Home chi e dove news agenda documenti rassegna stampa links

 

 

 

Rassegna stampa

 

 

 

ricerca nel sito: 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 aprile 2018

 

 

Urbanistica: il progetto - Il Comune ridisegna Porto vecchio - anello e spazi verdi fino a Barcola

La mappa della futura viabilita' in Porto Vecchio
Collegare Rive e Porto vecchio. Organizzare gli "spazi esterni" della zona sdemanializzata, cioè provvedere a tutto quello che non riguarda la sorte della parte edificata, alla quale provvederà l'apposita società di gestione di prossima costituzione. Garantire una buona accessibilità per le diverse funzioni esercitate nell'ambito dei 65 ettari del sito: auto, cicli, pedoni, ma anche la logistica di Adria Terminal e quella - sperabile - dell'approdo "cruise" di Msc. Il Comune mette mano a un primo intervento pianificatorio - definito "prodromico" - nel grande spazio di Porto vecchio, «per garantirne vivibilità e funzionalità», come premette il sindaco Roberto Dipiazza. Ma prestando attenzione - insistono i tecnici - a non creare rigidità urbanistiche tali da limitare lo sviluppo dell'area. L'impegno esecutivo e finanziario è ingente. Toccherà alla Soprintendenza esprimere la sua valutazione, poi tra settembre e ottobre si andrà in gara. Se non intervengono complicazioni, a gennaio 2019 potrebbero iniziare i primi lavori, in anticipo di oltre un anno rispetto all'inaugurazione di Esof 2020. Dipiazza utilizzerà una decina di milioni di euro, provenienti dal "pacchetto" di 50 milioni previsti dall'accordo stretto con Governo, Regione, Autorità portuale. Vediamo allora, con una gita virtuale, come il Comune intenda impostare mobilità, circolazione, fruibilità del Porto vecchio. Fase 1 Il cittadino-visitatore imbocca la strada-ciclabile a senso unico, più o meno dove si erge l'ex Casa del lavoratore portuale. La carrabile-ciclabile procede in direzione di Barcola tenendo alla sua destra l'asse ferroviario: la carreggiata avrà un'ampiezza di circa 6 metri, cui si aggiungerà lo spazio per i ciclisti. La nostra staffetta guida/pedala dietro il Magazzino 26, vede la centrale idrodinamica, la sottostazione elettrica. Poi vira verso il mare e punta - stavolta in doppio senso - in direzione di Barcola, rasentando il costruendo parking e fendendo il terrapieno. Lunghezza dell'itinerario circa 3 chilometri. Fase 2 All'andata segue il ritorno. Stavolta l'autista/ciclista prenderà la direzione Rive: ovviamente in doppio senso da Barcola fino al Polo culturale (Magazzino 26, centrali, ecc.), poi riecco un senso unico che corre tra la prima e la seconda fascia di edifici, fino all'ex Casa del lavoratore portuale. L'idea, visibile sulla mappa, è quella di un "ring" che organizza la mobilità attorno agli edifici del Porto vecchio. Fase 3 In mezzo ai due sensi di marcia andata/ritorno viene allestito uno spazio verde (giochi per bambini, attrezzature sportive) che si dipana dalle Rive fino a Barcola. Un "parco lineare" - lo definisce il sindaco - che procede a sua volta per 3 chilometri tra la seconda e la terza fila di edifici. Camminatori, corridori, famiglie sono i benvenuti.Il titolo è "Progetto per la viabilità e per la sistemazione delle aree esterne del Porto vecchio". Una decina tra tecnici e consulenti della Pianificazione territoriale municipale, coordinati dal mobility manager Giulio Bernetti, ha svolto il lavoro in circa sei mesi. Tenendo conto delle iniziative in corso e di quelle ipotizzate, di stimoli e suggestioni, delle necessità operative segnalate dall'Autorità portuale. Il "ring" avvolge e serve - nelle intenzioni di Dipiazza - le diverse attività e le varie esigenze che si vanno delineando: il "blocco" Greensisam, un eventuale scalo crocieristico Msc, l'Adria Terminal, il Polo culturale, l'intramontabile "fish market". Fino alla rotatoria di collegamento con viale Miramare e, a seguire, sino al parcheggio che sarà realizzato al termine settentrionale di Porto vecchio in tempo per la Barcolana 2018: tra un mese, agli ordini dell'appaltatore Innocente & Stipanovich, entreranno in azione le ruspe.

Massimo Greco

 

«No al piano unico - Un passo per volta» - La filosofia di Dipiazza: «L'intera partita va affidata a più di un soggetto. In passato soldi spesi senza risultati»
Il termine "spezzatino" lo irrita, perché dice che non rappresenta quanto lui voglia e intenda per governare Porto vecchio. E lo dice mentre apre la mappa del sito sdemanializzato, nel quale sono segnati gli interventi che disegnano l'infrastrutturazione viaria e logistica di Porto vecchio. È montata la discussione pubblica sui criteri con cui amministrare e promuovere una grande potenzialità metropolitana, le critiche al sindaco vertono sulla frammentazione delle proposte, mancherebbe una logica progettuale unificante. «Macché spezzatino - esclama Roberto Dipiazza - ecco il primo atto pianificatorio che abbiamo impostato. Abbiamo preso in carico Porto vecchio il primo gennaio 2017, il tempo di studiarlo e c'è la nostra prima risposta. Strade, parcheggi, rotatoria, spazi verdi ... Lavori per 10 milioni, cantieri aperti nella prima metà del 2019». Dipiazza, aldilà del merito contenuto nel progetto sulla viabilità e sulle "aree esterne", ne approfitta per spiegare il suo approccio con i 65 ettari che si estendono dalle Rive a Barcola. «Non voglio affidare l'intero progetto a una sola figura o a un solo studio professionale - scandisce il primo cittadino - mi sembra che di soldi se ne siano già spesi abbastanza con grandi nomi ... Penso ai milioni spesi da Pierluigi Maneschi o dal duo Maltauro-de Eccher: sono passati Botta, Boeri ... Disegni su disegni. E poi? Cosa è rimasto?». Polvere: si strofina le dita per una plastica sottolineatura della vanità di tanta produzione cartacea. Allora? Allora Dipiazza, in coerenza con la sua mentalità e la sua esperienza, preferisce una modalità graduale, capitolo per capitolo, basata sul costante controllo pubblico delle operazioni: «Intanto con questo piano il Comune si assume in prima persona la messa a punto dell'accesso, della mobilità, delle iniziative nelle zone non occupate dagli edifici». A seguire decollerà la società, anch'essa pubblica (partecipata anche dalla Regione), chiamata invece a gestire la parte edificata o, meglio, da edificare. «Intanto - prosegue Dipiazza - organizziamo quello che già c'è e che probabilmente ci sarà». Il dito viaggia sulla mappa: «Greensisam, approdo crocieristico di Msc, Polo culturale, fish market ... E siamo solo all'inizio». Dipiazza lo dice in tralice, commentando l'inopportunità di affidare le operazioni a un solo soggetto progettuale privato: in questi casi l'ente pubblico committente/appaltante si accorda con il privato affinché siano poi messi a disposizione del pubblico spazi, siti, luoghi... Ma quasi sempre il privato si tiene i bocconi migliori e molla gli scarti all'ente pubblico. Un rischio che il sindaco non vuole correre. E vuole tenere il filo dell'operazione, per quanto possibile, nelle sue mani.

magr

 

Il Prg a misura di Parco del mare - Approvata la variante che apre la strada alla struttura dietro alla Lanterna
Dopo innumerevoli anni di rumore e polemiche il Parco del mare approda al primo, "vero", atto amministrativo che lo riguarda. Ieri la giunta comunale di Trieste ha approvato una serie di modifiche al piano regolatore, inclusa quella che dovrebbe rendere possibile la realizzazione di un acquario nell'area della Lanterna. Spiega l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli: «Con la delibera abbiamo approvato il recepimento della redigenda variante al piano regolatore portuale che appunto renderà possibile l'opera. Il Comune fa proprio il contenuto di quella variante, siglando la compatibilità dello strumento urbanistico con il progetto del Parco del mare alla Lanterna». Nella delibera non c'è alcun riferimento diretto al Parco del mare, «ma la tipologia urbanistica indicata è indirizzata a una serie di servizi incluso quello in cui possiamo inquadrare gli acquari», dice Polli. Conclude cauta l'assessore: «Se poi i privati cambieranno idea e vorranno fare qualcos'altro di compatibile starà a loro. In questo momento il Parco del mare è realizzabile, questo è il punto. Il primo passo è stato fatto». Inevitabilmente la notizia suscita la gioia di Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia e primo sostenitore del progetto: «È una storia lunga, tipicamente italiana, ma che finalmente vede la luce. È ormai dal 2004 che il Parco del mare è per la Camera di commercio il grande attrattore per la definitiva svolta in chiave turistica di Trieste e della Venezia Giulia». Paoletti prefigura un futuro luminoso di visitatori che si rifrangono su tutto il territorio regionale, «da Grado al Collio, da Gorizia a Trieste passando per il Carso». Ora Dipiazza, «con cui stiamo dialogando e collaborando fattivamente», fa a Paoletti il regalo più atteso: «Un indirizzo chiaro per un obiettivo lungamente rincorso e che grazie a questa amministrazione comunale e alla collaborazione dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, inizia ufficialmente il proprio percorso amministrativo per trovare la sua concreta e definitiva realizzazione». Resta da stabilire chi sarà il socio privato che verrà ad aggiungersi alla Cciaa e alla Fondazione CRTrieste per trasformare l'idea di Paoletti in un cantiere. Anche perché negli ultimi tempi la Fondazione sembra aver tirato un po' il freno, ponendo alla Cciaa delle questioni su come dovrebbe procedere il progetto. Anche il cambio al vertice della Regione si riverbererà con tutta probabilità sulle prospettive del Parco. Comunque ora più vicino alla realizzazione.

Giovanni Tomasin

 

 

Semina di mais OGM, assolto Fidenato. Il giudice: per la legge non e' reato

Il leader di Agricoltori Federati Giorgio Fidenato è stato assolto dalla accusa di aver violato il divieto di semina di mais Ogm anche per la semina 2015 nel campo di Colloredo di Monte Albano (Udine). Per il giudice monocratico del tribunale di Udine Carlotta Silva «il fatto non è previsto dalla legge come reato». Assoluzione anche per Leandro Taboga, proprietario del terreno di Colloredo di Monte Albano. Lo ha riferito il loro avvocato Francesco Longo. La pronuncia discende dalla sentenza della Corte di Giustizia europea che a settembre aveva fornito l'interpretazione autentica del regolamento comunitario 1829 del 2003. «Abbiamo sostenuto l'ingiustizia dell'imputazione perché si basava su un decreto dichiarato non conforme alla norma comunitaria da parte della Corte europea - ha spiegato il legale - Lo Stato non poteva intervenire con un potere cautelare in assenza dei presupposti per poterlo esercitare. La pronuncia presuppone che il giudice abbia disapplicato l'atto amministrativo. Fin dall'inizio era evidente che la loro attività era consentita». «Semineremo ancora. Dove e quando, lo diremo a semina avvenuta per evitare problemi di ordine pubblico», ha detto Fidenato. Marco Perduca dell'associazione Coscioni ha affermato che «quel che non è proibito deve esser consentito. Grazie all'Europa è stata messa fine a una proibizione tutta italiana, ora il Governo faccia sapere che non esistono sanzioni penali per chi semina mais geneticamente migliorato e smetta di ostacolare la coltivazione».

 

 

La giunta di Muggia congela le tariffe della tassa sui rifiuti -
Scongiurati aumenti per utenze domestiche e negozi - Il sindaco Marzi: «Costi tra i più bassi dell'intera provincia»
MUGGIA - A Muggia non vi saranno aumenti sulla Tari per il 2018. La buona notizia è stata confermata durante l'ultima riunione del Consiglio comunale durante l'approvazione della tariffa della tassa sui rifiuti. Dopo l'aumento (in alcuni casi) sino al 30% registrato lo scorso anno, per l'anno in corso rimarrà tutto invariato. «L'entrata tributaria della Tari nel 2018 conferma quella del 2017 e non comporta, pertanto, alcun aumento di costi da spalmare sulle tariffe dei cittadini. La tariffa che resta allineata, in alcuni casi più favorevole, degli altri comuni dell'area giuliana», racconta il sindaco muggesano Laura Marzi. Come vuole la legge, la tassa sui rifiuti deve coprire per intero i costi del servizio di gestione dei rifiuti essendo questo il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento ed è dovuta da chiunque abbia il «possesso, l'occupazione o la detenzione, a qualsiasi titolo e anche di fatto, di locali o di aree scoperte a qualunque uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati». Calcolate su base annuale, dopo l'introduzione del nuovo sistema di raccolta "porta a porta", le tariffe resteranno complessivamente invariate sia per le utenze domestiche sia per quelle degli esercizi commerciali - il costo del servizio è suddiviso al 61% sulle utenze domestiche ed il 39% su quelle non domestiche - tenendo in considerazione i valori derivanti dalla percentuale quota fissa (che si riferisce alla superficie dell'immobile) e da quella variabile (che fa riferimento al numero di persone che compone il nucleo famigliare). Il Comune ha tenuto comunque a precisare che «qualche tariffa potrebbe presentare in qualche caso una qualche minima variazione, ma non perché le aliquote siano state in alcun modo soggette di un aumento, quanto piuttosto per la differente composizione del nuovo piano economico finanziario del servizio», che vede un differente riparto tra appunto la cosiddetta "quota fissa" e la "quota variabile" collegato al differente sistema di raccolta e smaltimento. Come già dichiarato in occasione della scoperta di un 10% circa delle utenze non in regola con i pagamenti della tassa sui rifiuti, il nuovo sistema di raccolta, proprio in quanto singolarmente fornito, sta permettendo al Comune di meglio conoscere gli effettivi destinatari del servizio. «La puntuale verifica delle posizioni tributarie sta, infatti, portando all'identificazione di diverse irregolarità e di diversi evasori - ha concluso il sindaco Marzi - e la regolarizzazione di queste posizioni, una volta opportunamente verificate, porterà o a ripartire i costi su un maggior numero di posizioni tributarie e, di conseguenza, ad una riduzione delle tariffe per gli altri contribuenti oggi in regola». Introdotta nel 2014, la Tari sostituì la Tares - in vigore solo per il 2013 - che a sua volta aveva preso il posto di tutti i precedenti prelievi.

Riccardo Tosques

 

San Dorligo della Valle / Dolina - Raccolta del secco residuo anticipata tra martedì 24 e mercoledì 25 aprile
Raccolta rifiuti anticipata a San Dorligo della Valle nella notte tra martedì 24 e mercoledì 25 aprile. L'Area Servizi sul territorio del comune di San Dorligo della Valle - Obcina Dolina comunica infatti che, in via eccezionale, la raccolta del secco residuo di mercoledì 25 aprile, verrà anticipata a partire dalle 4 del mattino, causa orario ridotto dell'impianto di destino. Il Comune raccomanda quindi a tutti i cittadini di esporre i sacchi rosa a partire dalla serata di martedì 24 aprile.

 

A Muggia portano via l'erba sfalciata dopo 21 giorni - La lettera del giorno di Pietro Mezzoli
Sono uno dei tanti detentori di un giardino di proprietà a Muggia. A suo tempo abbiamo preferito non lastricare gli spazi, optando per una salvifica,per noi, distesa di prato all'inglese.Queste dispettose graminacee hanno,però, un brutto difetto: con il tepore primaverile e le piogge frequenti tendono,ahimè,a crescere velocemente.Prima d'intraprendere l'operazione di taglio e memore di notizie non proprio rassicuranti, mi armo di pazienza e prendo in mano la brochure della Net. Digito il numero indicato pensando si riferisse ad un servizio operativo invece mi risponde il Comune di Muggia, dove la gentile operatrice mi informa che quei "bricconcelli" della Net hanno sbagliato ad inserire quel numero e mi devo rivolgere ad un Numero verde - in provincia di Udine- dove alla mia richiesta per il ritiro del sfalcio mi rispondono dandomi un appuntamento per il giorno 8 maggio, 21 giorni(ventuno) dalla mia richiesta. Altrimenti potevo portare, a mia cura, tutta l'erba che volevo al Centro di raccolta. Tanto per chiarire, tendo a precisare: pago regolarmente le tasse; non rientro nel famoso 10% degli evasori muggesani della Tari.

 

 

I candidati alla prova dell'ambiente - Dalla Ferriera di Servola alla A2A di Monfalcone fino al turismo, ecco le ricette dei quattro aspiranti presidenti
TRIESTE - Ambiente, territorio, vocazione turistica. Parte da qui il confronto fra i quattro candidati alle elezioni regionali del 29 aprile che Il Piccolo ospiterà nei prossimi giorni, a partire da oggi. Minimo comune denominatore, tra le proposte di tutti gli aspiranti governatori, la convinzione di dover affrontare questioni ambientali - nodo inquinamento in testa - e prospettive di rilancio turistico con un approccio integrato e unitario, pena il rischio di produrre danni potenzialmente irreparabili. Ecco allora il richiamo dell'autonomista Sergio Cecotti all'adozione di nuovi strumenti di governance del territorio; l'impegno del candidato di centrodestra Massimiliano Fedriga a predisporre un piano strategico ad ampio raggio come alternativa agli inutili, e a volte deleteri, interventi settoriali. E ancora la determinazione del democratico Bolzonello nel proseguire sulla rotta della regia unica avviata negli ultimi 5 anni di amministrazione di centrosinistra, e il richiamo del pentastellato Alessandro Fraleoni Morgera a mettere in campo proposte e soluzioni concrete. Le stesse che, denuncia il candidato M5s, per troppi anni i partiti di centrodestra e centrosinistra hanno consapevolmente, e colpevolmente, evitato di adottare per non "disturbare" eccessivamente gli interessi della grande industria. Il riferimento è prima di tutto alla Ferriera di Servola, ma anche alla centrale A2A di Monfalcone. Realtà, quest'ultima, che secondo Cecotti va affrontata in modo netto. Quale? Imboccando la strada della decarbonizzazione. Ma parlare di ambiente, come detto, significa anche parlare di turismo. Prima di tutto, secondo Bolzonello, quello "slow", scelto ormai da migliaia di persone attratte dal Friuli Venezie Giulia proprio per la possibilità di godere delle bellezze del territorio - a partire da quello della campagna affidata alle tante e preziose aziende agricole -, con i ritmi lenti e a misura di famiglie. Senza dimenticare però, ribadisce l'ex governatore Cecotti, le tante declinazioni del turismo in regione: da quello artistico a quello enogastronomico, da quello sportivo a quello di carattere magico-mitico. Di carte da giocare su questo fronte, insomma, il Friuli Venezia Giulia ne ha molte. Per valorizzarle però, sottolinea Fedriga, è necessario coinvolgere e ascoltare i tanti attori in campo: dagli operatori turistici alle Pro loco, dalle guida agli albergatori e gli agenti di viaggio. Senza dimenticare ovviamente, insiste il leghista, gli enti locali, rispetto ai quali la Regione deve svolgere un'azione di coordinamento. Quanto alle priorità per l'azione a tutela del territorio, ognuno ha le sue. E nell'elenco spunta anche quale indicazione di nicchia, come la tutela dei pozzi artesiani invocata da Fraleoni Morgera.

Diego D'Amelio

 

ALESSANDRO FRALEONI MORGERA (5 Stelle) - «Basta collusioni con l'industria»
TRIESTE - «La Ferriera di Servola, la diossina fuori controllo nel Maniaghese, i fanghi industriali del lago di Cavazzo, le emissioni della centrale A2A di Monfalcone, gli odori molesti della Siot, i pozzi artesiani della Bassa friulana, le grotte del Carso invase da idrocarburi, l'amianto abbandonato sul Cellina, i giardini inquinati di Trieste». Quando si chiede ad Alessandro Fraleoni Morgera quali siano i problemi ambientali del Fvg, il candidato non si ferma più. «Non c'è crisi ambientale - dice il grillino - che non veda il M5s in prima fila, puntualmente contrastato da centrosinistra e centrodestra, sempre attenti a non disturbare la grande industria». Secondo Fraleoni Morgera, «per il M5s stare dalla parte dell'ambiente e della salute dei cittadini significa fare proposte concrete: controlli implacabili sui livelli di inquinamento come nel caso dei nostri test sui polli del Maniaghese, bonifiche delle aree inquinate, chiusura degli impianti che non rispettano i limiti di legge, incentivi per la loro riconversione, stop all'incenerimento dei rifiuti e appoggio convinto alle politiche per il riciclo, riuso e recupero dei rifiuti. E ancora: stop ai rigassificatori e a nuove centrali a combustibili fossili». Fraleoni non dimentica poi nodi quali «l'efficientamento del servizio idrico, misure urgenti contro il dissesto idrogeologico, tutela dei pozzi artesiani, delle aree protette e della biodiversità vegetale e animale. Su queste basi potremo promuovere un turismo più verde e sostenibile, leva fondamentale per la crescita economica della nostra regione».

(d.d.a.)

 

MASSIMILIANO FEDRIGA (Lega Nord)  - «Regia unica e più confronto»
TRIESTE - Massimiliano Fedriga propone un punto di vista "olistico" per misurarsi con i nodi dell'ambiente, del territorio e del turismo: «Serve un approccio non settoriale, come fatto finora. Politiche ambientali, identità territoriali e sviluppo turistico devono far parte di un unico piano strategico che consenta l'ottimizzazione degli investimenti». Per il candidato del centrodestra, «far questo significa individuare modelli di governance del territorio che devono avere come attori principali i Comuni, cui sommare gli esperti del settore: operatori turistici, guide, pro loco, albergatori e agenti di viaggio. Alla Regione spetta, invece, il delicato compito di coordinare le diverse realtà per fare sistema». Secondo Fedriga, il Fvg ha «un patrimonio ambientale e culturale ricchissimo che va preservato, valorizzato e pubblicizzato. Tale obiettivo può essere raggiunto con una semplificazione del quadro normativo e con una collaborazione sinergica tra pubbliche amministrazioni e privati, anche attraverso la formazione del personale, degli operatori e dei cittadini». L'impegno è a «cambiare passo attraverso il continuo confronto: da una politica ambientale volta solo a reprimere e chiusa su se stessa (e abbiamo visto che questo in realtà ha portato talvolta al mancato presidio e cura del territorio) a una gestione ambientale sostenibile che si confronti con tutti i settori, dalle infrastrutturazioni all'urbanistica, all'agricoltura. Una gestione in progress che rispetti i tempi dell'economia e le necessità delle comunità».

(d.d.a.)

 

SERGIO CECOTTI  (Patto per l'autonomia) - «Arpa inefficace Va riformata»
TRIESTE«La priorità è rifondare gli strumenti di governo ambientale del territorio». Sergio Cecotti, leader del Patto per l'autonomia, si cala anzitutto nelle necessità tecniche per la tutela dell'ecosistema del Fvg. Per l'ex governatore, «Valutazione di impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas) non sono più momenti partecipativi e pratiche efficaci sul piano scientifico, ma inutili passaggi burocratici». Il candidato pensa inoltre a una riforma dell'Arpa, sottolineando che «l'assenza di strumenti credibili di politica ambientale ha prodotto situazioni assurde come l'elettrodotto aereo Redipuglia-Udine e l'area a caldo della Ferriera di Servola. Serve poi un piano energetico "vero", che affronti i nodi a partire dalla decarbonizzazione della centrale di Monfalcone». Per la sicurezza del territorio, «la priorità sono le manutenzioni ordinarie e straordinarie delle opere di difesa del suolo dal rischio idrogeologico non effettuate in questi anni. Cento milioni di euro serviranno inoltre contro gli effetti dei mutamenti climatici». Alla cura del territorio si collega il turismo e Cecotti ritiene che vada «riqualificato quello "classico" montano e marino, in particolare con l'ammodernamento delle strutture ricettive». C'è poi un secondo asse: «lo sviluppo dei turismi tematici (ambientale, enogastronomico, culturale, artistico, sportivo, religioso, magico-mitico) il cui aggregato produce numeri di tutto rispetto. Su questi temi il Fvg più filo da tessere di altri. Ma bisogna crederci, pianificare e impegnarsi». (d.d.a.)

 

SERGIO BOLZONELLO (PD) - «Amianto zero e Sin bonificati»
TRIESTE«Un territorio curato e un ambiente sano sono elementi che valorizzano il turismo». Ed è alla luce di questo principio che Sergio Bolzonello, leader del centrosinistra, mette in campo «quelli che sono chiaramente tanti progetti per il Fvg e che passano per la conclusione della bonifica dei siti inquinati di Trieste e Torviscosa alla risoluzione degli storici problemi dell'Isontino sul fronte della depurazione delle acque». Bolzonello ricorda inoltre di avere «nel programma l'obiettivo amianto zero negli edifici attraverso gli aiuti della Regione, che possono essere implementati sia per lo smaltimento che per i lavori successivi». L'esponente del Pd ritiene inoltre che «un ruolo strategico è legato alle aziende agricole, preziose per valorizzare il territorio continuando a far progredire quel turismo "slow" che attrae sempre più persone. Anche i giovani stanno scoprendo il fascino dell'agricoltura e sempre di più scelgono di investire sulla terra: una decisione che alcuni anni fa poteva sembrare coraggiosa e che oggi li ha premiati». Sul turismo bisogna invece «proseguire su quanto avviato in questi anni dalla Regione, perché i numeri stanno premiando le nostre scelte con un milione in più di soggiorni e oltre 1.500 assunzioni nelle attività di alloggio e ristorazione. Quindi valorizzazione del territorio, penso anche al Collio/Brda che deve diventare patrimonio Unesco, e formazione delle persone. Tutto questo sotto una regia unica per tutta la regione perché non possiamo pensare a compartimenti stagni».

(d.d.a.)

 

 

POMERIGGIO - INCONTRO URBI ET HORTI

Alle 15, incontro nell'orto di Borgo S. Sergio (davanti Habitat Microarea, via Grego 48) su "Orticoltura pratica" con il maestro contadino Roberto Marinelli.

 

 

Predatori alati del Friuli Venezia Giulia.

