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IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 dicembre 2019

 

 

Eventi climatici estremi, 20mila morti in Italia dal 1999 - Il rapporto 2020 di Germanwatch

Madrid. Italia sempre più esposta ai rischi dei cambiamenti climatici. È stato presentato ieri il Climate Risk Index 2020, lo studio annuale del gruppo di esperti di Germanwatch che calcola in quale misura i Paesi del mondo sono stati colpiti da eventi climatici estremi (tempeste, inondazioni, ondate di calore, ecc.) e li classifica in base alla loro vulnerabilità a tali eventi. L'Italia è al sesto posto nel mondo per morti legati al climate change: 19.947 decessi sarebbero riconducibili agli eventi meteorologici estremi, in particolare alluvioni e ondate di calore. Questa cifra, derivata dai database dell'assicuratore MunichRE, considera il periodo 1999-2018, durante il quale l'Italia ha perso 32,92 miliardi di euro in danni economici correlati. Perdite che ci posizionano al 26° posto nella classifica globale, su oltre 200 Paesi analizzati. Non vanno meglio i dati del solo 2018. Ci posizioniamo al 21° posto nel mondo per impatti da eventi climatici estremi e siamo al 18° posto nel mondo per danni economici. Particolarmente esposta l'agricoltura: secondo Coldiretti nel 2018 ci sarebbero stati danni per oltre 14 miliardi di euro. Rispetto ai decessi nel 2018, siamo al 28° posto nella classifica, con 56 morti ogni 100mila abitanti. Il Climate Risk Index 2020 rivela come gli effetti nefasti del cambiamento climatico colpiscano nazioni industrializzate e Paesi fragili. In vetta alla classifica di quest'anno, il Giappone, colpito da un'ondata di calore senza precedenti e da un numero di tifoni ben superiore alla media annuale. Un segnale per il governo conservatore di Shinzo Abe, ostile a disinvestire in nuove centrali a carbone. Dopo il Giappone troviamo le Filippine, in questi giorni flagellate dal tifone Kammuni, la Germania devastata da ripetute alluvioni e da ondate di calore estreme; il Madagascar messo in ginocchio dall'uragano Idai, l'India, con la peggior siccità dell'ultimo decennio. Poi Sri Lanka, Kenya, Rwanda, Canada e Fiji al decimo posto. Il report arriva in momento critico del vertice mondiale sul clima "Cop25", in corso a Madrid. Uno degli argomenti centrali su cui si discute sono i finanziamenti per Loss&Damage, noto anche come Meccanismo internazionale di Varsavia (Wim), una sorta di assicurazione finanziaria per gli Stati meno industrializzati colpiti da condizioni meteorologiche estreme, per assisterli in caso di disastri devastanti.«L'indice di rischio climatico mostra che i cambiamenti climatici hanno impatti disastrosi soprattutto per i Paesi poveri, dove non nessuno è assicurato, ma causa anche danni sempre più gravi in Paesi industrializzati come il Giappone o la Germania, diventando un rischio anche per le compagnie assicurative», afferma uno degli autori del report, David Eckstein.Secondo Piero Pelizzaro, Chief Resilience Officer del Comune di Milano ed esperto internazionale di resilienza, «gli impatti dei cambiamenti climatici diventano ancora più evidenti su scala urbana. I governi delle città, i grandi assenti dei negoziati, devono purtroppo gestire gli impatti quotidianamente. Berlino, Karachi, Milano, Los Angeles, Amsterdam durante hanno vissuto situazioni di emergenza dalle temperature record agli incendi. Adattarsi al nuovo clima è fondamentale per tutelare la salute dei cittadini».Per i Paesi ricchi come l'Italia questo report diviene un monito per agire rapidamente sui cambiamenti climatici. Per prevenire impatti ben più gravi. -

Emanuele Bompan

 

Danni per 11 miliardi previsti entro il 2050 e il piano nazionale resta fermo al palo

Si spende più per gli interventi di emergenza che nella prevenzione - Inattuate le 350 azioni incluse nel documento ministeriale del 2017

L'Italia è fragile. Per l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale il 91% dei Comuni può essere interessato da frane o alluvioni; nel 2018 il ministro dell'Ambiente ha riconosciuto che «un quinto del Paese è a rischio desertificazione». E il futuro promette nulla di buono: più di 5mila chilometri quadrati, una superficie paragonabile alla Liguria, secondo uno studio dell'Enea da qui al 2100 rischiano di finire sott'acqua per l'innalzamento dei mari. Entro il 2050 le temperature medie aumenteranno di due gradi, le piogge diminuiranno ma saranno più intense, i frost days (temperature minime sotto lo zero) saranno più rari, ma i summer days (massime oltre i 29 gradi) più numerosi. Tutte le aree costiere saranno caratterizzate da un aumento di temperatura (1,30 gradi nel mar Jonio, Tirreno e Ligure, 1,6 nell'Adriatico). E saranno erose: oltre 1800 chilometri, più del 21%. La situazione peggiorerà: l'innalzamento del livello del mare tra 7 e 9 centimetri avrà «un impatto in termini di erosione ed esposizione alle inondazioni». Le alluvioni sono destinate ad aumentare, come le frane che spesso ne sono diretta conseguenza. Cresceranno anche siccità, incendi e ondate di calore. L'Italia è fragile. E vive al di sopra dei propri mezzi, consuma troppa energia e acqua: 52 miliardi di metri cubi l'anno, impiegando oltre il 30% delle risorse rinnovabili disponibili, ben oltre la soglia del 20% indicata dall'Europa. Il documento inattuato - Nel 2017 il ministero dell'Ambiente ha chiesto a un centinaio di esperti di comporre un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Il documento è stato redatto ma nessuno l'ha tradotto in decisioni politiche e amministrative. Prevede oltre 350 azioni per arginare il cambiamento climatico. E stima per l'Italia un potenziale danno diretto atteso da alluvioni nel 2050, agli attuali livelli di protezione, di 1,6 miliardi, il triplo rispetto a 50 anni fa, che negli scenari più pessimistici lievitano fino a 4 o anche11 miliardi. Già ora la spesa per la riduzione del rischio è quasi pari a quella per la gestione delle emergenze: dal 1998 al 2016 sono state finanziate più di 5mila opere di mitigazione, per un valore superiore ai 5,3 miliardi e stanziati quasi 2 per l'emergenza (esclusa la spesa dei privati). Il guaio è che anche la prevenzione sembra, in modo anomalo, guardare al passato. «La legislazione prevede che nelle valutazioni di impatto ambientale sulle opere non si considerino gli scenari futuri», spiega Riccardo Valentini, ordinario di Scienze dell'ambiente forestale all'Università della Tuscia e membro dell'Intergovernmental Panel on Climate Change cui è stato assegnato il Nobel per la Pace nel 2007. «In sostanza realizziamo opere per difenderci da quel che è accaduto in passato anziché per proteggerci da quel che accadrà, col risultato che si rivelano del tutto inadeguate allo scopo». Eppure il governo, che dovrebbe modificare le leggi, nei suoi dossier cita studi per quantificare il danno evitato qualora il livello di protezione contro il dissesto fosse adeguato al maggior rischio dovuto al cambiamento climatico: la perdita di Pil si ridurrebbe del 63% con picchi dell'86% in Regioni come Val d'Aosta e Trentino. Ispra, agenzia del governo, stima che proteggere le coste dall'erosione costerebbe un quarto rispetto agli interventi in emergenza. l'energia "verde"Un settore in cui l'Italia si è mossa per tempo è quello delle fonti rinnovabili, sulla scia di un evidente interesse privato da parte dei giganti dell'energia. E così la quota di energia "verde" l'anno prossimo salirà al 26% - rispetto a un obiettivo fissato dall'Europa del 17% - e raddoppierà entro il 2030. Per il resto si spende poco. Si spende male. E si fatica a tradurre le intenzioni in azioni. Il Piano nazionale ne contiene oltre 350, ma la loro concreta applicazione spetterebbe ai territori - Regioni e comuni - nelle cui mani stanno gli strumenti urbanistici e i piani di riassetto idrogeologico. «Purtroppo la strategia nazionale fatica a tradursi perché i livelli amministrativi locali tendono a non recepirla, o a farlo in maniera disordinata», dice Valentini. La dimostrazione sta nel fatto che il 16,6% del territorio nazionale è classificato ad alta pericolosità per frane e alluvioni e il 13% degli edifici (oltre un milione e mezzo) è in aree a rischio. «Nel corso dei decenni, attraverso permessi o condoni, si è riusciti a edificare, talvolta densamente, in aree esposte al pericolo d'inondazione», spiega Fabio Luino, dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, «e spesso lo si è continuato a fare anche dopo disastri tremendi, come l'alluvione del 1994 in Piemonte». Per questo nella comunità scientifica si sono fatti strada due argomenti: «Risarcire chi ha subìto un danno su aree a rischio ma solo a patto che ricostruisca in zone sicure - spiega Luino - così eviteremmo un continuo sperpero di denaro pubblico». E, per la stessa ragione, come avviene in Paesi ad alto rischio introdurre l'obbligo di assicurazione sugli eventi catastrofici. 

Davide Lessi - Andrea Rossi

 

 

ORTI E GIARDINI -  Arriva la proroga del bonus verde per gli orti e giardini

Tra i piccoli aggiustamenti qua e là all'impianto della Manovra, è compresa la proroga del bonus verde per i giardini. L'intesa raggiunta permette di detrarre il 36% delle spese per la riqualificazione dei giardini. In un primo momento non era stato confermato. Invece «ci sarà - ha annunciato il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova -. Abbiamo fatto uno sforzo come Ministero e con nostre risorse abbiamo garantito la proroga».«Ora mi auguro che tante cittadine e tanti cittadini utilizzino questa occasione per piantare alberi, rinnovare giardini e terrazzi scegliendo i prodotti dei florovivaisti italiani, un nostro orgoglio. Anche così potremo lavorare sulla crisi climatica e rendere le nostre città più verdi e più inclusive. E per questo i Piani del verde dovrebbero divenire una priorità nelle progettazioni urbanistiche territoriali» ha concluso. «La conferma del bonus verde nella Manovra finanziaria risponde alle nostre ripetute sollecitazioni per favorire con le detrazioni fiscali la diffusione di parchi, giardini e terrazzi in città, capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento» afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento agli emendamenti per confermare nel 2019 il cosiddetto bonus verde. «È importante rifinanziare - sottolinea la Coldiretti - un intervento innovativo che aiuta a fare crescere il verde privato con un impatto positivo anche sull'ecosistema e sul contrasto dei cambiamenti climatici, oltre che sulle imprese florovivaistiche nazionali. Senza proroga scadrebbe infatti a fine anno il bonus che prevede attualmente una detrazione ai fini Irpef nella misura del 36% delle spese sostenute per la sistemazione a verde di aree scoperte private e condominiali di edifici esistenti, di unità immobiliari, pertinenze o recinzioni (giardini, terrazze), per la realizzazione di impianti di irrigazione, pozzi, coperture a verde e giardini pensili. Una pianta adulta è capace di catturare dall'aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili.

 

 

Viabilità, Porto vecchio diventi un'area a misura di bicicletta  - la lettera del giorno di Luca Mastropasqua, presidente Fiab Trieste Ulisse

Negli ultimi 24 mesi nel Friuli Venezia Giulia si è concretizzato uno straordinario cambiamento delle leggi sulla ciclabilità che hanno consegnato un quadro normativo finalmente capace di favorire una mobilità nuova e attiva. Lo scopo delle leggi è incrementare l'utilizzo della bicicletta per gli spostamenti quotidiani casa-scuola e casa-lavoro e promuovere nuovi stili attivi di vita e di mobilità. Per quanto riguarda le città, e quindi Trieste, le norme prevedono che siano sviluppati collegamenti ciclabili lungo le principali direttrici di traffico, con infrastrutture capaci, dirette e sicure, dando la netta preferenza all'uso di corsie ciclabili in carreggiata. La filosofia di fondo è dunque quella di riportare la bicicletta, in particolare quando destinata a un uso "utilitario" e veloce, sulla strada, mediante una serie d'interventi atti a controllare e ridurre le velocità degli autoveicoli, a dare continuità ai percorsi e a proteggere soprattutto gli attraversamenti trasversali dove avvengono la maggior parte degli incidenti. Sicurezza e comfort quali condizioni per un incremento dell'utilizzo della bicicletta. Nel medesimo periodo Trieste ha intrapreso la strada del recupero del Porto vecchio, ovvero la restituzione alla città di 66 ettari di area portuale centralissima, sul mare, ben collegata alla città, con il suo milione di metri cubi di hangar congelati da decenni quasi nella forma originaria e chilometri di strade e aree inutilizzate. Di quell'area tutti i triestini hanno interiorizzato due caratteristiche: lo spazio e la bellezza. In questa situazione di novità delle normative e nuovo assetto urbano della città, ricordiamo che è in corso di elaborazione il Pums, Piano urbano della mobilità sostenibile e contemporaneamente il Piano della ciclabilità (Biciplan) dell'Uti Giuliana. Come Fiab chiediamo che si utilizzino appieno le nuove leggi per progettare e ripensare tutta la città in senso sostenibile, e non si applichi all'area del Porto vecchio un superato modello urbano "centrato sull'automobile", in cui ogni metro quadro di spazio pubblico è stato invaso dalle automobili, fenomeno cui stanno rimediando tutte le città del mondo. È giunto il momento per la nostra città di misurarsi con le sfide del prossimo futuro. Fiab auspica che a Trieste si voglia tener conto anche degli esiti di esperienze note e studiate in Europa: a nostro parere dimostrano come un aumento dei servizi alla cittadinanza che si sposta in bici e una riduzione dell'utilizzo dell'automobile privata in ambito urbano, sia in grado di generare una serie di conseguenze positive. Per noi la bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart: migliora il traffico, l'ambiente, la salute e l'economia. La bicicletta a nostro avviso fa bene alla città e a chi la usa e Trieste a nostro parere deve finalmente cogliere tutte queste opportunità.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 dicembre 2019

 

 

La richiesta di Spi Cgil: «Una pista ciclabile da Aquilinia a Bagnoli» - il Sindacato Pensionati

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Una pista ciclabile che colleghi Bagnoli della Rosandra, Caresana e Aquilinia. È questa la richiesta formulata in questi giorni dal sindacato dei pensionati della Cgil, lo Spi, e indirizzata alle amministrazioni di Muggia e San Dorligo della Valle. L'esigenza è emersa nel corso della recente assemblea indetta dallo Spi Cgil di Muggia, alla quale hanno partecipato molti dei pensionati della zona dei due Comuni. «Abbiamo preso nota di numerose segnalazioni giunte dai cittadini - spiega il segretario dello Spi Cgil, Stefano Borini - perciò le abbiamo inoltrate ai Comuni interessati». La ciclabile intercomunale fa parte di un più complesso gruppo di richieste: i residenti hanno auspicato anche che siano recuperati gli edifici che un tempo ospitavano l'albergo "Monte d'oro" e l'ex caserma della Guardia di Finanza, «per adibirli a centro di aggregazione pubblica e a centro diurno per anziani». «In zona - riprende Borini - questa è un'esigenza particolarmente sentita. Garantire ai pensionati luoghi di socializzazione è sempre importante». Lo Spi Cgil aveva iniziato questo dialogo con la popolazione ad agosto. «In quell'occasione - conclude Borini - è cominciato un confronto molto costruttivo con il Comune di Muggia, che adesso vogliamo riproporre anche con San Dorligo della Valle, perché come sindacato valutiamo molto positivamente la partecipazione e la discussione attiva dei cittadini e pensionati in un rinnovato dialogo con i rappresentanti istituzionali». 

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 dicembre 2019

 

 

E per garantire sicurezza a chi si sposta a piedi a Opicina sbarca la prima zona a 30 all'ora

Intervento da 400 mila euro per installare dissuasori, ampliare marciapiedi e rifare i segnali

Inizieranno lunedì prossimo, dureranno 180 giorni, per una spesa complessiva di 400 mila euro, e avranno l'obiettivo di garantire una maggiore sicurezza ai pedoni che vivono o frequentano Opicina. Sono i nuovi interventi per la realizzazione di una zona con limite di 30 chilometri all'ora per il traffico veicolare e di un percorso sicuro sui marciapiedi, in un tratto particolarmente frequentato dai bambini. La consegna dei lavori è stata effettuata nei giorni scorsi e il progetto nasce dal confronto e dal dialogo tra Comune, circoscrizione, residenti, le famiglie della scuola primaria Carlo Lona e il ricreatorio Fonda Savio. Ducentomila euro derivano dal Piano nazionale della sicurezza stradale, l'altra metà è finanziata dall'amministrazione comunale.Il percorso tutelato e protetto per i pedoni, il Pedibus, si snoderà proprio lungo il tratto tra la scuola e il ricreatorio. Le vie interessate complessivamente dai nuovi limiti e da migliorie sui marciapiedi saranno via Carsia, via dei Salici, via della Vena, via Doberdò, via Sant'Isidoro, via dei Tigli e via San Mauro. «Siamo molto soddisfatti perché il cantiere era atteso da tempo - spiega l'assessore comunale ai Lavori Pubblici Elisa Lodi - e dimostra come questa amministrazione sia attenta non solo al centro città. A Opicina in particolare ricordo che abbiamo già effettuato tante nuove asfaltature di recente, oltre alla sistemazione della chiesa di San Bartolomeo». Le opere, nel dettaglio, riguarderanno la costruzione dei pezzi di marciapiede mancante, il rifacimento della pavimentazione di quelli esistenti, e in più punti danneggiati, la realizzazione di abbassamenti in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, per agevolare persone con difficoltà motoria, ma anche passeggini e carrozzine. E sempre sugli abbassamenti sarà inserito anche un pavimento tattilo-plantare, come supporto per i non vedenti. Saranno installati poi dissuasori di sosta, per impedire il parcheggio selvaggio di mezzi. Verrà applicata anche una segnaletica colorata, per evidenziare che sulla carreggiata bisogna presentare attenzione alle persone in transito. È prevista la manutenzione generale di tutti i segnali presenti, oltre all'inserimento di nuovi, con l'indicazione della zona 30, e per identificare soprattutto il Pedibus e per ricordare gli automobilisti che sarà fondamentale procedere senza premere troppo il piede sull'acceleratore. «Abbiamo recepito in particolare le esigenze dei bambini e dei residenti - sottolinea l'assessore comunale all' Urbanistica Luisa Polli - in base agli incontri effettuati con la circoscrizione e con cittadini. Si tratta di una zona a 30 chilometri all'ora che rappresenta solo l'inizio, una novità che in futuro vorremmo applicare anche in altri rioni della città».Durante i vari interventi programmati, saranno sistemati anche i chiusini e il sistema di drenaggio dell'acqua piovana, e verranno creati anche nuovi attraversamenti pedonali nelle aree verdi.

 

 

«Il Porto vecchio non può ridursi a un'operazione immobiliare»  - L'incontro pubblico dell'associazione "Un'altra città"

Quale relazione si può costruire tra interessi privati e interessi pubblici nel recupero dell'area? Quali ricadute avrà questo auspicabile equilibrio di interessi sulla riappropriazione collettiva del Porto vecchio, così come sulla qualità degli spazi pubblici? Sono alcune delle domande che sono state al centro dell'incontro pubblico "Porto vecchio, impresa collettiva", organizzato ieri dalla rete civica "Un'Altra Città" nella Sala Giubileo. L'evento si è aperto con una riflessione dell'architetta Lucia Krasovec sul ruolo dei beni comuni per la costruzione di una città e della sua comunità, che spesso però «vengono distrutti in maniera passiva e neutrale». «Il Porto vecchio oggi dovrebbe diventare il luogo da cui parte la rigenerazione in tutta la città - spiega Krasovec -, perché è inevitabile che non determini dei cambiamenti in tutto il suo tessuto. Ogni intervento dovrà essere inserito in questa visione d'insieme della città per rideterminarne una partenza».L'intervento successivo è stato quello di William Starc, che ha ragionato attorno alle potenzialità e i rischi insiti nel futuro del porto vecchio. «Dagli anni '80 abbiamo visto un interesse per la trasformazione delle aree abbandonate - ha affermato Starc -, come porto San Rocco e l'area Fiat di Campo Marzio che sono due interventi che ora stanno soffrendo di sottoccupazione. La preoccupazione è: Porto vecchio sarà questo? Se fosse solo un'operazione di tipo immobiliare senza risultati per la città sarebbe molto grave». L'incontro è proseguito con una panoramica di Roberto Dambrosi su alcuni dei "buchi neri" presenti nel tessuto urbano della città e poi con una sessione partecipativa di tavoli di lavoro, coordinati da Riccardo Laterza e Gaia Novati, con il compito di approfondire i vari temi trattati in precedenza. 

Simone Modugno

 

 

SEGNALAZIONI - Pulizia strade - I soffiatori vanno aboliti

Per quanto riguarda i soffiatori si dovrebbero abolire con una legge, visto che quando si fa pulizia delle strade si sollevano le polveri cancerogene dovuto all'inquinamento di tutti i tipi. Inoltre domenica 1 dicembre sulla pagina delle segnalazioni del quotidiano Il Piccolo è stato scritto con il titolo Pulizia della strade i "soffiatori" erano per il tram, il sottoscritto si ricorda che si usava un attrezzo adatto per la pulitura delle rotaie. Inoltre per la rimozione dei rifiuti sui marciapiedi e nelle aree di sotto delle autovetture si potrebbe usare con la pressione dell'acqua e anche qualche volta non farebbe male disinfettare le strade.

Nevio Tul

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 2 dicembre 2019

 

 

A4, aperto il secondo ponte sul Tagliamento Le tre corsie ok da Palmanova a San Giorgio

Entro la fine dell'anno i chilometri percorribili saranno quasi 19, nel 2021 l'intero tragitto fino a Portogruaro

Ronchis. Sui viadotti del fiume Tagliamento è già terza corsia. Ieri Autovie Venete ha aperto al traffico il secondo manufatto che garantisce i transiti verso Trieste. Un'opera d'arte - così l'ha definita il presidente della concessionaria autostradale, Maurizio Castagna - per dimensioni, per capacità di ridurre i disagi all'utenza e di tutelare il fiume durante le piene, realizzata in tempo di record (dieci mesi, ndr) tanto da ridurre di un anno la durata del cantiere. Il tratto Alvisopoli-Palmanova sarà inaugurato a fine marzo 2020; entro il 2021 seguirà l'apertura dell'intero tratto Portogruaro-Palmanova, quello a maggior passaggio di traffico.«È un grande risultato per il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, di cui dobbiamo essere orgogliosi. Generalmente in Italia è un successo quando le grandi infrastrutture vengono ultimate con qualche anno di ritardo» ha fatto notare il governatore Massimiliano Fedriga, auspicando che la terza corsia possa dimostrare, a livello nazionale, che «le opere pubbliche si possono fare bene e anche rapidamente». Un plauso è giunto pure dall'assessore regionale alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, secondo il quale l'apertura del ponte sul Tagliamento dà maggior sicurezza all'utenza e ulteriori certezze in termini di arrivo e partenze a uomini e merci. Ridurrà i disagi ai comuni vicini sottoposti, negli ultimi mesi, a un aumento di traffico. Sotto un cielo plumbeo, autorità, amministratori, politici e i vertici di Autovie Venete e della Regione hanno aperto al traffico il secondo ponte sul Tagliamento. Lungo il primo viadotto i mezzi transitano da circa un anno. Da ieri quindi lungo la A4 si transita su tre corsie da San Giorgio a Palmanova in entrambe le direzioni di marcia. La terza corsia ha raggiunto una lunghezza di 6,8 chilometri. Tra qualche giorno si aggiungeranno i chilometri che uniscono Alvisopoli a poco prima del ponte sul fiume Stella, all'altezza di Rivignano-Teor in direzione Trieste. Entro fine anno lo stesso tratto sarà completato anche in direzione opposta per raggiungere quasi 19 km di terza corsia percorribili.«Possiamo vedere la fine del terzo lotto della terza corsia» ha spiegato Castagna agli ospiti nel tragitto, percorso in pullman, da Ronchis al viadotto, non senza evidenziare che a fine marzo 2020 l'avanzamento dei lavori avrà raggiunto l'80% dell'opera. «Lo sforzo fatto da imprese, commissario, Autovie Venete e da tutti coloro che hanno lavorato è stato tale da consentire l'apertura del terzo lotto con quasi un anno di anticipo rispetto alla data contrattuale». Castagna ha citato questo fatto tutt'altro che irrilevante proprio perché, chilometro dopo chilometro, si riducono i disagi agli automobilisti: «Abbiamo rispettato la promessa». Il terzo lotto, nella sua complessità, vale oltre 400 milioni di euro. A ricordare l'importo è stato il responsabile unico del procedimento (Rup), Enrico Razzini, nel ribadire che la riduzione dei tempi di costruzione «è un fatto unico. Il viadotto è l'opera più importante che abbiamo, sostituisce un manufatto che era delicato nella sua gestione, vetusto, costruito 60 anni fa e ormai giunto a fine vita. L'averlo sostituito ci ha dato serenità gestionale».Ma la domanda che ieri tutti si ponevano era: «Qual è la ricetta che ha consentito di tagliare i tempi di realizzazione?». All'intesa fra la committenza e le imprese (Rizzani de Eccher e Pizzarotti) unita alla «faticosissima trattativa raggiunta dopo aver sviscerato tutte le problematiche» illustrate da Castagna, Marco de Eccher, il presidente dell'omonimo gruppo, ha aggiunto «il sistema di gara che ha consentito di formulare proposte tecniche e il meccanismo contrattuale che prevede la premialità nel tempo. Abbiamo iniziato questo cantiere - ha precisato de Eccher - con 5/6 anni di ritardo rispetto al contratto per anticipare la consegna, questo ha presupposto la rinegoziazione con il premio di acceleramento che è stata la ciambella di salvataggio per l'impresa che è riuscita a prenderlo». A tutto ciò l'imprenditore ha aggiunto il processo industrializzato attuato per produrre, in un apposito stabilimento all'interno del cantiere, le parti prefabbricate. «Questo viadotto è stato fatto integralmente in proprio». De Eccher l'ha ripetuto con orgoglio spiegando che la produzione in proprio consente di recuperare i tempi morti determinati dal maltempo. E se la dimensione dell'opera è stata determinante per adottare questo metodo, altrettanto fondamentale è risultato «il saper fare, la caparbietà e la serietà delle maestranze friulane. Mentre la realizzazione della terza corsia brucia i tempi, l'ampliamento del casello al Lisert è fermo. A seguito dell'inchiesta giudiziaria "Grande Tagliamento" l'opera è sospesa fino a marzo 2020. «Togliendo gli ostacoli il traffico arriva più velocemente a Trieste e il rischio che al Lisert le code aumentino è reale» ha ammesso Razzini indicando però anche la via d'uscita: «Fortunatamente l'A34, l'autostrada Villesse-Gorizia, funziona da bypass e se la coda si allunga istituiamo l'uscita obbligatoria sull'A34».

Giacomina Pellizzari

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 dicembre 2019

 

 

Barcolana, puliti i fondali I sub recuperano due quintali di rifiuti  - bacino San Giusto

Quasi due quintali di rifiuti, più o meno ingombranti, riemersi dal mare grazie all'impegno di una trentina di volontari, tra i quali 25 sommozzatori, e il supporto delle unità cinofile dell'associazione Cani salvataggio Trieste. È il bilancio dell'operazione di pulizia dei fondali scattata ieri sulle rive del bacino San Giusto dalla Stazione Marittima al Molo Audace. Coinvolti Acegas, Polizia Marittima, Barcolana, Altritaliambiente, Sogit, Guardia Costiera Ausiliaria, Circolo Sommozzatori, Immersione Caschi Professionali, Ghisleri, Lega Navale, Sub Sea, Bignami Sub, Pompieri Volontari. I sodalizi fanno parte del gruppo di lavoro Fare Ambiente. Acegas ha messo a disposizione container e altro materiale per la raccolta. I sommozzatori si sono immersi passando al setaccio i fondali, trovando un po' di tutto: vecchie transenne ormai "colonizzate" dai mitili, una decina di cellulari, un vecchio passeggino e poi tantissime bottiglie e altri rifiuti vari. «Grazie a tutti i volontari - ha dichiarato il presidente della Società velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz - e alle associazioni che hanno aderito al progetto, collegato a #UnplasticTrieste e alla nostra bella Alice: abbiamo così chiuso, con una pulizia dei fondali, l'edizione 51 della Barcolana e il nostro impegno per la salvaguardia dell'ambiente e del mare continua sempre».

 

SEGNALAZIONI - Pulizia strade - I "soffiatori"erano per il tram

In relazione alla lettera da voi pubblicata in data 29 novembre, dal titolo "Spazzamento, ecco perché siamo contrari all'uso dei soffiatori" AcegasApsAmga desidera innanzitutto precisare che la pulizia citata nella segnalazione rientra in un intervento straordinario a supporto di Trieste Trasporti e Amministrazione comunale. Tale pulizia è, infatti, risultata necessaria per permettere la completa rimozione dei detriti accumulatisi negli ultimi mesi nelle rotaie e nei vari interstizi della linea tranviaria, al fine di permettere le prove del tram. In merito all'utilizzo dei soffiatori negli interventi ordinari di pulizia stradale della città, tali strumenti vengono impiegati per la rimozione di rifiuti nelle aree al di sotto della auto. L'alternativa a tale soluzione richiederebbe l'istituzione di divieti di sosta permanenti nelle giornate di servizio di pulizia, con inevitabili disagi per i cittadini. Al fine di fornire un sempre migliore servizio ai cittadini, riducendo l'impatto acustico di tali interventi, AcegasApsAmga ha implementato l'utilizzo di soffiatori elettrici nelle aree cittadine.

Valentina Albanese - Comunicazione AcegasApsAmga

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 30 novembre 2019

 

 

Fridays For Future colora il venerdì da nero a verde «Sconti? Si pensi al clima»

I giovani del movimento ambientalista hanno sfilato lungo le vie cittadine rilanciando slogan "green". Ultima tappa in piazza Unità con le candele

È stato un confronto a distanza tra due diversi "venerdì": da una parte il corteo "verde" dei giovani che protestavano contro il cambiamento climatico, dall'altra quello "nero" dei consumatori che andavano a caccia delle migliori offerte nei negozi. Come nel resto del mondo, ieri pomeriggio si è svolto anche a Trieste il "Quarto Sciopero Globale" dei Fridays For Future, per protestare appunto contro i cambiamenti climatici in atto sul pianeta e chiedere un intervento concreto da parte della politica. Infatti, secondo gli attivisti del movimento, nonostante l'urgenza con cui la crisi climatica andrebbe affrontata, istituzioni e governi non si sono ancora dimostrati capaci di mettere in atto misure adeguate. «Abbiamo scelto questa giornata per dipingere di verde il Black Friday. Questo modello consumistico e di mercato al quale siamo abituati fa sì che le industrie producano tanta anidride carbonica e altri gas che causano il riscaldamento globale», ha spiegato Laura Zorzini, attivista di Fridays For Future Trieste. «Naturalmente noi non colpevolizziamo l'individuo - prosegue Laura - ma il nostro intento è di dare un segnale forte a tutti e tutte affinché possano riconoscersi in un modello differente di economia. Non siamo contro nessuno ma proponiamo un modello differente, quello dell'economia circolare ed ecosostenibile». Almeno un centinaio di giovani hanno sfilato da piazza Goldoni a piazza Unità passando per piazza Oberdan, al grido di "Cos'è che vogliamo? Giustizia climatica! E quando la vogliamo? Ora! ". Tra gli altri slogan anche "Spegnete i motori!", che ha trovato come risposta provocatoria da parte di alcuni automobilisti il rombare dei loro motori. Una volta giunti in piazza della Borsa, i manifestanti hanno inscenato un flash mob distendendosi per terra come se fossero morti, per simboleggiare il rischio che l'umanità sta correndo a causa dei cambiamenti climatici. Il corteo è terminato in piazza Unità, dove si è susseguita una serie di interventi al microfono ed è stato posizionato un cartellone sul quale ognuno poteva scrivere come avrebbe speso in maniera alternativa i 570 mila euro impiegati dal Comune per le luci e gli addobbi di Natale. Tra le proposte figuravano: "pannelli fotovoltaici", "piantare nuovi alberi", "potenziamento trasporto pubblico", "coperte e cibo per famiglie bisognose" e così via. Infine sono state accese delle candele per fare simbolicamente luce sulla crisi climatica e si è tenuto un dj-set organizzato assieme a Link Trieste.-

Simone Modugno

 

 

Auto elettriche nel "pubblico" Scatta la sfida da 20 milioni - LE STRATEGIE DELLA GIUNTA

TRIESTE. Non si risolverà il problema del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, ma il segnale è quello "filosofico" di una regione che crede nella sostenibilità. Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, parla di «rivoluzione elettrica» nell'illustrare l'investimento del Friuli Venezia Giulia, prima regione in Europa a dotarsi di un piano di mobilità elettrica, che porterà la Pa (Regione, Arpa, Aziende sanitari e Comuni capoluogo) a dotarsi di 600 veicoli elettrici nel 2021, grazie al bando Neomix da 20 milioni di euro. Ambiente - Scoccimarro entra nel dettaglio dell'iniziativa all'apertura della giornata di studio "Mobilità elettrica: trasporti, ambiente, energia", promossa dalla Regione in collaborazione con l'Associazione di elettrotecnica, dalla Federazione degli ingegneri Fvg e dal Dipartimento di Ingegneria e architettura dell'Università di Trieste. E non dimentica l'investimento nel fotovoltaico di Trieste Airport e l'impegno per la decarbonizzazione della Ferriera di Servola e del Polo industriale monfalconese. Quanto ai veicoli privati, con il Fvg che conta 800 mila mezzi, di cui 125 mila di categoria euro 0 o precedenti, «per favorire la sostituzione delle auto inquinanti, la Regione ha introdotto gli incentivi: si possono ricevere fino a cinquemila euro di contributo, oltre a quello statale». Da metà settembre a metà ottobre, con 524 domande in fila, sono già andati esauriti gli 1,8 milioni per favorire l'acquisto di auto ibride ed elettriche. UNIVERSITA' - La Regione, conferma la collega all'Istruzione Alessia Rosolen, ha messo invece a bilancio quasi 26 milioni triennali per il sistema universitario, di cui 16 nella parte corrente (docenti, assegnisti di ricerca, fiere di orientamento, eventi) e 10 per la riqualificazione e l'ammodernamento di strutture e infrastrutture di ricerca, con cinque milioni dedicati alla sola edilizia universitaria. «Dopo lunghi anni di paralisi - sottolinea Rosolen - sblocchiamo fondi strategici e fondamentali che vengono impiegati per dare risposta a esigenze plurime e complementari». I 200 mila euro tagliati a Udine? «Evitiamo derby territoriali al ribasso e puntiamo a creare le condizioni affinché il nostro sistema possa esprimere un livello di professionalità e specializzazione sempre più rimarchevole». Opere - Nella seduta di giunta di ieri è stato poi ancora Scoccimarro a deliberare uno stanziamento di quasi quattro milioni a integrare il programma degli interventi per il 2019 sui corsi d'acqua e sulle opere idrauliche della rete idrografica regionale. I lavori saranno curati dai Consorzi di bonifica e dal Comune di Chiusaforte. Su proposta di Graziano Pizzimenti, assessore al Territorio, la giunta ha quindi finanziato con un milione di euro Friuli Venezia Giulia Strade per l'installazione di barriere salva motociclisti nei tratti stradali più pericolosi.

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 29 novembre 2019

 

 

Nasce il comitato Barcolaverde «Basta cemento sul lungomare»

Residenti pronti a dar battaglia al progetto che prevede la costruzione di due edifici con garage interrati dietro all'Old Wilde West. Pressing sui consiglieri comunali

I residenti di Barcola, affiancati da diverse associazioni ambientaliste e da cittadini sensibili alla salvaguardi del lungomare, si preparano a dare battaglia. Lo faranno presentando opposizione al progetto delle due nuove palazzine che la Igei srl intende costruire nell'area verde di salita di Miramare, alle spalle dell'immobile che ospita l'Old Wild West. A questo scopo è nato il gruppo Barcolaverde che, supportato da professionisti, ha redatto un articolato documento, con una lunga serie di osservazioni. Ad essere evidenziate sono diverse criticità del progetto - presentabile in virtù dell'approvazione nel 2015 da parte del Comune del Piano particolareggiato di attuazione del Piano regolatore generale -, che prevede l'edificazione di due costruzioni a due piani con parcheggio interrato, oltre ad un altro parcheggio pubblico da 12 stalli che sorgerebbe all'imbocco della salita e, dunque, su viale Miramare. «Questo intervento - osservano i portavoce di Barcolaverde - rappresenterebbe un'ulteriore perdita di territorio e di aree verdi, con ripercussioni elevate sul patrimonio di flora e fauna, e solo per opere di urbanizzazione speculativa». Nel prendere visione del Piano attuativo comunale (Pac) di iniziativa privata per quell'intervento, delle relative delibere e ascoltando gli interventi sull'iniziativa nel corso di una recente seduta del Consiglio Comunale, al gruppo di lavoro di Barcolaverde è saltato subito all'occhio il rendering del progetto, ritenuto «incoerente». «È un'errata rappresentazione di come quel progetto trasformerà quell'area, tra l'altro valutando solo l'impatto dal mare e non dal Carso - sostengono i residenti -. Il risultato invece sarà diverso. Nel foto-inserimento presentato, gli edifici sono mitigati da una vegetazione, che, per consentire la costituzione verrà tagliata, mettendo di fatto in risalto anche altre costruzioni che oggi non si vedono dalla strada e dal mare. Affinché quella vegetazione ricresca in maniera tale da mascherare almeno parzialmente quelle palazzine, ci vorranno decenni». Osservazioni vengono sollevate anche in merito alla viabilità, al parcheggio, o all'obbligo per chi scende da quella salita per immettersi in viale Miramare, di svoltare a destra, «il che, - spiegano - ci obbligherebbe a dover arrivare fino al bivio di Miramare e poi rimettersi sulla strada per Trieste, allungando il tragitto verso la città di 2,4 km: una soluzione che ha un impatto anche sulla qualità dell'aria». Per i residenti, «l'amministrazione dovrebbe pretendere vengano adottati tutti i sistemi per mitigare l'impatto che quel progetto avrà su quell'area (vedi tetti verdi), preoccupandosi non esclusivamente di un eventuale ricorso da parte dei promotori del progetto, ma anche di possibili ricorsi da parte di chi subirà quell'iniziativa». I referenti di Barcolaverde - che invitano quanti intendono condividere queste preoccupazioni a scrivere a barcolaverde@gmail. com tenendo conto che il termine per presentare opposizione è fissato al 24 dicembre - hanno già contattato membri della maggioranza e dell'opposizione in Consiglio comunale, per manifestare la propria contrarietà e chiedere un'ulteriore mitigazione del progetto, in modo da renderlo più compatibile con l'ambiente. Alcuni consiglieri, evidenziano già sensibilità all'iniziativa del gruppo. «Sto procedendo con alcune verifiche tecniche circa la compatibilità con il piano regolatore vigente - anticipa il pentastellato Paolo Menis che ha già incontrato gli aderenti a Barcolaverde -. Restano molte perplessità sulla strada di collegamento che è molto stretta, sulle insufficienti opere di mitigazione dell'impatto visivo e ambientale, e comunque sul fatto che una gran fetta di bosco verrà rasa al suolo. Al di là del progetto specifico, la giunta Dipiazza e quelle successive dovranno lavorare per ridurre radicalmente il suolo edificabile sul nostro territorio». Perplesso anche il forzista Michele Babuder: «Ho già manifestato le mie preoccupazioni in Consiglio durante l'adozione del Pac di iniziativa privata, ritenendo per questo di non partecipare al voto. L'intervento risulta, a mio dire, fortemente impattante dal punto di vista ambientale e urbanistico, mentre le opere di urbanizzazione primaria di rilevanza pubblica previste a carico dei soggetti attuatori, mi sembrano soggettivamente residuali rispetto all'intervento complessivo. Andranno, quindi, valutate con estrema attenzione le osservazioni che, eventualmente, dovessero pervenire nel frattempo e sulle quali ci si dovrà nuovamente esprimere».

Laura Tonero

 

 

Via Trento verso l'addio al passaggio delle auto A metà gennaio i lavori

Conto alla rovescia per la pedonalizzazione della strada del Borgo Teresiano che si candida a diventare nuova tappa obbligata nella rotta della movida

Mancava solo la data di avvio del cantiere, perché i dettagli erano stati annunciati già da tempo. Ora anche il tassello mancante è arrivato: inizieranno a metà gennaio i lavori per la pedonalizzazione completa di via Trento. Un intervento che durerà circa un mese e porterà a una piccola rivoluzione nella zona. La nuova pavimentazione, ad uso esclusivo dei pedoni, sarà posata tra via Machiavelli e Torrebianca e tra quest'ultima e via Valdirivo. Invariata la viabilità nelle vie citate. Concluse le operazioni i locali potranno fare richiesta per i dehors e posizionare tavolini e sedie all'esterno. «Si procederà rapidamente - spiega l'assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli - perché non c'è necessità di semaforizzazione, quindi al di là dei paletti da posizionare, basterà rifare la superficie. Considerati anche gli eventuali giorni di maltempo, il tutto sarà concluso in un mese circa. Saranno eliminati una decina di posti auto, ma sarà garantito l'accesso, come accade per via San Nicolò, al parcheggio delle Generali, presente su via Trento. Sarà invece spostata un'area carico e scarico. Abbiamo tolto pochi stalli - precisa - alla luce della presenza di diverse attività. Ma l'obiettivo era quello di creare una continuità, una bella passeggiata che colleghi piazza Unità d'Italia a piazza Libertà, considerando che altri tratti della strada, che non vedranno la pedonalizzazione, come l'area della chiesa Luterana, sono stati interessati negli anni scorsi da migliorie e ampliamenti dei marciapiedi. Camminare qui diventerà ancora più piacevole». E l'eliminazione dei dieci stalli a pagamento, secondo l'assessore, non creerà troppi disagi. «A Trieste possiamo contare su un servizio di trasporto pubblico impeccabile e so che sempre meno persone scelgono di venire in centro in auto. Auspico poi che si comincino a scegliere di più i parcheggi di cintura, al momento sottoutilizzati, come quello di via Carli, collegato al centro in modo ottimale proprio attraverso i bus».La nuova pedonalizzazione trova d'accordo i locali affacciati su via Trento, che ormai da tempo attendono la partenza dei lavori, dopo l'annuncio fatto mesi fa da parte del Comune. «Abbiamo fatto un sopralluogo nella zona, sentendo i cittadini, che ci lavora, e anche la circoscrizione - ricorda Polli - perché sono processi di cambiamento importanti, che vanno sempre accompagnati e condivisi. E così faremo anche per tutti i lavori che saranno avviati in futuro in città». Sul fronte dei locali, nella via sono presenti un'enoteca, una birreria, un bar con ristorante e di recente ha aperto anche un ulteriore ristorante, molto ampio. In tanti hanno scommesso su quella strada, candidata a diventare una sorta di nuova via Torino vista anche la posizione strategica e il continuo via vai di turisti che arrivano in città con il treno. Molti non vedono l'ora di poter pianificare l'organizzazione della parte esterna, per poter sistemare gli arredi già in primavera. Una soluzione preziosa soprattutto per chi al momento conta su spazi ridotti all'interno. E se la parte di via Trento vicino al Ponte curto si prepara a una nuova vita, manca ancora una svolta per la strada nel tratto verso via Ghega, dove restano ancora diversi fori commerciali vuoti, in alcuni casi anche molto grandi, da anni in attesa di nuovi investitori. 

Micol Brusaferro

 

 

Spazzamento, ecco perché siamo contrari all'uso dei soffiatori - la lettera del giorno di Elisabetta Crismani e Renato La Rosa

II 27 novembre scorso alle 7.30 salendo in automobile lungo via Martiri della Libertà ci siamo imbattuti in una particolare nuvola di polvere, già deprecata in altre segnalazioni dei lettori di questo giornale: quella creata artificialmente dall'uso dei soffiatori. Nel caso specifico veniva effettuata la pulizia del marciapiede e dello spazio occupato dai binari del tram accumulando il fogliame, insieme a ogni genere di rifiuti al suolo, per la successiva raccolta con l'aspiratore dotato di spazzole rotanti. All'interno della densa nuvola di polvere sollevata si muoveva l'operatore "ecologico" (la definizione in questo caso è paradossale) e molti passanti, compresi bambini che andavano a scuola. L'operatore era "protetto" da una mascherina ma i passanti si trovavano esposti e senza difesa, obbligati a respirare la nuvola di polvere da cui erano investiti. Ricordiamo che l'argomento è già stato oggetto di discussione in Consiglio comunale a seguito di una mozione presentata in passato da alcuni consiglieri: si evidenziava opportunamente che l'uso dei soffiatori provoca la diffusione nell'aria (insieme a fogliame, carte e plastiche) di deiezioni animali, polveri di ogni genere, fra cui le famigerate Pm10 e Pm2,5, nonchè altri inquinanti pericolosi per la salute. La pulizia stradale con i soffiatori è perciò una pratica palesemente in contrasto con il dovere dell'amministrazione responsabile, tenuta invece a mettere in atto ogni possibile misura per ridurre le fonti d'inquinamento dell'aria. È bene ricordare, inoltre, che il Regolamento comunale d'igiene urbana non contempla l'uso dei soffiatori; precisa invece che "l'attività di spazzamento meccanizzato viene svolto, in supporto a quello manuale, con automezzi aspiranti provvisti di spazzole" (art. 22). Come si spiega che gli uffici e gli organi competenti in materia di salute pubblica non abbiano ancora rilevato la violazione di tale Regolamento e l'incompatibilità di questo uso dei soffiatori con le misure di contrasto all'inquinamento atmosferico in città?

