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IL PICCOLO - VENERDI', 22 marzo 2019

 

 

Stop al mercato ittico in Porto vecchio La giunta ripiega sul canale navigabile

Sfuma l'ipotesi del Magazzino 30. Giorgi: «Convivenza impossibile tra centro congressi, lavorazione del pesce e file di Tir»

Il Mercato ittico cambia rotta. Non finirà "spiaggiato" al Molo Zero del Porto vecchio. La terza amministrazione comunale di Roberto Dipiazza, che l'aveva promesso di slancio a neppure un mese dal suo insediamento nel luglio 2016, ha dovuto fare i conti con la dura realtà. E così, dopo fughe in avanti, retromarce e palleggiamenti tra Magazzino 28 e 30, ha deciso di chiedere all'Autorità portuale un approdo meno suggestivo del Molo Zero, ma più funzionale di quello attuale dall'ex Gaslini (anche se non troppo lontano). «Il problema è che lo sviluppo del Porto vecchio è diverso da quello immaginato qualche anno fa. La presenza del centro congressi quella zona mal si concilia con l'inevitabile passaggio dei camion e con la lavorazione del pesce all'ingrosso. Il 70 per cento del pesce arriva su gomma, non via mare. Inoltre il mercato ittico del Friuli Venezia Giulia, con il riconoscimento europeo del bollino blu, serve anche il pescato di Slovenia e Croazia per la parte istriana. Non è pensabile di far transitare camion e Tir su viale Miramare o in Costiera», spiega l'assessore al Commercio Lorenzo Giorgi che, già un anno fa, aveva avanzato dei dubbi su quello che fin dall'inizio a qualcuno è parso una sorta di "capriccio" del sindaco Dipiazza, nato da un'idea dell'assessore Giorgio Rossi dopo la chiusura dell'ex Gaslini imposta nell'estate del 2016 da parte delle autorità sanitarie. E, proprio per non scontentarlo del tutto, resta in piedi il progetto di un mini "fish market" con spazio jazz in Porto vecchio (sempre in Magazzino 30), sul qualche sono arrivate a fine anno due manifestazioni di interesse. Il vero mercato ittico sembra invece destinato a imboccare la via del Canale navigale, un approdo da scegliere tra riva Giovanni da Verrazzano e riva Alvise Cadamosto. Un'area perfettamente collegata con la Grande viabilità e con il valico di Rabuiese. «Non posso dire ancora nulla sulla localizzazione. La prossima settimana abbiano un incontro con l'Autorità portuale con la quale vogliamo definire un'altra soluzione. Qualcosa è già stato individuato», aggiunge Giorgi che però sulla nuova destinazione tiene per il momento la bocca cucita. «Abbiamo preso atto che un Mercato ittico mal si concilia con la piega turistica che sta prendendo il Porto vecchio - conclude -. Resta invece buona l'idea di un Fish market al Magazzino 30 in funzione turistico ed enogastronomica. Più che un mercato, un'area dedicata alla ristorazione delle specialità del nostro mare al servizio dei convegni e magari dei visitatori del polo museale del Magazzino 26». Non era infatti pensabile la convivenza di un mercato del pesce con il turismo congressuale o museale, sia dal punto di vista del traffico sia da quello olfattivo. Resta un mistero il perché ci siano voluti oltre due anni per certificare l'incompatibilità del Mercato ittico di Trieste con la rete viaria del Porto vecchio. «Spenderemo pochissimi euro e tra un anno in questo periodo potremo già essere dall'altra parte - dichiarò Dipiazza nel luglio 2016 alla vigilia della firma del protocollo d'intesa con Zeno D'Agostino -. Sarà il primo insediamento produttivo del Porto vecchio: mettete lo spumante in frigo. Giorgio Rossi si è meritato un branzino». E ora, alla faccia del branzino, si finirà dritti dentro il canale navigabile. 

Fabio Dorigo

 

Canoni ridotti del 30% al Magazzino 26 per agevolare l'Immaginario scientifico - le nuove linee di indirizzo

Affitti agevolati in Porto vecchio per attività culturali. L'amministrazione comunale, su indicazione dell'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi, ha varato le linee di indirizzo per l'utilizzo dei magazzini del Porto vecchio "come contenitori con finalità cultuali". È stato deciso uno sconto del 30% rispetto alla tariffe applicate, per esempio, al Castello di San Giusto. Una delibera adottata con urgenza in vista del trasloco dell'Immaginario scientifico da Grignano al Magazzino 26 che deve avvenire prima di Esof 2020, la manifestazione che si terrà in Porto vecchio dal 4 al 10 luglio del prossimo anno. Ovviamente le linee di indirizzo valgono per tutti i soggetti interessate e per tutti gli immobili del comprensorio dell'antico scalo. L'unica discriminante riguarda la tipologia di attività che deve essere culturale e non a fini di lucro. Il canone mensile applicato sarà di 2,17 euro al metro quadrato invece dei 3,10 euro previsti per San Giusto. «Abbiamo messo a punto un atto propedeutico al primo ingresso in Porto vecchio di un'attività culturale non gestita direttamente dal Comune. Abbiamo definito i canoni culturali per Porto vecchio», spiega l'assessore Giorgi. Il primo a sperimentare il canone "agevolato" sarà l'Immaginario scientifico che farà da "cavia" e che da anni attende una sede adeguata (in passato si era parlato dell'ex Pescheria Salone degli incanti e dell'ex Meccanografico di Campo Marzio). L'occasione di Esof 2020 (Trieste capitale europea della scienza) appare, insomma, di quelle da non perdere. Tanto più che c'è un contributo da 2 milioni e 150 mila della Regione Fvg per adeguare il Magazzino 26 alle esigenze del museo della scienza interattivo e sperimentale di Grignano. «A breve verrà definita la convenzione con il Comune di Trieste - spiega Serena Mizzan, direttrice dell'Immaginario scientifico. Poi ci saranno i lavori. Noi pensiamo di entrare nei primi mesi del 2020». La società di Grignano aveva prenotato 3.900 metri (così risulta dalla delibera comunale di una anno fa) al piano rialzato e al primo piano del Magazzino 26. Nel corso di quest'anno la superficie è stata limata a circa 3 mila metri quadrati. Con il canone agevolato si tratta di circa 6.500 euro al mese da pagare al Comune. Nel caso del canone pieno, applicato per esempio a San Giusto, il contro sarebbe di 9.300 euro al mese. «Stiamo definendo nell'ambito della convenzione della condizioni per noi sopportabile. Il Comune, in questo senso, ci sta aiutando. L'Immaginario sarà il primo a entrare, ma le tariffe scontate varranno per tutti» aggiunge Mizzan. L'abbattimento del 30% delle tariffe, infatti, varrà per tutti. In lista di attesa, solo per restare al Magazzino 26, ci sono il Museo dell'Antartide, il Museo della Bora, il Magazzino 18 dell'Irci. L'archivio di Its, invece, ha preferito accasarsi della sede della Fondazione CRTrieste in via Cassa di risparmio. «L'amministrazione comunale- spiega Giorgi - è interessata ad agevolare l'ingresso in Porto vecchio di tutte quelle attività culturali che possono essere degli attrattori. Come appunto l'Immaginario scientifico». 

 

Giù i primi ruderi - Aria di rivoluzione nell'antico scalo

Cominciata la demolizione degli edifici privi di vincolo storico È il via al maxi cantiere da 5 milioni per viabilità e impianti

Al via il maxi cantiere che nei prossimi mesi è destinato a cambiare completamente il volto di Porto vecchio, con interventi alla pavimentazione generale, alle strade, ai servizi principali, alle reti elettriche, a quelle di acqua e gas, e ancora agli impianti di illuminazione, alle fognature e agli arredi urbani. I primi interventi sono cominciati con la demolizione di alcuni fabbricati, ben visibili ieri attraversando il comprensorio, dove al lavoro erano operativi cinque mezzi, davanti agli occhi incuriositi di qualche "spettatore" di passaggio. «Si tratta di edifici che già si trovavano in pessime condizioni - spiega l'ingegner Giulio Bernetti, direttore dell'area Territorio e Ambiente del Comune - e che non erano vincolati dalla Soprintendenza. Eliminarli servirà ad allargare la futura sede stradale». Si proseguirà poi con la rotonda e con la sistemazione della viabilità e delle aree limitrofe rispetto all'attuale svincolo che da viale Miramare conduce all'interno dell'antico scalo. Sono stati infatti aggiudicati nei giorni scorsi i lavori che di fatto segnano l'inizio della rivoluzione, per un costo complessivo di cinque milioni di euro, mentre per la sola rotonda verranno spesi circa 500 mila euro.«È l'avvio ufficiale della ristrutturazione di Porto vecchio, il primo segnale concreto del grande cantiere - annuncia l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli - che interesserà prima la parte dietro la carreggiata, la zona interna rispetto all'asse stradale, poi la rotonda vera e propria, rispettando la viabilità che, nonostante l'intervento in corso, resterà comunque la stessa. I lavori per questo lotto dureranno 300 giorni e comprenderanno anche una serie di opere di riqualificazione verso il cuore del Porto vecchio e verso i bagni che si trovano a poca distanza». E di recente proprio i soggetti responsabili dei due stabilimenti della zona, Cral e Dopolavoro ferroviario, avevano chiesto al Comune di ipotizzare alcune varianti al progetto generale. Nel dettaglio i rappresentanti dei due sodalizi sollecitavano nuovi spazi per le auto più vicini agli ingressi e l'apertura di alcuni accessi di collegamento tra il nuovo parcheggio del Bovedo e le due aree di balneazione. «Li abbiamo incontrati ma al momento - spiega la Polli - non è semplice pensare a una modifica della situazione, che peraltro non dipende del tutto dal Comune. Sicuramente cercheremo di agevolarli in qualche modo».Un altro problema più volte emerso è il futuro della ciclabilità della zona, che però non sembra subirà per ora grandi modifiche. «Da Barcola si entrerà in Porto vecchio dal parcheggio del Bovedo, in più - aggiunge l'assessore - saranno previsti anche passaggi ciclabili dove si realizzeranno, pure, quelli pedonali. Credo comunque che l'idea di un vero e proprio percorso riservato sia un po' superata, soprattutto per quanto riguarda i ciclisti urbani, che alla corsia dedicata preferiscono sempre più la strada». Ma dal mondo delle due ruote non motorizzate arriva l'invito a non dimenticare l'aspetto della mobilità sostenibile, da collegare magari al tratto già esistente. «Negli ultimi due anni la situazione della pista ciclabile di Barcola è peggiorata notevolmente», commenta Federico Zadnich per Fiab: «Resta unidirezionale e in condizioni di degrado sempre maggiori. Allo stesso tempo, però, l'attenzione verso la nostra città, da parte di chi ama la bicicletta, è incrementata, e pertanto va trovata una soluzione migliorativa».

Micol Brusaferro

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 21 marzo 2019

 

 

NaturaSì mette al bando le bottiglie di plastica

NaturaSì diventa il primo supermercato in Italia a togliere dagli scaffali le bottiglie di plastica per l'acqua.

Niente bottiglie di plastica sugli scaffali del supermercato NaturaSì. La catena, che dispone di diversi punti vendita in tutta Italia, è la prima a prendere questa decisione nel nostro Paese. Decisione che arriva proprio alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dall’ONU e celebrata in tutto il mondo il prossimo 22 marzo. L’azienda, già impegnata nel diffondere la cultura del biologico tra i consumatori, prosegue dunque le sue battaglie a favore della salute dell’ambiente e dei consumatori. Definita una “piccola rivoluzione”, su questa scelta sono arrivate la parole di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, che dal suo profilo Facebook ha scritto: "Nel giugno 2017 NaturaSì è stata la prima azienda italiana che ha permesso l’uso delle retine riutilizzabili per l’ortofrutta. Da oggi – 20 marzo – in 50 negozi (saranno 100 entro fine anno) vende l’acqua senza bottiglie di plastica. Non è uno scherzo. È la rivoluzione contro la plastica inutile che Legambiente e NaturaSì stanno realizzando insieme". L’associazione ambientalista è partner dell’iniziativa “Plastic free” intrapresa dall’azienda. Un’attività riconosciuta anche dal Ministero dell’Ambiente, che ne ha concesso il patrocinio. Come ha dichiarato Fabio Brescacin, presidente EcorNaturaSì: "Una mini rivoluzione, una grande rivoluzione. Sono diversi anni che stiamo lavorando a questo progetto. Il nostro obiettivo era eliminare almeno le bottiglie in plastica dell’acqua. Abbiamo studiato degli erogatori che prendono l'”acqua del sindaco”, quindi in ogni città l’acqua è diversa naturalmente, però facciamo un’ulteriore filtrazione, un filtro a carboni attivi. E poi abbiamo messo un vitalizzatore, un apparecchio costruito in Svizzera, perché l’acqua deve essere purificata, ma deve essere anche vitalizzata". Si prevede che entro fine anno si raggiungerà un risparmio di circa 1 milione e 300 mila bottiglie di plastica. Per evitare il consumo di plastica, sono diverse le azioni consigliate da NaturaSì: dall’uso delle borracce in alluminio per trasportare l’acqua ai sacchetti riutilizzabili nel comparto dell’ortofrutta.

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 marzo 2019

 

 

Ex Fiera, il cantiere al via a settembre

La carinziana Mid ha comprato pure il Palazzo delle Nazioni "interno" all'area: il progetto lievita verso i 100 milioni

Sono passati otto mesi dalla delibera giuntale 281 del 2018 che lo scorso giugno inaugurava l'iter amministrativo finalizzato alla riqualificazione dell'ex Fiera. In verità un iter finora piuttosto morbido che però adesso si è scosso dal letargo e accelera: ieri sera l'assessore Luisa Polli lo ha illustrato ai consigli circoscrizionali V e VI in seduta congiunta in Rotonda del Boschetto. Poi l'approdo in Consiglio, ultimo passaggio municipale prima del viaggio in Regione. L'adozione presuppone una tripla con asso: tre le varianti (Piano regolatore, piano del commercio, piano del traffico) e un progetto che da 60 è lievitato a quasi 100 milioni di euro. Perchè nel frattempo la carinziana Mid, guidata da Walter Mosser, ha comprato nel perimetro ex fieristico anche il cosiddetto Palazzo delle Nazioni, quello che era forse il padiglione più prestigioso nella struttura espositiva di piazzale De Gasperi: 4 mila metri quadrati spalmati su 5 livelli, una sala convegni con 260 posti. Nel 2007 venne acquistato all'asta dall'imprenditore Sergio Hauser per 3 milioni 60 mila euro e di recente è passato in proprietà a Mosser. Stando all'orientamento originario (cioè al netto del Palazzo delle Nazioni), l'avvocato carinziano, che nell'aprile 2017 acquisì l'ex Fiera pagando al Comune oltre 13 milioni, vuole puntare sulle attività commerciali utilizzando una superficie di 15 mila metri quadrati, ha eliminato l'interesse per il residenziale, pensa a un complesso su due piani da quasi 20 mila metri quadrati con uno spazio verde di 6400 mq, realizzerà un migliaio di posti-auto. Metterà mano alla parte di via Rossetti, che costeggia un lato dell'ex compendio fieristico, e risistemerà anche piazza De Gasperi. Ritiene di occupare 300 persone nell'esecuzione delle opere e 500 nelle iniziative che sorgeranno e che si concentreranno su ristorazione, shopping, intrattenimento, fitness. Mosser pensava che l'intervento potesse completarsi nella primavera 2021 (stagione elettorale) ma il rallentamento delle procedure si ripercuoterà prevedibilmente sulla cerimonia di inaugurazione Armin Hamatschek, consulente della Mid con ufficio a Bolzano, ritiene che i lavori di demolizione e di scavo inizieranno in settembre. Anche il Palazzo delle Nazioni è destinato a essere raso al suolo. Si tenga presente che l'abbattimento degli stabili e il relativo trasporto degli inerti non è un problema dappoco, in quanto bisogna provvedere a 100 mila metri cubi di strutture edili, con un volume di scavo pari a quasi 90 mila metri cubi. Nel riepilogare il cronoprogramma settembrino, Hamatschek ha ricordato un'altra importante operazione portata a termine nei mesi scorsi in regione, ovvero l'acquisto del centro commerciale Friuli a Tavagnacco, nell'area di Udine Nord, con un investimento di 30 milioni. Il manager altoatesino chiarisce comunque che lo sbarco friulano non condizionerà il più impegnativo progetto di Trieste. Mid è presente anche in Slovenia con il centro commerciale Qlandia a Nova Gorica. 

Massimo Greco

 

"Ma per riprogettare la citta' senza svenderne l'identita' serve una visione corale che rispetti il bene comune"

L'analisi della past president associazione donne ingegneri e architetti. Preso a modello il percorso progettuale del parco parigino del La Villette

Egregio direttore, leggo nell'ultimo periodo dell'intenzione dell'amministrazione comunale di mettere in vendita una serie di immobili non propriamente insignificanti nella storia della città e mi permetto alcune considerazioni, sperando che possano generare un confronto e un dibattito sulle pagine del Piccolo. Alienare e valorizzare sono azioni che potranno trovare molte difficoltà nell'espletarsi a vicenda in modo soddisfacente nelle realtà urbane. Immaginando che il tesoro di una città venga venduto, cosa ne sarà di essa, e come si potranno ristabilire le connessioni vitali della così detta broken city? Quali vuoti saranno riempiti tra i pezzi di storia e la città in evoluzione? Ci si potrebbe anche chiedere come verranno reinvestiti i denari acquisiti dalle svendite e se questi porteranno maggiori giovamenti al sistema urbano. Contestualmente, sembrerebbe necessario sapere a priori chi si occuperà del monitoraggio dei cambiamenti e delle decisioni prese in modo autonomo e autoreferenziale e quali saranno le ripercussioni sul sistema urbano complessivo. In questo contesto le scelte non sono banali, né si può decidere con estraniazione: così agendo si potrebbe provocare un'ulteriore frammentazione della città e del bene comune, senza ottenere garanzie di risultati né vantaggi reali nel processo urgente di sviluppo ed emancipazione urbana e umana. Le vie dell'edonismo individualistico e del soggettivismo giacobino conducono al naufragio, diceva Hegel, occorre quindi ricercare una terza via: quella delle virtù nel tener presente le finalità essenziali di Stato ed economia, che sono il "risultato del lavoro e del fare di tutti, che poi si risolve a suo volta nel godimento di tutti".Dovremmo a questo punto chiederci che ne sarà della città e quali saranno le conseguenze nel nostro futuro. È necessario un Piano, ma non può essere di alienazione, vocabolo che ci evoca tristemente ancora la fenomenologia dello spirito hegeliana e la perdita dell'armonioso rapporto individuo-comunità che coincide con la fine della polis. Questo Piano per la città deve svilupparsi sulla base di riflessioni profonde su quelle che possono essere le intenzioni della comunità attuale e futura (visione), a partire dal linguaggio che viene utilizzato per disporre e gestire il patrimonio storico collettivo (bene comune). E per poter scegliere bene è necessario conoscere in modo reale e profondo ciò che ci appartiene. Trieste guarda il mare, alle sfide del suo futuro nel tratto che contiene i suoi ultimi trecento anni: dalla Torre del Lloyd, espressione di modernità e della cultura economica e produttiva, al Castello di Miramare, custode di un'idea visionaria, onirica e innovativa come la Città Nuova, e la cultura dei luoghi e della Bellezza. Questa linea curva, lunga circa 10 km, racconta un passato eccellente e carico di energie, pronto a rimettersi in gioco se solo ci fosse l'occasione. Da sud a nord, il mare ritrae palazzi come il Carciotti, l'ex mensa Crda, il Mercato ortofrutticolo e gli ambiti di Sant'Andrea, Campo Marzio, del Porto vecchio, di Barcola e il litorale fino a Miramare.Non è pensabile sottrarre neppure uno di questi tasselli ad un pensiero di costruzione della città che verrà. L'operazione complessa che si dovrebbe attivare oggi è proprio quella che si impegna nel riconnettere con una nuova logica visionaria questo fil rouge che ha costruito nel tempo la concretezza urbana, attraverso azioni che vanno a riparare simbioticamente ciò che c'è: solo così si potrà autogenerare il prossimo futuro come realtà immanente, attraverso il ridisegno di nuove mappe esperienziali di una visione unitaria di sé stessa nella pluralità. Forse è una coincidenza, ma la linea curva su cui si snoda la Città del mare ha una lunghezza simile all'asse maggiore del parco de La Villette (Paris, 1983), e potremmo interpretare i nostri edifici notevoli come fossero delle "folies", una serie dissociata di cellule generatrici. La conformazione di questo spazio potrà evidenziare l'idea dell'uomo mitteleuropeo come soggetto che si muove in uno spazio in divenire, costruendo le conseguenze del suo futuro. I richiami a Hegel non sono casuali, visto che il progetto de La Villette prese forma dalla stretta collaborazione dell'architetto Tschumi con il filosofo Derrida, schierati l'uno affianco all'altro per definire le regole generali di uno spazio che alterna attività e funzioni caratterizzanti l'area e la città. Una visione plurale e una conoscenza approfondita del bene comune potranno sostenere scelte felici. La ricerca di una visione realistica del futuro potrà individuare quel linguaggio urbano che non può prescindere da un contestuale pensiero filosofico-umano, che potrà rivelare una riflessione sul tempo, sul passato, il presente e il futuro, sulle analogie e le relazioni nascoste e sui loro rapporti. Il Piano, il progetto per la città, diventa così un'operazione che porta alla costruzione di uno spazio analogico, quale ri-generazione del bene comune non più replicabile, come unico presupposto per la ri-fondazione di una Ville Lumière.

Lucia Krasovec-Lucas - past president nazionale AIDIA-Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti

 

Un futuro da centro di aggregazione culturale per l'ex polveriera di Borgo Grotta Gigante

La nuova destinazione messa a fuoco durante un sopralluogo del sindaco di Sgonico

Un luogo di aggregazione a disposizione della collettività, nel quale svolgere attività ricreative, culturali e sportive. Questo il futuro della polveriera di Borgo Grotta Gigante, struttura un tempo di proprietà del Demanio militare, poi trasferita all'amministrazione regionale e da questa al Comune di Sgonico che, su quell'area, esercita anche la giurisdizione amministrativa. Abbandonata per molti anni, come molte delle caserme e degli impianti un tempo sotto la gestione dell'Esercito, la polveriera, che copre uno spazio di circa 7 ettari, mentre altrettanti costituiscono la cosiddetta zona di rispetto che la circonda, è collocata in un punto dell'altipiano battuto dal vento e difficilmente controllabile, soprattutto di notte, e stava diventando un problema. Grazie all'iniziativa del Comune guidato dal sindaco, Monica Hrovatin, ora la prospettiva è cambiata. «Abbiamo già investito su quell'area circa 180 mila euro - spiega - che sono stati utilizzati per effettuare la bonifica dell'amianto nella decina di casette che sono collocate all'interno del perimetro caratterizzato dalle altane. Abbiamo poi rifatto i tetti con un materiale che garantisce la tenuta anche in presenza di forti escursioni termiche - aggiunge - perché per adesso le casette rimarranno disabitate e perciò soggette alle intemperie, e provveduto a chiudere tutti gli accessi con nuovi cancelli, in modo da isolare l'area. Adesso - prosegue Hrovatin - si tratterà di individuare le modalità e i percorsi amministrativi per collocare nella ex polveriera attività che possano coinvolgere la popolazione. L'importante - continua il sindaco - è che questo spazio sia messo a disposizione della collettività, perché una fruizione regolare costituisce anche elemento di maggiore sicurezza per tutti». «Ricordo i complessi passaggi dal Demanio alla Regione e poi al nostro Comune - rammenta Mirko Sardoc, all'epoca sindaco, oggi assessore esterno della giunta Hrovatin - ma finalmente siamo davanti a un primo risultato concreto». Per poter mettere la ex Polveriera a disposizione della collettività, servirà da subito un intervento di allacciamento alla rete idrica e a quella elettrica. «Se non si arriva qui con la luce e l'acqua - riprende Hrovatin - ben poco si può fare. Esistono i collettori sotterranei ma non sappiamo in quali condizioni si trovino. Abbiamo un progetto al riguardo e anche una certa disponibilità finanziaria per rimettere in sesto gli allacciamenti e sappiamo che un intervento del genere comporterebbe una spesa di circa 200 mila euro. Ma prima di iniziare - sottolinea - vorremmo aver definito al meglio quello che sarà l'uso futuro di questo spazi». Varie le ipotesi alle quali si sta lavorando; c'è chi propone di affidare una parte della ex polveriera a società sportive, chi a organizzatori di manifestazioni estive all'aperto o di eventi ricreativi. Data l'ampiezza dell'area, nulla esclude che si proponga una gestione mista, con vari soggetti coinvolti. 

Ugo Salvini

 

 

Ricerche su clima e Co2 - Quasi 9 milioni all'Ogs - IL FINANZIAMENTO MINISTERIALE

Affrontare la lotta ai cambiamenti climatici attraverso gli studi sull'anidride carbonica e sulle tecniche del cosiddetto "stoccaggio geologico" della Co2, per ridurne l'impatto. È ciò che sarà possibile fare all'Ogs, l'Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, grazie a un importante finanziamento del Miur, il ministero dell'Istruzione, l'Università e la Ricerca, che potenzierà "Eccsel Eric", l'infrastruttura di ricerca paneuropea la cui sede di Sgonico rappresenta il Nodo nazionale italiano: 8,8 milioni di euro, a valere sul Pon, il Programma operativo nazionale ricerca e innovazione 2014-2020, è l'ammontare del finanziamento al progetto "Ipanema". Esso prevede l'implementazione del laboratorio "Eccsel NatLab-Italy" di Panarea (località parte di un grande strato-vulcano sottomarino quiescente, caratterizzato da faglie tettoniche attive che formano un esteso campo fumarolico che emette diverse tipologie di Co2) con l'acquisto di strumentazioni all'avanguardia, utili all'analisi dei principali parametri fisici, chimici, geologici e geofisici. Il finanziamento permetterà inoltre di implementare la dotazione del laboratorio Ctmo - Centro di Taratura e Metrologia oceanografica dell'ente, localizzato nella sede Ogs di Sgonico, anch'esso parte di "Eccsel Eric". «Grazie agli studi nell'area di Panarea, sarà possibile avanzare ipotesi più precise su cosa accadrebbe se il Ph delle acque scendesse oltre una certa soglia e il livello di Co2 nel mare salisse in seguito all'aumento del livello di Co2 nell'atmosfera», spiega Maria Cristina Pedicchio, presidente Ogs.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 marzo 2019

 

 

Piano acustico in ritardo Il Tar "bacchetta" Municipio e Regione

L'approvazione del documento da parte del Consiglio comunale ha fatto sfumare l'ultimo ricorso del Gruppo Arvedi ma non il pagamento delle spese legali

La recente approvazione del piano comunale di zonizzazione acustica fa sfumare l'ultimo ricorso al Tar da parte del Gruppo Arvedi, ma non risparmia Municipio e Regione dal pagamento delle spese legali, perché la giustizia amministrativa riconosce l'ente pubblico responsabile di aver perso troppo tempo per varare il piano che indica le fasce di rumorosità e i limiti da rispettare. Tutto comincia ad agosto, quando Arvedi ricorre al Tar chiedendo che il Comune deliberi la zonizzazione, che all'epoca era in alto mare e che la società considerava un vantaggio perché i tetti delle leggi nazionali (valide in assenza di piani specifici) sono più stringenti di quelli della zonizzazione delle aree industriali. Il ritardo dell'approvazione nasce proprio dalla volontà municipale di rendere la vita più difficile alla Ferriera, come ammesso dall'assessore Luisa Polli. Il ricorso deciso da Arvedi mirava a ottenere l'annullamento della diffida con cui la Regione a inizio 2018 (giunta Serracchiani) aveva intimato all'azienda di eseguire gli interventi di mitigazione acustica che l'Arpa ha ad ogni modo giudicato recentemente ancora insufficienti. L'imprenditore si è impegnato a predisporre ulteriori misure, subordinandole proprio alla presentazione del piano di zonizzazione. Un passo che non ha evitato l'avvio di un nuovo procedimento di diffida deciso dall'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro. La citazione davanti al Tar ha coinvolto anche la Regione, ovvero l'ente che avrebbe dovuto commissariare il municipio e procedere alla zonizzazione in caso di ulteriori ritardi. Tutto andato in cavalleria perché, mentre il tribunale prendeva in esame la questione, il Consiglio comunale ha approvato il piano in seduta d'urgenza, proprio per anticipare l'udienza del Tar. E così ai giudici non è rimasto che chiudere la questione, dichiarando il ricorso «improcedibile», davanti al quadro ormai mutato. Tutto resta insomma com'è. E resta invariata anche la posizione della Regione, che aveva pubblicamente ricordato ad Arvedi che il 31 dicembre sarebbe scaduto il termine per i lavori di mitigazione acustica. «La società non si aspetti proroghe - aveva detto a suo tempo Scoccimarro - per l'abbattimento del rumore oppure gli uffici provvederanno a redigere tutti gli atti amministrativi previsti dalle norme, accordo di programma e Aia». Ad Arvedi resta la soddisfazione di sentire il Tar parlare di «indubbia fondatezza» del ricorso e sottolineare i tempi «eccessivamente lunghi e dimostrativi della sussistenza dell'inerzia del Comune», cui si sono affiancati i «poco efficaci inviti» della Regione. E così i due enti pubblici finiscono condannati al pagamento di mille euro, quali spese di lite a favore di Arvedi. 