Alle 18.30, nella sede dell'Alpina delle Giulie di via Donota 2 (IV p.), Enrico Benussi terrà una conferenza con immagini dal titolo: "Predatori alati, ma non solo, del Friuli Venezia Giulia. Dove vivono e come possiamo proteggerli". L'ingresso è libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 aprile 2018

 

 

Ortofrutticolo all'ex Duke - Il Comune si prende l'area
Ezit in liquidazione ha aggiudicato la struttura a un milione e 190 mila euro - Il sindaco Dipiazza: «Nel 2019 il trasferimento e Campo Marzio sul mercato»
Se tutto procede come Roberto Dipiazza immagina, tra un anno gli operatori all'ingrosso del Mercato ortofrutticolo potranno vendere il loro prodotto nel capannone ex Duke in via Ressel, capannone di 2515 metri quadrati che il Comune si è aggiudicato ieri mattina e che provvederà a ristrutturare nei prossimi mesi. Il commissario liquidatore dell'Ezit, Paolo Marchesi, ha comunicato nella tarda mattinata che sull'area ex Duke era pervenuta una sola offerta, quella del Comune, pari a un milione 190 mila euro, valore di poco inferiore alla stima del bene. Dipiazza era comprensibilmente contento, perché, come dicono i giocatori di biliardo, ha fatto filotto: sposta il mercato in zona industriale (tra l'altro nel territorio comunale di San Dorligo) e libera l'ampio perimetro Campo Marzio-Giulio Cesare-Ottaviano Augusto che oggi ospita la struttura mercatale. Perimetro che cinge un'area di prelibata qualità urbanistica e immobiliare, in quanto posta sulle Rive, a quattro passi dal centro, ben servita dal trasporto pubblico. Dipiazza ritiene realistico metterla sul mercato nella seconda parte del 2019, dopo che il Municipio avrà riallestito il Mercato ortofrutticolo nella nuova sede. Valore di 26 milioni di euro. Il sindaco già prevede e pregusta la trasformazione della vecchia e sciupata area annonaria in qualcosa di prestigioso: per dimostrare il livello di attenzione suscitata dal perimetro davanti alla Sacchetta, squaderna il primo progetto di massima che gli è stato consegnato la settimana passata: non vuol fare nomi, ma parla di un investimento da 90 milioni di euro, con un cronoprogramma di due anni e mezzo. Investimento articolato in alberghiero, residenziale, direzionale, sportivo, commerciale. L'uno-due galvanizza il primo cittadino. «Siamo finalmente venuti a capo di una procedura durata un anno e mezzo, quando avremo effettiva disponibilità dell'ex Duke bandiremo una gara per progettarne ripristino e riconversione». Davanti al capannone sarà realizzata una caffetteria e il Mercato - anticipa Dipiazza - non sarà direttamente condotto dal Comune ma verrà dato in gestione esterna. Il sindaco pensa di aver portato a termine un buon affare: l'area ex Duke è di poco inferiore ai 290 mila metri quadrati, di cui 2.515 coperti e 13.815 scoperti, 7.200 mq dei quali edificabili. Non ha problemi di amianto, non è soggetta a operazioni di bonifica non essendo inserita nel Sito di interesse nazionale, è prossima al raccordo con la Grande viabilità. Il capannone, costruito nella seconda metà degli anni '70, contiene un magazzino, varie celle frigorifere, uno spaccio di vendita. Anche Lorenzo Giorgi, che fin dall'inizio ha seguito l'operazione come assessore al Commercio, plaude al lieto compimento del lungo fraseggio con l'Ezit. Ma non solo con Ezit: perché ragioni di glasnost amministrativa avevano consigliato al Comune di sondare quali altri opportunità erano offerte dal territorio per insediarvi il Mercato. Due le risposte giunte in piazza Unità nello scorso ottobre: sappiamo di quella firmata Ezit, mentre l'altra - curiosamente - era stata prospettata dal curatore fallimentare della Duke, Emilio Ressani, e riguardava lo stabilimento salumiero vero e proprio, anch'esso situato in via Ressel. La concorrente presentava un prezzo sicuramente migliore, 500 mila euro, ma le condizioni del fabbricato erano molto peggiori. Fatto sta che il Comune aveva ritenuto più consono al proprio fabbisogno l'ex Duke. Ma Ezit non poteva cedere un proprio asset senza che vi fosse verifica di proposte migliorative: allora avanti con l'asta, che ieri mattina ha ottenuto l'esito di cui sopra. Adesso deve essere stilato l'atto di vendita in un arco di tempo di sessanta giorni. Le parti sono interessate ad accorciare quanto prima i termini: Dipiazza vuole entrare in possesso dell'ex Duke per rispettare la "staffetta" tra Mercato e cessione di Campo Marzio. Marchesi conclude il mandato commissariale il 30 giugno e intende incassare il più rapidamente possibile.

Massimo Greco

 

E oggi in giunta il Parco del mare - Variante sul progetto nell'ex Portolido. Già passata intanto la modifica alla Fiera
A Churchill gliene bastavano due, a forma di V. A Dipiazza di dita gliene servono tre: «Ieri mattina il Mercato ortofrutticolo, lunedì sera la variante urbanistica sulla Fiera e infine, previsto oggi nel menu della giunta, il Parco del mare. Una settimana importante», riassume. Cominciata lunedì sera con un serrato dibattito consiliare, dove le opposizioni dei Cinquestelle e dei "dem" hanno contestato la variante che consente all'investitore austriaco Walter Mosser, acquirente dell'area dell'ex Fiera, di realizzare un centro commerciale, in precedenza non contemplato dalla pianificazione comunale. Le opposizioni hanno sollevato varie questioni, sia nel merito - le grandi strutture commerciali rovinano le piccole imprese - che nella procedura - la variante viene portata in aula dopo l'asta. Alla fine la proposta giuntale è passata e Mosser, che non pensa al residenziale, potrà dedicarsi a negozi, ristoranti, fitness. Altro appuntamento strategico è quello con il Parco del mare. Dipiazza aveva preannunciato a fine marzo che la modifica al Piano regolatore, relativamente all'ex area di Portolido, in precedenza occupata dalla Cartubi quasi di fianco al "Pedocin", sarebbe approdata in giunta in aprile: così oggi pomeriggio ci sarà il vaglio dell'esecutivo comunale. Poi correranno 50 giorni per le osservazioni, in seguito alle quali la delibera arriverà in Consiglio comunale. La zona attorno alla Sacchetta è destinata, con Parco del mare e trasloco dell'Ortofrutta, a un radicale cambiamento.

 

 

Il regno Greensisam nel piano alienazioni - l Municipio pronto a inserire nell'elenco i cinque magazzini del Porto vecchio in mano a Maneschi. Valgono 16 milioni
Sedici milioni e 100 mila euro. Tanto valgono i 37 mila metri quadrati (18.052 dei quali edificati pari a 5 magazzini e 17.948 liberi da costruzioni) di Porto vecchio. Praticamente: 465 euro a metro quadrato. Prendendo questo valore, il Porto vecchio (600 mila mq) vale complessivamente 279 milioni. La perizia di stima, acquisita il 23 marzo scorso, riguarda i 5 magazzini della concessione novantennale di Greensisam che andranno a integrare il Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliare del prossimo bilancio. Lo si è appreso ieri nel corso della riunione congiunta delle Commissioni II e IV chiamate a discutere la proposta di deliberazione consiliare: "documento unico di programmazione Dup 2018-2020 e bilancio di previsione 2018-2020". L'emendamento è stato illustrato dal presidente della II Commissione Roberto Cason e subito rinviato a un'altra seduta per un ulteriore approfondimento. La vendita del complesso Greensisam, che rappresenta una sorta di porta d'ingresso del Porto vecchio alla città, è un passaggio obbligato dopo la sdemanializzazione dell'area. Il canone di concessione dei 5 magazzini è stato riconvertito nel canone di locazione (in vigore dal primo gennaio 2017) pari a 509 mila euro all'anno. L'incasso del bene, che andrà all'asta, sarà interamente girato all'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale per la gioia del presidente Zeno D'Agostino che dovrà reinvestirlo in ambito portuale (magari valorizzando i punti franchi spostati altrove). Era una delle condizioni per la sdemanializzazione previste nel famoso emendamento dell'ex senatore Francesco Russo. All'amministrazione comunale, come ha fatto presente il segretario generale Santi Terranova, spetterà solo una commissione da agenzia immobiliare per la mega operazione: «Un compenso da sensale». Quello di Greensisam, come ha lasciato intendere di recente il sindaco, è un affare da 200 milioni di euro, che dovrebbe portare alla nascita di hotel fronte mare, oltre a strutture di servizi e residenziali. Gli acquirenti con cui sta trattando Greensisam sono dei fondi d'investimento dell'Europa centrale (la porta in Baviera passando per l'Austria). Non è detto però che sarà Greensisam del patron Pierluigi Maneschi ad aggiudicarsi all'asta i 5 magazzini della vecchia concessione. In questo caso, però, il compratore potrebbe dover attendere 74 anni (quello che resta della concessione novantennale rilasciata nel 2001) prima di entrare in possesso del bene. Greensisam, infatti, potrebbe continuare a gestire l'area pagando un canone di affitto di 509 mila euro annui. Non mancano però le perplessità sulla titolarità dell'area legata al famoso allegato VII del trattato di pace. «Non si può sdemanializzare qualcosa che non è del demanio. Stiamo violando la legislazione internazionale» ripete come un mantra il capogruppo della Lega Paolo Polidori ogni volta che si tocca il Porto vecchio. Secondo lui vendere un pezzo del Territorio libero di Trieste sarebbe come la vendita della Fontana di Trevi tentata da Totò.

Fabio Dorigo

 

 

Viaggio nel Polo intermodale - il gigante e' ancora in letargo

Luci e ombre a un mese esatto dall'inaugurazione della struttura di Ronchi - In attesa di nuovi voli e passeggeri, fra utenti soddisfatti e il park semideserto.

RONCHI DEI LEGIONARI - Un gigante ancora in letargo, che aspetta la primavera degli aerei con la privatizzazione dell'aeroporto, e chissà, forse quella dei collegamenti via rotaia (un miraggio se di mezzo ci sono Trenitalia e Rfi). È passato un mese dall'inaugurazione del polo intermodale dell'aeroporto di Trieste a Ronchi dei Legionari, ma come era immaginabile è ancora presto anche per fare bilanci, e questa nuova infrastruttura, davvero bella come l'aeroporto che sta cambiando e sta mettendo il vestito nuovo, è ancora addormentata in un sonno profondo. Non sono bastate le nuove tendenze dei residenti del monfalconese, che hanno spostato il loro baricentro logistico da Monfalcone a Ronchi dei Legionari per partire da questa nuova stazione che assomiglia tanto a quelle di una metropolitana di una città europea, a creare un traffico significativo. Anche Stelio Vatta, project manager del nuovo polo intermodale, che ogni giorno percorre un paio di volte la lunga passerella che collega la stazione ferroviaria all'aeroporto per vedere che tutto funzioni, tra i più entusiasti promotori della nuova struttura che ha fatto e visto nascere è conscio che ci vorrà del tempo perchè decolli. «Ci vuole pazienza - commenta con un sorriso mentre ti accompagna lungo il lungo corridoio con occhio vigile sulle passerelle mobili - la gente ha le sue abitudini, per cambiarle ci vorrà ancora del tempo». Stelio Vatta se ne va, rientra in ufficio, e l'imponente e lunga passerella torna vuota e silenziosa, tanto da far risaltare in sottofondo il soffio del vento caldo della primavera che sta facendo rifiorire tutta la campagna intorno e porta dentro nuovi profumi. Dall'altra parte il grande parcheggio esterno è praticamente semivuoto, a contarle non ci saranno nemmeno cinquanta vetture. L'unico abbastanza pieno è il park multipiano che si affaccia sulla stazione aeroportuale e sull'arteria stradale, e vista la distanza da percorrere è più facile che si tratti di clienti dell'aeroporto e non della stazione ferroviaria. E con l'arrivo dell'aereo da Roma delle 10 la struttura si anima un poco. Un paio di persone si presentano alla fermata sottostante dell'Apt, c'è il bus che porta a Trieste e che parte alle 10.30. «Il tragitto dura cinquanta minuti, ma è l'unico modo per garantire le fermate lungo il tragitto - racconta l'autista - altrimenti per andare a Trieste direttamente c'è il treno, sta 25 minuti. Il bus però è molto più frequente». Non vale la pena attendere più di tre quarti d'ora il treno che parte appena alle 11.17. Il numero delle persone però è ridotto al minimo. Passa una signora che ha appena lasciato la nipote in aeroporto. «Cosa vuole ho dovuto farlo, è girovaga, mi ha chiesto di accompagnarla» commenta con una battuta e chiede come fare per pagare il ticket del parcheggio. «Se sapevo che c'era tutta questa trafila del biglietto venivamo a piedi, tanto cosa vuole che sia venire da Ronchi». Parte il bus, va via anche la signora e torna il silenzio. Sale di attesa e biglietteria con tanto di porta aperta sono deserte, come i bagni, si vede comunque che sono stati usati, alcuni sono sporchi. C'è già cattivo odore e acqua per terra, mancano i supporti per la carta igienica e pure le salviette per asciugarsi le mani. La stazione ferroviaria si anima poco prima del treno delle 11.17, alla fine si contano sette persone. Due uomini d'affari stranieri, una ragazza con il trolley, un'anziana che è arrivata da qualche paese vicino con i giornali e la borsetta, diretta a Trieste, un extracomunitario vestito alla moda che timbra il biglietto. Poi due ragazzi stranieri, parlano inglese, sono arrivati in aeroporto una settimana fa, hanno preso un'automobile a noleggio e hanno fatto un giro in regione. Ora l'hanno riportata al noleggio e prendono il treno per Trieste: sono diretti in Croazia. Gli unici finora ad aver colto in pieno tutte le potenzialità ancora inespresse del polo intermodale. Arriva il treno, scendono due persone dirette all'aeroporto. All'esterno sulle banchine continuano a lavorare almeno una decina di operai che stanno ultimando gli impianti, passano i cavi, altri controllano i sistemi informatici dei distributori automatici dei biglietti, altri ancora il funzionamento delle scale mobili. Il polo intermodale non è ancora ultimato, ci sono ancora lavori da fare. Un gigante bellissimo, ancora addormentato.

Giulio Garau

 

L'ISPEZIONE - Il sogno: pendolari in bici - Lamentele dai taxisti
RONCHI DEI LEGIONARI - La curiosità è davvero tanta e lo si vede dalla mole di persone che, quotidianamente, entra e visita una realtà che, sino a poco più di un anno fa, era solo nell'immaginario della gente e nelle tavole dei tanti elaborati realizzati prima di aprire il cantiere. C'è grande aspettativa sul ruolo che potrà recitare il polo intermodale di Ronchi dei Legionari all'interno del sistema dei trasporti del Friuli Venezia Giulia. Ed ancor di più per ciò che potrebbe offrire all'utenza della bisiacaria. Un punto di riferimento accessibile ed immediato, che offra vantaggi e possa essere considerato qualcosa di indispensabile per la mobilità delle persone. Altrimenti non si spiegherebbero le tante prese di posizione, le richieste, il numero considerevole di post che invadono i social. Ciò che sta a cuore, tra le altre cose, è l'accessibilità delle biciclette. Ed è per questo che Bisiachinbici e la Fiab hanno elaborato un report il cui fine è quello di valutare la mobilità ciclistica all'interno del polo e il suo collegamento con la viabilità esterna, mettendo in evidenzia i punti di forza ma soprattutto le criticità, con l'obiettivo di porne rimedio nell'ottica di favorire gli spostamenti in bicicletta in ingresso ed uscita al polo. Molto dipenderà anche dalla realizzazione delle piste ciclabili, sistema che dovrà essere realizzato dall'amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari.Il trasporto pendolare potrebbe, a detta delle due organizzazioni, avere una grossa spinta da questa infrastruttura. Vista la non gratuità dei parcheggi auto è infatti presumibile ipotizzare che gli spostamenti verso la stazione, da parte di chi la utilizzerà quotidianamente, possano dirottarsi verso l'uso della bicicletta. A patto, però, di fornire l'accesso alla stazione con comode e sicure piste ciclabili e di dotarla di adeguati stalli per le bici. Come per la viabilità su quattro ruote, anche per le bici l'unico accesso alla stazione ferroviaria avviene dalla corsia Sud della regionale 14, in direzione del centro abitato ronchese. Arrivati però sul punto in cui è previsto l'ingresso della ciclabile ecco il primo problema. Davanti all'imbocco della ciclabile è stata realizzata una zebratura, strisce bianche a 45°, che indica inequivocabilmente un'isola di traffico. Per definizione del codice della strada l'isola di traffico è una zona in cui è vietato il traffico e la sosta dei veicoli, qualunque essi siano. La pista ciclabile c'è ma è irraggiungibile, a meno di infrazioni del codice.«L'area di sosta delle bici - si legge nel report - è posizionata sotto la parte terminale del ponte, in prossimità degli ascensori che portano ai binari. Assolutamente inadeguate sono le rastrelliere porta bici. La tipologia è quella che peggio si consiglia per contrastare i furti. Non è possibile agganciare le bici con lucchetti da nessuna parte se non nel poggia ruota, a cui peraltro non è facile riuscire ad agganciare il telaio». Perplessità arrivano anche dai taxisti che operano nella zona. «I taxi esterni all'aeroporto che porteranno i clienti al nuovo polo - afferma un operatore - dovranno pagare un extra, perché è stato deciso che chi di noi passa al parcheggio P4, obbligatorio per la sosta breve, da 3 volte massimo in un giorno a 12 in un mese deve fare un abbonamento a scelta tra 300 euro per 100 entrate o 100 euro per 30 entrate, numeri ridicoli da superare. Questo significa pesare sulle tasche della gente e rovinare un servizio già piegato a causa della concorrenza».

Luca Perrino

 

Conto alla rovescia per la privatizzazione - in lizza le maggiori società aeroportuali
Il Trieste Airport potrebbe entrare nella galassia di Save, la società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso e che detiene il 40% di quello di Verona ed il il 27,65% dell'aeroporto belga di Charleroi. E' presto per dire quali realtà parteciperanno all'asta per la vendita del 45% del capitale, con opzione per un ulteriore 10%, il cui termine è stato fissato per il 6 giugno. Ma il presidente di Save, Enrico Marchi, che ieri ha presentato il volo diretto di American Airlines per Chicago, operativo dal 5 maggio, ha già fatto intendere che l'interesse è concreto. Accanto a Venezia potrebbero esserci Atlantia, che fa capo a Benetton e che controlla la società Aeroporti di Roma, il fondo privato F2i, azionista di riferimento di SEA Aeroporti di Milano e presente a Napoli, Torino, Bologna e Alghero, ma anche Fraport, che controlla 14 scali greci e detiene il 75% dell'Aeroporto di Lubiana. Interesse anche da Aéroports de Paris, ma soprattutto Everbrigh di Hong Kong, che ha Tirana.

(lu.pe.)

 

Insieme a Piazza Europa ecco Park&Bus - Il servizio consentirà di lasciare l'auto nei parcheggi e arrivare in centro con i mezzi senza pagare il biglietto
Torna il Park&Bus gratuito in occasione di Piazza Europa 2018. Il servizio, che ha mostrato di essere molto apprezzato da triestini e turisti durante le scorse festività natalizie e nei giorni di carnevale, è promosso e sostenuto da Trieste Trasporti (gruppo Arriva) in collaborazione con il Comune di Trieste ed Esatto. Anche questa volta il Park&Bus consentirà di lasciare l'automobile in apposite aree semiperiferiche e di raggiungere il centro città in autobus senza dover pagare il biglietto. Cinque i parcheggi coinvolti: Opicina (quadrivio, lato Banne), via Flavia (piazzale Cagni), Chiarbola (piazzale delle Puglie), Barcola (piazzale 11 Settembre) e via Carli. In ciascun parcheggio sarà delimitata un'area dedicata all'iniziativa. Il servizio sarà attivo dal 22 al 25 aprile: si potrà parcheggiare gratuitamente nelle aree indicate dalle 10 alle 20 di domenica e mercoledì e dalle 15 alle 20 di lunedì e martedì. Il personale addetto, presente sul posto, consegnerà agli utenti un biglietto per viaggiare sui normali autobus di linea fino alla mezzanotte di ciascuna giornata (senza la necessità di dotarsi di ulteriori titoli di viaggio). Il biglietto dovrà essere obliterato nel viaggio di andata e dovrà essere esibito a richiesta dei verificatori a bordo dei mezzi. Per l'occasione, grazie a Esatto, sarà gratuito anche il parcheggio di via Carli (normalmente a pagamento). Nei giorni di Piazza Europa sono anche previste alcune deviazioni ai normali percorsi di linea, in virtù della chiusura al traffico di via Mazzini (nel tratto compreso fra via Imbriani e le rive) dalle 15 di sabato 21 aprile all'ultima corsa di mercoledì 25 aprile. In particolare saranno soggette a modifiche le linee 4 (direzione piazza Tommaseo), 5 (entrambe le direzioni), 9 (entrambe le direzioni), 10 (entrambe le direzioni, con capolinea in piazza della Borsa), 11 (direzione corso Italia), 17 (direzione piazza Tommaseo), 18 (direzione corso Italia), 24 (entrambe le direzioni), 25 (direzione corso Italia), 28 (direzione piazza Tommaseo), 30 (entrambe le direzioni) e A (entrambe le direzioni). I dettagli dei percorsi modificati sono disponibili sul sito www.triestetrasporti.it alla sezione Ultima Ora. Aggiornamenti anche su Twitter (@triestetrasport) e sul canale Telegram del Comune di Trieste.

 

Decolla l'infopoint - E Muggia si candida hub del cicloturismo
Entro maggio la riapertura dell'ex Pro loco in piazzale Caliterna - Offrirà innovativi pacchetti dedicati in particolare alle due ruote
MUGGIA «Muggia come hub del turismo sostenibile dell'Adriatico settentrionale». È un nome importante quello scelto per il progetto elaborato dal Gal Carso, e sottoscritto dal Comune di Muggia, con un unico grande ed ambizioso obiettivo: rilanciare il turismo nella cittadina. In base alla nuova convenzione stipulata appunto in questi giorni tra i due enti, il nuovo infopoint verrà realizzato in piazzale Caliterna, nella palazzina utilizzata sino all'aprile dello scorso anno dalla Pro loco di Muggia. «Vogliamo aprire al pubblico un punto informativo per turisti e residenti, dotato di servizi gestiti da operatori commerciali e non», spiega l'assessore alla Promozione della città Stefano Decolle. Previsti, dunque, noleggio e tour guidati con e-bike, biciclette e segway. Ma anche servizi di incoming, esperienze attive e pacchetti turistici, nonché la rivendita di prodotti del territorio. La durata del comodato d'uso della palazzina sarà di tre anni con possibilità di rinnovo per altri tre anni. Il Comune erogherà al Gal esattamente 91 mila e 540 euro per i prossimi tre anni, di cui 41 mila e 655 euro per il personale. «Il contributo potrà essere rivisto annualmente in considerazione dell'eventuale ampliamento concordato delle attività o in ragione del significativo mutamento dei costi connessi alla loro organizzazione», viene puntualizzato nella convenzione. La manutenzione straordinaria dei vani sarà di competenza del Comune. Queste, dunque, le premesse. In realtà ora spetta al Gal individuare concretamente il gestore del punto informativo, nonché gli operatori che forniranno i vari servizi ad esso collegati secondo gli indirizzi e gli obbiettivi fissati, «osservando le regole di trasparenza e di libera concorrenza su cui deve improntarsi l'azione pubblica amministrativa». Per quanto riguarda invece gli orari di apertura questi dovranno essere ancora concordati con l'amministrazione comunale, anche se il Gal ha già proposto nel proprio progetto una copertura di sei giorni su sette (esclusa la giornata del mercoledì) con orari 9-12 e 17-20. Nel progetto sono stati altresì presentati gli obiettivi generali. Innanzitutto creare un infopoint che coniughi servizio pubblico e approccio professionale privato. L'infopoint dovrà dunque vendere «esperienze turistiche» e pacchetti basati su Muggia e dintorni. Altro aspetto fondamentale è che nei servizi offerti saranno coinvolte concretamente le aziende e le associazioni di Muggia. Per quanto riguarda il personale operativo la gestione sarà basata su un staff di due lavoratori a contratto per sei mesi, staff che «auspicabilmente» dovrà essere trilingue, ossia in possesso della conoscenza di inglese, tedesco e, naturalmente, italiano. Tra le proposte previste anche l'incentivo al pernottamento sul territorio (alberghi, residence, agriturismi e bed and breakfast), una scelta dettata proprio dal desiderio di trasformare Muggia da zona di passaggio a vera e propria zona di sosta del turismo, in particolare quello sostenibile dato dalle biciclette. Una scommessa che dovrebbe iniziare entro maggio, il mese previsto per l'apertura del nuovo corso turistico della cittadina, intesa ora, come detto, come «hub del turismo sostenibile dell'Adriatico settentrionale».

Riccardo Tosques

 

 

Allevare suini? «Una bomba ecologica» - Il report della Ong "Terra!": falde acquifere minacciate dagli scarti. Un pieno di antibiotici finisce nei terreni
ROMA - Il prosciutto è una squisitezza. Peccato che, come rivela un rapporto della Ong ambientalista "Terra!", la filiera nazionale del prosciutto sia del tutto insostenibile dal punto di vista ambientale. Anzi: va considerata una vera e propria bomba ecologica. Basti pensare che i 12 milioni di maiali macellati ogni anno nel nostro paese - la gran parte impiegati per produrre Parma e San Daniele, i cui disciplinari prevedono che gli animali siano nati, allevati e macellati in Italia - producono annualmente una quantità spaventosa di escrementi: ben 11,5 milioni di tonnellate l'anno, quasi tutte smaltite in modo inquinante, ovvero sparse sui campi mettendo in pericolo le falde acquifere. È come se ci fosse una popolazione aggiuntiva di 25,5 milioni di persone non collegate alla rete fognaria. Ma questa è solo una delle inquietanti rivelazioni del rapporto «Prosciutto Nudo», che mette nel mirino le conseguenze dell'allevamento industriale intensivo, una tecnica inventata negli Usa negli anni '70 ormai dilagata nel mondo. «Una tecnica - spiega il giornalista e scrittore Stefano Liberti, autore del rapporto - che permette grande efficienza, grandi produzioni a basso prezzo per i consumatori e grandi profitti. Ma che scarica all'esterno le conseguenze negative per la salute del territorio, delle persone e degli animali. Un modello insostenibile». L'88% dei maiali presenti nel nostro Paese (come detto, 12 milioni l'anno, oppure 8,6 milioni considerando che la «speranza di vita» di un suino da noi è di soli nove mesi) è rinchiuso in pochi (circa il 10%) allevamenti di grandi dimensioni, con più di 500 capi. Lager dove i suini trascorrono la loro breve vita senza mai uscire all'aria aperta, spesso in gabbie singole, senza possibilità di movimento, imbottiti di antibiotici per evitare malattie e ingrassare presto. La stragrande maggioranza degli allevamenti italiani è concentrata in un'area ristretta: pochi chilometri quadrati tra Mantova, Brescia, Reggio Emilia e Modena. Quasi la metà dei maiali si trova in Lombardia, con ben 3.937.201 capi. Il record è in provincia di Brescia, con 2.180 allevamenti e 1.289.614 suini. Considerando che un suino in un anno «produce» 15 volte il suo peso in deiezioni, questo liquame orrendo pieno di azoto, fosforo e potassio invece di diventare utile biogas va sui campi e poi nelle falde acquifere. Insieme alle feci, vanno anche i molti farmaci somministrati agli animali. Il 68% degli antibiotici consumati in Italia è somministrato negli allevamenti, tre volte più che in Francia, quasi come negli Usa e in Cina. Medicinali che finiscono nelle falde acquifere, a peggiorare il fenomeno sempre più allarmante dell'antibiotico resistenza, che dà vita a ceppi di batteri sempre più difficili da vincere. Infine, i costi ambientali in senso esteso: per far funzionare una filiera così divoratrice di risorse, occorrono 3,5 milioni di tonnellate di mangimi (in prevalenza importati, in prevalenza OGM), e tantissima acqua. Risultato: per produrre un chilo di prosciutto servono 4 chili di cereali, 6.000 litri d'acqua, 1,4 mg di antibiotici. Con il sottoprodotto di 11 chili di feci, e 12 chili di emissioni di CO2. Che fare? "Terra!" propone di ridurre drasticamente i consumi di carne. «Intanto - spiega il direttore Fabio Ciconte - bisogna dare ai consumatori un'etichetta trasparente, che riveli la provenienza da allevamento intensivo e gli impatti associati. Contribuendo così a rompere quella distanza cognitiva che si è venuta a creare tra la carne che consumiamo e l'animale da cui proviene». E poi, tornare agli allevamenti tradizionali all'aperto, oggi per fortuna in ripresa, come quelli della Cinta Senese o della Mora Romagnola. Ma noi consumatori capiremo che di prosciutto sostenibile ce ne sarà poco e costerà caro?

