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IL PICCOLO - MARTEDI', 21 agosto 2018

 

 

L'ailanto senza freni tiene sotto assedio i muri di via Belpoggio
La pianta infestante cresce e ormai erode i marciapiedi - Il Comune: «Conosciamo il problema. Verificheremo»
La Cina è vicina. Non parliamo della Via della Seta, ma della piccola giungla verticale che sta crescendo in via Belpoggio. I residenti della zona guardano con preoccupazione alla colonizzazione che gli ailanti, pianta infestante proveniente dall'Estremo oriente, stanno facendo del grande muro di sostegno che sorge alle spalle della sede universitaria di androna Campo Marzio. Scrive un lettore: «Siccome qua l'Italia crolla per incuria, a Trieste, a poca distanza dal Piccolo, abbiamo un esempio clamoroso. Il muro di contenimento di via Belpoggio completamente invaso di piante di ailanto che stanno diventando alberi e penetrano fin sul marciapiede (totalmente abbandonato), dopo aver deformato il parapetto in pietra e aperto crepe un po' dappertutto. Se domani la strada franasse su quei quindici metri di precipizio, mettendo a rischio le case intorno, non mi meraviglierei affatto». In effetti lo spettacolo che si può osservare da via Belpoggio colpisce l'occhio: una vegetazione lussureggiante si leva dalla vecchia parete verticale, spuntando qua e là dall'asfalto del marciapiede. L'assessore comunale Elisa Lodi assicura che l'ente locale correrà presto ai ripari: «Verificheremo se sono arrivate segnalazioni agli uffici, e in ogni caso andremo a controllare la situazione», spiega l'esponente della giunta Dipiazza. Il problema degli ailanti, in ogni caso, non è nuovo al Comune: sono anni che il territorio italiano deve affrontare l'espandersi di questa vegetazione. Dichiara Lodi: «Il fenomeno è complicato. Abbiamo un perito forestale che sta studiando la questione e sta cercando di capire come fare ad arginare il diffondersi degli alianti a danno della vegetazione locale». Il problema ha conquistato l'attenzione del Comune quando alcuni alberelli sono spuntati in uno dei templi vegetali cittadini, il Giardino pubblico di via Battisti. Gli ultimi interventi puntuali in ordine di tempo, ricorda l'assessore, sono stati condotti in zona Ezit, del Boschetto, villa Engelmann, via Pindemonte.

Giovanni Tomasin

 

L'albero "puzzone" dell'Oriente che molti trattano da «clandestino»
L'ailanto, con il suo caratteristico cattivo odore, è una pianta proveniente dall'Estremo oriente. Può raggiungere anche i 25 metri di altezza e da decenni ormai si sta diffondendo in Europa. Il suo ruolo sul nostro territorio è duplice: da un lato si diffonde in ecosistemi, come quello del Carso, in cui va a scapito della vegetazione locale. Dall'altro ha la capacità di crescere in zone urbane abbandonate dall'incuria degli uomini, creando delle zone verdi nei luoghi più impensati. Negli anni scorsi il tema dell'ailanto, da molti esperti riconosciuta come pianta infestante, è stato raccolto dal collettivo alpinistico-letterario "Alpinismo Molotov" (costola della Wu Ming Foundation), che ha rilevato come i discorsi ricorrenti sull'ailanto riecheggino quelli della politica nei confronti dell'immigrazione.

 

 

Da Campo Marzio a Erpelle e oltre nuovi binari per lo sviluppo - la lettera del giorno di Stojan Spetic

Letta la bellissima pagina sulla Stazione di Draga Sant'Elia, mi si affollano pensieri che possono apparire sogni, ma potrebbero diventare realtà. Ho visto in giro per il mondo prosperare turisticamente città che vantano ferrovie panoramiche. Perché allora non rimettere i binari (ci vollero 20 mesi, allora) sul tragitto da Campo Marzio a Erpelle lungo la Val Rosandra, proponendo una gita che potrebbe continuare sul treno che prosegue verso Pinguente, Pisino e Pola, attraversando l'Istria interna dai panorami mozzafiato? Il viaggio completo durerebbe meno di tre ore. Il treno Cosina Erpelle - Pola esiste già. La nostra regione e la Slovenia si sono accordate per il treno Trieste - Lubiana: si faccia un accordo anche con la Croazia sfruttando questa bellissima possibilità finora ignorata. Trieste è nota nel mondo anche per il tram di Opcina, sempre trascurato. Ma perché non ricordare che le città europee più moderne usano tram per il traffico urbano? Comodo ed ecologico. Basti pensare al tram per la riviera di Barcola, ora che non vi si può parcheggiare. Il compianto ingegner Spaccini, elaborò un piano che prevedeva due grandi linee tranviarie, con vetture da cento passeggeri, da Muggia a Miramare e da San Giovanni a Servola, con al centro piazza Goldoni come luogo di scambio e stazioni collegate con la circonvallazione ferroviaria sotterranea e autobus circolari di quartiere. Progetto cassato e Spaccini costretto a nasconderlo. Credo si trovi nell'archivio dell'Università di Fiume, dove l'aveva potuto illustrare. Insomma, ci sono idee che potrebbero fare di Trieste una città più brillante. Perché non ripescarle? Forse si potrebbe attingere anche a qualche fondo europeo.

 

 

Muggia - Le forze di minoranza chiedono chiarimenti su Tari e Ferriera
Tari e Ferriera. Saranno questi gli argomenti clou del Consiglio comunale di Muggia che si riunirà domani alle 19 in seduta straordinaria. Si inizierà, come da prassi oramai, con il question time che prevede due distinte interrogazioni. La prima riguarda la Tari ed è stata presentata dalle consigliere d'opposizione Roberta Tarlao (Meio Muja) e Roberta Vlahov (Obiettivo comune per Muggia). Le due esponenti delle liste civiche chiedono, in particolar modo, «i motivi dell'aumento della Tari» e se è previsto un aumento della Tari nel 2019. L'interrogazione nasce in seguito anche alla comunicazione da parte del Comune sul costo del rifornimento dei sacchetti per effettuare la differenziata, che non sarà a carico del Comune stesso, come annunciato lo scorso maggio, ma sarà a carico dei cittadini come spiegato successivamente nell'aula del Consiglio comunale da parte del sindaco di Muggia Laura Marzi. Sull'aumento della Tari, il Comune ha dichiarato pochi giorni fa che la tassa non è aumentata poiché «le aliquote sono le stesse dell'anno scorso e identico all'anno passato è anche il gettito prodotto da questa voce nel bilancio comunale». Vero anche che se qualche muggesano si è trovato una bolletta meno cara rispetto all'anno scorso, diversi sono stati i casi di rincari sino al 20%, dettati, secondo il sindaco Marzi, «da aumenti non dettati dalla volontà del Comune», ma da parametri esterni. L'altra interrogazione, confezionata da Vlahov, Tarlao e dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Emanuele Romano, riguarda invece la Ferriera di Servola. In seguito «alla estesa nube di materiali ferrosi e minerali dai cumuli della Ferriera che l'11 agosto scorso ha raggiunto in pochissimi minuti anche il lungomare e le zone costiere di Muggia, costringendo molti cittadini a lasciare repentinamente le aree interessate a causa dell'aria divenuta irrespirabile», i tre consiglieri chiedono se sia stato risolto il problema di funzionamento della centralina di monitoraggio della qualità dell'aria presente, ma guasta, a porto San Rocco. Nell'interrogazione è stato chiesto anche quali azioni intenda mettere in atto la Giunta per rassicurare la cittadinanza affinché episodi come quelli dell'11 agosto non si verifichino più. All'ordine del giorno è previsto anche un aggiornamento del Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al Bilancio preventivo 2018.

 

SEGNALAZIONI - Rifiuti - Tasse e parole

Presumo, che l'articolo "La Tari "altalenante" che infastidisce i cittadini - Ma non ci sono aumenti" pubblicato il 14 agosto scorso sia il risultato di una precedente segnalazione. Non avevo alcun "dubbio" sull'esattezza e correttezza da parte di chi di competenza. A questa persona, chiedo se il significato della parola invariato è il medesimo che io conosco ed è tratto dai dizionari: "non variato; che non ha subìto, non subisce o non subirà variazioni". Le cartelle del 2015 e 2016 confermavano tale definizione. Nel 2017, con l'avvio del porta a porta la cui validità qui riconfermo, la parola variazioni, diventa aumenti. In chiusura dell'articolo, si legge la seguente affermazione: "E per chi invece si è visto aumentare la bolletta non avendo fatto cambiamenti? In questo caso vi sono dei parametri non determinati dal Comune che possono aver portato ad un incremento." La parola parametri ha molteplici significati; consapevole che sto "usufruendo" della sua pazienza le chiedo di essere più precisa sul termine. La cittadinanza sicuramente apprezzerà questa sua puntualizzazione.

Michele Marolla

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 20 agosto 2018

 

 

Sale, parking, impianti - La logistica di Next sulle spalle del Comune - LA RASSEGNA SCIENTIFICO DIVULGATIVA
Cominciano a muoversi le leve organizzative di Next, la tre giorni di divulgazione scientifica che si terrà a Trieste da venerdì 28 a domenica 30 settembre. Primo ad armare la prora il Comune, che ha in carico una serie di incombenze organizzative supportate da quasi 80 mila euro. La delibera è firmata dall'assessore a Educazione-Ricerca ecc., la forzista Angela Brandi. L'allestimento delle tensostrutture in piazza Unità, la messa a disposizione di sale (Revoltella, palazzo Costanzi, palazzo Gopcevich, ex Pescheria), l'impiantistica audio/video, parte del servizio di trasporto, la promozione dell'evento, i parcheggi (piazzale Straulino, piazza Piccola, largo Granatieri, via Muda Vecchia): una rilevante porzione della logistica collegata alla realizzazione di Next dipende dalla macchina comunale. La manifestazione è giunta alla settima edizione, essendo decollata nel 2012 su iniziativa dell'allora sindaco Roberto Cosolini. L'amministrazione Dipiazza ha confermato l'impegno del Municipio, soprattutto nell'ottica di consolidare il rapporto tra città, istituzioni scientifiche, imprenditoria innovativa. Tra l'altro - scrive la Brandi - Trieste sarà nel 2020 capitale europea della scienza (Esof), testimone consegnatole a metà luglio dalla francese Tolosa, quindi a maggior ragione il Comune è interessato a intensificare le attività divulgative del comparto. Tra le iniziative previste da Next, è la "Notte dei ricercatori" quella che più interessa l'amministrazione: si svolgerà venerdì 28 settembre dalle 16 alle 23, in contemporanea con analoghi eventi ad Ancona, Cagliari, Catania, L'Aquila, Macerata, Napoli, Nuoro, Palermo, Pavia, Perugia.

 

L'evento scalda i motori -"Nature Tech" decolla alla fine di settembre
Si intitola "Nature Tech" la VII edizione di Next, ambientata nella tradizionale cornice di piazza Unità a fine settembre (vedi articolo a fianco). Stavolta iniziative e riflessioni saranno orientate - come anticipato nella conferenza stampa di martedì 10 luglio - sul «sottile confine tra biologico e biotecnologico». Tema che suscita vivaci dibattiti su ambiti centrali nella vita pubblica ed economica del pianeta: agricoltura, salute, invecchiamento della popolazione, nutrizione, vaccini sono alcuni degli spunti che appariranno nel cartellone settembrino. Parteciperanno alla "tre giorni" triestina la farmacologa senatore a vita Elena Cattaneo e l'ex ministro del governo Letta Maria Chiara Carrozza. Uno spazio particolare sarà dedicato alla ricerca oncologica. Lo scorso anno - secondo gli organizzatori - furono 45 mila i visitatori.

 

L'emergenza plastica spiegata da FAI e OGS - mercoledi' 22 agosto alle 15.00

La delegazione Fai di Trieste in collaborazione con Ogs e Trieste Senza Sprechi incontrano bambini e adulti per spiegare come possono tutelare il mare e ridurre l'inquinamento. Mercoledì alle 15 allo Stabilimento balneare "Sirena", Riva Massimiliano e Carlotta - Grignano . Negli ultimi decenni la plastica è stata sempre più utilizzata dall'uomo: ogni anno nel mondo ne vengono prodotte 280 milioni di tonnellate e si prevede che nel 2050 diventeranno 400. Per approfondire il tema, la Delegazione Fai di Trieste insieme all'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - Ogs e in collaborazione con Trieste Senza Sprechi, organizzano l'incontro per bambini e adulti: "Plastica: Fai il punto con l'Ogs e Trieste Senza Sprechi", allo Stabilimento balneare Sirena per mostrare anche come ogni giorno, con semplici scelte, possiamo proteggere il nostro mare e ridurre l'inquinamento.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 19 agosto 2018

 

 

Binario Campo Marzio-Opicina riaperto nei primi sei mesi 2019
I quindici chilometri tra mare e Carso sono fuori esercizio da quattro anni a causa di cedimenti nelle gallerie. Futuro con treni merci e carrozze "storiche"
Rfi (Rete ferroviaria Italia, gruppo Fs) conta di rimettere in esercizio la tratta ferroviaria Campo Marzio-Rozzol-Opicina entro il primo semestre del 2019. La comunicazione è ancora ufficiosa ma affidabile: anzi, secondo altre fonti, ci sarebbe la possibilità che il cantiere si concluda addirittura prima, tra la fine del corrente anno e lo scorcio iniziale del prossimo. Il recente incidente - verificatosi sulla linea nella mattinata di giovedì 26 luglio quando due carrelli si sono scontrati vicino alla stazione Rozzol-Montebello provocando il ferimento di tre operai - ha rallentato un po' i lavori ma non ha pregiudicato l'intervento di ripristino dello storico binario che si snoda per una quindicina di chilometri, dai 3 metri slm di Campo Marzio e i 310 metri di Opicina. L'utilizzo della tratta era stato sospeso nel giugno 2014 a causa di alcuni cedimenti delle gallerie: Rfi ha deciso di riattivarla sia per il trasporto dei passeggeri che delle merci. Un servizio - diciamo - ausiliario rispetto alla galleria di circonvallazione che collega Campo Marzio a Trieste Centrale: l'idea è di fruire della linea per la manovra di locomotori o di convogli "leggeri", che possano affrontare senza grandi problemi la forte pendenza del 25 per mille. A questa "missione" logistica si accompagna invece la volontà di rilanciare i treni "storici" da/per Campo Marzio, di cui la Fondazione Fs sta curando il refitting: giusto a un mese fa risale la presentazione dell'operazione alla presenza del governatore Massimiliano Fedriga e del direttore dell'istituzione ferroviaria Luigi Francesco Cantamessa. Tra le iniziative programmate il "rondò" triestino, una passeggiata in treno toccando alcuni storici reperti ferroviari: in uscita da Campo Marzio il binario supera la galleria di San Giacomo, si accosta alla stazione di Rozzol-Montebello, solca la galleria Revoltella, arriva alla stazione di Guardiella, si inerpica verso la galleria di Pischianzi per raggiungere la meta di Villa Opicina. Bene: Campo Marzio è destinata a diventare uno splendore, Guardiella è ancora in piedi, Opicina più o meno funziona, ma pensare a una gita ferroviaria con romantica fermata a Rozzol-Montebello implica un titanico esercizio di fantasia. Questo è un problema che Rfi non può non considerare: la graziosa stazione dei primi Novecento, situata tra l'ippodromo e Cattinara, giace in condizioni disastrose, preda dell'incuria, della sporcizia, del vandalismo. La gentile pensilina, che ancora nella seconda metà del decennio Duemila si poteva dilettevolmente visitare, è avvicinabile da passeggeri ferroviari solo se equipaggiati con machete. L'attuale proprietario, l'impresario edile Claudio De Carli, la acquistò una decina di anni fa nel quadro di un progetto immobiliare andato a rotoli. Adesso è disposto a rivendere la stazione e il terreno adiacente per 800 mila euro.

Massimo Greco

 

Tratto iniziale della ferrovia che portava a Jesenice - La storia
La Campo Marzio-Opicina, che Rfi sta riattivando dopo uno stop di quattro anni, è il tratto iniziale - partendo da sud - della Trieste-Jesenice, che a sua volta era una delle componenti della rete Transalpina realizzata nei primi anni del Novecento. La linea venne inaugurata dall'arciduca Francesco Ferdinando nel luglio 1906 ed era stata concepita come un'alternativa statale alla privata Südbahn. La Trieste-Jesenice è lunga 144 chilometri, opera a binario semplice a trazione termica e rappresenta un'interessante prova di ingegneria: stacca subito da Campo Marzio fino a Opicina, attraversa l'alto Isonzo sul ponte di Salcano, corre per oltre 6 chilometri lungo il traforo di Piedicolle. Tocca San Daniele, Montespino, San Pietro prima di giungere a Nova Gorica. Ebbe una vita movimentata: costruita interamente in territorio asburgico, le due guerre mondiali ne hanno frammentato la proprietà e l'esercizio.

 

Colpevole abbandonare a se stessa la stazione di Rozzol - la lettera del giorno di Davide Raseni
Ho appena terminato di leggere l'articolo sul degrado della stazione di Rozzol e mi sorgono spontanee alcune domande da porre a bruciapelo a chi di dovere. La stazione era un gioiello architettonico delle Imperial-Regie Ferrovie Statali Asburgiche (k.k.StB) risalente al 1906; al suo interno e sotto la bella pensilina in legno e ghisa c'erano ancora dei manufatti originali di pregio (bellissime indicazioni in tedesco su ceramica, infissi e decori in legno, stucchi, pavimentazioni ...tutto d'epoca), insomma, robe da museo. Mi chiedo: che fine hanno fatto? Ma la domanda principale che mi preme fare al Comune di Trieste e in special modo alla Sovrintendenza è: nessuno vigilava? Si tratta delle stesse figure che, nel caso in cui un semplice cittadino debba ridipingere la facciata di una casa o cambiare gli infissi di un appartamento in centro, obbligano giustamente quest'ultimo a trafile molto rigorose. In questo caso invece come mai si è permesso un simile scempio senza che nessuno dica nulla?Vorrei inoltre proporre un' idea finale: la ex-stazione di Rozzol, ora ridotta a semplice fermata utilizzata per il traffico viaggiatori l'ultima volta nel lontano 2004 durante l'Adunata nazionale degli Alpini, posta sulla linea Villa Opicina - Trieste Campo Marzio, è situata vicinissimo ai musei De Henriquez e di Scienze Naturali. Con la riapertura della linea in questione e del Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio non sarebbe un'eresia pensare ad un servizio con treni storici abbinato anche alla visita dei suddetti musei, magari utilizzando questo ex gioiello architettonico riportato allo stato di origine proprio come fermata intermedia di un giro turistico attorno a Trieste. Dentro di esso si potrebbero inoltre creare un albergo o dei bed & breakfast, magari in stile ferroviario asburgico (sarebbe una vera chicca con pochi uguali!), inoltre la vecchia stazione potrebbe diventare in parte essa stessa un museo per i turisti. Così ripristinata la gloriosa stazione della ferrovia Transalpina potrebbe ridare anche un po' di vita a una parte del rione di Rozzol piuttosto brutta e degradata.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 18 agosto 2018

 

 

Hera, la strategia del riciclo: così si rigenera la plastica
Il gruppo dell'energia che controlla AcegasAps punta sulle fonti rinnovabili riducendo i rifiuti da portare in discarica: l'acquisizione della trevigiana Aliplast
MILANO - Fosse rimasta nell'alveo dell'etica e della responsabilità sociale, l'economia circolare sarebbe rimasta una realtà di nicchia, certo buona per le campagne di comunicazione delle aziende, ma senza particolare rilievo economico. Invece comincia a emergere come fattore positivo per il business e questo aiuta la sua diffusione. L'espressione è utilizzata per indicare tutti quei casi in cui i rifiuti di qualcuno diventano risorse per altri, per cui gli oggetti non arrivano a fine vita, ma "rinascono" per altri utilizzi. IL RICICLO - Un concetto elaborato da Ellen MacArthur, 42enne ex-velista, che ancora in età verde ha deciso di lasciare lo sport per creare una fondazione che porta il suo nome, con la mission di sensibilizzare aziende e istituzioni sull'importanza di limitare il consumo di materie prime e ridurre l'impatto inquinante sull'ambiente. Non a caso il superamento dell'economia lineare passa in primo luogo per un ricorso massiccio alle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica. Anche se da sole non bastano, visto che sono fondamentali anche una condivisione di conoscenze tra i produttori e i distributori sulle tecnologie che consentono di abbattere le emissioni nocive nell'ambiente e uno sforzo di progettazione dei prodotti affinché possano essere un domani riciclati e diventare altro di utile per la società e i consumatori. In questa direzione si muove tra gli altri Hera, multiutility presente in buona parte del Nord-Est (tra le altre, controlla la triestina Acegas-Aps), che di recente ha completato la circolarità della propria offerta acquisendo Aliplast, gruppo trevigiano che si occupa di raccolta e riciclo di rifiuti di matrice plastica, per poi procedere alla rigenerazione del materiale. Un approccio che le ha permesso di essere la prima azienda italiana a raggiungere la piena integrazione lungo tutto il ciclo di vita della plastica, producendo così materiali disponibili al riutilizzo. I PIANI DI HERA - Il percorso parte con il ritiro e recupero dei rifiuti plastici derivanti dagli scarti e dagli sfridi di produzione e arriva fino alla rigenerazione di nuovi prodotti plastici, di qualità pari al prodotto vergine. Nella consapevolezza che mantenere le materie prime nel ciclo economico il più a lungo possibile è il solo modo per ridurre al minimo i rifiuti destinati alla discarica e lo spreco di materie prime. Una direzione sostenuta dall'Unione europea, che ha messo a punto un pacchetto di interventi a sostegno dell'economia circolare in cui definisce alcune misure ambiziose riguardo all'intero ciclo di vita dei prodotti, da produzione e consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. In questo campo si distingue anche Intesa Sanpaolo, che è l'unico partner globale della Fondazione Ellen MacArthur nei servizi finanziari, che offre soluzioni ad hoc per il sostegno alle aziende impegnate sul fronte dell'economia rigenerativa. Nella consapevolezza che una maggiore attenzione alle risorse naturali è indice di un'impresa orientata a una crescita sostenibile nel tempo.

Luigi Dell'Olio

 

 

Case e giardini invasi da vespe - Super lavoro per i pompieri
Decine di richieste di intervento in ogni zona della città per rimuovere favi e nidi - Monito degli esperti: «In questo periodo gli insetti sono più aggressivi del solito»
Aggressive, temibili e pericolose. Le vespe in questo periodo dell'anno sono così, tanto che gli esperti, per descriverne le caratteristiche, le paragonano a tossicodipendenti in crisi di astinenza. Lo sanno bene anche i vigili del fuoco che, in queste settimane, ricevono in media una decina di chiamate al giorno per rimuovere i favi degli insetti. Ma perchè a metà agosto le vespe diventano particolarmente pericolose? Il motivo lo spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista della Società italiana di scienza naturale. «Le vespe sono carnivore e, attraverso la carne, alimentano le larve che producono un liquido che è il loro vero nutrimento. In questo periodo dell'anno le larve stanno concludendo il loro sviluppo e quindi non producono nulla, generando quindi negli adulti comportamenti che sono paragonabili a delle crisi di astinenza». Le api invece non sono aggressive e pungono esclusivamente se si sentono in pericolo. Per capire la differenza tra le due tipologie di insetti basta avere un po' di colpo d'occhio: le api sono marroncine, pelose e più grosse; le vespe invece sono gialle e nere con colori brillanti e hanno un corpo più lungo. «Ci sono chiaramente specie diverse - spiega Bressi -. Le api da miele sono quelle che incontriamo più spesso. Poi ci sono esemplari che vivono in coppia e non pungono mai. Di base tendono ad attaccare di rado e solamente vicino all'alveare perché con il pungiglione perdono anche una parte dell'intestino e quindi muoiono. Le vespe sono più aggressive in quanto carnivore e dopo la puntura in genere continuano a vivere». Cosa fare in caso di punture? Intanto bisogna sapere che lo choc anafilattico si manifesta nel giro di 20 minuti. È essenziale quindi chiamare per tempo il 112. Chi è allergico, poi, farà bene a tenere sempre a portata di mano la siringa di adrenalina. Esistono poi precise istruzioni da seguire per quanto riguarda la presenza di favi. Per eliminare le "tane" delle api, la legge non ammette l'uso del veleno: le api infatti sono specie protette, per cui è necessario rivolgersi ad un apicoltore che provvederà alla rimozione del favo in totale sicurezza. Per le vespe invece il consiglio dell'esperto è di evitare il "fai da te", «Senza chiamare sempre i vigili del fuoco - aggiunge Bressi - ci si può rivolgere ai disinfestatori. Tra poco comunque le vespe moriranno per l'arrivo del freddo quindi se il favo è piccolo, e cioè non supera le dimensioni di una mela, e in una zona non di passaggio, possiamo anche pensare di lasciarlo stare e poi rimuoverlo in inverno. Attenzione invece ai favi più grandi, solitamente nei buchi del muro: contengono numerosi animali che potrebbero anche aggredire a sciami, in quel caso bisogna far intervenire degli specialisti». Per ogni dubbio il Comune ha attivato lo "sportello natura": all'indirizzo sportellonatura@comune.trieste.it è possibile anche mandare foto per far identificare la specie e ricevere consigli.

Andrea Pierini

 

ISTRIA - Ambiente e natura: uccelli rapaci da tutelare - A Draga di Moschiena salvato grifone in difficoltà -  la storia

FIUME - Nei giorni scorsi alcuni abitanti della localita' liburnica di Draga di Moschiena (Istria orientale) hanno avvistato un grifone o avvoltoio dalla testa bianca in chiare difficoltà che si muoveva a malapena sulle pendici del Monte Maggiore. Non hanno perso un attimo, compiendo la cosa più logica: avvertire del ritrovamento l'istituto regionale per la tutela dell'ambiente Priroda (Natura in italiano). A quel punto è scattata l'"operazione salvezza", che ha visto impegnate in prima fila la direttrice di Priroda, Sonja Sisic, e la sua stretta collaboratrice, Irena Juric. Si sono recate alle spalle di Draga di Moschiena, hanno preso in consegna l'esemplare - pesante 5 chili e 9 etti - fornendogli le prime cure del caso. Gli hanno anche dato un nome e non poteva che essere Draga, in ricordo della località in cui è avvenuto il recupero di questo volatile che in Croazia è protetto da leggi e regolamenti molto severi. «Abbiamo avuto il nostro daffare come ornitologhe - ha dichiarato la Sisic, da anni alla guida di Priroda - ma crediamo di aver fatto un buon lavoro. Il nostro grifone, un esemplare abbastanza giovane, si trova gia' al Centro per l'assistenza degli avvoltoi dalla testa bianca, dislocato nell'abitato di Caisole o Beli, nell'isola di Cherso. Ci hanno informato che Draga mangia e si muove normalmente nell'apposita voliera. Quando avrà recuperato le sue forze, sarà rimesso in libertà».Il ritrovamento di questo maestoso uccello, simbolo dell'isola di Cherso, non deve stupire in quanto le rotte dei grifoni comprendono anche il Monte Maggiore, l'altura istroquarnerina dove vedere volteggiare un avvoltoio non è proprio raro e rappresenta uno spettacolo bellissimo. Questo volatile vive e nidifica sia a Cherso, sia nelle vicine Plavnik, Veglia, Pervicchio ed A rbe. Si presume che la colonia presente su queste isole quarnerine conti circa 250 coppie.

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 17 agosto 2018

 

 

Roma spiana la strada alla centrale a gas nel sito di Gorizia - via libera del ministero
GORIZIA - Niente Via. Cioè strada spianata. Il ministero dell'Ambiente ha deciso che il progetto della nuova centrale termoelettrica a gas naturale di Gorizia della potenza complessiva di circa 148 MWt, a Sant'Andrea, proposto dalla "Tai energy spa", non deve essere sottoposto a procedura di Valutazione di impatto ambientale. A darne notizia il comitato Nobiomasse che non si dà per vinto. «In estrema sintesi, si ricorda che la procedura tecnico-amministrativa di Via ha lo scopo di individuare, descrivere e valutare gli effetti sull'ambiente e sulla salute di un'opera, al fine di identificare tutte le opzioni alternative al progetto, compresa la sua non realizzazione. La normativa vigente, per questa tipologia di impianti, fissa in 150 Mwt il limite che obbliga la procedura di Via: non è, dunque, un caso che sia stato proposto un impianto di 148 Mwt». Pertanto, la decisione del Ministero pare coerente con quella analoga della attuale giunta regionale, «ma ci lascia preoccupati e indignati. Le centrali termoelettriche, ai sensi del Dm 5 settembre 1994, sono classificate tra le industrie insalubri di prima classe. Il testo unico delle leggi sanitarie prevede che debbano essere "isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni". I costi che a Gorizia e in Fvg stiamo pagando in termini di devastazione ambientale, di impoverimento di risorse e di abbassamento della qualità della vita sono già abbastanza alti». Dura la nota del comitato che si è formato a difesa del territorio nella convinzione che tali insediamenti «siano assai poco sostenibili» rispetto la tutela ambientale: «In un Paese dove il pericolo è in agguato nell'aria inquinata, nelle acque potabili avvelenate, nei fiumi che muoiono, nei boschi che bruciano, nelle frane che travolgono strade e case, nei ponti che crollano, i monitoraggi e i controlli a posteriori lasciano il tempo che trovano e solo la severa e precisa procedura di Via può dare garanzie e manifestare in via preventiva i rischi ed i problemi. Nel caso specifico, l'effettivo impatto ambientale della centrale termoelettrica a gas sul territorio circostante e sull'area residenziale limitrofa, i reali dell'inquinamento della centrale sommato con quelli già esistenti o attesi nel futuro da progetti già autorizzati».

FrancescoFain

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 16 agosto 2018

 

 

Goletta Verde 2018 - Critico il bilancio finale del viaggio lungo le coste italiane del veliero ambientalista.

Inquinato e fortemente inquinato il 48% dei punti campionati: un punto ogni 59 km. Mala depurazione e rifiuti in testa ai nemici del mare - comunicato
Bilancio critico per la Goletta Verde 2018 rientrata in porto dopo un viaggio iniziato dalla Liguria e terminato in Friuli Venezia Giulia. Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane, infatti, è risultato entro i limiti di legge; il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) e “inquinato” (9%) e la causa di questi risultati è sicuramente da attribuire alla mala depurazione di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese e per la quale l’Unione europea ci ha presentato un conto salatissimo. Leggi tutto

Legambiente FVG

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 15 agosto 2018

 

 

Il terrapieno di Acquario ostaggio della burocrazia

Area balneare riqualificata da due mesi ma manca ancora il via libera al pubblico - Il vicesindaco Bussani: «Aspettiamo la Regione e l'Arpa. Ritardo ingiustificato»
MUGGIA - «Ad oggi, purtroppo, non è ancora chiaro quando finalmente si potrà aprire il primo lotto del terrapieno di Acquario». Francesco Bussani, vicesindaco di Muggia, è tra i tanti cittadini del comune istroveneto che si chiedono perché l'area balneare sita sul lungomare muggesano sia ancora interdetto al pubblico. «Pur comprendendo le difficoltà di una procedura amministrativa complessa come quella che ha portato alla messa in sicurezza del primo lotto del terrapieno, crediamo sia giusto ricordare che i lavori sono stati ultimati più di due mesi fa e che il Comune di Muggia ha consegnato tutta la documentazione richiesta il 10 di giugno», puntualizza Bussani. Dopo la riqualificazione del primo stralcio funzionale dal molo a "T" a punta Olmi, un'altra area sta attendendo di essere resa di nuovo accessibile ai cittadini dopo quasi vent'anni in cui era stata loro preclusa. Ma cosa sta bloccando l'iter di riapertura di Acquario? «Siamo in attesa di Arpa e Regione, a cui spetta la verifica che i lavori siano stati realizzati in linea con i dettami della Conferenza dei Servizi del 2016. Crediamo che due mesi per ultimare questa pratica siano un tempo abbondantemente sufficiente ed è per noi difficile accettare ulteriori dilazioni, soprattutto se non giustificate. Abbiamo preso un impegno con i nostri concittadini», spiega l'assessore ai Lavori pubblici di Muggia. Oramai l'estate ha già fatto il suo giro di boa ed è grande il dispiacere (e la rabbia) da parte dei muggesani per non aver potuto usufruire di una area riqualificata che era pronta dall'inizio dell'estate. Un'area che consta di un percorso ciclopedonale che si estende su una lunghezza di quasi un chilometro ed ha una larghezza di 2 metri e mezzo, come da prescrizioni degli Enti partecipanti alla Conferenza dei servizi. Una lunga passeggiata con accesso al mare dove i bagnanti potranno comunque già godere della scogliera con rocce che per la loro conformità ed il posizionamento permettono e ampliano ovviamente di molto anche la capacità di fruizione balneare. Il terrapieno ha una forma con sezioni di larghezza variabile dai 14 ai circa 50 metri su una superficie di quasi 30mila metri quadri. «Il suo riutilizzo a fini turistico balneari rappresenta un incremento importante sia del fronte mare disponibile sia, soprattutto, delle aree a disposizione dei bagnanti - ha aggiunto ancora Bussani - proprio perché in genere la fascia costiera muggesana risulta compressa tra il mare e le alture retrostanti ed occupata per buona parte dalla viabilità dell'ex provinciale mentre Acquario, nella sua estensione, permette di godere di spazi ben più ampi rispetto a quanto si è ad oggi abituati». Progetti interessanti per un'area già (almeno a metà) pronta, ma inutilizzabile

Riccardo Tosques

 

L'ok doveva arrivare entro la fine di giugno - La promessa
A giugno la sindaco Laura Marzi lasciava intendere che la Regione l'aveva rassicurata sui tempi del procedimento. Dichiarava al Piccolo: «È stato promesso che entro l'estate si potrà tornare ad utilizzare l'area e confermo che entro fino giugno i muggesani e non solo potranno tornare ad andare in acqua nella parte bonificata di Acquario». Evidentemente qualcosa si è inceppato.

 

 

ISTRIA - Abbazia, spunta un divieto di balneazione
Si tratta di un ampio tratto dello stabilimento di Slatina, vicino a un grande albergo: nel mirino la rete delle fognature
Abbazia - In un periodo in cui Abbazia è invasa da migliaia di villeggianti, un'ampia ampia porzione dello stabilimento balneare di Slatina, sotto l'albergo Milenij, è stato vietata alla balneazione per inquinamento. La tabella con il divieto è stata collocata sul lungomare, a poche decine di metri dal prestigioso hotel, sorprendendo non poco i turisti ma specialmente gli abbaziani che da decenni amano fare una nuotata nelle vicinanze della statua simbolo della Perla del Quarnero che raffigura la ragazza con il gabbiano. Nonostante il divieto, ribadito sulla pagina web della Città di Abbazia, non sono state poche le persone che hanno continuato ad immergersi nella zona inquinata. Peraltro l'area orientale del bagno Slatina è frequentata in primo luogo dai giovanissimi grazie a un fondale sabbioso e poco profondo. Per ora non ci sono state multe anche perchè molti bagnanti non hanno notato il divieto e si attende qualche giorno prima di adottare misure più rigida. La decisione è scattata dopo l'ultimo campionamento delle acque di mare, compiuto ogni quindici giorni in numerosi punti della regione quarnerina e delle sue isole, da parte degli esperti dell'Istituto regionale per la Salute pubblica, con sede a Fiume. In questo momento non è ancora chiara l'origine dell' inquinamento, anche se da voci ufficiose si apprende che potrebbe trattarsi di acque fognarie riversatesi in mare. A confermarlo o meno saranno le analisi. Gli accertamenti saranno indispensabili per capire la natura dell'inquinamento, adottare le misure del caso ed eventualmente revocare il divieto. Negli altri siti di Abbazia, il controllo della qualità delle acque di mare ha dato invece risultati ottimi e dunque abbaziani e vacanzieri possono nuotare tranquilli, senza alcun rischio per la loro salute. Questo angolo di Slatina è il luogo preferito per la balneazione da parte di chi è nativo di Abbazia e non ama altre spiagge. Va ricordato come negli anni passati il problema dell' inquinamento del mare avesse riguardato la parte occidentale dello Slatina, in zona Panciera, con frequenti divieti provocati dalla presenza di un corso d'acqua che raccoglieva i liquami di un vasto territorio cittadino. Grazie al rifacimento dell'impianto per le acque reflue, l' intoppo è stato superato e non sono più apparsi divieti. Altrove nel Quarnero e nella sua regione insulare, la qualità delle acque marine è molto buona e non si registrano problemi. Qualche problema lo si registra ogni tanto nel tratto di mare di fronte al quartiere fiumano occidentale di Cantrida, dove comunque il bagno è permesso, senza conseguenze per la salute delle persone.

Andrea Marsanich

 

 

Riscaldamento globale - Anche l'economia soffre
Nel lontano 1961, parlando al Palazzo di Vetro dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il presidente Usa John Fitzgerald Kennedy disse che «... gli abitanti del nostro pianeta dovranno rendersi conto che in futuro lo stesso non sarà più abitabile». Si riferiva alla bomba all'idrogeno. Oggi quella frase è stata riesumata da un gruppo di qualificati economisti americani con riferimento ai mutamenti climatici, anche se le loro previsioni non portano a conclusioni così drammatiche. Secondo i loro calcoli, infatti il riscaldamento del nostro pianeta accrescerà le diseguaglianze tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Poca agricoltura, molti servizi - La teoria sostiene questo: l'aumento a livello globale dei gradi di riscaldamento dovrebbe agevolare e non danneggiare troppo le nazioni ricche del Nord, che generalmente hanno un'economia centrata sui servizi e hanno invece pochissima agricoltura, mentre le nazioni povere più vicine alla fascia equatoriale sarebbero pesantemente colpite. In alcune di queste i guadagni medi - già molto bassi - potrebbero scendere addirittura di quasi tre quarti. Secondo i ricercatori statunitensi, che nella loro ricerca hanno analizzato ben 166 nazioni, esiste una temperatura ottimale per rendere gli esseri umani e anche quelli animali particolarmente produttivi. Del resto tutti abbiamo sperimentato come il troppo caldo oppure il troppo freddo rendano più arduo concentrarsi, lavorare e portare a termine gli impegni del momento. Dalle analisi dei suddetti studiosi emerge che una temperatura media giornaliera di 13 gradi è collegata ai maggiori livelli di produttività. Non è senza significato che Stati Uniti e Cina, al presente situati nella fascia climaticamente positiva, se davvero il riscaldamento globale continuerà a progredire, potrebbero essere molto danneggiati. Per non parlare, ovviamente, degli Stati africani e sudamericani che lo sarebbero in misura ancor più accentuata. In complesso circa il 40 per cento delle nazioni di tutta la Terra sarebbero danneggiate. Pur in presenza di molti dati, non tutti concordano con le analisi riferite. Particolarmente interessanti sono le osservazioni di quanti ritengono che, se il mutamento climatico va ancora avanti, le moderne tecnologie, con i loro imprevedibili sviluppi, saranno in grado di mantenere e migliorare quella produttività che ha consentito di raggiungere i livelli di ricchezza, se pur mal distribuita, attuali. È sufficiente pensare ai recenti sviluppi della produzione di elettricità che ha raggiunto costi competitivi con fonti alternative rispetto a quelle tradizionali. Dalla prima rivoluzione industriale a quelle ora in corso i tenori medi di vita - anche dei più poveri, almeno nei Paesi avanzati - sono certamente migliori di quelli del passato. Il problema, di conseguenza, è che tra le molte decisioni da prendere che già abbiamo di fronte non vanno trascurate quelle relative al clima. Variabili impazzite - Gli accordi di Parigi erano una scelta nella giusta direzione, ma Donald Trump, tra le sue tante follie, li sta rinnegando, anche se molti Stati degli Usa, primo tra questi la California, si apprestano a predisporre e approvare norme interne per rispettarli. Anche su questo tema così delicato in Italia siamo notevolmente divisi. Gli incendi scoppiati in zone geografiche diverse dovrebbero stimolarci a pensare che non è sufficiente esprimere solidarietà alle vittime. Occorre evitare ce ne siano altre in un futuro che potrebbe anche essere molto vicino. In altri termini o ricominciamo a superare il passato ripartendo tutti da zero, oppure il futuro non pare troppo brillante.

Franco A. Grassini

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 14 agosto 2018

 

 

Goletta Verde: il mare italiano è sempre più inquinato

Il bilancio di Goletta Verde che riguarda l’inquinamento del mare basandosi sui risultati per quest’anno è veramente negativo. Il 48% dei campioni di acqua che sono stati analizzati relativamente ai mari italiani risulta fuori dai limiti stabiliti dalla legge.
Goletta Verde è rientrata in porto dopo aver iniziato un viaggio che l’ha portata dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia. I dati che sono stati raccolti parlano di un mare fortemente inquinato, una situazione che sarebbe peggiorata dell’8% rispetto a quanto era stato registrato nel 2017. In particolare i mari italiani appaiono fortemente inquinati nel 39% dei casi e inquinati nel 9%. Secondo Legambiente, risultati così negativi si possono spiegare sulla base della cattiva depurazione che è attribuita a molte aree e a diverse regioni costiere dell’Italia. I responsabili di Legambiente hanno sottolineato come anche l’Unione Europea sia intervenuta sulle difficoltà che l’Italia sta incontrando da questo punto di vista. Proprio l’UE avrebbe applicato delle multe alte al nostro Paese per la mancata depurazione delle acque. I punti più critici che emergono dall’analisi che riguarda il 2018 sono le foci dei fiumi, dei canali e dei corsi d’acqua in generale. Goletta Verde ha messo in evidenza che su 149 foci il 71% risulta fortemente inquinato. Il problema è da rintracciare in questo caso nella rete fognaria non adeguata. In generale la regione che l’anno scorso è risultata più inquinata era il Lazio. Si è visto che proprio le spiagge del Lazio, della Calabria, della Campania e della Sicilia non sono riuscite a migliorare il loro stato di inquinamento, nonostante nel corso di cinque anni la nota associazione ambientalista abbia fatto numerose segnalazioni. Un altro problema riguarda i punti balneabili. Da alcuni anni per i Comuni è obbligatorio segnalare questi punti critici mediante cartelli informativi. Tuttavia spesso le norme non vengono rispettate e i cartelli non vengono appositamente predisposti. Proprio per questo motivo si riscontra anche un’alta presenza di bagnanti dove non sarebbe possibile immergersi nelle acque a causa dell’inquinamento. Il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, ha voluto evidenziare: "Con la Goletta Verde 2018 noi chiediamo al ministro Di Maio di fermare la deriva petrolifera nel mare italiano dicendo stop a tutte le nuove attività di ricerca e alle nuove richieste per estrarre petrolio dal mare italiano".

Gianluca Rini

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 14 agosto 2018

 

 

Una nuova spiaggia sul terrapieno di Barcola - Bonifica da 5,5 milioni
La Regione ha destinato all'Uti giuliana un finanziamento per recuperare l'area - Nel piano del Comune è la zona per attività ludico-sportive. Iter non agevole
Sogno di un sindaco a mezza estate. Porto vecchio avrebbe ispirato anche Shakespeare. Ma non è onirismo agostano, perché il sogno è alimentato da 5,5 tangibilissimi milioni di euro. Roberto Dipiazza ci appoggia più di un pensierino: fare del terrapieno Barcola-Bovedo, per anni uno dei simboli del degrado ambientale triestino, un luogo destinato alla ricreazione. Un posto che, sottratto al pluridecennale rio destino di discarica, verrebbe attrezzato a mo' di spiaggia, nella parte terminale del Porto vecchio, di fianco al parcheggio in via di costruzione. «Un posto bellissimo - dice il sindaco - adatto a fare sport». Ai primi di aprile, poco prima che si votasse, la Regione a guida Serracchiani aveva siglato con l'Uti giuliana, presieduta dallo stesso Dipiazza, il Patto territoriale 2018-20, che stanziava su Trieste 20 milioni di euro: ecco da dove provengono quei 5,5 milioni in viaggio verso la bonifica di Barcola-Bovedo, cifra un po' superiore a quella prevista per l'analogo recupero dell'Acquario muggesano. Ma il sindaco si mantiene prudente, sa che il sentiero verso "Dipiazza beach" non è rapido e agevole: bisogna affidare un incarico per studiare l'intervento, bisogna capire bene cosa è stato buttato lì negli anni Settanta e Ottanta, bisogna effettuare materialmente la bonifica. Caratterizzazione, carotaggi ... sono termini che l'irrisolta esperienza del Sin ha reso noti alla platea triestina. Giulio Bernetti, neo-direttore dell'urbanistica comunale e responsabile del planning di Porto vecchio, scandisce il cronoprogramma di massima: «Primo atto la convenzione con l'Autorità portuale, che dovrebbe essere approntata nel giro di un mese. Secondo atto l'incarico per l'analisi del terreno, che potrebbe essere affidato entro la fine dell'anno. Terzo atto la gara per l'esecuzione dei lavori, che andrebbe in onda nel 2019. L'operazione andrebbe così a compimento verso il 2021». La delicatezza del dossier implica la mobilitazione di più competenze dirigenziali, da quelle ambientali di Gianfranco Caputi a quelle amministrative di Andrea de Walderstein. Lo stesso Bernetti ricorda che la "playa de l'alcalde" non è incoerente al riparto delle vocazioni che il Comune sta programmando per Porto vecchio. Se il primo blocco (quello più vicino al centro) è "occupato" dalle concessioni novantanovennali alla Greensisam di Pierluigi Maneschi, se il secondo blocco - fino al 2022 condizionato dall'operatività di Adria terminal - è pensato per crociere e diporto, se il terzo blocco è dedicato a cultura-congressi-fieristica, il quarto polo dei 65 ettari, che compongono l'enorme area di Porto vecchio, concentra le attività ludico-sportive. Non va dimenticato che già ora ospita il Bagno Ferroviario. E nella zona Barcola-Bovedo operano la società velica Barcola-Grignano, il club Saturnia, il club Sirena, il club del Gommone, la scuola di windsurf. Per cui l'idea del sindaco non è utopistica, ma andrà coniugata con le risorse disponibili (probabilmente i 5,5 milioni stanziati non saranno sufficienti e andranno implementati) e con quello che verrà trovato nel corso della bonifica.

Massimo Greco

 

Prima di costruire strade e fogne bisogna verificare l'assenza di bombe
Sarà la padovana Snb service a effettuare il controllo preliminare sugli scavi - Ha prevalso su tre preventivi offrendo 41.500 euro
Occhio alla bomba. Nel sincero auspicio si tratti solo di uno scrupolo. Premessa: per strade, sottoservizi di gas, acqua, fognatura, energia elettrica, pubblica illuminazione il Comune ha programmato quasi 5 milioni di opere allo scopo di infrastrutturare Porto vecchio. Ma, prima di iniziare i lavori, deve sottostare a una particolare procedura: poiché gli scavi comportano profondità elevate, si rende necessaria - scrive una determina firmata dal pianificatore di Porto vecchio Giulio Bernetti - un'indagine preliminare per valutare i rischi legati al rinvenimento di ordigni bellici inesplosi, in gergo tecnico "Vob". Serve un'analisi storica, documentale, geofisica «con evidenza di eventuali campagne di sminamento effettuate nel secondo dopoguerra». Non è facile reperire aziende specializzate in questo tipo di doppia ricerca, dove libri e archivi si incrociano con la rilevazione strumentale "sul campo". Infatti stavolta il MePa, il mercato digitale dove le Pubbliche amministrazioni trovano i fornitori scremati dai bandi Consip, non è stato d'aiuto a Bernetti, che ha rispolverato l'antica procedura comparativa richiedendo 5 preventivi ad altrettante imprese specializzate nella valutazione del rischio bellico e ricevendone 3.L'offerta economicamente più vantaggiosa è stata formulata dalla padovana Snb Service, che si è aggiudicata il delicato appalto per circa 41.500 euro, Iva compresa. Questa procedura di sicurezza è particolare ma non insolita. Se ne è fatta menzione anche nel recente bando per la progettazione degli interventi nell'ex caserma Polstrada a Roiano.Invece un capitolo ancora aperto, in tema di inesplosi, riguarda il rione di Servola, dove in un campo potrebbero essere sepolti ordigni risalenti al bombardamento alleato del 10 giugno 1944. Il testimone oculare Duilio Gurian, oggi scomparso, asserì che un paio di bombe erano finite, senza esplodere, in un prato di via del Pane bianco. Rilevazioni a cura dell'Università di Trieste evidenziarono anomalie radiometriche compatibili con la presenza di ordigni. Il Comune si accollò l'intervento di bonifica, che vede protagonista un'altra impresa padovana, la Sos Diving di Teolo. Ha vinto un appalto da 10 mila euro.

 

Il destino dei magazzini 24-25 al vaglio con l'Autorità portuale
La proprietà delle ex stalle è comunale ma gli stabili si affacciano sul Bacino 1 - Rive e acque restano competenze demaniali
Una serie di importanti decisioni sul futuro di Porto vecchio è legata alle intese normative e pianificatorie che il Comune sta tessendo con l'Autorità portuale. Una di queste scelte strategiche riguarda la destinazione dei Magazzini 24 e 25, proprietà comunali che sorgono davanti al Magazzino 26. Con una piccola differenza: il "26", che ospiterà il Museo del Mare con un investimento di 33 milioni di euro, è stato già restaurato e i lavori di allestimento riguarderanno i cinque livelli interni che lo compongono. Al "24" e "25", che in passato raccoglievano il bestiame esportato dalla Prioglio nel Medio Oriente, l'opera è invece tutta da impostare: poiché entrambi i grandi edifici si affacciano sullo specchio d'acqua del Bacino 1, mare e linea di costa rientrano nella competenza demaniale gestita dall'Autorità attraverso lo strumento concessorio. Quindi la stessa Autorità diventa interlocutore ineludibile per il Comune nel pianificare il "che fare? " riguardante le strutture "a mare". Fino a pochi giorni fa, cioè fino alla richiesta di modifica del Comune recepita dalla Regione (ma la palla passa ora al ministero dei Beni culturali che eroga i 50 milioni per la riqualificazione di Porto vecchio), il "24" e il "25" erano avviati a diventare il Museo del Mare. Poi il Comune ci ha ripensato, ha tolto l'Icgeb dai "condomini" del Magazzino 26, destinando l'intero stabile a finalità museale. A eccezione di uno spazio che sarà occupato dall'Immaginario Scientifico, che porta in dote 2, 5 milioni di pubblici finanziamenti per il trasferimento. In passato si era pensato di recuperare il sommergibile "Fecia di Cossato" e di ormeggiarlo nel bacino. Ma, nel momento in cui i due magazzini non saranno più Museo del mare, avrà ancora senso questa operazione? Nel risiko dell'antica logistica il Magazzino 20 - secondo fonti municipali - sarà destinato a un progetto di collaborazione tra lo stesso Comune e la soprintendenza. Tutto da valutare il futuro del Magazzino 18, reso celebre dall'opera musicale di Simone Cristicchi: la struttura conserva le masserizie degli esuli giuliano-dalmati. Ma ci piove dentro, va ristrutturato e comunque è difficile pensare che il "18" possa mantenere in prospettiva l'attuale funzione. Infine, uno sguardo all'attività di infrastrutturazione. Prima di andarsene, l'ex direttore dell'urbanistica Ave Furlan ha lasciato un lavoro intitolato "ricognizione dello stato di reti e impianti afferenti al Servizio idrico integrato" all'interno di Porto vecchio. Siram Acqua ha analizzato la situazione per conto di Trieste porto servizi, nel report si sottolineano le forti perdite pari al 70% su tutta la linea lunga oltre 5 mila metri, decisamente superiori a quelle della rete comunale.

 

 

La Regione ad Arvedi: «Intervenga sui parchi» - Dopo lo spolveramento
«Nuovi e immediati provvedimenti relativi alla gestione dei parchi minerali e fossili» della Ferriera di Servola. Li annuncia la Regione dopo il nuovo episodio di spolveramento verificatosi sabato, a causa dell'innalzamento del vento e del conseguente spargimento di polveri dall'area occupata dallo stabilimento. «Abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione che l'area a caldo non è compatibile con il tessuto urbano e marino circostante», attacca l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, che parla di «polveri sollevate e trasportate a oltre due chilometri, che testimoniano che l'inquinamento non è circoscritto solo al rione di Servola, bensì a tutta la provincia di Trieste». Domenica Scoccimarro ha convocato d'urgenza un tavolo tecnico riunitosi ieri, cui hanno preso parte anche i vertici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa). Come spiega una nota emessa dalla Regione, la riunione è servita a pianificare la verifica e l'aggiornamento dei valori obiettivo prescritti dall'Autorizzazione integrata ambientale. «Gli uffici procederanno a predisporre gli atti formali nei prossimi giorni», assicura l'assessore, secondo cui «situazioni come quelle di sabato non devono ripetersi: c'era un'allerta meteo diramata da giorni e l'azienda ha dimostrato ancora una volta di non essere in grado di gestire questa problematica». Scoccimarro sottolinea che «qualora il sopralluogo immediato di Arpa confermasse l'attuazione dei rimedi già prescritti, questi risulterebbero insufficienti e quindi si renderanno necessarie nuove misure più efficaci fino a che non verrà realizzata la copertura dei parchi o non si procederà alla chiusura dell'area a caldo».

Diego D'Amelio

 

 

Allarme inquinamento nella metà di porti e foci - Mancano i depuratori - Le rilevazioni costiere di Goletta Verde
Roma - In molte zone d'Italia mancano ancora i depuratori, e la mancata depurazione delle acque di scarico è una delle minacce principali al nostro mare. Quasi metà dei tratti di mare più a rischio, quelli in prossimità di foci, canali, scarichi, porti e centri abitati, risulta inquinato o molto inquinato. È quanto emerge dalla campagna 2018 di Goletta Verde, la barca a vela di Legambiente che ogni estate naviga lungo i 7.500 km delle coste italiane per monitorare la salute del Mediterraneo. Goletta Verde è partita il 22 giugno dalla Liguria ed è arrivata nei giorni scorsi in Friuli Venezia Giulia. Durante il viaggio ha prelevato acque nei tratti di mare segnalati a rischio inquinamento dalle sezioni locali della ong o dai cittadini. Gli esami hanno controllato la presenza di contaminazione batterica, da enterococchi intestinali ed Escherichia coli. Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane è risultato entro i limiti di legge. Il restante 48% è «fortemente inquinato» (39%) e «inquinato» (9%). Su 149 foci, 106 (il 71%) sono risultate «fortemente inquinate» (il 61%) e «inquinate» (il 10%). La causa di questi risultati secondo Legambiente «è sicuramente da attribuire alla mala depurazione, di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese». L'Unione europea ha condannato due volte il nostro paese per l'assenza di depuratori, e una terza procedura di infrazione è in corso.

