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IL PICCOLO - MARTEDI', 23 luglio 2019

 

 

Accordo di programma ancora fermo al palo - Stallo su Porto Vecchio

A distanza di mesi dalla richiesta del Comune, la Regione non ha firmato l'intesa essenziale per aggiornare il Piano regolatore e gestire la vendita dei magazzini

Trieste. Il gruppo austriaco che vuole costruire due hotel fronte mare da 160 milioni di euro. Importanti società con sede in Svizzera e Belgio interessate al blocco di magazzini accanto all'area Greensisam. Il colosso Msc da tempo associato all'ipotesi di un nuovo terminal per navi da crociera. Sono i progetti di peso che circolano da anni per il rilancio del Porto vecchio di Trieste. Peccato che nessuno di questi, ultimamente, abbia fatto progressi o passi avanti concreti. Nonostante il sindaco Roberto Dipiazza ripeta da tempo di avere la fila di imprenditoria pronti ad r aggiudicarsi un pezzo della pregiata area, a tutt'oggi lo stallo è totale. Mancano gli strumenti urbanistici e giuridici per dare avvio alla trasformazione dei 66 ettari del comprensorio. Non è stato fatto l'aggiornamento del Piano regolatore. E, prima ancora, non è stato siglato fra Regione, Comune e Autorità portuale l'accordo di programma, documento propedeutico proprio alla variante urbanistica, ma anche strumento che consentirà in seguito ai potenziali compratori o concessionari di acquisire il diritto sulle aree con passaggi burocratici estremamente semplificati. Manca, infine, il via alla società di gestione, di cui faranno parte sempre Regione, Comune e Autorità portuale, e che si occuperà di seguire le future vendite. La richiesta di adesione all'accordo di programma è stata inviata dal Comune lo scorso marzo. L'Autorità portuale ha risposto, la Regione no. Non ancora, almeno, anche se il presidente Massimiliano Fedriga assicura che i suoi tecnici ci stanno lavorando sodo. Nessun decollo ufficiale nemmeno per la società di gestione. La firma pareva imminente già alcuni mesi fa, poi non se ne è saputo più nulla. Pure in questo caso il governatore assicura la volontà di accelerare, chiudendo la partita entro l'estate. Prima ancora, però, è necessario fare un'apposita norma, che sarà inserita nell'assestamento di Bilancio in discussione da oggi: manca dunque ancora anche la base normativa. Eppure lo scorso novembre, in uno dei tanti briefing di aggiornamento sul Porto vecchio, in cui era stata presentata la delibera con le linee di indirizzo generali sul futuro assetto dei 66 ettari di Porto vecchio, approvata poi a febbraio, Dipiazza aveva promesso che la sottoscrizione dell'accordo di programma sarebbe stata piuttosto celere, tra fine 2018 e inizio 2019, prevedendo dunque a giugno 2019 il periodo in cui iniziare a bandire le gare per gli edifici che il Comune ha classificato come vendibili e che si concentrano soprattutto nella zona "mista", estesa tra le concessioni Greensisam e il Magazzino 26. A oggi, invece, chi chiama gli uffici comunali per presentare una manifestazione d'interesse, riceve la seguente risposta: «I magazzini non sono in vendita». Non possono che restare con le mani in mano quindi, in attesa di capire il da farsi, tutti quegli investitori che finora hanno bussato alla porta del primo cittadino, presentando rendering e proposte milionarie per la costruzione di hotel e centri commerciali, per dirne un paio. Ma perché è fondamentale questo accordo? È propedeutico, come accennato, alla variante del piano regolatore del Porto vecchio ovvero alla modifica dell'attuale assetto urbanistico, che specifica ciò che si potrà fare e ciò che non si potrà fare nell'area. Al momento esistono infatti solo delle ampie linee d'indirizzo, contenute nella delibera citata, che indicano quali magazzini avranno uso pubblico e quali rimarranno sotto l'egida del demanio. Ma l'accordo è essenziale soprattutto in vista dell'inserimento della funzione residenziale, che renderà così il Porto vecchio parte del centro storico. Una sorta di "quarto borgo". A questo proposito l'assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli, assieme a Dipiazza, ha più volte detto di voler dedicare alla parte abitata una quota tale da non superare il 10% dell'edificabilità: le abitazioni saranno ospitate nel sotto-sistema "misto" (che va dal Magazzino 26 verso la stazione) e in quello ludico-sportivo, che definiscono l'area assieme a quello scientifico congressuale (Magazzino 26, Esof, Centro Congressi) al sistema dei Moli (Autorità Portuale). Ma per far decollare questa impostazione, appunto, serve il sì degli altri partner. Che, nel caso della Regione, tarda ad arrivare. 

Benedetta Moro

 

Dall'Austria all'Asia passando per la Russia Una fila di investitori già in attesa alla porta - LE MANIFESTAZIONI D'INTERESSE

TRIESTE. È già piuttosto corposa la lista delle proposte, arrivate in questi ultimi anni tra le mani del sindaco Roberto Dipiazza, di chi vorrebbe acquistare e rinnovare i magazzini del Porto vecchio, se non addirittura ribaltare come un calzino determinate aree dell'antico scalo. Ad oggi l'unica società che è riuscita a metterci un piede dentro è ad ogni modo la Trieste Convention Center, che con il Comune ha dato vita, attraverso un project financing mirato, al cantiere che porterà alla luce nel 2020, secondo il cronoprogramma stilato, il nuovo Centro congressi. Giusto in tempo per Esof. Un cantiere, questo, che arriva dopo la nascita del Park Bovedo e, andando indietro nel tempo di un bel po', dopo le ristrutturazioni del Magazzino 26, della Centrale idrodinamica e della Sottostazione elettrica. Tutti gli altri potenziali investitori, provenienti per la maggior parte dall'estero, sono proprio in attesa del via all'accordo di programma tra Regione, Comune e Autorità portuale e della delibera che dia corpo alla variante al Piano regolatore, fondamentale per l'attività di vendita e per l'affidamento delle concessioni di tutte le strutture che meritano, a vario titolo, di essere valorizzate in Porto vecchio. Tra le prime manifestazioni d'interesse giunte sulla scrivania del primo cittadino c'è stata ad esempio quella riguardante la cosiddetta area Greensisam attraverso la quale si è più volte cercato di trasformare i cinque sili affidati in concessione per 99 anni. A questo proposito si era palesata una società austriaca, con sede in territorio italiano a Bolzano, che avrebbe previsto in cinque anni la realizzazione di due hotel fronte mare e la conversione degli altri immobili in residenze. L'investimento? Centosessanta milioni. E c'era poi pure Manfred Siller, l'amministratore delegato dell'austriaca Siller Real Estate, che già nel 2016 aveva intenzione di trasformare l'antico scalo in scia al modello amburghese: il porto tedesco, in effetti, è stato oggetto di una brillante operazione di recupero nota in tutto il mondo. Nel 2017 si erano affacciati anche due fondi di investimento americani e un altro russo con la volontà di comprare tutto. Nello stesso anno già si iniziava, peraltro, a parlare della realizzazione di un terminal crocieristico al posto dell'Adriaterminal. A capo dell'operazione il colosso Msc, teso a porre le proprie basi anche a Trieste. A maggio del 2018 erano arrivati quindi in città i rappresentanti di importanti società con sede in Svizzera e in Belgio. L'occhio si era fermato sul blocco di quattro magazzini subito accanto ai cinque targati Greensisam. Il progetto? È rimasto top secret. Ad aprile di quest'anno invece Dipiazza parlava di «tantissime lettere di varie società interessate: c'è il settore immobiliare di una nota multinazionale, un imprenditore russo, e un altro montenegrino. Vedremo. Noi come Comune abbiamo fatto il nostro: il progetto di urbanizzazione, la viabilità. Tutto questo in meno di due anni, calcolando anche il parcheggio Bovedo». Ed è stato più volte tirato in ballo il destino del Magazzino 30: su questo, sempre secondo il sindaco, c'è l'interessamento di una nota catena del settore agroalimentare. Per non dimenticare, e la conferma dell'Autorità portuale è di maggio scorso, gli investimenti immobiliari, anche con attività di tipo industriale, che potrebbero beneficiare del regime di Porto franco, attraverso alcuni investitori asiatici con garanti inseriti in società lombarde ed emiliane. Di loro si sa solo che sarebbero a capo di gruppi che operano nel settore immobiliare, logistico e industriale, dalla componentistica ai materiali da costruzione.

Be.Mo. 

 

 

Un clic e lo smartphone segnala la noce di mare

La nuova applicazione dell'Ogs è stata lanciata per raccogliere informazioni su una delle specie invasive più dannose al mondo

Ambiente - Mentre fate un bel bagno ristoratore o una passeggiata sul lungomare tenete gli occhi ben aperti e lo smartphone sottomano: le vostre osservazioni possono aiutare i ricercatori a studiare il nostro Adriatico. Grazie a un'app ideata da dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) con pochi clic potrete contribuire alla raccolta d'informazioni sugli avvistamenti delle noci di mare, organismi gelatinosi che negli ultimi anni stanno invadendo i nostri mari e particolarmente la zona dell'Alto Adriatico. L'applicazione, avvistApp, è stata lanciata in questi giorni per smartphone con sistema operativo iOS o Android ed è semplice da usare: una volta individuato l'organismo è possibile scattare una foto geolocalizzata e inviare una segnalazione con il proprio cellulare. Oltre alla noce di mare, con avvistApp è possibile segnalare anche altri organismi molto comuni per il nostro mare, come meduse, tartarughe e delfini. I dati saranno raccolti e analizzati dai ricercatori dell'Ogs e messi a disposizione di tutta la comunità scientifica. Ma perché la noce di mare? «Questo organismo è originario delle coste atlantiche dell'America ed è giunta nel Mediterraneo probabilmente con le acque di zavorra delle navi. A una prima osservazione sembra simile a una medusa ma in realtà non ne è nemmeno lontana parente, è uno ctenoforo. Anche se non è urticante per l'uomo la noce di mare, Mnemiopsis leidyi, può rappresentare un notevole problema per l'ecosistema marino: questa specie è infatti un vorace predatore che si ciba di uova e larve di pesce ma anche di zooplancton, del quale si nutrono i pesci stessi» spiega Valentina Tirelli, biologa marina di Ogs e coordinatrice del progetto. «A causa degli effetti negativi che Mnemiopsis leidyi può determinare è stata inserita nella lista delle 100 specie invasive più dannose al mondo. Dall'estate 2016 la noce di mare forma enormi sciami anche in Nord Adriatico, creando seri problemi al settore della pesca nella laguna di Grado e Marano» precisa la ricercatrice. La specie presenta caratteristiche fisiologiche che la rendono particolarmente adatta a invadere nuovi ambienti. Nel suo habitat originario può vivere a temperature comprese tra gli 0 e 32 gradi, è ermafrodita e con un'elevata fertilità. Grazie al progetto "Noce di mare", l'Ogs potrà approfondire le dinamiche della sua proliferazione e valutarne l'impatto sull'ecosistema.

Giulia Basso

 

 

SEGNALAZIONI - Passeggio S. Andrea - Non ci sono alberi pericolosi

In riferimento alla segnalazione del signor Cristiano Centis apparsa sulla rubrica delle Segnalazioni de Il Piccolo di data 10 luglio 2019 questa Amministrazione ritiene necessario precisare che gli alberi di Passeggio Sant'Andrea sono stati oggetto di potatura nel periodo novembre - dicembre 2017, con un cantiere ha occupato l'area per circa 2 mesi. Ulteriori interventi di potatura, prescritti in occasione delle recenti verifiche di stabilità, sono stati eseguiti a carico di alcuni alberi nei primi mesi del 2019. La Via di campo Marzio è stata invece oggetto di potatura nel mese di marzo 2019. Si segnala che tutti gli alberi sono oggetto di periodica valutazione di stabilità fra i quali il platano che ha subito il cedimento di una branca in occorrenza di condizioni meteorologiche avverse nella serata del 6 luglio. La pianta è stato oggetto di controllo di stabilità nel dicembre 2017 e, attesi gli esiti della verifica, è stato eseguito un consistente intervento di potatura di alleggerimento sempre nel dicembre 2017. Alla luce di quanto sopra le affermazioni riportate non solo non sono corrette quando riferisce dell'assenza da anni di interventi di potatura, ma non hanno alcun fondamento, anche in merito alla asserita elevata pericolosità degli alberi, fermo restando che in occasione di eventi meteorologici di particolare intensità, soprattutto durante la stagione vegetativa con la presenza di una densa chioma, anche alberi sani e potati possono subire danni.

Elisa Lodi - Assessore ai Lavori Pubblici Comune di Trieste

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 22 luglio 2019

 

 

Cittadella sportiva in via Locchi con l'alleanza Samer-Comune

Il progetto si basa sul recupero delle strutture inutilizzate e sul restyling del tetto del park. Operazione da 2 milioni

Pallanuoto Trieste, San Giusto Scherma, Fiamma Karate, Calicanto: su questo quadrilatero associativo poggia un ambizioso progetto che ha come obiettivo recuperare le strutture inutilizzate di via Locchi, sotto la sede della Polizia locale, per conferire a esse polifunzionalità di utilizzo sportivo. Il pivot finanziario della riqualificazione è la Samer, perché l'idea del lifting è venuta al capitano-console Enrico. Dal punto di vista tecnico-amministrativo, si tratta di un project financing in accordo con il Comune, proprietario del sito. Il valore dell'operazione è di 2 milioni di euro. Il proposito, equipaggiato di rendering e di ulteriori particolari in cronaca, sarà presentato tra un paio di settimane con i crismi dell'ufficialità. La notizia non è nuovissima, perché se ne era parlato già a inizio d'anno, quando ad anticipare alcuni aspetti del fascicolo era stato l'assessore allo Sport, Giorgio Rossi, che però non fece il nome dell'investitore privato. A sollecitare l'attenzione giuntale verso il recupero dell'area abbandonata fu il presidente della IV commissione consiliare Michele Babuder.Adesso il refitting di via Locchi è uscito dal riserbo, avendone accennato lo stesso Samer in una recente occasione pubblica. Contesto e programma meritano un rapido approfondimento. Innanzitutto l'intervento Comune-Samer riguarderà una palestra da anni in disuso, l'ex sede della Pallacanestro Trieste, una parte della copertura del park Sant'Andrea (accesso da via Carli). In sostanza, due piani vuoti da ristrutturare cui si aggiunge il tetto del garage. Samer ha impostato il negoziato con Rossi e con il direttore dei Lavori pubblici, Enrico Conte. Il recupero si veste di giovane, tant'è che una delle proposte di Samer riguarderà l'organizzazione di corsi dopo-scuola ad affiancare l'attività sportiva. Lo svolgimento di centri estivi rinforzerà l'utilizzabilità di questa porzione di via Locchi. Sia Rossi che Samer hanno visto in questa realizzazione l'opportunità di dare vita a una "cittadella dello sport" coinvolgendo l'intera impiantistica esistente nella zona: quindi il polo natatorio della Bianchi, la palestra usata prevalentemente dal basket ma non disdegnata dai campionati di volley, il campo di calcio del Sant'Andrea sul quale sta per iniziare un ripristino da mezzo milione di euro. Samer, patron della pallanuoto, pensa inoltre di evitare ai suoi atleti l'avanti/indietro per gli allenamenti da San Giovanni. Ma pensa soprattutto alla posizione strategica del futuro impianto: non è lontano dal centro e comunque è ben collegato dal trasporto pubblico, c'è il parking (tra l'altro proprio sotto i campi "open"). C'è un ampio bacino di utenza rappresentato da non meno di duemila persone che lavorano nel "polo direzionale" formato da Fincantieri (palazzo della Marineria), da Italia Marittima (idem), da Allianz (largo Irneri), da Autovie Venete e da Friulia: non faranno agonismo, ma qualche momento ginnico-sportivo potranno anche permetterselo. Senza dimenticare la presenza del comando regionale della Guardia di Finanza. A poche decine di metri, quasi un naturale serbatoio di energie fresche per le discipline sportive, il complesso scolastico "Campi Elisi" con gli istituti de Morpurgo e Stock. Dopo che si sarà fatta "Samer sport city", mancherà ancora una casella alla redenzione dell'area: l'ex mensa della Fabbrica Macchine, dove oggi pranzano topi e insetti. Cliente fissa delle alienazioni comunali, senza corteggiatori.

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 luglio 2019

 

 

Slovenia, uccisi 38 orsi ma per gli allevatori si procede troppo piano - legge d'intervento urgente

LUBIANA. La legge della Slovenia di intervento urgente che permette l'abbattimento di 200 orsi e 11 lupi entro la primavera del 2020 è entrata oramai nella fase operativa. Ad oggi i cacciatori hanno abbattuto 38 orsi ma le associazioni che raggruppano gli agricoltori e gli allevatori sono ancora scontente e protestano perché l'abbattimento procede troppo a rilento e orsi e lupi, nel frattempo, continuano a devastare i campi e a fare stragi tra le greggi. Secondo le associazioni il rilascio dei permessi per l'uccisione degli orsi va troppo a rilento e hanno annunciato nuove proteste contro il governo e il Parlamento se entro la metà di agosto la situazione non migliorerà, termine in cui si riunirà nuovamente il Consiglio per la valutazione dei danni arrecati ad agricoltura e allevamento in Slovenia dagli animali selvatici. Fino ad oggi a partire dal 1 gennaio il danno arrecato dagli orsi ammonta a 42 mila euro. Allevatori e agricoltori chiedono che tutti vengano forniti della necessaria recinzione e non solo quelli che hanno già subito danni da orsi o lupi e chiedono che per gli appezzamenti più vasti o per i pascoli sia previsto il permesso orale per l'abbattimento in tempo reale della bestia quando questa viene individuata. Inoltre si chiede che oltre all'orso e ai lupi si possa abbattere anche lo sciacallo dorato. All'inizio la trafila per ottenere il permesso di abbattimento era davvero lunga, ammette al Delo di Lubiana Miha Marence del Servizio forestale della Slovenia, ma adesso tutto si è velocizzato, bisogna comunque tener conto che per sparare a un orso bisogna mettere in funzione un procedimento amministrativo che vuole i suoi tempi. Fino ad oggi non è stato abbattuto ancora nessun lupo i cui attacchi agli insediamenti agricoli e agli allevamenti (complessivamente 138) hanno causato quest'anno danni in Slovenia pari a 96 mila euro.

M. Man. 

 

Diportisti salvano una tartaruga ferita

Sono riusciti a tenerla ferma vicino alla barca, chiamando i soccorsi. Da Grado l'esemplare è stato trasferito a Miramare

GRADO. Salvata in mare, in zona Porto Buso, una giovane tartaruga leggermente ferita che non riusciva più a immergersi. È accaduto ieri verso le 11, quando a Circomare è giunta la richiesta di soccorso da parte di alcuni diportisti che avevano notato la tartaruga in difficoltà. Diportisti che diligentemente sono riusciti a tener fermo l'animale nei pressi della loro barca in attesa dell'arrivo dei marinai di Circomare, che sono giunti sul posto, a circa 3 miglia e mezzo dall'ingresso di Porto Buso, con la motovedetta 846. La tartaruga, lunga una cinquantina di centimetri, aveva una leggera ferita alla testa ma evidentemente era tramortita tanto che non riusciva a immergersi. Con molta probabilità era stata da poco colpita alla testa da un'elica di qualche imbarcazione. Gli uomini di Circomare l'hanno recuperata e issata a bordo, dopo l'hanno coperta anche con delle coperte, ovviamente bagnate con acqua di mare. Giunti sul molo Torpediniere c'erano dei colleghi con un piccolo contenitore riempito con acqua di mare. Sul posto è arrivato anche il veterinario con al seguito un contenitore ben più grande. La tartaruga è stata quindi trasportata in un primo tempo fino al ricovero di Terranova per poi, dopo le prime cure, essere ulteriormente trasferita a Trieste, al centro di Miramare dove sarà rimessa in piena forma prima di liberarla nuovamente in mare. 

Antonio Boemo

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 luglio 2019

 

 

Studenti tedeschi e Sos Carso insieme per pulire l'ambiente - IL GEMELLAGGIO ECOLOGICO

«Dopo alcuni mesi di contatti possiamo dire con orgoglio che Sos Carso ha fatto la sua prima uscita ecologica internazionale con una scolaresca di ragazzi giunti dalla Germania». Cristian Bencich, portavoce dell'associazione ambientalista apolitica triestina, annuncia l'avvenuto "gemellaggio ecologico" con la scuola "Rudolf Steiner" di Nuertingen, località vicino a Stoccarda. «Dopo una nostra precedente ispezione al Villaggio del Pescatore, vicino alla zona paleontologica, abbiamo fatto circa tre ore di pulizia della scogliera, del sentiero e del parcheggio attiguo, raccogliendo complessivamente 19 sacchi neri tra barattoli, plastiche, microplastiche, reti di allevamento delle cozze, bottiglie, due copertoni d'automobile, una boa e alcuni pezzi di ferro», racconta Bencich. La "Rudolf Steiner" Schule è solita da anni organizzare ogni fine anno scolastico (per le 12 classi) una vacanza di volontariato in giro per l'Europa. Durante l'anno scolastico gli studenti tedeschi hanno organizzato mercatini e spettacoli di teatro fino a raccogliere la somma necessaria per affrontare questa loro esperienza. «Quest'anno siamo stati noi i fortunati a ricevere la loro visita e sono stati semplicemente fantastici. Oltre all'ennesima raccolta di rifiuti avvenuta nel nostro territorio, per una volta forse l'aspetto minore di questa uscita, è davvero giusto sottolineare il grandissimo gesto fatto da questi ragazzi ed insegnanti che di fatto si sono pagati di tasca propria questa "vacanza" per venire a ripulire un pezzo della nostra provincia», ha aggiunto il cofondatore di Sos Carso, Furio Alessi. In tutto sono stati 25 gli studenti della Steiner presenti nel comune di Duino Aurisina. Assieme a loro, tre insegnanti. Fondamentali per il lavoro di cooperazione le traduttrici Lea ed Enrica, presenti durante la lunga seduta di pulizia. Allo sgombero del materiale ha partecipato anche l'associazione Trieste senza sprechi. «Speriamo che queste azioni e questi messaggi servano a far capire che il destino del mondo dipende anche e soprattutto da questi piccoli gesti», hanno concluso all'unisono Bencich e Alessi. L'ennesimo piccolo gesto compiuto, gratuitamente, da Sos Carso.

Riccardo Tosques

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 19 luglio 2019

 

 

Clima: obbligo porte chiuse per i negozi a Milano, nessuno lo fa

Porte aperte nei negozi milanesi nonostante un'ordinanza che ne imponga la chiusura a tutela dell'ambiente.

Smog e inquinamento atmosferico hanno portato a Milano a un’ordinanza che impone ai negozi di tenere le porte esterne chiuse. Un provvedimento approvato per tutelare la salute, ma anche e soprattutto per ridurre la necessità di utilizzo (in estate come in inverno) di condizionatori d’aria e impianti di riscaldamento. Una misura nata quindi per ridurre le emissioni nocive nell’aria e ridurre l’inquinamento atmosferico di Milano, che vede negli impianti di riscaldamento uno dei maggiori responsabili dello smog meneghino. A sollevare nuovamente la questione, al centro già nei mesi scorsi di accese polemiche, l’esponente dei Verdi Cristina Simonini e poi Patrizia Bedori, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle. Un provvedimento che è già stato approvato (nel 2017) come sottolineato da Carlo Monguzzi, presidente commissione Ambiente. Come lamentano però Simonini e Bedori non sono scattati in seguito i necessari controlli in merito alla reale applicazione della normativa. In base ad alcune verifiche effettuate senza preavviso da Legambiente i negozi con porte aperte erano soggetti a forti dispersioni termiche, pur mantenendo temperature all’interno fino a 27 gradi (controlli effettuati a dicembre 2016). Lo scontro tra ambientalisti e commercianti sembra giocarsi soprattutto sul versante economico. Secondo i negozianti tenere le porte chiuse allontanerebbe i clienti influendo negativamente sugli affari. Inoltre, secondo i gestori degli “shop” milanesi, le porte aperte sono dotate di “lame d’aria” che riducono le dispersioni termiche fino all’80%. Una soluzione tuttavia poco gradita alle associazioni ambientaliste, che sottolineano il maggiore consumo energetico (+25%) legato a questa “soluzione”.

Claudio Schirru

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 luglio 2019

 

 

La rivolta dei bagnanti contro l'itticoltura approda in Regione

Gabrovec porta il tema in Consiglio sostenuto da Mervic «Sempre più impianti, stanno inquinando i fondali»

DUINO AURISINA. Bagnanti, residenti e ambientalisti si ritrovano uniti contro gli impianti per la piscicoltura. È "guerra del golfo" a Sistiana. La presenza di ben 58 "gabbie" di proprietà della Valle Ca' Zuliani, srl agricola con sede a Conselice nel Ravennate, destinate all'allevamento dei pesci e collocate «a circa 700 metri al largo del castello di Duino», come precisano i residenti, è all'origine di un'aspra polemica che vede assumere il ruolo di accusatori sia rappresentanti istituzionali, come i consiglieri Igor Gabrovec, esponente in Regione dell'Unione slovena, e Vladimiro Mervic, capogruppo della Lista per il golfo, sia privati cittadini e bagnanti, che denunciano la situazione sui social. Gabrovec e Mervic, preoccupati dalla crescita del numero delle gabbie - «negli ultimi mesi ne abbiamo viste una decina di nuove», precisa il secondo - si sono così rivolti ai rispettivi enti di riferimento. Gabrovec ha presentato un'interrogazione in Consiglio regionale «inerente - ha scritto - l'impatto derivante dalle attività di itticoltura prospicienti Duino, in quanto si origina un grave problema, a causa dei reflui organici prodotti dalle specie ittiche concentrate in uno spazio ridotto rispetto agli equilibri naturali e dai depositi di mangime non consumato. È buona norma localizzare le vasche in mare aperto, ove i fondali profondi e le correnti favoriscono la dispersione dei reflui. A Duino invece abbiamo fondali bassi e correnti marine esigue». La risposta dell'assessore regionale Stefano Zannier, che si è riferito a una nota dell'Arpa, ha trovato del tutto insoddisfatto Gabrovec: «Avevo chiesto notizie sullo stato del fondale e delle attività svolte per monitorare i depositi e non sulla qualità dell'acqua in superficie. I dubbi sullo stato di salubrità del fondale che, a detta di taluni, risulterebbe già molto compromesso, permangono». L'altra interrogazione, quella di Mervic, indirizzata al sindaco Daniela Pallotta in quanto «responsabile della salute pubblica», è stata da quest'ultima girata alla Regione. Il consigliere della Lista per il golfo si fa anche portavoce di molti pescatori e diportisti locali «che mi parlano di uno strato di prodotti di rifiuto, come feci, escrezioni di pesci e mangime non consumato, depositati sul fondale». Mervic, insomma, reclama che ci si veda chiaro, anche alla luce del fatto che la Valle Ca' Zuliani ha ricevuto a suo tempo un contributo di 177 mila euro nell'ambito del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.-

Ugo Salvini

 

 

Isonzo «fortemente inquinato» Lo dice l'analisi Legambiente

Preoccupano i campionamenti eseguiti a Savogna, a Gradisca e a Gorizia Registrati sforamenti di legge significativi legati ai batteri di origine fecale

SAVOGNA. In territorio italiano il fiume Isonzo si presenta "fortemente inquinato" in almeno tre punti del suo corso: a Savogna d'Isonzo, nei pressi del depuratore di Gorizia; tra Gradisca e Villesse, anche in questo caso a valle del depuratore; e nel capoluogo isontino, dove il torrente Groina si immette nell'Isonzo. È il preoccupante - ma, purtroppo, non del tutto sorprendente - verdetto del monitoraggio condotto sul fiume transfrontaliero dai tecnici di Legambiente, arrivati nell'Isontino nell'ambito della quinta tappa di "Goletta dei laghi", la campagna nazionale che mira a portare all'attenzione dell'opinione pubblica il problema dell'inquinamento delle acque interne del nostro paese, quelle di fiumi e laghi appunto. La campagna arriva per la seconda volta nella nostra regione, dopo aver toccato lo scorso anno il lago di Cavazzo. Il monitoraggio è stato illustrato ieri mattina nella cornice verde del Parco di Piuma dal presidente di Legambiente Fvg Sandro Cargnelutti, dal suo omologo del circolo di Gorizia Luca Cadez e da Simone Nuglio, responsabile di "Goletta dei Laghi". All'incontro hanno preso parte anche numerosi rappresentanti di associazioni ambientaliste italiane e slovene perché l'iniziativa non ha trascurato il tratto sloveno dell'Isonzo, con l'indagine che si è concentrata su due fronti distinti. Da un lato sono stati effettuati dei campionamenti per verificare la presenza di microplastiche nell'acqua (e in questo caso i risultati dovrebbero arrivare nel corso dell'autunno), dall'altro sono state condotte analisi su sei siti distinti per valutare l'inquinamento microbiologico del fiume. E qui arrivano le prime note dolenti. Se i prelievi effettuati oltreconfine (a Salcano, a monte della diga, e nei pressi del ponte nel centro di Deskle) non hanno evidenziato particolari problemi, così come il prelievo nell'affluente Vipacco a Savogna d'Isonzo, tre punti dell'Isonzo in Italia sono caratterizzati da sforamenti significativi dei parametri di legge per ciò che riguarda la concentrazione di batteri di origine fecale, quelli legati cioè agli scarichi fognari nel fiume. Si tratta come detto di quelli vicini ai depuratori a Savogna e Villesse, e del sito a valle della traversa di Piuma, dove sfocia il torrente Groina e dove spesso molti goriziani fanno il bagno, ignari dei rischi ai quali vanno incontro. Anche per questo il presidente goriziano di Legambiente Luca Cadez ha chiesto "maggiore vigilanza" alle autorità locali, auspicando anche che l'entrata in funzione in futuro del nuovo depuratore di Staranzano e del "tubone" dell'Isonzo risolva i problemi legati agli scarichi fognari, così come avvenuto in Slovenia dopo l'attivazione del moderno impianto di depurazione. «La nostra attenzione su un fiume straordinario come l'Isonzo è alta - ha aggiunto il presidente regionale Cargnelutti -, e faremo pressione sulla Regione, sul Governo e sulle istituzioni della vicina Slovenia perché si arrivi finalmente al piano di bacino transfrontaliero, che è un nodo fondamentale da risolvere». A tal proposito due anni fa proprio le associazioni in difesa dell'Isonzo raccolsero 1.600 firme, presentate poi all'Unione europea, e la questione arrivò, attraverso un'interrogazione, anche in Parlamento.

Marco Bisiach

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 luglio 2019

 

 

Comune-  Riapre al pubblico dal 22 lo sportello sul Prgc

L'Ufficio Visure e informazioni sul Prgc (Piano Regolatore Generale Comunale), in passo Costanzi 2, al sesto piano, stanza 625, da lunedì prossimo, il 22 luglio, sarà nuovamente aperto al pubblico con i consueti orari: lunedì e mercoledì dalle 14.30 alle 15.30, martedì e giovedì dalle 12 alle 13. Lo fa sapere, attraverso un comunicato ufficiale diramato nella giornata di ieri, il Comune di Trieste, precisamente il Dipartimento Territorio, Ambiente, Economia e Mobilità.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 luglio 2019

 

 

L'Alto Adriatico è sempre più caldo Lo svelano 117 anni di misure non stop

La costanza dei rilievi fatti ogni giorno dai ricercatori triestini dice che la temperatura è salita di un grado in un secolo

Trieste. L'immagine romantica è quella di un termometro che per 117 anni passa da una mano all'altra degli scienziati che ogni giorno si sono presi la briga di rilevare e annotare su fitti registri la temperatura dello specchio d'acqua della Sacchetta di Trieste. Il termometro è diventato via via più tecnologico, ma la passione degli studiosi è rimasta la stessa e ne è scaturita una delle poche serie di dati capace di misurare su un così lungo periodo la temperatura superficiale di un pezzo di Mediterraneo. Lento ma inesorabile, dal 1899 al 2016 (ultimo anno preso in considerazione) l'Alto Adriatico è diventato più caldo di un grado e il tasso di crescita è destinato a intensificarsi, di pari passo all'effetto serra. I valori sono stati messi in fila dai ricercatori dell'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), ospitato all'Area Science Park di Trieste, che ha così ripercorso una tra le più lunghe serie di dati esistenti relative al Mare nostrum. Sebbene le temperature marine si registrino da un secolo e mezzo, solo in rari casi esistono serie che superino qualche decade. I ricercatori hanno utilizzato osservazioni effettuate nel porto di Trieste, pubblicandone gli esiti sulla rivista internazionale Earth System Science Data. Ore di lavoro passate a inserire nei terminali quanto riportato nei vecchi registri ingialliti, dove ogni giorno venivano appuntati luogo, ora e profondità del rilevamento. Il risultato ha permesso di seguire il trend di crescita della temperatura delle acque superficiali: «Emerge - spiega Fabio Raichich, uno degli autori - un aumento della temperatura alla velocità media di 1,1 gradi per secolo». I valori medi incrementano però se si vanno a guardare solo i dati successivi al 1946. La serie compresa dal dopoguerra al 2016 registra infatti «un aumento di 1,3 gradi per secolo e inoltre si osserva che negli ultimi 20 anni è diventato molto più frequente rispetto al passato il raggiungimento o superamento dei 28 gradi durante l'estate». Dall'area compresa fra il molo Fratelli Bandiera e l'Ausonia, l'analisi si può estendere non solo al golfo - dove le cifre registrano le prevedibili escursioni termiche stagionali e i repentini cambi di temperatura imposti dall'arrivo della bora - ma anche al Mediterraneo settentrionale. Il valore della ricerca sta nella capacità di mettere insieme una serie di così notevole lunghezza, grazie all'opera passata del personale dell'Osservatorio marittimo, dell'Istituto geofisico e dell'Istituto Talassografico, seguendo i cambi di denominazione intercorsi nel tempo. Secondo Renato Colucci, coautore della ricerca, «avere serie lunghe e per quanto possibile omogenee è fondamentale per comprendere come l'evoluzione recente del clima possa aver influito sui parametri fisici del mare, in questo caso sulla temperatura. Rispetto alle osservazioni meteorologiche, il problema è che la complessità strumentale e logistica chiamata in causa dalle osservazioni marine ha per lungo tempo impedito la rilevazione di dati caratterizzati da sufficiente continuità e qualità». Ma a Trieste la pazienza degli scienziati ha fatto il miracolo. Si è cominciato con strumenti analogici nel 1899: prima termometri immersi manualmente, che dal 1934 sono diventati termografi capaci di registrare in modo automatico le rilevazioni su un rullo di carta. Ma la storia è fatta anche di bruschi stop: nel 1943 lo strumento si ruppe e fu impossibile reperire i pezzi di ricambio. Un nuovo termografo entrò in scena solo nel 1952. Il balzo tecnologico avviene nel 1986, con il passaggio al digitale: in questo caso i dati venivano raccolti per effetto di un termistoro, ovvero di resistenze elettriche capaci di minuziose rilevazioni orarie, registrate su supporti informatici.

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 luglio 2019

 

 

Magazzini in Porto vecchio - Verso una proroga di tre mesi a Greensisam

La vecchia concessione deve essere "vulturata" in locazione ma occorre risolvere il problema di chi deve pagare gli oneri di urbanizzazione

Greensisam si accinge a presentare una richiesta di proroga sulla partita che la impegna in Porto vecchio insieme al Comune. La volontà è di chiedere un periodo di 5 mesi ma la civica amministrazione è intenzionata a non superare i tre mesi, a far data la fine di ottobre. In ballo la riconversione della vecchia concessione portuale nella nuova locazione comunale per 5 magazzini che sono il 2A, 2, 1A, 4, 3. La bozza d'accordo, trasmessa un anno fa, si è fermata davanti a quello che finora è stato il nodo irrisolto del negoziato con il Municipio, cioè chi paga le spese di urbanizzazione. La parte pubblica è convinta che gli 11 milioni di fogne-strade-allacciamenti da realizzare siano a carico di Greensisam. Il punto non è così semplice: il Comune incassa annualmente dalla concessionaria oltre 500 mila euro di canoni, una cifra non disprezzabile. Però è tutto fermo da sempre, fin da quel 2005 quando i 99 anni di concessione vennero contrattualizzati. Il Comune ragiona in questi termini: Porto vecchio è ripartito in tre grandi aree, quella culturale-espositiva è la più dinamica, quella dei quaranta magazzini da mettere all'asta aspetta la società Comune-Regione-Autorità per darsi una mossa, la zona-Greensisam resta - nonostante fosse stata battistrada nell'apertura di Porto vecchio alla mano privata - al palo. La scomparsa di Piero Maneschi ha consigliato agli eredi, com'era logicamente prevedibile, di prendere tempo. L'obiettivo sembra sempre essere quello di vendere il progetto recettivo-residenziale a una somma di 150 milioni di euro. C'era un fondo austriaco interessato all'operazione e Maneschi a questa prospettiva ci credeva, ma non è riuscito a vederne l'esito. Il Comune metterà all'asta i 5 stabili concessi a Greensisam, il cui valore complessivo è stimato in 16 milioni di euro: Greensisam potrà comunque, se lo vuole, esercitare diritto di prelazione, tenendosi gli asset.Ma il Municipio inizia a mostrare una certa impazienza sui dilatati tempi della ventilata cessione del progetto agli austriaci. Forzare sulla revoca è eccessivo e prematuro, però se le cose nelle altre due zone di Porto vecchio procederanno e invece in quella Greensisam sonnecchieranno, la questione prima o poi si porrà. Anche perchè - dicono in Comune - la porzione Greensisam è la prima che s'incontra, andando dal centro verso Barcola.