Roberto Giovannini

 

 

San Dorligo, polemica sulla gestione dei rifiuti - L'opposizione: «Le quantità censite calano, i costi no». La replica: «È semplicemente salita la differenziata»
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Tema immondizie sempre caldo a San Dorligo della Valle. È di Boris Gombac, capogruppo di Uniti nelle tradizioni in Consiglio comunale, un nuovo attacco alla giunta del sindaco Sandy Klun. «Nel secondo semestre del 2017 - scrive Gombac in una nota - con l'arrivo della A&T 2000 spa nella gestione dello smaltimento si sono volatilizzate 241 tonnellate di rifiuti. Siamo passati dalle 959 del primo semestre 2017 alle 718 del secondo. Un calo ancora più significativo - prosegue - se si ricorda che nel 2005, prima dell'introduzione della raccolta differenziata, i rifiuti del nostro Comune ammontavano a 2.600 tonnellate l'anno. Avanti di questo passo - insiste Gombac - il problema rifiuti si risolverà da solo, perché non ne avremo più. Tutto questo però - conclude - non ha comportato un proporzionale calo dei costi a carico dei cittadini, anzi. Abbiamo un costante aumento dei costi sia fissi sia variabili, mentre dovrebbe essere il contrario».«La modifica del sistema di raccolta - replica Klun - aveva come obiettivi la riduzione del rifiuto indifferenziato, il più inquinante e costoso, l'aumento dei quantitativi raccolti di umido e l'eliminazione dei conferimenti impropri e abusivi. La puntuale riorganizzazione del servizio, fatta con A&T 2000 - aggiunge il sindaco - ha richiesto senz'altro investimenti, che si traducono in costi fissi, ma ha permesso di raggiungere pienamente e fin da subito gli obiettivi, inclusa la riduzione dei costi totali del servizio. Infatti - prosegue Klun - come si evince dal Piano finanziario si è riusciti a superare il minimo di legge del 65% nella differenziata, mentre nel 2016 e nel primo semestre del 2017 si era arrivati solo al 56%. Nel secondo semestre del 2017 si è raggiunto il 68,29%, percentuale in ulteriore aumento nell'anno in corso, si è ridotta la produzione del rifiuto indifferenziato, proprio grazie al nuovo sistema di raccolta, che ha contribuito ad eliminare i conferimenti impropri e abusivi, sono aumentate le quantità raccolte di umido ed è notevolmente migliorata la qualità dei rifiuti differenziati raccolti. I dati sui rifiuti, snocciolati nel tentativo di sostenere tesi quanto meno bizzarre - conclude Klun - confermano invece il buon esito delle iniziative dal Comune. I rifiuti non si sono volatilizzati, ma la loro riduzione è proprio il risultato voluto».

(u. s.)

 

 

Bubo e poi Anacleto, due gufi reali all'Enpa nel giro di 15 giorni

Alla struttura di via De Marchesetti ospite anche una poiana - Il coordinatore Fvg Urso ai giovani: «Servono nuovi volontari»
È arrivata la primavera e con essa, all'Enpa di Trieste, è giunto il tempo di accogliere nuovi ospiti. Dopo aver concluso il 2017 con numeri davvero sorprendenti (2.706 gli animali accolti e curati nella struttura, oltre 3.000 calcolando anche quelli soccorsi all'esterno) l'Ente nazionale protezione animali di via De Marchesetti promette di confermare anche nel 2018 il proprio ruolo decisivo nella salvaguardia e nella cura degli animali di fauna selvatica e non solo. Da poco all'Enpa sono infatti arrivati due ospiti "d'eccezione"... Senza nulla togliere agli altri amici ospitati dalla struttura, non si può che rimanere incantati alla vista dei due meravigliosi gufi reali da poco giunti in sede. Bubo (dal nome scientifico Bubo bubo) e Anacleto, questi i nomi assegnati dai volontari ai due giovani esemplari maschi, sono stati accolti nella struttura a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Bubo, a cui manca una zampa, è stato trovato nella zona di Campanelle circa un mese fa. Non gli fa certo difetto la curiosità: ecco allora che è sua abitudine scrutare chi lo osserva, facendo capolino dal nido appositamente preparato e dipinto per lui dai volontari. Solo quindici giorni dopo l'arrivo di Bubo, un altro esemplare di gufo reale, il bellissimo Anacleto, è stato trovato nella zona di Muggia e poi accolto dall'Enpa per essere curato e rimesso infine in libertà: «Il fatto che ogni anno - spiega la presidente, Patrizia Bufo - arrivi nella nostra struttura almeno un esemplare di gufo reale, fa ben pensare come la nostra provincia rimanga sempre ricca di fauna selvatica». Oltre a Bubo e Anacleto questa primavera ha portato anche un bell'esemplare di poiana, che sarà liberata lunedì, in occasione della visita in sede di una scolaresca. Ad essere liberato a breve, tra 20 giorni circa, sarà anche uno scoiattolo ospite in via De Marchesetti ormai da più di un anno. Ospiti che vanno, ospiti che vengono. Ma la certezza dell'Enpa di Trieste resta Circe, il meticcio di cinghiale che da quattro anni si fa "viziare" da visitatori e volontari, che non possono resistere alla sua simpatia. In merito al ruolo prezioso svolto all'interno e all'esterno della struttura, Gianfranco Urso, coordinatore regionale dell'Enpa, che lo scorso 13 marzo ha festeggiato i suoi primi 50 anni di volontariato all'Ente nazionale protezione animali, ci tiene a comunicare che «l'attività, diurna e notturna, di recupero in città e provincia di animali feriti svolta sin qui dai volontari della protezione animali, a partire dal 1° maggio sarà di competenza della Regione Fvg. Il problema è che - sottolinea Urso - a coprire il servizio notturno volontario siamo in pochi e "vecchi". Manca dunque un ricambio generazionale: è per questo che rivolgiamo un appello alle nuove generazioni affinché possano portare avanti un servizio che è diventato un punto fermo per i triestini e non solo. Voglio rassicurare tutti che la nostra instancabile squadra di volontari sarà sempre disponibile al soccorso in strada, almeno durante il giorno. Perché l'Enpa c'è, sempre».

Alexandra Del Bianco

 

 

Cultura e Ferriera per Bolzonello

Il candidato presidente del Fvg sostenuto dal centrosinistra, Sergio Bolzonello, sarà impegnato oggi dalle 9 alle 11.30 in alcune interviste tv, alle 12 nel confronto Confcooperative, alle 14 sempre a Trieste in un incontro con operatori del cinema e della cultura e alle 15 parteciperà a un incontro organizzato da Legambiente sul tema della Ferriera.

 

 

Comitato Dolci - Raduno anti-guerra in piazza Unità

Il Comitato Dolci chiama i cittadini alla mobilitazione, presso la targa che ricorda le leggi razziali in piazza Unità, domani alle 17.30, per un raduno contro «la guerra mondiale a pezzi evocata da papa Francesco» che «avanza e colpisce Siria e Palestina mentre trovano ospitalità a Trieste navi impegnate in raid missilistici e manovre prebelliche col supporto aereo della base di Aviano». Il Comitato Dolci, che dedica l'iniziativa a Patrizia Vascotto, recentemente scomparsa, per la sua «testimonianza di pace e convivenza tra i popoli»,torna pure a polemizzare con il sindaco che «ha negato al Comitato Pace l'utilizzo dei luoghi pubblici» e «concede i permessi a sua discrezione e gradimento, anche politico, alla vigilia del 25 aprile».

 

 

BANCHETTO INFORMATIVO AMIANTO

L'Associazione europea rischi amianto comunica che dalle 9 alle 12 in piazza della Repubblica, a Muggia, allestirà, in collaborazione con lo Spi-Cgil, un banchetto informativo sulle problematiche relative all'amianto.rotary clubtriestennI soci del Rotary Club Trieste si riuniscono alle 13, nella sede del Club. Il consocio Marcello Billè illustrerà lo stato dei lavori della Commissione progetti, da lui presieduta.

 

 

POMERIGGIO INCONTRO SULL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

Dalle 17.30, alla sala Arac del Giardino pubblico, "Pratiche colturali e scelta delle orticole in agricoltura biologica" con Daniela Peresson (agronoma).

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MERCOLEDI', 18 aprile 2018

 

 

Plastica: creato un enzima che può mangiarla

Gli scienziati dell’Università di Portsmouth hanno creato un enzima mutante capace di mangiare la plastica. La svolta, stimolata dalla scoperta di batteri che mangiano plastica in una discarica giapponese, potrebbe aiutare a risolvere la crisi globale dell’inquinamento plastico, consentendo per la prima volta il pieno riciclaggio delle bottiglie.

Alcuni si ricorderanno che nel 2016 era stato scoperto il primo batterio che si era evoluto naturalmente per mangiare la plastica, trovato in una discarica di rifiuti in Giappone. Ora, gli scienziati sono riusciti a comprendere la struttura dettagliata dell’enzima cruciale prodotto da tale batterio, modificandolo per vederne l’evoluzione. I test hanno però dimostrato che inavvertitamente avevano reso la molecola ancora più efficace nel degradare la plastica PET (polietilene tereftalato) utilizzata comunemente per le bottiglie delle bibite. L’enzima mutante impiega alcuni giorni per iniziare a scomporre la plastica, ma lo fa comunque molto più velocemente del tempo che impiega il processo naturale negli oceani. I ricercatori sono ottimisti che questo processo possa essere ulteriormente accelerato e diventare attuabile su larga scala, riducendo così notevolmente la quantità di materiale plastico diffusa nell’ambiente. In tutto il mondo vengono vendute ogni minuto circa 1 milione di bottiglie di plastica e solo il 14% di queste viene poi riciclato. Molte finiscono negli oceani, danneggiando la vita marina e potenzialmente anche le persone che mangiano pesce. L’enzima mangia plastica potrebbe dunque aiutare a risolvere tale problematica. Come spiegato da John McGeehan dell’Università di Portsmouth: Sebbene il miglioramento sia modesto, questa scoperta inaspettata suggerisce che c’è ancora spazio per migliorare ulteriormente questi enzimi, avvicinandoci a una soluzione di riciclaggio per la montagna di plastica buttata in continua crescita.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 18 aprile 2018

 

 

Nuova sentenza dal Lazio - Il Tar respinge il ricorso Smartgas: «Niente risarcimento per i ritardi»
E intanto il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Smart Gas per ottenere un risarcimento danni di 57 milioni 892 mila euro per i «ritardi subiti dal progetto» di un impianto di rigassificazione di Gnl nella zona portuale del Lisert. La sentenza, emessa il 4 dicembre 2017 dalla Terza sezione del Tar del Lazio, presieduta dal magistrato Gabriella De Michele, ma pubblicata solo alcuni giorni fa, definisce infondata la domanda di risarcimento che quindi «deve essere respinta». Smart Gas, che ha come project leader il presidente di Sbe Alessandro Vescovini, aveva lamentato che i ritardi delle procedure autorizzative erano la causa di una dilazione dei flussi di ricchezza, del mutamento sfavorevole delle condizioni ambientali nelle quali oggi l'imprenditore si trova ad operare, dell'ingresso di nuovi "competitors" anche stranieri e della sottrazione di risorse e tempo a investimenti complementari. Il ricorso ha quindi chiamato in causa i ministeri dell'Ambiente, per i Beni e le attività culturali, dello Sviluppo economico, la Regione e l'Azienda speciale per il porto, tutti coinvolti nella procedura di Valutazione di impatto ambientale (il Mise in realtà nel rilascio dell'Autorizzazione unica). Secondo i magistrati, «emergono, dall'esame puntuale del procedimento, numerose carenze progettuali e informative, ritardi nel fornire informazioni, variazioni progettuali, imputabili alla stessa Smart Gas la quale, in tal modo, ha certamente concorso a causare la ritardata definizione del procedimento di Via». Contro la Via negativa emessa dal ministero dell'Ambiente nel marzo 2017 pende peraltro sempre al Tar del Lazio un altro ricorso presentato da Smart Gas e che ha indotto quindi il Mise a sospendere la procedura di rilascio dell'Autorizzazione unica. Per i magistrati amministrativi «lo stesso ritardo nella definizione del procedimento non è addebitabile a colpa delle amministrazioni resistenti ma alla concorrente condotta della ricorrente». Cioè Smart Gas. La terza sezione del Tar del Lazio ha respinto il ricorso per il risarcimento dei danni, e ha condannato Smart Gas, al pagamento delle spese legali in favore degli enti resistenti. Si tratta di 5 mila euro complessivi a favore dei ministeri nel loro insieme, vista l'unicità della loro difesa legale, di altri 5 mila euro a favore della Regione e di 3 mila euro a favore dell'Azienda speciale per il porto. Smart Gas aveva quantificato i danni subiti in 39.329.219 euro per mancati flussi finanziari, 15.731.688 euro per deterioramento degli scenari, 2.831.458 per costi di istruttoria e accessori. Per un totale, per l'appunto, di 57.892.365 euro. Al ministero dell'Ambiente Smart Gas ha contestato tra gli altri addebiti di «avere scientemente ritardato l'adozione del provvedimento finale di Via e, ancor più, di avere addotto ragioni già note e superate in istruttoria pur di motivare il diniego anche raccogliendo pareri "extra ordinem" al di fuori del procedimento». Al Mibact è stato contestato di avere fornito «con grave ritardo il proprio parere negativo di compatibilità paesaggistica dell'intervento» e al Mise di non avere portato a compimento il procedimento di Autorizzazione unica avviato nel 2014 e di avere sospeso il procedimento «senza ragione apparente». La Regione "con i suoi reiterati avvisi negativi" avrebbe invece "ingigantito le poche criticità che alcuni pareri esprimevano sulla proposta". L'Aspm infine si sarebbe «ostinata a osteggiare il progetto del privato con ripetuti pareri irrituali nella procedura, al malcelato scopo di favorire l'esecuzione sulla medesima area portuale del proprio progetto, evitando in radice ogni possibile interferenza e conflittualità con il progetto della ricorrente».Il Tar del Lazio ha dato però un altra lettura, analizzate tutte le memorie presentate dalle controparti, della vicenda. Ora si attende l'altro ricorso.

Laura Blasich

 

 

Rotatoria e ciclabile - Così Muggia punta sulle "Zone 30"
Via libera del Consiglio al progetto per ridurre la velocità - Interessata l'area tra le vie Roma, Tonello, Frausin e Battisti
MUGGIA - La creazione di una nuova rotatoria all'ingresso di Muggia nell'ambito delle "Zone 30" e il potenziamento del Trasporto pubblico locale. Queste le due tematiche affrontate durante l'ultima riunione del Consiglio comunale, su impulso del consigliere dem Marco Finocchiaro. Zona 30 Il primo documento votato dalla maggioranza di centrosinistra e dal Movimento 5 stelle (astenute le altre forze politiche presenti in Consiglio) ha deciso di impegnare il Comune a inserire il piano denominato "Progettazione e realizzazione di Zone 30", già finanziato dalla Regione a fine 2016, nel programma triennale delle opere pubbliche muggesane per l'anno 2019. Il progetto preliminare prevede la realizzazione di una rotatoria stradale a ridosso delle vie Roma, Tonello, Frausin e largo Caduti per la Libertà, nonché la realizzazione di una pista ciclabile sulla via Battisti e alcuni interventi di illuminazione degli attraversamenti pedonali esistenti nel centro di Muggia, con l'applicazione del limite di 30 km/h nelle arterie stradali citate.«Le zone interessate dall'intervento sono aree pubbliche ad alta densità pedonale e ciclabile, in presenza di edifici pubblici, condomini densamente abitati, studi medici, impianti sportivi e attività commerciali, nella quali le categorie deboli risultano esposte a rischi rilevanti come dimostrato dai dati accessibili al sistema Mitris della Regione, nel quale confluiscono tutti i dati inerenti gli incidenti stradali rilevanti», ha puntualizzato Finocchiaro. Il Tpl È stata poi affrontata anche la delicata questione del Trasporto pubblico locale. Negli anni scorsi il Comune aveva richiesto ripetutamente alla Provincia e a Trieste Trasporti un miglioramento del servizio di trasporto pubblico locale, miglioramento che non era stato possibile attuare a causa dei ricorsi contro la gara europea promossa nel 2014 dalla Regione per l'affidamento del servizio su base regionale.«Nel mese di marzo, a seguito della pronuncia del Consiglio di Stato, è avvenuta la definitiva aggiudicazione al consorzio costituito dalle Aziende delle quattro ex province - spiega Finocchiaro -. Da qui la mia idea di impegnare il sindaco Marzi e la giunta a evidenziare alla Regione, competente in tema di Tpl, le richieste avanzate negli anni passati». In sintesi l'ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Nesladek ha richiesto una diminuzione dei tempi di percorrenza della linea 20 sia feriale che festiva, un potenziamento della "47" a servizio di Aquilinia, Zaule e via di Trieste e della "31" di Cerei già oggetto di un raccolta di firme da parte dei cittadini. «Ho anche chiesto l'unificazione dell'abbonamento marittimo e terrestre del Delfino Verde, nonché il potenziamento delle linee verso Chiampore, Lazzaretto, scuolabus ed ospedali. Ora - conclude Finocchiaro - queste modifiche potranno essere finalmente attuate: potranno essere aumentati i chilometri di percorrenza, su determinate tratte, o come nel caso della 20 accorciando la percorrenza potranno essere riversati su altre linee, quali ad esempio la 47 che potrebbe diventare una sorta di circolare ad altra frequenza». La risoluzione sul Tpl è stata accolta dal Consiglio comunale all'unanimità.

Riccardo Tosques

 

 

Duino - Inquinamento acustico - Sondaggio web di Autovie
DUINO AURISINA - I residenti di Duino Aurisina sono stati scelti, unici fra quelli del territorio provinciale di Trieste, per partecipare al primo sondaggio online, predisposto da Autovie venete, per il monitoraggio dell'inquinamento acustico nei tratti vicini all'autostrada. La spa di Palmanova ha allestito un innovativo software, utilizzabile con Google earth, che permette di visualizzare la mappatura delle zone adiacenti all'autostrada, i dati rilevati dal monitoraggio e le misure adottate per ridurre il rumore. Autovie ha recentemente predisposto un programma di interventi per ridurre l'inquinamento acustico. I Comuni interessati dal sondaggio sono 52, in 14 dei quali le opere di contenimento sono già state realizzate, mentre per i restanti 38 gli interventi sono stati pianificati nei prossimi anni. Entro il 2022 saranno conclusi tutti quelli inseriti in tratti autostradali non interessati dai lavori della terza corsia, mentre i rimanenti saranno collegati a quest'ultimo cronoprogramma. Oltre 153 milioni di euro l'investimento totale. Autovie ha misurato l'inquinamento acustico sonoro diurno e notturno, per poi stabilire se fosse necessario installare ulteriori schermature. Il piano di azione e la mappatura predisposti sono pubblicati sul sito www.autovie.it. Dopo aver scaricato Google earth, cliccando sul simbolo menu del sito www.autovievenete.it e selezionando prima la categoria autostrada e poi la voce ambiente, si accede al link "risanamento acustico". Cliccandoci su si apre la pagina Normativa End dove è presente la voce "cerca il tuo Comune". Sulla sinistra è rappresentato l'albero di navigazione che segnala gli elementi visualizzabili: dalle barriere esistenti agli edifici, fino alla rappresentazione dei livelli di rumore. Sulla destra, invece, il territorio è caratterizzato da una serie di colori che rappresentano il livello di rumore sulla base della mappatura acustica. I cittadini di Duino Aurisina, dopo aver consultato i dati, possono presentare osservazioni, inviandole all'indirizzo servizioclienti@autovie.it entro venerdì 1° giugno. Autovie ne terrà conto al momento della predisposizione del piano di azione definitivo.

(u.s.)

 

 

Nel Parco del mare la natura sarebbe carcerata - La lettera del giorno di Roberto Barocchi, presidente Triestebella
"Parco del mare" è un nome furbesco per indicare un acquario i cui visitatori vedrebbero una natura carcerata. Un parco è invece un'area naturale molto vasta in cui gli animali si muovono liberamente. Esiste un modo per fare conoscere gli ambienti marini senza costringere dei pesci in luoghi stretti, con minori costi di realizzazione e gestione e con effetti stupefacenti: realizzare un acquario virtuale mediante tecniche di multiproiezione e di olografia. Per dare una pallida idea di quello che si può fare allego una foto di una mostra sull'Antartide tenutasi a Lione nel 2016: in una sala si era circondati da centinaia di pinguini in movimento. Nell'Acquario di Genova pochi tristi pinguini stanno rintanati in fondo alla gabbia. Si possono ricreare ambienti sottomarini proiettando anche sul soffitto. L'acquario virtuale (magari anche uno zoo virtuale) andrebbe messo in Porto vecchio in un polo museale comprendente la Stazione idrodinamica, un nuovo e più grande Museo del mare, l'Immaginario scientifico e attrezzature e locali per mostre, conferenze, ristorazione, vendita di oggettistica. Ci starebbe bene anche un Museo della speleologia, essendo stata Trieste alla fine dell'800 la culla della speleologia assieme alla Francia.

 

 

Circolo Verdeazzurro Legambiente

Alle 17 in prima convocazione e alle 18 in seconda convocazione, in via Donizetti 5/a, assemblea ordinaria dei soci.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 17 aprile 2018

 

 

Il Parco del mare divide i candidati - Progetto triestino bocciato da centrosinistra e M5s. Il padano Roberti in minoranza
TRIESTE - A meno di due settimane dal voto, anche il progetto del Parco del Mare di Trieste irrompe nella campagna elettorale. A mettere a confronto i candidati sul tema è stato l'incontro promosso dal comitato "La Lanterna", Legambiente e altre associazioni animaliste firmatarie della petizione contro l'opera, che il sindaco Roberto Dipiazza intende avviare entro fine anno. Ad aprire il dibattito le relazioni tecniche dell'architetto William Starc e dell'esperto di economia Gianfranco Depinguente, entrambe nettamente contrarie al progetto. «L'aumento dei flussi di traffico non sarà più compatibile con le caratteristiche della viabilità del centro di Trieste geometriche dell'arteria - hanno sottolineato -. Inoltre le previsioni di 800 mila visitatori all'anno, appaiono poco credibili». Netto nel prendere le distanze dall'operazione Parco del Mare in Sacchetta anche il candidato del Pd, Roberto Cosolini. L'ex sindaco, pur non escludendo a priori l'opzione del sito di Porto vecchio, ha messo l'accento sui rischi di carattere economico, ricordando che «l'associazione mondiale degli acquari da tempo ricorda i forti problemi economici della gestione. L'alternativa? Una struttura virtuale. L'importante comunque - ha concluso - è evitare di cedere alla tentazione di «correre solo per correre». In linea la candidata dei Cittadini, Maria Bassa Poropat, lei propensa ad una rilettura virtuale del progetto, da abbinare però rigorosamente al mondo della ricerca scientifica. Un no fermo è arrivato anche dall'esponente pentastellato Andrea Ussai convinto dell'insostenibilità, tecnica e ambientale, del progetto perché « Trieste merita un grande museo capace di educare al rispetto del mare, non un parco di divertimenti». Unico candidato a prendere le difese dell'opera è stato il leghista Pierpaolo Roberti, che ne sottolinea le ricadute turistiche: «Il potenziale turistico della città passa per iniziative come queste - ha ribadito il vicesindaco -. Il Parco del Mare è da ritenere dunque senza dubbio utile allo sviluppo di Trieste e alla crescita delle sue attrattive, da far maturare nel piano di riqualificazione generale di Campo Marzio».

(fr.ca)

 

 

DOMANI - CIRCOLO VERDEAZZURRO

Al Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, domani pomeriggio alle 17 in prima convocazione e alle 18 in seconda convocazione, in via Donizetti 5/a, si terrà l'assemblea ordinaria dei soci.

 

 

Al Collegio va in scena il volontariato - Gli studenti del Mondo unito di Duino impegnati nel fine settimana per aiutare il prossimo
DUINO AURISINA Agire nel volontariato, per integrare la preparazione scolastica e aprirsi meglio al mondo. Questa l'esperienza che hanno vissuto, nel corso del fine settimana, una cinquantina di studenti del Collegio del Mondo unito dell'Adriatico, assieme a un centinaio di loro colleghi delle scuole superiori di Monfalcone, Trieste e Udine, nell'ambito della terza Fiera del Volontariato. Dedicata ai giovani tra i 16 e 19 anni, la manifestazione è sostenuta dalla Regione nel contesto dei Progetti speciali per il volontariato. L'appuntamento ha segnato la conclusione di un percorso che ha visto il Collegio coinvolgere le scuole di tutta la Regione, dove si sono svolti incontri informativi e di orientamento nella scelta di un'attività di volontariato. Lo svolgimento di un'attività di tale tipo è parte integrante del percorso di studi del Collegio ed è preso in considerazione anche nella valutazione ai fini del conseguimento del diploma di Baccellierato internazionale. La condivisione con gli studenti delle scuole del territorio è stata lo stimolo per incoraggiare i ragazzi che non hanno mai fatto questo tipo di esperienza a dedicare un po' del loro tempo libero a un'attività alternativa. A coordinare il tutto una dozzina di insegnanti. Gli studenti di Duino hanno presentato i loro 34 servizi di volontariato, suddivisi in 4 ambiti: adulti, bambini, disabilità e anziani. Diciannove le associazioni esterne presenti e partner del Collegio. La mattinata si è conclusa con un piccolo spettacolo, il "Social Service Show" e con la consegna al Collegio di un mosaico. Al termine della manifestazione, è emersa l'idea di inserire, all'interno del progetto di alternanza scuola-lavoro, anche una proposta di alternanza scuola-volontariato. In futuro, l'associazione Mondo 2000 del Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico lavorerà in collaborazione con il Liceo Preseren, per predisporre una proposta in tal senso, da sottoporre all'amministrazione regionale proprio per studiare le modalità con cui offrire agli studenti delle scuole superiori questo genere di opportunità.