 

 

Cambiamento epocale in vista per il mondo dei Raee - Cellulari, tablet e carte di credito - Smaltiremo così i rifiuti elettronici

Da domani il nuovo regolamento: tra gli scarti elettrici incluse biciclette, tende e stufe a pellet

Lo scorso anno l'Italia ha raccolto e riciclato il 41.2%, l'obiettivo europeo è il 65% nel 2019

Roma - Cambiamento epocale in vista per il mondo dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche ormai parte integrante della nostra vita quotidiana. Sono in continuo aumento, spesso molto utili, altrettanto spesso veri e propri vezzi rivedibili. Un mondo, quello dei Raee, tanto conosciuto quanto al tempo stesso sconosciuto, visto che non di rado emergono difficoltà quando gli apparecchi elettronici, sia quelli piccoli (cellulari, tablet, riproduttori musicali, computer, spazzolini elettrici, cuffie, torce e calcolatrici da tavolo) sia quelli grandi (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, ferri da stiro, aspirapolvere, tostapane, forni elettrici e forni a microonde, frullatori, radio e hi-fi) devono essere smaltiti. 1. Regole per lo smaltimento - Le nuove regole sono però dietro l'angolo, dal momento che proprio a Ferragosto entrerà in vigore una legge inclusiva, che allarga e non di poco l'orizzonte dei Raee, visto che all'elenco si aggiungeranno - e dunque saranno considerati rifiuti elettronici - carte di credito munite di chip, biciclette elettriche, serrande e tende automatiche, stufe a pellet, persino le serrature elettriche. L'obiettivo è semplice: l'aumento dei rifiuti da apparecchiature elettriche andrà di pari passo con l'aumento dei centri di raccolta e con un risparmio di circa 1,2 miliardi di euro nell'acquisto di materie prime. 2. Rifiuti pericolosi - Sì perché se qualcuno ancora non lo sa, all'interno dei rifiuti elettronici ci sono non solo sostanze pericolose, come gli acidi e molti metalli pesanti, tra cui mercurio, cadmio e cromo, che rendono complicato lo smaltimento, ma nei Raee vi sono anche materiali preziosi come oro, argento e terre rare (gruppo di 17 elementi chimici) che si trovano soprattutto nelle schede elettroniche, che potrebbero quindi rivelarsi nuove risorse se correttamente smaltiti. 3. Consumatori e incertezze - Quando questi prodotti si rompono, molti consumatori li accumulano in garage e cantine (si stima che siano 400 milioni di pezzi), quelli piccoli finiscono nel "sacco nero". Non tutti sanno bene in quale raccolta differenziata farli confluire. Spesso i rifiuti grandi li diamo a chi ci porta il prodotto nuovo, se ce lo facciamo portare, altrimenti chiamiamo il servizio ritiro ingombranti del gestore dei rifiuti locali. Intanto però la normativa esiste e va avanti, anche se pochi lo sanno. Già da due anni, ad esempio, è possibile conferire i Raee più piccoli (cellulari, lettori musicali, cuffie, telecomandi, calcolatrici) nei negozi la cui grandezza è superiore ai 400 metri quadrati, senza per questo dover acquistare niente di nuovo. Sono sempre pochi poi coloro che conoscono la norma cosiddetta "uno contro uno" (ho diritto a riconsegnare l'elettrodomestico vecchio quando compro il nuovo senza costi). 4. Consorzi di riciclaggio - Molto resta da fare per informare consumatori e cittadini su come gestire correttamente questo tipo di rifiuto, destinato a diventare una componente importante del flusso di rifiuti urbani (fra il 3 e il 5%). Un sistema ancora poco chiaro ai consumatori, nonostante leggi e consorzi che operano da almeno 10 anni. Tra questi Ecodom, consorzio italiano tra i più grandi per recupero e riciclaggio di elettrodomestici e che si occupa anche della gestione di pile e accumulatori, che in una sua recente indagine ha stimato in 7 italiani su 10 quelli che non conoscono la legge "uno contro zero" (quella dei piccoli Raee smaltibili nei negozi senza comprarne di nuovi). In Italia si stimano 12 chili abitanti/anno di Raee a persona e se ne raccolgono solo cinque. 5. Norme europee - L'obiettivo della direttiva comunitaria è raccogliere e riciclare il 65% dei Raee al 2019, mentre nel 2017 l'Italia si è fermata al 41, 2%. Una strada ancora lunga da percorrere, perché aumentando i Raee aumenta anche la forbice con la percentuale europea, dunque l'Italia non può che raccogliere questa importante sfida. La nuova direttiva rifiuti europea includerà i Raee negli obiettivi di riciclaggio generale che gli Stati membri dovranno perseguire: lo scopo è 65% dei rifiuti urbani al 2035. Occorrerà quindi definire con chiarezza modi e costi di questa specifica raccolta differenziata, consentendo così ai cittadini di gestire in modo consapevole questo tipo di rifiuto in costante aumento e con complessità tecnologia crescente.

Alfredo De Girolamo

 

La Tari "altalenante" che infastidisce i cittadini «Ma non ci sono aumenti» - il caso a Muggia

Aumenti sino al 20% per qualcuno, sensibili riduzioni per altri. Stanno facendo discutere gli avvisi di pagamento per la Tari 2018 in arrivo in questi giorni nelle cassette delle lettere dei muggesani. Sull'argomento è arrivato l'intervento del Comune. «La Tari non è aumentata. Le aliquote sono le stesse dell'anno scorso e identico all'anno passato è anche il gettito prodotto da questa voce nel bilancio comunale - spiega in una nota il Comune -. L'entrata tributaria della Tari nel 2018 conferma quella del 2017 e non comporta, pertanto, alcun aumento di costi da spalmare sulle tariffe dei cittadini. La nostra tariffa resta, pertanto, allineata e in alcuni casi anche più favorevole a quella degli altri comuni dell'area giuliana». Eppure diverse singole utenze lamentano un aumento. «Sì, possono essersi verificati aumenti per alcuni contribuenti che sono di fatto compensati da una minore spesa in capo ad altri soggetti. Concretamente, quindi, alcune utenze possono aver registrato degli aumenti della propria Tari, controbilanciate però dalle diminuzioni che hanno potuto riscontrare altre utenze». Ma come è possibile che la tassa sui rifiuti cambi, aumentando o diminuendo, se la posizione del contribuente non ha subito modifiche rispetto all'anno precedente? «Contrariamente agli altri tributi comunali, la Tari è costruita su elementi variabili. In primo luogo il costo del servizio che l'entrata tributaria dovrà andare a coprire è distinto in due diverse voci, "quota variabile" e "quota fissa". Quindi se un nucleo familiare si è spostato in una nuova casa la "quota fissa" (collegata alla superficie dell'immobile) è cambiata. Oppure se una famiglia si è allargata la "quota variabile" (collegata o al numero di persone del nucleo familiare o al tipo di attività produttiva che si svolge nell'immobile) può aver comportato delle modifiche. E per chi invece si è visto aumentare la bolletta non avendo fatto cambiamenti? In questo caso vi sono dei parametri non determinati dal Comune che possono aver portato ad un incremento.

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 13 agosto 2018

 

 

«Tra un mese il Fugnan non sarà più inquinato»
Muggia lancia la sfida a Goletta Verde che ieri ha presentato le analisi sullo stato di salute delle acque dell'intera regione
MUGGIA - Un mese ancora e poi il Comune di Muggia lancia la sfida a verificare nuovamente l'inquinamento alla foce del rio Fugnan vicino al Caliterna. Il sindaco Laura Marzi, durante la presentazione delle analisi di Goletta Verde, ha ricordato «i 260 mila euro di lavori che AcegasApsAmga sta completando per garantire finalmente la risoluzione di un problema decennale con degli scarichi diretti che oggi non ci sono più». Secondo i tecnici di Legambiente sono infatti due le zone in Friuli Venezia Giulia che vengono indicate come "fortemente inquinate": la foce del Fugnan e quella del fiume Stella nella Laguna di Marano. «Sono criticità arcinote - rimarca Katiuscia Eroe, portavoce della Goletta - e per le quali auspichiamo un cambio di rotta. Il nostro obiettivo non è di sostituirci ai controlli ufficiali, ma di sollevare problematiche che se non vengono risolte presentiamo poi alle autorità competenti». Le verifiche di legge vengono svolte da Arpa che monitora 66 punti di cui 57 a mare e ben 30 nella provincia di Trieste. Si tratta di zone dove ovviamente la balneazione è consentita e vengono verificate eventuali contaminazioni da Enterococchi ed Escherichia coli. I controlli vengono fatti una volta al mese da aprile a settembre e la classificazione è datata 4 anni in modo da avere un trend che possa consentire un'analisi concreta. Qualora ci fossero problemi verrebbero immediatamente informati i sindaci che potrebbero procedere al divieto di balneazione. Goletta Verde ha campionato otto zone, oltre alle due fuori norma dove in ogni caso la balneazione non è consentita, ci sono: Barcola, Sistiana Castelreggio, Marina Julia, Grado, e a Lignano Sabbiadoro la foce del Tagliamento e la spiaggia sul lungomare Trieste. «Scegliamo le aree sulla base delle indicazioni dei circoli locali o sulla base delle segnalazioni dei cittadini», ha evidenziato Eroe. «Abbiamo solamente due zone a mare, su 57, dove l'acqua è classificata come buona e non come eccellente», ha invece sottolineato Luca Marchesi, direttore di Arpa, che ha poi rimarcato la criticità legata ai rifiuti: «Si tratta di un tema nazionale ed internazionale e dipende dal comportamento dei singoli che magari gettano la plastica in modo scorretto o che usano con troppa leggerezza gli scarichi domestici». «Stiamo facendo le analisi anche per la micro alga Ostreopsis ovata - ha aggiunto Claudia Orlandi, responsabile Arpa della qualità del mare - che sta creando grossi problemi nel Tirreno, al momento la situazione è decisamente sotto controllo». I lavori sono stati introdotti dal presidente della provincia di Trieste di Legambiente, Andrea Wehrenfennig, mentre le conclusioni sono state fatte da Sandro Cargnelutti, presidente regionale, che ha evidenziato come «il tema della depurazione è troppo importante perché rimanga irrisolto. Sono soddisfatto che sia stato approvato anche il piano di tutela delle acque mentre è positivo che Arpa abbia pubblicato la prima fase sullo studio del cambiamento climatico che dimostra il grave impatto sul sistema, siamo molto interessati a vedere come procederà». -

Andrea Pierini

 

Quei batteri che vivono in mare dannosi per l'uomo
Gli Enterococchi ed Escherichia coli, sono batteri che possono provocare febbre, brividi, ipotensione, dolori addominali, vomito e dissenteria. La Ostreopsis ovata causa invece febbre e problemi alle mucose respiratorie. L'esposizione avviene per inalazione di microparticelle acquose.

 

 

Via al bando per il progetto nell'ex caserma Polstrada
Una gara di quasi mezzo milione per definire i tre interventi che comporteranno una spesa di oltre 5 milioni: asilo nido, autorimessa, "bosco urbano"
La riqualificazione di una rilevante porzione di Roiano muove i primi passi. Con un importante avviso agli studi professionali di architetti & ingegneri, anche se in realtà è un avviso che interessa i cittadini del popoloso rione: c'è in palio quasi mezzo milione di euro per progettare le opere all'interno dell'ex caserma Polstrada delimitata dalle vie dei Moreri, Villan de Bachino, Montorsino. Si tratta di un asilo nido (di cui la zona non è fornita), di un'autorimessa interrata, di un cosiddetto "bosco urbano". Il totale dei lavori "cuba" 5,1 milioni, 3 dei quali assorbiti dalla realizzazione dell'asilo. Per quanto riguarda il bando per l'affidamento della progettazione, 350 mila euro vanno direttamente su questo capitolo, mentre circa 150 mila euro sono riservati a prestazioni opzionali in tema di sicurezza e di direzione lavori per le strutture. La durata dell'appalto si estende per 120 giorni, le proposte vanno presentate entro le 12.30 di lunedì 17 settembre e le buste saranno aperte il giorno dopo alle 10 nella stanza 11 dell'ammezzato della residenza municipale. Il bando, come al solito, è frutto della collaborazione tra Lavori Pubblici - la determina a monte è firmata da Lucia Iammarino - e servizio Appalti & Contratti, diretto da Riccardo Vatta. A dir il vero, la prima fase dei lavori, appaltati all'Impresit di Palestrina, è stata ultimata un anno e mezzo fa. La "redenzione" dell'ex caserma Polstrada rientra nel programma Prusst, complessivamente finanziato da 7,8 milioni, per tre quarti coperti dalla Regione, per il resto dallo Stato e dal Comune.Il progetto preliminare è stato uno degli ultimi atti votati dalla giunta Cosolini. L'obiettivo era/è «recuperare e riqualificare» l'area, aprendola all'uso pubblico, con percorsi ciclo-pedonali, spazi di aggregazione per il quartiere e le realizzazioni già citate. La progettazione, secondo le indicazioni suggerite dalla relazione di Lucia Iammarino, dovrà tener conto di criteri di sostenibilità energetica e ambientale. L'opera principale è l'asilo-nido, che dovrà funzionare 12 mesi all'anno. È caratterizzato da una piastra seminterrata, contenente soprattutto i locali di servizi. Il corpo centrale dell'edificio avrà una copertura a due falde rivestita in alluminio colorato. L'autorimessa interrata avrà una disponibilità di settanta posti-auto. Il cosiddetto "bosco urbano" prevederà la sistemazione del verde, stalli per biciclette, marciapiedi e carreggiata in via Montorsino. I tecnici del Comune richiedono una garanzia di attecchimento del 100% per le piante a dimora.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 12 agosto 2018

 

 

Muggia - L'ultima tappa di Goletta Verde
Rifiuti in mare: questo il tema del convegno organizzato ieri a Muggia in occasione dell'ultima tappa del viaggio di Goletta Verde. Al centro del dibattito, le emergenze legate allo stato di salute dei nostri mari, a partire dalle plastiche presenti. Ieri, intanto, dalle 18 alle 20.30 i cittadini hanno potuto visitare la Goletta al molo Caliterna. Oggi alle 11 la presentazione dei dati del monitoraggio delle acque realizzato lungo le coste del Fvg.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 11 agosto 2018

 

 

Partono i treni Udine-Trieste-Lubiana - Dal 9 settembre i servizi transfrontalieri
Sette fermate in regione e otto in Slovenia. Due coppie di corse al giorno di cui una prolungata fino al capoluogo friulano. Soddisfatto Pizzimenti
TRIESTE - La Giunta regionale, su proposta dell'assessore a Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti, ha approvato la proposta tariffaria per i servizi ferroviari transfrontalieri Udine-Trieste-Lubiana tra la Regione Fvg e la Repubblica di Slovenia, che saranno attivati dal 9 settembre 2018, a cura di una partnership tra le società ferroviarie l'italiana Trenitalia (Fs) e la slovena SZ. I collegamenti ferroviari saranno garantiti con cadenza giornaliera con due coppie di corse di cui una prolungata fino a Udine, con l'utilizzo dei nuovi elettrotreni Etr 563 di proprietà regionale e affidati in uso a Trenitalia. I treni, attrezzati e certificati anche per la circolazione su rete slovena, dispongono di 272 posti a sedere e 30 posti bici su appositi supporti. Le fermate sono 7 in Friuli Venezia Giulia e 8 in Slovenia. In regione il treno fermerà a Udine, Palmanova, Cervignano-Aquileia-Grado, Trieste Airport, Monfalcone, Trieste Centrale e Villa Opicina. In Slovenia a Sesana, Divaccia, San Pietro del Carso, Postumia, Radura, Longatico, Borovenizza e infine Lubiana. Per quanto riguarda il costo dei biglietti, frutto di una condivisione tra Trenitalia e SZ, si è fatta la somma tra le tariffe applicate in Fvg e quelle in Slovenia. Per la prima, tra Trieste e il confine, si è definita una tariffa convenzionale di 1,20 euro (prima fascia tariffaria da 0 a 4 km) applicata ai servizi ferroviari regionali (1,25 euro) arrotondata a 1,20 euro per motivi legati al sistema di vendita Trenitalia. «I nuovi servizi ferroviari tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia aprono una nuova stagione di integrazione dei trasporti e di promozione della mobilità ferroviaria e quindi sostenibile. Le tariffe - ha concluso Pizzimenti - sono pensate per promuovere un servizio che accresce le capacità di connessione anche in chiave multimodale, considerando la fermata strategica all'aeroporto regionale Trieste-Airport».

 

 

Dal faggio del Cocusso al cerro della Rosandra. Patriarchi del Carso piu' vecchi di Maria Teresa. Gli alberi eterni di Trieste.

Viaggio tra i "fusti" della natura nascosti nei boschi attorno alla citta'. Quelli piu' vicini al centro si trovano fra Miramare, Longera e l'Universita'. IL REPORTAGE

In giro, con simili caratteristiche, non se ne contano mica tanti. Alcuni di quelli che ci sono ancora, però, possono vantare addirittura d'esser vissuti nella stessa epoca di Francesco Giuseppe o di Mozart, di Napoleone o di Maria Teresa d'Austria. Qualcuno li definisce "monumenti naturali", o "archivi della memoria", per altri (pochi, fortunatamente) sono solo una curiosità o, peggio, in prospettiva, tanta legna da poter, in un futuro più o meno prossimo, ardere. Al di là della loro bellezza e della loro vetustà, i rari alberi ultrasecolari che vivono, spesso nascosti, nei nostri boschi rappresentano l'intero territorio, testimoni di un bagaglio di storia in cui affondiamo, più o meno consciamente, pure le nostre radici. Gelo, tempeste, fulmini, siccità e calure implacabili, seghe e accette non hanno avuto ragione su di loro. E la loro suprema bellezza sta anche nella loro lunga vita, raccontata attraverso tronchi, cortecce, rami e pendici. Con Diego Masiello, ispettore forestale del Centro didattico naturalistico di Basovizza, si sale dal versante meridionale del Cocusso, lasciata alle spalle Grozzana, per raggiungere uno dei più antichi e meravigliosi patriarchi del bosco. Difficile incunearsi da soli quel particolare solco vallivo, un tempo rifugio e zona di sosta e ristoro per i pastori dove, circondato da alte querce e da carpini bianchi, la fa da padrone uno stupendo faggio. È una pianta magnifica, regale, oltre 20 metri per un diametro di circa 90 centimetri. L'età? Fanno tre secoli e mezzo, su per giù. «È un esemplare ragguardevole - commenta Masiello - in un contesto che cambia in continuazione, nel classico disordine di piante che per l'entità bosco è invece ... ordine. Vive solitario con un solo compagno della sua specie, circondato dalle querce e dai carpini, nato da un seme solitario proveniente dalla lontana faggeta di Grozzana». Il suo destino, come quello della maggior parte degli alberi triestini, è di trarre sostentamento da un terra potente, dove però è la pietra a dominare. È difficile immaginare la forza di quelle radici che devono fare i conti con il duro calcare, spaccarlo, sminuzzarlo, alla ricerca di nutrimento e acqua. La vita è più facile, si fa per dire, per gli alti cerri della nobile famiglia delle querce, che sono nati su quello che i naturalisti definiscono flysh, terra marnosa e arenacea che, quasi per incanto, appare quale oasi in Val Rosandra, a pochi passi dall'antico castelliere del Monte Carso dove domina, aspra e tagliente, la pietra calcarea. Qui, in questa minuscola enclave a cavallo del confine sloveno, dominano il sottobosco diversi grandi cerri, uno dei quali supera i 20 metri ed è di età superiore ai 400 anni. Uno dei superstiti, si suppone, dei massicci tagli avvenuti lungo il Carso durante il XVII secolo. Vale la pena di raggiungere questa oasi di pace dove confluiscono, non a caso, i sentieri 45, 39 e 25 segnati dal Club alpino italiano e quello che giunge dalla vicina Beka, in Slovenia. Anche la maestosa roverella di via Antoni, inurbata in una appartata traversa di Strada per Longera, è superstite di un tempo dove il bosco Farneto (che prende il nome dalla Farnia, un'altra specie di quercia) si estendeva ben oltre gli attuali confini. Qualche centinaio di metri più in alto, la via del Farnetello è ulteriore conferma di come le querce erano "il territorio" dell'areale longerino. Oggi la monumentale roverella, alta una ventina di metri e con circonferenza di oltre quattro metri, è vecchia di duecento anni e deve convivere con i vicini condomini. «Ricordiamo che anche questi patriarchi naturali dovranno lasciarci», interviene Masiello che, da buon sociologo del territorio, osserva: «Nessuno è eterno, tutto intorno cambia più velocemente di quel che appare. Impariamo ad apprezzare finché siamo in tempo questi grandi e possenti alberi, i boschi dove vivono, i nostri territori. Amare l'ambiente dà un senso alla nostra esistenza». Spesso i capolavori della Natura ci appaiono nei contesti più strani. È ancora una stupenda roverella a stupirci in piena cittadella universitaria, non distante da via Fabio Severo, a due passi da quello strano edificio che gli studenti, da tempo, hanno battezzato "Tutankamen". È un albero speciale, abbarbicato su di una scarpata, alto più di 20 metri e dalla circonferenza di quasi cinque. Sta lì da oltre 200 anni. Ogni giorno gli studenti ci passano vicino e forse nemmeno badano alla sua intrigante bellezza. Nel parco di Miramare non mancano eminenti esponenti del mondo vegetale. Cipressi americani, sequoie, querce secolari. Ma a colpire tutti è certo il gigantesco leccio cresciuto a pochi metri dal ponticello che conduce al giardino all'italiana. L'esemplare, alto 16 metri, vive lì da oltre 150 anni. I redattori forestali del libro "Grandi alberi e monumenti naturali del Fvg" osservano: «Per raggiungere queste dimensioni, il leccio ha impiegato più di un secolo, un periodo dieci volte superiore a quello servito per costruire il castello di Miramar con tutte le sue strutture».

Maurizio Lozei

 

 

La ricchezza botanica del parco di Miramare - pomeriggio
La campagna del ministero dell'Ambiente #iosonoambiente sbarca a Miramare. È partita infatti domenica 5 agosto la campagna estiva del ministero per sensibilizzare contro l'abbandono della plastica sulle spiagge e per promuovere il bando della plastica monouso. Ora la campagna tocca Miramare: dalle 16 alle 19, un presidio del nucleo Carabinieri forestali di Tarvisio e della Capitaneria di porto sarà presente al piazzale del castello di Miramare per sensibilizzare verso la tutela ambientale e la prevenzione agli ambienti boschivi, mentre alle 17.30 un naturalista del Wwf accompagnerà una visita guidata gratuita, a tema principalmente botanico, attraverso il parco di Miramare (luogo d'incontro al piazzale, nella postazione allestita dai carabinieri per l'occasione). E il BioMa, il Museo immersivo dell'Amp Miramare, chiuderà alle 17 anziché alle 18.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 10 agosto 2018

 

 

In treno a Venezia in un'ora sola - Ma bisognerà attendere 10 anni
Prevista entro inizio 2019 la prima parte del piano di velocizzazione - Si inizierà dalle innovazioni tecnologiche, poi le modifiche al tracciato

TRIESTE - Sarà pronto tra fine 2018 e inizio 2019 il progetto relativo alla prima fase di interventi per la velocizzazione della linea ferroviaria Trieste-Venezia. L'avvio dei lavori è previsto nel 2020, quando Rete ferroviaria italiana comincerà il percorso che ridurrà a circa un'ora il tempo di percorrenza dei treni che oggi collegano il capoluogo giuliano con lo snodo di Mestre. L'operazione si preannuncia dai tempi lunghi e potrebbe concludersi non prima del 2030, quando dovrebbero essere completate le varianti del tracciato che saranno realizzate dopo una prima fase di misure riguardanti gli aspetti tecnologici. Il piano nasce dal protocollo d'intesa firmato nel novembre 2016 e mirante al miglioramento delle prestazioni del traffico passeggeri e merci, con l'obiettivo di accelerare un percorso che oggi dura circa due ore, ridotte a una e mezza nel caso dei pochi treni più veloci che limitano al minimo le fermate intermedie. Non si tratta della Tav, il cui progetto è stato definitivamente abortito e che prevedeva la realizzazione di un binario nuovo dall'inizio alla fine. L'opera avrebbe consentito ai treni di raggiungere i 300 chilometri all'ora ma richiesto esborsi ben maggiori e interventi impattanti a livello ambientale e infrastrutturale. Rfi ha così optato per la cosiddetta velocizzazione, che permetterà ai convogli di passare dai 150 chilometri orari attuali ai 200, nei punti di picco massimo di una linea che nelle parti più difficili rallenta al momento anche sotto i 100 all'ora, come nel tratto di Latisana. Il protocollo prevede una spesa complessiva di 1,8 miliardi, ma risultano per ora stanziati solo i 200 milioni necessari per la fase progettuale e i primi interventi. Il piano è studiato in due tempi e il progetto che arriverà nei prossimi mesi riguarderà la prima fase, che dovrebbe concludersi entro il 2024. Quest'ultima si basa sull'introduzione di un nuovo sistema di distanziamento, ovvero di tecnologie innovative riguardanti la circolazione, pensate per far viaggiare più treni contemporaneamente e ad andatura più veloce. A ciò si aggiungeranno l'eliminazione di una serie di passaggi a livello e alcuni minimi interventi sull'infrastruttura, rimanendo comunque sul sedime attuale. Per la Direzione centrale Infrastrutture ciò dovrebbe permettere a regime di far guadagnare una dozzina di minuti alle Frecce che non fanno fermate intermedie. Minimo l'effetto per i treni regionali. I lavori più radicali sono previsti nella seconda parte del piano, il cui studio di fattibilità dovrebbe essere pronto entro il 2019. In questo caso si tratta di modifiche più profonde sul tracciato attuale, con varianti nella zona di Monfalcone e Latisana, oltre a rettifiche per quanto riguarda a Portogruaro e sul ponte sull'Isonzo. Interventi che potranno provocare in futuro più di qualche disagio, con limitazione al traffico a causa della necessità di rallentare la percorrenza oppure di viaggiare con binario unico.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 agosto 2018

 

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE - Entro fine anno i lavori per la sostituzione dei giunti sulla Gvt
Cominceranno entro fine anno i lavori per la sostituzione dei giunti della soprelevata che attraversa il territorio di San Dorligo. Un intervento che dovrebbe ridurre la rumorosità della strada, avvertita soprattutto nei pressi di San Giuseppe e di Log. Ad annunciarlo è il presidente della Commissione Ambiente Roberto Potocco. «Il tema è da tempo all'ordine del giorno della Commissione e i commissari lo sanno», spiega Potocco, riferendosi ad alcune recenti polemiche sul tema: «Esistono infatti verbali degli incontri cui abbiamo partecipato nella sede dell'Anas di Trieste, a uno dei quali era presente anche il consigliere (Boris Gombac, ndr) che ora sembra non ricordare. L'Anas promette da anni la sostituzione dei giunti e, in occasione di un recente incontro, il responsabile dell'Area dipartimentale ha garantito che sono già state espletate le fasi d'appalto. La ragione dell'inaccettabile ritardo dell'inizio dei lavori sembra sia dovuta al fatto che la gestione dell'appalto dipende dalla sede Anas di Roma. La questione però dovrebbe essere finalmente in fase di definizione».In base a quanto specificato dall'Anas, le risorse disponibili saranno destinate appunto alla sostituzione dei giunti e al completamento dei lavori di rifacimento del manto stradale. «Per identificare chiaramente le maggiori fonti d'inquinamento acustico - riprende Potocco - si è deciso di provvedere a ulteriori misurazioni fonometriche, che saranno attuate nella fase successiva alla posa in opera dei nuovi giunti, tanto da capire se l'origine del problema sia lo stato disastroso degli stessi, il rotolamento degli pneumatici o, com'è probabile, entrambi i fattori». Sembra invece non si possa dare corso alla proposta fatta dal Comune di procedere all'abbassamento, in quel tratto della sopraelevata, del limite di velocità da 80 a 50 all'ora.«L'Anas ha risposto che tale soluzione non è percorribile - ancora Potocco - a causa degli ingorghi di automezzi pesanti che si creerebbero, peggiorando l'inquinamento dovuto agli scarichi».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 agosto 2018

 

 

Arriva il no definitivo al trasloco dell'Icgeb dentro al Magazzino 26
Pietra tombale messa da Comune Regione sul trasferimento del centro di ricerca - L'amarezza di Giacca: «Non ci avevano avvertito. Una grave perdita per la città»
Il patto originario - Nel primo accordo tra Comune, Autorità portuale, governo e Regione era previsto il trasloco dell'Icgeb dall'Area Science Park al Porto vecchio. Il trasferimento sarebbe costato tra i 16 e i 17 milioni, in parte coperti dal finanziamento governativo su Porto vecchio. Le richieste - Mauro Giacca, storico direttore dell'istituto, aveva chiesto prima quattro piani e poi tre per riallestire la struttura che oggi è ospitata a Padriciano. La selezione - Il Comune ha però fatto piazza pulita di tutte le proposte-candidature per il Magazzino 26, dal Museo della bora all'archivio di Its. Gli unici a entrare saranno dunque l'Immaginario scientifico e il Museo dell'Antartide.

«Non ci avevano avvertito. Mi spiace, credo che Trieste abbia perso una straordinaria occasione per organizzare nel centro della città un istituto scientifico di caratura internazionale». Mauro Giacca, che ancora per un anno dirigerà l'Icgeb (l'Istituto di ingegneria genetica e biotecnologie), è in vacanza nel South Dakota e da oltre Atlantico accoglie con laconica amarezza la notizia che il suo centro non traslocherà dall'Area Science Park al Magazzino 26 di Porto vecchio. L'accordo originario tra ministero dei Beni culturali (MiBac), Regione, Comune, Autorità portuale prevedeva che Icgeb scendesse da Padriciano al mare, una decina di milioni di euro avrebbe parzialmente coperto il costo del trasferimento e del riallestimento, un budget che avrebbe avuto comunque bisogno di essere rimpolpato da altri 6-7 milioni. Secondo una prima ipotesi progettuale Icgeb avrebbe impegnato quattro livelli del "26", una successiva ipotesi riduceva a tre i piani interessati. Giacca non ne fa un dramma e soprattutto non vuole fare polemiche: «Siamo nati in Area di ricerca e continueremo a operare in Area, non ci metteremo a cercare altre sedi». Il problema in prospettiva potrebbe invece riguardare il destino della direzione generale.Ma perché Icgeb non va più in Porto vecchio? Perché il Comune di Trieste, come anticipato un paio di settimane fa, ha deciso di tenere per sé il "26" allo scopo di realizzare al suo interno il nuovo museo del Mare, in precedenza programmato nei Magazzini 24-25 che in passato ospitavano le stalle della Prioglio e che si affacciano sul cosiddetto Bacino 1. Dipiazza & Terranova hanno quindi inoltrato la richiesta di modifica alla Regione, interlocutore istituzionale del governo per i 50 milioni stanziati sulla riqualificazione del Porto vecchio. La risposta della giunta regionale è stata favorevole e si è concretizzata nella delibera 1380 discussa il 23 luglio, che ha "ratificato" la scelta del Municipio: parere unanime, assente l'assessore Rosolen. Attenzione: manca un ultimo, non irrilevante tassello, cioè il via libera dal ministero competente ed erogante (MiBac). Perché la riedizione della proposta da parte comunale reimposta il quadro economico dei 50 milioni, che vengono destinati su tre direttrici di spesa: 14 milioni per interventi di urbanizzazione (viabilità, rotatoria di viale Miramare, servizi minimi fondamentali), 3 milioni per rimettere in sesto la gru galleggiante Ursus, ben 33 milioni destinati alla riconversione museale del Magazzino 26.Si salvano dall'annessione del croupier comunale l'Immaginario Scientifico e il Museo dell'Antartide. L'arrivo dell'Immaginario era stato codificato da una delibera primaverile portata da Giorgio Rossi, che dava in concessione al laboratorio uno spazio di oltre 3500 metri quadrati articolati su due livelli. Allora non venne fissato alcun canone. L'Immaginario porta in dote, tra le risorse del ministero Istruzione-università-ricerca e il contributo della Regione, uno stanziamento di 2,5 milioni. L'Antartide, come si legge nell'articolo a fianco, sarà parte integrante del Museo del Mare.

Massimo Greco

 

Pesca, mitologia e cantieri per il maxi Museo del mare - IL PROGETTO
Lo storico edificio sarà quasi interamente usato come polo espositivo - Previsto un investimento complessivo da 33 milioni di euro
Il «nuovo grande Museo del mare», come intitola il documento trasmesso dal Comune per informare la giunta regionale sui perchè delle modifiche richieste, sarà dunque ospitato nel Magazzino 26, il re delle antiche strutture logistiche del Porto vecchio per le sue ragguardevoli caratteristiche dimensionali. Una lunghezza di 250 metri, una profondità di 35 metri, un volume di 180 mila metri cubi sviluppati su cinque livelli, una superficie di 42.500 metri quadrati. "Solo" 40 mila mq in più rispetto all'attuale sede del Museo in Campo Marzio, che ha riconvertito l'antico Lazzaretto nel sito culturale che raccoglie le collezioni di argomento marinaro . Ma l'obiettivo del Comune prescinde dal semplice trasloco dei materiali attualmente allestiti in Campo Marzio, d'altronde non avrebbe senso investire qualcosa come 33 milioni per spostare qualche modellino. La relazione, a cura del servizio di edilizia pubblica diretto da Lucia Iammarino, precisa gli importi dell'intervento: oltre 20 milioni di lavori, 7 milioni per gli allestimenti, 2 milioni di spese tecniche sono i capitoli di spesa più significativi inseriti nel preventivo, sul quale l'ultima parola spetta al ministero erogante, quello per i Beni e le attività culturali. L'idea comunale si basa su una doppia ispirazione, cultura&turismo per fungere da volano economico-sociale: modelli espliciti sono il Porto Antico genovese, le aree recuperate a Valencia, Lisbona, Barcellona. Sei i temi sui quali s'impernia il progetto culturale: storia e mitologia della città, la pesca, navi e cantieri, navigazione e arti marinaresche, gli sport, le esplorazioni e gli ecosistemi (dove convergeranno le specifiche collezioni del museo di Storia naturale e il Museo dell'Antartide). Chi più ne ha, più ne metta: Giasone e il vello d'oro, Tergeste romana, tonnare, gastronomia, maestri d'ascia, Carlo Sciarrelli, Lloyd Triestino, Fincantieri, Wärtsilä, distretto del caffè, yacht club Adriaco, discipline veliche e canottaggio ...Ben 16 gli ambienti-funzioni che costituiranno il museo. L'area dell'accoglienza, l'area dell'oggettistica in vendita, l'esposizione permanente, lo spazio per i bambini, le mostre temporanee, l'archivio e la biblioteca, la foresteria con residenze e ateliers per artisti e ricercatori, il laboratorio di restauro, bar e ristorante con relativi servizi. Un museo di moderna impostazione - spiega la relazione comunale - che vorrebbe dialogare con il Ferroviario, con il de Henriquez, persino con il Gasometro oltre che con il risorgente Ursus. Si ricorda infine che il Magazzino 26 è già stato rodato da alcune iniziative espositive, tra cui il padiglione Fvg della Biennale veneziana del 2011 (curatore Vittorio Sgarbi) e la mostra su Nereo Rocco nel 2012.

 

Dai sottopassi ai lampioni - Sei milioni in due anni per i cantieri nelle strade
La "road map" dei lavori annunciata da Dipiazza e Lodi - Promessa un'accelerazione sul restyling di piazza Foraggi
«Avranno l'alabarda bianca le inferriate della recinzione di Porto vecchio che sarà riverniciata a breve, dopo avere effettuato alcune prove colore autorizzate dalla Soprintendenza, da cui il manufatto è tutelato. L'obiettivo è quello che per la Barcolana sia tutto pronto, parcheggio sul terrapieno, che partirà a fine agosto, compreso». Così ieri in mattinata il sindaco Dipiazza in occasione della presentazione - all'interno del cantiere del nuovo parcheggio di via della Bastia, affianco alla primaria Slataper - dei lavori realizzati e in fase di realizzazione relativamente alla manutenzione di alcune importanti arterie, per un totale di 3 milioni di euro messi in campo dall'amministrazione comunale dal bilancio 2017. Altrettanti sono previsti per l'anno prossimo. Gli interventi più consistenti, a detta dell'assessore ai lavori pubblici Elisa Lodi «riguardano strada vecchia dell'Istria, via Commerciale, via Revoltella e via Panorama. Inoltre verranno svolti lavori di potenziamento dell'illuminazione pubblica su tutto il territorio». Dipiazza ha voluto ricordare anche la riasfaltatura di via dell'Istria, non completata anche a causa dell'ormai decennale cantiere-palude della Maddalena che, ha detta del primo cittadino, «dovrebbe ripartire a breve con un'area commerciale e probabilmente una ludica». Sull'identità della società che riattiverà il cantiere il sindaco non ha voluto fare nomi. Lodi ha sottolineato, inoltre, come «molti dei cantieri sono attivi nel mese di agosto proprio per agevolare il lavoro degli operai e per creare meno disagio possibile alla cittadinanza». Relativamente alla questione via Carducci - torrente Chiave, Il sindaco ha voluto sottolineare come si «stiano terminando i lavori degli scarichi del torrente. L'obiettivo è quello di farlo in questo mese, prima della riapertura delle scuole». Altro tassello importante quello dei sottopassaggi: «Abbiamo messo in cantiere - ha proseguito Lodi - degli interventi di manutenzione straordinaria dei sottopassaggi. A maggio abbiamo terminato quello vicino a cimiteri». Per quello di Piazza della Libertà - pessimo biglietto da visita per chi giunge in città in treno - Dipiazza ha poi detto che «i turisti mi rimproverano lo stato attuale del sottopassaggio: verrà realizzato in acciaio corten per evitare che i writers lo sporchino. I lavori partiranno il 10 settembre, dopo 14 anni». Infine la galleria di piazza Foraggi, per la quale l'assessore Lodi ha specificato che i lavori partiranno a breve: «dopo la gara esperita lo scorso giugno per un ammontare di 800 mila euro, una società di professionisti elaborerà il progetto esecutivo per poi indire subito dopo la gara europea - da circa 12 milioni di euro - per la realizzazione dei lavori». Dipiazza ha ribadito che «in occasione dei lavori alla galleria forse riusciremo anche a non chiuderla o forse lo faremo solo per qualche settimana, onde evitare di spaccare in due la città».

Luigi Putignano

 

La storica Lanterna non merita di finire dietro il Parco del mare - la lettera del giorno dell'architetto Alvaro Colonna, ex funzionario Soprintendenza

Il Parco del mare. Sul fatto che sia giusto o meno farlo si potrebbe investire un comitato di saggi. Il solo intento di insediarlo comporterebbe altre infinite discussioni. Sarebbe la mossa diabolica per affossare il progetto. Personalmente non sono favorevole a quanto viene proposto sia come concetto che, ancora più convintamente, come proposta di ultima localizzazione. Dopo il primo progetto, curato nella forma e nella presentazione, pensato sull'area dell'attuale mercato ortofrutticolo di Campo Marzio, Antonio Paoletti a nome della Cciaa di Trieste e con i contributi non volontari degli iscritti, anche se è chiaro che il progetto abbia come unico fine il tramandarne la memoria, ha disinvoltamente spostato la localizzazione in altri siti senza badare a logiche urbanistiche e programmatorie e senza pubblicizzarne i progetti. Si è arrivati ora al sito contiguo all'antica Lanterna: il Faro storico e lo stabilimento balneare caro ai triestini che ne intasano l'area prospiciente. Area piena di valori che avrebbe bisogno di riqualificazione e ripulitura da tutto quanto disordinatamente edificato nel tempo e non di ulteriori edificazioni di "più o meno di dieci metri di altezza" come si discute ora. Ai tanti validi contributi portati nel tempo, per ultimi quelli degli architetti Starc e Barocchi, pubblicati il 26 luglio, vorrei aggiungerne un ulteriore. Importante aspetto per la fattibilità del progetto è la sostenibilità economica: sarebbe veramente peccato spendere tante preziose risorse per poi vedere decadere il tutto. Con il passare del tempo la quantità di visitatori necessari a garantirla è stata abbassata e di moltissimo rispetto le prime roboanti stime: con l'ultima proposta viene fissata a 900 mila visitatori all'anno. Bellissima prospettiva turistica per Trieste, ma ce l'immaginiamo 2.465 visitatori al giorno, ogni giorno per 365 giorni all'anno, che si recano nei pressi dell'antica Lanterna? E come, con automobili, con navette, con 35 autobus? Andiamo a fare una passeggiata in quella zona e poi riflettiamoci su. Anzi ci vadano e ci riflettano i favorevoli a prescindere. Non fare questo Parco del Mare non sarebbe un dramma, ma una prova di maturità. Il passo indietro della Fondazione CrTrieste a finanziare il progetto, Fondazione a cui la città deve moltissimo e che per la città fa gli interessi, forse è una di queste.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 7 agosto 2018

 

 

Cambiamenti climatici: la Terra rischia di diventare una serra

I cambiamenti climatici stanno determinando delle conseguenze incredibili per il nostro pianeta. Ecco perché, secondo i ricercatori del Resilience Centre di Stoccolma, dell’Università di Copenaghen, del Potsdam Institute e dell’Università Nazionale Australiana, non sarebbe sufficiente provvedere al taglio delle emissioni di anidride carbonica.

La Terra potrebbe diventare una vera e propria serra. Gli accordi di Parigi sul clima potrebbero non bastare a limitare questo aumento di temperatura del nostro pianeta. I risultati che derivano dallo studio e che sono stati pubblicati sulla rivista PNAS sono molto chiari in questo senso. La temperatura del pianeta è destinata a crescere e a stabilizzarsi intorno a 4-5 gradi in più rispetto al livello preindustriale. I livelli del mare tendono ad arrivare tra i 10 e i 60 metri. Will Steffen, l’autore principale della ricerca, ha specificato: Le emissioni umane di gas a effetto serra non sono l’unico fattore determinante della temperatura sulla Terra. Il nostro studio suggerisce che il riscaldamento globale di 2 gradi centigradi indotto dall’uomo potrebbe innescare altri processi del sistema terrestre, chiamati ‘feedback’, che possono causare ulteriore riscaldamento anche se smettiamo di emettere gas serra. I ricercatori hanno preso in considerazione diversi elementi, per comprendere quali sono quei cambiamenti climatici che vanno oltre il limite e dai quali è impossibile tornare indietro. In particolare hanno individuato alcuni fattori che potrebbero svolgere un ruolo decisivo, fra i quali la morte della foresta pluviale, la riduzione del manto nevoso nell’emisfero settentrionale, l’indebolimento dei pozzi di carbonio terrestri e oceanici. Per questo alla fine hanno sottolineato la necessità che bisogna intervenire in maniera significativa per traghettare l’economia mondiale in un sistema sostenibile che possa lottare contro i cambiamenti climatici. Secondo gli esperti internazionali, il rischio che corriamo è davvero grande. Come ha sottolineato un’altra autrice dello studio, Katherine Richardson: Il clima e altri cambiamenti globali ci dimostrano che noi esseri umani stiamo influenzando il sistema terrestre a livello globale, il che significa che noi come comunità globale possiamo anche gestire la nostra relazione con il sistema per influenzare le condizioni planetarie del futuro.
Gianluca Rini

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 agosto 2018

 

 

Scarichi delle acque piovane irregolari - Dalla Regione diffida per la Ferriera
Le analisi dell'Arpa rilevano concentrazioni eccessive di metalli. La replica dell'azienda: «Problema in via di risoluzione»
Dopo la falda intrisa di idrocarburi oltre i limiti, Arpa Fvg e Regione mettono nel mirino gli scarichi delle acque piovane della Ferriera. Il sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue dovrebbe essere ultimato in autunno, ma l'Agenzia per la protezione dell'ambiente richiama intanto l'azienda per gli sforamenti di solidi sospesi, alluminio e ferro, in quantità tali da convincere la Regione ad avviare un procedimento di diffida nei confronti di Siderurgica Triestina. È la stessa Arpa a riconoscere che il problema dovrebbe essere risolto entro qualche mese, nell'ambito del rifacimento della pavimentazione delle aree scoperte dello stabilimento, ma l'Agenzia preferisce tutelarsi ed evidenziare come la pioggia che dilava edifici e terreni trascini con sé sostanze che finiscono in mare con concentrazioni oltre il consentito. Nella lettera del 27 luglio dalla Direzione centrale Ambiente, la Regione comunica di aver riscontrato alcune non conformità rispetto a quanto previsto dall'Autorizzazione integrata ambientale. Il cartellino giallo più pesante riguarda appunto il «superamento di limiti di accettabilità allo scarico di acque reflue industriali». Le misurazioni dell'Agenzia evidenziano valori che nel caso dei solidi sospesi superano di dieci volte il limite e che in quello del ferro sono venti volte il consentito. Nello specifico, si parla di solidi sospesi totali per 810 mg per litro (contro un limite di 80 mg), ferro per 38,7 mg/l (contro un limite di 2 mg) e alluminio per 4,2 mg/l (contro un limite di 1). Siderurgica Triestina precisa che «al momento del campionamento, effettuato il 15 febbraio, non erano completate le attività di raccolta e trattamento delle acque meteoriche. Il completamento è avvenuto solo il 25 luglio. Non risultava inoltre completato il sistema di raccolta delle acque nelle aree di messa a parco minerale, tuttora in corso di completamento». La Regione chiede alla proprietà di far fronte anche ad altre criticità. L'ispezione ha infatti ritenuto inadeguato il sistema di rilievo della presenza di idrocarburi nelle polveri da parte dei deposimetri e riscontrato la necessità di migliorie nel sistema di misurazione delle emissioni sulle bocche dei camini dello stabilimento. Per una diffida che parte, un'altra viene ritirata. La Regione aveva infatti intimato a Siderurgica Triestina di consegnare il progetto esecutivo previsto dall'Aia per la copertura dei parchi minerari. Nel corso della recente Conferenza dei servizi il Gruppo Arvedi si è giustificato dicendo di non aver mai ricevuto un giudizio sul progetto definitivo, step preliminare al livello esecutivo. Nel corso della Conferenza il progetto è stato vagliato da Azienda sanitaria e Inail, con la proprietà chiamata a fornire i chiarimenti richiesti nel corso del tavolo tecnico convocato a settembre.

Diego D'Amelio

 

Altoforno fuori uso a giugno - Bonus dimezzato agli operai
Giù il premio di produzione  che l'azienda eroga ogni tre mesi in quanto l'impianto era in manutenzione e la produttività è calata
Spira forte la delusione tra gli operai dell'area a caldo della Ferriera, che nella prossima busta paga non troveranno il premio di risultato da 454 euro lordi che ogni trimestre Siderurgica Triestina assicura solitamente ai propri dipendenti. Questa volta il bonus varrà la metà, perché la chiusura dell'altoforno nel mese di giugno ha ridotto la produttività dello stabilimento e spinto dunque la proprietà a diminuire il premio di risultato. La questione ha creato malumore tra le maestranze, tanto più che il personale dell'area a freddo ha ricevuto la gratifica per intero. A giugno l'altoforno era stato arrestato per consentire il rafforzamento del crogiolo, ovvero la parte più bassa del macchinario, al cui interno la colata di ghisa permane per il maggior tempo prima della fuoriuscita. La manutenzione straordinaria ha comportato dunque il dimezzamento del premio di produzione. L'applicazione alla lettera degli accordi sindacali avrebbe in realtà permesso alla proprietà di azzerare del tutto l'erogazione per il trimestre, ma il Gruppo Arvedi ha deciso ugualmente di riconoscere un bonus, anche se parziale, venendo così incontro alla richiesta dei sindacati.Il gesto dell'azienda non ha tuttavia smussato il malcontento dei dipendenti, che si aspettavano il riconoscimento di tutti i 454 euro. Il ragionamento degli operai si basa sul fatto che la riduzione della produzione non è dovuta a negligenza, ma a ragioni tecniche che hanno richiesto lo spegnimento dell'altoforno. I sindacati spiegano inoltre che la fermata e il riavvio dell'impianto sottopongono a forte stress le tute blu, costrette a ritmi intensi e numerose ore di straordinario. Sono le stesse rappresentanze dei lavoratori a cercare tuttavia di rasserenare gli animi: il premio trimestrale da 454 euro lordi ammonta a circa 1.800 euro annui e i sindacati sperano che con il conguaglio di fine anno la cifra persa possa oggi in qualche modo essere recuperata. Per il rappresentante della Rsu Franco Palman (Uilm) «al netto della volontà del cavalier Arvedi di mettere delle economie a favore del premio, sottolineo che la riduzione della produttività non è dovuta alla volontà dei lavoratori. Ci aspettavamo di più, perché abbiamo dato il massimo come straordinari e professionalità, per sistemare l'altoforno nei tempi giusti. Ora che siamo tornati alla piena operatività, confidiamo di poter recuperare entro l'anno quanto perso in questa occasione». Il segretario provinciale della Fiom Cgil, Marco Relli, evidenzia come «la produzione si è interrotta per manutenzioni straordinarie non dipendenti dagli operai, che hanno anzi dovuto sostenere un lavoro aggiuntivo per fermare e riavviare l'altoforno. Un vero massacro. Ci aspettavamo che l'imprenditore lo riconoscesse, ma Arvedi si è limitato a un contentino».

 

E Arvedi ricorre al Tar per sbloccare l'impasse sul piano dei rumori tollerabili a Servola
Sotto accusa l'assenza del Piano di zonizzazione acustica della città - Il Comune nicchia per non dover concedere limiti più permissivi
Giunge all'ennesimo rimpallo di responsabilità la questione dell'inquinamento acustico della Ferriera. La nuova puntata è offerta dal ricorso che Acciaieria Arvedi ha depositato davanti al Tar Fvg contro Comune di Trieste e Regione: il primo per non aver ancora provveduto alla realizzazione del Piano di classificazione acustica della città, la seconda per non averlo fatto in sua vece. La questione è annosa e intricata. Da una parte Siderurgica Triestina insiste affinché il municipio appresti una zonizzazione che finirebbe per assegnare all'area che circonda lo stabilimento un livello di rumorosità piuttosto largo cui conformarsi. Dall'altra il Comune continua a prendere tempo proprio per questa ragione: in municipio ben sanno che, in assenza del Piano, l'azienda dovrà permanere sotto i livelli più stringenti previsti dalle norme nazionali transitorie, che fissano una tolleranza notturna di 50 decibel, innalzata a 60 in orario diurno. Lo stesso assessore comunale Luisa Polli non aveva d'altronde fatto mistero di aver bloccato il Piano di zonizzazione approntato dalla giunta Cosolini, per non fare favori ad Arvedi. Con il ricorso al Tar, la proprietà chiede allora che il Comune sia obbligato a realizzare il Piano, perché la zonizzazione distinguerebbe in modo chiaro dove comincia la zona industriale e dove quella residenziale. Il ricorso al Tar coinvolge anche la Regione perché, se il Comune continuasse a non provvedere, la prima dovrebbe commissariare l'ente e procedere al suo posto. Era d'altronde quanto intimato al sindaco Dipiazza dalla giunta Serracchiani, sostituita tuttavia da una maggioranza di centrodestra che ora rema nella stessa direzione del municipio sulla volontà di chiudere l'area a caldo. Arvedi deve intanto attuare tutta una serie di interventi di diminuzione della rumorosità entro fine anno, data più volte ribadita dalla Regione (sia sotto la gestione Serracchiani che sotto quella Fedriga) per rispettare gli impegni contenuti nell'Aia. L'impresa ha presentato a suo tempo un piano di risanamento acustico, ma la mitigazione realizzata fino al 2017 è stata ritenuta insufficiente da Arpa Fvg. Dopo una diffida della Regione e una serie di schermaglie a suon di carte bollate, la proprietà ha realizzato la bonifica acustica dell'altoforno e si è impegnata nell'autunno scorso a predisporre gli ulteriori interventi, subordinandoli però alla presentazione del Piano del Comune. Tanto Serracchiani quanto Fedriga hanno tuttavia sempre considerato le due questioni slegate e indicato il 31 dicembre come data ultima per provvedere a tutti gli interventi previsti dall'Aia. Dal canto suo, Siderurgica Triestina ha continuato nella sua strategia, diffidando il Comune a concludere il Piano. Il ricorso di Arvedi al Tar fa parte della linea scelta dallo stabilimento, ma si scontra con la scadenza fissata e più volte ribadita con atti formali dalla Regione. Se la proprietà non rispetterà la data del 31 dicembre, l'inadempienza potrebbe anche condurre alla sospensione dell'autorizzazione a produrre. Lo dice con i toni della burocrazia anche l'assessore Fabio Scoccimarro: «La società non si aspetti proroghe: il 31 dicembre dovrà aver concluso i lavori per l'abbattimento del rumore o gli uffici provvederanno a redigere gli atti previsti dalle norme, accordo di programma e Aia».

 

 

Ecco i risultati del monitoraggio di Goletta Verde - l'appuntamento
Goletta Verde e il Comune di Muggia organizzano sabato 11 agosto, alle 10, nella Sala Millo, un convegno dal titolo "Emergenza mare: conoscere per agire". Domenica alle 11, invece, presso la loggia comunale conferenza stampa di presentazione dei risultati del monitoraggio di Goletta Verde. Si potrà visitare la Goletta al molo Caliterna sabato dalle 18 alle 20.30.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 agosto 2018

 

 

SAN DORLIGO DELLA VALLE - Klun e il Pd difendono la raccolta differenziata «Bollette meno care»
«Negli ultimi dieci anni, da quando c'è la differenziata, a San Dorligo abbiamo visto ridursi il costo delle bollette per la raccolta rifiuti del 40%. Inoltre, il livello complessivo del servizio è nettamente migliorato». Questo il bilancio tracciato da Emilio Coretti, capogruppo del Pd in Consiglio comunale a San Dorligo della Valle, nel corso dell'ultima seduta in aula, in risposta a una domanda di Boris Gombac, capogruppo di Uniti nelle tradizioni, partito che siede sui banchi d'opposizione. Gombac aveva anche sollevato il tema dei sacchetti per la differenziata lasciati davanti alle case perché contenenti materiali inadeguati. Sull'argomento è intervenuto anche il sindaco Sandy Klun, che ha ricordato a sua volta che «i sacchetti lasciati sul posto dall'impresa responsabile del servizio, perché contengono materiali inadatti, è bassissima. Siamo al 2% - ha precisato - perciò possiamo essere più che soddisfatti». Klun ha sottolineato inoltre che «si è registrato un netto miglioramento nella raccolta differenziata della plastica, dove siamo passati dal 50% di errore al 6,1. Si tratta di un calo significativo, che conferma che la cittadinanza ha preso coscienza dell'importanza della differenziata». Il sindaco di San Dorligo ha infine concluso, parlando della decisione della giunta di non procedere con le multe per chi non riempie i sacchetti della differenziata seguendo i criteri previsti. «Dobbiamo essere elastici - ha ribadito - almeno in questa fase». Roberto Massi, della Lega Nord, ha infine rilevato che «bisognerà prestare maggiore attenzione ai rifiuti verdi».

 

 

Fare Ambiente - Pulizie lungo i sentieri percorsi dai migranti
La barca per crociere extra lusso Sea Cloud torna a far tappa a Trieste. Il veliero bianco da quattro alberi, con il suo "carico" di passeggeri danarosi, attraccherà domani alla Stazione Marittima, per la prima volta in questo 2018. L'ultimo passaggio risale all'ottobre dello scorso anno: quella volta, però, aveva ormeggiato non davanti a piazza Unità bensì al Molo IV. Costruita nel 1931, all'epoca la Sea Cloud era il più grande yacht privato a vela al mondo. Lunga quasi 110 metri, è di proprietà della Sea Cloud Cruises di Amburgo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 agosto 2018

 

 

Salvini: «Per Tav e terzo valico i costi sono superiori ai benefici»
l vicepremier e ministro dell'Interno rivela i risultati dei primi studi sulle infrastrutture
«Per la Torino-Lione bisogna calcolare fino all'ultimo centesimo, come per le pedemontane»
Governo del cambiamento? Nella comunicazione, sì. Matteo Salvini riceve i giornalisti in costume sotto l'ombrellone. E il ministro dell'Interno parla soprattutto di economia. Pare che il vertice per varare la Finanziaria, cui lei non ha partecipato, non sia andato granché bene.«Ho parlato con Conte e Di Maio, mi sembrano soddisfatti. È chiaro che non si può fare tutto subito. I miracoli non li chiedono neanche i miei vicini di ombrellone. Però si chiama governo del cambiamento e non può fare le stesse finanziarie punitive di quelli precedenti. Alcune novità me le aspetto». Quali?«Primo: una riduzione della pressione fiscale. Poi decidiamo se per le imprese, per le famiglie, sull'Iva, ma intanto partiamo. Secondo: via le accise sulla benzina, almeno alcune. Basta pagare per la guerra d'Etiopia o il Vajont. Terzo: stralcio delle cartelle Equitalia, che è la richiesta che qui in spiaggia la gente fa di più. Quarto: flat tax e reddito di cittadinanza. Nel contratto di governo ci sono, forse non si potranno fare subito, però impostiamole. Quinto: abolizione della Fornero e quota cento». I soldi non ci sono. Allargherete ulteriormente il debito?«Faremo di tutto per non aumentarlo. Ma se si tratta di aiutare imprese e famiglie i vincoli europei si possono superare. La regola del 3% non è la Bibbia». Conte sta più con Tria o con Di Maio? E lei?«Conte è un mediatore. È il suo mestiere, lo sa far bene». Intanto si annuncia un autunno caldissimo, fra lo spread che sale, la fine del quantitative easing e gli attacchi degli speculatori.«E infatti dobbiamo prepararci. A qualcuno fanno gola le nostre aziende, ma l'Italia non è in svendita. Stiamo studiando le contromosse. Il fatto che al governo ci sia il professor Savona mi dà fiducia». Se aumenterà il debito il Paese sarà ancora più fragile.«Il debito che abbiamo ereditato non è un problema se l'economia tira. L'economia italiana è solida, a parte gli attacchi dei Soros di turno. Altro che i troll russi, che due volte su tre sono bufale: è la grande finanza a condizionare le economie e le vite. Glielo impediremo». Però è in corso una fuga di capitali.«Operazioni finanziarie che non condizionano l'attività del governo. Sono contattato da molti Ceo di grandi aziende internazionali. L'Italia può attrarre investimenti. Ancora di più, se riusciremo a ridurre la pressione fiscale e accelerare i tempi della giustizia». Capitolo grandi opere. Da Puerto Escondido, Alessandro Di Battista dice che la Tav non s'ha da fare.«Auguri a Dibba con un po' di invidia: io più modestamente mi accontento di Milano Marittima. Ci sono fior di tecnici e di docenti che stanno valutando il rapporto costi-benefici. Dai nostri dati, sembra che i benefici superino i costi nel caso delle pedemontane, del terzo valico e del Tap, che ridurrebbe del 10% il costo dell'energia per tutti gli italiani». E la Tav?«Lì il discorso è più lungo. Bisogna calcolare fino all'ultimo centesimo. Aspetto i risultati degli studi. In linea di massima, culturalmente sono più per fare che per disfare. Se non fare la Tav ci costasse due, tre o quattro miliardi, è chiaro che andrebbe fatta». Del decreto dignità è soddisfatto?«Mi sembra che sia arrivato meglio di com'era partito. Del resto, abbiamo ascoltato tutte le categorie. Un governo che ascolta: anche questo è cambiamento». Come spiega agli elettori del Nord liberista la nazionalizzazione di Alitalia e il ritorno ai carrozzoni pubblici?«Non ripeteremo i molti errori commessi da qualche commissario che dovrebbe rispondere in sede civile e penale. Se vuoi portare turisti in Italia, devi avere una compagnia di bandiera. È un asset strategico, come l'acciaio. Non possiamo chiudere l'Ilva, così non possiamo vendere o svendere Alitalia, intera o a pezzi». Battaglia Rai. Il consigliere Laganà dice che gli atti del cda sono illegittimi se continua a presiederlo Foa come consigliere anziano.«Con tutto il rispetto, valuto con più attenzione i pareri legali. Noi andiamo avanti con Foa, la persona giusta al posto giusto. Su di lui non ho sentito obiezioni di merito, ma solo di metodo. Le regole, fatte peraltro da Renzi, dicono questo. Poi, certo, rimane l'obiettivo di avere un presidente eletto. Non mi stupisce che il Pd strepiti: gli abbiamo tolto il giocattolo. Mi stupisce il no di altri». Torni a fare il ministro dell'Interno. A Ferragosto dove sarà?«A presiedere un Comitato per l'ordine pubblico a San Luca, sull'Aspromonte».

