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IL PICCOLO - LUNEDI', 22 ottobre 2018

 

 

Muggia ritrova Acquario: tre aree di nuovo accessibili

Via libera di Arpa e Regione: approvate le bonifiche del primo lotto del terrapieno - Riaperti due punti parcheggio e la passeggiata da 900 metri collegata al mare
MUGGIA - Una forma quasi sinuosa, con sezioni di larghezza variabile dai 14 ai circa 50 metri, distribuite su una superficie di quasi 30 mila metri quadrati. Il terrapieno Acquario, dichiarato inquinato dai Noe del comando dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente nel lontano 2003, finalmente sta rivivendo. Dopo quindici anni di attesa il Decreto regionale numero 3676/Amb del 10 ottobre 2018 ha ufficialmente certificato che gli interventi di bonifica hanno raggiunto gli obiettivi previsti, nonché la conformità degli interventi stessi agli obiettivi di bonifica approvati. Il nulla osta da parte di Arpa e Regione si riferisce al cosiddetto primo lotto del terrapieno. La decisione di frazionare l'intervento per accelerare le tempistiche era stata concordata a seguito della proposta avanzata dal Comune nella Conferenza dei servizi del 17 settembre 2016. Tre, dunque, le aree accessibili riconsegnate alla cittadinanza. La prima è la passeggiata con accesso al mare, una lingua di terra lunga circa 900 metri e larga due metri e mezzo. Una zona strategica non solo per i ciclisti o per i runner, essendo l'area una pista ciclopedonale a tutti gli effetti. Ma soprattutto per i bagnanti, che finalmente potranno prendere il sole sulla scogliera e potranno recarsi in acqua senza più lo spettro del divieto di balneazione. Alle estremità del terrapieno, invece, sono state realizzate due ampie aree adibite a parcheggio (a pagamento durante la stagione balneare), proprio all'inizio e alla fine di Acquario, per un totale di circa 180 parcheggi. «La proposta di variante del Comune prevedeva di mettere in sicurezza parte del terrapieno con tecniche innovative e rispettose dell'ambiente, ma anche economiche, rispetto alla soletta in calcestruzzo prevista nel progetto definitivo generale. Certo è che avremmo sperato si potesse usufruire dell'area dall'inizio dell'estate dato che avevamo consegnato tutta la documentazione richiesta il 10 giugno scorso, ma siamo consci che problematiche quali quelle che interessavano il terrapieno, possano richiedere e abbiano richiesto valutazioni e tempi più consistenti da parte degli altri enti preposti», racconta ora tirando quasi un sospiro di sollievo il sindaco di Muggia Laura Marzi. Ma la restituzione del terrapieno è appena arrivata al giro di boa. C'è un'intera area, attualmente recintata, ancora chiusa al pubblico. I progetti già ci sono: aree verdi, zone destinate alla balneazione, ma anche spazi ludico-ricreativi e chioschi. Ed è di inizio ottobre la determina con la quale è stata affidata l'esecuzione del rilievo topografico di dettaglio aggiornato del sito costiero con acquisizione di un modello Dtm3D: un passaggio necessario alla corretta progettazione degli interventi di bonifica tramite messa in sicurezza permanente del secondo lotto funzionale di completamento del terrapieno. L'ordinanza sindacale del 3 novembre 2008, che disponeva «il divieto di accesso e l'interdizione del sito del tratto costiero compreso fra punta Olmi e punta Sottile, della località denominata "Boa" nel comune di Muggia», è dunque ora un ricordo. I primi cancelli di Acquario sono stati finalmente riaperti.

Riccardo Tosques

 

IL MUNICIPIO - Bussani promette: «Obiettivo rivalersi su chi ha inquinato»
«Il Comune di Muggia si rivarrà su chi ha causato l'inquinamento del terrapieno». Il vicesindaco muggesano Francesco Bussani promette di proseguire la battaglia iniziata quando il primo cittadino rivierasco era Nerio Nesladek, su uno dei casi giudiziari più complessi che abbiano coinvolto negli ultimi anni l'amministrazione municipale della cittadina istroveneta. «Al momento il Comune si sta sostituendo a chi ha causato l'inquinamento del terrapieno - aggiunge Bussani -, esattamente come previsto dal Codice dell'ambiente, procedendo nelle bonifiche, con grande fatica e impegno finanziario, proprio per poter restituire alla città il prima possibile - conclude Bussani - ciò di cui è stata privata per troppi anni».

 

 

Palazzo dei filtri a Santa Croce "casa" per rondoni con 12 nidi
AcegasApsAmga, che gestisce l'immobile, ha accolto la richiesta dell'associazione "Liberi di volare": strutture provvisorie e poi definitive
Trieste - Sono degli habituée del grande palazzo dei filtri di Santa Croce che un tempo veniva usato quale impianto di filtrazione delle acque e oggi è stazione di sollevamento dell'acqua potabile con tanto di serbatoio. Si tratta di alcune famiglie di rondoni che qui giungono puntualmente di primavera in primavera, anno dopo anno, dopo aver affrontato una lunga migrazione. Da ora in poi questi uccelli potranno contare su ben 12 nidi artificiali che sono stati da poco collocati sotto la linda del tetto del palazzone. A seguito della richiesta dell'associazione "Liberi di volare" che si occupa di preservare i siti di nidificazione naturale dei volatili migratori, AcegasApsAmga, che gestisce la struttura di proprietà comunale, ha pensato di aiutare i rondoni che da tempo giungono a Santa Croce e cercano rifugio nella grande costruzione. Durante i lavori di ristrutturazione del palazzo iniziati la scorsa primavera, la ditta Edili Bi Zeta ha predisposto inizialmente una serie di rifugi provvisori per i rondoni. Le impalcature montate per eseguire i lavori infatti avrebbero potuto creare dei grossi problemi agli uccelli, sfiniti dopo un lungo volo e abituati a insinuarsi nel sottotetto perché abitudinari del luogo. I rondoni, oltre a non nidificare sugli alberi, si trovano a mal partito con gli edifici moderni privi di interstizi, intercapedini e fori. A fine intervento sono stati collocati i nidi artificiali definitivi con il fondamentale benestare della Soprintendenza. «Attenderemo i nostri migratori di ritorno nella prossima primavera - afferma la referente per "Liberi di volare" Silvana Demauro -. Siamo fiduciosi che apprezzeranno le loro nuove residenze».

Maurizio Lozei

 

 

Zlarino, la scommessa "green" diventa un'isola senza plastica
Iniziativa lanciata da tre donne originarie del luogo che hanno vinto i 10 mila euro del premio "Adriatic plastic challenge". Saranno sensibilizzati tutti i turisti
ZAGABRIA - A partire dalla prossima estate, la piccola isola di Zlarino (Zlarin), al largo di Sebenico, vieterà completamente gli oggetti di plastica usa e getta. L'iniziativa, lanciata da tre donne originarie di Zlarino e sposata con entusiasmo dalle autorità locali, prevede infatti che dal prossimo mese di giugno questa piccola località di appena 280 abitanti diventi la prima isola "plastic-free", ergendosi a modello per tutta la costa adriatica. Il progetto è nato all'interno dell'Adriatic Plastic Challenge (Apc), un programma lanciato a maggio scorso da due associazioni croate, Terra Hub di Zagabria e Zona di Parenzo, in collaborazione con l'ambasciata svedese e il costruttore automobilistico Volvo. L'obiettivo era quello di «raccogliere delle idee per una riduzione dell'inquinamento causato dalla plastica», come spiega Petra Pocanic, presidente di Zona. Oltre a sensibilizzare il pubblico su questo tema di grande attualità e a mobilizzare i tanti attori coinvolti, l'Apc voleva dunque produrre un risultato concreto e così è stato. Tra le 42 candidature ricevuti, sette progetti sono stati selezionati e sviluppati a Zagabria. Tra questi, l'iniziativa di Zlarino ha vinto il primo premio (10mila euro), marcando così un primo passo verso la sua effettiva implementazione. «Fin dall'inizio abbiamo preso contatto con l'ufficio turistico di Zlarino e con il comune che sono più che contenti di quest'iniziativa», racconta Ana Robb, all'origine del progetto. «Sacchetti, cannucce, piatti e bicchieri di plastica... sono questi i prodotti che vogliamo eliminare o sostituire con delle alternative più ecologiche», prosegue Robb. Zlarino, che conta appena una decina di commercianti (un supermercato, un rivenditore al dettaglio e qualche bar e ristorante) diventa così il laboratorio perfetto per sperimentare una cura ecologia radicale ma necessaria, a pochi giorni dalla pubblicazione dell'ultimo rapporto Onu sull'ambiente che dà ai governanti 12 anni di tempo per evitare una catastrofe irreversibile. E se l'obiettivo di lungo termine è arrivare «a produrre zero rifiuti», aggiunge Ana Robb, il percorso inizierà già nei prossimi giorni con obiettivi più contenuti e raggiungibili. Tra una decina di giorni, commercianti, autorità locali, ufficio turistico e promotori dell'iniziativa anti-plastica si riuniranno per un primo incontro. Si tratterà di verificare nel dettaglio quali saranno i costi dell'eliminazione o della sostituzione di certi prodotti e in che modo questa transizione verde potrà essere effettuata. Ana Robb non esclude che una parte del premio da 10 mila euro ricevuto nell'ambito dell'Adriatic Plastic Challenge possa servire proprio a venire incontro ai commercianti. «Il resto del budget ricevuto sarà sicuramente usato per stampare delle locandine da appendere in bar e ristoranti affinché i turisti capiscano il perché dell'assenza di cannucce, sacchetti di plastica e quant'altro», conclude Robb.

Giovanni Vale

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 ottobre 2018

 

 

Il tour casa-lavoro dei 35mila ciclisti - Fvg al quarto posto per l'uso della bici
Sono i dati di Legambiente sull'economia delle due ruote - In regione il settore genera 140 milioni di euro all'anno

Lavoratori e studenti - Sono 28 mila i lavoratori e 7 mila gli studenti in Friuli Venezia Giulia che ogni giorno scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi in ufficio o a lezione - Il piazzamento - Con il 5,5% della popolazione interessata, il Fvg si piazza quarto tra le regioni italiane per uso della bici nel tragitto casa-lavoro. Sul podio ci sono Provincia di Bolzano (13,2%), Emilia Romagna (7,8%) e Veneto (7,7%) - Il "Prodotto interno bici"La somma di veicoli e accessori e delle "esternalità positive" come ad esempio il risparmio del carburante e la riduzione di emissioni nocive, vale 6,2 miliardi all'anno a livello nazionale. In Fvg si sfiorano i 140 milioni di euro
TRIESTE - Ogni giorno in Friuli Venezia Giulia si muovono in bicicletta 28 mila lavoratori e 7 mila studenti, una popolazione di 35 mila persone sulle due ruote per recarsi in ufficio o in aula. Il dato emerge da "L'A Bi Ci", il secondo rapporto di Legambiente sull'economia della bici in Italia, realizzato in collaborazione con VeloLove e Grab+. I dati regionali collocano il Fvg al quarto posto per utilizzo di un mezzo che rimane cenerentola, dato che è usato sistematicamente per gli spostamenti solo dal 3,6% dei cittadini, ma che genera un "Prodotto interno bici" di 6,2 miliardi, somma della produzione di veicoli e accessori, delle ciclovalenze e dell'insieme delle «esternalità positive», così le definisce l'associazione ambientalista, tra cui risparmio di carburante, benefit sanitari e riduzione di emissioni nocive. Per un confronto gli oltre 6 miliardi del Pib superano i ricavi dell'export del vino e doppiano il fatturato della Ferrari. A coprire il tragitto casa-lavoro sono dunque 743 mila italiani, con percentuali elevate nella Provincia di Bolzano (il 13,2%, 8,4% nell'intero Trentino Alto Adige), in Emilia Romagna (7,8%) e in Veneto (7,7%). Al quarto posto c'è il Fvg, con il 5,5%, davanti a Lombardia (4,7%) e Toscana (4,1%). Le altre regioni sono invece distantissime non solo dalla frequenza con cui si ricorre alla bici in Olanda e Danimarca (dove pedala ogni giorno una quota di persone compresa tra un terzo e un quarto della popolazione totale), ma anche dal più abbordabile "modal share" della Ue, attestato all'8%. Nel focus sulle città, 12 sono quelle che raggiungono performance qualitativamente analoghe ad altre realtà europee. In quattro in particolare, Bolzano, Pesaro, Ferrara e Treviso, più di un quarto degli abitanti pedala per i propri spostamenti quotidiani per motivi di studio, lavoro e svago. Quarto posto Fvg anche nell'uso della bicicletta tra gli studenti (dall'asilo fino all'università), con una quota del 4%, dietro a Emilia Romagna (9,3%), Veneto (7,3%) e Trentino Alto Adige (6%). Come già fatto nel precedente rapporto a livello nazionale, Legambiente calcola in questo secondo focus il bonus ambientale delle regioni, vale a dire il valore aggiunto dovuto alla riduzione di gas serra, smog e rumore. Si scopre così che tutti gli abitanti del Veneto, grazie ai "frequent biker", beneficiano ogni anno di un bonus ambientale e sanitario pro capite pari a 179,5 euro, che diventano 190 euro in Trentino Alto Adige e sfiorano i 200 euro in Emilia Romagna. Questo bonus virtuale è superiore ai 100 euro anche in Fvg, mentre in Lombardia, Toscana, Marche e Piemonte è compreso tra 50 e 100 euro e scende sotto i 15 euro a testa in Campania, Sardegna, Lazio, Sicilia e Calabria. Quanto al Pib, il valore economico prodotto dalle due ruote, si arriva a 977 milioni in Lombardia, si superano gli 800 milioni in Emilia Romagna e Veneto e nel piccolo Fvg si sfiorano comunque i 140 milioni. Legambiente avverte inoltre che questo patrimonio economico della ciclabilità del territorio è sottostimato perché andrebbe aggiunto il giro d'affari di oltre due miliardi di euro del cicloturismo che, a causa della penuria di informazioni statistiche sul settore, è però impossibile dividere tra i le regioni. Numeri che l'associazione assicura essere in un trend positivo visto che Roma ha inserito nella legge di bilancio le risorse necessarie a realizzare complessivamente 5.690 km di nuovi itinerari per il cicloturismo. Tra i progetti vengono anche citate la Ciclovia Adriatica di 820 chilometri da Lignano Sabbiadoro al Gargano e la Trieste-Lignano-Venezia di 150 chilometri.

Marco Ballico

 

 

Carenza di impianti e leggi critiche - Così fiorisce l'illegalità nei rifiuti
Esportiamo 3,1 milioni di tonnellate tra Nord Europa e Usa perché mancano le strutture

L'Italia con 135 milioni di rifiuti speciali gestiti ha termovalorizzatori per 9 milioni scarsi (il 7%)

Roma - Non si sono ancora placate le preoccupazioni di molti cittadini dopo l'incendio che nei giorni scorsi nella periferia Nord di Milano ha distrutto un deposito di materiali plastici. Sta capitando sempre più spesso di vedere cumuli di rifiuti, spesso sono depositi abusivi, nelle periferie di grandi e piccole città. Ma per capire perché siamo in presenza di illegalità e opacità nella gestione dei rifiuti occorre partire dai dati. 1 Carenza di impianti - L'Italia non ha impianti sufficienti per gestire i rifiuti prodotti (urbani e speciali), specie nel Mezzogiorno. Ha poche discariche (un centinaio per speciali, molte di queste in via di esaurimento e piccole), non ha impianti di termovalorizzazione, non ha impianti per frazione organica e fanghi, non ha impianti per l'amianto, non ha impianti per rifiuti pericolosi. Esportiamo 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti, non in Nigeria, ma in Germania, Austria, Danimarca, Usa, dove gli impianti ci sono, moderni e costosi. Se non ci dotiamo di impianti non combatteremo gli smaltimenti illegali, che proprio in un sistema senza impianti e con molte intermediazioni proliferano inevitabilmente. I prezzi degli impianti di recupero e smaltimento in Europa inoltre stanno aumentando (circa il 40% in più dall'inizio dell'anno). Esportare oggi rifiuti non è più conveniente come prima, ma è una necessità sempre più costosa. Ma se non vogliamo più esportare, senza impianti i rifiuti restano negli stoccaggi e l'illegalità ha gioco facile. 2 Lo stop dalla Cina - Da mesi la Cina ha fermato l'importazione di rifiuti e materiali riciclabili dal resto del mondo, inclusa l'Italia, che ne esportava varie tonnellate, fra rifiuti e sottoprodotti. Ciò significa che molti materiali da avviare a riciclo rimangono fermi negli stoccaggi o prendono altre strade. Il mercato del riciclo non è garantito per legge e servirebbe una strategia di incentivi e impianti. 3 Italia terra dei "No" - Fare un nuovo impianto di recupero o smaltimento in Italia è impossibile. L'iter procedurale è lungo (5/6 anni ) e incerto: rinvii immotivati, stop politici ed elettorali, comitati contro, sindrome Nimby (Not in my backyard, cioè non nelle mie vicinanze). Non fare impianti è una manna per la criminalità organizzata. Ma è anche l'anticamera di reati "di carta", errori e interpretazioni errate di gestori in buona fede, di fronte a normative spesso impossibili da applicare. 4 Gli esempi europei - Giustissimo fare inchieste e inasprire le pene per chi commette ecoreati. Però la guerra all'illegalità deve iniziare prima. Dobbiamo fare come i Paesi del Nord Europa, che si sono dotati di impianti adeguati, senza conflitti con la popolazione, e che oggi vivono con bassi tassi di illegalità, permettendosi il lusso anche di smaltire i nostri rifiuti. Qualche esempio lo troviamo nell'ultimo Rapporto sui rifiuti di Ispra. La Germania (che produce 387 milioni di tonnellate di rifiuti speciali) ha inceneritori e recuperi energetici per 50 milioni circa (il 14%), l'Italia con 135 milioni di rifiuti speciali gestiti ha termovalorizzatori per 9 milioni scarsi (il 7%). Sempre la Germania ha discariche per rifiuti non pericolosi e pericolosi per 71 milioni di tonnellate (18%) e l'Italia per 10 milioni (7%). Il gap è grande, basti pensare che abbiamo discariche per rifiuti contenenti amianto (eternit) per 227.000 tonnellate e si stima di dover rimuovere 35 milioni di tonnellate di tali rifiuti nei prossimi anni da case, scuole, ospedali e fabbriche. 5 Forze dell'ordine - L'Italia non è una grande terra dei fuochi. Chi dipinge questo quadro non dice la verità. La stragrande maggioranza delle imprese in Italia gestisce 165 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti speciali e urbani, garantendo i tassi di riciclaggio più alti in Europa e nel mondo in un quadro difficile di leggi e impianti. Esiste però un fenomeno illegale che va combattuto.