Diego D'Amelio

 

 

Tari piu' cara del 7% per le famiglie. M5s e Pd all'attacco in commissione

Per 4 persone in 100 metri quadrati balzello di 22,50 euro. Basso e Grim "Raccolta differenziata ancora in ritardo"

Il paventato aumento della Tari si sta materializzando: la tassa sui rifiuti sale infatti di circa il 7% per quel che concerne le utenze domestiche e del 6% per ciò che riguarda quelle non domestiche. In particolare, la Tari per le utenze domestiche, dal 2014 a oggi, ha visto un andamento altalenante: dal leggero incremento del 2015 si è passati a un calo per due anni di seguito fino al costo minimo registrato nel 2017. Nel 2018 c'è stato un nuovo aumento fino a quello previsto per quest'anno, decisamente il maggiore degli ultimi sei anni, con un incremento reale che oscilla tra il 6,27 e il 6,28% per la quota fissa e tra il 7,80 e l'8,48% per quella variabile. Ad esempio se una famiglia composta da quattro persone, con un appartamento di 100 metri quadrati, nel 2018 pagava tra quota fissa e variabile 320 euro, da quest'anno dovrà sborsare 342,50 euro, con un incremento di 22,50; un single con un mini appartamento di 50 metri quadrati passa invece dai 99 euro del 2018 ai 106,42 euro dell'anno in corso. Questo, in sintesi, quanto emerso dalla riunione della seconda commissione - competente su bilancio, imposte e tasse -, presieduta da Roberto Cason della Lista Dipiazza, con l'assessore Giorgio Rossi che riguardo agli aumenti ha sottolineato come gli stessi derivino «non solo dal milione 900 mila euro in più del Piano economico finanziario, a cui si somma il costo del Comune che porta a circa due milioni il totale, ma anche dal fatto che non tutti pagano la Tari». Fattore che, a detta di Vincenzo Di Maggio, dirigente dell'Area tributi, ha fatto sì che non venisse incassata una somma pari a 6 milioni di euro - su un totale di 36 milioni; cifra che, grazie all'invio di raccomandate con ricevuta di ritorno agli insolventi si è ridotta a cinque milioni. Per quel che concerne i restanti 5 milioni non incassati - ha specificato Di Maggio - «ci attendiamo di recuperarli attraverso vari strumenti coattivi che comportano un aumento dei costi di aggio a Esatto, il 55% degli insoluti». Le opposizioni hanno puntato il dito contro le percentuali della raccolta differenziata. Secondo il consigliere del M5s, Domenico Basso, «l'aumento della Tari è figlio di un piano di gestione rifiuti obsoleto. Basti pensare che un aumento della differenziata al 71%, quando ora siamo al 41%, comporterebbe un risparmio di oltre 2 milioni di euro. Bisogna riuscire a far pagare in un modo puntuale, deve valere l'assioma che chi più produce rifiuti, più paga». Conti che fa anche la consigliera Pd Antonella Grim: «La precedente amministrazione di centrosinistra aveva trovato la raccolta differenziata al 23,29% portandola, in cinque anni, al 39,45%. In due anni e mezzo di amministrazione Dipiazza ter siamo saliti solo al 41,74%». 

Luigi Putignano

 

 

Biciplan di Trieste e del Carso per rinforzare le reti ciclabili

Progetto per incrementare i flussi del cicloturismo, implementare le strutture esistenti e crearne di nuove Il coinvolgimento dei cittadini

TRIESTE. Nasce il "Biciplan" di Trieste e del Carso, studio che dovrà recepire il piano delle reti ciclabili esistenti e di quelle in programmazione, prevedendo ulteriori collegamenti e finalizzato soprattutto al potenziamento dell'offerta turistica. Finanziato dalla Regione, attraverso l'Uti, con 15 mila euro, il progetto, affidato all'architetto Pietro Cordara, è denominato "Studio degli interventi per lo sviluppo della viabilità e mobilità ciclistica" ed è figlio della legge regionale 8 del 2018. Questa normativa persegue la promozione della mobilità ciclistica diffusa, sia attraverso l'incremento dei flussi cicloturistici che interessano il territorio, sia attraverso interventi e azioni volti a riqualificare e implementare le infrastrutture e i servizi di collegamento esistenti. La predisposizione del nuovo "Biciplan" dell'Uti dovrà organizzare e integrare le previsioni degli strumenti di programmazione comunale e intercomunale già disponibili, individuando le tipologie e i costi delle opere suddivise in opere programmate, opere di progetto realizzate o in corso e quelle sulle quali sono stati già ottenuti finanziamenti. Alla redazione del "Biciplan" sono chiamati a contribuire i cittadini per non tralasciare possibili esigenze e priorità. «Siamo al cospetto di una importante svolta per il futuro della mobilità sostenibile sul territorio - spiega Fulvio Della Vedova, dirigente dell'Area Servizi finanziari e tecnici dell'Uti Giuliana - alla quale saranno chiamati a contribuire cittadini ed enti locali». «Il Biciplan - precisa Adriana Cappiello, responsabile dell'Ufficio Sviluppo e pianificazione territoriale dell'Uti - andrà integrato con il nuovo Piano del traffico di Trieste, che sta muovendo i primi passi proprio in queste settimane, e con le scelte dei Comuni del circondario, alcuni dei quali da tempo sono molto attenti al ruolo del cicloturismo». Per informazioni è possibile consultare il sito dell'Uti Giuliana-Julijska Mtu: www.giuliana-julijska.utifvg.it. 

Ugo Salvini

 

 

Dissesto idrogeologico - Sei milioni di italiani vivono in zone a rischio - i dati annuali dell'ispra

Roma. L'eco di Fridays For Future, l'ondata di scioperi degli studenti in tutto il mondo per tutelare l'ambiente, è ancora forte. C'è tanto da fare contro l'inquinamento, ed un aiuto alle politiche da praticare per l'Italia giunge dall'Annuario dei dati ambientali di Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell'Ambiente. Clima e inquinamento sono i temi più discussi. Nel 2017 in Italia, protagonista è stata la siccità: con una precipitazione cumulata media al di sotto della norma del 22% circa, l'anno 2017 si colloca al 2° posto, dopo il 2001, tra quelli più secchi dal 1961. È stata di +1,30 gradi l'anomalia della temperatura media, superiore a quella globale sulla terra ferma (+1,20). Quanto ai gas serra, il valore limite giornaliero di PM10 (50 mg/m3 da non superare più di 35 volte l'anno) sempre nel 2017, è stato sforato nel 31% delle stazioni. Preoccupanti conferme riguardano il dissesto idrogeologico: in Italia oltre sei milioni di abitanti sono residenti in aree a pericolosità idraulica media (rischio evento idrogeologico tra i 100 e i 200 anni), mentre gli italiani a rischio frane sono oltre 1,2 milioni. I principali eventi di frana nel 2017 sono stati 172 e hanno causato 5 vittime, 31 feriti e danni alla rete stradale, eventi distribuiti in particolare nelle regioni Abruzzo, Campania, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Marche. Riguardo i terremoti, 4 eventi nel 2017 hanno raggiunto e superato magnitudo 5, tutti avvenuti il 18 gennaio con epicentri in provincia de L'Aquila, una delle aree a maggiore rischio sismico. Interessante il dato relativo all'inquinamento acustico: oltre il 32% delle sorgenti di rumore controllate presenta almeno un superamento dei limiti previsti dalla normativa, evidenziando un problema di inquinamento acustico. Ottimi riscontri dall'agricoltura biologica. Dal 1990 in continua crescita, la bioagricoltura interessa il 15,4% della Superficie agricola usata (Sau) nazionale e il 5,8% delle aziende agricole, con un aumento del 6,3% rispetto al 2016 di superfici agricole al servizio della produzione bio. In prima fila Sicilia, Puglia e Calabria, da sole, rappresentano il 46% del totale nazionale. Ma cosa si può fare per smuovere la situazione? Basta sbloccare le leggi ferme in Parlamento. Gli strumenti di pianificazione esistono, sia per quanto concerne il rischio idrogeologico che per il clima e l'inquinamento (politiche sulla mobilità sostenibile). Occorre muoversi al più presto.

Alfredo De Girolamo

 

 

Datteri di mare proibiti, ma ancora nei menù

I prelibati frutti di mare a prezzi folli nei ristoranti dalmati. Per chi sgarra fino a 5 anni di reclusione e 27 mila euro di multa

SPALATO. È un frutto di mare assolutamente proibito in Croazia fin dal 1995. Per la sua pesca, commercializzazione e consumo si rischiano fino a 5 anni di reclusione e il pagamento di multe fino a 27 mila euro, ma nonostante ciò può essere tranquillamente consumato in almeno una decina di ristoranti in Dalmazia. Il dattero di mare è croce e delizia per i ristoratori dalmati, ma anche per quelli istriani e quarnerini: croce perché si rischiano sanzioni da incubo e delizia perché - se impuniti - il guadagno è di quelli elevati. Il giornale spalatino Slobodna Dalmacija si è occupato del tema, venendo a sapere che in una decina di esercizi ristorativi nella regione adriatica si possono ordinare questi molluschi bivalvi, naturalmente con un atteggiamento da carbonaro, senza alzare troppo la voce, magari strizzando l'occhio al cameriere di turno. Da quanto è dato ufficiosamente a sapere, i proprietari di ristoranti e trattorie pagano, rigorosamente in nero, i datteri ad un prezzo medio al chilo di circa 40-47 euro. Li rivendono al costo di 120 euro, mentre in alcuni locali di livello più alto si possono sborsare fino a 160 euro alchilo. I prezzi alle stelle pare non spaventino nessuno, con domanda sempre elevata trattandosi di delizia vietatissima e per tale motivo ancora più appetibile. I ristoratori amano maggiormente offrirli alla clientela d'oltreconfine, non fidandosi degli avventori locali, che potrebbero tirare brutti scherzi. Possono mangiare un piatto di datteri alla busara o in compagnia di spaghetti solo quei croati di cui il padrone dell'esercizio si fida ciecamente. La presenza nel menù di taluni ristoranti è ormai una specie di segreto di Pulcinella. Prova ne sia che un ristorante dei dintorni di Spalato ha ottenuto voti molto alti su TripAdvisor da alcuni clienti statunitensi che hanno lodato proprio la bontà dei datteri di mare, addirittura postando una foto dei bivalvi. Sul portale Secret Dalmatia Blog-Travel Experiences in Croatia, tale Alan ha scritto che gli era stato offerto di mangiare i datteri, ma aveva opposto un deciso no. «Se si viene pizzicati dalla polizia o da un qualche ispettore a consumare questo frutto di mare in un ristorante - è quanto osservato da Alan sul portale - è prevista una pena pecuniaria fino a 6 mila dollari. Fate voi». Il Lithophaga lithophaga è tutelato severamente dalla legge sulla Salvaguardia ambientale e per i pescatori di frodo e i commercianti sono pronte pene detentive da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 5 anni. Le ammende per le persone giuridiche sono comprese tra i 3.370 e i 27 mila euro, per quelle fisiche tra i 945 e i 4.045 euro. Se però al processo si stabilisce che grazie ai datteri si è ottenuto un guadagno, la multa può arrivare a diverse centinaia di migliaia di euro. Nel novembre 2017, la corte del Tribunale regionale di Fiume aveva condannato un gruppo di sei istriani per pesca e vendita del mollusco in Slovenia. La multa era stata di 364 mila euro, con condanne al carcere da un minimo di 1 anno ad un massimo di 4 anni e mezzo. 

Andrea Marsanich

 

 

Due lupi vicino Zara sbranano un gregge - la paura degli ovinocoltori

ZARA. Marko Pucar, 37 anni, allevatore di ovini, residente a Crno, piccolo abitato ad un paio di chilometri a nord di Zara ha passato nei giorni scorsi un'avventura che difficilmente scorderà. Tra domenica e lunedì scorsi, Marko ha voluto personalmente fare la guardia al gregge di 250 esemplari, situato all'interno di un recinto elettrificato.«Alle 4 il recinto non viene più attraversato dall'elettricità - racconta - e proprio a quell'ora, a bordo della mia auto, mi sono addormentato per un paio di minuti. Sono stato svegliato dai belati disperati del gregge e dagli ululati dei lupi. Sono corso nell'oscurità, con gli ovini che mi venivano incontro, terrorizzati. I lupi sono scappati alla svelta e mi sono subito reso conto che avevano compiuto una strage». Infatti la scorribanda - avvenuta praticamente alla periferia di Zara - ha ucciso 40 tra pecore e agnelli. Per Pucar si tratta del terzo attacco di lupi ai suoi ovini, che gli hanno finora causato danni per circa 7 mila euro. Il giorno dopo a visitare la scena del massacro è stata Ana Grgas, perito autorizzato del ministero croato dell'Ambiente, che ha effettuato il sopralluogo. Il risarcimento - se verranno soddisfatti tutti i criteri per l'assegnazione - sarà pagato entro un massimo di 12 mesi, mentre prima l'attesa era molto più lunga. Il lupo è un animale protetto in Croazia da leggi e regolamenti molto rigorosi. Per la sua uccisione è contemplata una pena pecuniaria di 6 mila e 740 euro, mentre il risarcimento per un agnello è di 94 euro e per una pecora di 80 euro. A detta della Grgas, l'attacco di Crno è stato compiuto da due lupi, di cui uno è stato avvistato alcune ore dopo in località Bibbigne, nello Zaratino, a poche decine di metri dal mare. Dall'inizio dell' anno, le autorità hanno registrato 17 attacchi di lupi ad animali domestici, con il danno maggiore che ha riguardato Pucar. «Rispetto la decisione di tutelare questo predatore - ha asserito l'allevatore dalmata - ma si rischia di eliminare l'ovinicoltura nello Zaratino e di far emigrare centinaia di persone da queste zone dove le pecore e gli agnelli costituiscono da secoli una fonte di sostentamento per la popolazione locale». 

 

 

Porto vecchio, cosa pensano dei binari Comune e Soprintendenza? - la lettera del giorno di Dennis Orlando

Trovo singolare che vi sia un polo museale in Porto vecchio dove storicamente non sia stata tutelata oltre alla Stazione idrodinamica, alla Sottostazione elettrica e al Magazzino 26 e altre strutture, anche l'infrastruttura ferroviaria che è stata protagonista essenziale di quella storia. È ovvio che non tutto si può conservare, ma una parte essenziale e significativa della stessa, assolutamente sì!Mi chiedo se il Comune, che ora gestisce gli interventi in quel sito, sia consapevole di ciò e mi chiedo quale sia la posizione su questo tema della Soprintendenza ai Beni culturali. Si pensa a distruggere il sistema ferroviario del porto o se ne vuole conservare almeno una parte significativa? La quale in futuro potrebbe tornare ancora utile per usi turistici o anche trasformata in tranvia nel trasporto pubblico locale: a riguardo esistono finanziamenti europei per la mobilità "green". In passato un esperimento di trasporto passeggeri su rotaia è già stato realizzato in questa area: ricordo che ebbe un buon seguito, quindi perché precluderlo? Perché nel nuovo parcheggio di Barcola Bovedo sono coperti tutti i binari?Cosa s'intende fare per la nuova rotonda che verrà realizzata per l'accesso al Porto vecchio?Il Comune pensa ad un'ulteriore devastazione dei binari o sta valutando una forma di tutela degli stessi? Ringrazio in anticipo chi, del Comune di Trieste, dedicherà qualche minuto del suo tempo per rispondermi.

 

 

La salute del nostro golfo

Per gli appuntamenti organizzati dagli Amici del dialetto triestino, ci relazionerà sullo stato del nostro golfo Paola Del Negro, direttrice Inaf-Ogs. Alla Crise, alle 17.18

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 marzo 2019

 

 

ACEGASAPSAMGA E GLI ALTRI GESTORI - Campagna ambientale - Parte il sondaggio sull'acqua di rubinetto

L'"acqua del sindaco", quella che sgorga dai nostri rubinetti, il suo sapore, la percezione all'olfatto, il suo utilizzo e la sua praticità saranno al centro di una serie di quesiti che i cittadini si vedranno sottoporre nelle prossime settimane per consentire ai gestori idrici AcegasApsAmga, Irisacqua e Cafc - che operano rispettivamente su Trieste, Gorizia e Udine - di sviluppare un progetto di comunicazione incentrata sull'utilizzo dell'acqua di rubinetto e per implementare nuovi servizi. L'iniziativa si colloca all'interno della campagna "La tua acqua" promossa in collaborazione con Coop Alleanza 3.0 per un uso consapevole della risorsa idrica, promuovendo la qualità certificata dell'acqua di rete. Per indurre i cittadini ad un acquisto consapevole, nei reparti riservati alle acque minerali di Coop Alleanza 3.0, un'apposita cartellonistica inviterà ad osservare i parametri relativi all'acqua di rubinetto che verranno aggiornati ogni tre mesi e messi bene in evidenza. «L'iniziativa ha certamente una straordinaria valenza nella promozione dell'acqua di rete, che significa soprattutto tutela dell'ambiente - spiega Franco Berti, direttore Acqua di AcegasApsAmga - ma rappresenta anche un ulteriore tassello della proficua collaborazione fra i gestori idrici della regione che da oltre un anno stanno lavorando congiuntamente allo sviluppo dei piani per la sicurezza idrica». «Bere l'acqua del rubinetto comporta un risparmio per i cittadini e una riduzione dell'uso della plastica del quale beneficerà l'ambiente - così l'assessore Fvg Fabio Scoccimarro -. La Regione in tal senso ha già dimostrato ampia sensibilità riconoscendo, ad esempio, degli incentivi ai pescatori per smaltire la plastica che finisce nelle loro reti». Una campagna che servirà anche a fare chiarezza su alcune perplessità dei cittadini. «Il 67% degli italiani non beve acqua di rubinetto - evidenzia l'assessore comunale all'Ambiente, Luisa Polli - perché spesso ha dei dubbi che con questa campagna si andranno a smorzare». 

Laura Tonero

 

Salone degli incanti - "Acqua per tutti" disponibilità e qualità

In occasione della Giornata mondiale dell'acqua, l'Ogs promuove iniziative di educazione ambientale. Il primo evento per il pubblico, a ingresso gratuito, sarà l'incontro "Acqua per tutti: disponibilità e qualità", in programma alle 18, al Salone degli incanti. L'evento, organizzato in collaborazione con il Comune, sarà aperto da Paola Del Negro, direttore generale di Ogs. Si parlerà di ghiacci nascosti delle Alpi, cambiamenti climatici, lo stato della qualità delle acque lagunari e marine in Friuli Venezia Giulia, di perdita della biodiversità e della desertificazione.

 

Le profezie di Ivan Illic al San Marco

Oggi alle 19, al Caffè San Marco, settima conferenza su "I precursori della decrescita" dal titolo "Ivan Illich, una voce fuori dal coro", relatore Aldo Zanchetta. Ivan Illich (1926-2002) è stato uno dei pensatori più originali e meno ideologici del secondo Novecento e uno dei primi a formulare una critica radicale dell'esistente che oggi si rivela quanto mai attuale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 marzo 2019

 

 

Cento milioni di lavori pubblici - Priorità a scuole strade e sport

Pronto il Documento unico di programmazione triennale Pesa l'assenza del "tesoretto" Hera incassato nel 2018 - IL DOCUMENTO URBANISTICO DI PROGRAMMAZIONE DEL COMUNE2019-2021

Edilizia scolastica, manutenzioni stradali, impiantistica sportiva, Porto vecchio con il Magazzino 26 in primo piano: il Documento unico di programmazione (Dup) triennale, allegato al bilancio comunale 2019, cala il poker delle priorità. Su una somma di oltre 100 milioni di interventi pianificati nell'anno in corso, le quattro categorie di spesa sopraindicate concentrano suppergiù i due terzi del totale. Attenzione: l'elenco prevede codici di copertura finanziaria differenziati, alcuni dei quali - per esempio le alienazioni - ad alta aleatorietà, quindi dalla incerta realizzabilità. Il programma di opere pubbliche avrà un primo esame in IV commissione alle 9 di giovedì prossimo, giornata equinoziale, alla presenza dell'assessore elisa Lodi: il presidente forzista Michele Babuder promette un confronto serrato, perchè «alla lista mancano voci importanti, da Barcola a Santa Maria Maggiore». Ma non mancano solo progetti, mancano anche circa 20 milioni di incasso derivante dalla vendita di azioni Hera, che fiorirono nel 2018 ma che non rifioriranno nel 2019. La categoria più capiente è quella dell'edilizia socio-scolastica con un programma di oltre 40 milioni, arricchito anche degli interventi riguardanti gli istituti superiori "ereditati" dall'Uti. Ai lavori cantierati per Fonda Savio e Caprin, ecco infatti aggiungersi il Nautico-Carli (3 milioni), il Dante (4 milioni), il Nordio (2,7 milioni), lo "Ziga Zois" e lo "J. Stefan" all'ex Opp (3,1 milioni). Il mondo dei più piccoli potrà gioire con i 3,5 milioni destinati a costruire il nuovo asilo nido nel sito dell'ex caserma Charlie a San Giovanni. Al complesso Giotti-Stuparich sarà dedicato un milione di euro per la riqualificazione energetica. Un altro milione finanzierà gli adeguamenti anti-incendio. A quasi 12 milioni ammonta la programmazione relativa a strade, piazze, marciapiedi, scalinate. Su questo fronte il sindaco Roberto Dipiazza aveva sottolineato l'indifferibile appuntamento con la galleria Foraggi-Montebello, che nel 2019 spenderà il 10% del budget appostato per l'opera. Si comincia a lavorare su piazza Sant'Antonio, sulla cui riqualificazione vengono puntati 3 milioni. Sempre a proposito di spazi centrali da riqualificare, oltre 700 mila euro armeranno gli interventi nelle aree limitrofe a piazza della Borsa. Il monitoraggio sui ponti, in seguito ai fatti genovesi, ha consigliato l'inserimento del manufatto di via Brigata Casale nella manutenzione straordinaria. Un'importante voce a se stante concerne la trenovia Trieste-Opicina, per la quale il Dup scommette 950 mila euro, con l'augurio che riprenda l'attività al più presto. Ancora alla ribalta l'impiantistica sportiva, sulla quale fluisce una previsione di 9,5 milioni. Sempre il "Rocco" e il "Grezar" capilista delle attenzioni rispettivamente con 920 mila euro e 1,2 milioni di euro. Entra in campo anche il "Ferrini" a Ponziana, per il quale il Comune ha pensato a un project financing da 1 milione. Altra novità riguarda la cosiddetta "cittadella sportiva" di via Locchi, con una fiche da 900 mila euro. Sant'Andrea, San Luigi, Vesna completano il quadro degli interventi sui campi da calcio (1,8 milioni).Ben 11 milioni prendono la via della categoria "beni culturali" , ma oltre 5 milioni vanno ad addensarsi sul Magazzino 26. La Risiera di San Sabba (700 mila euro) e l'Aquario (900 mila euro) seguono a distanza. 

Massimo Greco

 

Porto Vecchio - Museo del mare e masserizie traslocano al Magazzino 26

Per il 2019 il Dup stacca un assegno - tutto compreso - di oltre 5 milioni di euro: il Magazzino 26, il re di Porto vecchio, è talmente vasto da soddisfare un'inesauribile vena di fantasia progettuale. L'ultima edizione di questa straordinaria epopea museale è prossima a uscire in concomitanza con il bilancio 2019. La civica amministrazione teme che il Museo del mare, sul quale viaggiano 33 milioni ministeriali, abbia tempi di progettazione e di lavoro troppo lunghi. Come accorciare questi tempi? Con alcuni allestimenti anticipati. In che senso? Per rispondere a questi tambureggianti interrogativi seguiamo l'idea che, su suggerimento dell'assessore Giorgio Rossi, verrà coltivata dai Lavori Pubblici. Sulla facciata principale del "26" è già possibile entrare a visitare la mostra sul Lloyd Triestino. Bene, proprio a fianco, in una sezione verticale del grande edificio, il Comune è intenzionato a sistemare al pianterreno e al primo piano l'Immaginario Scientifico - sempre che le parti raggiungano l'accordo sul canone -, mentre al secondo piano verrebbero riallestite le masserizie degli esuli istriani, oggi collocate nel Magazzino 18. Giusto oggi il responsabile dei Lavori Pubblici, Enrico Conte, incontrerà il direttore dell'Irci, Piero Delbello, per una prima valutazione "volumetrica" dei materiali da traslocare. Non è finita: perchè c'è un terzo piano dove finirebbe l'attuale dotazione del Museo del mare funzionante in Campo Marzio. L'edificio, di cui il Comune è inquilino, presenta problemi di sicurezza e quindi, tutto sommato, si fa prima e si spende meno a spostare le collezioni al "26".Ultima pennellata: sempre al pianterreno, sorgerà il "visitor center". Non è chiaro se coinciderà con l'Infopoint immaginato da Rossi con i quattrini dell'Imposta di soggiorno.

Magr

 

 

L'acqua nelle case dei triestini? Povera di sodio e oligominerale - l'etichettatura dell'acqua

Le analisi eseguite da AcegasApsAmga e AsuiTs "promuovono" la rete idrica Il consumo annuo è di 42 milioni di metri cubi pari a 28 mila piscine olimpioniche

I triestini consumano in media poco più di 42 milioni di metri cubi d'acqua, l'equivalente di 28 milioni a piscine olimpioniche. Ma che caratteristiche ha l'acqua del rubinetto che arriva nelle nostre case attraverso la rete idrica che si estende per circa mille chilometri servendo 234.638 utenti? Ha una durezza medio-bassa, è oligominerale a basso tenore di sodio, dunque indicata per chi è affetto da ipertensione, per chi osserva una dieta dimagrante e cerca di limitare la ritenzione idrica. Sono 18 i punti di prelievo nella provincia di Trieste da cui arrivano i campioni utilizzati per le 18.813 analisi che AgegasApsAmga e AsuiTs hanno svolto lo scorso anno. Nello specifico, dalle analisi effettuate risulta che in un litro dell'acqua che scorre nei nostri rubinetti ci sono dai 56 ai 51 milligrammi (il primo dato emerge dai sondaggi AcegasApsAmga, il secondo di AsuiTs) di calcio, 14 mg di cloruro, una concentrazione di ioni di idrogeno pari a 7,7-8 mg. Il magnesio è presente con 12-13 mg, di potassio si registra 1 mg per litro, 8 mg di sodio e dai rilievi di AcegasApsAmga 12 mg mette da quelli di AsuiTs 9 mg per litro di solfato. Tutti parametri entro i limiti di legge. «Garantiamo un'acqua buona da bere, nel rispetto dei requisiti normativi e con un'attenta sorveglianza lungo tutta la filiera di produzione dell'acqua potabile», sottolinea l'azienda. Più di qualche triestino, bevendo l'acqua dal rubinetto, dichiara di sentire il sapore del cloro. «Se l'acqua ha un leggero retrogusto di cloro è normale, - rassicura AcegasApsAmga - è sufficiente lasciarla riposare in una caraffa (meglio se di vetro) e consumarla fredda, dal momento che l'acqua a bassa temperatura risulta più gradevole». Nell'utilizzo, invece, di elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie è necessario controllare le indicazioni poste sull'etichetta dei detersivi che, in base alla durezza dell'acqua - quella dell'acqua erogata a Trieste come già spiegato è medio-bassa -, consigliano che quantità di prodotto utilizzare. A Trieste nel 2018 AcegasApsAmga ha investito circa 6,5 milioni di euro per la manutenzione e l'efficientamento della rete idrica, curando con particolare attenzione anche la parte di sperimentazione e innovazione. Gli investimenti hanno riguardato sia la sostituzione di condotte vetuste in tutta la città (per circa 10 Km), sia interventi strategici sulla rete e sugli impianti. In particolare quelli sulla condotta "900", che trasporta l'acqua lungo tutta la Costiera fino ad arrivare in centro città, interessata dalla sostituzione di due valvole molto obsolete, in modo da migliorare la sicurezza idraulica e ridurre le perdite. Un altro intervento di portata simile verrà eseguito nel 2019 sulla condotta nei pressi del bivio sulla Costiera per Santa Croce per diminuire il rischio di perdite e usura. Tutte queste attività svolte da AcegasApsAmga hanno consentito di aumentare l'efficienza energetica, risparmiando nel 2018 circa 2 milioni di metri/cubi di acqua rispetto al 2017. Oggi partirà la campagna di sensibilizzazione "La tua acqua" di Acegas.