Alberto Mattioli - INVIATO A CERVIA (Ravenna)

 

Grandi opere - E "Dibba" sprona i 5S «Diciamo No a Tav e Tap»
ROMA - Nelle acque già increspate del Movimento 5 Stelle irrompe, nel giorno del suo 40esimo compleanno, Alessandro Di Battista. Parlando in video da Puerto Escondido il «Dibba» non risparmia (quasi) nessuno: né la Lega, né il M5S, al quale chiede di restare se stesso nelle sue battaglie simbolo, a cominciare da quelle contro il Tav e il Tap. Non è la prima volta che il punto di riferimento del movimentismo pentastellato interviene da oltreoceano per esortare i suoi colleghi a «mantenere la barra dritta». Questa volta, però, Di Battista tocca due temi caldi del dibattito interno: la Torino-Lione e il gasdotto che porta il gas dal Caucaso fino in Puglia, in merito al quale, solo due giorni fa, il premier Giuseppe Conte ha incontrato il sindaco di Melendugno Marco Potì. «Ribadiamo i nostri» no «sani perché ci abbiamo preso i voti su quella roba là», è l'affondo di Di Battista che bolla come «opere inutili» sia il Tav sia il Tap. Parole che sembrano destinate a rinfocolare la trincea degli ortodossi su due opere che rischiano di dividere anche il governo. Non è un caso che il ministro (pugliese) per il Sud Barbara Lezzi, nel pomeriggio condivida il post di Di Battista, ribadendo, implicitamente, la sua contrarietà al Tap. Sulla Tav, invece, la Lega ha già manifestato la sua volontà: andare avanti. L'impressione, tuttavia, è che se da un lato la realizzazione della Tav vacilli dall'altro, sul gasdotto, il governo non ha troppe scelte: troppo forte la pressione degli Usa e troppo salate, secondo una prima stima, le sanzioni da pagare per lo stop ai cantieri.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 agosto 2018

 

 

La rivoluzione di piazza Libertà parte dopo 14 anni di impasse
La riqualificazione dell'area della Stazione al via il 10 settembre: durerà un anno - Fino a gennaio nessuna ricaduta sul traffico, che poi muterà profondamente
Il sindaco Dipiazza è notoriamente scaramantico e ha voluto che il cantiere di piazza Libertà, di proverbiale inconcludenza, partisse il prossimo lunedì 10 settembre, distinto dalle giornate dell'8 e dall'11, date - a differente titolo - ritenute non di favorevole auspicio. Signore & signori, tenetevi forte: un progetto, il cui protocollo d'intesa originario risale appena al 30 giugno 2004, emette il primo vagito. Avanti allora con i lavori per la "riqualificazione di Trieste nord", che interesseranno la piazza della Stazione Centrale, con rilevanti ricadute sulla circolazione pubblica e privata. L'appalto era stato aggiudicato in aprile a un'associazione temporanea d'imprese (ati) tutta triestina formata dalla capogruppo Mari&Mazzaroli, dalla Riccesi e dalla Rosso: il valore è di 2,3 milioni ma s'inserisce in un quadro economico da 4,5 milioni di euro frutto della somma di 2,3 milioni statali, 1,5 regionali, 600 mila euro conferiti da AcegasApsAmga. I contributi giacevano inutilizzati da anni ed erano stati scongelati nell'inverno 2017, per far partire un progetto esecutivo approvato nel febbraio 2015.L'intervento è complesso, durerà un anno (quindi avvolgerà l'estate del prossimo anno) e si articola su più fasi: marciapiedi, giardini, bus, circolazione. Nei primi mesi, a scavalcare l'anno vecchio, non sono comunque previste ricadute preoccupanti per il traffico, in quanto le opere dovrebbero concentrarsi nel corner Tripcovich-Silos, dove è programmata la realizzazione dell'«hub» tpl (trasporto pubblico locale) per i bus di Trieste Trasporti, che "confineranno" con l'hangar dei pullman. A parte la "17" tutte le altre fermate, ora disperse su tre lati della piazza, saranno riorganizzate in questo spicchio. Il futuro della Tripcovich era stato considerato ininfluente per il progetto. Il gong di un inizio atteso da ben 14 anni è stato suonato ieri mattina nell'ufficio del sindaco: erano presenti Dipiazza, gli assessori Elisa Lodi e Luisa Polli, i dirigenti Giulio Bernetti e Enrico Cortese, i rappresentanti delle tre aziende coinvolte nell'operazione. Il sindaco ci tiene, un po' perchè vuole concludere un progetto iniziato sotto il suo primo mandato, un po' perchè piazza Libertà diventa il "biglietto da visita" della città da nord e l'accesso al Porto vecchio. Le indicazioni portanti sono quelle presentate in IV commissione nel febbraio '17, con le tre principali innovazioni riguardanti il riassetto viario. Da piazza Libertà non si potrà più girare a sinistra verso la stazione ma sarà obbligatorio imboccare viale Miramare; per raggiungere la Stazione Centrale si utilizzerà via Ghega, che nella parte finale vedrà invertire l'attuale senso unico; la "bretella" a senso unico collegherà largo città di Santos a corso Cavour.

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 agosto 2018

 

 

Afa da record in tutta l'Europa - 50 gradi in Spagna e Portogallo
Temperature anomale nel Nord Europa: 32.5 gradi a Kvikkjokk, vicino al Circolo polare artico
In Danimarca il luglio più caldo dal 1920, in Svezia le rotaie fondono; agricoltura ko in Germania
Berlino - L'afa travolge tutta l'Europa. Caldo record non solo in Italia e in Grecia, dove nei giorni scorsi gli incendi hanno devastato la costa est della penisola, a Mati. Nel nord e centro Europa sono state registrate temperature ben superiori alle medie stagionali. La massima prevista a Londra oggi, per esempio, è di 33 gradi. La canicola ha coinvolto anche Spagna e Portogallo dove il termometro si prepara a sfiorare i 50 gradi. 1 Svezia - Dopo gli incendi che hanno raso al suolo oltre 20mila ettari di bosco e che per lo spegnimento hanno richiesto anche l'intervento di due canadair italiani, la Svezia continua ad affrontare l'emergenza caldo. Nel luglio più bollente degli ultimi 260 anni, quello in cui a Kvikkjokk, vicino al circolo polare artico, il 17 il termometro ha segnato 32.5 gradi, il Paese scandinavo si è trovato a dover chiudere alcune linee ferroviarie: le rotaie sotto il sole cocente si deformavano. 2 Norvegia e Danimarca - La settimana scorsa sono state registrate temperature record in tutto il nord della Norvegia, con punte anche di 33 gradi, 15 gradi in più del normale, secondo l'Istituto Norvegese di Meteorologia. A Makkaur, sul Mare di Barents, parte del Mare glaciale artico, il 18 luglio la colonnina di mercurio non è mai scesa sotto i 25 gradi. Il livello di laghi e fiumi è basso in maniera allarmante. Il governo norvegese ha imposto severe restrizioni per il consumo dell'acqua ed è già previsto un significativo aumento dei costi per l'elettricità, data la preponderanza di produzione da idroelettrico. In Danimarca, dove il servizio meteorologico nazionale ha rilevato che luglio è stato il mese più soleggiato da quando è iniziata la raccolta dei dati, nel 1920, la vendita di bevande alcoliche è diminuita a favore di analcolici, acque minerali e vino bianco. 3 Germania - Ieri è stata, forse, la giornata più calda dell'anno e dell'estate in Germania, con punte di oltre 40 gradi. Se nelle città come Berlino, Amburgo e Monaco c'è l'assalto alle spiagge lungo i corsi d'acqua e ai supermercati per portare a casa cocomeri e bibite, e se nei fiumi come l'Elba e il Reno è allarme per i pesci che iniziano a soffocare per le temperature troppo alte e la diminuzione di ossigeno, la crisi da bollino rosso ha colpito soprattutto gli agricoltori. La loro associazione nazionale ha chiesto al governo un miliardo di euro per coprire le perdite del raccolto. Nelle aree vinicole, la vendemmia inizierà in anticipo, nella regione di Magoza, per esempio, il via è previsto il 6 agosto. 4 Austria e Svizzera Caldo record anche in Austria. La settimana scorsa l'azienda dei trasporti di Vienna, dopo numerose proteste, ha offerto in regalo 14mila deodoranti spray ai viaggiatori della linea U6, la più vecchiotta e ancora con treni senza aria condizionata, dove è stata rilevata una temperatura di 35 gradi, 5 oltre quanto ammesso dalle normative europee per quanto riguarda i mezzi pubblici. L'ondata di caldo dell'estate 2018 non ha risparmiato neppure la Confederazione elvetica. Mentre i cani della polizia di Zurigo da qualche giorno sono stati dotati di apposite calzature per poter affrontare l'asfalto rovente durante le loro missioni, la Federazione svizzera della pesca ha lanciato un grido d'allarme per alcuni pesci che rischiano la morte per le temperature anomale dell'acqua. Gli svizzeri sono stati invitati a non prelevare acqua da fiumi e torrenti per l'irrigazione agricola. 5 Penisola iberica Le temperature nella Penisola Iberica potrebbero sfiorare i 50 gradi nel prossimo fine settimana, battendo ogni record di caldo finora registrato in Europa. L'allarme è stato lanciato dai meteorologi, che hanno messo in guardia per il rischio di incendi, oltre che per la salute della gente, soprattutto anziani e bimbi. Si tratterebbe della più alta temperatura registrata in Europa negli ultimi 41 anni.

Jeanne Perego

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 2 agosto 2018

 

 

La mossa romana di Fedriga per blindare le casse del Fvg
Chiesto il modello trentino che evita ogni prelievo dello Stato senza un'intesa - Trattative al via il 4 settembre. Ottenuta la pietra tombale sul metanodotto Snam
TRIESTE - Mai più assalti non preventivati alle tasche del Friuli Venezia Giulia. È il modello trentino il primo paletto nella trattativa sui rapporti finanziari con lo Stato, che il governatore Massimiliano Fedriga ha piantato ieri a Roma, in una giornata di incontri servita per fissare a settembre la prima riunione del tavolo che discuterà di compartecipazioni, decimi e competenze. Un tour che ha visto la delegazione della Regione ottenere anche il definitivo veto sul gasdotto Snam, che avrebbe dovuto allacciarsi all'ormai cancellato rigassificatore di Zaule a Trieste. Modello trentino - La prima questione che Fedriga ha messo sulla scrivania del ministro agli Affari Regionali, Erika Stefani, è l'estensione al Fvg della clausola di salvaguardia che dal 2014 consente alle Province autonome di Trento e Bolzano di opporsi a ogni prelievo ulteriore a quanto pattuito con lo Stato in materia di trasferimenti. Le due Province devono cioè dare il proprio assenso a ogni richiesta aggiuntiva di partecipazione al risanamento della finanza pubblica e lo stesso intende ottenere Fedriga, prima ancora di mettersi a parlare delle cifre da cedere a Roma in linea di continuità con i patti Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan.Il primo confronto ufficiale è fissato per il 4 settembre, quando Regione e governo si siederanno a discutere di rapporti finanziari, spesa sanitaria, extragettito Imu e competenze. In una nota, il governatore spiega di voler ottenere «una piena valorizzazione dell'autonomia sancita dallo Statuto Fvg» e parla di «volontà di proseguire lungo un percorso di piena collaborazione». L'auspicio è di addivenire quanto prima a una soluzione condivisa, che garantisca risposte alla volontà del Fvg di disporre di maggiori competenze», a cominciare da quelle sulla scuola. Buone e cattive notizie - C'è da giurare tuttavia che i sorrisi agostani si faranno tirati, quando le parti dovranno confrontarsi sui numeri e non ci sarà governo amico che tenga davanti alla necessità di salvaguardare i conti pubblici. La buona notizia per il Fvg è la possibilità di far pesare il gettito Imu che lo Stato deve ai Comuni della regione in quanto compartecipazione alla tassa sulla casa. Una voce che vale 94 milioni di pregresso più altri 22 milioni all'anno. La cattiva nuova arriva dai conti della sanità: la Regione vorrebbe infatti schivare gli effetti della recente sentenza della Corte costituzionale che ha spinto il governo a domandare 20 milioni per il 2018 e 62 per il 2019, in quanto concorso alla spesa sanitaria nazionale. E la giunta è ancor più preoccupata dagli assalti da centinaia di milioni che a ogni finanziaria lo Stato compie nei confronti delle Regioni per sostenere i costi della sanità pubblica.

Rigassificatore - Nel corso di un confronto al ministero dell'Ambiente, l'assessore Fabio Scoccimarro ha intanto appreso dell'archiviazione da parte del ministero dello Sviluppo economico del procedimento di autorizzazione alla costruzione del gasdotto Trieste-Villesse. Per Scoccimarro, «si conclude dopo anni di opposizione l'iter di un progetto che ha sempre visto la contrarietà di cittadini, istituzioni e politica locale. Le perplessità per il rigassificatore erano sia di natura ambientale sia legate allo sviluppo portuale della città di Trieste». Soddisfazione è stata espressa anche dalla deputata Debora Serracchiani (Pd): «Caso virtuoso in cui, al di là dei colori politici, le istituzioni hanno lavorato in sintonia».

Diego D'Amelio

 

 

Clima, allarme per il C02 - Mai così in 800mila anni - Dossier americano sull'anidride carbonica
Roma - L'uomo non ha mai respirato un'aria così satura di anidride carbonica. Da quando 200mila anni fa ha fatto la sua comparsa l'Homo sapiens, fino a tempi relativamente recenti, la concentrazione di CO2 in atmosfera ha oscillato tra le 170 e le 280 parti per milione. Negli ultimi decenni, però, il livello è schizzato in alto, fino a raggiungere il record del 2017: 405 parti per milione, la cifra più alta degli ultimi 800mila anni. A incoronare il primato è il rapporto internazionale "State of the Climate", dove si conferma anche che il 2017 è stato il terzo anno più caldo nella storia recente del Pianeta. Il rapporto, pubblicato dall'American Meteorological Society e redatto dall'Agenzia Usa per la meteorologia (Noaa) con il contributo di 500 scienziati in 65 Paesi, mette in evidenza la crescita dei gas a effetto serra (CO2, metano, azoto). Il tasso di crescita della CO2, si legge, è più che quadruplicato rispetto agli anni Sessanta. Il 2017 è stato il terzo anno più caldo - dopo il 2016 e il 2015 - dal 1880, da quando sono disponibili i dati. Ed è stato l'anno più rovente in assoluto se si considerano solo gli anni non contraddistinti dalla presenza di El Nino, il fenomeno periodico che riscalda gli oceani. Dall'Argentina all'Uruguay, dalla Spagna alla Bulgaria, si sono riportate temperature da primato. Nell'Artico la temperatura media annuale è stata di 1,6 gradi superiore alla media. E il fenomeno non ha interessato solo i Poli: dati preliminari indicano che i ghiacciai in tutto il mondo hanno perso volume per il 38mo anno consecutivo. Anche negli oceani gli ultimi tre anni sono stati i più caldi in assoluto, causando uno sbiancamento dei coralli senza precedenti. L'altra faccia del cambiamento climatico sono gli uragani e le piogge abbondanti che hanno caratterizzato Stati come la Russia e la Norvegia. In India temporali e inondazioni hanno causato 800 vittime. La stagione degli incendi non è stata particolarmente drammatica, ma in alcuni Stati - Italia, Spagna e Portogallo - in estate le fiamme hanno divorato ettari su ettari di terreno.

 

 

Due giorni al Caliterna per la Goletta Verde - L'11 e il 12 agosto
Muggia - Anche nel 2018 arriverà nella nostra regione la storica campagna di Legambiente per informare e sensibilizzare i cittadini sull'importanza di salvaguardare questo prezioso ecosistema e le sue bellezze. L'imbarcazione ambientalista concluderà il suo viaggio a Muggia, dove resterà attraccata l'11 e 12 agosto presso il molo Caliterna. Quest'anno la Goletta ha tra le priorità anche quella di affermare il ruolo centrale del Mediterraneo nelle politiche di accoglienza e integrazione, affinché recuperi il suo ruolo di cerniera tra culture e mondi che cooperano. Al centro della tappa di Goletta Verde il beach litter e marine litter, che continuano a invadere le spiagge e a finire in mare. Sabato 11 ag osto, alle 10, sala Millo, Piazza della Repubblica 4, si terrà il convegno "Emergenza mare: conoscere per agire". Domenica 12 agosto ci sarà invece la conferenza stampa di presentazione dei risultati del monitoraggio di Goletta Verde.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 agosto 2018

 

 

Trote morte nel Rosandra e cinghiali assetati in giro negli orti
Aumentati in modo esponenziale anche i caprioli sorpresi all'interno dei giardini delle case in cerca di qualcosa da bere
Le trote, rimaste senza un rivolo d'acqua, muoiono nel torrente Rosandra. I cinghiali e i caprioli invadono i giardini, gli orti, le vigne alla ricerca di verdura o frutta per dissertarsi. E anche i volatili si spostano in zone più impervie alla disperata ricerca di qualcosa da bere. In questi giorni di afa e caldo torrido a soffrire sono anche gli animali. Quelli selvatici, in particolar modo. Capita così, in genere all'ora del tramonto, di avvistare con maggiore frequenza rispetto al solito ungulati in prossimità delle zone residenziali, nei giardini annaffiati ma soprattutto negli orti: zucchine, cetrioli o pomodori diventano per loro, come per gli uccelli, un ricco banchetto rinfrescante. Le seppur abbondanti piogge di questa estate, si stanno rivelando insufficienti a garantire a questi animali le necessarie quantità d'acqua generalmente disponibili in Carso e nei boschi. Perché di pioggia ne è caduta tanta sì, ma concentrata in poche giornata. E questo non ha consentito al terreno di assorbire l'acqua e creare pozze utili anche agli animali per dissetarsi. C'è poi un altro triste fenomeno in questi giorni. Passeggiando in Val Rosandra, alcuni triestini hanno notato diverse trote morte. A decimarle, così come avvenne nella caldissima esatte del 2003 ma anche quella del 2012, e il prosciugamento, in certi punti, del torrente stesso. L'Enpa invita ad aiutare gli animali in sofferenza mettendo sui balconi o sui terrazzi vasi o semplici sottovasi, meglio se in terracotta, con acqua fresca per far dissetare gli uccelli e, in giardino, contenitori d'acqua più grandi per permettere anche ai piccoli mammiferi, come i ricci, di rinfrescarsi. L'acqua, per evitare il proliferare di zanzare, va cambiata con una certa frequenza. «Nella nostra oasi del Farneto abbiamo uno stagno e delle pozze d'acqua dove, soprattutto in queste giornate afose, all'imbrunire, ungulati e rapaci arrivano ad abbeverarsi e rinfrescarsi», racconta Patrizia Bufo, presidente Enpa. «Anche agli animali ricoverati cambiamo l'acqua ogni due ore - assicura -.  Bevono molto e risentono quanto noi di queste temperature torride». Che si tratti di un momento critico lo confermano anche le tante segnalazioni di cornacchie, corvi e gabbiani pizzicati a beccare frutta e verdura per dissetarsi. Gli animali traggono gran parte dei liquidi dalla loro alimentazione. E con il caldo anche i carnivori, come le volpi, non disdegnano la frutta.

Laura Tonero

 

Lo sfratto dei nidi di gabbiano costa al Comune 6.700 euro
Prevenzione su scuole e musei: si rimuove una "casa" non appena viene costruita «Non si parla assolutamente di foratura delle uova»
Nel Borgo Teresiano, nelle zone attorno all'ospedale Maggiore e a piazza Garibaldi. Ma anche a San Giacomo e San Giusto. Sono queste le zone dove a Trieste i gabbiani reali preferiscono fare il nido e mettere al mondo i loro cuccioli. Ad essere presi di mira sono anche diversi edifici comunali e così l'amministrazione ha deciso di affidare alla ditta "Immagine Natura" dell'ornitologo Enrico Benussi la salvaguardia dei tetti di quegli immobili. «Si tratta di un programma di prevenzione con il quale il Comune mira ad intervenire soprattutto su edifici scolastici e museali», spiega Benussi che studia e si occupa della popolazione dei gabbiani nella nostra città dagli anni Ottanta. «L'affidamento dell'incarico - specifica - prevede un monitoraggio costante delle abitudini dei gabbiani impedendo la costruzione dei nidi su quegli edifici. Non si parla assolutamente di foratura delle uova». In pratica, non appena Benussi avverte che una coppia sta per iniziare a costruire il nido su un tetto, rimuove il materiale impedendo ai volatili di stabilirsi lì. «Lo andranno a fare altrove - valuta - infatti non è un intervento di contenimento della popolazione dei gabbiani ma di tutela di quello specifico edificio». Il programma, che di fatto inizia ora con il monitoraggio e si conclude il prossimo anno con la rimozione dei nidi, prevede per l'amministrazione una spesa complessiva di 6.710 euro. Oggi a Trieste vivono oltre 4 mila gabbiani reali. Sono circa 600 le coppie nidificanti. Vivono e nidificano prevalentemente in centro città ma pure a Servola, Gretta e Opicina.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 31 LUGLIO 2018

 

 

Dalla Marinella al Bivio 150 posti gratis - I 132 stalli della Costiera in 14 piazzole
I posteggi tra la parte finale di viale Miramare e l'ingresso di Sistiana salgono a 427 per le auto più 43 per gli scooter
Saranno complessivamente 282 i parcheggi gratuiti che verranno istituiti dalla Marinella fino al bivio di Sistiana: i 132 annunciati lungo la Costiera e pronti entro una settimana più i 150 nuovi di zecca che compariranno da domani tra la Marinella e il bivio di Miramare. E a questi vanno aggiunti i 65 posti auto del park di via Beirut e gli 80 della Costa dei Barbari, a pagamento. Per un totale di 427 stalli per le auto, oltre ai 43 nuovi posti per i mezzi a due ruote annunciati insieme ai 132 per le auto in Costiera. I lavori di rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale sono partiti ieri sera nel tratto dalla Marinella al bivio di Miramare e si concluderanno appunto domani. Entro l'inizio della prossima settimana si completeranno anche quelli in Costiera, che saranno eseguiti sempre di notte. Non verranno creati invece, almeno in questa fase, i bordi a terra nelle 14 piazzole della Costiera stessa dove sarà consentita la sosta, visto che non tutte sono asfaltate: verrà lasciato all'intelligenza e al buon senso degli automobilisti il parcheggiare in modo corretto. Non sarà più tollerata invece alcuna sosta selvaggia dal bivio di Miramare a quello di Grignano: gli unici posti gratuiti saranno proprio nella piazzola vicino all'incrocio con via Beirut, lato monte, e subito dopo le due gallerie nello spiazzo sopra Grignano, lato mare. Le 14 aree di sosta saranno contraddistinte dal cartello con la "P" bianca su sfondo blu, nei cui pressi sarà possibile parcheggiare fino al segnale di divieto di sosta. Il punto della situazione è stato fatto ieri in Municipio dal vicesindaco con delega alla Sicurezza Paolo Polidori, che ha voluto ringraziare il Comune di Duino Aurisina e l'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti, ma anche Fvg Strade verso cui era stato duro nelle settimane scorse. «La mia impostazione è quella privatistica - ha rimarcato il vicesindaco - e quindi volevo accelerare i tempi». L'amministratore unico di Fvg Strade Giorgio Damiani ha comunque replicato che «i tempi sono stati rispettati, diciamo che il vicesindaco voleva pungolarci perché non ci conosceva bene». «Abbiamo lavorato in tre fasi», ha spiegato Polidori: «La prima per risolvere la questione del parcheggio di via Beirut con il costo giornaliero abbassato. Ora abbiamo chiesto a Esatto di anticipare anche l'orario di apertura dalle 10.30 alle 8.30. La seconda fase è stata dedicata al lavoro con Apt, che gestisce la linea 51 che percorre la Costiera, dove sono state aggiunte due fermate per tratta, ed è stato aumentato il numero delle corse nei festivi. La terza fase, invece, è stata quella di lavorare con Fvg Strade per creare gli stalli in Costiera e regolarizzare quelli dalla Marinella al Bivio. Devo dire che sono soddisfatto visto che ne verranno realizzati in numero maggiore rispetto a quanto avevo previsto. Per quanto riguarda il futuro con il completamento del parcheggio al terrapieno potremo anche valutare la creazione di un bus navetta dedicato da Barcola a Sistiana». A ricordare che tutto è nato «non per la volontà dei comuni di fare cassa, ma per precisi motivi di sicurezza» è stato l'assessore al Turismo di Duino Aurisina Massimo Romita, che ha confermato anche «l'aumento della vendita dei biglietti dell'Apt». Damiani ha ricordato poi quanto la Costiera sia «un'arteria strategica per Fvg Strade». Un po' di freddezza invece sul «sogno» del vicesindaco di renderla una strada turistica con il limite di 50 e la creazione di una pista ciclabile. «Sono valutazioni - ha spiegato Damiani - che vanno fatte nel modo corretto anche se durante i lavori, con la chiusura dell'arteria, abbiamo visto che tutto sommato vi sono alternative per ridurre il carico di traffico sulla Costiera». L'ingegner Sandro Didoné di Fvg Strade non ha escluso che «potrebbero esserci ulteriori posti, però è una valutazione che potremo fare solo nel momento della realizzazione della nuova segnaletica».

Andrea Pierini

 

Tornano in azione i ladri di biciclette - In città ne scompare una ogni due giorni
Da gennaio a oggi già 106 le denunce per furti. Giorno o notte non fa differenza. Rubate perfino nei giardini condominiali
Magari l'avete appena comprata. Un bel telaio di un colore fiammante, il manubrio cromato, la sella comoda. Oppure avete deciso di restaurare finalmente quella vecchia che tenevate in garage: avete cambiato i freni, messo a posto i parafanghi, le luci. Pronta per essere usata, con quel tocco un po' vintage che oggi va tanto di moda. O, più semplicemente, è la vostra fidata compagna di ogni giorno per andare al lavoro. Attenti, però: un buon lucchetto può non bastare. I ladri di biciclette, in città, non vanno mai in vacanza. A Trieste ogni due giorni, infatti, ne sparisce una. Dal primo gennaio a oggi, cioè in questi primi sette mesi dell'anno, sono già 106 le denunce (70 alla Polizia e 36 ai Carabinieri) di furti di biciclette. Il che, facendo due conti vuol dire 15 bici rubate al mese. O, se preferite, appunto, una bicicletta che sparisce ogni due giorni. E se è vero che a Trieste i ciclisti abituali sono 3.500 - come è emerso qualche tempo fa da un sondaggio Swg in collaborazione con la Fiab - divertendosi ancora un po' a giocare con la matematica il tutto si traduce in una denuncia ogni 33 appassionati delle due ruote. Le rubano di giorno o di notte, non fa differenza. Le rubano per strada o dai garage, dalle cantine o dai cortili condominiali. Numeri, quelli accennati sopra, però, che spesso sono per difetto: non tutti quelli che subiscono il furto di una bicicletta sporgono regolare denuncia alle forze dell'ordine. Solo il 40%, secondo le associazioni dei ciclisti, lo fa. Spesso, infatti, la segnalazione corre solo sui social. Due i gruppi Facebook attivi in città: "Furti di biciclette a Trieste" e "Bici rubate a Trieste", seguito da 156 persone il primo, da 222 il secondo. L'ultimo post proprio qualche giorno fa: «Rubata dal portone di casa la notte tra il 27 e il 28 luglio», scrive Elina. «Grande valore affettivo», segue foto di mountain bike arancio e nera.«Mi chiamo Marlon, ho 14 anni. Scrivo per avvisare che mi è stata rubata una bici mountain bike in zona Largo Barriera», scriveva invece il ragazzo sulla bacheca di uno dei due gruppi l'8 luglio. «Questa mattina hanno rubato una bicicletta nel vano scale del mio condominio (zona Il Giulia): era fissata al muro con un antifurto meccanico e aveva un allarme elettronico. Nessuno in casa l'ha sentito suonare quindi i ladri devono essere dei veri esperti», metteva in guardia Maurizio il 26 giugno. «Rubata a mia figlia, alle 20.30, in via Petronio (zona piazza del Perugino)», postava Roberta una settimana fa, con tanto di foto della bella mountain bike nera. «Chi la vedesse mi contatti - scrive ancora - mia figlia ha faticato per metter via i soldini per comprarla». Scorrendo le bacheche dei gruppi Fb ci si imbatte in altre storie di furti: uno a Barcola, un altro in zona Ginestre. E poi ancora via San Nicolò, zona Campi Elisi, Servola, via di Cavana. Insomma, la lista è lunga. «A volte, quando ne recuperiamo qualcuna, riusciamo a restituirle», spiega la Polizia, che dall'inizio dell'anno ha già ricevuto 70 denunce. «Al momento però in questura abbiamo ancora otto bici di cui non riusciamo a risalire ai proprietari». «Dall'inizio dell'anno siamo a quota 36 denunce per biciclette rubate - fanno sapere invece i Carabinieri - e tre erano elettriche». Normalmente si tratta di biciclette di valore: da corsa o mountain bike di un certo livello. E una buona fetta di quelle rubate spesso finisce all'estero.

Gianluca Modolo

 

L'indagine della FIAB - In Italia 320 mila furti all'anno e un business da 150 milioni
Secondo la prima indagine nazionale realizzata dalla Fiab - Federazione italiana amici della bicicletta - qualche anno fa sui furti di biciclette, ogni anno nel nostro Paese ne vengono rubate 320 mila. «Il fenomeno - come si legge nel report - ha pesanti ripercussioni sull'economia, generando ogni anno un danno pari a 150 milioni di euro composto dai mancati introiti per l'industria nazionale della bicicletta, incluso l'indotto, e dalle transazioni in nero. A questo si aggiungono i danni legati alla sicurezza: chi ha subito un furto è più incline ad acquistare una bici a basso costo, oppure a rivolgersi al mercato dell'usato, spesso di dubbia provenienza». In quell'occasione la Fiab proponeva l'adozione, da parte delle amministrazioni, di un sistema di punzonatura pubblico del parco bici circolante, come avviene già in altri paesi europei.

 

 

La svolta "azzurra" delle acque di Duino Aurisina
Dopo la chiusura dei vecchi depuratori e l'ammodernamento di quello rimasto
DUINO AURISINA - Svolta per la qualità della balneazione nel mare di Sistiana e, più in generale, in tutto il litorale su cui si specchia il territorio comunale di Duino Aurisina. Sono stati chiusi infatti, a cura di AcegasApsAmga, i depuratori di Duino e del Villaggio del Pescatore. D'ora in poi, le acque reflue dei due impianti, oramai obsoleti, finiranno al depuratore di Sistiana, recentemente riqualificato, grazie a una nuova rete di fognature di quattro chilometri con cinque stazioni di pompaggio. Il complesso degli interventi, inizialmente progettato nell'ambito del piano generale delle fognature del Comune di Duino Aurisina nel 2003 e poi ribadito nel corso dello stesso mandato con il recupero dei fondi per iniziare le opere al Villaggio del Pescatore nel 2006, si è quindi completato. Il depuratore di Sistiana garantisce un abbattimento degli inquinanti molto più efficace rispetto ai due impianti dismessi, ora trasformati in stazioni di pompaggio. Quello di Sistiana, in effetti, a differenza degli ex depuratori di Duino e del Villaggio del Pescatore, è dotato di una condotta sottomarina che immette le acque depurate in mare a una distanza di 1,7 chilometri dalla costa, a garanzia di un ancor minore impatto ambientale. Con questo intervento, si completa pertanto il più ampio progetto di razionalizzazione della depurazione del Golfo di Trieste. Il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta, e l'assessore Lorenzo Pipan hanno commentato così la novità: «La collaborazione fra istituzioni e il lavoro in collaborazione hanno portato grandi risultati per il bene dei cittadini».

 

 

Economia Blu, Ogs custode del mare
La direttrice della sezione oceanografica Paola Del Negro: «Bisogna avere ben chiari i rischi ambientali cui si va incontro»
Una crescita costante, con l'Italia tra i cinque Paesi che la trainano. L'economia blu non conosce crisi e, stando alla relazione annuale sul settore dell'Ue, ha un giro d'affari di 566 miliardi di euro e ne genera 174 di valore aggiunto. Rappresenta l'1,3% del Pil europeo e dà lavoro a quasi tre milioni e mezzo di persone. L'Italia è, insieme a Regno Unito, Spagna, Francia e Grecia, tra i cinque stati con le economie blu più importanti. In Italia sono circa 390mila i posti di lavoro legati a questo settore, che genera circa 19,7 miliardi di euro di valore aggiunto. A fare la parte del leone nel nostro Paese sono ancora le attività tradizionali, il turismo costiero e i trasporti marittimi. Ma oltre a questi comparti storici, tra cui ci sono anche la pesca e l'acquacoltura, sotto l'etichetta di economia del mare sono incluse anche industrie emergenti, come le biotecnologie marittime, l'energia oceanica, l'eolica offshore. L'OGS MONITORA - «Ma se la crescita può essere illimitata le risorse non lo sono - dice Paola del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia dell'Ogs -. Bisogna avere ben chiari i rischi ambientali che questo sviluppo economico comporta e lavorare per minimizzarli: un obiettivo che si può raggiungere solo con un'attenta pianificazione». La biologa marina porta l'esempio delle plastiche: «Oggi rappresentano il principale problema per l'ambiente marino, eppure nel 1963 erano valse il premio Nobel al loro inventore: non dobbiamo fare lo stesso errore». All'Ogs Del Negro si occupa proprio di studiare l'impatto della attività tradizionali, dalla pesca ai trasporti, e la sua possibile mitigazione in direzione di un'economia blu sostenibile. «La pesca, per esempio, è una risorsa alimentare preziosissima, ma bisogna fare in modo che non si tramuti in un boomerang: c'è il rischio che sottraendo un certo tipo di risorse si sviluppino specie inattese, perché magari ho distrutto i loro predatori. Ma il cambiamento dev'essere anche culturale: va ampliata la varietà di pescato che consumiamo e vanno prediletti i pesci di stagione, nel rispetto del loro ciclo biologico», spiega del Negro. Il mare offre una varietà di risorse biologiche spesso ancora inesplorate. Come le meduse, che stanno proliferando per varie ragioni, per cui si stanno studiando sia il possibile consumo alimentare che l'opportunità di sfruttarne il contenuto di sostanze biologicamente attive, come il collagene di cui sono ricche. NORMATIVE CONDIVISE - Nel caso della pesca, ma in generale per le attività marittime, servono normative condivise, che superino le barriere nazionali, perché il mare non ne ha. «Bisognerebbe considerare il mare come una città e lavorare da urbanisti: fissare i corridoi per il passaggio delle navi, le aree di rispetto per i turisti, quelle dove si può pescare, quelle dove si possono installare impianti di perforazione. Solo una conoscenza approfondita dell'ambiente marino può aiutare a preservarlo e a sviluppare un'economia sostenibile».

Giulia Basso

 

Trovata plastica nelle meduse - Fotografati i frammenti
La ricerca è stata eseguita al largo di Ponza su esemplari di pelagia Noctiluca. Individuato vernice a base di zinco e altri elementi
Uno studio recentemente pubblicato su Nature Scientific Reports - "Episodic records of jellyfish ingestion of plastic items reveal a novel pathway for trophic transference of marine litter" - ha fornito per la prima volta evidenza della presenza di rifiuti marini in esemplari di medusa della specie Pelagia noctiluca, ampiamente diffusa nel Mar Mediterraneo. Lo studio, coordinato da Armando Macali (Università della Tuscia) ed Elisa Bergami (Università di Siena), in collaborazione con Alexander Semenov dell'Università statale Lomonosov di Mosca e con il contributo di Ilaria Corsi (Università di Siena), dimostra, in particolare, che le meduse costituiscono un target "inaspettato" della plastica in mare. La ricerca è stata condotta su esemplari di P. noctiluca prelevati in uno specchio d'acqua limitrofo all'isola di Ponza, caratterizzato da un plastic vortex, ovvero da un'area di accumulo di rifiuti marini formata dalla convergenza di correnti superficiali. L'osservazione risale al settembre 2016, nell'ambito della spedizione Aquatilis, ad opera di un team internazionale di ricercatori il cui scopo era descrivere la biodiversità marina mediterranea. Durante le attività subacquee, i ricercatori hanno osservato diverse meduse che interagivano con i rifiuti marini presenti in sospensione . La raccolta e analisi di alcuni esemplari di P. noctiluca ha confermato la presenza di frammenti di natura sintetica all'interno delle loro cavità gastrovascolari. Tale evidenza ha permesso di ipotizzare la capacità delle meduse di ingerire rifiuti plastici marini, probabilmente riconoscendoli come prede a causa delle proprietà chimico-fisiche intrinseche delle plastiche. La caratterizzazione dei frammenti plastici trovati nel corpo dalle meduse è stata effettuata mediante spettroscopia Atr-Ftir da Valentina Venuti e Vincenza Crupi presso l'Università di Messina e spettroscopia Uv-Raman da parte di Francesco D'Amico e Barbara Rossi presso Elettra Sincrotrone Trieste dell'Area Science Park. Queste tecniche hanno permesso l'identificazione univoca di due frammenti di plastica, costituiti da polietilene ad alta densità e polietilene contenente un ritardante di fiamma, oltre ad un terzo frammento di vernice a base di zinco. Fondamentale per le analisi dei frammenti plastici è stata la potenza e versatilità della spettroscopia UV Raman con luce di sincrotrone effettuata sulla linea di luce IUVS (Inelastic Ultraviolet scattering) ad Elettra, grazie alla quale è stato possibile individuare con precisione la composizione chimica dei materiali rinvenuti nelle meduse. L'accumulo dei rifiuti marini, in particolare delle plastiche, nei mari e negli oceani di tutto il mondo è stato documentato dagli anni '70 e recentemente identificato come una delle più gravi forme di inquinamento a livello globale. In mare, i grandi frammenti di plastica, noti come macroplastiche, possono rappresentare un pericolo per molti animali marini.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 30 LUGLIO 2018

 

 

Delfino Verde sold out, passeggeri in bus
Per l'ultimo rientro a Trieste da Grado parte dei gitanti dirottata sul mezzo alternativo. Capienza di 190 posti non sufficiente
Grado - Niente viaggio a bordo del Delfino Verde. Diversi passeggeri ieri hanno dovuto rientrare con il pullman a Trieste da Grado. La soluzione alternativa è stata messa in atto dall'Azienda provinciale trasporti. Capita piuttosto frequentemente durante le giornate di punta, quando la capienza dell'imbarcazione si rivela insufficiente. E pensare che il nuovo Delfino Verde, dalla capacità di imbarco notevolmente superiore, è ormeggiato in banchina a Trieste e non può ancora entrare in servizio essendo in attesa delle autorizzazioni. Ieri al primo viaggio della giornata il Delfino Verde ha trasportato 168 passeggeri. Un altro centinaio con il viaggio delle 13. Per inciso, al primo viaggio da Grado a Trieste c'erano a bordo cinquanta passeggeri per la quasi totalità stranieri che hanno deciso di trascorrere una giornata nel capoluogo giuliano. Numerosi, quindi, sono stati i passeggeri arrivati a Grado. E tutti pensavano di effettuare anche il viaggio di ritorno con l'ultima corsa, partenza alle 18.35 da Grado e arrivo a Trieste alle 19.50.Ma il Delfino Verde ha una capienza massima di 190 passeggeri, che non è risultata sufficiente. Già ieri mattina, infatti, l'armatore-comandante Silvano Peric ha dovuto richiedere all'Apt il supporto di un pullman per trasportare in serata a Trieste parte dei passeggeri che non si sono potuti imbarcare. Intanto in Porto Vecchio è pronto a entrare in servizio il nuovo Delfino Verde, che ieri avrebbe trasportato comodamente tutti. La capienza di questo splendido e stabile scafo in legno è infatti di trecento passeggeri.Il mezzo deve però rimanere agli ormeggi in attesa di quelle autorizzazioni che per una serie di motivi, ferie di qualche incaricato comprese, tardano ad arrivare. Un vero peccato davvero per un servizio che funziona e che andrebbe sicuramente ancora meglio.

Antonio Boemo

 

I flussi - Triestini diretti sull'isola e stranieri al capoluogo con rientro in serata

Dal capoluogo regionale si dirigono a Grado perlopiù triestini, da Grado invece partono soprattutto stranieri che vogliono visitare Trieste e rientrano a Grado con l'ultimo viaggio di giornata.

 

 

Su gasdotto e Tav serve via d'uscita per i grillini
ROMA - Spezzare il nesso tra Tav e Tap, assicurare ogni interlocutore, locale e internazionale, che ci sarà una riflessione approfondita e soprattutto prendere tempo, per cercare quanto prima una soluzione, la meno traumatica possibile. Luigi Di Maio è alla ricerca di una exit strategy sul tema, quello delle grandi opere, che fa registrare posizioni divergenti all'interno della maggioranza sin dalla sua formazione. Il movimento Cinque Stelle ha sempre fatto di tre no, (no Muos, no Tav e no Tap) una parte importante del proprio programma elettorale. Di contro la Lega di Salvini non intende mollare un centimetro sostenendo la validità di portare a termine questi cantieri, così come sostenuto dalla comunità imprenditoriale del nord. Ma al momento, quello che Di Maio vuole evitare è dare l'idea al proprio elettorato che i Cinque Stelle siano disponibili ad una sorta di scambio, un baratto che l'elettorato non capirebbe. Quindi ribadisce che Tav e Tap sono «opere non in correlazione». «La Tav - dice il vicepremier - è nel contratto di governo; c'è scritto che va ridiscussa e il ministro Toninelli a breve incontrerà il suo omologo francese proprio per ripensare un progetto ideato 30 anni fa e non ci sono penali in caso di revisione. Mentre sul Tap bisogna ascoltare le comunità». Sul gasdotto in Puglia, conclude Di Maio «bisogna parlare con il sindaco di Melendugno e con i cittadini». Ma oggi sarà difficile per Conte opporre a Trump le obiezioni dei sindaci salentini o le alchimie politiche all'interno della maggioranza e dei 5 stelle sul futuro di un'opera cruciale per lo scacchiere internazionale delle forniture di gas in Europa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 29 LUGLIO 2018

 

 

A rischio l'Alta velocità Brescia-Padova
A settembre il dossier sul tavolo di Toninelli, progetto in fase avanzata. Il sottosegretario Dell'Orco: «Valuteremo se è utile»
Roma - Sulla lista pentastellata dei cantieri da fermare «non c'è solo la Tav in Valsusa», avverte il sottosegretario alle Infrastrutture Michele Dell'Orco. «Nel nostro programma di governo del M5S avevamo individuato 13 grandi opere da bloccare e dubito che rimarremo con le mani in mano». Un avvertimento, questo, che va ben oltre la Torino-Lione e che, dopo la pausa estiva, andrà a toccare subito, concretamente, i piani di investimento per l'Alta velocità in Lombardia e in Veneto. La Torino-Lione è dunque una guerra che dovrà attendere. Almeno fino a novembre, quando i tecnici del ministero delle Infrastrutture completeranno il super-dossier con l'analisi dei costi e dei benefici dell'opera. E allora, solo allora, si potranno mettere in atto alcune «furbizie tecniche» - come le chiamano i parlamentari piemontesi del Movimento 5 stelle - che riescano a stravolgere il progetto iniziale. Servono però delle prove generali per il «ragionato assalto» dei Cinque stelle alla Tav in Valsusa. E la prima occasione buona si presenterà già a settembre, quando un altro dossier, quello sulla Tav tra Brescia e Padova, finirà sul tavolo del ministro Danilo Toninelli. Pronto per essere discusso. E forse smembrato. La partita sulla Tav lombardo-veneta non è slegata dalla Torino-Lione. Rientra, infatti, nel più vasto e ambizioso piano europeo chiamato «Corridoio 5». Nato nel 2003, il progetto comunitario prevede la costruzione di un'unica grande tratta ferroviaria ad alta velocità che unisca il Sud della Spagna fino all'Ucraina, passando dalla Francia e, appunto, dall'Italia. Taglierebbe il Nord, da Torino a Venezia e molto, sul versante italiano, è già stato fatto. Deve invece ancora essere conclusa la tratta tra Brescia e Padova, ed è lì che il Movimento vuole intervenire. La partita, però, potrebbe essere più complicata di quella aperta in Valsusa, perché il progetto è già in fase avanzata. Soprattutto tra Brescia e Verona, dove nei primi giorni di giugno, all'alba della formazione del nuovo governo, la Rete ferroviaria italiana e il consorzio Cepav 2 hanno firmato un contratto da 1, 645 miliardi di euro per il primo lotto di ferrovia da costruire. «Ma ci lascia comunque ampi spazi di manovra», sottolinea Dell'Orco. «Quando a settembre il dossier sarà pronto, saremo ancora in tempo per discutere e valutare se quest'opera è davvero utile alla comunità». Margini di manovra fondamentali, però, anche per testare le resistenze leghiste. Soprattutto lì, in due regioni guidate dagli uomini di Salvini. I governatori di Lombardia e Veneto, Fontana e Zaia, hanno già promesso battaglia a chi dovesse pensare di fare un passo indietro sulla Tav in Valsusa. Figurarsi per quella che, passando da Brescia e da Padova, unisce Milano a Venezia. Per questo gli uomini del Movimento predicano prudenza. «Non dobbiamo mai usare la parola "bloccare"», dicono. «Puntiamo a impostare la discussione su numeri e dati del dossier». Un modo elegante di apparecchiare la tavola, prima di provare ad aggredire le grandi opere.

Federico Capurso

 

Fedriga: Lega e M5s sanno che la Tav è opera strategica
Il presidente: alla fine si troverà una sintesi, i collegamenti sono fondamentali per creare sviluppo e posti di lavoro
TRIESTE - Sul dossier Tav «credo che si troverà una sintesi». Nel giorno in cui il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino si dice «pronto a convocare un referendum popolare» se il governo bloccherà la Torino-Lione, mentre dalla Liguria il collega Giovanni Toti lancia l'allarme sulla penalizzazione dei porti, Massimiliano Fedriga si inserisce nel dibattito con toni pacati ma parole nette, mostrandosi più che fiducioso sul fatto che la quadra nella partita che divide M5s e Lega si troverà. E che l'alta velocità Torino-Lione andrà avanti. Di più: «La Lega, ovviamente, e anche i Cinque Stelle si rendono conto che le infrastrutture sono strategiche» per questo Paese, dice il governatore del Fvg, ritenendo i collegamenti «fondamentali per creare sviluppo e posti di lavoro». In Italia, aggiunge, «bisogna investire non solo nelle reti ferroviarie ma anche viarie. Altrimenti si limita tutto alle grandi vie di comunicazione senza collegare tutto il territorio». Posizione che del resto Fedriga ha già espresso, anche quando in Aula presentando le linee programmatiche a fine maggio aveva parlato di «alta velocità a rappresentare un tassello fondamentale» di infrastrutture utili a sistema portuale e turismo in crescita. La presa di posizione arriva mentre fra governatori del Nord, rimostranze degli imprenditori a un eventuale stop, divisioni fra Lega e 5S e anche all'interno dello stesso movimento grillino, si fa più complessa la partita sulla Torino-Lione, parte del corridoio Lisbona-Kiev grazie al quale il Nord, coi porti di Genova e Trieste diverrebbe anche una delle più grandi piattaforme logistiche d'Europa. Infrastrutture strategiche, dunque, anche per i Cinque stelle, come dice Fedriga? In Fvg, a oggi, il progetto Tav originario è stato accantonato a favore della velocizzazione (fino a 200 km/h) della Venezia-Trieste. Di qui la distinzione che fa il capogruppo M5S al Senato, il triestino Stefano Patuanelli: «Sulla Torino-Lione non posso che ribadire come un'analisi approfondita del rapporto costi-benefici spetti al ministro Danilo Toninelli - e non ad altri: la sintesi verrà poi fatta dal governo», dice. E per quanto riguarda il territorio regionale, annota il capogruppo pentastellato, si è fatto un «percorso corretto: dalla Tav al potenziamento della linea esistente, con una spesa dieci volte inferiore e risultati uguali». Certo, «quando avremo un progetto esecutivo sulla tratta che interessa il Fvg lo approfondiremo, ma nessuno ha mai detto che non si tocca nulla», aggiunge Patuanelli. Intanto l'eurodeputata Pd Isabella De Monte con le colleghe Patrizia Toia e Mercedes Bresso attacca il «balletto del ministro Toninelli» sulla Tav, «opera chiave nel quadro dei corridoi Ue» da cui «l'Italia non può venire tagliata fuori. I danni causati dall'infantilismo grillino rischiano di devastare la nostra economia».

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 28 LUGLIO 2018

 

 

La maggioranza ripesca in extremis il tetto dei 10 metri al Parco del mare - IL PROGETTO ALLA LANTERNA

Approvato in aula insieme alla variante al Piano regolatore  un ordine del giorno che impegna a ripristinare il vincolo.

Il Parco del mare è passato in Consiglio comunale sotto il falso nome di Porto Lido. Il limite dei 10 metri di altezza uscito dalla porta (con la variante numero 3 del Prg) e rientrato dalla finestra (con un ordine del giorno della maggioranza). Nella variante di assestamento approvata ieri in Consiglio comunale non si fa cenno progetto di Antonio Paoletti. Il riferimento riguarda il progetto di "Porto Lido" approvato il 13 marzo 2007. Un progetto destinato a non vedere la luce. Eppure, la deroga ai 10 metri di altezza, richiesta dall'Autorità portuale in cambio della variazione della linea di costa della Piattaforma logistica, è stata attribuita all'unanimità al progetto del Parco del mare che, nelle intenzione di Antonio Paoletti, dovrebbe subentrare a Porto Lido nell'area della Lanterna. Non si è quasi parlato di pastini del ciglione carsico, piattaforma logistica, spogliatoi del Teatro romano che pure erano i contenuti della variante numero 3 di assestamento al Piano regolatore comunale. Ma di questo non si è quasi parlato in otto ore di Consiglio comunale convocato d'urgenza alla due del pomeriggio di un venerdì di fine luglio. Si è parlato quasi esclusivamente del Parco del mare di cui non si fa neppure cenno nella variante. I 10 metri che spariscono e ritornano sono il compromesso democristiano per rimediare al pasticcio combinato dall'assessore leghista Luisa Polli. Fu lei a fare proprio il 30 maggio scorso l'emendamento di Fabiana Martini (Pd) che all'articolo 80 del Prg introduceva la frase: «L'altezza massima di future costruzioni nell'area cosiddetta di Porto Lido non deve superare i 10 metri». Ma sempre l'assessore due mesi dopo si rimangia la frase accettando lo stralcio chiesto per conto terzi dall'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale. «L'emendamento sull'altezza dei 10 metri non è stato votato dall'aula, ma lo ho fatto proprio io - spiega Polli -. Quell'area inoltre non è un'area di competenza urbanistico comunale». In palese contraddizione con quanto affermato da Zeno D'Agostino: «Quell'area è città e quindi decide il sindaco». A mettere una pezza, per evitare che l'intesa con l'Authority saltasse (e con essa la piattaforma logistica), è arrivata la maggioranza con un ordine del giorno proposto da Piero Camber. «Al fine di non pregiudicare la visuale della Lanterna si invita la giunta comunale a farsi parte attiva affinché nel piano attuativo della zona Porto Lido, l'altezza consentiva alle nuove edificazioni non superi i 10 metri». La Polli, tanto per cambiare, era pronta a farla propria a nome della giunta. Ma questo deve essere parso troppo anche alla maggioranza, che ha preferito metterla ai voti (il forzista Bruno Marini ha chiesto pure, senza successo il voto dell'opposizione). E così alla fine la variante numero 3 è passata con 20 voti a favore e 8 contrari con l'ordine del giorno che ripristina il limite dei 10 metri.-

Fabio Dorigo

 

 

La differenziata vicina ai 200 chili per ogni abitante
L'obiettivo entro fine 2018 è di raggiungere quota 42% - Sta pagando la politica di puntare su verde e organico
Rotta verso i 200 chili di rifiuto differenziato per ogni cittadino-utente triestino. AcegasApsamga ritiene di aver fatto un buon lavoro dal 2013 a oggi per incrementare questo tipo di raccolta, ma ritiene anche che vi sia un significativo margine di miglioramento in una performance nella quale convergono efficienza del servizio, mentalità ed educazione civica della clientela. Nel corso del 2017 si è superata - spiegano fonti aziendali - la "barriera" del 40% complessivo di differenziata, che in valori assoluti vuol dire una produzione di 190 chili/anno pro capite su una media di rifiuti urbani per abitante pari a 469 kg. I 200 chili non sono quindi un obiettivo lontano, anzi: nel cronoprogramma di AcegasApsAmga il prossimo gradino è arrivare a fine 2018 con una percentuale del 42%, che, tradotta sulla bilancia, pesa sul borderò dell'utility triestino-padovano-udinese per 196 kg pro capite. Un po' di giorni fa gli uffici AcegasApsamga avevano scorso una dichiarazione rilasciata dal presidente regionale di Legambiente Fvg Sandro Cargnelutti, secondo cui la raccolta differenziata triestina si sarebbe collocata tra il 30 e il 34%. Dati attempati fermi al 2014, replicano - senza desiderio di polemizzare - dall'azienda, che snocciola a dimostrazione la sequenza dell'andamento relativo alla raccolta in oggetto: nel 2013 la percentuale di differenziata era al 27,9%; l'anno successivo era salita al 31,4%; nel 2015 era sensibilmente cresciuta al 37,3%; nel 2016 ulteriore miglioramento al 39,4%; nel 2017 il già accennato "sfondamento" di quota 40%, quota comunque suscettibile di essere rafforzata. È ben vero che Trieste era partita attardata nel gran premio del differenziato. Nella campagna per rilanciare questa tipologia di raccolta/servizio, AcegasApsAmga punta soprattutto sul rifiuto verde e organico, che a Trieste costituisce un capitolo molto importante, stimato attorno al 15% del totale. E così dal 2016 vengono collocati contenitori nelle zone dove maggiormente si concentrano spazi verdi e giardini: sono circa 150 i recipienti finora piazzati, a integrare il porta a porta per il conferimento delle potature. Infine un tema correlato e ricorrente nelle lamentele di AcegasApsAmga è quello dei rifiuti ingombranti abbandonati lungo le vie, abitudine «ancora molto diffusa»: l'azienda ha lanciato a questo proposito l'iniziativa dei "sabati ecologici" per contrastare il fenomeno, la fase estiva ha consentito di raccogliere 56 tonnellate.