Alfredo De Girolamo

 

 

Ex Sadoch - Inaugurati gli 83 alloggi di housing sociale
Al posto dell'ex fabbrica cartotecnica Saul Sadoch in viale Ippodromo sono stati inaugurati gli 83 alloggi dell'iniziativa immobiliare Casa ad Hoc del Fondo housing sociale Fvg e un nuovo spazio commerciale da destinare alla locazione attraverso l'housing sociale, soluzioni abitative a canone contenuto. Foto Bruni

 

Le comunelle "riconquistano" dopo un secolo i terreni storici
Termina in Cassazione il contenzioso infinito con Comune di Trieste e Regione - Blindata la tradizionale destinazione agrosilvopastorale di 460 ettari del Carso
TRIESTE - Ora non ci sono più dubbi. Sui terreni ubicati nei comuni censuari di Opicina, Rupingrande e Gabrovizza, di proprietà delle locali comunelle dell'altipiano carsico, «non esistono usi civici a loro carico». Quei 460 ettari di territorio del Carso, da secoli curati da quelle comunioni familiari cui partecipano solo coloro che «li coltivano in forma diretta, promiscua e solidale, sulla base di regole consuetudinarie o di antichi statuti», rimarranno a esclusiva destinazione agrosilvopastorale. C'è voluto un secolo ma, alla fine, è stata emessa in questi giorni una sentenza - della Corte di Cassazione, il supremo organo dell'ordinamento giuridico italiano, che assicura l'uniforme interpretazione delle norme di diritto - che l'ha dunque stabilito. E così ieri, in via del Ricreatorio, a Opicina, al termine dell'incontro nel corso del quale è stato illustrato il provvedimento della Cassazione, è stata gran festa. «Si tratta di una decisione storica - ha commentato Carlo Grgic, vicepresidente della Consulta nazionale della proprietà collettiva - in quanto ci sono voluti cent'anni per vedere riconosciute le ragioni delle comunelle».Il contenzioso con lo Stato italiano iniziò infatti con la fine della Prima guerra mondiale. «La legge sulle proprietà collettive - ha ricordato l'avvocato Peter Mocnik, che ha difeso le comunelle nella lunga vertenza davanti alla Corte di Cassazione - in Italia non esisteva, mentre è sempre stata presente nel diritto germanico. Prova ne sia - ha aggiunto - che esse erano previste nell'ambito del sistema giuridico dell'impero asburgico». Per arrivare a tempi più recenti, va spiegato che, nel 1955, era stato emesso un bando commissariale il quale accertava che, sui beni immobili delle comunelle, possono gravare usi civici a favore del Comune di Trieste. Il tutto facendo riferimento a una legge nazionale del 1927, che stabiliva l'assoggettamento alle norme sugli usi civici dei terreni di proprietà delle comunelle. In altre parole, il Comune avrebbe potuto modificare la destinazione dei terreni. Contro tale bando, nel 2008, la Comunella di Opicina aveva presentato ricorso davanti al Commissario regionale per gli usi civici. Il Comune si era opposto, vedendosi affiancato dalla Regione. La domanda della Comunella era stata respinta, in quanto il Commissario aveva ritenuto legittimo il bando del 1955. La Comunella si era allora rivolta alla Corte d'Appello di Roma, sezione Usi civici, ma anche in tale occasione la decisione le era stata avversa. Inevitabile a quel punto rivolgersi alla Cassazione. Con la sentenza illustrata ieri, la Cassazione innanzitutto riconosce alle comunelle la caratteristica di soggetti di «dominio collettivo, che esprimono la comunione di un unico e complesso diritto, definito "jus", iscrivibile nei libri fondiari, comune ai discendenti degli autoctoni e dei proprietari collettivi dei terreni, ivi insidiatisi ab immemorabile». Nel testo la Cassazione ribadisce, come detto, anche che «i terreni delle comunelle non sono assoggettabili alle norme sugli usi civici, in quanto proprietà collettive preesistenti alle leggi emanate dallo Stato italiano in materia». Per quanto concerne il famoso bando commissariale, esso «non può produrre effetti per carenza del corrispondente potere amministrativo». In sostanza, esso si baserebbe su una norma, quella del 1927, successiva a quella secolare, istitutiva delle comunelle. Una situazione improponibile per l'ordinamento giuridico italiano.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 ottobre 2018

 

 

In piazza Hortis tornano le inferriate dell'Ottocento
Ok al progetto da 90 mila euro per la recinzione del giardino sopra il muretto - Ai varchi cancelli con pilastri in pietra d'Aurisina. Cantiere chiuso entro sette mesi
Un ritorno al passato. A distanza di quasi mezzo secolo torneranno le inferriate in piazza Hortis, già piazza Lipsia, il cuore del Borgo Giuseppino. La decisione era stata annunciata nove anni fa (seconda giunta Dipiazza) ma verrà realizzata nei primi mesi del prossimo anno. L'amministrazione comunale ha approvato il progetto esecutivo che ha avuto il via libera dalla Soprintendenza e che costerà 90 mila euro. Il progetto era stato annunciato un anno fa e l'opera inserita nel Piano triennale. Lo scopo dell'intervento, si fa sapere, «è quello di ripristinare la vecchia recinzione del giardino al fine di consentirne la chiusura notturna e preservare l'area recentemente riqualificata da atti vandalici». C'è, infatti, anche da tutelare da un uso improprio la nuova area gioco per i bambini. Il giardino è spesso usato dai frequentatori della movida della vicina via Torino. La nuova recinzione metallica , alta un metro e 20 centimetri, sarà collocata sopra l'esistente muretto in pietra che delimita il giardino e riprenderà lo stile dell'inferriata preesistente. Saranno installati quindi quattro cancelli da un metro e 70 centimetri di altezza in corrispondenza di quattro varchi pedonali. Nell'occasione saranno restaurate e ripristinate le parti mancanti del muretto perimetrale in via dell'Annunziata e via San Giorgio e ai lati dei quattro cancelli saranno realizzati anche dei pilastri di un metro e 90 centimetri rivestiti in pietra bianca d'Aurisina. La nuova inferriata metallica sarà in acciaio verniciato color grigio scuro. «L'introduzione di una recinzione attorno al giardino di piazza Hortis è una spesa di cui il Comune intende farsi carico - aveva annunciato lo scorso novembre l'assessore Lodi -. Nelle nostre intenzioni la ringhiera serve a limitare gli accessi notturni al parco e a prevenirne così il degrado». E così sarà. La cancellata di recinzione preesistente risaliva alla prima metà dell'Ottocento. Da un verbale del Consiglio comunale si apprende che fu sottoposta a riparazioni nel 1868 assieme a quella del Giardino pubblico "Muzio de Tommasini" di via Giulia. La recinzione di piazza Hortis venne rimossa per tre lati nel 1970, mentre il lato rimasto davanti all'Istituto nautico venne tolto nel 1990. Oggi è presente solo il vecchio muretto in pietra sopra il quale nel giro di sette mesi dovrebbe rispuntare come detto la recinzione. Dall'approvazione del progetto esecutivo si prevedono 90 giorni per il bando di gara, l'affidamento e il contratto di appalto. I lavori, invece, dovranno essere portati a termine in 120 giorni. Sette mesi in tutto. E così piazza Hortis, che sorge su un antico sito cimiteriale dell'epoca paleocristiana, tornerà ad assumere un aspetto ottocentesco. La piazza venne creata a seguito della demolizione del convento dei padri minoriti annesso alla chiesa di Sant'Antonio Vecchio, oggi Beata Vergine del Soccorso. L'amministrazione francese intitolò la nuova piazza alla vittoria di Lutzen, mentre il governo austriaco la ribattezzò piazza Lipsia per celebrare la sconfitta napoleonica. Corsi e ricorsi storici. Il giardino occupa la quasi totalità della piazza (2.100 metri quadrati) e presenta alberi d'altro fusto provenienti anche da paesi esotici. Al centro del giardino c'è la statua di Attilio Hortis. E all'esterno della futura recinzione quella più recente di Italo Svevo.

Fabio Dorigo

 

La retromarcia sullo spazio aperto nel giro di tre anni
«Abbiamo riqualificato l'area per dare un ulteriore spazio alle mamme e ai bambini. Non abbiamo voluto la recinzione, perché preferiamo che sia uno spazio aperto, fruibile anche d'estate». Nel 2006 Giorgio Rossi, allora assessore ai Lavori pubblici, annuncia la linea della prima giunta Dipiazza tagliando il nastro dei lavori di restauro di piazza Hortis costati 250 mila euro.«Quanto più si fanno cose belle tanto è più facile rispettarle», dice nell'occasione il vescovo Eugenio Ravignani. Ma l'illusione dura tre anni. Nel febbraio del 2009 il sindaco Roberto Dipiazza (al secondo mandato) e l'assessore Franco Bandelli annunciano la scelta di ripristinare la recinzione in ferro per proteggere il giardino dai vandali. I lavori previsti per settembre partiranno 10 anni dopo.

 

 

Muggia - Due mostre ecologiche alla Sala Negrisin

Mercoledì alle 18, nella Sala Negrisin di piazza Marconi a Muggia, saranno inaugurate le mostre "Tutti su per terra" e "Energeticamente", organizzate da assessorato alla Cultura e Larea-Arpa, in collaborazione con Eupolis. Visite a ingresso libero fino al 18 novembre, dal martedì al venerdì dalle 17 alle 19, il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, la domenica e nei festivi dalle 10 alle 12.

 

ESCURSIONI - Natura, storia e leggenda a Duino - Si parte dalla Grotta Fioravante

Inizia oggi il ciclo di escursioni organizzato dal Comune di Duino Aurisina, in collaborazione con la Cooperativa Gemina, nell'ambito del progetto "Tra natura, storia e leggenda" finanziato dalla Regione. Il progetto ha l'obiettivo di promuove il territorio dal punto di vista turistico e naturalistico, puntando soprattutto sulle formule che sottolineano il rispetto per l'ambiente e un utilizzo rispettoso del territorio. Tutte le escursioni sono gratuite, però per partecipare è necessaria la prenotazione. Il primo appuntamento, fissato oggi, alle 15, e prevede le puntate alla grotta Fioravante e al bosco della Cernizza (ritrovo qualche minuto prima del via all'Infopoint di Sistiana). La durata della passeggiata sarà di circa un paio d'ore. Secondo appuntamento domenica 28 ottobre, con destinazione il sentiero Rilke, nell'ambito di un percorso naturalistico e storico. Anche in questo caso ritrovo all'Infopoint di Sistiana qualche minuto prima delle 14.30, ora fissata per il via. Anche sul Rilke la durata dell'escursione sarà di circa due ore. Domenica 4 novembre quelli della Cooperativa Gemina condurranno i partecipanti a visitare le risorgive del Timavo, di cui racconteranno storia, miti e leggende. Ritrovo come di consueto all'Infopoint di Sistiana, alle 14.30. Durata prevista due ore. Sabato 10 novembre infine, i responsabili della Cooperativa giocheranno in casa, in quanto la destinazione dell'escursione sarà il Sito paleontologico del Villaggio del pescatore, gestito dalla Gemina. Ritrovo alle 14.30 all'Infopoint per una visita che anche in questo caso durerà un paio d'ore. Per informazioni e prenotazioni telefonare al 3347463432 o inviare una mail a cooperativagemina@gmail.com.

Ugo Salvini

 

"A Percedol e dintorni" con Curiosi di natura

Nell'ambito della manifestazione gastronomica "Sapori del Carso", domenica Curiosi di natura propone l'escursione "A Percedol e dintorni": dalle 9.30 alle 13 visita a una delle doline più profonde e caratteristiche del Carso triestino. Al termine possibilità di gustare i "Sapori del Carso" nei ristoratori convenzionati (sconto del 10%). Ritrovo alle 9.10 all'ingresso della dolina di Percedol. Info: www.curiosidinatura.it e cell. 3405569374.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 ottobre 2018

 

 

Dietrofront sul Piano periferie - In regione sbloccati 80 milioni
L'esecutivo raggiunge l'intesa con i sindaci e rimette a disposizione risorse complessive per un miliardo e 600 milioni
TRIESTE - Il governo "ricuce" lo strappo con i Comuni sui fondi del bando delle periferie e rimette a disposizione un miliardo e 600 milioni in precedenza eliminati in sede di decreto milleproroghe. La notizia è arrivata al termine del confronto tra i sindaci e i rappresentanti dell'esecutivo nella Conferenza unificata di ieri. L'intesa raggiunta ora dovrà essere tramutata in norma di bilancio. «Abbiamo riattivato le relazioni con il governo perché - ha spiegato il presidente dell'Anci Antonio Decaro - abbiamo vinto una battaglia che non era dei sindaci, ma per i diritti dei cittadini. Abbiamo convinto il governo a tornare indietro, a mettere nuovamente a disposizione le risorse». Divergente l'interpretazione del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Erika Stefani: «Come diciamo dall'inizio di questa vicenda - ha puntualizzato - il governo avrebbe trovato una soluzione e così è stato». La notizia dello sblocco del Piano periferie è stata accolta con grande soddisfazione anche dai sindaci del Fvg, regione che rischiava di perdere complessivamente risorse per circa 80 milioni di euro tra progetti di riqualificazione del comprensorio di Rozzol Melara a Trieste (18 milioni), il rilancio dell'ex Collegio Filzi e delle Case del rione a Campagnuzza a Gorizia (altri 18 milioni), il recupero dell'ex caserma Osoppo e interventi nella zona Est di Udine (circa 30 milioni) e altri interventi a Pordenone per una ventina di milioni. Soddisfatta la leghista di Sacile Vannia Gava, sottosegretario all'Ambiente. «Promessa mantenuta. Finalmente - commenta - i Comuni potranno tornare a spendere per i loro cittadini. Grazie al lavoro della Lega si è risolta una situazione ingarbugliata che impediva agli enti locali di investire e di non utilizzare gli avanzi di bilancio. L'intesa raggiunta con l'Anci per ripristinare i fondi del bando Periferie conferma come la Lega e questo governo abbiano a cuore i territori del nostro Paese».«L'intesa che è stata raggiunta dopo il passo indietro del governo è un risultato positivo ottenuto con una mobilitazione istituzionale e politica senza precedenti, ma bisogna tenere ancora la guardia alta, perché vogliamo vedere le risorse scritte nella Legge di Bilancio. Non vorremmo che si materializzasse un'altra "manina" - afferma la deputata del Pd Debora Serracchiani -. «Siamo soddisfatti per il risultato ottenuto anche se, ancora una volta, si manifestano le contraddizioni di questo governo, che nei vari passaggi in Parlamento ha rigettato emendamenti e mozioni del Pd intese a raggiungere questo stesso obiettivo. Si poteva fare prima ed evitare una contrapposizione inutile e dannosa».

 

Restyling di Rozzol Melara - In arrivo da Roma 18 milioni
Cifra sbloccata dopo l'intesa sul Piano periferie trovata dal governo con i Comuni - Ma il Pd invita a non abbassare la guardia
La notizia dello sblocco del Piano periferie da parte del governo, arrivata nel pomeriggio, ha preceduto di poco l'incontro pubblico del Pd dedicato ieri proprio al progetto di riqualificazione di Rozzol-Melara, tenutosi ieri nel Circolo Auser di via Pasteur 41. Oltre agli inquilini del quadrilatero, hanno preso parte il direttore dell'Ater di Trieste Antonio Ius, la segretaria provinciale del Pd Laura Famulari, la consigliera comunale Antonella Grim e il capogruppo in Sesta circoscrizione Luca Salvati. «Oggi si potrebbe festeggiare il risultato degli accordi con l'Anci per rimettere in manovra i soldi per la realizzazione (circa 18 milioni di euro, ndr), ma si tratta di impegni che erano già stati presi e poi traditi dal governo - ha commentato Famulari -. Noi ci auguriamo di vedere risultati quanto prima e vigiliamo affinché la parola data sia mantenuta. Siamo venuti anche per rivendicare il frutto dell'azione di molti sindaci, parlamentari e consiglieri del Pd».«Non c'è da mettere bandierine sul progetto e tutti trasversalmente lo dobbiamo appoggiare», ha aggiunto la consigliera comunale Grim, che ha poi lamentato la mancata disponibilità da parte della giunta comunale di discutere la questione. «Non siamo venuti solo per comunicare questa buona notizia - ha affermato Salvati -. La nostra presenza serve anche per capire quali interventi l'Ater ha comunque intenzione di compiere nel comprensorio di Melara». «Abbiamo chiesto al sindaco Dipiazza e all'assessore regionale alle Infrastrutture Pizzimenti di sedersi attorno a un tavolo per capire se possiamo anticipare dei soldi per gli interventi - ha affermato Ius -. Ci basterebbe avere la garanzia che quei soldi poi ci venissero restituiti, perché vogliamo portare a compimento ciò che è stato progettato per Rozzol-Melara». A proposito degli interventi previsti, nel corso dell'incontro gli inquilini di Melara hanno posto una particolare enfasi sulla necessità di sostituire i vecchi infissi, soprattutto nel lato sottovento.

Simone Modugno

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 ottobre 2018

 

 

IL DIBATTITO SULLA FERRIERA - «Per Servola un futuro tra logistica e industria»
Inquadrare il caso della Ferriera nel contesto nazionale della siderurgia a caldo. È stato questo lo scopo dell'incontro avvenuto l'altra sera al Circolo della Stampa al quale hanno preso parte Maria Maranò, delegata della segreteria nazionale di Legambiente, Mario Sommariva, segretario generale dell'Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico orientale, i sindacati dei lavoratori e i comitati degli abitanti di Servola. La rappresentante di Legambiente ha ribadito che l'Italia deve iniziare a impostare una seria politica industriale che tenga in considerazione il settore manifatturiero, «che è pur sempre il secondo più importante in Europa dopo quello tedesco». Ciò significa che «di acciaio, in Europa, c'è forte bisogno» e che lo stesso «è una grande risorsa per l'Italia, ma non può più essere gestito con una tecnologia risalente sostanzialmente al primo Novecento». A gravare sul dibattito, però, sono state le voci riguardanti la trattativa in atto con un gruppo cinese che opera nell'ambito della logistica intenzionato a investire nell'area della Ferriera. Trattativa confermata dallo stesso Sommariva che, però, tiene a sottolineare come, «al di là dell'operazione legata ai cinesi, il porto può essere uno strumento per trasformare la zona della Ferriera in un asset d'integrazione fra logistica e industria». I sindacati e i comitati di quartiere, infine, hanno posto l'accento sull'atavico problema della vicinanza fra il sito industriale e le abitazioni. Al di là di quello che sarà fatto nel medio-lungo termine, la percezione è che «la salute dei residenti - a detta degli stessi - pare rimanere un problema marginale».

Lorenzo Degrassi

 

 

La Sala Tripcovich "recintata" per il restyling di piazza Libertà
L'assessore Lodi: «In questa fase previsti anche il recupero del sottopassaggio e la creazione di nuove strisce pedonali». Il futuro del manufatto resta un rebus
Un recinto metallico attorno alla sala Tripcovich sorto nei giorni scorsi ha fatto nascere spontanea la domanda se fosse finalmente iniziata la fase attiva di riqualificazione di piazza Libertà. Fasi propedeutiche all'inizio dei lavori di ristrutturazione veri e propri che avverranno nei prossimi giorni, come confermato dall'assessore con delega ai Lavori pubblici Elisa Lodi: «Il cantiere è stato consegnato a metà settembre e "l'ingabbiatura" della sala Tripcovich fa in effetti parte della prima di 13 fasi che porteranno a capovolgere l'aspetto dell'area». La prima fase, infatti, secondo la sequenza di microlotti prevista dal progetto, riguarderà la parte dietro l'ex stazione delle autocorriere, dove verranno risistemati i capolinea di quasi tutti gli autobus urbani ora attorno al rettangolo verde al centro della piazza. «Abbiamo iniziato un iter di riqualificazione molto importante per la città - continua l'assessore Lodi - che in questa prima fase riguarderà anche il recupero del sottopassaggio e la creazione di nuovi attraversamenti pedonali a raso di fronte all'uscita della stazione ferroviaria, mentre successivamente passeremo alla risistemazione dei marciapiedi per migliorare il passaggio dei pedoni e alla modifica della viabilità, senza trascurare la realizzazione di un nuovo percorso ciclabile tra la città e il polo d'interscambio formato dalle stazioni ferroviaria e delle corriere. Ovviamente confidiamo nella pazienza dei cittadini per le situazioni di disagio che si potranno creare nei prossimi mesi». Già, perché i lavori che cambieranno il volto della piazza così come lo conosciamo oggi avranno una durata (come da contratto) di 290 giorni, salvo proroghe dovute a imprevisti o all'acuirsi della brutta stagione. Dieci mesi che metteranno a dura prova la pazienza dei cittadini e non solo. «Il nostro obiettivo è quello di migliorare la fruibilità dell'area non solo per i triestini ma anche per i turisti cercando di rendere maggiormente accattivante quello che è il biglietto da visita della città». E che ne sarà della sala Tripcovich, il cui abbattimento è uno degli obiettivi della giunta Dipiazza? Caustico a riguardo il commento dell'assessore competente Serena Tonel: «Che la sala Tripcovich sia l'unica parte della piazza a non rientrare nel recupero dell'area, restando lì in mezzo, è un segnale che dovrebbe dire qualcosa a chi è scettico sulla possibilità del suo abbattimento». L'appalto per la realizzazione dei lavori è stato affidato al raggruppamento d'imprese Mari & Mazzaroli spa, Rosso srl ed Ennio Riccesi Holding srl di Trieste per una partita che sfiora i 5 milioni di euro.

Lorenzo Degrassi

 

 

Inquinamento - L'onda nera raggiunge la spiagge di St.Tropez - Marea nera a Saint-Tropez.

L'onda scura di petrolio che avrebbe già colpito circa 16 chilometri del celebre litorale francese, spiega la Préfecture Marittime de Méditerrannée, «sembrerebbe provenire» dalle due navi entrate in collisione il 7 ottobre scorso al largo della Corsica. In quei giorni, gran parte del petrolio riversatosi in mare venne aspirato da soccorsi italiani e francesi, ma una parte residuale sarebbe giunta in Costa Azzurra spinta dal vento forte degli ultimi giorni. La prefettura del dipartimento di Saint-Tropez ha annunciato l'attivazione di una cellula di crisi e del Plan Polmar contro l'inquinamento in mare. Chiuse al pubblico, per ora, le spiagge di l'Escalet et Pampelonne, Ramatuelle, Salins e la Moutte tra Saint-Tropez e dintorni e quelle di La Nartelle- Saint Barth à Sainte-Maxime.

 

Navigazione "green", nasce a Trieste l'Hybrid Centre targato Wärtsilä
La prima struttura al mondo costruita in scala reale per l'implementazione dei nuovi sistemi
TRIESTE - Parte dagli stabilimenti Wärtsilä di Bagnoli della Rosandra il futuro della «navigazione sostenibile». È stato inaugurato ieri il nuovo Hybrid Centre, con un motore in scala reale che consente lo sviluppo e l'implementazione del modulo di potenza ibrido "Wärtsilä HY". Un impianto che, oltre a garantire a Wärtsilä una notevole serie di sperimentazioni in loco, offrirà ai potenziali clienti - oggi è previsto l'arrivo di un primo gruppo di 140 operatori del settore - la possibilità di verificarne i benefici dal vivo. L'Hybrid Centre sarà anche usato per formare equipaggi, fornendo l'esperienza pratica ai propri tecnici. È il primo centro al mondo costruito in scala reale e comprende un motore, un pacco di batterie, gli azionamenti elettrici, un simulatore di carico elica che utilizza a sua volta un motore elettrico, un motogeneratore e il sistema di gestione dei flussi di energia, il "cervello" del Wärtsilä HY. Il Centro potrà poi simulare i dati operativi in arrivo dal campo, che consentiranno di ottimizzare i sistemi ibridi per raggiungere prestazioni senza precedenti. L'investimento, offrendo a proprietari e operatori la possibilità di sperimentare e conoscere il Wärtsilä HY, accelererà l'introduzione delle tecnologie ibride nel mercato marino, aumentando la sostenibilità ambientale della navigazione. I test sono già stati effettuati con successo sulla procedura di avviamento elettrico brevettata da Wärtsilä, tramite l'uso della potenza fornita dalle batterie, per fornire l'avviamento del motore principale senza fumo visibile.«Questo nuovo Centro - ha detto Guido Barbazza, presidente e ad di Wärtsilä Italia - consentirà di migliorare l'efficienza dei motori e ridurre sensibilmente le emissioni, curando perciò l'ambiente marittimo». «Con l'Hybrid Centre - aveva già annotato Stefan Wiik, vice presidente della Marine Power Solutions di Wärtsilä - ancora una volta si dimostra la volontà della nostra azienda di dare vita a un approccio "smart marine", mirato a offrire migliore efficienza e maggiore sicurezza e di proporre un notevole passo in avanti sulla strada della sostenibilità. Questo concetto mostra l'impegno nel guidare il settore marino verso un futuro più pulito e più efficiente in termini di costi». Principio ripreso ieri da Giulio Tirelli, responsabile del progetto Hybrid Center e direttore alle vendite della Marine Solutions di Wärtsilä: «Si aprono nuovi campi di sviluppo. Le navi saranno più sicure e genereranno emissioni molto ridotte anche sotto il profilo dei rumori, il particolato sarà ridotto a zero». Oltre all'uso per la validazione di tecnologie ibride, il Centro consentirà ai clienti di verificare i vantaggi che Wärtsilä HY offre come valore aggiunto.

