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IL PICCOLO - VENERDI', 18 gennaio 2019

 

 

 Macchina "accerchiata" dai gabbiani in Costiera Danni e tanto spavento

È successo dopo una curva nei pressi della Tenda Rossa L'automobilista: «Ero come avvolto da una nuvola»

TRIESTE. Per un momento ha rivissuto, ma nella crudezza della realtà, con tanto di danni veri alla vettura, una delle scene del film "Gli uccelli" del famoso mago del brivido Alfred Hitchcock. Il tutto sulla Costiera triestina. È capitato a un monfalconese, V.C. le sue iniziali, che, imboccando una delle curve nelle vicinanze della Tenda Rossa, si è trovato all'improvviso letteralmente avvolto da uno stormo di gabbiani comuni, quelli che a Trieste sono noti come "cocai". «Si trovavano a bordo strada - racconta il malcapitato - perché forse stavano bevendo da qualche pozzanghera, o mangiando qualcosa sull'asfalto, poteva essere una carogna di colombo, e ovviamente, al mio arrivo, spaventati, si sono alzati tutti insieme in volo, creando una sorta di nuvola. Per qualche istante non ho visto più nulla - continua V. C. - e ho solo sentito il rumore di tanti di questi uccelli che sbattevano contro le lamiere della mia automobile. Un'esperienza che non vorrei rivivere e che mi è costata parecchio. Circa 200 euro di riparazione dal carrozziere».Incocciando la vettura del monfalconese, alcuni di questi gabbiani comuni hanno rovinato i sensori di posteggio, che normalmente sono collocati ai bordi dei paraurti, altri hanno danneggiato in parte la carrozzeria e un paio di luci. Insomma, un bel danno. alla fine, una decina di "cocai" sono rimasti sull'asfalto, morti. Enorme lo spavento per V.C.: «Per qualche momento - sottolinea l'automobilista - ho perso il controllo dell'automobile. Ci fosse stato qualcuno nelle immediate vicinanze - evidenzia - il danno sarebbe potuto essere ben più grave».Stavolta è andata relativamente bene, dunque, ma la preoccupazione - in linea generale - rimane, anche perché di situazioni di questo tipo non c'è memoria. Se il fenomeno dovesse ripetersi, bisognerebbe iniziare a domandarsi cosa stia accadendo. Un'ipotesi prova a formularla Fabio Perco, zoologo, naturalista, docente in atenei italiani e stranieri, divulgatore della biodiversità. «È difficile spiegare questa situazione - osserva - perché bisognerebbe avere informazioni più dettagliate. Ma, per quanto è dato conoscere, in base al racconto dell'automobilista, è probabile che si sia trattato di uno stormo di gabbiani comuni, in fase di migrazione dall'Europa centrale. Nel corso dell'inverno - aggiunge Perco - se il clima diventa particolarmente rigido i gabbiani comuni tendono a spostarsi, per cercare di raggiungere aree più calde. Potrebbe darsi che questo stormo - continua il naturalista e zoologo - sia sceso a terra lungo la costiera triestina, forse attratto da qualcosa che poteva essere commestibile o dall'acqua».«Spaventati dall'arrivo di un'auto - conclude Perco - si sono mossi tutti assieme, come sempre avviene, e alcuni esemplari possono aver cozzato contro la vettura, siamo però sempre nel campo delle ipotesi". A ogni buon conto, sarà opportuno che gli automobilisti che affrontano la Costiera tengano gli occhi bene aperti, perché il rischio di un incidente è elevato se ci si imbatte in uno stormo di gabbiani spaventati, specie se così numeroso.

Ugo Salvini

 

Incidenti stradali, animali selvatici tutelati solo dalle 8 alle 20 -  la lettera del giorno di Anna Peschier

Ci risiamo: vedo un capriolo investito in zona Valle delle Noghere alle 18.15 di domenica 12 gennaio scorso. Nessuna macchina si ferma, anzi, le vetture sfrecciano nel buio. Fermo la mia macchina poco distante per non abbagliare l'animale e inizio il delirio delle telefonate: per prima la Cooperativa Maya, che mi dice di chiamare il Numero 113, in quanto loro prestano servizio solo per cani e gatti; l'operatore del "113" mi consiglia di chiamare l'Azienda sanitaria locale, servizio veterinario. Intanto il povero capriolo sta soffrendo a bordo strada; passano i minuti, siamo a temperature sotto zero, al buio, e indosso il giubbetto ad alta visibilità per rallentare i "missili" che ci corrono accanto e che se ne fregano. Si fermerà poi solo un gentile signore. Telefono all'Azienda sanitaria, che mi dà il numero della segreteria del Corpo forestale, al quale lascio un messaggio urgente: verrò richiamata la mattina dopo, alle 9!Per fortuna trovo il numero dell'Enpa: interviene il dottor Marco Lapia, con un furgoncino e carica la bestiola e mi spiega che se li avessi chiamati 50 minuti più tardi non avrebbero potuto intervenire, perché possono prestare servizio solo dalle 8 alle 20.Gli interessi economici, il menefreghismo dei singoli (compreso l'idiota che ha investito l'animale senza prestare soccorso) fanno sì che a rimetterci siano sempre gli animali. Non c'è assolutamente un Pronto intervento per la fauna selvatica nelle ore di maggiore necessità, la notte. In tutto questo la Regione cosa fa? Non stanzia forestali disponibili o emana bandi ai quali nessuna associazione o cooperativa partecipa per insufficiente copertura economica offerta? A rimetterci, le bestie ferite e sofferenti e i singoli cittadini: impotenti, addolorati e tanto, tanto arrabbiati.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 17 gennaio 2019

 

 

Bonus ai pescatori che recupereranno la plastica dal mare - il progetto della Regione

«La lotta all'inquinamento marino provocato dalla plastica vedrà la Regione, attraverso una sinergia a livello parlamentare, promotrice di un'iniziativa che coinvolgerà i pescatori, ai quali verrà riconosciuto un contributo economico per i materiali che porteranno a terra destinati al riciclo». Lo ha annunciato ieri a Trieste l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro intervenendo alla Conferenza "Un mare di plastica", cui hanno partecipato tra gli altri il prefetto Annapaola Porzio e l'assessore comunale Luisa Polli, nel corso della quale la biologa marina Paola Del Negro ha parlato delle pesanti conseguenze sulla salute umana provocate dalla quantità di plastiche presenti negli oceani e nei nostri mari. In particolare, è stata illustrata la formazione, attraverso le correnti, di ben cinque isole costituite da immondizie (all'80% di materiali plastici), di cui una nel Nord del Pacifico grande quanto la Gran Bretagna. Come ha sottolineato Scoccimarro, si legge in una nota della Regione, «la sensibilità verso l'ambiente è profondamente cambiata. Anche da parte delle istituzioni pubbliche, che mai oggi deciderebbero, come nel 1972 a seguito dell'attentato alla Siot, di scaricare olio esausto in una grotta del Carso». «Un cambiamento culturale - così l'assessore - che va favorito e in qualche modo incentivato, come nel caso dell'iniziativa che coinvolgerà i pescatori, i quali, a differenza di quanto accade ora, non dovranno pagare per lo smaltimento delle plastiche recuperate in mare, ma anzi per questo si vedranno corrispondere un riconoscimento».

 

 

Dall'ex Fiera a via Flavia Lo sbarco di massa dei big dei supermarket

Raffica di nuove aperture da parte dei colossi della grande distribuzione Tra due mesi il via alle demolizioni a Montebello. Lidl e Aldi preparano il bis

La trasformazione dell'ex comprensorio della Fiera di Montebello in centro commerciale con probabile supermercato annesso. L'apertura di altri due ipermercati targati Aspiag-Despar. L'imminente sbarco in grande stile di un colosso della spesa low cost come Lidl, anticipato da quello di un altro big del settore del calibro come Aldi. E ancora il ventilato arrivo di Carrefour sempre in zona Campo Marzio e il progetto di rilancio in chiave commerciale del Silos. Mai come in questa fase, insomma, Trieste fa gola ai colossi della grande distribuzione, pronti a "litigarsi" gli spazi pur di accaparrarsi la posizione più strategica e la clientela più propensa a riempire il carrello della spesa. Di fronte a tanto interesse da parte di simili corazzate Potemkin non può però non sorgere qualche dubbio. La città infatti è in costante calo demografico e viene da chiedersi pertanto se l'attuale "esercito" di consumatori triestini garantirà un giro d'affari in linea con le attese dei promotori di così tante nuove iniziative imprenditoriali. La fiera - Il progetto forse più atteso, in questa fase, è quello di Montebello. Entro due mesi prenderanno il via gli imponenti lavori di demolizione dell'ex Fiera. Tra due anni quella fetta di città conterà sull'insediamento di una superficie commerciale di vendita al minuto superiore a 15 mila metri quadrati. La Mid immobiliare, l'impresa che ha acquistato l'area, sta attendendo alcuni permessi per azionare ruspe e escavatori e radere al suolo i vecchi padiglioni dell'ente fieristico. Un progetto da 65 milioni di euro, voluto e finanziato dall'imprenditore carinziano Walter Mosser, che per quegli spazi pensa a ristorazione, shopping, intrattenimento, fitness. Un progetto che cambierà radicalmente il volto della zona anche perchè il gruppo austriaco si è impegnato a realizzare a proprie spese anche alcune opere di carattere viario e infrastrutturale, come il doppio senso di marcia nell'ultima parte di via Rossetti e un'ampia alberatura centrale. Campo Marzio - Un'altra zona destinata rapidamente a cambiare fisionomia è quella di Campo Marzio. Lì, come noto, sbarcherà Lidl e, stando ad indiscrezioni, pure il maxi store di un altro colosso del calibro di Carrefour. Una concentrazione di grandi marchi paragonabile a quella che interesserà a breve pure via Flavia, dove stanno per aprire i battenti Obi, McDrive e Roadhouse. E dove, da pochi giorni, è stato inaugurato un nuovo EuroDespar. L'ultimo grande "gioiello" della già pur numerosa famiglia Despar in città, verrebbe da pensare. E invece no perchè il gruppo Aspiag Service-Despar ha in cantiere l'apertura di un secondo nuovo supermercato di ampie dimensioni, anche se non ne svela ancora la location. Operazione bis - Che la formula del "raddoppio" delle insegne vada di moda, del resto, lo dimostrano altri grossi nomi della grande distribuzione. Lo scorso primo dicembre il Gruppo Bricofer, dopo aver rinnovato il punto vendita Bricofer di via Valmaura, ha inaugurato nella stessa area commerciale Dhomusm una nuova realtà dedicata alla casa. E ancora: la multinazionale tedesca Aldi mira ad aprire un altro negozio dopo quello inaugurato lo scorso anno in via de Coroneo. E Lidl che, come già detto, sbarcherà in Campo Marzio negli spazi occupati fino a pochi mesi fa da Il Piccolo, aprirà nei prossimi mesi pure un supermercato nell'area dell'ex Sadoch in zona Ippodromo. Il progetto Silos - Nella mappa, almeno in teoria andrebbe inserita anche la trasformazione del Silos. Su quell'iniziativa, però, ormai puntano in pochi visti gli anni persi tra progetti, annunci e frenate che hanno portato al degrado attuale. Nel caso vedesse mai la luce, comunque, anche quel progetto proporrebbe un'ampia parte commerciale e un supermercato. Che finirebbe peraltro per "scontrarsi" con la vicinissima Pam davanti alla stazione. E che, un domani, potrebbe anche dover fare i conti con i marchi interessati a sbarcare in Porto vecchio. La linea del comune - «L'arrivo di questi investimenti non può che renderci soddisfatti - valuta l'assessore al Commercio, Lorenzo Giorgi - soprattutto perché offrono posti di lavoro e in alcuni casi, come ad esempio il progetto nell'ex Fiera, riqualificano una zona. Certamente, alcune nuove aperture sono la conseguenza della difficoltà di qualcun altra realtà. Alla fine, però, il bilancio finale è ancora positivo. Tuttavia, con i residenti che diminuiscono e non sono compensati dall'aumento dei turisti, il Comune è chiamato a svolgere un lavoro a supporto soprattutto dei piccoli commercianti, salvaguardo quelle imprese, magari a conduzione familiare, che più di altre rappresentano il nostro commercio». Centri Commerciali - Investimenti su investimenti, aperture su aperture, eppure già alcune realtà soffrono. Lo dimostrano i centri commerciali. Il Giulia ha ricevuto importanti boccate d'ossigeno grazie all'investimento targato Piero Coin e allo sbarco poco prima di Natale di Unieuro che sta fungendo da grande attrattore, eppure zoppica ancora. E soffrono ancora di più le Torri d'Europa. Intere zone di quel centro commerciale aperto nel 2003 con mirabolanti prospettive sono chiuse. E i fori vuoti faticano a trovare nuovi inquilini. Anche per colpa degli impegnativi prezzi richiesti. Basta pensare che uno spazio di 784 mq, attualmente locato, è sul marcato a 1 milione 350 mila euro.

Laura Tonero

 

 

Rigassificatore, strada in salita Ma Zagabria: nessuno stop

Veglia: manifestazioni di interesse per 560 milioni di metri cubi l'anno, l'impianto ne movimenterà 2,6 miliardi. Il ministro: importante l'indipendenza energetica

FIUME. L'operazione si preannuncia piena di difficoltà, ma il governo croato andrà fino in fondo: il rigassificatore di Veglia si farà, malgrado lo scarso interesse all'acquisto del gas emerso fin qui, con due sole aziende - entrambe di proprietà statale croata - che si sono dette pronte a rilevare quote della movimentazione annua del terminal. Un terminal fortemente voluto da Usa e Ue per impedire il dominio russo nelle forniture di metano. A fare il punto è stato il ministro croato ad Ambiente ed Energia, Tomislav Coric, annotando come Zagabria non intenda più fare marcia indietro. «Gli argomenti sui quali basare la costruzione del rigassificatore - così le parole del ministro - non possono essere soltanto quelli della convenienza e dell'interesse per i contratti di fornitura. La Croazia ha l'obbligo di garantirsi l'indipendenza in campo energetico, il che presuppone la diversificazione delle fonti. E noi abbiamo inserito il rigassificatore in questo contesto». Coric ha ammesso che finora non c'è stata la corsa in massa alle future forniture di gas dall'impianto di Veglia. La compagnia petrolifera Ina e l'Azienda elettrica croata hanno fatto sapere di essere interessate all'acquisto di 560 milioni di metri cubi annui: non un granché, dato che nella struttura off-shore da impiantare nelle acque di fronte a Castelmuschio (Omisalj) si potrebbero movimentare circa 2,6 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Per diventare remunerativo, l'impianto off-shore dovrebbe erogare almeno 1,5 miliardi di metri cubi annui. Una quota che a oggi appare lontanissima da raggiungere. Se otterrà l'ok definitivo (prima di concludere il contratto d'acquisto della nave metaniera Zagabria deve varare la delibera di investimento), il progetto comporterà un esborso di 360 milioni di euro, laddove l'Ue ha già stabilito di assegnare alla Croazia 100 milioni a fondo perduto. Coric ha rivelato che due aziende ungheresi, Mvm e Met, hanno inviato a Zagabria una lettera d'intenti sull'interesse a rilevare quote di proprietà del rigassificatore. «Anche se accettassimo le due offerte magiare - ha detto il ministro - la maggioranza dell'impianto resterà in mano croata. Se poi non arriveremo a un accordo con gli ungheresi, Zagabria provvederà con i propri mezzi a trasformare una nave metaniera in rigassificatore».Lo Stato resta così sordo alle proteste che arrivano dal Quarnero. Le municipalità di Veglia, in prima fila quella di Castelmuschio, appoggiate dalla Regione Quarnero e Gorski kotar, da ambientalisti e cittadini, non vogliono sentire parlare di rigassificatore a mare, in un'area nella quale turismo e pesca sono asset decisamente importanti; non si opporrebbero invece - hanno già fatto sapere - a un terminal sulla terraferma, nelle vicinanze dell'ex azienda petrolchimica Dina, sempre a Castelmuschio. 

Andrea Marsanich

 

 

NASCE "creativamente" -  Patto tra 11 associazioni Il volontariato va in rete

Sono 11 le associazioni che si sono unite per dare vita al nuovo progetto "CreativaMente Volontari", sostenuto dalla Regione con risorse statali. La novità, presentata ieri, prevede un anno di formazione e attività per giovani tra i 18 e i 30 anni nel mondo del volontariato. I ragazzi verranno coinvolti da domani in esperienze "sul campo", fra tirocini ed eventi aperti al pubblico. A CreativaMente collaborano Alt (dipendenze), Aias (disabilità), Arsia (sostegno psicologico ai familiari di persone con disagio psichico), Gau (che ha lo scopo di dare una mano a chiunque sia in stato di necessità), Jambogabri (aggregazione fra i giovani all'insegna della musica), MiTi (contro il rischio d'isolamento ed emarginazione), Officina (iniziative musicali, teatrali e culturali), Fuoric'entro (inclusione con lo sport), Cukè (disabilità fisiche, intellettive e relazionali), Stelle sulla Terra (accompagnamento dei ragazzi con Dsa nel percorso scolastico) e Terra del Sorriso (autonomia personale e sociale dei diversamente abili).

Micol Brusaferro

 

 

A San Giovanni l'Aperitivo è verde e in compagnia delle api

Al via da oggi il ciclo divulgativo promosso dal Centro di educazione ambientale

 Il Centro di educazione ambientale urbano, in collaborazione con il Centro di salute mentale diffuso, propone per il secondo anno consecutivo l'Aperitivo verde, un appuntamento divulgativo "light" che intende coinvolgere le persone con il pollice verde, interessate all'agricoltura, curiose e attente in generale alle tematiche ambientali. Il primo incontro è previsto oggi alle 18.00, nel padiglione V di via Weiss 14, all'interno del comprensorio dell'ex Opp. «Questa settimana parleremo di apicoltura - spiega la coordinatrice del Centro Tiziana Cimolino - e sarà Livio Dorigo, presidente del Circolo Istria, una vita dedicata alla zootecnia e alla veterinaria, da anni impegnato su questo "dolce" versante, a iniziare l'esplorazione di quel mondo particolare che è quello delle piccole operaie. L'Aperitivo verde vuole essere un momento di approfondimento leggero e informale - continua la coordinatrice - che dà la possibilità di conoscere e istruirsi con il bicchiere a portata di mano! Ogni intervenuto, in questa nuova serie, potrà portare un proprio argomento da approfondire, per esempio il taglio di un albero, la raccolta differenziata, le fonti rinnovabili, l'utilizzo e consumo dell'acqua pubblica».L'obiettivo del gruppo di associazioni che fanno capo al Centro di educazione ambientale urbano è di sensibilizzare i cittadini alla cura dell'ambiente e alla tutela dei beni comuni, tutti visibili, come l'acqua e l'aria, che rappresentano la base della vita. Il ciclo di aperitivi si apre dunque con una ricognizione nel mondo delle api. Livio Dorigo sarà guida per tutti coloro che intendono conoscere le dinamiche dell'alveare, con particolare riguardo per quell'ape locale, carsolina e istriana, capace di volare e fare il proprio raccolto nonostante i refoli della bora. L'incontro sarà pure occasione per conoscere i diversi mieli prodotti territorialmente, le loro caratteristiche e qualità, e tante altre spigolature. L'ospite informerà inoltre i presenti sul corso di apprendimento dell'apicoltura che partirà con lezioni teoriche e successivamente pratiche in uno spazio dedicato all'interno del comprensorio dell'ex Psichiatrico. Il corso inizierà a fine mese e si protrarrà sino a primavera. Per informazioni su questo e i prossimi Aperitivi verdi il telefono è il 3287908116.

