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IL PICCOLO - MERCOLEDI', 22 novembre 2017

 

 

Ciclabile del Carso - Fiab Ulisse in pressing sulla Regione
TRIESTE - Fiab Trieste torna sul progetto della Ciclabile del Carso e sollecita nuovamente la Regione, con l'intento di smuovere la situazione, ferma ormai da tempo. «Il progetto della Ciclabile del Carso che prevede un itinerario di 35 chilometri da Draga Sant'Elia a Monfalcone - riepiloga Federico Zadnich di Fiab Trieste Ulisse - ha ormai quasi dieci anni. L'ormai soppressa Provincia di Trieste nel 2009 ha avuto un finanziamento di due milioni e 900mila euro per realizzarla. Nel 2009 erano stati fatti un progetto di massima ed una Conferenza dei servizi. Poi tutto si era arenato». Due anni fa Fiab aveva raccolto pure 1.300 firme e ottenuto dalla Provincia la promessa di un sostegno, una strada che sembrava in discesa e che allora aveva portato alla stesura del documento esecutivo. Poi più nulla. Da gennaio 2017 la competenza è passata alla Regione e il sodalizio triestino, che promuove la mobilità sostenibile, è tornato alla carica. «Nel recente incontro tra l'assessore regionale alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro e una delegazione del Coordinamento regionale Fiab - prosegue Zadnich - è stato chiesto un aggiornamento sull'iter. Il Rup (Responsabile unico del progetto, ndr) ha detto che prima di passare al bando per i due lotti della Ciclabile, uno da Draga a Sistiana e l'altro da Sistiana al canale di Moschenizza, ci sono tre passi procedurali da superare: rifare documentazioni predisposte nel passato e nel frattempo "scadute", realizzare un piano particellare e in seguito avviare accordi con i proprietari dei terreni attraversati dalla Ciclabile o gli espropri». Nell'incontro Fiab ha chiesto all'assessore Santoro che, per ridurre i tempi, si parta contemporaneamente con tutti i due lotti nella realizzazione di questi passaggi e non in sequenza, come attualmente ipotizzato. Fiab aveva già sollecitato la Regione ad accelerare le procedure alcuni mesi fa, quando l'ente aveva annunciato la chiara volontà di scommettere sugli spostamenti "green" sul territorio, con un assestamento di bilancio che, nel triennio 2017-2019, prevede finanziamenti per oltre tre milioni di euro mirati a interventi per la creazione di nuove piste ciclabili o la sistemazione di quelle esistenti. «In definitiva la strada per pedalare sulla Ciclabile del Carso è ancora lunga - conclude Zadnich - ma Fiab Trieste auspica che la Regione e i suoi tecnici possano nel minore tempo possibile concludere i necessari passaggi procedurali e il bando. Una ciclabile da Draga Sant'Elia a Monfalcone promuoverebbe stili di vita sani tra i triestini e sarebbe un'importantissima infrastruttura per il cicloturismo, un settore in forte espansione che potrebbe essere sempre di più un'opportunità di sviluppo economico sostenibile per Trieste e il Carso».

Micol Brusaferro

 

 

Le Falesie di Duino riaprono le loro porte grazie a un patto a tre - Al vaglio del Consiglio l'intesa tra Comune, Wwf e club nautici per rendere accessibile l'area con progetti didattici e turistici
DUINO AURISINA - Le Falesie di Duino tornano a disposizione della collettività, in particolare degli studenti e delle scolaresche, dei turisti e dei diportisti, nell'ambito di un nuovo progetto di valorizzazione del territorio predisposto dal Comune di Duino Aurisina. Va in questa direzione il Protocollo d'intesa che l'amministrazione guidata dal sindaco Daniela Pallotta si appresta a sottoscrivere avendo come partner l'Area marina protetta di Miramare da un lato e le società nautiche locali dall'altro. Il testo sarà sottoposto stamani al vaglio del Consiglio comunale, dopo aver già superato, qualche giorno fa, l'esame in sede di Commissione Ambiente. «Abbiamo varato un programma di educazione ambientale destinato ai giovani e ai giovanissimi - spiega l'assessore Andrea Humar - che prevede una stretta collaborazione con i tecnici e gli esperti del Wwf, i quali condurranno le scolaresche nella Riserva marina delle Falesie, per utilizzare quello straordinario paesaggio a scopo didattico. Ma non abbiamo dimenticato i diportisti - aggiunge Humar - e per favorirli intendiamo alleggerire l'iter burocratico che garantisce il diritto a entrare nella Riserva marina delle Falesie, in virtù di uno specifico permesso. A questo scopo - precisa l'esponente della giunta Pallotta - abbiamo già contattato la Regione. L'obiettivo è di coinvolgere le società nautiche del territorio, affinché possano essere loro a consegnare direttamente i permessi, sulla base di una delega del Comune, peraltro senza dover sopportare il costo dei bolli, come avviene attualmente». Le scelte della giunta vanno nella direzione di un generale utilizzo delle aree a mare: «Nel piano della valorizzazione - dice Chiara Puntar, presidente della Commissione consiliare che ha la competenza sull'Ambiente - sono comprese anche l'area risorgiva del Timavo e la Costa dei Barbari, perché intendiamo segnare una svolta rispetto alle politiche del passato, tornando a dare alle zone indicate un preciso ruolo nell'ambito dello sviluppo turistico, della didattica nelle scuole, nello sport. Le società nautiche del territorio - prosegue Puntar - saranno invitate a creare una rete didattico-turistica, in cui uno specifico compito di divulgazione scientifica sarà riservato ai tecnici del Wwf che operano nel contesto della Riserva marina di Miramare. Siamo al cospetto - ribadisce - di una vera e propria rivoluzione nella modalità di utilizzo della Riserva delle Falesie, oltre che delle risorgive del Timavo e della Costa dei Barbari». Nel corso della recente campagna elettorale, da molte voci si erano alzate le richieste di una sostanziale riapertura di tali siti al pubblico utilizzo. «Vogliamo dare una risposta a tali istanze - riprende Puntar - pur prestando la massima attenzione alla tutela dell'ambiente e del territorio. Determinati divieti per quanto concerne l'avvicinamento alla costa da parte dei diportisti rimarranno - continua la presidente della Commissione Ambiente - perché come amministrazione intendiamo assicurare la conservazione del bellissimo patrimonio paesaggistico del nostro Comune».«Tuttavia - conclude - è anche giusto che la popolazione residente e i turisti possano godere e beneficiare delle bellezze del nostro territorio, trovando il giusto equilibrio fra le diverse esigenze».

Ugo Salvini

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 21 novembre 2017

 

 

Nube radioattiva: Russia ammette, livelli 986 volte oltre la norma

Il servizio meteorologico russo ha confermato i livelli record di Rutenio-106 nella nube radioattiva che si è diffusa in Europa. Sebbene il governo russo abbia più volte smentito le responsabili riguardo l’incidente, il meteo Rosgidromet ha confermato la presenza dell’isotopo radioattivo in diverse zone del Paese e in particolare Tatarstan e nel sud della Russia. L’Europa sarebbe stata attraversata dal fenomeno tra il 27 settembre e il 13 ottobre 2017 mentre dal 29 settembre avrebbe raggiunto, sostiene il quotidiano britannico The Guardian: “Tutti i Paesi europei, a partire dall’Italia e poi verso il Nord Europa”. Allarme nube radioattiva scattato il 9 novembre 2017 e diffuso dall’Istituto per la Sicurezza nucleare francese, che aveva rilevato la presenza anomala di Rutenio-106 e individuato la fonte della contaminazione in un punto situato tra il Volga e gli Urali. Se allora le autorità russe hanno negato ogni coinvolgimento, ora sembrano verificarsi le prime parziali aperture. In particolare sembra che il valore 986 superiore al normale sia stato registrato ad Argayash, villaggio nella regione di Chelyabinsk. A circa 30 km da lì si trova inoltre il sito di Mayak, luogo simbolo per il disastro nucleare verificatosi nel 1957 e tutt’ora utilizzato quale impianto di riprocessamento del combustibile esaurito. Greenpeace ha chiesto in via formale al Rosatom l’apertura di un’inchiesta e la pubblicazione di tutti i dati disponibili. Sulla questione è infine intervenuto anche Jan Van De Putte, Greenpeace Belgio, che ha chiarito la sua opinione in merito alle possibili cause che hanno portato alla diffusione della nube radioattiva: È pericoloso a livello locale, diciamo nella zona intorno a Mayak, ma la radioattività viene diluita enormemente attraverso distanze così vaste, e questo naturalmente riduce molto i rischi qui in Europa occidentale. Il rutenio 106 è usato per lo più nel settore medico, nella cura del cancro, e una delle ipotesi è che potrebbe trattarsi di un macchinario fuso in un’unità di riciclo del metallo, per esempio. Questo è uno dei percorsi possibili per una fuga così imponente di rutenio.

Claudio Schirru

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 21 novembre 2017

 

 

Piazza Libertà e Montebello - Entro il mese il via alle gare - Nello spazio davanti alla Stazione cantiere aperto a metà del prossimo anno
Slitta al 2019 la riqualificazione della galleria tra piazza Foraggi e via Salata
Due dei più lenti cantieri della recente storia amministrativa triestina stanno per mettersi in moto allo scadere del 2017. Riflettori puntati su Piazza Libertà e su Galleria Montebello, entrambe bisognose - a diverso titolo - di energici lifting. Partiranno prima i lavori di riqualificazione in Piazza Libertà, l'ampio spazio che si estende davanti alla Stazione Centrale. Il Comune bandirà la gara internazionale nelle prossime settimane, perchè AcegasApsAmga ha recapitato i progetti relativi ai cosiddetti sotto-servizi (allacciamento delle reti). Quindi il quadro degli interventi da svolgere è completato: la tempistica, ipotizzata dai Lavori Pubblici municipali, prevede l'avvio effettivo dei lavori prima dell'estate 2018 da concludersi nel giro di un anno alla metà del 2019, con uno slittamento di circa sei mesi rispetto all'annuncio risalente allo scorso marzo. L'operazione, che sarà seguita in qualità di "rup" da Enrico Cortese, è finanziata da oltre 4 milioni di euro, provenienti soprattutto da antiche poste del governo centrale (2,3 milioni) e della Regione (1,5 milioni). La notizia è emersa ieri mattina, a margine del dibattito in II e IV commissione consiliare coordinato dai presidenti Cason (Lista Dipiazza) e Babuder (FI), dedicato a una sessantina di modifiche del Piano triennale delle opere contenute nella variazione di bilancio che andrà probabilmente in aula la prossima settimana. I principali interventi sono stati illustrati dall'assessore Elisa Lodi e dal direttore dei Lavori pubblici Enrico Conte. Proprio sulla riqualificazione di piazza Libertà, nel 2017 viene applicato un avanzo vincolato di oltre 1,8 milioni di euro. La "cosmesi" di piazza Libertà danza sui tavoli comunali da 13 anni: il progetto, presentato a marzo, prospetta alcune innovazioni che riguarderanno l'inizio di viale Miramare, l'utilizzo di via Ghega, l'ampliamento dei marciapiedi, lo spostamento delle fermate dei bus. Sempre a margine della commissione, un secondo annuncio ha riguardato la galleria Montebello, che collega piazza Foraggi a via Salata, un'infrastruttura fondamentale nella comunicazione tra il centro cittadino e la periferia meridionale. Anche in questo caso decollerà entro fine mese una gara per l'affidamento della progettazione: sarà un incarico decisamente corposo per un valore di circa 800 mila euro, che riguarderà un cantiere da 13 milioni, forse il più impegnativo tra quelli gestiti dal Comune. E anche in questo caso sarà inevitabile uno slittamento: l'avvio dei lavori si sposterà verso il 2019. Una storia infinita quella della galleria, che necessita da anni di un intervento che le pesanti ripercussioni sul traffico urbano, gli "spazi finanziari" imposti dalla legge di stabilità, gli adeguamenti procedurali e progettuali hanno continuamente costretto/consigliato di procrastinare. Si pensi che il primo progetto era stato messo a punto nella primavera 2015. Così il dossier è rimbalzato dal Dipiazza 2° a Cosolini e da Cosolini al Dipiazza 3°. Adesso siamo alla stretta, perlomeno progettuale, che dovrà tenere conto di un fattore determinante: Dipiazza, per evitare ricadute difficilmente governabili sulla circolazione di auto e di bus (altrimenti dirottati su via dell'Istria, su via Baiamonti, sulla Grande Viabilità), ha preteso che i lavori all'interno della galleria si svolgano su una corsia e che il tunnel non venga chiuso. Non solo: in occasione di un incontro con l'associazione ciclisti Fiab, lo stesso sindaco ha assicurato che la galleria sarà dotata di due corsie per le biciclette. Infine, tra i principali interventi su cui la giunta chiede via libera al consiglio, c'è il completamento della ristrutturazione riguardante l'ex istituto Carli in via del Teatro romano: in particolare, saranno risistemate le soffitte, che accoglieranno la sede delle rappresentanze sindacali. Spesa di 700 mila euro.

Massimo Greco

 

IL PIANO - Priorità per Porto vecchio tra recinzione e parcheggi
Cimitero, Porto vecchio, parcheggi, cultura, turismo, sport: la delibera, che apporta una sessantina di modifiche al Piano triennale delle opere e che è stata discussa ieri mattina da due commissioni riunite (la II e la IV), sembra proprio un provvedimento omnibus, che affronta antichi fascicoli e nuove richieste formulate dal sindaco, dalla giunta, dalla maggioranza. Tra le nuove opere, su esplicita sollecitazione di Dipiazza, c'è l'acquisto del nuovo forno crematorio da inserire nel cimitero di Sant'Anna: il costo presunto, riportato nell'apposita casella dell'allegato, parla di 600 mila euro, in gran parte finanziato dall'avanzo vincolato.Il progressivo passaggio degli asset di Porto vecchio dall'Autorità al Comune consiglia il nuovo proprietario a disporre una serie di interventi manutentivi sui beni ricevuti o in via di recezione. Si comincia dal refitting dedicato alla lunga recinzione che in viale Miramare perimetra l'area ex portuale. Anche questo è un cavallo di battaglia del sindaco, che nel recente passato aveva suscitato polemiche perchè aveva ipotizzato il coinvolgimento lavorativo di rifugiati e richiedenti asilo ospitati a Trieste. Ma la manutenzione straordinaria, che costerà circa 78 mila euro, necessita di un preventivo vaglio della Soprintendenza e di aziende specializzate nell'esecuzione di opere relative ai beni culturali. Al termine del Porto vecchio il sindaco ha voluto che fosse realizzato un parcheggio sul terrapieno di Barcola: anche questa è una new entry, sulla quale il Comune investirà 530 mila euro, drenati attraverso un finanziamento dell'Uti, l'avanzo vincolato, la vendita di titoli. In tema di viabilità un finanziamento di 150 mila euro consentirà la manutenzione straordinaria di Pontebianco e Ponteverde, le strutture che sulle Rive scavalcano il Canal Grande dalla parte del mare. Alcuni significativi interventi sono programmati tra cultura e turismo. A cominciare dalla ristrutturazione e ampliamento dell'Aquario, il primo lotto viene integrato con quasi 300 mila euro, cosicchè il ripristino del contenitore avrà a disposizione quasi 600 mila euro ed evidenzia una prioritaria rilevanza nella programmazione comunale. Recentemente si erano levate proteste tra i visitatori per le precarie condizioni in cui versa la struttura. A supporto dell'offerta culturale - ma non solo - il finanziamento, che serviva a incrementare la segnaletica turistica, viene invece dimezzato a 100 mila euro. In ambito sportivo è lo stadio Rocco a ricevere rinforzi con un nuovo stanziamento pari a 340 mila euro per la ristrutturazione, riqualificazione e adeguamenti normativi. sarà lo stesso direttore dei Lavori Pubblici, Conte, a fungere da responsabile del procedimento. Un'altra iniezione di risorse, pari a 260 mila euro, rafforza l'intervento sulla copertura della piscina Bianchi. A dire il vero qualche impianto ci rimette: è il caso del vecchio stadio Ferrini a Ponziana, che vede l'originaria dotazione di 450 mila euro scendere a 100 mila euro. Infine, gli uffici hanno raschiato un po' di soldi per un lotto di 107 mila euro destinato ai serramenti delle scuole, un tema assai popolare per sicurezza e igiene degli edifici. Piazza Hortis avrà una nuova recinzione con 90 mila euro.

magr

 

 

Il verde pubblico è ancora poco - Meglio al Nord ma la percentuale resta bassa. Serve manutenzione
ROMA Il verde pubblico, un tempo semplice indice della qualità urbanistica degli spazi costruiti, oggi rappresenta un indicatore dello sviluppo urbano sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. È ormai ampiamente condivisa la consapevolezza che la presenza di spazi verdi aperti può migliorare la salute e contribuire alla qualità della vita, tutelando l'ecosistema urbano, mitigando i rischi dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento e contribuendo alla sicurezza alimentare e idrica: rendendo le nostre città più resilienti. Non a caso la Nuova Agenda Urbana dell'Onu al 2030 inserisce tra gli indicatori chiave per il futuro delle città sostenibili la presenza di spazi verdi, e la Commissione Europea ha lanciato il tema delle infrastrutture verdi. Simbolo del nostro verde sono gli alberi, ai quali dal 2013 ormai è dedicata una Giornata Nazionale, fissata per ogni 21 novembre. Gli alberi sono ricchezza, salute e spesa sociale, agricoltura, industria del legno, turismo ambientale, ma anche storia e identità. A giudicare dal rapporto sulla qualità urbana di Ispra - l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del ministero dell'Ambiente - per fotografare la situazione, c'è ancora molto da fare, in quanto nei 116 Comuni capoluogo presi in considerazione, in ben otto su dieci il verde pubblico non incide per più del 5%, con particolare riferimento alle città del sud e delle isole. Tra le città infatti con poca disponibilità pro capite di aree verdi e basso valore anche nella percentuale generale di verde, troviamo L'Aquila, Barletta, Crotone, Enna, Foggia, Isernia, Lecce, Olbia, Siracusa, Taranto e Trani, oltre però anche ad alcuni capoluoghi con alta densità cementizia nel nord, come Genova, Imperia e Savona. Spiccano con alta densità di verde urbano Gorizia, Pordenone, Sondrio e Trento al Nord, Matera e Potenza al Sud. Le città "più verdi" sono quelle con più alti valori nelle aree protette: Messina, Venezia e Cagliari. Da segnalare naturalmente che alcune grandi città come Milano, Torino e Roma registrano una discreta percentuale di verde sulla superficie comunale pur venendo certificati valori di disponibilità pro capite medio-bassi in relazione alla popolosità, con la Capitale che risulta essere la città con la maggiore estensione di aree naturali protette (il 30,5%, quasi 400 milioni di metri quadrati), grazie alla presenza di polmoni verdi come Villa Borghese e Villa Pamphili. Dalla sua istituzione la Giornata Nazionale degli Alberi ha riscontrato interesse da parte dei Comuni: l'84,5% delle città la celebrano piantando nuovi alberi; il 58,6% ha dato il via a campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per far crescere la cultura del verde, mentre il 24% ha previsto percorsi formativi per addetti alla manutenzione del verde. Un dato, quest'ultimo, la cui crescita è fondamentale, dal momento che la qualità delle nostre aree verdi non può prescindere dall'efficienza della manutenzione e dall'attenzione dei Comuni verso quelle professioni qualificate a mantenere il nostro ambiente ben tenuto.

Alfredo De Girolamo

 

 

Le sfide di Bolzonello tra Ferriera e alleati - il tour in FVG
TRIESTE - Sergio Bolzonello chiude il mini tour regionale auspicando un'alternativa all'area a caldo della Ferriera, nel corso dell'ultimo incontro con gli iscritti al Partito democratico tenutosi ieri a Trieste. Alla fine di un serrato discorso di autopresentazione della propria candidatura alla guida della Regione, il vicepresidente e assessore alle Attività produttive si è smarcato in parte dalla linea della giunta Serracchiani, spiegando di ritenere «fondamentale la difesa dei lavoratori», ma aggiungendo che «le alternative all'area a caldo potrebbero essere messe a disposizione di un ragionamento: oggi questa alternativa non c'è e serve un piano per riconvertire l'area alla funzione logistica. Si può ragionare con l'imprenditore, senza demonizzare l'area a caldo ma pensando anche a scenari diversi, senza blaterare come ha fatto qualcuno». E la stoccata al sindaco Roberto Dipiazza è chiara. Bolzonello parla per quaranta minuti. Si alza in piedi dopo la presentazione del segretario provinciale Giancarlo Ressani e impugna lo stesso foglio di appunti che aveva in mano all'assemblea regionale in cui ha annunciato l'intenzione di candidarsi alla guida di un'alleanza di centrosinistra. Quel foglio è diventato una coperta di Linus e al centro vi campeggia la parola «unità» da cui l'ex sindaco di Pordenone fa partire tre frecce. «Unità del partito, della coalizione e dei territori del Friuli Venezia Giulia». Per Bolzonello l'unità dell'alleanza deve superare «la scissione dell'atomo della sinistra: non sottovaluto le cause della difficoltà di rapporti col Pd, ma abbiamo il dovere di arrivare fino all'ultimo minuto per trovare unità su valori e programmi». Seguono l'appello ad approvare lo ius soli e l'applauso del centinaio di presenti. L'unità è pure quella dei territori, con la sottolineatura che «il Fvg è la più grande piattaforma logistica d'Italia, con un porto che va da Trieste a San Giorgio, un porto franco che darà sviluppo a tutta la regione e i tre interporti di Cervignano, Udine e Pordenone. A Trieste abbiamo investito sul porto e sui cluster della nautica e dello smart health, ma ricordo anche che due anni fa la Wärtsilä sembrava se ne andasse e invece ne abbiamo ottenuto il rilancio, così come abbiamo garantito l'80% di rimborso ai risparmiatori Coop». Vista l'assenza di candidature alternative, l'assemblea del 27 indicherà Bolzonello come la scelta del Pd, dandogli mandato di costruire programma e coalizione. Il vicepresidente ricorda allora che «la comunità cui appartengo non è solo il Pd ma quella che si fonda sui diritti della persona e che non lascia indietro nessuno: dobbiamo camminare tutti assieme e non avere paura del domani, come diceva un noto filosofo che si chiama Bob Marley». Per farlo, Bolzonello propone di «rimettere al centro i fondamentali come scuola e lavoro: solo così si rimette al centro l'individuo». Poi la conferma dell'intenzione di chiedere a Roma le competenze sulla scuola, come in Trentino. Bolzonello sa che la campagna elettorale si giocherà su sanità, Uti e profughi. Ed è sulle Unioni territoriali che ricerca la discontinuità: «Dalle Uti non si torna indietro ma dobbiamo dare risposte agli amministratori dopo aver corso troppo. Qualcosa faremo già in finanziaria». Il vicepresidente tiene invece il punto sui migranti: «Servono accoglienza diffusa, regole precise e integrazione attraverso il lavoro. Bene l'azione di Minniti».La chiusura dell'incontro vede Bolzonello chiamare vicino a sé Roberto Cosolini, secondo cui «Sergio è in campo per vincere e noi dobbiamo essere in campo con lui». Il candidato in pectore parla di «amicizia e grande stima» per l'ex sindaco: un potenziale assessore è già stato scelto.

(d.d.a.)

 

 

Festa dell’albero alle 15.30, in piazza Hortis.

