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IL PICCOLO - VENERDI', 17 maggio 2019

 

 

La replica di sindaco e assessore «Il giardino pubblico vive sotto fitorimedio Morena si informi»

«Prima di parlare sempre attivare il cervello». Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza non le manda a dire alla consigliera comunale di opposizione Sabrina Morena protagonista mercoledì di un sopralluogo al giardino pubblico per denunciare il degrado in cui versa. La parola chiave della vicenda è "fitorimedio". «La consigliera parla a vanvera. Ogni tanto informarsi non è peccato - attacca il primo cittadino -. Nel giardino pubblico è stato adottato il sistema del fitorimedio che utilizza piante particolari per bonificare il terreno. In questo modo riusciamo a tenere aperto il giardino e controllare l'inquinamento». Sulla vicenda del giardino pubblico "de Tommasini" di via Giulia è intervenuta ieri anche l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi. «Ritengo necessario ricordare a chi rappresenta i cittadini all'interno dell'assemblea municipale l'esistenza della non semplice problematica inerente l'inquinamento diffuso all'interno dello stesso giardino - spiega l'assessore -. Una questione emersa non certo ieri mattina o nei giorni scorsi bensì nel 2016 e che questa giunta ha affrontato introducendo il sistema del fitorimedio nelle aree dove è stata acclarata la sussistenza dell'inquinamento». Nessun degrado, insomma. «In tal senso l'impresa incaricata dal Comune - spiega Lodi - ha effettuato alcune settimane fa lo sfalcio delle superfici sulle quali era iniziata l'operazione di fitorimedio (riguardante circa la metà del giardino, in aree opportunamente recintate), riservandosi di effettuare successivamente (ma in pratica già a partire da oggi) lo sfalcio nelle restanti aree, attualmente non sottoposte all'intervento anti-inquinamento». L'azione di fitorimedio, comunica l'amministrazione continuerà anche dopo l'estate con la piantumazione di nuove piante. «E come nei precedenti interventi di sfalcio e pulizia - conclude l'assessore - ribadisco che si presterà la massima attenzione, seguendo le prescrizioni e raccomandazioni formulate dal tavolo tecnico istituito in Regione, tagliando cioè il giusto ma non troppo». -

 

 

MARE NORDEST '19 - Una festa sull'acqua. Da oggi sulle rive tuffi, immersioni, convegni e pulizia dei fondali

Ambiente - La pulizia dei fondali è diventato un vero rito

Qui le associazioni di solito sono tutte d'accordo e fanno a gara per dare un contributo autentico, in mare e nelle operazioni a terra. La pulizia dei fondali è diventata anche esso una sorta di sacra liturgia dei subacquei, concordi nel doversi rimboccare le maniche della muta e fornire l'esempio sul fronte ecologico. Tema caro sin dalle prime edizioni all'interno di Mare Nordest, manifestazione che fa del fronte ambientalista una delle cifre fondamentali del progetto e che quest'anno ripropone la tappa targata "Operazione Clean Water", edizione numero cinque, programmata nel Golfo nella mattinata del 19 maggio. Un classico quindi, il momento aggregante per eccellenza che vede all'opera sub esperti, volontari sulle rive e gruppi di studenti impegnati in opere di catalogazione e ricerche. Uno spunto quest'ultimo emerso lo scorso anno, quando alla pulizia dei fondali di Mare Nordest parteciparono forze accademiche, come Manuela Rizzo, laureanda in Biologia, e Federica Nasi, ricercatrice dell'Ogs. Nel 2017 l'Operazione Clean Water coinvolse 14 associazioni, 70 sub ed una trentina di volontari, missione che portò al recupero di 300 bottiglie di vetro, una quarantina di bicchieri, 47 lattine, una decina di sacchi di nylon, una tenda da negozio di 20 metri e 21 cellulari. E che dire dello scorso anno. Qui la caccia ai rifiuti assunse tinte quasi grottesche, considerando la tipologia di materiale rinvenuto nell'arco di poche ore. Qualche esempio? Vetro, plastica e ceramica non mancarono all'appello ma la pulizia sortì anche uno scaldabagno, 14 ombrelli e, chissà perchè, una tesi di laurea e in doppia copia.

F.C.

 

 

Pianezzi verso la rinascita grazie al progetto orto sociale

Studio di fattibilità da 14 mila euro per la trasformazione completa dell'area Il Comune: «Non solo riqualificazione, creeremo un punto di integrazione»

MUGGIA. Nuovo passo in avanti per il primo orto sociale comunale di Muggia. È attualmente in corso il progetto preliminare di riqualificazione totale dell'area di Pianezzi affidato ai geologi Fabio Bosso e Sandro Rota per un compenso di quasi 14 mila euro: uno studio di fattibilità volto a individuare tutti gli aspetti necessari a renderlo un luogo di recupero ambientale e socialità, un vero e proprio mercato contadino. «Non solo stiamo andando a riqualificare un'area verde all'interno del nostro territorio, ma le stiamo dando una nuova identità dato che la stessa potrà diventare luogo di incontro e di integrazione intergenerazionale per giovani, anziani, famiglie, disoccupati, lavoratori...», ha spiegato con soddisfazione l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Muggia Luca Gandini.Grazie al finanziamento di 50 mila euro ricevuti nel 2017 si sono già svolti i primi importanti lavori tra i quali la pulizia dell'area dalle essenze infestanti, il taglio (all'occorrenza) di alberi e cespugli, la demolizione di manufatti presenti (con raccolta, trasporto e conferimento a discarica del materiale di risulta) e la creazione di piccoli percorsi di accesso al fine di verificare le condizioni dei muri a secco. Tutte azioni fondamentali al ripristino e alla preparazione del terreno, per la successiva semina e piantumazione ed alla messa in sicurezza dei muretti di sostegno. Successivamente l'Uti ha finanziato con 250 mila euro la promozione di forme di economia solidale e, nello specifico, la realizzazione dell'obiettivo "Una comunità coesa e solidale. Rafforzare la domiciliarità e sostenere le famiglie. Migliorare i servizi per i disabili" attraverso l'intervento denominato "Promozione di forme di agricoltura sociale o di altre filiere di economia solidale, in raccordo con il Terzo settore". Il Comune sta ora procedendo alla fase di rilievo dell'area: seguirà la redazione del progetto di fattibilità tecnica di sistemazione dei futuri orti, oltre alla redazione di una relazione geologica e geotecnica, a una valutazione della compatibilità idraulica. Si potrà in tal modo individuare i percorsi verso e tra i pastini, predisporre il terreno per la realizzazione di opere di primaria urbanizzazione, individuare zone per il posizionamento di attrezzatura diversa (vasche di raccolta acqua, di capanni per gli attrezzi, di giochi), scegliere le culture da sviluppare nelle diverse zone, con la supervisione di un agronomo, sull'individuazione dell'area da adibire ad un vero e proprio mercato del contadino. «Questo progetto - ha concluso Gandini - ha il chiaro obiettivo di promuovere l'educazione e la formazione di adulti e bambini, il rispetto per l'ambiente, la creazione e il consolidamento di legami sociali, ma è anche strumento di divulgazione ed informazione a tutta la popolazione ad uno stile di vita più sostenibile». 

Riccardo Tosques

 

 

Duino Aurisina - Tutto esaurito per il corso sui muretti a secco

Ha avuto un notevole successo di partecipazione il primo seminario formativo sulle murature in pietra a secco del Carso svoltosi nel Parco del castello di Duino, nella zona denominata Vinja. A organizzare l'iniziativa è stato l'architetto Danilo Antoni, presidente del Partenariato, in collaborazione con l'ordine degli Architetti di Trieste, il sostegno del principe Dimitri della Torre e Tasso, la famiglia proprietaria del castello, e la srl Castello di Duino, rappresentata da Luca Marcuzzi. Il luogo è stato scelto perché vi sono presenti resti di muri di sostegno, i cosiddetti pastini. Una trentina di persone hanno riparato in parte i muri danneggiati, ripetendo così gesti antichi, testimoni del lavoro di altre epoche. Nella sala del Centro congressi del castello si è svolto anche un convegno per approfondire i misteri, le caratteristiche e la cultura legate al sapere e alla fenomenologia delle murature in pietra a secco e il loro ruolo nel Carso. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 16 maggio 2019

 

 

«Il giardino pubblico è ostaggio del degrado» Il caso diventa politico - LA DENUNCIA DI OPEN FVG

Chissà se anche oggi, come agli inizi del secolo scorso, lo Zeno Corsini protagonista de "La Coscienza di Zeno" di Italo Svevo, nelle condizioni in cui versa lo storico giardino pubblico, avrebbe avuto la stessa «sincera intenzione di gioire di quel verde che apparisce tanto puro in mezzo al grigiore delle strade e delle case che lo circondano». Non che il verde oggi manchi, al contrario cresce e si sviluppa in abbondanza, solo che ciò che fino a qualche anno fa appariva come l'elegante polmone verde della città oggi conserva sì il suo ruolo di polmone nel traffico cittadino ma è sempre più in balia del degrado. «Si parla di Trieste città turistica - ha spiegato Sabrina Morena, consigliera comunale di Open Fvg che ieri (foto Bruni) ha lanciato il suo personale grido d'allarme sulle condizioni dello storico giardino - e poi uno dei biglietti da visita della nostra città è ridotto, specie sul lato Est, a selva quasi impenetrabile, o lasciato aggredire dagli infestanti. Qui si incontravano Svevo e Joyce, è ancora un posto in cui triestini e non trovano refrigerio dalla calura estiva o fanno attività motoria e i bambini scorrazzano liberamente».Appena davanti all'ingresso monumentale, che conserva l'originario splendido cancello in ferro sbalzato, ci si imbatte in aiuole spelacchiate, in spazi una volta verdi e adesso riempiti da fogliame secco e ortiche, in percorsi lastricati i cui cordoli sono stati divorati dagli infestanti. Le stesse erme dei concittadini illustri, di cui il giardino è pieno, sono spesso parzialmente occultate da piante spontanee che si sviluppano in altezza. Un cartello, posto sul fusto di un lampione, tristemente ripiegato su se stesso tanto da non essere quasi più leggibile, avverte del divieto di calpestare le aiuole a causa dell'inquinamento del terreno. Addirittura, tra il folto sottobosco qualcuno ha creato delle piste alternative. Migliori appaiono le condizioni delle aree recintate, come quella del laghetto artificiale. «Ho chiesto agli assessori Luisa Polli ed Elisa Lodi lumi sulla gestione della manutenzione del parco, ricevendone informazioni confuse anche a causa del rimpallo di responsabilità e competenze. So che precedentemente la gestione della manutenzione era in capo a un cooperativa. Non è chiaro chi lo faccia oggi, ma i risultati sono davanti agli occhi di tutti. Il prossimo obiettivo sarà certamente quella di presentare una mozione anche se l'auspicio è che qualcosa si possa muovere prima dell'esordio della stagione estiva». E intanto anche il busto del creatore di Zeno si eclissa sempre di più dietro la vegetazione incolta.

Luigi Putignano

 

 

Enel, conto alla rovescia per l'addio al carbone - obiettivo 2025

ROMA. L'uscita dell'Italia dal carbone è fissata al 2025 e l'Enel ha fatto partire il conto alla rovescia per farsi trovare pronta all'appuntamento. Il gruppo elettrico ha infatti presentato la domanda di autorizzazione per la conversione di quattro centrali, avvertendo però che l'iter deve essere immediato, altrimenti la trasformazione «non potrà essere garantita», con tutti i rischi connessi alla sicurezza del sistema elettrico. L'occasione per fare il punto sulla preparazione al cosiddetto phase out è stata l'audizione alla Commissione attività produttive della Camera sul Piano nazionale energia e clima, che conferma appunto entro sei anni l'abbandono definitivo a quella che viene considerata la risorsa energetica più inquinante, del responsabile per l'Italia dell'Enel, Carlo Tamburi.

 

 

Il cambiamento climatico

Alle 18.30, al Knulp, "La sfida del cambiamento climatico": con Rita Nogherotto (Ictp), Alessandro Massi Pavan (UniTs), e Renato Colucci, Ismar Trieste-Cnr.

"Mare antico" racconta com'e' nato il golfo di Trieste - IL DOCUMENTARIO

La "nascita" del golfo di Trieste, la sua origine geologica e i suoi mutamenti, il nostro mare com'era al tempo dei dinosauri, i segreti delle fonti termali di Monfalcone, i labirinti sommersi nelle bocche del Timavo a Duino. Domenica alle 10.30 su Rai 3 regionale, e in replica mercoledì 22 maggio alle 21.50 su Rai 3 bis (canale 103 del digitale terrestre) va in onda il documentario di Pietro Spirito e Luigi Zannini, "Mare antico. Viaggio alle origini della frontiera sommersa", prodotto dalla sede regionale della Rai per la regia di Luigi Zannini. Il documentario - il quarto della serie dopo "La frontiera sommersa", "I segreti del golfo" e "Trincee del mare" - racconta un viaggio nella storia del golfo, alla scoperta delle sue origini geologiche, con le forme di vita più antiche e le tracce che hanno lasciato, le sorgenti sotterranee, il Timavo e le acque termali di Monfalcone. Assieme ai geologi, ai ricercatori dell'Ogs, agli speleosubacquei del Club alpinistico triestino la troupe è scesa nel cuore del nostro mare in un viaggio che dal tempo profondo arriva fino ai nostri giorni. Ed è una scoperta dietro l'altra, con le telecamere che entrano nei labirinti sommersi del Timavo sotto la guida dello speleosub Luciano Russo, oppure indagano sott'acqua con Stefano Furlani la variazione dei livelli marini, o ancora con Flavio Bacchia fanno rivivere in realtà virtuale la vita nei fondali marini milioni di anni fa, mentre Martina Busetti dell'Ogs spiega i grandi mutamenti geologici del golfo. E dal tempo più remoto arriviamo all'attualità con Maurizio Spoto (Riserva di Miramare) che racconta com'è la vita marina oggi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 15 maggio 2019

 

 

Pressing per spostare le "zebre" di via Mazzini - IL TEMA IN SESTA COMMISSIONE

«Spostare il passaggio pedonale di via Mazzini alla confluenza con piazza Goldoni senza aspettare l'ennesima vittima»: così il consigliere Salvatore Porro (Fdi), presidente della Sesta commissione, ieri in occasione della discussione della mozione presentata dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia. Un attraversamento pedonale balzato agli onori della cronaca dopo la morte della sessantaduenne Gloria Bonetti, investita lo scorso 12 marzo da un autobus mentre attraversava via Mazzini con il semaforo rosso. «Gli autisti di Trieste Trasporti - ha detto Giuseppe Zottis, responsabile area gestione esercizio della società di trasporto pubblico locale - hanno chiesto di spostare di cinque metri più in giù le strisce pedonali in maniera tale che l'attraversamento non coincida con il momento in cui il montante laterale del mezzo non garantisce una buona visibilità». L'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, chiamata in causa dai firmatari della mozione, ha spiegato come «uno spostamento di qualche metro delle strisce pedonali cambierebbe poco o nulla la situazione che è prettamente culturale». Si è parlato di installare specchi e paletti: per il consigliere della Lega, Francesco Bettio, «questi ultimi verrebbero sistematicamente aggirati». Per Sabrina Morena di Open Fvg «occorrerebbe ripensare a una chiusura di via Mazzini, cosa che quando avviene in occasione di eventi particolari, funziona benissimo con il dirottamento del traffico in via Valdirivo», soluzione già cassata nelle scorse settimane dall'assessore Polli, che ha ribadito ieri come «l'arteria in questione sia un asse di collegamento fondamentale della città». 

Luigi Putignano

 

 

Scoccimarro annuncia gli Stati generali della mittelenergia dell'Alpe Adria

LA NOVITA' ALLA PRESENTAZIONE DI ENERGY AWARDS FVG

TRIESTE. «Gli Stati generali della mittelenergia dell'Alpe Adria e dell'Adriatico». Nel giorno della presentazione nel palazzo della Regione di Udine di Energy Awards Fvg, una sorta di premio Oscar dell'efficienza energetica, l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro annuncia un'iniziativa, tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020, con il Friuli Venezia Giulia capofila, che coinvolga Veneto, Carinzia, Stiria, Slovenia e Croazia e sia propedeutica a una Carta ambientale 2030-2050, «non un libro dei sogni, ma un documento da monitorare e tagliandare ogni anno». A più stretto giro, mercoledì 22 maggio, in Castello a Udine, si procederà a premiare i 20 Comuni (sui 26 partecipanti, il primo anno è stato di rodaggio, il riconoscimento avrà cadenza annuale) - tra cui due capoluoghi, ma i nomi sono ancora top secret - che si sono distinti per buone pratiche nel campo della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico. Il progetto vede unite Regione e Ape, l'Agenzia per l'Energia del Fvg che promuove lo sviluppo sostenibile aiutando individui, aziende e amministrazioni locali a conseguire miglioramenti significativi e misurabili nell'utilizzo razionale dell'energia e delle sue fonti rinnovabili. «Un percorso virtuoso», che conosce ora la tappa dell'Energy Awards Fvg, sottolinea Scoccimarro, «che vede anche la Regione coinvolta nel concorso a un cambio culturale nella nostra società». Dall'assessore, affiancato dal direttore regionale del Servizio Energia Sebastiano Cacciaguerra, sono arrivate altre due anticipazioni: «Proprio domani (oggi per chi legge, ndr) puntiamo a vincere un premio nazionale con un progetto Insiel per la mappatura ambientale al forum della Pubblica amministrazione a Roma. Parte inoltre in questi giorni, con un protocollo che stiamo predisponendo con un investimento importante, il processo per rendere l'aeroporto regionale il primo scalo internazionale in Italia e in Europa totalmente "energy free", il che significa che l'energia consumata sarà completamente prodotta dalla stessa infrastruttura». Mercoledì 22, al tavolo dei relatori, con Scoccimarro, ci saranno il sindaco di Udine Pietro Fontanini, il direttore dell'Ape Matteo Mazzolini e Anna Sappa, responsabile del progetto Ce-Heat. 

 

 

Torna Rifiuti in piazza sulla cultura del riciclo - Oggi a Borgo San Sergio

Questa mattina dalle 10.30 arriva in piazza XXV Aprile a Borgo san Sergio l'iniziativa "Rifiuti in piazza" organizzata da AcegasApsAmga in collaborazione con Arpa Fvg e Comune, per sensibilizzare la cittadinanza sulla corretta raccolta differenziata. I triestini, nel corso della mattinata, potranno scoprire cosa effettivamente finisce nella raccolta dell'indifferenziata e della plastica e ricevere degli utili omaggi per riciclare al meglio anche a casa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 14 maggio 2019

 

 

Abitanti di Longera in rivolta contro AcegasApsAmga

Residenti di Longera "in rivolta" contro AcegasApsAmga. I lavori di realizzazione della rete fognaria iniziati ad aprile da parte dell'ex municipalizzata, e costati circa mezzo milione di euro, hanno portato a galla parecchi malumori. Gli interventi dureranno circa otto mesi e garantiranno la possibilità per i cittadini di usufruire di una nuova rete fognaria, che trasporterà i reflui domestici delle abitazioni fino al depuratore di Servola. La realizzazione delle lavorazioni lungo strada di Longera sarà effettuata in regime di chiusura della sede stradale, ma la viabilità pedonale sarà comunque garantita mentre il traffico veicolare subirà alcune variazioni temporanee. Secondo alcuni residenti, però, anche con i nuovi lavori verrà coperta solo una parte delle utenze del rione. Molte abitazioni attualmente non sono allacciate alle fognature e quindi in possesso di fosse biologiche di proprietà, infatti, continueranno a scaricare nel torrente Farneto dopo una depurazione tramite vasche biologiche. «Restituiteci i soldi per la depurazione delle acque nere, che finora sono state sversate nel torrente», hanno reclamato Manuel Purger e Francesco Pincer in rappresentanza di una parte degli abitanti di Longera, nel corso dell'ultimo consiglio della sesta circoscrizione. Presente alla seduta anche l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, che ha manifestato l'intenzione di convocare una futura assemblea o un sopralluogo sul tema assieme ai tecnici dell'Acegas. Nel frattempo, Andrea Rubin, responsabile delle reti idriche e fognarie per Acegas, chiarisce: «Le vie laterali alla strada di Longera non verranno collegate per via dell'attuale pianificazione regionale, che però può essere forzata con le richieste dei cittadini al Comune». Poi, in merito alla questione delle tasse, Rubin spiega: «Per ora pagavano solamente il "canone fognature" e con questa tubazione si pagherà anche il canone per la depurazione». A breve, AcegasApsAmga spedirà una lettera agli utenti con tutte le informazioni necessarie al fine di completare la procedura di allacciamento . 

 

 

Ambiente e rifiuti - Apparecchi elettronici - Record di smaltimenti.

Roma. Nel 2018 il Consorzio Ecodom si conferma al primo posto in Italia per quantità di Raee domestici trattati (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche): oltre 105mila tonnellate, con un taglio delle emissioni di Co2 pari a 808mila tonnellate e un risparmio di energia superiore a 130 milioni di kWh. Sono i dati che emergono dal rapporto di sostenibilità del Consorzio per il 2018. L'anno scorso si è registrato un totale di 310.610 tonnellate di Raee Domestici gestiti complessivamente nel sistema «formale» italiano. Nel 2018 è stata evitata la dispersione nell'aria di 808.092 tonnellate di Co2, pari alla quantità di anidride carbonica generata dal parco veicolare dell'intera provincia di Milano per un periodo di circa 30 giorni. Il lavoro di Ecodom ha inoltre permesso di risparmiare 130,8 milioni di kWh di energia.