Magr 

 

 

Allarme climatico, nel 2050 Lubiana sarà la città più calda - uno studio su 520 centri urbani

ZAGABRIA. Lubiana sarà la città in cui le temperature cresceranno più in fretta da qui al 2050, stando allo studio pubblicato dal centro di ricerca svizzero sul clima «Crowther Lab», che ha analizzato 520 città. Tra poco più trent'anni, la capitale slovena registrerà un aumento medio delle temperature di 3,5 °C e il suo mese più caldo segnerà addirittura un +8 °C. Secondo i ricercatori del Crowther Lab di Zurigo, Lubiana soffrirà dell'aumento più rapido delle temperature perché si trova alla confluenza di due aree pesantemente colpite dal cambiamento climatico: il Mediterraneo settentrionale e la regione alpina. Come la capitale slovena, così altre città cambieranno la propria fisionomia anche se in misura minore: Londra avrà lo stesso clima di Barcellona (+5,9 °C nel mese più caldo), Madrid quello di Marrakech (+6,5 °C) e Stoccolma quello di Budapest. Per l'Europa centrale e per la regione dei Balcani, l'impatto sarà violento - avvertono gli esperti del Crowther Lab - e l'area si ritroverà a registrare delle temperature tipiche del Texas americano. Intervistato dal quotidiano di Lubiana Dnevnik, il climatologo sloveno Aljosa Slamersak ha spiegato che le previsioni di Crowther Lab sono in realtà in linea con quanto pubblicato l'anno scorso dall'Agenzia slovena per l'ambiente. Insomma, la previsione di un aumento di 8 °C per il mese più caldo a Lubiana è «drastica, ma non impossibile», perché - prosegue Slamersak - «dobbiamo tenere in considerazione la climatologia delle città, diversa da quella delle aree circostanti. Data l'alta concentrazione di superfici artificiali, le città sono come delle isole che si riscaldano più in fretta». Stando alle previsioni di Crowther Lab, alcune città saranno in una situazione ancora più difficile rispetto a Lubiana: si tratta di 104 città (da Jakarta a Montreal, da Las Vegas a Pechino) che registreranno «delle condizioni climatiche mai viste finora nelle grandi metropoli». Lo studio si basa sull'ipotesi che gli stati non mettano in pratica completamente l'accordo di Parigi sul clima, per cui lo scenario previsto può ancora essere evitato. «Ma la cattiva notizia è che la Slovenia non può influenza il cambiamento climatico da sola», ha commentato Slamersek.

Giovanni Vale

 

 

Segrè: imballaggi e frigo per combattere lo spreco

A colloquio con il docente triestino. «Nel 2050 saremo in 9 miliardi per aumentare la produzione dobbiamo ridurre ciò che buttiamo»

Se oggi digitiamo su Google il termine "sostenibilità", otteniamo in un nanosecondo ventisei milioni e mezzo di risultati. Abbiamo chiesto cosa significa davvero questa parola ad Andrea Segrè, triestino, docente di Politica agraria internazionale e comparata all'Università di Bologna, fondatore di Last Minute Market, spin off e realtà imprenditoriale che opera su tutto il territorio nazionale sviluppando progetti e servizi per la prevenzione e riduzione degli sprechi. Segrè - dal 2010 - promuove anche la campagna europea di sensibilizzazione Spreco zero per la riduzione e prevenzione dello spreco alimentare.«Il pedale del pianoforte, sustain in inglese, serve letteralmente a sostenere le note e, dentro la nota, ci sono il tempo e l'armonia. Sostenibilità - spiega il professore triestino - vuol dire guardare al futuro e al tempo, promuovendo uno sviluppo armonico che si possa misurare declinando i tre aspetti fondamentali della sostenibilità, ovvero quella economica, sociale e ambientale. Fondamentale - prosegue - applicarla al cibo per uscire da quella trappola che stiamo vivendo: produciamo e consumiamo le risorse naturali prima che queste si rigenerino».«Nel 2050 - spiega ancora Segrè - la popolazione mondiale arriverà a nove miliardi dai 7,7 miliardi attuali; per nutrire tutti, la Fao (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) stima che sarà necessario aumentare la produzione di circa il sessanta per cento. Il primo dato contraddittorio su cui si basano molte delle mie ricerche è che a livello globale sprechiamo circa un terzo di ciò che produciamo, quindi per aumentare la produzione dobbiamo per forza ridurre gli sprechi».Il secondo elemento contraddittorio è che se da un lato circa 820 milioni di persone sono denutrite, dall'altro in questo stesso mondo circa due miliardi di persone sono sovrappeso, di cui oltre un terzo obese. «È sorprendente - sottolinea il docente - come talvolta basti ribaltare la prospettiva per trovare le soluzioni migliori per risolvere un problema: l'importante è riconoscere che lo spreco alimentare rappresenta effettivamente un problema. Non solo etico ma anche economico e ambientale: smaltire i rifiuti infatti costa e inquina. Per non sprecare, oltre a rendersene conto e a fare il contrario nel nostro comportamento abituale, sono necessari altri passaggi fondamentali. Il primo è imparare a fare la spesa in modo intelligente e mirato, senza rincorrere le facili e ingannevoli promesse del marketing; il secondo è conoscere fino in fondo il nostro frigorifero e il suo mondo freddo che permette di conservare adeguatamente i prodotti alimentari che compriamo; infine il terzo passaggio riguarda gli imballaggi, che ricoprono gli alimenti da riporre in frigorifero o nella dispensa, per capire bene a cosa servono e come usarli al meglio per preservare i nostri acquisti».

Lorenza Masè

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 luglio 2019

 

 

Sportello amianto

L'Associazione europea rischi amianto-Eara di Trieste ricorda che l'Amianto Infopoint sito al Distretto 2 dell'ospedale Maggiore in via della Pietà 2/1 (al piano terra) riaprirà al pubblico domani con il consueto orario dalle 9.30 alle 12. Si rammenta invece che il nuovo Amianto Infopoint Servola, sito al Circolo Canciani in via di Servola 114- angolo via dei Soncini, aprirà al pubblico mercoledì, sempre con orario 9.30-12.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 luglio 2019

 

 

La città a due ruote: fra moto e scooter a salire in sella è un residente ogni 5

Nel capoluogo regionale immatricolato il 30% del totale Fvg E le auto sono 128 mila: metà ha oltre 10 anni "di servizio"

Il parco veicolare della provincia di Trieste conta 128.465 automobili, una ogni 1,8 residenti, la più bassa concentrazione a livello regionale, contrapposta invece a quella da record che riguarda i motocicli: 47.336 quelli in circolazione tra le strade del territorio triestino, uno ogni 5 residenti. Guardando alle sole automobili, ben 34.339, il 27 per cento del totale, risultano immatricolate prima del 2003. Calcolando anche gli altri mezzi come quelli speciali o autobus, autocarri e rimorchi, il parco veicoli triestino in tutto vanta 193.322 unità. Una consistenza che, negli anni, malgrado il numero dei residenti si sia notevolmente ridotto, è cresciuta. Basti pensare che nella nostra provincia nel 2004 il parco veicoli contava 183.834 mezzi (di cui 128.094 automobili e 34.794 motocicli), nel 2008 in totale 192.466 (127.545 automobili e 42.612 motocicli), mentre nel 2017 si registravano 192.076 immatricolazioni. Spulciando tra i dati forniti dall'ufficio statistiche dell'Automobile Club, si scopre che le automobili nel solo comune di Trieste sono 107.901, di queste 86.484 sono alimentate a benzina. La metà ha un'età media di oltre dieci anni, un quarto delle automobili circolanti in città ha addirittura più di 18 anni, e solo 12.675 sono state acquistate dal 2017 in poi. Numeri che, ancora una volta, fanno emergere l'anzianità dei veicoli immatricolati sul territorio. Analizzando invece i dati riferiti ai motocicli, la statistica evidenzia come tra le vie di Trieste ne sfreccino ben 41.818. E tenendo conto che in regione i motocicli sono in totale 142.876, significa che quasi il 30 per cento di questi mezzi a due ruote è di un triestino. Una concentrazione difficile da rilevare in altre località a livello nazionale, e basta dare un'occhiata agli stalli in città, con le file interminabili di scooter e moto, per averne riscontro. Vista la tendenza, emerge una necessità di nuovi parcheggi per i veicoli a due ruote, i cui proprietari sono spesso costretti a trovare sistemazioni di fortuna per moto, motorini o scooter appunto. È bene ricordare, comunque, che l'Italia detiene il record europeo di motocicli immatricolati, quasi 10 milioni, e a livello nazionale è Genova la regina delle due ruote con oltre 180 mila motocicli e ciclomotori registrati. Tornando al Friuli Venezia Giulia, negli anni, i numeri denotano in tutte le province un costante e lento aumento della portata del parco veicolare. In controtendenza, invece, con una lieve riduzione, il numero dei trattori e degli autobus. Nel dettaglio, nel 2018 in Fvg circolavano 1.055.624 veicoli (800.810 autovetture e 142.876 motocicli), 1.043.010 nel 2017 e 989.815 dieci anni fa quando si contavano 758.543 auto e 124.395 motocicli. Si viaggia più in automobile nelle province di Udine e Pordenone. Una curiosità, sempre a livello regionale: la Fiat Panda 1.2 con 5 porte, con 17.747 immatricolazioni, è l'automobile più diffusa, seguita dalla Fiat Punto 1.2 (8.970 veicoli) che fino a 10 anni fa era la più presente tra le strade del Friuli Venezia Giulia. A seguire la Ford Fiesta 1.2, la Fiat 500 e la Toyota Yaris.

Laura Tonero

 

 

Degli italiani citano l'Ue «Sul clima è debole»

BRUXELLES. «Sto cercando di proteggere il futuro dei miei figli, come farebbe qualsiasi genitore». A parlare è Giorgio Elter, agricoltore e proprietario di un albergo in Val d'Aosta, che si prepara a far ricorso alla Corte di giustizia Ue contro la stessa Unione. E presto potrebbe farlo anche contro lo Stato italiano. La famiglia di Elter e altre nove provenienti da quattro Paesi europei, Kenya e Fiji, si considerano parte lesa perché i cambiamenti climatici stanno sconvolgendo le loro vite e l'Ue non fa abbastanza per contrastarli. In particolare, i ricorrenti - sostenuti dalla Ong Climate Action Network che raccoglie 160 organizzazioni di 35 Paesi - chiedono di rivedere al rialzo gli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni al 2030. «Le ondate di caldo seguite da forti piogge, grandinate e tempeste stanno distruggendo i nostri raccolti - racconta Elter - lo scioglimento dei ghiacciai colpisce tutte le attività turistiche e gli ostelli della mia regione. Non posso garantire un futuro sicuro alle mie figlie».

 

 

Il viaggio infernale delle pecore che Bruxelles cerca di bloccare

Un carico di 70 mila ovini in partenza su un cargo in piena estate con il macello come destinazione finale. Inutili le 35 mila firme di una petizione

BUCAREST. Prima un lungo viaggio - l'ultimo - in condizioni difficili con un caldo infernale, chiusi nella stiva di un enorme cargo. Poi l'arrivo nel Golfo Persico, dove sono attesi soltanto per essere abbattuti e macellati.È il destino di settantamila pecore romene, al centro di una complicata bagarre internazionale che va avanti da alcuni giorni e si sta infiammando, invece di rientrare. A raccontarne la vicenda è stato Eurogroup for Animals, organizzazione che si batte per il benessere degli animali a livello Ue. Le pecore romene sono in procinto di «essere caricate sulla nave Al Shuwaikh», di proprietà di una compagnia araba, la Kltt e spedite dalla Romania «in Kuwait, Qatar e negli Emirati Arabi Uniti» in tempo per l'Id al-adha, la "festa del sacrificio", una delle più importanti ricorrenze religiose islamiche. La Kltt, in passato sospettata di serie «violazioni» nel trasporto di animali, avrebbe sulla coscienza «la morte a bordo di più di un milione» di capi nell'ultimo decennio, ha segnalato Eurogroup for Animals. La stessa organizzazione ha ricordato che lo scorso anno, in condizioni simili di trasporto ma con un carico dall'Australia, ovini furono scoperti in condizioni inenarrabili, letteralmente «cucinati vivi all'interno» del cargo. Lo scandalo provocò una «sollevazione generale» e «il divieto di esportare ovini vivi dall'Australia» durante i mesi più caldi. Il trasporto della Romania invece è in agenda, malgrado una petizione online che ha superato le 35 mila firme. E malgrado si sia mosso per bloccare la partenza della nave persino il commissario Ue responsabile di Alimentazione e Sicurezza del cibo, Vytenis Andriukaitis. Andriukaitis ha spedito una dura lettera aperta al ministro romeno dell'Agricoltura, Petre Daea, contro l'imminente trasferimento delle settantamila pecore in un periodo in cui si attendono «temperature fino a 46 gradi». Malgrado Bruxelles avesse già lo scorso marzo fatto sentire la sua voce per denunciare gli standard di controllo di Bucarest e premere sulla Romania per indurla a migliorare «la legislazione nazionale», nulla è cambiato: così «chiedo, come gesto di responsabilità, di fermare» il trasporto degli ovini, misura obbligata per «prevenire inutili sofferenze agli animali», ha chiesto Andriukaitis.La richiesta partita da Bruxelles non è però stata accolta, con «Daea che si è rifiutato di impedire la spedizione», ha rivelato Eurogroup for Animals, chiedendo a questo punto che la questione arrivi fino al Consiglio Ue di domani. La Romania è al terzo posto nella Ue per numero di ovini e fra i maggiori esportatori nel Vecchio continente. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 luglio 2019

 

 

LE FALESIE, Cinquanta sfumature di verde

Contro ogni luogo comune, se sei una pianta la tua vita è molto interessante e avventurosa: ciclicamente a rischio di morire di sete, di essere divorate da qualche animale o di essere bruciate dal sole, concentrate allo spasimo a portare avanti la propria progenie con le tecniche più impensabili, è davvero straordinario constatare che le piante siano sopravvissute fino a oggi. Ma se da milioni di anni continuano a ossigenare il nostro pianeta, evidentemente l'evoluzione le ha dotate di armi e strategie fuori dal comune... e non solo, le ha anche fornite di sistemi evoluti per comunicare tra loro, e in caso di necessità, mandarsi brevi "messaggini" di pericolo, proprio come facciamo noi. Per questo domani ecco la passeggiata serale tematica "50 sfumature di verde" dedicata alla flora delle falesie adatta ad adulti e famiglie. L'iscrizione è gratuita ma la prenotazione obbligatoria. Per iscriversi: tel. 040-299166 e info.sistiana@promoturismo.fvg.it.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 luglio 2019

 

 

Polo turistico in Porto vecchio Accordo Comune-albergatori

Un info point al Magazzino 26 e un punto d'imbarco nelle vicinanze da creare con i proventi della tassa pagata dagli ospiti delle strutture ricettive cittadine

Un info point al Magazzino 26 con parcheggio per i pullman turistici, un mini centro marittimo nel quale convogliare i collegamenti ora sparsi fra Molo IV e le Rive, e poi una quota da destinare alla promozione turistica e un'altra fetta da indirizzare a mostre e iniziative culturali. Sono questi i punti focali dell'accordo in via di definizione fra l'assessorato al Turismo del Comune di Trieste e la Federalberghi cittadina sulla destinazione d'uso dei proventi della tassa di soggiorno, imposta entrata in vigore in città il 1° giugno 2018 e che è stata al centro, fino a poche settimane fa, di un braccio di ferro fra le parti sulle modalità d'impiego dei suoi ricavi. La legge regionale prevede che siano le categorie economiche in accordo con l'amministrazione comunale a decidere come utilizzare i proventi. Da qui la lunga querelle fra i due attori in campo, che ha prodotto lo stallo di 1 milione e 710 mila euro derivanti dalla tassa di soggiorno. Una cifra che per il 2019, come sottolineato in via prudenziale dall'assessore con delega al Turismo Giorgio Rossi, potrebbe superare i due milioni. Nelle ultime settimane Comune e Federalberghi hanno trovato un punto d'incontro sull'argomento, attraverso la destinazione d'uso suddivisa in tre macroaree: strutturale, promozionale e culturale. Come disposto dalla legge regionale, il 35% della cifra deve essere destinato a opere infrastrutturali. Da qui l'idea di creare nel Magazzino 26 un centro di accoglienza turistica, la cui realizzazione dovrebbe comportare una spesa di almeno 450 mila euro. L'obiettivo è quello di trasformare la zona attorno al 26 in una sorta di polo intermodale con la realizzazione, nell'attiguo bacino zero, di un punto d'imbarco per i collegamenti via mare con le località vicine. «L'intento è quello di fare in modo che per andare a Muggia, in Istria, a Grignano o a Sistiana via mare - sottolinea Rossi - non sia più necessario diversificare gli approdi. Allo stesso tempo l'idea è quella di fare del Magazzino 26 la base per collegamenti turistici via pullman con le località dell'interno». La zona, considerando anche il futuro Centro congressi in costruzione, nelle intenzioni delle due parti dovrà trasformarsi nel cuore dell'ospitalità turistica cittadina. «Con il Museo del mare - spiega l'assessore - la zona attorno al Magazzino 26 diverrà parte fondante di questo nuovo punto di attrazione culturale transfrontaliera». E i restanti due terzi dei proventi? Saranno suddivisi in due parti: circa 500 mila euro per la promozione turistica, grazie a un accordo da stipulare con PromoturismoFvg, in modo da pubblicizzare le iniziative che verranno proposte di volta in volta in città. E qui si interseca con la quota restante, circa 600 mila euro, che nelle ipotesi di Comune e Federalberghi dovranno essere destinati a iniziative culturali e mostre da svolgersi nei periodi dell'anno caratterizzati dal minor afflusso turistico. 

Lorenzo Degrassi

 

 

Tumori sospetti a Melara L'Arpa misura le "onde" nei pressi delle antenne - le analisi dei tecnici

Esiste davvero un "caso tumori" a Melara? Se sì, quali ne sono le cause? Per rispondere a queste domande, almeno in parte, si sono svolte ieri le rilevazioni dei tecnici dell'Arpa per monitorare le emissioni delle antenne nel quadrilatero, che hanno richiesto un giorno in meno del previsto per essere completate. Tale intervento è stato compiuto in seguito alle preoccupazioni emerse da parte di alcuni abitanti in merito a un numero di casi di tumore ritenuto da loro anomalo, ovvero una quarantina nel giro di cinque, sei anni, secondo quanto riportato da un'inquilina, che ha causato 19 morti in tre numeri civici adiacenti tra loro. Il sospetto di alcuni residenti è che ciò possa essere legato a ipotetiche emissioni fuori norma delle antenne, oppure, in alternativa, alla presenza di amianto all'interno dell'edificio. Oltre ad aver compiuto le misurazioni in una serie di appartamenti e sul tetto dell'ala blu, i tecnici dell'Arpa hanno anche installato un rilevatore nei pressi dell'Istituto scolastico comprensivo Iqbal Masih, che raccoglierà dati per un paio di settimane. Dalle prime misurazioni non paiono essere emersi dati allarmanti, ma la relazione finale verrà consegnata tra circa una ventina di giorni nelle mani del Comune e dello Spi-Cgil. Il sindacato si era infatti mosso nelle settimane scorse per richiedere un intervento dell'Arpa. La questione era anche stata oggetto di una seduta della Prima commissione comunale a fine maggio, nel corso della quale era stata presentata una mozione firmata da Michele Claudio della Lega che richiedeva al sindaco di adoperarsi a contattare l'Arpa e l'Azienda sanitaria affinché si svolgessero verifiche e riscontri su quanto riportato dai residenti della zona.

Simone Modugno

 

 

Fiume invasa dalle volpi «Sfuggono ai veleni dell'inquinamento»

Gli uffici veterinari tranquillizzano la popolazione: «Non sono pericolose. Dieci anni fa la vaccinazione contro la rabbia»

FIUME. Le volpi avvistate a Fiume. Negli ultimi anni la città di San Vito - parliamo dei suoi rioni periferici - è stata presa d'assalto da una moltitudine di volpi che, resesi conto delle precarie condizioni di vita nei dintorni di Fiume, hanno voluto avvicinarsi al mare, alla ricerca del quieto vivere. L'obiettivo è stato centrato, specie nei quartieri orientali di Fiume, Vezica superiore in primo luogo, dove volpi e volpacchiotti paiono ormai diventati animali domestici, che non temono la presenza umana. Un numeroso gruppo si è stabilito nell'ex fabbrica dell'Istravino (bevande alcoliche e analcoliche) ed è stato diverse volte fotografato dagli abitanti del rione. Uno di questi è Radivoj Kulacin, rivoltosi ai media locali per dire che una volpe si è avvicinata alla sua abitazione, dimostrando di non avere alcuna paura dell'uomo.«Sono convinto sia stata attirata dall'odore dei polli allevati nelle vicinanze da un mio amico. Mi ha stupito che si sia fatta vedere di giorno, mentre solitamente le volpi entrano in azione durante le ore notturne. Ho notato diversi altri esemplari e ognuno appariva mansueto, probabilmente perchè l'uomo non incute alcun timore a questi animali. La nostra preoccupazione è che in giro non vi sia qualche volpe rabida».A smentire tale ipotesi sono stati i responsabili della Stazione veterinaria di Fiume. La dottoressa Milka Milijanovic ha rilevato che la rabbia silvestre è sparita da parecchi anni nella Regione del Quarnero e Gorski kotar. «A debellare la malattia è stata la campagna di vaccinazione orale attuata dieci e più anni fa a livello nazionale. Le volpe apparse a Fiume, come pure nelle località vicine, sono sane e dunque non c'è da temere nulla. Si sono calate in città alla ricerca di cibo e perchè l'uomo ha distrutto o danneggiato il suo habitat naturale a monte di Fiume, in Gorski Kotar». Gli animali selvatici non sono più una rarità a Fiume e nel suo circondario. In questi anni si sono moltiplicate specie come cinghiali, volpi, caprioli, tassi, lepri. Non solo ma alcune settimane fa si sono visti orsi nei pressi delle località di Permani e Rupa.

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 luglio 2019

 

 

L'Arpa analizza il mare dopo il forte temporale - RILIEVI NELLA BAIA DI SISTIANA

Duino Aurisina. Sono stati effettuati in questi giorni nella baia di Sistiana, a cura dei tecnici dell'Arpa, nuovi campionamenti dell'acqua di mare. Si tratta di rilievi periodici, finalizzati a poter dare ai bagnanti le migliori garanzie sulla qualità dell'acqua. In questo caso c'è stato un ulteriore motivo per l'azione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente: il forte acquazzone che si è abbattuto sull'intera regione nella serata di sabato. In questi casi, succede che molti tombini saltino e che si riversino in strada e poi in mare residui di vario tipo. Il problema è particolarmente sentito a Sistiana, area la cui conformazione a imbuto provoca il riversamento di notevoli quantità di acque sporche. Sarà necessario attendere dalle 48 alle 72 ore per poter render noti i risultati.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 luglio 2019

 

 

«Dialogo con Arvedi per chiudere nel 2022 l'area a caldo» - l'assessore regionale Scoccimarro

«Su mandato del presidente Fedriga da qualche mese ho avviato un dialogo sul futuro della Ferriera con la società. L'incontro riservato con il cavalier Arvedi è stato propedeutico a un processo con il quale vorremmo si giungesse alla chiusura dell'area a caldo nel 2022». Lo ha reso noto ieri l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro dopo che «nei giorni scorsi si sono registrati due spolveramenti, un problema nell'altoforno e l'accensione delle fiaccole di emergenza a causa di un blackout». Secondo l'assessore «compromessi non sono più possibili. In questi anni la società ha salvato l'occupazione e fatto grossi investimenti facendo rientrare quasi tutti i parametri nei limiti di legge. Resta però uno stabilimento del 1800 nel cuore della città e quindi ho dato mandato agli uffici della Direzione Ambiente di procedere alla redazione di un documento che attesti lo stato di avanzamento lavori in merito all'Accordo di programma». Partendo da questo documento, annuncia Scoccimarro, «assieme a Fedriga incontreremo nei prossimi giorni il cavalier Arvedi con il quale sono convinto troveremo una strada per giungere a obiettivi soddisfacenti per tutti». «L'assessore chiarisca il futuro dei lavoratori», reclama il consigliere regionale Pd Roberto Cosolini. «Esiste un commissario straordinario per l'Accordo di programma per l'area della Ferriera che è il presidente della Regione cui va chiesto di farsi personalmente carico della situazione», fa eco la deputata dem Debora Serracchiani. «Siamo di fronte alle solite promesse»: così il consigliere regionale M5s Andrea Ussai, mentre la sua collega deputata Sabrina De Carlo annuncia un'interrogazione parlamentare sulle azioni in agenda «per tutelare la salute dei cittadini».

 

 

Dalle "zone 30" ai dossi anti-velocità San Dorligo si schiera con pedoni e ciclisti

Via libera in Consiglio all'iter di progettazione e realizzazione del nuovo Piano del traffico: stanziati 40 mila euro "ad hoc"

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Individuare le zone del territorio comunale nelle quali fissare a 30 all'ora il limite di velocità, rivedere la rete delle piste ciclabili, per renderle sicure e trasformarle in attrattive turistiche, eppoi prevedere, in alcuni punti nevralgici, la creazione di dossi per obbligare i mezzi in transito a rallentare, trovare soluzioni per garantire meglio i pedoni quando attraversano sulle strisce. Sono queste le principali voci che saranno contenute nel nuovo Piano del traffico di San Dorligo della Valle, il cui iter di progettazione e realizzazione è stato approvato dal Consiglio comunale, con uno stanziamento di 40 mila euro, grazie a risorse reperite procedendo all'assestamento di bilancio. Si tratterà di uno strumento pianificatorio del tutto nuovo, finalizzato a migliorare complessivamente la circolazione nel territorio del Comune e a rendere più sicura la condizione di pedoni e ciclisti. A promuovere il Piano è l'assessore a Urbanistica e Trasporti Davide Stokovac. «Il nostro territorio comunale - spiega - è considerato troppo spesso una sorta di scorciatoia per chi deve andare in Slovenia. Abbiamo poi una serie di strade veloci, come la sopraelevata, che sono costantemente utilizzate da camionisti provenienti da vari paesi. Abbiamo allora pensato di intervenire per cercare di migliorare una situazione piuttosto complessa e tutti gli strumenti e gli accorgimenti per garantire la sicurezza del traffico, di pedoni e ciclisti».Stokovac è soddisfatto anche perché «questo non è uno strumento che l'amministrazione avrebbe dovuto adottare obbligatoriamente, si tratta invece di un documento che esprime proprio la precisa volontà di dotarsi di un Piano che porti a miglioramenti nella circolazione». Non bisogna poi dimenticare che, oltre ai già noti problemi derivanti dal rumore che provocano i Tir che corrono lungo la sopraelevata che unisce Cattinara, la zona industriale e Rabuiese, in prospettiva ci sarà anche un aumento del traffico pesante originata dalla presenza del nuovo Punto franco inaugurato pochi mesi fa a Bagnoli in un'area che l'Interporto ha acquisito dalla Wärtsilä, destinato non solo a logistica e stoccaggio, ma soprattutto ad attività manifatturiere e industriali in regime agevolato. È facile immaginare che, in quella zona, sarà crescente il numero dei mezzi in transito, perciò lì bisognerà dedicare molta attenzione alla disciplina del traffico. Sempre in occasione dell'assestamento di bilancio e dei lavori da fare, il sindaco Sandy Klun ha parlato in aula anche della valorizzazione della vecchia Stazione ferroviaria di Draga. L'obiettivo è farne un elemento d'interesse storico-culturale in seno alla Riserva della Val Rosandra, anche in virtù della sua collocazione lungo la ciclopedonale Cottur. L'edificio, inaugurato nel luglio del 1887 e testimone delle vicissitudini che le terre che lo circondano hanno vissuto nel corso di questi 132 anni, oggi rischia di diventare un rudere abbandonato. La volontà dell'amministrazione è invece proprio quella di trasformarlo in un fattore di richiamo, a due passi dalla Val Rosandra, in quello che sarebbe uno straordinario contesto paesaggistico. Klun ha infine assicurato che saranno fatti ulteriori piccoli interventi al teatro Preseren, che recentemente è stato sottoposto a una profonda ristrutturazione.

Ugo Salvini

 

 

Filippo Giorgi «La comunità scientifica è dalla parte di Greta L'aiutiamo a comunicare» - L'intervista

Al Castello di Spessa il climatologo Premio Nobel nel team di Al Gore venerdì dialoga con Mariella Trimboli e Attilio Scienza al Premio Casanova

I mutamenti del clima che stiamo vivendo, e che sono evidenti anche in questa estate, incidono sulle coltivazioni e quindi anche sulla produzione dei vini. Al castello di Spessa, nel cuore del Collio, in occasione del Premio Casanova, venerdì alle 20.30 si tiene una tavola rotonda dal titolo "Vino, clima, migrazioni: la sfida e la seduzione della sostenibilità": a dialogare, insieme a Mariella Trimboli e Attilio Scienza, il climatologo Filippo Giorgi, premio Nobel per la pace 2007 nel team di scienziati che affiancarono Al Gore. Giorgi è anche autore de "L'uomo e la farfalla. Sei domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici" (Franco Angeli).«A Spessa - anticipa il professor Giorgi - parlerò dell'azione tra i cambiamenti climatici che stiamo vivendo e la produzione di vino. Già anni fa ho scritto un articolo sugli effetti del clima su vini californiani. Le culture vinicole dipendono da diversi fattori: ad esempio dall'assenza di gelate e dall'accumulo di calore eccessivo in un periodo prolungato. In California, a causa dell'aumento delle ondate di calore, la produzione di vini pregiati viene danneggiata. Questo discorso si applica anche da noi in Italia».E in Friuli Venezia Giulia?«I rapporti sugli eventi climatici in Friuli Venezia Giulia ci dicono che ormai è normale aspettarsi ondate lunghe e forti di caldo, almeno della durata di un mese o di quaranta giorni all'anno, e questo alla vite non piace. In particolare bisognerebbe trovare delle soluzioni per i vini pregiati perché gli altri vini sono più resistenti a questi sbalzi. Un altro aspetto di cui parlerò riguarda la stagione della vendemmia che sta cambiando, ormai avviene sempre prima, e uno dei problemi è che quando l'uva viene raccolta fa ancora molto caldo e bisogna refrigerarla prima di procedere alla spremitura».L'uomo sta influenzando il cambiamento climatico ma si può ancora fare qualcosa di virtuoso oggi?«Non è troppo tardi per correre ai ripari. L'accordo di Parigi del 2015 si è prefisso come obiettivo quello di limitare le emissioni di gas serra per abbassare di un grado i valori attuali della temperatura, se raggiungessimo quella soglia la situazione sarebbe già gestibile. Una soluzione, riguardo al vino, è quella di spostare i vigneti un po' più a nord, ad esempio. Ma certo bisogna diminuire le emissioni di anidride carbonica, anche limitando l'uso di carbone e petrolio e operando una maggiore elettrificazione dei sistemi, e usando sempre più energia prodotta da fonti rinnovabili. C'è poi il problema dello spreco...«Certo, si spreca moltissimo: a Trieste, ad esempio, ci sono ancora troppi impianti di riscaldamento centralizzato. Andrebbero adottati comportamenti di efficienza energetica anche nei trasporti con le auto elettriche. In Europa le emissioni stanno già diminuendo e ci sono nazioni molto virtuose come Germania, Inghilterra e Portogallo, a differenza dei paesi emergenti: malgrado la Cina investa su energia eolica e auto elettriche, i problemi di inquinamento nelle città sono gravi. Negli Stati Uniti, invece, le energie rinnovabili sono diventate più competitive».Cosa ne pensa di Greta Thunberg?«Greta è riuscita a creare un movimento positivo e utile per i ragazzi e per la coscienza collettiva. È la prima volta che aumentano interesse e consapevolezza verso i problemi ambientali, io e i miei colleghi veniamo chiamati di più a parlarne nelle scuole. È un movimento molto propositivo, le manifestazioni a marzo e maggio sono stati eventi trasversali e puliti, senza strali contro nessuno né violenza. Io nutro grandi speranze, può essere una spinta che farà fare ai governi azioni concrete. Non capisco perché a molti Greta sia antipatica, lei ha un buon ascendente sui giovani e come comunità scientifica cerchiamo di aiutarla specie negli aspetti legati alla comunicazione». 

Corrado Premuda

 

 

SEGNALAZIONI - Gli alberi da potare di Campo Marzio

A suo tempo avete pubblicato una mia segnalazione relativa alla pericolosità dei maestosi alberi dell'area Campo Marzio, Romolo Gessi, Passeggio Sant'Andrea che da anni non vengono potati e quindi pericolosi per le persone e cose in caso di grave maltempo. Infatti ieri, sabato sera, nel corso solito "neverino" parte di un albero è crollato in strada causando gravi danni alle automobili sottostanti e per fortuna nessuno si è fatto male. Poteva finire peggio. Sarebbe opportuno provvedere, quanto prima, a una vigorosa potatura che oltre a giovare alle piante eviterebbe in parte il solito immondezzaio di foglie che navigano col vento e intasano i tombini di scolo.

Cristiano Centis

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 luglio 2019

 

 

La Tripcovich sarà demolita in autunno Parte l'iter burocratico per abbatterla - LA RIVOLUZIONE

La Sala Tripcovich ha i mesi contatti. L'autunno, in coerenza stagionale, sarà il periodo delle esequie. Il Comune, che ha condotto un primo contatto esplorativo con la Soprintendenza, è pronto ad aprire ufficialmente il dossier "abbattimento". Nessuno parla a microfono acceso, ma chi sa annuisce. Innanzitutto gli uffici dei Lavori Pubblici devono preparare il fascicolo da inoltrare a palazzo Economo per ottenere il venir meno del vincolo, poi devono armare il progetto di demolizione che farà un passaggio deliberativo in giunta in quanto inserito nella riqualificazione (in corso) di piazza Libertà. Ma soprattutto bisogna trovare i quattrini per radere al suolo l'ex stazione delle autocorriere anni Trenta, trasformata in teatro all'inizio del decennio Novanta. Serviranno, a occhio e croce, 600 mila euro ma necessiteranno altre risorse (un paio di milioni) per completare l'intervento sull'intera piazza: se il Carciotti troverà un estimatore mercoledì 24 corrente mese, la questione finanziaria sarà risolta. Anche se resterà da capire il destino dello scambio Carciotti/Caserma via Rossetti con Cassa depositi e prestiti, di cui si parlava la scorsa primavera. Torniamo al punto. Connesso alla demolizione della Tripcovich dovrebbe - meglio usare ancora il condizionale - essere il trasferimento del monumento a Sissi dall'attuale sito: non è però chiara quale sarebbe la nuova, precisa sistemazione della sfortunata consorte di Francesco Giuseppe, perchè, se traslocherà al posto della defunta Tripcovich, si correrà il rischio che la statua vada a coprire gli storici accessi a Porto vecchio. E allora che senso avrebbe "asfaltare" la sala?Si vedrà. Intanto la volontà del sindaco Dipiazza, da sempre convinto sostenitore dell'abbattimento, è in procinto di concretizzarsi. La demolizione di una sala da 900 posti dotata di buona acustica non crea remore al primo cittadino, il quale ritiene che il prossimo varo del Centro congressi (primavera 2020) in Porto vecchio metterà a disposizione una struttura molto più moderna e molto più capiente. Argomento che aveva finito con il convincere anche i dubbiosi (come Bruno Marini) del centrodestra. Quindi per Dipiazza non esistono più alibi: delenda Tripcovich. A questo il sindaco aggiunge la considerazione che dal punto di vista manutentivo la sala non è certo in gran forma e rimetterla in sesto sarebbe alla fine anti-economico. In verità il destino della Tripcovich era praticamente segnato da quando nell'autunno dello scorso anno il Comune e la Fondazione Verdi avevano definito un accordo, per cui la Tripcovich (valore 1 milione 170 mila euro) veniva scambiata con un magazzino alle Noghere (valore 3,1 milioni di euro) dove il teatro avrebbe potuto stivare gli apparati delle scenografie. Operazione compiuta a fini contabili per patrimonializzare l'ente lirico. Alla fine del 2018 le opposizioni "dem" e pentastellata avevano contestato l'orientamento giuntale incline all'abbattimento. L'edificio venne progettato a metà anni Trenta da Giovanni Baldi e Umberto Nordio, allo scopo di dotare di un terminal per corriere la zona prossima a Trieste Centrale. Dopo un mezzo secolo di attività, la realizzazione di una nuova autostazione all'interno del Silos "liberò" il vecchio stabile, che, su progetto di Dino Tamburini, con il co-finanziamento di Regione-Comune-Tripcovich, venne recuperato per sostituire il Verdi interessato a interventi manutentivi. 

Massimo Greco

 

 

Lubiana chiede lumi sul pirogassificatore - il progetto

DUINO AURISINA. Il ministero dell'Ambiente della Slovenia, di cui è titolare Simon Zajc, ha chiesto di essere tenuto costantemente informato sull'iter delle autorizzazioni per la realizzazione del pirogassificatore a San Giovanni di Duino. È stato lo stesso Zajc a formulare tale richiesta a Sergio Costa, il suo omologo nel governo italiano, nell'ambito del recente incontro del Consiglio d'Europa sull'ambiente, in Lussemburgo. Costa ha chiarito che le decisioni sul progetto sono di competenza della Regione e che condividerà con Zajc tutti i passi che saranno intrapresi. La notizia è stata accolta con soddisfazione dal gruppo "Salute e ambiente": «Il fatto che l'attenzione per la tutela dell'ambiente carsico costiero sia arrivata a livello internazionale - è soddisfatto l'esponente del gruppo Danilo Antoni - lo consideriamo molto importante. È nostra convinzione che sia necessaria una seria valutazione del progetto dell'inceneritore».-

 

 

Il riciclo della plastica: la tecnologia Fvg va in Cina - Accordo tra Plaxtech e Jana Environmental

Una tecnologia sperimentata in Friuli per il riuso delle plastiche miste non facilmente riciclabili sarà trasferita in Cina, sulla base di un accordo sottoscritto tra l'azienda Plaxtech e la cinese Jana Environmental protection science and technology. La consegna, sia della tecnologia sia di un primo impianto per il trattamento della plastica riciclata, è in programma l'11 luglio a Basaldella, dove è attesa una delegazione di rappresentanti del governo cinese, della provincia di Shandong e del comune di Dezhou.L'accordo, della durata di 10 anni, darà il via a un progetto che si concluderà con la realizzazione a Dezhou di uno stabilimento dove saranno installati 8 impianti Roteax. Ciascuno di questi - riferisce una nota dell'azienda friulana - è in grado di trattare oltre 7000 tonnellate all'anno di plastica riciclata con una produzione di 500.000 pallet. Obiettivo del macchinario - aggiunge la nota - è consentire al materiale plastico eterogeneo a base di poliolefine di venir considerato materia prima secondaria; dunque riciclare, generando una nuova economia circolare eco-sostenibile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 luglio 2019

 

 

Da via Dante a corso Saba la "mappa" dei palazzi imprigionati dal degrado

Abbandonato e vuoto anche l'immobile di Poste Italiane in via Sant'Anastasio I rebus del Kalister vicino alla stazione e dell'ex Banco di Napoli in corso Italia

In centro tornano a brillare dei gioielli, palazzi che avevano perso un po' del loro smalto ma che, una volta riqualificati, ridanno ora valore anche ad angoli e vie del "cuore" cittadino. Di pari passo, però, ci sono immobili "fantasma" che restano in stato di abbandono, ormai da anni, e che certamente sortiscono sull'area circostante un effetto opposto. Eppure, sembra che il boom turistico consenta di trasformare in oro ogni metro quadrato della città. In realtà, alcuni di questi palazzi "fantasma" hanno già trovato un nuovo acquirente che ha in mente un progetto per quelle mura, ma ad oggi fanno trasparire ancora trascuratezza e abbandono. IN VIA MAZZINIChi percorre via Mazzini, ad esempio, vede sì risplendere in tutta la sua maestosità l'ex sede Ras che a breve aprirà le sue porte agli ospiti dell'hotel Hilton, ma inevitabilmente si accorge pure di altri due immobili che, invece, versano in uno stato di abbandono. A partire dallo stabile al numero civico 11, quello che un tempo al piano terra ospitava lo storico negozio Marinoni Sport. È da anni nel degrado con vetri delle finestre rotti, colombi che entrano ed escono dallo stabile. Alla base di quella trascuratezza, le visioni diverse su cosa fare dell'immobile da parte dei rappresentanti della società che nel 2015 lo rilevò per 2,2 milioni di euro. Restando su quell'arteria, e arrivando all'angolo con via Dante, c'è un altro stabile in pessime condizioni: cinque piani che lo scorso anno sono stati acquistati da un imprenditore locale e sui quali si sta lavorando per un progetto di trasformazione in residence. Tra l'altro, la proprietà è alla ricerca di un gestore della struttura. L'ex filodrammaticoSempre in pieno centro, in zona di forte appeal turistico, c'è il rudere che un tempo ospitava il Filodrammatico. Lo scorso anno quel complesso è stato rilevato all'asta, ma i vincoli interni ed esterni della Soprintendenza rallentano in modo significativo l'iter di trasformazione in residenze e garage. A due passi, vuoto e senza progetti di imminente recupero anche l'ex Banco di Napoli di corso Italia. Spostandosi in corso Saba, un'annosa situazione che coinvolge direttamente l'anziana proprietaria grava sullo stabile al numero 23. Un cartello appeso al piano terra avverte che il foro commerciale non è in affitto o in vendita. Una testimonianza del fatto che in molti si sono fatti avanti per rilevarlo, ma la proprietà non è disposta ad alcuna trattativa. le altre situazioniPotrebbe subire presto una riqualificazione, invece, il palazzo di via Tarabocchia che ospitava un tempo anche la vecchia macelleria che fu gestita da Tito Rocco. Venduto lo scorso anno a un'impresa di fuori Trieste, ora potrebbe riacquistare dignità. Se l'ex Intendenza di Finanza di Largo Panfili ha trovato investitori pronti a trasformarla in un super albergo, sono ancora in attesa di un acquirente che riscriva il loro destino il palazzo delle Ferrovie dello Stato e palazzo Kalister di piazza Libertà. Quest'ultimo è sul mercato da anni, un vero immobile "fantasma", che malgrado la posizione strategica nei pressi della Stazione ferroviaria resta senza vita. Vuoto e abbandonato anche lo stabile di Poste Italiane di via Sant'Anastasio, una trascuratezza che, come testimoniano anche alcuni fatti recenti di cronaca, si riverbera pesantemente sulla zona. 