Riconoscimento degli alberi monumentali della piazza in 8 mosse attraverso una app per tablet e smartphone presentata da Pierluigi Nimis (Università di Trieste) e letture sotto l’albero a cura dell’associazione L’una e l’altra”.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 20 novembre 2017

 

 

Fondi bis per la bonifica di Acquario - In arrivo dalla Regione 400mila euro per il terrapieno di Muggia. Si punta ad aprire parcheggi e accesso al mare entro l'estate
MUGGIA - «Entro l'inizio della prossima estate garantiremo i parcheggi e l'accesso al mare per i bagnanti di Acquario». Francesco Bussani, assessore ai Lavori pubblici di Muggia, strappa la promessa ai propri concittadini dopo la notizia ufficiale di un nuovo finanziamento per la riqualificazione del terrapieno. La Regione ha infatti deliberato uno stanziamento al Comune di Muggia, attraverso l'Uti Giuliana, pari a 400 mila euro da utilizzare per i lavori di bonifica del sito inquinato di Acquario. Una somma fondamentale per portare a termine il cantiere avviato da qualche mese. Attualmente il terrapieno è interessato dalla messa in sicurezza permanente del primo lotto. L'area interessata si riferisce ai 900 metri che formano la passeggiata a mare prospiciente la scogliera. Ma non solo. Sono in fase di allestimento anche due aree parcheggio per un totale di quasi 100 stalli: uno all'inizio e l'altro alla fine del terrapieno. La spesa complessiva del primo lotto di lavori si aggirava attorno al milione di euro: con il finanziamento giunto dalla Regione la chiusura del cantiere sarà garantita al 100%, con possibilità anche che parte dell'avanzo venga utilizzato per il secondo più impegnativo lotto che dovrà interessare il terrapieno vero e proprio. «Il cantiere sta procedendo bene e sicuramente il finanziamento giunto tramite le Uti è il primo tassello necessario per chiudere tutta la questione Acquario», puntualizza Bussani. Gli interventi sul terrapieno, a lungo interdetto a causa di complesse vicende giudiziarie legate all'inquinamento dell'area, sono stati sbloccati dopo 13 anni di attesa a metà del 2015 quando la Conferenza di servizi regionale ha approvato il progetto definitivo per la sua messa in sicurezza e bonifica. Gli attuali cantieri sono la prosecuzione del recupero del lungomare muggesano iniziato lo scorso marzo con i lavori di riqualificazione del tratto costiero tra Porto San Rocco e Punta Olmi. Già realizzato anche il primo tratto della pista ciclabile sul lungomare tra Porto San Rocco e l'ex confine. Nello specifico sono stati interessati 600 metri tra Punta Olmi e il Molo T, per la cui realizzazione è stato speso un milione di euro. «A questo tratto, che scorre lungo la Strada provinciale 14, si sta aggiungendo ora un ulteriore segmento di circa un chilometro con altri interventi di supporto all'offerta turistica, in particolare la creazione di un'area parcheggio con un centinaio di posti auto suddivisa in due zone che renderà fruibile la prima parte di Acquario», precisa Bussani. Per quanto riguarda invece il secondo e più cospicuo lotto relativo al "cuore" del terrapieno, si attende conferma dei cospicui finanziamenti che la Regione dovrebbe assegnare all'Uti Giuliana (si parla di circa 2 milioni di euro) da cui il Comune dovrebbe poter attingere la somma necessaria per chiudere uno dei capitoli più difficili della storia amministrativa rivierasca.

Riccardo Tosques

 

 

Scontro sulla Ferriera, il Pd invoca buon senso - L'appello di Codega: «Comitati e istituzioni diano prova di responsabilità». Domani dibattito a Muggia
«L'appello degli operai della Ferriera ha evidenziato in maniera palese una conduzione poco responsabile della problematica relativa all'impianto di Servola. Gli operai e le loro famiglie ne pagano lo scotto più pesante e fanno bene a denunciarlo». A intervenire nel dibattito innescato dalla petizione lanciata dai lavoratori è il consigliere regionale del Partito democratico Franco Codega. «Serve più responsabilità - aggiunge l'esponente democratico - da parte di gruppi e associazioni che continuano a denunciare stati e livelli gravi di inquinamento che non vengono poi suffragati dagli studi e dalle rilevazioni degli enti preposti (come lo studio del 2014 dell'Osservatorio ambiente e salute e i dati del "Focus Ferriera" dell'Arpa). Denunce che poi vengono opportunamente strumentalizzate da forze politiche per averne un ritorno meramente elettorale. La conseguenza - spiega Codega - è di rendere insopportabile il rapporto tra i residenti del quartiere e le maestranze dello stabilimento, con il giusto risentimento delle stesse». Di qui l'appello al buon senso e alla prudenza da parte di tutti gli attori coinvolti, prima di tutto quelli che ricoprono ruoli istituzionali. «Ci vuole responsabilità da parte delle istituzioni, in primis dalla Regione, che hanno il compito di monitorare il rispetto dell'Aia da parte della Siderurgica Triestina - continua Codega - . E dobbiamo dire che questa è stata finora opportunamente esercitata attraverso i monitoraggi, le prescrizioni e le diffide messe in campo. Di fronte a due beni preziosi quale la salute dei cittadini e il lavoro per centinaia di operai, è evidente la necessità di mantenere un fermo equilibrio e una forte responsabilità, affinchè ambedue i valori vengano salvaguardati. E tale responsabilità va misurata con la verifica delle cose fatte e non alzando polveroni emotivi». Del caso Ferriera, e della difficoltà di far convivere diritto al lavoro e diritto alla salute, si parlerà anche a Muggia nel corso di un incontro in programma domani alle 17.30 in Sala Millo. Insieme al sindaco Laura Marzi e all'assessore all'Ambiente Laura Litteri, interverranno Luca Marchesi, direttore generale Arpa Fvg, Franco Sturzi, direttore tecnico scientifico dell'Arpa e Fulvio Stel di Sos Qualità dell'aria.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 19 novembre 2017

 

 

È spaccatura a Servola sull'appello degli operai - Comitati dei cittadini critici dopo la richiesta dei lavoratori di abbassare i toni
Apertura dalle istituzioni. Martedì tavolo con le sigle sindacali al ministero
Dopo tanto tempo i lavoratori della Ferriera si sono esposti attraverso una petizione. Per chiedere da una parte rispetto e dall'altra un'apertura a un dialogo disteso con le associazioni in campo e tutta la comunità. Le risposte all'appello non si sono fatte attendere. Ma hanno avuto tenori diversi fra loro. Istituzioni solidali nei confronti degli operai, dalla Regione al Comune. Così come FareAmbiente. Il Comitato 5 dicembre invece non ha appoggiato la proposta, lanciando una controffensiva. Più placida la risposta di No Smog. «Se avessimo visto degli insulti sul web agli operai, li avremmo condannati - esordisce Barbara Belluzzo del Comitato 5 dicembre -. Se esistono, vorremmo vedere gli screenshot: altrimenti per noi questa degli insulti è una bufala creata ad arte per dividere cittadini e operai». Sembra dunque che il gruppo non abbia evidenza del fatto che nel corso degli anni i dipendenti di Arvedi siano stati «dileggiati», come afferma invece la promotrice della petizione, Erika Bozieglau, la moglie di uno delle centinaia di lavoratori della Ferriera. Il Comitato ammette sì che «il dialogo tra noi cittadini e gli operai sia fondamentale» ma rileva come in questo caso si tratti di «una protesta a nostro avviso completamente pretestuosa e infondata di certi operai» e «un'operazione mediatica scorrettissima dell'ufficio stampa della proprietà». Comprensione da "No Smog" che chiede ai lavoratori anche di fare un passo in avanti verso i problemi che affliggono i residenti di Servola: «Capiamo che quel posto di lavoro sia la loro fonte di reddito e che si trovino in una condizione di forte disagio a ricoprire il loro ruolo - spiega la presidente Alda Sancin -, ma il tasso di inquinamento a cui noi e loro stessi siamo sottoposti lo dice l'Organizzazione mondiale della sanità che è cancerogeno». Se poi un dialogo vero e proprio non ci sia stato sin qui, la colpa per Sancin è soprattutto dei lavoratori. «Non ci devono vedere come nemici - spiega -, siamo disposti anche noi al dialogo, ma se fino ad adesso non c'è stato è perché loro hanno lanciato fuoco contro noi residenti di Servola». Il possibile terreno comune di confronto tra loro, per Sancin, comunque riguarda «le istituzioni in primis e l'azione di bonifica dell'area». Dal versante istituzionale ha fatto sentire la propria vicinanza agli operai la presidente della Regione Debora Serracchiani. «Quando ci guardiamo in faccia e pensiamo alle singole famiglie di ogni lavoratore della Ferriera - ha affermato -, a ogni storia che è nascosta o banalizzata dietro uno slogan, diventa più difficile nascondere sentimenti e preoccupazioni». Ha sottolineato come «la petizione dei lavoratori della Ferriera di Servola sia una forte richiesta di ascolto e di attenzione da parte di tutti. Le letture a senso unico non sono un'opzione accettabile». Serracchiani ha inoltre chiamato in causa le stesse istituzioni: «Le tensioni sullo sviluppo industriale di Trieste esistono da tanto tempo e accendono gli animi, ma - ha affermato la presidente - il compito delle istituzioni è evitare che il confronto anche serrato travalichi nella mancanza di rispetto verso le persone e verso il loro lavoro. Le emozioni - ha concluso - e le inquietudini delle persone in carne e ossa che ogni giorno entrano nello stabilimento chiedono, anzi impongono rispetto. L'estremizzazione dello scontro sulla Ferriera si è sviluppata sulle teste di queste centinaia di persone, alle quali è stata riservata la parte di scomodi e sacrificabili comprimari. Non è giusto». Dalla parte dei lavoratori anche il sindaco Roberto Dipiazza, non senza qualche riserva nei confronti dell'impianto: «Nella mia vita ho solo creato posti di lavoro e non li ho distrutti, però ricordiamoci sempre il tema ambientale. Sono 21 anni, dal '96, che mi dicono che il prossimo anno migliorerà l'area a caldo - ha spiegato -. Rispetto dunque non solo i lavoratori ma anche la loro salute oltre a quella dei cittadini, le problematiche della Ferriera riguardano proprio loro». Si allontana da qualsiasi accusa di possibile scherno verso i dipendenti: «Io non li ho mai dileggiati, credo che questo sia opera di qualche cretino che li vessa attraverso Facebook. Condivido la posizione dei lavoratori che non devono essere colpevolizzati, è l'azienda che obiettivamente deve chiudere l'area a caldo. Per questo ho chiesto alla Regione più volte un tavolo sul lavoro. E martedì saremo a Roma al Mise con i sindacati». A intervenire anche Giorgio Cecco, coordinatore regionale di FareAmbiente: «Serve un fronte comune per la tutela della salute e della qualità del lavoro, certo non polemiche e prese di posizione che alla fine penalizzano proprio i più deboli ed esposti, quindi in primis gli operai e gli abitanti». Condivide la strada del dialogo tra le parti Salvatore Porro (FdI), il presidente della VI commissione consiliare del Comune a cui verrà consegnata la petizione. L'azienda del gruppo Arvedi, contattata, ha preferito non intervenire

Benedetta Moro

 

Il popolo della fabbrica tra rabbia e disillusione - I firmatari della lettera invocano rispetto: «Persino i nostri figli vengono offesi»
Ma in molti hanno perso le speranze: «Le cose non cambiano, lavoriamo e basta»
«Stiamo lavorando, non facciamo male a nessuno. Per protestare ci sono altri canali e quello giusto non è sicuramente offendere la dignità e il lavoro delle famiglie delle persone che vengono qui mattina, pomeriggio e notte, sabati e domeniche compresi. Non ne vale la pena, chi fa così dimostra un'innata ignoranza». La pensa così Diego Rapisarda, una delle tante voci che si alza dalla Ferriera per dire basta alle ingiurie e alle offese che girano sul web. Offese rivolte ai lavoratori della Siderurgica Triestina anche semplicemente quando dicono «lavoro in Ferriera». Per questo hanno deciso in molti di aderire alla petizione lanciata da Erika Bozieglau, la moglie di uno dei tanti operai della Ferriera, pronta assieme ad altri familiari a sostenere i lavoratori dello stabilimento servolano. Ma non tutti sono d'accordo. O meglio, non tutti credono nella possibilità che la gente smetta di lanciare offese. E molti non ripongono alcuna fiducia in un dialogo che, a parer loro, per troppo tempo non ha portato ad alcun miglioramento per l'impianto. «Io sono di una ditta esterna - afferma Massimiliano Coslovich -, ma tanto tutti siamo visti male all'esterno. È facile dare la colpa sempre alla ditta e ai lavoratori, in realtà è tutta politica. È vero che la Ferriera inquina, ma come tutti gli stabilimenti e noi veniamo per prendere il nostro pezzo quotidiano di pane, grazie a Dio c'è lavoro». Sul dialogo però non è d'accordo: «Il sistema non cambierà». «Io invece penso che il dialogo sia costruttivo - dice un altro operaio -. A patto che si parli del futuro di questo posto e che si smetta di fare campagna elettorale su questo posto». Ha fiducia in un'apertura dei dipendenti verso la cittadinanza e le istituzioni Roberto Decarli, ex operaio a Servola ed ex consigliere comunale (Trieste cambia), che ha anche aiutato i promotori della petizione. «I lavoratori sono pronti a parlare di Ferriera senza urla e toni accesi, senza espressioni come quelle del sindaco Dipiazza che definisce lo stabilimento "un cancro". Si può parlare di tutto, di inquinamento, di lavoro, ma senza offendere nessuno, perché chi ha sofferto e pagato questa situazione sono i dipendenti che hanno vissuto in un continuo limbo tra striscioni "No Ferriera" e il sindaco che ogni due per tre intimava la chiusura. Sono 20 anni che sfrutta politicamente la Ferriera. L'area a caldo - continua Decarli - per me dovrebbe andare avanti viste le misure che sta prendendo Arvedi, è la prima volta che si vedono interventi di riqualificazione di questo tipo. Ormai - conclude - le persone, anche dei comitati, che vogliono chiudere la Ferriera sono quelle che sono in cerca di una poltrona». Le invettive lanciate contro gli operai pare comunque esistano davvero. Le mostra da Facebook sul cellulare un lavoratore, che ha firmato la petizione ma preferisce rimanere nell'anonimato. "Devi morir", scrive un utente. Qualcuno su social riporta il numero della sede della Siderurgica Triestina. E poi: "Telefonemoghe in massa in continuo rompendoghe i coioni come lori li rompi a noi. Guera aperta". Eppure, sottolinea l'operaio, «al 90 per cento dei dipendenti piace questo lavoro, qui vengono in continuazione persone a consegnare il proprio curriculum». «Ci dicono che portiamo la morte», aggiunge un altro. A qualcuno non interessa nemmeno sentire parlare dell'appello: «Penso solo a lavorare». Oppure: «È inutile perdersi in queste cose, ci sono problemi più grandi». E ancora: «Non m'interessa quello che dicono le persone».Fulvio Gorza è convinto invece che «la petizione debba seguire il suo corso. È da anni che pensavamo di fare un'iniziativa di questo tipo, non possiamo fare baruffa ogni volta che ci muoviamo. I nostri figli - aggiunge - vanno a scuola, i professori dicono loro che noi uccidiamo tutti e che moriremo. Non è bello ed è ora di dire basta. Speriamo che smetta di bombardare anche Dipiazza, soprattutto durante le elezioni perché poi la gente pensa che sia colpa nostra. Ma non sono d'accordo di aprire al dialogo, non ci siamo mai riusciti finora». Pensa alle famiglie che non c'entrano nulla anche Stefano Plet. Ha firmato la petizione pure Rocky Leo: «Chiediamo un dialogo più aperto anche per gli operai, abbiamo scritto la petizione anche per dire ai cittadini che non siamo contro di loro». Gli fa eco Giovanni Degrassi, che aggiunge: «C'è un clima di malessere perché ci sentiamo bersagliati, anche senza nessuna colpa. Facciamo il lavoro il meglio possibile e siamo visti come untori».

(b.m.)

 

 

Il doppio "flop" dei terreni in vendita di Rio Martesin - L'asta è andata deserta due volte davanti un notaio romano - Chiesti 1,4 milioni. I progetti bloccati dal Consiglio di Stato
Il titolo è sufficientemente anodino: "vendita all'asta terreno edificabile in Trieste". Segue un corposo elenco di particelle catastali, poi le due giornate scelte per l'asta ovvero martedì 31 ottobre in prima battuta e martedì 14 novembre nel caso il primo tentativo fosse andato deserto. Appuntamento sempre alle ore 15. La vendita senza incanto, previa presentazione di buste chiuse possibile fino al giorno prima, era nell'agenda del notaio Giacomo Laurora, che ha il suo studio in piazza Bologna 2, tra la stazione Tiburtina e la Nomentana, non lontano da villa Torlonia. Il primo prezzo era fissato a 1 milione 600 mila euro, il secondo si abbassava a 1 milione 400 mila euro, in entrambi i casi erano possibili rilanci a 10 mila euro al colpo. Deposito cauzionale di 50 mila euro. Ma nessuno ha portato buste chiuse al notaio Laurora per acquistare i terreni che si estendono a partire dal rio Martesin in direzione di Scala Santa. E il professionista romano non sa se ci sarà una terza volta, se il venditore saggerà ancora il mercato o cambierà strategia. Il dato, che può interessare la platea triestina, è che, dopo dieci anni di scontri giudiziari e politici, l'area verde tra Roiano e Gretta, dove a un certo punto era prevista la realizzazione di 7 palazzine e 109 appartamenti, è andata all'asta e finora nessun operatore l'ha voluta comprare. In apparenza si potrebbe arguire che Gestione italiana appartamenti (gia srl) e Airone 85, le due società romane intenzionate a varare la vasta operazione immobiliare nella stretta valle del rio Martesin, abbiano gettato la spugna.Sul "caso Rio Martesin", dopo le serrate polemiche del Dipiazza 2° e della prima parte dell'era cosoliniana, era caduto la pesante cortina del silenzio. I rimandi degli archivi redazionali si fermano addirittura al 2014. Ma la vicenda ebbe inizio perlomeno nel 2007, allorquando la Gia srl acquistò il dibattuto terreno dall'impresa di costruzioni Perco snc. L'area ricadeva in zona denominata B4 della variante 66 del Piano regolatore , entrata in vigore nel 1997, Illy imperante.Le prime avvisaglie della guerra si ebbero proprio a partire dal 2007, quando i residenti raccolsero 300 firme per protestare contro la paventata cementificazione della valletta, formata dalle acque del torrente Martesin. Ci si arriva in auto da via Cormons, dove conviene parcheggiare e proseguire a piedi. Una verde plaga non molto conosciuta di Trieste, nonostante sorga a pochi passi da via Giusti e da Strada del Friuli. Ma lo scontro vero e proprio si accese nel 2009 in occasione della presentazione dei progetti elaborati da Gia e Airone 85, che - come abbiamo visto - prevedevano la costruzione di 109 appartamenti. A tale fine il 13 luglio 2009 il Comune di Trieste rilasciava tre permessi per la realizzazione di 109 appartamenti, collegati alla viabilità maggiore da centinaia di metri di asfalto. Tre permessi distinti per tre progetti distinti, così da restare sotto la quota di 10 mila metri cubi, sopra la quale sarebbe invece scattata la Valutazione di impatto ambientale. Ma la somma dei tre dà 11.300 mc.I residenti non accettarono e impugnarono, patrocinati dall'avvocato Gianfranco Carbone, i permessi avanti il Tribunale amministrativo del Friuli Venezia Giulia, che però respinse l'istanza. Tre cittadini, abitanti in zona, non si rassegnarono e andarono al Consiglio di Stato: Dario Ferluga, Luciana Comin, Giorgio Bragagnolo. Palazzo Spada diede loro ragione e annullò i permessi a costruire rilasciati dal Comune: non solo, la sentenza, depositata l'antivigilia di Natale del 2010, dispose che i pastini della valletta non fossero toccati. Inoltre Gia e Airone 85 avrebbero dovuto ripristinare la situazione antecedente ad alcuni lavori già eseguiti. Non era comunque finita perchè nella primavera del 2011 i costruttori chiesero al Municipio 4 milioni di risarcimento. E nel 2012 un nuovo progetto - dieci edifici a un solo piano - planava sui tavoli comunali: la Soprintendenza rispose no. Terzo tentativo nel 2014, con pollice verso della III circoscrizione.

Massimo Greco

 

 

COP23 A BONN - Passi avanti sul clima ma strada in salita

Alcuni passi avanti ma ancora tanta strada da fare per onorare gli impegni presi a Parigi due anni fa. Potrebbero essere sintetizzati così i risultati della Conferenza sul clima che si è tenuta a Bonn (Coop 23) e che si è chiusa ieri dopo una maratona notturna di negoziati sui dettagli tecnici dell'applicazione dell'Accordo di Parigi. Sono state, infatti, definite le procedure per arrivare alla revisione degli impegni degli Stati per il taglio delle emissioni di gas serra. Questi impegni, presi a Parigi due anni fa, sono insufficienti per raggiungere l'obiettivo dell'Accordo stesso (mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi, meglio se 1,5) e vanno aggiornati. L'aggiornamento dei target nazionali di decarbonizzazione dovrà permettere all'Accordo di Parigi, quando entrerà in vigore nel 2020, di raggiungere almeno il suo obiettivo minimo. Il premier delle Fiji, Frank Bainimarama, che ha presieduto la conferenza, si è detto soddisfatto per la messa a punto delle regole per l'applicazione dell'accordo di Parigi e del percorso per i paesi per aumentare i loro obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra. Il presidente nel documento finale ha istituto un tavolo di discussione che partirà nel gennaio del 2018 per definire gli aggiornamenti dei target nazionali in vista della Cop24. Ma resta aperta la spinosa questione del fondo - non ancora istituito - per aiutare i paesi poveri a combattere il "global warming".

 

 

Amanti della bicicletta a colazione - Mattinata nel segno delle due ruote in Cavana. Spazio per lo scambio di accessori
Chi va in bicicletta e sceglie la mobilità sostenibile va premiato. Questo il pensiero della Fiab che ieri in Cavana ha dato vita alla seconda edizione di "Bike Breakfast" offrendo bevande calde a chi si è presentato con il proprio mezzo a due ruote. «La bicicletta "funziona" in tante situazioni diverse - ha sottolineato Federico Zadnich della Fiab -: per il benessere quotidiano, se si vuole stare meglio, per gli spostamenti urbani, veloce e non inquina, anche per togliere congestione dalle nostre strade urbane, e perché dieci biciclette occupano lo spazio di un'auto. Anche per questa edizione autunnale del Bike Breakfast, l'idea è quella di creare un momento di incontro e scambio di informazioni sui temi della mobilità sostenibile tra chi è disposto a muoversi in città lasciando a casa la macchina, scegliendo uno stile di vita più leggero e più amico della terra». A chi si è fermato quindi nel punto allestito con uno stand, è stata offerta la colazione. La mattinata è proseguita anche con altri appuntamenti. È stato spiegato come attrezzare una bici per un cicloviaggio, sono stati forniti consigli su come scegliere la bici giusta, mettendo a confronto le differenti caratteristiche di quelle da montagna, da città e le innovative ebike. Spazio poi alle foto di una cicloesperienza a New York, ai trucchi da mettere in campo per ripartire dopo una foratura, in più durante tutta la mattinata è stato predisposto uno spazio del dono e dello scambio di accessori e ricambi per la bicicletta. «Bike Breakfast - ricorda ancora Zadnich - nasce dall'incontro di due associazioni impegnate in città su temi diversi ma complementari, unite dall'urgenza di invertire la rotta dello sviluppo incontrollato per garantire un futuro al nostro pianeta: Fiab Trieste Ulisse, associazione di cicloturisti e ciclisti urbani, e Senza Confini Brez Meja, associazione che promuove il commercio equo e solidale, il consumo critico e le pratiche per uno stile di vita amico dell'ambiente».

