del Porto vecchio. Una presentazione della durata massima di 5 minuti supportata da 15 diapositive. A seguire, le idee presentate saranno discusse in una tavola rotonda, coordinata dal direttore del Piccolo Enzo D’Antona, dal sindaco Roberto Dipiazza, dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, dal presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino e dalla presidente del Rotary Maria Cristina Pedicchio. E le sorprese non mancheranno. «Molte idee puntano a creare in Porto vecchio un’agorà scientifica, una piazza dell’innovazione, un museo aperto», spiega Ferrante. Una situazione che si collega allo sbarco annunciato al Magazzino 26 (grazie ai 50 milioni di euro messi a disposizione dal Mibact) dell’Icgeb e dell’Immaginario scientifico. La scienza sembra prevalere nelle idee presentate molto più del Museo del mare voluto dal ministero affiancato dal pontone galleggiante Ursus e dalla portaerei Vittorio Veneto. «C’è molta attenzione per un eventuale museo della scienza e della tecnologia come attrattore principale in cui compendiare anche gli altri musei. Un museo dell’innovazione legato alla città di Trieste. Non va dimenticato che l’elica è stata inventata qui. Anche un museo del mare può essere inglobato in un museo dell’innovazione. Pure l’Immaginario scientifico e il museo della Bora. Una grande agorà dove sono presenti tutti gli istituti triestini e in cui magari mettere a disposizione dei cittadini le stampanti 3D. Molte proposte si soffermano proprio su questo: diciamo che è l’idea più ricorrente», rivela Ferrante. In ogni caso si scontrano visioni diverse. «Qualcuno pensa a un’autostrada che attraversi il Porto vecchio, qualcun altro a una viabilità del tutto secondaria. Un dibattito aperto», aggiunge l’ingegnere Ferrante. Di mezzo c’è l’ipotesi di utilizzare i binari esistenti per un treno o un tram che colleghi l’area alla città. Un’ipotesi scartata dall’attuale amministrazione, che per ora pensa solo a una deviazione della linea 6 della Trieste Trasporti.

Fabio Dorigo

 

 

L’operazione “Pulizie radicali” delle strade prende il via domani nel cuore di Servola
Scatta domani in via Pitacco a Servola la fase pilota del programma “Pulizie radicali” che Comune e AcegasApsAmga hanno pianificato per il 2017 e che vedrà in corso d’anno ben 12 interventi in altrettante vie della città. Lo slogan del programma è “Sei ore e la tua strada sarà…come nuova”. L’obiettivo è restituire ai cittadini la strada in cui si abita o si lavora come fosse nuova a seguito di un intervento di pulizia “chirurgica” ed estremamente approfondita. In particolare si procederà prima con lo spazzamento manuale e di diserbo minuto degli arbusti che possono colonizzare i marciapiedi, seguirà quindi un robusto spazzamento meccanizzato, adottando ogni precauzione (es. nebulizzazione dell'acqua) per evitare il sollevamento di polveri. Infine è previsto un lavaggio stradale approfondito. Si approfitterà inoltre dell'occasione per effettuare la pulizia di tutte le caditoie e per lo svuotamento straordinario di tutti i cassonetti rifiuti. Il secondo intervento scatterà giovedì 25 maggio in via Valmaura.

 

 

I grifoni di Cherso si mettono in mostra al Centro di recupero - Si arricchisce di una esposizione permanente la struttura che si occupa di salvare e curare gli esemplari in difficoltà
CHERSO In previsione della stagione estiva che porterà un maggiore afflusso di visitatori, il Centro recupero grifoni aperto l’anno scorso nella località chersina di Caisole (Beli in croato) si arricchisce di una mostra permanente didattico-naturalistica dedicata appunto agli avvoltoi dalla testa bianca, ormai simbolo dell'isola di Cherso. La struttura è insediata nell’edificio che un tempo ospitava la scuola dell'obbligo di Caisole, rimesso a nuovo con i mezzi messi a disposizione da Regione quarnerino-montana, istituto pubblico Priroda (Natura in italiano), municipalità di Cherso e ministero croato del Turismo. «Grazie al Centro e alla sua esposizione permanente - ha detto il governatore Zlatko Komadina - potremo far capire a bambini, giovani e adulti l'importanza dei grifoni e della biodiversità di Cherso, e contribuiremo ad arricchire l'offerta turistica di quest'isola quarnerina». La nuova mostra permanente del Centro di recupero - di cui fa parte anche la mangiatoia allestita in zona Strganac, sempre a Cherso - si trova nel pianterreno della struttura, che al piano superiore ospita invece spazi per volontari, studenti e studiosi. Due le parti dell’esposizione, che parte presentando quella che è una specie animale tutelata in Croazia da leggi molto severe (chi ferisce o uccide un avvoltoio rischia fino a 5.500 euro di multa); la seconda parte focalizza invece i legami tra l'ambiente chersino e gli avvoltoi, così come il patrimonio naturale della Tramontana, l'area settentrionale dell'isola di Cherso. La mostra poggia su quella che è una peculiarità dell’area: l’unica colonia di grifoni ancora presente in Croazia è infatti quella delle isole del Quarnero, e la maggior parte degli esemplari vive e nidifica proprio a Cherso. L’assessore regionale all’Ambiente Koraljka Vahtar Jurkovi„ ha sottolineato come «l’Istituto Priroda, al quale è stato affidato il centro di Caisole, è l’unico del genere nel Paese ad avere ottenuto il permesso per tenere in cattività gli animali in regime di tutela». Il sindaco di Cherso, Kristijan Jurjako, si è detto convinto che la struttura «attirerà turisti, biologi e studiosi a livello internazionale», sottolineando come nei soli mesi di luglio e agosto 2016 «il Centro è stato visitato, e senza alcuna pubblicità, da tremila persone, molte delle quali villeggianti stranieri». Non solo mostra: Sonja Sisi„, direttrice di Priroda, ha ricordato che solo in questi ultimi mesi nel Centro sono stati curati fino a tornare in piena forma cinque avvoltoi, rimasti feriti o caduti in mare, poi rimessi in libertà.

Andrea Marsanich

 

Natura - La lenta scomparsa degli habitat umidi

Qual è lo stato in cui versano torrenti, pozze e paludi della nostra provincia? Stasera alle 19, nella sede di Legambiente Trieste, se ne parlerà nell'incontro su “Torrenti, pozze e paludi dei dintorni di Trieste: fauna, ecologia” con Fabio Stoch, oggi affiliato all’unità di ricerca di biologia evoluzionistica ed ecologia all’Università Libera di Bruxelles e che - rivela Tiziana Cimolino di Legambiente - «appena può torna a Trieste per seguire le problematiche di conservazione, in particolare delle grotte e delle zone umide di cui si è occupato per anni. L’incontro - prosegue Cimolino, coordinatrice del Forum dell’acqua - fa seguito a una serie di iniziative che abbiamo organizzato sul tema delle acque di Trieste. Particolarmente seguite sono state le due escursioni dedicate ai torrenti nascosti, accompagnati dalla guardia forestale Fabio Tercovich sulla via del rio Storto e dal naturalista Paolo Privitera sulle tracce del rio Settefontane (e la prossima si terrà venerdì domenica prossima a Muzzana). Le gite avevano lo scopo di sensibilizzare sulla particolarità e fragilità dei nostri paesaggi di verde urbano, poco conosciuti e ridotti talvolta a luoghi di degrado». Importantissimi per la conservazione della fauna, questi habitat negli ultimi vent'anni si sono drasticamente ridotti di numero e di estensione e sono andati incontro a un processo di interramento.

(g. t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 maggio 2017

 

 

Giardini inquinati, sarà caccia alle cause - Il sindaco accoglie in Consiglio la petizione di 261 cittadini e si impegna a effettuare tutte le analisi necessarie dopo la bonifica
Il Comune di Trieste si impegna a fare tutte le analisi necessarie a identificare le sorgenti inquinanti che hanno contaminato i giardini pubblici della città, dopo la bonifica.

Nel mirino ci sono soprattutto gli spazi verdi di Servola e dintorni, e la possibilità che a causare l’inquinamento sia stato l’impianto siderurgico. È il risultato della petizione da 261 firme, raccolte soprattutto tra abitanti del quartiere, che il sindaco Roberto Dipiazza ha fatto propria in aula ieri sera. Ha presentato la petizione Alda Sancin, portavoce dello storico comitato No Smog. Ha ricordato come le norme europee identifichino il principio secondo cui chi inquina paga. Ha poi aggiunto: «Le analisi dei campioni di terreno, eseguite da Arpa, evidenziano a Servola diossine e furani in quantità quasi doppia rispetto al resto della città». Il 90% dei firmatari della petizione risiede nei rioni di Servola, Chiarbola, Valmaura e nella zona di Monte San Pantaleone, ha detto: «Circostanza questa che attesta come il problema sia particolarmente sentito in tali aree e non possa venir sottovalutato o non approfondito in maniera risolutiva fino all’identificazione delle sorgenti inquinanti interessate». Questa la richiesta: «Che l’episodio non venga definitivamente archiviato come un caso di “inquinamento diffuso” e che di conseguenza, contestualmente alle necessarie ed urgenti operazioni di bonifica ed applicazione del fitorimedio» il sindaco si impegni ad attuare «tutti gli atti opportuni e necessari al riconoscimento delle sorgenti inquinanti». Sorgenti che vanno identificate nei particolari per «individuare eventuali responsabilità dirette» e «stabilire se siano ancora attive». L’assessore all’Ambiente Luisa Polli ha assicurato che, dopo la bonifica, il Comune andrà ad analizzare nel tempo i terreni ripuliti: «Così capiremo se e quali fonti inquinanti sono ancora attive». Così il sindaco: «La petizione la faccio propria. Nelle prossime settimane ci saranno passaggi importanti. Il 25 maggio saremo al ministero dell’Ambiente, in una riunione in cui sarà convocata anche Siderurgica triestina, per parlare delle inadempienze sull’accordo di programma. Per noi la chiusura dell’area a caldo resta l’obiettivo primario». Il tema è stato affrontato anche da due domande di attualità, una del capogruppo Fi Piero Camber e una della consigliera M5S Cristina Bertoni, che ha commentato: «Ci preoccupano invece le dichiarazioni dell’assessore Polli che vuole monitorare le deposizioni degli inquinanti solo dopo la bonifica dei terreni». Cosa che per il M5S allungherà ulteriormente i tempi. Camber ha rilevato invece come «l’Aia non tiene conto dell’inquinamento acustico, che nel caso della Ferriera era già stato acclarato da Arpa in due diverse occasioni in passato. In queste condizioni quel documento è nullo o annullabile». Sempre nella giornata di ieri, il Comune ha emanato un comunicato in cui il sindaco commenta la relazione inviata dal gruppo Arvedi in risposta all’ordinanza seguita alle fumate del 18 aprile: «Non risponde alla richiesta di tutela dei lavoratori della Ferriera e della salute dei cittadini». Per questo motivo il Comune l’ha inoltrata ad Arpa, Azienda sanitaria e alla Procura della Repubblica.

Giovanni Tomasin

 

Si rafforza l’asse Servola-Cremona e Arvedi punta allo sprint per l’Ilva - LA PROPRIETA' DELLA FERRIERA
È tempo di giocare le ultime carte per vincere la partita intorno al salvataggio Ilva. E ieri, nel giorno in cui i commissari straordinari hanno depositato al Ministero dello sviluppo le valutazioni sulle offerte per gli asset del sito siderurgico di Taranto, il gruppo Arvedi - alla guida della cordata AcciaItalia per rilevare gli impianti pugliesi- ha sfoggiato dati economici in grande spolvero.

Nel 2016 l’azienda di Cremona, che a Trieste ha uno dei suoi stabilimenti più importanti, ha fatturato 2,2 miliardi di euro, incassando quasi 200 milioni di euro in più rispetto al 2015, e ha registrato un margine operativo lordo in crescita (40 milioni in più) e pari a 268 milioni, il 12% dei ricavi. L’obiettivo per il 2017 è portare il Mol al 16% del giro d’affari, una redditività che se raggiunta sarebbe una delle più alte del comparto. E sarebbe davvero un buon segnale per tutte le imprese siderurgiche perché controcorrente rispetto alla grande crisi che ha afflitto il settore fino a ieri. Dal 2007 a oggi l’acciaio made in Europa ha perso quasi il 25% della domanda e ha visto calare i prezzi del 50%. In questo lasso di tempo il gruppo Arvedi, che impiega 3.600 dipendenti, ha investito in Italia 1,5 miliardi di euro nel rinnovo degli stabilimenti, sia a Cremona che a Trieste, e soprattutto nello sviluppo di nuove tecnologie come quella Esp, che semplifica e accorcia il ciclo produttivo, impattando meno sull’ambiente, e che dovrebbe essere alla base del rilancio dell’Ilva se la spunterà la cordata AcciaItalia. «Siamo particolarmente soddisfatti perché finalmente iniziamo a raccogliere i frutti del duro lavoro svolto, a tutti i livelli, in questi ultimi anni - ha detto Giovanni Arvedi, presidente del gruppo che porta il suo nome -. Confidiamo che nei prossimi anni il settore recuperi il terreno perduto non solo per la crisi che ha colpito duramente il comparto ma anche a causa della pressione subita dalle importazioni “no fair”, in dumping, in particolare dei produttori cinesi ma anche russi, ucraini, iraniani, serbi e brasiliani». Grazie agli investimenti fin qui realizzati, il gruppo siderurgico conta di proseguire il percorso di sviluppo e dedicarsi al rafforzamento della propria solidità patrimoniale attraverso «una significativa riduzione dell’indebitamento finanziario netto». Nelle scorse settimane, inoltre, è stato installato a Cremona un nuovo forno elettrico di ultima generazione, alimentato in parte dalla ghisa prodotta nello stabilimento di Servola a Trieste e in grado di aumentare la capacità produttiva di circa 400mila tonnellate di acciai speciali, che saranno trasformate in coils laminati a freddo dal moderno impianto triestino, nonché di ridurre ulteriormente gli impatti ambientali. L’obiettivo di questo investimento, di cui si avvia l’operatività in questi giorni, ha due facce: da una parte apporta un ulteriore avanzamento tecnologico all’impianto, dall’altra incrementa la capacità produttiva per le successive fasi di lavorazione di laminazione a freddo previste a Trieste. Ora resta la partita più importante: quella dell’Ilva. Nonostante i rumor di un possibile rinvio della vendita, i commissari hanno confermato che la decisione finale sarà presa dal governo entro la fine di maggio. Solo allora si saprà chi sarà il dominus dell’acciaio italiano: AcciaItalia (Arvedi, Jw Steel, Cdp e Delfin di Leonardo Del Vecchio) o la cordata di Marcegaglia e il gruppo ArcelorMittal.