 

Dagli apneisti ai sub-robot Tre giorni di "mare pulito"

Presentata l'iniziativa dedicata all'ecologia che vivrà il momento clou con la gara di tuffi da 27 metri dall'Ursus. Mix di eventi tra scienza e sport davanti alle Rive

Tre giorni dedicati al mondo del mare, per capire come tutelarlo, scoprirlo dal punto di vista scientifico ma anche attraverso lo sport. Nel week end, a partire da venerdì 17 e fino a domenica 19, torna "Mare Nordest", l'iniziativa che quest'anno avrà come momento clou la gara di tuffi dall'Ursus, che per l'occasione lascerà il Porto vecchio per arrivare davanti a piazza Unità, dove verrà allestito il villaggio. Ieri alla conferenza stampa di presentazione in Regione, Roberto Bolelli, general manager dell'iniziativa, ha spiegato che «questa ottava edizione sarà particolarmente ricca di appuntamenti e iniziative. Un simbolo di effervescenza della società e del pubblico che hanno preso a cuore i temi che portiamo avanti e che sono legati alla tutela dell'ambiente». "Il Mare ti ascolta, il Mare ti parla" sarà il filo comune che coinvolgerà anche le scuole, con un centinaio di studenti dell'Istituto nautico Tommaso di Savoia Duca di Genova e del Liceo scientifico Galileo Galilei, che presenteranno i risultati del progetto "3R" per il riciclo e il riutilizzo dei rifiuti. In collaborazione con "Mujalonga sul mar" e con il Comune di Muggia sono stati svolti anche degli incontri alla Edmondo De Amicis, che si trova per l'appunto a Muggia.Una delle iniziative più curiose è legata poi alla "pesca dei rifiuti", che prevede una vera e propria gara tra apneisti davanti alla Diga vecchia, dove vincerà chi raccoglierà più immondizia dai fondali. Numerosi i seminari rivolti alla cittadinanza e patrocinati da proEsof 2020, che saranno realizzati in collaborazione con Università di Trieste, Museo dell'Antartide, Ogs e Arpa Fvg. Oltre a pannelli e filmati ci saranno conferenze sulle variazioni climatiche, sulla biodiversità e sulle spedizioni italiane in Antartide. Il Dipartimento di matematica e geoscienze porterà anche un mini Rov - un minirobot subacqueo - costruito nel laboratorio di Oceanografia, delle centraline per l'acquisizione dei dati e i mareografi. L'assessore regionale agli Enti locali Pierpaolo Roberti ha parlato di «un'iniziativa che si arricchisce ogni anno di più. Trieste ha basato la sua ricchezza sulla cultura del mare ed è importante che venga diffusa ai cittadini spaziando quanto più possibile sui contenuti. Bisogna anche parlare di potenzialità e prospettive che devono arrivare preservando l'ambiente marino: troppo spesso inquinato anche da chi getta i rifiuti senza troppi scrupoli». «Mare Nordest deve diventare uno dei grandi eventi di riferimento per la città - ha aggiunto il vicesindaco Paolo Polidori - e per questo come amministrazione abbiamo deciso di fare uno sforzo ulteriore per legare, attraverso questa iniziativa, in modo ancora più forte, Trieste e il suo mare». Paola Del Negro, direttore dell'Ogs che organizzerà una serie di incontri, ha ricordato che «per la prima volta l'Italia avrà una nave rompighiaccio e sarà proprio di proprietà dell'istituto, acquistata grazie al sostegno, non solo economico, del ministero dell'Istruzione. Speriamo di poterla portare alla prossima edizione tra un anno». Giorgio Cecco, di FareAmbiente, ha evidenziato l'importanza della manifestazione e Furio Belsasso, presidente della Trieste Tuffi, ha ricordato che ci saranno anche i campioni Klaus Dibiasi e Noemi Batki.-

Andrea Pierini

 

 

I Verdi mettono nel mirino la linea Capodistria-Divaccia

Critiche del movimento ambientalista al progetto dell'infrastruttura ferroviaria il cui cantiere costeggia il confine italiano

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Ìl progetto della nuova linea ferroviaria Capodistria-Divaccia finisce nel mirino del candidato dei Verdi al Consiglio comunale di San Dorligo della Valle, Alessandro Capuzzo. «Non è noto il parere dell'Italia sull'impatto ambientale della nuova linea - spiega - il cui cantiere aperto costeggia il confine italiano, lambendo numerose frazioni di San Dorligo della Valle e Muggia, tagliando le zone classificate "Natura 2000" e incidendo su aree archeologiche, boschi, torrenti e fauna selvatica. In ogni caso - aggiunge - siamo al cospetto di una vera e propria invasione su di una delle riserve naturali del territorio. Si tratta di 27 chilometri di nuova ferrovia, di cui 20 in galleria e due viadotti, costeggiando il confine italiano a poche centinaia di metri dalle frazioni di Grozzana, Pese, Draga Sant'Elia, Bottazzo, Bagnoli, Dolina, Prebenico, Crociata, Caresana, Aquilinia, Noghere, Rabuiese e Vignano». Sul progetto ci sono state anche proteste da parte slovena, culminate in un referendum «che - sottolinea Capuzzo - è stato boicottato dall'establishment d'oltre confine. L'infrastruttura, pensata per raddoppiare il percorso delle merci da e per il porto di Capodistria, sta entrando coi suoi escavatori e caterpillar lungo l'intero tracciato, e rimuoverà milioni di metri cubi di materiali di scavo. Altri milioni di metri cubi di materiale edilizio, più 58 chilometri di binari e scambi - prosegue il candidato - saranno necessari, con forte impatto su foreste, vigneti, frutteti, artigianato, paesi antichi, chiese, grotte, foibe e pericolo per gli animali. In territorio italiano - insiste l'esponente ambientalista - sono a rischio pure i torrenti Ospo e Rosandra. Chiediamo che la Repubblica di Slovenia possa modificare le sue decisioni - conclude - possibilmente in accordo con le competenti autorità italiane». A sostenere i Verdi interverranno domani, alle 17.30, nell'aula del Consiglio di San Dorligo della Valle, i portavoce di Trieste e Isola del "Movimento per la Democrazia in Europa entro il 2025", fondato dall'ex ministro delle finanze greco Varoufakis, per un incontro che vedrà anche la partecipazione dell'ex sindaco di Capodistria, Aurelio Juri, dei candidati alle europee della Sinistra, Andrea Bellavite e Iztok Furlanic, dei Verdi, Tiziana Cimolino e Pino Prasel, del candidato sindaco dei Verdi per San Dorligo della Valle, Alen Kermac, e del capolista di Rifondazione comunista, Goran Cuk. Il movimento "DiEM25" ha lanciato l'iniziativa "European May", per sensibilizzare l'elettorato verso il programma intitolato "Green New Deal", elaborato in vista del rinnovo parlamentare europeo. 

 

 

I disastri ambientali tra logiche d'emergenza e cultura di prevenzione - incontro pubblico

Si intitola "Disastri naturali e ambientali fra logica dell'emergenza e cultura della prevenzione" l'incontro di carattere operativo in programma domani nell'auditorium dell'ex Salone degli Incanti in Riva Nazario Sauro dalle 14.30 alle 19.30. L'evento, promosso dall'associazione di promozione sociale InProspettiva, prende le mosse dalle coordinate tecniche inserite nel nuovo Codice della Protezione civile, e gode del patrocinio della Regione e della coorganizzazione del Comune. Ad aprire i lavori dell'incontro (aperto al pubblico e a ingresso gratuito), dopo i saluti istituzionali portati dai rappresentanti dell'amministrazione municipale, sarà il direttore del Piccolo Enrico Grazioli, che nel corso del pomeriggio terrà inoltre un intervento dal titolo "La notizia dell'emergenza e la notizia della prevenzione". Subito dopo interverranno il prefetto Valerio Valenti, che parlerà del ruolo della Prefettura in materia di Protezione civile, l'assessore Riccardo Riccardi ("Vulnerabilità e pericolosità naturali del territorio: attività di pianificazione della Regione") e il comandante provinciale dei Vigili del fuoco, Natalia Restuccia. La seconda parte del pomeriggio vedrà gli interventi dei vertici delle forze dell'ordine (Livio Ciancarella del Comando regionale dell'Esercito, Stefano Cotugno a capo del Comando provinciale dei Carabinieri, e il questore Giuseppe Petronzi. Il tema dei disastri naturali verrà affrontato però anche dal punto di vista dell'impatto emotivo. Di qui la partecipazione do Hanna Farah, presidente dell'Associazione Psicologi per i popoli Fvg.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 13 maggio 2019

 

 

Dall'incidente ai progetti sospesi - L'odissea del tram tocca i mille giorni

Lo scontro frontale in via Commerciale il 16 agosto 2016 Numerosi gli annunci, ma manca il via libera dell'Ustif

Mille giorni. Dallo scontro frontale tra due vetture del tram di Opicina, avvenuto il 16 agosto 2016, sono passati tre governi (Renzi, Gentiloni e Conte) e due presidenti della Regione (Serracchiani e Fedriga). Sul fronte sportivo la Triestina era in serie D e la Pallacanestro Trieste si giocava una tranquilla A2. Dopo mille giorni invece il Tram di Opicina resta ancora tristemente fermo, nonostante le promesse di una pronta ripartenza. Da quando c'è stato l'incidente frontale tra la vettura 404 e 405 il tempo sembra infatti essersi fermato. Nell'impatto rimasero feriti sette passeggeri e i due macchinisti, nessuno in modo serio per fortuna. Secondo la ricostruzione la 404 stava scendendo verso la città per delle prove tecniche. L'altra vettura, la 405, era regolarmente in servizio e, dopo aver fatto passare un terzo mezzo, la 406 che andava verso città con delle persone a bordo, era ripartita dalla fermata di Conconello. Dopo cinquanta metri e nel mezzo di una curva lo scontro frontale. Per la ricostruzione definitiva della dinamica e per le responsabilità bisognerà attendere il processo che è ancora in corso e vede imputati i due macchinisti: Stefano Schivi e Fulvio Zetto. Entrambi sono stati rinviati a giudizio dal giudice per le indagini preliminari Luigi Dainotti con l'accusa di disastro ferroviario colposo. Il processo dovrà appurare se sono stati ignorati semafori rossi o se non sono state date le indicazioni corrette via radio. Per avere la verità, almeno processuale, servirà ancora del tempo mentre il 2020 potrebbe essere effettivamente l'anno del rientro in servizio del tram. Nessuno chiaramente vuole ormai sbilanciarsi anche perché dal 2016 gli annunci, poi disattesi, non sono mancati. Il timore iniziale era di non riuscire a completare in tempi brevi il restauro delle vetture. Per il regolare servizio ne servono almeno tre e, oltre alle due coinvolte nel sinistro e sotto sequestro, delle altre sei solamente due erano operative. La 401 era oggetto di lavori strutturali piuttosto importanti dal 2009 e rallentati pure dal patto di stabilità. La 407 era impegnata nella revisione annuale. Le fasi di riparazione delle due vetture incidentate si erano invece concluse in tempi brevi, ovvero già l'8 giugno 2017. Proprio in quei giorni l'assessore Luisa Polli, una che il tram lo usava spesso, aveva manifestato un certo ottimismo sui tempi di ripartenza: «Direi che ormai siamo davvero a buon punto». L'ottimismo non venne però ripagato dalla realtà al punto che il Piccolo avviò una raccolta di firme che si chiuse il 30 ottobre 2017 con 15.783 adesioni da tutto il mondo. A quella virtuale si affiancò anche la raccolta cartacea promossa da Luigi Bianchi di CamminaTrieste. A sottoscrivere il documento furono oltre 2.200 persone tra cui molti politici come l'ex premier Matteo Renzi. Nonostante le critiche del sindaco Roberto Dipiazza - «a cosa serve? C'è qualcuno che non vuole la riapertura del tram?» - vi aderirono anche i vertici della Regione con l'allora presidente Debora Serracchiani e il suo assessore alle Infrastrutture Maria Grazia Santoro, che garantirono anche l'appoggio economico per rimettere in funzione la linea.Proprio la Regione è il gestore della linea, che è di proprietà del Comune, mentre Trieste Trasporti mette in pratica il servizio. Per riattivare la linea serve il via libera dell'Ufficio speciale trasporti a impianti fissi (Ustif), un organo periferico del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che lo scorso anno ha cambiato nome diventando Agenzia unica per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. Va detto che palazzo Cheba non è rimasto con le mani in mano e ha consegnato diversi progetti. E non sono mancati i confronti, al punto che a metà ottobre 2017 Dipiazza alzò pesantemente la voce arrivando a sbattere la porta (neanche troppo metaforicamente) in uno degli incontri. Lo scorso dicembre proprio il sindaco è stato querelato dai funzionari dell'organo. In questi mille giorni si potrebbe intravedere però la luce e qualcuno parla del primo trimestre del 2020 come data di ripartenza. Tutto dipenderà però ancora dall'Ustif, che nel 2017 aveva chiesto degli adeguamenti ai primi progetti per l'ammodernamento della linea, chiedendo anche degli adeguamenti sui marciapiedi delle fermate. La nuova progettazione della società Mercitalia Shunting & Terminal srl (che aveva già redatto il primo progetto) è stata completata e trasmessa in data il 23 marzo alla Regione, che l'ha inviata poi all'Ustif. Intanto sono state bandite le gare da 270 mila euro per la fornitura delle traverse, aggiudicata dalla società Lodovichi Domenico spa di Roma, e da poco meno di 134 mila euro per la realizzazione e la fornitura di nuove rotaie, aggiudicata all'austriaca Voestalpine Schien gmbh. 

Andrea Pierini

 

Dipiazza resta in silenzio dopo la querela Luccarini suona la carica: «Manca poco»

Il sindaco Roberto Dipiazza preferisce non dire più nulla sul tram di Opicina vista la querela dello scorso dicembre che gli ha fatto l'Ustif, l'organo del ministero delle Infrastrutture e trasporti che deve dare il via libera al progetto per la messa in sicurezza della linea. Il primo cittadino, insieme alla sua giunta, saranno però i protagonisti di un video satirico che dovrebbe essere pubblicato proprio oggi in occasione dei mille giorni di stop della linea 2. Chi lo ha visto in anteprima conferma che si tratta di un collage, chi lo ha realizzato sceglie invece di restare ancora nell'ombra. A parlare è l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi: «Abbiamo inviato alla Regione il 23 marzo scorso il progetto con le modifiche che ora è stato mandato all'Ustif. L'impegno degli uffici è consistente per riuscire a riattivare la linea. Sono stati compiuti diversi incontri e riunioni per arrivare a una soluzione, stiamo facendo il massimo lavorando a testa bassa». La linea 2 è di proprietà del Comune, è gestita però dalla Regione attraverso la Trieste Trasporti. Proprio il rinnovato presidente della partecipata Pier Giorgio Luccarini manifesta un certo ottimismo: «Ormai siamo in quello che possiamo ragionevolmente ritenere l'ultimo rettilineo prima della ripartenza. Per dare avvio alla riqualificazione della linea manca ancora qualche passaggio formale e poi, una volta ultimati i lavori, si potrà procedere con i collaudi. Si sta lavorando tutti in grande sintonia e con risultati che sono apprezzabili giorno dopo giorno: fra Comune, Regione, Ustif e Trieste Trasporti ci sono oggi collaborazione e dialogo costanti. Una collaborazione e un dialogo a cui tiene molto anche lo stesso sindaco che sta seguendo personalmente e con grande attenzione l'evolversi della situazione». L'ottimismo si scontra però con il tempo: «È vero mille giorni sono tanti - aggiunge Luccarini - ma è un periodo purtroppo coerente con una burocrazia complessa e parcellizzata come quella italiana. Come altre volte ho avuto modo di dire, siamo tutti molto consapevoli del ruolo e della funzione, anche simbolica, che il tram ha per la città e la lunga attesa, ne sono certo, non farà che rendere ancora più bella la ripartenza. Da parte nostra, posso assicurare che Trieste Trasporti si farà trovare pronta un minuto dopo l'ultimazione dei lavori e il nulla osta dell'Ustif». Chi osserva con attenzione l'evolversi della situazione è l'ex sindaco Roberto Cosolini, oggi consigliere regionale del Pd, che proprio sulla questione del tram era stato pesantemente attaccato durante il suo mandato. «Ricordo bene gli attacchi strumentali dell'opposizione», racconta: «All'epoca stavamo facendo dei lavori pesanti e il blocco era stato alla fine di 21 mesi. Mi viene da pensare cosa potremmo dire adesso che siamo a mille giorni e che si prospetta un periodo di attesa ancora piuttosto lungo. Non sottovaluto la complessità della questione, proprio perché ci sono passato. A questo punto però servirebbe avere una tempistica decente e nessuno si scandalizzerebbe per uno sbaglio di due mesi. Mi pare comunque di aver capito che difficilmente il tram prenderà servizio nel 2019». Sullo scontro Dipiazza- Ustif, Cosolini, spiega che «l'organismo ha sempre fatto il suo mestiere che è di garantire la sicurezza dei trasporti su rotaia. Si tratta di programmare e fare le cose per mettere i funzionari nelle condizioni di eseguire i collaudi e concedere le autorizzazioni. Certo è che un'interruzione di quattro anni è un danno d'immagine pesante per un simbolo della città».

 

La delusione dei tanti turisti che aspettano invano di salirci

Gli operatori del settore ammettono di percepire il rammarico di chi arriva in città e scopre che il servizio non è ancora operativo

I triestini probabilmente si sono assuefatti all'assenza, anche se non sono assolutamente rassegnati. I turisti invece non capiscono: soprattutto quelli che sono tornati in città più volte negli ultimi tre anni. Il tram di Opicina è uno dei pochi impianti a fune che ancora esistono nel mondo al punto da essere anche una domanda del popolare gioco da tavola "Trivial pursuit": il suo fascino entra in guide turistiche e documentari. «Nonostante i mille giorni di stop il tram rimane uno dei simboli della città», racconta Francesca Pitacco, presidente dell'Associazione delle guide turistiche Friuli Venezia Giulia. «La cosa più difficile - racconta - è spiegare perché non è in funzione. Gli italiani sanno come funziona la burocrazia nel nostro Paese mentre gli stranieri restano sbalorditi dal fatto che è fermo da tre anni. Come guide ci limitiamo a spiegare che c'è stato un incidente. Di certo le persone che attendono di farci un giro rimangono molto deluse». «I turisti, soprattutto quelli che sono già stati in città, quando prenotano ci chiedono se il tram è tornato in servizio - spiega Guerrino Lanci, presidente di Federalberghi Trieste - e noi abbiamo l'ingrato compito di spiegare che ancora è tutto fermo. Un aneddoto che ricordo è che portammo dei tour operator in visita proprio sul tram e quando chiedemmo loro quale fosse il costo per una corsa di quel tipo: le cifre oscillarono dai 10 ai 14 euro. Rimasero basiti quando comunicammo che si pagava solo il biglietto del bus. Il tram è un patrimonio di questa città ed è un valore aggiunto per gli stranieri». Michele Ciak, presidente della Pro Loco, conferma che «tantissimi ci chiedono del tram nei nostri info point di piazza Unità e di San Giusto. Sono sia italiani che stranieri, soprattutto austriaci e tedeschi, anche se non mancano inglesi e francesi che ne hanno letto e sentito parlare. Diciamo che la promozione che è stata fatta nel corso degli anni ha dato esiti importanti e sta ancora dando risultati. Non posso che confermare la delusione di chi viene per la prima volta e di chi torna. Qualcuno prende il servizio sostitutivo con le linee 4 e 2/. Non è però la stessa cosa». Leandro Steffè dell'associazione Ferstoria denuncia «un grave danno per la città sia dal punto di vista turistico che storico. Anche gli utenti sono penalizzati perché il tram fornisce comunque un servizio per alcune zone della città. Bisogna capire se è più colpa dell'inerzia locale o della burocrazia nazionale: probabilmente è frutto di un mix tra le due cose». 

 

 

Veglia, il rigassificatore pronto a funzionare entro l'inizio del 2021

La conferma del ministro dell'Ambiente. Lng Croazia: lavori nei tempi previsti. Comune e Regione restano contrari

ABBAZIA. Il rigassificatore galleggiante di Castelmuschio (Omisalj), sull'isola di Veglia, entrerà in funzione entro il primo gennaio 2021. La conferma arriva da fonti autorevolissime: a darne l'annuncio sono stati infatti il ministro croato dell'Ambiente, Tomislav Coric e la direttrice dell'azienda statale Lng Croazia (cui è stata affidata la realizzazione del progetto), Barbara Doric. L'occasione è stata quella del convegno internazionale sul gas che ad Abbazia ha riunito 600 esperti del settore provenienti da una ventina di Paesi di tutto il mondo. Coric ha ricordato che negli ultimi anni la Croazia si sta adoperando per diversificare le fonti di energia e per diventare uno Stato sicuro e quanto più autonomo nel campo dell'approvvigionamento di combustibili. «Attualmente la Croazia importa il 40% del suo fabbisogno di elettricità - ha rilevato il ministro - il 60% di gas e l'80% di derivati petroliferi. Il nostro traguardo è ridurre in modo significativo queste percentuali, arrivando alla necessaria autonomia energetica. Il terminal metanifero nordadriatico - ha detto Coric - rientra nel perseguimento del nostro obiettivo: la nuova struttura inizierà a essere attiva fra circa un anno e mezzo».In merito al rigassificatore offshore, il ministro ha aggiunto che negli ultimi due anni si è passati dalle parole ai fatti: i lavori di approntamento sono iniziati lo scorso marzo. La direttrice di Lng Croazia è peraltro arrivata ad Abbazia direttamente dal cantiere di Castelmuschio: i preparativi per l'impianto, ha riferito, procedono senza intoppi malgrado al progetto si oppongano fermamente il Comune di Castelmuschio, la Regione quarnerino-montana, alcune forze politiche e ambientalisti. Il presidente del convegno abbaziano e responsabile dell'Associazione croata degli esperti nell'industria del gas, Dalibor Pudic, si è detto certo che l'impianto avrà un futuro assicurato, essendo il comparto in lenta ma costante espansione. Per la realizzazione del rigassificatore è previsto un investimento pari a 234 milioni di euro, dei quali 101 stanziati a fondo perduto dall'Unione europea. 