Laura Tonero

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 luglio 2019

 

 

Per l'Alpe Adria Trail di Muggia un restyling da 64 mila euro

Presto i lavori per valorizzare il tratto compreso tra Santa Barbara e Rabuiese Il sindaco Marzi: «Premiato l'impegno a favore di un turismo sostenibile»

MUGGIA. «Il 2019 è un anno indiscutibilmente corposo sul piano dei lavori pubblici, che vedranno investimenti di cifre davvero significative da parte del Comune di Muggia, a cui si aggiungono anche gli interventi finanziati dall'Uti». L'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani inquadra così il progetto che andrà ad interessare l'Alpe Adria Trail, il sentiero che percorre, nel territorio triestino, il sentiero n. 1 del Cai, che attraversa il Carso lungo il suo crinale e che entra in territorio muggesano a livello del biotopo dei laghetti delle Noghere. Tramite un finanziamento pari a 64 mila euro, che il Comune di Muggia ha ricevuto direttamente dall'Unione Territoriale Intercomunale Giuliana nell'ambito del patto territoriale 2018-2020, all'interno del progetto "Mobilità lenta: ripristinare e mantenere i percorsi esistenti", l'Alpe Adria Trail sarà interessato da opere di manutenzione e valorizzazione dell'itinerario internazionale per il tratto compreso tra l'abitato di Santa Barbara e quello di Rabuiese. Il tracciato corre per circa 2210 metri sulle pendici del colle di Santa Barbara, su strade di accesso a diverse proprietà, secondo una concettuale suddivisione in tre aree: una prima parte, di circa 900 metri, collega l'abitato di Santa Barbara con quello di Sant'Andrea, corre su un fondo prevalentemente sterrato, una seconda parte, di circa 700 metri, collega l'abitato di Sant'Andrea con la cava di arenaria ed ha un sedime misto di calcestruzzo e pietrame, una terza parte, di circa 600 metri, che dalla cava scende all'abitato di Rabuiese, si sviluppa su un fondo accidentato a causa di fenomeni di dilavamento dovuti alle acque meteoriche. Il primo cantiere consisterà nella valorizzazione dell'itinerario Alpe Adria Trail mediante, in primis, il rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale in modo da potenziare la riconoscibilità e la fruibilità dei luoghi. Oltre a ciò si interverrà con la sistemazione delle canalette di scolo delle acque meteoriche e la realizzazione di nuove canalette nei punti più critici, la riduzione della vegetazione lungo i bordi del percorso ed il ripristino del sedime, in particolare nel tratto, oggetto di dilavamento, che va da Santa Barbara a Rabuiese. Entusiasta l'assessore a Bussani: «Interverremmo in quella che è senza dubbio un'area di pregio della città; un'area che rappresenta un luogo importante della comunità oltre che, ovviamente, per tutti coloro che sempre più frequentemente scelgono il nostro territorio per il proprio turismo esperenziale». Soddisfatta il sindaco Laura Marzi: «L'Alpe Adria Trail si colloca a pieno titolo all'interno di una strategia di sviluppo abbracciata già da tempo che vede il nostro impegno volto ad una valorizzazione sostenibile del nostro territorio. Il valore della lentezza, della qualità e dell'identità sono elementi imprescindibili per il turismo del futuro di Muggia». -

Riccardo Tosques

 

Cittadinanza attiva a Muggia: riaperti i termini per i progetti - Oltre 10 le iniziative in campo per 43 mila euro

MUGGIA. Il Comune di Muggia ha ufficialmente riaperto i termini per la presentazione dei vari progetti di cittadinanza attiva. «Al momento, oltre a quelli dei privati cittadini, sono ben dieci i progetti delle realtà economiche del territorio che hanno aderito alla Cittadinanza attiva - ha spiegato il vicesindaco Francesco Bussani - un numero che è andato via via crescendo e che, a quanto pare, crescerà ancora proprio alla luce della valenza del progetto».Bricocenter, Triesteauto, Campeggio San Bartolomeo, Centrovacanze, Supermercato Tutto Pepe, Marinaz e QuerciaAmbiente sono alcune delle realtà che hanno aderito al progetto. Ad oggi era di ben 43 mila euro il totale degli interventi proposti dalle imprese muggesane- e riconosciuti dal Comune - che dovranno essere svolti entro il 15 dicembre di quest'anno e si snoderanno in diverse aree e tipologie di operazioni. Interventi di pulizia, tutela e valorizzazione del verde lungo alcune strade, la carteggiatura, verniciatura e ripristino di molte panchine site sul molo Colombo e nel piazzale Caliterna.Manutenzione e riqualificazione dell'area verde attrezzata in largo Caduti, ma anche la riqualificazione ambientale di un tratto di costa ad uso pubblico a Lazzaretto, nonché diverse azioni di manutenzione dell'area dei laghetti delle Noghere. Oltre agli interventi di manutenzione ordinaria dell'area verde del sito archeologico di Santa Barbara, c'è poi, per esempio, la cura dell'area esterna al Castello, del campo di calcio di Zindis e del parco Robinson, la manutenzione dell'area verde della Chiesetta di S. Sebastiano e della scalinata "San Bastian", la pulizia di un tratto della traversata muggesana e del boschetto di via Felluga. Progetti ad ampio raggio atti a promuovere lo sviluppo della cura del territorio e della tutela del decoro urbano offrendo in cambio di uno sconto sulle imposte. «Alla luce dei progetti presentati del fatto che c'è ancora disponibile una quota residua delle risorse stanziate per il sostegno economico dei progetti di cittadinanza attiva e che continuano a giungere manifestazioni di interesse per aderire, si è pensato che non vi fosse ragione per non dare altre possibilità - ha spiegato Bussani -. Non possiamo che ringraziare per la fattiva collaborazione tutti coloro che in questi anni hanno aderito alla Cittadinanza attiva del Comune di Muggia.-

 

 

Servola - Entro domani iscrizioni per visitare il depuratore

Il depuratore di Servola è pronto ad aprire le sue porte ai cittadini. AcegasApsAmga ha dato il via alle iscrizioni alle visite guidate gratuite nelle giornate del 13 e del 20 luglio. Per motivi di sicurezza sono previsti due turni, il primo dalle 8.30 alle 10 e il secondo dalle 10.30 alle 12, per un totale di 80 persone a giornata. Le iscrizioni chiudono domani: è sufficiente compilare il modulo sul sito www.acegasapsamga.it/richiesta_partecipazione_eventi/.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 luglio 2019

 

 

Contro le mini-centrali idroelettriche ambientalisti in piazza da Atene a Lubiana

AL VIA UNA SETTIMANA DI MANIFESTAZIONI IN VARI PAESI

BELGRADO. Alcuni progetti controversi - come quello delle centrali sulla Mura in Slovenia - sono stati congelati. Altri, dal Montenegro alla Serbia, sono per ora rallentati da sollevazioni popolari e proteste. Ma i Balcani rimangono una delle regioni con più nuove mini-centrali idroelettriche in progetto o in via di costruzione, un pericolo per fiumi e i torrenti a oggi fra i meno violati dalla mano dell'uomo in Europa.Si tratta di programmi al centro di molte proteste, negli anni passati: proteste che riprenderanno forza da oggi, con il lancio di una serie di manifestazioni "transnazionali", dalla Slovenia alla Grecia, organizzate da Ong e attivisti locali all'insegna del comune slogan «Our rivers - No DAMage», i nostri fiumi, no danni-dighe, con un gioco di parole. Le manifestazioni dureranno una settimana intera, fino al 16 luglio, a partire da quella di oggi a Tirana in contemporanea con altre a Belgrado e in varie località della Serbia dove si stanno costruendo mini-sbarramenti e mini-centrali. A Tirana si dirà no alle «500 centrali pianificate sui fiumi albanesi, che minacciano aree protette, fauna selvatica, risorse acquifere e comunità locali», hanno specificato gli attivisti. In Serbia ci si mobiliterà contro «lo tsunami di dighe» pianificato nei Balcani e sui fiumi serbi, in particolare nell'area di Stara Planina, ma anche contro le costruzioni abusive sugli argini della Sava, a Belgrado, causa di rabbia e proteste popolari. L'8 luglio le manifestazioni in Kosovo, dove nei giorni scorsi serbi e albanesi hanno manifestato insieme nell'area di Strpce contro una mini-centrale. Il 9 sarà invece la volta di Podgorica, in piazza di fronte al ministero dell'Economia con attivisti in arrivo anche da Berane, Lijeska e Savnik. Non è finita. Il 13 luglio una dimostrazione è in programma anche in Macedonia, nel cuore del parco nazionale di Mavrovo, tenuto in scacco «da tre centrali». Lo stesso giorno, una "mini-flotta" di barche solcherà le acque del bacino di Most na Soci, in Slovenia, mentre in contemporanea si scenderà in piazza pure a Sarajevo. Il gran finale, il 16 luglio, in Grecia, nell'area di Vovousa, con una marcia in luoghi dove sono previsti nuovi sbarramenti. Anche questi, secondo gli ecologisti, più che critici.

 

 

"Sardon Alice" - Da domani la raccolta delle plastiche - verso la Barcolana

Al via domani nei punti vendita Despar su iniziativa di AcegasApsAmga la raccolta degli scarti di plastica per la realizzazione del "sardon Alice" in vista della Barcolana. Fino al 9 agosto nei supermercati del gruppo saranno disponibili i contenitori per la raccolta dedicata ai rifiuti plastici utili a costruire appunto l'installazione finale, un pesce gigante di dieci metri, che sarà il simbolo della Barcolana 51. A questo proposito è di fatto operativo il "Sardon team" di AcegasApsAmga, che ogni giorno vuoterà i bidoni per consegnare le "migliori" plastiche agli artisti protagonisti di "Scart: il lato bello e utile del rifiuto".È la mostra che ha già riscosso successo nel Nord Italia e che sbarcherà a Trieste in occasione della Barcolana per esporre, nel palazzo della Regione, opere fatte al 100% di rifiuti. Opere create con la collaborazione di docenti e studenti delle accademia di Belle arti di Firenze e Bologna.--

 

 

La Fiab contro Marzi per il doppio senso in via San Giovanni - la querelle sulla viabilità

Muggia. Dopo aver innescato una resa dei conti nel Pd, il ritorno a Muggia del doppio senso in via San Giovanni raccoglie gli strali dei ciclisti urbani della Fiab Ulisse, che per voce del presidente della locale sezione triestina Luca Mastropasqua esprimono «fortissima delusione» per tale scelta auspicando «che il sindaco ritorni sui suoi passi. Oggi non si può più accettare che il traffico veicolare tolga spazio all'autonomia e alla crescita dei nostri ragazzi e alla sicurezza e alla fruibilità dei percorsi pedonali». «L'elevato inquinamento ambientale e acustico prodotto dal traffico nel centro di Muggia documentato da studi che lo stesso Comune ha commissionato nonché la protezione nel centro abitato delle utenze che il Codice della strada definisce deboli», scrive Mastropasqua, sono temi che «continuano a essere ignorati dal Comune di Muggia». E «ciò avviene anche in conseguenza dell'ordinanza 54, che restringe drasticamente il marciapiede di via San Giovanni, in nome di supposti e non documentati vantaggi per il traffico veicolare. Con questa ordinanza il sindaco Laura Marzi colpisce le utenze più deboli, i ragazzi che vanno a scuola, i pedoni, i disabili. Solo da pochi anni a Muggia si erano finalmente migliorate le condizioni di sicurezza nel percorso che va dalla Stazione delle autocorriere alle scuole. La constatazione che il tragitto da percorrere per andare a scuola, se fatto in autonomia, contribuisce allo sviluppo intellettuale e sociale dei bambini e favorisce l'attività motoria era stata la motivazione alla base di un progetto finanziato dalla Regione». Ora, sostiene Mastropasqua, si riporta «indietro l'orologio della vivibilità e della sicurezza delle strade».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 27 giugno 2019

 

 

Goletta Verde boccia ancora un tratto di costa a Muggia - Fogne, servono nuovi scavi

Legambiente trova per il sesto anno consecutivo «fortemente inquinata» l'acqua alla foce del canale di via Battisti. Lavori già in corso per correre ai ripari

MUGGIA. «Per il sesto anno consecutivo il prelievo effettuato alla foce del canale di via Battisti a Muggia è fortemente inquinato, un punto che si conferma "malato cronico", emblema della mala depurazione ancora presente anche in questa regione». Legambiente commenta così i risultati del monitoraggio di Goletta Verde in Friuli Venezia Giulia, presentati ufficialmente ieri, che attestano come quello rivierasco sia l'unico neo dei nove punti analizzati. «Quello di Muggia è un caso limite dove le criticità continuano a rimanere irrisolte, tanto che si tratta dell'unico dei nove campionamenti realizzati da Goletta Verde lungo le coste del Friuli Venezia Giulia in cui gli inquinanti hanno superato il limite previsto dalla legge. Un monitoraggio, è bene ribadirlo, che è stato sicuramente influenzato dalle condizioni climatiche e in particolare dalle piogge abbattutesi nei giorni precedenti l'arrivo dei tecnici di Legambiente. Una situazione che, per quanto nel complessivo positiva, non deve far abbassare la guardia», puntualizza l'associazione ambientalista. E che non ci fosse pace per le condotte fognarie di via Signolo e via Tonello il Comune di Muggia già lo sapeva prima della conferma di Goletta Verde. In questi giorni un'imprevista criticità ha infatti costretto il Comune a far riaprire ad AcegasApsAmga il cantiere che si era chiuso lo scorso anno dopo un importante e robusto lavoro di sostituzione e potenziamento delle condotte presenti sotto le due arterie rivierasche. A prendere in mano i lavori è nuovamente, dunque, Acegas, ovvero il soggetto che era già intervenuto per riqualificare e potenziare la rete fognaria cittadina con un miglioramento non solo in termini di drenaggio urbano ma anche in quelli più propriamente ambientali, nell'ambito di un progetto di riqualificazione del valore di 260 mila euro. Nello specifico, l'intervento aveva visto la sostituzione delle condotte al di sotto di via Signolo e via Tonello, per un tratto di circa 270 metri, con tanto di aumento della capacità di ricezione della rete fognaria. Contestualmente era stata realizzata una nuova stazione di sollevamento per permettere di ottimizzare e potenziare anche la rete fognaria di via Frausin. «Oltre all'evidente miglioria sul piano del drenaggio urbano e degli scarichi domestici, quest'intervento si è realizzato come un impegno significativo nel suo complesso nella storia del Fugnan», così l'assessore all'Ambiente Laura Litteri. Fino al 2012, i valori di inquinanti erano decine di volte superiori alle soglie indicate per legge, in quanto insistevano diversi allacci fognari abusivi che scaricavano direttamente nel torrente. Negli ultimi anni, proprio grazie alla collaborazione tra Comune e AcegasApsAmga, sono state attuate diverse azioni che hanno portato a un sensibile miglioramento dei valori di inquinamento alla foce del Fugnan, l'ultima delle quali è stata per l'appunto l'importante intervento di sostituzione e potenziamento della rete fognaria e di adeguamento funzionale degli scolmatori connessi al torrente stesso. Tale intervento però, alla luce delle recenti verifiche, ultima quella di Legambiente, non è stato evidentemente risolutivo, tanto che Acegas ha riaperto il cantiere proprio alla foce del Fugnan, davanti al monumento ai caduti per la lotta di Liberazione. Ancora impossibile sapere la durata dei lavori, essendoci una valutazione in corso da parte dei tecnici per capire l'origine del problema.

Riccardo Tosques

 

 

Orario continuato al centro raccolta di via Giulio Cesare - IL NUOVO SERVIZIO DAL PRIMO LUGLIO

Arriva l'orario continuato, dal primo luglio, al centro di raccolta dei rifiuti di Campo Marzio. Lo comunica AcegasApsAmga: «Il secondo centro di raccolta più richiesto dai triestini in via Giulio Cesare 10 - si legge in una nota diffusa dalla multiutility nella giornata di ieri - cambia gli orari per un migliore servizio al cittadino passando dall'orario spezzato a quello continuato dalle 6 alle 16, per tutta la settimana dal lunedì al sabato. Dal primo luglio quindi i triestini potranno recarsi a conferire i propri rifiuti particolari e ingombranti anche all'ora di pranzo, senza dover attendere la riapertura, che in passato intercorreva tra le 11 e le 14». Il centro di Campo Marzio è «il più utilizzato dai triestini dopo quello di via Carbonara, in zona San Giacomo. Solo nel mese di maggio vicino al Mercato ortofrutticolo sono stati oltre 2.600 gli accessi e più di 250 le tonnellate di materiali conferiti», aggiunge Acegas, che annuncia anche il «grande successo» per la cosiddetta «Operazione Recupero» con «mille borse distribuite». Di cosa si tratta? Di una campagna «avviata il 15 aprile da AcegasApsAmga e Comune di Trieste», e che si è appena conclusa, «per sensibilizzare i cittadini» sull'«importante circolo virtuoso generato dal conferire correttamente i rifiuti».«I triestini - prosegue la nota stampa - hanno dimostrato un ampio apprezzamento per l'iniziativa che permetteva di venire premiati conferendo i propri rifiuti ai centri di raccolta: in meno di due mesi infatti sono state consegnate tutte le mille borse ai triestini virtuosi che hanno effettuato i tre conferimenti necessari a ricevere l'omaggio realizzato con materiali riciclati».Anche in questo caso, in linea con gli accessi, al centro di raccolta di San Giacomo si è registrato il più alto numero di borse consegnate con 500 pezzi. Campo Marzio segue con 200 e infine Roiano e Opicina si attestano a pari merito sulle 150 l'uno. Acegas ricorda infine gli orari degli altri centro di raccolta. Quello di via Carbonara 3 è aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19 e alla domenica dalle 9 alle 13. Quelli di Roiano e Opicina, in via Valmartinaga 10 e in Strada per Vienna 84/a, sono aperti dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19 e chiusi alla domenica.--

 

 

Quando la spiaggia sarà a Opicina

Alle 18, all'Arci di via del Bosco 17, a ingresso libero, la conferenza "In alto mare: quando la spiaggia sarà a Opicina" con Florence Colleoni (Ogs, geologa). Incontro organizzato da Legambiente, Arci, Ogs e Fridaysforfuture.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 26 giugno 2019

 

 

La "sentenza" dell'Arpa: acque pulite Via libera ai tuffi nel mare di Sistiana

L'ulteriore prelievo al largo fa rientrare definitivamente l'allarme: «I dati sballati? Un episodio isolato»

DUINO AURISINA. Il mare di Sistiana è pulito. La stagione balneare è salva. Tuffi e nuotate possono continuare in assoluta sicurezza. Anche il secondo controllo a campione effettuato in questi giorni dall'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, sulla porzione di mare prospiciente la scogliera di Duino, ha dato esito negativo. È stato così confermato che, nell'intero tratto di costa della zona di Duino Aurisina, le acque «sono balneabili - come recita un comunicato diffuso ieri pomeriggio dalla stessa Agenzia - con valori di Escherichia coli e di Enterococchi, cioè batteri che possono causare infezioni a carico del tratto digerente, delle vie urinarie o di molte altre parti del corpo, ampiamente inferiori ai limiti consentiti dalla normativa». Come si ricorderà, sulle spiagge di Duino era scattato l'allarme, una decina di giorni fa, proprio in seguito a una misurazione, effettuata sempre dall'Arpa, che aveva evidenziato una «positività microbiologica» nel cosiddetto punto di Duino Scogliera. L'effetto era stato una segnalazione che l'Agenzia aveva immediatamente fatto pervenire a Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina, nella quale si leggeva che «in conseguenza delle analisi effettuate e in via precauzionale, si indica di disporre il divieto temporaneo della balneazione nel punto denominato Duino Scogliera». Pallotta aveva allora chiesto fosse subito effettuato un secondo controllo suppletivo - puntualmente compiuto dall'Arpa come ulteriore test di verifica - che aveva evidenziato valori inferiori al limite massimo. Nel terzo e ultimo campione estratto giovedì scorso e reso pubblico ieri, perché per legge devono trascorrere almeno 72 ore prima che si possa esprimere un parere scientificamente valido, l'Arpa ha rilevato infine concentrazioni di Escherichia coli di 20 mpn / 100 ml, quando il limite massimo consentito è di 500, ed Enterococchi sotto i 10 mpn / 100 ml, là dove il limite massimo consentito è di 200, a conferma della "bontà" del tratto di mare preso in esame. «Siamo molto soddisfatti dell'esito di questo ulteriore controllo - ha detto ieri Pallotta che, in quanto sindaco, ha anche la responsabilità della salute pubblica - che conferma la qualità del nostro mare. I bagnanti possono perciò stare ancora più tranquilli - aggiunge - e cercheremo di dare loro servizi sempre migliori, per rendere il loro soggiorno da noi, che sia di una sola giornata o di un'intera vacanza, il più gradevole possibile». Dall'Arpa spiegano inoltre che «molto probabilmente i valori superiori alla media evidenziati dal controllo di una decina di giorni fa sono stati determinati da una situazione contingente e occasionale, che potrebbe anche essere per esempio il versamento in mare dei residui di un wc chimico di uno yacht». Continua intanto la battaglia su due fronti, uno ambientale e l'altro amministrativo, del gruppo "Salute & ambiente" contro le gabbie di allevamento collocate a circa 700 metri al largo di Duino. I responsabili hanno annunciato che incaricheranno un'azienda specializzata di «effettuare i controlli dei fondali circostanti le zone nelle quali sono sistemate le gabbie» e che verificheranno anche «le concessioni demaniali e le autorizzazioni sanitarie sulle quali si basa l'attività di allevamento».-

Ugo Salvini

 

 

Treno veloce Trieste-Venezia pronti 232 milioni di Rfi - La conferma di Serracchiani

«È stato confermato che 232 milioni sono nella disponibilità di Rete ferroviaria italiana, immediatamente spendibili per la velocizzazione della tratta Venezia-Trieste»: lo ha riferito la deputata Debora Serracchiani (Pd) che ieri a Roma ha incontrato Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (Rfi). «Gentile - spiega Serracchiani in una nota - ha ribadito che Rfi ha la volontà di procedere alle opere di velocizzazione della linea Venezia-Trieste in modo da abbassare la percorrenza a un'ora. Sono previsti interventi a Latisana, Portogruaro e al bivio di Aurisina, con implementazione degli impianti tecnologici, eliminazione di passaggi a livello, utilizzo degli investimenti già previsti a servizio del porto di Trieste e raddoppio della tratta Udine-Cervignano». Nel colloquio con Gentile, Serracchiani ha affrontato il problema del rumore causato dall'aumento del traffico dei treni merci che collegano lo scalo giuliano, «particolarmente avvertito dalla popolazione nelle aree di Trieste e Villesse». La parlamentare ha sottolineato la «volontà condivisa di far crescere i traffici del porto di Trieste ma senza penalizzare i cittadini delle aree più esposte al passaggio dei convogli».Il tema alta velocità è sempre in primo piano. Grazie al Frecciarossa «siamo i leader dell'Alta Velocità in Italia: vogliamo esserlo anche in Europa perché il mercato domestico non è più l'Italia ma è l'Europa grazie al quarto pacchetto ferroviario», ha detto intanto l'ad di Trenitalia, Orazio Iacono, n viaggio sul primo treno regionale Pop da Rimini a Bologna. --

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 25 giugno 2019

 

 

A Trieste il record delle tariffe rifiuti Gorizia la più cara per i servizi idrici

Report della Camera di Commercio sugli importi delle utenze A Udine per la Tari in certi casi si paga fino al 160% in meno

Trieste. Le bollette della raccolta rifiuti e del consumo di acqua per le utenze private e quelle commerciali? Molto care, addirittura sopra la media nazionale, a Trieste e Gorizia. Sensibilmente più convenienti a Udine e Pordenone. Ad assegnare alla Venezia Giulia la maglia nera delle tariffe è il report realizzato da RefRicerche e presentato ieri nella sede della Camera di commercio triestina. Report che evidenzia appunto distanze siderali tra i principali comuni capoluoghi del Fvg. Prendiamo ad esempio un ristorante di 180 metri quadrati. A Udine, per la tassa per i rifiuti solidi urbani, il titolare paga poco meno di 3 mila euro all'anno (per la precisione 2.896) mentre a Trieste deve sborsare 5.101 euro. Quindi oltre il 65% in più. Ancora più pesante la forbice nel caso degli alberghi: una struttura da mille mq a Udine paga 1. 835 euro annui contro i 4.820 euro richiesti a Trieste, vale a dire addirittura il 166% in più. Anche i parrucchieri udinesi e di Pordenone sono più fortunati degli omologhi triestini e goriziani, con Trieste che doppia Udine (176 euro contro 388 euro). Nel caso delle imprese del settore agroalimentare, tra l'altro, si assiste ad un sorpasso: in questo settore, cioè, Gorizia scippa a Trieste il titolo di città più cara , piazzandosi in testa alla classifica regionale con un esborso da ben 7.879 euro annui per un capannone industriale di 3 mila mq. Anche in questo caso Udine risulta essere la meno cara. Ma come si spiegano differenze così marcate? «Tra i fattori in gioco - commenta Nicolò Valle, economista di Ref Ricerche - pesano diversi fattori a partire dal diverso grado di efficienza delle gestioni dei servizi e dal tasso di raccolta differenziata», con Trieste fanalino di coda con il 37,3%, performance ben lontana non soltanto da Pordenone - sul gradino più alto del podio con un incredibile 82,5% -, ma anche da Udine e Gorizia, entrambe sopra il 60% e sopra la media nazionale che è del 55%. Fin qui come detto le bollette per la raccolta rifiuti. Ma anche a livello di tariffe per i servizi idrici esistono sostanziali differenze che, ancora una volta, vanno a discapito delle imprese della Venezia Giulia con Gorizia che si porta a casa il titolo di città più cara. Colpa, in buona parte, di reti idriche inefficienti caratterizzate da un pesante indice di dispersione - 45,2% per Trieste e 40,1% di Gorizia -, contro il 38% della media nazionale e, addirittura, il 14,1% di Pordenone. Qualche esempio? A fronte dei 57.835 euro spesi annualmente a Gorizia dai titolari di un albergo che consuma 8 mila metri cubi in un anno, a Udine, a parità di consumi, ne bastano circa 11 mila e a Pordenone 19.351 mentre Trieste si ferma a quota 32 mila 135. Gorizia detiene il primato negativo anche per le tariffe applicate ai ristoranti, con 12 mila 359 euro per un ristorante che ha un consumo di mille 800 metri cubi. Così come anche i parrucchieri della città sull'Isonzo devono prestare attenzione alle quantità d'acqua consumata, dato che se si consumano 400 metri cubi si pagheranno 2 mila 90 euro, contro i mille 518 di Trieste, gli 836 euro di Pordenone e i 571 di Udine. Trieste balza invece in testa per costi idrici di un'azienda alimentare che consuma 3 mila metri cubi: sono 10 mila 626 gli euro annui che l'imprenditore deve sborsare. La presentazione del report di ieri è stata anche occasione per presentare l'aggiornamento del Tasp, la piattaforma telematica attraverso la quale un'impresa può calcolare il costo delle utenze nel comune in cui opera o cercare la soluzione più vantaggiosa per decidere dove investire: «È importante - ha spiegato Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio della Venezia Giulia - dare gli strumenti giusti anche a chi decide di venire a investire nella nostra area».

Luigi Putignano

 

Le immondizie più leggere? A Dolegna Che differenze rispetto a Staranzano - LA FOTOGRAFIA DEGLI ONERI PER LE FAMIGLIE

TRIESTE. Ogni anno si fanno i conti con i paventati rincari di Tari e servizi idrici: basti pensare che a livello nazionale mentre i prezzi al consumo, da dati Istat, sono cresciuti, dal 2013 al 2018, del 3%, nello stesso periodo c'è stato un incremento delle tariffe relative ai rifiuti solidi urbani del 13% e di ben 34 punti percentuali per quel che concerne l'acqua potabile. In regione le differenze tra Friuli e Venezia Giulia, anche nel consumo domestico, restano marcate, con Udine e Pordenone che presentano tariffe decisamente più economiche: nel capoluogo friulano per esempio la Tari annuale va dai 66 euro per un solo componente ai 240 euro per una famiglia composta da cinque persone. Nel caso delle utenze domestiche i profili su cui si basano le bollette prese in considerazione in questo confronto statistico su base geografica sono tre, ovvero i nuclei composti da una persona, quelli formati da tre e quelli che contano cinque membri. Nel primo caso, relativamente alla Tari, il comune in cui si paga meno annualmente è Dolegna del Collio, con 62 euro, che precede Savogna d'Isonzo, con 63 euro. Quello più esoso è Muggia con 120 euro, seguito da Monrupino con 111 euro e Ronchi dei Legionari con 110 euro. Nel secondo caso, quello della famiglia di tre persone, le tariffe più alte si registrano a Trieste e Staranzano, con 303 euro annui, e a ruota a Monrupino, con 282 euro. Le più basse sono sempre a Dolegna, con 149 euro da versare annualmente. Segue Romans con 193 euro. L'ultimo profilo, quello con cinque componenti nel nucleo familiare, vede "primeggiare" Staranzano con 458 euro, che precede Trieste con 439 euro, Monrupino con 437 euro e Monfalcone con 425 euro. La bolletta più bassa è sempre a Dolegna del Collio, che si conferma la località della Venezia Giulia meno cara per quel che riguarda le tariffe della nettezza urbana, con 222 euro, seguita da San Dorligo della Valle con 246 euro e da Duino Aurisina con 273 euro. Per quanto riguarda le utenze del servizio idrico integrato domestico i nuclei familiari che risiedono a Sgonico e Monrupino sono i più avvantaggiati perché pagano 154 euro annui, se composti da un componente, contro i 182 euro della totalità dei comuni dell'ex provincia goriziana, e 326 euro annui, se formati da tre componenti, contro i 379 dei restanti comuni dell'Uti Giuliana. Per le famiglie con cinque componenti i comuni meno cari sono quelli di Duino Aurisina, Muggia, San Dorligo della Valle e Trieste con 459 euro annui, mentre quelli in cui si paga di più sono Sgonico e Monrupino con 479 euro.

 

 

Debutta il primo luglio in Carso il bus a chiamata con un "clic"

Coinvolti due mezzi con base a Opicina: uno agirà in direzione Borgo San Mauro e l'altro verso Pese. Prenotazioni possibili sia attraverso il centralino che sul web

Bruxelles pensa alle aree continentali dove le genti europee alle periferie nazionali utilizzano meno il mezzo pubblico, offrendo così il destro a Trieste Trasporti per varare la sua ultima creatura, "SmartBus". La si potrebbe anche definire - vedremo perchè - "Transcarsica": un servizio a chiamata, sperimentale, che aprirà i battenti lunedì 1° luglio e che durerà quattro mesi fino alla fine di ottobre. E' uno dei primi assaggi, se non addirittura il primo, all'insegna della flessibilità operativa nel Nordest. Fino all'11 agosto sarà gratis, poi costerà 2 euro. Si potrà prenotare la corsa via web, con cellulari e computer, ma anche passando attraverso il centralino che l'azienda ha prudentemente contemplato. Il biglietto cartaceo, per i diversamente innovativi, sarà acquistabile in alcune rivendite che verranno individuate tra alcune settimane. La linea funzionerà dalle 9 alle 21, compresi i giorni festivi, e avrà come base Opicina, da dove ogni due ore una coppia di mezzi, uno diretto a est verso Pese e uno diretto a ovest verso Borgo San Mauro, effettueranno questo nuovo collegamento su prenotazione, prenotazione che potrà avvenire fino a due ore prima e che sarà confermata nel giro di 5 minuti. Importante: la meta, più vicina alla città, è il complesso ospedaliero di Cattinara. I bus, in grado cadauno di accomodare 60 utenti seduti, faranno capo alle fermate esistenti nella mappa del trasporto pubblico locale. Figura-chiave dal punto di vista organizzativo è l'autista, che, oltre al suo compito istituzionale, verificherà la congruità tra il passeggero e il suo documento di viaggio. La novità non sostituisce linee, ma le integra. Uno stato maggiore "interforze" ha illustrato ieri mattina il progetto in una sala del governatorato regionale in piazza Unità. Per la Regione l'assessore Graziano Pizzimenti, per il Comune triestino (azionista al 60% dell'azienda) l'assessore Francesca De Santis, per Trieste Trasporti un triumvirato composto dal presidente Pier Giorgio Luccarini, dall'amministratore delegato Aniello Semplice, dal comunicatore Michele Scozzai. Lo Iuav veneziano era rappresentato da Michele Mazzarino. Innanzitutto attenzione generale perchè si tratta di una prima volta regionale, replicabile se i risultati saranno incoraggianti. L'esperimento è finanziato per quasi il 50% da 130 mila euro dell'Interreg Central Europe Peripheral Access: in complesso, compresi i costi aziendali, i quattro mesi di prova richiederanno un investimento di circa 230-240 mila euro. Il Carso è il tallone d'Achille del trasporto pubblico triestino, quindi la "chiamata" è un interessante banco di prova per tarare meglio il servizio e per valutarne l'applicabilità in altre situazioni, come la "movida" notturna nelle aree urbane di maggiore frequentazione giovanile. Non ci sono previsioni sul potenziale numero di utenti lungo il quadrimestre sperimentale: conti in corso d'opera. -

Massimo Greco

 

Dimezzati in cinque mesi i "portoghesi" a bordo

L'ad Semplice conta di recuperare in un anno quasi un milione di mancati introiti attraverso gli strumenti di deterrenza come videocamere e conta-passeggeri

Pier Giorgio Luccarini sospira. Trieste Trasporti attende pazientemente, insieme alle altre tre colleghe (Saf, Atap, Atp), il giudizio di revocazione da parte del Consiglio di Stato, su istanza di BusItalia e Autoguidovie, in merito alla gara per la gestione del trasporto pubblico. In un primo tempo sembrava che la decisione dovesse arrivare a fine gennaio e adesso siamo a fine giugno. Ovviamente l'unificazione operativa delle quattro aziende è bloccata: orari, call center, App ... Tutto fermo. Aspettando il Godot amministrativo, Trieste Trasporti si concentra sulla gestione. Un capitolo importante riguarda la lotta all'evasione, cioè a chi non paga il biglietto. Rispetto al 2018 i risultati, secondo l'ad Aniello Semplice, sono molto buoni: nei primi cinque mesi del 2019 Trieste Trasporti ha recuperato il 50% di quanto si ritiene andasse perduto negli anni scorsi. Tradotto: l'azienda stima che il fenomeno dei "portoghesi" rappresenti poco meno del 10% degli incassi da vendita dei biglietti, quindi quasi 2 milioni di euro. Semplice ha visto che nel periodo gennaio-maggio si è verificato un aumento dei ricavi superiore al mezzo milione, riconducibile a una maggiore propensione dell'utenza all'acquisto del titolo di viaggio. Facendo una proiezione sull'intera annata, è presumibile che il minore introito dovuto ai "furbetti" venga parzialmente sanato verso una percentuale di "redenzione" pari al 5-6%. «Abbiamo investito molto nella lotta all'evasione tra videocamere e conta-passeggeri - commenta il manager - ma non vogliamo migliorare la situazione a colpi di multa (70 euro, ndr), l'obiettivo è che le misure di deterrenza motivino l'utente "distratto" a privarsi di 1,30 euro per una corsa. Un sacrificio affrontabile». C'è invece un tema strategico, che angustia Semplice: la velocità commerciale del trasporto pubblico triestino continua a essere piuttosto bassa, perchè da anni arranca attorno ai 17,5 kmh. E' un problema che va condiviso con le pubbliche amministrazioni, specialmente con il Comune. Perchè? Perchè una delle principali cause della lentezza dei bus triestini va addebitata alle "patologie" da sosta. Dal parcheggio in doppia fila al parcheggio alla fermata del bus fino alla sosta di camion e furgoni laddove non dovrebbero stare: gli autisti - dice Semplice - debbono fare acrobazie per passare con i mezzi ma la rapidità di manovra ne risente. Comunque i "fondamentali" di Trieste Trasporti restano - conclude l'ad - decisamente favorevoli: 13 milioni di chilometri all'anno, 5500 corse al giorno per 160 mila viaggi. Ogni macchina porta una media di circa 40 persone a giro. Ogni chilometro di "tpl" costa 4 euro.

