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IL PICCOLO - LUNEDI', 24 febbraio 2020

 

 

Trasporto pubblico, a Parenzo arriva il minibus elettrico

L'iniziativa nell'ambito del progetto europeo Sutra per la promozione della mobilità sostenibile al quale partecipano partner di Italia e Croazia

Parenzo. Nel giro di qualche mese all'interno del perimetro urbano di Parenzo entrerà in funzione un minibus elettrico per il trasporto pubblico, acquistato nell'ambito del progetto europeo Sutra - Sustainable Transport in Adriatic Coastal Areas and Hinterland ("Trasporto sostenibile nella costa adriatica e nelle aree interne"). Il veicolo verrà fornito dall'azienda Auto market bus di Zagabria. Parenzo segue dunque le orme di Capodistria, dove sono entrati in servizio di recente tre minibus elettrici che transitano nel centro storico.Come ha ricordato il sindaco della cittadina Loris Persuric, il progetto Sutra tende alla promozione del traffico di tipo sostenibile nell'area adriatica, compreso il suo immediato entroterra, con l'obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica e migliorare in questo modo la qualità dell'aria negli abitati urbani. Capofila progettuale è il Comune di Caorle, mentre tra i partner italiani figurano i Comuni di Chioggia, Pescara e Ravenna, la Uti Riviera Bassa Friulana e l'Istituto di sociologia internazionale di Gorizia. Per quanto riguarda la parte croata invece i partner dell'iniziativa sono la Regione di Spalato e della Dalmazia nonché le Città di Spalato, Dignano e Parenzo. Si tratta dunque di realtà che si affacciano su entrambi i versanti adriatici lungo i quali il traffico stradale è in continua crescita, generando problemi di intasamento e inquinamento, soprattutto nei mesi estivi. In questo scenario dunque il progetto Sutra intende dare risposte con la promozione di una mobilità ecosostenibile. L'iniziativa rientra nell'ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg V-A Italia-Croazia, che gode del cofinanziamento del Fondo europeo per lo sviluppo regionale nella misura dell'85 per cento mentre il resto della cifra sarà a carico dei partner di progetto. Progetto il cui valore complessivo ammonta a 2.897.500 di euro, dei quali 242 mila andranno a Parenzo. Lo sviluppo del progetto è previsto nell'arco di trenta mesi, ed è destinato a concludersi nel 2021. Tornando al minibus elettrico, va detto che il veicolo che è stato acquistato sarà dotato di un "conta passeggeri", strumento che servirà per stabilire i punti e i percorsi più frequentati. Per la ricarica delle batterie verrà introdotta un'apposita colonnina di 50 kwh. Il mezzo, che avrà un'autonomia di 120-140 chilometri di percorrenza, potrà trasportare fino a venti passeggeri e sarà dotato di una rampa meccanica per favorire l'accesso agli invalidi. Per quel che riguarda la consegna, il fornitore si è impegnato a consegnarlo entro sei mesi, ma l'auspicio è che entro in servizio prima dell'estate. -

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 23 febbraio 2020

 

 

Count down in Riviera per la tappa triestina della Marcia per la pace - l'arrivo della carovana in agenda mercoledì

TRIESTE. La seconda Marcia mondiale per la pace e la non violenza, iniziata a Madrid lo scorso 2 ottobre, si avvicina a grandi passi e la provincia triestina, a cominciare da Muggia, è pronta ad accoglierla. Ieri mattina al San Marco sono state date le coordinate della tappa triestina che vede tra gli attori principali il Comitato Danilo Dolci e l'Associazione mondo senza guerre e senza violenza. Mercoledì a Muggia, come ricordato da Alessandro Capuzzo, referente in città della marcia, «giungeranno nella tarda mattinata cinque marciatori, uno spagnolo, un indiano e tre colombiani, provenienti dalla Slovenia». L'arrivo della carovana a Trieste è previsto nel primo pomeriggio alla Risiera di San Sabba. Il passo successivo sarà al comprensorio del Parco di San Giovanni, nei pressi dello studio che fu di Franco Basaglia, dove ci sarà la visita all'albero di kachi di Nagasaki e alle rose di Hiroshima, superstiti dell'olocausto atomico che investì nell'agosto del 1945 le due città nipponiche. Appuntamento successivo in piazza Oberdan, davanti alla sede del Consiglio regionale, dove si cercherà di formare un grande simbolo della pace umano. Infine, alle 17, la carovana dovrebbe confluire davanti al Narodni Dom, luogo che per Luciano Ferluga, presidente del Comitato Danilo Dolci, «assume un significato storico importante per la nostra città, soprattutto per ricordare i limiti che la stessa ancora presenta», all'interno del quale si terrà una conferenza dal titolo "Guerra, ambiente e persone: convivenza possibile?".Nella mattinata di giovedì all'aula magna dell'Università si terrà un evento, organizzato dal Liceo musicale Dante/Carducci, che coinvolgerà circa 400 ragazzi provenienti dagli istituti comprensivi Bergamas, Dante, Dolina, Bartol e Valmaura, dalle primarie alle secondarie superiore, che proporranno tutti insieme, senza distinzioni d'età, vari momenti musicali e coristici.

Luigi Putignano

 

 

SEGNALAZIONI - AcegasApsAmga - I soffiatori non sono intensi

In relazione alla lettera pubblicata giovedì 20 febbraio scorso, dal titolo "Ancora usati i soffiatori" AcegasApsAmga desidera precisare che, diversamente da quanto indicato nella segnalazione, i soffiatori smuovono la polvere grossolana presente sulle strade, ma non le polveri sottili inquinanti. Si tratta infatti di un soffio la cui intensità non supera lo spostamento d'aria provocato dal vento, venendo poi ulteriormente attenuato dall'acqua diffusa dalle apposite macchine che accompagnano i soffiatori nella pulizia stradale.

Valentina Albanese - AcegasApsAmga

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 22 febbraio 2020

 

 

La Cgil indice lo sciopero in Ferriera - Ma gli altri sindacati non ci stanno

Agitazione programmata per mercoledì. Ad aderire dipendenti e interinali. Possibile "effetto domino" in molte fabbriche

La fabbrica che non sciopera (quasi) mai stavolta scenderà in piazza o lo farà almeno una parte di essa. La Ferriera è sempre stata giudicata negli ambienti sindacali nazionali uno stabilimento a bassissimo tasso di conflittualità, ma la Cgil continua a denunciare le incertezze del piano di riconversione e ieri ha indetto una mobilitazione di otto ore per mercoledì prossimo. Sotto la sede della Regione di piazza Unità manifesteranno i lavoratori dipendenti e gli interinali, che sempre ieri hanno avuto il primo incontro con l'assessore Alessia Rosolen, giudicato tuttavia insoddisfacente. Il fronte sindacale resta spaccato, con le sigle favorevoli alla riconversione che non si asterranno dal lavoro. Nell'assemblea convocata dalla Fiom, il segretario provinciale Marco Relli ha messo in fila tutti i motivi che hanno condotto il sindacato a dichiarare lo sciopero: i continui slittamenti della chiusura dell'area a caldo e della firma dell'Accordo di programma, il rinvio della cassa integrazione, i timori rispetto a un piano di trasformazione che non convince la Cgil. Qualcosa potrebbe muoversi in realtà già la prossima settimana: il 28 febbraio è stato infatti indicato proprio ieri dal ministero dello Sviluppo economico per un nuovo incontro del tavolo tecnico sull'Adp, convocato l'ultima volta il 23 dicembre. La speranza dei metalmeccanici della Cgil è ribaltare sul campo gli equilibri del referendum con cui a gennaio i dipendenti della Ferriera hanno approvato col 59% l'accordo fra sindacati e proprietà. I no furono il 41%, ben oltre la rappresentanza della Fiom in fabbrica. Ecco allora che davanti alle incertezze sul processo di riconversione, l'unico dei sindacati schierato contro l'intesa ritiene di poter far incrociare le braccia alla maggioranza della fabbrica, facendo leva anche su una parte dei dipendenti che si sarebbero nel frattempo pentiti di aver approvato l'accordo sindacale. La mobilitazione potrebbe allargarsi oltre la Ferriera. Ieri sono state indette assemblee che si terranno all'inizio della prossima settimana in aziende in crisi come Colombin, Flex e Principe. In alcuni casi le riunioni sono state volute dall'intera Rsu, in altri dalla sola Cgil. Bisognerà capire se, tra lunedì e martedì, i lavoratori degli altri impianti appoggeranno la mobilitazione dei dipendenti della Ferriera, trasformando il loro sciopero in una più ampia manifestazione del disagio rispetto alle difficoltà in cui si dibatte il sistema industriale triestino. A scendere in piazza saranno anche gli interinali della Ferriera, in scadenza il 31 marzo. Ieri sono stati ricevuti tutti e 66 nel palazzo della Regione, dove Rosolen e i funzionari del Centro per l'impiego hanno illustrato le strade per la riqualificazione. La prima ipotesi di ricollocazione si basa su contratti a tempo determinato nelle ditte esterne che lavorano nell'appalto Fincantieri. «La presa in carico - spiega Rosolen - partirà prima della scadenza dei contratti. Una strada non obbligata, ma che la Regione ha voluto percorrere con forza, dopo essere sempre stata accanto ai lavoratori. Chiediamo intanto alla proprietà di chiarire i progressi dell'ipotesi di San Giorgio di Nogaro». Gli interinali saranno convocati per colloqui individuali nelle prossime settimane ma, stando alla Cgil, l'80% di essi si è già schierato per lo sciopero dopo aver subìto l'esclusione dall'accordo sindacale e non potendo quindi partecipare al referendum. Relli spiega che «la mobilitazione in Ferriera è stata decisa da un'assemblea partecipata da una settantina di lavoratori: mancavano gli operai della cokeria impegnati sui forni e gli interinali chiamati in Regione. Gli altri sindacati erano assenti nonostante l'invito». Il sindacalista sottolinea che «c'è incertezza sul piano industriale, timori di esuberi alla centrale e nella logistica, la Regione ha provocato la chiusura ma non incrementerà la cassa integrazione con risorse pubbliche, il ministro Patuanelli ci aveva assicurato un incontro ma è sparito da ottobre. Figuriamoci come sarà gestita la riconversione: per questo abbiamo indetto lo sciopero e chiesto un incontro immediato al presidente Fedriga». Relli è ottimista sull'esito della protesta: «Se i presenti in assemblea e gli interinali aderiscono, lo stabilimento si ferma». Al di là delle appartenenze sindacali, i lavoratori schierati per il no e i somministrati rappresentano d'altronde circa metà dei dipendenti della Ferriera. Il segretario della Cgil Nidil Nicola Dal Magro proclama pure lui lo sciopero per mercoledì 26 febbraio, «ritenendo di poterlo estendere a tutte le aziende dove sia necessario difendere la posizione dei somministrati».Scontata l'assenza in piazza di Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb, firmatari dell'accordo con l'azienda. Per l'esponente della Cisl Umberto Salvaneschi, «lascia perplessi che la Fiom scioperi dopo aver comunque sottoscritto l'accordo sindacale per adesione. Pesano evidentemente gli strascichi di questi mesi. Sappiamo che l'industria triestina è in difficoltà, ma per questo serve un approccio unitario di Cgil, Cisl e Uil».

Diego D'Amelio

 

«La firma decisiva sull'accordo chiave entro l'8 marzo»

L'annuncio di Patuanelli visti i passi avanti sul nodo terreni «Le assunzioni in Fincantieri? Dirette e non nell'indotto»

L'Accordo di programma della Ferriera di Servola sarà firmato entro la prima settimana di marzo. La trattativa sui terreni fra gruppo Arvedi e Autorità portuale pare essere giunta alla limatura dei dettagli e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli si sente abbastanza sicuro per dire in un incontro pubblico a Trieste che «se non sarà firmato nell'incontro del 28 febbraio, l'Adp sarà stipulato nella settimana successiva». Il ministro rassicura inoltre i lavoratori dello stabilimento, assicurando che Fincantieri procederà ad assunzioni dirette e non si ricorrerà dunque a meno sicuri posti nell'indotto. Il ministro affronta la questione di Servola prima del suo ingresso in sala: «Siamo arrivati al dunque dopo molti anni. L'interlocuzione tra Autorità portuale e azienda sta procedendo e sta arrivando alla sua conclusione. Nei prossimi giorni mi auguro che il camino finalmente fumerà di bianco, liberando le aree e rendendole interessanti dal punto di vista della portualità. Potremo così procedere con la firma dell'Adp e avviare il percorso di chiusura dell'area a caldo». Durante l'incontro arriva poi l'annuncio che suona come definitivo, con la prima settimana di marzo segnata sul calendario come quella in cui istituzioni e azienda metteranno nero su bianco l'Adp. Patuanelli non elude la proclamazione dello sciopero indetto poche ore prima dalla Cgil: «L'accordo sindacale è stato sottoscritto anche dalla Fiom dopo il referendum e credo sia un buon accordo. Stiamo lavorando per dare tutte le garanzie promesse ai lavoratori. L'obiettivo è sempre stato chiudere l'area a caldo, tenendo all'interno del percorso tutte le persone che lavorano nello stabilimento. Riusciremo a raggiungere entrambi gli obiettivi». Sul come fare, il ministro ha le idee chiare e le espone quando alcuni lavoratori di Servola gli chiedono rassicurazioni sul futuro durante il dibattito finale: «Il raddoppio dell'area a freddo darà parziale assorbimento della forza lavoro che parteciperà a un apposito percorso formativo. C'è inoltre un'interlocuzione molto positiva con Fincantieri per dare occupazione con posti diretti, per i quali sto chiedendo un impegno a Giuseppe Bono perché l'indotto è ovviamente meno rassicurante. Negli attuali terreni dell'area a caldo ci sarà inoltre uno sviluppo che porterà nuova occupazione e chi oggi lavora nell'area a caldo potrà essere garantito alla fine dei due anni di riconversione previsti dal piano industriale. Perdiamo alcuni posti in un'area fortemente inquinata ma il porto lavora e permette di trovare nuove soluzioni». Patuanelli si è concentrato poi in particolare sul ruolo dello scalo: «I dati sono molto positivi, ma la vera sfida non si misura sul traffico merci ma sul fatto che deve essere certificata la possibilità di trasformare le merci in regime extradoganale. La scorsa settimana ho incontrato il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta assieme al presidente Zeno D'Agostino e sulla creazione del regime extradoganale ho trovato una disponibilità del Mef più ampia di mesi fa. Se il Mef ha bisogno di una norma primaria per farlo, la faremo e così potremo finalmente insediare attività produttive in regime di porto franco». Il ministro non ha esitato a dichiarare che, rispetto a Trieste, l'extradoganalità sarà la cartina di tornasole del proprio mandato.

D.D.A.

 

 

Si apre il sipario sul dossier che racconta gli spazi abbandonati - presentazione al Miela

Trieste è il centro di una vasta area tra Mediterraneo ed Europa centrale: in questa fase la città decide il suo avvenire. E' lo spunto di partenza sul quale s'è tenuto l'incontro pubblico, al Teatro Miela, promosso dalla rete "Un'altra città". In particolare, il confronto si è acceso su un meticoloso rapporto, che ha avuto il merito d'identificare 90 "buchi neri" in città. Parliamo di edifici abbandonati da anni, aree in disuso, siti mai conclusi, su cui ancora non c'è un'idea di riconversione urbana. «Sono rimasto stupito dal lavoro fatto - ha affermato Giovanni Fraziano, docente nell'Università di Trieste - il dossier è in grado di pianificare il futuro apportando un valore nuovo. E' giusto osservare la città in una dimensione globale». Per i prossimi 30 anni il disegno di Porto Vecchio sarà tanto fondamentale quanto il legame, il nesso, il rapporto con il resto della città: perchè non ci si può permettere di rimanere fermi ad una vecchia distinzione tra centro e periferia. «Lo sviluppo di Trieste - ha esordito l'ex dirigente pubblico William Starc - va stabilito con un 'masterplan' che non escluda a priori i processi di partecipazione. Non dimentichiamo che Trieste ha perso 1000 abitanti l'anno scorso, si sono ridotte le case in affitto per le fasce deboli e c'è poca mobilità sociale». Nel futuro non può esistere solo il progetto di una città dedita al turismo: se l'area a caldo della Ferriera rappresenta il passato, non si potrà fare a meno di un'industria manifatturiera. «La nostra indagine su 850.000 metri quadri di tessuto cittadino - ha dichiarato l'architetto Roberto Dambrosi -, tanto quanto è lo spazio occupato da luoghi abbandonati, è un quaderno aperto. E' importante che se ne discuta in modo da avere un piano strategico, comprendendo che nel Dna della città c'è la scienza». Ciò che gli organizzatori chiedono è un recupero magari lento, ma graduale: da Porto Vecchio deve partire lo sviluppo futuro per tutta la città. 

Lorenzo Mansutti

 

SEGNALAZIONI - I buchi neri - L'istituto abbandonato di via del Lazzaretto

Ho letto con piacere e interesse lo studio del gruppo di lavoro dell'architetto Roby Dambrosi e senza dubbio molti sono i palazzi da ristrutturare a Trieste ma desidero cominciare da uno solo in particolare. Si trova sulle Rive, in via Lazzaretto Vecchio cara anche al poeta Umberto Saba, da anni svuotato e in stato di abbandono totale, con lavori non fatti che una volta era la sede di un Istituto Tecnico, Professionale per Odontotecnici Lipsia, a Trieste per i triestini che volevano avere tale cultura e quella volta studenti poi nella vita professionale hanno curato migliaia di concittadini, ed ora sono in pensione. Mi meraviglia il fatto che il palazzo comunale adibito negli anni 60 a tale scopo, oggi sia ancora in uno stato di abbandono nella nostra città che vuole crescere con la cultura ed il turismo. Attualmente la Scuola professionale fa parte del Galvani che si trova in tutt'altra parte della città, ma forse l'Università che già nella vicinanza ha diversi istituti potrà intervenire adeguatamente. Forse un primo passo cominciando da un solo palazzo si potrà dimostrare la volontà di fare, bella e accogliente la città- porto Trieste sul mare.

Giovanni Franzil

 

Il declino e degrado della vecchia Caravella della baia di Sistiana - La lettera del giorno di Rubina Menin

Dopo anni di assenza, sono ritornata nella splendida baia di Sistiana, lato Caravella, per ritrovare l'incanto del luogo che un tempo mi era familiare. Lo stato di abbandono e lo squallore che ho trovato mi hanno disorientata ed avvilita. La vecchia Caravella, un tempo ristorante e sala da ballo con pista affacciata sul mare sul mare, apparteneva all'Amministrazione dei beni del principe Raimondo della Torre e Tasso ed era un'elegante costruzione opera dell'architetto A.R.Meng , ora è semidistrutta e nascosta da fatiscenti manufatti in legno. L'area è attualmente chiusa al pubblico - salvo quella parte da anni destinata allo sport nautico - ed immagino verrà riaperta alla balneazione durante la stagione estiva. L'Albergo Vecchio e le adiacenti strutture ricettive stanno ormai sgretolandosi perdendo per sempre le loro pregevoli architetture interne ed esterne. E' possibile, inoltre, che questo patrimonio non sia tutelato? Mentre la proprietà può legittimamente fare l'uso che crede più opportuno della baia, mi chiedo perché il Comune di Duino Aurisina non intervenga per trovare le opportune soluzioni - possibilmente senza eccessive contrapposizioni tra pubblico e privato - per restituire dignità a questo luogo speciale che, assieme al porticciolo di Duino potrebbe dare impulso al turismo di qualità a vantaggio di tutto il territorio comunale ed alla sua collettività. Non so se i residenti di Sistiana e Duino si siano fatti portatori di istanze di riqualificazione presso l'Amministrazione pubblica, ma, in caso contrario, questo immobilismo mi meraviglierebbe molto. Per loro fortuna il Castello di Duino, con la sua imponente mole perfettamente conservata e con le numerose iniziative culturali realizzate al suo interno esercita quell'attrattiva turistica che va ben oltre i confini nazionali.

 

 

Siti inquinati da bonificare - Ok al Piano da 62 milioni

La giunta approva l'elenco di 159 aree: dalle Noghere all'ex Sin Laguna di Marano Da Roma però solo il 10% dei fondi. Scoccimarro: «Troveremo ulteriori risorse»

TRIESTE. Un elenco di 159 siti inquinati, di interesse nazionale e regionale. Sono in ordine di priorità, con tanto di punteggio, a partire dai 70,9 dell'ex Sin Laguna di Marano. Dopo il via libera del Cal, la giunta regionale, su proposta dell'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, dà l'ok definitivo al Piano regionale di bonifica dei siti contaminati (comprensivo del Rapporto ambientale e della Sintesi non tecnica), documento che riguarda 5 mila ettari di terreni, per un valore stimato degli interventi pari a circa 62 milioni di euro, a fronte dei quali il Fondo statale riserverà al Friuli Venezia Giulia 6 milioni. Concretamente, si tratta della mappa delle aree che necessitano di un risanamento ambientale. L'ordine di priorità serve a individuare gli interventi più urgenti. Oltre all'ex Sin Laguna con punteggi alti ci sono anche, tra gli altri, l'Ezit di Valle delle Noghere, l'ex Opp di San Giovanni, l'ex Raffineria Aquila, la zona della piattaforma logistica compresa tra lo Scalo legnami e la Ferriera nel territorio triestino, e poi la Caffaro di Torviscosa, il comprensorio minerario di Cave del Predil. Servola compare al diciottesimo posto con un indice di 57,7, mentre in provincia di Gorizia si segnalano in località Cavana a Monfalcone sospetto olio combustibile e pneumatici abbandonati, le ceneri pesanti provenienti dalla centrale termica cantierina, la storica contaminazione nell'ex manifattura Tabacchi a Straccis, il mercurio nell'ex cava Postir a Sagrado. La maggior parte dei siti è localizzata in territori pianeggianti in corrispondenza di zone ad elevata vocazione industriale. La contaminazione è solitamente legata a più tipi di inquinanti, fra i quali anche composti cancerogeni, ma sono pure presenti alcuni casi di inquinamento diffuso e di inquinamento di area vasta per i quali le autorità competenti stanno valutando quali azioni specifiche intraprendere. «Grazie a questo strumento - osserva Scoccimarro sull'importanza del Piano - siamo in grado di privilegiare in modo prioritario l'impiego di materiali provenienti da attività di recupero, la stima degli oneri finanziari e le modalità di smaltimento dei materiali da asportare. Vengono inoltre stabiliti gli obiettivi e le azioni specifiche per affrontare problematiche peculiari del nostro territorio». Ricordato che, in assenza di soggetti responsabili della contaminazione individuabili, le procedure sono realizzate d'ufficio dal Comune competente e dalla Regione, c'è poi il tema delle risorse. Il Fondo statale è di 250 milioni di euro, ma in Fvg non arriverà più del 10% di quanto servirebbe. «L'amministrazione Fvg - dice ancora l'assessore - si impegnerà a reperire ulteriori fondi per affrontare soprattutto gli interventi prioritari, che questo piano individua in una settantina di procedimenti». Scoccimarro, ieri in giunta, ha visto approvato anche il nuovo regolamento per la concessione dei contributi per l'allacciamento alla rete fognaria pubblica, conseguenza dell'assestamento estivo 2019 che ha previsto la redazione della graduatoria delle domande in ordine cronologico di trasmissione anziché a punteggio e ha istituito un nuovo capitolo di spesa. Con le nuove disposizioni potranno accedere ai contributi (tetto a 3.500 euro), oltre ai richiedenti con dichiarazione Isee inferiore o uguale a 29 mila euro, anche coloro che hanno Isee superiori.

Marco Ballico

 

 

In arrivo treni e autobus nuovi a basso impatto ambientale

Due convenzioni con il ministero per l'acquisto dei mezzi, dal valore totale di 16 milioni: nel trasporto su gomma operatività entro fine 2021

TRIESTE. C'è anche il contributo dello Stato e la Regione investe su treni e autobus a bassa emissione. Su proposta dell'assessore alle Infrastrutture e Territorio Graziano Pizzimenti, la giunta approva lo schema di due convenzioni con il ministero dei Trasporti che consentiranno di acquisire nuovi mezzi per un valore complessivo che supera i 16 milioni di euro. Il piano prevede l'acquisto di cinque autobus interurbani per un valore di 2 milioni e 270 mila euro, di cui un milione e 360 mila cofinanziato dallo Stato. I veicoli, della lunghezza di 12 metri e sviluppati su due piani, entreranno in servizio entro la fine del 2021 e saranno gestiti dalla Tpl-Fvg, il gestore unico del Tpl regionale. Su strada ferrata, l'intervento consiste invece in due treni a trazione diesel-elettrica del valore di oltre 14 milioni (5,4 milioni di provenienza statale) che, gestiti da Trenitalia entro la fine del 2022, permetteranno di attivare l'alimentazione elettrica e migliorare la sostenibilità ambientale anche nelle linee al momento non elettrificate come la Sacile-Gemona e la Casarsa-Portogruaro. La giunta, su proposta dell'assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, ha poi deciso con una generalità che la Direzione centrale competente avvii i contatti con le altre strutture dell'amministrazione per acquisire le indicazioni inerenti le funzioni conferibili alle Comunità di montagna, enti di nuova istituzione previsti nella legge regionale 21 del 2019 e che saranno operativi a partire dal 1° gennaio del 2021. L'operazione andrà completata entro il prossimo 16 giugno. L'effettivo conferimento delle mansioni alle Comunità di montagna verrà disciplinato con successive leggi regionali di settore. Tra le delibere di Riccardo Riccardi, vicegovernatore con delega alla Protezione civile, c'è ancora l'autorizzazione a interventi per 432 mila euro per la messa in sicurezza e il ripristino di beni - edifici di pregio architettonico e culturale e patrimonio boschivo - colpiti dalla tempesta Vaia di fine 2018, fondi frutto anche delle donazioni liberali che sono state accreditate sul Fondo regionale per la Pc. Nel dettaglio, 210.000 euro permetteranno di mettere in sicurezza e restaurare la pieve di San Floriano di Illegio a Tolmezzo (95.000 euro), la chiesa di San Martino Martire di Luincis a Ovaro (25.000 euro) e la chiesa di Santa Maria del Mare a Lignano Sabbiadoro (90.000 euro). Le restanti risorse saranno impiegate per interventi di ripristino, valorizzazione ambientale e rimboschimento delle porzioni boscate più danneggiate: si tratta delle aree di Claut (90.000 euro), Paularo (40.000 euro), Sappada (50.000 euro) e Sauris (41.945,33 euro).