Ugo Salvini

 

 

Sull'Alta Velocità si viaggia lenti - Un treno su due arriva in ritardo
L'Autorità dei Trasporti indaga sul calo della puntualità dei convogli. Aumentano le conciliazioni
Il caso della rete Roma-Firenze: tra Frecce, Intercity e regionali la tratta è sovraccarica di mezzi
Nei primi sei mesi del 2018 solo un treno ad alta velocità su due è riuscito ad arrivare a destinazione con un ritardo compreso nei 5 minuti. In tutto il 2017 la percentuale di puntualità era del 61,8%. Il peggioramento ha spinto l'Autorità di regolazione dei Trasporti ad accendere un faro per capire i motivi di questa performance negativa e «per l'eventuale adozione delle prescrizioni regolatorie» per migliorare la puntualità. 1 Aumentano le conciliazioni - L'aumento dei disservizi ha avuto come conseguenza l'aumento delle procedure di conciliazione con Trenitalia, come confermano da Federconsumatori che con altre associazioni ha firmato un protocollo di collaborazione con la società del gruppo Fs. L'intervento dell'Autorità, per altro, è stato sollecitato dalla Regione Toscana. Sulla direttissima Roma-Firenze, infatti, circolano anche i regionali veloci e la preoccupazione dell'assessore ai Trasporti, Vincenzo Ceccarelli, è che a «pagare il prezzo dei disagi siano soprattutto i pendolari». Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Ntv, proprietaria degli Italo, a fine settembre presentando i risultati di esercizio, ha spiegato: «L'incidenza dei ritardi è in fortissima crescita, siamo costretti a fermarci continuamente per il traffico». Ceccarelli fa un passo in più, convinto che i problemi siano strutturali «perché «si sta andando verso la saturazione delle Direttissima». 2 Traffico sulla direttissima - Il motivo? «Sulla tratta Roma-Firenze viaggiano tra i 180 e i 200 treni ad alta velocità al giorno più 112 regionali veloci» e anche qualche Intercity. E aggiunge: «Per quanto riguarda la puntualità tutto è andato bene fino all'anno scorso quando con il cambio d'orario sono stati aggiunti nuovi treni Av. La percentuale di puntualità, prima al 90%, si è abbassata e lo farà ulteriormente con il nuovo orario che prevede l'aumento del numero dei convogli Av» 3 La possibile soluzione - Dal suo punto di vista la soluzione per risolvere i «costanti disservizi non solo per i pendolari ma anche per i viaggiatori dell'alta velocità è il raddoppio della Direttissima tra Valdarno e Firenze». Costo stimato: da 900 milioni a 1,3 miliardi. Si spiega così perché la Toscana abbia richiesto all'Art non solo di monitorare la situazione ma anche di sospendere ulteriori ampliamenti del servizio dell'alta velocità. L'Autorità che si muove per garantire condizioni eque di accesso eque e non discriminatorie all'infrastruttura ferroviaria tanto da essere presa ad esempio della imprese private europee, ha scelto, invece, di proseguire nell'attività di monitoraggio e vigilanza iniziata a febbraio. 4 Le cause dei disagi - Lo ha fatto sulla base delle risposte arrivate da Rete ferroviaria italiana, società di Fs che gestisce l'infrastruttura. Rfi, infatti, ha giustificato il calo della performance con l'incidente del Pioltello e il maltempo che tra febbraio e marzo ha provocato gravi disagi sui nodi di Roma e Napoli. E poi ci sono i guasti. Sei particolarmente significativi: ai deviatoi di Roma Termini, alla linea di alimentazione tra Firenze e Bologna, ad un treno veloce sulla Direttissima e due disconnessioni di bivio a Settebagni. Sulla base di queste considerazioni l'Autorità ha informato la Regione Toscana che il faro resterà accesso anche perché c'è un «margine di ottimizzazione dei processi di gestione». Andrea Giudicin, docente di Economia dei Trasporti alla Bicocca, non entra nel merito delle decisioni dell'Art ma spiega: «I ritardi non sono solo legati alla Direttissima, ma anche alla gestione dei nodi urbani. Sulla Roma-Firenze i problemi nascono dall'uso promiscuo della rete dove viaggiano treni a 250 chilometri e le carrozze dei pendolari che arrivano a 140 chilometri orari». 5 Le priorità - Che fare, allora? «Io credo - risponde il professore - che vadano separate le due offerte di servizio potenziando la linea storica dove far viaggiare i treni regionali e rendendo più efficiente la rete anche nei nodi urbani. Rfi ha messo in campo un piano di investimenti sulla segnaletica per garantire sicurezza ma anche maggior velocità». Rfi, infatti, sta investendo milioni per migliorare la segnalazione con i sistemi di ultima generazione che permettono di far viaggiare i convogli ad alta velocità a distanza di 5 minuti uno dall'altro. Un simile sistema permetterebbe di poter correre a 300 chilometri orari sulla Roma Firenze rispetto agli attuali 250. Resterebbe da risolvere il problema dei regionali.

Maurizio Tropeano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 ottobre 2018

 

 

Doppio appello sulla Ferriera - I sindacati reclamano spazio
Le sigle chiedono «un nuovo accordo di programma che coinvolga tutti gli attori» e sottolineano «i progressi» registrati in chiave ambientale
Un appello all'azienda e uno alle istituzioni «per non restare isolati ed essere lasciati nell'incertezza su quanto potrà accadere in futuro alla Ferriera di Servola». Li hanno formulati Marco Relli (Fiom Cgil), Umberto Salvaneschi (Fim Cisl) e Thomas Trost (Fiom Cgil) chiamando la proprietà e il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, al «rispetto dei ruoli e alla necessità di dialogare con le parti sociali». «L'accordo di programma iniziale, che ha portato Arvedi a Trieste - ha detto Salvaneschi -, ha permesso di conservare i livelli occupazionali in una città dove l'industria è in difficoltà. Insistiamo anche sul discorso ambientale, per ottenere un miglioramento costante su questo fronte - ha aggiunto - ma ricordiamo a Fedriga che, qualsiasi sia la prospettiva, le organizzazioni sindacali non possono essere escluse dal tavolo di confronto. Oggi la Ferriera ha quasi 600 dipendenti diretti, di età media fra i 40 e i 50 anni, perciò difficilmente ricollocabili, ai quali si aggiunge un centinaio di lavoratori dell'indotto. Vogliamo sapere - ha concluso - cosa ci porterà il futuro». Anche Relli ha ribadito che «gli interventi per l'abbattimento delle polveri e per ridurre l'impatto della cokeria, oltre che l'inquinamento sonoro, hanno comportato risultati positivi. Questo però non può bastare. Abbiamo chiesto da tempo un piano industriale - ha continuato il segretario provinciale della Fiom - ma non abbiamo avuto risposte. Chiediamo perciò alla Regione un nuovo accordo di programma che coinvolga tutti i soggetti. Siamo preoccupati - ha concluso - anche perché si sentono voci di possibili acquisizioni di cui non abbiamo sufficienti notizie». Trost ha ricordato che «nel 2014 la Ferriera era virtualmente chiusa, poi è arrivato Arvedi e da 434 lavoratori dell'epoca siamo a quasi 600. Certo lo stabilimento non è una farmacia, produce polveri, fumo e rumore, però nell'ultimo periodo è stato fatto abbastanza sul piano degli abbattimenti. Dover soffrire quotidianamente il rischio di trovarsi un giorno con i cancelli chiusi è molto difficile».

Ugo Salvini

 

 

L'accusa dei duinesi: «I cacciatori esagerano - Spari vicino alle case»
Residenti allarmati: «Non si va più a passeggio nei boschi» - La replica: «Rispettiamo sempre regole e limiti territoriali»
DUINO AURISINA - Residenti che lamentano il rumore degli spari fin dalle prime ore del mattino. Cani domestici che abbaiano in continuazione, perché eccitati dal rumore dei fucili che fanno fuoco. Famiglie che rinunciano alle passeggiate sul Carso per il timore di essere colpite da pallottole vaganti. Si riaccende puntuale a Duino Aurisina, con l'avvio della stagione venatoria, la polemica fra la popolazione e i cacciatori. Una disputa che si ripropone ogni anno, con l'arrivo dell'autunno, e mette a confronto le ragioni dei due fronti. «I miei cani sono terrorizzati - protesta Rossella Tognazzolo, che abita a Duino a pochi passi dal tracciato della ferrovia - perché gli spari si sentono vicinissimi alle nostre case. Dobbiamo poi rinunciare a portarli lungo i sentieri della zona per il timore di vederli spaventati - aggiunge - e in ogni caso c'è un diffuso disagio fra tutti coloro che vivono nei paraggi». Anche Vladimiro Mervic, consigliere comunale che abita a Duino, conosce bene la situazione: «I cacciatori stanno esagerando - è la sua opinione - perché in alcuni frangenti sembra che sparino proprio a pochi passi dalle case. Io stesso - evidenzia - rinuncio a passeggiare nei boschi, perché temo per la mia incolumità». Le notizie di incidenti provocati dai cacciatori negli anni, sull'intero territorio nazionale, hanno evidentemente lasciato il segno e nella memoria collettiva il rischio sembra incombente. Di tutt'altro parere Domenico Ruggero, direttore della Riserva di Duino e lui stesso cacciatore: «Abbiamo sempre rispettato le regole e i limiti territoriali stabiliti - afferma - e seguiamo quello che è il Piano regionale di abbattimento, che tiene conto della necessità di contenere la crescita numerica di determinate specie. È inutile che poi la gente si lamenti se nota cinghiali che si avvicinano pericolosamente alle case - prosegue - se non accetta la nostra presenza, peraltro limitata a un preciso periodo dell'anno». Ruggero ricorda infine che «le postazioni che alcuni denunciano sono perfettamente legittime, prova ne sia che la Guardia forestale non ha nulla da ridire». -

Ugo Salvini

 

 

NATURA - "Quaderni di geologia" al Centro di Basovizza

Venerdì alle 11.30, al Centro didattico naturalistico di Basovizza, verranno presentati due nuovi libretti della serie "Quaderni di geologia" redatti in collaborazione con Divulgando: "Geovagando In Friuli Venezia Giulia-Un viaggio geologico alla scoperta dei geositi delle Alpi Giulie Meridionali e Prealpi Giulie" e "Geopedalando In Friuli Venezia Giulia-Una pedalata geologica alla scoperta dei geositi dalla foce del Tagliamento a quella dell'Isonzo".

 

 

MUSEI -  "I nuovi carsolini" a Storia Naturale

Con la conferenza di Nicola Bressi "I nuovi carsolini: novità più o meno positive tra la fauna carsica", avrà inizio la seconda parte del ciclo di incontri culturali "Gli ambienti naturali del Carso tra passato, presente e futuro", presentato da Italia Nostra in coorganizzazione con il Comune di Trieste e il Museo di Storia Naturale. Le conferenze saranno tenute sempre nella sala del museo di via Tominz 4, alle 17.30.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 ottobre 2018

 

 

Sempre più incidenti da Muggia al Lisert: 15 morti e 1.262 feriti nell'ultimo anno
Persone e mezzi coinvolti in forte crescita rispetto al 2016 - Costiera e Gvt tra le criticità. «Occhio a velocità e telefonini»
TRIESTE - Dai nove morti per incidente stradale registrati nel 2016 ai 15 dello scorso anno. I feriti? Nello stesso lasso di tempo sono passati da 1.190 a 1.262, con un aumento del 6%. Il numero degli incidenti, in parallelo, segna una crescita dell'8%: erano stati 952 due anni fa, sono stati 1027 lo scorso anno. Tutti dati, questi, che testimoniano come sia sempre più pericoloso viaggiare sulle strade della provincia.La statistica, appena resa nota dalla delegazione di Trieste dell'Aci, diretta da Maura Lenhardt, lo evidenzia in maniera indiscutibile. E risulta altrettanto chiaro un altro elemento che spiega, almeno in parte, il moltiplicarsi esponenziale degli incidenti sulle strade che vanno da Muggia al Lisert: la continua crescita del numero dei mezzi in circolazione. In provincia ce n'erano 190.387 nel 2016, lo scorso anno sono già saliti a più di 192 mila. «Se si escludono i minori che non possono guidare e gli anziani che non possono più mettersi al volante per motivi oggettivamente legati all'età - precisa Lenhardt - siamo quasi in un rapporto parità, di un mezzo per residente. È evidente che i problemi aumentano». Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di mezzi a quattro ruote: secondo l'Associazione nazionale ciclo, motociclo e accessori (Ancma) solo il 5% dei mezzi che quotidianamente si muovono sulle strade della provincia di Trieste sono a due ruote, comprendendo all'interno della categoria sia i ciclomotori che le moto di grossa cilindrata. Entrando nel dettaglio dei singoli comuni, emerge in tutta la sua chiarezza un dato che era già comparso nelle statistiche anni fa, sempre sulla base delle rilevazioni dell'Aci locale: sono le strade del Comune di Duino Aurisina quelle dove si registra il maggior contributo di sangue dovuto a incidenti stradali. In quel territorio comunale c'erano stati un morto e 65 feriti nel 2016, lo scorso anno i morti sono saliti a quattro e i feriti a 71. In parallelo pure l'aumento degli incidenti: 44 nel 2016, 54 nel 2017. In sostanza, a Duino Aurisina è più facile essere coinvolti in un incidente rispetto agli altri comuni del territorio provinciale, Trieste compresa. I freddi numeri dicono che, all'ombra del castello dei Torre e Tasso, nell'arco di un anno, ogni 138 mezzi che transitano su quelle strade, almeno uno viene coinvolto in un incidente. Tanto per fare un parallelo, tale rapporto diventa uno ogni 180 a Trieste, nonostante sulle strade del capoluogo il traffico sia costantemente congestionato, perché le vetture e i mezzi a due ruote che lo attraversano sono quasi 163 mila. Ma il poco invidiabile primato di Duino Aurisina non può essere ascritto meramente a un cattivo modo di guidare dei residenti e a problematiche di gestione delle strade: semplicemente - all'interno dei confini comunali di Duino Aurisina - corrono un bel pezzo della Grande viabilità e circa la metà della Costiera, strade cioè dove la velocità e di conseguenza la pericolosità crescono a dismisura.«Dalle nostre rilevazioni - riprende Lenhardt - risulta che le principali cause di incidente sono l'eccessiva velocità e la colpevole disinvoltura con la quale sia gli automobilisti sia i pedoni utilizzano gli smartphone. Le due categorie vanno accomunate - aggiunge la direttrice dell'Aci di Trieste - perché, se è molto pericoloso distrarsi con il cellulare quando si guida, anche attraversare la strada mentre si parla al telefono diventa un fattore che accresce il rischio. Dovremmo tutti stare molto più attenti - ammonisce Lenhardt - e invece assistiamo al fenomeno contrario, purtroppo dilagante, cioè a un'accentuata leggerezza di chi guida».

Ugo Salvini

 

Il trend

Secondo i dati 2017 si è registrato un aumento pesante degli incidenti, che hanno sfondato quota mille, e di conseguenza dei feriti e, purtroppo, delle persone decedute.

Il "concentrato" di auto

Il fenomeno può essere ricondotto, per lo meno in parte, alla crescita costante dei mezzi circolanti: erano 190.387 nel 2016, nel 2017 sono diventati 192.076 su una popolazione di 234.638 residenti. Siamo di fatto a un rapporto di un veicolo per abitante, lasciando fuori i minorenni e gli anziani che non guidano.

Il monito degli esperti

Per la direttrice dell'Aci di Trieste Lenhardt «le principali cause sono l'eccessiva velocità e la colpevole disinvoltura con cui automobilisti e pedoni usano gli smartphone».

 

Milano, raffica di roghi in aziende di rifiuti - Si segue la pista dolosa
Legambiente: 33 incendi in Lombardia fra 2015 e 2018 - L'assessore regionale: «Noi non siamo la terra dei fuochi»
Una serie di incendi in capannoni di stoccaggio di rifiuti nella zona di Milano che procura valuta come non casuali. Per questo la pm di Milano Donata Costa ha aperto un fascicolo per incendio doloso per il rogo divampato l'altra notte in un impianto di smaltimento dei rifiuti in via Dante Chiasserini, in zona Bovisasca a Milano. Il maxi incendio, l'ennesimo negli ultimi mesi in Lombardia, ha mandato in cenere un capannone dell'azienda Ipb. Il fascicolo al momento è ancora a carico di ignoti. I vigili del fuoco e la polizia sono al lavoro per chiarire come sia divampato. Solo la scorsa settimana nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Milano e dei carabinieri sono state arrestate 6 persone per un traffico illecito di rifiuti in provincia di Pavia e nel resto della Lombardia, responsabili dell'incendio del capannone abbandonato a Corteolona, in Lomellina (Pavia). Gli incendi scoppiati fra domenica e ieri a Milano e a Novate, a pochi chilometri di distanza, in due aziende di smaltimento rifiuti sono gli ultimi di una lunga serie negli ultimi tempi: 33 in Lombardia, secondo Legambiente, fra il 2015 e il 2018. «Non parlerei di un'emergenza come la intendete voi - ha detto il direttore generale dei vigili del fuoco Lombardia, Dante Pellicano - Sono casi ancora sporadici, ma deve esserci grande attenzione da tutti».Fra i principali, il 23 maggio del 2017 a destare allarme fu l'incendio in un'azienda di rifiuti speciali, la Aboneco Recycling, di Parona, nel Pavese. Con una nube di fumo visibile a chilometri. Poi toccò a Milano: il 7 luglio accadde a Senago, mentre il 24 luglio il rogo fu in città. Le fiamme avvolsero un sito di stoccaggio nel quartiere milanese di Bruzzano, con come conseguenza livelli di diossina 270 volte superiori al valore normale. Due giorni dopo un incendio scoppiò ad Arese nel deposito della Rmi. Ci vollero 8 giorni, invece, per spegnere le fiamme al sito della Eredi Bertè di Mortara nel pavese, dove un rogo si sprigionò il 6 settembre 2018, nel giorno in cui era previsto un controllo dell'Arpa. E il sito tornò a bruciare il 22 giugno 2018, nonostante non ci fosse più nessuna attività. A novembre 2017 le fiamme si alzarono al termodistruttore di Parona, nel pavese. A Cologno Monzese, un vasto incendio si sviluppò alla Alfa Maceri, deposito di carta, plastica e legno, l'11 marzo, fra le case. «Non siamo la Terra dei fuochi e qui l'attività amministrativa è attenta e fa il proprio dovere», dice l'assessore all'Ambiente di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo. Ma il livello d'allarme è alto.

 

 

Il Carso spiegato dagli esperti in sei tappe con Italia Nostra
Conferenze al via domani alle 17.30 in via Tominz 4: Nicola Bressi parlerà delle novità a livello di fauna nel territorio in esame
Domani, con la conferenza di Nicola Bressi, avrà inizio al Museo di Storia naturale la seconda parte del ciclo di incontri culturali "Gli ambienti naturali del Carso tra passato, presente e futuro". L'iniziativa è realizzata in coorganizzazione tra l'associazione Italia Nostra, il Comune di Trieste e il Museo di Storia naturale ed è dedicata ai cittadini e, in particolare, agli studenti. La prima parte del ciclo, con le sette conferenze della scorsa primavera, aveva preso in esame la morfologia carsica, la landa, i boschi carsici, le acque superficiali e la "citizen science".La seconda parte del ciclo, di sei conferenze, completerà il programma con nuovi temi: la fauna carsica, i cambiamenti climatici, la biodiversità, il Carso sotterraneo e la Val Rosandra. I relatori sono docenti e studiosi dell'Università di Trieste, del Museo di Storia naturale e del Comune di Trieste. Le conferenze saranno tenute sempre nella sala del Museo di Storia naturale, in via Tominz 4, di mercoledì, alle 17.30. In occasione della VI edizione (20-28 ottobre 2018) della Campagna nazionale di Italia Nostra sui paesaggi sensibili, la sezione di Trieste intende sostenere, con queste conferenze, il programma nazionale. Il calendario: domani "I nuovi carsolini: novità più o meno positive tra la fauna carsica" con Nicola Bressi, il 24 ottobre "Gli insetti del Carso, una fauna meno nota" con Andrea Colla, il 31 "Cambiamenti climatici nell'area carsica: quali evidenze?" con Renato R. Colucci, il 7 novembre "Cambiamenti climatici e biodiversità vegetale: l'invasione degli alieni" con Giovanni Bacaro, il 14 "La situazione sotto il Carso" con Sergio Dolce e infine il 21 novembre "Chiacchierata sulla Val Rosandra" con Nicola Bressi e Sergio Dolce.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 ottobre 2018

 

 

Porto vecchio, nove milioni per viabilità e servizi a rete
Definita la tabella di marcia del secondo lotto di lavori di infrastrutturazione - Previsto il nuovo collegamento stradale tra Magazzino 26 e largo Santos
Nove milioni di euro destinati a realizzare viabilità e servizi a rete nei 65 ettari di Porto vecchio: avanti con il secondo lotto. Le risorse fanno parte del pacchetto da 50 milioni stanziate dal ministero dei Beni culturali e finanziano i lavori di infrastrutturazione indispensabili per garantire lo sviluppo della zona sdemanializzata. L'amministrazione ha messo nero su bianco con la delibera 488, portata personalmente dal sindaco Roberto Dipiazza e seguita sotto il profilo tecnico dal responsabile dell'area territorio-ambiente Giulio Bernetti. Nella raffica di documenti e allegati, di scorta alla delibera, spicca il cronoprogramma, che prevede il completamento dei lavori - dalla gara ai collaudi - nel giugno 2021, una data non distante dalle elezioni comunali. Secondo questa griglia temporale, le gare si terranno nell'autunno 2019, i lavori si protrarranno dal gennaio 2020 al marzo 2021, tra aprile e giugno 2021 è fissata la stagione dei collaudi. Sette milioni saranno impiegati nel 2020, due milioni nel 2021.Viabilità, drenaggio urbano, reti gas, reti fognarie, rete idrica, rete energia, servizi tecnologici, illuminazione pubblica: è come intervenire in una piccola città "di fondazione", dove bisogna fare tutto. Dal punto di vista della viabilità, il secondo lotto provvederà a collegare il polo fieristico-museale (centrale idrodinamica, magazzini 26, 28, 29) con la città in corrispondenza di largo Santos, in coerenza con quanto avviato nel primo lotto (viale Miramare-polo fieristico-museale). Sarà così costruita una carreggiata a due corsie di marcia e una corsia ciclabile che si svilupperà lungo il muro di confine con il sedime ferroviario. Quindi - come rileva la relazione tecnico illustrativa - il tracciato si sovrapporrà in buona parte al percorso esistente con «la possibilità di un'espansione della viabilità principale e secondaria, anche in relazione a futuri insediamenti all'interno dell'area». I binari del vecchio raccordo ferroviario saranno parzialmente mantenuti, piante e aiuole coloreranno di verde l'area.Una buona notizia: il Porto vecchio è stato sottoposto a indagine geofisica «finalizzata a valutare il rischio bellico» e sembra non vi siano «anomalie riconducibili a masse belliche di medie e grosse dimensioni». Insomma nell'area non sarebbero cadute bombe e non sarebbero state piazzate mine.La decisione di spostare il museo del Mare dai Magazzini 24-25 al retrostante 26 consente al Comune di mettere a reddito i 24-25, che si affacciano sul Bacino 0. Dipiazza aveva dichiarato che in questo modo potrà andare avanti l'operazione Fincantieri. Fincantieri non smentisce l'interessamento ma dice che al momento non esiste al riguardo alcuna progettualità.