Christian Benna

 

 

A2A corre per gli asset Gas Natural - La multiutility in campo dopo che gli iberici hanno annunciato le cessioni
MILANO - A2A parteciperà alla gara per gli asset che Gas Natural potrebbe mettere in vendita in Italia, dopo che gli spagnoli hanno incaricato Rothschild di avviare una revisione strategica delle attività di vendita e distribuzione possedute nel nostro Paese. «Guarderemo anche» ad acquisizioni «nella distribuzione del gas e quindi anche a Gas Natural» ha detto l'amministratore delegato di A2A, Valerio Camerano, sottolineando che il processo di vendita «è prossimo alla partenza». Per gli asset di Gas Natural, già oggetto dell'interesse di Italgas, si parla di una valutazione attorno ai 700 milioni di euro. Camerano ha fatto il punto sulle mire di A2A nel gas (anche attraverso «la partecipazione a gare») a margine dell'assemblea che l'ha riconfermato, assieme al presidente Giovanni Valotti, alla guida della società, sulla scorta di un triennio di forte crescita, come testimoniano la performance di borsa (il titolo si è rivalutato di quasi il 70%, da 0,88 a 1,48 euro) e l'aumento del 50% del dividendo. Risultati apprezzati anche dai Comuni di Milano e Brescia, che hanno messo nel cassetto l'ipotesi scendere sotto il 50% del capitale, attraverso la cessione di una quota da 4% a testa. «Grazie al fatto che le casse ce lo consentono il Comune di Brescia non ha intenzione di scendere nella quota di partecipazione e intende mantenere il 25%» ha detto l'assessore al Bilancio, Paolo Panteghini. A2A continua poi a perseguire il suo disegno di aggregare utility medio-piccole in ambito lombardo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 maggio 2017

 

 

Consiglio comunale - I giardini inquinati approdano in aula

Torna a riunirsi questa sera alle 19 il Consiglio comunale. Piatti forti della seduta l’illustrazione e il dibattito sulla bonifica dei giardini inquinati e sull’intitolazione del Canal Grande all’imperatrice Maria Teresa d’Austria. All’ordine del giorno anche mozioni sul futuro della sala Tripcovich, l’istituzione dei volontari per la sicurezza e il contenimento dei gabbiani.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 maggio 2017

 

 

«Bus della linea 6 in Porto vecchio» - L’assessore Rossi lancia l’idea per collegare il polo culturale dell’area al centro: «Ne ho parlato con Tt»
«Ormai abbiamo le chiavi dei tre contenitori museali del Porto vecchio: la Sottostazione elettrica, la Centrale idrodinamica, il Magazzino 26». Lo ha confermato, non senza una certa soddisfazione, l’assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, che lo scorso venerdì ha approfittato del sopralluogo effettuato dalla Quinta Commissione al Salone degli incanti per fare il quadro sulla situazione complessiva degli edifici triestini da destinare alla cultura. E proprio in riferimento a quelli in Porto vecchio, ha annunciato, sul versante dei collegamenti con il centro, l’idea di far passare nell’area l’autobus della linea 6. Ipotesi allo studio, di cui ha già parlato con Trieste trasporti. «L’Autorità portuale ci ha già consegnato le chiavi e le strutture tra una decina di giorni ci verranno assegnate ufficialmente - spiega Rossi -. Per coprire i costi di questa operazione, dalle polizze assicurative alla vigilanza, passando per le spese ordinarie di gestione, verranno previsti dei fondi nel bilancio 2017». Bilancio che, come noto e stando ai tempi tecnici, non potrà essere approvato prima del mese di giugno. Nel documento di programmazione economico finanziaria, che l’assessore alla Cultura auspica sarà approvato da tutte le forze politiche, sono stati inseriti, puntualizza Rossi, 700mila euro che il Comune finalmente incasserà per le concessioni nell’area sdemanializzata e che saranno destinati all’operazione “Porto vecchio”. Oltre a questo denaro si prevede un ulteriore stanziamento di 200mila euro per sostenere le prime spese relative a luce, acqua, gas e assicurazione. Riguardo sempre al trasferimento di parte delle attività culturali nei tre edifici di Porto vecchio, l’assessore dice di avere già ricevuto richieste di prenotazione degli spazi per conferenze e mostre. L’altro tema caldo è quello dei collegamenti con il centro città, che l’assessore vorrebbe garantire non con un bus navetta o un trenino, ma attraverso gli autobus di linea: «Ora che faremo la rotatoria per l’ingresso in Porto vecchio, la cui realizzazione è prevista per il secondo semestre dell’anno, la mia idea, di cui ho già parlato con Trieste Trasporti, è quella di far passare la linea 6 all’interno dell’area dell’antico scalo», spiega Rossi. Nel frattempo l’assessore intende aprire quel portone a ridosso del cavalcavia di Barcola che, poco distante dalle fermate dei bus, consente l’accesso pedonale al Porto vecchio all’altezza della Centrale idrodinamica. Quanto all’altra zona che la giunta vorrebbe rivitalizzare in chiave culturale, quella del Colle di San Giusto, Rossi fa sapere che per la gestione dello spazio del piazzale delle Milizie dentro il Castello, che quest’estate ospiterà molte iniziative, l’intendimento è di rifarsi alla formula messa in atto per la mostra di Sgarbi all’ex Pescheria: «Potremmo proporre anche qualche operetta, ma secondo una formula chiara. Noi metteremo a disposizione sede, palco e sedie, ma gli organizzatori dello spettacolo saranno chiamati a coprire gli altri costi, che potranno poi recuperare con lo sbigliettamento».

Giulia Basso

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 maggio 2017

 

 

Campo Marzio - Testimonianze umane e non sulla ferrovia Transalpina
Ritorna la storia della ferrovia Transalpina, l’importante arteria ferroviaria che nel secolo scorso contribuì in maniera determinante allo sviluppo economico di Trieste. Questa volta ritorna in una rassegna allestita al Museo Ferroviario di Campo Marzio (nella foto), a pochi mesi dal suo 110° anniversario. La Transalpina costituiva il secondo collegamento ferroviario fra Trieste e Vienna e rappresentava sicuramente l’opera più urgente da realizzare per far decollare l’economia della città, in particolare quella legata al suo porto, all'inizio del Novecento. Curatrice di questa nuova mostra è Branka Sulli, già insegnante di ragioneria e computisteria in alcuni istituti tecnici cittadini ed autrice di altre rassegne storiche. L’idea di presentare questa retrospettiva nella stazione di Campo Marzio non nasce per caso: infatti questo edificio venne eretto nel 1906 proprio come capolinea meridionale della Transalpina. La rassegna presenta materiale inedito, proveniente da varie collezioni e musei, ma anche testimonianze di persone la cui vita in vario modo è stata collegata a questa infrastruttura: Elvira Šuc, Emmil Gomizel, Marta Šcuka, Peter Frovatin, Uroš Filiplic e Zoran Sosic. La mostra sarà visitabile fino al 31 maggio, nelle giornate di sabato, domenica e mercoledì dalle 9 alle 13, con regolare biglietto di accesso al Museo Ferroviario.

(a. d. m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 maggio 2017

 

 

Polo energetico, parco o città del benessere - Idee per Porto vecchio - Le proposte sono state avanzate da tre università straniere

Plastici, foto, video e modelli in mostra da oggi al Gopcevich
Porto vecchio città del mare. Porto vecchio 24° distretto di Vienna. Porto vecchio zona di produzione energetica, Porto vecchio arcipelago galleggiante oppure Porto vecchio polo internazionale del benessere psico-fisico. Sono questi alcuni dei possibili scenari immaginati dagli studenti di tre università straniere e presentati in una mostra che apre oggi a Palazzo Gopcevich. L’esposizione “Trieste Città Nuova”, ad ingresso gratuito fino al 4 giugno, presenta al pubblico modelli, plastici, foto e video proposti di oltre cento studenti di architettura. La sfida è stata quella di immaginare un futuro per l’enorme area semi-abbandonata da 650mila metri quadrati, la cui gestione è in gran parte passata dal demanio al Comune il 31 dicembre. Le proposte sono state presentate dall’Accademia di Architettura di Mendrisio, dall’università di Zurigo e da 25 studenti del Politecnico di Vienna. Nella capitale austriaca insegna Luca Paschini, curatore triestino dell’iniziativa insieme a Federica Mian, Silvana Stedler e Andrea Battistoni. «Da un lato sono espresse proposte avveniristiche che devono fungere da stimolo per realizzare nuovi progetti per Porto vecchio. Dall’altro, accogliamo le idee di università esterne al territorio offrendo così un’utile occasione di confronto», ha dichiarato l’assessore alla cultura Giorgio Rossi, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione. La mostra, che si inaugura questo pomeriggio alla presenza del sindaco Dipiazza, segue a ruota quella sugli idrovolanti allestita dalla Fondazione Fincantieri, ha ricordato Stefano Bianchi, conservatore del Civico Museo Teatrale - Carlo Schmidl. Passeggiare tra i rendering e i plastici offre uno spaccato di futuro, in bilico tra possibilità e utopia. «Le idee degli studenti possono essere un utile contributo al dibattito della città, con la consapevolezza che un’area come questa non può essere sviluppata solamente con energie locali», commenta l’architetto Luca Paschini. Due sale sono dedicate alle proposte di Mendrisio e Zurigo, che hanno lavorato su una scala più minuta ipotizzando anche il recupero dei singoli edifici. Tra i nove progetti “viennesi”, su scala urbana più ampia, ce n’è per tutti i gusti. “Sea city” lavora sull’ipotesi di rendere Porto vecchio un polo ludico, didattico e scientifico a tema marittimo; “Vienna 24 District” immagina un’area in grado di attirare le migliori energie dalla capitale austriaca; “La Città Autonoma” punta a fare di quei 65 ettari un centro di produzione di energia pulita: fotovoltaica, solare, termica ma anche eolica e idrica, con tanto di micro-orti per la produzione agricola autonoma. C’è poi l’ipotesi del sistema di rotaie soprelevate, per consentire gli spostamenti nei 3km di “vialone”, e quella più poetica di una città galleggiante in caso il riscaldamento globale giocasse brutti scherzi. «La mia speranza è quella di poter camminare presto sulla “promenade” di Porto vecchio», conclude l’assessore Rossi. Tornando alla realtà, l’amministrazione sta ultimando le sue considerazioni sul piano di Ernst&Young e «tra qualche mese» si tireranno le conclusioni.

Lillo Montalto Monella

 

 

Consorzio Ricrea - Trieste premiata per il riciclo di acciaio

Ha preso il via ieri in piazza Verdi il tour Capitan Acciaio, promosso dal Consorzio Ricrea. Nell’occasione è stato conferito alla città di Trieste un premio per l’impegno nella raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio.

