Home

chi e dove

news

agenda

documenti

rassegna stampa

links

 

 

 

Rassegna stampa

 

 

 

ricerca nel sito: 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 12 dicembre 2018

 

 

Volontari in azione nel Bosco del Farneto - Via 25 sacchi di rifiuti

Vivere ogni giorno in modo sostenibile, con uno stile di vita dove l'attenzione è rivolta a consumi motivati, dribblando l'attitudine all'accumulo e alla dispersione di ogni genere di rifiuti. È questo l'obiettivo di "Trieste senza sprechi", un gruppo di tre ragazze, Anna Masiello, Valentina Del Conte e Ilaria Perini, che da agosto promuove azioni e momenti di aggregazione sul vasto versante della "pratica ecologica" concreta e quotidiana. In questo periodo, assieme ad altri 25 volontari e in collaborazione con Esn Trieste, il gruppo si è impegnato nella pulizia del Bosco del Farneto, iniziando a raccogliere lungo i sentieri e le fratte ogni genere di immondizie. Il risultato? Oltre 25 sacchi di rifiuti, che i volontari hanno successivamente smaltito. Bottiglie di vetro e plastica, sacchetti, imballaggi e mozziconi: questo quanto rintracciato lungo i sentieri del Boschetto. L'abbondanza di rifiuti rappresenta uno dei problemi più urgenti a livello globale, e dunque anche cittadino. Proprio su questo tema domenica scorsa "Trieste senza sprechi" ha organizzato al Nat Design di via Corti 2 l'incontro "Zero waste Friuli Venezia Giulia". Un appuntamento aperto a tutta la cittadinanza dove sono state affrontate numerose questioni e divulgati progetti, idee ed esperienze sulla riduzione dei rifiuti.«Parliamo di economia circolare - spiegano le tre animatrici del gruppo - per ragionare come scarti e rifiuti possano, in qualche modo, tornare utili. Un altro tema interessante riguarda la rinnovata capacità di riparare oggetti e utensili rotti, riportandoli a nuova vita. Altro tema, la moda sostenibile e la "permacultura", concetti e idee che ci possono aiutare a vivere meglio senza lasciare in giro troppi residui. L'impegno di "Trieste senza sprechi" è di creare una rete di persone interessate e attive su queste tematiche non solo in città, ma in tutta la regione, per vedere il mondo cambiare nella direzione che ci piace di più». Per informazioni, il sito è www. triestesenzasprechi.com. 

Maurizio Lozei

 

 

Per l'area del Canale meglio realizzare il progetto precedente -  la lettera del giorno di Roberto Barocchi, presidente di Triestebella

 Vari anni fa fu indetto un concorso per la sistemazione del Canal Grande vinto dall'arch. Gigetta Tamaro. Sembra che i lavori stessero per cominciare quando furono bloccati per la contrarietà dei commercianti. Nel 2002 un concorso internazionale per la sistemazione del fronte mare, a cui furono invitati 20 prestigiosi studi professionali, fu vinto da 6 progetti, ognuno per una parte, fra cui quello dello Studio Teherani per il Canale. Il sindaco Dipiazza scrisse grandi lodi sul concorso, dichiarando che esso era il primo passo per "ridare alla città la sua funzione di capitale centro-europea".Nessuno dei progetti vincitori è stato realizzato. Piazza Libertà, interessata dal bel progetto dell'architetto Zagari, viene ora ristrutturata in base a un altro progetto contro la cui prima versione furono raccolte 10.000 firme e non ci sembra che l'ultima versione sia migliore. La Stazione marittima, in cui il progetto vincitore dello Studio Bellini prevedeva un volume di forte impatto emotivo, è stata ristrutturata ponendovi sul tetto un brutto scatolone. Anche le Rive (progetto Zagari), l'ex Magazzino vini (progetto Podrecca), piazza Venezia (progetto Andriani) hanno subìto ristrutturazioni progettate da altri. Nella Sacchetta, che secondo il progetto dello Studio Bosquets avrebbe dovuto diventare un bel parco pubblico sul mare, si vuole costruire un cosiddetto Parco del mare con vasche per pesci. Nel 2016 la precedente Amministrazione comunale indette un altro concorso per la sistemazione del Canale e di piazza Sant'Antonio Nuovo. Parteciparono 70 studi professionali con risultati interessanti. Il progetto vincitore prevedeva un allungamento virtuale del Canale mediante una vasca pochissimo profonda che ne rappresentasse la parte che fu interrata e allo stesso tempo, tolta l'acqua, servisse come luogo per eventi. Ci pare che l'idea del progetto vincitore sia molto valida perché senza enormi spese ricostituirebbe l'immagine del Canale nella sua originaria lunghezza e consentirebbe di avere nel contempo un'area polifunzionale. Qualcuno osserverà che la vasca poco profonda si potrebbe riempire d'immondizie ma questo avviene in ogni vasca e non è motivo per eliminare le vasche cittadine: basta una corretta manutenzione. Ma l'attuale Amministrazione ha buttato alle ortiche anche quel concorso, che pure sarà costato un bel po' di soldi ai contribuenti, e ha dato un altro incarico di progettazione a un architetto locale il cui progetto sta attirando molte critiche e anche in noi desta molta perplessità: ci chiediamo a cosa servano quelle strisce (d'erba?) di varie larghezze, magari eleganti in un progetto di grafica ma povere e poco fruibili nella sistemazione della piazza. Esortiamo l'Amministrazione comunale a riconsiderare i risultati del precedente concorso. Sarebbe davvero un peccato che una delle maggiori e più note bellezze anche turistiche di Trieste fosse sminuita da un progetto che appare di poco significato.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 11 dicembre 2018

 

 

I sindacati "portano" a Roma l'ansia per la Ferriera cinese

Le sigle temono che la possibile trasformazione logistica tagli i posti di lavoro Il gruppo Arvedi: per ora non è arrivata alcuna offerta, avanti con la siderurgia

Una trasferta inutile, se non fosse che ha contribuito ad acuire le preoccupazioni sindacali. «Siamo arrivati a Roma nella nebbia, siamo ripartiti da Roma nella nebbia». Con questa reiterativa metafora meteo, i segretari triestini di Fiom-Fim-Uilm hanno riassunto il non-risultato uscito dal tavolo ministeriale, chiesto da loro stessi e tenutosi ieri pomeriggio al Mise: all'ordine del giorno la Ferriera. Presente il vicecapo di gabinetto del ministro Di Maio, Giorgio Sorial. Perchè Marco Relli (Fiom), Umberto Salvaneschi (Fim), Antonio Rodà (Uilm) non escono affatto rassicurati dall'incontro romano, anzi: temono che Arvedi venda parte dell'area dello stabilimento ai cinesi di China Merchants group, interessati a insediarsi nella Piattaforma logistica portuale e ad ampliarne il perimetro, per realizzare un grande scalo multipurpose. Come? Acquisendo la cokeria e il reparto "a caldo", per cui la porzione siderurgica si ridurrebbe al solo laminatoio. Il presidente dell'Autorità portuale, Zeno D'Agostino, ne ha parlato a metà novembre con il cavalier Arvedi. I sindacati paventano il cambio di destinazione fabbrica/logistica perchè l'attività ferroviario-portuale non riuscirebbe ad assorbire i 400 addetti oggi impegnati nelle produzioni siderurgiche, quindi si riproporrebbe una pesante questione occupazionale. E chiedono che gli investimenti sulla sicurezza degli impianti vengano comunque garantiti. A rappresentare il gruppo Arvedi c'era Francesco Rosato, il quale - pur non smentendo il merito del colloquio intervenuto tra il cavaliere cremonese e D'Agostino - ha sottolineato che nessuna proposta era arrivata da parte dei cinesi e, in assenza di proposte di sviluppo logistico da parte di soggetti terzi, il destino della Ferriera resterà siderurgico: laminatoio, ghisa, terminal specializzato.Ma in via Molise - come già prima dell'inizio dell'incontro aveva notato il segretario generale del Comune triestino Santi Terranova - non era stato invitato il vero depositario delle novità sull'asse Cremona-Hong Kong, ovvero il presidente del Porto D'Agostino. Di conseguenza al tavolo mancava una gamba e il confronto ne ha visibilmente sofferto: è quanto fa capire, con una punta di percepibile irritazione, l'assessore regionale Alessia Rosolen, che in un comunicato commenta «su incontri informali e dichiarazioni ufficiose non si può costruire nè un'analisi corretta nè una coerente strategia di intervento sulla situazione della Ferriera». La Regione - prosegue la titolare del Lavoro - «è abituata a lavorare per atti formali e a portare a termini impegni presi, non certo a discutere di cose riferite a soggetti terzi in incontri cui non ha preso parte». Ragion per cui «rimangono... le iniziative e le risorse destinate all'area di crisi industriale complessa di Trieste». Tradotto, rebus sic stantibus la giunta Fedriga non cambia cavallo e continua a trottare in sella della siderurgia. Allo staff di Di Maio non è rimasto altro che prendere atto dell'inconcludenza dell'incontro, che sarà aggiornato avendo cura che stavolta l'Autorità portuale venga coinvolta.

Massimo Greco

 

IN EXTREMIS - E l'azienda presenta la documentazione dei parchi minerari

Una notizia solo parzialmente rassicurante per le organizzazioni sindacali: Siderurgica Triestina ha ottemperato all'ultimatum dell'Ambiente e ha presentato al ministero la documentazione relativa alla copertura dei parchi minerari della Ferriera. Senza il progetto esecutivo, la società avrebbe rischiato la sospensione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia): i capannoni - se realizzati - dovranno servire a immagazzinare il minerale necessario alla produzione di coke, perchè le folate di vento alzano quelle polveri contestate dalla popolazione circostante. L'investimento previsto è di 35 milioni.