M.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 21 febbraio 2020

 

 

Impatto ambientale: valutazione imposta a Krsko dal Tar sloveno - vittoria delle ONG

LUBIANA. Una piccola vittoria, ma non di Pirro. Che suggerisce che la decisione di allungare la "vita" di una centrale nucleare sia stata forse presa un po' troppo frettolosamente. Vittoria che è stata conseguita dal Tribunale amministrativo sloveno da un gruppo di organizzazioni non governative di Lubiana, Focus, Umanotera e il Legal Information Center for NGOs (Pic). Le Ong contestavano una decisione dell'Agenzia slovena per l'ambiente (Arso), che aveva stabilito che una «valutazione di impatto ambientale» non sarebbe stata necessaria al momento di dare luce verde, nel 2015, «all'estensione» dell'operatività della centrale di Krsko «per altri vent'anni», dal 2023 al 2043, ha informato l'agenzia di stampa slovena Sta. Il tribunale sloveno, hanno spiegato in una nota le tre Ong, ha basato il suo giudizio su una precedente decisione della Corte di giustizia Ue, la C-411/17, che l'anno scorso aveva sancito la necessità di una valutazione di impatto ambientale (Via) nel caso del prolungamento del ciclo produttivo di una centrale nucleare belga, quella di Doel. In casi del genere - vedi Krsko - «il progetto deve essere considerato di scala simile, in termini di rischi di impatto ambientale, alla commissione iniziale» di un impianto, aveva deciso la Corte Ue.E quindi una Via sarebbe obbligatoria. Cosa cambia, ora? Non si tratta di una decisione «radicale», ma qualcosa si muove, spiega Senka Sifkovic Vrbica, del Pic. La palla passa di nuovo all'agenzia Arso, competente per la Via, che chiederà nuova documentazione al management di Krsko sui miglioramenti fatti alla centrale e su quelli programmati per poi «decidere di nuovo» sui passi da prendere. L'obiettivo delle Ong è quello di ottenere «una Via» sul prolungamento della vita di Krsko, un passo che sarebbe assai importante anche per altre ragioni. L'analisi, suggerisce Sifkovic Vrbica, potrebbe coinvolgere anche i Paesi vicini, tra cui l'Austria. Sempre molto critica e in prima fila contro la centrale di Krsko.

St. G.

 

 

Porto vecchio - Tre interventi in programma nell'area

Per le due poste più corpose rispettivamente 37 e 25. Cantiere principe quello della galleria Montebello

Porto vecchio merita una trattazione a parte. Elisa Lodi censisce tre interventi localizzati, a vario titolo, in quest'area. Ci sono 4,3 milioni che riguardano il terrapieno di Barcola, dove intenzione del Comune, una volta concluse le operazioni di bonifica, è realizzare una zona ricreativo-sportiva. L'ulteriore lotto di lavori infrastrutturali a servizio del Polo museale-espositivo (Centro congressi, centrale idrodinamica, Magazzino 26) disporrà di 2,7 milioni. Il Magazzino 26, che conterrà un po' di tutto (Museo del mare, masserizie istro-dalmate, forse il Museo di storia naturale), iscrive nelle proprie spettanze 1 milione 130 mila euro. Negli asset culturali attenzione anche alla Risiera (700 mila euro) e a via Cumano (400 mila euro). L'assessore è soddisfatta di questo rush finale del Dipiazza 3° «perché in questi anni non ci siamo limitati alla manutenzione ma abbiamo avviato lavori nuovi, con una forte caratterizzazione sociale, lavori che potessero coinvolgere ampie fasce di popolazione, per questo abbiamo puntato su strade, scuole, sport». Un altro aspetto, sottolineato dalla Lodi, concerne il decollo dei project financing pubblico-privati, in passato guardati con diffidenza: «Ferrini, Samer, Tcc, mercato coperto di via Carducci dimostrano la praticabilità di questo strumento. Speriamo che anche da casa Francol arrivino risposte positive».

Magr

 

 

A scuole e strade oltre 60 milioni dal Piano delle opere del Comune

Sulla parte più alta del podio salgono le scuole che assorbiranno 37 milioni di euro. Al secondo posto si classificano le strade, sulle quali saranno investiti 25 milioni. Poi, decisamente più staccati, gli impianti sportivi avranno 8,5 milioni; ai beni culturali andranno 7 milioni; rinverdire il verde significa impiegarne 6. Tra le voci più consistenti i 3,5 milioni destinati al tram di Opicina. L'Oscar della spesa più alta single, comunque, va alla galleria Montebello-Foraggi, alla quale solo nel 2020 vengono consegnati 9,8 milioni. Il programma - Il Piano triennale delle opere, che costituisce una delle più sostanziose pietanze del bilancio 2020 comunale, sarà presentato oggi alle 14.30 in Salotto azzurro alla presenza del sindaco Roberto Dipiazza, del vice Paolo Polidori, dell'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, dei capigruppo di maggioranza. In preparazione dell'appuntamento, Elisa Lodi scalda i motori, anticipando nel suo ufficio al quarto piano di largo Granatieri le principali direttrici di spesa scelte dall'amministrazione. Il triennale 2020-22 assomma 192,6 milioni di lavori, comprendendo quelli che verranno effettivamente realizzati e quelli che fanno parte del consueto libro dei sogni: l'annuale 2020, che non va dimenticato è l'ultimo esercizio "pieno" del Dipiazza 3° prima delle elezioni 2021, rappresenta oltre la metà del programma con 104, 7 milioni. Gli interventi - In coerenza ai riparti di spesa sopracitati, l'avvocato Lodi, esponente di Fratelli d'Italia, individua alcuni degli interventi di maggiore rilievo. Nel settore dell'educazione si proseguirà il grande lavoro riqualificativo edile-impiantistico-ambientale impostato sulla Fonda Savio, sulla Dante, sulla Caprin, sul Nordio, sul Nautico, sul compendio di via Manzoni. Tra le novità da avviare, l'asilo-nido nell'ex caserma Chiarle a San Giovanni, a cui è assegnato un finanziamento da 3,3 milioni e che sconta ritardi nella demolizione. Le strade - Sul tema viario già si è accennato al cantiere "principe" che interesserà la galleria tra piazza Foraggi e via Salata: Elisa Lodi confida che la gara per l'affidamento dell'opera si svolga tra marzo e aprile, così da consentire l'avvio dei lavori nella tarda estate. Lavori destinati a protrarsi per 18 mesi fino alla primavera 2022. Galleria a parte, si continueranno a costruire rotatorie, le più importanti saranno su via Brigata Casale e in via Fianona-via dell'Istria, vicino al cimitero di Sant'Anna. Gli impianti sportivi - L'impiantistica sportiva accenderà i suoi "focus" sui project financing del "Giorgio Ferrini" a Ponziana e della "cittadella Samer" in via Locchi. Il "fiat lux" dell'illuminazione allo stadio Grezar costerà 800 mila euro, il campo del Vesna altri 700 mila. Importante risulta l'intervento del credito sportivo con 4 milioni di mutui. 

Massimo Greco

 

 

I "buchi neri" di Trieste - Oggi l'incontro pubblico al Miela

La Trieste dei "buchi neri": luoghi incompiuti della città che segnano il gap fra pianificazione urbanistica e realizzabilità. Il tema sarà al centro del nuovo incontro pubblico promosso dalla Rete civica Un'altra città oggi alle 18 al Miela. I 90 "buchi neri" sono stati mappati dalla nuova pubblicazione curata dall'architetto Roberto Dambrosi. Oggi si parlerà anche del Porto vecchio. L'incontro, presentato da Marcela Serli, sarà introdotto da William Starc che aggiornerà sullo stato di avanzamento dei lavori. Il dossier sui "buchi neri" sarà illustrato da Dambrosi con Anna Laura Govoni e un contributo di Giovanni Fraziano. Subito dopo si aprirà, con Riccardo Laterza e Gaia Novati, il resoconto sui tavoli di lavoro.

 

Una città universitaria per risanare i 90 "buchi neri" di Trieste - la lettera del giorno di Gianfranco Carbone

L'architetto Roberto Dambrosi ha curato una interessantissima ricerca sui "buchi neri" di Trieste che sono i palazzi e le aree della città abbandonate e non utilizzate. I numeri che emergono dal suo lavoro fanno riflettere: si tratta di una superficie più ampia del Porto vecchio quindi, nei prossimi anni la città dovrà pensare come riutilizzare più di 130 ettari, migliaia di metri cubi di edifici, alcuni di gran pregio architettonico, e aree definite "strategiche" per lo sviluppo.Lo studio verrà presentato dal movimento "Un'altra città" che propone, sostanzialmente, una riqualificazione pubblica. Sul "come" è tutto da capire perché le risorse disponibili sono notoriamente scarse. Perciò mi sfugge la proposta politica al di là dello slogan. Se tante aree e tanti edifici sono caduti in stato di abbandono c'è una causa anche demografica. Dal 1991 c'è stato un crollo verticale degli abitanti: si è passati dai 230mila del 1991 ai 200mila dei giorni nostri. Di questi il 10% del totale sono stranieri e un triestino su tre ha più di 65 anni. La prospettiva nei prossimi decenni è ancora più preoccupante. I "buchi neri" sono spazi abbandonati non per responsabilità delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi anni ma a causa della progressiva diminuzione della domanda d'uso e dell'assenza di modelli di sviluppo capaci di invertire i processi in atto. Per "riempirli" di nuovo" bisognerebbe prima pensare "al che fare". Basterebbe copiare dalle città piccole e medie che in Europa hanno dovuto affrontare, anche se in termini demografici meno vistosi dei nostri, lo stesso problema. Le soluzioni sono state sostanzialmente tre: città universitaria che è cosa diversa da una città con una università, implementazione dei servizi finanziari (la più complicata per il progressivo accentramento a Milano di molte funzioni storicamente presenti a Trieste) e infine sviluppo di attività innovative richiamando attrattori di peso internazionale con il contemporaneo sostegno a start up. Quando mi occupavo di queste cose immaginavo una Trieste universitaria dedicata alla formazione di giovani talenti stranieri e, dopo la realizzazione dell'Area di ricerca e del Sincrotrone, ad un sistema di sostegno delle imprese nel campo dell'innovazione tecnologica. Forse bisognerebbe ripartire da queste o, ben venga, da altre magari "più moderne" per evitare che il buco nero si allarghi invece che restringersi senza sperare che sia una mano pubblica impoverita a trovare le soluzioni possibili.

 

 

Appello dei biologi ai club subacquei «Salviamo insieme la Pinna nobilis» - Campagna dell'Area protetta di Miramare

S.os., salviamo insieme la Pinna nobilis. I dati dei monitoraggi condotti nelle ultime settimane sono sempre più sconfortanti: dalla laguna di Grado e Marano a Muggia la percentuale di individui morti è in graduale aumento e il rischio che la Pinna nobilis scompaia dal Golfo di Trieste si fa sempre più concreto. Se volessimo fare una battuta, potremmo dire che stiamo per "rimetterci le pinne". Ma non è affatto uno scherzo: nei nostri fondali questa specie ha raggiunto una tale densità da rappresentare una sorta di barriera naturale capace, al pari di quella corallina, di offrire rifugio a tantissime specie. La sua scomparsa sarebbe un duro colpo per la biodiversità complessiva del nostro mare.«Ed è per questo - dicono i responsabili dell'Area marina protetta di Miramare - che noi vorremmo davvero "rimettere" le pinne nel nostro Golfo». Come? «Setacciando i fondali alla ricerca degli individui che hanno sviluppato una resistenza genetica al parassita killer che le sta decimando in tutto il Mediterraneo», rispondono alla Riserva: «Con l'aiuto della task-force scientifica che ci sta seguendo in queste azioni di studio e monitoraggio, gli individui sani potrebbero ricolonizzare il Golfo grazie all'utilizzo di tecniche di ripopolamento sui fondali o utilizzando appositi stabulari».Monitorare l'intero Golfo di Trieste alla ricerca dei sopravvissuti però non è tuttavia pensabile per il solo staff di ricercatori dell'Area marina: «Ecco perché la nostra campagna #cirimettiamolepinne parte subito con una call to action rivolta a chi il mare lo frequenta abitualmente, anche in questa stagione, e lo conosce palmo a palmo: i club subacquei». Saranno loro dunque i protagonisti della campagna di citizen science #sub4fan - da "fan mussel", pinna nobile in inglese - che sarà coordinata dall'Amp Miramare attraverso l'individuazione dei diversi transetti su cui operare, la formazione iniziale dei club per la metodologia di censimento da adottare e la gestione finale dei dati raccolti». Le segnalazioni potranno essere raccolte anche tramite la nuova app messa a disposizione dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale: l'avvistAPP. Ma la campagna #sub4fan avrà anche un risvolto "ricreativo": i migliori scatti subacquei della Pinna nobilis saranno i protagonisti di una mostra fotografica sulla biodiversità del Golfo di Trieste esposta al congresso della Società Italiana di Biologia Marina, a Trieste dall'8 al 12 giugno. Info 040 224147 info@riservamarinamiramare.it

 

 

Salvare l'Astronave Terra dalle sue cattive abitudini

Serve un impegno collettivo per arginare i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale Dall'adozione dei pannelli solari alle pale eoliche, dall'uso della plastica al trasporto su gomma

Il tema vincitore - Martina Stefani* I cambiamenti climatici ed il riscaldamento globale sono molto preoccupanti in quanto eccessivamente rapidi negli ultimi cento anni. Le conseguenze delle emissioni di gas serra come CO2 e Ch4 nell'atmosfera sono l'innalzamento delle temperature, che nel 2100, secondo la peggiore delle ipotesi, potrebbero aumentare ulteriormente di 4 o 5 °C, insieme allo scioglimento dei ghiacci, l'innalzamento del livello del mare e l'aumento di eventi climatici estremi. L'intero pianeta, in caso di un completo disinteresse verso la questione climatica, in un centinaio di anni non sarebbe più come lo vediamo e conosciamo oggi: molte città che si trovano sulla costa verrebbero sommerse e in altre zone la vita sarebbe resa impossibile, o comunque molto dure, a causa dei lunghi periodi di siccità, alternati a forti alluvioni. Di conseguenza le persone sarebbero costrette a emigrare per spostarsi in luoghi dal clima più favorevole, ottenendo così una concentrazione della popolazione mondiale in determinate zone, dove la densità di popolazione crescerebbe in maniera molto evidente. Oltre alle città e al modo di viverle, dovrebbe cambiare anche la nostra alimentazione, perché non sarebbe più possibile coltivare le stesse piantagioni in territori aridi e allo stesso tempo soggetti ad allagamenti. I problemi non riguarderebbero quindi esclusivamente l'ecosistema, inteso come flora, fauna e ambiente in cui vivono, ma anche l'uomo nella sua organizzazione sociale e nelle sue attività. I problemi sono numerosi, ma si possono risolvere. Ci vuole impegno. Impegno e collaborazione da parte di tutti coloro che si trovano sulla mia "Astronave Terra!".Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica e metano, investendo il più possibile sull'energia pulita; ogni casa dovrà essere dotata di pannelli solari e, nelle zone in cui il vento è costante ma non eccessivamente forte, costruiremo delle centrali con pale eoliche. Inoltre, per aumentare le zone verdi e di conseguenza il ricambio di ossigeno, si pianterà un albero per ogni nuovo nato e gli si darà il suo nome, in modo da sensibilizzare i cittadini riguardo alle tematiche ambientali. É importante, infatti, che tutti siano parte del cambiamento che dobbiamo mettere in atto per non danneggiare ulteriormente il pianeta e le nostre stesse vite. A partire dalle scuole dell'infanzia ed elementari, bisogna insegnare ai bambini a riciclare, separando i rifiuti nei contenitori adatti per ridurre al massimo l'attività degli inceneritori, e riutilizzare i materiali dando loro nuova vita in altre forme. Promuoverò eventi e piccoli festival, a volte anche accompagnati da conferenze di esperti in materia, in cui si venga a contatto con i prodotti alimentari a chilometro zero ed i loro produttori, in modo da incentivare il mercato locale e ridurre le emissioni dovute in particolare al trasporto su gomma. Per lo stesso motivo proporrei una riduzione del presso di biglietti e abbonamenti dei treni e stabilirei, in varie zone della città e della periferia, punti attrezzati in cui poter noleggiare biciclette o pattini e effettuare piccoli interventi di manutenzione in caso si viaggiasse con i propri mezzi. Per ridurre ulteriormente gli sprechi, impiegherò i motori elettrici su tutti i mezzi pubblici e aumenterò il numero di postazioni in cui poter caricare la batteria di automobili e motorini elettrici. Eliminerò, in tutti i casi possibili, l'utilizzo di plastiche, sostituendole con bambù, carta ed altri materiali più sostenibili. Vi sono molti campi in cui intervenire ma, sicuramente, è fondamentale un'educazione all'utilizzo consapevole dei materiali e delle risorse e al rispetto dell'"Astronave Terra" in quanto unica disponibile. Esattamente: non ne ho altre a disposizione. Passo e chiudo.

Martina Stefani - Quinta C Liceo Carducci-Dante

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 20 febbraio 2020

 

 

Pulizia strade - Ancora usati i soffiatori

Qualche tempo fa, alla segnalazione di un cittadino che si lamentava dell'uso dei soffiatori per la pulizia stradale in quando sollevano pericolose polveri, almeno l'AcegasApsAmga dette una riposta da cui sembrava che questa pratica fosse stata adottata almeno dall'azienda in via eccezionale per la pulizia delle foglie dei binari del tram di Opicina. E che comunque si sarebbe provveduto a sostituire i soffiatori in uso con soffiatori elettrici più silenziosi. Saranno passati circa due mesi, ma continuo a vedere che vengono abitualmente usati i soffiatori per la pulizia stradale anche dove non ci sono binari di tram. Li ho ripetutamente incontrati all'inizio di viale XX Settembre verso le 7.20, in corso Saba e piazza Goldoni verso le 5.20-5.30, in via Giulia a lato del giardino Pubblico e, in via Gatteri tra via Rossetti e via Strehler verso le 7.50.Anche se i soffiatori usati sono elettrici, più silenziosi di quelli usati tempo fa e non emettono gas di scarico, resta comunque il fatto principale che sollevano la polvere della strada tant'è vero che l'operatore è sempre munito di mascherina, come in genere non lo sono le malcapitate persone che si trovano nella zona. Vorrei sapere chi ne ha autorizzato l'uso e se prima di concedere tale autorizzazione sono state fatte delle misure oggettive sulla quantità e qualità delle polveri sottili sollevate e ne è stato valutato l'impatto sull'ambiente cittadino e sulla salute pubblica.

Diego Logar

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 19 febbraio 2020

 

 

AMBIENTE - Parenzo in prima linea in Adriatico per la lotta contro i gas serra

Emissioni abbattute già del 4%. A breve saranno sette le colonnine per la ricarica delle automobili elettriche. Uso di pannelli fotovoltaici

La città di San Mauro, Parenzo, è all'avanguardia nella tutela e rispetto dell'ambiente tanto da meritarsi anche un riconoscimento internazionale oltre a quello nazionale di località smart negli anni 2017 e 2018. Anche Greenpeace ha confermato come Parenzo sia la realtà adriatica che più si adopera contro le emissioni di inquinanti. Conferma che arriva a coronamento della trentina di progetti avviati dal 2013 a questa parte dall'amministrazione municipale intesi ad alleviare sul territorio gli effetti di tutta una serie di cambiamenti soprattutto climatici. In primo luogo le piogge sempre meno frequenti e i lunghi periodi di siccità, le manifestazioni temporalesche estreme, le estati calde e secche e gli inverni sempre più umidi. E i settori più colpiti sono il turismo considerato il pilastro economico del territorio, le forniture idriche, l'ecosistema e la gestione della fascia costiera. Ebbene i progetti citati hanno riguardato in primo luogo l'efficienza energetica, lo sviluppo sostenibile e la mobilità ecologica finalizzata in primo luogo alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra che in questo periodo sono calate del 4% come dimostrato dalle misurazioni. Un dato forse non troppo marcato, ma sicuramente incoraggiante verso l'obiettivo futuro più vicino che è l'abbassamento di ben il 40% entro il 2030. Da non dimenticare che Parenzo è stata la prima città istriana ad introdurre le colonnine di ricarica pubblica per le automobili a trazione elettrica. Oggi sul territorio ce ne son 7, numero destinato ad aumentare in proporzione alla crescita di veicoli elettrici sulle strade. E poi vanno citati i continui investimenti nella riqualifica energetica degli edifici pubblici che significa non solo l'isolamento termico delle facciate e dei tetti ma anche la collocazione di pannelli fotovoltaici in grado di far fronte al fabbisogno totale o parziale di energia elettrica. A proposito di mobilità green, il 22% del parco macchine municipale è ora a trazione elettrica e ad esso sarà aggiunto un altro veicolo ecologico per il servizio d'ordine comunale e tra non molto entrerà in servizio un minibus elettrico per il trasporto pubblico, il primo del genere nel paese.

P.R.

 

 

Ruote, bidoni e ferraglia Maxi bonifica di rifiuti in una dolina di Opicina - Le pulizie di SOS Carso, Masci e "I Girasoli"

 Il bottino è di quelli "ricchi". Basti pensare che sono stati riempiti qualcosa come 43 sacchi neri di rifiuti vari. Ai quali, peraltro, si aggiunge la bellezza di sette pneumatici, sei bidoni in ferro, due doghe letto sempre in ferro, una lavatrice, un motore e una batteria d'automobile, una bombola, moltissima ferraglia varia, plastiche, gommapiuma e bottiglie di vetro. È stata un'uscita ecologica decisamente proficua per i volontari di Sos Carso, riunitisi per una "vasta" pulizia in zona Opicina campagna. Altrettanto proficua è stata, in tale contesto, la collaborazione con gli scout della comunità di Trieste del gruppo Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani) e con i ragazzi del centro diurno di Repen appartenente alla cooperativa sociale "I Girasoli". «Dopo aver visionato nei mesi scorsi un terreno pieno di vecchi rifiuti, siamo così passati all'azione ripulendo quasi completamente questa dolina nei pressi di Opicina campagna», racconta il portavoce di Sos Carso Cristian Bencich. Complice anche la bella giornata, la partecipazione all'evento è stata piuttosto alta, con oltre una trentina di partecipanti. Il gruppo più numeroso era composto dagli scout del Masci, ai quali si sono affiancati appunto i membri della cooperativa capitanati da Giuliano Grizancic. «Grazie di cuore a tutti i partecipanti che non si sono certo risparmiati, lavorando e sudando parecchio per riuscire a ripulire una delle tante aree inquinate del nostro amato Carso», così il cofondatore di Sos Carso Furio Alessi. Un lavoro coi fiocchi, insomma, in favore dell'altipiano triestino. L'ennesimo. «Abbiamo l'imbarazzo della scelta su dove poter operare - conclude Bencich - tanto è vero che proprio durante quest'ultima uscita abbiamo scoperto un'altra dolina, a pochi centinaia di metri da quella ripulita, piena zeppa di rifiuti ingombranti abbandonati decine di anni fa. Molto probabilmente sarà il luogo del nostro prossimo intervento».