(u. s.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 16 aprile 2018

 

 

In cantiere la casa per le associazioni - Ristrutturazione da un milione inserita nel Piano delle opere - Al traguardo così il progetto ideato dalla precedente giunta
Dopo anni d'attesa la "Casa delle associazioni" di via Combi si appresta finalmente a diventare realtà. Lo ha annunciato l'assessore comunale al Patrimonio Lorenzo Giorgi in una seduta della IV commissione consiliare, dedicata all'utilizzo delle aree comunali da parte delle associazioni. «Inseriremo l'intervento di ristrutturazione nel Piano delle opere 2019 - ha spiegato Giorgi -, così potremo finalmente dare risposta alle tante associazioni che ci richiedono spazi per le loro attività». Risale al 2014 il progetto della precedente giunta comunale per trasformare l'ex scuola De Amicis, struttura che negli anni ha ospitato anche l'Istituto per gli studi di Servizio sociale, in una cittadella per le associazioni. Ma un sopralluogo nel 2016, ricorda l'assessore Giorgi, aveva messo in evidenza la necessità di intervenire con una ristrutturazione molto più pesante di quanto inizialmente ipotizzato per rendere nuovamente fruibile l'edificio di proprietà del Comune a pochi passi da piazzale Rosmini. «È stato rilevato un problema strutturale al tetto che comporta spandimenti che arrivano quasi fino al piano terra: servirà dunque un intervento di rifacimento del tetto e di messa in sicurezza di tutti i piani dell'edificio», evidenzia Giorgi, che spiega che l'intenzione è di creare uno spazio che possa offrire una sede fisica per le associazioni, con delle sale condivise che incoraggino lo scambio reciproco di esperienze e le collaborazioni. A fronte di un canone estremamente ridotto le associazioni che vi entreranno però dovranno rimboccarsi le maniche e rendersi disponibili a migliorare la struttura con i lavori necessari: «Noi prepareremo il contenitore, ma come dico sempre alle tante associazioni che mi richiedono spazi anche loro dovranno darsi da fare». Sono circa un centinaio, racconta l'assessore, le associazioni senza fini di lucro che da anni fanno richiesta per ottenere uno spazio da utilizzare: «Le ricontatteremo tutte per informarle di questa possibilità», dice. La notizia della ristrutturazione dello stabile di via Combi, che costerà circa un milione di euro, mette d'accordo tutti, opposizione compresa: «Appoggio in pieno l'inserimento nel Piano delle opere 2019 della ristrutturazione dello stabile di via Combi, un'idea nata dalla precedente amministrazione, perché c'è bisogno di una prima risposta alle associazioni - dice il consigliere del Pd Antonella Grim -. Per l'utilizzo converrà ricorrere allo strumento dei bandi, perché la richiesta è ampia e variegata, ma magari si può pensare ad alcune priorità. Condivido anche l'impostazione per cui, a fronte di un canone ridotto o simbolico, le associazioni si impegnino per portare avanti piccoli lavori e migliorie: la partecipazione orizzontale va incoraggiata». Nel frattempo, racconta Giorgi, alcuni spazi comunali sono già stati dati in gestione ad associazioni: l'ex galleria-rifugio di via Mameli è stata destinata a un'associazione che la risistemerà con mezzi propri e vi porterà avanti un progetto storico-culturale, l'ex macello è stato reimpiegato per attività ludico-sportive di Softair, così come l'ex polveriera, che verrà utilizzata anche per gare di motocross, mentre l'ex pista da sci su erba 3 Camini si userà per gare di mountain bike.

Giulia Basso

 

 

Rioni pronti al raddoppio delle casette dell'acqua -
Il Municipio annuncia l'arrivo di tre nuovi erogatori a Roiano, Valmaura, San Vito e la sostituzione dei tre già attivi a Rozzol, in Rotonda del Boschetto e via Grego
Raddoppiano le casette dell'acqua. «Terminata la fase di sperimentazione abbiamo deciso di indire un bando di gara per la ricollocazione delle tre casette già collaudate e la posa di altre tre che andranno sistemate nei rioni di Roiano, Valmaura e San Vito», anticipa l'assessore ai Lavori pubblici, Elisa Lodi. Nel dettaglio, un nuovo impianto verrà collocato in via dei Moreri, il secondo in via Valmaura e il terzo in via Locchi all'altezza del Centro civico. È stato stabilito che l'importo base di gara sia di 180 mila euro, al netto dell'Iva. Il bando per la concessione di due anni di suolo pubblico per l'erogazione di acqua potabile refrigerata e gasata per mezzo di questi impianti, prevede un affidamento mediante procedura aperta con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base dell'esclusiva valutazione dell'offerta tecnica. Le offerte dovranno pervenire entro le 12.30 del prossimo 2 maggio. Le buste con le proposte verranno aperte il giorno successivo alle 9.30. I criteri di valutazione terranno conto della tipologia delle casette con attenzione a elementi come il design, i progetti a basso impatto ambientale, la facilità di utilizzo ma pure l'accessibilità per le persone con disabilità. Si terrà conto inoltre delle caratteristiche tecniche dell'impianto, del programma di manutenzione ma pure delle possibili offerte alla cittadinanza. Le tre casette dell'acqua già presenti sul territorio verranno sostituite con quelle di più recente progettazione proposte da chi si aggiudicherà la gara. Le prime casette dell'acqua sono state collocate nel settembre del 2014 in tre punti del territorio comunale: in via Castiglioni nel rione di Rozzol Melara, in Rotonda del Boschetto e in via Grego a Borgo San Sergio. Hanno riscontrato fin dai primi giorni del loro funzionamento l'interesse e l'apprezzamento di molti cittadini, spesso in fila per riempire le proprie bottiglie sia che si tratti di acqua liscia che gasata. Ogni anno, in media, i triestini hanno fatto sgorgare da quei tre erogatori 550 mila litri di acqua. Con questi impianti il Comune intende promuovere la qualità e la sicurezza e quindi l'utilizzo alimentare dell'acqua pubblica, dando contestualmente un forte contributo alla riduzione del consumo e dello smaltimento delle bottiglie di plastica, oltre che a quella delle emissioni inquinanti dovute al trasporto dell'acqua in bottiglia. Degli erogatori già attivi, il più utilizzato è quello di Rotonda del Boschetto. Dando uno sguardo al tipo di acqua scelta in questi impianti dai triestini, emerge che la frizzante viene preferita di gran lunga rispetto alla liscia. La concessione che il Comune si appresta ad affidare potrà venir implementata da un erogatore nel rione di San Giovanni, subordinatamente a una verifica di fattibilità tecnica e all'acquisizione di alcuni pareri. «Le richieste di nuove collocazioni in diversi siti continuano a pervenire - spiega Lodi - e anche nel recente giro nelle Circoscrizioni ne ho raccolte diverse. Per questo motivo ritengo che, esaurita questa fase di aggiudicazione, raccoglieremo le ulteriori richieste in modo da poter inserire nella programmazione nuovi siti dove collocare degli erogatori». Ogni cittadino italiano spende mediamente oltre 200 euro all'anno per l'acquisto di acqua in bottiglia. L'acqua è conservata nelle bottiglie di plastica da 3 a 9 mesi e nel prezzo per ogni bottiglia la "materia prima" (cioè l'acqua) incide per una frazione inferiore allo 0,5%; il resto è dovuto al costo della bottiglia, del trasporto e della pubblicità. In una famiglia media si consumano 800 litri all'anno, pari a 540 bottiglie da 1,5 litri. Per produrle si impegnano 54 chili di petrolio e 324 litri di acqua, emettendo 43 chili di CO2 in atmosfera. Per il trasporto si impiegano 11 litri di gasolio emettendo 26 chili di CO2, per lo smaltimento un litro di gasolio emettendo 57 chili di CO2. L'acqua in bottiglia costa oltre mille volte di più dell'acqua del rubinetto e spesso la sua qualità non è migliore rispetto a quella che arriva dall'acquedotto comunale.

Laura Tonero

 

 

Indagine di legambiente - L'auto elettrica piace agli italiani ma con incentivi fiscali
ROMA - L'auto elettrica piace agli italiani, ma per comprarla vorrebbero sostanziosi incentivi fiscali, visto che i veicoli eco costano più di quelli diesel e benzina. Non solo, ma vorrebbero anche «pieni» di elettricità più economici e più stazioni di ricarica in città e fuori. Sono i dati che emergono da un sondaggio sulla mobilità sostenibile condotto dalla Lorien Consulting per Legambiente. Il 33% del campione intervistato acquisterebbe un'auto elettrica se costasse meno la ricarica, il 29% se ci fossero degli incentivi fiscali per almeno il 15 - 20% del valore. Il 23% sceglierebbe l'elettrico se fosse più facile trovare punti di rifornimento in città e fuori, il 21% se fosse possibile ricaricare a casa. La maggiore durata della carica spingerebbe all'acquisto il 25%, le migliori performance il 14% e la versione elettrica del modello preferito il 9%. Le opinioni degli italiani rispecchiano la realtà odierna della mobilità elettrica: veicoli cari e con poca autonomia, pochissime stazioni di ricarica. Ma la richiesta di ricariche meno costose tradisce una scarsa conoscenza dei veicoli: oggi fare 100 km con un diesel di media cilindrata costa sugli 11 euro, con un modello elettrico equivalente sui 3,5 euro. Il sondaggio della Lorien rivela altri aspetti della mobilità in Italia, non tutti positivi. L'uso dei mezzi pubblici è calato del 12% negli ultimi 6 mesi (li hanno usati solo il 52% dei cittadini), mentre quello dei mezzi privati a motore (auto, moto e scooter) è salito del 2% (li ha usati l'89% della popolazione). Cresce però la sharing mobility: negli ultimi sei mesi il 13% degli italiani ha usato un'auto condivisa, il 3% in più rispetto al semestre precedente. Il 12% degli italiani usa solo il car sharing per guidare un'auto, mentre il 28% pedala su una bicicletta.

 

 

Temi ambientali - Il futuro della Ferriera e il rigassificatore

Primo incontro oggi, dei tre previsti con i candidati presidente di Regione, su Ferriera e rigassificatore promosso da Legambiente Trieste, NoSmog e Sinistra per Trieste. Appuntamento alle 18 al Circolo della Stampa con Massimiliano Fedriga.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 15 aprile 2018

 

 

Porto vecchio, appello di Italia Nostra - Caroli: «Impegnati dagli anni '90 sul futuro dell'area. Ma ci stanno ignorando»
Bisogna smetterla di parlare a sproposito di Porto vecchio. Denunciare il "rischio spezzatino" o chiamare in causa le archistar che nulla conoscono del territorio per farsi indicare la strada da seguire significa ignorare completamente l'operato di chi da trent'anni si sta battendo fattivamente per un recupero meditato dell'area. È la denuncia di Antonella Caroli, presidente della sezione triestina di Italia Nostra, che ieri ha ricordato come un progetto internazionale per il futuro di Porto vecchio esista già: «L'associazione Italia Nostra è impegnata su Porto vecchio fin dagli anni '90 - puntualizza Caroli - e ha trovato i fondi per il restauro della Centrale Idrodinamica e della Sottostazione Elettrica, che sarà sede operativa di Esof 2020. Nel 2013 ha elaborato un masterplan approvato dal Mibact e ora ha in cantiere un progetto di restauro e riconversione di altri sei magazzini, con la realizzazione di una foresteria, l'"Harbour College" e il restauro della vecchia rimessa ferroviaria». Ma questi interventi, sottolinea Caroli, sono stati resi possibili da una fattiva collaborazione con le istituzioni, che in questi ultimi anni, proprio quando finalmente la situazione è stata sbloccata con la sdemanializzazione dell'area, è venuta a mancare. «Francesco Russo è stato il padre della sdemanializzazione di Porto vecchio - ricorda Caroli nel salutare l'ex senatore presente alla conferenza stampa -, ma in quest'ultima tornata politica siamo stati completamente ignorati dalle istituzioni». Eppure, dice Caroli, da anni Italia Nostra lavora con un comitato internazionale di 155 esperti per il futuro di Porto vecchio. «Ci spiace che Fuksas scopra in ritardo il patrimonio del Porto vecchio di Trieste, ma bisogna chiarirgli che questo sito non è un banale waterfront su cui costruire ex novo, ma un distretto portuale di alto valore storico e architettonico». Per l'associazione Italia Nostra, che ieri era presente anche con un suo consigliere nazionale, c'è il pericolo che nuovi e fantasiosi interventi snaturino l'area. Italia Nostra ha pronto un progetto per far rinascere il distretto storico portuale nel segno dell'energia pulita e rinnovabile: «Abbiamo elaborato un progetto per l'insediamento di un Energy Park, un parco tecnologico incentrato sulle energie pulite e rinnovabili, in sei magazzini di pregio architettonico di Porto vecchio, che intendiamo recuperare con l'utilizzo di materiali a basso impatto inquinante e soluzioni di efficienza energetica», spiegano Isabella Artioli e l'architetto bolzanino Marco Sette, esperto in edifici sostenibili. I costi? Circa cinque milioni di euro a magazzino, stima Caroli, che ripropone un ruolo da protagonista per la sua associazione nei piani futuri per Porto vecchio.

Giulia Basso

 

 

Catturato in Friuli l'orso Mirtillo - Pesa 163 chili. Prima di rilasciarlo gli è stato applicato un radiocollare
LUSEVERA (Udine) - Nella notte tra giovedì e venerdì, sulle pendici del Gran Monte, è stato catturato un esemplare di orso maschio di 163 chili al quale poi gli studiosi hanno applicato un radiocollare. L'operazione è avvenuta nello stesso sito dove erano stati catturati gli orsi "Alessandro" e "Madi". È il terzo esemplare preso nella zona dal 2013 e il primo nell'ambito del progetto Nat2Care: i dati del collare permetteranno di conoscere meglio l'orso e garantire la protezione della specie. L'animale intercettato è un maschio di 5-6 anni e dal peso 163 chili, dal pelo bruno: la cattura ha permesso di predisporgli un collare satellitare utile per studiare il suo comportamento e i suoi movimenti. Le analisi genetiche dovranno confermare la sua origine, se proveniente dalla popolazione slovena o da quella trentina come M4-Francesco, che tutt'ora vive in Carnia. Dalle immagini raccolte, potrebbe essere un orso di origine slovena. L'animale è entrato verso le 23 nella gabbia, che si è chiusa automaticamente, è stato immediatamente sedato, sottoposto a prelievi di pelo e sangue e pesato. Ed è stato dotato di collare satellitare. Verso le 4 del mattino l'animale si è risvegliato e, all'alba di venerdì ha cominciato a mettersi in cammino. Il collare satellitare permetterà di monitorare l'orso per un massimo di 12-18 mesi. «Per la prima volta - spiega il professor Stefano Filacorda dell'Università di Udine - il nome dell'orso è stato deciso tra una serie di proposte risultate vincitrici di un concorso con relativa votazione fatta dai ragazzi della scuola media inferiore Tiepolo di Pagnacco: il suo nome è "Mirtillo"».Le attività di cattura e monitoraggio sono state realizzate nell'ambito del progetto Interreg Nat2Care, che ha come lead partner il parco naturale delle Prealpi Giulie e partner parco naturale delle Dolomiti friulane, Università degli studi di Udine, parco nazionale del Triglav, Nacklo e Istituto di biologia della Slovenia. L'orso è stato catturato da un team misto dell'Università di Udine e del Corpo forestale regionale; ad alcune fasi hanno partecipato volontari dell'associazione "Il Villaggio degli orsi", studenti e tirocinanti dell'università di Udine e di altri atenei. Ora si cercherà di capire le più nascoste abitudini di questa specie e di questo esemplare, ma anche di prevenire eventuali danni al patrimonio zootecnico. In questo momento in regione sono presenti tre orsi dotati di collare, l'intera popolazione regionale è stimata in 6-10 orsi.

Barbara Cimbaro

 

 

Addio a Patrizia Vascotto, anima dell'interculturalità - MERCOLEDI' I FUNERALI
Trieste ha perduto un'intellettuale colta, coraggiosa e infaticabile. Patrizia Vascotto, di professione insegnante, ma per vocazione ideatrice di eventi culturali, scrittrice e mediatrice tra le diverse culture di questa nostra città. Nata a Trieste dove ha lavorato come docente di italiano e storia nelle scuole superiori, è stata lettrice di lingua italiana all'Università di Lubiana e ha collaborato da pubblicista a testate italiane e slovene. Portata in modo eccezionale per le lingue parlava e traduceva dallo sloveno, dallo spagnolo, dal francese. Conosceva inoltre inglese, tedesco, croato e greco moderno, che prediligeva nei suoi frequenti soggiorni nell'Ellade alla ricerca delle più diverse e sconosciute radici di un Paese. Scriveva in prosa e marginalmente poesia. La lingua, le sue varianti, le sue commistioni e il suo mutare sono state lo strumento con cui Patrizia Vascotto ha operato in ogni campo della propria attività. Lingua, come strumento duttile che sa piegarsi al gioco, all'immaginazione, all'invenzione, all'espressione di quanto più profondamente sgorga dal nostro io. Innumerevoli i suoi scritti e saggi. Ricordiamo "Le rotte di Alessandria", pubblicato insieme a Franco Però. Un libro (e uno spettacolo teatrale) che trattano un fenomeno molto particolare delle migrazioni nel XIX e XX secolo, quello delle donne del Goriziano e della zona del Vipacco che vanno a lavorare come balie e come domestiche in Egitto. "La Trieste di Tomizza, itinerari", scritto con Stella Rasman, che guida lettori e visitatori nella conoscenza di luoghi specifici e significativi della città, che hanno caratterizzato gran parte degli scritti tomizziani. Ma Patrizia Vascotto era anche una guida turistica diplomata e ha proposto altri itinerari in città alla scoperta dei segni più significativi delle sue comunità etniche e religiose. Ha dedicato tante energie alla sezione triestina del "Forum Tomizza", che si articola ogni anno nelle tre città dove lo scrittore ha vissuto e lavorato: Trieste, Umago e Capodistria, affrontando le tematiche a lui care con intellettuali provenienti da tutti i Balcani, dall'Italia e dall'Austria. È stata curatrice delle manifestazioni del Premio Vilenica (uno dei principali premi letterari sloveni) in città. Attiva socia del Pen Club ha promosso la conoscenza di scrittori dell'Est europeo. Ultimo ma non ultimo, Patrizia Vascotto è stata la colonna del "Gruppo 85 - Skupina 85" nato 33 anni fa dalla volontà di amici italiani e sloveni che hanno voluto favorire una naturale convivenza tra le due maggiori realtà culturali cittadine, quella italiana e quella slovena. Parlare insieme di Trieste e costruire insieme la città sono diventati nel tempo gli obiettivi principali dell'associazione. Se Trieste è oggi una città dove la convivenza è disinvolta e cordiale lo si deve anche a Patrizia Vascotto. La cerimonia funebre si terrà mercoledì 18 aprile, alle 12.30 in via Costalunga.

Pierluigi Sabatti

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 14 aprile 2018

 

 

La Ferriera irrompe nella campagna elettorale - Questione ambientale e lavoro nei colloqui con i candidati lanciati da ambientalisti e sinistra
TRIESTE - Finora era rimasto sotto traccia, nonostante l'importanza che riveste per la città di Trieste e, forse, dell'intera regione. È il tema del futuro dello stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola. Un impianto, da anni, al centro di forti polemiche legate alla difficoltà di far convivere due istanze fondamentali: da un lato la difesa dei posti di lavoro assicurati dall'attività dell'area a caldo dello stabilimento, dall'altro la tutela della salute di quanti vivono vicino al comprensorio industriale, accusato da tempo di immettere nell'aria polveri e sostanze pericolose per la salute. Ora, però, anche i candidati alla presidenza della Regione saranno chiamati a prendere posizione sullo scottante argomento. Lo faranno da lunedì sollecitati dalle associazioni Legambiente Trieste, NoSmog e Sinistra per Trieste.All'invito hanno risposto gli aspiranti governatori Sergio Bolzonello (centrosinistra), Massimiliano Fedriga (centrodestra) e Alessandro Fraleoni Morgera. I candidati verranno incontrati singolarmente dai rappresentanti delle tre associazioni. Si comincerà al Circolo della Stampa di Trieste con Fedriga lunedì alle 18.15. E, il giorno successivo, 17 aprile, alle 11.30 sarà la volta di Morgera. Mentre Bolzonello sarà accolto il giorno 19 aprile nella sede in cui è ospitata Legambiente. Gli incontri saranno registrati in un video che sarà messo in rete affinché i cittadini di Trieste possano avere una conoscenza diretta degli impegni che intendono assumere i tre candidati su Ferriera e rigassificatore. «Chiediamo ai nostri interlocutori - spiegano i promotori dei confronti - di presentare le politiche che vogliono attuare durante il loro mandato in merito a due aspetti cruciali del territorio triestino: il futuro dell'area a caldo della Ferriera e il progetto del Rigassificatore di Zaule, sul quale dev'essere ancora pronunciata la parola fine con la convocazione della conferenza dei servizi decisoria. In merito alla Ferriera si aprono nuove opportunità offerte dal dinamismo che caratterizza le azioni dell'Autorità portuale. Per cui è possibile immaginare alternative alla permanenza di un'industria siderurgica che utilizza tecnologie obsolete nella produzione. Quanto all'ipotesi rigassificatore in area costiera, pensiamo rappresenterebbe un ostacolo ai traffici commerciali e un rischio oggettivo per la popolazione».

 

 

L'Immaginario sbarca al Magazzino 26 - Oltre 3.500 metri quadrati dell'hangar nell'antico scalo dati in concessione dal Comune. Per l'allestimento 2,5 milioni
Vai col Lis. Dopo esser rimbalzato dall'ex Pescheria all'ex Meccanografico, il Laboratorio dell'Immaginario Scientifico (Lis) trova finalmente semi-fissa dimora approdando in Porto vecchio, più precisamente nel Magazzino 26 dove ottiene in concessione (per non più di 9 anni) dal neo-proprietario Comune uno spazio di oltre 3.500 metri quadrati articolati su due livelli. La quantificazione del canone è rinviata a successivi provvedimenti. La delibera giuntale 155, illustrata dal dipiazzista Giorgio Rossi in veste di assessore alla Cultura, detta le direttive sulle quali s'imposterà l'operazione: l'atto è controfirmato da ben tre direttori d'area, che sono Fabio Lorenzut (Cultura), Enrico Conte (Lavori Pubblici), Walter Cossutta (Patrimonio).La delibera del 5 aprile ne richiama una precedente, che risale al settembre dello scorso anno e che recepiva l'accordo sul Porto vecchio definito tra MiBact, Regione Fvg, Autorità portuale, lo stesso Municipio. L'intesa prevedeva la realizzazione del Museo del mare nei Magazzini 24-25, la collocazione dell'Icgeb (International centre for genetic engineering and biotechnology) nel Magazzino 26 dove comunque era previsto l'inserimento dell'Immaginario Scientifico. Per il trasferimento e l'allestimento del Laboratorio sono a disposizione 400 mila euro del Miur (ministero dell'Istruzione, università, ricerca) e 2,1 milioni stanziati dalla Regione al Comune. I lavori - ricorda la delibera - debbono iniziare entro il 31 dicembre 2019 e terminare entro il 31 dicembre del 2020 (anno in cui si terrà nell'area di Porto vecchio l'euro-appuntamento scientifico con Esof). Il Servizio di edilizia pubblica comunale, in collaborazione con il Lis, sta progettando le opere edili e impiantistiche necessarie per consentire l'allestimento di sale espositive, laboratori, servizi, depositi, uffici. La delibera portata da Rossi compie un ampio viaggio storico che riepiloga le biografie del Lis e del Magazzino 26. Il Laboratorio è nato nel 1985 da un'idea del fisico Paolo Budinich: la mostra, inaugurata a Parigi nel contesto di "Trouver Trieste", si trasformò nel primo nucleo di museo scientifico interattivo in Italia e trovò ospitalità presso l'Ictp di Grignano. S'ispira - spiega l'atto comunale - agli "science centre" di scuola anglosassone. Quello che si annuncia essere il nuovo contenitore, ovvero il Magazzino 26, è il più grande dei vecchi hangar nell'ambito di Porto vecchio: restaurato tra il 2004 e il 2008, ha ospitato varie iniziative, dal padiglione Fvg organizzato nel 2011 da Vittorio Sgarbi nell'ambito della Biennale alla mostra su Nereo Rocco.

Massimo Greco

 

Italia Nostra - Idee per riqualificare l'area con metodi ecosostenibili
Si intitola "Il Porto vecchio di Trieste: ritorno al futuro" l'incontro organizzato dalla sezione triestina dell'associazione Italia Nostra, in programma questa mattina alle 11 nella sede dello stesso sodalizio in via del Sale 4/b. L'appuntamento servirà per illustrare alla cittadinanza le nuove proposte di Italia Nostra in materia di interventi di riqualificazione ecosostenibili. L'incontro sarà aperto dalla presidente dell'associazione triestina, Antonella Caroli. Ad illustrare le proposte di riqualificazione e rilancio dell'antico scalo saranno gli architetti Marco Sette e Isabella Artioli Parteciperanno all'incontro inoltre Rodolfo Corrias, consigliere nazionale dell'associazione Italia Nostra e Stefano Novello, presidente sezione di Italia Nostra - Bolzano. Di recente il sodalizio aveva fatto sentire la propria voce in difesa degli antichi binari esistenti dentro il Porto vecchio, ritenuti una perla da salvare e non da nascondere sotto gli stalli del previsto parcheggio.