 

 

Il patto tra gli enti apre l'iter per il campus di via Rossetti

Dall'amministrazione Fedriga "chip" da 5 milioni che si aggiunge ai 20 dell'Uti Quaranta giorni per decidere lo scambio con Cdp tra l'ex caserma e il Carciotti

Un contributo della Regione da cinque milioni di euro, che va ad aggiungersi al tesoretto da altri 20 milioni già in pancia all'Uti giuliana e destinato alla ristrutturazione di edifici scolastici, rappresenta il primo passo concreto per la realizzazione del campus che sorgerà nei nove ettari dell'ex Vittorio Emanuele III di via Rossetti. I 25 milioni sono finalizzati alla riqualificazione di quegli spazi, alla loro trasformazione, in particolare, in strutture scolastiche. Resta ora da sciogliere il nodo dell'acquisizione dell'intera area che appartiene a Cassa Depositi e Prestiti. Due le ipotesi al vaglio dell'amministrazione: l'acquisto o la permuta con Palazzo Carciotti. «È una direzione che, fatte le dovute valutazioni, prenderemo entro una quarantina di giorni», ha anticipato ieri nel corso di una conferenza stampa il sindaco Roberto Dipiazza. Palazzo Carciotti era stato inizialmente quotato 22,7 milioni, scesi a 19,9 in seconda istanza. L'intera area dell'ex caserma di via Rossetti ha un valore che supera i 16 milioni di euro. «Questa del polo di via Rossetti è un'operazione che stravolgerà il sistema scolastico cittadino», ha evidenziato l'assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti: «È un progetto che guarda al futuro e che sceglie di realizzare qualcosa di epocale, evitando di investire milioni di euro per mettere delle toppe a vecchi immobili che oggi ospitano gli istituti scolastici. Finalmente i nostri figli e i nostri nipoti potranno andare a studiare in delle scuole decenti». Non solo aule, palestre e laboratori, dunque, ma anche una biblioteca, una mensa, e pure spazi per il divertimento. Il 2019, indicativamente, dovrebbe essere l'anno in cui si definirà e si perfezionerà l'acquisizione o la permuta. Il 2020 sarà quello della progettazione. Il 2021, quindi, potrebbe vedere la ristrutturazione dei primi padiglioni. «Questo è un punto di partenza - ha spiegato Dipiazza - ma correremo velocemente per avviare questo progetto che, assieme anche all'iniziativa nell'ex Fiera, ridarà vita a tutta quella fetta di città oggi sofferente. Riunirò i dirigenti scolastici per definire anche assieme a loro quali siano gli istituti con la situazione più critica. È evidente che realtà come la succursale del Petrarca di via Settefontane o quella del Galilei di via Battisti non possono più essere tollerate». Ad affiancare ieri Dipiazza e Roberti, c'erano il vicesindaco Polidori e i consiglieri regionali di maggioranza Antonio Lippolis e Danilo Slokar per la Lega, Piero Camber per Fi e Claudio Giacomelli per Fdi. «È un progetto - ha spiegato Giacomelli - che va ad accomunare Trieste con i più avanzati paesi anglosassoni. L'edilizia scolastica ad oggi è un pozzo senza fondo che, nemmeno sul lungo periodo, dà i risultati sperati, ma questa operazione risolverà questi problemi».«È il primo regalo che noi consiglieri regionali di centrodestra, con la giunta, riusciamo a dare a Trieste», ha sottolineato a sua volta Camber: «Era un obiettivo che ci eravamo posti. È il nostro grazie alla città che ha scelto questa nuova amministrazione regionale». 

Laura Tonero

 

 

Arrivano 100 mila euro per interventi antifrana in Val Rosandra

La strada d'accesso inserita nella lista delle criticità del Fvg L'assessore Crevatin: «Risorse importanti. A breve il piano»

SAN DORLIGO DELLA VALLE - Arrivano i fondi per la salvaguardia della Val Rosandra. È di 100 mila euro la somma che la Regione ha messo a disposizione del Comune di San Dorligo della Valle, fino al 2020, per «gli interventi di mitigazione del rischio da caduta massi sulla strada per la Val Rosandra». Un cifra importante, destinata a risolvere quei problemi che potrebbero verificarsi lungo la strada d'accesso a uno dei punti di maggiore attrazione turistica di Trieste e dell'intero Friuli Venezia Giulia, tradizionale meta di visitatori sia italiani sia stranieri in tutte le stagioni dell'anno.«Nei primi mesi del 2017 - ricorda l'assessore comunale Franco Crevatin - c'era stata una frana, fortunatamente di modeste dimensioni, proprio nella strada d'accesso alla Val Rosandra. Queste risorse arrivano perciò ben accolte - aggiunge - perché così potremo procedere ad alcune sistemazioni. A breve - conclude - definiremo il piano d'intervento».La delibera dell'amministrazione regionale trova la sua base nella richiesta, formulata dal Servizio geologico regionale, di «provvedere a progettazione, realizzazione, manutenzione e ripristino delle opere di sistemazione geologica sull'intero territorio del Fvg e delle opere di prevenzione da calamità naturali, ferme restando le attribuzioni alla Protezione civile della Regione in materia di pronto intervento e di provvisorio ripristino».Per il triennio 2018-2020, le risorse previste dalla Regione ammontano a un milione e 698 mila euro, ma risultano disponibili economie di fondi statali stanziati per precedenti interventi già conclusi, per un ulteriore importo di quasi 465 mila euro.In questa maniera i fondi a disposizione ammontano in totale a poco meno di due milioni e 163 mila euro. Tutto parte da un'analisi effettuata nel corso del 2017 dal Servizio geologico regionale, in base alla quale erano stati evidenziati «fenomeni franosi, con la conseguente necessità di interventi volti a fronteggiare situazioni di dissesto geostatico che coinvolgono centri abitati, vie di comunicazione e aree di interesse turistico». Quello di San Dorligo della Valle è l'unico Comune, su 14 della Regione, a beneficiare di un contributo di questa natura. 

Ugo Salvini

 

LA PROROGA DEL CONTRATTO - Fino al 2021 la gestione della Riserva rimane al Comune di San Dorligo

Sarà ancora il Comune di San Dorligo della Valle a gestire, per il prossimo triennio 2019-2021, la Riserva naturale della Val Rosandra. È di questi giorni il provvedimento con il quale la Regione ha deciso di prorogare il contratto già in essere. L'amministrazione guidata dal sindaco Sandy Klun potrà perciò proseguire, com'è stato ribadito nel corso dell'ultimo Consiglio comunale, in uno dei compiti più importanti, sotto il profilo turistico. La Val Rosandra rappresenta la più rilevante risorsa paesaggistica del territorio di San Dorligo della Valle ed è fondamentale, è stato ricordato a più riprese, che ci sia continuità nel lavoro già intrapreso, anche in vista della prossima stagione turistica. E da più parti c'è anche la richiesta di un aumento di risorse da destinare alla Val Rosandra. (u.sa.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 10 dicembre 2018

 

 

Foreste a rischio dalla Romania alla Serbia gli alberi nel mirino dei "ladri di boschi"

Greenpeace: a Bucarest in 11 anni 360 mila ettari in meno. Belgrado, raddoppio di reati ambientali. Intaccati parchi naturali

Belgrado - È una delle regioni al mondo più ricca di foreste vergini e antiche selve, inviolate dalla mano distruttiva dell'uomo. Ma è anche, sempre di più, nel mirino di "ladri di boschi" senza scrupoli, che rischiano di privare le popolazioni locali - e l'Europa intera - di gioielli naturali di altissimo pregio. DENUNCE A BRUXELLES - È questo lo scenario preoccupante che si svolge in gran parte dei Balcani e nell'Europa orientale, dove il problema del disboscamento illegale rimane serio, spesso in peggioramento. Lo è sicuramente in Romania, fino a pochi decenni fa uno dei Paesi più ricchi di boschi nel Vecchio continente, dove Greenpeace ha segnalato un «aumento del 32% dei casi di disboscamento» in spregio alla legge, con quasi 13 mila casi individuati nel 2017. Ma i numeri più gravi sono quelli che denunciano «360 mila ettari» in meno di foreste risultate «tagliate o degradate» dal 2000 al 2011 in Romania, ha segnalato la Ong. È lo scenario che alla Commissione europea hanno denunciato anche la Fondazione EuroNatur e Agent Green, che hanno parlato a novembre di «una delle più grandi emergenze naturali in Europa, con migliaia di ettari di foreste abbattute», anche «in parchi nazionali» e altre zone protette, incluse quelle sotto tutela Unesco. IL MERCATO DELLA LEGNA - Ma non c'è solo la Romania a fare i conti con i suoi boschi perduti, un fenomeno facilitato secondo gli esperti dalla povertà - con tanta gente che attinge al patrimonio forestale per riscaldarsi - dall'inazione delle autorità e dalla floridità del mercato nero. Il Kosovo, ad esempio, è ormai anche visivamente un Paese senz'alberi, «uno fra i più colpiti» dal fenomeno «assieme all'Indonesia», dove il mercato della legna da ardere vale almeno «21,6 milioni di euro», ha segnalato un recente studio dedicato alla "Conservazione delle foreste" nella regione, una sfida spesso immane. crimini ambientaliLo studio ha ricordato che anche in Serbia, in particolare nel sud, «il disboscamento è molto marcato», sia in boschi privati sia in aree pubbliche, in particolare nelle aree di Kursumlija, Leskovac, Boljevac. Serbia dove, secondo calcoli dell'Ufficio statistico nazionale, dal 2007 al 2016 il numero dei crimini ambientali a danno delle foreste è raddoppiato, con «450 persone ogni anno incriminate» per furto di legname, ha informato il Centro serbo per il giornalismo investigativo raccontando che «migliaia di ettari di foreste scompaiono ogni anno» nel Paese, per azione di gruppi organizzati che operano rapidamente, «tagliando gli alberi e portandoli via sui camion, di giorno e di notte», pronti a reagire con le cattive se intercettati o disturbati, la denuncia dell'Ong Green Network. IL RISCHIO PIÙ ALTO - E scene simili sono state più volte segnalate in passato anche in Bulgaria e Bosnia-Erzergovina, nei Balcani lo Stato con una percentuale boschiva più alta - il 43% del territorio - a rischio. A rischio anche perché le guardie forestali «non lavorano sabato e domenica», lasciando mani libere ai ladri di boschi, ha avvisato l'esperto Ahmet Lojo, mentre altri hanno parlato di centinaia di migliaia di alberi tagliati illegalmente ogni anno. E l'Albania non fa eccezione, anche se proprio per arginare il fenomeno il Paese ha imposto una moratoria al taglio di alberi e all'export nel 2016. Una recente indagine del Balkan Investigative Reporting Network ha infatti denunciato casi di disboscamento persino nel parco naturale Shebenik-Jabllanice, sotto egida Unesco. Un altro gioiello, l'ennesimo, minacciato dai ladri di boschi 

