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IL PICCOLO - DOMENICA, 18 febbraio 2018

 

 

A Muggia 500 in piazza contro il "porta a porta" -
Davanti al Comune in scena la pacifica manifestazione per contestare le modalità di introduzione della nuova raccolta differenziata. Niente confronto con la giunta
MUGGIA - Pacifici, senza bandiere di partito e piuttosto numerosi. Il popolo muggesano del "differenziata sì, ma non così" si è riunito ieri mattina in piazza Marconi per esprimere la propria serena ma ferrea contestazione alla raccolta differenziata dei rifiuti "porta a porta" che prenderà il via esattamente tra dodici giorni. Il mezzo migliaio di cittadini presente davanti al municipio ha atteso invano un confronto con il sindaco o l'assessore competente. Secca la replica del primo cittadino Laura Marzi: «Nessuno mi ha invitata ufficialmente al confronto». Soprattutto alla vigilia della manifestazione erano saliti i timori tra i manifestanti, datisi appuntamento in piazza tramite il tam tam su Facebook, per la possibile presenza di qualche provocatore. Fortunatamente, tutto è filato liscio. Attorno alle 10.15 la piazza era già bella piena di muggesani di tutte le età, alcuni dei quali anche con i "famigerati" contenitori per la differenziata. Alla fine le cinquecento persone hanno atteso il sindaco Laura Marzi e/o l'assessore Laura Litteri per un confronto. Confronto che però non c'è stato. «Non mi sarei assolutamente sottratta, come peraltro ho già dimostrato in queste settimane, ad un confronto con i cittadini. Nessuno però mi ha contattato ufficialmente per chiedere la mia presenza. Personalmente ho saputo di questa manifestazione guardando Facebook. Ero peraltro presente nei pressi della piazza durante la manifestazione, ma ripeto, nessuno mi ha ufficialmente invitata», racconta il sindaco. L'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri ha rimarcato ancora una volta come il percorso verso il porta a porta sia purtroppo difficoltoso: «La gestione dei rifiuti è materia complessa, che richiede la collaborazione di tutti i cittadini, ma sono sicura che siamo tutti disposti a fare qualche sacrificio per la salvaguardia dell'ambiente e sono altresì sicura che i muggesani saranno orgogliosi nel vedere aumentare la percentuale di raccolta differenziata». Non sono mancate, ovviamente, le reazioni politiche. Roberta Tarlao, capogruppo di Meio Muja: «La piazza di questa giornata è il sogno di ogni politico. Non essere presente per confrontarsi, ognuno con le proprie ragioni, a mio avviso è stata un'occasione persa». Severo Nicola Delconte (Fdi): «Mentre Net continua a distribuire bidoncini e sacchetti senza una apparente logica, i muggesani non ci stanno a subire passivamente il sistema porta a porta. E lo hanno civilmente dimostrato. Sindaco e assessore Litteri hanno dimostrato per l'ennesima volta quanto sono lontani dalla realtà del territorio che amministrano e per questo inadatti». Intanto critiche sono arrivate anche da una nota della Cgil, a firma del segretario generale di Trieste Michele Piga, in cui sono state espresse «forti perplessità sulla gestione del servizio da parte dell'assessorato competente che ha determinato un forte senso di smarrimento e incertezza sul territorio e non ha governato le azioni intraprese da Net che risultano evidentemente inadeguate e insufficienti a preparare la popolazione ad un cambiamento tanto necessario quanto impattante». Anche su sollecitazione della Cgil, il sindaco Marzi ha confermato di prevedere un adeguato periodo di sperimentazione su base volontaria per il "porta a porta". «Lunedì avremo un incontro con i vertici di Net e chiederemo di mantenere i raccoglitori delle immondizie presenti sul suolo pubblico in modo tale da creare un "porta a porta" graduale. Indubbiamente - ha ammesso Marzi - ci sono state delle lacune da parte della Net, ma anche noi non possiamo non assumerci le nostre responsabilità. Organizzeremo, in modo capillare, ulteriori incontri pubblici per informare i cittadini».

Riccardo Tosques

 

 

Nel 2050 metropoli superaffollate - L'Onu: 2,4 miliardi di persone si trasferiranno nei centri urbani
ROMA - Nei prossimi 30 anni 2,4 miliardi di persone si trasferiranno nelle città e per accoglierle sarà necessario ingrandire e adeguare le aree urbane o costruirne di nuove con un utilizzo di risorse naturali che potrebbe aumentare del 125% a 90 miliardi di tonnellate (dai 40 miliardi di tonnellate del 2010): un peso enorme sull'Ambiente. Per evitare un sovrasfruttamento è necessario quindi ripensare in chiave sostenibile il modo di progettare e costruire le città. Un'allerta rivolta ai responsabili politici dal Gruppo di esperti delle risorse naturali - istituito dall'Onu nell'ambito del Programma per l'Ambiente - nel rapporto dal titolo "Il peso delle città: i requisiti delle risorse della futura urbanizzazione". La gestione delle materie prime, osservano gli esperti, diventa un argomento politico centrale come il contenimento della CO2. Secondo lo studio, nel 2050 la popolazione globale che vivrà nelle città dovrebbe essere il 66% del totale (dal 54% del 2015) e quindi occorrono nuove strategie per accogliere questi flussi in modo da evitare choc per la natura e per l'uomo, cioè in modo che il sistema regga l'impatto. Ogni anno le risorse che la Terra è in grado di rigenerare da sola si esauriscono sempre prima: il 2 agosto scorso, ad esempio, siamo andati in debito verso il Pianeta per il 2017, e per soddisfare i consumi globali al ritmo attuale ci sarebbe bisogno di 1,7 Terre. Lo studio indica che più di un terzo della crescita urbana dovrebbe riguardare India (404 milioni di nuovi abitanti delle città), Cina (292 milioni) e Nigeria (212 milioni). Rileva anche che nel mondo le città sono cresciute al ritmo del 2% l'anno, con lo sfruttamento del territorio che passerà da un milione di chilometri quadrati, ai 2, 5 milioni del 2050. A fronte dell'impiego di miliardi di tonnellate di materie prime (combustibili fossili, sabbia, ghiaia, minerale di ferro, legno, acqua e cibo), il rischio è che si impieghino più risorse di quanto il nostro pianeta possa rigenerare, gravando soprattutto su agricoltura, energia, industria e trasporto. La raccomandazione è puntare su risparmi ed economia circolare: pianificare città compatte, per risparmiare chilometri di asfalto ed evitare sprechi di elettricità e acqua; prevedere trasporti pubblici efficienti ed economici, quartieri vivibili in cui le persone preferiscano andare a piedi o in bicicletta, uso di car sharing, veicoli elettrici con punti di ricarica, sistemi idrici efficienti, nuove tecnologie di riscaldamento, raffreddamento e illuminazione. E ancora, recupero e i riciclo di materiali. «Ci sono già troppe persone nel mondo avvelenate dallo smog nelle città in cui vivono ed è allarmante vedere che questa tendenza è destinata a peggiorare», commenta il capo dell'Unep, Erik Solheim.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 febbraio 2018

 

 

Ferriera, botta e risposta sui parchi minerali - Dipiazza: «Via all'iter di annullamento della proroga per il progetto di copertura». La Regione lo smentisce: «Nulla di deciso»
Attorno la Ferriera si è consumata ieri l'ennesima commedia degli equivoci. «Interessante» attacca il sindaco Roberto Dipiazza che, in un video su Facebook, annuncia la novità della Regione sventolando una lettera appena ricevuta dalla direzione ambiente della stessa. «La Regione Fvg, su richiesta formale del Comune di Trieste, ha avviato il procedimento per l'annullamento della proroga che essa stessa aveva ulteriormente concesso alla proprietà della Ferriera di Trieste per la presentazione del progetto definitivo ed esecutivo di copertura delle aree a parco. È evidente che le nostre richieste formali e motivate con cui chiedevamo alla Regione di procedere in autotutela all'annullamento dell'ulteriore proroga concessa sono arrivate a destinazione» spiega il primo cittadino. Solo che l'avvio di una procedura non presuppone il fatto che vada a buon fine. «Questo dimostra la serietà della nostra azione. Stiamo lavorando per chiudere l'area a caldo che crea molti problemi non solo ai nostri cittadini ma anche a quelli di Muggia e Capodistria» sottolinea Dipiazza. In realtà, la chiusura dell'area a caldo non è direttamente correlata alla copertura dei parchi minerali. Inoltre la proroga non è stata cancellata ma è in vigore fino al 29 marzo. «Come annunciato nei giorni scorsi - si spiega in una dettagliata nota degli uffici regionali - la Regione ha deciso di esaminare l'istanza del Comune di Trieste di procedere all'annullamento in via di autotutela della proroga concessa ad Arvedi spa per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerali della Ferriera di Servola. Di conseguenza ha avviato un procedimento amministrativo invitando formalmente la proprietà dello stabilimento e tutti i soggetti coinvolti (Comune di Trieste, Arpa Fvg, Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, Comando provinciale Vigili del fuoco) a presentare eventuali osservazioni entro 30 giorni. A termini di legge il procedimento amministrativo, di cui si occupa la Direzione ambiente, sarà concluso entro 45 giorni». Non è il caso di tirare affrettate conclusioni. «Il procedimento evidentemente potrà concludersi con la conferma della proroga concessa oppure con l'accoglimento della richiesta di annullamento della stessa proroga - spiega la Regione Fvg -. Nella nota inviata ai diversi portatori di interesse la Regione ha in ogni caso precisato che il rispetto dell'Aia rimane comunque prioritario. Pertanto ha comunicato ad Arvedi spa che la pendenza del procedimento non può costituire ragione per non rispettare i termini della proroga. Come si ricorderà la Regione aveva comunicato ad Arvedi spa la necessità di presentare il progetto di copertura dei parchi entro 60 giorni, ovvero entro il 29 gennaio 2018. Tuttavia l'8 gennaio 2018 è arrivata la richiesta di Arvedi di proroga del termine. La Regione ha quindi concesso la proroga, indicando il 29 marzo prossimo come termine ultimo per la presentazione del progetto di copertura delle aree a parco». Come dire che la fine del procedimento per l'annullamento della proroga avverrà a proroga conclusa.

(fa.do.)

 

La difficile convivenza tra crescita industriale e ambiente
«Pensare a un nuovo accordo di programma sulla Ferriera, che possa assorbire gli obiettivi di sviluppo del porto, è un'ottima idea. Ma il realismo ci porta a dire che intanto è fondamentale attuare l'accordo di programma in essere, nell'ambito di un dialogo con il gruppo Arvedi, in un contesto di crescita industriale complessiva della città». Mario Sommariva, segretario generale dell'Authority, ha sintetizzato così ieri sera la posizione dell'ente, nel corso del dibattito svoltosi al Circolo della stampa, intitolato "Ferriera: verso un nuovo accordo di programma", promosso dalle associazioni Sinistra per Trieste e No Smog e da Legambiente. «La dismissione dell'impianto - ha aggiunto - non può essere un progetto, perché bisogna prima individuare una valida alternativa. Il porto può essere uno strumento utile per la trasformazione, purché non si parli di dismissione e basta».Waldy Catalano, di Sinistra per Trieste, dopo aver ricordato che «passati tre anni dall'arrivo del gruppo Arvedi, la situazione è rimasta complessa», ha chiesto «la revisione dell'Aia, con la chiusura dell'area a caldo, ma prima di chiudere qualcosa è indispensabile avere una valida alternativa. Siamo disponibili a discutere della riconversione dei lavoratori dell'area a caldo nel nuovo futuro del porto, purché a parità di livelli occupazionali». Alda Sancin, di "No smog", ha ammesso che «la dismissione di un impianto crea un deserto, ma è altrettanto vero che, vicino alla Ferriera, i residenti subiscono da troppi anni gli effetti dell'inquinamento atmosferico provocato dall'attività industriale. I cittadini di Servola non possono essere considerati intrusi e vedere i politici respingere ogni richiesta di modifica di revisione dell'Aia. Va fissata una data di inizio dismissione». Anche Lino Santoro, di Legambiente, dice "No" a un nuovo accordo di programma". «Forse - ha spiegato - un errore è stato fatto quando ci si è soffermati sulla richiesta di revisione dell'Aia, invece di puntare sulla modifica dell'accordo di programma».

(u.s.)

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 febbraio 2018

 

 

Consiglio regionale - Mobilità ciclistica - Via libera alla legge
Il Consiglio regionale ha approvato ieri all'unanimità la nuova legge regionale sulla mobilità ciclistica. Tra le novità azioni volte a favorire gli spostamenti quotidiani casa-scuola e casa-lavoro in bicicletta, l'aumento dei parcheggi per le biciclette negli edifici pubblici e privati, l'omogeneità e qualità negli interventi grazie alle nuove linee guida per la realizzazione delle piste ciclabili, le azioni di monitoraggio dei flussi ciclistici per verificare che gli investimenti e le azioni messe in campo abbiano raggiunto i risultati previsti. Soddisfatti gli esponenti della Fiab, presenti in aula al momento del voto.

 

 

Muggesani in piazza contro la rivoluzione della raccolta rifiuti - Domani protesta dei nemici del porta a porta sotto il Municipio

Marzi promette un avvio morbido: «Niente multe per un anno»
MUGGIA - "Differenziata sì, ma non così". Questo lo slogan con cui Muggia si prepara ad ospitare domani mattina la protesta in piazza contro la nuova raccolta differenziata dei rifiuti. Un'operazione, insomma, che continua a far discutere anche le giunta Marzi ha assicurato una "partenza morbida": per un anno niente sanzioni a chi sgarra. La manifestazione - Domani, in piazza Marconi, alle 10, per la prima volta si riuniranno i contestatori del servizio "porta a porta" promosso dal Comune. Sotto tiro finiranno i tanto criticati raccoglitori per i rifiuti, che verranno esposti dai residenti nel cuore del centro cittadino. La manifestazione è stata organizzata sul web dai promotori della raccolta firme che chiede alla giunta Marzi la sospensione del nuovo servizio, in partenza giovedì primo marzo. La petizione, appoggiata da tutti i partiti dell'opposizione, secondo i promotori ha già superato le mille firme. Un interesse che fa ben sperare anche per la buona riuscita della manifestazione di domani che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrà comunque essere apartitica. Le novità - Intanto nella giornata di ieri il Comune ha annunciato che la partenza del "porta a porta" a Muggia sarà di tipo "morbido". È stato deciso infatti che non verranno applicate multe a partire dal primo marzo, ma ci sarà «un anno di tempo per capire e muoversi più agevolmente nella materia». Inoltre, a differenza di quanto accaduto in altri Comuni, l'avvio del porta a porta non comporterà l'immediata eliminazione dei cassonetti attualmente presenti in strada. Gli incontri - Già fissato un ricco calendario di incontri sul territorio «in modo da poter dissipare i dubbi che potrebbero sorgere anche una volta partito il nuovo sistema». Tre gli appuntamenti calendarizzati la prossima settimana. Lunedì alle 19 alla palestra della scuola "Loreti" di Aquilinia, mercoledì alle 17.30 in sala "Millo" e venerdì sempre alle 17.30 nell'asilo "Biancospino" di Chiampore. «Se servirà, poi, fisseremo altri confronti per rispondere ad eventuali interrogativi dei cittadini», afferma l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri. Ater - Nel frattempo sta proseguendo l'attività parallela svolta dall'infopoint dipiazza della Repubblica a cui si sommano i sopralluoghi dei tecnici Net, che quotidianamente gestiscono una media di 60 segnalazioni. Le soluzioni che sono state concordate anche con Ater, che proprio ieri ha dato il nulla osta all'avvio del sistema di raccolta condominiale con contenitori collettivi. «Nei prossimi giorni - avverte il Comune - potrebbero essere effettuate le consegne dei kit nei rispettivi stabili». Il sindaco - «Stiamo gestendo tutte le legittime preoccupazioni dei nostri cittadini, che comprensibilmente vivono i timori legati a questo importante cambiamento», commenta Laura Marzi. Il primo cittadino ammette che i disagi erano stati messi in preventivo: «Sarebbe stato da ingenui pensare che, come già peraltro avvenuto in altri comuni, l'operazione non avrebbe sollevato dubbi e contrarietà. Siamo ben consapevoli del senso di smarrimento che si può vivere di fronte ad un sistema che cambierà le proprie abitudini quotidiane. Proprio per questo - conclude - si sono messe in campo tutte le misure possibili perché questo passaggio sia il più graduale possibile».

Riccardo Tosques

 

 

In Italia si consumano 206 litri di acqua minerale a testa l'anno
ROMA - Con 206 litri a testa l'anno, siamo il Paese che detiene il primato europeo nel consumi di acqua minerale in bottiglia: 29 litri più dei tedeschi, 84 litri in più dei francesi e 85 litri in più degli spagnoli. Un fenomeno di massa: oggi sono nove italiani su dieci a bere acqua minerale, il 19% in più rispetto a 20 anni fa. E otto italiani su dieci si riconoscono nella categoria di «grandi bevitori», superando quota mezzo litro al giorno. È quanto emerge dall'indagine Censis, condotta su un campione di duemila intervistati, che delinea un consumo interclassista, dall'operaio al dirigente, unisex e per tutte le età, con grande apprezzamento nelle nuove generazioni dei Millennial e una crescente domanda da parte degli anziani. L'acqua minerale, nello studio illustrato da Francesco Maietta del Censis, è «un bene irrinunciabile per le famiglie italiane, che trovano in questo consumo, anche in tempi di crisi e neo-sobrietà, una gratificazione quotidiana». Nel 2016 l'Italia ha esportato 1,3 miliardi di litri, per un valore di 480 milioni di euro. Una performance positiva che colloca l'Italia al secondo posto per quantità e valore, recuperando terreno sulla Francia che è leader europeo del settore.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 febbraio 2018

 

 

Ex caserma - Scuole riunite in via Rossetti - Il Pd: «Puro spot elettorale»
«Il progetto di Dipiazza e Brandi di trasferire tutte le scuole superiori nell'ex caserma di via Rossetti è un puro spot elettorale, con scarsissime possibilità di riuscita: ci vorrebbero più di dieci anni di lavori e 40 milioni di euro, senza contare l'impatto di 8mila studenti contemporaneamente nello stesso posto. Il sindaco e i suoi assessori ascoltino piuttosto i dirigenti e portino avanti i progetti di riqualificazione degli istituti». L'attacco alla giunta triestina di centrodestra arriva da Adele Pino, della segreteria Pd di Trieste, i consiglieri comunali dem Antonella Grim, Valentina Repini e Igor Svab e la Cittadina Maria Teresa Bassa Poropat. «Il sindaco, in quanto presidente dell'Uti - continuano - ha il compito di dare attuazione ai lavori già oggetto di una programmazione dell'allora Provincia, condivisa con la dirigenza e la Consulta degli studenti. Le risorse a copertura degli interventi sono pari a 20 milioni di euro. Si parta dai lavori più urgenti: il liceo Nordio, i laboratori del Max Fabiani-Deledda, la succursale del Petrarca e del Galilei nella palazzina già individuata nel comprensorio della caserma di via Rossetti, l'istituto Stefan».