Micol Brusaferro

 

 

Come tutelare chi ci dà la vita - Cinque giorni di incontri per dare ossigeno agli alberi
Educazione ambientale, simbolo di appartenenza e fonte di aggregazione e creatività. Sono i valori che provano a dare forza alla celebrazione della Giornata degli alberi, ricorrenza su scala nazionale accolta anche a Trieste, a cura del Comune (assessorati all'Educazione e ai Lavori pubblici) e delle varie circoscrizioni, nell'ambito di una programmazione disegnata da domani al 24 novembre. Laboratori e incontri e soprattutto molto spazio alle buone pratiche, formula con cui poter coinvolgere sul campo le scolaresche della provincia, dagli asili agli istituti superiori. Si parte domani entrando nell'Istituto d'arte Nordio teatro nel pomeriggio, dalle 15 alle 17, a cura del Comune di Trieste, Area Lavori pubblici, di un incontro riservato agli studenti delle classi quarte e quinte dell'indirizzo architettonico, incontro disegnato da tre segmenti tematici: "Alla scoperta della foresta urbana di Trieste", con il docente Pierluigi Nimis, "La tutela del verde urbano e il verde ornamentale nella progettazione urbanistico-edilizia" (Francesco Panepinto, Servizio Spazi aperti) e "Cambiamenti climatici e ambiente urbano, multifunzionalità del verde ornamentale" spunto affidato al docente universitario Giovanni Bacaro.È nella giornata di martedì che vanno in scena le iniziative più significative, più coinvolgenti sul piano del significato autentico della festa dell'albero. Seminare, accudire, curare. La simbologia dell'albero va insomma nutrita, spunto destinato a concretizzarsi con la messa a dimora di bulbi in varie sedi scolastiche cittadine, dall'asilo Piccoli passi di via Frescobaldi (alle 9.30), in piazza Hortis (10.30), nell'area verde di strada di Guardiella/viale al Cacciatore (alle 11.30) e alla scuola dell'infanzia Stella Marina di Ponziana, qui con la cerimonia fissata alle 14.30. La "semina" proseguirà il 22 e il 24 novembre, coinvolgendo la IV e la V circoscrizione, da Basovizza a Gretta, toccando Altura e il laghetto di Contovello.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 18 novembre 2017

 

 

Gli operai della Ferriera alzano la voce - Raccolte 236 firme contro gli «insulti quotidiani a lavoratori e famiglie. Serve un dialogo rispettoso». La petizione al Comune

Sono rimasti quasi sempre sullo sfondo di una battaglia, quella per la chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola, che ha visto il coinvolgimento di migliaia di triestini e che, di fatto, ha spostato gli equilibri delle ultime elezioni amministrative. Hanno deciso di rompere il silenzio, «perché esasperati dalla continua e gratuita violenza verbale» di cui si sono sentiti vittime, attraverso una petizione popolare che verrà presentata martedì prossimo nel corso della seduta della Sesta commissione consiliare. Sono i lavoratori dello stabilimento siderurgico di Servola che, sostenuti dalle rispettive famiglie, hanno scelto di uscire allo scoperto e di rivolgersi direttamente «all’assise più rappresentativa della città». La petizione, che in poco tempo ha raccolto 236 firme, è stata proposta da Erika Bozieglau, la moglie di uno delle centinaia di lavoratori della Ferriera. «Ci sentiamo presi di mira per un lavoro che viene portato avanti onestamente – le parole della signora –. Siamo stanchi di leggere sui social le minacce e le parole pesanti che vengono rivolte ai lavoratori e alle loro famiglie». Quello rappresentato dai firmatari del documento è uno scatto d’orgoglio che si è reso necessario dal momento che «veniamo quotidianamente e vergognosamente dileggiati e offesi da pseudo associazioni e singoli cittadini, financo dallo stesso sindaco, attraverso dichiarazioni stampa, messaggi in rete e manifesti». Le persone che hanno confermato la propria adesione alla petizione hanno così voluto rivendicare «tutta la dignità che è stata forgiata dal nostro duro lavoro», un sentimento «che ci appartiene come lavoratori ma anche come cittadini». «Ci rifiutiamo – si legge nel documento – di fare il gioco di certi politici e di quelle associazioni che alimentano con violenza, finora verbale, la contrapposizione fra lavoratori e cittadini. Abbiamo ricevuto e stiamo ricevendo minacce e offese, ma di questo si occuperà la magistratura». Il confine del confronto civile sembra essere stato ampiamente superato soprattutto sulle pagine dei social, dove non è difficile imbattersi in dei cani sciolti che abbaiano senza alcun ritegno la propria rabbia. Va dato atto agli organizzatori delle proteste, infatti, di aver sempre cercato di evitare la contrapposizione con i lavoratori dello stabilimento servolano. «Chiediamo e ci appelliamo a tutti coloro che, con buona volontà, vogliono costruire un percorso condiviso e rispettoso nei nostri confronti, per migliorare l’ambiente e la salute – così il documento firmato dai lavoratori –, di confrontarsi con noi nelle iniziative che promuoveremo senza urla, senza ostilità, offese o preconcetti. Con la stessa dignità e determinazione che manifestiamo con questa petizione, lavoreremo per salvaguardare sempre di più l’ambiente e il lavoro in questa città». L’apertura al dialogo viene confermata dalla stessa ispiratrice dell’appello: «Rispettiamo chi difende l’ambiente e le proprie convinzioni – sostiene Bozieglau –, a patto che il medesimo sentimento sia reciproco». I lavoratori, insomma, si sono stufati di venir additati da più parti come degli «assassini», diventando puntualmente «l’oggetto di ogni campagna elettorale». «Noi vogliamo lavorare in tranquillità – puntualizzano i firmatari della petizione –, senza che i nostri figli temano per la nostra salute. Siamo gente tenace e abituata a un lavoro che sappiamo duro, ma esigiamo che le nostre famiglie non vengano toccate o terrorizzate ed è per questo che, stanchi di questa inaccettabile situazione, vogliamo farci sentire in modo forte e chiaro». Una posizione, quella rivendicata dai lavoratori, che chiama in causa la politica, «nonostante l’ostilità dimostrata in passato da alcuni consiglieri comunali». «Auspichiamo il sostegno da parte del Consiglio comunale – la loro conclusione –. Se ciò non sarà possibile, avremo comunque portato alla pubblica attenzione lo stato d’animo nostro e delle nostre famiglie».

Luca Saviano

 

Uil in pressing su sicurezza e buste paga - L’appello del sindacato alle istituzioni per ottenere risposte. «Pronti a coinvolgere pure la Prefettura»

Pronti a rivolgersi alla Prefettura, pur di ottenere ascolto. I rappresentanti sindacali della Uilm chiederanno a breve un incontro con la massima autorità istituzionale del territorio «per evidenziare l’inaccettabile silenzio della proprietà della Ferriera su una serie di problemi che stiamo sottolineando - ha spiegato ieri il segretario provinciale della sigla, Antonio Rodà - e alle quali il gruppo Arvedi non sembra intenzionato a dare risposte». Non più tardi dello scorso settembre, la Uil aveva indetto uno sciopero per manifestare «il disagio derivante dall’atteggiamento della proprietà». «E ora siamo costretti a tornare in prima linea - ha ribadito ieri Rodà - perché Siderurgica Triestina non sembra avere a cuore un argomento fondamentale come quello della sicurezza, pur essendo consapevole delle necessità dei lavoratori. L’azienda ci aveva garantito che sarebbe stato dato uno specifico incarico a una società specializzata per definire le varie problematiche legate alla sicurezza. Ma fino a oggi - ha aggiunto il segretario provinciale - pur in presenza di nostre frequenti sollecitazioni, nulla ci è stato detto su questo fronte. Abbiamo poi più volte ricordato ai nostri dirigenti che c’è forte bisogno, in vari reparti, di nuove attrezzature. In sede locale ci viene detto che si agirà di conseguenza - prosegue Rodà - poi nulla accade sul piano concreto». Sul tavolo anche problematiche di natura economica: «Ci è stato comunicato - riprende il sindacalista della Uilm - che i premi di produzione saranno ridotti, si parla di circa 65 euro a trimestre, in conseguenza del calo di produzione originato dal recente provvedimento della Regione, che ha limitato a 34 tonnellate al mese la quantità di ghisa che può uscire dall’altoforno. Ma i lavoratori - ha protestato Rodà - non hanno alcuna responsabilità in questo campo». Per il segretario provinciale della Uilm «da tutte queste premesse, l’unica conclusione che possiamo trarre - ha osservato - è che evidentemente non c’è la volontà di avere relazioni con le rappresentanze dei lavoratori. Assistiamo a una continua logica di rimando. Come Uilm - ha concluso - riteniamo doveroso a questo punto rendere noto all’opinione pubblica quale sia la situazione nella quale ci ritroviamo. Se necessario, andremo in Prefettura». Uno scorcio dello stabilimento di Servola

(u.s.)

 

 

In carcere la banda dei datteri di mare - La Corte suprema croata conferma le pene detentive. I sei condannati dovranno risarcire lo Stato con 357 mila euro
FIUME - È stato un chiaro e duro segnale all'indirizzo di chi raccoglie e vende datteri di mare, mollusco tutelato in Croazia da leggi molto rigorose e che prevedono anche il carcere. La Corte suprema croata ha dato ragione al Tribunale regionale di Fiume che nel dicembre 2016 aveva condannato a pene detentive un gruppo di sei persone residenti in Istria, ritenute colpevoli di pesca e vendita di datteri di mare, conosciuti anche con il nome di "datoli". I sei erano ricorsi in appello ma la Corte suprema ha confermato i verdetti, i più severi in Croazia da quando il dattero di mare, ormai un quarto di secolo fa, è stato inserito nella lista delle specie protette. Per avere raccolto nell'estate 2015 almeno 539 chili del proibitissimo mollusco bivalve, pesca avvenuta nelle acque dei dintorni di Pola e nel Canale di Leme, Cedomil Bozic, 64 anni di Umago, è stato condannato a 4 anni e mezzo di reclusione, con identica sentenza per Drazen Curcevic, 45 anni di Pola. Jordan Ambrozic, 49 anni di Sissano, è stato condannato a 3 anni, mentre 2 anni sono toccati al 70enne Milorad Marinkovic di Valbandon. Per il 53enne Serco Ivinic di Valbandon e Branislav Mihajlik di Pola è stata confermata la condanna a un anno di carcere, con la condizionale di 4 anni. L'atto d'accusa era stato sollevato inizialmente contro altre tre persone che però hanno patteggiato la pena, ammettendo tutti gli addebiti. La 57enne Ksenija Makovac di Umago, Mirko Kresic, 54 anni di Buie e Veselin Anastasijevski, 48 anni di Umago, si sono visti infliggere 12 mesi di carcere, pena trasformata in lavori socialmente utili, sempre della durata di un anno. Durante il processo erano stati ascoltati in qualità di testi. Non è tutto. Oltre alla reclusione, i sei istriani dovranno rimborsare allo Stato croato i danni causati all'ambiente e quelli relativi alla vendita: sono 2,7 milioni di kune, pari a circa 357 mila euro. La somma deriva dal computo stabilito dalla legge in materia, secondo cui per ogni chilogrammo di dattero raccolto e messo in commercio si pagano 5mila kune, pari a 660 euro.La polizia istriana e l'Uskok hanno ricostruito quanto avvenuto tra giugno e settembre di due anni fa: Bozic doveva organizzare il trasporto e la vendita dei datteri in Slovenia, per la precisione a Capodistria e Portorose, dove venivano acquistati a 30 euro al chilo. Curcevic era invece incaricato di organizzare la pesca proibita e aveva in Ambrozic il proprio braccio destro. Questi aveva ingaggiato tre persone, Marinkovic, Ivinic e Mihajlik, che agivano come detto nel Canale di Leme, nelle vicinanze di Rovigno, e lungo le coste del Polese. Quanto agli affari in Slovenia, Bozic operava da solo o con Makovac, a Kresic e Anastasijevski. L'unico aspetto positivo per i sei condannati è che non dovranno versare al bilancio statale - a differenza del verdetto emanato dal tribunale fiumano - i 14.400 euro di profitti realizzati con la vendita abusiva

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 17 novembre 2017

 

 

Il nuovo patto contro il rigassificatore - Il Comune di Muggia impugna il timbro di Roma sul metanodotto con Regione e Ancarano. Si accoderà pure San Dorligo
MUGGIA - Nuova crociata ambientale in arrivo per il Comune di Muggia. L'amministrazione Marzi ha annunciato pubblicamente ieri di aver presentato ricorso al Tar del Lazio contro il ministero dell'Ambiente per esprimere il proprio no al progetto del metanodotto Trieste-Grado-Villesse proposto dalla Società Snam Rete Gas Spa, considerato un vero e proprio progetto "costola" del nuovo terminale Gnl. Al fianco del Comune di Muggia, con ricorsi paralleli ed individuali, si sono schierati contro il metanodotto sia la Regione che il vicino Comune di Ancarano. E se San Dorligo della Valle sta preparando gli ultimi incartamenti per prendere parte a questa battaglia ambientale, il grande silenzioso assente, per ora, pare essere il Comune di Trieste. Trentadue pagine, riempite grazie all'alacre lavoro dell'avvocatura civica del Comune muggesano formato dagli avvocati Walter Coren e Antonella Gerin, sono l'ossatura del ricorso che si prefigge punto per punto il progetto proposto da Snam Rete Gas. La problematica più eclatante si evidenzia dalle mappe allegate al ricorso, in cui si ricorda come il braccio di mare coinvolto sia già interessato da un notevole traffico navale - soprattutto a servizio delle strutture del Porto, sulla costa settentrionale - ed è soprattutto limitrofo a zone costiere densamente abitate. Come già denunciato nei precedenti tre ricorsi contro il rigassificatore, il Comune rivierasco ha rimarcato appunto la presenza di numerosi impianti industriali presenti nell'area, anche a rischio di incidente rilevante, quali ad esempio i depositi costieri di carburante nell'area dell'ex raffineria Aquila, i diversi impianti attivi in Zona industriale, tra cui il termovalorizzatore, a ridosso del Canale navigabile, i pontili per l'attracco delle navi petroliere con gli allacci alle condutture dell'oleodotto transalpino gestito dalla Siot, nonché la Ferriera. Inoltre - sostiene il ricorso - il progetto del metanodotto andrebbe a cozzare direttamente con il Piano regolatore del Porto che contempla l'ulteriore sviluppo delle attività mediante la realizzazione di nuove infrastrutture quali l'estensione del molo VII, la realizzazione del nuovo molo VIII e i lavori di realizzazione del Terminal ro-ro all'ex Aquila. Insomma: un'area già destinata ad un considerevole incremento dei transiti, specie delle navi porta-container. Ma è la questione della sicurezza nei confronti della cittadinanza che mette maggiormente sotto accusa il progetto. «Le tubazioni del metanodotto risultano molto a ridosso della costa muggesana: stiamo parlando di una distanza di soli 75 metri dal molo Cristoforo Colombo e quindi dal nostro centro storico», stigmatizza il sindaco di Muggia Laura Marzi. Non secondaria sarebbe poi la presenza di navi gasiere lunghe 200 metri e larghe 50 che dovrebbero necessariamente transitare attraverso la parte più stretta del Vallone di Muggia - tra i pontili della Siot e lo stesso molo Colombo - ovvero in un tratto di 630 metri. «Una distanza peraltro già quasi coperta come spazio di manovra dalle navi petroliere che vengono ormeggiate ai pontili del Terminal olii e che non tiene conto del futuro traffico di navi del Terminal ro-ro», tuona ancora Marzi. L'assessore all'Ambiente Laura Litteri ricorda poi le problematiche legate ai fondali «risaputamente inquinati, che se smossi dunque provocherebbero delle gravi conseguenze», fermo restando che «il futuro dello sviluppo energetico non può essere riconducibile ad un metanodotto ma alle energie rinnovabili». Marzi evidenzia infine la filosofia portante del ricorso contro il ministero dell'Ambiente: «La sicurezza della popolazione ed il rispetto per l'ambiente sono per noi preponderanti rispetto ai benefici che si ipotizzano derivare dalla realizzazione di un metanodotto e di un rigassificatore»

Riccardo Tosques

 

E adesso manca solo il ricorso del capoluogo - Capigruppo già in pressing su Dipiazza
«Tutti i capigruppo del Consiglio comunale di Trieste hanno firmato una mozione urgente che impegna il sindaco Dipiazza a presentare ricorso contro il Decreto ministeriale con cui è stata disposta la compatibilità ambientale del progetto del metanodotto presentato da Società Snam Rete Gas spa». Piero Camber, capogruppo Fi, rassicura che il capoluogo farà la sua parte nella battaglia contro il metanodotto. Nell'ultima seduta del Consiglio un testo a firma Pd, per effetto anche dell'input del sindaco di Muggia Marzi (foto), è stato sottoposto all'attenzione dei capigruppo, che senza distinguo hanno deciso di sottoscrivere all'unanimità la richiesta di intervento di Dipiazza contro il progetto di Snam Rete Gas. «Il documento non è stato votato subito, durante l'ultima riunione del Consiglio, esclusivamente per motivi di tempo», rassicura Camber. Insomma: dopo Muggia, Ancarano, Regione e San Dorligo , anche Trieste è pronta a sottoscrivere un ricorso contro il metanodotto.

(tosq.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 16 novembre 2017

 

 

FERRIERA - Esposto bis di Battista alla Procura
Il senatore triestino Lorenzo Battista, eletto nel M5s poi passato al gruppo Articolo 1-Mdp, ha presentato un nuovo esposto alla Procura della Repubblica triestina «per conoscere quali attività siano state svolte da Siderurgica Triestina (o da Acciaierie Arvedi9 per la preventiva messa in sicurezza dei suoli e per la bonifica ambientale dell'area, nonchè per sapere se le procedure attuate rispondano alle novità in materia ambientale introdotte dalla legge 68/2015 in materia di ecoreati». Battista fa riferimento - prosegue la nota - «alle attività previste dall'accordo di programma, con precise indicazioni di spesa» in particolare per i 25 milioni di euro destinate alle preliminari operazioni di bonifica ambientale e risanamento dei suoli. L'azienda - scrive ancora il parlamentare - si è impegnata ad attivare interventi di prevenzione «presentando progetti per la messa in sicurezza dei suoli e acque di falda». Battista chiede inoltre che le istituzioni competenti si attivino per velocizzare le coperture dei parchi minerali.

 

 

Il governo spinge i trasporti su rotaia: traffici quadruplicati - Il bilancio del ministro Delrio: «La cura del ferro funziona»
Il ruolo strategico dei porti del Nord Adriatico con Trieste
ROMA - Ad un anno esatto, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio, ritorna a Pietrarsa per tracciare un bilancio della cura del ferro. Un 2017 «molto intenso» che registra «un incremento del trasporto merci su ferro» e un'azione del Governo efficace che ha consentito di mettere incentivi ulteriori per il rinnovo dei carri ferroviari e finanziare completamente i corridoi merci. Delrio è intervenuto al forum al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa a Portici (Napoli) dove i rappresentanti dei diversi settori hanno fatto il punto sui risultati della cura del ferro che il Governo sta implementando. Numeri importanti: 80 miliardi di fatturato sui corridoi logistici, incremento del traffico a 49,23 milioni di treni chilometro; crescita del traffico ferroviario merci quadrupla rispetto a quella del Pil (dal 2014 al 2017 +8,9% contro un +2% del prodotto). Plaude anche l'ad di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile: «il traffico merci su ferro continua ad aumentare. Dal minimo di 43 milioni di treni chilometro siamo già risaliti nel 2016 ai 47. Ora siamo quasi a fine novembre e il 2017 si va attestando intorno a 49,23 milioni di treni chilometro». A fronte dei risultati raggiunti, vi è ancora strada da percorrere: «Siamo in Europa il fanalino di coda con una quota modale del ferro sul trasporto terrestre del 13%, anche se le imprese private del settore stanno conquistando notevoli quote» dice Guido Gazzola, presidente di Assofer «Per il futuro dobbiamo aumentare tale quota in modo sensibile attraverso molte azioni da sviluppare quali l'efficientamento del materiale rotabile, oltre a sostenere le industrie che investono sul trasporto su ferro». Per Ennio Cascetta, alla guida di Ram, la società per le autostrade del mare: «Dal 2014 al 2017 il traffico ferroviario merci è cresciuto del +8,9%, quattro volte più del Pil, che è cresciuto del 2%». «Necessario è integrarsi con l'industria» afferma Nereo Marcucci, presidente di Confetra. «Confetra e Confindustria devono essere player nazionali in un mercato europeo». Al tavolo di discussione hanno offerto i loro contributi anche Stefan Pan, vice presidente di Confindustria, Marco Gosso ad di Mercitalia Logistics, Zeno D'Agostino, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, Giancarlo Laguzzi, presidente FerCargo. «Stiamo vedendo per la prima volta, che tutti i porti del Nord Adriatico hanno una crescita importante dal punto di vista dei traffici. Il primo elemento da analizzare è questo: c'è un corridoio marittimo Adriatico al servizio dei traffici internazionali, che sta diventando un corridoio di riferimento», ha sottolineato D'Agostino. Trieste ha appena assunto la presidenza del Napa, associazione dei porti del Nord Adriatico,

 

 

Merkel, ambiente a rischio - Appello
BONN - La comunità internazionale deve lavorare con «serietà», «fiducia» e «affidabilità» per l'attuazione dell'accordo di Parigi sul cambiamento climatico, perchè il riscaldamento globale riguarda il «destino del pianeta e nessuno può o deve ignorarlo». Così la cancelliera tedesca, Angela Merkel, si è rivolta ai rappresentanti di oltre 200 paesi e ai capi di stato e di governo riuniti alla Cop23, la conferenza sui cambiamenti climatici, che si è aperta oggi a Bonn. Merkel ha riconosciuto che la Germania dipende ancora molto dal carbone ma ha aggiunto che le energie rinnovabili sono «un pilastro fondamentale» nel mix energetico tedesco. La Ue è cosciente delle sue responsabilità nella lotta contro il surriscaldamento globale e ogni stato membro deve «dare il suo contributo», ha aggiunto.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MERCOLEDI', 15 novembre 2017

 

 

Ambiente a rischio, allarme scienziati: situazione quasi irreversibile

La comunità scientifica della Union of Concerned Scientists ha lanciato un avvertimento preoccupante per quanto riguarda l’ambiente: la crescita esponenziale dell’umanità, il cambiamento climatico, la deforestazione e la riduzione della biodiversità stanno mettendo a dura prova la salute del nostro Pianeta. Già nel 1992 era stato redatto il World Scientists’ Warning to Humanity, un documento in cui si metteva in guardia dall’impatto troppo invasivo dell’uomo sull’ambiente, e oggi la situazione è notevolmente peggiorata.

William J. Ripple, uno dei 15000 ricercatori che fa parte della Union of Concerned Scientists, professore della Università dell’Oregon, e altri 1500 scienziati hanno deciso di fare il punto della situazione aggiornando il documento del 1992. Ciò che è emerso è preoccupante: l’umanità non ha adottato in questi anni le misure necessarie per salvaguardare la nostra biosfera che, a oggi, è in tremendo pericolo. Le problematiche ambientali emerse 25 anni fa come l’estinzione di specie animali rare, la distruzione della biodiversità e l’inquinamento non sono state risolte, anzi: sono peggiorate. Secondo i ricercatori stiamo andando verso una situazione quasi irreversibile. L’acqua potabile presente sul nostro Pianeta è ridotta del 26%, le zone cosiddette morte degli oceani sono aumentate del 75%, abbiamo perso quasi 300 milioni di ettari di foresta, l’emissione di anidride carbonica è aumentata e le temperature sono anch’esse in crescita. Cresce inoltre il numero della popolazione umana del 35% anche se le risorse per il sostentamento diminuiscono e il 29% di animali presenti sul nostro pianeta è sparito negli ultimi anni. A chi attacca i ricercatori definendoli “allarmisti”, gli scienziati rispondono spiegando che questi sono dati concreti e oggettivi, nati da studi reali che dimostrano come l’uomo stia vivendo una vita insostenibile. A questo si aggiunge così l’immediata necessità di aprire un nuovo dibattito sulle questioni ambientali, prima che sia davvero troppo tardi.
Selena

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 15 novembre 2017

 

 

Negozi, ristoranti e wellness - Nuovo volto chic per la Fiera
Al posto del cadente comprensorio di oggi sorgerà entro il 2021 un moderno centro su due piani di colore bianco con 6400 metri quadrati di verde più 800 posti auto
Nel 2021 - se la sequenza di iter amministrativo, cantiere, allestimento si sarà dimostrata virtuosa - al posto dell'attuale cadente ex Fiera sarà sorto un complesso su due piani di quasi 20 mila metri quadrati, di colore bianco e «dalla forma morbida e dinamica», arricchito da uno spazio verde pubblico pensile di 6400 metri quadrati, che avrà l'ingresso principale in via Rossetti e sarà raggiungibile anche da piazzale De Gasperi attraverso una rampa. La vecchia Fiera sarà completamente demolita e l'edificio, che prenderà il suo posto, ospiterà esercizi commerciali, attività artigianali, ristoranti, un centro wellness. In programma 800 posti auto. Non sono invece previsti appartamenti. Il gruppo austriaco Mid Gmbh di Klagenfurt, mediante la filiale altoatesina, sarà costruttore e poi gestore del compendio. I lavori dureranno  complessivamente tre anni e poggeranno su un investimento di circa 65 milioni di euro. La realizzazione assorbirà l'impegno di 300 lavoratori, mentre si stimano oltre 500 assunzioni permanenti all'interno del futuro "recinto" imprenditoriale.Il progetto, presentato ieri mattina in Municipio alla presenza dell'amministratore di Mid Walter Mosser e del sindaco Roberto Dipiazza, non limita i suoi effetti alla pur ampia superficie dell'ex area espositiva, ma coinvolge anche la viabilità esterna con particolare riferimento alla parte finale di via Domenico Rossetti, per la quale si pensa di tornare all'antico doppio senso. L'architetto Francesco Morena, allievo di Aldo Rossi, impegnato in passato nell'ex Pescheria e nel polo logistico Pacorini, recentemente attivo in Cina e in Arabia Saudita, progettista della sede della Popolare Cividale, definisce questo intervento di riqualificazione urbana «delicato», perchè implica una notevole opera di scavo svolta in una zona a elevata densità abitativa. Non ci sarà bisogno di autorizzazioni della Soprintendenza, ma sarà necessario stendere uno studio di impatto ambientale. Saranno divelti 108.905 metri cubi di strutture edilizie, con un volume di scavo pari a quasi 90 mila metri cubi: stoccare terra e inerti è uno dei problemi maggiori da affrontare e fa parte dell'agenda messa a punto dal sindaco e dagli investitori, riunitisi subito dopo la presentazione tenutasi in Salotto Azzurro. Come soluzione Dipiazza ha pensato alle disponibilità di Cava Faccanoni. Alla presentazione erano presenti, a sottolineare la rilevanza dell'operazione per il settore edile del territorio, due esponenti dell'Ance, il presidente regionale Andrea Comar e e il presidente di Pordenone-Trieste Donato Riccesi. Comar, direttamente coinvolto nella realizzazione con la sua azienda, ha insistito sull'importante ricaduta che il progetto eserciterà sull'indotto edile giuliano. Professionisti, tecnici, aziende, maestranze saranno proposte dal territorio. Al ridisegno di questa parte della città Dipiazza crede molto. Innanzitutto perchè riscrive e rivitalizza l'area ormai fatiscente dell'ex Fiera. Poi perchè ritiene il progetto «attrattivo»: «Non è vero - attacca il sindaco, mettendo le mani avanti rispetto alle possibili critiche - che avrà ripercussioni negative sulle attività commerciali esistenti, anzi sarà un magnete di nuove iniziative imprenditoriali. Non mi è parso, visitando le strade prossime all'ex Fiera, di aver notato tutto questo fervore: via del Ghirlandaio è piena di serrande abbassate». Ma spera che il grande poligono ex fieristico tra via Rossetti, via Revoltella, via Sette Fontane, piazzale De Gasperi sappia trainare la qualità sociale complessiva di un rione un po' sulle ginocchia. Pensa a rimettere in sesto piazzale De Gasperi «uno spazio urbano non all'altezza di quanto stiamo facendo a Trieste». Auspica che anche il vicino asse di via Costantino Cumano, in passato zona ad alta intensità castrense, possa trovare una nuova e più vivace identità, tale da abbracciare le sedi museali allestite nell'ex caserma "Duca delle Puglie", come il museo di Storia Naturale e come il museo Diego de Henriquez.