Magr.

 

 

Armi nucleari al bando: mozione a San Dorligo - la nota del "Dolci"

SAN DORLIGO. Il neoconsigliere verde Alen Kermac ha presentato al Consiglio comunale di San Dorligo una mozione per la ratifica da parte dell'Italia e delle vicine Slovenia e Croazia del Trattato di proibizione delle armi nucleari (il Tpan, finalizzato alla denuclearizzazione della Terra, approvato da 127 paesi aderenti all'Onu su pressione della Coalizione Ican, Premio Nobel per la Pace 2017) contenente anche la proposta di studio sulla denuclearizzazione del Golfo, nonché l'adesione del Comune alla seconda Marcia mondiale della Pace e al Coordinamento regionale degli enti locali per la Pace. All'appello di Ican e alla seconda Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza ha già aderito il Comune di Muggia, che peraltro è località d'ingresso della Marcia in Italia, diretta a Palermo, dove operò l'italo-sloveno di Sezana Danilo Dolci, «riconosciuto fondatore della lotta nonviolenta alla mafia». Lo sostiene in una nota Alessandro Capuzzo proprio per il Comitato Dolci, che ringrazia Kermac per la mozione e ricorda come San Dorligo a suo tempo «aderì alla rete dei "comuni denuclearizzati" e adottò mozioni contrarie ai porti nucleari».

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - LUNEDI', 24 giugno 2019

 

 

Acque balneari italiane, il 95% risulta di eccellenza ma ci sono più siti inquinati

Rapporto Ue: Italia in top ten per bacini balneabili eccellenti anche se ha il primato negativo dei luoghi dove la qualità dell'acqua è estremamente bassa

ROMA - Una buona e una cattiva notizia, servite insieme. L'Italia entra nella top ten dei Paesi europei, collocandosi nona, per l'ottima qualità delle sue acque di balneazione, ma al contempo è anche prima in Europa per la quantità di siti, ben 89, con acque balneabili di bassa qualità. Il giudizio arriva dal Rapporto Ue sulle acque balenabili 2018 della Commissione europea e dell'Agenzia Ue per l'ambiente (Eea), di prossima pubblicazione sul sito del ministero della Salute. Secondo questo Rapporto, la percentuale di acque balneabili italiane classificata come 'eccellente' e 'buona' è infatti pari al 95,2% del totale. Al contempo, tuttavia, aumentano i siti con acque balneabili, sulla costa e all'interno, di bassa qualità: sono 89 ed in aumento, davanti a Francia (54) e Spagna (50). L'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di acque di balneazione, circa un quarto del totale di quelle europee (22.131): sono 5.539 totali, di cui 4.871 marine e 668 interne. Seguono la Francia con 3.351, la Germania con 2.289 (acque interne), la Spagna con 2.228 e la Grecia con 1.598. Dal report emerge dunque l'ottima qualità delle acque in Italia, tanto che nella stagione 2018, sul totale delle acque il 90% è di qualità eccellente ed il 5,2% buona. Un dato che si attesta oltre la media Ue (85%), con la nostra penisola che fa meglio di Paesi come Spagna (87%), Francia (78,8%) e Svezia (72,7%), ma peggio di Germania (92,7%) o Grecia (97%). Lo scettro della classifica va a Cipro, con il 99,1% di acque balneabili eccellenti, seguita da Malta (98.9%), Austria (97.3%) e Grecia (97%). Complessivamente, i bacini italiani analizzati rappresentano il 25% di tutte le acque balneabili nell'Ue. Per la restante quota di acque balneabili in Italia, il 2,1% risulta di qualità sufficiente, l'1,6% scarsa e l'1,2% non classificata per campionamenti insufficienti.  Se il nostro Paese si colloca in ottima posizione tra quelli con un'acqua considerata 'eccellente', il Rapporto evidenzia però anche un dato negativo: all'Italia va infatti la maglia nera Ue per il maggior numero di siti con acque balneabili, sulla costa e all'interno, di bassa qualità (89), davanti a Francia e Spagna. I siti balneari italiani di scarsa qualità, rileva il Rapporto, sono aumentati rispetto a un anno fa da 79 a 89 (in Spagna da 38 a 50), mentre per la Francia la situazione è in miglioramento (da 80 a 54). Resta il risultato positivo, che il ministero della Salute punta a consolidare. Attraverso il Portale Acque, il ministero offre inoltre ai cittadini la possibilità di visualizzare tutte le aree di balneazione, con i darti relativi al monitoraggio della stagione balneare in corso, lo stato di balneabilità in tempo reale e le informazioni ambientali riguardanti il profilo di costa di ogni singola area. A breve, l'obiettivo è anche quello di rendere visualizzabili sulla mappa i depuratori presenti nelle diverse aree. Una consultazione immediata e facile per i cittadini è possibile grazie all'app Portale Acque per dispositivi mobili.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 23 giugno 2019

 

 

Stalli, divieti e zona 30 - È mini-rivoluzione nel centro di Servola

Spazi di sosta per le due ruote e, con limite di 60 minuti, anche per le auto. Esultano i residenti e i commercianti

È scattato a Servola, in via sperimentale, il nuovo assetto della sosta lungo via di Servola nel tratto compreso tra via dei Giardini e via dei Soncini. Un intervento chiesto a gran voce da residenti e commercianti del rione. La decisione è stata presa dal Comune in seguito a una petizione che aveva raccolto oltre 600 firme per richiedere il ripensamento di alcuni limiti alle soste, che causavano difficoltà a trovare parcheggio per accedere ai servizi commerciali della zona e più volte avevano portato a raffiche di multe da parte della Polizia locale. La sperimentazione attuale prevede l'istituzione del limite massimo di velocità di 30 chilometri all'ora per tutti i veicoli, il divieto di sosta e di fermata sul lato dei civici pari e su una parte di quello dei numeri dispari, dei nuovi stalli riservati alla sosta dei mezzi a due ruote e altri per le autovetture con una limitazione del tempo di sosta consentito pari a 60 minuti (nei giorni feriali dalle 8 alle 19), l'obbligo di dare la precedenza ai veicoli che da via dei Soncini devono immettersi su via di Servola e l'ulteriore riduzione dell'area per il carico/scarico merci. Adesso, quindi, è possibile andare tranquillamente a fare la spesa o a bersi un caffè senza il pensiero di ritrovarsi il temuto foglio dei vigili sul parabrezza. «Noi residenti e commercianti siamo molto contenti e soddisfatti. Ora possiamo tirare un sospiro di sollievo», commenta Roberta Millini del negozio Roby Abbigliamento di via di Servola, promotrice della petizione. «In attesa dell'ipotesi dell'istituzione del senso unico nella via - aggiunge -, che secondo il Comune appesantirebbe troppo le zone limitrofe, questa rimane la soluzione migliore, simile a quella che esisteva un tempo». Millini ringrazia poi la circoscrizione per il sostegno ricevuto fin dall'inizio. «Sono soddisfatto del risultato e della decisione di andare incontro alle richieste del rione su una problematica così sentita, soprattutto per il commercio», dichiara Stefano Bernobich della Lega, presidente della Settima circoscrizione. «Adesso vediamo il risultato di questa modifica - conclude -, spero che Servola possa beneficiarne». 

Simone Modugno

 

 

Grande albero potato in salita Trenovia - I residenti protestano - VICINO ALLE ROTAIE DEL TRAM DI OPICINA

Nuova polemica per l'ennesima radicale potatura di un albero. Teatro della vicenda stavolta è salita Trenovia. In settimana, l'albero, che ombreggiava una parte delle rotaie dei primi metri del percorso del tram di Opicina, è stato ridotto a poco più di un moncherino, suscitando l'immediata protesta dei residenti. «Appena visto l'accaduto - racconta una testimone - abbiamo interpellato il Comune, senza ottenere risposta. Ci siamo rivolti allora alla Trieste trasporti e, in questo caso, ci è stato detto, in forma abbastanza generica - aggiunge -, che l'operazione sarebbe stata eseguita da una ditta esterna con l'obiettivo di pulire la zona delle rotaie. Siccome sappiamo tutti che il tram è fermo e lo sarà ancora a lungo - continua - rabbia e delusione sono aumentate. Era un albero bellissimo - conclude -, ricco di foglie e rami e ingentiliva la zona». 

Ugo Salvini

 

 

È il "Cicca day" Guanti e borse per la bonifica di Barcola

Torna la giornata da spazzini per liberare mare e spiagge dai mozziconi di sigaretta

Un semplice paio di guanti, qualche contenitore e olio di gomito in chiave ambientalista. Per chi auspica un mare pulito, o almeno non troppo contaminato, oggi torna l'appello del "Cicca Day", la giornata da vivere in veste di "spazzini" per quanto concerne i mozziconi di sigarette e dintorni. La manifestazione è a cura della sigla All Sail, posta sotto l'egida dell'Endas, associazione dedita alla pratica degli sport nautici (windsurf, vela, Sup e kayak) e il raduno è fissato alle 17.30, nella sede societaria di viale Miramare 70. La missione? Bonificare le zone di Barcola legate alla pineta e al lungomare Croce, depurarle, per quanto possibile, almeno dei resti di sigaretta, le "cicche" appunto, che regolarmente albergano impunite sulle spiagge o spesso anche nel "portacenere" non autorizzato del mare stesso. Per partecipare al safari ambientalista non servono particolari credenziali. Il tardo pomeriggio in compagnia richiede qualche accessorio d'obbligo, come i guanti monouso (messi a disposizione dall'associazione organizzatrice), qualche bottiglia di plastica (da portare da casa) da poi riempire con il bottino di mozziconi, e possibilmente una maglietta blu, sì, una sorta di uniforme con cui poter individuare le squadre all'opera lungo il teatro di Barcola.Il "Cicca Day", giunto alla sua seconda edizione, non comporta soltanto la gloria per una missione ecologica. La caccia regala infatti anche qualche scampolo di stimolo agonistico in più, vedi un noleggio gratuito di un kayak, offerto dalla All Sail, per chi racimola maggiori prede in carta e tabacco. Non poteva inoltre mancare il momento all'insegna della convivialità. Dopo la bonifica è infatti tempo di qualche brindisi, un pretesto, affermano gli organizzatori del "Cicca Day", per "conoscerci tutti e meglio". Ulteriori info su www.allsailasd.it.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 22 giugno 2019

 

 

Autobus, voti positivi dal 98 % degli utenti - E ora nasce un comitato - sondaggio di Trieste Trasporti

Il 98,1 % dei residenti dà una valutazione positiva su Trieste Trasporti. Il dato emerge dall'indagine portata avanti in marzo dall'istituto Troisi Ricerche su un campione di 1.605 residenti. «Un successo che è giusto celebrare senza enfasi ma anche senza timidezza, con l'obiettivo di continuare a progredire» ha sottolineato l'amministratore delegato Aniello Semplice in una conferenza stampa al caffè San Marco in cui sono stati presentati i dati della ricerca, ma che ha costituito anche l'occasione per discutere degli aspetti ancora perfezionabili del sistema-trasporti in città. Un confronto stimolato ieri dalla presenza dei rappresentati di associazioni e circoscrizioni, come Legambiente, Trieste in bici e centro Elettra Sincrotrone. Le due esigenze più sentite, secondo quanto dichiarato ieri dai rappresentanti dei sodalizi, risultano quella di migliorare i collegamenti urbani col Carso e il servizio su viale Miramare. Nel primo caso, Semplice ha osservato che la partenza da luglio del servizio a chiamata potrà costituire una risposta concreta, mentre per quanto riguarda la situazione a Barcola ha osservato che il 6 barrato ha già portato a un progresso. «Nella zona, però, il problema è rappresentato soprattutto dall'inciviltà di chi parcheggia l'auto in corrispondenza delle fermate o in doppia fila» ha evidenziato Semplice. «Servirebbe un po' di autocritica - ha confermato l'assessore comunale Francesca De Santis - per quanto riguarda educazione e senso civico». Per un ascolto proficuo del territorio verrà costituito a breve un comitato che coinvolgerà consumatori e associazioni di categoria. Tornando all'esito del sondaggio, il 95 % promuove condizioni igieniche e pulizia dei mezzi. Il 44 % dei residenti ha dichiarato di usare l'autobus quasi tutti i giorni: dopo Venezia, Milano e Roma, Trieste è la quarta città per numero di viaggi per abitante. «Il lavoro svolto per Trieste Trasporti - ha spiegato Andrea Troisi - è alla base di un modello per misurare la soddisfazione degli utenti che abbiamo raccontato anche in una monografia edita da Cacucci». 

 

 

Un "sardone" gigante in plastica riciclata per difendere i mari

Iniziativa della Barcolana. L'opera verrà creata con bottiglie e flaconi depositati nei contenitori dentro ai market Despar

Un "sardone" fatto di bottiglie di plastica per ricordare l'importanza del riciclaggio e al contempo sensibilizzare gli amanti del mare sulla problematica ambientale. È questo l'obiettivo dell'iniziativa "Dalla parte del mare" presentata ieri nella sede della Società Velica Barcola e Grignano e che sarà realizzata con il contributo di AcegasApsAmga, Gruppo Hera, Herambiente e Despar. Il progetto è molto semplice: dal prossimo 7 luglio e fino al successivo 9 agosto sarà possibile conferire in un apposito contenitore posizionato all'interno dei punti vendita Despar flaconi e bottiglie di plastica i quali, al termine della raccolta, saranno raccolti per far nascere un'installazione artistica rappresentante la sagoma di un pesce, per l'appunto un sardone dal nome Alice, che diventerà poi protagonista il prossimo ottobre di una mostra dedicata il periodo della Barcolana.Il progetto artistico sarà realizzato in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Firenze e fa parte di #UnplasticTrieste, ovvero quello che sarà il "grido di battaglia" di Barcolana51, per quella che si preannuncia come un'edizione particolarmente sensibile in tema di plastiche e mare. Il progetto è stato condiviso sia dal Comune, presente alla conferenza stampa con l'assessore all'Ambiente Luisa Polli, sia dalla Regione, rappresentata dall'assessore Fabio Scoccimarro. «Dalla Parte del Mare - ha spiegato il presidente della Società Velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz - è un progetto che abbiamo ideato e del quale ci siamo innamorati al punto di coinvolgere davvero tutti: vuole essere un grande simbolo di lavoro comune, capacità di costruire un messaggio condiviso in attesa di Barcolana. Insieme costruiremo un grande pesce, un'installazione artistica che, una volta elaborato, chiederemo al Comune di posizionare in piazza Unità durante il periodo della Barcolana, perché sia chiaro a tutti che la plastica va riciclata e solo dopo ripetuti utilizzi va conferita negli appositi contenitori, per evitare il rischio che la stessa finisca in mare». 

Lorenzo Degrassi

 

 

Divertimento, didattica e cultura ambientale: l'Ecotombola a Muggia - nel programma di RICREMATTINA

MUGGIA. Un gioco didattico ambientale pensato in particolare per diffondere fra i più piccoli, tutti bambini delle scuole elementari, una cultura attenta alla corretta gestione dei rifiuti e veicolare il messaggio anche alle loro famiglie. Questo l'obiettivo della Ecotombola, l'appuntamento muggesano ospitato all'interno del Ricremattina. Sono state consegnate a ogni bambino due cartelle contenenti non i classici numeri, bensì le immagini di diverse tipologie di rifiuti. Uno alla volta i protagonisti del Ricremattina hanno quindi estratto la figurina di un rifiuto da dover conferire nel corretto contenitore della raccolta differenziata mentre i compagni coprivano, nella propria cartella, la figura corrispondente laddove contenente quel rifiuto. Tanti i premi in palio: cappelli, magliette, borse e altro ancora. L'appuntamento è stato arricchito dalla mostra "Un mare di plastica" - sul tema dei rifiuti abbandonati nei nostri mari - e da "Un angolo di plastica", un gioco didattico per scoprire quanto tempo impiegano a degradarsi i rifiuti che generalmente vengono trovati in spiaggia. Il progetto è stato promosso dal Comune con il Circolo Verdeazzurro Legambiente e l'Ogs.

 

 

"Cicca Day" a Barcola contro le sigarette - Domani

Un paio di guanti, qualche contenitore e olio di gomito. Per chi auspica un mare pulito, o almeno non troppo contaminato, domani torna l'appello del "Cicca Day", la giornata da vivere in veste di "spazzini" per quanto concerne i mozziconi da sigarette e dintorni. La missione? Bonificare le zone di Barcola legate alla Pineta e al lungomare Croce, depurarle, per quanto possibile, almeno dei resti di sigaretta, le "cicche" appunto, che regolarmente albergano impunite sulle spiagge o spesso anche nel "portacenere" non autorizzato del mare stesso.

 

In marcia a passo libero tre percorsi e alla fine pastasciutta e premi - domenica

Una marcia non competitiva, a passo libero, tra Prosecco, Contovello e Santa Croce, prendendosi del tempo per se stessi e per condividere con gli altri la sana energia dell'immergersi nella natura. Domani torna la Marcia del solstizio d'estate organizzata dagli Amici delle iniziative scout in collaborazione con Arci Servizio civile. Le iscrizioni si potranno effettuare direttamente il giorno della manifestazione. Il ritrovo, all'Ostello Scout Alpe Adria a Campo Sacro, è dalle 8.30, con la partenza dalle 9 alle 10. Oltre ai percorsi da 8 e 12 km, come nella scorsa edizione, ce ne sarà uno breve, da 3,5 km. Tutti e tre attraverseranno il bosco e permetteranno di ammirare il mare dal costone carsico, i due più lunghi arriveranno sino a Santa Croce passando dalla vedetta Slataper. L'evento si inserisce nel programma del progetto "Culture della solidarietà", promosso da Arci Servizio civile e finanziato dalla Regione con fondi ministeriali dedicati al terzo settore. L'iniziativa è stata pensata come momento di promozione della cultura del volontariato e delle realtà impegnate nella promozione sociale, di cui Amis è una delle protagoniste. Saranno garantiti l'assistenza sanitaria, i ristori e, per chi lo volesse, con un contribuito aggiuntivo, anche la "pastasciutta del marciatore". L'arrivo e l'ulteriore momento conviviale saranno allietati anche da musica dal vivo. Ai gruppi più numerosi, al marciatore più giovane e al meno giovane andranno dei riconoscimenti in forma enogastronomica. Partecipanti e simpatizzanti potranno parcheggiare nell'area dell'ostello. 

Annalisa Perini

 

"Transvision", i collage di Flavio Biagi

Termina il 30 giugno la mostra dell'artista ferrarese Flavio Biagi visitabile in un percorso itinerante tra sei locali del centro storico di Trieste. La mostra porta lo spettatore a riflettere sull'importanza di preservare il patrimonio artistico e il pianeta. I Transvision sono collage composti di strati di acetato che hanno per tema delle visioni surreali. Info su www.flaviobiagi.it.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 21 giugno 2019

 

 

Obiettivo clima al 2050: Paesi dell’Europa centrale frenano accordi UE

Obiettivo zero emissioni di carbonio per l'UE entro il 2050, testo bloccato dall'opposizione di tre Paesi dell'Europa centrale.

Tre Paesi dell’Europa centrale stanno bloccando i pur timidi tentativi europei di alzare l’asticella UE nella lotta ai cambiamenti climatici. L’ulteriore tappa di avvicinamento verso l’obiettivo emissioni zero di carbonio entro il 2050. Le prime a dichiararsi ostili al testo in esame sono state, malgrado tale documento fosse stato definito “vago” dalle associazioni ambientaliste, Polonia e Repubblica Ceca, seguite a stretto giro da quell’Ungheria che inizialmente appariva maggiormente disponibile al dialogo. Seppur con incrementi minimi rispetto a quanto sperato dalle associazioni ambientaliste, i sostenitori del documento speravano di poter mostrare in occasione del summit sul clima di settembre, in programma a Santiago del Cile, un’UE compatta nell’assumere maggiori impegni per contrastare i cambiamenti climatici e i disastrosi effetti sulle condizioni meteo e sullo stato idrogeologico del Pianeta. A preoccupare maggiormente la frequenza sempre maggiore di inondazioni, alluvioni, caldo estremo e perdita della biodiversità. Se da un lato Paesi come la Germania e la Francia si sono dichiarati favorevoli a impegni più concreti e chiari nell’ottica di un obiettivo emissioni zero entro il 2050, dall’altro Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria si sono opposti fermamente a qualsiasi menzione in merito al 2050 nei comunicati ufficiali. Il primo ministro ceco Andrej Babiš si è così espresso in merito a tale orientamento: “Perché dovremmo decidere 31 anni prima del tempo cosa accadrà nel 2050?”, chiedendo poi agli altri Stati membri perché l’UE dovrebbe agire quando la Cina incrementa la sue emissioni.  Malgrado le posizioni fortemente contrarie dei tre Paesi dell’Europa centrale è ampio il fronte a sostegno di una maggiore azione da parte dell’UE, al fine di raggiungere quanto prima l’obiettivo emissioni zero. La maggioranza degli Stati membri è favorevole inoltre proprio al fissare tale target al 2050. A sostegno di tale data si sono schierati di recente anche alcune nazioni del Centro-Sud Europa e del Baltico, tra cui Bulgaria, Slovacchia e Lituania. Il primo ministro lituano Krišjānis Kariņš ha sottolineato l’immensa opportunità di sviluppo e guadagno economico offerta dalla transizione verso la green economy. Non si parla quindi ancora di unanimità, sostengono fonti UE, ma di “maggioranza schiacciante”. Emissioni zero entro il 2050 un nodo cruciale per il successo della lotta ai cambiamenti climatici anche per il Segretario generale dell’ONU António Guterres, che ha ricordato la necessità di puntare a ridurre il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi. In una lettera diretta al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk lo stesso Guterres auspica la definizione per l’UE dell’obiettivo “zero carbon emission by 2050”. Preoccupate dallo stop nel percorso verso l’obiettivo emissioni zero al 2050 anche le associazioni ambientaliste. Come ha dichiarato Sebastian Mang, consigliere per la politica climatica di Greenpeace Europa: Parole vuote non possono ricostruire una casa distrutta da una frana di fango o ripagare un contadino che ha perso il suo raccolto per la siccità. Merkel e Macron hanno fallito nel convincere la Polonia e gli altri a sedersi al tavolo. Con le persone in strada che chiedono azioni e gli avvertimenti degli scienziati che la finestra per gli interventi si sta chiudendo velocemente i nostri governi hanno la possibilità di guidare in prima linea e orientare l’Europa verso un rapido percorso di piena decarbonizzazione.

Claudio Schirru

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 21 giugno 2019

 

 

Guerra ai rifiuti abbandonati con l'app iScovaze

L'utente potrà inviare la segnalazione con tipologia e quantità del materiale, oltre alla sua localizzazione, per consentire la rimozione

Oltre a fare la raccolta differenziata, dovremmo anche non rimanere indifferenti davanti all'inquinamento del territorio. Per questo è stata sviluppata l'applicazione iScovaze, ideata dal professor Dario Gasparo (già vincitore del Global Teacher Prize 2017) e realizzata da Rodolfo Riccamboni, che è stata presentata ieri al caffè Tommaseo. L'app si pone l'obiettivo di permettere ai cittadini di segnalare i rifiuti che si trovano in ambiente naturale in modo che si possa procedere al loro recupero grazie a un team di associazioni/volontari, semplici cittadini o amministrazioni pubbliche. L'applicazione vuole inoltre favorire la presa di coscienza delle persone che ancora non comprendono quanto sia enorme la quantità di rifiuti che vengono abbandonati in ogni luogo e vuol promuovere la consapevolezza sui rischi ambientali e sanitari legati alla loro produzione e al loro abbandono. Si tratta della prima applicazione gratuita di questo tipo in Italia ed è già scaricabile sui sistemi Android, mentre lo sarà a breve anche per Apple. Nella schermata principale è presente un bottone che può essere premuto dall'utente per inviare la segnalazione con la tipologia e l'indicazione della quantità del rifiuto (inerti, metalli, plastiche e così via), le coordinate ottenute manualmente o tramite geolocalizzazione ed eventuali informazioni aggiuntive e fotografie. In seguito, da un menù sarà possibile controllare lo stato delle proprie segnalazioni, le quali appariranno in verde se risolte, in giallo se ancora in attesa di validazione o in rosso se ritenute non corrette. «La nostra speranza è che sia l'amministrazione pubblica a farsi carico di queste attività e possa farlo tramite l'utilizzo di questa applicazione, in quanto dobbiamo spesso rinunciare agli interventi perché poi diventiamo depositari dei rifiuti in maniera illegale», ha spiegato Gasparo. L'app è stata sviluppata nell'ambito del progetto CreativaMente Volontari, che unisce 11 associazioni attive in città per la promozione di salute e benessere. 

Simone Modugno

 

 

Il parlamento di Lubiana vota l'uccisione di 200 orsi e 11 lupi

Convertita in legge la proposta del governo. Sarà immediatamente operativa Tutti i partiti favorevoli tranne Levica (Sinistra) e l'estrema destra della Sns

LUBIANA. Tempi durissimi per i Bubu, gli Yoghi sloveni e i loro colleghi lupi. Il disegno di legge del governo che prevede l'abbattimento di 200 orsi e 11 lupi per ristabilire l'equilibrio nel rapporto con l'uomo è diventato legge. Favorevoli tutti i partiti rappresentanti in Parlamento tranne Levica (sinistra), che attualmente fornisce il suo appoggio esterno al governo ma che ultimamente sta vivendo ore di tensione con il premier Mrjan Sarec, e l'estrema destra della Sns. Dunque, orsi e lupi uniscono là dove l'ideologia divide. Ma questa strana alleanza non basta a fermare l'abbattimento dei plantigradi e dei lupi. Fino ad ora una simile decisione è stata solamente sospesa dal Tribunale amministrativo dopo il ricorso dei gruppi animalisti e ambientalisti. Complessivamente è stato stimato che attualmente in Slovenia vivono oltre mille esemplari di orsi e 12 branchi di lupi con 5-10 esemplari per ciascun branco. Secondo gli esperti una situazione "normale" prevede una popolazione complessiva di plantigradi nel Paese che non superi le 400 unità. La legge approvata dal Parlamento sarà immediatamente esecutiva in quanto, come specifica il ministro dell'Agricoltura Aleksandra Pivec, «ogni notte può portare con sè qualche altra nuova vittima». Solo i lupi nell'anno in corso hanno ucciso 74 animali da cortile, 19 mucche, 15 cavalli e un asino. «Questa volta - spiega ancora il ministro - si tratta seriamente di tutelare gli esseri umani, sia i cittadini così come gli animali con i quali i primi sono in contatto quotidiano». «Prevediamo - conclude Pivec - una caccia selezionata per diminuire queste popolazioni faunistiche cresciute a dismisura». La norma rimarrà in vigore per tutto il 2020. E che il problema sia concreto lo dimostra anche la petizione con annessa raccolta di firme per chiedere l'abbattimento selezionato dei lupi che è stata predisposta nel comune di Selezniki (area della Selzka e Poljanska Dolina), una cinquantina di chilometri a Est di Kranj, con i testa gli abitanti dei paesi di Davca e Zgornje Danje. Qui erano decenni che non si registrava la presenza di lupi che in pochi giorni hanno attaccato due volte lo stesso gregge causando la morte di 40 pecore. Anche un orso ha fatto la sua comparsa lungo le strade dei due paesini e la gente ha paura per i bambini che andando a scuola per prendere l'autobus sono costretti a percorrere anche tratti di sentieri boschivi. Preso atto di tutte queste premesse il disegno di legge governativo ha trovato sostegno nella maggioranza trasversale delle forze politiche presenti ieri pomeriggio in aula al Parlamento di Lubiana. E gli interventi di tutti i deputati hanno puntato sulla necessità di garantire l'incolumità e la sicurezza dei cittadini di fronte ad animali che non temono più di invadere le aree abitate dagli uomini. Levica e Sns (contrari) hanno denunciato la mancanza di qualsiasi forma di intervento preventivo. Luka Mesec (Levica) ha sostenuto che fino ad ora nessun lupo ha assalito l'uomo e annualmente si segnalano due casi di «conflitto tra uomo e orso». Il fatto è, ha concluso ironico, che «l'animale selvatico più pericoloso è la zecca che periodicamente assale moltissime persone». 

Mauro Manzin

 

Tragica fine di due capodogli - il dramma al largo di Ponza

Drammatica fine di due capodogli trovati morti a largo dell'isola di Palmarola. Secondo il Wwf la causa è legata alla presenza delle cosiddette reti fantasma, veri e propri killer per questi pacifici giganti del mare. Probabilmente la mamma è morta cercando di liberare il piccolo dal groviglio mortale.

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 20 giugno 2019

 

 

«Il carbone cinese in Bosnia rischia di inquinare fino a Trieste»

L'allarme lanciato da Greenpeace sui fumi delle future centrali di Tuzla e Banovici che potrebbero avere ripercussioni "transnazionali": un clamoroso rapporto

BELGRADO. Non solo potenziali serie conseguenze sulle casse dello Stato a causa di problematici prestiti di Pechino, ma anche gravi effetti sulla salute pubblica, pure a centinaia di chilometri di distanza. Fino a Budapest, Salonicco, ma anche Napoli e Trieste. Sono quelli collegati ai controversi progetti delle future centrali a carbone di Tuzla 7 e Banovici, a distanza di una trentina di km l'una dall'altra, nel cuore della Bosnia, già oggi uno dei Paesi balcanici più inquinati per colpa della lignite. Le cose peggioreranno se si andrà avanti con l'idea del blocco 7 di Tuzla e del nuovo impianto di Banovici, sempre alimentati a carbone. La denuncia arriva da un rapporto di Greenpeace, che ha studiato sulla base di modelli scientifici l'effetto dei fumi delle future centrali. Centrali che avranno un pesante «impatto sulla salute pubblica» con ripercussioni «transnazionali», si legge nello studio, che ha calcolato in circa mille le morti premature in un decennio - più dell'80% fuori dai confini bosniaci - causate solo da Tuzla e Banovici, in particolare in «Serbia, Italia, Romania, Ungheria e Croazia», ma anche in Albania, Slovenia, Montenegro, oltre a centinaia di casi di recrudescenza d'attacchi d'asma nei bambini, bronchiti croniche, 7.600 giornate di assenza dal lavoro ogni anno. Fumi delle centrali - come già evidenziato dal recente studio «Chronic Coal Pollution» - che non si arrestano ai confini, viaggiano trasportati dai venti. Quelli di Tuzla e Banovici, si vede nelle mappe prodotte da Greenpeace, arriveranno fino a Budapest, Tirana, Skopje, nella greca Salonicco, ma anche a Zagabria, perfino Napoli e a settentrione in Slovenia e Friuli Venezia Giulia, si evince dalle mappe. Più "local", invece, il problema dei depositi di mercurio causati dall'«uso di carbone di bassa qualità», problema che sarà più marcato nelle aree prossime agli impianti, ma anche a Sarajevo e Belgrado. Studio che ha provocato allarme in particolare a Tuzla. «Nessuno ha diritto di uccidere per fare profitto e produrre energia a basso costo», ha denunciato Denis Zisko dell'Ong "Centro per l'ecologia e l'energia". Basso costo fino a un certo punto. Dietro a Tuzla 7 (450 MW), ad esempio, c'è un mega-prestito cinese, che dovrebbe coprire l'85% del progetto con una previsione di spesa di 720 milioni di euro, mentre il restante 15% sarà finanziato dall'omologo dell'Enel della Federazione bosgnacco-croata. Anche per Banovici (350 MW, 500 milioni di euro) si è fatta avanti Pechino, con la Dongfang Electric Corporation. Da mesi, il via libera all'investimento di Tuzla però tarda, rallentato dalle beghe politiche a Sarajevo, mentre salgono le denunce sui rischi per l'impennarsi del debito bosniaco verso la Cina, già oggi al 14%. Ma rimane lo smog, odierno e futuro, la maggior fonte di preoccupazione. 

Stefano Giantin

 

 

Il Po e le Alpi Giulie riserve mondiali del patrimonio Unesco

L'annuncio del ministero dell'Ambiente. Alleate tre Regioni Riconosciuto il progetto di gestione integrata dell'acqua

Roma. Il Consiglio internazionale del Programma Mab (Man and Biosphere) dell'Unesco ha proclamato due nuovi siti italiani riserve mondiali Unesco: la riserva «Po Grande» fra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, e le Alpi Giulie, in Friuli Venezia Giulia. L'annuncio è stato diffuso ieri dal Ministero dell'Ambiente. L'area mediana del Po è stata perimetrata grazie a un'alleanza tra ottantacinque Comuni, tre Regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) e otto Province (Lodi, Piacenza, Cremona, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Rovigo e Pavia), che hanno condiviso gli obiettivi del programma Mab basati sulla conservazione, lo sviluppo sostenibile e l'educazione. L'Unesco ha riconosciuto il rilievo di questo nuovo progetto di gestione integrata dell'acqua che si connette ai due già esistenti: Delta del Po e Collina Po. Per quanto riguarda le Alpi Giulie, il comitato Unesco ha messo in luce la sua specificità: una collocazione territoriale all'incrocio di tre zone biogeografiche e aree culturali, che ha prodotto una ricchissima biodiversità, e il mantenimento di tradizioni popolari, su cui la riserva intende fondare i propri percorsi di sviluppo sostenibile, anche in una logica transfrontaliera con la confinante e omonima riserva slovena. «Da oggi - ha commentato dalla sede Unesco, Meuccio Berselli, segretario generale del Distretto Po - i territori che abbiamo messo in rete hanno uno strumento di straordinario valore per migliorare il loro ambiente e renderlo attrattivo in forma collettiva, a beneficio comune di chi abita questi luoghi suggestivi e per le migliaia di turisti che finora hanno vissuto habitat, paesaggio e ricchezze culturali e produttive in modo disomogeneo». Il riconoscimento, sottolinea Legambiente, per la terza volta interessa un tratto del grande fiume, dopo la zona del Delta e l'area delle colline torinesi, comprese nella rete Unesco. «Il lavoro sul MaB - afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - è uno sforzo per provare a garantire uno sguardo unitario e politiche comuni a un ecosistema, quello del Po, che ha caratteristiche omogenee, ma che è sempre stato trattato in modo frammentario, a causa delle divisioni amministrative». Il riconoscimento da parte dell'Unesco, secondo il ministro dell'Ambiente Sergio Costa (M5S) è «un riconoscimento molto importante per il nostro patrimonio naturalistico. Salgono così a 19 i territori italiani iscritti nelle riserve Mab dell'Unesco quali luoghi unici in cui si concilia lo sviluppo e la tutela della natura e in cui il rapporto tra uomo e ambiente è esemplare».

 

Ambientalisti nel mirino del premier sloveno

BELGRADO. «Proteggere l'ambiente è importante, ma fermare ogni progetto non ci porterà lontano».Lo ha detto al Parlamento a Lubiana il premier sloveno Marjan Sarec, durante un question time. Intervento di Sarec, sollecitato dall'opposizione, che riguardava varie iniziative congelate nei mesi scorsi, a partire dalle centrali idroelettriche sulla Mura, che hanno incontrato fiera resistenza da parte degli ecologisti, ma anche quella di Mokrice, sul fiume Sava, un progetto da 200 milioni bloccato da un appello ai tribunali amministrativi. Senza dimenticare il caso del colosso Magna Steyr, nel mirino degli ambientalisti per una fabbrica a Hoce. La lista sarebbe più lunga e «ogni giorno ricevo lettere per bloccare questo o quel progetto, per chiudere Krsko» o la centrale a carbone Tes 6. Sarec ha suggerito che le autorità potrebbe in futuro compilare una lista di organizzazioni "degne" di dire la propria su progetti del genere. 

 

 

L'uso coscienzioso dell'energia

Ciclo di incontri sui cambiamenti climatici all'Arci di via del Bosco 17B, alle 18. Ingresso libero. Stefano Alessandrini (Area Science Park) interverrà su "Strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Verso un uso coscienzioso dell'energia".

 

Con Pino Roveredo il percorso in carrozzina da piazza Unità a Sant'Antonio Barriere, autobus e marciapiedi - Quant'è difficile il "Fuori Percorso"

Una carrozzina, magari un accompagnatore, vie, angoli e strade da attraversare immersi nelle dinamiche abituali per chi è disabile. È il copione di "Fuori Percorso", il progetto ideato dallo scrittore Pino Roveredo e da Cristiano Stea, neuropsicologo del Distretto sanitario 4, artefici dell'appuntamento supportato dal Comune di Trieste e da AsuiTs, in programma oggi - con ritrovo in piazza Unità - alle 16.30. Edizione numero 5, progetto quindi consolidato nella forma e nel messaggio. Il canovaccio propone infatti una sorta di tour cittadino da far vivere ai normodotati a bordo di carrozzine messe a disposizione dall'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste e accompagnate da persone con disabilità. Uno scambio di ruoli quindi, un gioco quasi cinico ma efficace con cui poter percepire le problematiche riguardanti le barriere architettoniche e le variabili che parlano della "semplice" fruizione di mezzi pubblici, marciapiedi o di accesso nei locali. Tutto questo in un piccolo viaggio urbano che parte da piazza Unità, si snoda per piazza della Borsa, via Cassa di Risparmio, parte di via Mazzini, via Genova, piazza Ponterosso, l'attraversamento di via Bellini e della parte pedonale di via San Spiridione, sino all'approdo in piazza Sant'Antonio. Insomma, qui la disabilità non si racconta ma si "prova", almeno in parte, cercando di colorare la carovana di altre tinte. La giornata verrà infatti caratterizzata da ulteriori spunti, come il tributo per Carlo Grilli, l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Trieste, senza contare le parentesi dedicate alla narrazione sul tema, con brevi testi estrapolati dal recente lavoro pubblicato dal gruppo Scritture Mal-educate. Come si partecipa? Basta presentarsi al raduno, accomodarsi sulla carrozzina e lanciarsi nel "Fuori Percorso".