Ri.To.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 18 febbraio 2020

 

 

Campo Marzio-Porto vecchio in bici con 300 mila euro

Il sostegno arriva dal ministero dell'Ambiente e riguarda anche il bike sharing - Al centro progetti di mobilità sostenibile casa-scuola-lavoro

Nuovi parcheggi intermodali dotati di totem informativi, ulteriori stazioni del bike sharing e una ciclabile vera che dal Porto Vecchio arriva fino a Campo Marzio. Il Comune riceverà a breve un finanziamento di 300 mila euro da parte del ministero dell'Ambiente, che servirà a supportare i progetti di mobilità sostenibile riguardanti gli spostamenti dei cittadini casa/scuola/lavoro. Si tratta di uno stanziamento che viene spalmato su 81 amministrazioni rispetto alle 114 domande pervenute, per un totale di 164 milioni di euro. Il bando in realtà risale al 10 gennaio del 2017 e all'epoca prevedeva risorse per 35 milioni di euro, poi ampliate dall'attuale ministro Sergio Costa. «Promuovendo e finanziando pratiche come l'uso della bicicletta, il bike sharing, il car pooling, la mobilità elettrica collettiva, l'introduzione di mobility manager nelle amministrazioni pubbliche e nelle aziende - spiega Costa - si punta a qualificare ambientalmente la cultura della mobilità, a migliorare la qualità della vita e dell'aria nelle città e a ridurre le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici». Le risorse serviranno quindi per la realizzazione di percorsi ciclabili e pedonali, servizi di mobilità condivisa per le macchine, le biciclette e gli scooter, la creazione di sistemi modali dove ad esempio poter lasciare l'automobile e prendere un mezzo a due ruote, sistemi informativi e colonnine per la ricarica della auto elettriche.«Sono interventi che stiamo già realizzando - spiega l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli - e che saranno in una seconda fase concentrati sul lungomare da Miramare a Campo Marzio. A livello politico ho deciso di partecipare sempre a tutti i bandi sia statali che europei, in quanto consentono di ottenere risorse utili a portare a termine progetti importanti». I prossimi finanziamenti, che potrebbero arrivare, serviranno a ridurre il costo per le casse del Comune delle nuove piazzole del bike sharing che saranno collocate a Miramare, al nuovo park di Esof, in largo Roiano, alla base del Molo IV dove verranno creati ulteriori posti auto che sostituiranno quelli sulle Rive e in largo Irneri. In alcune aree, soprattutto quelle dei parcheggi, verranno anche installati dei totem informativi dove i turisti potranno ricevere indicazioni sulle strade da percorrere, gli itinerari dedicati o il calendario degli eventi. «Sono progetti sui quali abbiamo puntato - precisa Luisa Polli - per rendere la città più vivibile da un punto di vista turistico e pedonale. Le risorse pubbliche serviranno per supportarli economicamente». -

Andrea Pierini

 

 

Ferriera di Servola - L'avvio della "cassa" slitta al primo aprile

Il rinvio, dal previsto 24 febbraio, imposto da tempi tecnici Prorogati di un ulteriore mese i contratti dei 67 interinali

Viene posticipato al primo aprile l'avvio della cassa integrazione per 477 lavoratori della Ferriera di Servola, inizialmente previsto per il 24 febbraio. L'ha sancito la riunione avvenuta ieri fra sindacati e azienda, sotto l'egida della Regione. In teoria era la giornata in cui si sarebbe dovuto firmare l'accordo per la Cigs, ma la sottoscrizione è stata rimandata al 28 febbraio. È stata inoltre concordata una proroga di un altro mese per i contratti dei 67 lavoratori interinali. L'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen è tra i registi del procedimento. Spiega: «La firma è stata rinviata al 28 febbraio perché lo impongono i tempi tecnici necessari a far partire la cassa integrazione al primo aprile. Restiamo in attesa di notizie da Roma sull'Accordo di programma». E forse proprio qui sta la necessità di un rinvio dell'intesa sulla cassa integrazione, cui si è aggiunta la volontà espressa ieri dall'azienda di continuare a far lavorare lo stabilimento per tutto il mese di marzo, facendo slittare evidentemente l'inizio dell'iter per lo spegnimento dell'area a caldo. Secondo gli addetti ai lavori, il tavolo romano dovrebbe riunirsi in settimana per sbrogliare la matassa dell'Adp. Prima si deve però risolvere la trattativa sulla cessione dei terreni e anche ieri un nuovo incontro fra Autorità portuale e azienda si è concluso con un nulla di fatto. L'approvazione dell'Adp è vitale per l'avvio della cassa integrazione, perché senza di esso l'azienda sarebbe costretta a far domanda di ammortizzatori sociali per cessata attività e non per riorganizzazione, come previsto dalla trattativa in corso. A dirlo è stata l'azienda stessa, durante l'incontro. Commenta il sindacalista Antonio Rodà (Uilm): «La firma si terrà il 28 ma durante l'incontro abbiamo discusso i termini della cassa integrazione. Durerà 24 mesi e sarà a rotazione, il più ampia possibile». Quanto alle 71 posizioni in eccedenza, le prospettive sono queste: «Sull'arco dei due anni l'azienda punta a pensionare 50 lavoratori. Per i rimanenti verranno prese in considerazione tre possibilità: dimissioni volontarie più incentivo, trasferimenti volontari in altri rami del gruppo, riqualificazione professionale. L'azienda qualifica l'operazione a "esuberi 0", nel senso che non sono in programma licenziamenti collettivi». Durante questo periodo il laminatoio continuerà a lavorare, a dispetto delle voci contrarie circolate in questi giorni: «L'azienda assicura che non ci saranno stop, neanche durante l'intervento sulla centrale elettrica, che al laminatoio è collegata». Dichiara il sindacalista Fiom Thomas Trost: «La cosa importante ora è che si arrivi alla firma dell'Adp, senza cui tutto il processo rischia di diventare ancor più delicato. Lunedì prossimo parteciperemo alla riunione del tavolo di coordinamento per la dismissione in Prefettura, in quella sede speriamo di avere notizie in proposito».Quanto al futuro della struttura, questi sono per sommi capi gli investimenti che nel frattempo dovrebbero venir messi in campo: su un totale di 150 milioni, 90 andranno sull'area a freddo e 60 per la centrale elettrica, a questi si aggiungono altri 5 milioni di interventi per la banchina. Di queste cifre il 75% dovrebbe venire da fondi del gruppo Arvedi, mentre il restante 25% sarà pubblico. La spesa prevista per l'azienda per lo smantellamento e la messa in sicurezza dell'area a caldo è di 30 milioni. 

Giovanni Tomasin

 

 

Passa in Consiglio il piano antenne - Si apre la stagione dei dibattiti pubblici

L'ok con i voti del centrodestra. È scontro sui metodi di coinvolgimento dei cittadini

Approvazione "preliminare" da parte del Consiglio comunale di Duino Aurisina, nel corso dell'ultima seduta, del Regolamento per l'installazione di stazioni radio base per la telefonia mobile. Si completa così il primo passo dell'iter che porterà il territorio di Duino Aurisina a dotarsi di uno strumento fondamentale. «Senza questo Regolamento - spiega l'assessore Lorenzo Pipan - le società di telefonia avrebbero potuto sistemare le antenne un po' ovunque. Abbiamo invece individuato noi parecchie zone utili, che dovrebbero bastare per soddisfare le esigenze delle compagnie che puntano a una copertura totale. Lo strumento è flessibile e mi sembra un buon punto di partenza». Il testo, predisposto dalla maggioranza di centrodestra, prevede una lunga serie di indicazioni con cui «si è cercato di far coesistere l'esigenza di una adeguata copertura del territorio con quella della salute delle persone, individuando aree lontane da scuole e zone densamente abitate». Il "sì" è arrivato dai consiglieri di maggioranza, mentre l'opposizione ha optato per l'astensione, con l'eccezione di Elena Legisa (Rifondazione comunista), che ha votato "no", spiegando che «era necessario sentire la popolazione in via preliminare. Mi sento presa in giro, perché avevo chiesto per tempo che si facesse così, invece si è scelta la strada opposta». Un'accusa alla quale replica Chiara Puntar, presidente della Commissione Ambiente: «Abbiamo fatto tre commissioni sul tema negli ultimi tre mesi e ogni volta abbiamo accolto le indicazioni dei consiglieri. Gli incontri li faremo dopo l'approvazione perché il testo si potrà ancora modificare». In ogni caso, in effetti, il cammino per arrivare a una conclusione sarà ancora lungo. Il documento dovrà infatti ora passare dapprima il vaglio della Commissione paesaggistica regionale e poi tornare in Consiglio per un nuovo voto. A quel punto non sarà ancora finita, proprio perché inizieranno, come promesso in aula anche dal sindaco Daniela Pallotta, «i pubblici incontri con la popolazione, per ascoltare suggerimenti, proposte, critiche, e arrivare a un testo definitivo». Per l'opportunità di sentire in via preliminare i residenti anche Lorenzo Celic (M5s) e Vladimiro Mervic (Lista Golfo). «Sappiamo che c'era fretta nel fare il Regolamento - ha sottolineato il primo - ma ascoltare la gente subito era meglio». «Sarebbe stata una scelta - così il secondo - di rispetto verso la popolazione».

U.Sa.

 

 

I novanta "buchi neri" di Trieste che attendono la rigenerazione

In un libro "Un'altra città" censisce i luoghi incompiuti o abbandonati del capoluogo giuliano - Un'area che supera gli 850 mila metri quadrati, superiore persino ai 60 ettari dell'antico scalo

Trieste, capitale della scienza con Esof 2020, è un groviera di buchi neri. Sono 90 quelli censiti finora. Dalla Caserma di via Rossetti a Palazzo Parisi, dalla Rotonda Pancera a Palazzo Kalister in Piazza Libertà e Palazzo Carciotti, passando per il Campo Profughi di Padriciano, Piazzale Gretta, l'ex Ippodromo e l'ex Aci, il palazzo delle Ferrovie, via Udine, l'Urban Center DI Corso Cavour, l'Autopark Belvedere, il Tram di Opicina. Una lista lunghissima per una superficie di oltre 850 mila metri quadrati, materia "sottratta" all'utilizzo pubblico superiore all'estensione di Porto Vecchio. "Non luoghi" dove lo spaziotempo congela tutto. Il dossier inedito, curato dall'architetto Roberto Dambrosi per l'associazione Un'altra città, mappa questi luoghi incompiuti della città che raccontato le "contraddizioni" o "implosioni" della pianificazione urbanistica. E venerdì, al Teatro Miela, il lavoro fresco di stampa verrà presentato in un incontro pubblico promosso dalla Rete civica "Un'altra città" e in particolare dal Tavolo qualità dell'ambiente urbano e Porto vecchio, che si è costituito un anno fa e ha promosso nel dicembre 2019 l'evento "Porto vecchio impresa collettiva". L'obiettivo è quello di condividere un aggiornamento sullo stato delle cose e restituire i contenuti dei tavoli di lavoro di dicembre, vere e proprie strategie per lo sviluppo della città. Al rovescio delle strategie ci sono invece i "buchi neri": aree che rendono evidente e tangibile il declino urbano e che sono state mappate dalla nuova pubblicazione promossa da Un'altra città e curata dall'architetto Roberto Dambrosi, "Buchi neri. Indagine sui luoghi incompiuti o abbandonati della città di Trieste". «Si tratta di decine di siti progettati e abbandonati a se stessi, o mai definitivamente realizzati e per i quali ad oggi manca qualsiasi prospettiva di riconversione o rigenerazione urbana» spiega Dambrosi. E il Porto vecchio sarà il convitato di pietra dell'incontro sulle eterne incompiute cittadine. La madre di tutti i buchi neri di Trieste. «Rappresentano l'altra faccia dell'antico scalo - spiegano i promotori -. Si può sperare che la città sappia affrontare la riqualificazione di Porto vecchio meglio di come sta trattando i tanti buchi neri presenti nei suoi quartieri? E si può lavorare affinché la riqualificazione del Porto vecchio sia un'occasione per ripensare anche a quei buchi neri e per attivare un processo di rigenerazione urbana di cui benefici tutta la città, rioni popolari e periferici compresi? ». Belle domande. «Dopo l'analisi sui buchi neri, possiamo trarre alcune conclusioni anche in ragione del rapporto che si può prospettare tra i luoghi del declino urbano ed il più grande dei buchi neri, il Porto Vecchio» aggiunge Dambrosi. L'incontro al Miela, presentato da Marcela Serli, sarà introdotti da William Starc. Il dossier sui buchi neri sarà illustrato da Roberto Dambrosi con Anna Laura Govoni e un contributo metodologico di Giovanni Fraziano. Subito dopo si aprirà, con Riccardo Laterza e Gaia Novati, il resoconto sui tavoli di lavoro dedicati alle strategie per lo sviluppo della città. Dagli 8 tavoli di lavoro avviati a dicembre, con la riflessione di centinaia di cittadini, sono emerse tre direttrici: Porto Vecchio come laboratorio per la sostenibilità e la qualità della vita cittadina, anche in risposta alla crisi climatica, a una maggiore accessibilità, a spazi pubblici di qualità; in chiave dialettica fra Porto Vecchio e sviluppo economico e produttivo, in connessione con eccellenze cittadine come il sistema della ricerca e il mondo della cultura. E infine con la visione di Porto vecchio quale ponte verso l'Europa e il Mediterraneo, spazio che ospita occasioni di incontro, confronto e cooperazione con mondi vicini e lontani, per riportare la città al centro di un'area vasta collocata tra Mediterraneo, Mitteleuropa e Oriente. Tre linee guida di lavoro, per tre domande precise che saranno rivolte all'amministrazione comunale di Roberto Dipiazza. La prima: "cosa si è fatto e cosa si vorrà fare per rendere il Porto Vecchio un'area autosufficiente dal punto di vista energetico, ridurre al massimo la mobilità inquinante e la produzione di rifiuti?". La seconda: "cosa si è fatto e cosa si vorrà fare per garantire che gli investimenti pubblici e privati sul Porto Vecchio generino un'occupazione di qualità, stabile e adeguatamente remunerato?". La terza: "cosa si è fatto e cosa si vorrà fare per coinvolgere istituzioni, enti, associazioni e operatori privati nel disegno del futuro del Porto Vecchio, anche su una scala transfrontaliera, considerato che l'area in oggetto è totalmente sproporzionata rispetto alle dimensioni della città?". Si attendono ovviamente le risposte. A meno che di non candidare il Porto Vecchio a diventare il "buco nero" dei "buchi neri" di Trieste. -

Fabio Dorigo

 

Al Miela la presentazione del dossier curato dall'architetto Dambrosi - Venerdì 21 Febbraio

"I Buchi neri e le strategie di sviluppo della città" sono il tema dell'incontro pubblico promosso dalla Rete civica Un'altra città: appuntamento venerdì 21 febbraio alle 18 al Teatro Miela. Il dossier sui "buchi neri", diventato una pubblicazione a cura dall'architetto Roberto Dambrosi, sarà disponibile e in vendita al Miela. L'incontro, presentato da Marcela Serli, sarà introdotto da William Starc e dopo la presentazione del dossier si aprirà, con Riccardo Laterza e Gaia Novati, il resoconto sui tavoli di lavoro dedicati alle strategie per lo sviluppo della città.

 

Salviamo le api (e il mondo) - Tutti a lezione di allevamento

Al parco di San Giovanni le lezioni teoriche incontri settimanali fino al 15 aprile

Come diventare apicoltori in dieci lezioni. Parte il nuovo corso di avviamento all'apicoltura 2020 il cui obiettivo è quello di far acquisire ai partecipanti le competenze per iniziare ad allevare le api. È previsto un ciclo di lezioni teoriche a cui seguirà, a fine corso, un'attività pratica in apiario. Le lezioni, della durata di circa un'ora, svolte in collaborazione con il Consorzio tra gli apicoltori della provincia di Trieste e il Circolo Istria, si terranno nell'edificio rosa che si affaccia sul roseto al Parco di San Giovanni. Agli iscritti verrà distribuita una guida pratica di apicoltura e la quota (di 30 euro) è valida come associazione al Consorzio. Giovedì alle 18 si parlerà di "Biologia e fisiologia delle api e dell'alveare". Quella dell'apicoltura urbana è un'attività che sta riscuotendo un grandissimo successo: alla precedente sessione ha preso parte infatti una cinquantina di partecipanti. «Il corso - spiega la naturalista Tiziana Cimolino - è formato da 10 incontri teorici che serviranno a preparare i nuovo apicoltori urbani. La partecipazione è aperta a tutti, anche a chi non ha esperienza: s'inizia dalle basi affrontando i temi più semplici per arrivare a fornire tutti gli strumenti per poter gestire autonomamente un'arnia» . Alla base dell'apprendimento, il confronto con esperti del settore. «Una parte del corso - prosegue Cimolino - sarà dedicata ai gusti del miele, attraverso delle degustazioni per riconoscere al palato le varie tipologie di miele e le loro specifiche qualità. Saranno presenti numerosi produttori locali che mostrano nel pratico come iniziare un'attività e svolgerla in maniera naturale e rispettosa dell'ambiente. A tenere le lezioni sarà l'apicoltore Livio Dorigo. Collaboreranno agli incontri altri esperti che da anni si interessano a progetti di apicoltura locale, mentre il Consorzio fornirà le arnie e tutto l'occorrente per gestire l'attività». «La grande partecipazione ai corsi - riprende Cimolino - è una dimostrazione dell'interesse per l'argomento ed è utile per tutelare l'ape locale: anche a Trieste si assiste infatti alla continua moria di api dovuta all'inquinamento dell'aria e del suolo e ai cambiamenti climatici che mettono a dura prova la specie. Da qui, l'importanza di mantenerle in buona salute. L'ape rappresenta infatti una sentinella ecologica molto importante ed è quindi necessario aumentarne il numero. Al corso contribuisce anche l'associazione Impronta Muggia aprendo al Consorzio un'altra area di attività nell'ambito provinciale».Info, 3287908116.

Gianfranco Terzoli

 

 

Acciughe e sarde tornano protagoniste dopo il fermo pesca - Al mercato ittico di Fiume

FIUME. Finalmente. È quanto hanno esclamato ieri mattina le persone riversatesi nelle pescherie istriane, dalmate e quarnerine, notando cassette piene di sardelle e acciughe, specie assente da più di 45 giorni dai mercati ittici. Il fermo biologico per sardelle, acciughe e papaline, decretato dal ministero croato dell'Agricoltura e Pesca, era scattato lo scorso 24 dicembre, assicurando pertanto pesce azzurro di taglia minore per la Vigilia di Natale. Il divieto si è concluso alle 12 del 16 febbraio, con i pescatori professionisti che hanno mollato gli ormeggi delle loro imbarcazioni nel tardo pomeriggio di domenica. L'attività è stata favorita dalle ottime condizioni del mare e meteorologiche, con ottimi pescati che sono stati particolarmente apprezzati dagli amanti del pesce azzurro piccolo, a buon mercato, gustoso e molto sano. Ieri nella pescheria centrale a Fiume c'è stato un via vai notevole di acquirenti, che quasi non degnavano di uno sguardo le altre specie di pesci, né molluschi e crostacei, puntando l'attenzione sulle sardelle a 20 kune (2,7 euro) il chilo e sulle acciughe, che costavano invece 30 kune, circa 4 euro, il chilo. A Zara, tanto per fare un esempio, le sardelle venivano offerte a 30 kune. Non sono mancati a Fiume nemmeno acquirenti italiani, ai quali i prezzi di queste due specie non sono sicuramente proibitivi, anzi. Come da tradizione, gli italiani hanno comprato specialmente acciughe, preferite di gran lunga alle sardelle. Secondo quanto disposto dal predetto dicastero, fino a mezzogiorno dell'ultimo giorno di febbraio, il 29, ogni peschereccio con reti da circuizione avrà una quota massima di prelievo dell'azzurro minuto, fissata a 40 tonnellate. Il fermo pesca in Croazia ha ormai una quindicina d'anni, introdotto per tutelare l'azzurro da una pesca indiscriminata, che ne aveva ridotto la biomassa. I divieti, sostengono gli esperti, stanno dando i frutti sperati, sia in fatto di catture, sia in quanto ad aumento medio della pezzatura dei pesci.

A. M.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 17 febbraio 2020

 

 

Ruote a terra e danni, i dolori del bike sharing

Vandalismi e intoppi tecnici penalizzano il servizio attivato di recente. E c'è chi suggerisce «più controlli e manutenzione»

Il bike sharing, da poco introdotto a Trieste, piace a cittadini e turisti, com'era evidente anche ieri dalle tante biciclette prese a noleggio che animavano le vie del centro. Ma non mancano i problemi: numerosi gli episodi di danneggiamento e vandalismo segnalati nelle varie "stazioni fisse" dove sono posteggiati i nuovi mezzi, compresi quelli a pedalata assistita. Ieri pomeriggio nella stazione fissa di piazza Oberdan si contavano almeno due bici con le gomme a terra. Non è noto se i copertoni fossero semplicemente sgonfi oppure bucati appositamente. In ogni caso inutilizzabili. Una bicicletta, inoltre, aveva anche il parafango divelto. Qualcuno, forse di notte, deve averlo tolto e buttato sul pavimento accanto alla ruota. Sempre ieri pomeriggio una giovane coppia ha lamentato che non si poteva usare nessuna delle biciclette posizionate in Stazione Rogers: «Una aveva il sellino mollo - racconta una ragazza -, un'altra non si staccava dallo stallo. Un'altra ancora aveva il sostegno del parafango staccato e il manubrio che si muoveva. Tre su tre, dunque, non andavano bene. Forse bisognerebbe pensare a come assicurare un maggior controllo e una manutenzione continua», suggerisce la giovane coppia. Il primo inghippo con il bike sharing si era verificato proprio all'indomani del lancio del servizio: in piazza Oberdan - ancora - una bicicletta a pedalata assistita aveva la batteria che penzolava dal telaio. In quel caso, più che a un atto vandalico, il danno era dovuto a un uso improprio della bicicletta: qualcuno doveva averla infatti utilizzata "in doppio". La ditta che si occupa della manutenzione in strada aveva ripristinato rapidamente il mezzo.

Gianpaolo Sarti

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 16 febbraio 2020

 

 

Divieti light, le Falesie tornano "vivibili"

In vigore la norma che restituisce più margini ad arrampicatori, diportisti e pescatori «preservando comunque l'ambiente»

DUINO AURISINA. Torna liberamente fruibile per tutti lo specchio di mare davanti alle Falesie. Se si esclude una stretta striscia sottocosta, denominata "zona A", della larghezza media di una trentina di metri, la cui funzione è di «evitare disturbo alla fauna e danno agli habitat naturali», e di una ulteriore zona cuscinetto di un'altra decina di metri, i diportisti d'ora in poi potranno godere appieno dello splendido tratto del golfo in cui si specchia il castello di Duino. Ne dà notizia il Comune di Duino Aurisina: «È entrato in vigore - si legge in una nota - il nuovo Regolamento della Riserva naturale regionale delle Falesie, con sostanziali modifiche rispetto al precedente, rispondendo così a richieste formulate da molti cittadini e operatori». Nel recente passato infatti era stata delineata una "zona B", molto ampia, che di fatto obbligava coloro che vanno per mare ad ammirare le Falesie solo da lontano, salvo completare l'iter per avere un'autorizzazione individuale. Il percorso per arrivare a questo risultato è stato lungo. Ad avviarlo era stato il Consiglio comunale di Duino Aurisina, con una delibera di un anno fa, alla quale era seguito il passaggio al Comitato tecnico-scientifico regionale per le aree protette, che doveva esprimere, come ha poi fatto, il necessario parere favorevole. «È stato un iter complesso - sottolinea Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina - ma alla fine abbiamo raggiunto lo scopo di garantire un nuovo approccio di tipo aperto che, pur nel rispetto dell'ambiente, non ostacoli la fruizione delle aree naturali, invertendo la vecchia impostazione di tipo chiuso, non adatta a tutte le aree protette, in quanto ostacolava gli utenti, senza vantaggi significativi per gli ecosistemi da tutelare».Nello stesso provvedimento si stabilisce anche l'estensione dell'area per l'arrampicata sportiva, che non sarà più limitata alle placche di Duino, ma comprenderà anche la cosiddetta "panza" dell'elefante di Sistiana. «Su questo fronte - aggiunge Pallotta - ho inteso accogliere le richieste delle due sezioni Cai di Trieste, XXX Ottobre e Alpina delle Giulie, fermo restando il divieto di arrampicata nel primo semestre di ogni anno, per favorire la nidificazione delle specie protette».È infine consentita la piccola pesca artigianale, nonché quella ricreativa dei cefalopodi per i residenti, per cinque anni, fermo restando un periodo di interdizione del prelievo per garantire gli obiettivi di ripopolamento ittico. «Esprimo il mio apprezzamento per l'obiettivo raggiunto - conclude il sindaco - e ringrazio chi ha collaborato, ribadendo in ogni caso che i valori e i princìpi di rispetto e tutela della biodiversità e degli habitat naturali rimangono obiettivi imprescindibili per la nostra comunità nell'ottica della valorizzazione sostenibile del nostro territorio».-

Ugo Salvini

 

Pesca di frodo svuota i fondali delle Brioni.

Il patrimonio ittico e' diminuito del 60%. L'allarme dell'istituto oceanografico di Spalato. Difficile catturare i trasgressori.

POLA. Da 11 anni a questa parte il patrimonio ittico nel Parco nazionale di Brioni è diminuito addirittura del 60%, come affermano gli studiosi dell'Istituto oceanografico di Spalato, e se non si corre ai ripari quanto prima, ben presto si arriverà a una situazione senza ritorno. Quali le cause del fenomeno? Risponde il biologo del parco Sandro Dujmovic spiegando che l'indice va innanzitutto puntato contro i pescatori di frodo che è difficile cogliere con le mani nel sacco a causa della legislazione alquanto lacunosa.«I pescatori fuorilegge li conosciamo bene, non sono molto numerosi però con la loro pesca sconsiderata arrecano danni enormi. Dispongono di imbarcazioni con motori di 250-300 cavalli e di radar molto sofisticati che segnalano subito l'avvicinamento delle motovedette della polizia o dei ranger del parco per cui si danno alla fuga in tempo utile», spiega il biologo. «Molte volte succede - aggiunge Dujmovic - che fuggendo lasciano in mare chilometri e chilometri di reti, una perdita calcolata per la quale dunque vale la pena rischiare. Qualcuno siamo riusciti a coglierlo sul fatto, però poi ha spiegato al giudice di esser sconfinato nelle acque del parco causa un guasto al motore, per cui era in balia delle onde e della corrente». Secondo Dujmovic ai ranger del parco bisognerebbe assegnare maggiori competenze come la possibilità di comminare sul posto multe più pesanti e il sequestro degli arnesi da lavoro. «Comunque la soluzione ideale per combattere il bracconaggio in mare - spiega il biologo - sarebbe quella di installare sui motopesca fuorilegge gli apparecchi Gps in modo da monitorarne continuamente i movimenti».Suggerisce inoltre una campagna di sensibilizzazione della cittadinanza a segnalare ai ranger o alla polizia la presenza dei motopesca nelle acque proibite. Ed è risaputo che le acque attorno alle isole Brioni abbondano o abbondavano di pesce pregiato come orate, branzini, sogliole, dentici, cefali che dunque rischiano di sparire. Di solito il pescato di frodo finisce nella cucina dei ristoranti più rinomati i cui proprietari pagano piuttosto bene. Però oltre all'uomo c'è un'altra causa della sensibile riduzione del fondo ittico. Una causa naturale, vale a dire il pesce serra uno dei maggiori predatori del mare che negli 15 anni ultimi anni si è spinto dall'Adriatico meridionale verso quelle settentrionale. «La presenza del pesce serra - spiega Dujmovic - è confermata dalle ferite sui pesci che sono riusciti a liberarsi dalla sua presa». «Ma non solo - continua - lo vede in azione anche il personale sulle piattaforme del gas, attorno alle quali c'era molto più pesce di adesso». Per il biologo comunque c'è ancora spazio di manovra per salvare il salvabile.

P.R.