Stefano Giantin

 

L'INIZIATIVA ambientalista - Volontari reclutati attraverso il web

Attivi via app oltre mille "guardiani" Il problema del disboscamento illegale è talmente serio, in Romania, da aver fatto nascere idee innovative per contrastarlo. Greenpeace ha così sviluppato e lanciato una app, Forest Guardians, che permette ai volenterosi di denunciare casi sospetti di disboscamento illegale. Forest Guardians ha avuto un grande successo, con migliaia di app scaricate sui cellulari e con oltre mille "guardiani" ecologici volontari attivi. L'applicazione permette di monitorare, attraverso foto satellitari scattate in momenti di tempo diversi, lo stato di salute delle foreste romene e di evidenziare casi sospetti di disboscamento, in particolare in quelle vergini, circa 120 mila ettari, di cui solo 20 mila protetti concretamente da Bucarest. Le denunce vengono successivamente verificate da Greenpeace e infine inoltrate alle autorità competenti. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 9 dicembre 2018

 

 

Campus scolastico di via Rossetti L'ipotesi scambio con il Carciotti

Domani il Comune rilancia il progetto del polo all'ex caserma L'opzione della permuta: il palazzo a Cassa depositi e prestiti

L'aveva annunciata a marzo, poi se l'è tenuta come cadeau di fine anno, da mettere sotto uno dei grandi alberi che hanno rimboschito piazza Unità in occasione delle feste. Roberto Dipiazza presenterà domani mattina l'operazione "Campus caserma", che sarà ambientata nell'ex Vittorio Emanuele III in via Rossetti. Lo farà in Salotto Azzurro con tre "regionali", ossia l'assessore leghista Pierpaolo Roberti, il presidente di commissione forzista Piero Camber, il capogruppo italicofratello Claudio Giacomelli. L'altro ieri, con l'apertura dell'anno accademico, il primo cittadino ha servito sul tema un altro antipasto: campus scolastico e universitario, impianti sportivi, laboratori e zone multidisciplinari, da realizzarsi «con risorse proprie e con gli ulteriori contributi della Regione Fvg». I dettagli non sono stati resi noti, ma fonti regionali vicine alla maggioranza accreditano la seguente pista: il Municipio provvede alla proprietà dell'area con una permuta di propri beni immobili, la Regione - come si evince da quanto lo stesso Roberti ha dichiarato giovedì scorso in materia di trasferimenti ai Comuni - armerà il finanziamento per trasformare il vasto spazio castrense in luoghi deputati allo studio e allo sport. Trattandosi di un boccone da 90 mila metri quadrati ripartito su più edifici, è ragionevole ritenere che il sostegno riqualificatorio si svolgerà su più annualità. È bene rammentare che i 9 ettari, su cui si estende l'ex caserma, appartengono a Cassa depositi e prestiti (Cdp) ed è bene ricordare che vincoli di pubblica finanza limitano la capacità di acquisto degli enti locali. Poiché il valore dell'area non è inferiore a 15 milioni, atteso che Cdp non vive di amore platonico, se l'opzione imboccata è effettivamente la permuta, bisognerà "pareggiare" con altrettanta materia prima: una delle ipotesi formulate al riguardo è il passaggio di mano di palazzo Carciotti, la prestigiosa testimonianza neoclassica che due tornate d'asta non sono riuscite ad alienare. Palazzo Carciotti è stato inizialmente quotato 22,7 milioni, che sono scesi a 19,9 in seconda istanza: niente da fare, il mercato ha fatto l'indiano. Ma il Municipio non può abbassare troppo la gradazione, per ragioni di immagine e di gestione finanziaria. Se sarà possibile impostare il cambio - i due asset appartengono a generi molto diversi -, potrà essere una buona soluzione tecnica. In questo momento responsabile dell'immobiliare comunale, essendo andato in pensione Walter Cossutta, è lo stesso segretario-direttore Santi Terranova, che all'inizio del prossimo anno dovrebbe passare la mano a Enrico Conte, capo dei Lavori pubblici.Già nel settembre 2017 e nella scorsa primavera - era venerdì 9 marzo - Dipiazza aveva delineato gli assi portanti dell'operazione: aveva detto che l'acquisto sarebbe stato imminente, che sarebbe stato condotto con proprie risorse (in effetti, anche senza contante, la permuta si fa con beni propri), che il valore dell'operazione avrebbe girato attorno ai 15 milioni, che progettazione e realizzazione sarebbero state portate a compimento utilizzando un centinaio di milioni "ereditati" dall'Uti giuliana. Ma eravamo prima delle elezioni regionali, che hanno mutato il quadro politico, per cui anche le modalità del "campus" sono cambiate.Gli ultimi sopralluoghi avevano fornito indicazioni rassicuranti sulle condizioni della grande area estesa tra via Rossetti, via Revoltella, via Mameli, via D'Angeli. I teppisti hanno lasciato il segno, ma le strutture sembrano sane. Le caratteristiche degli stabili, con ampi locali, si prestano a una riconversione di tipo scolastico. L'antico compendio militare riusciva a ospitare fino a 5 mila persone. Quando l'operazione stringerà al dunque, sarà d'uopo coinvolgere la Soprintendenza, che sottopose a vincolo, al tempo della direzione regionale di Giangiacomo Martines, l'ex caserma nella primavera 2012. La destinazione militare della zona risale ancora all'amministrazione imperial-regia, quando nel 1902 il Comune acquistò la cosiddetta "campagna Wildi" e le prime costruzioni asburgiche datano 1912. Le autorità italiane riprendono i lavori, che terminano nel 1926. La dedica a Vittorio Emanuele III è passata indenne dalla monarchia alla repubblica e troneggia ancora all'ingresso del futuro campus. Chissà se manterrà il riferimento al penultimo, discusso sire sabaudo.

 Massimo Greco

 

Sala Tripcovich da demolire ?  - Nella delibera nessun accenno

Il consigliere dem Barbo solleva alcuni interrogativi  - Il Teatro Verdi dichiara a norma gli impianti termico ed elettrico dell'edificio giudicato inagibile

La demolizione della Sala Tripcovich? Non è all'ordine del giorno. Nella bozza di delibera della permuta di immobili tra il Comune di Trieste e la Fondazione teatro lirico Giuseppe Verdi, che sta facendo il tour delle circoscrizioni, non si fa cenno. È il consigliere Pd Giovanni Barbo a togliere il velo su alcune stranezze in questo "cambio merce" tra il Municipio e il Verdi entrambe capitanati da Roberto Dipiazza: la Sala Tripcovich di piazza Libertà in cambio dei magazzini teatrali delle Noghere di via del Canneto 16 (comune di Muggia). I due immobili, inoltre, hanno un valore diverso: 1.170.941 euro la Sala Tripcovich e 3.194.211 euro il fabbricato delle Noghere. «Gli oltre due milioni di euro di differenza verranno pagati dal Verdi al Comune? In caso contrario, cosa ci assicura che non ci sia danno erariale?», domanda Barbo. Nella delibera si sostiene che «l'operazione è ritenuta congrua perché di primario interesse per l'amministrazione che intende procedere alla riqualificazione dell'intera area». Non si parla però mai di demolizione. Anzi. Non si esclude che la Tripcovich, una volta ritornata al Comune «possa essere destinata ad attività rilevante Iva, non escludendo a priori eventuali futuri utilizzi a fini non istituzionali». «Ci sono già progetti in merito da parte del Comune? Supermercati magari?», insiste Barbo. Ma la cosa più stravagante è lo stato dell'immobile da dismettere che «non sarebbe più utilizzabile dal Verdi, poiché non più conforme alle normative sulla sicurezza». Nel contratto di permuta il Verdi certifica che «l'impianto elettrico e termico sono a norma». «Perché allora è stata finora dichiarata inagibile?», si chiede Barbo. Già, perché?