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 19 giugno 2019

 

 

Magliette bianche e guanti per difendere l'ambiente e dare l'esempio ai grandi

I ragazzi del progetto Save the future hanno liberato dai rifiuti il Giardino pubblico e piazza Unità. «Noi crediamo in quello che facciamo»

Ragazzini annoiati e viziati che giocano tutto il giorno con gli smartphone o la playstation? Macchè. Date loro libertà, cum grano salis, e vi sorprenderanno con le loro idee e la loro forza di volontà. La prova arriva dai ragazzini, anche molto piccoli, che ieri si sono dati appuntamento davanti all'ingresso della scuola media Corsi (quando la scuola a prescindere da tutto, è anche un punto di riferimento logistico per cominciare un'avventura), armati di voglia di fare, guanti, rigorosamente non in lattice, e magliette bianche quindi, giustamente, sporcabili. Obiettivo realizzare quello che sul loro profilo Instagram hanno definito il progetto "step by step", che consiste nell'andare in città a raccogliere cartacce, bottiglie, lattine e tutto ciò che non dovrebbe essere per terra. Perchè una città pulita resta pulita più facilmente. «Noi crediamo in quello che facciamo - ha detto Rebecca, 13 anni, che ha appena finito la seconda media proprio alla Corsi di via Sant'Anastasio - e abbiamo intenzione di continuare perché questa non è una iniziativa "spot", ma si ricollega a quanto già iniziato a scuola, con corsi formativi nelle classi autorizzati dal dirigente scolastico, da quest'anno in pensione, Tiziana Farci». E anche ora che la scuola è terminata, la voglia di dare un contributo resta viva. Eccoli quindi, muniti di bustoni biodegradabili, divisi per tipologia di rifiuto, pronti a girare liberamente per la città, in gruppi - ieri due, uno a ripulire il Giardino pubblico e dintorni, l'altro piazza Unità, Cavana e Piazza Hortis. «Tanti - prosegue Rebecca - ci dicono che quello che facciamo è un'inutile perdita di tempo, ma noi ci crediamo e continueremo». «Per la comunicazione - spiega Lisa, 13 anni che il prossimo anno farà la terza media sempre alla Corsi - usiamo la nostra pagina Instagram savethefuture.project (che finora conta 135 follower), ed è grazie a questo strumento che oggi siamo riusciti a coinvolgere anche ragazzi provenienti da altre realtà scolastiche». E alla fine sono 14 i ragazzi che hanno risposto presente all'appello: oltre a Rebecca e Lisa, i tredicenni Giulietta, Ginevra, Edoardo, Emma, Marco, Ottavia, Devin più Elektra di 11 anni, tutti studenti della "Guido Corsi", i piccoli Daniel di 11 anni e Lodovica di 10 anni, della primaria "Ruggero Manna" e i tredicenni Ludovico e Emma della media "Dante Alighieri". Lisa, infine, tiene a sottolineare un ultimo aspetto. «Il nostro è un gruppo formato da ragazzi volontari, ma aperto a nuovi membri, anche adulti, perché l'importante è raggiungere lo scopo». Che è quello di salvare il loro futuro. E anche il nostro. Solo che loro lo sanno già, noi facciamo finta di non saperlo. 

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 18 giugno 2019

 

 

Legambiente respinge l'etichetta "salottiera"

Trieste. Legambiente Fvg ribatte a Massimiliano Fedriga. «Doverose precisazioni», sottolinea il presidente Sandro Cargnelutti in risposta alla presa di posizione del governatore che, come pure l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, ha accusato gli ambientalisti di «fare politica». La polemica si è aperta con la bandiera nera assegnata al presidente che si era scagliato contro «il folle ambientalismo da salotto che impedisce di tagliare alberi e togliere ghiaia dai fiumi». Di bandiere nere, puntualizza Cargnelutti, «ne abbiamo conferite a giunte di ogni colore e abbiamo anche promosso il progetto di raccolta differenziata a Udine e su alcune iniziative di Scoccimarro. Cerchiamo comunque di entrare nel merito dei problemi e mantenere ben salda la nostra autonomia di pensiero. Nell'operare tutti possono sbagliare. Ma sul campo come volontari, non dal salotto». Quanto al tema dello scontro, «la politica dovrebbe entrare nel merito dei problemi e dire verità. Configurare il disastro Vaia, come fa Fedriga, solo come un problema di manutenzione del territorio è scorretto». A difendere la tesi di Fedriga interviene il leghista Diego Bernardis: «La tutela dell'ambiente e l'ecologismo sono valori da tramandare ai giovani e non hanno nulla a che vedere con la faziosa polemica politica iniziata dai vertici di Legambiente». Di avviso opposto il dem Cristiano Shaurli: «Liquidare i temi della sostenibilità ambientale con battute come quelle di Fedriga o di Scoccimarro è da irresponsabili, specie da parte di chi rappresenta le istituzioni e dovrebbe dimostrare attenzione ed equilibrio». 

 

 

Ambiente e sostenibilità - Lubiana città verde d'Europa: a breve sarà a "rifiuti zero"

LUBIANA. Quindici anni fa, tutta la spazzatura di Lubiana finiva in discarica. Tra pochi anni, invece, la capitale slovena potrà vantarsi di riciclare il 75% dei propri rifiuti ed in futuro, Lubiana ha l'ambizione di diventare la prima città europea "a rifiuti zero". Ma com'è stato possibile? In un suo articolo pubblicato di recente, il celebre quotidiano britannico The Guardian racconta la trasformazione avviata dalle autorità slovene per fare della propria capitale una delle città europee più attente all'ambiente, premiata per altro con il titolo di Capitale verde d'Europa nel 2016. «Tutto è cominciato nel 2002, con la raccolta differenziata di carta, vetro e imballaggi in appositi contenitori posti a lato delle strade», scrive il Guardian. Il comune, che conta oggi poco meno di 300mila abitanti, ha poi lanciato la raccolta porta a porta dell'umido e, nel 2013, ha fornito alle famiglie dei contenitori speciali per la carte e gli imballaggi di plastica. Si tratta di misure oggi non nuove, ma che la capitale slovena ha saputo adottare in anticipo. Se dieci anni fa, nel 2008, Lubiana riciclava meno di un terzo dei suoi rifiuti (29,3%), oggi quel dato è più che raddoppiato, arrivando al 68%. Al punto che l'obiettivo del 75% fissato per il 2025 non pare più impossibile da raggiungere. Il quotidiano britannico passa in rassegna anche le misure infrastrutturali che hanno permesso questa svolta verde, dall'installazione dei contenitori sotterranei per la spazzatura (ben 67 nel centro storico) alla costruzione di centri per la raccolta di rifiuti domestici, ma il contesto in cui quest'evoluzione è stata possibile è in realtà ancora più ampio. I trasporti, le aree verdi, la questione del parcheggio... tutti questi aspetti della vita cittadina sono infatti stati rivoluzionati negli ultimi anni, tanto che, nel 2016, nel suo comunicato ufficiale che la eleggeva Capitale verde d'Europa, la Commissione europea celebrava «l'impressionante trasformazione» di Lubiana.Per escludere le auto dal centro storico si è ad esempio pensato ad introdurre un sistema detto «Park & Ride», che offre a chi lascia la propria auto lontano dal centro il trasporto gratuito andata/ritorno sui mezzi pubblici. Lo stesso obiettivo - quello di una città meno congestionata e con minori emissioni di CO2 - è stato portato avanti con il potenziamento del servizio di bike-sharing (o di condivisione delle biciclette), inaugurato nel 2011, e con l'introduzione di piccoli bus elettrici (battezzati "Kavalir") in funzione nell'iper-centro. Il risultato di tutte queste politiche è, in conclusione, la metamorfosi della capitale slovena che ora si riscopre piacevole da passeggiare e da vivere e dunque rinnovata destinazione turistica, con oltre 840mila turisti nel 2017. Erano quasi la metà nel 2014.

Giovanni Vale

 

 

Terremoti e misteri sotto il mare L'Ogs si svela al grande pubblico

Parlare in modo semplice e chiaro di ambiente e sostenibilità, due temi sempre più al centro del dibattito quotidiano. È stata la "stella polare" dell'incontro pubblico svoltosi ieri sera nell'Auditorium del Museo Revoltella di via Diaz. Una specie di "Open day" fuorisede , nel quale l'Ogs, l'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale, ha voluto raccontare nel modo più immediato possibile ciò che la ricerca fa quotidianamente per la società. Numerose le attività scientifiche che l'ente svolge attraverso le sue quattro sezioni di ricerca - Oceanografia, Geofisica, Centro ricerche sismologiche e Infrastrutture - e grazie a oltre 300 persone tra ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo, tanto da essere giustamente considerato fiore all'occhiello in tutta Italia. Forte il richiamo da parte del pubblico in particolare per l'ambito sismologico, dovuto principalmente ai recenti episodi sismici occorsi in Carnia. Il direttore del settore Ricerche sismologiche Ogs Stefano Parolai ha così fatto il punto su come l'Ogs, in sintonia con la Protezione civile, stia operando per ridurre al minimo l'impatto "emergenza" in caso di terremoto. «Per comprendere al meglio la situazione della sismologia regionale abbiamo installato una serie di sensori in prossimità di edifici definiti "sentinelle" con l'obiettivo di ottenere informazioni in diverse zone della Regione al fine di capire nel giro di pochi secondi il grado di danneggiamento degli edifici in casi di episodi sismici. La fase immediatamente successiva allo sciame sismico - ha spiegato Parolai - deve poter essere ottimizzata per fare in modo che l'intervento della Protezione civile sia il più rapido ed efficace possibile, in modo da ridurre al massimo gli effetti causati dal terremoto». Ma si è parlato anche di quello che c'è sotto il mare: «Il nostro obiettivo è quello di analizzare il sottosuolo con tecniche prevalentemente ecografiche - ha spiegato Angelo Camerlenghi - per sapere cosa c'è sotto il mare senza dover aprire il terreno, svolgendo una vera e propria ecografia del "pavimento" del mare, perché, se del territorio in superficie ormai conosciamo tutto, sotto il mare ci sono ancora molte zone sconosciute». Nel corso del dibattito è stata infine preannunciata la nuova nave per esplorazioni geofisiche "Laura Bassi", rompighiaccio di 80 metri di lunghezza e quattromila tonnellate di stazza: sarà presentata a settembre in città nell'ambito di Trieste Next.

Lorenzo Degrassi

 

Anna dell'OGS fa le previsioni sullo stato di salute del mare

Laureata in Ingegneria per l'ambiente e il territorio, giunge dalla provincia di Milano, Anna Teruzzi, attiva all'Ogs da dodici anni. Trieste è stato il trait d'union tra lo studio e i sentimenti perché Anna proprio nel corso del dottorato svolto nel capoluogo giuliano ha conosciuto suo marito e quando si è trattato di decidere se vivere qui o a Milano: «La scelta è caduta su Trieste», dice. Città in cui si trova bene, soprattutto dal punto di vista lavorativo grazie all'interdisciplinarietà dell'Istituto di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale: «È una dimensione stimolante, anche perché molti progetti giungono dalla Comunità Europea, che ci finanzia, per cui il respiro è internazionale. Trieste poi è un centro intermedio, ottimale per le esigenze di una famiglia. Ha un suo equilibrio, offre stimoli ma non è faticosa». Teruzzi svolge un lavoro particolare nel gruppo di modellistica all'Ogs, per conto della Commissione Europea, si tratta di un servizio pubblico di previsione dello stato del mare: «E anche di analisi su ciò che il mare è stato nel passato. Esiste un sito Internet, il Copernicus Marine Service, dal quale è possibile accedere ai nostri prodotti. Ogni settimana facciamo delle previsioni di sette giorni. Il mio gruppo in particolare si occupa della catena trofica inferiore e quindi del plancton e dei nutrienti. Oltre a ciò collaboriamo con il Consorzio del Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici per prevedere la parte fisica come la corrente, la temperatura e la salinità». È necessario ricordare che la parte biogeochimica del mare di cui si occupa l'Ogs è molto importante, perché appunto il fitoplancton produce circa il 50% dell'ossigeno che respiriamo. Una serie di previsioni quindi che sono un vero e proprio servizio scientifico pubblico, che può essere sfruttato da diverse realtà. I passatempi Anna li condivide con le sue figlie, soprattutto i libri che scelgono insieme: «È un buon modo di condividere la lettura e di chiudere la giornata».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 17 giugno 2019

 

 

Fedriga e Scoccimarro: «Legambiente fa politica»

Doppia replica dopo la "bandiera nera" assegnata al numero uno della giunta Il presidente: «Loro super partes? Giudicate voi». L'assessore: «È estremismo»

Trieste. Doppia replica a Legambiente dopo le critiche dirette al governatore Massimiliano Fedriga. Non è andata giù la presa di posizione del sodalizio ambientalista che nell'annuale report su buoni e cattivi atteggiamenti verso l'ecosistema ha riservato a Fedriga la "bandiera nera" per le parole pronunciate nell'incontro pubblico con la Protezione civile a Ravascletto in dicembre quando si era scagliato contro «il folle ambientalismo da salotto che impedisce di tagliare alberi e togliere ghiaia dai fiumi». «Non una ritorsione - aveva peraltro tenuto a precisare il presidente dell'associazione Sandro Cargnelutti sulla "bocciatura" -. Vogliamo rimarcare la necessità di un'attenta e corretta comunicazione da parte delle istituzioni quando si parla di cambiamenti climatici». Ieri, però, il governatore e l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro hanno rincarato la dose. Fedriga si è affidato a un post su Facebook allegando una foto-collage formata da recenti titoli di quotidiani nei quali si parlava di Legambiente come di un sodalizio che «fa politica»: «Legambiente mi attacca dandomi una fantomatica "bandiera nera" - ha scritto il presidente della Regione sul profilo social - in quanto ho affermato che l'ambiente si tutela curandolo, non abbandonandolo per il volere di qualche ambientalista da salotto che non vorrebbe toccare nulla. Ribadisco questa mia posizione. Comunque i vertici di Legambiente hanno tenuto a sottolineare che loro non fanno politica. Giudicate voi...». Scoccimarro, in un duro comunicato, ha parlato di «sterile polemica da ambientalismo radical chic». «L'attacco dell'associazione, peraltro come tutti sanno molto vicina al Pd - è stata la punzecchiatura dell'assessore -, sa molto di fallo di frustrazione post elezioni, in una partita ambientalista ormai instradata verso il buon senso e la salvaguardia del territorio, ma in primis della vita umana e animale. Alcuni stanno predicando un estremismo ambientale che ostacola la normalissima pulizia degli alvei. Sono ancora vive le ferite della tempesta Vaia e a noi non manca il coraggio di mettere in atto scelte difficili che hanno l'unico obiettivo di evitare situazioni drammatiche o peggio ancora tragiche». La polemica, insomma, non si spegne e in soccorso di Legambiente sono arrivati Pd e M5s. «Il tema ambiente è sempre più importante per i cittadini e liquidarlo con battute come quelle di Fedriga è da irresponsabili - ha attaccato il segretario regionale dem Cristiano Shaurli -, soprattutto da parte di chi rappresenta le istituzioni. In più, in questo caso vengono dileggiate in modo irrispettoso persone che hanno fatto del volontariato e dell'impegno gratuito una ragione di vita. Legambiente è nata ben prima della Lega Nord e di Fedriga e merita tutta la nostra riconoscenza». «Concordo con Legambiente - ha affermato Ilaria Dal Zovo, consigliere regionale del M5s -. L'associazione fa bene a criticare certe dichiarazioni. Ci vuole la massima attenzione, da parte degli esponenti politici, quando si parla dei temi legati all'ambiente. Una considerazione che assume ulteriore valore in una regione come la nostra dove sono ancora irrisolti problemi annosi, dagli impianti industriali impattanti all'amianto. Dobbiamo essere consapevoli che serve un cambio di rotta a livello mondiale. Noi stiamo cercando di dare il nostro contributo tenendo alta l'attenzione anche su questioni come il consumo del suolo, le città verdi, la filiera della canapa». 

Piero Tallandini

 

 

Stop al servizio notturno dell'Enpa Crolla il numero di animali soccorsi

Nel giro di un anno gli esemplari in difficoltà curati dopo le 20 sono "misteriosamente" scesi da 150 a 4

Il rischio era stato annunciato. Numeri alla mano, nel servizio di soccorso notturno per gli animali selvatici in difficoltà, o magari investiti da qualche auto, qualcosa non va. Lo sanno bene i tanti triestini che hanno segnalato un'emergenza dopo le 20 e spesso non hanno avuto risposta. Ma facciamo i conti. In media negli gli anni passati il Centro di recupero animali selvatici (Cras) dell'Enpa intercettava tra i e 150 ai 170 esemplari bisognosi di cure (154 nel 2017). Animali che, soccorsi la notte, venivano poi portati nelle struttura di via Marchesetti per essere curati. Dallo scorso luglio, da quando cioè l'Enpa non effettua più il soccorso notturno, al Cras di animali recuperati la notte ne sono arrivati soltanto 4, tutti caprioli: uno salvato da un ex guardiacaccia, uno inviato da AsuiTs e due recuperati dall'Enpa alle 8, ma già in difficoltà da ore. Di tassi, volpi, rapaci, gabbiani o ricci non vi è traccia. Per quelli, di notte, il soccorso sembra proprio non esistere. I dati fanno insomma sorgere qualche dubbio sull'attuale sistema di soccorso. Ma andiamo per ordine. Intanto va ricordato che la legge nazionale 157 del 1992 indica che «la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale». Dunque, il non tutelarla, il non soccorrerla, configura una violazione della legge. La legge nazionale prevede che del soccorso alla fauna selvatica si facciano carico le Regioni. La nostra, in passato, aveva demandato il compito alle Province, che operavano attraverso i guardiacaccia. Con la "morte" delle Province, i guardiacaccia sono diventati guardie forestali regionali, e dal 2015 il soccorso ai selvatici è tornato di competenza regionale, precisamente in capo all'assessorato Agricoltura e Foreste. Fino al 1º luglio 2018, il soccorso dei selvatici era affidato all'Enpa, che copriva il servizio 24 ore su 24, malgrado la Regione nel 2016 avesse anticipato che quel servizio sarebbe stato presto gestito direttamente dalle guardie forestali. Ancora oggi, invece, con convenzioni che procedono di proroga in proroga, se ne occupano sempre realtà private, come appunto l'Enpa. Che però, causa mancanza di personale e di volontari disposti a lavorare la notte, lo scorso anno aveva dovuto fare un passo indietro garantendo il servizio solo in orario diurno, dalle 8 alle 20. E da allora, tra i recinti e le gabbie dove l'Enpa ricovera le bestiole infortunate, mancano all'appello almeno 140 esemplari. Viene da chiedersi se gli animali non si feriscano più o non vengano più investiti la notte. Va ricordato che le modifiche apportate nel 2017 alla legge regionale 6 del 2008, prevedono che i cacciatori, se il veterinario intervenuto sul posto reputa non sia possibile salvare la bestiola, abbattano il capo tenendosi la carne. L'eutanasia - il metodo meno cruento per sopprimere un animale ormai privo di speranze - non consente invece il consumo della carne. Il sistema dovrebbe funzionare così. Chi si imbatte in un animale selvatico in difficoltà chiama il 112, che avverte le forze dell'ordine che, a loro vota, chiamano il veterinario di AsuiTs reperibile. Il sanitario valuta se l'animale possa essere salvato grazie alle cure dell'Enpa, o se debba essere abbattuto. Nel secondo caso, compila un verbale che consegna al direttore di riserva lasciando la sfortunata bestia nelle mani del cacciatore. AsuiTs, interpellata, indica che in media i suoi veterinari intervengono la notte tre volte al mese, dunque, circa 33 volte da luglio ad oggi ma, secondo Enpa, AsuiTs ha portato al Cras solo un capriolo. Dunque, negli altri casi le bestiole o erano già morte o sono state abbattute. Con quali modalità avviene l'abbattimento dell'animale nel caso in cui non si ritenga sia curabile? «L'abbattimento - spiega AsuiTs - deve essere fatto dal cacciatore mediante arma da fuoco. In alcuni casi, in assenza del cacciatore o per ragioni di pubblica sicurezza, se l'animale è in mezzo alle case o se l'abbattimento con arma da fuoco rappresenta un pericolo, per ragioni puramente umanitarie e deontologiche si è provveduto alla soppressione eutanasica mediante anestesia seguita da iniezione letale».

Laura Tonero

 

Il rischio invasione dei baby gabbiani

Le criticità nel soccorso notturno alla fauna selvatica comporteranno con ogni probabilità un altro problema, quello dello centinaia di piccoli di gabbiano che, a breve, spiccheranno il loro primo volo atterrando sull'asfalto delle trafficate vie cittadine, creando non pochi disagi al traffico. Un'emergenza che si ripresenta ogni anno dall'inizio di giugno a metà luglio. Un fenomeno consolidato che l'Enpa si preparava ad affrontare con personale ad hoc ogni estate, visto che in quel periodo le chiamate di cittadini e autonomisti che segnavano emergenze derivanti dai baby gabbiani sono all'ordine del giorno e della notte. I piccoli nati sui tetti dei palazzi sviluppano presto, ma non immediatamente, la tecnica del volo che richiede anche l'apprendimento degli effetti del vento, delle manovre di atterraggio. Così, ancora un po' indecisi e impacciati, atterrano maldestramente ovunque, incapaci poi di spiccare nuovamente il volo. Enpa, registri alla mano, riferisce che in media gli anni scorsi, nelle sei settimane critiche per le "prime prove di volo" dei giovanissimi gabbiani, venivano effettuati dai 450 ai 500 interventi. Una corsa continua per i volontari, chiamati non solo se il piccolo atterrava in strada, ma pure in corti interne, terrazzi, e giardini. Ora invece i soccorsi scatteranno solo di giorno.

 

 

Ogs "Dal mare alla terra" - Parola ai ricercatori

"Dal mare alla terra: tutto quello che avreste voluto sapere. I ricercatori Ogs rispondono". Appuntamento oggi alle 17 all'Auditorium del Revoltella su ambiente e sostenibilità. Per rendere più interattivo l'evento, promosso in collaborazione con l'assessorato all'Educazione, l'Ogs invita a inviare prima le proprie domande a urp@ inogs.it.

 

Si parla di ambiente e sostenibilità oggi al Revoltella con l'Osservatorio geofisico

"Dal mare alla terra: tutto quello che avreste voluto sapere. I ricercatori Ogs rispondono". Un incontro pubblico rivolto a tutti per parlare, in parole chiare e semplici, di ambiente e sostenibilità, due temi sempre più al centro del dibattito quotidiano, è in programma oggi pomeriggio alle 17, all'auditorium del Museo Revoltella.Promosso dal Comune di Trieste (assessorato all'Educazione, scuola, università e ricerca) e dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale-Ogs, l'evento ha lo scopo di raccontare quello che la ricerca nei vari ambiti delle "scienze della Terra" fa per la società e, in particolare, i progetti e le attività che riguardano il nostro territorio. Una sorta di "porte aperte sulla ricerca" in centro città, cui il pubblico potrà conoscere da vicino l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale e le numerose attività scientifiche che l'ente svolge attraverso le sue quattro sezioni di ricerca - oceanografia, geofisica, centro ricerche sismologiche, infrastrutture - e grazie a oltre trecento persone tra ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo. Per rendere più interattivo l'evento, l'Ogs invita i curiosi di ogni età a chiedere ciò che vogliono sapere attraverso una serie di domande da inviare a urp@inogs.it. Ai quesiti verrà data risposta durante l'evento. La conferenza di questo pomeriggio è naturalmente a ingresso gratuito e aperta a tutti gli interessati. Si consiglia però la registrazione su questo link. Eventuali posti liberi in sala saranno a disposizione di coloro che si presenteranno direttamente all'auditorium del Museo Revoltella.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 16 giugno 2019

 

 

Legambiente "boccia" Fedriga «Stia più attento a ciò che dice»

"Bandiera nera" al governatore per le sue dichiarazioni sul «folle ambientalismo da salotto»

Udine. Come ogni anno Legambiente segnala i buoni e i cattivi atteggiamenti verso l'ecosistema dell'Arco alpino, assegnando le proprie "bandiere". Bocciato il governatore Massimiliano Fedriga, cui è toccata la bandiera nera. Dopo i terribili disastri autunnali della tempesta Vaia, a un incontro con la Protezione civile a Ravascletto, Fedriga si era scagliato contro «il folle ambientalismo da salotto, che impedisce di tagliare gli alberi e togliere la ghiaia dai fiumi». Parole che Legambiente non ha potuto tollerare. Il presidente dell'associazione, Sandro Cargnelutti, ci tiene a precisare che non si tratta però di una presa di posizione politica: «Non è una ritorsione corporativa degli ambientalisti, vogliamo rimarcare la necessità di un'attenta e corretta comunicazione politica. Ci deve essere massima serietà da parte delle istituzioni pubbliche e religiose quando si parla di cambiamenti climatici, altrimenti ne va dell'informazione dei cittadini».Per la prima volta Legambiente ha istituito anche una bandiera grigia, assegnata a un progetto non ancora realizzato, ma che già ha messo in allerta gli ecologisti: la tappa del Giro d'Italia sul Monte Lussari, prevista per il 2021. Cargnelutti ha lanciato un appello a Enzo Cainero, responsabile del progetto: «La cima dei tre popoli merita un evento coraggioso e nuovo. Chiediamo che la strada non venga asfaltata, che non vengano tagliate piante e non vengano distribuiti gadget di plastica. Dovrà essere una tappa sostenibile, solo a queste condizioni la sosterremo».Legambiente si è resa disponibile per il calcolo dell'impronta di carbonio e la sensibilizzazione dei partecipanti, per evitare che si ripeta quanto accaduto nel 2013 per la tappa ai Piani di Montasio.Bandiera verde, infine, per due cooperative montane: La Scluse di Chiusaforte e Coop Mont di Collina (Forni Avoltri). La prima ha creato occupazione e ridato vita alla vecchia stazione ferroviaria, trasformata in un centro di cultura e accoglienza sulla ciclovia Alpe Adria. La seconda ha salvato la coltura del cjapùt, il cavolo cappuccio tipico delle pendici del Monte Coglians, che ormai sopravviveva solo grazie all'impegno di Ciro Toch, il 92enne gestore dello spaccio di Collina. Ora un gruppo di tre giovani e due cinquantenni trasferitisi da Roma, ha rilanciato la coltivazione, con l'aiuto della comunità che ha messo a disposizione gratuitamente molti terreni. In ottobre è stata organizzata la prima "Festa dei cavoli nostri" e l'intero raccolto di cjapùt è andato venduto. Proprio dove nel 1880 apriva la prima latteria cooperativa della regione, la solidarietà ha vinto ancora. 

Alvise Renier

 

Il depuratore di Servola apre le porte ai cittadini

Il nuovo depuratore di Servola, operativo da marzo dello scorso anno, è pronto ad aprire le sue porte ai cittadini. AcegasApsAmga ha avviato le iscrizioni per poter prenotare una visita guidata gratuita nelle giornate di sabato 13 e 20 luglio. Per motivi di sicurezza sono previsti due turni, il primo dalle 8.30 alle 10 il secondo dalle 10.30 alle 12, per un totale di 80 persone a giornata. Le iscrizioni sono a esaurimento posti: è necessario andare sul sito della multitutility, cliccare sullo slider presente in home page e compilare il modulo con i dati richiesti. Una volta completata l'iscrizione, verrà inviata una mail di conferma di avvenuta prenotazione e successive istruzioni in merito allo svolgimento della visita.

 

 

Il "popolo" di Melara si tira su le maniche e pulisce la sua casa «Ce la riprendiamo»

Spazi interni ed esterni tirati a lucido su input della nuova associazione Quarto Quadro con altre realtà di quartiere

«Non stiamo tirando su siringhe, mamma!», cerca di spiegare il giovane Kevin alla madre, preoccupata da un'idea un po' lontana dalla vera realtà di Melara. Assieme a Kevin sono stati una trentina i cittadini - sia del quartiere che non - che hanno deciso di partecipare ieri all'evento "Melara Pulita", organizzato dalla neonata Associazione Quarto Quadro, fondata da un gruppo di giovani di Melara, insieme a Un'Altra Città, Spi Centrocittà, Auser Melara, Associazione Melara, Microarea Melara e Unione sportiva Acli di Trieste.«L'associazione è nata perché a Melara abbiamo grandissimi spazi che però sono poco utilizzati e vuoti, e allora è emersa la voglia di mettersi d'accordo e organizzarsi per creare qualcosa che serve principalmente a noi per crescere e divertirsi, e in più per dare una mano alla popolazione, così sicuramente qualcuno darà una mano anche a noi», spiega Federico Comelli, presidente di Quarto Quadro. «Abito a Melara da quando sono nato e ho deciso di creare questo evento per pulire il più possibile il quartiere, in particolare il giardino, perché nessuno si occupa più di questa parte esterna ma solo dell'interno», aggiunge Daniele Bulli, il vicepresidente. Nel corso della mattinata, i volontari hanno ripulito assieme le zone di interesse comune, come il centro, gli ascensori e soprattutto i giardini esterni. Fabio, Lorenzo e Kevin sono dei giovani studenti provenienti dal centro e, mentre grattano via lo sporco all'interno di un ascensore, spiegano di aver aderito all'iniziativa «semplicemente perché il quartiere di Melara è visto come un brutto posto quando in realtà non è assolutamente così, e quindi stiamo cercando di dare una mano e di contribuire per creare un luogo migliore e più pulito». Anche i fratelli Emma e Lorenzo non abitano nel quartiere e per loro si è trattato della prima volta che lo visitavano. «Già, è la prima volta e devo dire che mi ha abbastanza impressionato: non pensavo che a dieci minuti di macchina dal centro di Trieste ci potesse essere un posto come questo», afferma Lorenzo. «Anche per me è stato molto interessante da vedere e spero che si possa fare qualcosa di più per tenere questo posto un po' più pulito e vivibile», fa eco Emma. Tra i partecipanti all'iniziativa erano presenti gli attivisti della piattaforma Un'Altra Città, tra i quali l'attrice Sara Alzetta, che ieri recitava il ruolo di inserviente con un "mocio" come oggetto di scena. «Credo che chi trova pulito poi lascia pulito, quindi è un inizio di una presa di responsabilità del quartiere, anche da parte di chi non lo abita», riflette Alzetta: «È un peccato che ci sia questo scollamento tra la Melara nei film, nella Porta Rossa e nei video musicali, rispetto alla Melara per i suoi abitanti, che hanno il diritto ad avere un pavimento pulito e dei posti dove si possano sedere». A conclusione dell'operazione, i ragazzi dell'Associazione Quarto Quadro hanno offerto cibi, bevande e musica nel giardino esterno all'Auser, dove le persone del quartiere e quelle di "fuori" hanno avuto modo di conoscersi meglio e dialogare tra loro.-

Simone Modugno

 

 

«Dati del mare ok» Scongiurato a Duino il blocco dei tuffi

Rientrano nei limiti i valori dell'acqua in zona "Scogliera" Ma giovedì prossimo è comunque previsto un altro prelievo

DUINO AURISINA. Niente stop alla balneazione a Duino, almeno per ora. Ieri mattina l'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, ha reso noti i risultati del campionamento suppletivo resosi necessario dopo che un primo controllo, effettuato nei primi giorni della settimana, aveva evidenziato dati "fuorilegge" mettendo in apprensione tutti coloro che amano frequentare le spiagge di Sistiana e dintorni. «Il campione di acqua marina prelevato nel punto denominato "Duino-Scogliera" - si legge nella nota dell'Arpa - presenta valori di Escherichia coli ed Enterococchi ampiamente inferiori ai limiti consentiti dalla normativa per la balneazione. Nel dettaglio il valore per gli Escherichia coli è risultato essere di 63 Mpn/ 100 ml, laddove il limite massimo consentito è di 500, mentre per gli Enterococchi il valore registrato è stato inferiore a 10 Mpn/100 ml, a fonte di un limite massimo consentito di 200. Si tratta quindi di livelli ampiamente inferiori a quelli consentiti - conclude la nota dell'Arpa - che consentono di garantire la balneazione». La notizia è stata appresa con sollievo dal sindaco di Duino Aurisina Daniela Pallotta, che temeva di dover emettere un'ordinanza di divieto della balneazione proprio in una domenica di metà giugno, con temperature altissime e la popolazione ansiosa di potersi difendere dal caldo con tuffi e nuotate. «Ero fiduciosa - ha detto - perché ufficiosamente l'Arpa mi aveva anticipato i risultati, ma per legge bisognava attendere 48 ore dal prelievo, effettuato giovedì, prima di poterlo rendere noto alla collettività». Tutto risolto dunque? Solo per il momento. La normativa vigente prevede infatti che, nelle aree in cui è possibile la balneazione, siano di norma effettuati campionamenti con cadenza mensile da aprile a settembre. Se un campione presenta un valore superiore ai limiti consentiti, l'analisi deve essere ripetuta entro 72 ore. Se il secondo campione è negativo, possono essere revocate le ordinanze di divieto temporaneo di balneazione. «Effettueremo un ulteriore prelievo suppletivo giovedì 20 giugno, condizioni del tempo permettendo», ha già annunciato l'Arpa. In settimana perciò tutto tornerà in discussione. Anche perché va tenuto conto che in tutto il territorio comunale di Duino Aurisina sta esplodendo la protesta per la presenza di una sessantina di gabbie per l'allevamento dei pesci a circa 700 metri al largo del castello di Duino. Molti temono che i residui fecali e il mangime non consumato si avvicinino alla riva, trasportati dalle correnti. «Le vasche dovrebbero essere collocate in mare aperto - sostengono in tanti - dove i fondali sono profondi e il ricambio idrico sufficiente a eliminare la concentrazione di depositi organici». In questa battaglia, Pallotta è schierata con i cittadini: «Andrò a verificare i permessi dei titolari delle gabbie - ha promesso - perché in effetti la loro presenza non aiuta il turismo».-

Ugo Salvini

 

 

«Delusi da Dipiazza» Fiab pronta ad un tour di protesta in città - la denuncia dei ciclisti urbani

Zero ciclabili realizzate in tre anni. E dieci punti del documento "il Futuro va in bici" sottoscritti un mese prima delle elezioni rimasti sulla carta: questo il bilancio della Fiab Ulisse sull'amministrazione Dipiazza. «Per manifestare questa forte delusione - così Federico Zadnich, responsabile mobilità urbana Fiab, alla conferenza stampa di ieri - si organizzerà a settembre una ciclo-manifestazione, un tour cittadino proprio per vedere le dieci incompiute simbolo della mobilità ciclistica triestina, cui tutti saranno invitati a partecipare». Luca Mastropasqua, presidente del sodalizio, ha sottolineato come «a mille giorni dal suo insediamento c'è grande delusione per l'incapacità della giunta Dipiazza di dare risposte concrete». Sul tema della sicurezza, Zadnich ha ricordato la questione relativa alla pericolosità del tratto della ciclabile di Campi Elisi che passa davanti alla rampa autostradale e contro la quale lo stesso Dipiazza si era scagliato: «Il 20 settembre 2016 era stata annunciata la realizzazione di una bretella ciclabile che sarebbe passata dietro alla rampa. Ma ad oggi nulla è stato fatto». Dopo aver elencato tutti i progetti non portati a compimento, sono stati snocciolati dati alquanto preoccupanti sulla sicurezza stradale in città: "Nel 2017 a Trieste ci sono stati, solo su strade urbane, 10 morti tra cui quattro pedoni, 1081 feriti tra cui 202 pedoni e 36 incidenti che hanno coinvolto bici».

Luigi Putignano

 

La pedalata dei sindaci dal Carso a piazza Unità per la ciclabile di domani - l'iniziativa del gal

TRIESTE. Una pedalata informale ha riunito ieri sindaci e assessori di quasi tutti i comuni del Carso, e non solo. All'appello erano presenti anche Bruno Bertero di Promoturismo Fvg, Gabriella Peraino dell'Uti e Franco Bonu in rappresentanza della Regione. Sono stati chiamati a raccolta dal Gal Carso con l'idea di testare un potenziale percorso ciclabile che unisca l'altipiano al Golfo. E di sperimentarne in prima persona le criticità. Il gruppetto di volonterosi amministratori, in sella a delle mountain bike a pedalata assistita, è partito dall'infopoint di Sistiana per poi dirigersi verso il Sentiero della Salvia, scendere lungo via del Pucino (percorsa a piedi nel tratto contromano) sino alla Costiera e quindi da Barcola, passando per Porto vecchio, arrivare in piazza Unità. Presenti i rappresentati di Duino Aurisina, Sgonico, San Dorligo, Sagrado e Doberdò. Assenti giustificati Trieste, Monfalcone e Muggia, che si sono dichiarati però pienamente disponibili a collaborare al progetto.

Cristina Favento

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 15 giugno 2019

 

 

Dati "sballati" al largo di Duino - Tuffi a rischio, oggi la sentenza

Allerta Arpa al Comune: «Pronti se serve a disporre il divieto in zona Scogliera» Mervic (Lista Golfo): «Colpa degli allevamenti a mare». Pallotta: «Lo escludo»

DUINO AURISINA. Balneazione in forse nella zona di Duino. È stata l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) a dare l'allarme ieri, facendo pervenire sulla scrivania del sindaco di Duino Aurisina Daniela Pallotta una nota nella quale si spiega che «in conseguenza delle analisi effettuate e in via precauzionale si indica di disporre il divieto temporaneo della balneazione nel punto denominato Duino Scogliera», al largo rispetto al castello.Ovviamente Pallotta ha dovuto immediatamente prendere atto della raccomandazione dell'Arpa, preparandosi a tutte le evenienze in attesa delle controanalisi. Essendo responsabile della salute pubblica, Pallotta deve in effetti adottare tutte le misure necessarie per assicurare la salute dei cittadini. In Municipio però c'è ottimismo, in quanto la stessa Arpa, sempre nella giornata di ieri, ha annunciato di aver già eseguito appunto un secondo prelievo il cui risultato definitivo sarà reso noto nelle prime ore di stamane ma stando agli esiti per ora ufficiosi pare che il quadro sia migliore e che quindi la balneazione non debba essere interrotta. «Devo solo aspettare la formalizzazione dell'esito di questo secondo campionamento - ha spiegato il sindaco ieri pomeriggio - perciò spero di poter fare un'ordinanza nella quale confermo che si può fare il bagno in tutte le zone del nostro territorio comunale. Va anche detto - ha aggiunto Pallotta - che Duino Scogliera è un tratto lontano dai punti di maggiore frequentazione da parte dei bagnanti e difficile da raggiungere. In ogni caso - ha concluso la prima cittadina di Duino Aurisina - sono fiduciosa nel fatto che la balneazione non debba subire interruzioni».Negli ultimi giorni si era già alzato un polverone sul tema balneazione dopo che il consigliere d'opposizione Vladimiro Mervic (Lista Golfo) aveva presentato un'interrogazione nella quale chiedeva a Pallotta di «verificare con l'Arpa se sono attuati tutti i monitoraggi della qualità dell'acqua marina nella zona al largo di Duino per renderli noti alla cittadinanza». All'origine di tale interrogazione la presenza, nella zona indicata, a circa 700 metri dalla costa, di 58 grandi gabbie galleggianti per l'attività di piscicoltura. «Essendo queste gabbie collocate in una zona di fondali bassi perciò con scarso riciclo - aveva spiegato il consigliere - risulta da testimonianze di pescatori e diportisti la presenza di uno strato di prodotti di rifiuto come escrezioni di pesci e mangime non consumato». «Mi sento di escludere che possa essere quella la causa del problema evidenziato dalle analisi dell'Arpa - la replica di Pallotta - e aspetto con fiducia i risultati della seconda analisi».Da parte dell'Arpa, intanto, è stato confermato che «negli ultimi anni mai si sono riscontrati problemi nella qualità dell'acqua nello specchio d'acqua di fronte a Duino».-

Ugo Salvini

 

 

Nuovi contenitori della differenziata per tenere pulito il lungomare - l'isola ecologica

All'altezza della fontana di Barcola, sul lungomare Benedetto Croce, c'è una nuova postazione con appositi contenitori per la raccolta differenziata. Il nuovo servizio a disposizione di triestini e turisti è stato presentato ieri da Luisa Polli, assessore all'Ambiente del Comune, Giovanni Piccoli, responsabile dei servizi ambientali di AcegasApsAmga e Riccardo Finelli, responsabile comunicazione della stessa. «Questo è un importante rinforzo alla raccolta differenziata - ha affermato Polli - in un luogo molto amato dai cittadini e dove c'è un grosso afflusso anche da parte di chi viene da fuori. Le sette nuove batterie installate sono il risultato d'una richiesta fatta anche da Confcommercio ed albergatori in vista d'una maggiore differenziazione dei rifiuti a cominciare proprio da Barcola». I nuovi bidoni dalla capacità di 240 litri l'uno vanno a formare un'isola ecologica che si somma alle cinque posizionate l'anno passato nel tragitto che va dalla pineta fino al Castello di Miramare. «È un'azione di sostegno - ha precisato Piccoli di AcegasApsAmga - nei confronti di chi affolla notte e giorno Barcola: i bidoni saranno svuotati ogni giorno alle 6 della mattina, in modo da non recare disturbo a chi ama l'area». I contenitori per la differenziata rimarranno qui fino alla prossima Barcolana: finora gli altri cassonetti presenti erano molto pieni e, d'ora in avanti, sarà anche più semplice fare una distinzione tra quelli per i residenti (su viale Miramare) e quelli per tutti i bagnanti (sul lungomare). «Il tema della sostenibilità - ha aggiunto Piccoli - è sempre più importante in città. La raccolta differenziata a Trieste è passata dal 22% al 44% negli ultimi 10 anni: il nostro scopo è sforare il 50% quanto prima». Fino alla chiusura della stagione balneare, quindi, giunta e multiutility garantiscono il miglioramento dei servizi anche nei pressi del mare. 