Maurizio Lozei

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 16 gennaio 2019

 

 

Al palo la delibera su Porto vecchio

Prova di forza tra Fi e Lega: rinvio bis in commissione Dipiazza voleva fosse la prima misura varata nel 2019

Slitta la delibera sulle direttive per lo sviluppo di Porto vecchio. A dispetto del sindaco, che voleva farne la prima misura approvata nel 2019, ieri la sesta commissione del Consiglio ha rimandato a martedì prossimo la trattazione definitiva del testo, mentre la prima seduta d'aula si terrà lunedì. Un impiccio nato sullo sfondo delle recenti tensioni fra forzisti e leghisti in maggioranza. La mattinata è iniziata con l'audizione del segretario generale del Porto, Mario Sommariva, convocato su richiesta dei consiglieri dal presidente di commissione Salvatore Porro. Sommariva ha presentato le prerogative dell'Adsp in materia di Porto vecchio, concessioni, punti franchi. All'intervento dell'Adsp è seguito il dibattito fra commissari, che ha visto il gruppo di Forza Italia piuttosto battagliero nei confronti della giunta, incarnata in aula dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli.Il consigliere azzurro Bruno Marini ha dichiarato: «Finora gli interventi in Porto vecchio sono stati gestiti in maniera un po' confusa, frammentaria. Sono state prese decisioni francamente discutibili come l'esclusione dell'Icgeb dagli enti insediati nell'area. Una scelta di cui non si conosce ancora autore e movente. È ora di chiarire le cose: a tal fine ritengo che la giunta debba definire in delibera un impegno vincolante a costituire un ente cui siano demandate le capacità operative in Porto vecchio». Anche l'azzurro Michele Babuder ha portato i suoi «contributi»: «Ritengo che bisogni dare una connotazione urbanistica precisa alle nuove aree: pedonale, prevalentemente pedonale o di collegamento viabilistico. Non ritengo che il Porto vecchio debba diventare un'arteria di scorrimento per le Rive». Babuder ha anche rivendicato la necessità «di un carattere pubblico della futura struttura di gestione». La presa di posizione forzista si è conclusa con osservazioni analoghe da parte del consigliere Guido Apollonio. Così invece il dem Marco Toncelli: «La società di gestione non capisco perché faccia tanto spavento ad alcuni componenti della maggioranza, in particolare Forza Italia, essendo linee guida è scritta come una previsione. Il Comune non ha le risorse per gestire nei dettagli uno spazio come il Porto vecchio. In un discorso di competenze non è nulla di scandaloso che si vada ad attingere anche nel privato, non è una cosa scandalosa. Certe paure sono forse un retaggio di antichi "no se pol"». Tra gli altri, anche la consigliera della lista civica Insieme per Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, ha chiesto maggiori particolari sulla società di gestione. L'assessore Polli si è detta disponibile a valutare la possibilità di inserire in delibera che la forma definitiva della società di gestione debba essere votata dal Consiglio. Le osservazioni che Forza Italia ha indirizzato alla giunta, nella fattispecie a una sua esponente leghista, sono state collocate da diversi addetti ai lavori nel contesto delle tensioni interne alla maggioranza, ma anche ai forzisti stessi. 

Giovanni Tomasin

 

La società di gestione e i tempi sono i nodi "caldi" del testo

Gli elementi più dibattuti del documento prodotto dalla giunta sono la struttura che opererà nell'area ma anche il tema della residenzialità

La società di gestione, la tempistica, le percentuali di residenzialità. Sono alcuni dei punti deboli della delibera sullo sviluppo di Porto Vecchio individuati dalle forze politiche nella VI commissione di martedì e nella riunione della settimana scorsa. Il passaggio riguardante la società di gestione, il punto 7 della delibera, è in effetti alquanto generico. Tra gli impegni si legge soltanto «costituire una struttura all'uopo dedicata che possa curare la trasformazione, valorizzazione e gestione nel tempo del Porto Vecchio, anche attraverso il coinvolgimento di ulteriori soggetti pubblici o soggetti privati secondo le forme di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico». La IV circoscrizione aveva anche proposto, in sede di osservazioni, di definire al 51% la partecipazione minima del pubblico all'impresa, in modo da mantenerne il controllo. La proposta è stata però controdedotta dal Comune, che la riteneva troppo restrittiva. La società di gestione è una questione su cui il centrosinistra rivendica di aver voce in capitolo, anche perché il suo primo fautore è il consigliere regionale dem Francesco Russo, fin dai quando sedeva sugli scranni del senato. Un altro punto si cui si chiede maggiore dettaglio (per quanto sia un tema da trattare in sede di piano regolatore) è la residenzialità. Nella delibera si legge: «Dovrà essere valutata la possibilità di consentire l'ammissibilità della funzione residenziale, ai fini di garantire, tra l'altro, una presenza stabile di persone, pur se in termini ridotti, anche in relazione all'attuali previsioni demografiche e senza squilibrare l'assetto complessivo della città. In ogni modo la quota di funzioni residenziali aggiuntiva non dovrà eccedere i limiti di legge (standard urbanistici) che implicano nuove urbanizzazioni secondarie. In tale contesto si dovrà valutare lo sviluppo del Porto Vecchio anche quale continuazione del Centro Storico - "quarto borgo"».Da sempre le forze politiche dibattono sull'opportunità o meno di includere aree residenziali nel futuro sviluppo di Porto Vecchio: il sindaco afferma da tempo che una certa percentuale sia necessaria. Certo è che la formula adottata dalla delibera non scioglie molti dubbi sulle future prospettive in materia. Un'altra perplessità riguarda le tempistiche. Secondo quanto dichiarato dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli in sede di commissione, la trafila della modifica al piano regolatore successiva all'approvazione della delibera dovrebbe prendere non più di un anno. Anche dando per buona questa lettura, in ogni caso, si arriverebbe alle soglie dell'ultimo anno della giunta Dipiazza. 

 

 

"Piano verde" a Montebello fra l'ippodromo e la galleria

Maxi pulizia dell'area e sistemazione degli alberi a garanzia della sicurezza Gli interventi interessano anche piazzale De Gasperi. Spesa di 100 mila euro

Sono iniziati i lavori per la sistemazione dell'area verde nella zona di Montebello. In particolare, si sta operando sugli alberi di piazzale De Gasperi e su quelli lungo il versante di viale Ippodromo, che funge da sponda a una delle due diritture della pista di trotto, fra l'uscita della galleria di piazza Foraggi e l'ingresso dello storico impianto dedicato all'ippica. Si tratta di interventi attesi da tempo, soprattutto per quanto concerne il secondo; in questo caso l'opera è di notevole rilievo, in quanto bisogna riordinare una superficie di circa 3 mila metri quadrati, dove ci sono alberi da tempo lasciati crescere senza limiti. Inoltre, essendo il versante oggetto dell'intervento un'area sulla quale da anni non sono state effettuate operazioni di pulizia, è facile immaginare che gli addetti dovranno procedere anche con una radicale pulizia del fondo in erba, diventato nel tempo una piccola boscaglia. Va anche tenuto conto del fatto che l'intera area dell'ippodromo è spazzata dal vento che scende senza ostacoli da Rozzol, perciò in alcuni punti si raccolgono immondizie e rifiuti che nessuno, in questi anni, ha provveduto a rimuovere. «Si lavora nel contesto di un'area patrimoniale - spiega l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Elisa Lodi - perciò, in base a un appalto, che è previsto ogni anno per la sistemazione delle aree verdi di competenza dell'amministrazione, questa volta è stata individuata la zona di Montebello come punto d'intervento, perché siamo consapevoli dell'urgenza di questo lavoro. L'appalto comporta, complessivamente, una spesa per le casse comunali di circa 100 mila euro - aggiunge l'esponente della giunta Dipiazza - e, per quanto concerne nello specifico il verde di viale Ippodromo, stiamo procedendo con la messa in sicurezza delle alberature e il riordino generale dell'area». In piazzale De Gasperi, invece, si tratta di intervenire sugli alberi che fanno da cornice all'area centrale asfaltata. Già da lunedì gli addetti hanno iniziato a potare gli alberi più alti e a tagliare le fronde più pesanti. In qualche caso, sarà necessario procedere anche con l'eliminazione, totale o parziale, di alcuni fusti, per garantire la sicurezza a quanti utilizzano il piazzale, spesso frequentato da bambini, da anziani e da persone che portano a passeggiare i cani. Soddisfazione per l'avvio dell'intervento in viale Ippodromo è stata espressa da Stefano Bovio, uno dei soci della Nord Est Ippodromi, la spa di Treviso che ha in gestione l'impianto del trotto, sulla base di una concessione emessa dal Comune. «Il 2019 - ha spiegato - è iniziato già bene, grazie alla notizia arrivata dal ministero per le Politiche agricole e forestali, competente per l'organizzazione delle corse a livello nazionale, che ci ha concesso un numero di convegni maggiore di quello che abbiamo avuto lo scorso anno. Ora - aggiunge -, grazie all'intervento di pulizia in corso, potremo disporre di un impianto ancor più bello e accogliente, nel quale poter richiamare un buon pubblico». Sarà dunque l'intera area che da piazza Foraggi porta alla ex Fiera a beneficiare dell'opera. 

Ugo Salvini

 

ACEGASAPSAMGA - Recuperati 27 abeti ora sotto esame per un reimpianto

Oltre 130 alberi, tra sintetici, veri con e senza radici sono stati il primo risultato della nuova edizione dei Sabati ecologici inaugurata sabato scorso. Lo staff di AcegasApsAmga era presente, insieme alla Forestale, al parcheggio del Ferdinandeo ad assistere i cittadini per la raccolta degli alberi natalizi dismessi e valutare la possibilità di reimpiantare quelli con radici. Il bottino al termine della giornata ha premiato l'iniziativa, mostrando una proficua raccolta di oltre 130 piante, pur trattandosi della primissima edizione di quest'evento, per un totale di oltre 800 chilogrammi. E, a seguito delle valutazioni della Forestale, sono state selezionate 27 piante che saranno poste sotto verifica per un tempo adeguato a confermare la possibilità di piantumarle o meno, per poi procedere al loro reimpianto.

 

 

Megacentro "Noghere" Riparte il count down

Concessa alla società proponente una proroga di tre anni per sbloccare le opere di urbanizzazione e dunque il progetto

MUGGIA. Nuova puntata per l'iter del centro commerciale "Valle delle Noghere". L'Immobiliare Nordest ha chiesto al Comune una proroga dei termini della Convenzione urbanistica per dare corso al Piano attuativo comunale sottoscritta anche con Teseco. Il documento è passato con i voti del centrosinistra. Contrari M5S, Obiettivo comune, Lega e Fdi. La storia della megastruttura che dovrebbe sorgere alle Noghere su un'area di 225 mila metri quadrati per la realizzazione di un complesso con volumetria non superiore a 675 mila metri cubi affonda le proprie radici all'epoca della prima giunta Nesladek, al dicembre del 2009, quando venne approvato il Piano per realizzare la struttura. Successivamente venne chiesto e ottenuto da Teseco di prorogare i termini per la presentazione e la realizzazione dei progetti per le opere di urbanizzazione primaria relative all'area verde di competenza. Questa parte delle opere era stata bloccata dal ritrovamento di amianto, non rilevato in fase di caratterizzazione, un imprevisto che aveva fatto optare la Teseco per la richiesta di una dilazione delle tempistiche, che venne votata favorevolmente dal Consiglio comunale a gennaio 2013. Dopo un lunghissimo silenzio, il progetto è tornato sui banchi del Consiglio pochi giorni fa. Il primo nuovo passo dell'Immobiliare Nordest era in realtà stato compiuto il 29 marzo scorso, quando la giunta comunale aveva preso atto dell'acquisto da parte dell'Immobiliare di due particelle Ezit, necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione, inizialmente in capo a Teseco, relative alla viabilità di accesso con tanto di rotonda sulla via di Saline. Ancora oggi i progetti edilizi che daranno vita al nuovo centro commerciale non sono noti. Fra le opere di urbanizzazione primaria, da realizzare gratuitamente, di sicuro c'è l'impegno dell'Immobiliare a creare un'area destinata a verde attrezzato di uso pubblico e una pista ciclabile per una superficie non inferiore a 34.010 metri quadrati. Per Teseco l'impegno era la realizzazione di un'area destinata a rimboschimento, tutela e protezione della zona residenziale per una superficie non inferiore a 26.577 metri quadrati, nonché una pista ciclabile. Nel 2015 però è stata dichiarata la parziale decadenza di questi obblighi per Teseco a causa del mancato rispetto delle tempistiche da parte sua. Con quest'ultima delibera del Consiglio, dopo aver provveduto a presentare una nuova fideiussione a garanzia delle opere di viabilità inizialmente a carico di Teseco, per un importo di quasi 445 mila euro, l'Immobiliare ha per l'appunto chiesto e ottenuto dal Comune una proroga di tre anni dei termini di validità della Convenzione stessa. «La proroga - spiega il vicesindaco Francesco Bussani - consentirà alla società di avere un più ampio margine per poter intervenire. L'area delle Noghere è molto estesa ed è indubbiamente strategica non solo per Muggia ma per tutta la provincia.

Riccardo Tosques

 

 

Trieste "culla" del volontariato Boom di nuove associazioni

Dalla lotta alle dipendenze all'ecologia passando per la cittadinanza attiva "Battezzate" in pochi giorni tre nuove realtà. Decisiva la spinta dei giovani

L'impegno delle associazioni culturali e sociali a Trieste è in costante aumento. Merito del "fermento" in atto sul territorio alimentato in questo periodo dal desiderio di tanti cittadini, molti dei quali giovani, di mettere a disposizione degli altri, volontariamente, tempo e competenze. È il caso del progetto CrativaMente Volontari, che sarà presentato proprio oggi alle 11 al San Marco, che mette in rete undici associazioni, con capofila l'Alt, attiva nel campo della prevenzione e del contrasto delle dipendenze, per fornire un anno di formazione ai ragazzi tra i 18 e i 30 anni destinati a vivere poi un'esperienza guidata nel mondo del volontariato, con una formazione specifica. L'iniziativa conta sul sostegno della Regione, con risorse del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Le attività inizieranno il 18 gennaio e proseguiranno fino ad agosto. «Gli obiettivi - spiegano gli organizzatori - sono la promozione della salute, del benessere, di un'educazione di qualità e inclusiva, delle pari opportunità e di società giuste e pacifiche». Una realtà simile, come ideali e come volontà di impegnarsi sul tema della cosiddetta cittadinanza attiva, è anche la #maiDIREmai, costituita ufficialmente nel 2015. «È la prima in Italia nata come costola di Arci Servizio Civile del Fvg - spiegano i promotori - ed è composta dai giovani che, dopo il servizio civile, volevano continuare a dare il proprio contributo. Siamo un esempio positivo e innovativo, tanto che siamo stati chiamati a illustrarlo anche in altre città. Tra le manifestazioni promosse il "Trieste on Sight" durante l'estate, sul Carso triestino, uno spazio di socializzazione e aggregazione per i giovani, "Naturalmente", che porterà i ragazzi alcuni giorni a Pinzano al Tagliamento in aprile, anche in questo caso per momenti di incontro e confronto, e "Contamin-azioni con SpaziAttivi", iniziativa del progetto "Culture della solidarietà", promosso da Arci Servizio Civile». Lunedì il giovane Consiglio direttivo si è riunito, con un appuntamento aperto alla stampa, per fare conoscere la realtà, che sta crescendo anche grazie all'interesse sempre maggiore di tanti giovani che offrono il proprio tempo e la loro voglia di imparare nuove capacità. Punta a coinvolgere tutti nei progetti di sviluppo della città un'altra associazione che ha iniziato a operare in questo periodo storico. È la Ts4, che invita tutti a disegnare la Trieste che verrà, con l'intervento volontario delle persone che vogliono mettere a disposizione le proprie professionalità, in diversi campi. «È un progetto di cittadinanza attiva - spiegano i responsabili - che prevede l'elaborazione di metodi di revisione profonda dell'ecologia ambientale e sociale, a sostegno di mobilità, arte, scienza, cultura, commercio e ricerca. Sono previsti tre gruppi di lavoro, che porteranno a creare altrettanti scenari di crescita per la città, sul fronte dello sviluppo economico e produttivo, sulla qualità della vita e degli spazi urbani, e sulla relazione del centro con gli spazi circostanti. Ciascuna idea sarà progettata insieme ai cittadini, invitati a intervenire attraverso una chiamata pubblica». «Il Porto franco - sottolineano - compie 300 anni e Trieste di fatto entra nel suo quarto secolo. Vogliamo partecipare alla sua festa contribuendo con dei regali, per il suo radioso futuro. L'unico modo per riprogettare una città è coinvolgere chi ci vive».Tutte le associazioni sono presenti tra web e social, pronti ad accogliere proposte da parte di tutti e ad aprirsi a chiunque abbia la voglia di collaborare. 