 

 

Conferenza sulle zone umide

Il Wwf Trieste organizza, alle 18.30, al Circolo canottieri Adria (Pontile Istria 2) una conversazione con il naturalista Paolo Utmar sull'iniziativa del Wwf Italia 2018: "One Million Ponds", check-up delle zone umide. Ingresso libero. Nonostante le loro ridotte dimensioni, le zone umide sono in assoluto tra le più ricche di biodiversità. Sono altamente produttive e per questo di vitale importanza per la pesca in moltissime aree del mondo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 febbraio 2018

 

 

«Chiudere l'area a caldo della Ferriera» - L'appello di Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog: «Trasferiamo i lavoratori in porto»
Chiudere l'area a caldo della Ferriera, trasferendo gli addetti che attualmente vi lavorano in porto, dove si sta vivendo una fase di decisa crescita. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato ieri da Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog, nel corso di una conferenza stampa che ha visto unite le tre associazioni da un comune obiettivo. «Si tratta di trovare una soluzione che garantisca da un lato la soluzione del problema inquinamento - hanno detto Lino Santoro (Legambiente), Marino Sossi (SpT) e Alda Sancin (No Smog) - e dall'altro la salvaguardia dei livelli occupazionali, in una città che ha già subito forti tagli». Tutto questo in vista dell'incontro in programma venerdì, alle 17, al Circolo della Stampa, quando i rappresentanti delle tre associazioni incontreranno Mario Sommariva, segretario generale dell'Autorità portuale. «In tale sede - ha precisato Santoro - verificheremo quali iniziative si possono intraprendere in questa fase per superare l'accordo di programma che oramai risale al 2014. L'area a caldo va chiusa in tempi brevi - ha aggiunto - perciò dopo più di tre anni bisogna cambiare. Il porto è in pieno sviluppo, perciò si potrebbero spostare i lavoratori dell'area a caldo in altri comparti produttivi». «La Ferriera - ha sottolineato Sossi - non deve più essere strumento di campagne elettorali. Bisogna invece trovare un punto di sintesi e mettere tutti d'accordo sul momento della chiusura dell'area a caldo, senza perdere posti di lavoro. È indispensabile definire un nuovo accordo di programma, con date precise sulla chiusura dell'area a caldo, coinvolgendo anche le organizzazioni sindacali». «Da dieci anni sentiamo promesse di dismissione, riconversione e altro, soprattutto nel corso delle numerose campagne elettorali che si sono succedute - ha ricordato Sancin - bisogna invece pensare alle reali esigenze della gente, adottando scelte concrete. Aderiamo all'ipotesi presentata da Legambiente e SpT per modificare l'accordo di programma. La Ferriera - ha continuato - richiede una procedura di dismissione graduale, che cominci dagli impianti inquinanti, fissando una data. Forse la politica è troppo vicina agli interessi della proprietà, ma è tempo che quest'ultima accettai di demolire le strutture. Bisogna infine smetterla con la strumentale contrapposizione fra lavoratori e residenti».

Ugo Salvini

 

 

A Muggia scattano i lavori di restyling della rete fognaria - Cantieri al via lunedì per sostituire le condotte in centro - Interessate via Signolo e via Tonello. Costo: 260 mila euro
Nuovo cantiere in arrivo a Muggia. A partire da lunedì 19 febbraio via Signolo e via Tonello saranno al centro di un restyling sotterraneo per sostituire le condotte fognarie presenti nelle due arterie centrali della cittadina. I lavori dureranno complessivamente tre mesi. La spesa totale finanziata dall'AcegasApsAmga? Esattamente 260 mila euro. I lavori, per creare condotte più capienti e una nuova stazione di sollevamento, si svilupperanno lungo un tratto di circa 270 metri. Il cantiere, che comporterà un aumento della capacità di ricezione della rete fognaria, vedrà la totale sostituzione delle condotte al di sotto di via Signolo e via Tonello. Contestualmente verrà realizzata una nuova stazione di sollevamento che permetterà di ottimizzare e potenziare anche la rete fognaria di via Frausin. Per quanto riguarda gli impatti sull'ambiente, oltre all'evidente miglioria sul piano del drenaggio urbano e degli scarichi domestici, l'intervento dovrebbe costituire una svolta fondamentale per quanto riguarda il rio Fugnan, torrente che da mezzo secolo è contraddistinto da significative criticità legate proprio all'inquinamento dagli scarichi fognari. Fino al 2012, i valori di inquinanti presenti nel rio erano decine di volte superiori alle soglie indicate nel Decreto legislativo 116/2008 e relativo Decreto ministeriale 30/03/2010, in quanto risultavano diversi allacci fognari abusivi che scaricavano direttamente nel torrente. Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione tra Comune di Muggia e AcegasApsAmga, sono state attuate diverse azioni che hanno portato ad un sensibile miglioramento dei valori di inquinamento alla foce del torrente, l'ultimo dei quali sarà proprio quello in programma a partire dal 19 febbraio: l'intervento di sostituzione e potenziamento della rete fognaria prevede infatti anche un adeguamento funzionale degli scolmatori connessi al torrente stesso. Naturalmente il cantiere provocherà degli impatti non di poco conto sulla viabilità cittadina. Date le caratteristiche e la zona dell'intervento, nel corso delle prossime settimane si renderanno necessarie modifiche alla normale circolazione degli automezzi. Già dalla mattina di lunedì 19, il traffico veicolare cittadino lungo via Tonello sarà caratterizzato da un restringimento della carreggiata con divieti di sosta che si estenderanno da piazza Repubblica sino a via Signolo (lato ricreatorio). Poi il restringimento si sposterà nella restante via Signolo sino ad arrivare al tratto di via Tonello sino a raggiungere la via Frausin. I lavori avranno una durata complessiva di 90 giorni fermo restando che nella prima settimana di avvio del cantiere saranno realizzati degli scavi di sondaggio propedeutici e necessari per valutare eventuali interferenze nel sottosuolo non mappate. A meno di intoppi, dunque, i lavori dovrebbero concludersi entro la metà di maggio. Tutte le informazioni relative ai lavori potranno essere visionate sulla pagina online di AcegasApsAmga "Infocantieri" consultabile sul sito internet www. acegasapsamga. it/infocantieri.

Riccardo Tosques

 

 

Comune e animalisti in difesa delle nutrie - Per i roditori, destinati all'abbattimento in base alle direttive regionali, si apre la via della sterilizzazione
MUGGIA «Siamo disponibili a valutare la congruità di un piano di gestione delle nutrie delle Valle delle Noghere che contempli il ricorso alla sterilizzazione». La lettera dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, alimenta nuove inattese speranze di sopravvivenza per la colonia dei castorini muggesani. I roditori, destinati all'abbattimento in base alle direttive della Regione, sono ufficialmente entrati nelle mire protezionistiche del Comune. «Questa settimana invieremo alla Regione la nostra formale richiesta di sterilizzazione delle nostre nutrie: siamo contrari ad ogni tipo di violenza su questi animali», ricorda Laura Litteri. Il progetto di tutela delle nutrie promosso dall'assessore all'Ambiente, in strettissima sinergia con Enpa e MujaVeg, dopo aver incassato l'interesse da parte dell'Ispra, sta per arrivare dunque sui tavoli dell'ente che ha invece dichiarato guerra aperta ai roditori presenti in Fvg. E sotto tiro non poteva non finire anche la colonia muggesana del rio Ospo, una delle più "difficili", però, da affrontare, per motivi prettamente di confine. La causa è determinata da uno Schengen naturalistico esistente da tempo, come spiega la stessa Ispra: «Le nutrie che frequentano l'area delle Noghere originano dalla vicina Slovenia tramite il rio Ospo. Si tratta quindi di un nucleo non isolato. Ne deriva che, anche riuscendo a rimuovere tutti gli animali della valle Noghere-Ospo-Grandi Motori, questi verrebbero con tutta probabilità rimpiazzati da quelli sloveni attraverso l'asta del rio Ospo che oggi, come negli anni Settanta, mette in connessione questi nuclei». Insomma: abbattere le nutrie sull'Ospo non significherebbe eradicarle per sempre. E intanto il mondo animalista è tornato alla carica ribellandosi ai metodi cruenti promossi dall'amministrazione regionale. Le associazioni, «non criticando la decisione di eradicare un animale estraneo all'habitat regionale», hanno espresso al contempo il loro «rifiuto categorico verso l'abbattimento». Come spiegato dalle varie realtà animaliste «le nutrie oggi possono venir intrappolate ed uccise a colpi di fucile o con il gas da alcuni soggetti autorizzati. La scelta di utilizzare tali metodi evidenzia una mancanza di rispetto di diritti che dovrebbero esser inviolabili per tutti gli animali».

(r. t.)

 

 

Wwf, incontro sulle zone umide
Il Wwf Trieste organizza giovedì alle 18.30, al Circolo canottieri Adria (pontile Istria 2), una conversazione con il naturalista Paolo Utmar sull'iniziativa del Wwf Italia 2018 "One Million Ponds-Check up delle zone umide". Ingresso libero. Nonostante le loro ridotte dimensioni, le zone umide sono in assoluto tra le più ricche di biodiversità. Sono altamente produttive e per questo di vitale importanza per la pesca in moltissime aree del mondo. La conservazione del loro ciclo idrologico rappresenta un punto essenziale per la difesa del suolo e per la lotta alla crisi idrica e alla mancanza di acqua potabile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 febbraio 2018

 

 

Ex Fiera verso la rinascita - Ok alla doppia variante - Opera da 65 milioni: niente residenziale e 15 mila metri quadrati commerciali
La giunta approva la delibera di indirizzo in cui si inquadra il progetto di Mosser
Riqualificazione dell'ex Fiera, il Comune mette in moto la procedura amministrativa propedeutica alla realizzazione del grande progetto da 65 milioni di euro voluto e finanziato dall'imprenditore carinziano Walter Mosser, che conta di vederlo completato nel 2021. La giunta Dipiazza ha approvato le direttive che prevedono una doppia variante, una relativa al Piano regolatore generale (Prg) e una attinente al Piano di settore del commercio. Gli interventi di carattere urbanistico argomenteranno l'esclusione dell'uso residenziale - al momento previsto per un minimo del 30% e per un massimo del 60% - e l'insediamento di una superficie commerciale di vendita al minuto superiore a 15 mila metri quadrati. L'investitore austriaco pensa a ristorazione, shopping, intrattenimento, fitness. Mid Immobiliare, la società italiana del gruppo guidato dall'avvocato di Klagenfurt, si impegna a proprie spese nel portare a termine alcune opere di carattere viario e infrastrutturale, che modificheranno l'assetto della zona: doppio senso di marcia nell'ultima parte di via Rossetti a mo' di boulevard con alberatura centrale, ampliamento delle aree di sosta con la creazione di ulteriori 150 posti-auto rispetto agli 800 già programmati, nuovo giardino pubblico nell'ambito dell'ex comprensorio fieristico, riqualificazione di piazzale De Gasperi. Con un effetto di miglioramento a ricadere sull'intero scacchiere, dagli assi Rossetti-Piccardi a piazza Foraggi. Dipiazza aveva assicurato Mosser che il Municipio avrebbe accelerato, per quanto possibile, i passaggi autorizzativi. La delibera, co-firmata dagli assessori Luisa Polli (urbanistica) e Lorenzo Giorgi (commercio), è stata trasmessa all'attenzione delle Circoscrizioni V e VI affinché esprimano il loro parere. E sarà inoltrata - rammenta Luisa Polli - alla valutazione della Regione, nell'auspicio che, consultazioni elettorali permettendo, l'esame da parte dell'ente sovraordinato possa esaurirsi nel giro di 3-4 mesi: secondo l'assessore leghista, non dovrebbero comunque sussistere problemi, perché la disponibilità complessiva di superficie commerciale è molto ampia. Trattandosi di materia urbanistica, indispensabile il via libera del Consiglio comunale. Giorgi, anticipando eventuali obiezioni, è fiducioso: «L'operazione è finalizzata a risistemare un'area degradata e ha consentito al Comune un buon incasso pari a 13,3 milioni di euro, incasso che ha superato di un paio di milioni la base d'asta».Il progetto Fiera è partito nell'aprile dello scorso anno, quando - come ricordava Giorgi - Mid Immobiliare aveva acquisito l'ex comprensorio fieristico, preannunciando un'operazione di riassetto dal valore di oltre 60 milioni. Dopo il rogito firmato in settembre nello studio del notaio Ruan, martedì 14 novembre 2017 l'idea di Mosser ha avuto una prima illustrazione pubblica nel salotto azzurro comunale: un candido complesso su due piani da quasi 20 mila metri quadrati, arricchito da uno spazio verde di 6400 metri quadrati con ingresso principale da via Rossetti. I vecchi stabili dell'ex Fiera saranno demoliti. L'esecuzione delle opere impiegherà 300 addetti e, a regime, nel nuovo "polivalente" lavoreranno 500 persone. Saranno divelti oltre 100 mila metri cubi di strutture edili, con un volume di scavo pari a quasi 90 mila metri cubi. Spostare e stoccare questa montagna di inerte è uno dei problemi sul tavolo: allora Dipiazza propose, come soluzione, l'utilizzo di Cava Faccanoni. Il sindaco è un convinto fautore del progetto, perché pensa che possa esercitare una funzione attrattiva per l'intera zona. Polo scolastico nelle ex caserme di via Rossetti, nuovi servizi comunali in via Revoltella, musei nell'ex caserma Duca delle Puglie, riqualificazione ex Sadoch in viale dell'Ippodromo, risanamento di galleria Foraggi-Montebello: in mezzo il "magnete" da 65 milioni.

Massimo Greco

 

Le 29 Comunelle del Carso "blindate" dalla nuova legge
DUINO AURISINA - Inalienabili, indivisibili, non assoggettabili a usucapione e necessariamente destinate a utilizzo agricolo, silvestre e pastorale. Sottratte perciò a processi di cementificazione. Per 5mila ettari di terre del Carso triestino il 2018 è l'anno della svolta. È entrata in vigore, negli ultimi giorni del 2017, dopo un lavoro di preparazione di otto anni, la nuova normativa che disciplina le "Proprietà collettive", quelle che il Codice civile definisce «le forme alternative alla piena proprietà privata delle terre, ascrivibili a numerose persone, spesso indefinite nel numero, ma non riconducibili alla proprietà pubblica vera e propria». Sul Carso triestino sono 29 le Comunelle che aspettavano l'approvazione della nuova norma, che permetterà loro di programmare, su basi giuridiche certe, il futuro delle varie attività agricole. Assicurare una tutela e un riconoscimento giuridico a tutte le forme di proprietà collettiva sparse sul territorio nazionale è stato un obiettivo perseguito fin dalla sua costituzione, avvenuta nel 2006, dalla Consulta nazionale della proprietà collettiva, organo di cui è vicepresidente il triestino Carlo Grgic. «Per noi - spiega - l'approvazione della legge 2017/168 è un traguardo fondamentale, che ci permette di essere al sicuro anche da eventuali futuri espropri. Dovesse rendersi necessario, da parte dello Stato o altri enti pubblici, l'utilizzo di un'area che rientra nella Proprietà collettiva del Carso si potrà procedere, ma l'ente, oltre a pagare una somma a titolo di risarcimento, dovrà individuare un'altra area da adibire alle attività agricole. La Consulta - precisa - è l'associazione delle diverse realtà collettive italiane, espressione di comunità esistenti sui territori che hanno come obiettivo la tutela del rapporto fra uomo e terra, attraverso l'uso sostenibile delle risorse naturali».In altre regioni italiane si parla di Comunalie, Partecipanze, Università agrarie; le Comunelle sono il termine tipico locale del Carso. A loro la nuova legge riconosce ora a pieno titolo la classificazione di "soggetti dotati di personalità giuridica". «Le Comunelle - riprende Grgic - non sono da considerare relitti di civiltà scomparse, ma modelli cui anche l'attuale società democratica può guardare come possibili ed effettive forme di buon governo del territorio».«Fino a prima dell'approvazione della legge 168 - sottolinea Stefano Lorenzi, segretario delle Regole d'Ampezzo, Proprietà collettiva che, dal 1990, gestisce il Parco delle Dolomiti - la posizione delle Comunelle è stata a volte incerta, soprattutto laddove interessi economici privati si contrapponevano all'uso collettivo dei beni. La nuova legge - osserva - va a rafforzare e integrare quanto già era stabilito in precedenza ed è perciò un elemento di sostegno a ciò che in passato il legislatore, spinto dalle nostre comunità locali, aveva già riconosciuto». Il passo successivo spetta ora alla Regione. «Dovremo interagire con il legislatore - conclude Grgic - per trovare soluzioni adatte alle realtà collettive locali che possano migliorare la situazione esistente». Qualora la Regione non intervenisse, la nuova legge dà facoltà alle collettività di attivarsi in autonomia.

(u.s.)

 

Frane e cedimenti -  Strada di Canovella verso il restyling - Un milione di euro dalla Regione per la messa in sicurezza - Al via l'iter burocratico per espropriare il sentiero privato
DUINO AURISINA - Sarà rifatta e messa in sicurezza la strada che dalla Costiera porta alle spiagge, all'altezza di Canovella de' Zoppoli. Si tratta di una ripida discesa, lunga circa 800 metri, realizzata negli anni Sessanta, seguendo il vecchio sentiero dei pescatori di Santa Croce, per servire le ville e gli edifici che in quell'epoca cominciavano a sorgere numerosi e che sta accusando il peso del tempo e le conseguenze degli agenti atmosferici, al punto da essere diventata addirittura pericolosa. Piccole frane e cedimenti l'hanno trasformata in un susseguirsi di avvallamenti e dossi. È iniziato in questi giorni, dopo anni di attesa, l'iter burocratico-amministrativo che porterà all'esproprio della strada da parte della Regione, che poi ne trasferirà la proprietà del Comune di Duino Aurisina, che estende fino alla galleria naturale della Costiera la propria competenza territoriale.«Abbiamo avuto in questi giorni un primo incontro con i residenti - spiega Andrea Humar, assessore comunale a Duino Aurisina -, nel corso del quale abbiamo spiegato che l'unica soluzione valida per rimettere in sesto quella strada è quella che prevede l'esproprio a favore della Regione e il successivo passaggio a noi per la gestione negli anni futuri. I cittadini hanno capito che si tratta di una proposta che va incontro alle esigenze della collettività - aggiunge l'assessore comunale alla Viabilità-, in quanto, a fronte della perdita della proprietà, compensata in ogni caso da un risarcimento, non sarà più a carico dei privati la manutenzione della strada che porta alla spiaggia di Canovella de' Zoppoli». La Regione ha già stanziato un milione di euro per l'operazione, i cui dettagli saranno definiti subito dopo che sarà stato raccolto il consenso all'esproprio da parte di tutti i residenti della zona.«In particolare, un primo intervento sarà fatto su 300 degli 800 metri della discesa - riprende Humar -, un tratto che necessita di lavori che prevedono l'utilizzo di micropali da sistemare sotto il manto stradale, per garantirne la tenuta anche dopo le sollecitazioni delle automobili in transito». Quella è una strada che, soprattutto d'estate, è molto transitata. L'intervento perciò dovrà tener conto delle mutate esigenze dovute alla massiccia presenza di bagnanti nei mesi caldi.«Ci rendiamo conto che per l'amministrazione comunale di Duino Aurisina - sottolinea l'esponente della giunta Pallotta - assumere l'onere della gestione di quella strada rappresenta un costo, ma è un servizio che vogliamo garantire alla collettività». Giovedì prossimo, 15 febbraio, alle 9.30 del mattino, il Comune ha nuovamente convocato sul posto i residenti, per segnare un altro passaggio sulla strada della definizione degli accordi. Difficile per il momento indicare i tempi d'intervento, perché in via preliminare bisognerà risolvere tutti gli aspetti burocratici.