Massimo Greco

 

Muggia ribatte alle accuse sui "pendolari" dei rifiuti. - LA REPLICA DEL PD

«La soglia del 65% di differenziata? Per Muggia un traguardo in vista, per Trieste un miraggio». Il segretario del Pd di Muggia Massimiliano Micor non ha proprio digerito la dura presa di posizione dell'amministrazione Dipiazza sul caso dei rifiuti conferiti a Trieste dai cittadini muggesani: «Alla luce della indeterminatezza del contesto denunciato e dell'assenza di analisi qualitative e quantitative fornite, le dichiarazioni dell'amministrazione di Trieste risultano essere un puro e semplice mezzo di distrazione di massa. La legge richiede sin dal 2012 il raggiungimento di specifiche percentuali di differenziazione. Non si capisce come possa essere un successo un aumento dal 39 al 41% a fronte di costi per i triestini altissimi, non solo in termini economici». La soglia del 65% imposta dall'Ue è quindi, secondo Micor, «una soglia che Muggia verosimilmente ha ampiamente raggiunto e che Trieste invece vede esclusivamente come un miraggio». Micor rimarca con forza la scelta fatta con il porta a porta: «Noi proseguiamo convintamente e con orgoglio verso un mondo più pulito, loro (Trieste, ndr) attaccano il nemico di turno per mascherare il proprio immobilismo, siano i comuni limitrofi o gli immigrati. Plaudiamo al dialogo avviato dai sindaci Marzi e Dipiazza per contrastare preventivamente qualunque fenomeno di mancato rispetto delle norme, ma questo non significa usare Muggia come capro espiatorio per le proprie mancanze gestionali sul tema».

Riccardo Tosques

 

Stangata sulla tassa rifiuti per gli abitanti di Duino
Aumenti stimati dai 21 euro per chi vive da solo ai 138 per i nuclei di 6 persone - Pertot: «Tariffe bloccate da tre anni. Paghiamo le scelte fatte in epoca Kukanja»
DUINO AURISINA - Si va dai 21 euro di aumento stimato per chi vive da solo ai 52 per le coppie, ai 73 per le famiglie con tre componenti, per arrivare gradualmente fino ai 138 per i nuclei familiari con sei persone. In ogni caso, a prescindere dalle oscillazioni in base alle diverse tipologie abitative prese in considerazione, la Tari 2018 - la tassa sui rifiuti per l'anno in corso - sarà una mazzata per i residenti del Comune di Duino Aurisina. Un esempio: una famiglia di tre persone, che vive in un appartamento di 135 metri quadrati, passerà da una tariffa di 230 euro a una nuova di 303. L'annuncio lo ha dato ieri, in sede di commissione, il vicesindaco di Duino Aurisina nonché assessore ai Tributi Walter Pertot, che ha giustificato così il provvedimento: «È stata una decisione obbligata la nostra - ha spiegato - perché le tariffe sul servizio di asporto dei rifiuti non venivano aggiornate da tre anni. Com'è noto - ha precisato Pertot - la Tari è una tassa che va suddivisa fra tutti i residenti, fino al completo pagamento del costo del servizio svolto. Se l'esecutivo che ci ha preceduto - ha aggiunto il vicesindaco - avesse spalmato il costo in maniera graduale, oggi la popolazione non si troverebbe davanti a una batosta di questa dimensione».«Ci sono costi fissi di impianto - ha osservato l'assessore al Bilancio Stefano Battista - e costi variabili che dipendono dai volumi raccolti. Inoltre, la precedente giunta è passata da AcegasApsAmga a Isontina ambiente, azienda che ha operato innovazioni che comportano costi. Sappiamo - ha ammesso Battista - che i coefficienti penalizzano le famiglie più numerose, ma abbiamo già previsto correttivi per quelle più bisognose». Spiegazioni che non hanno convinto del tutto Igor Gabrovec, della lista di opposizione Insieme: «Giusto sarebbe - ha osservato - andare invece incontro proprio alle esigenze delle famiglie più numerose e magari migliorare la percentuale della differenziata». Un appello condiviso anche da Lorenzo Celic (M5S). «Metteremo a disposizione delle famiglie in difficoltà una serie di provvedimenti - ha annunciato Annalisa D'Errico, consigliere di maggioranza - per i casi più complicati». Poi ha ripreso la parola Pertot, denunciando il fatto che «non appena la precedente giunta ha firmato la convenzione con Isontina ambiente i costi sono lievitati, passando da circa un milione a una cifra di 300 mila euro più alta. Infine - ha concluso il vicesindaco - la convenzione firmata dalla giunta Kukanja vale per 10 anni, perciò siamo legati ancora per otto anni». Dai banchi della maggioranza è stata quindi formulata la richiesta al centrosinistra di votare a favore della proposta di aumento «perché Isontina ambiente è stata scelta dalla precedente maggioranza».

Ugo Salvini

 

 

Il verde di Ponziana rinasce grazie ai volontari
Scatta l'iter di pulizia e riutilizzo del giardino di via Orlandini in base a una convenzione fra Trieste Altruista e il Comune
Si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a pulire l'area verde di via Orlandini, accanto ai condomini Ater colorati di Ponziana, con l'obiettivo di avviare la rinascita del giardino, di proprietà del Comune, ma di fatto abbandonato al suo destino da tempo. Sono i volontari di Trieste Altruista, che da ieri hanno cominciato appunto un intervento di sistemazione che punta a migliorare gli oltre mille metri quadrati a ridosso degli edifici.«In base alla legge che permette di adottare spazi verdi pubblici, come già abbiamo fatto in via Donota, abbiamo chiesto di poterci occupare anche di questa zona», spiega Andino Castellano, presidente di Trieste Altruista: «Il progetto prevede in primis la rimozione di erbacce, foglie secche, rifiuti e altri detriti, quindi il coinvolgimento dei residenti in momenti e iniziative di aggregazione. La convenzione ha una durata di cinque anni e intendiamo sfruttarla al meglio per restituire questa parte del rione ai cittadini, in modo che sia fruibile da tutti». E il lavoro inizialmente non è stato facile. Il pezzo di terreno è famoso per le abbondanti deiezioni canine, lasciate un po' ovunque, in aggiunta a immondizie gettate qua e là e, spesso, anche a rifiuti ingombranti, scaricati negli angoli più laterali.«Certo siamo consapevoli che non si tratta di un'operazione semplice, c'è e ci sarà parecchio da fare - prosegue Castellano - ma insieme alla Microarea e all'Ater vogliamo dare una svolta. Il primo passaggio sarà quello di pulire. Il Comune ha tagliato l'erba ma resta ancora tantissimo da fare, con i volontari abbiamo già cominciato da qualche giorno e i risultati si notano subito. Poi il 30 agosto ci presenteremo agli abitanti e il 3 settembre si svolgerà un incontro pubblico. In quell'occasione chiederemo di condividere le idee che le persone vorrebbero promuovere qui. Sarà poi fondamentale conservare ciò che è stato fatto, affinché non si ritorni allo stato di degrado di prima. Noi saremo presenti per curare quest'area, e alcuni inquilini hanno già manifestato la volontà di proporsi per vigilare, dai loro appartamenti, che tutto venga mantenuto in ordine». Tra gli impegni dei volontari anche quello di arricchire il verde, visto che finora sono presenti, oltre al manto erboso, solo alcuni arbusti accanto a qualche panchina. «Grazie alla cooperativa Monte San Pantaleone, che opera nel parco di San Giovanni, realizzeremo un piccolo roseto - racconta ancora Castellano - e poi chiederemo al Comune di installare un contenitore per le deiezioni canine. Cerchiamo anche un partner che ci possa dare una mano, sempre per rendere più ricco il verde». Alla rinascita del giardino collaborano anche le associazioni Oltre quella sedia e Kallipolis, la Cooperativa La Quercia e il Consorzio Italiano di Solidarietà. Ma chiunque può offrire disponibilità e competenze contattando Trieste Altruista.

Micol Brusaferro

 

 

Delfini, maxi branco nel mare delle Incoronate - UNA CINQUANTINA DI ESEMPLARI
A due miglia al largo dell'isoletta di Mana (Incoronate) i ricercatori di Mondo blu (Plavi svijet) hanno avvistato una cinquantina di esemplari di delfino comune: è il branco più numeroso intercettato da anni a questa parte nell'Adriatico croato. I mammiferi hanno nuotato a lungo nelle vicinanze della barca degli esperti dell'istituto di Lussingrande che si occupa di ricerche e tutela dell'ambiente marino, lasciandosi fotografare e riprendere.

 

 

Tav, Nord in rivolta contro i 5 Stelle - Salvini non vuole saperne dello stop
Il progetto di bloccare la Torino-Lione scatena l'ira di imprese e sindacati: sarebbe una disgrazia. Chiamparino: «Insorgete»
ROMA - È una vera rivolta quella partita contro il governo sulla Tav. L'idea di abbandonare la Torino-Lione lascia perplessi gli stessi alleati della Lega e provoca un coro di proteste che unisce praticamente tutti i partiti, i sindacati e gli imprenditori. Non basta la mezza frenata di palazzo Chigi, che fa trapelare che il dossier non è ancora sul tavolo del premier Giuseppe Conte e che ogni decisione sarà «condivisa» e «in linea con il contratto di governo». È proprio il leader della Lega il primo a farsi sentire. A Radio 24, il vice-premier afferma che «dal punto di vista personale secondo me occorre andare avanti e non tornare indietro. Poi c'è l'analisi costi-benefici: se c'è una penale di 10 miliardi, ragazzi miei. Non è che faccio pagare agli italiani una penale di 10 miliardi». Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari aggiunge: «Per noi resta un'importante opera strategica, il ministro Toninelli non ha mai parlato di stop, ha detto che avrebbe commissionato uno studio per verificare i costi. La dichiarazione di Conte ci sembra una fuga in avanti». Le pressioni sulla Lega sono fortissime. Un portavoce della Commissione Ue ricorda che «è importante che tutte le parti mantengano gli impegni» e sottolinea che bloccare l'opera significherebbe anche perdere la quota di cofinanziamento europeo. Fonti della Commissione fanno però sapere che l'Italia non rischierebbe una penale né l'esclusione dai finanziamenti per ulteriori progetti infrastrutturali, ma potrebbe dover rimborsare le somme già stanziate. Stephane Guggino, delegato generale del comitato della Transalpine che promuove l'alta velocità, si dice «desolato» e avverte che «abbandonare il progetto costerà all'Italia tanti, tanti soldi». È il commissario di governo per la Tav, Paolo Foietta, a dare cifre significative: «L'interscambio tra Italia e Europa dell'Est supera i 173 miliardi. Ho chiesto un incontro con Toninelli, ma non ho ricevuto risposta». Imprenditori sulle barricate - Sulle barricate anche gli imprenditori. Gli industriali di Torino, con il presidente Dario Gallina, si dicono «allibiti» perché «bloccare la Tav sarebbe un gesto autolesionistico, una disgrazia». Per il presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli «le contraddittorie e irrituali dichiarazioni sul futuro della nuova linea Torino Lione sorprendono e creano estrema inquietudine». Il presidente di Api Torino, Corrado Alberto definisce «assurda, inaccettabile e demenziale» l'ipotesi dello stop ai cantieri. Contrari anche Cisl e Uil, che si schierano con i segretari Annamaria Furlan («Sarebbe una sciagura») e Carmelo Barbagallo («Non possiamo rinunciare»). Tace Susanna Camusso, ma si schierano contro il blocco dei cantieri gli edili di Fillea-Cgil. In campo Chiamparino - Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino chiede ai leghisti «di insorgere e bloccare questa deriva anti-piemontese, contraria agli interessi del Nord-Ovest e dell'intero Paese». Il segretario Pd Maurizio Martina parla di «follia che pagherà il Paese intero», Fi con Mara Carfagna accusa M5S di «buttare i soldi degli italiani» e per Giorgia Meloni di Fdi sarebbe «un passo indietro». Ma Luigi Di Maio si dice «tranquillissimo» perché «nel contratto di governo c'è scritto tutto. Il ministro Toninelli deciderà quando andare a parlare con l'omologo francese per avviare le contrattazioni».

Alessandro Di Matteo

 

«Al Paese servono infrastrutture - I grillini siano più responsabili»
In allarme il governatore ligure Toti: i nostri porti verrebbero penalizzati - Cabina di regia con Piemonte e Lombardia per avviare un confronto
GENOVA - Se la Torino-Lione finisce sul binario morto, un danno potrebbe certo subirlo anche la Liguria. «Noi abbiamo il Terzo valico che non è in discussione, ma la Tav è importante per la strategia generale della logistica di quest'area, la cui ricchezza nasce proprio dall'incrocio dei due corridoi». Giovanni Toti risponde «presente» alla chiamata del collega Sergio Chiamparino che aveva avvisato i governatori di Liguria e Lombardia: il prezzo dello stop sarà pagato anche da Milano e Genova. È preoccupato?«Certo, perché si parla di intervenire sul sistema logistico più importante del Paese, non solo del Nord Ovest. I nostri costi già sono tra i più alti d'Europa, senza le grandi opere perderemo ancora competitività». E i porti liguri che prezzo pagheranno?«In termini strategici potenzialmente alto, soprattutto nell'organizzazione dei retroporti. Dalle nostre banchine passa il 60% delle merci in import ed export del Paese. Cresciamo a doppia cifra: se danneggiamo il sistema e gli impediamo di crescere, cade un pezzo dell'economia italiana». Il Piemonte si sente minacciato dal governo. La Liguria?«Non credo esista una strategia del terrore. Da noi il Terzo valico è in fase avanzata e la gronda autostradale è blindata, non mi sento minacciato». Però i 5Stelle sulle grandi opere hanno le idee chiare e opposte alle sue.«In fondo li capisco: devono tenere buona la base dell'elettorato. Solo che ora serve responsabilità, sono un partito di Governo e devono rendersi conto che l'Italia ha bisogno di infrastrutture. Si occupassero piuttosto di togliere i vincoli ai finanziamenti alle opere e di semplificare il codice appalti». Punta sulle garanzie che offre la Lega. «In Liguria abbiamo sempre portato avanti la stessa visione. Il sottosegretario Rixi lo ha confermato, le grandi opere sono strategiche». Con Piemonte e Lombardia avete una cabina di regia. «Mi pare la strategia più giusta. C'è un'alleanza sul tema della logistica e da lì partiremo per un confronto. Non credo serva legarsi ad un binario per protesta contro le decisioni del governo».

Simone Gallotti

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 27 LUGLIO 2018

 

 

Confronto Fedriga-Arvedi - Sindacati sul piede di guerra
Primo faccia a faccia fra governatore e proprietario della Ferriera in piazza Unità - E i lavoratori intanto proclamano lo stato di agitazione: «Nessuno ci coinvolge»
Il governatore Massimiliano Fedriga e il cavalier Giovanni Arvedi si incontrano per la prima volta, scegliendo come campo neutro un tavolo del ristorante dell'hotel Duchi d'Aosta. Negli stessi minuti le tute blu della Ferriera di Servola si riuniscono nell'assemblea convocata dalle Rsu e dalle segreterie provinciali dei sindacati metalmeccanici, dichiarando lo stato di agitazione, che potrebbe essere preludio di un autunno che i rappresentanti dei lavoratori già preannunciano caldo. Succede ieri, attorno all'ora di pranzo. E succede per puro caso, perché l'assemblea sindacale era convocata da tempo, mentre la venuta dell'imprenditore cremonese è stata decisa e tenuta in gran segreto fino all'ultimo momento. Regione e Siderurgica Triestina calano il massimo riserbo sui contenuti della prima volta tra Fedriga e Arvedi. Un pranzo di un'ora, a cui il presidente della giunta si è presentato con il direttore generale Franco Milan, mentre l'imprenditore si è fatto accompagnare dall'ex direttore di stabilimento e oggi consulente Francesco Rosato. Da quanto trapela, il dialogo sarebbe stato cordiale, nonostante le tensioni verificatesi nell'avvicinamento alla recente Conferenza dei servizi, dopo la relazione con cui Arpa ha dato un ultimatum all'azienda per verificare l'effettiva consistenza dell'inquinamento della falda intrisa di benzene. Dalla giunta filtra comunque cauto ottimismo rispetto al possibile interesse di Arvedi a considerare l'ipotesi di una trattativa con eventuali investitori intenzionati a rilevare l'area o parte di essa, per trasformarla in zona deputata alla logistica. Fedriga avrebbe ribadito di non voler cercare lo scontro frontale, ma di puntare comunque a ottenere l'obiettivo promesso in campagna elettorale, ovvero la chiusura dell'area a caldo. I sindacati proclamano intanto lo stato di agitazione a causa della mancata convocazione che le parti sociali hanno domandato alla Regione. Per Marco Relli (Fiom), «non è accettabile che Regione e proprietà ci lascino fuori dall'interlocuzione, in una fase di attacchi della politica e ambiguità industriale dell'imprenditore. Sta accadendo quando successo a Piombino, dove hanno mandato 2.100 persone in cassa integrazione. Non si fermerà l'impianto finché non ci sarà copertura totale per tutti i lavoratori». Umberto Salvaneschi (Fim) nota che «la Regione non ci ha ancora ricevuti, ma si sbagliano di grosso se stanno perseguendo altre soluzioni senza coinvolgere i lavoratori. Vogliamo il mantenimento dei livelli occupazionali, in primis dell'area a caldo: ci convochi anche Zeno D'Agostino per dire quale idea del futuro ha l'Autorità portuale». Christian Prella (Failms) dice che «oltre cinquecento famiglie dipendono dallo stabilimento: non abbiamo alternative, sarà un autunno caldo». Secondo Antonio Rodà (Uilm), «la Regione fa affermazioni preoccupanti e non convoca il tavolo, mentre l'imprenditore non dà riscontro alla nostra richiesta di convocazione. Oggi si vedono intanto Fedriga e Arvedi: c'è il rischio di decisioni prese sulla testa dei lavoratori, senza coinvolgimento delle parti sociali». Per le Rsu parla Franco Palman (Uilm): «Non faremo sconti a Regione e società. La proprietà tiri fuori investimenti seri e un piano industriale, invece di incontrare la politica mettendo all'angolo i lavoratori».

Diego D'Amelio

 

Scoccimarro sferza l'azienda: «Adempimenti non ultimati»
Il delegato di giunta in aula: «Se la società vuole continuare a produrre ghisa costruisca la copertura dei parchi minerari investendo 35 milioni di euro»
Volontà politica contro documenti formali. È stretta la via su cui cammina la giunta regionale, che sa bene che non si può chiudere d'imperio uno stabilimento e come l'Aia in vigore permetta a Siderurgica Triestina di continuare a produrre coke e ghisa, se la Ferriera saprà rimanere nei limiti fissati dall'Autorizzazione. Ecco allora che l'assessore all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, ribadisce «la volontà di aggiornare l'Aia abbassando i limiti dei deposimetri e integrando la centralina di San Lorenzo in Selva». L'assessore parla durante il question time in Consiglio regionale, sollecitato da un'interrogazione del Movimento 5 stelle sui tempi della chiusura dell'area a caldo. Scoccimarro precisa che «né io né il presidente Fedriga abbiamo mai annunciato tempistiche o cronoprogrammi, ma dal primo giorno di nomina, ho dato comunicazione ai miei funzionari e ai tecnici di Arpa Fvg sulla nuova linea della giunta, che non prevede stabilimenti impattanti a pochi metri dalle abitazioni. Ripeto che si deve giungere nel più breve tempo possibile alla chiusura dell'area a caldo». Per l'assessore, «se la società vorrà continuare l'attività di produzione della ghisa a Trieste dovrà rispettare l'Accordo di programma e costruire i capannoni per la copertura dei parchi minerari, investendo circa 35 milioni di euro». L'assessore ha d'altronde dato mandato ai suoi uffici di rispondere alla lettera con cui i legali di Siderurgica Triestina erano intervenuti alla vigilia dell'ultima Conferenza dei servizi, per rivendicare l'adempimento di tutto quanto previsto dall'Accordo di programma. Affermazioni che Scoccimarro rispedisce formalmente al mittente, evidenziando che «le attività di bonifica e messa in sicurezza operativa della Ferriera, a differenza di quanto indicato, non sono a tutt'oggi concluse. Si rimane in attesa dei risultati delle indagini integrative nell'area interessata dalla presenza di materiali intrisi da sostanze idrocarburiche e delle relative soluzioni tecniche», che Arvedi dovrà presentare entro sei mesi, secondo quando chiesto dall'Arpa e fatto proprio dal ministero dell'Ambiente. L'azione è tuttavia giudicata insufficiente da Andrea Ussai (M5s), secondo cui «l'assessore ha smentito le proprie dichiarazioni sui tempi di chiusura dell'area a caldo, limitandosi ai soliti proclami da campagna elettorale e annunciando futuri provvedimenti senza dare tempistiche certe. La linea politica e il programma sono chiari, ma una volta di più, sono i fatti che mancano all'appello. Non pretendevo una data certa, né i cento giorni pubblicamente dichiarati (e poi smentiti) del sindaco Dipiazza, ma tempi ben definiti e atti concreti e verificabili. I cittadini non possono più tollerare le polveri, la puzza e i rumori incessanti: vogliono sapere come si arriverà alla chiusura dell'area a caldo». -

 

IL CONSIGLIERE DEM - Russo: «Alternative all'area a caldo da trovare insieme»
«L'area a caldo si chiuderà quando saremo in grado di portare sviluppo tanto nelle attività portuali, quanto nella riqualificazione di Porto vecchio. Se la politica triestina lavora congiuntamente, la chiusura dell'area a caldo può diventare raggiungibile». Lo afferma il consigliere regionale Francesco Russo (Pd), commentando l'incontro tra Massimiliano Fedriga e Giovanni Arvedi. «Non dobbiamo prendere in giro i cittadini - continua Russo - che chiedono più qualità ambientale, né i lavoratori. In questo momento le istituzioni hanno l'obbligo di un dialogo trasparente con i lavoratori e in particolare la Regione, anche alla luce del colloquio odierno, deve farsi garante dell'opportunità di dare risposte tanto sul piano ambientale, quanto sulla creazione di nuovi posti di lavoro».

 

 

PIANO REGOLATORE - Il Parco del Mare sbarca in consiglio. M5S e Pd contrari.

La variante al piano regolatore che dovrebbe consentire la realizzazione del Parco del Mare alla Lanterna approderà oggi in Consiglio comunale, dove troverà la contrarietà di Pd e M5S. Tra le altre cose, la norma consentirà anche di derogare al limite di 10 metri di altezza per la realizzazione di nuovi manufatti sul sito. Una novità che ha suscitato le proteste di comitati locali e ambientalisti. Nel frattempo il Movimento 5 Stelle prende posizione contraria alla misura: «Questo è un no ponderato, in primis il rispetto per gli animali che vengono rinchiusi in vasche più o meno grandi, ma sempre costretti al di fuori del loro ambiente naturale - scrivono i consiglieri comunali e circoscrizionali in una nota -. La modifica della Sacchetta, con una struttura impattante che ne cambierebbe totalmente il racconto storico della città con la sua Lanterna è un altro degli argomenti che ci fa urlare la nostra contrarietà». I pentastellati definiscono la variante al piano un «continuare a costruire e modificare angoli cittadini senza in realtà programmare una visione d'insieme moderna fatta di fluidità pedonale, traffico limitato, verde urbano, miglioramento della vivibilità». Scrive invece la capogruppo del Partito democratico Fabiana Martini: «Se il sindaco Dipiazza pensa che il Consiglio di domani sarà una formalità, si sbaglia di grosso: ci opporremo con tutti i mezzi possibili a una proposta che consente che edificazioni future nella zona così detta di Porto Lido, quella in cui il presidente Paoletti vorrebbe realizzare (in che modo e con quali risorse non è dato di sapere) un anacronistico acquario, superino i 10 metri d'altezza». Aggiunge ancora: «Meno di due mesi fa un nostro emendamento in tal senso è stato fatto proprio dall'assessore Polli: ora ci spieghino perché è stato cancellato senza uno straccio di motivazione». Conclude Martini: «Vogliamo sapere quando e perché l'Autorità portuale avrebbe posto a sentire il Comune questa condizione: che ragioni e interessi avrebbe per volere in quell'area edifici più alti di 10 metri». Commenta il presidente dell'Adsp Zeno D'Agostino: «Il nostro punto di vista al riguardo è semplice. Quell'area è città, e quindi decide il Comune. Di fronte al piano regolatore comunale noi ci limitiamo a recepire. È un accordo che c'è sempre stato, anche con il sindaco precedente».

Giovanni Tomasin

 

 

«La Tav non si fa» Va in porto il piano dei Cinquestelle - Via libera da Conte
Torino-Lione sacrificata per accontentare gli elettori grillini - Il premier invece blinda il gasdotto in Puglia voluto dagli Usa
ROMA - Sulla scrivania di Giuseppe Conte, c'è un dossier che il premier ha letto e riletto negli ultimi giorni, prima di caricarsi anche pubblicamente una decisione che ormai è presa: la Tav non si farà più. È una scelta quasi obbligata per il M5S che vive con disagio le proteste degli attivisti locali che fino alle elezioni del 4 marzo erano l'avanguardia territoriale dei grillini contro le grandi opere e che ora si sentono traditi, travolti dalle voci di un ripensamento nel M5S di governo. E siccome nulla succede a caso, secondo un sondaggio piovuto sul tavolo dei vertici e degli strateghi del M5S, l'Ilva, il Tav e la Tap potrebbero costare una buona fetta di consenso. Così, l'alta velocità Torino-Lione verrebbe sacrificata anche per indorare l'ok al Tap, il gasdotto che dovrebbe adagiarsi sulle spiagge pugliesi che è già costato dolenti ferite alla ministra del Sud, la grillina Barbara Lezzi per le forti contestazioni subite. Anche dalla Val di Susa si è alzata la protesta che ha investito il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, appena ha solo accennato alla volontà di «migliorare» la Tav invece di confermare la chiusura del tunnel promesso alle valli diventate bacino di voti del M5S. Luigi Di Maio non può permettersi di liquidare entrambe le promesse elettorali, figlie di campagne identitarie per i grillini. Il post in cui tre giorni fa Toninelli annunciava un veto su qualsiasi ulteriore firma «ai fini dell'avanzamento dell'opera» è stato un avvertimento e un primo segnale. Rivolto anche all'alleato di governo, la Lega, che invece è una grande sostenitrice della Tav e che sembra all'oscuro delle intenzioni dei ministri grillini maturate nel corso di colloqui con il presidente del Consiglio. Conte è pronto ad abbracciare il piano di Di Maio e Toninelli che ha un obiettivo chiaro, la chiusura della tratta piemontese dell'alta velocità, nascosto dietro a una dichiarazione di intenti più fumosa che parla di «ridiscutere integralmente l'infrastruttura», esattamente quello che c'è scritto nel contratto di governo, e che per i grillini può essere interpretato anche in maniera radicale. Il viaggio a Washington Ma c'è anche una ragione più pragmatica e opportunistica dietro la decisione condivisa tra Palazzo Chigi e i vertici del M5S. Ci sono contratti internazionali che rendono impossibile o quasi bloccare il Tap. Vincoli che invece non peserebbero sulla Tav. Conte, da buon avvocato, esperto di arbitrati, ha capito che sul gasdotto c'è poco da fare, se non qualche modifica, spostando magari l'approdo su un altro sito come chiede il governatore pugliese Michele Emiliano. D'accordo con Di Maio, il premier ne parlerà a Donald Trump, lunedì, durante la visita alla Casa Bianca, rassicurando così l'amministrazione americana che ha chiesto di garantire il proseguimento dell'opera, sulla quale si sono esposti anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. L'accordo con la Francia La Tav invece è protetta da un accordo con la Francia ratificato dal Parlamento che, secondo Palazzo Chigi e il ministero dei Trasporti, può essere stracciato attraverso una legge e un altro voto alle Camere, sempre che la maggioranza regga e la Lega non si sfili. L'uscita improvvisa di Toninelli era stata interpretata dal Carroccio solo come la volontà di alzare la posta con i francesi e strappare un maggiore risparmio sul fronte italiano. A oggi i finanziamenti sono così divisi: 40% dall'Europa, 35% a carico dell'Italia e 25% dalla Francia, nonostante il grosso della tratta internazionale sia sul loro territorio dove i lavori sono più avanzati. Dalla parte italiana siamo ancora fermi al foro pilota e secondo i ministri grillini si tratterebbe "solo" di restituire i fondi all'Europa (800 milioni di euro) senza penali. I contatti con i francesi sono continui, ma la parte grillina del governo è decisa ad andare avanti anche a costo di scontri diplomatici con Parigi con conseguente richiesta di risarcimenti. Il no definitivo è previsto per il prossimo autunno, tra ottobre e novembre, quando si concluderà l'analisi costi-benefici, inclusi quelli ambientali. Ma il destino dell'Alta velocità piemontese si incrocia anche con la partita delle nomine in corso in queste ore. Telt, la società responsabile della realizzazione della Torino-Lione, è per il 50% in mano allo Stato francese e per il restante 50% controllata da Ferrovie, i cui vertici sono stati azzerati da Toninelli l'altro ieri.

Ilario Lombardo

 

Scontro sui binari ferroviari in via Cumano - Feriti tre operai. La Procura avvia indagini
Uno degli addetti è stato sbalzato a terra dopo un volo di quattro metri. L'incidente durante un intervento di manutenzione
Forse un errore di comunicazione o una manovra sbagliata. Le responsabilità non sono ancora chiare. Quel che è certo è che lo scontro tra carrelli avvenuto ieri mattina lungo la linea Campo Marzio-Villa Opicina, a Montebello, è stato violento. Devastante, a vedere come sono ridotti ora i musi dei mezzi, anche se la vettura che è andata addosso all'altra viaggiava a non più di trenta chilometri orari. Tre gli operai feriti nell'incidente ferroviario. Uno è in condizioni serie: l'impatto lo ha fatto sbalzare dall'elevatrice mobile su cui stava lavorando assieme ai colleghi. L'uomo è precipitato da un'altezza di circa quattro metri sbattendo a terra. Il tratto è in disuso ma gli addetti, tutti dipendenti di una ditta che ha in appalto la manutenzione, stavano operando sull'impianto elettrico dei treni. La dinamica dell'episodio, ancora al vaglio degli inquirenti, è apparsa chiara fin dall'arrivo dei soccorritori: la vettura di servizio che proveniva da Opicina, impiegata dai tecnici per raggiungere i cantieri ferroviari e per trasportare il materiale, si è schiantata sull'altra ferma sulle rotaie. Proprio quella posizionata all'altezza della linea elettrica. L'urto, considerata la portata delle carrozze (attorno alle tredici tonnellate), ha causato danni consistenti alle motrici. La segnalazione dell'incidente è partita alle 9 e 40. Sul posto si sono precipitate tre ambulanze e un'auto medica, oltre alle squadre dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza l'area. I tre operai feriti sono stati stabilizzati e poi portati al Pronto soccorso di Cattinara, due in codice giallo e uno in verde. Tutti e tre sono stati però "spinalizzati", cioè fissati in via precauzionale con un'asse in modo da proteggere la colonna vertebrale. L'addetto che è caduto al suolo potrebbe aver subìto una lesione al dorso: quando sono giunti i soccorritori l'uomo era cosciente ma lamentava dolori e una serie di formicolii agli arti; non rischia la vita, ma un colpo del genere può determinare potenziali ripercussioni neurologiche. L'AsuiTs ha comunque reso noto che gli accertamenti clinici e diagnostici non sono ancora conclusi e che le condizioni del paziente restano stabili. L'altro collega si è fatto male all'addome, ma la contusione è avvenuta all'interno dell'elevatore: l'urto, fortunatamente, non lo ha scagliato a terra. Il terzo si è ferito in forma lieve, ma è stato comunque trattenuto in Pronto soccorso sotto osservazione per alcune ore. I motivi dello scontro non sono del tutto chiari. Il tratto, che in passato veniva usato come linea secondaria di servizio soprattutto per il trasporto di locomotive e macchinisti, è "sospesa" da più di un anno; ma non dismessa e quindi sottoposta alle manutenzioni ordinarie anche perché è in futuro è prevista la riapertura. Ma perché il manovratore del carrello proveniente da Opicina non si è accorto che davanti aveva un altro mezzo all'opera? E perché non è riuscito a frenare in tempo? Tutti interrogativi su cui cercherà di fare chiarezza la Procura con gli elementi forniti dalla Polfer, dalla polizia di Stato, dai carabinieri, dall'Asuits e dal personale di Rete ferroviaria italiana. Le organizzazioni sindacali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti, SML FAST Confsal del Friuli Venezia Giulia, richiamando l'attenzione al tema della sicurezza sui posti di lavoro, hanno sottoscritto una nota ufficiale per esprimere la loro vicinanza ai tre lavoratori coinvolti nell'incidente e alle loro famiglie.

Gianpaolo Sarti

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 26 LUGLIO 2018

 

 

«Via il vincolo d'altezza per il Parco del mare? Si scelga un altro posto: la Lanterna va protetta»
Il Comitato di Giorgetta Dorfles pronto a ricorrere alla Soprintendenza - Legambiente e Triestebella inviano un'osservazione al Comune
La discussione - Il Parco del mare non chiude per ferie. E così i comitati, di fronte a un progetto che sta per essere liberato dal limite dei 10 metri di altezza (domani in Consiglio comunale va in discussione la variante al Prgc), tornano sul piede di guerra. «Qui si approfitta delle vacanze. Questa storia dei 10 metri è un disastro. Noi pensavamo che l'Autorità portuale ponesse altri limiti, non che stralciasse quei pochi esistenti. Ora ci rivolgeremo alla Soprintendenza», attacca Giorgetta Dorfles, portavoce del Comitato La Lanterna che ha raccolto 1.400 firme contro il progetto del Parco del mare sul Molo Fratelli Bandiera. Il 2 giugno scorso, festa della Repubblica, hanno inviato un dossier al neopresidente della Regione, Massimiliano Fedriga. «Altrove i manufatti sul mare si abbattono e noi vogliamo costruirli? - si legge nella lettera - Abbiamo un lungomare invidiabile, investiamo per valorizzarlo liberando l'area della Lanterna, invece di soffocare la linea costiera con un colosso di vetro cemento». Andrea Wehrenfennig, presidente di Legambiente, e Roberto Barocchi, presidente di Triestebella, hanno presentato un'osservazione alla contestata variante di assestamento che stralcia la prescrizione sull'altezza facendo riferimento al defunto progetto definitivo di Porto Lido (approvato il 13 marzo 2007). «La presenza di un manufatto storico quale la Lanterna richiede che sia accertata puntualmente la compatibilità paesaggistica di qualsiasi nuovo intervento in loco». La variante posta sarebbe "impropria" visto che non parla del Parco del mare, ma fa riferimento a un progetto morto e sepolto. «Non è tanto l'altezza che preoccupa. Lo dico da urbanista - aggiunge l'architetto Barocchi -. Il posto scelto è sbagliato. Inoltre nel 2018 gli zoo per i pesci non si dovrebbero fare più. La cosa migliore sarebbe quella di realizzare un acquario virtuale in Porto vecchio. Per la Lanterna si potrebbe invece ripescare il bellissimo progetto di Joan Busquests del 2002, che faceva parte del concorso per la riqualificazione delle Rive di Franco Zagari».«Non vedo una costruzione più alta di 10 metri in quell'area -spiega l'architetto Antonella Caroli, eletto da poco nel consiglio nazionale di Italia Nostra -. In ogni caso bisogna rivolgersi alla Soprintendenza. Quell'area ha parecchi vincoli, a partire dalla Lanterna. È una zona delicata, di alto valore storico. Non si può imporre a una città un progetto su un luogo del genere, il molo dello zucco. È il posto più sacro che abbiamo». Intanto Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio, ringrazia tutti anche se nell'intesa sulla variante al Piano regolatore comunale non si fa mai cenno al Parco del mare. «Ringrazio il Comune di Trieste, il sindaco Roberto Dipiazza, l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale con il presidente Zeno D'Agostino, per aver creato le condizioni per la definitiva realizzazione del Parco del mare di Trieste, ponendo ora in essere la possibilità per i tecnici di produrre un progetto che possa definitivamente valorizzare l'area di Porto Lido - spiega il presidente della Camera di commercio che dal 2003 sogna il Parco del mare -. La Lanterna stessa, che venne realizzata proprio dalla allora Deputazione di Borsa, verrà valorizzata attraverso la realizzazione del Parco del mare». Da oltre 10 metri di altezza si potrà ammirare meglio il faro realizzato nel 1833 da Matteo Pertsch.

 

L'architetto Starc -  «Una variante ambigua che fa riferimento a un progetto già morto»
«Francamente è una cosa molto strana. Non vedo come all'Autorità portuale possa interessare se un edificio è alto 10, 12 o 9 metri. Visto che si parla di un progetto che non esiste e che nessuno ha mai visto. Tanto più che nell'intesa tra Comune e Authority si fa riferimento ancora a Porto Lido, un progetto morto e sepolto, che risale al lontano 2007. Come si fa a richiamare in normativa la determina dirigenziale di un progetto definitivo di 11 anni fa. Una cosa ambigua». A William Starc, architetto della defunta Provincia di Trieste, viene da pensare male. Si fa peccato ma ci si azzecca come ricordava Giulio Andreotti. «Mi pare che il Comune con questa variante forzi un po' la mano per aggirare, con la scusa della piattaforma logistica, lo strumento preventivo a favore dello strumento diretto legato al progetto di Porto Lido. Questa variante elude tutta una serie di valutazioni di carattere ambientale, paesaggistico e non pone la questione alla mobilità visto che si parla di 900 mila visitatori all'anno. Quello che non capisco è perché tutti forzano sull'area del molo Fratelli Bandiera, dove c'è la Lanterna, che andrebbe piuttosto liberata da tutta una serie di manufatti mostruosi e riconsegnata alla piena fruizione pubblica come prevedeva il concorso di idee del 2002 che era bellissimo. Pedonalizzare, ampliare le aree balneabili, creare delle zone verdi. Con le debite proporzioni potrebbe essere come stare sulla promenade di Brooklyn e guardare Manhattan. Uno si siede lì e guarda le Rive. Non capisco perché Paoletti si sia incaponito. Il fatto che la Fondazione CRTrieste si sia tirata fuori la dice già lunga. Abbiamo il Porto vecchio che può contenere tutto. Posto che gli acquari non li progetta più nessuno. Al massimo virtuali».

 

Una sola busta per il Centro congressi - La sfida di Esof 2020 può già iniziare
La cordata triestina di Bravar è l'unica ad aver presentato una proposta di project financing. E l'iter "risparmia" due mesi
Nessuna sorpresa. Non ci sarà bisogno di aprile le buste per il futuro Centro congressi di Porto vecchio. La gara d'appalto europea ha un solo partecipante. È la società locale Trieste Convention Center srl, nata appositamente negli scorsi mesi per mano di una cordata di imprenditori giuliani proprio con il fine di realizzare il progetto del Centro congressi in Porto vecchio, da consegnare pronto nel 2020 in occasione della manifestazione di Esof, che non ha dunque concorrenti. È rimasta la sola ad aver presentato alla scadenza delle 12.30 di martedì una proposta di project financing. Un esito tutto sommato annunciato, visto che nelle scorse settimane non era pervenuta agli uffici comunali alcuna richiesta, da parte di altri soggetti, di un sopralluogo tra i magazzini 27 e 28, dove è prevista appunto la costruzione del Centro congressi. La struttura dovrebbe servire in prima battuta a ospitare Esof 2020, per poi rimanere in dote alla città. Prima dell'avvio della procedura della gara d'appalto (europea, dato che l'importo supera i cinque milioni di euro) un'impresa veneta aveva bussato alla porte del Comune per chiedere informazioni. Ma poi non è arrivata alcuna proposta. E così resta l'offerta della Trieste Convention Center srl - presieduta da Diego Bravar, che è anche vicepresidente della Fondazione internazionale Trieste che organizza Esof 2020 - che nella proposta di project financing si configura come "promotore". E proprio dal progetto di fattibilità redatto dalla stessa Trieste Convention Center ha preso avvio la gara. Nel caso infatti fosse stato scelto un soggetto diverso dalla cordata guidata da Bravar, quest'ultima avrebbe avuto il diritto di prelazione e avrebbe potuto rivedere la propria offerta entro 15 giorni. Un'eventualità che non si è verificata e che fa risparmiare alla procedura due mesi netti. Con la Trieste Convention Center unica partecipante al bando (quindi vincitrice della gara) non serve attendere il periodo per eventuali ricorsi prima dell'aggiudicazione definitiva. Ora si può procedere quindi alla stipula del contratto. Il valore della concessione è stimato in quasi 64 milioni e 400 mila euro. L'importo dell'investimento è di 10 milioni e 600 mila euro. Di questi, cinque milioni e mezzo verranno versati dal Comune. La durata della concessione è di 21 anni e sette mesi. Le spese previste per la realizzazione dell'opera includono circa quattro milioni per gli interventi sugli edifici, oltre due milioni per gli impianti termici e di condizionamento, e più di un milione per i sistemi elettrici, telefonici e video. Si tratta di una struttura capace di tremila posti che si sviluppa su novemila metri quadrati. I tempi? Serviranno 130 giorni per la progettazione. I lavori potrebbero iniziare a gennaio e concludersi in 15 mesi, ovvero a inizio 2020. Giusto in tempo per Esof.

Fabio Dorigo

 

 

Tassa rifiuti, aumenti in tutti i Comuni ma servizi scadenti
Il rapporto di Confcommercio: +70% in 10 anni - «La Tari crea iniquità tra le stesse categorie»
ROMA - Sempre più costosa, a fronte di un servizio sempre più scadente. Confcommercio denuncia il decollo della Tari. Nel 2017 la tassa sui rifiuti ha drenato dalle tasche di cittadini e imprese italiane 9,3 miliardi di euro, con una crescita del 70% negli ultimi 10 anni. I conti sono contenuti sul sito www.osservatoriotasselocali.it. Ecco la situazione. 1 - Una tassa iniqua - Uno degli elementi messi in evidenza dall'indagine è che la Tari, concepita per ridurre le iniquità, «sta creando evidenti distorsioni di costo tra medesime categorie economiche a parità di condizioni e nella stessa provincia». Ad esempio, un albergo con ristorante di 1.000 mq paga 4.210 euro l'anno a San Cesario (Le) mentre ne paga 7.770 euro a Lecce. Per la stessa attività, in provincia di Padova, si passa da 4.189 euro annue di Abano Terme a 5.901 euro del capoluogo. Il tutto, denuncia Confcommercio, «va rapportato all'inefficienza delle amministrazioni locali (in media, il 62% dei Comuni capoluogo di provincia registra una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni) che costa a cittadini e imprese un miliardo l'anno, a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi comunitari di raccolta differenziata (siamo al 52% contro il 65% fissato a livello europeo)». 2 - Pagare senza ricevere - n molti casi le imprese pagano costi per un servizio mai erogato (con aggravi di oltre l'80%) o per il mancato riconoscimento della stagionalità delle attività. Ad esempio, nel primo caso, a Roma, un distributore di carburante di 300 mq paga 2.667 euro mentre l'importo corretto dovrebbe essere di 446 euro. Nel secondo caso, un campeggio di 5 mila mq nel Comune di Fiumicino paga 13.136 euro quando per i soli 5 mesi di attività dovrebbe pagare 5.473, oppure uno stabilimento balneare di 600 mq, nello stesso Comune, paga 1.037 euro a fronte dei 432 che dovrebbe pagare. 3 Carissima Venezia - Asti e Potenza sono le città italiane gravate dalla Tari più salata, ma tra le città d'arte nessuna batte Venezia. Se ristoranti, trattorie, osterie e pub pagano in Veneto 1,18 euro in più per metro quadro rispetto alla media nazionale, in provincia di Venezia l'aggravio di costo raggiunge gli 11,4 euro per metro quadro. Bar e pasticcerie pagano invece in Veneto 1,61 euro in più per metro quadro, che a Venezia diventano 6,96 euro per metro quadro. 4 -  Bar, stangata Capitale - Le statistiche fanno emergere che, per un ristorante di Roma, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti ha un costo di 19,27 euro al metro quadrato. Il costo è del 29% più alto del valore medio regionale e del 40% del valore medio nazionale per la stessa tipologia di attività. Nel caso di un bar, il costo a Roma è di 15,16 euro al mq, mentre la media regionale è inferiore del 25% e quella nazionale addirittura del 42%. «Su bar e ristoranti - spiega Confcommercio - pesano tariffe che non hanno riscontro nella quasi totalità delle attività economiche e produttive della città. Occorre inoltre considerare che solo in sei regioni su venti i costi medi sono superiori a quelli del Lazio». 5 - «Più inquini, più paghi» - «È sempre più urgente - avverte Patrizia Di Dio, dirigente Confcommercio con delega all'ambiente - una profonda riforma della Tari che rispetti il principio europeo "chi inquina paga" e tenga conto delle specificità di determinate attività economiche delle imprese del terziario, al fine di prevedere esenzioni o agevolazioni. In due parole, meno costi e meno burocrazia».

Michele Di Branco

 

A SPERIMENTAZIONE - "Minidiscarica" per elettrodomestici in arrivo davanti a Villa Revoltella
Sono 13.300 i casi di abbandono di rifiuti in strada da gennaio, di cui 5.200 riguardanti mobili e duemila elettrodomestici di vario tipo. Il loro rastrellamento comporta un costo per la collettività stimato in mezzo milione l'anno. A questi dati, sempre da inizio 2018, hanno fatto da contraltare 200 multe. Sono queste le statistiche snocciolate di recente da AcegasApsAmga e Comune, che hanno annunciato che è in fase di allestimento un nuovo centro di raccolta per piccoli elettrodomestici, senza personale e controllato da telecamere, nel quale poter conferire gratuitamente, e in qualsiasi ora del giorno e della notte, televisori, microonde, impianti hi-fi, tablet e telefonini di cui ci si vuole liberare. L'area individuata dovrebbe essere, come è stato precisato dal Municipio, una porzione del parcheggio di fronte a Villa Revoltella.

 

 

Battuta d'arresto per il rigassificatore sull'isola di Veglia
Annullata la gara per l'acquisto della mega-nave metaniera - Ancora scontro con gli ambientalisti contrari all'impianto
FIUME - Il progetto di rigassificatore galleggiante di fronte a Castelmuschio (Omisalj in croato) sembra lontano dal realizzarsi. La Lng Croazia, azienda cui è stata affidata la costruzione e gestione, ha annullato la gara per l'acquisto della nave Fsru. «Un atto dovuto per motivi formali», ha precisato il direttore, Barbara Doric. La cancellazione è stata infatti causata -ha precisato- perchè la documentazione è stata ritenuta incompleta. «Il processo di acquisto della nave metaniera si allungherà di circa un mese - ha detto Doric. Posso confermare che abbiamo esaminato tre offerte, arrivate entro il termine ultimo previsto, lo scorso 15 giugno». Stiamo parlando di una nave lunga 300 metri, larga 100, alta come un grattacielo di 17 piani e che dovrebbe venire posizionata nelle acque dell'isola di Veglia. La nuova battuta d'arresto arriva in un clima che resta poco favorevole verso il terminal offshore. Ci sarebbe interesse da parte dell'Ungheria per acquistare un miliardo di metri cubi, a cui si aggiungono i 300 milioni l'anno della compagnia petrolifera croata Ina. La nave di Castelmuschio avrebbe la capacità di movimentare annualmente sui 2 miliardi e 600 milioni di metri cubi, che è il quantitativo massimo assorbibile dal gasdotto sulla terraferma. C'è poi anche la questione legata alla proprietà del lotto in cui passerebbe la rete del gas, terreno intavolato quale proprietà dell'impresa lussemburghese Gasfin, interessata a riavviare la produzione nella defunta petrolchimica Dina. Gasfin ha fatto sapere che vedrebbe con favore un rigassificatore di piccole dimensioni ma sulla terraferma. Intanto nella sede dell'amministrazione comunale a Castelmuschio, nelle altre municipalità dell'isola di Veglia e a palazzo regionale a Fiume si guarda alle mosse future di Lng Croazia. I veglioti sono assolutamente contrari al terminal offshore, progetto avversato anche dalla regione, da ambientalisti, partiti politici locali e opinione pubblica. La rinuncia al progetto sarebbe ben vista anche da tutto quanto il settore turistico altoadriatico per i rischi ambientali connessi all'enorme struttura metaniera.

Andrea Marsanich

 

 

Scope e rastrelli - Tutti a pulire il giardino di via Orlandini
L'area verde rischia l'abbandono e il degrado - Trieste Altruista organizza la "missione"
Scope, guanti e rastrelli sono già a disposizione, ora serve la manodopera e una dose di altruismo da mettere in campo. Il giardino di via Orlandini, a Ponziana, rischia l'abbandono e il degrado e necessita di un primo piano d'intervento da compiere almeno nel segno della buona volontà popolare. È su questa traccia che parte l'appello da parte di Trieste Altruista, organizzazione di puro volontariato fondata da privati, da anni alle prese con diverse tipologie di supporti in campo sociale. Ora è il momento del verde pubblico, nello specifico il giardino di via Orlandini, uno spazio da (ri)consegnare alla cittadinanza nel segno della pulizia e dare vita così a una conseguente possibile fonte di socializzazione. I volontari di Trieste Altruista ne sono convinti e chiedono rinforzi, al più presto. Come? Domani, alle 16, inizia la missione, e nella maniera più semplice e immediata, ovvero dandoci di olio di gomito tra piccole sterpaglie e rifiuti da sistemare. Si tratta soltanto della prima tappa, quasi un segnale da offrire all'ambiente, inaugurando un percorso che vede coinvolte anche altre sigle, vedi l'associazione Oltre quella sedia, l'associazione Kallipolis, la cooperativa sociale La Quercia, il Consorzio italiano di solidarietà, il programma Habitat-Microaree di Ponziana, AsuiTs e naturalmente il Comune e l'Ater di Trieste, da cui deriva la convenzione stipulata con Trieste Altruista. Dopo la vernice di domani, il progetto propone una sorta di incontro pubblico sul luogo, fissato il 30 luglio alle 17, quasi una assemblea popolare per decidere gli ulteriori passi da compiere, le strategie di intervento e l'individualizzazione delle priorità che attanagliano lo spazio verde da rigenerare nel cuore di Ponziana. Per aderire o per ulteriori informazioni è attivo il numero 3355945470 (www.triestealtruista.org).

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 25 LUGLIO 2018

 

 

Il Parco del mare torna libero dal tetto dei 10 metri d'altezza
Decade il vincolo oggetto di un emendamento del Pd fatto proprio dalla giunta - Pronta anche la variazione della linea di costa per la Piattaforma logistica
Non bastano 10 metri di altezza sul livello del mare. Il Parco del mare richiede altre altitudini. L'unica cosa finora certa del progetto di Antonio Paoletti è emersa ieri mattina nel corso della riunione della Sesta commissione consiliare, presieduta da Salvatore Porro, convocata d'urgenza per esaminare la variante numero 3 al Piano regolatore comunale con i due protocolli d'intesa collegati (Autorità di sistema portuale dell'Adriatico orientale e Agenzia del demanio) approvata lunedì e che andrà in dibattito in Consiglio comunale venerdì.In realtà la vera urgenza riguarda la variazione di costa della Piattaforma logistica in area Scalo Legnami. Ma già che c'era l'amministrazione comunale si è impegnata a stralciare la frase «l'altezza massima di future costruzioni nell'area cosiddetta "Porto Lido" non deve superare i 10 metri». Una specie di "baratto" tra Comune e Porto con la Camera di commercio convitato di pietra. La richiesta arriva in effetti dall'Autorità portuale, in quanto titolare dell'area, che ha fatto propria un'osservazione della stessa Camera di commercio che punta a realizzare il Parco del mare. Che si trattasse di una variante di un certo peso lo si è capito dalla presenza in commissione alle 9 di mattina del sindaco in persona. Roberto Dipiazza ha voluto assicurarsi che a nessuno venisse in mente di avanzare qualche emendamento alla variante semplificata. «L'intesa a due non si può toccare. Altrimenti salta tutto», ha spiegato Dipiazza ai consiglieri. Decade così persino un emendamento di Fabiana Martini (Pd) che poneva l'altezza massima nell'area di Porto Lido a 10 metri («Per consentire alla Lanterna di mantenere la sua funzione architettonica») che pure era stato fatto proprio, a nome della giunta, dall'assessore Luisa Polli a fine maggio. I dubbi sull'altezza non mancano. A sollevarli c'è l'opposizione, ma anche il consigliere di maggioranza Bruno Marini. «A fianco della Lanterna ci sono edifici di quattro piani, come quello della Finanza, roba da 15 metri di altezza - spiega Dipiazza -. Non possiamo poi impedire ai progettisti di fare magari una cupola di cristallo perché devono fermarsi a 10 metri. Sicuramente non faremo il grattacielo come hanno fatto gli americani in Campo Marzio». Certo che l'impatto di un cubone alto più di 10 metri al fianco della Lanterna (che è alta 33 metri) spaventa molti. «Io sono favorevole al Parco del mare. È dal 2003 che Paoletti lo vuole fare», ancora il sindaco. E 15 anni di attesa, meritano un attestato di perseveranza. E oltre 10 metri di altezza. A margine c'è anche un'intesa con l'Agenzia del Demanio per "radere al suolo" «l'obbrobrio» (definizione dell'architetto Ave Furlan) costruito a lato del Teatro romano (i vecchi spogliatoi altri due metri e mezzo). «Andrà giù come la Tripcovich» assicura il sindaco. Una demolizione che, a differenza del Parco del Mare, mette d'accordo tutti.

Fabio Dorigo

 

 

A Palazzo oltre 1.200 firme per ridimensionare la Ferriera
Chiesta dai rappresentanti degli abitanti del rione di Servola la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico
Trieste - Il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, ha ricevuto ieri una petizione sottoscritta da oltre 1200 cittadini, prima firmataria Alda Sancin, presidente dell'Associazione Nosmog, con la quale si chiede all'aula di impegnare il presidente della Regione e commissario straordinario per il Sito inquinato di interesse nazionale di Trieste a mettere immediatamente in atto le procedure per la dismissione dell'area a caldo della Ferriera di Servola e per la sua riconversione in attività compatibili con il limitrofo tessuto urbano, densamente antropizzato. Un'azione giudicata improrogabile dai firmatari, alla luce delle continue e irrisolte problematiche ambientali provocate dalla presenza dello stabilimento siderurgico. Presenti alla consegna, assieme al presidente, i consiglieri Danilo Slokar e Andrea Ussai. La raccolta di firme era iniziata lo scorso anno, ha ricordato Alda Sancin, ricevuta insieme a una delegazione dei firmatari, illustrando la situazione, i grandi disagi per gli abitanti, le numerose iniziative messe in atto per evidenziare le conseguenze sanitarie psicologiche, economiche, ambientali dell'attività di questa parte dello stabilimento. Il presidente del Consiglio ha assicurato la trasmissione della petizione alla competente Commissione consiliare affinchè possa approfondire ogni elemento sollevato ed ha sottolineato la personale attenzione alle tematiche ambientali e l'impegno dell'istituzione a essere sempre disponibile ad ascoltare con rispetto e interesse le istanze del territorio: una funzione indispensabile - ha ribadito - per assumere consapevoli e congrue decisioni.

 

 

Ambientalisti all'attacco: salviamo gli animali "liberati" a Trebiciano - oltre 70 fra polli e caprette
UDINE - Dal sequestro preventivo, finalizzato a sottrarre un'ottantina di animali ai presunti maltrattamenti cui il proprietario è accusato di averli sottoposti, nella sua fattoria di Trebiciano, sul Carso triestino, all'autorizzazione alla loro vendita a un commerciante di carni e bestiame. È il beffardo destino toccato alla parte degli animali - tutti da cortile - che, dopo il blitz eseguito lo scorso gennaio dagli uomini del Nucleo operativo per l'attività di vigilanza ambientale della Regione, erano stati assegnati in custodia all'azienda agricola "Molin Novacco" di Aiello del Friuli. Nel disporre la revoca del sequestro, il gip del tribunale di Trieste, Luigi Dainotti, ha infatti autorizzato Igor Sartorelli, ossia il fattore sotto inchiesta, a vendere capre, caprette e pecora (del Camerun), galli, galline, tacchini e lattonzoli, scrofa e maialini (vietnamiti), anatre e oche, per un totale di 73 capi, a Silvio Braida, titolare dell'omonima ditta di via Veneto, a Cussignacco. Una restituzione «condizionata» alla cessione degli animali da cortile, quindi, così come richiesto dai suoi difensori, avvocati Cristiana Crevatin e Sara Vermigli, di Trieste, onde «evitare ulteriori costi di gestione, cura e mantenimento degli animali». Apriti cielo. Appresa la notizia l'associazione "Amici della Terra" di Udine ha preso carta e penna e inviato un esposto in Regione. «Un fulmine a ciel sereno, almeno per gli animalisti che a suo tempo avevano gioito per il tanto sperato sequestro», scrive la presidente Gabriella Giaquinta. Nulla quaestio rispetto all'acquisto concordato con Damiano Baradel, gestore del centro faunistico di Terranova, a San Canzian d'Isonzo, cui una parte degli animali era stata smistata, e con Gianni Rainone, a capo dell'associazione "Asinando" di Lusevera, a su volta assegnatario di un'altra quota. A determinare scompiglio è stata la scelta del terzo acquirente (che con i legali di Sartorelli aveva stabilito in 877 euro il costo della compravendita).