Massimo Greco

 

 

Muggia vara il piano per rendere sicuri i corsi d'acqua a rischio
Interessati dai lavori undici torrenti e rii. Prevista la pulizia degli alvei e l'abbattimento della vegetazione in eccesso
MUGGIA - Torrente San Bartolomeo, Almerigotti, Fugnan, del Diavolo e della Luna e rii Ronchi, San Sebastiano, Pisciolon, Farnei, Rabuiese e Menariolo. Questi sono gli undici corsi d'acqua indicati dal Comune di Muggia che saranno interessati dai lavori di manutenzione ordinaria che verranno realizzati entro l'anno. I lavori si realizzeranno grazie ai 48 mila euro messi a disposizione dalla Regione. Con la Legge regionale 11/2015, infatti, la Regione Fvg ha riclassificato i corsi d'acqua presenti sul territorio e organizzato le competenze dei vari Enti sulla materia, affidando ai Comuni la manutenzione dei corsi d'acqua di classe 5, classe a cui appartengono i torrenti o i rii protagonisti della lista. Su questa compaiono anche altri due corsi d'acqua su cui l'Amministrazione ha espresso la volontà di intervenire: il rio Boeri e il corso d'acqua - ancora senza nome - che sfocia all'altezza del lungomare Venezia. «È un intervento utile per gestire un aspetto spesso sottovalutato, ma in realtà estremamente importante ovvero la vegetazione che cresce lungo gli argini dei torrenti, che può al contempo fungere da elemento di contenimento di una piena oppure causare un'esondazione», ha evidenziato l'assessore all'Ambiente Laura Litteri. Sui corsi d'acqua verranno effettuate la pulizia delle ramaglie e l'abbattimento delle eventuali piante e degli arbusti in alveo. La situazione di degrado è più evidente lungo gli alvei dei corsi d'acqua a regime torrentizio, dove la vegetazione cresce spontaneamente e ogni evento atmosferico importante trova materiale da trasportare a valle con il conseguente interramento e ostruzione delle sezioni idrauliche. L'assessore Litteri: «Spesso si sottovaluta su quanti piani diversi sia necessario monitorare e agire sul territorio comunale. È sbagliato considerare i corsi d'acqua come angoli di natura incontaminata da lasciare alla loro evoluzione. È fondamentale un monitoraggio e una gestione di queste risorse boschive che sono un elemento importante dell'ecosistema, ma che possono ridurre o aggravare gli effetti di un evento alluvionale che, con interventi come questo, si possono prevenire».

Riccardo Tosques

 

 

Montenegro come l'Eldorado inizia la caccia all'oro nero
I colossi stranieri, compreso il consorzio italo-russo Eni-Novatek, pronti a estrarre dal fondo al mare miliardi di barili. Ma gli ambientalisti affilano le armi
BELGRADO - La data d'inizio della competizione ora è fissata. I concorrenti sono pronti ai nastri di partenza. Il premio finale è assai ambito: gas e miliardi di barili di petrolio da estrarre dal fondo del mare. Ma la gara non piace a tutti, con gli ambientalisti che già affilano i coltelli. La gara è quella per il gas e l'oro nero che si nasconderebbero nei fondali adriatici: non quelli croati, dove la corsa è in parziale stallo, ma quelli di pertinenza del Montenegro, nel mirino di colossi stranieri pronti dopo anni di attesa a verificare l'esistenza dei giacimenti e a estrarre preziosi idrocarburi. Fra questi, il consorzio italo-russo Eni-Novatek, che dal primo novembre spedirà una nave nelle acque territoriali montenegrine per 45 intense giornate di esplorazioni e studi sismologici del fondale. «Siamo qui perché abbiamo analizzato» i dati esistenti e «crediamo che esista un potenziale», ha spiegato ai media locali il dirigente Eni, Agostino Maccagni.Il Montenegro - o meglio, chi ne regge le sorti - attende con estrema impazienza l'esito delle nuove indagini. La speranza è che portino in futuro all'estrazione di tanto gas e petrolio, i cui proventi finiranno «per il 62-68%» nelle casse pubbliche, ha assicurato la Direzione nazionale per gli idrocarburi. Prima però bisogna compiere nuove esplorazioni, con la nave equipaggiata con cannoni ad aria che "spareranno" contro il fondo marino, per leggere le onde di ritorno attraverso super computer. E non c'è solo Eni-Novatek. Le ricerche «della nostra compagnia saranno avviate alla fine di quest'anno oppure all'inizio dell'anno prossimo», ha detto da parte sua Antonios Nikolopulos, rappresentante del colosso greco Energean Oil&Gas, vincitore negli anni scorsi di una concessione come Eni-Novatek. E «se avremo fortuna, le prime trivellazioni» saranno in agenda già «nel 2020», anche se il governo si augura che l'anno buono sia il 2019. Ma non tutti guardano con speranza al futuro. Lo slogan del Montenegro, Paese che vive di turismo, è «bellezza selvaggia». E di certo «piattaforme petrolifere» nel mare cozzano con questa filosofia, ha attaccato l'Ong Green Home, da sempre in prima linea contro le ricerche in Adriatico, dannose «per la biodiversità». E possibile causa di «terremoti indotti», in un'area molto sismica, ha sostenuto l'attivista Natasa Kovacevic, ammonendo che «i cittadini forse non si rendono veramente conto di che impatto queste ricerche hanno sul nostro mare, piccolo e chiuso». Il Montenegro possiede abbastanza «potenziale energetico dalle rinnovabili», è rischioso puntare sul petrolio mettendo «a rischio l'ecosistema» marino, ha rincarato il direttore del movimento ecologista Ozon, Aleksandar Perovic.Meno pessimista l'ingegnere geofisico Branislav Glavatovic, che ha sottolineato che non è possibile escludere fuoriuscite di greggio durante le perforazioni, ma sono incidenti «molto rari». Preoccupazioni simili erano state espresse anche negli anni scorsi e difficilmente le rassicurazioni dei colossi in corsa, che hanno specificato che le ricerche sono sicure e che ci sono tutti gli strumenti per reagire in caso di problemi, placheranno i timori. Destinati a crescere, con i primi tuoni degli "airgun" in Adriatico.

Stefano Giantin

 

I giacimenti si spingono fino al confine albanese

Secondo stime di Energean - interessata a ricerche anche nei mari albanesi - sarebbero oltre 1,4 i miliardi i metri cubi di gas celati nei fondali montenegrini, una «riserva vergine» nell'Adriatico dal grande potenziale. Per quanto riguarda il petrolio, ammonterebbero a circa sette miliardi di barili di greggio le riserve ancora da sfruttare in Montenegro. Le prime ricerche di idrocarburi nel Paese furono lanciate nel lontano 1914 dal re Nikola, mentre nel 1922 fu scavato il primo pozzo d'estrazione, a terra, nei pressi del lago di Scutari, senza che dalle profondità uscisse il prezioso oro nero. Le ricerche "offshore", approvate nel 2012 dal governo, riguardano per ora due blocchi nelle acque al confine con l'Albania.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 ottobre 2018

 

 

Vino e caffè a rischio estinzione - Così il clima minaccia l'agricoltura
Il rapporto Fao: i Paesi che si trovano a basse latitudini sono quelli che risentono di più dei disagi
Una soluzione è ricorrere al commercio internazionale di cibo per contrastare le disuguaglianze
Roma - Il cambiamento climatico ed i suoi effetti sulla quotidianità stanno imperversando nel dibattito pubblico mondiale da quasi tre anni, da quando Cop21, la Conferenza Internazionale sul clima di Parigi, vi ha acceso i riflettori. Tra gli argomenti correlati al clima c'è il cibo, essendo colture e allevamenti legati alle condizioni meteorologiche. Un punto della situazione lo ha fatto la Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, con il suo recente rapporto "Stato dei mercati dei prodotti agricoli di base". 1 Chi vince e chi perde - I cambiamenti climatici comportano influenze diverse, naturalmente, nelle varie zone del Mondo, a seconda di dove la temperatura si alza o si abbassa, dove pioverà sempre meno e dove invece piogge e neve saranno sempre più frequenti, magari in periodi dell'anno insoliti. Stando al rapporto FAO, a rimetterci sarà la produzione alimentare nei Paesi che si trovano a più basse latitudini, ovvero quelli dove, purtroppo, regnano già povertà e malnutrizione. Laddove invece il clima è già più temperato e i gradi destinati a salire, l'impatto sulla produzione agricola, che aumenterebbe, sarebbe più positivo. 2 Il commercio - Dal rapporto, così come da ogni altro studio sul clima, è difficile prevedere quali saranno veramente gli effetti futuri, anche alla luce dei metodi di coltura e allevamento destinati anch'essi a subire mutamenti in base non solo alle esigenze ma anche alle nuove tecnologie. Certamente la FAO sottolinea come con i cambiamenti climatici destinati ad alterare significativamente la capacità di produrre cibo in determinati paesi, il commercio internazionale di prodotti agricoli avrà un ruolo sempre più importante per soddisfare il fabbisogno alimentare del pianeta e contrastare così la fame laddove questa aumenterà. 3 I cibi a rischio - Sono tanti i cibi che potrebbero risentire dei mutamenti climatici, come ha spiegato anche il World Economic Forum 2018. Albicocche, pesche e fragole per crescere e maturare hanno bisogno di temperature costanti, tra i 25 e i 30 gradi, sempre più difficili da trovare, e il risultato è che sono frutti spesso troppo costosi. L'85% della produzione di vino da qui ai prossimi 50 anni potrebbe sparire per l'innalzamento delle temperature nelle principali regioni produttive. Inoltre i cambiamenti climatici stanno minacciando le coltivazione delle piante da caffè, mettendo così a rischio estinzione la specie attualmente utilizzata per produrre il 20-25% dei chicchi oggi utilizzati. 4 La principale soluzione Molti Paesi si affidano già ai mercati internazionali per approvvigionarsi e risparmiare i costi elevati della produzione agricola (come ad esempio negli stati con risorse limitate di terra e acqua) o costretti dai disastri naturali che colpiscono le loro colture. Il Bangladesh ad esempio lo scorso anno ha tagliato i dazi doganali sul riso per aumentare le importazioni e stabilizzare il mercato interno dopo le gravi inondazioni che hanno visto i prezzi aumentare del 30%, mentre il Sudafrica quest'anno ha incrementato le importazioni di mais, di cui è storicamente grande esportatore, per contrastare la siccità. 5 Pensare al futuro - Ricorrere al commercio internazionale di cibo per contrastare le disuguaglianze prodotte o accentuate dai cambiamenti climatici non significa tuttavia spostare l'attenzione dal clima e come preservare il nostro ambiente per il futuro. Da Cop21 infatti la strada è tracciata, ma va percorsa tutta, nella direzione dei no ai combustibili fossili, nella difesa e protezione delle foreste e degli oceani con decisioni che dimostrino di aver compreso l'urgenza della situazione. Significa anche ridurre il consumo di carne e latticini e cambiare il modo in cui produciamo il nostro cibo. Una nuova visione a 360 gradi che deve vedere il Mondo intero unito.

Alfredo De Girolamo

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 ottobre 2018

 

 

Dopo 10 anni riapre il terrapieno Acquario
MUGGIA - Dopo dieci anni di attesa i cancelli del terrapieno Acquario sono stati riaperti. Ieri la Regione ha comunicato ufficialmente l'apertura del primo lotto bonificato dell'area. Una notizia attesa dall'amministrazione, come ha spiegato Laura Marzi: «Abbiamo preso un impegno con i cittadini e poterne vedere finalmente il risultato non può che renderci fieri, specie alla luce dell'interminabile iter che ha portato a questo traguardo, che appena qualche anno fa appariva inarrivabile». Domani, in occasione della Barcolana in bici organizzata sul percorso ciclopedonale costiero i partecipanti potranno utilizzare gli spazi interni del primo lotto di Acquario che dalla prossima estate sarà a disposizione dei bagnanti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 ottobre 2018

 

 

ARPA - Radon, in Fvg livelli fra i più alti d'Italia
TRIESTE - Il Fvg è una delle regioni italiane con le più alte concentrazioni medie di radon: le zone più interessate - si conferma - sono quelle con suoli molto permeabili dell'alta pianura friulana, delle vallate montane e del Carso triestino e goriziano. Questo emerge dai primi risultati del "Progetto radon, misure per 1.000 famiglie", avviato dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa). Per Arpa il problema è spesso sottovalutato: un'indagine ha rilevato che solo il 24% della popolazione del Fvg sa che il radon è la seconda causa di tumore al polmone dopo la sigaretta. La campagna di monitoraggio ha consentito di misurare il radon in 1775 famiglie, stimando una concentrazione media annuale di 153 Bequerel al metro cubo, valore alto ma atteso e in linea con i risultati delle precedenti campagne. Gli edifici più datati hanno concentrazione maggiore di radon, segno di miglioramento delle tecniche edilizie. Un aumento di radon è osservato pure in costruzioni dove sono stati effettuati opere di impermeabilizzazione o di isolamento, o rifacimento di contatto col suolo.

 

 

Via al piano di rilancio di 20 ettari incolti sul Carso triestino
Pubblicato il bando che prevede una serie di fondi regionali per il recupero di terreni improduttivi tramite il consorzio Gal
DUINO AURISINA - Inserire nel ciclo produttivo 20 ettari di terra tra l'altopiano carsico e i territori di Muggia e San Dorligo della Valle, oggi inutilizzati. Questo l'obiettivo del bando pubblicato in questi giorni sul Bur, il Bollettino ufficiale della Regione, e dedicato al recupero di terreni agricoli attualmente improduttivi. L'amministrazione regionale, infatti, ha messo a disposizione complessivamente 400 mila euro, che andranno distribuiti, nella misura di 20 mila euro a testa, fra coloro che dimostreranno interesse a coltivare un terreno incolto, di proprietà o in affitto. L'investimento richiesto nel bando potrà essere composto per il 50% da fondi pubblici, mentre il restante andrà coperto con denaro o il lavoro in proprio dell'agricoltore intenzionato a rimettere in produzione la terra. Il bando è il risultato di una consultazione condotta fra le aziende del territorio già nel 2016 dal Gal, il Consorzio di promozione e sviluppo del territorio rurale che va da Muggia fino a Savogna d'Isonzo. «Il nostro scopo - spiega in proposito il presidente del Gal David Pizziga - è iniziare a recuperare quel 70% di superficie agricola persa in Carso negli ultimi 60 anni. Purtroppo - aggiunge - questi fondi si rendono disponibili dopo molto tempo, a causa delle gravi lentezze del sistema burocratico. Questo è il primo bando della nostra Strategia di sviluppo locale convalidata dalla Regione nel dicembre del 2016 e rappresenta solo una fetta dei tre milioni di investimenti pubblici a favore di Carso che abbiamo programmato e stiamo aspettando». Per accogliere le domande e chiarire i contenuti del bando lunedì prossimo, dalle 17 alle 19, nella sala consigliare del Comune di San Dorligo della Valle (Dolina 270), si svolgerà una riunione organizzata dai tecnici dello stesso Gal, con i quali i presenti potranno confrontarsi. Per informazioni si può in ogni caso scrivere al consorzio all'indirizzo di posta elettronica info@galcarso.eu oppure consultare il sito www.galcarso.eu. Il regolamento del bando è, ovviamente, pubblicato sul Bur.

Ugo Salvini

 

 

Elettrico e gas naturale liquido - Ecco la nuova mobilità sostenibile
Esperti da tutto il mondo per World Energy Week di Milano: sostituire i veicoli tradizionali
Nascono modelli di mezzi a più basse emissioni e motori ecologici. Italia fanalino di coda
MILANO - Elettrica ma non solo: la mobilità sostenibile del prossimo futuro dovrà basarsi infatti anche sulla sostituzione dei veicoli tradizionali con nuovi modelli a più basse emissioni, e sull'uso di motori alimentati a gas naturale liquido per i mezzi pesanti che viaggiano su percorsi lunghi. È questa l'indicazione che arriva dagli esperti del Consiglio mondiale dell'Energia (WEC), riuniti in questi giorni a Milano per la World Energy Week, il cui scopo è rendere l'industria energetica più sostenibile e inclusiva. 1 Crescono le auto elettriche - Secondo i dati diffusi durante i lavori, nel 2017 le auto elettriche nuove vendute a livello globale sono state oltre un milione, con una crescita del 54% rispetto al 2016. In totale, le vetture elettriche in circolazione sono più di tre milioni in tutto il mondo, il 40% dei quali solo in Cina. In Europa, a trainare il mercato è la Norvegia, dove l'anno scorso sono state immatricolate 62mila macchine elettriche, seguita dalla Germania con 55mila e dal Regno Unito con 47mila, mentre l'Italia si è invece fermata a 5500 unità. 2 Il nodo dei trasporti lunghi - I motori elettrici - ha spiegato il presidente di WEC Italia, Marco Marghieri - hanno «un ruolo chiave nel trasporto urbano, ma il gas naturale e il biogas offrono soluzioni sostenibili già disponibili per le aree in cui la mobilità elettrica non è naturalmente adatta»: il trasporto su tir e via nave, e gli usi industriali: ambiti che rappresentano l'11% del consumo energetico in Italia e in cui oggi domina, oltre ai combustibili tradizionali, l'uso del metano liquido. 3 La blockchain? Oltre che di mobilità, a Milano si è discusso anche dei nuovi scenari per la produzione e la distribuzione dell'energia. A partire dalla possibilità che in futuro ogni utente possa diventare produttore e venditore di corrente, grazie alle possibilità offerte dalla blockchain: cioè della tecnologia che ha reso possibile la nascita delle criptovalute come i Bitcoin, e che si fonda su un database decentralizzato dove tutte le transazioni digitali vengono registrate in modo immutabile. Nonostante le potenzialità interessanti, secondo un'indagine di WEC realizzata con le società di consulenza PwC, l'applicazione della blockchain al mercato energetico non sarà realizzata in tempi brevi: le cause principali sono la mancanza di un quadro normativo chiaro e di un modello di business efficace. 4 I consumatori sono pigri - A questi fattori si aggiunge poi la "pigrizia" degli utenti. Infatti, secondo la ricerca la preoccupazione principale è solo quella di pagare la bolletta a fine mese. Gli utenti sono restii ad assumere un ruolo più attivo e tendono a restare fedeli alle proprie abitudini, anche a scapito del risparmio. In Gran Bretagna, ad esempio, il 60% dei consumatori ha preferito rimanere con il proprio fornitore, anche se cambiando avrebbe potuto risparmiare in media 300 sterline l'anno (342 euro). Nonostante ciò, l'Italia si sta impegnando sul versante della blockchain grazie a un bando del ministero dello Sviluppo, che punta a reclutare 30 esperti per studiare la strategia nazionale sulle applicazioni di questa tecnologia. 5 Di M aio e la sostenibilità - In più, come ha spiegato il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio in un videomessaggio, il nostro Paese «ha deciso di puntare su un futuro energetico completamente sostenibile», basato «sull'efficienza energetica, sul consumo razionale dell'energia, sulla promozione della produzione da fonti rinnovabili e sull'aumento del vettore elettrico per soddisfare la penetrazione nel settore dei trasporti». In particolare, ha concluso Di Maio, «nella prossima legge di bilancio è previsto il potenziamento del programma di riqualificazione degli edifici della pubblica amministrazione, ed è massimo l'impegno del governo a rendere operativo il fondo nazionale per l'efficienza energetica».

Daniele Lettig

 

Il trenino verso il ritorno per il parcheggio Bovedo - E i volontari polemizzano con il sindaco.