Andrea Marsanich

 

 

Manuale per lo spreco zero Andrea Segré ci insegna a rimettere il cibo in circolo

Docente e inventore del "Last Minute Market" di Bologna propone una rivoluzione alimentare a partire dal frigorifero

Il retrobottega dei supermercati è il regno di un uomo misterioso, il Descaffalatore. È addetto a decretare vita e morte degli alimenti. Confezione ammaccata? lattina con etichetta sbilenca? yogurt in scadenza? «Tu sei fuori! » Ma all'ingresso dei supermercati c'è anche un professore dell'università di Bologna, il triestino Andrea Segré, che con costanza e inesauribile pazienza, da almeno vent'anni, ammonisce che il cibo non si getta. Con qualche accorgimento "Il metodo spreco zero" (Bur Rizzoli, pag. 272, euro 14) è alla portata di tutti e Segré l'ha presentato ieri, come ultimo appuntamento del festival Link, in dialogo con Massimo Cirri, autore e voce di "Caterpillar" (Radiodue Rai) che firma la postfazione del manuale, pentito redento dell'Offertona irrinunciabile, del 3x2, del Sottocosto Spinto. Per Segré tutto cominciò oltre venti anni fa, fondando il bolognese Last Minut Market, e si rivelò idea vincente, oltre che meritoria. Oggi l'impresa sociale di cui è presidente, rileva da bar, gastronomie, centri commerciali, alimenti perfettamente commestibili eppure destinati alla spazzatura e li reinserisce all'interno dei circuiti della solidarietà. S'intende che ciò che si fa in larga scala è applicabile a quella ridotta in nome della triade: comprare ciò che serve, cucinare il necessario, mangiare quanto basta. Lasciando alle grandi occasioni le pietanze elaborate, nessun cibo è più saporito di quello frugale, eppure nessuna strada porta all'inferno più di quella lastricata di buone intenzioni della spesa del sabato. Perché, scrive Segré, si sa, è impulsiva, si fa sedurre dallo sconto, cede al fascino del fiocco, della novità. Ma è vittima anche del tempo tiranno che porta a sovrastimare la necessità di riempire la dispensa per tutta la settimana. Morale: ogni giorno buttiamo cibo per 100 grammi a testa, che diventano 37 chili pro capite all'anno e con esso 450 euro per un nucleo di circa 4 persone. La concezione del Last Minut Market formato famiglia, parte dalla compilazione di un "diario dello spreco" , in cui registrare gli alimenti buttati quotidianamente per capire i nostri errori, liberarci dalle cattive abitudini e infine dare il via alla "rivoluzione alimentare" . Siamo ciò che mangiamo, diceva Ippocrate, padre della Medicina. Ma siamo anche ciò che non mangiamo e ci gira intorno: relazioni, valori sociali, energia, acqua, soldi, fame e diete, troppo e troppo poco. L'importante è riconoscere che lo spreco del cibo commestibile è "peccato" in sé, come esortano gli anziani, ed è un danno anche economico e ambientale. Smaltire i rifiuti costa e inquina. Per cambiare, alla fin fine influenzando anche il modello industriale, sensibilissimo alle tendenze del consumatore, basta aprire casa nostra a allegre forme di pianificazione e disciplina. Cittadino responsabile, industria responsabile, politica responsabile, non necessariamente in quest'ordine ma tant'è: il "la" tocca darlo al cittadino responsabile. Meglio se competente pioniere come Segré che insegna a fare la spesa mirata, il menù modulare, a conoscere a fondo il freddo mondo del frigorifero organizzandolo al meglio. A leggere le etichette, a usare e riusare gli imballaggi, a fare l'orto in casa e il compostaggio. Infine a evitare del tutto gli avanzi, dando agli scarti una nuova chance attraverso una cornucopia di ricette magiche. L'economia domestica di un tempo ora esige uno sforzo in più, per diventare sostenibile e circolare assecondando la forma sferica del nostro pianeta. 

Cristina Bongiorno

 

 

I 17 traguardi da tagliare per lo sviluppo sostenibile

L'accademia mondiale delle scienze promuove un incontro per affrontare i temi legati alla formazione delle future generazioni

Trieste. Insegnare alle nuove generazioni l'importanza della scienza, della tecnologia e dell'istruzione per riuscire a vincere le 17 sfide dello sviluppo sostenibile. A lanciare l'obiettivo è Max Paoli, coordinatore dei programmi della Twas, l'Accademia mondiale delle scienze che ha sede a Trieste. «L'educazione scientifica - spiega - è ancora oggi sottostimata, mentre andrebbe promossa con maggior vigore in tutte le scuole in modo da formare una società futura più preparata e consapevole, perché scienza e tecnologia sono ovunque»." Sviluppo sostenibile: sfide globali e opportunità per il futuro" è l'evento organizzato proprio da Paoli che si terrà domani dalle 16 nell'aula magna dell'Università, in via Filzi 14 a Trieste. L'evento - a ingresso libero e aperto alla cittadinanza - si svolge nel quadro del Festival dello sviluppo sostenibile organizzato da Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), ed è realizzato in collaborazione con le Università di Trieste e Udine, la Rete delle Università per lo sviluppo sostenibile e la Regione Fvg con il supporto di proEsof. La sostenibilità è un concetto composito, spiega Twas, che ha come obiettivo una qualità della vita adeguata e piacevole per tutti tramite l'utilizzo razionale delle risorse disponibili e che tocca temi universali: salute, acqua ed educazione. Di popolazione e di previsioni di crescita parlerà proprio Edoardo Milotti, docente al dipartimento di fisica dell'ateneo triestino: «Fare previsioni - sottolinea - su crescita e decrescita della popolazione, tenendo anche conto delle migrazioni è importantissimo. Disporre di stime numeriche sull'andamento futuro della cittadinanza ci permetterà di capire come cambierà il mondo e di anticipare decisioni importanti in fatto di sanità, energia, istruzione».Maurizio Fermeglia, in chiusura di mandato in qualità di rettore dell'Università di Trieste, affronterà il tema dei lavori del futuro legati alla sostenibilità, e avverte: «Nel 2030, per effetto della digitalizzazione molti lavori scompariranno. Resteranno quelli in cui permane la sensibilità che è propria dell'uomo e che i robot non possono acquisire. Per questo non dobbiamo sprecare il capitale umano che possediamo».Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable development goals) sono 17 e sono stati concordati dalle Nazioni unite. Il numero totale annovera 169 target che mirano a risolvere un'ampia gamma di problematiche riguardanti lo sviluppo economico e sociale, come ad esempio la povertà, la fame, la salute, l'istruzione, il cambiamento climatico, le questioni energetiche e l'uguaglianza di genere. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 12 maggio 2019

 

 

Il porto fa gola ai colossi asiatici - Cordata indiana pronta a investire

Imprenditori interessati al business immobiliare nell'antico scalo e ai vantaggi del Punto Franco. Contatti avviati con l'Authority

Non solo cinesi e ungheresi. A mettere gli occhi sul porto di Trieste sono ora anche imprenditori indiani e indonesiani. Un interesse più che concreto, il loro, come testimoniano i contatti già avviati con l'Autorità portuale. A voler sbarcare in città - secondo i bene informati sia con investimenti immobiliari in Porto vecchio sia con attività di tipo industriale che potrebbero beneficiare del regime di Porto franco -, sono nel dettaglio alcuni investitori asiatici con garanti inseriti in società lombarde ed emiliane. Le stesse che, per ora, mantengono il più stretto riserbo sull'identità dei loro clienti per non "bruciarli" e rischiare così di complicare le trattative. Trattative però, come detto, già iniziate e accompagnate un po' a sorpresa da un'iniziativa parallela, una sorta di "operazione simpatia" per avvicinarsi alla città e iniziare a farsi conoscere: la creazione di una squadra di cricket, sport nazionale in India e nei Paesi vicini. Proprio a margine della presentazione del team di "Trieste United" (che tra un mese debutterà nel campionato di categoria) è emersa l'esistenza della misteriosa cordata asiatica pronta a investire in città, specie nel business del Porto vecchio. A farne parte, secondo quanto filtra al momento, sarebbero società che lavorano nel settore immobiliare, logistico e industriale (dalla componentistica ai materiali da costruzione) che vedono ai piani alti imprenditori indiani insieme a indonesiani e alcuni cinesi. Uomini d'affari comunque, si apprende da fonti vicine all'Autorità portuale, del tutto slegati rispetto agli indonesiani della Java Biocolloid, leader nella produzione del polisaccaride agar-agar, che da settembre dovrebbero iniziare la lavorazione degli estratti di alghe rosse in un capannone nel Canale navigabile. A rappresentare in questa fase gli interessi degli investitori della penisola asiatica è una società emiliana, la Phoenix, che fa parte della Rossi Group, una holding dalla storia più che centenaria, fondata a Piacenza nel 1866 e attiva nel settore dell'importazione, il cui core business, come si legge nel sito della holding emiliana, è proprio l'avvio e lo sviluppo di nuove aziende. Proprio Giovanni Rossi, amministratore delegato della Phoenix, è attualmente vicepresidente della squadra triestina di cricket. A confermare l'attenzione da parte di industriali indiani e indonesiani, come detto, è proprio la Torre del Lloyd. «Sì, ci sono investitori asiatici alla porta - spiega Antonio Gurrieri, dirigente responsabile della Direzione amministrazione e Finanza del Porto -, anche se la trattativa è alle battute iniziali. Per questo parlarne troppo rischierebbe di compromettere gli interessi del gruppo. Per intenderci, comunque, la trattativa non è avanzata come quella avviata con altri gruppi (cinesi e ungheresi). Come porto, però, noi siamo aperti ad ascoltare chiunque voglia venire qui a Trieste ad investire». Cauto anche il presidente dell'Authority Zeno D'Agostino. «In questo periodo sono in molti ad averci contattato - afferma -, compresi alcuni investitori indonesiani. Negli ultimi mesi il porto di Trieste fa gola a molti». Diplomatico infine Roberto Dipiazza che, a domanda precisa, preferisce non rispondere, limitandosi ad un ermetico «di queste cose meglio parlare nelle sedi opportune» e lasciando però intuire l'esistenza di una trattativa potenzialmente molto interessante e, proprio per questo, da "maneggiare con cura".

Lorenzo Degrassi

 

 

Pneumatici, moquette, bottiglie e pure un wc Riemerge dalla Sacchetta un "cimitero" di rifiuti

Mattinata in nome dell'impegno ecologico tra Pontile Istria e Molo Sartorio promossa dal Circolo Sommozzatori, Triestina della Vela e Adriaco

Bottiglie di vario tipo, da quelle di vino a quelle di liquore, e poi piatti, lattine, plastica in abbondanza, pezzi di canne da pesca, ferraglia, parabordi, pneumatici, boe danneggiate, un'enorme ancora e pure un wc che, stranamente, è un oggetto ricorrente quando si eseguono le pulizie dei fondali. È il "bottino" emerso dalle acque tra il Pontile Istria e il Molo Sartorio, frutto del lavoro del Circolo Sommozzatori Trieste, che ieri mattina ha impiegato 12 sub con bombole, in aggiunta a tre apneisti, oltre a una trentina di volontari a terra, tra i quali molti sportivi di Triestina della Vela e Adriaco, che hanno promosso congiuntamente l'iniziativa. Mentre dal bacino emergevano immondizie di ogni tipo, i giovani si sono occupati di dividere i rifiuti e differenziarli subito, sul posto. «È la prima volta che procediamo con un intervento simile in questo punto - spiega Enrico Torlo, presidente del Circolo Sommozzatori Trieste - e un ringraziamento va a tutto il personale impiegato nonché alle due società sportive che hanno agito in sinergia, per eliminare la sporcizia dal fondale. Come già accaduto in altre aree a ridosso della riva, troviamo sempre un po' di tutto. Oggetti portati dal vento, durante le giornate di bora, come la moquette delle imbarcazioni. Ma tanti materiali sono stati gettati in acqua volutamente. Tra questi il water, datato, che abbiamo recuperato. E poi stoviglie, bottiglie e davvero tanta plastica, il materiale in assoluto più raccolto, tanto che abbiamo riempito ben quattro cassonetti». «Occasioni come queste devono far riflettere tutti», sottolinea lo stesso Torlo: «Bisogna aver cura del nostro mare, cosa che spesso non si fa».I sub, muniti di una rete, utile a infilare i rifiuti, si sono immersi attorno alle 10, divisi in coppie, a scandagliare tratti di mare stabiliti in precedenza, durante una riunione. In vari punti vicini alle due società veliche, squadre di volontari hanno calato poi in mare cassette di plastica, per portare all'asciutto le immondizie e conferirle nel modo più corretto. La mattinata si è conclusa dopo mezzogiorno. A collaborare alle operazioni anche tanti bambini, che si sono messi a disposizione dell'organizzazione per dare una mano. «Purtroppo - aggiunge Torlo - sono interventi che consentono solo una parziale ripulitura, c'è davvero tanto da fare. Per fortuna negli ultimi anni abbiamo lavorato in varie zone e sicuramente abbiamo dato un contributo prezioso. Nel tempo ci sono capitati anche pezzi voluminosi, come motorini o carrelli della spesa, questa volta sono state pescate meno stranezze ma comunque restano sempre tanti gli oggetti riportati a galla». Qualche mese fa il circolo si era occupato anche delle acque del porticciolo di Grignano. Erano state rimosse tante bottiglie, varie batterie, un frigorifero, un motore, vetro, metalli e anche in quel caso moltissima plastica, il 70% dei rifiuti complessivi.-

Micol Brusaferro

 

Incubo-plastica -  E il 19 si replica alla Scala Reale - I FOTOGRAMMI

 Nelle immagini di questa pagina alcuni dei momenti vissuti ieri durante le operazioni di pulizia tra Pontile Istria e Molo Sartorio. A sinistra i sub protagonisti dell'iniziativa, a destra il recuperato con accanto alcuni pneumatici riemersi sempre dalle acque della Sacchetta, a destra il wc. Qui sopra un cestino di "scovazze". Il materiale comunque al quale spetta la "maglia nera" resta la plastica. In questo caso ne è venuto a galla un quantitativo in grado di riempire quattro cassonetti. Domenica 19 spazio invece alla consueta pulizia dei fondali davanti alla Scala Reale, nell' ambito della manifestazione Mare Nord Est, dalle 9 alle 11. L'operazione Clean Water, giunta alla quinta edizione, si concentrerà in particolare sulla rimozione della plastica e vedrà la collaborazione di diverse realtà insieme. Tutte le informazioni sono presenti sul sito www.marenordest.it, dove si possono vedere anche le immagini di tutti gli oggetti, compresi quelli più stravaganti, riportati in superficie durante gli anni passati, tra i quali un paio di sci.

(mi.b.). Fotoservizio di Massimo Silvano

 

 

Il clima cambiato scatena più allergie Dodici milioni di italiani sono a rischio

I pericoli vengono da aumento delle temperature, inquinamento e diffusione dei pollini. Malattie tropicali in crescita - i 4 fattori che danneggiano la salute

Torino. L'idea corre subito agli uragani, alle grandi ondate di calore o ai periodi di siccità. Questi per gli esperti sono «eventi estremi», perché tutti gli altri sono meno evidenti. Apparentemente non catastrofici, ma in realtà rischiano di rivelarsi persino più dannosi. Tra una devastazione e l'altra, infatti, i cambiamenti climatici stanno influenzando silenziosamente la nostra vita quotidiana. Le prove sono in mano ai medici, che sempre più frequentemente diagnosticano nuove malattie e fanno i conti con la maggiore diffusione di alcune patologie certamente legate agli stravolgimenti del nostro pianeta. Il surriscaldamento - Il problema più diffuso, che riguarda circa 12 milioni d'italiani, è quello delle allergie. A farne le spese è una fetta sempre più ampia di popolazione e l'aggressività è ormai allarmante. Il mix più preoccupante, spiegano gli studiosi, è quello tra l'inquinamento, l'aumento delle temperature e la diffusione dei pollini. Il risultato è semplice: il boom di riniti e asma. «L'incidenza è molto più alta di prima e i cambiamenti climatici sono un fattore determinante», sottolinea Giorgio Walter Canonica, professore e past president della Società italiana di allergologia, oltre che responsabile del Centro asma e allergologia della clinica Humanitas di Bergamo: «Allo stesso tempo la maggiore frequenza delle allergie è riconducibile agli stravolgimenti dei nostri stili di vita».L'indiziato numero uno è il surriscaldamento del pianeta. E se è vero che non ci sono più le mezze stagioni, allora bisogna fare davvero i conti con le conseguenze. Una riguarda le piante e il loro periodo di fioritura, che anticipa l'arrivo della primavera. «Da questo dipendente il fatto che i pollini si concentrano nell'aria per un arco di tempo ben più ampio - sottolinea Canonica -. È quasi scontato che l'incidenza delle allergie sia maggiore. Uno studio durato 27 anni e concluso di recente ci ha consentito verificare che alcune piante parietarie hanno esteso di 90 giorni il loro periodo di pollinazione». Lo stravolgimento delle stagioni e il grande caos ambientale finiscono per avere conseguenze anche più pesanti per chi si vive nei grandi agglomerati urbani diventati roventi. Le scorie nell'aria - L'altro problema, che è fratellastro del surriscaldamento del pianeta, è l'inquinamento. Il legame con una serie di malattie tumorali è già noto, ma la diffusione di particelle nell'aria è anche una delle cause dell'aumento vertiginoso delle allergie. Il professor Canonica ne spiega la ragione: «La diffusione nell'aria delle particelle esauste del diesel aumenta il rischio di allergie. Queste particelle si legano ai pollini e li aiutano nella loro azione dannosa sul nostro organismo. Di conseguenza, può bastare una quantità di 20 volte inferiore per scatenare una grave reazione». Molti pericoli sono legati, inoltre, allo sviluppo di diverse specie vegetali, che dalle in Italia sono arrivate per caso e che si sono subito adattate. La più temuta è una pianta che ha origine americana: si chiama «ambrosia», assomiglia a una margherita e i suoi pollini hanno già dimostrato d'essere particolarmente aggressivi e capaci di provocare gravi patologie. Un'altra pianta che gli allergologi stanno studiando è la betulla: arriva dalla Scandinavia e in Italia si è diffusa di recente. Anche i suoi pollini sono molto allergenici. Le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute umana non riguardano soltanto le allergie. L'allarme suona soprattutto per le malattie cardiovascolari: «Sono principalmente legate ai picchi di calore, a quello che noi definiamo stress da alte temperature», sottolinea Alessandro Pezzoli, bioclimatologo dell'Università di Torino, che fa parte di un'equipe di ricercatori che studia l'impatto del clima sugli esseri viventi. «I rischi maggiori sono nelle zone urbane, dove si crea la cosiddetta isola di calore e dove bisogna pianificare lo sviluppo urbanistico proprio per ridurre l'impatto». L'altro rischio è legato alle malattie tropicali trasportate da insetti che prima non avrebbero resistito alla rigidità del nostro inverno: «Ora si sono adattate - aggiunge Alessandro Pezzoli - e la diffusione di malattie come la Febbre del Nilo lo dimostra». 

Nicola Pinna

 

 

L'energia di domani tra nucleare "green" e isole autoalimentate

IL FORUM INNOVAZIONE proiettato verso esof2020

Il passaggio da un'economia lineare a una circolare, più sostenibile e attuale, con un'attenzione alle innovazioni "in progress" e future. Questo, in estrema sintesi, quanto emerso ieri mattina in occasione del Forum Innovazione ed energia, organizzato dal Distretto 2060 del Rotary guidato dal governatore Riccardo De Paola, insieme al Comune, rappresentato dal vicesindaco Paolo Polidori. Forum che, come anticipato da Giorgio Sedmak, presidente della Commissione relazioni internazionali del Distretto 2060 del Rotary, «avrà il suo sequel con Esof2020». La prima sessione, moderata da Riccardo Caronna, presidente della Commissione innovazione del distretto, ha visto l'intervento di Antonello Pezzini, consigliere del Comitato economico e sociale europeo Ten e rappresentante di Confindustria, che ha posto l'attenzione sulle prerogative regionali relativamente all'energia definendo l'Italia «un Paese assurdo perché ha voluto modificare il Titolo quinto della Costituzione per attribuire alle Regioni, tra cui certamente il Fvg, competenze che sono nazionali al fine di rendere gli stessi enti più efficienti, come fanno in Germania, anche se poi tutto questo non trova applicazione».Francesco Cappello, poi, responsabile del Centro di consulenza energetica Enea, ha ricordato il progetto "Clean Energy for Ee Islands", che riguarda sei isole pilota del Vecchio Continente, scelte dalla Commissione europea per la transizione verso l'energia pulita, tra cui Salina: «Nell'isola di Salina, nell'arcipelago delle Eolie, l'iniziativa europea intende favorire un percorso verso l'autosufficienza e la sostenibilità. A queste prime sei, entro la prossima estate, si uniranno altre 20 isole europee, fra cui Favignana e Pantelleria». A chiudere la prima sessione del Forum è stata la relazione di Alessio Lilli direttore generale di Siot - Tal Italia, che ha presentato la centrale petroelettrica realizzata dalla sua azienda «all'interno di un parco nazionale in Austria, che produce energia elettrica per il fabbisogno di tremila famiglie senza alcuna emissione nell'ambiente, sfruttando la caduta del greggio, grazie al dislivello successivo al passaggio delle Alpi, imitando il funzionamento di una centrale idroelettrica». La seconda sessione, moderata da Sedmak, è cominciata con l'intervento di Mario Signorini, ad di Mangiarottii, che ha illustrato l'importantissimo ruolo dell'azienda e del suo stabilimento di Monfalcone nel progetto "Iter" sulla realizzazione del primo impianto di fusione, anziché fissione, nucleare, «frutto di un accordo di cooperazione trentacinquennale tra Ue, Cina, Giappone, Corea, India, Usa e Russia, con un investimento di 25 miliardi».Il rettore Maurizio Fermeglia, oltre ad aver ricordato il grande fisico triestino Giacomo Ciamician, pioniere dell'energia solare, ha lanciato l'allarme sui tempi d'arrivo della "tempesta perfetta" che potrebbe portare al collasso del sistema Terra prima del 2030 se non si attua una decisa sterzata: «Un modo può essere quello di un ritorno energetico sull'investimento stesso, ossia l'energia ricavata su quella consumata». La tavola rotonda condotta dal vicepresidente di Confindustria Vg Diego Bravar ha visto l'intervento di Enrico Samer secondo cui «il futuro porto 5.0, intermodale, connesso all'industria e alle istituzioni scientifiche e, soprattutto, "franco", è praticamente realtà a Trieste».-

Luigi Putignano

 

 

Focus in via Filzi sulle sfide della sostenibilità - Accademia delle scienze

L'aula magna della sede di via Filzi dell'Università ospiterà martedì prossimo dalle 16 l'evento "Sviluppo sostenibile: sfide globali e opportunità per il futuro" organizzato da Max Paoli, coordinatore dei programmi della Twas, l'Accademia mondiale delle scienze che ha sede a Trieste. L'evento, che ha il supporto di ProEsof, è organizzato in collaborazione con le Università di Trieste e Udine, la Rete delle Università per lo sviluppo sostenibile e la Regione Fvg. «L'educazione scientifica - spiega Paoli - è ancora oggi sottostimata, mentre andrebbe promossa con maggior vigore in tutte le scuole in modo da formare una società futura più preparata».