Massimo Greco

 

La scommessa da 60 milioni dell'avvocato di Klagenfurt
«Trieste è una delle città più belle della Penisola, era una città dell'impero asburgico, non è lontana dalla nostra sede aziendale di Klagenfurt. Crediamo che sia una realtà dove vi sia ancora molto da recuperare rispetto ad altre parti d'Italia. Abbiamo visto che era stata bandita un'asta per la cessione della Fiera e abbiamo deciso di parteciparvi. L'Italia non è famosa per la rapidità delle procedure burocratiche, ma noi siamo fiduciosi della collaborazione da parte delle istituzioni triestine». Walter Mosser, fondatore del gruppo carinziano Mid che costruirà e gestirà il futuro dell'ex comprensorio fieristico, ha voluto illustrare in prima persona le ragioni dell'investimento a Trieste. Lo ha fatto in modo asciutto, ricordando di aver in cantiere altre iniziative imprenditoriali nel nostro Paese. Era accompagnato dal rappresentante di Mid Immobiliare srl, la controllata italiana del gruppo con sede a Bolzano, Armin Harnatschek. Sessantotto anni, Mosser è nato a Villaco e si è laureato in legge nell'Università di Graz. Inizialmente ha svolto l'attività forense a Klagenfurt, poi alla fine degli anni '80 - informa il sito di Mid - ha cominciato a sviluppare il suo primo progetto immobiliare e nel 1995 ha fondato la holding, dove sono concentrate le sue attività. In un arco temporale quasi trentennale ha realizzato oltre 70 immobili tra centri commerciali e parcheggi, operando nell'area centro-europea (Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Croazia). Per un totale di investimenti - riporta la brochure diffusa ieri mattina nel corso della presentazione in Salotto Azzurro - di oltre 1,2 miliardi di euro. Così sono sorti l'Europark di Budapest; i Qlandia sloveni a Nova Gorica, a Novo Mesto, a Kranj, a Maribor; i Qlandia croati a Zagabria. La realizzazione più vicina a Trieste è dunque Nova Gorica, «frequentata da molti italiani - dice Mosser - ma non comparabile con quanto vogliamo fare a Trieste, perchè di dimensioni minori». Sul dossier c'è il dichiarato impegno di Dipiazza, il quale ha garantito la sollecitudine dei passaggi autorizzativi.Il mandato all'architetto Francesco Morena attiene alla costruzione di un edificio «ad alta efficienza energetica, impiegando materiali riciclabili ed ecologicamente compatibili e tecnologie come il fotovoltaico e la geotermia». L'avventura triestina di Mosser ha avuto inizio in aprile, quando la sua offerta di 13 milioni 318,44 euro aveva migliorato di un paio di milioni la base d'asta comunale per l'acquisto dell'ex Fiera. Già in quell'occasione l'imprenditore carinziano, annunciando l'intenzione di investire oltre 60 milioni nell'operazione immobiliare del comprensorio di Montebello, aveva evidenziato il vantaggio competitivo geografico di Trieste con «un'ottima posizione sul confine con la Slovenia». Ad aiutare in modo decisivo la riuscita della vendita, concorse il nuovo Piano regolatore, che consentì di inserire nuove possibilità di intervento. Le innovazioni urbanistiche consentirono anche una sensibile lievitazione del valore immobiliare dell'area, che salì dagli originari 7 a oltre 10 milioni. La cifra al metro quadrato - aveva riferito l'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi - era stata stimata dagli uffici comunali a 2119 euro al metro quadrato. Il rogito, che trasferiva la proprietà alla Mid Immobiliare, era stato firmato a Trieste in settembre avanti il notaio Ruan.

magr

 

 

A "lezione" di differenziata per rispettare l'ambiente - nelle scuole di Duino Aurisina, Sgonico e Monrupino
DUINO AURISINA Trasmettere ai bambini la cultura della tutela ambientale, insegnando loro le basi di una intelligente e oculata gestione dei rifiuti. Questo l'obiettivo dell'iniziativa promossa dalla Isontina ambiente, la Srl che, da qualche mese, gestisce la raccolta delle immondizie nei territori dei Comuni di Duino Aurisina, Sgonico e Monrupino. Per l'intero anno scolastico in corso, saranno organizzati percorsi di avvicinamento alle diverse tematiche ambientali, proponendo ai più piccoli attività da vivere in prima persona. Tre i filoni sui quali si articolerà il programma: visite, eventi e concorsi, lezioni in aula. Ogni sezione sarà modulata in base all'età dei partecipanti, che potranno beneficiare di questa novità a titolo del tutto gratuito. Per coloro che vanno dai 6 ai 13 anni saranno allestite visite all'impianto di compostaggio di Moraro, dove sarà possibile assistere a quel processo che riesce a trasformare i rifiuti dell'umido in sostanze utili per l'uomo. Al termine della visita, della durata di un'ora, ai ragazzi sarà consegnato un campione di compost da utilizzare a casa. Sempre a Moraro sarà possibile visitare l'impianto di selezione e riciclaggio, dove si potrà spiegare come sono suddivise le varie tipologie di rifiuti prima di trattarli. Un momento di gioco e divertimento abbinato all'apprendimento sarà la "Festa dello scambio", nel corso della quale tutti i partecipanti porteranno uno o più oggetti, altrimenti destinati al cestino, per scambiarli con altri. «Lo scopo - spiegano dall'Isontina ambiente - è di educare diffondendo la cultura del riuso e del riciclo, in luogo dell'abitudine al consumo». Il materiale, formato principalmente da capi d'abbigliamento e accessori, giocattoli, complementi d'arredo, dovrà essere preventivamente portato dai bambini e dai ragazzi nelle scuole di competenza, dove gli addetti della Isontina ambiente andranno a catalogarli, attribuendo a ciascuno elemento un punteggio in stelline, in base alla qualità delle condizioni generali. Al termine della festa, sarà compilata una classifica; chi ne avrà accumulate di più riceverà un riconoscimento. Ma il progetto della Isontina ambiente prevede anche lezioni per imparare a differenziare i rifiuti utilizzando i contenitori corretti, per capire il funzionamento del porta a porta, quali errori devono essere evitati per essere considerati buoni cittadini, sotto il profilo della gestione del tema rifiuti. Al termine dell'anno scolastico sarà effettuato un test e ai bambini che lo supereranno sarà consegnato un diploma. "È questa un'iniziativa che apprezziamo molto - ha commentato Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina - perché è da piccoli che bisogna assimilare questo tipo di cultura".

Ugo Salvini

 

 

«Stop al rigassificatore nel golfo del Quarnero» - Ancora una bocciatura da parte della Regione : «Troppi rischi per l'ambiente
Lo Stato croato prima risani l'area dell'ex impianto petrolchimico Dina»
FIUME - Ancora una bocciatura della Regione quarnerino-montana nei riguardi del rigassificatore offshore che dovrebbe venire dislocato nelle acque di fronte alla località vegliota di Castelmuschio (Omisalj), nel golfo del Quarnero. Dopo il "no" opposto dal comune di Castelmuschio, è stato il governatore della regione fiumana, Zlatko Komadina, ad esporre in conferenza stampa la propria contrarietà al progetto che ha già l'appoggio delle autorità statali croate. «La contea - ha detto Komadina - sostiene la municipalità di Castelmuschio, specie la sua richiesta che, se rigassificatore galleggiante deve essere, lo Stato croato provveda a risanare l'area del vicino ex impianto petrolchimico della Dina, dove sono depositate decine di tonnellate di sostanze tossiche. Non possiamo avventurarci in nuovi rischi ambientali senza avere risolto quelli vecchi. In riva al Quarnero siamo consci del fabbisogno energetico della Croazia, ma contemporaneamente Zagabria deve essere sensibile nei riguardi di Castelmuschio e della nostra contea». A prendere la parola è stata anche Koraljka Vahtar Jurkovic, assessore regionale all'Ambiente e membro della commissione incaricata di studiare lo studio d'impatto ambientale del terminal metanifero. «La decisione finale riguardante lo studio d'impatto ambientale spetterà all'assemblea regionale, che si esprimerà in merito nella sua sessione del 23 novembre. Il documento viene sottoposto a pubblico dibattito e personalmente posso dire che non ha la mia approvazione. Non rispetta quattro presupposti e cioè valori adeguati di impatto ambientale, ecologia, economia, energia ed estetica». Per Vahtar Jurkovic, il rigassificatore avrà un impatto negativo sull'ambiente marino, dalla clorazione agli scavi del fondale, per tacere delle emissioni e dai rumori prodotti 24 ore su 24. Inoltre sarà la più grande costruzione visibile nel golfo fiumano, pari ad un grattacielo di 17 piani. Considerato poi che l' impianto offshore è sempre accompagnato da una nave da carico, generalmente lunga sui 300 metri, allora si possono capire le preoccupazioni degli ambientalisti. «La struttura galleggiante - ha aggiunto Vahtar Jurkovic - influenzerà maggiormente l'ambiente rispetto ad un rigassificatore incassato sulla terraferma, il cui impatto risulterebbe di gran lunga più sopportabile». Ha infine invitato gli interessati a prendere parte al comizio pubblico che si terrà oggi a Castelmuschio, dedicato al progetto dell' impianto Lng.

Andrea Marsanich

 

 

 

 

GREENSYTLE.it - MARTEDI', 14 novembre 2017

 

 

Nube radioattiva sull’Europa: la sorgente tra Russia e Kazakhistan - radioattivita' anche in Friuli

Sarebbero state individuate delle tracce di radioattività, in seguito all’espansione di una nube radioattiva, nell’atmosfera nel periodo compreso tra il 27 settembre e il 13 ottobre. L’Istituto di Radioprotezione e di Sicurezza Nucleare francese avrebbe individuato delle tracce di rutenio-106 nell’atmosfera di tutta l’Europa e in Italia.

Secondo i dati forniti dall’ente francese i livelli raggiunti dal materiale radioattivo non avrebbero conseguenze né sull’ambiente né sulla salute. Si sa che la sorgente della nube radioattiva dovrebbe trovarsi in Russia o in Kazakhistan. In Italia l’ISPRA ha attivato la sua rete di monitoraggio della radioattività. Insieme alla Protezione Civile la situazione è stata tenuta sotto controllo e i valori di rutenio-106 non hanno destato particolare allarme. In varie Regioni è stata riscontrata la presenza di materiali radioattivi nell’aria, in particolare in Friuli, in Lombardia, in Piemonte, in Emilia Romagna e in Toscana.
L’emissione della nube radioattiva sarebbe avvenuta nell’ultima settimana di settembre. Tutto sarebbe derivato da un presumibile incidente, anche se non ci sono informazioni certe al riguardo. Nessun Paese ha diramato un allarme per fughe radioattive. Secondo l’Istituto di Radioprotezione e di Sicurezza Nucleare francese, non ci sarebbero nemmeno pericoli per la sicurezza alimentare, a partire da prodotti importati dalla zona in cui avrebbe avuto origine la nube radioattiva. Viene raccomandato di effettuare dei controlli a campione per escludere ogni rischio di eventuale contaminazione.
Gli esperti tengono in considerazione diverse ipotesi. Il rutenio-106 può trovarsi in centri per il trattamento di tumori e nella sede di agenzie spaziali. Viene utilizzato in medicina e nei satelliti artificiali, per cui si presume anche che tutto potrebbe aver avuto origine dalla ricaduta a terra di un vecchio satellite. Gli esperti ritengono che non potrebbe essersi trattato di un incidente che ha coinvolto direttamente una centrale nucleare, perché altrimenti nell’atmosfera sarebbero state individuate anche altre sostanze radioattive.
Gianluca Rini

 

 

COMUNICATO STAMPA - MARTEDI', 14 novembre 2017

 

 

Trieste: Piazzale Rosmini, M5S Quarta Circoscrizione: "La situazione è intollerabile. Non c'è stato ancora alcun intervento sui terreni e nessuna messa in sicurezza"
Poche settimane dopo la nostra elezione, il 13 giugno del 2016, avevamo presentato in Quarta Circoscrizione una mozione con la quale avevamo messo in evidenza la situazione di piazzale Rosmini, impegnando il sindaco Dipiazza e la sua giunta ad attivarsi per capire la causa dell'inquinamento di quell'area, a informare i cittadini sui tempi di bonifica e su quelli di riapertura e a trovare nuovi spazi ricreativi sicuri per i cittadini. Lo scorso 29 agosto, inoltre, abbiamo depositato anche una interrogazione rivolta al presidente della Quarta Circoscrizione. Attraverso questo atto pubblico abbiamo voluto esortare il presidente a interpellare il sindaco Dipiazza e gli assessori competenti per ottenere informazioni finalmente chiare sulle modalità di bonifica (fitorimedio) e sui tempi di esecuzione, per chiedere l'applicazione di tutte le soluzioni possibili per la messa in sicurezza immediata di piazzale Rosmini, per pretendere una seria politica di abbattimento degli inquinanti diffusi e per salvaguardare le attività che gravitano attorno al giardino. Le risposte non sono mai arrivate. Anzi, ad oggi il giardino di piazzale Rosmini appare abbandonato a se stesso. Non c'è stato alcun intervento sul terreno e nessuna messa in sicurezza; i cartelli che indicavano i pericoli e i comportamenti da tenere sono consunti e rotti, mentre le barriere sono state divelte e abbandonate nei cespugli. Il giardino con tutto il suo carico di composti tossici, caratterizzati da una forte presenza di cloro, diossine e furani, giace nel silenzio autunnale, ospitando bambini e famiglie su tutta la sua superficie. Ci chiediamo come una situazione così grave possa essere ancora tollerata. Tutta la città continua a registrare zone pesantemente inquinate e sono giornaliere le proteste da parte sia dei singoli cittadini che delle associazioni in genere che chiedono a gran voce delle soluzioni. La zona industriale, la valle delle Noghere, Servola, il terrapieno di Barcola, le grotte del Carso, il centro cittadino, i giardini, tutti in qualche modo sono stati colpiti. Crediamo sempre che la priorità debba essere la salute, in ogni circostanza, per questo il monitoraggio delle misure di sicurezza deve essere costante, l'informazione capillare e le soluzioni rapide e durature nel tempo. Per questi motivi chiediamo ancora una volta al sindaco e ai suoi assessori di iniziare una politica seria che combatta l'inquinamento in tutta la città e in tutti quei poli di aggregazione che poi sono anche il valore aggiunto di benessere, sicurezza ed economia dei vari rioni cittadini.
Gianluca Pischianz, Dania Bianco e Adriana Panzera - consiglieri circoscrizionali del MoVimento 5 Stelle - Quarta circoscrizione Comune di Trieste
 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 14 novembre 2017

 

 

Il tecnico del clima dell'Ictp - Giuliani individua le applicazioni tecnologiche più valide per la ricerca
Laureato in Fisica a Roma, Graziano Giuliani lavora all'Ictp dal 2010. Alle spalle ha un'ottima esperienza perché, oltre allo studio, per diversi anni ha lavorato anche per un'azienda internazionale che produceva software per l'agenzia spaziale europea. «Dopo questo periodo però sono voluto tornare alla ricerca», dice. Quindi si trasferisce prima all'Aquila, poi al Cnn di Firenze e infine approda a Trieste, all'Ictp. Il team di cui fa parte ha propositi formativi: «Il mio ruolo è piuttosto tecnico, mi occupo dello sviluppo del modello climatologico a scala regionale. Un lavoro in precedenza affrontato da Filippo Giorgi negli anni '80». Nello specifico il ruolo di Graziani va ad assolvere esigenze di applicazione tecnologica: «La ricerca è abituata ad usufruire strumenti sempre più raffinati, più veloci, richiede delle competenze», ma solo i ricercatori che si sono formati negli ultimi cinque, sei anni hanno avuto accesso a un percorso formativo in tal senso: «Per cui la mia figura, che ha spaziato anche nel campo industriale, ha acquisito queste pratiche che permettono ai ricercatori di affrontare tecnicamente la loro ricerca». Competenze che hanno a che fare con la formazione: «Individuare cioè il modo migliore con cui un nuovo oggetto tecnologico può essere utilizzato ai fini dello studio». Graziano Giuliani fa parte anche del comitato scientifico del Master in Hight Performance Computing dell'Ictp e della Sissa, un progetto che offre un percorso formativo oltre la laurea specialistica: «Serve sia agli studenti che vogliono utilizzare strumenti ad alta prestazione, sia alle aziende». Al di fuori della sua attività Giuliano Graziani si dedica alla famiglia: «Il figlio più piccolo mi impegna molto, suona il piano e gioca a rugby. Spesso sono io ad accompagnarlo sia al Conservatorio che agli allenamenti, anzi ormai naturalmente sono diventato un tifoso della squadra di rugby di Trieste. E poi c'è la lettura, mi appassiona molto, soprattutto i libri di storia».

Mary B. Tolusso

 

 

 

 

GREENSTYLE.it  - LUNEDI', 13 novembre 2017

 

 

Rifiuti marini: riciclo beach litter possibile, le novità da Ecomondo

Sono perlopiù cotton fioc, oggetti e imballaggi sanitari, frammenti plastici, tappi e cannucce tra i rifiuti marini più presenti. A denunciarlo sono i risultati delle indagini sul “Beach litter” presentate a Ecomondo 2017 e promosse dall’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo in collaborazione con Legambiente ed ENEA.

Nel documento viene inoltre evidenziato quanto in molti spesso non sanno, ovvero che tali materiali potrebbero essere avviati al riciclo con ripercussioni positive sia economiche che ambientali. La presentazione del rapporto ha rappresentato un punto d’incontro tra istituti di ricerca, associazioni e imprese sulla “caratterizzazione del beach litter presente sulle spiagge”, così da poter poi sviluppare un piano di riciclo per questi materiali. Necessario inoltre individuare modalità efficaci di sensibilizzazione rivolte a consumatori e imprese, affinché prestino maggiore attenzione alla gestione quotidiana dei rifiuti. Fondamentale sradicare cattive abitudini come il gettare i cotton fioc nel water o richiamare a una più sostenibile gestione dei pellet di plastica per la pre-produzione industriale. Sulla base dei campionamenti effettuati dai tecnici di Goletta Verde, iniziativa operata da Legambiente, i ricercatori hanno evidenziato come la percentuale di plastica rinvenuta nel “beach litter” sia superiore al 90% in entrambi i punti di prelievo del litorale tirrenico (la spiaggia di Coccia di Morto in Provincia di Roma e la spiaggia della Feniglia in Provincia di Grosseto). Come riportato nello studio i campioni raccolti rispecchiano le “specificità delle due spiagge”, che hanno caratteristiche differenti per: tipologia; flusso di bagnanti; vicinanza ad insediamenti urbani/industriali; facilità di accesso. Polipropilene (PP) e Polietilene (PE) i polimeri plastici maggiormente presenti, che insieme costituiscono rispettivamente il 79% (Coccia di morto) e il 66% del totale (Feniglia). Come ha dichiarato Angelo Bonsignori, presidente IPPR e direttore generale Federazione Gomma-Plastica: «Lo studio rappresenta solo il primo passo per affrontare il problema del beach litter. Abbiamo recentemente costituito il “Tavolo permanente per il riciclo di qualità” per analizzare, anche attraverso il coinvolgimento delle aziende di riciclo, la concreta fattibilità di recupero dei materiali presenti sulle nostre spiagge.» Specialmente per quella frazione degradata o composta da diversi polimeri che non possono tornare tal quali nelle rispettive filiere. Intendiamo inoltre promuovere una prima campagna di raccolta del beach litter in alcuni Comuni costieri in accordo con le Amministrazioni e studiare la realizzazione di un impianto pilota per il riciclo di questi materiali. A margine della presentazione è intervenuto anche Loris Pietrelli, ricercatore ENEA, che ha dichiarato: «Quelli che erano i punti di forza delle plastiche, leggerezza, durabilità e costi contenuti oggi rappresentano il limite di questi materiali che permangono nell’ambiente per decenni prima che si degradino. Comunque è importante ricordare che non si può demonizzare la plastica, perché con questo termine si identificano centinaia di materiali polimerici, con caratteristiche molto diverse, di cui non possiamo più fare a meno.» Il risultato principale di questa prima ricerca riguarda la composizione dei materiali raccolti. La netta prevalenza di materiali termoplastici quali polietilene e polipropilene, facilita il recupero ed il riutilizzo del materiale spiaggiato. È necessario inoltre ricordare che le plastiche arrivano da terra e quindi sono il risultato di una cattiva gestione dei rifiuti solidi urbani. Ad esempio, l’enorme quantità di cotton fioc rinvenuta lungo le spiagge rappresenta un “caso” emblematico soprattutto se si pensa che nei primi anni del 2000 la commercializzazione dei bastoncelli non biodegradabili era vietata. Un invito a prendere in sempre maggiore considerazione il problema del beach litter arriva da Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente, che sottolinea l’importanza assoluta di una corretta sensibilizzazione al riguardo: «Questo studio rappresenta una prima importante collaborazione tra istituti di ricerca, associazioni e imprese per affrontare il problema del marine litter. Un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti come ha dimostrato anche la Conferenza mondiale sugli Oceani organizzata dall’ONU a cui abbiamo partecipato, raccontando la nostra esperienza di monitoraggi scientifici considerata come una delle esperienze più avanzate al mondo della citizen science.» Purtroppo la cattiva gestione dei rifiuti e l’abbandono consapevole restano le principali cause del fenomeno. Al tempo stesso i dati evidenziano come buona parte di questi rifiuti potrebbero essere riciclati. I risultati, sebbene preliminari, mostrano dati incoraggianti circa la qualità del blend ottenuto mescolando i rifiuti spiaggiati. Una novità assoluta che dimostra come sia fondamentale sia prevenire il problema attuando campagne di sensibilizzazione, sia lavorando sull’innovazione di processo e di prodotto e sull’avvio di una filiera virtuosa del riciclo.

Claudio Schirru

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 13 novembre 2017

 

 

A San Dorligo nasce il contest per i sacchi di rifiuti anti bora

Comune e A&T lanciano una gara rivolta alle scuole con l'obiettivo di scovare il modo per evitare che i contenitori del porta a porta volino per strada in caso di vento forte
SAN DORLIGO DELLA VALLE - L'appello è: fate ricorso alla fantasia. Questa la richiesta che Comune di San Dorligo della Valle e A&T Servizi ambientali - l'azienda che, dallo scorso primo luglio, gestisce la raccolta rifiuti nel territorio amministrato dalla giunta guidata dal sindaco Sandy Klun - hanno formulato agli alunni delle quarte e quinte delle scuole elementari e a quelli delle medie del territorio. L'obiettivo? Invitare i bambini e i ragazzi a individuare una soluzione che permetta di evitare che, quando soffia forte la bora a San Dorligo della Valle, i sacchetti delle immondizie pronti alla raccolta differenziata porta a porta, appesi a cancelli, reti divisorie, muri, attraverso gli appositi ganci forniti dalla stessa A&T Servizi ambientali, prendano il volo. Il premio per le due soluzioni che un'apposita commissione giudicherà essere le più meritevoli consisterà in una visita al Museo della bora di via Belpoggio 9. Ma non basta. Gli alunni delle due classi migliori vedranno i loro progetti, di cui sarà valutata non solo la funzionalità ma anche l'ingegnosità e la simpatia, proposti sul sito internet della A&T Servizi ambientali. «E speriamo - dicono dall'azienda che si occupa della raccolta rifiuti a San Dorligo - che siano anche progetti facilmente praticabili. In tal caso non esiteremmo a utilizzarli». Da una decina di anni sul territorio è attiva la raccolta porta a porta, attraverso l'uso di contenitori assegnati a ciascun utente. Nel tempo, i cittadini hanno spontaneamente adottato soluzioni che prevedono l'utilizzo di ganci, catene o altro, per evitare la dispersione dei contenitori, quando si alza la bora. Ecco allora nascere l'iniziativa comune dell'amministrazione e dell'azienda, che va a stimolare i cittadini più piccoli, tradizionalmente dotati di grande fantasia e inventiva, per coinvolgerli in un compito che ha uno scopo molto serio ma che a scuola può diventare un gioco divertente e istruttivo.Il Comune di San Dorligo è formato da un notevole numero di frazioni, sparse su un territorio che va dalla piana di Bagnoli alle colline di San Giuseppe della Chiusa. Un paesaggio vario, nel quale i residenti hanno costruito seguendo diversi criteri; ecco che i partecipanti al concorso potranno veramente esercitare la fantasia, cercando soluzioni che potranno essere applicate in base alla situazione locale.Il regolamento prevede che le classi documentino sistemi efficaci, intelligenti, originali, curiosi e simpatici «per gestire la raccolta rifiuti attraverso bidoni o sacchetti nelle giornate di bora. I lavori potranno essere presentati fino al 28 febbraio 2018 e inviati, corredati di foto, video, informazioni e tutto ciò che permette di valutare la proposta nel suo insieme, alla mail scuole@aet2000.it. Per poter avere tutte le indicazioni utili per poter partecipare a questa gara di fantasia si può scrivere alla stessa e mail utile per la presentazione dei lavori o telefonare allo 0432 691062.