 

Quei modelli virtuosi sviluppati oltralpe da copiare per far decollare Porto vecchio
«Auguro a Trieste di essere tra le prime città in Italia a indire nuovamente dei concorsi internazionali di architettura e urbanistica. Solo il meglio può bastare per Trieste». L'architetto austriaco, ma di madre triestina, Peter Lorenz si esprime così davanti a un piatto di Knödel conditi con ragù, piatto meticcio austro-mediterraneo come la città che brilla fuori dalla finestra. Per commensali ha soltanto architetti: la triestina Giulia Decorti, l'ex architetto della Provincia di Trieste William Starc, la veneta Irene Zamboni. Nel corso della conversazione vengono alla luce le idiosincrasie triestine di sempre, ma anche la crescente attenzione e nostalgia con cui l'Austria guarda al suo antico porto. Un tesoro di buone pratiche oltre la linea delle Alpi all'orizzonte, mai come ora indispensabili per Trieste. Al centro del dialogo, inevitabile, il Porto vecchio e progetti come quello del centro congressi. «In tutte le città europee senza eccezioni sarebbe stato fatto comunque con un concorso internazionale per giuria e partecipanti», commenta Lorenz. Il modello Amburgo Per far rinascere il Porto vecchio e la città con lui bisogna guardare a modelli europei. È un punto su cui tutti concordano. Dice l'architetto austriaco: «L'Europa ha ricominciato a pensare l'urbanistica moderna in termini democratici a partire dagli anni '90. Il progetto forse di maggiore successo, e più simile a Trieste, è l'HafenCity di Amburgo. L'ideale sarebbe copiare proprio da lì». Rilancia Zambon: «Il buono di Amburgo è che la pianificazione è partita da lontano e ha richiamato grandi nomi da tutto il mondo con concorsi trasparenti. Anche se tutto è gestito dal Comune, si è puntato subito sull'internazionalizzazione e la qualità. Il rischio è che sia un'operazione solo per ricchi, tanto che oggi si lavora proprio per impedirlo. Ma intanto la qualità è garantita». Starc si fa portavoce dello scetticismo triestino: «Città come Amburgo e Barcellona sono capitali d'area, il cui territorio supera i meri confini amministrativi. Trieste non è così. Non siamo riusciti a costruire un rapporto continuativo con i territori oltre confine, anche se il Muro è caduto nell'89 e la Jugoslavia si è dissolta nel '92. Questa città solo con le sue risorse non riesce a procedere. Anche la sua consistenza demografica non aiuta il cambiamento». Appello agli architetti Controbatte Lorenz: «Oggi Trieste è nell'Ue, ha un hinterland più ampio rispetto al passato. Può aprirsi e collaborare. Le categorie professionali, penso ad architetti e urbanisti, devono far sentire la loro voce per questo. All'estero ci aspettiamo che gli architetti italiani lo facciano». Vienna insegna che un periodo di stasi, anche lungo, non è una condanna eterna: «È la città madre di Trieste - dice Lorenz -. Prima della Grande Guerra era paragonabile a Parigi, negli anni'70-'80 del Novecento era una città morta, quasi senza speranze. Valevano gli stessi argomenti che si usano ora per Trieste. Poi negli anni Ottanta persone visionarie hanno deciso di collaborare al rilancio della città. Ora è da otto anni la città con la qualità della vita più alta al mondo per la classifica Mercer. Trieste deve soltanto scegliere di voler andare in questa direzione». Il sistema concorsi Come farlo? Tutti concordano sul fatto che il concorso sia lo strumento migliore. «In Italia ormai si fanno solo gare al massimo ribasso», osserva Starc. Dice Decorti: «I concorsi, siano a modalità ristretta o aperti, sono utili se si vogliono ottenere progetti di qualità. Per incarichi pubblici sopra un determinato importo sono in ogni modo obbligatori. Ovviamente hanno senso se preparati da esperti e se i progetti sono giudicati da una giuria competente di professionisti esterni al bando». Gli architetti portano l'esempio del Gestaltaungsbeirat di Salisburgo: «È una commissione messa all'opera per la prima volta nel 1983 - dice Lorenz - ed è composta da tre architetti che, per statuto, non devono essere di Salisburgo e non possono lavorare in città nei tre anni del loro mandato, e nemmeno nei due successivi. Il risultato è che è praticamente impossibile realizzare un progetto brutto. Magari restano tagliati fuori anche i progetti più d'avanguardia, ma la media si mantiene molto alta». Buone pratiche d'oltralpe La commissione di Salisburgo non è l'unica possibile ispirazione da trarre dall'Austria. Nel 1985, ad esempio, è stata fondata a Graz una "Casa di architettura", in cui i professionisti espongono i loro progetti in uno spazio aperto alla società. Oggi ne esiste una in ogni capoluogo. Lorenz e Decorti propongono poi l'idea di una "Dichiarazione dell'architettura triestina: «Come la Wiener Architekturdeklaration del 2005, che ha stabilito i criteri di Vienna per l'architettura e l'urbanistica: qualità nella progettazione e nella costruzione, trasparenza in linee guida, scopi e procedimenti, disponibilità al dialogo». Anche un nuovo ordinamento per i concorsi, come quello approvato in Austria nel 2010, è lì pronto per essere copiato. Un masterplan per Trieste La conclusione a cui giungono tutti gli architetti, finita la cena, è che la città deve tornare a pensarsi europea come ai tempi dell'Impero. «Il Porto vecchio deve essere un progetto europeo, se lo si pensa come un progetto triestino, non si va da nessuna parte». E lo sviluppo della città va progettato ad ampio respiro. Conclude Lorenz: «Serve un masterplan come ad Amburgo o Vienna. Si deve pensare la città nel suo insieme e non un pezzo per volta. È quel che hanno iniziato i greci e perfezionato i romani. Dobbiamo tornare a guardare all'Ellade, il suo modello è la base della città europea. Una visione in cui lo spazio pubblico è parte vitale della società».

Giovanni Tomasin

 

 

È polemica a Muggia sulla Tari non pagata dal 10% delle utenze
MUGGIA - Ma come è possibile che solamente ora sia emerso che il 10% delle utenze di Muggia, domestiche e non, non ha pagato la Tari? Dopo le dichiarazioni del sindaco Laura Marzi, che ha denunciato la presenza di evasori o di posizioni quanto meno irregolari nella cittadina sulla tassa rifiuti, il quesito sulla tardiva scoperta è sulle bocche di quasi tutti i partiti d'opposizione. «Il sindaco stana i furbetti. Bene, i trasgressori della legge vanno sempre perseguiti. Ma chiedo a lei e alla sua variegata sinistra compagine dov'erano in questi ultimi dodici anni? Hanno forse amministrato Muggia o qualche altra città?», si chiedere perplesso Nicola Delconte. Il capogruppo di Fratelli d'Italia insiste: «Almeno due volte all'anno in sette anni di mandato ho sempre chiesto in commissione se l'evasione o l'elusione di tutti i tributi fosse sotto controllo e la risposta dei tecnici è sempre stata: "Siamo nei limiti del fisiologico"». Critica anche la capogruppo di Ocpm Roberta Vlahov: «Siamo all'assurdo. Irregolarità fiscali? Tutta la marea di gente che ho sentito, e che ha più volte contattato Net e Comune per avere il kit di bidoni o sacchetti, si meravigliava proprio del fatto che, pur avendo sempre pagato la Tari, non aveva avuto niente per la differenziata. Ora invece si dice addirittura che si tratta di evasori? Che senso ha che un evasore tampini il Comune per avere i cassonetti? Siamo all'assurdo». Incredula Roberta Tarlao (Meio Muja): «È una vicenda che non corrisponde alla situazione reale. I dati del Comune non sono aggiornati. Purtroppo lo sport preferito di quest'amministrazione è lo scaricabile. Colpa di Net, colpa di Italspurghi e ora colpa dei cittadini». Nella giornata di ieri il Comune ha chiarito che «la posizione di coloro che non hanno ricevuto il materiale non coincide inequivocabilmente con quella degli evasori», puntualizzando che le posizioni tributarie esistenti sono «6461 domestiche e 500 non domestiche», motivo per cui il dato del 10% equivale a «696 possibili situazioni irregolari non necessariamente tutte ascrivibili ad evasori totali o parziali». Il Comune ha anche evidenziato che «la gran parte dei regolari contribuenti muggesani, che paga correttamente e puntualmente le imposte comunali, si sta impegnando per prendere dimestichezza con il nuovo sistema di raccolta "porta a porta"». Per quanto riguarda infine il ritardo nell'accertare le irregolarità il sindaco Laura Marzi ha così commentato: «Facendo anche solo una veloce ricerca su Google emerge chiaramente che ogni imposta ha un dato fisiologico di evasione. La Tari è una di quelle più evase in Italia, con percentuali di gran lunga superiori al Comune di Muggia dove il "porta a porta" ha permesso, come in altri Comuni che sono passati a questo tipo di raccolta dei rifiuti, di far emergere delle situazioni che saranno verificate insieme a quelle che emergono dalla costante attività di accertamento che l'ente mette continuamente in atto».

Riccardo Tosques

 

AMBIENTE - La nuova campagna per la differenziata

"La differenziata crea nuova risorse per la tua città": è questo il claim forte della nuova campagna messa in campo sinergicamente da Comune di Trieste e AcegasApsAmga per sensibilizzare i cittadini ad una corretta raccolta differenziata e che a partire da questa settimana potrà essere notata sulle pensiline degli autobus della città.

 

 

Nella Riserva naturale delle Falesie si stanno coltivando nuove colonie di calamari
Tecnicamente si chiamano "captatori". Sono gli strumenti in uso sperimentale, nel parco marino delle Falesie, per far crescere i calamari, e che stanno danno i primi risultati. Lo ha spiegato ieri Paolo Decarli, consigliere del Consorzio della piccola pesca costiera, nel contesto dell'inaugurazione del nuovo sportello Flag: «Si tratta di creare sui fondali una rete di corde dalle quali se ne alzano alcune, per qualche metro, in quanto sollevate da galleggianti, assumendo le sembianze di alghe. Su di esse si attaccano i calamari che così crescono sul posto e vi depongono le uova. Il progetto è di far prosperare la specie dentro la Riserva delle Falesie, rendendola un'attrattiva per i turisti che amano le immersioni».

(u.s.)

 

 

La Croazia non vuole chiudere Fianona 1 - Il governo intende lasciarla in funzione per altri 15 anni. Scaduto il certificato ecologico internazionale. La rabbia dei Verdi
POLA - L'Azienda elettrica di stato Hep insiste con il carbone in Istria anche dopo l'accantonamento pressoché definitivo del contestatissimo progetto della centrale termoelettrica Fianona 3. Ora intende ammodernare e prolungare la vita di altri 15-20 anni della vecchia Fianona 1 della potenza di 125 megawatt, ritenuta una caffettiera fumante (e inquinante) che avrebbe dovuto cessare per sempre l'attività il 31 dicembre scorso, allo scadere del certificato ecologico internazionale. Le intenzioni della Hep hanno subito scatenato diverse reazioni visto che vanno contro corrente rispetto alla tendenza mondiale sulla chiusura delle centrali a carbone. Ad esempio Austria, Gran Bretagna e Italia si impegnano a farlo entro il 2025 e la Francia ancora prima, entro il 2023 per passare alle fonti alternative sicuramente meno inquinanti. Ad alzare primi la voce contro il prolungamento della vita della Fianona, che ha ormai alle spalle 50 anni di attività, sono gli ambientalisti di Zelena Istra-Istria Verde che annunciano una grande battaglia. La sua presidente Dusica Radojcic ritiene che nonostante gli ingenti investimenti nel suo ammodernamento, la Fianona 1 continuerà a essere un impianto vecchio e a rappresentere una costosa minaccia dal punto di vista della sicurezza.«La qualità dell'aria nell'albonese - spiega - continuerà a peggiorare con l'ulteriore devastazione dell'ambiente e danni irreversibili alla salute della popolazione dell'area nella quale tanta gente continua a morire di tumore e causa le malattie all'apparato respiratorio». E quindi riporta il dato sulla grande concentrazione di zolfo nelle foglie aghiformi del pino nero, proprio nelle vicinanze della centrale. Sulla stessa linea di pensiero degli ambientalisti, c'è il presidente della Regione Valter Flego che ricorda il piano territoriale della penisola, nel quale non c'è posto per le centrali a carbone. Dal canto suo la Hep risponde che il mantenimento in vita della Fianona 1 rientra nelle sue strategie di sviluppo fino al 2030 entro il quale si dovrà passare all'uso di fonti energetiche a basso tasso di CO2. «Con l'ammodernamento - spiega la direzione - si darà un notevole contributo alla stabilità del sistema elettro-energetico, soprattutto in Istria dove si registra la crescente domanda di energia elettrica, soprattutto nella stagione turistica». A proposito dell'entità dell'investimento per il suo ammodernamento non vengono riportate cifre concrete. Di certo la Hep e di riflesso il governo vorrebbero ridurre l'importazione di energia elettrica per la quale al momento si spendono da 400 a 500 milioni di euro all'anno, cifra destinata a salire ulteriormente in futuro con l'aumento della crescente domanda di energia elettrica. Intanto nei giorni scorsi è iniziato il dibattito pubblico sull'ammodernamento della Fianona 1, che durerà fino al 9 maggio prossimo. Istria verde lancia un appello ai cittadini e alle istituzioni a esprimere parere contrario.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 13 aprile 2018

 

 

Un muggesano su 10 evade la tassa rifiuti - A non pagare la Tari sono ben 1.300 i residenti. Il Comune sul porta a porta: «Partenza con difficoltà fisiologiche»
MUGGIA - Oltre 1.300 residenti muggesani non stanno pagando la tassa su rifiuti. Lo sconcertante dato è stato fornito ieri, a sorpresa, dal Comune di Muggia. A far emergere le irregolarità fiscali è stato il recente avvio della raccolta differenziata dei rifiuti "porta a porta". «Incrociando le utenze delle consegne con la banca dati esistente, la puntuale verifica delle posizioni tributarie sta portando all'identificazione di diverse irregolarità ed diversi evasori, in una percentuale che si stima attorno al 10 per cento», ha spiegato il sindaco Laura Marzi. Numeri altissimi, dunque, che peraltro, secondo il Comune, si riferiscono perlopiù a quelle stesse persone che lamentano a tutt'oggi la mancata consegna dei kit (i bidoncini o i sacchetti colorati) per effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti. Una vicenda paradossale, dunque, secondo quanto denunciato dal Municipio. «Il numero di coloro i quali non hanno ancora ricevuto il materiale per differenziare e conferire i rifiuti sta andando progressivamente a ridursi - si legge in una nota - e tra questi soggetti rientrano anche le persone che non risultavano, per diverse ragioni, nella banca dati dei contribuenti Tari, taluni di questi in quanto mai iscritti nelle posizioni tributarie del Comune e quindi di fatto evasori». Tramite l'introduzione di questo nuovo sistema di raccolta, proprio in quanto fornito singolarmente, è stato possibile conoscere meglio gli effettivi destinatari del servizio. Intanto, in attesa che il Comune prenda provvedimenti per gli oltre 1.300 evasori, l'amministrazione Marzi è tornata sul difficoltoso avvio del nuovo sistema di raccolta avviato a Muggia da un mese e mezzo in via parziale-sperimentale e da dieci giorni in modo integrale-obbligatorio. «La novità ha fatto emergere, come comprensibile, alcune fisiologiche situazioni di "difficoltà" nell'applicazione del nuovo sistema», ha ammesso il Comune. In merito ai tanti disservizi lamentati dai cittadini, i primis tramite i social network, dall'amministrazione è arrivata un'analisi: «L'allungamento dei tempi di ritiro verificatosi in alcune zone è stato determinato dalla necessità di recuperare alcuni conferimenti non corretti e di far fronte a taluni abbandoni di rifiuti. La rimozione di questo materiale si è tradotta, conseguentemente, in un allungamento dei tempi di lavoro programmati. Queste operazioni richiedono, infatti, un grande impegno da parte degli operatori, che non possiamo non ringraziare per il loro impegno». L'abbandono dei rifiuti sul suolo pubblico - sanzionabile per legge - è dettato da diverse motivazioni, in primis la protesta contro l'imposizione del nuovo sistema. Ma secondo il Comune «vi è anche la situazione di chi si trova per la prima volta a differenziare i rifiuti. Comprensibile e giustificabile è quindi la difficoltà a utilizzare correttamente i nuovi kit». Infine, per quanto concerne il 10% di muggesani che non stanno pagando le tasse sui rifiuti, il sindaco Marzi ha voluto vedere il bicchiere mezzo pieno della vicenda: «La notizia positiva, oltre ovviamente all'importante contributo nella lotta all'evasione, è che la regolarizzazione di queste posizioni, una volta opportunamente verificate, porterà a ripartire i costi su un maggior numero di posizioni tributarie e, di conseguenza, a una riduzione delle tariffe per gli altri contribuenti oggi in regola».

Riccardo Tosques

 

 

SEGNALAZIONI - PARCO DEL MARE/1 - Sono favorevole ma in Porto Vecchio

Ho letto alcuni giorni fa sulle pagine del nostro quotidiano locale uno scritto a nome Giorgetta Dorfles sempre a riguardo del Parco del mare. Tengo a precisare nuovamente che sono, sin dalla prima ora, un sostenitore di tale progetto ma che condivido anche l'opinione che il sito più consono sarebbe stato quello del Porto vecchio. Purtroppo e io lo so bene, non sempre si ha la possibilità di scegliere quello che si vuole, e inoltre alcune variabili implicherebbero perdita di tempo e ulteriori spese che in questo momento non possono far altro che stoppare nuovamente tale iniziativa (se non erro sono già passati una decina d'anni dal primo progetto)La zona della Lanterna denominata Porto Lido è stata valutata dagli esperti come quella ottimale anche perchè così si prenderebbero due piccioni con una fava e cioè quello della valorizzazione di tale sito, (oggi in uno stato di completo degrado a parte la Lanterna) e appunto la creazione di questa struttura che incrementerebbe a mio avviso in maniera significativa il turismo nella nostra città, portando un introito nelle casse comunali che oltre a provvedere alla sua manutenzione ed eventuale ampliamento (vedi Parco di Genova) servirebbe anche a migliorarne i servizi. Inoltre aggiungo che sono sicuro che questo progetto sarà una delle "perle" da aggiungere alla collana di meraviglie che questa città può offrire ad un qualunque turista che la visiti e un motivo in più, se ce ne fosse bisogno, affinchè la sua permanenza duri più a lungo. Ultima cosa che ritengo abbia una grande importanza è quella che niente possa sostituire sia negli adulti ma soprattutto nei bambini il poter vedere gli animali dal vivo anche se so benissimo che questa non è sicuramente la scelta più giusta da fare, ma penso che se le attrezzature saranno adeguate e tenute nel modo consono, un piccolo sacrificio si possa fare per il bene della nostra città, tanto più che i risultati ottenuti in gran parte di quelle che già lo possiedono ormai da decenni mi danno ragione (dobbiamo ricordarci che comunque un "Acquario" lo abbiamo già e che se non porteremo avanti noi il prima possibile questo progetto lo faranno sicuramente gli altri (ci sono già casi in Croazia). Concludo con la convinzione che non dovrebbe essere difficile creare dei pacchetti turistici sia estivi che invernali che in aggiunta alle tante cose da vedere della nostra città possano includere anche quella di un futuro Parco del Mare, perché non sono molte le città in Italia che hanno cultura mitteleuropea, scienza mare e montagna il tutto racchiuso in poche decine di chilometri.

Paolo Fabricci

 

 

SEGNALAZIONI - PARCO DEL MARE/2 - Progetto non coerente con lo sviluppo

Per ESOF2020 "Capitale europea della Scienza", evento inserito in una delle tre linee strategiche di sviluppo di Trieste (Portualità, Scienza&Tecnologia, Turismo Culturale) si sta ancora ad elemosinare fondi. Eppure sembra che in città ci siano finanze abbondanti da poter realizzare da subito e al contempo tutta una serie di opere colossali. Perché nessuno grida all'irragionevolezza di questa posizione su cui si arrocca chi dispone delle nostre risorse? I primi a gridare dovrebbero essere gli stessi organizzatori di ESOF2020, ma non lo possono fare, devono gestire con delicatezza i rapporti con i vari poteri, pena il fallire nell'importante impegno. Allora lo facciano cittadini di buon senso: chiediamo perché il cospicuo gruzzolo che proviene da imprese e cittadini - 9 milioni alla Camera di commercio e altrettanti alla Fondazione CrT - rimane bloccato su un progetto - Parco del Mare - che non è coerente con le linee strategiche di sviluppo e suscita motivati e documentati dubbi sulla sua sostenibilità.ESOF2020 sarà il potenziale innesco della rivitalizzazione del Porto vecchio, opera per la quale i 50 milioni assegnati dal Governo grazie al master-plan di Italia Nostra costituiscono appena un frazione di quanto servirà; siamo realisti, concentriamo su questo unico obiettivo ogni sforzo, per rendere il grande progetto definitivamente credibile ed appetibile per i grandi investimenti pubblici e privati.

Piero Miceu

 

 

Circolo della Stampa - Confronto sul Parco del Mare

Oggi alle 17 al Circolo della stampa di corso Italia 13 si terrà un dibattito sul Parco del mare. Gli enti che avevano firmato la petizione contro la struttura, invitano i candidati alla presidenza Fvg e i capilista a intervenire.

 

 

La passione si tinge di verde - Al parco di San Giovanni il ritorno di "Horti tergestini"
Al via domani alle 11, con l'inaugurazione ufficiale, "Horti tergestini", la rassegna florovivaistica dedicata alla cultura del verde ospitata nel parco di San Giovanni. La mostra mercato si presenta più rigogliosa che mai con oltre cento espositori provenienti dall'Italia e dall'estero, che dalle 9 al tramonto animeranno l'oasi verde cittadina proponendo ai visitatori una ricca selezione di piante, fiori, bulbi e rarità botaniche, ma anche attrezzature e oggettistica. Oltre a un variegato programma di eventi collaterali. Ospite d'onore al taglio del nastro della kermesse promossa dalla Agricola Monte San Pantaleone - in collaborazione con Promoturismo Fvg, associazione Tra fiori e piante, Erpac Fvg, Comune, Università, AsuiTs e Trieste Trasporti - il direttore dell'Arboretum Volcji Potok di Lubiana, Ales Ocepek. Alle 15, con ritrovo al Padiglione Z (replica con le stesse modalità domenica), visita guidata "Passeggiata nel parco" a cura della cooperativa La Collina, assieme a Luca Bellocchi e Isabella Maria Costadura, mentre alle 15.30 - allo Spazio Villas - incontro con Samuele Dalmonte per "Cronaca di un recupero: le antiche varietà di alberi da frutto della Venezia Giulia". Spazio Villas che ospiterà (17.30) la presentazione del volume di Nicoletta Campanella "Rose cinesi-Regine dell'Oriente". Questo il carnet domenicale: alle 10, laboratorio per bimbi "Spaventapasseri" a cura del Mini-Mu, mentre alle 11 - allo Spazio Villas - presentazione del libro "La verde bellezza. Guida ai parchi e giardini storici pubblici del Fvg", a cura di Rita Auriemma dell'Erpac, assieme a Umberto Alberini e a Franco Rotelli. Tra gli eventi collaterali la mostra fotografica "Leros-Il mio viaggio" al Padiglione Z, la cui visita guidata è alle 11.30. Tra gli appuntamenti pomeridiani, "In - fusioni... tra erbe, aceto, foglie e verdure" (15.30) e la presentazione (17) di "È un vino paesaggio", ambedue allo Spazio Villas. Info su www.hortitergestini.it.

Patrizia Piccione

 

 

Solidarietà - TriesteAltruista e le buone azioni
TriesteAltruista, associazione che promuove il volontariato flessibile, partecipa al Good Deeds Day: una giornata internazionale durante la quale milioni di persone compiranno buone azioni a beneficio degli altri e del pianeta. Le giornate in cui si è deciso di aderire al progetto sono quelle di oggi, domani e domenica. Due sono i modi per poter partecipare: o iscrivendosi ai progetti di volontariato di TriesteAltruista (www.triestealtruista.org/good-deeds-day/) o da soli (o con gli amici), organizzando autonomamente delle buone azioni. Maggiori informazioni anche qui sul sito www.good-deeds-day.org/getideas

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 12 aprile 2018

 

 

Troppi TIR, l'Austria dice "STOP" - Maggio nero per il trasporto merci. L'Italia vuole la galleria ferroviaria

Troppo inquinamento, stop ai camion. Il Tirolo austriaco alza le barricate contro i mezzi pesanti che lo stanno invadendo (58 mila in più nel primo bimestre 2018) e l'Italia si scopre improvvisamente scollegata da Centro e Nord Europa. Il caso Brennero. Si preannuncia una primavera da incubo per chi ogni giorno attraversa l'autostrada del Brennero per arrivare in quella dell'Intall: a maggio, per dieci giorni, sarà istituito il numero chiuso dalla Germania verso sud. Potranno transitare "soltanto" 300 Tir all'ora (uno ogni 12 secondi). Un passaggio a singhiozzo che provocherà code infinite e farà diventare la direttrice una sorta di tartaruga commerciale. Un colpo basso all'economia circolare continentale: per il Tirolo transitano ogni anno 2,2 milioni di mezzi pesanti. A pagarne le conseguenze saranno Italia e Baviera che hanno già protestato con l'Ue: Bruxelles ha riconosciuto le loro ragioni e ha bacchettato l'Austria, con la Commissaria europea ai Trasporti Violeta Bulc che ha confermato la non compatibilità delle norme comunitarie con quanto applicato. Il traffico. Il piano austriaco, che provocherà giornate da bollino nero per il traffico, ha anche l'obiettivo di incentivare lo sfruttamento delle rotaie, dove ancora passa una percentuale minima delle merci rispetto a quelle che viaggiano su gomma. Il traffico di Tir su questo angolo del confine preoccupano l'Austria ma non sono neanche paragonabili a quello che si registra nelle altre strade del Nord Italia. Secondo i dati della Cgia di Mestre, nel "nuovo" triangolo produttivo (Milano-Bologna-Padova) transitano ogni giorno 240 mila mezzi pesanti, oltre il 60% in più rispetto al "vecchio" triangolo industriale (Torino-Milano-Genova) dove si arriva a 148 mila unità. L'autostrada più trafficata d'Italia è l'A4 Brescia-Padova che registra 26.242 veicoli pesanti medi giornalieri. Seguono l'A4 Milano-Brescia con 24.699, l'A1 Milano-Bologna con 21.663, l'A1 Bologna-Firenze con 16.490, l'A14 Bologna-Ancona con 15.069. Solo dopo il Passante/Tangenziale di Mestre con 13.829.Il tunnel ferroviario. Con quasi 47 milioni di tonnellate di merce sugli oltre 160 milioni che varcano i confini italiani, il Corridoio multimodale del Brennero (strada più ferrovia) già oggi rappresenta di gran lunga il più trafficato varco transalpino, dunque il principale elemento di connessione tra l'Italia e l'Europa. La vera rivoluzione per diminuire il traffico su ruota si avrà solo dal 2027 - se sarà rispettato il cronoprogramma della più grande opera pubblica in costruzione nella Penisola - quando entrerà in funzione il nuovo tunnel ferroviario, cioè il collegamento sotterraneo su rotaia più lungo del mondo. Si svilupperà per 55 chilometri e costerà all'Italia 4,4 miliardi di euro. Permetterà di attraversare le Alpi in 25 minuti, a una velocità superiore ai 200 chilometri l'ora. I divieti. Quello imposto dalla regione austriaca è solo l'ultimo vincolo imposto al mondo dell'autotrasporto, ma sul Brennero incombono anche nuove proposte della Provincia di Bolzano: vietare il transito dei carri merci vecchi e rumorosi, rendere obbligatorio un ticket (la cosiddetta "eurovignetta") e inserire nel pedaggio una sorta di tassa sull'inquinamento.Il caos. Secondo le organizzazioni dei camionisti, il maggio nero imposto dall'Austria rischia di provocare un caos nel panorama commerciale che ancora deve riprendersi dalla crisi degli ultimi anni. Rispetto al 2007, infatti, il numero medio di Tir nelle autostrade italiane è ancora più basso del 12%. Tra le 35 tratte analizzate, le uniche che hanno recuperato i flussi di traffico di allora sono state l'A5 Aosta-Traforo del Monte Bianco (+16,2%), la T1 Traforo del Monte Bianco (+8,6) e proprio l'A22 del Brennero-Verona (+2,3). «A incrementare i volumi di traffico - conferma la Cgia - sono stati solo i principali assi autostradali che hanno consentito alle nostre merci di arrivare nel cuore dell'Europa, in particolar modo in Francia e Germania. Tutte le altre, invece, hanno registrato forti contrazioni, così come è avvenuto per il trasporto merci su rotaia, che in questi ultimi 10 anni, a livello nazionale, ha perso il 10%».