 

 

 

 

 

«L'alta velocità Venezia-Trieste vale più dei transiti a Ovest» - Parla l'ex senatore Sonego

La somma dei passaggi lungo le barriere della Venezia Giulia è 5 volte quella tramite il Bianco - Per l'ex parlamentare un errore la cancellazione della tratta

PADOVA - Venezia-Trieste-Divaccia batte Lione-Torino 4 a 1. È proprio questo il rapporto dei transiti di mezzi che hanno attraversato il confine orientale italiano, rispetto a quello occidentale. Eppure la Tav è quella a Nordovest. E anzi a est di Venezia fino a Trieste e al confine, il Governo a ottobre di quest'anno la linea alta velocità alta capacità l'ha proprio cancellata. Non si farà più. E a nessuno pare interessare. Lodovico Sonego, ex senatore della Repubblica e ex assessore ai trasporti della Giunta regionale targata Riccardo Illy, ha così scritto alla nuova coordinatrice europea del Corridoio n. 6 Mediterraneo Iveta Radicová. Spiegandole che è forse il caso di entrare nel merito della decisione delle commissioni trasporti di Senato e Camera che il 24 e 25 ottobre hanno eliminato la nuova ferrovia AV/AC Venezia-Trieste-Divaca che del Corridoio Mediterraneo è un segmento fondamentale. La somma dei transiti attraverso le barriere di Trieste e di Gorizia è cinque volte i transiti attraverso il Bianco, 4,3 volte i transiti di Bianco e Frejus sommati. «Tutto ciò è furiosamente irresponsabile» dice Sonego. «Come si può privare la parte che sostiene il Pil italiano di una infrastruttura di questa importanza? Il tratto fondamentale dell'alta velocità/alta capacità è quello che unisce questo pezzo d'Italia con i paesi dell'Europa Continentale, l'Est e Sud Est europeo. Paesi che hanno una fortissima integrazione economica». Sonego spiega nei numeri del suo paper l'importanza del collegamento. La somma dei transiti attraverso il confine italiano Nord Orientale (Tarvisio-Ugovizza; Gorizia-Villesse; Trieste-Lisert; totale 12.050 passaggi nel 2017) supera la somma dei transiti attraverso Brennero, Bianco e Frejus (10.371 nel 2017). I transiti (8.743 nel 2017) attraverso le barriere autostradali di Trieste-Lisert e Gorizia-Villesse che sono esattamente collocate lungo l'asse del Corridoio TEN-T n.6 Mediterraneo costituiscono il 39% di tutti i transiti attraverso i sei valichi alpini. «Si è giustamente enfatizzato il significato economico della nuova ferrovia ad alta velocità fra Torino e Lione - dice Sonego - ma senza questo pezzo manca il tratto fondamentale». La linea Av/Ac non era mai stata cancellata, l'infrastruttura fu anzi confermata dall'accordo tra l'allora governatrice Serracchiani e Rfi. L'intesa datata 22 Novembre 2016 stanziava 1,8 miliardi per realizzare con un quadruplicamento, per buona parte in galleria, la tratta dall'Isonzo al nodo di Aurisina. Il nuovo Contratto di Programma-Parte investimenti (CdP) tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rfi per gli anni 2017-2021 prevede lo spostamento di quegli 1,8 miliardi in favore dell'ammodernamento della linea storica Venezia-Trieste-Confine di stato.

Roberta Paolini

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 8 dicembre 2018

 

 

Convince Porto vecchio «futuro polo culturale» - il convegno di Italia Nostra

Un futuro da polo culturale e di sperimentazione. Questa la prospettiva per l'antico scalo, protagonista ieri nella sala congressi della Centrale Idrodinamica di una conferenza dal titolo "Porto vecchio-Ritorno al futuro". L'evento rientra nell'ambito dell'Anno europeo del Patrimonio culturale ed è stato organizzato dalla sezione triestina di Italia Nostra con il patrocinio dell'Autorità portuale dell'Adriatico Orientale. All'incontro hanno partecipato, fra gli altri, il presidente di Esof 2020 Bruno Della Vedova, l'assessore alla cultura Giorgio Rossi e Andreina Contessa, direttrice del museo storico di Miramare. Obiettivo: valorizzare Porto vecchio, non solo quale luogo operativo ma anche come centro di cultura e sperimentazione. Tutti hanno sottolineato l'importanza dell'istituzione di un collegamento col centro urbano: Rossi ha anticipato che il Comune sta lavorando con Trieste Trasporti per l'apertura di una linea che dovrebbe collegare piazza della Borsa all'area di Porto vecchio.

Lorenzo Degrassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 dicembre 2018

 

 

Il ritorno del tram a Pola in un progetto per il Comune

Pronto lo studio realizzato da due ingegneri, previsto il riutilizzo di strutture già esistenti: «Piano economicamente sostenibile e vantaggi per l'ambiente»

POLA - Ripristinare dopo molti decenni il tram cittadino così da contribuire a risolvere il problema del traffico caotico che affligge l'area urbana di Pola, soprattutto nei mesi estivi. È questa l'idea che hanno sviluppato gli ingegneri Livio Nefat e Ivan Skol. I due professionisti stanno ultimando la stesura del progetto, che hanno realizzato di propria iniziativa e che intendono sottoporre all'attenzione dell'amministrazione municipale. Sarà ovviamente il Consiglio comunale a decidere se metterlo in pratica o meno, magari bussando alle porte dei fondi europei per quel che riguarda il finanziamento. «Noi come cittadini di Pola - spiega al Glas Istre Livio Nefat, già anni fa fra i dirigenti dell'Unione Italiana - vogliamo dare il nostro contributo al miglioramento della qualità della vita dei concittadini con un progetto economicamente sostenibile che comporterà vantaggi per tutti».Il punto di partenza del tram così come progettato è l'attuale stazione ferroviaria, nella quale si trovano sette binari di cui solo tre oggi sono in funzione: gli altri possono dunque essere riattivati a questo scopo. Da sfruttare poi ci sono altri binari, inutilizzati da anni, lungo la riva cittadina nonché in direzione di Monumenti e dell'area commerciale alla periferia di Pola fino all'ex base aerea militare. «Inoltre - aggiunge Nefat - sotto Monte Zaro si trovano rifugi lunghi chilometri e risalenti alla Seconda guerra mondiale: lungo quei tunnel potrebbero essere posati i binari del futuro tram».Il tram è destinato ad avere naturalmente la trazione elettrica, e farebbe la spola fra i grandi parcheggi alle porte della città e il centro e toccando anche aree di interesse come l'aeroporto oppure i centri commerciali e il futuro terminal crociere. Di conseguenza verrebbe ridotta di molto la pressione del traffico lungo le direttrici cittadine con enormi vantaggi anche sul piano dell'inquinamento. In base alle stime effettuate dai due professionisti, i passeggeri si potrebbero quantificare in un milione nel solo primo anno di funzionamento della infrastruttura. Per quel che riguarda i costi del progetto, si parla di 700 mila euro nella prima fase, in cui verrebbe sfruttata buona parte dell'infrastruttura già esistente: un importo che verrebbe recuperato nell'arco di tre anni. Considerate le iniziative che sono in atto nelle altre città, tutte intese a scoraggiare l'uso dell'automobile nell'area urbana, l'amministrazione cittadina potrebbe tenere il progetto in buona considerazione. Intanto, il lavoro dei due professionisti viene a creare i presupposti per il ritorno a Pola del tram, che fu inaugurato nella sua prima tratta nel lontano marzo del 1904. Una linea costeggiava la costa e l'arsenale fino a San Policarpo, la seconda collegava il Marina Casinò alla stazione ferroviaria passando dinanzi all'Arena. In seguito venne costruita la linea dall'Arena al Bosco Siana. La lunghezza totale delle linee era di 7,3 chilometri, la motrice aveva il motore elettrico e la velocità massima consentita era di 20 chilometri all'ora. Dopo la prima guerra mondiale il servizio cominciò a soffrire la concorrenza crescente dei trasporti su gomma, e nel giugno del 1934 venne definitivamente cassato.

 

 

Rifiuti ingombranti e multe, lo zelo dell'azienda è a senso unico  - La lettera del giorno di Dario Pacor

Venerdì 23 novembre scorso la notizia della signora alla quale è stata comminata un'ammenda di 600 euro per avere lasciato due giocattoli fuori i cancelli della discarica di via Carbonara; sabato 24 la foto di un lettore sui rifiuti abbandonati vicino ai cassonetti straboccanti in via Rossetti (situazione comune a tanti altri punti della città). Inciviltà dei triestini o inadeguatezza dell'AcegasApsAmga (i cui dividendi per gli azionisti crescono di anno in anno) nella raccolta dei rifiuti? Visto che l'azienda è così solerte nel segnalare ai vigili della Polizia locale i i cittadini che, recatisi alla discarica nell'orario di chiusura, lasciano qualche rifiuto ingombrante in prossimità dei cancelli, perché non lo è altrettanto nella raccolta delle "scovazze" perlomeno nelle situazioni più critiche?L'assessore Polli afferma che abbandonare un rifiuto di fronte all'entrata della discarica vale quanto qualsiasi altra strada comunale. Capita di vedere rifiuti ingombranti "parcheggiati" anche per una decina di giorni davanti i portoni degli stabili, in attesa di essere ritirati dal servizio AcegasApsAmga, alla faccia del tanto declamato "decoro cittadino". L'area di via Cabonara - spiace per i pochi residenti in prossimità - è comunque una zona marginale, dove certamente i cittadini non vanno a fare le loro passeggiate. Costerebbe tanto avere un addetto supplementare nel centro di raccolta per traslocare all'interno della stessa i rifiuti lasciati fuori durante l'orario di chiusura?Un'operazione che richiederebbe forse qualche decina di minuti. Si preferisce invece investire in costosissimi sistemi di tele-sorveglianza, impegnare i vigili a comminare sanzioni, incassare dalle stesse - leggo sul Piccolo - 50mila euro in sei mesi, penalizzando coloro che quantomeno si sono presi la briga di recarsi alla discarica. A ciò si aggiunge la cacciata, un anno fa, di quelle persone che - cosa orribile - fuori dai cancelli chiedevano se tra le cose che buttavi c'era qualcosa a loro utile. Molto meglio produrre rifiuti? Ritengo tutto questo un vero e proprio incentivo a disfarsi dall'immondizia o da tutto ciò che non serve più abbandonandolo sotto casa, magari in qualche via non ancora servita da telecamere.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 6 dicembre 2018

 

 

L'ex Filodrammatico ceduto all'asta pronto ad accogliere alloggi e box auto.

Il rudere di via degli Artisti acquistato per 1,9 milioni dall'unica societa' a farsi avanti per rilevarlo. Il nome resta top secret.