Micol Brusaferro

 

«Il servizio civile ci ha aperto gli occhi L'impegno continua»

Il sodalizio #maiDiremai# mette a frutto i bagagli di chi ha dedicato un anno agli altri

Il tempo libero dedicato al volontariato è una scelta iniziata per molti giovani nel periodo scolastico, spesso con il servizio civile. Un'esperienza che alcuni decidono di portare avanti anche dopo la fine dell'anno di impegno volontario. Per riunirli è nata così l'associazione #maiDIREmai #nikoliRECInikoli, di cui Alice Pennone, 20 anni, è presidente. «Mi occupo del coordinamento delle varie iniziative intraprese - spiega -. La base è sempre volontaristica, sono esperienze sicuramente utili anche per il nostro futuro». Nello stesso sodalizio anche Davide Pittioni, 28 anni. «Mi occupo di progettazione e formazione e anch'io ho deciso di continuare in questo settore dopo un anno nel servizio civile. Consiglio a tutti i ragazzi di farlo perché si rivela sempre un'occasione di crescita». Tra i più giovani del gruppo c'è anche chi frequenta ancora le superiori. «Qui ho scoperto la passione per il web e i social, li gestisco per i vari eventi - racconta Elisa Jez, 18 anni -. Al mattino sono in classe, poi quasi sempre vengo a dare una mano. Mettersi a disposizione degli altri ti fa sentire bene e anche l'ambiente dove siamo è molto stimolante». «Dopo un anno ho deciso che il mio impegno non poteva finire - ricorda Marco Waiglein, 18 anni -. Sento di poter dare un contributo per fare qualcosa di concreto».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 15 gennaio 2019

 

 

Piano in 10 mosse per proteggere i pedoni

Il Comune investe mezzo milione: interventi su attraversamenti giudicati pericolosi. Segnaletica, spartitraffico, marciapiedi

Dieci priorità. Il decalogo scandisce una graduatoria di sicurezza pedonale: Strada del Friuli, strada per Vienna a Opicina, via Fabio Severo, via Valerio, corso Cavour, largo Sonnino, via Locchi, via Marchesetti, via Svevo, strada della Rosandra. Dieci tratte stradali impegnative, che partecipano a un programma nazionale, finanziato dal ministero dell'Ambiente, che ha come tema la "mobilità sostenibile" sui percorsi casa-scuola e casa-lavoro. In termini un po' meno burocratici, il problema è come muoversi a piedi in sicurezza, evitando di farsi asfaltare dai disattenti o dai troppo veloci. Nel dicembre 2016, quando il Dipiazza 3° aveva toccato il primo semestre di vita, il Comune partecipò al bando, portando a casa un finanziamento di 300 mila euro che, lievitato con risorse proprie, raggiunge il mezzo milione Iva compresa. L'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi ha fatto approvare la relativa delibera in una delle ultime giunte del 2018. Il programma degli interventi si estende fino ai primi mesi del 2021, l'operazione ha come responsabile del procedimento il dirigente della viabilità Enrico Cortese, mentre Silvia Fonzari e Sara Borgogna sono le progettiste. Riflettori su incroci critici, scarsa visibilità, soste irregolari, velocità sostenuta, poco marciapiede, scarsità di attraversamenti pedonali. Di conseguenza i tecnici del Comune metteranno in cantiere segnaletiche orizzontale e verticale, isole spartitraffico, costruzione o risagomatura di marciapiedi, attraversamenti pedonali protetti, pavimentazione tattilo-plantare, dissuasori di sosta. E abbatteranno eventuali barriere architettoniche. La relazione individua i siti da riqualificare. Strada del Friuli sarà interessata per quel che riguarda l'isola ecologica all'altezza del civico 444. L'intersezione tra strada per Vienna e via di Basovizza, nel centro di Opicina, merita attenzione perché trafficata e perché la gente parcheggia male. La confluenza di via Coroneo in via Fabio Severo richiama sosta abusiva «che comporta problemi di visibilità» per gli attraversamenti pedonali. In zona universitaria, il triplice gioco tra via Valerio, via dello Scoglio, via Zanella attira anch'esso sosta abusiva, che causa difficoltà nelle manovre di svolta. Prendere il bus davanti all'ex Casa del lavoratore portuale in corso Cavour è impossibile per una persona con problemi di disabilità. Altro punto a rischio è l'incrocio che forma largo Sonnino: via Matteotti, viale d'Annunzio, via Sette Fontane s'incontrano davanti alla succursale del liceo Petrarca. Il rettilineo di via Locchi si presta a sollecitare l'acceleratore: il pedone può soffrirne e allora verranno costruiti due attraversamenti protetti davanti al bar Vittoria e alla chiesa. Stessa soluzione davanti al Ferdinandeo, dove via Marchesetti e via San Pasquale si danno la mano. Doveroso proteggere l'attraversamento di via Svevo dove sorge l'omonimo comprensorio scolastico. Gran finale in zona industriale per affrontare Strada della Rosandra laddove s'incrocia con via Morpurgo e via Frigessi.

Massimo Greco

 

 

Servizio Civile e partecipazione - al Toti tornano le Contamin-azioni

Domani alle 18, al Polo giovani Toti di via del Castello 1, avrà luogo il primo incontro di Contamin-azioni, iniziativa dell'associazione giovanile #MaiDireMai, braccio creativo e operativo dei volontari di Arci Servizio civile, in coorganizzazione con il Comune di Trieste. Contamin-azioni seguirà un percorso ogni terzo mercoledì del mese, fino a maggio, che proporrà ai giovani un programma di incontri e di laboratori con l'obiettivo di favorire l'approfondimento e la presa di coscienza di valori come la cooperazione, la non violenza, la solidarietà, all'insegna della partecipazione comune, della mescolanza di prospettive e punti di vista, dello scambio. L'evento di apertura di Contamin-azioni si terrà domani appunto in occasione dell'avvio di SpaziAttivi, iniziativa del progetto "Culture della solidarietà", promosso da Arci Servizio civile e finanziato dalla Regione con risorse del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. SpaziAttivi prevede una serie articolata di azioni negli ambiti della promozione del volontariato e dei valori della solidarietà, dell'inclusione sociale, dell'educazione civica, della salvaguardia ambientale e del servizio civile.Il progetto proporrà numerose iniziative come eventi, laboratori, tirocini formativi, una scuola di cittadinanza e il forum dei volontari di servizio civile della rete di Arci Servizio Civile. Il calendario di realizzazione del progetto si dispiegherà a partire da gennaio per concludersi ad agosto, coinvolgendo diverse zone della nostra regione e numerose associazioni partner. Contamin-azioni ritornerà, sempre al Polo giovani Toti, il 20 febbraio, il 20 marzo, il 17 aprile e il 15 maggio.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 14 gennaio 2019

 

 

Il piano per il "futuro" Porto vecchio pronto all'esame dell'aula comunale

Definiti aree e edifici che rimarranno pubblici: dal magazzino 26 fino al park Bovedo. Delibera in Consiglio entro fine gennaio

Sta per approdare in Consiglio comunale la delibera contenente le direttive sullo sviluppo del Porto vecchio. Si tratta del primo documento di respiro complessivo varato dal Comune in materia, a dispetto dei molti annunci. Il testo individua le future caratteristiche dell'area, dagli edifici di pertinenza comunale alle divisioni tematiche dell'antico scalo. C'è chi rimprovera alla misura l'eccessiva vaghezza (vedi articolo in basso). Di fatto è una delibera generale per sua natura: individua infatti le linee guida di una serie di interventi da farsi in seguito, dal piano regolatore, agli accordi con gli altri enti, alla fantomatica società di gestione. Cosa contiene il testo? Fissa innanzitutto quali sono le aree che resteranno pubbliche: il magazzino 26, la centrale idrodinamica e la sottostazione elettrica come polo museale; il magazzino 20 in «prospettiva di una sua valorizzazione proposta dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali»; i magazzini 27 e 28 per il centro congressi di Tcc; la palazzina 17, già "Istituto di Cultura Marittima Portuale" da destinare a «Centro di Formazione Permanente del Comune di Trieste»; le palazzine dei varchi monumentali «da destinare a funzioni pubbliche»; Corso Cavour 2/2 «destinato alla realizzazione di un "Urban Center" per le imprese»; il magazzino 30 «da destinare a sede del nuovo Mercato Ittico». Oltre a questi, rimarranno pubbliche aree di servizio come il Park Bovedo, la viabilità pubblica e le aree verdi e sportive, le aree del «Molo IV e limitrofe destinate a viabilità pubblica».Il testo è corredato da diversi allegati. Uno di questi divide l'antico scalo in quattro aree, dette «sistemi». L'area compresa fra il retro del magazzino 28 e il terrapieno di Barcola è definita «sistema ludico-sportivo». Quella che include il magazzino 26, il futuro centro congressi e tutti gli edifici circostanti è identificata come «sistema museale scientifico congressuale». Tutta la linea di costa, che resterà di pertinenza dell'Adsp pur essendo integrata nel Porto vecchio, è etichettata come «sistema dei moli». Infine lo spazio che include la maggior parte dei magazzini retrostanti i moli è definita «sistema misto».Un altro allegato stabilisce a grandi linee quale sarà lo schema della viabilità, confermando la doppia strada che, come già annunciato dal sindaco Roberto Dipiazza in passato, attraverserà il Porto vecchio. Il testo dovrebbe approdare in Consiglio nella prossima seduta, probabilmente nella settimana del 21 gennaio in attesa della VI commissione (vedi articolo in basso). Non serve essere dei profeti per vedere che il dibattito sarà lungo e articolato, vista anche l'intenzione dello stesso Dipiazza di ottenere l'unanimità. 

Giovanni Tomasin

 

Dipiazza chiede l'unanimità: «Atto importante per la città»

Il Pd apre al voto favorevole: «Staremo a vedere se l'impegno ad accogliere emendamenti al testo verrà rispettato»

La delibera sulle direttive del Porto vecchio è approdata alla Sesta commissione del Consiglio nei giorni scorsi, è stata rinviata e vi tornerà in settimana: i commissari hanno chiesto infatti di audire l'Autorità di sistema portuale, uno dei principali enti coinvolti nel procedimento. L'incontro è stato aperto dal sindaco Roberto Dipiazza, che ha auspicato un via libera unanime al testo: «Penso sia una notizia più interessante rispetto al solito scontro politico. Si tratta di una misura importantissima per il futuro della nostra città». Il confronto tra i commissari e l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli è stato lungo e approfondito. Spiega il presidente di commissione Salvatore Porro (Fratelli d'Italia): «Ci siamo confrontati per due ore e, per una volta, le domande sono state tutte concrete. Io concordo col sindaco, quando dice che questa è l'occasione per far rivivere una città fantasma». Non è detto però che l'auspicio di Dipiazza possa facilmente tradursi in pratica. Il Movimento 5 Stelle è scettico sull'impianto del testo, considerato «un atto dovuto anche piuttosto tardivo» (vedi box a parte). Il centrosinistra, con il Partito democratico in testa, è critico ma più possibilista. Spiega la capogruppo Fabiana Martini: «Qualche tempo fa io, la segretaria Laura Famulari e i consiglieri regionali Francesco Russo e Roberto Cosolini abbiamo incontrato Dipiazza e abbiamo parlato della possibilità, su cui a parole il sindaco si è impegnato, di poter emendare e quindi votare la delibera. Vedremo alla prova dei fatti». La stessa Famulari ha partecipato anche alla commissione: «Ho chiesto che si audisse l'Adsp. Ci sono infatti alcuni punti da sviscerare: questa è una delibera di alienazione, e c'è da capire come si concilia con le concessioni del porto. Inoltre bisogna anche specificare cosa fare in caso di mancata vendita di un immobile. Vogliamo anche precisare la composizione della futura società di gestione». Commenta invece il forzista Michele Babuder: «Nella prossima seduta sentiremo in audizione l'Adsp, anche per capire bene gli aspetti relativi alla concessione e alla vendita dei diversi beni. Ho sollevato anche il problema della mobilità e della viabilità nelle nuove aree visto che la delibera non fornisce indicazioni su questo aspetto». La commissione si riunirà domani, parteciperà il segretario generale del Porto Mario Sommariva.

 

Appalto da 3,7 milioni per sottoservizi e strade del lotto "culturale": sei le cordate in lizza

Viabilità, condutture e linee elettriche da realizzare attorno agli hangar che ospiteranno Museo del mare, centro congressi e fish market

Il Comune concentra progettualità e risorse sulla porzione di Porto vecchio dove è più chiaramente delineato l'indirizzo assunto dall'amministrazione. È il caso dell'area culturale-fieristico-congressuale, che perimetra i Magazzini 26 (Museo del mare), 27-28 (Centro congressi), 30 (Fish market), racchiudendo la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica. Comprende inoltre gli hangar 24-25, sui quali c'è una generica simpatia di Fincantieri. Siamo tra viale Miramare, il Bacino 0, il parking Barcola-Bovedo. Questo è, in termini tecnici, quel Lotto 1 che ottiene la precedenza nei lavori di viabilità e di infrastrutturazione: dal Museo del mare alla manifestazione divulgativo-scientifica Esof, il tempo stringe. Per strade, condutture, linee elettriche e di comunicazione sono in palio 3,7 milioni di euro: hanno presentato offerte, entro la scadenza fissata alle 12.30 di lunedì 31 dicembre, sei cordate di operatori organizzati in altrettante associazioni temporanee di imprese. In parte triestine e in parte provenienti da altre parti del Paese. C'è già stata una prima verifica relativa alla correttezza formale delle proposte giunte all'attenzione del Comune. Chi vince avrà a disposizione 300 giorni per realizzare le opere previste. È imminente la composizione della commissione che aggiudicherà uno dei più importanti appalti stagionali, comunque legato alla massima priorità urbanistica del Comune: di questa commissione non potranno far parte dirigenti/funzionari che hanno finora seguito la pratica. In termini valutativi, prevarrà la "pagella" tecnica, rispetto a quella economica, con 80 punti su 100. Il direttore del settore Territorio & Ambiente, Giulio Bernetti, ritiene che l'aggiudicazione dei lavori sarà piuttosto celere e nel giro di un paio di settimane al massimo sarà reso noto il nome del fortunato vincitore. Se il secondo classificato - come ormai prassi frequente - non coinvolgerà la giustizia amministrativa, il cantiere aprirà le danze tra marzo e aprile, tempistica sufficiente per ultimare gli interventi nella primavera 2020, alcuni mesi prima dell'inaugurazione di Esof, prevista per luglio. Spostiamoci di alcune centinaia di metri per raggiungere il terrapieno di Barcola, la zona a mare per bonificare la quale la Regione, attraverso l'Uti, ha stanziato 5,5 milioni. Il Comune l'ha scambiata con l'Autorità portuale, cui è toccata l'analoga ex pattumiera di via Errera. Il sindaco Dipiazza è intenzionato - e lo ha fatto inserire nelle linee pianificatorie del Porto vecchio - a trasformare il terrapieno barcolano in luogo ludico-sportivo-ricreativo. Ovviamente, prima che i bambini vadano a giocarci, bisogna ripulirlo da tutto quello che c'è finito dentro negli anni Ottanta. Le ruspe debbono però essere anticipate da tre atti preparatori: la caratterizzazione delle acque sotterranee tra il torrente Bovedo e il Bacino 0, l'analisi del rischio correlato alla destinazione finale del sito, il progetto di messa in sicurezza permanente di questa zona. È stato così incaricato, con determina firmata dal dirigente Andrea de Walderstein, Paolo Rocca, geologo e legale rappresentante di Tesi Engineering domiciliata a Cinto Euganeo. Tutto compreso, la parcella ammonterà a 48.214,40 euro.

Massimo Greco

 

Il Magazzino 16 nuova base delle compagnie di Carnevale

PARTITA LA CORSA VERSO LE KERMESSE EUROPEA E CITTADINA

La corsa che porterà Trieste a vivere, uno dopo l'altro fra la metà di febbraio e i primi di marzo, il Carnevale europeo e quello cittadino è iniziata ieri. A segnare simbolicamente la partenza della più lunga kermesse mascherata che Trieste abbia mai vissuto è stata la presa di possesso, da parte delle compagnie carnevalesche rionali, del Magazzino 16, il padiglione del Porto vecchio che il Comune ha messo a disposizione per la preparazione dei carri allegorici. Ieri, al Magazzino16, ci sono state anche le prime prove del gruppo di danza che aprirà l'atteso corteo di sabato 16 febbraio, data nella quale il Carnevale europeo, che si articolerà da giovedì 14, con l'arrivo dei primi gruppi musicali dall'estero, a domenica 17, vivrà il suo momento culminante. In quella giornata, lungo il tradizionale percorso completato ogni anno dai carri del Carnevale, cioè da piazza Oberdan a piazza dell'Unità d'Italia, si snoderà il variopinto corteo internazionale, composto dalle bande musicali e dai gruppi mascherati. «Ad aprire la sfilata - ha annunciato ieri Paolo Zini, componente con Sabrina Iogna Prat, Roberto de Gioia e Corrado Moratto, del comitato organizzatore - ci sarà il gruppo di danzatori, formato dai rioni, seguito dalla Guggen band di Muggia, nel segno della collaborazione fra i due Carnevali». Ieri è stata l'occasione anche per verificare lo stato del Magazzino 16, dove sono state ripristinate le prese di corrente, necessarie per i lavori di preparazione dei carri, ma dove manca ancora l'acqua corrente, indispensabile per far funzionare i servizi igienici. «Speriamo si provveda in settimana», auspicano gli esponenti dei rioni. 

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 13 gennaio 2019

 

 

Ciò che non va - Che tristezza vedere tanti alberi "decapitati"

Nei giardini privati della periferia cittadina è frequente notare conifere capitozzate nella parte alta del tronco o latifoglie mal tagliate e ridotte quasi a monconi; le conifere sono soprattutto cedri e pini neri, le latifoglie sono in genere roverelle e carpini. L'impressione che se ne ricava è duplice: da un lato spiace constatare la mancanza di sensibilità per la vita degli alberi, dall'altro non è gradevole la brutta vista di conifere capitozzate o di latifoglie deformate; infatti le latifoglie mal potate ributtano un gran numero di rami deboli e assumono spesso forme innaturali. A quanto pare, alcune persone pensano ancora che le potature siano un beneficio per le piante, mentre generalmente sono un danno. Altri ritengono che, riducendo le dimensioni degli alberi, si possano evitare pericolosi crolli provocati dalla violenza del vento. Invece accade proprio l'opposto: gli alberi trattati in questo modo sono soggetti a malattie e all'attacco di parassiti che penetrano all'interno della pianta dalle grandi ferite della potatura. Un po'alla volta gli alberi si ammalano, si indeboliscono, a volte cominciano a seccare nei rami più alti e poi, dopo anni, possono essere abbattuti più facilmente dalla violenza delle intemperie. E vero che, a volte, può essere necessario potare, ma la potatura degli alberi è una pratica che richiede il parere e l'intervento di chi ha le competenze necessarie (agronomi, arboricoltori. .) sia per farla, scegliendo il tipo di intervento più opportuno, sia per sconsigliarla. Ci sono piante che sopportano bene le potature, se sono fatte con misura e competenza, e altre che le sopportano male. Il Regolamento sul verde del Comune di Trieste, alla voce Potature, art. 44, dichiara che "Un albero correttamente messo a dimora e coltivato, in assenza di patologie, non necessità di potature" e che "Gli interventi di capitozzatura, di norma...sono considerati...interventi da non eseguire". Sarebbe utile per i cittadini leggere il Regolamento sul verde del Comune (ad es. gli articoli 44, 46, 47, 48. .) per trarne delle informazioni importanti, ma potrebbe essere anche molto positivo che il Comune stesso fornisse consulenze gratuite ai cittadini che si chiedono se e come intervenire sui propri alberi. Il Regolamento del Comune, infatti, comprende anche le norme per il verde privato, dato "l'alto valore ambientale e paesaggistico dei parchi, giardini, delle superfici a verde e boscate di proprietà privata facenti parte integrante del tessuto urbano..."