Ugo Salvini

 

LUTTO - Morto lo storico Giuseppe Galasso

È morto a Napoli lo storico Giuseppe Galasso. Ne dà conferma la sua casa editrice Laterza. Giornalista, politico e professore universitario italiano era nato a Napoli il 19 novembre 1929. Era attualmente docente di storia moderna all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Decine le sue pubblicazioni molte delle quali incentrate sulla storia del Mezzogiorno. È stato deputato della Repubblica e sottosegretario, dall'83 all'87 durante il governo Craxi, del ministero dei Beni culturali. «La scomparsa di Giuseppe Galasso - dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini - priva il mondo della cultura italiana di un protagonista indiscusso, un grande intellettuale che si è impegnato in prima linea per la difesa del patrimonio del Paese in un'intensa esperienza politica mai dimenticata. A lui dobbiamo una legislazione sulla tutela del paesaggio, pensat per preservare il territorio italiano, che non a caso porta il suo nome».

 

 

La petizione sui rifiuti spacca il Consiglio - A Muggia tutta l'opposizione si schiera per il rinvio del "porta a porta". La maggioranza: «Si va avanti»
MUGGIA - Tutti i sei partiti di opposizione hanno deciso di schierarsi in favore della petizione popolare apartitica per il rinvio dell'inizio della raccolta differenziata "porta a porta" dei rifiuti previsto per il primo marzo. Ferma, invece, la posizione dei tre partiti di maggioranza: «Nessun appoggio alla petizione, si va avanti come da programma». Ennesima spaccatura dunque all'interno del Consiglio comunale di Muggia. Andrea Mariucci (Forza Muggia) non ha dubbi: «Sosterrò questa iniziativa nelle forme istituzionali possibili affinché le richieste dei muggesani vengano finalmente prese in considerazione. Marzi e la sua Giunta ci avevano assicurato che in un anno avrebbero promosso una preventiva campagna di informazione, invece stanno informando i cittadini a cose stabilite». Ad aver già firmato la petizione è Giulio Ferluga della Lega Nord: «Nessuno è contrario alla raccolta differenziata, ma questa raccolta non và. Gli incontri organizzati dal Comune con la cittadinanza, anziché dissipare i dubbi, ne hanno fatti sorgere altri». D'accordo anche Nicola Delconte (Fdi): «Appoggiamo l'iniziativa perché le scelte sul porta a porta andavano condivise prima con i cittadini. Se si va avanti così il sistema rischia di fallire con evidente danno per tutti». A puntare il dito contro la comunicazione del Comune è anche Emanuele Romano del M5S: «Non è stata sufficiente, impossibile pensare di partire tra due settimane con la raccolta». Roberta Vlahov (Ocpm) ricorda che la «raccolta di firme era nei programmi dell'associazione che supporta la nostra lista civica dunque ci uniamo al gruppo di cittadini che l'ha promossa», mentre Roberta Tarlao, di Meio Muja, condivide «la preoccupazione e appoggio la raccolta firme. Urge inoltre una commissione trasparenza proprio per analizzare la petizione, una volta che verrà depositata». Schierata in difesa della partenza della raccolta differenziata dei rifiuti a partire dal primo marzo, invece, è tutta la maggioranza, a partire dal capogruppo Pd Riccardo Bensi: «Capisco la paura della novità, soprattutto quando va ad intaccare la sfera privata e non si può nascondere che ci sia stato qualche problema nella comunicazione, ma da questo a sospendere il servizio senza proporre nulla di concreto ce ne passa». Antonino Ferraro della lista Laura Marzi sindaco, dopo aver premesso che «le petizioni sono espressioni di libertà e democrazia, ed è giunto ascoltare i cittadini», sottolinea come in questo caso «bisogna voltare pagina con la nuova raccolta dei rifiuti, fermo restando che il dialogo rimarrà sempre aperto» . Ferma anche Nicoletta Fati (Cittadini per Muggia): «È normale che un'operazione complessa come questa possa incontrare difficoltà iniziali, quindi non appoggeremo la petizione».

Riccardo Tosques

 

 

MANUTENZIONE - Giardino di via Giulia chiuso per tre giorni

Il Comune di Trieste rende noto che, da domani e per una durata prevista di tre giorni consecutivi, il giardino pubblico "Muzio de Tommasini" di via Giulia sarà chiuso al pubblico per consentire un intervento di manutenzione e pulizia generale all'interno dello stesso.

 

 

Un sistema spia la rete idrica così si spreca meno acqua - Individua facilmente le perdite, calate di quasi il 9%. Recuperati otto miliardi di litri

Lo ha messo a punto Idrostudi srl, società che opera nel villaggio scientifico di Padriciano
Il tema del risparmio idrico si fa sempre più pressante: i cambiamenti climatici, dicono i dati diffusi dal Giec (Gruppo Intergovernativo degli Esperti sul Cambiamento Climatico), stanno influendo enormemente sulla disponibilità d'acqua e se non si metteranno in atto misure decise e risolutive nel 2030 potrebbe ridursi del 40% rispetto ad oggi. In Italia, segnala l'Anbi, negli ultimi sette anni le disponibilità idriche si sono più che dimezzate. Eppure continuiamo a sprecare questa risorsa, a partire dai nostri acquedotti: l'acqua che arriva ai nostri rubinetti non corrisponde neanche a metà di quella immessa nella rete. In Friuli Venezia Giulia la dispersione della rete acquedottistica, stando al rapporto "Bes 2017: il benessere equo e sostenibile in Italia" dell'Istat, è di circa il 47%, con punte d'eccellenza a Pordenone e qualche problema in più a Trieste, che però in questi ultimi anni è corsa ai ripari. La tecnologia infatti è di grande aiuto nella progettazione e nel monitoraggio di reti idriche in grado di ridurre sensibilmente gli sprechi: reti smart, fortemente interconnesse e capaci di "parlare", segnalando guasti o anomalie. Ne abbiamo parlato con Francesca Zanello, di Idrostudi srl, società sita in Area Science Park che fornisce servizi a tutto tondo per quanto riguarda la gestione di acquedotti e reti fognarie. Idrostudi, che opera in Italia e dal 2015, con lo sbarco in Turchia, anche all'estero, in regione ha fornito servizi avanzati per l'acquedotto Poiana, che serve i comuni del cividalese, e per la distrettualizzazione della rete idrica di Trieste gestita da AcegasAPSAmga nell'ambito del progetto eAqua.«La situazione di Trieste è particolare - dice l'ingegnere Zanello - a causa dell'orografia della città, dell'anzianità dell'acquedotto e di come è stato concepito il sistema: la rete è stata strutturata in modo che le condotte principali stiano sulla costa e la risorsa idrica venga pompata gradualmente verso l'altipiano. Ciò ha conseguenze sui costi gestionali di sistema e sull'entità delle perdite idriche: più alta è la pressione più elevata è l'entità dell'eventuale perdita a parità di guasto». Un acquedotto moderno, spiega Zanello, è costituito da cinque elementi funzionali: il sistema di captazione, che permette l'estrazione di acqua dal ciclo naturale; gli impianti di trattamento, situati immediatamente a valle delle prese d'acqua per rimuovere i contaminanti indesiderati; la rete di trasmissione, che convoglia la risorsa in prossimità degli utenti finali, gli impianti di stoccaggio e le reti di distribuzione. Le reti sono iperconnesse tra di loro per garantire l'affidabilità del servizio alle utenze, ma proprio per questo è più difficile l'individuazione delle perdite idriche. «Il sistema che abbiamo messo a punto per rendere "smart" l'acquedotto punta a "farlo parlare" - spiega Zanello. Perciò prima si caratterizza la rete idrica, con l'acquisizione d'informazioni dal gestore e il rilievo sul campo: tutti questi dati vengono digitalizzati in un sistema informativo territoriale consultabile via web (WebGis). Quindi si procede alla distrettualizzazione, suddividendo l'intera rete in porzioni idraulicamente indipendenti, con l'installazione di strumenti di monitoraggio di portata e pressione lungo le condotte. Si procede dunque al monitoraggio, grazie a un software specifico in grado di inviare i dati in tempo reale tramite GSM/GPRS, e all'analisi dei dati, che permette di determinare per ogni singolo distretto il bilancio idrico e di identificarne le perdite. Una volta individuate le perdite, che si possono localizzare più precisamente anche con l'uso di tecniche acustiche, si può procedere alla loro gestione, con l'installazione di valvole riduttrici di pressione in punti chiave della rete. Un'installazione che può essere anche simulata prima, per stimarne l'effetto, grazie alla modellazione numerica». Grazie a questo sistema, dice Andrea Rubin di AcegasAPSAmga, le perdite dell'acquedotto triestino si sono notevolmente ridotte, passando in percentuale dal 45,9% del 2013 al 37,5% di fine 2017, con un risparmio di circa otto miliardi di litri d'acqua all'anno. Scusate se è poco.

Giulia Basso

 

 

Addio a Sergio Tremul, il fondatore di Camminatrieste
«Mi ricordo che a sei anni nel 1936, mia nonna viene a prendermi al Porto di Muggia: "Andiamo a casa che in piazza c'è confusione". I fascisti avevano ucciso il marittimo muggesano Rossetti nel bar sotto il Municipio e tanta gente protestava, ricordi e immagini rimasti indelebili insieme a tanti altri. Nel 1944 all'età di 14 anni, lavoravo in un cantiere navale di Muggia, mancava un anno alla fine della guerra, giovani e lavoratori del cantiere ci davamo da fare con azioni di propaganda e volantinaggio contro Fascisti e Tedeschi. In quel periodo mi ero iscritto alla gioventù comunista del cantiere e poi fino alla fine del 1948, segretario della gioventù comunista e antifascista di Muggia. A 18 anni sono stato festeggiato per il mio impegno da parte di centinaia di giovani muggesani». I ricordi di Sergio Tremul, scomparso l'altro ieri all'età di 87 anni, incrociano pesantemente il secolo breve che l'ha visto come protagonista da dirigente del Pci di Muggia, segretario comunale della Cgil e anche segretario regionale della Filt Cgil, settore trasporti. In questa veste è stato presente nel Comitato consultivo per il Trasporto pubblico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e per quattro anni membro della Commissione amministratrice dell'Act (l'attuale Trieste Trasporti). Da pensionato, nel 1991, fonda assieme a un gruppo di amici, il Comitato per la sicurezza ed i diritti del pedone, che successivamente diventa Coped Camminatrieste. «Era un uomo con una grande personalità, uno spiccato senso dell'umorismo e dal cuore d'oro», ricorda la nipote Erica Sancin a nome del direttivo Camminatrieste. «Ha lottato per la salvaguardia dei pedoni e delle vittime della strada, per la tutela dell'ambiente e per il miglioramento del trasporto pubblico locale - ricorda la nipote -. Spero che tutto quello per cui lui ha lottato e che ha cercato di far capire a noi tutti, pedoni, autisti, ciclisti, non sia stato vano». Camminatrieste è in cammino da 26 anni.

 

 

 

 

eHABITAT.it - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Barriere coralline a rischio, il 2018 è l’anno per salvarle

Esanimi e bianche come la neve. Cosa sta succedendo alle barriere coralline del mondo? Negli ultimi trent’anni la metà dei coralli del pianeta è morta a causa del surriscaldamento e dell’acidificazione degli oceani. Una situazione tanto drammatica da spingere l’International Coral Reef Initiative, insieme a Nazioni Unite e WWF, a proclamare il 2018 Anno Internazionale delle Barriere Coralline.

Barriere coralline, per salvarle ora o mai più.
2018. Si tratta dell’anno “dell’ora o mai più” per salvare i coralli. Ne è convinto Erik Solheim, a capo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. “Abbiamo una piccola finestra in cui possiamo agire per salvare le barriere coralline” ha dichiarato dalle Isole Fiji, durante il lancio dell’Anno Internazionale delle Barriere Coralline. “L’Onu, il Wwf e Paesi come le Fiji stanno chiamando il mondo a fare i passi necessari a risolvere il problema quest’anno“. D’altro canto proprio l’UNEP ha inserito il monitoraggio e la tutela delle barriere coralline fra i sei temi ambientali prioritari su cui concentrare l’attenzione nel 2018.
Barriere coralline, il caso giapponese.

Circa il 50% della maggiore barriera corallina in Giappone, nell’area di Sekisei, a sud dell’arcipelago, era completamente sbiancata alla fine del 2017. Lo rivela il ministero dell’Ambiente nipponico, che definisce preoccupante la situazione. “Le temperature medie dei mari rimangono alte, così come la percentuale dei coralli sbiancati, e non possiamo essere ottimisti sul loro recupero” ha affermato il portavoce del ministero, riferendosi agli ecosistemi che versano in condizioni critiche e non mostrano segnali di guarigione. Una ricerca compiuta nel corso del 2017 dal Ministero dell’Ambiente aveva rivelato lo sbiancamento del 30% dei coralli nei pressi dell’isola di Okinawa, lungo le isole Amami nella prefettura di Kagoshima, il 10% in più della precedente rilevazione.
Il caso australiano.
Nei primi mesi dell’anno scorso, uno studio shock pubblicato sulla rivista “Nature” allertava sullo stato di (scarsa) salute della Grande Barriera Australiana. La più larga struttura corallina esistente sulla Terra è stata infatti vittima di uno sbiancamento senza precedenti a causa di un temporaneo aumento della temperatura del mare fino a 4 gradi. Parlando, cioè, in numeri e percentuali, si è assistito a uno sbiancamento del 90% dei coralli e alla morte di più del 20%. Ora, sessanta milioni di dollari australiani (circa 39 milioni di euro) finanzieranno programmi di ricerca e sviluppo per il recupero del reef. Fra questi, cinque milioni saranno destinati a sistemi di allarme per prevenire ulteriori sbiancamenti dei coralli e ad assicurare i necessari interventi di gestione. Secondo i gruppi ambientalisti, si tratta di una decisione insufficiente e troppo comoda. “Se fosse sinceramente interessato alla nostra preziosa barriera corallina” ha affermato Nikola Casule, attivista di Greenpeace Australia, riferendosi al Primo Ministro Turnbull, “si impegnerebbe seriamente a combattere il cambiamento climatico invece di impegnarsi in soluzioni fantasiose che ignorano il vero problema“.

L’Australia è uno dei maggiori esportatori di carbone nel mondo e gli australiani sono fra i più alti emettitori pro capite di anidride carbonica. Nel 2016, il dipartimento dell’Ambiente del Paese avrebbe fatto pressione sull’UNESCO per cancellare il capitolo riguardante lo stato attuale della Grande Barriera Corallina, dopo aver promesso di spendere due miliardi di dollari per attuare misure per proteggerla e gestirla. Il tutto per evitare danni al turismo. Quanto sono seri, dunque, i propositi formulati?
I nemici del corallo.
Acerrimi nemici delle barriere coralline, oltre all’aumento delle temperature e all’acidificazione degli oceani, sono anche la pesca indiscriminata e l’inquinamento, soprattutto da plastica. Problemi che, purtroppo, attualmente sono tutt’altro che in via di risoluzione. Tempi duri, quindi, per le barriere coralline del mondo. Auguriamoci politiche concrete ed efficaci, che consentano di godere della loro bellezza mozzafiato per molto, molto tempo a venire.

VALENTINA TIBALDI

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Pool anti-incendi transfrontaliero - Con fondi Ue. Vigilerà sulla sicurezza in mare nell'Alto Adriatico. Coinvolte Italia, Slovenia e Croazia
POLA - Una squadra speciale di pronto intervento in mare in caso di incendi o inquinamento delle acque. Lo prevede il progetto Namirg (North Adriatic Maritime Response Group) con riferimento al Mirg. Quest'ultima è una strategia d'azione comune già sperimentata e collaudata in Gran Bretagna, Olanda Finlandia, Norvegia e da alcuni Paesi baltici che ora verrà adottata anche nell'Alto Adriatico, sotto il patrocinio dell'Unione Europea che ne ha riconosciuto la validità. Per la sua attuazione la Commissione europea ha erogato 905.000 euro di cui 203.000 spettanti alla Comunità antincendio della regione istriana per l'acquisto di attrezzatura e altre spese. Ebbene la squadra speciale del Namirg sarà composta da 25 vigili del fuoco: otto istriani, otto del Comando di Capodistria e i rimanenti otto del Comando regionale del Friuli Venezia Giulia, titolare del progetto. Per diventare operativo, il reparto dovrà seguire un corso di addestramento e scegliersi il proprio comandante. La durata del progetto è di due anni dopodiché i tre Paesi avranno a disposizione una squadra comune di professionisti altamente qualificati e preparati.«Abbiamo accettato di buon grado - ha dichiarato il comandante antincendio dell'Istria Dino Kozlevac alla presentazione del progetto nella sede della Regione - l'invito dei colleghi del Friuli Venezia Giulia di includerci nel progetto poiché perfettamente coscienti della sua importanza al giorno d'oggi».Kozlevac si è riferito al numero giudicato spropositato di navi e imbarcazioni che ogni giorno solcano il mare e che inevitabilmente portano con se un elevato rischio di incidenti. «In genere - ha aggiunto il comandate istriano - ogni attività umana sul mare e lungo la costa è una potenziale fonte di pericolo per cui dobbiamo essere pronti a intervenire in ogni momento». Alla presentazione è intervenuto il presidente della Regione Walter Flego. «La realizzazione di un sistema di risposta omogeneo, coordinato e utilizzabile in tutte le situazioni possibili e immaginabili - ha sottolineato il governatore - è sicuramente la migliore risposta alle emergenze». Fortunatamente grosse emergenze di mare come incendi e inquinamento negli ultimi anni non ce ne sono state. L'ultima risale a esattamente 10 anni fa, quando a 13 miglia dalla costa rovignese si era incendiata la nave ro ro turca Und Adryatik, finita poi rottamata causa i gravi danni subiti. L'incidente si era concluso anche senza gravi conseguenze ecologiche. E ciò grazie soprattutto alla concomitanza di circostanze favorevoli più che all'efficienza dell'intervento di soccorso. L'Unione europea sta dimostrando la giusta sensibilità per la sicurezza in mare e per questo sta attuando importanti finanziamenti in questa direzione, soprattutto in un'area come quella dell'Alto Adriatico che risulta molto "intasata" da rotte di navigazione molte delle quali sono percorse da enormi petroliere che sbarcano il greggio al terminal dell'oleodotto di Zaule.