 

 

Nuovi limiti Ue, centrale A2A a rischio - Scatta la stretta sulle emissioni. Impianto di Monfalcone davanti a un bivio: costosi adeguamenti o chiusura dell’attività
MONFALCONE La centrale termoelettrica di Monfalcone finisce sotto la scure dell’Unione europea, alla luce dei nuovi limiti sulle emissioni inquinanti delle centrali a carbone. Limiti da adottare entro il 2022 e che comporteranno un «costoso adeguamento o la chiusura» di circa un terzo degli impianti o di parti di impianto. Nella “lista” delle 108 centrali europee più inquinanti per le quali l’adeguamento ai nuovi limiti sarà «più difficile», rientra infatti anche l’impianto monfalconese, assieme a Genova e al bacino carbonifero del Sulcis, zona mineraria situata nella parte sud-occidentale della Sardegna. Lo si evince dalla prima indagine dell’Istituto per l’economia e l’analisi finanziaria dell’energia proprio sugli effetti della “stretta” alle emissioni. Si tratta degli ossidi di azoto, dell’anidride solforosa, del particolato, e del mercurio per i grandi impianti a carbone. Una decisione, quella della Ue, assunta il 28 aprile. Nel contesto italiano, peraltro, il ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha parlato anche dell’uscita totale dal carbone tra il 2025, uscita che «è possibile», ha dichiarato durante un’audizione con Gian Luca Galletti sulla Strategia Energetica Nazionale, facendo anche i conti. Salati: 30 miliardi di euro rispetto allo scenario base, ha spiegato il ministro, che ha osservato come «dovrà essere affrontato il tema delle tempistiche autorizzative per nuove centrali e nuove infrastrutture». Insomma, è l’aut-aut: adeguamento o chiusura. Una questione per la quale ieri A2A Energie future ha spiegato: «I dati sui quali si basa lo studio Ieefa si riferiscono al 2014, prima pertanto dell’installazione dei Denox ai fini dell’abbattimento degli ossidi di azoto e dell’anidride solforosa, grazie ai quali i parametri risultano ben al di sotto dei limiti europei». L’azienda ha ricordato l’investimento di 25 milioni di euro per l’operazione-denitrificatori, sostenendo quindi di «essere in linea con le nuove disposizioni». A proposito dell’uscita dal carbone, A2A Energie Future ha ribadito la partecipazione al percorso, già garantito a suo tempo, per il quale è stato costituito il tavolo di confronto con la Regione. L’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, da parte sua, ha annunciato, a proposito delle nuove strategie energetiche nazionali: «Proprio in questi giorni in Commissione Ambiente delle Regioni italiane, con capofila la Sardegna, grazie alla mia proposta di contributo del Fvg, sono state messe a punto le richieste ai fini del superamento del carbone verso sistemi a minore impatto ambientale, che verranno inoltrate al ministro dello Sviluppo Economico nell’ambito delle Strategie energetiche nazionali». Vito ha aggiunto: «La posizione della nostra Regione è chiara: tutto ciò che può limitare e abbattere le attuali emissioni non può che trovarci d’accordo. Si tratta ora di fare pressing sul progetto di calendarizzazione dell’uscita dal carbone». Quanto al tavolo con A2A dedicato, l’assessore regionale ha affermato: «Il tavolo non si è interrotto. Aspettiamo il piano da parte dell’azienda, contenente le proposte e la definizione delle tempistiche e delle modalità del percorso di riconversione della centrale. Lo abbiamo sollecitato. Certo è una questione complessa, abbiamo lasciato del tempo, anche perchè si tratta di posti di lavoro. Ma è ora che questa proposta venga presentata». Il sindaco Anna Maria Cisint ha commentato: «Questo territorio è stato a lungoà martoriato, drammaticamente colpito ogni giorno da morti e sofferenza a causa dell’amianto. Se la scienza e i dati attestano che il carbone è un fossile pericoloso per la salute, bisogna eliminarlo rapidamente. Stiamo lavorando, anche sul fronte giudiziario. Naturalmente tenendo presente però anche il nodo occupazionale».

Laura Borsani

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 maggio 2017

 

 

Emergenza a Meleda, l’alga killer minaccia la barriera corallina - Allarme ambientale nel lago protetto anche a causa di tecniche di pesca non legali e dagli scarichi inquinanti
SPALATO - Il recente rapporto dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) non lascia dubbi. Tra le specie di coralli a rischio estinzione nel Mar Mediterraneo vi è pure il Cladocora caespitosa, la madrepora a cuscino, comunemente conosciuta come madrepora pagnotta, specie endemica presente da ormai 3 milioni di anni e la cui popolazione è presente nel Parco nazionale dell' isola di Meleda (Mljet in croato), in Dalmazia e nelle Bocche di Cattaro in Montenegro. Proprio a Meleda, nel Lago maggiore (in regime di tutela perchè si tratta di un parco nazionale) si trova una piccola barriera corallina costituita appunto dalla madrepora pagnotta, che si estende su una superficie di circa 650 metri quadrati, ad una profondità tra i 4 e i 18 metri. Si tratta in pratica dell'unico esempio di barriera corallina segnalato nelle acque mediterranee. Purtroppo la colonia è minacciata da estinzione, come ammesso dal biologo croato Petar Kruzic, tra i maggiori esperti che hanno lanciato il grido d'allarme. La madrepora, che nel microclima mediterraneo costituisce uno dei garanti della biodiversità, viene purtroppo minacciata nelle acque orientali dell'Adriatico dalle tecniche di pesca non sostenibili, dal progressivo aumento della temperatura dell'acqua, come pure dagli scarichi inquinanti, dalla proliferazione di specie invasive e naturalmente anche dalla raccolta di questo corallo a scopi commerciali. I primi problemi con la madrepora a cuscino furono rilevati già nel 1999, mentre l'estate eccezionalmente calda nel 2003 decretò la morte di estese aree coralline sia sui fondali di Meleda, sia in quelli delle Bocche di Cattaro. A complicare la situazione è anche la presenza di un'alga molto dannosa, la Caulerpa cilindracea, una specie aliena, originaria dei mari australiani. Questa alga killer è una specie alloctona originaria dell’Indo-Pacifico, segnalata per la prima volta nel bacino del Mediterraneo nel 1990 lungo le coste della Libia. Oggi è presente in tutto il bacino del Mediterraneo. É molto invasiva e ama, diciamo così, sistemarsi al posto della madrepora pagnotta, impedendole lo sviluppo. Insomma, oltre all'opera deleteria dell' uomo, ecco aggiungersi la presenza nelle acque adriatiche di una tra le cento specie più invasive al mondo.

Andrea Marsanich

 

 

SAN DORLIGO - Cinque giorni di incontri sulla raccolta dei rifiuti
Il Comune di San Dorligo della Valle fa sapere che dal primo luglio prossimo il sistema di raccolta dei rifiuti subirà notevoli variazioni con la revisione delle giornate di raccolta e diverse modifiche nella differenziazione dei rifiuti, con lo scopo di aumentare la frazione differenziata degli stessi. A tutte le utenze verrà consegnata a domicilio una lettera con l’invito a partecipare agli incontri informativi che l’amministrazione comunale ha organizzato per illustrare le principali novità in questione. Gli incontri si terranno verso la fine di maggio (nella settimana che parte da lunedì 22) in diverse frazioni del Comune secondo il calendario di seguito: lunedì 22 maggio alle 20 a Caresana nella casa comunale e alle 20.30 a Bagnoli della Rosandra al centro visite; martedì 23 maggio alle 19 a Francovez all’Osteria Al Ponte e alle 20.30 a San Giuseppe alla “Babna hiša”; mercoledì 24 maggio alle 20 al municipio di San Dorligo della Valle e mezz’ora più tardi a Prebenico alla casa comunale; gli incontri proseguiranno ancora giovedì 25 maggio alle 20 a Grozzana, anche qui alla casa comunale, e alle 20.30 a Draga alla Locanda Mario; il calendario continua poi con gli appuntamenti di venerdì 26 maggio: alle 20 a Sant’Antonio alla casa comunale e alle 20.30 a Domio al centro Ukmar. Alla luce dell’importanza dell’argomento e della necessità di un’informazione il più capillare possibile, il Comune di San Dorligo della Valle lancia un appello ai cittadini, invitandoli a partecipare ai diversi appuntamenti in programma.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 maggio 2017

 

 

Maxipesca di ricci proibiti, barca confiscata - Quattro palermitani fermati mentre rientravano a riva con 268 chili, tutti già rimessi nel loro habitat alla Riserva di Miramare
IL DIVIETO E I CONTROLLI - La raccolta di questi echinodermi non è consentita in particolare dal primo maggio al 30 giugno, che coincide con il periodo di riproduzione
Con il loro barchino da neanche quattro metri e un’attrezzatura non a norma hanno raccolto abusivamente 268 chili di ricci di mare nella baia di Sistiana proprio nel periodo di fermo pesca. Non sapendo però che, nella parte superiore dell’area, l’occhio del Nucleo ispettivo della pesca della Guardia costiera li stava osservando. A quattro uomini palermitani, a uno in particolare, è stata così comminata una multa di quattromila euro. Ma non solo, dato che barca e attrezzatura sono state confiscate. È il riuscitissimo intervento di lunedì, che è stato completato ieri, dopo l’analisi del Servizio di sanità pubblica veterinaria della Regione, con il rilascio di tutta la quantità di pescato nella Riserva di Miramare. L’operazione arriva in seguito a diverse indagini e segnalazioni di privati cittadini, «che in questa regione sono sempre sensibili alle problematiche di difesa dell’ecosistema marino», sottolineano dalla Capitaneria di porto, che ha intensificato i controlli in particolare dal primo maggio al 30 giugno, periodo in cui la raccolta di questi echinodermi è assolutamente proibita visto che la specie è in via di riproduzione. Del gruppo di pescatori, che non avevano nessun titolo per esercitare tale attività, è stata multata soltanto una persona, l’unica che, secondo le dichiarazioni rilasciate, avrebbe effettivamente pescato, mentre le altre tre lo avrebbero soltanto aiutato. Oltre a ricevere l’ammenda, comunque, i quattro hanno subìto la confisca di tutto l’equipaggiamento, appunto non in regola, tra cui due autorespiratori con i rispettivi erogatori, quattro cinture con pesi di piombo, il natante da diporto con il quale si spostavano da un luogo di raccolta all’altro e il relativo motore. Si tratta dunque di una sanzione accompagnata anche dalla confisca automatica, prevista quest’ultima dagli effetti della nuova legge 154 e in particolare dell’articolo 39, in vigore dall’agosto scorso, che ha introdotto importanti modifiche al decreto legislativo 4 del 9 gennaio 2012, nella parte relativa proprio alle sanzioni in materia di pesca e acquacoltura. Prima infatti, oltre alla multa, si provvedeva anche al sequestro della dotazione, che poi in sede di pagamento il comandante poteva però anche restituire a sua discrezione. Oggi invece il pignoramento è obbligatorio. Il malloppo, probabilmente destinato al mercato del Sud visto che in questa zona d’Italia il riccio di mare non viene abitualmente utilizzato nella tradizione culinaria, è stato prelevato dai fondali marini dell'Adriatico in circa un’oretta e mezza nel pomeriggio di lunedì. «Sono molto rapidi», fanno sapere gli uomini della Capitaneria, che hanno osservato la dinamica in borghese fino all’approdo a riva del mezzo nautico e allo scarico del bottino nel furgone dei quattro pescatori di frodo. «Abbiamo agito in questo modo - ha fatto sapere la Guardia costiera sotto l’egida di Luca Sancilio, comandante della Capitaneria di porto e direttore marittimo del Fvg - per capire come si muovevano, dove portavano i ricci, quanti ne prendevano e se si trattava di un prelievo destinato alla commercializzazione vista la quantità. Siamo dunque intervenuti a operazione conclusa in modo da non tralasciare nulla». Dopo il sequestro i ricci, che sono molto richiesti in una certa piazza e che hanno un alto valore economico essendo come detto vietato reperirli in questo periodo, sono stati successivamente conservati nella cella frigorifera del mercato ittico e una volta espletata la verifica dei veterinari della struttura regionale, i quali hanno accertato che si trattava di esemplari ancora vivi e dunque in stato ottimale di salute, ieri mattina sono stati prelevati dalla motovedetta della Guardia costiera e ricollocati nella Riserva di Miramare attraverso una dissemina lenta in modo da non intaccare l’ecosistema marino.

Benedetta Moro

 

 

Via Pitacco - Il grande lifting stradale inizia vicino alla Ferriera
Cominciare le grandi pulizie stradali da via Giorgio Pitacco, a due passi dalla Ferriera, ha per il Comune un doppio significato: è un segnale di attenzione verso un rione dalla particolare sensibilità ambientale ed è il primo esperimento per capire “sul campo” le eventuali criticità logistiche che potrebbero essere prodotte da questa operazione di accurata nettezza urbana. Dunque, primo appuntamento con il lifting “radicale” viario giovedì 18 maggio, lungo i 750 metri della via dedicata al parlamentare e pubblico amministratore di sentimenti irredentisti, vissuto tra il 1866 e il 1945. Comune e AcegasApsAmga, incaricata del servizio, chiedono ai residenti sei ore di “franchigia” dalle 8.30 alle 14.30 per gli uomini e i mezzi che svuoteranno i cassonetti, provvederanno al minuto diserbo, effettueranno lo spazzamento manuale e meccanico con tecnologia “nebulizzante”, libereranno le caditoie, laveranno la strada. Ecco perchè in quelle sei ore scatterà il divieto di sosta lungo entrambi i lati della via servolana. I residenti saranno informati della “toeletta” a partire da 96 ore prima, in modo tale che per le sei ore di giovedì 18 abbiano tempo di trovare parcheggi alternativi. Il progetto “Pulizie radicali”, nel 2017 esperimento gratuito per l’utenza, è stato presentato ieri mattina dall’assessore all’Urbanistica e Ambiente Luisa Polli e dal nuovo dirigente del settore ambiente di AcegasApsAmga Giovanni Piccoli. La “spedizione” in via Pitacco, che sarà realizzata con una quindicina di addetti e 4-5 mezzi specializzati, sarà la prima di dodici puntate che saranno spalmate lungo il 2017: la seconda andrà in onda giovedì 25 maggio in via Valmaura, da via Ponticello a via Carpineto. Espletati gli esordi a Servola e Valmaura, resteranno da sbrigare dieci pulizie stradali in altrettanti punti nevralgici della città: Polli&Piccoli hanno spiegato che il progetto concentrerà le sue attività nelle aree periferiche e semi-periferiche, di più agevole operatività. A parte due test che riguarderanno zone centrali: Municipio e utility non hanno ancora deciso “dove”, in quanto vogliono prima verificare la risposta e gli umori dei residenti all’oggettivo disagio logistico. Le candidate centrali più accreditate all’esperimento dovrebbero comunque essere l’area di Barriera Vecchia e quella di Barriera Nuova (indicativamente tra l’Acquedotto e via Fabio Severo). L’intendimento dei due partner è passare nel 2018 dalla sperimentazione a una fase definitivamente inserita nella programmazione della gestione rifiuti: un parziale ritorno all’antico, quando la vecchia municipalizzata lavava le strade. Ma traffico e parcheggio veicolare erano più governabili.