 

 

 

 

PUNTO INFORMATICO - SABATO, 11 maggio 2019

 

 

Cambiamenti climatici: record negativo per la CO2

Sabato 11 maggio 2019 il valore più alto in assoluto mai rilevato per quanto riguarda la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera.

Mentre il dibattito sui cambiamenti climatici tiene banco non solo tra gli addetti ai lavori (fortunatamente), finendo talvolta con il polarizzare le opinioni e spingere la diffusione di fonti o teorie dalla veridicità opinabile (meno fortunatamente), giunge notizia di un record negativo per il nostro pianeta. Si tratta di quello legato alla quantità di CO2 nell’atmosfera, giunta a una concentrazione mai così elevata da quando viene monitorato. CO2 da record, mai così sulla Terra: 415,26 ppm (parti per milione), registrato nella giornata dell’11 maggio dai sensori del Mauna Loa Observatory gestito dalla National Oceanic and Atmospheric Agency sull’isola delle Hawaii. La responsabilità è attribuita in gran parte alle emissioni generate dall’essere umano e dalla sua attività, sia a livello industriale sia derivante da tutto ciò che comporta il consumo di combustibili fossili. Sebbene la comunità scientifica non sia in possesso dei dati e delle informazioni necessarie per affermare con certezza che mai prima d’ora la Terra sia arrivata ad avere una tale concentrazione di anidride carbonica nella propria atmosfera (per quanto riguarda gli ultimi 800.000 anni è ad ogni modo così), quasi tutti i suoi esponenti concordano sul fatto che un simile aumento e tasso di crescita non abbia precedenti: si è passati dai 300 ppm all’inizio del ‘900 a 400 ppm nel 2016 e a 410 ppm l’anno successivo. Mai prima di quest’epoca il pianeta aveva infatti dovuto fare i conti con una tale produzione artificiale di biossido di carbonio. Il suo incremento è legato a doppio filo all’innalzamento delle temperature rilevato a livello globale, mettendo a rischio i delicati equilibri che regolano ogni ecosistema, con ripercussioni per tutti gli esseri viventi. La notizia può essere interpretata come un ennesimo campanello d’allarme, come un ulteriore monito di quale sia la direzione intrapresa e quali le conseguenze non più in un futuro lontano, ma in un avvenire ormai tangibile e che si sta concretizzando sotto i nostri occhi, anche quando siamo tentati di volgere lo sguardo altrove. Certo invertire l’inerzia non è affatto cosa semplice, per via di resistenze legate non solo ad abnormi interessi economici, ma anche a fattori culturali che risentono talvolta dell’influenza non propriamente positiva di chi si trova nella posizione e nel dovere di dare il buon esempio.

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 11 maggio 2019

 

 

AMBIENTE - Agricoltura sostenibile  - G20 al via in Giappone

Sicurezza alimentare, sviluppo sostenibile e effetti dei cambiamenti climatici. Su queste sfide globali e sul ruolo che in esse avranno i paesi del G20, porrà l'accento la tre giorni dei ministri del G20 dell'Agricoltura «Verso un settore agroalimentare sostenibile: problemi emergenti e buone pratiche», da oggi in Giappone. Per l'Italia il ministro presente il ministro Gian Marco Centinaio che già ieri ha incontrato a Tokyo il ministro giapponese Takamori Yoshikawa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 10 maggio 2019

 

 

Tassa rifiuti rincarata - In arrivo 110 mila avvisi a single, famiglie e ditte

Già consegnata la metà dei bollettini. Il resto degli avvisi atteso entro il 20 maggio Aumenti medi del 7%. Corsa agli uffici di Esatto per segnalare errori nei calcoli

L'operazione Tari rincarata entra ufficialmente nel vivo. Nelle cassette della posta dei contribuenti triestini - famiglie e aziende che operano sul nostro territorio - stanno arrivando in questi giorni i modelli F24 per il pagamento della tassa sui rifiuti. Un "esercito" di 110 mila bollettini spediti da Esatto, circa 95 mila indirizzati ai privati e 15 mila alle imprese. La metà è già stata consegnata, l'altra verrà recapitata entro il prossimo 20 maggio. Aprendo le buste con l'intestazione della spa di piazza Sansovino, i contribuenti ora scopriranno quanto pesa realmente sulle loro tasche l'aumento della Tari approvato a fine marzo dal Consiglio comunale, con un incremento di circa il 7 % per le utenze domestiche e del 6% per ciò che riguarda quelle non domestiche. Un sigle che vive in un appartamento da 59 metri quadrati, valutando che la quota variabile in questo caso è passata da 45,56 a 48,42 euro e quella fissa da 1,07 a 1,16 euro, e aggiungendo il tributo provinciale per l'igiene ambientale (Tefa), scoprirà di dover versare 122 euro a fronte dei 114 dovuti nel 2018. Più pesante il rincaro per una famiglia composta da quattro persone, residente in un alloggio da 100 metri quadrati. In questo caso la somma da sborsare sarà di 342,50 euro, con un incremento di 22,50 rispetto all'anno precedente. Anche la Tari 2019 è pagabile a rate o in un' unica soluzione. Per il versamento - unico o della prima rata è stato fissato il termine del 31 maggio -. La seconda rata scade il 31 luglio e la terza il 31 ottobre. Nella lettera recapita agli utenti, Esatto ha allegato sia i tre modelli F24 per effettuare il pagamento a rate, sia quello per un unico pagamento. Indicativamente, spiegano dagli uffici di piazza Sansovino, la metà dei triestini utilizza l'F24 che propone la soluzione unica. L'operazione di pagamento è gratuita ed effettuabile allo sportello postale o bancario. Per la Tari, accedendo al sito internet di Esatto, è disponibile anche il servizio online che consente di visionare la propria posizione contributiva, la stampa degli F24 utili al pagamento della scadenza in corso, e anche quella dei modelli per l'invio della prima dichiarazione Tari e delle eventuali successive variazioni. La società, proprio per facilitare il più possibile i cittadini, ha preparato una sorta di vademecum con le istruzioni per l'uso, riportata sul retro dell'avviso che accompagna i modelli di pagamento. «L'avviso deve essere attentamente controllato - si legge -. In particolare deve essere verificato che siano esposti tutti gli immobili occupati o posseduti con le corrette superfici per i periodi di occupazione o possesso». Chi rileva delle difformità, rendendosi conto, ad esempio, che nel calcolo non compare uno o più immobili di proprietà, oppure che non è stato aggiornato il numero dei componenti della famiglia, deve rivolgersi quanto prima agli sportelli di piazza Sansovino o, in alternativa, contattare il numero verde 800.800.880. Le dichiarazioni e le variazioni inerenti la tassa sui rifiuti per il 2019 vanno comunicate entro il 31 gennaio 2020. In caso di omessa presentazione della dichiarazione è prevista una sanzione fino al 200% della tassa dovuta, con un minimo di 50 euro. In caso di dichiarazione "infedele" scatta la multa dal 50% al 100% della tassa dovuta, con un minimo di 50 euro.

Laura Tonero

 

E in estate il via alle ingiunzioni per chi in passato non ha pagato

Pronte a partire fra poco più di un mese 10 mila notifiche per recuperare i mancati incassi riguardanti quattro annualità fra il 2014 e il 2017

In arrivo le ingiunzioni di pagamento per i furbetti della Tari. Fra poco più di un mese, infatti, Esatto inizierà a recapitare 10 mila notifiche di ingiunzione per chi non ha versato la Tari relativa agli anni 2014, 2015, 2016 e 2017. Si tratta di un'operazione analoga rispetto a quella effettuata lo scorso dicembre nei confronti dei contribuenti triestini che non avevano ancora pagato la Tares del 2013, o a quella messa in atto un anno fa per il recupero dei mancati pagamenti relativi ai servizi educativi come le rette per i nidi, le materne e il Sis. A chi non ha saldato i modelli F24 relativi alla tassa dei rifiuti di quegli anni, la partecipata comunale aveva già fatto pervenire i solleciti previsti dalla norma, inviando nuovamente il modello utile al pagamento. Chi ha fatto lo gnorri e non ha saldato il dovuto si vedrà così recapitare entro la fine dell'estate l'atto di ingiunzione, che ora arriva direttamente da Esatto, visto che la società detenuta al 100% dal Comune e presieduta da Andrea Polacco già da tempo, su decisione dell'amministrazione municipale stessa, provvede anche alla riscossione coattiva che prima risultava delegata a Equitalia. È bene che i destinatari dell'ingiunzione - che prevede il recapito di un atto unico anche in caso di mancati versamenti per più annualità - non sottovalutino la notifica che riceveranno. Nella fase dell'ingiunzione, in effetti, il contribuente viene intimato a versare il dovuto entro una determinata data, ma trascorsi i termini previsti per il pagamento o per un eventuale ricorso si passa alla fase cautelare ed esecutiva, con il rischio a quel punto di un pignoramento. «Abbiamo ritardato di poco questi invii, perché la notifica delle prossime ingiunzioni è stata preceduta da un'operazione di "bonifica" del nostro database, con cui si è provveduto a una verifica puntale delle aziende che hanno chiuso o, ad esempio, dei contribuenti che avevano omesso di dichiarare una cessazione», specifica il direttore di Esatto Davide Fermo. Fermo fa un appello a quanti sanno di essere morosi per la Tari relativa a quelle quattro annualità, dal 2014 al 2017: «Hanno ancora un margine di tempo per sanare la loro situazione, pagando ora quegli arretrati eviteranno anche le sanzioni previste». Tra le multe comminate agli automobilisti, le rette per i servizi comunali, come ad esempio le mense scolastiche, e la lunga lista di vari balzelli che pendono su famiglie e aziende di Trieste, la Tari rappresenta la fetta più importante degli importi non incassati dal Comune. Una situazione generata certamente dai furbetti che pensano comunque di farla franca, ma anche da ritardatari e pure da chi si ritrova davvero in difficoltà dal punto di vista economico, e non ce la fa a sostenere il pagamento.

 

 

Il futuro dei nostri mari tra urgenze ambientali e sfide dell'economia

Esperti a confronto nel corso del convegno "Horizons" aperto dal nuovo presidente di Wärtsilä Bochicchio

«Tutta l'economia dipende in maniera primaria dal mare, con il 90% dei commerci che avviene via nave e genera un valore di 2.500 miliardi di euro di beni e servizi ogni anno». Ha esordito così ieri mattina il neo presidente di Wärtsilä, Andrea Bochicchio, in occasione del convegno "Horizons" organizzato, oltre che da Wärtsilä, da Confindustria e dal Comune di Trieste. Un evento che ha messo in luce anche l'esistenza del rovescio della medaglia: «Dal punto di vista ambientale - ha proseguito Bochicchio - il settore marittimo genera annualmente un miliardo di tonnellate di CO2, pari al 3% delle emissioni globali». Al centro dell'incontro la protezione del mare e un suo utilizzo sempre più sostenibile, con Trieste che, nei prossimi anni, potrebbe giocare un ruolo da protagonista nell'ambito del commercio globale. Diego Bravar, vicepresidente di Confindustria Venezia Giulia, ha ricordato come ci siano «ben 10 mila ricercatori che lavorano in città e che possono dare molto al suo sviluppo economico». Nel corso della mattinata si sono succeduti numerosi interventi, moderati dalla giornalista Barbara Ganz, de Il Sole 24 Ore, come quello di Lisa Vaccari di Elettra, che ha relazionato sulle possibilità della luce di Sincrotrone per uno sviluppo ecosostenibile e sugli studi condotti sulla degradazione delle microplastiche, o come quello di Paolo Jerkic, a capo dell'impianto di depurazione all'avanguardia di AcegasApsAmga a Servola, che tratta tra gli 80 e i 100 mila metri cubi di reflui al giorno, o, ancora, come quello del rettore uscente, Maurizio Fermeglia, secondo il quale «le uniche strategie consistono nella decarbonizzazione e nella digitalizzazione, con i big data a fare la differenza». Anche il mondo dello sport ha detto la sua: Mitja Gialuz, presidente della Barcolana, ha raccontato l'opera di sensibilizzazione ambientale avviata con il progetto "We are all in the same boat", sviluppato anche assieme a Wärtsilä e Illy: «Con la vendita del manifesto dell'edizione numero 50 firmato da Marina Abramovic - ha raccontato - abbiamo raccolto fondi per l'acquisto di dispositivi SeaBin che saranno donati alle società veliche per pulire dalle plastiche in superficie i principali approdi». 

Luigi Putignano

 

 

ADRIACO E STV - La pulizia dei fondali in nome della tutela dell'ambiente marino

Domani dalle 8.30 alle 12.30 Adriaco e Triestina della Vela in collaborazione con Circolo Sommozzatori Trieste e Associazione Marevivo Fvg organizzano su base volontaria una mattinata di pulizia dei fondali tra il Molo Sartorio e il Molo Istria. La manifestazione si propone di sensibilizzare i velisti e i cittadini sul tema della tutela dell'ambiente marino, «bene prezioso che va rispettato e curato per il bene di tutti e in particolare a favore delle generazioni future».

 

Come mitigare il rumore marino causato dalle navi - seminario

Mitigare il rumore marino provocato dalle navi per tutelare la fauna ittica. Questo uno dei temi esposti oggi, alle 10, all'Università di Trieste nell'edificio H3 del campus di piazzale Europa all'interno del seminario organizzato dal cluster MareFvg. L'evento vede tre relatori: Walter Cergol (studio di progettazione Cergol Engineering Consultancy) illustrerà il progetto Corma - realizzato in collaborazione anche con l'Ogs - sugli strumenti adottati per il controllo del rumore sottomarino; Fabrizio Borsani, biologo marino dell'Ispra, parlerà su "Quietmed: monitoraggio e mitigazione del rumore marino antropogenico"; Mario Felli (Cnr) parlerà di impatti, cause e prospettive del rumore sottomarino.

 

Il mare nel piatto

Per il ciclo "Il mare nel piatto", alle 20.30 al San Marco, si terrà la cena "La catena trofica nel piatto". Simone Libralato (Ogs), mostrerà quale sia l'impronta ecologica di ciò che si trova nel piatto e illustrerà come imparare a essere sostenibili anche quando consumiamo prodotti ittici. Per prenotare: 040-0641724 e info@caffesanmarcotrieste.eu.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 maggio 2019

 

 

Da piazza Vecchia a largo dei Granatieri - Via al piano di riqualificazione del Ghetto

Parte la gara per le aree interne a via del Teatro Romano. In arrivo marciapiedi più larghi e percorsi pedonali più sicuri

Da via del Teatro Romano a corso Italia, da largo Granatieri a piazza Vecchia passando per via del Rosario, Tor Bandena e Malcanton. Un'operazione di "rammendo". Non delle periferie (come sollecita l'architetto Renzo Piano), ma del centro cittadino. L'amministrazione comunale, su proposta dell'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, ha approvato il progetto esecutivo per la riqualificazione della arre limitrofe a piazza della Borsa. Una serie di piccoli interventi per migliorare la mobilità pedonale dal valore di 726 mila euro frutto di tutta una serie di avanzi. In questa cifra sono compresi, per esempio, i 414 mila euro risparmiati nell'intervento di riqualificazione di piazza della Borsa. La gara di appalto per l'affidamento dei lavori è già stata bandita. Il termine per presentare le offerte è il 27 maggio. L'obiettivo è porre mano alle "incompiute" del programma di riqualificazione urbana del Borgo Teresiano e del Borgo Giuseppino partito nel febbraio del 2007. «L'opportunità concessa dal ministero dell'Ambiente di utilizzare alcuni residui di finanziamenti di alcune opere - si legge nella relazione tecnica - ha consentito all'amministrazione di prevedere l'esecuzione di alcuni interventi di completamento di quanto già eseguito sia dal punto di vista architettonico sia per garantire una maggiore e sicura fruibilità da parte dei pedoni e delle persone con ridotta capacità motoria».Tra gli interventi previsti c'è attuazione di quanto inserito nel piano particolareggiato del gennaio 2018 che prevedeva la creazione di una zona a traffico limitato ad elevata valenza pedonale in piazza Vecchia e via del Rosario. Sarà ampliato il marciapiede in pietra arenaria storica di via del Rosario per ospitare i chioschi di vendita di libri usati attualmente adiacenti all'ex scuola Carli proseguendo così idealmente il percorso di via delle Ombrelle. Un ritorno all'origine, insomma. In piazza Vecchia, invece, verrà realizzato un nuovo marciapiede in pietra arenaria fiammata. Saranno, inoltre, ricavati alcuni parcheggi riservati alla vicina Questura. Il progetto prevede pure la riqualificazione pedonale di via Tor Bandena mediante la creazione del marciapiede di collegamento tra piazza Vecchia e via delle Beccherie (in parte già esistente) e la sistemazione del dislivello dell'attuale piazzetta in asfalto (racchiusa da paletti e catenelle) con tre gradini in pietra d'Aurisina in modo da consentire un agevole percorso per disabili. È prevista poi la creazione di un agevole percorso pedonale protetto e accessibile in largo Granatieri (sarà allargato e rettificato il marciapiede davanti all'ingresso della sede comunale), in via Malcanton e all'incrocio con via del Teatro Romano dove un allargamento dei marciapiedi renderà più sicuro il transito e l'attraversamento dei pedoni. In programma anche la parziale risistemazione della cosiddetta piazzetta Marenzi, racchiusa tra il palazzo e un edificio privato su via del Teatro Romano. Sarà riqualificata la minuscola zona verde sul retro della Chiesa del Rosario. Il progetto prevede anche il rifacimento dei marciapiedi di corso Italia nel tratto tra piazza della Borsa e piazza Benco, in modo da permettere ai bus l'uso della pedana per i passeggeri in carrozzella. Prevista infine, vista la zona, anche l'assistenza archeologica nel corso dei lavori da attivare nel caso in cui vengano rinvenuti manufatti di rilievo durante gli scavi. 

Fabio Dorigo

 

La "piazzetta" Marenzi resta nel libro dei sogni «Dislivello impossibile»

Nessun passaggio attraverso Palazzo Marenzi. Il progetto della "corte" o "piazzetta" pubblica, di cui si parla da almeno 10 anni, resterà tale. Un'incompiuta. L'edificio, che ospita gli uffici di AcegasApsAmga, continuerà a offrire il "brutto retro" a via del Teatro Romano. Un'oasi di degrado in pieno centro. Il motivo? Il Comune si è dovuto arrendere di fronte a un dislivello di 2 metri che non è mai stato colmato. «L'area in parte è di proprietà privata e in parte è già in concessione all'affittuario di palazzo Marenzi (AcegasApsAmga, ndr). Il collegamento tra via Teatro Romano e via dei Rettori attraverso il portico del palazzo, or chiuso con dei cancelli, necessita di rampe e scale per superare il dislivello (circa 2 metri) che occuperebbero gran parte dell'area formando dei terrazzamenti con zone scarsamente visibili e quindi utilizzabili impropriamente oltre che poco sicure quando il portico del palazzo è chiuso» si legge nella relazione. É il motivo per cui «l'amministrazione ha deciso di sospendere momentaneamente la sistemazione dell'area, predisponendo una chiusura metallica verso via del Teatro Romano e pavimentando in pietra la zona dei contrafforti, allargando il marciapiede in corrispondenza dell'attraversamento pedonale». Andrà meglio invece al "retro" della Chiesa del Rosario dove resistono due cipressi: «una piccola e semplice recinzione metallica simile a quella esistente in piazza San Giovanni (dove c'è la statua di Verdi, ndr) delimiterà l'aiuola dietro la chiesa, in modo da preservare e consentire al verde di svilupparsi». Un'assoluta rarità nella zona.