 

 

Tra 10 giorni la tappa locale della Marcia per la pace - il tour mondiale

«Per il Doomsday clock siamo a un minuto e 40 secondi dalla mezzanotte e non siamo mai stati così vicini da quando, nel 1947, l'orologio è stato ideato»: così Fulvio Tessarotto, dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare, ieri al San Marco alla presentazione della tappa triestina della seconda Marcia mondiale per la pace, che tra gli attori principali vede Comitato Dolci e Associazione mondo senza guerre e senza violenza. Tra gli intervenuti Alexander Heber, vicepresidente dei Verdi carinziani, e il vicesindaco di Umago Mauro Jurman. Il programma prevede la prima tappa il 24 febbraio a Umago, per poi proseguire il giorno successivo a Pirano, mentre il 26 febbraio sarà la volta di Capodistria, Muggia, San Dorligo e Trieste. Numerose le iniziative in programma in città, dalla visita ai luoghi più significativi per la non violenza al parco di San Giovanni fino al flash mob in piazza Oberdan. Poi al Narodni Dom la conferenza "Guerra, ambiente e persone: convivenza possibile? ". Il 27 si ripartirà alla volta di Fiumicello.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 15 febbraio 2020

 

 

«Sì alle Rive libere dalle auto ma urgono park alternativi»

Confcommercio e Federalberghi: «I siti per la sosta possono essere periferici» La Fipe: «Servono posteggi contenitore da subito. E il solo Molo IV non basta»

Le categorie economiche promuovono la proposta del Comune di togliere i posteggi dalle Rive purché ne vengano creati altrettanti nei parcheggi contenitore. Confcommercio, Fipe e Federalberghi, seppur con qualche distinguo, approvano infatti il piano del sindaco Roberto Dipiazza e dell'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, che hanno annunciato che in concomitanza con l'avvio della stagione crocieristica e di Esof, quindi entro fine giugno, i circa 500 parcheggi che vanno dalla Capitaneria di Porto all'Acquario saranno trasferiti all'interno del Molo IV. Contemporaneamente all'approvazione della variante "Porto vecchio", presumibilmente entro aprile, verrà invece avviata la progettazione di un maxi park contenitore a più piani da circa mille posti e collegato in maniera importante con la città attraverso il bike sharing e i mezzi pubblici. Dipiazza ha anche rilanciato confermando che dopo la cessione dell'area dell'attuale Mercato ortofrutticolo verrà creato in zona un altro maxi parcheggio che consentirà di liberare tutto il lungomare anche se su questo fronte i tempi sono più incerti. «La cosa più importante per noi - spiega Franco Rigutti, vicepresidente vicario di Confcommercio - è che non diminuisca il numero di posti auto, ma che, anzi, possibilmente aumenti. Possono anche essere periferici purché siano ben collegati con il centro: ciò potrebbe anche far aumentare le zone pedonali, la cui creazione porterebbe a dei vantaggi economici dal punto di vista turistico e commerciale. Ribadisco però che i parcheggi devono essere ben collegati anche con i mezzi pubblici, e qui si dovrebbe creare quello scorrimento circolare degli autobus che molti auspicano». Anche secondo il presidente di Federalberghi della provincia di Trieste Guerrino Lanci «maggiori pedonalizzazioni darebbero maggiore respiro alla città, una scelta che sarebbe in linea con le grandi capitali europee. Per quanto riguarda i turisti i parcheggi possono anche essere più periferici visto che tendenzialmente preferiscono dimenticare l'auto. La "promenade" non dovrà però essere una tabula rasa, si dovranno pensare anche a dei servizi terzi e a una pista ciclabile, e in questo senso abbiamo stanziato delle risorse derivanti dalla tassa di soggiorno proprio per fare una progettazione strutturata». La presidente della Fipe Federica Suban parla a sua volta di un sì condizionato perché «dal punto di vista dell'estetica e del beneficio del turista sarà sicuramente positivo, ma servono parcheggi contenitori fin da subito. Con il solo ampliamento del Molo IV potrebbero rimetterci i locali tra piazza Unità e Campo Marzio, in particolare nel periodo invernale vista la distanza ragguardevole. Il trasporto urbano è inoltre complesso da utilizzare per una certa categoria di clienti che magari sono in abiti da sera o con tacchi importanti. Trieste ha una conformazione particolare e quindi bisognerà pensare a un qualcosa per il futuro che richieda anche un cambiamento culturale importante». E sulla possibilità di creare una pista ciclabile Luca Mastropasqua della Fiab Ulisse Trieste si dice chiaramente favorevole «almeno a livello concettuale. Prima di esprimere un parere completo però vorremmo vedere il progetto. Da parte nostra l'eliminazione dei parcheggi sulle Rive non può che essere positiva». Nessuna criticità invece al momento per la creazione di orari specifici per il carico e lo scarico della merce nei negozi o nei ristoranti, con gli operatori disponibili a sedersi al tavolo con il Comune.

Andrea Pierini

 

«L'idea è nostra ma oggi esistono le condizioni» - FAMULARI (PD) E GRIM (IV)

«Saremo le prime a vigilare e incalzare affinché il progetto di liberare le Rive dalle auto sia realizzato e resti permanente, anche dopo Esof. Già come componenti della giunta Cosolini abbiamo creduto in questa soluzione». Così la segretaria Pd e la coordinatrice di Iv, Laura Famulari e Antonella Grim. «Liberare le Rive - osserva Grim - è una scelta doverosa, soprattutto oggi che abbiamo l'occasione di ridisegnare la linea di costa dalla Sacchetta a Miramare». Famulari riconosce a Dipiazza «il merito di aver saputo raccogliere una nostra buona idea e attuarla. Oggi ha il vantaggio di poter disporre del Molo IV e degli spazi del recuperato Porto vecchio, restituiti alla città dal famoso emendamento Russo».

 

Bus senza più fermate: via Ghega ora è un caso - l'interrogazione del forzista Marini

I lavori di riqualificazione di piazza Libertà hanno avuto, come effetto collaterale, la soppressione della fermata dell'autobus di via Ghega, dove in precedenza facevano tappa le linee 24 e 30. Affinché il servizio sia ripristinato in tempi brevi Bruno Marini, consigliere comunale di Forza Italia, ha presentato un'interrogazione a Luisa Polli, assessore con delega a Traffico e Viabilità. «Adesso la 24 e la 30 corrono ininterrottamente dalla fermata di via Filzi, che fa angolo con piazza Sant'Antonio, fino a piazza Libertà, uno spazio enorme», afferma Marini: «Si tratta di un grave disagio per gli anziani e per chi ha difficoltà di deambulazione. La centralissima zona di piazza Oberdan, piena di uffici, rimane inoltre esclusa dal servizio. Il problema mi è stato segnalato non solo da tanti cittadini ma anche dagli stessi conducenti dei bus». Trieste Trasporti spiega che quella fermata, nello specifico, non è ripristinabile a causa della nuova viabilità, ma che si stanno valutando soluzioni alternative: a tal fine l'azienda ha chiesto a Comune e Regione di effettuare un sopralluogo congiunto e di procedere quindi alla riattivazione alternativa del servizio. L'assessore Polli tuttavia frena: «Stiamo ripianificando tutti i percorsi, in vista del contratto con la nuova società consortile del trasporto pubblico (Tpl Fvg, operativa dal prossimo primo maggio, ndr) e del Piano urbano della mobilità sostenibile, che sarà attivato contestualmente. In questo senso stiamo ripensando tutti i punti delicati, tenendo conto sia della sicurezza che della fluidità del traffico e puntando a ottimizzare il servizio. Vedremo».

Lilli Goriup

 

 

«Area a caldo chiusa, promesse mantenute» - L'INCONTRO DI SCOCCIMARRO CON "NO SMOG"

«Poche settimane alla chiusura dell'area a caldo. Un risultato storico, in linea con il programma di governo, conseguito anche grazie al lavoro della squadra di funzionari e dirigenti della direzione regionale competente». Questo il concetto espresso dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, che ha incontrato l'associazione "No Smog". L'incontro, si legge in una nota della Regione, «è servito anche per far visionare ai componenti del sodalizio "No Smog" tutti i documenti ufficiali di questi quasi due anni di percorso politico-amministrativo» sulla Ferriera. Nel corso della riunione, ancora, «l'amministrazione ha fornito ampie rassicurazioni sugli aspetti legati alla sicurezza».

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 14 febbraio 2020

 

 

Addio ai parcheggi sulle Rive entro luglio Cinquecento posti da trasferire in Molo IV

Comune al lavoro con Authority e Ttp per liberare il tratto fra Capitaneria e Aquario. L'obiettivo è riuscirci per Esof2020

Addio parcheggi sulle Rive, con i pedoni che a breve riconquisteranno completamente il tratto di lungomare dalla Capitaneria di porto fino all'Aquario marino. Il Comune, d'intesa con l'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale e Trieste terminal passeggeri, sta lavorando infatti al trasferimento di oltre 500 posti per la sosta a pagamento delle auto dalle Rive appunto al Molo IV, con l'obiettivo di renderlo definitivo già in occasione di Esof2020. Cioè per l'inizio del prossimo luglio. A confermare quella che ormai è molto più di una semplice intenzione è l'assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli: «Dobbiamo attendere il calendario definitivo degli arrivi delle navi da crociera. Se queste avranno una cadenza regolare e maggiore di una toccata alla settimana diventa assurdo togliere e rimettere i posti auto sulle Rive. Il lavoro che stiamo facendo è di aumentare gli stalli a disposizione in Molo IV, al fine di garantire lo stesso numero di posti totali liberando però dalle auto la zona fino all'Aquario». Quello di "liberare" le Rive è un obiettivo che il sindaco Roberto Dipiazza insegue da diverso tempo ed è in linea anche con il Piano del traffico approvato dalla precedente giunta comunale guidata da Roberto Cosolini e firmato dall'allora assessore Elena Marchigiani, un dettaglio sottolineato dalla stessa Polli per chiudere immediatamente a possibili polemiche politiche. «Quando completeremo il progetto sull'area del mercato ortofrutticolo (dopo il trasloco dello stesso, ndr) - rilancia Dipiazza -, con la costruzione pure di un maxi parcheggio, potremo pensare di togliere le auto in sosta anche da quella parte finale delle Rive creando una promenade bellissima con una pista ciclabile. Il più bel lungomare che ho visto è quello di Reggio Calabria che si affaccia sulla Sicilia: ecco, spero di riuscire a fare qualcosa di simile». In una prima fase i posti in Molo IV saranno a raso, «però - aggiunge l'assessore Polli - con l'approvazione definitiva della variante Porto vecchio da parte del Consiglio comunale, procederemo con la realizzazione di un grande parcheggio coperto nell'area, che ci consentirà di liberare in via definitiva le Rive creando un "polmone" in cui, chi arriva da fuori città e magari lavora in centro, potrà lasciare il mezzo per poi spostarsi a piedi, con il bike sharing o con i mezzi pubblici». Per arrivare all'approvazione della variante manca ancora una serie di passaggi tecnici, come ad esempio il parere della Regione. Dopo l'ok dell'aula, verrà redatto il progetto della struttura che prevede un migliaio di posti nell'antico scalo, incluso uno spazio per i pullman che, giocoforza, non troveranno più spazio dietro al Magazzino 26. In futuro e solamente dopo il completamento del Piano urbano della mobilità sostenibile, realizzato in collaborazione con i cittadini attraverso un sondaggio, si lavorerà anche a nuove pedonalizzazioni in centro città. Ma su questo aspetto c'è più cautela e la giunta non vuole creare disagi ai residenti. «Una cosa che introdurremo sicuramente - anticipa Polli - sono gli orari per il carico e lo scarico merci, come già in tantissime città. Questo per impedire che una corsia sia occupata dai furgoni nel momento in cui magari il centro è congestionato da chi deve andare al lavoro o portare i figli a scuola». 

Andrea Pierini

 

 

L'opposizione se ne va - Salta a Duino la seduta sul termovalorizzatore - lo scontro politico in consiglio comunale

DUINO AURISINA. Sono usciti in blocco dall'aula, facendo mancare il numero legale, obbligando così il sindaco Daniela Pallotta a sospendere immediatamente la seduta. Di questa clamorosa modalità, con la quale si è anzitempo concluso l'altro giorno il Consiglio comunale di Duino Aurisina, sono stati protagonisti, per protesta, tutti i consiglieri di opposizione, cioè Marisa Skerk e Massimo Veronese (Pd), Igor Gabrovec (Insieme-Skupaj), Elena Legisa (Rifondazione comunista), Vladimiro Mervic (Lista per il golfo) e Lorenzo Celic (M5S).La decisione degli esponenti del centrosinistra è maturata verso la fine della seduta, quando si è iniziato a parlare del delicato tema del rapporto fra industrializzazione e tutela dell'ambiente, con un chiaro riferimento al progetto del termovalorizzatore del Lisert. Sull'argomento avevano preparato una mozione i consiglieri Celic e Mervic da una parte e gli esponenti della maggioranza Puntar, D'Errico, Romita, De Vita, Pernarcich, Gruden, Spadaro, Milos e Ret dall'altra. Dai banchi dell'opposizione è stata manifestata più volte la volontà, vista l'importanza del tema, di arrivare a un testo comune. Dalla maggioranza è invece emersa l'intenzione di non derogare alla propria mozione. Ne è scaturito un vivace dibattito. A un certo punto, quando è parso evidente che non si sarebbe arrivati a una conclusione concordata, i consiglieri dell'opposizione, fatta una rapida conta, hanno optato per l'abbandono dell'aula, anche perché nelle file della maggioranza c'erano ben tre assenti, lanciando così il segnale che, senza la loro collaborazione, nessun testo sarebbe stato approvato. E così è stato.

U.Sa.

 

 

Disboscamenti selvaggi L'Ue a Bucarest: pronta procedura d'infrazione - ROMANIA NEL MIRINO

BUCAREST. Dietro la lavagna in attesa della possibile e più temuta punizione, l'apertura di una procedura d'infrazione Ue che potrebbe comportare anche sanzioni economiche. La Romania è finita nel mirino di Bruxelles causa il decennale problema del disboscamento selvaggio, in particolare nelle foreste vergini. Ad avvisare Bucarest è stata la Commissione europea, in una lettera ufficiale d'avvertimento alle autorità romene. La Commissione ha citato in particolare le «fragilità nella legislazione nazionale» romena, che «impedisce alle autorità di vigilare» in modo adeguato su «grandi quantità di legname tagliato illegalmente». Non solo: gli organi pubblici romeni che hanno la responsabilità di mantenere le foreste pubbliche sarebbero anche colpevoli di dare via libera a massicce operazioni di disboscamento legale, senza però prima valutare l'impatto del taglio degli alberi sull'ambiente, nel rispetto delle leggi europee. Impatto - così la Commissione - che è forte anche nelle aree protette, «in violazione» aperta delle direttive Ue sull'ambiente e gli habitat naturali. Ma Bucarest è nel mirino Ue anche perché non vigilerebbe sulla vendita del legname - business da 6 miliardi di euro - illegalmente abbattuto e poi smerciato all'interno del mercato comune europeo. La Romania avrà poco tempo per mutare registro: 30 giorni per sviluppare un piano accurato e risolvere un problema che è serio. La Romania è lo Stato Ue (esclusa l'area scandinava) con la più ampia superficie ricoperta da foreste vergini - oggi più di 500mila ettari boschivi su 7 milioni totali - boschi preziosissimi e habitat per specie protette. Ma dal 2000 al 2011, secondo Greenpeace, 360mila ettari sarebbero stati degradati o abbattuti, con 20 milioni di metri cubi di legname che "sparisce" ogni anno dalle foreste nazionali, tre ettari l'ora tagliati illegalmente. A partecipare al saccheggio spesso anche organizzazioni criminali che non hanno remore ad attaccare chi cerca di difendere le foreste romene. Nel 2019 sono state 16 le aggressioni contro guardie forestali di Romsilva, l'azienda pubblica che gestisce i boschi romeni, e due guardie sono rimaste uccise in agguati tesi dai "ladri di boschi". A provare a fermare il disastro l'anno scorso anche tre organizzazioni non governative - Agent Green, ClientEarth ed EuroNatur - che hanno presentato una denuncia alla Commissione Ue sollecitandola a muoversi per imporre a Bucarest un cambio di rotta, accusando la Romania di inazione e disinteresse intenzionale o meno al problema deforestazione illegale. La Commissione, si è visto, ha preso seriamente la denuncia.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 13 febbraio 2020

 

 

Tavolo della Prefettura: «La Ferriera si ferma entro la metà di marzo» - Verso lo spegnimento dell'impianto

«Le operazioni di fermata inizieranno con ogni probabilità nella prima quindicina di marzo». Stavolta è una nota ufficiale della Prefettura a ribadire il sempre più prossimo avvio dello spegnimento dell'area a caldo della Ferriera, precisando che «la durata dell'intero processo di spegnimento è fissata in tre settimane circa» e che «è già stata avviata una fase preparatoria allo spegnimento». Il comunicato viene diramato nel pomeriggio di ieri, al termine della riunione del tavolo tecnico coordinato dalla Prefettura, alla presenza del Comando provinciale dei Vigili del fuoco, del Comune, dell'Arpa, dell'Azienda sanitaria e dei rappresentanti di Acciaieria Arvedi e della Direzione centrale Ambiente della Regione. Le operazioni dovrebbero cominciare entro la metà di marzo «salvo ulteriori necessità tecniche». Lo spegnimento interesserà le batterie forni della cokeria e gli impianti sottoprodotti, l'altoforno, l'agglomerato, la macchina a colare e l'impianto di generazione vapore ausiliario. «Le fermate - prosegue la nota - dei principali impianti avverranno già nei primissimi giorni del processo a cui seguiranno le operazioni di messa in sicurezza degli impianti». I tecnici di Arpa, Azienda sanitaria e Vigili del fuoco hanno intanto effettuato martedì un sopralluogo «finalizzato a verificare - così la nota - se i presidi per la sicurezza dei lavoratori, i presidi ambientali e le misure di autocontrollo sono garantiti ed efficaci». Come già evidenziato dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, le procedure di spegnimento produrranno nelle ultime ore di funzionamento degli impianti effetti a livello di impatto ambientale e visivo. La conferma arriva anche dalla Prefettura, in riferimento ai rumori per l'apertura di valvole di sicurezza dell'altoforno e all'accensione delle torce di emergenza, «in concomitanza con lo svuotamento degli ultimi forni della cokeria e con la fermata dell'altoforno». Ad ogni modo, «per tutta la durata delle operazioni - dice ancora la Prefettura - verranno mantenuti attivi tutti i sistemi di monitoraggio e controllo ambientale previsti», mentre «l'azienda si è impegnata a dare comunicazione preventiva alla cittadinanza sullo stato di avanzamento dei lavori». Il tavolo si riunirà di nuovo lunedì 24, quando l'incontro sarà allargato anche ai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, come richiesto dai sindacati.

Diego D'Amelio

 

 

Un vero "salotto" sull'altipiano: cinque divani gettati nel bosco- caso di inciviltà a Gabrovizza

GABROVIZZA. Un set completo di arredamento per soggiorno formato da cinque divani: due di colore blu, due rossi e uno bianco. Se ne stava lì in mezzo bosco. Facile immaginare quindi lo stupore dei frequentatori del sentiero di Gabrovizza che conduce alla cosiddetta grotta dell'Orso di fronte trovandosi di fronte a quella scena quasi surreale. L'ennesimo gesto di inciviltà compiuto ai danni del territorio carsico, che ha spinto molti passanti ad allertare i nuovi "paladini" dell'altipiano: i volontari di Sos Carso. «Chi ha portato i divani sino a lì deve essere veramente pazzo. Parliamo di un luogo davvero scomodo e nascosto. Ad ogni modo, dopo aver ricevuto la segnalazione, abbiamo recuperati i divani che però da cinque sono rimasti "solamente" due, ossia uno rosso e quello bianco. Che fine hanno fatto gli atri? Forse saranno entrati a far parte dell'arredamento della casa di qualcuno attratto dalle foto sui social», commenta il cofondatore di Sos Carso Cristian Bencich. I due divani superstiti, con non poche difficoltà visto il peso e l'ubicazione, sono stati portati in discarica. Il sentiero che conduce alla grotta dell'Orso, identificata dal numero 7 del catasto regionale delle grotte, sito a meno di un chilometro a nord della località di Gabrovizza, nel comune di Sgonico, è tornato dunque ad essere pulito. Dopo questo blitz, i volontari di Sos Carso stanno organizzando la prossima uscita ecologica che sarà in programma domenica in coorganizzazione con gli scout del Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani) come conferma lo stesso Bencich: «Interverremo nella pulizia di una dolina sita in località Opicina. Una zona purtroppo in cui vi è una notevole quantità di vecchi elettrodomestici, copertoni di automobili e camion e altri rifiuti abbandonati negli anni come spesso purtroppo accade sul nostro amato Carso».

R.T.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 12 febbraio 2020

 

 

Parte il ricorso del Comune per abbattere la Tripcovich

Dovrebbe decollare in giornata alla volta di tre indirizzi ministeriali. Il ministero avrà tempo fino a metà maggio per decidere. Delegazione municipale a Roma

Il documento è pronto e, accomodatosi sulla scrivania del sindaco, attende solo l'autografo di Roberto Dipiazza. Poi da piazza Unità ne decolleranno tre copie destinate rispettivamente al segretario generale del MiBact, Salvo Nastasi, al direttore generale di archeologia-belle arti-paesaggio dello stesso ministero, Federica Galloni, alla dirigente del medesimo dicastero Alessandra Marino. Dunque, sul dossier Tripcovich il Comune ha scelto la strada no-Tar, preferendo quella del ricorso amministrativo prevista dall'art. 16 del Codice dei beni culturali (D.lgs. 42/2004).L'articolo 16 prevede, appunto, il ricorso al ministero contro la dichiarazione di interesse culturale «per motivi di legittimità e di merito». Il termine di presentazione è di trenta giorni, che dovrebbe scadere tra oggi e domani se il count-down è scattato dallo scorso 13 gennaio, quando la Soprintendenza Fvg ha "girato" al Municipio l'altolà ministeriale all'abbattimento dell'ex stazione delle corriere trasformata in teatro all'inizio del decennio Novanta. Il ministero si riserva novanta giorni per decidere e, qualora dovesse accogliere il ricorso, «annulla o riforma l'atto impugnato». Quindi, giorno più giorno meno, il MiBact avrà tempo fino a metà maggio per emettere il verdetto sulla sorte della Tripcovich: se sarà il Municipio a spuntarla, tempi serrati per bandire la gara necessaria ad affidare i lavori di abbattimento. Lorenzo Giorgi, assessore al Patrimonio, conferma la strategia comunale, che, per non cadere nello sbaglio autunnale, prevede di accompagnare la documentazione cartacea con un viaggio degli amministratori nella Capitale, dove rappresentare "de visu" in sede ministeriale le ragioni municipali favorevoli a omettere la Tripcovich dal paesaggio urbano. L'impostazione del ricorso rispecchia a grandi linee quanto già emerso. Si basa sul superamento del vincolo risalente al luglio 2006, in quanto è cambiato l'habitat nel quale è calata la sala/stazione: la Tripcovich copre i varchi di un Porto vecchio sdemanializzato e in parte aperto alla città. Piazza Libertà - insiste il ricorso - non è più lo scalcinato angiporto della stazione, ma è stata ripulita con un intervento complesso da quasi 5 milioni di euro che ha ridisegnato marciapiedi, traffico, trasporto pubblico, verde. Un contesto dove i begli edifici, che la circondano, possono essere apprezzati e valorizzati: tre di essi - palazzi Economo, Kallister, Panfili - sono vincolati dalla Soprintendenza. In Comune c'è consapevolezza che non si tratterà di un percorso in discesa: la lettera dell'11 dicembre, scritta da Federica Galloni al soprintendente Simonetta Bonomi per bocciare la richiesta di abbattimento, era piuttosto perentoria nei toni e negli argomenti. C'è poi un quesito procedurale: il Comune trasmette il ricorso a tre uffici, perchè in effetti l'art. 16 non specifica la competenza, ma quale sarà quello deputato alla decisione? -

Massimo Greco

 

 

In Dalmazia è morìa di pinne nobili spugne e mussoli - Esperti in allarme

Sparito ormai il 90 per cento dei bivalvi Situazione migliore in Istria e Quarnero

Pinne nobili, spugne marine, mussoli: tutti uniti da un comune e purtroppo avverso destino sui fondali meridionali e centrali dell'Adriatico (sponda croata). Negli ultimi mesi e anni si stanno verificando morie di queste tre specie che fino a non tanto tempo fa godevano di ottima salute, situazione che si è completamente capovolta, con l'eccezione delle acque quarnerine e istriane, dove il quadro è più che incoraggiante. Tomislav Saric, biologo del dipartimento di ecologia, agronomia e acquacoltura dell'Ateneo di Zara, è stato intervistato dalla Tv pubblica, rilevando che le pinne nobili o nacchere vengono mortalmente aggredite dall'Haplosporidium pinnae. Si tratta del microorganismo rinvenuto all'interno dei molluschi che, dopo averne colonizzato l'apparato digerente, distrugge le funzioni vitali del bivalve, specie endemica del Mediterraneo, che cresce fino a 120 centimetri di lunghezza e fin dal 1992 è tutelata in Croazia da legge molto severe. «Abbiamo un tasso di mortalità molto alto tra questi splendidi molluschi bivalvi, compreso tra il 90 e il 100 per cento - ha rilevato l'esperto - la nostra speranza è che il calo invernale della temperatura del mare possa arginare o fermare il fenomeno». Non è purtroppo così perché le notizie provenienti dai parchi naturali dell'isola di Lagosta e di Telascica (Isola Lunga) parlano di autentiche stragi, che non hanno risparmiato nemmeno un esemplare di pinna nobile. La stessa cosa avviene per la Spongia officinalis, da cui si ricavano le spugne da bagno. Anche in questo caso, i pescatori professionisti non possono fare altro che constatare i tanti esemplari senza vita, falcidiati probabilmente da qualche batterio o da parassiti. Devono essere gli esperti a stabilirlo, proponendo misure di risanamento nei confronti di una specie diventata tra i simboli della Croazia adriatica, tra i souvenir più apprezzati dai turisti. Che dire poi dell'Arca di Noé, noto altrimenti come mussolo, letteralmente sparito in vaste aree dei fondali dalmati, come ad esempio nell'isola di Brazza, dove non è possibile rinvenire neanche un esemplare. A detta dei biologi dell'Istituto spalatino di Oceanografia, ci sarebbe una specie di confine all'altezza di Zara, varcato il quale in direzione nord la situazione appare di gran lunga migliore. 