«Migliaia di persone, più di 14 mila in pochi weekend, più di 4.000 firme non sono scoiattoli Roberto Dipiazza! Sono concittadini e turisti che meritano rispetto da parte di un rappresentante delle pubbliche istituzioni». Non l'hanno presa bene, i volontari del Tramway Porto vecchio di Trieste, l'ironia del primo cittadino sul trenino tagliato dell'era Cosolini che in futuro potrebbe tornare a servire il parcheggio Bovedo realizzato sopra le vecchie rotaie dell'antico scalo. «Io sono favorevole al trenino. Solo che questi l'hanno fatto tre anni fa quando c'era la tundra. Chi portava allora? Qualche scoiattolo forse, perché neanche i caprioli ci sono. Era chiaramente un trenino elettorale», ha dichiarato Dipiazza nel giorno dell'inaugurazione del park da 400 posti auto. La buona notizia è che il sindaco ha ritrovato la voglia di giocare con i trenini. Solo che era meglio non disturbare gli scoiattoli.

 

C'è il Pedibus, auto "proibite" in via Lucano - Ma strada di Rozzol resta un cantiere aperto
Traffico bloccato per dieci minuti al mattino per consentire il passaggio a piedi degli studenti diretti all'Istituto Weiss
Il Comitato genitori dell'Istituto comprensivo Tiziana Weiss ha ottenuto la riattivazione del Pedibus. Ciò comporta la chiusura al traffico di via Lucano dalle 7.55 alle ore 8.05 a seguito di un'ordinanza del Comune. Il progetto Pedibus nacque nel 2008, nel momento in cui la scuola primaria Virgilio Giotti aderì a un progetto pilota proposto dall'Uisp finalizzato alla creazione partecipata di un percorso sicuro casa-scuola. Il Pedibus funziona analogamente a una linea di trasporto pubblico. Ha un capolinea e delle fermate intermedie a orario fisso dove aggregarsi al gruppo di genitori, bambini e insegnanti che raggiungono la scuola a piedi. L'attivazione del Pedibus con il contestuale "blocco" del traffico in via Lucano si inserisce tuttavia in un contesto che parla di disagi. Doveva infatti concludersi entro l'inizio di quest'anno scolastico e invece sta ancora proseguendo, creando non pochi disagi tra i residenti e le famiglie degli allievi dello stesso Istituto Weiss, il cantiere in strada di Rozzol avviato ancora a giugno da AcegasApsAmga nell'ambito di una serie di lavori programmati alla rete del gas. Inizialmente l'intervento si sarebbe dovuto svolgere nel periodo estivo e quindi in tempo per la ripresa delle lezioni, cioè entro l'8 settembre. In accordo con il Comune, era stato realizzato anche un progetto per la contestuale riqualificazione delle reti idrica ed elettrica, così evitare nuovi successivi scavi, e anche per quella delle canalette di scolo, al fine di scongiurare eventuali allagamenti in zona. Come poi spesso accade quando i progetti incontrano la realtà, la stima iniziale che prevedeva la conclusione dei lavori entro l'8 settembre è stata disattesa, perché al momento dell'apertura dello scavo si è notato che, a causa della vetustà dei sottoservizi, alcune parti della condotta fognaria risultavano ammalorate e bisognose di operazioni più radicali. Così, allo stato attuale, il periodo d'attività del cantiere è stato prolungato fino al 31 ottobre. Nel frattempo, i residenti della zona segnalano una situazione di disagio "infinito", dovuto al fatto che strada di Rozzol è interdetta al traffico veicolare dall'incrocio di via Beda per circa mezzo chilometro e così le persone che vi abitano non possono da circa cinque mesi parcheggiare nei loro garage oppure nelle vie adiacenti (anche queste interessate talvolta da lavori), con appunto tutti i relativi disagi che ciò può comportare. La situazione risulta ancora più scomoda per le famiglie che portano i propri figli all'Istituto Weiss. Col cantiere in opera, il passaggio è reso poco agevole e soprattutto pericoloso da restringimenti, passerelle e buche e soprattutto dai mezzi che lavorano in una strada già di per sé stretta. Un'inquilina del condominio al civico 12 ha riferito inoltre che Acegas avrebbe autonomamente deciso di cambiare i contatori e che l'erogazione del gas sarebbe stata interrotta per quasi una settimana senza alcun preavviso: «Nessuno di noi ha chiesto i lavori in strada, nessuno di noi ha chiesto di cambiare i contatori. Viviamo in una situazione che è ormai intollerabile», si sfoga l'inquilina di strada di Rozzol. AcegasApsAmga, da parte sua, risponde che la chiusura del gas è stata comunicata con alcuni giorni di preavviso come da normativa e che la stessa ha avuto una durata, per ogni singolo edificio di massimo quattro ore.«Nel caso del condominio al civico 12 di strada di Rozzol - scrive Acegas in una nota - è stato riscontrato che la valvola di intercettazione gas era posta all'interno dello stabile: la normativa prevede, per ragioni di sicurezza, che la valvola debba essere posizionata esternamente all'edificio ed essere facilmente individuabile ed immediatamente accessibile per poter essere prontamente chiusa in caso di emergenza. Si è quindi provveduto a contattare l'amministrazione stabili perché procedesse all'adeguamento normativo».

Simone Modugno

 

Mappe per i cicloturisti con il logo di Bucci
Il logo "We are Triesteing" comparirà sulle piantine che verranno distribuite ai cicloturisti, realizzate in collaborazione con la Pro loco. «Quello di oggi è un primo step che porterà entro l'avvio della prossima stagione alla creazione di percorsi per e-bike che andranno a coprire tutto il territorio di Trieste», ha spiegato il presidente della Pro Loco Michele Ciak. Soddisfatto l'assessore al Turismo, Maurizio Bucci, che ritrova il "suo" logo: «Come Comune ci siamo attivati da tempo con la Pro loco per valorizzare un settore che potrà dare risultati importanti. Non possiamo però pensare d'improvvisare, per questo abbiamo deciso di investire sulle qualifiche professionali al fine di garantire al fruitore il miglior servizio possibile. Possiamo dire che l'Italia è tutta bella, ma la nostra città ha qualcosa in più». Bernardo Zerqueni, fondatore di Ones Bike, è l'imprenditore che ha chiesto la concessione del marchio: «Abbiamo lanciato la prima mappa con il supporto degli imprenditori locali. Mi ha fatto piacere che l'assessore ci abbia concesso il "We are in Triesteing" per il nostro progetto». Oltre alla piantina la Pro loco sta predisponendo un servizio di guida cicloturistica grazie al socio Alex Korfeind, che ha ottenuto l'abilitazione dalla Federazione ciclistica internazionale: «Il mare ed il Carso sono i punti d'interesse principali che possono andare ad intercettare i circa 13 mila cicloturisti che scelgono la Venezia Giulia ogni anno, con un trend in costante crescita».

 

 

Economia circolare a Muggia

Il Comune di Muggia, il Comune di San Dorligo e Legambiente Trieste vi invitano all'incontro pubblico "Economia circolare: necessità e opportunità" con Laura Brambilla, responsabile nazionale Comuni Ricicloni di Legambiente: alle 17.30, alla sala Millo in piazza della Repubblica 4, a Muggia. Modera l'incontro Andrea Wehrenfennig, presidente di Legambiente Trieste.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 ottobre 2018

 

 

MUGGIA -  Mandracchio nuova meta delle nutrie del rio Ospo
Dal rio Ospo al Mandracchio. Le nutrie muggesane si "allargano", spingendosi fino al cuore della cittadina rivierasca. Lo testimonia la foto - di Lucia Sussel - che pubblichiamo, con uno dei "castorini" piazzato su uno dei gradini che dal molo portano in mare.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 ottobre 2018

 

 

FERRIERA - «Rumori oltre i limiti di legge - Il sindaco deve intervenire»
La presidente pentastellata della "Trasparenza" non molla dopo la seduta speciale da lei convocata vicino alla Ferriera alla presenza dei tecnici Arpa
«Convocherò un'altra seduta della commissione invitando a partecipare anche l'AsuiTs». Annunciando tale intenzione Cristina Bertoni, presidente pentastellata della Commissione Trasparenza, ha terminato ieri la seduta convocata accanto alla stazione fonometrica dell'Arpa, utile a monitorare il "clima" acustico nei pressi della Ferriera di Servola. Nell'occasione Franco Sturzi, direttore tecnico-scientifico dell'Arpa, ha spiegato ai "commissari" che il sistema fonometrico in funzione da inizio anno, rileva in continuazione, 24 ore su 24, il rumore prodotto dallo stabilimento: «La legge prevede il limite di 60 decibel per il giorno e di 50 per la notte - hanno precisato per l'appunto i referenti Arpa - mente il rumore rilevato dalla centralina di rilevazione fonometrica nei pressi della Ferriera segnala in media 57 decibel. Nelle abitazioni più vicine allo stabilimento si può arrivare anche a decibel in più». Le due principali fonti di rumore sono l'altoforno e la cokeria. Ma è stato anche specificato che «nel periodo di sospensione dell'attività dell'altoforno i limiti si sono ridotti di uno, due decibel, restando dunque comunque sopra i limiti». «Ad oggi i dati sono stati forniti alla Procura, all'AsuiTs e alle istituzioni coinvolte mentre dal primo novembre - così Sturzi - verranno inseriti sul nostro sito con elaborati e interpretazioni». «Siamo massacrati non solo dai fumi e dalle polveri ma anche da un rumore costante», ha dichiarato Alda Sancin, presidente dell'Associazione Nosmog che ha preso parte alla commissione assieme ad altri residenti di quella zona: «Chi segnala un locale che fa musica oltre i limiti riceve risposte e l'attività viene sanzionata, idem per altre attività che causano inquinamento acustico, per noi invece non ci sono risposte, siamo cittadini di serie C, questo è un ghetto, la nostra salute non merita la tutela di quella garantita ad altri residenti». Bertoni, non escludendo di estendere l'invito della prossima commissione anche alla Procura, ha ribadito la necessità di un «urgente intervento del sindaco».

Laura Tonero

 

 

L'alga killer minaccia l'isola dell'amore nel canale di Pasman
La scoperta dei sub guidati da Gianni Iglic. Situazione grave - La Caulerpa racemosa ha una crescita molto rapida
ZARA - La Caulerpa racemosa, definita l'alga killer, si è impossessata di gran parte dei fondali di Galesno (Galesnjak), l'isola dell'amore o degli innamorati, come viene chiamata per essere a forma di cuore e resa celebre da Google Earth. Galesno è situata in Dalmazia, lungo il canale di Pasman che separa l'omonima isola e la dirimpettaia terraferma. È diventata uno dei simboli turistici di questa regione adriatica, magari abbruttita negli ultimi anni da due "ferite", due campi che tagliano in modo obliquo l'isola, appezzamenti di terreno in cui si coltivano olivi e vigne. A scoprire la presenza di questo vegetale invasivo, proveniente da acque tropicali e che impedisce agli altri vegetali di continuare a vivere e svilupparsi, è stata scoperta da un gruppo di subacquei, guidati da Gianni Iglic. Egli ha informato le competenti istituzioni sulla massiccia invasione della Caulerpa racemosa, specie quasi simile all'altra alga killer, la Caulerpa taxifolia, che una quindicina d'anni fa aveva attecchito su diverse porzioni di fondale dell' Adriatico settentrionale. Oltre ad avere attaccato l'habitat marino intorno a Galesno, così Iglic, il vegetale si è riprodotto anche lungo il canale di Pasman, occupando un'estesa area. «Parliamo di un'alga micidiale, contro la quale è difficile, per non dire impossibile combattere - ha dichiarato Iglic - ha una crescita estremamente rapida e non ci sono praticamente metodi per neutralizzarla». Qualcuno ha proposto che la racemosa venga coperta con teli di nylon, ma in quel modo si distruggono tutte le creature viventi fino ad un metro nel sottosuolo. Nonostante la sua temibile presenza, che causa la rarefazione o la scomparsa degli altri vegetali, come pure di pesci e molluschi bivalvi, questa specie di Caulerpa ha il suo tallone d'Achille. Dopo un certo periodo di tempo, l'alga scompare come se non fosse mai esistita in quel luogo. Secondo la biologa marina croata, Ivana Zubak Cizmek, ci sono delle determinate ragioni - che per ora sfuggono agli esperti - che bloccano la crescita della racemosa e ne determinano il ritiro dalla zona aggredita.

Andrea Marsanich

 

Violetta riconquista la profondità del mare dopo due settimane chiusa nel Canal grande
Il trigone recuperato dagli esperti dell'Area marina protetta e del Corpo forestale. L'esemplare è stato poi portato nella zona di Miramare
Il trigone Violetta, magnifico esemplare di pastinaca rimasto intrappolato da un paio di settimane all'interno del canale di Ponterosso, è stato liberato all'alba di ieri. Grazie all'intervento congiunto operato da Wwf Italia - Area Protetta di Miramare e dal Corpo regionale Forestale il trigone viola, conosciuto anche come pastinaca violacea o pelagica, è tornato a nuotare in libertà nelle acque del golfo. L'animale nei giorni scorsi aveva suscitato parecchia curiosità e ansia nei triestini che, vedendolo nuotare negli spazi angusti del canale, si erano preoccupati per la sua integrità. Si tratta di un animale pelagico abituato alle acque profonde ma, come spiega il direttore della Riserva marina di Miramare Maurizio Spoto, «decisamente a suo agio alle nostre latitudini. Ed è per questo che, dopo due settimane di monotono girovagare all'interno del canale, abbiamo convenuto che fosse giunta l'ora di rimetterlo in libertà». L'esemplare, una femmina adulta della larghezza di 60 centimetri, presentava delle ferite dovute alla ristrettezza in cui era costretta a nuotare, ma non solo: a detta di Spoto molto probabilmente Violetta in precedenza era già stata pescata in quanto quasi priva di coda, un aculeo dalla lunghezza solitamente vicina ai 90 centimetri, ridotta nel suo caso a un moncherino lungo più di due terzi in meno. Prelevata di buon mattino dagli esperti del Wwf e della Forestale è stata portata nei pressi del molo Sticco, attiguo alla Riserva Marina di Miramare, dov'è stata rimessa in libertà. Qui, in breve tempo, come documentato da un video presente sul sito e sulla pagina Facebook de Il Piccolo, ha riconquistato la profondità. Il recupero di questo esemplare di trigone viola (dal nome scientifico Pteroplatytrygon violacea) è il frutto di due settimane di monitoraggio dell'animale da parte dei ricercatori che ne hanno seguito costantemente gli spostamenti. «Non era un problema per l'esemplare il suo girovagare limitato nelle anguste acque di Ponterosso - continua Spoto - ma a lungo andare il suo nuotare "in tondo" avrebbe potuto provocargli delle ulteriori ferite. Era perciò giunta l'ora di fargli riconquistare acque maggiormente consone al suo habitat». Pur assomigliando a una piccola manta, la pastinaca rimane una specie molto comune nell'Adriatico, la sua presenza perciò non ha niente a che vedere con eventuali cambiamenti della fauna marina. È però molto difficile incontrarla in quanto gli esemplari come Violetta sono soliti spaziare in acque decisamente più profonde rispetto a quelle di un lungomare. «Molto probabilmente - conclude Spoto - Violetta è stata spinta nel "cul de sac" del Canal grande dalla propria voracità, in quanto quello spazio pur essendo chiuso è ricco di pesci». Gli esemplari maschi adulti di pastinaca violacea possono raggiungere anche i 160 centimetri di lunghezza (compresa la coda) e gli 80 di larghezza. La coda, lunga e simile a una frusta, è dotata di uno o due aculei veleniferi.

Lorenzo Degrassi

 

Specie abituata a vivere in acque subtropicali
Abituato alle acque temperate e subtropicali, il trigone viola o pastinaca violacea predilige un habitat pelagico (in mare aperto) ed è solito vivere esclusivamente al largo della piattaforma continentale, fatto che rende ancora più originale la sua presenza nelle acque chiuse di un catino come quello di un canale cittadino. La specie venne classificata dal biologo francese Charles Bonaparte nel 1832 come Trygon violacea. Il nome deriva dal colore dorsale che varia dall'azzurro al violaceo. È caratterizzato da un corpo di forma discoidale molto affusolato e dotato di larghe pinne pettorali che usa per nutrirsi di piccoli pesci, calamari, meduse e crostacei.

 

Slitta il piano di sterilizzazione dei "castorini" del rio Ospo
Dopo tre mesi di attesa è arrivata la risposta dell'Ispra che però chiede una mappa più dettagliata dell'area d'intervento per dare il via libera
Ennesima falsa partenza per il piano di sterilizzazione delle nutrie muggesane. Dopo quasi tre mesi di attesa, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale si è pronunciato sul caso delle nutrie del rio Ospo chiedendo ulteriori integrazioni. Una decisione che ha spiazzato sia l'amministrazione comunale che gli animalisti come racconta Cristian Bacci, responsabile dell'associazione Mujaveg: «Le richieste giunte non cambiano la natura del progetto, risponderemo e andremo avanti su questa strada sperando che sia la volta buona per iniziare, ovviamente spiace che i tempi si allunghino». Nello specifico l'Ispra ha chiesto una mappatura più dettagliata dei confini dell'area in cui si andrà ad intervenire e una rendicontazione semestrale del numero dei soggetti sterilizzati e non da inoltrare poi all'Ispra stesso. «Faremo quanto richiesto: speriamo però che poi sia la volta buona», il commento dell'assessore all'Ambiente di Muggia Laura Litteri. La decisione di sterilizzare i castorini, evitando così loro una morte cruenta, è stata fortemente voluta dall'amministrazione Marzi. La pratica prevista si baserà sulla cattura degli animali e successiva sterilizzazione, analogamente a quanto viene già fatto con le colonie di gatti randagi. Anche i costi dell'atto chirurgico saranno gli stessi: 32 euro per i maschi, 60 per gli esemplari femmina. Il Comune di Muggia ha detto dunque no ai metodi di soppressione cruenti come previsto dalla normativa regionale, quali "armi comuni da sparo" oppure "trappolaggio e successivo abbattimento con metodo eutanasico dell'animale mediante narcotici, armi ad aria compressa o da sparo».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 ottobre 2018

 

 

Stoccolma - Impatti economici del clima impazzito - Nobel ai ricercatori
Premio Nobel all'economia agli studiosi dei cambiamenti climatici e dell'innovazione. L'accademia svedese delle Scienze ha infatti assegnato il prestigioso riconoscimento per il 2018 agli economisti statunitensi William Nordhaus e Paul Romer. Al primo per gli studi sull'effetto del cambiamento climatico sull'economia e al secondo per gli studi sulla crescita endogena e le ricerche sulle politiche che incoraggiano innovazione e crescita. «Nordhaus e Romer hanno disegnato metodi per indirizzare alcune delle nostre domande sul come ricreare e tenere in piedi una crescita economica sostenibile», ha detto il comitato: nuovi modelli «che hanno allargato lo spettro delle possibilità dell'analisi economica mettendo in opera soluzioni che spiegano come l'economia di mercato interagisca con la natura e la scienza».

 

 

Pirogassificatore: la Regione invia alla Burgo le sue richieste
Dalla verifica della coerenza dell'opera alle possibili soluzioni alternative i punti principali. L'azienda ha 45 giorni per rispondere
DUINO AURISINA - Dalla verifica della «coerenza del progetto con il Piano regionale di gestione dei rifiuti», alla richiesta di una approfondita descrizione degli interventi previsti sulla linea "2" della Cartiera, di chiarimenti in merito al materiale trattato nel futuro impianto e di approfondimenti sul bilancio energetico dello stabilimento. Sono queste solo alcune delle numerose richieste che la Regione ha inviato in questi giorni alla Burgo Group spa, informandone contestualmente anche i Comuni di Duino Aurisina, Monfalcone e Trieste, l'Uti giuliana e l'Arpa, in relazione alla richiesta, formulata dalla stessa Burgo, di assoggettabilità alla procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) del progetto per la realizzazione, all'interno dello stabilimento di San Giovanni di Duino, di un Pirogassificatore. La Regione ha effettuato un accurato lavoro di analisi, prendendo spunto anche dalle numerose osservazioni presentate da associazioni di residenti e tecnici, per arrivare a una conclusione molto articolata. Alla Burgo infatti si chiede anche di approfondire l'aspetto relativo a «possibili soluzioni progettuali alternative», di implementare lo studio di impatto atmosferico, di valutare l'impatto potenziale complessivo, di attuare una campagna di misure «che consenta di effettuare il confronto con i valori stimati dal modello». È chiamato in causa anche il gruppo "Salute e ambiente", sorto fra i cittadini, che ha sottoposto alla Regione osservazioni sugli aspetti tecnici inerenti la combustione. Non mancano infine riferimenti alla necessità di chiarire le conseguenze sul piano del rumore e della diffusione di cattivi odori. La Burgo ha ora 45 giorni per soddisfare tutte le richieste, termine che potrà essere prorogato, per una sola volta, di 90 giorni su richiesta.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 ottobre 2018

 

 

Due piante infestanti minaccia per il pascolo sotto il monte Cocusso
Chiesto un aiuto alla Regione Fvg contro Ailanto e Senecio - Sopralluogo dell'assessore Zannier con il sindaco Dipiazza
TRIESTE - Allarme dai pascoli dell'altipiano. L'sos arriva dalla Cooperativa Pascolo Sociale di Basovizza che, curando l'allevamento di bovini allo stato brado e lavorando per la conservazione della landa carsica nel pascolo sottostante il monte Cocusso, chiede aiuto e lumi alla Regione per debellare Ailanto e Senecio, due piante maligne che stanno invadendo un po' tutti i boschi e le campagne triestine. Il problema è diffuso ormai a livello mondiale. L'albero del Paradiso o Ailanto, in particolare, si diffonde incontrastato ovunque, affondando le proprie radici su qualsiasi terreno e defenestrando progressivamente le piante autoctone. Della sua invadenza e della difficoltà di eliminarlo, la cooperativa ha avuto modo di informare il sindaco. Roberto Dipiazza ha segnalato la criticità all'assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche Stefano Zannier, con il quale il primo cittadino ha effettuato un sopralluogo nel pascolo della cooperativa basovizzana. L'ente cura una quarantina di bovini da carne che pascolano nei circa 40 ettari di landa non lontani dal confine lipizzano, sul versante meridionale del monte Cocusso. «Siamo nati attorno al 1980 - spiega il presidente della cooperativa Alessandro Zagar - con un progetto volto al recupero della landa carsica e dell'antica attività di allevamento. Dopo il secondo dopoguerra la maggior parte della popolazione ha cercato il pane nelle fabbriche e in altre attività, ora stiamo cercando di recuperare le attività abbandonate ma profondamente legate al territorio». Utilizzando parte dei proventi versati per compensare l'insediamento del Sincrotrone, la cooperativa ha impostato sotto al Cocusso un allevamento bovino allo stato brado. Niente mangimi o animali in batteria, solo mucche che pascolano, placide, brucando erba e mangiando fieno sfalciato sul Carso. Fondi erogati dalla Regione Friuli Venezia Giulia hanno permesso di realizzare recinzioni speciali (il pastore elettrico) e un ricovero per gli animali. Due tecnici sono impiegati a tempo pieno per la cura degli stessi, "Limousine", "Chevrolet" e pezzate dalla carne particolarmente apprezzata. «Oltre all'allevamento - riprende il presidente - ci siamo dedicati al recupero della landa carsica e dei vecchi sentieri».