(p.r.)

 

Sarajevo rischia il gelo per la guerra del gas - La distributrice BH-Gas è accusata di non pagare le tariffe di transito alla controparte serbo-bosniaca
BELGRADO - Una inedita guerra del gas si profila all'orizzonte. Non è un nuovo conflitto tra Russia e Ucraina per i prezzi e il transito del gas, né si parla di rinnovate scaramucce a causa del gasdotto South Stream, finito nel dimenticatoio, almeno per il momento. La nuova guerra riguarda invece un Paese solo sulla carta unito, la Bosnia-Erzegovina, dove in questi giorni diversi media locali hanno lanciato un preoccupante allarme. Allarme che riguarda decine di migliaia di residenti nella Federazione croato-musulmana, in particolare i quasi trecentomila che vivono a Sarajevo, città che si scalda e cucina con il metano distribuito in città da un gasdotto che ora è al centro di polemiche. E che potrebbe presto far rimanere al freddo i sarajevesi, a causa del disaccordo tra aziende di Republika Srpska e Federazione bosgnacco-croata. Guerra del gas, hanno spiegato i media locali, che nasce da una complessa diatriba su presunti debiti accumulati dalla BH-Gas, il gestore-distributore del gas a Sarajevo, e sulle tariffe di transito da pagare sempre a carico della BH-Gas alla controparte serbo-bosniaca, la Sarajevo Gas, che tra l'altro serve anche Istocno Sarajevo, la parte serba della città. E controlla il gasdotto Zvornik-Kladanj, attraverso il quale il metano affluisce a Sarajevo città percorrendo però anche un tratto di 40 chilometri in Republika Srpska. Da tre anni - il problema-chiave - BH-Gas non pagherebbe le tariffe maggiorate applicate unilateralmente dai serbo-bosniaci, sostiene Sarajevo-Gas. Il tempo delle attese è però finito, ha avvisato Slavo Krajisnik, direttore dell'azienda a controllo pubblico Sarajevo-Gas, specificando che se BH-Gas non accetterà di pagare le tariffe ritoccate all'insù, entro la fine del mese, allora i rubinetti del gas verranno chiusi. «Annunceremo a quel punto la data della sospensione delle forniture di gas», ha spiegato Krajisnik, chiarendo che una lettera-ultimatum è già stata consegnata a Sarajevo, al governo della Federazione e al Segretariato della Comunità dell'Energia, a Vienna.Lo scenario, ha aggiunto poi Krajisnik, è assai fosco. Interrompere l'afflusso di gas comporterebbe infatti «un totale stop alle forniture per i consumatori» nel cuore della Bosnia. «Ma siamo costretti a farlo, da quasi tre anni cerchiamo di risolvere il problema in maniera pacifica», ha chiosato. Che la situazione sia seria è stato confermato anche dal ministro federale dell'Energia, Nermin Dzindic, che ha invitato la direzione di BH-Gas a saldare subito i debiti pregressi. Parole che, per ora, non hanno sortito l'effetto sperato. «Non abbiamo un marco convertibile di debito» verso Sarajevo-Gas, ha chiuso le porte il management di BH-Gas in un comunicato, riportato dall'agenzia Fena. Parole che fanno pensare a una conclusione non felice della vicenda.

(s.g.)

 

THE MEDI TELEGRAPH - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Il phase out dell’Italia è fissato al 2025 / L’ANALISI
Allineare i prezzi del gas a quelli europei,contenere la spesa, azzerare l’uso carbone, aumentare l’efficienza energetica.

Sono gli obiettivi della Strategia energetica nazionale al 2030. La Sen 2030 fissa al 2025 il phase out del carbone

Genova - Allineare i prezzi del gas a quelli europei, contenere la spesa, azzerare l’uso carbone, aumentare l’efficienza energetica. Sono gli obiettivi della Strategia energetica nazionale al 2030. La Sen 2030 fissa al 2025 il phase out del carbone: l’Italia dovrà tagliare le emissioni del 39% al 2030, e del 63% al 2050, rispetto ai livelli dl 1990. L’energia pulita è prevista al 22% nel 2030 come crescita tendenziale, dato che sale al 28% con le aste tecnologicamente neutre e gli interventi di repowering. L’obiettivo è portare la quota di fabbisogno energetico coperta dalle importazioni dal 75% attuale al 64%. Gli investimenti previsti sono 175 miliardi: 30 per reti e infrastrutture, 35 per le rinnovabili, il resto all’efficienza energetica.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 febbraio 2018

 

 

Ambiente - Confronto pubblico su smog e Ferriera

Sinistra per Trieste assieme a Lega Ambiente e No Smog promuovono un confronto pubblico sul tema della Ferriera. Le coordinate dell'appuntamento verranno illustrate martedì nella sede dei soci della Banca Etica via Donizetti 5/a alle 11.30.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 febbraio 2018

 

 

Blitz in Val Rosandra Condanne annullate  - La Cassazione cancella le pene inflitte a Ciriani e vertici della Protezione civile in Appello.

Riconosciuta la prescrizione. La delusione degli ambientalisti

TRIESTE - La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello di Trieste che aveva condannato a sei mesi e 18 mila euro di ammenda l'ex vicepresidente della giunta regionale Luca Ciriani (Fdi-An), processato con l'accusa di danno ambientale legato a lavori di disboscamento in Val Rosandra. Stesso esito per i dirigenti della Protezione civile con lui coimputati: l'allora capo Guglielmo Berlasso, il funzionario Cristina Trocca e l'operativo Adriano Morettin. Per tutti i giudici hanno anche constatato la prescrizione dei reati contestati. L'esponente di Fratelli d'Italia esulta per il risultato, mentre le associazioni ambientaliste rilevano come la prescrizione costituisca un serio ostacolo all'accertamento dei reati ambientali nel nostro Paese. La sentenza della Cassazione chiude una lunga vicenda giudiziaria segnata da continui colpi di scena. In primo grado tutti gli imputati erano stati assolti, poiché la perizia del pm era stata considerata non valida a causa di un vizio processuale, spiega l'avvocato di Trocca e Berlasso, Luca Ponti. Il giudice aveva dovuto nominare un ulteriore perito a cui fare riferimento. Un anno fa la sentenza è stata ribaltata in secondo grado: la Corte d'Appello ha condannato gli imputati, facendo riferimento alle perizie presentate dalle parti civili, il ministero dell'Ambiente e il Wwf. «A quel punto abbiamo impugnato in Cassazione - spiega Ponti -. Ritenevamo infatti che la Corte d'Appello, aderendo alle prove fornite dalle parti civili, dovesse comunque sentire nuovamente il perito del primo grado». Questo lo snodo che ha portato alla risoluzione della Cassazione di giovedì: «Il Procuratore generale ha confermato il vizio di procedura: non si sarebbe potuto aderire alle prove di una delle due parti senza risentire l'altra», dice Ponti. La Corte ha quindi annullato la sentenza di secondo grado, oltre a dichiarare la prescrizione nel frattempo maturata per i reati contestati. La vicenda è stata poi rinviata al giudice civile. «Quest'ultimo - precisa Ponti -, dovrà partire dalla sentenza di primo grado senza utilizzare quella d'appello, che è stata annullata». Un anno fa la legale di Ciriani aveva annunciato che il suo assistito avrebbe rinunciato alla prescrizione. Commenta ora l'ex assessore regionale: «Esco da questa esperienza ancor più convinto che lo spirito della Protezione civile e l'impegno dei suoi volontari debbano essere strenuamente difesi». Dice ancora Ciriani: «Se questo processo ha dimostrato qualcosa è solo che, purtroppo, anche se si agisce a fin di bene, forti delle leggi e delle richieste che provengono dal territorio, si rischia di entrare in vicende giudiziarie a tratti paradossali». Conclude il politico: «Il risultato più triste che si poteva raggiungere al termine di questo procedimento giudiziario sarebbe stato quello di mortificare e scoraggiare l'impegno e l'abnegazione di migliaia di volontari, oggi il mio pensiero va soprattutto a loro». Inutile dire che la fedina pulita diventa ora un valore aggiunto per la corsa romana di Ciriani, candidato all'uninominale del Senato nel collegio Udine-Pordenone. L'avvocato e presidente del Wwf di Trieste Alessandro Giadrossi commenta: «Aspettiamo di vedere la documentazione ufficiale. A parte questo, siamo di fronte all'ennesimo caso in materia ambientale nel nostro Paese che va a finire con la prescrizione. Visto che si tratta di procedimenti complessi, non si ha quasi mai un grado di giudizio finale. Fra indagini e perizie i tempi diventano spesso inconciliabili con il giudizio. Un problema risolto solo in parte dalla legge sulla prescrizione». Questa invece la reazione di Lino Santoro di Legambiente: «Prendiamo atto della prescrizione. Speriamo francamente che a livello civile si riesca comunque a ottenere una cifra sufficiente a procedere con il recupero di quell'area. È questo il punto più importante».Il corso della Val Rosandra soffre ancora gli effetti di quegli eventi, dice Santoro: «L'area ha perso le proprie caratteristiche. Sono state eliminate essenze fondamentali per il territorio, e ciò ha avuto un impatto forte anche sull'ecosistema dei piccoli animali che vivono in quell'area». Conclude l'esponente ambientalista: «Il Comune di San Dorligo aveva annunciato un piano di ripristino entro ottobre o novembre, ma al momento non ci risulta ancora niente. Nel frattempo in Val Rosandra la situazione resta la stessa ormai da anni: predominano le specie invasive, occupando uno spazio che un tempo era una nicchia ecologica estremamente interessante».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 febbraio 2018

 

 

Il governo ridimensiona l’area del Sito inquinato -  Il ministro dell’Ambiente Galletti firma l’atteso decreto sulla riperimetrazione - Rivista la regia delle competenze.

Serracchiani: «Semplificazione e investimenti» - Il ruolo di Area - Preziosa per raggiungere il traguardo si è rivelata la collaborazione con il parco scientifico oltre che con il Porto

Un decreto del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti vidima il risultato raggiunto a Roma il 24 agosto scorso in sede di conferenza dei servizi: il governo accetta che sia la Regione Fvg a occuparsi direttamente di alcune aree del Sito di interesse nazionale (Sin). Trieste, attraverso l’assessore Sara Vito, aveva chiesto di riperimetrare il Sin, per consentire una gestione più rapida e semplificata delle procedure ambientali, così da accrescere il grado di interesse economico delle zone interessate per gli investitori. Una novità di rilievo a 15 anni dalla perimetrazione che avvenne nel 2003 e che ha contribuito a frenare l’utilizzabilità dei terreni. La Regione ha comunicato la notizia della firma ministeriale, accompagnata da una soddisfatta dichiarazione del presidente Debora Serracchiani: tempistiche più celeri per le bonifiche, opportunità di attivare insediamenti a elevato contenuto tecnologico, pratiche amministrative sbrigate a Trieste senza andate/ritorno nella Capitale, coinvolgimento dell’Autorità portuale e dell’Area Science Park. Fattori positivi questi, sottolineati nella nota anche da Sara Vito. La zona riperimetrata a vantaggio della diretta conduzione regionale si svolge attorno al Canale navigabile: una “U” che corre lungo le tre sponde e che abbraccia 75 ettari sui 500 di cui si compone il Sin. Più o meno il 15% del totale: ma un 15% pesante, che riguarda - aveva detto Sara Vito in agosto - 23 aziende operanti nell’area del Canale. Attorno alla via acquea ci sono alcune realtà importanti del contesto economico territoriale come Frigomar, Autamarocchi, Redaelli. A queste aziende, che partecipano al tradizionale panorama attorno al Canale, si stanno aggiungendo nuove attività. L’area si sta muovendo. Per esempio, Crismani ha comprato dall’Ezit il piazzale alla radice del Canale. Ma c’è qualcosa di fresco dal punto di vista imprenditoriale, di cui si fa interprete il presidente di Area Science Park, Sergio Paoletti. Che ricorda il recentissimo insediamento dell’indonesiana Java Biocolloid proprio sulle sponde del Canale, dove importerà e tratterà alghe rosse. «Il primo risultato della maggiore attrattività di questa zona. Siamo solo all’inizio, già nel prossimo mese abbiamo in programma contatti e visite, da cui speriamo di ottenere concrete ricadute». Paoletti sottolinea il lavoro di équipe svolto dai suoi funzionari e dallo staff dell’Autorità portuale, che ha consentito il rapido definirsi dello sbarco indonesiano, paradigma di quello che potrà accadere sul Canale. Paoletti considera il “decreto Galletti” «quasi alla pari dei provvedimenti di sdemanializzazione di Porto vecchio, perchè svincola dai gravami del sito di interesse nazionale un’area di grande interesse». Un’altra iniziativa, in pista di decollo, riguarda il riciclo dell’acqua di sentina, che avverrà in una vecchia struttura comprata da Italcementi: è un progetto di ReOil, azienda avviata da imprenditori di origine veneta e domiciliata - non è un caso - nel “distretto” di Padriciano. Non va dimenticato che la concessione del punto franco viene amministrato dall’Autorità. Dalla collaborazione tra Autorità e Area - completa Paoletti - sorgerà un osservatorio dedicato alle materie prime strategiche: anch’esso avrà sede vicino al Canale.

Massimo Greco

 

Smog, l’ultimatum dell’Ue - «Misure certe entro oggi» L’Italia rischia una procedura d’infrazione se il piano non convincerà Bruxelles
Maglia nera a Torino, la Pianura Padana fra le aree più inquinate del continente

ROMA - Il ministro Galletti lo ha assicurato: oggi la Commissione Ue riceverà «un nuovo documento» di «un dossier relativo alle misure messe in campo per il miglioramento della qualità dell’aria». È l’ultima occasione per l’Italia e altri otto Paesi dell’Unione (tra cui Francia e Germania): se gli interventi pensati dal governo non soddisferanno il commissario all’Ambiente, Karmenu Vella, il Belpaese dall’aria irrespirabile sarà rinviato alla Corte di giustizia Ue che aprirà una procedura di infrazione. E Vella non è tipo che si soddisfa facilmente. Galletti aveva già provato con un timido «l’Italia ha già fatto molto per migliorare la qualità dell’aria», ma il commissario maltese aveva risposto: «Sono totalmente in disaccordo con quello che dice il ministro, tutti i Paesi hanno molto da fare. Siamo in ritardo di anni, ci aspettiamo non più incontri o meeting ma risultati e impegni rispettati». È finito, dunque, il tempo delle parole. Se la Commissione, da un lato, fa sapere di voler «aiutare gli stati membri a mettersi in regola» sottolinea dall’altro che i governi «hanno concordato» gli obiettivi e poi non li hanno «mai rispettati per anni». Così Galletti spera che gli «interventi, prevalentemente in materia di energia e mobilità, che non erano stati ancora portati a conoscenza della Commissione Europea» siano sufficienti non tanto per raggiungere gli impegni già mancati, ma almeno a dimostrare la buona volontà di fronte all’ “incontentabile” commissario. D’altronde basta osservare le immagini diffuse all’Agenzia spaziale europea (Esa) il primo dicembre 2017, per comprendere la situazione disastrosa in cui versa la Pianura Padana. È il livello del diossido di azoto, in particolare, a preoccupare dalle rilevazioni effettuate dal satellite Sentinel-5p, lanciato oltre l’atmosfera il 13 ottobre. «Causate in gran parte dal traffico e dalla combustione di combustibili fossili nei processi industriali - scrive l’Esa -, le alte concentrazioni di questo inquinante atmosferico possono essere viste su parti dei Paesi Bassi, nell’area della Ruhr nella Germania occidentale, sulla Pianura Padana in Italia e su parti della Spagna». Le maggiori preoccupazioni sono al Nord, anche se la situazione al Sud non fa dormire sonni tranquilli. Ben 39 capoluoghi nel 2017 hanno superato il livello consentito per le polveri sottili per più di 35 giorni, secondo il rapporto di Legambiente “Mal’aria”. Maglia nera di questa speciale classifica è Torino: con ben 112 superamenti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017 (quasi un giorno su tre). Sopra i 100 anche Cremona, Alessandria, Padova e Pavia. Seguono Asti, Milano, Venezia, Frosinone (prima città centro-meridionale), Lodi, Vicenza e Mantova. In 31 dei 36 capoluoghi di provincia di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, è stato oltrepassato il limite. L’inquinamento accorcia la nostra vita: spiega Legambiente che in Italia circa 60mila morti premature l’anno possono essere attribuite a questa causa, come precisano i report dell’Agenzia ambientale europea. E sporca anche gli animi: secondo uno studio made in Usa pubblicato sulla rivista Psycological Science nelle città più inquinate sono più frequenti i crimini e i comportamenti non etici. L’effetto sarebbe legato ai livelli di ansia delle persone, che salirebbero con l’aumentare dell’inquinamento.

Andrea Scutellà

 

Ex Dina di Veglia Zagabria rimuove i depositi pericolosi

FIUME - Si torna a parlare di un ex gigante dell’industria quarnerina, la defunta Dina petrolchimica di Castelmuschio (Omišalj), sull’isola di Veglia, dove nelle prossime settimane dovrebbe partire l’opera di rimozione delle sostanze tossiche contenute negli impianti dismessi. Per gli esperti, nella “pancia” della Dina – azienda chiusa da sei anni - sono presenti circa 600 tonnellate di sostanze tossiche, definite una bomba ecologica per il Quarnero. Il ministero croato dell’Ambiente ha pubblicato sul sito web delle gare pubbliche gli elementi utili per partecipare al concorso internazionale per la rimozione. La documentazione resterà in visione fino al 12 febbraio, in seguito verrà bandita la gara d’appalto. Fonti del dicastero hanno confermato che l’intera operazione verrà a costare circa 10 milioni di kune (1,34 milioni di euro), denaro che arriverà dalla massa fallimentare della Dina. «Se non ci saranno intoppi – si legge in una nota del ministero dell’Ambiente – la rimozione delle sostanze tossiche sarà completata entro il 31 marzo». In questi giorni a manifestare interesse per gli stabilimenti ex Dina è stata l’azienda lussemburghese Gasfin, che si è detta pronta a occuparsi di recupero e riutilizzo delle centinaia di tonnellate di sostanze venefiche che negli ultimi anni sono state motivo di frizione tra Zagabria e le autonomie del Quarnero. In parecchie occasioni partiti politici, comuni, Regione quarnerino–montana, ambientalisti e semplici cittadini hanno criticato lo Stato croato per l’atteggiamento passivo nei riguardi del materiale tossico sistemato nell’ex colosso di Castelmuschio, abbandonato da anni senza cautele. La stessa Gasfin si è detta pronta – tramite la propria Adria Polymers – a riavviare la produzione petrolchimica a Castelmuschio. Inoltre ha espresso il sostegno alla collocazione di un rigassificatore galleggiante nelle acque vegliote, progetto che invece vede nettamente contrarie la Regione quarnerino-montana e le municipalità dell’isola.