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 novembre 2019

 

 

Incidenti stradali in lieve flessione ma aumentano gli schianti mortali - la mappa degli incidenti in FVG nel 2018

Rapporto di Automobile Club Italia e Istat sui sinistri in Fvg Trieste unica provincia a registrare un calo delle vittime

TRIESTE. Diminuiscono gli incidenti stradali in regione, anche se aumenta la percentuale di quelli mortali. L'Automobile Club d'Italia e l'Istat hanno stilato un rapporto sui sinistri avvenuti sulle strade del Friuli Venezia Giulia nel 2018: si sono registrati in totale 3.351 incidenti (3.468 nel 2017) con 4.537 feriti (4.675 l'anno precedente) e 77 morti (69 nel 2017).Solo sulle strade della provincia di Trieste il numero degli incidenti - 980 in totale rispetto ai 1.027 del 2017 - che hanno provocato una vittima è diminuito, passando dai 15 del 2017 agli 11 dello scorso anno. In quella di Gorizia, invece, i morti sulle strade sono addirittura raddoppiati passando da 4 a 8, con un aumento anche delle persone ferite. A lasciare la vita sulle strade della nostra regione sono prevalentemente persone di età tra i 30 e i 40 anni e gli over 65, nella maggior parte dei casi uomini, 64 in totale lo scorso anno. Ovviamente, a pagare il prezzo più alto sono i conducenti ma tra le vittime si contano anche 9 pedoni. Nel 68,2% dei casi i mezzi coinvolti sono automobili, nel 13,6% motociclette, nel 1,7% ciclomotori e nel 6,6% veicoli di tipo industriale e commerciale come tir, camion, furgoni. Il 6,5% degli incidenti ha visto coinvolte delle biciclette: in 37 casi a Trieste, in 67 a Gorizia, 127 a Pordenone e 166 a Udine. A Trieste, visto l'elevato numero dei motocicli, la percentuale di questi mezzi coinvolti nei sinistri (il 28,48%) ha un peso diverso rispetto al resto della regione. Gli incidenti derivano soprattutto da comportamenti errati. Tra i più frequenti si confermano la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (a livello nazionale nel complesso il 40,8% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada risultano in diminuzione rispetto al 2017; le più sanzionate sono l'inosservanza della segnaletica, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza a bordo e l'uso del telefono cellulare alla guida. In diminuzione le contravvenzioni per eccesso di velocità. Il numero di sinistri in regione avviene soprattutto sulle strade urbane. Proprio in queste circostanze, che prevedono limiti di velocità tali da limitare gli impatti più pesanti, nel 2018 è avvenuto il numero più elevato di incidenti mortali. Dei 1.879 incidenti sulle strade urbane, 24 hanno avuto esito mortale; dei 484 avvenuti sulle strade extraurbane secondarie, 19 sono risultati mortali; 672 gli incidenti sulle extraurbane principali con 18 mortali. Sulle tratte autostradali del Friuli Venezia Giulia si sono contati 170 incidenti: in 11 casi ci sono state delle vittime. Con la popolazione invecchiano anche gli automobilisti. Confrontando i dati delle patenti attive all'inizio del 2018 con quelli di circa 10 anni prima emerge un marcato aumento del numero di patentati con più di 65 anni di età. I residenti in regione con più di 15 anni che hanno una patente di guida attiva per auto o moto sono 827.202, il 77,48%. Tra le donne che vivono nel nostro territorio il 68,3% è patentato. La provincia del Friuli Venezia Giulia con la maggiore percentuale di residenti patentati è Pordenone (80,10%), seguita da Udine (79,48%) e Gorizia (77,21%); quella con la minore percentuale Trieste (69,71%). Diminuisce su tutto il territorio nazionale invece il numero di patentati giovani, soprattutto fino a 24 anni di età, un dato confermato anche dalle autoscuole triestine, che da tempo testimoniano un certo disinteresse verso quello che fino a pochi anni fa era sinonimo di maggiore età e autonomia.

Laura Tonero

 

Pedoni categoria a rischio specie da marzo a ottobre - incidenti FVG 2018

Dei quasi 400 investimenti del 2018 sono 177 quelli avvenuti in zona triestina Vengono coinvolti soprattutto over 65. Le cause? Distrazione e velocità elevata

TRIESTE. I pedoni restano tra i soggetti più coinvolti negli incidenti. Trieste si conferma da anni maglia nera in regione, malgrado sia la provincia più piccola d'Italia per estensione, e registra tra i pedoni il più elevato numero di vittime e di feriti in Friuli Venezia Giulia.Nella nostra regione nel 2018, su un totale di 76 incidenti mortali, nove hanno coinvolto dei pedoni: quattro di questi sono morti sulle strade triestine, uno su quelle della provincia di Gorizia - l'area che registra da sempre meno vittime a piedi sulla strada in regione - e due rispettivamente in quella di Udine e Pordenone. Seppur in lieve calo, resta elevato il numero dei pedoni feriti, in molti casi con conseguenze importanti che determinano anche invalidità permanenti. I dati dell'Automobile Club Italia relativi allo scorso anno indicano che sulle strade della nostra regione siano rimaste ferite a seguito di sinistri stradali 397 persone: ben 177 nella sola provincia di Trieste, 53 in quella di Gorizia, 120 di Udine e 47 in provincia di Pordenone. Delle nove vittime in Friuli Venezia Giulia, 4 avevano superato i 65 anni, 2 avevano un'età tra i 55 e i 64 anni e 3 tra i 30 e i 54. Gli over 65 restano i più fragili, basti pensare che tra i 397 feriti, 138 avevano superato quel limite di età. Una percentuale che rispecchia anche la fotografia su Trieste, dove i pedoni feriti in età anziana sono stati 66 ma se ne sono registrati anche 13 tra i minori tra 0 e 13 anni, 23 tra i 18 e i 29 anni. Tra le cause soprattutto la distrazione, anche dello stesso pedone, e l'elevata velocità del veicolo che li ha investiti. A livello nazionale, in queste circostanze, nel 2018 su un totale di 172.553 incidenti (3.086 mortali) a perdere la vita sono stati 609 pedoni, un dato in crescita dell'1,5%. Nel 2017 nei 3.378 incidenti mortali, 600 vittime erano pedoni, un peggioramento del 5,3% rispetto al 2016. L'indice di mortalità per i pedoni, pari a 3,2 ogni 100 incidenti per investimento di pedone, è quasi cinque volte superiore a quello degli occupanti di autovetture (0,7). All'interno di un ambiente molto complesso come la viabilità stradale, i pedoni rappresentano la categoria di utenti maggiormente vulnerabile perché spesso non percepiti dall'utente "forte", in particolare le automobili. In generale, in regione, più del 40% dei sinistri stradali avviene lungo un rettilineo, sia sulle strade urbane che su quelle extraurbane. In ambito urbano gli incidenti che avvengono nei pressi di una intersezione rappresentano il 22,8% del totale, seguono quelli che si verificano in corrispondenza degli incroci (17%) e in curva (9,7%). Lungo le strade extraurbane il 21,2% degli incidenti si verifica in curva, il 14% nei pressi di una intersezione. La concentrazione degli incidenti e più elevata nei mesi che vanno da marzo ad ottobre, periodo in cui è maggiore la mobilità legata a periodi di vacanza. In questi otto mesi si conta in Fvg oltre il 70% degli incidenti. Quasi il 77% degli incidenti ha luogo tra le 8 e le 20 ma l'indice di mortalità raggiunge i valori più elevati nella fascia oraria tra mezzanotte e l'una e tra le 4 e le 5 della notte, soprattutto il venerdì e il sabato notte.

 

Il maggior numero di episodi in autostrada - E c'è anche la Costiera   -   gli indicatori statistici

TRIESTE. Sono i tratti autostradali della A4 (con 71 incidenti con 3 morti e 120 feriti), della A23 (41 incidenti con 6 morti e 79 feriti) e della A28 (30 incidenti con 48 feriti) quelli che in regione nel 2018 hanno registrato un indicatore statistico di incidentalità più elevato. A Trieste, sul raccordo autostradale Trieste-Sistiana, nello stesso anno i soccorsi e le forze di polizia sono dovute intervenire per 17 sinistri, in due casi mortali. Nessuna vittima ma addirittura 42 incidenti sono stati registrati invece sulla Statale 202. Passando alla Statale 14, Costiera inclusa, ha visto accadere 40 incidenti, in un caso con una vittima. Via Flavia ha registrato 8 incidenti. Il report dell'Aci che tiene conto anche dei dati dell'Istat, consente di mettere in evidenza anche la tipologia di incidete. A Trieste, ad esempio, i sinistri sono nel 22,83 per cento dei casi degli scontri fronto-laterali, nel 5,5 solo frontali. Nel 22,05 per cento si è trattato di fuoriuscite dalla carreggiata causa alta velocità, malori ma pure per distrazione del conducente, nel 21,26 per cento causa tamponamenti. A livello nazionale, nel 2018, gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 172.344, in calo rispetto al 2017 (-1,5%), con 3.325 vittime (morti entro 30 giorni dall'evento) e 242.621 feriti (-1,7%) Il numero dei morti torna a diminuire rispetto al 2017 (-53 unita, pari a -1,6%) dopo l'aumento registrato lo scorso anno. Tra le vittime risultano in aumento i pedoni (609, +1,5%), i ciclomotoristi (108, +17,4%) e gli occupanti di autocarri (188, +15,3%). In diminuzione, invece, i motociclisti (685, -6,8%), i ciclisti (219, -13,8%) e gli automobilisti (1.420, -3,0%). Aumentano però le vittime sulle autostrade - da 296 nel 2017 a 327 nel 2018, +10,5% -, un dato sul quale ha inciso in maniera determinate il dramma stradale avvenuto il 14 agosto 2018 sul Ponte Morandi della A10 Genova-Savona-Ventimiglia, che ha coinvolto numerosi veicoli e causato 43 vittime. Il numero degli incidenti con esito mortale sulle autostrade italiane rimane comunque invariato: da 253 a 255 tra 2017 e 2018.

L.T.

 

Funivia su Opicina Dibattito fra partiti sul percorso finale - in commissione

C'è chi fa risalire gli albori del progetto al 1937 e chi addirittura all'epoca asburgica. La celebre funivia, che nell'immaginario di generazioni di triestini un giorno dovrebbe collegare il Carso al lungomare, ieri ha ricevuto il primo ok dell'aula dopo anni di silenzio. La proposta, riportata in auge dal consigliere comunale Roberto De Gioia (Progetto Fvg), ieri è passata in quarta commissione, presieduta dal forzista Michele Babuder. Ma con un colpo di scena, che non è piaciuto a tutti: il tragitto potrebbe non essere quello ipotizzato finora, da Monte Grisa a Barcola. In alternativa gli uffici stanno infatti vagliando l'opzione Opicina-Park Bovedo, particolarmente «comoda - ha spiegato il dirigente comunale Giulio Bernetti - perché consentirebbe un tracciato diretto, senza toccare le case. L'ovovia avrebbe risvolti non solo turistici ma anche trasportistici innovativi. Abbiamo affidato uno studio di fattibilità a un esperto, che prenderà in considerazione entrambe le opzioni». Antonella Grim (Italia Viva) ha auspicato «una valutazione complessiva. Forse sarebbe più opportuno trovare un punto d'arrivo tra Barcola e Miramare, invece che in Park Bovedo». Diversi si sono poi schierati a difesa di Monte Grisa, tra cui lo stesso De Gioia: «Una balconata stupenda su Trieste, con ristorante, parcheggi e altri servizi. Quell'area ha una valenza sia logistica che storiografica». Propendono per Monte Grisa pure il presidente del Consiglio comunale, Francesco Panteca, e il patriota Salvatore Porro, secondo cui «il santuario di padre Luigi Moro è il punto d'arrivo ideale. A Opicina c'è già il tram, ma non strutture turistiche adeguate». Per Babuder prioritario è «minimizzare impatto visivo, costi di manutenzione e consumo del suolo. Un'eventuale stazione intermedia in piazzale 11 Settembre consentirebbe inoltre di ovviare all'imbuto stradale». L'impianto dovrà in ogni caso avere anche un secondo spezzone, che colleghi il lungomare con il centro. L'operazione potrebbe valere circa 15 milioni di euro. 

Lilli Goriup

 

 

Fissata a fine gennaio l'udienza sul ricorso anti-pirogassificatore - il contenzioso al TAR

DUINO AURISINA. È stata fissata per la mattinata del prossimo 29 gennaio la discussione, davanti al Tar del Friuli Venezia Giulia, del ricorso presentato dai legali del Gruppo "Salute e ambiente" contro il decreto, emesso qualche mese fa dalla Regione, in base al quale il progetto per l'installazione di un impianto di pirogassificazione alla Burgo di San Giovanni di Duino non necessita di essere assoggettato alla procedura di Via. Gli ambientalisti di Duino Aurisina si erano subito attivati all'indomani dell'emissione del decreto, chiedendone la «revoca in autotutela», spiegando che la decisione dell'amministrazione regionale «facilita incredibilmente il procedimento di verifica della proposta e ne minimizza la pericolosità». Ai rappresentanti del Gruppo "Salute e ambiente" si erano subito affiancati numerosi pubblici amministratori degli enti locali della zona della Slovenia a ridosso dell'area in cui opera la Burgo «perché in linea d'aria - avevano spiegato - siamo vicinissimi al punto in cui il pirogassificatore dovrebbe essere realizzato, perciò le conseguenze sarebbero molto pesanti anche per noi». Molte proteste avevano visto protagonisti pure i residenti di Duino Aurisina, preoccupati per «la possibile nascita di un impianto destinato a provocare un'accentuata forma di inquinamento atmosferico». «La nostra azione - si legge in un documento diffuso dal Gruppo "Salute e ambiente" - è principalmente indirizzata all'appoggio degli operatori turistici e agli agricoltori».-

Ugo Salvini

 

 

Cinghiale sulla Gvt  - La Forestale lo abbatte per evitare incidenti

L'animale, ferito e imbizzarrito, avvistato vicino a Cattinara La strada è stata chiusa per consentire la messa in sicurezza

TRIESTE. Abbattuto prima che potesse procurare qualche incidente sulla Grande viabilità triestina. Questa la sorte di un esemplare femmina di cinghiale, vittima suo malgrado, ieri mattina, di un intervento molto complesso compiuto dalla Stazione forestale di Trieste. In seguito a una segnalazione dell'Anas, è stato infatti richiesto il pronto intervento delle guardie forestali, affiancate da due pattuglie della Polstrada, per neutralizzare appunto un cinghiale di circa 60 chili, avvistato lungo un canale ai bordi della Grande viabilità, in zona Cattinara, a circa 300 metri dall'uscita di Basovizza, in direzione Nord. L'esemplare era gravemente ferito alle zampe e per questo fortemente imbizzarrito. Viste anche la stazza dell'animale e la situazione critica, potenzialmente pericolosa, il rischio legato a una sua eventuale cattura è stato ritenuto troppo elevato. Da qui la scelta di colpire mortalmente il cinghiale prima anche che potesse arrivare sulla carreggiata della Gvt - peraltro piuttosto frequentata ieri mattina, chiusa il tempo necessario allo svolgimento dell'operazione - e provocare qualche incidente. La carcassa è destinata a una ditta che si occupa di smaltimento di animali morti, in Veneto, dove sarà incenerita. La presenza di cinghiali a Cattinara e dintorni non è certo una novità. Uno dei casi più eclatanti risale a qualche anno fa, quando una famiglia composta da papà, mamma e cinque cuccioli entrò nella pista di sci d'erba "Tre Camini", già sede di varie gare inserite nel programma di Coppa del Mondo di questo sport. Gli animali lasciarono profondi solchi in almeno dieci punti del terreno, in particolare lungo la parte bassa del tracciato, ma si resero autori anche di qualche incursione nella parte alta, vicino al magazzino della struttura gestita dallo Sci Cai Trieste. Un terreno appetibile, quello di Cattinara, in quanto ricco di vermi. Ancor più grave fu il clamoroso episodio nella vicina Longera, dove all'interno della sua proprietà il residente Bruno Zerial venne aggredito da un cinghiale che poi uccise Billy, il suo cane, un pastore di Ciarplanina di cinque anni.

Riccardo Tosques

 

 

Cambiamento climatico Un ciclo di conferenze - Italia Nostra

Il riscaldamento globale del pianeta è una realtà riconosciuta e studiata dai climatologi a livello mondiale. Dato l'interesse generale per questo tema, l'Associazione Italia Nostra - Trieste ha organizzato il ciclo di incontri culturali "Il clima e il riscaldamento globale del pianeta" in cui studiosi ed esperti del settore presenteranno le nozioni fondamentali sul clima e la sua storia, la situazione climatica attuale, i possibili effetti del riscaldamento globale sulla vita del pianeta e le possibili iniziative per avviare un controllo del riscaldamento climatico. Gli incontri si terranno, da novembre a febbraio, nella sala conferenze dell'Università della Terza Età, in via Corti 1/1, nei venerdì pomeriggio, dalle 17.30 alle 19. Domani Federica Flapp (Arpa Fvg - Osmer) parlerà di "Cambiamenti climatici in Fvg: evidenze attuali e scenari futuri". Il 6 dicembre Giovanni Bacaro di Units con "Il clima e gli effetti del cambiamento climatico globale sulla vegetazione". Il 10 gennaio il direttore del Servizio musei scientifici Nicola Bressi con "Clima che cambia, animali che cambiano - Ricaduta del cambiamento climatico sulla fauna selvatica". Il 24 gennaio Renato Colucci del Cnr - Istituto di Scienze Marine di Units con "I mutamenti climatici attuali rapportati alle variazioni occorse negli ultimi 12.000 anni". Il 7 febbraio Paola Del Negro di Ogs con "Impatti del cambiamento climatico sull'ecosistema marino". Il 21 febbraio Filippo Giorgi di Ictp chiude con "Quale futuro climatico ci aspetta?".

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 novembre 2019

 

 

«Logistica portuale e attività industriali per il post Ferriera» - IL MONITO DELLA UILM

 «Per la tutela e lo sviluppo dei livelli occupazionali della Ferriera è necessario prevedere nel progetto di sviluppo del sistema logistico del Porto di Trieste una piena integrazione delle attività industriali e logistiche delle Acciaierie Arvedi e di Siderurgica Triestina». Il monito è del segretario nazionale Uilm per il settore, Guglielmo Gambardella, che ieri ha incontrato in assemblea i lavoratori dello stabilimento. All'ordine del giorno, ieri, lo stato di avanzamento del confronto tra istituzioni e azienda sulle prospettive del sito triestino, a cominciare dall'appuntamento ministeriale dello scorso 20 novembre.«La Uilm - si legge in una nota - vuole essere in questa vertenza un soggetto attivo per contribuire al consolidamento delle attività industriali ma anche allo sviluppo di quelle logistiche ad esse collegate del Porto di Trieste. Abbiamo ribadito di essere disponibili a verificare se c'è questa opportunità per assicurare una prospettiva di lungo periodo ai lavoratori del polo siderurgico».L'intenzione, viene precisato nel comunicato sindacale, è «migliorare le linee guida del Piano industriale presentato da Arvedi che prevede per la riconversione del sito di Trieste un investimento stimato di almeno 180 milioni». Inoltre, chiarisce la Uilm, è necessario accertare «se realmente è possibile ricollocare i lavoratori attualmente impegnati nell'area a caldo».Il sindacato domanda un approfondimento del piano, in modo da verificare la sostenibilità, definire tutte le garanzie occupazionali e la tempistica per la realizzazione del progetto.

 

 

Enel investe 14,4 miliardi per dire addio al carbone

Il progetto dell'ad Starace punta sulla rivoluzione elettrica, sulla transizione alle fonti rinnovabili e sulla digitalizzazione. Confermato il dividendo

Milano. Investimenti per quasi 29 miliardi, di cui la metà destinati a procedere a passo svelto verso l'addio al carbone fissato al 2030. È il cuore del piano strategico 2020-22 presentato dall'Enel agli analisti, l'ultimo, a meno di ulteriore riconferma dopo sei anni alla guida del colosso elettrico, dell'attuale amministratore delegato Francesco Starace, il cui mandato scade a primavera. In una Milano già addobbata a festa per il Natale, ma la cui temperatura decisamente primaverile fa toccare con mano i guai portati dal cambiamento climatico, l'Enel ha rafforzato il proprio impegno per uno sviluppo energetico sostenibile. Gli investimenti organici totali per il prossimo triennio saranno pari a 28,7 miliardi di euro, in crescita dell'11% sul piano precedente. Alla decarbonizzazione del parco impianti sarà destinato il 50% del totale, con 14,4 miliardi per accelerare la realizzazione di nuova capacità rinnovabile (14,1 GW in più) e sostituire progressivamente la generazione da carbone. Il basket di investimenti prevede anche circa 1,2 miliardi per l'elettrificazione dei consumi, 11,8 per la digitalizzazione e l'automazione delle reti e anche 1,1 miliardi riservati a Enel X per la continua realizzazione di servizi ed infrastrutture a sostegno della decarbonizzazione e dell'elettrificazione, come per esempio le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. L'uscita dal carbone sarà ovviamente graduale: attualmente l'Enel conta su una produzione di 40 TWh (terawattora) annui, cioè il 17,3% del totale, nel 2022 scenderà al 6,8% e nel 2024 al 3,9%, fino a ridursi a una forchetta tra zero e 2 TWh nel 2030, con una quota inferiore all'1%. Appena sette anni fa, nel 2012, la produzione a carbone era pari a 92 TWh, vale a dire il 31,1% del totale. Del resto l'avanzata delle rinnovabili è inarrestabile, tanto che Starace ha definito il 2019 un «punto di svolta», visto che è stato l'anno in cui la produzione green è stata pari a quella termoelettrica e non potrà far altro che aumentare ancora, ma non a scapito della redditività. Il gruppo prevede infatti per il 2022 un Ebitda di oltre 20 miliardi (+13% sul 2019), un utile netto ordinario di oltre 6 e un dividendo minimo garantito in crescita di un 1 centesimo nel 2020 e nel 2021 rispetto al piano precedente, con un nuovo obiettivo di 0,40 euro per azione nel 2022. Tutti numeri in crescita, dunque, che però lasciano tiepida la Borsa, dove il titolo ha chiuso a +0,86% a 6,8 euro. La presentazione del piano è stata, come ogni anno, anche l'occasione per fare il punto sui principali dossier sul tavolo dell'azienda: dalle potenziali acquisizioni (ma non c'è niente in vista, «puntiamo sulla crescita organica», ha detto Starace) alle cessioni, Open Fiber in primis: ma questo dossier, oggetto di grande attenzione da parte di Tim, si dimostra ancora lontano dalla chiusura. L'a.d. ha prima spiegato di non aver «nessuna fretta», per poi rincarare la dose: «Abbiamo avuto molte manifestazioni d'interesse ma non abbiamo nessuna intenzione di vendere». Fino alla fine del mercato di maggior tutela di luce e gas, che, come annunciato dal ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, dal previsto luglio 2020 subirà un nuovo rinvio: «È logico e non sorprende», ha tagliato corto Starace.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 novembre 2019

 

 

Cantiere a pieno regime - E il centro congressi incassa i primi "ingaggi"

Viaggio tra i magazzini 27 e 28 dove si lavora senza sosta in vista di Esof2020 - Ma la struttura è già prenotata anche per due grandi convegni tra i 2021 e il 2022

Cresce a vista d'occhio il futuro centro congressi polifunzionale di Porto vecchio. Il cantiere procede in una corsa contro il tempo in vista di Esof2020 ma, durante il sopralluogo organizzato ieri per stampa e istituzioni, la società Trieste Convention Center ha assicurato che i lavori chiuderanno puntualmente a fine aprile. E ha annunciato che sono già stati prenotati due congressi medici da oltre 1.500 persone per la primavera del 2021 e per il giugno del 2022. Durante il sopralluogo di ieri mattina, il presidente e ad di Tcc Diego Bravar e i responsabili del cantiere hanno accompagnato nel ventre del centro congressi i giornalisti, oltre agli assessori ai Lavori pubblici e alle Attività economiche Elisa Lodi e Serena Tonel e al direttore dell'area Lavori pubblici del Comune Enrico Conte. Nel Magazzino 28, quello più vicino al mare, il cantiere è in stato avanzato, come dimostra la sala da 420 posti i cui spazi sono pressoché ultimati. Ma la parte che più colpisce è senza dubbio il cosiddetto "28 bis", l'ampliamento dell'edificio iniziale, che ospiterà la sala congressi principale da 1.848 posti: un immenso spazio colonnato che a seconda delle esigenze potrà anche essere utilizzato come area fieristica. Le strutture del 28 bis sono prefabbricate in calcestruzzo armato, con travi di copertura a campata unica lunghe 39 metri. L'ampliamento è lungo 68 metri, per una superficie complessiva di 2.652 metri quadrati. È stata quasi ultimata anche la passerella che collega i due magazzini passando sopra alla strada. Nel 27 i lavori sono in stato avanzato, spiega Tcc: l'edificio conterrà una reception guardaroba, uffici gestionali, una sala espositiva polifunzionale da circa 1.990 metri quadrati, quattro sale congressi di cui una da 110 posti, una da 272 posti e due da 56 posti. Il responsabile dei lavori e project manager del progetto Uberto Fortuna Drossi, commenta: «Abbiamo avuto dei ritardi fisiologici, dovuti principalmente al meteo, ma nel complesso il cantiere è al 70%. Stiamo lavorando sodo, sette giorni su sette». La gestione dell'area non è semplice, anche perché mentre il centro congressi è in costruzione, proseguono i lavori di infrastrutturazione che il Comune sta facendo a partire dalla rotonda di viale Miramare. Un altro cantiere, quindi, che interseca quello di Tcc attraverso la strada che passa tra i due magazzini: «Questo ha complicato le cose, perché abbiamo dovuto far combaciare le esigenze di sicurezza di tutti i lavori», spiega Fortuna Drossi. L'investimento per la realizzazione del centro è di 12 milioni di euro Iva esclusa, costi sostenuti al 42% dal Comune e al 58% da Tcc Srl. Cristiana Fiandra, membro del cda di Tcc, annuncia comunque che il centro è stato «già prenotato per congressi per tutto settembre prossimo, e nell'ottobre successivo ospiterà la Fiera del caffè (oltre agli eventi medici, ndr)». L'obiettivo della società è che il centro congressi ospiti almeno 10 congressi di proporzioni nazionali o internazionali e una quindicina di eventi minori ogni anno. A queste condizioni, la società prevede un indotto su Trieste e le zone limitrofe da 30 milioni di euro l'anno.

Giovanni Tomasin

 

Entra nel vivo la caccia ai partner privati Si tratta con Generali

In ballo con il Leone un prestito per gli interni, «altrimenti li manterremo più semplici» «Ma da qui parte la riunificazione tra la città e il suo antico scalo. Ed è soltanto l'inizio»

Che altri privati vengano a investire nel centro congressi. È l'auspicio tanto di Trieste Convention Center quanto del Comune. Il presidente di Tcc Diego Bravar ha spiegato ieri che è in corso una trattativa tra la società e il gruppo Generali (che alla fine dello scorso anno è entrata a far parte della stessa compagine societaria di Tcc) per un prestito corposo: «Servirà a garantire un livello degli interni all'altezza degli standard più elevati, dall'attrezzatura di posizione alle sedie. Ce la faremmo anche senza, ma in quel caso gli allestimenti sarebbero più semplici». Anche il direttore dell'area Lavori pubblici del Comune, Enrico Conte, spera che altri privati intervengano: «È importante che le realtà economiche scommettano sullo sviluppo di quest'area. Noi faremo il nostro lavoro con i fondi che abbiamo a disposizione, e probabilmente ne avremo anche di ulteriori, ma le infrastrutture sono tante e se ci fossero altri investitori tutto potrebbe essere ancora più rapido». Un esempio è il lungomare a lato del Magazzino 28: avrebbe bisogno di bonifica e riqualificazione, ma è difficile che il Comune possa rimetterlo in sesto in tempo per Esof.A tal proposito l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi ha colto l'occasione per fare il punto dei lavori comunali in Porto vecchio: «Il primo lotto quello che parte dalla rotonda, è già avviato e l'anno prossimo lanceremo il secondo lotto, che arriverà fino al Magazzino 26». L'assessore alle Attività economiche Serena Tonel ha aggiunto: «Stiamo di fatto reintegrando alla città un'area molto grande che per decenni è stata su un altro pianeta. Il Comune la sta ricollegando al resto di Trieste attraverso i cantieri stradali e di infrastrutturazione, ma lo farà anche attraverso la mobilità». È in fase di studio un sistema di navette che dovrebbe collegare il centro città con l'area dei magazzini 27 e 28, da finanziarsi con i fondi della tassa di soggiorno. «Una struttura come il centro è fondamentale - ha proseguito Tonel - perché ci si riappropria di un'area anche attraverso i grandi eventi come Esof e i congressi che verranno ospitati qui nei prossimi anni».Lo sviluppo della città è anche nella mente di chi guida Tcc, assicura Bravar: «Qual è il senso di questo progetto? Noi contiamo di portare 30 milioni di indotto ogni anno, a fronte di tre milioni di ricavi che serviranno più che altro a ripagare i mutui. Ma l'obiettivo finale è più ampio». Ed è, ha aggiunto il presidente di Tcc, mettere proficuamente a contatto ricerca e realtà produttive: «Il 5% della popolazione di Trieste è composto di ricercatori, parliamo di 10 mila persone, che vivono qui grazie alle varie realtà scientifiche insediate a Trieste e dintorni. Si fa già tanto, la densità di startup innovative sul nostro territorio non ha eguali in Italia. Eppure rendiamo meno degli svizzeri e molto meno degli statunitensi». L'idea di Tcc è che il centro congressi possa fungere da acceleratore e da punto di incontro: «Finalmente la città avrà un contenitore all'altezza delle realtà economiche e scientifiche che ospitano, nel Nordest solo Riccione ha una sala così ampia. Qui potranno organizzare i loro congressi la Sissa, Area ma anche Generali o Wärtsilä».Tutti sono concordi nel rilevare che il centro congressi è «soltanto l'inizio», un primo passo verso la riunificazione di Trieste con il suo antico scalo portuale. Vada come vada, il 2020 sarà un'annata decisiva per Porto vecchio.

G.Tom.

 

Una porta vetrata con vista sul Lloyd per il nuovo infopoint destinato al 26 - l'ok al progetto definitivo

Il " Visitor Center" al Magazzino 26 in Porto vecchio sarà un "Infopoint Convention & Visitor Bureau" e dividerà lo spazio con la mostra "Lloyd Deposito a vista". Il riferimento al costruendo centro congressi dei Porto vecchio appare curioso, ma così si legge sull'intestazione del progetto finalizzato alla riqualificazione dei locali situati al piano rialzato del Magazzino 26, approvato dall'amministrazione comunale l'11 novembre e redatto dall'architetto Barbara Bellinati con studio a Muggia. La professionista, che si è occupata anche della metamorfosi teatrale della sala conferenze al terzo piano dello stesso Magazzino 26 (opera da 110 mila euro), vanta diversi interventi progettuali all'interno di numerosi edifici storici vincolati del centro storico di Trieste e ha collaborato alla redazione della variante generale al Piano regolatore per il Porto vecchio del 2003. Per il doppio intervento progettuale (infopoint e sala polifunzionale) l'architetto Bellinati incasserà una parcella pari a 31.599 euro. Il progetto relativo all'"Infopoint Convention & Visitor Bureau" del Magazzino 26 si limita per ora a un primo intervento in alcuni locali al piano rialzato per l'inserimento di una porta vetrata e la creazione di un nuovo accesso alle scale. La spesa prevista è di 48 mila euro, che rientra in un budget da 450 mila euro per il "Visitor Center", che sarà finanziato con una fetta consistente degli incassi provenienti dall'imposta di soggiorno. L'opera ha ottenuto l'autorizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali e per il Turismo il 30 ottobre scorso. La riqualificazione dei locali del piano rialzato del Magazzino 26 avverrà in corrispondenza dell'entrata del "deposito" a vista del Lloyd Triestino (che in futuro entrerà a fare parte delle collezioni del nuovo museo del mare previsto sempre al Magazzino 26) con la realizzazione di un nuovo accesso alle scale dell'edificio già ristrutturato ai tempi del progetto di Portocittà nel 2011 per la Biennale diffusa di Vittorio Sgarbi. «È infatti necessario rendere operativi due uffici (nei due locali immediatamente all'ingresso) e collocare un infopoint per i visitatori del Museo (la mostra del Lloyd Triestino, ndr) e delle restanti attività esistenti», si illustra nella relazione tecnica: «Il locale ora destinato a deposito sarà destinato a una sala riunioni. Si propone di replicare la parete vetrata attualmente esistente e di posizionarla a delimitazione dei locali che ospitano il deposito a vista del Lloyd».La parete vetrata sarà suddivisa in quattro pannelli di vetro con la parte centrale apribile. «Verrà inoltre demolito parzialmente il tramezzo in cartongesso per creare un passaggio in modo che il flusso dei visitatori sia garantito in continuità, senza passare necessariamente dall'esterno», si spiega: «La parete in cartongesso sarà tinteggiata in colore grigio scuro con lo spessore dipinto in rosso». Il progetto prevede anche la chiusura con pannelli di cartongesso dell'armadio contenente il quadro elettrico. Saranno anche necessari alcune modifiche alle linee elettriche e al sistema di illuminazione realizzato solo nel 2003 ma «non più in commercio». I nuovi sistemi illuminanti saranno a "Led" anche per una questione di risparmio energetico: «Nella sala riunioni la torretta elettrica esistente si trova in una posizione non consona alla nuova disposizione della stanza e pertanto sarà rimossa e coperta con una piastra in acciaio». Nella sala conferenze al terzo piano sono stati creati ex novo un palco teatrale, un impianto audiovisivo e alcuni locali a disposizione degli artisti. Sarà il Politeama Rossetti a solcare per primo il nuovo palco del Magazzino 26 con lo spettacolo "I triestini d'oltremare", in scena a partire dal 5 dicembre.

Fa.Do.

 

 

Più spazio "regionale" per il Sito inquinato: sperano 150 imprese- LA BOZZA SUL TAVOLO DEL MINISTERO

Se il ministero dell'Ambiente, sotto il confermato generale Sergio Costa, non avrà nulla da obiettare alla modifica dell'accordo di programma datato 25 maggio 2012 (epoca Clini), l'area dei terreni da bonificare di competenza regionale aumenterà considerevolmente, consentendo un più rapido disbrigo delle pratiche che fanno impazzire le aziende da tre lustri. Dal punto di vista tecnico, il Sito di interesse nazionale (Sin) cederebbe ulteriore spazio al Sito di interesse regionale (Sir). Le carte sono pronte, il dossier - annunciato in aprile dall'assessore Fabio Scoccimarro - è all'esame del dicastero di via Cristoforo Colombo. Il cambio di governo (ma non di ministro) ha frenato l'iter: per la verità la Regione potrebbe "de-perimetrare" la zona anche indipendentemente da Roma, ma andrebbe a perdere un finanziamento governativo di 7,5 milioni. Sarebbe un peccato, per cui Trieste preferisce aspettare. La nuova proposta di "de-perimetrazione", che la Regione ha trasmesso al ministero, riguarda quasi 150 piccoli operatori. Ma coinvolge anche realtà maggiormente dimensionate come Italcementi, il termovalorizzatore Hera, Janousek, Harpo, Jotun, Cantieri San Rocco. Senza contare i terreni di proprietà Coselag (ex Ezit) a valle Noghere. L'idea della Regione, che sarebbe condivisa dal ministero, è quella di lasciare nel Sin solo le aree interessate dall'inquinamento da idrocarburi, assegnando al Sir tutto il resto. Una prima "de-perimetrazione" aveva riguardato, nel febbraio 2018 (governatorato Serracchiani), la zona attorno al Canale navigabile, dove finalmente hanno scosso la polvere una quindicina di fascicoli, tra cui gli uffici di via Carducci rammentano Sea Service, Colombin, Bruno Pacorini, Redaelli, AcegasApsAmga ex Aluwork, AutaMarocchi, illycaffè, Quaiat. Passi avanti soprattutto in tema di suoli, più complessa la procedura sulle acque: comunque, meglio del passato e aziende soddisfatte. È chiaro che una pratica in Regione a Trieste è preferibile a una pratica al ministero nella capitale. Date queste premesse, Scoccimarro vuole fare il bis. «A luglio - racconta l'assessore - avevamo avuto un proficuo incontro al ministero grazie all'allora sottosegretario Vannia Gava, con cui avevamo predisposto l'iter amministrativo per de-perimetrizzare il Sin». «La bozza del nuovo accordo è pronta - chiude Scoccimarro -, spero che il nuovo governo possa dare via libera ai propri dirigenti». Il dibattito su Sin/Sir aveva ripreso fiato dopo un recente intervento del geologo Carlo Alberto Masoli, buon conoscitore delle problematiche legate alla bonifica, che aveva suggerito un percorso per effettuare comunque lavori anche su terreni inseriti nel Sito di interesse nazionale. Sull'argomento prende posizione il vicepresidente dell'Ordine degli ingegneri, Vito Ardone, a sua volta esperto di bonifiche. Il professionista ritiene che un utile contributo a sbloccare l'impasse può essere la previsione di incentivi fiscali a favore dei proprietari "non responsabili" della contaminazione, attraverso la detrazione dei costi sostenuti nell'ambito degli interventi effettuati (caratterizzazione, esecuzione, messa in sicurezza). Anche l'Ordine - spiega Ardone - è favorevole all'ampliamento del Sir, nel quale andrebbe ricompresa tutta l'area "a terra", a eccezione di quella a maggiore criticità dalla discarica di via Errera alla Piattaforma logistica, Ferriera compresa. Ardone giudica positivamente la "regionalizzazione" delle competenze, avendo consentito l'insediamento di nuove attività come Java Biocolloid (le alghe rosse indonesiane).

Massimo Greco

 

 

I soldi per il Parco del mare vadano in aiuto alle imprese - la lettera del giorno di Glauco Rigo

Preso atto della dichiarata disponibilità del presidente della Camera di commercio Paoletti ad investire 9 milioni di euro per realizzare il Parco del mare nel sito della Lanterna (vincolato dal 196I) e del sostegno incassato dalle amministrazioni comunale Dipiazza e regionale Fedriga, a mio avviso è arrivato il momento di aprire in merito, una volta per tutte, una discussione aperta coinvolgendo tutte le categorie interessate. Gli organismi dirigenti della Camera di commercio dovrebbero riflettere se le risorse pubbliche da loro amministrate, derivanti dai contributi delle imprese associate e dal Fondo benzina, sono effettivamente con tale investimento davvero ben spese. Le "anime" di chi è contrario al progetto e alla sua collocazione sono numerose; a queste si aggiunge di recente l'evidente incompatibilità fra questa iniziativa e la maggiore dimensione sulle Rive del traffico legato all'arrivo delle navi da crociera, che potrebbe essere affrontato, ad esempio, con un prolungamento del molo prossimo alla Stazione marittima. Nel contempo ritengo che nessuno possa trattenere un imprenditore ad assumersi tutto il rischio di impresa di allestire un Parco del Mare in una diversa area, non vincolata, dell'area cittadina ritenuta appropriata. In un momento di grave difficoltà, che si manifesta con le crisi industriali, con i tagli ad esempio alle risorse che la Sissa intendeva investire sul territorio e con il veloce declino del piccolo commercio che, con le decine di locali sfitti, contribuisce a rendere un deserto intere vie cittadine, urge a mio avviso investire in iniziative mirate al sostegno delle categorie economiche e delle imprese già operanti. Una città, a mio parere, non può vivere solo della cosiddetta movida e di turismo.

 

 

«Ecco come difenderci dalle mareggiate»

Florence Colleoni (Ogs): «Abbiamo sottovalutato i cambiamenti climatici. Mai più case nelle zone più basse delle città»

Maree eccezionali, fiumi che straripano, intere zone costiere allagate per giorni. I disastri a cui abbiamo assistito in queste ultime settimane, che hanno messo in ginocchio Venezia e non hanno risparmiato Grado e buona parte della Bassa friulana, saranno sempre più frequenti. L'ultimo rapporto speciale del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) parla chiaro: «Abbiamo sottovalutato la rapidità di questi cambiamenti: lo si comprende comparando le proiezioni climatiche effettuate nei primi anni '90, con i metodi d'analisi e gli strumenti allora a disposizione, con la situazione attuale», spiega Florence Colleoni, glaciologa dell'Ogs che ha collaborato alla revisione dello studio, realizzato da più di 100 autori di 36 diversi Paesi, facendo riferimento a circa settemila pubblicazioni scientifiche. «Tra i diversi scenari prefigurati ci stiamo avvicinando a quello peggiore, chiamato Rcp 8.5 o Business - as - usual: gli interventi per la riduzione delle emissioni sono stati del tutto insufficienti, sia dal punto di vista dell'utilizzo di energie rinnovabili, su cui anche l'Ue ha investito poco, sia da quello della riduzione dei consumi. Anche se c'è la volontà di cambiare strada, si tratta di un lungo cammino che stiamo percorrendo troppo lentamente».Il rapporto evidenzia dunque l'urgenza di agire tempestivamente, stabilendo priorità coordinate per affrontare i cambiamenti senza precedenti dell'oceano e della criosfera e rivela i vantaggi di un adattamento ambizioso ed efficace per lo sviluppo sostenibile e, al contrario, i crescenti costi e rischi di un'azione ritardata. L'oceano e la criosfera - le parti coperte di ghiacci del pianeta - svolgono un ruolo fondamentale per la vita sulla Terra, ricorda il rapporto, snocciolando alcune cifre: 670 milioni di persone nelle regioni di alta montagna e 680 milioni di persone nelle zone costiere basse dipendono direttamente da questi sistemi. Quattro milioni di persone inoltre vivono permanentemente nella regione artica e gli stati in via di sviluppo delle piccole isole ospitano 65 milioni di persone. Anche se si riducessero pesantemente emissioni e consumi, dice Colleoni, comunque gli effetti non sarebbero immediati e per un certo periodo il livello del mare continuerebbe ad aumentare e le acque a riscaldarsi: «Il fenomeno è fisico: le calotte polari, così come gli oceani, reagiscono alle variazioni di temperatura su tempi molto lunghi, perciò anche se la temperatura esterna diminuisse per un determinato periodo continuerebbero a sciogliersi».Questo non significa che non si debba intervenire in tal senso, ma che accanto a una strategia di mitigazione dei cambiamenti climatici è necessario ripensare anche all'utilizzo delle zone costiere più basse, sia dal punto di vista abitativo sia da quello delle attività economiche. A Lignano, evidenzia Colleoni, per esempio non è più consentito costruire appartamenti nei sotterranei, perché il rischio d'allagamento è elevato. Nel delta del Po si sta riflettendo su barriere antisale e su come cambiare l'attività di un territorio da sempre agricolo. «È indispensabile pensare subito alle azioni che si possono intraprendere per evitare allagamenti: dobbiamo adattarci rapidamente a situazioni che da eccezionali diventeranno frequenti per evitare danni alle attività economiche», sottolinea Colleoni.

Giulia Basso

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 novembre 2019

 

 

Treni rumorosi, cresce la protesta - cittadini di Barcola sul piede di guerra - Scoccimarro: «L'Arpa controllerà»

Assieme alla crescita dei traffici commerciali ferroviari, aumenta anche il disagio degli abitanti di Barcola e Grignano per i rumori provocati dal passaggio dei treni nei pressi delle loro case. Ma ci potrebbero volere ancora anni prima di vedere una soluzione, poiché questa tratta non è attualmente in cima alla classifica degli interventi prioritari sulla rete ferroviaria nazionale. La questione è stata dibattuta nel corso della sesta commissione comunale, alla quale hanno preso parte anche l'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, e Cinzia Giangrande della direzione tecnica di Rfi. Il comitato di cittadini della zona aveva inviato oltre sette mesi fa al Comune e a Rfi una lettera per esporre il problema e chiedere informazioni sulla ventilata installazione di alcuni pannelli fonoassorbenti. Interventi che erano stati auspicati dall'approvazione nel dicembre 2018 del "Piano Comunale di Classificazione Acustica del Comune di Trieste", che invitava l'amministrazione ad attivarsi presso la Regione e i ministeri competenti per garantire la priorità dell'adeguamento delle infrastrutture. «Siamo ben felici che il traffico del porto sia in ascesa e sappiamo che l'intermodalità con la ferrovia rappresenta uno dei suoi sviluppi principali. Ciò non toglie che comporta nocumento a 30 mila abitanti della zona di Barcola, che da oltre 15 anni aspettano una serie di interventi dal gestore delle ferrovie» ha affermato il consigliere comunale Michele Babuder (Forza Italia). Come ha spiegato Cinzia Giangrande di Rfi, il piano degli interventi di contenimento e abbattimento del rumore è stato redatto in origine nel dicembre 2003 e prevedeva una serie di lavori sul territorio nazionale da svolgere in un arco di 15 anni. L'ultima mappatura acustica degli assi ferroviari principali è stata conclusa nel dicembre 2016 ed era finalizzata all'aggiornamento del piano d'azione e dei relativi indici di priorità. Tra gli interventi previsti è presente anche quello relativo alla tratta Trieste-Monfalcone nelle zone di Barcola e Grignano, che in quell'occasione avevano risalito la "classifica" passando rispettivamente dal tredicesimo posto al decimo e dal quindicesimo al dodicesimo. Infatti, l'ordine in cui essi vengono svolti dipende dal grado di priorità assegnato all'interno di una "classifica" stilata ogni 5 anni durante la conferenza Stato-Regioni: la prossima si svolgerà nel 2020 e le Regioni saranno rappresentate dalla Sardegna. Ciò significa che ogni modifica al piano degli interventi deve ottenere il consenso di tutte le Regioni interessate, rivelandosi quindi un iter tutt'altro che semplice. Durante l'ultima riunione della Sesta Commissione l'assessore regionale all'ambiente Fabio Scoccimarro (che conosce bene la questione in quanto residente in una zona interessata dal passaggio dei treni) si è impegnato ad aumentare i controlli sull'inquinamento acustico attivando l'Arpa e, allo stesso tempo, a far leva sul suo omologo sardo per far risalire Trieste nella classifica durante la prossima conferenza Stato-Regioni. 