Maurizio Lozei

 

Due piante infestanti minaccia per il pascolo sotto il monte Cocusso
Chiesto un aiuto alla Regione Fvg contro Ailanto e Senecio - Sopralluogo dell'assessore Zannier con il sindaco Dipiazza
«Veniamo visitati anche da scuole e altre istituzioni e l'allevamento va visto anche in prospettiva turistica - sottolinea il presidente della Cooperativa Pascolo Sociale di Basovizza, Alessandro Zagar -. All'assessore Zannier abbiamo chiesto un aiuto per realizzare una struttura per custodire attrezzi e macchinari. Soprattutto una consulenza urgente per contenere l'avanzata di ailanti e senecione. Se per il secondo, erbaggio che con i suoi fiori velenosi può entrare nella catena alimentare tramite le api, l'espianto è più semplice, l'Ailanto è veramente difficile da estirpare. Il taglio non serve a nulla perché ributta ancora più copioso, stesso discorso per l'espianto. La lotta chimica funziona ma siamo nell'area di tutela comunitaria per cui non possiamo praticarla». Dall'assessorato regionale c'è l'impegno a trovare una soluzione anche perché il lavoro della cooperativa appare prioritario e meritorio.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 ottobre 2018

 

 

Al BioMa per vedere come sta il nostro Golfo
Delfini e tartarughe, si sa, sono i beniamini di tutti i bagnanti e sono anche indicatori biologici del "benessere ecologico" del nostro Golfo, ma non sono gli unici "rilevatori" della salute del mare. Diverse specie animali e vegetali, meno appariscenti ma non meno importanti, possono inviarci segnali sull'evoluzione e sullo stato del mare. Se ne parlerà oggi al BioMa nel corso di una chiacchierata scientifica dal titolo "Come sta il Golfo? Monitorare per tutelare specie e habitat".

 

A spasso tra boschi e l'omaggio a Kugy - Centro di Basovizza oggi in festa
La struttura didattica compie dieci anni - Apertura straordinaria dello Speleovivarium
A spasso tra i boschi o visitando i musei. La natura e le risorse della Terra si contemplano anche così, temi alla ribalta nel ventaglio di proposte fruibili oggi, giornata che regala "Saperi, sapori e colori dalle Alpi Giulie all'isola di Cherso", iniziativa a cura del Centro didattico naturalistico di Basovizza ideato per celebrare i dieci anni di attività. Il progetto si colora di due fasi, quella del mattino (9-13) da vivere nei boschi e pascoli di Basovizza, con partenza dal piazzale del Sentiero Ressel ed escursione tra anfratti verdi, aziende agricole e vestigia a uso agropastorale, un percorso ideato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Trieste. Nel pomeriggio, a partire dalle 15.30, si gioca in casa, al Centro di Basovizza, teatro prima di un omaggio a Julius Kugy curato da Caterina Depetris e Francesca Mereu, e poi della vernice della mostra fotografica "Colori", firmata dalle opere di Lucio Ulian e Alessandra Tribusson (informazioni al 3358459035).L'altra porzione naturalistica si vive all'Immaginario scientifico di Grignano, per "Una multivisione per scoprire il Carso" e che propone alle 10 "Carso, paesaggio a Oriente", opera di Sonia Fattori e Pier Paolo Mazzon, progetto esplorativo a base di immagini, video, testi e musica in grado di condurre il visitatore alla scoperta della Grotta delle Torri di Slivia, cavità di una profondità di oltre 100 metri che per l'occasione consente un viaggio interattivo colorato da spunti di speleologia, carsismo e personaggi storici.Il terzo possibile scalo domenicale si gioca allo Speleovivarium di via Reni 2/C dove l'apertura straordinaria, prevista dalle 10, intende omaggiare la 50° Barcolana e porre l'accento su un tema gemello, quello del vento che proviene dalla terra, ideato per la Giornata nazionale della speleologia (info al 3491357631).

Francesco Cardella

 

Laboratori all'Enpa e unità cinofile in acqua
Oggi dalle 10 alle 16, ecco le Giornate degli animali all'Enpa. Due i laboratori per i ragazzi: alle 11, laboratorio "Forme e colori delle penne: so chi sei" e alle 16 "Osserva il mio becco: dimmi cosa mangio" (iscrizione alla mail a info@enpa-trieste.it). Invece alla Scala reale (davanti piazza Unità), alle 15, dimostrazione dei cani da soccorso in acqua da parte dell'associazione Lifeguard academy con la partecipazione della Capitaneria di porto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 ottobre 2018

 

 

Taglio del nastro a Barcola per il maxipark da 400 posti
Inaugurato il nuovo piazzale per la sosta gratuita all'interno del terrapieno - Fermata del bus ad hoc nelle vicinanze. E in futuro si punta sul bike sharing
Più di 400 posti per auto, una ventina per camper e una cinquantina di stalli per moto e scooter, per un investimento complessivo di 530 mila euro, di cui 330 mila a carico del Comune e 200 mila dell'Uti Giuliana. Sono i numeri del nuovo parcheggio del terrapieno di Barcola, inaugurato ufficialmente ieri e presentato come «il più grande polo intermodale gratuito della città», con interconnessione già avviata alla rete bus, grazie a una nuova fermata della Trieste Trasporti in zona. In futuro sarà completato anche con un servizio di biciclette, con l'auspicato bike sharing, e un percorso pedonale. A illustrare l'opera, realizzata all'interno di una superficie di 10 mila metri quadrati, il sindaco Roberto Dipiazza, insieme ad assessori, consiglieri comunali, rappresentanti istituzionali e i vertici delle vicine realtà nautiche. «Questo spazio nasce dalla volontà di dare risposte alle esigenze delle società che avevano bisogno di posti auto, in particolare per i tanti giovani che le frequentano. Avevo promesso di inaugurare il parcheggio prima della Barcolana e così è stato. Sarebbe bello - ha aggiunto il primo cittadino - che in futuro ogni società nautica si occupasse di una parte del parcheggio, sul fronte della manutenzione e del verde, magari proprio i ragazzi che qui si allenano. L'inaugurazione di oggi è un momento importante per la città - ha sottolineato - perché questo è anche l'inizio del Porto vecchio. Da qua si va avanti in un percorso che contiene il Centro Congressi, il Magazzino 26, oggetto di una determinante delibera appena approvata (quella che ufficializza il trasferimento al 26 stesso del Museo del mare, inizialmente previsto al 24 e 25, ndr) e la nuova rotatoria, mentre dall'altra parte si arriverà al centro dell'area passando per corso Cavour e l'area Greensisam. Il prossimo passo in zona Porto vecchio poi, sarà la bonifica del terrapieno inquinato lato mare, grazie ai 5milioni e mezzo di euro a disposizione delle Uti. Speriamo di avviare anche questo cantiere in tempi brevi. Nel frattempo - ha proseguito Dipiazza - grazie a tutti i soggetti che hanno collaborato finora, e che hanno permesso di finire il tutto molto presto». Inserite sul piazzale una serie di luci a risparmio energetico e la predisposizione per un impianto di videosorveglianza, costituito da sette telecamere. Nei prossimi mesi il nuovo impianto di illuminazione pubblica verrà configurato in modo da interfacciarsi con le telecamere, e al passaggio di pedoni o di automezzi provvederà all'aumento della luminosità all'interno del parcheggio. Auto e furgoncini delle società nautiche hanno già impegnato ieri gli stalli, in aggiunta a quelle dei residenti, esclusivamente per lo spazio più vicino alle sedi sportive. Inserito nell'ambito del progetto europeo Portis, il park è stato realizzato dalla ditta Innocente & Stipanovich su progetto degli ingegneri Giulio Bernetti e Silvia Fonzari del Comune, con il geometra comunale Edgardo Reggente. Un lavoro in sinergia anche con Soprintendenza, Autorità Portuale, Porto Trieste Servizi, AcegasApsAmga con HeraLuce, Trieste Trasporti, Area Lavori Pubblici, Servizi Informativi, Commissione Paesaggio, Regione Fvg. E con CP Costruzioni Srl, che ha curato il ripristino della recinzione lungo viale Miramare.

Micol Brusaferro

 

 

Raccolta di grandi rifiuti cresciuta dell'8 per cento grazie ai Sabati ecologici - iniziativa acegasapsamga
Bilancio positivo per l'iniziativa dei Sabati ecologici promossa da AcegasApsAmga e Comune: grazie al centro di raccolta mobile è stato possibile raccogliere oltre 90 tonnellate di rifiuti nel corso delle 12 tappe, organizzate da aprile a settembre del 2018, con un incremento dell'8% rispetto al 2017. «Fin dal suo avvio, sottolinea l'ex municipalizzata, l'iniziativa ha continuato a riscuotere ogni sabato grande entusiasmo da parte dei cittadini, che dispongono di una soluzione in più per il corretto smaltimento degli ingombranti, oltre - ricorda ancora la nota di Acegas, ai quattro centri di raccolta territoriali e al servizio di ritiro domiciliare gratuito».Anche quest'anno l'iniziativa è andata di pari passo con il progetto di recupero creativo RiCREAzione - Nuova vita ai tuoi rifiuti, della onlus Oltre quella sedia, iniziativa nata dal desiderio di realizzare delle attività dedicate all'ambiente e al riuso. Nello specifico il progetto permette di dare nuova vita ad oggetti di scarto grazie al loro recupero creativo da parte dei ragazzi diversamente abili che collaborano con l'associazione, oltre a contribuire a sostenere le loro attività. Per sostenere il progetto RiCREAzione, i triestini si sono recati alle tappe dei Sabati ecologici, dove Oltre Quella Sedia era presente, per ritirare gli oggetti che i cittadini hanno donato. Inoltre, a fronte di un'offerta libera, sarà possibile ricevere un oggetto "ricreato".AcegasApsAmga, infine, ricorda a tutti i cittadini che è sempre possibile conferire i rifiuti ingombranti, elettronici, insoliti e pericolosi all'interno dei quattro centri di raccolta cittadini gestiti da AcegasApsAmga, oppure prenotando al numero verde 800.955.988 il servizio gratuito per il ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti. Ecco gli indirizzi e gli orari dei centri di raccolta. San Giacomo: via Carbonara 3 - aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19, domenica dalle 9 alle 13. Roiano: via Valmartinaga 10 - aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19. E ancora Opicina: Strada per Vienna 84/a - aperto dal lunedì al sabato 9 alle 19. Infine il centro raccolta nella zona di Campo Marzio: via Giulio Cesare 10 - aperto dal lunedì al sabato dalle 6 alle 11 e, al pomeriggio, dalle 14 alle 19.

 

 

Sostenibilità Decrescita felice - Dibattito a Muggia

Mercoledì alle 18 al Caffè Teatro Verdi di Muggia il fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, Maurizio Pallante, terrà un incontro-dibattito sui temi del suo ultimo libro "Sostenibilità, equità, solidarietà".

 

Commissione Trasparenza in tour nel rione di Servola

Martedì alle 12 la Commissione Trasparenza farà un sopralluogo alla centralina dell'Arpa in via San Lorenzo in Selva. Obiettivo del sopralluogo fare il punto sui procedimenti amministrativi relativi all'inquinamento acustico.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 5 ottobre 2018

 

 

RAPPORTO ASVIS - Sviluppo sostenibile obiettivi lontani in Italia
ROMA - L'Italia resta lontana dagli obiettivi di sviluppo sostenibile. È quanto emerge dal Rapporto sullo sviluppo sostenibile presentato dall'Asvis, secondo il quale «nonostante il miglioramento» in tanti indicatori globali, «non si è ancora determinata quella discontinuità culturale e di scelte strategiche necessaria per raggiungere, entro il 2030, i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile» dell'Agenda 2030 sottoscritta dall'Italia in sede Onu nel 2015. Il Paese mostra «segni di miglioramento in otto aree tra cui alimentazione, salute, educazione, uguaglianza di genere, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico. La situazione «peggiora sensibilmente per povertà, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, condizioni delle città».

 

 

Ambasciatori "ecologici" in azione durante la kermesse
Studenti del Petrarca aiuteranno gli operatori AcegasApsAmga nella promozione della raccolta differenziata sulle Rive
A scuola per una Barcolana "green", con l'obiettivo di aiutare pubblico e operatori del villaggio a conferire in modo corretto i rifiuti, durante la manifestazione. Nei giorni scorsi si è svolta la formazione dei ragazzi in alternanza scuola-lavoro al liceo Petrarca che, grazie alla collaborazione tra Barcolana e AcegasApsAmga, sulle Rive si faranno portatori del messaggio ecologico di quest'edizione: "Chi ama il mare ama la terra". Per conoscere gli strumenti necessari all'impegno che affronteranno, i 16 studenti hanno incontrato lo staff dei Servizi ambientali di AcegasApsAmga, per un corso di formazione di alcune ore. I ragazzi hanno così potuto approfondire il tema della raccolta differenziata in generale, l'importanza di non disperdere i rifiuti e le iniziative specifiche messe in campo durante la kermesse. Definiti gli "ambasciatori della raccolta differenziata", i giovani ieri hanno anche ricevuto la t-shirt ufficiale dell'iniziativa e tra i vari compiti avranno anche quello di veicolare l'utilizzo del rifiutologo, l'app gratuita del Gruppo Hera, per eliminare in modo corretto qualsiasi oggetto. «AcegasApsAmga si impegnerà per la riduzione dell'impatto ambientale della manifestazione, come evidenziato dal marchio ZeroImpactEvent, ma è importante ricordare che strade più pulite dipendono anche dalla responsabilità di ciascuno - è stato sottolineato durante l'incontro - ed è quindi fondamentale che tutti i partecipanti all'evento contribuiscano alla sua riuscita effettuando una corretta differenziata ed evitando di disperdere rifiuti».

 

 

Il giardino nascosto di via Cereria attende da ben sette anni - la lettera del giorno di Adriana Panzera - consigliere IV Circoscrizione Movimento 5 Stelle

A luglio, durante il sopralluogo convocato il 10 luglio 2018 dalla IV Commissione consiliare, in piazza Cornelia Romana e zone limitrofe, sono stata fermata da alcuni rappresentanti del Comitato genitori della Scuola Nazario Sauro, per avere delle delucidazioni in merito alla domanda presentata dal Comitato del Giardino di via Cereria con entrata via Tigor numero 8, al Comune di Trieste in data 31 maggio 2018. Nei giorni successivi mi sono incontrata più volte con alcuni rappresentanti del Comitato, i quali mi hanno raccontato la lunga odissea di richiesta di incontri con i vari assessori, le promesse parzialmente mantenute ed anche le segnalazioni recapitate al giornale locale Il Piccolo. Il Comitato a suo tempo aveva fornito al Comune uno schema di progetto di realizzazione del nuovo Giardino pubblico, allegando anche le planimetrie. Il Comitato chiedeva l'affidamento in concessione di questa piccola area verde, in forma di volontariato, ossia chiedeva di poterlo usare per lo svolgimento di attività ludiche e a fini ricreativi socioculturali e hobbistici. A fronte di tale concessione data in affidamento, si rendevano disponibili a curare la manutenzione ordinaria. A distanza di ben tre anni dalla richiesta ufficiale, depositata in Comune, ma da ben sette anni dalla raccolta firme e dalla formazione del Comitato, nulla a tutt'oggi è stato ancora definito. Come rappresentante della IV Circoscrizione, ad agosto ho scritto un'interrogazione agli uffici competenti, all'assessore di riferimento ed al sindaco, affinché venga data una risposta e si spera in tempi brevi se non brevissimi, per poter usufruire di questo piccolo polmone verde in centro città.

 

 

Trieste - "Agricoltura per senza terra"

Legambiente Circolo Verdeazzurro e Associazione "Tina Modotti" organizzano alle 18.30, alla Casa del popolo di via Ponziana 14, un incontro con Elisa Cozzarini che presenta il libro di Sarah Waring, "Agricoltura per senza terra", ed. Pentagora. Sarà presente l'autrice. Il libro è un'indagine sulla scomparsa delle api, ma anche un bellissimo viaggio europeo. Le api stanno subendo perdite devastanti e gli apiari si riducono drasticamente. Cosa c'è dietro questa distruzione?

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 4 ottobre 2018

 

 

Legambiente: inaccettabili le parole di Fabio Perco. Così contribuisce allo smembramento della Riserva Naturale Foce Isonzo
In merito all’articolo del 25 settembre dal titolo “Perco: I diportisti non vanno sfrattati dal sito dei Caregoni”, al di là del dispiacere di vedere quanto in basso si possa scendere dal punto di vista tecnico-scientifico e culturale pur di non ammettere i propri limiti e pur di continuare a replicare sé stessi, ci preme sfatare alcune inesattezze che corrono il rischio di essere fuorvianti nel dibattito in questione.
In riferimento all’affermazione del dott. Perco “Anche da noi, in certi periodi dell’anno ci sono consistenti flussi di visitatori, e non del tutto senza conseguenze, ma questi non scorrazzano ovunque liberamente, bensì sono costretti a compiere dei sentieri ‘forzati’, peraltro schermati”, ricordiamo al dott. Perco che gran parte dei Caregoni sono compresi entro i confini della Riserva naturale da lui gestita e che dovrebbe difendere con le unghie e con i denti, invece di genuflettersi alle volontà dei politici e dei diportisti che scorrazzano ovunque liberamente.
In riferimento all’affermazione del dott. Perco “... Stando ad alcuni andrebbe fatta una norma per vietare la balneazione…” ricordiamo che in base al Regolamento della Riserva, attualmente in vigore (Art. 10 - comma 9), la balneazione è consentita nelle zone classificate come RG e RP dal Piano di Conservazione e Sviluppo, mentre la zona dei Caregoni (per la quota parte che rientra nei confini della Riserva) e la zona intorno alle isole della foce frequentate dai diportisti, ricadono nella zona RN che, per gli elevati valori naturalistici presenti, gode di un grado di tutela giustamente diverso e maggiormente restrittivo. Proprio la famigerata zonizzazione di cui si parla nell’articolo. L’importante poi è applicarla!
In merito all’affermazione “Gli uccelli non nidificano sulle onde, quindi il disturbo in quel punto è relativo”, senza entrare nel merito della tutela delle zone di nidificazione nella zona di foce, ben lungi dall’essere effettiva anche a causa del disturbo antropico (come peraltro si può leggere nei documenti prodotti dalla Riserva), vogliamo ricordare al dott. Perco che una Riserva naturale, tanto più un Sito Natura 2000, non tutela solo gli uccelli o solo la loro nidificazione. Sarebbe decisamente restrittivo e riduttivo!
Infatti, non a caso, secondo la Legge Regionale 42/1996 (Art. 2 - comma B) la Riserva naturale regionale è “un territorio caratterizzato da elevati contenuti naturali ed in cui le finalità di conservazione dei predetti contenuti sono prevalenti rispetto alle altre finalità indicate alla lettera a)”. Ricordiamo, inoltre, che in base alla Legge Regionale 7 – 21 luglio 2008 (Art. 6) “La Rete Natura 2000 costituisce un sistema coordinato e coerente di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell'Unione europea e, in particolare, alla tutela di habitat, di specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della direttiva 92/43/CEE, nonché delle specie di cui all'allegato I della direttiva 79/409/CEE, e delle altre specie migratrici che tornano regolarmente sul territorio dell'Unione europea”.
E Guarda caso, nella zona della foce, il primo habitat prioritario di tutela per estensione è proprio il 1110 “Banchi di sabbia a debole copertura permanente di acqua marina”. Importantissimo per il ruolo ecologico che svolge, in un approccio ecosistemico e non solo settariamente ornitologico.
Infine, riteniamo aberrante affermare che tanto “…la riserva si estende per 2.400 ettari e per 15 chilometri di fiume”, visto che la parte a mare con le sue problematiche e pressioni riguarda per estensione la metà della Riserva stessa e del Sito natura 2000. Diciamo piuttosto che ciò che avviene fuori dall’Isola della Cona ha un peso e un’attenzione a dir poco più relativa, anche a causa dei problemi presenti che si sarebbero dovuti affrontare da tempo e non ignorarli come si è fatto.
Insomma, crediamo non sia accettabile che il futuro della Riserva e della tutela della natura nella nostra Regione debba passare per così tanto cinismo. Sarebbe una sconfitta profondissima per tutti, anche per il dott. Perco.
Legambiente circolo “Ignazio Zanutto” Monfalcone

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 4 ottobre 2018

 

 

Dossier Ferriera, Scoccimarro: «Resta impianto impattante»
L'assessore all'Ambiente afferma che i valori «seppur nei limiti, non corrispondono a un miglioramento della vita reale dei cittadini»
«C'è differenza tra l'affermare "non inquina" e dire "ci sono dei miglioramenti" che, per onestà intellettuale, mi sento di confermare come, d'altronde, ho ribadito vadano riconosciuti gli investimenti della società in questo senso». Ad affermarlo è l'assessore all'Ambiente del Friuli Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro, che ha sottolineato anche quanto «ciò non tolga che quello di Servola, come altri stabilimenti in regione, siano fortemente impattanti sull'ambiente circostante e, soprattutto, va riconosciuto il diritto dei cittadini alla salute. «Rispetto agli anni precedenti - evidenzia l'assessore - ai miei uffici sono state date linee guida precise: non concedere più proroghe di alcun tipo, predisporre tavoli interni per aggiornare i valori obiettivo di benzene e polveri dell'Aia perché quelli attuali, seppur entro i limiti, chiaramente non corrispondono a un miglioramento reale della vita dei cittadini che ogni giorno continuano a inviarmi video della raccolta polveri sulle loro terrazze. Sono inoltre state introdotte - spiega l'esponente della giunta Fedriga - nuove prescrizioni Aia per evitare gli spolveramenti dopo due anni di lassismo e abbiamo recentemente rinnovato la collaborazione con l'Università di Trieste, per introdurre nuove misure contro le molestie olfattive e per limitare l'impatto acustico». «Un lavoro lungo e complesso, che è stato portato avanti con determinazione tra molti ostacoli e che ha aperto la strada a risultati tangibili, cioè a qualcosa di radicalmente diverso dagli annunci», ha affermato invece la deputata Pd Debora Serracchiani, commentando i dati emersi dal monitoraggio. Che ha aggiunto: «Non è affatto il momento di far festa, ma anzi bisogna che la Giunta regionale in carica si rimbocchi le maniche e prosegua su questo percorso di bonifica ambientale e di completo abbattimento delle polveri, del benzene e del rumore, tenendo conto della percezione degli abitanti che non sono tenuti a reagire come le centraline». Anche la segretaria provinciale del Partito democratico Laura Famulari ha sottolineato come questi siano «dati che confermano la correttezza del percorso avviato nella scorsa legislatura con il rilascio di un'Aia di nuova concezione, che fanno sperare in un trend di costante miglioramento». «Per quanto sembra essere sotto i livelli previsti per legge sempre di inquinamento si tratta - commenta Giorgio Cecco, responsabile regionale di FareAmbiente - e ne risente comunque tutta la città, oltre a mantenere pessima la qualità della vita di chi vive a Servola. Restiamo convinti che lo sviluppo e il futuro di Trieste, la tutela della salute e dei posti di lavoro non passi dal proseguimento di attività come l'area a caldo, ma dall'incremento della portualità, del turismo e dell'industria».