Giulia Giacomich - direttivo di Italia Nostra - sez. Trieste

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 12 gennaio 2019

 

 

Operazione restyling per il Sentiero Italia

Azione di sensibilizzazione e recupero fondi lungo il percorso Protagonisti tre volontari del Cai. Vari i tratti da ripristinare

MUGGIA. È considerato il percorso di trekking più lungo del mondo con oltre seimila chilometri lungo la dorsale montuosa italiana, in grado di attraversare e unire tutto lo Stivale. È il Sentiero Italia, un itinerario che presto vedrà protagonisti la veneta Sara Furlanetto e i lombardi Yuri Basilicò e Giacomo Riccobono, tre giovani volontari del Cai che attraverso il progetto "Va' sentiero" percorreranno in nove mesi tutta la Penisola. La partenza? A maggio, da Muggia. STORIA Il Sentiero Italia è un percorso realizzato tra il 1983 e il 1995 grazie al lavoro di centinaia di appassionati volontari del Club Alpino Italiano. L'idea di collegare Trieste a Santa Teresa di Gallura (Sassari) appartiene agli alpinisti Riccardo Carnovalini, Teresio Valsesia e Giancarlo Corbellini che contribuiscono a collegare le 20 regioni, per un totale di 6.166 km e 350 mila metri di dislivello complessivo. Sono 368 le tappe da percorrere. Il sentiero venne inaugurato nel 1995 con l'iniziativa Camminaitalia. Quattro anni dopo viene percorso in pompa magna dagli Alpini. Negli anni però, in particolar modo nel Meridione, diversi tratti vengono abbandonati finendo per essere ricoperti dalla vegetazione e diventando quasi inaccessibili. Da qui l'idea di Basilicò, Riccobono e Furlanetto - supportati ufficialmente dal Cai - di lanciare un'azione di sensibilizzazione e recupero fondi per ripristinare i tratti mancanti nel centro-sud. «Non vediamo l'ora di partire e di conoscere Muggia: speriamo ci porti fortuna per il nostro lungo viaggio», ha detto Riccobono. MUGGIA - Il Sentiero Italia parte ufficialmente da Muggia, esattamente dal porticciolo di San Bartolomeo, in località Lazzaretto: ancora oggi in prossimità dell'uscita dal porticciolo, una stele con una targa ricorda il Camminaitalia. Da lì il sentiero prosegue imboccando i vari itinerari esistenti (sentieri Cai n. 1, 17, 45 e 3) attraversando la dorsale del Carso triestino da est a ovest giungendo al Carso goriziano, passando per l'Isonzo e proseguendo a nord, verso il Friuli e le altre regioni italiane. «A Muggia e Trieste i sentieri non necessitano di manutenzione e sono tutti ben visibili come sanno i turisti che si recano qui attraverso anche gli altri itinerari», racconta Luciano Comelli, responsabile della sottosezione del Cai Muggia. Accanto al Sentiero Italia, infatti, ci sono altri due grandi itinerari. Il primo è l'Alpe Adria Trail, che in 43 tappe collega il nord con il sud attraverso 750 km, partendo dal Grossglockner arrivando sino alla cittadina istroveneta. L'altro è la Via Alpina, che unisce Muggia con il Principato di Monaco, per oltre 5 mila chilometri. IMPRESA - Ma c'è qualcuno che abbia mai percorso interamente il Sentiero Italia? La risposta è sì. L'ultimo, in ordine di tempo, è Lorenzo Franco Santin, 27enne di Azzano X, socio del Cai di Pordenone, che nel 2017, partito dalla Sardegna, impiegò "solo" 114 giorni per raggiungere Muggia, totalizzando così una media di poco più di 50 chilometri al giorno. COMUNE«La prossima settimana avremo un incontro con questi tre giovani. Siamo consapevoli che vista la posizione geografica, Muggia è da sempre privilegiata per gli itinerari turistici. Il fatto che si stia potenziando un turismo ecosostenibile, come quello degli escursionisti o dei ciclisti, non può che renderci ancora più felici», così Stefano Decolle, assessore al Turismo di Muggia

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 11 gennaio 2019

 

 

Il caldo da record del 2018 in regione prepara il campo a un 2019 bollente

Probabile che l'anno nuovo riproponga temperature elevate dopo il picco storico negli ultimi 12 mesi a Trieste e Gorizia

TRIESTE. L'anno che verrà? Probabilmente caldo, come da trend ormai ventennale. Un trend che ha avuto i suoi picchi nel 2014 e nel 2018, che per Trieste è stato l'anno con le temperature più elevate in assoluto da quando si effettuano le misurazioni. L'Arpa, sulla base dei dati Osmer, riassume con vari grafici il meteo in Fvg. Aggiornando i record, ormai tutti riferiti agli anni Duemila. Il 2018 è stato un anno straordinario da aprile a novembre. In quegli otto mesi si è sempre toccata la temperatura media più alta (in genere di circa due gradi) rispetto alle rilevazioni precedenti. Solo febbraio e marzo hanno fatto registrare una temperatura media mensile più bassa del solito mentre dicembre è stato l'unico mese allineato alla media del periodo 1991- 2018. Con questo andamento, il 2018 è riuscito a pareggiare il 2014 (anche per quel che riguarda la temperatura del mare), che deteneva il primato di anno più caldo di sempre in regione. Si tratta di un confronto con situazioni tuttavia differenziate nel territorio, con un Est più caldo dell'Ovest. Guardando la mappa, il 2018 è stato l'anno più caldo per Trieste (16 gradi contro una media di 14,5 e più 0,2 gradi rispetto al 2014), come anche per Gorizia, Tarvisiano, Tolmezzo e Cividale, mentre nelle zone sud-occidentali, quindi nel Pordenonese, nel Codroipese e nella Bassa friulana, resiste ancora il record 2014. In alta quota - vengono prese in considerazione le località oltre i 1.500 metri - prevale invece ancora il dato del 2015. «La sostanza è che i primati di caldo appartengono all'ultimo quinquennio - sottolinea il previsore Osmer Marcellino Salvador - inserendosi in un trend mondiale di crescita delle temperature avviato ormai 20 anni fa». Considerando nel dettaglio la pianura, se per tutto il ventesimo secolo la regione è rimasta sotto i 13 gradi medi, dal 2000 si è guadagnato un grado. Con il 2018 che ha toccato mediamente i 14,4 gradi. Ci si avvicina dunque a un incremento di un grado e mezzo. L'anomalia di temperatura che ha caratterizzato il 2018 della nostra regione, informa l'Arpa, è in linea con la maggior parte del mondo (quarto anno più caldo) e dell'Europa, dove si è registrato il record storico, soprattutto nei paesi d'Oltralpe, come Svizzera e Germania, dove le medie sono state superate di un paio di gradi. L'evidenza scientifica del riscaldamento globale si è andata del resto sempre più consolidando negli ultimi anni, così come la consapevolezza che a causarlo sono le emissioni di "gas climalteranti" derivanti dall'impiego dei combustibili fossili e dall'uso non sostenibile del territorio e delle risorse naturali. Nel sito della Nasa si monitora per esempio attentamente la concentrazione di anidride carbonica, attualmente a 410 "parti per milione", 30 in più negli ultimi 12 anni. Secondo l'Organizzazione meteorologica mondiale c'è inoltre un'elevata probabilità, del 75, 80%, proprio in questo avvio di 2019, dell'effetto El Niño, l'aumento delle temperature superficiali dell'Oceano Pacifico. Accadesse, le temperature medie potrebbero alzarsi tra 0, 8 e 1,2 gradi. Le ipotesi in regione? «Solo probabilistiche - chiarisce Salvador -. La tendenza è quella del riscaldamento: dopo il '96 non si trova un anno intero completamente sotto la media dei 100 anni, ma si sale praticamente sempre di un grado sulla linea dei 13 in pianura e dei 14,5 a Trieste». Quanto all'inverno, l'Osmer parla di «situazione nella norma». Dicembre è sulle temperature degli ultimi 40, 50 anni, con 8,5 gradi medi a Trieste, cinque a Gorizia e 4,3 a Udine. E così pure gennaio non ha riservato picchi. La neve che manca? «Per la prima metà di gennaio non ci aspettiamo nulla - fa sapere il previsore dell'Osmer - mentre dal 15 in poi non sono possibili previsioni. Anche perché gli ultimi cinque anni sono stati assai variabili: abbiamo avuto tre dicembri secchi e altri due in cui ha piovuto o nevicato». Tornando ai report sul 2018, se consideriamo i cumulati annuali, spiega Arpa, colpisce la poca pioggia caduta rispetto alla norma, per quanto riguarda pianura e costa. Si sono invece registrate precipitazioni superiori al normale, anche del 20%, su Alpi e Prealpi Carniche, a causa dell'evento meteorologico estremo di fine ottobre, che ha fatto registrare valori particolarmente elevati di pioggia in Alto Friuli (fino a 850 millimetri in 72 ore) e soprattutto di velocità del vento, con raffiche che hanno raggiunto i 200 chilometri orari in montagna. Stando infine alla serie annuale, dal 1915 a oggi, il 2018 risulta un anno tra i meno piovosi di sempre

Marco Ballico

 

La lettura degli esperti «Si tratta dell'ennesima conferma del riscaldamento globale in atto»

«Si tratta dell'ennesima conferma del cambiamento climatico in atto. Significativo che tra i 30 anni più caldi dal 1800 a oggi 25 siano successivi al 1990». Lo afferma Michele Brunetti, responsabile della Banca dati di climatologia storica Cnr-Isac, nel rilevare che il 2018 è stato l'anno più caldo in oltre un secolo: con una anomalia di +1,58 gradi sopra la media del periodo di riferimento (1971- 2000) esso ha superato il precedente record del 2015 (che si era attestato a +1,44). A parte febbraio e marzo, infatti, tutti gli altri mesi del 2018 hanno fatto registrare le cosiddette "anomalie positive" e nove di essi di oltre un grado rispetto alla media. Eccezionali sono stati gennaio (il secondo più caldo dal 1800) e aprile (il più caldo di sempre).

(m.b.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 10 gennaio 2019

 

 

Un piano per allontanare le capre dalla Val Rosandra

Il Comune mette sul piatto 6.500 euro per allestire un tavolo con gli esperti allo studio soluzioni per mandare via gli animali. «Non vogliamo abbatterli»

SAN DORLIGO. Allontanarle, non abbatterle. «In Val Rosandra non si può cominciare a sparare». È questa la ricetta delineata dal Comune di San Dorligo della Valle per affrontare in maniera concreta il problema della presenza di un'ottantina di capre nella Riserva della Val Rosandra. A questo proposito la giunta ha inserito, all'interno del programma previsionale di spesa per la gestione corrente della Riserva per l'anno 2019, alla voce "studi, monitoraggi, ricerche", 6.500 euro «che saranno utilizzati - ha spiegato l'assessore comunale Franco Crevatin - per allestire un tavolo di confronto con esperti del settore e tecnici allo scopo di individuare il sistema più efficace per allontanarle con un sistema che ne garantisca la sopravvivenza. Abbatterle - ha aggiunto - è una soluzione alla quale non vogliamo né possiamo pensare, perché in Val Rosandra non si può ipotizzare di aprire la caccia di capre». I primi esemplari di questa specie selvatica, una decina in tutto, furono segnalati in Val Rosandra tra il 2010 e il 2011, ma nel tempo c'è stata una moltiplicazione naturale delle capre, che si nutrono e si abbeverano nella vallata la cui gestione è affidata, in virtù di una convenzione recentemente rinnovata, all'amministrazione comunaledi San Dorligo della Valle. In Val Rosandra oggi il fenomeno è giunto al parossismo, diventando pericoloso per i tanti frequentatori del sito. Le femmine possono diventare particolarmente aggressive soprattutto nel periodo in cui devono badare ai cuccioli e attaccare l'uomo. Sia i maschi sia le femmine poi si trovano a loro agio sulle rocce e sui ghiaioni, mentre l'uomo in tale situazione è certamente l'elemento debole e sfavorito. Il tutto senza dimenticare che le capre, con il loro incedere nei luoghi più impervi della Val Rosandra, potrebbero dare il via a smottamenti potenzialmente pericolosi per i tanti camminatori. «Siamo consapevoli delle difficoltà che troveremo nel cercare di affrontare la questione - ha ripreso Crevatin - ma una soluzione dobbiamo trovarla. Ecco perché abbiamo proceduto con questo primo stanziamento - ha sottolineato - al quale ne aggiungeremo altri. Fondamentale sarà un dialogo costruttivo con i tecnici di questo settore. L'obiettivo - ha concluso l'esponente della giunta guidata dal sindaco Sandy Klun - è quello di individuare una soluzione che permetta a questi animali sì di sopravvivere, ma allontanandosi dalla Val Rosandra, per raggiungere luoghi a loro più congeniali». Sul tema si è espresso pochi giorni fa il naturalista Nicola Bressi, che ha parlato di «rischio di danni all'ecosistema della valle, in quanto le capre la stanno desertificando, scortecciando in particolare i frassini e i carpini che, di conseguenza, muoiono».

Ugo Salvini

 

Dopo decenni di assenza -  Il ritorno del castoro nell'area del fiume Kupa

Non ci sono ancora foto o video che lo attestino, ma la novità è ormai data per certa: il castoro è tornato a popolare l'area del fiume Kupa (Kolpa in sloveno), che per svariati chilometri traccia il confine naturale tra Slovenia e Croazia.In molti hanno notato negli ultimi mesi degli alberi rosicchiati alla base e ormai prossimi a cadere: secondo gli esperti si tratta appunto della prova della presenza di questo roditore, scomparso dalla Croazia già a fine Ottocento. Una scomparsa alla quale le autorità croate non si erano arrese, reintroducendo l'animale tra il 1996 e il 1998 con il progetto "I castori in Croazia".Già nel 2012 il censimento aveva constatato l'esistenza di un migliaio di esemplari nel Paese, che in tempi rapidi si erano poi diffusi nelle vicine Bosnia ed Erzegovina, Slovenia e Austria. Alcuni esemplari erano stati avvistati già nei mesi scorsi nella vallata della Kupa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 9 gennaio 2019

 

 

Orsi in Slovenia, previsti 200 abbattimenti ma è battaglia fra ministero e ambientalisti

La Forestale: esemplari in continuo aumento. Il Tribunale amministrativo però sospende il piano dopo un ricorso

LUBIANA. In Slovenia si scatena la guerra per l'orso. L'Ufficio per i boschi del Paese (la nostra Guardia forestale dello Stato di una volta, ora ci sono i carabinieri) ha chiesto al competente ministero dell'Ambiente Jure Leban il permesso per abbattere 200 esemplari di orso. La motivazione sta nell'eccessivo proliferare del plantigrado. Ricordiamo che la popolazione di orsi si muove anche tra l'Italia e la Slovenia e l'Austria e la Slovenia. Movimento comprovato dalla recente uccisione proprio in Slovenia di un orso "italiano" dotato tra l'altro di collare geo identificatore per studiare i movimenti dei plantigradi in questa macroarea. Se al momento dell'indipendenza (1991) in Slovenia vivevano circa 350 esemplari di orso, oggi ce ne sono 750 e secondo il direttore della Guardia forestale del Paese, Rok Cerne la popolazione dei plantigradi aumenta di 200 esemplari all'anno e proprio per questo motivo è stato chiesto l'abbattimento di un simile numero. E se i contadini gli allevatori sarebbero favorevoli all'abbattimento anche di un numero superiore di esemplari, la organizzazione non governativa Alpe Adria Green invece ha opposto un ricorso al Tribunale amministrativo della Slovenia contro la risoluzione approvata dal ministero dell'Ambiente di avviare l'abbattimento dei 200 orsi. E la scorsa settimana i giudici si sono espressi sentenziando una sospensiva della decisione del ministero. Dunque, per ora, gli orsi sono in salvo. All'Associazione slovena degli agricoltori guardano con molta perplessità alla decisione del Tribunale amministrativo. «Al ministero dell'Ambiente la decisione relativa all'abbattimento dei duecento orsi è stata presa all'unanimità e anche le organizzazioni non governative ambientaliste presenti hanno dato il proprio consenso», spiega al sito della Tv di Stato slovena Rtv il direttore dell'Associazione, Branko Ravnik. «Ci sorprende dunque che ora una ong abbia presentato ricorso al Tribunale e abbia ottenuto la sospensiva, inficiando di fatto un procedimento che ha seguito tutte le regole democratiche». Va detto però che la Alpe Adria Green non era presente al summenzionato incontro al ministero. Secondo Ravnik la sospensiva è solamente l'anticamera di un annullamento della decisione presa dal ministero dell'Ambiente. «Noi comunque non ci arrendiamo - precisa - e siamo pronti a fare causa allo Stato per non aver ottemperato alle norme relative al controllo della popolazione degli animali feroci nel Paese». Se non ci sarà l'abbattimento, stimano al ministero, la popolazione dell'orso rosso in Slovenia crescerà fino a toccare circa quota 950 esemplari alla fine del 2019. E a questo punto, precisa il direttore della Guardia forestale del Paese, Rok Cerne, «inizieranno i veri e propri conflitti, e mi interessa, chi sarà il responsabile se inizieranno gli attacchi degli orsi agli uomini, attacchi che potrebbero portare anche alla morte di una persona». «Siamo di fronte - conclude - a un comportamento irresponsabile».Soprattutto gli allevatori sloveni se ai primi attacchi di orsi ai loro greggi stringono i denti e incassano i rimborsi previsti dalla legge, a lungo andare e al ripetersi degli attacchi decidono di non mandare più le proprie bestie al pascolo e addirittura si ritirano dall'attività. Comunque se un orso diventa pericoloso per greggi o persone già da oggi la Guardia forestale della Slovenia ha un gruppo d'intervento che si mette in moto per uccidere il plantigrado pericoloso dopo aver ottenuto il nulla osta dall'Agenzia slovena per l'ambiente. 

Mauro Manzin

 

E attorno al turismo venatorio fiorisce un ricco business

Anche in Slovenia come del resto in quasi tuti i Paesi dei Balcani esiste una particolare forma di turismo, quella del turismo venatorio, che garantisce buoni proventi per chi lo organizza. Per quanto concerne la Slovenia il direttore della Guardia forestale del Paese Rok Cerne nega che si punti a sparare a selvaggina e orsi solamente per fare incassi. Annualmente va rilevato che in Slovenia i cacciatori uccidono 35 mila caprioli, circa ottomila cervi e diecimila cinghiali. Dunque un vero e proprio movimento in questa direzione non si può negare come confermato, del resto, da molti cacciatori del Friuli Venezia Giulia. Il permesso di caccia a un orso di piccola taglia si aggira sui mille euro mentre quello per l'abbattimento di un cosiddetto "orso da trofeo" può costare invece diverse migliaia di euro. Denaro che, a detta di Cerne, viene reinvestito nell'ambiente.