Riapre la stagione del Filodrammatico. Non sarà più teatrale, forse il cartellone si orienterà verso il residenziale e il logistico. Dipenderà dalle scelte dell'acquirente. La società Cierre, proprietaria del rudere di via degli Artisti, partecipata paritariamente dalla Cividin srl e dalla Cogg-ex Riccesi, è stata acquistata all'asta nel tardo pomeriggio di ieri l'altro. Poichè la procedura non è terminata ed è ancora possibile rilanciare, non è stato reso noto il nome del temporaneo, fortunato vincitore: si sa comunque che la società non è triestina e che è risultata unico offerente per il 100% della Cierre.L'aggiudicazione è avvenuta nello studio dell'avvocato Enrico Bran, curatore del fallimento Cividin srl. Il valore dell'operazione ammonta a un milione 870 mila euro e contiene vari asset: oltre al Filodrammatico, due appartamenti ad Aurisina Cave 57, 12 posti auto collocati ad Aurisina Cave e nel complesso "Salvia e rosmarino" ad Aurisina. Attenzione ad approcciare correttamente la portata di "valore dell'operazione", poichè il complesso meccanismo studiato da Bran, con l'obiettivo di alzare l'incasso a favore dei creditori Cividin (fallita) e Cogg (concordato preventivo), prevedeva l'applicazione di un algoritmo combinato tra compravendita delle partecipazioni, debiti societari, disponibilità liquide tra cassa e banche. Alla vigilia si parlava di un business da un paio di milioni e quindi la previsione è stata quasi centrata. A sua volta nel 2011 Cierre aveva comprato all'asta il Filodrammatico dall'Inps, pagandolo 2,5 milioni. Cividin e Riccesi avevano progettato un intervento di riqualificazione, quotato 2,5 milioni di euro, basato sulla realizzazione di 19 appartamenti e di ben 80 posti auto. Nel dicembre 2015 avevano anche ottenuto dalla Regione Fvg, edizione Serracchiani, un contributo di 770 mila euro con una duplice finalità: riqualificare l'immobile in istato di abbandono e stimolare l'acquisto di appartamenti con modalità convenzionate. Un'operazione simile aveva riguardato anche un vasto stabile tra via Boccaccio e Scala Belvedere, che la friulana Tris aveva rilevato dal fallimento Prodest: in quel caso il contributo regionale era stato di 730 mila euro. Come si accennava all'inizio, adesso bisogna attendere l'esito definitivo dell'asta, per scoprire chi sarà il coraggioso interprete del futuro Filodrammatico e soprattutto sesarà intenzionato a proseguire lungo il progetto Cividin-Riccesi o se invece cambierà rotta. I lavori dovranno riguardare un ampio compendio che si estende tra via degli Artisti e via Donota. L'edificio non solo è abbandonato da oltre trent'anni, ma ha subìto due incendi, nel 2006 e nel 2009, che lo hanno ulteriormente danneggiato.

Massimo Greco

 

Dall'ortofrutticolo alla vecchia Fiera fino alla Maddalena

Tra immobili in vendita e aree da riqualificare ballano operazioni immobiliari per 300 milioni

Fuori uno. La vendita del Filodrammatico, cioè di uno storico rudere in pieno centro, riaccende i motori del settore immobiliare triestino, dove le partite da chiudere su importanti edifici/aree da riqualificare restano comunque molte. Al netto di Porto vecchio, che rappresenta un capitolo a se stante, l'elenco delle vendite da fare e dei lavori da avviare arriva a sfiorare i 300 milioni di euro. Facciamo una somma del tutto indicativa. L'operazione più impegnativa resta l'ex Fiera, dove l'imprenditore carinziano Walter Mosser, dopo aver speso oltre 13 milioni di euro per l'acquisto dello spazio dal Comune, ha annunciato di volerne spendere 65 per rifare un po' tutto, dall'ultima parte di via Rossetti ai parcheggi, dal fitness allo shopping. Al secondo posto nella lista delle meraviglie si piazza il Parco del mare, progetto pilotato dalla Camera di commercio che pianifica una spesa di oltre 40 milioni per trasformare l'ex Cartubi e il mai nato Porto Lido in un grande acquario. Bollenti castagne sono state tolte dall'infuocato barbecue dell'ex Maddalena a opera dell'imprenditore veneziano Francesco Fracasso, specializzato nel recupero di siti degradati. Ha messo a posto l'attuale Centercasa di corso Saba, sta sistemando un monomarca Obi nell'ex concessionaria Dino Conti, nella voragine davanti al Burlo scommetterà 30 milioni per realizzare fori commerciali. Un obiettivo di prima fascia nelle strategie comunali sarà nell'entrante 2019 la cessione dell'attuale mercato ortofrutticolo, che occupa un grande triangolo nella zona di Campo Marzio. Il Municipio lo ha inserito nel piano delle alienazioni per una quotazione di 26 milioni, che non sono una bazzecola: il sindaco Dipiazza ha detto che esiste un progetto, preparato dalla società pubblica Invimit, che prevede nell'area un investimento alberghiero e un riassetto urbanistico (due parcheggi e un sottopasso) per un totale di 90 milioni. A poche decine di metri c'è l'ex Meccanografico, edificio dalla storia tribolatissima che potrebbe aver trovato la sua ragion d'essere nell'ospitare la sede di Esatto spa.Non hanno ancora trovato ammiratori il comunale palazzo Carciotti (20 milioni in probabile ribasso) e il camerale palazzo Dreher (iniziale 11,7 milioni). Trattativa aperta per l'ex Intendenza di finanza, double face delle Poste, che per 5-6 milioni potrebbe lasciare il patrimonio immobiliare di Cassa depositi e prestiti diventando un hotel.

 

La speranza di commercianti e residenti: «Così questa strada uscirà dal degrado» - LE REAZIONI AL FUTURO RESTYLING

Chi lavora in via degli Artisti e la frequenta si dice soddisfatto per la novità della prossima rinascita dell'ex Filodrammatico e spera che gli interventi previsti possano riportare la strada a una condizione migliore, dopo anni di degrado e sporcizia. Molti auspicano però che venga conservato qualche dettaglio dell'originale destinazione dell'ex Filodrammatico, una testimonianza della sua antica funzione, a ricordo del glorioso passato. «Qualsiasi cosa verrà fatta - commenta Giuliana Cisilin - sarà meglio di quello che c'è ora. È una zona di interesse storico, ben venga quindi un cambiamento, che ci voleva. Anche perché qui siamo in tanti a lavorare, una piccola comunità vivace». «È un bene se il palazzo viene finalmente ristrutturato - dice Mauro Parlotti -, servirà anche a rendere questa zona più pulita, visto che proprio l'area accanto all'edificio è diventata una toilette a cielo aperto per cani. Anche se ovviamente gli animali non hanno alcuna colpa». Per Antonino Guaiana la risistemazione dell'ex teatro potrebbe portare un via vai maggiore anche nella vicina galleria commerciale, che collega via degli Artisti a corso Italia. «Una volta era più vissuta - racconta - anche perché qui vicino c'era il cinema, magari il nuovo palazzo aiuterà a farla tornare più animata, ricordo negli anni '70 quanto era attiva. Nel tempo non è stato più così, forse anche per il degrado della strada qui dietro. Comunque se tutto verrà messo a posto, anche con l'eliminazione di transenne e impalcature ferme da tempo, non può che essere positivo». E c'è chi ricorda come la situazione precaria dell'immobile aveva causato anche la chiusura della strada, con conseguenze per commercianti ed esercenti. «La viabilità tempo fa è stata interrotta per diversi mesi a causa dei problemi legati all'edificio - racconta Karin Puzzer - e quando c'era vento forte si temeva comunque che qualcosa crollasse». Altri hanno ancora impressi nella memoria alcuni momenti che hanno segnato il lento sfacelo del Filodrammatico, come il crollo del tetto o alcuni incendi che avevano colpito la struttura. «Siamo comunque pronte - aggiunge Cecilia Leoni - a fare qualche sacrificio, inevitabile con il cantiere che verrà posizionato per i lavori, penso ai macchinari che saranno impiegati per la ristrutturazione. Va bene se ci sarà qualche disagio, perché immaginiamo che poi la situazione migliorerà sensibilmente. Girava voce che ci sarebbe stata anche una pedonalizzazione della strada, e credo potrebbe essere utile. Speriamo - sottolinea - che venga conservata almeno la targa con il nome del Filodrammatico, è un pezzo di storia della città, non si può cancellare». Pensiero simile per due anziani che vivono nella vicina via Donota. «Non si può dimenticare quanto bello è stato quel teatro, quanti intrattenimenti ha regalato per anni a tanti triestini, speriamo non sia dimenticato. Ci vorrebbe, ad esempio, una targa con qualche cenno storico». Per altri la demolizione del rudere servirà anche a evitare episodi di delinquenza segnalati più volte. «Visti il degrado e la poca luce - ricorda qualcuno - qui ci sono stati episodi legati allo spaccio o bivacchi notturni, sarà l'occasione per eliminare anche questo tipo di problematiche».