Massimo Greco

 

 

Una famiglia di cinghialetti tra le case di strada del Friuli. La scoperta di un residente grazie alle telecamere installate fuori dal suo edificio.

Ma la scrofa ora puo' costituire un pericolo: chiesto l'intervento della Forestale

Una nidiata di cinghialetti nel giardino di casa a neppure cinque metri dalla finestra di un’abitazione e a sette metri da un’altra con la terrazza. È la scoperta fatta un paio di giorni fa da alcuni abitanti di strada del Friuli subito dopo il Faro della Vittoria, sopra Barcola. I cuccioli di cinghiale, quattro o cinque quelli individuati, sono stati segnalati prima al 112 e poi al Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia. Un intervento è stato annunciato in queste ore. Non è chiaro ancora di che tipo: potrebbe trattarsi di un abbattimento o del prelievo dei cuccioli. La madre potrebbe costituire un pericolo per i residenti di strada del Friuli vista la presenza della prole. In due delle tre case più vicine abitano una coppia di anziani e una famiglia con bambini. La famiglia di cinghiali è stata ripresa da alcune telecamere installate da uno dei residenti. «Siamo preoccupati da questa presenza. Incontrare la scrofa, magari al buio, è un’esperienza che è meglio non fare. Il pericolo esiste. Anche se i cinghialetti sono carini, belli da vedere. Questi hanno la righetta, come i gattini», racconta il proprietario del giardino che ha segnalato la presenza della nidiata alla Forestale. Il giardino della casa, dove si trova il nido dei cinghialetti, non ha recinzioni: è un’area che verde che confina direttamente con il bosco. Un’unica stradina di accesso conduce alle tre casette di strada del Friuli, tutte abitate, con anziani e anche bambini appunto. «Sono anni che segnaliamo la presenza di cinghiali. La prima quasi 10 anni fa. Ma si trattava di avvistamenti. Intrusioni momentanee. In questo caso hanno deciso di prendere residenza in città. È come trovarsi i cinghiali in casa. Un mio vicino se l’è trovato una mattina sulla terrazza», spiega il titolare del giardino. E, infatti, nel 2008, proprio a maggio, era uscito un articolo sul Piccolo: «Cinghiali negli orti di strada del Friuli. Sono i primi avvistamenti a Barcola». Con tanto di foto di un esemplare di un quintale fotografato nei pressi della Casa Gialla. Da allora la fauna di strada del Friuli è aumentata e si è allargata. «Nelle riprese si vede ormai di tutto. Cinghiali, caprioli e persino lo sciacallo del Carso. Ho raccolto parecchi filmati, molto interessanti», racconta il proprietario del terreno dove si è sistemata la scrofa con la sua nidiata. La gestazione di una femmina do cinghiale dura circa 120 giorni ed il numero dei piccoli può variare in funzione del peso e dell’età della madre. Di norma si va da un minimo di 2/3 cuccioli fino ad un massimo di 7/8 con episodi eccezionali anche di 10/12. Le nascite risultano, nella maggior parte dei casi, concentrate tra marzo e giugno. Dopo una gestazione le femmine si isolano dal gruppo e partoriscono i piccoli in un nido, al quale rimangono legati per le prime due settimane, dopodiché seguono la madre alla ricerca del cibo e si riuniscono al gruppo. In generale le femmine partoriscono una sola volta all’anno. La presenza dei cinghiali nel tessuto urbano di Trieste è un dato consolidato. La specie aumenta in media il 14% all’anno. Lo scorso febbraio è stato lanciato l’allarme da parte dell’istituito comprensivo di via Commerciale. Il giardino dove sono ospitati i giochi per i piccoli alunni era diventato la meta preferita di un branco di cinghiali. Così è dovuta intervenire la Guardia forestale che ha abbattuto tre esemplari di circa cinquanta chili intenti a passeggiare all'interno del recinto. Un esemplare è riuscito a scappare. I cinghiali ormai si spingono fino al mare. Nel giugno scorso, all’inizio della stagione balneare, ne era stato addirittura trovato uno morto di circa 60 chilogrammi che galleggiava a pancia in su nelle acque al lardo del Bagno Ferroviario. La presenza nel parco di Miramare è accertata. Nel novembre del 2015 un esemplare di oltre 70 chilogrammi era stato recuperato vivo dai volontari della Protezione animali all’interno del Bagno Sticco. L’unica soluzione per limitare la crescita è l’abbattimento controllato. Ogni anno in provincia di Trieste vengono uccisi tra i 700 e gli 800 cinghiali. In particolare, la polizia ambientale è costretta ad abbattere tra i 150 e i 160 capi per ragioni di emergenza sorte a seguito di criticità segnalate dai cittadini. Sono gli ultimi dati forniti dall’amministrazione provinciale, le cui competenze in materia sono passate ora alla Regione. E non va meglio nelle altre province del Friuli Venezia Giulia

Fabio Dorigo

 

 

 

 

LA VOCE.info - MARTEDI', 9 maggio 2017

 

 

ENERGIA E AMBIENTE - Primi nelle energie rinnovabili. Ma a che prezzo?

L’Italia è di gran lunga prima tra i paesi europei per l’incidenza degli incentivi erogati alle rinnovabili in rapporto alla produzione totale di energia. Un primato che costa caro ai consumatori e alle imprese. Ed è frutto di politiche poco coerenti.
L’Europa degli incentivi alle rinnovabili
Il rapporto del Ceer (Consiglio dei regolatori europei dell’energia), uscito pochi giorni fa, offre un interessante panorama sui sussidi concessi per promuovere le energie rinnovabili in ventisei paesi europei. L’Italia è di gran lunga la prima per l’incidenza degli incentivi erogati in rapporto alla produzione totale di energia: circa 44 euro a MWh (megawattora) contro una media, esclusa l’Italia, di 13,8 (tabella 1).
Tabella 1 – Sussidi alle rinnovabili in rapporto alla produzione totale di energia elettrica (anno 2014)
*Italia esclusa.
Fonte: nostra elaborazione su dati Ceer
I sussidi gravano dunque sulla nostra produzione elettrica totale per più di tre volte la media degli altri venticinque paesi europei. Il nostro non invidiabile primato dipende in parte da una più elevata percentuale di energia ottenuta da fonti rinnovabili, ma ancor di più dal generoso livello di incentivazione concesso su tutte le tipologie non fossili. Il 25 per cento della nostra produzione totale deriva da fonti rinnovabili sussidiate, cui si somma un altro 15 per cento di energia idroelettrica non sussidiata.
La quota sussidiata della produzione totale è in Italia superiore alla media, ma non è molto più alta di quella della Germania o della Spagna. Dove distacchiamo tutti, invece, è nell’avere sussidi elevati per ogni fonte rinnovabile (tabella 2).
Tabella 2 – Sussidi per fonte di produzione (euro per MWh)
Fonte: Ceer
Le conseguenze di incentivi generosi
Siamo di gran lunga i più generosi per incentivi unitari tra tutti i ventisei paesi (ad esclusione della Repubblica Ceca); i nostri sussidi per MWh, nella media tra le varie fonti, sono quasi il doppio di quelli degli altri paesi; la Francia è più generosa nel solare, ma per un ammontare complessivo molto contenuto e solo per impianti di piccola taglia.
Il sussidio medio di 44 euro per ogni MWh prodotto non è lontano dal costo di produzione elettrica dalle fonti più efficienti: con gli aiuti alle rinnovabili abbiamo quasi raddoppiato il costo medio dell’energia elettrica prodotta in Italia. I sussidi, che costituiscono la gran parte degli “oneri generali di sistema” quantificati nelle nostre bollette non vengono pagati solo dai consumatori. Per più di due terzi gravano sulle imprese, per le quali l’energia costa un 20 per cento in più della media europea con evidenti effetti negativi per la competitività del paese e quindi per crescita e occupazione.
Il primato raggiunto non è il risultato di un disegno politico coerente, consapevole e approvato dal parlamento, ma il punto di arrivo di una combinazione di interessi di bottega, di ideologie astratte e, soprattutto, di malgoverno.
L’esempio più lampante è il fotovoltaico: partito col decreto Bersani-Pecoraro Scanio che prevedeva come obiettivo il raggiungimento di una potenza istallata di 3 GW nel 2016, ha fatto registrare una capacità di 18 GW. Non si è trattato dunque di una politica voluta: semplicemente, prima i governi di sinistra non hanno previsto massimali e poi quelli di destra non hanno ridotto gli incentivi mentre crollava il costo dell’investimento. Si è quindi offerta una magnifica opportunità di lauti e sicuri profitti a tanti, inclusi fondi d’investimento esteri, senza nemmeno avere il tempo per sviluppare un’industria nazionale.
È il più rilevante intervento dello stato nell’economia da decenni, ma non c’è da meravigliarsi se nessuno ama parlarne e tantomeno assumersene la responsabilità politica. Se ci fossimo allineati alla media europea per quota di produzione sussidiata e per entità unitaria dell’incentivo, il costo annuale sarebbe stato di 4,6 miliardi e non di 12,7 (cui andrebbero aggiunti poi i “capacity payments” per indennizzare le centrali termiche che devono stare in stand by per quando manca la produzione da rinnovabili). Un’operazione colossale, equivalente a tre punti di Iva, determinata solo da decreti ministeriali e gestita “fuori bilancio” perché i sussidi vengono addebitati alle bollette come “oneri generali di sistema” tramite la componente A3. Se per la copertura fosse stata prevista una “imposta ecologica” è verosimile che i governi avrebbero avuto grandi difficoltà a farla approvare in parlamento. E gli 8 miliardi in eccesso rispetto alla media europea avrebbero potuto essere destinati a ridurre il cuneo fiscale e migliorare così la competitività delle imprese che, invece, è stata pesantemente danneggiata dall’incremento del costo dell’energia.
Lo stesso modo di procedere nel disporre di ingenti risorse pubbliche sotto la spinta di lobby o per obiettivi astratti, ma privi di giustificazioni economiche valide lo troviamo anche in altri settori, in particolare in quello delle grandi opere ferroviarie o stradali a redditività bassissima quando non negativa, approvate senza adeguate analisi costi-benefici. C’è da chiedersi se uno dei principali motivi di debolezza dell’economia italiana non vada ricercato proprio nella scadente qualità della sua classe dirigente e di quella politica in particolare.

Giorgio Ragazzi e Francesco Ramella

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 maggio 2017

 

 

Ventinovesima bandiera blu - Grado da record - E' la spiaggia piu' premiata d'Italia con Moneglia. Lignano a "quota 28" si conferma ai vertici

Liguria, Toscana e Marche si confermano le tre regione con il maggior numero di riconoscimenti. Approdi turistici: dieci vessilli al FVG - LE BANDIERE BLU 2017

ROMA - Grado ha ricevuto la ventinovesima Bandiera Blu: un record nazionale che detiene assieme alla ligure Moneglia. Lignano Sabbiadoro sale invece a quota 28. Nell'anno in cui la fondazione che assegna la Bandiera Blu festeggia il trentesimo anniversario - è stato il presidente della Fee Italia, professor Claudio Mazza, a ricordarlo nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri mattina a Roma -, il Friuli Venezia Giulia conferma le sue eccellenze, ovvero quelle di Grado e di Lignano che come abbiamo detto si trovano ai vertici nazionali. Il record assoluto è quello di Grado, ma Lignano è subito dietro. Certo il Friuli Venezia Giulia non può competere numericamente con la quantità di bandiere ricevute da località di altre regioni (la Liguria è in testa con 27 seguita dalla Toscana con 19), ma la nostra regione può vantare comunque di essere fra le migliori in assoluto in rapporto al numero di spiagge di una certa dimensione e importanza presenti sul territorio, e da un gran numero di anni. Per le spiagge di Grado le Bandiere Blu vanno a tutti i lidi: dalla spiaggia principale ormai individuata come "La Spiaggia dell'Imperatore" (è stato Francesco Giuseppe a firmare la legge istitutiva nel 1892), a quella della Costa Azzurra e a quella di Pineta. Per Lignano l'indicazione riguarda il Lido. Quest'anno le Bandiere Blu sono state assegnate a 163 Comuni italiani che complessivamente hanno 342 spiagge che possono far sventolare l'importante vessillo nel corso del 2017. Un numero che rappresenta il 5 per cento delle spiagge premiate a livello mondiale. Si tratta di 11 località in più dello scorso anno anche se in realtà ci sono 13 nuovi ingressi ma anche due uscite. Liguria, Toscana e Marche mantengono incontrastate i primi posti nella classifica delle Bandiere Blu 2017 e vedranno sventolare il vessillo simbolo di mare da favola su un totale di 63 spiagge. Da Bordighera (Imperia) ad Ameglia (La Spezia), da Carrara (Massa-Carrara) a Monte Argentario (Grosseto) la costa è un susseguirsi di spiagge bagnate da acque cristalline del mar Tirreno che, tra l'altro, ospitano il santuario Pelagos, area protetta per i cetacei. Scendendo, da Anzio (Roma) a Policoro (Matera), il litorale regala spiagge su acque incantevoli. Poi si passa alla Calabria ionica e alla Puglia, per incontrare di nuovo i vessilli della Fee che diventano più numerosi da Campomarino (Termoli) sino a Grado. Ma quest'anno il boom c'è stato per i laghi in Trentino, che ha raddoppiato le bandiere rispetto al 2016. La Fee, Fondation for Environmental Education presente in ben 73 Paesi, ha puntato quest'anno a parametri ancor più severi rispetto al passato e per tutti i 32 criteri che vengono presi in considerazione a iniziare dalla purezza delle acque ossia della balneabilità che viene certificata dai dati del ministero dell'Ambiente seguenti alle nutrite analisi effettuate dall'Arpa. In particolar modo è tenuta altresì in considerazione l'educazione ambientale, la depurazione e la gestione sostenibile del territorio. Il presidente Mazza ha affermato ieri che il binomio terra-mare è indissolubile poiché la salute del mare è strettamente collegata alla gestione del territorio: «Negli anni Grado e la comunità gradese hanno saputo innovare e investire sull'ambiente». A essere premiati con la Bandiera Blu sono stati anche 67 approdi turistici. Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia a ricevere il riconoscimento ce ne sono 10. Uno in meno dello scorso anno in quanto nell'elenco non figura Porto San Vito di Grado che aveva sempre ricevuto in passato il prestigioso vessillo. Ad ogni modo Trieste si vede riconosciuto, come negli ultimi anni, solamente un approdo, quello della Lega Navale. In provincia di Gorizia c'è il Marina Hannibal di Monfalcone mentre la parte del leone la fa la provincia di Udine e in particolar modo l'area Lignano-Aprilia Marittima. La Bandiera Blu 2017 per gli approdi è stata assegnata, infatti, a quattro approdi di Lignano, esattamente Marina Uno, Marina Punta Verde, Marina Faro e Darsena Porto Vecchio. Premiate anche Marina Punta Gabbiani (Aprilia Marittima), Marina Aprilia Marittima e Marina Capo Nord (Aprilia Marittima). Infine Bandiera Blu al Marina Sant'Andrea di San Giorgio di Nogaro.