Andrea Marsanich

 

 

Tempeste di vento e terra che si riscalda Colpa del carbonio e dell'indifferenza

Se le emissioni di colpo si azzerassero ci vorrebbero almeno 45 anni prima di tornare ai livelli pre-industriali. Solo Greta e il Papa protestano

Uno spettro si aggira per il pianeta Terra, lo spettro del cambiamento climatico, ma nessuna delle potenze del vecchio mondo sembra aver compreso quanto grave possa già essere la situazione. E le persone illuminate che lo hanno capito si rassicurano pensando che non sarà domani e si domandano perché dovrebbero fare qualcosa se neanche gli scienziati sono d'accordo. Iniziamo dalle conseguenze. Incendi smisurati hanno portato sull'orlo della fusione il terreno permanentemente ghiacciato della Siberia, compromesso la ricchezza dei viventi, sapiens e non, in Amazzonia, liberato ingenti quantità di anidride carbonica e spinto verso l'estinzione i marsupiali australiani (per non parlare delle vittime). Questi roghi sono stati certo favoriti dalla siccità e dall'abbassamento delle falde idriche. Temperature calde come mai in passato hanno interessato tutto il pianeta, da Parigi (+43°C, mai registrati prima) a Biarritz, da Torino all'Antartide (record di +18°C, più caldo che a Roma), mentre tempeste di vento a 200 km/h flagellano il Nord del mondo e l'Italia settentrionale. Secondo l'Università di Oxford, entro il 2030 (nei mesi estivi) non si riformerà più la grande banchisa del Polo Nord, passando i ghiacci artici da più di 11 a circa 4 milioni di km quadri dal 1980. E la fusione dei ghiacciai terrestri porterà a un innalzamento del livello medio dei mari calcolato fra 1 e 10 metri nei prossimi trent'anni. Perturbazioni meteorologiche a carattere violento stanno diventando più numerose, più frequenti e avvengono anche al di fuori delle regioni e delle stagioni tradizionali. Tutto questo dipende dal fatto che fa più caldo e che il sistema atmosferico deve evacuare maggiori quantità di energia termica e regolare contrasti termici sempre più profondi. Gli scienziati non sono affatto divisi sul cambiamento climatico: tutti gli specialisti del clima sostengono unanimemente che stiamo assistendo a un cambiamento climatico anomalo e accelerato rispetto al passato. E che dipende dalle attività produttive dei sapiens. Se si calcolano le pubblicazioni scientifiche (unico terreno su cui si confrontano i ricercatori, che non hanno maggiore calibro se vengono intervistati dai media), si vede chiaramente che, su decine di migliaia di articoli pubblicati in riviste peer reviewed, solo alcuni non concordano sulle responsabilità degli uomini. Purtroppo l'audience di questa straminima minoranza (che in altre discipline neanche avremmo considerato), è amplificato da alcune personalità autorevoli e da una gran massa di siti e articoli (non scientifici) prezzolati dalle compagnie petrolifere. È curioso, però, che anche scienziati esperti in altre discipline discettino allegramente del ruolo del Sole o neghino il riscaldamento rilasciando interviste, non, invece, scrivendo articoli sulle riviste scientifiche che potrebbero certificare il loro dissenso. Il clima della Terra può variare solo per cinque motivi: irregolarità dell'orbita terrestre (che spiega le grandi glaciazioni del Quaternario), correnti oceaniche (che riscaldano, per esempio, maggiormente la Scandinavia), posizione dei continenti (il nostro emisfero ha più continenti e perciò è più freddo di quello australe), Sole (se è più caldo o più freddo) e presenza di carbonio in atmosfera. Ma possiamo considerare attualmente irrilevanti i primi quattro motivi, in quanto cambiano molto lentamente e addirittura perché il Sole raramente è stato così freddo. Rimane solo un motivo che può cambiare il clima sulla Terra oggi, ed è il carbonio in atmosfera. Ed è anche l'unico su cui i sapiens possono intervenire, non potendo certo influire sugli altri. Nonostante ci siano cicli naturali del carbonio che muovono 770 miliardi di tonnellate di CO2, il contributo degli uomini è significativo (30-40) e, soprattutto, interviene su sistemi all'equilibrio: la classica goccia che fa traboccare il vaso. La logica rafforza i numeri degli specialisti del clima. Bisogna sempre distinguere il tempo dal clima, ma ormai gli eventi meteorologici si ripetono così frequentemente da diventare climatici. Ed è inutile pensare che anche nel passato il clima cambiava: certo, ma solo alcune regioni alla volta e più lentamente. Oggi il cambiamento è globale e avviene in maniera più accelerata del passato, tanto che ogni anno che passa è ormai più caldo di quello precedente. Inoltre le previsioni delle tendenze climatiche di 15 o 10 anni fa si sono rilevate esatte, segno che i modelli fisici e matematici utilizzati erano corretti. Va poi rilevato che non stiamo soffrendo di tutto il potenziale negativo del cambiamento climatico, che è ancora di là da venire: il carbonio persiste in atmosfera per cento anni, dunque quello riversato in passato è ancora largamente attivo. Se oggi potessimo azzerare istantaneamente tutte le combustioni degli uomini e tutto quello che non è energia rinnovabile si fermasse, ci vorrebbero 45 anni perché la CO2 tornasse ai livelli pre-industriali (cioè attorno alle 350 ppm, oggi siamo a 415). Come a dire che la temperatura media continuerebbe ancora a salire per decenni prima di tornare al livello di oggi, perché l'inerzia dell'atmosfera è considerevole. Dunque il famigerato punto di non ritorno (il tip-point) rischiamo di vederlo negli specchietti retrovisori, lanciati a tutta velocità verso uno schianto che non procurerà alcun fastidio al pianeta, ma ai sapiens e ai viventi sì, riducendo drasticamente il nostro benessere e portando alla morte e alla migrazione forzata gli uomini della parte povera del pianeta. È davvero avvilente constatare che solo una ragazzina e un uomo vestito di bianco amplifichino le preoccupazioni degli scienziati, mentre tutti gli altri fanno finta di niente. 

MARIO TOZZI

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 11 febbraio 2020

 

 

«Una palestra di arrampicata al Gasometro del Broletto»

Il project financing da cinque milioni di euro presentato a Comune e Regione ipotizza un impianto all'avanguardia sui modelli di Stoccolma, Londra e Zurigo

Scalare il Gasometro del Broletto. È l'impresa verticale che si pone lo studio di Project financing della società Iblarei srl con un investimento stimato di cinque milioni di euro (2,5 pubblici e 2,5 privati). Il progetto è stato già presentato al Comune e alla Regione. «Ci è arrivata la proposta di una scuola di arrampicata», aveva confermato l'assessore Lorenzo Giorgi illustrando di recente l'iniziativa di aprire il Gasometro ad alcuni eventi (discoteca e concerto) per attrarre dei possibili investitori. In realtà un piano pubblico-privato di riutilizzo dello straordinario contenitore del Broletto abbandonato da decenni c'è già. Si tratta del "Gasometro Trieste Climbing" che vorrebbe trasformare lo storico edificio industriale nella sede di una palestra d'arrampicata sportiva d'avanguardia.«Quella pensata è una struttura sportiva senza eguali nel raggio di 260 chilometri, paragonabile in Europa solo ad altri tre casi di recupero di siti industriali, riqualificati appunto come impianti sportivi per l'arrampicata: Stoccolma (edificio industriale motori diesel), Londra (stazione di pompaggio acque) e Zurigo (gasometro)», illustra Alberto Ieralla, triestino, 53 anni, laureato in Economia e commercio, alpinista per passione, presidente del Collegio delle Guide alpine e titolare proprio della società Iblarei, proprietaria del progetto. Il Gasometro triestino ha un diametro di 42 metri, è alto 35 metri al centro e 20 metri alla spalla. La struttura interna per l'arrampicata - stando al progetto - sarà totalmente autoportante e quindi senza impatto sull'edificio storico, vincolato dalla Soprintendenza. Il piano economico del progetto "Gasometro Trieste Climbing" prevede 2,3 milioni per gli interventi di recupero e 2,5 milioni per la realizzazione dell'impianto sportivo. I muri interni d'arrampicata saranno alti tra i 13 e i 20 metri, omologabili anche agli standard delle gare olimpiche (visto che l'arrampicata sportiva è diventato una specialità a cinque cerchi). Si tratterebbe insomma di un'assoluta rarità nell'offerta italiana ed europea delle palestre di arrampicata sportiva. La palestra, che prevede anche l'impiego a tempo pieno di otto persone, potrebbe essere utilizzata anche dal Soccorso alpino e dai Vigili del fuoco per le esercitazioni di routine. Oltre ai muri per l'arrampicata (adatti alle discipline specialistiche "lead", "speed", "boulder"), gli spogliatoi e i locali di servizio per la palestra, il "Gasometro Trieste Climbing" conterrà bar, ristorante, negozi e aree dedicate ad altre attività come la "Fitness e Yoga room", il Centro wellness con spa e sauna.«Al di là delle attività indoor, certo fondamentali a soddisfare le esigenze del turismo sportivo anche nei mesi invernali - aggiunge il promotore Ieralla - sarà importante il ruolo che il nuovo Gasometro fungerà nel contesto cittadino: diventerà cioè un centro di riferimento per le attività outdoor, e un punto di partenza per arrampicate in falesia, escursioni, trekking a piedi e in bici. Per questo nel progetto è previsto un noleggio mountain bike». Del resto l'arrampicata a Trieste, che vanta una lunga tradizione di grandi nomi dell'alpinismo, è praticata nelle falesie della Costiera e del Carso, a Sistiana, sulla Napoleonica e in Val Rosandra. A Trieste arrivano "climber" provenienti dal Triveneto, dalla Lombardia, dal Piemonte e dal Centro Italia, oltre che da Slovenia, Croazia, Austria e Germania. Non mancano poi gli arrampicatori locali, che sono un numero tutt'altro che irrilevante: oltre ottomila, grazie alle due sezioni del Cai (seimila iscritti) e alle associazioni di arrampicata sportiva. Il numero dei "climber" è in crescita anche grazie all'aumento della pratica agonistica dell'arrampicata sportiva, divenuta come si diceva sport olimpico: in dieci anni la Federazione ha registrato un più 400% di iscrizioni con l'ingresso nel Coni. L'idea del "GasometroTrieste Climbing" è nata nella fucina dell'Università di Trieste nell'ambito del Protocollo d'intesa con il Comune che aveva affidato allo studente magistrale del Dipartimento di Scienze economiche Alberto Benericetti il compito di pensare a un progetto di recupero e valorizzazione del Gasometro del Broletto, che includesse anche un piano di fattibilità. Benericetti, sotto la guida del professor Giorgio Valentinuz, ha realizzato il progetto per conto dell'associazione di arrampicata sportiva "Mano Aperta".La società Iblarei, che ha acquisito il progetto, è già in contatto con partner internazionali ed è alla ricerca di soci per sostenere la realizzazione della palestra d'arrampicata al Gasometro del Broletto. Il piano finanziario prevede una concessione di 32 anni. Spetta ora al Comune dare una risposta pronunciando il fatidico "sisespol", ovvero l'hashtag preferito dell'assessore Giorgi, che riuscirebbe così a piantare la bandierina sul tetto del Gasometro. Un'impresa che non è ancora riuscita a nessuno.-

Fabio Dorigo

 

Il risiko immobiliare giocato su tre tavoli tra il Comune e la Cdp

L'ex caserma di via Rossetti, l'area di Campo Marzio, l'ex Manifattura Tabacchi: gli incastri tra campus scolastici e mercati all'ingrosso

Il triangolo no, nel 1978 Renato Zero non lo aveva considerato. Ma sono trascorsi da allora 42 anni e il Comune triestino lo ha preso in considerazione, in modo del tutto innocente. Un casto triangolo, o meglio una triangolazione, che ha come partner Cassa depositi e prestiti (Cdp), con cui da qualche anno il Municipio discute di importanti affari immobiliari senza però aver finora quagliato. Allora, tre le carte sul tavolo verde del business: l'ex caserma Vittorio Emanuele III in via Rossetti, l'area del Mercato ortofrutticolo in Campo Marzio, l'ex Manifattura Tabacchi vicino al Canale navigabile. Partite distinte ma connesse o meglio connettibili, come argomenta l'assessore all'immobiliare Lorenzo Giorgi, che illustra alcuni passaggi del risiko.Tutto parte dall'ex caserma in via Rossetti, un vastissimo compendio da 50.000 metri quadrati lordi, proprietà di Cdp che la stima 17 milioni di euro. Un anno fa si parlava di uno scambio con palazzo Carciotti, ma il negoziato non si è chiuso a causa delle quotazioni non coincidenti. Il Municipio è attratto dall'ex struttura militare perché è intenzionato a realizzare al suo interno un campus scolastico, che privilegerebbe l'insediamento delle succursali e degli istituti attualmente acquartierati negli edifici più fatiscenti. Gli stabili sono inseriti nel perimetro di via Rossetti, via Mameli, via Angeli, via Revoltella. Vengono considerati in discreto stato conservativo, di agevole trasformazione in chiave scolastica senza bisogno di stanziamenti troppo onerosi. Cdp sembra incline ad affittare, più che a vendere e si parla di una locazione annua attorno agli 800.000 euro, cifra ritenuta decisamente elevata dal Comune. E comunque, qualora si dovesse passare all'acquisto, largo Granatieri non intende prescindere dal diffalco dell'affitto versato. Qui passiamo alla seconda parte della triangolazione. Perché il Comune potrebbe considerare uno scambio con Campo Marzio, dove funziona l'ingrosso dell'ortofrutta: ma il valore di Campo Marzio ammonta ufficialmente a 26 milioni di euro, indicazione giudicata anch'essa fuori mercato. Quindi, l'operazione Rossetti-Campo Marzio deve essere calibrata onde evitare evidenti sperequazioni valutative. Terzo tassello: se Cdp accetta di intervenire su Campo Marzio con un importante investimento immobiliare, è lapalissiano che debba avere la disponibilità del terreno. In una città appassionata di storia come Trieste, il passato tende a non passare: rispunta l'ipotesi dell'ex Manifattura Tabacchi, proprietà di Fintecna, nella stiva di Cdp. Che potrebbe addirittura ospitare anche il Mercato ittico (oggi in affitto dell'Autorità portuale all'ex Gaslini), consentendo in questa maniera di risolvere due problemi con una sola mossa. E l'ex Duke, comprata per 1,2 milioni dall'Ezit in liquidazione allo scopo di accogliere l'ortofrutta? Andrebbe sul mercato. Quello immobiliare.

Massimo Greco

 

 

Muggia capitale del cicloturismo - Presenze su del 12% ma è mordi-e-fuggi

La cittadina rivierasca meta "slow" gradita da viaggiatori provenienti da tutto il mondo

È ancora boom per il cicloturismo a Muggia. I numeri di stima dei flussi del turismo in bicicletta sul territorio rivierasco nel 2019, forniti da Fabrizio Masi, fondatore di Viaggiare Slow, sono inequivocabili: rispetto al 2018 i cicloturisti sono aumentati del 12%. I dati sono stati raccolti rilevando fonti multiple: soggiorni registrati da PromoTurismo Fvg, tour operator italiani e stranieri, accessi all'Info-bike point di piazza Caliterna e i contatti ricevuti attraverso i canali Facebook e web www.viaggiareslow.it, www.viaggiarefree.it e www.parenzana.it. I numeri dei tour operator - tra i quali FunActive, GiroLibero, Jonas, Helia, Die Landpartie, e altre agenzie - sommati a escursionisti autonomi e gruppi nazionali e internazionali portano le cifre totali dei turisti in bici ad attestarsi (probabilmente per difetto) tra i 16.800 e i 17 mila all'anno, con un aumento complessivo tra il 12 e il 13% rispetto ai valori del 2018. Piuttosto chiare le direzioni: il 65% si muove in direzione Parenzana, il 30% lungo la costa in direzione Capodistria, il restante 5% seguendo altri itinerari. Altro dato interessante riguarda la crescita delle agenzie: ad oggi più di 15 tour operator nazionali e internazionali propongono nel loro catalogo viaggi con transito (alcuni con pernottamento) nel comune di Muggia. Un numero in aumento rispetto agli 11 del 2018. Ma da dove arrivano i cicloturisti? Il 35% dall'Italia, così ripartiti: 40% Triveneto, 15% Lombardia, 15% Emilia Romagna e il restante 30% da altre regioni italiane tra le quali spiccano Lazio, Piemonte, Toscana ed Umbria. Una grandissima fetta è data poi dai paesi germanofoni con l'Austria al 25% e la Germania al 15%. Seguono i paesi slavofoni al 15% con particolare riguardo per Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia ma anche Russia. Seguono poi vari paesi sparsi tra i quali anche Australia, Usa e Canada. Rispetto al 2018 il flusso di turisti stranieri è cresciuto circa dell'8%. I mesi con i maggiori afflussi? Settembre, agosto, luglio, ottobre e giugno. L'unico dato negativo riguarda, come già accaduto negli anni scorsi, la percentuale di coloro che soggiornano più giorni sul territorio. Seppur in leggero aumento, a fermarsi a Muggia almeno una notte è solo il 20-25% dei cicloturisti, che poi si sposta verso l'Istria. La cittadina rimane, almeno per ora, punto di passaggio e non di sosta.

R.T.

 

 

"Investigatori" del mare con uno smartphone

Iniziativa lanciata dall'Ogs con una particolare App: basta fotografare meduse, noci di mare, tartarughe e delfini e inviarle agli esperti

Vuoi aiutare i ricercatori a conoscere meglio il nostro Adriatico? Scarica sul tuo cellulare l'applicazione avvistApp e partecipa alla maratona di avvistamenti di organismi marini promossa dall'Ogs. Partita ufficialmente la scorsa settimana, è una sorta di caccia al tesoro che consente ai cittadini di essere protagonisti della ricerca scientifica. Gli indizi da ricercare sono meduse, noci di mare, tartarughe e delfini: una volta individuato uno di questi organismi basta scattare una foto geolocalizzata con lo smartphone e tramite avvistApp inviare la segnalazione ai ricercatori, che potranno utilizzarla per una mappatura delle specie marine che popolano le nostre acque. «L'app è stata pensata in particolare per mappare la presenza delle noci di mare (Mnemiopsis leidyi), una specie aliena fortemente invasiva che da alcuni anni sta creando parecchi problemi in Adriatico - ha spiegato Valentina Tirelli dell'Ogs presentando il progetto nello spazio di Trieste Città della Conoscenza -. Le noci di mare sono organismi gelatinosi che a prima vista potrebbero essere scambiati per meduse. In realtà sono ctenofori, animali non urticanti ma pericolosi per l'ecosistema. Sono carnivori incredibilmente voraci, che si nutrono di zooplancton, uova e larve di pesce, sottraendo così cibo prezioso agli altri organismi marini. Questa specie è stata inserita tra le cento specie aliene invasive più pericolose, perché può vivere a salinità e temperature molto diverse e ha una straordinaria capacità riproduttiva: è un'ermafrodita in grado di produrre in una notte migliaia di uova». Si parla di "specie aliena" perché Mnemiopsis leidyi è originaria delle coste atlantiche delle Americhe ed è giunta in Adriatico con le acque di zavorra delle navi. E' un ospite indesiderato che ha già causato danni nel mar Nero e nel mar Caspio e dal 2016 sta provocando problemi ai pescatori nella laguna di Grado e di Marano. Per questo motivo la Regione ha finanziato all'Ogs uno studio sull'impatto di questi organismi nell'Adriatico, al quale con questa maratona possono contribuire anche i cittadini. Come ogni gara che si rispetti, anche la maratona avvistApp, che si concluderà il 10 maggio, mette in palio tre abbonamento alla rivista National Geographic. Le premiazioni avverranno il 24 maggio, in occasione della conferenza Encounters in Citizen Science 2020, l'evento internazionale dedicato alla scienza partecipata che quest'anno si terrà per la prima volta a Trieste.

Giulia Basso

 

470

Sono le segnalazioni validate dal 12 luglio, giorno in cui avvistApp è entrata in funzione, a oggi: ogni segnalazione della cittadinanza viene infatti verificata dai ricercatori. Nel 57 per cento dei casi la segnalazione ha riguardato una noce di mare: per i ricercatori queste indicazioni fornite capillarmente dai cittadini sono molto preziose, perché aumentano in maniera significa i dati a disposizione per studiare lo stato di salute del nostro mare.

 

 

Cambiamenti climatici

Alle 18, alla XXX Ottobre in via Battisti 22, Dario Gasparo terrà una video conferenza sul tema dei cambiamenti climatici, che preluderà all'escursione guidata di domenica sulla salita al Monte Kojnik, in Ciceria.

 

Domani - Gas, infrastrutture e clima

L'Accri, insieme a Cevi, Cvcs e Aiab, organizzano - nell'ambito del percorso formativo "Semi di giustizia" - l'intervento dal titolo "Gas, grandi infrastrutture e cambiamenti climatici: quali implicazioni e quali prospettive per un futuro giusto e sostenibile ?". Relatrice Elena Gerebizza dell'associazione Re:Common. L'incontro si terrà domani, al Caffè San Marco a Trieste, alle 18

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 10 febbraio 2020

 

 

AMBIENTE - Fra Croazia e Bosnia sale l'allarme per l'inquinamento dei grandi fiumi

Dalle 800 mila tonnellate di rifiuti che ogni anno finiscono nella Drina, ai livelli di antibiotici segnalati nel Danubio.

BELGRADO. Quelli più piccoli, gli impetuosi ruscelli e torrenti di montagna, sono da anni nel mirino di investitori spesso senza scrupoli, che li irreggimentano per creare piccole ma distruttive dighe da sfruttare poi per la produzione di energia elettrica. Ma anche quelli più conosciuti non stanno troppo bene. Sono i fiumi dei vicini Balcani, il cui stato di salute appare assai precario, tra controlli carenti, spazzatura scaricata illegalmente, scarichi selvaggi e scarsa attenzione da parte delle autorità. Attenzione che resta invece alta da parte di ambientalisti e media locali, che negli ultimi mesi hanno lanciato allarmi ricorrenti sui problemi che affliggono i "giganti" dell'acqua balcanici. L'ultimo in ordine di tempo è l'Sos lanciato dal portale Birn, che è andato ad analizzare la situazione della Sava, in Croazia, che pure appare uno dei corsi d'acqua meglio conservati e più puliti della regione. Ma anche le acque blu della Sava, in particolare in aree a ridosso di Zagabria, nasconderebbero pericoli seri, come «livelli allarmanti di due comuni antibiotici, la azitromicina e la eritromicina», ha sostenuto il portale citando analisi di un locale team di esperti dell'autorevole Istituto Rudjer Boskovic. La causa del problema, secondo Birn, andrebbe ricercata a Savski Marof, cittadina dove sorge uno degli impianti di produzione di uno tra i maggiori produttori di farmaci in Croazia. Il livello di antibiotici in certe parti del fiume sarebbe infatti così alto da essersi trasformato in una «incubatrice per microbi resistenti agli antibiotici, immuni alle sostanze che dovrebbero» teoricamente distruggerli e dunque rappresenterebbero una diretta «minaccia alla salute umana». «Inquinando l'ambiente con alti livelli di antibiotici, rischiamo di far emergere nuove forme di resistenza nei patogeni», l'allarmata denuncia dell'esperto di biomedicina Joakim Larsson.Ma non c'è solo la Sava. Anche il grande Danubio - che tocca Vienna, Budapest e Belgrado - è risultato essere il fiume europeo più contaminato da antibiotici, ha svelato uno studio dell'Università di York, pubblicato l'anno scorso, mentre le analisi preliminari in corso per il prossimo Joint Danube Survey, uno dei più approfonditi studi regolari sulla qualità delle acque del fiume, hanno denunciato alti livelli di escherichia coli in Romania, Bulgaria e Serbia. E proprio per quanto riguarda la Serbia la sorpresa è relativa: nei giorni scorsi, infatti, la capitale Belgrado - che scarica tutto nella Sava e nel Danubio - ha annunciato in pompa magna un investimento da 270 milioni di euro per iniziare a creare il suo primo impianto di trattamento delle acque reflue. Nel frattempo, da Belgrado si continueranno a riversare 190 milioni di metri cubi di acque sporche ogni anno nei due fiumi, secondo stime del locale ministero delle Infrastrutture. Anche in Bosnia la situazione è seria. Nei mesi scorsi avevano fatto scalpore le immagini di una vera e propria "isola" galleggiante di rifiuti in navigazione sulla verde Drina, con stime che dicono di 800 mila tonnellate di rifiuti che finiscono ogni anno nel corso d'acqua che attraversa Montenegro, Serbia e Bosnia. Rifiuti che arrivano anche dal Lim, nel sud della Serbia, affluente della Drina che sta vivendo problemi simili, e dove i media che hanno parlato in questi giorni di «fiume trasformato in canale di scolo» a causa delle 70 discariche presenti solo nell'area di Prijepolje. E lo stesso, secondo ambientalisti e giornali locali, avviene in Bosnia, a Tuzla e zone limitrofe, luoghi in cui polvere di carbone finisce nei corsi d'acqua locali. E poi nella Borska Reka, in Serbia, che si getta nel Danubio, ancora nella Sava, presso Belgrado, per gli scarichi di una mega-fabbrica cinese. E ancora il canale Vrbas-Becej e tanti, troppi altri, avvelenati da scarichi senza controlli, fognature senza depuratori. E colpevole distrazione da parte delle autorità. 