 

 

L'allarme degli albergatori: «Pochi parcheggi per turisti»

Il presidente locale della categoria Lanci: «La situazione è seria e peggiorerà senza interventi». Le necessità aumenteranno con i nuovi hotel in centro

Gli albergatori lanciano l'allarme parcheggi. I turisti che alloggiano nelle strutture ricettive cittadine hanno ormai serie difficoltà a trovare un posto dove sistemare l'automobile per una o più notti. E se ora la situazione è difficile, dopo la prossima apertura di ulteriori due importanti alberghi come quello di Hilton e l'altro da 55 stanze in corso Italia della Golden Hotel & Resorts, e il proliferare di altre strutture come b&b e case vacanze, la questione - secondo la categoria - diventerà insostenibile. Il tutto senza tener conto pure che la città - come confermato anche dai recenti report sul mercato immobiliare e sulla distribuzione anagrafica dei residenti nel comune di Trieste - sta registrando un aumento significativo di nuovi abitanti tra le vie centrali cittadine. Hilton puntava molto sulla conversione in parcheggio dell'intero ex Filodrammatico di via degli Artisti che, invece, rilevato all'asta lo scorso dicembre, verrà trasformato in residenze con alcuni spazi riservati anche a box auto. Ma i lavori devono ancora partire. «La situazione dei parcheggi per i clienti degli alberghi è seria, e peggiorerà se non si trova una soluzione - valuta Guerrino Lanci, presidente di Federalberghi -. Park San Giusto nei periodi turisticamente importanti risulta già tutto esaurito, il contenitore del Silos presenta criticità evidenti che lo rendono di difficile accettazione per un turista, altri sono troppo distanti dagli alberghi del centro». Lanci racconta che più di un anno fa Federalberghi aveva avanzato la proposta al Comune di prendere in locazione 100-200 stalli all'interno del parcheggio di via Carli, di proprietà comunale, e di organizzare un sistema di navetta per collegare i turisti da quella struttura al centro città. «Ma si è rivelata una soluzione impraticabile - spiega - perché garantire i mezzi utili a un percorso circolare, frequente e fino a tarda notte, ha un costo di circa 800 euro al giorno, e per noi è insostenibile. Siamo pronti a investire, ma serve un piano sostenibile, tenendo conto che nelle altre città i parcheggi che vanno a soddisfare queste esigenze sono sostenuti in compartecipazione tra pubblico e privato turistico». Attualmente gli alberghi hanno stretto una convenzione con una società privata che si propone di ritirare l'automobile davanti all'hotel, di portarla nel parcheggio di via Carli e di riportarla al cliente quando riparte. Costo: 25 euro al giorno. «Il servizio è ben gestito ma non tutti gradiscono affidare la propria auto a un estraneo che la parcheggia lontano dall'hotel, e la tariffa non è per tutte le tasche», valuta Alessandro Lucchetta della società che gestisce già l'Hotel Continentale, il Palace Suite, il futuro nuovo albergo di corso Italia e presto anche una struttura ricettiva a Casa Romano in piazza della Borsa. «Chi opera in centro soffre sempre più questa criticità, servirebbero incentivi per la realizzazione da parte di privati di nuovi parcheggi a piani in zone centrali».

Laura Tonero

 

L'ALTRO FRONTE APERTO - I pullman posteggiati dietro il Magazzino 26 «Ma mancano servizi»

Quello dei parcheggi è un problema che tocca anche i tanti pullman che accompagnano in città gruppi di turisti o studenti in gita scolastica. Gli autisti si trovano a dover sistemare il pesante mezzo dietro al Magazzino 26 in Porto vecchio, in un'area che oggi, ai conducenti che devono sostare minimo due ore per legge e attendere i passeggeri mentre visitano un museo o il centro città, non offre nulla. «I conducenti lamentano un disservizio - denuncia Donata Ursini, presidente di Nord-Est Guide - non c'è un servizio igienico, un distributore di bibite, niente, e Trieste non fa una bella figura. Tra l'altro, l'unico punto di carico e scarico utilizzabile dai pullman in centro, si trova sulle Rive davanti a palazzo Aedes, e ora causa lavori a quell'edificio è inutilizzabile». «Se si vuole che Trieste diventi una vera città turistica, bisogna pensare di offrire anche dei servizi - constata Francesca Pitacco, presidente dell'Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia - e i servizi non vanno dati solo perché si deve. È possibile pensare di rendere quel parcheggio in Porto vecchio a pagamento se si offre, ad esempio, un servizio di sorveglianza o di collegamento con il centro». Il presidente di Federalberghi, Guerrino Lanci, ricorda che già lo scorso settembre era stato preso un accordo con l'allora assessore al Turismo Bucci, per destinare 50 mila euro della tassa di soggiorno a una minima infrastrutturazione di quell'area, pensando ad una recinzione che la delimiti e al posizionamento di un wc chimico. «Lo scorso gennaio l'accordo era stato confermato anche dall'assessore Francesca De Santis, ma ad aprile è stato messo nuovamente tutto in discussione», dichiara Lanci. «Fin dai primi giorni dal mio insediamento avevo recepito subito quell'esigenza - spiega De Santis - ma le risorse della tassa di soggiorno destinate alle infrastrutture non erano ancora svincolate. Ora che l'intero gettito è svincolato procederemo a una puntuale analisi di quel progetto». Sulla proposta di recintare l'area e di dotarla di certi servizi, l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli fa presente che «quella sistemazione per i pullman è provvisoria, la zona da destinare a quel servizio verrà individuata in maniera definitiva solo quando avremo un piano completo della viabilità di piazza Libertà. Il Comune potrà valutare di sistemare un wc chimico e un distributore automatico ma per ora non è possibile investire in una recinzione».

 

 

Allianz dice stop al carbone Il clima nuova emergenza

Anche il colosso tedesco annuncia nell'assemblea di Monaco che non firmerà nuovi contratti assicurativi con le industrie che inquinano: sì alle fonti alternative

MILANO. La decarbonizzazione si fa strada nel comparto assicurativo. Nel corso dell'assemblea annuale di Allianz che si è svolta ieri a Monaco di Baviera, il gruppo tedesco ha annunciato una strategia per concentrarsi sugli investimenti sostenibili con il duplice obiettivo di incontrare il favore dei consumatori, sempre più attenti alle tematiche ambientali, e al contempo ridurre i rischi legati alla fonte di produzione energetica tradizionale. Un'iniziativa che si inserisce nel solco tracciato da Generali, che martedì - prima dell'avvio della sua assemblea - ha registrato una nuova manifestazione di Greenpeace simile a quella dello scorso anno. Questa volta una dozzina di attivisti dell'associazione ambientalista ha cercato di arrampicarsi per protesta sul tetto della Stazione marittima. Sotto accusa "i rapporti con le compagnie energetiche più inquinanti che non abbiano presentato piani in linea con gli accordi sul clima di Parigi". Dichiarazioni alla quale il presidente del Leone Gabriele Galateri ha risposto sottolineando i progressi già compiuti dal gruppo triestino in direzione green, con un target di 4,5 miliardi di euro investimenti tra infrastrutture e green bond, entro il 2021. Tema che ha dominato anche l'assemblea del colosso tedesco. Ieri l'amministratore delegato Oliver Bäte ha indicato l'obiettivo di arrivare entro il 2023 a coprire tutta l'energia elettrica consumata dal gruppo (che opera in più di 70 Paesi) con produzione da fonti rinnovabili. «Siamo molto determinati in questa direzione, data la rilevanza del problema», ha detto il numero uno del colosso di Monaco. Che ha sottolineato l'approccio di "neutralità climatica" che verrà seguito da qui in avanti. In concreto questo significa che Allianz non vuole più investire il proprio capitale in società che conducono affari dannosi per il clima. A partire dallo scorso anno, Allianz non ha firmato nuovi contratti assicurativi per centrali elettriche a carbone ed entro il 2040 intende chiudere tutte le attività assicurative con l'industria del settore. A questo proposito, è emerso che alla fine dello scorso anno Allianz aveva un portafoglio poco inferiore a 670 miliardi di euro, investito principalmente in strumenti di debito. Come gestore patrimoniale si occupa di un portafoglio di 1.960 miliardi di euro per conto di clienti esterni, finora senza specifiche esclusioni settoriali. L'assemblea degli azionisti (3.600 presenti) era stata convocata per approvare i conti del 2018, che hanno evidenziato un utile netto in aumento del 9,7% su base annua, a 7,46 miliardi di euro, mentre l'utile operativo si è attestato a 11,5 miliardi. Gli azionisti hanno anche approvato la proposta avanzata dal board di distribuire un dividendo di 9 euro per azione, uno in più del 2017. Nel corso dell'assise, il management del colosso assicurativo tedesco ha confermato che lancerà quest'anno un programma di riacquisto di azioni per 1,5 miliardi di euro. Non sono invece stati forniti aggiornamenti sull'andamento dei conti L'appuntamento è per martedì prossimo, quando il gruppo tedesco alzerà il velo sull'andamento del primo trimestre 2019.

Luigi Dell'Olio

 

 

Arriva il questionario online per dare i voti all'acqua di casa il progetto

Rispondendo alle domande pubblicate sul sito della multiutility i cittadini potranno esprimere opinioni sulla qualità di ciò che bevono

Cosa pensano i triestini dell'acqua del loro rubinetto? Quali sono le perplessità legate alla qualità e alla bontà dell'acqua che arriva nelle nostre case? Per rispondere a queste domande AcegasApsAmga, insieme a Coop Alleanza 3.0, ha dato il via ad un'indagine online, relativa al gradimento dell'acqua di rete al fine di comprendere meglio quali siano le motivazioni che talvolta spingono i cittadini a considerare l'acqua di rubinetto di qualità inferiore rispetto all'acqua minerale confezionata. Collegandosi al sito internet dell'ex municipalizzata, i cittadini potranno dire cosa pensano dell'acqua di rete, fornendo così al gestore molte informazioni utili al fine di migliorare sia il servizio che la comunicazione legati alla risorsa idrica. Il questionario potrà essere compilato anche nei punti vendita di Coop Alleanza 3.0 a partire da luglio fino a settembre, grazie al coinvolgimento dei soci Coop che diventeranno "ambasciatori" dell'iniziativa "La tua acqua", lanciata lo scorso 18 marzo. A tutti i cittadini che si fermeranno per compilare il questionario verrà data in regalo una borraccia in alluminio, comoda e pratica da riempire."La tua acqua vede" per la prima volta la collaborazione a livello regionale di tre diversi gestori(oltre ad AcegasApsAmga sono coinvolti anche Cafc e Irisacqua, attive rispettivamente a Udine e Gorizia) per la sensibilizzazione all'utilizzo dell'acqua di rubinetto, sottoposta a numerosi controlli chimico-fisici e batteriologici che ne attestano la qualità. L'acqua del rubinetto, almeno a Trieste, infatti, è buona e sicura, oltre che ecologica ed economica: si stima infatti che 1000 litri d'acqua minerale in bottiglia costino in media 270 euro. Dal momento che nel mondo sono vendute circa 900 mila bottiglie di plastica ogni minuto e solo il 38% di queste si riesce a riciclare, bevendo l'acqua del rubinetto è possibile dare un importante contributo alla tutela ambientale. Soprattutto in Italia, che risulta stabilmente il terzo paese al mondo per consumo pro capite di acque in bottiglia di plastica.

 

 

I segreti della raccolta rifiuti sotto la lente a San Giacomo

Analizzato dagli esperti il contenuto dei cestini evidenziando davanti ai cittadini errori e conferimenti corretti Prossima tappa il 15 maggio

Riparte da San Giacomo l'iniziativa "Rifiuti in piazza", organizzata da Arpa Fvg con il patrocinio del Comune di Trieste e promossa da AcegasApsAmga e Regione per sensibilizzare ed educare i cittadini all'importanza di una corretta raccolta differenziata. Sono tante le persone che ieri si sono ritrovate nella piazza centrale del rione, per assistere all'appuntamento, incentrato sull'analisi delle immondizie che la gente ha gettato nei cestini, il cui contenuto è stato riversato su un grande telone, sotto gli occhi incuriositi di molti cittadini. Via libera poi all'analisi diretta di tutto ciò che è stato trovato nei singoli bidoni. Sono stati evidenziati gli errori, materiali spesso non conferiti correttamente, ma anche gli scarti abbandonati con precisione negli appositi spazi. Obiettivo degli incontri, che proseguiranno in altre zone della città, aiutare tutti a eliminare con attenzione la spazzatura. Una buona prassi, è stato più volte sottolineato, consente di risparmiare e di tutelare l'ambiente, consentendo l'avvio di un riciclo efficace come nel caso, ad esempio, della plastica. A chi ha assistito alla "lezione" all'aperto sono stati distribuiti anche alcuni gadget, sempre mirati a una miglior differenziata. È stato inoltre ricordato il "rifiutologo", l'app e il depliant che consentono di ricevere informazioni, in caso di dubbi sulla destinazione di un determinato prodotto. La mattinata è stata seguita anche da Radio Punto Zero, con interviste agli esperti sul posto e con il coinvolgimento dei cittadini. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2017, a Trieste, AcegasApsAmga ha mediamente destinato a recupero il 96,8% di quanto raccolto in modo differenziato (154,8 chilogrammi per abitante), a dimostrazione di come gli sforzi congiunti con Comune e cittadini vadano a buon fine. Prossimi appuntamenti con "Rifiuti in piazza", sempre aperti a tutti, mercoledì 15 maggio alle 10.30 in piazza XXV Aprile a Borgo San Sergio e mercoledì 22 maggio, con lo stesso orario, in largo Roiano.

 

Pugno duro in arrivo a Muggia contro i furbetti dei rifiuti

Dopo i recenti conferimenti impropri e abbandoni di sacchi segnalati da Mejo Muja l'assessore Litteri annuncia l'introduzione di un nuovo sistema di controlli e multe

MUGGIA. «È in fase di predisposizione il Regolamento comunale per la gestione dei rifiuti urbani che prevede uno specifico sistema sanzionatorio per i trasgressori».Laura Litteri, assessore all'Ambiente del Comune di Muggia, annuncia novità in arrivo per i "furbetti" delle immondizie. La tematica dei rifiuti è stata nuovamente affrontata nell'ultima riunione del Consiglio comunale muggesano in seguito a un'interrogazione presentata dalla capogruppo della lista Meio Muja Roberta Tarlao. In questo documento l'esponente dell'opposizione lamentava ancora problemi con la raccolta "porta a porta" davanti alle scuole di via D'Annunzio e nel rione di Zindis.«Sono già state emesse diverse sanzioni per accertati abbandoni di rifiuti o conferimenti impropri per i quali è stato possibile risalire al responsabile. Ora è in fase di predisposizione il Regolamento comunale per la gestione dei rifiuti urbani che prevede uno specifico sistema sanzionatorio a carico dei soggetti che si rendono responsabili della violazione dello stesso», ha spiegato Litteri. Il pugno duro della giunta Marzi ha un unico fine: «Con un puntuale sistema sanzionatorio e con il controllo da parte del personale preposto sarà ulteriormente migliorato il rispetto delle regole di conferimento ed esposizione nel centro storico». Sulle singole problematiche lamentate da Tarlao, Litteri ha spiegato le mosse del Comune. «Per risolvere la situazione davanti alle scuole, considerato che i conferimenti non corretti provengono principalmente da soggetti non autorizzati a conferire nei cassonetti lì presenti, sono stati acquisiti dei cassonetti con la cosiddetta chiusura a gravitazione che saranno posizionati a breve. Ciò allo scopo di evitare il conferimento da parte di terzi e migliorare la differenziazione dei rifiuti, garantendo il decoro dell'area».Per quanto riguarda invece il rione di Zindis, Litteri ha preannunciato che «vi sono diverse ipotesi di intervento per cercare di ridurre il conferimento del secco residuo, tra cui una diversa collocazione dei contenitori dell'indifferenziato per inserirli nelle batterie di ciascun condominio». Una soluzione che potrà essere definita previa collaborazione da parte dell'Ater «in quanto vanno identificati degli spazi maggiori per la collocazione dei contenitori» stessi. Infine, a proposito dell'applicazione della tariffa puntuale, chiesta nuovamente a gran voce da Tarlao, Litteri non ha dubbi: «Con il sistema attuale l'applicazione del riconoscimento dell'utente è tecnicamente possibile, ma necessita di una progettualità dettagliata e definita in modo puntuale con il gestore. La Net comunque non sta utilizzando ancora la tariffa puntuale in nessuno dei Comuni nei quali opera».

Riccardo Tosques

 

 

Un salto nella storia e poi un altro a tavola nel segno del sale - il ciclo di conferenze "Mare e salute"

Al Revoltella Camerlenghi dell'OGS è partito dalle miniere - i consigli di Robino (Burlo) e Sinagra (AsuiTS) sul tema cibo

Dalla storia alle tecniche di estrazione, dal ruolo nell'alimentazione al consiglio dei medici, volto a non abusarne. È il sale al centro del terzo incontro del ciclo di conferenze "Mare e Salute", promosse dall'Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale - Ogs, all'Auditorium del Museo Revoltella. La conferenza di ieri, dal titolo "Sale: quattro passi nella geologia del Mediterraneo per arrivare alla nostra tavola", è stata aperta dal giornalista scientifico Fabio Pagan, mentre il primo relatore, Angelo Camerlenghi dell'Ogs, è partito nel suo intervento portando in sala un blocco di salgemma puro. «Il sale, quello che noi usiamo comunemente sulla tavola - ha spiegato - arriva da sottoterra, come dalle miniere in Sicilia o da quelle di Salisburgo, l'estrazione mineraria infatti risale agli albori della storia ed è una tecnica consolidata. L'uomo si è ingegnato e ha imparato anche a ottenere lo stesso prodotto nelle saline, come a Pirano. Il sale è stato fondamentale nella storia dell'umanità, per la conservazione del cibo, anche se poi questo utilizzo si è perso». Camerlenghi ha poi ripercorso le tappe dello studio sull'argomento e le esplorazioni realizzate sui fondali, con particolare attenzione al Mediterraneo. Flavio Boni, del Museo del Mare di Pirano, studioso delle saline dell'Alto Adriatico, ha raccontato la storia di quelle più antiche, ormai non più attive. «Sono un importante pezzo di storia di diversi Paesi, che spesso sono sparite e stanno sparendo - ha sottolineato -. Molte, anche di grandi dimensioni, non esistono più». Spazio poi agli interventi di Antonietta Robino, dell'Irccs Burlo Garofolo, e di Gianfranco Sinagra, dell'Università degli studi di Trieste e dell'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, con un focus, ricordato anche da un foglio informativo, distribuito a tutti, con il messaggio "Più salute con meno sale...e meno zuccheri", con alcune indicazioni importanti per il proprio fisico. Fondamentale ridurre la quantità di sale e zuccheri aggiunti in cucina, controllare in che quantità sono presenti ovunque, leggendo le etichette di cibi e bevande, ed evitare di condire troppo i piatti e di zuccherare ciò che si beve. Sul volantino fornito è stata indicata anche la modalità di lettura dei valori riportati nella descrizione degli ingredienti dei vari prodotti in vendita. Prossimo appuntamento in programma giovedì 16 maggio, quando si parlerà di come la plastica sia entrata nella catena alimentare, mentre l'ultimo è previsto mercoledì 5 giugno con il tema "Cosa mangeremo nel futuro? Dalle meduse alla nutrigenetica". Il ciclo di conferenze "Mare e Salute" è organizzato da Ogs nell'ambito del progetto di divulgazione regionale "Mare e salute", con i partner Fai - Fondo Ambiente Italiano Fvg, Irccs Burlo Garofolo, Associazione Scienza Under 18 e Wwf Area Marina Protetta di Miramare. È finanziato dalla Regione e le conferenze sono co-organizzate con il Comune di Trieste - Assessorato all'Educazione, Scuola, Università e Ricerca. Gli incontri si svolgono in collaborazione con la Delegazione Fvg di Marevivo e il supporto scientifico dei progetti internazionali Medsalt, Saltgiant, Fairsea, Prizefish e Ecomap. Gli eventi sono inseriti nel programma di ProEsof 2020.

Micol Brusaferro

 

Conferenza sui rondoni

Il Museo di Storia naturale, alle 18, organizza la conferenza "I rondoni, instancabili volatori e specie affini, preziosa biodiversità". Con Franco Sacchetti, autore del libro "Dove i rondoni vanno a dormire", e dell'ornitologo Mauro Ferri. La conferenza è introdotta dal conservatore Nicola Bressi.

 

Urbi et Horti a San Giovanni

Per Urbi et Horti, quarta lezione su "La permacultura" con Marco De Donà: alle 18, al padiglione V dell'ex Opp di via Weiss 14. Avremo modo di conoscere i principi e le tecniche di questa disciplina e la loro applicazione nella gestione di un orto, anche quello urbano.