Ugo Salvini

 

 

L'APOCALISSE CLIMATICA
Le polveri sottili? Sotto il tappeto. Hanno fatto un giro di valzer nei caffè quando infuriava la siccità che in questo 2017 è stata più lunga del solito. Poi ha piovuto, pioggia acidissima, oltre tutto, perché attraversava un'atmosfera gonfia di veleni, e del respiro che ci uccide non parlerà più nessuno fino al prossimo allarme. Un proverbio orientale dice che il saggio indica la Luna, lo sciocco guarda il dito. La differenza è notevole. Come quella tra chi considera i cambiamenti climatici una sventura di là da venire e chi ribatte che abbiamo già il cappio al collo. Ad esempio il rapporto Ispra pubblicato dal National Geographic. Inverni più caldi in Italia di 2,15 gradi, in media, rispetto agli ultimi trent'anni. Più caldo e meno acqua dove c'è sempre stata. E quali sono le reazioni? Trump se ne frega, smarcando l'America che dovrebbe avere un ruolo-guida. La Cina, dove The Donald si trova in questi giorni, l'argomento non viene sfiorato: il combinato disposto comunismo-consumismo impone di produrre a testa bassa turandosi il naso. L'Europa organizza summit, ultimo il Cop23 a Bonn, portando a casa briciole. Intanto anche i negazionisti ormai si convincono che il pericolo c'è. Un'ottobrata anomala ha armato la mano di piromani vigliacchi. Roghi dolosi hanno stuprato le meraviglie del Creato in Val di Susa e nelle Prealpi lombarde. Cacciatori assatanati si appostavano in attesa che animali di pregio uscissero allo scoperto dai boschi in fiamme, per dire di che cosa è capace l'homo sapiens. I giornali hanno pubblicato le foto del sole malato sopra le cappe di smog a Milano e a Torino. Ci dovrebbero finire i volti di straordinari imbecilli che sguazzano nella tragedia di una foresta annientata e di una fauna in fuga. Numeri: la concentrazione di anidride carbonica nella quale siamo immersi è pari al 145 per cento rispetto al 1750, il livello più elevato degli ultimi 800mila anni. Lo ha sentenziato il Wmo, massima organizzazione meteorologica mondiale. Il confronto tra epoche tanto distanti svela che il passaggio dai 790 milioni di abitanti sulla Terra prima del boom industriale e i 7,5 miliardi di oggi ha avuto il suo peso, è chiaro. Ma ci dice anche un'altra cosa: i problemi attribuibili alla crescita si affrontano, il nuovo mondo non lo sa fare. Nel sermone di Ognissanti il nuovo arcivescovo di Milano monsignor Delpini si è chiesto fino a quando l'umanità evoluta continuerà a farsi del male. Papa Francesco nell'enciclica "Laudato sì" aveva scritto: «Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli.. Molto facilmente l'interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l'informazione per non vedere colpiti i propri progetti». Eccolo il più grande dilemma dei nostri giorni: maneggiamo l'arma delle potenti tecnologie, ma non sappiamo calmierare regole di vita che prospettano l'Apocalisse climatica. Scienza e politica si scoprono in antitesi. Considerando la colpevole inerzia degli Stati, alcuni studiosi propongono di raffreddare la Terra con uno scudo di nubi artificiali e di scaricare massicce dosi di ferro nel mare per rigenerare plancton. Soluzioni fantasiose a parte, è ferma la convinzione che la partita dei cambiamenti climatici sia ancora una questione di umana ragionevolezza e di decisionale fermezza. Le energie alternative sono state individuate. La situazione di Sorella Terra non è buona. Nemmeno delle sue creature. Si vive di più perché abbiamo la possibilità di arginare malattie. Sicuri che una sorta di nemesi storica non colpirà le generazioni future a causa delle intemperanze di quelle passate? Due immagini drammatiche sono finite sui social negli ultimi anni. La prima: nove orsi polari che si fracassano sulle rocce, traditi dal loro amico naturale, il ghiaccio sciolto lassù in cima al mondo. La seconda: trenta balene spiaggiate in Norvegia perché hanno ingoiato sacchetti di plastica, perdendo l'orientamento. Le avevano scambiate per calamari. La stessa cosa che sta accadendo all'umanità.

GIANNI SPARTÀ

 

 

Arci Servizio civile in Slovenia e Croazia volontari in arrivo all’Unione italiana

Prenderà il via oggi, dopo due mesi di formazione a Trieste, l'attività all'estero di quattro volontari dell’Arci Servizio civile nell'ambito del progetto “Culture di Confine”. Due volontari provenienti da Bari e da Trento e due in arrivo da Ferrara e Torino prenderanno servizio negli uffici dell’Unione Italiana, il massimo organo rappresentativo della Comunità nazionale italiana in Slovenia e Croazia, nelle sedi di Capodistria e Fiume (foto). Ad annunciarlo è Arci Servizio civile Fvg. Attraverso scuole, istituzioni e associazioni di promozione, diffusione e mantenimento della cultura e della lingua italiana nell’area, il progetto intende contribuire allo sviluppo ulteriore dell’integrazione della minoranza italiana in Istria e Quarnero, incrementando le opportunità di scambio fra le diverse comunità, anche attraverso la diffusione della cultura della comunità italiana. Arci Servizio Civile, associazione di promozione sociale, è la più grande associazione di scopo italiana dedicata esclusivamente al servizio civile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 12 novembre 2017

 

 

La Sala Tripcovich? È venuto il momento di demolirla
Abbiamo letto sul Piccolo del degrado della sala Tripcovich, realizzata in deroga al piano regolatore vigente nel 1992, stravolgendo la stazione delle corriere progettata da Umberto Nordio, edificio che era dignitoso ma non eccelso. La sala doveva essere provvisoria in attesa del restauro del teatro Verdi e per legge la deroga al piano regolatore doveva valere per un anno prorogabile al massimo di altri due. La provvisorietà della sala comportò la mancanza di camerini, ricavati in degli orrendi container sul retro, ora per fortuna eliminati e dalla mancanza di un impianto di condizionamento e di un bar. L'associazione Triestebella ritiene, come propose anche l'architetto Mario Botta, che tale brutto edificio debba essere demolito perché non corrisponde più per niente all'originale stazione. La sua demolizione consentirebbe di realizzare una bella unità di spazio nella piazza, aggiungendo al giardino il sedime della sala. Oltre ad avere così un'area verde di maggior respiro, Trieste offrirebbe a chi vi arriva una più degna accoglienza. Per unificare il giardino sarebbe bene anche eliminare i tratti che lo attraversano di via Flavio Gioia e corso Cavour, come era previsto nel progetto dell'architetto Zagari vincitore del concorso del 2002 per la sistemazione delle Rive. La piazza potrebbe diventare una grande rotatoria eliminando i semafori e snellendo il consistente traffico.

Roberto Barocchi - architetto Associazione Triestebella

 

 

Il porto fluviale di Belgrado che mina l'oasi naturalistica

Ambientalisti in lotta contro il nuovo progetto per il quale la Serbia punta ai capitali cinesi: nell'area di 900 ettari vivono numerose specie protette
BELGRADO - Il progresso e lo sviluppo economico hanno il loro prezzo. A Belgrado potrebbero costare la distruzione di una zona dove da sempre decine di specie di uccelli vivono o sostano durante le migrazioni. È Beljarica, un'area verde sulle sponde del Danubio, a venti minuti d'auto dal centro della metropoli: terre umide battezzate dagli ambientalisti "l'Amazzonia di Belgrado", per i loro canali interni e la vegetazione che cresce rigogliosa, natura incontaminata. Proprio lì, secondo i piani delle autorità locali, dovrà sorgere un nuovo grande porto fluviale, molto probabilmente con capitali cinesi, un'altra tessera del megaprogetto "One Belt One Road", la Nuova via della seta. E l'Amazzonia in miniatura sarebbe a rischio di completa devastazione. La denuncia circola da tempo nel Paese ed è stata canalizzata in una petizione online promossa dalla Lega serba per l'azione ornitologica - che dal 2010 si batte per proteggere l'area - allarmata dalla possibile cancellazione di una riserva di gran pregio. Petizione in cui si ricorda che Belgrado ha quello «che altre capitali non hanno, un'oasi inalterata a un passo dal centro della città». Oasi che dà rifugio ai pesci di fiume per i quali Beljarica è «un importante luogo per la riproduzione», a circa «60 specie di mammiferi e 137 di uccelli, di cui 109 protette a livello nazionale», conferma al Piccolo l'ecologo e ornitologo Dragan Simic. Specie come linci, nutrie, cinghiali, sciacalli dorati, coppie di aquile dalla coda bianca, il "re della nebbia", fra gli esemplari più maestosi della specie in Europa. Al riparo ma ancora per poco, secondo i promotori della sottoscrizione che chiedono che l'area sia dichiarata zona protetta. E che non vi sia costruito, come annunciato già nell'agosto dell'anno scorso - così si legge nel testo della petizione - «il nuovo porto di Belgrado», un'operazione che potrebbe portare alla «completa distruzione» di un'area che «da secoli salva Belgrado dalle inondazioni» del Danubio, giacché rappresenta un'area di sfogo per le acque.Il porto, con migliaia di metri cubi di cemento e asfalto, coprirà quasi «tutti i 900 ettari» di Beljarica, hanno denunciato gli ecologisti chiedendo ai belgradesi di reagire così come fecero i viennesi che nel 1984 scesero in piazza contro la costruzione della centrale idroelettrica Hainburg sul Danubio. Ai tempi, furono 353mila quelli che firmarono una petizione simile a quella lanciata in Serbia, che però, almeno per ora, non ha raggiunto le 10mila sottoscrizioni, anche se le firme sono in crescita nell'ultimo periodo. E potrebbero aumentare nei prossimi mesi, quando ci sarà maggiore chiarezza sul destino di Beljarica, già in passato indicata dai media locali come area di sviluppo del nuovo porto. Indicazioni che tutto andrà in questa direzione sono contenute in una mappa del Consiglio urbanistico della città di Belgrado, che segna in giallo il perimetro di Beljarica come area edificabile, in rosso le nuove arterie stradali e ferroviarie. La zona è a un tiro di schioppo dalla superstrada e dal ponte "cinese" Mihajlo Pupin, aperto tre anni fa, lungo 1.482 metri, finanziato da un prestito della EximBank cinese di 226 milioni di dollari che ha coperto l'85% del costo totale dell'opera. E Pechino sarà con alta probabilità coinvolta anche nel nuovo progetto del porto, conferma la "Strategia per lo sviluppo 2021" approvata dalla municipalità di Belgrado, dove si legge che le fonti di finanziamento dell'opera, almeno 350 milioni di euro, saranno oggetto di «negoziati tra la Repubblica di Serbia» e quella Popolare cinese. L'opera non a caso è voluta vicino al ponte Pupin, dove dovrebbe sorgere anche il grande parco industriale promesso a maggio dal sindaco di Belgrado, Sinisa Mali, col coinvolgimento sempre della Cina, parco in cui dovrebbero insediarsi decine di aziende cinesi. Gli interventi potrebbero distruggere Beljarica «definitivamente», aggiunge Simic precisando che «non ci sono informazioni ufficiali su contratti firmati», ma bisogna chiedersi «se serve un porto da 900 ettari, in parte serbo, in parte cinese». Soprattutto in una piccola ma preziosa "Amazonija".

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 11 novembre 2017

 

 

Intervento - Il ritorno prepotente sulla scena del rigassificatore di Zaule
Segnali inquietanti nella baia di Zaule. Addio al RoRo in area ex Aquila, dopo la cacciata della Teseco; si vocifera di futuri ampliamenti ai depositi petroliferi; in via Errera si pensa ad un'ipotesi di costruzione di un impianto per la produzione di gas dal trattamento di rifiuti e, ciò che più preoccupa, il ritorno in pista del rigassificatore della Gas Natural, dopo l'approvazione del gasdotto marino della Snam del 12 giugno 2017.A proposito del rigassificatore le preoccupazioni sono giustificate anche dal fatto che nell'analisi di impatto della regolamentazione (A.I.R.), collegata al decreto attuativo del Porto Franco, tra gli " Obiettivi a medio e lungo periodo" elencati, a pagina 4 punto C/2, viene imposto di monitorare l'incremento del traffico LNG con cadenza biennale (traffico di LNG è legato al rigassificatore). A tutto ciò possiamo aggiungere che nella conferenza stampa indetta a conclusione dei lavori della sessione plenaria del Comitato dei ministri di Italia e Slovenia (copresieduta dall'onorevole Angelino Alfano) il ministro sloveno Erjavec ha ribadito che la Slovenia è contraria al rigassificatore di Zaule. Da ciò si deduce che durante l'incontro se ne sia parlato e che sia stato il nostro ministro a riesumare l'argomento. Quindi, mentre in tutto il mondo i siti indicati per l'ubicazione di questi impianti vengono scelti in funzione della tutela delle popolazioni, delle attività economiche e dell'ambiente, per quanto riguarda Trieste, si va invece controcorrente, in quanto si pretende di imporre un rigassificatore a Zaule, sulla terraferma, al centro di un'area densamente popolata e, soprattutto, scavalcando e ignorando le norme di sicurezza e le precauzioni adottate, oltre che in Italia per gli impianti già esistenti (Porto Viro e Livorno), anche in tutto il resto del mondo. Sembra proprio che lo Stato italiano voglia condannare la nostra popolazione a vivere in perenne pericolo, bloccare definitivamente lo sviluppo del nostro porto e l'economia della città e rendere il nostro mare tossico e infruibile. Martedì 31 ottobre si è svolto un incontro al quale ha partecipato il Comitato con l'assessore regionale all'ambiente Vito, per conoscere lo stato dell'arte del progetto e quali interventi, a breve termine, la Regione intenda attuare, anche in vista dell'imminente presentazione del Piano energetico nazionale .Le risposte sono state vaghe e indefinite per cui, visto anche che le conferenze dei servizi al Mise rischiano di effettuarsi in piena campagna elettorale, riteniamo opportuno ribadire la nostra posizione e cioè:Amministratori e parlamentari della nostra Regione devono denunciare apertamente, senza paura e con forza che questa scelta (del governo) va contro Trieste, la sua economia, la sicurezza dei cittadini e la salute del nostro mare ed imputare a chi ha dato il benestare all'impianto, di aver colpevolmente ignorato i rilievi fatti, da oltre dieci anni, da scienziati, professori, tecnici, esperti, sull'assoluta incompatibilità dell'impianto con le caratteristiche del sito e sulle tante incongruenze rilevate nel progetto stesso (come ben descritto nella delibera del consiglio comunale di Trieste del 2012). Restare silenti, limitarsi a dichiarare periodicamente la propria contrarietà menzionando solamente l'incompatibilità con le attività del porto e attendere le decisioni del Tar, sono scelte assolutamente infruttuose.

Giorgio Jercog - Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste

 

 

In treno all'aeroporto dal 19 marzo - Settanta convogli giornalieri alla fermata del polo intermodale. Nuovo sportello UniPoste. E arriva anche Flixbus
TRIESTE - La data è stata fissata. Approderà il 19 marzo prossimo il primo treno alla fermata ferroviaria che si sta realizzando al polo intermodale dei trasporti di Ronchi dei Legionari. E, da allora, saranno ben 70 i convogli giornalieri che viaggeranno nelle due direzioni, quella di Trieste e di Venezia, compresi quelli ad alta velocità che, verosimilmente, dovranno far ripensare tutto il sistema di fermate lungo la linea. L'annuncio è stato dato ieri, in occasione della visita che la presidente della giunta regionale, Debora Serracchiani, ha compiuto al vasto cantiere che, dal gennaio scorso, interessa l'area tra lo scalo aereo e la linea ferroviaria. Serracchiani, assieme al presidente ed al direttore generale di Trieste Airport, Antonio Marano e Marco Consalvo ed al sindaco di Ronchi dei Legionari, Livio Vecchiet, ha anche inaugurato la nuova filiale di UniPoste, società privata che ha aperto il suo nuovo sportello. Trieste Airport, che chiuderà il 2017 con oltre 800mila passeggeri, guarda anche al futuro ed annuncia, dall'estate prossima, nuovi collegamenti per la Germania, Francoforte in primis. Il polo intermodale sta diventando una realtà e Ronchi dei Legionari sarà il primo aeroporto in Italia a disporre, in un così ristretto spazio, di tutti i sistemi di trasporto integrati tra loro. Al terminal autobus, capace di ospitare ben 17 stalli di sosta, arriverà anche la low cost Flixbus che, qui, farà una sosta lungo la linea Nizza-Pola. «In questi mesi abbiamo corso, ci siamo presi un impegno che sta andando in modo spedito - ha detto Serracchiani - e di questo non posso che ringraziare tutti coloro che sono impegnati in questo vasto cantiere. Il polo è un ponte per il futuro, un'opera che serve al territorio e che, sono sicura, potrà attrarre altri utili investimenti». L'importo complessivo delle opere in appalto alla Ici Coop ed alle ditte ad essa collegate è di 13,6 milioni di euro e ad oggi sono stati eseguiti lavori per un totale di 3.880.000 euro per quanto riguarda il primo lotto, ultimato al 57%, e di 1.500.000 euro per il secondo lotto, completato al 23%. Entro marzo, come detto, dovrà essere tutto finito e Trieste Airport guarda proprio al completamento dei lavori come una tappa importante per il rilancio dei collegamenti e per la crescita dei passeggeri. Le strutture in cemento armato del parcheggio multipiano sono già state ultimate ed è in corso la realizzazione degli impianti, mentre nei parcheggi a raso verranno a breve completati gli stalli in cemento drenante e l'impianto di illuminazione. Per quanto riguarda la passerella sono in corso di montaggio le strutture verso la fermata ferroviaria, mentre il varo del ponte sulla linea è previsto per la seconda metà di dicembre. Per quanto riguarda l'autostazione degli autobus, è stata completata la torre di collegamento verticale con la passerella e sono in fase di realizzazione la sala d'aspetto, i locali tecnici e i servizi. Lo scalo ronchese, infine, inizia ad essere attrattivo anche per l'insediamento di nuove attività commerciali. Ieri, alla presenza del suo presidente, Francesco Paduano, ha aperto il suo sportello, aperto dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18.30, UniPoste. Si tratta di un operatore postale privato che propone servizi di pagamento, servizi di finanziamento ed assicurativi, ma anche servizi turistici, telefonici e prodotti informatici. L'azienda possiede una rete commerciale articolata su due canali, quello diretto e la rete di franchising, con 21 punti vendita. UniPoste punta ad una decisa crescita con un fatturato previsionale per il 2018 pari a 7,4 milioni di euro.

Luca Perrino

 

«Trieste e Capodistria da record per i treni intermodali» - Forum di Alpe Adria Business International
TRIESTE - «Il numero dei treni intermodali che fanno settimanalmente i porti di Trieste (200) e Capodistria (120) supera quello dei treni operati da Rotterdam (250)». Lo ha detto il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Zeno D'Agostino, intervenendo al Sdgz Alpe Adria Business forum, alla Stazione Marittima di Trieste, la cui sessione conclusiva si è focalizzata su un confronto tra i due vicini scali di Trieste e di Capodistria (Slovenia), e le opportunità di sviluppo che possono apportare alla regione Alpe Adria. Due porti in competizione, ma che collaborano su molti fronti. D'Agostino ha più volte rimarcato il ruolo importante che può svolgere il Napa, associazione porti Nord Adriatico, anche alla luce del recente rientro del porto dell'Emilia Romagna nell'associazione che vede tra i membri anche Trieste, Capodistria, Venezia e Fiume (Croazia) e che ha visto proprio il passaggio del semestre di presidenza da Capodistria a Trieste. «Il Ruolo del Napa - ha puntualizzato D'Agostino - diventa strategico anche alla luce dei dati statistici che stiamo raccogliendo nel 2017. Stiamo vedendo per la prima volta, che tutti i porti del Nord Adriatico hanno una crescita importante dal punto di vista dei traffici. Il primo elemento da analizzare è questo: il corridoio marittimo Adriatico è sempre più centrale nei traffici internazionali».«In uno scenario in cui i volumi di traffico del porto di Trieste, assieme a quelli degli altri scali dell'Alto Adriatico, registrano una forte crescita, la sfida, strutturata dal lavoro compiuto in questi ultimi anni dalla Regione, è quella di sviluppare le aree retroportuali del Friuli Venezia Giulia estendendone l'attività alla Carinzia, alla Slovenia e alla Croazia»: così l'assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Bolzonello.

 

 

Tassa rifiuti “gonfiata” in molti Comuni - L’applicazione su garage, soffitte e cantine fa lievitare le bollette. A scovare l’errore un deputato M5S

ROMA - Molti Comuni hanno moltiplicato illegittimamente la tassa sui rifiuti, la Tari. Hanno applicato più volte su un singolo immobile, applicandola anche su garage, soffitte e cantine, la quota variabile che caratterizza questo tributo. Risultato: il balzello è così stato complessivamente gonfiato, in alcuni casi fino a raddoppiare. Il problema non è di poco conto, visto che riguarda molti Comuni, alcuni anche grandissimi. Un primo check alle delibere l’ha fatto il Sole24Ore scoprendo che a “inciampare” sono state anche grandi realtà: Milano e Genova, Napoli e Catanzaro, Cagliari e Ancona, Rimini e Siracusa, prescindendo dal colore politico. Il merito di aver strappato a livello parlamentare il velo su questo “errore”, dando così l’avvio a una campagna di rimborsi che potrebbe valere anche molti milioni, va comunque al deputato M5S, il pugliese Giuseppe L’Abbate. Il suo commercialista gli aveva segnalato l’anomalia commessa nel Comune dove risiede, Polignano a Mare. Lui ha quindi chiesto chiarimenti con una interrogazione alla quale il ministero dell’Economia in Commissione Finanze ha dato una risposta chiarissima nel senso e nelle conseguenze. «La parte variabile della tariffa – ha spiegato il sottosegretario Pierpaolo Baretta – va computata solo una volta considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso comune». L’esempio portato dall’interrogazione era quello di un appartamento di 100 metri, con un garage di 30 metri e una cantina di 20 metri. In concreto il Comune aveva applicato i 2 euro della quota fissa sui 100 metri e sul 50% della superficie di garage e cantina. Ma poi aveva applicato su ogni singolo cespite catastale i 141 euro della quota variabile, che così veniva moltiplicata per tre. Risultato: una stangata di 673 euro contro i 391 che, in base al chiarimento del ministero dell’Economia, dovranno essere pagati. «Siamo partiti dal confronto dal basso e dalla verifica di quanto riferito dai cittadini – afferma L’Abbate – Ci danno degli incompetenti, ma poi siamo noi, con lo studio e l’approfondimento, a risolvere gravi problemi a livello nazionale causati dalle altre forze politiche». Ora si apre la strada per i rimborsi. I Comuni interessati potrebbero essere moltissimi, vista l’incertezza normativa oramai dissolta. Per comprendere se si è pagato di più bisognerà prendere i bollettini di pagamento che riportano anche i calcoli della tariffa applicata sulle singole unità immobiliari e sulle pertinenze: quest’ultime non devono contenere la quota variabile. Se questa invece è riportata si può richiedere il rimborso. C’è tempo fino a 5 anni e il Comune può compensare il dovuto sulle bollette future o restituire il maggior importo pagato in 180 giorni. «Meglio tardi che mai», commenta L’Abbate. «Pensare – aggiunge – che l’interrogazione l’avevo presentata nel 2016 e che la risposta è arrivata un anno dopo. L’errore si sarebbe potuto correggere prima».