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 5 dicembre 2018

 

 

Toninelli e il rebus della Trieste-Divaccia

Il ministro: ok al cofinanziamento Ue fino a Venezia. Tratta già stoppata in Senato. Regione in attesa di chiarimenti

UDINE - Il cofinanziamento Ue per la Trieste-Divaccia. Ma anche per la prosecuzione della tratta verso Ovest, fino al nodo di Venezia. Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli infila pure il Friuli Venezia Giulia e i suoi confini in un post su Facebook in cui rivendica i meriti del governo gialloverde su un presunto supporto europeo alle infrastrutture ferroviarie. Poche righe, quelle per la nostra regione, ma che scatenano le perplessità in casa grillina e la dura reazione del Pd. Perché lo stop in commissione al Senato proprio alla Trieste-Divaccia era stato, a fine ottobre, motivo di esultanza proprio dei 5 Stelle, con in testa il capogruppo Stefano Patuanelli, non a caso sorpreso dal riferimento del ministro a quell'opera. Ma anche perché Toninelli parla di un'azione governativa che Isabella De Monte smonta in fretta. «Non sapevamo che il fantasma del ministro si aggirasse per le commissioni mentre noi lavoravamo - ironizza l'europarlamentare dem -. La realtà è che la tratta Trieste-Divaccia era già stata inserita nel testo dalla Commissione, e il Parlamento europeo non ha apportato modifiche, così come il Consiglio».Un rebus insomma. O un'altra gaffe del ministro, a sentire appunto il Pd. Di certo, poco più di un mese fa Patuanelli parlava di «grande vittoria per chi si batte da sempre contro le opere inutili» dopo il via libera in commissione a Palazzo Madama allo schema di contratto di programma 2017/21 tra il ministero delle Infrastrutture e Rfi, un documento che incrementa di 13,2 miliardi gli investimenti ferroviari ma, a sentire i grillini, piazza la pietra tombale sull'alta velocità. Stupisce dunque che Toninelli inserisca pure la Trieste-Divaccia tra le opere per le quali il governo «ha ottenuto un cofinanziamento», così scrive su Fb dopo il Consiglio Ue con i suoi omologhi a Bruxelles. Fonti del Mit spiegano che il post fotografa «una situazione precedente alla determinazione in commissione sulle prescrizioni che riguardano alcune tratte» e che sarà Rfi a «valutare quali opere non risultino più strategiche». Ma De Monte demolisce la lettura di una vittoria del governo: «Quelle di Toninelli sono dichiarazioni imbarazzanti, è arrivata l'ora di mettersi a studiare».Resta poi la questione del sostegno al prolungamento della tratta fino a Venezia. Si potrà forse trattare del potenziamento dell'esistente, progetto da 1,8 miliardi inserito nell'accordo governo-Rfi? «Il cofinanziamento Ue sull'intero tragitto è una buona notizia», commenta l'assessore regionale ai Trasporti Graziano Pizzimenti. Ma nemmeno lui, ammette, ha alcun dettaglio sull'operazione. Intanto, sempre via Facebook, su un altro fronte Toninelli annuncia che il governo italiano condividerà l'analisi costi-benefici della Tav con il governo francese e, quindi, rinvia al 2019 la pubblicazione degli eventuali bandi di gara. Il ministro spiega di avere siglato, «a margine del Consiglio Ue dei Trasporti», con l'omologa di Parigi, Elisabeth Borne, «una lettera per chiedere congiuntamente a Telt, il soggetto attuatore, di pubblicare oltre la fine del 2018 i bandi dapprima attesi a dicembre. Adesso condivideremo il percorso con la Commissione europea, applicando in pieno il contratto di governo. Nessun pregiudizio sull'opera, ma solo l'obiettivo di fare quanto mai fatto prima: usare bene i soldi di tutti i cittadini italiani». «Analisi costi-benefici? Non faccio l'ingegnere, ho fatto il classico. Ognuno faccia il suo mestiere», commenta il vicepremier e ministro dell'interno Matteo Salvini precisando di essere «per l'Italia dei sì, mi si portino i numeri». Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino intravede nelle parole di Toninelli uno spiraglio, ma fonti del ministero precisano che il rinvio «congela di per sé qualunque aspetto della procedura». 

Marco Ballico

 

 

Un weekend di dibattiti sul futuro di Porto vecchio

Il via venerdì alla Centrale Idrodinamica. Previste fino a domenica visite guidate affidate ai volontari di Italia Nostra

Sono state presentate ieri mattina nella sala Bobi Bazlen di palazzo Gopcevich le tre giornate dedicate al Porto vecchio denominate "Porto vecchio-Ritorno al futuro" e che avranno quale comune denominatore l'attualità e le prospettive future dell'antico scalo portuale cittadino. Il tema, che si articolerà da venerdì 7 a domenica 9 dicembre nella Centrale idrodinamica del Porto Vecchio, rientra nell'ambito dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale ed è stato presentato dalla presidente della sezione triestina di Italia Nostra Onlus, Antonella Caroli, dalla vicepresidente Giulia Giacomich, assieme al professor Bruno Della Vedova, presidente di Esof 2020. Questa tre giorni di dibattito e di visite guidate alla centrale idrodinamica è organizzata, oltre che da Italia Nostra, dagli assessorati alla cultura del Comune di Trieste e della Regione, con il patrocinio dell'Autorità di Sistema Portuale dell'Adriatico Orientale e del Mibac, e ha come obiettivo quello di evidenziare il comune impegno per la valorizzazione del Porto Vecchio, visto non solo quale luogo operativo ma anche come centro di cultura, sperimentazione e tecnologia. «Mi piace ricordare - ha sottolineato Bruno Della Vedova, presidente di Esof 2020 - che il Porto vecchio è nato da una necessità storica dell'epoca che aveva come obiettivo quello di mettere insieme professionalità, industria e comunicazione. È perciò necessario che quest'area venga ridata alla città e l'occasione offerta da Esof 2020 sarà propizia in tal senso». Il programma delle tre giornate dedicate al Porto vecchio sarà aperto venerdì dalla tavola rotonda dove verranno esaminate le prospettive e le opere messe in cantiere per la valorizzazione del vecchio scalo portuale triestino, mentre sabato 8 e domenica 9 dicembre, dalle ore 10 alle 13, sarà possibile effettuare delle visite guidate alla centrale idrodinamica, realizzate grazie al coinvolgimento dei volontari di Italia Nostra, per le quali è preferibile la prenotazione tramite email a trieste@italianostra.org.

Lorenzo Degrassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 4 dicembre 2018

 

 

Arrivano 33 nuovi autobus La flotta cittadina è "young"

Con gli ultimi acquisti da 8,5 milioni Trieste Trasporti può vantare il parco mezzi più giovane d'Italia. Intanto le multe ai "portoghesi" toccano quota 1.100 al mese.

Trieste Trasporti ne è certa: la sua flotta di bus è la più giovane d'Italia e dell'Europa intera. Con l'ultima covata di mezzi neonati, l'età media si attesta a 4,2 anni contro una media nazionale di 12,2. Ma il Broletto fa meglio anche dell'anagrafe tedesca, irlandese, finlandese. Fin dall'inizio del 2019 tutti i 271 bus saranno classificati Euro 6, con relativo beneficio ambientale per qualità di emissioni in atmosfera. Ieri mattina, davanti al Savoia, il vertice della concessionaria ha schierato due prototipi del ringiovanimento: in tutto rinfrescheranno i ranghi di Trieste Trasporti 33 produzioni della Man, 25 saranno le "normali" lunghe 10,5 metri con 85 posti, mentre 8 saranno invece le snodate da 18 metri capaci di portare quasi 150 passeggeri. Un investimento di 8,5 milioni in buona parte pagato attraverso il contributo regionale al trasporto pubblico locale (tpl), una quota del quale è utilizzato per il rinnovamento del parco mezzi. Alla presentazione degli ultimi acquisti un ampio parterre con il governatore Massimiliano Fedriga, il sindaco Roberto Dipiazza, il prefetto Annapaola Porzio, il vertice societario Piergiorgio Luccarini e Aniello Semplice, l'amministratore delegato del partner privato Arriva, Angelo Costa. Un'occasione per fare il punto sui temi forti del comparto. A cominciare dal cosiddetto giudizio di revocazione avanti il Consiglio di Stato, che il prossimo 24 gennaio chiuderà l'infinita storia della gara per l'aggiudicazione del trasporto pubblico regionale: è l'ultima chance di Busitalia (gruppo Fs) e di Autoguidovie per debellare la società consortile formata dalle quattro concessionarie uscenti (Trieste trasporti, Saf, Atap, Atp), dopo le due sconfitte al Tar e al Consiglio di Stato. Fedriga non ha nascosto quanto ricorsi bis-tris facciano perdere tempo e quattrini, soprattutto quando in ballo c'è un finanziamento di 133 milioni, che colloca il trasporto locale al secondo posto delle dazioni regionali dopo la sanità. Interessante anche l'argomento "sicurezza", gestito da un sistema di 1350 videocamere ad alta definizione, che ha consentito a magistratura e forze dell'ordine l'acquisizione di 547 blocchi di filmati a chiarimento di incidenti stradali e di indagini penali. C'è anche un problema di "sicurezza" di cassa, nel senso che Trieste Trasporti ha dichiarato guerra a chi non acquista il regolamentare biglietto: nel corso del 2018 le sanzioni sono cresciute di quasi il 13% a circa 1100/mese. L'azienda calcola che il fenomeno sia valutabile nell'ordine del 10-15% del totale dei passeggeri, determinando un danno economico non inferiore ai 2,5 milioni di euro/annui. Due gli strumenti messi in campo contro l'evasione: il recupero dei crediti affidato a Synergy Key - perchè Semplice è pronto ad affondare la lama fino al pignoramento - e l'attivazione dei contapasseggeri a bordo di tutti i bus. Il contapasseggeri servirà inoltre come fattore statistico-programmatorio, alfine di capire meglio quanti siano gli effettivi fruitori del "tpl" e quali siano le linee più battute. 