 

 

Industria e ambiente - Confronto al Villaggio sul pirogassificatore
DUINO AURISINA - Primo incontro pubblico sul pirogassificatore, promosso e organizzato dal Gruppo "Ambiente e salute", stasera al Villaggio del Pescatore. L'appuntamento è fissato alle 18 nella sede della Biblioteca comunale. Interverranno la consulente ambientale Elena Rojac, l'architetto Danilo Antoni, il presidente della Commissione Ambiente del Comune di Monfalcone Walter Pin, il compositore e direttore d'orchestra Stefano Sacher e il geologo Yannick Julliot. Si parlerà in particolare dell'impatto che un impianto di tale tipologia può comportare in un contesto antropizzato come quello dell'area di San Giovanni di Duino, tra impianti produttivi, abitazioni, zone agricole, attività di maricoltura, aree naturali protette e impianti ricreativi e sportivi.

Ugo Salvini

 

 

«Incroci sulla ciclabile - Precedenza alle bici»
SAN DORLIGO DELLA VALLE - «I ciclisti hanno ragione, sugli incroci lungo la Cottur hanno loro la precedenza, è la segnaletica orizzontale a stabilirlo». Sul problema dei pericoli che si possono originale nei pressi di San Giuseppe, nel punto in cui la ciclopedonale incrocia l'ex Provinciale 20, va registrato l'intervento del presidente dell'Associazione ciclisti e cicloturisti urbani Luca Mastropasqua. «L'attraversamento ciclabile - spiega - è contraddistinto dalla presenza di una fila di quadrati bianchi, affiancati alle strisce. Lo spazio tra quadrati e strisce è destinato al passaggio dei ciclisti e serve, come afferma il Codice, a garantire la continuità delle ciclabili e il diritto di precedenza dei ciclisti che si trovino a impegnare un'intersezione».

 

 

Mini fortezze, chiese e palazzi del potere tra i 28 tesori segreti svelati dal Fai in Fvg
Tornano sabato 13 e domenica 14 le Giornate d'autunno - A Trieste visite guidate all'interno del Faro della Vittoria
Trieste - Tornano sabato 13 e domenica 14 ottobre le Giornate Fai d'autunno, diventate oramai un appuntamento tradizionale e imperdibile per andare alla scoperta del nostro Paese «attraverso occhi nuovi e prospettive insolite». Il Fondo per l'ambiente italiano ha infatti allestito su tutto il territorio nazionale itinerari tematici e aperture speciali in 250 città, per permettere a residenti e turisti di ammirare da vicino bellezze inesplorate e talvolta poco accessibili del Belpaese. L'evento, curato dai volontari dei Gruppi Fai giovani, sostiene la campagna di raccolta fondi "Ricordati di salvare l'Italia, e si propone dunque di richiedere ai suoi partecipanti un piccolo contributo facoltativo destinato al sostegno delle attività della Fondazione. A guidare gli italiani sui 150 tragitti creati per l'occasione, saranno i 3800 giovani ed entusiasti volontari, che hanno scoperchiato e messo a disposizione in tutte le regioni 660 spazi solitamente non visitabili o poco valorizzati, concedendo ai più affascinati di percorrere ed esplorare liberamente palazzi, chiese, giardini e musei. In Friuli Venezia Giulia quest'anno il programma prevede visite guidate a 28 "perle" presenti in sette località: Cormons, Gemona del Friuli, Montereale Valcellina, Ovaro, Povoletto, Spilimbergo e Trieste. Si tratta di luoghi che rappresentano le tante vocazioni della regione: dall'arte all'industria, dalla vita sociale al paesaggio. Tutti luoghi resi fruibili grazie all'impegno e alla disponibilità dei volontari, delle istituzioni e di realtà private che saranno coadiuvate dagli apprendisti Ciceroni, studenti appositamente formati che offriranno ai partecipanti spiegazioni sui luoghi visitati. A Trieste, vista la concomitanza con la cinquantesima edizione della Barcolana, i due siti interessati all'apertura saranno ispirati al percorso "Trieste e il mare", pensato per sottolineare il fondamentale sviluppo che la risorsa Adriatico ha rappresentato per capoluogo. Si tratta dell'ex Palazzo del Lloyd Triestino, ora sede della Regione in piazza Unità d'Italia (visite sabato e domenica dalle 10 alle 17 con ultimo ingresso alle ore 16.30) e il Faro della Vittoria (sabato e domenica, orario 9.30 - 17.30 con ultimo ingresso alle 17). All'ex Palazzo del Lloyd Triestino saranno possibili anche visite in lingua straniera - inglese e sloveno - sia sabato sia domenica dalle 10 alle ore 12, su prenotazione via mail a trieste@faigiovani.fondoambiente.it. «Condivido pienamente la scelta degli organizzatori di proporre la Giornata Fai di autunno in concomitanza alla Barcolana 2018 perché, in tale modo, sarà possibile presentare il grande patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia all'enorme flusso di turisti atteso in città per l'occasione», ha affermato ieri l'assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, intervenendo alla presentazione delle Giornate Fai d'Autunno. In provincia di Gorizia, le visite guidate si concentreranno a Cormons, lungo il percorso "Echi dal Medioevo" dedicato a Cormons e alle sue cente, piccole strutture difensive, con un itinerario che connetterà sei luoghi: la centa di San Lorenzo; la centa di Sant'Adalberto e Casa Neuhaus; il Castello di Cormons; la Centa e la Chiesa di San Giorgio; la Centa di Santa Maria / Sant'Apollonia; la Centa di San Giovanni. Le aperture sono previste nella giornata di domenica dalle 10 alle 18, tranne che per la Centa di San Giorgio, che prevede tre visite con partenza dalla chiesa di San Lorenzo alle 11, alle 14 e alle 16.

Stefano Cerri

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 3 ottobre 2018

 

 

La Procura svela il dossier Ferriera - Benzene e Pm10 in diminuzione
Monitorate per un anno le concentrazioni di agenti inquinanti - Accertato anche un calo sensibile di inquinamento acustico
La Ferriera inquina sempre meno, almeno per quanto riguarda il benzene e le polveri sottili. Le sostanze emesse dallo stabilimento della Siderurgica triestina sono nei limiti previsti dalla legge. È la Procura a dirlo, in un dossier che raccoglie i dati prodotti dall'Arpa su richiesta della stessa magistratura. Il palazzo di giustizia si è avvalso di una consulenza tecnica della professoressa Sabina Licen, peraltro docente del Dipartimento di Scienze chimiche dell'Università di Trieste. Negli ultimi mesi i valori dimostrano un trend in progressivo miglioramento, fino a raggiungere un numero di sforamenti sia giornalieri che orari «pressoché nullo». Così annota il documento. È quanto emerge innanzitutto dalla centralina di via San Lorenzo in Selva, la più vicina alla cokeria, fatta posizionare in passato dal pm Federico Frezza. Ma anche in quelle dell'Arpa: la Rfi di Servola (una stazione di servizio delle ferrovie che si trova nei pressi dello stabilimento e installata nel 2007 dalla Procura), di via Pitacco, via del Ponticello e via Carpineto.La Procura, che per decenni ha tallonato le diverse proprietà con inchieste sull'inquinamento della fabbrica di Servola, sta tenendo d'occhio anche il rumore. Pure su questo versante i segnali positivi non mancano. Benzene Il calo appare evidente già con il monitoraggio in via San Lorenzo in Selva: se nel settembre di un anno fa il numero di sforamenti giornalieri della concentrazione di 5 microgrammi per metro cubo d'aria si attestava a 6, nell'agosto di quest'anno siamo a zero. Così pure a luglio, mentre a giugno erano 2. Nella stazione Rfi si passa invece dai 2 superamenti documentati a settembre 2017, allo zero di agosto di quest'anno. Valori sempre nella norma sia in via Ponticello che in via Carpineto. Un andamento imboccato pure in via Pitacco a partire da maggio. Discorso simile, sempre per quanto riguarda il benzene, anche per i superamenti orari della concentrazione di 20 microgrammi per metro cubo. I 36 sforamenti avvertiti a settembre 2017, si sono ridotti a 1 nell'agosto 2018. Nello stesso mese i 20 di Rfi si sono azzerati. Nessuna criticità in via Ponticello e in via Carpineto. In via Pitacco si passa dai 10 di un anno fa allo zero registrato a fine estate. Tirando le somme «risulta una netta diminuzione degli episodi in San Lorenzo in Selva e in Rfi (proprio le stazioni accanto alla Ferriera, ndr)a partire da maggio - precisa il documento della consulente della Procura - fino a raggiungere un numero di episodi pressoché nullo da giugno 2018, come rilevato anche negli altri siti monitorati». POLVERI SOTTILI - Un quadro che traspare pure dai dati delle Pm10. In questo caso il superamento giornaliero della concentrazione di 50 microgrammi per metro cubo d'aria risulta solo nella stazione Rfi a luglio e agosto (rispettivamente 4 e 5 sforamenti). Il resto delle centraline (via Pitacco, via Ponticello e via Carpineto) è a zero, con un'unica eccezione documentata ad agosto nella centralina di San Lorenzo in Selva. L'INTERNO DELLA FABBRICA - Gli accertamenti si sono estesi anche all'interno della fabbrica. Secondo le misurazioni, il deposimetro della "Portineria operai" a luglio 2017 segnava una presenza di circa 50 grammi di polvere per metro quadro. Nello stesso periodo di quest'anno il dato è sceso sotto i 40. Nella "Palazzina qualità" il valore è più che dimezzato (da 80 a sotto i 40). IL RUMORE - Dallo studio della Procura, affidato oltre un anno fa all'ingegner Marco Boscolo del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Trieste, era scattata una diffida della Regione con la quale si indicava alla proprietà di provvedere con una serie di strutture insonorizzanti e di "barramento acustico" sugli impianti della fabbrica. Gli interventi su estrattori, sbocchi, cappe di aspirazione e condotte hanno comportato finora a un abbattimento di 5 decibel, portando il valore attuale tra i 57 e i 58 dB, laddove il limite notturno è di 50 per le aree abitate e 55 per le zone industriali. Il piano di risanamento acustico continua.

Gianpaolo Sarti

 

La giunta Fedriga sceglie la linea del no comment
Nessun commento nel merito da parte dell'assessore all'Ambiente Scoccimarro In silenzio anche l'azienda  - I dubbi del grillino Ussai
Di fronte ai dati che certificano il miglioramento dei parametri ambientali a Servola, in Regione, c'è da scommetterci, non hanno fatto i salti di gioia. Per un'amministrazione che ha avviato un'offensiva a tutto campo contro l'azienda, non nascondendo una certa sintonia con chi invoca la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento, la diminuzione dei livelli di idrocarburi nell'aria arriva infatti come una sorta di doccia fredda. Non stupisce più di tanto, quindi, il silenzio dell'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, che appunto ha preferito non commentare nel merito il trend positivo. Nessuna dichiarazione, per ora, nemmeno da Siderurgica Triestina. Il caso Servola, peraltro, ieri è approdato anche in Consiglio regionale su iniziativa del grillino Andrea Ussai, autore di un'interrogazione sull'accordo tra Regione e Istituto Superiore di Sanità (Iss) sull'impatto sanitario della Ferriera. «L'assessore Scoccimarro - spiega Ussai - ha ricordato che si sono tenuto incontri con gli ispettori dell'Iss ad aprile 2018 , e a luglio 2018 con Arpa e Iss, con cui si è approfondita la documentazione trasmessa dalla Regione sui dati sanitari e ambientali. A più di un anno di distanza, però, nonostante l'aver sbandierato questo protocollo, nulla di concreto è stato fatto». Per Ussai «gli esperti dell'Iss hanno evidenziato come, dai dati ricevuti, emerga che nonostante il sistema di abbattimento e contenimento delle emissioni diffuse provenienti dall'impianto industriale abbiano un'efficacia pari al 70%, le concentrazioni di benzene e idrocarburi policiclici aromatici risultano comunque pericolose per chi vi è esposto».

Lorenzo Degrassi

 

Azione legale al Tar contro i ritardi del piano rumori - Il Comune "resiste"
Deliberata dalla giunta la costituzione in giudizio per difendersi dalle accuse lanciate dalla proprietà anche alla Regione
Arvedi ricorre al Tar sollevando la questione dell'inquinamento acustico della Ferriera? Il Comune tira dritto e sceglie di costituirsi in giudizio nell'azione legale avviata dall'azienda contro l'amministrazione municipale, appunto, oltre che contro Regione, Arpa. Azione finalizzata ad ottenere l'annullamento del decreto della Direzione centrale Ambiente ed Energia della Regione del 30 gennaio 2018 che contiene la diffida ad adempiere e eseguire interventi di mitigazione acustica a carico di Arvedi, oltre che della nota della Regione del 21 marzo 2018 sul "Piano di risanamento acustico aziendale". Al centro dell'azione legale c'è dunque il piano dei rumori, questione spinosa che vede la proprietà dell'impianto siderurgico insistere affinché il municipio provveda ad una zonizzazione acustica che finirebbe per assegnare all'area che circonda lo stabilimento un livello di rumorosità piuttosto ampio cui conformarsi. Una sorta di favore nei confronti dell'azienda, che il Municipio non intende concedere e per questo, forse, cerca di prendere tempo. Il ricorso al Tar coinvolge anche la Regione perché, se il Comune continuasse a non provvedere alla zonizzazione acustica, toccherebbe all'ente guidato da Massimiliano Fedriga commissariare il Municipio e procedere al suo posto. Arvedi ha presentato a suo tempo un piano di risanamento acustico, ma i risultati ottenuti fino al 2017 sono stati ritenuta insufficiente dall'Arpa. Dopo una diffida della Regione, la proprietà ha realizzato la bonifica acustica dell'altoforno e si è impegnata nell'autunno scorso a predisporre gli ulteriori interventi, subordinandoli però alla presentazione del Piano di zonizzazione acustica del Comune. «Sussiste l'interesse del Comune a costituirsi in giudizio per far valere legittimità e regolarità degli atti impugnati e del proprio operato, in particolare contestando le asserzioni di Arvedi sia sotto il profilo formale sia sotto il profilo sostanziale, in quanto esse risultano inammissibili oltre che infondate in fatto ed in diritto», si legge nella delibera di giunta che indica anche come nel costituirsi a giudizio, il Comune affiancherà ai legali dell'Avvocatura comunale, gli avvocati Fabio Gusso di Padova e Sebastiano Tonon di Venezia. Gli stessi ai quali, da gennaio a giugno scorso, aveva affidato anche l'incarico per «la promozione di atti volti a risolvere criticità sanitarie ed ambientali lamentate dai cittadini derivanti dall'area a caldo».

Laura Tonero

 

«Ma la gente continua a trovare polveri ferrose nelle terrazze»
No Smog mette l'accento sulla discrepanza tra dati ufficiali ed esperienze dei residenti. Legambiente ricorda l'assenza di test sanitari
Non si stupiscono più di tanto i comitati di cittadini "in guerra" con la Ferriera davanti agli esiti delle rivelazioni della Procura. Non ne è sorpresa Alda Sancin, del comitato "No Smog" che sottolinea lo scarto esistente fra i dati in possesso del Tribunale e le criticità vissute ogni giorno sulla propria pelle dai servolani. «Prendiamo atto del fatto che le strumentazioni ufficiali dicono che la situazione sia migliorata, ma se la gente continua a raccogliere polveri ferrose sulle proprie terrazze, forse c'è ancora qualcosa che non  va. Esiste una discrepanza - continua Sancin - fra quello che dicono i dati e quello che subisce la popolazione, perchè questi limiti non sono congrui per uno stabilimento addossato a un rione. Forse questi parametri andrebbero ridiscussi, tenendo conto anche del cosiddetto effetto sinergico moltiplicativo il quale fa sì che una serie di agenti inquinanti, pur rimanendo al di sotto del limite stabilito dalla legge, se sommati creano un aumento dell'effetto inquinante sull'essere umano». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente locale di Legambiente, Andrea Wehrenfennig: «Non è una novità che i dati riguardanti l'inquinamento della Ferriera siano a posto perché gli stessi non tengono conto delle valutazioni sulla situazione sanitaria degli abitanti della zona, così com'è stato fatto a Monfalcone in passato sia per quanto riguarda la centrale a carbone che per i molti stabilimenti di lavorazione del ferro lì presenti. Ricordiamoci infine - conclude - che questi limiti in vigore oggi saranno presumibilmente abbassati nei prossimi anni dall'Unione Europea e di ciò le istituzioni dovrebbero iniziare a tenerne conto fin d'ora».

 

 

Clima, il mondo appeso a 2 gradi - Missione: evitare il riscaldamento
Il rapporto dell'Onu: altissimo il rischio del global warming, vanno ridotte le emissioni di carbonio
Occorre un impegno comune per non superare la soglia. Così le barriere coralline morirebbero
Roma - Il mondo è sulla buona strada per toccare se non addirittura superare la soglia di aumento di un grado centigrado e mezzo di riscaldamento, a meno che gli Stati non si adoperino rapidamente a mettere in atto azioni decisive per ridurre le emissioni di carbonio e contrastare il global warming, il surriscaldamento terrestre. Tutto questo stando ad un rapporto delle Nazioni Unite che è stato pubblicato in questi giorni e del quale un'anticipazione è stata svelata dall'agenzia di stampa britannica Reuters. 1 Incontro in Sud Corea Il progetto di relazione finale del gruppo intergovernativo dell'Onu sui cambiamenti climatici (Ipcc, acronimo di Intergovernmental Panel on Climate Change) è stato presentato durante la 48esima Session Ipcc in programma a Incheon, in corso in Corea del Sud. Si tratta del documento scientifico con al suo interno le linee guida su ciò che i Paesi devono fare per combattere il cambiamento climatico. 2 Il rischio entro il 2040 Nel rapporto si constata che il riscaldamento indotto dall'uomo rischia di superare la soglia del grado e mezzo entro il 2040 se le emissioni dovessero continuare al ritmo attuale, con buona pace del limite dei 2 gradi sbandierato a Cop21 (conferenza sui cambiamenti climatici) a Parigi nel 2015 e che ormai sembra sempre più vicino. Tuttavia i Paesi potrebbero mantenere il riscaldamento al di sotto di tale livello se apportassero cambiamenti rapidi alle loro abitudini. Secondo però Bill Hare, scienziato esperto in cambiamenti climatici e direttore di Climate Analytics - organizzazione non profit di scienza e politiche del clima con base europea a Berlino e uffici in quasi tutti i continenti (New York in America, Lomè nel Togo in Africa e Perth in Australia) - il rapporto Ipcc mostra con chiarezza quanto i Paesi debbano muoversi rapidamente verso la decarbonizzazione per limitare il global warming ai famosi 2 gradi centigradi previsti dall'accordo siglato ormai tre anni fa in Francia nel corso della Conferenza internazionale sul clima. 3 Energia rinnovabile - Tra le azioni necessarie perché si concretizzino quegli obiettivi figurano la transizione verso l'energia rinnovabile, l'alimentazione del settore dei trasporti con elettricità a zero emissioni di carbonio, il miglioramento della gestione agricola e l'arresto della deforestazione. Conditio sine qua non per raggiungere gli obiettivi prefissati. 4 Il surriscaldamento - Sempre stando a Bill Hare, lo studio Ipcc dimostra chiaramente quanto grande sia la differenza tra 1,5 e 2 gradi di riscaldamento sia nei sistemi naturali che in quelli umani: «Se il global warming aumentasse di 2 gradi centigradi, le barriere coralline tropicali non avrebbero praticamente alcuna possibilità di sopravvivere, mentre limitandoci a 1,5 gradi esiste una modesta possibilità di sopravvivenza» sentenzia Hare, per il quale la situazione attuale è drammatica. Se si continua su questa strada infatti, per lui il problema sarà addirittura restare sotto i 3 gradi di surriscaldamento, e non sotto agli ormai tristemente famosi 2 gradi. 5 Il momento della verità - Al direttore di Climate Analytics fa eco l'executive director di Greenpeace International, Jennifer Morgan, che ha recentemente dichiarato come il momento della verità sia ormai arrivato per i leader dei Paesi che sottoscrissero l'Accordo di Parigi. Un'intesa politica guidata da un obbligo morale comune, e attraverso la cooperazione internazionale e l'impegno di tutti si possono ancora rispettare gli impegni presi. La strada è tracciata, ma va percorsa tutta, nella direzione dei no ai combustibili fossili, nella difesa e protezione di foreste e oceani con decisioni che dimostrino di aver compreso l'urgenza della situazione. Significa anche ridurre il consumo di carne e latticini e cambiare il modo in cui produciamo il nostro cibo.