Antonio Boemo

 

 

Fumata rossastra dalla Ferriera. «Reazione anomala»
Una fumata rossastra si è levata ieri mattina, poco prima delle 6, dall’altoforno dello stabilimento servolano di Acciaieria Arvedi. L’azienda ha precisato in una nota che l’emissione dei fumi è avvenuta durante l’apertura del foro di colata dell’altoforno, operazione che avviene una dozzina di volte al giorno. Nel comunicato la società spiega che “il materiale refrattario con cui è realizzato il “tappo” del foro ha purtroppo avuto una reazione anomala” che ha causato appunto la nuvola rossastra. Nell'ultimo anno, prosegue la nota dell’azienda, la struttura tecnica hanno effettuato severi controlli dei fornitori del materiale refrattario, per evitare il rischio di eventi simili. “In virtù di queste attività, le forniture di materiali da parte della ditta coinvolta, sono state immediatamente sospese, a scopo cautelativo”. Anche con riguardo all’episodio accaduto ieri la Regione ha richiesto ad Acciaieria Arvedi Trieste un maggiore impegno “affinché siano drasticamente abbattute le fumate anomale provenienti dallo stabilimento. La nota della Regione precisa che “pur prendendo atto dell'annunciato intervento straordinario programmato per settembre e inteso a impedire la fuoriuscita di emissioni anomale, si è ritenuto di far pervenire questa indicazione all'azienda anche in vista della stagione estiva, durante la quale il verificarsi di simili episodi può venir enfatizzato dalle condizioni meteo”. Nella stessa giornata di ieri l’Arpa ha effettuato verifiche con la direzione dello stabilimento per accertare le cause dell'evento anomalo, confermando che lo stesso è riconducibile a un difetto di qualità del materiale refrattario usato per tappare il foro di colata della ghisa. Arpa rileva inoltre che l’evento non ha comportato conseguenze rilevate dalle centraline di monitoraggio dell’aria, annunciando per i prossimi giorni controlli agli interventi attuati da Acciaieria Arvedi per evitare il ripetersi di questi eventi anomali.

 

 

Partono le grandi pulizie delle strade - AcegasApsAmga comincia dalla zona di Servola e Valmaura. Ordinanza municipale sui divieti di sosta e di transito
Sarà la zona di Servola e di Valmaura a inaugurare la stagione delle grandi pulizie stradali, previste dal Piano economico-finanziario (Pef) che imposta la gestione dei rifiuti urbani affidata ad AcegasApsAmga, approvato poco più di un mese fa dal Consiglio comunale: come anticipato a suo tempo, il rodaggio avverrà nelle aree periferiche, che presentano minori criticità organizzative. “Progetto pulizie radicali” s’intitola il capitolo che il Pef dedica a una delle novità salienti della collaborazione Comune-utility, novità che, in virtù della connotazione sperimentale assunta per l’anno in corso, sarà a costo-zero per la municipalità. L’operazione inizierà a giorni, come testimoniato dall’ordinanza, emessa giusto ieri dal servizio “mobilità e traffico”, a firma del responsabile Giulio Bernetti: sarà valida fino al 31 dicembre prossimo venturo. AcegasApsAmga - spiega l’atto comunale - deve provvedere «in tempi molto ristretti all’esecuzione dei lavori di pulizia radicale della sede stradale con svuotamento cassonetti, diserbo minuto e spazzamento sia manuale che meccanico nonchè pulizia caditoie e lavaggio stradale». Poi l’ordinanza, che riscontra una richiesta presentata da AcegasApsAmga il 2 maggio, fornisce le indicazioni operative all’utility, indicazioni che però diventeranno assai utili anche per il cittadino-utente-automobilista, quando il turno della toeletta stradale toccherà le aree di parcheggio e di transito di sua abituale pertinenza. Infatti l’asciutta prosa dell’ingegner Bernetti dispone che gli interventi abbiano una durata massima di un giorno e si svolgano per singoli tratti lunghi non più di un chilometro. Prima che tali interventi vengano realizzati - chiarisce l’ordinanza - AcegasApsAmga dovrà provvedere ad apporre la prescritta segnaletica con almeno 4 giorni di anticipo. Per agevolare il dettagliato lavoro di pulizia programmato, AcegasApsAmga istituirà divieti di sosta e fermata con rimozione che potranno prolungarsi al massimo dalle 20.30 alle 18 del giorno seguente, con eventuali proroghe qualora avverse condizioni meteo ostacolino lo spazzamento. Analoghi provvedimenti riguarderanno il divieto di transito, che, a seconda delle esigenze, potrà andare dalle 9 alle 17.30 o coprire le ore notturne dalle 21 alle 7 del dì seguente. Naturalmente Bernetti si premura di rendere coinvolgibile la Polizia locale, per quanto concerne la regolamentazione del traffico, e Trieste Trasporti, laddove le pulizie dovessero interferire con le “rotte” dei bus. L’iniziativa sarà presentata ufficialmente stamane alle 12 in sala giunta, a cura dell’assessore all’Urbanistica & Ambiente Luisa Polli. Alcune informazioni erano comunque già filtrate alla fine di marzo, quando il Pef della “rumenta” era al vaglio del Consiglio. Sia la Polli che l’allora direttore della divisione ambiente di AcegasApsAmga Paolo Dal Maso - al cui posto oggi siede Giovanni Piccoli - illustrarono gli aspetti innovativi del “format”: alle grandi pulizie stradali si aggiungevano l’estensione della raccolta del “verde” con cassoni aperti (altri 100 contenitori da 3200 litri), la raccolta dell’olio alimentare esausto (una decina di contenitori), le opere civili per le “isole” di via Narcisi e di via Montasio, il servizio sperimentale in Porto Vecchio. Un aspetto delicato, per una città dove circolano molti animali domestici, atteneva il diserbo chimico, ovvero il trattamento che consentirà - secondo il Pef - l’eliminazione definitiva del vegetale infestante: l’assessore Polli aveva assicurato che non vi sarebbe stato pericolo per cani e altre bestiole.

Massimo Greco

 

 

Bombe inesplose a Servola - Operazione bonifica al via
Il Comune stanzia 10mila euro e avvia un’indagine di mercato per trovare un’azienda specializzata che prepari il terreno all’intervento degli artificieri
Cosa c’entra una bomba con un’indagine di mercato? C’entra, perchè proprio attraverso questa procedura amministrativa il Comune triestino vuole individuare un’azienda in grado di risolvergli un annoso problema: la bonifica di un terreno dove sono ancora conficcati ordigni bellici risalenti al secondo conflitto mondiale. L’atto, pubblicato lo scorso 3 maggio nel sito informatico municipale alla voce “amministrazione trasparente”, è correlato a una determina dell’Area polizia locale e sicurezza, a cura della “p.o.” Andrea Prodan, che spiega premesse e svolgimenti dell’insolita vicenda. Tanto per cominciare, gli scomodi ospiti, cioè i due ordigni bellici di cui sopra, si trovano in via del Pane Bianco in quel di Servola. Sonnecchiano in un terreno incolto di circa 500 metri quadrati. Li ha scovati - racconta la determina firmata da Andrea Prodan - un’indagine eseguita dal dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università triestina, più esattamente dalla cosiddetta “Egg”, l’unità di geofisica di esplorazione. Dal lavoro della struttura universitaria sono emerse «due anomalie radiometriche compatibili con la presenza di ordigni bellici inesplosi risalenti al secondo conflitto mondiale». Ai rilievi hanno assistito - informa l’atto municipale - tecnici della Protezione civile ed esperti del 3° reggimento del Genio guastatori, acquartierato a Udine. In realtà il controllo si è concentrato su un’area più ristretta di 50 metri quadrati, dove le due «anomalie» sono state stimate a differenti profondità di 50-150 cm e di 150-250 cm. In seguito a questi risultati che confermavano il “sospetto” di vecchie bombe non lontanissime da zone abitate, la Prefettura incaricava il Comune, nell’espletamento delle competenze in materia di Protezione civile, di trovare una ditta specializzata nel trovare e isolare i due ordigni, lasciando poi agli artificieri il compito del disinnesco. In considerazione del particolare ufficio, la ditta in questione deve vantare requisiti appositi ed essere iscritta nell’albo delle imprese che si occupano di “bonifica bellica sistematica”, istituito con decreto ministeriale due anni fa. L’indagine di mercato avviata dalla “p.o.” Prodan convergerà su 6 aziende che hanno sede in Veneto, perchè il Friuli Venezia Giulia, nonostante decenni di passato confinario militare in prima linea, non è dotato di “bonificatrici”. Le 6 candidate hanno manifestato il loro interesse e la prossimità geografica al terreno servolano consentirà alla civica amministrazione il contenimento dei costi: a tale scopo Prodan ha messo da parte 10 mila euro, che saranno assegnati al competitore capace di prospettare al pubblico committente triestino il prezzo più basso. Il Comune spedirà alle candidate la documentazione prodotta dall’Università e un po’ di foto, invitandole a un sopralluogo in via del Pane Bianco. Insomma, passi avanti buro-amministrativi per venire a capo di una vicenda che, a dir il vero, dura da perlomeno 13 anni o, se si preferisce, da 73. Come ricordava Ferdinando Viola sul “Piccolo” del 14 dicembre 2014, la prima segnalazione della presenza di un ordigno di origine bellica venne fatta da un testimone oculare, Duilio Gurian. Allora di anni ne aveva 18, quando il 10 giugno 1944 su Trieste furono sganciate 400 bombe dai bombardieri Alleati appartenenti al 47th e 55th Bomb Wing, e al 449th e 450th Bomb Group: provocarono 463 vittime, 800 feriti ricoverati e 1.500 medicati, 101 case private e due edifici pubblici distrutti, oltre 4.000 sinistrati. Le bombe ridussero in macerie la Chiesa della Madonna delle Grazie in via Rossetti, danneggiarono seriamente la raffineria Aquila, lo Scalo Legnami, la zona di San Sabba, il magazzino dei Monopoli e lo stabilimento Omsa, il cantiere San Marco, l’Arsenale Triestino e altri impianti industriali. La prima ondata si abbattè sulla città alle 9.20 di una splendida giornata di sole, la seconda alle 9.30. Il giovane Gurian, con il padre, si trovava nel campo di via del Pane Bianco, preso in affitto e seminato a erba spagna. Era certo che uno degli ordigni si fosse conficcato nel terreno, senza esplodere. Dopo la denuncia alla Questura alcuni agenti si recarono sul posto, recintarono il terreno e posero un cartello con scritto “vietato entrare per pericolo ordigno". E basta. Ma Gurian non mollava: dopo varie segnalazioni ad autorità politiche e militari, finalmente nel 2004 il V Reparto Infrastrutture di Padova - Nucleo artificieri - effettuò un sopralluogo in via del Pane Bianco. Nella relazione gli artificieri chiedevano un approfondimento di indagine mediante una ditta specializzata per trivellazioni da spingere a 3-5 metri. Trivellazioni che nel 2010 l’allora questore Padulano - scriveva Viola - sollecitava Comune e Prefettura a eseguire. Ma che non furono mai eseguite. Vennero fatte solo «alcune analisi» il 16 febbraio 2011 ma non sembrava avessero rilevato traccia di ordigni inesplosi. Invece, tre anni dopo, il dossier “inesploso” planò sul tavolo della giunta Cosolini, tant’è che il vicesindaco Fabiana Martini ne riferiva in Consiglio comunale. E nel novembre 2014 la Prefettura convocò una conferenza di servizi per organizzare, attraverso la rinnovata consulenza dei militari padovani, un ulteriore approfondimento sul terreno di via del Pane Bianco. «In quella sede - aveva comunicato il vicesindaco - il rappresentante militare presente ha comunque escluso una pericolosità immediata dell'eventuale ordigno presente, significando che un pericolo potrebbe essere costituito, qualora messo alla luce, solo da un'azione diretta e violenta con il percussore dell'ordigno stesso». Da allora altri due anni e mezzo fino all’indagine di mercato che ha lo scopo di aprire il cantiere in quel campo abbandonato, seminato solo dagli aerei anglo-americani.