(a.m.)

 

 

Muggia si ribella alla raccolta rifiuti “porta a porta” - Petizione popolare al via. Critiche da opposizione e Spi Cgil - Il sindaco Marzi: «Mai trattato i cittadini come ignoranti»

Sospendere immediatamente il sistema di raccolta “porta a porta” e trovare soluzioni alternative coinvolgendo i cittadini. Questo l’obbiettivo della petizione popolare apartitica promossa ufficialmente da ieri a Muggia contro l’attuale impostazione della raccolta differenziata dei rifiuti. Partendo dal concetto base “sì alla differenziata, no a questo sistema”, il documento indirizzato alla giunta Marzi chiede la “revisione totale” del modus operandi che entrerà in vigore dal primo marzo. «Il sistema attuale prevede che i cittadini debbano conservare i rifiuti in bidoni o, in casi limitati, in sacchi all’interno delle proprie case fino all’arrivo degli operatori ecologici e che siano rimossi i bidoni pubblici» recita la premessa del documento. Cinque dunque i punti messi sotto accusa: questo sistema «non tiene conto delle dimensioni delle case che sarebbero stipate di contenitori di rifiuti» , costringerebbe a «usare cortili, giardini, e orti come depositi di immondizie, danneggiando decoro e valore delle abitazioni private» e «non tiene conto di abitazioni su strada sterrata e in zone isolate». L’attuale sistema, inoltre, «non tiene conto delle esigenze dei locali e dei commercianti di beni alimentari, che producono rifiuti da smaltire tempestivamente», e «creerebbe forte disagio, rischi igienici e ambientali, se per maltempo, sciopero o qualsiasi causa di forza maggiore ci fossero ritardi nel servizio». Ovviamente non sono mancate le polemiche politiche dopo i due affollatissimi incontri pubblici con i cittadini organizzati dal Comune. Emanuele Romano (M5S) ha evidenziato come nel primo incontro pubblico «il sindaco abbia mancato di rispetto ai cittadini, presenti e non, trattandoli come ignoranti incapaci di capire il sistema porta a porta», Nicola Delconte (Fdi) ha definito quello del Verdi «un confronto grottesco in cui sindaco e assessore Litteri si sono dimostrati totalmente inadatti al ruolo che ricoprono». Critiche sono piovute anche dal sindacato pensionati della Cgil che ha lanciato un appello alla giunta per rinviare la partenza del nuovo sistema di raccolta rifiuti e «svolgere invece un’ampia discussione con la cittadinanza, rendendosi disponibile ad apportare tutte le modifiche al regolamento utili al miglioramento della vita dei muggesani». Pronta la replica del sindaco Marzi: «Mai ho trattato i cittadini come ignoranti e lungi da me pensare che non possano capire il sistema porta a porta. Detto ciò, mi dispiace onestamente per come sia andato il primo incontro. Sono consapevole che qualunque sindaco abbia intrapreso questo importante cambiamento nel suo Comune, si sia trovato di fronte alle stesse reticenze o perplessità da parte dei suoi cittadini. Purtroppo, nonostante fossi preparata alle polemiche politiche e alle preoccupazioni espresse più o meno animosamente dai cittadini attorno al nuovo sistema di gestione, di fronte a certa tracotanza verbale, umanamente, ho reagito, e di questo sinceramente mi dispiaccio». L’assessore Litteri, invece, ha replicato sia a Delconte («L’opposizione aveva tutti gli strumenti per intervenire dal 2015 ad oggi, quelle di adesso sono solo strumentalizzazioni») che alla Cgil («Il numero degli incontri pubblici è stato incrementato e potrebbe esserlo ancora: abbiamo trovato una nuova data per Aquilinia, il 19 febbraio, che andrà a recuperare quella persa e ci siamo attivati per fissare un altro incontro a Fonderia»). Nessuna marcia indietro dunque sulla data di partenza del nuovo sistema di raccolta: «Ricordiamo invece che non sono previste sanzioni, come accade in altri comuni, nel caso di un semplice errore nella gestione dei rifiuti differenziati. È chiaro che ci vorrà del tempo perché le persone si abituino al nuovo sistema, ed è per questo che sono previsti dei bollini che segnaleranno eventuali conferimenti non corretti, ma nessuna multa. I cittadini vanno accompagnati». Il Comune infine ha annunciato che oggi verrà aperto l’Infopoint sulla raccolta di rifiuti, attivo ogni venerdì, dalle 10 alle 12, nella sede dell’Urp di piazza della Repubblica.

Riccardo Tosques

 

 

Pescatori di frodo e tutela soppressa I biologi: le oloturie rischiano l’estinzione

L’oloturia - o cetriolo di mare - è un invertebrato che rischia l’estinzione nelle acque croate dell'Adriatico se i ritmi di raccolta proseguiranno a ritmo indiscriminato. A lanciare l’allarme sottolineando i rischi per l’ambiente è il biologo marino Petar Kružic, della Facoltà scientifico–matematica di Zagabria. La raccolta dell’oloturia, spesso di frodo, è incontrollata: enormi quantitativi prendono la via della Turchia, da dove vengono venduti ai mercati dell'Asia dove il cetriolo di mare è particolarmente apprezzato. Solo pochi giorni fa la polizia marittima di Fiume ha fermato nei pressi di Šilo, sull'isola di Veglia, due cittadini croati che avevano con sé 320 chili di cetrioli di mare, tutti prelevati con attrezzatura subacquea e senza disporre di regolare licenza per la pesca commerciale. Pescato e attrezzatura sono stati sequestrati, i due pescatori di frodo sono stati multati. Fino agli anni '90 del secolo scorso queste creature marine venivano sottoposte a una pesca indiscriminata, che ne aveva messo in pericolo l'esistenza. Poi il ministero croato aveva deciso che le oloturie fossero in regime di severa tutela, una misura improvvisamente soppressa lo scorso anno senza alcuna spiegazione.

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 febbraio 2018

 

 

Ferriera, la Regione "smonta" il Comune - «Fuori tempo massimo le osservazioni sui parchi minerali. Richiesta di revoca in autotutela mai arrivata»
«Il Comune di Trieste era ben consapevole della possibilità di formulare osservazioni in merito alla richiesta, presentata da Arvedi spa, di proroga del termine per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerali. Purtroppo, tali osservazioni, di cui si sarebbe certamente tenuto conto, sono state inviate fuori tempo massimo». Lo rileva la direzione regionale Ambiente, responsabile del procedimento, rispetto alla notizia, peraltro annunciata solo a mezzo stampa, che il Comune di Trieste avrebbe richiesto di procedere in autotutela all'annullamento d'ufficio della proroga stessa. In proposito, dalla direzione Ambiente si sottolinea che in ogni caso la questione posta dal Comune è squisitamente ed esclusivamente formale. Infatti se la proroga non fosse stata concessa, la Regione, una volta superato il termine inizialmente fissato al 29 gennaio per la presentazione del progetto, avrebbe dovuto diffidare la società a proporre il progetto di copertura entro un termine congruo. In pratica, si tratta dello stesso effetto che si è ottenuto concedendo la proroga richiesta. Ribadendo comunque che al momento non risulta essere pervenuta da parte dell'amministrazione comunale di Trieste alcuna richiesta, la direzione Ambiente ricostruisce, nel dettaglio, gli ultimi passaggi della vicenda. La Regione, con nota del 30 novembre 2017, ha comunicato ad Arvedi spa la necessità di presentare il progetto di copertura dei parchi entro 60 giorni, ovvero entro il 29 gennaio 2018. Tale nota è stata inviata per conoscenza anche a tutte le amministrazioni coinvolte. Compreso naturalmente il Comune di Trieste. L'8 gennaio 2018 è arrivata in Regione la richiesta di Arvedi di proroga del termine. Anche la richiesta di proroga è stata inviata a tutte le amministrazioni coinvolte. Poiché dunque il termine sarebbe scaduto il 29 gennaio, l'eventuale proroga poteva essere concessa solo entro tale data, non essendo evidentemente possibile prorogare un termine dopo che lo stesso è scaduto. La Regione ha quindi concesso la proroga sia in quanto ha ritenuto congrua la richiesta sia perché entro il 29 gennaio nessuna delle amministrazioni coinvolte nel procedimento aveva manifestato proprie osservazioni. «La comunicazione della Regione ad Arvedi contenente l'assenso alla richiesta di proroga è partita dagli uffici della direzione Ambiente alle ore 15.05 di lunedì 29 gennaio - si fa sapere -. Come detto la proroga non poteva essere concessa dopo la scadenza del termine. Soltanto alle ore 17.36 dello stesso giorno, e quindi evidentemente fuori tempo massimo, è pervenuta una nota del Comune contenente le ragioni per cui, secondo il Comune stesso, la proroga non doveva essere concessa». Ma non basta. «Ad ogni modo gli uffici della Regione esamineranno con la doverosa attenzione l'istanza del Comune di procedere all'annullamento in via di autotutela - è l'ultima stoccata della Regione al Comune -. Purché tale istanza sia stata effettivamente presentata e non solo annunciata agli organi di stampa».

 

 

Arrivano i bus "porta bici" da Monfalcone a Capodistria - L'obiettivo è collegare le ciclabili della regione con la Parenzana oltreconfine
Scatta in aprile Inter Bike II, progetto da 200 mila euro finanziato dall'Europa
Monfalcone sarà a breve per i cicloturisti lo snodo dove scendere dalla due ruote e salire sul bus in direzione di Trieste e Capodistria , dove imboccare la ciclabile della Parenzana. Un percorso che i "viaggiatori lenti" potranno effettuare anche in senso inverso, in direzione dell'Italia e, in particolare, di Grado. Sempre con l'area dell'ex Gaslini a funzionare da polo di interscambio. A rendere possibile, da aprile, il nuovo sistema di trasporti transfrontaliero, all'insegna dell'intermodalità "bici+bus", già sperimentata con successo da Trieste e Udine con Grado, è il progetto Inter Bike II, vincitore del bando Interreg V-A Italia-Slovenia. Per sviluppare le azioni il gruppo di partner, guidato dal Centro regionale di sviluppo di Capodistria e composto da Comune di Monfalcone, Agenzia di sviluppo Rod di Aidussina, Gruppo di azione locale del Veneto Orientale (Vegal), ha ottenuto un finanziamento di 800mila euro. Di questi 200mila mila sono appannaggio del Comune di Monfalcone che li utilizzerà per le finalità del progetto, promuovendo allo stesso tempo il proprio territorio sotto il profilo turistico, come spiegato ieri dal sindaco Anna Cisint in un incontro partecipato anche dagli altri partner di progetto e dalla Direzione centrale Infrastrutture della Regione. Il Centro dello sviluppo di Capodistria si è mosso a fronte dei risultati raggiunti con il primo Inter Bike (25 chilometri di nuove piste e 100 chilometri sistemati di tracciati esistenti ) e del successo dei trasporti bici più bus già attuati nel Friuli Venezia Giulia. Ma anche delle scarse possibilità di poter contare su percorsi protetti per le due ruote fino a Monfalcone, come ha rilevato per l'agenzia slovena Larisa Kunst. Le interconnessioni riguarderanno comunque anche Cormons e Ronchi dei Legionari, mettendo quindi in contatto le due reti ciclistiche Adriabike e Alpe Adria, che collega Salisburgo a Grado. Il Comune di Capodistria dal canto suo introdurrà una linea di autobus sperimentale di biciclette tra la città e il confine di Rabuiese. «In sostanza la zona collinare del territorio comunale, da cui è facile scendere con i percorsi ciclabili esistenti - ha spiegato per il Comune di Capodistria Ivana Strkal -, ma molto meno facile salire». L'azione che riguarda il veneto e sarà gestita dal Gal del Veneto Orientale, lungo il tracciato della rete Adriabike, che arriva fino a Ravenna, consiste invece nel trasporto delle biciclette su imbarcazioni nella laguna di Venezia. Due i collegamenti via mare: il primo tra Bibione e Caorle, che accorcerà il percorso in bici sulla Adriabike, e il secondo lungo il fiume Lemene, che collegherà l'entroterra lagunare con le località costiere.«Noi riteniamo però che Monfalcone non possa essere esclusa dall'intermodalità via mare - ha detto ieri il sindaco Cisint -. Ora oggettivamente frenati dall'assenza di fondali nel porticciolo Nazario Sauro, l'interscambio e i collegamenti via mare devono essere ripristinati non appena verrà effettuato il dragaggio del canale Valentinis e del porticciolo. Sono un tassello importante per far conoscere e valorizzare il nostro territorio e quello circostante». A margine dell'incontro il sindaco ieri ha espresso rammarico per la mancata approvazione sul programma Italia-Slovenia della seconda fase del Progetto Julius, incentrato sull'area carsica e portato a modello della passata programmazione dalla Regione. Il Comune intende quindi sollecitare l'amministrazione regionale, perché nel paternariato da costituire per i bandi strategici di prossima uscita, in particolare in quello di Natura 2000 e infrastrutture verdi, possa essere incluso anche Monfalcone per il completamento del Centro visite di Pietrarossa per farne uno dei suoi riferimenti regionali. Per quel che riguarda la cooperazione internazionale allo sviluppo il Comune di Monfalcone è presente intanto in Montenegro e in Argentina.

Laura Blasich

 

 

Rigassificatore, nasce il fronte dei sindaci - I sette primi cittadini di Veglia annunciano una manifestazione di protesta a Fiume. Raccolta di firme in tutta la regione
FIUME - Si amplia il fronte della ribellione al rigassificatore off-shore a Veglia, la principale isola adriatica in campo turistico. A scendere in campo sono ora tutti i sindaci delle sette municipalità isolane: Veglia città, Castelmuschio, Dobrinj, Bescanuova, Ponte, Verbenico e Malinska-Dubasnica. I primi cittadini, riuniti in via straordinaria, hanno bocciato l'impianto definendolo dannoso per il mare, i pescatori e il turismo. E per dare corpo al dissenso hanno organizzato una grande manifestazione di protesta contro il terminal Lng che si terrà il 3 marzo in Corso, a Fiume. Sarà anche promossa una raccolta di firme in tutta la regione quarnerino-montana contro la promulgazione della cosiddetta Lex Lng con cui il governo intende agevolare, sotto tutti i profili, la realizzazione del rigassificatore.«Non siamo isolati nella nostra opposizione al progetto offshore - ha detto il sindaco di Veglia città Darijo Vasilic - anche l'Assemblea regionale ha espresso il suo no all'impianto galleggiante. Sia chiaro che noi non ci opponiamo a un rigassificatore a terra, peraltro compreso nel Piano regolatore della nostra contea, accettato dallo Studio di impatto ambientale e che dispone del permesso per l'uso della superficie. Il governo sta tentando in ogni modo di far passare il progetto dicendo che si tratta della prima fase, comprendente il rigassificatore galleggiante, e che nella seconda ci sarà spazio per un impianto sulla terraferma. Ma su questa seconda fase non ci sono garanzie». Particolarmente battagliera Mirela Ahmetovic, sindaca del comune di Castelmuschio (Omisalj), nelle cui acque dovrebbe venire sistemata la gigantesca nave. «Il governo di centrodestra del premier Andrej Plenkovic ha improvvisamente inserito la parola galleggiante nel progetto, credendo di farla franca - ha detto Ahmetovic - non si può andare in modo disinvolto contro i piani regolatori e vari documenti, contro la Costituzione croata e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Queste ultime non prevedono la possibilità che un governo imponga un progetto rifiutato dall'autonomia locale. Spero che l'esecutivo avrà il buon senso di ascoltare i cittadini e di raggiungere un'intesa con noi in modo civile, senza mostrare i muscoli». La sindaca di Castelmuschio ha denunciato il comportamento delle competenti autorità croate, alle quali si è rivolta per denunciare il problema ma senza ottenere risposta. Ha fatto sapere di avere scritto alla Commissione europea, alla Banca mondiale e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. «Al contrario del muro di silenzio opposto da Zagabria, Bruxelles e le due istituzioni finanziarie hanno risposto al mio appello affermando di voler essere informate sulla vicenda e aggiungendo che verificheranno se nella realizzazione del progetto vengono rispettate leggi e regolamenti comunitari».