Simone Modugno

 

 

Salvare la Terra? Dieci cose da fare subito

2,6 sono i milioni di pro-fughi climatici nel 2019, per alluvioni estreme e siccità. 70%È la crescita del-le emissioni di anidride carbonica fra il 1990 e il 2019. 30Gli anni che restano per invertire la tendenza all'innalzamento della temperatura, per non superare la soglia dei due gradi in più. Dopo questa soglia la crescita potrebbe essere irreversibile.

Trent'anni di tempo per invertire la tendenza e ridurre la temperatura superficiale media globale al di sotto dei due gradi celsius: l'Accordo di Parigi sul clima prescrive che le emissioni globali di gas serra dovranno essere ridotte, entro il 2050, del 50% rispetto ai livelli del 1990. L'Unione Europea mira a ridurre per quella data le proprie emissioni dell'80- 95%. Per raggiungere l'obiettivo e evitare il disastro - scioglimento dei grandi ghiacciai, aumento del livello dei mari, la sparizione di interi territori e città sommerse dalle acque - la stessa Unione Europea ha deciso di adottare una serie di norme per promuovere l'utilizzo di energie rinnovabili (eolico, solare, idroelettrica e da biomasse) ma i singoli Stati devono mettersi al passo con i tempi e promuovere una serie di iniziative ecologiche per ridurre gli sprechi energetici e l'inquinamento delle proprie città rendendo più costosa la produzione di emissione di anidride carbonica. I cambiamenti climatici di questi anni, alluvioni, allagamenti, piene dei fiumi, sono frutto dell'incuria ambientale e dell'innalzamento della temperatura globale. L'industrializzazione non ha aiutato, anzi, l'innalzamento del Pil (Prodotto interno lordo) dei singoli Paesi ha spinto anche in su le temperature della Terra fino a un limite da catastrofe. Secondo le previsioni, le fonti rinnovabili sono un toccasana - la domanda di petrolio secondo le stime dovrebbe cominciare a scendere a partire dal 2023 - ma da sole non basteranno. Oltre a diminuire le emissioni di gas serra bisognerà "catturarne" dall'atmosfera con sistemi tecnologici e naturali. Evitare sprechi e trovare metodi ecosostenibili di vita quotidiana: dai trasporti al risparmio energetico domestico, eliminare gli sprechi di cibo reimmettendoli nella filiera alimentare, fino alla riforestazione e alla creazione delle smart city (città intelligenti), dovranno essere regole basilari per permettere ai 9,2 miliardi di persone - tanti saremo nel 2035 - di sopravvivere sul pianeta Terra. Gli esperti sostengono che entro il 2090 il Pianeta riuscirà a liberarsi dalle emissioni di gas serra, a patto che la rivoluzione delle nostre abitudini cominci oggi, anzi ieri. Come vedrete nelle pagine interne ci sono interventi che si possono anche fare subito, alcuni anche individualmente. A partire dalla migliore gestione del cibo e dei consumi.

Rosaria Federico

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 novembre 2019

 

 

Parco del mare, i 7 criteri dettati dall'ente di tutela

Allo studio la modifica dei divieti di costruire. La priorità: Lanterna sempre visibile

Sette criteri dai quali partire per riqualificare l'area del Molo Fratelli Bandiera, a cominciare da una priorità: la Lanterna dovrà restare sempre visibile, senza nuovi edifici che ne impediscano la visuale, da terra e dal mare. Sono queste le condizioni imprescindibili fissate dalla Soprintendenza per la procedura di rinnovo del vincolo che dal 1961 rende inedificabile l'area per un raggio di 130 metri dalla Lanterna. Vincolo i cui contenuti, come riferivamo nei giorni scorsi, potrebbero essere modificati, ma solo alla conclusione del procedimento si saprà se lasceranno o meno spazio alla realizzazione del progetto del Parco del mare.Per ora le certezze sono rappresentate proprio dai criteri fissati dalla Soprintendenza nel documento inviato agli enti interessati per notificare l'avvio della procedura, una lettera in cui si constata anzitutto lo stato di degrado della zona. Nel corso dei decenni, nonostante i provvedimenti di tutela, sono avvenute «significative e disordinate trasformazioni degli edifici presenti sul Molo Fratelli Bandiera - si legge nel documento - che hanno completamente disatteso la disciplina imposta dal vincolo e la perdita totale di funzionalità di capannoni e officine abbandonati e preda di un inarrestabile degrado. L'attuale situazione è lesiva della dignità e del decoro del suo monumento principale, la Lanterna, il più antico faro di Trieste, sorto in corrispondenza dell'antico Scoglio dello Zucco, progettato dall'architetto Matteo Pertsch ed entrato in funzione dal 1833».La Soprintendenza ha valutato quindi l'opportunità di una revisione del vincolo esistente «che tenga conto dell'attuale stato, degli attuali utilizzi e che fissi nuovi parametri di tutela dell'area circostante la Lanterna, in modo da garantirne visibilità e fruibilità in un contesto edilizio e funzionale rinnovato e di alta qualità architettonica». Il tutto auspicando che «la riproposizione di nuove norme di tutela indiretta della Lanterna promuova progetti di riqualificazione urbana dell'area del Molo Fratelli Bandiera».Il rinnovo del vincolo si ispirerà a sette criteri. Anzitutto «la Lanterna dovrà essere sempre visibile attraverso coni visuali sgombri da edifici che ne permettano l'agevole osservazione da tutte le rive del Molo, secondo i punti cardinali, come pure dal mare e dalla Riva Nazario Sauro e in generale dalle Rive». Inoltre, «lo spazio ai piedi della Lanterna dovrà essere lasciato libero e non potrà essere adibito a parcheggio e agli edifici circostanti esistenti non potranno essere aggiunti nuovi piani». Dovranno essere demoliti «gli edifici o le costruzioni in stato di abbandono o non più funzionanti e funzionali all'attività, comprese quelle nautiche e militari, che si svolgono sul Molo». Le cubature demolite «potranno essere riutilizzate in nuove costruzioni ubicate nella stessa area a condizione che non ostacolino la vista e la fruizione della Lanterna e che portino al recupero e a un generale miglioramento della qualità architettonica e urbanistica come pure del decoro dell'intera area».La Soprintendenza precisa che «non è ammessa la ricostruzione, una volta demoliti, degli edifici minori immediatamente adiacenti alla Palazzina Piloti». Le eventuali nuove costruzioni e le ristrutturazioni di quelle esistenti «dovranno privilegiare l'uso di materiali coerenti con gli edifici storici presenti sul molo o adottare soluzioni di architettura contemporanea di alta qualità compositiva, comunque non dissonanti rispetto all'architettura della Lanterna».

 

«Salvate la Tripcovich»: pressing sulle istituzioni

Due triestine si mobilitano e dicono no alla demolizione «La sua scomparsa renderebbe largo Santos desolante»

«Salviamola!». Non tutti si sono rassegnati alla decostruzione della Sala Tripcovich. A lanciare un nuovo «appello per salvare dalla demolizione un edificio storico triestino in funzione di una nuova destinazione d'uso per eventi e spettacoli» sono l'imprenditrice Ambra Declich Grandi e la scenografa Elena Zamparutti. Due innamorate dell'ex stazione delle autocorriere trasformato in teatro negli anni 90' grazie al mecenatismo del barone Raffaello De Banfield. L'appello, corredato da colorate ipotesi di restyling, è stato indirizzato al sindaco Roberto Dipiazza, al presidente della Regione Massimiliano Fedriga e alla soprintendente alle Belle Arti Simonetta Bonomi. Non è escluso che si arrivi presto anche a una raccolta di adesioni e firme per salvare la Sala Tripcovich. Una corsa contro il tempo. L'obiettivo è arrestare il piccone demolitore del primo cittadino che non vede l'ora di radere al suolo l'edificio ora che ne è rientrato in possesso avendolo avuto indietro dal Teatro Verdi (di cui è pure presidente) in cambio dei magazzini teatrali delle Noghere.«La Sala Tripcovich, che sostituiva il Teatro Verdi nel periodo della sua chiusura e prima ancora fu un'attivissima stazione autocorriere della Trieste-emporio dei Balcani ha le ore contate - si legge nell'appello -. Lo spettro del piccone si avvicina di giorno in giorno poiché i vertici del Comune hanno deciso la sua demolizione e, non esistendo un valido piano alternativo, non sorgerà nulla al posto di quei 1.350 mq fuori dalla stazione ferroviaria. La sua scomparsa renderebbe largo Santos uno spiazzo desolante antistante il muro del Porto vecchio nonché anonimo capolinea degli autobus. Come dire la riqualificazione del nulla», spiegano le promotrici dell'appello. Una versione che ribalta l'idea di Dipiazza che vorrebbe mettere la statua di Sissi al posto della Tripcovich per valorizzare l'ingresso monumentale al Porto vecchio. Sulla Sala Tripcovich c'è un vincolo che la Soprintendenza non ha ancora tolto (la pratica è ferma a Roma). «Non tutto è da demolire, ce lo insegna anche Fiume, eletta Città europea della Cultura 2020, che per allestire le mostre di questo evento poggia sul recupero di una fabbrica dismessa di tabacco e di una vecchia cartiera. Se Fiume è avanti in questo campo, Trieste non può essere da meno pensando alla Tripcovich e ai magazzini storici di Porto vecchio. Facciamo notare che la Sala Tripcovich con la sua ubicazione strategica costituisce un trait d'union ideale con il Porto vecchio che ospiterà Esof 2020», aggiungono Ambra Declich Grandi e Elena Zamparutti ricordando come nel gennaio 2017 alla Sala Tripcovich, che ospitava i festival cinematografici, venne consegnato a Monica Bellucci il premio "Eastern Star Award 2017" del Triste Film Festival.«La Sala Tripcovich opportunamente restaurata - ricordano le promotrici dell'appello - può diventare uno spazio di aggregazione multifunzionale alle porte della città, un luogo dello spettacolo per ospitare drammi, commedie, concerti, festival, cinema e iniziative culturali. Senza contare che una sala teatrale di riserva può sempre tornar utile, come il passato insegna. Senza contare che ha un' ubicazione strategica, è servita da un comodo parcheggio, ci si arriva con il bus e con il treno, quindi rispetta adeguatamente il principio della mobilità». 

 

Ex Maddalena, riparte il cantiere "infinito"

Con il posizionamento della seconda maxi gru entrano nel vivo i lavori. Previsti negozi, parcheggi e uffici destinati al Burlo

Con la sistemazione della seconda gru entra ufficialmente nel vivo il cantiere di recupero dell'area dell'ex Maddalena. Un'operazione che nei giorni scorsi ha creato qualche disagio al traffico veicolare di via dell'Istria, a causa del semaforo provvisorio utilizzato per il montaggio dell'enorme argano e che costringeva macchine e soprattutto autobus a uno sgradito senso unico alternato e a fastidiose chicane. Disagi però ben tollerati dai residenti che, dopo anni di attesa, vedono finalmente l'avvio di un vero e proprio cantiere nell'area perimetrale fra la stessa via dell'Istria e via Costalunga. Dopo la bonifica e il prosciugamento di quella che si era trasformata in un'autentica palude, i lavori sono partiti veramente. Come primo step la ditta incaricata ha puntellato le fondazioni dell'area, per passare ora alla fase edificatoria vera e propria, con l'innalzamento di due gru nel giro di pochi giorni. Nell'area, rilevata in fase di concordato preventivo dalla Cervet di Francesco Fracasso (che ha nel curriculum oltre 150 centri commerciali su siti da riqualificare) sorgerà un piccolo centro commerciale, tre livelli di parcheggi in grado di accogliere 500 vetture e un parcheggio esterno a raso. Le iniziative commerciali saranno costruite con accesso sia da via Costalunga sia da via dell'Istria. A completare la futura nuova area anche una serie di uffici, alcuni dei quali destinati al Burlo Garofolo. Grande "sponsor" dell'operazione di definitivo rilancio dell'area il sindaco Roberto Dipiazza che nei mesi scorsi ha dapprima chiesto a Fracasso di intervenire da un punto di vista finanziario nella voragine debitoria creata dall'inizio dei lavori abbandonati nell'ex Maddalena, per poi caldeggiare l'accelerazione all'operazione di risanamento di un'area che rischiava di rimanere abbandonata fino a data da destinarsi. «Io mi sono limitato a cercare di mettere insieme gli imprenditori per risolvere il problema - sottolinea il sindaco - e finalmente nel giro di pochi mesi la Maddalena verrà rimessa a posto. Trattandosi di privati credo che già nel secondo semestre del 2020 si potrà vedere la fine. Sono davvero soddisfatto per i cittadini, perché era davvero diventato un problema serio per la città». La conversione dell'ex ospedale per infettivi "La Maddalena" in area edificata ha una lunga genesi alle spalle, paragonabile forse solamente al recupero del vecchio stadio Grezar. I lavori sono iniziati tra il 2010 e il 2011, quando le imprese Riccesi-Cogg, Cividin, Carena, Palazzo Ralli, Platon Gas Oil hanno dato vita a GeneralGiulia2, con l'obiettivo di costruire 300 appartamenti. Il progetto è stato poiu ridimensionato e riformulato su due lotti, uno dei quali destinato a diventare centro commerciale a griffe Carrefour, marchio che però nel 2013 si tira indietro. Nella primavera del 2018 è entrato in campo Francesco Fracasso (Cervet) che ha rilevato la GeneralGiulia2 dal concordato preventivo, immettendovi più di sette milioni di euro per l'avvio del cantiere. Adesso è il tempo dell'inizio dei lavori edili veri e propri. La corsa per recuperare parte del tempo perduto può quindi dirsi iniziata.

 

 

Abbandona lavatrice, tv e mobili sulla strada: multato con 600 euro

L'episodio in via Piccardi: l'uomo aveva lasciato oggetti, vestiti ed elettrodomestici vecchi vicino ai cassonetti

Pensava di disfarsi facilmente di vecchi elettrodomestici, mobili e vestiti abbandonandoli accanto al cassonetto dei rifiuti. Invece, dopo una veloce indagine, l'uomo è stato pizzicato dagli agenti della Polizia locale che gli hanno comminato una sanzione da 600 euro, obbligandolo a rimettersi tutto sulle spalle e a riportarselo a casa. L'episodio è avvenuto in via Piccardi. Pochi giorni fa, nelle ore notturne, quando aveva meno probabilità di essere visto, un residente della zona ha pensato bene di liberarsi di una serie di cose vecchie, lasciandole nell'isola ecologica vicino a casa. Ma il giorno successivo, quell'ammasso di oggetti vicino ai cassonetti, non è passato inosservato agli agenti della Polizia locale che, transitando in zona, si sono imbattuti in quello che era un evidente tentativo di un residente di liberarsi con troppa facilità di una parte dell'arredamento. Vicino ai cassonetti l'uomo aveva sistemato una vecchia lavatrice, un televisore, un mobile, suppellettili e capi di abbigliamento oramai lisi e sistemati in grandi borsoni. Insomma, aveva deciso di liberarsi delle cose vecchie portandole semplicemente accanto ai contenitori della spazzatura. Risalire ai responsabili di questi comportamenti non è semplice. Invece, in questo caso, agli operatori del distretto di via Locchi della Polizia locale sono bastati alcuni accertamenti per individuare il "furbetto". L'uomo è stato sanzionato ai sensi dell'articolo 23 del Regolamento di Gestione rifiuti urbani e pulizia del territorio che prevede una multa di 600 euro in situazioni del genere. Non solo: il protagonista della vicenda ha dovuto provvedere a riprendere tutto il materiale abbandonato sulla strada, riportandoselo a casa. I rifiuti ingombranti non vengono asportati durante i normali giri di raccolta delle immondizie, e devono quindi essere recuperati con altre modalità: è possibile conferirli gratuitamente nei punti di raccolta o farli prelevare - anche in questo caso senza alcun costo - chiamando il numero dedicato di AcegasApsAmga. Ogni anno a Trieste vengono effettuati in media 2.500 interventi di raccolta di rifiuti ingombranti abbandonati, con una spesa di 500 mila euro che pesa sulle tasche di tutti i cittadini.

 

 

Sempre più caldo agricoltura al bivio: le aziende devono adattarsi al clima - i cambiamenti nel FVG

Il Triveneto è tra le aree più vulnerabili per impatti ambientali Cala la produzione di frumento, in tre anni perso il 35%

Udine. I cambiamenti climatici costringeranno le aziende agricole del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e del Trentino Alto Adige a ripensare gli investimenti e il tessuto produttivo. In futuro l'aumento delle temperature favorirà precipitazioni sempre più intense alternate da periodi di siccità con grandine e venti forti. Gli studiosi della Fondazione Nord Est, nella ricerca "Cambiamenti climatici e agricoltura nel Nordest", per mitigare i danni che saranno sempre più evidenti dal 2021 al 2100, suggeriscono agli agricoltori di conservare la vita sulla terra realizzando infrastrutture verdi. La consultazione dei servizi climatici diventerà fondamentale nei prossimi decenni quando si tratterà di salvaguardare le colture e la produttività. Il documento sarà presentato mercoledì prossimo, alle 17.30, nel salone del Popolo (palazzo D'Aronco) a Udine, dal direttore scientifico della Fondazione Nord Est, Carlo Carraro, e dalla presidente di Crédit Agricole FriulAdria, Chiara Mio. L'evento sarà moderato dal direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier.La situazione attuale - Rispetto ai livelli preindustriali, entro la fine del ventunesimo secolo la temperatura media della superficie terrestre potrebbe aumentare di oltre 4 gradi. Proprio perché le attività agricole dipendono direttamente dalle condizioni climatiche, le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti e a pagare il prezzo più alto è proprio il settore agricolo che, nel Nordest, occupa 179 mila addetti a tempo pieno (21% della media nazionale) e garantisce una produzione pari a 12,3 miliardi e un valore aggiunto di 6,4 miliardi di euro. Questi i numeri legati all'attività delle 240 mila imprese distribuite su 3,47 milioni di ettari. Frumento, Mele e vino - Nel Nordest vengono coltivati a frumento 74.566 ettari (14.069 in Veneto, 388 in Fvg, 60.103 in Emilia Romagna), il 16% in meno rispetto a un anno fa. E se la percentuale è stabile su base decennale, risulta più bassa del 35% rispetto al 2016. Lo stesso vale per la produzione: le stime per l'anno in corso si aggirano attorno alle 327.450 tonnellate, un valore in calo rispetto al trend degli ultimi anni. Il Nordest si conferma player importante pure sul fronte delle mele: nel solo Trentino Alto Adige si producono circa 1,5 milioni di tonnellate, in Veneto 198.628 e 42.00 in Friuli Venezia Giulia. Buone le performance pure per l'area produttiva vitivinicola, ecco alcuni dati: Veneto 12,9 milioni di ettolitri, Trentino Alto Adige 1,3 milioni e Friuli Venezia Giulia 1,7 milioni. Gli effetti«Il Nordest è una delle aree più vulnerabili al mondo per gli impatti dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale». Gli autori della ricerca, Jaroslav Mysiak, Silvia Torresan e Dionisio Perez Blanco, lo scrivono facendo notare che gli effetti positivi dovuti a stagioni di coltivazione più lunghe rischiano di essere superati dagli effetti negativi con l'aumento della frequenza e dell'intensità di eventi esterni che colpiscono il territorio. La tempesta Vaia è solo un esempio. Gli scenari futuri - Secondo le simulazioni fatte nel corso della ricerca, le temperature estreme continueranno ad aumentare costantemente. I cambiamenti più significativi sono previsti tra il 2071 e il 2100. Diverso il quadro per le precipitazioni: stando ai modelli matematici, dal 2021 al 2050 le piogge diminuiranno sia per quantità che intensità in tutto il Nordest, mentre tra il 2071 e il 2100 saranno più copiose soprattutto in Trentino Alto Adige.Soluzioni possibili«Sul piano delle emissioni è comprovato che l'agricoltura biologica riduca le emissioni di origine antropica. Favorisce - si legge nella ricerca - un maggior sequestro di Co2 aumentando la fertilità naturale del suolo, diversità biologica e la connettività degli ecosistemi agrari senza l'impiego di fertilizzanti». Detto questo la Fondazione Nordest invita a riflettere anche sulla cosiddetta "gestione intelligente dell'agricoltura" e sull'utilizzo di tecnologie di telerilevamento e servizi meteo-climatici. Un metodo che potrebbe consentire di andare oltre i prodotti bio. A tutti i livelli, l'informazione diventa fondamentale per consentire alle imprese di adottare scelte consone ai cambiamenti climatici già in atto. «Il Nordest - recita ancora la ricerca della Fondazione - deve stimolare le aziende agricole e agroalimentari a ridurre la propria impronta ecologica e ad adattarsi ai possibili impatti dei cambiamenti climatici». Da qui la proposta di costituire un partenariato sul rischio climatico.

 

Tutelare i livelli delle falde trasformando le aree in foreste - le buone pratiche

Udine. A causa dell'eccessivo sfruttamento e degli impatti delle attività agricole, nei prossimi decenni, quando farà sempre più caldo, si andrà verso il calo dei livelli delle falde acquifere e la scomparsa delle zone umide e dei fontanili. In previsione di tutto ciò, facendo proprio le buone pratiche messe a punto da Veneto agricoltura, gli studiosi della Fondazione Nord Est propongono la realizzazione di interventi ingegneristici «che permettono di ricaricare le falde acquifere in modo controllato durante i periodi di maggior disponibilità di risorsa idrica, ovvero da settembre ad aprile».L'obiettivo è incanalare le acque superficiali in aree agricole convertite a bosco, per poi utilizzare la risorsa durante il periodo irriguo, da aprile a settembre. Le aree di infiltrazione - questa la denominazione tecnica - consentono «di trarre beneficio dall'alto tasso di infiltrazione dei suoli localizzati al di sopra della fascia delle risorgive, convertendo le superfici agricole precedentemente coltivate a mais in foreste che consentono di massimizzare il tasso di infiltrazione». Sperimentato nel comune di Carmignano di Brenta (Padova) da un privato, il progetto porta nelle casse del proprietario 1.500 euro l'anno per l'apertura del bosco limite alla comunità e 1.200 euro a ettaro all'anno dal Consorzio di bonifica per la fornitura del servizio idrico di infiltrazione. Questo vuole essere solo un esempio di contaminazione tra enti pubblici e i privati per correre ai ripari contro i possibili effetti negativi che provocheranno i cambiamenti climatici. La Fondazione Nord Est lo suggerisce per spronare tutte le Regioni a ragionare su questi temi utilizzando le linee di finanziamento messe a disposizione anche dalla Comunità europea.

 

«Le catastrofi si possono prevenire Necessario investire in sostenibilità»

Parla Chiara Mio, presidente di Crédit Agricole Friuladria: «Non dimenticare che non tutto è riparabile»

L'INTERVISTA - Fare impresa in modo ambientalmente sostenibile non solo è possibile «ma è vincente». Ne sa qualcosa l'agricoltura che, anche in Friuli Venezia Giulia e a Nordest, ha imboccato con convinzione questa strada. Che fa bene all'ambiente «ma anche al portafogli, perché il conto che stiamo pagando causa il cambiamento climatico è già molto salato. Prevenire - ricorda Chiara Mio, presidente di Crédit Agricole FriulAdria - è più conveniente che riparare. Ammesso che i danni provocati da eventi estremi siano riparabili: le vite umane e i mosaici della basilica di San Marco, non lo sono». Presidente, l'Ue definisce il cambiamento climatico un pericolo che va contrastato e assume impegni che indirizzano verso la sostenibilità.«È assolutamente necessario investire in sostenibilità. E la motivazione forse più importante è: perché conviene. Qualche dato. Tra il 2000 e il 2016 a livello mondiale le catastrofi naturali di origine meteorologica hanno registrato un incremento del 46%, e tra il 2007 e il 2016 le perdite economiche dovute a condizioni meteo estreme, nel mondo, sono aumentate dell'86%, con 117 miliardi di euro solo nel 2016. Cifre e dati sono della Commissione Europa». E quindi che si fa?«Si inizia a agire coerentemente con la convinzione che prevenire è sempre meglio che riparare». Investendo, quindi.«Viste le cifre enormi richieste dal ripristino dei danni, è evidente la convenienza nell'investire in prevenzione. Perché non dimenticherei che non tutto è riparabile».Non è curioso che, pur di fronte a uno scenario drammatico, ci sia chi sbeffeggia Greta Thunberg e il cambiamento climatico? «Secondo me è bellissimo che, dopo il '68, i giovani nel mondo abbiano una causa comune e una prospettiva di futuro e ci chiamino alla responsabilità. E credo indichi un atteggiamento di "vecchiaia" e di "stanchezza" il cercare la pagliuzza invece di fare i conti con le proprie responsabilità». Torniamo alla sostenibilità. Nel convegno si parla solo di quella ambientale? «No. La sostenibilità, come ci spiega Carlo Carraro, ha tre "gambe": economica, ambientale e sociale. La giornata è dedicata al cambiamento climatico e alla sostenibilità nel settore agroalimentare, ma i cambiamenti climatici generano immediatamente problemi sociali e viceversa. Qualche settimana fa abbiamo visto le immagini delle cascate Vittoria di fatto scomparse: dell'acqua che precipita nel fiume Zambesi resta un rivolo. Questo spingerà le persone di quei Paesi a emigrare. E dove? In Europa, ovviamente, e tra un anno o due assisteremo a questa nuova ondata migratoria. Quindi i cambiamenti climatici possiamo sì vederli dal punto di vista ambientale, ma sono correlati a impatti sociali». Che cosa possiamo fare? «Possiamo investire in modo sostenibile e win-win, in modo rispettoso verso l'ambiente e guadagnando. È un approccio "rifondativo". Un altro modo di fare business, scelto perché conviene e produce valore nel lungo termine». L'Ue indica la strada della sostenibilità, ma ci sono Paesi molto lontani da questi principi che portano i loro prodotti sul nostro mercato. Come difendere le aziende? «Ci vogliono politiche europee mirate. Non dazi, ma deterrenti che penalizzino prodotti (e materie prime) fabbricati con dumping sociale o con criteri ambientali non conformi. E i consumatori devono essere informati». Il settore primario è sensibile a questi temi? «Generalizzare è sempre difficile, ma il biologico nasce in agricoltura. Ora scienza e tecnologia, con la possibilità di selezionare piante e sementi resistenti a determinate malattie, permettono di uscire dall'eccesso delle logiche produttive. Non so se tutte le aziende siano pronte, ma questa è la strada. Chiaro, ci vuole il collegamento tra mondo produttivo e centri di ricerca». Il ruolo di Crédit Agricole FriulAdria in questo processo? «Certo di accompagnamento verso maggiore consapevolezza su questi temi. E soprattutto, in considerazione della comunicazione della Commissione europea del 2018, a preparare le aziende a un ulteriore cambiamento che prevede che le banche tengano conto, negli affidamenti, dei rischi ambientali delle attività svolte dai propri clienti. E gli istituti di crediti avranno obbligo di riserve di capitale differenziati a seconda del profilo ambientale, sociale e di sostenibilità dei clienti. Cambieranno le regole del gioco e il nostro compito è anche aiutare le aziende».

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 novembre 2019

 

 

Consumo del suolo, nuove case a Barcola con la legge ferma - la lettera del giorno di Tiziana Cimolino e Lino Santoro

Il Piano regolatore del Comune di Trieste in vigore dal 5 maggio del 2016 è stato propagandato come un piano che esprimeva delle visioni sulla città del futuro e che avrebbe perseguito la riduzione del consumo di suolo. Le osservazioni di Legambiente, Italia Nostra, Wwf e Trieste Bella puntualizzavano invece la contraddizione fra questo assunto e la realtà manifesta dell'apertura all'edificazione di nuove aree verdi del Comune. Il Parlamento comunitario ha votato per l'azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050, l'allineamento alla crescita demografica e il contenimento del degrado del territorio e il suo recupero alla naturalizzazione entro il 2030. Per contenere il dissesto idrogeologico, sempre più compromesso dall'aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi. Ma la legge sulla Riduzione del consumo di suolo è ferma al Senato. Intanto in un anno sono stati consumati 24 mq di suolo cittadino per ogni ettaro di aree verdi dice il Rapporto 2019 del Sistema nazionale per la Protezione dell'ambiente sul Consumo di suolo in Italia: aumenta lo spreco di suolo all'interno delle città italiane. A livello generale lo screening del territorio italiano segna in rosso altri 51 chilometri quadrati di superficie artificiale solo nel 2018, in media 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 metri quadrati ogni secondo. Un ritmo molto lontano dagli obiettivi europei che ci richiamano alla tutela del suolo. Nel Piano regolatore triestino attraverso la dicitura di nuova città dei giardini si è voluto mitigare in qualche modo l'imbarazzo per la creazione di nuove urbanizzazioni e cementificazioni, aggiuntive rispetto a quelle ereditate dal precedente Piano regolatore. Si tratta di nuove urbanizzazioni ingiustificate sia dal trend demografico sia dal rilevante e crescente patrimonio edilizio esistente inutilizzato o rimasto invenduto. Nell'area in salita di Miramare a Barcola attualmente oggetto del Piano di attuazione comunale è prevista l'edificazione in un'area verde di due nuovi condomini di 12 unità abitative per un volume di 3.453 metri cubi su un fondo di 4.064 mq. Non è una riduzione del consumo di suolo: l'attuale Piano regolatore è un anacronistico mostriciattolo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 22 novembre 2019

 

 

Fim: «Troppe incertezze sulla Ferriera di Servola» - Dopo il secondo incontro al MISE

 «In una partita così importante per l'industria e il futuro di tanti lavoratori e famiglie, le cose devono determinare i tempi e non può essere che i tempi determino le cose». La Fim Cisl vede il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto dopo il secondo incontro al Mise (mercoledì scorso), presente il ministro triestino Stefano Patuanelli, sulla Ferriera di Servola in mano all'Acciaieria Arvedi Stabilimento di Trieste. «Si è assistito - racconta Umberto Salvaneschi, segretario Fim Cisl - di un ulteriore incontro "interlocutorio" con una novità (non dettagliata) riguardante un interessamento Ungherese sulla logistica». Il bicchiere mezzo pieno riguarda il lavoro. «Sul tema della ricollocazione dei settanta lavoratori con contratto a termine - spiega Salvaneschi - è emerso che esiste la possibilità di ricollocazione presso un'azienda di San Giorgio di Nogaro la Centro servizi navale spa, costituita da joint venture tra ArcelorMittal Cln Distribuzione Italia, Fincantieri e Palescandolo Lavorazioni Siderurgiche». Il bicchiere mezzo vuoto è il futuro produttivo dell'area di Servola. «Con preoccupazione, invece, non abbiamo rilevato grossi passi avanti sulle importanti questioni aperte e sui principali nodi ancora da sciogliere a distanza di 63 giorni dal primo incontro - aggiunge la Fim - . Non risulta ancora chiara una fondamentale partita, tra Autorità e Gruppo Arvedi relativa agli interessi su determinate aree (alcune di proprietà Arvedi e altre demaniali). Altresì sono state evidenziate delle perplessità sul piano industriale in relazione a tempi di realizzazione e all'occupazione». --

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 novembre 2019

 

 

Divieto a costruire: la Soprintendenza riapre la partita del Parco del mare.

Avviata la procedura che valutera' se rinnovare il vincolo. Subito mobilitate le associazioni contrarie al progetto.

Nuova svolta nell'ambito del sempre più annoso iter progettuale del Parco del mare. La Soprintendenza ha avviato infatti la procedura - notificandola agli enti interessati, Comune compreso - riguardante il rinnovo d'ufficio del vincolo che dal 1961 rende inedificabile l'area per un raggio di 130 metri dalla Lanterna. Vincolo i cui contenuti, ora, potrebbero essere modificati. Impossibile prevedere se l'apertura del procedimento possa preludere a un'attenuazione del vincolo o, viceversa, a una conferma delle limitazioni attuali che sancirebbe di fatto la discesa della pietra tombale sul progetto multimilionario del Parco del mare, ma intanto la polemica si riaccende. A innescare la miccia dando la notizia dell'avvio della procedura sono stati ieri i rappresentanti dei sodalizi che si battono contro la realizzazione del Parco del mare e a favore di una riqualificazione in chiave ambientale e paesaggistica del lungomare: sono decisi a fare chiarezza e hanno presentato una richiesta formale di accesso agli atti. Nell'istanza indirizzata alla Soprintendenza (e per conoscenza al ministero per i Beni e le Attività culturali) si ribadisce che il progetto è «non rispettoso della storia del luogo e delle sue potenzialità ai fini di una vera valorizzazione». Già pronto lo "slogan": «Riqualificazione del lungomare dalla Lanterna a Miramare». E l'imperativo è «no a ulteriori interventi edilizi», tantomeno quello che viene considerato un "maxi-acquario" dispendiosissimo e ormai superato come concezione dalle nuove tecnologie visuali digitali, immersive e tridimensionali, oltre che dalla diffusione di una maggiore sensibilità animalista. Nella richiesta si allega una corposa documentazione a sostegno del "partito del no" secondo il quale la procedura avviata dalla Soprintendenza, se anche modificherà i contenuti del vincolo, non potrà che ribadire comunque il divieto di edificazione e «rafforzare la possibilità di salvaguardare il contesto circostante la Lanterna». I promotori ieri hanno illustrato l'iniziativa in una conferenza stampa aperta dall'architetto William Starc. C'erano, tra gli altri, l'architetto Roberto Barocchi di Trieste Bella, Giorgetta Dorfles del comitato La Lanterna, Andrea Wehrenfennig di Legambiente, Giorgio Uboni della Cgil che ha sostenuto l'iniziativa assieme al Wwf e all'associazione Un'altra città. Il rischio paventato da Starc è che la procedura porti ad alleggerire il vincolo «concedendo ad esempio la possibilità di costruire e obbligando solo a garantire un cono di visuale». Nel corso della conferenza è stato reso noto che in una nota integrativa al verbale di assemblea di Trieste Navigando (che ha in concessione l'area) viene comunicato che il vincolo di inedificabilità «genera ritardi all'iter di predisposizione della proposta di project financing per la realizzazione dell'opera» e si precisa che la futura acquirente Camera di commercio si è subito attivata «per acquisire chiarimenti sul vincolo e ricercare le soluzioni più veloci per un suo superamento». I sodalizi hanno preparato 6 domande da rivolgere «a chi ha responsabilità di governo del territorio». Anzitutto «come è stato possibile che la Camera di commercio spenda consistenti risorse finanziarie dei contribuenti per un progetto da realizzare in un'area su cui c'è un vincolo di inedificabilità?». E poi «con quale diritto un ente autonomo di diritto pubblico continua ad accumulare e non spendere consistenti risorse derivanti dal Fondo benzina e dalla maggiorazione del diritto annuale? Perché a fronte delle potenzialità nel Porto vecchio ci si ostina sull'area adiacente la Lanterna?».Hanno preso la parola anche il consigliere regionale del Pd ed ex sindaco Roberto Cosolini e il giornalista Paolo Rumiz. Per Cosolini l'ente camerale avrebbe dovuto accorgersi per tempo del vincolo («avevo avvertito di fare attenzione») e accogliere la proposta dell'allora primo cittadino che aveva caldeggiato il Porto vecchio come location. Così Rumiz: «Subiamo il potere ereditario di una Camera di commercio che ormai è nelle stesse mani da vent'anni e tiene ferme risorse per 14 milioni di euro».

Piero Tallandini

 

Il nodo accantonamenti L'ente camerale spiega «14 milioni? No, solo 9» - I costi dell'opera

A tenere banco nella polemica sul Parco del mare è anche e soprattutto la questione finanziaria. I sodalizi hanno ribadito ieri che la Camera di commercio ha accantonato 14 milioni di euro. In giornata l'ente camerale ha smentito («accantonati con vincolo di destinazione non più di 9 milioni») in una nota stampa nella quale sono stati puntualizzati anche altri aspetti.«È erroneo e fuorviante citare, come ha fatto Starc, lo studio del 2010 dell'allora assessore comunale Ravidà - si legge nella nota -. Va invece indicata la congruità e sostenibilità della realizzazione emersi dal documento realizzato nel 2015 su incarico della Fondazione CRTrieste, ovvero lo studio sulle analisi economico-patrimoniali e finanziarie del progetto. Seguirono a gennaio 2016 la lettera ufficiale del sindaco Cosolini in cui esprimeva sostegno alla realizzazione di un acquario sulla base degli studi e dell'idea progettuale commissionati dalla Fondazione e a febbraio la lettera ufficiale della presidente della Regione Debora Serracchiani, nella quale esprimeva il suo favore di massima».Poi la replica a Cosolini secondo il quale la Camera di Commercio doveva sapere del vincolo: «Il piano regolatore previgente prevedeva solo la possibilità di realizzare Porto Lido, quindi porto turistico. Con la variante del settembre 2018 l'area diventa compatibile con la realizzazione del Parco del mare, quindi nessun vincolo mai è emerso sul piano regolatore, neanche quello del periodo in cui Cosolini era sindaco. Il vincolo risalente agli anni Sessanta non è mai stato riportato in alcun piano regolatore e mai è stato annotato nel Libro Fondiario». 

 

 

Ferriera e futuro degli operai: spunta l'opzione Fincantieri

Il ministro Patuanelli annuncia che una parte delle maestranze in uscita per la riconversione potrebbe essere ricollocata in una «società partecipata»

Il percorso di ricollocazione degli operai della Ferriera vedrà anche il coinvolgimento di Fincantieri, mentre Siderurgica Triestina si conferma disponibile a investire i primi 180 milioni per la riqualificazione del sito, puntando a entrare nella partita della logistica e annunciando di avere in tasca accordi con realtà ungheresi non meglio precisate. Sono queste le novità della terza riunione del tavolo convocato al Mise, dove il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha ribadito l'intenzione di chiudere il nuovo Accordo di programma entro l'anno, aprendo però alla possibilità di slittare ai primi mesi del 2020. Patuanelli ha richiamato ancora una volta la volontà di giungere alla riconversione salvaguardando tutti i lavoratori. E secondo la nota del Mise, «l'azienda ha evidenziato come siano già state individuate le risorse previste nel piano industriale», che punta su smantellamento e bonifica dell'area a caldo, riconversione della centrale elettrica e potenziamento di laminatoio e attività logistica. «L'azienda - ancora la nota del ministero - ha assicurato che verrà garantita la ricollocazione ai circa settanta lavoratori con contratto a termine presso altre realtà aziendali locali». E qui esce confermata la possibilità del passaggio alla ArcelorMittal Cln Distribuzione di San Giorgio di Nogaro, ma spunta anche l'annuncio di Patuanelli sulla possibilità di trasferire una parte non quantificata delle maestranze in una «società partecipata». Il riferimento criptico è a Fincantieri, con cui istituzioni locali e ministro hanno avviato il confronto. L'ad del gruppo Arvedi Mario Caldonazzo si è impegnato invece a investire i primi 180 milioni sul totale di 230 previsto dal business plan. Caldonazzo non ha legato l'investimento all'arrivo di fondi pubblici come fatto in precedenza, ma ha chiarito ad ogni modo che Mise e Invitalia stanno studiando le modalità per massimizzare gli aiuti statali nei limiti dei vincoli delle norme Ue. L'ad ha confermato poi la volontà di gestire in proprio le aree bonificate, valutando l'uso logistico in collaborazione con non precisati soggetti ungheresi. I sindacati continuano a chiedere attenzione. Per Mirco Rota (Fiom), «Arvedi vorrebbe giungere entro l'anno a un accordo sindacale, oltre alla revisione dell'accordo di programma, per noi i tempi non potranno che essere quelli che consentiranno di dare una soluzione a tutte le questioni aperte» su occupazione e ammortizzatori. Per i rappresentanti della Uilm Antonio Rodà e Guglielmo Gambardella, si tratta di «prevedere nel progetto del sistema del porto una piena integrazione delle attività industriali e logistiche per lo sviluppo dei livelli occupazionali». L'Usb con Sasha Colautti sottolinea «le rassicurazioni ricevute in merito al percorso di dismissione dell'area a caldo a esuberi zero». Dal canto suo l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen ha rimarcato la necessità di accompagnare la realizzazione del piano industriale al mantenimento dei livelli occupazionali e alla definizione degli ammortizzatori sociali, di concerto con azienda e sindacati. «L'amministrazione regionale non prenderà in esame alcuna proposta che non affronti con chiarezza il nodo occupazionale», ha ribadito Rosolen, secondo cui «non è opportuno fissare scadenze per la riscrittura dell'Accordo di programma». A metà dicembre verrà intanto presentata istanza formale per la modifica degli accordi relativi alle bonifiche e dell'Autorizzazione integrata ambientale, in modo da recepire il percorso di riconversione. Secondo l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, «la partita ambientale della Ferriera non si esaurisce con lo spegnimento dell'area a caldo. È fondamentale per lo sviluppo dell'area da riconvertire la questione bonifiche, senza le quali neanche un chiodo può essere fissato». Assenti a Roma sia il governatore Massimiliano Fedriga che l'assessore alle Attività produttive Sergio Bini. Sul punto attacca il segretario del Pd Fvg Cristiano Shaurli: «Se capiamo che il presidente sia rimasto in regione per verificare i danni del maltempo, non ha scuse l'assenza di Bini, dopo che ha già snobbato il Consiglio comunale di Trieste. Bini ha deleghe pesanti, fondamentali in questa vicenda, e deve esercitarle». 