Lorenzo Mansutti

 

 

Puliamo Melara

Quarto Quadro insieme a Un'altra città, Spi Centrocittà, Auser Melara, Associazione Melara, Microarea Melara, Unione sportiva Acli, promuove l'evento "Melara pulita", dalle 11 alle 15. I volontari ripuliranno il centro, gli ascensori e i giardini esterni. Festa in giardino dalle 15. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 14 giugno 2019

 

 

L'ex Maddalena torna a vivere Bonifica in corso e cantiere a luglio

Alla destinazione commerciale si aggiungono i parcheggi e spazi direzionali per 2500 metri quadrati nel piano Cervet

La bonifica dell'ex Maddalena è partita, entro luglio decollerà anche il cantiere incaricato di trasformare un enorme e fetente buco in qualcosa di presentabile che conterrà commerciale, direzionale, parcheggi. Un sospiro e un respiro di igienico sollievo per i residenti di un'ampia area urbana delimitata da via dell'Istria, via Molino a vento, via Marenzi, via Costalunga. In primo piano c'è via dell'Istria, dove, quasi dirimpetto alla malsana voragine creata dal crac di GeneralGiulia2, funziona l'ospedale infantile Burlo Garofolo. I fatti. La scorsa settimana sono iniziate e sono già a buon punto le attività di de-rattizzazione e di disinfestazione anti-zanzare. Si è provveduto a prosciugare quasi due metri e mezzo di acqua stagnante, che contribuivano a creare un indesiderato habitat animale: dell'antica palude restano ora 10 centimetri. L'intervento di risanamento è riassunto in questi termini da Francesco Fracasso, l'imprenditore veneto patron della Cervet, che nella primavera 2018 ha avviato le pratiche per rilevare GeneralGiulia2 dal concordato preventivo. Ha immesso 7,2 milioni di denaro "fresco", un po' a parziale saldo dei creditori e un po' per finanziare l'apertura del cantiere. Il nuovo contenitore societario si chiama Htm Nordest. Ieri mattina ha incontrato il sindaco Roberto Dipiazza, preoccupato affinché il cantiere abbandonato sia al più presto ripulito. Ma l'effettiva, concreta "redenzione" dell'ex Maddalena avrà inizio con i lavori edili veri e propri: Fracasso non vuole indugiare, perché una prima fase dell'operazione dovrà essere approntata nella primavera 2020. Programma confermato, anzi in probabile ampliamento: 5000 metri quadrati di commerciale spalmati su due-tre strutture, tre piani di parcheggi in grado di accogliere 500 vetture più un piano parking "a raso". Le iniziative commerciali saranno costruite a monte (verso via Costalunga) e a valle (verso via dell'Istria). A monte è anche allo studio - ecco la novità - la destinazione "direzionale" di 2500 metri quadrati, dove organizzare attività amministrative pubblico-private. Di residenziale invece non si parla più: lo stock di invenduto è sufficientemente fornito. Fracasso, esperto di riqualificazioni di spazi urbani malandati, investirà una trentina di milioni di euro per farcire di iniziative quella che finora è stata un monumento alla pantegana. Sono le prime buone nuove da otto anni a questa parte, cioè da quando il progetto Maddalena accese i motori. Allora GeneralGiulia2 aggregava nomi importanti dell'edilizia operante in loco: Riccesi-Cogg, Cividin, Palazzo Ralli, Carena cui si era aggiunta la società lituana Platon Gas Oil. Il vasto compendio dell'ex ospedale per infettivi venne acquistato a 11 milioni di euro dall'Azienda sanitaria: l'obiettivo originario era di realizzare 300 appartamenti e un centro commerciale. Nel 2013, acclarata la crisi del settore edile-immobiliare, il progetto venne modificato e articolato in due lotti: nella parte inferiore un centro Carrefour, negozi, ristorazione, un centinaio di appartamenti; nella parte superiore 53 alloggi Ater e altri 150 appartamenti riservati all'utenza meno abbiente. Ma neppure la modifica riuscì a invertire la rotta di un'operazione varata in un periodo infelice: Carrefour si tirò indietro e a GeneralGiulia2 mancò la benzina. L'ex Maddalena divenne quasi un emblema della crisi del settore: Cividin fallì, mentre Riccesi-Cogg, Carena, Palazzo Ralli chiesero un concordato preventivo. Nel febbraio 2018 anche la partecipata GeneralGiulia2, che aveva accumulato una massa debitoria di 21 milioni, avanzò eguale proposta, dopo che nel dicembre 2017 l'assemblea dei soci aveva deliberato un aumento di capitale, per consentire l'ingresso di un "cavaliere bianco" in quel momento ancora sconosciuto all'esterno. La figura di Fracasso si palesò pubblicamente nella primavera 2018, poco più di un anno fa. Il fondatore della Cervet, azienda con sede a Mirano specializzata nella "rigenerazione urbana", chiarì subito che i quattro blocchi di abitazioni, "ereditati" dal precedente progetto, erano destinati al dimenticatoio. 

Massimo Greco

 

I residenti "ostaggio" di zanzare e puzza: «Ma ora speriamo in un cambio di passo» - LE PAROLE DI CHI ABITA NELL'AREA

Topi, zanzare e "inquilini abusivi". Questi gli ospiti indesiderati dell'ex Maddalena che gli abitanti della zona sperano di veder sparire a seguito della bonifica e del prossimo avvio dei lavori. Coloro che subiscono maggiormente gli influssi negativi del cantiere sono i residenti dei palazzi adiacenti in via dell'Istria, soprattutto col sopraggiungere dell'estate e quindi del caldo che li portano a tenere le finestre aperte o a trascorrere del tempo nei giardini di casa. «La sera siamo costretti ad accendere una decina di Vape. Qui non ci sono zanzare, ma elicotteri», spiega Cristian Lonzan. Da quando il cantiere è stato abbandonato, Cristian denuncia di avvertire spesso degli odori di acqua stagnante e di avvistare ogni tanto dei topi che si spingono fino nei pressi delle case. Inoltre, racconta di aver visto in alcune occasioni delle persone entrare e uscire dal cantiere, scardinando la porta di legno con la quale si tenta di bloccarne l'accesso, per poi rimanerci a dormire durante la notte. Il suo vicino Lorenzo De Michele è stato persino costretto a compiere una bonifica del suo giardino per tentare di risolvere l'infestazione di zanzare, ma con scarsi risultati dato che gli insetti arrivano dal grande stagno a pochi metri dalla casa. «Sono d'accordo con la bonifica - riflette Lorenzo -, ma in realtà non dovevano proprio permettere uno scempio del genere. Piuttosto che un supermercato, parlando anche coi vicini, pensiamo che si dovrebbe tombare tutto e fare un giardino. Comunque, siamo favorevoli alle attività commerciali rispetto all'attuale stato d'abbandono». «Prima era un'oasi felice - ricorda ancora -, fresca, piena di alberi secolari con un bel muro in pietra. C'erano tassi e ricci al posto delle pantegane». Anche il tabaccaio del quartiere, Gabriele Bartolotta, ricorda con nostalgia lo «stupendo» giardino che esisteva in precedenza, prima che «una bruttura del genere ci sottraesse il verde». «Una cosa orrenda da vedere da tanti anni e tutti speriamo che alla fine le cose si risolvano», afferma Gabriele. Gli stessi problemi affliggono anche il vicino centro diurno comunale per anziani, l'Enaip e l'asilo nido Opera San Giuseppe. Chi però riceve dei danni diretti alla propria attività è la trattoria Baldon, pochi metri sopra l'ex Maddalena: «Abbiamo già detto al nostro responsabile della sicurezza di chiedere all'Azienda sanitaria se si può fare qualcosa, perché altrimenti noi ci sforziamo di tenere tutto pulito e poi qua fuori c'è questo schifo». Oltre ai residenti, anche i consiglieri della Quinta circoscrizione si dicono speranzosi che gli interventi previsti risolvano la situazione. «Come circoscrizione auspichiamo che la situazione si sblocchi concretamente il più presto possibile e si vedano le conseguenze dell'intervento», afferma il vicepresidente del parlamentino, Salvatore Mangiavillano. «L'importante era sbloccare la situazione che si protraeva da lungo tempo - aggiunge Mangiavillano -, con un intervento che sarà anche utile per tutta la vivibilità della zona».

Simone Modugno

 

 

Gli abitanti di Melara entrano in azione per ripulire il loro rione

Sensibilizzare gli abitanti del quartiere, ma anche tutti i triestini, intorno ad uno dei problemi principali di Melara, la pulizia e la vivibilità dei luoghi: questo l'obiettivo dell'associazione Quarto Quadro, il coordinamento dei giovani di Melara, che insieme, a Un'Altra Città, SPI Centrocittà, Auser Melara, Associazione Melara, Microarea Melara, Unione sportiva ACLI di Trieste, promuove l'evento "Melara Pulita" domani dalle 11 alle 15. La sfida è quella di contribuire insieme al ripristino della vivibilità del complesso di Melara, grazie a un impegno partecipato dei cittadini: gruppi di volontari che insieme ripuliranno le zone di interesse comune, come il centro, gli ascensori e i giardini esterni. A conclusione dell'operazione, che ci si augura molto partecipata, tutti potranno riunirsi nella festa in giardino, dalle 15. I ragazzi di Quarto Quadro offriranno cibi, bevande e musica e si favorirà l'incontro fra le persone che hanno preso parte al progetto. Un modo concreto per promuovere una rete di solidarietà e di riconoscimento reciproco. L'evento intende valorizzare la passione civile, per non restare passivi, e il piacere di dialogare con tutti e di agire insieme. «Una rete - aggiungono i promotori - per tornare ad ascoltare le persone, Trieste, le sue periferie, il suo tessuto produttivo, il suo disagio, ma anche la sua allegria». Molti cittadini, gruppi e associazioni si muovono in direzione ostinata e contraria, a servizio di un bene comune e di un'altra idea di città. Piccole realtà autonome e coraggiose come i volontari che aderiranno sabato 15 giugno a questa "chiamata" per Melara pulita. Info e adesioni: quartoquadro4@gmail.com

 

Museo Revoltella - Dal mare alla Terra"Lezione" dell'Ogs

Si intitola "Dal Mare alla Terra: tutto quello che avreste voluto sapere. I ricercatori Ogs rispondono" l'incontro in programma lunedì alle 17 al Revoltella.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 13 giugno 2019

 

 

Mangiamo microplastiche - Il nemico invisibile nel cibo

La Comunità scientifica: ogni anno ne ingeriamo tra le 39 e le 52mila particelle Anche l'aria contaminata. Il Wwf: un terzo delle sostanze dispersa nell'ambiente

Roma. È allarme plastica nel cibo che mangiamo e nell'aria che respiriamo. Un recente studio dell'Università canadese di Victoria ci consegna uno scenario molto preoccupante. Ingeriamo annualmente tra le 39 e le 52mila particelle di microplastica e se consideriamo le particelle che inaliamo arriviamo a 74mila. Cifre mostruose, ma purtroppo veritiere, e alle quali non è difficile credere. La plastica nel mare è una prima causa: ogni anno, 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici viene riversato nelle acque di tutto il mondo, con l'evidente conseguenza dell'ingresso della plastica nella dieta mediterranea. I pesci scambiano le particelle di plastica per plancton, lo ingeriscono e una volta che viene pescato arriva sulle nostre tavole. L'allarme lanciato dallo studio canadese è soltanto l'ultimo di una lunga serie. Di recente una nuova sirena aveva preso a suonare in Australia, con le ricerche dell'Università di Newcastle, commissionate da WWF International. Uno studio monumentale, sintesi di ben 52 rapporti scientifici, e secondo il quale in media ogni essere umano mangia, ogni settimana, circa cinque grammi di plastica, ovvero il peso di una carta di credito. Le microplastiche si trovano anche nell'aria che respiriamo: si disperdono nell'ambiente come frammenti di pezzi di plastica più grandi e diventano impercettibili ma letali. La plastica si trova dappertutto. Secondo lo studio australiano, il 94, 4% delle acque in bottiglia analizzate negli Stati Uniti contiene fibre di plastica con una media di 9, 6 fibre per litro. In Europa, la percentuale di bottiglie contaminate scende al 72, 2% con una media di 3, 8 fibre di plastica a litro. La plastica dunque arriva nell'ambiente, e nel nostro organismo, dappertutto, a causa della enorme diffusione delle particelle avvenuta con l'incremento della produzione degli ultimi 20 anni. Dall'inizio del nuovo millennio la plastica prodotta in tutto il mondo è stata pari a quella immessa nel mercato dal 1954, l'anno dell'invenzione di questo materiale. Preoccupa il fatto che secondo la ricerca commissionata da Wwf International, un terzo di tutta la plastica prodotta fino a oggi si trova dispersa nell'ambiente. Inoltre, la plastica prodotta sino a oggi non sembra essere ancora sufficiente, dal momento che secondo il recente rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente la richiesta di plastica, nei 28 paesi membri della Ue, è arrivata a 52 milioni di tonnellate - il 15% della domanda globale di tutto il mondo - in crescita rispetto al 2010, quando la richiesta era stata pari a 46 milioni di tonnellate. La domanda aumenta dal momento che la plastica è un materiale a basso costo, e che si adatta a molteplici utilizzi: il maggiore uso di plastica viene registrato negli imballaggi, seguito dalle costruzioni, dall'industria dei veicoli e dal settore dell'elettronica. L'Europa si sa, sta provando a dare una scossa. La Direttiva europea, infatti, non solo vieta l'utilizzo di prodotti in plastica monouso che potrebbero avere invece delle alternative al loro utilizzo, ma fissa anche i nuovi target di raccolta e produzione di altri oggetti in plastica, come le bottiglie: 25% di contenuto riciclato per ciascuna bottiglia entro il 2025 e il 30% entro il 2030, 90% di raccolta di bottiglie di plastica entro il 2029, con un traguardo intermedio del 77% al 2025. Prevenire resta la prima misura da attuare se vogliamo realmente ridurre la quantità di rifiuti che produciamo. 

Alfredo De Girolamo

 

 

Troppi rifiuti elettronici smaltiti illegalmente - il censimento

ROMA. Ogni anno in Europa si generano circa 9 milioni di tonnellate di Rifiuti Elettronici. Di queste solo un terzo, circa 3 milioni, vengono trattate nel pieno rispetto della legge. Il resto viene smaltito in modo non sicuro dal punto di vista ambientale, o finisce per gonfiare discariche abusive sparse per tutto il Pianeta. I dati sono stati forniti ieri a Roma nel corso del convegno internazionale "RAEE: sei nazioni a confronto".È la Francia il Paese del sestetto che, nel triennio 2015-2017, ha immesso più Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche nel proprio mercato con un quantitativo medio corrispondente a 1.487.418 tonnellate l'anno. In seconda posizione si piazza il Regno Unito con 1.391.642 tonnellate, seguito da Italia (848.011 t), Spagna (551.947), Olanda (333.785 t) e Portogallo (141.987). La Francia è la prima nazione anche nel ritiro dei RAEE domestici (728.569 tonnellate nel 2018). Anche in questa classifica, il Regno Unito è secondo (493.323), seguito da Italia (310.610), Spagna (268.003) e Olanda (167.235). Il nostro Paese occupa però l'ultimo posto per quanto riguarda la raccolta pro-capite (cioè i kg di RAEE raccolti ogni anno per abitante): solo 5,1 kg/abitante di RAEE, meno della metà della Francia (10,8 kg). Tra i sei Paesi partecipanti all'incontro, 4 hanno superato il target di raccolta del 45% fissato fino all'anno scorso dall'Ue. Il tasso di ritorno (ovvero il rapporto tra RAEE gestiti e media delle AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti) è stato del 50% in Olanda, del 49% in Francia e Spagna e del 48% in Portogallo. Non hanno raggiunto la quota minima né l'Italia, ferma al 37%, né il Regno Unito con il 35%.

 

Duino Aurisina scommette sul "mini porta a porta"

In arrivo la limitazione del servizio alla sola indifferenziata per indurre un uso costante dei contenitori per carta, vetro e plastica. Obiettivo: ridurre i costi e quindi le tariffe

DUINO AURISINA. Limitare alla sola indifferenziata il servizio di raccolta rifiuti con il sistema del porta a porta, in modo da stimolare i cittadini a utilizzare in maniera costante i raccoglitori della differenziata. Installare specifici punti di raccolta per l'olio esausto casalingo, dotando le famiglie di idonei contenitori dedicati. Migliorare la funzionalità del Centro servizi, ampliandone l'orario di apertura. Ottimizzare il posizionamento dei contenitori, eliminando quelli che risultano di troppo, nella prospettiva di una riduzione del costo del servizio. Sono questi i principali orientamenti che saranno adottati a breve, a Duino Aurisina, per migliorare il servizio di raccolta rifiuti, emersi nell'ambito dell'incontro che la Seconda commissione consiliare, presieduta da Chiara Puntar, ha dedicato al tema. Com'è noto, nel territorio di Duino Aurisina il servizio è svolto dalla Isontina ambiente n base a un accordo stipulato dalla precedente giunta Kukanja che l'esecutivo attuale ha sempre giudicato molto oneroso. «Non potendo uscire da questo vincolo contrattuale - la spiegazione del sindaco Daniela Pallotta - l'unica soluzione è quella di migliorare il servizio, ottimizzando e riducendo i costi, a beneficio dei residenti».Alla seduta hanno partecipato, oltre alla stessa Pallotta, al vicesindaco Walter Pertot, agli assessori all'Ambiente Massimo Romita e al Bilancio Stefano Battista e a tutti i consiglieri che fanno parte della Seconda commissione, anche Giuliano Sponton e Giulio Tavella, rispettivamente direttore generale e amministratore unico di Isontina ambiente. Sponton ha annunciato che «dal primo giugno è attivo lo svuotamento giornaliero dell'indifferenziata ed è più frequente, rispetto al passato, quello della carta e della plastica. Inoltre - ha aggiunto - abbiamo raddoppiato lo smaltimento del verde». Nel corso della seduta, è stata anche confermata l'introduzione di «un nuovo servizio, attivabile attraverso una apposita app dedicata di Isa ambiente o con una telefonata al numero verde, per la raccolta del verde a domicilio e gratuitamente, secondo le indicazioni che gli operatori daranno a ciascun richiedente». «Con la limitazione del porta a porta alla sola indifferenziata -ancora il sindaco Pallotta - potremo finalmente puntare ad alzare la percentuale della differenziata, oggi ferma al 49, abbassando di conseguenza la relativa imposta».-

Ugo Salvini

 

 

Mobilità, clima, mare è tempo di cambiare Almeno ogni giovedì

Focus sui cambiamenti climatici e sulle possibili conseguenze in chiave socio-ambientale. È quanto caratterizza il ciclo di incontri curato da Legambiente, Arci, Ogs e FridaysforFuture, progetto dal titolo emblematico come "È tempo di cambiare", allestito nella sede dell'Arci di via del Bosco 17B nell'arco dei giovedì di giugno, sempre con inizio alle 18 e con ingresso libero.Un percorso strutturato in quattro tappe e che approda al suo secondo scalo oggi, con il quesito "Muoversi meno, muoversi meglio?", sottotitolato "I limiti della mobilità sostenibile di fronte ai cambiamenti climatici", a cura di Andrea Wehrenfennig di Legambiente e Circolo Verdeazzurro. Un'ulteriore analisi del quadro climatico in atto torna alla ribalta nell'incontro di giovedì 20 giugno con in cattedra Stefano Alessandrini, ingegnere meccanico in forza all'Area Science Park e qui impegnato a tematizzare "Strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici", ovvero istruzioni per l'uso per procedere "verso un uso coscienzioso dell'energia". Il viaggio tra moniti e ipotesi termina il 27 giugno e qui entra in ballo l'elemento mare, anzi "In alto mare: quando la spiaggia sarà a Opicina-Innalzamento del livello del mare causato dall'aumento delle temperature", un quadro futuristico (o forse imminente?) dettato dalla relazione della geologa dell'Ogs Florence Colleoni, esperta nel campo delle interazioni tra le calotte glaciali e Oceano nei diversi periodi nell'Antartide. Ogni incontro prevede una coda in chiave di discussione mirata alle possibili soluzioni concrete del caso, senza scordare una sorta di dulcis in fundo costituito dall'aperitivo a offerta libera. --

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 12 giugno 2019

 

 

Balzo dei ricavi (+9,5%) per il gruppo Arvedi - controlla la Ferriera

Cremona. Il Gruppo Arvedi, che a Trieste controlla la Ferriera di Servola, chiude l'esercizio 2018 con risultati positivi, in termini di produzione, vendite, ricavi, redditività. Migliora l'indebitamento finanziario che cala di oltre 72 milioni rispetto al 2017. In sintesi, al 31 dicembre 2018, il gruppo ha registrato un +5% nei volumi di produzione (poco più di 4,5 milioni di tonnellate) e ricavi consolidati in crescita del 9,5% rispetto all'esercizio precedente, attestandosi a 3,126 milioni. La marginalità operativa lorda registrata nel 2018 a livello di gruppo è in linea con quella dell'esercizio precedente. Il Mol consolidato si è infatti attestato a 460,4 milioni (466,7 milioni nel 2017). Il risultato è di particolare importanza, tenuto conto dell'andamento del mercato, contrassegnato da un deciso rallentamento negli ultimi mesi dell'anno.

 

 

Troppi e pericolosi i lupi e gli orsi La Slovenia apre la caccia selettiva

Saranno abbattuti 11 canidi e 175 plantigradi, questi ultimi giunti a quota mille nel Paese. Il ministro: tuteliamo i cittadini

LUBIANA. Attenti al lupo. In Slovenia da mesi la popolazione, i contadini e gli allevatori devono fare i conti con gli attacchi di branchi di lupi e con le "visite" di orsi che hanno decimato gli animali da cortile e quelli da allevamento, leggi ovini e mucche, con gravi danni a questa fondamentale economia del settore primario. E così il ministro dell'Agricoltura Aleksandra Pivec ha annunciato la decisione di permettere l'abbattimento di lupi e orsi «così come era stato già previsto nella decisione che era stata poi bloccata dal Tribunale amministrativo» su istanza di alcune associazioni animaliste e ambientaliste, visto che nel Paese orsi e lupi sono fauna protetta. In Slovenia, in una situazione "normale" il numero degli orsi dovrebbe toccare le 400 unità, oggi invece ne sono stati contati più di mille. Per quanto riguarda i lupi, invece, i branchi individuati sono complessivamente 12 con 5-10 esemplari per branco. La decisione che è stata presa al termine della riunione dei partiti di coalizione a Brdo pri Kranju prevede l'abbattimento di 175 orsi e 11 lupi. Una decisione che sarà immediatamente esecutiva in quanto, come specifica il ministro Pivec, «ogni notte può portare con sé qualche altra nuova vittima». Solo i lupi quest'anno hanno ucciso 74 animali da cortile, 19 mucche, 15 cavalli e un asino. «Questa volta - spiega ancora il ministro dell'Agricoltura - si tratta seriamente di tutelare gli esseri umani, sia i cittadini così come gli animali con i quali i primi sono in contatto quotidiano». «Prevediamo - conclude Pivec - una caccia selezionata per diminuire queste popolazioni faunistiche cresciute a dismisura».La norma rimarrà in vigore per tutto il 2020. E che il problema sia concreto lo dimostra anche la petizione con annessa raccolta di firme per chiedere l'abbattimento selezionato dei lupi che è stata predisposta nel comune di Zelezniki (area della Selska e Poljanska Dolina), una cinquantina di chilometri a Est di Kranj, con i testa gli abitanti dei paesi di Davca e Zgornje Danje. Qui erano decenni che non si registrava la presenza di lupi che in pochi giorni hanno attaccato due volte lo stesso gregge causando la morte di 40 pecore. Anche un orso ha fatto la sua comparsa lungo le strade dei due paesini e la gente ha paura per i bambini che andando a scuola per prendere l'autobus sono costretti a percorrere anche tratti di sentieri boschivi. La rabbia dei cittadini è tale che, come conferma al Delo di Lubiana il presidente della Comunità locale Davca Igor Kejzar, se sarà organizzata la gente parteciperà anche a una protesta a Lubiana davanti il Parlamento. Il governo però ha fatto ora la sua scelta optando per un abbattimento selettivo di lupi e orsi per un numero ben definito di capi. Una scelta motivata dal rischio che la popolazione corre di fronte alle sempre più frequenti incursioni dei suddetti animali in zone abitate. Su tutto resta la sospensiva sul precedente simile provvedimento emanato dal governo sloveno dopo l'istanza degli animalisti e ambientalisti. Stavolta l'esecutivo punta molto sul rischio di attacchi anche all'uomo. La sensazione è che a decidere saranno ancora una volta i giudici. 

Mauro Manzin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 11 giugno 2019

 

 

Otto mini stazioni per collegare bici, bus e parcheggi - Ma solo fra 30 mesi - Mobilita' ciclabile in citta'- Le novita'

Gli scambi nei punti strategici da Miramare a largo Irneri Il Comune investe 320 mila euro con risorse ministeriali

Tutto nacque da un decreto decembrino del ministero dell'Ambiente che metteva a disposizione dei Comuni con più di 50 mila abitanti risorse per realizzare progetti di "mobilità sostenibile" (la sigla è PriMUS). Dietro all'insopportabile burocratese di questa espressione si agita la volontà governativa di promuovere la connessione tra tutti i vettori che non siano l'auto privata o che comunque disciplinino l'uso delle 4 ruote. Queste risorse fanno comodo al Comune triestino, che ha preparato un programma di interventi dedicandolo al waterfront, cioè alla porzione urbana più vicina al mare. Il progetto di fattibilità tecnico-economica - portato in giunta dall'assessore Luisa Polli e seguito dai civici ingegneri Giulio Bernetti e Silvia Fonzari - individua 8 "isole" dove concentrare un modulo operativo standard composto da una ciclostazione di bike sharing, dalle colonnine elettriche per veicoli, dalla fermata dei bus, da un'area di sosta/parcheggio veicolare, da stalli per biciclette, da un totem informativo, dall'illuminazione e dalla videosorveglianza del sito. L'intervento costerà 320 mila euro, sui quali il Municipio spera in un generoso contributo statale. Il cronoprogramma si estende lungo 30 mesi: 12 dedicati ai lavori e ben 18 prima/dopo (progetti, pareri, approvazione, gara, collaudo), con ottime probabilità di sforare il mandato dell'attuale esecutivo comunale. Ecco le 8 "isole" prescelte, procedendo da nord verso sud: Miramare, Barcola piazzale 11 settembre, Park Bovedo, Park Esof (polo museale-espositivo Porto vecchio), largo Roiano, piazza Libertà (Stazione centrale), Molo IV, largo Irneri (zona direzionale con Allianz, Fincantieri, Italia Marittima, Autovie, Friulia, piscina Bianchi). Si può notare come siano snodi dove sono/saranno intersecabili bici, mezzo pubblico, parcheggio. In alcune situazioni il mare è a portata di mano, in altre un po' scostato verso l'interno (Roiano, Irneri) in un'accezione ampia di waterfront.Importante avvertenza: questo waterfront "sostenibile" si incrocia parzialmente con un precedente progetto di "bike sharing" che ha avuto un iter pluriennale assai travagliato tra Soprintendenza e Tar Fvg, tanto da aver accumulato un ritardo di perlomeno un anno. La gara, vinta dalla torinese Bicincittà, prevede nove stazioni per le due ruote, da realizzare con un finanziamento di 390 mila euro in buona parte garantito dai fondi euro-regionali Pisus A1. In particolare, nuova/vecchia progettazione si sovrappongono in piazza Libertà e a Barcola. Giulio Bernetti, capo dell'urbanistica municipale, dice che il "bike sharing" si farà durante l'estate e spera di inaugurarlo a settembre. Si avvarrà di 130 biciclette, di cui 36 a pedalata assistita. Ma torniamo al waterfront "sostenibile". Dal punto di vista ciclistico, la relazione tecnica, che accompagna la delibera, stima una media di 12 stalli e di 10 posti "bike sharing" per ogni postazione. L'unica, a fare eccezione per dimensioni, è piazza Libertà, per comprensibili ragioni: è stazione ferroviaria, è hub del trasporto pubblico locale (bus e pullman), ha il grande parcheggio indoor del Silos. Il Comune pensa di piazzare 24 portabiciclette in più punti della piazza, dove già è preventivata una ciclostazione dotata di 24 stalli. I motivi del waterfront "sostenibile" sono riassunti nell'introduzione alla relazione tecnica. I 65 ettari di Porto vecchio, l'incremento di manifestazioni culturali-sportive, l'incremento di turisti e di crocieristi, i movimenti dei pendolari costituiscono argomenti decisivi per cambiare marcia nell'impostazione delle politiche di mobilità. La scelta del waterfront è legata anche alla più accessibile morfologia del territorio urbano, meglio aggredibile dalle due ruote. Il documento fa un rapido riferimento alle ciclovie. Nell'estate dello scorso anno una delibera co-firmata dagli assessori Polli ed Elisa Lodi impostava un programma di 1,1 milioni di euro per avviare/migliorare la rete di ciclabili urbane. Tre le opere portanti: la ciclovia del mare Adriatico (con il problema dell'attraversamento alla base della rampa d'accesso alla Grande viabilità), la Trieste-Muggia «attualmente inesistente», la Bovedo-Porto vecchio. Il Comune aveva appostato 330 mila euro ma poneva molte speranze nella sensibilità ciclistica della Regione Friuli Venezia Giulia.

Massimo Greco

 

Fredda l'associazione dei ciclisti urbani: «Posteggi e sicurezza ancora all'anno zero»

Il portavoce di Ulisse Fiab, Zadnich, osserva: «Un passo in avanti ma c'è tanto da fare»

Un po' come iniziare a costruire la casa dal tetto. Il portavoce dell'associazione dei ciclisti urbani Ulisse Fiab, Federico Zadnich, vede così l'iniziativa comunale di piazzare strutture di bike sharing lungo la linea di costa. «Un passo in avanti, anche se per pensare al bike sharing bisognerebbe prima avere una città adatta al traffico ciclistico», commenta Zadnich, cosa pensa dell'iniziativa del Comune? È stata annunciata molte volte, prima era attesa per inizio estate, ora settembre. In ogni caso si tratta di un passo sicuramente positivo e al contempo una grande contraddizione. In che senso? Nello sviluppo delle infrastrutture per ciclisti urbani il bike sharing è una sorta di ciliegina sulla torta, qualcosa che arriva dopo che la città è stata attrezzata per il traffico dei ciclisti. Bisognerebbe prima garantire la sicurezza a chi si muove in città e i posti per parcheggiare. Sotto questo profilo siamo ancora al livello zero. Come giudicate quindi l'operato della giunta finora? Sabato mattina terremo una conferenza stampa in cui faremo un bilancio dell'operato dell'amministrazione. Per il momento posso dire che in questi tre anni non è stato fatto poi molto. Sul fronte delle ciclabili? Non ne è stato realizzato neanche un metro. E c'è da dire che ce ne sarebbe bisogno. I dati Istat parlano di 40 incidenti che includono ciclisti soltanto nell'ultimo anno. È un problema importante che va affrontato. Oltre alla sicurezza c'è l'aspetto dei parcheggi, che sono pochissimi in città. Poi ci sono anche aspetti positivi, come la ciclabile pianificata in Porto vecchio. Ma per il momento, appunto, è solo pianificata. Quanti sono i ciclisti urbani a Trieste?Le biciclette da noi sono in continuo aumento. Ormai tre anni fa abbiamo fatto un sondaggio assieme all'Swg da cui è emerso che il 2% dei triestini si muove in bicicletta. Possiamo stimarne circa 3500? Sono tanti. Ma il dato più interessante è un altro. Ovvero? Il 20% degli intervistati diceva che, potendo, sarebbe andato a lavorare in bicicletta e che era un tema a cui pensava spesso. Quindi c'è una domanda potenziale di migliaia di triestini per piste ciclabili sicure in città.

G.Tom. 

 

 

La sfida europea del Porto: un patto con le Ferrovie

Accordo fra il numero uno dell'Authority D'Agostino e l'ad di Rfi Gentile La capacità dello scalo triestino salirà a 25 mila treni all'anno entro il 2025

TRIESTE. Patto di ferro fra il porto di Trieste e le Ferrovie italiane per aumentare la capacità dello scalo a 25 mila treni movimentati l'anno entro il 2025. Un efficiente sistema integrato tra lo scalo e la rete ferroviaria rappresenta uno dei principali motivi che stanno alla base della crescita del porto guidato dal presidente Zeno D'Agostino che continua a tessere le fila di una serie di accordi con i big delle ferrovie. Il numero uno dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale ha aggiunto ieri a Roma un altro tassello alla sua strategia di espansione rinnovando il patto con Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) guidata da Maurizio Gentile. Una sfida lanciata ai rivali Amburgo e Rotterdam. «Vogliamo migliorare la connessione del porto di Trieste con l'infrastruttura ferroviaria nazionale per incrementare la quota di traffico ferroviario a servizio dello scalo», hanno annunciato ieri i vertici di Rfi dopo al firma dell'accordo quadro con il numero uno del porto triestino. L'annuncio arriva dopo l'accordo di Monaco con l'operatore tedesco Kombiverkehrche che rafforza la strategia dello scalo giuliano nella creazione di corridoi di collegamento con l'Europa centrale. Dopo aver incassato tre diversi accordi al Transport Logistic, ora c'è anche l'intesa con Rfi, che aggiorna un documento siglato nel 2016, permetterà di «incrementare l'efficienza e l'operatività dei moli riducendo le manovre, i tempi di percorrenza e l'allocazione delle stazioni quanto più possibile in prossimità delle aree di carico e scarico». Il piano è destinato a valorizzare la Stazione di Trieste Campo Marzio definito da Rfi «lo snodo più importante al servizio del porto». Il porto di Trieste ha chiuso il 2018 movimentando circa 10 mila treni (+12%, con 210 mila camion tolti dalla strada).Nel dettaglio già il nuovo piano regolatore del porto (Prp) di Trieste individua importanti opere infrastrutturali: si tratta della realizzazione di interventi anche tecnologici, tra cui un nuovo assetto nel piano d'armamento portuale che creerà una migliore connessione con i moli Quinto, Sesto e Settimo, l'ampliamento del punto franco doganale e l'eliminazione del muro di delimitazione che attualmente non consente lo sviluppo dell'area per i binari di arrivo e partenza: «Il beneficio principale -sottolinea Rfi- consisterà nella riduzione delle operazioni di manovra per i treni in arrivo e in partenza a cui consegue un significativo incremento della capacità produttiva dell'impianto».Inoltre l'accordo conferma gli interventi di potenziamento già previsti da Rfi sugli impianti e linee che ricadono sulla stazione di Campo Marzio lungo la dorsale portuale Servola-Aquilinia e quelli che riguardano le stazioni di Cervignano Smistamento e Villa Opicina, che - come previsto nel progetto Trihub - assieme a Trieste costituiscono un unico sistema di gestione del trasporto ferroviario delle merci provenienti dal porto: «L'obiettivo condiviso è quello di realizzare una fase significativa del Piano Regolatore Portuale entro il 2023», si sottolinea ancora nella nota di Rfi che annuncia l'intesa. 

 

 

«A Chiampore non arriveranno altre antenne» - LA PRESA DI POSIZIONE

MUGGIA. «Le emittenti del Monte Castellier non saranno spostate a Chiampore». Parola dell'assessore all'Ambiente di Muggia Laura Litteri. Una presa di posizione, netta, assunta in seguito alla ultima delibera approvata dal Consiglio comunale che ha avuto in oggetto l'adozione della Variante 38 al Prgc che aveva messo in allarme alcuni residenti chiamporini. «Dal 2013 ad oggi la strada intrapresa dall'amministrazione è stata quella di delocalizzare in aree diverse dall'abitato di Chiampore le antenne che sorgevano su tralicci abusivi al fine di ridurre il numero di antenne presenti in quell'area», ricorda Litteri. L'idoneità alla trasmissione dei segnali radiotelevisivi dei siti alternativi individuati è stata verificata attraverso uno studio commissionato all'Università di Udine: a conclusione dell'iter sono stati selezionati due siti per la localizzazione degli impianti, ossia Castellier e Fortezza. Un primo risultato pratico è stato ottenuto con la costruzione del traliccio in località Castellier, che ha comportato il contestuale abbattimento di sette tralicci nella zona di Chiampore e la riduzione degli sforamenti delle emissioni. «È un dato di fatto che, a fronte di una cinquantina di punti di misurazione che erano in precedenza al di sopra dei limiti di legge, attualmente non c'è alcun punto sopra i valori consentiti, come confermato dai rilievi Arpa di febbraio», spiega Litteri. Anche le emissioni nel nuovo sito di Castellier sono «perfettamente a norma». A scompaginare i piani è stata la Regione che ha deciso di togliere dal Piano di delocalizzazione il sito di Castellier in seguito al rinvenimento di reperti di interesse archeologico che hanno comportato l'estensione del vincolo a quell'area. È stato quindi necessario avviare un aggiornamento del Piano di delocalizzazione trovando, d'intesa con la Soprintendenza, un nuovo sito alternativo, sempre in località Castellier, che fosse compatibile con i vincoli introdotti dalla Soprintendenza stessa. «Allo stato attuale rimane impossibile modificare l'assetto delle emittenti radio fino a quando non sarà resa disponibile la nuova localizzazione individuata dalla delibera», aggiunge l'assessore. Non solo quindi non è possibile installare nuovi impianti, ma nemmeno spostare emittenti radio. Fanno eccezione, «per questioni puramente tecniche», le emittenti televisive le quali, secondo i dettami della nuova delibera, potranno essere spostate all'interno del comprensorio di Chiampore sempre nel rispetto dei limiti di legge. «L'effetto di questo atto è che una antenna televisiva si sposterà su un traliccio più distante dalle abitazioni, lasciando vuoto il traliccio sul quale si trovava, che potrà così essere abbattuto, quindi - conclude Litteri - è del tutto infondato il timore che alcune emittenti attualmente presenti sul Monte Castellier possano essere trasferite a Chiampore. Non certo quelle radio e tanto meno quelle televisive, che non sono neppure presenti nell'impianto di Santa Barbara».