 

 

A Rovigno fondi Ue per l'ambiente - Da Bruxelles 21 milioni: col nuovo sistema di depurazione le acque reflue riutilizzate per l'irrigazione
ROVIGNO - Una volta ultimato il sistema di raccolta, smaltimento e depurazione delle acque reflue, Rovigno sarà la seconda città nel Paese - dopo Parenzo - ad avere risolto il problema in maniera integrale. Le acque depurate ottenute saranno cioè riutilizzate per l'irrigazione delle aree verdi: operazione che porterà rilevanti risparmi sulla bolletta, visto che ora invece per l'irrigazione si attinge dalla rete idrica pubblica. Il progetto - sicuramente uno dei più importanti sul fronte degli interventi infrastrutturali di Rovigno - è stato presentato nel palazzo municipale dal sindaco Marko Paliaga assieme al direttore dell'azienda municipalizzata "Epurazione acquee" Ognjen Pulic. Il valore complessivo dell'operazione è di 30 milioni di euro, 21 dei quali ottenuti dal Fondo di coesione dell'Unione europea. Quest'ultimo, istituito nel 1994, fornisce finanziamenti per progetti nel settore dell'ambiente e delle reti transeuropee, mentre dal 2007 le risorse possono essere utilizzate anche per progetti in settori connessi allo sviluppo sostenibile, fra cui l'efficienza energetica e le energie rinnovabili. Per quel che riguarda Rovigno l'obiettivo è quello della rimozione dei contaminanti dalle acque reflue di origine urbana e industriale, così da renderle compatibili con l'ambiente al momento del loro sversamento nei punti prescelti senza che vengano a crearsi dei danni all'ecosistema. Va ricordato che la costruzione dei primi impianti del progetto è iniziata 11 anni fa: ora però si punta ad accelerare per portare a termine l'intera operazione entro la fine del 2019, quando al sistema saranno allacciati tutti gli abitanti e le aziende di Rovigno e di Villa di Rovigno. Si tratta di un totale di 63mila utenze, comprese le centinaia di migliaia di villeggianti che d'estate soggiornano sul territorio. In questo momento i cantieri sono concentrati tutti nella zona di Villa di Rovigno, dove sono in corso di posa 1.100 metri di tubature. A partire da febbraio si lavorerà invece nella zona dell'ospedale di Rovigno e del rione di Borik, dove verranno deposti 24 chilometri di tubature che consentiranno 700 nuovi allacciamenti. I lavori verranno interrotti nel corso della stagione estiva, per poi riprendere nell'autunno del 2018. Giù entro questo mese intanto verrà risanato il collettore di 2,5 chilometri che collega il rione di Lamanova al nuovo depuratore di Cuvi attraversando la zona di Valbruna. La posa del collettore costiero tra il Gandusio e il porto è invece programmata per l'anno prossimo.Il progetto comprende anche la costruzione di sette stazioni di pompaggio. A lavori ultimati - dunque tra circa due anni - saranno eliminati anche i cattivi odori che a volte serpeggiano tra le vie e le piazze di Rovigno. L'appalto del cantiere è stato affidato all'azienda edile Krk di Veglia. La città di Rovigno - è stato detto in sede di presentazione - sta dunque compiendo un passo importante nel miglioramento della qualità della vita dei suoi abitanti e dei villeggianti, grazie soprattutto al Fondo di coesione europeo che ha creduto nella validità del progetto.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 10 novembre 2017

 

 

FERRIERA - Miani e Servola respira ricevuti in Regione

«Un incontro costruttivo, a seguito del quale sono stati presi alcuni impegni basati sulla collaborazione e la comunicazione relativamente alle problematiche di carattere ambientale afferenti all’attività della Ferriera». Questo - come riporta una nota della Regione - il concetto espresso dall’assessore all’Ambiente Sara Vito che ha incontrato ieri, con i vertici della Direzione centrale Ambiente e dell’Arpa, i presidenti del Circolo Miani e del Comitato Servola respira, Maurizio Fogar e Romano Pezzetta. Dopo l’incontro Vito ha dato mandato agli uffici «di approfondire i temi che saranno segnalati da Miani e Servola respira nell’ottica di un confronto puntuale e trasparente con il territorio». Oggi invece al Circolo della Stampa di Corso Italia, Legambiente organizza un incontro pubblico su «La siderurgia in Italia e il caso Ferriera».

 

 

Bonifiche, al via due appalti per 1,4 milioni - Aggiudicate le gare per l’analisi di terreni e acque e per il progetto contro l’inquinamento delle falde

Un nuovo passo in avanti nel lungo iter burocratico riguardante le bonifiche all’interno del cosiddetto Sin, il Sito di interesse nazionale della Zona industriale di Trieste, “affare” che attualmente ricade tra le competenze della presidente della Regione Debora Serracchiani in veste di commissario straordinario per l’attuazione dell’accordo di programma per l’area della Ferriera di Servola. Invitalia, braccio operativo del ministero dello Sviluppo economico che funge da stazione appaltante, ha completato infatti - informa una nota della Regione stessa - le procedure di affidamento per due gare d’appalto. Alla prima, che ha come obiettivo l’analisi dei terreni e delle acque per valutarne il livello di inquinamento, hanno partecipato 13 operatori economici e, tecnicamente, si riferisce all’affidamento dei servizi di esecuzione della campagna di indagini geognostiche e idrogeologiche. La prima procedura ha determinato alla fine l’aggiudicazione ad un Rti, un Raggruppamento temporaneo d’imprese, formato da Theolab Spa, Geosyntech Srl, Geoalpina Srl e Lgt Laboratorio Geotecnico, per un importo di 363.177,70 euro più Iva (di cui 36.347,71 euro per oneri della sicurezza non soggetti a ribasso) per un ribasso pari al 60,02%. La seconda gara riguarda invece la progettazione per la realizzazione di un barrieramento finalizzato a impedire il deflusso di eventuali falde acquifere inquinate e per la costruzione di un apposito impianto di trattamento delle acque. Nel dettaglio, alla fase di selezione del secondo bando hanno partecipato 12 operatori economici e il contratto riguarda l’affidamento dei servizi di progettazione definitiva, rilievo plano-altimetrico e progettazione esecutiva proprio delle opere di messa in sicurezza della falda. In questo caso l'aggiudicazione è andata ad un Rti costituito da Studio Altieri Spa, Sqs Servizi Qualità e Sicurezza Srl, Progettando Srl, Arcomai Snc e studio geologico Andrea Borgia, per un importo complessivo di 904.032,94 euro Iva esclusa (di cui 4.241,58 euro per oneri della sicurezza non soggetti a ribasso) per un ribasso finale risultato pari al 31,23%. Lo stanziamento totale per la realizzazione delle opere di bonifica del Sin tra analisi, progettazioni e lavori - ricorda ancora la nota della Regione - ammonta a 41,5 milioni di euro.

 

Ancora tutti divisi sul glifosato L’accordo non c’è

È stallo in Europa sul glifosato. I Paesi Ue, per l’ennesima volta, non sono riusciti o a esprimere una maggioranza qualificata pro o contro il rinnovo per 5 anni della licenza per l’erbicida, accusato di avere effetti nocivi anche gravi sulla salute umana. L’ultima occasione sarà il comitato d’appello, che la Commissione potrebbe convocare il 27 o 28 novembre. Senza un’indicazione chiara l’Esecutivo potrebbe decidere di adottare la sua proposta senza l’avallo degli Stati. Dopo i giorni scorsi, in cui le diplomazie si erano mosse alla ricerca di compromessi e alleanze, nel voto di ieri si sono riproposte le divisioni che scandiscono la vicenda glifosato ormai da quasi due anni: 14 paesi hanno votato a favore, 9, tra cui l’Italia, contro e 5 si sono astenuti. Rispetto al sondaggio sul rinnovo a 10 anni condotto dalla Commissione a fine ottobre, due paesi (Romania e Bulgaria) hanno cambiato posizione da favorevoli ad astenuti, perché considerano troppo breve una licenza di 5 anni. Francia e Italia hanno votato no (con Belgio, Grecia, Malta, Ungheria, Cipro, Lussemburgo e Austria).

 

 

Sono i polmoni bis del pianeta - Alghe "star" al superconvegno - Oggi e domani a Trieste il più importante meeting scientifico sulla materia
«Grazie a loro possiamo conoscere la salute dei mari. E qui le monitoriamo dal 1986»
TRIESTE - Quando si parla del più grande polmone verde del mondo il pensiero va immediatamente alla foresta amazzonica. Eppure c'è un altro importantissimo polmone verde, fondamentale per contribuire all'abbattimento dell'anidride carbonica in atmosfera. È costituito dalle praterie di alghe presenti nei nostri mari: a livello mondiale, infatti, a produrre il 50% dell'ossigeno del pianeta grazie alla fotosintesi clorofilliana sono proprio le alghe e, soprattutto, le microalghe. Che sono organismi molto piccoli, delle dimensioni di alcuni micron, ma molto numerosi e ad alta efficienza: sono la base della catena alimentare del mare e uno strumento essenziale a disposizione dei ricercatori per tenere monitorata la qualità dell'ecosistema marino in relazione ai cambiamenti climatici. Sempre di più, inoltre, si sta studiando il loro impiego come fonti rinnovabili di energia e come materie prime nei settori della farmaceutica, della cosmesi, della nutraceutica e dell'alimentazione. Si occuperà proprio di questi temi la Riunione scientifica annuale del Gruppo di algologia della Società botanica italiana, il più importante convegno a livello nazionale dedicato allo studio sulle alghe, in programma oggi e domani nella Sala Maggiore della Camera di Commercio. Quest'anno il convegno, organizzato dall'Ogs, dalle università di Trieste e di Udine e dal Wwf - Area Marina Protetta di Miramare, con il patrocinio del Comune e della Regione, vedrà la partecipazione di circa 100 esperti di algologia nazionali e internazionali e sarà l'occasione per analizzare lo stato dell'arte della ricerca e le nuove metodologie per lo studio delle alghe. Ne abbiamo approfittato per fare il punto con gli esperti sulla salute del nostro Golfo, che viene continuamente monitorata proprio attraverso il controllo delle modificazioni della comunità micro e macroalgale.«L'aumento della temperatura delle acque è il primo dei fattori che influenzano la struttura della comunità algale - spiega Marina Cabrini, ricercatrice dell'Ogs e coordinatrice del Comitato organizzatore del convegno -: il monitoraggio a lungo termine delle alghe presenti nel nostro Golfo ci dice molto sugli effetti dei cambiamenti climatici. A Trieste siamo fortunati, perché, grazie all'istituzione a Miramare della prima Area marina protetta d'Italia, siamo la città che dispone della più lunga serie temporale di dati: è dal 1986 che, ogni mese, raccogliamo dati su alghe e microalghe presenti in loco». I cambiamenti climatici, sottolinea la ricercatrice, hanno un impatto consistente sull'ecosistema marino, di cui le alghe rappresentano un tassello fondamentale. «Con una maggiore quantità di anidride carbonica, che dall'aria si "scioglie" nell'acqua, si ha il fenomeno dell'acidificazione degli oceani, ovvero un abbassamento del ph dell'acqua che favorisce alcune specie di alghe e ne danneggia altre. Ciò si riflette nella combinazione della comunità fitoplanctonica marina, portando a uno squilibrio dell'ecosistema e a una diminuzione della biodiversità», spiega la ricercatrice. Tra le diverse tipologie di microalghe presenti nel nostro Golfo, ve ne sono alcune di potenzialmente tossiche, anche se la principale criticità per il nostro mare in questo momento non è rappresentata dalle alghe: «C'è un problema più grosso, legato alla presenza importante dall'estate scorsa di piccoli organismi gelatinosi, le noci di mare (Mnemiopsis leidyi), che non sono urticanti come le meduse, ma hanno un impatto negativo sull'ecosistema - spiega Paola Del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia dell'Ogs -. Sono organismi "alieni" arrivati fin qui con le acque di sentina delle navi, carnivori ed estremamente voraci: mangiano plancton ma anche uova e larve di pesce e a lungo andare potrebbero causare una diminuzione del pesce azzurro presente nel nostro mare. Nutrendosi anche dei predatori delle alghe, inoltre, potrebbero paradossalmente favorirne uno sviluppo massivo». Quanto alle alghe tossiche, invece, nel nostro Golfo ce ne sono due, di specie sotto osservazione: una è la Dinophysis, che produce una tossina che si accumula nei mitili, divoratori di questa microalga, che se mangiati possono causare all'uomo problemi gastrointestinali. «La presenza di questa microalga è limitata ad alcuni periodi dell'anno - racconta Del Negro - ma nel tempo ha messo in ginocchio la miticoltura, perché obbliga a sospendere la raccolta e la commercializzazione dei mitili per mesi».L'altra microalga sotto osservazione è la Ostreopsis Ovata, che produce una tossina che nell'uomo può causare problemi respiratori. Ma non c'è da allarmarsi, perché finora non ha mai raggiunto concentrazioni tali da rappresentare un rischio per la salute pubblica.

Giulia Basso

 

Osservatorio sull’economia del mare - Progetto della Regione con fondi Ue per la creazione di un polo tecnico-professionale

TRIESTE - Analizzare le nuove esigenze delle imprese dell’economia del mare per impostare percorsi di orientamento, formazione e apprendistato capaci di proiettare i giovani lavoratori nella transizione epocale dell’industria 4.0. Con questo obiettivo la Regione Friuli Venezia Giulia darà vita all’Osservatorio sui fabbisogni del comparto, creato grazie a un finanziamento europeo di 300mila euro e inserito nel Polo tecnico-professionale dell’economia del mare del Fvg, che interessa oggi cantieristica, nautica da diporto, produzioni offshore, trasporti marittimi e logistica. All’iniziativa parteciperanno Maritime technology cluster, Associazione piccole e medie industrie, Ires Fvg e Confindustria. Come spiegato dall’assessore al Lavoro, Loredana Panariti, «l’iniziativa ha l’obiettivo di rilevare e analizzare le necessità formative e occupazionali delle imprese di questa filiera, strategica per lo sviluppo del territorio». L’osservatorio lavorerà con i soggetti pubblici e privati interessati allo sviluppo di percorsi di formazione che possano preparare a mestieri che oggi esistono solo a livello teorico e che la rivoluzione produttiva in atto renderà invece indispensabili. Saranno coinvolte scuole, enti di formazione e imprese, di cui si analizzeranno fatturati, competenze richieste e disponibilità a ospitare esperienze di alternanza scuola-lavoro. «Lo scopo è la riprogettazione della formazione», ha concluso Panariti. In Fvg si rafforza dunque la creazione di un sistema di istruzione e formazione ad alta specializzazione professionale e tecnologica in un'ottica di rete che intensifichi i rapporti tra sistema di formazione e realtà produttive, aumentando la possibilità degli studenti di trovare un lavoro adatto al proprio profilo. L’indagine riguarderà anche le imprese che partecipano indirettamente all’economia del mare, come ad esempio le aziende friulane dell’impiantistica e degli allestimenti. Verranno inoltre realizzate azioni di orientamento per favorire la conoscenza delle filiere produttive e delle professioni del comparto, l’alternanza scuola lavoro, la certificazione delle competenze, nonché la revisione e integrazione dell'offerta scolastica e formativa.

(d.d.a.)

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 9 novembre 2017

 

 

CAMBIAMENTO CLIMATICO E ATTIVAZIONE SOCIALE. SERENA PELLEGRINO (SINISTRA ITALIANA): PARTE IN ITALIA, IN CONTEMPORANEA A COP 23, #CLIMATECHANGINME.
I CITTADINI DEVONO ESSERE COINVOLTI NELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, LA POLITICA DEVE PUNTARE AL CUORE DEL PROBLEMA, CIOE' IL FALLIMENTARE SISTEMA FONDATO SUL BUSINESS E NON SULLA VERA ECONOMIA, NORMA DELLA CASA COMUNE. CONFERENZA STAMPA A MONTECITORIO CON ASSOCIAZIONE “A SUD”.
“Di fronte alla crisi dell’impegno e della coerenza in materia ambientale dei partiti storici e mentre subiamo la crescente pressione del cambiamento climatico, i corpi intermedi ed il loro impegno si rivelano importantissimi, né è prova il fatto che le associazioni ambientaliste danno molto fastidio, devono compiere tra mille ostacoli un lavoro enorme per diffondere le notizie mentre la grande stampa, collegata come sappiamo solo ad alcuni nomi e cognomi, non fa passare le informazioni. In particolare, l’apparato mediatico ufficiale non dice che il parlamento ha una committenza, cioè il popolo, ed il Governo ne ha un’altra, cioè il potere economico e le lobbies, e che quanto più un governo è forte tanto più è oggetto di concrete interferenze da parte delle multinazionali. Destabilizzare l’ architettura istituzionale, affermando in maniera demagogica che le relative articolazioni e livelli di rappresentanza sono brutti e cattivi, è un regalo inestimabile a chi governa il mercato globale, quello che gestisce il business in rotta di collisione con la norma della casa comune, cioè la reale economia del pianeta, fondata sulle leggi ecosistemiche. La lotta al cambiamento climatico non può prescindere da queste consapevolezze.”
L’ha dichiarato la parlamentare Serena Pellegrino presentando oggi in conferenza stampa alla Camera dei Deputati, assieme all’on Mirko Busto ( M5S), in contemporanea all’analoga iniziativa di COP23 a Bonn, la campagna internazionale #ClimateChangingMe, promossa in Italia dall'Associazione A Sud che ha realizzato anche l’istant-book intitolato "Trova le Differenze. L'Italia tra il dire e il fare nella lotta ai cambiamenti climatici", disponibile on line. “Lo scopo di azioni come queste, definite oggi di attivazione sociale, che abbiamo convintamente voluto promuovere dalla sede parlamentare, è pienamente condivisibile ed è enorme l’urgenza di realizzarle. Il tema del cambiamento climatico è lontano dalle persone , è percepito come troppo tecnico, materia da scienziati: invece bisogna rendere tutti consapevoli di quanto la crisi climatica sia purtroppo assolutamente democratica e coinvolga senza sconti ogni essere vivente sul pianeta, dobbiamo far riflettere sull’esperienza diretta che ognuno di noi quotidianamente affronta per gestire le conseguenze del cambiamento climatico, e soprattutto renderci individualmente partecipi sia delle azioni e dei progetti a contrasto dei diversi fenomeni, sia dei processi decisionali che devono risalire fino al cuore del problema, cioè la trasformazione del modello economico che è la causa principale della crisi del pianeta.“

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 novembre 2017

 

 

Via libera al laminatoio bis della Ferriera - La Regione dà l'ok al piano per l'impianto di decapaggio. Il comitato 5 Dicembre: «Prima bisogna chiudere l'area a caldo»

La Regione da il via libera al progetto per l'impianto di decapaggio della Ferriera di Servola. La struttura rientra nel disegno di ampliamento del laminatoio, quindi della parte a freddo dell'impianto, presentato da Siderurgica triestina e ora al vaglio delle istituzioni. La scelta della Regione suscita la riprovazione del comitato 5 Dicembre, che stigmatizza la scelta di dare il via libera «prima di aver garantito la chiusura dell'area a caldo». La Commissione regionale tecnico consultiva di valutazione di impatto ambientale si è riunita ieri a Trieste, fa sapere la Regione, e «ha espresso parere favorevole con due prescrizioni». Lo screening di Via (valutazione di impatto ambientale) è stato avviato in relazione alla collocazione urbana della ferriera dopo che Siderurgica Triestina aveva presentato istanza al ministero dell'Ambiente per ampliare il capannone dove si svolge l'attività a freddo e inserirvi un impianto di decapaggio. Il decapaggio è un'operazione effettuata attraverso degli agenti chimici, che abradono la parte superficiale del metallo, rendendola porosa e quindi adatta ad essere ricoperta con un altro metallo. Il direttore generale della direzione regionale Ambiente ed Energia ha firmato ieri il decreto con il quale il parere favorevole viene trasmesso al ministero dell'Ambiente. La Commissione ha verificato che «non sussistono problemi di impatto», afferma la Regione, «ma ha comunque indicato prescrizioni per il rumore e per gli scarichi»: «L'impatto acustico dell'impianto di decapaggio dovrà essere verificato al termine del piano di risanamento del rumore già previsto per l'insediamento industriale, così da verificare che la sua incidenza sia contenuta. Anche gli scarichi di cloruri, secondo prescrizione, andranno monitorati». Aggiunge ancora l'ente regionale: «Alla Commissione non sono pervenute indicazioni dal Comune di Trieste in merito agli interventi oggetto della riunione di ieri». L'azienda prende atto della notizia e attende l'invio ufficiale del documento prima di commentare la scelta della Regione. Commenta il comitato 5 Dicembre: «Assurdo che la Regione autorizzi nuove parti d'impianto prima di aver verificato che i lavori fatti sull'area a caldo portino a migliorie sostanziali». E ancora: «Il Comune continua ad essere nei fatti assente disattendendo tutte le promesse fatte, a dimostrazione del suo allineamento con la linea della Serracchiani». Conclude il comitato: «L'ampliamento del laminatoio avrebbe dovuto essere autorizzato dopo aver fissato la data di chiusura dell'area a caldo. Ricordiamo infine che la costruzione del capannone è oggetto di indagine da parte della magistratura».

Giovanni Tomasin

 

La Lista Dipiazza replica all’opposizione «Il Pd permette alla fabbrica di inquinare»

La Lista Dipiazza replica al centrosinistra sul tema Ferriera, dopo che il Pd aveva attaccato i «bluff» del sindaco: «I consiglieri del Pd hanno perso un'altra occasiona buone per tacere. Probabilmente l'ultima batosta elettorale siciliana, in ordine di tempo, ha annebbiato la mente facendo scordare loro che sono gli unici protagonisti del problema Ferriera e facendoli cadere nel qualunquismo». Lo si legge in un comunicato firmato dal capogruppo Vincenzo Rescigno. «Il Pd ormai privo di contenuti oltre a scadere nel dileggio, con il più becero del qualunquismo e con la spocchia di sempre, cavalca la giusta insofferenza e rabbia dei cittadini verso la Ferriera che, è bene ricordarlo, il Pd ha deciso di portare avanti dopo che nel 2012 era stata decisa da tutti la chiusura. Non contenti di questo il Pd ha sottoscritto accordi di programma e rilasciato un'Aia allo stabilimento che permette alla Ferriera di agire al di fuori della normale normativa ambientale, intossicando la qualità di vita dei cittadini».

 

 

Tesoretto da un milione per Porto vecchio - Passerà dalla Prefettura al Comune. Russo: «Va usato per creare la società di scopo». Ma Dipiazza pensa al futuro di Esof
Rispunta un tesoretto da un milione di euro per il Porto vecchio. Attualmente è in mano alla Prefettura e finirà nelle casse del Comune: i particolari verranno discussi in un incontro che si terrà domani in piazza Unità fra i due enti. I soldi sono quelli che il senatore dem Francesco Russo recuperò tempo addietro nelle pieghe di una finanziaria. Come verranno impiegati? Lo stesso Russo predilige l'idea che vadano a costituire la base per la società incaricata di gestire il recupero dell'antica area portuale. Secondo il sindaco Roberto Dipiazza, però, «la costituzione della società non è fonte di preoccupazione» e sarà meglio impiegare il milione per porre le basi del progetto di Trieste Capitale europea della Scienza - Esof 2020. È un aspetto, quest'ultimo, su cui il Comune si sta mobilitando proprio in questi giorni, con un'indagine preliminare di mercato da completare entro l'anno: l'obiettivo è trovare un partner interessato a partecipare al progetto di edificazione del centro congressi necessario a ospitare l'evento, e che sia interessato poi a gestirlo nella fase post-Esof. Commenta il sindaco Dipiazza: «Non mi preoccupa dover finanziare la società. Se possibile, preferiremmo traslocare questo milione alla Capitale europea della Scienza. Si tratta di un progetto da dieci milioni, per cui anche qualsiasi contributo è il benvenuto». Dipiazza si riferisce all'idea, già presentata nei mesi scorsi, di realizzare un doppio centro congressi nei magazzini prossimi alla centrale idrodinamica: «L'evento della Città della Scienza è importante ma è necessario che resti qualcosa per la città anche dopo. Secondo noi il centro congressi potrebbe rispondere a questa esigenza e il milione farebbe comodo. Il nostro piano A è ampio, se poi non sarà possibile realizzarlo abbiamo già pronto un piano B». I soldi verranno affidati al Comune ed è all'ente locale che spetterà decidere che farne di preciso, purché resti in ambito di Porto vecchio. Il senatore Russo, però, è l'uomo che i soldi li ha raggranellati: «Vengono dalla legge di bilancio di due anni fa, furono destinati con un decreto apposito. L'intento con cui sono stati destinati è la creazione della start up della società pubblica di gestione del Porto vecchio». L'indicazione di gestire l'operazione attraverso uno strumento del genere, prosegue il parlamentare, provenne a suo tempo dal presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone: «Ottimizza la possibilità di gestione con strumenti manageriali più raffinati - dice Russo -, ed evita al Comune di essere travolto da una partita che è politica ma anche molto tecnica». L'ipotesi a cui si sta lavorando, dice Russo, è «una società molto snella, con un manager di grande esperienza internazionale, che avrà l'opportunità di raccontare l'area in giro per il mondo e costruire il bando in modo da renderlo potabile alle forme di interesse che si sono manifestate». L'idea, conclude, «è andare un po' a copiare quel che hanno fatto le zone di rigenerazione urbana simili alla nostra in altri paesi».