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 febbraio 2018

 

 

Ferriera di Servola - Copertura parchi minerari - Dipiazza boccia la proroga
«Abbiamo formalmente contestato alla Regione Fvg la decisione di concedere alla proprietà della Ferriera di Servola un'ulteriore proroga per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerari». Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza scrive l'ennesimo atto del giuoco delle parti fra Comune e Regione in ambito di Ferriera. Palazzo Cheba si scaglia contro la decisione regionale di dare altro tempo all'azienda per presentare il progetto definitivo ed esecutivo di copertura. Il contesto da cui nasce la critica del sindaco è la conferenza dei servizi del gennaio scorso, durante la quale il Comune ha presentato un documento con dei suggerimenti per dimezzare i tempi burocratici di realizzazione dei parchi. Un testo che la conferenza aveva fatto propria. Ma che ora, per Dipiazza, la Regione contraddice concedendo più tempo a Siderurgica triestina. Dice il sindaco: «La proroga è stata concessa autonomamente senza che ci sia stata nemmeno l'acquisizione dei necessari elementi di valutazione da parte di tutte le amministrazioni coinvolte, tra cui il Comune di Trieste che, come noto, aveva sin da subito richiesto e ottenuto in sede dell'ultima conferenza dei servizi il contenimento proprio di questi termini». Dipiazza aggiunge poi che il Comune non è stato nemmeno avvisato: «La Regione non ha mai inviato al Comune alcuna comunicazione relativa all'avvio del procedimento di esame della richiesta di proroga avanzata da Acciaieria Arvedi Spa, nonostante questa sia obbligatoria». Il primo cittadino contesta poi la decisione nel merito: «Il rilascio della proroga, inoltre, risulta avvenuto senza l'effettiva verifica delle ragioni adottate da Acciaieria Arvedi Spa. Non risulta, infatti, espletata un'adeguata istruttoria, come dimostrato dal fatto che tutte le amministrazioni coinvolte non sono state invitate a esprimere le proprie valutazioni». Il sindaco chiede quindi all'ente regionale di tornare sui suoi passi: «In considerazione delle ragioni di dissenso alla proroga che abbiamo già avuto modo di evidenziare formalmente, si chiede ora all'Amministrazione Regionale di procedere in autotutela all'annullamento d'ufficio dell'ulteriore proroga concessa». Conclude Dipiazza: «Come avevamo già segnalato alla Regione, considerati ed evidenziati gli obblighi a carico della società, l'inadempienza già in precedenza alla medesima contestazione e la non ragionevolezza della richiesta di proroga formulata a fronte dei rilevanti interessi pubblici al rispetto della tempistica in precedenza indicata, non possiamo che manifestare il fermo diniego alla concessione della proroga dei termini per la presentazione dei progetti definitivo ed esecutivo».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 febbraio 2018

 

 

Dubbi e disagi per la raccolta differenziata - Ad Aquilinia residenti e commercianti si interrogano su tempi ed efficienza del nuovo sistema porta a porta
MUGGIA «Incontri singoli presso ciascun pubblico esercizio da effettuare entro la data prevista per l'avvio del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti», ossia entro il primo marzo. Era questa la promessa scritta lasciata dall'assessore all'Igiene urbana di Muggia non meno di dieci giorni fa. Una promessa letta durante l'ultima riunione del Consiglio comunale in risposta all'interrogazione promossa da M5S, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja che chiedevano le modalità del "porta a porta" per i locali pubblici. Ma ad Aquilinia pare che non sia andata proprio così. «Mi hanno consegnato sei bidoni, piccolissimi, che riempiremo in mezza giornata. Non abbiamo ricevuto nessun preavviso», racconta basito Giovanni Di Bari, titolare del bar Zaule ad Aquilinia. «Mi chiedo dove dovremmo tenerli visto che il vetro verrà raccolto ogni settimana e l'umido addirittura ogni due settimane. In bar? Nel magazzino assieme a cibo e bevande? Tra i tavoli dei clienti? Lascio immaginare il disagio tra ingombro, puzza e rischio pantigane». Di Bari ha aggiunto poi la perplessità sul fatto di separare i mozziconi delle sigarette (indifferenziata) dalla cenere (nell'umido). E non sono mancate le critiche politiche. «Avrei gradito una risposta sincera del tipo "non ci sono i tempi", ma non condivido la scelta di mentire in Consiglio per coprire l'inadeguatezza delle soluzioni adottate», racconta Emanuele Romano, capogruppo M5S. Il capogruppo Roberta Vlahov (Ocpm) rincara la dose: «Nessuno si è ancora fatto vivo negli esercizi e in gran parte delle abitazioni muggesane, come invece era stato detto per iscritto dall'assessore Litteri, nella risposta alla nostra interrogazione». Caustica Roberta Tarlao (Meio Muja): «Il risultato è un menefreghismo totale. E non mi si dica che è colpa di Net perché Net è il braccio operativo del Comune e lo scaricabarile dell'amministrazione dimostra ancora una volta la totale incompetenza». Chiamata più volte in causa l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri ha fornito una serie di risposte. In primis al titolare del bar Zaule: «Il signor Di Bari ha ricevuto il kit, in quanto residente al medesimo indirizzo. Possiamo però rassicurarlo che, come tutte le altre attività commerciali, anche la sua sarà protagonista di una valutazione mirata esito di un confronto con i funzionari Net, ai quali potrà sottoporre la sua casistica». L'esponente della Giunta Marzi ha poi replicato al consigliere Romano evidenziando come «le risposte siano state sincere» e «che i tempi rispondono ad una cronologia ben predisposta da Net sulla base della sua decennale esperienza in questo settore». Litteri ha poi puntualizzato di avere «fiducia nell'azienda» e ha infine evidenziato come «ogni cambiamento comporta il disorientamento. Sono preoccupazioni legittime ed è per questo che cambiamenti quali il sistema di raccolta dei rifiuti rappresentano ancor più una sfida importante».

(r.t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 5 febbraio 2018

 

 

Studenti, artigiani e neosposi fanno rivivere la zona Urban - Assegnati i primi alloggi nelle palazzine ex Erdisu ora diventate proprietà comunali
Canoni mensili da 280 euro per un bilocale. In arrivo il bando per altri 40 alloggi
Dalla finestra ammirano gli archeologi e i restauratori all'opera per far tornare alla luce gli antichi scavi della Trieste romana. «Qui si sta molto bene ed è conveniente - esclama un giovane -, mai più potrei permettermi un appartamento in questa zona secondo i prezzi reali di mercato». Canoni d'affitto da 140 euro a testa per un bilocale. Cifre stracciate proprio per venire incontro a una certa tipologia di esigenze. Capita a chi abita uno dei 61 appartamenti posizionati in zona Urban che, fino al 2016, erano in mano all'Erdisu ora Agenzia regionale per il diritto agli studi superiori (Ardiss), e che poi sono ritornati al proprietario, il Comune. «Abbiamo consegnato le chiavi già di 18 appartamenti ai giovani studenti alle accademie del Nautico e del Volta - comunica Lorenzo Giorgi, assessore al Patrimonio -, una a carattere industriale e l'altra legata alle attività marittime. Altri sette invece sono locali commerciali al piano terra, quasi tutti assegnati negli scorsi mesi tramite un bando ad artigiani, tecnici o piccoli imprenditori, che hanno aperta specifiche attività». Ora manca l'ultima sfornata di circa 40 alloggi che, sempre tramite bado pubblico, saranno destinati a uso turistico e a una piccola nicchia riservata a giovani coppie che, nell'attesa di trovare una sistemazione definitiva, potranno usufruire di prezzi molto abbordabili per un tempo prestabilito. Anche se su quest'ultimo punto la giunta non ha preso ancora una decisione definitiva. Ci sarà uno spiraglio anche per le unioni civili? Il dibattito aveva già preso il sopravvento lo scorso anno, quando Giorgi aveva accettato come raccomandazione una mozione del Pd, che invitava a prendere in considerazione anche i sottoscrittori di unioni civili come possibili destinatarie della proposta. Intanto questa porzione della città torna a vivere una seconda giovinezza con le palazzine ora nuovamente, e finalmente, abitate. L'idea di utilizzare gli edifici, una decina, dislocati tra via Capitelli, via Trauner e via Pozzo di Crosada, secondo affittanze agevolate, era stata lanciata in passato da Roberto Cosolini, che aveva ipotizzato una nuova riorganizzazione degli affitti in stile low cost nel momento in cui questo patrimonio immobiliare sarebbe ritornato al Comune. Spuntavano anche i ragazzi del Nautico e del Volta, che ora già abitano i bilocali o trilocali della palazzina rosa tra via dei Capitelli e via Pozzo di Crosada e di una di quelle accanto. Hanno età diverse, ma sempre sotto i 30 anni. Salpano in mare ogni sei mesi e in questo modo c'è sempre un continuo ricambio. Gli spazi adibiti ad attività commerciali che si trovano invece ai piani bassi dei palazzi sono stati sfruttati attraverso diverse modalità. C'è chi vende oggetti antichi, chi prodotti tipici del territorio italiano. Dovrebbe aprire a breve in una delle tre vie anche un take-away. Due invece sono diventati un deposito e un ufficio di liberi professionisti. Un altro paio dovrà essere rimesso al bando. Stesso destino della quarantina di appartamenti che rimangono a disposizione. Circa 37 sono in cerca di una società che possa gestirli a uso turistico. «È un'occasione imprenditoriale che può essere giocata molto bene. Tutti gli alloggi sono come nuovi - spiega Giorgi -. Se dovessero essere usati come ricettività di lusso, certo bisognerebbe fare un piccolo investimento, altrimenti sono perfetti». Nello stesso bando rientrano quelli dell'iniziativa "Sposi 3.0". Si tratta sempre di bilocali o trilocali da affittare a prezzi tra i 200 e i 300 euro spese comprese. Il parere della giunta per quest'ultima quarantina di immobili è stato favorevole, ma non è stato ancora deliberato. Restano da decidere appunto i precisi destinatari del programma dedicato alle giovani coppie. «Proprio per far sì che questi spazi vadano a sposi con figli arrivati da poco o in arrivo - specifica Giorgi -, la coppia dovrà essere "riconosciuta". Stiamo verificano se unicamente con matrimonio o eventualmente anche con l'unione civile, d'altronde il nome casa degli sposi delinea bene lo scopo finale».

Benedetta Moro

 

Case degli orrori a Gretta, demolizione finita - Al posto degli edifici in via Gradisca e in via Gemona sorgeranno 86 nuovi appartamenti, sempre Ater
Sono stati tutti demoliti gli edifici Ater di Gretta, i cinque condomini costruiti negli anni Cinquanta, su via Gradisca e via Gemona. L'intervento di smantellamento era iniziato a fine dicembre. Al posto dei fabbricati sorgeranno nuove case, sempre Ater, con 86 appartamenti, parcheggi interrati e giardini, con il cantiere al via tra qualche mese. Per il momento rimane un'enorme distesa di calcinacci e in tanti, nei giorni scorsi, si sono fermati a curiosare, a osservare i cumuli di macerie, dove per decenni trovava posto il grande comprensorio di edilizia popolare, tristemente noto, dopo la dismissione degli alloggi, anche per l'omicidio di Giovanni Novacco. Della palazzina dove il giovane venne ucciso resta in piedi solo una piccola porzione di muro, mentre sulla ringhiera verso la strada c'è ancora un piccolo mazzo di fiori e un fiocco, che ricordano quella vita spezzata nell'estate di sette anni fa. Le ruspe erano entrate in azione lo scorso 27 dicembre e una parte di quel condominio era stata la prima a crollare sotto la forza delle macchine. Poi una dopo l'altra, anche le altre case sono state demolite, dopo un rafforzamento della recinzione, per impedire ai "non addetti ai lavori" l'ingresso all'area, più volte in passato meta di vandali. Il mare di mattoni che ha invaso tutta la zona è ciò che resta di abitazioni storiche per il rione, le prime erano state edificate nel 1950 in via Gemona, seguite da tutte le altre, ambienti in grado di ospitare famiglie intere per generazioni, divenute poi troppo piccole per le esigenze moderne. Ma soprattutto richiedevano una messa a norma di impianti e parti strutturali, che avrebbero richiesto interventi troppo radicali, da qui la decisione dell'Ater di demolire tutto e ricostruire. Gretta ha atteso per anni l'intervento attuale. Un sospiro di sollievo per molti residenti, che spesso avevano denunciato il pessimo stato in cui versavano, soprattutto negli ultimi tempi, gli edifici a ridosso della strada, mentre i cortili erano diventati depositi per immondizie. L'immagine dell'area è destinata a cambiare entro la fine del 2018. I nuovi appartamenti saranno più grandi e non porteranno via posti auto ai residenti, grazie al park interrato. A completare il tutto giardini e spazi di aggregazione che porteranno, come aveva sottolineato a dicembre Antonio Ius, direttore dell'Ater di Trieste, a una vera e propria "rigenerazione urbana".

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 4 febbraio 2018

 

 

Alleanza Muggia-Slovenia per dire no al metanodotto - Ricorso anche della vicina repubblica contro l'ok ambientale al progetto Snam
«Conseguenze negative per la sicurezza e la salute del territorio e delle persone»
MUGGIA - La Slovenia sarà alleato del Comune di Muggia nel ricorso al Tar del Lazio contro il metanodotto. La notizia era già nell'aria, ma ora è diventata ufficiale. Il governo della vicina repubblica ha presentato ricorso davanti alla giustizia amministrativa italiana al fianco del Comune di Muggia, della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Ancarano. L'amministrazione comunale di Muggia si era già espressa lo scorso novembre contro il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ma anche contro la società Snam rete Gas spa e contro la società Gas Natural Rigassificazione Italia spa. Motivazione? La cittadina rivierasca chiede l'annullamento del decreto del ministero con il quale, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, è stata disposta la compatibilità ambientale del progetto del metanodotto "Trieste-Grado-Villesse" presentato dalla Snam. In particolare sono stati posti sotto la lente d'ingrandimento i pareri tecnici emessi negli anni dalla Commissione tecnica di valutazione dell'impatto ambientale, sulla base dei quali si è espresso il ministero. Il rischio rigassificatore sembrava ormai svanito pochi mesi fa, quando invece è stato proposto il progetto del metanodotto: due impianti, in realtà, strettamente connessi tra loro. L'intreccio si evince a chiare lettere dal decreto ministeriale, in cui il metanodotto è definito un'opera «direttamente collegata alla realizzazione del rigassificatore (nuovo terminale Gnl localizzato nel porto di Trieste - Zaule) proposto dalla Società Gas Natural Italia Spa», la quale «ha presentato richiesta di allacciamento alla rete di metanodotti di Snam Rete Gas». Da sempre nettamente contraria al progetto, il sindaco muggesano Laura Marzi ricorda l'azione promossa dal Comune: «La nostra Regione e tutte le amministrazioni territoriali interessate hanno da tempo espresso l'assoluta contrarietà in merito alla realizzazione dell'impianto di rigassificazione, anche mediante la presentazione di diversi ricorsi dinanzi all'autorità giurisdizionale competente del Tar del Lazio. Il Comune di Muggia ne ha, in particolare, promossi ben tre». Marzi ha poi evidenziato l'importante ruolo ricoperto dalla vicina repubblica: «La Slovenia in passato è già stata al nostro fianco contro il progetto del rigassificatore, condividendo con noi la forte contrarietà che ora di nuovo ci vede, insieme, contro il metanodotto e, di conseguenza, il rigassificatore a quello strettamente connesso. Ritrovarci di nuovo fianco a fianco all'avvocatura dello Stato sloveno è un supporto importante, ma anche una conferma di quanto questo progetto sia egualmente inconcepibile e inaccettabile da parte di tutto il territorio coinvolto, al di là dei confini nazionali». Rappresentata dagli avvocati Peter Mocnik e Aldo Fontanelli, la Repubblica di Slovenia è scesa in campo a sostegno di quanto già presentato da Comune di Muggia, Regione Fvg e Comune di Ancarano, con un ricorso che sottolinea come dal progetto del metanodotto "Trieste-Grado-Villesse" derivino «conseguenze negative per la sicurezza e per la salute, dell'ambiente del mare, del territorio e soprattutto delle persone, con effetti anche transfrontalieri vista la prossimità del confine con la Slovenia, con cui l'Italia divide parte della zona marittima interessata dai suddetti progetti»

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 3 febbraio 2018

 

 

Ferriera, tutti contro tutti - L'azienda attacca il M5S - Comunicato di Siderurgica contro Patuanelli: «Da lui dichiarazioni diffamatorie»
Flop della commissione congiunta: Barbieri non si presenta. Pd critico su Polli
Tutti contro tutti sulla Ferriera di Servola. L'azienda attacca il candidato parlamentare del M5S Stefano Patuanelli, definendo «diffamatorie» le sue affermazioni sul mancato rispetto dell'Accordo di programma. Nel frattempo si è rivelata un buco nell'acqua la commissione congiunta che ieri mattina doveva svolgersi alla presenza del consulente comunale Pierluigi Barbieri. Il tecnico ha infatti dato forfait all'ultimo per motivi personali. Prosegue anche la polemica sull'uscita dell'assessore all'ambiente Luisa Polli sul piano acustico: il Pd e l'ex sindaco Roberto Cosolini criticano l'esponente della giunta auspicando che «inizi ad amministrare». La commissione congiunta doveva riunire la I e la VI, ma ieri mattina il presidente Antonio Lippolis (Lega Nord) ha inviato un sms a tutti i consiglieri chiedendo loro di non presentarsi, poiché Barbieri ha fatto sapere di non poter partecipare. Va detto che nei giorni scorsi lo stesso sindaco Roberto Dipiazza aveva espresso qualche perplessità sull'idea di esporre i risultati del lavoro di Barbieri in una commissione anziché in conferenza stampa. Inviando il messaggio, Lippolis ha abbattuto di molto i costi della commissione, che altrimenti avrebbe superato i 2 mila euro. Così solo quattro consiglieri si son presentati. Commenta il consigliere: «Barbieri ha avuto un impedimento, può succedere. Era comunque corretto prevedere un momento del genere, perché il consiglio deve interessarsi di un problema serio come quello di Servola». Il gruppo consigliare del Pd ricorre invece all'ironia per commentare il fatto: «La lettura del Piccolo deve aver fatto andare di traverso la colazione a più di qualcuno stamattina, al punto da generare dei virus che hanno improvvisamente impedito la convocazione delle commissioni I e VI per l'illustrazione della relazione del consulente Barbieri. E un problema di salute devono averlo avuto anche i dispositivi tecnologici di alcuni consiglieri di maggioranza, perché sono venuti nonostante i messaggi inviati dai presidenti Lippolis e Porro, con cui si informava dell'assenza del professor Barbieri e si invitava a non presentarsi per non gravare sulle casse comunali». Il Pd si chiede se la ragione non sia la ricerca del gettone: «Ancora una volta (non è la prima) grande senso di responsabilità da parte delle opposizioni e mancanza di coordinamento, per usare un eufemismo, da parte di chi amministra, che dovrebbe perfezionare un po' la programmazione». I consiglieri dem si rivolgono poi a Polli: «Dopo più di 19 mesi passati a fare comunicati, conferenze stampa e a scrivere su Facebook sarebbe il caso che cominciasse ad amministrare. È più complesso ma più utile per la collettività e di sicuro dà maggiori soddisfazioni; peraltro, almeno a giudicare dagli ultimi post, molto probabilmente le riuscirebbe meglio». Sul tema interviene anche Cosolini: «Polli è insediata da più di un anno e mezzo. È il caso che inizi a spiegare quello che fa lei invece di lamentarsi di quello che è stato o non è stato fatto ormai più di due anni fa». Infine il comunicato con cui Siderurgica triestina attacca Patuanelli per le sue dichiarazioni sul mancato rispetto dell'Accordo di programma. L'azienda «ribadisce con forza, documenti e dati alla mano, che l'Adp è rispettato e che ad oggi il sito di Servola è l'unico Sin ai sensi dell'articolo 252 bis su cui sono in corso interventi di recupero ambientale e risulta quasi completamente risanato». ST definisce «inaccettabili e diffamatorie» le «gravi» affermazioni di Patuanelli: «Riferite a scenari inesistenti e non fornite di alcuna prova. Preoccupa e amareggia che un soggetto che ricopre ruoli istituzionali asserisca pubblicamente tali dichiarazioni, non corrispondenti al vero e fuorvianti, proprio, ma probabilmente non a caso, nel corso del periodo elettorale». L'azienda dice che tutelerà la propria «immagine» «in ogni modo» e invita Patuanelli a visitare lo stabilimento. Il candidato risponde invece che il mancato rispetto coinvolge «l'impatto acustico e il progetto di confinamento e copertura delle aree a parco». Patuanelli auspica la chiusura dell'area a caldo e chiosa: «Ritengo che diffamatorio, per i cittadini, sia dichiarare che tutto va bene dopo tutti gli episodi di spolveramento che hanno interessato l'intera città. Sono commosso dall'invito di visitare lo stabilimento: io invito Siderurgica Triestina a stendere il bucato in un poggiolo in via del Ponticello».