 

 

Guerra ai gabbiani nascite dimezzate grazie alle uova finte

Varato nel 2011, il progetto di contenimento dei volatili ha visto calare del 70% i nidi fra Cittanova e Rovigno

PARENZO. Sta portando i risultati sperati il progetto mirato a contenere il moltiplicarsi dei gabbiani in Istria: avviato nel 2011, oltre a limitare la riproduzione dei pennuti il piano punta anche a farli ritornare nel loro habitat naturale, vale a dire gli isolotti e le scogliere. Il metodo consiste nel posizionamento di finte uova in plastica nei nidi dei gabbiani, individuati con la ricognizione aerea. Mamma gabbiano ignara continua a covare a lungo fino a che, accortasi delle finte uova, decide di spostarsi. Il bilancio è stato tracciato durante l'incontro annuale dei promotori ed esecutori del progetto: ne è emerso che le nascite dei gabbiani sono diminuite del 50%. Così, come annunciato da Branko Juric dell'Ospedale veterinario di Parenzo e da Albert Marinculic della facoltà di Veterinaria di Zagabria, il progetto - unico nel suo genere in Croazia - sarà attuato anche nei prossimi anni. Del coordinamento è incaricato l'Ospedale veterinario stesso, mentre il supporto finanziario viene assicurato dai comuni di Orsera, Torre-Abrega, Fontane, Rovigno, Cittanova e da grandi aziende turistiche (ad esempio Plava Laguna, Valamar Riviera e Maistra).Nell'incontro è stato sottolineato anche che in questi otto anni nell'area tra Cittanova e Rovigno sono state posizionate oltre 17.600 uova fasulle. È stato constatato inoltre che è calato dal 60 al 70 per cento il numero dei nidi sui tetti piani di alberghi e complessi turistici. Dopo anni di mappatura dei nidi si è arrivati alla conclusione che le coppie di gabbiani abbandonano il nido in cui da due a tre anni non ci sono state nuove nascite. In base ad alcune stime, nella sola area parentina ci sono tremila gabbiani. E dopo la chiusura delle discariche a cielo aperto nelle quali trovavano cibo, ci sono stati casi in cui gli animali hanno attaccato per le strade passanti che tenevano del cibo in mano o clienti di ristoranti all'aperto. Di qui il progetto di contenimento che come detto verrà portato avanti. 

 

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - Economia circolare per i rifiuti di Trieste

Proprio nella giornata dedicata alla diffusione delle iniziative di Greta Thunberg e al coinvolgimento lodevole dei giovani del pianeta e triestini, giunge notizia dell'aumento dei costi dei rifiuti. I dati riportati segnalano la crescita della raccolta indifferenziata, le novità applicative per i cittadini, i costi del termovalorizzatore. C'è chi ricorda le percentuale di raccolta differenziata, che indicano posizioni di vertice in Regione, nelle città di Pordenone, Gorizia e Udine. Perché non si potrebbe ottenere altrettanto a Trieste, limitando le combustioni? L'Ispra segnala la direttiva 2018/ 851/Ue che, a proposito di preparazione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, prevede che si arrivi nel 2020 al 50% (contro, ad esempio, gli attuali 43, 9% in Italia). Inoltre le emissioni di particolato da 2, 5 micron a frazioni di micron, potrebbero non essere intercettate dai filtri industriali disponibili, disperdendosi nell'ambiente. Potremmo chiederci se esiste, in questi totali, una quota extraregionale, come fu segnalato in passato? Sulle tariffe si sono riscontrate osservazioni ragionevoli da parte della Uil. Tenendo conto di tutti questi elementi, sarebbe meglio incentivare la raccolta differenziata, sull'esempio dei valori raggiunti dalle altre provincie, come prescrive l'art. 205 del D. Lgs 152/2006. Si tratta di praticare più economia circolare (con Riduzione, Riuso, Recupero e Riciclo), abbattendo le combustioni, contrariamente all'incremento prospettato delle tariffe.

Mariano Cherubini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 17 marzo 2019

 

 

«La più grande sfida della città sottovalutata dalla giunta»

L'Associazione Luoghi Comuni dell'ex sindaco Cosolini attacca sulla gestione della "partita" del Porto vecchio: «Non si tratta solo di riempire degli spazi»

C'è preoccupazione, mescolata a scoramento, sulle intenzioni d'intervento e sulle modalità di gestione la matassa Porto vecchio. Questo quanto emerso dall'incontro organizzato ieri dall'Associazione Luoghi Comuni, think tank che fa capo all'ex sindaco e attuale consigliere regionale Pd Roberto Cosolini, secondo cui «la madre di tutte le preoccupazioni è che un'operazione di grandissima portata, che in altri ambiti godrebbe della massima attenzione, qui venga trattata come fosse materia di ordinaria amministrazione: certamente un gravissimo errore, tenuto conto dell'esistenza di studi specifici già commissionati come quello di Ernst & Young». Insomma, sostiene Cosolini, non si vorrebbe dar seguito a un progetto unitario e lungimirante, un po' come quello che 300 anni fa contribuì alla futura grandezza di Trieste. Per Cosolini «una città che ospita protagonisti a livello planetario come Generali, Allianz, Fincantieri, Illycaffè o Wärtsilä dovrebbe cercare di coinvolgerli in una sorta di comitato d'indirizzo, insieme alle intelligenze locali, del Nordest e del bacino del Centrosud Europa. Oggi a Trieste quell'entusiasmo di alcuni anni fa si sta trasformato in indifferenza, occorre evitare che accada questo».Intanto «pare che si procederà a spezzoni», con il nuovo parcheggio ridotto, a detta dell'ex sindaco, «a sosta per camper anziché a utile parcheggio scambiatore collegato in maniera sostenibile alla città. Un parking che, in un certo qual modo, rappresenta la cartina di tornasole del modus operandi di quest'amministrazione. Che, tra l'altro, si ostina a non voler utilizzare l'infrastruttura ferroviaria esistente nel vecchio scalo per collegare la città con il solo nucleo attualmente fruibile e che l'anno prossimo ospiterà Esof 2020». Secondo l'ex assessore all'Urbanistica Elena Marchigiani, che gestisce il tavolo su mobilità e i servizi nell'associazione, «bisogna cambiare registro affinché non si assista a un banale riempimento di spazi. Si tratta di una criminale miopia su di un'area che è, in un certo qual modo, il nuovo "Borgo Teresiano" della città».-

Luigi Putignano

 

 

Alberi, cartelli, panchine e sentieri rimessi a nuovo - Il verde si rifà il look

Investimento da 350 mila euro per il riordino dei parchi urbani in vista dell'estate A breve il via ai due restyling più importanti: quelli di Villa Giulia e del Boschetto

Un ampio progetto di manutenzione straordinaria del Boschetto e di Villa Giulia, che partirà a breve, per una spesa di 150 mila euro, più una serie d'interventi di manutenzione ordinaria in diversi parchi urbani, già in atto, per un investimento di altri 200 mila euro. Le aree verdi della città si rifanno il look prima della bella stagione, con uno stanziamento totale, dunque, di 350 mila euro, destinato a lavori per sentieri e ripristino di segnaletiche con avvisi più chiari, ma anche per ulteriori piantumazioni, pulizie, rimozione di parti secche e nuovi arredi. «I lavori più consistenti sono previsti con un progetto che sarà mandato in gara dopo l'approvazione del bilancio e che riguarda appunto Villa Giulia e Farneto», annuncia l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi: «Tra le priorità figurano la sistemazione di alcuni tratti dei vialetti interni al parco di Villa Giulia, visti i frequenti fenomeni erosivi. Sarà realizzato uno strato di filatura drenante, come già fatto per piazza Hortis, con materiali ecocompatibili, totalmente privi di materiali plastici, a tutela dell'ambiente. È un cantiere necessario poiché, quando piove con forte intensità, servono pulizie consistenti del materiale che finisce nella vicina via Monte San Gabriele». In attesa della partenza dei lavori di Villa Giulia, l'8 marzo il Comune ha disposto l'interdizione al pubblico del viale di accesso all'ex cava presente all'interno del parco e del sentiero pedonale che corre sul coronamento della scarpata, potenzialmente interessati da fenomeni franosi di rilievo. A segnalare il divieto alcune recinzioni fisse. La chiusura era stata decisa dopo gli esiti delle indagini commissionate dal Comune a un geologo, a seguito di un distacco di materiale roccioso dalla scarpata stessa. Sul fronte del Boschetto, invece, saranno messi a posto i percorsi sterrati e saranno costruite nuove canalette per far defluire l'acqua piovana, in particolare nel Bosco dei Pini, vicino all'Orto botanico. Si procederà quindi con l'adeguamento della segnaletica nelle due aree verdi, in corrispondenza degli ingressi, con grandi cartelloni che riporteranno i principali divieti, tra i quali l'accensione dei fuochi o l'ingresso di mezzi a motori, ma sarà anche ricordato l'obbligo di condurre i cani a guinzaglio, che spesso nei due parchi viene eluso. Sono tante le segnalazioni dei cittadini a questo proposito, in particolare per quanto riguarda Villa Giulia. Un'attenzione speciale poi verrà riservata ad alcuni alberi. «Ci sarà un'opera di inserimento di querce in un'area di 20 mila quadrati nel Farneto - spiega ancora Lodi - in collaborazione con la Regione, vista l'elevata valenza ecologica di queste latifoglie. Sono state danneggiate e messe a dura prova, spesso, anche dai cinghiali. Inoltre è stata anche prevista una pulizia complessiva del sottobosco della zona, in parte avviata». Già concluso anche un altro intervento urgente. «Al parco del Ferdinandeo - rileva l'assessore - è stata eliminata la processionaria, che proliferava. Sono state poi tolte le ramaglie accanto ai punti luce». Anche al parco della Rimembranza sono stati rimossi rami e arbusti secchi e si procederà con nuove piantumazioni, previste anche al Ferdinandeo. Pulizia simile anche in alcuni tratti verdi di via Marchesetti. Nell'intervento da 150 mila euro di Boschetto e Villa Giulia, inoltre, risultano inseriti nuovi arredi, panchine, tavoli e panche da picnic, mentre altri sono stati installati in autunno. «Voglio ricordare poi il successo che sta registrando la nuova area fitness del Farneto - chiude Lodi - inaugurata a novembre, con il posizionamento di alcuni attrezzi per l'esercizio fisico, fin da subito molto apprezzata». Resta ancora interdetta invece una parte inferiore del giardino di Villa Cosulich, chiusa dall'11 febbraio per due mesi per un muro pericolante che verrà sistemato e consolidato in accordo con la Soprintendenza.-

Micol Brusaferro

 

E dal laghetto di via Giulia spuntano carpe e tartarughe - Pulizie eseguite da Italspurghi e volontari Enpa

Il laghetto all'interno del Giardino pubblico è stato ripulito. Su indicazioni del Comune, una squadra della Italspurghi al lavoro per conto di AcegasApsAmga, e i volontari dell'Enpa hanno avviato le operazioni rese ancor più laboriose dalle diverse specie animali che popolano quello specchio d'acqua. Prima che il laghetto venisse prosciugato, i volontari dell'ente di via Marchesetti, servendosi di alcuni retini, hanno raccolto uno ad uno gli animali, trasferiti provvisoriamente nelle vasche collocate di lato. Sono state recuperate 21 carpe, 30 pesci rossi di taglia grande, circa 300 pesciolini (avannotti) e ben 25 tartarughe Florida, alcune della specie con le guance gialle (Trachemys scripta scripta), altre di quella dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans) di cui in Europa da anni è vietata l'importazione. Si tratta di tartarughe abbandonate dai triestini. Succede, infatti, che le persone acquistino le piccole tartarughe, se le portino a casa senza informarsi sulle esigenze di queste bestiole, pensando che le loro dimensioni restino ridotte. Invece, anche questi animali credono fino a raggiungere la lunghezza di 20 centimetri, necessitando e a quel punto di vasche ben più capienti. Così, senza farsi particolari problemi, i proprietari decidono di sbarazzarsene. Recuperati gli animali, il personale di Italspurghi, ha aspirato l'acqua e il fango, ripulito le sponde. Una volta riempito nuovamente il laghetto, gli animali sono stati reinseriti, fatta eccezione per alcune centinaia di avannotti, che l'Enpa per ora ha portato nelle sue vasche, con l'obiettivo di riportarli in quel contesto una volta cresciuti.

 

 

Folla di curiosi a Ponterosso per il bis del "pesce con le ali"

Avvistato nuovamente nel canale un Trigone viola, parente stretto della razza L'esperto: «Non è lo stesso animale arrivato mesi fa. Evitate di dargli fastidio»

Nel canale di Ponterosso c'è un nuovo, insolito ospite. Si tratta di un "Trigone viola" o "Pastinaca pelagica", parente molto stretto della più comune razza di mare. Ma non si tratta di "Violetta", vale a dire l'esemplare che aveva abitato quelle stesse acque per settimane lo scorso settembre e al quale i triestini avevano pure affibbiato un nome. Lo afferma con certezza un assoluto esperto in materia: il direttore dell'Area marina protetta Wwf di Miramare, Maurizio Spoto. «Questo "Trigone viola", che in dialetto viene chiamato anche "matàn", ha la coda bella lunga, completa, - spiega - mentre quello precedente ce l'aveva mozzata». In effetti il nuovo ospite del canale esibisce una coda molto lunga. È comparso in quello specchio acqueo giovedì e non pare aver intenzione di andarsene. Girovaga da una sponda all'altra, scende più in profondità per poi muoversi in superficie dando la possibilità a molti di ammirarlo. Come nel caso di Violetta, infatti, anche stavolta si è scatenata la curiosità dei triestini, che restano incantati ad osservare il bellissimo pesce dalle sponde del canale, scattando decine di foto e video. Nulla di anomalo comunque secondo il direttore della Riserva di Miramare. «È una specie comune - spiega Spoto - e si vede normalmente nel nostro golfo. Se finisce nelle reti dei pescatori viene liberata, perché le sue carni non sono pregiate. Come avevamo già spiegato, è normale che questi pesci si addentrino in acque più tranquille, dove si sentono più protetti e dove trovano facilmente del pesce». Per ora, dunque, tutto sotto controllo. «Il fatto che sia entrato in quel canale non significa affatto sia in difficoltà, - sottolinea Spoto -. Monitoreremo la situazione sperando ritrovi la via verso il Golfo da solo, ma se dovessimo ravvisare qualche criticità o stato di stress interverremo riportandolo in mare come abbiamo fatto per l'esemplare accasatosi nel canale in precedenza». C'è poi un appello che Spoto si sente di lanciare ai triestini. «Lasciate stare quell'animale e non tentate di pescarlo come accaduto lo scorso anno con l'altro "Trigone Viola"». Durante la permanenza di Violetta nelle acque del canale di Ponterosso, infatti, erano state avvistate delle persone che, armate di reti, tentavano di catturare il povero pesce. Va tenuto anche conto che all'estremità della sua cosa c'è un pungiglione che potrebbe rivelarsi pericoloso. Violetta aveva stazionato per settimane nel canale di Ponterosso. Il personale del Wwf Area Protetta di Miramare, che monitorava le sue condizioni, ad un certo punto aveva notato un andamento circolare dell'animale, sintomo di stress. Così, con il supporto del Corpo Forestale Regionale-Stazione Forestale di Trieste, Violetta - rivelatasi appunto una femmina lunga circa 60 cm- era stata recuperata e riportandola in sicurezza in acque libere. 

Laura Tonero

 

 

Le ferrovie proteggano Barcola con delle barriere anti rumore - LA LETTERA DEL GIORNO di Giorgio Maggi e Stefan Babic - Comitato per una Barcola migliore

Nell'ottobre 2018 il Comitato spontaneo "per una Barcola migliore", sorto per analizzare le numerose criticità del rione, ha scritto una lettera a Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) chiedendo di conoscere lo stato della prevista installazione di barriere antirumore volte a ridurre il disagio acustico dei numerosi residenti lungo la linea Trieste-Venezia, aumentato esponenzialmente negli ultimi mesi per l'accresciuta frequenza dei convogli, in particolare treni merci. Tale installazione è prevista nel "Piano d'azione dell'agglomerato di Trieste in materia di tutela dell'ambiente abitativo dall'inquinamento acustico" messo a punto dal Comune di Trieste in base alle vigenti disposizioni legislative nazionali in materia. In particolare è stato richiesto a Rfi di fornire informazioni sul tipo di barriere previste, sulla loro precisa ubicazione lungo la linea nel tratto considerato e sui tempi della loro messa in opera. Purtroppo, anche se oggi si parla sempre più spesso di trasparenza degli atti, dei processi decisionali ecc, Rfi non ha fin qui ritenuto di fornire una risposta. Il Comitato pertanto sollecita, sempre con intento collaborativo, Rfi a fornire le informazioni richieste, che interessano un notevole numero di cittadini.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 marzo 2019

 

 

Trieste nel coro sul clima con oltre 1.500 in piazza: «Proteggiamo il pianeta»

Ragazzi delle scuole superiori e dell'università, giovanissimi con le famiglie e gli insegnanti, associazioni fra cartelli e slogan. «La Terra come il Titanic»

TRIESTE. Anche a Trieste, come nel resto d'Italia e del pianeta, in migliaia ieri hanno deciso di mobilitarsi e manifestare per il clima. L'iniziativa, nata dall'ingegno di Greta Thunberg, ha smosso le anime di tutto il mondo. E l'onda dei cosiddetti #FridaysForFuture, i "venerdì per il futuro", ha coinvolto anche Trieste, dove almeno 1.500 persone si sono radunate nel primo pomeriggio di ieri attorno alla fontana dei Quattro continenti di piazza Unità per ricordare ai potenti della Terra che il futuro della stessa è a rischio. Tanti cartelli colorati, molti i ragazzi delle scuole superiori e gli universitari presenti, ma anche tanti giovanissimi, chi accompagnato dai propri genitori e chi dalle stesse insegnanti delle scuole di primo grado. Una manifestazione che ha come obiettivo quello di chiedere ai governi di tutto il mondo un impegno concreto per contrastare l'emergenza ambientale. Come? «Con un'inversione di rotta - grida Sara Segantin, una delle ragazze organizzatrici dell'evento triestino - e anche immediata, perché forse non ci rendiamo conto che gli scogli di oggi sono questi (grida sventolando un sacchetto di plastica, ndr) che stanno diventando più pericolosi dell'iceberg per il Titanic. Con la differenza che il nostro pianeta è il Titanic e forse non ce ne stiamo rendendo conto». E prosegue con l'elenco, parziale, delle ultime catastrofi ambientali accadute recentemente nel Nordest, a cominciare dagli ettari di alberi caduti come stuzzicadenti fra il Cadore e la Carnia lo scorso autunno. «Questa iniziativa è nata nel pomeriggio di due settimane fa - spiega invece Anna Lilian Gardossi -, è completamente apolitica e assolutamente spontanea. Tutto è nato dall'idea di una quindicina di noi fra i banchi di scuola e dell'Università ed essere riusciti a chiamare a raccolta tutta questa gente in così poco tempo un po' ci spaventa». Un successo che ha anche colto impreparati gli stessi giovani organizzatori, privi di un adeguato impianto d'audio e costretti a urlare alle numerose persone accorse con microfoni di fortuna. A venire loro in soccorso gli esercenti della piazza, che alla spicciolata hanno aiutato questi volenterosi baby ambientalisti prestando loro amplificatori e microfoni. Sara, Anna, Micol, Angela, Francesca, Luigi come quota azzurra di un'organizzazione essenzialmente femminile e Sofia, che si commuove a parlare dinanzi al folto pubblico di piazza Unità. È questo il nucleo del gruppo triestino di protesta. Presente in piazza anche l'eurodeputata del Pd Isabella De Monte: «Tutelare l'ambiente non è una scelta, ma un dovere - afferma De Monte -: la politica ascolti i ragazzi, il futuro è loro». Secondo De Monte «la sostenibilità ambientale è una parola chiave e uno degli assi portanti delle politiche europee e la politica italiana deve riprendere in mano con coraggio il tema della sostenibilità». Solidarietà alla manifestazione anche da parte della Federazione dei Verdi, che in una nota condivide le preoccupazioni e gli allarmi sulla salute del pianeta. «Oggi rimonta una coscienza ambientalista - questa l'opinione dei Verdi regionali - e la convinzione che non si può delegare la battaglia per l'ambiente ad altri per vincere le sfide del mondo moderno». Tante le voci di un pomeriggio da "world strike" e che ha visto una grande risposta di pubblico anche nelle piazze degli altri capoluoghi provinciali del Fvg. Chiaro l'intervento dell'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro: «L'argomento clima è prioritario per tutti noi e riscontrare l'eccezionale risposta da parte dei giovani è motivo di orgoglio e speranza rispetto alle azioni di tutela e prevenzione che anche la Regione ha convintamente avviato». Dopo un'ora di slogan, canti e girotondi, la manifestazione si scioglie con la consapevolezza nei presenti di aver dato il giusto rilievo a una problematica che riguarda tutti. Trieste, insomma, come altre 1.769 città di 112 nazioni di tutto il mondo e altre 208 della Penisola. Decisamente non poco, per un'idea nata solamente pochi mesi fa dal genio ribelle di una ragazzina svedese. 

Lorenzo Degrassi

 

Il climatologo Giorgi: «Questa è una molla per il cambiamento» - l'esperto del centro di fisica

TRIESTE. Filippo Giorgi è il direttore della sezione di Scienze della Terra dell'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (Ictp) di Trieste. Era presente anche lui al "Fridays for Future" di ieri in piazza Unità, una manifestazione che lo ha sorpreso positivamente per il successo e la rabbia costruttiva che ha emanato. «Non mi sarei mai aspettato che l'iniziativa di questa ragazza (Greta Thunberg, ndr) potesse trasformarsi in un evento di carattere internazionale. Si tratta di un bel segnale perché propositivo e non un messaggio che va contro qualcosa o qualcuno. La situazione è abbastanza grave, basti pensare che in Italia l'inquinamento è la quarta causa di morte, che ogni anno provoca 82.000 morti». Il professor Giorgi è rimasto colpito anche dal fatto che la maggioranza dei manifestanti era costituita da ragazzi: «Di solito in queste manifestazioni si presentano i soliti "veteroambientalisti". Qui non c'era politica e questa potrebbe essere la forza determinante per il successo dell'iniziativa. Il problema lo si conosce ma si sa anche qual è la soluzione - continua Giorgi -. Tuttavia non c'è la volontà di cambiare, pertanto auspico che una spinta di questo genere possa essere la molla che può sfondare certe barriere». E cosa dice a chi nega che questi cambiamenti climatici siano opera dell'uomo? «Chi nega non lavora in questo settore - la risposta secca del climatologo - ormai dal punto di vista scientifico non c'è più quasi nessuno che neghi il cambiamento climatico. Prendiamo ad esempio gli alberi caduti in Carnia e Cadore lo scorso autunno: nessuno sostiene che quell'evento sia stato provocato dai cambiamenti climatici, ma se in montagna si sono avuti venti a 220 km/h ciò è dovuto al fatto che ci sono stati in precedenza mesi dal caldo prolungato, che hanno reso la temperatura del Mediterraneo elevata, fattore che ha quindi provocato quei venti così forti e del tutto anomali per quelle zone».

 

 

"Furbetti" dei rifiuti Scattano le maxi multe

Sanzioni da 600 euro a tre operari sorpresi a gettare nei normali cassonetti anche plastiche e scarti di cantiere

Scaricano nei cassonetti "normali" i risulti speciali derivanti da opere edili di costruzione e demolizione, ma vengono pizzicati e multati dalle Guardie ambientali che li stavano monitorando. Nei giorni scorsi sono state tre le infrazione di questo tipo, per conferimento errato di materiale speciale, comminate dagli operatori della Polizia locale dedicati al contrasto di questo tipo di violazione, molto diffusa a Trieste. In tutti e tre i casi è stata comminata una sanzione da 600 euro. Il primo episodio è stato riscontrato nell'isola ecologica tra via Diaz e via Boccardi. Le Guardie ambientali, in quel caso, hanno individuato due operai che trascinavano dei sacchi neri, andandoli poi a sistemare accanto ai cassonetti. All'interno di quei sacchi sono stati rinvenuti cemento, calcinacci, fogli di catrame, materiale da risulta e pure lo pneumatico di una carriola ormai usurato. In un altro caso le Guardie ambientali hanno individuato in pieno centro, in corso Italia, un operaio che uscito da un cantiere, noncurante del fatto che qualcuno potesse vederlo, mentre spingeva una carriola ricolma di materiale elettrico, pezzi di plastica, vecchie piastrelle e malta, andando poi a conferire il tutto nell'isola ecologica di fronte alla questura, in via del Teatro Romano. Anche per lui sono scattati i 600 euro di multa. Infine, nei giorni scorsi sono stati sanzionati anche altri due operai che, questa volta a Borgo San Sergio, gettavano nei cassonetti dell'indifferenziata quatto sacchi neri contenenti materiale da risulta con pezzi di legno, materiale elettrico e idrico. Questo tipo di rifiuti vanno conferiti solo all'interno delle discariche autorizzate. Accade però che molte aziende che lavorano irregolarmente, in nero, non abbiano accesso a queste strutture in quanto non in possesso di regolare partita iva. «In molti altri casi - specifica il comandante delle Polizia locale, Walter Milocchi - si tratta esclusivamente di operai che per comodità, per semplificare il loro lavoro, escono dall'appartamento o dall'immobile dove stanno facendo i lavori, e gettano il materiale nel cassonetto più vicino». Quindi non solo ditte non in regola ma pure operai pigri e poco professionali. Ma cogliere sul fatto questo tipo di comportamenti non è semplice. «Se qualcuno ha evidenza che in un'isola ecologica ci sia qualcuno che abbandona quegli tipi di rifiuti con sistematicità, ce lo segnali», avverte il comandante. 

Laura Tonero

 

 

Mezzo milione pronto per rilanciare in Carso sei ettari abbandonati - IL BANDO GAL PER L'AGRICOLTURA

TRIESTE. L'abbandono dei terreni agricoli affligge il Carso sin dal dopoguerra e pare essere diventato cronico: negli ultimi 30 anni nell'ex provincia di Trieste sono andati persi 679 ettari. Ma ora grazie a un bando del Gal questa tendenza potrebbe essere invertita: con l'aiuto di fondi europei 5,7 ettari abbandonati verranno nuovamente utilizzati dalle aziende agricole. Il bando, lanciato lo scorso settembre dal Gal Carso e destinato al ripristino delle terre abbandonate, ha infatti ricevuto 15 richieste da altrettante fattorie. Gli agricoltori hanno chiesto 263.602 euro di fondi europei al Gal, accanto ai quali investiranno una somma equivalente, per un totale di 527.878 euro. Ora le domande saranno vagliate ed entro tre mesi il Gal farà uscire la graduatoria, ma, ammesso che abbiano rispettato i criteri formali di ammissibilità, dovrebbero essere tutte finanziate. Questi investimenti pubblici e privati sono parte di una nuova storia della comunità locale impegnata a invertire il trend nostrano: i dati parlano per il Carso di una perdita del 78,5% della superficie agricola utilizzata (Sau) dal 1950 al 2010, il tutto in un'area che per la sua morfologia non può puntare sull'agricoltura industriale, ma deve invece concentrarsi sulla qualità artigiana, che può realizzarsi al meglio in aziende agricole di piccole dimensioni come quelle che caratterizzano il territorio carsico. Con i 15 progetti giunti al Gal gli agricoltori puntano a ripristinare alla produzione 57.135 metri quadrati in cui ora dominano la macchia inselvatichita, i rovi, i muretti a secco crollati. I progetti presentati per il bando, intitolato "Risistemazione fondiaria tramite trasferimento di best practice", riguardano prevalentemente impianti vitivinicoli, ma anche uliveti e in un caso perfino orti. «Siamo felici per il risultato - spiega David Pizziga, presidente del Gal - ma è solo un primo passo: vogliamo ripubblicare il bando a ottobre, tentando di semplificarlo ulteriormente nella compilazione, con l'auspicio di intercettare altri agricoltori pronti a investire».-

Giulia Basso

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 marzo 2019

 

LA CURIOSITA' - La razza torna nel canale di Ponterosso  (vedi foto)

Il lettore Marco Molino segnala che il canale di Ponterosso è nuovamente stato visitato da una razza, come già avvenuto nei mesi passati, nella fattispecie in settembre. «Non sono sicuro di che razza sia ma certo è bella», osserva Marco. L'esemplare dell'autunno scorso fu alfine liberato grazie all'intervento umano, visto che non riusciva più a uscire dal canale. Che si tratti dello stesso pesce?