Diego D'Amelio

 

 

Nuove antenne a Duino Aurisina Scatta il piano "anti giungla"

Il Comune aggiorna le regole sui ripetitori per la telefonia in modo da evitare che i privati concedano le loro proprietà. Priorità alle aree lontane dalle case

DUINO AURISINA. Le prime aree a essere utilizzate allo scopo saranno quelle di proprietà pubblica e lontane dalle abitazioni. In subordine, si proseguirà con quelle iscritte al patrimonio comunale, come ad esempio quelle delle comunelle, sempre situate a debita distanza dalle case e, solo in ultima istanza, si procederà con quelle di proprietà privata. È questo il criterio che sta per essere ufficializzato con un atto di giunta, che dovrà poi essere ratificato dal Consiglio comunale, con il quale l'amministrazione di Duino Aurisina intende procedere per dare risposta alla crescente e sempre più pressante richiesta, proveniente dalle grandi società di telefonia mobile, che hanno bisogno di installare ripetitori sul territorio per assicurare un migliore servizio all'utenza.«La normativa che disciplina la materia - spiega Chiara Puntar, presidente della Commissione Ambiente del Comune di Duino Aurisina - prevede che, se l'amministrazione non risponderà alle richieste delle società entro un determinato termine, che a quanto si sa è di 90 giorni, tutti i privati potranno agire autonomamente e mettere a disposizione, come aree per il posizionamenti dei ripetitori, le proprie proprietà. Per evitare che si crei questa situazione - prosegue l'esponente di Forza Duino Aurisina - ho indetto una Commissione Ambiente e una "Capigruppo" per condividere le scelte e così abbiamo stabilito che l'indirizzo sarà quello di iniziare con zone di proprietà pubblica lontane dalle case». L'amministrazione comunale di Duino Aurisina ha fatto fra l'altro realizzare uno studio propedeutico alle decisioni, per l'installazione di ripetitori per la telefonia mobile, da cui si evincono i livelli di campo elettrico presenti sul territorio di Duino Aurisina. «Le misure del campo elettrico le ha effettuate l'Arpa - riprende Puntar - e, mentre la normativa prevede che, a livello di Ue, i limiti da non superare siano di 16 volt per metro e che in Italia bisogna invece restare sotto i sei volt per metro, nel nostro territorio essi non toccano i livelli di un volt per metro, anzi, spesso restano ben al di sotto di questa soglia. Ecco perché - continua la presidente della Commissione Ambiente - oggi risulta necessario redigere un regolamento all'interno del quale, in un'apposita tavola grafica, stante le esigenze già avanzate dai gestori di telefonia mobile, vi sia una chiara indicazione delle aree in cui l'amministrazione acconsentirà l'installazione degli impianti. In assenza di questo documento - conclude Puntar - l'installazione non potrà essere negata e potrebbero cominciare trattative fuori controllo fra le società di telefonia mobile e i privati ed è proprio questo che vogliamo evitare».Sul tema interviene anche Vladimiro Mervic, consigliere comunale d'opposizione ed esponente della Lista per il Golfo: «A mio avviso tutti dobbiamo tenere bene a mente il fatto che il nostro territorio è già saturo di infrastrutture. Ovviamente, se si devono collocare ripetitori per migliorare il servizio, non dobbiamo ostacolare tali richieste, ma abbiamo il dovere e il diritto di pretendere che quest'operazione si faccia nel modo meno impattante possibile. Il tutto - conclude Mervic - nel pieno rispetto del paesaggio e della salute dei cittadini».-

Ugo Salvini

 

 

Il report di "Cittadinanzattiva": a Trieste i rifiuti più cari del Fvg

Trecento euro: a tanto ammonta in media, nel 2019, la tassa dei rifiuti nel nostro Paese, con differenze territoriali molto marcate. Trieste, in un simile contesto nazionale, si ritrova più cara rispetto a tale media tricolore, con 312 euro, e il suo territorio provinciale viene "schedato" come il può salato tra i quattro del Friuli Venezia Giulia. È quanto emerge da un report statistico appena reso noto da "Cittadinanzattiva", secondo il quale la regione più economica del Bel Paese risulta essere il Trentino Alto Adige, con una media di 190 euro l'anno, mentre la più costosa è la Campania che si attesta a quota 421. A livello "sottoregionale" quindi, è Catania il capoluogo di provincia più costoso (con 504 euro e un aumento del 15, 9% rispetto al 2018), mentre all'estremo opposto, quello minimo, ecco Potenza (121 euro, per un decremento del 13,7% rispetto all'anno precedente).Analizzando le tariffe dei 112 capoluoghi di provincia presi in considerazione, sono state riscontrate - si legge nel documento di sintesi di "Cittadinanzattiva" - variazioni in aumento in circa la metà, 51 capoluoghi per l'esattezza. Tariffe stabili in 27 capoluoghi e in diminuzione, infine, in 34. A Matera l'incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (16,8%).A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (299 euro), infine il Sud, più costoso (351 euro). E veniamo al Friuli Venezia Giulia, dove la media è di 228 euro a famiglia (per un +3% rispetto al 2018). Qui si passa dai 167 euro di Udine ai 312, come detto, di Trieste, dove si registra un incremento del 7,1% rispetto all'anno precedente. Molto ampia la forbice regionale anche in fatto di raccolta differenziata: si va dal 38,5% di Trieste all'ottimo 84, 5% di Pordenone. Tornando alle statistiche nazionali, il report di "Cittadinanzattiva" sostiene che più di due famiglie su tre (precisamente il 68,2%) ritengono di pagare troppo per la raccolta dei rifiuti: la percentuale sale all'83,4% in Sicilia, segue l'Umbria con l'80,2%, la Puglia con il 79,1%, la Campania con il 78,4%. Solo il 60% delle amministrazioni comunali o delle aziende che gestiscono il servizio - fa sapere ancora "Cittadinanzattiva" - ha elaborato e reso disponibile la cosiddetta "Carta dei servizi". Solo due su tre indicano il tipo di raccolta effettuata, la metà esplicita la frequenza con cui essa viene effettuata. E al cittadino - incalza "Cittadinanzattiva" - è ancor meno dato sapere con quale frequenza vengono igienizzati i cassonetti (lo indica appena il 47% delle "Carte"), pulite le strade (37%) o svuotati i cestini per strada (25%). La rilevazione dell'Osservatorio prezzi e tariffe di "Cittadinanzattiva", disponibile online, gratuitamente dietro registrazione, è consultabile su www.cittadinanzattiva.it. L'indagine prende come riferimento, nel 2019, una famiglia tipo composta da tre persone e una casa di proprietà di 100 metri quadrati.

 

 

Lezione di arboricoltura a palazzo Gopcevich per tutelare il "verde" - DOMANI ALLE 9.30 ALLA SALA BAZLEN

Per chi non lo sapesse, il 21 novembre è la giornata nazionale degli alberi. È in questo contesto che il Comune, oltre a programmare attività didattiche ad hoc per le scuole, ha organizzato per domani dalle 9.30 nella sala Bazlen di palazzo Gopcevich, con il Dipartimento Territorio, Ambiente, Economia e Mobilità, Servizio Strade e Verde pubblico, una conferenza tecnica per diffondere la conoscenza delle corrette procedure e tecniche dell'arboricoltura moderna per la cura degli alberi e dei controlli di stabilità del patrimonio arboreo. L'incontro, pensato da Francesco Panepinto del Servizio Strade e Verde pubblico e supportato dall'Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari (Anaci), è rivolto a operatori e gestori pubblici ma soprattutto privati del verde così come agli amministratori di condominio al fine di sottolineare l'importanza del verde urbano per la qualità di vita in città e incentivarne la preservazione anche nell'ottica di migliorarne la stabilità in un contesto climatico in continuo cambiamento. «Abbiamo pensato a questo appuntamento - ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi ieri in sala giunta, presenti anche Gaetano Oliva e Silvio Spagnul, presidenti delle sezioni regionale e provinciale dell'Anaci - perché la gestione degli alberi è complessa sia per l'amministrazione comunale sia per i privati». A Trieste, «unico Comune in Italia con un bosco urbano in un tessuto edilizio», ha specificato Ivan Snidero, agronomo e arboricoltore che parteciperà al panel d'interventi, questo sarà il primo di una serie di eventi mirati proprio alla divulgazione di tali temi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 novembre 2019

 

 

«Area a caldo in chiusura? Fretta cattiva consigliera Puntiamo sul magnetico» - i sindacati sulla Ferriera

L'accelerazione verso la chiusura dell'area a caldo? La fretta è cattiva consigliera. Si affidano a uno dei proverbi più popolari Umberto Salvaneschi, Marco Relli e Antonio Rodà, per Fim, Fiom e Uilm, per sbilanciarsi in merito alla piega che sta prendendo il caso Ferriera. I responsabili locali dei metalmeccanici della Triplice firmano insieme una nota in cui suggeriscono, più che una rivoluzione produttiva, un percorso graduale. «Zincatura e Verniciatura Coils: questo propone l'azienda come verticalizzazione della produzione a freddo. Se andiamo a vedere la richiesta e la concorrenza, potrebbe essere una soluzione non così proficua, anzi», scrivono i tre sindacalisti, che poi si chiedono: «E se facessimo il magnetico? Probabilmente "ci costa" uguale, ma ci darebbe la possibilità di verticalizzare enormemente la produzione viste anche le future trasformazioni dei trasporti a motore elettrico. "Ci costa" perché l'azienda ha esplicitato la possibilità di conversione solo in presenza di fondi pubblici, e non pochi. Allora adottiamo il plurale, facciamo intervenire la Cassa Depositi e Prestiti e progettiamo il futuro dell'area tutti assieme», osservano Salvaneschi, Relli e Rodà, arrivando al dunque.«Avendo la ghisa liquida - prosegue infatti la nota - saremmo veramente concorrenziali. Visto l'alto valore aggiunto non servirebbero enormi produzioni della ghisa stessa. Inoltre, se l'aggiunta di gas naturale all'altoforno desse gli effetti desiderati, ridurremmo in maniera importante l'utilizzo del coke. Ipoteticamente si potrebbe pensare di comprare il carbone necessario, ed avviare quindi, anche a Trieste, quel processo di decarbonizzazione di cui si sta parlando nel nostro Paese. Il tutto senza impatto occupazionale anzi, visto che il nuovo impianto per fare il magnetico assorbirebbe anche più persone della cokeria. A quel punto ci sarebbe l'opportunità di bonificare quella zona, che potrebbe essere reimpiegata a livello industriale o altro». «Siamo consci - chiudono i sindacalisti - che l'accelerazione per la chiusura dell'area a caldo dal confronto azienda-istituzioni non ha concesso i tempi necessari per fare valutazioni approfondite. Noi riteniamo però che "la fretta" sia "cattiva consigliera", che si rischi di fare investimenti anche corposi che però non garantiscono prospettive occupazionali nei numeri e nella stabilità. Riteniamo indispensabile prenderci il tempo necessario per progettare qualcosa che guardi a una produzione mirata, all'ambiente e che sia veramente un valore aggiunto per l'occupazione».

 

 

«Sprecare meno acqua si può» Enti e categorie a confronto - IL CONVEGNO ORGANIZZATO ALLA CNA

Di "oro blu" declinato in vari modi si è discusso ieri pomeriggio al Salone degli Incanti, in occasione del convegno organizzato dalla Cna "Elemento acqua: ambiente, innovazione, economia". L'incontro ha trattato in effetti il grande tema degli sprechi e dell'efficientamento idrico ma è stato foriero anche di qualche suggerimento sulle buone pratiche e sul consumo etico. Per l'assessore comunale Luisa Polli nel nostro territorio «occorrerebbe gestire separatamente l'acqua del rubinetto e le cosiddette acque grigie». La Regione, comunque, nel contesto nazionale è «territorio virtuoso» tanto che, a detta di Fabio Scoccimarro, assessore regionale, qualcuno «addirittura ci "rimprovera" per la rigidità delle nostre leggi regionali in materia ambientale, che appaiono più stringenti di quelle europee». Il presidente Cna Giancarlo Carena ha evidenziato come per la questione relativa alle bollette sia stato chiesto ad Acegas di «azzerare gli aumenti del 2018» e alla Regione di «nominare il Comitato utenti». Guerrino Lanci, presidente Federalberghi Trieste, ha ricordato come «attraverso sistemi di addolcimento e di defangamento, oltre che con l'utilizzo di strumenti di filtraggio ad areazione che rendono il getto più "soddisfacente" è possibile ridurre, per gli alberghi, categoria ritenuta "idroesigente", i consumi da 55 a 35 metri cubi a camera». Giada Rossi, del Dipartimento politecnico di ingegneria e architettura dell'Università di Udine, ha presentato il Master in Innovazione tecnologica e management del ciclo idrico integrato e il progetto ComuniCare H2O attraverso il quale «creare una mentalità di collaborazione tra stakeholder». Infine Andrea Rubin, responsabile reti AcegasApsAmga, ha spiegato come «ogni gestore è tenuto a rispettare accordi su due fronti differenti, quelli con l'Autorità e quelli nei confronti di ogni singolo cittadino».--

Luigi Putignano

 

 

Città sott'acqua, è solo l'inizio Trieste nella mappa del rischio - Temperatura media  e variazione del valore climatico 1971-2016 per capoluogo di regione

Inserita tra le 40 aree costiere in cui ci sarà il maggiore pericolo di inondazioni Preoccupazione anche per l'impatto sul patrimonio storico: citato il caso Risiera

L'ondata di maltempo che ieri ha flagellato buona parte della regione (compreso l'Isontino) ha risparmiato l'area triestina, ma se questa volta l'allerta meteo è potuta rientrare senza lasciare strascichi resta la preoccupazione per una tendenza climatica che non autorizza l'ottimismo. Tracimazioni e allagamenti in coincidenza con i picchi di marea e determinate condizioni climatiche (pioggia abbondante e vento) rischiano di rappresentare non più eventi eccezionali, ma fenomeni abituali per i triestini. La conferma arriva dal rapporto 2019 dell'Osservatorio di Legambiente sull'impatto dei mutamenti climatici presentato proprio ieri mattina a Roma nella sede della Commissione europea ed incentrato sulla situazione delle città. Dal 2010 a oggi, sono stati ben 563 gli eventi registrati sulla mappa del rischio climatico, con 350 Comuni in cui sono avvenuti impatti rilevanti. Nel 2018, l'Italia è stata colpita da 148 eventi estremi, che hanno causato 32 vittime e oltre 4.500 sfollati, un bilancio di molto superiore alla media degli ultimi cinque anni. Dal 2014 al 2018 le sole inondazioni hanno provocato la morte di 68 persone. Nelle città italiane la temperatura media è in continua crescita e a ritmi maggiori rispetto al resto del Paese, un fenomeno che riguarda anche Trieste. Rispetto al periodo 1971-2000, tra il 2002 e il 2016 la temperatura media registrata nel capoluogo giuliano è aumentata di più di un grado e il numero dei giorni con ondate di calore (l'indice di durata dei periodi di caldo) è addirittura quadruplicato raffrontando gli stessi periodi. «Le aree urbane costiere rischiano di subire rilevanti danni e di scomparire con l'innalzamento dei mari - sottolinea il rapporto di Legambiente -. Se i ghiacciai continueranno a sciogliersi a questo ritmo, 300 milioni di persone che vivono in aree costiere saranno sommerse almeno una volta l'anno entro il 2050, anche se le barriere fisiche come dighe e sbarramenti saranno potenziate. Giacarta si sta già preparando a questo scenario. A finire sommerse sarebbero anche Mumbai, Dacca, Calcutta, Alessandria d'Egitto, Bassora, con un terzo di New York allagata almeno una volta l'anno. In Europa toccherebbe ad Amsterdam, Anversa, Gent, Londra». «In Italia sono impressionanti gli scenari di allagamento delle coste italiane elaborati da Enea, in collaborazione con Cnr e altri centri di ricerca universitari italiani ed esteri - si legge nel rapporto -. In totale sono state individuate 40 aree costiere a rischio inondazione: 13 di queste aree sono state mappate, per un totale di 384,8 km di costa allagata, corrispondente a una perdita di territorio pari a 5686,4 kmq. In particolare, a rischio è una vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna». «Non meno importanti - affermano ancora gli autori del dossier - i danni ai beni archeologici e al patrimonio storico culturale. In uno studio di Ispra-Iscr emerge che in Italia sono 28.483 i siti esposti ad alluvioni. Nel 2019, il 3 agosto, è toccato anche a Trieste dove è rimasta chiusa per giorni la Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in territorio italiano. I forti temporali che si sono abbattuti sulla città hanno allagato la struttura rendendola inaccessibile».

Piero Tallandini

 

Mare e cambiamenti climatici Esperti in cattedra per l'Aidda - L'APPUNTAMENTO ALLA STAZIONE MARITTIMA

Un pubblico d'impresari tutto al femminile quello di ieri sera alla Stazione Marittima per l'evento "Il mare e cambiamenti climatici: rischi e prospettive anche sull'alimentazione", promosso dall'Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda (Aidda). Una lectio magistralis di approccio scientifico, condotta da Antonio Terlizzi, professore di biologia marina, e da Aurelia Tubaro, professoressa di tossicologia, entrambi docenti ordinari all'Università degli studi di Trieste. L'evento, attualissimo nella portata, è stato incentrato su un argomento "gettonato". Assistiamo costantemente a come gli effetti dei cambiamenti climatici si manifestano infatti sull'uomo e sull'ambiente circostante - argomento differente dalla meteorologia -, ma il mare da dove peschiamo, quanto ne risente? «La CO2 che stiamo bruciando viene assorbita dagli oceani (il 70% del pianeta) e il suo ph, leggermente basico, si abbassa comportando la cosiddetta "acidificazione degli oceani"», ricorda Terlizzi, spiegando come l'uomo vada influenzando gli habitat marini. «Immaginate - ha aggiunto - cosa può succedere se si vanno ad alterare i complessi di funzionamento della biodiversità (da cui l'uomo dipende)». Ovviamente il risultato sarebbe tragico: non si avrebbe più un mondo idoneo alla presenza umana. Ma oltre alla nozionistica accademica, sono state somministrate alla platea delle pillole di "routine", più pragmatiche, riferite all'alimentazione di pesce: i pericoli che si possono incontrare mangiandolo crudo, come conservarlo e come cucinarlo per evitare "spiacevoli incontri". Più tecnico invece l'intervento di Tubaro su problematiche e patologie causate dalle microalghe tossiche. Circa quaranta i presenti.

Stefano Cerri

 

 

Piano anti schianto per gli alberi di Muggia

Lavori nei giardini Europa e vicino al bar Verdi: stanziati 150 mila euro. L'assessore Bussani: «Proteggiamo un patrimonio»

MUGGIA. «Si tratta di un'operazione di sicurezza e prevenzione mirata in particolare su alcuni esemplari ben precisi, ma che interesserà diverse aree del territorio comunale». Francesco Bussani, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Muggia, illustra così l'inizio degli interventi di protezione del patrimonio naturalistico. L'operazione, promossa dall'amministrazione comunale con 150 mila euro derivanti dall'extra gettito Imu, vedrà in questi giorni una serie di interventi sugli alberi nelle aree pubbliche, azioni che sono state precedute da una perizia agronomica al fine di verificare lo stato di salute degli alberi del territorio, valutarne le condizioni fitosanitarie e di stabilità e individuare le operazioni e le cure arboricolturali da eseguire e la loro urgenza. Il patrimonio arboreo muggesano è stato analizzato e controllato da Paolo Parmegiani, dottore agronomo e forestale oltre che divulgatore agricolo del Fvg. «Abbiamo voluto verificare e proteggere un patrimonio che è naturalistico ma soprattutto storico ed alberi che a volte possono rappresentare anche dei veri e propri simboli identitari della comunità», ha puntualizzato Bussani.Si interverrà nei giardini Europa, dove sono presenti esemplari in evidente mala salute o cresciuti in contesti di potenziale criticità, e sugli alberi siti nell'area esterna del bar Verdi e vicini al parcheggio, da cui proprio ieri ha avuto inizio l'opera che, tempo permettendo, sarà realizzata anche nei prossimi giorni. Il patrimonio arboreo muggesano di quell'area è costituito prevalentemente da ippocastani. Le piante sono nel complesso datate e con diametri considerevoli. Messe a dimora nel secondo dopoguerra e in alcuni casi anche prima, il loro posizionamento spesso non ha tenuto conto del loro sviluppo futuro. L'obiettivo è quello di conservare alberi che si dimostrino sani e stabili in presenza degli eventi meteorologici che normalmente possono verificarsi, intervenendo il più possibile con potature volte a migliorarne lo stato di salute e a scongiurare ogni eventuale criticità. «Non si può tuttavia sottovalutare che tutti gli alberi conservano inevitabilmente una certa dose di propensione al cedimento e, quindi, di pericolosità. Non è possibile garantire che un albero sarà sano e strutturalmente sicuro in tutte le circostanze o per un preventivato periodo di tempo - ha ricordato Bussani -. A seguito degli interventi proposti, però, si ritiene altamente improbabile lo schianto di piante o di branche, anche se il rischio "zero" non può essere garantito, in relazione a molti fattori, come il fatto di lavorare con materiale vegetale in continua evoluzione e con eventi meteo che negli ultimi anni assumono anche caratteristiche di eccezionalità».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 novembre 2019

 

 

Una Giornata e tanti eventi per celebrare l'amico albero

A Trieste il Comune domani dà il via alla festa alla scuola dell'infanzia Borgo Felice

Un festa centenaria, giocata sui concetti di rispetto e del saper "prendere cura" di qualcosa. È la Giornata nazionale degli alberi, celebrazione le cui origini in Italia pare si leghino a spunti del fine Ottocento perfezionati poi negli anni Venti, sino alla rivisitazione ufficiale avvenuta nel 2010. Epoche e nomi diversi ma un solo messaggio, quello della tutela dell'ambiente e di una maggiore consapevolezza del respiro ecologico, temi recepiti dal Comune di Trieste sulla base di un ciclo di iniziative in programma sino al 13 dicembre. La festa in salsa agreste parla soprattutto ai giovani: ecco quindi che domani alle 10, alla scuola dell'infanzia Borgo Felice di via del Pane bianco 14, a Servola, va in scena la messa a dimora di un albero dono del Comune, sorta di rituale con la partecipazione dei bimbi del nido comunale. Giovedì, data ufficiale della festa, si replica in varie sedi: un teatro è la scuola dell'infanzia Pallini di via Pallini, luogo (alle 9) di una messa a dimora di due alberi dono del Comune di Trieste ai nuovi nati del 2019, progetto istituito in collaborazione con la Quinta Circoscrizione e che vedrà gli assessori Elisa Lodi e Angela Brandi in veste di madrine. Al giardino di Villa Bazzoni in via Navali 9 (alle 10), presentazione dell'attività didattica a favore di bimbi della scuola dell'infanzia dell'Istituto Sacro Cuore di Gesù, della Casetta di via Besenghi e dell'asilo nido Mapà di via Testi; alle 11, altro "battesimo" di due alberi donati dal Comune. Il cartellone di giovedì prevede inoltre, alle 13, l'incursione nell'area giochi del Giardino pubblico dove debutta l'albero donato dalla Fondazione Lucchetta Ota D'Angelo Hrovatin, grazie anche alla collaborazione con gli studenti del liceo Carducci. Due le tappe pomeridiane: alle 15 in piazzale Gioberti, con ben 20 nuovi alberi, qui dono dell'associazione Il Ponte, e alle 15.30 alla scuola Tomazic di Trebiciano, dove spuntano altri due alberi (II Circoscrizione Amministrativa). Ma anche Legambiente assieme a Bioest, Il Ponte, Proloco San Giovanni Cologna, Luna e L'altra hanno in programma la Festa dell'albero: giovedì alle 15, dopo la piantumazione di uno dei venti alberi in piazzale Gioberti, alle 15.10 allegro girotondo dei bambini della scuola dell'infanzia Finzi Grego; alle 15.20, lettura del messaggio "Amico albero amico di vita" da parte delle classi V della scuola primaria Suvic e alle 15.30 letture sotto l'albero a cura di L'una e l'altra per raccontare la storia e l'importanza degli alberi.

Francesco Cardella

 

Bar Knulp - Docufilm sulle lotte per l'ambiente in India

Oggi alle 18.30 al bar Knulp di via Madonna del Mare, Sinistra Anticapitalista Trieste presenta il documentario "Drowned out" dedicato alle lotte per l'ambiente, dove la scrittrice indiana Arundathi Roy spiega il significato nefasto delle grandi opere e racconta le lotte dei contadini indiani contro una immensa diga nell'India centrale. Nei piani del governo e delle grandi compagnie interessate all'ambizioso progetto, ampie porzioni di territorio verranno inondate divenendo bacini del sistema. I terreni destinati a ospitare i bacini ospitano popolazioni che vivono sostentandosi con l'agricoltura.

 

Salone degli Incanti - Incontro pubblico sullo spreco d'acqua

Si intitola "Acqua, una ricchezza da non sprecare" l'incontro promosso da Cna e in programma oggi alle 16.45 nell'auditorium del Salone degli Incanti. Si tratta di un'occasione di riflessione e confronto a cui sono invitati tutti i soggetti che possono e devono contribuire a non sprecare quel bene prezioso, dagli amministratori ai cittadini.

 

 

SEGNALAZIONI - Caccia Non ci si rilassa uccidendo animali

Sulla caccia mi riesce difficile rapportarmi con chi ha una concezione così diversa della vita e del rispetto della sofferenza e per questo motivo non vedo perché dovrei dare credito a quanto affermato da Fabio Merlini (Federcaccia), dal momento che mi sembra decisamente una parte in causa. Quello che ho scritto nella lettera precedente non è una mia idea basata su una concezione idilliaca della Natura, ma quanto affermato più volte, dalla Lega Antivivisezione che, oltre a battersi contro ogni forma di inutile violenza, propone sempre soluzioni che non sono mai campate in aria, come fa intendere il tono della sua risposta. Detto questo sono convinta che la contraccezione possa essere più onerosa e complicata, ma questo non vuol dire che non si debba fare. Sarebbe ora che l'uomo la smettesse di sentirsi il padrone del mondo, in diritto di uccidere o provocare sofferenza agli animali. Ma capisco che, per chi si diverte e si rilassa uccidendo, questa possa sembrare un'idea disneyana.

Daniela Schifani Luchetta

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 novembre 2019

 

 

Ennesimo allagamento in centro a Muggia Villaggio del Pescatore, regge il mini Mose - I comuni lungo la costa

TRIESTE. Nuova giornata campale causa maltempo, ieri, per i Comuni del circondario di Trieste, in particolare in quelli esposti alle mareggiate e cioè Muggia e Duino Aurisina. Nel primo è stata particolarmente difficile la mattinata, in quanto lo scirocco ha iniziato a soffiare molto forte prima del previsto. La situazione non è stata così grave come martedì, quando i titolari dei negozi e dei pubblici esercizi del centro cittadino si sono ritrovati con l'acqua all'interno dei loro locali, ma ugualmente le difficoltà sono state notevoli. «L'acqua è arrivata fino alla piazza del Municipio e alla via Dante - ha confermato il sindaco, Laura Marzi - e i negozianti e i pubblici esercenti hanno dovuto nuovamente cercare di fronteggiare la situazione, cercando di limitare i danni». L'intera zona attorno al Mandracchio in altre parole ha subito un nuovo allagamento, anche se in proporzioni meno pesanti rispetto all'apice del fenomeno, registratosi appunto martedì. Dopo mezzogiorno la situazione è tornata a normalizzarsi, ma la preoccupazione è rimasta notevole, anche perché le previsioni per la parte finale della settimana che inizia oggi sono pessime. Oggi dovrebbe esserci tempo migliore, ma già domani le piogge dovrebbero tornate abbondanti. Mercoledì e giovedì nuova pausa ma, da venerdì in poi, arriveranno nuove perturbazioni.«Siamo in costante monitoraggio delle previsioni del tempo - ha ripreso Marzi - e comunque dobbiamo tenere conto del fatto che alcuni aspetti, come per esempio l'alzarsi del vento, possono mutare indipendentemente dalle rilevazioni degli strumenti, perciò se lo scirocco comincia a soffiare improvvisamente, le difficoltà aumentano». È del resto noto che l'attendibilità delle previsioni del tempo cala proporzionalmente con l'aumentare della distanza temporale rispetto al momento al quale si riferiscono. Sono cioè più valide nelle prime 24 o 48 ore, lo sono molte meno per quelle successive. «Abbiamo le Polizia locale sempre all'erta - ha concluso il sindaco di Muggia - e siamo in costante collegamento con la centrale di crisi che è stata installata, con competenza per tutta la regione, a Palmanova». Un ragionamento simile è quello che ha fatto Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina. «Il momento peggiore - ha precisato - è stato martedì, poi ci siamo attrezzati e, grazie alla collaborazione della Protezione civile e dei cittadini, siamo riusciti a mantenere la situazione sotto controllo». Come sempre, il punto più esposto alle mareggiate nel territorio comunale di Duino Aurisina, è quello del Villaggio del Pescatore. «Il mini Mose non è ancora del tutto realizzato - ha aggiunto Pallotta - ma la parte esistente ha assolto al meglio al compito per il quale è stato costruito, perciò non abbiamo registrato danni. Certo il disagio c'è stato - ha proseguito il sindaco di Duino Aurisina - perché l'acqua ha superato i livelli di guardia, arrivando sulle strade più vicine al mare, ma non ci sono stati danni nelle abitazioni. Il problema peggiore per noi - ha continuato Pallotta - è quello nel quale inizia a soffiare il vento di scirocco, fenomeno che, se abbinato all'alta marea, può provocare conseguenze peggiori per tutti». Ieri molti dei proprietari delle barche ormeggiate negli spazi d'acqua delle numerose società nautiche del territorio hanno approfittato della giornata festiva per andare a verificare la tenuta degli ormeggi e, anche in questo caso, sembra non si siano verificati danni alle imbarcazioni. «Siamo in contatto anche noi con la Regione - ha concluso Pallotta - e continueremo in questa maniera anche nei prossimi giorni finché questa emergenza non sarà finalmente conclusa». 

Ugo Salvini

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - DOMENICA, 17 novembre 2019

 

 

Acqua alta, Venezia in allarme per nuovo picco previsto alle 13. Stop per un anno alle rate dei mutui

Nella notte l'acqua è tornata a salire, il nuovo picco dovrebbe arrivare a 160 centimetri. Bar e negozi alzano le paratie.

Il sindaco Brugnaro nominato commissario, firmata l'ordinanza per contributi di 5mila euro ai privati e di 20mila alle aziende.

VENEZIA - Il giorno di tregua è già passato e Venezia si prepara per una nuova super-marea prevista in tarda mattinata: verso le 13 si attende acqua alta di 160 centimetri sopra il medio mare, acqua che ha ricominciato a salire intorno alle 3 di questa notte. Lungo le calli i negozi e i bar che hanno scelto di rimanere aperti hanno alzato le paratie di metallo. Chi non le aveva è corso ai ripari, ha fatto fare pannelli di legno, che da ieri sera ha sistemato come poteva. In molti locali, le poltrone, le sedie, i cuscini sono già stati messi in bilico sui tavoli, più in alto che si può. Nei bar la zona fruibile è limitata, ma presto si chiuderà del tutto, raccontano, perché l'acqua arriverà all'altezza dei tavoli. Lo stesso vale per gli hotel, dove la colazione è stata anticipata dalle 6:30 perché poi il pianterreno si allagherà. Dopo la mareggiata di martedì notte, in città moltissime prese elettriche sono ancora fuori uso, così come gli ascensori, i computer, i pos dei negozi. Anche le macchine per convalidare i biglietti ai vaporetti, non funzionano più. Un'altra giornata durissima, dunque, se le previsioni saranno rispettate. Intanto procede la macchine degli interventi per l'emergenza, con la firma dell'ordinanza della Protezione Civile che ha assegnato al sindaco Luigi Brugnaro il ruolo di commissario delegato, per l'impiego dei 20 milioni di euro già stanziati dal governo, da suddividere nei rimborsi di 5mila euro per i privati e di 20mila per le aziende, secondo lo schema indicato dal premier Conte. Brugnaro avrà 40 giorni di tempo per redigere il piano, potendo derogare al Codice dei contratti pubblici, e tra pochi giorni metterà a disposizione dei veneziani la modulistica per segnalare i danni di maggiore entità. Nell'ordinanza c'è la conferma della sospensione del pagamento dei mutui per un anno. E anche un contributo - da 400 euro a 900 euro mensili a seconda dei componenti del nucleo familiare - per chi ha avuto la casa inagibile a causa della marea e troverà autonomamente una sistemazione abitativa. In città oggi sono giunte anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, e il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, insieme al capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, per portare solidarietà ai veneziani e alle forze di polizia e ai vigili del fuoco. "In questo momento non c'è bisogno di polemiche, di fronte ad una situazione del genere devono sparire le differenze politiche e ci deve essere solo l'interesse per Venezia" ha detto la responsabile del Viminale. Tuttavia qualche segno di contestazione, dopo i molti 'passaggi' politici su san Marco allagata, si è registrato in città: sul ponte di Rialto gli attivisti del movimento 'Fridays for future" hanno srotolato uno striscione che diceva "Da Venezia a Matera, basta passerelle elettorali". E all'arrivo della presidente del Senato in piazzale Roma un'altra piccola contestazione è stata inscenata da un gruppo di una quindicina di manifestanti, attrezzati con pala e stivaloni da acqua alta. Momenti di gioia ha regalato invece a Venezia la presenza della Nazionale azzurra di Roberto Mancini, reduce dal successo di ieri sera in Bosnia. Una delegazione composta dal presidente federale, Gabriele Gravina, dal capodelegazione, Gianluca Vialli, e dal portiere, Gianluigi Donnarumma, si è recata in centro città per una visita di solidarietà dopo l'acqua alta eccezionale di martedì. "A nome di tutta la squadra, siamo vicini alla città di Venezia e mandiamo un grande abbraccio a tutti" ha detto Donnarumma, dal centro di pizza San Marco ancora coperta dalla marea. Adesso però le apprensioni di Venezia sono rivolte a ciò che potrebbe succedere oggi. Le previsioni meteo lasciano pochi spiragli: la sciroccata durerà a lungo, fino a 18 ore, e sarà tale da prender dentro due punte di massima, con in mezzo un picco di minima, che non scenderà mai sotto il metro. In sostanza  Venezia rimarrà sommersa fino al pomeriggio di oggi. "La marea si manterrà su valori molto alti per diversi giorni" si legge sul sito del Centro del Comune, che prevede fino a martedì picchi sopra il metro, leggendo più avanti un affievolimento dei fenomeni.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 novembre 2019

 

 

Cna - Acqua e sprechi - Cittadini a confronto

Martedì alle 16.45 all'Auditorium dell'ex Pescheria la Cna organizza un pomeriggio di riflessione a cui sono invitati tutti i soggetti che possono e devono contribuire a non sprecare quel bene vitale e prezioso che è l'acqua. A confronto rappresentanti istituzionali, esperti e cittadini.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 novembre 2019

 

 

Nel 2100 la super marea di oggi sarà la norma sulle nostre coste

Lo studio dell'agenzia Enea: «L'innalzamento del mare renderà permanente il fenomeno» Nel golfo di Trieste rischiano di finire sott'acqua le città di Grado e Marano. Erosi i litorali

L'acqua di mare che in questi giorni ha sommerso le rive di Trieste e del resto della regione è un fenomeno che nel futuro potrebbe diventare una consuetudine. Anzi, secondo la ricerca effettuata dall'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) per conto del Sole 24 Ore, nel giro di 80 anni vedere il mare allo stesso livello del molo Audace o il Canal Grande alla stessa altezza di via Rossini sarà cosa normale. Il motivo? Il continuo e inesorabile innalzamento del livello dell'acqua marina, al quale stiamo andando incontro in maniera costante. Nei prossimi 30 anni, infatti, secondo i dati raccolti da questa ricerca, il mar Mediterraneo si alzerà mediamente di 30 centimetri lungo le coste e i porti dello Stivale, e di 90 centimetri/un metro nel giro di novant'anni. Con alcune aree nelle quali l'innalzamento marino potrebbe anche essere maggiore e che nemmeno l'Adriatico e il golfo di Trieste potranno, allo stato attuale, esimersi dall'andare incontro. Scambio di calore «Tra tutte le variabili climatiche in fase di cambiamento - spiega Gianmaria Sannino, il climatologo dell'Enea che ha redatto l'indagine per il Sole 24 Ore - il livello del mare è una di quelle già pesantemente compromesse». Per trovare il motivo bisogna partire dallo stato degli oceani per poi studiare il Mediterraneo e l'Adriatico con le loro peculiarità che, per certi aspetti, differiscono da quelle dei grandi mari. «L'immaginario comune vuole che il livello del mare si alzi a causa della fusione dei ghiacci terrestri - spiega Sannino - che è certamente vero, ma non è chiaro a tutti che va tenuto conto anche di uno scambio termico in atto fra mare e atmosfera. Il 93% di tutto il calore prodotto dalla Terra in eccesso dal 1860 (anno dell'inizio delle rilevazioni) ad oggi è finito negli oceani e non nell'atmosfera». In pratica, secondo il ricercatore dell'Enea, il 60% della variazione del livello del mare dipende dalla fusione dei ghiacci, mentre il 40% dipende invece dall'espansione termica. nei nostri mari«Passando al Mediterraneo - sempre seguendo il filo logico del ricercatore dell'Enea -abbiamo potuto vedere che nel mare che ci riguarda più da vicino la componente della dilatazione termica ha un peso ancora più importante». Pur essendo molto più piccolo rispetto all'Atlantico, il Mare Nostrum avrà zone diverse di innalzamento. Ecco il perché dello scostamento nell'innalzamento fra 0,9 e 1,1 metri. Da questo punto di vista l'Adriatico è una di quelle parti di mare che si alzerà di meno. Qui, però, al fattore climatico si inserisce anche quello geologico. Nel mare Adriatico è presente la subsidenza, ossia quel fenomeno che porta ad abbassare la terra sul quale il mare poggia. «Pertanto - conclude Sannino - nel nord Adriatico il mare si innalzerà meno di altre parti del Mediterraneo per motivi climatici, mentre avranno una maggiore rilevanza gli impatti geologici». Trivellazioni - All'aspetto geologico naturale, però, va aggiunto anche quello indotto. Il mare Adriatico, soprattutto nella sua parte centro-meridionale, è zona di trivellazioni. Costituisce perciò un territorio dalla subsidenza indotta che non fa altro che accelerare la fase di innalzamento marino. «È una questione fisica - ammette Sannino - se le falde di questa parte di mare vengono sfruttate in maniera considerevole, ecco che viene a mancare quella pressione che "spinge" in alto la terra. Di conseguenza questa tende ad abbassarsi». Golfo di Trieste Il problema dell'innalzamento marino esiste, quindi, e la speranza che possa ridursi in futuro gode di pochi estimatori. Ma cosa accadrà al golfo di Trieste, se l'uomo non sarà capace di porvi rimedio nel corso degli anni? «Quanto visto in questi ultimi giorni di mareggiate potrebbe essere la quotidianità - spiega Cosimo Solidoro dell'Ogs - se il mare si alzerà, come dice la ricerca, di 0,98 metri è chiaro che una parte delle nostre coste verranno erose. Grado e Marano, tanto per capirci, rischiano di andare sott'acqua». In caso di episodi come quelli accaduti negli ultimi giorni le conseguenze sarebbero ancora peggiori. «Se a quel 0,98 metri in più le acque si dovessero alzare di un ulteriore metro per le ondate e le maree - spiega Solidoro - l'impatto sarebbe devastante, si potrebbero spazzare via l'intero litorale». Resta evidente, perciò, che lo scenario al quale stiamo andando incontro impone una serie di risposte e di strategie che consentirebbero di fronteggiare il pericolo "acqua alla gola". «È anche vero che a questo innalzamento non si giungerà in un giorno - conclude Solidoro -. Non è una condanna scritta sulla pietra, abbiamo 80 anni di tempo per trovare un rimedio. Se per esempio riducessimo le emissioni di CO2 probabilmente si potrebbe ridurre l'innalzamento di mezzo metro nello stesso arco temporale».

Lorenzo Degrassi

 

L'Isola d'oro la più sofferente con oltre 10 milioni di danni

È la prima stima del sindaco Il capo della Protezione civile Borrelli in sopralluogo per verificare la situazione: «Procedure più snelle»

GRADO. Anche se è ancora impossibile quantificare esattamente quanti siano stati i danni, il sindaco di Grado Dario Raugna ha azzardato una cifra affermando che i danni di questa ondata di maltempo supereranno sicuramente i 10 milioni di euro. Ieri è stata un'altra giornata impegnativa per continuare a sistemare le varie attività ferite, e non poco, dal mare ma anche perché a Grado è arrivato il capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, accompagnato oltre che dal suo staff e dai responsabili regionali anche dall'assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi. Indubbiamente la località più colpita in assoluto nella nostra regione è risultata Grado tanto che Borrelli s'è fermato parecchio tempo per esaminare tutte le varie situazioni. Il sindaco Raugna (presente anche il vicesindaco Matteo Polo) ha elencato a grandi linee quali sono i danni più evidenti, e le problematiche annesse, che hanno colpito Grado. Parliamo della diga che ha subito parecchi danni strutturali, dell'erosione delle spiagge, degli argini della laguna, in particolare quelli delle valli da pesca. La richiesta del sindaco, oltre degli interventi finanziari necessari. Per questa mattina, attorno alle 10.15-10.30 è previsto un altro picco di acqua alta (le scuole sono chiuse precauzionalmente ancora oggi), ma tutto dipenderà anche dalle altre componenti meteo. Nella sede della Protezione civile dell'Isola della Schiusa sono a disposizione dei sacchetti di sabbia da utilizzare come protezione.

Antonio Boemo

 

 

Tutela e restauro di beni culturali: ok al nuovo polo in Porto vecchio

Il Magazzino 20 concesso gratis per 5 anni dal Municipio alla Direzione archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg

Il Comune supera il "confine" tra il polo culturale-espositivo e la grande fascia di hangar e magazzini che in Porto vecchio arriva fino alla cittadella Greensisam. Infatti, immediatamente oltre il reticolato, concede in comodato d'uso gratuito il Magazzino 20 alla Direzione generale archeologia-belle arti-paesaggio del Friuli Venezia Giulia. L'organo periferico del MiBac ha la disponibilità di un finanziamento da 1 milione 350 mila euro, per trasformare la vecchia struttura mercantile in un centro di attività vocato alla tutela, al restauro, alla conservazione del patrimonio culturale. Se ne parlava da tempo e adesso si è giunti a concretizzare la richiesta ministeriale. La concessione durerà cinque anni, l'intervento di recupero e di riqualificazione - spiega la delibera portata in giunta dal sindaco Dipiazza - motiva la gratuità dell'operazione. In carico al comodatario gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria. L'atto giuntale si è reso necessario in quanto la Soprintendenza non può impegnare fondi ministeriali su un immobile di un altro ente, senza un passaggio formale di «obbligazione reciproca». Il "20" si presenta con un'altezza di oltre 15 metri ripartita su 4 piani, con una superficie coperta di 930 metri quadrati e con una superficie totale di 3632.Spetterà a Luigi Leonardi, da alcuni mesi responsabile della gestione immobiliare, il "closing" con palazzo Economo. La concessione del "20" è uno dei numerosi movimenti che riguardano Porto vecchio in questo ultimo scorcio dell'anno. L'altra mattina si è svolto il programmato incontro tecnico Regione/Comune/Autorità per fare il punto sullo stato di avanzamento di società consortile, relativa "governance", variante al Piano regolatore, accordo di programma. La Regione sembra incline a procedere dopo l'adozione dello strumento urbanistico da parte del Municipio: è probabile che si addivenga alla sottoscrizione di un atto d'intenti preparatorio dei successivi step. La variante, che segue un cronoprogramma amministrativo obbligato, dovrebbe essere approvata dal Consiglio comunale a febbraio-marzo. Nel corso della riunione spazio anche al restauro della gru "Ursus", al quale sono destinati ben 3 milioni provenienti dai 50 stanziati dal MiBac (33 sul Museo del mare, 14 sulle infrastrutturazioni viarie-reti ecc.): l'intervento, a cura dell'Autorità, deve focalizzare il "cosa fare" dell'impegnativo reperto. Il Comune non vorrebbe più sentire parlare di musei e preferirebbe qualcosa di diverso, più "pop", come un ristorante panoramico. Dipiazza ha poi incontrato operatori interessati a investire nella porzione "ludica" di Porto vecchio, quella che nelle linee pianificatorie comunali occupa la parte a nord, dal polo culturale-espositivo in direzione di Barcola. Il sindaco aveva già ricevuto attenzioni per la gestione sportiva dell'area, dove sono in corso analisi ambientali per verificare le condizioni ereditate dalla discarica Barcola-Bovedo.Infine, procede secondo cronoprogramma la realizzazione del centro congressi Tcc, il maggiore cantiere aperto in questa fase in Porto vecchio. All'interno dei Magazzini 27-28 sono stati montati gli impianti di condizionamento, 14 macchine fabbricate dalla Roccheggiani, azienda che opera a Camerano in provincia di Ancona. La spesa ammonta a 1,1 milioni di euro. Adesso bisogna attendere il responso delle Generali per quanto riguarda l'investimento negli arredi: si parla di tre graduazioni di intervento, da 1,7 a 3,8 milioni. La decisione è imminente. 

Massimo Greco

 

 

Trieste riconosciuta «città fiorita» Sesta in Italia per verde pro capite

L'Associazione florovivaisti certifica la qualità di parchi e giardini: «Nonostante la bora e i vandalismi urbani la dotazione è rilevante»

«Trieste è fiorita": lo dice Asproflor (ovvero l'Associazione produttori florovivaisti) che domenica ha conferito al comune il marchio nazionale di qualità 2019. Una certificazione rimarchevole che, al di là del nome fuorviante, riconosce all'amministrazione cittadina un merito ben più ampio rispetto all'arricchimento del decoro urbano con qualche fioriera: esso attesta infatti l'attivo impegno profuso nel miglioramento del quadro di vita quotidiano. Dal roseto dell'ex ospedale psichiatrico al Bosco del Farneto, infatti, Trieste risulta la sesta città in Italia per verde pro capite e possiede oltre 120 mila alberi. Nelle conclusioni della commissione si legge: «La superficie verde del territorio può sembrare, a prima vista, ridotta ma, ad un'analisi più attenta, Trieste si scopre una città molto ricca di verde. Nonostante le limitazioni imposte dalla bora e dal fisiologico vandalismo presente in una grande città, la dotazione di fioriture è rilevante». Ma quali sono i "parametri che hanno soddisfatto la giuria? Il comune ha superato i 76 punti previsti dal regolamento della certificazione e si è distinto in particolare per la bontà di "azioni ed educazione ambientale" (le politiche, gli statuti e i programmi tesi al riciclaggio, alla gestione dei rifiuti e alla riduzione di sprechi), "ordine pulizia e decoro urbano" (il lustro degli spazi pubblici nella loro interezza e le azioni di prevenzione al vandalismo), "verde pubblico e fioriture" (la selezione, l'impianto, la manutenzione degli alberi e la pianificazione fruttuosa con successiva costruzione di parchi e spazi verdi). I giudici Enrico Leva, Gabriele Schetter e Luca Zanellati hanno apprezzato la promozione di mobilità sostenibile, con l'adozione di uno specifico piano urbano, l'adesione al Paes (Piano d'azione energia sostenibile), con il quale si intende ridurre la produzione di CO2 del 20%, la buona qualità dell'aria, l'illuminazione a led e il fotovoltaico presente su alcune scuole, e altro ancora. 