M. Man.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 8 gennaio 2019

 

 

Alle Noghere l'area dei laghetti torna "a misura" di pic-nic - L'INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE

MUGGIA - Sfalcio del verde, 12 metri di staccionata completamente rifatti, nuove tabelle. Questi alcuni degli interventi di riqualificazione ai laghetti delle Noghere, il "biotopo" muggesano protagonista del cosiddetto intervento di cittadinanza attiva promosso da Bricocenter Italia di strada di Farnei attraverso il progetto del Comune di Muggia teso a sostenere le proposte di collaborazione di cittadini singoli e pure associati che avessero «ad oggetto interventi complementari e sussidiari alle attività svolte dall'amministrazione comunale. Proposte, quindi, volte a promuovere per l'appunto «lo sviluppo della cittadinanza attiva, la cura del territorio e la tutela del decoro urbano». Sempre le stesse le modalità di adesione a quest'iniziativa: iscrizione all'Albo della Cittadinanza attiva, descrizione del proprio progetto e consegna dello stesso agli uffici del Comune. Fra i progetti che hanno avuto corso nel 2018, quello che ha dato le risultanze più visibili è stato proprio l'intervento realizzato ai laghetti delle Noghere. Nell'area Bricocenter è intervenuto non solo nello sfalcio di verde e arbusti lungo tutto il sentiero, ma anche nella pulizia dei rovi nelle zone che lo fiancheggiano e nel rifacimento, come detto, di ben 12 metri di staccionata. Il legname asciutto che si trovava in prossimità del sentiero, che poteva rappresentare un ostacolo o causa di pericolo per la sicurezza, è stato rimosso. Oltre all'osservatorio faunistico, poi, è stata ripristinata la tabella informativa con grondaia e tetto. Ultima delle azioni rientranti nel progetto la riqualificazione dei cinque tavoli da pic-nic, a loro volta spazzolati e verniciati. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 7 gennaio 2019

 

 

Il villaggio di Esof 2020 "apre" in Porto vecchio le aree finora off limits

Ecco la planimetria. Coinvolto per la prima volta lo spazio che dal Magazzino 28 arriva fino al mare. Quartier generale raggiungibile anche a bordo di taxi boat - IL PROGETTO

La partenza delle gare d'appalto per la realizzazione di Esof2020 è prevista per fine marzo. Lo annunciano il champion dell'evento, Stefano Fantoni, e l'architetto Tazio di Pretoro, direttore esecutivo del progetto. Il villaggio di Esof "aprirà" una parte finora inaccessibile del Porto vecchio, arrivando sull'acqua del bacino davanti al magazzino 28. E sempre sull'acqua correrà uno dei tre ingressi allo spazio, grazie a una navetta in partenza da piazza Unità.Fantoni e di Pretoro illustrano il progetto nella luce dell'ultimo piano della sottostazione elettrica, quartier generale di Esof in Porto vecchio. «L'architetto di Pretoro è la figura che di fatto sostituisce il compianto Pierpaolo Ferrante - spiega Fantoni -. Avendo lavorato con lui per 15 anni, ne ha ereditato il ruolo di direttore esecutivo». Aggiunge l'architetto: «Pierpaolo era una figura di fatto insostituibile. Ma a livello tecnico il nostro operato è in continuità con le sue idee».Il progetto in dirittura di arrivo, già presentato allo Steering Committee di Esof a livello europeo, è di fatto l'evoluzione di quello delineato da Ferrante stesso. «Abbiamo lavorato per mesi e ora siamo arrivati a definire l'assetto architettonico finale - prosegue di Pretoro -. Dalla settimana prossima si lavorerà sul progetto esecutivo. Verso fine marzo saremo pronti alle gare d'appalto per tutto l'allestimento Esof».Contrariamente all'impressione comune, il progetto di Esof si sviluppa su un'area molto più vasta del solo Trieste Convention Center (vedi articolo a parte ndr). Il Magazzino 26 sarà coinvolto su tre piani. La Stazione idrodinamica sarà invece la zona in cui verranno accolti i relatori, una sorta di area "vip" con anche un bar e degli spazi privati. Verrà ovviamente utilizzata anche la sala conferenze. La sottostazione elettrica rimarrà invece il quartiere generale dell'organizzazione. Prosegue di Pretoro: «Utilizzeremo il Magazzino 27, che auspichiamo sia pronto come definito nel progetto del centro congressi, come spazio per gli stand e per l'accoglienza per i partecipanti. In più ci saranno due piccole sale conferenze e un bar». Nel Magazzino 28 spazio ad auditorium da 1400 posti, zona relax e sale per la stampa. Ma il fulcro della vita del villaggio Esof sarà l'Agorà della Scienza: «Si colloca nello spazio aperto compreso tra la stazione idrodinamica, il magazzino 27 e lo spazio acqueo». Lì si troverà tutta la zona ristorazione. «Sarà uno spazio di socializzazione affacciato sul mare. Parlando col prefetto, Fantoni ha ottenuto che venissero rimosse le barriere che impediscono l'accesso al bacino». Le sale conferenza in tutto saranno 12, di cui quella principale sarà il grande spazio del Magazzino 28. Gli accessi saranno quattro: il primo sarà l'ingresso del Porto vecchio vicino alla stazione, riservato a taxi e navette. Chi arriverà in auto potrà entrare invece dalla rotonda di viale Miramare, parcheggiando nell'area prevista da Tcc. Chi arriverà a piedi potrà entrare sempre da viale Miramare, dal cancello alle spalle della sottostazione. «A questo scopo ci sarà una linea di bus apposita, l'80, che si aggiungerà a 6 e 36». La novità è che ci sarà anche un accesso dal mare concordato con l'Authority: «Un taxi boat porterà 200-300 persone alla volta in Porto vecchio. Il punto di partenza sarà piazza Unità o il Molo Audace». 

Giovanni Tomasin

 

E nelle sale della Centrale idrodinamica sbarca la mostra su Leonardo da Vinci

L'anno di Leonardo a Trieste inizia in Porto vecchio. E in qualche modo fa da apripista all'appuntamento di Esof 2020, quando Trieste per 5 giorni sarà capitale europea della scienza. La giunta comunale, su proposta dell'assessore alla Cultura Giorgio Rossi, ha scelto di celebrare l'anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci con una mostra "chiavi in mano" da 20.800 euro dell'Associazione Avanguardia Cafè di Ferrara (16.640 euro ad inaugurazione avvenuta e 4.160 euro a conclusione del disallestimento). Il costo complessivo della mostra dovrebbe aggirarsi attorno ai 50 mila euro includendo un eventuale servizio navetta, riconoscimento della percentuale sbigliettamento, non chè le spese per la gestione della sede espositiva (pulizie, sorveglianza e assistenza al pubblico). Si tratta dell'esposizione "Tra Natura e Scienza: Le macchine di Leonardo" che sarà ospitata dal 9 febbraio al 5 maggio prossimi alla Centrale idrodinamica di Porto vecchio. La mostra interattiva, che presenterà alcuni modelli di macchine leonardesche realizzati da disegni contenuti nel Codice Atlantico, è stata ospitata fino al 31 ottobre scorso al Museo Delta Antico di Comacchio che ha sede nell'ex Ospedale degli infermi. La mostra in offerta speciale è apparsa perfetta per il comune di Trieste per ricordare il "genio del Rinascimento, icona dello scienziato a tutto tondo, immerso nello studio della natura e dell'uomo". «Il mito di Leonardo da Vinci - si legge nella delibera - è vivo e presente ancora oggi; in pieno contrasto con la visione ultraspecialistica dello studioso contemporaneo, Leonardo seppe esprimersi ed eccellere in diversi campi del sapere, confrontandosi con successo nelle diverse discipline».Una scelta obbligata quella del ricordo. «Il Comune di Trieste intende ricordare la figura di Leonardo, rivolgendosi, in particolare ma non solo, agli studenti del nostro territorio- - si fa sapere -. La più ricca documentazione dei contributi di Leonardo alla scienza meccanica e matematica, all'astronomia, alla geografia fisica, alla botanica, alla chimica e all'anatomia è contenuta nel "Codice Atlantico", ove si trovano disegni di strumenti da guerra, macchine per volare o per scendere nel fondo dei mari, dispositivi meccanici e macchine utensili, progetti architettonici e urbanistici». La Centrale idrodinamica rappresenta una location perfetta per le "macchine di Leonardo", sia in considerazione del fatto che l'edificio è un manufatto di archeologia industriale con le macchine e le pompe in perfetto stato di conservazione e ancora funzionanti, sia al fine di creare una sinergia con l'esposizione permanente della collezione dei beni del Lloyd" riallestita da alcuni mesi al pianterreno dell'adiacente Magazzino 26. A Trieste sono in arrivo 35 macchine più il plastico della "città ideale di Leonardo da Vinci". La mostra, che sarà dotata di catalogo, prevede anche l'organizzazione di conferenze e incontri oltre a un servizio di visite guidate destinato alle scuole. Con l'Associazione Avanguardia Cafè si è individuato un biglietto di ingresso alla mostra pari a 4 euro (3 euro il biglietto ridotto). A Comacchio il biglietto intero partiva invece da 6 euro. Si è inoltre decido di ampliare l'ingresso gratuito fino ai 19 anni, anziché i 6, «al fine di incentivare, con finalità formative, l'affluenza dei giovani e delle scuole di ogni ordine e grado». Sarà una mostra interattiva. «Il visitatore - fanno sapere gli organizzatore di Avanguardia Cafè - avrà la possibilità di avvicinarsi a modelli di macchine di vario tipo con un approccio interattivo, senza il timore reverenziale che di solito si prova di fronte ad un congegno ideato da così grande mente. Le macchine presentate nella mostra sono state costruite da Girolamo Covolan, insegnante di educazione tecnica che nel corso della sua attività didattica ha utilizzato l'esperienza manuale del costruire come momento fondamentale nella crescita di ogni individuo». Tutte le macchine, si precisa, "sono perfettamente funzionanti ed interattive». 

 

Il gemellaggio con Tcc e la scommessa sui tempi del centro congressi

Le due partite, per quanto legate e complementari, viaggiano comunque su binari paralleli Fantoni: «Da parte nostra nessun affanno: l'evento decollerà anche senza convention center»

Esof e il Trieste Convention Center, per quanto "gemellati", sono due progetti distinti le cui tabelle di marcia sono indipendenti: «Al di là dei tempi di realizzazioni del centro congressi, Esof si farà nel 2020. Ci sembra opportuno chiarirlo, perché si tende a confondere le due cose», dicono Stefano Fantoni e l'architetto Tazio di Pretoro. Qualche punto di sovrapposizione, però, c'è: «Il progetto di Tcc punta a costruire un grande centro adiacente all'attuale struttura del Magazzino 28. Se fosse pronto per il 2020 per noi sarebbe il massimo. Ma se non lo fosse non sarà un problema. È molto importante invece che venga ristrutturato almeno il Magazzino 27». Una parte di intervento inclusa nel piano di Tcc, di cui Esof dovrebbe farsi carico in caso di mancata realizzazione, con conseguenti ripercussioni in termini di fondi.«Queste precisazioni - sottolinea Fantoni - servono solo a chiarire possibili malintesi. Resta il fatto che, anche se i nostri tempi sono disgiunti ed Esof si farà in ogni caso nel 2020, il nostro confronto con Tcc è continuo e proficuo». Anche perché, spiega, lo studio Metroarea di cui è socio di Pretoro vede un altro suo esponente, Giulio Palladini, impegnato in Tcc. In effetti in questi mesi a Trieste si è parlato di "corsa contro il tempo" per realizzare il centro congressi in tempo per l'evento scientifico. La dirigenza di Esof, però, spiega di aver delineato un progetto che rende possibile la manifestazione anche senza il grande centro previsto da Tcc. L'unica parte del progetto considerata molto importante, appunto, è la ristrutturazione del 27 e, in parte, anche del 28. Fantoni insiste sul fatto che questo approccio è puramente precauzionale: «Siamo convinti che sia possibile realizzare il Convention center in tempo per la manifestazione. Ma è nostro dovere spiegare che Esof non dipende da questo, quindi non c'è alcun affanno. Il nostro progetto è in ampio anticipo sulla tabella di marcia». Detto questo, prosegue Fantoni, «se il Tcc sarà fatto nei tempi previsti dalla società, ovvero la consegna nell'aprile 2020, per noi sarà un fatto positivo. Anche se non eccezionale, a essere sinceri, perché noi dovremo avviare il nostro cantiere ben prima di aprile». Precisa l'architetto di Pretoro: «Per l'allestimento completo noi avremo bisogno di avere le aree completamente sgombre e libere con un paio di mesi di anticipo». Di fatto, in quel periodo, in Porto vecchio ci sarà un doppio cantiere. Come detto, il progetto di Esof abbisogna soprattutto della parte di interventi che Tcc conta di fare sui già esistenti magazzini 27 e (in parte) 28: «Questo perché abbiamo intenzione di allestire un villaggio che abbia una sua coerenza anche estetica, all'altezza di grandi appuntamenti come la Biennale o il Festival del cinema di Venezia - spiega l'architetto -. Se Tcc non riuscisse a operare le ristrutturazioni, soprattutto quella del 27, dovremmo provvedere a vestire gli interni del magazzino per conto nostro: bisognerebbe elettrificarlo, piazzare impianti, servizi igienici, illuminazione. E questo influirebbe sul nostro budget». In ogni caso, sottolineano ancora Fantoni e di Pretoro, «questo "piano b" è pura scaramanzia, visto che il progetto Tcc procede». Conclude Fantoni: «La percentuale di mancata realizzazione di quell'intervento è dell'1%, quindi siamo certi di non dover ricorrere al "piano b"». 

 

 

I fermi biologici hanno funzionato Pesce azzurro a regime normale

Le sardelle catturate hanno una taglia più grande e questo dimostra che si è rinvigorito il patrimonio ittico in Croazia Nel 2021 nuove norme Ue

FIUME - Gli esperti sono concordi: i continui fermi biologici adottati in Croazia nell'ultima dozzina d'anni e riguardanti il pesce azzurro di taglia minuscola, stanno dando risultati significativi. Nel 2018, i pescatori professionisti croati hanno messo a pagliolo 61 mila tonnellate di pesci, crostacei e molluschi, di cui l'80 per cento costituito da sardelle. L'intento è di arrivare sotto le 60 mila tonnellate, traguardo che sarà raggiunto quest'anno o al più tardi nel 2020. Sono obiettivi molto importanti perché nel 2021 entrerà in vigore il nuovo Piano comunitario di gestione della biomassa ittica, documento che richiederà a Zagabria di avviare trattative con Bruxelles per poter evitare l'imposizione di quote di prelievo estremamente basse. Si è a buon punto grazie a fermi pesca che stanno rinvigorendo gli stock di sardelle, acciughe e papaline. Il sovrasfruttamento di 10 e più anni fa è ormai un ricordo, con il settore che viene supportato da aiuti statali ed europei. L'anno scorso, il risarcimento per i pescherecci fermi agli ormeggi è stato di 3 milioni e 535 mila euro, mentre per il 2019 toccherà i 4 milioni e mezzo di euro. Il piano di prelievo riguardante la Croazia prevede di ridurre annualmente i pescati del 5 per cento rispetto al 2014, anno di riferimento e in cui i pescatori "pro" riuscirono a prendere ben 71 mila tonnellate. Come già detto, l'obiettivo è di scendere sotto le 60 mila tonnellate, quota che appare facilmente raggiungibile. Inoltre la pezzatura concernente le sardelle conferma che la specie sta tornando all'antica forma: prima della chiusura dei canali interni, dell'introduzione del fermo biologico e di altre misure atte a tutelare le specie di valore commerciale, per arrivare ad un chilo di sardelle servivano in media tra i 60 e i 65 esemplari. Erano dunque sardelle molto piccole, segno dell'esagerata pressione alieutica.

 

Grillini nel caos sulle trivelle Di Maio sblocca, Costa frena

Emiliano subito sulle barricate: «Impugneremo le nuove autorizzazioni» Il vicepremier: «Tutte bugie, le ricerche concesse dal governo precedente»

Roma - La nuova frattura tra M5S e ambientalisti si consuma senza preavviso alla notizia che il Ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato nuove trivellazioni nel Mar Ionio. Il via libera è contenuto in tre decreti pubblicati sui Bollettino ufficiale idrocarburi e georisorse (Buig) del 31 dicembre 2018 con cui il dicastero guidato da Luigi Di Maio accorda alla compagnia americana Global Med tre permessi di ricerca per un totale di 2.200 km quadrati nel tratto che va da Leuca a Isola Capo Rizzuto, fra Puglia, Basilicata e Calabria. La tecnica è quella dell'air gun, metodo che utilizza getti d'aria compressa ritenuto dannoso per l'ecosistema marino. Dopo i «voltafaccia» su Tav, Tap e Ilva, i comitati anti-trivelle insorgono accusando l'esecutivo a maggioranza 5Stelle di essere, «come quelli che lo hanno preceduto: un governo fossile», mentre le giunte regionali di Puglia e Basilicata annunciano opposizione. «Impugneremo le nuove autorizzazioni» dichiara il governatore pugliese Michele Emiliano, parlando di «bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum anti-trivelle». Il Coordinamento No Triv, che aveva chiesto la moratoria delle attività petrolifere per due anni, non vuole sentire scuse: «Non veniteci a dire che il rilascio dei nuovi permessi è colpa dei tecnici o di quelli di prima. Evidentemente i rapporti di forza tra i due azionisti del governo non consentono di uscire da questa gabbia». Di più, ricordano: il Buig contiene anche i decreti di conferimento della concessione di coltivazione "Bagnacavallo" e di proroga della concessione di coltivazione "San Potito", in Emilia Romagna. «Non ci saremmo mai aspettati che i permessi così potessero arrivare da una compagine governativa che vede in posizione dominante il M5S, che del diniego alle ricerche petrolifere ha fatto una bandiera» accusa Francesco Masi, portavoce del coordinamento. Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa replica sdegnato: «Non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari né mai lo farò. I permessi rilasciati sono il compimento obbligato di un sì dato dal precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra amica dell'ambiente. Non sono diventato ministro per riportare l'Italia al Medioevo. Siamo e resteremo contro le trivelle» dice. Per provarlo annuncia l'intenzione di bloccare i 40 permessi pendenti e di incontrare i comitati No Triv, già convocati per domani. Di Maio parla di «bugie»: «Queste ricerche di idrocarburi (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal governo precedente. Ho letto che il governatore della Puglia intende impugnare le autorizzazioni. Sono contento, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere reato. Sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione del Pd» conclude, annunciando che presto sarà portata in parlamento «una norma che dichiara l'air gun illegale e che renda sconveniente trivellare in mare e a terra». Reagisce il sottosegretario al Mise Davide Crippa, M5S, che parla di «disinformazione» e ricorda che «l'iter di rigetto è avviato per sette permessi di ricerca in Adriatico e nel Canale di Sicilia». Per Angelo Bonelli dei Verdi, primo a rendere noto l'ok del Mise alla Global Med, tuttavia, Costa «si arrampica sugli specchi»: «Dice di non aver firmato atti che autorizzano le trivellazioni, ma non dice che i suoi uffici hanno dato pareri positivi per le trivellazioni in Adriatico e alla Shell nell'area del parco di Lagonegrese. Se è vero che le istanze vengono da lontano, però si sono concluse in questi ultimi mesi». Non solo: una delle società ha ottenuto due autorizzazioni nello stesso giorno, spiega Augusto De Sanctis, del Forum H20: «Un modo per eludere il divieto di ricerca in aeree superiori a 750 km quadrati: si è sempre fatto così, ma sarebbe bastata una lettura critica della norma». 