 

Capriolo e falco salvati dai pompieri e dall'Enpa - il soccorso
Grazie ai vigili del fuoco e all'Enpa ieri sono stati salvati due animali. In salita Muggia Vecchia un capriolo si era incastrato in una ringhiera. Ad attirarlo le viti selvatiche, che in questo periodo sono ricche di germogli. Sul confine di Pese invece è stato raccolto un giovane falco affamato poiché ancora non avvezzo a cacciare.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 24 LUGLIO 2018

 

 

Intesa Porto-Municipio sul via al Parco del mare nell'area della Lanterna
Approvata dalla giunta la modifica al Piano regolatore dopo l'ok dell'Authority - Venerdì il definitivo disco verde da parte del Consiglio. Iter verso la conclusione
L'Autorità portuale ha detto sì. La modifica al Piano regolatore comunale, che consente la realizzazione del Parco del Mare alla Lanterna, ha incassato il via libera dei vertici dello scalo. Un disco verde seguito subito dopo dall'approvazione da parte della giunta municipale (arrivata già ieri), e dalla convocazione del dibattito in Consiglio venerdì prossimo. Piatto forte della discussione sarà proprio l'allegato 1 alla delibera: un'intesa con cui l'Authority recepisce la modifica del piano comunale, dando il suo benestare. L'ok era nell'aria da tempo: si sapeva infatti che l'Autorità guarda con benevola cautela all'idea di realizzare un acquario in un'area di nessuna utilità ai fini del porto. Al contempo, però, era un passaggio fondamentale e non proprio scontato: un ripensamento dell'ultimo minuti dell'Adsp avrebbe potuto ostacolare il progetto. Con il suo via libera invece il Parco può considerarsi a un passo dall'esser messo in cassaforte, perlomeno dal punto di vista normativo (l'effettiva realizzazione è tutt'altro paio di maniche). Manca ora soltanto l'approvazione del Consiglio comunale, ma in aula un rovesciamento delle posizioni della maggioranza appare improbabile. L'assessore all'Urbanistica Luisa Polli è soddisfatta dell'esito, che accompagna le altre modifiche al piano regolatore contenute nella delibera. «L'iter si avvicina alla conclusione, dopo la chiusura della finestra di tempo data per la presentazione delle osservazioni». Le proposte di modifica arrivate al Comune, spiega l'esponente della giunta Dipiazza, sono minimali «e non incidono sul contenuto né sulle linee guida del provvedimento. Questione di punti e virgole». Tutte le modifiche, una corposa raccolta di carte, arriveranno questa mattina alla commissione competente del Consiglio, in cui si svolgerà il lavoro preparatorio all'approdo in aula. Anche Polli sottolinea l'importanza dell'intesa con l'Autorità portuale: «La Lanterna è area demaniale e la potestà urbanistica appartiene all'Adsp - spiega -, che con il suo via libera ci consente di portare la misura all'approvazione definitiva in Consiglio. Senza il loro "ok" non sarebbe stato possibile farlo». Il testo dell'intesa Porto-Comune non è ancora stato diffuso dall'ente cittadino, poiché «per questioni di sensibilità istituzionale» l'assessore Polli preferisce che i primi a vederla ufficialmente siano i commissari del Consiglio durante la riunione di oggi. Si sa però che il testo comprende anche l'ampliamento del profilo di costa della piattaforma logistica (opera peraltro affidata alla stessa società friulana, Icop, in corsa per realizzare il Parco del mare), indispensabile per consentire il miglior funzionamento di quella struttura. L'esito è quindi di mutuo beneficio per i sottoscriventi, che non possono procedere a modifiche del proprio piano regolatore senza il rispettivo via libera.In ogni caso già nei mesi scorsi l'Autorità faceva sapere di voler recepire la modifica comunale con una sostanziale presa d'atto, senza vincolarla a una contemporanea modifica del proprio piano regolatore. L'iter del Piano portuale richiede infatti di passare attraverso molti passaggi, non ultimo l'ok del ministero, che avrebbe rischiato di far slittare il via ai cantieri dell'acquario ben oltre il termine di fine anno annunciato dalla Camera di commercio.

Giovanni Tomasin

 

Ora si può premere l'acceleratore ma il budget resta da quantificare
L'attenzione si sposta subito sui tempi e soprattutto sugli investimenti - Il costo originario di 40 milioni può calare. L'incognita project financing
Il progetto - La Camera di commercio della Venezia Giulia guarda con ottimismo al Consiglio comunale di venerdì, che dovrebbe sancire la modifica al Piano regolatore. E pensa ormai alla realizzazione concreta dell'opera, dopo l'addio della Fondazione CRTrieste, che nei mesi scorsi aveva ritirato i suoi nove milioni dal budget. Commenta il presidente della Cciaa Antonio Paoletti: «L'approvazione in giunta è un passo molto importante, del quale ringrazio l'amministrazione Dipiazza. Venerdì spero di poter ringraziare il Consiglio all'unanimità e non soltanto la maggioranza. Il Parco del mare è infatti un'opera di interesse generale per Trieste e per l'intero Friuli Venezia Giulia». Concluso l'iter burocratico, si tratterà dunque di passare ai fatti. Paoletti ha promesso di avviare il cantiere entro il 2018 durante la sua visita ufficiale al sito di PortoLido assieme a Massimiliano Fedriga, spinto anche dall'insistenza sui tempi del governatore. «Dal punto di vista burocratico la strada è spianata e cercheremo di anticipare e rispettare i tempi, per quanto possibile», dice oggi il numero uno camerale. Quanto al venir meno dei fondi della Fondazione, per Paoletti questo non rappresenta un problema, poiché «la Camera ha le risorse necessarie per ovviare», come sostiene da tempo. Ma «per il momento - aggiunge ora - è un tema su cui non possiamo ancora parlare, visto che l'opera si realizzerà in project financing. Quando avremo in mano la proposta ufficiale si potrà ragionare dei fondi». Il presidente camerale conferma comunque che la Icop, l'azienda friulana che sta realizzando la Piattaforma logistica, è ancora interessata alla possibilità di partecipare al project financing. Va detto che lo strumento scelto per costruire il Parco del mare apre anche alla possibilità di una revisione dei costi, fanno sapere gli addetti ai lavori: il budget previsto di 40 milioni per la realizzazione dell'acquario proviene infatti da una stima fatta dalla Fondazione diversi anni fa, ancora sul primo progetto dell'architetto Peter Chermayeff. È chiaro che una proposta di progetto differente, basata in modo parziale o meno sulle idee dello stesso Chermayeff, potrebbe portare a una compressione dei costi complessivi.

 

 

La grande avanzata di asfalto e cemento spariti in un anno 291 ettari di suolo - le cifre
Il Fvg seconda regione in Italia per incremento di consumo -  Ispra: effetto ripresa a Nordest. Il peso delle infrastrutture
TRIESTE - Aumenta in Friuli Venezia Giulia il consumo di suolo, con 291 ettari di terreno "mangiato" nel 2017 che portano il suolo intaccato del territorio a un totale di 70.571 ettari contro i 70.280 dell'anno precedente. I numeri sono quelli del nuovo rapporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). In regione è l'incremento del consumo il dato più eclatante: l'Ispra conteggia un +0,41% sul 2016, che quasi doppia la media nazionale dello 0,23 e proietta la regione al secondo posto in Italia dopo il solo Veneto e prima del Trentino Alto Adige. I maggiori incrementi di consumo si sono verificati nelle regioni del Nord e nello specifico del Nordest: cifre che l'Ispra mette «facilmente in relazione con la ripresa economica», dato confermato dagli indicatori e propedeutico a una accelerazione delle infrastrutture. Più che di consumo del suolo per uso residenziale o produttivo si denota un incremento degli spazi destinati alle infrastrutture legate a trasporti e logistica, come la terza corsia autostradale che occupa 114 ettari, il polo intermodale di Trieste Airport, con circa 8 ettari, o il parco fotovoltaico di Monfalcone, affiancate da interventi importanti anche in ambito commerciale. Percentualmente, nel 2017 il consumo di suolo risulta più elevato a Trieste (23,1%) e Gorizia (14,3), mentre Udine è prima per consumo pro capite e - decisamente - per incremento di consumo in ettari: 182 contro i 10 di Trieste, i 16 di Gorizia e gli 83 di Pordenone. Da rilevare anche che il Fvg è la regione con il maggiore incremento di consumo nella fascia costiera (fra 1 e 10 km dalla linea di costa). Naturalmente diverse le interpretazioni. Per il presidente regionale di Ance Andrea Comar «non va demonizzato il concetto di consumo del suolo: sappiamo tutti quanto sia prezioso, ma ciò non ci deve impedire di crescere e svilupparci. Certo occorre farlo in maniera coscienziosa. Basti vedere i dati del rapporto per comprendere come siano le infrastrutture a "consumare" suolo, indice di una ripresa economica che non può prescindere da realtà infrastrutturali moderne e all'avanguardia. L'obiettivo primario è il riuso di strutture in loco e il loro miglioramento estetico e funzionale. Abbiamo proposto l'abbattimento di strutture ex militari degradate per farne parchi che, oltre a migliorare la qualità della vita degli abitanti e a restituire aree non cementificate al territorio, aumentano il valore del costruito. Basti vedere Cormons e il parco realizzato al posto di una vecchia struttura degradata agli inizi del centro abitato che ha rivalutato l'impatto visivo dell'ingresso cittadino», chiude Comar. Secondo Luca Cadez, responsabile territorio e paesaggio Legambiente Fvg, «non si tratta di essere favorevoli o contrari allo sviluppo economico: il nodo è che non si può continuare a costruire nelle campagne e le nostre sono piene di capannoni dismessi affiancati da nuove strutture. E non è solo un problema di quantità, ma anche di dove queste strutture sono realizzate, con tutti i problemi di funzionalità ecosistemica che ne derivano. Va attuato un processo di rigenerazione e recupero di strutture dismesse esistenti: ci sono tutte le ex caserme che andrebbero rigenerate e riutilizzate per scopi civili». Sul fronte politico l'assessore regionale a Infrastrutture e territorio, Graziano Pizzimenti, ricorda che «abbiamo appena approvato una delibera sullo stanziamento di 12,2 milioni di euro per l'edilizia agevolata, perché puntiamo a rigenerazione e riuso del patrimonio abitativo esistente. Quanto a nuovi capannoni in Friuli non vedo in verità tante gru in giro». Dall'assessorato all'Ambiente fanno sapere che è stato avviato un iter sul Prae - strumento programmatorio mirato a assicurare lo sfruttamento sostenibile delle risorse minerarie - atto a regolamentare e evitare la proliferazione incontrollata di cave sul territorio, con consumo di suolo.

Luigi Putignano

 

 

Dall'Estremo Oriente alla periferia di Trieste - La lunga marcia dell'ape cinese gigante
Avvistato nel rione di Gretta il primo esemplare di questa specie aliena caratterizzata da grandi dimensioni e tendenza a condurre vite solitarie
Trieste - È grande il doppio rispetto a quella normale, non nidifica in sciami e fortunatamente non è aggressiva. Ha queste caratteristiche la nuova ape avvistata ufficialmente a Trieste. È l'ape resinosa gigante (Megachile sculpturalis), detta anche "ape cinese", il cui primo esemplare è stato trovato in un giardino del rione di Gretta il 12 luglio scorso. La conferma è arrivata dall'esperto naturalista Nicola Bressi: «La grossa ape proviene dalla Cina, ma ora sta girando il mondo grazie ai pallet. In natura infatti scava piccoli fori nel legno morto di pini e altre piante resinose, dove costruisce una culla di foglie per le larve crescono a base di nettare. Capita così che il legno venga usato per i pallet imbarcati poi sui container e le giovani api escano fuori in altre parti del mondo». Si tratta di un'ape solitaria piuttosto grande per la sua famiglia, con dimensioni comprese fra 13 e 25 mm. L'insetto è di colore nero, con peluria gialla sul torace. È originario come detto dell'Estremo Oriente (Cina e Giappone), ma negli ultimi anni ha iniziato a colonizzare la costa est degli Stati uniti, ed è presente anche in Canada, nell'Ontario. Ultimamente si sta diffondendo anche in Europa, Italia compresa. Nel nostro Paese il primo esemplare è stato segnalato in Piemonte nel 2009. Quest'anno gli esperti del Museo civico di Storia naturale di Trieste l'hanno trovata anche in un'altra località del Fvg: sui colli di Nimis, sopra Udine. «Le specie aliene invasive creano molti problemi agli ecosistemi in cui sono introdotte, ma quest'ape non è aggressiva e al momento non sembra competere con le specie autoctone di api del legno, come le nostre famose Xilocope o api viola. Potrebbe quindi forse essere un solo impollinatore in più per i nostri fiori. Auguriamocelo», puntualizza Bressi. Come detto l'ape non appare pericolosa (almeno che non si decida di stringerla dentro la mano), e non desta quindi timore rispetto invece alla "vespa mandarinia", l'insetto che venne avvistato due anni fa nel giardino di casa da un cittadino di Muggia. La vespa mandarinia non solo è il calabrone più grande del mondo, ma ha un pungiglione di circa 6 mm e può iniettare un potente veleno. Come se non bastasse questo insetto è molto aggressivo e tende a proteggere strenuamente i propri nidi. Questo esemplare, avvistato ufficialmente già in Liguria e Piemonte oltre che in Francia, è originario dell'Estremo Oriente e più precisamente di paesi quali Corea del Nord, Russia orientale, Cina, Taiwan, Nepal, India, Sri Lanka e soprattutto Giappone. «La vespa mandarinia è molto aggressiva nei confronti delle api - spiega Bressi - e rappresenta un problema per l'apicoltura, mentre non ho mai sentito di attacchi all'uomo. Detto questo, quell'avvistamento non venne mai confermato. L'ape resinosa gigante vista pochi giorni fa nel rione triestino di Gretta è invece un dato scientificamente certo»

Riccardo Tosques

 

I precedenti - Gamberoni "killer" e tartarughe rosse nella lista dei cattivi
Il gambero rosso della Louisiana, la tartaruga dalle orecchie rosse, il pesce siluro. O ancora le temibili noci di mare. Sono sempre più numerose le specie aliene approdate in regione dopo aver ricevuto i "passaggi" più diversi. Le mucillagini avvistate di recente nel golfo, per esempio, potrebbero essere arrivate sfruttando le acque di sentina delle grandi navi. Le api cinesi, come detto, girano il mondo nei pallet. In qualche caso, però, l'introduzione di questi animali "stranieri", si deve alla mano dell'uomo. È il caso del gambero rosso della Louisiana, introdotto a scopo di allevamento, e poi sfuggito di mano e diventando un pericolo per gli ecosistemi nostrani.

 

Soccorso notturno agli animali selvatici. Tocca alla Forestale ma il servizio non c'e'. Il caso dopo il passaggio delle competenze.

Il personale dedicato dal 1° luglio non e' reperibile dopo le 20. Sull'orario diurno proroga regionale all'Enpa fino a settembre.

Il soccorso agli animali selvatici durante la sera e la notte a Trieste non c'è. Da mesi, da quando il 30 aprile scorso la Protezione Animali-Associazione zoofila triestina (Azt) e l'Enpa hanno alzato bandiera bianca per carenza di volontari, non garantendo più il recupero della fauna selvatica, dalle 20 in poi per caprioli, cinghiali, volpi, ricci, lepri o rapaci in gravi difficoltà la morte è oramai quasi certa. La Forestale, indicata dalla Regione come la realtà che avrebbe dovuto sostituire i volontari di via Marchesetti, non fa servizio di reperibilità notturna. A malapena si riesce a ottenere che polizia, carabinieri, polizia locale o vigili del fuoco, in caso di un animale investito, provvedano a spostarlo a bordo strada per ragioni di sicurezza. Come è successo la scorsa domenica, quando sulla Statale tra il quadrivio di Opicina e Prosecco, alle 22 un mezzo ha investito un capriolo, lasciandolo agonizzante sulla carreggiata. Chi ha assistito alla scena ha chiamato il 112, che in tutti i modi ha tentato di inviare la Forestale. Ma nulla da fare. Dopo un'ora l'animale è deceduto e a intervenire, a quel punto, sono stati i vigili del fuoco e la polizia che non hanno potuto fare altro che spostare la bestiola a bordo strada. La carcassa è stata recuperata ieri mattina. A riprova del fatto che qualcosa non funziona, basti considerare che al Centro recupero animali selvatici di via Marchesetti, dal 30 aprile in poi la notte non è più arrivato alcun animale da curare, salvare. Quando in precedenza accadeva invece che ne arrivassero almeno 30 al mese, recuperati in situazioni di emergenza dopo le 20 grazie all'intervento del veterinario reperibile h24. Che il recupero della fauna selvatica dalle 20 in poi sia un servizio fantasma, lo confermano le parole di Massimo Stroppa, il direttore dell'area Forestale e Territorio della Regione. «In questo momento il servizio non è organizzato - ammette -, non c'è una reperibilità in tal senso delle guardie forestali dopo quell'ora. Il soccorso diurno invece è garantito da una proroga della convenzione con l'Enpa. L'intenzione è di esternalizzare il servizio ed è stata appena pubblicata un'indagine di mercato per raccogliere manifestazioni di interesse». Per comprendere come mai Trieste, città che si è sempre distinta per il suo spirito animalista, si ritrovi in questa situazione, è bene fare un passo indietro. Mesi fa Enpa e Azt avevano informato la Regione di non essere più in grado di svolgere il servizio diurno e notturno di recupero degli animali selvatici, causa mancanza di volontari. La Regione aveva preso atto fissando la fine della convenzione al 1° luglio. Così in quella data Enpa ha staccato i cellulari di emergenza h24 e in città si sono moltiplicate le segnalazioni di gabbiani, rapaci, caprioli non soccorsi. Poi, per le ore diurne la Regione, rendendosi conto di non essere pronta a subentrare nel servizio, ha chiesto all'Enpa una proroga dell'attività fino al 18 settembre, dalle 8 alle 20. -

Laura Tonero

 

Cinghiali o lepri da assistere - Bando da 51.600 euro all'anno
Avviata un'indagine di mercato - Per la zona di Trieste viene richiesta un'attività senza alcun giorno di stop - Ammesse solo offerte al ribasso
La Regione è alla ricerca di una realtà a cui affidare "il servizio di soccorso, assistenza e recupero della fauna selvatica ferita, in difficoltà o morta rinvenuta sul territorio regionale". Per reperire manifestazioni di interesse, il 19 luglio scorso è stato pubblicato un avviso di indagine di mercato, dove vengono indicati le modalità del servizio da svolgere e i requisiti richiesti ai soggetti che intenderanno manifestare interesse. Il territorio regionale del Friuli Venezia Giulia viene suddiviso in cinque aree comprendenti nove lotti, corrispondenti ad ambiti territoriali e divisi per peculiarità del servizio. Per la zona della provincia di Trieste, dove viene richiesto un servizio per 365 giorni all'anno, 24 ore su 24, sono stati individuati tre lotti: uno per il soccorso dalle 8 alle 20, un secondo per quello dalle 20 alle 8 e un terzo per il recupero degli animali morti. Per i tre lotti, in totale, è prevista una base di gara di 51.600 euro annui. La migliore offerta sarà selezionata con il criterio del minor prezzo e saranno ammesse soltanto offerte in ribasso, mentre saranno escluse offerte alla pari e in aumento. Per decenni questo servizio a Trieste è stato svolto dall'Enpa e dalla Protezione Animali-Associazione zoofila triestina (Azt). «Convocheremo con urgenza un direttivo per valutare se è nelle nostre possibilità partecipare a questa gara garantendo l'efficienza che ci ha sempre contraddistinto», anticipa Patrizia Bufo, presidente di Enpa Trieste. Per i triestini sarebbe certamente anomalo doversi confrontare per il soccorso e il recupero di un animale selvatico con una realtà diversa da queste. Perché nella provincia caprioli, cinghiali, colombi, gabbiani, assioli o lepri fanno rima con Enpa, così come per i mici c'è il Gattile, e per cani e felini l'Astad. Sono istituzioni, le elargizioni dei cittadini che premiano il loro lavoro lo dimostrano. E se Trieste si è sempre distinta a livello nazionale per tutela del benessere degli animali, lo si deve anche a queste realtà. «Leggendo quell'avviso della Regione - commenta Gianfranco Urso, presidente regionale dell'Enpa - siamo rimasti sconvolti, perché il soccorso ai selvatici viene trattato come se fosse un lavoro imprenditoriale da offrire a qualche imprenditore agricolo». «Sorprende - aggiunge ancora Urso - che il benessere della fauna selvatica sia di competenza dell'assessorato con delega alla Caccia e alla Pesca e non, come per gli animali domestici o d'allevamento, dell'assessorato che ha la delega alla Sanità veterinaria che impone rigide normative sanitarie».

 

Il capriolo messo in salvo da un automobilista sta meglio dopo le cure - L'EPISODIO DELLA SCORSA SETTIMANA
Nelle ultime settimane, non trovando altra risposta, sono stati decine i triestini che di fronte ad un animale selvatico in difficoltà, l'hanno raccolto e con i propri mezzi portato all'Enpa. La settimana passata, un uomo che ha soccorso un capriolo investito da un'automobilista in clivo Artemisio, non trovando risposte alle sue richieste di aiuto, ha caricato l'animale in macchina portandolo appunto all'Enpa. L'esemplare, un maschio, aveva riportato un trauma cranico e diverse ferite. Molti triestini, letta la notizia, nei giorni successivi si sono informati delle condizioni di salute dell'animale che, fortunatamente, e a riprova che un soccorso celere può salvare la vita di queste bestiole, è in via di recupero in uno dei recinti di via Marchesetti. Ad oggi, dunque, chi si trovasse di fronte a un animale selvatico in difficoltà, dalle 8 alle 20 può chiamare l'Enpa allo 040- 910600 (dalle 14 alle 20) o per emergenze al 339-1996881. Dopo le 20 bisogna affidarsi al 112 che tenterà di trovare una soluzione. «Il soccorso alla fauna selvatica da parte dei volontari dovrebbe essere a sussidio del servizio pubblico, non in sostituzione: il benessere di queste bestiole non può reggersi sulla buona volontà di amanti degli animali», sostiene Gianfranco Urso, coordinatore regionale Enpa che a 74 anni alcune domeniche fa, da solo, ha soccorso 24 animali. Lo scorso giugno in via Marchesetti per reperire volontari per il soccorso su strada sono stati organizzati anche dei corsi ma dei 15 partecipanti, solo due hanno poi manifestato la volontà di operare.

 

 

Duino Aurisina - «Pannelli fotovoltaici sulle barriere anti rumore»
Sfruttare le superfici delle barriere fonoassorbenti per ricoprirle con panelli fotovoltaici. Questa la proposta del consigliere comunale e regionale Igor Gabrovec (Insieme-SSk), lanciata per attenuare i rumori provocati dalla circolazione sul raccordo della A4, ora che sono iniziati i lavori sul tratto autostradale nel territorio di Duino Aurisina. «Quest'intervento - spiega Gabrovec - è già stato adottato a Bolzano, per cui non vedo perché non si possa fare anche da noi visto che il tratto autostradale, quanto meno da Prosecco al Lisert, si trova esposto al sole per tutta la giornata. Ne deriverebbe una centrale fotovoltaica di decine di chilometri - conclude l'esponente di Insieme -, in grado di sommare i benefici della mitigazione ambientale alla produzione di energia pulita, con la possibilità di intercettare anche fondi specifici comunitari». Gabrovec porterà la proposta all'attenzione del Consiglio regionale.

 

 

Gasdotto in Puglia - Di Maio verso il "sì" dopo il pressing Usa
La ministra del Sud, Lezzi: «È Luigi che deve decidere» - Poi litiga con Emiliano e dice: «Vogliamo bloccare l'opera»
Roma - Chi raccoglie i suoi sfoghi da settimane, la descrive infuriata, stanca di tutte queste pressioni, nervosa per una storia che sembra perseguitarla, come se tutto dipendesse da lei: «Cosa fa Luigi (Di Maio, ndr)? Vengono tutti a chiedere a me del Tap, come se fossi io la responsabile. E invece è lui che deve prendere una decisione, è lui il ministro competente». La ministra del Sud Barbara Lezzi non ne può più. E lo si è visto ieri che è arrivata al limite, nella sceneggiata (termine che prendiamo in prestito da lei) tutta pugliese con il governatore della Regione, Michele Emiliano. Già ferita dalle contestazioni che, tre giorni fa, le hanno rivolto i vecchi compagni pugliesi di lotta "No Tap", non le è andato giù che il presidente Dem l'abbia scavalcata e si sia rivolto ad Alessandro Di Battista, un ex deputato, ricordandogli i comizi in cui prometteva che il Tap «mai e poi mai» si sarebbe completato e che se fosse andato al governo il Movimento Cinque Stelle lo avrebbe «bloccato in due settimane». Promesse da campagna elettorale, perché a quanto pare il ministro competente, ossia Luigi Di Maio, titolare dello Sviluppo economico, si è convinto invece che il Trans Adriatic Pipeline vada fatto. Per un semplice motivo: perché non si può più fermare, perché ci sono contratti e il progetto e in piena fase di avanzamento. È quello che ieri hanno ribadito fonti del Dipartimento di Stato Usa all'Ansa, confermando la notizia de "La Stampa" sull'appello rivolto dagli americani al governo italiano a pochi giorni dalla visita del premier Giuseppe Conte alla Casa Bianca. Ma per capire come la crisi di nervi che attanaglia il Movimento Cinque Stelle e l'esecutivo sul Tap potrebbe aprire un baratro politico e diplomatico, bisogna andare con ordine. Mettere in fila i fatti e le dichiarazioni contraddittorie delle ultime settimane. Lezzi, 14 giugno: «Il Tap un'opera inutile, può essere anche dannosa, e soprattutto è un'opera già vecchia». Lezzi, tre giorni dopo tempera le certezze: «Personalmente la ritengo un'opera inutile. Ma c'è un trattato ratificato da 5 anni». 18 luglio, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi accompagnando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Baku, Azerbaijan: «L'Italia conferma gli impegni sul gasdotto, compatibilmente, chiaro, con i vincoli ambientali». Intercettata alla Camera, Lezzi tace imbarazzata. Due giorni dopo, Università di Lecce: la ministra viene accolta così: «Traditrice. Sei peggio della Bellanova, (ex viceministro allo Sviluppo del Pd, ndr)». Gli occhi tradiscono la delusione: per lei, salentina doc, attivista tutto pane e Movimento Cinque Stelle, il Trans Adriatic Pipeline era stato il battesimo di fuoco e con quei contestatori fino a qualche mese fa conduceva una battaglia spalla a spalla in difesa della spiaggia di San Foca, a pochi chilometri da casa sua. L'appello del governatore della Puglia, Michele Emiliano, ad Alessandro Di Battista è stata l'ultima goccia. Lezzi l'ha presa come una provocazione, la lite è degenerata e i video hanno immortalato tutto. Anche quando la ministra si lascia scappare: «Noi stiamo lavorando per bloccare l'opera», in contraddizione con quello che aveva detto Moavero Milanesi. Luigi Di Maio sa che il Movimento Cinque Stelle affonda le sue radici nelle campagne contro le grandi opere che non possono essere snobbate, soprattutto se il governo non avrà lunga durata. E, alla fine, stretto tra le richieste dei militanti e le esigenze del Quirinale e degli americani, se la cava girandoci attorno: «Il vero grande errore del Trans Adriatic Pipeline è che, prima di tutto, non si è dialogato con le comunità». Anche Alessandro Di Battista, chiamato in causa dal Messico, dov'è in viaggio con la famiglia, risponde a Emiliano con un video: «Fai un po' il paraculo. Ci sono ministri che si occupano di questo. Mi fido di loro. Vedrete che queste opere "stupide" verranno affrontate nel modo giusto». Sì, ma come le affronteranno i ministri?

Ilario Lombardo

 

 

L'Ilva di Taranto - Cielo rosso di polveri. I 5S: «Il mostro va chiuso»
Per il vicepremier Di Maio è «un paesaggio industriale di fine 800, inquietante, con queste nubi di polveri rosse che si spostano. Vi sembra normale vivere in condizioni del genere?». Ma in attesa del nuovo piano ambientale degli investitori è stato ieri il deputato tarantino dei 5Stelle Giovanni Vianello il primo a postare una foto delle polveri in arrivo dal parco minerario. «Non saranno le prescrizioni ad impedire gli eventi di malattia e morte. Il mostro va chiuso» ha scritto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 23 LUGLIO 2018

 

 

Da discarica a palestra in grotta «Tv, mobili, auto: c'era di tutto»
L'intervento dell'associazione Sos Carso, il gruppo di ambientalisti triestini che già in passato aveva riqualificato alcune doline e le vedette Slataper e Italia
BASOVIZZA  - Da discarica a piccola palestra in grotta. È la storia a lieto fine del Pozzo 331 Est Sud Est di Basovizza, la cavità carsica situata sull'altipiano carsico nel comune di Trieste a ridosso del territorio comunale di San Dorligo della Valle, posta poco sotto le pendici del monte Cocusso. Oltre 400 sacchi neri di rifiuti vari, più di 200 pneumatici, un camion pieno di bidoni e ferraglia arrugginita di tutti i tipi. E ancora televisori, mobili, un forno, pezzi di automobile e materiale edile a volontà. Una vera e propria discarica, utilizzata dal secondo dopoguerra sino agli anni '80, già bonificata nel 1996 dal Gruppo Speleologico San Giusto, è stato oggetto del nuovo intervento dell'associazione Sos Carso, il gruppo di ambientalisti triestini passato agli onori delle cronache sia per la pulizia di diverse doline e grotte che per la riqualificazione delle vedette Slataper e Italia. «Visto lo stato di degrado di questa bella cavità abbiamo deciso di finire il lavoro iniziato una ventina d'anni fa dalla San Giusto: onestamente neanche nelle nostre peggiori previsioni pensavamo di trovare una simile quantità di rifiuti, soprattutto sotto terra», racconta il fondatore di Sos Carso Cristian Bencich. Dopo 24 uscite ecologiche, che da inizio febbraio hanno coinvolto una decina di persone costrette a lavorare in condizioni difficili con tanto di corde per issare i rifiuti più pesanti, si è svolta l'ultima opera di pulizia dell'area. «Per noi è stato il lavoro più grosso sin qui fatto. Già in passato la San Giusto aveva rinvenuto all'interno della cavità un motocarro, due autovetture, oltre a diversi residuati bellici. Come sempre non ci sono parole appropriate per etichettare le persone che hanno abusato o abusano ancora oggi delle nostre bellezze naturali», ha aggiunto Bencich. La particolarità del pozzo 331 è che gode di due entrate. La prima è a strapiombo, area dove sono stati messi fix e corde. L'altra invece permette ai visitatori di scendere serenamente a piedi senza difficoltà di sorta, rendendo così la cavità facilmente visitabile. L'oggetto più curioso rinvenuto nel pozzo? Una lattina di Coca Cola, anzi, di Koka Kola, risalente al periodo delle Olimpiadi di Mosca del 1980. Un'altra (triste) particolarità di questa cavità è che alcuni rifiuti ferrosi sono stati abbandonati volontariamente incastrandoli tra le concrezioni delle pareti, rendendo il loro recupero ancora più difficoltoso. Ma la nuova vita del Pozzo 331 è passata anche per l'intervento della Società Adriatica di speleologia. Alcuni soci hanno armato la grotta ricavando una vera e propria mini palestra di roccia. Molto soddisfatto il segretario dell'Adriatica Marco Restaino: «La cavità è stata armata con fix e corde. È un'area più modesta rispetto ad altre cavità presenti in Carso, ma credo che il segnale che abbiamo voluto lanciare grazie anche al fondamentale grande lavoro di Sos Carso sia molto importante: trasformare una discarica in un piccolo centro di aggregazione sportiva in mezzo alla natura nel nostro amato Carso».

Riccardo Tosques

 

Muggia - Caso rifiuti mercoledì Consiglio straordinario
Il sindaco di Muggia Laura Marzi ha convocato per mercoledì 25 luglio un consiglio comunale straordinario alle ore 19.La seduta si articolerà in un question time alle 19 con i seguenti temi: interrogazione in merito alle problematiche della raccolta rifiuti; interrogazione in merito a raccolta e smaltimento rifiuti, pulizia bidoni nelle piazzole ecologiche, mancati ritiri presso esercizi pubblici, difficoltà di contatto numero verde Net, rifornimento sacchi differenziata; interrogazione in merito alle azioni e eventuali strumenti di dissuasione per la sicurezza del parco giochi di Zindis. Alle 19.30, invece, incontro con la Protezione civile - sezione di Muggia - in occasione del 25esimo anniversario dall'istituzione. Seguirà la presentazione del Piano esecutivo di gestione 2018-2020 dell'Unione territoriale intercomunale giuliana.

 

 

Gasdotto in Puglia, pressing Usa sull'Italia
Nei prossimi giorni incontri per sbloccare il Tap: mossa per smarcarsi dalla Russia. Danni fino a 70 miliardi in caso di stop
«Sollecitiamo gli italiani a continuare la realizzazione del gasdotto Tap, in quanto rappresenta un passaggio chiave per portare il gas del Mar Caspio in Europa». Questa considerazione di un portavoce del Dipartimento di Stato americano arriva alla vigilia di una settimana che potrebbe risultare decisiva per le sorti della Trans Adriatic Pipeline. Il tutto sullo sfondo del recente viaggio del presidente Mattarella a Baku, e delle riserve espresse da Trump su Nord Stream 2, in relazione alla sicurezza energetica del Vecchio Continente rispetto alle forniture russe. Il Tap è un gasdotto di 878 chilometri, pensato per collegare la Trans Anatolian Pipepline all'Italia. Lo scopo è aprire il Southern Gas Corridor, cioè il corridoio che porta le riserve del Mar Caspio in Europa. Si tratta potenzialmente di oltre 20 miliardi di metri cubici all'anno, che offrirebbero un'alternativa a quelli forniti a nord dalla Russia. Il progetto è gestito da un consorzio di sei aziende, Socar, Bp, Fluxys, Enagas, Axpo, e l'italiana Snam. Il punto di arrivo nel nostro paese è previsto nella zona di Melendugno, in Puglia, dove però ci sono da tempo proteste per l'impatto ambientale.«La sicurezza energetica - spiega il dipartimento di Stato - è un obiettivo strategico essenziale per gli Usa e l'Europa. Tale garanzia è fondamentale per la sicurezza nazionale dei nostri alleati e partner europei, e quindi per la nostra capacità di affrontare le comuni sfide globali». In questo quadro «il fermo sostegno degli Usa per il Southern Gas Corridor da oltre 40 miliardi di dollari, disegnato per portare il primo flusso di gas del Caspio in Europa, passa attraverso molteplici amministrazioni e continua, nonostante non ci sia un investimento diretto americano in questo progetto. Per i consumatori europei, il Corridoio significa una maggior sicurezza energetica di lungo termine, e la competizione all'interno dei mercati, perché il gasdotto ridurrà la dipendenza dell'Europa da una singola fonte di gas». Queste sono le ragioni di fondo per cui Washington invita Roma a completare la sua parte essenziale: «Il Southern Gas Corridor sta progredendo bene. Ci sono stati ritardi per la Trans-Adriatic Pipeline, ultimo tratto del SGC, ma sappiamo che ora la Tap ha tutti i permessi richiesti. Sollecitiamo dunque gli italiani a continuare la realizzazione del gasdotto, in quanto rappresenta un passaggio chiave per portare il gas del Mar Caspio in Europa». Le stime dei danni, in caso di stop, oscillano tra 43 e 70 miliardi di dollari, che graverebbero su Roma. Durante il vertice Nato di metà luglio Trump aveva criticato il progetto Nord Stream 2, che dovrebbe collegare la Russia alla Germania, saltando i paesi baltici e l'Ucraina. Lo aveva fatto per le divergenze con la Merkel riguardo gli investimenti nella difesa, ma anche perché questo gasdotto aumenterebbe il potenziale potere di ricatto di Mosca su tutti. Il Southern Gas Corridor rappresenta invece una delle alternative, insieme al gas liquido americano che può arrivare attraverso il rigassificatore croato di Krk, e quindi Washington lo sostiene. Naturalmente ci sono le questioni ambientali da tener presenti, ma anche quelle economiche e geopolitiche sono di grande portata. La visita di Mattarella a Baku, rinviata per un certo periodo in attesa di chiarimenti nel nuovo governo, è stata interpretata dagli Usa come il rafforzamento del consenso a concludere l'opera. Questa settimana sono in programma contatti diretti, che potrebbero portare alla soluzione definitiva.

Paolo Mastrolilli

 

Il governatore Emiliano a Di Battista «M5S mantenga la parola - Progetto da rivedere»
E sul gasdotto Michele Emiliano, governatore della Puglia del Pd, chiede aiuto all'ex deputato del M5S Alessandro Di Battista che, un anno fa, aveva assicurato in un comizio che con i grillini al governo il Tap sarebbe stato bloccato in 15 giorni. «Ho bisogno dell'aiuto di Di Battista. Vorrei incontrarlo. Parlargli. Trovare una strategia comune. Abbiamo idee diverse, è vero, ma tra lasciare il mondo come sta e trovare un posto dove il gasdotto fa meno danni, secondo me è meglio unire gli sforzi per spostarlo più a nord» scrive Emiliano su Facebook.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 22 LUGLIO 2018

 

 

Cinque milioni in Porto vecchio per prepararsi a Esof 2020
Il Comune dà il via libera al primo progetto per la viabilità e l'infrastrutturazione - Definita la rotatoria su viale Miramare. La rete di servizi deve partire da zero
Una rotonda per il Porto vecchio. E poi acqua, gas, fognature, energia elettrica e banda larga. L'amministrazione comunale, in vista di Esof 2020, ha approvato un primo lotto di lavori per il restyling della viabilità e infrastrutturazione dell'area del polo museale del Porto vecchio. La cifra impegnata è pari a quasi 5 milioni di euro (4 milioni e 991 mila euro per la precisione) che rientrano nel pacchetto da 50 milioni messo a disposizione per la riqualificazione del Porto vecchio dal Cipe per conto del Ministero dei beni e delle attività culturali. Il soldi arriveranno attraverso la Regione: 991 mila euro quest'anno e 4 milioni nel 2019. Il cronoprogramma delle opere prevede un anno esatto di cantiere (praticamente l'anno prossimo). I mesi che restano del 2018 serviranno per la progettazione esecutiva e le gare di appalto. «Il progetto dell'infrastrutturazione del Porto vecchio - si legge nella relazione - è stato suddiviso in due lotti funzionali in modo da garantire l'esercizio dei servizi primari nell'area interessata dalla manifestazione Esof 2020 in programma nella primavera del 2020». Il primo lotto prevede la realizzazione dei servizi a rete primari nell'area compresa tra il Magazzino 26 e i Magazzini 27 e 28 per i quali è in programma la trasformazione in un centro congressi. L'intervento relativo alle opere di viabilità prevede la sistemazione del collegamento tra viale Miramare e il polo museale (Centrale idrodinamica, Sottostazione elettrica e Magazzino 26) attraverso la realizzazione di una rotatoria all'altezza dell'attuale varco di regolazione dei flussi tra viale Miramare e la viabilità interna al Porto vecchio. La rotatoria avrà un'isola centrale con una parte allestita a verde, oltre ad alcune isole spartitraffico perimetrali. Il progetto prevede un allargamento dell'attuale varco di accesso al Porto vecchio mediante la rimozione di alcune campate della storica recinzione tutelata dalla Soprintendenza (che saranno smontate e conservate nei depositi comunali). La costruzione della nuova sede stradale prevede la rimozione dei masegni presenti sotto l'attuale pavimentazione al fine di consentire un loro recupero e riutilizzo all'interno delle aree del Porto vecchio. Il costo dell'opera viaria è stato quantificato in un milione e 914 mila euro. Nel caso dell'infrastrutturazione si parte da zero. È praticamente tutto da rifare. «Lo stato di fatto delle infrastrutture a rete dell'area ex portuale è caratterizzato da condotte vetuste che necessitano un totale rifacimento: dai servizi idrico-elettrici al sistema fognario (che risulta "per lo più sconosciuto") per finire alle condotte del gas da inventarsi di sana pianta (anche se, si fa presente nel progetto, "non risulta pervenuta ancora alcuna richiesta di fornitura"). Tutti i servizi saranno posti sotto il nuovo tratto di viabilità con l'eccezione della rete elettrica che, per soddisfare le richieste degli organizzatori di Esof 2020, dovrà collegare la cabina esistente in area ex portuale all'impianto cittadino in modo da garantire un'adeguata sicurezza di fornitura durante il periodo della manifestazione». I soli fabbisogni espressi dagli organizzatori di Esof 2020 e dai progettisti del Palacongressi hanno superato la potenza disponibile delle rete esistente. Ovviamente, visti proprio Esof 202 e il Palacongressi, ci sarà bisogno di porre in opera dei cavi condotti finalizzati al posizionamento della fibra ottica per la connessione a banda larga. Il costo di questa infrastrutturazione parziale del Porto vecchio è di 3 milioni e 77 mila euro.-

Fabio Dorigo

 

Gli storici binari della ferrovia in spazi pedonali - piano rivisitato
Non saranno toccati per ora gli storici binari del Porto vecchio che "verranno mantenuti all'interno degli spazi pedonali e delle aree attrezzate a verde". «In ogni caso quei pochi binari e gli altri dispositivi ferroviari - si fa sapere - che saranno rimossi per far posto alla nuova carreggiata stradale saranno conservati per una loro eventuale ricollocazione nel comprensorio del Porto vecchio». Nel progetto iniziale, invece, era prevista una bretella stradale che doveva passare dietro la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica e quindi sopra i binari utilizzati per un breve periodo dal Tramway. Nel nuovo progetto si parla, invece, di "nuovo spazio pedonale" e di "mantenimento dei binari storici".

 

 

Tradizioni. A Canfanaro per la festa contadina.

Gita a Canfanaro sabato 28 luglio per partecipare alla Festa di San Giacomo. Partenza ore 16, ritorno alle 24. Prenotazioni al 3287908116.

 

 

 

 

 

 

Dalla sede Icgeb all'archivio Its - I troppi inquilini del Magazzino 26
Un lungo elenco di potenziali "ingressi" è cresciuto nei mesi - Ma ora in pole musei del mare, dell'Antartide e Immaginario
E se alla fine della fiera ne rimanessero in vita solo tre? Al momento il Museo del mare, il Museo dell'Antartide, l'Immaginario Scientifico sembrano i candidati più accreditati per insediarsi all'interno delle ampie volute del Magazzino 26, ambitissimo traguardo di numerose istituzioni culturali e non. Se così fosse, la straordinaria matrioska, che a un certo punto era giunta a stivare nella sua massima capacità contenitiva non meno di dieci iniziative, dimagrirebbe di un buon terzo. Cosa è successo di così importante da aver sforbiciato tanti pretendenti in un batter di giorni? Pare, in via ufficiosa, che il Comune abbia trasmesso alla Regione Fvg, tramite istituzionale dei 50 milioni governativi destinati a un primo intervento riqualificativo del Porto vecchio, un programma aggiornato di spesa, per cui 33 milioni di euro verrebbero investiti nella musealità ospitata nel "26", 14 milioni nel riassetto viario-urbanistico dei 65 ettari, infine 3 milioni finanzierebbero il restauro del pontone Ursus. La "kultur" sarebbe così concentrata nel "26", consentendo al Comune di destinare i magazzini 24-25 a scopi differenti rispetto all'originaria ispirazione museale. Ricordiamo che meno di due mesi fa la giunta regionale, dappoco nominata dal neo-governatore Fedriga, aveva deliberato sul punto: il sindaco Dipiazza avrebbe però chiesto al presidente leghista di riformare la recente decisione, assumendo gli orientamenti sopra-esposti. È bene rammentare che gli indirizzi così novellati dovranno ottenere il nulla-osta del ministero competente, quello dei Beni culturali. Per questo sul fascicolo vige grande prudenza. Occorre inoltre chiarire che il nascituro Museo del mare non sarà il semplice trasloco delle umili bacheche oggi esposte in Campo Marzio. Sarà un istituto "multidisciplinare", in qualche modo proiezione dei contenuti della manifestazione scientifica Esof 2020, che avrà uno dei siti di svolgimento proprio appresso il Polo culturale del Porto vecchio. Insomma, si potrà dire che la scienza ammara. Alle tre realtà assodate (Mare, Antartide, Immaginario) si sommerebbero inoltre spazi per sale ed esposizioni. Se le cose stanno effettivamente in questi termini, ancora allo stadio ufficioso, a un primo colpo d'occhio sarebbero esclusi dai 30 mila metri quadrati del Magazzino 26 alcuni nomi importanti. Mezze promesse, mezzi impegni, mezzi sogni, pour parler: qualche lingua lunga in Comune malignava che ormai al "26" sarebbe mancato solo l'Orto botanico. Tanto per cominciare, dall'elenco mancherebbe l'Icgeb (Centro internazionale per l'ingegneria genetica e le biotecnologie): non molto tempo fa Mauro Giacca, responsabile dell'istituto ma in procinto di trasferirsi a Londra, aveva ricordato che avrebbe avuto bisogno di tre livelli, per riallestire l'organismo scientifico. Poi l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi, "titolare" del Magazzino, aveva comunicato alla V commissione consiliare la volontà di traslocare al "26" il Museo di storia naturale, oggi ospitato - insieme al de Henriquez - nell'ex caserma di via Cumano, in quanto «troppo lontano dal centro». In quella stessa riunione di commissione era balenata l'ipotesi che il Museo della bora, attualmente in via Belpoggio 9, potesse a sua volta fare i bagagli diretto all'onnicapiente magazzino. In occasione della manifestazione di moda Its, a fine giugno, Dipiazza aveva detto che l'archivio avrebbe anch'esso trovato collocazione nell'inesauribile struttura emporiale. Il sindaco aveva inoltre fatto capire al presidente camerale Paoletti che, qualora palazzo Dreher fosse andato venduto, il Museo commerciale avrebbe potuto "riparare" negli antri del "26". Nel medesimo magazzino era previsto anche il riallestimento della mostra sul Lloyd Triestino, ospitata nel 2016 nella Centrale Idrodinamica: già deliberati 56 mila euro alla bisogna, con incarico alla ditta Tosetto di Jesolo. In passato anche un vago accenno alle masserizie degli esuli accatastate al Magazzino 18, dove purtroppo piove dentro. Sfiorite le illusioni, dove si accaseranno gli sfrattati di moda e scienza?

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 LUGLIO 2018

 

 

L'equazione del vicesindaco «Più stranieri, più rifiuti»
Polidori: «L'area con il più alto numero di immondizie abbandonate in strada è quella del rione di San Giacomo. Guarda caso dove vivono più immigrati»
Più stranieri, più immondizie abbandonate in strada. Parte da questa equazione, per lui perfetta «e confermata dai dati in nostro possesso», la riflessione del vice sindaco, Paolo Polidori, su un fenomeno che sta crescendo in maniera esponenziale in città. Quello dei rifiuti lasciati un po' ovunque. Se n'è parlato ieri, nel corso di una conferenza stampa dedicata alla gravità del problema, alla quale ha partecipato anche l'assessore comunale per l'ambiente, Luisa Polli. Dopo aver analizzato le cifre presentate, frutto del lavoro di AcegasApsAmga, che evidenziano 13.300 abbandoni in strada dall'inizio dell'anno, di cui 5.200 relativi a mobili di vario tipo e 2 mila che riguardano gli elettrodomestici, 200 multe comminate, un costo per la collettività pari a mezzo milione di euro, Polidori si è soffermato sulla distribuzione sul territorio. «Dai dati in nostro possesso - ha sottolineato - risulta chiaro che la Circoscrizione nella quale il numero di abbandoni è di gran lunga il più alto, sfiorando quota 3 mila, è quella del rione di San Giacomo e di Barriera Vecchia. Guarda caso - ha aggiunto - le aree nelle quali registriamo la maggior concentrazione di stranieri. Evidentemente - ha osservato il vice sindaco - siamo al cospetto di un problema di natura culturale e di conoscenza». Ma non è stata questa l'unica accusa formulata da Polidori nel corso dell'incontro con la stampa. Dopo aver annunciato che «le sanzioni per chi trasgredisce le norme sul deposito dei rifiuti ci sono e saranno ancor più frequenti» e che «sarà necessario implementare il numero delle telecamere sia fisse sia mobili per monitorare la situazione, potenziando al contempo il servizio delle guardie ambientali», il vice sindaco ha definito «scellerate le scelte in materia attuate nel Comune di Muggia che, di fatto, stanno costringendo i muggesani a portare i loro rifiuti a Trieste. Un input del tutto ingiustificato - ha proseguito Polidori - dato dal sindaco Laura Marzi. In via Flavia, la gente che arriva da Muggia abbandona fuori dai cassonetti le immondizie, perché i contenitori sono già pieni. Comunque - ha concluso - è facile individuarli, perché molti usano i sacchetti in distribuzione a Muggia». «Questo fenomeno - ha sottolineato Polli - comporta uno sbilanciamento nel rapporto fra raccolta differenziata e indifferenziata a Trieste, con la conseguenza che a pagare di più per l'asporto delle immondizie sono i triestini». Polli ha anche posto l'accento sull'aumento «dell'abbandono del materiale residuo dal lavoro nell'edilizia, con ogni probabilità eseguito in nero. Se la differenziata di Muggia arriva a Trieste, ne risultano sballate anche la statistiche. Abbiamo perciò deciso di avviare una campagna - ha continuato - che prevede di collocare nei portoni gli avvisi sui giusti comportamenti da tenere, arricchiti con disegni in modo da favorire gli stranieri». I tecnici dell'AcegasApsAmga hanno infine fatto rilevare che «i materiali abbandonati sono spesso pericolosi per la salute e, se opportunamente riciclati, assumono un valore economico. Richiamiamo i cittadini - hanno aggiunto - a un maggiore rispetto delle regole in materia».

Ugo Salvini

 

Televisori e radio nel sito controllato dalle telecamere - la novità
Un centro di raccolta per piccoli elettrodomestici, senza personale e controllato da telecamere, nel quale poter conferire gratuitamente, e in qualsiasi ora del giorno e della notte, televisori, forni a microonde, radio, impianti hi fi, dei quali ci si vuole liberare. Questa l'iniziativa che sarà avviata a breve dall'assessore per l'Ambiente, Luisa Polli. «Abbiamo individuato, per la fase sperimentale una piccola parte del parcheggio di fronte all'ingresso del parco di Villa Revoltella. Destineremo un'area, alla quale si accederà con la carta dei servizi a questa speciale raccolta che, in prospettiva, potrebbe anche essere simbolicamente remunerata».

 

LA SPERIMENTAZIONE - Testato il progetto con container per rimuovere rifiuti ingombranti
C'è un progetto specifico, sperimentato quest'anno dall'Ater e da AcegasApsAmga, per contrastare l'abbandono massivo di rifiuti ingombranti. Il progetto è stato testato con successo nei complessi Ater di Melara, Valmaura e via Grego a Borgo San Sergio. «In specifiche giornate - illustra il direttore dell'Ater, Antonio Ius - viene sistemato all'esterno del complesso residenziale, con un addetto accanto, un container utile a raccogliere proprio i rifiuti ingombranti». Un servizio di raccolta programmata che va ad affiancare, in quei contesti e in determinate date, il ritiro concordato telefonicamente con AcegasApsAmga. In proposito Ius, in accordo con la multiutility e il Comune, vorrebbe che il servizio con container diventasse sistematico, con apposito calendario, senza costi aggiuntivi per gli utenti.

 

 

La nuova vita dell'infopoint con le bici elettriche - l'inaugurazione
«Da qui riparte ufficialmente il rilancio di Muggia dal punto di vista turistico». Con queste parole il sindaco Laura Marzi ha inaugurato ieri sera il nuovo infopoint di piazzale Caliterna gestito da Viaggiare Slow - Viaggiare Free in sinergia con Gal Carso, PromoTurismo Fvg e Comune. L'infopoint, operativo ogni giorno sino al 22 ottobre (orari 10-14 e 17-19), fungerà anche da bikepoint, per il noleggio di 20 bici elettriche.

 

 

La mobilità elettrica sbarca nei porti italiani: accordo Enel-Assoporti - D'Agostino firma il protocollo
ROMA - Favorire lo sviluppo della mobilità elettrica attraverso la realizzazione di una infrastruttura di ricarica capillare e moderna che si adatti alle esigenze dei clienti. Con questo obiettivo è stato firmato il Protocollo d'intesa tra Enel X, la divisione del gruppo elettrico dedicata a prodotti innovativi e soluzioni digitali, l'Associazione Porti Italiani (Assoporti) e l'Autorità di Sistema Portuale Mar Adriatico Orientale (Trieste). L'accordo prevede l'istallazione di circa 300 punti di ricarica presso i porti di rilievo nazionale. Le colonnine saranno ad uso pubblico e offriranno un servizio di ricarica permettendo l'utilizzo ai clienti di qualsiasi operatore. Enel X procederà alla richiesta di concessioni in aree idonee che saranno individuate insieme alle Authority. Successivamente si occuperà dell'installazione, l'attivazione e la manutenzione delle colonnine per i veicoli elettrici. Si tratta di un altro importante passo per la realizzazione del Piano per l'installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici di Enel che prevede la posa di circa 7mila colonnine entro il 2020 per arrivare a 14mila nel 2022, con un investimento tra i 100 e i 300 milioni di euro. Nel 2018 verranno installate oltre 2500 infrastrutture di ricarica distribuite su tutto il territorio nazionale. «Con questo accordo sarà possibile ricaricare il proprio veicolo prima di imbarcarlo per una destinazione turistica o al ritorno per tornare verso casa» ha chiarito Alessio Torelli, responsabile Enel X Italia. Siamo quindi soddisfatti di questa partnership che ci permette di portare la nostra tecnologia anche sulle banchine dei principali porti d'Italia», ha aggiunto. «L'Associazione sta puntando molto sulla sostenibilità in ambito portuale, promuovendo studi e approfondimenti. Questo Protocollo d'Intesa entra nel vivo con azioni mirate nei porti al fine di incentivare l'uso di auto elettriche al loro interno. Bene questo protocollo, perchè farà partire un processo di rinnovamento ambientale», ha detto il presidente Assoporti Zeno D'Agostino.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 19 LUGLIO 2018

 

 

Plastica nei fiumi, dighe galleggianti per catturarla

Inaugurato a Ferrara il progetto “Il Po d’Amare“, che cerca di porre un rimedio all’inquinamento marino dovuto alle tonnellate di plastica che finiscono ogni giorno solo nel Mediterraneo. Il progetto pilota impiegherà tecniche innovative per il contenimento e la raccolta della plastica nei fiumi, cosicché non possa arrivare a mare: barriere e imbarcazioni a pescaggio ridotto, che galleggeranno sulle acque.
L’80% dei rifiuti di plastica arriva in mare proprio dai fiumi, oltre che dagli scarichi urbani, e il fiume Po, il fiume italiano più lungo in assoluto – con i suoi 652 km che toccano ben 4 Regioni d’Italia – rappresenta il canale principale del materiale plastico che finisce nell’Adriatico. Così, per cercare di combattere questo fenomeno dannoso per l’ambiente intero, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Corepla e Castalia hanno dato il via a questa iniziativa. Lo scopo è quello di intercettare la plastica che naviga nelle acque, raccoglierla e destinarla al trattamento e al riciclo. Per riuscire nell’impresa, si utilizzerà il “Seasweeper” di Castalia, ovvero un sistema di barriere e imbarcazioni a pescaggio ridotto: dighe galleggianti, che non interferiscono né con la flora né con la fauna dato che la raccolta viene effettuata solo nella parte superficiale delle acque.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 LUGLIO 2018

 

 

Servola - Salta un quadro elettrico Rumori in zona Ferriera - Oggi il dibattito dell'Usb
L'accensione delle fiaccole e i sibili percepiti nel quartiere di Servola nella notte tra martedì 17 e ieri mercoledì 18 sono stati causati da un disservizio ad un quadro elettrico di alta tensione. Lo ha accertato l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa), allertata dalla Polizia locale. I tecnici di Arpa - riporta una nota della Regione - hanno verificato che il disservizio al quadro elettrico di alta tensione aveva portato alla fermata dell'estrattore del gas di cokeria, con la conseguente entrata in funzione delle fiaccole di sfiato del gas per il tempo tecnico necessario al ripristino della tensione e alla ripartenza degli estrattori. Il sibilo prolungato è stato invece causato dalla perdita di vapore da un giunto di dilatazione di una tubazione, che a causa della sovrappressione conseguente all'interruzione dell'alimentazione elettrica ne ha causato la rottura. Le verifiche di Arpa - prosegue la nota - sono proseguite con un ulteriore sopralluogo ieri mattina, accertando l'assenza di rumore, l'interruzione della linea vapore interessata ed il regolare funzionamento della linea di vapore alternativa. Erano altresì in corso di esecuzione tutte le prove previste per la risoluzione del problema elettrico occorso. Cause ed azioni poste in essere dall'Azienda siderurgica al fine di mitigare tale tipologia di eventi accidentali saranno opportunamente valutate da Arpa durante la visita ispettiva Aia in corso. Infine sempre sul tema, dal titolo "Un'alternativa sindacale in azienda è possibile" oggi pomeriggio alle 17 presso il circolo Ferriera, Usb illustrerà la propria posizione con Sergio Bellavita, coordinatore nazionale per la siderurgia, e con Francesco Rizzo, responsabile Usb all'Ilva di Taranto.