Giovanni Tomasin

 

 

Natura - "Salviamo le nutrie", incontro a Muggia
Domani pomeriggio alle 18.30, al Caffè teatro Verdi di Muggia, incontro sul tema delle nutrie. L'incontro ha come scopo quello di far conoscere questo animale, i motivi per cui si trova qui, le sue abitudini, le sue peculiarità e il perché si è trovato sotto le luci della ribalta a causa di una legge che prevede, se venisse approvata, la sua completa eradicazione tramite metodi cruenti. Il programma della serata prevede - alle 18.30 - la proiezione del documentario "The invasion, a coypumentary" della Silos production. Alle 19.30 seguirà l' introduzione del biologo Sergio Dolce sul territorio del Rio Ospo e dei laghetti delle Noghere. Si proseguirà con l'intervento del biologo Samuele Venturini, che negli ultimi anni si è occupato dello studio delle nutrie e delle possibili soluzioni alternative all'abbattimento. Già in altre zone, come Torino e Perugia, si è deciso di intervenire in maniera non violenta, e di controllare le colonie di animali presenti sul territorio. In particolare, nella zona del rio Ospo, da anni vive una colonia di nutrie, che non si è mai diffusa più di tanto, e salvo rari casi (mai veramente accertati), non ha mai arrecato danni a argini o a colture contigue. La serata è organizzata in collaborazione con l'Associazione vegetariani e vegani di Muggia. Ingresso libero e aperto a tutti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 novembre 2017

 

 

Il gruppo Pd attacca i bluff di Dipiazza sulla Ferriera
«Tutti stanno scaricando il sindaco Dipiazza perché si sono accorti di quanto noi avevamo detto sin dall'inizio: le sue erano false promesse, un bluff giocato sulla pelle dei lavoratori, degli abitanti di Servola e dei triestini». È l'affondo sferrato dai consiglieri comunali del Partito democratico di Trieste, all'indomani della dura presa di distanza ufficializzata dal Comitato 5 dicembre nei confronti di Roberto Dipiazza, accusato dal gruppo di cittadini No Ferriera di aver fatto disatteso completamente gli annunci fatti in periodo elettorale. «Un punto, questo, che ci differenzia nettamente dall'attuale giunta - proseguono gli eletti dem -. Noi, durante l'amministrazione Cosolini, abbiamo governato in modo serio e responsabile, senza mai vendere fumo alla gente: forse lo abbiamo pagato in termini elettorali?». Il problema, proseguono gli esponenti della forza dell'opposizione, è l'atavica tendenza a strumentalizzare lo stabilimento siderurgico di Servola. «Purtroppo la Ferriera è stata sfruttata come merce elettorale troppe volte nella storia della nostra città - prosegue il gruppo Pd -. Il sindaco Dipiazza lo ha fatto tante volte, promettendo risultati irraggiungibili. Molti cittadini componenti dei comitati gli hanno creduto. Ora comprendiamo - continuano i consiglieri comunali - che il tradimento di un finto alleato bruci. Lo stesso Comitato oggi dice che sarebbe stato meglio avere a che fare con un avversario schietto piuttosto che con un falso amico». Un assist vero e proprio, quello del Comitato, che l'opposizione sfrutta quindi a pieno. «Non ci stancheremo mai di ribadirlo - concludono i consiglieri democratici: sulla Ferriera serve un progetto serio che coniughi salute, ambiente e lavoro. Noi lo abbiamo cercato e voluto con forza, senza illudere le persone. Dobbiamo contenere l'impatto ambientale e garantire che tutti gli standard siano scrupolosamente rispettati, ma allo stesso tempo è indispensabile mantenere i livelli occupazionali. Trieste non può permettersi un sindaco che fa il finto tonto».

 

 

Nuova rete fognaria a Noghere e Crociata - Lavori per otto mesi - Via all'estensione degli impianti oggi in uso a San Dorligo - Opera da 1,2 milioni. Disagi ridotti allo stretto necessario
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Partirà entro questo mese il cantiere dell'AcegasApsAmga che porterà, entro la prossima estate, all'estensione della rete fognaria di San Dorligo della Valle, fino a comprendere anche le zone di Noghere e Crociata. I reflui potranno così confluire al depuratore di Zaule, permettendo la dismissione di quello di Prebenico, con un deciso miglioramento degli standard ambientali. L'allacciamento sarà obbligatorio per le utenze interessate da quest'intervento. Le abitazioni ubicate in prossimità della condotta fognaria sono in tutto una trentina. I lavori, che comporteranno un investimento complessivo di circa un milione e 200mila euro, sono inseriti nel più ampio contesto del nuovo progetto generale di razionalizzazione del sistema fognario a servizio del comprensorio comunale di San Dorligo della Valle.Il progetto permetterà di completare il collegamento tra questo sistema e quello triestino, che fa riferimento al depuratore di Zaule. «Tale passaggio risulta fondamentale - spiega un comunicato dell'AcegasApsAmga - perché permetterà di mandare in pensione il piccolo depuratore di Prebenico che, pur essendo a norma, in termini di trattamento presenta concrete difficoltà gestionali. Si tratta di un'opportunità di riqualificazione urbana - continua il testo - che è uno degli obiettivi del progetto di realizzazione di una nuova condotta fognaria». Il progetto è stato presentato alla cittadinanza nel corso di una pubblica assemblea, svoltasi a Caresana: partirà dalla località Noghere e proseguirà lungo la strada provinciale 13 in direzione di Crociata. L'AcegasApsAmga e l'amministrazione comunale di San Dorligo lavoreranno d'intesa per programmare un cantiere capace di garantire il miglior scorrimento possibile del traffico. Si stima che gli interventi di allaccio delle abitazioni alla fognatura avverranno a Noghere entro il mese di giugno, mentre a Crociata il cantiere si chiuderà il mese successivo. Eventuali variazioni nelle tempistiche saranno condivise con l'amministrazione e comunicate alla popolazione residente. Entrando nel dettaglio, in corrispondenza di ogni civico coinvolto, l'AcegasApsAmga realizzerà il cosiddetto "pozzetto d'ispezione", un punto di consegna, sul limite della proprietà privata, a cui dovranno allacciarsi gli impianti privati delle abitazioni. Per la realizzazione di tale allacciamento non sarà richiesto alcun onere ai cittadini. Una volta realizzato il pozzetto d'ispezione, ogni utenza dovrà invece provvedere all'esecuzione degli eventuali interventi impiantistici ed edili sull'area privata necessari per adeguare lo scarico, deviandolo fino al pozzetto realizzato al confine della proprietà. Una volta terminati i lavori e prima dell'attivazione dell'allacciamento, i cittadini dovranno richiedere alla stessa AcegasApsAmga il rilascio del nulla osta allo scarico, per il quale sarà richiesto il pagamento di 113 euro. Le opere saranno realizzate sotto terra, quindi non incideranno sull'aspetto paesaggistico. I lavori saranno inoltre realizzati prevalentemente su area stradale. Non si prevedono inquinamenti e disagi e anche le limitazioni al traffico saranno ridotte all'essenziale.

Ugo Salvini

 

 

Venezia dice stop alle grandi navi - Basta passaggi davanti a San Marco, approdi a Marghera
VENEZIA - Basta "inchini" dei giganti del mare davanti a San Marco. Le grandi navi da crociera dovranno dire addio al passaggio scenografico di fronte al centro storico di Venezia, e ripiegare su un approdo meno glamour a Marghera. Lo ha deciso a Roma il "Comitatone" interministeriale per Venezia, dopo 6 anni di discussioni. L'annuncio è giunto dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Nell'arco di 3-4 anni - ha spiegato - andranno a Marghera tutte le navi oltre le 55mila tonnellate di stazza. Dopo le rotte alternative bocciate nel tempo, la soluzione presa dal Governo, e condivisa da Comune e Regione Veneto, è quella proposta dall'Autorità Portuale: le grandi navi non entreranno più dalla bocca di Porto del Lido passando in bacino san Marco e nel canale della Giudecca, ma lo faranno dalla bocca di Porto di Malamocco e, lungo il canale dei Petroli, si fermeranno a Marghera. Per il sottosegretario Baretta è «un punto di equilibrio tra tutela ambientale, sviluppo territoriale e attività imprenditoriale». Le navi extra-lusso, di categoria più piccola e "green" continueranno a arrivare alla Marittima. L'indirizzo del Comitatone è bocciato da ambientalisti e movimento "No Grandi navi-laguna bene comune" come la «peggiore soluzione possibile».

 

Il mare restituisce 100 anni dopo i segreti della corazzata "Wien"
Archeologi subacquei riporteranno in superficie i resti della nave austroungarica affondata il 10 dicembre 1917 da due motoscafi italiani nella baia di Muggia
TRIESTE - Un pezzo di storia di Trieste si prepara a riemergere dal mare, sotto la superficie dell'acqua del canale navigabile. Nei prossimi giorni verranno riportati a galla alcuni dei resti della nave da battaglia della classe Monarch della Marina militare dell'impero austroungarico, la corazzata Wien, affondata nella notte del 10 dicembre 1917, mentre si trovava nella baia di Muggia. A quasi un secolo di distanza, quindi, si riapre un capitolo che nel tempo è stato oggetto di interesse da parte di storici, archeologi e semplici curiosi. Dagli anni '50 il relitto è stato più volte oggetto di spedizioni organizzate per prelevare ciò che era rimasto. Poi per lungo tempo è stato dimenticato e lasciato nell'oblio dell'acqua torbida dove lentamente si è deteriorata. Qualche anno fa è stato individuato nuovamente il punto esatto dove è rimasta adagiata, ormai quasi sepolta dal fango, con l'idea di conservare ancora qualche frammento, a testimonianza di un episodio che ha segnato la storia della città. A breve quindi si procederà con il "salvataggio" di alcuni elementi, che poi faranno parte di un'ampia mostra, in programma a dicembre. L'operazione di recupero si svolgerà nei prossimi giorni nello specchio d'acqua antistante Muggia, e sarà condotta dall'archeologa subacquea Rita Auriemma, direttore del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell'Erpac-Ente regionale per il Patrimonio culturale della Regione Friuli Venezia Giulia, sotto la direzione scientifica della di Paola Ventura, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia e grazie alla collaborazione del nucleo Sommozzatori del Corpo dei vigili del fuoco e della Capitaneria di Porto di Trieste. La nave da battaglia era stata varata nel 1895 e classificata come unità da difesa costiera. Nell'agosto del 1917, assieme alla gemella Budapest, era stata assegnata a Trieste. Il 6 novembre aveva attaccato la batteria costiera italiana di Cortellazzo, alle foci del Piave, azione che aveva convinto i comandi italiani a neutralizzare definitivamente sia il Wien sia il Budapest. Il compito era stato quindi affidato al sottotenente di vascello Luigi Rizzo, che la sera del 10 dicembre era partito al comando di due motoscafi Mas, il Mas 9 e il Mas 13, con l'obiettivo di colpire le due navi austriache, ancorate nel Vallone di Muggia e di eliminarle. Durante la notte, superata la diga ed elusa la sorveglianza armata, era riuscito a oltrepassare il varco e attaccare nell'oscurità le navi alla fonda, con due siluri lanciati contro il Wien e altrettanti contro il Budapest. Solo i primi colpi erano andati a segno e la corazzata Wien affondò in appena cinque minuti, portando con sè 33 uomini d'equipaggio, mentre i naufraghi sopravvissuti con difficoltà avevano guadagnato la riva nuotando nel buio. Sono molti i triestini a ricordare quel naufragio, in particolare i parenti di chi all'epoca era a bordo, si è salvato e ha poi ha tramandato i racconti di un disastro improvviso. Nel 1925 sono stati recuperati dal relitto lo sperone di prua e il frammento della poppa con il nome della corazzata, il primo è stato regalato a D'Annunzio per il suo Vittoriale, mentre l'altro si trova oggi al Museo Storico navale di Venezia. Nel decennale dell'azione, nel 1927, lo stesso Luigi Rizzo indossò lo scafandro da palombaro e scese sul relitto della nave che aveva affondato. La demolizione della corazzata è proseguita poi nel tempo a fasi alterne, con l'impiego dei palombari fino ai primi anni '50. Oggi gli ultimi resti rimangono sui fondali, a circa 20 metri di profondità, dove si preparano a essere riportati sulla terra ferma, prima delle operazioni di pulizia e sistemazione, per esporli al pubblico. L'intervento infatti mira alla valorizzazione di un patrimonio storico definito di grande valore, e i frammenti erratici che verranno recuperati saranno restaurati e faranno parte della mostra "Nel mare dell'intimità. L'archeologia subacquea racconta la storia dell'Adriatico", che sarà allestita al Salone degli Incanti dal 17 dicembre al 1 maggio 2018, organizzata dall'Erpac-Servizio di catalogazione, formazione e ricerca e dal Comune di Trieste, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, il Polo museale del Friuli Venezia Giulia, e oltre sessanta partner italiani e internazionali. La mostra gode del patrocinio del Mibact, dei ministeri della Cultura e del Turismo croati, del ministero della Cultura Sloveno e di Promoturismo Fvg (www.nelmaredellintimita.it).

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 novembre 2017

 

 

Rottura definitiva tra i No Ferriera e Dipiazza - Attacco frontale del Comitato 5 dicembre: «Si è rivelato un falso alleato che non mantiene la parola»
«Sulla Ferriera, Dipiazza non racconta la verità e quindi non può incontrare i cittadini per un confronto pubblico». Il Comitato 5 dicembre prende ufficialmente le distanze dal sindaco, considerato inadempiente rispetto agli impegni presi in passato. «Cosolini si confrontò con la cittadinanza sul destino di Servola - osservano in una nota i portavoce del comitato -. Dipiazza ora non può farlo perché sta tradendo completamente la promessa fatta agli suoi elettori di intraprendere subito tutte le azioni necessarie per far chiudere l'area a caldo della Ferriera. Purtroppo, dopo aver annunciato nei primi mesi successivi alla sua elezione l'avvio di azioni politiche e legali nei confronti dell'azienda, il sindaco ha sospeso ogni iniziativa, a dimostrazione del fatto che si trattava di impegni di facciata privi della reale volontà di inchiodare alle proprie responsabilità Arvedi e la Regione».«Dipiazza si tiene stretta la delega alla Ferriera - prosegue il Comitato -. E lo fa perché la sua reale intenzione è tenere tutto fermo. Vuole fare in modo che le migliaia di cittadini scese in piazza finiscano per demoralizzarsi, smettendo di tenere alta l'attenzione sul tema Ferriera». Di qui la pesante accusa di immobilismo mossa nei confronti dell'amministrazione comunale. «Dipiazza - continua il 5 dicembre - detesta dover rendere conto alla città di quello che fa: un atteggiamento che si vede anche su altre questioni come il tram o i richiedenti asilo. Anche il tavolo con noi e le altre associazioni si è rivelato una mossa di facciata. All'inizio Dipiazza credeva che avrebbe potuto raccontarci quello che voleva ma quando ha capito che noi cittadini non potevamo essere controllati ma, al contrario, volevamo vederci chiaro e controllare che il Comune agisse, ha cominciato a tagliarci fuori». Inevitabile, a questo punto, il "divorzio" dalla giunta municipale. «Noi continueremo ad auto-organizzarci tra cittadini, prendendo ogni distanza possibile da un sindaco che, viste le tante promesse non mantenute, dovrebbe dimettersi. Cosa che però, non essendo una persona di parola, di certo non farà. Spera di far calare il silenzio sulla Ferriera e poi, con calma quando il problema si risolverà fisiologicamente o per merito di altri, tenterò di attribuirsi meriti inesistenti. Cosolini fu un avversario dichiarato - conclude la nota. Dipiazza un falso alleato, il che è peggio».

 

 

Onu, il 2017 sarà l'anno più caldo di sempre - L'allarme alla conferenza di Berlino: «Ma dopo l'uscita degli Usa gli accordi di Parigi non sono a rischio»
ROMA - Il 2017 sarà molto probabilmente uno dei tre anni più caldi di sempre. Il dato, emerso da uno studio dell'Organizzazione metereologica mondiale, fa da monito all'apertura dei lavori della conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima a Bonn. E la responsabile del segretariato dell'Onu Patricia Espinosa ha spronato presenti e non: «Adesso dobbiamo agire». L'accordo di Parigi va mantenuto e rispettato, ha aggiunto Frank Bainimarama, premier delle isole Fiji, che presiedono il vertice, ospitato solo tecnicamente dalla Germania. Il summit è ritenuto in effetti decisivo per puntellare l'accordo di Parigi e procedere verso i regolamenti per attuarlo, dopo la clamorosa decisione di Washington di uscirne. Il temuto «effetto domino», però, non c'è stato: Usa e Siria sono gli unici paesi delle Nazioni unite a essersi chiamate fuori dall'intesa. E anche sugli Stati Uniti la speranza di un ripensamento rispetto al passo indietro non è affatto sepolta: tecnicamente, come è noto, non potranno uscirne prima del 2020, c'è tempo, e tante cose possono ancora accadere, ha affermato la ministra tedesca dell'Ambiente, Barbara Hendricks. La Germania intanto, attraverso la delegata del governo Merkel, ha annunciato di voler stanziare altri 50 milioni di euro per le isole a rischio: ne aveva già destinati 190 al fondo concepito per questa emergenza. E da Berlino arriva anche la volontà di diminuire le emissioni del 40% rispetto al 1990, entro il 2020. Mentre circa 25 mila persone, provenienti da 195 Paesi del mondo, prendono parte al cosiddetto Cop23 (23/ima Conferenza delle parti) nella ex capitale, a Berlino l'allarme sul clima crea un chiaro rimbombo sulle trattative in corso fra Unione Liberali e Verdi per formare un eventuale governo dai colori Giamaica. L'Fdp ha sempre detto di riconoscersi negli obiettivi di Parigi, ma pur volendo rispettare gli obiettivi posti per il 2030 e quelli per il 2050, vorrebbe rallentare le politiche per gli obiettivi del 2020. I Verdi, dall'altro lato, non demordono: «Il clima va tutelato, altrimenti i colloqui termineranno velocemente», ha ribattuto la Verde Simone Peter. Ma anche Angela Merkel ha a cuore le politiche sul clima: è stata lei a evitare contagi, al G20 di Amburgo, isolando gli Usa sulla scelta di Parigi.

 

 

SLOWFOOD.it - MARTEDI', 7 novembre 2017

 

 

«Un miliardo di rifugiati climatici entro il 2050»

«Il cambiamento climatico è già una realtà, purtroppo. Possiamo ancora – se ci daremo da fare molto velocemente – limitare i danni, ma gli effetti del riscaldamento globale sono già visibilissimi. Basti pensare, guardando a casa nostra, all’alternarsi di siccità e bombe d’acqua; lo vediamo – e lo vedremo sempre più spesso – nel boom dei fenomeni migratori legati al cambiamento climatico o ai suoi effetti»

Resta alta l’attenzione dei media per le conseguenze del clima che cambia. Per fortuna a parlarne siamo in buona compagnia come dimostra questo articolo a cura di Roberto Giovannini uscito ieri su La Stampa. Vogliamo riprenderlo perché pone l’accento su una delle conseguenze forse più sottovalutate, o comunque volutamente ignorate da chi condanna e chiude ai flussi migratori senza se e senza ma per il proprio tornaconto politico. Purtroppo tra i danni causati dalla scelta occidentale di un modello che tende alla crescita infinita senza nessuna riflessione sulle conseguenze, c’è anche il dramma di chi è costretto ad abbandonare casa proprio a causa dei gravi disastri causati dal riscaldamento globale. «Tra gennaio e settembre del 2017, si legge in un rapporto di Oxfam International, ben 15 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case per fuggire un evento meteo estremo: di questi, in 14 milioni provenivano da Paesi a basso reddito. Tra il 2008 e il 2016, in media, i rifugiati climatici sono stati 21,8 milioni l’anno. Tra i Paesi più colpiti il Bangladesh, l’India e il Nepal, che lo scorso agosto hanno subìto rovinose inondazioni, che hanno colpito 43 milioni di persone e prodotto oltre 1200 vittime. Ma anche le piccole isole del Pacifico, con i cicloni Pape e Winston del 2015, che nelle Isole Fiji hanno messo in fuga 55 mila persone, e ridotto del 20% il prodotto interno lordo nazionale. » scrive Giovannini che tra le sue fonti cita il rapporto di Lancet Countdown che parla di un miliardo di rifugiati climatici entro il 2050 e il documento con cui il ministero della Salute italiano ha preparato il G7 dei ministri della Salute che si è aperto il 5 novembre a Milano. «Ci sono alternative a questo futuro così inquietante?» si chiede Giovannini che risponde mettendo in evidenza le risposte della scienza (leggi qui l’articolo completo), sì rispondiamo anche noi se tutti ci mettiamo d’impegno nel nostro quotidiano – riducendo gli sprechi inanzitutto, consumando meno carne, scegliendo produzioni artigianali e privilegiando varietà locali – e se lavoriamo per avviare e rafforzare quelle economie resilienti che da sempre Slow Food sostiene. Ecco come ci stiamo impegnando nella lotta al cambiamento climatico, aiutaci anche tu, dona ora.
Roberto Giovannini, «Un miliardo di rifugiati climatici entro il 2050», La Stampa del 6 novembre 2017

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 novembre 2017

 

 

ROMANIA - L'antica foresta tutelata dall'Unesco sparita nel nulla - La "mafia dei boschi" ha tagliato e prelevato alberi di valore radendo al suolo un'area protetta di più di cinquanta ettari
LE ZONE GREEN - Le riserve occupano il 5% del Paese - Le aree protette della Romania occupano 1.234.710 ettari pari al 5,18% del territorio. Sono distinte in parchi nazionali e naturali, riserve scientifiche e naturali, monumenti naturali, riserve della biosfera e siti Ramsar - LA FAUNA - Lupi, orsi, falchi sacri e grandi rapaci - La natura della Romania è una delle più incontaminate d'Europa. Nelle sue foreste domina la vita selvatica: lupi, linci, orsi, cervi, volpi, cinghiali e camosci, ma anche molti uccelli come falchi sacri e grandi rapaci - IL PARCO - Canyon mozzafiato e faggi storici - Il parco di Semenic Cheile Carasului, nei Carpazi meridionali, ospita una delle faggete più belle d'Europa. Punto privilegiato di partenza per gli escursionisti che vogliono raggiungere le gole di Carasului è il paese di Semenic

BELGRADO - Immaginate un celebre e imponente parco nazionale, creato in una delle aree montuose più affascinanti e delicate del Paese, nei Carpazi meridionali, area protetta fin dal 1982. Ora figuratevi una delle cime dei monti del parco, coperta da una fitta foresta di alti e antichi faggi. Poi, chiudete gli occhi, riapriteli e un bosco assai vasto, di almeno cinquanta ettari, non c'è più. Scomparso nel nulla. Sembra impossibile, ma è quanto accaduto in Romania, nel parco nazionale Semenic-Cheile Carasului, nella parte occidentale del Paese, non lontano dal Danubio e dalla frontiera con la Serbia. A denunciare il caso è stato un video postato di recente su YouTube, girato con un drone, che mostra un'ampia porzione del parco completamente spoglia, rasata a zero. Video che ha raggiunto diffusione nazionale, creando scandalo, dopo essere stato ripreso dalla Tv Digi24, che ha dato ampio risalto al caso. Ricordando che Semenic è un vero gioiello, custode di una delle più grandi foreste vergini di faggio in Europa, quasi 5mila ettari inclusi nella lista dei patrimoni dell'Unesco solo la scorsa estate. Ma cosa è successo, a Semenic? Quello che da decenni avviene in tutto il Paese, in parchi naturali e non: disboscamento selvaggio da parte di ignoti. Arrivati nel parco con seghe elettriche e camion, tagliano e portano via alberi di grande valore. Disboscamento che, nel caso di Semenic, ha spinto il governo romeno a promettere azioni rapide e rigorose per affrontare il grave problema, facilitato anche dall'inazione delle autorità preposte alla salvaguardia del territorio. Manca infatti ancora, ha denunciato Digi24, «un piano per limitare il taglio degli alberi» nel parco. Concorda Corneliu Sturza, attivista del gruppo ecologico Gea Nera, sottolineando che «abbiamo chiesto al ministero» dell'Ambiente di fare i conti con la questione «ben tredici anni fa». Qualche colpa ce l'avrebbe anche l'amministrazione della zona protetta, che non avrebbe «mai trasmesso il piano di management» al ministero, hanno scritto i media locali citando il dicastero dell'Ambiente di Bucarest. Denunce corroborate in televisione dalla Guardia forestale di Timisoara, che ha confermato di non poter far nulla in assenza di un piano di management del parco, limitandosi a «mettere a dimora» nuove piante per colmare i grandi vuoti causati dalla deforestazione. E il problema della «mafia dei boschi», così l'hanno definita alcuni media di Bucarest, è tutt'altro che inedito, come attestano le denunce estive di gruppi ambientalisti. Che proprio a Semenic avevano individuato altri "buchi" causati dall'azione barbarica dell'uomo. Disboscamento selvaggio che non è circoscritto a Semenic, tutt'altro. È invece un problema nazionale. E molto serio, come confermato dal presidente Klaus Iohannis, che l'anno scorso - dopo che a migliaia erano scesi in piazza in segno di protesta - ha firmato una legge che dichiara «minaccia alla sicurezza nazionale» il disboscamento illegale, mentre Ong e associazioni in passato hanno chiesto persino una «moratoria» totale al disboscamento, incluso quello legale. Disboscamento che mette a rischio anche le comunità montane, sempre più a rischio di frane e alluvioni per la scomparsa del patrimonio boschivo. Fenomeno gravissimo, per la Romania - Paese che conserva il 65% delle foreste vergini in Europa - che dal 2000 al 2012 ha perso «tre ettari di foreste all'ora», ha denunciato Greenpeace in uno studio qualche anno fa, sottolineando che il 49% delle «superfici de-forestate» era localizzato in aree protette. Sempre Greenpeace, ha ricordato di recente il portale Balkan Insight, ha rivelato che sono «quasi diecimila i casi di disboscamento illegale» scoperti solo l'anno scorso, con un danno per lo Stato di circa nove milioni di euro. E di cinque miliardi di euro dalla caduta del regime di Ceausescu a oggi, secondo il gruppo Agent Green. Oltre ad almeno una preziosissima foresta, nel cuore di Semenic.