Maria Rosa Tomasello

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 6 gennaio 2019

 

 

Ottanta progetti chiavi in mano per sviluppare il brand Carso

Il presidente Pizziga: «Abbiamo fatto un'ottima "vendemmia delle idee"» Dal recupero di terreni inutilizzati al riconoscimento un GeoParco Unesco

TRIESTE - «Il Carso rappresenta un unicum nel suo genere che occorre preservare e far conoscere e per farlo occorre che ci sia una sinergia tra tutti coloro che hanno a cuore questa splendida terra». Questa è la mission del Gruppo Azione Locale (Gal) Carso sintetizzata dal presidente David Pizziga. «L'obiettivo - sottolinea Pizziga - è quello di creare interconnessioni con chi questo territorio lo vive ed è per questo che abbiamo deciso di contattarne tutti gli attori, tra i quali anche l'area di ricerca e il Mib, per capire a che punto fosse la progettualità e con l'obiettivo di fare una sorta di "vendemmia delle idee" sulle ipotesi di sviluppo a medio termine». Vale a dire dare vita a progetti che una volta partiti possano camminare con le proprie gambe. È chiaro che qualsiasi progetto per poter essere avviato ha bisogno di essere facilitato dalle istituzioni attraverso, ad esempio, finanziamenti. E la risposta non si è fatta attendere. «Sono arrivate - spiega Pizziga - un'ottantina di bellissime idee - visionate da un'apposita commissione che si riuniva in area di ricerca per verificarne la fattibilità - soprattutto dalle nuove generazioni».In buona sostanza il Gal si è dato due compiti principali: quello di aiutare i privati e aziende facendoli interagire tra loro e con le istituzioni, e di sostenere i privati in percorsi di progettazione e evoluzione del proprio futuro; inoltre il Gal si è dato il compito, di concerto con la Regione Fvg e l'Ue, di aiutare concretamente i progetti veramente utili allo sviluppo del territorio, selezionandoli e finanziandoli. Uno di questi è il bando dedicato al recupero di terreni inutilizzati ricadenti nell'area tutto il Carso triestino e goriziano fino ai Comuni di Muggia e San Dorligo della Valle. Come funziona? Chi ha l'interesse a coltivare un terreno incolto, di proprietà o in affitto, potrà rimetterlo in produzione sfruttando fino a 20.000 euro di fondi pubblici per domanda finanziata dal bando. In tutto questo contesto gioca un ruolo fondamentale la riconoscibilità del territorio: per Fabio De Visentini, che si occupa di martketing turistico per il Gal, «il Carso per essere noto a livello globale per le sue produzioni uniche e sostenibili deve puntare sulla riconoscibilità del brand territoriale, cosa che fino a d oggi non c'è stata ma che è fondamentale: basti pensare a prodotti agroalimentari come il Roquefort, al Chianti o il prosciutto di Parma che si identificano con il nome del territorio. Solo così i prodotti del territorio saranno realmente tutelati. Con grande beneficio di tutte le comunità che rientrano nella delimitazione territoriale del Gal, Trieste compresa. Perché il Carso è anche Trieste e viceversa».Numerose, infine, le azioni portate avanti dal Gal: l'inaugurazione di un infopoint turistico a Muggia, assieme agli operatori privati e al Comune, e di un tour sulle colline sopra la cittadina rivierasca, realizzato da Gal Carso e Viaggiare Free, con la possibilità di visitare due aziende agricole importanti, oppure l'impostazione del ciclotracciato della salvia, per il quale saranno messi a disposizione due bandi chiave gestiti dal Gal per il pubblico, ossia quello per la creazione di una rete di bici elettriche e quello per la creazione di tracciati ciclabili e sentieri. Infine, la definizione di un GeoParco del Carso, che comprende 12 Comuni del Gal e 6 Comuni sloveni, che lavoreranno insieme per ottenere il riconoscimento di patrimonio dell'Unesco. Altro tassello per essere riconoscibili in tutto il mondo. 

Luigi Putignano

 

PROGRAMMA 2014-2020 - Oltre tre milioni per far dialogare le anime carsiche

Con un budget di oltre 3 milioni di euro nel periodo di programmazione europeo 2014-2020, il Gruppo di azione locale Carso, guidato dal 2016 da David Pizziga, con una laurea in farmacia, un Master in Business Management e un'esperienza internazionale in strategie commerciali, si pone l'ambiziosa mission di far dialogare le anime del Carso al fine di renderlo un brand riconoscibile. Il Gal carsico è una tra le due mila agenzie simili, sostenute in Europa per lo sviluppo rurale. Nell'area di delimitazione del Gal ricadono i comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo, Sgonico, Monrupino, Duino Aurisina, Savogna d'Isonzo, Monfalcone, Doberdò, Ronchi dei Legionari, Fogliano Redipuglia, Sagrado.

 

 

San Dorligo, sotto l'autostrada spuntano le discariche abusive

L'assessore Crevatin: «Abbiamo chiesto un contributo finanziario alla Regione per pulire le zone visto che si tratta di aree affidate in gestione all'Anas»

SAN DORLIGO - Scatta l'allarme inerti a San Dorligo della Valle. Negli ultimi mesi è aumentata la pessima abitudine di ignoti di abbandonare i materiali di risulta di lavori edili sotto i piloni che sorreggono la bretella autostradale, soprattutto in prossimità delle frazioni di Log e di San Giuseppe della Chiusa. Uno stato di fatto che ha messo in allarme l'amministrazione comunale. «Abbiamo chiesto un contributo finanziario alla Regione - spiega l'assessore comunale per i Lavori pubblici, Franco Crevatin - perché i terreni sotto la bretella sono di proprietà della Regione e sono affidati in gestione all'Anas, che però non provvede alla pulizia di tali aree. Grazie alle risorse arrivate dall'amministrazione regionale abbiamo potuto fare un primo lavoro di pulizia, anche perché gli inerti, in quanto di provenienza sconosciuta, possono contenere qualsiasi tipo di scorie, perciò è importante provvedere».« Purtroppo questo stato di cose ha radici lontane - aggiunge l'assessore -. Già all'epoca della costruzione della bretella qualcuno aveva iniziato a usare quelle aree per abbandonare rifiuti di ogni tipo. Facciamo appello alla popolazione e invitiamo tutti a segnalare la presenza di furgoni sospetti, soprattutto nelle ore di buio, perché spesso è quello il momento scelto per compiere questo scempio».Il Comune ha anche provveduto a sistemare blocchi di cemento nelle aree coinvolte dal problema, per impedire che i mezzi possano avvicinarsi ai piloni. «Speriamo che i cittadini si ricordino che il suolo pubblico è di tutti - interviene il presidente della Commissione Ambiente, Roberto Potocco, consigliere del Pd - e che agiscano di conseguenza. Da parte nostra, una volta conclusi i lavori di sostituzione dei giunti di dilatazione della sopraelevata provvederemo a effettuare anche nuove misurazioni fonometriche, con l'obiettivo di valutare l'opportunità di sistemare barriere fono assorbenti, per proteggere le frazioni di Log e San Giuseppe della Chiusa dal rumore prodotto dal traffico sulla bretella». 

Ugo Salvini

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - SABATO, 5 gennaio 2019

 

 

Legambiente: entro gennaio l’avvio della procedura per il riesame dell’AIA della centrale a carbone, ma la riconversione dell’area resta un’incognita

Ci si avvicina, a passi lenti per la verità, al 2025, data fatidica in cui è prevista la chiusura della centrale a carbone di Monfalcone.

Tutti o quasi ne siamo contenti, auspichiamo anzi che lo stop arrivi in anticipo sulla data prefissata ma, con il passare del tempo questo sembra essere più di un miraggio. Da anni, dal 2012 almeno, Legambiente predica nel deserto sostenendo che c’è da mettersi a lavorare per un progetto di riconversione dell’area che preveda, oltre alla dismissione ed alla bonifica (c’è anche parecchio amianto!) un’idea di futuro per l’area che tenga in debito conto le opportunità di sviluppo sostenibile, garanzie per l’occupazione e la “liberazione” dei cittadini del “Rione Enel” da questa ingombrante presenza. Il riesame dell’AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata) per questo tipo di impianti, di cui si parla da tempo, sembra stia per essere avviato anche se, va detto per onestà, i tempi fisiologici per il completamento del procedimento non saranno brevi, e rischiano di concludersi a ridosso della data in cui è previsto l’abbandono del carbone e la conseguente sospensione dell’attività della centrale. Legambiente nazionale infatti, informa che entro fine gennaio, tutti i grandi impianti di combustione che utilizzano carbone o altri combustibili saranno obbligati ad avviare il procedimento per il riesame dell’AIA, che (per gli impianti a carbone) dovrà comprendere anche il piano di fermata definitiva e messa in sicurezza entro i termini previsti dalla SEN (Strategia Energetica Nazionale), ossia entro il 31 dicembre 2025. Lo ha stabilito il Ministero dell’Ambiente a fine novembre, con un decreto attuativo del Codice dell’Ambiente 152/2006, che prevede appunto il riesame/rinnovo delle AIA per i grandi impianti di combustione, sulla base delle conclusioni della Commissione UE sulle migliori tecnologie disponibili (BAT). Sulla fuoriuscita dal carbone al 2025, dal decreto si apprende che, ad inizio ottobre, il Ministero dell’Ambiente ha richiesto al Ministero dello Sviluppo economico una verifica in relazione ad eventuali motivi ostativi all’attuazione della previsione della SEN, anche in considerazione della necessità di garantire la sicurezza energetica e che il Ministero dello Sviluppo economico non segnalava alcun impedimento. Tenuto conto della tempistica prevista per il riesame (4 anni) il Ministero dell’Ambiente ha stabilito anche che gli impianti a carbone debbano presentare la documentazione per il riesame entro il 31 gennaio 2019. Bene! Ora però ci si preoccupi per il futuro di quest’area di quasi 30 ettari. Le proposte di Legambiente, formulate nell’incontro pubblico a gennaio 2018 e del tutto attuali, sono, per quanto ne sappiamo, le uniche sul tavolo e vogliono essere un contributo concreto per un progetto di riconversione che deve essere avviato immediatamente, con il coinvolgimento di Istituzioni, soggetti economici (A2A in primis), Organizzazioni sindacali. Ricordiamo i punti essenziali della proposta: Produzione e accumulo di energia: realizzazione di un parco Fotovoltaico di almeno 3 MW di potenza installata (circa 3 ettari), cui abbinare un sistema di accumulo (Storage); tenuto conto che  dalla centrale partono importanti linee di trasporto di energia, questo può essere un  elemento molto appetibile per l’insediamento di una centrale di accumulo, utilizzando un import di batterie dei veicoli elettrici  non più idonee per l’alimentazione delle autovetture ma con un 30% di carica residua da sfruttare. Economia circolare: Avvio di un centro di recupero per le batterie esauste e sviluppo di un centro di raccolta e trattamento dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) che vengono definiti una vera e propria “miniera urbana”, con il recupero e riutilizzo di preziosi materiali che diventano risorse seconde. Sviluppo del Porto: L'area possiede una banchina con circa otto metri di pescaggio che A2A gestisce autonomamente per l'attracco delle chiatte con il carbone e ampie aree retrobanchina (il carbonile e altre) che potrebbero ospitare, ad esempio, l'import di autovetture dalla Germania destinazione far east, che Monfalcone si è lasciata sfuggire a suo tempo a beneficio di Capodistria, proprio per mancanza di piazzali adeguati. La dotazione di una serie di servizi a contorno (lavaggio, montaggio di alcune parti, ecc) potrebbe garantire un'interessante opportunità occupazionale. Area verde: Creazione di un’ampia zona “cuscinetto” con funzioni ricreative tra le case del rione e l’ex insediamento industriale.   Purtroppo il tavolo regionale di esperti che stava iniziando ad occuparsi dell’argomento, istituito dalla precedente amministrazione regionale, è stato sbrigativamente accantonato ed il rischio di arrivare alla chiusura della centrale senza un piano per offrire opportunità di sviluppo per questo territorio, è un’ipotesi da scongiurare.

Legambiente Monfalcone - Circolo “Ignazio Zanutto”

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 5 gennaio 2019

 

 

Due cordate in gara per il "Fish market" dentro a Porto vecchio

Arrivate le manifestazioni di interesse da parte di soggetti pronti a trasformare il Magazzino 30 in mercato ittico all'ingrosso con ristorante al piano superiore

Pesce, nautica, cultura, congressi: Porto vecchio è democratico, ce ne è per tutti. Due cordate hanno risposto all'invito del Comune, che attraverso una consultazione preliminare di mercato voleva monitorare l'interesse in ambito imprenditoriale a trasformare con project financing il Magazzino 30 in mercato ittico all'ingrosso e in ristorante panoramico con spazio musicale jazz. L'avviso era stato pubblicato a inizio novembre e scadeva il 31 dicembre: non era scontato che un'operazione così particolare attirasse attenzione. Adesso, in concreto, è però tutto da fare: entro la fine di gennaio i proponenti, di cui al momento non si sanno i nomi, saranno convocati dal direttore dei Lavori Pubblici, Enrico Conte, che ha firmato il bando e che ha trovato le due manifestazioni sulla sua posta elettronica. Sia chiaro: le due "candidature" non configurano alcun diritto/dovere, per ora sono due segnali di interesse, cui dovranno seguire atti tangibili. A cominciare dall'impegno finanziario necessario affinchè un mezzo rudere, come ora è il "30", divenga quel "fish market", che tanto gusta al sindaco Dipiazza: sotto mercato ittico all'ingrosso, sopra ristorazione con vista Golfo e musica jazz. L'idea è chiara: spostare natanti, pescatori, commercianti di pesce dall'ex Gaslini, dove l'Autorità si riapproprierebbe di buon grado degli spazi ora dedicati a sardoni e sgombri, al Bacino 0, dove è possibile attraccare (ma dove va verificato quante barche possono essere ormeggiate). Cosa accada poi se un operatore seriamente intenzionato preferisca ospitare musica barocca o ritmi sudamericani o mazurke, non è dato saperlo: il jazz campeggia, comunque, nello stesso titolo dell'avviso. Chi porterà a casa il risultato, potrà godere di una certa discrezionalità nel confrontarsi con questo scrostato edificio anni Settanta, oggi colorato di rosa, perchè non vi è alcun vincolo della Soprintendenza: il "30" può essere anche raso al suolo, lasciando spazio a una nuova struttura. L'attuale stabile sorge al posto del demolito "22", con pianta quadrata, su un solo piano alto circa 4,50 metri. Una volta ospitava stoccaggio delle merci, una centrale termica, alcuni uffici. È rimasto vittima di atti vandalici e la relazione, a cura della modenese Yuppies Services, scrive di «stato di conservazione complessivamente mediocre, per essere considerato agibile necessita di un intervento significativo di ripristino». Ma prima di tutto, come già accadde per il vicino centro congressi (Magazzini 27-28), il Comune dovrà provvedere a una variante al Piano regolatore, in quanto al momento non è ammessa la destinazione d'uso "mercato all'ingrosso". No variant, no fish. Il "30" è prossimo alla zona "chic" di Porto vecchio: sullo stesso Bacino 0 si affacciano i Magazzini 24-25 (piacciono a Fincantieri?), dietro ad essi c'è l'impressionante mole del "26", non lontano la Centra idrodinamica. E, quasi di fianco, nascerà il centro congressi: scienza, esposizioni e - perchè no - un fritto misto. Con sottofondo jazz. 

Massimo Greco

 

La Seleco in crisi dà l'addio all'antico scalo e attende un maxi carico di tv in Molo IV - lo storico marchio

Per un'attività che si prepara a decollare - il futuro mercato ittico all'ingrosso -, un'altra che dà l'addio al Porto vecchio. Seleco ha visto infatti definitivamente sfumare ogni possibilità di produrre e assemblare materiali nell'antico scalo, prima location scelta per lo sbarco a Trieste, si prepara ad affrontare una nuova, complessa fase. L'azienda, alle prese con serie difficoltà finanziarie, ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Milano l'ammissione a concordato "in continuità", che era stato chiesto a fine ottobre. A dire la verità, il ricorso era stato inoltrato al Tribunale triestino, ma, per motivi territoriali (Seleco è solo da pochi mesi domiciliata nel capoluogo giuliano), la competenza era passata al foro milanese. Adesso Maurizio Pannella, che è il titolare del prestigioso e decaduto marchio televisivo, ha dai sessanta ai centoventi giorni di tempo per presentare un piano industriale capace di convincere i creditori, che, nel caso Seleco, sembrano concentrarsi nel mondo bancario. Ad agosto dello scorso anno Seleco avrebbe raggiunto, a causa delle concomitanti spese di sponsorizzazione sportiva e del crollo dei ricavi, un indebitamento di 8,4 milioni. A Pannella fanno capo i brand Saba, Nordmende, Magnadyne. Al telefono l'imprenditore precisa però che le difficoltà, nelle quali annaspa l'azienda, sono soltanto temporanee: e replica con un "no comment" alle voci secondo cui i dipendenti amministrativi, operanti in città a palazzo Pitteri, non riceverebbero da mesi lo stipendio. L'imprenditore rilancia invece sulla «vitalità» di Seleco, annunciando che venerdì 25 gennaio è atteso l'arrivo a Trieste di una nave proveniente dal porto cinese di Ningbo. Trasporterà - dichiara l'imprenditore romano - 14 container carichi di televisori, che sarebbero già stati collocati sul mercato. I prodotti saranno stoccati in uno spazio del Molo V, a cura della Samer. Ma si tratta di un'operazione di carattere puramente commerciale, che ancora non realizza quelle modalità di assemblaggio, per le quali Pannella è interessato a utilizzare il regime di punto franco. A tale riguardo l'uomo d'affari ribadisce la volontà di insediarsi in uno dei capannoni ex Wärtsilä di Bagnoli, dove darebbe vita a un'attività industriale di trasformazione legata ai televisori: la direzione dell'Interporto non è però ancora a conoscenza di passi formali in questo senso. La vita triestina di Seleco, sbocciata nell'ottobre 2017, è stata finora piuttosto sofferta. Pannella era approdato a Trieste proveniente, dal punto di vista imprenditoriale, da Pordenone, dove in un primo tempo pensava di rinverdire le fortune del marchio Seleco. Poi i vantaggi fiscali del punto franco, allora stimati attorno al 15 per cento, lo avevano convinto a spostare il progettato di business proprio a Trieste, provocando immediatamente il vivace risentimento della comunità politico-economica della Destra Tagliamento. Inizialmente lo spazio, all'interno del quale svolgere il previsto assemblaggio dei televisori, era stato individuato appunto in Porto vecchio, precisamente nel Magazzino 5 sul Molo III, in Porto vecchio. E, con questo obiettivo, nella scorsa primavera Pannella aveva presentato domanda di concessione all'Autorità portuale. Contrordine: il Molo III interessava a Dipiazza, convinto che quella zona potrebbe diventare la base crocieristica adriatica di Msc. Così l'errabonda Seleco, per la quale si parlava di cinquanta assunti e di 50 milioni di fatturato, è ancora in cerca di fissa dimora: Pannella sembra convinto che Bagnoli sia una buona soluzione ma non ha ancora ufficializzato l'interesse. 