Ri.To.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 10 giugno 2019

 

 

Museo del mare e Magazzino 18 - Trasloco da un milione nel 2020

Collezioni di Campo Marzio e masserizie degli esuli destinate a secondo e terzo piano del Magazzino 26

 Un milione di azioni Hera per un doppio trasloco culturale. L'amministrazione ha trovato i soldi per trasferire il Museo del mare di Campo Marzio e le masserizie degli esuli del Magazzino 18 all'interno del Magazzino 26. Su entrambi pende da tempo un problema di agibilità sollevato dai vigili del fuoco per le norme antincendio. L'operazione non avverrà però come annunciato per la Barcolana, ma a cavallo tra il 2019 e il 2020. Nella primavera prossima saranno in qualche modo di nuovo visitabili. A rendere noto il nuovo cronoprogramma dei traslochi culturali è l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi assieme all'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi nel corso della Commissione consiliare congiunta (IV e V) che si è tenuta venerdì sul tema appunto dello spostamento dell'attuale allestimento del Museo del mare al Magazzino 26 e dello stato dell'arte del progetto preliminare del nuovo Museo del mare. A coordinare i lavori i presidenti delle commissioni Michele Babuder e Manuela Declich. L'intera operazione ruota attorno al Magazzino 26 nella parte già ristrutturata dove nel 2011 venne ospitata la Biennale diffusa di Vittorio Sgarbi. «I 3/5 saranno occupati dal nuovo Museo del mare che non vedrà la luce prima del 2024» spiega Rossi. I rimanenti 2/5, inclusa la parte già risistemata, ospiteranno l'Immaginario scientifico, il Magazzino 18 e, in via provvisoria, la mostra del Lloyd Triestino, il Museo del mare di Campo Marzio e un'anteprima del museo della Bora (tutte realtà che entreranno a far parte del nuovo Museo del Mare). Prima dei traslochi c'è però da ampliare il certificato antincendi del Magazzino 26 che attualmente limita la capacità ricettiva. E un problema di adeguamento alle normative antincendio ha portato nell'aprile scorso alla chiusura dell'edificio di Campo Marzio (già vecchio Lazzaretto e poi Direzione di artiglieria) che ospitava il Museo del mare. «Non aveva senso spendere soldi per adeguare l'edificio di Riva Grumula visto che abbiamo in progettazione il nuovo Museo del mare. Così abbiamo deciso di spostarlo provvisoriamente al terzo piano del Magazzino 26» spiega Rossi. Un trasloco per il quale dovrà essere chiesto il via libera alla Soprintendenza. Idem per le masserizie degli esuli del Magazzino 18. «Una struttura inadeguata. Anche qui c'è il rischio che vadano a fuoco. E così, prima che accada l'irreparabile, abbiamo deciso di spostare tutto il patrimonio al secondo piano del Magazzino 26 - spiega Rossi -. Abbiamo stanziato un milione, ricavato dalla vendita delle azioni Hera, per fare queste due operazioni urgenti». Non verrà intaccato insomma il tesoro dei 50 milioni del Mibact per il Porto Vecchio. E il nuovo Museo del mare? «Il modello è quello di Amburgo. Si tratta di 180 mila metri cubi su 5 livelli. Nelle prossime settimane sarà costituita la commissione che valuterà le manifestazioni di interesse» spiega Lodi. Il nuovo museo, ha assicurato l'assessore Rossi, ingloberà il museo privato della bora e pure quello dell'Antartide. «Noi riteniamo da tempo che il Museo della bora - replica la capogruppo M5s Elena Danielis - meriti uno spazio più ampio ed accessibile. Per questo le risposte dell'assessore Rossi sono state deludenti». C'è poi il problema del nome. Il consigliere della Lega Roberto Sain fa un po' di confusione e propone all'amministrazione di intitolare il Parco del mare al dimenticato Josef Ressel, inventore dell'elica. «Il Parco del mare potrà chiamarsi al massimo Parco Paoletti - scherza Rossi. - Il nome di Ressel sarà sicuramente preso in considerazione per il nuovo Museo del mare». Il consigliere Pd Giovanni Barbo attende invece ancora una risposta alla sua interrogazione dell'agosto 2018 proprio sullo spostamento del nuovo Museo del mare al Magazzino 26 (inizialmente era destinato ai Magazzini fronte mare 24 e 25). Un anno dopo siamo fermi al trasloco al Magazzino 26 del vecchio Museo del mare chiuso ad aprile. Stessa spiaggia, stesso mare. 

Fabio Dorigo

 

Immaginario scientifico nel mega contenitore con il canone dimezzato

La convenzione prevede anche un biglietto ridotto per i triestini

Dall'affitto agevolato al canone di concessione dimezzato per 24 mesi. L'amministrazione comunale si fa in quattro pur di avere l'Immaginario scientifico dentro il mega contenitore del Magazzino 26 (dove saranno stipati pure il Museo del mare, le masserizie del Magazzino 18, il museo della Bora e quello dell'Antartide). In una delibera dello scorso marzo l'amministrazione aveva previsto un trattamento di favore per l'insediamento di attività culturali in Porto vecchio (in pratica un sostanzioso sconto del 30% rispetto alle tariffe applicate al Castello di San Giusto). La delibera era stata adottata con urgenza proprio in vista del trasloco dell'Immaginario scientifico da Grignano al Magazzino 26 che dovrebbe avvenire prima di Esof 2020, la manifestazione che si terrà in Porto vecchio dal 4 al 10 luglio del prossimo anno. Due mesi dopo (30 maggio) un'altra delibera annuncia la riduzione del 50% del canone di concessione di parte del Magazzino 26 (3.560 metri quadrati su due piani). «Abbiamo trovato un accordo sul canone della concessione con quelli dell'Immaginario scientifico. E quindi ora si può procedere con il trasferimento» ha annunciato venerdì scorso l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi nel corso della riunione congiunta della IV e V Commissione consiliare. La giunta comunale ha accolto la richiesta del Laboratorio dell'Immaginario scientifico (Lis) di riduzione del canone per i primi due anni di utilizzo "in considerazione dell'avviamento dell'attività". Un "aiutino" per partire. La nuova sede dello Science Centre Immaginario scientifico occuperà 1.546 metri quadrati del piano rialzato e 2.014 metri quadrati del primo piano del Magazzino 26. Il canone di concessione previsto ammonta a 40.008 euro annui (in pratica 3.334 al mese) e per i primi due anni verrà ridotto del 50 per cento. Da parte sua, l'Immaginario scientifico si impegna a ridurre di almeno 2 euro il costo dei biglietti interi di ingresso per i cittadini e le scuole del Comune di Trieste. L'immaginario scientifico, confinato in uno scantinato a Grignano, da anni attende una sede adeguata (in passato si era parlato dell'ex Pescheria Salone degli incanti e dell'ex Meccanografico di Campo Marzio). L'occasione di Esof 2020 (Trieste capitale europea della scienza) diventa così determinante per il trasloco. Tanto più che l'Immaginario scientifico, che è una cooperativa culturale, ha in portafoglio due contributi importanti. Dal 2013 Lis beneficia di un contributo di 400 mila euro del Miur (ministero dell'Università e della Ricerca) per il trasferimento in altra sede. La scelta del Magazzino 26 è stata avvallata dal ministero che ha confermato il contributo concesso ormai sei anni fa. C'è poi un contributo da 2 milioni e 105 mila euro della Regione per adeguare il Magazzino 26 alle esigenze del museo della scienza interattivo e sperimentale di Grignano. «Noi pensiamo di entrare nei primi mesi del 2020 - aveva annunciato a marzo Serena Mizzan, direttrice dell'Immaginario scientifico -. Stiamo definendo nell'ambito della convenzione delle condizioni sopportabili. Il Comune, in questo senso, ci sta aiutando. L'Immaginario sarà il primo a entrare, ma le tariffe scontate varranno per tutti».

Fa.Do. 

 

 

Pirano, golfo ripulito da 200 subacquei

In azione volontari croati, sloveni e bosniaci. Il patrocinio di Pahor e Grabar Kitarovic. Coinvolti anche molti bambini

LUBIANA. Dove non è riuscita la politica, la diplomazia, l'Unione europea, i giudici della Corte dell'Aja, ci è riuscito l'amore per l'ambiente e per il mare. Un amore rigorosamente senza confini. E così ieri mattina si sono dati appuntamento nel Golfo di Pirano duecento subacquei provenienti dalla Croazia, dalla Slovenia ma anche dalla Bosnia-Erzegovina per ripulire il fondale dai rifiuti ingombranti. Un colpo d'occhio che riuniva le coscienze dei popoli fatto di boe arancione che segnalavano la "rete" sottomarina di uomini che aiutavano l'ecosistema ferito a sopravvivere. Il tutto sotto l'egida della campagna ecologica ""Clean-Up Without Borders" in occasione della giornata mondiale dell'ambiente che si è celebrata lo scorso 5 giugno e l'alto patrocinio del presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor e di quello della Croazia Kolinda Grabar Kitarovic.Un contributo speciale all'iniziativa è stato dato dai bambini di "IV. Ecopatrols subacquei internazionali per bambini", i quali, sotto la guida di un istruttore subacqueo, hanno aiutato a pulire il mare lungo la costa di fronte al campeggio "Veli Joze", che sorge sulla penisola di Salvore. L'obiettivo principale dell'azione, mentre si pulisce il mondo sottomarino, è quello di aumentare la consapevolezza dell'importanza di preservare la flora e la fauna nel Mare Adriatico. Per riuscire, è necessario collegare i cittadini di tutte le generazioni e dei Paesi limitrofi, afferma l'organizzazione dell'iniziativa. La campagna è stata sostenuta anche da Electrolux, che ha dedicato parte dei ricavi delle vendite primaverili degli aspirapolvere alla pulizia del Golfo di Pirano. I co-organizzatori dell'azione sono il club subacqueo HrVI Nemo-Adriatic, Pgd Piran, Zagreb Holding e la sua controllata Vladimir Nazor.Oltre a pulire i fondali marini, l'obiettivo principale della campagna è, come rimarcato dagli stessi organizzatori, sensibilizzare le persone sull'importanza di preservare il mondo vegetale e animale nel Mare Adriatico. E per raggiungere questo obiettivo, è assolutamente indispensabile connettere l'azione degli abitanti dei Paesi contermini con la partecipazione di tutte le generazioni, con in prima fila i giovani che anche ieri hanno risposto numerosi e ricchi di impegno nella pulizia del Golfo di Pirano.Se poi collochiamo l'iniziativa di ieri in un quadro più completo si scopre che, ad esempio, la Slovenia non è proprio un Paese verde e così meraviglioso come viene proclamato. Da un punto di vista ambientale la situazione è molto critica come conferma l'ultimo rapporto dell'Istituto della Repubblica di Slovenia per la conservazione della natura (Zrsvn). Ma non si tratta solo di notizie catastrofiche riguardo a piante e animali, ma anche per noi, persone, si legge nel rapporto, la nostra salute è minacciata, la politica deve agire. Più della metà delle 201 specie vegetali e animali trattate dal rapporto si trova in uno stato di conservazione insufficiente o del tutto insufficiente. Ben vengano allora azioni come quelle di ieri nel Golfo di Pirano, che non fanno solo bene all'ambiente, ma creano quello spirito di coesione tra la gente che vive affacciata sullo stesso mare troppo spesso divisa da linee di confine contese e contestate ma che sempre le onde cancellano. 

Mauro Manzin

 

Ambiente - Codacons ai prefetti «Divieto di fumo in tutte le spiagge»

Il Codacons vuole presentare oggi una diffida ai prefetti perché il divieto di fumo sia effettivo in tutte le spiagge. Dopo l'appello lanciato al ministero dell'Ambiente, l'associazione è pronta a una battaglia legale per chiedere ai prefetti di ordinare ai Comuni «l'adozione di ordinanze tese a stabilire divieti di fumo e abbandono di prodotti da tabacco sulle spiagge». In assenza di misure urgenti, il Codacons «denuncerà i Comuni per concorso in inquinamento e in danneggiamento aggravato del patrimonio naturale».

 

 

Un aeroporto a trazione solare Allo studio il piano energetico

L'esecutivo regionale conta di inserire nelle prossime manovre di bilancio due tranche da 500 mila euro per i primi pannelli fotovoltaici

Trieste. Un aeroporto capace di funzionare interamente con l'energia solare entro due anni. Il piano è allo studio del Trieste Airport e punta a fare di Ronchi il primo scalo europeo green al 100%, grazie all'installazione di pannelli fotovoltaici in grado di produrre 2,5 megawatt di energia e all'impiego di batterie per l'accumulo di quanto prodotto. Il tutto per un costo di almeno tre milioni, parte dei quali finanziati dalla Regione. La giunta Fedriga conta di inserire nelle prossime manovre di bilancio due tranche da 500 mila euro per montare pannelli sul tetto del nuovo parcheggio multipiano e dei 400 metri di passerella che collegano l'aeroporto alla stazione ferroviaria. L'impegno garantirà i primi risultati, considerato che con un investimento di 700 mila euro si possono installare pannelli capaci di produrre elettricità per un megawatt e che per funzionare l'aeroporto necessita in totale di due megawatt. Trieste Airport dovrebbe allora realizzare coperture per altri 1,5 megawatt, che andrebbero a completare il fabbisogno della struttura e che garantirebbero pure l'immissione di mezzo megawatt nella rete per la ricarica delle auto elettriche del progetto Noemix, cui Ronchi ha aderito. L'idea del direttore Marco Consalvo è di «utilizzare energia proveniente totalmente da fonti rinnovabili: l'obiettivo è ambizioso ma riteniamo che potrebbe essere percorribile entro la metà del 2021 perché parliamo di una struttura di piccole dimensioni. Al momento siamo in fase di studio e stiamo dialogando con società esperte in questo settore, per valutare fattibilità e sostenibilità economica, considerando che i costi maggiori sono quelli delle batterie. Al momento è in svolgimento l'audit energetico: conosceremo gli esiti fra poche settimane e ci muoveremo poi assieme alla Regione, con cui la collaborazione è ottima». L'aeroporto appena finito nell'orbita del Fondo F2i potrebbe investire un paio di milioni del nuovo piano di sviluppo quadriennale da 30 milioni. Consalvo sa che il 100% di energia rinnovabile non è un traguardo semplice: «Se non ci riusciremo, punteremo al massimo possibile di solare e colmeremo la parte restante con uso di gas, come si fa in molti aeroporti quando il cielo è nuvoloso». Il progetto potrebbe installare i pannelli anche sulle tettoie del posteggio a raso realizzato tra il multipiano e il binario che serve la stazione di Ronchi dei Legionari. In questo caso verrebbe montata una serie di colonnine di ricarica per i veicoli in sosta. Consalvo spiega che «si stanno valutando pure alcuni servizi, come ad esempio il posteggio gratis per le auto elettriche». E la piega green dell'aeroporto continuerà con l'intenzione di farne «una realtà plastic free entro fine anno», sottolinea il direttore. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 9 giugno 2019

 

 

Cambiamenti climatici con il Nobel Filippo Giorgi - Ronchi dei Legionari

Sarà dedicato a "La terra sta soffrendo: siamo in tempo per salvare il pianeta? Gli effetti dei cambiamenti climatici" il panel della quarta giornata di "Aspettando il Festival...", serie di incontri di introduzione della quinta edizione del Festival del giornalismo, organizzato dall'associazione culturale Leali delle notizie di Ronchi dei Legionari. L'incontro si terrà martedì alle 20.30, a Villa Sbruglio Prandi di Cassegliano (San Pier d'Isonzo). All'incontro parteciperanno Filippo Giorgi (climatologo, vincitore Premio Nobel con lo staff di Al Gore), Damien Degeorges (esperto di geopolitica nordeuropea), Ermete Realacci (presidente onorario Legambiente), Daniel Tescari (gestore pagina "Pazzi per il meteo goriziano"). Saranno introdotti e moderati da Marco Virgilio (meteorologo e divulgatore). La traduzione sarà affidata a Laura Comand. Ingresso libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 8 giugno 2019

 

 

GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI - La signora degli abissi e un mare di plastica

Ancora due appuntamenti nell'ambito della Giornata mondiale degli oceani. Oggi alle 16, al Biodiversitario Marino - in un incontro per adulti e famiglie su prenotazione allo 040224147 interno 3 - si parlerà dell'avventurosa vita dell'oceanografa Sylvia Earle. A raccontare la sua storia sarà Chiara Carminati, autrice per Editoriale Scienza de "La signora degli abissi" che dialogherà con Paola Del Negro. Dalle 16.30 alle 18.30 a Il Giulia, in collaborazione con Circolo Verdeazzuro Legambiente, si terrà la mostra "Un mare di plastica". Nella galleria sarà collocato un espositore con alcuni esempi delle diverse tipologie di rifiuti raccolti durante le recenti iniziative di pulizia di fondali e spiagge locali. I bambini potranno partecipare a una simpatica eco-tombola a tema con dei gadget eco-green. Al termine la direzione del centro commerciale consegnerà una donazione a supporto delle iniziative organizzate dal circolo sul territorio.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 giugno 2019

 

 

Iniziativa dei tre mari al via Sinergie contro il gas russo

Nasce un fondo per nuove opere strutturali tra cui metanodotti, ferrovie e strade Via libera ai rigassificatori. Sarà Usa il secondo reattore della centrale di Krsko

LUBIANA. Il piano è chiaro: i dodici Paesi europei che costituiscono l'Iniziativa dei tre mari puntano a una sinergia energetica che garantisca l'autonomia dalle fonti di approvvigionamento russe. Il partner di riferimento saranno gli Stati Uniti. E lo ha sottolineato con chiarezza il segretario di Stato Usa all'Energia Rick Perry presente ieri e mercoledì a Lubiana per il summit dei capi di Stato. «Il padre che ha effettuato 35 missioni per liberare l'Europa - ha detto Perry riferendosi alla vicenda del suo genitore - sarebbe fiero del figlio che collabora con gli stessi partner europei per portare la libertà, la libertà energetica». La risposta più attesa è giunta dal rappresentante del ministero degli Esteri tedesco Miguel Berger il quale ha definito «benvenuto» il gas americano «ma a condizioni di mercato». Il ghiaccio si è rotto. I rapporti tesi tra Washington e Berlino sulla realizzazione del cosiddetto North Stream, gasdotto che dalla Russia arriva in Germania, stanno assumendo qui a Lubiana un'altra direzione. Più gradita agli Usa che vedono come fumo negli occhi anche il Turkish Stream, gasdotto che porta la materia prima russa nei Balcani passando per la Turchia, attuale grande alleata di Putin nell'area mediorientale. Ma non solo Germania. Perry ha voluto sottolineare l'importanza che Washington da alla piccola Slovenia, troppe volte considerata fuori dai grandi circuiti internazionali. E lo fa con uno sfacciato interesse mettendo praticamente il cappello sulla fornitura di un piccolo reattore nucleare della americana Westinghouse per la costruzione del cosiddetto "secondo blocco" alla centrale nucleare di Krsko in Slovenia. Slovenia che, in base alle affermazioni del premier Marjan Sarec, non ha alcuna volontà di abbandonare la strada del nucleare. «L'energia atomica - ha detto il premier sloveno - resta significativa per la maggior parte delle riserve energetiche in Slovenia».Al Forum economico che ha fatto da cornice al summit erano presenti 600 operatori in rappresentanza di 40 nazioni. Il tutto sotto lo sguardo attento del presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker. Il vertice, fortemente voluto dal presidente della Repubblica della Slovenia Borut Pahor ha deciso anche la costituzione di un cospicuo fondo perla realizzazione delle grandi infrastrutture, soprattutto gasdotti e rigassificatori, come quello che sta per essere costruito dalla Polonia e che segue le orme di quello di Veglia in Croazia.«La collaborazione all'interno dell'Iniziativa dei tre mari - ha affermato il presidente polacco Andrzej Duda - noi la prendiamo molto seriamente e i successi non li misureremo in base al numero di vertici e delle dichiarazioni, bensì in base ai chilometri delle nuove strade, ferrovie e gasdotti». La presidente della Croazia Kolinda Grabar Kitarovic ha espresso chiaramente di ritenere l'istituzione del fondo come una delle soluzioni pratiche che saranno d'aiuto al superamento delle differenze tra Occidente e Oriente, mentre la sua "collega" estone, Kersti Kaljulaid ha fatto valere lo spirito ambientalista dei Paesi del Nord Europa sostenendo che è indispensabile dare vita all'innovazione verde, soprattutto nei trasporti e nell'energia. Ospite soddisfatto, come detto, il segretario di Stato Usa Perry che ha giudicato con favore l'intenzione dell'Estonia e degli altri Paesi baltici di dotarsi di impianti di rigassificazione (pronti ad accogliere il gas made in Usa) e quella relativa alla costruzione di un gasdotto che dall'Azerbaigian arrivi fino all'Adriatico. «Se l'Europa punta a trasformare la propria economia e aumentare la produzione - ha sostenuto Perry - avrà bisogno di questa energia». «Se i tedeschi - ha proseguito - decidessero di rinunciare totalmente al nucleare avrebbero davanti a se due sole opzioni: o resteranno senza elettricità, oppure potranno utilizzare il gas con tecnologia Lng», soddisfatto che proprio 'Europa sia il maggior acquirente di gas statunitense al mondo. A Slovenia e Croazia (sono le proprietarie della centrale nucleare di Krsko) e agli altri Paesi ha voluto garantire che la Westinghouse produce i migliori reattori al mondo. Miglior piazzista di così è difficile da trovare. 

Mauro Manzin

 

 

Allarme palntigradi - Orsi a ridosso di Fiume sequenza di "incontri" lungo le strade regionali

FIUME. Circondati dagli orsi. Magari sarà un'esagerazione, ma è vero che nei dintorni di Fiume - anche a pochi chilometri dalla città - plantigradi sono stati segnalati da est a ovest, apparendo nel comune di Novi Vinodolski, a poche centinaia di metri da Clana, a Lisina (località dove i fiumani posseggono diversi villini), sul Monte Maggiore e anche vicino alla statale Fiume-Trieste. Per tacere dell'isola di Veglia, dove gli orsi sono diventati quasi di casa, sbranando negli ultimi 20-25 anni centinaia di pecore e agnelli. L'altro giorno un orso, un esemplare giovane, è stato visto mentre attraversava la strada di Rupa, poco a nord-ovest di Fiume e a non tanta distanza dal valico con la Slovenia. L'animale stava tranquillamente per le sue quando ha sentito il rumore di un'auto in avvicinamento. A quel punto ha deciso di muoversi in tutta fretta, sparendo nel folto del bosco, ma non prima di essere fotografato. Qualche giorno prima, e in un'area non molto lontana - parliamo dell'abitato di Permani, sulla Fiume-Trieste - è stato notato per due volte un piccolo esemplare, forse anche un cucciolo. Quando è stato visto, ha scatenato naturalmente lo stupore di alcuni abitanti, voci che hanno spaventato l'animale, subito fuggito nei boschi che circondano la località di Permani. Durante il fine settimana è stato visto un orso sulla Litoranea adriatica, la costiera che collega Fiume e Zara, ad un paio di chilometri da Carlopago. L'automobilista che l'ha notato ha visto l'irsuto animale sulle pareti quasi a strapiombo sulla Litoranea ed è riuscito ad accendere il telefonino e a riprendere l'orso alpinista: il plantigrado si è arrampicato in modo quasi fulmineo, finendo sulla cresta della piccola altura. Quindi si è girato verso il conducente per capire la sua reazione e infine ha deciso di togliere il disturbo. Una serie di avvistamenti dunque, preceduta nei mesi (e anni scorsi) da numerose segnalazioni in tutto il Quarnero.

Andrea Marsanich

 

 

Giornata mondiale degli oceani

Alle 16.45, alla sala Bazlen e moderato da Maurizio Spoto (direttore dell'Amp), verrà proiettato il documentario "Il sottile velo azzurro: gli effetti del cambiamento climatico" a cui seguiranno gli interventi sui cambiamenti climatici in regione e la temperatura del mare a Trieste. Alle 20.30, la cena "Pesce povero" con le spiegazioni di Diego Borme (Ogs). Prenotazioni allo 040-0641724.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 6 giugno 2019

 

 

Il biologo Boero: «Meduse a tavola - Ecco perché sono il cibo del futuro» - il convegno dell'OGS al Revoltella

Le meduse, sempre più diffuse nel golfo di Trieste, entreranno in futuro nei nostri menù. È l'argomento del convegno promosso ieri da Ogs al museo Revoltella, con gli interventi di Ferdinando Boero, dell' Università degli studi del Salento, Antonella Leone, del Cnr, Paolo Gasparini, del Burlo Garofolo, Francesco Menegoni, di Generame, e Cosimo Solidoro di Ogs. A moderare Paola Del Negro. «Per il 70% il mondo è coperto da oceani - ha spiegato Boero, definito il massimo esperto italiano ed europeo di meduse - e gli ecosistemi oceanici sono i più importanti del pianeta. Nel tempo abbiamo sovrasfruttato i pesci, abbiamo incrementato e migliorato i sistemi di pesca, finché si sono esaurite le risorse naturali e siamo passati agli allevamenti. Nei nostri mari ci sono sempre meno pesci e più meduse, aumentano quindi gli animali mangiatori di meduse, e anche noi possiamo diventare "mangiameduse"». Ad approfondire ulteriormente la nuova frontiera dell'alimentazione è stata Antonella Leone. «Non è raro vedere in Puglia pescatori che ritornano al porto con le reti piene di meduse - ha esordito - nei mari ce ne sono ormai tante. Il lato positivo è che potrebbero essere risorse alimentari anche da noi o elementi utili ad esempio per l' industria farmaceutica o la cosmetica. Al momento il problema fondamentale è che vengono considerate un non-cibo: ancora oggi in Italia e in Europa non ci sono meduse autorizzate come alimento, ma sarà fatto presto. Ricordo che vengono già utilizzate in Cina da tanti anni, considerate come cibo ricco, gratificante, presente spesso nei banchetti di nozze». A incuriosire la numerosa platea anche le proprietà delle varie specie. «Su più di 1.400 esistenti, solo 40 sono commestibili, quelle più grandi e poco urticanti, presenti in particolare in Asia, dove vengono pescate, trattate e commercializzate, così come da poco tempo anche in Messico e in alcune zone degli Stati Uniti. Abbiamo lavorato di recente sulle meduse presenti nel Mediterraneo, scoprendo che molte hanno tante proteine, di queste gran parte sono collagene. Altri studi hanno rivelato che possono svolgere anche un'importante attività antiossidante». «Servono però - ha precisato - ancora verifiche. Vanno studiate, va definita la filiera, bisogna individuare la tecnologia alimentare adeguata e i punti critici di questo processo, in termini di sicurezza alimentare. E su questo stiamo già lavorando».L'incontro di ieri chiude il ciclo di conferenze "Mare&Salute", organizzato da Ogs, continuano invece gli appuntamenti di "Il mare nel piatto", degustazioni al Caffè San Marco, accompagnate da un ricercatore. Prossimo appuntamento il 7 giugno, alle 20.30 con il pesce povero, a cura di Diego Borme, il 19 giugno si parlerà di plastica all'aperitivo delle 18.30 con Federica Nasi, mentre il 3 luglio il tema sarà "Scarto o assaggio?" con Bruno Cataletto e Rocco Auriemma.

Micol Brusaferro

 

 

Il ciclo di incontri - Cambiamenti climatici - Focus nella sede Arci

FridaysforFuture, Legambiente, Arci e Ogs promuovono il ciclo sui cambiamenti climatici "È tempo di cambiare" nella sede Arci di via del Bosco 17/b, tutti i giovedì di giugno alle 18, a ingresso libero. Si inizia oggi con Alessandro Crise, oceanografo Ogs, che spiegherà "Se si ferma la Corrente del Golfo cosa succede al nostro golfo?"

 

Trieste - I cambiamenti climatici

Per il Ciclo sui cambiamenti climatici "È tempo di cambiare", nella sede Arci,in via del Bosco 17B, alle 18, oggi Alessandro Crise (Ogs, oceanografo) parla su "Se si ferma la Corrente del Golfo cosa succede al nostro golfo? "

 

Trieste celebra La Giornata degli Oceani tra mostre e giochi

Incontri sui mutamenti climatici, degustazioni e l'esposizione "Un mare di plastica"

Incontri divulgativi e con l'autore, videofilmati, mostra sul problema dei rifiuti di plastica in mare, eco-tombola e cena scientifica. Anche Trieste celebra la Giornata Mondiale degli Oceani con vari appuntamenti tra venerdì e sabato a Palazzo Gopcevich, Il Giulia, Antico caffè San Marco e BioMa. Amp Miramare e Ogs festeggiano insieme la giornata con un incontro divulgativo scientifico (realizzato anche col supporto della Regione e il contributo di Comune e Museo della Bora) dal titolo "Il Mare, la Bora, il Clima che cambia" e uno con l'autore. Nel corso dell'appuntamento di domani, in programma dalle 16.45 in Sala Bazlen e moderato da Maurizio Spoto (direttore dell'Amp), verrà proiettato il documentario "Il sottile velo azzurro: gli effetti del cambiamento climatico" a cui seguiranno gli interventi "Cambiamenti climatici in Regione" (Marco Virgilio, divulgatore scientifico), "120 anni di osservazioni della temperatura del mare a Trieste" (Fabio Raicich, Ismar Cnr), "La bora, motore della circolazione dell'Adriatico e del Mediterraneo" (Miroslav Gacic, Ogs), "Che mare avremo" (Paola Del Negro, direttore generale di Ogs) e "Perche celebrare la Bora?" (Rino Lombardi, Museo della Bora). La giornata si chiuderà alle 20.30 con la cena scientifica "Pesce povero". La degustazione, inserita nel ciclo "Il mare nel piatto", sarà accompagnata dalle spiegazioni del ricercatore dell'Ogs Diego Borme. Prenotazioni allo 0400641724. Sabato alle 16 al Biodiversitario Marino - in un incontro per adulti e famiglie su prenotazione allo 040224147 interno 3 - si parlerà dell'avventurosa vita dell'oceanografa Sylvia Earle. A raccontare la sua storia sarà Chiara Carminati, autrice per Editoriale Scienza de "La signora degli abissi" che dialogherà con Paola Del Negro. Sempre sabato dalle 16.30 alle 18.30 a Il Giulia in collaborazione con Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste si terrà la mostra "Un Mare di Plastica", iniziativa a supporto dell'educazione ambientale e del rispetto del mare. Per l'occasione nella galleria sarà collocato un espositore con alcuni esempi delle diverse tipologie di rifiuti raccolti durante le recenti iniziative di pulizia di fondali e spiagge locali. I bambini presenti potranno poi partecipare a una simpatica Eco-Tombola a tema con dei gadget eco-green. Al termine la direzione del centro commerciale consegnerà una donazione a supporto delle iniziative organizzate dal circolo sul territorio.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 5 giugno 2019

 

 

L'Onu lancia l'allarme smog - 5 mila morti l'anno nelle città

Il report stilato su una ventina di centri, dall'Albania alla Serbia, segnala continui sforamenti dei limiti sulle emissioni. Nel mirino carbone e auto obsolete

BELGRADO. Le ripetute proteste della gente del posto contro la cappa velenosa che le soffoca, le tante denunce di Ong e ambientalisti. Ma ora anche l'allarme più forte e autorevole, quello delle Nazioni Unite. Che hanno confermato che nei Balcani si muore di inquinamento, in maniera massiccia e preoccupante. A disegnare il quadro è uno studio di UN Environment (Unep), "autorità globale" per la difesa dell'ambiente, ancora non reso pubblico ma che questo giornale ha potuto visionare in una copia preliminare. Lo studio, redatto anche con il contributo dei dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ha voluto tastare il polso - o meglio fiutare l'aria dei vicini Balcani, focalizzandosi in particolare su una ventina di metropoli e città di Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del nord, Montenegro, Serbia e Kosovo. I risultati principali sono credibili perché basati su misurazioni in generale in linea con gli standard di quella Ue in cui i Paesi dell'area vogliono entrare, e su dati sulla qualità dell'aria raccolti per un minimo di 274 giorni all'anno. I due più importanti parlano di un «inquinamento nell'aria che contribuisce al 15-19% della mortalità totale nelle città» prese in considerazione dalla ricerca, dove «l'aspettativa di vita viene ridotta di 1,1-1,3 anni» causa smog. Il rapporto divulga anche altri numeri allarmanti. «Il numero delle morti totali per cause direttamente attribuibili all'inquinamento dell'aria è di quasi cinquemila all'anno per tutte le città» incluse nello studio, con un record per Belgrado dove le morti sono oltre mille all'anno. Ma si respira male anche a Pancevo, Skopje, Tetovo, Sarajevo, Uzice, Banja Luka, Podgorica.Cifre spaventose - come quelle che sottolineano i 130 mila anni di vita potenziale persi in un decennio, causa smog - che sorprendono fino a un certo punto. L'Unep ha infatti messo nero su bianco, ad esempio, che «i valori limite di Pm10 sono superati tra i 120 e i 180 giorni all'anno nelle città dei Balcani occidentali», mentre la legislazione europea prevede un massimo di 35. Non solo: il 75% delle aree studiate, con l'eccezione di Vlora, in Albania, supera anche il più generoso «limite Ue di 25 mg/m3 di Pm2.5», già superiore ai 10 stabiliti dall'Oms.Le cause? Il colpevole numero uno rimane sempre il carbone, ha confermato l'Onu. Ad avvelenare la regione sono infatti soprattutto le «centrali termoelettriche, in gran parte alimentate a lignite». Carbone che resta anche «una delle fonti di riscaldamento» privilegiate nelle case, responsabili del 25% delle emissioni in città come Sarajevo, Zenica e Tuzla. E il 60% della popolazione continua a usarlo, assieme alla legna, come «combustibile per il riscaldamento domestico». È una conseguenza della «povertà energetica», ha ricordato l'Onu, fenomeno che porta la gente a dare priorità all'obiettivo di stare al caldo, piuttosto che a salvaguardare l'ambiente. E una «transizione» ecologica costa e «richiede tempo», anche perché si parte penalizzati. Oggi, si legge nello studio, «circa l'88% delle abitazioni, 7,3 milioni, nei Balcani occidentali usa sistemi di riscaldamento decentralizzato», come stufe e boiler, mentre solo il 12% è collegato ai - costosi per l'allacciamento - sistemi di teleriscaldamento, per altro non disponibili in Paesi come Albania e Montenegro. E poi ci sono le auto, spessissimo di seconda mano, «vecchi veicoli» che affumicano l'aria «e per i quali servono più stringenti limiti», ha raccomandato l'Onu.Qualcosa, almeno in questo senso, pare muoversi. La Bosnia, uno degli Stati più inquinati della regione, da questo mese ha vietato l'importazione di auto sotto l'Euro 4, come ha fatto anche il Montenegro. Ma bisogna fare di più, ha suggerito lo studio. Colpendo industrie "sporche" e centrali obsolete, immaginando un futuro dove i Balcani non siano più «una delle regioni più inquinate d'Europa», cinque volte rispetto alla Ue. 

Stefano Giantin

 

L'Italia contro lo smog - Misure per 400 milioni - Protocollo firmato a Torino

Torino. «Abbiamo l'esigenza morale e politica che sia tutelato un bene di tutti. L'Italia non è pienamente in linea con le direttive Ue. Dobbiamo impegnarci di più per assicurare un ambiente pulito agli italiani». Il premier Conte, ieri a Torino, ha dichiarato guerra allo smog aprendo il "Clean Air Dialogue", bilaterale Italia - Commissione Europea sull'inquinamento dell'aria. Dai lavori scaturisce un impegno, il protocollo "Aria Pulita", sottoscritto da governo, Regioni e Province autonome. Sono previsti una dotazione di 400 milioni e sei mesi di tempo per individuare le misure concrete da finanziare. Il tutto diretto da una cabina di regia istituita alla presidenza del Consiglio. Il commissario europeo all'Ambiente, Karmenu Vella, ha spiegato che «in Europa muoiono 400 mila persone l'anno per l'inquinamento e l'Italia ha il triste primato del Paese col più alto numero di decessi». 