Stefano Cerri

 

 

Sabati Ecologici, raccolti rifiuti per 90 tonnellate - il consuntivo dell'iniziativa ambientale

Oltre 90 tonnellate di rifiuti ingombranti tra vecchi arredi, cosiddette "Raee" (apparecchiature elettriche ed elettroniche), inerti, pile, batterie, pneumatici, olii vegetali e molto altro. È il risultato dei "Sabati Ecologici 2019", l'iniziativa antidegrado promossa da AcegasApsAmga e Comune di Trieste. I cittadini, fa sapere la stessa Acegas, hanno così dimostrato «il proprio coinvolgimento» nell'evento, consistito in un tour di 12 tappe, in altrettanti quartieri e altrettanti sabati da marzo a novembre, di cui si è reso protagonista il centro di raccolta mobile di AcegasApsAmga «per offrire l'opportunità di smaltire correttamente quelle tipologie di rifiuti che non possono essere conferite con l'ordinario servizio di raccolta», senza dover per forza recarsi in uno dei centri di raccolta presenti sul territorio. La multiutility ricorda che, in tutto, sono quattro: quello di via Carbonara a San Giacomo, aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19 e la domenica dalle 9 alle 13, quelli di via Valmartinaga a Roiano e di Strada per Vienna a Opicina, aperti entrambi dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19, e quello di via Giulio Cesare a Campo Marzio, aperto a sua volta dal lunedì al sabato dalle 6 alle 16. AcegasApsAmga ribadisce infine nella nota sui "Sabati Ecologici 2019" diffusa ieri che è «comunque sempre possibile conferire i rifiuti ingombranti, elettronici, insoliti e pericolosi» anche «prenotando al numero verde 800 955 988 il servizio gratuito per il ritiro a domicilio».

 

Non c'è nulla di cui vantarsi per la raccolta dei rifiuti a Muggia - la lettera del giorno di Bruno Baldas

Ha dell'incredibile il vanto del sindaco di Muggia secondo il quale la tassa sui rifiuti resta immutata per "merito dei risultati raggiunti nella raccolta" (Il Piccolo, 11 novembre). Glissa, la signora Marzi, sul metodo avviato nel marzo di un anno fa, dunque 19 mesi, che ha determinato sin dal primo giorno malcontento, disguidi e proteste generali anche eclatanti in tutti i muggesani non solo di colore politico avverso a questa amministrazione ma anche suoi stessi elettori; un metodo perseguito con offensiva indifferenza e senza tenerne alcun conto ma perseverando all'insegna del "tanto prima o poi si stancheranno". Difatti la cittadina si è stancata, o per meglio dire rassegnata, adattandovisi e limitandosi a recriminare senza tregua in tutte le occasioni di discussione nelle strade e negli esercizi pubblici. In questi 19 mesi la situazione persiste sotto gli occhi di tutti: bidoni stracolmi davanti ad ogni casa, sacchi abbandonati sopra di essi e sul selciato, puzze nei mesi estivi. Con il vecchio sistema i contenitori dell'indifferenziata venivano svuotati tutti i giorni e quelli di carta e plastica con periodicità settimanale soddisfacente, oggi lo si fa una volta alla settimana per tutti indistintamente con il risultato che si vede in ogni via. Il risparmio deriva dunque non dalla maggior obbedienza dei cittadini, bensì dal ritmo della raccolta instaurato, del tutto carente ma che fa risparmiare sui costi. Ci si doveva aspettare dunque, a fronte di tale disagio constatato, non solo un mantenimento delle tariffe ma semmai una riduzione, altro che la millanteria di non aver preteso aumenti! E che dire poi del problema di carattere igienico? Ad un condominio che ha chiesto al gestore del servizio (Net spa) un lavaggio periodico dei contenitori, è stato risposto che per contratto col Comune lo si fa una volta al mese solo per l'organico e solo nei mesi estivi, per gli altri (cassonetti da mille litri alti un metro e mezzo) ci si arrangi da soli! Una risposta che definire offensiva è dir poco.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 novembre 2019

 

 

Le colonnine per il bike sharing all'esordio in via XXX Ottobre

Ha preso forma la prima della serie di stazioni previste in città per l'uso di biciclette a noleggio

Prima fila di colonnine per il bike sharing installata in città: si tratta del sistema automatico che prevede l'uso di biciclette a noleggio, in varie zone. La novità è comparsa pochi giorni fa vicino a piazza Oberdan, nel tratto di via XXX Ottobre a lato del capolinea del tram. Quindici i supporti, che ospiteranno altrettante due ruote. Posizionato anche il cartello, in italiano e in inglese, che illustra informazioni utili e riassume dove si troveranno gli altri punti nei quali lasciare o riprendere il mezzo: via Cumano, accanto ai musei comunali, stazione Rogers, piazza Hortis, Stazione Marittima, Teatro Romano, Teatro Rossetti, piazza Libertà accanto alla stazione dei treni, park Bovedo e pineta di Barcola. Il servizio "bits", cioè bike sharing Trieste, mette a disposizione degli utenti un'app, la possibilità di acquistare una tessera e ancora un numero telefonico e uno whatsapp. Il Comune spiega che illustrerà nel dettaglio tutto a breve, in una conferenza stampa che verrà convocata ad hoc, ma di fatto le foto dei supporti hanno già fatto rapidamente il giro dei social in questi giorni. C'è chi ha immortalato anche gli operai al lavoro durante l'installazione delle colonnine, e c'è chi auspica che, a questo punto, vengano implementate anche le piste ciclabili, a beneficio di cittadini e turisti. Su questo fronte interviene anche Ulisse Fiab: «Quelle necessarie, oltre alla Trieste-Muggia e a quella del Porto vecchio - ricorda Federico Zadnich, del sodalizio -, coincidono con i tre assi urbani delle Rive, di via Carducci-via Battisti e di viale D'Annunzio-via Cumano, fondamentali per la mobilità ciclistica, previsti anche nel piano del traffico». E sul tema la Fiab si era già espressa lo scorso anno: «Trieste per diventare una città più ciclabile, ha bisogno di molti altri interventi prioritari e il bike sharing in questo senso rappresenterebbe semmai la ciliegina sulla torta - avevano detto i rappresentanti dell'associazione -. Ai ciclisti, siano essi turisti in visita alla città o residenti e pendolari che usano la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, servono però molti altri ingredienti: la sicurezza innanzitutto, la velocità di spostamento, la qualità dei percorsi e la possibilità di avvalersi dell'intermodalità. A questo proposito è chiaro che servizi quali il bike sharing necessitano a priori di un contesto urbano favorevole». Fiab Trieste, «sulla scorta di esperienze simili in molte altre realtà cittadine, più o meno grandi», aveva sottolineato la necessità di interventi da parte dell'amministrazione comunale «quali ad esempio la moderazione della velocità, con zone 30, rotonde compatte e platee rialzate, interventi che favoriscono l'uso della bici su tragitti più brevi, incentivi, ciclo-parcheggi e lotta al furto, diffusione di una cultura della bicicletta e della mobilità sostenibile in generale. Oltre a tutto ciò è evidente anche che va implementata una rete di piste ciclabili continue e di qualità a partire da Porto vecchio e dal percorso Trieste-Muggia. Solo così - questa la conclusione di Fiab - il bike sharing avrà la sua dignità di servizio al cittadino». 

Micol Brusaferro

 

 

Trieste-Vienna in treno con l'obiettivo del 2021

L'idea della tratta di lunga percorrenza al centro di un vertice fra l'assessore Fvg Pizzimenti e una delegazione austriaca

Dopo una decina d'anni si ritorna a parlare di un collegamento ferroviario tra il Friuli Venezia Giulia e l'Austria. L'obiettivo è una tratta di lunga percorrenza Trieste-Udine-Vienna. Graziano Pizzimenti, assessore regionale ai Trasporti, non esclude che ci si possa arrivare entro un anno e mezzo, forse anche prima, «se sapremo giocarcela a livello di Regione». Di certo le parti hanno iniziato a parlarsi alla luce del costante aumento del numero di viaggiatori. Il progetto avrebbe valenza soprattutto turistica, hanno concordato in un incontro a Trieste il Fvg, rappresentato da Pizzimenti, e la delegazione carinziana, con a capo l'assessore ai Trasporti e Turismo Sebastian Schuschnig. Il punto di partenza è il Micotra, il servizio istituito nel 2012 dalla Regione assieme al Land carinziano per unire Udine e Villaco, affidato a Ferrovie Udine-Cividale, che lo realizza con le Österreichische Bundesbahnen. All'epoca fu la risposta alla sospensione da parte di Trenitalia dei collegamenti ferroviari con l'Austria. Nel giorno di Santa Lucia del 2009 fu infatti soppresso l'Eurocity per Vienna "Allegro Johann Strass", l'ultimo collegamento diurno oltre il confine tarvisiano. Si parte dunque dalla «consolidata collaborazione» del Micotra (che verrà rinnovato), osserva Pizzimenti: «Il progetto ha portato un valore aggiunto in termini turistici, economici e anche di conoscenza reciproca tra le popolazioni. Vogliamo ora sviluppare l'esistente puntando in primis sul pieno coinvolgimento della società in house della Regione, la Fuc, quale componente strategica dell'iniziativa». L'obiettivo è farcela nel 2021. Il tragitto va ancora però definito. Tra le opzioni in campo, con la linea che passa per Salisburgo, anche quella di un percorso via Maribor, coinvolgendo pure la Slovenia e dando quindi all'operazione un'impronta ancor più transfrontaliera. Quanto alla procedura, Pizzimenti osserva che la parte relativa ai permessi e alle autorizzazioni è di competenza statale e quindi «sarà determinante l'apertura di un dialogo con il ministero al fine di seguire e accelerare il più possibile l'iter amministrativo e burocratico previsto dalla legge». Sul fronte austriaco c'è totale disponibilità, a quanto pare. Schuschnig ha ribadito più in generale a Trieste come non tutte le Regioni d'Europa possano vantare «collaborazioni di questo livello», in virtù dell'importanza in ambito comunitario dei processi di mobilità transfrontaliera, «in un contesto nel quale è in costante aumento il numero di persone che utilizza il trasporto pubblico preferendolo ai mezzi privati, soprattutto nell'ottica dell'intermodalità bici-treno». Dal comitato pendolari arriva intanto una sottolineatura sull'importanza del nuovo contratto di servizio (se ne parlerà a inizio 2020), un piatto da 40 milioni all'anno che «dovrà necessariamente prevedere da parte dell'impresa ferroviaria investimenti al parco rotabile, oltre che una rinnovata offerta di corse, con orari più competitivi e una riduzione dei tempi». Nell'attesa, i pendolari di Trieste dovrebbero poter utilizzare alcuni treni Pop e quelli di Udine alcuni Rock. Trenitalia, nel presentare i 78 nuovi mezzi destinati alla Direzione regionale Veneto, ha reso noto che saranno messi a disposizione anche lungo i binari Fvg della Venezia-Udine e della Venezia-Portogruaro-Trieste. -

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 novembre 2019

 

 

A Barcola la cementificazione edilizia continua a scapito del verde - la lettera del giorno di Angelo Lippi

L'edificazione di due palazzi per un totale di 12 appartamenti fronte mare in salita Miramare, per capirsi nella zona del ristorante Old Wild West è una notizia che apprendo dal Piccolo. Sulle prime, in totale buona fede, pensavo di avere letto male l'articolo: credevo di essermi sbagliato perchè a mio parere la notizia mi sembrava davvero assurda. In realtà, ahimè, si è rivelata assolutamente vera. Una delle più belle zone di Trieste, immersa nel verde, dovrebbe essere investita da un progetto di edificazione privata. In merito le domande che mi sorgono spontanee sono ovvie. Con un numero considerevole di abitazioni disabitate, sfitte e vuote da riqualificare, è proprio necessario costruire ancora e per giunta in una zona, quella di viale Miramare, pregiata proprio per il verde e che attira turisti? Le forze politiche che si riempiono la bocca di parole come ecologia e ambiente, dove sono? Come si sono espresse a tale proposito? E soprattutto chi sta autorizzando l'operazione immobiliare? Ricordo, addirittura, che il nuovo governo nazionale ha come primario punto programmatico il problema ambientale e, a livello locale, i referenti di questi partiti su Barcola tacciono? Quale amministrazione è responsabile di questo atto? I triestini hanno il diritto di sapere che cosa sta succedendo a Barcola e chi vuole questa edificazione.

 

 

SEGNALAZIONI - Animali Contraccettivi inadatti per i cinghiali

In risposta all'intervento apparso nella rubrica "segnalazioni", in data 9 novembre, a firma della signora Daniela Schifani Luchetta restiamo sempre perplessi di fronte alla, quanto meno, disinformazione nei confronti della gestione della fauna selvatica e della caccia. Il controllo delle popolazioni delle varie specie selvatiche, regolamentato da apposite leggi, è un'attività fondamentale di gestione faunistica, che si applica come nel caso del cinghiale per ridurre l'espansione e l'impatto sulle colture agricole e per prevenire gli incidenti stradali. Per l'attivazione di forme di controllo basate invece su interventi riguardanti la riproduzione, quali l'immunocontraccezione, bisogna considerare che un contraccettivo ideale da applicare alla gestione dei selvatici dovrebbe essere efficace solo sulle specie target, capace di sterilizzare gli animali per sempre, relativamente poco costoso da produrre e da somministrare sul campo, nonché privo di effetti collaterali per gli animali che si cibano di carcasse trattate con tale contraccettivo. Nessuno dei contraccettivi attualmente disponibili in commercio possiede tutte le caratteristiche sopra menzionate. Questo non lo afferma la Federcaccia bensì l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) del ministero dell'Ambiente, massimo organo tecnico nazionale in materia di contraccezione. Molte volte il mondo venatorio si è reso disponibile al confronto collaborando con le associazioni ambientaliste, ma risulta invece impossibile ogni collaborazione con certe associazioni animaliste che hanno un'immagine distorta e idilliaca della natura

Fabio Merlini - Federcaccia provinciale Ts

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 novembre 2019

 

 

LO DICO AL PICCOLO - Via dell'Istria Il pericoloso scioglimento dell'asfalto

Mentre i ghiacciai del nostro pianeta si stanno sciogliendo, assistiamo in città a un fenomeno un po' meno importante ma ugualmente pericoloso: o scioglimento da usura dell'asfalto di via dell'Istria. Una strada ritengo insicura e piena di buche crea un rischio per il conducente di un veicolo, che rischia di non vederle e di non frenare in tempo, scivolare e tamponare. Ma le strade dissestate sono un reale pericolo anche per motociclisti e ciclisti. Guidare "saltellando" in continuazione sulla sella del proprio mezzo o facendo lo slalom tra le buche presenti per terra fa aumentare notevolmente il rischio di caduta. Questo non solo per il fatto che si possa perdere il controllo della moto ma anche perché distrae da ciò che ci circonda, il traffico ad esempio. Rappresentano un pericolo per il pedone che, oltre a cadere - e a Trieste abbiamo ai Pronto soccorso varie persone che ruzzolano su strade e marciapiedi insicuri - può essere coinvolto in incidenti causati da veicoli saltellanti o devianti. Via dell'Istria, in particolare nel tratto vicino a piazzale Valmaura, nei pressi del cimitero, è una strada ad alta densità di traffico. Pertanto ritengo che dovrebbe essere tenuta sotto osservazione costante dall'amministrazione comunale proprio per garantire quella sicurezza dei cittadini di cui tanto si parla.

Tiziana Cimolino - medici per l'Ambiente Isde Trieste

 

Mobilità - Documentario Arpa proiettato all'Ariston

Martedì 19 novembre l'Arpa presenta "Gambe", un documentario sulla mobilità sostenibile e sulla sicurezza stradale prodotto dalla Fondazione Michele Scarponi. Il documentario verrà proiettato alle 20.30 al Cinema Ariston - Trieste. Ingresso gratuito.

 

La città e la sua Ferriera

Oggi al Circolo della Stampa (corso Italia 13), alle 17, sarà presentato il libro "Cercando l'oro: Trieste e la sua Ferriera" di Barbara Belluzzo e Andrea Rodriguez. Parteciperà all'incontro il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Modera il giornalista Luciano Santin, vicepresidente del Circolo; saranno presenti gli autori. Nonostante la provincia di Trieste sia da anni in cima alle classifiche nazionali per il tasso di incidenza delle malattie tumorali del polmone la popolazione continua a subire gli effetti dell'inquinamento prodotto dalla Ferriera. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 novembre 2019

 

 

Muggia, la tassa dei rifiuti resta immutata

Il sindaco Marzi: «Merito dei risultati raggiunti nella raccolta». La differenziata è passata dal 46 al 74% in neppure due anni

MUGGIA. «Grazie a una lunga e proficua trattativa con Net i muggesani non avranno alcuna sorpresa nella rata conclusiva del 2019 della Tari». Il sindaco di Muggia Laura Marzi ha ufficialmente rassicurato i propri concittadini chiudendo di fatto una questione sorta solo pochi mesi fa. L'intesa raggiunta con Net spa, la società che ha la gestione del servizio muggesano di raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti solidi urbani e dei servizi di igiene urbana, relativa ad alcune modalità di svolgimento del servizio e alla quantificazione dei relativi costi, seguendo il previsto iter amministrativo, sarà ora sottoposta alla necessaria approvazione del Consiglio comunale di Muggia.Questa intesa consente di non modificare le tariffe deliberate dall'amministrazione comunale in sede di approvazione del bilancio 2019 che confermavano le tariffe dell'anno precedente. Per quanto attiene ai risultati prodotti dal nuovo sistema sulla differenziazione dei rifiuti muggesani, i dati sono peraltro positivi: dal 46 per cento di differenziazione dell'inizio del 2018 si è passati a punte del 74 per cento del riscontro attuale.«I risultati ottenuti in termini di differenziazione, oltre che meritevoli dal punto di vista ambientale, hanno anche degli importanti effetti economici consentendo di contenere l'aumento dei costi di smaltimento dei rifiuti che hanno colpito gli operatori del settore (non solo su scala nazionale) e, conseguentemente, tutte le amministrazioni comunali e in speciale modo chi ha bassi livelli di differenziazione», ha commentato il sindaco Marzi. L'economia stimabile è quantificabile in circa 130 mila euro. Tanto sarebbe stato l'aumento del costo del servizio da recuperare necessariamente attraverso la tassa richiesta ai contribuenti (per legge tutti i costi del servizio devono essere recuperati attraverso il prelievo fiscale). L'intesa raggiunta con l'amministrazione e la definizione delle pendenze con la Net costituiscono, in oltre, il presupposto imprescindibile per avviare una nuova fase del sistema di raccolta cosiddetto "porta a porta".Nelle intenzioni dell'amministrazione comunale di Muggia c'è ora la volontà di avviare lo studio e la realizzazione di un nuovo e più moderno e funzionale sistema di raccolta per quanto concerne il centro storico di Muggia e le sue zone limitrofe: un intervento di miglioria del servizio che in base al pensiero della giunta comunale Marzi dovrà facilitare i cittadini e le attività produttive nella gestione quotidiana dei rifiuti consentendo, al contempo, un abbattimento dei costi dello stesso.

Riccardo Tosques

 

SEGNALAZIONI - Rimozione fogliame - I soffiatori sono pericolosi

Giovedì 7 novembre alle 8.15 circa transitavo col mio motorino in via Crispi. Appena attraversato l'incrocio con via Rossetti trovai due addetti alla pulizia stradale di cui uno aveva in mano un soffiatore in funzione. Mi trovai con un gusto di sale in bocca che mi rimase per una mezz'ora. Segno evidente che la polvere della strada sollevata dal soffiatore mi arrivò in bocca! E non è la prima volta che ciò mi succede. Sempre nello stesso punto una mattina di qualche tempo fa fui investito dalla polvere sollevata proprio mentre stavo attraversando l'incrocio col rischio che mi arrivi negli occhi annebbiandomi la vista proprio in quel punto pericoloso che richiede molta attenzione! Un'altra volta ancora fui investito dalla polvere sollevata dal soffiatore mentre mi trovavo sul marciapiede di via Battisti nei pressi dell' Oviesse.Ritengo che tali episodi siano assolutamente inaccettabili. Invito le autorità competenti a prenderne atto e a prendere i necessari provvedimenti per evitare nel modo più assoluto il loro ripetersi.

Diego Logar

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 novembre 2019

 

 

Rifiuti, Italia a due velocità Centomila tir all'anno in viaggio tra le regioni - Il rapporto di Utilitalia: Centro-Sud arretrato

Nei rifiuti, l'Italia è un Paese a due velocità: un Centro-Nord con performance di servizio ed impiantistica paragonabili o addirittura migliori dei più avanzati Paesi europei, e un Centro-Sud arretrato, con bassa raccolta differenziata, poco recupero energetico. Risultato finale: molto export e molta discarica. Questo il dato più significativo del recente rapporto di Utilitalia presentato a Ecomondo. Oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani viaggiano da regione a regione (l'export estero è di circa 350. 000 tonnellate): si esporta di tutto, rifiuti organici e compostaggio (1,3 milioni di tonnellate), rifiuti per i termovalorizzatori (650.000 tonnellate) e rifiuti per le discariche (600.000 tonnellate). Centomila tir che viaggiano per le strade italiane piene di rifiuti, 350 al giorno, 170 dalla sola città di Roma. Una scelta contraria al principio di prossimità e che genera inquinamento e spreco di energia. Al di là delle disomogeneità territoriali, l'intero sistema Paese è lontano dagli obiettivi della nuova Direttiva comunitaria sull'economia circolare, da approvare entro primavera 2020, che fissa per i rifiuti urbani al 2035: il 65% di riciclo, 10% massimo di discarica e il resto a recupero energetico. Il quadro è chiaro: per gestire al meglio i flussi di rifiuti e per raggiungere gli obiettivi europei di una corretta gestione è indispensabile dotarsi di tutti gli impianti necessari.

Alfredo De Girolamo

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 novembre 2019

 

 

Dai bonus infissi ai contributi per la rottamazione - La manovra si svela

Definite le poste principali della Finanziaria da oltre 4 miliardi Prevista l'estensione degli sconti studenti su autobus e treni

Trieste. La legge di stabilità regionale 2020 comincia a prendere forma. La manovra licenziata ieri dalla giunta Fedriga pesa oltre 4 miliardi e già cominciano a delinearsi alcune misure cardine. Modifiche e integrazioni arriveranno durante il lavoro delle Commissioni e nelle sedute di dicembre del Consiglio regionale, ma al momento l'esecutivo punta sull'estensione alle tratte urbane dello sconto studenti sul trasporto pubblico e valuta di introdurre un contributo rottamazione per i veicoli inquinanti, mentre dovrebbe essere cosa fatta il ritorno del bonus per l'installazione di nuovi infissi nelle abitazioni private. La giunta ha diffuso ieri soltanto le dotazioni a disposizione dei singoli assessorati, ma una bozza del testo ha cominciato a circolare e permette di fornire le prime anticipazioni sul ddl che lunedì verrà esaminato dal Consiglio delle autonomie locali per l'approvazione di rito. L'unica anticipazione ufficiale l'ha fatta il governatore Massimiliano Fedriga durante una diretta Facebook, in cui ha annunciato la volontà di estendere «lo sconto del 50%» per l'acquisto di biglietti e abbonamenti da parte degli studenti «anche al trasporto pubblico urbano» oltre che extraurbano. L'assessore alle Finanze Barbara Zilli fa invece sapere che ci sono a bilancio 20 milioni di maggiori entrate grazie alla ripresa dell'economia. E nel comunicato di Palazzo di ieri spuntano i numeri principali, anche se è complicato il confronto con l'anno scorso, quando l'esecutivo non rese note le macrocifre in avvio di percorso. Come previsto la manovra pareggerà poco sopra i 4 miliardi, con Salute e Protezione sociale sostenute con 2,7 miliardi: sanità e welfare conquistano come al solito oltre metà delle risorse a supporto, spiega Zilli, anche al ddl di riforma della programmazione socio-sanitaria in aula a dicembre. Un altro finanziamento molto consistente riguarda i Trasporti (323 milioni). Lavoro, famiglia e formazione conquistano a loro volta 121 milioni, anche per la messa a regime del contributo per l'abbattimento delle rette per i nidi d'infanzia a partire dal secondo figlio e per il rafforzamento del sistema dei Centri per l'impiego. Lunedì il Cal entrerà soprattutto nel merito dei 725 milioni annunciati per la "periferia": risorse che dovranno pure accompagnare il nuovo assetto, con le Comunità e le aree vaste ripescate dalla giunta Fedriga. In quella voce rientra tra l'altro un provvedimento tutto padano: 3, 8 milioni dedicati al fondo per la sicurezza urbana e per l'adozione di steward urbani, mentre altri 3 milioni verranno destinati all'installazione di sistemi di videosorveglianza negli asili. Per Sergio Bini e le Attività produttive ecco invece 87 milioni, nell'anno in cui diventerà operativa la nuova agenzia Lavoro&SviluppoImpresa Fvg. Nel riparto entrano quindi i 63 milioni per le Risorse agroalimentari, i 53 milioni per Cultura e Sport, gli 80 milioni per l'Ambiente (35 dei quali serviranno per lo sconto sui carburanti), i 96 milioni per il Patrimonio. Non mancheranno azioni a favore della viabilità forestale e della tutela delle malghe, garantisce Zilli, senza dimenticare di segnalare l'ulteriore milione a favore degli ex soci CoopCa e Coop operaie. La bozza della legge di stabilità e della cosiddetta collegata permette però di andare oltre. Si scopre così che l'estensione dello sconto sul trasporto pubblico locale dovrebbe costare 4 milioni e che altri 3 verranno spesi tra Comuni e Università per adeguare il sistema degli enti locali al recente Piano paesaggistico regionale. Vale invece 500 mila euro l'incentivo per la sostituzione degli infissi e altrettanto l'acquisto di alcune case popolari in quel di Sappada. La giunta destinerà poi un milione ai municipi per l'abbattimento delle barriere architettoniche e altri due milioni all'anno ai musei pubblici e privati per la stessa finalità. Allo studio l'entità dei contributi che il centrodestra vuole assegnare alle scuole private per adeguamenti antisismici, mentre un milione verrà destinato alle attrezzature delle scuole dei piccoli comuni. La maggioranza punta infine sulla creazione dello Sportello unico per l'edilizia e ad ampliare le attività in edilizia libera, che non prevedono cioè la comunicazione di inizio lavori. Sarà anche una manovra a sfondo ambientalista, se si conta il mezzo milione che dovrebbe essere destinato alla riduzione della plastica: metà ai Comuni per l'installazione di erogatori d'acqua nei palazzi pubblici e nei centri urbani, metà a bar e ristoranti che utilizzano prodotti con imballi riutilizzabili. Ma sul versante ecologico, la giunta sta considerando seriamente l'introduzione di bonus alla rottamazione per veicoli da Euro 0 a Euro 3 con almeno sette anni di vita: la finalità è l'acquisto di mezzi nuovi o usati secondo regole ancora da definire. La posta più cospicua è però quella da 20 milioni, che servirà a dare gambe al progetto Noemix, che prevede il noleggio a lungo termine di veicoli elettrici da parte di enti pubblici e la realizzazione di colonnine di ricarica sul territorio. In montagna l'esecutivo prevede il raddoppio del contributo agli esercizi commerciali, in caso questi mettano a disposizione nuovi servizi ai cittadini, dalle consegne a domicilio all'accesso alla rete wi-fi. La giunta fornirà poi 300 mila euro a PromoTurismo per il progetto di promozione turistica delle spiagge altoadriatiche in collaborazione col Veneto e l'agenzia sarà inoltre dotata di 2, 8 milioni per sponsorizzare squadre sportive e atleti regionali al fine di aumentare l'attrazione turistica del territorio. Nel campo della cultura e dello sport figurano invece 200 mila euro per le imprese culturali e creative, 800 mila euro per le manutenzioni degli impianti sportivi e 100 mila per far nascere sotto l'egida di Pordenonelegge un premio letterario dedicato agli autori che raccontano i luoghi della regione. Dal Pd arrivano i primi commenti. «Leggeremo attentamente le carte - dice il segretario regionale Cristiano Shaurli -, ma ciò che appare è la mancanza di una visione strategica e di sviluppo della regione, strumenti anche innovativi per aiutare e rilanciare economia, lavoro e impresa». Il consigliere Roberto Cosolini aggiunge: «Alle Attività produttive è stato destinato appena il 2% delle risorse, così come all'Ambiente. Un impegno decisamente timido per dare vere e attese risposte».

Marco Ballico, Diego D'Amelio

 

 

SEGNALAZIONI - Basovizza - La caccia resta un divertimento crudele

Quale sarebbe la tanto millantata sicurezza dalla riserva di caccia di Basovizza? Poter sparare in pieno giorno, in zone abitualmente frequentate, sarebbe sicuro? Se si vuole parlare di controllo delle popolazioni delle varie specie selvatiche, perché non si contattano le associazioni animaliste che da anni dichiarano che l'unico modo per prevenire la diffusione di alcune specie è la contraccezione? Un esempio è il tanto vituperato cinghiale che non si riesce a contenere proprio perché viene cacciato, facendo scattare una legge naturale che porta le femmine a figliare più spesso. Basta leggere e informarsi un po' per capire che, alla base di tutto, c'è sempre lo stesso discorso legato ai soldi. Inutile cercare di dare ad uno "sport", che niente ha di sportivo, una colorazione diversa da quello che è: un divertimento inutilmente crudele.

Daniela SchifaniLuchetta

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 novembre 2019

 

 

Dai vestiti alle stoviglie vintage Tutti pazzi per la corsa al riciclo

Contano decine di migliaia di iscritti anche a Trieste i gruppi nati in rete per ridare nuova vita a vecchi oggetti, scambiarli o donarli a chi ne ha bisogno

Trieste ricicla. Abbigliamento, calzature, accessori, mobili, attrezzature sportive: tutto viene rimesso sul mercato, attraverso i social, e spesso in forma gratuita. L'obiettivo è non eliminare oggetti ancora funzionali e utili, offrendoli a chi magari ne ha bisogno. Ha raggiungo quasi 7 mila utenti il gruppo "A me non serve più, chi lo vuole? Trieste", una vivace vetrina su Facebook dove le parole d'ordine sono "non si vende e non si compra nulla", si può soltanto regalare. E gli annunci sono tanti e chiamano in causa, come detto, un po' di tutto: , vestiti e scarpe, giocattoli, libri, dvd, cd o vecchi vhs, e ancora stoviglie, decorazioni, bigiotteria o mobilio, spesso legato ad appartamenti che per vari motivi devono essere svuotati. Alle volte vengono donate intere stanze, camere da letto o soggiorni. Solo a chi, però, è in grado di ritirare tutto in forma autonoma e secondo tempi e modalità fissate dal proprietario. Tra le persone iscritte anche tanti amanti del fai da te, che vogliono dare nuova vita a cose vecchie con fantasia e creatività. E non ci sono solo tanti annunci "offro": si può anche inserire un di "cerco", quando un utente punta a trovare qualcosa di cui ha necessità. In tal senso c'è anche chi, in difficoltà economiche, chiede un aiuto per arredare un'abitazione, vestiario e giocattoli nel caso si tratti di una famiglia con bambini o supporto per associazioni e onlus. La generosità si dimostra anche donando attrezzature sanitarie o beni di prima necessità, quando la persona che le utilizzava non c'è più. È il caso ad esempio di prodotti e supporti per anziani. Poche e semplici le regole per partecipare, che vanno lette con attenzione prima di aderire. Finalità simile anche per un altro movimento Facebook, che però promuove appuntamenti "dal vivo". È la "Swap community Trieste e Gorizia", fondata sul baratto. Swap infatti significa "scambiare". «Questo gruppo - si legge - nasce con l'idea di creare una piccola comunità di persone interessate a partecipare ad eventi dove i presenti scambiano tra di loro beni che non utilizzano più (abiti, accessori, libri, oggetti per la casa, ecc)». E se a fine giornata qualcosa avanza, viene destinato a realtà del territorio che operano nel sociale. Per scoprire i prossimi appuntamenti, basta seguire la pagina social dedicata. Supera le 6mila donne iscritte sempre su Facebook, infine, "Il piccolo bazar delle mamme di Trieste": in questo caso è consentita anche la vendita, per tutto ciò che riguarda esclusivamente i bimbi o chi è in dolce attesa. «Nasce con l'intento - viene specificato - di dare la possibilità a tutte le mamme di Trieste e dintorni, di vendere, scambiare, regalare o cercare qualcosa che può tornare utile ai nostri piccoli o durante il periodo di gravidanza». Anche in questo caso lo strumento si rivela prezioso per un riciclo mirato e pratico. Il record di utenti appartiene però a "Vendo Compro Scambio e Regalo a Trieste", con oltre 13 mila persone. Anche qui regole chiare da seguire per chi partecipa e una lunga serie di oggetti, anche vintage, che spuntano da cantine e soffitte, alla ricerca di un nuovo proprietario. 

Micol Brusaferro

 

Jeans e sacchi di juta rinascono come zaini - Cooperativa Lister

Il riciclo è anche sinonimo di solidarietà. La dimostrazione arriva dalla cooperativa Lister Sartoria Sociale, con sede nel parco di San Giovanni. Nell'atelier viene svolta attività di sartoria, maglieria e arredo, con il solo impiego di materiali tessili riciclati. Nel laboratorio si trasforma un po' di tutto: dai vecchi jeans alla juta, passando per striscioni dismessi. Nel 2009 è stata costituita la cooperativa sociale, finalizzata all'inserimento di persone provenienti dall'area dello svantaggio e sono sempre più strette le collaborazioni tra servizi sociali e sanitari. Informazioni e attività legate a Lister si possono scorrere sul sito www.listersartoriasociale.it. mi.b.

 

 

Traffico in tempo reale via app Sbarca a Trieste "Luceverde"  - IL NUOVO SERVIZIO INTERATTIVO

Da oggi muoversi tra le strade di Trieste e del circondario è più facile. È nato "Luceverde", il servizio interattivo di informazioni su traffico, condizioni meteorologiche, trasporto pubblico, incidenti, rallentamenti e cantieri aperti. Sarà sufficiente scaricare gratuitamente sul proprio telefonino o tablet un'applicazione - denominata per l'appunto "Luceverde" - per ottenere, praticamente in tempo reale, un notevole numero di informazioni utili per districarsi meglio e in maniera più dinamica sulla strade di Trieste e dei suoi dintorni.«Si tratta - come ha spiegato ieri l'assessore con delega alla Polizia locale, il vicesindaco Paolo Polidori, nel corso della presentazione della novità ieri in Comune - di uno strumento che è il prodotto di una collaborazione fra l'Aci e la Polizia locale, pensato per i cittadini. Utilizzando le più moderne tecnologie e personale altamente specializzato, e grazie alla collaborazione con le polizie locali, gli enti gestori di strade e autostrade e del servizio di trasporto pubblico - ha aggiunto - si potranno ottenere in tempo reale tutte le informazioni utili per chi si muove con mezzi propri».Il progetto "Luceverde" è nazionale e Trieste sarà la decima città italiana, dopo Roma, Milano, Genova, Modena, Pescara, Vicenza, Salerno, Trapani e Prato, a essere dotata di questa nuova "app". «L'idea è maturata in casa Aci - ha ricordato Danilo Spizuoco, della società strumentale dell'Aci "Infomobility" - per favorire in generale tutti coloro che si mettono alla guida. Fra le altre caratteristiche di "Luceverde" - ha proseguito - c'è anche quella che riguarda la possibilità di ascoltare i bollettini diffusi in rete, utilizzando il telefono con l'auricolare o con il "viva voce", evitando così di farsi magari distrarre da ciò che appare sul video del cruscotto».Per poterlo fare, basterà chiamare il numero 800. 18. 34. 34. I soci dell'Aci godranno in questo caso di un servizio personalizzato. A poter beneficiare di "Luceverde" saranno anche i turisti in avvicinamento a Trieste, che potranno così conoscere in anticipo le strade migliori per arrivare in centro o per raggiungere musei e punti di interesse. Tutte le informazioni che riguardano la "app", è stato spiegato alla presentazione, verranno gestite dalla Polizia locale, con il Comando che disporrà di uno specifico gruppo di lavoro con il compito di inserire i dati disponibili in un sistema predisposto dall'Aci, che le elaborerà a sua volta grazie all'intervento di personale specializzato visualizzandole su una mappa di Trieste, disponibile sia sul sito del Comune sia direttamente attraverso il servizio "Luceverde". Parole di apprezzamento per tale novità sono state espresse pure dal comandante della Polizia locale Walter Milocchi.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 novembre 2019

 

 

Ferriera, salta il vertice al Mise «Trieste scalzata da Taranto»

I sindacati temono il declassamento del caso Servola dopo l'allarme Arcelor Mittal «No a dossier di serie A e serie B». Lo staff di Patuanelli: «Solo un rinvio tecnico»

Il ministero dello Sviluppo economico convoca il terzo tavolo sulla Ferriera di Servola, anzi no. Succede tutto martedì, quando le istituzioni coinvolte e (per la prima volta) i sindacati ricevono l'invito a presentarsi a Roma giovedì mattina per un nuovo incontro sulla riconversione dello stabilimento. Lo scarso preavviso provoca qualche malumore tra i destinatari e il fastidio aumenta quando attorno alle nove di sera il summit viene annullato dal Mise senza spiegazioni. I sindacati temono che sia il primo segnale della priorità che il ministro Stefano Patuanelli dovrà dare alla bomba esplosa all'Ilva di Taranto: il timore è che la minaccia di sganciamento di ArcelorMittal possa far diventare agli occhi del governo la Ferriera un problema secondario, proprio mentre si apre la partita degli esuberi nelle ditte esterne. Dall'entourage del ministro filtra però che l'annullamento è dipeso dalla difficoltà di alcuni invitati a presentarsi a Roma con poco preavviso. L'incontro sarà recuperato nella seconda metà di novembre, ma i sindacati denunciano il rischio di veder passare la Ferriera a questione di serie B. Fiom, Fim e Uilm sottolineano in una nota che dalla presentazione a Roma del piano industriale di Siderurgica Triestina non si è avuta «nessuna notizia fino al mattino del 5 novembre in cui ci veniva recapitata la convocazione al Mise per il 7 novembre (largo anticipo!). La stessa sera ci veniva comunicato il rinvio. Evidentemente le problematiche rispetto alla gestione della crisi dell'Ilva hanno impedito alle istituzioni di presenziare al tavolo». Cgil, Cisl e Uil si dicono «solidali con lo sforzo del ministero e di qualche leader dell'opposizione nell'azione di difesa del sito di Taranto, assolutamente strategico per il Paese. È paradossale però che lo stesso ministro e lo stesso partito d'opposizione (la Lega, ndr) che a Taranto levano le barricate, a Trieste siano i promotori della chiusura di uno stabilimento totalmente a norma con le leggi ambientali e non in crisi di mercato. Scopriamo oggi che nel nostro Paese c'è la siderurgia di serie A e di serie B: siamo contrari a un'impostazione che vede soluzioni diverse per due vicende industriali che dovrebbero stare in un contesto comune. Se la siderurgia italiana è strategica, anche quella triestina dovrebbe esserlo, sempre che Trieste risulti ancora una provincia dell'italico Stato». L'assessore al Lavoro Alessia Rosolen preferisce non entrare nel merito delle ragioni dell'annullamento dell'incontro, ma non risparmia una tirata d'orecchi al ministero: «I tavoli vanno programmati per tempo, soprattutto perché gli attori coinvolti sono tanti». Sul rischio del passaggio in secondo piano della partita di Servola, Rosolen ritiene che «il governo ha certamente ben chiaro che la partita della siderurgia è una sola: ci sono due fronti aperti, uno al Nord e uno al Sud, dunque il tema va affrontato nel suo complesso e non può essere disgiunto». La deputata Pd Debora Serracchiani incita intanto le parti a fare in fretta: «Auspico che in questo momento siano al lavoro i tecnici dei ministeri e della Regione, impegnati a tappe forzate nell'aggiornamento dell'accordo di programma. Mancano 55 giorni alla fine dell'anno e al disimpegno annunciato da Arvedi: sarebbe grave trovarsi di fronte al fatto compiuto senza aver fatto tutti i passi per evitare l'esplosione di una bomba sociale e ambientale a Trieste». Non manca un attacco al governatore Massimiliano Fedriga: «Auspico che il commissario straordinario della Ferriera stia dispiegando tutti i mezzi istituzionali e politici a sua disposizione per dare un futuro certo all'area produttiva e ai lavoratori». Si sono tenute intanto ieri all'interno dello stabilimento le assemblee degli operai delle ditte esterne Olam e Mti, che operano nelle manutenzioni meccaniche all'interno della Ferriera. Gli incontri con il segretario provinciale della Fiom Marco Relli si sono chiusi con la decisione di avviare le procedure per la cassa integrazione ordinaria: quella straordinaria è preclusa alle imprese che lavorano in appalto. Sono interessati i dieci operai che la Olam inviava quotidianamente nello stabilimento e 11 dei 16 dipendenti della Mti. La Fiom attende ora comunicazioni dalle aziende dell'indotto Tse e Semat, mentre per i 27 della Astl sono già cominciate le procedure per il licenziamento collettivo. 

Diego D'Amelio

 

 

Lo staff del ministero in Porto vecchio - Il Comune ora spera in fondi aggiuntivi

E mercoledì si terrà l'incontro tecnico decisivo tra il Municipio e la Regione su società di gestione e accordo di programma

Domani, venerdì, una commissione del ministero dei Beni culturali sarà in visita al cantiere del Porto vecchio, che in questa fase si concentra nella parte nord, sul polo espositivo-culturale. Il dicastero di via del Collegio Romano, retto dal "dem" Dario Franceschini, è il soggetto governativo che ha stanziato i 50 milioni, che permettono la realizzazione del museo del Mare nel Magazzino 26, le opere di infrastrutturazione (elettricità, gas, acqua), il restauro dell'Ursus. Negli ambienti comunali non si fa mistero sulla gradita eventualità che dal ministero possano essere erogate nuove risorse destinate alla riqualificazione di Porto vecchio: non va dimenticato che la Soprintendenza regionale ha chiesto al Comune il Magazzino 20, immediatamente aldilà della "linea di demarcazione" tra polo espositivo-culturale e la grande fascia che dovrà essere valorizzata-promossa-venduta dalla futura società consortile Comune-Regione-Autorità portuale. Anche su questo punto c'è un interessante aggiornamento: mercoledì 13 corrente mese tavolo tecnico presso la presidenza regionale. La delegazione comunale con Santi Terranova, Enrico Conte, Giulio Bernetti attraverseranno piazza Unità per confrontarsi con il segretario generale del "governatorato" Gianfranco Rossi. Un incontro, secondo indiscrezioni di palazzo, dal quale potrebbe sortire un'accelerazione dei tre dossier allo studio: la costituzione della società consortile (52% Comune, 24% Regione, 24% Autorità), lo statuto della medesima, l'accordo di programma con la definizione degli strumenti pianificatori. Quest'ultimo documento è decisivo, perchè contempera gli "itinera" amministrativi di Comune e Autorità, del retroporto e della linea d'acqua, di possesso terrestre e di concessione marittima: passaggio chiave, insomma, per convincere futuri investitori. Dal Municipio arrivano buone notizie sul lavoro istruttorio svolto in chiave urbanistica. Finalmente, un po' di movimento anche sul versante Greensisam. Dai Lavori pubblici comunali viene data via libera a una proroga fino al 15 gennaio per ottenere un concreto riscontro dalla più antica concessionaria di Porto vecchio. Stavolta, però, il Comune, che vuole trasformare la concessione in locazione, intende verificare in modo più stringente lo stato delle trattative per reperire un investitore. In ottobre il manager Marco Rambaldi aveva prospettato la possibilità di tre candidature interessate a operare sui cinque magazzini iniziali di Porto vecchio (2A- 2-1A-4-3).Infine, un altro passo avanti di carattere amministrativo sul museo del Mare: Lucia Iammarino, responsabile comunale dell'edilizia pubblica, ha proceduto all'aggiudicazione definitiva del progetto all'associazione temporanea capeggiata dall'architetto sivigliano Guillermo Vazquez Consuegra, che coordina Politecnica coop di Modena, Consilium di Firenze, Sgm di Trieste, Cooprogetti di Pordenone, Mads di Trieste, Re.Te. di Trieste, Filippo Lambertucci di Roma, Monica Endrizi di Casale sul Sile. Ribasso del 38% sulla base di gara. Spesa prenotata: circa 1 milione 450 mila euro.