 

 

Le cave dismesse diventano "cliniche" per proteggere volpi e gufi reali

Il naturalista triestino Benussi vince il concorso Italcementi per la promozione della biodiversità nell'area di San Dorligo

TRIESTE - C'è anche un naturalista triestino tra i vincitori della prima edizione italiana del "Quarry Life Award 2018", il concorso nazionale promosso da Italcementi al fine di contribuire alla promozione della biodiversità nelle proprie cave dismesse. Il naturalista Enrico Benussi ha sviluppato la progettazione di riqualificazione delle due cave calcaree (inutilizzate) adiacenti a San Giuseppe della Chiusa, situate sul ciglione carsico tra i comuni di San Dorligo della Valle e Trieste, confinanti con il bosco Bazzoni appartenente al sito Natura 2000. Lo studio della biodiversità attuale dell'area ha rivelato una grande ricchezza di specie di vertebrati e oltre un centinaio tra invertebrati e vegetali. Passero solitario, allodola, tottavilla, calandro e lo splendido gufo reale sono alcuni degli uccelli più caratteristici di quest'area all'interno delle 72 specie (25 delle quali nidificanti) registrate. Nel corso delle indagini, nonostante il perimetro delle cave sia completamente recintato, alcuni varchi presenti di dimensioni variabili consentono con regolarità ad alcuni mammiferi di penetrare all'interno delle cave. Riccio europeo, lepre comune, scoiattolo, ghiro, volpe, faina, cinghiale, tasso e capriolo qui sono di casa. Da sottolineare anche l'osservazione nelle cave di più impronte di sciacallo dorato. Benussi ha dunque proposto un progetto volto ad aumentare la biodiversità e il valore ecosistemico delle due cave tramite la realizzazione di una serie di interventi mirati: ripristino della landa carsica, realizzazione di corpi d'acqua, trasformazione del tunnel minerario in grotta seminaturale, conservazione delle rupi nella loro spontanea rinaturazione, contenimento della vegetazione aliena invasiva (ailanto e senecione africano) e valorizzazione del sito in chiave scientifica e didattica. Tra le proposte anche la valorizzazione della galleria artificiale esistente tramite il posizionamento di bat-boxes, per lo svernamento e la riproduzione delle specie di pipistrelli, nonché la realizzazione di tre zone umide: un piccolo bacino permanente nell'area sudorientale della cava inferiore, uno stagno permanente di medie dimensioni pressoché centrale al fondo della cava superiore ed una piccola pozza temporanea. Infine, il progetto premiato da Italcementi prevede anche un'iniziativa didattico-scientifica tramite l'installazione di webcam, connessa ad un sito web, al fine di poter estrapolare importanti informazioni di tipo etologico e biologico. «Al di là della soddisfazione personale, ciò che interessa di più è che il lavoro, al quale ha contribuito gratuitamente con le proprie idee anche il naturalista Nicola Bressi, non resti solo un plico cartaceo capace di far bella mostra di sé dentro uno scaffale, ma che le proposte avanzate siano concretizzate con reali interventi di riqualificazione mirati ad aumentare la biodiversità ed il valore ecosistemico del sito», ha commentato Benussi. Ora la possibile riqualificazione delle cave spetta all'Italcementi.

Riccardo Tosques

 

 

Troppo rumore dal porto, a quando l'elettrificazione delle banchine? - la lettera del giorno di Federico Bressan

 Con la mia lettera vorrei segnalare un problema che ormai si ripete sempre più spesso (l'ultimo caso si è verificato nella notte del 30 dicembre dello scorso anno), quello della rumorosità dei generatori delle navi in sosta in porto durante la notte. Se da una parte rappresenta un segnale positivo, cioè quello di una rinnovata attività del nostro scalo marittimo, questa ultima comporta attualmente dei livelli di rumorosità, sotto forma di un brusio continuo per tutta la notte che a mio avviso disturbano gli inquilini di tutte le case che si trovano nel raggio di qualche chilometro dal Molo VII. Oltre a disturbare il sonno, questi motori diesel accesi tutta la notte inquinano ben più dei tanto famigerati gas di scarico delle automobili. Giulio Lauri, della Commissione ambiente regionale, affermava che dal porto proviene il 20% dell'inquinamento cittadino. Mi domando quindi a che punto siamo con l'elettrificazione delle banchine del Porto di Trieste, peraltro obbligatorie in Europa entro il 2025 e già in fase esecutiva in molti porto fra cui quello di Genova. Forse così l'inconveniente potrebbe essere ridotto o risolto. Sarebbe un bel segnale di modernità, oltre che di rispetto ambientale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 4 gennaio 2019

 

 

Bonifiche in area ex Ezit La Regione accelera e schiera in campo l'Arpa

Stanziato quasi un milione di euro per velocizzare le attività di caratterizzazione e i monitoraggi nei terreni e nelle falde acquifere

Una notizia per i "piccoli" operatori che hanno le loro attività nell'area del Sin (Sito di interesse nazionale): Regione e Arpa hanno rinnovato la convenzione, per cui l'agenzia provvederà a effettuare le attività di validazione relative alla caratterizzazione e all'individuazione dei valori riguardanti le acque sotterranee. La precedente era scaduta da un anno e mezzo, la nuova è passata all'esame della giunta Fedriga una decina di giorni fa. A disposizione dell'Arpa, che diventa il principale supporto della Regione, ci sono 950 mila euro per accelerare nelle attività di verifica e puntare così a rimettere in moto una porzione di territorio da quasi quindici anni impossibilitato a investire e a crescere. Lo stesso Luca Marchesi, presidente dell'Agenzia, ha iscritto questo capitolo tra le priorità del 2019. Il finanziamento avrà quattro destinazioni: acquisizione di personale straordinario per le attività "di campo" e di laboratorio, noleggio di mezzi, esecuzione di sondaggi e di piezometri (ovvero di pozzi di osservazione aventi lo scopo di misurare il carico idraulico di una falda ad una certa profondità), consulenze di istituti scientifici. Allegato alla convenzione è il Piano delle attività, che dettaglia l'ambito di intervento dell'Arpa e che interessa da vicino chi opera all'interno del perimetro Sin. Il lavoro si articola su tre ambiti, la validazione della caratterizzazione; la determinazione dei valori di fondo naturale/antropico dei suoli e le ulteriori verifiche di ferro e manganese nelle acque sotterranee; l'individuazione di obiettivi di bonifica per le acque di falda. In materia di validazione, il referente dell'Agenzia dovrà condividere con le aziende aggiudicatarie tutte le azioni previste dal Piano di caratterizzazione generale, il monitoraggio sulle aree ex Ezit in liquidazione e su quelle che lo stesso ente ha venduto. Il personale Arpa garantirà la sua presenza anche in più cantieri contemporaneamente, così da procedere alla validazione dei campioni «nei tempi tecnici strettamente necessaria». Le analisi dovranno riguardare un numero di campioni pari almeno al 10% se si parla di terreni/materiali di riporto e almeno del 20% qualora si esaminino le acque sotterranee. La validazione sarà comunicata entro 60 giorni dal ricevimento del monitoraggio.

M.G.

 

 

Grignano, 3 milioni per riqualificare l'intera area del porticciolo

La Regione ha approvato la delibera che dà il via al progetto In arrivo un nuovo manto stradale e servizi più moderni

TRIESTE - Sarà riqualificata l'area del porticciolo di Grignano, con l'obiettivo di accentuarne la caratteristica di punto turistico ricreativo e diportistico della città. Lo ha deciso la giunta regionale, approvando la delibera che prevede di dare il via al progetto di fattibilità tecnica ed economica di un intervento, il cui inizio è previsto entro la fine dell'anno, finalizzato alla ristrutturazione della zona dedicata al parcheggio e al rinnovo della parte verde del piazzale. L'impegno di spesa deciso dall'amministrazione regionale è di 3 milioni, 2 dei quali sono specificamente destinati alle opere, mentre poco meno di 1 servirà per coprire le spese di progettazione e tecniche, oltre a quelle relative alle tasse. In sostanza, sarà rifatto il manto stradale, oggi dissestato e pieno di dossi, causati dalla crescita delle radici degli alberi, che hanno alterato la superficie del piazzale, saranno riqualificati gli spazi pedonali, in modo da agevolare l'accessibilità all'area a soggetti portatori di difficoltà motorie, sarà interamente sostituita la rete dei sotto servizi, cioè le condutture idriche ed elettriche, oltre che la parte riservata al drenaggio, e saranno rivisti i raccordi pedonali fra l'area del parcheggio e gli accessi allo stesso. Particolare attenzione sarà riservata all'abbellimento della parte verde: gli alberi saranno messi in sicurezza in virtù di un'opera di potatura e di verifica dell'apparato radicale, nel pieno rispetto delle linee direttrici del Piano regionale per la cura e la salvaguardia degli alberi monumentali della Regione. Si procederà anche alla concimazione della chioma e al miglioramento del suolo. «Siamo molto soddisfatti dell'approvazione di questa delibera - ha commentato l'assessore regionale Graziano Pizzimenti, titolare delle competenze su Infrastrutture e Territorio - perché siamo convinti della valenza turistica e diportistica dell'area di Grignano, sulla quale vogliamo concentrare risorse ed energie, in modo da creare un polo che sia attrattivo a tutti i livelli». Nella relazione che accompagna la delibera si legge infatti che Grignano, che rientra nelle aree del Demanio marittimo statale di competenza regionale, è definita «una località della riviera triestina a forte valenza turistica, perché confinante con il parco del castello di Miramare, che ospita inoltre 300 posti barca e due stabilimenti balneari che si affacciano direttamente sulla baia». Molto positivo anche il giudizio di Maurizio Spoto, direttore della Riserva marina di Miramare, frequente meta di turisti: «Fa piacere che si ponga mano a un'area, come quella del porticciolo di Grignano che, in effetti, presenta delle criticità da tempo segnalate. Con quest'opera tutta la zona di Grignano e di Miramare non potrà che risultare perfettamente funzionale al turismo e alle attività diportistiche». Ovviamente anche il Museo storico e il Parco del castello di Miramare, tradizionale meta di turisti sia italiani che stranieri, trarranno beneficio dalla rivisitazione di un'area che potrà finalmente garantire parcheggi in riva al mare a corriere e mezzi privati di persone interessate a godere delle bellezze di Grignano. «Il prossimo passo - fa sapere la segreteria di Pizzimenti - sarà l'approvazione del progetto esecutivo, dopo di che si passerà alla realizzazione vera e propria». Tutti auspicano che i lavori possano essere completati prima dell'avvio della stagione turistica del 2020. L'intervento non dovrebbe presentare particolari difficoltà, in quanto non si tratta di realizzare costruzioni ma di sistemare la pavimentazione e di riordinare l'area verde. 

Ugo Salvini

 

SEGNALAZIONI - Barcola, ampliare e collegare meglio il nuovo park del terrapieno.

Siamo frequentatori delle attività non solo estive dello stabilimento balneare del Dopolavoro Ferroviario di viale Miramare ma anche invernali (canottaggio, pesca sportiva e scuola subacquea).Condividiamo pienamente la recente iniziativa dell'amministrazione comunale di realizzare sul cosiddetto terrapieno di Barcola un ampio parcheggio al servizio delle società nautiche aventi sede nel medesimo terrapieno e nelle aree finitime alla foce del Rio Boveto e apprezziamo soprattutto i tempi estremamente ridotti con i quali l'iniziativa stessa è stata portata a termine. Riteniamo infatti che l'opera in questione rappresenti il primo, concreto avvio di tutti i consistenti lavori di infrastrutturazione necessari non solo per l'ottimale svolgimento di tutte le attività sportive e ricreative, anche non meramente stagionali, insediate tra il cavalcavia ferroviario di viale Miramare e l'anzidetto terrapieno di Barcola, ma anche per il parimenti ottimale afflusso - con fruizione d'interscambio tra i mezzi di trasporto privati e quelli pubblici - dei visitatori del comprensorio del Porto vecchio che, tra l'altro, ormai a breve ospiterà il grande evento di Esof 2020. In questo contesto auspichiamo pertanto che l'amministrazione comunale possa in tempi altrettanto brevi ampliare ulteriormente le dimensioni dell'attuale parcheggio ubicato sul terrapieno di Barcola in modo che anche i frequentatori delle attività in essere presso il Bagno Ferroviario e l'attiguo Stabilimento balneare del Cral dell'Autorità portuale, pur collocati in un'area più decentrata da esso rispetto a quella delle società sportive cosiddette "barcolane", siano messi in grado di utilizzarne gli spazi senza che si determinino nei mesi estivi situazioni di sovraffollamento tali da non consentire a tutti i potenziali utenti di accedere alla nuova struttura. Va infatti evidenziato che, contestualmente alla realizzazione del nuovo parcheggio, è stato già reso operante il divieto di sosta per tutti gli autoveicoli sul lato destro del viale Miramare nel tratto compreso tra la curva sottostante il cavalcavia ferroviario e l'incrocio con via Boveto e che è ragionevolmente impossibile che tutti gli autoveicoli che soprattutto il sabato e la domenica dei mesi estivi venivano parcheggiati su tale tratto di strada possano trovare nella prossima estate posto nel parcheggio del terrapieno, sul quale peraltro già sin d'ora permanentemente stazionano camper, roulotte e altri mezzi stradali. Chiediamo inoltre che, comunque, sia apprestato prima dell'inizio dell'estate un apposito percorso pedonale che all'interno del dimesso scalo ferroviario unisca agevolmente il parcheggio con gli stabilimenti balneari del Dopolavoro Ferroviario e del Cral consentendo con ciò alle persone ivi dirette di evitare il lungo e quantomai scomodo percorso ad oggi esistente.

Fulvio Rocco e altre firme

 

 

Tram di Opicina, via ai bandi per le rotaie e le traverse

Varate le gare per un totale di oltre 400 mila. Termine ultimo a metà febbraio La durata dell'appalto è di cinque mesi. Dubbi sul via ai lavori in primavera

Il tram di Opicina è più prossimo alla ripartenza, eppure pare difficile che il nuovo via possa avvenire in primavera. Il Comune ha infatti pubblicato i bandi per l'appalto delle forniture dei binari e delle traverse per il rifacimento della linea: si tratta del primo atto concreto dell'amministrazione per la ripartenza della linea, ma lascia supporre che il termine dei lavori si collochi in autunno, nel migliore dei casi. I binari - Il bando riguardante i binari è quello di minore importo: 133 mila 918 euro come valore base di gara. La data ultima per la presentazione delle offerte è il prossimo 13 dicembre alle 12.30. Le buste verranno aperte il giorno successivo, a San Valentino. In cosa consiste l'appalto? Si legge nella documentazione relativa: «L'appalto comprende tutto quanto necessario per dare la fornitura completamente compiuta, secondo le condizioni stabilite dal presente contratto, dalla "Lista delle forniture" e dal "Capitolato Tecnico forniture rotaie" e sulla scorta delle caratteristiche tecniche, qualitative e quantitative in esso previste, che l'appaltatore dichiara espressamente di conoscere e di accettare integralmente e che qui si intendono integralmente riportate e trascritte con rinuncia a qualsiasi contraria eccezione». La durata dell'appalto è di 90 giorni. Le traverse - L'altro bando, quello riguardante le traverse, è più corposo: 270 mila 674 euro. Sommato all'importo previsto per i binari fanno oltre 400 mila euro. La data ultima per la presentazione delle offerte è l'11 febbraio. Anche in questo caso le buste verranno aperte il giorno seguente, per quanto la data sia meno suggestiva. Anche per questo bando, nello schema di contratto si legge che «saranno a totale carico dell'appaltatore tutti gli oneri derivanti da carichi, scarichi, trasporti, accatastamenti nel sito di consegna, nonché eventuali assicurazioni dei trasporti». Si legge anche: «Trattandosi di mera fornitura senza posa in opera, non vi sono attività aziendali del proprietario dell'area che vanno ad interferire con la fornitura stessa». La durata dell'appalto è di 150 giorni. I tempi di realizzazione - Gli ultimi due passaggi citati, la «mera fornitura senza posa in opera» e la durata degli appalti, che pongono in dubbio la ripartenza del tram in primavera auspicata dal Comune stesso. Dopo i cinque mesi per le traverse bisognerà infatti montarle, con relativa gara, appalto, possibilità di ricorso, cantiere. Stesso discorso per i binari, per quanto l'attesa sia ridotta a soli tre mesi. Ovviamente il Comune potrebbe chiedere e ottenere una consegna più rapida delle componenti della strada ferrata, così come avviare rapidamente i lavori per la loro installazione. In ogni caso pare improbabile che il tutto possa essere fatto in tempo per lo sboccio dei primi fiori. Le tappe della vicenda - Nel frattempo potrebbero anche scoccare i tre anni da quel 16 agosto 2016 in cui, all'altezza di Conconello, le vetture 404 e 405 si schiantarono frontalmente. Nove feriti e un sacco di danni, senza contare un codazzo giudiziario ancora in pieno corso per stabilire le responsabilità del bizzarro sinistro. D'altronde si sa, il tram xe nato disgrazià. E tra le disgrazie che porta la simpatica vettura bianco-blu, almeno stando a sentire l'amministrazione, ci sono anche le lungaggini burocratiche. L'incidente, qualunque siano le sue ragioni, ha infatti dato all'organo competente del Ministero dei trasporti un'ottima occasione per sospendere la linea ed esigere una sua rimessa a norma definitiva. Operativo dai tempi dell'impero austroungarico, il tram è stato rimaneggiato innumerevoli volte nel corso del tempo, complice anche la sequela continua di incidenti che l'hanno interessato. Di fatto, però, la linea non è mai stata ammodernata in modo significativo e ha mantenuto ampia parte del suo antico impianto. L'Ustif, l'ufficio con sede a Venezia deputato a occuparsi della materia, ha imposto al Comune una serie di interventi vincolanti per ottenere il nuovo via libera alla linea. Quelle indicazioni, si sa, hanno suscitato la riprovazione del sindaco Roberto Dipiazza, che proprio per le sue affermazioni incendiarie nei confronti dell'ente sta anche affrontando una querela da parte dei suoi dirigenti. Sia come sia, rotaie e traverse sono in arrivo. 