Stefano Giantin

 

Nasce il comitato Muggiambiente per la difesa di alberi e animali

MUGGIA L'ambiente, a Muggia, ha un nuovo alleato: si tratta del comitato Muggiambiente, nato dallo stimolo di un gruppo di cittadini - una settantina finora gli aderenti -, che hanno a cuore temi quali «la protezione della fauna ittica e selvatica, la tutela degli animali di affezione, l'inquinamento ambientale e acustico e la salvaguardia degli alberi».Come gruppo di cittadinanza attiva, il comitato non solo si pone come obiettivo quello di proporre soluzioni al Comune, ma intende anche «offrire il proprio contributo su base volontaria per la pulizia e l'abbellimento delle aree di arredo urbano, come aiuole e rotonde, giardini di quartiere con giochi per bambini, aree verdi scolastiche e per cani, panchine, etc» si legge nella nota di presentazione dell'iniziativa, firmata da Giuliana Corica, una delle socie fondatrici assieme a Nelly Cosulich.«Anche l'inquinamento acustico è un tema sensibile nella cittadina - continua la nota -. Le disposizioni comunali spesso non vengono osservate e sono comunque insufficienti: seghe e motori durante domeniche e feste comandate, l'abbandono riprovevole di cani per 12 ore e più con conseguente latrare delle povere bestiole, ad esempio, tolgono non solo il riposo, ma anche la concentrazione alla cittadinanza, che richiede nuove normative sull'emissione di rumori». Tra i temi più sentiti da Muggiambiente, ci sono quelli del «risanamento ambientale» e del «miglioramento della qualità dell'aria nella cittadina, realizzabili anche mediante la piantumazione di alberi che assorbano le polveri sottili - precisa la lettera -. Il taglio improvviso degli alberi secolari del Teatro Verdi, di via Mazzini e via D'Annunzio, ma anche quello indiscriminato da parte di privati, ha preoccupato i cittadini. Riteniamo indispensabile - si legge nella nota di intenti - l'assunzione da parte del Comune di personale e in particolare di ditte qualificate nella conoscenza e potature dei nostri alberi».A detta del comitato, «Muggia viene depauperata sistematicamente da decenni, con la sua cementificazione, delle sue alberature urbane e periurbane, ad opera di decisioni di precedenti amministrazioni, ma anche per la mancanza di un regolamento comunale che gestisca il verde pubblico e privato».Il comitato, contattabile sulla pagina Facebook "S.o.s. Muggiambiente", si impegna «a segnalare le problematiche che affioreranno nel corso dell'anno, con la richiesta che il Comune avvisi in tempo i cittadini sulle decisioni in tema abientale, per poter così confrontarsi». 

 

 

Servola - Manifestazione contro l'abbattimento di alberi

Il Circolo Miani organizza, oggi alle 18, al circolo Arci "Falisca" di via Soncini 191, una manifestazione contro l'abbattimento di alberi e il degrado di giardini e zone verdi a Trieste.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 9 febbraio 2020

 

 

Prende forma la nuova Terrazza a mare Taglio del nastro previsto a metà aprile

Quasi finite le parti strutturali dell'ex Voce della Luna che avrà uno staff di 15 persone e funzionerà dall'alba a notte fonda

Dopo quasi due anni di lavori è iniziato il conto alla rovescia per l'apertura di Tam, la nuova Terrazza a Mare sul lungomare di Barcola. La struttura ormai ha preso forma. L'inaugurazione è prevista subito dopo Pasqua. «Il progetto è stato portato a termine come da autorizzazioni: le parti strutturali sono terminate, manca il rivestimento delle facciate e alcune rifiniture interne», spiega Tazio Di Pretoro, direttore dei lavori dello studio Metroarea che ha disegnato la realtà che dalle macerie dell'ex Voce della Luna ridarà dignità a quell'area. «Entro un mese il cantiere sarà finito, così come l'arredamento interno, - precisa l'architetto - e poi resteranno disponibili alcune settimane per attrezzare il locale di quello che serve per renderlo operativo». Passando a Barcola, si notano i progressi del cantiere anche se mancano le rivestiture delle facciate e i lavori sembrano ancora in alto mare. Invece, basteranno poche settimane per notare un forte cambiamento e vedere trasformarsi in realtà quel progetto che, già dal rendering presentato in fase di gara, aveva incantato molti triestini. Rispetto al locale che sorgeva lì in precedenza, i lavori che hanno portato alla costruzione della nuova realtà sono intervenuti persino sulle fondamenta, rinforzando anche i piloni sui quali poggia la terrazza. La piattaforma esterna e i gradoni sono stati alzati rispetto alla struttura precedete per prevenire i danni provocati dalle mareggiate che negli ultimi anni stanno mettendo sempre più alla prova quel lungomare. Il mal tempo dello scorso dicembre ha rallentato i lavori sulla parte esterna, ma il cronoprogramma ormai sta giungendo alla fase finale. La data dell'inaugurazione non è stata ancora individuata. Indicativamente sarà a metà aprile. Giusto in tempo per consentire allo staff di effettuare un periodo di rodaggio prima che scoppi l'estate e il locale venga preso d'assalto non solo dagli amanti delle tintarella e dagli habitué di Barcola ma anche da chi, passando in viale Miramare, si fermerà per un caffè o un aperitivo. Senza contare che in quel contesto si potrà pranzare, cenare, organizzare eventi. Tam aprirà all'alba per chiudere a tarda notte: insomma, le porte chiuderanno solo per un paio d'ore, quelle utili a fare le pulizie e risistemare la struttura per un'altra giornata pieno ritmo. Tra il rinnovato locale della famiglia Maracich al posto del Befed, la nuova gestione più modaiola di Sticco e la prossima apertura di Tam, l'estate a Barcola si prospetta a pieno ritmo. Tornando alla nuova Terrazza a Mare che vede la gestione affidata a Il Pane Quotidiano, avrà uno staff di 15 persone, coordinate da un direttore. Le selezioni sono iniziate già mesi fa. «Abbiamo già individuato gran parte della squadra, - spiega Sabrina Kraus, responsabile del Il Pane Quotidiano -. Le figure che abbiamo scelto stanno già lavorando nelle nostre strutture, acquisendo l'esperienza e la formazione idonea a lavorare in quel tipo di locale, e appena Tam aprirà verranno trasferite lì». La ricerca del personale - che lavorerà ovviamente su più turni visto l'ampio orario di apertura e viste anche le diverse declinazioni della struttura -, lascia però ancora qualche posizione libera: «Stiamo cercando ancora un barman e un cameriere con buona esperienza, - specifica la responsabile - i candidati possono inviare il loro curriculum a risorseumane@ilpanequotidiano.com». 

Laura Tonero

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 8 febbraio 2020

 

 

Rotatoria davanti al cimitero e nuovi posteggi in via Fianona

Con il prossimo intervento nell'area verrà realizzato anche il nuovo market targato Cadoro al posto dell'ex centro meccanografico della Cassa di Risparmio

Una nuova rotatoria per semplificare l'accesso all'area parcheggio del cimitero di Sant'Anna e la riqualificazione della zona dell'ex Cadavere in via dell'Istria, dove - in quello che era il centro meccanografico della Cassa di Risparmio di Trieste - aprirà il nuovo supermercato di medie dimensioni della catena Cadoro. La data dell'inizio dei lavori è ancora incerta, a breve il Comune firmerà il contratto con la società Prelios sgr che gestisce la maxi struttura all'interno del Fondo patrimonio uffici. In realtà sarà solo un passaggio intermedio perché entro maggio la stessa Prelios concluderà la cessione dell'edificio alla Parfina srl, società di Quarto d'Altino proprietaria dei 23 supermercati della catena Cadoro. Oltre alla rotatoria in via dell'Istria verrà creato anche un nuovo parcheggio in via Fianona, dedicato ai cittadini che si recano al cimitero e con degli stalli pure per i motorini che oggi vengono lasciati in modo "creativo" davanti all'ingresso monumentale di Sant'Anna. «L'obiettivo - spiega l'assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli - è quello di migliorare i servizi ai cittadini a fronte di un consumo del suolo pari a zero. Con la rotatoria andremo a creare anche degli attraversamenti pedonali a raso perché il sottopassaggio, recentemente riqualificato, non può essere utilizzato da tutte le persone, in particolare dai più anziani. Il costo del cantiere è di 650 mila euro e solo una piccola parte sarà a carico del Comune. L'intervento ci consentirà anche di recuperare la zona dell'ex Cadavere che è a forte rischio degrado». Le spese del cantiere saranno per la maggior parte a carico della Parfina, che contemporaneamente procederà alla creazione del nuovo punto vendita (il primo della catena in città) di medie dimensioni, quindi con una superficie compresa tra i 100 e gli 800 metri quadrati, al posto dell'ex centro meccanografico della Cassa di Risparmio che verrà abbattuto. Il centro venne inaugurato tra il 1974 e il 1975 e fu poi dismesso all'inizio del 2000: da allora - racconta chi abita nelle vicinanze - spesso si vedono entrare e uscire persone e non si sa cosa succeda all'interno. L'edificio è in totale stato di abbandono e dentro vi sono alcune aree con presenza di amianto. Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici, ricorda che «via dell'Istria è un asse viario di grande intensità di traffico e di attraversamenti e con questa opera andiamo a mettere in sicurezza la zona davanti al cimitero. Il vantaggio è che c'è una forte partecipazione del privato e stiamo concludendo un intervento con una procedura simile anche tra via Brigata Casale e Campanelle. Sono poi in fase di completamento la rotatoria di piazza Volontari Giuliani e quella tra le vie Marchesetti e Forlanini. Oltre agli interventi di manutenzione su strade e marciapiedi, andiamo quindi a realizzare opere che possano garantire maggiore sicurezza per pedoni e mezzi che percorrono le strade». -

Andrea Pierini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 febbraio 2020

 

 

Nasce la cabina di regia sullo stop all'area a caldo

Definita la road map in vista dello spegnimento di cokeria e altoforno Arvedi conferma la volontà di concludere le operazioni a metà marzo

Trieste. Fabio Scoccimarro, venerdì scorso, aveva chiesto al gruppo Arvedi il cronoprogramma della chiusura dell'area a caldo della Ferriera di Servola e la risposta è arrivata ieri. I tempi sono quelli annunciati: le operazioni partiranno entro fine febbraio e si chiuderanno verosimilmente tra la seconda e la terza settimana di marzo. Un lavoro dunque lungo circa una ventina di giorni, durante i quali sarà attiva una cabina di regia composta da Siderurgica triestina, Regione con l'assessorato all'Ambiente, Arpa, Vigili del fuoco e Azienda sanitaria. I passi definitivi verso la "fermata" erano stati resi noti proprio nella riunione della scorsa settimana in cui la proprietà informò di avere ordinato i componenti tecnici e gli impianti necessari ad avviare le procedure di disattivazione di cokeria, agglomerato, altoforno e macchina a colare. Ma l'assessore regionale all'Ambiente aveva insistito in merito alle tempistiche. Ed è stato ascoltato. «Dopo il tavolo convocato in assessorato e la lettera formale con cui si chiedeva alla società il cronoprogramma della "fermata" dell'area a caldo della Ferriera - la precisazione di ieri -, Acciaierie Arvedi ha presentato la documentazione richiesta comunicando che le procedure cominceranno entro fine febbraio». L'iter è dunque sostanzialmente definito. Gli uffici dell'amministrazione, fa sapere ancora Scoccimarro, «valuteranno la documentazione e la prossima settimana, come promesso, convocherò una conferenza stampa per spiegare cosa sta per succedere nello stabilimento siderurgico e gli eventuali inconvenienti che potrebbe comportare lo spegnimento dei vari impianti, anche se va ricordato che la società si avvale di esperti che già nel 2014 hanno spento la cockeria di Piombino, mentre a Trieste questo non avviene da oltre vent'anni».Saranno gli stessi tecnici in passato alle dipendenze della toscana Lucchini a gestire il protocollo, a partire dallo stop alle fiamme del nastro trasportatore dell'agglomerato, cui seguirà la fermata della cokeria e infine dell'altoforno, che potrebbe arrivare alla disattivazione nella prima metà di marzo. Secondo l'Arpa non mancheranno gli sforamenti, che saranno misurati attraverso le centraline di monitoraggio di Servola. Gli ultimi macchinari a spegnersi saranno quelli dedicati alla depurazione delle acque e le caldaie che producono il vapore che dalla Ferriera verrà inviato alla vicina Linde Gas, per ottenere l'azoto necessario a tenere in pressione e dunque in sicurezza gli impianti. Le informazioni di dettaglio giunte ieri, osserva ancora Scoccimarro, «sono un ulteriore tassello che si aggiunge allo scambio di lettere di agosto con i massimi vertici del gruppo Arvedi che porterà Servola a un'industria finalmente ecosostenibile. Adesso tutte le energie della Regione si concentreranno sul controllo di questa fase delicata e alla tutela del livello occupazionale con il contributo di tutti gli enti coinvolti nell'Accordo di programma». La seconda fase sarà poi quella della dismissione, in vista della quale andrà peraltro deciso l'eventuale passaggio di proprietà dei terreni all'Autorità portuale, con conseguente bonifica in capo a un soggetto diverso, individuato dalle istituzioni pubbliche. 

 

 

Dai treni in Carso ai fanghi di Grado i rebus ambientali al tavolo romano

Trasferta nella capitale per Scoccimarro ma sfuma l'atteso faccia a faccia con il ministro Costa. Presenti solo funzionari

TRIESTE. È un Fabio Scoccimarro soddisfatto a metà quello che esce dal ministero dell'Ambiente. L'assessore triestino avrebbe voluto un faccia a faccia con il ministro Sergio Costa e invece, ieri a Roma, si è dovuto accontentare dei funzionari. Nemmeno tutti presenti quando si è trattato di entrare nel merito di questioni ambientali «cruciali» per il Friuli Venezia Giulia. L'assessorato aveva anticipato via posta elettronica i temi all'ordine del giorno. Otto argomenti, con proposte di «partecipazione attiva» della Regione in particolare su mercurio e amianto. Ma le risposte sono state in buona parte interlocutorie per l'assenza dei responsabili di settore. Al tavolo erano presenti il capo segreteria tecnica del ministro Tullio Berlenghi, il funzionario Carlo Percopo e la dirigente della Divisione III bonifiche e risanamento Luciana Distaso. «Ringrazio ministero e staff - commenta Scoccimarro a fine incontro - ma contavo di incontrare almeno un delegato del ministro». Il primo punto ha riguardato il Sito inquinato di interesse nazionale di Trieste, con l'assessore che ha annunciato una prossima proposta di deperimetrazione per procedere al nuovo Accordo di programma (con garanzia che le attività avviate continueranno a essere finanziate dallo Stato), un passo successivo alla bozza inviata nei mesi scorsi in cui si chiede di modificare l'Adp del 2012 tenendo conto dell'intervenuta liquidazione dell'Ezit e della soppressione della Provincia. Preso atto che pure sul Sin Caffaro di Torviscosa prosegue il confronto sull'iter (Distaso ha assicurato «attenzione»), l'assessore ha quindi aperto la partita del mercurio. Troppo alte le concentrazioni, conseguenza dell'attività estrattiva della miniera slovena di Idrija, nel bacino idrografico dell'Isonzo. Precisato, in tema di dragaggi, di non avere avuto ulteriori informazioni dal ministero dopo quanto riscontrato a ottobre dalla Direzione Ambiente, Scoccimarro ha ufficializzato quindi il passo avanti della Regione che si offre come leader di un tavolo tecnico interregionale (la contaminazione da mercurio interessa anche Lazio, Toscana e Umbria) che, insieme alle Arpa, possa condividere con Roma un modello di gestione e una modifica normativa che estenda al mercurio le procedure previste per l'inquinamento diffuso. «Avremo un ruolo di primo piano - si sente di garantire Scoccimarro - nel contribuire a una nuova norma sui valori di fondo in modo da risolvere il nodo della gestione dei fanghi di Grado». Sul resto si è però proceduto quasi a una voce sola, con la Regione che ha ripetuto quanto già comunicato. Dallo scambio di osservazioni sulla bozza di Accordo di programma di fine dicembre sulla Ferriera si è passati alla questione della rimozione di amianto da scuole e ospedali, con Scoccimarro che ha denunciato come «del tutto insufficiente» l'assegnazione al Fvg di tre milioni statali (su un riparto nazionale di 385 milioni) in una regione in cui, basti pensare a Monfalcone, si riscontra una mortalità tra le più alte d'Europa. Anche su questo il Fvg avanza una proposta: prevedere un commissario regionale una volta raccolti i dati della mappatura dei droni. Insufficiente anche la risposta ministeriale sugli ultimi due punti. Questioni transfrontaliere su cui Roma si è limitata ad ascoltare. Scoccimarro ha comunque ricostruito l'iter del raddoppio della linea ferroviaria Divaccia-Capodistria, su cui la Regione ha espresso già nel 2013 parere non favorevole di compatibilità ambientale, trasferendo al ministero la preoccupazione per un'apertura dei cantieri che, nonostante il parere negativo anche della Commissione Via, sembra avvicinarsi. E ha infine citato le 135 mila tonnellate all'anno di rifiuti inceneriti nel cementificio Salonit di Anhovo, a una ventina di chilometri da Gorizia, con presumibile connessione con l'alta incidenza in zona del mesotelioma. L'Arpa Fvg, in forza di una convenzione con l'Arso (l'Agenzia ambientale slovena), ha chiesto così informazioni sullo stato delle autorizzazioni, nonché sui dettagli impiantistici, compresi i presidi ambientali e i monitoraggi effettuati. Casi aperti, avverte l'assessore, «che rischiano di compromettere la salute e l'ambiente della Val Rosandra e di Gorizia».

Marco Ballico

 

Duino, primo sì al Piano antenne. Ma è polemica

Il sindaco Pallotta: «Evitati gli impianti "selvaggi" ovunque». L'opposizione: «È mancato un confronto con la cittadinanza»

DUINO AURISINA. Approvazione con vivaci polemiche ieri mattina a Duino Aurisina, da parte della Commissione comunale Ambiente, del nuovo Regolamento locale per l'installazione di stazioni radio base per la telefonia mobile. Da un lato il sindaco Daniela Pallotta ha parlato di «un testo che sarà a tutela di tutti e inibirà l'installazione di antenne in ogni luogo, convergendo su luoghi previsti. Se non lo avessimo approvato il testo le società di telefonia avrebbero avuto campo libero». Un concetto, questo, sottolineato anche dalla presidente della Commissione Chiara Puntar, capogruppo di Forza Duino Aurisina, partito guida della coalizione cittadina di centrodestra: «Abbiamo ascoltato varie voci - ha ribadito - e confermato quanto già inserito nel documento visto e condiviso con l'opposizione».Dall'altra parte della barricata, però, si è registrata una dura critica, in particolare, della capogruppo di Rifondazione comunista Elena Legisa, che ha puntato il dito contro il metodo utilizzato dalla maggioranza per arrivare al Regolamento, che mercoledì approderà per l'approvazione definitiva in Consiglio comunale, dopo - per l'appunto - il passaggio di ieri in Commissione: «In un sistema democratico - ha sottolineato Legisa con forza - non si può approvare un Regolamento che riguarda tutti, in quanto la collocazione delle antenne si riflette sulla salute delle persone, senza prima averne discusso in un contesto aperto alla popolazione, in modo da mettere chiunque nella condizione di esporre le proprie ragioni. Avevo chiesto a suo tempo che si facesse precedere l'approvazione del Regolamento da una pubblica assemblea, per sentire il parere della gente, le osservazioni, le critiche, le proposte. Questo esecutivo invece - ha concluso Legisa - ha agito, come al solito, senza tenere conto dell'opinione dei cittadini». Le ha replicato la stessa Puntar, ricordando che la Commissione di ieri era «aperta a tutti» e che «comunque il Regolamento è suscettibile di modifiche». Una spiegazione che non ha certamente soddisfatto Legisa. Facile prevedere, a questo punto, una vivace discussione in aula prima del voto finale. Discussione alla quale non mancherà di fare sentire la sua voce Lorenzo Celic del M5s: «Anch'io avrei preferito un confronto preliminare con i cittadini - ha sostenuto il rappresentante pentastellato - e invece la maggioranza ha optato per un'altra soluzione. Modificare il Regolamento dopo la sua prima approvazione mi sembra alquanto difficile».-

Ugo Salvini

 

Ok all'adesione al Patto dei sindaci contro i gas serra

La Commissione Ambiente, ieri, ha detto sì anche all'adesione del Comune di Duino Aurisina al Piano d'azione per l'energia sostenibile (Paesc), il documento redatto dalle amministrazioni che sottoscrivono il cosiddetto Patto dei sindaci impegnando le singole municipalità a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2. Il Patto dei sindaci è un'iniziativa sottoscritta dalle città europee che puntano per l'appunto ad abbattere la produzione di gas serra in scia ai dettami comunitari. «L'adesione del nostro Comune al Patto - così il sindaco Daniela Pallotta - costituisce un elemento di orgoglio, perché conferma la nostra volontà di dare un'impronta "green" al nostro territorio». Più critico Lorenzo Celic, dal M5s: «Non basta l'adesione del nostro piccolo Comune per garantire una politica a favore dell'ambiente- ha osservato il pentastellato - perché siamo circondati da aree fortemente industrializzate. È la Regione che deve intervenire in prima persona».

(u.sa.)

 

 

E' tempo di potature all'Aperitivo verde - oggi

Oggi alle 18, in via XX Ottobre 8/A, torna l'Aperitivo verde, un momento light dove incontrare persone accomunate dallo stesso interesse per il green. A ogni incontro c'è un ospite che in maniera molto leggera introdurrà un argomento di discussione. Oggi continueremo a parlare di orti in città e presenteremo le potature. Ormai la stagione è quella giusta, e possiamo cominciare a pensare alle potature delle nostre piante. Accompagnare un albero nel suo sviluppo di crescita richiede rispetto e ascolto. Anche tra membri dello stesso genere, c'è diversità di sviluppo e di messa a fiori. Il compito del potatore è di adeguarsi alle caratteristiche di ogni specie e di ogni varietà, sostiene l'organizzatrice Tiziana Cimolino. Verranno presentati gli eventi e i corsi specifici organizzati dalle associazioni e dalla cooperativa sociale Oltre i grembani per imparare a fare questa attività nel modo corretto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 6 febbraio 2020

 

 

Validatrici "hi tech" sugli autobus Il Tar ribalta la gara da 1,5 milioni

Consentiranno di pagare il biglietto con la carta di credito: accolto il ricorso della seconda classificata

Il Tar ribalta l'esito della gara da quasi un milione e mezzo di euro per le nuove macchinette emettitrici e validatrici "hi tech" da installare sugli autobus che daranno la possibilità di pagare il biglietto con carta di credito. Un passo avanti verso un'era in cui la validazione meccanica "classica" sarà solo un ricordo. Accolto il ricorso (avvocato Flavia Pozzolini) dell'azienda fiorentina Aep Ticketing Solutions, già fornitrice storica di Trieste Trasporti, presentato contro la Spa triestina e nei confronti della vincitrice della gara, la marchigiana Pluservice. Quest'ultima era risultata prima nella graduatoria con 85,88 punti, Aep seconda con 83,79. Il collegio giudicante presieduto da Oria Settesoldi ha sentenziato che Pluservice andava esclusa dalla gara e ha deciso l'annullamento del provvedimento di aggiudicazione, disponendo il subentro di Aep nell'appalto. L'offerta della vincitrice è stata ritenuta dal Tar, in parte, «artificiosa» e «fittizia». Scontata, a questo punto, la decisione di Pluservice di impugnare la sentenza, contestando il giudizio del Tar: nei prossimi mesi, dunque, secondo "round" davanti al Consiglio di Stato. Anche Pluservice è già partner di Trieste Trasporti: fornisce la piattaforma del nuovo servizio a chiamata. Il capitolato scomponeva la gara in varie voci e a essere contestata è l'offerta economica riguardante il costo annuale necessario a garantire per i cinque anni dell'appalto la sicurezza informatica delle nuove validatrici, aspetto molto importante visto che il software di funzionamento è collegato al circuito bancario e deve risultare impenetrabile. Per le voci "costo del canone annuale del Saas (il software ndr)" e "costo del canone annuale di manutenzione per i requisiti di sicurezza informatica", Pluservice aveva offerto 0,01 euro (un centesimo) mentre Aep aveva proposto rispettivamente 42.500 e 8.530 euro. Una differenza di 51 mila euro. Secondo il Tar «appare evidente - si legge nella sentenza - che un'offerta così congegnata dissimulava il vero intento di ottenere il massimo punteggio previsto per tali componenti dell'offerta economica (4 punti più 3 punti) e di conseguire, quindi, un decisivo vantaggio sulle altre concorrenti che sono state precipitate tutte, in virtù della formula matematica adottata dal capitolato speciale, a zero punti». Il fatto che «l'amministrazione abbia sottoposto, poi, l'offerta economica della controinteressata (Pluservice ndr) a verifica di anomalia e che essa si sia risolta favorevolmente - aggiunge la sentenza -, non sposta la censurabilità dell'offerta così congegnata, perché altro è la sostenibilità complessiva dell'offerta, altro è la sua formulazione artificiosa e fittizia che, oltretutto, rivela come la controinteressata non investirà alcunché in Saas e manutenzione per i requisiti di sicurezza informatica». Inevitabile che a fronte di questo giudizio "tranchant" Pluservice proceda col controricorso. Trieste Trasporti resta quindi in attesa del pronunciamento del tribunale amministrativo di secondo grado. «La differenza di circa 50 mila euro, su una fornitura che vale più di un milione, è irrisoria - rimarca il responsabile comunicazione Michele Scozzai -. La commissione di gara ha operato correttamente e che vinca un'azienda o l'altra per noi è del tutto indifferente: l'unica cosa davvero importante, per quanto ci riguarda, è far partire quanto prima il progetto di innovazione che permetterà, fra l'altro, l'acquisto di biglietti a bordo con carta di credito. Un minuto dopo che il Consiglio di Stato si sarà espresso, Trieste Trasporti farà partire il contratto».