 

 

Nasce a Muggia l'area rifiuti per soli esercenti - Realizzata in via Manzoni un'isola sperimentale per alleggerire le problematiche del "porta a porta"
MUGGIA - Arriva l'area rifiuti sperimentale temporanea dedicata ai locali del centro storico. È la novità proposta dal Comune in via Manzoni per venire incontro alle esigenze dei negozianti alle prese con il nuovo "porta a porta". Soddisfatta Laura Litteri, assessore all'Igiene urbana: «Abbiamo proposto una soluzione in grado di fornire risposte a quanto emerso dagli incontri in cui i gestori avevano manifestato ancora delle difficoltà organizzative ad adeguarsi al nuovo sistema». Che ci fosse malumore tra i commercianti per il nuovo servizio era cosa risaputa. Considerate le peculiarità del centro storico, caratterizzato da fori di piccole dimensioni, spesso peraltro privi di spazi di deposito, il mantenimento dei bidoncini si era dimostrato da subito complicato. Tenendo poi conto dell'arrivo della bella stagione e quindi delle prossime manifestazioni pubbliche, le esigenze espresse da buona parte dei commercianti non hanno lasciato indifferente l'amministrazione comunale, che ha ritenuto opportuno individuare una soluzione, pur in via sperimentale e temporanea. «Individuare una zona ad hoc, anche in vista delle manifestazioni pubbliche che inizieranno dal mese di aprile e che comporteranno un significativo maggiore afflusso di turisti e clienti con una conseguente maggiore produzione di rifiuti, ci è parsa la soluzione più proficua», racconta il vicesindaco e assessore al Commercio Francesco Bussani. Nell'area adiacente a via Manzoni è stata appena istituita un'area dotata di cassonetti per il conferimento dei rifiuti ad accesso limitato esclusivamente ai gestori dei pubblici esercizi del centro storico. L'accesso sarà garantito tramite una chiave. I commercianti potranno così usufruire di questa opzione oltre al "porta a porta" già esistente. L'area sarà invece off-limits per gli altri cittadini, motivo per cui è stata predisposta una serratura. «Questa nuova area per i nostri commercianti ha comportato, ovviamente, lo spostamento dei tre posti auto dedicati alle forze dell'ordine presenti nella via», ricorda Bussani. Gli stalli sono stati "recuperati" nell'area ex Esso, individuando in altra area un ulteriore posto per disabili in sostituzione di quello soppresso. Il nuovo sistema di differenziata in vigore in via sperimentale dal primo marzo con l'affiancamento dei bidoni stradali, in fase di rimozione in questi primi giorni di aprile in seguito all'instaurazione di un sistema di differenziata integrale, sta dunque proseguendo nonostante la forte protesta di tanti muggesani. A tale proposito Litteri rimarca il pensiero del Comune: «Auspichiamo che venga colta l'opportunità che l'area rappresenta e che venga utilizzata responsabilmente. Nei primi giorni si sono infatti riscontrate diverse anomalie di conferimento e sarebbe davvero un peccato che si reiterassero, perché per i comportamenti di qualcuno ne farebbero le spese tutti, anche chi ha dimostrato di essere diligente e rigoroso.

Riccardo Tosques

 

 

Trieste - Al San Marco si parla di ecosistemi marini

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente vi invita alla conferenza "Ecosistemi marini: la minaccia della plastica" al Caffè San Marco, oggi alle 18. Cambiamenti climatici, distruzione degli habitat e inquinamento da plastica sono identificati come le tre maggiori minacce per il futuro del mare e del pianeta. Scopriamo perché. Interviene Antonio Terlizzi, professore di Zoologia dell'Università di Trieste.

 

 

Progetti - Focus sul destino del Parco del mare

Domani alle 17, al Circolo della Stampa, il Comitato "La Lanterna", Legambiente e le associazioni animaliste promuovono un incontro sul Parco del mare, cui sono stati invitati i candidati alle regionali.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 11 aprile 2018

 

 

Orti, paesaggio e verde urbano - In città e a Borgo San Sergio lezioni di agricoltura "sociale"
Anche a Trieste, ogni anno c'è sempre più voglia di biologico. Per favorire l'approccio alla coltivazione di orti, giardini e balconi in modo sostenibile e all'interno del centro urbano, anche quest'anno l'associazione Urbi et Horti, in collaborazione con l'assessorato comunale al Volontariato, ha organizzato un corso teorico e pratico su agricoltura biologica, ambiente e tutela del paesaggio. Gratuito, è rivolto a tutti coloro che vogliono imparare a diventare orticoltori o giardinieri anche sul proprio balcone e si svolgerà nella sala Arac del Giardino pubblico con cadenza settimanale, ogni giovedì fino al 26 aprile alle 17.30.Il percorso di formazione si articola in 4 moduli formativi di 2 ore ciascuno al termine del quale verrà rilasciato un attestato di partecipazione. «Le lezioni - spiega Tiziana Cimolino di Urbi et Horti - hanno lo scopo di fornire strumenti e metodi utili per promuovere, progettare e realizzare esperienze di agricoltura sociale a livello territoriale e di anno in anno sempre più persone si avvicinano al progetto sia per favorire la collettività che per prendersi cura del proprio piccolo appezzamento o del balcone di casa. La docenza è affidata a esperti nell'ambito dell'agricoltura, botanica e tutela del verde. Nella prima lezione, l'agronoma dell'Aiab Daniela Peresson ha spiegato come coltivare il proprio orto o balcone in maniera bio. Domani sarà la volta del conduttore della storica trasmissione Rai della domenica mattina, "Vita nei campi", Enos Costantini».Le lezioni pratiche - con accompagnamento in campo del maestro contadino Roberto Marinelli - si svolgeranno i sabati mattina fino al 28 aprile all'orto di Borgo San Sergio "Le piane", uno degli orti comuni che l'associazione cura, con ritrovo alle 10.30 in via Grego 48. Sabato si parlerà di preparazione dei semenzari e cura del seminato. Informazioni: orticomunitrieste@gmail.com, chiamando il 3287908116 e sulla pagina Facebook orticomunitrieste.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

il Fatto Quotidiano - MARTEDI', 10 aprile 2018

 

 

Ambiente & Veleni - Groenlandia, il ghiaccio si scioglie e tornano a galla i segreti militari Usa

C’è un segreto militare Usa che era pensato per non essere scoperto. E, invece, i cambiamenti climatici che portano allo scioglimento dei ghiacci ci consegnano indizi terribili.

Marlene Cimons di Nexus Media ha svolto un’inchiesta in cui svela che al culmine della Guerra fredda (negli anni 50) la calotta glaciale della Groenlandia ospitava una serie di basi militari clandestine degli Stati Uniti il cui compito era quello di tenere in posizione 600 missili balistici a medio raggio con testate nucleari pronte per il dispiegamento verso l’Unione Sovietica. La base, Camp Century in Groenlandia, fu abbandonata nel 1967 lasciando dietro di sé una terribile eredità sepolta sotto tutto quel ghiaccio e neve. Tonnellate di rifiuti tossici che i funzionari militari evidentemente presumevano sarebbero rimasti congelati per sempre. Cinquant’anni fa, l’esercito degli Stati Uniti probabilmente non teneva conto del cambiamento climatico. Ma ora, lo scioglimento dei residui ricoperti mette a repentaglio l’ecosistema marino.
Il ghiaccio di Camp Century nascondeva decine di migliaia di litri di gasolio, grandi quantità di policlorobifenili (Pcb) e quella che si ritiene essere una piccola quantità di pericolosissimo materiale radioattivo seppure di medio livello. Il caso è l’indice inquietante di come l’innalzamento del livello del mare possa portare nell’oceano materiali tossici provenienti da altri siti militari costieri.
Le isole del Pacifico sono particolarmente vulnerabili secondo lo studio che cita, tra gli altri, i rifiuti radioattivi militari statunitensi lasciati durante la Guerra fredda all’atollo di Johnston e alle Isole Marshall. L’indagine geologica degli Stati Uniti sta attualmente studiando questi potenziali rischi, ma la loro piena estensione non è ancora nota. Il cambiamento climatico è un problema globale e quindi difficile da attribuire esclusivamente a qualsiasi governo o attore politico, ma gli effetti come questi qui esposti sono territorialmente specifici: quindi le popolazioni locali possono individuarne le responsabilità e chiedere un risarcimento.
L’uragano Harvey illustra il problema. I cambiamenti climatici hanno esacerbato un uragano, rendendolo più grande e più cattivo di quanto sarebbe stato altrimenti. Il ciclone ha di conseguenza portato gravi danni agli impianti chimici e alle raffinerie, che a loro volta hanno rilasciato nel terreno e in mare inquinanti tossici.
Gli Stati Uniti da soli hanno centinaia di basi oltremare che richiedono un continuo coordinamento politico con i governi ospitanti e i rischi ambientali legati al clima potrebbero rappresentare un nuovo tipo di tensione all’interno delle alleanze politiche internazionali. La Groenlandia, ora un territorio semi-sovrano della Danimarca, potrebbe subire una contaminazione delle acque da Camp Century. In definitiva, ci saranno costi di disinquinamento da pagare e un risarcimento per i locali colpiti dall’inquinamento.
Nel 1951 – all’epoca in cui i paesi firmarono l’accordo di difesa della Groenlandia, che stabilì le basi – la Danimarca aveva una politica estera nominalmente priva di nucleare ma aperta ad alleanze formalmente riconosciute. Il trattato in vigore ha quindi permesso agli Stati Uniti di rimuovere la proprietà dalle basi o di disfarsene in Groenlandia (dopo aver consultato le autorità danesi) senza tuttavia far cenno ai materiali radioattivi.
Così la Danimarca potrebbe obiettare che non è stata completamente consultata in merito alla disattivazione reale di alcuni siti militari abbandonati; quindi qualsiasi scoria atomica abbandonata rimane una responsabilità degli Stati Uniti. Inoltre, la Danimarca afferma che non è mai stata contattata ufficialmente per un piano di posizionamento di missili nucleari in Groenlandia.
In assenza di cambiamenti climatici, il ghiaccio quasi certamente avrebbe conservato questo segreto per sempre. L’idea che l’esercito potesse lasciare i rifiuti abbandonati in Groenlandia, per essere sepolto nella neve per sempre, non sembrava una pazzia. Nessuno al momento ha previsto l’enorme e devastante esperimento che stiamo da tempo incautamente conducendo sul nostro pianeta.
Gli amanti della pace hanno salutato con entusiasmo l’assegnazione del premio Nobel per la Pace del 2017 alla associazione iCAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapon) una coalizione (come dice il nome) internazionale di gruppi attivi nella richiesta di eliminazione delle armi nucleari, eppure il rischio venuto alla luce nel mare Artico rivela una sconsiderata politica che non si è limitata solo al periodo della Guerra fredda.
Sono 90, infatti, le bombe nucleari che alloggiano tuttora a Ghedi e Aviano – nel Nord dell’Italia – e che vengono ammodernate e mantenute a spese del nostro Paese, ma senza alcun controllo da parte delle popolazioni e senza messa in discussione della loro legittimità da parte delle nostre istituzioni. Stanno lì come accigliati cerberi a disposizione della Nato e in mani non certo affidabili come quelle di Donald Trump, ma anche (fortunatamente) sotto osservazione degli sforzi di denuclearizzazione del pianeta come quelli prodotti dai 122 Paesi che hanno firmato in sede Onu il trattato Tpna.
Mario Agostinelli

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 10 aprile 2018

 

 

«Il nuovo skatepark di Muggia sorgerà nell'area di Acquario» - La futura location svelata dal vicesindaco Bussani - Bisognerà però attendere la fine del cantiere nel 2019
MUGGIA - «Muggia avrà un nuovo skatepark nella rinnovata area di Acquario». Il vicesindaco Francesco Bussani ha finalmente svelato la futura location della struttura smantellata pochi mesi fa dal Comune nel piazzale ex Alto Adriatico. L'argomento è stato affrontato anche durante l'ultima seduta del Consiglio comunale attraverso una mozione, presentata dalla capogruppo di Meio Muja Roberta Tarlao, che ha impegnato il sindaco Marzi e la sua giunta a incontrare i ragazzi della scuola media "Nazario Sauro", fruitori sino a qualche mese fa della struttura. Quegli stessi ragazzi che hanno sottoscritto una petizione con 200 firme per chiedere la riqualificazione dell'area creata ad hoc per gli skaters. La decisione della giunta Marzi di chiudere lo skatepark per arginare il fenomeno di degrado, che soprattutto nel 2017 aveva interessato l'ex Alto Adriatico, era stato un duro colpo per i ragazzini amanti delle rotelle. L'esponente dell'opposizione Tarlao ha ricordato come il Regolamento di polizia urbana dichiara espressamente che l'attività di skater può «avere luogo solamente nelle aree a ciò destinate dall'amministrazione comunale», tanto che anche recentemente un agente della Polizia locale è intervenuto alla media "Sauro" spiegando che «tra le normative del codice della strada è previsto il divieto di circolare con lo skate in zone non adibite». Come noto, nel settembre scorso il Comune ha inizialmente recintato una buona parte del piazzale ex Alto Adriatico. Una decisione presa a causa della situazione di degrado venutasi a creare in seguito "trasformazione" in discarica, da parte di ignoti, della parte verde sita in fondo al piazzale e all'utilizzo della zona riservata agli skater da parte di giovani su moto da cross e scooter. «Abbiamo visionato più volte i filmati delle telecamere e verificato l'uso improprio del piazzale da parte di diversi soggetti protagonisti delle relative indagini, ma è evidente che l'ex Alto Adriatico è un'area che da troppo tempo sta dando dei problemi», aveva detto con rammarico l'assessore alla Polizia locale Stefano Decolle. Da lì il successivo smantellamento dell'area, diventata poi non più omologabile per motivi di sicurezza.«Ho incontrato una delegazione dei ragazzi con la loro insegnante (la professoressa Valentina Marchesan, ndr), che aveva già raccolto circa 200 firme per chiedere degli interventi di miglioria sullo skatepark esistente. Sono stati incontri proficui, in cui abbiamo capito che una soluzione tampone non poteva bastare», racconta l'assessore alle Politiche sociali Luca Gandini. Da qui la conferma di quanto annunciato dal vicesindaco Bussani: «L'area di Acquario si presta per creare uno skatepark in grande stile, come quello esistente a Trieste nel rione di San Giacomo - prosegue Gandini -, una struttura che potrà dunque essere la giusta risposta alle richieste dei giovani muggesani». L'assessore ha infine i prossimi passi: «Entro l'anno incontrerò nuovamente i ragazzi per condividere al meglio il progetto, fermo restando che le tempistiche di realizzazione della nuova struttura, contestuali al cantiere di Acquario, sono previste per il 2019».

Riccardo Tosques

 

 

Sconto sulla tassa dei rifiuti a chi evita sprechi alimentari
Uno sconto sulla Tari per i titolari di attività commerciali, industriali, professionali e produttive in genere che decidono di limitare gli sprechi donando le proprie eccedenze alimentari ad associazioni assistenziali o di volontariato. Questa è la previsione dell'articolo 36 quater, introdotto la scorsa primavera nel Regolamento della Iuc (Imposta Unica Comunale) in attuazione della legge 166/2016 contro gli sprechi alimentari. Nell'ottica di promuovere un sistema di semplificazioni e incentivi improntato al principio di ispirazione comunitaria secondo il quale "chi meno inquina meno paga", il Comune di Trieste ha previsto una riduzione tra il 6 e il 10 per cento sulla parte variabile della tariffa della tassa sui rifiuti (la Tari appunto), a seconda del quantitativo annuo della donazione effettuata. Gli imprenditori e commercianti interessati potranno fruire dell'agevolazione presentando, entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello per il quale si chiede la riduzione, la dichiarazione di dettaglio della donazione effettuata, unitamente all'attestazione dei relativi quantitativi, sottoscritta anche da parte dell'associazione beneficiaria. Tutta la modulistica è disponibile sul sito di Esatto Spa e sulla Rete civica del Comune di Trieste. I rispettivi indirizzi web sono www.esattospa.it e retecivica.trieste.it. E sempre a proposito di tassa sui rifiuti, proprio sul sito di Esatto, la società di riscossione che opera per conto del Municipio, viene ricordato come sia fissato al prossimo 31 maggio il termine di pagamento dell'eventuale saldo della Tari dell'anno 2017, «dovuto - viene specificato dalla stessa Esatto nella sezione "scadenze" del sito - solo da chi è stato interessato da variazioni nel corso dell'anno 2017».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 9 aprile 2018

 

 

La sosta selvaggia traina il "business" delle multe
Sanzioni passate da 52 a 57 mila. In aumento anche gli automobilisti puniti per eccesso di velocità. Nel 2017 finiti nelle casse municipali 4 milioni di euro
Le multe per infrazioni stradali tornano a lievitare. Percorrendo soprattutto quattro vie. Insistete a parcheggiare in doppia fila? Sfrecciate incuranti davanti agli autovelox piazzati nei punti "caldi" della circolazione urbana? Ve ne fregate dei targa system in grado di rilevare chi non ha saldato l'assicurazione dell'auto o chi non ha provveduto alla periodica revisione? Continuate imperterriti a conversare al cellulare mentre invece dovreste essere concentrati sulla guida della vostra vettura? Liberi di farlo, sappiate comunque che l'insieme di queste irregolarità certamente non beneficia il vostro portafoglio, ma giova alle casse del vostro Comune. Con la determina 661/2018 gli uffici municipali accertano altri 1,7 milioni di sanzioni amministrative per infrazioni al Codice della Strada, che portano il totale degli incassi 2017 a una quota superiore ai 4 milioni di euro (4,03). La precedente "fotografia", che aveva ritratto questo fruttuoso capitolo della contabilità comunale, si era fermata a 2,3 milioni. In media i triestini hanno speso 19,6 euro pro capite all'anno. Rispetto al 2016, come riportato ieri dal Sole 24 Ore, gli incassi per le multe hanno registrato un +7,2%. Il servizio amministrativo della Polizia locale ha elaborato i numeri datati 30 gennaio 2018 dal gestionale Chipsweb utilizzato da Esatto, la controllata comunale incaricata della riscossione delle multe. Sono stati pagati 41.436 verbali, di cui 13.850 notificati e 27.586 non notificati. E ce ne sono ancora 11.808 notificati e non pagati «corrispondenti - scrive la determina - a un credito esigibile pari a euro 1.556.524,70». Il vicesindaco leghista Pierpaolo Roberti è soddisfatto di questi risultati, che riscattano parzialmente la fiacca vendemmia del 2016, un'annata caratterizzata dal trasferimento della polizia locale nella nuova caserma di via Revoltella alta, dedicata a San Sebastiano. Una volta riassestati gli uffici e il loro funzionamento, acquisite fresche tecnologie, è ripartita la caccia al reprobo della strada: «Sosta selvaggia, eccessi di velocità, targa system, telefonini corsari sono stati nel 2017 i fattori che hanno maggiormente contribuito a incrementare l'attività di repressione», commenta Roberti. E il vicario di Dipiazza ricorda come «l'uso improprio del cellulare, l'eccesso di velocità, le mancate precedenze sono le prime tre cause dell'incidentalità triestina». A proposito di "sosta selvaggia", Roberti sottolinea poi che il numero di sanzioni è salito da 52 mila a 57 mila. Al 31 dicembre 2017 la riscossione sul primo accertamento del 2017 - quello relativo ai 2,3 milioni - risulta superiore a 1,9 milioni ritenuto «un buon livello di incasso» dal pubblico amministratore leghista. Il quale, in linea con Abbate, profetizza per il 2018 un ulteriore aumento degli introiti da multe. Va ricordato che il Codice della Strada prevede che il 50 per cento dei proventi, derivanti dalle violazioni commesse da conducenti distratti o irrispettosi, abbiano un vincolo di destinazione: al 50% saranno utilizzati per migliorare la sicurezza stradale; il 12,5% parteciperà all'ammodernamento, al potenziamento, alla manutenzione della segnaletica; una ulteriore quota del 12,5% andrà al rafforzamento dell'attività di controllo. La ripartizione delle entrate da sanzioni stradali, deliberata nell'ottobre 2017 in base agli incassi del 2016, aveva provveduto a stanziare su queste tre voci 1,2 milioni di euro. Al netto dei cosiddetti crediti «di dubbia esigibilità», ovvero di quelle multe il cui incasso è considerato altamente acrobatico, dalle sanzioni alle auto con targa straniera ai sequestri. Nel 2016 questa casistica ha rappresentato un'importante statistica pari a un terzo degli accertamenti.

Massimo Greco

 

 

La rivolta di via Torino contro i sacchi neri «Basta immondizie» - Trascinati dai gestori dei locali, sporcano i marciapiedi - Scatta la protesta dei residenti contro gli effetti della movida
Esplode nuovamente la polemica nell'area di via Torino. È stato sufficiente l'arrivo delle prime serate primaverili, che hanno finalmente garantito ai tantissimi giovani e ai meno giovani che amano frequentare i locali della zona la possibilità di sostare all'esterno dei numerosi locali, e subito la situazione è diventata esplosiva. Alcuni dei residenti hanno fotografato la situazione delle strade al mattino presto con bottiglie vuote e bicchieri sparsi un po' dappertutto, macchie sull'asfalto testimoni di bevute, mozziconi di sigaretta a tappezzare i marciapiedi, cestini delle immondizie letteralmente coperti da rifiuti di ogni tipo. Qualcuno ha scattato immagini per mostrare le scie che rimangono impresse sui marciapiedi, prodotto del trascinamento dei sacchi neri da parte degli addetti dei pubblici esercizi della zona all'atto della chiusura dell'attività. Insomma una protesta in grande stile, corredata da fotografie molto esplicite. E tutto questo nell'attesa che riprenda, sulla falsariga di quanto avvenuto molte volte nelle ultime estati, la richiesta da parte dei residenti di contenere il volume della musica diffusa dai locali. Sarà sufficiente aspettare che la temperatura si alzi ancora un po' e c'è da scommettere che anche questa polemica tornerà di attualità. Intanto, sul tema delle immondizie sparse in quella che è pur sempre una zona ad alta valenza turistica, interviene il vice sindaco, Pierpaolo Roberti, in qualità di titolare della competenza sulla Sicurezza e sulla Polizia locale: «Prendo atto del problema, ma posso annunciare ai residenti e, in generale, all'intera cittadinanza e ai turisti, che siamo in procinto di sottoscrivere un accordo, nel quale sono controparte gli esercenti della zona, rappresentati in questo frangente dalla Fipe, che prevede interventi di pulizia straordinaria che saranno effettuati al mattino presto, in sostanza all'alba, in virtù dei quali le strade e i marciapiedi della zona risulteranno puliti. È fondamentale che la città offra sempre una bella immagine - aggiunge il vice sindaco - e preciso anche che il costo dell'operazione di pulizia straordinaria del mattino non peserà in alcuna maniera sulle casse del Comune e, di conseguenza, su quelle dei triestini, in quanto saranno gli esercenti della zona di via Torino a sobbarcarsi tale onere. Ribadisco in ogni caso che su via Torino e aree vicine l'attenzione dell'amministrazione rimarrà sempre alta. Siamo in sostanza in una fase di tregua armata perché l'interesse primario da difendere deve essere quello della tutela della tranquillità dei residenti. Se dovessimo riscontrare, da parte di qualcuno, l'inosservanza delle regole - conclude il vice sindaco - o peggio, atteggiamenti recidivi, non esiteremo a intervenire in maniera adeguata». Anche Bruno Vesnaver, presidente provinciale della Federazione italiana pubblici esercenti (Fipe), si schiera dalla parte del Comune, replicando alle obiezioni di alcuni degli esercenti di via Torino, poco disposti a sopportare una spesa supplementare. «Se da un lato è vero che gli esercenti pagano già un capitale per la tassa sulle immondizie e per quella di occupazione del suolo pubblico - precisa - dall'altro c'è l'esigenza di garantire decoro alla città. Quella zona presenta gravi criticità a causa dell'inciviltà di molti cittadini, spesso neppure clienti di quegli esercizi, e perché, tra i tanti professionisti del nostro settore, si contano anche alcune pecore nere. Il problema è stato affrontato in un incontro con il vice sindaco, Pierpaolo Roberti, e c'è un piano sostenibile che però, per ora, non ha riscontrato la necessaria adesione di tutti. Mi auguro che tutti i miei colleghi della zona, facendo uno sforzo economico - conclude - diano un segnale di responsabilità».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 aprile 2018

 

 

"Grande puzza", la Siot si scusa - Mea culpa dell'azienda dopo le segnalazioni di venerdì. «Odore causato da manutenzioni al Terminal»
Si risolve con il mea culpa della Siot il mistero della "grande puzza" che l'altra sera ha invaso la zona Est di Trieste. Ieri infatti, dopo che si era diffusa la notizia anche sulle pagine del nostro quotidiano, la Società italiana per l'oleodotto transalpino ha diffuso una nota in cui chiede a chiare lettere «scusa alla popolazione per aver subito il forte odore». Questa volta, insomma, la Ferriera di Servola non c'entra, e nemmeno il nuovo depuratore né le petroliere presenti nel Golfo. Tutte ipotesi sui cui fino a ieri mattina s'interrogavano i residenti di vari quartieri, che avevano segnalato a tappeto il disagio, non solo sui social ma anche tempestando le centrali operative dei vigili del fuoco e della polizia locale, che avevano a loro volta interpellato l'Arpa. A sgombrare i dubbi è arrivata appunto ieri la nota della Siot che spiega come l'episodio sia stato dovuto a «lavori di straordinaria manutenzione effettuati per sostituire delle tubazioni», assicurando che il forte e sgradevole odore non è dannoso perché non comporta «alcun rischio per la salute». Segue la spiegazione nei dettagli. Tecnicamente, la "grande puzza" che ha invaso la città è stata originata dai "mercaptani", «che sono sostanze odorose non nocive per la salute e per l'ambiente, liberatesi nell'atmosfera a seguito della rimozione dei residui di greggio dalle linee di trasferimento della Siot». Si tratta, in particolare, delle linee che collegano il Terminale marino con il Parco serbatoi di San Dorligo della Valle, dove i lavori di manutenzione straordinaria sono consistiti nella sostituzione di alcuni metri di tubazioni con linee nuove, al fine di aumentare il livello di sicurezza degli impianti. I lavori dureranno ancora qualche settimana, ma la Siot assicura che l'emanazione dell'odore è da considerare un episodio circoscritto nel tempo e già terminato. Cosa che viene confermata anche dai vigili del fuoco , cui già dalla mattina di ieri non è più pervenuta alcuna lamentela. La società precisa ancora che «non vi sono state perdite di greggio, poiché tutti i lavori sono stati eseguiti in sicurezza e secondo le procedure della Siot», e che «gli odori sono collegati esclusivamente all'attività di aspirazione di residui di greggio presenti nelle tubazioni».«A nome della Siot- dichiara il presidente Alessio Lilli - mi scuso con la popolazione di Trieste che a partire dall'altra sera ha subito il disagio di sentire forti odori, riconducibili appunto alle operazioni di straordinaria manutenzione effettuate al Terminale Marino. Il rilascio dei forti odori - ancora il presidente Lilli - è dovuto al contatto di "mercaptani" con l'aria: nel momento in cui sono state tagliate le vecchie linee per essere sostituite con le nuove, le operazioni di aspirazione previste per evitare la dispersione dei "mercaptani" non si sono rivelate sufficienti ad evitare il problema, e questo elemento ha causato l'episodio. Abbiamo, già nel corso della notte, predisposto ulteriori misure di mitigazione che hanno permesso di ridurre significativamente il livello di "mercaptani" e quindi il cattivo odore».