Giovanni Tomasin

 

Lo sconto in panetteria se si usa il bus per la città - La partnership

Partnership fra Trieste Trasporti e Il Pane Quotidiano per incentivare l'uso dei mezzi pubblici in città. Fino al 15 gennaio, acquistando un biglietto per l'autobus da una delle oltre 70 emettitrici automatiche presenti sul territorio, si potrà beneficiare di un'offerta presso tutti i punti vendita del celebre panificio triestino. Presentando alla cassa il biglietto (regolarmente convalidato), gli utenti riceveranno - a fronte di una spesa minima di 20 euro - un buono sconto di 3 euro da spendere entro il 10 febbraio su un ulteriore acquisto di 20 euro. Il regolamento dell'iniziativa, riportato in sintesi sul retro dei biglietti, è disponibile sul sito www.ilpanequotidiano.com.Nei mesi scorsi Trieste Trasporti ha concluso l'installazione delle prime 25 emettitrici automatiche di nuova generazione, con schermo tattile e telecamera frontale e a breve ne saranno installate altre venti: alcune andranno a sostituire vecchi dispositivi installati più di dieci anni fa, altre serviranno invece a garantire la disponibilità di abbonamenti e biglietti anche nelle zone della provincia dove, nel corso del tempo, sono venute a mancare rivendite tradizionali di titoli di viaggio. Le nuove emettitrici, oltre a essere dotate di sistemi anti-manomissione, consentono di pagare anche con bancomat e carta di credito. --

 

Mobilità - Ecotassa solo sulle auto di grossa cilindrata

Arriva l'Ecotassa: non si pagherà sulle utilitarie ma solo sulle auto di grossa cilindrata. L'imposta sarà di 1.100 euro per l'acquisto di una nuova auto con emissione comprese tra 161 e 175 CO2 grammi al chilometro (g/km). Si passa a 1.600 euro per la fascia 176-200, a 2.000 euro tra 201 e 250 e a 2.500 euro oltre 250. Sale da 45.000 a 50.000 euro il limite al di sotto del quale scatteranno gli eco-incentivi per l'acquisto di automobili poco inquinanti, ibride o elettriche. In via sperimentale, a chi acquista un veicolo, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia, dal 1 marzo 2019 al 31 dicembre 2021, è riconosciuto un bonus. Per l'elettrico il contributo è di 6mila euro (emissioni tra 0 e 20 CO2 g/km) se si rottama contemporaneamente un veicolo euro 0, 1, 2, 3, 4 e di 4 mila euro senza rottamazione. Per l'ibrido, emissioni tra 21 e 70, gli incentivi passano a 4mila euro (con rottamazione) e 1.500 (senza). Arriva un contributo fino 3.000 euro per l'acquisto di motorini elettrici o ibridi. A coloro che acquistano un veicolo elettrico o ibrido nuovo di cilindrata inferiore o superiore ai 50 cc e che rottamano un veicolo di cui sono proprietari da almeno 12 mesi è riconosciuto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3.000 euro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 3 gennaio 2019

 

 

Calano le Pm10 In aumento pollini e valori di ozono - il report ARPA

Un miglioramento sul fronte delle concentrazioni delle polveri sottili, qualche criticità con l'ozono e una tendenza all'aumento per i pollini. È la fotografia della qualità dell'aria in Fvg scattata nel 2018 dall'Arpa. Nel dettaglio per quanto riguarda le polveri sottili si è registrata una diminuzione particolarmente evidente nel numero dei superamenti giornalieri, che è rimasto quasi ovunque significativamente inferiore alla soglia prevista dalla vigente normativa (35 superamenti del valore medio giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo). Per quanto riguarda l'ozono , il 2018 ha sostanzialmente confermato i valori elevati osservati negli anni precedenti e l'ubiquità di questo inquinante, tipicamente associato al periodo estivo. I riferimenti di legge sono stati infatti superati in quasi tutta la regione.

 

OGM, escono di scena i triestini a processo - Tute bianche

Escono di scena i triestini finiti sotto processo per il blitz con le tute bianche nel campo di Vivaro, quello dell'agricoltore Ogm Giorgio Fidenato. Era il 30 marzo 2014. La loro posizione è stata archiviata. Si tratta di Luca Tornatore, Alessandro Metz, Emiliano Bastiani, Elena Gentile, Gabriele Greco, Francesco Holjar, Mattia Metz, Angela Quinto, Marco Visintin, Andrea Zacchigna e Moreno Zuzich. Le tute bianche seminarono canapa biologica nel terreno di Fidenato e irruppero nel cortile della villa di Silvano Dalla Libera, allora presidente di Futuragra. Il tutto lanciando fumogeni in casa e imbrattandola di scritte "No Ogm". Il gip del tribunale di Pordenone Eugenio Pergola ha accolto la richiesta di archiviazione del pm Federico Baldo. Il caso è chiuso per 46 indagati su 47 (nel novero figurano altri attivisti provenienti da altre città). L'ultima posizione è stata stralciata per un difetto di notifica. Per tutti, comunque, il pm ha chiesto l'archiviazione, riqualificando peraltro l'ipotesi di reato da devastazione e saccheggio a danneggiamento e violazione di domicilio e rilevando l'insussistenza delle altre ipotesi. Per nessuno degli indagati - secondo pm e gip - sussistono elementi certi che permettano di individuare i singoli presenti come autori o coautore dei reati. È stato dimostrata la presenza degli indagati alla manifestazione del 30 marzo a Vivaro, ma ciò non è bastato per attribuire precise responsabilità. Il fatto che i partecipanti fossero mascherati e coperti dalle tute bianche dalla testa ai piedi, non ha consentito l'identificazione.

 

«Tante opere pianificate ma pochi cantieri avviati» Pd in pressing sulla giunta

Secondo il dem Barbo nel 2018 sono stati appaltati lavori per 18,6 milioni a fronte dei 62 inseriti dei documenti di programmazione

Molta carta e pochi lavori. Un elenco lungo 62 milioni di euro, contenuto nella documentazione programmatoria del Comune, contro una realtà di solo 18,6 milioni di opere appaltate, di cui 8,8 milioni relativi al solo Centro congressi in Porto vecchio. Al netto di questo importante project financing pubblicamente illustrato giovedì 20, le effettive commesse del Comune in termini di lavori pubblici non arriverebbero ai 10 milioni di euro. Le informazioni, su cui il consigliere del Pd Giovanni Barbo ha costruito un'interrogazione ancora senza risposta, risalgono a ottobre, quindi è quantomeno probabile che il volume di appalti da allora sia cresciuto. Ma - eccepisce l'esponente "dem" - si resterebbe comunque molto lontano da quei 62 milioni, inseriti nel Documento unico di programmazione (Dup). E su questo iato di circa 44 milioni tra intenzione e concretezza degli atti, Barbo vorrebbe saperne di più dall'assessore competente Elisa Lodi. Poichè l'interrogazione è stata consegnata in autunno, e dato che appunto sono passati più di due mesi, il consigliere del Pd si attende qualche elemento di chiarezza ora a inizio 2019 .La curiosità di Barbo aveva tratto ispirazione dalla creazione di un elenco dei "responsabili unici del procedimento" esterni all'amministrazione, in grado di dare una mano alle strutture comunali oberate di lavoro su una gamma di appalti sotto i 100 mila euro. Nell'interrogazione il consigliere di opposizione rileva che l'organico dell'area Lavori Pubblici supera le 100 unità, dunque si chiede se sia così necessario ricorrere a profili professionali extra-Municipio e quali sarebbero i costi stimati per pagare i rinforzi. Alla luce di questa premessa, Barbo incalza Elisa Lodi per sapere cosa pensa di fare alfine di migliorare la gestione di progetti e opere a cura dell'area di sua afferenza. Perchè è scritto - insiste Barbo - nella determina, che affida a Maurizio Bradaschia il progetto di piazza Sant'Antonio, dell'impossibilità di avvalersi di professionalità interne, in quanto già impegnate nella fase progettuale-esecutiva delle opere inserite negli strumenti programmatori? Però sono stati previsti 62 milioni di lavori: allora «sono state fatte promesse che non si era in grado di mantenere?».Punto di caduta dell'interrogazione è l'ambito economico: le imprese edili del territorio - sostiene Barbo - sono da anni in difficoltà e molto si gioverebbero di un energico traino da parte delle commesse comunali. Ma queste commesse languono - scrive Barbo in una nota allegata all'interrogazione - tanto che «mi risulta che in questi giorni anche le principali associazioni datoriali del settore abbiano richiesto i dati aggiornati all'assessore di riferimento».Tanto più - argomenta il consigliere di opposizione - che i vincoli del patto di stabilità sono meno stretti che in passato (con evidente allusioni alle difficoltà patite dalla giunta Cosolini), quindi il parziale disgelo dei limiti imposti dalla finanza pubblica dovrebbe consentire un'intensificazione degli appalti.

Magr

 

 

Alberi di Natale, istruzioni per smaltirli dopo le feste - il 12 gennaio al Ferdinandeo

Con l'inizio del nuovo anno, arriva presto anche il momento di pensare a quando si smonteranno gli addobbi natalizi, ad esempio gli alberi di Natale. Per evitare il triste destino che spesso spetta agli alberi natalizi dopo le feste e vederli abbandonati lungo le strade cittadine, AcegasApsAmga e Comune di Trieste organizzano una speciale raccolta degli alberi: sabato 12 gennaio edizione speciale dei Sabati Ecologici, dedicata proprio a questa particolare raccolta. Dalle 9 alle 15 i cittadini potranno recarsi presso il parcheggio del Ferdinandeo dove troveranno gli addetti della multiutility ad assisterli nel conferimento di tutte le tipologie di alberi. Dato che ogni anno, finite le feste, sono moltissimi i resti degli alberi che decorano gli angoli delle strade in attesa di essere raccolti, l'iniziativa nasce per agevolare il conferimento e avviare a recupero correttamente gli alberi. Infatti, gli alberi senza radici, possono essere riutilizzati per produrre compost, mentre da quelli sintetici si possono recuperare altri materiali. Ma durante le feste è importante anche fare la differenziata. Scaricando "Il rifiutologo", l'app che permette di conoscere il corretto conferimento per ogni rifiuto, è facile farla. Ecco qualche utile consiglio dei rifiuti principali prodotti in questi giorni e come conferirli correttamente. In caso di file di luci decorative che non funzionano più, si tratta di Raee (Rifiuti da Apparecchiature elettriche ed elettroniche) e devono essere consegnate ai Centri di raccolta. Gli imballaggi in plastica (incluso il polistirolo) vanno conferiti nei contenitori della plastica. In caso invece di giocattoli rotti, non elettronici, in materiali plastici vanno inseriti nei contenitori dell'indifferenziato. Gli imballaggi in carta o la carta da regalo vanno conferiti nei contenitori per carta e cartone. Nel caso di carte dorate/argentate o i nastri decorativi vanno posizionati nei contenitori per l'indifferenziato.

 

 

Santa Croce - I viticoltori chiedono la rete idrica per i terreni

I viticoltori di Santa Croce vogliono una rete idrica per i loro terreni. È la Circoscrizione dell'Altipiano Ovest a farsi interprete della richiesta degli operatori per ottenere un prolungamento della rete, in particolare a favore della zona che comprende i terreni situati fra via del Pucino e le case del piccolo centro carsico. Il consiglio circoscrizionale, con una lettera della presidente Maja Tenze ricordando che «la Provincia aveva approvato, nel 2009, il piano generale degli interventi, ottenendo l'assegnazione di un contributo regionale per la realizzazione e il potenziamento di opere pubbliche di irrigazione al fine di favorire lo sviluppo dell'attività agricola, per l'importo di 4 milioni di euro da erogare in rate annue di 200 mila euro, che l'ente gestore Ato Orientale Triestina aveva approvato il piano d'ambito e che la competenza della realizzazione degli acquedotti spetta all'Acegas», si rivolge direttamente al sindaco Roberto Dipiazza. «Chiediamo - scrive Tenze - che il sindaco si faccia promotore presso gli enti competenti al fine di realizzare le infrastrutture necessarie per il basamento della microeconomia territoriale e la valorizzazione del territorio, attraverso lo sviluppo delle attività agricole». «Dobbiamo chiarire la situazione con l'Autorità unica per i servizi idrici e rifiuti - ha spiegato l'assessore per i Lavori pubblici, Elisa Lodi - ma sembra che l'area di Santa Croce sia già inserita nel progetto di potenziamento della rete».

 

 

Muggia, nel rione Fonderia nasce la nuova Microarea - «Vicini a tutti i cittadini»

Dopo la positiva esperienza di Zindis, ecco il secondo progetto avviato da Comune, azienda sanitaria e Ater con la cooperativa La Collina

Progetto Habitat-Microarea Fonderia. Si chiama esattamente così il progetto presentato ai residenti del rione popolare di Muggia. Recentemente avviato da Comune di Muggia, Azienda Sanitaria e Ater in coprogettazione con la Cooperativa Sociale La Collina, l'incontro ha visto la presenza del sindaco Laura Marzi e dell'assessore alle Politiche sociali Luca Gandini i quali hanno sottolineato l'importanza della nascita a Muggia, dopo la positiva esperienza della Microarea di Zindis, di questo secondo progetto, che porta il Comune e gli altri enti partner «a una maggiore vicinanza ai cittadini per gli obiettivi di salute e sviluppo di comunità». La partecipazione degli abitanti di Fonderia è stata numerosa e la cooperativa La Collina ha proseguito anche in questa occasione la raccolta dei punti di vista di ognuno sui bisogni e sulle potenzialità del rione, utile per proseguire nella realizzazione di interventi integrati che possano rispondere ai bisogni mettendo a valore le risorse esistenti sul territorio. Diverse le criticità emerse sino ad ora: dalle barriere architettoniche che rendono molto difficile il movimento dei residenti degli anziani, al degrado di alcune aree, dalla carenza di luoghi di incontro e di servizi alla necessità di puntare su alcune potenzialità, su tutte il tanto verde presente nell'area. «Dagli abitanti emerge il desiderio di intraprendere un percorso insieme alle istituzioni e agli altri soggetti coinvolti per il loro borgo, e, da parte di alcuni, il grande bisogno di maggiore supporto per affrontare i problemi dei singoli e del loro contesto», racconta Margherita Bono, referente della cooperativa sociale La Collina. Soddisfatto l'assessore alle Politiche sociali di Muggia Luca Gandini: «Abbiamo avviato un nuovo confronto con gli abitanti della zona per realizzare un progetto integrato, orientato a obiettivi di bene comune, che, attraverso un lavoro approfondito di conoscenza della popolazione e del territorio di Fonderia, di accoglienza e di ascolto attivo, possa supportare le persone più fragili, realizzando inclusione sociale e dando vita a percorsi condivisi di partecipazione e sviluppo di comunità».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 2 gennaio 2019

 

 

La permuta - Verdi e Comune siglano l'intesa per il passaggio della Tripcovich

Dopo l'ok politico in Consiglio comunale, è arrivato anche il via libera formale. I vertici dell'amministrazione municipale e della Fondazione Teatro Verdi hanno perfezionato il contratto relativo alla permuta tra la Sala Tripcovich (che diventa dunque di proprietà comunale) il capannone di via del Canneto 11 a Muggia, attualmente utilizzato dal teatro come deposito e spazio per l'allestimento delle scenografie. «Il Comune riprende la proprietà di un bene importante - dichiara l'assessore al Patrimonio e demanio, Lorenzo Giorgi - in vista del progetto di riqualificazione di piazza Libertà che rappresenta ancor di più, con la riqualificazione del Porto vecchio, l'ingresso della città».La permuta - è stato spiegato in conferenza stampa - mira inoltre ad aumentare il patrimonio del Verdi in vista della valutazione del "Piano di risanamento" della Fondazione avviato nel 2014 e che verrà valutato nel 2019.«Questo conferimento - afferma l'assessore comunale ai Teatri Serena Tonel - rappresenta un notevole elemento positivo che dovrà essere preso in considerazione dal commissario straordinario di Governo per il risanamento delle Fondazioni, poiché migliora il rapporto tra debito e capitale del teatro. Il Comune di Trieste fa quindi la sua parte per mantenere la classificazione del teatro cittadino come "Fondazione", allontanando l'ipotesi di declassamento a «teatro di tradizione», cosa che ridurrebbe i fondi statali e quindi renderebbe difficile sostenere il livello occupazionale e di qualità di produzione del teatro. Grazie quindi al Consiglio comunale che il 18 dicembre scorso con senso di responsabilità ha approvato la delibera in tempi utili per concludere il trasferimento di proprietà entro la fine dell'anno e un ringraziamento all'assessore Lorenzo Giorgi e agli uffici dell'Immobiliare del Comune che hanno predisposto gli atti nei tempi che era necessario rispettare».

 

L'ex Hotel Obelisco all'asta per "soli" due milioni di euro

L'albergo di via Nazionale, abbandonato da quasi 40 anni, verrà venduto per una cifra ulteriormente ribassata dopo le ultime tornate andate deserte

Il prossimo 6 marzo il tribunale di Milano ritenterà la vendita all'asta dell'ex Park Hotel Obelisco di via Nazionale a Opicina. Il vecchio complesso alberghiero, ormai in totale stato di abbandono dal 1979, verrà venduto ad una base d'asta di 2 milioni di euro. Una cifra ulteriormente ribassata rispetto alle precedenti tornate d'asta andate deserte. Basti pensare che quell'area di quasi 62 mila metri quadrati che include la struttura alberghiera e l'area destinata ad impianti sportivi e il giardino, nel 2010 venne proposta a 4 milioni e 573 mila euro. Nel luglio del 2017 a 2,6 milioni. La destinazione d'uso di quell'area prevede la possibilità di conservare quella ricettiva ma pure di trasformare quella zona in attività commerciale al dettaglio, artigianale di servizio o per servizi ed attrezzature collettive. Nel 2013, l'architetto Giuseppe Agresta incaricato di effettuare una perizia da Patrizia De Cesari, Giorgio Canova e Andrea Carlo Zonca, i curatori del fallimento della "Gladstone spa" - l'ultimo proprietario di quella realtà sul Carso triestino - nella sua relazione scrisse che «nonostante i vari ribassi d'asta, non è stata fatta alcuna offerta e i pochi soggetti interessati hanno abbandonato, da un lato per il vincolo della destinazione d'uso "turistico-ricettiva" e dall'altro per i tempi lunghi di realizzo a fronte degli ingenti capitali da investire». Negli anni qualche investitore italiano, ma anche straniero, ha bussato alle porte dei curatori per avere maggiori informazioni sul vecchio Park Hotel Obelisco, ma poi non ha presentato alcuna proposta. Ora, la speranza è che la vocazione turistica che Trieste ha evidenziato negli ultimi anni, l'interesse che acquirenti con importanti capitali stanno dimostrando per questa zona e il prezzo ulteriormente ribassato, possano portare alla vendita di quella struttura. Un'operazione che ridarebbe respiro a quell'area completamente abbandonata, circondata da un'ampia zona verde, con una vista mozzafiato e a due passi dal tram di Opicina e dunque appetibile dal punto di vista turistico. Il tallone d'Achille è l'investimento che chi rileva quell'immobile è costretto a sostenere per trasformarlo in una nuova struttura ricettiva. Da una stima effettuata dai tecnici incaricati dai curatori, per ristrutturare l'intero complesso servirebbero oltre 18 milioni di euro. Quel rudere spettrale alla ricerca di un riscatto e che molti triestini vorrebbero rivedere vivere, oggi è preda di vandali e balordi. L'asta, senza incanto, sarà gestita con il sistema telematico e avverrà dal 6 al 7 marzo. Alla base d'asta saranno possibili delle proposte di rialzo minimo di 25 mila euro. 

Laura Tonero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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