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 marzo 2019

 

 

Trieste scende in piazza a difesa dell'ambiente

Studenti, associazioni e sindacati aderiscono allo sciopero globale per il clima Ritrovo alle 14.30 in piazza Unità. «Chiediamo risposte e azioni alla politica»

«Dite di amare i vostri figli più di ogni cosa, invece gli state rubando il futuro». Pesano come un macigno le parole di Greta Thunberg, 16enne svedese che da agosto manifesta ogni venerdì davanti al Parlamento della sua nazione contro il cambiamento climatico, chiedendo ai politici di agire subito e di fermarsi dal mettere a rischio il futuro dei giovani. Le parole - ma soprattutto l'azione - di Greta hanno ispirato il Global strike for future, lo sciopero globale per il clima, manifestazione che tra le 178 città italiane coinvolte vedrà in prima linea quest'oggi anche Trieste. L'appuntamento triestino - il raduno è fissato alle 14.30 in piazza Unità davanti al palazzo comunale - è stato organizzato da giovanissimi studenti che, come Greta, vogliono vedere le cose cambiare. «È fondamentale che una città come la nostra condivida e si impegni attivamente per sostenere quest'idea, viste le risorse ambientali di cui dispone», raccontano Ilaria Mosetti e Sofia Tornetta, studentesse del liceo musicale "Carducci". Le coetanee dell'attivista svedese non hanno dubbi: «Il territorio carsico circostante, fondamentale per la viticoltura, assieme alla zona marittima sono risorse fondamentali che non possono venir deturpate. Per questo dobbiamo sensibilizzare le persone a comportarsi in modo più adeguato e corretto nei confronti del pianeta ed, allo stesso tempo, richiedere piccole riforme a coloro che possono fare qualcosa: il nostro è anche un appello ai politici, ai potenti». Ma cosa viene chiesto esplicitamente ai potenti triestini? «Chiediamo mezzi di trasporto maggiormente ecologici, più controlli sulle emissioni di fumi tossici e carbonio, agevolazioni sull'installazione di pannelli solari e fotovoltaici, soprattutto per quanto riguarda il pubblico», replicano Mosetti e Tornetta. Il tema del clima è stato approfondito su più fronti anche dal liceo classico "Petrarca" come racconta la diciottenne Anna Venchiarutti, studentessa dell'istituto di via Rossetti nonché rappresentante della Consulta provinciale degli studenti: «Abbiamo dedicato l'ultimo numero del nostro giornalino scolastico ai cambiamenti climatici e contemporaneamente abbiamo allestito una mostra all'interno della scuola su questo tema. Siamo molto presenti anche sui social e sul nostro blog (www.giornalescolastico.it/liceopetrarcatrieste, ndr). Anche tanti studenti di altre scuole si sono dati da fare per promuovere l'adesione a questo evento». Proteste e richieste, sì. Ma anche azioni concrete. A partire da quest'anno scolastico, le scuole "Petrarca", "Deledda Fabiani", "Galilei" e "Nordio" hanno deciso di togliere i cestini delle immondizie dalle singole aule e utilizzare i raccoglitori per differenziare i rifiuti. «Molto dipende dai nostri politici, ma siamo noi che dobbiamo iniziare a cambiare il nostro approccio per tutelare la città e in generale il mondo in cui viviamo perché siamo l'ultima generazione che può ancora far qualcosa per la lotta ai cambiamenti climatici», aggiunge la giovane Venchiarutti. Oggi in piazza ci saranno tantissime associazioni. Tra queste Trieste senza sprechi, Greenpeace, Amnesty, Wef, Legambiente. I ciclisti della Fiab saranno presenti per promuovere «l'uso quotidiano della bici per gli spostamenti urbani, una delle azioni individuali più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra». A manifestare ci sarà anche la Cgil come ricorda Anna Busi, segretaria provinciale Flc-Cgil Trieste: «Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori della Scuola, Università, Ricerca, Conservatorio e Formazione professionale a partecipare». 

Riccardo Tosques

 

Energie rinnovabili al palo e tagli scarsi sui gas serra

Il governo gialloverde non fa grandi passi avanti per la decarbonizzazione Greenpeace accusa: Lega e M5S peggiorano le strategie prese in passato

ROMA. Non la stiamo vincendo la battaglia per salvare il mondo dagli effetti più catastrofici del riscaldamento globale. Gli impegni presi dai singoli Stati a Parigi nel 2015 - per limitare l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi - sono rimasti ancora largamente sulla carta. E nel mondo reale continuano ad aumentare le emissioni dei gas serra, con i paesi ricchi che non tagliano quanto sarebbe possibile e necessario, e i paesi emergenti e in via di sviluppo che spingono sul pedale dello sviluppo tradizionale. In realtà le tecnologie per cambiare in senso «pulito» il modo di produrre, lavorare e vivere ci sarebbero: ma bisognerebbe avere il coraggio di cambiare abitudini, di rompere con le cautele e le prudenze che nascondono gli interessi economici «sporchi» che non vogliono perdere i loro guadagni. Sono gli scienziati a dirci che dobbiamo arrivare a emissioni zero massimo entro il 2050 a livello mondiale. Ma bisogna volerlo fare: bisogna elettrificare il trasporto e il riscaldamento, ridurre gli sprechi usando l'energia in modo efficiente, rendere pulita la produzione di energia elettrica, lasciare sottoterra il più possibile gas, petrolio e carbone. I governanti - ma anche tanti cittadini - non vogliono. Anche in Italia questo coraggio (e la voglia di colpire interessi consolidati in campo industriale, energetico e petrolifero) non c'è. Il nostro paese è «solo» 19esimo nella classifica mondiale delle emissioni di gas serra, e certo non può assumersi colpe «globali». Eppure il Belpaese ha non fa nemmeno la sua parte. I numeri dell'Ispra relativi al 2017 (gli ultimi disponibili) dicono che siamo faticosamente in linea con gli obiettivi fissati per il 2020: dopo una forte accelerazione del calo dei gas serra, grazie al boom delle fonti energetiche pulite, l'era Renzi-Gentiloni ha segnato un sostanziale stop della crescita delle rinnovabili. Mentre poco o nulla è stato fatto per rendere meno pericoloso per l'atmosfera nel settore del trasporto (che pesa per un quarto delle emissioni nazionali) e del riscaldamento (che vale un quinto del totale, più o meno come l'attività industriale). Piccoli miglioramenti si sono visti in materia di agricoltura e rifiuti. Risultato, l'Italia in questo momento non è in grado di rispettare gli obiettivi fissati dall'Europa per il 2030. E il governo gialloverde? Sta portando l'Italia nella giusta direzione? La risposta è semplice, guardando i numeri: no. Ad esempio, nonostante la pressante necessità di ridurre la spesa pubblica o trovare soldi per nuovi programmi, i 16 miliardi che ogni anno vengono sborsati per incentivare fonti energetiche fossili non sono stati toccati. E non mostra alcun reale progresso sulla strada della decarbonizzazione dell'economia italiana nemmeno il "Piano energia e clima" che il governo ha sottoposto alla Commissione Ue. Stiamo parlando del documento - elaborato dal ministero dello Sviluppo economico, cioè il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio - che indica la strategia con cui l'Italia vuole centrare gli obiettivi energetici e climatici concordati a livello del Vecchio Continente. I più delusi sono stati gli ambientalisti, che si attendevano sotto la spinta di M5S - in teoria una delle "stelle" del simbolo rappresenta la tutela dell'ambiente - una netta discontinuità con certe scelte della strategia elaborata dall'allora ministro Carlo Calenda, «realistiche» ma molto timide sul fronte della decarbonizzazione. «Il Piano - accusa Greenpeace - replica a volte addirittura peggiorandole le insufficienti strategie dei precedenti governi, puntando tutto sul gas e ignorando lo sviluppo delle energie rinnovabili». Di Maio aveva promesso il raddoppio del target di rinnovabili, e si accontenta di un modesto incremento. L'Ue chiede il taglio del 50% delle emissioni al 2030, e noi scriviamo -37%. Eppure, dice l'ex-ministro dell'Ambiente Edo Ronchi, «la decarbonizzazione potrebbe diventare una straordinaria occasione di nuovo sviluppo e nuova occupazione». Potrebbe. 

Roberto Giovannini

 

 

Raccolta rifiuti, costi saliti di 2 milioni Scattano gli aumenti sulle bollette Tari

Rincari in vista per far fronte alle spese di funzionamento del termovalorizzatore e pagare nuovi servizi di pulizia strade - LA RACCOLTA RIFIUTI IN CITTA'

Rincari in vista per la tassa sui rifiuti. Una doccia fredda per migliaia di famiglie e titolari di attività commerciali. Il Comune si prepara infatti a chiedere loro nuovi sacrifici per riuscire a scavare le risorse necessarie a far fronte all'aumento delle spese per i servizi di nettezza urbana. All'appello mancano poco meno di 2 milioni di euro. E per raggranellarli, appunto, verrà ritoccata all'insù la tassa, con aumenti che verranno calcolati nel dettaglio nelle prossime settimane: per ora le stime parlano di alcune decine di euro in più all'anno. La situazione è emersa ieri nel corso della riunione della terza commissione consiliare si è discusso di gestione dei rifiuti e del piano economico finanziario per il 2019. L'assessore all'Urbanistica e all'ambiente, Luisa Polli, ha illustrato i dati del 2018 e le previsioni per il 2019 contenute nel documento programmatico. Numeri che fotografano un aumento delle spese per le casse municipali dovuti, secondo Polli, da un lato allo scatto Istat e dall'altro al costo totale del servizio passato da 29,4 milioni del 2018 a 31,1 milioni nel 2019, con un aumento di 1,7 milioni. Su questa cifra pesano, oltre ai conguagli dell'anno precedente e all'aumento delle tariffe per lo smaltimento degli ingombranti e del costo del legno, le attivazioni di nuovi servizi come il presidio di spazzamento manuale nelle aree di San Giacomo, Piazza Perugino/Largo Barriera e Servola (circa 93 mila euro), la pulizia dei cestini nei giardini pubblici e del retrospiaggia di Barcola, la pulizia di fioriere e aiuole in 116 siti e la distribuzione di sacchi per le deiezioni canine per dodici mesi al costo di 530 mila euro. D'altro canto i numeri parlano chiaro e sono impietosi: i rifiuti indifferenziati, sempre stando a quanto previsto dal Pef, passeranno dalle 55 mila tonnellate del 2018 alle 56 mila del 2019, con un aumento pari a 1.369 tonnellate. La tariffa per il conferimento dovrebbe quindi passare da 118,90 euro a tonnellata del 2018 a 120,09 euro a tonnellata di quest'anno. Una delle voci che potrebbe incidere maggiormente è quella relativa al funzionamento del termovalorizzatore: i costi dovrebbero lievitare di 237 mila euro, passando dai 6,6 a 6,9. Tuttavia ci sono anche buone notizie, seppur insufficienti a colmar il gap con quanto preventivato: Polli ha dichiarato che l'utilizzo delle eventuali penali comminate ad AcegasApsAmga, - oggi sull'ordine dei 78 mila euro -, e che finora venivano portati in detrazione in bilancio, da quest'anno verranno messe nel Pef per "scontare" direttamente le bollette ai cittadini. Previsto inoltre il possibile utilizzo degli introiti della tassa di soggiorno per coprire parte dei costi maggiorati dovuti anche all'aumento dei flussi turistici in città. Per i dettagli, però, bisognerà attendere fine marzo. 

Luigi Putignano

 

Piazza della Borsa - Da gioiellino hi-tech a grattacapo infinito La triste parabola dell'isola ecologica

Non solo i rincari della tassa rifiuti. I lavori della seconda commissione consiliare hanno affrontato ieri anche la discussione sul futuro della discussa isola ecologica realizzata in piazza della Borsa. Del resto ne è passata di acqua sotto i ponti dall'aprile del 2011, quando l'allora assessore allo Sviluppo economico Paolo Rovis e l'allora amministratore delegato di AcegasAps Cesare Pillon, e il sindaco Roberto Dipiazza, inaugurarono quel "gioiellino" tecnologico in piazza della Borsa, interrato sotto l'arenaria. Cinque contenitori invisibili più un gigantesco elettrocompattatore per i rifiuti non riciclabili che potevano tenere grosso modo cinquanta volte il volume di immondizie di cui è capace un'analoga serie di cassonetti standard. L'obiettivo era quello di far sparire dalla vista i contenitori tradizionali in uno de salotti buoni di Trieste. Peccato che l'impianto abbia riservato fin da subito un sacco di grane. I primi problemi si manifestano dopo pochi mesi: a Dipiazza subentra Roberto Cosolini e Fabio Omero prende il posto di Rovis e subito si verifica un guasto all'apparecchiatura, risoltosi con la sostituzione del pezzo che si era guastato. Di recente, dopo il ritorno di Roberto Dipiazza in Municipio, la meraviglia ecologica all'ombra della statua di Leopoldo torna a dare pensieri. I contenitori sono riapparsi, e qualcuno pensa addirittura di tombare un'opera che è stata pagata profumatamente dal Comune di Trieste, quindi dai cittadini. E che ha una sua valenza urbanistica. Un'opera che non è innovativa, e non lo era neanche nel 2011, ma che a detta di molti appare necessaria e che in altre realtà nazionali funziona alla grande. In alcuni casi con tanto di card e microchip personalizzata per ogni utente che vede, così, caricare punti e, quindi, sconti sulla bolletta. È il caso di Pisa, in Toscana, che da anni si è dotata di un sistema informatizzato per la raccolta differenziata, dopo anni di esperienza di raccolta door-to-door. Intanto a Trieste, in pieno centro, da oltre cinque mesi fa il dispositivo che solleva le pedane sotterranee, che sbucano a comando per consentire lo svuotamento dei cassonetti a scomparsa, comincia a mostrare la corda. Da un paio di mesi è totalmente fuori servizio. Il guasto non è cosa da poco, per sistemarlo serviranno mesi. E soldi. Pare che la colpa sia da attribuire al peso eccessivo dell'arenaria posta sopra l'apertura. Una copertura voluta dalla Soprintendenza, certamente bella ma troppo pesante per un meccanismo che fa fatica, è troppo sollecitato. Ieri in commissione ambiente è riapparsa appunto la questione dell'"isola che non c'è". Opera che è stata "defalcata", termine complicato per dire che nel 2019 il Comune di Trieste non pagherà i 23 mila 639 euro necessari per il servizio e la manutenzione. Ma soprattutto è stata messa in discussione la sua utilità. Un ritorno al passato, sicuramente più lontano di quella "radiosa" inaugurazione del 2011. 

 

Dai dem ai forzisti Rivolta bipartisan in commissione contro il ritocco all'insù

Il pentastellato Menis denuncia il flop della giunta Dipiazza nella gestione della nettezza urbana. Polli ribatte alle accuse

Le voci - È una levata di scudi bipartisan quella che, ieri in commissione, ha accompagnato l'annuncio dei rincari nella tassa rifiuti. Veder lievitare i costi di un'imposta che dovrebbe essere il frutto di un'accurata gestione della cosa pubblica sia dal punto di vista del decoro sia da quello sanitario e ambientale ha creato infatti mugugni e dubbi trasversali. Per Antonella Grim, consigliera comunale del Pd, presente ieri in commissione «la giunta Dipiazza ha deciso che nel 2019 ogni famiglia pagherà fino a quasi 20 euro annui in più di Tari. Il centrodestra si fermi prima di approvare una simile delibera». «Nel silenzio attonito dei colleghi di maggioranza - ha continuato Grim - l'assessore Polli ha fatto questo annuncio spiegando che serve 1 milione e 900mila in più per far fronte all'aumento del Piano economico e finanziario del 2019. Ma in primo luogo non vi è alcun obbligo di aumentare il Pef, perché dovrebbero essere trovate strade diverse. E poi va ricordato che i maggiori oneri sono dovuti principalmente all'aumento dei servizi che dovrebbe erogare AcegasApsAmga, allo scarso risultato della raccolta differenziata fatto a Trieste e al cosiddetto recupero dell'insoluto». Grim ha, inoltre, sottolineato come si sia tornati «allo stesso punto dell'anno scorso, quando durante la discussione sul Pef 2018 era stato votato un ordine del giorno della maggioranza con cui si chiedeva di aprire da subito un approfondimento per rivoltare il Pef del 2019 "come un calzino". Invece nulla di concreto è stato fatto ad esempio per migliorare la raccolta differenziata, che ora è al 41,74% ma che, portata al 71%, porterebbe un risparmio per le casse pubbliche di due milioni e 700mila euro, tutti da togliere alle tariffe da far pagare ai nostri concittadini».Contrario alla gestione dei rifiuti effettuata in questo modo è Paolo Menis del M5S: «Tassa sull'immondizia a Trieste: 1,9 milioni in più di costo complessivo, aumenti in arrivo fra 5 e 18 euro annui per famiglia - scrive in un messaggio fatto girare a decine di destinatari e diventato ben presto virale -. Da anni il M5S chiede una politica diversa per quel che concerne la gestione dei rifiuti ma il centrodestra non ci sente, e questo di oggi è il risultato». Menis, inoltre, ha ricordato l'impegno preso dall'amministrazione sull'implementamento gratuito per la raccolta dell'olio esausto. In commissione gli animi hanno iniziato a scaldarsi dopo la relazione di Giovanni Piccoli, responsabile ambiente di AcegasApsAmga: Guido Apollonio, consigliere comunale di Forza Italia si è chiesto «quante sono le tonnellate di rifiuti provenienti da fuori Trieste che vengono bruciate nel nostro termovalorizzatore aumentandone di conseguenza i costi di manutenzione». Everest Bertoli, della Lega, si è chiesto quale sia «la percentuale di servizi esternalizzati da Acegas». Teresa Bassa Poropat, dei Cittadini, ha ricordato l'esempio virtuoso di Muggia «giunta al 73% di raccolta differenziata, pur con le problematiche note relative alla raccolta porta a porta» a cui Polli ha risposto affermando come «paradossalmente sia aumentato il conferimento nei cassonetti presenti nel territorio del Comune di Trieste limitrofo a quello della cittadina rivierasca, con varie sanzioni comminate a cittadini muggesani colti in flagrante».

 

 

Grado, la beffa del ministero sul caso del Museo del mare

Roma chiama la segreteria del Comune per sapere se la struttura, mai partita, è aperta. E sul sito dei Beni culturali il nome "Iulia Felix" scritto in modo errato

GRADO. Sono già passati tre mesi da quando il Comune di Grado ha messo in mora, diffidando il ministero dei Beni culturali a fare aprire il Museo nazionale di Archeologia subacquea: struttura da una trentina d'anni ormai data dal Comune in comodato d'uso al dicastero stesso ma mai entrata in funzione, se non in un paio di occasioni per alcune mostre. Rimangono, come evidenziato nel recente consiglio comunale, ancora cinque mesi di tempo (il termine dato per aprirlo è stato appunto di otto mesi) prima che il Comune intenti una vera e propria causa contro il ministero con l'obiettivo di farsi restituire la struttura. Ma il ministero fino ad oggi non ha mai risposto. E c'è di più: qualche tempo fa un dipendente dello stesso dicastero ha telefonato alla segreteria del Comune per chiedere se il museo era aperto. Stupore, ovviamente, ha suscitato la richiesta: innanzitutto perché la domanda non è stata rivolta direttamente ai responsabili del Polo museale regionale, ma soprattutto per il fatto che il ministero stesso, che dovrebbe attivare il museo, in realtà non ne sa nulla. E in questi anni di richieste di solleciti, di lettere e telefonate e persino di visite a Roma per incontrare il sottosegretario se ne sono registrati a bizzeffe. Se si va sul sito del Mibac, il sito cioè del ministero, alla sezione direzione generale musei si legge che il piano superiore della struttura di Grado è genericamente adibito a ospitare mostre temporanee organizzate dal Comune che trattano il tema della relazione tra Grado, il suo mare e la sua laguna. «Per questo motivo, la struttura è stata ribattezzata dai suoi cittadini Museo del Mare. Il museo è nato per ospitare la Julia Felix, la nave romana rinvenuta sul fondo della laguna. La nave, collocata al piano terra, tuttavia, non è ancora visitabile».Si tratta di indicazioni più o meno esatte. Ad esempio c'è il nome Iulia Felix con il quale è stata battezzata la nave oneraria romana trovata al largo di Grado giù nel 1987 dall'allora direttrice del Museo di Aquileia: il nome va scritto infatti con la "i" iniziale del nome e non con la "j". Fino all'incirca un anno fa sul sito del ministero erano persino riportati, inoltre, gli orari di apertura del museo che non è mai stato aperto. Ma torniamo alla questione giudiziaria: poiché ormai pare si vada proprio verso questa direzione. È infatti da quando l'edificio (l'ex scuola Scaramuzza) è stato dato in comodato d'uso al ministero che da Grado partono i solleciti. Non solo. Nell'arco di tutti questi anni, del Museo nazionale di Archeologia subacquea nato dopo il rinvenimento della Iulia Felix è stata annunciata diverse volte l'apertura, anche con la dispendiosa organizzazione di conferenze stampa di livello nazionale (ovviamente con la stampa di brochure di vario genere) promosse da Roma e in occasione delle quali sono arrivate a Grado diverse persone. Diversi dei sindaci che si sono susseguiti hanno provato a farlo aprire, ma nessuno è sin qui riuscito nell'intento. Anche l'attuale amministrazione inizialmente si è fidata di certe persone e promesse che poi sono letteralmente naufragate. E ormai da mesi e mesi nessuno nemmeno si degna di rispondere alle richieste formulate dal Comune. 

Antonio Boemo

 

 

Piazza Sant'Antonio rischia di essere snaturata dal restauro - La lettera del giorno di Bruno Cavicchioli, presidente (Co.sa.pu.)

Abbiamo partecipato qualche giorno fa alla riunione della IV. Circoscrizione in cui l' architetto Bradaschia illustrava i quattro progetti per restaurare Piazza Sant' Antonio. A dire il vero questo è il termine caro a noi mentre, negli ultimi vent'anni, si è passati dalla "riqualificazione" allo "restyling" il che ha significato, comunque, lo snaturamento totale dell'assetto architettonico delle nostre piazze più belle, come ricordato dal sindaco nell'articolo del Piccolo e la creazione di un "patchwork", così definito del direttore del Piccolo dell'epoca dottor Paolo Possamai, di tutto l'insieme. Comunque sia i quattro progetti sono poco dissimili l'uno dall'altro: si tende a spianare tutto e, come in passato, a "ringiovanire" l'ambiente; lo testimoniano le civettuole strisce di pietra bianca (mai esistite a Trieste in passato) che intersecano la pavimentazione a piastrelle nella parte centrale della piazza e davanti al tempio dove l'illuminazione sarebbe a pavimento e non con lampioni. Sui due lati verrebbe mantenuto il masegno che si vede emergere e che, tra dieci anni, sarà sempre lì mentre le piastrelle, tanto care a tutte le amministrazioni, saranno sbriciolate e da sostituire: un film già visto. Abbiamo preso la parola per proporre un quinto progetto, ovverosia rispettare la legge e mantenere l'esistente provvedendo al "restauro" del sito come prevede chiaramente il decreto legislativo 42 del 2004. L'assetto dovrebbe rimanere quello attuale livellando la pavimentazione con le lastre esistenti attorno alla fontana, e mantenendo le aiuole senza l'impianto di alberi che turberebbero la visuale: non ha senso farlo oltretutto visto che poi, come davanti al silos, vengono estirpati. La vasca dovrebbe rimanere dov' è, sempre "ope legis": l'acqua è vita, bellezza, movimento, se la fontana funziona... Che senso ha buttare via soldi per farne un'altra (oltretutto quadrata!) pensando che i due templi si specchierebbero sull' acqua. Forse lo facevano quando c'era il canale, certamente non ora con dimensioni ridotte. In questo modo si risparmierebbero, oltretutto, un mucchio di soldi dei tre milioni previsti, che si dovrebbero destinare al "restyling", stavolta sì, delle disastrate piazze delle periferie.

 

 

L'INIZIATIVA - Campagna per l'acqua del rubinetto - Lunedì il lancio alla Coop delle Torri

Prende il via "La tua acqua", la campagna di sensibilizzazione che punta a fornire una serie di «informazioni necessarie per una scelta consapevole e ragionata sul tema acqua, con l'obiettivo di promuovere e salvaguardare l'ambiente favorendo il consumo dell'acqua del rubinetto e il risparmio idrico». La campagna, che interessa Trieste, Gorizia e Udine, vede il coinvolgimento dei gestori idrici, rispettivamente AcegasApsAmga, Irisacqua e Cafc, anche con brochure e manifesti informativi nei punti vendita Coop Alleanza 3.0. Il momento d'incontro con la stampa che lancerà ufficialmente in città "La tua acqua" è in programma lunedì alle 11 all'Ipercoop delle Torri. Saranno presenti tra gli altri Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, Dino Bomben, vicepresidente Coop Alleanza 3.0, Roberto Gasparetto, direttore generale AcegasApsAmga, Salvatore Piero Maria Benigno, presidente Cafc, e Paolo Lanari, dg Irisacqua.

 

APERITIVO VERDE

Nell'ambito del ciclo Aperitivo Verde, oggi alle 18 al Centro di Educazione Ambientale - Padiglione "V" di via Weiss, 14 al Parco di San Giovanni (ex Opp) si terrà un incontro sui temi dell'ambientalismo nel racconto di due giovani protagoniste del programma Servizio volontario Europeo ospiti a Trieste. Ingresso libero. L'Aperitivo verde è un momento leggero per parlare di temi ambientali sorseggiando un aperitivo e discutendo delle proposte dei giovani per il futuro con l'iniziativa internazionale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 marzo 2019

 

 

Ring in stile Vienna e zone a 30 all'ora - Il Piano del traffico svela le sue carte

Allo studio anche nuove pedonalizzazioni. Ma Polli rassicura: «No a interventi traumatici come quelli fatti in via Mazzini»

I piani del traffico sono sempre a rischio di trasformarsi in Waterloo per le giunte comunali. L'assessore all'Urbanistica Luisa Polli lo sa, e proprio per questo insiste sul metodo consultivo adottato per realizzare il prossimo "Pums", Piano urbano della mobilità sostenibile. Cionondimeno rivela qual è la filosofia di fondo del progetto: «Vogliamo convincere chi viene da fuori a lasciare l'auto all'esterno di un "ring" da creare attorno al centro e a muoversi poi con i mezzi pubblici. E intanto alleggerire gradualmente il traffico sulle vie del centro».Il Pums verrà realizzato nel bando del progetto Portis, dedicato dall'Unione europea alle città portuali, cui Trieste ha aderito nell'ambito della sezione relativa a "Trasporti intelligenti, verdi e integrati - Mobilità per la crescita".I progetti europei si fondano su un meticoloso coinvolgimento della popolazione nei processi decisionali. Anche per questo il Comune ha "sguinzagliato" dodici giovani sondaggisti sui bus e alle fermate cittadine per vagliare le opinioni dei triestini in fatto di traffico. La base del nuovo piano, quindi, deve essere ancora scritta. Eppure una "filosofia" dello strumento già c'è, e sembra ispirarsi alla lezione che la precedente giunta Cosolini trasse con la mancata pedonalizzazione di via Mazzini. Spiega l'assessore Polli: «L'idea di fondo è abituare le persone ad arrivare ai limiti di quello che potremmo definire un "ring" attorno al centro di Trieste per lasciarvi le proprie automobili, utilizzando poi i mezzi pubblici per spostarsi. Penso soprattutto a chi viene da fuori città o dal Carso».Inevitabile pensare al nuovo parcheggio di viale Miramare e agli altri che lì sorgeranno: quell'area potrebbe individuare almeno una parte del "ring" in stile Vienna immaginato dai tecnici del Comune e dalla giunta. Ma ci saranno altre pedonalizzazioni? L'assessore è cauta ma non nega che l'idea è diminuire la pressione del traffico sul centro: «L'idea è mantenere tre o quattro vie di scorrimento, alleggerendo gradualmente le altre». Un processo che, sottolinea Polli, deve essere pensato su una scala cronologica molto estesa: «Non devono esserci interventi traumatici come fu il tentativo di pedonalizzazione di via Mazzini. La tempistica deve essere dilatata, commisurata sui cambiamenti delle abitudini dei triestini».Un altro punto cardine sarà la tecnologia, in particolare quella che consente di abbattere l'inquinamento: «Abbiamo aderito al progetto della Regione a favore delle auto elettriche. Lo presenteremo assieme all'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro nei prossimi giorni. L'idea in generale è usufruire di tutti i fondi disponibili, dalla Regione all'Ue, per sostenere questo genere di mobilità anche nella nostra città, dando aiuti ai cittadini che intendono usare auto elettriche, e al contempo costruendo le infrastrutture necessarie». Conclude Polli: «Il mio sogno, infine, resta una veloce ripartenza del tram di Opicina».Guardando alla delibera che sancisce l'avvio dei lavori per il Pums, si colgono ulteriori linee guida. Una è lo sviluppo delle piste ciclabili e non: «Si devono localizzare nuovi percorsi e aree pedonali, sia nelle zone centrali della città che in quelle periferiche e nei borghi carsici, in aree predisposte a essere riqualificate e destinate alla mobilità sostenibile». E ancora: «Il piano dovrà promuovere la ciclabilità legata alla fruizione dei luoghi turistici, con particolare riguardo all'altipiano del Carso, nell'ottica di una visione sinergica con i Comuni vicini». In arrivo anche aree a "velocità rallentata": «Si dovrà prevedere la riduzione della velocità dei veicoli, con la riorganizzazione delle sedi stradali e l'estensione delle zone 30». Quando vedremo le prime modifiche tradotte in pratica? «Entro l'anno», dice Polli.