 

Caffè delle scienze - Lo scampo adriatico e il grafene al Tommaseo

Ultimo incontro del Caffè delle scienze: al Tommaseo, alle 17.30, Donata Melaku Canu, ricercatrice all'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale-Ogs, terrà l'intervento "Alla ricerca di Nephrops: viaggi di una larva di scampo nel Mar Adriatico". Lo scampo adriatico è una delle specie di maggior pregio, che ha registrato negli ultimi anni un forte declino delle catture, conseguenza del sovrasfruttamento. A seguire Fabio Candotto Carniel (Università di Trieste) parlerà de "Il grafene: luci e ombre del prodigioso nanomateriale". Ingresso libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 maggio 2019

 

 

La protesta di Greenpeace «Basta con l'inquinamento»

Attivisti davanti alla Marittima come un anno fa, esposte finte ciminiere fumanti Generali: già detto stop alle centrali, 4,5 miliardi di investimenti verdi e sostenibili

TRIESTE. Volevano arrampicarsi per protesta sul tetto della Stazione marittima, ma sono stati fermati dalla Polizia. Si è ripetuta ieri mattina, sulla falsariga di quanto avvenuto un anno fa, nel piazzale della Stazione marittima, poco prima dell'inizio dell'assemblea delle Assicurazioni Generali, la protesta di Greenpeace per denunciare «il coinvolgimento del gruppo nel settore del carbone, la fonte energetica con le più alte emissioni di CO2». Una dozzina di attivisti di Greenpeace, attrezzati per il tentativo di arrampicata, già prima delle 8, si sono dati appuntamento davanti all'edificio. Stavolta però, a differenza di quanto accadde lo scorso anno, quando riuscirono a issarsi sul tetto da dove calarono un grande striscione di protesta, le forze dell'ordine hanno fatto in tempo a fermarli, prima che portassero a termine il loro proposito. Sono riusciti però, prima dell'intervento della Polizia, a posare, davanti all'ingresso della Stazione marittima, due ciminiere di legno grandi come furgoni, per riprodurre una centrale a carbone. Bloccati dalla Polizia, che ha provveduto anche a spostare le finte ciminiere, gli attivisti di Greenpeace non hanno abbandonato il piazzale, dando vita a quella che tecnicamente è definita "resistenza passiva", costringendo in sostanza gli agenti a trascinarli via di peso. Greenpeace con la sua azione chiede alla compagnia di «interrompere i rapporti con le compagnie energetiche più inquinanti che non abbiano presentato piani in linea con gli accordi sul clima di Parigi. Le centrali che Generali assicura in Polonia e nella Repubblica Ceca - hanno spiegato - generano un impatto ambientale e sanitario enorme, per questo protestiamo». Il presidente del gruppo triestino, Gabriele Galateri, rispondendo ad alcuni attivisti in assemblea che sono intervenuti più volte, ha precisato che le Generali «non hanno la bacchetta magica che ci consente di trasformare il mondo in un colpo». Il gruppo, ha messo in evidenza il presidente, ha aumentato il suo impegno nei settori green e sostenibili con un target di 4,5 miliardi di investimenti, tra infrastrutture e green bond, entro il 2021. Relativamente al carbone, oltre a non investire in nuovi clienti carboniferi sta procedendo al disinvestimento dei 2 miliardi di euro di attività legate a questo combustibile in portafoglio, mentre sul lato assicurativo, oltre a impegnarsi a non aumentare l' esposizione verso il comparto, definita «minima», ha deciso di non assicurare nessuna nuova costruzione di centrali elettriche e di miniere a carbone, anche di clienti esistenti, impegnandosi a uscire da tutte le miniere di carbone polacche. Luca Iacoboni, responsabile della campagna "Energia e Clima" di Greenpeace Italia, ha precisato che «se, come ha più volte dichiarato di voler fare, il gruppo triestino vuole davvero proteggere le persone e svolgere un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici, deve abbandonare subito il carbone, senza alcuna eccezione. La scienza - ha aggiunto - ci dice che abbiamo pochi anni per invertire la rotta e salvare il clima globale, non è dunque più il tempo delle mezze soluzioni. Generali deve decidere - ha concluso - o diventa parte della soluzione o resta inesorabilmente parte del problema».Poco dopo Generali ha diffuso un comunicato nel quale si spiega che «Generali sta attivamente implementando la strategia sul clima, presentata a febbraio 2018 e dettagliata nello scorso novembre. La direzione è chiara - prosegue il testo - e prevede un aumento dell'impegno del gruppo verso i settori green e sostenibili e la dismissione delle attività legate al carbone, con un impegno concreto sia sul fronte investimenti, sia su quello assicurativo. Sarà ulteriormente rinforzata la già importante presenza nel settore delle energie rinnovabili, puntando a una crescita del 7-9 per cento dei premi relativi ai prodotti assicurativi con valore socio ambientale. Relativamente al carbone - continua la nota del gruppo triestino - oltre a non investire in nuovi clienti carboniferi, il gruppo sta procedendo al disinvestimento dei 2 miliardi di euro di attività legate al carbone in portafoglio. Inoltre Generali non assicurerà alcuna nuova costruzione di centrali elettriche e miniere di carbone, impegnandosi a uscire da tutte le miniere di carbone polacche. In particolare, non è stata rinnovata la polizza costruzione della nuova unità della centrale polacca di Turow. Nei Paesi fortemente dipendenti dal carbone - continua il documento - sono state intraprese attività di coinvolgimento delle controparti associate al settore carbonifero, per applicare i principi della Transazione giusta, che integra la dimensione sociale di impatto delle nostre decisioni sull'occupazione locale e sulla fornitura di energia ai cittadini, nella strategia del clima».

Ugo Salvini

 

 

Alunni di San Dorligo a lezione di riciclo e difesa della natura

Replicata anche quest'anno l'iniziativa "Per l'ambiente... tutti presenti!" da parte del gestore dei rifiuti Coinvolte venti classi

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Dopo il successo delle precedenti edizioni, anche nell'anno scolastico che si sta per concludere A&T 2000, la spa che gestisce il servizio rifiuti a San Dorligo, ha portato a termine, tra elementari e medie del territorio, l'iniziativa "Per l'ambiente... tutti presenti!".Si tratta di un progetto didattico di educazione ambientale che A&T 2000 porta avanti da anni. A San Dorligo hanno partecipato 20 classi di lingua sia italiana sia slovena, e più precisamente quelle degli istituti Pacifico, Trinko-Zamejski, Samsa, Voranc e Venturini. L'iniziativa, dedicata di volta in volta temi diversi, "presi" dall'ambito della gestione dei rifiuti e della sostenibilità ambientale, quest'anno si è focalizzata sul tema dello smaltimento di apparecchiature elettriche ed elettroniche, una tipologia in forte crescita, che richiede una raccolta separata e un trattamento particolare, sia per recuperare le risorse contenute nelle apparecchiature, sia per ridurre i rischi di inquinamento del territorio. Sono stati fatti inoltre degli approfondimenti sullo smartphone, al fine di far conoscere le tipologie e la provenienza dei preziosi materiali di cui è composto e di incentivarne il riciclo, nel momento in cui non funziona più o si decide di comprarne un altro. Il progetto ha visto pure il coinvolgimento delle famiglie, attraverso materiali informativi che gli alunni hanno portato a casa. Gli alunni di terza, quarta e quinta hanno poi avuto il compito di intervistare gli adulti per testare la loro conoscenza sul tema, diventando per una volta insegnanti e compilando l'ecopagella del buon riciclatore. E il Comune, a questo proposito, auspica «in futuro una partecipazione sempre più numerosa a queste iniziative da parte delle scuole».

Ugo Salvini

 

 

Piazza Sant'Antonio va lasciata così, basta riallineare le pietre - la lettera del giorno di Leonardo Garbin

È da parecchio tempo che non leggo "novità" sui progetti di rifacimento di piazza Sant'Antonio, pertanto mi permetto di manifestare anche la mia opinione. Alcuni giorni fa, in una meravigliosa giornata di sole ho fatto quattro passi in tale zona, colpito dalla luminosità e l'accostamento dei colori: bianco delle pietra, azzurro della vasca e verde della vegetazione e ho immediatamente pensato che distruggere quel insieme con unico scopo di "cercare il nuovo", sarebbe un delitto! Questa opera rappresenta un'epoca e fa parte della storia di Trieste. Per assurdo sarebbe a mio avviso come il voler demolire il Colosseo per fare posto al Nuovo Stadio di Roma. Indubbiamente in posizione centralissima e con un grande posteggio sotterraneo a due piani, sarebbe l'ideale per la comodità dei tifosi. Lo stesso dicasi, con ironia, per il nostro Teatro romano, comoda piscina a copertura apribile per l'estate... e il posteggio San Giusto l'abbiamo già a due passi!Invito i miei concittadini a osservare che tutto il manufatto, i cordoli arrotondati e la pavimentazione sono stati posizionati nel lontano 1934 ed eseguiti in pietra bianca di Aurisina o d'Istria, materiale indistruttibile e perfettamente integro. Vogliamo gettare via tutto e pavimentare come piazza dell'Unità, le cui pietre si sfaldano solo a guardarle? Per spendere soldi pubblici, Trieste ha certamente altri interventi da fare e sicuramente più urgenti e utili. Concludendo: se si vuole giustamente abbellire e valorizzare tutta la zona basterebbe restaurare le poche pietre usurate dal tempo e soprattutto livellare perfettamente tutta la pavimentazione alla "romana" usando le stesse pietre previa numerazione in modo da porle con le stesse fughe sottilissime attuali. Organizzare due serie di bancarelle multicolori e, volendo strafare, porre altre nuove piante, per l'estetica e la gioia degli occhi dei triestini e turisti.

 

 

I giovani di Fridays for Future lanciano l'evento bis a Trieste

I sostenitori del movimento creato da Greta Thunberg in Svezia scenderanno di nuovo il piazza il 24 maggio come in tante altre città del mondo

Trieste. Fridays For Future Trieste torna in campo dopo il successo ottenuto grazie allo sciopero del 15 marzo scorso. Il movimento, nato la scorsa estate dopo le prime proteste di Greta Thunberg davanti al Parlamento svedese, ha presentato ieri le prossime iniziative che porteranno al secondo Global Strike for Climate. Composto in gran parte da studenti delle superiori e dell'Università, Fridays For Future Trieste scenderà di nuovo in piazza il 24 maggio, in simultanea con il resto del mondo. E non si tratta solamente di uno sciopero o di una presa di posizione per invertire le sorti del clima, spiegano le promotrici Anna Lilian Gardossi, Francesca Zampieri e Sara Segantin: «Vogliamo fare divulgazione scientifica: purtroppo i cambiamenti climatici a cui assistiamo non sono un'opinione e c'è bisogno del supporto di esperti e professori che si occupano di questi fenomeni da tempo». A dimostrazione di ciò FFF ha in programma due conferenze domani e il 23 maggio alle 18 nella sede Arci di via del Bosco: la prima è "Cosa significa cambiamento climatico e quali conseguenze per l'uomo", durante la quale interverrà Cosimo Solidoro, direttore della sezione Oceanografica Ogs; la seconda "Cambiamenti climatici tra agricoltura e biodiversità" con Angela Gatti, Francesca Zampieri e Laura Zorzini dell'ateneo di Trieste. Sabato alle 15.30 al bar Knulp è in agenda invece un incontro con l'europarlamentare Elly Schlein e il giorno dopo una raccolta dei rifiuti in Val Rosandra. Ultimo evento prima del Global Strike for Future il 17 maggio sarà la Giornata del Riciclo nel Parco di San Michele.

Lorenzo Mansutti

 

Terza "lezione" dell'Ogs Focus sul sale e il cuore - Il ciclo di conferenze

"Sale: quattro passi nella geologia del Mediterraneo per arrivare alla nostra tavola" è il titolo del terzo appuntamento del ciclo di conferenze sul legame uomo-mare denominato "Mare e Salute" e promosso dall'Ogs, l'Istituto nazionale di Oceanografia e geofisica sperimentale, per evidenziare gli effetti del mare sulla salute dell'uomo e quelli dell'uomo sulla salute del mare. L'evento in questione si terrà oggi alle 18 al Revoltella e affronterà in particolare, attraverso la voce degli esperti, la storia del sale e le malattie cardiovascolari.

IL SALE DEL MEDITERRANEO: dalla geologia alla tavola

"Sale: quattro passi nella geologia del Mediterraneo per arrivare alla nostra tavola" è il terzo incontro del ciclo di conferenze "Mare e salute", promosse dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale-Ogs, per evidenziare sia gli effetti del mare sulla salute dell'uomo, sia gli effetti dell'uomo sulla salute del mare. L'appuntamento, aperto a tutti, è in programma alle 18, al Revoltella. L'incontro spazierà dal gigante salino del Mediterraneo alla storia del sale e alle malattie cardiovascolari. Con la moderazione del giornalista scientifico Fabio Pagan, si alterneranno le voci di Angelo Camerlenghi (Ogs), Flavio Bonin (Museo del Mare di Pirano), Antonietta Robino (Burlo) e Gianfranco Sinagra (Università di Trieste e AsuiTs). La conferenza è a ingresso gratuito, previa registrazione sul sito dell'Ogs alla sezione www.inogs.it/it/content/mare-e-salute.

 

Che aria tira con Legambiente

Incontro sull'inquinamento dell'aria aperto a tutti, alle 18, in via Donizetti 5, organizzato da Legambiente. Con Gorizia, Luca Cadez e Mario Mearelli (Legambiente Trieste), che illustrerà il monitoraggio delle polveri sottili tramite i sensori della rete "Luftdaten", molto diffusi in tutta Europa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 maggio 2019

 

 

A rischio una specie animale su 8 - Dalle allodole agli scoiattoli: è sos

L'allarme Onu. Entro qualche decennio pericolo estinzione per un milione di tipi di flora e fauna L'uso massiccio di pesticidi e l'inquinamento delle acque minacciano anche la salute dell'uomo

L'ultima moria delle api è accaduta in Veneto negli scorsi giorni: 10mila esemplari sono stati trovati morti a Musile, tra i fiumi veneti Piave e Sile, e secondo gli apicoltori la colpa sarebbe dell'uso sconsiderato di diserbanti. Queste sentinelle dell'ambiente sono importanti per il nostro ecosistema perché garantiscono il ciclo di vita delle piante. Lottano per sopravvivere. E non sono certo le uniche vittime dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento intenso dell'ambiente, che stanno pericolosamente accelerando l'estinzione di intere specie finora conosciute. Una su otto scomparirà dalla faccia della Terra. Il dato ha dell'incredibile ed emerge da un rapporto Onu, presentato a Parigi alla presenza dei rappresentanti di 130 Paesi, elaborato dalla Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi (Ipbes). Un milione di specie di piante e animali di terra e acqua sono minacciati come mai prima d'ora dall'azione dell'uomo, che pensa solo alla sua, di sopravvivenza. La loro vita ha l'orizzonte di qualche decennio. Un'apocalisse ambientalista che, secondo gli esperti, avrà effetti significativi sulla nostra salute. Basti pensare che ogni anno versiamo 300-400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri rifiuti nelle acque degli oceani. Tra il 1980 e il 2000 sono andati perduti 100 milioni di ettari di foresta tropicale, principalmente rioccupati con allevamenti di bestiame in Sud America e piantagioni di palma da olio nel Sud-Est asiatico. Negli ultimi secoli, per mano nostra, sono già scomparse 680 specie di vertebrati. I prossimi condannati sono animali che incontriamo comunemente nelle nostre campagne: l'allodola - ne sono sparite la metà negli ultimi 40 anni -, la farfalla blu - meno 38% dagli anni '70, mentre un terzo di api e insetti è a rischio estinzione -, gli scoiattoli rossi, i pipistrelli e i ricci. Neppure per la barriera corallina c'è stato scampo: quasi dimezzata negli ultimi 150 anni. Alla luce di questi dati, numerosi scienziati affermano che la Terra sia all'inizio della sesta estinzione di massa della sua storia, ma la prima attribuita all'uomo e alle sue attività. Il tasso di distruzione pare essere da decine a centinaia di volte superiore alla media degli ultimi 10 milioni di anni. Una catastrofe, insomma, che provochiamo per tenere in piedi la nostra economia. Mentre i nostri appetiti insaziabili non vedono e ignorano i danni a medio-lungo termine. «Abbiamo documentato un declino senza precedenti della biodiversità», spiega Kate Brauman, dell'Università del Minnesota, che ha guidato la ricerca, durata tre anni. «Negli ultimi 70 anni - dichiara Carlin Petrini, fondatore di Slow Food - abbiamo distrutto i tre quarti dell'agrobiodiversità, che i contadini avevano selezionato nei 10mila anni precedenti». Per il britannico Robert Watson, presidente dell'Ipbes, «stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero». Anche sull'onda delle proteste per il clima animate dai giovani dei Fridays for Future, l'allarme dovrebbe servire a correre in qualche modo ai ripari. «Non è troppo tardi per agire - continua Watson - ma solo se cominciamo da subito e a tutti i livelli, dal locale al mondiale». Seicento attivisti e Ong in difesa della biodiversità in 50 Paesi hanno firmato una lettera aperta promossa dal Wwf, per chiedere ai governi un'azione urgente tesa ad arginare la «crisi bio-climatica». Intanto, per dare un segnale, la città tedesca di Costanza ha proclamato «l'emergenza climatica», il che significa che ogni iniziativa politica, e non solo, dovrà tenere conto del problema dell'inquinamento e delle emissioni di CO2.

Letizia Tortello

 

 

Miramare sarà la nursery dell'alga bruna

Sui fondali della Riserva posizionate migliaia di Cystoseira, a rischio estinzione eppure fondamentale per la biodiversità

Lo hanno annunciato dalla loro pagina Facebook: "Il 25 aprile, giorno della Liberazione, noi lo festeggiamo "liberando" le piccole Cystoseira in Area marina protetta Miramare. Buona vita piccoline!". Si è dunque concretizzata sui fondali della Riserva di Miramare la tappa fondamentale del progetto di ripopolamento di Cystoseira, un'alga bruna, protetta a livello internazionale e a rischio estinzione, che svolge un ruolo chiave per la conservazione della biodiversità marina e della mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici grazie all'assorbimento di quantità di CO2. Le foreste marine svolgono le stesse funzioni di quelle terrestri: producono ossigeno tramite la fotosintesi e costituiscono un vero e proprio habitat rifugio per altri organismi, come i pesci o i crostacei e i molluschi che ci depongono le uova; e al pari di quelle terrestri, stanno rapidamente scomparendo. Il progetto Roc-PopLife, acronimo che sta per Restoration of Cystoseira Population, cofinanziato dalla Ue per un totale di circa 900 mila euro, partito a ottobre 2017 avrà una durata di tre anni, fino a ottobre 2020. Due le università coinvolte, Trieste e Genova, e quattro Aree marine protette: Miramare, Cinque Terre, Portofino e Strugnano, in Slovenia.Il 25 aprile scorso, dopo l'impianto nei mesi scorsi nei fondali del Mar Ligure, è iniziato anche nell'Alto Adriatico il ripopolamento delle foreste sottomarine di alga Cystoseira. Il gruppo - composto a terra dai ricercatori dell'Università di Trieste e a mare dai biologi della Riserva di Miramare guidati da Saul Ciriaco - ha piantato le piccole Cystoseira grazie anche al supporto del diving triestino Area51. L'intervento di restauro si avvale di un nuovo protocollo di coltura, sviluppato in stretta collaborazione tra le Università di Trieste (con il gruppo di ricerca guidato da Annalisa Falace, coordinatrice del progetto Roc-PopLife e ricercatrice del Dipartimento di Scienze della vita dell'ateneo giuliano) e di Genova (con il gruppo di ricerca della professoressa Mariachiara Chiantore).«La novità di questa metodologia di restauro - spiega Ciriaco - sta nella produzione in acquari di nuove "plantule" da reintrodurre in ambiente marino, senza danneggiare i siti donatori (rispettivamente Strugnano per il sito di Miramare e Portofino per le Cinque Terre, ndr)». A Miramare sono già stati posizionati 400 dischetti con radicate sopra migliaia di "plantule" di Cystoseira; le variabili di successo però sono infinite, a partire dal pericolo costituito dagli erbivori che potrebbero divorarle in breve tempo e per questo sono stati inseriti su metà dei dischetti degli appositi dissuasori. «Ogni settimana - prosegue il biologo - scatteremo delle foto poi analizzate da un software per verificare l'attecchimento della Cystoseira su questi dischetti». In futuro il progetto potrà trovare applicazione su larga scala anche in altre aree del Mediterraneo. 

Lorenza Masè

 

 

Enti e aziende, confronto sullo sviluppo sostenibile - l'iniziativa di Wärtsilä

Preparare Trieste a una crescita sostenibile. È questo il tema di "Horizons", giornata di approfondimento tecnico, economico e scientifico che Wärtsilä, con Confindustria Venezia Giulia e Comune, dedica alla città giovedì al Ridotto del Teatro Verdi. Previsti un convegno al mattino, nel quale si tracceranno, in maniera parallela, le dinamiche di sviluppo del porto industriale, del Porto vecchio e delle istituzioni scientifiche cittadine, e tavoli tecnici al pomeriggio: protagonisti da Wärtsilä a Fincantieri, dall'Autorità portuale a Italia Marittima, dal Comune a Sincrotrone Elettra, dall'Università alla Barcolana, fino a Nidec, Msc, Acegas e interessanti newco e start up con progetti innovativi. Il filo rosso, si legge in un comunicato, «è l'attenzione allo sviluppo sostenibile, e la volontà di dialogare per disegnare la Trieste del futuro, pronta a recepire investimenti internazionali, da orientare verso progetti innovativi di porto e industria sostenibili». L'evento è aperto al pubblico dalle 9.30 alle 13, e per partecipare è sufficiente registrarsi al link https://www.wartsila.com/ horizons-trieste. «Wärtsilä ha inserito Trieste tra le città di riferimento per il progetto internazionale An Oceanic Awakening Sea20, volto a creare una cultura scientifica e tecnica condivisa che faccia della sostenibilità il punto cardine. L'evento organizzato a Trieste - spiega il presidente & managing director di Wärtsilä Italia Andrea Bochicchio - fa parte parte di un ciclo di incontri che ha già visto e vedrà coinvolte città come Helsinki, Rotterdam, Amburgo e Oslo».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 maggio 2019

 

 

Carso e Muggia nuove "case" del picchio rosso mezzano

L'ornitologo giuliano Benussi ha avvistato degli esemplari «in querceti maturi» Presenza nel bosco di Vignano, sul monte Carso, a Draga Sant'Elia e sul Lanaro

TRIESTE. Ora è ufficiale: una nuova specie di uccello ha deciso di nidificare nella provincia di Trieste. Si tratta del Picchio rosso mezzano (Dendrocoptes medius), che, come si deduce già dal nome, è la specie di picchio rosso che per dimensioni si inserisce tra il più conosciuto picchio rosso maggiore e quello più piccolo, il cosiddetto picchio rosso minore. Ad accertare, con tanto di puntuale documentazione videofotografica, la prima nidificazione del picchio rosso mezzano nel nostro territorio è stato l'ornitologo triestino Enrico Benussi, coadiuvato dal fido collaboratore Nereo Verginella. Un accertamento di grande valore tenendo conto che quella testimoniata dal naturalista giuliano è la prima nidificazione di questa specie non solo in regione, ma in tutta l'Italia settentrionale. «La specie è stata localizzata fino ad ora in querceti maturi di sei località del Triestino, che vanno dal Carso al Muggesano, con almeno una decina di coppie riproduttive accertate. Alla luce delle attuali conoscenze la specie può essere considerata sottostimata nel numero degli effettivi», spiega Benussi. A dar man forte alla scoperta, la conferma di un primo nido occupato e la documentazione di un accoppiamento. Bosco di Vignano, monte Carso, Draga Sant'Elia, monte Lanaro sono alcune delle aree che hanno confutato il fatto che il picchio rosso mezzano nidificasse in Italia esclusivamente sulle montagne meridionali e nello specifico in boschi di latifoglie, sino a raggiungere al massimo l'Abruzzo. A causa del piumaggio bianco e nero e del cappuccio rosso, il mezzano ricorda in parte un giovane di picchio rosso maggiore da cui si distingue per le minori dimensioni (circa 20 centimetri), l'assenza della stria nera ai lati del capo e dei mustacchi neri, e per una macchia nera ai lati del collo. Di norma staziona in alto sugli alberi, per cui è tutt'altro che facilmente visibile: l'avvistamento a terra di un picchio rosso mezzano rappresenta un evento molto raro, poiché preferisce vivere la maggior parte della propria vita nel fitto delle chiome lontano da sguardi indiscreti. «Come il picchio rosso maggiore, il mezzano si nutre su tronchi e rami mangiando insetti ma non solo, visto che è stato fotografato con una bacca nel becco. A differenza di altre specie simili di picchi, però, il mezzano non utilizza sempre il classico "tambureggiamento" per la delimitazione del proprio territorio diventando così piuttosto "silenzioso" rispetto al maggiore», spiega Benussi. Ma questo uccello come è arrivato sul Carso e nei dintorni? «Negli ultimissimi anni il mezzano ha avuto una espansione nei Balcani. L'incremento numerico lo ha portato a spingere verso occidente arrivando quindi da noi dalla Slovenia. In passato era già stato osservato lo svernamento invernale in varie zone - Doberdò, Collio e Valli del Natisone - ma ora è arrivata questa importante conferma, ossia che questo piciforme nidifica sul Carso e in zona Muggia. A questo punto - conclude Benussi - è facile ipotizzare che nel corso degli anni si espanderà ulteriormente in Friuli Venezia Giulia. Al momento però è una primizia tutta nostra». 