Massimo Greco

 

 

Musica, libri e poesia in piazza Oberdan - Il Comitato Dolci dice no a tutte le guerre
Oggi, 9 maggio, è il settantaduesimo anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale e il 67esimo anniversario della Festa dell’Europa. Inoltre, in questo 2017 si festeggiano i sessant’anni dall’istituzione della Comunità europea (con il Trattato di Roma) e i settant’anni dalla promulgazione della Costituzione italiana. Per ricordare tutto questo, ma soprattutto per dire no a qualsiasi guerra, il Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci ha organizzato questo pomeriggio alle 17, in piazza Oberdan, un pomeriggio di festa con gruppi musicali e lettura pubblica di poesie e libri. “E se saremo in tanti - fanno sapere dal Comitato Dolci - ci terremo per mano formando un cerchio per la pace e l’amore». In caso invece di maltempo l’evento si svolgerà sotto i porticati di piazza Oberdan.

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 maggio 2017

 

 

Bollette dell’acqua - Aumento del 20% in quattro anni - Gli incassi tariffari totali da 45 a 54 milioni - Incidono le fogne e il depuratore di Servola
Le bollette dell’acqua sul territorio della vecchia provincia triestina cresceranno del 6,5% all’anno lungo il quadriennio 2016-19: cioè, alla fine del periodo indicato, saranno salite di oltre un quinto rispetto all’incasso precedente. Il calcolo è più o meno il seguente: le tariffe relative alle risorse idriche gestite da AcegasApsAmga aumenteranno suppergiù da 44 a 53 milioni di euro; le tariffe relative all’Acquedotto del Carso cresceranno invece dell’8% da 970mila a 1,2 milioni di euro. Quindi, sommando i due addendi, otteniamo una tariffa complessiva superiore a 54 milioni di euro: in cifra assoluta una decina di milioni in più rispetto a quanto i due gestori - considerati insieme - incassavano fino al 2015. In verità i rincari erano già scattati nel 2016 con un incremento pari al 6%, ma l’intervento dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico (Aee gsi) ha determinato un ricalcolo tariffario, che ha portato a un ulteriore incremento pari allo 0,5%. Fatto sta che per ogni utenza idrica triestina l’aggravio in bolletta viene graduato al 6,5% annuo, che implicherà, al termine del periodo 2016-2019, una maggiorazione complessiva superiore al 20%. Numeri e valutazioni provengono dai decreti emanati pochi giorni fa da Fabio Cella, dal 1° gennaio commissario della Consulta d’ambito per il servizio idrico integrato orientale (Cato) triestino in liquidazione: in liquidazione in quanto - come ricorda lo stesso Cella - confluirà, insieme alle analoghe strutture giulio-friulane, nell’Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti (Ausir), un organismo previsto dalla legge regionale 5/2016. «A fine marzo - precisa Cella, in passato responsabile dell’Ambiente in Provincia e oggi dirigente della Regione Friuli Venezia Giulia - ho convocato una riunione con gli amministratori comunali del territorio, per aggiornarli sul nuovo quadro tariffario. Non ne erano entusiasti, perché toccare le tasche dei cittadini in questi momenti non è mai simpatico, ma gli ordini dell’Autorità vanno eseguiti, altrimenti il nostro piano tariffario non sarebbe passato». Ma è interessante capire le ragioni che hanno determinato un rialzo tariffario così significativo. Cella enumera tre motivi rilevanti. Il primo è collegato all’applicazione del cosiddetto full cost recovery, una formula matematica impostata su costi/ricavi studiata per consentire al gestore idrico di non andare in perdita, poichè l’importanza sociale ed economica della risorsa richiede prioritariamente tenuta e continuità gestionale. Poi Cella passa al secondo motivo: l’entrata in funzione del depuratore di Servola, prevista ai primi di giugno, che assorbirà circa 3 milioni di euro. E Cella si tiene per ultimo il colpo di scena, che rimanda alla sentenza 335 del 2008, con la quale la Corte costituzionale ritenne che i Comuni non potevano chiedere la tariffa per la depurazione delle acque se erano sprovvisti dei relativi impianti. Nel 2013 si calcolò - spiega il commissario del Cato - che nel territorio triestino la restituzione dei canoni di fognatura agli utenti ammontava a 20 milioni di euro. Questi 20 milioni vengono adesso recuperati attraverso la manovra tariffaria finora sommariamente descritta: ma al termine del quadriennio 2016-2019 la “copertura” sarà stata solo parziale, circa 10 milioni che dimezzerà il “buco” di origine fognaria maturato negli anni precedenti. Quindi, il costituendo Ausir si troverà presumibilmente a dover decidere un nuovo rincaro per pareggiare i conti. Per inquadrare il tema-acqua nel territorio triestino ricordiamo alcuni numeri di riferimento: sono 236mila i cittadini serviti da 1073 chilometri di rete di acquedotti, dove vengono immessi circa 45 milioni di metri cubi del prezioso liquido. L’80% della risorsa idrica proviene da tredici pozzi disseminati nel basso corso dell’Isonzo, il restante 20% deriva dal Sardos.

Massimo Greco

 

 

Muggia - Antenne e tariffe rifiuti approdano in Consiglio
Antenne a Chiampore, strategie per l'attività turistica e richiesta di una tariffazione puntuale per i rifiuti. Questi alcuni dei dieci punti all'ordine del giorno che verranno discussi durante la prossima sessione straordinaria del Consiglio comunale di Muggia in programma mercoledì alle 20. Tre le interrogazioni presentate dall'opposizione. I partiti di centrodestra chiederanno delucidazioni sullo sforamento di emissioni elettromagnetiche registrato in località Darsella, a Chiampore. Invece il consigliere Roberta Tarlao (Meio Muja), oltre a chiedere quali siano le strategie adottate dall'amministrazione Marzi per la programmazione dell'attività turistica, desidera saperne di più in merito alla presenza di persone segnalate all'interno dell'ex Macello e all'interno del parco dell'ex Aquila. Secondo indicazioni fornite da residenti, sono state notate negli ultimi mesi persone che di notte scavalcherebbero le recinzioni, forse per accasarsi nelle due aree, e che al mattino farebbero l’operazione inversa per poi prendere l'autobus. Negli altri punti all'ordine del giorno la convenzione con il Comune di Trieste per l'uso del deposito di osservazione e della struttura obitoriale del Comune di Trieste in vigore sino al 27 aprile 2021. Verrà poi affrontata la nomina della Commissione comunale per le pari opportunità. Inoltre verranno proposte modifiche relative alle occupazioni per il mercato intervenendo dunque sul regolamento comunale per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche e per l'applicazione del relativo canone (Cosap). Un altro argomento delicato e sentito dalla cittadinanza riguarda la mozione proposta da Tarlao, Emanuele Romano (Muggia a 5 Stelle) e Roberta Vlahov (Obiettivo comune per Muggia). Mozione che impegna il sindaco Laura Marzi e l'assessore all'Ambiente Laura Litteri a individuare e applicare una tariffazione puntuale con il riconoscimento degli utenti fin dall'inizio del servizio. Accanto a questa proposta anche la richiesta di costituzione di un gruppo di lavoro chiamato a mettere a punto una Tari puntuale. Tra gli altri punti all'ordine del giorno la proposta di deliberazione consigliare per modificare il Regolamento per la tutela ed il benessere degli animali. Un'altra proposta di deliberazione di Consiglio comunale avrà come oggetto invece l'approvazione del Regolamento servizi integrativi scolastici (Sis). Infine il Consiglio comunale sarà chiamato a pronunciarsi sugli indirizzi in merito alla richiesta di costituzione di servitù di passaggio sulla particella catastale 1344/1 di Plavia di proprietà del Comune di Muggia e a favore delle particelle catastali 284, 276/3 e 276/1, ossia fondi interclusi di proprietà di Diana Babic in località Rabuiese.

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 maggio 2017

 

 

«Cessata l’attività» - Il Verdi abbandona la Sala Tripcovich - Escluso il recupero. I festival di cinema cercano un’alternativa

Il sindaco rilancia la demolizione ma non tutti sono d’accordo - I contrari in Forza Italia: Marini non vuole l’abbattimento ed è perplesso su Maria Teresa
Rip. La scritta Sala Tripcovich ha già perso una “c”. E così sulla facciata, si può isolare l’acronimo “Requiescat in pace”. Un necrologio a caratteri cubitali. Il sipario disegnato sulla facciata è pronto a calare per sempre sulla sala teatrale nata nel 1997 dalla riconversione della Stazione delle corriere realizzata nel 1936 dall’architetto Umberto Nordio. «Il Consiglio di indirizzo ha deliberato la cessazione delle attività», fa sapere in modo lapidario Stefano Pace, sovrintendente della Fondazione del teatro lirico Giuseppe Verdi che nel 2012 ha avuto in dono dal Comune la Sala Tripcovich senza saperne davvero cosa fare se non come bene patrimoniale da esibire alle banche. Negli ultimi quattro anni non c’è mai stata una vera programmazione alla Tripcovich che pure era sorta, grazie al mecenatismo del barone Raffaello de Banfield, per ospitare le stagioni liriche negli anni della ristrutturazione del Verdi. La Sala Tripcovich, vincolata nel 2006 dalla Soprintendenza, risulta abbandonata. «Spero di buttarla giù come la piscina Bianchi e di metterci al suo posto il monumento a Maria Teresa», insiste il sindaco Roberto Dipiazza pronto a usare persino l’occasione dei 300 anni della sovrana d’Asburgo per porre in essere il suo antico proposito. Radere al suolo quel teatro - che occulta l’ingresso monumentale al Porto vecchio - è un suo pallino fin dal primo mandato. La Sala Tripcovich è stata dichiarata inagibile, e quindi fuorilegge, ai primi di febbraio di quest’anno, immediatamente dopo l’ultima edizione del Trieste Film Festival (30 gennaio) che ha visto in passerella alla sala Monica Bellucci e Marco Bellocchio. Nessuno ha mai reso noto i costi della sua messa a norma. Si è parlato di una cifra che oscilla tra i 400mila e i due milioni di euro, ma non esiste un progetto o un preventivo. La Fondazione del Verdi non pare interessata a ridare vita alla sala. «La competenza è solo del sindaco - aveva spiegato lo scorso febbraio Pace -. Nel momento in cui ci dovrebbe essere un impatto nullo sul patrimonio della Fondazione, non vedo perché il Consiglio d’indirizzo si dovrebbe opporre alla restituzione dell’immobile al Comune». Tripcovich addio, insomma. I due maggiori festival, Trieste Film Festival e Trieste Science+Fiction Festival, si sono ormai rassegnati a dover abbandonare a malincuore la Tripcovich dopo diverse edizioni realizzate nella sala di piazza Libertà. «Stiamo lavorando con il Comune per trovare delle soluzione alternative. Ci sono due ipotesi in piedi», spiega Daniele Terzoli, presidente della Cappella Underground. L’assessore ai Teatri, Serena Tonel, resta fuori scena. Non vuole fare conoscere il suo pensiero sulla statua di Maria Teresa d’Austria in piazza Libertà al posto della Sala Tripcovich. Del resto non è bello essere ricordata come l’assessore ai Teatri che ha messo un monumento sopra una sala da più di 900 posti. I contrari alla demolizione non mancano nella maggioranza. «Un’idea strampalata. Altro che scelta politica. Mi lascia sconcertato. Sono assolutamente contrario all’abbattimento della Sala Tripcovich. Ha un’acustica perfetta, una posizione logistica unica. E soprattutto non ha senso privarsi di uno spazio del genere visto che la città non ha ancora un centro congressi. Inoltre sono molto perplesso sull’idea di mettere lì la statua di Maria Teresa a pochi metri da quella di Sissi», spiega il consigliere regionale e comunale di Forza Italia Bruno Marini. «La Sala Tripcovich può apparire come un corpo estraneo, ma nel corso degli anni si è integrata nel contesto. E soprattutto è una struttura centrale e funzionale. Anche demolirla costa parecchio. Non mi pare una buona idea», aggiunge Manuela Declich (Forza Italia), presidente della Quinta commissione. La speranza è che il suo destino segua quello del Magazzino Vini. Doveva essere demolito ed è diventato il tempio del gusto con Eataly grazie all’intervento della Fondazione CRTrieste. Forse basta solo attendere.