Elena Placitelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 aprile 2018

 

 

Esof, via alla corsa contro il tempo - Poco più di venti mesi per preparare il Centro congressi. Scatta il "duello" con la burocrazia
È corsa contro il tempo. Da qui al 2020 restano poco più di una ventina di mesi per portare a termine e consegnare il grande centro congressi da 9 mila metri quadrati, tra i magazzini 27 e 28 del Porto vecchio, per il grande evento di Esof, che celebrerà Trieste Capitale europea della scienza fra due anni a luglio. L'ultimo termine utile per finire di costruire la struttura dettato da Euroscience e dalla Fondazione Internazionale Trieste, che organizza il grande rendez-vous della ricerca e dell'innovazione tra i vecchi sili dell'antico scalo, è tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020. Il Comune, che ieri attraverso il sindaco Dipiazza, all'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, al direttore dell'Area Enrico Conte e al funzionario direttivo Daniela Schleimer ha raccontato gli ultimi sviluppi dell'iter per realizzare il progetto, fa passi da lepre e cerca di accelerare il più possibile le pratiche. Il tempo però resta tiranno. Il centro congressi è appeso alla burocrazia e Trieste deve dare prova di grande compattezza per riuscire a farcela in un modo o nell'altro. L'ultima notizia riguardava la consegna agli uffici comunali di un progetto di fattibilità tecnico-economica di natura privata e d'interesse pubblico attraverso la formula del project financing. A proporlo la Trieste Convention Center srl, società che si è formata ad hoc negli scorsi mesi, composta da soli imprenditori triestini. Su proposta infatti dell'amministrazione municipale la volontà è stata quella di lasciare in eredità alla città dopo Esof 2020 una vera e propria struttura congressuale e quindi evitare le iniziali tensostrutture pensate per la manifestazione. Da gennaio dunque, in un mese e mezzo, anziché tre, gli uffici comunali hanno analizzato l'iniziativa e, con parere favorevole e qualche modifica, hanno passato la palla alla giunta comunale che l'altro ieri ha approvato la proposta che riguarda appunto la riqualificazione dei magazzini 27 e 28 (con ampliamento di quest'ultimo e un collegamento tra i due con un ponte), in modo da realizzare una struttura polifunzionale, un Centro Congressi che si estenderà su una superficie di oltre 9 mila mq e che potrà disporre esternamente anche di un'adeguata area parcheggio. Ora la tabella di marcia è molto serrata. Come hanno spiegato Conte e Lodi, nei prossimi giorni il progetto arriverà nella III circoscrizione che, su sollecitazione del sindaco, avrà dieci giorni anziché venti per approvarlo. Contemporaneamente lo valuteranno le commissioni consiliari. A questo punto il faldone giungerà in Consiglio comunale a fine aprile e, dopo vari passaggi burocratici, a fine maggio andrà in gara aperta. Gli stessi fautori del progetto potranno aderire al bando, dove il costo dell'opera è pari a 11,1 milioni di euro: il Comune finanzierà il 44%, pari a 5,5 milioni di euro, e il restante il vincitore della gara. Nell'offerta di Tcc inoltre ci sono altri dati: il proponente ha ipotizzato 12.500 partecipanti annuali da tutto il mondo con un minimo di 10 conferenze nazionali e internazionali. Il canone che percepirà il Comune è pari a 80 mila euro l'anno con la possibilità di usufruire dell'area per cinque eventi. Tornando all'iter, a metà luglio verranno chiuse le partecipazioni. L'aggiudicazione potrebbe essere verso gli inizi di agosto. Se si aggiudicherà la partita un altro soggetto diverso dal "promotore", vale a dire la cordata guidata da Bravar, quest'ultima avrà il diritto di prelazione e potrà rivedere la propria offerta. Ecco che nella peggiore delle ipotesi si perderebbe un altro mese. Tenendo inoltre in considerazione il periodo standard di 35 giorni per accogliere da parte di altri partecipanti eventuali ricorsi, a settembre potrebbe essere avviata la progettazione esecutiva di 130 giorni con partenza dei lavori a gennaio 2019. Il cantiere dovrebbe concludersi in 15 mesi e la fine dei lavori sarebbe prevista nei primi mesi del 2020. Se questo piano però potrebbe avere qualche inghippo, ecco che salta fuori il piano b, spiega Dipiazza: ritornare all'idea iniziale di installare delle tensostrutture per creare il villaggio Esof. «Noi andiamo comunque avanti in questo senso - sottolinea Stefano Fantoni, il champion di Esof 2020 -, non possiamo rischiare, se questo bellissimo progetto andrà in porto ben venga, altrimenti sarà già pronta l'alternativa».

Benedetta Moro

 

Si accelera anche per il nuovo Museo del mare - Allo studio i modelli di Amburgo, Marsiglia e Genova. Cantiere ai magazzini 24 e 25 entro marzo 2019
Termine perentorio per iniziare il cantiere: marzo 2019. Questa volta si parla del nuovo Museo del mare, che verrà realizzato nei magazzini 24 e 25 del Porto vecchio grazie ai 23 milioni dei 50 totali deliberati dal Cipe nel 2016 per la realizzazione di alcune opere nell'antico scalo. Finanziamenti che sono rientrati in un accordo operativo per il Piano stralcio "Cultura e Turismo" del Mibact, siglato lo scorso settembre tra quest'ultimo, Regione Fvg, Comune e Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale. È in fase di definizione da parte del Municipio la prima fase del progetto con una collaborazione esterna, in un lavoro a tre tra le aree Lavori pubblici, Urbanistica e Cultura. Ma i tecnici dell'amministrazione non si soffermeranno a studiare il nuovo sito solo da Trieste: in mente c'è anche l'idea di volare ad Amburgo, Marsiglia e Genova per ispirarsi e capire come sono stati strutturati i tre musei del mare che in queste città attirano già migliaia di visitatori. Insomma, si dedicheranno alla letteratura di riferimento per scoprire come, ad esempio, in Germania siano riusciti a mettere in piedi una realtà museale nel più vecchio magazzino della città, datato 1879, dove sono presenti dieci ambienti che mostrano gli stretti rapporti tra l'uomo e il mare attraverso le epoche storiche e le civilizzazioni. O, per non andare troppo distanti, capiteranno in Liguria, al Galata Museo del mare: circa 10 mila metri quadrati suddivisi in ben cinque piani, con più di 4.300 oggetti originali, custoditi con cura. La riqualificazione dell'area del Porto vecchio, obiettivo di rilievo nazionale, avrà avvio con la creazione di questo grande attrattore culturale transfrontaliero, con un restauro degli edifici e il successivo allestimento, per una superficie stimata attorno ai 10 mila metri quadrati. Sono tre i livelli di progetto che dovranno essere messi in piedi. Il primo di fattibilità tecnico-economica, cioè la parte preliminare che tocca appunto all'amministrazione comunale. L'idea sarebbe quella di condividere poi questo step attraverso un processo partecipato con il pubblico. Successivamente il progetto verrà messo in gara attraverso un concorso e il successivo appalto e poi si darà il via al progetto definitivo ed esecutivo per arrivare a un programmazione ben strutturata e condivisa. Il Municipio prevede di proporre alcune ipotesi già prima dell'estate.

(b.m.)

 

Torna in città la "grande puzza", pioggia di segnalazioni
La "grande puzza" è tornata ieri sera ad ammantare Trieste con tutto il suo carico di mistero. Ma questa volta sempre più "grande" e "intensa" del solito. La grande puzza si è fatta sentire attorno alle 20 a Valmaura, Ponziana, San Vito, Chiarbola, Campanelle, Campi Elisi, Campo Marzio, via Baiamonti, Piazza Sansovino, largo Pestalozzi, via Settefontane, via del Roncheto. È arrivata, per dire, fino a Coloncovez. Dall'Ippodromo all'Aquamarina. «Xe una spuza che non ve digo». «Tanfo irrespirabile da vomitare». «No se pol tenir le finestre verte». «Me brusa el stomigo». «Brusa la gola!». Segnalazioni virali sui social e una scarica di telefonate di cittadini allarmati al 112, il numero unico per l'emergenza. Tirati in ballo i vigili del fuoco, ovviamente. Tempestata di chiamate anche la polizia municipale. «Abbiamo dirottato il problema all'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente che sta facendo le verifiche. Ma non abbiamo ancora una risposta» spiegano dalla centrale i vigili urbani. «Soliti odori di cui non si riesce mai a capire l'origine» aggiungono i vigili del fuoco tempestati di chiamate. Alcuni parlano di zolfo, altri di metano, al di imprecisato gas. Altri di "nafta pura". Le ipotesi sono le più svariate. Si va dalla Ferriera di Servola al nuovo depuratore ("Bon che xe novo"), dai depositi della Siot alle petroliere presenti nel Golfo. Qualcuno punto il dito sui lavori in corso al Canale navigabile Non è la prima volta che Trieste respira questi "miasmi" dall'origine non bene identificata. Un allarme identico ci fu sei mesi fa e pure nel giugno dell'anno scorso. Ma c'è qualcuno che denuncia la persistenza della situazione. Quello di ieri non sarebbe un caso isolato, ma solamente un picco del fenomeno dei questo periodo. «Oggi Servola irrespirabile! Quinto giorno de spuza!» si lamenta qualcun dopo avere chiamato il 112 e parlato con i vigili del fuoco. Sarà l'Arpa si spera a fare chiarezza e a dare finalmente un nome alla "grande puzza".

 

 

MUGGIA - La guerra dei rifiuti spacca la maggioranza «Una falsa partenza»
A Muggia gli alleati del Pd lamentano i ritardi del gestore Net - Ma tutti i partiti bollano i sacchi abbandonati «Atti incivili»
MUGGIA - La reazione è sbagliata, ma il sistema "porta a porta" non sta funzionando. Questo il pensiero comune dei partiti di opposizione di Muggia riguardo la protesta contro la raccolta differenziata portata avanti dai residenti che, esasperati, da martedì stanno abbandonando i sacchi di rifiuti per strada, vicino ai cassonetti dell'immondizia sigillati. E, a sorpresa, anche due terzi dei partiti che formano la maggioranza lamentano problemi e ritardi da parte della Net. Insomma, a tutti gli effetti, è stata una falsa partenza.Il mea culpa «Ci siamo fidati troppo della Net e dell'esperienza dei loro tecnici». Antonino Ferraro, capogruppo della lista Laura Marzi sindaco, fa un mea culpa generale: «I tecnici Net ci hanno assicurato, più volte, che non ci sarebbero stati problemi. Invece ci troviamo davanti ad una partenza del porta a porta che bisogna ancora calibrare. Detto questo è inaccettabile che, per ripicca, qualche muggesano abbandoni di proposito i rifiuti fuori dai contenitori». Sulla stessa linea la capogruppo dei Cittadini per Muggia, Nicoletta Fait, che non nasconde le evidenti manchevolezze: «Quando la raccolta è partita non tutti avevano il materiale sufficiente e anche ora non tutti sono provvisti dei sacchetti o dei contenitori. La reazione dei cittadini arrabbiati, però, è sbagliata e sfocia nell'ignoranza. Credo ci vorrà ancora un po' di tempo affinché il servizio possa diventare efficiente. Tra un mese ne riparleremo».L'opposizione «Il sindaco metta delle pezze all'inadeguato sistema di raccolta rifiuti invece di accusare indistintamente i cittadini». Così il capogruppo del M5S Emanuele Romano mette sotto accusa la Marzi: «L'abbandono di rifiuti è un reato, ma non si può confondere con l'errato conferimento. Il sindaco la smetta di attribuire ai cittadini indistintamente cattivi comportamenti e inizi a controllare seriamente l'operato della Net». Da Fratelli d'Italia, il capogruppo Nicola Delconte conferma che gli «atti incivili e contro la legge sono sempre deprecabili», ma rimanda al Comune la situazione in cui si sta trovando Muggia: «Ancora una volta pressappochismo, incompetenza e arroganza da parte dell'amministrazione sono il mix letale che ha fatto diventare Muggia un immondezzaio. Il comune si dovrebbe preoccupare dei molteplici disservizi provocati da un tipo di raccolta imposto senza condivisione con la cittadinanza». Critica anche la capogruppo di Obiettivo comune per Muggia, Roberta Vlahov: «Attribuire le colpe di un simile disastro ai cittadini è l'ennesimo errore di questa amministrazione. Resta pesante la disorganizzazione operativa sul territorio, con famiglie o addirittura condomini interi che non hanno ricevuto i contenitori per la differenziata o i sacchetti». Per Roberta Tarlao (Meio Muja) il «"Comune sta lavorando in emergenza senza un progetto definito». Andrea Mariucci, consigliere comunale della lista Forza Muggia-Dpm, difende i propri concittadini: «La maggioranza dei muggesani è fatta di persone educate che, volenti o nolenti, si stanno adoperando per il porta a porta seguendo le istruzioni del volantino che è stato a loro consegnato. Sappiamo che maleducazione e inciviltà nell'abbandono dei rifiuti ci sono sempre state, ma sono episodi isolati di una piccolissima minoranza contro cui bisogna prendere provvedimenti. Se invece il sindaco ha ulteriori elementi prenda i provvedimenti del caso». L'ottimismo di Micor L'unico ad avere una visione più rosea della situazione è Massimiliano Micor, consigliere comunale e segretario del Pd muggesano: «Finalmente la raccolta porta a porta è partita e cominciamo a ricevere dalla cittadinanza feedback sempre più positivi. Certo le criticità ci sono e vanno risolte al più presto. In questi mesi abbiamo lavorato con grandissimo impegno e continueremo a farlo, il sistema va ovviamente perfezionato attraverso il dialogo, sempre auspicabile. Crediamo ci sia bisogno di un nuovo patto sociale anche tra i cittadini stessi. Ormai la nostra società deve vedere il cittadino protagonista della cura della propria città in modo costruttivo, attivo e responsabile lasciando spazio al fare piuttosto che al "no se pol"».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 6 aprile 2018

 

 

La montagna di rifiuti nascosta nei fondali del mare Adriatico
In profondità il 99% degli scarti. Una ricerca coordinata dal Cnr ha rilevato la presenza di 510 oggetti per chilometro quadrato- (vedi l'articolo)
TRIESTE - Il "Pacific Trash Vortex", l'immensa isola galleggiante nell'Oceano Pacifico contenente tre milioni di tonnellate di plastica, è solo la punta dell'iceberg di un'emergenza ben più allarmante: sulla superficie del mare è infatti presente l'1% dei rifiuti antropici, mentre l'altro 99% è interamente depositato sui fondali. Nascosto alla vista, ma c'è. Montagne di rifiuti non visibili sui fondali marini che continuano ad avvelenare i pesci e di conseguenza, risalendo la catena alimentare, anche il nostro organismo. Questa la realtà illustrata ieri sera all'Antico Caffè San Marco da Silvia Ceramicola, geologa marina dell'Ogs (Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale), e da Tomaso Fortibuoni, ricercatore dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che ne hanno parlato durante l'incontro "Le scovazze in fondo al mar" organizzato dal circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste. I danni sull'ecosistema sono però ancora poco noti, come ha riferito Fortibuoni, in quanto i rifiuti tendono ad accumularsi in zone difficilmente accessibili e quindi studiabili dai ricercatori. Le correnti marine infatti - ha spiegato Ceramicola - tendono a spostare i rifiuti terrestri, che ci aspetteremmo di trovare vicino alla costa, in ambienti totalmente impensabili: lattine di birra a 950 metri nel mare Atlantico e borse di plastica nel mare Artico a 2500 metri; addirittura nella fossa delle Marianne, a 11 chilometri di profondità, sono state ritrovate delle lattine di carne in scatola. La situazione - lo dicono i dati - riguarda anche il mare Adriatico. Secondo una mappatura realizzata dal progetto "Ritmare" coordinato dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), nell'Adriatico sono presenti 510 rifiuti ogni chilometro quadrato - ma si arriva a picchi di oltre mille nel golfo di Venezia - di cui il 90% è costituito solo di oggetti di plastica. Soprattutto oggetti "usa e getta" come bottiglie e sacchetti, che possono restare sui fondali anche per più di 600 anni. Così, le reti a strascico dei pescatori si trovano a catturare, al posto del pesce, i rifiuti più insoliti: dagli pneumatici alle biciclette, fino alle balle di fieno e ai divani. Si stima che vengano pescati circa 9 rifiuti ogni 100 pesci. Paradossalmente, però, i pescatori che si trovano a pescare rifiuti li rigettano in mare, perché altrimenti sarebbero costretti a pagare i relativi costi di smaltimento, trovandosi così a ripetere sempre la stessa assurda operazione. Per contrastare questo fenomeno, da molti anni in Scozia sono stati messi a disposizione dei pescatori degli appositi contenitori nei quali separare i rifiuti dal pesce, così da poterli smaltire efficacemente. Una soluzione simile è stata sperimentata anche nell'Adriatico grazie a un'iniziativa dell'Ispra, che per quasi due anni dal 2016 ha pescato grazie, all'ausilio di sei imbarcazioni, circa 122 tonnellate di rifiuti in 15 porti tra l'Italia a la Grecia. Restringendo ancora di più il campo, uno studio condotto da Martina Busetti dell'Ogs ha dimostrato che al largo di Trieste, in un'area di 9.5 chilometri quadrati di fronte Muggia, sono presenti grandi quantità di fanghi originati dal dragaggio del canale petroli degli anni Sessanta.Ma situazioni del genere possono anche essere sfruttate in maniera virtuosa. A New York, ad esempio, si sono dismessi i vagoni della metropolitana buttandoli in mare per formare una "scogliera artificiale", in modo da popolare l'area fornendo una "casa" ai pesci. Anche senza andare troppo lontano, in Slovenia si sta valutando il progetto di un'isola artificiale davanti a Capodistria con il materiale di risulta degli scavi per un'infrastruttura ferroviaria. Non solo "buone pratiche" come la "pesca dei rifiuti" e le "scogliere artificiali". In conclusione dell'incontro, Ceramicola e Fortibuoni hanno ricordato che ogni cittadino dovrebbe svolgere la sua parte. In particolare, dovremmo tutti ricordarci delle "5 R": ridurre, riusare, raccogliere, riciclate e recuperare.

Simone Modugno

 

MUGGIA - Rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti, Marzi alza la voce
Contenitori sigillati in strada con l'avvio del "porta a porta" e c'è chi vi lascia i sacchi vicino. Il sindaco: «Atti di inciviltà»
MUGGIA - I cassonetti delle immondizie sigillati, circondati da decine di sacchetti pieni di rifiuti, molti dei quali smembrati da qualche animale. È questa l'inquietante e sempre più ricorrente immagine che da martedì è sotto gli occhi di tutti, sia nelle vie centrali che in quelle periferiche del territorio muggesano. Forse un segno di protesta contro il nuovo sistema del "porta a porta spinto" voluto dall'amministrazione Marzi ed entrato in vigore il 3 aprile? Il sindaco di Muggia, però, non ci sta e sul proprio profilo Facebook ufficiale ha postato ieri una netta presa di posizione stigmatizzando «il comportamento di chi si rende colpevolmente protagonista dell'illecito abbandono di rifiuti». Insomma, per qualcuno potrebbe trattarsi di un braccio di ferro tra "ribelli", che avevano espresso da tempo il proprio parere negativo sul porta a porta radicale, e l'amministrazione comunale, che dopo aver concesso la proroga di un mese per il sistema misto stradale-domiciliare, non è più intenzionata a compiere un solo minimo passo indietro. L'operazione di smantellamento dei contenitori stradali per i rifiuti iniziata martedì da parte dell'Italspurghi sta proseguendo senza sosta. Ma intanto, i cassonetti rimasti ancora sulle strade sono stati sigillati, proprio per evitare il conferimento dei rifiuti. E c'è chi, trovando i cassonetti chiusi, lascia i sacchi fuori dal contenitore stesso. Situazioni critiche sono state testimoniate ad Aquilinia, nelle vie adiacenti al centro storico, a Zindis e in zona porto San Rocco. Ma sono anche tanti i cittadini che lamentano di non aver ancora ricevuto i bidoni o i sacchetti per effettuare la differenziata. E c'è pure chi la raccolta differenziata l'ha effettuata, ma degli operatori della Net nemmeno l'ombra. Risultato? I sacchetti dell'umido sono stati presi d'assalto dagli animali. «Prevedevamo un contraccolpo iniziale in termini di rifiuti abbandonati: Muggia non ha scoperto nulla, né la raccolta Pap, né l'abbandono dei rifiuti e proprio per questo i mezzi sono in azione costantemente», ha spiegato il sindaco Laura Marzi che ha utilizzato parole di fuoco contro gli autori di tali gesti visto che «in questi anni quasi quotidianamente l'incuria e la maleducazione di alcuni concittadini già regalavano rifiuti abbandonati ovunque oppure materiale non idoneo all'interno dei bidoni stradali». Per il primo cittadino, però, i rifiuti lasciati fuori dai contenitori non sono necessariamente riconducibili ai cittadini contrari a questa tipologia di "porta a porta": «Qualcuno sostiene che dietro all'abbandono dei rifiuti vi sia una manifestazione di protesta. Se così fosse, sarebbe ben più grave. Perché tale ipotetica protesta offrirebbe l'immagine di un cittadino muggesano che danneggia la propria città e di conseguenza se stesso e chi gli sta vicino». Un plauso è invece stato rivolto ai muggesani che facendo arrivare al Comune diverse segnalazioni hanno denunciato, anche con foto, «l'inciviltà di vicini di casa o concittadini generici che abbandonano i rifiuti senza alcuna reale spiegazione. Questo ci rincuora, perché denota che sono in molti, a Muggia, a demonizzare questi atteggiamenti indegni. Invito, quindi, non solo a porre in essere comportamenti civili ed ossequiosi delle regole ma anche a contrastare attivamente, continuando a segnalare e denunciare, chi inquina la nostra Muggia».

Riccardo Tosques

 

 

Economia del mare traino per l'occupazione - Ok anche elettronica, commercio, ristorazione, servizi alla persona nella fotografia scattata dall'IRES

Negli ultimi dieci anni in provincia di Trieste l'occupazione è cresciuta maggiormente rispetto al resto della regione, con un ritorno ai livelli pre-crisi (circa 97 mila occupati). A trainare il mercato del lavoro triestino sono stati i settori della ristorazione, dell'elettronica, dei servizi alla persona, del commercio e della cosiddetta "economia del mare" (magazzinaggio, cantieristica, trasporti). Sono alcune delle tendenze delineate ieri, dati alla mano, da Alessandro Russo, ricercatore dell'Ires Fvg, nell'incontro "Il lavoro al centro", promosso dall'associazione Luoghi Comuni di Trieste. A introdurre l'incontro l'ex sindaco Roberto Cosolini, che ha sottolineato come il tema del lavoro vada trattato con un'attenta analisi dei dati: «Che sono incoraggianti, legati anche alle scommesse fatte per lo sviluppo di questo territorio in materia di logistica, portualità e turismo. In elettronica si conferma la performance positiva alimentata anche dal nostro sistema di alta formazione. Tra le criticità invece ci sono l'invecchiamento progressivo della popolazione e la crescita del part-time, che spesso è una scelta obbligata». Il quadro a livello nazionale, da cui parte Russo, parla di un recupero di 900 mila occupati negli ultimi quattro anni, ma con un numero di ore lavorate inferiore (-6% tra il 2007 e il 2017). Nel 2015 si è registrato un forte aumento degli occupati a tempo indeterminato, grazie agli incentivi offerti dal Jobs Act, mentre il 2016 e il 2017 sono stati trainati dalla ripresa dell'occupazione a tempo determinato. In Friuli Venezia Giulia, anche se l'occupazione è in crescita, rispetto al 2007-2008 mancano all'appello ancora circa 14 mila occupati. A livello demografico in Fvg, e a Trieste, è diminuita sensibilmente la popolazione residente in età lavorativa (15-64 anni): ciò è dovuto all'invecchiamento della popolazione e al crollo dei residenti, diminuiti del 22% dal 2007 nella provincia di Trieste. Durante la crisi ad essere penalizzati sono stati soprattutto la componente maschile e il lavoro autonomo. Si è registrata invece una notevole espansione del part-time a discapito del tempo pieno, anche tra gli uomini, ma la diminuzione delle ore lavorate si è riflessa sui redditi. Sono circa 6.000 i disoccupati in provincia di Trieste nel 2017, 2.000 di meno rispetto al biennio 2015-2016. Trieste è l'unica provincia che rispetto al 2008 ha circa 1.400 occupati dipendenti in più nel settore privato, mentre nello stesso periodo in Fvg i dipendenti sono diminuiti di 17 mila unità. Una crescita dell'occupazione a tempo indeterminato si è verificata nel 2015, mentre nei due anni successivi si è registrato un calo, ma il saldo per Trieste resta positivo (+ 2.500). Sono aumentati i lavoratori over 50, effetto della legge Fornero sommata al fattore demografico e alle maggiori difficoltà per i più giovani nel trovare un'occupazione. È andata peggio invece alle imprese, diminuite di oltre 900 unità tra il 2009 e il 2017.