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 novembre 2019

 

 

Muro contro muro fra Rsu e Ferriera Cgil via dal vertice

L'azienda ha ribadito le proprie posizioni, i rappresentanti dei lavoratori le loro perplessità sulle mansioni in più in vista Aria tesa: Trost lascia il tavolo

Fumata nera, ieri, al termine dell'atteso incontro fra le rappresentanze sindacali della Ferriera e l'azienda sulla situazione riguardante la contrazione dei servizi forniti dalle imprese esterne. L'appuntamento, che doveva svolgersi in mattinata, si è tenuto invece in serata, dopo un doppio rinvio chiesto dalla direzione della Ferriera che ha suscitato il malumore dei rappresentanti dei lavoratori («Non è questo il modo di affrontare una problematica così complessa», ha commentato Thomas Trost della Fiom), ed è servito in sostanza a ribadire le posizioni già note. Le Rsu hanno confermato la loro forte preoccupazione sull'ipotesi di affidare le manutenzioni, finora competenza di addetti appartenenti ad aziende esterne, al personale interno. Alla base della rivendicazione sia una problematica di sicurezza, perché si tratterebbe di affidare a personale che finora ha svolto altre mansioni anche quella delle manutenzioni, con conseguente aggravio di lavoro, sia una questione più ampia. Le piccole ditte dell'indotto lavorano spesso in regime di monocommittenza e rischiano perciò, se dovesse venir meno l'incarico loro affidato finora, di dover chiudere. Da parte della Ferriera è stato confermato che, in determinate situazioni, tutti devono dare il proprio apporto, anche svolgendo compiti che finora erano appaltati all'esterno. Il tutto in un contesto di tensione diffusa, al punto che lo stesso Trost ha deciso di abbandonare anzitempo il tavolo. «Si è creata una situazione tale che, a mio avviso - ha spiegato più tardi -, non c'erano i presupposti per poter continuare. Riferirò alla mia segreteria». All'incontro hanno partecipato anche Franco Palman (Uilm), Umberto Salvaneschi (Fim) e Cristian Prella (Failms).

Ugo Salvini

 

 

ISTRIA - Mery Fisher e Zoki Tornano in mare le tartarughe salvate - MONITORATE GRAZIE A UN TRASMETTITORE GSM

Pola. Dal Centro di recupero di Verudella, due tartarughe marine sono ritornate nel loro ambiente naturale dopo un periodo di cura e convalescenza: un evento seguito, come altre volte, da centinaia di persone. La prima tartaruga, hanno spiegato gli addetti del Centro, è stata chiamata Mery Fisher: lo scorso dicembre era stata soccorsa dagli abitanti di Curzola mentre galleggiava inerte lungo la costa con vistose ferite alla testa. Portata all'ambulatorio veterinario di Spalato e da lì al Centro di Pola, si è completamente ristabilita. Zoki, com'è stata chiamata l'altra tartaruga, era stato invece portato nel Centro a fine luglio: i dipendenti dell'istituto marino Plavi Svijet lo avevano trovato, anche esso in pessime condizioni, davanti a Sansego.Gli spostamenti dei due animali potranno essere seguiti in tempo reale: sui loro corpi è stato installato un piccolo trasmettitore Gsm nell'ambito del progetto "Life Euroturtle" attuato in collaborazione col Dipartimento per la biodiversità dell'Università del Litorale di Capodistria. I dati raccolti saranno preziosi per i progetti di tutela di questi animali. Il Centro per la cura e riabilitazione delle tartarughe, fondato nel 2006, ospita la "stanza delle piscine" dove le tartarughe vengono curate, e un'aula didattica dove è custodita la documentazione di tutte le tartarughe finora salvate, fra le 10 e le 15 l'anno. Il Centro è stato aperto grazie al progetto NetCet e ai finanziamenti dell'Istituto nazionale per la tutela della natura.

 

 

Distribuiti l'anno scorso oltre 40 milioni di acqua nelle case dei triestini - IL REPORT DI ACEGASAPSAMGA

È ora disponibile sul sito di AcegasApsAmga l'11.a edizione del Report "In Buone Acque", sulla qualità dell'acqua potabile nell'anno 2018 nella provincia di Trieste e nelle zone servite dal gruppo Hera. Nel territorio triestino, attraverso una rete di 910 chilometri, sono stati distribuiti a 234.638 cittadini 40,7 milioni di metri cubi di acqua 100% conforme alle norme di legge. L'acqua, monitorata 48 volte al giorno dal punto di prelievo principale che è la falda, è oligominerale, sicura (come è possibile verificare dall'App aggiornata Acquologo), presenta una durezza medio - bassa ed è microbiologicamente pura, vantando, tra l'altro, il primato della più bassa concentrazione (10,1% ove il limite di legge è il 100%) dei quattordici parametri (ammonio, arsenico, clorito, cloruro, conduttività, durezza totale, fluoruro, manganese, nitrato, nitrito, residuo secco, sodio, solfato, trialometani-totale) che vengono misurati e monitorati. Perfettamente in linea con quello che rappresenta Trieste, Capitale europea della Scienza 2020, Hera si è a tal punto spinta nello sviluppo tecnologico per la depurazione dell'acqua da aver investito 52,5 milioni di euro nell'adeguamento, ultimato lo scorso anno, del depuratore di Servola. Fra l'altro, grazie alla collaborazione dell'Ogs, l'impianto può essere definito "smart": è capace di regolare, a seconda delle necessità della flora e della fauna marine, l'abbattimento dei nutrienti nelle acque di scarico. Da ultimo, uno degli aspetti più interessanti del documento riguarda i dati relativi ai consumi di bottigliette di plastica. Il report affronta il problema dello spreco di denaro e dell'inquinamento causato dalle bottiglie di plastica appunto. Perché dunque bere "acqua di casa" e non quella comprata nei negozi? Perché - spiega Hera - l'acqua del rubinetto è economica (si parla di 2,1 euro per mille litri di acqua di rubinetto contro i 270 euro di acqua imbottigliata), non inquina ed elimina ben 250 milioni di bottiglie. 

Maria Chiara Billi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 novembre 2019

 

 

«Industria, la crisi morde: sono 1500 i posti in bilico» Sindacati contro Dipiazza

Venerdì 15 presidio in piazza Unità per chiedere interventi a sostegno del settore «Il manifatturiero è solo il 10% del Pil triestino». Sul sindaco: «Ignora i problemi»

Obiettivo: Roberto Dipiazza. Motivo: il sindaco ignora o finge di ignorare la crisi del settore industriale a Trieste, ritenendo che la città viva un momento positivo legato soprattutto ad alcuni grandi progetti e all'afflusso turistico. Protesta: venerdì 15 novembre, ore 17, presidio in piazza Unità e assemblee sui luoghi di lavoro. Ricadute occupazionali: 1500 posti ritenuti a rischio, comprese le attività indotte, con una forte concentrazione in Ferriera, valutabile tra un terzo e la metà del totale provinciale. Principali punti critici: Wärtsilä, Flex, Sertubi, Burgo, Dukcevich, Colombin. Debolezza strategica: il manifatturiero rappresenta solo il 10% del Pil triestino, basandosi su una struttura produttiva multinazionale in larga misura poco connessa con il territorio. Cgil con Michele Piga, Cisl con Luciano Bordin, Uil con Antonio Rodà hanno aperto il fuoco ieri mattina contro il Municipio dalla sede cigiellina di via Pondares. «Dipiazza non può fare finta di niente - ha dato le carte Piga - o dire che il Comune non ha gli strumenti di azione in ambito industriale. Perché il Comune è presente nel Coselag (ex Ezit, ndr), è proprietario di un asset straordinario come Porto vecchio, è firmatario di un accordo di programma sull'area di crisi industriale complessa». Rodà gira il coltello nella piaga della polemica: «Mi ricordo del sindaco, quando lo scorso 19 febbraio abbandonò una riunione convocata in via Trento dall'assessore regionale Bini, dedicato alla crisi industriale triestina. Era disturbato dalle cattive notizie. A Dipiazza rammento che sono 14.000 i lavoratori nel manifatturiero e che un'economia sana non può fondarsi solo sul turismo, ma deve contemperare tutte le energie presenti e attivabili».A proposito di Comune, a Bordin viene in mente che Trieste possiede il 4% di Hera, controllante di AcegasApsAmga: «Quando nel 2012 Hera acquisì la multiutility, allora si parlava di investimenti. Dipiazza dovrebbe ricordarlo a Bologna».I "triplicisti" incalzano all'unisono: «Trieste ha 7000 disoccupati, alla faccia del momento magico! Le situazioni di crisi non possono essere affrontate a livello di singola azienda, necessita una politica industriale che promuova gli investimenti». La risposta del terziario è insufficiente - si contesta - anche perché in termini salariali le paghe del commercio sono sensibilmente inferiori a quelle dei comparti industriali. Il pettine sindacale, sia pure con minore veemenza, non risparmia neppure l'Autorità portuale, perché dai punti franchi, dall'operazione-Bagnoli, dal Coselag (52% Ap, 48% distribuito tra i Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo) non sono ancora giunti risultati concreti in termini di insediamenti produttivi. «Stiamo attenti - puntualizza Piga - a non immiserire l'opportunità puntofranchista in un enorme magazzino. La logistica non sfama la città. Coselag è uno strumento che va rivisto, nella gestione e nelle finalità, perché sono assenti imprese e sindacati».Piga-Bordin-Rodà aprono il gioco su Fincantieri, «il maggior traino del territorio». A Giuseppe Bono chiedono chiarezza sui 1800 assumendi («diretti o indiretti?») e sul recupero, soprattutto a Trieste, di attività dell'indotto «da tempo trascurate». 

Massimo Greco

 

 

È allarme sciacalli dorati sul Carso «A rischio gli equilibri naturali»

Le tesi emerse a un convegno della Federcaccia alla presenza di diversi docenti universitari: sono tra le cause della diminuzione dei caprioli

È allarme sciacalli dorati sul Carso triestino e sloveno, come del resto in tutto il centro Europa. È questa la conclusione alla quale si è giunti al termine del convegno sull'argomento organizzato a Trieste dalla sezione locale della Federcaccia, in collaborazione con il Sodalizio delle associazioni venatorie delle Alpi sudorientali (Agjso).La crescente presenza di questa specie sembra infatti provocare un calo del numero di caprioli, soprattutto di quelli appartenenti alla cosiddetta "classe 0", cioè degli esemplari che non hanno ancora raggiunto l'anno d'età. «Lo sciacallo dorato - spiega Fabio Merlini, presidente della Federcaccia della Venezia Giulia - è predatore del capriolo, per questo stiamo effettuando attenti monitoraggi, che proseguiranno anche nei prossimi mesi, in quanto questa situazione rischia di alterare un equilibrio di fondo». Lo sciacallo dorato non è pericoloso per l'uomo: finora non si è mai avuta, infatti, notizia di attacchi alle persone. Ma questi esemplari, delle dimensioni di un cane e dal peso di circa 15 chili, sono capaci di modificare gli equilibri naturali di un territorio. «Da recenti studi - riprende lo stesso Merlini - risulta che la popolazione complessiva di sciacalli dorati in Europa sia cresciuta dalle 70 mila unità del 2016 alle quasi 120 mila attuali, 84 mila delle quali all'interno dei paesi dell'Unione europea. Se si proseguirà in questa direzione - precisa - si potrebbe minare quella situazione di biodiversità che ha sempre caratterizzato il nostro territorio».Nel corso del convegno, al quale hanno partecipato importanti studiosi del tema, come i professori universitari Stefano Filacorda, dell'ateneo di Udine, Hubert Potocnik, di quello di Lubiana, e Jennifer Hatlauf, da Vienna, e lo zoologo Franco Perco, è stato ricordato anche che «i primi avvistamenti di sciacalli in Italia risalgono agli anni '90, mentre un'autentica esplosione la si è avuta nell'ultimo decennio. Questa specie - è stato precisato - oltre a essere predatrice di caprioli si nutre di carogne e di rifiuti, per questo si avvicina sempre di più anche alle abitazioni».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 novembre 2019

 

 

Basta un nullaosta dell'Ambiente per sbloccare le pratiche del Sin

Il geologo Carlo Alberto Masoli scova un documento ministeriale che snellisce le procedure per le opere

Il geologo Carlo Alberto Masoli è uno dei maggiori conoscitori delle questioni riguardanti il Sito di interesse nazionale (Sin), di cui si occupa da vent'anni come consulente-progettista di enti pubblici e di aziende private. Ha una proposta utilizzabile per ridare sprint a un territorio strategico per l'economia giuliana bloccato/frenato da 16 anni, proposta che però ha bisogno di ampliare la platea dei possibili fruitori.Nel suo studio di via Cicerone prende un foglio di carta, ci disegna sopra una figura rettangolare, vi segna tre punti e spiega: «Poniamo che il rettangolo sia un terreno collocato nel Sin e che i tre punti coincidano con altrettante evidenze inquinate. Se il proprietario ha già provveduto alla caratterizzazione dell'area, nella porzione non inquinata del terreno in esame, fatte salve talune prescrizioni, può eseguire interventi di scavo o di natura edile previo ottenimento di un nulla-osta ministeriale». «Attenzione - precisa il professionista - nei punti inquinati il nostro proprietario dovrà comunque procedere alle attività di bonifica». Masoli definisce questa procedura «una finestra che risolve urgenze e lavori inderogabili», consente di saltare in queste specifiche situazioni le conferenze di servizi. La casistica è ampia: sicurezza sui posti di lavoro, manutenzioni, adeguamenti a prescrizioni autorizzative, opere di fornitura di servizi (per esempio le reti di AcegasApsAmga).È un messaggio con molti destinatari: Comuni, imprese, associazioni come Confindustria e come Confartigianato che rappresenta gran parte delle micro-aziende insediate nel perimetro del Sin. Con un obiettivo dichiarato: snellire le pratiche, ridare impulso agli investimenti, promuovere nuove realizzazioni, scuotere dalla rassegnazione pubblici uffici e private risorse. Con una postilla dedicata esplicitamente ai Comuni (Trieste, Muggia, San Dorligo), che rilasciano permessi di costruzioni, Scia, ecc, e che sono quindi in prima fila nel rapporto con l'utenza: Municipi che sono prudentissimi, spesso zavorrati da timori e dubbi. Veniamo al merito. Masoli estrae dalle carte un parere che il ministero dell'Ambiente ha emesso il 2 maggio scorso, firmato dal direttore generale Maddalena Mattei Gentili. Si riferisce al bacino del fiume Sacco, nel Lazio meridionale, ma è applicabilissimo al caso triestino. Dal punto di vista normativo il documento ministeriale combina i comma 7-8 dell'articolo 34 della legge 164/2014 e l'articolo 25 del Dpr 120/2017.L'iter, che il proprietario interessato dovrebbe percorrere, è in estrema sintesi il seguente: trasmette il suo quesito al ministero dell'Ambiente e ad alcuni enti (Ispra, Iss, Inail, Arpa, Asl). Allega la documentazione relativa all'intervento da eseguire, i risultati della caratterizzazione svolta, le possibili interferenze con la bonifica da svolgere, gli eventuali rischi per i lavoratori. Il ministero chiede a sua volta la valutazione degli enti coinvolti. La dottoressa Mattei Gentili riporta significativamente un passo dell'articolo 25 Dpr 120/2017 che prescrive «le attività di scavo sono effettuate senza creare pregiudizio agli interventi e alle opere di prevenzione, messa in sicurezza, bonifica e ripristino ... e nel rispetto della normativa vigente in tema di salute e sicurezza dei lavoratori». In teoria, il ministero di via Cristoforo Colombo dovrebbe riscontrare entro trenta giorni: se le condizioni sopra citate sono rispettate, se l'attività di caratterizzazione "a monte" è stata fatta, Roma manderà al nostro proprietario un parere-nulla osta, con il quale l'interessato potrà recarsi in Comune e chiedere legittimamente permessi-licenze ecc. di cui ha necessità. Poi Masoli passa a un'altra avvertenza. Al tempo della giunta Serracchiani, una parte del Sin, in particolare quella più prossima al Canale navigabile, divenne Sir, cioè Sito di interesse regionale. Il professionista ritiene positivo il bilancio di questa esperienza, perché la velocità delle pratiche in sede regionale è decisamente maggiore rispetto a quella ministeriale. Tant'è che lo scorso aprile l'assessore regionale competente, Fabio Scoccimarro, aveva chiesto al ministero di ottenere un'ulteriore fetta del Sin. Venendo a noi, per analogia, il titolare di terreni, che insistono nel Sir, può fare capo agli uffici della Regione per quel che riguarda la procedura sopraindicata da Masoli, finalizzata a lavorare sia pure in presenza di attività di bonifica da attuare. 

Massimo Greco

 

 

L'Alpe Adria Trail verso il rifacimento Lavori al via nell'area di Muggia

Partirà entro la fine del mese il restauro del sentiero fra Santa Barbara e Rabuiese Investimento da 45 mila euro per sistemare il tracciato

Muggia. Rifacimento del look in arrivo per la parte muggesana dell'Alpe Adria Trail. Si chiama "Mobilità lenta: ripristinare e mantenere i percorsi esistenti" l'intervento che interesserà l'itinerario nel tratto compreso fra l'abitato di Santa Barbara e quello di Rabuiese, posto sul sentiero n. 1 del Cai. I lavori partiranno entro il mese e sono stati affidati alla ditta Klasiv di Poci Hysen con sede a Buttrio (Udine), a fronte di un finanziamento di quasi 45 mila euro. In seguito allo studio di fattibilità, il progetto di cantiere è stato suddiviso in tre sottointerventi dei quali quello che interesserà l'Alpe Adria Trail è il più consistente. La proposta consiste nelle opere di manutenzione e valorizzazione di tre aree. La prima parte, di circa 900 metri, collega l'abitato di Santa Barbara con quello di Sant'Andrea: itinerario che corre su un fondo prevalentemente sterrato. Il secondo tratto, lungo circa 700 metri, unisce l'abitato di Sant'Andrea con la cava di arenaria ed è dotato di un sedime misto calcestruzzo-pietrame. La terza parte, di circa 600 metri, dalla cava scende all'abitato di Rabuiese e si sviluppa su un fondo accidentato a causa della pioggia. I lavori consisteranno nella collocazione di cinque canalette trasversali di sgrondo delle acque meteoriche nonché nel ripristino e nella riprofilatura mediante mezzo meccanico della parte superficiale delle porzioni sconnesse al fine di mitigare il progressivo dilavamento del tracciato e l'aggravarsi della situazione attuale. «L'Alpe Adria Trail - spiega il sindaco di Muggia Laura Marzi - si colloca a pieno titolo all'interno di una strategia di sviluppo abbracciata già da tempo, che vede il nostro impegno volto a una valorizzazione sostenibile del nostro territorio. Il valore della lentezza, della qualità e dell'identità sono elementi imprescindibili per il turismo del futuro di Muggia, senza dimenticare il valore internazionale di un percorso di trekking che attraversa tre Stati: non solo dal punto di vista turistico, ma anche per l'indiscutibile valenza sociopolitica che porta con sé». L'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani spiega a sua volta che «a giorni interverremmo in quella che un'area di pregio della città, area che rappresenta un luogo importante della e per la comunità oltre che, ovviamente, per tutti coloro che sempre più frequentemente scelgono il nostro territorio per il proprio turismo esperienziale».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 novembre 2019

 

 

Anche in Fvg è corsa alle fonti rinnovabili

Nella classifica della potenza connessa la nostra regione cresce nel settore fotovoltaico dai 3,8 ai 5 megawatt

TRIESTE. Anche il Friuli Venezia Giulia partecipa al boom delle fonti rinnovabili. In un contesto in cui fotovoltaico, eolico e idroelettrico, nei primi sette mesi dell'anno, crescono in Italia dell'86% rispetto al 2018, la nostra regione fa segnare significativi incrementi di potenza. Nel dettaglio reso noto dall'Osservatorio Fer realizzato da Anie Rinnovabili, il Fvg passa nel fotovoltaico (i dati vanno in questo caso da gennaio a maggio) dal 3,8 a 5 megawatt di potenza connessa (+31% rispetto all'anno precedente), mentre nell'idroelettrico (1,39 Mw) fa segnare con Emilia Romagna e Valle d'Aosta il maggiore incremento tra le regioni. Anie Rinnovabili rileva dunque una nuova crescita dopo la frenata brusca del 2018. Con i 55,8 Mw di luglio, le installazioni fotovoltaiche solo salite a un totale di 287 (+30% sullo stesso periodo), con aumento anche del numero di unità di produzione connesse (+24%), frutto principalmente delle detrazioni fiscali previste per il cittadino. In questo settore tutte le regioni hanno registrato un incremento in termini di potenza; tra quelle con incremento maggiore si segnalano Basilicata, Campania, Marche, Sardegna e Trentino Alto Adige. Quali gli impianti preferiti? Il dossier informa che si tratta delle piccole istallazioni di tipo "residenziale" (vale a dire i pannelli da tetto, tettoia o capannone fino alla potenza di 20 chilowatt) che costituiscono il 54% della nuova potenza istallata nel 2019. Considerando anche eolico e idroelettrico si sale a 727 Mw complessivi nel Paese, appunto il +86% evidenziato dall'Osservatorio. Prosegue infatti anche la crescita sostenuta degli impianti alimentati dal vento. Con 111,7 megawatt istallati in luglio, la capacità produttiva realizzata nel corso dell'anno ha toccato i 412 Mw, addirittura il +226% sul 2018. Anie Rinnovabili segnala tra l'altro l'attivazione di diversi grandi impianti nei mesi di aprile e maggio, in particolare in Campania (16 Mw in provincia di Avellino e due impianti da 15 Mw e 4 Mw in provincia di Benevento) e in Emilia Romagna (un impianto da 20 Mw in provincia di Parma). A calare è invece il numero di unità di produzione connesse (-68% rispetto al 2018), dato che le nuove tecnologie consentono costruzioni di grandi dimensioni, in sostituzione di impianti che hanno superato i 10 anni, ormai piccoli e poco potenti. In riferimento alla taglia, non a caso, le richieste di connessione di impianti di potenza inferiore ai 60 kW sono soltanto lo 0,2% del totale installato nel 2019, mentre gli impianti superiori ai 200 kW costituiscono oltre il 99% del totale. Quanto all'idroelettrico, se nel primo semestre le istallazioni 2019 erano state in calo (29 megawatt, -34%), in luglio c'è stata una crescita di 5,7 megawatt aggiuntivi. All'insù anche le bioenergie. Il loro contributo da gennaio a giugno è stato positivo con 13 Mw di potenza aggiuntiva. In materia di costi, quelli sostenuti dal Gestore dei servizi energetici per l'incentivazione e il ritiro dell'energia elettrica sono stati di 13,4 miliardi, in calo rispetto ai 14,2 miliardi del 2017, perché sono scaduti per molti impianti i periodi di sussidio secondo le regole sui certificati verdi e sugli incentivi Cip6. Inoltre, ritirando e collocando sul mercato elettrico 30,6 miliardi di chilowattora puliti, nel 2018 il Gse ha realizzato un ricavo di 1,8 miliardi, circa 100 milioni in più del 2017. Dunque, ricorda l'Anie, il netto degli incentivi in bolletta è stato nel 2018 di 11,6 miliardi.

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 2 novembre 2019

 

 

Passo indietro di Arvedi - Congelati per tre mesi i primi esuberi a Servola

La proprietà della Ferriera cambia idea all'indomani del tavolo in Regione dove aveva ribadito la linea iniziale. «E da marzo una nuova collocazione»

Trieste. Siderurgica Triestina cambia idea e congela per tre mesi l'esubero dei primi venti lavoratori precari della Ferriera di Servola, cui l'azienda aveva deciso di non rinnovare il contratto, prevedendone il contemporaneo ricollocamento in un'impresa metallurgica di San Giorgio di Nogaro. Davanti alle pressioni del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e dell'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, il gruppo Arvedi ha deciso di imprimere una frenata sulle proprie decisioni per appianare il terreno di un confronto cominciato in salita dopo il via libera del Mise alla riconversione dell'area a caldo. La notizia è accolta con soddisfazione dalle istituzioni e dai sindacati, che hanno subito annullato il nuovo sciopero programmato per l'inizio della prossima settimana. L'amministratore delegato di Siderurgica Triestina Mario Caldonazzo spiega il passo attraverso un comunicato ufficiale della società. «La Direzione - recita la nota - comunica di avere completato gli incontri con tutti i lavoratori con contratto a tempo determinato o somministrato, per i quali nell'evento di chiusura dell'area a caldo non è previsto il rinnovo. Per tutti è stato programmato un colloquio di lavoro con azienda sita a San Giorgio di Nogaro, interessata ad assumere 73 lavoratori entro marzo 2020, ed è stata prospettata dunque una concreta possibilità di reimpiego immediato». Poi l'annuncio del mantenimento in attività per i primi dipendenti interessati alla mobilità perché titolari di un contratto scaduto a fine ottobre: «Per i venti lavoratori ai quali non è stato possibile prorogare il contratto in quanto non più estendibile a norma di legge e che hanno quindi terminato il rapporto di lavoro il 31 ottobre, si propone la riassunzione immediata da parte di società di somministrazione per un periodo di tre mesi in attesa di trovare collocazione definitiva presso l'azienda di San Giorgio di Nogaro». Una possibilità che Siderurgica non considera l'unica sul tavolo: «Per tutti i lavoratori interessati - conclude il testo - resta sempre aperta l'opzione di un impiego presso Acciaieria Arvedi sito di Cremona o altra azienda del Gruppo». L'annuncio viene accolto positivamente dalla giunta regionale: «È un'ottima notizia - commenta al telefono Rosolen - e credo che la Regione abbia avuto una parte importante in quanto accaduto». L'assessore sottolinea ancora come «piano occupazionale e piano industriale dovranno andare assieme perché strettamente collegati. Ma intanto abbiamo questo passo di buon senso della proprietà: è ancora tutto da discutere, ma Siderurgica Triestina ha dimostrato di avere attenzione a prerogative che per noi sono imprescindibili». Il rinnovo contrattuale in questione non implica ad ogni modo una mutazione del quadro, che vede l'azienda decisa a chiudere al più presto l'area a caldo, definendo l'Accordo di programma con Mise, Regione e Autorità portuale. Patuanelli ha ribadito ieri di voler arrivare a fine anno con un percorso impostato e di avere in serbo alcune decine di milioni per accompagnare il piano industriale di Siderurgica, che potrà accedere agli incentivi per la creazione di nuove attività nelle aree di crisi e ai fondi per la decarbonizzazione. Sulla procedura arriva comunque l'allarme del presidente di Confindustria Venezia Giulia Sergio Razeto, presente al tavolo di giovedì a Trieste. «La situazione - dice - è tesa e la sensazione è che i tempi della politica non coincidano con quelli dell'azienda: questo è un elemento di difficoltà. La notizia del rinvio è positiva, ma dobbiamo sperare che in questi tre mesi venga fuori un accordo di programma che indichi chiaramente tempi e costi della riconversione. Il nodo dei soldi è centrale: quali soggetti li metteranno, quanti ne metteranno e per fare cosa. Senza chiarezza su questo punto, si rischia di fare un passo avanti per poi fermarsi immediatamente. Per questo è importante che l'accordo sia scritto nella cornice dell'area di crisi complessa, perché ci possa essere uno sblocco della situazione di tutto il sito inquinato di interesse nazionale». Sulle procedure avviate da Siderurgica sul personale, Razeto si schiera al fianco dell'azienda: «Ci sono problemi che non conosciamo e non mi sento di dire che la società stia forzando la mano. Arvedi è imprenditore equilibrato e non ha certo bisogno di essere affamato».

Diego D'Amelio

 

A San Giorgio la soluzione Cln per 70 addetti - MISTERO SVELATO

Il velo di mistero che avvolge l'azienda metallurgica di San Giorgio di Nogaro pronta ad assorbire la settantina di precari della Ferriera potrebbe essere caduto. Secondo fonti sindacali, dovrebbe essere il gruppo Cln quello interessato a rafforzare la propria presenza in Friuli e ad accogliere gli operai che hanno dato la propria disponibilità a sostenere un colloquio la prossima settimana, pur senza essere stati informati sull'identità dell'impresa. Curioso che a dare una mano ad Arvedi a compiere la riconversione potrebbe essere ArcelorMittal, che dell'imprenditore cremonese è stata rivale nel tentativo di acquisizione dell'Ilva di Taranto e che detiene il 25% delle quote di Cln.Esattamente un anno fa, la controllata ArcelorMittal Cln Distribuzione Italia (700 dipendenti e un fatturato da 760 milioni), Palescandolo Lavorazioni Siderurgiche e Fincantieri hanno costituito una società denominata "Centro Servizi Navali Spa", specializzata in servizi logistici e lavorazioni per il parco lamiere degli stabilimenti Fincantieri di Monfalcone e Marghera. Fincantieri punta sull'impresa nell'ambito della sua strategia di esternalizzazione di una parte delle proprie lavorazioni. La joint venture con sede a San Giorgio impiega al momento venti persone e ha deciso evidentemente di accrescere le proprie attività.

 

I sindacati esultano -  Subito revocato lo sciopero unitario

Trieste. I sindacati avevano deciso di rispondere ai venti mancati rinnovi di contratto con un'assemblea da convocare per lunedì e uno sciopero unitario indetto nei giorni successivi da tutte le sigle presenti all'interno della Ferriera. Dopo il passo di Siderurgica Triestina, però, le rappresentanze dei lavoratori annunciano una tregua armata con l'azienda. In una nota congiunta, i segretari provinciali dei metalmeccanici Marco Relli (Fiom Cgil), Umberto Salvaneschi (Fim Cisl) e Antonio Rodà (Uilm) prendono atto della decisione della proprietà: «Riportare la discussione sul futuro della Ferriera a bocce ferme sui livelli occupazionali, come ribadito anche dalla Regione, dev'essere un punto saldo della trattativa che caratterizzerà i prossimi mesi. È necessario che quanto prima venga convocato il tavolo ministeriale a garanzia di un piano industriale che dev'essere chiaro, credibile, con date certe e che deve salvaguardare l'occupazione al primo punto. In questo senso, la mobilitazione generale programmata per i prossimi giorni viene al momento sospesa per riprendere qualora l'azienda dovesse riproporre un modus operandi che vede una discussione sul futuro della Ferriera e dei suoi lavoratori partire affrontando il tema esuberi prima di un confronto chiaro sul piano industriale». Sulla stessa linea si attesta il segretario della Failms Cristian Prella: «I risultati ottenuti sono sicuramente un passo avanti in un percorso ancora poco chiaro. Rimangono da risolvere diverse problematiche, ma l'ottenimento di una stabilizzazione contrattuale dei contratti a tempo determinato è un traguardo importante che l'azione congiunta di tutti i sindacati ha conseguito. Lo sciopero viene sospeso in attesa dell'evolversi della situazione». Secondo l'Usb, «era necessario un segnale di distensione da parte dell'azienda. Il percorso può essere realizzato solo se si evitano azioni unilaterali che mettano a repentaglio posti di lavoro». Mirco Rota, responsabile Siderurgia della Fiom nazionale, parla a sua volta di «decisione positiva che risponde alla richiesta avanzata nella discussione di ieri (giovedì, ndr). Decisione che consente ai lavoratori di continuare a lavorare e al sindacato di continuare il confronto con Arvedi in modo positivo, con l'obiettivo di salvaguardare tutta la manodopera occupata nell'impianto di Trieste». 

 

Il nodo crisi Fvg all'attenzione del Parlamento - L'INIZIATIVA LEGHISTA

«Soddisfazione» per «l'approvazione dei nostri ordini del giorno al decreto sulle crisi aziendali a favore dei lavoratori del Friuli Venezia Giulia, che lottano per salvare il proprio posto di lavoro», è stata espressa dalla deputata e commissario Lega in Fvg, Vannia Gava. «Dopo aver inserito 30 milioni di euro per le crisi aziendali in Sicilia, era il minimo che il governo potesse fare a favore anche delle aziende del nostro territorio: il Friuli Venezia Giulia - sottolinea l'esponente leghista - non è una regione di serie B. Finora la Regione ha fatto un grande lavoro per ricollocare i lavoratori, ma ora il governo deve fare la propria parte. Oltre al mio ordine del giorno a favore dei lavoratori di Lavinox di Villotta di Chions sono infatti stati approvati quelli dei colleghi Aurelia Bubisutti, Massimiliano Panizzut e Daniele Moschioni per Cartiere Burgo e Kipre, che ho sottoscritto. È ora che il governo passi dalle belle parole ai fatti, mantenendo innanzitutto gli impegni assunti formalmente in aula».

 

In partenza nell'indotto la cassa integrazione

Mti, Olam, Tse e Astl, operanti tra manutenzioni e logistica, sono le prime a pagare la contrazione dei servizi richiesti

Trieste. Decine di lavoratori delle ditte esterne aspettano la ghigliottina dalla prossima settimana e saranno almeno due le imprese costrette ad aprire a stretto giro tavoli di crisi per avviare con sindacati e istituzioni il ragionamento sulla cassa integrazione. È questo l'effetto della richiesta da parte di Siderurgica Triestina di ridurre i servizi che buona parte delle imprese dell'indotto fornisce allo stabilimento in regime di sostanziale monocommittenza. A pagare saranno i lavoratori meno tutelati nell'ambito di un percorso di riconversione che non è ancora iniziato ma che comincia a fare le sue prime vittime. Lo stop scatterà il 6 novembre nel caso della società triestina Olam, impegnata in manutenzioni e riparazioni di macchinari: su 15 dipendenti sono 10 quelli che lavorano in Ferriera e almeno metà dovrà stare a casa. I sindacati fanno sapere che le procedure per la cassa integrazione sono imminenti. Incontro allo stesso destino andrà la branca locale della lombarda Mti, anch'essa operante nelle manutenzioni meccaniche: 11 dei 16 dipendenti lavorano a Servola, ma nel giro di due giorni Siderurgica ha comunicato prima la necessità di dimezzare le maestranze impiegate e poi la volontà di azzerarle del tutto. Mti attende di sapere quanti dovranno restare a casa: se si trattasse di 5-6 unità potrebbe essere aperta una procedura di cassa integrazione ordinaria a rotazione, ma in caso di tabula rasa le prospettive sarebbero nere, dopo vent'anni di servizi prestati allo stabilimento. Grave appare anche la situazione per gli assunti della toscana Tse Ingegneria e impianti, che a Trieste impiega dieci persone nelle manutenzioni della cokeria: per tutte la prospettiva pressoché certa è di rimanere a casa dalla prossima settimana. Già fonte di polemiche tra Siderurgica e sindacati è poi il caso della cremonese Astl, che svolge attività di movimentazione, logistica e trasporto ferroviario nell'ambito dello stabilimento. Alcuni giorni fa la Filt Cgil ha denunciato l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per i 27 dipendenti triestini, motivato da Astl con la risoluzione del contratto di fornitura da parte della Ferriera. «Siamo certi - scriveva il sindacato - che assisteremo allo stillicidio di simili dichiarazioni di esubero, che in barba a tutti i proclami continueranno a falcidiare l'indotto della Ferriera». Siderurgica ha smentito la risoluzione del contratto, sebbene fonti sindacali confermino almeno una decina di uscite imminenti. Prospettive incerte per altre imprese dell'indotto. La bresciana Semat invia ogni giorno in Ferriera una dozzina di addetti: l'azienda non ha ancora ricevuto indicazioni dal committente, ma fra le maestranze di Servola si dice che i lavoratori saranno presto ridotti a quattro. Più cospicuo è l'impegno delle ditte Step e Digital, che lavorano nel campo delle manutenzioni meccaniche ed elettriche: in questo caso gli operai sono oltre trenta e, pur in assenza di comunicazioni, le due imprese ammettono di essere pronte a una riduzione in tempi ravvicinati. L'elenco potrebbe continuare fino a comprendere circa 150 lavoratori di oltre una decina di aziende, il cui destino è sempre più appeso a quello della riconversione.

 

 

L'acqua del sindaco è il servizio meno caro - Nell'Ue costa il doppio- la rete idrica in Italia

ROMA. In Italia, la spesa media familiare per la bolletta del servizio idrico è stata pari nel 2018 a circa 15 euro al mese. L'acqua del sindaco è il servizio meno costoso che c'è: i rifiuti costano 20 euro al mese, il telefono 55, l'energia elettrica 50, il gas 57. Gli italiani spendono in media 12,5 euro al mese di acqua minerale per comprarne 15 litri, mentre con 15 euro comprano 10.000 litri di acqua dell'acquedotto. Questi i dati più sensibili del Rapporto "Blue Book" sul servizio idrico integrato in Italia, presentato da Utilitalia, proprio mentre in Parlamento si discute di una possibile riforma legislativa a livello nazionale.Altro numero interessante è quello che racconta come la tariffa idrica italiana, continui ad essere fra le più basse d'Europa con poco più di 2 euro al metro cubo, contro un valore medio di 4 euro. Crescono, ed è questa invece una buona notizia, gli investimenti in acquedotti e depurazione, passati da 30 euro ad abitante all'anno nel 2012 a 44,6 nel 2019, con un aumento del 24% negli ultimi 7 anni, ed in costante crescita. Peccato però che non sia così in tutto il Paese. Resta in condizioni di forte arretramento il servizio nelle regioni del Mezzogiorno: frammentazione della gestione, molte quelle in economia, pochi i gestori industriali strutturati, pochissima regolazione, tariffe alte per servizi di bassa qualità, pochi gli investimenti con problemi di qualità e di depurazione. Un grande problema nazionale.

Alfredo De Girolamo

 

 

Porto Vecchio - Italia Nostra lancia l'hub sulla storia dei trasporti

Italia Nostra nazionale continua a seguire il processo di riqualificazione del Porto vecchio di Trieste e conferma «l'attenzione al lavoro del coordinamento che la sezione di Trieste ha attivato già da alcuni anni per salvare questo patrimonio di alto valore e riutilizzarlo garantendo l'identità del porto storico». Così, in una nota, Mariarita Signorini, presidente nazionale di Italia Nostra, e Antonella Caroli, presidente della sezione di Trieste. Italia Nostra, proseguono, «interesserà anche l'Associazione italiana per il Patrimonio archeologico industriale, con la quale ha siglato di recente un protocollo d'intesa. Importante in questo senso, la proposta della sezione del Trieste Heritage Transport Hub da realizzare al Magazzino 27b del Porto vecchio», dove ospitare «una collezione di mezzi pubblici e /o privati (a rotazione con esposizioni dedicate), contestualmente - specificano - all'organizzazione di manifestazioni a carattere storico e rievocativo riguardanti i trasporti».

 

 

FareAmbiente - "Una rete di volontari per l'ecosostenibilità"

«Fare sistema con le altre realtà del volontariato per progetti di ampio respiro sulla tutela ambientale e di servizio alla collettività, anche in supporto agli enti pubblici». È uno degli obiettivi di Giorgio Cecco, rieletto coordinatore regionale di FareAmbiente. Cecco sarà affiancato da Sabrina Polacco per il coordinamento dei volontari, da Italo Toncich (agricoltura, flora e fauna), da Bruno Fortuni (industria e imprese) e da Dante Tommasini (sport e turismo).

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 novembre 2019

 

 

Il Tar "archivia" anche il metanodotto - Dopo la pietra tombale sul rigassificatore, riconosciuto il «difetto di interesse» sull'opera ad esso collegata

Dopo anni di polemiche e proteste ora è la giustizia amministrativa a scrivere la parola fine sul progetto del metanodotto Snam che avrebbe dovuto collegarsi al rigassificatore di Gas Natural a Zaule. Un epilogo frutto essenzialmente dell'impegno del Comune di Muggia che era stato l'unico ente territoriale italiano ad avviare una battaglia legale ricorrendo al Tar del Lazio, iniziativa appoggiata anche dal governo sloveno. Il ricorso era stato presentato nel novembre 2017 contro il ministero dell'Ambiente, coinvolgendo nella controversia la Snam rete gas spa e la Gas Natural Rigassificazione Italia spa. Ora il Tar di Roma ha riconosciuto il "sopravvenuto difetto di interesse" in seguito all'accordo tra le parti per l'abbandono della controversia. La Snam, dopo aver già rinunciato alla realizzazione dell'impianto nel Golfo di Trieste, ha deciso a questo punto di non proseguire il procedimento giudiziario amministrativo. Insomma, il progetto metanodotto può considerarsi ufficialmente archiviato. L'obiettivo del Comune muggesano (difeso da Walter Coren e Antonella Gerin dell'Avvocatura civica) era ottenere l'annullamento del decreto del ministro dell'Ambiente con il quale era stata disposta la compatibilità ambientale del progetto del metanodotto presentato da Snam e dei pareri della Commissione di valutazione di impatto ambientale che negli anni aveva emesso i pareri tecnici sulla base dei quali si era espresso il dicastero. Nel Decreto ministeriale si leggeva che il metanodotto era un'opera «direttamente collegata alla realizzazione del rigassificatore» proposto da Gas Natural, la quale aveva presentato richiesta di allacciamento alla rete di metanodotti Snam. Un progetto, però, che avrebbe potuto essere realizzato anche senza il rigassificatore. Secondo il ricorso l'ubicazione del metanodotto nel Vallone di Muggia sarebbe stata problematica e il progetto «irragionevole da innumerevoli punti di vista». Evidenziate le «molteplici criticità anche in merito alla compatibilità ambientale». «La scelta del tracciato - l'osservazione del sindaco Laura Marzi - avrebbe dovuto essere preceduta dalla puntuale considerazione dei dati geologici e geofisici, in modo da poter definire in concreto la pericolosità dell'intervento e la valutazione del rischio, ma non si aveva idea neanche dello stato del fondale sul quale posizionarlo». All'inizio di quest'anno, facendo seguito ai contatti intercorsi tra i legali delle parti, è stato raggiunto un accordo per l'abbandono della controversia, confermato nell'udienza dell'8 maggio. A suggellare l'epilogo è stato infine il Tar con la sentenza pubblicata mercoledì. «Non ci siamo risparmiati in questi anni per tutelare Muggia e il golfo in qualsiasi sede possibile contro rigassificatore e metanodotto - è il commento di Marzi -. Il tutto è sempre stato inaccettabile per noi, perché la sicurezza della popolazione e il rispetto per l'ambiente debbono essere considerati preponderanti. Progetti come questi non si sarebbero sposati con l'azione di sviluppo economico che coinvolgerà Muggia e il futuro di tutte le attività legate allo sviluppo portuale. Abbiamo sempre sostenuto tutte le intese del piano del porto e il progetto per l'area degradata dell'ex Aquila, da recuperare per usi industriali e portuali. La bonifica di parte dell'ex Aquila, con la riqualificazione di una zona importante di Muggia, e poi l'indotto in termini economici e occupazionali rientrano tra gli obiettivi che da sempre abbiamo portato avanti e che tutt'ora sosteniamo. Obiettivi che sarebbero inevitabilmente andati a scontrarsi con rigassificatore e metanodotto». 

Piero Tallandini

 

 

Esuberi in Ferriera, nessun dietrofront Sindacati compatti: «Sciopero unitario»

Il tavolo convocato in Regione si chiude con un nulla di fatto per i 20 lavoratori in uscita. Confederali e autonomi insieme

Trieste. Da una parte Regione e sindacati, dall'altra Siderurgica Triestina. Si è chiuso con una fumata nerissima e con l'annuncio di un nuovo sciopero il tavolo di confronto convocato ieri a Trieste per tentare di disinnescare la mina dei primi venti contratti a tempo determinato non rinnovati dalla proprietà della Ferriera di Servola e destinati a essere assunti da un'azienda metallurgica a San Giorgio di Nogaro. Nonostante le pressioni, l'azienda non ha ammesso passi indietro e si è limitata a dare la disponibilità ad aprire un ennesimo tavolo di confronto con i sindacati, usciti dal vertice annunciando la fine dei dissidi fra confederali e autonomi: la prossima settimana vedrà la prima mobilitazione unitaria, nel tentativo di mettere alle spalle la quasi nulla partecipazione allo sciopero di ieri. Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb hanno manifestato delusione per l'assenza al tavolo del presidente Massimiliano Fedriga (fuori gioco per un'indisposizione) e hanno minacciato di non abbandonare il tavolo fino al congelamento dei mancati rinnovi dei venti esuberi, ma le parti sono rimaste sulle proprie posizioni e i sindacati denunciano che entro febbraio saranno costretti a lasciare una sessantina dei 76 lavoratori a tempo oggi assunti alla Ferriera. «Tavolo assolutamente inconcludente», ha esordito all'uscita dal palazzo della Regione il segretario provinciale della Uilm Antonio Rodà, secondo cui «non resta che fare una mobilitazione generale di tutti i lavoratori o discuteremo del destino delle persone con gli operai già fuori dalla porta». Per il collega della Fiom Marco Relli «siamo partiti malissimo» e secondo Umberto Salvaneschi «la soluzione per questi primi venti lavoratori è il banco di prova per la gestione della riconversione». Dopo la divisione fra confederali e autonomi, Failms e Usb hanno annunciato la mobilitazione assieme a Cgil, Cisl e Uil. Il segretario della Failms, Christian Prella, ha sottolineato che «la salvaguardia di tutti i posti di lavoro ad oggi non c'è e il mancato rinnovo ai primi lavoratori è un atto gravissimo: ora parte la fase di mobilitazione generale con un coordinamento unitario». Per Mirco Relli, responsabile nazionale Siderurgia della Fiom, «l'azienda non può creare problemi occupazionali prima di presentare un piano industriale e per giunta chiedendo soldi pubblici. La scelta di Arvedi è liberarsi di questi lavoratori prima di un confronto sindacale. Visto questo comportamento unilaterale e irresponsabile chiederemo al ministro di convocare un incontro, senza escludere una immediata mobilitazione». L'assessore al Lavoro Alessia Rosolen ha sottolineato durante la riunione che gli interventi dell'azienda sui livelli occupazionali non potranno cominciare prima della chiusura dell'accordo sul piano industriale di Siderurgica. «La tutela dei livelli occupazionali è la priorità - ha detto l'assessore - e la Regione ha chiesto all'azienda di bloccare qualsiasi decisione unilaterale prima della valutazione complessiva del piano industriale. Piano industriale e riconversione degli occupati devono andare di pari passo: la vicenda esige la massima serietà. L'individuazione di un percorso condiviso non prevede imposizioni». Rosolen ha sollecitato le parti ad affrontare quanto prima il tema dei tempi determinati su un tavolo di confronto sindacale. Dal canto suo Siderurgica fa sapere che non ritiene percorribile la proroga dei venti contratti scaduti da oggi, perché il rinnovo richiederebbe la stipula di tempi indeterminati per effetto del decreto Dignità. La società ha dunque optato per l'immediata ricollocazione a San Giorgio, al fine di tutelare i lavoratori con maggiore anzianità, parte dei quali passerà dall'area a caldo all'area a freddo, in sostituzione dei neoassunti a tempo determinato.