Riccardo Tosques

 

 

Roiano, altri progetti sembrano prioritari rispetto alla riqualificazione - la lettera del giorno di Pino Podgornik

È passato qualche anno dalla sdemanializzazione del Porto vecchio e finalmente qualcosa d'interessante, almeno sulla carta (per ora), si sta muovendo. Il sindaco Roberto Dipiazza assieme al presidente dell'Authority Zeno D'Agostino e al governatore della Regione Massimiliano Fedriga hanno messo "la prima pietra" su un progetto (entro tre mesi sarà operativo) che dovrà dare i suoi vantaggi negli anni futuri. Questa società è da sostenere e si spera che i suoi frutti si possano vedere da subito, con l'augurio che lo sviluppo del nostro territorio sia epocale ed aperto alle innovazioni. Dopo avere citato un progetto che dovrebbe comportare un possibile tornaconto a livello cittadino e regionale, ricordo la, a mio avviso, penalizzazione di un rione spesso dimenticato, quello di Roiano, dove all'ex caserma della Polizia i lavori di riqualificazione sono fermi da troppo tempo. Niente si muove se non qualche gatto randagio, re incontrastato, che passa indisturbato in mezzo al nulla. Sul Piccolo del 26 aprile scorso l'assessore Lodi ha parlato di abbattimenti, rifacimenti e risanamenti in varie zone cittadine e carsiche. Sull'ex caserma di Roiano nessun accenno! Vorrei chiedere al sindaco Roberto Dipiazza quando riprenderanno i lavori di riqualificazione della zona, come saranno gestiti i 70 posti-macchina (a pagamento o a rotazione) e se alcuni posti-auto potrebbero essere messi in vendita. Non mi sembra di chiedere troppo e spero che le risposte non tardino ad arrivare!

 

 

Tecnologie d'avanguardia per navi ecologiche - mercoledì alla Sissa

Viaggiare in navi ecologiche sicure, automatizzate e a zero emissioni inquinanti. Sarà questo il tema portante dell'incontro "Ottimizzazione e calcolo alte prestazioni per applicazioni industriali, simulazione, machine learning" in programma dopodomani mercoledì 8 alle 14. 30 all'interno della Sissa (aula 128-palazzo A). Organizzato da MareFvg nell'ambito del progetto Navigando, l'incontro verterà sulla realizzazioni delle navi del futuro. «Le tecnologie di simulazione virtuale sono ormai parte integrante e fondamentale dei processi di progettazione navale. Ora la nuova sfida sarà arrivare a disegnare navi autonomi e a zero emissioni, connessa e automatizzata e munita di avanzati sistemi di sicurezza a 360 gradi, sia da attacchi cyber, sia nelle avverse condizioni ambientali che si verificano con i cambiamenti climatici», racconta Lucio Sabbadini, amministratore delegato del cluster MareFvg, ente organizzatore dell'evento. Ne parleranno Christian Veldhuis (Marin institute), Matteo Diez (Cnr Inm) e Antonio Traverso (Cetena-Centro per gli studi di tecnica navale).

Ri.To.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 maggio 2019

 

 

Museo di Campo Marzio, via al restauro - Ospiterà pure il primo hotel ferroviario

Cantiere da 18,5 milioni, di cui 6,5 già finanziati. Obiettivo: rilanciare in chiave turistica, entro il 2022, la storica stazione

Campo Marzio, la stazione "base" degli storici collegamenti con Vienna, diventerà il secondo più grande museo ferroviario nazionale dopo quello di Pietrarsa (Napoli). Ieri mattina è stato tagliato il simbolico nastro che ha avviato idealmente i lavori di restauro. Da domani mattina la stazione diventerà area di cantiere per il grande e ambizioso progetto di recupero. I lavori si articoleranno in tre fasi: le prime due riguarderanno il restauro di tutta l'area prospiciente via Giulio Cesare e degli interni, che costituiranno nuovamente la sede espositiva del museo ferroviario. Il tutto per un costo complessivo di 6 milioni e 500 mila euro, finanziati dal Gruppo Fs per effetto di un'intesa con ministero dei Beni culturali e Regione. La terza fase prevede la realizzazione dell'hotel tematico ferroviario, in primo in Italia del suo genere, il restauro dell'altro lato del comprensorio, il rifacimento della volta metallica, che dal 1906 al 1942 sormontava il fascio binari, poi smantellata per donare il ferro alla Patria, e la creazione di un enorme cortile interno coperto per ospitare eventi. Nel progetto è contemplata anche una terrazza prospiciente il golfo, che però non ha ottenuto ad oggi l'avallo della Soprintendenza. Questa terza fase, del valore di circa 12 milioni, al momento non dispone di copertura preventiva e sarà oggetto di successivi finanziamenti. Al termine degli interventi di riqualificazione, indicativamente nel 2022, la Fondazione Fs gestirà direttamente il museo, avvalendosi anche del contributo dell'omonima associazione di appassionati. Il progetto di riqualificazione del museo ferroviario di Campo Marzio è nato alla fine del 2016 con un primo studio di fattibilità che si è poi concretizzato con un protocollo d'intesa firmato a luglio 2017 tra ministero dei Beni culturali, Regione, Comune, Ferrovie dello Stato, Fri e Fondazione Fs. La filosofia della rinnovata struttura si dividerà in tre parti: ludico-educativa, tecnico- scientifica e socio-antropologica. Sarà quindi un museo dedicato a più target e non solo a un pubblico esperto, interessato da un punto di vista storico- tecnico. Oltre agli interventi di restauro interno ed esterno e a un nuovo percorso espositivo, cambierà pure l'ingresso. Non si accederà più da via Giulio Cesare, bensì dal portico di via Ottaviano Augusto, mentre l'atrio diverrà una sala polivalente anche se già da solo ha già un suo fascino, rappresentando un bell'esempio di stile Liberty. I visitatori, una volta varcato il nuovo ingresso, si troveranno davanti un grande atrio vetrato. Oltre all'hotel tematico saranno ricavati spazi per mostre, un laboratorio didattico, una carrozza bar, un negozio di modellismo, un'agenzia di turismo ferroviario, un bookshop e una caffetteria.

Andrea Di Matteo

 

La promessa delle istituzioni: «Sarà polo di respiro nazionale»

Per i rappresentanti degli enti coinvolti nel patto si tratta di un momento storico non solo per la città ma per l'intero Paese

Ormai la storica stazione versava in condizioni precarie e sicuramente non era un bel biglietto da visita per il numero crescente di turisti. Così ieri mattina, una cerimonia con relativo taglio del nastro - alla presenza del governatore Massimiliano Fedriga, del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, del presidente e del direttore generale della Fondazione Fs Mauro Moretti e Luigi Cantamessa - ha ufficialmente sancito l'inizio dei lavori, che prevedono, per l'appunto, la rinascita dello storico fabbricato.«Oggi è una giornata importante per la storia delle Ferrovie dello Stato in questa regione - ha detto Cantamessa - perché riparte Campo Marzio, un "unicum" per le terre giuliane. Non sarà un museo, non sarà una stazione, bensì la prima stazione-museo con attività ricettive in Italia». «Da qui partiranno - ha aggiunto Cantamessa - le "crociere ferroviarie", un progetto già avviato quest'anno con oltre 600 mila euro stanziati dalla giunta Fedriga per tour in tutta la regione». A delineare il futuro dell'area di Campo Marzio è intervenuto anche il sindaco Roberto Dipiazza, ricordando come tutta la zona cambierà volto (si legga l'articolo nella pagina a fianco, ndr). «Mi auguro che questo museo diventi un centro culturale della città di prima importanza - ha sottolineato Moretti durante il suo intervento - non solo un centro della cultura nazionale ferroviaria, ma anche una casa dove svolgere tanti altri tipi di iniziative e manifestazioni. Guardavo in televisione il museo di Napoli che è diventato uno dei più richiesti in particolare per i matrimoni, ricercato persino dal Giappone». Quella di ieri viene vissuta come una giornata storica, dunque, decisiva per la città. Che ora, grazie alla Fondazione Fs e a tutti gli altri enti coinvolti nella sfida di Campo Marzio, potrà contare non soltanto su un museo rinnovato e multimediale ma soprattutto su un luogo poliedrico. «Ringrazio la Fondazione Fs per aver creduto nel nostro territorio», ha sostenuto a sua volta Fedriga: «Quando tutti remano nello stesso verso, si fa prima e meglio. Questa sarà una straordinaria opportunità per la città di Trieste e per la Regione che, a partire dal 2022, avrà a disposizione un nuovo polo turistico, culturale e ricreativo, il secondo grande museo ferroviario nazionale. Il primo, quello di Pietrarsa, è infatti già una solida realtà, capace di realizzare, nel solo 2018, l'invidiabile numero di 170 mila visitatori». «Trieste - ha infine dichiarato la parlamentare del Pd ed ex governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani - è una delle capitali europee della cultura e sarò felice se il museo ferroviario diventerà un grande polo di attrazione e anche di ricerca nazionale e internazionale. Le grandi opere che si realizzano a Trieste devono avere l'ambizione di dialogare con un larghissimo retroterra geografico e storico».

 

 

I maghi dell'acqua che creano reti di acquedotti contro gli sprechi

La società triestina d'ingegneria Idrostudi investe in ricerca per la gestione delle risorse: ordini anche dall'Arabia

TRIESTE. Più una risorsa è scarsa più c'è la necessità di gestirla al meglio, soprattutto se si tratta di un bene indispensabile per la vita sul nostro pianeta come l'acqua. Le nuove tecnologie impiegate nella progettazione e nel monitoraggio delle reti idriche possono fare la differenza sul tema, sempre più pressante, del risparmio dell'acqua: grazie a reti intelligenti, fortemente interconnesse e capaci di "parlare", segnalando guasti o anomalie, è possibile ridurre fortemente gli sprechi. Si occupa proprio di ideare soluzioni per la gestione ottimale della risorsa idrica la società d'ingegneria Idrostudi, che dal 2002 svolge attività di consulenza e ricerca e sviluppo in ambito acquedottistico e fognario. A idearla sono stati quattro ingegneri - Luca Falcomer, attuale amministratore delegato della società, Mauro Castellarin, Davide Russo e Christian Marson - che al termine del loro percorso di studi, concluso con un dottorato di ricerca in geofisica applicata e idraulica all'Università di Trieste, hanno deciso di tentare di conciliare la loro passione per la ricerca con l'imprenditorialità. «Ci siamo praticamente inventati un mestiere, fondando una società che allora come oggi è un'unicità nel panorama italiano - racconta Falcomer -. Non avendo esempi a disposizione abbiamo seguito una strada tutta nostra e siamo riusciti a dare vita a un'azienda che negli anni è gradualmente cresciuta: oggi ci lavorano una quarantina di persone, tra dipendenti e collaboratori, e oltre alla sede in Area Science Park, dove ci siamo trasferiti nel 2007, abbiamo recentemente aperto anche una succursale lombarda, a Melzo, e una sarda, all'interno del Parco tecnologico della Sardegna". In questi ultimi anni Idrostudi, che si è occupata anche della distrettualizzazione della rete idrica triestina, si è aggiudicata appalti importanti che la vedranno concentrata sul territorio italiano nel prossimo futuro: «In Italia c'è stato un boom degli investimenti nel ciclo idrico: siamo passati da un miliardo e mezzo circa del 2011 ai quasi sei che s'investiranno nel 2019». Ma in passato Idrostudi ha lavorato anche all'estero: in Oman, Arabia Saudita e Turchia, dove nel 2015 si è aggiudicata il primo contratto internazionale per il monitoraggio e il master plan della rete acquedottistica di Malatya, città da 550 mila abitanti. Il team della società, composto quasi esclusivamente da ingegneri specializzati in ambito idraulico e ambientale, ha competenze avanzate nella progettazione e nell'ottimizzazione di reti idriche e fognarie: è specializzato nel monitoraggio in real-time, nella gestione delle perdite idriche e delle pressioni in acquedotto, nell'identificazione delle acque parassite nelle fognature, nell'elaborazione di studi idrologici e idrogeologici. Nella storia di Idrostudi le collaborazioni aziendali hanno giocato un ruolo di primo piano: nel 2005 è stato siglato un contratto di partnership con Bm Tecnologie industriali, azienda che opera nello stesso settore di Idrostudi con sede a Padova, e nel 2014 è stata creata Iws (Integrated Watercare Solutions), una rete d'imprese di cui Idrostudi è cofondatore, che consente di offrire il classico "pacchetto completo" ai clienti della società, gestori di acquedotti e impianti fognari. 

Giulia Basso

 

«Il nostro algoritmo predice le perdite di una condotta»

«Cresciamo ad un ritmo del 15-20% ma ci consideriamo per il nostro metodo di lavoro una startup che non si stanca mai di innovare»

Trieste. «Anche se ormai siamo una realtà consolidata che cresce del 15-20% annuo continuo a considerare Idrostudi una start up, perché il nostro metodo di lavoro si fonda da sempre sulla sperimentazione e la ricerca di nuovi sviluppi: il prossimo passo sarà l'integrazione di tecniche di machine learning per "far parlare" le reti il più possibile, grazie all'enorme mole di dati che otteniamo con i nostri sistemi di monitoraggio». Racconta così Luca Falcomer, cofondatore e amministratore delegato di Idrostudi, le sfide continue che in questi anni hanno portato la sua società a diventare un leader di settore nel mercato italiano, tanto che ha già ricevuto ordinativi per sette milioni di euro nei prossimi tre anni. Il segreto di questo successo è un mix di elementi che la rendono un'azienda unica nel suo genere: un team di lavoro giovane, con una forma mentis e un'organizzazione del lavoro molto diversa rispetto a quella di un classico studio di progettazione, e un utile societario che finora è stato reinvestito totalmente in ricerca e sviluppo.«Cerchiamo di scegliere al meglio i nostri collaboratori, che provengono praticamente da tutt'Italia, e finora chi è entrato nel nostro team di lavoro non se n'è più andato - evidenzia l'ad. Non abbiamo orari di lavoro, gli uffici sono sempre aperti e cerchiamo di lasciare al singolo collaboratore la massima libertà nell'affrontare i problemi che ci vengono posti: sono convinto che soltanto in questo modo le persone possano essere incoraggiate a proporre soluzioni diverse e mai scontate». Sono due e destinati a fondersi i progetti di ricerca e sviluppo più innovativi in cui Idrostudi è attualmente impegnata. Da un lato c'è lo sviluppo di piattaforme software che utilizzino tecniche di machine learning per la gestione dei dati del ciclo idrico integrato. Dall'altro c'è la progettazione di un algoritmo, che è già in fase di test, in grado di predire le perdite future di una rete idrica basandosi su un'enorme mole di dati storici e di variabili. Per seguire questi sviluppi Idrostudi ha reclutato come collaboratori anche matematici, fisici e programmatori. Inseguire la propria passione con entusiasmo, ricercare stimoli continui, tentare di risolvere i problemi in modo diverso e originale e non temere i fallimenti sono, secondo Falcomer, gli ingredienti essenziali di un'imprenditoria di successo. «In Italia questa cultura imprenditoriale, tipica del mondo americano e anglosassone, non è così sviluppata. E anche da parte del mondo della finanza e degli investitori servirebbe un po' di pazzia in più, indispensabile per puntare su idee davvero nuove». 

 

 

Una piattaforma online per viaggiare "sostenibile"

Lo strumento consentirà di organizzare al meglio gli spostamenti fra Italia e Croazia, dai ticket alle bici a noleggio. L'Università di Trieste nel progetto europeo

Trieste. L'Università di Trieste è tra i protagonisti della cooperazione transfrontaliera tra Italia e Croazia per l'implementazione della mobilità sostenibile nel rispetto dell'ambiente. Nell'ambito del progetto europeo Step-up l'ateneo sta infatti lavorando alla realizzazione di una piattaforma online - a disposizione di cittadini e di turisti da fine estate - finalizzata all'integrazione dei servizi di trasporto tra i due Stati affacciati sull'Adriatico. Di questi e altri temi si parlerà martedì, durante la conferenza "Nuovi scenari sulla mobilità multimodale. Info-mobilità per un flusso passeggeri sostenibile tra Italia e Croazia", organizzata dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell'Units.Il seminario intende promuovere la conoscenza di campo del turismo, della multimodalità e dei sistemi Ict applicati ai flussi passeggeri, ponendo l'attenzione sui progetti di sviluppo che coinvolgono appunto l'area adriatica compresa tra gli Stati di Roma e di Zagabria. L'iniziativa si inserisce nel più ampio contesto del progetto "Sustainable transport e-planner to upgrade the It-Hr mobility", abbreviato appunto in Step-up. Si tratta di un progetto europeo dell'ambito interreg Italia-Croazia, che mira ad agevolare la mobilità multimodale dei passeggeri nell'area presa in considerazione. Ciò avverrà attraverso servizi Ict e di infomobilità. L'obiettivo finale è la realizzazione di un Travel planner, ossia una piattaforma web messa a disposizione di cittadini e turisti, che permetta di integrare servizi e modalità di trasporto tra i territori dei due Paesi, nel rispetto della sostenibilità. Spiega il professor Walter Ukovich, del Dipartimento di Ingegneria e Architettura: «In altre parole, si vogliono mettere a disposizione del pubblico elementi utili al fine di organizzare i propri spostamenti. Si pensi all'esempio del turista che, uscito dalla porta di casa, prende un taxi per la stazione. Una volta giunto a destinazione salirà a bordo di un traghetto e, quando si troverà sull'altra sponda dell'Adriatico, viaggerà su un pullman oppure di una bicicletta a noleggio, per esplorare i dintorni. La piattaforma, che sarà operativa da settembre, servirà a coordinare gli orari, verificare la possibilità di acquistare biglietti online o in forma di pacchetti turistici multipli e così via».All'appuntamento di martedì (dalle 9 all'hotel Savoia) interverranno studiosi ed esperti di vari Paesi. La partecipazione alla conferenza, che si terrà in inglese come lingua ufficiale del progetto, è gratuita registrandosi entro domani (step-up-new-scenaries.eventbrite.it oppure scrivendo a info@step-up.training). Si potrà anche partecipare in streaming. La giornata è la prima di tre occasioni formative, tutte aperte al pubblico. L'Università di Trieste è uno dei tre partner italiani con la Regione Emilia Romagna e il Comune di Lecce; quelli croati sono Contea di Spalato-Dalmazia, Città di Sebenico e Aeroporto di Zara. Capofila la Regione Marche. 

Lilli Goriup

 

 

Branco di lupi vicino a Divaccia sbrana gregge vicino alle case - Allarme tra gli abitanti

LUBIANA. I lupi colpiscono ancora in Slovenia. Questa volta sul Litorale a Dolenja Vas, a pochi chilometri da Divaccia e quindi nelle prossimità del confine con il valico di confine con l'Italia di Pese. Le vittime sono 26 pecore di un gregge che pascolava a pochi metri dalle case. Ed è proprio per la vicinanza agli insediamenti umani che l'attacco ha assunto un forte rilievo in Slovenia.Il padrone del gregge Jurij Moze si è ritrovato così con 40 pecore in meno, perché alle 26 sbranate e uccise dai lupi si sono aggiunte quelle che ferite in modo gravissimo hanno dovuto essere abbattute. Certi avvenimenti nella zona sono già avvenuti in passato ma mai, come dicevamo, in un pascolo che si trova tra due gruppi di case distanti solamente una decina di metri dal luogo dell'agguato. L'anno scorso è stato segnalato un altro caso simile e per quest'anno se ne attendono anche altri, spiegano i cacciatori della regione perché da moltissimo tempo ci è proibito abbattere i lupi. «Sono animali, i lupi - sostiene alle Primorske Novice Damjan Vidmar leader della Famiglia di cacciatori di Senosecchia - che sbranano anche mucche e asini, non temono avvicinarsi all'uomo»: E poi si chiede provocatoriamente: «Non è che in futuro attaccheranno anche qualche bambino?»A rispondergli indirettamente è Andrej Sila del Gruppo forestale della Slovenia il quale sostiene che non sussiste alcun rischio che il lupo attacchi l'uomo. «Sono giunti vicino alle case perché lì c'erano le prede - spiega - e non credo che questo attacco sia dovuto all'accrescimento del numero dei lupi nell'area, semplicemente hanno fiutato le prede». «Sono convinto - conclude - che sia più pericoloso l'uomo che si avvicina al lupo che il lupo che giunge in prossimità dell'uomo».A Dolenja Vas, secondo gli esperti, ad agire è stato un branco di lupi formato da cinque a otto esemplari adulti.