Giovanni Tomasin

 

 

Raccolta dei rifiuti, nuova serie di incontri - Il Comune di Muggia ha reso note le date degli appuntamenti sulla differenziata. Si inizia il 6 febbraio
Il Comune di Muggia ha stilato un nuovo calendario degli incontri pubblici sulla raccolta differenziata "porta a porta". La ricomposizione delle date si è resa necessaria dopo l'annullamento dell'appuntamento in zona Aquilinia cancellato dopo l'incendio che ha colpito la sala Primavera dell'asilo. Il primo incontro, che riguarderà il centro cittadino, si svolgerà martedì 6 febbraio alle 19 al Teatro comunale "Giuseppe Verdi". Il giorno dopo appuntamento alla scuola materna di Fonderia "Il Giardino dei Mestieri" alle 17.30. Ad Aquilinia ci si incontrerà invece il 19 febbraio alle 19 all'interno della palestra. Il 21 marzo in sala Millo (in piazza della Repubblica) alle 17.30. L'ultimo incontro nella scuola materna di Chiampore alle 17.30. Durante gli appuntamenti i tecnici della Net illustreranno il nuovo sistema di raccolta che entrerà in vigore il primo marzo. E intanto il Comune ha fornito alcune risposte alle domande più frequenti. «Se in casa non ho spazio per tenere il kit della differenziata, come faccio?». Ecco la risposta: «Ogni utenza si può organizzare in funzione dei propri spazi. Il "porta a porta" è un sistema che responsabilizza in primo luogo proprio sulle quantità di rifiuti prodotta giornalmente. Il primo suggerimento è quello di impegnarsi per ridurre la produzione. È già prevista, inoltre, la massima disponibilità nell'affrontare casistiche particolari». Pronta anche la risposta al quesito vento: «Come ci si deve comportare in caso di bora persistente anche oltre una settimana? Il mezzo per la raccolta effettua il passaggio anche in caso di bora, ma non si deve posizionare il bidone in zone esposte e in assenza di ancoraggio». Tra i quesiti più gettonati poi c'è il perché il Comune abbia scelto di cambiare le modalità del servizio di raccolta rifiuti. Molteplici le motivazioni: «Fra queste, alcune considerazioni non sottovalutabili quali il fatto che la produzione pro-capite di rifiuti cresce costantemente: ogni cittadino di Muggia produce in media 590 kg all'anno. Basti pensare che nel 2016 e 2017 la percentuale di differenziata a Muggia è stata circa del 47% e l'obbligo europeo prevede di raggiungere almeno il 65% di raccolta differenziata".

(r. t.)

 

 

No del Quarnero al rigassificatore di Veglia - Le autorità locali replicano a Zagabria che ha definito strategico l'impianto off shore
VEGLIA È arrivata immediata la risposta delle autorità locali alla posizione esplicita presa da Zagabria sul rigassificatore di Veglia. Nella sua ultima riunione il governo croato ha messo in pratica quanto annunciato: l'impianto galleggiante di Castelmuschio (Omisalj) è stato definito d'importanza strategica per la Croazia, pronta dunque a fare di tutto perché entri in funzione a fine 2019. E non è tutto perché l'esecutivo croato di centrodestra promulgherà la cosiddetta lex Lng, norma che velocizzerà la costruzione del rigassificatore offshore. Non si sono fatte attendere le reazioni dal Quarnero, regione compatta contro quello che viene descritto come il "mostro marino": una nave lunga 300 metri, larga 100 e alta come un grattacielo di 17 piani. Un gigante - fanno notare i detrattori - nell'azzurro golfo di Fiume, pieno di strutture turistiche e con acque ancora abbastanza pescose. La prima a farsi viva sul progetto, dopo che Zagabria ha deciso di non portare a termine il tanto sbandierato rapporto di partenariato con la regione quarnerino-montana, è stata la sindaca di Castelmuschio, Mirela Ahmetovic. Giovane e senza peli sulla lingua, Ahmetovic ha tuonato contro la delibera governativa, bollandola come illegale e anticostituzionale. «Sono e siamo contrari in questo Comune alla collocazione di un simile impianto a due passi dalle nostre case - ha detto - noi abbiamo nel turismo il principale ramo economico, con il rigassificatore che darebbe un colpo mortale al settore. Se a ciò aggiungiamo la tecnologia contemplante il raffreddamento del mare e l'utilizzo di cloro, allora siamo ben messi. Posso contare sull'appoggio delle altre municipalità di Veglia e della Contea del Quarnero e Gorski kotar, il cui Piano regolatore prevede solo ed esclusivamente il rigassificatore sulla terraferma e non in mare, sulla falsariga del nostro documento regolatore. Siamo di fronte pertanto ad un progetto illecito e anticostituzionale».«Come pensa il governo di modificare questi piani? Vogliono costringerci con la forza ad accettare il rigassificatore offshore, oppure intendono abolire il comune di Castelmuschio?», gli ha fatto eco il governatore della contea, Zlatko Komadina, il quale ha ribadito ancora una volta che la Regione altoadriatica non è affatto contraria al terminal metanifero, ma non vuole vederlo collocato nelle acque dell'isola. Lo stesso concetto è stato rimarcato in sede di Parlamento (il Sabor) dal deputato socialdemocratico ed ex vice sindaco di Fiume, Zeljko Jovanovic, il quale ha pure parlato di comportamento anticostituzionale del governo, che agirebbe «a favore d'interessi d'oltreconfine, camuffati con il nome pomposo di progetto strategico».

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 2 febbraio 2018

 

 

Piano acustico di Servola - Bufera per il post di Polli - L'assessore su Fb: «La Regione ce lo chiede perché è a favore dell'azienda»
La replica: «Parole gravissime». Siderurgica triestina valuta «contromosse»
«Vi siete chiesti perché la Regione chiede il piano acustico anche in stralcio? Perché è a favore di Siderurgica triestina». Ci va giù pesante l'assessore all'ambiente del Comune di Trieste, Luisa Polli, nel commentare su Facebook la richiesta di piano acustico che la Regione ha rivolto al Comune stesso nei giorni scorsi. Un'affermazione che provoca la reazione dell'assessore regionale Sara Vito e dell'azienda stessa, che pare stia vagliando delle «contromosse». Il commento di Polli compare sul gruppo Fb "Basta Ferriera". Dopo aver detto che la bozza di piano attualmente in possesso del Comune è favorevole all'azienda, aggiunge che per questo motivo è stato tenuto fermo. L'assessore precisa poi, parlando con la stampa: «Nei giorni scorsi la Regione ci ha chiesto di approvare il piano acustico comunale, o almeno uno stralcio riguardante Servola. Altrimenti, dicono, non possono dare indicazioni alla proprietà. Fatto sta che subito dopo hanno emanato un provvedimento per imporre limiti alla Siderurgica triestina. Questo perché le norme vigenti possono essere applicate anche senza il piano comunale». Ma perché il Comune è ancora privo di piano? L'ex assessore all'ambiente del centrosinistra Umberto Laureni spiega che «la precedente amministrazione comunale aveva appaltato a uno studio di consulenza la realizzazione di detto piano, la cui conclusione era prevista entro il 2016». Laureni respinge le parole della Regione, secondo cui nulla è stato fatto: «Mi auguro invece che venga giustificato il ritardo rispetto alla data prevista».Polli precisa però che quel piano «non è accettabile»: «Inserisce le case prossime alla Ferriera nella fascia acustica pari a quella dello stabilimento o di poco inferiore. Una posizione per noi insostenibile. Ho dato mandato agli uffici perché stabiliscano delle nuove fasce, che tutelino la salute di chi vive a ridosso della fabbrica». Nel frattempo, aggiunge, il Comune preferisce tenere ferma la bozza approntata dalla giunta precedente: «Non c'è un obbligo cogente ad approvare il piano. In queste condizioni è meglio aspettare la nuova versione dello strumento, che sottoporremo anche al ministero della Salute, prima di approvarlo».Risponde l'assessore regionale Vito: «La Regione ha richiesto al Comune l'adozione del Piano di classificazione acustica non "per provocare", ma perché a marzo saranno passati quattro anni dalla scadenza del termine entro il quale il Comune, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge, avrebbe dovuto approvare il Piano di classificazione acustica, come è invece già stato fatto da molti altri Comuni della regione. Non si tratta di un atto che il Comune può quindi decidere di fare o non fare a proprio piacimento».Per quanto riguarda in particolare la questione di Servola, dice Vito, «la Regione sta imponendo ad Arvedi il rispetto di normative che sono sì vigenti, ma che sono nate per essere applicabili solo in via temporanea, fino all'approvazione del piano di classificazione acustica». Inoltre, aggiunge, «qualora l'attuale giunta comunale non concordi con i contenuti delle bozze già predisposte, può ricominciare l'iter e adottare un piano che presenti eventualmente limiti più stringenti, che anche lo stabilimento siderurgico sarebbe ovviamente chiamato a rispettare». Questa la conclusione di Vito: «Attualmente quindi la Regione ha imposto con diffida il rispetto dei limiti vigenti, per quanto transitori, e avrebbe potuto imporre il rispetto dei diversi limiti fissati dal piano di classificazione acustica se il Comune lo avesse adottato. Irricevibile e gravissimo quanto divulgato sui social media dall'assessore Polli: la Regione è assolutamente imparziale nell'applicare leggi e norme». Quanto all'azienda, Siderurgica triestina non commenta, ma fa sapere di star vagliando delle «contromosse». Non è da escludere, quindi, che tra queste siano incluse anche le vie legali.

Giovanni Tomasin

 

Scontro aperto da inizio mandato - Dall'impegno sui 100 giorni del sindaco Dipiazza alle richieste di rivedere l'Aia
Lunga è la lista dei bisticci fra Comune e Regione in materia di Ferriera di Servola. Se su altri temi il sindaco Roberto Dipiazza non fa mistero d'andare d'amore e d'accordo con la presidente regionale uscente Debora Serracchiani, su questo i due enti si prendono a capocciate virtuali fin dal primo giorno della giunta triestina. Si è cominciato subito con l'annuncio dei 100 giorni, entro i quali il sindaco diceva che avrebbe compiuto i passi necessari per la chiusura dell'area a caldo. Una dichiarazione che ha portato molti a rinfacciargli (a dir il vero storcendo un po' il bastone) di aver promesso la chiusura entro quella data. La linea del Comune in seguito è rimasta la stessa: era il dicembre 2016 quando Dipiazza, partecipando a una fiaccolata organizzata a Servola, diceva: «Se non faccio sparire questo cancro dalla città, me ne vado». Per farlo il Comune si è dotato di un supporto inaspettato: Pierluigi Barbieri, assessore all'ambiente in pectore dell'ipotetico Cosolini bis, reclutato come consulente tecnico del Comune. Già a fine gennaio 2017 da palazzo Cheba si levava la richiesta di revisione dell'Aia, un ritornello che si è ripetuto molto spesso nei mesi successivi. «Riaprano l'Aia o ricorreremo alla Corte di giustizia europea», diceva l'assessore all'ambiente Luisa Polli. Finora, però, le richieste del Comune non hanno portato al risultato agognato. Gli uffici tecnici della Regione hanno rilevato che le risultanze portate dal Comune per giustificare la revisione non erano sufficienti. A quella prima richiesta gli uffici regionali hanno risposto come segue: «Come viene spiegato nella comunicazione al Comune, in primo luogo abbiamo rilevato che l'istanza non conteneva alcun elemento di novità. In base infatti al decreto legislativo che detta norme in materia ambientale, una richiesta di riesame avrebbe potuto essere presa in considerazione esclusivamente solo in presenza di una serie di ipotesi tassative, puntualmente elencate, che in questo caso non sussistono». Gli episodi di contrasto non sono mancati nei mesi successivi. I fenomeni di "spolveramento", ovvero le nuvole nere che si levavano dai parchi minerali dello stabilimento nelle giornate di bora, hanno dato modo a tutti gli attori coinvolti di discutere sulla copertura dei parchi stessi. Da farsi entro qualche l'anno per l'azienda, da farsi subito per il Comune e via dicendo. Gli ultimi capitoli di questa storia infinita (che al contrario del libro di Michael Ende ha ben poco di fiabesco) hanno visto il Comune annunciare il ricorso a un pool di avvocati per poter ricorrere anche in sede legale contro l'azienda. Recentissima poi la richiesta formale di revisione dell'Aia che a inizio anno il sindaco Dipiazza ha inviato alla Regione. Forte, stavolta, di dati emersi da un'indagine affidata dalla Procura di Trieste a un tecnico esterno. A sostegno della sua tesi, il Comune ha portato anche la risposta dell'Azienda sanitaria sui rischi collegati alla presenza di benzene nell'area prossima allo stabilimento servolano. Elementi che l'ente spera possano costituire quella «serie di ipotesi tassative, puntualmente elencate» che gli uffici regionali richiedono.

g. tom.

 

Oggi Barbieri presenta la sua relazione
È attesa per stamane, con tanto di consiglieri frementi, la duplice commissione consigliare in cui il consulente del Comune sulla Ferriera, Pierluigi Barbieri, dovrebbe presentare i contenuti della sua relazione sullo stabilimento. Si tratta di un momento voluto con forza dai consiglieri di maggioranza: in un momento di accesa campagna elettorale, anche gli eletti in consiglio cercano di finire sotto i riflettori che si accendono automaticamente quando si parla di Ferriera. In un primo momento l'iniziativa aveva incontrato la contrarietà del sindaco Roberto Dipiazza (in questi giorni fuori città) che intendeva invece esporre i risultati della relazione assieme a Barbieri in un'apposita conferenza stampa. L'insistenza della maggioranza, però, ha portato il sindaco a desistere e a concedere il suo assenso alla commissione congiunta. Resta qualche perplessità di carattere, se vogliamo, monetario: una commissione congiunta costa circa 2mila euro, soltanto in gettoni per i consiglieri, mentre una conferenza stampa ne costa zero. È un'osservazione che in questi giorni ha girato con insistenza fra i corridoi del Comune. La considerazione non deve aver però convinto il presidente Antonio Lippolis (Lega Nord), che la commissione l'ha convocata. Non resta che ascoltare il contenuto della relazione di Barbieri.

(g.tom.)

 

La Cimolai «coprirà» le polveri dell'Ilva - Al via i lavori di un'opera mastodontica
ROMA - Partono i lavori della copertura dei parchi minerari dell'Ilva di Taranto: l'incarico è stato affidato alla società friulana Cimolai. I tempi previsti per la realizzazione delle opere sono 24 mesi per ogni parco. Dunque il 2020 sarà l'anno senza polveri. Intanto resta alta la tensione fra istituzioni centrali e locali mentre i sindacati, impegnati in tavoli che qualcuno di loro definisce «quasi virtuali», chiedono di poter capire finalmente se ArcelorMittal è disponibile a garantire tutti e 14.000 di addetti del gruppo Ilva. «È un'opera che non ha eguali al mondo, sicuramente la più grande». Così Luigi Cimolai, presidente dell'omonimo gruppo che si è aggiudicato la commessa illustrando ieri i dettagli del progetto in una conferenza all'interno della fabbrica. L'investimento complessivo per la realizzazione dell'opera è di circa 300 milioni di euro. Per la realizzazione saranno utilizzate 60mila tonnellate di acciaio, 200mila metri cubi di calcestruzzo, 10mila tonnellate di armature e 24mila metri di pali di fondazione, per un totale di 700 mila metri quadrati di copertura. In via preliminare verranno coperte le zone dei parchi più vicine al quartiere Tamburi per poi proseguire lungo il resto dell'area prevista. «La verifica della geometria strutturale dell'opera - ha spiegato Cimolai - è stata effettuata tramite misurazioni, all'interno della galleria del vento, di azioni aerodinamiche su un modello in scala rappresentante la costruzione e l'ambiente circostante». Non è prevista una bonifica della falda nè la realizzazione di una pavimentazione. «Non ci sono - ha aggiunto Cimolai - problematiche particolari. È stato tutto studiato prima dal punto di vista geotecnico». La copertura dei parchi, si legge nel documento presentato al Mise nelle scorse settimane, sarà «un'opera di dimensioni notevoli. La copertura del solo parco minerale investirà un'area in grado di contenere 28 campi di calcio, sarà alta quasi 80 metri e larga 254 metri». Il Mise ha disposto che i commissari dell'amministrazione straordinaria Ilva, Gnudi, Carrubba e Laghi, aprano il cantiere dei lavori anche se Am Investco - che realizzerà l'investimento in questione per 375 milioni di euro - non è ancora formalmente subentrata alla guida dell'azienda. L'amministrazione straordinaria si avvarrà temporaneamente «delle risorse rinvenienti dal prestito obbligazionario» previsto del decreto legge numero 1 del 2015 (i fondi della transazione Riva, un miliardo e 80 milioni).

 

 

Nascerà a Pianezzi il primo orto sociale dei muggesani - L'Uti giuliana ha finanziato il progetto con 300mila euro - Verrà riqualificata un'area di quattro ettari ora inaccessibile
MUGGIA - In un lotto di terreno agricolo di circa 4 ettari sorgerà il nuovo orto pubblico di Muggia. "Promozione di forme di agricoltura sociale o di altre filiere di economia solidale, in raccordo con il Terzo settore": è questo il titolo del progetto che l'Uti Giuliana ha deciso di supportare finanziando il Comune di Muggia con 300mila euro. Entusiasta l'assessore alle Politiche sociali Luca Gandini: «Non solo andremo a riqualificare un'area verde all'interno del nostro territorio, ma la stessa potrà diventare luogo di incontro e di integrazione intergenerazionale per giovani, anziani, famiglie, disoccupati e lavoratori».L'area protagonista di questa importante riqualificazione è un lotto di terreno di forma rettangolare in località Pianezzi, appartenente al Comune di Muggia, con destinazione urbanistica E6 - "aree agricolo produttive" di circa quattro ettari di estensione. Le zone interessate dall'intervento risultano oggigiorno per la maggior parte inaccessibili a causa della presenza di vegetazione infestante e non sono dotate di alcun tipo di recinzione perimetrale. In tal senso il progetto, già forte di un finanziamento di 50mila euro risalenti al 2017, prevede lo sfalcio della vegetazione infestante, il taglio all'occorrenza di alberi e cespugli e la demolizione di manufatti presenti (con raccolta, trasporto e conferimento a discarica del materiale di risulta), per poi passare al ripristino e preparazione del terreno per la successiva semina e piantumazione, fino alla messa in sicurezza dei muretti di sostegno (con previsione di utilizzo del pietrame di recupero).Il Comune dovrà inoltre attuare uno studio di fattibilità sull'individuazione dei percorsi tra i pastini, la predisposizione del terreno per la realizzazione di opere di primaria urbanizzazione, l'individuazione di zone per il posizionamento delle attrezzature (vasche di raccolta acqua, capanni per gli attrezzi, giochi, etc), la scelta delle culture da sviluppare nelle diverse zone, con la supervisione di un agronomo, nonché l'individuazione dell'area da adibire a "mercato del contadino".«Il progetto di Pianezzi avrà il chiaro obiettivo di promuovere l'educazione e la formazione di adulti e bambini, il rispetto per l'ambiente, la creazione e il consolidamento di legami sociali, ma sarà anche strumento di divulgazione ed informazione a tutta la popolazione ad uno stile di vita più sostenibile» precisa Gandini. Il progetto promosso dall'Uti giuliana aveva sostanzialmente già posto le proprie basi in "Pian(ezz)i condivisi", il ciclo di quattro incontri finalizzato alla progettazione partecipata di un orto sociale nell'area, appunto, di Pianezzi, organizzato dal Comune di Muggia in collaborazione con l'Università di Trieste - Dipartimento di Ingegneria e architettura. Gli incontri avevano il compito di individuare, assieme alla popolazione e ai portatori d'interesse, quale fosse la funzione e la configurazione più opportuna da dare a quest'area ora diventata protagonista del finanziamento.