Giovanni Tomasin

 

Domani il debutto al Mib tra slide, relazioni e dibattiti

La presentazione del Pums coinvolgerà tecnici municipali, ingegneri civili e amministratori A fine lavori, spazio ai dubbi dei cittadini

Il "Pums", Piano urbano della mobilità sostenibile, verrà presentato domani nella Sala Generali del Mib, al Ferdinandeo. L'evento avrà inizio alle 14 e includerà interventi di istituzioni ed esperti che saranno coinvolti nella realizzazione del piano. Ad aprire le danze saranno l'assessore comunale all'Urbanistica e all'Ambiente, Luisa Polli, seguita dal direttore del dipartimento Territorio, Economia, Ambiente e Mobilità Giulio Bernetti. Polli e Bernetti provvederanno a presentare pubblicamente le linee guida del Pums. Seguirà Fabio Lamanna, ingegnere civile esperto in trasporti e collaboratore del Comune, che terrà un intervento intitolato "Verso una nuova scienza della città".Toccherà quindi a Tito Berti Nulli della società di ingegneria Sintagma, con una relazione sul tema "Il Pums di Trieste: obiettivi e linee di azione".Dopo Berti Nulli prenderà la parola Fiorella Honsell, ingegnere a sua volta, che esporrà i suoi "Primi spunti su punti di forza e criticità del sistema della mobilità a Trieste". Dopodiché interverrà Riccardo Berti Nulli, sempre di Sintagma, su "Rilevamenti e indagini per il quadro conoscitivo del Pums". Infine toccherà a Luca Lucietti di Fit Consulting: "Riorganizzazione e razionalizzazione della distribuzione urbana delle merci».Il pomeriggio si concluderà con una discussione e un dibattito assieme al pubblico, composto da cittadini e portatori d'interesse. Il convegno di apertura del Pums rientra nelle indicazioni date dall'Unione europea, che impone per progetti di questo genere un ampio livello di coinvolgimento della cittadinanza. Si legge nella delibera che avvia il procedimento per l'elaborazione del piano: «Il processo di redazione e approvazione del Pums dovrà essere caratterizzato dalla massima partecipazione e dal coinvolgimento degli stakeholders e della cittadinanza, anche attraverso le competenti circoscrizioni».Nella delibera si trovano anche delle anticipazioni dei temi che verranno trattati venerdì. Le linee guida del piano sono infatti sintetizzate come segue: «Visione strategica di lungo periodo dei trasporti e della mobilità per la aree urbane e peri-urbane, che copra tutte le modalità di trasporto (pubblico e privato, passeggeri e merci, motorizzato e non, gestione degli spostamenti e della sosta)». Il documento prosegue elencando come necessari un «approccio partecipativo», uno «sviluppo equilibrato e integrato di tutte le modalità di trasporto», la collaborazione fra enti coinvolti, una «valutazione della performance corrente e futura mediante l'indicazione di un set di indicatori», un «monitoraggio regolare, valutazione e revisione», «considerazione dei costi esterni per tutte le modalità di trasporto».

 

Questionari in strada e sondaggi porta a porta per mappare le abitudini di chi si sposta in città

Iniziata l'attività degli operatori incaricati di raccogliere idee e proposte Pettorine arancio e distintivi ad hoc per convincere i passanti a fidarsi

L'indagine - Capita di vederli anche al mattino presto in località non proprio centrali come via Svevo. Pettorine gialle e cartellino identificativo al collo, sono i 12 giovani sondaggisti sguinzagliati per la città e sugli autobus di Trieste dal Comune, attraverso la società Sintagma, che ha vinto l'appalto per le consultazioni sul nuovo Piano urbano di mobilità sostenibile. Da ora a giugno la società conta di realizzare circa 9 mila interviste "vecchio stile" per individuare gli interventi necessari sulla mobilità triestina: verranno condotte sui bus, porta a porta e perfino in strada affiancati dai vigili. A queste si aggiungono però misurazioni sul traffico con strumenti tecnologici all'avanguardia. Com'è strutturata la campagna? Lo spiega Federica Ranocchia di Sintagma, "regista" delle sei coppie di giovani sondaggisti che gireranno le strade di Trieste nei prossimi mesi. «Il termine ultimo è il 12 giugno perché ci interessa avere raccogliere i dati sulla mobilità triestina a scuole aperte, ovvero nei momenti di massimo traffico al mattino», dice.«Abbiamo previsto tre diverse fasi di raccolta delle informazioni», prosegue ancora Ranocchia. La prima consiste in quella ora in corso: i rilevatori parlano con i cittadini alle fermate dei bus e a bordo delle stesse linee, in accordo con Trieste Trasporti. Com'è ovvio, lo scopo di questa prima fase è intercettare la fascia di cittadini che si sposta usando i mezzi pubblici. Le domande sono semplici: punto di partenza e di arrivo, motivazione del viaggio e soprattutto frequenza. «Quest'ultimo dato è il più importante perché ci permette di capire quali sono i flussi costanti», precisa Ranocchia. La seconda fase punterà invece a intercettare il traffico veicolare privato. Si tratta di un compito non facile, e infatti i rilevatori in questo caso saranno coadiuvati dalla polizia locale di Trieste. «Ci interfacceremo con il trasporto privato in ingresso nel territorio di Trieste - spiega ancora l'esponente di Sintagma -. I rilevatori porranno le domande agli autisti fermati dagli agenti della polizia locale». Anche in questo caso le domande saranno luogo di partenza, destinazione, ragione e frequenza. Ancora una volta, l'importante è capire quali sono i traffici giornalieri in entrata in città. La terza fase, la più corposa dal punto di vista numerico, punta invece a intercettare le persone che non si spostano primariamente con i mezzi pubblici né con il trasporto privato. Le interviste verranno quindi condotte a domicilio. Si tratta di un'impresa complicata, poiché le persone tendono a non fidarsi di chi si presenta alla loro porta. «Per presentarci ai condomini affiggeremo un preavviso all'ingresso - spiega Ranocchia -, più o meno come si fa per le rilevazioni dei contatori del gas o dell'acqua». In questo modo il sondaggio dovrebbe fotografare anche la fascia di popolazione che si sposta a piedi, in bici o che adotta altre soluzioni. Le interviste interesseranno Trieste e i Comuni limitrofi, che verranno comunque tenuti in conto nell'elaborazione del Piano urbano di mobilità sostenibile. Alle interviste si affiancheranno le rilevazioni strumentali. Conclude Ranocchia: «Nostri tecnici da Perugia verranno a Trieste e, usando strumenti all'avanguardia come radar e videocamere, monitoreranno i flussi del traffico».

G.Tom.

 

E Trieste Trasporti "indaga" sulla soddisfazione degli utenti

Al via la ricerca demoscopica sulla qualità del servizio offerta dall'azienda Previste migliaia di interviste al telefono e alle fermate

Non solo i sondaggi preliminari alla stesura del nuovo Piano del traffico comunale. Ieri è entrata nel vivo anche l'edizione 2019, la diciottesima organizzata finora, dell'indagine demoscopica per la rilevazione dei livelli di soddisfazione per il servizio di trasporto pubblico locale a Trieste. Promossa e commissionata da Trieste Trasporti, l'indagine sarà condotta dalle società specializzate Gap di Trieste e Troisi Ricerche di Bari. Saranno realizzate alcune migliaia di interviste sia telefoniche e sia alle principali fermate degli autobus, sull'intero territorio provinciale. L'attività, che durerà due settimane circa, prenderà in esame diversi aspetti relativi ai servizi di Trieste Trasporti, come l'affidabilità, la pulizia dei mezzi, l'accessibilità, l'innovazione, la cortesia del personale. L'analisi dei dati raccolti consentirà a Trieste Trasporti di valutare il gradimento, la percezione e le aspettative dei clienti e di quelli potenziali, al fine di intraprendere azioni e cambiamenti coerenti con le esigenze del territorio nell'ottica di un progressivo miglioramento della qualità e dell'efficienza dei processi. I risultati dell'indagine saranno pubblicati entro l'estate. Trieste Trasporti, precisa una nota dell'azienda, ringrazia fin d'ora tutte le persone che, rispondendo alle domande degli intervistatori, accetteranno di dare il proprio contributo. Per informazioni, chiarimenti o segnalazioni è possibile contattare il numero verde 800.016675 o scrivere all'indirizzo di posta elettronica michele.scozzai@triestetrasporti.it.

 

 

Muggia - Orto sociale a Pianezzi Conclusi i primi lavori

Continua il progetto partecipato - da 250 mila euro - di riconversione in orto sociale dell'area di Pianezzi a Muggia. Chiusi i primi interventi di pulizia, demolizione di manufatti e creazione di piccoli percorsi di accesso, il prossimo step prevede uno studio sull'individuazione dei percorsi verso/tra i pastini.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 marzo 2019

 

 

Gli enti chiedono tempo sul progetto di Acquario Frena l'iter di bonifica

Per la Conferenza dei servizi serve una proroga alla procedura Il Comune di Muggia opta per lo stop: «Un atto necessario»

MUGGIA. «I tempi si stanno dilungando, ma confidiamo che la Conferenza dei servizi condividerà con noi l'importanza di riaprire un'area che da più di 20 anni attende di essere restituita alla comunità». C'è un pizzico di rammarico più che di preoccupazione nelle parole del sindaco Laura Marzi, dopo che nella giornata di ieri, come un fulmine a ciel sereno, lo stesso Comune di Muggia ha annunciato che la procedura per il secondo stralcio dei lavori di bonifica di Acquario è momentaneamente sospesa. Il colpo d'arresto dell'iter per la restituzione alla cittadinanza (e ai turisti) della costa muggesana è giunto in modo inatteso dopo che nel dicembre scorso l'amministrazione comunale muggesana aveva formalizzato l'approvazione del progetto che era stato predisposto, dopo l'espletamento della necessaria procedura di gara, dal costituendo Rtp, il Raggruppamento temporaneo professionisti di tipo orizzontale composto da Hmr Ambiente srl, Servizi qualità e sicurezza srl, Hmr srl e Thetis spa. Il progetto prevede la realizzazione di un tratto di pista ciclabile a costeggiare la strada principale, la creazione di due punti di bike sharing, ma anche la creazione di chioschi enogastronomici con annessi servizi legati alla balneazione e alcune strutture ombreggianti per trovare riparo dal sole. Il progetto promosso dalla giunta Marzi prevede anche la realizzazione di un'area giochi e fitness, un campo da beach volley, uno da bocce e lo skate park, quest'ultimo dirottato dall'ex piazzale Alto Adriatico alla riviera. «Completano il progetto arredi, docce, fontanelle, otto scalette a mare e l'allargamento del parcheggio esistente, che vedrà quasi raddoppiata l'attuale capienza», ricorda il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici di Muggia Francesco Bussani.Il progetto, dopo essere stato illustrato ai consiglieri comunali, è stato presentato qualche settimana fa alla Conferenza dei servizi, passaggio fondamentale per ottenere l'approvazione definitiva. «Tale passaggio ha visto, però, un dilatarsi dei tempi rispetto a quanto prevedibile, con il subentrare della necessità di un atto di sospensione della procedura attivata da parte del Comune di Muggia», si limita a spiegare il sindaco Marzi. Da quanto si è potuto apprendere alcuni enti hanno chiesto delle proroghe per analizzare le documentazioni ricevute. «Tecnicamente si stimava che il progetto esecutivo passasse al vaglio della Conferenza dei Servizi all'inizio del 2019 e che, dopo le eventuali osservazioni, il Comune potesse indire una procedura di gara per poi procedere quanto più rapidamente possibile (entro l'inizio dell'estate, ndr), all'avvio dei lavori e all'apertura vera e propria del cantiere», puntualizza ancora Marzi. Ora i tempi si stanno allungando, anche se dal Municipio trapela un discreto ottimismo dato che non ci dovrebbero essere gravi slittamenti rispetto alle tempistiche previste.-

Riccardo Tosques

 

 

I rottami rinascono "Oltre quella sedia" nei Sabati ecologici

Ripartono gli appuntamenti itineranti di AcegasApsAmga per la raccolta degli ingombranti con una doppia finalità: ambientale e sociale

Ripartono sabato, con il primo appuntamento nella sede della circoscrizione della Rotonda del Boschetto, i Sabati ecologici destinati al riciclo dei rifiuti e promossi da AcegasApsAmga, in collaborazione con la onlus "Oltre quella sedia" nell'ambito del progetto di recupero creativo dedicato ai ragazzi diversamente abili "RiCreazione", giunto al terzo anno di attività. Dalle 10 alle 16, tutti saranno invitati a portare appunto rifiuti che possono essere recuperati nella sede della Sesta circoscrizione, dove lo staff di AcegasApsAmga scremerà tutto quello che è recuperabile da ciò che non lo è. E così, seguendo un percorso già sperimentato, i 27 ragazzi di "Oltre quella sedia" potranno poi trasformare un ferro da stiro in un ferma libri, un contenitore di caffè in una lampada o una teglia per torte in un porta penne, dando fondo a creatività, fantasia e manualità, per prendere come detto oggetti apparentemente non più utili e donare loro nuova vita. Il programma dei Sabati ecologici, giunto invece al sesto anno, è stato inaugurato ieri alla presenza di Luisa Polli, assessore all'Ambiente, Giovanni Piccoli, responsabile dei Servizi ambientali di AcegasApsAmga, e Marco Tortul di "Oltre quella sedia".La onlus è impegnata a dare ai ragazzi diversamente abili l'opportunità di sentirsi utili, ottenendo un risultato «qualitativamente elevato» ed economicamente sostenibile. I Sabati ecologici sono stati avviati per la prima volta nel 2014 con nove tappe totali, portate nel 2015 a 11, visto l'ampio apprezzamento dei cittadini, e arrivando infine a 12 tappe annuali dal 2016. Dall'avvio nel 2014 è così stato possibile raccogliere oltre 390 tonnellate di materiali, di cui più di 90 solo nel 2018 (anno in cui è stato registrato un incremento dell'8% rispetto al 2017 e di circa il 200% rispetto al 2014).-

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - Tav - Il mercato delle consulenze

È divertente notare come il consulente Tav abbia trasudato consulenze diverse a seconda di chi era il cliente. Nulla di cui stupirsi: accade in tutte le aziende quando è ora di stilare il bilancio: spesso la domanda che il consulente fiscale ci pone riguarda quale si vuole che sia il risultato finale dell'esercizio. Non è la prima volta che si leggono consulenze dai contenuti bizzarri. Tanto per rimanere in tema, ricordiamo i signori di Nomisma che nella loro relazione sull'Alta velocità riuscirono ad affermare che sarebbe servita per fare andare più veloci i treni. Spesso il mercato delle consulenze è una vera e propria miniera d'oro per sedicenti esperti nei campi più disparati. Se poi l'oggetto ricade nel campo del sociale c'è di cui sbizzarrirsi, fino ad arrivare al caso delle due Simone rapite in Iraq dove, si dice, fossero impegnate ad insegnare la raccolta differenziata ai locali. Mi chiedo, oltre a tutto quello che è stato guadagnato da albergatori senza troppi scrupoli, quanti consulenti abbiano orbitato attorno al business dell'accoglienza, spesso travestiti da mediatori culturali o altre figure che potrebbero ricadere nelle competenze del classico assessorato alle "attività varie ed eventuali".

Nando Centelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 marzo 2019

 

 

Nessuno si fa avanti alla nuova asta - L'Obelisco resta senza compratori

Nonostante il prezzo d'acquisto crollato a due milioni, spaventa sul mercato l'onere della riqualificazione

"Gara non aggiudicata". L'interesse immobiliare ha il cuore di pietra. Non si fa commuovere dal progetto anni Settanta firmato da Gae Aulenti, nè tantomeno dai ricordi legati al console di sua Maestà britannica Francis Richard Burton, che circa 130 anni in quel luogo così ameno tradusse dall'arabo le "Mille e una notte". Richiami letterari, architettonici, paesaggistici non bastano a convincere gli investitori a spendere due milioni per l'acquisto del rudere e a scommetterne una ventina per resuscitarlo da un degrado inarrestabile. Anche l'ultima gara non ha dato gioia ai curatori del fallimento Gladstone, che da anni tentano di piazzare il compianto ex hotel Obelisco: edificio e appezzamento sono stati offerti a due milioni di euro ma ancora una volta nessuno si è fatto avanti. Il costo della redenzione è troppo elevato. Finora il turismo, che sembra il nuovo Eldorado dell'economia triestina, con aperture alberghiere e riqualificazioni in case-vacanze e b&b, non ha nutrito nostalgia per l'antica stazione di posta, che ha smesso di ricevere ospiti negli anni Ottanta. L'ultima proprietaria, la Gladstone, era partecipata dalla Norman95, società di gestione immobiliare facente capo a Massimo Cimatti e Corrado Coen, condannati lo scorso ottobre per bancarotta fraudolenta. Amministratore di Norman95, fallita nel 2011, era stato Fabrizio Palenzona, già vicepresidente di Unicredit. Curatori del fallimento Gladstone sono a Milano Patrizia De Cesari, Giorgio Canova e Andrea Carlo Zonca: dopo l'ennesimo esito negativo, valuteranno il da farsi, quando e come procedere con nuovi esperimenti d'asta. Si tenga presente che - rispetto alla prima stima pari a 4,6 milioni risalente al 2010 - il valore dell'Obelisco si è progressivamente deprezzato di oltre la metà del valore. Sulla carta l'area sarebbe una ghiottoneria: la struttura edificata supera gli 8mila metri quadrati, campi da tennis e piscina si estendono per quasi 6 mila metri quadrati, il parco rasenta i 30 mila metri quadrati consentendo ampia opportunità di parcheggio. Ma, nonostante in passato i venditori siano stati contattati da operatori italiani e stranieri, finora nessuno se la è sentita di scommettere doppie cifre per recuperare il sito. Così l'ex hotel Obelisco si iscrive a pieno titolo nell'elenco dei nobili edifici decaduti che faticano a trovare soggetti desiderosi di adottarli: non li ha trovati palazzo Dreher in pieno centro, non li ha trovati palazzo Carciotti sulle Rive. Li ha invece trovati l'ex Intendenza di finanza che accoglierà il più grande "quattro stelle" della regione. 

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 marzo 2019

 

 

La battaglia ambientalista di Greta contagia anche i ragazzi di Trieste - LA MANIFESTAZIONE

Sit-in venerdì in piazza Unità sulla sfida dei cambiamenti climatici L'ispirazione viene dalla sedicenne svedese diventata ormai un'icona

«I cambiamenti climatici sono un'emergenza. Noi vogliamo azioni immediate per contrastarli. Unisciti a noi!» . È lo slogan scelto per il #fridaysforFuture, iniziativa che si svolgerà in diverse città d'Italia, promossa da vari gruppi di ragazzi. Quello di Trieste scenderà in piazza Unità venerdì alle 14.30, con tanto d'invito rivolto a tutti ad "aggregarsi". «Il progetto nasce dall'idea di una ragazzina svedese di 16 anni, Greta Thunberg, nota per il suo manifestare ogni venerdì davanti alla sede del Parlamento svedese», si legge nella locandina dell'appuntamento: «Gli studenti di tutto il mondo hanno deciso di replicare, organizzando diversi cortei e sit-in. In Italia, oltre a Trieste, aderiscono Roma, Milano, Torino, Modena, Como, Bari e Genova. C'è la forte volontà di spronare a riflettere sull'inquinamento e il cambiamento climatico».In questi giorni l'evento sta rimbalzando sui social. «Vogliamo coinvolgere quante più persone possibile», spiega Ilaria Mosetti, una delle promotrici a livello locale: «Giovani ma non solo, l'iniziativa è rivolta a tutti. L'obiettivo è discutere insieme di tematiche ambientali, sensibilizzare la gente. Lo faremo con gli interventi di esperti e con chi vorrà contribuire. Si parlerà soprattutto di temi generali, ma ci sarà spazio anche per problematiche legate all'inquinamento nella nostra città». Il consiglio nell'invito online, rivolto a chi parteciperà, è di promuovere anche slogan inerenti l'argomento. «Ci teniamo - prosegue Ilaria - a far sì che Trieste, da sempre città piena di risorse e qualità ambientali, possa dire la sua per una grande causa che la riguarda anche da vicino. La manifestazione è apartitica, autorizzata, e abbiamo l'appoggio di varie realtà e associazioni locali come Greenpeace, Amnesty, Wwf, Isde e Zeno». Seguita in tutto il mondo per le sue battaglie a favore dell'ambiente, Greta è intervenuta di recente anche alla conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite a Katowice, in Polonia. Con i suoi interventi è diventata in poco tempo la portavoce del movimento giovanile mondiale per il clima, i suoi discorsi pubblicati in rete hanno raggiunto milioni di utenti.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 marzo 2019

 

 

Linci in Slovenia e Croazia via al piano di ripopolamento - DUE ESEMPLARI IN ARRIVO DA ROMANIA E SLOVACCHIA

FIUME. Linci "importate" dalla Romania e dalla Slovacchia con l'obiettivo di rafforzare geneticamente le loro consimili residenti in Croazia e Slovenia. In primavera due esemplari di lince maschio saranno introdotti nel Gorski kotar, l' area montana che fa parte della Regione di Fiume, e nel Paese subalpino. A una delle due linci, quella che sarà liberata in Slovenia, è già stato dato un nome: si chiamerà Goru. Magda Sindicic, docente alla facoltà di Veterinaria dell'Ateneo zagabrese, coinvolta nel progetto, ha fatto sapere che il felino destinato al Gorski kotar ha quattro anni di età e pesa 21 chili. Un bel bestione che dovrà dare il suo contributo al ripopolamento e al quale - nei prossimi cinque anni - si aggiungeranno altri tre esemplari che saranno prelevati con trappole speciali posizionate nelle aree boschive subcarpatiche.Il Gorski kotar, stando agli esperti, ha una popolazione di linci che tocca le 60 unità, una quota giudicata non troppo bassa. La regione montana è l' unica in Croazia ad avere questo bellissimo e sfuggente animale. La lince per il momento ancora senza nome verrà rimessa in libertà nel Parco nazionale del Risnjak grazie al progetto denominato Life Lynx, fortemente caldeggiato dall'Unione europea per fronteggiare il rischio di estinzione presente nell'area delle Alpi dinariche. La direzione del parco nazionale è da anni coinvolta nel progetto di ripopolamento delle linci, assieme alla citata facoltà di Veterinaria, al Politecnico di Karlovac e all'associazione ambientalista Biom, con il sostegno dell'istituto pubblico quarnerino Priroda (Natura in italiano).La Slovenia, che conta su una ventina di linci, avrà invece bisogno di un intervento più robusto. Oltre a Goru, e nell'arco di tempo di qui al 2024, saranno trasportati nel Paese dieci felini provenienti da Romania e Slovacchia. Il primo ripopolamento in quest'area avvenne nel 1973, sempre con esemplari portati dal territorio subcarpatico, con sei linci che furono rimesse in natura nelle vicinanze di Kocevje. In questi 45 anni però gli animali si sono accoppiati tra loro indebolendo geneticamente la popolazione. I vicini dall'Est garantiranno - è l'obiettivo - garantiranno dunque un utile "rimescolamento", che dovrebbe rafforzare geneticamente le linci slovene. Ricordiamo che il Gorski kotar è l'unica zona in Croazia nella quale convivono i tre grandi predatori europei, orsi, linci e lupi appunto, tutelati da leggi e regolamenti assai rigorosi. 

 

Ostriche contaminate in allevamenti di Stagno l'allarme degli esperti

RAGUSA (DUBROVNIK). L'anno scorso, in questo periodo, le tradizionali Giornate delle ostriche di Stagno - nella Dalmazia meridionale - avevano avuto per ospite anche il premier croato Andrej Plenkovic che, assieme a uno stuolo di ministri, aveva gustato i molluschi - di cui tracce di allevamento in zona risalgono all'antichità romana - parlando di brand da valorizzare a livello europeo e mondiale. Quest'anno l'atteso appuntamento gastronomico, uno dei più importanti del Raguseo, non si farà: è stato rinviato. Il motivo è semplice: gli ispettori alla Sanità hanno evidenziato la presenza del norovirus in tre dei cinque punti di controllo negli allevamenti di Stagno e dintorni. La vicenda è iniziata con l'intossicazione alimentare subita da una donna residente nelle vicinanze di Ragusa, finita al Pronto soccorso dopo avere mangiato alcune ostriche crude provenienti da uno degli allevamenti di Stagno. Gli ispettori sono entrati in azione e le analisi hanno confermato quanto si temeva, e cioè le ostriche contaminate da norovirus, principale responsabile di gastroenterite virale nelle persone adulte.Il festival delle ostriche di Stagno, come viene anche denominato l'evento, avrebbe dovuto svolgersi sabato prossimo a Stagno, in occasione della festa di San Giuseppe. Alla luce di quanto accaduto, gli organizzatori della locale Assoturistica hanno naturalmente dovuto gettare la spugna in via cautelativa, scatenando una serie di reazioni. Da una parte gli allevatori locali hanno ovviamente manifestato la propria insoddisfazione asserendo che non tutte - anzi - le ostriche sono infette; ma il sindaco di Stagno, Vedran Antunica, ha parlato di mossa saggia fornendo qualche cifra. «Nell'insenatura di Stagno - ha detto il primo cittadino - il 30 per cento degli allevamenti ha evidenziato la presenza del norovirus. Per evitare potenziali problemi di salute ai partecipanti alla tradizionale manifestazione, si è pensato bene di annullare l'evento».A parlare delle cause della presenza del norovirus nelle acque ragusee, lanciando anche un monito per il futuro, è intervenuto Vlado Onofri, consulente all'Istituto del mare e della costa dell'Ateneo di Ragusa: «Purtroppo il sistema fognario nell'area è scadente e le acque fecali si riversano in mare». Non solo: «La situazione - ha concluso - è destinata a peggiorare quando nella vicina Lucino razdolje entrerà in funzione la discarica regionale. Ci stiamo rovinando da soli». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 marzo 2019

 

 

Il Piano del traffico riparte in versione 4.0 e interroga i triestini

Al via dalla settimana prossima migliaia di interviste in strada e al telefono per raccogliere pareri su incroci pericolosi, ciclabili e zone off limits alle auto

Chi pensava che fosse stato definitivamente archiviato, dopo la sequenza infinita di annunci, polemiche e dietrofront, dovrà ricredersi. Il discusso "Piano del traffico", croce e delizia delle amministrazioni comunali che si sono date il cambio negli ultimi 15 anni, è pronto a riprendersi la scena. Cambiano infatti veste e nome - il nuovo diventa "Pums" cioè Piano urbano della mobilità sostenibile -, ma non la sostanza, che è appunto quella di un Piano del traffico in versione 4.0. Che, nelle intenzioni della giunta dovrebbe vedere la luce entro fine anno. Saranno peraltro gli stessi triestini a contribuire, con i loro suggerimenti, alla definizione del documento. L'operazione, illustrata ieri dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, prevede la costituzione di una "task force" che realizzerà migliaia di interviste alle fermate dei bus e agli angoli delle strade: l'idea è di coinvolgere circa il 4% dei residenti, quindi tra le 8 e le 10 mila persone. Gli assi portanti dell'operazione? Attenzione alle categorie più deboli, cioè pedoni, ciclisti, anziani e bambini. Riordino degli incroci più pericolosi. Regolamentazione del traffico pesante in tutta l'area metropolitana, coinvolgendo in un nuovo assetto i Comuni del circondario. Servizi di favore per i turisti, cominciando dal noleggio di biciclette per vivere meglio il centro città. Utilizzo della più moderna tecnologia, compreso l'uso degli smartphone. Una mobilità all'insegna della sostenibilità, insomma, da definire appunto anche attraverso il confronto tra residenti delle varie zone della città e tecnici municipali (il primo incontro pubblico è fissato per venerdì prossimo), e interviste telefoniche e di persona, che inizieranno la prossima settimana.«Questo - ha commentato Polli - è l'inizio del percorso che riguarda la mobilità, un concetto molto ampio che comprende traffico, pedoni, circolazione di qualsiasi mezzo. Vogliamo segnare una cesura rispetto al passato - ha aggiunto l'esponente della giunta municipale - con l'adozione di questo piano, che deve essere aperto a modifiche che potranno concretizzarsi nel tempo, adeguandosi alle crescenti esigenze della collettività. Sentiremo tutte le categorie, soprattutto quelle definite "fragili" - ha proseguito - perché vogliamo arrivare alla rigenerazione urbana. Il centro cittadino va valorizzato anche attraverso una revisione della mobilità, che va rallentata, in modo da permettere anche di apprezzare le bellezze della nostra città». Alla presentazione del Piano urbano della mobilità sostenibile ha partecipato anche Giulio Bernetti, direttore comunale per Territorio e ambiente: «Rientriamo nel progetto europeo Civitas Portis, cioè il piano internazionale per lo studio e la sperimentazione di soluzioni innovative in tema di mobilità nelle città portuali d'Europa. Con il Comune collaborerà la società "Sintagma" - ha proseguito Bernetti - che collaborerà con Fiorella Honsell, ingegnere triestino esperta in materia». Bernetti ha poi spiegato che «le interviste saranno fatte da una dozzina di ragazzi alle fermate degli autobus e attraverso telefonate a domicilio». Per evitare problematiche, sui portoni degli edifici i cui residenti saranno interpellati telefonicamente, saranno preventivamente affissi avvisi. «Sono stati fissati due traguardi per la verifica dell'efficienza del piano, uno a breve termine, cioè per il 2025, l'altro a medio, per il 2030 - ha spiegato Tito Berti Nulli, di "Sintagma" -. La decisione che è stata presa è quella di far nascere il programma dal basso, con la possibilità offerta a tutti di proporre e discutere la riteniamo fondamentale. Partiremo dalla messa in sicurezza degli incroci sui principali tragitti urbani - ha continuato - perché a Trieste, purtroppo, si sta registrando un aumento degli incidenti, causati prevalentemente dall'uso dei telefoni cellulari mentre si guida». 