 

 

Dal porto di Trieste a Norimberga in partenza il nuovo servizio ferroviario

Treno bisettimanale di collegamento dal Molo V, a bordo container e semirimorchi. D'Agostino: baricentro verso Nord

TRIESTE. La missione del sistema Friuli Venezia Giulia alla Transport Logistic di Monaco di Baviera, fiera leader per il settore a livello mondiale, si apre con l'annuncio di un nuovo servizio ferroviario che da fine luglio collegherà Trieste con l'hub di Norimberga, a nord della Baviera. Un servizio la cui frequenza iniziale bisettimanale è destinata a essere incrementata entro fine anno, e un servizio con cui il Porto di Trieste punta a offrire un'alternativa di ingresso da sud - anziché dai porti nordeuropei - per le merci destinate al cuore dell'Europa.Si chiama Trinur - parola che lega le prime tre lettere di Trieste e Nürnberg - il nuovo collegamento che consisterà in un treno misto per il trasporto di semirimorchi e container. Il servizio nasce dalla già strutturata collaborazione fra Dfds, il gruppo danese leader mondiale nel settore del trasporto Ro-Ro che detiene il 60% delle quote del terminal Samer Seaports - e che controlla la turca Un ro-ro - e Alpe Adria, la compagnia che qui commercializza il collegamento in questione. Nella fase iniziale Trinur collegherà il Molo V di Trieste con quello di Tricon di Norimberga, gestito dal Gruppo Bayernhafen, «e oltre a trasferire in maniera sostenibile i volumi di traffico del mercato turco e greco, sarà attrazione per le esigenze di export del sistema industriale del territorio della Baviera», spiega l'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico orientale, presente a Monaco sia allo stand di Assoporti sia in quello promosso da Regione e Camera di commercio. A oggi, per il nuovo servizio, quello dei semirimorchi in arrivo da sud a Trieste lungo l'autostrada del mare «è l'elemento predominante», base di vantaggio da cui partire, annota il presidente dell'Autorità Zeno D'Agostino; ma il treno misto caricherà appunto anche i container che le navi turche da qualche anno hanno iniziato a trasportare, ed è proprio sulla crescita di questi che si concentra l'attenzione. Container che in futuro saranno anche quelli in partenza dal Molo VII.In questo scenario, Trinur - la cui trazione sarà operata da Tx Logistik, società del gruppo Fs con sede in Germania - è ulteriore tassello di penetrazione verso Nord: «Confidiamo che Norimberga possa essere per noi e per Bayernhafen un'occasione di collaborazione sinergica e di ponte per altre aree di mercato, come Polonia o Paesi baltici», aggiunge D'Agostino definendo la Baviera «da sempre partner fondamentale» e ricordando i servizi giornalieri già attivi con Monaco. Insomma, «il baricentro delle nostre attività continua a spostarsi anche verso Nord». In una seconda fase il servizio utilizzerà come gateway ferroviario di consolidamento anche Cervignano, guardando così ai volumi di traffico generati dal Friuli Venezia Giulia in un'ottica di "piattaforma logistica regionale" da disegnare. E proprio come «piattaforma logistica naturale» il governatore Massimiliano Fedriga ha citato la regione ieri durante l'incontro avuto con il ministro dei Trasporti del Land bavarese Hans Reichhart, in cui Fedriga ha messo sul piatto l'intensificazione delle relazioni «anche attraverso partecipazioni reciproche nei sistemi logistici delle due regioni», oltre al tema del corridoio doganale di cui si tornerà a discutere in un nuovo incontro previsto in autunno. Dell'intesa già sottoscritta nel 2016 tra Fvg e Land bavarese e delle possibilità di implementazione si è discusso ieri a Monaco anche in un tavolo bilaterale al quale tra gli altri hanno partecipato l'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti, lo stesso D'Agostino e il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti, che ha sottolineato l'opportunità che la Regione apra «un tavolo di confronto con i Paesi interessati dall'attraversamento dei Corridoi Mediterraneo e Baltico-Adriatico». 

 

Sepolto il progetto di un'isola artificiale lungo il Litorale

Parte dei materiali di risulta della Capodistria-Divaccia saranno riutilizzati, mentre il flysch non può reggere il mare

LUBIANA. Dall'isola del tesoro che poteva diventare all'isola che non c'è. È morta praticamente ancor prima di essere nata l'idea di far sorgere nella baia a fianco della cittadina di Isola sul Litorale sloveno verso Capodistria un'isola artificiale ricavata dai materiali di risulta degli scavi che saranno effettuati durante i lavori del raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia in pratica partiti proprio in questi giorni. Duplice la motivazione per l'abbandono del progetto. Innanzitutto perché gran parte del materiale di risulta sarà "riciclato" e trasformato in cemento che verrà poi usato nella costruzione dell'infrastruttura ferroviaria e poi perché, anche in vista di tale metodologia operativa, il Comune di Isola non ha inserito l'isola (un gioco di parole) nel nuovo Piano regolatore anche perché, come spiegano i tecnici municipali, per farlo sarebbe stato indispensabile una valutazione dell'impatto ambientale dell'intera area, elemento costoso e dai tempi di realizzazione molto lunghi. «Le rocce calcaree che saranno ricavate dagli scavi dei tunnel le utilizzeremo per i terrapieni dell'infrastruttura, il flysch sarà invece macinato e trasformato in cemento. Per l'intera opera serviranno complessivamente 1,5 milioni di metri cubi di cemento, mentre il flysch non è certo il materiale adatto per costituire la base di un'isola artificiale visto che questo materiale in mare decade». Con queste parole Marko Zitnik, il direttore esecutivo della società 2TDK che gestisce la realizzazione dell'opera, sentito dalle Primorske Novice, mette una pietra tombale al sogno dell'isola vicino a Isola. I tecnici stimano che nel corso dei lavori l'entità dei materiali di risulta sarà complessivamente pari a 4,9 milioni di metri cubi. Le rocce calcaree saranno circa 2,5 milioni di metri cubi, mentre il flysch toccherà quota 2,4 milioni di metri cubi. La rimozione e lavorazione di tutto questo materiale costerà 45 milioni di euro, una cifra molto elevata come evidenziato già dalla società Geodata, revisore del progetto. La parte più costosa è costituita dal trasporto di parte del materiale alla stazione ferroviaria di Sermino, da dove, caricato su appositi vagoni, sarà trasportato alla Salonit (proprietaria anche dell'ex Italcementi di Trieste) di Anhovo per essere trasformato in cemento. La struttura triestina, molto più vicina, non potrà però essere utilizzata per la trasformazione del flysch in cemento in quanto qui non esiste un forno per la lavorazione del materiale, ma si macina unicamente il klinker. 

Mauro Manzin

 

 

Volontari Enpa sul rio Ospo per censire le "nutrie star"

Concluso il monitoraggio delle ormai famose colonie di roditori di casa a Muggia A fine mese il piano di cattura e sterilizzazione. Le esche? Verdurine di stagione

Ci sono volute diverse settimane per setacciare il rio Ospo e stanare gli ormai famosi roditori. Ma ora, finalmente, il primo censimento ufficiale delle nutrie muggesane è stato completato. Le prime stime parlavano di una colonia di quasi cinquanta esemplari: in realtà le colonie si sono rivelate molto meno numerose. I roditori (i secondi più grandi d'Europa, dopo i castori) sono esattamente 13: dieci adulti e tre esemplari giovani. Ad effettuare il censimento sono stati i volontari dell'Enpa di Trieste, presieduti da Patrizia Bufo, che hanno accompagnato e formato sul campo i sette volontari dell'associazione ambientalista MujaVeg. Proprio i soci del sodalizio vegano muggesano, tra poche settimane, inizieranno la cattura degli animali. Il procedimento sarà piuttosto semplice. I volontari si recheranno sull'Ospo con delle gabbie-trappola. Tramite un'esca, normalmente una verdura cruda fresca, i roditori verranno attratti, catturati e portati subito all'interno della struttura della sede triestina dell'Enpa triestina, in via De Marchesetti. Qui il medico veterinario, una volta valutate le condizioni dell'esemplare, praticherà la puntura con cui verranno sterilizzati sia i maschi sia le femmine. Dopo circa 5 giorni di permanenza all'Enpa, gli animali verranno reimmessi nel rio Ospo con tanto di apposita marca auricolare. «Eviteremo loro la morte e il dolore: questa è una buona pratica da esportare altrove», racconta il portavoce di MujaVeg Cristian Bacci. Ma quando avverrà concretamente la fase del trappolaggio? «Come tutti abbiamo potuto constatare, la stagione climatica si è spostata di circa un mese e così anche la fase della riproduzione delle nutrie. Indicativamente a fine giugno i volontari di MujaVeg, se necessario accompagnati anche dai nostri volontari, si recheranno in loco per catturare i roditori», racconta la presidente Bufo. La decisione di sterilizzare le nutrie, evitando così loro una morte cruenta, è stata promossa con forza dai volontari di Muja Veg, che, anche grazie ad una campagna di sensibilizzazione culminata nella raccolta di 600 cittadini inviata alla Regione, hanno creato le premesse per opporsi al piano di «eradicazione violenta» lanciato dall'ex giunta regionale. Il passo successivo è stato, appunto, l'avvio di un programma di intervento alternativo al piano di «trappolaggio e successivo abbattimento con metodo eutanasico dell'animale mediante narcotici, armi ad aria compressa o armi comuni da sparo». Estremamente soddisfatta del lavoro svolto sino ad ora l'assessore all'Ambiente del Comune di Muggia Laura Litteri, paladina dichiarata delle nutrie: «Muggia è l'unico Comune in Friuli Venezia Giulia che ha deciso di procedere con un progetto di sterilizzazione dei "castorini", andando quindi controcorrente rispetto alle altre amministrazioni che hanno deciso di puntare a risolvere la questione tramite la soppressione degli animali. Siamo dei pionieri, in questo campo, sicuramente un esempio da seguire». -

Riccardo Tosques

 

 

Cosa mangeremo nel futuro

"Cosa mangeremo nel futuro? Dalle meduse alla nutrigenetica" è il titolo della conferenza promossa dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale-Ogs. Alle 18, al Revoltella. Con la moderazione di Paola Del Negro, direttore generale dell'Ogs. Ingresso gratuito previa registrazione su www.inogs.it/it/content/mare-e-salute. Eventuali posti liberi in sala saranno a disposizione di chi si presenta direttamente al Revoltella.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 4 giugno 2019

 

 

Il riscaldamento globale e la variabile antropica - Stazione Rogers

Oggi alla Stazione Rogers, alle 19, la conferenza "Pianeta Terra, l'ineluttabilità dei cambiamenti climatici: gli effetti della variabile antropica" con Gianguido Salvi (Università di Trieste, Museo nazionale dell'Antartide); presentazione di Andrea Favretto, illustrazione di Jon Berkeley. Effetto serra, antropizzazione, tropicalizzazione dell'area mediterranea: termini che identificano ormai nell'immaginario collettivo un cambiamento climatico globale che in effetti è ormai già stato registrato da tempo da numerosi enti scientifici. I cambiamenti climatici, in effetti, sono eventi "normali" per il nostro pianeta. E allora, quali sono le ragioni che spingono oggi la comunità scientifica e a caduta l'opinione pubblica a interrogarsi sui possibili rischi del "global warming"? Il "puzzle" climatico del passato, grazie alla capacità della scienza di confrontare dati provenienti dal passato, si sta completando, mentre il futuro è ancora tutto da disegnare.

 

Alla scoperta dei "prodotti" dell'Adriatico

L'Ogs organizza il 7 giugno l'appuntamento "Il mare nel piatto" con degustazioni finali. Mangiamo sempre gli stessi pesci

Per quanto la richiesta di pesce sia in continuo aumento a livello mondiale, oggi le specie che vengono consumate sono in realtà ben poche. Le conoscenze tradizionali dei prodotti del mare si stanno perdendo inesorabilmente e, con esse, la potenzialità di utilizzare prodotti validi sia sotto l'aspetto ecologico sia sotto l'aspetto del gusto. Si terrà venerdì 7 giugno alle 20.30 il terzo appuntamento del ciclo "Il mare nel piatto" all'Antico Caffè San Marco organizzato dall'Ogs nell'ambito del progetto "Mare e salute" finanziato dalla Regione Fvg. A accompagnare i triestini alla riscoperta dei prodotti del mare, quelli cucinati dalle nostre nonne anche in base alle stagioni, sarà Diego Borme ricercatore dell'Ogs che commenta: «Se da un lato l'accesso al mare è aumentato, dall'altro la nostra conoscenza intima dei suoi prodotti e delle sue stagioni è caduta un po' nel dimenticatoio, questo perché è diminuita la percentuale di persone che vive direttamente di mare e con le generazioni successive parte delle memorie sono andate inevitabilmente perdute».«Anche il consumo dei prodotti ittici è in realtà aumentato - prosegue Borme - perché è migliorata la tecnologia della conservazione, basti pensare alla catena del freddo che ci permette di portare il pesce dove prima non arrivava. Tuttavia gran parte del consumo di pesce è focalizzato fondamentalmente su solo quattro specie: il salmone che viene allevato e che troviamo ormai anche nelle mense; la spigola, un pesce che una volta era considerato cibo da mangiare nelle grandi occasioni mentre ora si trova in qualsiasi ricetta televisiva; il merluzzo nordico, per la sua grande versatilità e diffusione; infine il tonno rosso, il cui sfruttamento molto particolare fatto con delle tonnare fisse a terra si è evoluto spostandosi sempre più a largo con una tecnologia che ha permesso di andare a intercettare e a scovare i banchi in mezzo al mare». Spiega Borme: «Tutti e quattro questi pesci sono in realtà risorse particolari perché si tratta di specie di grossa taglia e forti predatori. Il loro consumo non è equilibrato, né compatibile a lungo termine con il rispetto dell'ambiente: è come se sulla terraferma mangiassimo l'orso o qualche altro super predatore o allevassimo nelle nostre stalle non pecore e mucche ma leoni». «Stiamo in realtà perdendo - conclude il ricercatore - una miriade di altri prodotti, centinaia di prodotti ittici edibili che i nostri nonni utilizzavano e che fanno parte della nostra tradizione di popolo rivierasco. I nostri mari, per esempio, sono ricchi di pesce azzurro, di cui fanno parte le sardine e le acciughe, che hanno un ritmo di vita breve, crescono velocemente, sono molto salubri perché sono pesci ricchi di Omega3 e si nutrono di plancton». La degustazione sarà accompagnata dalla spiegazione scientifica con lo scopo di richiamare alla memoria una conoscenza più intima del mare. Si partirà con "Guazzetto di lumachini di mare" un piatto a base di chiocciole di mare che rappresentano uno dei primi approcci al mare del bambino intento a raccogliere le lumachine sulla battigia, seguirà "Ravioli al ghiozzo, cetrioli e peperoncino", il pesce che localmente chiamiamo "guato" e infine "Grongo affogato, finocchio e rucola", il parente propriamente marino dell'anguilla che ha invece una doppia vita tra acqua dolce e salata. Tutti gli appuntamenti sono a pagamento per Informazioni e prenotazioni: 040 0641724 e info@caffesanmarcotrieste.eu. 

Lorenza Masè

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 3 giugno 2019

 

 

ALLARME AMBIENTALE - Anomala moria di Pinna nobilis nell'arcipelago delle Elafiti

RAGUSA. La prima moria nelle acque croate dell'Adriatico di nacchere di mare, o Pinna nobilis, è stata segnalata di recente da esperti della società zaratina per le ricerche in mare "20.000 Milja". Il rinvenimento di animali morti - parliamo del più grande mollusco bivalve nel Mediterraneo - è stato registrato sui fondali dell'arcipelago raguseo delle Elafiti, monitorato per alcuni giorni dai biologi marini che intendevano accertare se i problemi riscontrati in altre aree mediterranee riguardassero anche il versante orientale dell'Adriatico. Purtroppo c'è stata una prima conferma e ha riguardato le isolette di Calamotta e Giuppana, dove è stato riscontrato un tasso di mortalità di questa specie rigorosamente tutelata in Croazia compreso tra il 64 e il 74 per cento. Nelle acque di tre insenature sono stati contati 650 esemplari di cui 450 morti o moribondi. Quelli privi di vita, o gran parte di essi, erano coperti da murici, nutritisi della polpa del bivalve, mentre alcuni esemplari ormai prossimi a decedere stentavano oppure non chiudevano affatto la conchiglia all'avvicinarsi di un corpo esterno, al contrario di quanto fanno le nacchere sane. «Abbiamo compiuto monitoraggi anche nelle acque del Parco naturale di Telascica, sull'Isola Lunga e in quelle del Parco nazionale dell'isola di Meleda - è quanto comunicato da 20.000 Milja - riscontrando il tasso di mortalità del 12 per cento, che è poi la media che si registra nel Mediterraneo. Le Elafiti ci hanno però riservato un'amara sorpresa e di questo abbiamo informato i ministeri croati dell'Ambiente e dell'Agricoltura e Pesca. Basandoci sullo scambio di esperienze con gli altri colleghi europei, crediamo che la Pinna nobilis venga decimata dal parassita Haplosporidium pinnae, microorganismo trovato all'interno dei bivalvi. Abbiamo notato che il protozoo aveva colonizzato l'apparato digerente, aggredito la ghiandola digestiva e interferito in modo fatale sui processi vitali di questa specie endemica del Mediterraneo. I nostri controlli vanno avanti, con la speranza che la strage delle Elafiti possa rivelarsi un fenomeno isolato». Mentre da Zagabria è arrivata la notizia che i due citati dicasteri vareranno tra breve misure atte a tutelare il bivalve per evitarne la temuta estinzione, la società zaratina ha invitato sub e bagnanti che notassero esemplari morti di Pinna nobilis a rivolgersi al profilo Facebook dell'associazione, all'indirizzo mail info@drustvo20000milja.hr, oppure a telefonare al recapito 095 896-8477, segnalando eventuali anomalie. La nacchera, protetta anche dalle direttive dell'Unione europea, è un mollusco filtratore, molto utile per l'ecosistema marino in quanto assorbe inquinanti e patogeni. È assolutamente rischioso mangiarne la polpa proprio per quanto detto sopra. 

Andrea Marsanich

 

 

Cosa mangeremo nel futuro lo scopriamo al Revoltella - mercoledi'

"Cosa mangeremo nel futuro? Dalle meduse alla nutrigenetica" è il quinto incontro del ciclo di conferenze "Mare e salute", promosse dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale-Ogs, per evidenziare sia gli effetti del mare sulla salute dell'uomo, sia gli effetti dell'uomo sulla salute del mare. L'appuntamento, aperto a tutti, è in programma mercoledì alle 18, al Museo Revoltella. Con la moderazione di Paola Del Negro, direttore generale dell'Ogs, si succederanno nel dibattito: Ferdinando Boero (Università del Salento); Antonella Leone (Cnr Ispa); Paolo Gasparini (Burlo e UniTs); Francesco Menegoni (Generame) e Cosimo Solidoro (Ogs). La conferenza è a ingresso gratuito previa registrazione sul sito dell'Ogs (https://www.inogs.it/it/content/mare-e-salute). Eventuali posti liberi in sala, saranno a disposizione di coloro che si presenteranno direttamente all'auditorium del Museo Revoltella.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 2 giugno 2019

 

 

Area giochi record negozi, posti auto e nuova viabilità: così rinasce la Fiera

Delineate le destinazioni dell'area. Traguardo a fine 2021 Via alle demolizioni a settembre con una festa della birra

Nel suo studio monfalconese, di fianco al Duomo dedicato a Sant'Ambrogio, l'architetto Francesco Morena, last but not least uno dei candidati a progettare il Museo del mare al Magazzino 26, passa in rassegna i rendering di quanto nascerà sulle rovine dell'antica Fiera. «Ho pensato una forma dinamica, ispirata a una nave che ormeggia in piazzale De Gasperi, dal ridotto impatto ambientale e dalla cubatura inferiore alla precedente edificazione».A settembre battesimo dei lavori, battesimo letteralmente bagnato dalla birra, perché Walter Mosser, il patron carinziano del gruppo Mid che investe 100 milioni di euro sulla radicale trasformazione dell'ex Fiera, offrirà una festa in piazzale De Gasperi, dedicata a Gambrinus. Il cronoprogramma, a grandi linee, sarà il seguente: si comincia con le demolizioni e il relativo trasporto degli inerti in cava Faccanoni, a novembre partono gli scavi, poi avanti con le nuove costruzioni fino all'inaugurazione pronosticata verso la fine del 2021. Dal punto di vista dimensionale, la superficie fondiaria ammonta a 24 mila metri quadrati, la superficie coperta su 3 livelli a 30 mila metri quadrati, il parking interrato su due livelli a 36 mila mq. Tra il multipiano sotterraneo e il parcheggio sul tetto con ingresso da via Rossetti la disponibilità di posti auto sarà di 1500 stalli. La demolizione dell'esistente sarà integrale, compreso il palazzo delle Nazioni comprato per essere raso al suolo a vantaggio del verde e del colpo d'occhio: si tenga presente che, sotto l'aspetto altimetrico, corrono 10 metri di differenza dall'angolo Rossetti-Revoltella a piazzale De Gasperi, quindi ambito realizzativo e campo di osservazione saranno completamente diversi da quelli cui per decenni il passante triestino era avvezzo. La tipologia di utilizzo prevede attività commerciale al dettaglio e all'ingrosso, ristorazione e bar. Ma la vedette dell'operazione sarà un'area ludica di 5 mila metri quadrati dedicata ai bambini. «Sarà il più grande spazio giochi indoor in Italia», precisa Armin Hamatschek che segue i progetti regionali della Mid da un ufficio ospitato dalla Comar Costruzioni nella periferia industriale di Monfalcone. Perché Mosser ha in piedi un altro importante intervento da 30 milioni di euro sul centro commerciale Friuli a Tavagnacco. Invece nel vasto perimetro Rossetti-De Gasperi-Settefontane - puntualizza Hamatschek - non si parlerà di residenziale e di alberghiero. La relazione allegata alla variante recentemente approvata dal Consiglio comunale, co-firmata da Morena e da Alberto Novarin, misura in oltre 400 mila persone il potenziale bacino d'utenza del compendio ex Fiera, attraibile dalla spesa giornaliera e da quella settimanale. Morena e lo staff di Mosser non hanno in mente solo l'acquisto alimentare, perché prevedono anche «piccole attività attualmente mancanti o presenti in maniera ridotta nel tessuto urbano»: calzolaio, tabaccaio, parrucchiere, piccola somministrazione. Ma anche studi medici e veterinari. Le assunzioni dirette dovrebbero riguardare 200 unità, cui si aggiungerà l'occupazione prodotta dall'indotto."Torri d'Europa", "Il Giulia", "Montedoro Freetime" vengono citati come le principali, più vicine presenze commerciali ma - rileva la relazione - «il nuovo insediamento proposto risulta, sia in termini funzionali che dimensionali, maggiormente attraente e sostenibile». Le ricadute - argomenta ancora la relazione - saranno anche urbanistiche, non solo edili e mercantili. La parte finale di via Rossetti sarà organizzata a boulevard con carreggiate separate da alberature centrali. Piazzale De Gasperi verrà ridisegnata secondo una rotatoria perimetrale impostata su due corsie di marcia. Ancora: tra viale dell'Ippodromo e Settefontane sorgerà un'ulteriore rotatoria che governerà il traffico generato dal nuovo parcheggio interrato e dal carico/scarico delle merci. Costante il riferimento alle aree verdi, sia per quanto riguarda la "redenzione" di piazzale De Gasperi che il giardino pensile cui si accederà da via Rossetti. L'angolo Rossetti-Revoltella sarà collegato con un pedonale a Settefontane. Gli effetti di questa riqualificazione urbana - scrivono Morena e Novarin - rimbalzeranno fino in piazza Foraggi, dove si studiano nuove configurazioni viario-semaforiche. Buona infine la copertura a livello di trasporto pubblico, che viene effettuato in zona da sei linee di bus. 

Massimo Greco

 

Ma il sogno di Mosser resta l'hotel di lusso - Nel mirino Porto Vecchio e Campo Marzio

Se è vero che Walter Mosser ha preferito non fare un albergo negli spazi dell'ex Fiera, è altrettanto vero che l'imprenditore carinziano non demorde dal sogno di costruire un hotel di lusso a Trieste. Il suo braccio destro nel Nordest italiano, il manager austriaco Armin Hamatschek, lo dice chiaramente, mentre nello studio di Francesco Morena spiega cosa nascerà tra via Rossetti e piazzale De Gasperi. «Vogliamo realizzare un albergo di grande prestigio. Ci siamo dati un tempo di due anni per individuare il sito e per impostare il lavoro. Porto vecchio e Campo Marzio, una volta che il mercato ortofrutticolo avrà traslocato in zona industriale, sono al momento le collocazioni che riteniamo più interessanti». E palazzo Carciotti? «Troppo caro - replica senza troppe circonlocuzioni - perchè alle risorse necessarie all'acquisto vanno aggiunti gli investimenti per la ristrutturazione. Una sede affascinante ma lontana dalla nostra portata». Più esplicitamente, il manager austriaco accenna a una disponibilità massima di 8 milioni, quando il Carciotti parte da una base d'asta di 15 milioni. Hamatschek non ha problemi ad ammettere che una costruzione nuova, non legata ai vincoli del restauro, costa meno e presenta meno problemi progettuali e realizzativi. Mosser è un avvocato settantenne, originario di Villaco e laureato in giurisprudenza a Graz. Klagenfurt ha fondato nel 1995 la Mid, che ha realizzato oltre settanta immobili tra centri commerciali e parcheggi (il core business dell'ex Fiera triestina), diffusi nell'area centro-europea. Poi Mosser ha guardato verso l'Italia, dove, oltre a Trieste e a Tavagnacco, ha in animo di sbarcare a San Giuliano Milanese, a sud della metropoli lombarda. L'operazione di riqualificazione dell'ex Fiera ha avuto effettivo inizio due anni addietro, nell'aprile 2017, quando Mid presentò un'offerta di 13,3 milioni per l'acquisto del compendio. Offerta che migliorava di un paio di milioni la base d'asta fissata dal Comune. Dopo il rogito sottoscritto davanti al notaio Pietro Ruan in settembre, il primo rendering apparve in salotto azzurro il 14 novembre dello stesso anno: Mosser, accompagnato da Morena, illustrò a Dipiazza gli orientamenti progettuali. Il 2018 e l'inizio del 2019 vennero occupati dalla brigosa preparazione dello strumento urbanistico, perchè Mid modificò l'idea originaria, togliendo il residenziale e inserendo 15 mila metri quadrati "commerciali". Sono state necessarie tre tipi di varianti che hanno coinvolto il Piano regolatore, il Piano del traffico, il Piano del commercio. Adesso l'operazione, con qualche mese di ritardo, arriva al dunque. La relazione Morena-Novarin sottolinea il degrado che circonda l'ex Fiera: la caserma Vittorio Emanuele III dismessa, l'ippodromo Montebello semi-dismesso, modesta la qualità dell'edificato circostante. E'però vero che negli ultimi anni qualcosa si è mosso anche in questa porzione castrense della città: il grande condominio Ater, la sede della Polizia locale, il nuovo Archivio generale, i musei di via Cumano, l'housing sociale nell'ex fabbrica Sadoch. Il deserto dà segni di vita.

Magr

 

 

«Antenne ed eternit - Vogliamo risposte» I dubbi e le paure di chi abita a Melara

Viaggio nel Quadrilatero, dopo i dati emersi in commissione sui casi di tumore in tre numeri civici attaccati l'uno all'altro

C'è preoccupazione a Melara a causa di un'inusuale frequenza di casi di tumore tra gli abitanti del quadrilatero, edificio diventato negli ultimi anni famoso in tutta Italia grazie ad alcuni episodi della serie tv "La porta rossa". Un numero di malati che ha allarmato alcuni abitanti dello storico "edificio-rione", impauriti dal fatto che questo importante aumento di casi di tumore possa essere legato alle due antenne installate sul tetto dell'edificio e alla presenza di amianto sulle pareti dello stesso. Discordanti le voci dei diretti interessati, che si intersecano fra chi è preoccupato e chi invece propende per vedere il lato positivo del vivere in un palazzo come quello di Melara. Com'è il caso di Maria, che abita da ben 43 anni in quella che negli anni '80 veniva definita addirittura l'Alcatraz triestina. «Io fui fra le prime a venire a vivere qui, appena completata la struttura. Qualcuno che muore di tumore lo possiamo trovare ovunque - continua la decana del Quadrilatero - ma non me la sento di poter dire di aver mai sentito di incidenze tumorali particolari dovute proprio a manufatti presenti sull'edificio». Maria è affezionatissima a Melara ed è pronta a difendere il suo quadrilatero a spada tratta: «A prima vista può sembrare un ambiente brutto e sporco, ma io da qui non andrei via per nessuna ragione al mondo perché all'interno della struttura vi è presente tutto l'essenziale per vivere. Ci sono la posta, la farmacia, l'asilo, un bar, negozi e una palestra. Io poi lavoro qui vicino e dal terrazzino del mio appartamento posso avere tutta la città ai miei piedi». Eppure - come emerso nei giorni scorsi durante una riunione di commissione in Comune - i numeri dicono che negli ultimi sei anni c'è stata una quarantina di casi di tumore, che hanno causato 19 morti in tre numeri civici adiacenti tra loro. Gli stessi anni che vedono Ferruccio abitante del quadrilatero: «Ho letto dell'articolo apparso sul giornale, ma credo che per vedere se effettivamente ci sia un aumento di casi di tumore bisognerebbe eseguire un serio studio epidemiologico, valutando anche l'incidenza lavorativa, cioè dove hanno lavorato nel corso degli anni gli eventuali interessati». Chi invece non ha dubbi che nella zona ci sia un problema amianto è la signora Cristina, anch'ella residente storica della struttura. «Anni fa facemmo una riunione assieme ai rappresentanti dell'Ater perché eravamo allarmati dal fatto che sull'edificio ci sono dei rimasugli di eternit, ma la stessa azienda ci tranquillizzò rispondendo che si trattava di amianto "spento", ossia non più pericoloso per la salute dell'uomo. Io non so più cosa dire - continua rassegnata -, per quanto riguarda una delle antenne incriminate posso solo dire che da quando è stata installata ho molti disturbi nella tv di casa, cosa che non credo sia un indizio promettente». La stessa antenna che toglie il sonno a un'altra residente, intenta a rientrare in casa con il nipotino: «Quell'antenna ce l'hanno messa sulle nostre teste senza chiederci il permesso - incalza la signora Ester -, non ci hanno detto nulla e siamo stati costretti solamente a prenderne atto senza poterci opporre. A volte veramente mi chiedo a cosa serva l'Ater...». Valutazione ambivalente, infine, quella di Diego, sessantenne, a sua volta da una vita residente nell'edificio: «Sono scettico sulla correlazione tra la presenza di antenne in grado di rilanciare segnali radio, televisivi e satellitari e l'insorgenza di tumori, diverso invece il discorso sull'amianto presente sugli edifici del quadrilatero e del quale l'Ater dovrebbe tenere conto. In tal senso mi aspetto da parte dell'azienda i necessari accertamenti e che ci tenga al corrente adeguatamente».

Lorenzo Degrassi

 

 

Medolino punta a diventare primo Comune "plastic free" - Ambiente e promozione turistica in Croazia

POLA. Il Comune di Medolino punta a essere il primo della Croazia a mettere al bando gli oggetti di plastica monouso e rispondere così, battendo sul tempo tutte le altre municipalità, alle direttive europee che sono state di recente varate in materia. Una delibera in questo senso verrà posta all'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio municipale e l' approvazione del documento viene data per scontata. Di cosa si tratta esattamente? Le istituzioni e le società delle quali è fondatore il Comune non potranno più fare uso di piatti, posate e cannucce di plastica, fermo restando comunque che le scorte nei magazzini si potranno utilizzare fino al loro esaurimento. Le nuove ordinazioni di materiali invece dovranno rigorosamente rispettare la delibera. Come spiega il sindaco indipendente Goran Buic, il divieto dovrà essere rispettato anche nel corso delle manifestazioni culturali e di intrattenimento organizzate nel territorio comunale, nelle quali gradualmente si passerà all'uso di prodotti in materiale alternativo, comunque ecologicamente accettabili e biodegradabili. Il passo compiuto dal Comune di Medolino che mira a diventare località "plastic free", oltre che con l'abito ecologista, trova anche una chiave di lettura per così dire di attenzione per il turismo. Il Comune definito il più turistico del paese - che rientra da tempo nella top ten dei centri balneari più visitati - dispone di ben 42 chilometri di costa e di spiagge, per cui è comprensibilmente voglia presentarsi agli occhi dei visitatori anche come Comune più ecologico. L'invito ai turisti a trascorrere le vacanze in territorio "liberato" dalla plastica può essere insomma un'altra carta da giocare. Il rispetto delle nuove disposizioni verrà controllato dalle guardie comunali. Al momento non viene dato sapere se esse riguarderanno subito anche i ristoratori e i commercianti, o se questo sarà un passaggio successivo. Intanto, in un periodo a lungo termine, Medolino intende andare oltre. Come aggiunge Buic, le automobili di servizio a trazione diesel verranno gradatamente sostituite da quelle a benzina e quindi da quelle ibride ed elettriche, per limitare al massimo le emissioni in atmosfera. 

 

 

Al parco di San Giovanni - Yoga e Tai Chi sull'erba oltre a 150 stand "green" nel weekend di Bioest

Abbigliamento realizzato con tessuti bio, prodotti di bellezza a base di erbe, detersivi green, borse e gioielli creati con materiali di recupero. Offrono questo e molto altro gli stand della XXV edizione di Bioest, la manifestazione al via ieri nel parco di San Giovanni e aperta anche oggi dalle 9 alle 20 a ingresso libero. La Fiera dei prodotti naturali e delle Associazioni ambientaliste, culturali e del volontariato conta su 150 postazioni, con operatori provenienti da tutta Italia, Slovenia e Croazia. Ad arricchire l'evento anche corsi, presentazioni, conferenze, degustazioni, esibizioni, dimostrazioni e concerti. Ieri mattina, sul prato, in tanti hanno preso parte alle lezioni di yoga, e si prosegue anche oggi, con la possibilità di provare gratuitamente anche altre discipline, tra le quali Tai Chi, Campane Tibetane, TaisoHatha Yoga e Hatha Yoga Sound. Tante le persone che hanno affollato lo spazio fin dall'avvio della manifestazione al mattino, alle 9, con il taglio del nastro ufficiale alle 11. Passeggiando tra gli stand diverse le curiosità in vendita, come splendidi mosaici, vestiti eco-bio 100% canapa, una lunga serie di creme di arnica, con depliant a elencare i vari benefici, e ancora saponi naturali e detergenti amici della natura. Ampio spazio anche per il riciclo, con orecchini, zaini e borse colorate costruite con grande creatività, utilizzando materiali di scarto, e per il settore alimentare particolare attenzione a vegani e vegetariani. Si prosegue oggi, anche con tanti appuntamenti, tra i quali i laboratori per i più piccoli, sempre all'aria aperta. La manifestazione, promossa dall'Associazione Bioest - Gruppo Ecologista Naturista, è realizzata in co-organizzazione con il Comune. Lo slogan di quest'anno? "...tutti giù per Terra".

 

Bioest chiude a San Giovanni

Oltre 150 espositori da tutta Italia, Austria, Slovenia e Croazia. Musica, visite guidate, corsi gratuiti, dimostrazioni, attività per adulti e bambini, degustazioni e ristorazione, proposte vegetariane e vegane. Dalle 9 alle 20 c'è Bioest, la fiera dei prodotti naturali e del biologico delle associazioni ambientaliste, culturali e del volontariato nel parco di San Giovanni. Tra gli eventi, alle 9.45, alla sala Villas, "Obiettivo rete territoriale San Giovanni-Cologna": incontro di condivisione tra cittadini e associazioni e altre realtà del territorio. Dalle 11 alle 19 giochi e animazione. Dalle 10 alle 12 laboratorio con elementi naturali e dalle 15 alle 18 laboratorio su telaio collettivo. Alle 10, incontro e visita in apiario e alle 15 passeggiate alla scoperta degli oleoliti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 1 giugno 2019

 

Ordinanza balneare in vigore da oggi - E in zona Acquario i tuffi tornano liberi

MUGGIA. «A seguito del completamento dei lavori di bonifica del terrapieno Acquario sarà consentito l'accesso alla fascia a mare del terrapieno» stesso. Finalmente, per la prima estate, i muggesani (e non solo) potranno recarsi al mare anche nel tratto del litorale più tribolato della storia di Muggia. Nell'ordinanza balneare 2019 - che entrerà in vigore oggi e che terminerà il 16 settembre - si specifica comunque che l'accesso al fronte mare di Acquario sarà consentito sino all'avvio dei lavori di bonifica relativi al secondo stralcio: con il nuovo cantiere, di cui non è ancora nota la data di apertura, l'accesso al terrapieno verrà nuovamente interdetto, quantomeno in modo parziale ma forse anche integrale, al fine di consentire il regolare svolgimento dei lavori sull'area. L'ordinanza, come da tradizione, fissa sulle aree destinate alla balneazione e negli specchi acquei antistanti alcuni divieti da rispettare durante la stagione estiva. Sarà vietato poi provocare rumori molesti, tenere ad alto volume radio e in generale apparecchi di diffusione sonora, nonché fare uso di tali apparecchi dalle 13 alle 16. Non sarà consentito l'utilizzo di detergenti di qualsiasi natura, sia sotto le docce pubbliche che in aree in cui gli scarichi finiscano a mare. Stesso dicasi per qualsiasi gioco (calcio, tennis da spiaggia, pallavolo, basket, bocce) da cui possa derivare «danno o molestia alle persone, turbativa alla pubblica quiete nonché nocumento all'igiene dei luoghi». Sulla costa non si può esercitare commercio in forma fissa o itinerante, né organizzare giochi, manifestazioni ricreative o spettacoli pirotecnici senza l'autorizzazione del Comune. Attivo anche il divieto di effettuare pubblicità mediante la distribuzione di manifestini e oggetti promozionali o il lancio degli stessi anche a mezzo di aerei. E ancora saranno vietate attività quali campeggiare, impiantare tende, baracche o roulotte, o pernottare nelle cabine e all'addiaccio sui tratti di costa destinati al pubblico uso. Su tali aree si potranno impiegare soltanto ombrelloni, sedie a sdraio e altro materiale simile portatile, e nulla dovrà essere lasciato oltre il tramonto. E in generale risulta comunque vietato usare ombrelloni, sdraio, tavoli, sedie e simili, sia quando questi creino intralcio agli altri bagnanti, sia se occupano la fascia di cinque metri dalla battigia. Quasi scontato infine il divieto di gettare a mare o lasciare nelle cabine o sulle aree demaniali rifiuti di qualsiasi genere, accendere fuochi, bombole di gas o altre sostanze infiammabili senza autorizzazione, ma anche pescare con qualsiasi tipo di attrezzo nelle ore e nelle zone destinate alla balneazione, salvo deroghe dell'autorità marittima, tirare a secco imbarcazioni da pesca e distendere le reti.

Ri.To.

 

 

Inaugurazione Bioest

Inaugurazione ufficiale, alle 11, di Bioest (la tradizionale Fiera dei prodotti naturali e delle associazioni ambientaliste, culturali e del volontariato) al parco di San Giovanni. Orari: oggi 9-21 e 9-20 domenica, con ingresso libero.

 

Festa della Repubblica a San Giovanni

Celebriamo la festa della Repubblica con una riflessione sulla pace: ecofemminismo, giustizia climatica, militarismo, educazione alla pace. Alle 11 nello spazio Villas (parco di San Giovanni), tavola rotonda con Monique Badiou (Anpi), Lorena Fornasir, volontaria nei campi profughi in Bosnia, Daniela Luchetta, presidente Fondazione Luchetta, Tatjana Rojc, senatrice Pd, Marisa Semeraro (Istituto comprensivo di Muggia), Tiziana Volta. Coordina Anna Maria Mozzi.

 

Domani - San Giovanni fa rete

Alle 9.45, alla sala Villas a pochi passi dal Posto delle fragole, a San Giovanni, "Obiettivo rete territoriale San Giovanni-Cologna": incontro di condivisione tra cittadini e associazioni e altre realtà del territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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