Riccardo Tosques

 

 

AMBIENTE - Parte la raccolta di firme anti Parco del Mare

Petizione popolare promossa dalle associazioni ambientaliste e animaliste contro il progetto del Parco del mare. La raccolta firme continuerà fino all'estate. I cittadini potranno firmare nelle sedi delle associazioni del territorio, a iniziare dal 5 febbraio da quella della Lav Trieste in via Donizetti 5/a (dalle 20 in poi).

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 1 febbraio 2018

 

 

«Rischio di crolli lungo la strada di clivo Artemisio» - Grido di allarme dei residenti dopo gli ultimi cedimenti - Alcuni new jersey sono stati "inghiottiti" da una voragine
«Se passa un camion come quello della raccolta dei rifiuti e la strada cede improvvisamente può verificarsi una tragedia». Questa, in sintesi, l'apprensione degli abitanti di clivo Artemisio (zona università) in merito al cedimento strutturale di parte del marciapiede e della ringhiera. A guardarla da vicino la situazione è preoccupante: parte della carreggiata si è sgretolata, la ringhiera penzola nel vuoto e una decina di metri più sotto si possono notare i new jersey caduti. «Saranno almeno otto anni che la strada è stata messa in sicurezza» racconta Franco Cermelj, residente della zona. «Là sotto xe crostèl, cossa ghe vol tirar su un cantier per metter a posto?».Il camion dei rifiuti passa qui ogni mattina e arriva fino all'incrocio con via Fleming, dove raccoglie le immondizie dei bottini. «Ogni tanto sono passati anche dei camion molto più grandi - ricorda Cermelj -. Con mezzi troppo pesanti lì sotto potrebbe aprirsi una vera e propria voragine e se capitasse proprio in quell'istante la situazione potrebbe rivelarsi drammatica». Bruno Hussu lamenta i ritardi: «Prima Dipiazza, poi Cosolini e poi Dipiazza di nuovo: mi sembrano un po' troppi anni per fare un lavoro». Ultimamente la via è stata parzialmente chiusa al traffico a causa di un muro pericolante, poi messo a posto da Elio Roncelli. «Possono anche darti la multa per incuria quando succedono queste cose, mentre quando sono loro a non fare niente va tutto bene» conclude Hussu. La zona è continuamente attraversata da automobili che, soprattutto la mattina, scendono da Opicina svoltando su via Baiardi per accorciare i tempi di percorrenza verso il centro. I residenti tempo fa si erano lamentati per l'eccessiva velocità che gli automobilisti o gli scooteristi hanno nel guidare i loro mezzi. Durante gli ultimi mesi del 2017 il cedimento è peggiorato a vista d'occhio e la struttura potrebbe cedere da un momento all'altro. Due new jersey sono volati via fino alle prime case che si trovano all'inizio di clivo Artemisio. Il Comune sembra essere relativamente conscio del problema. «Per quanto riguarda la strada, la situazione ce la portiamo avanti dall'amministrazione precedente (la messa in sicurezza venne fatta durante il Dipiazza II ndr)» afferma l'assessore ai lavori pubblici Elisa Lodi. «Tuttavia, in merito ai lavori da effettuare, vogliamo inserire un lotto di manutenzione all'interno del bilancio che stiamo preparando, così da poter intervenire al più presto. Stiamo monitorando la strada e per quanto riguarda i new jersey che sono caduti nella valle sottostante manderemo immediatamente una squadra a ripristinarli». Per il momento quel tratto di carreggiata non sembra molto rassicurante. Assieme ai new jersey della ditta Hilary's Pagani ci sono anche alcune reti metalliche che sembrano abbandonate e una luce di segnalazione che mette in guardia gli automobilisti. «È un lavoro che deve essere fatto molto presto, per scongiurare qualsiasi inconveniente» conclude Cermelj. Forse quello di clivo Artemisio è un cantiere che non può più aspettare.

Nicolò Giraldi

 

 

PromoTrieste scommette sul turismo in bicicletta
Il presidente del Consorzio Promotrieste, Umberto Malusà, annuncia nella sede di via Cassa di Risparmio "Trieste by bike", un'iniziativa di marketing territoriale per rispondere alla conformazione turistica della città: «Una risposta che non può più essere data individualmente. Grazie alla sensibilità e alla sinergia degli operatori, Trieste si propone oggi nel sistema di bici con prospettive interessanti». Il progetto nasce infatti dalla collaborazione di Promoturismo Fvg, Gal Carso - Las kras, e Associazione Guide Turistiche. Il turismo a due ruote è particolarmente redditizio sul profilo dell'incoming territoriale e va maggiormente sfruttato considerata la crescente domanda che stanno sperimentando tutte le strutture costruite lungo le ciclovie. Nell'ambito di specializzazione ciclistica, ad oggi il club prodotto (l'insieme degli operatori attivi nel settore), conta 50 aderenti (di cui 15 officine) su 3 i tipi di main line: le ciclovie, il ciclismo su strada e il ciclismo da fuoristrada. «L'obiettivo è lo stanziamento di 700mila euro in quattro anni per fondi di animazione turistica», dichiara David Pizziga, presidente del Gruppo di Azione Locale del Carso, e continua: «Abbiamo costruito una mappa che fa parte di un marketing integrato; la carta è un prodotto, ma è anche un programma che indica 5 percorsi al turista che lo rendono consapevole della ricchezza del nostro territorio. Dobbiamo attirare più turisti con potenziale di spesa per aumentare la nostra economia». Cresce inoltre la domanda di guide turistiche: «È una sfida difficile mettere insieme guida turistica e biker, ma bisogna adattarsi al nuovo mercato e collaudare nuovi approcci. Serve una presenza umana che affianchi le famiglie che arrivano e intendono noleggiare», così Francesca Pitacco, presidente delle guide turistiche Fvg. «Oggi il cliente soddisfatto è il primo promotore per i turisti internazionali - conclude Promotrieste -. Servono infrastrutture di servizio e di ospitalità adeguate alle richieste: le parole chiave sono dunque professionalità, organizzazione e accoglienza».

Stefano Cerri

 

 

Scorie nucleari di Krsko, nessuno vuole il deposito - La Croazia scarta un'area in territorio sloveno perché troppo vicina alla Sava
Nel mirino per lo stoccaggio una zona vicina alla Bosnia, dove crescono i timori
BELGRADO - Al grande e controverso passo mancano tempo e conferme ufficiali. Ma con alta probabilità una nuova diatriba presto accenderà gli animi e farà litigare Croazia e Bosnia. La diatriba riguarda la delicata questione delle scorie nucleari prodotte dalla centrale di Krsko, in Slovenia, impianto di cui la vicina Croazia è comproprietaria al 50%. Così come lo è dei rifiuti della centrale. Da anni sono proprio questi ultimi - e il luogo dove stoccarli - il pomo della discordia. A riportare l'attenzione sul tema sono stati di recente diversi media balcanici - ma anche l'emittente pubblica tedesca "Deutsche Welle" (Dw) - che hanno tratteggiato il complicato quadro e suggerito che la questione sta diventando di nuovo attuale. Dw ha infatti rivelato, citando il numero uno dell'Istituto nazionale croato per la sicurezza nucleare, Sasa Medakovic, che dopo anni di valutazioni e discussioni Zagabria avrebbe formalmente cassato poco più di un mese fa l'idea di un deposito comune a Vrbina, nei pressi dell'impianto e su suolo sloveno, delle scorie nucleari «a media o bassa radioattività», oggi conservate all'interno della centrale. Neanche in questo caso, come spesso accade, i due Paesi sono riusciti a mettersi d'accordo. La soluzione slovena non è piaciuta alla Croazia per molteplici ragioni. Tra queste, il fattore costi - circa 300 milioni di euro a testa - e il fatto che il sito proposto è troppo vicino al fiume Sava e alle falde da cui sgorga «l'acqua potabile che disseta Zagabria». Il tema, ha rivelato Dw, verrà ancora discusso in questi mesi da esperti dei due Paesi, ma sarà difficile raggiungere un'intesa su una questione che divide da tanto tempo. E qui nella vicenda si fa largo un terzo attore, suo malgrado, la Bosnia. La Croazia infatti sarebbe orientata, come alternativa, su una vecchia idea già emersa anni fa: quella di un deposito per le scorie sul proprio territorio, da erigere entro il 2023 ai margini del Paese, nell'area a bassa densità abitativa di Trgovska Gora, vicino alla cittadina di Dvor. E a un tiro di schioppo dalla Bosnia, zona già indicata in passato sollevando ferme proteste. E anche stavolta preoccupazioni forti sono sorte tra la popolazione in Bosnia, raccontate da "Slobodna Evropa". Anche le autorità di Sarajevo hanno confermato al portale Klix di «seguire le attività» della Croazia. A ribadire l'avversione a ospitare un deposito di scorie nel cortile di casa, o poco lontano, anche il parlamentare bosniaco Jasmin Emric, che ha sottolineato come le forze politiche nel Paese siano da tempo unite contro il progetto croato. E ha suggerito persino l'ipotesi di ricorrere all'«arbitrato internazionale». Timori e contrarietà, dall'altra parte del confine, che sono crescenti. Lo conferma al Piccolo l'ecologista bosniaco Rijad Tikvesa (Ekotim). È «comprensibile che uno Stato voglia collocare qualcosa del genere» il più lontano possibile dal cuore del Paese, «nei pressi dei propri vicini, ma penso non sia giusto». «Vicino a quell'area - ricorda - abbiamo un parco naturale», il Nacionalni park Una, «bei fiumi ricchi di pesci» e si rischia di «mettere a rischio» l'intera area. Di certo, la Bosnia dovrebbe lanciare quanto prima «discussioni pubbliche su un progetto» che potrebbe insistere «su un'area particolarmente sensibile». Qualcosa si sta muovendo già in Republika Srpska (Rs), l'entità della Bosnia interessata dalla questione, spiega invece Natasa Crnkovic, presidentessa del Centar za zivotnu sredinu di Banja Luka. Anche se il tema non è di estrema urgenza, almeno per ora, «il governo della Rs ha avviato procedure di protezione per quella zona, per fermare il deposito di scorie nucleari», aggiunge Crnkovic, sottolineando però al contempo che servirà ben altro per bloccare la costruzione dello stesso. Certamente, il deposito croato è «problematico». «E come organizzazione - chiosa - siamo totalmente contrari al nucleare. Anche perché non c'è ancora una maniera per stoccare in sicurezza le scorie».

Stefano Giantin

 

Luci sull'ambasciata per segnalare lo smog - L'iniziativa della diplomazia svedese a Sarajevo. E a Pristina cittadini in piazza contro l'inquinamento
BELGRADO - Un'ambasciata che s'illumina di diversi colori per allertare la popolazione, a Sarajevo. E centinaia di persone che scendono in piazza per protestare contro l'inazione delle autorità, a Pristina. Continua a tenere banco nei Balcani - e in particolare in Bosnia e in Kosovo - la questione dello smog che rende irrespirabile e pericolosa l'aria. Smog che è al centro di un esperimento dell'ambasciata svedese a Sarajevo, una delle città più inquinate d'Europa, capitale di un Paese dove ogni anno - secondo dati dell'Organizzazione mondiale per la salute (Oms) - muoiono a causa del fumo delle centrali elettriche a lignite, del riscaldamento a carbone, nafta o legna e a causa dello smog prodotto dalle auto 223 persone ogni 100mila abitanti. La Bosnia perde in danni ambientali il 21,5% del Pil ogni dodici mesi. L'ambasciata svedese ha annunciato nei giorni scorsi, nell'ambito di una campagna di sensibilizzazione, un inedito sistema che allerterà per qualche tempo i sarajevesi sulla minaccia ambientale. È anche un tentativo di rendere più reattiva la classe politica al potere, affinché inizi ad agire per contrastare l'avvelenamento dell'aria con misure concrete. La rappresentanza svedese, con un semplice sistema di illuminazione, muterà il colore della facciata dell'edificio che la ospita a seconda del livello di inquinamento registrato in città. La facciata si tingerà così di verde nei - pochi, soprattutto d'inverno - giorni in cui l'aria ha una qualità buona o almeno accettabile; di giallo invece quando i valori dello smog cominciano a impennarsi; e d'arancione per avvisare che i fumi possono mettere a rischio la salute delle categorie più fragili, in particolare i bambini. Il rosso è stato scelto per avvisare che l'inquinamento ha raggiunto livelli pericolosi, mentre tonalità tra il marrone e il violetto ammoniranno i passanti che l'aria è talmente malsana che sarebbe meglio indossare mascherine. O rifugiarsi in casa. E sono statisticamente così frequenti questi ultimi allarmi - non solo a Sarajevo, ma anche in altre città della Bosnia e in tutti i Balcani, a Skopje, Tetovo, da Pristina fino all'inquinata Sofia - da aver spinto la Svezia ad agire. «Quando per la prima volta sono arrivato a Sarajevo lo scorso inverno», ha ricordato l'ambasciatore svedese Hagelberg, «sono rimasto scioccato dalla cattiva qualità dell'aria e anche se alcuni dicono che quest'inverno non è poi così male, in verità lo è, è mortale». E mortale lo è anche in Kosovo, uno dei Paesi più avvelenati d'Europa in particolare a causa delle centrali a lignite. Proprio ieri centinaia di cittadini sono scesi in piazza a Pristina, con mascherine sulla bocca, per chiedere al governo di combattere l'inquinamento. In contemporanea le autorità locali hanno per la prima volta deciso di vietare l'ingresso nella capitale alle auto, parziale risposta alle petizioni.

(st.g.)

 

 

Rigassificatore di Veglia - Zagabria avanti col sostegno Usa
ZAGABRIA - Il rigassificatore di Veglia è un progetto strategico su cui il governo croato non farà marcia indietro. A ribadirlo - nel corso di una conferenza sul futuro energetico della Croazia - è stato il primo ministro Andrej Plenkovic, intervenuto assieme al vicepresidente della Commissione europea e commissario all'Unione energetica Maros Sefcovic. Per il premier, «con un rigassificatore di questo tipo giocheremo un ruolo più importante nella politica energetica dell'Europa». Un punto di vista confermato dallo stesso Sefcovic, secondo cui il progetto croato contribuirà a un obiettivo fondamentale dell'Unione, ovvero «migliorare la diversificazione nel rifornimento di gas». Ma che ne è delle autorità locali, che a Fiume e a Castelmuschio sull'isola di Veglia si sono mostrate ultimamente poco propense alla costruzione di un rigassificatore off-shore? Interrogato in merito, Plenkovic ha assicurato che il suo esecutivo proseguirà in partenariato con la Regione litoraneo-montana e con il suo presidente Zlatko Komadina, senza bypassarli. Qualche giorno fa, inoltre, Zagabria ha ottenuto un altro prezioso sostegno sul progetto di Veglia, quello di Washington. Durante la sua visita negli Usa infatti il ministro croato dell'Energia Davor Bozinovic ha incassato l'appoggio dell'amministrazione americana, desiderosa di vedere Zagabria liberarsi dal peso di Mosca in quanto al rifornimento di gas naturale. Stando a quanto riportato dal portale regionale Birn, il vice segretario di Stato per gli Affari europei ed eurasiatici Aaron Wess Mitchell ha affermato che non solo l'amministrazione Trump vede con favore il progetto del rigassificatore, ma lo considera un «progetto strategico» nell'area. Per Zagabria resta dunque da sciogliere solo il nodo delle autorità locali contrarie all'approvazione di una legge ad hoc per accelerare i lavori e, soprattutto, alla costruzione di un rigassificatore non a terra ma off-shore. Su questo punto, Zlatko Komadina aveva già affermato qualche settima fa che «esistono diversi metodi, inclusa la disobbedienza civile».

(gi.va.)

 

 

Balenottera morta al largo di Lussino, esperti al lavoro
LUSSINPICCOLO - Non ci sono segni di ferite: l'animale è morto per debolezza causata forse da fame. È la conclusione alla quale sono giunti gli esperti dell'associazione Plavi svijet (Mondo blu) di Lussingrande dopo avere esaminato la carcassa di balenottera comune (Balaenoptera physalus) che ora giace sui fondali nei pressi dell'isola di Lussino, ad una profondità di 20 metri. Il corpo senza vita del cetaceo, una giovane femmina lunga 11,7 metri, è finito impigliato nella rete a strascico di un pescatore lussignano, che l'ha trainato fino alle acque di fronte all'isolotto di Oriule Piccola per poi avvertire polizia e Autorità portuale, subito intervenute. Secondo gli ambientalisti di Plavi svijet, è probabile che si tratti della balena avvistata il 6 gennaio scorso nelle acque vicino a Ravagnasca (Rovanjska), nei pressi di Lussingrande. «Il corpo appare abbastanza magro, segno di un esaurimento che probabilmente è stato fatale a questo maestoso animale - ha dichiarato Nikolina Rako Gospic, direttrice del Programma scientifico e di ricerche di Plavi svijet - inoltre sono stati rinvenuti numerosi copepodi parassiti e questo sta a indicare un sistema immunitario debilitato». Considerato che la carcassa è stata rinvenuta in acque lussignane, i responsabili dell'associazione isolana (che si occupa tra l'altro anche della colonia di delfini lussignani) hanno deciso di conservare il grande scheletro di questo mammifero. Per questo motivo la carcassa resterà in acqua fino a quando il naturale processo di decomposizione non l'avrà ridotta al solo scheletro, che poi sarà valorizzato a fini didattici ed espositivi nella miglior maniera possibile. Proprio per evitare eventuali danneggiamenti, il giovane esemplare è stato cinto da una robusta rete e legato con funi così da evitare che venga trascinato via dalle correnti. Nei prossimi mesi i ricercatori terranno sotto controllo quanto resta della balenottera. Plavi svijet ha voluto pubblicamente ringraziare i partecipanti all'azione di traino della carcassa, in primo luogo i propri sub e quelli di Kostrena (regione di Fiume), i pompieri volontari di Lussino e i dipendenti dell'azienda Elektroprimorje, che hanno messo a disposizione la propria imbarcazione. Va ricordato infine che negli ultimi due anni di balenottere comuni nell'Adriatico settentrionale ne sono state avvistate un paio.

(a.m.)

 

 

Corso Apicoltura

Seconda lezione del corso di avviamento all'Apicoltura al Padiglione V ex Opp alle 17. Obiettivo del corso è quello di far acquisire le competenze di base ai partecipanti per iniziare ad allevare le api con piacere e soddisfazione. Per maggiori e dettagliate informazioni telefonare al 3287908116 (Tiziana).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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