Alfredo De Girolamo

 

 

Mamme, papà e bimbi uniti - Così il piazzale cambia volto
Operazione di pulizia in particolare delle fioriere davanti alla scuola Bergamas - Il Comitato dei genitori degli studenti: «Serve più rispetto per la cosa pubblica»
Un pomeriggio di festa nel piazzale davanti alla scuola media "Antonio Bergamas" in via dell'Istria, sede dell'omonimo istituto comprensivo. Armati di rastrelli, sacchi, zappe e vanghe si sono dati appuntamento ieri alle 15 alcuni genitori degli iscritti alla scuola "accompagnati" proprio dai ragazzini, con un obiettivo: restituire alla comunità scolastica e al popoloso rione di San Giacomo uno spazio verde pulito e decoroso. L'intervento ha interessato le fioriere antistanti l'entrata principale dell'istituto: «Originariamente - spiega Martina Boniciolli, presidente del Comitato genitori del comprensivo Bergamas - l'intervento dei volontari si sarebbe dovuto limitare alla pulizia della fioriera a sinistra dell'ingresso, in prossimità dello scivolo, dopo l'intervento di potatura delle aiuole da parte del Comune; poi, vista la partecipazione di molti volontari - oltre quindici adulti, tra cui alcuni ex docenti, e altrettanti ragazzi - abbiamo deciso di intervenire anche sulla vicina fioriera. E credo che abbiamo fatto davvero un bel lavoro, adesso la scuola è più bella e possiamo mantenerla tale imparando e insegnando ai cittadini a non sporcare». Intervento che ha beneficiato della collaborazione di Nuova Edilcolor, attiva nel rione, e del Comune di Trieste: «Il nostro ringraziamento - ci tiene a precisare Boniciolli - va all'assessore Elisa Lodi che, oltre a permetterci di intervenire nell'estirpazione e nel ripascimento del terreno con terra fresca, ha autorizzato tempestivamente anche la piantumazione di nuove piantine». Nelle fioriere rinate sono state piantumate numerose tipologie di piante, dal rosmarino alla lavanda, dal timo all'origano, dai ciclamini all'erica. Tra le criticità, a detta della presidente del comitato, va evidenziata «la presenza, all'interno dell'edifico della Bergamas, del Cpia 1 (Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti), i cui allievi non sentono la struttura come un luogo che gli appartiene, che sentono loro, e non ne hanno cura». Questa iniziativa nasce dall'adesione al progetto SpaziAmo, «anche se - sottolinea Boniciolli -, a differenza dello scorso anno, non siamo rientrati tra i comitati destinatari del contributo economico, ci siamo classificati primi tra gli esclusi, ma abbiamo deciso di andare comunque avanti perché ci crediamo fortemente». Occorre ricordare che il piazzale antistante l'istituto scolastico presenta varie aree piantumate che, quotidianamente, si riempiono di deiezioni canine. Grande attenzione è stata posta anche al problema del tabagismo giovanile: «Lo scorso anno - spiega Maria Debora Bianco, referente per la media inferiore Bergamas dell'omonimo Comitato genitori - alcuni genitori ci hanno segnalato la presenza di numerosi allievi della scuola che fumavano e sporcavano lanciando nelle fioriere i mozziconi. Penso che sia importante far passare il messaggio che la scuola e tutto quello che è di sua pertinenza appartiene a tutti, va tutelato e non vandalizzato. Occorre una maggiore sensibilizzazione all'amore per se stessi e per le cose di tutti. E penso che due belle fioriere curate poste in un piazzale pulito e decoroso possano aiutare a capire quanto sia importante un ambiente bello e, soprattutto, sano».

Luigi Putignano

 

IL DETTAGLIO -  Da Alessio a Elisa i giovani entusiasti dell'intervento
Il borino di ieri pomeriggio non è riuscito a fermare i volontari che si sono adoperati per rimettere in sesto il piazzale della scuola Bergamas. Al lavoro con sacchi e rastrelli anche due mamme, Tatiana Bertaglia e Barbara Cartolara, per le quali «questi interventi rappresentano davvero un bel modo per alzare l'attenzione di chi dovrebbe avere maggiore cura della cosa pubblica. Ben vengano iniziative come queste». Ma i veri protagonisti sono loro, i ragazzi. Per Alessio, della I A della Bergamas, «questi momenti dovrebbero esserci più spesso»; la pensa così anche il suo compagno di classe Jacopo, secondo cui «sono molto utili per la natura e per l'ambiente che ci circonda». Per Elisa, della III C, «è importante abbellire sperando che i proprietari dei cani e i bidelli, con i loro mozziconi, non sporchino più».

 

 

Trieste Trasporti - Prosegue il servizio in bici a bordo del bus

Prosegue il servizio sperimentale BiciBus di Trieste Trasporti. L'iniziativa consente di viaggiare in autobus fra il centro città e Basovizza con le biciclette a bordo. Il servizio sarà attivo tutti i sabati e le domeniche fino al 16 dicembre. Le partenze da piazza della Libertà, dal marciapiede antistante la stazione ferroviaria (e non più da via Ghega, com'era stato durante la prima settimana), dalle 9 alle 17. Il punto di arrivo è il capolinea della linea 39 nel comprensorio di Basovizza di Area Science Park.

 

In giunta comunale approda il caso della pista Cottur
Sull'incrocio tra la ciclopedonale e la ex strada provinciale che sta alimentando l'allarme dei residenti, Gombac presenta un documento
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Approderà in giunta, a San Dorligo della Valle, il problema dell'incrocio fra la ciclopedonale "Cottur" e la ex strada provinciale 20, nei pressi della frazione di San Giuseppe, che sta alimentando l'allarme dei residenti. Com'è noto, l'eccessiva velocità con la quale sembra che numerosi ciclisti attraversino l'incrocio, situato all'altezza di una curva che rende molto difficile la visibilità da parte di chi lo affronta alla guida di un'automobile o dei mezzi pubblici della linea 41, potrebbe provocare gravi incidenti, a detta di chi abita nella zona. A coinvolgere il Comune sul tema sarà il consigliere Boris Gombac, della lista di opposizione "Uniti nelle tradizioni", il quale ha predisposto un documento da sottoporre all'esame dell'aula, dopo che sarà stato visionato dalla Commissione Ambiente, di cui lo stesso Gombac è componente. «In passato - scrive Gombac - sul tracciato che adesso ospita la ciclopedonale correvano i binari della ferrovia e i treni ovviamente avevano la precedenza, perché all'altezza dell'incrocio c'era un casello ferroviario con tanto di sbarre che si abbassavano all'arrivo dei convogli. Oggi le sbarre non ci sono più e sull'asfalto, all'altezza dell'incrocio, sono state disegnate le zebre che danno la precedenza ai pedoni, ma non ai ciclisti, come conferma il Codice della strada. Questi ultimi però continuano a sfrecciare, come se la precedenza fosse a loro favore e creano una situazione di estrema pericolosità per tutti. La soluzione ideale - conclude - consiste, a mio parere, nel sistemare una segnaletica che dia la precedenza a vetture e bus anche rispetto ai pedoni, fissando al contempo la velocità massima sulla strada a 40 o a 30 all'ora».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 2 ottobre 2018

 

 

San Dorligo dice "stop" ai ciclisti indisciplinati sulla pista Cottur

«Due ruote troppo veloci. E all'incrocio di San Giuseppe si rischia l'incidente: per auto e bus la visibilità è limitata»
Scoppia la polemica fra i ciclisti che utilizzano la ciclopedonale Cottur e i residenti nel territorio del Comune di San Dorligo della Valle.Sotto accusa l'eccessiva velocità di molti di coloro che pedalano lungo la pista - destinata a ospitare, è bene ricordarlo, non solo le biciclette ma anche i pedoni - soprattutto in corrispondenza dell'incrocio con l'ex Provinciale 11, sulla quale transitano i bus della Trieste Trasporti che collegano Bagnoli della Rosandra al centro di Trieste. «Prima che succeda qualche grave incidente - spiegano gli abitanti della zona - vogliamo segnalare la grande disinvoltura con la quale i ciclisti percorrono la Cottur sia in salita sia in discesa, dimostrando totale disinteresse per la segnaletica stradale, per le regole del Codice e per quelle dettate dal buon senso. Il pericolo - aggiungono - incombe soprattutto vicino alla frazione di San Giuseppe della Chiusa, in un punto dove c'è una stretta curva. Per gli automobilisti e per i conducenti dei mezzi della Trieste Trasporti è impossibile, proprio per la particolare conformazione della strada in quel tratto, scorgere i ciclisti che stanno arrivando. Se chi è sul sellino della propria bici, invece di affrontare quell'incrocio moderando la velocità, lo attraversa di botto - concludono - ecco che cresce notevolmente la probabilità che, prima o poi, si verifichi qualche incidente. Chi usa la bicicletta dovrebbe essere consapevole di essere molto vulnerabile e agire di conseguenza». In effetti, in quel punto, automobili e autobus di linea sono costretti a effettuare quasi una curva a U e gli alberi sistemati lungo il bordo della strada limitano ulteriormente la visibilità riguardo ciò che accade sulla ciclopedonale. Adesso che la stagione estiva è terminata e le giornate si accorciano, il rischio crescerà ulteriormente perché la visibilità sarà condizionata anche dal buio, che, per l'appunto, cala presto. I residenti auspicano che questo loro appello sia recepito dagli utilizzatori della Cottur.La ciclopedonale è già stata al centro di polemiche, alimentate da chi la frequenta per fare delle semplici passeggiate e si è trovato, in più di qualche occasione, a incrociare ciclisti che, volendo emulare Vincenzo Nibali, scambiano la Cottur per le strade del Giro e del Tour.

Ugo Salvini

 

IL PARERE DELL'ESPERTO - «Lì una bici deve dare la precedenza ai veicoli sulla strada principale»
«Sono i ciclisti a essere in torto, il Codice della strada parla chiaro». Giorgio Cappel, uno dei maggiori esperti triestini in materia di regole che disciplinano la circolazione sulle strade, non ha dubbi e mette proprio i ciclisti sul banco degli imputati in relazione alla polemica sull'utilizzo della ciclopedonale Cottur.«Le famose zebrate - spiega - garantiscono la precedenza esclusivamente ai pedoni. Chi è in bicicletta, quando si sta approssimando a un incrocio, deve rispettare le regole. In questo caso - aggiunge - è evidente che chi sta pedalando sulla Cottur deve dare la precedenza a chi sta utilizzando la strada principale, nello specifico le automobili e i mezzi pubblici della Trieste Trasporti. Le zebrate - ribadisce Cappel - non riguardano chi sta guidando un veicolo, e la bicicletta rientra in questa categoria».

(u.sa.)

 

 

Il giardino di via Cereria continua la sua odissea in attesa di una svolta - L'INCONTRO tra Lodi e comitati
L'odissea del giardino di via Cereria - piccolo polmone di verde pubblico di città vecchia, alle spalle della palestra comunale di via della Valle, inutilizzato da moltissimi anni ma con grandi potenzialità - continua. Ma, si sbilancia l'amministrazione Dipiazza, potrebbe anche terminare, con l'area "restituita" alla città. Sul tema si è tenuto un incontro, organizzato dalla consigliera della Quarta circoscrizione Adriana Panzera, tra l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, il Comitato per il giardino e quello dei genitori della scuola primaria Nazario Sauro. La vicenda risale addirittura ai primi anni Duemila e vale la pena che sia riassunta per capire come si sia arrivati a oggi. La giunta Illy aveva deliberato la costruzione di un parcheggio proprio lì, costruzione poi fermata nel 2006 anche grazie a una raccolta firme di Legambiente. Ma nel 2011 l'allora assessore Elena Marchigiani aveva dichiarato l'impossibilità a fermare i lavori e così erano iniziati i primi scavi. Il Comitato per il giardino, però, aveva continuato a opporsi alla realizzazione del park insistendo sui benefici di un'area verde e raccogliendo ben 1400 firme. Poi, nel 2015, il Comitato aveva chiesto e ottenuto l'affidamento in concessione di questa piccola area verde, fornendo al Comune uno schema di progetto per la realizzazione del nuovo giardino pubblico e allegando anche le planimetrie. Infine, nel 2016, l'allora assessore Andrea Dapretto aveva dichiarato che in brevissimo tempo sarebbero partiti i lavori di manutenzione del giardino. E così si arriva alla situazione attuale, in cui l'unica persona a poter accedere al giardino è la gattara, che gestisce la casetta dei gatti all'interno di esso. Invece, come insistono da tempo i due comitati, il giardino di via Cereria potrebbe divenire un luogo d'aggregazione sia per il quartiere, sul modello dell'associazione "AnDanDes" di via San Michele, sia per la scuola Nazario Sauro, che potrebbe così prevedere delle lezioni "outdoor" e delle attività extrascolastiche. Gli interventi da operare sul giardino sono però numerosi e comprendono il rifacimento del muro di contenimento e delle recinzioni, la potatura e l'abbattimento degli alberi pericolanti, il livellamento delle pendenze e altro ancora. Al termine dell'incontro, l'assessore Lodi ha promesso che entro un paio di settimane dovrebbe essere effettuata una bonifica del verde e che, successivamente, si terrà un sopralluogo tecnico per valutare l'inserimento dei lavori per il giardino nel piano delle opere del prossimo anno.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 1 ottobre 2018

 

 

Futuro Museo del mare ai box - Il ministero si fa attendere
A due mesi dall'atto con cui la Regione ha recepito il progetto per il Magazzino 26 nessuna notizia da Roma sull'approvazione della destinazione dei 33 milioni
Magazzino 26, il Mibact tace. Dei 50 milioni, con i quali il ministero deve finanziare la prima fase di riqualificazione del Porto vecchio, al momento non c'è traccia. Più esattamente: dopo due mesi, Roma non ha ancora riscontrato la delibera 1380, approvata dalla giunta Fedriga nella seduta del 23 luglio, con cui la Regione recepiva le modifiche sollecitate dal Comune nella destinazione delle risorse. L'antefatto. Tra giugno e luglio Dipiazza aveva chiesto al governatore che i 50 milioni, di derivazione centrale ma di "filtraggio" regionale, fossero così ripartiti: 14 milioni di euro per le opere di urbanizzazione, 33 milioni per la realizzazione del Museo del mare, 3 milioni per il restauro del pontone Ursus. Rispetto alla precedente "edizione", c'era una variazione molto importante: il Museo del mare sarebbe sorto nel Magazzino 26, non più nei Magazzini 24-25. Il cambio di programma avrebbe però avuto una vittima illustre, ovvero la sede dell'Icgeb (Istituto di ingegneria genetica e biotecnologie), l'organismo scientifico internazionale presieduto da Mauro Giacca, che in un primo tempo avrebbe dovuto traslocare da Padriciano in Porto vecchio. Era prevista una spesa di 10 milioni, insufficiente per coprire l'intera operazione, che avrebbe avuto occorrenza di altri 6-7 milioni. Giacca aveva appreso della mesta notizia, mentre era in vacanza tra North e South Dakota: «Non ci avevano avvertito, una grave perdita per la città», era stato il laconico commento. Il piatto forte della tavolata Mibact diventa chiaramente un Museo del mare a tutto Magazzino 26, sul quale si concentrano i due terzi della posta ministeriale. I Lavori pubblici hanno già impostato il progetto, che prevede di allestire i cinque livelli del più grande hangar di Porto vecchio (circa 35 mila metri quadrati) su sei temi portanti: storia e mitologia, pesca, navi&cantieri, navigazione e arti marinaresche, sport, esplorazioni ed ecosistemi. Il documento, mandato in Regione e allegato alla delibera giuntale, prevede che solo due realtà saranno "ammesse" nel 26, ovvero l'Immaginario scientifico (che può contare su un proprio finanziamento di 2,5 milioni) e il Museo dell'Antartide. Però l'assessore Giorgio Rossi non ha escluso, che, in una chiave progettuale ampliata, anche altri contributi possano partecipare alla grande "matrioska" del Porto vecchio, a cominciare dalle masserizie degli esuli istro-dalmati, ospitati precariamente nel Magazzino 18, dove piove dentro e dove non è garantibile la pubblica fruizione. Comunque, queste intenzioni rischiano di essere mera accademia se il ministero per i Beni culturali non dà l'assenso alle modifiche relative all'accordo operativo intervenuto il 9 ottobre 2017 tra il dicastero, la Regione Fvg, il Comune, l'Autorità portuale, accordo che a sua volta dava attuazione alla delibera-madre del Cipe, la 3/2016. La risposta ministeriale deve arrivare in Regione e la Regione informerà il Comune. A ieri non c'erano novità. È vero che in mezzo c'era agosto, mai stato un acceleratore della patria burocrazia. Però il tempo passa. E qualcuno comincia a pensare a uno strumento amministrativo per sbloccare l'impasse: l'accordo di programma Regione-Comune-Autorità.

Massimo Greco

 

 

Biciclette, batterie d'auto e panettoni spartitraffico ripescati dal mare - Sui fondali due relitti
Iniziativa targata Sistiana '89 nella baia con sommozzatori e volontari - Irrecuperabili per il momento un paio di carcasse di barche affondate
SISTIANA - Biciclette arrugginite, batterie esauste di automobili, panettoni spartitraffico, bottiglie di vetro e di plastica. Sono questi gli esempi più clamorosi del vasto campionario di immondizie che ieri sono state individuate e portate a riva dai quattro operatori volontari del Centro pordenonese sommozzatori, impegnati nell'operazione "Fondali puliti", promossa e organizzata nella baia di Sistiana dall'associazione sportiva dilettantistica Sistiana '89. Per l'intera mattinata, i sub sono scesi e risaliti più volte per mettere nelle mani di coloro che operavano a terra, una sessantina di volontari della stessa Sistiana '89, ma anche dei club che hanno collaborato, i Lions di Duino Aurisina e il Trieste host, della Protezione civile, della Croce rossa italiana, quanto trovavano sul fondale. Un'operazione sperimentale «che sarà certamente ripetuta nei prossimi anni, visto il successo che ha avuto - ha garantito il presidente del Sistiana '89, Riccardo Stokelj - e che speriamo possa servire anche a stimolare l'attenzione e il senso di responsabilità dei frequentatori della baia, perché ciò che abbiamo trovato fa riflettere». È evidente che abbandonare in fondo al mare batterie di automobili significa inquinare l'ambiente, nel quale tutti si tuffano e vanno a nuotare, con acidi e scorie dannosi e pericolosi. Ma anche gettare nello specchio d'acqua della baia di Sistiana biciclette che arrugginiscono e bottiglie di plastica che impiegano tempi biblici per consumarsi è un gesto che si traduce in un delitto ambientale che va a discapito dell'intera comunità. Per non parlare dei panettoni di cemento, forse frutto di scorrerie notturne di chi ha bevuto un po' troppo o di chi vuole liberare spazio in baia, per conquistare qualche parcheggio in più. La bella giornata ha favorito l'iniziativa del Sistiana '89, svoltasi con l'autorizzazione della Capitaneria di Porto e con il patrocinio del Comune di Duino Aurisina, rappresentato dall'assessore Massimo Romita, ieri in un doppio ruolo, in quanto anche past president del locale Lions club. Attorno ai sommozzatori del Centro di Pordenone, guidati dal presidente Roberto Battiston, si è presto creata una piccola folla di curiosi, che hanno seguito passo dopo passo le operazioni di recupero. «Sul fondale della baia sono state individuate anche due carcasse di vecchie imbarcazioni, evidentemente affondate sul posto da chi non si è preoccupato di portarle a riva per seguire il giusto iter di eliminazione - ha spiegato Luciano Burla, dirigente del Sistiana '89 - ma non abbiamo potuto recuperarle, perché ci sarebbe stata la necessità di disporre di attrezzature che non abbiamo, ma contiamo di poterlo fare in futuro. Per ora - ha continuato - siamo soddisfatti per questa prima operazione che abbiamo portato a termine. Oltre al risultato pratico - ha concluso Burla - è fondamentale il messaggio che abbiamo lanciato. Un richiamo a tutti, affinché il mare non sia poi considerato una discarica».

Ugo Salvini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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