Ugo Salvini

 

Maxi punti raccolta e limiti di orario per regolare i tour di furgoni e camion

Farsi recapitare il pacco ordinato online nei centri di smistamento darà diritto a sconti così si disincentiverà la "ressa" in centro

Punti di raccolta, da individuare in varie zone della città, nei quali far confluire le merci che i cittadini ordinano online dove ciascuno potrà andare a ritirare ciò che ha chiesto, per ridurre la presenza di furgoncini e camion sulle strade del centro. È una delle soluzioni che saranno adottate, nell'ambito del Piano urbano della mobilità sostenibile. Lo ha anticipato ieri Tito Berti Nulli, rappresentante di "Sintagma", la società che collaborerà con il Comune nella stesura del "Pums".«Cercheremo aree dismesse, punti da rivitalizzare per collocarvi quelli che posso definire degli "armadi" - ha proseguito - nei quali gli spedizionieri potranno collocare la merce ordinata dai triestini e dove questi ultimi potranno andare a ritirare ciò che hanno comperato su Internet nel momento più comodo. L'incentivo sarà rappresentato da uno sconto sul prezzo della merce perché ovviamente il vettore avrà una riduzione di costo, non essendo tenuto alla consegna a domicilio. E questo rappresenterà un primo passo in direzione di un contenimento del traffico. Ma c'è un altro progetto al quale stiamo già lavorando - ha aggiunto Berti Nulli -, che consisterà nella razionalizzazione delle consegne delle merci a ristoranti, negozi e supermercati, che dovranno rispettare determinate fasce orarie. Sentiremo preventivamente le categorie interessate - ha spiegato l'esponente di Sintagma - cioè sia i trasportatori sia i destinatari. Poi predisporremo anche una regolamentazione che privilegi chi utilizza mezzi dotati di motori elettrici, di dimensione più contenuta. Completeremo una visione complessiva della situazione attuale - ha concluso Berti Nulli - e arriveremo a una sintesi che tenga conto delle esigenze di tutti».«In ogni caso - ha aggiunto Polli - sarà necessario tener conto della situazione di alcuni grandi supermercati che sono collocati in aree centrali e che non possono essere riforniti di merce, se non attraverso l'utilizzo di Tir o camion di notevole dimensione. Proprio per questo - ha continuato - abbiamo stabilito una serie di confronti diretti, ai quali invitiamo fin d'ora tutti gli interessati, siano essi privati o imprese, per definire una strategia che possa contemperare al suo interno le esigenze di tutti». Il primo incontro pubblico è fissato per venerdì prossimo, alle 14, al Mib, nella sede del Ferdinandeo. 

 

 

SEGNALAZIONI - Trasporti - Le linee ferroviarie vanno modernizzate

Voglio tranquillizzare Andrea Wehrenfennig di Legambiente Trieste su due aspetti da lui espressi in modo alquanto polemico. Il primo attiene alla sua preoccupazione che qualcuno nella nostra regione pensi ancora di realizzare l'alta velocità/capacità con particolare riferimento alla tratta carsica. Bene, Wehrenfennig può dormire sogni tranquilli: l'ammodernamento della linea attuale, per trasportare merci e passeggeri, fino a una velocità massima di 220 kmh, sicuramente basta e avanza e non impatta negativamente sull'ambiente carsico. Il secondo punto è sulla mia preparazione tecnica, con riferimento alla lettura dei quaderni dell'Osservatorio "collegamento ferroviario Torino-Lione". Anche in questo caso voglio tranquillizzare il signor Wehrenfennig sul fatto di avere letto abbastanza del ponderoso materiale tecnico prodotto. Anzi, gli ricordo che proprio nel "quaderno 08 Acb-Analisi costi benefici" (frutto del lavoro di 15 mesi di un team internazionale) viene smontata la teoria di chi sostiene che l'infrastruttura ferroviaria del tratto Torino-Lione non serva in quanto quella attuale è sotto utilizzata e veicola poca capacità di trasporto rispetto quello su gomma.

Marcello Guaiana - Segreteria regionale Pd

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 8 marzo 2019

 

 

Ambiente - L'Ue sanziona l'Italia sui gas ma grazia i comuni Fvg

Trieste - La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia Ue per il mancato rispetto dei limiti sui gas inquinanti e delle norme dei sistemi di trattamento delle acque di scarico, ma il Fvg, che pure entra nel mirino comunitario, fa sapere, attraverso l'assessorato all'Ambiente, di essere in regola. Così assicura Fabio Scoccimarro precisando tra l'altro che, «per risolvere le problematiche ancora aperte, prevenire il rischio di finire sotto la lente dei burocrati della Commissione, e migliorare i servizi per cittadini e ambiente, sono pronti 13 milioni di euro, dei quali 3 legati all'accensione di mutui». Gli uffici comunicano inoltre che il nuovo richiamo europeo si riferisce in Fvg non a questioni legate allo smog, ma alla procedura d'infrazione del 2014 per il mancato rispetto dell'articolo 3 (raccolta insufficiente dei reflui), del 4 (depurazione insufficiente) e del 5 (trattamento più spinto) della Direttiva acque reflue urbane. Cinque i comuni coinvolti: Muggia, Rivignano, San Daniele, Maniago e Prata di Pordenone. Per quel che riguarda l'agglomerato cittadino, la Regione informa che il nuovo depuratore Trieste Servola è stato avviato il 5 marzo 2018, mentre il Trieste Zaule dal maggio 2016 è anche dotato di rimozione del fosforo attraverso precipitazione chimica. In relazione infine all'intervento di adeguamento dell'impianto di depurazione di Servola, dal 5 marzo 2018 è stata avviata la fase di esercizio provvisorio delle sezioni di trattamento dei reflui, mentre dal successivo 18 giugno si è dato avvio alla messa a regime del processo depurativo.

 

 

Allarme siccità in Pianura Padana «I fiumi in secca come in agosto»

Tutto il Nord soffre per un febbraio mai così caldo e asciutto Il Po segna -2,8 metri nel Pavese, sotto i limiti anche i laghi

ROMA. Al ponte della Becca in provincia di Pavia l'idrometro installato in Po ieri segnava -2,8 metri. In pratica il livello che si tocca ad agosto. La crisi però, complice un mese di febbraio tra i più caldi e siccitosi dal 1800 in avanti in gran parte del Paese, non interessa solo il grande fiume ma l'intera Pianura Padana. L'Adige è già sotto il livello minimo, i grandi laghi del Nord hanno percentuali di riempimento che vanno dal 33% del Maggiore al 14% dell'Iseo fino al 9% del lago di Como e per questo tra gli agricoltori è già scattato l'allarme rosso. Secondo l'Anbi, l'associazione nazionale dei consorzi di bonifica, «le condizioni del Po sono in linea con quelle della siccità del 2007, una tra le più gravi degli ultimi tempi, ben più grave di quella del 2017 costata 2 miliardi di euro di danni all'agricoltura». «Sul Po sembra piena estate» segnala Coldiretti in allarme per il rischio siccità che incombe. Idrometri in crisi - La crisi del grande fiume, stando ai dati raccolti dall'Anbi, purtroppo è «omogenea» in tutti i punti di rilevazione, da Piacenza a Cremona, a Boretto, Borgoforte e Pontelagoscuro. Gli idrometri indicano afflussi inferiori del 70% rispetto a gennaio del 40% su febbraio. In particolare nel piacentino, dove a marzo la portata storica del Po è pari 924 metri cubi al secondo ieri si sono toccati i 465 metri cubi. Di quei a due settimane si arriverà a quota 432 prevedono gli esperti, avvicinandosi così molto pericolosamente alla quota minima di 400 metri cubi al secondo. E così se a Torino all'altezza di corso Regina il livello delle acque fa segnare +0,34 metri, a Casale Monferrato è a -3,74, a Cremona addirittura a -6,76, con le cronache locali segnalano già i terribili odori che sprigiona un fiume che sembra quasi morto, a Casalmaggiore è invece a -3,77, -1,32 alla foce del Mincio e ancora -5,44 a Pontelagoscuro in provincia di Ferrara. Se soffre il Po è perché i suoi affluenti sono a loro volta in sofferenza. Sulla sponda emiliana l'Enza in questi primi giorni di marzo, ad esempio, ha toccato una portata di appena 0,01 metri cubi al secondo contro i 5,85 dell'anno passato, il Secchia è sceso da 20,25 a 2, 17 ed il Reno da 34,9 è passato a 6,79. A destare attenzione è anche la situazione dei grandi laghi lombardi i cui livelli sono ampiamente sotto la media stagionale. In loro soccorso dovrebbe arrivare lo scioglimento del manto nevoso, che però complici le temperature di febbraio si è fatto abbastanza scarso un po' a tutte le quote. In Veneto identica situazione: a 2mila metri il cumulo nelle Dolomiti settentrionali è infatti inferiore alla media stagione del 15-20% e addirittura del 20% nella parte meridionale. Arpa Piemonte definisce quello appena passato «il sesto inverno meno piovoso degli ultimi sessant'anni, un inverno avaro di piogge e nevicate che sta erodendo la riserva idrica accumulata nei 12 mesi precedenti». A farne le spese è innanzitutto il lago Maggiore a cui rispetto alla media del periodo mancano ben 100 milioni di metri cubi d'acqua. Misure d'emergenza - Secondo l'Anbi esistono ancora margini temporali utili per nuove precipitazioni e quindi di qui alle prossime settimane la situazione porrebbe cambiare. I Consorzi di bonifica si stanno comunque adoperando per creare le riserve idriche necessarie per rispondere alle esigenze delle campagne in caso di siccità. A Parma, ad esempio, il consorzio provinciale ha già riunito il tavolo sulla crisi idrica nel timore di possibili danni economici soprattutto alle colture del pomodoro ed al foraggio destinato alla filiera del Parmigiano Reggiano e tra le altre misure è arrivato a ipotizzare l'utilizzo come serbatoi delle casse di espansione dei torrenti Parma, Baganza ed Enza. Per il presidente dell'Anbi Francesco Vincenzi, vista la situazione, occorre «attivare al più presto tavoli di concertazione nelle regioni del Nord, per contemperare preventivamente i diversi interessi gravanti sull'utilizzo della risorsa idrica e quindi bisogna attuare, quanto prima, il Piano invasi straordinario e disporre di investimenti aggiuntivi». L'agricoltura è ovviamente in allarme, «poiché le riserve idriche - ricordano dalla Coldiretti - sono necessarie per i prossimi mesi quando le colture, a cominciare dai cereali, ne avranno bisogno per crescere». Allarme colture - Nelle regioni del Nord, di fronte alla prospettiva che di qui in avanti l'acqua scarseggi sempre di più, si sta valutando, ad esempio, se seminare in anticipo i cereali ed al tempo stesso si teme per viti, pesche ed albicocche nel caso dovesse tornare il freddo. Nel frattempo però ci si deve misurare con l'aumento vertiginoso degli incendi fuori stagione (+1.200% nei primi due mesi rispetto al 2018, secondo le stime Coldiretti) prodotti dall'anomalia climatica. In pratica un'emergenza nell'emergenza. 

Paolo Baroni

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 marzo 2019

 

 

Grana in Porto vecchio Al palo da 8 mesi l'intesa Comune-Greensisam

Ferma la bozza per convertire la concessione demaniale in contratto di locazione Il nodo opere di urbanizzazione: chi, fra i due soggetti, deve pagare gli 11 milioni?

Sono ormai trascorsi otto mesi dall'ultimo contatto, risalente al luglio dello scorso anno quando lo stesso sindaco Roberto Dipiazza aveva preso parte alla corrispondenza. Poi il silenzio. Tra i faldoni da disinnescare, che l'ex responsabile dell'immobiliare comunale Walter Cossutta aveva passato al successore Enrico Conte, uno dei più interessanti e complessi riguardava Greensisam, l'azienda guidata da Pierluigi Maneschi che 18 anni fa si era candidata a battistrada nell'apertura di Porto vecchio, avendo ottenuto una concessione di 99 anni dall'Autorità portuale per i cinque magazzini 2A, 2, 1A, 4, 3. I primi che s'incontrano entrando in Porto vecchio e guardando a manca. Perché questo lungo silenzio? Perché rapporti congelati per tanto tempo? Cosa osta a smuovere finalmente un'operazione nata nel 2001 e contrattualizzata nel 2005, ma non ancora sbocciata nella concretezza realizzativa? La questione è nel contempo semplice e difficile, riassumibile nella seguente domanda: chi deve pagare gli interventi di urbanizzazione per allacciare i cinque magazzini alle reti elettriche, idriche, energetiche, fognarie, financo quelle viarie? Il conto, calcolato dal Comune, è ingente: 11 milioni di euro, scomputabili solo in un secondo momento dagli oneri di urbanizzazione. La civica amministrazione è assolutamente convinta che, trattandosi di iniziativa privata, queste opere siano di pertinenza Greensisam. Convinzione evidentemente non condivisa dalla controparte aziendale, come vedremo.

Si era parlato di un interessamento da parte di fondi di investimento austro-tedeschi, inclini a edificare nella "cittadella Greensisam" un hotel e altre strutture residenziali: un progetto quotato oltre i 150 milioni di euro. È quantomeno probabile che i potenziali investitori, prima di entrare in azione, desiderino che l'area sia dotata dei servizi essenziali. A questo punto passo indietro per capire le premesse del dossier. La sdemanializzazione del Porto vecchio ha comunque salvaguardato la concessione Greensisam, che deve essere riconvertita in un contratto di locazione con il nuovo proprietario Comune. Sulla locazione - secondo fonti municipali - le parti si sono incontrate, dando vita a una bozza d'accordo trasmessa nel giugno 2018 all'attenzione della parte privata. La quale però avrebbe risposto, a firma di Franco Quartana, eccependo sul pagamento delle opere di urbanizzazione. Anche Dipiazza ha scritto a sostegno della posizione comunale, poi è calato il sipario. Greensisam, comunque, continua a pagare un canone ammontante a 513 mila euro annui. Insomma, non è in discussione la vigenza della competenza Greensisam, ma la responsabilità di urbanizzare l'area. Il Comune è intenzionato a mettere all'asta i 5 stabili, il cui valore è stimato in 16 milioni di euro. Greensisam ha il diritto di prelazione, per cui, volendo, potrebbe tenersi i magazzini. Un match aperto, reso ancor più avvincente dall'incontro, avvenuto ieri pomeriggio, tra un pool di dirigenti comunali e i rappresentanti di un'impresa interessata a rilevare proprio la posizione di Greensisam in Porto vecchio. Nelle informazioni richieste anche le infrastrutturazioni da compiersi. E da finanziarsi. 

Massimo Greco

 

Il fondo straniero Vukile (Sudafrica) interessato ad investire sul recupero dello scalo

Investitori sudafricani pronti a sbarcare in Porto vecchio. A raccoglierne l'interesse sono stati i vertici dell'Associazione Giuliani nel mondo, il presidente Dario Locchi e il direttore Fabrizio Ziberna, impegnati nei giorni scorsi in una trasferta in occasione di una serie di cerimonie e manifestazioni celebrative in Sud Africa. A Città del Capo, infatti, alla presenza del console generale Emanuele Pollio, è stata celebrata la costituzione di un nuovo Circolo giuliano, presieduto da Leonardo Giuricich. A Johannesburg, invece, Locchi e Ziberna hanno partecipato ad una serata organizzata al Centro dell'Olocausto e del Genocidio, nel corso della quale Stefano Pilotto del Mib ha tenuto una conferenza sul Giorno del Ricordo. Proprio in quell'occasione, i vertici del sodalizio hanno avuto un colloquio con Laurence Rapp, presidente del fondo di investimento Vukile Property Found. Al centro, appunto, possibili investimenti del fondo sui progetti di riconversione del Porto vecchio. Gli stessi che il potente uomo d'affari potrebbe illustrare a breve nel corso di una visita a Trieste per incontrare i vertici della Regione, del Comune e dell'Autorità portuale. Laurence Rapp, cui Locchi e Ziberna hanno portato i saluti delle autorità regionali e locali e del rabbino di Trieste Alexander Meloni, tra qualche giorno presenzierà a Londra ad un summit economico-finanziario di investitori a livello internazionale e si è impegnato a portare all'attenzione dei partecipanti i progetti relativi allo scalo giuliano. A queste iniziative erano presenti il console generale a Johannesburg, Marco Petacco, e Mirta Gentile, primo segretario d'Ambasciata, nonché numerosi ragazzi che hanno frequentato gli stage formativo-culturali organizzati dall'Agm a Trieste e i Corsi Origini organizzati dal Mib.

 

 

Scambio tra il Carciotti e la caserma di via Rossetti C'è l'ostacolo delle stime

Il Municipio valuta il grande palazzo di fine Settecento tra i 23 e i 20 milioni di euro mentre Cdp quota l'ex struttura militare 17 milioni e a giorni presenterà la sua proposta

Adesso parola a Cassa depositi e prestiti (Cdp) Investimenti sgr. Il "verdetto" è atteso a giorni: è colmabile la differenza di quotazione tra un grande palazzo mercantile di fine Settecento e una vasta struttura castrense eretta nei primi trent'anni del Novecento? Antefatto. Una delegazione dell'istituto ha visitato alcuni giorni addietro palazzo Carciotti, per vagliare la possibilità di effettuare uno scambio immobiliare con il Comune, interessato all'ex caserma Vittorio Emanuele III in via Rossetti, da trasformarsi in campus scolastico. Dopo il sopralluogo al prestigioso edificio neoclassico, gli "sherpa" di Cdp hanno contraccambiato la cortesia, accompagnando il sindaco Dipiazza, l'assessore Giorgi e i dirigenti comunali in via Rossetti. Al momento i termini economici del negoziato sull'asse Roma-Trieste sono i seguenti. Il palazzo Carciotti è stato stimato dall'Agenzia delle entrate 22,7 milioni e con questa quotazione è andato una prima volta all'asta nel settembre dello scorso anno, senza trovare acquirenti. Il Comune ci ha riprovato in novembre - con un ribasso superiore al 10% a 19,9 milioni - ma l'esito non è cambiato. Allora il Municipio ha rivisto la strategia: stop alla vendita, verifica dello scambio con Cdp. Perché il Comune guarda con attenzione alla permuta? Perché la Regione finanzia la trasformazione dell'area ex militare in struttura scolastica e ha già assicurato i primi 5 milioni sul 2019. Ma non sosterrà il Comune sulle spese di acquisto. Da parte sua Cdp Investimenti sgr valuta 17 milioni il compendio di via Rossetti. E, secondo quanto filtra da piazza Unità, ritiene sopravvalutato l'immobile neoclassico, che occupa un intero isolato ma che abbisogna di un investimento molto importante per reinventarsi (vedi l'ipotesi alberghiera). Si parla di un cantiere da una trentina di milioni. I tecnici di Cdp hanno chiesto un paio di settimane di tempo, per preparare una prima proposta al Comune in ordine alla realizzabilità finanziaria dello scambio. Sulla carta, come abbiamo visto, danza una differenza di alcuni milioni di euro. Naturalmente, aldilà delle valutazioni economiche, è lecito presupporre che nella trattativa intervengano anche ragioni che attengono l'utilizzabilità dell'asset: cosa può farsene - riflettono in Comune - Cassa depositi e prestiti dell'ex caserma in una zona urbana dove è già in piedi un investimento di oltre 60 milioni di euro destinato a trasformare l'ex Fiera in un luogo dove far shopping, andare in piscina e in palestra, portare i bambini a giocare nel futuro giardino. La scheda pubblicata sul sito di Cdp Investimenti descrive l'ampiezza dell'ex caserma: 50 mila metri quadrati lordi, una quindicina di corpi di fabbrica inseriti in un'area suddivisa in tre grandi comparti. La fascia sud-ovest, lato via Rossetti, con l'ingresso principale, il parlatoio, il corpo di guardia, l'edificio comando e due corpi caserma. La fascia centrale, con corpi di fabbrica di ridotte dimensioni, destinati a deposito automezzi e officine. La fascia nord-est con tre corpi caserma, un capannone utilizzato a palestra, la torre dell'orologio, il poligono e tre edifici destinati a magazzini/depositi. Dal 2012 sull'ex caserma Vittorio Emanuele III, edificata tra il 1912 e il 1926, c'è il vincolo della Soprintendenza. 

 

 

Incubo smog, l'Ue denuncia l'Italia «Poca cura per la qualità dell'aria»

Sotto accusa la percentuale di biossido di azoto. La Commissione denuncia sforamenti continui Maglia nera alla Pianura Padana oltre a Torino, Firenze, Genova, Roma, Campobasso e Catania

Bruxelles - Provvedimenti poco incisivi e sforamenti continui: l'Italia resta maglia nera in Europa per lo smog e la Commissione europea ha deciso di deferirla alla Corte di Giustizia Ue. Sotto accusa, gli sforamenti di biossido di azoto (NO2), un «processo» iniziato nel 2015 e che corre su un binario diverso rispetto a quello legato agli sforamenti di Pm10, per cui Roma era stata deferita alla Corte nel maggio dello scorso anno. Martedì il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, era a Bruxelles e ha incontrato il commissario Karmenu Vella. Negli ultimi mesi il ministro ha intensificato le sue visite nella capitale Ue per cercare di bloccare l'iter delle procedure di infrazione aperte, ma in questo caso il pressing non è servito. E così ieri i 28 commissari hanno dato il via libera politico alla decisione già presa lunedì dai loro capi di gabinetto. Il provvedimento verrà annunciato oggi a mezzogiorno. Il biossido di azoto è in gran parte legato all'inquinamento da traffico stradale. E l'Italia ha violato la direttiva per i continui sforamenti, ma anche «per la mancata adozione di misure appropriate per garantire la conformità e mantenere il periodo di superamento il più breve possibile». Le zone coinvolte - Sul banco degli imputati c'è, come sempre, l'area della Pianura Padana, ma anche altre città come Torino, Firenze, Genova, Roma, Campobasso e Catania. Salvi l'anno scorso - Nel maggio dello scorso anno l'Italia era stata bocciata (insieme con Romania e Ungheria) per i valori delle polveri sottili (Pm10), ma era riuscita a evitare la bocciatura per gli sforamenti di NO2 (per cui Bruxelles ha già portato davanti ai giudici la Francia, la Germania e il Regno Unito). Dieci mesi dopo, però, i risultati sono ancora deludenti e oggi Bruxelles farà scattare il deferimento. Per arrivare alle sanzioni, l'iter è ancora lungo e serviranno due pronunciamenti della Corte, ma - almeno da un punto di vista potenziale - le multe (calcolate sui giorni di sforamento) possono arrivare fino al miliardo di euro. Fognature non a norma - Oggi l'Italia verrà deferita alla Corte di Giustizia anche per un'altra vicenda, sempre legata alle politiche ambientali. Sotto la lente c'è il trattamento delle acque reflue urbane, che ha già portato all'apertura di quattro diverse procedure di infrazione, classificate in base alla dimensione dei Comuni. Il deferimento riguarda agglomerati urbani con più di duemila abitanti: si tratta di 758 aree, in tutta Italia, che presentano depuratori non a norma. C'è poi una terza procedura che oggi subirà un passo in avanti, anche se non siamo ancora al deferimento: la Commissione manderà una lettera di messa in mora complementare al governo, perché le concessioni per la gestione di alcune centrali idroelettriche vengono ancora affidate tramite proroghe automatiche e non attraverso bandi di gara trasparenti. Una pratica diffusa in diversi Paesi europei che però contrasta con la normativa Ue sul mercato unico. 

Marco Bresolin

 

Allarme dell'ONU - L'inquinamento causa una vittima ogni cinque secondi

L'allarme è serio e non vengono usati giri di parole: «L'umanità sta per causare la sesta estinzione di massa nel mondo». Non consentono fraintendimenti le parole usate dall'esperto Onu per i diritti umani e l'ambiente, David Boyd, commentando gli ultimi dati sugli effetti dell'inquinamento atmosferico: una vita umana, spiegano le Nazioni Unite, finisce prematuramente ogni cinque secondi, con una media di circa 800 decessi all'ora.