Mauro Manzin

 

 

Quattro passi "salati" dal mare alla tavola - Conferenza al Revoltella PRO ESOF2020

"Sale: quattro passi nella geologia del Mediterraneo per arrivare alla nostra tavola" è il terzo incontro del ciclo di conferenze "Mare e Salute", promosse dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale - Ogs, per evidenziare sia gli effetti del mare sulla salute dell'uomo, sia gli effetti dell'uomo sulla salute del mare nell'ambito di ProEsof 2020. L'appuntamento, aperto a tutti, è in programma mercoledì 8 maggio alle 18, al Museo Revoltella. L'incontro spazierà dal gigante salino del Mediterraneo alla storia del sale e alle malattie cardiovascolari. Con la moderazione del giornalista scientifico Fabio Pagan, si alterneranno le voci di Angelo Camerlenghi (Ogs), Flavio Bonin (Museo del Mare di Pirano), Antonietta Robino (Irccs Burlo Garofolo) e Gianfranco Sinagra (Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste). La conferenza è a ingresso gratuito, previa registrazione sul sito dell'Ogs. --

 

FridaysForFuture - La lotta per l'ambiente sulla scia di Greta

Maggio sarà «il mese del cambiamento». Lo assicura "FridaysForFuture Trieste", il comitato costituitosi in città sulla scia del messaggio veicolato nel mondo dalla svedese Greta sul tema della difesa dell'ambiente, che martedì alle 12 al San Marco presenterà in una conferenza stampa «le iniziative promosse dai ragazzi di FridaysForFuture Trieste in collaborazione con enti e associazioni locali in preparazione al Global Climate Strike previsto per venerdì 24 maggio» tra «conferenze con esperti dell'Ogs e dell'Università» e «attività rivolte ad adulti e bambini».

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 maggio 2019

 

 

«Giù la maxi antenna» Il Consiglio spedisce le ruspe a Santa Barbara

Ok allo spostamento in base alle direttive paesaggistiche Ridefinita anche la questione dei ripetitori tv a Chiampore

MUGGIA. Smantellamento e conseguente delocalizzazione dell'enorme traliccio di oltre 40 metri: dopo oltre cinque anni dalla sua erezione, la maxi antenna che sorge a Santa Barbara pare finalmente avere le ore contate. Nell'ultima seduta del Consiglio comunale è stata infatti approvata la Variante di livello comunale 38 al Piano regolatore generale di Muggia. Una variante ad hoc per l'adeguamento al Piano comunale di settore per la delocalizzazione degli impianti radiotelevisivi. La necessità di individuare un nuovo punto di delocalizzazione rispetto alla zona di vincolo del monte Castellier si è resa necessaria per consentire la piena attuazione dello stesso Piano comunale di settore dopo che la Regione - in fase di approvazione della Variante 31 al Prgc - aveva stralciato il precedente sito su indicazione della Soprintendenza. Per questo motivo la scelta del nuovo sito, più lontano dalle case, è stata anticipata sia da un aggiornamento dello studio realizzato dall'Università di Udine, in merito alle caratteristiche tecniche di copertura del segnale, sia da una verifica preliminare sulla possibilità di ritrovamento di eventuali beni archeologici effettuata dalla stessa Soprintendenza, sia avendo cura di non "toccare" ulteriori aree a propria volta soggette a vincolo paesaggistico o comunque rientranti nelle cosiddette aree di interesse individuate dal Piano paesaggistico regionale. Il vecchio traliccio, "ereditato" dopo un'aspra polemica tra i residenti dalla località di Chiampore, verrà dunque trasferito in una zona più lontana rispetto all'abitato di Santa Barbara. «È ben chiaro che con questa variante siamo intervenuti per risolvere la situazione venutasi a creare dopo il Piano paesaggistico regionale, in modo da poter delocalizzare il traliccio esistente secondo quanto previsto dalle nuove direttive», spiega il sindaco muggesano Laura Marzi. Così l'assessore all'Ambiente Laura Litteri: «Non è stato semplice arrivare sin qui in quanto la ricerca della nuova area doveva anche essere idonea alla trasmissione dei segnali radioelettrici. A tale scopo è stato commissionato uno studio all'Università di Udine, studio che ha individuato una zona adeguata e che dopo tutte le procedure di verifica ha visto l'approvazione in Consiglio».Sulla vicenda il Comitato anti antenne di Santa Barbara aveva sempre espresso la propria contrarietà al traliccio di Santa Barbara: «Non lo vogliamo. Né dov'è ora, né in un altro punto», aveva puntualizzato il portavoce Edoardo Ciacchi. Ma Litteri aveva subito evidenziato come, in base allo studio radioelettrico alla base del Piano di delocalizzazione degli impianti, «il sito di Chiampore e quello di Santa Barbara risultano tra i più idonei all'installazione di impianti di telecomunicazioni». Ma la Variante 38 ha affrontato anche un'altra questione, quella relativa alla realizzazione degli impianti televisivi: è stata infatti modificata la normativa per l'installazione di impianti di trasmissione del segnale televisivo alla luce della necessità tecnica di concentrare questo tipo di impianti entro un ambito territoriale più ristretto, senza però concedere la realizzazione di nuovi tralicci. Considerato, pertanto, che il sito regionale designato proprio per gli impianti televisivi è la località di Chiampore, il Consiglio comunale di Muggia ha approvato la possibilità, per le stazioni televisive, di migrare sì ma esclusivamente all'interno dei tralicci che insistono in quella stessa area.

Riccardo Tosques

 

 

Grado mantiene il record è ancora Bandiera blu

Il riconoscimento assegnato per la 31.a volta. E subito dietro c'è Lignano Nel Paese salgono a 183 i Comuni insigniti per un totale di 385 spiagge

ROMA. Ancora una volta tornano le Bandiere blu a Grado e a Lignano. Per l'Isola d'Oro si tratta ormai della 31.a volta; per la spiaggia friulana della trentesima. Con la nuova riconferma, Grado continua a detenere il record italiano di Bandiere blu ricevute, alla pari della località ligure di Moneglia. Soddisfazione da parte di tutti (per Grado ieri a Roma a ritirare la Bandiera blu c'era il vice sindaco Matteo Polo) poiché il vessillo rappresenta un segno distintivo quanto alla qualità di spiagge e località balneari. Ad assegnare le Bandiere blu è come sempre la Fee, Foundation for Environmental Education, ong internazionale con sede in Danimarca e presente in 77 Paesi, fra cui l'Italia dove è presieduta da Claudio Mazza. L'assegnazione dei riconoscimenti, lo ricordiamo, non viene effettuata solo in base ai dati forniti dal ministero della Salute in merito alla qualità delle acque, ma avviene una volta esaminata una lunga serie di parametri. Indicatori che vanno dall'organizzazione e sicurezza delle spiagge alle strutture ricettive, dalla raccolta dei rifiuti con i moderni depuratori fino alla valorizzazione, al rispetto e alla divulgazione degli aspetti ambientali e naturalistici. Nella scelta delle località da premiare, particolare attenzione va inoltre a quelle località che presentano vaste aree pedonali, piste ciclabili, arredo urbano curato e aree verdi. I 32 criteri previsti attualmente dal programma vengono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali che partecipano all'assegnazione a impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio con l'obiettivo primario della salvaguardia dell'ambiente. Al programma collaborano peraltro i ministeri di Ambiente e Politiche agricole, l'Ispra, le Capitanerie di Porto, l'Anci e i sindacati dei balneari. Saranno 183 - erano 175 nel 2018 - i Comuni che quest'anno potranno far sventolare la Bandiera blu. A fronte dei 183 comuni - 12 i nuovi ingressi, 4 le uscite - sono state riconosciute meritevoli di Bandiera blu 385 spiagge che corrispondono, è stato spiegato ieri in conferenza stampa a Roma, a circa al 10% delle spiagge premiate a livello mondiale. Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, Grado ha visto riconosciute la spiaggia principale gestita dalla Git e quelle della Costa Azzurra e di Pineta. Per Lignano il riferimento è invece per il "Lido". Rispetto al 2018 ci sono new entry come Anzio, Imperia, Sanremo, Gabicce e Pozzallo; non hanno avuto la riconferma località come Porto San Giorgio, Porto Sant'Elpidio e Rodi Garganico. «Il turismo - ha detto il presidente di Fee Italia Claudio Mazza - non può che essere sostenibile, così da garantire un equilibrio tra fruizione e tutela del patrimonio ambientale». «La Bandiera blu guida passo dopo passo i comuni costieri a scegliere strategie di gestione sostenibile del proprio territorio, attraverso un percorso che giovi all'ambiente e alla qualità della vita», ha aggiunto annotando che «da tre anni sono in crescita anche i Comuni del Sud», che pure sconta ancora una cronica carenza di depuratori e raccolta differenziata. Nella classifica stilata per regioni è sempre la Liguria, con 27 località, a restare in vetta alla classifica. Seguono Toscana con 19 località, la Campania (18) e le Marche (16). La Puglia raggiunge quota 14, la Sardegna è presente con 13 località. Si va poi a decrescere con il Friuli Venezia Giulia che, come abbiamo visto, ne segna due, Grado e Lignano. 

Antonio Boemo

 

 

Urbi et Horti a Borgo

Alle 10.30, all'orto dei Puffi di Borgo San Sergio, preparazione dei semenzari e cura del seminato. Conoscenza dei tempi delle coltivazioni.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 maggio 2019

 

 

Parco del mare "infinito", slitta il progetto

Almeno otto mesi in più per trovare la soluzione al vincolo che ricade attorno alla Lanterna dal 1961, scoperto dal Wwf

Serviranno ulteriori otto mesi per arrivare alla bozza del progetto del Parco del mare a Portolido. Lo ammette il presidente della Camera di Commercio Antonio Paoletti: «L'ente camerale sta continuando, come ha sempre fatto, a lavorare per arrivare alla realizzazione del Parco del mare. Stiamo verificando con le istituzioni competenti i contenuti e i termini per il superamento dei limiti del vincolo ministeriale del 1961 gravante sull'area della Lanterna. Vincolo la cui esistenza ha provocato un allungamento di almeno otto mesi dei tempi previsti per l'analisi di fattibilità per la realizzazione dell'intervento in quell'area». La questione del vincolo era emersa nei mesi scorsi quando l'avvocato Alessandro Giadrossi, presidente del Wwf giuliano, aveva scavato nelle carte recuperando il documento risalente al 13 giugno del 1961, quando il sottosegretario alla Pubblica istruzione Maria Maddaloni, su sollecitazione dell'architetto Civiletti, allora alla guida della Soprintendenza, firmò la norma che ancora oggi impedisce qualsiasi nuova edificazione nel raggio di 130 metri dalla Lanterna. L'anno prima erano stati completati i lavori per la caserma della Guardia di finanza e successivamente, nonostante il vincolo, oltre alla nuova sede della Lega navale, sono state edificate ulteriori palazzine. Le soluzioni sono dunque due: mantenere le cubature attuali, ipotesi complessa anche se il Parco del mare dovrebbe svilupparsi soprattutto sotto terra, oppure cancellare il vincolo, un compito però che spetterebbe al ministero con tempi che si annunciano decisamente più lunghi. Nessuno dei partner che ha creduto nel parco marino che dovrebbe nascere a Portolido al momento si è sfilato dal progetto (eccezion fatta per la Fondazione CRTrieste) con la Regione che resta al fianco dell'ente camerale e il Comune che ha sempre pronta l'alternativa di Porto vecchio. Il progetto di un nuovo Parco del mare risale al 2004 quando Trieste perse l'Expo e Paoletti lanciò l'idea. La prima presentazione pubblica al Verdi nel 2005 e da allora le location non sono mancate partendo proprio dal terrapieno di Barcola, poi il Porto vecchio, l'ex Pescheria, l'ex Bianchi, per arrivare a Campo Marzio nell'area del Mercato ortofrutticolo e infine a Portolido. Un anno fa sembrava che la situazione si fosse finalmente sbloccata con Paoletti che aveva effettuato un sopralluogo con il neoeletto presidente della Regione Massimiliano Fedriga e il sindaco Roberto Dipiazza, annunciando l'avvio del cantiere in tempi brevi. Il vincolo ha però bloccato tutto e ora si sta lavorando a una soluzione che verrà proposta alla Soprintendenza, che solamente con un progetto, che ancora non c'è, potrà fornire indicazioni e pareri.

Andrea Pierini

 

 

Nasce nel verde del Farneto la nuova "casa di cura" per gli animali selvatici

Si tratta di 23 mila metri quadrati un tempo destinati a pascolo acquisiti e riqualificati dall'Enpa grazie alle donazioni di soci e semplici cittadini

I 23 mila metri quadrati inaugurati lo scorso mercoledì primo maggio, che si inseriscono negli 85 mila metri quadrati complessivi di proprietà dell'Enpa, nell'Oasi del Farneto, rappresentano ora un vero e proprio "albergo a cinque stelle" per gli animali selvatici, specialmente per quelli feriti, ammalati, bisognosi di cure e riabilitazione, ma pure per i piccoli mammiferi e l'avifauna che in quel paradiso possono trovare casa. L'intera vasta proprietà, non edificabile, un tempo di privati residenti di Longera e destinata al pascolo, è stata acquistata negli anni dallo stesso Enpa grazie a donazioni ed elargizioni di soci e semplici cittadini. L'Enpa ha così potuto presentare al Comune di Trieste, alla Soprintendenza e alla Forestale un progetto per la costituzione di enormi recinti per accogliere la fauna selvatica. Nel novembre del 2017 sono state rilasciate le autorizzazioni e ieri, dopo 15 mesi, finalmente i 23 mila metri quadrati recintati sono stati inaugurati e aperti ai triestini, che hanno potuto visitare gli animali ricoverati e toccare con mano l'importante lavoro svolto dall'Enpa e dal suo Centro di recupero. La recinzione - ogni palo è stato piantato a mano senza l'utilizzo di mezzi meccanici - è stata realizzata grazie ad un contributo regionale e a quello di soci Enpa e cittadini che ormai conoscono il valore della realtà di via Marchesetti e che hanno creduto nel progetto.«Tutta quella vasta porzione di terra - specifica Gianfranco Urso, coordinatore regionale dell'Enpa - è a bosco, con vegetazione spontanea, che grazie alla nostra cura e attenzione diventerà un autentico parco naturale, orientato per l'appunto al mantenimento di flora e fauna tipiche del nostro territorio. In quell'ambiente affluiscono già micromammiferi e avifauna autoctona».L'Enpa ogni anno raccoglie in media oltre 2.500 animali. Ai circa 1.500 esemplari di fauna selvatica si aggiungono gatti, conigli, pappagallini, qualche cane, criceti, rettili e cavie. Tra gli ospiti che i visitatori ieri hanno potuto ammirare nell'Oasi del Farneto ci sono ricci, tartarughe, oltre che l'avifauna, ovviamente. Qui hanno fatto capolino anche alcuni caprioli, che convivono con delle caprette e un gallo, e tre cinghiali maschi ormai stanziali, che ieri non hanno battuto ciglio nel veder passeggiare tanta gente nell'Oasi, continuando beatamente a dormire o cimentandosi in un bagno di fango in una delle pozze d'acqua artificiali create dai volontari per consentire agli animali che popolano quella posizione di terra di abbeverarsi con facilità. Tra i cinghiali c'è Mirko, un esemplare molto vecchio, che anni fa era stato recuperato mentre vagava per Borgo San Sergio. E poi c'è la mascotte, la cinghiomaialina Circe, una femmina di quattro anni nata dall'accoppiamento tra la suina di un agricoltore e un cinghiale, alla quale, dopo una querelle giudiziaria per stabilire se quell'esemplare sia da considerasi selvatico o meno, l'Enpa ha deciso di dare un ricovero. Mercoledì è stato anche liberato un ghiro, in cura da tempo al Centro recupero, che però ha fatto capire chiaramente che resterà in zona, abitando una delle casette sugli alberi realizzate dai volontari.-

Laura Tonero

 

 

A Trieste l'acqua tra le più care d'Italia. Esclusa Roma - la lettera del giorno di Giorgio Vesnaver

Per fornire ai concittadini maggiori informazioni sull'aumento dei costi dell'acqua, per le famiglie di 1 o 2 persone, ho fatto un piccolo test di confronto tra Trieste ed altre città italiane, che fa capire come le direttive dell'Arera abbiano trovato, pur restando nei principi generali, diverse modalità di applicazione. Partendo dalla regione, ad Udine si hanno dei prezzi al metro cubo molto bassi, ad esempio per la classe massima di eccedenza si pagano 0, 75 euro al metro cubo contro i 3 euro al metro cubo di Trieste. Anche a Gorizia prezzi più bassi in tutte le fasce, il prezzo massimo della fascia di eccedenza è di 2, 85 euro al metro cubo. A Milano, con 3 fasce di eccedenza, prezzi più bassi in tutte le fasce, prezzo massimo di eccedenza 0, 58 euro al metro cubo. A Vicenza si applicano 3 fasce di eccedenza, prezzo massimo 2, 1 euro al metro cubo. A Padova e Bologna, gestione del gruppo Hera, ci sono rispettivamente 3 e 2 fasce di eccedenza con un aumento graduale e più limitato dei costi. A Salerno prezzi più bassi di Trieste in tutte le fasce con un massimo di 1, 92 euro. A Genova tre fasce di eccedenza con prezzi minori di Trieste in tutte le fasce di consumo. In Puglia le 3 fasce di eccedenza vanno a mitigare l'impatto dei maggiori costi per l'utenza. Solo Roma, tra le città che ho esaminato, ha prezzi più alti di Trieste. Da questo breve excursus si deduce che a Trieste il gruppo Hera, oltre a non applicare più fasce di eccedenza, ha anche dei prezzi al metro cubo tra i più cari d'Italia. Non mi risulta che l'azienda faccia a Trieste degli investimenti tali da giustificare questi tipo di prezzi, tenuto conto anche che la perdita di acquedotto nella nostra città continua ad essere del 41%. Si ha l'impressione che l'operazione di riequilibrio dei costi tra le famiglie e di una razionalizzazione nell'uso dell'acqua, indicata da Arera, qui da noi si trasformi in una mera operazione di aumento dei profitti.

 

 

La sfida di Europa Verde fra ambiente ed energia - I CANDIDATI NEL NORDEST PER IL 26 MAGGIO

TRIESTE. «A Trieste come a Taranto, le concentrazioni di benzopirene avvelenano i parchi. Noi vogliamo portare in Europa il principio per cui chi inquina paga». L'ha affermato Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi e candidato nella circoscrizione Nordest della lista Europa Verde, ieri nel capoluogo regionale per presentare il programma in vista delle elezioni europee del 26 maggio. La lista comprende i Verdi italiani e Possibile. Erano presenti altri due candidati nel Nordest, ovvero Tiziana Cimolino, da anni attiva nel mondo dell'associazionismo ambientalista ed ex Pd, e lo storico militante dei Verdi Giuseppe Prasel. Tanti i temi toccati, dal mercato dell'abusivismo controllato dalla criminalità organizzata alla necessità di portare in Europa l'istanza di politiche energetiche adeguate. Bonelli ha specificato che la lista Europa Verde è «anti-sovranista» ma che non ha «il compito di rifondare la sinistra». A proposito del Pd, «spesso ha approvato trivellazioni e lottizzazioni sulle aree agricole: l'ecologismo non è un abito buono solo per la domenica».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 maggio 2019

 

 

L'Enpa inaugura altri 23mila metri quadrati di verde

Grande partecipazione oggi all'Enpa per l'inaugurazione di nuovi spazi: 23 mila metri quadrati di recinti all'interno dell'Oasi del Farneto. Una festa che ha consentito a quanti hanno fatto vista alla struttura di via Marchesetti di vedere molti degli animali in cura al Centro di recupero dell'ente animalista. Tra gli altri, hanno fatto capolino nelle aree recitate alcuni caprioli, i cinghiali, i ricci, le capre, un coniglietto, un gallo, e Circe, l'esemplare nato da un incrocio tra una scrofa e un cinghiale entrato furtivamente in una stalla. Molti anche i volatili ospitati nelle ampie voliere.

 

 

Alla scoperta della vita nascosta nelle grotte del nostro Carso - Il Club Alpinistico Triestino organizza escursioni e laboratori di ricerca

Una giornata alla scoperta del pianeta grotte attraverso i tanti piccoli reperti che questo mondo sotterraneo nasconde. S'intitola "Dalla grotta al laboratorio" l'originale iniziativa proposta dal Cat (Club Alpinistico Triestino onlus) per sabato 18 maggio: un corso di speleologia di secondo livello che si concentrerà sull'aspetto scientifico dell'esplorazione in grotta, accompagnando i partecipanti dalla visita a un ambiente ipogeo carsico per la raccolta di reperti e campioni all'analisi in laboratorio, con l'ausilio di microscopio, computer e materiali scientifici e didattici, dell'insolito "bottino". Ad accompagnare i partecipanti in quest'avventura che svelerà molti segreti del pianeta grotte saranno, oltre a guide e istruttori di speleologia, i docenti Andrea Colla (entomologo del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste) e Sergio Dolce (biologo, già direttore del Museo). L'appuntamento è fissato per le 9 nelle aree di sosta nei pressi della grotta dei Pisoliti: «Si tratta di una grotta dall'ingresso ampio, a forma di baratro, con una vasta sala interna ricca di pisoliti, concrezioni cristalline di forma sferica che si formano nelle vasche dove si raccoglie l'acqua di stillicidio - spiega il biologo Sergio Dolce -. La grotta sarà attrezzata per la discesa e la risalita, per cui non sono richieste particolari abilità tecniche. Al suo interno raccoglieremo reperti e campioni, nel rispetto della normativa vigente, che nel pomeriggio porteremo in laboratorio, nella sede del Cat, per esaminarli». Ci si concentrerà in particolare sullo studio della catena alimentare che coinvolge i piccoli e grandi abitanti delle grotte: «Attraverso per esempio la raccolta e l'analisi dei boli alimentari, i resti del pasto dei rapaci che nidificano in grotta, in genere allocchi o gufi reali, è possibile comprendere quali sono le prede di questi animali e ricostruire un pezzo di catena alimentare. Lo stesso vale per i resti di insetti, di cui si nutrono vari predatori, inclusi i piccoli mammiferi che usano le grotte come rifugio». Sempre il Cat organizza un'altra iniziativa, strutturata in cinque appuntamenti, per avvicinare la cittadinanza al mondo sotterraneo: nel mese di giugno partirà "Speleorando", un corso dedicato a grandi e piccoli che quest'anno si concentrerà sulle grotte d'interesse archeologico e paleontogico, focalizzandosi dunque soprattutto sulla preistoria e sul mondo dei fossili. Per informazioni e iscrizioni http: //www. cat. ts. it. --

Giulia Basso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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