Stefano Giantin

 

 

Parco delle Incoronate: piano Ue da 6,5 milioni - UN VASTO PROGETTO DI FRUIZIONE TURISTICA E CULTURALE
SEBENICO - L'Unione europea apre il portafoglio per il varo di programmi che miglioreranno l'offerta del Parco nazionale delle Incoronate, in Dalmazia, destinazione che ogni anno ospita migliaia di diportisti italiani, specie del Nordest del Paese. Il governo croato ha infatti deciso l' assegnazione di 49 milioni di kune (circa 6 milioni e mezzo di euro) a fondo perduto, di cui ben l'85 per cento arriverà dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale e il restante 15 dai comuni di Stretto (Tisno) e Murter - Incoronate. Queste municipalità hanno voluto assumere il ruolo di partner del parco nazionale per il progetto intitolato Rediviva Kurnata: promozione della fruizione sostenibile dell'eredità naturale nel Parco nazionale delle Incoronate. Il direttore del parco, Josip Zanze, ha fatto sapere che entro il 2021 questa istituzione potrà contare su tre nuovi centri, strutture grazie alle quali i visitatori potranno sia ammirare le bellezze paesaggistiche di questo angolo di paradiso adriatico, sia conoscere i ristoranti e i negozi di souvenir del parco. A Betina, sull'isola di Murter, verrà aperto lo «Scrigno del tesoro», nell'omonimo capoluogo dell'isola sarà a disposizione la «Coronata», mentre sulla principale isola dell'arcipelago, Incoronata, gli ospiti potranno fruire della «Casa del mare incoronato». «Grazie a questo progetto, che ci permetterà di aprire 20 nuovi posti di lavoro - ha rilevato Zanze - potremo non solo migliorare l' infrastruttura del parco ma anche garantire una maggiore sicurezza ai visitatori. Inoltre Rediviva Kurnata ci consentirà di controllare con maggiore efficienza l' entrata e uscita dei vacanzieri, migliorando il sistema di pagamento dei biglietti. Offriremo insomma servizi più qualitativi, a tutto vantaggio dei diportisti». L'ex caserma militare presente sull'Incoronata sarà trasformata nella Casa del mare incoronato. Ci sarà una mostra permanente sugli aspetti specifici della vita degli isolani in questo splendido arcipelago. La struttura disporrà inoltre di bar, servizi igienico-sanitari e una rivendita di souvenir delle Incoronate. Lo Scrigno del tesoro a Betina rappresenterà la soluzione ideale per coloro che vogliono scoprire e ammirare flora e fauna terrestre e marina di questa manciata di isole e scogli, 89 per la precisione. a.m.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 novembre 2017

 

 

Il "gigantismo navale" mette fuori gioco l'Adriatico - La lettera del giorno di Ladi Minin - Isanav (Istituto per lo studio delle attività navalmeccanIche)
Qualche giorno fa si è insediata a Venezia la cabina di regia tecnico-politica per la portualità del Nord Adriatico, con il dichiarato intendimento di far collaborare i porti di Ravenna, Venezia e Trieste e creare le condizioni logistiche per intercettare, in particolare, i traffici mercantili con la Cina e inserirsi così in quella grande strategia finanziaria-industriale, funzionale all'espansionismo economico cinese, sintetizzabile nella cosiddetta "nuova Via della Seta". Ammirevole iniziativa, che però non prende sufficientemente in considerazione l'ennesima esplosione del gigantismo navale, insito nelle leggi del capitale, che portano anche alla concentrazione delle grandi società del trasporto marittimo. Nelle condizioni attuali, il problema vero ed escluso anche dal recente riordino della portualità italiana è che i porti italiani sono fuori gioco, essendo inadeguati a ricevere e gestire queste navi e questi volumi di container. Nel prossimo futuro è prevedibile che le ultra-mega portacontainer da 14-18mila teu verranno spostate sulle rotte Asia-Usa ed Europa-Usa e sulle rotte con il Far East s'affacceranno quelle di portata nominale superiore ai 20mila teu. Nella discussione effettuata a Venezia si ricomincia parlare con timidezza dell'isola offshore, chiamandola mini offshore, prevedendo le attrezzature portuali adeguate e l'esclusione di quella parte riguardante le rinfuse liquide, che bene verrebbero a Trieste a colmare il suo già importante ruolo in questo ambito. A buon intenditore poche altre parole.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 novembre 2017

 

 

Elettrodotto Udine-Redipuglia - Arriva l'ok del Tar
Il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso presentato da alcuni Comuni friulani contro l'elettrodotto Udine Ovest-Redipuglia, la nuova linea di Terna a 380 kilovolt, lunga 40 chilometri, in esercizio dallo scorso 29 settembre. «La sentenza conferma la correttezza dell'iter amministrativo che ha consentito l'avvio dell'opera», ha commentato il presidente di Confindustria Udine, Matteo Tonon, esprimendo «la soddisfazione degli industriali friulani» e ricordando che «sono occorsi 14 anni per giungere a questo risultato, che ha consentito un'opera indispensabile per la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica in Regione». Tonon annota che «Confindustria Udine, oltre a partecipare al confronto che si è svolto con il territorio, ha ritenuto che l'obiettivo fosse assicurare al territorio le necessarie opportunità di sviluppo, insieme a condizioni di effettiva sostenibilità a vantaggio sia delle famiglie che potranno fruire di energia meno cara che delle imprese, che potranno contare sull'efficientamento di rete». Terna fa sapere che proseguono i lavori preliminari alla demolizione di 110 km di vecchie linee: «Trenta Comuni della Bassa friulana e zone limitrofe vedranno smantellati circa 400 tralicci di vecchie linee, con sollievo anche di 680 edifici oggi a 100 metri dalle linee che saranno demolite. E 367 ettari di territorio saranno liberati dalla servitù di elettrodotto».

 

 

Legambiente - Incontro su Siderurgia e Ferriera

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente di Trieste organizza un incontro pubblico sul tema "La siderurgia in Italia e il caso Ferriera di Trieste" venerdì 10 novembre alle 17 al Circolo della Stampa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 novembre 2017

 

 

Un piano antischianto per 78 grandi alberi - Intervento da 135mila euro del Comune «a tutela della pubblica incolumità»
Dalle querce ai platani su strade e dentro i parchi. Scattano le manutenzioni - gli alberi a rischio "schianto" nel comune di Trieste
Sono 78 gli alberi di Trieste su 122mila soggetti arborei (di cui circa 15mila censiti) che hanno più di un metro di diametro e che sono considerati - proprio così - "a rischio schianto". Le loro altezze variano tra i 9,5 e i 36 metri: si va dall'ippocastano della chiesa di Basovizza al platano di via del Follatoio passando ovviamente per le grandi piante dei vari parchi e giardini storici. Sono le cosiddette alberature in classe C, ovvero gli alberi "a rischio di schianto" con diametro superiore a un metro. L'amministrazione comunale, su proposta dell'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, ha di recente approvato un progetto esecutivo da 135mila euro (sui 150mila inizialmente previsti) di manutenzione straordinaria delle grandi alberature per l'anno in corso. Il lavoro, inserito nel programma triennale delle opere 2017-2019, è interamente finanziato con avanzo economico. «Il progetto - si legge espressamente nella delibera - risponde alla necessità, nell'ambito della generale gestione delle alberature presenti lungo i viali cittadini, nei parchi e nei giardini pubblici, di provvedere anche alla preminente esigenza di tutela della pubblica incolumità di persone e cose».Sono 280 i giorni di lavori previsti. Il cronoprogramma dei pagamenti per l'operazione prevede: 100mila euro nel 2018 e 35.554 nel 2019. A firmare il progetto esecutivo è il dottore forestale Francesco Panepinto assieme al perito agrario Renato Ravara. «Il progetto - si fa sapere - prevede di eseguire la manutenzione straordinaria degli alberi in classe C di propensione al cedimento di cui al protocollo della Società italiana di arboricoltura (rischio moderato di schianto) i cui diametri abbiano valori uguali o superiori a 100 centimetri misurati a 130 centimetri dal suolo». In questo modo si è arrivati a censire 78 esemplari con queste caratteristiche presenti sul territorio del Comune di Trieste. Di questi quattro sono stati dichiarati "monumentali". Si tratta dei due platani che stanno nel Giardino pubblico "Muzio de Tommasini" e che hanno un diametro superiore ai 160 centimetri (il record assoluto per Trieste), della Zelkova carpinifolia (originaria del Caucaso) del parco di Villa Sartorio (111 centimetri di diametro e 22 metri di altezza) e del pino di Aleppo di Villa Revoltella (110 centimetri di diametro e 20 metri di altezza). Ma non sono i soli a vantare un elevato "pregio ornamentale e storico culturale" e una fragilità soprattutto legata al castello, che richiede una potatura di selezione, e alle condizioni fitosanitarie. Un approccio, in ogni caso, improntato alla "tutela e alla conservazione". «Una decina di soggetti arborei presenti all'interno del Giardino Muzio de Tommasini, di età ormai prossime ai 160 anni, è stata messa in sicurezza mediante ancoraggi statici o dinamici che necessitano di essere revisionati e sostituiti essendo trascorsi gli anni di efficienza statica dei tiranti», si annota nel progetto. Fra i controlli previsti ci sono anche le prove di trazione mediante l'utilizzo di tensiometri e inclinometri per testare la capacità di ancoraggio della zolla radicale nonché la resistenza alla bora. Questi test saranno eseguiti soprattutto per gli ippocastani di piazza Libertà e di via Domenico Rossetti, tenuto conto degli schianti per ribaltamento avvenuti negli anni passati. Nel febbraio del 2015, per esempio, un ippocastano sotto l'effetto della bora era schiantato al suolo in piazza Libertà proprio per il ribaltamento della zolla radicale. Tra le piante di grandi dimensioni interessanti ci sono i bagolari di piazza Hortis, piazza della Cattedrale, via dei Capitelli, il tiglio selvatico del giardino pubblico, l'olmo siberiano di viale Raffaele Sanzio, i cedri dell'Atlante di Villa Revoltella, la sofora del Giappone del giardino "Wegner Engelmann", gli olmi montani del ricreatorio Pitteri. Se avanzeranno delle risorse, si fa sapere, l'indagine e gli interventi saranno estesi anche agli alberi con diametro inferiore a un metro di diametro presenti nel Giardino de Tommasini, in piazza Libertà, via Rossetti e nel Parco di Villa Revoltella. Ogni anno, comunque, vengono monitorati mediamente 4mila alberi dal punto di vista sia statico che sanitario. Alla fine dell'intervento dovrebbero restare in piedi solo grandi alberi a prova "di schianto". Nella speranza di non dover perdere per strada nessuna delle 78 piante attualmente censite.

Fabio Dorigo

 

 

Una petizione per la sicurezza dei pedoni - Sinistra per Trieste chiede al Comune di proteggere gli attraversamenti sulle strisce. Raccolta di firme

Garantire i pedoni che attraversano sulle strisce, «perché recentemente è iniziato quello che sembra essere un vero e proprio tiro al bersaglio». Assicurare i lavoratori sulla conservazione dei loro diritti e della retribuzione, anche in presenza di appalti al ribasso. “Sinistra per Trieste”, associazione «che non ha obiettivi elettorali», recentemente costituitasi «per la conservazione dei valori della vera sinistra», entra nel concreto della vita quotidiana. «La politica non è fatta solo di enunciazioni teoriche – ha spiegato ieri uno dei fondatori dell’associazione, Marino Sossi, rivolgendosi a una platea all’interno della quale si sono notati fra gli altri il senatore Francesco Russo e Gianfranco Carbone, per molti anni protagonista della scena politica triestina e regionale – perciò iniziamo con una raccolta di firme in calce a una petizione con la quale chiederemo al Comune di adottare tutte quelle misure che possano rendere meno pericoloso, per i pedoni, l’attraversamento delle strade in presenza delle strisce pedonali. Puntiamo alle 200 firme – ha aggiunto – con l’auspicio di essere ascoltati. Per quanto concerne gli appalti – ha proseguito Sossi – chiediamo che i contratti deboli non diventino strumento di sfruttamento. Non si possono tagliare le ore a piacimento del datore di lavoro. Proporremo perciò l’intervento della Commissione Trasparenza del Comune. Vogliamo la “clausola sociale” – ha precisato il portavoce di Sinistra per Trieste – che prevede la conservazione del trattamento precedente, anche in presenza del cambiamento del vincitore dell’appalto. Ma verificheremo anche se il Comune si è tarato sul nuovo Codice degli appalti, il quale prevede che si affidino direttamente alcuni servizi a soggetti noti, ovviamente rispettando determinate regole». Sossi ha poi accennato alle nuove iniziative già in cantiere: «Nelle prossime settimane – ha annunciato – parleremo anche degli orari dei bus notturni e dell’inquinamento dei pubblici giardini». A breve “Sinistra per Trieste” si presenterà ai triestini, allestendo banchetti in vari punti del centro, dove saranno illustrate le varie campagne in atto, anche per dare avvio alla stagione dei tesseramenti. «Vogliamo difendere soprattutto i più deboli – ha concluso Sossi – sempre più spesso costretti a vivere sotto la soglia della dignità».

Ugo Salvini

 

 

FIUME - Un orso  a caccia di cibo nel pieno centro di Crikvenica - Nella notte
FIUME - La serata di Halloween non ha portato solo le streghe a Crikvenica. Nella notte tra martedì e mercoledì la località turistica a sud-est di Fiume ha avuto un ospite inatteso: un orso che, noncurante di auto e passanti, ha percorso le vie del centro, quasi sicuramente alla ricerca di cibo. Il plantigrado, un esemplare adulto, ha approfittato del buio per calarsi nella città rivierasca, trotterellando dapprima lungo la centrale via Ante Starcevic e quindi nelle strade circostanti, fino ad arrivare a non più di un centinaio di metri dal palazzo comunale e dal commissariato di polizia. L'animale ha fatto scappare impaurite alcune persone che si trovavano nei paraggi, ma fortunatamente non è accaduto nulla di grave. Come ribadito dagli esperti, gli orsi sono particolarmente attivi in queste settimane, impegnati nella ricerca di cibo prima del letargo invernale. Forse proprio per questo l'orso è arrivato fino all'abitato. E si è poi mostrato in tutta la sua stazza anche in riva al mare, percorrendo il cosiddetto Molo Nero di Crikvenica. Anche in quel caso, fatta eccezione per la paura rimediata da alcune persone, non si è avuto il minimo incidente. Ricordiamo che una ventina di giorni fa, sempre a Crikvenica, un cinghiale era entrato nel cortile di un asilo d'infanzia, prima di venire abbattuto da alcuni cacciatori del posto. L'entroterra di Crikvenica pullula di orsi e cinghiali, ma mai finora questi animali selvatici si erano avventurati in pieno centro. Quasi superfluo aggiungere che gli abitanti sono molto preoccupati e chiedono l'aiuto delle autorità. Va ricordato infine che da Crikvenica e dintorni non sono stati pochi i plantigradi che negli ultimi vent'anni hanno raggiunto a nuoto l'isola di Veglia, facendo stragi di pecore e agnelli.

(a.m.)

 

 

FEDERACCIAI - Gozzi: la siderurgia Made in Italy cresce del 2%
ROMA - L'acciaio italiano sta vivendo «un momento buono», essendo un settore «ciclico, legato all'andamento della congiuntura». È l'analisi del presidente di Federacciai Antonio Gozzi, secondo il quale le acciaierie italiane producono «il secondo acciaio europeo per quantità e per qualità» e si preparano a chiudere l'anno con «una crescita del 2%». Un risultato che le pone «un pò più in alto della congiuntura nazionale», come evidenziano anche i conti trimestrali di Tenaris, con ricavi in crescita del 32% a 1,3 miliardi di dollari (1,11 mld di euro) ed un utile netto salito del 515% a 95 milioni di dollari (81,63 mln euro, RPT). Numeri che dimostrano come l'acciaio «continua ad essere un settore vitale - indica Gozzi - nel quale sono successe cose importanti». Tra queste l'orientamento dei produttori su «acciai di qualità». Quello italiano - spiega il numero uno di Federacciai - «strutturalmente lo è, grazie anche alle miniacciaierie (mini-mill), con forno elettrico e laminatoio attaccato», che sono una «invenzione italiana» e che consentono di «mettere insieme il massimo di efficienza e di qualità della produzione». Una realtà diversa ma complementare a quella del megaimpianto dell'Ilva di Taranto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 2 novembre 2017

 

 

LEGAMBIENTE - Dibattito pubblico sulla Ferriera

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste invita a un incontro pubblico sulla siderurgia in Italia e il caso Ferriera. L'iniziativa si terrà venerdì 10 novembre 2017 presso il Circolo della Stampa di Trieste, Corso Italia 13, alle ore 17. Interverranno nella discussione Maria Maranò, della segreteria nazionale di Legambiente, Lino Santoro, chimico ambientale (Legambiente Trieste), Mario Mearelli, ecologo (Legambiente Trieste). Modera il dibattito il presidente del circolo verdeazzurro, Andrea Wehrenfennig.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 novembre 2017

 

 

Serracchiani rinsalda l'asse a sinistra - Dibattito a Trieste con gli ex Sel. «Prima dei nomi va messo a fuoco il programma»
TRIESTE - Debora Serracchiani ancora non si pronuncia sul suo probabile passaggio a Roma, né sulla tenzone per la candidatura alle prossime regionali. La presidente Fvg ha dialogato ieri al Caffè San Marco di Trieste con l'esponente di Territorio e Società Giulio Lauri sulla possibile alleanza alle consultazioni del 2018. Si è trattato dell'evento di esordio per la formazione che farà del sindaco di Udine Furio Honsell il suo portabandiera, e la vocazione al patto con il Partito democratico è stata evidente. Se per la sinistra sedevano in sala esponenti come l'assessore Loredana Panariti e il consigliere regionale Alessio Gratton, per il Pd c'erano la segretaria regionale Antonella Grim, il segretario provinciale Giancarlo Ressani, il consigliere Franco Rotelli e altri. La presidente ha delineato l'identità della futura coalizione: «Nella nostra visione c'è il Pd a fare da perno, c'è un centro civico o moderato, e c'è una sinistra di governo. Non mi riconoscerei in una sinistra di opposizione, che si limita a dire come si dovrebbe fare invece di mettersi alla prova. Il tema che dobbiamo porre è quello dell'identità della sinistra, perché abbiamo perso di vista la cultura che la identifica in Italia e in Friuli Venezia Giulia». Quanto al candidato, sia Lauri che Serracchiani hanno sottolineato l'urgenza di confrontarsi prima sui programmi. Ha detto Lauri: «Vorrei che ci dividessimo, se proprio ci dobbiamo dividere, su temi forti come sanità e trasporti, piuttosto che sui nomi. Se invece troveremo un punto di accordo sul programma, ragioneremo di candidati». La presidente ha assunto la medesima posizione, senza fare riferimento al proprio futuro politico: «Prima del nome dobbiamo sistemare il programma». Serracchiani ha poi rivendicato l'identità «di centrosinistra» della sua giunta e del suo operato: «Siamo stati i primi in Italia a introdurre la misura attiva di sostegno al reddito. Quando siamo arrivati gli utenti dei servizi sociali erano circa 5mila, dopo l'introduzione della misura sono saliti a 30mila. Il che significa che abbiamo risposto a una domanda reale». La presidente ha proseguito: «Non abbiamo mai tagliato, anzi abbiamo implementato, i fondi sociali. Abbiamo introdotto l'housing sociale, che da una risposta a chi è troppo "ricco" per l'Ater e troppo "povero" per comprare una casa. Abbiamo abbattuto le rette dei nidi». Serracchiani ha poi iscritto tra le politiche di sinistra «anche gli sforzi per la crescita»: «La terza corsia, il porto, l'edilizia scolastica. Da lungo tempo questa regione non vedeva politiche del genere». Lauri ha ripreso i concetti: «Sinistra è fare qualcosa che serva ai settori deboli della popolazione. Il sostegno al reddito è stato preso a spunto da altre Regioni e anche a livello nazionale». L'esponente di Territorio e Società ha poi osservato: «Per l'ambiente è stato fatto molto, oggi ad esempio non si parla più di rigassificatore a Trieste, ma si può e si deve fare di più». Quanto alle riforme, secondo il consigliere di Sel «anche per motivi di contesto, si è privilegiato la determinazione rispetto all'ascolto del territorio. Probabilmente abbiamo commesso l'errore di non confrontarci a sufficienza sui mondi in cui le riforme andavano a impattare». Ancora Lauri: «Franco Belci ci chiedeva di impostare il confronto sul tema della legge elettorale. Noi però dobbiamo confrontarci su quello che possiamo fare in questa regione, e non su Renzi, D'Alema». Serracchiani ha poi elencato alcuni punti da definire nel futuro programma: «Il sostegno al reddito dovrà essere strutturale, va consolidata la riforma della sanità, bisogna ottenere una maggiore autonomia della Regione in ambito scolastico». Il dibattito si è concluso con una contestazione del Comitato 5 Dicembre sulla Ferriera di Servola.

Giovanni Tomasin

 

 

Orzo, riso e frumento entrano in classe - Dedicata ai cereali la nuova edizione del progetto "Orto in condotta" voluto da Comune e Slow food
Coltivare un orto per vederlo crescere e prosperare, seguire l'evoluzione dei cicli naturali, capire al meglio il cibo che si porta in tavola e conoscerne i valori nutrizionali. Questo l'obiettivo del progetto "Orto in condotta - L'educazione alimentare nelle scuole triestine", il cui nuovo protocollo è stato presentato ieri dall'assessore all'Istruzione Angela Brandi, e da Andrea Gobet, responsabile per l'educazione nell'ambito della Condotta locale di Slow Food. Il Comune e Slow Food già da tempo collaborano per portare nelle scuole e nei ricreatori la cultura del gusto e di una giusta alimentazione. «In città - ha detto Brandi - sono da tempo operativi circa sessanta di orti. Questo nuovo protocollo rappresenta l'evoluzione di ciò che già esiste e che riteniamo sia di massima importanza per la formazione dei nostri giovani. Come amministrazione abbiamo stanziato 8mila euro, da distribuire in questo anno scolastico e nel prossimo - ha precisato l'assessore - vale a dire il doppio della dotazione dello scorso anno, perché crediamo nel progetto e intendiamo coinvolgere sempre di più anche gli insegnanti». Ogni anno viene scelto un tema specifico: quello attuale è dedicato ai cereali, nel 2016 era stato l'olio d'oliva. «Il tema è vasto - ha osservato Gobet - perché si va dalla valorizzazione della natura, alla riduzione degli sprechi, al gusto della corretta alimentazione. Operare per esperienza diretta - ha continuato - significa avvicinare i giovani all'argomento. I bambini diventano così soggetti attivi. Entrare nelle scuole e nei ricreatori è un passaggio fondamentale. La prossima settimana - ha ricordato il responsabile per l'educazione della Condotta triestina di Slow Food - è in programma la Festa nazionale dell'Orto in condotta, mentre a fine anno avremo il tradizionale Mercatino. Saranno tutte occasioni di approfondimento su argomenti che, in particolare nel mondo di oggi - ha concluso - sono fondamentali per una corretta crescita culturale dei nostri bambini e dei nostri giovani». Il Comune, in base al Protocollo, mette a disposizione del progetto i terreni per la realizzazione degli orti e l'acqua per l'irrigazione, nonché alcune attrezzature. In alcuni casi, si individua anche il "nonno ortolano", un volontario competente in materia, che si rende disponibile per affiancare i più piccoli nella gestione dell'orto.

(u.s.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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