Massimo Greco

 

Ciclabili, natura e passaparola Così cresce l'appeal di Muggia

Il report costruito in base ai questionari sottoposti ai visitatori promuove la città L'ospite tipo viene da Austria e Germania e trascorre qui dalle 2 alle 4 notti

MUGGIA - Famiglie o gruppi di amici, per lo più provenienti da Austria e Germania, attratti dalla Parenzana o semplicemente consigliati da persone che Muggia l'hanno già vista. Questa la "scheda" del turista tipo della cittadina istroveneta. Un dato emerso dai questionari promossi dall'amministrazione Marzi e distribuiti nel mese di settembre dal Gal Carso in collaborazione con alcuni operatori locali. La maggior parte dei turisti stranieri risulta quindi arrivare dall'Austria o dalla Germania. Il 23% di questi è di passaggio, il 21% viene qui per trascorrere del tempo al mare o a contatto con la natura, un altro 21% perché consigliato da amici e ben il 26% per godere della Parenzana o dell'Alpe Adria Trail. Le famiglie costituiscono il 38% del nucleo di turisti giunti a Muggia, seguono i gruppi di amici (36%) e un'importante quota di viaggiatori solitari (21%), che a sorpresa sono per lo più donne (il 63% contro il 38% di uomini) la cui età media è di 43 anni. La maggior parte dei turisti arriva nella città istroveneta con la propria auto, un 18% con il trasporto marittimo, il 15% in bici e il 10% in camper. Esattamente 2,6 in media le notti di soggiorno in città, che salgono a quattro in campeggio, dove sceglie di pernottare il 28% dei turisti. Il 36% dei visitatori di Muggia opta per l'albergo, mentre il 17% il b&b. Lusinghiero il fatto che il 61% dei visitatori valuta la città migliore rispetto alle aspettative. Positivo anche il riscontro sull'informazione turistica, con ben un 61% di opinioni positive e un infopoint che tra il 24 luglio ed il 22 ottobre ha registrato quasi duemila accessi. In generale Muggia risulta essere una città accogliente a detta dei turisti, con una valutazione molto positiva sia verso la sicurezza percepita (90%) che nei confronti della cittadinanza (80%). «Stiamo lavorando alacremente perché siamo convinti del valore e delle potenzialità della nostra città ed è evidente come Muggia goda di un'attrattività sempre più alta, turisticamente parlando: basta guardarsi intorno per notare il numero crescente di turisti che ci fanno visita», commenta il sindaco Laura Marzi. Soddisfatto Fabrizio Masi, referente di Viaggiare Free: «I gruppi che vengono a Muggia dall'estero o dal Centro-Sud dell'Italia lo fanno per visitare un territorio transfrontaliero, di cui Muggia è la prima tappa. I dati dei passaggi di cicloturisti che emergono anche dai territori confinanti ben evidenziano la significativa incidenza e l'esponenziale crescita che questo settore sta vivendo». E dal Gal Carso Enrico Maria Milic lancia nuove sfide: «A gennaio vorremmo ripartire con un tavolo di lavoro per creare un calendario da presentare ad inizio stagione. Noi possiamo sviluppare e far crescere l'offerta già esistente, ma l'offerta parte dal territorio e da tutte le realtà che vogliono proporre se stesse e il proprio progetto».Ottimista infine l'assessore al Turismo Stefano Decolle: «Quello che emerge con forza è un deciso attivismo da parte di tutte le realtà coinvolte, che hanno dimostrato di avere voglia di essere costruttive e concrete nella creazione di prodotti e servizi turistici. C'è molto sano spirito d'iniziativa e desiderio di collaborare all'insegna di un impegno condiviso, ingredienti fondamentali per lo sviluppo della nostra amata Muggia». 

Riccardo Tosques

 

 

Ambiente - Italia e Croazia insieme per pulire il mare Adriatico

Entro la fine dell'anno 70 pescherecci saranno mobilitati in nove porti dell'Adriatico tra Italia e Croazia per ripulire i fondali marini dai rifiuti. Lo ha annunciato Tomaso Fortibuoni, ricercatore dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, illustrando a Bruxelles il progetto Interreg «Marine Litter - Repair», coordinato dall'Università Cà Foscari di Venezia e con la collaborazione di altri sei partner, Ispra a Chioggia, le Cooperative M.A.R.E. di Cattolica e Limosa di Venezia, l'Istituto di Oceanografia e Pesca di Spalato, l'Associazione Sunce di Spalato, e l'Istituto Rera per lo sviluppo della contea di Spalato e Dalmazia. «C'è un vuoto normativo non solo in Italia ma anche negli altri Paesi che si affacciano sull'Adriatico e non si sa come classificare il rifiuto pescato in mare» ha spiegato Fortibuoni.

 

 

Clima, dall'Italia l'ultimo allarme - Solo 20 anni per salvare il Pianeta

Si apre il vertice Cop 24 in Polonia. Il monito dell'Onu: «È già una questione di vita o di morte»

ROMA - «Quella del clima è già oggi una questione di vita o morte» per diverse parti del mondo ma «siamo totalmente fuori rotta e in ritardo» nel progetto di scongiurare catastrofi naturali e drammi umanitari. Si è aperto con un appello drammatico il discorso di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni unite, all'inaugurazione della Conferenza mondiale climatica COP24, a Katowice, nel sud della Polonia. Dall'accordo di Parigi del 2015 sottoscritto da 195 Paesi, che indicò l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale con un aumento medio della temperatura entro i 2 gradi - meglio 1,5 - rispetto all'era preindustriale, «questo incontro è il più importante sui cambiamenti climatici», ha ribadito Guterres. Che ha sollecitato i capi di Stato e di governo presenti (non c'erano i big, per l'Italia ha partecipato il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, mentre Leonardo Di Caprio non sarebbe stato invitato per timore delle sue posizioni) e i rappresentanti delle 60 delegazioni a condividere la responsabilità per individuare azioni concrete. L'allarme degli scienziati è costante e univoco. Dal gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc), all'Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo), al Programma ambientale dell'Onu (Unep) tutti avvertono che i prossimi 12 anni saranno cruciali e non abbiamo quindi molto tempo. Anche l'Istituto superiore di sanità è sceso in campo: «Due generazioni, ovvero 20 anni, per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell'uomo e dei territori» ha detto il presidente dell'Iss, Walter Ricciardi rilevando che «già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l'anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito»; saranno 250mila all'anno tra il 2030 e il 2050 secondo l'Organizzazione mondiale della sanità. «Non mi pare di vedere una cultura adeguata», ha osservato il direttore dell'Iss che ospita per due giorni alcuni dei massimi esperti in materia per un convegno da cui scaturirà «La Carta di Roma» con una serie di raccomandazioni per contrastare i rischi provocati dai cambiamenti climatici e per dimostrare che «si può agire tutti e subito per invertire il trend, le istituzioni in primis ma anche le persone comuni».Tornando alla Cop24, Guterres ha ricordato «la responsabilità collettiva di investire», «consolidare gli impegni finanziari assunti a Parigi e assistere le comunità e le nazioni più vulnerabili». Da parte sua, la Banca Mondiale ha raddoppiato gli investimenti a 200 miliardi di dollari nel quinquennio 2021-2025 per sostenere l'adattamento al cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni di gas serra. Se occorre ambizione l'Italia è in prima fila: «Lo stato di salute del Pianeta ci impone il massimo sforzo e anche di fare presto. Faremo di tutto per innalzare l'ambizione dell'Italia e trainare gli altri Paesi» ha detto in un tweet il ministro Costa mentre Arnold Schwarzenegger, ex governatore della California, presente all'inaugurazione e rammaricato che il governo degli Stati Uniti abbia voltato le spalle all'Accordo di Parigi, ha invitato a «puntare di più sui leader locali e non solo sui governi» visto che il 70% delle emissioni di CO2 negli Usa è controllato dai governi locali e dalle città. 

 

STATI UNITI DI TRAVERSO LA STRADA È IN SALITA

L'ordine del giorno di Katowice è di quelli decisivi: serve un'intesa per attuare l'Accordo di Parigi del 2015 e contenere il surriscaldamento a più 1,5 gradi il più presto possibile. Gli osservatori non nutrono grandi aspettative sull'efficacia del vertice. Dalle dichiarazioni del mondo scientifico e dai dati l'allarme si è aggravato negli ultimi tre anni. Tre rapporti in un mese hanno messo definitivamente all'angolo gli scettici. Il 20 novembre l'organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha annunciato che per la prima volta da migliaia di anni la concentrazione annua media globale di CO2 nell'atmosfera ha raggiunto nel 2015 il traguardo di 400 parti per milione, diventate poi 403,3 nel 2016 e 405,5 nel 2017: un record dopo l'altro. La notizia sulla concentrazione di CO2 segue la pubblicazione del rapporto Ipcc sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 gradi. C'è il rischio concreto che nel 2023 il carbon budget necessario per mantenere l'incremento delle temperature medie globali al di sotto dell'intervallo possa già essere stato esaurito. Tempo scaduto. Un altro rapporto scientifico pubblicato da 13 agenzie federali Usa dice che i cambiamenti climatici potrebbero ridurre di un decimo il Pil statunitense entro il 2100, più del doppio delle perdite della recessione del 2008. Due le aree di maggior impatto: commercio estero e agricoltura. L'allarme degli scienziati non sarà molto ascoltato. La posizione di Trump, che vuole smantellare la politica sui cambiamenti climatici, è l'ostacolo più grande.

Alfredo De Girolamo

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 3 dicembre 2018

 

 

La maggioranza di Muggia "salva" i soffiatori per la pulizia delle vie

Mozione del grillino Romano: «Alzano polveri dannose per la salute» L'assessore Litteri: «Usati solo là dove non passa la spazzatrice»

I soffiatori per la pulizia delle strade di Muggia continueranno a essere regolarmente operativi. Almeno per ora. È questo l'esito della mozione proposta dal capogruppo del M5s Emanuele Romano durante l'ultimo Consiglio comunale. L'esponente pentastellato aveva chiesto di vietare l'uso dei soffiatori per motivi di salute pubblica. «Considerato che lungo le strade e nei piazzali si depositano polveri di origine antropica, industrie, veicoli, riscaldamento, eccetera, che se inalate possono essere causa di infezioni polmonari o altre patologie croniche, e tenendo conto che lungo le strade e nei piazzali si depositano pollini che se inalati possono essere causa di allergia in determinate persone, chiedo di vietare l'uso dei soffiatori sul territorio comunale», aveva avanzato formalmente Romano. La maggioranza, compatta, ha espresso la propria contrarietà. «I soffiatori vengono utilizzati solo in alcune vie di Muggia, dove non si possono utilizzare macchine spazzatrici a causa delle vetture parcheggiate. Ricordo che in passato in queste vie veniva periodicamente vietato il parcheggio per l'intera mattinata per permettere il passaggio della spazzatrice: questo aveva creato grossi malumori in quanto molti si dimenticavano del divieto e venivano multati per sosta vietata, per cui questa pratica è stata abbandonata», racconta l'assessore all'Ambiente Laura Litteri. Ma l'assessore della Giunta Marzi lascia le porte aperte ad altre soluzioni, in primis l'utilizzo degli aspiratori.«Questo sistema è utilizzato dalla Net in tutti i comuni soprattutto per raccogliere le foglie cadute dagli alberi. Inoltre viene usato anche nel periodo del Carnevale per riuscire a staccare dal terreno i coriandoli. Ritengo inoltre che il problema del sollevamento delle nanopolveri, citate dal consigliere Romano, non sia dovuto solo all'utilizzo dei soffiatori, in una città come la nostra dove spesso soffia la bora. Ciò non toglie - conclude Litteri - che sono d'accordo che si debba evitare il più possibile di sollevare polveri, fastidiose e dannose per la salute, per questo ho chiesto alla Net di valutare sistemi alternativi, quali l'utilizzo di aspiratori». 