Fabio Dorigo

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 maggio 2017

 

 

Il nodo Ferriera sul tavolo del Ministero dell’Ambiente
Siderurgica Triestina sta «operando in linea con i tempi previsti relativamente agli interventi aventi ad oggetto il suolo e la rimozione dei rifiuti» nella Ferriera di Servola, mentre viene rilevato «uno scostamento dalle tempistiche previste con riferimento alle attività inerenti le acque di falda. Tali dati sono stati confermati anche dalle relazioni prodotte dall’azienda». A riferirlo, nel corso della riunione convocata a Roma martedì scorso dal Ministero dell’Ambiente - a cui hanno partecipato anche il Ministero dello Sviluppo economico, l’Autorità portuale, l’Arpa e il Comune di Trieste - sono stati i tecnici della Regione e dell’Arpa. Scopo dell’incontro, era la verifica del cronoprogramma degli adempimenti previsti nell’Accordo di programma sottoscritto nel novembre 2014 per quanto riguarda la messa in sicurezza ambientale nell’area della Ferriera. Gli enti hanno «convenuto sulla necessità di una prossima convocazione dei rappresentanti di Siderurgica triestina - si legge nella nota della Regione -, al fine di dare completa e tempestiva attuazione alle misure di prevenzione ambientale previste». Il sindaco Roberto Dipiazza ha precisato: «Il Ministero dell’Ambiente a breve convocherà la proprietà della Ferriera, assieme al Comune di Trieste e agli altri soggetti istituzionali, per fare chiarezza sulle inadempienze rispetto all’Accordo di Programma. Oltre a illustrare il contenuto e le motivazioni dell’ultima ordinanza - ha continuato Dipiazza -, abbiamo evidenziato le inadempienze della proprietà e il Ministero ha convenuto sulla necessità di approfondire la questione». Nel corso della stessa riunione è stato affrontato anche il tema della «grave situazione di inquinamento che sussiste nell’area dell’ex discarica di via Errera - si legge nella nota della regione -. Gli enti hanno concordato che l’Autorità portuale si farà temporaneamente carico dell’effettuazione delle misure urgenti di prevenzione, nell’attesa che vengano reperite le risorse per la bonifica».

 

 

Ambiente - Cestini per l’umido in regalo a Opicina

Prosegue il tour dell’iniziativa itinerante “L’umido che fa la differenza”, promossa da AcegasApsAmga e Comune. Lunedì verranno distribuiti gratuitamente i cestini per l’umido al mercato di Opicina, dalle 9.30 alle 12.30. Il giorno dopo in piazza S. Antonio e infine, l’ultima tappa, si svolgerà mercoledì 10 maggio al mercato di Borgo San Sergio.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 5 maggio 2017

 

Da Muggia a Parenzo - 130 chilometri in bici nel nome dell’Europa
Si chiude oggi la super pedalata di 25 allievi della media Sauro protagonisti di un’iniziativa transfrontaliera senza precedenti
MUGGIA Tre nazioni in tre giorni in sella alle proprie biciclette. Pedalata transfrontaliera senza precedenti per venticinque studenti muggesani iscritti alla IIIB della scuola media Nazario Sauro, protagonisti assoluti di una gita scolastica ecosostenibile e decisamente atipica. Partita mercoledì da piazza Marconi, con tanto di saluto del sindaco Laura Marzi, la comitiva ha preso la via per la Parenzana, la ciclovia sull’ex ferrovia istriana. Alla presenza degli insegnanti aderenti al progetto, e accompagnata da Viaggiare Slow, l’associazione che ha curato l’organizzazione dell'evento, la III B (che peraltro ha come seconda lingua di insegnamento lo sloveno) raggiungerà oggi Parenzo dopo aver effettuato complessivamente 128 chilometri. Il rientro è previsto per questa sera con pullman e carrello per le bici. Pedalando in bicicletta, lungo quello che è stato il tracciato di una ferrovia dismessa nel 1935, i ragazzi stanno così scoprendo le opere e i manufatti ancora presenti lungo il percorso, quali per esempio le stazioni, i ponti e le gallerie che vantano oltre un secolo di storia. Ma gli obbiettivi di questa gita ecologica a due ruote puntano anche alla (ri)scoperta del contatto con altre culture e altre lingue incontrate durante il viaggio nelle zone di confine, come racconta Fabrizio Masi presidente di Viaggiare Slow: «Attraverso un viaggio informativo-educativo multidisciplinare si darà modo ai ragazzi di comprendere meglio la storia contemporanea che ha segnato il nostro territorio e ridisegnato nuovi confini. Nello specifico, dopo la caduta della Repubblica di Venezia, e il successivo dominio austroungarico, le lacerazioni intervenute dopo le due guerre mondiali che hanno segnato, con prevaricazioni e l’esodo, queste terre». Quello intrapreso dai giovani studenti muggesani è anche a tutti gli effetti un viaggio di notevole interesse dal punto di vista paesaggistico e ambientale, con la scoperta lungo il tracciato di zone di significativa biodiversità - dalle aree umide costiere alla distesa delle saline, dalla costa rocciosa adriatica alla foresta di Montona nella valle del Quieto - e di sensibili differenze anche dal punto di vista geomorfologico. «E non è da sottovalutare il fatto poi che la chiusura delle giornate si fa a tavola, dove si scoprono anche i piatti legati alla tradizione istriana», aggiunge con un pizzico di ironia Masi. Alla partenza degli studenti Marzi ha elogiato un progetto fortemente voluto dalla precedente amministrazione comunale per opera dell’ex assessore alle Politiche giovanili Loredana Rossi: «Sono felice che si sia riusciti a realizzare un progetto di questa portata. La bici è un mezzo rispettoso dell’ambiente, che migliora la salute delle persone ed è senza dubbio più coinvolgente per i ragazzi. Una didattica informale, nella quale le distanze fra studente e insegnante si accorciano, in cui ogni cosa diviene possibile materia di approfondimento durante il viaggio». Un’iniziativa dunque originale, ideata per pubblicizzare una nuova forma di turismo scolastico, quello in bicicletta, ma anche per incrementare la conoscenza del territorio circostante puntando ad un raggio di poco più di 100 chilometri. Imparare a muoversi nel proprio territorio, insomma, per imparare a muoversi nel mondo.

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 4 maggio 2017

 

 

SERVOLA, STRATEGIE - In Ferriera scatta il "piano anti fumate"

Il gruppo Arvedi annuncia l'installazione a breve di un sistema impiantistico in grado di controllare la pressione dell'altoforno e bloccare le emissioni.

Addio agli sbuffi. Nel giro di qualche mese la Ferriera sarà sottoposta ad una modifica impiantistica in grado, secondo le previsioni della proprietà, di eliminare le fumate nere che in più di qualche occasione, anche di recente, si alzano dai camini della fabbrica allarmando i servolani. Il gruppo Arvedi ha presentato l’intervento ai tecnici dell’Arpa del Friuli Venezia Giulia durante un sopralluogo nello stabilimento. Si tratta di una miglioria di «carattere straordinario», così la definisce la società in una nota diramata ieri in mattinata, applicata sull’altoforno. Una miglioria che dovrebbe risolvere il problema una volta per tutte o, perlomeno, arginarlo in modo deciso. L’operazione, in realtà, era già stata programmata a settembre proprio per bloccare le emissioni; ma, a quanto pare, ha subìto un’accelerazione dopo le ultime segnalazioni dei cittadini. Le fumate, stando a quanto accertato dalla stessa Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente insieme agli addetti dell’azienda, fuoriescono sporadicamente dai “bleeder”, le valvole di sicurezza poste vicino alla bocca dell’impianto. È quanto accaduto appena qualche giorno fa, preoccupando la cittadinanza. Era il mattino del 18 aprile: un forte boato, percepibile anche a distanza, seguito da una nube di fumo nero e denso che faticava a dissolversi nell’aria. Il frastuono aveva fatto sobbalzare chi abita nelle case attorno alla fabbrica, suscitando un certo timore. Svariate le telefonate ai numeri d’emergenza e alle testate giornalistiche, accompagnate dal tam tam sui social. In tanti si erano chiesti, in quell’occasione, il motivo dell’anomalia e le possibili implicazioni sulla sicurezza. L’Arpa si era affrettata a definire il caso come «un fenomeno raro e atipico», rassicurando i triestini. Nessuna reale emergenza, insomma. L’agenzia e i tecnici dello stabilimento avevano accertato un’inconsueta pressione dei fumi prodotti dalle lavorazioni nell’altoforno. In pratica, come è stato chiarito, le sostanze gassose avevano preso una strada diversa da quella abituale, provocando una sorta di tappo. Che, come una bottiglia, a un certo punto è saltato causando il botto e le emissioni color pece. «I boati accompagnati dal fumo nero verificatisi nello stabilimento di Siderurgica Triestina a partire dalle 8.50 sono stati causati dall’apertura delle valvole di sicurezza in seguito a delle sovrappressioni che si sono generate nell’altoforno - scriveva la stessa Arpa -. All’origine delle sovrappressioni, un’anomala canalizzazione dei gas di combustione in fase di fermata dell’impianto per interventi di manutenzione». Nella stessa giornata l’Agenzia aveva annunciato «approfondimenti» assieme alla direzione dello stabilimento, così da accertare la possibilità di adottare gli accorgimenti più opportuni per evitare analoghi incidenti. Detto fatto. La società ha illustrato il nuovo intervento impiantistico in collaborazione con gli esperti della Paul Wurth, l’azienda specializzata che ha curato il progetto assieme all’Acciaieria Arvedi. Sul piano tecnico, la modifica aggiunge al sistema alcune “vie” alternative in grado di controllare la pressione dell’altoforno. In questo modo si scongiura la fuoriuscita degli sbuffi scuri, «che sono l’indesiderata conseguenza dell’entrata in esercizio del sistema di sicurezza dell’impianto», precisa l’azienda. «Il nuovo sistema - viene evidenziato ancora nel comunicato - contribuirà a evitare casi di sovrapressione che potrebbero generare eventi emissivi visibili; nel peggiore dei casi si genereranno brevissime emissioni totalmente “ripulite” dal passaggio negli specifici filtri». Per raggiungere la soluzione più adeguata, sono stati necessari studi e simulazioni ad hoc. Ecco perché serve attendere ancora qualche mese prima di vedere in funzione i ritocchi all’impianto. «Questo intervento riflette la continua attenzione alle preoccupazioni della popolazione - si legge ancora nella nota del gruppo Arvedi - che spronano l’azienda a ideare nuove soluzioni tecniche in grado di rispondere a sollecitazioni non rivolte alla produttività, ma legate alla coesistenza dello stabilimento con il nucleo abitato più prossimo agli impianti».

Gianpaolo Sarti

 

 

L'INTERVISTA - «Operazione in linea con gli standard Aia» - Il direttore scientifico dell'ARPA promuove l'intervento. «Passi avanti verso il continuo miglioramento dell'impianto»

«Fumate nere e boati come quello che si è verificato qualche settimana fa rappresentano eventi molto rari, ma l'intervento tecnico che sarà apportato all'impianto va proprio nella direzione dell'Aia: migliorare lo stabilimento ed evitare problemi del genere». Franco Sturzi, direttore tecnico scientifico dell'Arpa ha collaborato alla modifica “anti-sbuffi” dell'altoforno.

Direttore, cosa dobbiamo aspettarci ora? Anomalie come quella che si è vista a metà aprile sono davvero molto rare. Ma la società, assieme all'Arpa, ha deciso comunque di trovare una soluzione. Perché, anche se dovesse accadere di nuovo ancorché con bassa probabilità, bisogna evitare gli effetti sull'ambiente. Durante l'ultima visita ispettiva, Arvedi ci ha presentato questo miglioramento all'altoforno. Noi sapevamo già da tempo che l'azienda sarebbe intervenuta, anche perché quando il sistema va in sovrapressione non c'è niente da fare: bisogna scaricare la pressione altrimenti collassa. Arvedi ci aveva parlato un anno fa di questa miglioria, ma quanto accaduto a metà aprile è stato in qualche modo l'evento scatenante che ha fatto accelerare la decisione da parte della direzione dell'impianto. E noi come Arpa siamo d'accordo sull'opportunità di adottare questa tecnologia. Quando sarà messo in funzione il nuovo meccanismo? Entro l'anno, probabilmente durante la fase di fermata dell'impianto dell'altoforno programmata tra fine agosto e metà settembre. Tecnicamente si prevede anche la sostituzione della bocca di carico dell'altoforno, che ha passato tre anni e quindi va cambiata, a cui va aggiunto questo nuovo elemento capace di evitare il fumo nero e i boati. Tecnicamente come funziona la modifica? L'intervento permette di fare in modo che, nel caso di sovrapressioni dell'altoforno che fuoriescono dalle valvole di sicurezza, il fumo passi nell'impianto di trattamento anziché scaricare nell'atmosfera. Si utilizza un sistema di abbattimento a servizio dell'altoforno che, in pratica, depura gli scarichi delle valvole di sicurezza. È un'operazione importante perché il fumo significa polveri e disagio per i residenti, e comporta un peggioramento degli standard prescrittivi indicati dall'Aia. Che tipo di accertamenti avete messo in campo? È da un anno che lavoriamo con Arvedi per ottimizzare la conduzione dell’impianto in modo che anomalie come quella di metà aprile accadano con meno probabilità. Abbiamo collaborato molto con la società per arrivare a questo risultato, anche con diversi parametri di controllo dell'altoforno. L'iniziativa è comunque della direzione dello stabilimento, ma noi abbiamo fatto pressing in una logica di miglioramento gestionale. Che è, appunto, ciò che dispone l'Aia. Quale sarà l'effetto concreto? Non si vedranno più le fumate nere quando il sistema va in sovrapressione. Dunque, possiamo dirlo, mai più fumate nere dai camini della Ferriera? Gli altoforni raggiungeranno standard elevati, quindi possiamo aspettarci che ciò accada con molta meno probabilità. E se mai dovesse succedere di nuovo, ci attendiamo effetti nulli sull'ambiente. È il senso dell'Aia: il continuo miglioramento dell'impianto.

(g.s.)