 

 

SAN DORLIGO / DOLINA - Tutela ambientale e sicurezza, ecco i progetti
Inquinamento acustico, pubblica illuminazione, autovelox, telecamere e area giochi nei piani di Crevatin e Potocco
San Dorligo - Scatta l'operazione tutela ambientale e sicurezza a San Dorligo della Valle. L'assessore per Ambiente, territorio e Viabilità, Franco Crevatin, e il presidente della Commissione Ambiente, Roberto Potocco, hanno reso noti i progetti dell'esecutivo per intervenire sui due fronti, sui quali c'è molta attesa da parte della popolazione. RUMORI MOLESTI «Da tempo riceviamo sollecitazioni a intervenire con l'Anas - hanno spiegato - perché gli abitanti delle zone di San Giuseppe della Chiusa e Sant'Antonio in Bosco sono sottoposti a un costante inquinamento acustico, determinato dal traffico pesante sulla sopraelevata che, in linea d'aria, dista poche decine di metri dalle loro case. Sembra che la causa sia un precario stato dei giunti perciò abbiamo ufficialmente chiesto all'Anas di intervenire, e la società ha promesso una loro rapida sostituzione in base a un appalto già definito». Più difficile sembra il percorso per il posizionamento di pannelli fonoassorbenti. «È un problema di costi che sarà pressoché impossibile superare». PUBBLICA ILLUMINAZIONE La nascita del Polo logistico di Bagnoli della Rosandra, un lotto di terreno di circa 26 ettari, con 70 mila metri quadrati di magazzini e 250 mila di piazzali, all'interno della zona Wartsila, origina problematiche di sicurezza. «Stiamo progettando un piano di potenziamento della pubblica illuminazione in quell'area - hanno annunciato Crevatin e Potocco- in quanto è presumibile che aumenteranno progressivamente il traffico pesante e la presenza di operai, autisti, addetti. Indispensabile perciò migliorare la visibilità notturna. Fra l'altro la strada di accesso al Polo sarà data in gestione al Comune, perciò a maggior ragione dovremo intervenire». TOLLERANZA ZERO «Stiamo lavorando a un progetto che prevede a breve l'installazione sul territorio comunale di una serie di Autovelox - hanno detto Crevatin e Potocco - perché sulle nostre strade si corre troppo e questa pessima abitudine si sta diffondendo. In prospettiva prevediamo anche l'adozione di telecamere e il posizionamento di dissuasori mobili nei punti nevralgici della circolazione. In ogni caso, ci sarà tolleranza zero nei confronti dei trasgressori, anche attraverso un impiego articolato e puntuale dei vigili urbani». AREA PARCO GIOCHI Sarà migliorata l'area adiacente al Parco giochi realizzato dal Comune due anni fa nella parte alta di Aquilinia. «Si tratta di un piazzale in terra battuta di circa 200 metri quadrati - ha spiegato Crevatin - che è stato interdetto al traffico, con il posizionamento di transenne fisse, perché col tempo secco si alzava la polvere e con la pioggia diventava un mare di fango. Prevediamo di dotarlo di panchine e alberi, facendo crescere l'erba su tutta la superficie - ha promesso - a beneficio della collettività».

Ugo Salvini

 

Le reazioni - Crevatin «Chi critica le scelte lo fa in modo strumentale»
Chi critica queste scelte - spiega Crevatin, replicando ai firmatari, un centinaio in tutto, di una petizione che chiedeva la riapertura alle automobili del transito - lo fa in maniera strumentale. Prova ne sia che la raccolta firme si è realizzata due anni dopo l'inaugurazione del Parco giochi e, guarda caso, in vista delle elezioni della prossima primavera».

 

 

Muggia "lancia" stasera il nuovo infopoint con le bici elettriche - in piazzale Caliterna
 MUGGIA - Bikepoint per il nolo di bici elettriche, punto vendita di prodotti locali, punto d'arrivo dell'Alpe Adria Trail, punto di partenza della Parenzana. Il nuovo infopoint di Muggia di piazzale Caliterna si presenta come il nuovo crocevia del turismo rivierasco. Seppur operativa da due settimane, la struttura verrà inaugurata ufficialmente oggi alle 19 con una cerimonia pubblica. Il progetto, sviluppato grazie alla collaborazione tra l'associazione Viaggiare Slow / Viaggiare Free, PromoTurismo Fvg e il Gal Carso, quest'ultimo su espresso mandato del Comune, avrà un costo di 16.995 euro annui (questa la cifra esatta della liquidità conferita dal Comune al Gal) con un contratto per ora triennale. «Per noi l'infopoint-bikepoint è la concretizzazione della nostra teoria per il territorio. Non basta il lavoro egregio degli enti pubblici per la promozione territoriale, abbiamo bisogno di veder crescere le iniziative imprenditoriali e di sostenerle. Avere un punto noleggio di bici elettriche significa lavorare per intercettare turisti e quindi aumentare il fatturato e l'indotto per la nostra economia locale», spiega David Pizziga, presidente del Gal. L'infopoint, dunque, non effettuerà solo il servizio di informazione pubblica, ma anche quello di fornitura bici elettriche a noleggio nonché di vendita di tour in bici o a piedi. L'infopoint, che ha a disposizione un parco di una ventina di bici elettriche, sarà aperto ogni giorno dalle 10 alle 14 e dalle 17 alle 19 sino al 22 ottobre. Fiducioso l'assessore Stefano Decolle: «Dopo la riapertura dell'infopoint, dovremo lavorare per una sinergia unica dal molo Balota al Lazzaretto».

Riccardo Tosques

 

 

Ci aspettano vent'anni di caldo - Ecco perché l'estate è anomala

Nature pubblica studio sulla circolazione Atlantica. Da noi stagione con piogge ogni 3-4 giorni
Parla il colonnello Mocio dell'Aeronautica: «Fino a domani stabile, poi nuova perturbazione»
Roma - Un'estate fa... si moriva di caldo, i contadini erano in pena per i raccolti e i viticoltori preoccupati per la vendemmia. Oggi questo quadro sembra lontano anni luce: l'estate 2018 la ricorderemo per il tempo variabile. Pioggia, sole, poi di nuovo il temporale. E persino grandinate e trombe d'aria a luglio. Con disagi forti in Trentino e Val di Susa, per citare due tra i territori più provati. I motivi ce li illustra il colonnello Daniele Mocio, meteorologo dell'Aeronautica militare (AM), volto noto della Rai. 1 Tutta colpa dell'Anticiclone - La configurazione che garantisce l'estate sul Mediterraneo, e quindi sull'Italia, è l'Anticiclone delle Azzorre, un'area di alta pressione semi-permanente di origine oceanica. «Quest'anno l'Anticiclone, che di solito d'estate ci ripara dalle correnti fredde del Nord Europa, non è arrivato sul nostro Paese, si trova ancora sull'Atlantico - spiega Mocio - La sua assenza determina instabilità e fenomeni a cui assistiamo raramente: piogge con conseguenti allagamenti, grandinate, temperature più basse, colpi di vento e trombe d'aria che hanno interessato il nostro Paese da Nord a Sud». L'Anticiclone ora si trova verso Canada e Usa. «Solo una minima parte sfiora l'Africa, e così si spiegano le giornate più calde che ci sono state finora», aggiunge l'esperto. 2 Previsioni - Questa incertezza andrà avanti almeno per un altro mese. Poi da Ferragosto la situazione potrebbe migliorare. «Fino al 15 agosto non ci sarà stabilità - chiarisce Mocio - Dopo si andrà verso la normalità, quindi meno piogge ma anche temperature più basse, come accade sempre nella seconda metà dell'estate». Del resto finora afa non c'è stata: nelle città più calde, Firenze, Bologna e Roma, la colonnina di Mercurio non ha mai superato i 35 gradi. Per quanto riguarda le previsioni a breve tempo, attenzione perché sta arrivando una nuova perturbazione. «Fino a domani il tempo sarà abbastanza soleggiato - dice Mocio - Sabato pomeriggio, invece, peggioramenti al Nord, alto Adriatico compreso, domenica mattina al Centro e tra domenica sera e lunedì al Sud». 3 La mappa delle vacanze - Ma allora dove conviene andare in vacanza? La premessa è che la variabilità ha cadenze di 3-4 giorni, quindi tranquilli: difficilmente chi andrà in ferie una settimana o più in Italia incapperà nel maltempo per tutto il periodo. Detto questo, come spiega l'esperto dell'AM, chi va al mare cadrà in piedi perché sulla costa le temperature sono più miti. Più soggetto al brutto tempo il versante Adriatico perché meno protetto dalle montagne; clima più favorevole sul Tirreno dove le correnti fredde del Nord trovano la barriera delle Alpi. Meno fortunati coloro che scelgono città o montagna, dove il tempo è più piovoso. Le mete ideali? Scandinavia e centro Europa; Nord Africa e Grecia per chi ama il mare. 4 Statistiche - Non è la prima volta che d'estate si verifica un'anomalia climatica e non c'è un motivo, spiega Mocio: «La variabilità è legata alla stagionalità del flusso: lo scorso anno abbiamo avuto l'Anticiclone per molto tempo, quest'anno fatica ad arrivare, in meteorologia esistono le eccezioni». Il colonnello sottolinea che fenomeni del genere si verificano ogni 5-6 anni. In Italia un'estate simile c'è stata nel 2011. 5 Venti anni di caldo? - La circolazione Atlantica meridionale, che trasporta l'acqua calda verso Nord e quella fredda verso Sud, sta rallentando, e questo può provocare un deciso riscaldamento del clima nei prossimi 20 anni. Lo dice una ricerca pubblicata su Nature da un gruppo dell'università di Washington coordinato da Ka-Kit Tung. È proprio così? «Ci sono studiosi che approfondiscono questi temi - risponde Mocio - All'AM facciamo previsioni a breve raggio. C'è da dire comunque che queste ricerche di solito riguardano delle specifiche aree e non tutto il pianeta».

Lara Loreti

 

 

BIBLIOTECA GAMBINI - "Mari e monti", il bello della biodiversita'

Dalle 17 alle 18.30, alla biblioteca Quarantotti Gambini di via delle Lodole 7/A, appuntamento del ciclo "Giovedi bibliotechiamoci!", programma di letture e laboratori per bambini (dai 4 anni), ragazzi e adulti. "Mari e monti", questo il titolo dell'incontro dedicato alla biodiversità degli ecosistemi. Il laboratorio aiuterà grandi e piccoli, attraverso letture e giochi, a comprendere il valore della conservazione della biodiversità. Ingresso libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 18 LUGLIO 2018

 

 

Ratificato a Roma l'addio al progetto del rigassificatore nella baia di Zaule
Nota ministeriale agli enti coinvolti: partita chiusa dopo che il 22 maggio scorso Gas Natural aveva comunicato la rinuncia
«Questa amministrazione dichiara l'archiviazione del procedimento di autorizzazione alla costruzione del terminale di rigassificazione ubicato nel porto di Trieste-località Zaule». La parola fine alla vicenda rigassificatore è stata posta in maniera tombale da Gilberto Dialuce, direttore generale per la sicurezza e le infrastrutture energetiche del Ministero dello sviluppo economico. Con una lettera inviata - tra gli altri - a Regione Fvg e Comune di Trieste, Dialuce ha sancito nero su bianco la chiusura di una partita lunghissima, iniziata 14 anni or sono. L'epilogo era sostanzialmente arrivato dopo la decisione di Gas Natural Rigassificazione Italia di rinunciare formalmente al progetto, una rinuncia comunicata lo scorso 22 maggio al Ministero dello sviluppo economico attraverso un documento firmato dal presidente del consiglio d'amministrazione della Gas Natural Javier Hernández Sinde. Ora l'atto finale, con cui il Ministero ha ratificato l'archiviazione di un progetto che per quasi tre lustri ha tenuto col fiato sospeso cittadini triestini e muggesani, cancellando così lo spauracchio della presenza di enormi gasiere nel golfo di Trieste, uno scenario fortemente contestato soprattutto dalle diverse associazioni ambientaliste. Sino al 2016 il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio aveva espresso alla Regione il proprio giudizio favorevole di compatibilità ambientale sul progetto. Un importante cambio di rotta a inizio 2017, quando l'allora ministro Carlo Calenda definì invece «non strategico» il progetto. Parole che comunque non fecero desistere Andrea Wehrenfennig (Legambiente), Carlo Franzosini (Wwf), Giorgio Cecco (FareAmbiente), Alda Sancin (NoSmog) e Giorgio Jercog (Amici del Golfo) dal continuare, sino all'ultimo, la battaglia per il no al rigassificatore, una battaglia che ha visto tra i maggiori protagonisti istituzionali il Comune di Muggia, da subito contrario al progetto (il «no» era arrivato poi anche dal Municipio di Trieste, dalla Regione e dall'Autorità portuale), con tanto di ricorsi al Tar e sit-in, come ricorda l'assessore all'Ambiente muggesano Laura Litteri: «Muggia ha segnalato da subito che, accanto ai rischi ambientali e di sicurezza, il rigassificatore avrebbe creato ostacoli insormontabili allo sviluppo delle attività portuali. Auspichiamo che in futuro non vengano più proposti progetti del genere, ma si investa nelle energie rinnovabili». -

Riccardo Tosques

 

 

"Congelata" la copertura dei parchi della Ferriera Tensione Arvedi-Regione
Il progetto di Siderurgica giudicato incompleto dalla Conferenza dei servizi - Rinvio a ottobre. Scoccimarro contesta una lettera del legale della proprietà
Si conclude con un rinvio all'autunno, in un clima di diffidenza reciproca tra Regione e Siderurgica Triestina, la Conferenza dei servizi convocata a Roma per discutere il progetto di copertura dei parchi minerali della Ferriera di Servola. Da una parte, l'azienda subordina l'impegno alla costruzione dei giganteschi e costosi capannoni alla chiarezza sul destino dell'area, presentando intanto un progetto giudicato incompleto da Regione, Azienda sanitaria e Inail, tanto da richiedere un aggiornamento della Conferenza a ottobre. Dall'altra, la Regione partecipa ai lavori irrigidita da una lettera che il legale della proprietà ha recapitato nei giorni precedenti, dichiarando di ritenere «l'Accordo di programma positivamente portato a termine». Missiva interpretata dalla giunta come uno sgradito tentativo di influenzare l'incontro. La giornata si apre con la pubblicazione della comunicazione spedita dallo studio legale Borgna di Trieste, sulla pagina Facebook dell'assessore all'Ambiente, Fabio Scoccimarro. La lettera segnala che «gli impegni assunti dall'imprenditore sono stati onorati, in ottemperanza a quanto previsto dall'Accordo di programma, e sono in corso collaudi in attesa del decreto di avvenuta bonifica». Borgna sottolinea infine che «non risulta che interventi di tale portata siano mai stati realizzati nel Paese». Parole che Scoccimarro non digerisce: «Curiosa la lettera fatta pervenire alla vigilia della Conferenza dei servizi. La "curiosità", chiamiamola così, sta nel fatto che la lettera non provenga come tutte le precedenti dalla società, bensì a scriverla è uno studio legale». L'assessore contesta le affermazioni sull'Accordo di programma portato a termine: «Peccato dimentichino che nell'Accordo sono compresi sia la copertura dei parchi minerari che la bonifica dell'hot spot rivelatosi essere una sorgente di contaminazione primaria (presso la falda inquinata, ndr). Siamo disposti alla riapertura dell'Accordo venendo incontro alle esigenze dell'imprenditore, purché sia fissata la data di chiusura dell'area a caldo». La Conferenza si dedica intanto all'analisi del progetto di copertura dei parchi presentato da Arvedi con diversi mesi di ritardo, ma respinto nella forma attuale a causa della necessità di approfondimenti. Per l'Azienda sanitaria mancano indicazioni sui sistemi di ventilazione e illuminazione, per l'Inail servono maggiori riferimenti ai dispositivi di sicurezza per impedire la contaminazione dei lavoratori in una zona ricca di sostanze cancerogene e la Regione chiede prescrizioni sul trattamento delle acque reflue. Informazioni che Siderurgica Triestina si è impegnata a fornire a ottobre. La Conferenza decide nel frattempo che, data l'imponenza del progetto, la concessione della Valutazione di impatto ambientale spetterà al ministero dell'Ambiente e non più alla Regione. Sarà Roma ad analizzare il piano e mettere in luce costi e benefici delle coperture, che dovrebbero costare non più 28 ma oltre 35 milioni (secondo la nuova stima del ministero) e che gli esperti ritengono tuttavia poter risolvere solo in piccola parte la questione della dispersione di polveri. Se ne parlerà a ottobre e poi con maggiore frequenza, grazie alla creazione di un tavolo tecnico che la Conferenza ha attivato, su richiesta della Regione, per permettere agli attori di confrontarsi mensilmente sui molti temi aperti.

Diego D'Amelio

 

L'ALTRA PARTITA - Idrocarburi nella falda  - Sei mesi per la "mappa" e il piano di contrasto
Siderurgica Triestina accetta la scadenza di sei mesi fissata da Arpa Fvg per dare risposte sulle dimensioni dell'area costiera inquinata dal benzene e per realizzare un'ipotesi progettuale di rimozione o tombamento della porzione di falda intrisa da idrocarburi centinaia di volte sopra i limiti. La questione sollevata dall'Agenzia, nota dal 2016 ma mai misurata finora nella sua estensione, è stata inserita all'ordine del giorno della Conferenza dei servizi su richiesta del Comune di Trieste. Sul punto, il ministero dell'Ambiente recepisce la prescrizione, che fissa una tempistica di tre mesi per i supplementi d'indagine sulla zona inquinata e di altri tre per la proposta progettuale mirante a evitarne una propagazione che va avanti da decenni, con un rischio potenziale di danno ambientale, come evidenziato nella relazione di Arpa. Da qui la decisione di assegnare un termine perentorio al Gruppo Arvedi.In una nota, l'azienda precisa comunque di essersi messa a disposizione per buona volontà e non per obbligo, dal momento che «nessuna richiesta (prescrittiva, ndr) è giunta da Arpa con riferimento alla questione relativa alla presenza nel sottosuolo di un inquinamento da idrocarburi». Siderurgica Triestina evidenzia inoltre di aver trovato e segnalato nel 2017 «un deposito di benzolo che non deriva dall'attività degli attuali gestori e trova origine in un tempo ampiamente precedente a quello dell'insediamento di Siderurgica Triestina e di Acciaieria Arvedi, le quali, in ogni caso, hanno sempre provveduto a porre in essere quanto dovuto, in adempimento all'Accordo di programma».A Roma, i tecnici della Struttura commissariale sottolineano a propria volta l'urgenza dell'azione di arginamento della falda inquinata e precisano di aver già appaltato i lavori di indagine e progettazione del barrieramento a mare, senza attendere le mosse dell'azienda. La realizzazione della barriera fisica spetta d'altronde allo Stato, che dovrà caricarsi di una spesa di circa 40 milioni, attraverso il soggetto attuatore Invitalia.

 

 

Il M5s incalza Dipiazza sulla questione rumori - il dibattito politico
Una convocazione urgente del sindaco Roberto Dipiazza per parlare del piano di zonizzazione acustica del rione di Servola. La chiede il Movimento 5 stelle, accusando la giunta comunale di «fare melina». I pentastellati criticano in particolare l'assessore Luisa Polli, per aver rinviato di due mesi l'interrogazione a risposta immediata che il M5s aveva depositato sulla questione dei rumori dello stabilimento. «Questa tattica di rinvio verso l'oblio viene sistematicamente portata avanti anche su temi come la Ferriera, la cui area a caldo il sindaco aveva detto di voler avviare a chiusura entro cento giorni da inizio consiliatura. Peccato che siano passati ormai due anni, mentre i triestini si trovano a vivere con un'industria residuato del secolo scorso», commenta la consigliera M5S Cristina Bertoni.

 

 

San Giacomo - Dal deserto alla barriera corallina - "Mari e monti" domani in biblioteca
Nonostante sia l'unico habitat che lo ospita, l'essere umano pare ben determinato ad autosabotare il pianeta con una sistematica e masochistica politica di distruzione dell'ecosistema e della biodiversità. Frammentazione dell'habitat, distruzione del territorio, colture intensive, deforestazione, sono solo alcune delle cause dello stillicidio di specie animali e vegetali. Ogni anno per fare spazio, ad esempio, alle coltivazioni intensive di soia, canna da zucchero o palma da olio, si distruggono milioni di ettari di foresta tropicale. Ma alla lista vanno aggiunti anche i cambiamenti climatici, l'inquinamento, la caccia e la pesca selvaggi.Le parole magiche per cercare di invertire la pericolosa china sono sviluppo sostenibile e consapevolezza. In altre parole, trovare la strada giusta per far fronte alle esigenze dell'essere umano senza compromettere il delicato equilibrio di madre terra e, dunque, preservare al meglio il pianeta per le future generazioni. L'attuale tema sarà al centro domani alle 17, alla biblioteca Quarantotti Gambini, del nuovo appuntamento di "Bibliotechiamoci" - gli incontri mensili promossi dalla biblioteca in collaborazione con Coop Alleanza 3.0 - per un rendez-vous tra letture e laboratori per bambini (dai 4 anni), ragazzi e adulti in compagnia delle animatrici della Coop Alleanza. Durante l'incontro "Mari e monti" (con ingresso libero e senza prenotazione) stimolato dalla lettura di un brano ad hoc, si parlerà di foreste, barriere coralline, deserti, torbiere e territori sotterranei, tutti habitat messi in sofferenza dalla scarsa attenzione alla loro salvaguardia da parte dell'uomo. Il calendario di "Bibliotechiamoci" è pubblicato sul sito www.bibliotecaquarantottigambini.it.

Patrizia Piccione

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 17 LUGLIO 2018

 

 

Campo Marzio futuro "hub" per il turismo via rotaia
Il patto con Rfi e Fondazione Fs riconosce la gestione al team storico di volontari - Sulla stazione-museo faranno rotta treni di visitatori da Fvg, Slovenia e Austria
La stazione di Campo Marzio sta finalmente per rinascere. A sancirlo è la collaborazione rafforzata ieri tra Regione e Fondazione Ferrovie dello Stato, con lo scopo di ristrutturare l'intero scalo e trasformarlo in un polo di respiro internazionale. In tale ottica sempre ieri è stata firmata una convenzione tra Rete ferroviaria italiana, Fondazione Fs e i volontari che negli anni hanno gestito lo spazio espositivo: questi ultimi si sono così visti riconoscere ufficialmente il loro lavoro. Per la rinascita di Campo Marzio i primi contatti tra Fondazione Fs, Regione Fvg e Comune risalgono al 2016, dopo che per una decina d'anni le sorti dell'ex capolinea Sud della linea Transalpina austroungarica erano rimaste incerte. Inaugurato nel 1906, il terminale di origine asburgica aveva chiuso i battenti nel 1958. Nel 1984 fu adibito a museo, gestito su base volontaria da una sezione del Dopolavoro ferroviario. Nel 2012 fu sollevato dalle cronache nazionali il caso del rischiato sfratto dei volontari, da parte di Trenitalia. Oggi è finalmente noto il progetto di riqualificazione dell'area: diventerà, negli intenti della Fondazione Fs, un vero e proprio «hub ferroviario», che metterà in comunicazione Trieste con l'intera regione da un lato e l'Europa centro-orientale dall'altro, in testa Slovenia e Austria, tramite una rete di treni turistici. L'opera di ristrutturazione comprenderà il ripristino della copertura vetrata dei binari, nonché l'apertura di un ristorante, di un albergo e di altri esercizi a servizio del turismo. Il completamento dei lavori della prima ala della stazione - quella che si affaccia su via Giulio Cesare - è previsto entro il 2019. Contestualmente sarà riattivato lo storico treno Rondò di Trieste, un «unicum in Europa, che toccherà le due stazioni della città con un giro tra Carso e Miramare», ha detto il direttore della Fondazione Luigi Francesco Cantamessa in occasione della firma della convenzione con i volontari. Quando terminerà il restauro del Museo ferroviario di Campo Marzio, avviato esattamente un anno fa, a gestirlo saranno pertanto i volontari che «in tempi non sospetti - ha detto Cantamessa - hanno saputo tenere in vita questo tesoro grazie al loro lavoro». Proprio in funzione della futura gestione del museo ieri, nel Palazzo della Regione è stata così siglata la convenzione tra Rete ferroviaria italiana, Fondazione Fs e l'associazione che sarà ribattezzata "dei volontari della stazione-museo". Le firme sono state apposte alla presenza del governatore Massimiliano Fedriga, che ha fatto da garante. L'investimento complessivo su Campo Marzio ammonta a «18 milioni di euro - ha dichiarato Fedriga - di cui cinque sono già stanziati dalla Regione, cinque sono a carico dei privati. Altri otto dovranno essere finanziati dalle istituzioni europee, dal governo e dalle stesse Fs per quella che sarà la prima stazione-museo d'Italia». Fedriga ha evidenziato la portata internazionale del progetto, in virtù della quale si cercherà «un coinvolgimento a livello nazionale ed europeo». Trieste peraltro non è l'unico destinatario degli investimenti in Friuli Venezia Giulia: di recente, per iniziativa della stessa Fondazione Fs, è stata riattivata la storica linea "Pedemontana del Friuli" tra Sacile e Gemona.

Lilli Goriup

 

Cantamessa «Chi ama esplorare lontano dalla massa è il nostro target»
«Il target cui ci rivolgiamo è quello del turista colto che alimenta le agroeconomie locali e visita i musei». Lo ha affermato il direttore della Fondazione Fs Luigi Francesco Cantamessa: «L'obiettivo è quello di valorizzare i luoghi non toccati dal turismo di massa, attraverso modalità rispettose dell'ambiente e dei sapori. Il territorio ne riceve in cambio ricchezza, non solo economica ma anche di permeazione tra la visita e la bella provincia italiana, ancora troppo poco conosciuta. Quando la nostra Fondazione ha rilevato l'attività, quattro anni fa, in Italia i turisti su rotaia erano settemila: quest'anno siamo arrivati a 70 mila e ci prefiggiamo di giungere a quota 100 mila. In Fvg i primi treni della rinnovata Gemona-Sacile sono andati subito in overbooking, con numeri vicini solo a quelli nella Valle dei templi di Agrigento».

 

 

Aumentano cemento e asfalto - Così cambia il volto dell'Italia
Dossier dell'Ispra: il consumo di suolo cresce in 15 regioni del 5%, in Lombardia e Veneto +13%
I ricercatori: scoraggiare la trasformazione di interventi di costruzione provvisori in definitivi
IN 5 PUNTI - Alfredo De Girolamo Il Rapporto di Ispra - l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del ministero dell'Ambiente - sul consumo di suolo (dati 2017) contiene una novità importante: i ricercatori da quest'anno valutano il saldo fra superfici "consumate" con nuova edificazione e superfici "naturalizzate", cioè aree temporaneamente impermeabilizzate ma poi restituite alla condizione naturale. Risultato: 54 chilometri quadrati di nuovo asfalto e cemento, 2 chilometri quadrati rinaturalizzati, per un consumo medio di 52 chilometri quadrati nel 2017. Si tratta di una novità importante per due motivi. Primo perché la riduzione totale di suolo consumato in Italia sarà raggiungibile solo se si riduce il costruito. Impossibile, infatti, pensare che non si costruisca più niente. Secondo perché una parte importante del consumo di suolo già oggi è "provvisorio" (cantieri, aree di servizio per opere) e queste superfici possono essere riportate a condizioni naturali una volta svolta la loro funzione, invece di "approfittarne" per una edificazione definitiva.1 Più asfalto e cemento Nel complesso il Rapporto indica per il 2017 un ulteriore aumento del suolo consumato, se pur di poco: 5.400 ettari in più, (23.010 km quadrati nel 2016, 23.062 nel 2017) pari a un aumento del suolo nazionale totale dello 0,23% in un anno. Ormai la media nazionale si attesta sul 7,75% di suolo consumato sul totale del territorio (era 7,73% nel 2016). Il dato storico più significativo che colpisce maggiormente è l'aumento del 180% di consumo di suolo dagli anni '50 a oggi. 2 Record in Lombardia Per quanto concerne le regioni, il consumo del suolo cresce in ben 15 regioni italiane di oltre il 5%, con punte del 13% in Lombardia e del 12,35% in Veneto mentre la Campania con il 10,36% è la prima regione del Mezzogiorno. I maggiori incrementi si verificano invece in Veneto (1.134 ettari consumati in più), Lombardia (603 ettari) ed Emilia-Romagna (456 ettari), con la Puglia (409 ettari) quale regione del Sud del Paese dove si sono consumati nell'ultimo anno più ettari di suolo. 3Le aree a rischio Su scala locale, l'aumento è particolarmente concentrato nella Pianura Padana e nelle regioni del Nord-Est, inclusa la provincia di Bolzano, ma riguarda anche aree del Lazio. Fortunatamente modesto il contributo degli aumenti di consumo di suolo sulle aree a rischio idrogeologico e sismico. Un aumento sicuramente legato alla ripresa del ciclo economico a indicare la mancanza del famoso disaccoppiamento fra Pil e cementificazione. Ma il dato alla fine non è troppo negativo: l'incremento è modesto (difficile pensare a incrementi 0) e prevalentemente composto da opere "transitorie" pari al 62,8% della nuova cementificazione. In assoluto, la provincia di Roma oltrepassa la soglia dei 70.000 ettari di suolo consumato, seguita da Torino (60.000 ettari). Tra i 40 e i 45.000 ettari si attestano le province di Verona, Treviso, Padova e Lecce. Tra i capoluoghi, guidano la classifica di superficie consumata Roma, Milano e Torino. 4 Cosa si deve fare L'indicazione che viene dai ricercatori quindi è quella di scoraggiare la trasformazione di interventi provvisori in definitivi, offrendo così una prospettiva puntuale più corrispondente alla realtà grazie a una legenda di ben 20 voci anziché le sole due (suolo consumato e non consumato) utilizzate fino al 2016. 5 Quanto costa Il Rapporto infine ci consegna anche due stime economiche sui danni provocati dal consumo di suolo, ovvero la perdita di capitale naturale (valore compreso fra 0,9 e 1,7 miliardi di euro) e la riduzione dei servizi ecosistemici che il capitale naturale garantisce (valore fra 1,656 e 2,128 miliardi di euro).

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 16 LUGLIO 2018

 

 

Fiume, sarà risanato il pozzo nero a Sovjak
Discarica di rifiuti industriali tossici attiva fino al 1990. La bonifica costerà 51 milioni di euro: l'85% dei fondi erogati dall'Ue
FIUME - Il pozzo nero di Sovjak, bomba ecologica a pochi chilometri di distanza da Fiume, diventerà finalmente uno sgradito ricordo. Per essere definito tale serviranno però alcuni anni: il progetto di risanamento sarà portato a compimento nel 2023. Intanto nel comune di Viskovo, di cui fa parte questa specie di "laghetto artificiale", sono stati firmati tre contratti che daranno il via ai lavori di neutralizzazione del pozzo nero: i documenti sono stati sottoscritti dal ministro croato dell'Ambiente Tomislav Coric, dai responsabili del Fondo nazionale per la Salvaguardia dell'ambiente e l'efficienza energetica e dalla sindaca di Viskovo, Sanja Udovic. L'opera di risanamento - attesa da decenni - permetterà la fruizione a fondo perduto di mezzi assegnati dall'Unione europea per far fronte al pericolo scaturito dalla presenza della discarica su un terreno carsico e dunque poroso. Progetto oneroso - Il progetto di risanamento comporterà investimenti per un totale di 377 milioni e 168 mila kune, circa 51 milioni di euro. Da Bruxelles arriveranno a fondo perduto 320 milioni e 593 mila kune (43,4 milioni di euro). In pratica l'Europa comunitaria coprirà l'85% del costo, mentre il resto arriverà dal citato Fondo nazionale. In questo momento si sta predisponendo la gara d'appalto: all'esecutore del risanamento spetterà anche provvedere alla stesura del progetto. «I lavori di bonifica - ha affermato il ministro Coric - dovrebbero cominciare alla fine del 2019 o al più tardi agli inizi del 2020. L'intera opera di risanamento durerà circa 56 mesi, di cui 22 saranno dedicati alla rimozione dei rifiuti dal pozzo. Entro la fine del 2023 il risanamento di questa zona un paio di chilometri a nordovest di Fiume dovrebbe diventare realtà». La sindaca Udovic ha sottolineato come la bonifica del pozzo non sarà un'operazione facile (a meno di 100 metri dal pozzo vive un'ottantina di persone) e durerà anni, ma alla fine disinnescherà una bomba ambientale che solo per puro caso non ha sinora inquinato gravemente le falde imbrifere. Il pozzo contiene circa 150 mila metri cubi di residui di idrocarburi e catrame tenero, che furono scaricati nei pressi di Viskovo per decenni. Discarica nata nel 1956 - Per la precisione, questa pericolosa discarica nacque nel 1956, e i rifiuti che vi vennero scaricati fino al 1990, anno in cui entrò in vigore il divieto di ulteriore versamento di materiale tossico industriale. Per 34 anni a Sovjak furono gettate migliaia di tonnellate di rifiuti liquidi e solidi, arrivate dalla Raffineria dell'Ina di Fiume, dall'allora cokeria di Buccari e dal cantiere navale fiumano Tre Maggio.

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 15 LUGLIO 2018

 

 

Yacht affonda, 200 litri di gasolio in mare
Monfalcone: Protezione civile e vigili del fuoco in azione per contenere la dispersione di inquinanti dalla barca di uno sloveno
MONFALCONE - Stava serenamente cenando con la famiglia, ancorato con lo yacht al marina Lepanto. A un certo punto, gettando lo sguardo oltre il piatto, lo sloveno N. J. s'è accorto che lo scafo - uno yacht di 11 metri modello Excalibur - stava imbarcando acqua. Lì per lì ha pensato si trattasse di un piccolo inconveniente. Ma quando, armato di secchio, il 41enne s'è persuaso di non riuscire a contenere l'invasione ha in fretta e furia fatto scendere moglie e figlia, allertando il personale del marina, in cerca d'aiuto. È così scattata un'imponente operazione di messa in sicurezza delle acque interne, sulle quali si è riversata un'ingente mole di idrocarburi: circa 200 litri (la capacità del serbatoio) stando alle prime stime. Regia affidata alla competente Polizia locale. Una maratona che si è protratta da venerdì alle 21, quando cioè è stato lanciato l'allarme, fino a ieri sera, con in prima linea i volontari della Protezione civile, distintisi per professionalità, assieme ai vigili del fuoco di Monfalcone e ai colleghi del nucleo sommozzatori giunto da Trieste. Sul campo anche Arpa, che ha svolto le indagini assieme ai vigili e Guardia costiera, per le verifiche su eventuali danni riportati nelle aree marittime demaniali, anche se al termine della giornata di ieri la Capitaneria ha escluso «presenza di iridescenze» e dunque sversamenti di gasolio in mare. Una buona notizia: salvo il prossimo allevamento di orate sul canale Est-Ovest. Fortunatamente gli idrocarburi, infatti, sono rimasti circoscritti alle acque interne, di competenza comunale. Merito soprattutto della tempestiva stesura di una miriade di panne galleggianti assorbenti sugli specchi acquei, che ha contenuto a pelo d'acqua il gasolio, evitando così l'ulteriore dispersione di prodotto inquinante. La chiazza è stata dunque subito circoscritta e assorbita, in seguito raccolta in una cisterna, mentre lo yacht stava ancora colando a picco. Anche il recupero della barca - lo scafo è stato sollevato nel pomeriggio con degli speciali palloni galleggianti - è stato impegnativo e ha richiesto diverse ore. Circostanza che farà lievitare le spese a carico del proprietario dell'undici metri, lo sloveno N. J. : oltre agli oneri per la pulizia e smaltimento delle barriere apposte e in dotazione della Protezione civile (il sindaco Anna Cisint ieri ha espresso «lodi per l'apparato messo in campo dai volontari, rimasti tutta la notte a presidiare»), anche il conto dell'estrazione dell'imbarcazione dall'acqua. Lo yacht è stato quindi sottoposto a sequestro penale al marina Lepanto, a disposizione del sostituto procuratore Valentina Bossi per le indagini atte a individuare eventuali responsabilità. Tutta ancora da chiarire, infatti, la causa dello sversamento. L'ultima operazione compiuta venerdì dal timoniere è stata il caricamento dell'acqua ai fini dell'utilizzo interno. -

Tiziana Carpinelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 14 LUGLIO 2018

 

 

Torna il servizio di "Park&Bus" - Sosta gratuita e poi la navetta - IL SERVIZIO PER I 3 CONCERTI

Oltre all'area di Porto vecchio i parcheggi a disposizione saranno in piazzale Cagni, a Opicina, in via Carli e infine piazzale delle Puglie
Trieste Trasporti, in collaborazione con il Comune ed Esatto, ripropone il servizio di Park&Bus, che nelle tre giornate dei grandi concerti consentirà di parcheggiare l'automobile in alcune aree riservate all'iniziativa, e di raggiungere gratuitamente il centro con i mezzi pubblici. Un invito sottolineato anche nei giorni scorsi dal vicesindaco Paolo Polidori, per evitare code e intasamenti nella zona di piazza Unità d'Italia, che vedrà arrivare molti appassionati da fuori città e dall'estero. Tanti saranno in auto e il suggerimento fornito dal Comune è di fermarsi nei siti consigliati, per giungere nella zona del concerto con il bus. Sarà possibile quindi lasciare il proprio mezzo nei parcheggi di via Flavia (piazzale Cagni), quadrivio di Opicina (lato Banne), piazzale 11 settembre a Barcola, park Sant'Andrea di via Carli e piazzale delle Puglie a Chiarbola. Agli utenti sarà consegnato il ticket che potrà essere utilizzato fino alla mezzanotte, sulle linee 1, 2/, 4, 6, 8, 9, 19, 20, 21, 29, 30, 36, A, B e C. il prezzo del biglietto sarà a carico di Trieste Trasporti. Nella giornata del concerto degli Iron Maiden, si potrà anche lasciare l'auto in Porto Vecchio, come annunciato ieri nel corso della conferenza stampa dedicata alle manifestazioni. Sara un'area gratuita per la sosta, ma probabilmente si riempirà in tempi molto rapidi, meglio quindi utilizzare le altre soluzioni indicate dalla Trieste Trasporti. Sempre il 17 luglio, alla luce del massiccio afflusso di fan in arrivo da tutta Italia e da altri Paesi, saranno aggiunti anche treni speciali, per permettere a tutti di rientrare in sicurezza al termine dell'evento. Quattro saranno le corse speciali notturne, che partiranno dalla Stazione Centrale di Trieste con due treni sulla tratta Trieste - Portogruaro (via Cervignano-Aquileia-Grado alle 00.40 e all'1), uno sulla tratta Trieste - Sacile (via Udine alle 00.50) e uno sulla tratta Trieste - Udine (con partenza all'1.10). L'elenco di tutte le fermate e degli orari di arrivo è disponibile su www.azalea.it, nella sezione dedicata al concerto degli Iron Maiden. I biglietti per i treni straordinari, istituiti grazie alla collaborazione con Trenitalia Spa, sono regolarmente in vendita sui circuiti di Trenitalia. Sempre sul sito di Azalea è possibile anche scorrere nel dettaglio l'elenco di tutti gli oggetti che sono vietati all'interno del perimetro destinato al pubblico durante gli eventi, da leggere con attenzione, per evitare che zaini, borse, macchine fotografiche o altri strumenti possano essere ritirati all'ingresso. È possibile scaricare dalla home page il regolamento completo che disciplina "norme e comportamento sulla sicurezza".

MI. B. BY NC ND

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 13 LUGLIO 2018

 

 

Tolleranza zero verso i camion in transito nei centri abitati
Giunta Fvg a fianco dei Comuni con l'assessore Pizzimenti: «Con le buone o con le cattive i mezzi pesanti dovranno rispettare il Codice della strada»
TRIESTE - Pugno duro nei confronti degli autisti dei Tir che non rispettano le regole, mettendo a repentaglio la sicurezza dei residenti e creando, soprattutto d'estate, notevoli problematiche al traffico. Scatta la fase della "tolleranza zero" nella zona a cavallo fra i Comuni di Monfalcone e Duino Aurisina. È questo l'esito del primo incontro ufficiale allargato a tutte le parti interessate, svoltosi ieri, sul tema del traffico pesante nell'area del monfalconese, di San Giovanni del Timavo e di Sistiana, indetto dal Prefetto di Trieste, Annapaola Porzio. A partecipare sono stati i rappresentanti della Regione e delle amministrazioni comunali di Gorizia, Monfalcone, Doberdò e Duino Aurisina, oltre agli esponenti della Prefettura di Gorizia. A dettare le linee della risposta a questo comportamento «esasperante e inaccettabile», come lo ha definito aprendo il suo intervento Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina, è stato l'assessore regionale per le Infrastrutture e il territorio, Graziano Pizzimenti. «Con le buone o con le cattive - ha detto con decisione - gli autisti dei Tir e di tutti i mezzi pesanti che percorrono l'autostrada A4 o comunque raggiungono la parte orientale del Friuli Venezia Giulia, dovranno rispettare il Codice della strada. Non è possibile continuare con una situazione che vede questi mezzi transitare negli abitati, violare le norme e mettere in pericolo la vita dei residenti».Il primo provvedimento consisterà dunque nel massiccio impiego delle forze dell'ordine nei punti nevralgici. Il problema, com'è noto da tempo, è determinato dal fatto che per vari motivi questi "bisonti della strada" non utilizzano l'autostrada e i suoi raccordi, soprattutto all'altezza del Lisert. Molti, arrivando dalla valle del Vipacco e dovendo entrare in Italia, invece di utilizzare l'autostrada, per risparmiare tempo e chilometri imboccano la strada del "Vallone" e, all'altezza di San Giovanni di Duino, trascurando una serie di regole, svoltano verso Sistiana e attraversano l'abitato. «Abbiamo fatto uno studio molto accurato - ha precisato a questo proposito Pallotta - e abbiamo registrato il passaggio di un centinaio di mezzi pesanti al giorno. Una situazione che non siamo disposti a tollerare». Uno dei primi accorgimenti sarà quello di coinvolgere le autorità slovene, affinché le forze dell'ordine di oltre confine facciano rispettare le regole, impedendo ai mezzi pesanti di imboccare la strada del Vallone. In una prospettiva più lontana, i sindaci spingono anche per un'ulteriore provvedimento: spostare il casello di fine autostrada dal Lisert all'area di San Pier d'Isonzo. Il Lisert è considerato una sorta di imbuto. Posizionare il casello in un'area pianeggiante permetterebbe di ampliare il numero delle uscite e invoglierebbe gli autisti a rimanere sul raccordo.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 12 LUGLIO 2018

 

 

Falda inquinata dal benzene - Tensione fra Arvedi e Regione
Siderurgica: «Fatto noto dal 2016». E chiede un sostegno economico al pubblico - L'assessore all'Ambiente Scoccimarro: «Accordo solo se chiude l'area a caldo»
Si preannuncia un braccio di ferro tra Gruppo Arvedi e Regione sulla porzione di sottosuolo della Ferriera di Servola pesantemente contaminata da benzene e altri idrocarburi. Area che una recente relazione dell'Arpa ha invitato la proprietà a perimetrare entro tre mesi, per poter poi presentare in altri tre mesi lo studio di progettazione del costoso intervento necessario ad arginare un problema noto dal 2016 ma dalle dimensioni mai del tutto accertate. L'azienda spiega in un comunicato che il «fatto è noto sin dal 2016 e segnalato dalla stessa Siderurgica Triestina agli enti competenti». Arvedi ritiene «singolare che vengano considerati "nuovi" fatti in realtà acclamati», che l'impresa attribuisce alla presenza di «un vecchio serbatoio risalente alle gestioni precedenti». Fatti che anche Arpa riconosce, ritenendo tuttavia che, nei due anni trascorsi dal ritrovamento del cosiddetto hot spot, troppo poco sia stato fatto dall'azienda per stimare le dimensioni del problema, inizialmente sottovalutato nella sua estensione sotterranea. Da qui la decisione dell'Agenzia di dare un ultimatum di sei mesi a Siderurgica Triestina per procedere alla fase di progettazione. Questione di non poco conto, perché il materiale sotterraneo - dove si misurano livelli di benzene cinquecento volte superiori a quelli di aree non inquinate - dovrà essere rimosso e trasportato in appositi inceneritori all'estero oppure "tombato", cioè lasciato dov'è ma all'interno di un invalicabile sarcofago di cemento, che arresti quanto accade da decenni, ovvero il contatto tra l'hot spot e il terreno circostante, in un'area prossima al mare. Siderurgica Triestina spiega di aver «provveduto ad attivare in quel punto della falda un sistema di pompaggio con barriera idraulica che impedisce il rilascio a mare di sostanze, grazie al quale oggi non vi è alcun danno ambientale», che l'Arpa tuttavia non esclude a priori nella relazione. Arvedi cerca ora di trovare un accomodamento e il nodo è anzitutto economico. Nella sua nota, l'azienda afferma che «al completamento delle ulteriori attività di indagine tecnica, si rende disponibile per la realizzazione di eventuali ulteriori attività di messa in sicurezza operativa (leggasi asportazione o tombamento, ndr) da effettuarsi in collaborazione, anche economica, con la parte pubblica deputata alla realizzazione del progetto di barrieramento fisico» a mare, che riguarda il tratto di costa davanti allo stabilimento e che costerà alle casse statali 40 milioni. La Regione replica tuttavia ad Arvedi spiegando che l'unico modo di trovare una soluzione congiunta, anche e soprattutto sul piano dell'impegno finanziario, è giungere a una revisione dell'accordo di programma che porti alla chiusura dell'area a caldo. La risposta a Siderurgica Triestina arriva dall'assessore all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, secondo cui «se la proprietà è disposta a modificare l'accordo di programma, troverà la Regione assolutamente disponibile a concordare una soluzione che accontenti le parti in causa. Non credo che la soluzione sia quella di trasferire il problema sulla parte pubblica: ricordo alla società che la rimozione della sorgente primaria di contaminazione secondo l'accordo di programma del 2016 spetta proprio all'imprenditore, che si è reso conto che la qualità e la quantità dell'inquinante sono più estesi del previsto». Scoccimarro aggiunge che «se dallo studio risulterà un intervento a carico della società, noi fin da ora affermiamo di essere disposti a rivedere l'accordo di programma, ovviamente in previsione della chiusura dell'area a caldo».

Diego D'Amelio

 

Cinque stelle - Ussai: «Su Servola solo inutili proclami dal centrodestra»
Il centrodestra è uguale al centrosinistra. Il Movimento 5 stelle va all'attacco della giunta Fedriga sul nodo Ferriera, accusandola di proseguire le politiche del Pd. «Siamo stupiti - denuncia il consigliere regionale Andrea Ussai - perché il Documento di economia e finanzia regionale parla di "proseguire nell'attuazione degli accordi di programma già stipulati"». Ussai si domanda «dov'è la discontinuità proclamata sia alla popolazione sia a mezzo stampa. È finito il tempo dei proclami ed è iniziata l'ora di compiere atti concreti per la revisione dell'accordo di programma e dell'Aia, per arrivare nel più breve tempo possibile alla chiusura dell'area a caldo, come la giunta si è impegnata a fare».

 

Il laminatoio "assume" - Altri ingressi in organico - otto posti entro agosto
Oltre venti assunti nelle ultime settimane. È questo il bilancio occupazionale parziale dell'area a freddo della Ferriera di Servola, come comunicato ieri in una nota dal Gruppo Arvedi. «A oggi nel nuovo reparto propedeutico alla rilaminazione a freddo - comunica la società - sono state assunte nelle ultime settimane oltre venti persone ed è previsto l'inserimento di ulteriori otto operativi entro inizio agosto». Reclutamenti sono già stabiliti anche per il prossimo futuro: «Sono previste inoltre ulteriori risorse tecniche dedicate al controllo processo in cokeria», precisa il comunicato, aggiungendo l'annuncio di ulteriori ingressi in azienda finalizzati al controllo qualità della laminazione. In merito al nuovo reparto a freddo, il Gruppo Arvedi sta al momento ultimando l'installazione dell'impianto di decapaggio, deputato alle operazioni chimiche che servono a rimuovere lo strato di ossido, ruggine o altri contaminanti presenti nella parte superficiale del metallo, rendendone la superficie porosa e dunque pronta a legarsi saldamente a un secondo strato metallico. La proprietà spiega che «sono iniziate da alcuni giorni le operazioni di avviamento impianto che comprendono i test sulle sequenze automatiche e l'ottimizzazione del sistema di alimentazione delle vasche di trattamento». Partita inoltre la formazione del personale neoassunto, che sarà addestrato per alcune settimane presso un analogo impianto già al lavoro presso lo stabilimento che Arvedi possiede a Cremona, dove i dipendenti apprenderanno le competenze necessarie da utilizzare poi a Trieste.

 

Prosegue il processo sulla nuova struttura - prossima udienza a novembre
Continua con procedimento ordinario la vicenda giudiziaria relativa alla costruzione del laminatoio della Ferriera, scaturita da un esposto del 2015 dell'ex senatore Lorenzo Battista. Il quale contesta la validità delle procedure e delle autorizzazioni per la realizzazione della struttura. Cinque le persone chiamate in causa dal pm Antonio Miggiani: Francesco Rosato, ex ad dello stabilimento, Giovanni Arvedi, proprietario di Siderurgica Triestina, Andrea Landini, già ad e presidente dell'azienda, Umberto Facchinetti, rappresentante della ditta esecutrice dei lavori del capannone, la Ferretti International srl di Dalmine, e Daniele Agapito, consulente non diretto dell'azienda. Ieri il giudice Camillo Poillucci ha rigettato la richiesta da parte dei difensori che sostenevano la mancanza di procedibilità. Poillucci infatti necessita ancora dei documenti sulla conformità del laminatoio da presentare nella prossima udienza che si terrà il 28 novembre. In questo processo parti offese sono Regione, Comune, Provincia e i ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell'Ambiente. Nessuno di questi risulta essersi costituito parte civile e i termini per procedere ormai sono scaduti.

Benedetta Moro

 

 

Fauna ittica, mare sempre più povero
Su base annua il pescato ha subito una flessione del 2%. In diminuzione anche il numero delle imbarcazioni
FIUME - Meno pesci in Croazia. E anche meno pescatori. Il continuo calo dei prodotti ittici prelevati dalle acque croate dell'Adriatico, già segnalato da qualche anno, è stato confermato anche per il 2017.L'impoverimento, a seguito di una pesca praticata per troppo tempo in maniera non sostenibile, è stato registrato dall'Ufficio statistico nazionale: l'anno scorso sono state pescate infatti 83.318 tonnellate di pesci, molluschi e crostacei, per un calo su base annua del 2%. Nella cifra sono compresi anche i pesci d'allevamento. Scendendo nei dettagli, lo scorso anno la gran parte del pescato ha riguardato come sempre l'azzurro, con 63.173 tonnellate, alle quali vanno aggiunte le 2.162 tonnellate di azzurro allevato (tonni). Rispetto all'azzurro pescato nel 2016, la flessione è del 4,4%, a causa soprattutto della minore presenza di sardelle. I pescatori "pro" sono riusciti a prenderne 48.420 tonnellate, quantitativo pari al 10,2% in meno su paragone annuo. Vengono dunque confermate le valutazioni degli esperti, secondo i quali la biomassa di questa specie si è ridotta drasticamente nei confronti di qualche decennio fa. Ed è probabile a questo punto che il ministero croato dell'Agricoltura e pesca introduca almeno un fermo biologico in più rispetto ai due praticati ogni anno, in inverno e primavera. Ci sono però delle specie che hanno dimostrato di non risentire del calo generale di risorse fin qui illustrato. Parliamo ad esempio delle acciughe, pescate nella misura di 10.883 tonnellate, pari a un +33,9% rispetto al 2016. In aumento anche i prelievi di naselli, triglie e sogliole. L'aumento del pescato, pari a 17,3 punti e per un totale di 1.083 tonnellate, ha riguardato anche i crostacei. Citiamo le 200 tonnellate di scampi, le 876 tonnellate di gamberi e le 7 tonnellate di aragoste. Dall'altra parte, il 2017 ha registrato meno cefali, calamari e totani. A raddrizzare parzialmente la situazione è stato il pesce proveniente da impianti di maricoltura: in questo settore si è toccata quota 14.499 tonnellate, per un incremento di 10,7 punti su base annua in cui spicca l'aumento di branzini. A non conosce crisi la pesca delle orate (+16,9%), sia d'allevamento che non. Va segnalato che grazie al programma di rinuncia permanente all'attività di pesca, supportato con fondi dell'Unione europea, è diminuito del 15,2% rispetto al 2016 il numero di pescatori croati professionisti, che nel 2017 erano 6.565. Di pari passo è stata registrata una flessione del 2,4% per quanto riguarda il numero delle imbarcazioni da pesca.-

Andrea Marsanich

 

Dopo la grande puzza arrivano i rumori molesti - E c'è chi accusa le navi - la lettera di protesta alle istituzioni
Prima, a più riprese, gli odori, e ora pure i rumori. Chi vive vicino, o per lo meno non lontano in linea d'aria dal Porto, di questi tempi lamenta, in determinati casi, un cosiddetto fastidiosissimo «inquinamento acustico». Un fenomeno che, stando alle ricostruzioni di alcune delle persone che ne stanno rimanendo vittima, sarebbe riconducibile ai generatori delle navi accese pure la notte. «Inquinamento acustico notturno», che si presume appunto possa derivare dalle navi del Porto, è in effetti il titolo di una lettera che un cittadino, Alessandro Sancin, ha inviato a più autorità in questi giorni, facendosi portavoce di un'inedita protesta: «Ho più volte segnalato nel corso delle scorse settimane, a diverse autorità, insieme ad altri cittadini, la presenza di navi con generatore acceso durante tutte le ore notturne, ormai la situazione si protrae da almeno due settimane». Nelle scorse notti, in particolare, incalza Sancin, «si è ripetuta la stessa situazione» e «alcuni amici e conoscenti nelle diverse località della città mi confermano che si può trovare riscontro anche a distanza. Da quello che mi riferiscono miei conoscenti, si riesce a sentire il rumore del motore proveniente dal Molo VII fino in via Capodistria, in zona Campanelle, a Rozzol, per non parlare di chi abita vicino alle Torri d'Europa».Il portavoce delle lagnanze preme «affinché qualcuno si mobiliti per risolvere la grave situazione di inquinamento acustico», restando in attesa di una risposta da parte delle istituzioni. In quel di Venezia, per la cronaca, già alcuni anni fa era stata emanata un'ordinanza della locale Autorità portuale per impedire, in quel caso specifico, l'uso di amplificatori sonori esterni a bordo delle navi da crociera dalle 24 alle 7 del mattina. Stesso orario che limita pure le esercitazioni di sicurezza, che non si possono svolgere nelle fasce orarie dedicate al riposo dei residenti, e cioè non solo di notte, ma anche dalle 13 alle 15. Analogo "vincolo" hanno le segnalazioni acustiche legate a problemi di sicurezza o emergenza.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 11 LUGLIO 2018

 

 

I viticoltori tornano in pressing per rilanciare il costone carsico
L'associazione dei produttori locali ricorda i crediti del territorio nel caso Prosecco «Serve un piano con strade collegate a cremagliere per i mezzi da coltivazione»
TRIESTE - Finché c'è Prosecco c'è speranza, titola un film dello scorso anno nel quale il protagonista, interpretato da Giuseppe Battiston, tra filari e bollicine, tenta goffamente di portare avanti difficili indagini tra dubbi e questioni irrisolte. Parodia di quello che succede anche dalle nostre parti dove, al celeberrimo vino con le bollicine abbiamo dato il nome in cambio, a sentire i diretti interessati, di tante promesse rimaste sulla carta. Che a inventarsi il Prosecco siano stati i veneti, i quali tra l'altro producono ben 500 milioni di bottiglie l'anno e sulla cui qualità si è discusso parecchio, sono disposti ad ammetterlo anche all'Associazione viticoltori del Carso. È, però, una verità oggettiva anche il fatto che l'operazione del Consorzio unico (Veneto, Friuli e Trieste) abbia rappresentato un vantaggio, al momento, per i primi due. E così ora i viticoltori "nostrani" tornano in pressing con Regione e ministero per reclamare anzitutto, come "royalty", l'avvio di un vero piano di recupero del costone carsico a fini produttivi. Ci sono alcuni motivi fondanti per il recupero del costone carsico. Il primo è certamente il rilancio della zona dal punto di vista vitivinicolo e quindi economico, basti pensare che prima dello sviluppo del Porto franco, che dirottò gli interessi dei coltivatori verso le attività marittime, tutta la zona era agricola, coltivata a terrazzamenti. Poi c'è l'interesse turistico e paesaggistico, dato che ben il 67% dei turisti di oggi dichiara di scegliere la zona di vacanza in base alle attrattive enogastronomiche e, non da ultimo, l'interesse a preservare la zona, che oggi è prevalentemente boschiva, dal punto di vista idrogeologico. «Il Consorzio del Prosecco - dice Edi Bukavec, segretario della Kmecka Svesa, l'Associazione viticoltori del Carso - è frutto di un protocollo firmato a Verona nel 2010 al quale ci siamo subito opposti nel tentativo di spuntare le migliori condizioni possibili per il nostro territorio, il Carso e il costone triestino. Di fatto, però, le condizioni che abbiamo posto sono rimaste inascoltate, il protocollo è scaduto nel 2016 e a trarne profitto sono stati da una parte i veneti che hanno potuto circoscrivere la zona di produzione in cambio della concessione della denominazione geografica Prosecco e dall'altra i friulani che hanno potuto piantare oltre 3.500 nuovi viti di Glera». «Arrivati a questo punto - ancora il segretario - pretendiamo che si studi un piano organico di recupero del costone, che preveda la costruzione di strade, a monte e a valle, che potranno essere collegate da cremagliere, per consentire la coltivazione con piccoli mezzi meccanici. Nel contempo, vanno ripristinati i muretti a secco di contenimento. Per agire con snellezza dal punto di vista burocratico, il Consorzio per la bonifica giuliana è l'ente che potrebbe farsi carico dell'operazione».