 

 

Moria di api in Friuli, 152 indagati per inquinamento ambientale - EMESSI ANCHE DECRETI DI SEQUESTRO PREVENTIVO

UDINE. Hanno localizzato sulla cartina della campagna friulana gli 11 apiari per i quali nell'aprile 2018 era stato denunciato un rapido e massiccio spopolamento, hanno calcolato per ciascuno un raggio d'azione delle api bottinatrici pari a 3 chilometri (cosiddetta distanza di pabulazione) e hanno tracciato col compasso un cerchio (ma con raggio prudenziale ridotto a 1,5 km) individuando al suo interno tutti i campi coltivati a mais. È con quella mappa in mano, suddivisa per zone agricole numerate e distinte per colore, che il personale del Corpo forestale regionale coordinato dal pm di Udine, Viviana Del Tedesco ha avviato la caccia ai trasgressori. E cioè a coloro che, nel procedere con la concia del mais, non avrebbero esitato a usare, in quantità notevoli e con una certa disinvoltura rispetto alle prescrizioni di sicurezza, un fitofarmaco, il Mesurol 500 Fs, costituito da un principio attivo, il Methiocarb, che la legge non vieta, ma raccomanda comunque di usare con cautela, in quanto caratterizzato da elevati livelli di tossicità per le api. Nel mirino degli inquirenti sono finiti i conduttori dei fondi, gli esecutori materiali delle semine e i beneficiari di contributo Pac, per un totale di 152 indagati riferibili ai 236 terreni agricoli per i quali è già stato emesso decreto di sequestro preventivo. Gli appezzamenti rientrano nei buffer relativi ai territori comunali di Flaibano, Martignacco e Fagagna. All'appello risultano altri provvedimenti analoghi, ciascuno con la propria dote di indagati, ma sono procedimenti ancora evidentemente coperti da segreto investigativo. L'ipotesi di reato a carico di tutti i destinatari dell'informazione di garanzia è inquinamento ambientale. Gli sviluppi dell'inchiesta potrebbero portare a ulteriori contestazioni oltre che a rivedere la posizione di alcuni indagati. L'indagine, nata come naturale prosecuzione di quella che lo scorso 9 ottobre si era chiusa con il patteggiamento delle pene da parte di tutti i 21 agricoltori accusati di inquinamento ambientale colposo (7 mesi e 16 giorni di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena), pare quindi approdata a un nuovo e significativo risultato. Perchè i terreni al centro dei provvedimenti sono quelli in cui «gli elementi probatori acquisiti nel corso degli accertamenti compiuti da questo ufficio - ha detto il procuratore di Udine, Antonio De Nicolo - hanno dimostrato che nel 2018 vi è stato un uso massiccio di fitofarmaci in difformità delle severe prescrizioni di sicurezza per essi previste, sicché vi è stata una significativa compromissione dell'ambiente».Non un cartellino rosso su tutto il fronte, comunque, quello sollevato dalla magistratura friulana. «In aderenza alle richieste di questa Procura - precisa De Nicolo -, il sequestro è stato disposto dai giudici con le modalità meno invasive, e cioè nella sola forma dell'inibizione, per l'anno 2019, alla coltivazione di mais conciato con qualsivoglia principio attivo tossico per le api, nonché di qualsiasi altra coltivazione che richieda la concia del seme o il trattamento della pianta con insetticidi tossici per le api e per l'ambiente. Pertanto qualsiasi altro impiego dei terreni in questione è consentito e a tal fine i terreni rimangono nella disponibilità dei rispettivi proprietari o affittuari».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 marzo 2019

 

 

Sulla Tav Torino-Lione continua a regnare una grande confusione - la lettera del giorno di Andrea Wehrenfennig, Legambiente Trieste

Recentemente ho visto sui media e sui social moltissime considerazioni sulla questione TAV/Torino-Lione che si basano solo su preconcetti e affermazioni molto generiche, ma che rivelano una scarsissima conoscenza del problema, che è molto complesso e non ha facili soluzioni. Per adesso il record di imprecisione e superficialità è stato raggiunto dall'ingegner Guaiana che ricordo meno sensibile ai temi ambientali (a favore delle trivellazioni in Adriatico, ai tempi del referendum), ma prendo atto con piacere del suo nuovo impegno per l'ambiente. Ho fatto parte per anni, come rappresentante di Legambiente, del direttivo del coordinamento Ite (Initiative Transport Europe), lanciato proprio dall'Iniziativa delle Alpi svizzera, che è riuscita a vincere il referendum per il trasferimento delle merci tra strada e rotaia e quindi l'altro referendum sulla tassa sul traffico pesante, che ha finanziato la costruzione del nuovo tunnel ferroviario del Gottardo. Per anni l'Ite ha chiesto ai governi europei l'attuazione della direttiva Ue sulla tassazione dei Tir: molti governi hanno esitato, in Italia nessun governo ha avuto il coraggio o la forza di introdurre questa tassazione ambientale. Senza tassa sul traffico pesante stradale è inutile costruire grandi linee e tunnel ferroviari: finché costa meno la strada, questa continuerà a prevalere sulla ferrovia. A meno che le infrastrutture ferroviarie e portuali non siano particolarmente efficienti (e magari ricevano qualche incentivo al trasporto combinato), come è successo a Trieste coi treni intermodali verso l'hinterland, che finalmente sfruttano la nuova linea Pontebbana, con una capacità di 250 treni/giorno (quella di una normale ed efficiente linea ferroviaria), dopo che per anni essa veniva utilizzata al 16% della sua capacità. Ma cosa c'entra Trieste con la Torino-Lione? Qualcuno vorrebbe riesumare il bocciato progetto di alta velocità Trieste-Venezia, invece del promesso ammodernamento della linea attuale, con cui si possono trasportare merci e passeggeri, fino a una velocità massima di 220 kmh, il che basta e avanza? Sulle rete italiana AV, in esercizio dal 2005, non passano le merci; il termine AV/AC in realtà viene usato per tutto e niente, vedi la Napoli-Bari che è una ristrutturazione di linee vecchie con l'aggiunta di tratti nuovi, con una velocità massima di 200 kmh. È noto che in Francia le linee AV sono riservate ai passeggeri e che in Slovenia, Ungheria e Ucraina le linee AV sono l'ultimo dei loro problemi. Perché fare tanta confusione? Spero che Gaiana, oltre allo studio condotto da Ponti, abbia almeno consultato i Quaderni dell'Osservatorio sulla Torino-Lione, da cui emerge chiaramente che proprio la parte internazionale dell'opera, il tunnel vero e proprio, è quella meno urgente e meno utile, rispetto al miglioramento della rete ferroviaria tra la Val Susa e Torino.

 

 

Rinnovabili - La produzione "green" di Enel cresce del 39%

Le energie rinnovabili, nel 2018, hanno contributo alla produzione del gruppo Enel per il 39,5% a livello mondiale e per il 47,9% in Italia. È quanto si legge nel report sui dati operativi del gruppo elettrico relativo al quarto trimestre 2018 e all'intero anno scorso. In Italia la produzione green è stata pari a 25.476 GWh, con un peso appunto del 47,9% e anche in questo caso si registra una crescita rispetto all'anno precedente, quanto si era attestata al 39,4%.

 

 

Crea discordia anche il gasdotto L'Italia si tira indietro, l'Ue preme

Si tratta di un progetto da oltre sei miliardi di euro già approvato dai precedenti esecutivi Lo scopo è portare gas in Europa d'accordo con Grecia, Cipro e Israele, riducendo il potere russo

Il pressing di tre Paesi che chiedono il rispetto degli impegni presi. L'Europa che osserva con impazienza gli sviluppi. Il governo che nicchia, prende tempo. Le due anime della maggioranza divise sul da farsi. Le proteste che arrivano dal territorio. Sembra un film già visto, con una trama nota, anche se questa volta il protagonista non si chiama Tav o Tap, ma "EastMed". Un progetto da oltre sei miliardi di euro per costruire un gasdotto lungo più di due mila chilometri, con un tratto sottomarino tra i più estesi al mondo (1.300 chilometri). Un canale per portare in Europa 15-20 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno dai giacimenti al largo di Israele e Cipro, via Grecia, favorendo la diversificazione energetica e riducendo così la dipendenza dalla Russia. Lo sbocco in Italia è previsto ad Otranto, una trentina di chilometri a sud di Melendugno, il luogo in cui terminerà il contestato gasdotto della Tap. Il progetto "EastMed-Poseidon" (Poseidon è il nome del tratto tra Italia e Grecia) è già stato approvato dai precedenti governi italiani: l'ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, aveva siglato nel 2017 una dichiarazione congiunta con i colleghi di Grecia, Cipro e Israele. A benedire l'intesa c'era anche il commissario europeo Miguel Arias Cañete, visto che l'Ue si è impegnata a cofinanziare i lavori. La firma dell'accordo definitivo era prevista entro la fine di marzo, ma ora l'Italia ha fatto sapere di volersi prendere un po' di tempo. Nonostante Matteo Salvini si fosse speso in prima persona per sostenere l'utilità di questo progetto durante la sua visita in Israele nel dicembre scorso: «Credo in questo progetto - aveva detto - e invito le aziende italiane a partecipare. Non c'è alcun impatto di tipo ambientale. Avere maggiori forniture di gas aiuta a ridurre il costo della bolletta per gli italiani». Ma il M5S, dopo aver deluso gli attivisti pugliesi con il via libera alla realizzazione della Tav, ora è di nuovo sotto la pressione del territorio e degli ambientalisti. Una trentina di associazioni hanno sottoscritto una lettera a Giuseppe Conte, a Luigi Di Maio e al ministro dell'Ambiente Sergio Costa chiedendo di bloccare l'opera. Per questo l'esecutivo ha deciso di premere nuovamente sul tasto "rinvio". Il ministero dell'Ambiente avrebbe ordinato una nuova valutazione di impatto ambientale. «Il governo italiano non ci ha fornito motivazioni concrete» racconta - sotto garanzia di anonimato - un diplomatico che lavora per uno degli altri Paesi coinvolti. «La nostra impressione - continua - è che ci siano ragioni elettorali dietro questo stop e non un ripensamento sul merito. Ma non sappiamo ancora se dopo le elezioni qualcosa si sbloccherà». Il via ai lavori era previsto già per quest'anno, con l'obiettivo di concludersi nel giro di 5 anni. Per Cipro e Grecia l'opera ha un'importanza strategica non soltanto dal punto di vista economico: andrebbe a sigillare una partnership regionale molto più vasta con Israele. I governi dei tre Paesi hanno fretta perché vogliono presentarsi alle elezioni (per Israele quelle parlamentari) con il progetto avviato. Per questo si è fatta largo anche l'ipotesi di un'intesa preliminare a tre, con l'Italia che si aggiungerebbe in corsa. Ma difficilmente potrebbero partire i lavori senza un accordo con Roma. Il progetto è osteggiato dalla Turchia - che vede ridursi la sua influenza regionale e il suo ruolo di hub energetico - e dall'Egitto, che invece punta a un accordo con Nicosia per trasferire sulle sue coste il gas naturale estratto al largo dell'isola. Proprio nei giorni scorsi, Exxon Mobil ha annunciato di aver scoperto un giacimento di gas naturale al largo di Cipro, un bacino che avrebbe una capacità pari a 200 miliardi di metri cubi. Ovviamente anche la Russia, principale fornitore Ue, non vede di buon occhio il nuovo gasdotto. La Commissione Ue ha dichiarato che il gasdotto EastMed è un «progetto di interesse comune». Ha già stanziato circa 100 milioni di euro per gli studi di fattibilità e ora è in attesa della firma per definire il finanziamento. «La decisione - spiega un funzionario Ue - è prevista per l'autunno di quest'anno». Lunedì a Bruxelles c'è stata una riunione dei 28 ministri dell'Energia e per l'Italia era presente il sottosegretario Andrea Cioffi. Contattato per avere chiarimenti sulla posizione italiana, lo staff dell'esponente M5S ha invitato a rivolgersi direttamente ai piani più alti del ministero dello Sviluppo Economico. Ma, nonostante le ripetute richieste, non è arrivata alcuna spiegazione ufficiale. Del caso hanno parlato, a fine gennaio, anche il premier Giuseppe Conte e il presidente cipriota Nikos Anastasiadis a margine del summit Med7 a Nicosia, ma anche Benyamin Netanyahu e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, durante la sua recente visita in Israele. Ma al momento l'intesa è bloccata. 

Marco Bresolin

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - MARTEDI', 5 marzo 2019

 

 

Quando in inverno è già primavera, come cambia il tempo delle piante

E' tempo di risveglio per le piante. Dopo il letargo invernale l’orologio biologico ha ripreso a funzionare. Il primo a fiorire è stato il nocciolo a metà febbraio mentre tra pochi giorni toccherà al salice. Per queste piante, e non solo, la primavera arriva con una media di oltre dieci giorni di anticipo secondo i primi dati che arrivano dai giardini fenologici, orti scientifici dove i botanici studiano il calendario della natura. Di questi giardini ce ne sono in tutto il mondo e in Italia esiste una rete nazionale che copre tutto il territorio. I giardini fenologici sono tutti uguali: ospitano un numero ristretto di specie e solo esemplari clonati a partire dalla stessa madre. Una grande famiglia di piante fotocopia a cui spetta misurare le stagioni come una clessidra con le radici. «Il giardino fenologico offre un’interpretazione dei cambiamenti invisibili che avvengono sopra e sotto di noi», spiega Marco Fornaciari da Passano, docente di botanica applicata all’Università di Perugia e direttore del Centro Appenninico del Terminillo dove si trova il giardino fenologico a più alta quota in Italia. I bioritmi delle piante Negli ultimi dieci anni i bioritmi di queste piante indicano un anticipo di primavera in Italia, come nel resto dell’Europa continentale, già verso la fine di febbraio. «Per specie precoci come nocciolo e salice le prime foglie si sviluppano già a partire dalla seconda metà di febbraio, una o due settimane prima rispetto all’agenda biologica – prosegue il docente dell’Università di Perugia – I dati ci dicono che si è ridotto il margine tra gli ultimi freddi invernali in cui l’organismo è in una sorta di letargo che si chiama eco-dormienza, e i primi tepori primaverili che innescano lo sviluppo fisiologico grazie all’accumulo di calore utile per la crescita». L'indice di primavera Colpa solo dell’innalzamento delle temperature? In realtà, non tutto il mondo vegetale segue questo meccanismo ed è ancora da accertare il contributo delle ore di luce al ciclo biologico. Per seguire l’arrivo della bella stagione nei giardini fenologici si calcola il cosiddetto “indice di primavera”. È un percorso a tappe tra gennaio e maggio che copre le fasi di dieci piante diverse: si parte con la fioritura del nocciolo, che segna l’inizio della stagione, e si termina con la comparsa delle foglie sul faggio che aprono le porte all’estate. Ventidue specie In questi giardini sono ammesse fino a 22 specie, tutte con capacità di adattamento ad ambienti diversi, dalle Alpi al clima mediterraneo. Oltre al salice e al nocciolo, nella lista ufficiale delle piante approvata dalla comunità scientifica internazionale, ci sono per esempio la robinia, il ciliegio e il rovere. Altri giardini fenologici aggiungono anche cultivar come il melo e la vite, ed erbe come anemone, margherita e tarassaco. «Il giardino è una sorta di specchio vegetale delle evoluzioni stagionali. In base all’anticipo o al ritardo di fioritura di queste specie-guida siamo in grado di spiegare l’andamento della primavera e, su una scala temporale più ampia, anche i cambiamenti climatici in atto e i loro effetti sulla biodiversità – aggiunge Fornaciari da Passano – l’identità genetica di tutti gli esemplari consente di valutare quale sia l’origine di eventuali comportamenti anomali». Se una quercia in giardino fenologico in Veneto germoglia prima del suo gemello in Calabria significa che il responsabile va cercato nel clima o in altri fattori ambientali come l’inquinamento, perché le due piante sono identiche. Rilievi dal 1808 Le origini della fenologia sono molto antiche. I primi rilevamenti sull’arrivo della primavera risalgono a misurazioni eseguite a partire dal 705 d.C. sulla fioritura dei ciliegi in Giappone. In Europa il primato della serie fenologica più longeva spetta a un singolo ippocastano sulla Promenade de la Treille a Ginevra in Svizzera monitorato con regolarità dal 1808. In tutti casi, l’avvio della bella stagione sembra spostarsi verso l’inizio di marzo. Dal 1970 a oggi la primavera ha sottratto in media quattro giorni all’inverno ogni dieci anni. «Anche eventuali gelate tardive ad aprile o maggio non sono in grado di invertire la tendenza ad anticipare la fioritura – spiega Fabio Orlandi, docente dell’Ateneo perugino e segretario del gruppo di ricerca nazionale sulla fenologia della Società Botanica Italiana – se le temperature medie si alzano e le ore di luce aumentano la pianta si attiva perché riceve un chiaro segnale. Lo stesso fenomeno, anche se meno marcato, si presenta con un ritardo di circa una settimana per l’arrivo dell’autunno che da fine settembre si è spostato a inizio ottobre». Secondo i dati registrati nei giardini fenologici in Svizzera, dove questa disciplina è molto praticata, oggi la margherita comune che cresce nei prati di pianura negli ultimi anni ha anticipato la primavera di 17 giorni mentre i germogli di tarassaco sbocciano nella prima decade di marzo invece che ad aprile. Le cause Tra i fattori che condizionano lo sviluppo delle piante non si possono dimenticare smog e contaminazioni varie. «Dalle ricerche nei giardini fenologici si ricavano informazioni sulle stagioni così come sull’inquinamento atmosferico – prosegue Orlandi – anche le sostanze chimiche disperse nell’aria o nel suolo possono alterare lo sviluppo delle piante. Gli esemplari clonati indicano anche le date di arrivo dei pollini della betulla, per esempio, e i periodi in cui piante da frutto come l’olivo e il ciliegio sono più vulnerabili all’attacco di virus e parassiti». Quando si sale di quota, il discorso cambia. Rispetto agli esemplari in pianura le fioriture dell’albero del melo, per esempio, ritardano di quasi tre giorni per ogni cento metri di altitudine in più. «Per studiare questi effetti – spiega Costantino Bonomi, coordinatore dell’unità di ricerca sulla biodiversità botanica del Muse di Trento – stiamo partecipando a un progetto internazionale per costituire una rete di giardini fenologici dalla Norvegia agli Appennini per monitorare il comportamento delle piante in ambienti di montagna».

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 marzo 2019

 

 

Trieste a rischio sommersione entro i prossimi ottant'anni

Il meteorologo Giuliacci ha illustrato i pericoli derivanti dal riscaldamento climatico in una conferenza organizzata dall'europarlamentare Affronte

Trieste, nei prossimi ottant'anni, rischia di essere sommersa. In Friuli Venezia Giulia nell'ultimo mezzo secolo la superficie occupata dai ghiacciai si è ridotta del 50%. Non si tratta di fantascienza bensì degli effetti del cambiamento climatico sul nostro territorio, illustrati da uno scienziato del calibro di Andrea Giuliacci. Questi e altri dati sono stati esposti ieri nel corso della conferenza sul climate change "Non c'è un pianeta b", organizzata all'hotel Savoia dall'europarlamentare dei Verdi Marco Affronte. Principale relatore è stato appunto Giuliacci, noto meteorologo del Centro Epson Meteo: «Negli anni Settanta, quando c'erano 30 gradi, si diceva che faceva caldo - ha esordito -. Oggi non più: che il clima è cambiato lo percepiamo sulla nostra pelle. E i termometri, che sono oggettivi, lo confermano. È il fenomeno del global warming: le temperature medie stanno velocemente aumentando. Purtroppo l'Italia e il Fvg si trovano in una delle aree terrestri in cui il mutamento è più significativo». Il climatologo ha dunque esposto alcuni numeri elaborati da Arpa Fvg. Negli ultimi 40 anni la temperatura media in regione è cresciuta di 0,45 gradi ogni dieci anni. «Nello specifico, è aumentata la media annuale dei "pomeriggi bollenti", in cui si superano i 30 gradi - ha proseguito -. Ma anche quella delle "notti tropicali", con minime sopra i 20 gradi. Con effetti significativi sulla capacità fisiologica dell'organismo di prendere sonno». Gli effetti del cambiamento sono già visibili: «I ghiacci si stanno sciogliendo. Dal 1962 al 2014 in Fvg la superficie occupata dai ghiacciai si è ridotta del 50%, anche se il loro numero, e cioè 7, è invariato. Idem nel resto d'Italia: la superficie totale è diminuita del 30%. Passando alle piogge, tendono all'estremizzazione. Le precipitazioni totali non sono mutate ma avvengono sempre più di rado e in maniera più violenta. In Italia negli ultimi 130 anni i giorni di pioggia sono diminuiti del 130%». E ancora: «Tra il 1870 e il 2010 il livello medio dell'Alto Adriatico è cresciuto di 13 centimetri. È tanto. Una recente ricerca Enea dice che entro il 2100 oltre 5mila chilometri di costa, in Italia, potrebbero essere sommerse: ciò riguarda da vicino il versante Adriatico e Trieste, che è citata esplicitamente». L'europarlamentare Affronte ha infine spiegato quanto emerso dalla Cop24, e cioè la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico svoltasi a dicembre a Katowice: «Nel 2015 a Parigi l'accordo globale è stato finalmente raggiunto. Ora si tratta di attuare gli obiettivi: a Katowice si è parlato di decarbonizzazione e di riconversione dei sistemi produttivi in senso sostenibile. Ma i paesi in via di sviluppo rivendicano il diritto a industrializzarsi come ha fatto finora l'Occidente». 

Lilli Goriup

 

 

IN MUNICIPIO - La sesta commissione tratta il metanodotto

Un parere sulla Via al metanodotto. È quanto si discuterà questa mattina durante la riunione della VI commissione consigliare, che si terrà nell'aula della giunta comunale. L'assemblea presieduta dal consigliere e capogruppo di Fratelli d'Italia Salvatore Porro si occuperà della seguente deliberazione consigliare: «Parere sulla Valutazione di impatto ambientale relativa al progetto "Rifacimento Metanodotto Mestre-Trieste, tratto Casale sul Sile-Gonars e opere connesse" e "Metanodotto Mestre-Trieste interventi per il declassamento a 24 bar e opere connesse". Commenta Porro: «Si tratta del metanodotto alla periferia di Trieste, interessa le zone di San Sabba, Altura, Borgo San Sergio e le alte. In sostanza la prima, seconda e settima circoscrizione. È anche la zona dove abito io. Ci sono tante famiglie che hanno ancora le bombole del gas, siamo favorevoli tutti. Non ci saranno problemi ad approvarla, andrà tranquillamente». Aggiunge ancora Porro: «Il lavoro della nostra commissione per l'ambiente è importante. La settimana scorsa siamo andati in visita al depuratore di Servola. Nessun odore, una pulizia assoluta. Eravamo tutti molto impressionati, i soldi pubblici sono stati spesi bene. Una tecnologia incredibile, mi sembrava di stare nella sala comandi del Titanic. Un vanto per Trieste e per l'Italia intera».

 

 

L'europarlamentare Kyenge visita a Trieste la Casa delle donne e il Consorzio Interland

Cécile Kyenge, europarlamentare del gruppo Alleanza progressista socialisti e democratici nonché ex ministro per l'Integrazione nel governo Letta, ieri ha visitato diverse «associazioni del territorio, tra Monfalcone, Gorizia e Trieste per scoprire le eccellenti esperienze di socialità e impegno per gli altri». Così ha infatti scritto su Twitter a proposito della sua visita in Friuli Venezia Giulia, che per il resto ha avuto carattere perlopiù privato e non è stata pubblicizzata altrimenti. A Trieste ha visitato alcuni terreni agricoli a Borgo San Sergio, collegati al progetto Orti di Massimiliano, promosso dal consorzio Interland. «L'onorevole Kyenge si è detta fortemente interessata al tema dell'agricoltura sociale - hanno spiegato i soci di Interland - e non solo. Ha detto che, dopo la visita a noi, sarebbe andata alla Casa internazionale delle donne. In mattinata è stata invece nell'isontino. Siamo estremamente colpiti dal suo interessamento». A Monfalcone, nello specifico, l'europarlamentare ha visitato la comunità per minori stranieri non accompagnati "Timavo".

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 marzo 2019

 

 

L'ex ministro Kyenge a Trieste in visita agli Orti di Massimiliano

L'europarlamentare Pd in città per l'iniziativa promossa da Interland assieme alle cooperative associate Quercia, Querciambiente e Viviana

L'europarlamentare del Pd Cécile Kyenge, già ministro per l'Integrazione nel governo Letta, oggi sarà a Trieste. L'appuntamento è alle 14.30 all'inizio di via Antonino di Peco, sopra Borgo San Sergio: la visita proseguirà al vicino orto "di Viviana". Kyenge si è infatti interessata al progetto di agricoltura sociale Orti di Massimiliano, promosso dal consorzio Interland e dalle cooperative associate Quercia, Querciambiente e Viviana, appunto. Orti di Massimiliano è una filiera corta, ovvero una rete tra le aziende agricole del territorio, i cui prodotti confluiscono nel botteghino Purpurì, inaugurato a settembre in via del Ponzanino 16b. Qui si possono acquistare non solo frutta e verdura ma anche miele, spezie e così via, il tutto rigorosamente a chilometro zero. Scopo dell'iniziativa è infatti quello di avvicinare la cittadinanza al mondo rurale e alle realtà del territorio. Tra queste figura il già citato orto di Viviana, a Borgo San Sergio: la sua istituzione, nel 2017, ha sancito l'avvio del progetto. Ma ci sono anche "I doni dell'ape" di Trebiciano; l'azienda agricola Luna di Campanelle; Ferfoglia di Piscianzi; Rado Kocjancic di San Dorligo e così via. Il criterio per la scelta delle imprese rappresentate all'interno di Purpurì è il fatto di prendersi cura della terra: che ciò accada viene verificato di persona dai dipendenti del negozio e non in base a certificazioni dalla dubbia attribuzione. Oltre alla vendita si svolgono anche attività di inserimento lavorativo, di ortoterapia o di educazione ambientale per le scuole. Il progetto è talmente innovativo da aver attirato l'attenzione di Kyenge. «È stata una sorpresa - spiega Dario Parisini, presidente Interland -. Ci ha chiesto un appuntamento qualche giorno fa la segreteria della parlamentare, la quale è interessata ai temi dell'agricoltura sociale. Siamo davvero felici che una rappresentante delle istituzioni europee voglia conoscere chi promuove dal basso la tutela dell'ambiente e della salute. Sarà un'occasione per far conoscere le nostre idee e le nostre fatiche». 

Lilli Goriup

 

 

Catturato al largo di Salvore squalo elefante di otto metri

È rimasto impigliato nelle reti a 60 metri dalla riva nel golfo di Pirano. Il pescatore ha chiamato aiuto per trainarlo a riva. L'esemplare è stato poi liberato al largo

UMAGO. Si è accorto di aver catturato veramente una bella preda, ma mai avrebbe pensato trattarsi di uno squalo elefante che si nutre di plancton ed è innocuo per l'uomo. L'animale della lunghezza di circa 8 metri è finito nella rete del pescatore salvorino Ivan Pavelic. «Ho preso il mare - spiega - per recuperare le tre reti calate nel golfo di Pirano, a 60 metri dalla costa. Due le ho trovate subito mentre la terza era sparita e già cominciava ad assalirmi il dubbio di qualche dispetto». «Mi sono messa a cercarla nei paraggi - prosegue il racconto ancora pieno di adrenalina - quando improvvisamente sotto la superficie dell'acqua ho notato il segnale della rete intravedendo un pesce molto, ma molto grande che da solo non avrei potuto trainare fino al porticciolo di Salvore». «Così ho chiamato in aiuto i colleghi Moreno Ocisce e Vedran Vizentin - conclude - e pian piano abbiamo rimorchiato la preda nel porto». Qui ad attendere i tre motopesca c'erano tanti curiosi avvertiti dell'eccezionale pescato e i maggiori conoscitori della fauna marina hanno detto immediatamente che si trattava di uno squalo elefante del peso di quasi due tonnellate. I pescatori hanno cominciato subito a liberarlo dai 140 metri di rete nella quale era avvolto. Nell'opera piuttosto complicata è emersa per prima la coda del pesce, della larghezza di due metri, ritenuta in proporzione con i dati sulla lunghezza e sul peso dell'animale. Il loro lavoro è andato avanti per ore e ore durante le quali il pesce dava sempre segnali di vita. Poi Jasmin Kocijancic e Michael Latin lo hanno imbracato in qualche modo portandolo un miglio al largo e rimettendolo in libertà con la speranza che si possa riprendere dalla brutta avventura, soprattutto dallo choc. La "visita" dello squalo elefante nel porto di Salvore è stata registrata dalla polizia arrivata sul posto, ma non dall'ispezione veterinaria, come scrive il portale Ipress che invece avrebbe dovuto effettuare il sopralluogo. Da dire che una specie di preallarme sulla presenza dello squalo nelle acque salvorine era stato lanciato dal pescatore Danilo Latin, che lo aveva intravisto. Non è la prima volta che uno squalo di tali dimensioni si sia fatto vedere da queste parti. Come raccontano i pescatori salvorini, in tempi recenti, sono finiti nelle loro reti ltri due esemplari di proporzioni simili. Lo squalo elefante (Cetorhinus maximus Gunnerus, 1765), detto anche cetorino o squalo pellegrino, è un pesce cartilagineo, unico membro attuale del genere Cetorhinus e sola specie esistente della famiglia dei Cetorinidi. Con una lunghezza media di 10 metri ed una massima che può raggiungere i 12, questo squalo è considerato il secondo pesce più grande attualmente vivente sulla Terra dopo lo squalo balena. Facilmente riconoscibile grazie all'alta pinna dorsale e alla bocca che viene distesa al massimo quando si nutre, lo squalo elefante è presente negli oceani e nei mari temperati. Imponente, lento e privo di aggressività - il suo nome in inglese, Basking shark, si può tradurre in «squalo che si crogiola al sole» -, questo squalo è assolutamente innocuo per l'uomo, si nutre principalmente di plancton, alghe o animali microscopici che assorbe attraverso la grande bocca. 