Diego D'Amelio

 

LE VOCI SOTTO IL PALAZZO - La piazza si svuota e la protesta si sgonfia «Ci hanno abbandonati, siamo sfiduciati»

TRIESTE. Il fatto che ieri ci fossero non più di 50 persone, a protestare sotto il palazzo della Regione, secondo alcuni dei presenti si spiega in maniera «molto semplice: non c'è più fiducia verso le istituzioni». Con un esiguo numero di presenze in piazza, senza neanche una bandiera sindacale dispiegata, il futuro si fa sempre più incerto, agli occhi dei lavoratori della Ferriera. Anzi. Ai timori sui destini occupazionali adesso si aggiungono quelli per le condizioni di sicurezza all'interno dello stabilimento, su cui a partire da oggi peserà il graduale venir meno di una parte della manodopera esterna. A descrivere l'atmosfera di «disillusione» che ieri si respirava nello spiazzo di via dell'Orologio sono stati in particolare tre operai del complesso di Servola, Fabrizio Blasi, Sergio Ziani e Luca Bevilacqua. Tra di loro c'è chi lavora da quando aveva 15 anni, avendo provato le più svariate professioni: adesso che ne ha 50, spera di «lasciare il posto a qualcuno di giovane, in futuro». E c'è chi invece è in Ferriera da quando ne aveva 22, una vita fa: «Ricordo le tante manifestazioni, a partire da quella del 1994. Allora la città era con noi, compresi sindaco e vescovo. In piazza eravamo più di mille. I tempi sono cambiati: si parla di città turistica, che non vuole più il cosiddetto mostro sul mare. Ma ciò va a discapito nostro: restiamo gli unici a farne le spese». Secondo i tre «ormai c'è una mancanza di fiducia diffusa tra tutti i colleghi. Ci siamo presentati tante volte fuori da questo palazzo. Ogni anno è la stessa storia: a settembre si chiude. Stavolta però è peggio, perché le istituzioni ci remano contro. E siamo rassegnati. Ci troveremo senza lavoro, con una cassa integrazione che non può bastare, chiedendoci se domani arriverà o meno la pagnotta. A 50 anni e passa chi ci assumerebbe?» . Come detto, a ciò si aggiunge la preoccupazione per le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro: «Stiamo letteralmente in mezzo alla polvere. Ci sono nastri che perdono, si rompono, devono essere cambiati. Eppure da domani (oggi, primo novembre, ndr) scattano i tagli alle ditte esterne di pulizie e di manutenzione, che d'ora in poi lavoreranno perlopiù a chiamata. Il timore è che ci possa scappare il morto, in queste condizioni».Sotto il palazzo della giunta c'era anche Igor Sale, uno dei 17 operai del laminatoio (cui si aggiungono tre dell'area a caldo) che non si è visto rinnovare il contratto, scaduto proprio ieri. «L'azienda pensa di ricollocarci ma non sappiamo ancora dove», ha spiegato Igor, che ha 37 anni ed è uno dei «lavoratori più anziani dell'area a freddo. Qui infatti l'età media è molto più bassa. Ci sono colleghi che hanno solo 19 anni. Ragazzi che devono pagare l'affitto, le bollette e così via. La speranza è che le istituzioni ascoltino le nostre testimonianze: così magari così potranno rendersi conto delle tante situazioni personali in essere». Al presidio erano presenti infine alcuni esponenti diversi politici, tra cui i consiglieri regionali Francesco Russo (Pd) e Furio Honsell (Open Sinistra Fvg). Sempre di Open, c'erano il presidente Giulio Lauri e Sabrina Morena, consigliera a Trieste. Nel Consiglio comunale del capoluogo regionale siede anche Antonella Grim (Italia Viva), che ha fatto sapere tramite una nota: «Continuo a essere basita dalla superficialità con cui si vuole dismettere una realtà industriale regolarmente operante. Mi domando inoltre se le amministrazioni regionale e comunale si preoccupino delle difficoltà in cui versano altri soggetti, come Wartsila o Flex. Esiste una strategia industriale per territorio? E per la siderurgia italiana? Ci sono interlocuzioni in tal senso con il ministro Patuanelli?».

Lilli Goriup

 

Patuanelli spinge la riconversione «Dal ministero decine di milioni»

Il titolare dello Sviluppo economico: «Rifinanziata la legge sulle aree di crisi fra cui c'è Trieste E ci sono i fondi per la decarbonizzazione». Non esclusa la vendita in blocco del comprensorio

Aiuti pubblici per decine di milioni. È quanto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli mette sul tavolo per la riconversione della Ferriera. Siderurgica Triestina potrà accedere ai fondi appena rifinanziati per gli insediamenti industriali in aree di crisi e a quelli per la decarbonizzazione, ma per prima cosa l'azienda dovrà rallentare sulla messa in mobilità dei lavoratori che il ministro giudica «irricevibile». Ministro, si è sbloccata la partita degli aiuti pubblici? Il Mise ha appena varato il decreto per rifinanziare la legge sulle aree di crisi, fra cui c'è Trieste: sarà uno degli strumenti per agevolare la riconversione. La dotazione degli incentivi aumenta di ulteriori 120 milioni, cui potranno accedere le aziende interessate a nuovi insediamenti. A Trieste i bandi erano finora andati deserti, ma potrà approfittarne Arvedi: la disponibilità è di alcune decine di milioni. Sono in corso valutazioni. Ci sono altri strumenti? Il Fondo per la decarbonizzazione: potrebbe servire a riconvertire la centrale elettrica. Ma fare cifre è prematuro. Gli operai sono affranti...Voglio dire loro che la tutela occupazionale è prioritaria e il Mise sta vegliando affinché il piano industriale garantisca tutti i posti. Li aspettano due anni di cassa integrazione in attesa della riconversione? Saranno attivati tutti gli strumenti di ammortizzazione sociale in capo a ministero del Lavoro e Regione affinché ci siano due anni di formazione e sostegno al reddito. Nessuno dovrà subire un detrimento della qualità della vita. Intanto a casa in venti...Mi associo alla Regione e dico che prima vanno definiti piano industriale e accordo di programma, poi si procederà con quanto stabilito. Il dialogo con le istituzioni non può cominciare così. Che ne pensa della chiusura annunciata dall'azienda per il 31 dicembre? L'azienda organizza il ciclo produttivo e vuole determinare in modo chiaro i tempi, ma non possono esserci scelte unilaterali. Sono stato io a chiedere tempi stretti e il tentativo è definire il più possibile il quadro entro fine anno. Qual è il piano di Arvedi? Un forte investimento sull'area a freddo e la dismissione dell'area a caldo con contestuale liberazione da impianti e materie prime. Come procedono i tavoli tecnici sul business plan? Come da programma. Il piano è sostenibile? Sì, se verranno superati alcuni nodi aperti, come la tutela dei posti di lavoro attraverso le realizzazioni proposte da Arvedi e la ricollocazione in altre aziende. Mi concedo un po' di riservatezza, ma lavoriamo per avere uno sviluppo che consenta anche di aumentare l'occupazione attuale. È un problema che Arvedi non abbandoni i terreni come pareva all'inizio? Una parte dell'area è di proprietà di Siderurgica Triestina e una parte è zona demaniale. È normale che Arvedi ritenga fondamentale l'utilizzo della banchina per l'area a freddo, ma con la messa in sicurezza dell'area a caldo si può avere utilizzo logistico. Sull'area a caldo sorgerà un terminal ferroviario o un'altra industria? Sono due soluzioni complementari e non opposte, ma l'uso va determinato da proprietà e Autorità portuale. Non ci saranno problemi a farlo. C'è l'alternativa di una vendita di tutto il comprensorio da parte di Arvedi? La mia intenzione è arrivare alla riconversione nel rispetto dei livelli occupazionali, dell'ambiente e della volontà di una città di arrivare al superamento dell'area a caldo. Quanto costa l'area intera? La stima non è mia competenza. Esistono investitori esterni pronti a intervenire sul fronte della logistica portuale? Il presidente D'Agostino lavora in questo senso da tempo e con grande capacità. Sono fiducioso sulla possibilità di una crescita della città che manca da troppo tempo. C'è la possibilità che Siderurgica, a fronte del ritardo pubblico, decida di continuare con la ghisa? Surreale che qualche settimana di eventuale slittamento spinga alla costruzione della copertura dei parchi dopo anni di attesa. La parte pubblica lavora: ho giurato a inizio settembre e ci sono stati già numerosi incontri e una proposta di piano industriale con relative verifiche in corso. Quanto costano le bonifiche e quanti soldi ci sono da parte? Le farà Arvedi? Stiamo valutando. Verranno concessi contributi pubblici per questo? Ci sono approfondimenti in corso. La riconversione avrà il sostegno pubblico: le risorse ci sono, l'importante è saperle spendere. Ricordo i 41 milioni vincolati dal 2014 per il barrieramento a mare. Resta viva l'idea di unire in un unico procedimento le bonifiche dell'area a caldo e quelle dell'area portuale destinata agli ungheresi? Era la volontà iniziale, ma ho ritenuto di limitarci solo a Servola perché servono tempi certi, pur comprendendo la necessità di accelerare nell'area ex Teseco. È vero l'interessamento di Arvedi su Taranto? Indiscrezioni giornalistiche infondate. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 31 ottobre 2019

 

 

Sciopero e presidio - Gli operai di Servola tornano in piazza

Mobilitazione di 4 ore indetta da Cgil, Cisl e Uil questa mattina in concomitanza con il confronto Regione-funzionari Arvedi

Quattro ore di sciopero per ciascun turno di lavoro e un presidio sotto il palazzo della Regione in piazza Unità, dove stamattina alle 11 si terrà il tavolo dedicato al futuro della Ferriera di Servola. È questa la risposta che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di dare davanti alle incertezze sul destino dello stabilimento, in attesa che dal ministero dello Sviluppo economico si faccia chiarezza sull'effettiva praticabilità del piano industriale di riconversione presentato da Siderurgica triestina una decina di giorni fa. «Partecipa per il tuo futuro», è lo slogan riportato in calce al volantino firmato da Fiom, Fim e Uilm, che si attendono un'adesione massiccia alla manifestazione che accompagnerà il confronto fra giunta regionale, proprietà, sindacati e Confindustria. Le quattro ore di sciopero comprenderanno anche le due ore di astensione dal lavoro indette sempre per oggi dalle segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici in risposta alle difficoltà di un settore attanagliato da ben 160 crisi industriali aperte al Mise. La Ferriera continuerà comunque a funzionare come sempre in caso di sciopero, perché la gestione dell'altoforno è molto complessa e non prevede in nessun caso lo spegnimento: da qui la necessità di garantire la presenza di un presidio di sicurezza per tenere in funzione il tutto. Il segretario provinciale della Uilm Antonio Rodà si augura intanto che «l'azienda chiarisca per prima cosa che i primi venti lavoratori dichiarati in esubero non vadano a casa. Cosa che altrimenti accadrà già domani (oggi, ndr)». Per Rodà, «non è poi possibile accettare quanto viene prospettato e cioè che una parte delle maestranze possa rimanere posteggiata due anni in cassa integrazione in attesa che si avvii la nuova vita dell'area. Alla Regione chiederemo lumi sugli ammortizzatori sociali e su eventuali interventi integrativi proposti dalla giunta». La partecipazione inizialmente non prevista dei funzionari del gruppo Arvedi permetterà anche alla Regione di richiamare l'azienda alle sue responsabilità. Dopo le trattative riservate condotte in estate dall'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, è probabile che siano il presidente Massimiliano Fedriga e l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen a condurre la partita di oggi. La Regione domanderà alla proprietà come procede il confronto sul Piano industriale al vaglio del Mise e chiederà conto dei mancati rinnovi contrattuali dei lavoratori a tempo determinato, la cui uscita è stata annunciata da Siderurgica triestina ma che sta procedendo molto più velocemente di quanto le istituzioni si sarebbero attese. Ma la giunta ribadirà soprattutto che la chiusura dell'area a caldo al 31 dicembre non è ricevibile. Intanto al ministero dello Sviluppo economico procedono i tavoli tecnici per approfondire i contenuti e l'applicabilità del piano industriale. Sempre oggi si terrà a Roma un incontro fra le parti e Invitalia, dedicato ad approfondire la parte relativa ai finanziamenti pubblici. Com'è noto il piano di Arvedi richiede un cospicuo sostegno economico delle istituzioni, ma i fondi pubblici non sono normalmente erogabili alle imprese private, come previsto dalle norme comunitarie sugli aiuti di Stato e il regime de minimis. Da qui la necessità di approfondire il nodo, fondamentale per il buon esito della riconversione. 

Diego D'Amelio

 

Serracchiani incalza Patuanelli sulla siderurgia

«Chiedo se il ministero da lei guidato stia elaborando un Piano nazionale per la siderurgia quale premessa per il mantenimento delle nostre capacità produttive, affinché il rango di potenza industriale dell'Italia non sia gradualmente eroso e perduto». È la domanda che la deputata dem Debora Serracchiani rivolge, in una lettera inviata ieri al responsabile dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.Precisando di «considerare anche politicamente rilevanti le parole pronunciate dal ministro in merito alla necessità che il nostro Paese mantenga una sua produzione siderurgica», la parlamentare chiede inoltre a Patuanelli di «prendere in mano con energia questo settore, senza esitazione, esplorando tutte le opportunità di rilancio al netto di pregresse valutazioni individuali. Non c'è solo Terni - conclude Serracchiani -. La guardia dev'essere alta anche su Cremona e Trieste».

 

 

CONSUMATORI - Trieste "indecisa" sulla sperimentazione dei monopattini elettrici

La Finanziaria del 2019 ha voluto regolare la circolazione su strada di monopattini elettrici, segway, monowhell e hoverboard, demandando al Ministero delle Infrastrutture il compito di emanare un Decreto, il 229 del 04/06/ 2019, nel quale dare avvio ad un progetto sperimentale, volto ai Comuni che vorranno aderirvi, della durata massima di due anni. Durante tale periodo sarà compito dei Comuni pubblicizzare il progetto, individuare aree pedonali e piste ciclabili, provvedere ad una segnaletica mirata, vigilare sul rispetto della condotta di guida dei conducenti che "non deve essere di ostacolo ai pedoni "e il rispetto delle caratteristiche tecniche dei mezzi. Tralasciamo al momento le specifiche del Decreto, ovviamente importanti ma premature. È basilare avere cognizione se il Comune di Trieste aderisce/aderirà o meno alla sperimentazione. Se lo farà dovrà far fronte ad un notevole impegno economico, amministrativo per un fenomeno che attualmente è di scarsa rilevanza e che interessa per lo più i cittadini e commercianti residenti nell'area pedonale. L'attuale parco circolante non genera controversie, ha un suo equilibrio, certo se il loro numero dovesse crescere queste aumenterebbero. Incidenti, infortuni che in assenza di una formula assicurativa, mirata od obbligatoria, farebbero venir meno la certezza del risarcimento inoltre un bambino, un cane, che per loro stessa natura si muovono scompostamente in un incidente con un mezzo a motore, vincolato alla sua struttura e velocità, a chi assegnereste la responsabilità nel caso di sinistro? Problema delicato, rimaniamo in attesa della decisione del Comune.

Antonio Ferronato - Adoc - (Associazione difesa orientamento consumatori)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 30 ottobre 2019

 

Il ministero rassicura «Ogs non è a rischio» - Ma Pedicchio attacca

Nessuna volontà di accorpare l'Ogs, ma solo di creare un coordinamento per ottimizzare i progetti di ricerca. È la linea ribadita ieri dal Miur nel corso del vertice romano a cui ha preso parte anche la presidente dell'Istituto di oceanografi Maria Cristina Pedicchio, che però continua a non credere del tutto alle rassicurazioni. Nel corso dell'incontro, a cui hanno partecipato anche i vertici di Cnr, Ingv e Ogs, è stata ribadita l'intenzione del ministero di voler solo migliorare l'efficacia e l'efficienza dell'attività svolta dai quattro istituti per razionalizzare la spesa dando maggiore incisività alla ricerca. Pedicchio però, come detto, non ci sta e dopo l'allarme lanciato venerdì mattina su un possibile accorpamento tra istituti va all'attacco: «Le motivazioni riportate oggi (ieri, ndr), a nostro avviso, non sono state convincenti. Si è parlato solo di coordinamento, ma i coordinamenti di norma non necessitano di un passaggio in Finanziaria. Se si vuole coordinare e valorizzare la ricerca italiana sul mare o su qualsiasi altro tema, gli strumenti ci sono e si basano essenzialmente su dialogo, responsabilità condivise ed analisi trasparente di cosa si può fare e di chi può farlo, non certo su proposte di disegni di legge portate avanti da pochi interessati, all'insaputa della comunità scientifica».Pedicchio ha ribadito poi l'impossibilità di inserire Ogs, che si occupa anche di geofisica e sismologia, in un costituendo Istituto del Mare con sede a Roma visto che «la multidisciplinarietà è uno dei punti di forza dell'istituto». Intanto il consigliere regionale del Pd Francesco Russo ha depositato una interrogazione alla giunta per chiedere come si intenda difendere le eccellenze nel campo scientifico del territorio. «In capo all'esecutivo - spiega Russo - c'è la responsabilità della tutela di questo enorme patrimonio. L'esercizio della Specialità, intesa come tutela dell'autonomia dal governo centrale, passa anche attraverso sfide come queste. Fedriga faccia valere il suo ruolo e allontani il rischio di un accentramento del sistema della ricerca».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 29 ottobre 2019

 

 

Pordenone al quarto posto fra le città più "verdi" - Ma in Fvg si spreca l'acqua   -   il rapporto di LEGAMBIENTE

Dalla raccolta dei rifiuti alla sostenibilità dei sistemi di trasporto: il capoluogo recupera posizioni intorno al 30mo posto con a Gorizia

TRIESTE. La città più "green" d'Italia è Trento, ma poco sotto, dietro a Mantova e Bolzano, ecco Pordenone al quarto posto. Per trovare Gorizia e Trieste bisogna scendere alle caselle 29 e 30, mentre Udine è diciottesima. La classifica, targata Legambiente, è contenuta nel ventiseiesimo rapporto "Ecosistema urbano" che traccia la fotografia delle prestazioni ambientali del Paese attraverso una analisi dei numeri dei 104 capoluoghi. Il rapporto, presentato ieri a Udine dal presidente regionale di Legambiente Sandro Cargnelutti, si basa su vari indicatori. A ogni città è dedicato un obiettivo specifico con una serie di mete da raggiungere come l'accesso ai sistemi di trasporto e a spazi verdi pubblici sicuri, la qualità dell'aria, la gestione dei rifiuti, l'efficienza delle risorse, la sicurezza stradale. Voci che servono a Legambiente per individuare una città ideale, quella che otterrebbe il punteggio massimo di 100. Se Trento è a 81,2, Pordenone (che guadagna 2 posizioni) a 75,45 e Udine a 63,84 (6 posti in meno), Gorizia (scende di 4) fa segnare 60,22 e Trieste (guadagna 6 posti) 59,93. Nel raffronto tra capoluoghi Fvg, Trieste mostra le migliori performance nella concentrazione di ozono (26 giorni di superamento della soglia), nei consumi idrici (149,8 litri per abitante), nell'efficienza della depurazione (l'Istat la rileva al 100%), nel trasporto pubblico (58 km di percorrenza per abitante), nelle isole pedonali (0,49 metri quadri per abitante), nell'uso del suolo e nel rapporto auto/residenti (53 ogni 100), mentre viene bocciata in dispersione idrica (40,7%), raccolta differenziata (non oltre il 41%), ciclabilità (1,97 mq ogni 100 abitanti), incidenti d'auto (5,5 morti più feriti ogni 1.000 abitanti) e solare pubblico (con 0,49 kW costanti nei due anni rientra tra le 12 città capoluogo in cui ancora non si raggiunge 1 kW/1000 abitanti). Gorizia fa invece sorridere gli ambientalisti quanto a concentrazione di polveri sottili (17,6 ug/mc), raccolta differenziata (64,7%) e incidenti (4,3 morti più feriti ogni 1.000 abitanti). Le critiche riguardano il trasporto pubblico (16 km di percorrenza per abitante) e l'uso del suolo. Precisato che la mobilità rappresenta il 30% complessivo dell'indice, seguita da aria e rifiuti (20%), acqua (15%), ambiente urbano (10%) ed energia (5%), e che è stata confermata la scelta di privilegiare gli indicatori di risposta (che misurano le politiche intraprese dagli enti locali e pesano il 59% contro il 20% degli indicatori di stato e il 21% di quelli di pressione), Cargnelutti dà anche una lettura dei dati a livello regionale. «In Fvg - spiega il presidente di Legambiente - due sono i dati in sostanziale peggioramento: la produzione di rifiuti pro capite e l'incremento del parco auto. Rispetto alla situazione nazionale delle realtà più virtuose - prosegue - siamo inoltre in difficoltà sulle isole pedonali, su cui gli enti locali dovrebbero investire molto di più, sul consumo d'acqua, perché siamo purtroppo grandi spreconi, e il verde urbano, spesso carente». Cosa chiedere alla Regione? «Di avviare subito una strategia per lo sviluppo sostenibile, lo scenario di fondo su cui instradare le corrette politiche». 

Marco Ballico

 

 

Riccesi-Comune, la lunga guerra su Ponterosso in Corte d'Appello

Il braccio di ferro è di natura giurisdizionale: per l'ente deve decidere il Tar, secondo l'azienda invece il Tribunale

Il fascicolo di Ponterosso Park, nel suo ventennale peregrinare, trasloca dal Tribunale civile alla Corte d'appello, davanti alla quale la Cogg-Riccesi ha impugnato la sentenza 426/2019 che statuiva la competenza del Tar e la contestuale incompetenza di Foro Ulpiano nel contenzioso con il Comune. Ma Riccesi non si rassegna: è convinto che la causa intentata alla amministrazione Dipiazza per danno emergente e lucro cessante - valore di 3,5 milioni - vada discussa in sede civile e non davanti al giudice amministrativo. Il Comune la pensa diversamente, ha vinto in primo grado e difenderà questo suo successo in Corte d'appello: una recente delibera, portata dallo stesso sindaco Roberto Dipiazza, ha deciso la costituzione in giudizio e l'affidamento della difesa municipale all'avvocato Antonio Sette, lo stesso professionista che aveva ottenuto la vittoria nel primo round in tema di giurisdizione. Al legale udinese andrà una parcella «omnicomprensiva» pari a 38.000 euro. Riccesi chiede la riforma integrale della sentenza di primo grado viziata - a suo dire - sotto numerosi profili circa la corretta ricostruzione fattuale e normativa della fattispecie: la controparte comunale replica che detti vizi non sussistono, perché la sentenza risulta emessa nel pieno rispetto della normativa alla luce della giurisprudenza cassazionista.Il duello su chi, Tribunale o Tar, debba giudicare eventuali responsabilità nella pluriennale vicenda, riveste un significato non solo tecnico-giuridico, ma soprattutto economico: perché se la Corte d'appello ritiene competente il Tribunale, vorrà dire che verranno valutati sia il danno emergente che il lucro cessante, come richiesto da Riccesi attraverso l'avvocato Fabio Padovini. Se invece si andrà al Tar, si discuterà solo del danno emergente, che ammonta a 523.000 euro, cioè una porzione decisamente inferiore rispetto ai 3,5 milioni pretesi da Riccesi. Pretesa che, per quanto riguarda i 3 milioni di lucro cessante, il Comune non ha mai riconosciuto. In prima istanza il giudice Roberta Mastropietro aveva dato pienamente ragione al Comune, perché la richiesta dell'imprenditore sorgerebbe dalla revoca comunale dell'operazione Ponterosso, quindi il riconoscimento di un danno patrimoniale causato dall'esercizio di un potere amministrativo è materia del Tar, non del Tribunale civile.Il contenzioso Comune/Riccesi in sede giudiziaria è iniziato nel giugno 2018, quando l'ex presidente dell'Ance si è rivolto al Tribunale per ottenere soddisfazione sulla vicenda Ponterosso. Ricapitoliamo allora i termini di una querelle che ha festeggiato il genetliaco ventennale. La vicenda si trascina dal 1999, quando la seconda giunta Illy approvò la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in piazza Ponterosso, a cura di Riccesi. La prima giunta Dipiazza cassò l'iniziativa e cercò un accordo con l'impresa, che aveva portato all'individuazione di tre alternative (Teatro Romano, Tigor-Cereria, Roiano), nessuna delle quali però a buon fine. La giunta Cosolini tentò un'ulteriore intesa, punto di caduta in piazza Foraggi: anche in questo caso niente da fare. 

Massimo Greco

 

PROGETTI DIMENTICATI - Che fine ha fatto Park Audace con 600 posti sotto le Rive?

Il suo nome era impegnativo, storico, altisonante. Il suo nome non era Cerutti Gino, sull'inerzia gaberiana, ma Park Audace. In Comune a momenti manco si ricordano del progetto di un parking sotterraneo sulle Rive, più o meno a metà strada tra palazzo Carciotti e il teatro Verdi. Se ne era parlato molto all'epoca della giunta Cosolini, quando questa possibilità sembrava avere chance di progredire. Avrebbe dovuto essere un contenitore da 600 veicoli e, per la verità, il progetto aveva danzato già anni prima sui tavoli del Municipio. Scorrendo l'archivio del giornale, l'ultima citazione del Park Audace risale a oltre tre anni fa, quando il Dipiazza III si era appena insediato e il neo-assessore Luisa Polli osservava che non sarebbero stati apposti ostacoli alla costruzione del parking da parte dell'esecutivo di centrodestra. Va detto che, dal punto di vista autorizzativo, la maggior parte del parking avrebbe interessato più il demanio portuale che il terreno comunale. Comunque da allora al Municipio non risultano sviluppi sul dossier, che per il direttore dei Lavori pubblici Enrico Conte rappresenta uno dei periodici maxi-progetti destinati all'archivio. Argomento più fresco e più interessante è invece il parcheggio al Molo IV gestito da Trieste terminal passeggeri (Ttp). L'area è passata al Comune, con l'operazione Porto vecchio, e la civica amministrazione ha modificato in modo sensibile la locazione richiesta. Ttp non era d'accordo e si è rivolto al Tar, dove ha perso. Sommando le due annualità in questione, Ttp deve al Municipio quasi 1,5 milioni di euro. Una cifra considerevole, sulla quale la società avrebbe chiesto una rateizzazione. Ma nel contempo ha presentato appello al Consiglio di Stato. Recente riunione con Dipiazza e Terranova: si attendono disposizioni.

 

 

A2A, addio alla centrale di Monfalcone: «Pronti 500 milioni per la riconversione»

L'amministratore delegato Camerano: «Ma chiediamo garanzie». Fedriga: «Partita chiusa entro la prossima primavera»

TRIESTE. Un investimento di 500 milioni di euro che porterebbe alla dismissione della centrale a carbone di Monfalcone per un nuovo impianto a gas a impatto ridotto, la condizione è il superamento delle contrapposizioni politiche. Il presidente di A2A Giovanni Valotti a margine del convegno dedicato alla crescita economica del Friuli Venezia Giulia organizzato dalla multiutility, in collaborazione con Confindustria Venezia Giulia, lancia un messaggio chiaro. Nel corso dell'incontro l'amministratore delegato di A2A Valerio Camerano aveva presentato gli investimenti dedicati alla regione dove oltre alla centrale di Monfalcone ci sono i due impianti idroelettrici di Ampezzo e Somplago che nella volontà di A2A verranno rinnovati e serviranno a garantire la fornitura di elettricità alla rete in caso di blackout. L'interesse è però concentrato su Monfalcone: «Entro qualche settimana - ha spiegato Camerano - presenteremo il nostro progetto che prevede la creazione di un impianto Ccgt (Combined cycle gas turbine, ndr) con l'azzeramento di polveri e ossidi di zolfo. A questo vogliamo affiancare anche lo sviluppo di un impianto fotovoltaico ad alto consumo, l'installazione di compensatori che consentono di regolare la tensione della rete e uno sviluppo dell'area retroportuale sostenibile».Le tempistiche dunque iniziano ad essere chiare, A2A presenterà il progetto nelle prossime settimane, Comune e Regione dovranno poi dare il parere e nel caso di via libera ci vorranno dai 24 ai 30 mesi per arrivare al nuovo impianto. La dismissione del carbone era prevista entro il 2025. Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga nel suo intervento di saluto non ha nascosto l'interesse dell'ente «entro la primavera del prossimo anno dobbiamo chiudere la partita». Se la tempistica dovesse quindi essere rispettata il taglio del nastro potrebbe arrivare con due anni di anticipo rispetto al 2025 con l'obiettivo, come ha sottolineato l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro di «lasciare alle future generazioni un ambiente pulito: una frase che non deve essere solo un motto». Valotti in ogni caso apre anche a possibili scenari alternativi: «Bisogna superare le contrapposizioni guardando nel merito le proposte per questo non escludiamo alternative». Nel dettaglio ci potrebbe essere la chiusura dell'impianto con 150 lavoratori diretti e altrettanti dell'indotto che perderebbe il posto di lavoro oltre al problema ambientale. Il secondo è legato alla necessità di Terna che potrebbe chiedere che l'impianto resti operativo a carbone. «Infine la terza ipotesi che noi - ha aggiunto Valotti - auspichiamo, prevede l'investimento di 500 milioni di euro, non di soldi pubblici, e la riqualificazione dell'impianto con il superamento del carbone, le tutele ambientali e le garanzie occupazionali». Sul fronte del consumo del fossile Luigi Michi Responsabile strategia e sviluppo di Terna ha ricordato che «a livello italiano partiamo da una situazione non adeguata per l'eccessivo uso di carbone». Il ministro della Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha mandato un indirizzo di saluto nel quale ha sottolineato come «la riconversione dei nostri sistemi energetici è un processo fondamentale per uscire dal carbone». Infine Sergio Razeto, presidente di Confindustria Vg, ancora una volta ha ricordato la complessità e l'incertezza della situazione economica mondiale: «Serve un rinnovato piano di sviluppo che metta al centro gli investimenti dando vita a una sburocratizzazione del sistema che possa portare a liberare risorse». 

Andrea Pierini

 

 

Via libera alla raccolta di cozze in otto punti su dieci nel golfo

Parzialmente revocata l'ordinanza del 13 settembre, emanata per la presenza eccessiva di biotossina algale liposolubile. Ancora out Grignano e Santa Croce

TRIESTE. Cozze ancora parzialmente off-limits nelle acque del golfo di Trieste. L'ordinanza emanata dall'Azienda sanitaria lo scorso 13 settembre è stata per ora revocata solamente in parte. Le fasi di raccolta, commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo dei molluschi bivalvi vivi estratti dalle acque della provincia di Trieste sono nuovamente consentite in otto delle dieci zone di produzione. Più di un mese fa a ricevere il disco rosso da parte dell'AsuiTs erano stati tutti i siti tra Muggia e i confini occidentali del territorio comunale di Duino Aurisina, ossia quelli di Lazzaretto, Punta Sottile, Grignano, Santa Croce, Filtri, Canovella, Sistiana, Duino, Villaggio del Pescatore e foci del Timavo. In base ai riscontri analitici relativi al monitoraggio delle acque triestine il Dipartimento di prevenzione Struttura complessa veterinaria - Struttura semplice di Tutela igienico sanitaria alimenti di origine animale aveva evidenziato lo scorso settembre una positività per la presenza di biotossina algale liposolubile Dsp (Diarrethic Shellfish Poisoning) con un tenore di acido okadaico pari a 320 microgrammi per chilo. Troppo, tanto da poter generare un possibile rischio per la salute umana. Nello specifico l'ingerimento della biotossina può comportare diversi sintomi quali forte diarrea, dolori all'addome, nausea, vomito e la possibilità elevata di disidratazione. Conseguenze sostanzialmente non letali, ma certamente molto dolorose e fastidiose. Il primo ad accorgersi del problema sanitario era stato il Consorzio giuliano maricolture Cogiumar, che tramite le analisi incrociate aveva fornito il primo allerta all'Azienda sanitaria. Lazzaretto e Villaggio del Pescatore le zone in cui Cogiumar aveva emanato per primo il fermo volontario per allerta ambientale. La "permanenza" della Dsp, arrivata in anticipo rispetto agli altri anni, avrebbe dovuto avere una durata di circa un mese. Così in effetti è stato, ma non per tutte le acque del golfo. Dopo l'ordinanza è stato attuato un attento controllo delle acque e dei molluschi bivalvi vivi del litorale regionale, secondo un piano di monitoraggio prestabilito, sottoponendo i campioni prelevati alle analisi prescritte. Da qui è emerso chiaramente come l'idoneità biologica sia stata ripristinata in otto siti: Lazzaretto, Muggia, Filtri, Canovella, Sistiana, Duino, Villaggio del Pescatore e Foci del Timavo. Rimangono invece ancora escluse le zone di produzione di Grignano e Santa Croce, in quanto i requisiti sanitari dei molluschi non risultano ancora conformi alla normativa comunitaria. Proibite dunque, solamente in queste due aree, la raccolta delle cozze e le conseguenti commercializzazione, trasformazione, conservazione e immissione al consumo. Il fenomeno delle cosiddette "fioriture algali", dovuto sia all'aumento del fitoplancton in nuove aree geografiche, che all'immissione nelle acque di prodotti inquinanti da parte dell'uomo, è un fenomeno che comporta gravi danni al settore della mitilicoltura. Walter De Walderstein, responsabile tecnico-scientifico di Cogiumar, aveva confermato come sia difficile fare una stima precisa del danno economico, ma che il fenomeno della Dsp è oramai una costante nelle nostre acque. 

Riccardo Tosques

 

 

Fincantieri lancia la nuova società per avere energia dalle onde marine - l'intesa annunciata in aprile CON CDP, ENI E TENA

ROMA. Il progetto dell'Eni, con Cdp, Terna e Fincantieri, per la produzione di energia dalle onde marine «è fortemente innovativo, ideato e realizzato da una filiera completamente italiana»: così il premier Giuseppe Conte che ieri ha partecipato alla firma dell'accordo tra le quattro società. Alla firma avvenuta ieri a Ravenna erano presenti gli amministratori delegati Fabrizio Palermo (Cdp) Giuseppe Bono (Fincanrtieri), Luigi Ferraris (Terna) e Claudio Descalzi (Eni). Il primo passo sarà la costituzione di una società per lo sviluppo e realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da moto ondoso. Grazie a questo accordo, che segue l'intesa firmata lo scorso 19 aprile, la collaborazione tra le società entra in una fase più operativa che consentirà di trasformare il progetto pilota Inertial Sea Wave Energy Converter, l'innovativo sistema di produzione di energia dal moto ondoso, in un impianto realizzabile su scala industriale e, quindi, di immediata applicazione e utilizzo. L'accordo di partnership si svilupperà in due fasi: nella prima fase, si metterà a punto il modello di business, definendo un vero e proprio piano di realizzazione in Italia. Parallelamente, verrà completata la prima installazione industriale di Iswec presso la piattaforma Eni Prezioso nel Canale di Sicilia al largo delle coste gelesi, con avvio previsto nella seconda metà del 2020. La seconda fase sarà, invece, dedicata da un lato alla vera e propria costituzione della società, e dall'altro alla conseguente esecuzione del piano di realizzazione e sviluppo delle attività, a partire dalle applicazioni per le isole minori in Italia e successivamente all'estero. Per il Ceo del gruppo triestino Giuseppe Bono «questa cooperazione di grande respiro industriale e tecnologico apre una nuova frontiera per lo sfruttamento delle energie pulite in Italia, valorizzando la morfologia del Paese. Fincantieri viene riconosciuta come la massima autorità in campo marittimo e navale, e siamo certi che, grazie alle sinergie fra i partner coinvolti, questo progetto d'avanguardia segnerà un punto di svolta per lo sviluppo sostenibile del Paese».

 

 

Lo smog soffoca Belgrado la città più inquinata al mondo - IN AUMENTO GLI ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO

BELGRADO. Incendi visibili a distanza di chilometri, fumo denso che penetra nel naso, irrita e raschia la gola producendo una tosse stizzosa. E per strada la gente prova a difendersi come può, anche con una mascherina sulla bocca. Non sono scene dalla superinquinata Pechino o da Nuova Delhi, ma quelle della quotidianità di Belgrado, capitale serba da giorni in piena emergenza smog. Da sabato scorso - e l'allarme non accenna a rientrare - la metropoli ha superato più volte per quantità di polveri sottili, Pm2 e Pm10 in testa, tutti i maggiori centri urbani mondiali, alternandosi sul podio e conquistando più volte la triste palma di città più avvelenata al mondo secondo i dati del portale Air Visual, che raccoglie misurazioni da sensori piazzati sul territorio. A collimare sono anche altri dati, ad esempio quelli di "Air Quality Index", dove Belgrado, in testa il centro cittadino, ha superato più volte i 220 punti, con aria «molto pericolosa» in particolare per anziani, bambini e persone afflitte da difficoltà respiratorie. «Cosa mi metto oggi?», il commento a una delle tante foto postate sui social, con in primo piano persone con mascherine contro le polveri sottili; ma tantissimi altri hanno scattato immagini di una città - in particolare al mattino e verso sera - soffocata da una cappa plumbea. Quello dello smog non è certo un tema nuovo, in tutti i Balcani, ma quest'anno la situazione in Serbia appare più allarmante del solito. A contribuire all'inquinamento, oltre all'alta pressione e all'assenza di vento, centinaia di roghi accesi nei campi attorno alla capitale e ad altre città serbe, stoppie date alle fiamme da contadini insensibili all'ambiente. A Belgrado, dove sono aumentati gli accessi ai pronto soccorso per problemi respiratori, la situazione è resa ancora più seria da incendi alla mega-discarica di Vinca, a pochi chilometri dal centro. Ma si tossisce anche a Novi Sad, Nis, Bor, Pancevo, Subotica, Uzice. E anche oltre i confini dalla Serbia. I dati dell'Air Quality Index sono da giorni fuori scala pure a Sarajevo, a Skopje e a Sofia. Analoghe difficili condizioni sono segnalate da ieri anche in parte dell'Ungheria, a Debrecen e a Szeged. Se le premesse autunnali sono queste, si prevede un inverno nero fumo in tutti i Balcani e nell'Est Europa. -

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 28 ottobre 2019

 

 

SERRACCHIANI - «Emergenza Ferriera Patuanelli e Fedriga non voltino le spalle»

La deputata attacca il leghista «Molto grave la sua assenza nel confronto con i lavoratori» Poi il grido d'allarme sulla crisi industriale in corso a Trieste

È stata l'artefice della chiamata del gruppo Arvedi a Trieste per salvare la Ferriera dalla crisi di Severstal e ha sempre difeso la possibilità di coniugare impresa, lavoro, salvaguardia dell'ambiente e diritto alla salute. Ora l'ex presidente della Regione e deputata Debora Serracchiani invoca il protagonismo del ministro Stefano Patuanelli e del governatore Massimiliano Fedriga per mettere chiarezza in una situazione che rischia di avvitarsi davanti alla ribadita decisione di Siderurgica Triestina di chiudere l'altoforno il 31 dicembre. «Per i posti di lavoro che si stanno perdendo e per quelli che sono a rischio già nei prossimi mesi - scrive Serracchiani in una nota - ci sono responsabilità precise della politica, regionale e anche nazionale. La volontà di chiudere la Ferriera, al più presto e comunque, è stato uno dei pochi punti chiari del programma della destra e dei Cinquestelle: e pur di raggiungerlo hanno messo in un angolo il sacrificio dei lavoratori. L'assenza più grave all'incontro con i lavoratori era quella del commissario per la Ferriera, cioè Fedriga, che al Circolo Ferriera avrebbe dovuto esserci e portare risposte a chi aveva negli occhi l'angoscia del futuro». Ma Serracchiani ne ha anche per Patuanelli: «Siamo ancora in tempo per guidare un processo che eviti la deindustrializzazione di Trieste, che costringa l'imprenditore a sedersi a un tavolo nazionale con istituzioni e lavoratori. Ma deve volerlo Fedriga e deve volerlo il ministro Patuanelli: nessuno dei due può voltare le spalle a un territorio che sta precipitando verso una crisi industriale diffusa. È difficile impegnarsi e mostrare la faccia quando arriva la tempesta sull'economia ma devono farlo e senza delegare, perché più passa il tempo e meno si può fare».

 

 

In più di cento a Miramare per bonificare dai rifiuti spiaggia protetta e fondali

Molte famiglie con bambini a "#splastichiamo il mare", raduno dalla doppia finalità: pulire il sito e promuovere la tutela dell'ambiente

Oltre 100 volontari, in rappresentanza anche di molte famiglie con bambini, hanno partecipato ieri alle operazioni di pulizia della spiaggia protetta di Miramare e del tratto di costa tra il parco e lo stabilimento Sticco. In acqua intanto una decina di sub si sono immersi per rimuovere le immondizie dai fondali. È l'iniziativa "#splastichiamo il mare", che ha coinvolto anche gli studenti del liceo Galilei, pronti a separare e conferire a terra i rifiuti raccolti. Ad accogliere tutti è stato Maurizio Spoto, direttore dell'Area Marina Protetta di Miramare. «La giornata è stata resa possibile grazie al sostegno di EstEnergy e Gruppo Hera - ha ricordato lo stesso Spoto - con i contributi raccolti nello stand realizzato durante Barcolana51. È un progetto rivolto a tutti, che ha visto l'adesione di tantissime persone». Dopo una breve spiegazione sull'importanza di tutelare l'ambiente, ai partecipanti sono stati forniti guanti e sacchetti. «Siamo qui non solo per pulire i tanti oggetti spiaggiati - ha sottolineato ancora Spoto - ma anche per sensibilizzare tutti sul rischio derivato soprattutto dalla plastica, che ha invaso i nostri mari e che finisce sulle nostre tavole. I cibi che mangiamo purtroppo già contengono le microplastiche, piccole particelle che si creano, ad esempio, dalle bottigliette disgregate in acqua. Il 70% degli scarti che troviamo lo produciamo noi. Quindi i comportamenti devono cambiare». Tra i pezzi recuperati proprio bottiglie e teli di plastica, involucri per cibi, reti, contenitori vari, ma anche lattine e vetro, accumulatisi in particolare a ridosso del muretto del parco, spinti dalle onde. Complessivamente sono stati eliminati dieci chili di metallo, altrettanti di vetro, cinque di ceramica, due e mezzo di legno. Tra i mucchi più corposi quello del polistirolo, derivato da strumenti e attrezzature utilizzate per la pesca, e poi quello dei mozziconi di sigaretta, in tutto 450, e ancora quello con ben 15 chili di plastica, comprendenti pure un centinaio di stoviglie usa e getta, tra bicchieri, cannucce, cucchiaini e piatti. Uno scenario simile a quello emerso in occasione di altri interventi realizzati nei mesi scorsi. Mai come quest'estate infatti sono state attivate tante iniziative di pulizia, in particolare dei fondali, tra Sacchetta, Rive e Grignano, passando per più punti del lungomare barcolano. «Perché finalmente c'è una maggiore sensibilità - ha concluso Spoto - in particolare verso l'utilizzo responsabile della plastica, che è il materiale presente più di tutti gli altri durante queste operazioni di pulizia». Al termine della raccolta sono state fornite alle persone anche informazioni su pesatura e classificazione dei sacchi smaltiti. La giornata si inseriva nell'ambito della campagna scientifica "Act4Litter Marine Litter Watch Month", promossa dalla Mio-Ecsde, la Federazione delle associazioni del Mediterraneo che si batte per lo sviluppo sostenibile: il progetto Interreg ha coinvolto, oltre a Miramare, altre 20 aree marine protette del Mediterraneo.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 27 ottobre 2019

 

 

LA PARTITA SIDERURGICA FRA TARANTO E SERVOLA - Arvedi vuole l'ex Ilva. Intanto in Ferriera stop agli ordini di materie prime.

La proprietà della fabbrica triestina punta all'alt all'area a caldo il 31 dicembre e guarda allo stabilimento pugliese.