 

Ma residenti e ambientalisti restano scettici - Lo sfogo di No Smog: «Siamo stanchi di annunci. Vogliamo misure che eliminino del tutto le criticità»
No smog, una delle realtà che da anni si batte per la tutela della salute dei residenti, non accoglie favorevolmente l'annuncio di Arvedi e Arpa sulle modifiche tecniche all'impianto. L'associazione non ha più alcuna fiducia nei confronti della proprietà. Lo dice chiaro e tondo Adriano Tasso, fondatore e segretario. «Non siamo per nulla soddisfatti - spiega il rappresentante di No smog - le persone subiscono disagi continui. E il problema - fa notare - non sta soltanto nella valvola superiore dell'altoforno, ma anche in quella inferiore. Non c'è una parte che non perda fumi. Sono due anni e mezzo ormai che è arrivato Arvedi - insiste - e le cose, a nostro giudizio, non sono migliorate». Ma No smog si rivolge anche all'Arpa. «L'agenzia regionale - accusa ancora Tasso - dovrebbe preoccuparsi di ciò che non va, non deve fare il consulente della proprietà come invece, secondo noi, sta facendo adesso. Mi pare che ci sia un’eccessiva confusione dei ruoli». A preoccupare, ora, è l’arrivo della bella stagione. «In estate - afferma ancora il fondatore e segretario dell'associazione - gli abitanti della zona desidereranno tenere le finestre aperte come fa qualsiasi cittadino quando ha caldo. Ma se la situazione ambientale non migliora, cosa si devono aspettare per i prossimi mesi i servolani? Non oso nemmeno immaginare. Le fumate nere e i rumori si stanno ripetendo in continuazione, noi abbiamo fotografie e filmati che lo possono dimostrare». Il comunicato pubblicato ieri mattina da Arvedi sulle future modifiche all'altoforno viene definito da No smog «offensivo nei confronti della popolazione». «Viene descritta una situazione quasi rosea - osserva ancora Tasso - come se quelle fuoriuscite nere fossero soltanto eventi rari. Ma le segnalazioni e i disagi, ripeto, si presentano ogni giorno. La situazione - ribadisce il fondatore dell'associazione - è insopportabile. Siamo molto nervosi, delusi e arrabbiati». Critico anche Lino Santoro, ex presidente provinciale e regionale di Legambiente, che ha seguito per anni la questione Ferriera e le battaglie contro l'inquinamento dell’impianto. Più che commentare il nuovo impianto per la riduzione delle emissioni dall’altoforno, però, lo storico esponente ambientalista riflette sul quadro generale: «Come noto l’Accordo di programma impone ad Arvedi di provvedere alle coperture dei cumuli di minerali e carbone che vengono messi nell'altoforno - ricorda Santoro -. È un’operazione che costa ben 70 milioni di euro. Io allora suggerisco, piuttosto, che sia arrivi alla chiusura dell'area a caldo. Questa a mio avviso è l'unica soluzione possibile per ottenere risultati concreti».

(g.s.)

 

Camber accende i riflettori sull’Aia «Serve chiarezza sull’impatto acustico»
Forza Italia chiede alla giunta Dipiazza di far chiarezza sull’impatto acustico della Ferriera di Servola. Lo fa con un’interrogazione firmata dal capogruppo Piero Camber.

Nel documento preparato dal consigliere comunale forzista si sollecita il sindaco a fornire precisazioni sul rilascio della documentazione necessaria all’Autorizzazione integrata ambientale. «Si interroga per sapere se in fase di Aia, per il prosieguo dell’attività, siano stati depositati da parte di Siderurgica Triestina i calcoli delle valutazioni previsionali fonometriche», scrive Camber nel testo. In particolare, precisa il capogruppo forzista, per l’aspiratore della cockeria e i nuovi impianti per le lavorazioni di laminazione a freddo. Il consigliere domanda di sapere, inoltre, se l’Arpa ha mai rilevato i rumori prodotti dallo stabilimento siderurgico tra le abitazioni che si trovano nel quartiere di Servola. «Il tutto - insiste il forzista - per conoscere l’impatto attuale della fabbrica e quale sarà quello previsto con il nuovo impianto di laminatoio a pieno regime. Si chiede di fornire quindi, seppur in sintesi, i dati attuali - conclude il capogruppo degli azzurri Piero Camber - e quelli previsti con riferimento a quanto sopra esposto».

(g.s.)

 

Agapito assolto sul conflitto di interessi - Frattolin (M5S): «Chiederemo l’accesso alle carte»
«Sul caso Agapito la giunta Serracchiani sta continuando a far melina, dispensando informazioni con il contagocce esclusivamente in risposta alle nostre interrogazioni». L’accusa arriva dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Eleonora Frattolin e riguarda ancora una volta il caso, sollevato dagli stessi grillini nei mesi scorsi, del direttore regionale del Servizio tutela da inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico della Regione, Luciano Agapito, che a gennaio ha firmato il decreto di riesame per il rinnovo dell’Aia alla Ferriera di Servola. Il problema, stando alla denuncia dei grillini, è che il figlio del dirigente, Daniele Agapito, aveva ricevuto «importanti incarichi» dalla Siderurgica Triestina. Il Movimento 5 Stelle aveva quindi chiesto spiegazioni sul presunto conflitto di interessi alla Regione. «Oggi (ieri, ndr) abbiamo scoperto, attraverso le parole in aula dell’assessore Sara Vito che il direttore Agapito non sarebbe responsabile da un punto di vista disciplinare. Punto. Senza dare alcuna motivazione né al Consiglio regionale né ai cittadini che attendono un po’ di chiarezza sull’intera faccenda» continua Frattolin. «Annunciamo da subito - ha concluso Frattolin - che presenteremo un accesso agli atti per poter leggere tutti i documenti prodotti dagli uffici della Regione che hanno portato la giunta Serracchiani ad assolvere l’ingegner Agapito».

 

 

Revocati i divieti nell’Ospo - Ma le analisi non ci sono - Balneazione, caccia e pesca erano state bandite dopo il caso del botulino killer
Il sindaco Marzi: «Emergenza rientrata». Manca però il monitoraggio delle acque
MUGGIA «Nelle acque del rio Ospo non sussistono più le condizioni ambientali che hanno favorito lo sviluppo della neurotossina botulinica». Il sindaco di Muggia Laura Marzi ha revocato ufficialmente l’ordinanza che dal settembre scorso imponeva una serie di divieti sul torrente rivierasco in seguito alla moria di germani reali e cigni avvenuta nell’estate 2016. La decisione è stata presa in totale autonomia dall’amministrazione, dal momento che le analisi delle acque dell’Ospo, richieste invano agli organi competenti, non sono mai state effettuate. La storia Una cinquantina di esemplari di uccelli acquatici trovati morti nel rio Ospo: era questo il macabro scenario presentatosi la scorsa estate nel torrente muggesano, una situazione inedita che per settimane non aveva trovato una risposta, diventando un vero e proprio enigma. Le segnalazioni fornite dai cittadini alla polizia ambientale e all’Enpa iniziano già a fine luglio: alcuni esemplari vengono rinvenuti morti, galleggianti a pelo d’acqua, altri ancora vivi ma agonizzanti. Ad agosto è stata la volta di cinque cigni. A settembre le analisi dei cadaveri dei pennuti acquatici evidenziano la presenza in concentrazioni elevate del Botulino di tipo C, una neurotossina naturale che colpisce gli uccelli acquatici. L’ordinanza Una volta recepite le cause della moria, il Comune decide di emanare un’ordinanza con una serie di divieti tra cui quelli di cacciare, pescare e raccogliere animali nelle aree corrispondenti al letto del rio Ospo, dei relativi argini e nelle aree immediatamente adiacenti utilizzate a scopi diportistici fino alla foce. L’ordinanza comprende le aree del parco urbano pubblico denominato “Rio Ospo” e quelle interrate del “Molo Balota”. Il documento vieta inoltre la destinazione all’alimentazione di qualsiasi animale (compresi i molluschi) proveniente dalla zona. Vietata anche la balneazione di persone ed animali con rigoroso obbligo di condurre i cani al guinzaglio per evitare che possano nutrirsi di carogne di animali presenti sulle rive o in acqua. Le azioni Nel frattempo vengono fornite le disposizioni da effettuare in caso di rinvenimento di animali. La rimozione di eventuali carcasse di animali morti, che dovranno essere smaltiti in un idoneo impianto di incenerimento, spetta alla polizia ambientale del Corpo forestale regionale. In caso di avvistamento di animali vivi in difficoltà, invece, la competenza passa all’Enpa. Il Comune di Muggia, invece, annuncia che provvederà con proprio personale della polizia locale a effettuare periodiche verifiche sui tratti interessati. Ma accanto all’ordinanza il Municipio annuncia un’iniziativa che riguarda le future analisi delle acque del rio Ospo: «L’ente si attiverà affinché l’Arpa provveda a effettuare le analisi necessarie a monitorare il corso d’acqua». La revoca L’ordinanza è rimasta in vigore dallo scorso settembre perché, come spiegato dal Comune, doveva rimanere valida «fino a quando le condizioni climatiche - le temperature elevate e lo scarso ricambio delle acque nel torrente rio Ospo - avessero mantenuto elevato il rischio di sviluppo di Clostridium Botulinum con conseguente presenza di neurotossine botuliniche negli animali acquatici e in quelli che su di essi basano il loro ciclo alimentare». Ma perché il provvedimento di revoca non è stato assunto mesi addietro? E soprattutto, qual è il riscontro delle analisi effettuate sul rio Ospo? «Le analisi non sono state effettuate» spiega il sindaco Laura Marzi. L’Arpa ha infatti dirottato la richiesta del Comune all’Azienda sanitaria, la quale, a quanto pare, ha ritenuto che non ci fossero più gli estremi per fare i controlli richiesti. «Abbiamo atteso senza esito quanto richiesto» conclude il sindaco Marzi

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 3 maggio 2017

 

SEGNALAZIONI - LAVORI - Il cedimento in via Carducci

Da circa un paio di mesi fanno “bella mostra” di se, in via Carducci, sulla corsia autobus, alcune transenne che costringono i mezzi pubblici ad un tortuoso slalom. Pare vi sia un cedimento nella volta del sottostante torrente Chiave. Possibile che in due mesi non si sia ancora potuto far nulla? Ricordo che la scelta di affidare la gestione del servizio fognature, anni fa, all'Acegas, fu fatta poiché ritenuta molta più reattiva ed efficiente, nel gestire il servizio, di quanto non lo fosse il Comune. Analoghi cedimenti si verificarono anche durante la gestione comunale. Uno per tutti: ricordo un cedimento della volta al ponte della Fabra. In pochi giorni, gli stessi operai del Comune allargarono il foro e rifecero la volta con un getto con calcestruzzo espansivo, così da ripristinare la compressione nell'arco. Mi piacerebbe che un qualche dirigente Acegas, mi spiegasse le difficoltà che viceversa incontrano loro. Sicuramente avrà le sue buone ragioni. In due mesi, un servizio efficiente avrebbe rifatto non solo la chiave di volta, ma l'intero arco, se necessario. Non ci sarà mica da rimpiangere la gestione comunale? Lo confesso, essendo stato a capo del Servizio comunale, mi sto togliendo un sassolino dalla scarpa. Qua però le ipotesi che riesco a pensare, sono due: o eravamo più efficienti di quanto non pensassero gli amministratori, o l'Acegas non dà i risultati che ci si aspettava.

ing. Paolo Pocecco

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 1 maggio 2017

 

 

TELEFONINI, L’USO È PERICOLOSO PURE DA PEDONI - LA RUBRICA di GIORGIO CAPPEL
Vale la pena di approfondire un argomento già trattato, l’uso anomalo dei telefonini. Inizio con un esempio pratico. Stavo per immettermi nella nuova rotatoria di via Flavia quando davanti a me, fermo all’attestamento, c’era un motociclo. Mi sono fermato subito dietro, attendendo con calma il momento della ripartenza. Che non arrivava. Ad un certo punto, verificato che nessun veicolo stava transitando sulla rotatoria, ho pensato di attivare il clacson. La motociclista si è immediatamente girata verso di me e in quel momento ho percepito che stava telefonando. Ha alzato il braccio in segno di protesta perché mi ero permesso di suonarle e, bontà sua, è ripartita. Questo aneddoto riporta alla cronaca quotidiana il problema del telefonino. E sia ben chiaro: il problema sussiste in moto, in macchina e, come vedremo, anche a piedi. Parlando in generale, la negatività dell’uso dei telefonini mentre si è alla guida si è acuita negli ultimi tempi a causa della ormai preponderante diffusione degli smartphone. Per telefonare non basta premere un bottone, come una volta, ma bisogna strisciare il dito sullo schermo, amplificando significativamente la distrazione e l'impedimento alla guida stessa. Sembra sia vicinissimo un decreto che aumenterà le già pesanti sanzioni previste per chi viene colto in fallo. Si parla della sospensione della patente per minimo un mese e molti soldi da pagare come sanzione amministrativa. Purtroppo devo dire che è cosa giusta. Staremo a vedere. Ma come accennavo prima, il problema sussiste anche camminando. L'altro giorno ho perso, anzi impiegato, circa un quarto d'ora del mio tempo per sbirciare, in prossimità di un incrocio semaforizzato, il comportamento dei pedoni. Su circa 200 passanti che ho visto una cinquantina, tra uomini, donne, vecchi e bambini, erano al telefonino. Ben dieci hanno attraversato la strada senza guardare il semaforo ed esattamente 4 sono transitati con il rosso, creando imbarazzo ai conducenti che passavano con il verde. È evidente che il problema sussiste e peggiora ogni giorno di più. Che ognuno di noi faccia un esame di coscienza.

 

 

 

 

 

 

 

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