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 2 dicembre 2018

 

 

REGIONE FVG - Auto green e car sharing - La giunta ora accelera - il parco macchine dell'ente
TRIESTE. «La Regione perseguirà lo sviluppo del progetto New Mobility in Fvg (Nemo) volto a ridurre l'inquinamento con l'adozione, da parte della pubblica amministrazione, di veicoli elettrici e di Noemix, il servizio di car sharing sviluppato al suo interno». La conferma arriva dalla giunta con l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro: «Si tratta della prima iniziativa di questo tipo in Europa e gode di un finanziamento Ue di 900mila euro. Sarà possibile dismettere circa 800 vetture a benzina o diesel e sostituirle con 640 veicoli elettrici, prevedendo ricadute sensibili dal punto di vista ambientale». E «sfruttando il servizio di car sharing tra enti, ridurremo il numero di mezzi in circolazione con conseguenze positive anche per il traffico». Scoccimarro spiega poi che «dopo la definizione del progetto verrà avviato un dialogo tra le direzioni regionali che coinvolgerà il vicegovernatore Riccardo Riccardi, dato che una buona parte dei mezzi sostituiti sono a disposizione del servizio sanitario, e l'assessore alle Autonomie Pierpaolo Roberti, per i veicoli degli enti locali e l'inserimento nel progetto della centrale unica di committenza». --

 

 

Clima, la sfida parte da Katowice - Salvare il pianeta senza gli Usa
L'Ue punta a "emissioni zero" entro il 2050. Secondo l'Onu restano solo 12 anni per agire - L'Italia è ai primi posti per le morti da smog in Europa: il 98% dei bimbi esposto agli inquinanti
Torino - Secondo gran parte della comunità scientifica già gli accordi di Parigi del 2015 (Cop21), che miravano a contenere il riscaldamento globale entro i due gradi rispetto ai livelli preindustriali (puntando alla soglia degli 1,5° C), erano insufficienti ad evitare i cambianti climatici. Ma senza un'intesa al vertice Onu di Katowice (Cop24) che inizia oggi, anche quell'obiettivo minimo rischia di rimanere lettera morta. In Polonia la sfida è ancora più ardua: si tratta di passare dalle parole ai fatti. 1Lo scontro Usa-UeD'altronde Cop21 è stato uno dei temi più spinosi del G20 di Buenos Aires. Il braccio di ferro tra gli Usa e l'Ue si è concluso con comunicato che ritiene Parigi «irreversibile» solo per 19 Paesi. Trump ha affermato più volte di non credere nei cambiamenti climatici causati dall'uomo e ha annunciato di non voler rispettare gli impegni presi dal suo predecessore Barack Obama. Bruxelles invece intende farsi paladina del clima e punta a "emissioni zero" entro il 2050. «Noi siamo coerenti - ha rivendicato il commissario europeo Canete - non siamo come gli Usa, dove se cambia il presidente cambiano anche le politiche per il clima». L'Ue stima che la rivoluzione energetica, per cui saranno necessari 200-300 miliardi d'investimenti l'anno, porterà un +2% di Pil entro il 2050, risparmi di 200 miliardi in sanità e il 40% in meno di morti premature da smog. 2Smog in Pianura padanaEd è proprio lo smog una delle voci che preoccupa di più l'Italia. Secondo l'Agenzia europea per l'ambiente il 95% più esposte ai principali inquinanti dell'aria vive nel Nord. Siamo al secondo posto continentale per morti per Pm 2.5 (60.600) e al primo per le morti da biossido di azoto (20.500) e per l'ozono (3.200). Anche l'Organizzazione mondiale della sanità non risparmia le critiche al nostro Paese: segnalando che il 98% dei bambini respira troppe polveri ultrasottili. Un dato che non fa differenza tra ricchi e poveri. 3La posizione dell'ItaliaA differenza del populista Jair Bolsonaro, che ha già ritirato la candidatura del Brasile per Cop25 nel 2019, l'Italia non sembra intenzionata a seguire Trump sul clima. Il presidente Conte nel suo intervento al G20 di Buenos Aires ha ricordato l'importanza di Katowice e ha spiegato che la transizione energetica «rappresenta un'opportunità economica per rafforzare l'occupazione, modernizzare le infrastrutture dei nostri Paesi e salvaguardare i cittadini di fronte l'incremento dei fenomeni climatici estremi». Domani il ministro dell'Ambiente Sergio Costa interverrà alla cerimonia inaugurale. 4Gli obiettivi di KatowiceCop24 è uno snodo fondamentale in vista del 2020, anno in cui gli accordi di Parigi dovranno diventare operativi. I pilastri della conferenza sono tre: l'adozione delle linee guida per mettere in pratica l'intesa del 2015, l'impegno dei governi per diminuire ancora i livelli di emissioni di CO2 già decisi per il 2020 e lo stanziamento di risorse adeguate per permettere ai Paesi più poveri di ridurre le emissioni. Secondo uno studio commissionato dall'Onu Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico restano solo 12 anni per agire. 5Sconfitta non ammessaSecondo Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf che sarà presente a Katowice, per contenere l'aumento della temperatura entro gli 1,5° C bisogna «rafforzare gli impegni» . «Non è ammessa una sconfitta», spiega Mauro Albrizio di Legambiente. «È una sfida che l'Europa può e deve vincere - prosegue - non solo per il successo di Katowice, ma soprattutto per accelerare la decarbonizzazione dell'economia europea e vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l'occupazione».

Andrea Scutellà

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 1 dicembre 2018

 

 

LA CARTIERA DI SAN GIOVANNI DI DUINO - Scoglio ambientale sul futuro Burgo - A Spinoglio un mese per dare risposte

Vertice in Regione: l'imprenditore dovra' fornire nuovi dati. Poi un mese per valutarli. In piazza presidio dei lavoratori

TRIESTE - La vertenza Burgo, dopo tre anni, veleggia ancora in mare aperto. Con due scogli che ne rendono assai perigliosa la navigazione, uno di carattere ambientale e uno di ordine occupazionale. Sotto le finestre del "governatorato", in via dell'Orologio dove si fronteggiano l'ingresso della Regione e quello dell'hotel "Duchi d'Aosta", una cinquantina di dipendenti ha organizzato un presidio, mentre a San Giovanni di Duino la "linea 3" era bloccata dallo sciopero e in fabbrica sono entrati solo gli impiegati. Il vertice, tenutosi in Regione nella tarda mattinata di ieri, non ha risolto alcunché ed è servito soprattutto a fissare un cronoprogramma di massima, per tentare di salvare 100 posti e di riconvertire la linea produttiva "2". La scansione delle date è la seguente: entro la fine di dicembre Giulio Spinoglio, a capo della Cartiera di Ferrara, presenterà il supplemento documentario ambientale riguardo l'impianto di produzione energetica attivabile con gli scarti di lavorazione (pirogassificatore). A quel punto la direzione Ambiente della Regione Fvg - alla riunione sedeva l'assessore Fabio Scoccimarro - avrà a disposizione un mese per verificare la congruità dei dati trasmessi dall'imprenditore piemontese-ferrarese. Se non vi saranno eccezioni di rilievo su questo versante, Spinoglio potrà costituire una società, insieme a Burgo e a Friulia, per avviare la riconversione dal patinatino al cartoncino. Anche se pare non vi sia chiarezza sui finanziamenti pubblici. Ridendo e scherzando, avremo così raggiunto i primi di febbraio, quando scatterà il timing dei 100 licenziamenti: l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen, affiancata dal collega delle Attività produttive Sergio Bini, ha chiesto alla Burgo, profittando delle misure previste dalla recente legislazione governativa, di prorogare il contratto di solidarietà, per disintossicare il fatale intreccio ambientale-occupazionale di febbraio. Per il gruppo cartario c'era il capo del personale, Franco Montevecchi, che ha preso tempo, ma ci sono ottime possibilità - secondo fonti aziendali - che la risposta sarà negativa, perché Burgo la sua proposta l'ha già fatta: accettare trasferimenti in altri siti produttivi, molti dei quali posizionati nel Nordest. Tema che i sindacati non intendono prendere in considerazione.Tra le sigle alligna un "sentiment" apertamente pessimistico. Si sperava che la riunione servisse a ottenere qualcosa di più che una serie di dichiarazioni sui compiti da farsi. La valutazione di Berardi (Cisl), Goat (Cgil), Mian (Uil) converge sul tempo perso, sulle lungaggini burocratiche, sulle disattenzioni procedurali di Spinoglio e della Burgo. Poi prevale un po' di Realpolitik: sul tavolo Spinoglio è l'unica carta giocabile. Nel panel istituzionale anche il sindaco Daniela Pallotta, preoccupata che la tematica ambientale finisca con l'inghiottire l'istanza occupazionale.

Massimo Greco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RASSEGNE STAMPA precedenti