Isabella Franco

 

Il consigliere regionale "Accordi da rispettare, ma ora la via migliore e' il dialogo coi veneti"

TRIESTE - Le condizioni che erano state poste all'epoca per la cessione del nome "Prosecco" erano la ristrutturazione del costone carsico, il finanziamento di un masterplan per lo sviluppo dell'area, la revisione dei vincoli idrogeologici, ambientali e urbanistici, lo sviluppo di iniziative promozionali e la creazione di un centro di riferimento, in Carso, del Prosecco. A che punto siamo? È stata costruita una delle due strade utili al recupero del costone ed è stata realizzata la Casa del prosecco, attualmente in comodato d'uso alla Camera di commercio. Recentemente la struttura ha beneficiato di 100 mila euro per gli arredi, oltre ai 400 mila precedenti, ma non è ben chiaro da chi e come saranno utilizzati. Briciole rispetto alle aspettative? Non ne è convinto Danilo Slokar, consigliere regionale della Lega e interlocutore "di peso" nei rapporti tra gli agricoltori del Carso, la giunta di Fedriga e quella di Zaia: «Quello che è certo è che gli accordi vanno rispettati. Se i nostri viticoltori si aspettavano di ricevere solo un tornaconto economico dall'operazione del Consorzio unico, tant'è che a un certo punto volevano una percentuale per ogni bottiglia venduta, sono fuori strada. La minoranza ha sempre vissuto di sussidi ma è anacronistico pensare che possa continuare così. Con i veneti che hanno costruito il prodotto Prosecco, l'unica via da percorrere è il dialogo, su cui, con buonsenso, si sta avviando l'assessore regionale Zannier, per trovare le soluzioni migliori che valorizzino l'area e il comparto».

 

L'ADDETTO AI LAVORI - Skerk: risorse da usare per piantare altre vigne
TRIESTE - Voce fuori dal coro, pur facendo parte dell'Assoviticoltori, Sandi Skerk ha investito fatica ed energie per realizzare un Prosecco che non ha paragoni con quello dei i cugini veneti: «Di certo, fare una strada e un'enoteca a Prosecco non erano priorità. Per competere sul mercato dobbiamo usare le risorse per piantare vigne». Ha piantato dieci anni fa mezzo ettaro di Glera sul costone proprio a Prosecco e ora può stappare le bottiglie delle prime due annate. Al primo assaggio né il gusto né il colore farebbero pensare allo stesso che viene usato anche per un banale aperitivo. Ne è diverso a partire dal colore aranciato che deriva dal fatto che l'uva è raccolta, come prescrivono i vecchi disciplinari, solo quando è ben matura («non a metà agosto come in Veneto»). Dopo la macerazione, il vino viene invecchiato nel legno e la fermentazione è compiuta con mosto dell'annata nuova.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 10 LUGLIO 2018

 

 

Rapporto di Legambiente - Ecomafie, il fatturato tocca quota 14 miliardi - Stretta sul bracconaggio
Roma - Il bracconaggio è un reato «odioso» che andrebbe «inserito nel codice penale», entrando a «far parte dei reati contro l'ambiente». Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa non fa sconti e, parlando della volontà di fare un «tagliando» alla legge sugli ecoreati, conferma la sua linea sul tema, intervenendo alla presentazione del nuovo rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente. Una fotografia dell'illegalità ambientale del nostro Paese da cui emerge che nel 2017 gli illeciti sono stati quasi 31 mila (30.692), in aumento del 18,6% rispetto all'anno precedente. E il senso del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella punta alla difesa dell'ambiente per salvaguardare il futuro: «Lo sfruttamento dei beni comuni, lo squilibrio, l'inquinamento sono veri e propri delitti compiuti contro le generazioni di domani, e costituiscono nell'oggi una violenza che comprime i diritti della persona. Il domani eco-sostenibile, con una affermazione piena della legalità, è una grande impresa civile. Laddove si attiva un circolo virtuoso di recupero, là vengono avversate e sconfitte le mafie». Quello di Legambiente è uno spaccato dei veleni che inquinano l'Italia al ritmo di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora: l'affaire ecomafia riesce a far segnare un fatturato da 14,1 miliardi, in crescita del 9,4%, soprattutto grazie a illegalità nei rifiuti, nelle filiere agroalimentari (37 mila reati; oltre un miliardo il valore dei sequestri) e nel racket animale. Nell'anno passato viene registrato anche il record di arresti per crimini contro l'ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti. In testa per numero di reati si conferma la Campania (4.382, il 14,6% del totale); seguono Sicilia (3.178), Puglia (3.119), Calabria (2.809) e Lazio (2.684). In generale il 44% degli eco-crimini è concentrato nelle Regioni a tradizionale presenza mafiosa. Il settore dei rifiuti detiene la percentuale più alta di illeciti (24%): le tonnellate di rifiuti sequestrate nell'ultimo anno e mezzo (1 gennaio 2017 - 31 maggio 2018) sono state più di 4,5 milioni, pari a una fila di 181 287 camion per 2. 500 chilometri. I clan censiti da Legambiente che si spartiscono la torta criminale sono 331. Preoccupano l'abusivismo edilizio (la media delle infrazioni è di 10, 7 al giorno, 17 mila sono le nuove costruzioni illegali) e gli incendi, inclusi quelli ai siti di stoccaggio per i quali Costa rilancia la volontà di inserirli nel Piano di monitoraggio delle prefetture dedicato alle aree sensibili.

 

 

FVG: DISPOSIZIONE DEL MINISTERO - La Forestale abbatte le piante di mais Ogm di Giorgio Fidenato
PORDENONE - Otto anni dopo è tutto da rifare. Giorgio Fidenato sfida di nuovo le istituzioni e semina piante mais Ogm, che, su disposizione del ministero delle Politiche agricole, ieri sono state abbattute con l'invio degli agenti del Corpo forestale regionale Fvg nei suoi poderi di Vivaro (Pordenone) e Colloredo di Monte Albano (Udine), per circa 6mila metri quadrati. È però cambiato l'obiettivo della crociata dell'imprenditore agricolo friulano, considerato paladino nazionale degli organismi geneticamente modificati. All'inizio era la normativa italiana, ora quella comunitaria, recentemente riformata.«Ripartiamo con la semina e lo scopo è quello di avere la possibilità di dimostrare come la direttiva europea che concede flessibilità agli Stati membri sulla possibilità di coltivare Ogm non sia conforme ai trattati europei - ha spiegato Fidenato - non riesco a capire perché il mio collega spagnolo può seminare Ogm e io no, visto che facciamo tutti parte della Comunità europea». E «visto quanto sta accadendo a nostro parere non ci son gli elementi per parlare di un mercato comune e quindi sosteniamo che questa direttiva non sia legittima dal punto di vista della Comunità europea». L'imprenditore agricolo in aprile aveva inviato comunicazione anche al ministero sulle sue azioni e l'avvenuta semina. Ma giorni fa è arrivato il decreto che stoppa l'ennesima battaglia pro Ogm: trascorsi i 5 giorni concessi al proprietario dei terreni per abbattere le piante in autonomia, ecco l'abbattimento. Fidenato è impegnato dal 2010 in una guerra che lo ha visto protagonista su vari fronti giudiziari: di recente ha anche ottenuto il riconoscimento dei propri diritti, ma relativamente alla normativa nazionale precedente.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 9 LUGLIO 2018

 

 

«Barcolana, un evento della città intera tutti nella stessa barca per tutelare il mare»
Il presidente della Svbg Gialuz: «Stupito dalle polemiche sul manifesto - Niente politica ma spirito comunitario di quello che è un vero festival»
Trieste - «La Barcolana è di tutta la città, non si schiera a destra o sinistra. E con il 50esimo anniversario diverrà sempre più un evento a 360 gradi». Il presidente della Società velica Barcola Grignano Mitja Gialuz tira dritto sulle polemiche sul manifesto di Marina Abramovich - «quando si coinvolge un'artista della sua statura bisogna aspettarsi una dose di provocazione e ironia» - e delinea lo spirito con cui verrà festeggiato il mezzo secolo di vita della regata più grande al mondo. Gialuz, per Barcolana 50 avete organizzato una duplice presentazione in grande stile. La prima si è svolta a Milano, in una sede prestigiosa in via Monte Napoleone. La seconda in una sede istituzionale ancor più pregnante: l'ambasciata d'Italia a Londra, presente l'ambasciatore. Abbiamo parlato della Barcolana e tramite essa abbiamo promosso il territorio e la città di Trieste. Il pubblico di Barcolana si è ampliato. Come crescere ancora?Da anni lavoriamo per farne un evento a 360 gradi. Ormai è un vero festival dedicato al mare, elemento che ha fondato lo sviluppo di Trieste nei secoli. Usiamo tantissimi linguaggi: musica, teatro, letteratura, solidarietà. Ma anche gli altri sport, come il nuoto. Sarebbe sbagliato ridurre la Barcolana alla sola vela. Non a caso in questi giorni abbiamo lanciato un bando rivolto a privati, enti e associazioni che vogliano proporre iniziative da mettere in calendario. Arrivano proposte straordinarie. Quali sono le linee guida per il 50esimo?Seguiamo due filoni principali. Il primo, il posizionamento internazionale. Nel 2017 siamo divenuti la regata più grande al mondo e ciò comporta delle responsabilità. Anche il manifesto aveva questo scopo, dare un messaggio semplice in una lingua internazionale. Poi ci torniamo. L'altra linea guida?La celebrazione di 50 anni di storie di Barcolana, al plurale. Ci sarà la Storia con la "s" maiuscola, quella dei vincitori e dei presidenti, ma anche le storie dei tantissimi che hanno scritto pagine straordinarie della manifestazione. C'è poi un sito, "C'ero anch'io", in cui tutti possono inviarci foto delle loro Barcolane, non necessariamente in barca. Come siete arrivati al manifesto di Abramovich? L'idea nasce da una proposta di Carlo Bach, direttore creativo di Illy con cui lavoriamo da anni per portare il linguaggio dell'arte nel contesto di Barcolana. Quest'anno volevamo dare un messaggio universale, per il 50esimo: non potevamo limitarci all'autocelebrazione. Abbiamo pensato alla tutela del mare e dell'ambiente. E quando Bach ha suggerito che fosse Abramovich a realizzarlo sono saltato sulla sedia: una delle più note artiste del mondo, un vero onore."Siamo tutti nella stessa barca" si riferiva all'ambiente, quindi? Sì, abbiamo iniziato a lavorare a gennaio con quest'idea. Poi è pur sempre Marina Abramovich: ha un suo simbolismo, un suo linguaggio provocatorio e una sua ironia. Io l'ho interpretato come richiamo alla necessità di farci tutti carico della salvaguardia del mare. La seconda linea interpretativa è legata alla Barcolana e al suo spirito comunitario: tutti assieme alla linea di partenza. Nessun riferimento alle scelte del governo, quindi? Allora eravamo lontani dalle emergenze attuali. Sono stupito la si butti in politica. Il messaggio è alto e universale. Non è di destra o sinistra perché la Barcolana non si fa fazione, è l'evento di tutta la città. È in fondo pure il senso del manifesto: prendere la bandiera che nel Novecento fu il simbolo della parte e metterci un segnale universale, rivolto a tutti. Le reazioni dei cittadini?A tanti piace, ad altri no. Moltissimi ci hanno scritto per acquistarlo, cosa mai vista. Altri l'hanno preso come spunto per rielaborarlo, in modo critico o ironico. Pubblicheremo le migliori elaborazioni. Nel futuro di Mitja Gialuz, invece, cosa c'è? Il mio futuro lo vedo nell'organizzare Barcolana 50. Garantisco che è una mole d'impegno più che sufficiente.

Giovanni Tomasin

 

GIÀ APERTE LE ISCRIZIONI - Dieci giorni di festa e il 14 ottobre lo start
TRIESTE - Scatterà domenica 14 ottobre lo start alla Barcolana edizione 2018, cinquant'anni dopo quell'ottobre del 1969 in cui poche decine di barche a vela mollarono gli ormeggi in una giornata di vento da Sud per dare vita a una regata fuori dagli schemi, aperta a tutti, organizzata a fine stagione la seconda domenica di ottobre. Una regata nata in controtendenza alle regole dello yachting per dare voce all'allora neonata Società Velica di Barcola e Grignano, piccolo circolo nato pochi mesi prima, nel dicembre del '68. Da allora la Barcolana è cresciuta: e quella del 14 ottobre sarà la conclusione di un programma che partirà venerdì 5 ottobre per proporre dieci giorni di festa a terra e in mare. Sono previsti infatti oltre 300 eventi tra vela, sport acquatici, cultura, arte, attività sociali ed educative, tutte a tema mare. Numerosi gli sfidanti già accreditati per la vittoria finale, con la presenza di velisti da tutto il mondo, e immutato il campo di regata: 13 miglia lungo un quadrilatero con partenza tra Barcola e Miramare e arrivo di fronte alla piazza dell'Unità, il cuore di Trieste. Le iscrizioni online, sul sito www.barcolana.it, sono già aperte. A disegnare la linea di partenza, arriverà in occasione del cinquantenario la Pattuglia acrobatica dell'Aeronautica Militare: mentre oltre duemila barche si prepareranno per la regata, la linea di partenza si materializzerà in cielo, tra Barcola e Miramare, con un tricolore lungo oltre tre chilometri. Per celebrare l'evento, Poste italiane emetterà invece un francobollo. -

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 LUGLIO 2018

 

 

Porto vecchio stile Amburgo - Italia Nostra vara il masterplan
Aggiornato il lavoro svolto nel 2013, frutto dell'ascolto di tecnici e professionisti - Per la riqualificazione una spesa di 3 miliardi di euro e cinque anni di lavori
Un ritorno al futuro per il Porto vecchio di Trieste, cioè a quel 1860 in cui si sperimentavano nuove tecnologie e materiali costruttivi, così come oggi dovrà coniugare cultura e scienza assieme a progettazioni ecocompatibili. Questa la filosofia dietro al masterplan presentato ieri mattina nella sede di "Italia Nostra", associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali, il quale si concentra su un'impostazione scientifica, culturale e turistica, con un fulcro sui giovani. Ispirato al modello del porto di Amburgo, esso si propone come uno strumento direttorio proposto alle istituzioni, volto a accelerare l'iter di riqualificazione e a offrire un percorso condiviso dalla società civile e da associazioni attive nel distretto storico portuale. Si tratta di un aggiornamento del masterplan del 2013, grazie al quale fu assegnato un fondo ministeriale da 50 milioni, che tiene conto degli sviluppi più recenti del contesto normativo, istituzionale ed economico-finanziario, ed è stato sviluppato attraverso incontri tecnici pubblici e incontri settimanali di approfondimento con professionisti ed esperti, membri dell'amministrazione comunale e con la sezione di Italia Nostra di Bolzano. Secondo quanto previsto dal masterplan, per i lavori sarà necessaria una spesa massima di 3 miliardi di euro e una tempistica di 5 anni, se si lavorasse contemporaneamente su più lotti, all'interno della quale uno degli interventi prioritari sarà la realizzazione del centro congressi in vista di Esof 2020. Il piano prevede poi che nella fase realizzativa i progettisti vengano affiancati da un team di giovani professionisti, i quali quindi lavoreranno e abiteranno nel nuovo distretto storico portuale, mentre per il futuro due magazzini verrebbero destinati all'Harbour college, una foresteria per gli studenti universitari. Per garantire la vitalità ventiquattr'ore su ventiquattro dell'area, sono stati pensati degli spazi dedicati alla creazione di attività commerciali, appartamenti per artisti e professionisti, un mercato del pesce e punti di ristoro. E ancora, aree pedonali e verdi, una pista ciclabile e un percorso ferro-tramviario per una mobilità sostenibile tra i magazzini. In merito a ciò, l'assessore al Bilancio Giorgio Rossi ha dichiarato: «Sarà necessario azzeccare l'intervento per non trasformare il porto in un cattedrale nel deserto». «Progetti precisi che da domani saremmo pronti a realizzare», ha dichiarato Antonella Caroli, presidente di Italia Nostra Trieste, definita dall'assessore Rossi la «sacerdotessa del tempio del Porto vecchio», per l'impegno e la passione sempre dimostrati nei confronti di questa tematica. «Non si arriva dall'esterno della città con un piano - ha aggiunto Caroli, riferendosi ai progetti della precedente amministrazione -, ma, come è stato fatto, serve una consultazione costante coi professionisti locali». Un piano che, come precisa sempre la presidente di Italia Nostra, potrà essere modificato per adattarsi alle esigenze degli investitori e che, nel rispetto della dividente demaniale, riguarda esclusivamente le aree di competenza comunale, che dovranno dialogare con gli interventi e le destinazioni d'uso nell'ambito di pertinenza dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale.

Simone Modugno

 

A Borruso il coordinamento scientifico

Il coordinamento scientifico del Masterplan 2018 è stato affidato a Giacomo Borruso, presidente dell'Interporto di Trieste, a Dirk Schubert dell'Hafencity University di Amburgo e al manager amburghese Thomas Kuhlmann. Al Masterplan ha lavorato un pool di esperti, tecnici e professionisti: Giovanni e Francesco Cervesi, Barbara Fornasir, Corrado Delben, Denis Zadnik e Claudio Visintini. Il documento è inoltre corredato da 42 tavole descrittive che sono state realizzate da Pierpaolo Ferrante, Marco Sette, Isabella Artioli, Sergio Fasano, Gianguido Salvi, Alessandro Tronchin.

 

 

Spunta la soluzione dell'ex Meccanografico per la sede di Esatto
Sopralluogo di Dipiazza nell'edificio di fianco alla stazione di Campo Marzio - Ma per ospitare gli uffici della società serve un investimento di alcuni milioni
Uno dei più apprezzati feuilleton della letteratura amministrativa triestina riguarda sicuramente il destino domiciliare di Esatto, la società comunale di esazione temuta dall'intera cittadinanza in quanto sistematica produttrice di bollette. Da tempo Esatto vorrebbe andarsene dalle sedi di piazza Sansovino e di via d'Alviano, per risparmiare sugli affitti (ammontanti a circa 150 mila euro) e per agevolare il mesto pellegrinaggio dell'utenza. Davanti alle diverse gestioni societarie, legate alle varie coloriture giuntali, sono sfilate numerose ipotesi, finora evaporate: a grande richiesta ricordiamo casa Francol, il palazzo della Cassa di risparmio, lo stabile di via Fiamme Gialle (passeggio Sant'Andrea), il pianterreno dell'edificio di corso Cavour dove sorgerà la filiale urbana dell'Area di ricerca, il palazzo Galatti indimenticabile ospite della dissolta Provincia. Adesso un sesta candidatura va a disegnare l'esagono dei sogni: scende in campo l'ex Meccanografico, un'altra insigne testimonianza dell'incompiutezza triestina. Una sorta di grande bunker malconcio, che, di fianco alla stazione di Campo Marzio in via di restauro, fa un po' Beirut. L'altro giorno una delegacja composta dal sindaco Roberto Dipiazza, dall'assessore Maurizio Bucci, dal presidente di Esatto Andrea Polacco si è recata in visita al manufatto che sorge davanti alla piscina terapeutica e al Pedocìn. Lo stabile ha alle spalle una vasta collezione di amori mai trasformatisi in unioni durature: ancora negli anni '90 le Ferrovie dello Stato pensavano - appunto - a farne un centro meccanografico, a metà del primo decennio Duemila il Comune lo comprò per renderlo un contenitore culturale vocato alla divulgazione scientifica, i tentativi di Era non approdarono ad alcunchè, Alinari venne dirottata al Bastione Fiorito, l'Immaginario Scientifico è stato spostato al Magazzino 26 in Porto Vecchio. La giunta Dipiazza, nell'elenco controfirmato dall'assessore Lorenzo Giorgi, inserì in un primo tempo l'ex Meccanografico tra gli asset da vendere per fare cassa, salvo poi rivedere la posizione e toglierlo dal piano delle alienazioni. La stima è consistente a 4,6 milioni di euro, basata più sulle prospettive del sito che sull'oggettivo valore dell'esistente: la trasformazione dell'area oggi occupata dal Mercato ortofrutticolo, la costruzione del Parco del mare, la riqualificazione della stazione di Campo Marzio aumentano - a giudizio del Municipio proprietario - le quotazioni dell'ex Meccanografico. La zona è ambita, la struttura si presta a una pluralità di destinazioni. Ma, se mai dovesse ospitare Esatto che porta in dote quasi quaranta dipendenti e la necessità di far accomodare la clientela, l'ex Meccanografico ha assoluta occorrenza di essere risistemato con un investimento di alcuni milioni di euro. Il contratto d'affitto, che consente a Esatto l'utilizzo dell'ex concessionaria auto di piazza Sansovino, scadrà nel 2021, quindi il problema del trasloco non è imminente. Però tempus ruit e, qualora ci sia da trasferirsi in sedi da riconvertire, la preoccupazione di Esatto è di non arrivare all'appuntamento con l'acqua alla gola. -

Massimo Greco

 

Restyling da mezzo milione sulla pista del Draghicchio
Ristrutturazione dello spazio dedicato all'atletica - Al momento è disponibile un contributo straordinario della Regione Fvg
A Gregorio Draghicchio il Comune triestino glielo deve proprio: il campo in via Amendola a Cologna, che porta il nome del ginnasta patriota, ha bisogno di un'energica ripassata. L'idea della giunta, di cui si ebbe prima testimonianza nel febbraio dello scorso anno in occasione di una manifestazione Fidal, è quella di una riqualificazione generale del sito sportivo, ma, poiché i denari non sono sufficienti, si partirà con l'intervento ritenuto prioritario, ovvero il rifacimento della pista di atletica. Su questa impostazione convergono la delibera, presentata dall'assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi, e la conseguente determina, firmata dalla dirigente Marina Cassin. L'atto giuntale ricorda che la "redenzione" dell'impianto è stata inserita nei documenti di bilancio con la previsione di spesa pari a 500 mila euro. L'opera è finanziata con un contributo straordinario erogato dalla Regione Fvg, contributo che non basta alla ristrutturazione complessiva. Va infatti ricordato che l'impianto - gestito per una ventina d'anni dall'Uisp - consta anche di tre campi da tennis coperti e di un percorso campestre, oltre ai servizi e al bar. Ragion per cui 330 mila euro verranno intanto concentrati sulla pista di atletica: via il vecchio stato gommoso, fresatura del sottofondo con stesura di un nuovo stato superficiale onde adeguare le pendenze di scolo provocate dalla pioggia, infine posa a freddo del nuovo manto gommoso. Il tutto dovrà essere ri-omologato dalla Federazione di atletica leggera (Fidal). Saranno inoltre rimesse a posto le pedane per il lancio del giavellotto, la cordonatura perimetrale interna mobile in alluminio. Il progetto ha ottenuto il "nulla osta" federale, con la specifica che l'omologazione - come sopra riferito - riguarderà la pista. A stretto giro di posta è arrivata la determina, che entra un po' più nel dettaglio operativo. Verrà indetta una procedura negoziata, alla quale saranno invitate non meno di 15 imprese «qualificate». Gli uffici comunali si riservano di pescare anche fuori dall'elenco delle aziende: evidentemente, stante la particolarità tecnica dell'intervento, l'amministrazione preferisce ampliare quanto possibile il novero dei realizzatori. Criterio per l'aggiudicazione sarà quello del minor prezzo mediante il ribasso sull'importo a base di gara. L'intervento sul "Draghicchio" è stato menzionato dall'assessore allo Sport Giorgio Rossi, in occasione della presentazione dei lavori allo stadio Rocco. In quella circostanza l'esponente di giuntale ha svolto una rapida rassegna dei principali progetti dell'amministrazione in ambito sportivo, sottolineando in particolare lo sforzo per chiudere il lungo cantiere del "Grezar" e metterlo finalmente a disposizione dell'atletica triestina. Il recupero del "Draghicchio" consentirà di contare su un'altra pista per l'agonismo.

 

Il Piano paesaggio della Regione taglia le gambe a casa Francol
Non consente di edificare nella cosiddetta Umi 13 che è uno spazio libero di fianco alla struttura - La verifica del Comune
Sembrava tutto bello, tutto possibile, poi all'improvviso il sinistro balenìo della scure regionale rischia di immalinconire Comune e cordate imprenditoriali affascinate dalla redenzione di casa Francol, l'antico edificio che sorge in zona Urban alle spalle della cittadella amministrativa municipale. Una consultazione preliminare di mercato, lanciata in febbraio dai Lavori pubblici comunali, aveva raccolto cinque proposte per un progetto di riqualificazione integrato che comprende casa Francol, l'ex parcheggio, via di Crosada. La modalità avrebbe dovuto essere un project financing pubblico-privato, dove il Comune appoggia 1,4 milioni di euro ancora rimontanti dal vecchio eurofinanziamento Urban. Invece una novità, proveniente dalla Regione autonoma Fvg, potrebbe spettinare la messa in piega: lo ricorda il direttore Enrico Conte proprio nelle conclusioni pubblicate dal sito comunale, laddove richiama l'entrata in vigore del Piano paesaggistico regionale dal 15 maggio. Piano che disciplina gli interventi edilizi e soprattutto incide su Umi 13.Ma cos'è Umi 13? Umi 13 è uno spazio libero a fianco di casa Francol, spazio che per la disciplina urbanistica comunale è edificabile. Ma per il Piano paesaggistico regionale probabilmente no, perlomeno per una buona parte. E tra la pianificazione regionale e quella comunale prevale la prima. Quando il Comune aveva deciso di monitorare il mercato alla cerca di alleati, il Piano paesaggistico - cantierato durante l'esecutivo Serracchiani - era di là da venire, quindi le cordate proponenti avevano tenuto conto della ghiotta possibilità di costruire in zona Urban. Così l'Ati composta da Massimo Iesu, Evelina Bette, Mauro Trani, Andrea Monticolo, Luca Foti, Gabriella Kropf. Così Omnia costruzione (6-8 appartamenti più attività commerciali al pianoterra). Così Calembour. Così Rosso (casa-ferie). Così l'hotel Urban (unità abitative ammobiliate a uso turistico, dipendenza alberghiera).Ad accorgersi del "golpe" regionale è stato, per competenza tematica, il prossimo direttore dell'Urbanistica, Giulio Bernetti, che ha allertato il collega Conte. Adesso bisogna verificare due cose: quanto il Piano limita la possibilità edificativa di fianco a casa Francol e quanto la non lieta novella condiziona le cinque proposte. Primo passo l'esame normativo: quindici giorni di tempo.

 

 

Ambientalisti di destra - La costola verde di Fdi approda in città

Approda a Trieste "Fare verde", associazione ambientalista fondata nel 1986 a Roma, sulla scia emotiva della tragedia nucleare di Chernobyl. Il sodalizio viene definito «costola di Fratelli d'Italia» dall'assessore regionale, Fabio Scoccimarro. Nel corso della conferenza di presentazione tenutasi ieri, il responsabile nazionale Francesco Greco ha evidenziato che «l'uomo non è al centro della natura, ma un elemento di essa. Siamo stati la prima associazione in Italia - ha aggiunto a titolo di esempio - a denunciare già vent'anni anni fa lo scempio della plastica abbandonata nel mare». Greco ha precisato che l'intenzione è «collaborare con le altre associazioni ambientaliste, per tutelare l'ambiente ma anche le tradizioni». Chiaro il riferimento a "Fare ambiente", realtà vicina a Forza Italia. All'appuntamento, cui hanno presenziato il coordinatore provinciale e consigliere regionale di Fdi, Claudio Giacomelli, e la sua vice Nicole Matteoni, è stato presentato Sergio Bisiani, ex esponente di Alleanza nazionale, che ricoprirà il ruolo di rappresentante locale di "Fare verde". «Siamo al palo - ha sottolineato Bisiani - per quanto riguarda la Ferriera, le discariche sul Carso e molte altre situazioni critiche. Dobbiamo recuperare un corretto rapporto col territorio, formando e informando i cittadini, portando i giovani a vivere un giusto rispetto nei confronti della natura. Io ho un'età e intendo mettere a disposizione la mia esperienza, perché dobbiamo cercare di salvare un mondo sfruttato e rovinato».

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 LUGLIO 2018

 

 

«Rischi per il mare dalla Ferriera» - Arpa chiede risposte entro sei mesi
Dossier rileva un'area inquinata di estensione imprevista - Nelle falde benzene centinaia di volte oltre i limiti di legge
La caratterizzazione - L'intervento di bonifica previsto dall'Accordo di programma si basa sul piano di caratterizzazione svolto quindici anni fa. Tutte le misure successive poggiano sull'impegno finanziario congiunto del Gruppo Arvedi e dello Stato. Gli interventi - La bonifica ha previsto, tra l'altro, l'asportazione di grandi quantità di residui di produzione, la posa di pavimentazioni per evitare nuovi contatti tra inquinanti e falda, la realizzazione (allo studio) di una barriera tra terra e mare, in attesa della quale un sistema di pompe lavora per ridurre l'inquinamento a mare. I piezometri - Si tratta di sistemi per analizzare l'inquinamento del sottosuolo. Molti carotaggi hanno riguardato "hot spot" di dimensioni limitate, ma l'Arpa denuncia ora che uno di questi punti, individuato nel 2016, ha in realtà volumi molto superiori al previsto, tanto da diventare "sorgente primaria di contaminazione". Saranno necessari altri carotaggi per valutare le dimensioni esatte della zona.

Decine e decine di camion di terra impastata con catrame e idrocarburi. Sarà quanto il Gruppo Arvedi potrebbe dover scavare e rimuovere dal sottosuolo della Ferriera, per risolvere quanto lasciato in eredità dalle precedenti gestioni. L'allarme è lanciato da una relazione prodotta nei giorni scorsi dall'Arpa, in cui si solleva il caso di «un potenziale danno ambientale» riguardante «lo specchio acqueo portuale antistante lo stabilimento». Le analisi allegate al report individuano alte concentrazioni di inquinante in una zona compresa tra il parco fossile, la banchina e gli impianti di trattamento delle acque reflue dell'altoforno. Si tratta di catrame e idrocarburi, residui di produzione della cockeria, stivati decine di anni fa e per decine di anni riversatisi nel mare che si infiltra nel terreno. Un processo noto, che l'accordo di programma punta a interrompere realizzando una barriera fisica che costerà 40 milioni, interamente a carico dello Stato. La novità non è appunto l'esistenza di inquinanti nelle falde, nota dal 2006 e risolta da Arvedi in molti punti, ma il fatto che l'area è risultata essere molto più estesa di quanto previsto da Arpa: un volume largo e lungo alcune decine di metri, con un'altezza di tre, dunque non asportabile facilmente. Arpa fissa in sei mesi il tempo concesso all'azienda per procedere con le operazioni necessarie a perimetrare la zona e studiare le contromisure, che potrebbero andare dall'escavo alla scelta di "murare" i materiali dove sono ora. Questione delicata, considerato che le analisi sul punto più inquinato parlano di livelli di benzene cinquecento volte superiori al consentito e di idrocarburi policiclici aromatici trentacinque volte oltre le soglie limite. E l'inquinamento arriva in prossimità delle acque, dove i livelli di benzene sono da 8 a 250 volte il limite e quelli degli altri idrocarburi fino a venticinque volte sopra i tetti di guardia, a seconda del punto esaminato. Su richiesta del Comune, il nodo è stato inserito d'urgenza nell'ordine del giorno della conferenza dei servizi programmata il 17 a Roma e avente per argomento principale la copertura dei parchi minerali. E proprio su quest'ultimo aspetto, la Regione ha appena inviato una diffida ad Acciaierie Arvedi per non avere ancora provveduto a inviare il progetto esecutivo riguardante la realizzazione dei capannoni. L'assessore all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, spiega intanto di voler «richiedere che venga implementata la barriera idraulica», che grazie a sistemi di pompaggio limita il passaggio di inquinanti a mare in attesa dei barrieramenti fisici. Il governatore Massimiliano Fedriga rassicura: «Il dialogo con la proprietà e tutti gli altri soggetti può produrre risultati importanti. Occorre però che ognuno si faccia carico della propria quota di responsabilità, nei confronti di una comunità il cui credito di pazienza è agli sgoccioli». Da quanto trapela, tuttavia, i rapporti con la società sono freddi, perché Arvedi non ha gradito la scelta della Regione di incontrare prioritariamente i comitati anti Ferriera e ribadire a ruota l'intenzione di arrivare alla chiusura dell'area a caldo.

Diego D'Amelio

 

RIPRESA LA PRODUZIONE DI GHISA - Manutenzioni archiviate e altoforno riacceso dopo lo stop di un mese
Mentre si avvicina la conferenza dei servizi convocata per trattare del contenimento degli spolveramenti dai parchi minerali e dell'inquinamento delle falde, la Ferriera riparte a produrre a pieno ritmo. Risale infatti all'inizio della settimana la ripresa della produzione di ghisa, dopo l'annunciata fermata di circa un mese. L'azienda comunica di aver «portato a termine la manutenzione straordinaria dell'altoforno», che ha riguardato il rivestimento refrattario del crogiolo del forno, arrivato ormai a fine vita. La fermata, spiega una nota dell'azienda, «è stata utile anche per apportare significative migliorie alla strumentazione di monitoraggio e automazione del processo produttivo, oltreché di controllo dello stato termico. Oltre a ciò, sono stati sottoposti a revisione gli impianti di aspirazione e depolverazione del processo ghisa e agglomerazione». Poi la riaccensione del forno, «eseguita con modalità innovative tali da minimizzare l'impatto ambientale e contenuta in tempi molto brevi (meno di 48 ore), cosa che ha rappresentato un vero record a livello internazionale».Il Gruppo Arvedi comunica inoltre di aver portato «in fase di completamento i lavori di pavimentazione delle aree scoperte, con i relativi impianti di raccolta e trattamento delle acque. A seguire, il piano di collaudo certificherà il percorso di messa in sicurezza permanente del sito e di fatto la bonifica dell'area di stabilimento che ricade nel perimetro del Sin», anche se la nuova scoperta dell'Arpa riguardante l'inquinamento delle falde potrebbe cambiare lo scenario.

 

 

Le prime quattro guide "a pedali" per visitare la città in sella alla bici
Già in progetto attività e itinerari ad hoc come il tour "Sulle orme di Cottur" - Percorso di abilitazione al traguardo in autunno
Scoprire le bellezze di Trieste e del territorio regionale pedalando accompagnati da una guida. Quattro guide ciclo turistiche sportive saranno operative a Trieste a partire dal prossimo anno. Mauro Merlach e Jessica Merlach del Club 320 Mtb, e Massimiliano Zambiasi e Alex Kornfeind della Cottur, assieme ad altri 10 appassionati di due ruote dal resto della regione, hanno da poco terminato il corso di formazione, il settimo a livello nazionale, istituito dalla Federazione ciclistica italiana. A settembre presenteranno un project work e, a ruota, grazie ad un accordo tra la Regione e la Fci, attraverso una commissione esaminatrice riceveranno l'abilitazione ad operare come guida ciclo turistica. Ma chi è la guida ciclo turistica? Una figura in grado di orientare e proporre attività ed itinerari ciclistici in relazione alle effettive capacità individuali delle persone che accompagnerà. «I cicloturisti che arrivano a Trieste lasciano poca economia sul nostro territorio, sono per lo più di passaggio, così ho pensato che offrire un servizio in più può diventare un valore aggiunto per trattenerli in città», spiega Kornfeind, destination manager, che ha già messo a punto assieme a Zambiasi una delle proposte che dal prossimo anno potrebbero attrarre appassionati delle due ruote. Si tratta del tour "Sulle orme di Giordano Cottur", un giro in bici da corsa rivolto agli over 50, sia esperti sia neofiti, che intendono scoprire il Fvg percorrendo le strade battute un tempo dal campione triestino e dai corridori del Giro d'Italia in regione. Mare, Carso e il Collio come punti d'interesse principali con i cicloturisti sempre accompagnati dalle guide. Partenza da Trieste, con una media fra i 25 e i 35 chilometri orari. I dati di PromoTurismo Fvg raccontano di circa 13 mila cicloturisti all'anno a Trieste con un aumento complessivo nel 2017 intorno al 12-15% rispetto al 2016. Ci sono tre tipologie di cicloturisti. «Quelli che arrivano in città e poi noleggiano la bici per scoprire il territorio sulla due ruote - spiega Kornfeind -, quelli che invece arrivano con la bici e altri che possono arrivare attratti proprio da un pacchetto turistico studiato ad hoc: l'obiettivo è quello di gestire il cicloturismo come processo di incoming». Uno spunto che potrebbe stimolare la nascita a Trieste di servizi di noleggio di biciclette da corsa o mountain bike, da non confondere con quello di bike sharing che ha in progetto il Comune e che invece propone bici da passeggio.

 

 

Nutrie da eliminare senza esche o fucili - Muggia "ammessa" alla sterilizzazione
Approvato dal Comune il piano richiesto dalle associazioni - Ok della Regione ma solamente per la cittadina rivierasca
La declassificazione - Nel 2014 la legislazione nazionale ha declassato la nutria da specie selvatica ad «animale infestante». Il piano regionale - Secondo il dettato della legge regionale 20 dello scorso giugno, la giunta Fvg interviene via delibera con un obiettivo chiaro: sterminare la specie con un piano di durata triennale che autorizza l'eliminazione purché non avvenga tramite il veleno. Il personale - Possono intervenire gli uomini del Corpo forestale regionale, le guardie comunali con licenza di caccia, operatori anche non cacciatori ma selezionati e addestrati dalle ex Province. Via libera anche all'agricoltore proprietario o conduttore, «purché adeguatamente formato».

MUGGIA - Un nuovo e meno cruento metodo di eradicazione delle nutrie del Friuli Venezia Giulia sarà sperimentato a Muggia, con l'avallo della Regione.Il passo in avanti è stato compiuto ieri con la firma da parte dell'assessore all'Ambiente muggesano Laura Litteri del piano di eradicazione nonviolenta delle nutrie attraverso la sterilizzazione. Richiesto dall'associazione ambientalista Mujaveg e dall'Enpa e supportato anche da una petizione con oltre 600 firme consegnata lo scorso settembre all'ex presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, il piano ha ricevuto a sorpresa anche l'ok da parte della stessa Regione, l'ente che inizialmente aveva invece progettato la cancellazione sistematica dei castorini. «Siamo contenti che la Regione abbia dato il proprio consenso a rivedere la metodologia da utilizzare per eradicare le nutrie. Ora siamo in attesa di un ultimo decisivo parere: personalmente sono ottimista», racconta il responsabile di Mujaveg Cristian Bacci. La proposta del piano era stata inviata inizialmente all'Ispra - l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - che di fatto si era dichiarato disponibile a valutare la congruità di un piano di gestione delle nutrie che contempli il ricorso alla sterilizzazione. La palla era poi passata alla Regione che ha dato il proprio parere positivo, fermo restando due condizioni: un nuovo ok dell'Ispra e l'assenso del Comune di Muggia. Per quanto concerne il Comune di Muggia il parere favorevole è arrivato proprio ieri. L'assessore Litteri si è sempre dichiarata favorevole ad una soluzione non cruenta. Diverse le motivazioni addotte dall'esponente del Partito democratico rivierasco, tra queste anche la caratteristica geografica del territorio muggesano: «Le nutrie della zona delle Noghere nascono in Slovenia e si spostano attraverso il rio Ospo. Si tratta quindi di un nucleo non isolato: anche riuscendo a rimuovere tutti gli animali della valle delle Noghere, questi verrebbero molto probabilmente rimpiazzati da quelli sloveni attraverso il corso d'acqua che mette in connessione i due nuclei. È praticamente impossibile riuscire ad eradicare le nutrie dal nostro territorio». L'ultimo (e decisivo) ok dovrà arrivare dall'Ispra: anche qui, almeno sulla carta, difficile ipotizzare una bocciatura del nuovo piano. «Entro il 2018, se non ci saranno brutte sorprese, credo che avremo tutte le carte in regola per iniziare la sterilizzazione delle nutrie muggesane. In questo contesto sarà poi estremamente importante il contributo e l'esperienza dell'Enpa», ha aggiunto Bacci. Da Muggia l'assessore Litteri ha spiegato l'iter: «Se tutto va bene inizieremo con il censimento, la successiva cattura degli animali, la sterilizzazione e il reinserimento in natura». Costo dell'operazione per la sterilizzazione? Gli stessi utilizzati per le colonie di gatti randagi: 32 euro per l'intervento sugli esemplari maschi, 60 per le femmine. Insomma, le nutrie muggesane, circa una trentina, paiono sì avere il destino segnato, ma l'estinzione dei castorini, animali storicamente estranei al Fvg ed importati dal Sud America, avverrà come richiesto da diverse associazioni ambientaliste, ossia «rispettando dei diritti che dovrebbero essere inviolabili, per tutti gli animali». Questo, almeno per quanto concerne l'area del Muggesano. Almeno per il momento non vi sono invece cambi di rotta per quanto concerne le diverse centinaia di nutrie presenti a Fossalon e dintorni. Esche alimentari come mele e granoturco e conseguente trappolaggio, seguito da metodo eutanasico, colpo di fucile oppure inserimento in contenitori ermetici con biossido di carbonio ad alta concentrazione il destino dei roditori gradesi.

Riccardo Tosques

 

«Interventi anche in Slovenia - Altrimenti operazione inutile» - l'intervista
Le opinioni dell'esperto su come fronteggiare una specie alloctona che arreca danni all'ecosistema, all'uomo e crea rischio idrogeologico
Muggia - «Fare la sterilizzazione delle nutrie muggesane? Eticamente una barbarie, ma soprattutto un'azione inutile se questa non verrà applicata anche agli animali nella vicina Slovenia». Il naturalista triestino Nicola Bressi prende posizione sulla questione delle nutrie. È giusto preferire la sterilizzazione alla morte cruenta? Lo scopo degli animali selvatici non è invecchiare, ma diventare adulti per riuscire a riprodursi e vivere nel branco. Quindi un animale selvatico sterilizzato viene violentemente privato per sempre del suo unico scopo di vita. E gli individui sterilizzati vengono totalmente emarginati dal branco. Le nutrie sono davvero un problema in Fvg? C'è qualche negazionista in giro, ma i dati scientifici dicono che le nutrie recano danno all'ecosistema, all'uomo e provocano rischio idrogeologico. Che danni compiono? Lasciamo stare il problema degli argini dei corsi d'acqua. Pensiamo allo sterminio che compiono ai danni delle uova degli uccelli acquatici, o ai canneti in cui non vivono più diverse specie, come le libellule. Le nutrie sono degli animali alloctoni che non appartengono al nostro ecosistema. Ma dopo tanti anni che sono qui è corretto definire le nutrie una specie alloctona? Tutte le specie portate dall'uomo sono alloctone. La nutria lo è, perdipiù di quelle dannose. Esiste un censimento? È praticamente impossibile. Sono molto difficili da contare, si muovono di notte, si rifugiano nelle tane. A Fossalon, Grado e dintorni una sterilizzazione sarebbe comunque impossibile: sono centinaia e centinaia. La sterilizzazione dunque non servirà a contenerne il numero? La sterilizzazione a Muggia ha qualche probabilità di successo perché quello del rio Ospo è un ambiente isolato e contenuto. Ma se non verrà fatta anche agli animali nella parte slovena il lavoro sarà inutile. La nutria può essere considerato un animale affettivo? Qualsiasi animale può diventare affettivo. In Francia viene invece servita a tavola. Basta ricordare che non appartengono al nostro ecosistema.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 6 LUGLIO 2018

 

 

"Pendolari" dei rifiuti da Muggia a Trieste - Una raffica di sanzioni
Tolleranza zero nei confronti di chi getta immondizia fuori dal proprio comune per dribblare gli obblighi della differenziata. Già un centinaio di multe da 200 euro
Telecamere mobili ed appostamenti ad hoc dei vigili urbani. Sono gli strumenti messi in campo dal Comune di Trieste per inchiodare i sempre più numerosi "pendolari" della spazzatura, cittadini residenti nei vicini territori di Muggia e San Dorligo (realtà in cui come noto è partita la raccolta differenziata porta a porta), che appunto, per semplificarsi la vita, evitano di differenziare e buttano tutto nei cassonetti generici del capoluogo. Uno scherzetto costato caro a molti di loro: un centinaio solo quelli "pizzicati" a Borgo San Sergio, chiamati ora a sborsare la bella cifra di 200 euro di multa. A far scattare la tolleranza zero nei confronti dei furbetti dell'immondizia sono state le segnalazioni di alcuni addetti AcegasApsAmga. Gli operatori hanno lamentato «un aumento esponenziale e anomalo della quantità di rifiuti nella fascia di Borgo San Sergio». In via Edgardo Morpurgo e via Francesco Carletti i cassonetti più gettonati. Peccato che portare i sacchetti con gli avanzi della cena fuori dai propri confini comunali sia un illecito amministrativo. Chi si comporta così, infatti, viola l'articolo 16 comma 18 del regolamento comunale di Trieste per la gestione dei rifiuti urbani che recita testualmente: «È vietato il conferimento al servizio pubblico di raccolta istituito dal Comune di Trieste di rifiuti prodotti al di fuori del suo territorio e/o la cui gestione ricada nella competenza di altri soggetti». «Ci siamo mossi perché è vietato conferire rifiuti nel nostro Comune se non si è residenti qui. Esiste un regolamento da rispettare perché l'aumento del numero dei rifiuti va poi ad influire sulla bolletta dei cittadini triestini. La maggior parte dei casi delle sanzioni elevate riguarda i cittadini muggesani, in misura minore a San Dorligo», racconta l'assessore alla Polizia Locale di Trieste Paolo Polidori. Sandy Klun, sindaco di San Dorligo, ha accolto di buon grado le sanzioni: «Basta un po' di buona volontà per fare la differenziata. Chi non lo fa, e per fortuna nel nostro Comune è una piccolissima percentuale, non può farla franca portando i rifiuti in altri comuni: giusta la sanzione comminata da Trieste». Severo il commento di Piero Camber, capogruppo consigliare di Forza Italia, che si era mosso in Consiglio per fare luce sulla questione: «Questi dati sono la dimostrazione del fallimento della raccolta porta a porta che si sta facendo a Muggia e che si riverbera sui loro vicini: auspico davvero che l'amministrazione comunale faccia un passo indietro per il bene di tutti». Da Muggia arriva la replica dell'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri: «Quando si passa al sistema del porta a porta, capita spesso di assistere ad episodi di trasfertismo dei rifiuti. Si tratta di un fenomeno purtroppo consolidato, ma assolutamente di transizione. Nonostante va sia l'obbligo per legge di arrivare al 65% di raccolta di rifiuti differenziata, il Comune di Trieste non sta aderendo e non aderirà nemmeno avendo l'inceneritore. Muggia ha scelto invece una soluzione ambientalista. La grande maggioranza dei miei concittadini - conclude Litteri - sta effettuando con successo la raccolta differenziata. Questo è il futuro. Nessun passo indietro».

Riccardo Tosques

 

LA TESTIMONIANZA «Ma che senso ha essere punito se usi un apposito cassonetto?»
Parla una delle "vittime" della stretta della polizia locale «Quella non era la spazzatura della mia casa di Francovec Era di mio padre che sta in città»
«Nonostante non sia residente a Trieste, il 6 maggio, alle 18.35, è stata filmata accanto alla sua automobile mentre conferiva una borsa di media, piccola dimensione all'interno di un bidone della spazzatura in via Morpurgo davanti al civico numero 2». Questo il contenuto della telefonata con cui la Polizia locale di Trieste ha anticipato la sanzione a cui è stata sottoposta Cinzia Cavalli, residente a Francovez, frazione del Comune di San Dorligo della Valle, una delle cento persone multate dal Municipio triestino. «Quando mi hanno chiamata inizialmente non ci potevo credere, perché io sono solita fare la raccolta differenziata nel mio Comune. Poi in effetti ho ricordato che quel giorno avevo gettato nell'immondizia un sacchetto di spazzatura appartenente a mio padre, residente ad Altura, quindi a Trieste: direi che sono stata proprio sfortunata», racconta Cavalli, titolare del bed and breakfast Mikeze Jakeze, inserito proprio nella bifamiliare dove Cinzia vive. «Seppur con mille problemi, mi sono adeguata alla raccolta differenziata dei rifiuti in vigore già da qualche anno nel territorio di San Dorligo della Valle. Mi chiedo però se ha senso multare una persona che ha gettato la spazzatura in un bidone apposito, non certo abbandonandole per strada», aggiunge perplessa Cavalli. Ad oggi la cittadina di San Dorligo non ha ancora pagato la sanzione giuntale poi per posta: «Duecento euro non sono proprio pochi. Una volta arrivata la notifica a casa mi sono informata. C'è la possibilità anche che si possa fare ricorso. Valuterò come muovermi. Sicuramente è una beffa essere stati sanzionati per la spazzatura del proprio genitore. Eppoi ho saputo che il problema dei controlli riguardava non tanto San Dorligo della Valle quanto Muggia. Vedremo come muoverci, insomma». Ma l'altra questione fondamentale, per lei, riguarda la raccolta differenziata proprio a San Dorligo. Cavalli non ha dubbi in merito: «Il nostro territorio non si presta al "porta a porta" come è stato inteso. Soprattutto con la bora i problemi sono molteplici. E poi c'è una questione di decoro. Basta camminare per il paese e si vedono i sacchetti della spazzatura appesi in attesa di essere raccolti».«Ancora adesso dopo diversi anni dal suo avvio - chiude Cavalli - c'è chi continua a "sbagliare" nel fare la differenziata. Il sacchetto quindi non viene raccolto dagli addetti. Ed essendo comunque sostanzialmente anonimo, senza un proprietario, quel sacchetto può rimanere anche lì. Per giorni e giorni».

 

Isole ecologiche troppo vecchie e stracolme - Altura si ribella
Per alcuni dei residenti  questa situazione costituisce la punta dell'iceberg dello stato di abbandono in cui versa il quartiere
Un odore nauseabondo si diffonde nelle vie del rione di Altura, in particolare lungo via Alpi Giulie. Soprattutto nella stagione estiva, a causa dei sacchi di rifiuti abbandonati all'esterno dei cassonetti. Non tanto a causa dell'inciviltà dei residenti, ma di una carenza nei servizi di smaltimento. Questo è quanto segnalano diversi cittadini di Altura, che lamentano sempre di più lo stato di degrado di alcune isole ecologiche, che sarebbe causato per l'appunto dal passaggio non frequente dei mezzi dedicati allo svuotamento dei rifiuti e talvolta anche dall'inadeguatezza dei cassonetti stessi, che in parte risultano difficili da aprire, il che spinge gli abitanti più anziani a abbandonare i sacchi al di fuori.Tale situazione diviene, come detto, ancora più fastidiosa nella stagione calda a causa dei cattivi odori che si diffondono inevitabilmente dalle isole ecologiche che, oltre ad appestare le vie, rischiano anche di contribuire alla proliferazione di ratti e insetti. La questione è divenuta oggetto di una mozione dei consiglieri Lorenzo Giachin, Daniele Villa, Massimo Delise e Barbara Campana, della Settima circoscrizione, ed è stata approvata all'unanimità dal relativo "parlamentino", venendo così trasmessa agli uffici competenti del Comune. «I cassonetti sono stravecchi, rotti e puzzolenti, non vengono lavati. Ci abito sopra e quando in estate inizia il caldo l'odore diventa tremendo, soprattutto quello dell'umido, e sale fino alle finestre delle case», spiega Antonio Tiberi, un residente di Altura. «Una volta davanti all'ex supercoop - racconta - il cassonetto del vetro non è stato svuotato per quattro giorni e durante il brutto tempo sono volate fuori le bottiglie, che ho dovuto raccogliere io perché sennò in mezzo alla strada potevano bucare le ruote delle macchine e causare incidenti. Poi, solo dopo essermi lamentato su Facebook, il giorno dopo sono passati a pulire». Come altri abitanti di Altura, anche Tiberi si dice arrabbiato perché ritiene che il rione sia ormai stato «abbandonato a se stesso», dove proprio negli ultimi tempi anche l'ultima edicola della zona ha dovuto chiudere i battenti. «Da 15 anni ad Altura non mettono "un chiodo", nessuno fa alcun lavoro, nemmeno il tagliare le piante. Non c'è più niente, nemmeno un'edicola per comprare un giornale o i biglietti per il bus. Si vedono i politici solo quando vengono a elemosinare i voti. Un rione abbandonato a se stesso...».