 

 

Cattivi odori a San Dorligo, i "nasi" elettronici sono una bufala - la lettera del giorno di Roberto Drozina consigliere comunale capogruppo Lista civica Territorio e ambiente

Siamo in pieno periodo di Carnevale, quello in cui, per tradizione, è ammesso ogni tipo di scherzo: mi piacerebbe pensare che l'articolo "Cattivi odori a San Dorligo - In arrivo i nasi elettronici" comparso il 26 febbraio scorso, rientri in questa categoria, ma temo, purtroppo, che così non sia. Questo timore posso manifestarlo con sufficiente cognizione di causa essendo, sì, un consigliere comunale in quel di San Dorligo della Valle, ma, purtroppo, seduto ai banchi dell'opposizione. Dopo vent'anni di molestie olfattive leggiamo che l'origine del problema sembra (attenzione, "sembra" e, quindi, non è detto che) sia l'oleodotto Tal Siot.Nel nuovo studio che potrà essere fatto grazie al contributo regionale di 35.000 euro (concesso quasi un anno fa) utilizzeremo, quindi, anche i cosiddetti "nasi elettronici" per "individuare con esattezza le cause del fenomeno": se la lingua italiana non è un'opinione, da queste parole sembra di capire che, dopo vent'anni, sussistano ancora dubbi circa la provenienza degli odori di petrolio. Anzi, non è da escludere che, per vent'anni, una larga fetta di cittadinanza (e non solo quella di San Dorligo della Valle) sia stata preda di una sorta di isteria collettiva che l'ha indotta ad immaginare (e soltanto immaginare) che il parco serbatoi della Tal Siot potesse emettere simili odori. Dopo 20 anni di proteste, petizioni, articoli di stampa, interrogazioni in sede regionale e parlamentare, ecc., ancora oggi leggiamo (perché ce lo dice la Siot) che "sono in corso analisi specifiche ... per la migliore gestione dei nasi elettronici e l'implementazione dei risultati".Da quanto ne so il nominato contributo regionale di 35.000 euro dovrebbe essere finalizzato al conferimento di un incarico a professionisti non per accertare se la "puzza" esista davvero, ma per individuare gli interventi tecnici necessari ad eliminarla: Università e Arpa, in questo quadro, sono portatrici di proposte di studio diverse. Servono soluzioni tecniche definitive e non nasi elettronici. I tanto decantati "impianti di nebulizzazione", installati negli ultimi cinque anni, non funzionano: questo è un dato di fatto di cui Tal Siot è perfettamente consapevole visto che, nel suo comunicato stampa, essa afferma che sono in corso gli esperimenti per testare una migliore efficacia di tale sistema di abbattimento con l'installazione di un secondo anello fisso di nebulizzazione. Tal Siot ricorda sempre che gli odori sono provocati dai mercaptani: osservo che i mercaptani (detti anche tioli) sono composti organici di atomi di carbonio, zolfo e idrogeno. Ultima considerazione. Sempre nello stesso articolo è scritto che la situazione "sta diventando sempre più fastidiosa, anche se non dannosa per la salute, come afferma la stessa Siot": non ho letto o sentito sinora alcuna pari ed ufficiale dichiarazione da parte di qualsivoglia Istituzione sanitaria.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 marzo 2019

 

 

Taranto, scuole chiuse un mese - Fumi dell'Ilva assediano le case

Il sindaco: potenziali pericoli per gli alunni del quartiere a ridosso dell'impianto I residenti: ma nessun provvedimento viene adottato per chi vive e lavora qui

Un «provvedimento urgente adottato in ragione dei potenziali pericoli». Il vento sporco che soffia su Taranto porta la notizia: scuole chiuse per inquinamento. Con un'ordinanza, il sindaco Rinaldo Melucci sospende per trenta giorni le lezioni nei plessi Deledda e De Carolis al quartiere Tamburi, a ridosso dello stabilimento ex Ilva, ora Arcelor Mittal. Oltre 700, tra studenti e docenti, devono essere spostati altrove. Lontani da quelle "collinette ecologiche" del siderurgico, sequestrate dalla Procura con una disposizione d'urgenza alcune settimane fa. Eppure qui sotto i ragazzi continuano a giocare, forse per rassegnazione. Mamma Antonella non si sorprende, del resto «sino a qualche decennio fa, quella era meta di picnic». Un'area dove i carabinieri del Noe hanno scoperto una discarica abusiva di rifiuti tossici, con il terreno contaminato da sostanze cancerogene. Scorie d'altoforno a poca distanza dai banchi di scuola. Da qui la decisione del Comune: «Finché non avremo analisi chiare - dice il primo cittadino - non ci sentiamo di esporre o eventualmente continuare a esporre i nostri bambini ai contaminanti». Melucci parla di misura precauzionale, nell'attesa delle nuove analisi richieste ad Arpa Puglia nei due edifici, da effettuare entro trenta giorni. Sino al 10 marzo studenti a casa, poi saranno trasferiti, mentre per venerdì prossimo è stato convocato un tavolo con commissario per le bonifiche, regione Puglia, Ispra, agenzia regionale e ministero dell'Ambiente. Niente allarmismi, ma informazioni certe è il mantra che ripete palazzo di Città che, nel frattempo, ha esteso a un'altra area, quella della Salina grande (sito di interesse nazionale), una serie di divieti. A causa delle concentrazioni extra soglia di arsenico e cobalto, no alle attività a contatto con il terreno, all'inalazione delle polveri, alla produzione di alimenti e al pascolo. Il ministro dell'Ambiente Costa fa sapere di aver dato «mandato a Ispra di interloquire immediatamente con Arpa per la validazione dei dati. Da una prima verifica, le centraline non avevano dato esiti coerenti con l'allarme. Però ogni voce deve essere ascoltata». Voci, come quelle dei residenti, stanchi di questa convivenza forzata con le ciminiere. «Dovete scegliere: dalla parte dei cittadini o della produzione», dice Simona, rivolgendosi agli amministratori. Per lei la fabbrica non potrà mai essere ecocompatibile, come ribadisce da piazza Masaccio. Qui si è autoconvocato il comitato "Tamburi Combattenti", nato due anni fa, dopo le prime ordinanze di chiusura degli istituti in alcuni giorni dell'anno. Intanto, le ultime decisioni del Municipio arrivano proprio con il wind day: dall'inizio dell'anno è il 22esimo. Come spiega la Asl, si tratta di eventi meteo che disperdono «inquinanti di origine industriale, in particolare Pm10 e benzoapirene». In queste giornate, in alcune zone della città, porte e finestre possono essere aperte soltanto in determinati orari e vengono sconsigliate attività all'esterno. Dopo l'iniziale divieto di entrare a scuola, nell'ultimo periodo il provvedimento è stato meno drastico. «In questi casi escono prima - spiega Lucia, mamma di un bimbo di otto anni - per evitare gli orari di maggiore concentrazione delle polveri. In classe e in casa finestre obbligatoriamente chiuse, ma è un paradosso: c'è gente che comunque esce per andare a lavoro o fare la spesa». All'assemblea si unisce l'assessore all'ambiente Francesca Viggiano e qualcuno domanda: «Si chiudono le aule. E il mercato rionale? E le abitazioni?». Ma la Viggiano vuole concentrarsi sull'emergenza legata alle aree sequestrate. «Nelle scuole Deledda e De Carolis - dice - c'erano già state delle bonifiche con la rimozione della parte superficiale e più inquinata del terreno. Non abbiamo paura di prendere decisioni: la città va tutelata».Nelle ultime ore gli ambientalisti di Peacelink avevano parlato, per gennaio e febbraio, di un aumento degli idrocarburi policiclici aromatici rispetto all'anno scorso. Altri dati travolgono anche Vincenzo Fornaro, l'allevatore a cui furono abbattuti 600 capi di bestiame ritenuti contaminati. L'attuale consigliere comunale di opposizione, parte civile nel processo "Ambiente svenduto" per il presunto disastro ambientale causato dall'Ilva, annuncia un esposto: «Apprendo che sono stati rilevati nella "zona rossa", che comprende anche la mia masseria, valori di diossina equiparabili a 10 anni fa. La centralina Arpa ha registrato un aumento del 916% rispetto al 2017». Stessa posizione per il comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti che, mentre annunciano il concertone dell'1 maggio nato per dire no alla grande industria, rilanciano: «Ora si chiama Arcelor Mittal, mentre noi non abbiamo saputo cambiare il nostro nome: vittime eravamo e vittime siamo ancora». 

Valeria D'Autilia

 

SEGNALAZIONI - Ferriera di Servola - Opportuno usare parole appropriate

Citando integralmente la dichiarazione dell'assessore regionale Fabio Scoccimarro relativa all'incontro avvenuto a Roma sull'Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola, emerge con evidenza che l'assessore stesso non ha ben chiaro il significato di alcune parole se così dichiara: «Da parte nostra, lo ribadisco non c'è volontà di arrivare ad una chiusura traumatica di tutto l'impianto ma solamente dell'area a caldo».L'assessore, ammettendo inconsapevolmente di non sapere che lo stabilimento della Ferriera di Servola è composto dall'area a caldo, che produce ghisa di prima fusione e dal laminatoio a freddo (due settori completamente diversi e separati dal punto di vista produttivo), dichiara e ribadisce, a nome della giunta regionale, che la chiusura dell'area a caldo e conseguentemente la cancellazione di 430 posti di lavoro non sarà traumatica!Bisognerebbe però chiedere anche ai lavoratori interessati e alle loro famiglie se la pensano come l'assessore. È davvero un "momento magico" anche se la città perde 430 posti di lavoro e per l'assessore Scoccimarro non è un trauma

Roberto Decarli

 

 

Cambiamento climatico I Verdi ospiti al Savoia - la conferenza

"Non c'è un pianeta b. Incontro su climate change e Cop24". È il titolo della conferenza, organizzata dall'europarlamentare dei Verdi Marco Affronte, che si terrà domani all'hotel Savoia Excelsior Palace. L'appuntamento è alle 18.30. Saranno presenti anche alcuni esperti di Epson Meteo, che illustreranno le ripercussioni del cambiamento climatico sul territorio di Trieste, nello specifico. Il deputato europeo Affronte, nato a Rimini nel 1965, è membro della commissione Ambiente e Salute e della commissione Pesca del Parlamento europeo. Quella di lunedì rappresenta la tappa triestina del tour dell'europarlamentare, il quale esporrà quanto emerso dalla Cop24, e cioè la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico svoltasi a dicembre a Katowice, in Polonia. Il summit, cui hanno preso parte rappresentati di 196 Stati, è servito a stabilire delle regole di attuazione per le decisioni già prese durante l'analoga conferenza del 2015 a Parigi. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 2 marzo 2019

 

 

Piazza Sant'Antonio - Le quattro ipotesi per il progetto finale che la ridisegnerà

Presentate in circoscrizione le opzioni firmate Bradaschia Tre prevedono i filari di alberi, due anche la vasca d'acqua - le quattro ipotesi progettuali

Sta prendendo forma il progetto che riqualificherà piazza Sant'Antonio. Quattro le ipotesi disegnate dall'architetto Maurizio Bradaschia che il Comune sta vagliando. A breve, dopo una consultazione che intende tener conto anche del parere dei cittadini, verrà scelta la proposta definitiva che entro due anni ridarà dignità a quella piazza oggi malconcia. I costi di realizzazione sfiorano i 3 milioni di euro. «La parola d'ordine sarà condivisione - mette subito in chiaro il sindaco Roberto Dipiazza -: voglio che la scelta sia fatta insieme ai triestini, non ci devono essere altre esperienze come piazza Goldoni o piazza Vittorio Veneto». In origine le ipotesi sottoposte al vaglio dell'amministrazione erano 11. Una stretta collaborazione tra lo studio di architettura incaricato e gli uffici del Comune ha asciugato la rosa. Delle quattro proposte, solo due prevedono venga mantenuta la vasca con l'acqua. La prima ipotesi è quella che disegna una piazza monumentale, nel vero senso della parola. Non prevede gli elementi acqua e verde. Un progetto essenziale, che nella pavimentazione dà continuità agli altri interventi di riqualificazione del Borgo Teresiano. In tutte e quattro le ipotesi, davanti alla chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, è previsto un sistema di illuminazione a terra con luci bianche, e non azzurre come quelle di piazza Unità. La seconda proposta nella pavimentazione segna il tracciato del vecchio canale e inserisce due file di alberi. Nel terzo e nel quarto progetto di Bradaschia entra in scena l'elemento acqua, con la vasca. Nella terza ipotesi, questa ha forma rettangolare ed è posizionata al centro, in mezzo a due file di alberi. Nella quarta invece - l'opzione progettuale che sembra raccogliere più consensi tra gli addetti ai lavori - la vasca è quadrata e posta più verso via Filzi, per impreziosire entrambe le chiese, dunque anche quella serbo-ortodossa, che si affacciano sulla piazza. Gli alberi, sempre disposti su due file, sono invece nella parte centrale, tra lo spazio ricavato davanti alla chiesa e la vasca. Tutti e quattro i progetti, che prevedono il recupero dei masegni esistenti, consentono l'accesso alla piazza anche alle persone con disabilità, e ampliano la superficie utilizzabile per eventi o esposizioni. Accanto alle quattro soluzioni, verrà vagliata pure la possibilità di inserire sul lato sinistro, guardando la chiesa di Sant'Antonio, verso via Filzi, un'opera d'arte. Un dettaglio già adottato in molte città. «L'intenzione - sottolinea l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Elisa Lodi - è sempre stata quella di non stravolgere la piazza, ma di riqualificarla conferendole dignità, in linea con il progetto che ha risistemato le sponde del canale. Va riconquistata la bellissima prospettiva che dalle Rive e dai ponti che attraversano il canale guarda a quella chiesa». Oggi, tra i cassonetti delle immondizie - si prevede vengano tolti dalla piazza -, le bancarelle e le soste selvagge dei veicoli la prospettiva è snaturata. «Abbiamo appena presentato le proposte in Circoscrizione - spiega Lodi -, raccoglieremo il parere dei consiglieri e verrà fatta una valutazione con il sindaco e gli uffici. Il progetto poi dovrà essere approvato dalla giunta». Il Comune prevede di presentare i progetti anche attraverso i suoi canali social, dando vita a un sistema di progettazione partecipata. «Scelto il progetto - indica Enrico Conte, direttore dell'area Lavori pubblici del Comune -, si indirà una gara per individuare lo studio che svilupperà il progetto definitivo ed esecutivo. Successivamente si avvierà invece la gara per appaltare i lavori». Se tutto fila liscio, il cantiere potrebbe partire agli inizi del 2020 e terminare tra due anni.

Laura Tonero

 

 

Approvato il piano rumore I partiti litigano sulla Ferriera

La classificazione acustica allarga di cinque decibel il limite notturno a Servola Centrodestra e Pd approvano Il M5s non vota per protesta

Il Consiglio comunale ha approvato ieri il Piano comunale di classificazione acustica (Pcca), con il parere favorevole della maggioranza e del centrosinistra. Si è concluso così un iter di anni, che ha portato alla regolamentazione della zonizzazione acustica del territorio comunale: vari gli ambiti interessati, dalla movida al traffico di mezzi pesanti passando per la zona della Ferriera. E proprio il nodo dello stabilimento siderurgico ha provocato la protesta del M5s, che non ha partecipato al voto. Facendo seguito alla normativa nazionale preesistente, sono state istituite sei fasce acustiche, che definiscono per ogni "unità territoriale" (cioè le porzioni in cui è suddiviso il suolo comunale) obiettivi qualitativi e limiti sonori cui essa deve essere soggetta. L'aula ha accolto il testo proposto dagli uffici dopo il confronto con cittadini e portatori d'interesse. Tra questi l'associazione No smog, ieri presente in aula in rappresentanza degli abitanti di Servola: «Con questo Piano l'area residenziale attorno alla Ferriera passerà in classe quarta: ciò implica un aumento di 5 decibel rispetto a quelli attualmente previsti. Sottoposti da anni a fumi, polveri e odori molesti, ora ci vediamo peggiorare pure le condizioni dei rumori». Sulla stessa questione vertevano gli emendamenti, bocciati, della pentastellata Cristina Bertoni. La Ferriera è stata allora motivo di scontro politico. Il dem Giovanni Barbo ha detto che «il Pd voterà collettivamente a favore del piano. Ma chi ha fatto campagna elettorale dichiarando che avrebbe risolto il problema della Ferriera ha sbagliato, in buona o cattiva fede che fosse». Così ha replicato il sindaco Roberto Dipiazza: «La Ferriera è stata riattivata nel 1999, sindaco Illy. È stata la sinistra. Oggi stiamo seguendo il percorso giusto e siamo tutti d'accordo sul fatto che la città non abbia bisogno dell'area a caldo». 

Lilli Goriup

 

 

Stop alle arrampicate Il corvo si accoppia e ha bisogno di privacy

Due esemplari di specie imperiale nidificano sulla parete Dal Comune divieto alle scalate sulla falesia "La Bianca"

San Dorligo della valle. Tornano i corvi imperiali per nidificare e scatta immediata l'ordinanza di divieto di arrampicata in una vasta zona della Val Rosandra. La decisione è stata presa dal Comune di San Dorligo della Valle, in qualità di gestore dell'area, dopo l'arrivo della segnalazione di un ispettore della Guardia forestale, che ha avvistato una coppia «in evidente comportamento nidificante» sulla parete denominata "La Bianca". Il provvedimento è stato adottato perché il corvo imperiale è considerato specie di particolare pregio. Preso atto della comunicazione, immediata è stata l'emissione dell'ordinanza, in base alla quale si stabilisce che «fino al prossimo 5 maggio entra in vigore il divieto di arrampicata sulla falesia denominata "La Bianca" e il transito sotto la stessa, fino a una distanza di 30 metri dai suoi piedi, per tutti gli itinerari a sinistra di quello chiamato "Le Ballerine" (escluso dal divieto) fino all'ingresso della galleria della pista ciclopedonale in direzione di Sant'Antonio in Bosco, nonché il divieto totale di sorvolo con droni di qualsiasi tipologia, dimensioni e massa all'interno della zona. Originario dell'Eurasia, il corvo imperiale sfruttò il ponte di terra dello stretto di Bering per colonizzare il Nord America: si tratta quindi di uno dei pochi animali a essere presente in ambedue i continenti, senza esservi stato importato dall'uomo. Nonostante sia diffuso, a causa della sua naturale diffidenza e circospezione, il corvo imperiale risulta assai più raro da avvistare rispetto ad altri corvidi, come ad esempio le cornacchie. La sua innata cautela lo porta infatti ad eleggere a propria dimora luoghi selvaggi e difficili da raggiungere, come aree rocciose e foreste. Se non disturbato dall'uomo, può frequentare anche ambienti antropizzati. Non è la prima volta che l'amministrazione guidata dal sindaco Sandy Klun stabilisce il divieto di arrampicata in una parte della Val Rosandra, stante la prevalente esigenza di difendere una specie, in questo caso il corvo imperiale, che si sta accingendo a nidificare. Il regolamento della Riserva della Val Rosandra stabilisce infatti che l'organo gestore, cioè il Comune, «al fine della tutela di habitat o di specie di particolare pregio, può individuare aree di speciale tutela, all'interno delle quali si possono vietare attività escursionistiche, alpinistiche e di altra natura». Copia del provvedimento è stata inviata alle società e agli enti interessati al tema, cioè Cai XXX Ottobre, Alpina delle Giulie, Alpina slovena di Trieste, Guide alpine, Soccorso alpino, sezione di Trieste della Lega italiana per la protezione degli uccelli (Lipu), Polizia locale, Protezione civile, Carabinieri e Vigili del fuoco. Nell'ordinanza si indicano anche le sanzioni a carico dei contravventori. 

Ugo Salvini

 

 

Ambiente - Riscaldamento in cima alle fonti inquinanti Il 75% dei fiumi è pulito

ROMA. Seicentomila analisi di laboratorio, 100 mila ispezioni e verifiche sul campo e 74 mila valutazioni su questioni ambientali. Sono i dati che rappresentano la mole gigantesca di lavoro svolta, solo nel 2018, dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa). Istituito nel 2016 e formato dalle 21 agenzie regionali per l'ambiente e delle province autonome (Arpa/Appa) sotto il coordinamento dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il Snpa ha tenuto a Roma la sua prima conferenza nazionale, "L'ambiente fa sistema" - alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - dove sono stati presentati molti dati di sintesi sulla situazione ambientale di sistema del Paese. Il lavoro del 2018 ha permesso di aggiornare oltre 150 mila dati relativi alle varie direttive europee in campo ambientale, a testimonianza di come l'ambiente stia ridiventando centrale nell'agenda politica italiana. Stando ai dati Ispra, il 65,9% dell'inquinamento dell'aria, in Italia, è causato dall'uso casalingo del riscaldamento, davanti alle emissioni industriali (8,3%) e a quelle dei mezzi di trasporto privati (8,1%). Contrastanti i dati sulla salute delle acque. Il 75% delle acque dei 7.493 fiumi italiani è in buono stato, mentre solo il 48% dei corpi idrici dei 347 laghi ha dato risultati in linea con gli obiettivi di qualità europei. Per quanto concerne il mare, invece, il 54,5% delle acque è in buono stato con picchi dell'80% nei distretti delle Alpi orientali, dell'Appennino centrale e della Sardegna. Non mancano riferimenti a consumo di suolo (14 ettari al giorno nel 2016/2017), agricoltura biologica (76 mila operatori in più nel 2017 rispetto al 2016, +5,2%), raccolta rifiuti (55,5% di differenziata nel 2017, +2,9% rispetto al 2016). Snpa, dunque, si presenta per la prima volta come un sistema a rete fondamentale per fornire dati utili a orientare le politiche del Paese sui temi ambientali. 

Alfredo De Girolamo

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 marzo 2019

 

 

Piazza Libertà, cantiere nel vivo - Arriva un "cappotto" per il Silos

Una maxi impalcatura schermerà la facciata sopra i punti in cui gli operai rifaranno il marciapiedi. Procedono i lavori davanti alla Soprintendenza e dietro la Tripcovich

Una gigantesca impalcatura, alzata davanti alla facciata dell'ex Silos che guarda verso piazza della Libertà, che avrà la funzione di "contenere" i vecchi intonaci dell'edificio, mentre sul piano stradale le maestranze rifaranno il marciapiedi. Questo il prossimo "step" del grande cantiere aperto oramai da settimane nella piazza che si apre davanti alla Stazione ferroviaria, che si compirà entro metà marzo. «Stiamo entrando nel cuore dell'intervento - spiega l'assessore per i Lavori pubblici, Elisa Lodi - che si protrarrà fino ad autunno e permetterà alla città di presentare un biglietto da visita del tutto nuovo a chi arriva a Trieste in treno o entra in città da viale Miramare». Un'opera da quasi cinque milioni. Ad accorgersi dello stato di avanzamento dei lavori sono soprattutto gli automobilisti che, una volta arrivati in piazza Libertà, per raggiungere il centro devono attraversare una carreggiata che si restringe all'altezza di corso Cavour, dove fra l'altro è interdetta la svolta verso via della Geppa. Un disagio inevitabile - che per ora rimarrà isolato, perché non sono previste ulteriori modifiche all'assetto della circolazione - da cui però farà da riscontro un generale miglioramento dell'aspetto della piazza d'ingresso in città.«Stiamo anche lavorando sul lato della piazza sul quale si affaccia il palazzo che ospita la Soprintendenza per creare la nuova area dei sottoservizi. Fondamentale anche il riassetto della parte di largo Santos situata dietro la Tripcovich - aggiunge l'assessore - dove sorgerà la nuova area di sosta per Trieste Trasporti». Sarà proprio in quel piazzale che saranno collocate le fermate di capolinea di gran parte dei mezzi che attualmente sostano a fianco del giardino centrale di piazza Libertà. «Saranno definite le corsie e i marciapiedi - riprende Lodi - per agevolare la salita e la discesa dei passeggeri e per razionalizzare l'intero movimento dei mezzi pubblici nella zona. È in corso pure il riassetto del sottopasso che collega la Stazione a vari punti della piazza, che necessitava di un sostanziale intervento per renderlo adeguato a una città come Trieste, con una migliore illuminazione e un aspetto più gradevole».L'intervento di piazza Libertà si inserisce nel programma innovativo in ambito urbano denominato "Riqualificazione Trieste Nord" e coordinato con quello della cosiddetta "Area strategica del Borgo Teresiano e del Borgo Giuseppino". «Si prevede il miglioramento della percorribilità veicolare e pedonale - conclude l'esponente della giunta Dipiazza - anche in funzione della prossima attivazione della riqualificazione e dell'apertura alla città del Porto vecchio».Il progetto è stato redatto per il Comune dal Raggruppamento temporaneo costituito dall'ingegner Klaus Plattner di Bolzano, dagli architetti Luciano Lazzari, Paolo Zelco e Fabio Zlatich di Trieste e Stanislao Fierro di Bolzano, con AcegasApsAmga ed Hera Luce per la progettazione, la realizzazione e il complemento dei servizi a rete, degli impianti semaforici e dell'illuminazione pubblica. Al termine dei lavori, l'intera area sarà più verde, grazie alla piantumazione di 16 nuovi alberi, che contribuiranno a ingentilirne l'aspetto. Una delle novità più attese nel riassetto del sottopasso, invece, sarà la posa dei cosiddetti percorsi "tattilo-plantari", consistenti in lastre di gomma in rilievo applicate alla pavimentazione per l'abbattimento delle barriere architettoniche. La loro sistemazione nel sottopasso di piazza della Libertà è frutto dell'accordo fra il Comune e l'Unione italiana ciechi di Trieste, presieduta da Marino Attini.

Ugo Salvini

 

 

Aperitivo verde  a San Giovanni sull'esperienza degli orti in citta' - nel pomeriggio

Prossimo obiettivo la riqualificazione dell'area vicino alle "case dei Puffi"

Un orto comune da realizzare in prossimità delle cosiddette "case dei Puffi" per riqualificare un'area orticola degradata ai margini delle residenze popolari. Si chiama Puff'orto il progetto per la creazione di un luogo che possa risultare utile e piacevole, basato su un'economia condivisa, solidale e sostenibile, con la partecipazione attiva dei residenti e in collaborazione con le reti solidali. Verrà presentato oggi pomeriggio alle 18, al Padiglione V nel parco di San Giovanni, in un incontro pubblico nell'ambito dell'Aperitivo verde, a cura del Centro di educazione ambientale, sugli orti in città e l'esperienza di Urbi et Horti-Orti comuni di Trieste gestiti dall'associazione Bioest.«Il progetto - spiega Tiziana Cimolino che da anni si occupa di orti comuni - nasce in collaborazione con Arci servizio civile a cui partecipano anche volontari dall'estero e mira a coinvolgere la popolazione residente. Ci si ispirerà alle tecniche dell'agricoltura sinergica fondate sui principi etici che esigono cura della terra, della persona e delle risorse. Momenti di azione sul campo, a cui ognuno può partecipare secondo le proprie possibilità, si alterneranno ad altri di istruzione con esperti nei vari settori per ottenere le conoscenze utili a condurre un orto giardino e trarne i frutti».«Il complesso residenziale di via Grego dispone di un'area verde destinata a orticoltura che però - rivela ancora Cimolino - oggi appare prevalentemente incolta e nella cui parte marginale si trova una zona comune diventata ricettacolo di rifiuti. Ciò nonostante, l'area presenta aspetti utili a sviluppare un progetto e la rinuncia di due assegnatari ha consentito la riassegnazione dei rispettivi lotti. A breve - anticipa la referente di Bioest - terremo dei seminari che coinvolgeranno anche bambini e ragazzi oltre ai volontari, anche occasionali, che possono ottenere un risultato soddisfacente pure nell'arco di una sola giornata. Ma la prima azione da compiere è la bonifica ambientale, con la raccolta dei rifiuti abbandonati, da gestire in sintonia con l'ente preposto all'igiene urbana e secondo le regole della raccolta differenziata. L'invito è rivolto quindi a quanti vogliano dedicarsi volontariamente alla pulizia». 

Gianfranco Terzoli

 

 

Palazzi al buio alla sera per "M'illumino di meno" - Comune e ateneo

Torna oggi "M'illumino di meno", la Giornata del risparmio energetico proposta dal programma Caterpillar di RadioDue, che sensibilizza l'opinione pubblica sull'importanza di «azioni virtuose di razionalizzazione dei consumi». Tra gli enti che hanno risposto "presente" ci sono il Comune, che annuncia che parteciperà all'iniziativa in collaborazione con Hera Luce, società del Gruppo Hera, spegnendo le luci della facciata del Municipio dalle 18.30 alle 20, e l'Università, che farà lo stesso a piazzale Europa dalle 18 alle 19.30.

 

 

SEGNALAZIONI - Porto vecchio: i binari da salvare

In merito a quanto scritto dal signor Podgornik su questa rubrica in data 20 febbraio ultimo scorso, va rilevato che sì, con buona probabilità i binari dell'intero Porto Vecchio sono inutilizzabili, salvo - forse - il raccordo tutt'ora attivo tra il fascio binari di Trieste Centrale e, appunto, il Porto Vecchio. Tale raccordo è visibile nei pressi della centrale idrodinamica. Detto questo, non entro nel merito sull'opportunità di salvare l'intero layout ferroviario di quella zona. Tuttavia, andrebbero fatte alcune considerazioni relativamente all'ipotesi di un sistema di trasporto di tipo tranviario su un'area vastissima come quella del Porto Vecchio, per non parlare che di fatto era "pronta" una linea su ferro che collegava il centro città a Barcola, ora ridotta ad una serie di desolanti monconi. Dunque, il discorso non è di preservare nostalgicamente vecchi binari, ma configurare un sistema di trasporto non inquinante e decisamente più appagante di una rete di bus. Lo stesso soggetto politico che afferma la sempiterna, imminente ripresa del servizio del tram di Opicina aveva rassicurato su un servizio di spola su ferro dal parcheggio Boveto verso il Centro città. Abbiamo visto come è finita. Infine, senza scomodare il Sudamerica, tengo a far notare come il più vicino rifacimento del "Molo Longo" a Fiume, che ha aperto al pubblico con passeggiata pedonale l'antico "terminal" (oggi passeggeri) del porto, ha previsto e realizzato la preservazione del binario di raccordo (con tanto di ponte), proteggendolo con adeguata copertura e rendendolo operativo in caso di necessità. E bravi i vicini croati. Noi, evidentemente, non ci arriviamo.

Massimiliano Di Biagio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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