Piero Tallandini

 

Scarica la app, paga e parti Il bike sharing in tre mosse

Successo immediato per il nuovo servizio di due ruote a noleggio. Il meccanismo è rapido ed economico. Unica pecca la difficoltà nell'estrarre i mezzi dai supporti

Il sole splende, il quadro meteo è clemente. È il giorno ideale insomma per testare e mettere alla prova BiTS, il nuovo servizio di bike sharing a stazioni fisse del Comune di Trieste, inaugurato ufficialmente da qualche giorno in diverse piazze del centro. il primo passo - La scelta cade sugli stalli di piazza Oberdan. Il primo passo è la registrazione. Il metodo più semplice è con lo smartphone. Si scarica la app gratuita e si inseriscono i propri dati e il numero della carta di credito, che servirà per la prima ricarica obbligatoria, di 3 euro. Chi vuole usare la tessera cartacea, deve richiederla invece online, su www.bicincitta.com, e arriverà a casa in pochi giorni, al costo della spedizione, pari sempre a tre euro. Per ogni noleggio i primi 30 minuti sono gratis. La schermata sul telefonino indica subito quante bici e quanti posti vuoti sono disponibili negli altri stalli del servizio e quanto distano pedalando. Un'indicazione utile, in particolare per i turisti che puntano a esplorare Trieste magari fermandosi in diverse tappe. la prova - È arrivata l'ora di staccare la bici dal supporto. Sempre sullo smartphone si sceglie il numero di uno dei vari stalli, che inizia a suonare. La colonnina emette prima alcuni "bip" lenti e poi più rapidi. È il segnale che la due ruote è pronta. A questo punto chi sceglie la card, dovrà posizionarla sopra la colonnina e le modalità saranno le stesse. L'operazione è molto semplice e richiede pochissimi minuti. Unica pecca, staccare la bici dalla colonnina si rivela un po' faticoso. Un ragazzo a poca distanza non riesce nell'intento. Ma è solo perché le attrezzature sono nuove. I mezzi A disposizione ci sono sia biciclette tradizionali sia quelle a pedalata assistita. Per un giretto nel centro cittadino basta quella classica, ma per chi prevede anche qualche salita più impegnativa, il supporto del modello elettrico si rivela fondamentale. Il tempo di regolare il sellino e sistemare la borsa nel cestino in dotazione, e si parte, lungo via Trento Ottobre, piazza Sant'Antonio, privilegiando le aree pedonali, scegliendo alle volte anche alcuni tratti di strada. Al passaggio della bici la gente si ferma e chiede se la novità funziona e le modalità di utilizzo. Anche alle fermate del bike sharing sono tanti i curiosi che osservano da vicino il cartello con le informazioni, leggendolo con attenzione, o guardano le bici. Il ritorno alla base - Dopo una ventina di minuti si torna alla base, in piazza Oberdan. La pedalata cittadina non costa praticamente nulla. Per consegnare la bici basta rimetterla a posto, semplicemente inserendola in una qualsiasi colonnina libera, attendendo i tre "bip" di conferma. Una ragazza lo sta facendo in modo agevole. «La prendo in piazza Hortis - spiega - e vengo qui in pochi minuti, lavoro in zona, è molto comodo, e l' ho fatto anche per uscire alla sera, anche non ce n'erano molte». Attenzione a controllare che la bici sia sempre fissata correttamente a fine utilizzo. Il segnale acustico confermerà il posizionamento giusto, a conclusione del noleggio. il traffico - Osservando anche gli altri punti presenti in città, il via vai di utenti è già molto vivace. Ieri a metà giornata molti mezzi erano in giro: nella stazione di piazza Hortis era disponibile una sola bici, quattro davanti alla Marittima, sei al Teatro romano, cinque alla stazione dei treni, tre vicino al Rossetti. Fate attenzione però se gli stalli sono occupati. È vietato lasciare le biciclette al di fuori delle ciclostazioni. Meglio quindi dare un'occhiata alla mappa sul telefonino, che in tempo reale indica quali sono i posti liberi. Ogni colonnina inoltre riporta una lucetta verde, che indica il funzionamento corretto della stazione e del mezzo inserito. In caso contrario si accenderà una spia rossa. Gli utenti Il servizio è riservato ai maggiorenni, farà fede la data di nascita obbligatoria in fase di registrazione. Le bici sono a disposizione 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per qualsiasi informazione aggiuntiva o per eventuali problemi da segnalare, sono a disposizione alcuni numeri, per telefonare o per scrivere un messaggio via whatsapp. Chiamando quello esposto sui cartelli accanto alla bici, la risposta è immediata e chiara. E sui social arrivano anche i primi commenti dei triestini che si sono spostati in città pedalando. Alcuni sottolineano come sia già necessario potenziare BiTS breve, mettendo a disposizione ulteriori bici e creando, vista l' immediata risposta positiva da parte di triestini e turisti, nuove postazioni anche in altre parti della città come la zona dell'Università, San Giovanni, Roiano e largo Barriera. 

Micol Brusaferro

 

Il cartello ingannevole sull'acquisto della card

Il cartello presente in ogni stazione indica che chi si vuole munire della card, può farlo acquistandola nelle rivendite autorizzate. In realtà l'unico modo per ordinarla è attraverso il sito di riferimento. Solo prenotandola lì sarà poi possibile riceverla a casa. La tessera infatti non viene venduta in città. La soluzione più veloce resta comunque l'app sullo smartphone.

 

«Passo importante ma ora si amplino le zone pedonali»

«Grazie al servizio di bike sharing, da oggi Trieste è una città un po' più europea». Così commenta l'avvio del progetto l'associazione di volontariato "ProgettiAmo Trieste", secondo cui «l'intervento è davvero significativo per la mobilità triestina, in particolare per il centro città, rivolto a cittadini e turisti. Questa azione risulterà ancora più incisiva se si procederà alla completa pedonalizzazione di via Trento, importante percorso di raccordo tra la stazione centrale e Piazza della Borsa. È già presente in questa via una pista ciclabile, ma l'attuale traffico ne rende difficile l'utilizzo da parte dei residenti e dei turisti».«Comunque guardiamo il bicchiere mezzo pieno - conclude l'associazione -: la mobilità triestina si avvia ad una nuova fase di sviluppo».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 5 febbraio 2020

 

 

Ferriera, dalla fine di febbraio cassa integrazione per 477

Il gruppo Arvedi ha scritto alla Regione chiedendo l'avvio della procedura Le perplessità di Rosolen per l'accelerazione senza Accordo di programma

Il gruppo Arvedi ha attivato le procedure per l'avvio della cassa integrazione per i lavoratori della Ferriera. I dipendenti coinvolti saranno 477 sul totale di 580: rimarranno esclusi i 66 operai interinali impiegati nel laminatoio fino a fine mese e che non potranno godere degli ammortizzatori sociali, mentre altre 37 unità resteranno in servizio full time per garantire i servizi di portineria e sorveglianza, ma anche una serie di attività tecniche e impiegatizie che dovranno continuare anche dopo lo spegnimento dell'area a caldo. Facendo seguito alla firma dell'accordo raggiunto con Fim, Uilm, Failms e Usb (firmato successivamente anche dalla Fiom), l'azienda ha inviato alla Regione la richiesta di avviare la procedura di «consultazione sindacale relativa alla richiesta di trattamento straordinario di integrazione salariale per riorganizzazione aziendale a seguito del processo di dismissione dell'area a caldo». La lettera parla di «un massimo di 477 lavoratori per un prevedibile periodo di 24 mesi con decorrenza presumibile dal 24 febbraio». La data non è dunque ancora sicura e non fornisce certezze rispetto all'avvio dello spegnimento dell'area a caldo. L'indicazione ad ogni modo tradisce l'ottimismo dell'azienda sulla possibilità di arrivare in meno di una ventina di giorni all'intesa con l'Autorità portuale sulla cessione dei terreni, cui le istituzioni hanno subordinato la firma dell'Accordo di programma, che potrebbe dunque essere sancito entro la fine del mese. Gli uffici della Regione decideranno stamattina la data dell'incontro per l'accordo sulla cassa fra sindacati e azienda, che l'assessorato al Lavoro sottoscriverà come previsto dalle norme. L'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen manifesta però tutti i suoi dubbi: «La Regione farà la propria parte, com'è ovvio, ma rimane la perplessità su un'accelerazione dei tempi che a questo punto non tiene conto delle indicazioni che potranno arrivare dall'Accordo di programma in merito a tutti i futuri asset di produzione». Rosolen avrebbe insomma preferito che le cose si mettessero in moto dopo la firma dell'Accordo di programma, per il quale mancano per ora nuove convocazioni a Roma. La cigs chiesta per la Ferriera serve infatti ad accompagnarne la riorganizzazione e non la chiusura: si basa dunque su un piano industriale che non è stato ancora sancito dal patto fra azienda e istituzioni, al cui interno verrà anche recepito l'accordo sindacale accettato con il 59% dei voti favorevoli da parte dei lavoratori. Dopo gli accordi intercorsi fra sindacati e proprietà, la cassa integrazione verrà maggiorata dall'azienda con 2,35 euro lordi all'ora. Un lavoratore a zero ore mensili potrebbe fruire di un'aggiunta di circa 400 euro lordi e arrivare a superare i 1.000 euro netti, che oltrepasserebbero i 1.300 per lavoratori che trascorreranno la riqualificazione metà in cassa e metà al lavoro, grazie alle rotazioni che l'azienda si è detta intenzionata ad assicurare ai dipendenti. A breve la Regione convocherà inoltre i lavoratori interinali dell'area a freddo, cui è stato nel frattempo prolungato il contratto fino alla fine di febbraio. La giunta Fedriga è infatti in procinto di avviare i colloqui nei Centri per l'impiego, in modo da stilare i profili dei lavoratori in scadenza e proporre loro percorsi di formazione e ricollocamento. 

Diego D'Amelio

 

I sindacati - La Uil garantisce: «Nessun addetto lasciato a zero ore»

«Non ci saranno lavoratori a zero ore, a meno di richieste volontarie». Lo spiega il segretario provinciale della Uilm Antonio Rodà, assicurando che «a tutti sarà garantito uno zoccolo minimo di lavoro per ridurre il disagio economico». Il sindacalista sposta poi l'attenzione sulla sicurezza: «Spero si arrivi al cronoprogramma di chiusura, perché i lavoratori segnalano il costante deterioramento degli impianti. Chiediamo al prefetto di coinvolgerci nei tavoli di monitoraggio». Thomas Trost, Rsu in quota Fiom, sottolinea che «la data del 24 non c'entra con le procedure di spegnimento, ma serve ad attivare la cassa prima dello spegnimento, che viene indicativamente previsto per metà marzo».

 

 

Discarica abusiva in via Peco, multe e denunce

La Polizia locale ha pizzicato quattro cittadini e i dipendenti di tre ditte edili mentre gettavano rifiuti. Sanzioni da 2.400 euro

Materiali di risulta abbandonati in mezzo alla natura. Siamo in via Peco, all'altezza della superstrada, a Borgo San Sergio. Una discarica a cielo aperto, una delle tante seminascoste dalla vegetazione. Diversi cittadini avevano segnalato di recente le mosse di alcuni "furbetti" che, senza rispettare le normative vigenti, depositavano in zona ogni genere di rifiuto. In base a queste segnalazioni, dopo attente e dettagliate indagini, il Nucleo di Polizia ambientale della Polizia locale è riuscito a risalire a sette soggetti, responsabili appunto di aver lasciato, proprio in quel punto, di tutto e di più: quattro sono risultati privati cittadini, cui sono state comminate multe per un totale di 2.400 euro. Avevano depositato svariati rifiuti provenienti dallo svuotamento di cantine e soffitte. Tre invece sono le ditte edili, i cui responsabili sono stati denunciati. I fatti contestati si riferiscono al mese di dicembre e ai primi giorni di quest'anno, quando gli agenti hanno eseguito una serie di controlli nella zona di via di Peco, piccola e nascosta stradina di campagna. I privati sono stati sanzionati ai sensi del Regolamento comunale per la gestione dei rifiuti urbani con un verbale di 600 euro ciascuno, con l'obbligo della rimozione a proprie spese di quanto abbandonato. Diversa sorte, come si è detto, per le tre ditte di ristrutturazione: la legge prevede infatti che lo smaltimento dei rifiuti da parte di una società debba essere effettuato da personale autorizzato e iscritto all'Albo nazionale gestori ambientali, e che i rifiuti vengano conferiti in centri specializzati riservati alle imprese. Un servizio che per le ditte edili che devono smaltire i rifiuti è a pagamento. Proprio per risparmiare, alcune aziende preferiscono così il fai-da-te, lasciando in giro per il Carso o in angoli riparati, di notte e di giorno, i rifiuti. Il Testo Unico dell'Ambiente del 2006 fa scattare la denuncia penale. Plaude all'intervento Giorgio Cecco di FareAmbiente: «Si tratta di una situazione cronica e segnalata da molto tempo. Ricordo molto bene l'intervento di sensibilizzazione con la pulizia effettuato dai nostri volontari insieme ai i consiglieri circoscrizionali nel 2017. Ora è importante continuare con i controlli e tenere alta l'attenzione qui e in altre zone». E a questo proposito la Polizia locale ha specificato che si adopererà attivamente per contrastare il fenomeno con adeguate risorse umane e mezzi tecnologici. Ieri infatti via Peco era nuovamente invasa da mattonelle, mobili, stendini e caldaie.-

Benedetta Moro

 

 

Tossine fuorilegge nei "pedoci" - Divieti a Sistiana e al Villaggio

Acido okadaico oltre i limiti: proibite la raccolta e la commercializzazione È il secondo stop dopo quello imposto a Muggia dalla presenza di idrocarburi

DUINO AURISINA. Scatta il divieto di raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo dei molluschi bivalvi vivi estratti dalle acque delle zone di produzione di Sistiana (Ts 09) e Villaggio del Pescatore (Ts 11) fino a quando non risulteranno ripristinate le condizioni di idoneità biologica. Un nuovo stop ai "pedoci" delle acque triestine, dopo quello recente di Muggia, arriva ora dalla referente della Struttura complessa Igiene degli alimenti di origine animale dell'Azienda sanitaria Paola Devescovi. Visto il riscontro analitico ufficiale relativo alle zone di raccolta di Sistiana e del Villaggio del Pescatore, attraverso il riscontro dei dati del 30 gennaio, che evidenziano una positività quanto a presenza di biotossina algale liposolubile Dsp (Diarrethic shellfish poisoning) con un tenore di acido okadaico maggiore rispetto ai limiti di legge, e visto anche il preventivo fermo volontario per allerta ambientale emanato dalla Cogiumar il giorno seguente, sempre a causa della presenza superiore ai limiti di acido okadaico, l'Azienda sanitaria - appunto - ha ufficialmente sospeso in modo temporaneo e cautelativo raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo dei molluschi bivalvi vivi estratti dalle acque delle due zone di produzione "incriminate" fino a quando non risultino ripristinate le condizioni di idoneità biologica. L'acido okadaico è una tossina che tende a concentrarsi principalmente nell'epatopancreas dei molluschi ed esercita i suoi effetti sugli esseri umani adulti provocando diarrea, nausea, vomito e dolore addominale. I sintomi iniziano a manifestarsi da 30 minuti fino ad alcune ore dopo l'ingestione di molluschi contaminati per scomparire spontaneamente nel giro di tre giorni. Per ora - dunque - saranno consentite esclusivamente le operazioni di gestione degli allevamenti fatte a bordo delle imbarcazioni. Inoltre i produttori interessati sono tenuti a mettere in atto le procedure di ritiro del prodotto raccolto e spedito a far data dal prelievo dei campioni (28 gennaio) e di trasmettere le apposite informazioni alla rete di commercializzazione ai fini dell'attivazione del sistema di allerta, fatta salva l'attivazione delle procedure di fermo volontario. Nel frattempo continua a vigere l'ordinanza parallela di divieto di raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo dei molluschi bivalvi di Muggia in seguito allo sforamento delle concentrazioni di idrocarburi, benzo(a)pirene in particolare. Ancora ignote le cause che hanno portato alla scoperta di questa sostanza cancerogena nei "pedoci" muggesani.

Riccardo Tosques

 

Meduse, tartarughe e "noci" aliene - Con una app scatta il monitoraggio - domani la presentazione

Meduse, noci di mare e persino tartarughe e delfini... Vi è mai capitato di avvistarne uno? La prossima volta che vi succede e avete il cellulare sottomano, scattate una foto e inviala con avvistApp, la app gratuita per il monitoraggio marino. Aiuterete i ricercatori a conoscere meglio il mare, imparando allo stesso tempo cose nuove sugli organismi che vivono nel Mediterraneo e in particolare nell'Adriatico. Partecipando alla "Maratona avvistApp", da domani al 10 maggio potrete anche vincere un premio: in palio tre abbonamenti alla rivista National Geographic. La maratona di avvistamenti con avvistApp è un'iniziativa promossa dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale-Ogs che tiene conto del prezioso contributo dei cittadini nell'ampliare le conoscenze sul nostro mare. La maratona verrà inaugurata ufficialmente domani alle 18, allo spazio Trieste Città della conoscenza, con un intervento di Valentina Tirelli, ricercatrice dell'Ogs, che illustrerà il progetto e la app al pubblico. La maratona terminerà appunto il 10 maggio. Il 24 maggio, in occasione della conferenza Encounters in Citizen Science-Ecsa2020 che quest'anno si terrà a Trieste, verranno premiati i partecipanti che avranno inviato il maggior numero di segnalazioni. Uno dei focus di ricerca di Ogs in questo momento è per esempio il monitoraggio della presenza in Adriatico della noce di mare (Mnemiopsis leidyi). A prima vista la noce di mare potrebbe sembrare una medusa, ma in realtà non lo è. È uno ctenoforo e, sebbene non sia urticante, può rappresentare un serio problema per l'uomo e per l'ecosistema marino: è un vorace predatore di zooplancton e di uova e larve di pesce ed e è tra le 100 specie invasive più dannose al mondo. Dall'estate 2016 la noce di mare forma enormi sciami (bloom) anche in Nord Adriatico, creando serie difficoltà al settore della pesca nella laguna di Grado e Marano. I dati raccolti con la Maratona avvistApp serviranno anche a seguire l'invasione della noce di mare durante i mesi più freddi dell'anno, quando questo animale sembra (solo apparentemente) scomparire. Maggiori info su www.avvistapp.it, www.triesteconoscenza.it e www.inogs.it/it/content/noce-di-mare.

 

 

Rovigno, sospesi i lavori in porto per il "trasloco" delle pinne nobili

Dopo l'Sos del Centro di ricerche marine l'Autorità portuale ha istituito un team che ha prelevato la colonia a rischio per riposizionarla altrove

I lavori di costruzione del porticciolo comunale di San Pelagio in zona Valdibora, a Rovigno, hanno subito una brusca battuta d'arresto imposta dal Centro di ricerche marine dell'Istituto Ruggero Boscovich. Il motivo? C'era da salvare la ricca colonia di pinne nobili che rischiava di essere devastata dai macchinari utilizzati nelle operazioni in mare, spostandola fuori pericolo, in uno specchio di mare più tranquillo. L'Sos è stato raccolto dall'Autorità portuale il cui direttore Donald Schiozzi ha messo in piedi una task force per portare a termine l'operazione. Della squadra hanno fatto parte 25 sommozzatori del Club subacqueo "Rovigno", i vigili del fuoco e i dipendenti della stessa Autorità portuale. Il team ha prelevato con delicatezza dal fondale del bacino di San Pelagio, su un'area di circa 600 metri quadrati, circa 300 pinne nobili vecchie - hanno rilevato gli esperti esaminandone le dimensioni - di 40 e più anni, oltre ad altre più recenti. Le pinne nobili, riposte in cassette, sono state trasportate su un gommone nella baia di Val de Lesso per essere poi sistemate sul fondale, in un ambiente del tutto nuovo, "abitato" finora soltanto da qualche esemplare.Lungo la costa rovignese questi bivalvi, endemici del Mar Mediterraneo, sono ancora molto numerosi e non si avvertono nell'area segnali di spopolamento, a differenza di quanto accade nell'Adriatico meridionale e centrale dove risultano in via di estinzione. In Croazia le pinne nobili sono rigorosamente tutelate dalla legge, con forti sanzioni per chi infrange il divieto di estrarle dal mare.Salvata dunque la colonia, possono ora riprendere i lavori di costruzione del porticciolo, resosi necessario per fronteggiare la crescente domanda di ormeggi da parte dei residenti e che contribuirà ad alleggerire la pressione sul porto Andana, nel centro cittadino, dove le barche sono ormeggiate ora perfino in "quinta fila". La nuova struttura portuale si estenderà su 33.080 metri quadrati. Il progetto comprende la costruzione di una diga frangiflutti lunga 142 metri. --P.R.

 

 

Scuola Addobbati - Il Nobel Giorgi discute di clima con gli studenti

Venerdì nell'auditorium della scuola media Addobbati, il Nobel Filippo Giorgi parlerà di cambiamenti climatici ai ragazzi delle terze. Giorgi è il direttore della sezione di Scienze della Terra del Centro di fisica. Dal 2002 al 2008 è stato membro del Comitato esecutivo (dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), che nel 2007 ha vinto il Premio Nobel per la Pace.

 

Sbarca ad Aurisina il Patto dei sindaci Ue contro i gas serra - la commissione in agenda domani

DUINO AURISINA. Il Piano d'azione per l'energia sostenibile (Paesc) e il Regolamento per la distribuzione sul territorio dei ripetitori delle compagnie telefoniche. Sono questi gli argomenti di cui si discuterà domattina, nella sala del Consiglio del Municipio di Duino Aurisina, in sede di Commissione Ambiente. L'appuntamento è stato indetto dalla presidente della Commissione Chiara Puntar. «Il Paesc - spiega - è un documento redatto dai comuni che sottoscrivono il cosiddetto Patto dei sindaci, per dimostrare in che modo le singole amministrazioni comunali intendono raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2. Il Patto dei sindaci - aggiunge la stessa Puntar - è un'iniziativa sottoscritta dalle città europee che si impegnano a dare una risposta agli obiettivi della politica energetica comunitaria in termini di riduzione, appunto, delle emissioni di Co2. L'amministrazione di Duino Aurisina vi ha già aderito - conclude la presidente della Commissione Ambiente - e domani ho invitato a partecipare anche alcuni ingegneri di Area Science Park per approfondire il tema». Il nuovo Patto dei sindaci integrato per l'energia e il clima era stato presentato dalla Commissione europea nel 2015 e i firmatari si erano impegnati ad agire per raggiungere, entro il 2030, l'obiettivo di ridurre del 40% le emissioni di gas serra e ad adottare un approccio condiviso. L'adesione al Patto rappresenta dunque, per gli enti locali, un'opportunità per ridurre le emissioni nel proprio territorio garantendo così una maggiore sostenibilità ambientale e cogliendo le opportunità economiche che ne derivano.

Ugo Salvini

 

Duino Aurisina - Arriva in aula il "no" al termovalorizzatore

DUINO. Sarà ancora battaglia sul termovalorizzatore del Lisert mercoledì prossimo, in occasione del Consiglio comunale a Duino Aurisina. Due consiglieri di opposizione, Lorenzo Celic (M5S) e Vladimiro Mervic (Lista per il golfo), hanno presentato una mozione nella quale chiedono al sindaco di impegnarsi «affinché si pongano in essere le modifiche necessarie alle proposte contenute nel Piano del porto di Monfalcone e nella Variante al Prgc di Monfalcone, con le quali prevedere esplicitamente l'impossibilità di realizzazione di nuove aree industriali, logistiche e portuali sulle attuali zone umide e sullo specchio acqueo del golfo». In sostanza, i due consiglieri ritengono che il Piano del porto e la Variante «incidano negativamente sul rispetto delle norme fondamentali di carattere ambientale».

U.S.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 4 febbraio 2020

 

 

Ferriera, al via il tavolo tecnico che seguirà lo spegnimento

Oggi la proprietà presenterà il piano in quattro fasi per la dismissione dell'area a caldo Sarà l'Arpa a coordinare tutti i controlli a Servola

Non c'è ancora una data certa e non esiste neppure un piano definitivo di dismissione. In ogni caso la chiusura dell'area a caldo della Ferriera di Servola dovrà avvenire in tutta sicurezza. Il tavolo tecnico per lo spegnimento dell'impianto siderurgico di Servola, chiesto dall'Azienda sanitaria, si è costituito ieri in Prefettura e si riunirà ogni settimana per monitorare ogni fase dell'operazione. Il prossimo incontro è stato già fissato per mercoledì 12 febbraio alle 16.Al vertice sulla sicurezza, convocato dal prefetto Valerio Valenti dopo gli appelli dei sindacati e i due incidenti registrati la scorsa settimana, erano presenti l'azienda, il Comune (con il sindaco Roberto Dipiazza), l'Arpa, i Vigili del fuoco e l'Azienda sanitaria. Oggi l'azienda, in mano ad Arvedi, illustrerà il piano con le quattro fasi delle procedure di disattivazione di cokeria, agglomerato, altoforno e macchina a colare. La fermata completa richiederà fra le tre e le quattro settimane, durante le quali sarà attivo il tavolo tecnico. «C'è piena disponibilità dell'azienda a collaborare con i vari soggetti preposti a monitorare queste fasi ovvero Vigili del fuoco, azienda sanitaria e Arpa», spiega il prefetto: «Il tavolo sarà gestito dall'Arpa che avrà il coordinamento tecnico degli accessi all'impianto di Servola. L'obiettivo è verificare che tutto si svolga secondo le procedure concordate. Non devono essere in alcun modo compromessi i livelli di sicurezza per i lavoratori».Alla Prefettura spetta il compito di comunicazione all'esterno delle verifiche effettuate nelle varie fasi . «Vogliamo garantire la massima trasparenza da qui fino alla data in cui verranno spenti definitivamente gli impianti», spiega Valenti. La data precisa non si conosce ancora. «È stata indicata dall'azienda tra la fine del mese e metà marzo», aggiunge il prefetto. Arvedi, comunque, ha comunicato che la produzione è già scesa al 70%. É stato anche affrontato il tema delle manutenzioni in relazione agli ultimi incidenti. «Va precisato che sono stati incidenti di modesta entità. In un caso si è trattato di un evento straordinario che sarebbe potuto accadere in un qualsiasi momento. Nell'altro caso invece c'è stata una certa negligenza. Non si può ascrivere a una carenza di manutenzione ordinaria. L'azienda tuttavia ha ammesso che in questa fase gli investimenti sono concentrati sulla fase di spegnimento e chiusura piuttosto che sulla manutenzione ordinaria, dando ragione a quanto sollevato dai sindacati». Soddisfazione anche dall'Azienda sanitaria. «È molto positivo che si sia costituito il tavolo tecnico», spiega Antonio Poggiana, direttore generale dell'Asugi: «Noi daremo tutto il supporto necessario per gestire l'attività di spegnimento nelle condizioni di massima sicurezza».