Simone Modugno

 

Oltre 56 tonnellate di materiali ingombranti nei sabati "green"
Al di là dell'iniziativa Sabati Ecologici, è comunque sempre possibile conferire i rifiuti ingombranti, elettronici, insoliti e pericolosi presso i quattro centri di raccolta cittadini gestiti da AcegasApsAmga, oppure prenotando al numero verde 800.955.988 il servizio gratuito per il ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti. Di seguito indirizzi e orari dei centri di raccolta:San Giacomo: via Carbonara 3 - aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19, domenica dalle 9 alle 13;Roiano: via Valmartinaga 10 - aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19;Opicina: Strada per Vienna 84/a - aperto dal lunedì al sabato 9 alle 19;Campo Marzio: via Giulio Cesare 10 - aperto dal lunedì al sabato dalle ore 6. alle 11 e dalle ore 14 alle 19. --Grande successo per le prime due fasi dei sabati ecologici 2018 svoltasi dal 14 aprile al 30 giugno, durante i quali sono state raccolte oltre 56 tonnellate di materiale, di cui, oltre 17, sono state conferite integralmente alla tappa di Prosecco del 21 maggio, che si riconferma la tappa più frequentata e che ha stabilito finora il record di conferimenti per singola tappa.Anche in queste prime due fasi gli ingombranti sono stati tra i più conferiti, quasi 30 tonnellate nel corso delle 4 tappe, andando così a richiamare la natura stessa dell'iniziativa itinerante promossa da AcegasApsAmga e dal Comune di Trieste, nata appunto per contrastare il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti ingombranti in strada. Sulla scia del successo delle prime fasi, i sabati ecologici tornano per l'edizione autunnale a partire dall'8 settembre presso l'area parcheggio "Mandria" a Prosecco della prima circoscrizione con orario continuato dalle 10 alle 18. Qui i cittadini troveranno come sempre un'area allestita per il centro di raccolta mobile per consegnare quelle tipologie di rifiuti che non possono essere conferiti nei contenitori stradali dedicati alla raccolta differenziata come ingombranti,sfalci e ramaglie. A settembre proseguirà inoltre il progetto di recupero creativo "RiCREAzione" (nuova vita ai tuoi rifiuti), della onlus "Oltre Quella Sedia", iniziativa nata dal desiderio di realizzare delle attività dedicate all'ambiente e al riuso.Oltre l'appuntamento di Prosecco in calendario ci sono i sabati ecologici del 5 settembre, seconda circoscrizione (Località Basovizza ) , del 22 settembre, sesta circoscrizione (Rotonda del Boschetto) e del29 settembre, settima circoscrizione (Piazzale XXV Aprile). --

 

 

Un baby esemplare di orso bruno a spasso nei boschi del Carso sloveno
Avvistato poco lontano da Doberdò un cucciolo di due anni - E per gli esperti avrebbe fatto gite anche in territorio isontino
Un simpatico orsetto bruno si aggira tra i boschi del Carso goriziano. Si tratta di un maschio dell'età di circa 2 anni, e dal peso indicativo di 60-80 kg, immortalato da un amante della montagna, Denis Cebron. Grazie ad una fototrappola posizionata in territorio sloveno, a pochissimi metri dal confine con l'Italia, ha raccolto una serie di scatti suggestivi rendendo subito l'orso una star del web. «Pare un esemplare molto curioso, quindi fate attenzione, soprattutto se avete cani al seguito», spiega Cebron. Gli avvistamenti però, spiegano dal pool di esperti dell'Università di Udine specializzati nello studio di questi animali, non si sono limitati al Carso sloveno. Un orso è stato notato negli ultimi giorni a San Michele, a San Martino del Carso e sulla strada del Vallone, tra Devetachi e Gabria. E bel po' di pelo sempre appartenente ad un orso è stato rinvenuto in zona San Michele. Sottoposto subito ad accurate indagini genetiche, il pelo consentirà ora agli esperti di tracciare un accurato identikit del mammifero che si aggira sull'altipiano. Stando alla testimonianza di Denis Cebron l'orso si sposta da circa due settimane nel Carso sloveno e nei boschi che coprono un'area che va da Merna a Comeno, concedendosi però come detto anche delle capatine nel territorio isontino, due volte a San Martino del Carso e una a San Michele. La presenza dell'orso bruno nel Carso, peraltro,è diventato un fenomeno oramai piuttosto frequente. Più difficili, invece, gli avvistamenti (almeno quelli giudicati attendibili). Ancora più difficile fotografare questi animali abituati a muoversi con circospezione lontano da sguardi indiscreti. L'ultimo avvistamento di rilievo, anche perchè testimoniato da splendide foto, risale esattamente un anno fa. Allora il 61enne cacciatore goriziano Maurizio Zulian, grazie alla sua fototrappola, catturò le immagini di un orso di poco più di due anni, quasi sicuramente maschio, del peso non inferiore ai 100 chilogrammi. Il grosso mammifero venne fotografato nei boschi vicini all'oleodotto, tra le frazioni di Medeazza e Jamiano, tra Doberdò del Lago e Gorizia. Pochi mesi prima la Forestale trovò gli escrementi di un orso su un sentiero dell'altipiano carsico Ovest che collega le frazioni di Aurisina e Slivia. Ma l'orso è decisamente di casa anche nell'altipiano carsico della provincia triestina. Nel 2016, in maggio, nel territorio di San Dorligo della Valle l'ex cacciatore David Fonda, che assieme alla madre stava percorrendo l'arteria stradale che collega San Lorenzo a Draga in direzione Pesek, vide che l'auto davanti a loro toccare inavvertitamente un cucciolo d'orso, un simpatico plantigrado del peso di circa 50 chilogrammi. Per fortuna, l'incidente non causò danni a nessun, creando solo parecchio spavento all'animale che corse via allontanandosi nei boschi. Le incursioni più "classiche" sono in realtà quelle che accadono con una certa regolarità a Grozzana, sempre a San Dorligo, con gli orsi che dalla Slovenia attraversano il Cocusso arrivando in territorio italiano in un'area dove vi sono diversi arnie. Nel Goriziano suscitò invece grande interesse il caso dell'orso Madi che nella primavera del 2015 venne sorpreso dalle telecamere di sorveglianza del centro commerciale Ikea mentre passeggiava di notte nel parcheggio del Tiare Shopping. In quel caso il soggetto era un esemplare di circa 150, già noto ai ricercatori dell'Università di Udine che nel maggio del 2013 lo avevano dotato di collare satellitare. E pare che proprio dai massimi studiosi di questo mammifero, tramite le analisi genetiche del pelo rinvenuto a San Michele, arriverà presto qualche notizia in più riguardante l'orsetto curioso del Vallone. -

Riccardo Tosques

 

«In genere sono animali innocui ma guai a farli sentire in pericolo» - l'intervista
I consigli dell'esperto per non rischiare conseguenze drammatiche in caso di incontri ravvicinati. Essenziale non gridare e non correre
TRIESTE - «Sono animali solitamente innocui, che tendono a scappare: guai però a farli sentire in pericolo». Nicola Bressi, naturalista triestino, racconta caratteristiche e precauzioni da adottare in caso di incontri con l'orso. Bressi, c'è da avere paura dell'orso?No. Questo mammifero è un animale che non ha alcun interesse ad attaccare l'uomo. Ma, come tutti gli animali, se si sente inseguito o in pericolo, di norma è solito scappare, ma può anche decidere di reagire. Dobbiamo abituarci alla presenza di tale mammifero?A differenza del lupo e dello sciacallo dorato che stanno occupando tutti i territori in modo più o meno omogeneo, l'orso è presente stanzialmente in Trentino e nella Slovenia sudorientale. Noi siamo un territorio di passaggio. Cosa cercano gli orsi di passaggio nel nostro Carso? Si tratta di giovani maschi che noi chiamiamo "in dispersione": si spostano dal Trentino per andare "a caccia" di femmine in Slovenia. Quindi gli orsi sloveni tendono a rimanere a "casa" loro?Sì. È raro che i maschi sloveni si addentrino nel nostro territorio per poi spostarsi a Ovest verso le altre regioni italiane della fascia alpina. Da quando sono così frequenti questi passaggi? Da circa 20 anni, quando il Trentino iniziò ad importare orsi dalla Slovenia per evitare l'estinzione di quelli locali. Oggi è sempre meno raro imbattersi in qualche traccia lasciata dagli orsi. Come dobbiamo comportarci in caso di un incontro inaspettato?In Slovenia si pagano le guide per vedere orsi in natura, quindi vederlo gratis è indubbiamente un grande fortuna. Detto questo basta non avvicinarsi e parlare a voce alta, ma senza gridare perché potrebbe temere un agguato. Subito dopo, lentamente, arretrare e cambiare strada. Non abbassarsi a terra? Questo è il protocollo sviluppato nei grandi parchi americani con i grizzly. Nel caso in cui un orso dovesse correre per sferrare un attacco, allora sì: meglio abbassarsi a terra a pancia in giù con le mani sopra la testa. E attendere che o vada via.

 

 

ISTRIA - IL DISASTRO ECOLOGICO - Gasolio in Canal d'Arsa, salgono a sei le denunce per inquinamento
ALBONA - Si estende l'inchiesta sulle cause dell'incidente ecologico nel Canal d'Arsa del 22 giugno scorso, che oltre all'importante danno ambientale rappresenta una mazzata per gli affittacamere privati e per i ristoratori della zona. Ebbene, dopo la denuncia a carico di tre cittadini siriani membri dell'equipaggio del mercantile libanese Fidelity ormeggiato nel porto di Valpidocchio (in croato Brsica) dal quale è fuoriuscito in mare il gasolio, la Procura comunale di Pola ha aperto un fascicolo d'inchiesta nei confronti di tre cittadini croati, tutti dell'area fiumana. La notizia viene riportata da diversi portali. Si tratta di addetti al travaso del combustibile e di autisti del camion cisterna. Per loro il reato ipotizzato è quello di inquinamento ambientale. Secondo l'accusa, i tre avrebbero iniziato l'operazione di travaso del gasolio dal camion al serbatoio della nave senza avere instaurato la dovuta comunicazione con i massimi responsabili della nave, e di conseguenza senza aver ricevuto il disco verde per procedere. È in seguito a questa manchevolezza, sostiene la Procura, che il combustibile ha continuato ad affluire anche una volta colmo il serbatoio finendo in mare finendo per provocare la vasta chiazza oleosa che si estende sul territorio dei Comuni di Barbana, Arsia e Marzana.Come si diceva, in precedenza la polizia istriana ha denunciato per lo stesso reato tre cittadini siriani: il comandante della nave, l'ufficiale di macchina e il suo sostituto. I tre non avrebbero controllato il travaso del carburante dal camion cisterna al serbatoio della nave, non avrebbero attivato il canale radio Vhf tra la nave e il camion e non avrebbero issato la bandiera Bravo (che indica l'imbarco, lo sbarco e il trasporto di merci pericolose). La Procura comunale di Pola ha subito adottato nei loro confronti dei provvedimenti cautelari: ritiro dei documenti, divieto di lasciare il luogo di residenza e obbligo di presentarsi alla polizia. Se giudicati colpevoli rischiano fino a 10 anni di carcere, mentre la pena minima per questo tipo di reato di inquinamento ambientale è di 6 mesi di detenzione. Prosegue l'opera di bonifica delle aree intaccate, in cui sono impegnate oltre 200 persone tra esperti di inquinamento del mare, pompieri e protezione civile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 LUGLIO 2018

 

 

La danza dei delfini nelle acque del golfo tra Trieste e Grado
Una ventina di esemplari avvistati dagli studenti del Galilei - I cetacei stavano "pescando" seguendo un rituale di caccia
Il golfo di Trieste ha regalato uno splendido spettacolo ai 6 ragazzi delle terze classi del liceo scientifico Galilei, imbarcati sul Delfino Verde Grado-Trieste per svolgere le ore di alternanza scuola-lavoro: durante la traversata, a circa tre miglia dalla costa, hanno avuto la fortuna di avvistare una ventina di delfini. Gli animali erano intenti a "pescare" secondo il rituale di caccia, in gruppo e nuoto circolare, come ha evidenziato il biologo marino Francesco Zuppa dell'associazione DelTa (Delfini e tartarughe in Adriatico), presente a bordo con la collega Karin Schlappa, impegnata nello scattare foto "segnaletiche" della pinna dorsale che serve a identificare i singoli individui. Quelli avvistati sono delfini della specie Tursiops truncatus.Gli studenti fanno parte del progetto di alternanza scuola-lavoro nato dalla collaborazione tra la DelTa e l'Apt, l'Azienda trasporti di Gorizia che gestisce il servizio marittimo. Il progetto si svolge nell'arco di tre giornate alla settimana per tutto il periodo di navigazione della linea marittima Trieste-Grado e vi partecipano gli studenti del Galilei, Oberdan e Deledda di Trieste e del D'Annunzio di Gorizia. I ragazzi sperimentano il lavoro del biologo marino, con l'opportunità di osservare il mare dal Delfino Verde e di raccogliere dati sia sulla presenza di specie di grandi vertebrati marini sia sui possibili pericoli rappresentati dal traffico marittimo e dai macrorifiuti galleggianti. Nello stesso giorno dell'incontro con i delfini, i ragazzi hanno anche avuto la fortuna, nel viaggio di ritorno, di avvistare una tartaruga marina della specie Caretta caretta, che usciva per respirare per poi riprendere a nuotare in direzione di Grado. «Sono proprio i fondali bassi e sabbiosi con acque calde e ricchi di cibo antistanti a Grado - precisano dalla DelTa - ad essere habitat elettivo per le Carette».Dato che questi incontri li possono effettuare casualmente anche i diportisti, questi ultimi sono invitati a non avvicinare i cetacei e le tartarughe, ma di osservarli a debita distanza per non disturbarli. L'invito è anche quello di documentare l'avvistamento con video e foto segnalandolo via mail a delta.adriatico@gmail.com o via Facebook e Twitter indicando luogo, data e ora.

Antonio Boemo

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 LUGLIO 2018

 

 

I sindacati sfidano la Regione «In piazza per la Ferriera»
Fiom, Fim, Uilm e Failms non digeriscono la volontà di far chiudere l'area a caldo - «Slogan da propaganda elettorale dalla giunta Fedriga. Pronti alla mobilitazione»
Comune, Regione, governo e comitati anti-Ferriera da una parte. Proprietà e sindacati dall'altra, con le rappresentanze dei lavoratori già pronte a mobilitarsi contro la nuova giunta regionale. Si preannuncia diviso in due poli ben distinti il futuro dibattito sull'area a caldo della Ferriera di Servola, dopo elezioni politiche e regionali che hanno posto gli enti locali nelle mani del centrodestra e portato alla nascita del governo gialloverde, con un complessivo allineamento sulla volontà di superare la produzione di ghisa a Trieste. Sull'altro versante, si schiereranno invece il Gruppo Arvedi e le rappresentanze dei lavoratori, preoccupati ciascuno dalla propria prospettiva di ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi attorno allo stabilimento. A muoversi per primi in difesa dell'impianto sono i sindacati, che hanno emesso ieri una nota unitaria per chiedere di essere immediatamente convocati dalla Regione e per rispondere alle recenti dichiarazioni con cui Fedriga e l'assessore all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, hanno annunciato ai comitati anti-Ferriera di voler «cercare una soluzione condivisa con la proprietà, con il concorso dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, per giungere alla chiusura dell'area a caldo». Le organizzazioni dei lavoratori si annunciano già pronte alla mobilitazione: «Data la gravità delle affermazioni della Regione, se non verremo convocati in tempi brevissimi, ci autoconvocheremo anche attraverso il supporto della piazza». Le rappresentanze provinciali dei metalmeccanici di Cgil, Cisl, Uil e Cisal, oltre ovviamente alle Rsu dello stabilimento, sono dunque entrate in fibrillazione dopo l'esordio della giunta regionale. Fiom, Fim, Uilm e Failms hanno allora diffuso un comunicato per dirsi «contrari all'impostazione assunta dal neo eletto presidente della Regione sulla Ferriera. La volontà di chiudere l'area a caldo appare come un pericoloso slogan da propaganda elettorale. Oggi chi propone un simile percorso sottovaluta il problema sociale che questa determinazione rischia di generare. Da parte nostra, respingiamo e respingeremo qualsiasi soluzione che non dia piene tutele occupazionali e salariali a tutti i lavoratori della Ferriera». I sindacati non si fidano delle alternative occupazionali che la politica vorrebbe mettere sul tavolo, a cominciare dal passaggio di una parte delle maestranze all'ambito portuale: «Da troppo tempo si promettono "fantomatici" posti di lavoro disponibili a riassorbire i lavoratori della Ferriera. Il sindaco li ha resi disponibili in Comune, ora anche l'Autorità portuale. In verità, ad oggi nella realtà delle cose questi lavoratori resterebbero disoccupati». Le cifre parlano di circa quattrocento dipendenti dello stabilimento, oltre ai lavoratori dell'indotto. Per i sindacati, la chiusura dell'area a caldo creerebbe allora un'«emergenza» occupazionale e «non ci sono, in base alle normative vigenti, ammortizzatori sociali sufficienti a gestirla», denunciano Cgil, Cisl, Uil e Cisal, secondo cui il presidente della Regione non ha finora mostrato un atteggiamento equidistante sulla partita. «Avremmo voluto - continua il comunicato stampa - che il presidente, oltre a ricevere legittimamente i comitati ambientali, avesse avuto la sensibilità di sentire le parti sociali, che rappresentano i lavoratori, anch'essi cittadini del Fvg».

Diego D'Amelio

 

La strategia - Nel mirino il piano per la copertura dei parchi minerari
La giunta Fedriga conta di usare lo strumento di pressione rappresentato dal costoso progetto di copertura dei parchi minerari della Ferriera, per convincere il Gruppo Arvedi ad avviare la trattativa sulla chiusura dell'area a caldo. La realizzazione dei due giganteschi capannoni per ridurre il fenomeno degli spolveramenti nelle giornate di forte vento costerebbe infatti all'azienda 28 milioni e non risolverebbe del tutto il problema della dispersione di minerali nell'aria. Da qui il tentativo dell'esecutivo regionale di convincere Arvedi a rinunciare al piano e, con esso, alla produzione di ghisa a Trieste.

 

 

Una rotatoria pensiona l'incrocio "storto"
Rivoluzionata la convergenza fra via Marchesetti e via Forlanini. Ventimila i passaggi al giorno tra Gvt, Cattinara e Melara
Forse quella che negli uffici comunali era ufficiosamente nota come "rotonda Madaro", dal nome del professionista progettista, cambierà denominazione. Urbanisti, ingegneri, Polizia locale erano d'accordo nel giudicare sbagliato il modo in cui era stata affrontata la convergenza tra via Marchesetti e via Forlanini in uno degli snodi strategici del traffico urbano. Una sorta di incrocio atipico tra due semiparallele, dove la statistica dell'incidentalità si era mantenuta per fortuna modesta, ma l'errore d'impostazione andava modificato. Adesso, dopo parecchi anni, una rotatoria di stampo classico, ancora provvisoria segnata con jersey, ha corretto la circolazione, per cui chi gira attorno all'aiuola ha la precedenza. Il Comune ha provveduto alla pulizia del piccolo spazio verde, la segnaletica orizzontale è stata fresata e sostituita da quella nuova. Ancora ieri pomeriggio la rotatoria era presidiata dalla Polizia locale, per far sì che gli automobilisti si abituino al nuovo regime. Può sembrare eccessivo insistere su un intervento in una zona periferica, in realtà - come informano fonti del Municipio - l'incrocio Forlanini-Marchesetti è uno dei più battuti della città, registrando circa 2000 passaggi all'ora nelle fasi di punta, che a fine giornata diventano più o meno 20 mila. Per comprenderne la rilevanza basta guardare dove portano e da dove arrivano gli assi viari che s'intersecano: lo svincolo della Grande viabilità serve tutto il Carso e rappresenta la principale uscita da/per il centro, il complesso ospedaliero di Cattinara sorge a poche centinaia di metri, il polo scolastico di via Forlanini è un riferimento per l'intera zona, nel "quadrilatero" di Rozzol Melara abitano oltre 1.500 persone, il centro commerciale Zazzeron insiste nelle immediate vicinanze. La rotatoria "ex Madaro" - precisa il mobility manager municipale Giulio Bernetti - è la prima e più importante di un triplete di interventi che si susseguono procedendo in direzione dell'ospedale di Cattinara, laddove via Forlanini diventa strada di Fiume. Verranno infatti allestite due ulteriori piccole rotatorie per regolare il traffico, una all'altezza della trattoria Gelmo e una all'altezza di via Pietro Valdoni, la strada che conduce al polo cardiologico. Va infine ricordato che una ventina di giorni fa la giunta aveva deliberato sul progetto definitivo per la rotatoria Forlanini-Marchesetti, allo scopo di avviare una procedura espropriativa di 20 mila euro. L'amministrazione ha a disposizione quasi 450 mila euro per organizzare lo snodo, compresi poco meno di 50 mila euro destinati alla pubblica illuminazione. Sarà Enrico Cortese, dirigente del servizio strade, a fungere da responsabile del procedimento, con l'obiettivo di abbellire e di efficientare il vecchio sbaglio.

Massimo Greco

 

 

Allarme mucillagini da Trieste a Marano - Barche dei pescatori costrette allo stop
Fondali invasi dai banchi di alghe. Impossibile gettare le reti - A rischio l'attività di un settore che conta oltre mille addetti
TRIESTE - Pescherecci che rimangono ancorati ai moli, pescatori costretti a incrociare le braccia, un intero ciclo alimentare e produttivo bloccato. È allarme mucillagini nelle acque del Friuli Venezia Giulia. Da Trieste a Grado e fino a Marano lagunare la preoccupazione è notevole, anche perché una situazione di questa gravità, a detta degli addetti ai lavori, non si verificava da parecchi anni. «Da qualche giorno - spiega guido Doz, esponente della categoria dei pescatori e presidente della cooperativa C.o.l.m.i. del Villaggio del Pescatore - molti dei nostri colleghi sono costretti a rinunciare alla loro attività di pescatori professionisti, perché sui fondali del golfo si è formato un considerevole strato di mucillagini. In sostanza - precisa - sono impossibilitati a lavorare quanti operano con il sistema delle reti da posta, cioè quelle che rientrano fra gli attrezzi di pesca passivi. E questo perché il pesce non viene catturato da un movimento attivo della rete operato dall'uomo, ma attraverso la calata sul fondo marino delle reti, che rimangono nella stessa posizione fino al successivo recupero. Attualmente è impossibile calarle perchè diventerebbe poi proibitivo riportarle in superficie, visto che appunto si riempirebbero di mucillagini. Chi opera con questo metodo deve rinunciare». Sono circa 420 i pescherecci in attività in Friuli Venezia Giulia, e danno complessivamente lavoro a più di un migliaio di persone. A Trieste i pescherecci sono un'ottantina e circa 200 gli addetti che li utilizzano. «Si salvano solo coloro che lavorano con il sistema della lampara - osserva Guido Degrassi, storico pescatore triestino, noto col soprannome di "Ragno" - cioè con quella lampada molto grossa e potente, montata sulla barca, che viene usata di notte per illuminare la superficie del mare, al fine di attrarre i pesci verso il pelo dell'acqua per poi intrappolarli nella rete o catturarli con la fiocina. Il problema - prosegue "Ragno" - è che, in base alle normative dettate dall'Unione europea, per ogni tipologia di pesca serve una specifica licenza. Perciò succede che chi possiede soltanto quella per il sistema "da posta" non può lavorare con la lampara. Il risultato - conclude - è che molti dei nostri colleghi in questo momento non possono lavorare, con le drammatiche conseguenze di natura economica che è facile immaginare». Anche Salvatore Pugliese è un noto pescatore di Trieste: «Il problema è gravissimo - sostiene - perché le mucillagini si muovono sul fondale, perciò diventa impossibile calare le reti e lavorare. In tantissimi sono costretti a rinunciare all'attività e, di riflesso, al guadagno». E l'immediato futuro si presenta oltremodo incerto: «Non esistono soluzioni che si possano adottare da parte dell'uomo - riprende Degrassi -. Si può soltanto aspettare che le mucillagini fioriscano, salgano di conseguenza in superficie, si secchino e siano disgregate da qualche giornata di maltempo, caratterizzata da bora molto forte che si protrae per qualche giorno. È un processo naturale - continua il pescatore triestino - che dobbiamo sperare si verifichi quanto prima, altrimenti non ci sono soluzioni alternative che si possano adottare. In sostanza - conclude - siamo in balia della natura». Naturalmente, fra le conseguenze di una massiccia presenza di mucillagini nelle acque del golfo, c'è anche quella che riguarda i bagnanti. Le decine di migliaia di triestini che cercano di resistere al caldo incombente di questi giorni andando al mare, dovranno rinunciare ai tuffi e alle nuotate non appena le mucillagini saliranno in superficie. Dopo le multe in Costiera, dunque, un'altra iattura si profila all'orizzonte per chi ama il mare. L'estate 2018 non sarà da incorniciare sotto questo profilo.

Ugo Salvini

 

«Speriamo non siano noci di mare altrimenti il danno sarà enorme» - l'intervista
L'analisi della direttrice del Dipartimento di Oceanografia dell'Ogs - In pericolo l'equilibrio dell'ecosistema minacciato da specie aliene
TRIESTE - «Fossero mucillagini, il danno sarebbe notevole, ma avrebbe conseguenze solo sul settore della pesca. Il rischio è che invece siano noci di mare. In tal caso, oltre ai problemi per i pescatori, comunque rilevanti, i riflessi sarebbero gravissimi anche sulla catena alimentare, in quanto le noci di mare sono voraci e si nutrono di larve e uova di pesce. In sostanza toglierebbero risorse». Questa l'opinione di Paola Del Negro, direttrice del Dipartimento di Oceanografia all'Osservatorio geofisico di Trieste, in risposta all'allarme lanciato dai pescatori del Fvg, preoccupati dalla presenza, accertata da qualche giorno, di masse gelatinose nelle loro reti. «Non abbiamo ancora elementi sufficienti per poter stabilire con certezza di cosa si tratti - spiega Del Negro - perché non abbiamo informazioni dettagliate. Abbiamo avuto segnalazioni della presenza di noci di mare, ma dobbiamo aspettare di avere i risultati dei rilievi che effettueremo nei prossimi giorni per poter esprimere un parere definitivo. Di certo - sottolinea - la situazione è comunque complicata, perché si tratta in ogni caso di sostanze che limitano di molto l'attività dei pescatori. Sia le mucillagini sia le noci di mare per coloro che operano sui fondali, cioè con le reti "da posta", rappresentano un ostacolo insormontabile, perché nelle reti entrambe collassano, formando una massa lattiginosa che impedisce l'attività. Fossero noci di mare - ribadisce - il problema si accentuerebbe, perché la loro voracità metterebbe a rischio l'equilibrio nel mare. Sparirebbero cioè notevoli risorse, con conseguenze di notevole entità».Del Negro spiega poi che «le noci di mare sono specie aliene per i nostri mari. Con ogni probabilità - evidenzia - sono arrivate qui trasportate dalle acque di sentina delle navi che raggiungono i nostri porti». Per quanto concerne la durata del fenomeno, che si tratti di mucillagini o di noci di mare, l'estate ne sarà comunque condizionata. Le mucillagini, una volta fiorite e raggiunta la superficie del mare, sono spazzate via solo da una bora insistente, le noci di mare scompaiono quando l'acqua si raffredda, perciò appena in autunno.

 

 

ISTRIA - Gasolio in Canal d'Arsa, partite tre denunce - il disastro ecologico

ALBONA - La polizia istriana ha spiccato le prime denunce per il disastro ecologico nel Canal d'Arsa. Nei guai tre siriani dell'equipaggio della nave libanese Fidelity: il comandante, l'ufficiale di macchina e il suo sostituto, ritenuti i responsabili diretti del disastro provocato dalla fuoriuscita in mare del gasolio. «Il 21 giugno dalle 22.45 alle 8 del mattino successivo», si legge nella denuncia, i tre «non hanno controllato il travaso del carburante dal camion cisterna al serbatoio del mercantile libanese Fidelity, ormeggiato al molo di Brsica. Non hanno attivato il canale radio Vhf nave-camion, non hanno issato la bandiera Bravo né hanno adottato le misure di sicurezza e protezione previste in operazioni simili». Colmo il serbatoio, il gasolio è finito in mare.

 

 

"Trieste on sight" una tre giorni a Sgonico tra arte dibattiti e sport
All'Ostello Alpe Adria il menù di attività prevede anche cucina serba e peruviana
Dialogo e confronti all'aria aperta, dibattendo spunti, problematiche e profili della sfera sociale. Copione immutato per "Trieste on sight", la manifestazione targata Arci Servizio Civile organizzata in collaborazione con il Comune di Trieste - Progetto Area Giovani, in programma da venerdì 6 a domenica 8 luglio all'Ostello Alpe Adria di Campo Sacro, a Sgonico. Edizione numero sei, corroborata da qualche novità e accompagnata da un titolo come "Ritorno al Futuro", citazione cinematografica che porterà la tre - giorni a esplorare parte dei possibili scenari all'orizzonte, quelli che avvolgono i canali politici, ambientali, economici e soprattutto del lavoro. La parola d'ordine permane dunque "Cittadinanza Attiva", lo slogan dell'Arci Servizio Civile da far emergere nel classico concetto di comunità in un villaggio abitato da dibattiti, arte, sport e tavole rotonde, dove poter coinvolgere giovani, volontari del servizio civile e associazioni del terzo settore."Trieste on sight" aprirà ufficialmente i battenti alle 15 del 6 luglio e alle 15.30 inaugurerà il filone degli eventi con il primo laboratorio, denominato "Coloriamo Trieste on Sight", basato sulla pittura con materiale di recupero, mentre alle 17 entrano in ballo sia il teatro, con il workshop curato dall'attore Maurizio Zacchigna ("L'Io che sta nel noi") che è il primo degli appuntamenti targati Focus, con una analisi del mondo del lavoro, affrontato tra cambiamenti, crisi, sviluppi tecnologici e fonti di precarietà.In chiusura, verso le 19, "Al tramonto......un libro", letture di testi sulla non-violenza, e la musica, qui affidata alla band "3 Porcellini". Piuttosto intenso il palinsesto di sabato, con apertura dei lavori attorno alle 10 grazie alla novità dell'edizione 2018, quella che punta sullo sport, nello specifico un torneo di calcetto a 3. Poi ancora laboratori, musica, la seconda tornata del workshop teatrale di Maurizio Zacchigna, dibattiti, l'angolo del Focus (sul tema della trasformazione urbana) la musica e dintorni. Il tutto senza dimenticare la cucina e la convivialità, che quest'anno portano in tavola le pietanze peruviane e serbe.Stesso schema per domenica 8 luglio, a partire dalle 10 sino al concerto delle 20. Informazioni: www.arciserviziocivilefvg.org e ai numeri 3355279319 e 040761683.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 LUGLIO 2018

 

 

Bonifica dell'amianto alla "De Marchesetti". Interventi in partenza. La scuola media di Sistiana

DUINO AURISINA Partono i lavori di rimozione dell'amianto alla scuola media "De Marchesetti" di Sistiana, sede dell'Istituto comprensivo "Rilke". L'annuncio arriva dall'assessore comunale per i Lavori pubblici, Lorenzo Pipan. «Sono stati predisposti quattro cantieri all'interno della scuola, che vedono impegnate contemporaneamente due imprese - precisa -. Una si occupa della bonifica dei pavimenti, l'altra della posa dei nuovi». Entrando nel dettaglio, l'assessore spiega che «dapprima sarà effettuata la bonifica del primo piano, poi, avuto il via libera dall'Azienda sanitaria, presumibilmente entro la metà di questo mese, si inizierà in tale sede la posa del nuovo pavimento, mentre il cantiere per la bonifica - prosegue Pipan - si sposterà al piano terra e alla palestra, dove i lavori dovrebbero concludersi prima di Ferragosto, per lasciare il campo alla posa dei nuovi pavimenti». La scuola di Sistiana potrà dunque essere pronta per accogliere le classi in tempo per l'inizio delle attività didattiche. «La sicurezza e la salute dei nostri ragazzi - commenta il sindaco Daniela Pallotta - ci stanno particolarmente a cuore e risolvere il problema dell'amianto alla scuola "De Marchesetti" era un'urgenza. Inoltre - aggiunge il primo cittadino del Comune di Duino Aurisina -, con non poche difficoltà, siamo riusciti a dare continuità in questo periodo estivo alla segreteria della direzione didattica, che resterà operativa nell'ex alloggio del custode, attrezzato con lo spostamento delle linee telefoniche». «Purtroppo - sottolinea nuovamente Pipan - non potremo intervenire, in questa fase, con il ripristino delle pareti. La sigillatura necessaria per la bonifica dell'amianto, che prevede che tutti gli ambienti siano tenuti a pressione inferiore rispetto all'esterno, per scongiurare ogni possibile fuga di materiale o polvere, lascerà su di esse segni evidenti. Sarà indispensabile procedere poi con una stuccatura e una nuova tinteggiatura. Tali operazioni - conclude l'assessore delegato in giunta alla partita dei Lavori pubblici - non è stato possibile includerle in questi cantieri, ma ci si propone di programmarle nel periodo di sospensione delle attività scolastiche di dicembre».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 2 LUGLIO 2018

 

 

Mobilità sostenibile - «Prima del bike sharing servono piste ciclabili» - La Fiab gela il progetto
Il bike sharing non è la priorità. La pensa così la Fiab Trieste, associazione di cicloturisti e ciclisti urbani, in merito alla prossima realizzazione in città di un servizio di noleggi bici che potrebbe vedere la luce già entro l'estate. Un'opportunità che la Fiab giudica positivamente, esprimendo tuttavia allo stesso tempo una serie di preoccupazioni sulle insufficienti condizioni del contesto in cui il bike sharing andrebbe a collocarsi. La Fiab evidenzia infatti in una nota che «Trieste per diventare una città più ciclabile ha bisogno di molti altri interventi prioritari e il bike sharing in questo senso rappresenterebbe semmai la ciliegina sulla torta. Ai ciclisti, siano essi turisti in visita alla città o residenti e pendolari che usano la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, servono molti altri ingredienti: la sicurezza innanzitutto, la velocità di spostamento, la qualità dei percorsi e la possibilità di avvalersi dell'intermodalità». La notizia riguardante il nuovo servizio è di pochi giorni fa e riguarda un progetto da 390mila euro ( 280 mila di provenienza euro-regionale (fondi Pisus) e i restanti stanziati dal Comune. L'iniziativa creerà 9 ciclostazioni in altrettante zone strategiche della città, dotate in tutto di 130 biciclette, di cui 36 a pedalata assistita. Secondo l'associazione dei ciclisti, però, un servizio di bike sharing necessita in primo luogo di un contesto urbano favorevole. Fiab Trieste «ritiene necessario che l'amministrazione debba intervenire con altri provvedimenti quali ad esempio la moderazione della velocità (zone 30 km/h, rotonde compatte e platee rialzate), incentivi, ciclo-parcheggi, lotta al furto, diffusione di una cultura della bicicletta e della mobilità sostenibile». Ma più di tutto i ciclisti richiedono «una rete di piste ciclabili continua e di qualità, a partire da Porto Vecchio e dal percorso Trieste-Muggia. Solo così il bike sharing avrà la sua dignità di servizio al cittadino», conclude la Fiab.

 

Mobilità - FareAmbiente reclama fondi per bici elettriche

FareAmbiente valuta «positivamente» in una nota il fatto «che l'amministrazione regionale con specifici incentivi si renda parte attiva per incrementare il quasi inesistente utilizzo di macchine ecologiche». «Auspichiamo però - prosegue la nota di Giorgio Cecco, del coordinamento regionale dell'associazione ambientalista - che intervenga anche verso i mezzi a due ruote elettrici, ma poi soprattutto per dotare il territorio di un'indispensabile rete per l'approvvigionamento energetico dei mezzi».

 

 

ISTRIA - A Valovine lo ski-lift marino rischia di fare scempio delle pinne nobili.

POLA - La costruzione dello Ski-lift nell'incantevole baia di Valovine, una delle poche spiagge naturali non ancora intaccate dalla cementificazione rappresenterà uno scempio delle pinne nobili, una specie protetta di cui il bacino di mare è biotipo. Questa l'argomentazione della denuncia che l'Associazione ambientalista Zelena Istra-Istria verde ha spiccato all'indirizzo dell'Ispezione per la tutela della natura nei confronti dell'investitore, la società Warm Up di Zagabria. Ne danno notizia diversi portali croati. Nel testo della denuncia si richiama l'attenzione sul fatto che la società fiumana Dls, autore dello studio di impatto ambientale del progetto, ha ignorato l'esistenza in loco delle pinne nobili e di conseguenza ha tralasciato di soffermarsi sui possibili effetti negativi dello ski-lift sulla specie. E non si fa cenno neanche della costruzione di un locale per la ristorazione sulla piattaforma che invece viene indicato nel contratto di concessione di 20 anni che l'amministrazione cittadina ha assegnato all'investitore. «Non è un locale che opererebbe solo durante la stagione turistica come scrive nel contratto - afferma Zelena Istra-Istria Verde - ma una struttura destinata a rimanere in funzione tutto l'anno considerato il tipo di costruzione con fondamenta sul fondo marino». La presenza delle pinne nobili sul fondo marino della Baia di Valovine viene documentata da un video inequivocabilmente girato sul posto, che gli ambientalisti hanno postato sulle reti sociali.

P.R.

 

 

A Muggia la raccolta dei rifiuti ha reso migliori le periferie - la lettera del giorno di Walter Lantier
Net, il servizio di nettezza urbana del Comune di Muggia sta svolgendo un lavoro. E, per noi che abitiamo in periferia, è un lavoro a dir poco ottimo. C'erano dei dubbi che si sono poi rivelati infondati sulla capillarità nell'asporto di tutti i sacchetti e sullo svuotamento di tutti i contenitori esposti sulla via nei giorni stabiliti. Invece tutto è meglio di prima. Non ci sono più quegli insiemi di cassonetti variopinti su tutte le strade che erano fatalmente maleodoranti e il cui svuotamento provocava rumore e blocchi temporanei ma inevitabili del traffico. Non ci sono più grandi mezzi che con il loro peso potevano danneggiare strade secondarie non adatte a sopportarne il peso. Non c'è più la fastidiosa incombenza di mettere nel bagagliaio dell'auto i contenitori, acquistati e da pulire frequentemente, per arrivare ai cassonetti pubblici da aprire, con i guanti da lavoro, muniti di coperchi pesanti e sporchi e che non si potevano aprire a sufficienza per scaricare il contenuto dei nostri bidoncini. Adesso, per esempio, non occorre mettere ad uno ad uno i barattoli di alluminio e ferro e le bottiglie in vetro nelle campane che avevano di buchi piccolini. Inoltre c'è un servizio di isola ecologica pulito e funzionale e, dulcis in fondo, una gentile persona, Marco Botosso, che contattato per email, si è premurato di attivare il prelievo di quanto i soliti ignoti avevano abbandonato sulla pubblica via, i sacchetti per risparmiarsi il viaggio sino alla Strada per i Laghetti dove c'è l'isola ecologica. Insomma, Muggia è diventata una cittadina più pulita e più bella senza migliaia di cassonetti. Proprio un bel servizio quella della raccolta dei rifiuti. Un grazie a Net e al Comune di Muggia.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 luglio 2018

 

 

Legambiente boccia PromoTurismo Fvg «Lancia attività dannose per il territorio»
Bandiera nera all'agenzia giudicata non in linea con la filosofia slow. Sotto tiro discese fuoripista con elicotteri e motoraduni
Trieste - Due bandiere nere: a PromoTurismo Fvg e al Comune di Cavazzo. E altrettante verdi: a un'associazione e a due allevatori della Carnia. Legambiente Fvg, in conferenza stampa a Udine con il presidente regionale Sandro Cargnelutti e il responsabile carnico e della montagna Fvg Marco Lepre, consegna premi e bocciature legate alla campagna d'informazione "La Carovana delle Alpi" che dal 2002 punta a difendere e promuovere il territorio alpino. Il colore nero se lo ritrova appiccicato dunque anche l'Agenzia regionale per la promozione turistica del Friuli Venezia Giulia. Secondo gli ambientalisti, PromoTurismo Fvg avrebbe peccato di «incoerenza». «Dobbiamo diventare una destinazione turistica slow» - ricorda Lepre -. Una frase che non abbiamo detto noi, ma la stessa Regione nel suo Piano del turismo 2014-18. Date queste premesse, c'era da attendersi finalmente una svolta nella politica turistica». E invece, è la sottolineatura di Legambiente regionale, «a Sella Nevea e nel Tarvisiano l'Agenzia organizza e promuove le discese fuoripista con l'utilizzo degli elicotteri: una pratica, oltre che pericolosa, inaccettabile dal punto di vista ambientale. E poi, con quello della Regione, piazza il marchio pure sulla Motocavalcata delle Alpi Carniche e sul MulaTrial delle Valli del Natisone». Dura la conclusione: «Non si possono esaltare le "bellezze incontaminate" e promuovere nello stesso tempo tutto quello che le nega: inquinamento, rumore, maleducazione. Altro che slow, siamo al mordi, fuggi e distruggi. Alla fine i turisti se ne accorgono e vanno giustamente altrove». La bandiera nera a Cavazzo viene invece motivata con la contrarietà di Legambiente alle posizioni assunte dall'amministrazione in merito alla rinaturazione del lago. «L'ipotesi di un by-pass per lo scarico della centrale di Somplago è sostenuta pure dalla Regione, ma incredibilmente sindaco e vicesindaco sostengono che non se ne deve nemmeno parlare». Bandiera verde, al contrario, per l'associazione amici di Osais di Prato Carnico «per la preziosa attività di manutenzione e cura del territorio e per la vittoriosa battaglia condotta in difesa delle acque della Val Pesarina», e per i coniugi Roberto De Prato e Edda De Crignis, allevatori, «per aver pagato di persona la segnalazione di illeciti alle autorità». Lo scorso agosto De Prato, disabile, è stato aggredito per aver fotografato un gruppo di motociclisti che scendevano da una cima. «Nel confermare a lui e alla moglie la nostra piena solidarietà - scrive Legambiente -, vogliamo testimoniargli l'apprezzamento per l'impegno nel denunciare chi devasta il territorio».

Marco Ballico

 

 

Comuni "ricicloni" - Trieste fa ancora fatica Pordenone virtuosa - la classifica
TRIESTE - Trieste continua a faticare nella raccolta differenziata. «Viaggiamo tra il 30 e il 34% - fa sapere il presidente di Legambiente Fvg Sandro Cargnelutti -. Anche se si riscontrano miglioramenti, non può bastare rispetto allo standard del 65%». Il rilievo sul capoluogo regionale è conseguenza della diffusione del XXV Rapporto Comuni ricicloni da parte dell'associazione. «I margini di crescita di Trieste sono importanti - insiste Cargnelutti -, ma la situazione rimane zavorrata dalla presenza di un termovalorizzatore che ha "fame" di rifiuti, con conseguente perdurante pressione negativa su una progettazione di gestione e raccolta più virtuosa nell'ottica dell'economia circolare». Nella classifica dei Comuni promossi il Fvg conta 54 amministrazioni "rifiuti free", vale a dire con oltre il 65% di differenziata ma anche con cittadini che producono al massimo 75 kg di secco residuo all'anno, ovvero di rifiuti indifferenziati avviati a smaltimento. La regione rimane in testa alla classifica assieme a Veneto e Trentino Alto Adige, con Pordenone (70,4 kg/abitante di secco residuo) che svetta con Treviso e Trento. Guardando ai Comuni minori, Legambiente applaude San Vito di Fagagna, Basiliano, Sesto al Reghena, Chions e Pasian di Prato. In Italia i Comuni "rifiuti free" sono 505, per un totale di 3, 4 milioni di cittadini, circa 200 in più del 2017.

 

Imballaggi e discariche, nuove regole - direttive ue
Entrano in vigore il 4 luglio le quattro direttive Ue del Pacchetto Economia Circolare, a modificare altre sei direttive su rifiuti, imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile. Tra i nuovi obiettivi, il riciclo di almeno il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025, la limitazione al 10% dello smaltimento in discarica entro il 2035, il riciclo del 70% degli imballaggi entro il 2030.

 

 

Dai bus ai treni storici - La giunta semplifica il quadro delle tariffe
Stop alle maggiorazioni per i biglietti del trasporto urbano acquistati online - Sconti sui parcheggi dell'aeroporto di Ronchi per gli abbonati ai mezzi pubblici
Trieste - Nell'attesa che si chiarisca il rebus del gestore unico del Tpl regionale, la giunta Fedriga ritocca e semplifica il quadro tariffario del servizio. Nella delibera approvata venerdì, su proposta di Graziano Pizzimenti, compare in particolare l'unificazione del costo del biglietto di corsa semplice urbano acquistato da dispositivi mobili alla tariffa ordinaria applicata dalla rivendita a terra. La novità vale per Trieste, Udine e Pordenone, le province in cui le aziende prevedono modalità di acquisto via tablet e smartphone. Concretamente, dal 1 luglio il biglietto orario per una tratta e quello per l'intera rete da 60 minuti del servizio urbano di Trieste costerà 1,25 euro (e non più 1,50 euro) se acquistato tramite App (modalità usata da Saf Udine e da Trieste Trasporti), mentre dal 1 agosto si applicherà analoga riduzione nel caso di acquisto sul credito telefonico (modalità utilizzata da Atap di Pordenone e sempre da Trieste Trasporti). Lo stesso, e con uguali tempistiche, accadrà per i servizi extraurbani per il biglietto di corsa semplice di prima fascia (per le altre fasce il costo è già equiparato). «Il nuovo regime tariffario - commenta Pizzimenti - si prefigge di favorire l'utenza attraverso la riduzione delle tariffe, la semplificazione delle procedure e la possibilità di raccordare gli spostamenti in treno, autobus, bicicletta». Tra le altre modifiche alla delibera di fine dicembre 2017 della giunta Serracchiani c'è così l'estensione della gratuità dei servizi bici+bus (già attivi sulle tratte Udine-Grado e Grado-Monfalcone-Cormons) attivati a luglio sulla base di un tavolo tecnico con PromoTurismo Fvg e le aziende del Tpl. Trasporto gratuito promozionale delle due ruote anche sulla tratta ferroviaria Sacile-Maniago, che vedrà pure una tariffa ridotta al 50% (con una soglia minima di 1,25 euro) su ogni destinazione. Non mancano le azioni in prospettiva. La giunta avvia un percorso di definizione di ulteriori agevolazioni previste per l'accesso ai parcheggi dell'aeroporto di Ronchi a favore degli abbonati del Tpl, visto il sotto utilizzo delle nuove aree di sosta presenti nel centro intermodale. Attualmente Trieste Airport garantisce ai pendolari in possesso di abbonamento bus Apt Gorizia o Trenitalia l'opportunità di acquistare un abbonamento per il Park 8 con tariffe agevolate (con sosta massima consentita con abbonamento di 14 ore al giorno), anziché l'accesso allo stesso parcheggio alla tariffa base di 7 euro. Il "pacchetto" costa 19 euro per 15 giorni, 28 (con abbonamento Apt) e 29 euro (con abbonamento Trenitalia) per 30 giorni, 200 euro per un anno. Sono inoltre applicate tariffe scontate per i viaggiatori di Trenitalia in possesso di biglietto da Trieste Airport per una destinazione fuori regione. Viene poi consentito l'utilizzo del titolo di viaggio avente come origine o destinazione Trieste Airport o Ronchi dei Legionari Nord indifferentemente da o per una delle due fermate che servono il comune di Ronchi sulle relazioni da e per Trieste senza necessità di munirsi di due titoli di viaggio. La decisione accoglie la richiesta di alcuni viaggiatori ed è finalizzata a rendere maggiormente flessibile il sistema. La delibera di venerdì dispone quindi l'attivazione dell'integrazione tariffaria sperimentale per le relazioni tra Udine e Cividale, comprese le località intermedie e i comuni delle valli del Natisone. Tra l'altro, gli studenti che si recano nel capoluogo friulano non dovranno pagare l'accesso alle navette dalla stazione alle scuole in quanto già comprese nell'abbonamento. Nel documento entrano infine misure per favorire la fruizione dei treni storici (biglietto anche di sola andata), la presa d'atto delle tariffe relative al servizio marittimo di linea tra i porti Fvg e quelli di Slovenia e di Croazia e il mandato alla direzione Infrastrutture per la definizione delle tariffe transfrontaliere sulla direttrice Udine/Trieste-Lubiana.

Marco Ballico

 

Il mondo dell'esodo reclama le riduzioni promesse in passato e rimaste sulla carta

I bonus, a detta dei diretti interessati, sono contemplati dall'articolo 34 della legge 23 del 2007 e richiamati anche dal bando per il gestore unico

Trieste - «Sono sempre di meno, ma mi fermano per strada. E ci sperano ancora». Bruno Marini incassa il nuovo rinvio, ma non si arrende. E sposta l'appello rivolto con successo a Debora Serracchiani alla nuova giunta Fedriga: «Non si dimentichi dell'agevolazione per gli esuli sull'abbonamento dell'autobus». La battaglia aperta dal consigliere di Forza Italia nella sua ultima legislatura rimane vinta solo sulla carta. A impedire il lieto fine è l'ennesimo ricorso di Bus Italia, la società Fs che non ne vuol sapere di perdere la gara per il controllo decennale del Tpl Fvg. Nel 2015 Marini aveva portato alla luce una norma regionale, la 23 del 2007, lì dove all'articolo 34 si prevede un beneficio taglia-abbonamento a favore di invalidi, ciechi e sordomuti, ma anche per gli istriani, i fiumani e i dalmati «risultanti tali da certificazioni emesse dalle rispettive associazioni». L'effetto della comunicazione fu immediato, tanto che agli sportelli dell'allora Provincia di Trieste ci fu l'assalto di chi chiedeva di vedersi riconosciuto lo sconto. Non da poco, tra l'altro, giacché, prendendo alla lettera le leggi regionali in materia, un anno di bus costerebbe agli esuli (con un imponibile lordo Irpef inferiore ai 30 mila euro) 5 euro e 15 centesimi anziché i 343,50 euro della tariffa base. Niente da fare, tuttavia. Non dopo che l'assessore provinciale ai Trasporti Vittorio Zollia definì «inapplicabile» la sforbiciata, salvo un ulteriore contributo della Regione. Di qui il pressing di Marini che, sollevato il caso, riuscì infine a portare a casa il risultato. Nel bando per la gestione unica del Tpl è stato infatti inserito un passaggio proprio a favore degli esuli. I maggiori oneri? «Compresi nell'appalto per il servizio».Una quantificazione precisa, in realtà, non c'è. Anche se, dopo le prime stime che parlavano di migliaia di interessati, è verosimile che la questione riguardi non più di qualche centinaio di persone. «Il tema non è nemmeno più economico, ma solo morale - osserva l'ex consigliere regionale -. Speravo che la partita si chiudesse lo scorso mandato, contiamo ora che si possano superare le ennesime complicazioni giuridico-burocratiche e si riconosca un diritto a una platea, purtroppo, sempre più ridotta».

 

Contributi fino a cinquemila euro per comprare vetture ecologiche

Il budget complessivo è di 1,5 milioni. In partenza convenzioni con le Camere di commercio per gestire le pratiche di rottamazione

UDINE - La giunta regionale su proposta dell'assessore all'Ambiente ed Energia, Fabio Scoccimarro, ha approvato lo schema di convenzione da sottoscrivere con le Camere di commercio di Pordenone, Udine e della Venezia Giulia con cui disciplina la concessione di contributi a privati per la rottamazione di veicoli a benzina Euro 0 o Euro 1 o di veicoli a gasolio da Euro 0 a Euro 3 e per il conseguente acquisto di veicoli nuovi ecologici. «Si tratta di una misura con cui si vuole contribuire a ridurre l'inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell'aria», ha spiegato Scoccimarro, ricordando come le risorse complessivamente a disposizione per favorire la sostituzione delle vecchie auto ammontano a 1.512.000 euro. «Il Friuli Venezia Giulia - ha precisato l'assessore - erogherà un contributo tra i 3mila e i 5mila euro a quanti decideranno di rottamare il proprio veicolo a benzina Euro 0 o Euro 1 oppure a gasolio da Euro 0 a Euro 3 a fronte di un acquisto più verde». L'entità del contributo è legato alla tipologia della nuova vettura acquistata: ammonterà a 3 mila euro per l'acquisto di auto benzina-metano, 4 mila euro per l'acquisto di un'auto ibrida (benzina-elettrico), 5 mila nel caso di acquisto di un veicolo elettrico. Nel dettaglio, attraverso la stipula della convenzione, la Regione provvede a ripartire gli importi per gli incentivi alle Camere. Ciascuna Camera di Commercio pubblicherà sul proprio sito internet i termini iniziali e finali per la presentazione delle domande da parte dei cittadini, lo schema di domanda e l'altra modulistica necessaria. La ricezione delle domande di contributo presentate secondo le modalità indicate nel regolamento, l'istruttoria di tutte le fasi procedimentali, l'adozione dei provvedimenti così come l'adozione degli atti di concessione e la liquidazione dei contributi e la predisposizione e trasmissione delle comunicazioni ai soggetti richiedenti è in carico alle Cciaa che, per lo svolgimento di queste attività, costituiranno un'apposita struttura organizzativa.

 

 

La fusione Thyssen-Tata: nasce il colosso dell'acciaio
Il gruppo indiano e quello tedesco mettono assieme le rispettive attività in Europa - Prende forma il secondo gruppo europeo dopo ArcelorMIttal: tagli in vista
MILANO - La tedesca Thyssenkrupp e l'indiana Tata hanno definito l'accordo per la fusione in una joint venture 50/50, con sede nella regione olandese di Amsterdam, delle rispettive attività europee nell'acciaio. Una intesa definitiva che concretizza il memorandum d'intesa siglato a settembre 2017 «per creare un campione europeo dell'acciaio», il secondo gruppo del settore dopo ArcelorMittal. Avrà la spinta di sinergie per 400/500 milioni, è una risposta alle «sfide dell'industria siderurgica europea» che mette in campo una «soluzione per creare un valore aggiunto significativo di circa 5 miliardi di euro» - come sottolinea il ceo di Thyssenkrupp, anche se «fruttare le sinergie di costo richiederà una razionalizzazione della forza lavoro nei prossimi anni fino a 4.000 posti», circa la metà in Germania, in un gruppo che avrà circa 48mila dipendenti (soprattutto in Germania, Regno Unito e Olanda): è un impatto che sarà «condiviso equamente tra le due parti». I NEGOZIATI - I due gruppi spiegano di aver intanto «completato con successo» i negoziati con i sindacati e le relative consultazioni. Non dovrebbero rientrare nell'accordo le acciaierie Ast di Terni: per Thyssenkrupp, che lo ha annunciato lo scorso novembre, è un asset da cedere. Thyssenkrupp Tata Steel (è il nome che avrà la nuova società) nasce già guardando ad una possibile Ipo, ed anche come strumento per riequilibrare «con un adeguato risarcimento» la differenza di valore delle attività conferite dai due gruppi, emersa dalla due diligence successiva alla pre-intesa dello scorso settembre: per farlo l'accordo finale assegna esclusivamente a ThyssenKrupp la possibilità di decidere sui tempi per una eventuale Ipo della nuova joint venture, e prevede che il gruppo tedesco riceverà una quota maggiore del ricavato del collocamento («riflettendo un rapporto economico di 55/45»). PLAYER EUROPEO - Così, commenta il ceo di ThyssenKrupp, Heinrich Hiesinger, «creiamo un player europeo altamente competitivo, basato su una forte logica industriale ed una logica strategica. Contribuirà a garantire posti di lavoro e catene di valore nel «cuore dell'industria europea«; punta su «sinergie comuni che non potrebbero essere realizzate in uno scenario indipendente», e «per entrambi i partner la partecipazione nella joint venture rappresenta un significativo aumento di valore». Mentre il manager indiano Natarajan Chandrasekaran, presidente di Tata Steel, sottolinea che «la joint venture creerà una solida società siderurgica paneuropea, strutturalmente solida e competitiva. È una pietra miliare significativa per Tata Steel», dice, sottolineando l'impegno «a lungo termine» in una società che «creerà valore per tutte le parti interessate». ANTITRUST - L'operazione deve ora attendere il via libera antitrust, attesi entro l'anno. All'acciaieria di Terni, che fa parte di Thyssenkrupp, si attendono comunicazioni ufficiali dalla Germania dopo l'annuncio della firma. A novembre, il ceo di Tk Heinrich Hiesinger aveva annunciato che l'acciaieria italiana è l'unico asset del gruppo attualmente in vendita non essendo più strategico.

 

 

 

Una maxi centrale solare sorgerà a Cherso
Sarà la più grande della Croazia. Investimento di 6 milioni di euro. Sorgerà a Orlec. Produrrà 8,5 milioni di kilowatt all'anno
ZAGABRIA - Sarà costruita sull'isola di Cherso (Cres) la più grande centrale elettrica a pannelli solari della Croazia. Il presidente della Regione litoraneo-montana, Zlatko Komadina, ha presentato questa settimana il progetto, annunciando la conclusione di un accordo tra il fornitore pubblico di elettricità Hep e la regione. Un accordo che prevede appunto la creazione di un impianto solare ad un paio di km a nord di Aquilonia (Orlec) e dal valore di 45 milioni di kune, circa 6 milioni di euro. Oltre alla regione e a Hep, che forniranno rispettivamente i permessi di costruzione e i fondi per l'investimento, il progetto coinvolge anche il monastero francescano di Cherso, che concederà a Hep l'affitto per 25 anni (rinnovabili) del terreno su cui sorgerà il campo di pannelli solari, esteso per ben 17 ettari. Stando a quanto riportato dal quotidiano Novi List, i lavori di costruzione dovrebbero cominciare già entro la prima metà del 2019. La strategia energetica«Questo progetto è un altro passo verso il completamento della nostra strategia energetica e verso l'uso di fonti rinnovabili. È importante per noi usare ciò che abbiamo a disposizione, in questo caso, l'energia solare», ha dichiarato Zlatko Komadina. La nuova centrale, che avrà una capacità da 6,5 megawatt, produrrà in un anno una media di 8,5 milioni di kilowatt assicurando i bisogni di corrente di 2mila famiglie e permettendo di evitare i blackout causati dai picchi di consumo durante la stagione estiva.«Durante i mesi invernali, l'impianto coprirà i bisogni di elettricità di due terzi dei residenti dell'isola di Cherso», ha affermato Darko Jardas, il direttore dell'Agenzia regionale per l'energia (Rea) nel Quarnero, precisando che l'elettricità prodotta ad Aquilonia sarà utilizzata esclusivamente sulle isole di Cherso e Lussino. Per il fornitore croato di energia Hep, inoltre, quella di Aquilonia sarà la prima centrale solare non integrata. Hep, infatti, controlla già nove impianti fotovoltaici integrati ad altrettanti edifici in diverse località del paese, tra cui Abbazia, Zara, Spalato e Ragusa. Per Hep, il progetto di Cherso s'iscrive all'interno della propria strategia di conversione energetica. L'uso di fonti rinnovabili. Il presidente del consiglio di amministrazione di Hep, Frane Barbaric, ha dichiarato infatti che il proprio obiettivo è quello produrre almeno il 50% della propria offerta elettrica tramite fonti rinnovabili entro il 2030 e di raggiungere quota 70% entro il 2050. «In questo modo, avremo un ruolo da leader nella transizione energetica della Croazia», ha sottolineato Barbaric.A fine 2017, in occasione della conferenza «il ruolo del turismo nella transizione energetica», organizzata da Greenpeace Croatia, il direttore locale dell'Ong ambientalista, Zoran Tomic, aveva spronato il Paese ad investire nelle rinnovabili e nel solare in particolare.

Giovanni Vale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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