Giulia Basso

 

 

 

 

 

VOCEARANCIO.it - GIOVEDI', 5 aprile 2018

 

 

Come funziona il più grande marketplace di oggetti ricondizionati in Europa

L'arco di vita di smartphone e tablet è sempre più breve. L'alternativa per risparmiare e inquinare meno si chiama Back Market

L’obsolescenza programmata è quel fenomeno secondo il quale gli oggetti tecnologici e gli elettrodomestici sono costruiti per invecchiare prima del dovuto: la batteria non si carica più, il computer va a rilento, il frigorifero perde acqua, la lavatrice non gira più. Si tratta di una tecnica industriale inventata negli anni 30, dopo la prima grande crisi economica globale, per dare una spinta (artificiale) ai consumi. In un mondo digitale e connesso come il nostro, nel quale tutti possediamo decine di oggetti tecnologici diversi, si traduce in una catastrofe ambientale. Secondo una ricerca del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, i cellulari oggi durano in media meno di due anni, quanto le scarpe e gli spazzolini elettrici. I computer resistono tra i tre e i quattro anni, come un vestito di sartoria o una pentola. Dati surreali, che hanno come conseguenza numeri spaventosi quando si parla di rifiuti. Una discarica tecnologica globale. Secondo il rapporto Global E-waste Monitor 2017 nell’ONU i rifiuti elettronici nel mondo hanno superato le 44 milioni di tonnellate: è come buttare via 4500 torri Eiffel di vecchi gadget e lavatrici ogni anno. Solo il 20 per cento di questi rifiuti viene effettivamente riciclato. Entro il 2021, questa discarica hi-tech globale crescerà del 17%. In Italia si fa un ottimo lavoro con la raccolta dei RAEE (Rifiuti di apparecchi elettrici e elettronici), la cui raccolta è aumentata del 14%. A livello industriale la strada non può che essere portare anche la produzione hi-tech dentro l’economia circolare. Grandi produttori di smartphone, come Samsung, hanno annunciato che ricicleranno il cobalto dei cellulari dismessi. E un consorzio di aziende e organizzazioni europee ha deciso di cercare i materiali per la produzione tecnologica nelle miniere che abbiamo dentro le città: le discariche, con la creazione di Urban Mine Platform. Si tratta di una piattaforma che garantirà la tracciabilità e la previsione dei flussi di materiali dal negozio alla discarica in 30 nazioni europee, per recuperare parte di quei 55 miliardi di euro in materiali preziosi riciclabili che invece finiscono perduti tra i rifiuti. Insomma, a livello industriale il futuro passa (anche) dall’estrazione in discarica di neodimio, litio e cobalto. L’Amazon del ricondizionato. E voi? In attesa che le istituzioni e i processi industriali facciano il loro corso, una delle strategie che potete adottare per ridurre il vostro impatto ecologico e risparmiare quando si tratta di cambiare il vostro smartphone invecchiato troppo in fretta è acquistare oggetti tecnologici ricondizionati, cioè semi-nuovi, perché restituiti da un cliente senza essere mai stati usati o esposti in negozio. Questa strada vi potrebbe permettere di ridurre la vostra quota annuale di di 18,9 kg di rifiuti elettrici ed elettronici e risparmiare una percentuale che va dal 20 per cento dell’acquisto a salire (in alcuni casi si arriva addirittura anche al 50). In Europa c’è una startup che è stata ribattezzata «Amazon del ricondizionato», è nata in Francia quattro anni fa, da poco è sbarcata anche in Italia, si chiama Back Market, il primo marketplace europeo specializzato in ricondizionati. La maggior parte dei produttori tecnologici e dei siti di e-commerce ha ormai una sezione dedicata a questo genere di prodotti, il valore aggiunto di Back Market sta nell’ampiezza dell’offerta e nei processi di vendita online, tagliati e pensati per questo mercato. «La nostra missione?», si legge sul sito, «Rendere mainstream il consumo di prodotti “risuscitati”. Suona british e cristologico, ma è esattamente così». Non solo smartphone. Ecco come funziona Back Market: la piattaforma riunisce 70 diverse officine di ricondizionamento, tutte vagliate una a una con uno specifico audit. Il sito effettua una «triangolazione» tra officina e compratore, e dà agli utenti, che comprano direttamente sulla piattaforma, anche l’ultima parola su come valutare l’acquisto. Il compratore «è invitato a dare un voto alla qualità della prestazione, valutando il suo personale grado di soddisfazione su un prodotto/ricondizionatore specifico, e informandoci sulla longevità del suo acquisto». Inoltre, su ogni scheda prodotto, l’utente può accedere a tutti i controlli effettuati sulle singole funzionalità dell’apparecchio acquistato, per verificare come sono state testate, verificate e/o riparate dal ricondizionatore. La garanzia su Back Market dura sei mesi, «Perché tutto un semestre è largamente sufficiente per smascherare un prodotto di cattiva qualità», spiegano. Sul sito non si possono comprare solo smartphone, tablet e laptop, ma anche console di videogiochi, televisori, macchine fotografiche e piccoli elettrodomestici, come il tostapane o la macchina per il caffè.

Ferdinando Cotugno

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 aprile 2018

 

 

La bonifica infinita del giardino inquinato fa "fuggire" gli alunni - Iscrizioni in calo alla scuola Marin di Servola. Salta una prima
Le mamme: «I lavori non decollano e chi può sposta i figli»
Niente prima B il prossimo anno all'elementare Biagio Marin di Servola. Colpa delle scarse iscrizioni provocate, secondo lo sfogo di alcune mamme, dalla vicenda della bonifica "infinita" del giardino della scuola. Lo spazio verde attorno all'edificio dedicato al poeta gradese, infatti, rientra tra le sette aree risultate inquinate dopo l'indagine ambientale realizzata nel 2016 dall'Arpa. E appunto dal 2016 si attende ancora il risanamento delle zone a rischio, operazione per la quale esiste un finanziamento regionale di 350mila euro. Il Comune, attraverso l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi e il direttore dell'Area Enrico Conte, fa sapere che è stata avviata lo scorso ottobre la rimozione dei terreni inquinati nelle due scuole interessate (nella lista, oltre alla Marin, c'è anche la don Chalvien di via Svevo). I lavori però hanno subito quasi subito uno stop dovuto, spiega Conte, «all'introduzione di un nuovo decreto legge, che ha messo i bastoni fra le ruote. Dalla scorsa settimana però - aggiunge il dirigente - sono ripartiti i lavori di ripristino dei terreni». Una ripartenza che, però, non tranquillizza le mamme, decise ad alzare la voce contro la lunghissima attesa per la rinascita dei giardini. «Chiunque può vedere che nulla è stato fatto finora - dice Valentina Blasina -. Da mamma, e da servolana, provo rammarico perché una scuola così grande viene penalizzata per questi problemi. Questa condizione ha scoraggiato molti genitori, che non hanno iscritti i loro figli alla Marin, "dirottandoli" invece alla De Marchi, dove infatti la classe prima si farà. Non voglio accusare nessuno, ma stimolare la sensibilità di coloro che possono aiutarci a fare qualcosa di costruttivo». Dall'anno scorso Anastasia Cozzolino è la capoclasse della prima B. Lei, assieme alle colleghe, ha portato il problema all'attenzione della preside Marina Reppini. «Ci dicono dall'inizio dell'anno che i soldi sono stanziati da tempo, che gli operatori sono pronti - spiega -, che dopo la scuola di via Svevo interverranno all'interno della Marin. Nulla però si è sbloccato. Penso purtroppo che questa situazione abbia portato molti genitori a scegliere, giustamente, l'altra scuola elementare, la De Marchi, che è nuova. Un vero peccato, perché le nostre maestre sono bravissime. E poi così la scuola s'impoverisce, come anche il rione. Bisogna interessarsi un po' di più di queste cose, i genitori hanno bisogno di avere spiegazioni». A sentire le mamme, però, non c'è solo il problema dell'inquinamento. «Nel giardino c'è anche tanta spazzatura - segnala Simona Pilotti -. C'è un vecchio secchio e, all'interno, dei motori di lavatrici. Se un bimbo mette il piede lì, si fa male. Serve la nostra collaborazione per pulire? Sono certa che nessun genitore direbbe di no». Denuncia ulteriormente la pericolosità dell'area Karin Kocijan: «I bambini, anche se si dice loro di non andare, comunque vanno nel giardino, perché le transenne sono per terra. Le maestre sono bravissime, capisco i papà e le mamme che, dopo l'open day, hanno scelto di mandare i figli in un'altra scuola». Da parte sua l'assessore all'Ambiente Luisa Polli promette che «per il prossimo anno scolastico i giardini saranno a posto» e che agli interventi affidati a Comune, Regione, Arpa, AsuiTs e approvati dall'Istituto superiore di sanità, seguirà «un monitoraggio dell'Arpa per vedere quale tipologia di polveri si sedimentano». Lodi spiega il programma dei lavori. «Stiamo lavorando per il primo lotto dell'appalto nei giardini di via Svevo e della scuola Marin - afferma - per la rizollatura del manto erboso che andrà sostituito, mentre per gli altri giardini gli uffici stanno preparando il progetto per il secondo appalto, la cui gara deve partire a breve». Forse a settembre, se tutto va bene, potrà invece partire la piantumazione do quelle specie vegetali capaci di assorbire i veleni negli altri giardini della città: un'operazione, chiamata fitorimedio, che poi dovranno fare il loro effetto nel lungo periodo. Inoltre, conclude Conte, «verranno affittati i deposimetri». Con questi apparecchi, costruiti per mappare le polveri che si depositano liberamente nell'atmosfera, si potrà capire quali sostanze inquinano di più.

Benedetta Moro

 

La preside «Le condizioni dell'area verde non aiutano ma la mancata attivazione ha tante cause»
«Sicuramente non aiuta l'attuale condizione del giardino, ma non è sicuramente questo il motivo della non apertura della prima B - spiega Marina Reppini, la preside dell'Istituto comprensivo Italo Svevo -. Ci sono diversi fattori concomitanti. Dovremmo comunque riuscire a fare due classi con orario antimeridiano, sommando gli iscritti alla Biagio Marin (sezione B) a quelli della De Marchi, che sono la maggior parte, con sede in quest'ultimo istituto. Attendiamo conferma dal Miur». Quanto ai lavori di ripristino del giardino della scuola Marin spiega che «l'intervento inizierà dalla scuola dell'infanzia Don Chalvien di via Svevo questa settimana, poi dovrebbero spostarsi alla Biagio Marin».

(b.m.)

 

 

Diciotto milioni in tre anni al "supercomune" - Siglato il patto territoriale Regione-Uti giuliana. Fondi in arrivo per terrapieno di Barcola e piste ciclabili
Più di diciotto milioni di euro in tre anni. È quanto l'Uti giuliana incasserà fino al 2020 dalla Regione per attuare una serie di investimenti in opere pubbliche, cui i Comuni membri parteciperanno portando "in dote" un altro milione e mezzo, che farà arrivare il "tesoretto" finale oltre i venti milioni. Le cifre sono contenute nel Patto territoriale siglato ieri fra l'amministrazione regionale e l'Unione, come atto successivo alle «intese per lo sviluppo» firmate l'anno scorso dalle varie Uti del Friuli Venezia Giulia per individuare una serie di progetti prioritari. L'Uti giuliana metterà in cantiere sedici opere, a cominciare dai 5,8 milioni per il recupero del terrapieno di Barcola e dai 5,7 per interventi sul terrapieno in zona Acquario a Muggia. Non manca poi l'attenzione alla mobilità lenta: 600mila euro destinati alla manutenzione dei percorsi esistenti, 180mila alla sistemazione della pista ciclo-pedonale lungo la strada provinciale del Villaggio del pescatore e 190mila alla realizzazione di un percorso ciclabile fra San Dorligo e Bagnoli della Rosandra.Il Patto include pure l'intensificazione dei collegamenti marittimi anche transfrontalieri lungo la costa (300mila euro) e la definizione di un piano coordinato per la viabilità dell'area vasta con l'eliminazione di una serie di criticità (un milione). Per la rivitalizzazione delle aree in disuso, sia quelle industriali che i centri storici, sono stanziati 3,4 milioni, cui si aggiungono 800mila euro per la stazione ferroviaria di Prosecco e 1,4 milioni per la trasformazione dell'ex scuola elementare di Col a Monrupino in incubatore d'impresa. Il Patto include poi interventi in ambito sociale, tra cui la realizzazione di un sistema integrato dei servizi comunali (budget messo a bilancio 600mila euro) e la promozione di forma di un'economia solidale attraverso il recupero di un'area agricola del Comune di Muggia da destinare ad attività sociali-didattiche in collaborazione con realtà del terzo settore (300mila euro). Sono contemplati infine il rafforzamento della domiciliarità per gli anziani attraverso progetti innovativi (un milione), il potenziamento dell'offerta semiresidenziale per non autosufficienti (150mila euro) e il miglioramento dei servizi a favore dei minori con l'avvio del centro per le famiglie (150mila euro). Ieri, la Regione ha chiuso inoltre i patti riguardanti l'Uti Collio-Alto Isonzo e l'Uti Carso Isonzo Adriatico, con impegni rispettivamente di 7,5 e 8 milioni di euro. In quest'ultimo caso verranno finanziate 18 iniziative, tra cui la riqualificazione della viabilità intercomunale tra Staranzano e Ronchi dei Legionari, che porrà rimedio anche agli allagamenti di via Dobbia.

Diego D'Amelio

 

Parenzo, area verde al posto dell'hotel Marina
Una volta tanto succede il contrario: è il cemento che lascia il posto al verde. È quanto sta accadendo a Porto Cervera, sobborgo periferico votato al turismo a Parenzo, dove le ruspe smantellano l'albergo Marina appartenente al colosso turistico alberghiero Plava Laguna, una struttura costruita negli anni '70 dello scorso secolo all'epoca del boom del turismo di massa. Si calcola che i rifiuti da rimuovere saranno nell'ordine delle 7.500-8.000 tonnellate: sono destinati alla discarica di materiale edile, vicino al troncone meridionale della circonvallazione di Parenzo. Nella fase successiva, spiega Boris Djusti proprietario dell'azienda Djusto impegnata nelle operazioni, «sull'intera area dove sorgeva l'albergo abbiamo l'obbligo contrattuale di spalmare uno strato di terra spesso 10 centimetri su cui verrà seminata l'erba e saranno messi a dimora fiori e piantine». Sorgerà così una oasi verde a pochi passi dalla riva, destinata alle passeggiate dei residenti e turisti. L'albergo Marina, della capacità di 700 posti letto, durante la guerra di indipendenza della Croazia era stato adibito a centro di accoglienza per i profughi e sfollati provenienti dalle zone belliche del Paese. In seguito, per oltre vent'anni è rimasto vuoto e in abbandono, e rifugio di fortuna per senzatetto.

(p.r.)

 

 

I sacchetti "bio" anche da casa - Sì dal Consiglio di Stato. Il punto vendita non può vietarli se idonei a conservare la merce
ROMA - Sacchetti bio, dietrofront. Dopo l'obbligo scattato a gennaio, che aveva sollevato non poche discussioni, su shopper biodegradabili e compostabili a pagamento messi a disposizione nei reparti frutta e verdura dei supermercati, ora arriva un parere del Consiglio di Stato che rimescola le carte: nessun obbligo, il sacchetto si può portare da casa. A condizione che sia «idoneo a preservare la merce». I sacchetti bio a pagamento avevano suscitato molte critiche e prese di posizione da parte delle associazioni dei consumatori e il Codacons aveva, addirittura, presentato esposti in molte procure. L'obiettivo di ridurre l'impatto della plastica sull'ambiente si scontra con il fatto che a dover pagare i sacchetti è chi fa la spesa, e con un prezzo che oscilla tra 1 e 3 centesimi a busta il costo annuale per famiglia è stato stimato tra i 4 e i 12 euro. Un esborso che ora, stando al Consiglio di Stato, si potrà evitare. Il parere dei giudici amministrativi sottolinea che bisogna contemperare le esigenze del consumatore con quelle di tutela della sicurezza ed igiene degli alimenti. E stabilisce che «laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall'esercizio commerciale per l'acquisto di frutta e verdura sfusa», è corretto che «possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l'integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l'esercizio commerciale vietare tale facoltà». «Il legislatore - si legge nel parere - ha elevato le borse in plastica ultraleggere utilizzate per la frutta e verdura all'interno degli esercizi commerciali a prodotto che "deve" essere compravenduto», una merce quindi, che può essere acquistata anche al di fuori del supermarket in cui si fa la spesa. Inoltre «ciascun esercizio commerciale sarà tenuto, secondo le modalità dallo stesso ritenute più appropriate, alla verifica dell'idoneità e della conformità a legge dei sacchetti utilizzati dal consumatore». Per gli ambientalisti «è un primo passo in avanti ma ora serve la circolare del ministero della Salute attesa da quattro mesi che chiarisca e magari dica che si possono utilizzare le retine riutilizzabili». Greenpeace e Legambiente ribadiscono che si deve permettere in Italia quello che si fa all'estero: le retine riutilizzabili sono diffuse in Svizzera, Austria, Germania dove non risultano epidemie.

 

 

Trieste - "Le scovazze in fondo al mar..." al San Marco

Il Circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste e l'Istituto di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - Ogs di Trieste invitano all'incontro "Le scovazze in fondo al mar... alla scoperta degli ambienti marini profondi dove la spazzatura è arrivata prima di noi", oggi alle 18 all'Antico Caffè San Marco in via Battisti 18. Interverranno Silvia Ceramicola, geologa marina presso l'Ogs e Tomaso Fortibuoni, ricercatore dell'Ispra.

 

 

POMERIGGIO - CORSO DI AGRICOLTURA BIOLOGICA

L'associazione Urbi et Horti organizza un corso per parlare di agricoltura biologica, ambiente e tutela del paesaggio. Il corso, gratuito, si svolgerà nella sala Arac del Giardino pubblico, ogni giovedì fino al 26 aprile. Prima lezione, oggi, alle 17.30. Info: orticomunitrieste@gmail.com, e al 3287908116.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 aprile 2018

 

 

Aumentano gli attacchi dei lupi - Risarcimenti più rapidi per gli allevatori con la nuova legge
SPALATO - Qualche miglioramento in Croazia per i proprietari di animali da allevamento attaccati da lupi, orsi e via elencando. Lo scorso gennaio è entrato in vigore il nuovo Regolamento sul risarcimento dei danni provocati da animali in regime di tutela. Si calcola che in Croazia vivano tra i 200 e i 220 lupi, quota con cui il Paese è entrato cinque anni fa a far parte dell'Unione europea, impegnandosi pertanto a rispettare tale numero. Si ritiene infatti che una crescita della popolazione di lupi potrebbe costituire un grave squilibrio per l'ambiente, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero sia per gli animali selvatici (cervi, caprioli), sia per quelli da allevamento. In base al nuovo documento il risarcimento per una pecora uccisa da lupi è stato portato da 500 a 600 kune, cioè da 67,2 a 80,7 euro. Per una mucca gravida sbranata dal citato predatore si è passati da 4 mila e 500 kune (605 euro) a 6 mila kune (807 euro). Tra le varie novità, anche quella di corrispondere il 50 per cento del risarcimento previsto dal regolamento per quegli animali feriti negli attacchi e che vanno abbattuti. Da quanto è stato fatto sapere, grazie alle nuove regole il pagamento di quanto dovuto dallo Stato avviene ora in tempi più rapidi, mentre prima si attendevano anche fino a 3 o 4 anni. L'anno scorso in Dalmazia le scorribande dei lupi, e relativi danni, sono state 1252, con conseguenze fatali per 1944 capi di bestiame. La regione maggiormente presa di mira e' stata quella di Sebenico e Tenin (Knin), con 509 attacchi e 746 uccisioni. Al secondo posto la Regione di Spalato, con 436 attacchi di lupi e 584 animali domestici fatti a pezzi. Sul podio anche la contea di Zara (270 aggressioni e 529 vittime), mentre la regione maggiormente risparmiata è stata quella Raguseo-narentana. Qui gli attacchi sono stati solo 35 e gli animali uccisi 85.Nel biennio 2016 - 2017, Zagabria ha versato risarcimenti per complessivi 3 milioni e 300 mila kune, sui 444 mila euro. Tanti allevatori, agricoltori e anche semplici cittadini hanno chiesto allo Stato di far diminuire la popolazione di lupi nel Paese, ma da questo orecchio Zagabria non ci sente.

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 aprile 2018

 

 

Antico Caffe' San Marco - Giorgi e i cambiamenti climatici
È in libreria da pochi giorni l'ultimo libro del climatologo Filippo Giorgi "L'uomo e la farfalla. 6 domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici" (editore FrancoAngeli). L'autore lo presenterà alle 18, al San Marco, dialogando con Elisa Cozzarini. L'evento è organizzato dal Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste. L'ingresso è libero. Il testo affronta i cambiamenti climatici in maniera semplice, chiara ed esauriente, sulla base dei risultati della ricerca scientifica più avanzata. Il clima sta cambiando? Perché? Siamo noi a causare il riscaldamento del pianeta o stiamo assistendo ad un fenomeno naturale? Possiamo fare qualcosa per evitare la "crisi climatica" o abbiamo raggiunto il punto di non ritorno? La narrazione ci accompagna in un viaggio che comincia con l'avvento dell'era dell'Antropocene, in cui le attività umane sono ormai in grado di modificare il funzionamento del nostro pianeta. Ci mostra poi come il riscaldamento del pianeta sia ormai un fenomeno in atto e per la maggior parte dovuto ad attività umane.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 aprile 2018

 

 

La ripresa Fvg corre sui Tir in autostrada - Secondo la Cgia il "nuovo" triangolo produttivo si sposta a Nordest con 240mila mezzi pesanti al giorno, oltre il 60% in più
TRIESTE - È una ripresa che va da Milano in direzione Friuli Venezia Giulia, stando alla presenza di Tir sulle autostrade settentrionali. La Cgia ha messo in fila i mezzi pesanti medi e ha concluso che sulle principali autostrade del "nuovo" triangolo produttivo Milano-Bologna-Padova transitano quotidianamente 240mila mezzi pesanti, oltre il 60% in più dei 148mila di quelli che viaggiano sul "vecchio" triangolo industriale Torino-Milano-Genova. Ancorché parziale, spiega la Cgia, la fotografia rileva in maniera empirica come i flussi di merci, e conseguentemente anche il peso del sistema economico del Paese, si sia ormai definitivamente spostato a Nordest. L'autostrada più trafficata è la A4 Brescia-Padova con 26.242 veicoli pesanti giornalieri. A seguire, con un dato medio riferito a tutte le autostrade italiane pari a 9.085 camion (dato in crescita a partire dal 2014), la A4 Milano-Brescia (24.699), la A1 Milano-Bologna (21.663), la A1 Bologna-Firenze (16.490), la A14 Bologna-Ancona (15.069) e il Passante/Tangenziale di Mestre (13.829). Con 10.513 Tir giornalieri trovano spazio le tratte gestite da Autovie Venete, la A4 Trieste-Venezia, la A23 Palmanova-Udine, la A28 Portogruaro-Conegliano, la A34 Villesse-Gorizia e la tangenziale di Mestre fino allo svincolo del Terraglio.«In un contesto in cui la presenza di cantieri ha prodotto una seppur lieve flessione del traffico leggero - osserva il presidente di Autovie Maurizio Castagna -, l'incremento dei mezzi pesanti è un fenomeno avviato da più di un anno che verifichiamo mensilmente. Non c'è dubbio che si tratti di un sintomo evidente della ripresa economica». Rispetto all'anno pre-crisi, il 2007, il numero medio di Tir circolanti nelle autostrade italiane, è peraltro più basso del 12%, quando la media era di 10.334 passaggi giornalieri. Nel decennio, tra le 35 tratte autostradali analizzate, le uniche che hanno recuperato quei flussi di traffico sono state la A5 Aosta-Traforo del Monte Bianco (+16,2%), la T1 Traforo del Monte Bianco (+8,6%) e la A22 del Brennero-Verona (+2,3%). Tutte le altre, invece, presentano variazioni negative.Le concessioni di Autovie fanno segnare il -11,4%, ma cali maggiori a Nord sono quelli della T2 Traforo del Gran San Bernardo (-34,7%), della Udine-Tarvisio (-24,8%), della T4 Traforo del Frejus (-19,2%), della A21 Torino-Piacenza (-15,3%) e della A8/A9 Milano-Varese e Lainate-Como-Chiasso (-12,9%). «Il forte squilibrio territoriale emerso dalla comparazione - spiega Sefano Zabeo della Cgia - è solo in parte ascrivibile al fatto che a Nordovest c'è una rete ferroviaria più diffusa. Questa specificità, collegata agli effetti sul trasporto merci delle autostrade del mare - prosegue -, ha consentito di assorbire una quota di prodotti che, altrimenti, viaggerebbero su gomma». Dopo di che, aggiunge Zabeo, «è altrettanto indiscutibile che il Nordest, allargato per ragioni storiche e culturali anche alle province di Brescia e Bergamo, è diventato il vero motore economico del Paese. Con centinaia di migliaia di Pmi da rifornire o con prodotti finiti che partono da questo territorio per raggiungere i mercati di destinazione». Nonostante alcune direttrici dell'export abbiano recuperato i flussi di traffico pre-crisi, gli autotrasportatori stranieri presidiano comunque stabilmente queste tratte. Dai dati Eurostat (2015) il peso dell'autotrasporto ha raggiunto livelli elevatissimi. A incrementare i volumi, fa poi sapere Renato Mason, segretario Cgia, sono stati solo i principali assi autostradali che hanno consentito alle merci italiane di arrivare nel cuore dell'Europa, in particolar modo in Francia e Germania.

Marco Ballico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RASSEGNE STAMPA precedenti