Fa.Do.

 

 

Piazza Libertà in via di restyling battezza il bike sharing triestino

Dipiazza, il vice Polidori e l'assessore Polli hanno inaugurato davanti alla Stazione ferroviaria la novità della "bici condivisa". Partenza a tariffe low cost per incentivarne l'utilizzo

Trieste ha il suo bike sharing. Il progetto della "bici in condivisione", iniziato nel 2012, ha visto la luce ieri a mezzogiorno in una piazza Libertà avvolta nella nebbia e assediata dai cantieri. Si chiama BiTs il sistema di bike sharing pubblico realizzato nell'ambito dei "Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile - Pisus" per un valore 390 mila euro attraverso fondi messi a disposizione da Regione Friuli Venezia Giulia e Comune di Trieste. All'attesa partenza di fronte alla Stazione ferroviaria sono arrivati in molti. La prima pedalata è stata del sindaco Roberto Dipiazza, seguito a ruota dal vicesindaco Paolo Polidori e dall'assessore comunale al Territorio, Urbanistica e Ambiente Luisa Polli. A illustrare l'iniziativa è stato il direttore commerciale di BicinCittà Gianluca Pin: «L'obiettivo è quello di sviluppare una mobilità sostenibile, in grado di promuovere la cultura degli spostamenti a piedi e in bicicletta per contrastare l'inquinamento urbano e per offrire una servizio di mobilità green ai turisti che visitano la città». «Green» e «sostenibile» sono le parole chiave di BiTs.In questa prima fase del progetto sono dieci le stazioni attivate ubicate in punti strategici per la mobilità cittadina come appunto piazza Libertà (Stazione), piazza Oberdan, Teatro Romano, Stazione Marittima, piazza Hortis, Stazione Rogers, Barcola, Teatro Rossetti, via Cumano (musei), Park Bovedo. In questi punti sarà appunto possibile prelevare e depositare le biciclette. Trieste non arriva certo prima al traguardo della "bici condivisa". BiTs fa parte di BicinCittà, il più esteso network di bike sharing pubblico italiano presente in oltre 100 comuni. Gli utenti potranno usufruire dei servizi di BiTs tramite il sito web www.bicincitta.com e, soprattutto, attraverso la nuova App BicinCittà. Un'operazione semplice, ma prima bisognerà registrarsi, creare il proprio account e acquistare un abbonamento e utilizzare l'App stessa anche per prelevare e riconsegnare la bicicletta nelle diverse stazioni. In questa prima fase sperimentale pedalare con BiTs è estremamente conveniente: tutti i viaggi sotto i 30 minuti sono gratuiti e, per festeggiare l'avvio del nuovo servizio, fino al 30 giugno si potrà acquistare un abbonamento semestrale al prezzo simbolico di tre euro. «In un momento di cambiamenti nella mobilità cittadina, è con grande orgoglio e soddisfazione che diamo avvio al servizio di bike sharing nella città di Trieste», l'annuncio orgoglioso di Polli: «L'obiettivo di questa giunta è di incentivare al massimo l'utilizzo del bike sharing da parte dei cittadini, ma anche dei turisti, avvicinandoli così a una mobilità sostenibile e condivisa».Tocca poi al sindaco tessere l'elogio del bike sharing triestino con inevitabile coinvolgimento del vicino Porto vecchio: «Questa amministrazione comunale - così Dipiazza - è molto attenta al tema della mobilità nelle sue più differenti declinazioni. Relativamente alla mobilità in bicicletta tutti gli interventi che stiamo portando avanti in città tengono conto di questo sempre più diffuso mezzo di spostamento. La nuova viabilità in Porto Vecchio è probabilmente l'esempio più evidente. A tutto ciò si somma l'esponenziale crescita in termini turistici. Dovere di una buona amministrazione è anche quello di offrire sempre maggiori e migliori servizi a tutte le persone che vivono la città, avendo attenzione all'ambiente ed alla sicurezza. Questa nuova iniziativa di bike sharing va in questa direzione». Una direzione confermata dall'assessore che, a margine dell'inaugurazione, annuncia pure l'apertura di due nuove stazioni di bike sharing in funzione proprio dello sviluppo di Porto vecchio e dell'arrivo di Esof2020. «Da evidenziare ancora - conferma Polli - che, nell'ambito del progetto Civitas Portis, in particolare nella misura "Promoting soft mobility", il Comune di Trieste amplierà e migliorerà ancora il sistema di bike sharing attraverso l'installazione di ulteriori due ciclostazioni nelle aree del Porto vecchio, in prossimità del Polo espositivo museale, nell'area antistante i magazzini 27 e 28 e vicino alla rotatoria di accesso da viale Miramare, che sono già state autorizzate dalla Soprintendenza».Dalla "pedalata condivisa", insomma, non si torna indietro. «A giugno faremo un bilancio dell'iniziativa e apporteremo i correttivi» spiega il responsabile Pin. E probabilmente cambieranno anche le tariffe. Ma fino allora si potrà pedalare a spese del Comune. O quasi. 

Fabio Dorigo

 

Giro d'onore affidato al sindaco che "raggela" le piste ciclabili

Per il primo cittadino e la giunta le priorità sono altre: «Non è detto che servano tutti questi percorsi dedicati. Va affrontato anzitutto il problema sicurezza»

«Sono nato in bici». Matematico. Il sindaco Roberto Dipiazza non si tira indietro. E inforcata la bici a pedalata "muscolare" (non quella assisitia) del bike sharing di BiTs si fa due giri attorno al giardino di piazza Libertà doppiando il vicesindaco Paolo Polidori e l'assessore competente Luisa Polli. «Fantastico. Bellissimo». Il sindaco "nato in bici" non vuole però sentire parlare di piste ciclabili. «Tipo Campo Elisi», sbotta alla domanda piovuta il giorno dell'inaugurazione in una piazza Libertà che è ancora un cantiere. Il riferimento è alla ciclabile da 400 mila euro stoppata all'inizio del terzo mandato proprio da Dipiazza («Un progetto demenziale»). Come dire: lasciamo perdere. Le promesse ciclabili dell'attuale amministrazione sono in fase di profondo ripensamento. Il Pi-greco immaginato dal precedente assessore Elena Marchigiani per Trieste rischia di restare sulla carta, altro che costante matematica. «Non è detto che servano tutte queste piste ciclabili», abbozza a sua volta l'assessore Polli: «Vanno bene anche zone promiscue come è il marciapiede davanti alla Stazione. Stiamo valutando. Certo c'è un problema di sicurezza da affrontare». Una questione che sta a cuore anche al sindaco. «Sono troppi che girano senza luci la sera o che pedalano con le cuffiette. Tipo quelli che portano le pizze», aggiunge il sindaco con il pensiero rivolto ai rider. Eppure il programma ciclabile di Dipiazza era stato promosso a pieni voti all'associazione Fiab Ulisse. È arrivato il bike sharing a Trieste, insomma, ma le piste ciclabili possono attendere.

Fa.Do.

 

Capodistria, ecco i nuovi minibus elettrici

Iniziativa del Comune con Arriva Slovenia. Sui tre veicoli che girano lungo le vie del centro storico si sale gratuitamente

Capodistria. Ormai un po' dappertutto si stanno mettendo in atto provvedimenti mirati a limitare e, in prospettiva, a eliminare gradualmente il traffico nei centri cittadini, così da portare a una diminuzione le emissioni dei veicoli e dunque far scendere i livelli di smog. Misure utili anche a limitare l'inquinamento acustico originato dai motori a scoppio. Ebbene, l'amministrazione comunale di Capodistria guidata dal sindaco Ales Brzan si adegua al trend e introduce i minibus elettrici all'interno del perimetro storico. È un servizio messo gratuitamente a disposizione della cittadinanza, e che prelude all'obiettivo futuro di allontanare le auto dal centro storico e non solo: saranno sgombrate dai veicoli anche alcune aree adibite a parcheggio, così da offrire spazi da destinare a diverse fruizioni. I minibus saranno in servizio ogni giorno dalle 8 alle 18 con orario prolungato nel periodo estivo. Queste in sintesi le linee guida del progetto di mobilità sostenibile promosso dal Comune di Capodistria e denominato "Kurjerce", ossia "corrierine". L'iniziativa è stata illustrata in una conferenza stampa dal sindaco stesso, che ha spiegato come il progetto sia indirizzato principalmente a favore delle persone anziane o con problemi di mobilità. «Per salire sul bus - ha spiegato Raf Klinar dell'Ufficio dei servizi pubblici, affari economici, ambiente e traffico - basterà alzare la mano in qualsiasi punto del tragitto, che non sarà rigorosamente definito. Sarà inoltre possibile scaricare l'app Mok Mobi per vedere in tempo reale dove si trovano i minibus elettrici e, quindi, regolarsi di conseguenza» I minibus, che saranno complessivamente tre, viaggeranno alla velocità massima di 40 chilometri orari e potranno imbarcare sei passeggeri. Il loro costo è di 220 mila euro di cui 153 mila erogati dalle casse comunali e dal Fondo pubblico sloveno per l'ambiente e 53.500 stanziati nell'ambito del progetto Multi-e. (Multiple Trasnport Initiatives - Electric and Cng). Il sindaco ha infine annunciato altre iniziative sostenibili come un nuovo parcheggio ai margini del centro storico e l'introduzione delle biciclette elettriche a disposizione dei cittadini. La nuova acquisizione è stata inoltre accolta favorevolmente da Bo Erik Stig Karlsson, direttore e presidente del consiglio di amministrazione del gruppo Arriva Slovenia, che fornirà servizi di navetta in loco nell'ambito del servizio pubblico. «Nel 2018, con la creazione della prima linea di autobus elettrici in Slovenia, con la quale abbiamo collegato Koper e Zusterna - ha affermato il Ceo - abbiamo intrapreso un percorso di mobilità verde comune, che viene aggiornato oggi con veicoli elettrici più piccoli per il trasporto di passeggeri nel centro della città».

P.R.

 

 

 

Cnr-Ismar: «2019 caldissimo su tutte le Alpi Orientali»

Lo studio si riferisce al lavoro della stazione meteorologica del monte Canin che ha registrato le temperature a una quota di 2203 metri

Sulle Alpi Orientali il 2019 è stato, dopo il 2015, il secondo anno più caldo degli ultimi 168, confermando la tendenza a un rapido incremento delle temperature osservata negli ultimi tre decenni, con l'aumento di 1,5 °C dagli anni '80 a oggi. È quanto risulta da un report curato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar Trieste) recentemente pubblicato dall'Unione meteorologica del Friuli Venezia Giulia (Umfvg) in collaborazione con il Parco naturale delle Prealpi Giulie. Lo studio si riferisce alle temperature registrate dalla stazione meteorologica del monte Canin, la più ad alta quota del Fvg (2203 m), dove proprio per l'alta quota i fenomeni di cambiamento climatico risultano amplificati, più intensi e rapidi. «Il 2019 è stato il secondo anno più caldo che si sia mai potuto registrare, perché la misura della temperatura a quote elevate nelle Alpi Orientali è iniziata nel 1851 - precisa Renato Colucci, ricercatore del Cnr-Ismar -. E se pensiamo che l'anno più caldo in assoluto è stato il 2015, ovvero che negli ultimi quattro anni abbiamo registrato le due annualità con temperature più elevate dal 1851, ciò dà un'indicazione molto chiara della rapidità del surriscaldamento climatico». Dai dati risulta che il mese di giugno 2019 è stato il più caldo in assoluto degli ultimi 168 anni e che ciascuna delle quattro stagioni è stata caratterizzata da temperature superiori alla media della serie temporale. «La stagione che più di tutte mostra i segni del cambiamento climatico sulle Alpi Orientali è l'estate: in questa stagione negli ultimi 30 anni la temperatura è aumentata a un tasso di circa +0,8°C ogni 10 anni, e per ora non si evidenziano segnali di interruzione di questo trend», spiega Colucci. La giornata del 26 giugno 2019, con una temperatura media di 19,6°C, è risultata inoltre la seconda più calda da quando esistono osservazioni giornaliere in quota nelle Alpi Giulie, cioè dal 1954. L'innalzamento delle temperature medie non è l'unico effetto del surriscaldamento globale: «Dai dati raccolti dall'Ufficio neve e valanghe del Fvg nella stazione del rifugio Gilberti (1850 m) nel dicembre 2019 c'è stato un innevamento record in alta quota, risultato delle sciroccate di novembre e dicembre, che invece a valle hanno portato piogge molto intense per settimane. Anche questo è un effetto del riscaldamento globale, che accentua l'intensità degli eventi meteo e porta la quota della neve sempre più in alto». E se ad alta quota gli effetti del Global Warming sono maggiori ciò non significa che non impattino anche sulle temperature registrate in pianura e sulla costa: «Fino ad alcuni decenni fa a Trieste una sciroccata invernale faceva piovere con circa 10-12°C, ora si sale anche a 16-17°C. E lo stesso vale per la bora: 30-50 anni fa un'ondata di freddo estremo con bora portava le temperature cittadine a precipitare a circa -8°C, negli ultimi anni invece difficilmente siamo scesi sotto i -5°», conclude Colucci.

 

Cambiamenti climatici e capacità di adattamento: Acegas entra a scuola

Al via oggi le iscrizioni a "Un pozzo di scienza" per le superiori. E intanto parte "La Grande Macchina del Mondo" per i più piccoli

La resilienza e l'importanza di sviluppare le proprie capacità di adattamento nei confronti dell'ambiente sono divenuti temi ormai centrali nel panorama internazionale in risposta ai cambiamenti climatici. I loro effetti sul territorio sono infatti sempre più evidenti, a cominciare, per citare qualche esempio tra quelli a noi più vicini, dal rischio idrogeologico. Ma un mondo resiliente non dipende dalle sole infrastrutture, è fondamentale anche creare una coscienza e una cultura diffusa, pronta al cambiamento, a partire dalle nuove generazioni. L'edizione 2020 di "Un pozzo di scienza" - l'offerta didattica gratuita del Gruppo Hera promossa da AcegasApsAmga e dedicata agli studenti delle superiori - è così dedicata proprio al tema della resilienza, e si presenta alle scuole con il titolo "Ri-Adattiamoci". Le iscrizioni per la sesta edizione consecutiva di "Un pozzo di scienza", informa AcegasApsAmga in un comunicato diffuso ieri, sono aperte da oggi fino al prossimo 23 febbraio."Un pozzo di scienza", si legge ancora nel comunicato, è una proposta educativa - realizzata da ComunicaMente, Tecnoscienza e Immaginario Scientifico insieme a un Comitato scientifico composto da professori universitari - che integra il percorso scolastico, fornendo strumenti aggiuntivi per le nuove generazioni, per permettere loro di comprendere l'ambiente che le circonda, e contemporaneamente creare soluzioni: la resilienza è anche questo, la capacità di riadattarsi, rigenerarsi - appunto - anche di fronte ad eventi traumatici. Una volta completate le iscrizioni e confermato il calendario, le attività nei territori si svolgeranno direttamente nelle scuole dal 30 marzo al 4 aprile. Quest'edizione vedrà un'ulteriore novità per coinvolgere le classi che prenderanno parte al progetto. Gli studenti potranno infatti dare il loro contributo alla diffusione del messaggio "#riadattiamoci", postando sul proprio canale Instagram uno scatto che racconti il tema della resilienza, utilizzando l'hashtag. Quello che si aggiudicherà più like permetterà a tutta la classe di aggiudicarsi la vittoria: più studenti parteciperanno, maggiori saranno le probabilità di vincita. Come iscriversi a "Un pozzo di scienza"? Da oggi gli insegnanti, dopo aver consultato il catalogo disponibile sul sito www.acegasapsamga.it/ scuola, potranno inoltrare ad AcegasApsAmga le richieste di partecipazione per le attività proposte. A Trieste intanto è al via pure la quinta edizione de "La Grande Macchina del Mondo", il programma gratuito di iniziative didattiche del Gruppo Hera promosso sempre da AcegasApsAmga e dedicato, in questo caso, all'educazione ambientale dei più piccoli: quest'anno sono quasi 2.200 i bambini coinvolti in oltre 40 scuole tra materne, elementari e medie. Oggi la prima scuola coinvolta sarà la materna "Pika Nogavicka" di San Dorligo, dove i bambini si immergeranno nell'atmosfera incantata del "Sognambolesco", lo spettacolo teatrale del progetto didattico.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 3 febbraio 2020

 

 

I volontari svuotano Castelreggio dai rifiuti

Una decina i grandi sacchi riempiti di immondizie, in particolare di plastica, al termine della pulizia della spiaggia

DUINO AURISINA. Una notevole quantità di retine di plastica normalmente utilizzate per la pesca dei mitili, mozziconi di sigarette a non finire, vari pezzi di polistirolo e plastica, bottiglie di vetro e barattoli di alluminio, qualche boa per le segnalazioni marittime. Sono queste le immondizie recuperate - sulla spiaggia di Castelreggio - dai volontari che hanno aderito, ieri mattina, all'iniziativa dell'organizzazione "Fareverde", denominata "Il mare d'inverno - C'è un mare di plastica di cui possiamo fare a meno", promossa in collaborazione con il Comune di Duino Aurisina e il locale Lions club. Complessivamente sono stati raccolti una decina di sacchi per l'asporto delle immondizie, sei dei quali pieni di materiali plastici, a conferma che sono proprio questi gli elementi che originano il maggiore inquinamento in mare, in quanto tendono a conservarsi molto a lungo. «Siamo soddisfatti - ha detto al termine della mattinata Francesco Greco, presidente di "Fareverde" - perché abbiamo visto che ci sono tante persone molto sensibili a questo tipo di tematiche. Lo scorso anno - ha ricordato - nell'ambito della stessa iniziativa la raccolta era stata più cospicua. Quest'anno il risultato è stato quantitativamente meno significativo in conseguenza del fatto che, non essendoci state molte mareggiate, i depositi sulla costa sono stati inferiori rispetto al consueto».«Questo però - ha continuato - non deve portarci a un calo di attenzione sul problema delle immondizie sulle spiagge e sui litorali. Il nostro obiettivo - ha concluso - non è una pulizia per preparare la costa all'arrivo dei bagnanti, ma per ricordare che il mare e le spiagge non esistono solo con l'arrivo della stagione balneare e subiscono l'inquinamento per 12 mesi l'anno, e che tale inquinamento è dovuto principalmente a cattivi comportamenti, che portano a lasciare rifiuti sulla battigia». Ad affiancarsi ai volontari ieri sono stati anche l'assessore regionale Fabio Scoccimarro, che ha ribadito «l'utilità di interventi di questa natura», e quello del Comune di Duino Aurisina Massimo Romita.«La nostra amministrazione - ha sottolineato Romita - è sempre attiva sul fronte della lotta all'inquinamento in tutte le sue forme». Hanno partecipato all'iniziativa anche il Lions club di Duino Aurisina, rappresentato nell'occasione dalla presidente Lidia Strain, e gli esponenti dell'Associazione Ajser 2000, della Consulta giovani del Comune di Duino Aurisina e dell'Associazione "Timava Medjavas".

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 2 febbraio 2020

 

 

Agricoltori del Carso contro il termovalorizzatore

L'associazione di categoria alla Regione: «L'impianto previsto al Lisert potenzialmente dannoso per l'ambiente circostante»

DUINO AURISINA. Anche gli agricoltori del Carso dicono "no" al progetto del termovalorizzatore del Lisert. Con una lettera firmata dal presidente dell'associazione di categoria Franc Fabec - inviata al Servizio Tutela dall'inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico della Direzione centrale Difesa dell'ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile della Regione - gli imprenditori locali del settore, che comprende viticoltori, coltivatori e proprietari di orti e vigneti, esprimono infatti le loro forti perplessità nei confronti del progetto della Nord Composites Italia. Quest'ultima ha infatti presentato alla Regione un'istanza per il rilascio del Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) per la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti liquidi prodotti sul posto. Subito c'è stata una levata di scudi da parte di numerosi soggetti, a cominciare del Gruppo "Salute a ambiente", al quale l'associazione Agricoltori si è affiancata. I rischi che riguardano più da vicino gli agricoltori del Carso sono individuati da Fabec nella «possibilità di sversamento di sostanze nocive al di fuori dell'ambito dell'impianto, laddove non si prevede la creazione di un sistema di difesa verso il mare o nel sottosuolo», e nel «coinvolgimento delle emissioni dell'impianto trasformato con le emissioni degli impianti limitrofi, specialmente nei picchi giornalieri e settimanali». In sostanza gli agricoltori del Carso temono l'inquinamento dell'aria e delle acque,e ribadiscono che «il progetto parte da un presupposto viziato, quello secondo il quale sarebbe un diritto di ciascun impianto produttivo poter eliminare, con impianti di combustione termovalorizzatori, i propri rifiuti di produzione. Tale principio - conclude il testo - è in contrasto con le norme di tutela ambientale e con il buon senso».Sul tema va registrata anche l'interrogazione presentata dal consigliere regionale dell'Unione slovena Igor Gabrovec all'assessore all'Ambiente della giunta Fedriga Fabio Scoccimarro. Lo stesso Gabrovec ha ricordato fra l'altro che «l'impianto sorgerebbe in un'area con bacini di captazione idrica». Scoccimarro ha risposto spiegando che l'iter è ancora in corso e che «saranno fatte tutte le verifiche del caso». Nella controreplica, Gabrovec ha chiesto all'amministrazione regionale di tener conto della «sommatoria delle azioni inquinanti presenti e future» e «dell'effetto saturazione che possono provocare".

Ugo Salvini

 

Stamani il raduno per la pulizia di Castelreggio

Appuntamento oggi alle 10, in baia a Sistiana, per i volontari che vogliono partecipare a "Vieni anche tu a pulire il mare d'inverno", iniziativa finalizzata a liberare la spiaggia di Castelreggio dai rifiuti e organizzata, d'intesa col Comune, da "Fare verde". «È il primo evento - così l'assessore Massimo Romita - del Segmento turistico sportivo "Mare Morje Sailing"».

(u.sa.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 1 febbraio 2020

 

Ferriera, definito l'iter dello stop - Altoforno spento a metà marzo

La dismissione di tutti gli impianti dell'area a caldo richiederà 3-4 settimane Per avviare le procedure si attendono i pezzi necessari, già ordinati da Arvedi

Il gruppo Arvedi ha ordinato i componenti tecnici e gli impianti necessari per l'avvio dello spegnimento dell'area a caldo della Ferriera. L'azienda ha spiegato che sarà l'arrivo di questo materiale a consentire nelle prossime settimane la partenza delle procedure di disattivazione di cokeria, agglomerato, altoforno e macchina a colare. La fermata richiederà fra le tre e le quattro settimane, durante le quali sarà attiva una cabina di regia composta da Siderurgica triestina, Regione, Arpa, Vigili del fuoco e Azienda sanitaria. Sono queste le informazioni emerse durante l'incontro presieduto ieri dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimaro. L'esponente della giunta Fedriga ha chiesto ai tecnici della Ferriera di presentare un cronoprogramma, che si dividerà nelle due fasi di fermata e di dismissione. La prima sarà gestita dall'azienda, ma per la seconda bisognerà capire se ci sarà il passaggio di proprietà dei terreni all'Autorità portuale, che significherebbe l'attuazione della bonifica da parte di un soggetto diverso, individuato dalle istituzioni pubbliche. La road map richiesta alla società consentirà agli uffici della Regione di apprestare la nuova Autorizzazione integrata ambientale, facendosi trovare pronti non appena verrà apposta la firma al nuovo Accordo di programma, che attende proprio l'esito della trattativa sui terreni fra l'ad Mario Caldonazzo e il presidente Zeno D'Agostino. Con il cronoprogramma in mano sarà possibile determinare aspetti amministrativi, tecnici e di comunicazione, che verranno gestiti dalla cabina di regia affidata alla Direzione centrale Ambiente. Scoccimarro ha chiesto ad Arvedi di evidenziare cosa lo spegnimento significherà in termini di emissioni: l'Arpa prevede sforamenti, che saranno misurati attraverso le centraline di monitoraggio di Servola. Il primo passaggio sarà lo stop alle fiamme del nastro trasportatore dell'agglomerato, seguirà la fermata della cokeria e si passerà infine all'altoforno, che potrebbe arrivare alla disattivazione nella prima metà di marzo. Gli ultimi macchinari a spegnersi saranno quelli dedicati alla depurazione delle acque e le caldaie che producono il vapore che dalla Ferriera verrà inviato alla vicina Linde Gas, per ottenere l'azoto necessario a tenere in pressione e dunque in sicurezza gli impianti. Il tutto sarà gestito dai tecnici di Arvedi, che sono stati in passato alle dipendenze dello stabilimento Lucchini di Piombino lavorando alle operazioni di fermata del 2014. In attesa dell'arrivo delle componenti impiantistiche aggiuntive, l'azienda ha precisato di voler consumare la maggior quantità possibile di materie prime: gli avanzi saranno invece venduti in modo da liberare il sito da carbone e minerali. «Dopo l'iter avviato quest'estate dalla Regione - dice Scoccimarro - il treno è partito con questi colloqui tecnici e andremo incontro allo spegnimento nelle prossime settimane: non giorni ma neppure mesi. Il gruppo Arvedi attende alcuni materiali e ha già in casa le professionalità necessarie. Alla fermata seguirà la bonifica vera e propria per passare da un'industria impattante a una pulita. Con la cabina di regia ci coordineremo e daremo tutte le informazioni ai cittadini non appena possibile». 

Diego D'Amelio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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