Il gruppo Arvedi potrebbe giocare a Taranto la sua prossima partita nel settore della siderurgia. Mentre a Trieste l'azienda annuncia la chiusura dell'area a caldo e ne attribuisce le responsabilità alle pressioni della giunta Fedriga, la stampa nazionale rilancia l'ipotesi di un interesse della società a rilevare l'ex Ilva. Se ne parla su Repubblica e Sole 24 ore, secondo cui l'ingegner Giovanni Arvedi non ha mai rinunciato ad assumere il controllo del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, capace di dare lavoro a 10 mila persone. L'occasione potrebbe essere offerta dal possibile abbandono del campo da parte di ArcelorMittal, dopo che il governo giallorosso ha ottenuto l'approvazione al Senato del decreto Salva imprese, senza la conferma dello scudo penale richiesto dalla multinazionale per avere certezza di non incorrere in eventuali reati ambientali commessi nella precedente gestione. È alla luce di questo passaggio che Repubblica ricostruisce la volontà di inserimento di Arvedi, che nel 2018 aveva cercato di strappare Taranto ad ArcelorMittal, costituendo una cordata assieme a Leonardo Del Vecchio, Jindal e Cassa depositi e prestiti. Per il quotidiano, «fonti vicine al gruppo Arvedi non escludono un eventuale interessamento verso l'ex Ilva in caso di passo indietro del colosso euroasiatico». Lo scenario vedrebbe il ritorno in pista di quella stessa alleanza, anche se il patron di Luxottica sembra non volerne più sapere di acciaio. Secondo Repubblica, Arvedi starebbe pensando all'Ilva perché la chiusura dell'area a caldo di Trieste significherebbe rinunciare del tutto alla presenza di un ciclo siderurgico integrale, che a Taranto continua invece a funzionare, almeno per ora. Come per Trieste, molto dipenderà dalle scelte della politica, con la Camera che deve ancora esprimersi sul Salva imprese. Il ministro Stefano Patuanelli ha dichiarato di avere a cuore il tema della produzione di acciaio in Italia, ma di non considerare la Ferriera strategica da questo punto di vista. Ben diverso è il caso di Taranto, ma la politica ondeggia: in un solo anno il M5s si è prima espresso per la chiusura e poi per il mantenimento in vita, sostenendo la necessità di garantire lo scudo ad ArcelorMittal e infine cancellandolo dal decreto in accordo col Pd che di quella salvaguardia era stato sostenitore. A distanza di un anno dall'acquisizione, simile scelta potrebbe segnare il clamoroso addio da parte di ArcelorMittal, complici anche i risultati economici negativi dei primi mesi di gestione. Arvedi sta a guardare. Il gruppo continua intanto a ripetere che il 31 dicembre staccherà la spina all'altoforno triestino e ha comunicato ai sindacati di avere già un accordo con realtà russe e ucraine per la fornitura di quella ghisa che a Trieste non verrà più prodotta. Intanto il Sole svela - mai smentito - che gli ordinativi di materie prime sono stati cancellati. Taranto diventa allora un'opportunità importante, ma perché ci siano sviluppi si dovrà capire quali meccanismi si innescheranno in reazione al decreto del governo Conte bis. Per quel che riguarda Trieste, l'azienda si è seduta al tavolo per la riconversione convocato dal Mise e continua a ribadire che le serrande dell'area a caldo si abbasseranno a fine anno. Si trattasse anche di affermazioni pronunciate tatticamente per alzare il prezzo e velocizzare la stesura del nuovo Accordo di programma, la chiusura di cokeria e altoforno si realizzerà probabilmente nei primi mesi del 2020. L'azienda ha intanto comunicato il mancato rinnovo del contratto ai primi venti dipendenti a tempo determinato (17 dei quali in forza al laminatoio e non all'area a caldo), mentre i sindacati pensano di indire una giornata di sciopero per il 31 ottobre, quando la Regione convocherà i rappresentanti dei lavoratori per fare il punto su un percorso che al momento cammina stretto fra riconversione e crisi industriale.

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 26 ottobre 2019

 

 

Siderurgica lascia a casa 20 operai interinali - Stop all'altoforno, braccio di ferro sulla data

Annunciata in assemblea la fine del contratto per 17 addetti del laminatoio e 3 dell'area a caldo. Il rebus del 31 dicembre

Mentre Siderurgica Triestina e le istituzioni fanno il tiro alla fune in merito alla data di chiusura dell'area a caldo della Ferriera, sui lavoratori si abbatte la prima doccia gelata. Venti dipendenti dello stabilimento di Servola non si vedranno infatti rinnovare il contratto in scadenza a fine ottobre. Si tratta di 17 operai del laminatoio e 3 dell'area a caldo: lavoratori a tempo determinato o somministrati, che fanno parte dei 76 precari che l'azienda ha già chiarito di non voler confermare e a cui sarà proposta l'assunzione da parte di «una nuova entità operante nel settore della carpenteria metallica di recente costituzione e operante in zona». La notizia degli esuberi è stata data dai sindacati all'apertura dell'incontro organizzato ieri al circolo della Ferriera. I rappresentanti dei lavoratori hanno poi letto una nota della società, in cui si evidenzia che la direzione ha presentato mercoledì alla Rsu il business plan portato sul tavolo del Mise. In questa occasione sono state comunicate le uscite imminenti, dovute alla volontà dell'azienda di tutelare i dipendenti più anziani, facendo spazio a chi sarà trasferito al laminatoio dall'area a caldo. Nel comunicato l'azienda evidenzia che il 29 e 30 ottobre «saranno organizzati incontri individuali con il Dipartimento risorse umane per definire tempi e modalità per una tempestiva ricollocazione, per la quale esistono concrete possibilità». L'incontro di ieri si è tenuto alla presenza di un centinaio di lavoratori, che nonostante le tensioni di queste settimane hanno ascoltato con grande civiltà gli assessori regionali Alessia Rosolen e Fabio Scoccimarro, gli esponenti Pd Debora Serracchiani e Francesco Russo, il funzionario dell'Autorità portuale Vittorio Torbianelli. Assenti il sindaco e i membri della giunta comunale. I rappresentanti istituzionali hanno tutti ribadito che, anche sulla scorta di quanto affermato dai ministri Stefano Patuanelli e Paola De Micheli, la chiusura al 31 dicembre non è un'opzione possibile. Raggiunti telefonicamente, i delegati dell'azienda hanno tuttavia ribadito in serata che Siderurgica è fermamente intenzionata a rispettare la scadenza. La proprietà ne fa una questione di salvaguardia della sicurezza dei lavoratori, ma è assai probabile che la decisione unilaterale sia un modo per spingere il Mise a chiudere in tempi strettissimi il nuovo Accordo di programma. Un comunicato diramato dalla Regione sottolinea però che sulla data «non c'è alcuna condivisione da parte delle istituzioni». Rosolen ha fissato intanto per giovedì prossimo la convocazione del tavolo di confronto sulla Ferriera, dichiarando che «il riassorbimento completo dei lavoratori è l'unico punto attorno a cui le istituzioni stanno costruendo il percorso: tavoli tecnici stanno verificando la realizzabilità del piano industriale presentato da Arvedi e, se così fosse, lo gestiremo anche con ammortizzatori sociali. Se non ci sarà sostenibilità, si dovranno cercare nuovi investitori per quest'area strategica». Torbianelli ha confermato l'interesse dell'Autorità portuale, rivendicando di aver «tracciato rapidamente gli scenari logistici e occupazionali» nella cosiddetta due diligence. Serracchiani ha chiesto di attivare subito il tavolo romano per «ragionare sull'accordo di programma». Secondo la deputata, «la scadenza del 31 dicembre non è verosimile ed è funzionale alle trattative, ma quando si prendono decisioni che portano alla chiusura bisogna avere un "piano b" perché serve una prospettiva per i lavoratori e le decisioni non possono essere lasciate all'imprenditore». Per Russo, «le cose si sono velocizzate nel modo sbagliato, ma gli unici che rischiano sono i lavoratori». Le rassicurazioni non leniscono le preoccupazioni dei lavoratori. «Se Arvedi non compra le materie prime, facciamo noi una colletta? », ha chiesto sarcasticamente un dipendente, ma c'è anche chi ha usato toni più duri: «A Trieste abbiamo politici che si adoperano per chiudere le fabbriche, ma ci sono colleghi con famiglie o che hanno genitori invalidi. Come si vive con la cassa a 800 euro? Io li vado a cercare uno a uno». 

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 25 ottobre 2019

 

 

Scontro sui primi esuberi alla Ferriera - Per la Cgil sono 27, per l'azienda solo 8

Si tratta dei dipendenti dell'Astl, ditta dell'indotto. Siderurgica replica: «Nessun licenziamento, ma una scelta contingente»

È scontro sui primi esuberi alla Ferriera di Servola. Ieri a lanciare l'allarme è stata la Cgil con un comunicato stampa diffuso nel tardo pomeriggio in cui si parlava dell'avvio della procedura di licenziamento collettivo per 27 lavoratori triestini dipendenti di un'azienda dell'indotto, la Astl, che svolge attività di movimentazione, logistica e trasporto nell'ambito dello stabilimento. In serata secca smentita di Siderurgica Triestina che ha parlato di un numero di esuberi decisamente inferiore, negando di aver risolto il contratto. Ecco l'incipit della nota sindacale: «Le rassicurazioni della politica si scontrano con i fatti reali. È giunta alla Filt Cgil e alle altre organizzazioni sindacali del settore la prima comunicazione ufficiale di riduzione del personale che opera nell'indotto della Ferriera. Attivata la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 27 lavoratori dipendenti dell'Astl (Azienda Servizi Trasporti Logistica)». Secondo il comunicato «la motivazione, che citiamo testualmente, è la risoluzione del contratto di fornitura, inaspettata e anticipata rispetto alle intese, da parte di Siderurgica Triestina, che comporta la chiusura dell'unità operativa dedicata e per quello scopo costituita a suo tempo da Astl srl, con la conseguente dichiarazione di esubero su tutto il personale impiegato nella sede di Trieste».Stando a quanto comunicato, le cessazioni del personale impiegato avverrebbero «progressivamente e fino alla totale chiusura dell'unità operativa prevista per il 31 marzo 2020». Una presa di posizione conclusa da un fosco presagio: «Siamo certi che d'ora in avanti assisteremo allo stillicidio di simili dichiarazioni di esubero, che in barba a tutti i proclami di parte politica locale e nazionale continueranno a falcidiare l'indotto e i lavoratori diretti della Ferriera. Non si vede in tutto ciò un complessivo progetto, né politico né aziendale, degno di questo nome che possa fin da subito mettere al riparo i lavoratori coinvolti e le loro famiglie». Poche ore dopo la diffusione del comunicato, pubblicato anche sul sito web del Piccolo, Siderurgica Triestina ha categoricamente smentito - non nascondendo il proprio stupore in merito alle accuse sindacali - di aver risolto in anticipo il contratto con Astl, precisando inoltre che l'Azienda Servizi non ha avviato per il momento alcun procedimento di licenziamento collettivo. L'individuazione di eventuali esuberi va considerata - secondo la precisazione di Siderurgica - come un adeguamento al ribasso del numero dei lavoratori reso necessario dalla situazione contingente di mercato. Non è scontato - sempre stando a quanto precisato da Siderurgica - che il destino dei lavoratori sia segnato e comunque questi esuberi nulla hanno a che fare con i progetti di riqualificazione dell'area a caldo. Paolo Magli, vicepresidente di Astl, ha infine puntualizzato che sono solo 8 i lavoratori ai quali non verrà rinnovato il contratto, 2 dei quali avviati al prepensionamento e altri 2 intenzionati a trasferirsi a Cremona.La preoccupazione per gli esuberi, insieme alle perduranti incertezze sul futuro della Ferriera, ha però indotto Fim, Fiom e Uilm a organizzare un volantinaggio dalle 5.15 di oggi in coincidenza con il turno montante. Ma l'iniziativa clou è prevista nel pomeriggio: dalle 17.15 assemblea al Circolo Ferriera aperta a lavoratori, cittadini e istituzioni. Tra gli invitati il sindaco Dipiazza, il governatore Fedriga, gli assessori regionali Scoccimarro e Rosolen, oltre ai parlamentari del Friuli Venezia Giulia.

Piero Tallandini

 

 

Splastichiamo il mare: domenica dotatevi di guanti e buona volontà

L'appello del Wwf per un golfo "libero" A essere puliti saranno spiaggia e fondali

Come ti combatto l'inquinamento marino, lavorando concretamente a terra e magari in chiave di immersione. Eccolo il programma di massima di "#Splastichiamoilmare", appello in salsa ecologista promosso dal Wwf-Area marina protetta di Miramare. Pochi indugi e molta pratica. Il senso delle operazioni sembra questo e il primo scalo si traduce nella giornata di domenica, partendo da un luogo simbolo come i fondali di Miramare, dalla spiaggia protetta antistante le scuderie del castello e sede del BioMa, teatro dalle 14 di un doppio intervento di bonifica da articolare sia a riva che in mare (quest'ultimo con raduno al moletto di Sticco). Cosa necessita? Come accade sempre in progetti del genere, la priorità è data alla buona volontà, a voler contribuire armati di sacchi e guanti sotto la scorta dello staff del Wwf. Appello analogo ai subacquei, chiamati a ripulire i fondali e badando poi a differenziare i rifiuti, indirizzandoli nei contenitori appositi. Il cartellone di domenica comporta altre tinte collaterali, vedi il focus sulla campagna scientifica "Act4Litter Marine Litter Watch Month", promossa dalla federazione delle sigle del Mediterraneo che operano in campo ambientale e che ha coinvolto una ventina di Aree marine protette, e l'immancabile visita guidata al BioMa. Spazio anche per i bimbi, con laboratori a tema e corredo di favole animate. Come partecipare? L'adesione è gratuita, telefonando anche per informazioni allo 040-224147 (dalle 10 alle 13) oppure scrivendo a info@riservamarinamiramare.it. Quella di domenica è solo la prima di un viaggio di "bonifica" di altre tre tappe. Sì, perché dalla primavera si salpa nuovamente toccando i Filtri di Aurisina (22 marzo), la riviera barcolana (19 aprile) e persino lo storico "Pedocin" (il 5 giugno). --

Francesco Cardella

 

Plastica addio

Alle 18, alla Bottega del mondo di via Torrebianca 29, alla presenza delle autrici Elisa Nicoli e Chiara Spadaro, presentazione del libro "Plastica addio-Fare a meno della plastica: istruzioni per un mondo e una vita zero waste".

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 24 ottobre 2019

 

 

Investimenti fino a 210 milioni per far rinascere l'area della Ferriera

È la somma indicata nel piano di riconversione dell'Authority Ipotizzate soluzioni in grado di generare 200 posti di lavoro

Trieste. Un progetto di riconversione con necessità di investimenti compresi fra 110 e 210 milioni, cui aggiungere il costo per l'acquisto dei terreni occupati dall'area a caldo della Ferriera di Servola. È questo il piano previsto dall'Autorità portuale nella due diligence consegnata lunedì al ministero dello Sviluppo economico e alla Regione. Il documento era stato richiesto per stimare il valore della zona, qualora Siderurgica Triestina si rendesse disponibile a vendere. Ma la proprietà sembra aver intenzione di rimanere proprietaria dei terreni e dunque l'Autorità ha preferito mantenere le carte coperte, evitando di fare quelle cifre che pure erano state la ragione principale del lavoro di valutazione.Il piano pare al momento superato dalla decisione dell'azienda di giocare in prima persona la partita della logistica, ma dice molto su quanto potrà accadere a Servola nei prossimi anni. Le prospettive sono contenute in un report di una settantina pagine, riguardante un'area di 100 mila metri quadrati, di cui 77 mila di proprietà e 23 mila in concessione. La zona interessata è quella occupata da cokeria, altoforno, parchi minerali e banchina, che l'Autorità propone di trasformare in «un'area logistica risanata dal punto di vista ambientale e attrattiva per futuri investitori». Allo scopo vengono fornite quattro proposte di realizzazione, in grado di generare fino a 200 posti di lavoro, a patto che si mantenga l'unità dell'area a caldo con banchina e parchi minerali. La premessa è che, stando alle prime analisi dei terreni, la parte interessata è quella «con la contaminazione ambientale maggiore» e dunque «il percorso di bonifica basato sulla rimozione o il trattamento in situ non risulta economicamente sostenibile». La strada è allora quella del tombamento dei terreni e del marginamento fisico già previsto sulla linea di costa. Demolizione degli impianti e messa in sicurezza ambientali vengono stimati in 30 milioni, con un costo di risanamento di 300 euro al metro quadrato. Toccherà poi alle realizzazioni: sistemazione della banchina e costruzione di un parco ferroviario e un capannone di dimensioni variabili, a seconda di quello che sarà il layout scelto per creare attività di movimentazione di container e merci varie, con possibilità di abbinare lavorazioni industriali che non andrebbero a intaccare la presenza del laminatoio. I lavori per la riconversione prevedono: demolizione delle strutture e bonifica, gestione del cumulo di rifiuti presente sull'area cosiddetta "nasone", copertura impermeabile dei terreni, opere di dragaggio, arredo della banchina, raccordi ferroviari e stradali, costruzione del magazzino. Le opere di bonifica nascondono inevitabilmente le incognite dovute alla necessità di valutare la situazione con appositi campionamenti dopo la fase di demolizione controllata di due altoforni, un gasometro, cokeria e depositi di materie prime. Per quanto riguarda le nuove infrastrutture, si parte dal consolidamento dei 350 metri di banchina esistente, ma il piatto forte è la parte ferroviaria con il collegamento dell'area alla rete nazionale attraverso la stazione di Servola e un doppio raccordo con Piattaforma logistica e Porto Petroli. I treni partiranno senza passare per Campo Marzio e potranno raggiungere i 750 metri di lunghezza, organizzati lungo un fascio da 4 binari connesso all'area scoperta del terminal container. Altri due binari serviranno l'area multipurpose del magazzino, che potrà essere in parte dedicato a lavorazioni industriali e che avrà una superficie compresa fra 30 mila e 40 mila metri quadrati a seconda del layout scelto. Il piano propone quattro sistemazioni differenti: terminal container e magazzino con e senza la realizzazione del secondo lotto della Piattaforma logistica (nell'ultimo caso la banchina attuale verrebbe allungata di 100 metri), inversione degli spazi tra terminal container e capannone, assenza del capannone. Il costo è fissato in 110-125 milioni cui aggiungere altri 100 milioni per l'eventuale realizzazione del secondo lotto della Piattaforma logistica. Per entrare a regime le nuove strutture hanno bisogno di 4 anni con una previsione fra i 100 e 200 dipendenti diretti a seconda del layout e delle attività privilegiate. Senza dimenticare l'impatto che il tutto avrebbe sullo sviluppo del Molo VIII che partirà in futuro dalla Piattaforma.

Diego D'Amelio

 

Ma Arvedi lancia l'ultimatum e fissa la deadline tra tre mesi - Conferenza dei servizi

Trieste. Siderurgica Triestina aspetterà le istituzioni fino alla metà di gennaio e poi darà il via all'iter burocratico per la costruzione della copertura dei parchi minerari, abbandonando la strada della riconversione della Ferriera e imboccando quella del mantenimento della produzione di ghisa. L'ultimatum è stato pronunciato ieri dai rappresentanti del gruppo Arvedi nel corso della Conferenza dei servizi riguardante la realizzazione dei grandi capannoni previsti dall'Accordo di programma per ridurre il problema degli spolveramenti di carbone e minerali di ferro. La Conferenza era stata calendarizzata mesi fa con l'obiettivo di decidere una volta per tutte se dare il via alle coperture e al connesso investimento da oltre 35 milioni oppure se archiviare la questione e lavorare dunque alla riconversione. Arvedi ha sempre legato la costruzione alla necessità di avere chiarezza sulle intenzioni delle istituzioni e, col tavolo aperto nel frattempo al Mise, era certo che l'appuntamento di ieri si chiudesse con un rinvio. Ma la novità di giornata sta appunto nell'indicazione da parte di Siderurgica di una data entro cui definire il futuro dello stabilimento. I rappresentanti dell'azienda hanno indicato in un tempo massimo di tre mesi la scadenza per riconvocare la Conferenza dei servizi che dovrà chiudere la partita in un senso o nell'altro. Il gruppo Arvedi ritiene che si tratti di un tempo sufficiente affinché il tavolo del Mise si esprima sulla riconversione. E se così non sarà, alla prossima Conferenza l'azienda domanderà di andare avanti sulla realizzazione dei parchi, sinonimo del permanere della produzione di ghisa a Trieste. Scoccimarro non si scompone per l'indicazione di una deadline da parte di Arvedi, perché essa costituisce «il limite temporale entro cui tutte le istituzioni dovranno dare risposte per far fronte in particolare alla questione lavorativa, premesso che quella ambientale e della salute pubblica sembrano ormai avviate verso la risoluzione. La sospensione della Conferenza dei servizi conferma che tutti gli enti stanno andando nella stessa direzione, ossia la riconversione». L'assessore approfitta per lanciare un messaggio distensivo dopo le dure polemiche dei sindacati: «Toni accesi e tempistiche troppe ravvicinate possono esasperare una situazione già molto complessa. Dopo il proficuo confronto dei mesi scorsi, si stanno verificando troppe fughe in avanti. Il piano industriale presentato dall'imprenditore vede due anni cuscinetto in cui ministeri e Regione dovranno gestire la riconversione e gestire le partite ambientali e occupazionali (ammortizzatori e formazione) al fine di recuperare un'area che secondo lo studio dell'Autorità portuale potrebbe vedere investimenti fino a 200 milioni con il rilancio economico e lavorativo di Trieste».

 

De Micheli frena sull'area a caldo «L'alt il 31 dicembre non esiste»

Il ministro delle Infrastrutture, oggi a Trieste, benedice l'intesa Authority-Pechino sull'export e garantisce sul «graduale ampliamento della capacità ferroviaria al servizio del porto»

Benedice il progetto dell'Autorità portuale riguardante l'export in Cina ma glissa sullo sviluppo delle relazioni con Pechino. Rassicura sullo sviluppo ferroviario del porto e sottolinea infine che non esiste alcuna ipotesi di chiusura dell'area a caldo della Ferriera entro il 31 dicembre. Il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli sarà in visita oggi a Trieste per partecipare al quarto Forum di Pietrarsa, dedicato allo sviluppo ferroviario nazionale. Ministro, la sua nomina è stata contesa fino all'ultimo dal triestino Patuanelli: ha prevalso il Pd per evitare liti sulle grandi opere? Non c'è stato terreno di scontro: si tratta di due ministeri importanti e si è fatto un accordo di governo che tutti stanno rispettando. Sulle grandi opere, specialmente col programma legato alla green economy, non ci sono distonie. Gli sviluppi del memorandum con la Cina sul porto di Trieste hanno avuto un rallentamento. Il nuovo governo rilancerà le relazioni nonostante la guerra dei dazi? Gli sviluppi del memorandum ci sono soprattutto in relazione all'investimento per la costruzione di una piattaforma logistica in Cina a beneficio dei prodotti agroalimentari del Fvg. Non si è mai parlato di investimenti cinesi per il raddoppio ferroviario dello scalo: c'è un progetto di upgrading finanziato per 80 milioni da Rfi e per 55 dall'Autorità portuale. Ma a che punto è la progettazione di Trihub da parte di Rfi? Ce la farete per il 2023? Trihub è già in fase esecutiva e i cantieri sono aperti. Saranno a breve riaperte la linea Transalpina, la Galleria di Cintura e la stazione di Aquilinia. A seguire, Campo Marzio con l'abbattimento del "muro" e l'ampliamento della capacità ferroviaria. Il 2023 non è mai stato indicato come data finale, ma il progetto è modulare e amplierà gradualmente da subito la capacità ferroviaria di Trieste. A proposito di treni, il presidente Fedriga parla di Tav mentre il centrosinistra punta sulla velocizzazione della Trieste-Mestre anche se al momento non ci sono risorse...Nessun ritorno alla Tav. Il progetto attuale è un'ottimizzazione della linea esistente. Il costo di questi interventi è di 1,8 miliardi: è un progetto inserito nel contratto di programma, confermato anche nell'ultimo aggiornamento al Cipe di luglio 2019. Il porto franco non decolla per la difficoltà di dialogo con l'Agenzia delle Dogane. Che farà il governo? L'Agenzia delle Dogane non ha mai voluto compiutamente riconoscere il regime di extradoganalità del porto franco triestino. Non vi è necessità di riconoscimenti a livello Ue, essendo il regime di Trieste stato escluso dal regime comunitario. Sono aperti sulla questione confronti con Mef, Mit e Agenzia delle Dogane con cui attiveremo un tavolo specifico per il superamento delle criticità. Che ne pensa dell'integrazione tra porto e interporti condotta dall'Authority? Il processo a livello regionale è in fase di completamento. Fernetti, l'area ex Wärtsilä e Cervignano sono già integrati fra loro. A breve lo sarà anche lo Sdag di Gorizia. Proseguono anche le intese con Duisburg per una più ampia sinergia a livello europeo. Trasformazione dei porti in spa e nodo della tassazione: che ne pensa? La mia intenzione è quella di negoziare con l'Europa per trovare un accordo. La volontà è quella di avviare un negoziato con l'Ue senza intraprendere alcun contenzioso di natura giurisdizionale. A Servola si arriverà davvero alla riconversione logistica chiudendo l'area a caldo della Ferriera? Siderurgica Triestina è stata oggetto di un'iniziativa politica del Comune di Trieste e della Regione volta a una chiusura in tempi brevi dell'area a caldo. Nella riunione di lunedì tutti i ministeri hanno constatato che la data del 31 dicembre non esiste per la chiusura. Un'eventuale riconversione potrà anche essere frutto di una collaborazione fra Arvedi e nuovi partner, cosa che Arvedi non ha escluso. Cosa serve al Trieste Airport per il salto di qualità? Lo scalo non ha criticità infrastrutturali che ne impediscano la crescita e il traffico è stazionario da diversi anni. Lo schema di Piano nazionale per gli aeroporti prevede una "forchetta" compresa fra 1,3 e 2,2 milioni di passeggeri al 2030. La presenza di aeroporti di maggiori dimensioni a distanza contenuta genera una situazione competitiva che può rappresentare un limite all'attivazione di nuovi collegamenti. Autovie Venete: quando la nuova concessione? La newco è stata costituita. Attualmente è in corso di registrazione da parte della Corte dei conti la delibera Cipe che approva l'Accordo di cooperazione. All'esito dell'efficacia della delibera, la newco dovrà sottoscrivere con il Mit il testo di convenzione sulla gestione dell'infrastruttura. È considerata vicina a Francesco Russo: è lui l'uomo giusto per la corsa a sindaco di Trieste, magari in un'alleanza Pd-M5s? Conosco le qualità umane e politiche di Francesco e sarebbe un ottimo candidato, per capacità di dialogo e ascolto delle persone. A me non dispiacerebbe nemmeno rivederlo a Roma, dove al Senato ha portato a casa risultati importanti per questo territorio.

 

La numero uno della Fiom-Cgil invoca un cambio di passo

Trieste. La crisi industriale di Trieste preoccupa la segretaria nazionale della Fiom Cgil, Francesca Re David, intervenuta all'assemblea locale del più antico sindacato metalmeccanico italiano, svoltasi ieri alla Casa del popolo di Ponziana. Tra Ferriera, Wärtsilä e Flex, i posti di lavoro a rischio nel capoluogo giuliano risultano infatti essere più di 700. Quanto a Wärtsilä, ieri c'è stato uno stop di quattro ore, indetto dalle sigle confederali. Altre quattro ore, a completamento del pacchetto di sciopero, sono chiamate per il 13 novembre. Nella stessa data, a mezzogiorno, i rappresentanti dei lavoratori di Wärtsilä parteciperanno a un incontro in Regione.«Siamo nel bel mezzo di una crisi che coinvolge varie aziende del nostro Paese e che finora non ha visto alcun cambio di passo, da parte dei governi che si sono susseguiti», ha detto Re David, denunciando una diffusa mancanza di politiche industriali a livello nazionale e paragonando la Ferriera di Servola all'Ilva di Taranto. La numero uno della Fiom ha commentato la frase del leader della Lega Matteo Salvini, secondo cui bisogna fare «le barricate» per difendere gli operai dell'Ilva. «Io penso che a Taranto vada rispettato il programma industriale, ambientale e occupazionale - ha detto Re David -. Salvini si occupi di quello che dice il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga, secondo cui la Ferriera va chiusa "a prescindere"». Durante l'assemblea, cui erano presenti tra gli altri i delegati Fiom locali Marco Relli, Thomas Trost e Roberto Felluga, sono stati messi in luce alcuni dati: Wärtsilä ha annunciato 350 esuberi in Italia, di cui «si vocifera» 50 a Trieste. «Per questo abbiamo fatto 4 ore di sciopero - ha detto Felluga - e cercheremo di portare gli operai con le bandiere sotto la Regione, il 13 novembre. Ci preoccupa soprattutto lo scarso carico di lavoro in programma per il prossimo anno, che non consentirà allo stabilimento di essere a regime». I numeri dello stop, ieri, non erano ancora stati diffusi. Erano tuttavia bassi a causa della «scarsa credibilità» dell'iniziativa secondo Sasha Colautti, dell'Usb, che non ha aderito. Passando alle altre crisi occupazionali, ci sono anche i 23 lavoratori lasciati a casa dalla Flex. E c'è poi la Ferriera dove, secondo Relli, sono a rischio 400 posti diretti e 150 dell'indotto. 

Lilli Goriup

 

 

Un golfo plastic-free. Il WWF cerca volontari.

Al via la campagna del Wwf-Area marina protetta di Miramare per un golfo plastic-free: #splastichiamoilmare è ai nastri di partenza. Il primo evento sarà domenica, a Miramare, con la pulizia della spiaggia, le visite guidate e i laboratori per i più piccoli. Interventi che vedranno il coinvolgimento a mare di diversi club subacquei locali, e a terra del pubblico, sia nella raccolta e selezione dei rifiuti spiaggiati ma anche in attività di animazione per famiglie e bambini. Dalle 14, i partecipanti verranno accolti dallo staff Wwf davanti alle scuderie di Miramare e una volta "armati" di sacchi e guanti, verranno divisi in due gruppi. Nel frattempo i bimbi saranno coinvolti in giochi. La partecipazione a tutte le attività è gratuita ma è consigliata la prenotazione chiamando lo 040224147 int.3 entro venerdì dalle 10 alle 13 o inviando una mail a info@riservamarinamiramare.it.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 23 ottobre 2019

 

 

Scontro aperto azienda-Rsu tra accuse e minacce di querele

Si alza il livello dello scontro dopo la mancata consegna del piano industriale ai lavoratori E a distanza scoppia pure la polemica Serracchiani-Salvini

Trieste. I sindacati attaccano a testa bassa Siderurgica Triestina per non aver consegnato il piano industriale ai lavoratori e l'azienda minaccia querele per i toni considerati troppo aggressivi attribuiti alla Rsu. La società nota come «dobbiamo registrare commenti infondati e denigratori da parte di un rappresentante sindacale a carico della nostra azienda, di cui non comprendiamo ragione e finalità». Siderurgica rileva che «se questo sarà l'atteggiamento dovremo adottare adeguate soluzioni» e rivendica «tutto ciò che ad oggi abbiamo già fatto (ed è stato certificato) e stiamo proseguendo a fare per il futuro di Servola e dei lavoratori, assicurando la massima collaborazione alle istituzioni, in primis il ministero». A nome della Rsu risponde Thomas Trost (Fiom Cgil): «Le parole dell'azienda sembrano avere carattere intimidatorio, anche se non si fanno nomi e non si citano sigle. Ciò crea attriti e non dà la possibilità di replica all'imputato: questo modo di fare non è corretto». Il Pd polemizza intanto con la politica siderurgica della Lega, ritenuta ambigua da Debora Serracchiani. La deputata critica le parole di Matteo Salvini, che in merito alla situazione dell'Ilva di Taranto, ritiene «inaccettabile che il governo metta a rischio 15.000 posti di lavoro: diritto alla salute e al lavoro possono e devono marciare insieme. Faremo le barricate per evitare un solo licenziamento». L'ex presidente della Regione invita provocatoriamente il leader leghista a «venire a Trieste, a fare le barricate per difendere i posti di lavoro della Ferriera. L'incertezza della situazione occupazionale alla Ferriera è ormai sempre più grave. Al principio enunciato da Salvini la giunta Fedriga ha rinunciato fin dal suo insediamento».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 22 ottobre 2019

 

 

Svelato il piano Arvedi «L'area a caldo chiusa entro la fine dell'anno»

La proprietà della Ferriera di Servola: garanzie occupazionali per tutti gli addetti fra laminatoio e riconversione. «Ma serve l'aiuto finanziario della parte pubblica»

Trieste. Un piano industriale da 230 milioni e la richiesta pressante per ottenere l'aiuto finanziario della mano pubblica. Siderurgica Triestina ha scoperto le carte al tavolo del ministero dello Sviluppo economico convocato per la seconda volta per discutere della Ferriera di Servola. L'azienda ha posto di fatto le sue condizioni per chiudere cokeria e altoforno: un risultato che, dopo la trattativa avviata dalla Regione, Giovanni Arvedi auspica di raggiungere addirittura entro il 31 dicembre, impegnandosi da una parte a salvaguardare interamente i livelli occupazionali e annunciando dall'altra di non avere intenzione di cedere la proprietà dei terreni dell'area a caldo, ma di voler anzi partecipare in prima persona alla riconversione in chiave logistica. Toccherà ora al Mise esprimersi sulla sostenibilità della proposta e avviare assieme a Regione e Autorità portuale la trattativa per la riscrittura dell'Accordo di programma, mentre si profila una fase di necessario ricorso alla cassa integrazione in attesa che i vari tasselli del piano si vadano a realizzare, con tempi che si stimano di almeno un anno e mezzo dall'inizio delle operazioni. All'incontro presieduto dal ministro Stefano Patuanelli, il ceo di Siderurgica Mario Caldonazzo ha espresso l'auspicio di una chiusura più rapida possibile per non dover continuare a investire sulla sicurezza dei lavoratori e sulla riduzione dell'impatto ambientale di un impianto destinato alla dismissione. Il primo punto del piano è allora quello relativo a smantellamento e bonifica, che il gruppo Arvedi ha confermato di voler gestire in proprio, con investimenti pari a 30 milioni di euro: gli stessi che servirebbero altrimenti a realizzare le coperture dei parchi minerari e andare avanti a produrre secondo l'attuale Accordo di programma. Perché va detto che, se le parti non troveranno un'intesa, lo stabilimento continuerà a produrre come oggi. Secondo Siderurgica le opere di smantellamento permetteranno di impiegare 50 dei 365 lavoratori oggi a servizio dell'area a caldo (cifra ufficializzata ieri definitivamente dall'azienda). Le altre ricollocazioni prevedono il passaggio di 182 persone all'area a freddo, 57 pensionamenti grazie a quota 100 e 76 trasferimenti di lavoratori a tempo determinato in un nuovo impianto di carpenteria metallica prossimo a installarsi a Trieste. Il secondo punto trattato è quello della riconversione logistica. E qui Arvedi ha posto probabilmente il paletto più ingombrante di tutti: nonostante la due diligence avviata dall'Autorità portuale per stimare il valore dei terreni dell'area a caldo, Caldonazzo ha chiarito infatti che la società non intende cedere alcunché ma vuole anzi valutare partnership nel settore. Un vero e proprio veto all'idea iniziale di far subentrare l'Autorithy nella proprietà e assegnarle il compito di gestire la bonifica assieme agli investitori esteri interessati alla realizzazione di un terminal ferroviario a servizio della limitrofa Piattaforma logistica. Dovranno essere gli attori pubblici a esprimersi sulla sostenibilità di un nuovo Accordo di programma stipulato a queste condizioni. Da quanto trapela, Arvedi valuterebbe l'ingresso in una società con altri investitori, portando in dote i terreni dell'area a caldo, ma la soluzione pare non convincere l'Autorità portuale. Il piano prevede inoltre il mantenimento del controllo della banchina, che Siderurgica utilizza per lo scarico di materie prime e che potrebbe essere rinnovata con l'acquisto di una nuova gru e utilizzata per sbarcare la ghisa acquistata all'estero e i coils di metallo che verranno lavorati dal laminatoio. I livelli occupazionali della banchina rimarranno quelli attuali (39 lavoratori) così come nel caso della centrale elettrica (41 unità) che continuerà a funzionare esclusivamente a metano e non più grazie all'impiego dei gas prodotti dal ciclo siderurgico: i costi per la sostituzione della turbina e ulteriori interventi migliorativi sono stimati in 50 milioni. Gli investimenti più cospicui sono quelli riguardanti il potenziamento del laminatoio a freddo, che permetterà di accogliere 182 unità in forza all'area a caldo, che si sommeranno alle 156 già inserite in questa parte del ciclo produttivo. Il piano stabilisce l'installazione di una linea di zincatura e verniciatura (100 milioni), ma c'è pure l'ipotesi di una nuova linea di ricottura continua (50 milioni e l'assorbimento delle 50 unità inizialmente impegnate nella bonifica). L'ampliamento delle attività non richiederà più superficie, perché i nuovi impianti si dovrebbero sviluppare in verticale. Per sostenere i 230 milioni di impegno economico, Arvedi ha chiesto l'aiuto di Mise, Invitalia, Regione e Commissione europea. Negli incontri precedenti l'imprenditore si è sempre limitato a chiedere la stipula di mutui a tasso agevolato e non è chiaro quale possa essere la quota di finanziamenti a fondo perduto. Certo è che l'accesso ai fondi pubblici viene ritenuto indispensabile: «In considerazione della esplicita richiesta di chiusura dell'area a caldo - recita il piano -, sussiste una indifferibile necessità di incentivare il piano industriale attraverso aiuti pubblici, in quanto il Gruppo non può assicurare il sufficiente livello di redditività necessaria a sostenere gli investimenti, mantenere la presenza produttiva nell'area e garantire un importante livello occupazionale. Le riallocazioni sono condizionate allo stanziamento degli incentivi pubblici previsti dal presente piano». Un nodo che dovrà essere sciolto quanto prima per procedere sulla riconversione voluta da Mise e Regione. 

Diego D'Amelio

 

I PROTAGONISTI ISTITUZIONALI - Il Mise: ora un cronoprogramma serrato La Regione pronta a fare la sua parte

Trieste. La prudenza del ministro Stefano Patuanelli e il cauto ottimismo della Regione, mentre Siderurgica Triestina e Autorità portuale preferiscono non commentare in attesa che le istituzioni si esprimano compiutamente sul piano industriale presentato ieri a Roma. Patuanelli evita di rilasciare dichiarazioni e si affida a un freddo comunicato del ministero in cui si spiega che «il piano industriale sarà incentrato sulla riconversione dell'area a caldo e sulla decarbonizzazione del sito produttivo». Secondo il Mise, «la riconversione continuerà il percorso di rilancio del sito siderurgico avviato da Arvedi nel 2014, che prevede il potenziamento sia dell'area a freddo, con le linee di zincatura e verniciatura, che delle attività logistiche. Nel piano è prevista inoltre una trasformazione della centrale elettrica, la cui turbina ad alto rendimento verrà alimentata con gas da fonte rinnovabile e sarà funzionale anche alle attività di capacity market gestite da Terna». Il ministero non scioglie per ora il nodo dei finanziamenti pubblici, limitandosi a dire che «le attività prospettate dall'azienda comporteranno circa 230 milioni di investimenti, in parte autofinanziati da Arvedi e in parte rientranti nell'ambito di un nuovo Accordo di programma che dovrà essere sottoscritto dall'azienda e dalle istituzioni nazionali e locali». In attesa di conoscere le opinioni di Patuanelli, il comunicato dà conto del fatto che «l'incontro odierno (di ieri, ndr) rappresenta una accelerazione nel percorso di riconversione industriale della Ferriera. L'obiettivo è quello di definire tra i soggetti coinvolti uno stringente cronoprogramma degli interventi necessari a tutelare il territorio e i lavoratori. È stato stabilito di procedere con ulteriori riunioni operative per verificare i tempi e gli strumenti funzionali al percorso di riconversione del sito siderurgico triestino». Il gruppo Arvedi preferisce non commentare a propria volta, facendo sapere di ritenere istituzionalmente corretto che il ministro prenda visione del piano e renda noto per primo la sua posizione. La Regione raccoglie intanto la richiesta di collaborazione lanciata da Siderurgica Triestina: «A fronte di quanto prospettato dall'azienda - dice l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen - deve corrispondere un impegno delle istituzioni pubbliche per orientare gli investimenti sullo sviluppo dell'area a freddo, al fine di favorire la crescita economica del sito industriale di Servola salvaguardando gli attuali livelli occupazionali». Il responsabile dell'Ambiente Fabio Scoccimarro parla di «primo passo concreto che vede la finalizzazione degli sforzi compiuti dalla Regione per la chiusura dell'area a caldo dopo il lavoro fatto in questi mesi e le lettere scambiate ad agosto tra Regione e proprietà». Lo stesso Scoccimarro rimarca come la Regione sia disponibile a collaborare con l'azienda, al fine di accelerare la parte burocratica relativa agli incentivi e alle agevolazioni previste dalla legge, «con l'obiettivo di far coincidere i tempi e le scadenze a cui deve sottostare l'impresa con le aspettative dei lavoratori. Bisogna definire in tempi brevi il piano industriale, che diminuirà le emissioni con impianti meno impattanti e aumenterà le possibilità logistiche, fermo restando l'impegno della società a mantenere inalterati i posti di lavoro. Ora tutti gli attori dell'Accordo di programma si tirino su le maniche per raggiungere l'obiettivo comune». Al tavolo l'assessore avrebbe proposto una gestione commissariale per rendere più fluido l'intero processo. L'Autorità portuale si trincera dietro il "no comment" del suo presidente Zeno D'Agostino, che attende probabilmente il parere del Mise sulla possibilità di chiudere un nuovo Accordo di programma senza la cessione dei terreni dell'area a caldo. Critiche arrivano invece dal Pd, che con la deputata Debora Serracchiani sottolinea che «è incredibile che il presidente Fedriga non vada a un tavolo in cui si decide il futuro di un pezzo dell'industria siderurgica nazionale e di centinaia di posti di lavoro. Non solo ha sostanzialmente smantellato la struttura commissariale della Ferriera, ma ha rinunciato a partecipare al governo della riconversione. Spero che qualcuno stia in queste ore lavorando al nuovo Accordo di programma e che i lavoratori non siano solo uno sgradevole dettaglio in un quadro in cui la politica della destra finora non ha costruito nulla. A Roma Fedriga va solo se è per Salvini, per la Ferriera non si scomoda». 

 

Operai sul piede di guerra «Esclusi dal tavolo romano Lotteremo come nel '94»

Tra i lavoratori e i loro rappresentanti domina la diffidenza. Il timore principale è una totale assenza di certezze dopo un eventuale periodo di "buco". Istituzioni invitate all'incontro pubblico di venerdì

«Belli gli annunci, ma vogliamo fatti concreti». È la reazione dei sindacati dopo che, ieri sera, sono emersi i primi dettagli del nuovo piano industriale, incentrato su riconversione dell'area a caldo e decarbonizzazione del sito produttivo. Il piano era ancora ignoto al pubblico - parti sociali comprese - fino al pomeriggio di ieri, quando si era tenuta la conferenza stampa dei rappresentanti dei lavoratori di fronte all'ingresso della fabbrica. In quell'occasione operai e sindacati si sono detti pronti a scendere sul piede di guerra e hanno ribadito l'invito, «caldamente» rivolto alle istituzioni, a presentarsi all'assemblea pubblica che si terrà venerdì nello stabilimento. Hanno espresso rabbia per non essere stati coinvolti al tavolo romano e per non essere stati per lo meno informati in via prioritaria su quanto andava man mano accadendo ieri al ministero dello Sviluppo economico. Il delegato della Fiom Cgil Thomas Trost, contattato in tarda serata, ha commentato così le prime indiscrezioni: «È facile fare gli annunci ma poi vanno concretizzati. Gli investimenti e la riconversione sono processi che richiedono tempo. Il potenziamento del laminatoio, ad esempio, in questo momento nemmeno è all'orizzonte. È un impianto "on off". Lavora se ci sono gli ordini, altrimenti si spegne». «Si verificherà ciò che più temiamo - ha aggiunto Trost - ovvero un periodo di buco, che sarà presumibilmente riempito dalla cassa integrazione. E i cassintegrati non avranno un percorso facile per il rientro. Vorremmo la possibilità di riorganizzare il personale, in caso di fermata di un impianto: cosa che al momento non sembra fattibile. Anche l'area a freddo sta passando un periodo di flessione negativa e i turni stanno saltando. Non vorrei che questi annunci fossero l'equivalente del ponte sullo stretto di Messina». Il sindacalista ha poi ripetuto che i vertici istituzionali - tra cui il governatore Massimiliano Fedriga, gli assessori regionali Alessia Rosolen (Lavoro) e Fabio Scoccimarro (Ambiente), il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino - sono appunto «caldamente attesi all'assemblea pubblica di venerdì (25 ottobre, alle 17.30 al circolo della Ferriera, ndr). Se non dovessero presentarsi, prenderemo atto del segnale di disinteresse e agiremo di conseguenza». La presenza di Rosolen è già prevista. Tale invito, come anticipato sopra, era stato infatti annunciato durante la conferenza stampa del pomeriggio. Davanti alla fabbrica sono intervenuti Umberto Salvaneschi (Fim Cisl) e Franco Palman (Uilm), oltre che Trost. «Sul piatto ci sono 600 posti di lavoro - ha detto Palman - cui si sommano oltre 200 di indotto. In un contesto in cui abbiamo già perso 400 posti nel metalmeccanico. I nostri lavoratori hanno in media 50 anni. Scoccimarro può permettersi di parlare di ambiente ma non di lavoro. Fedriga ha sempre fatto orecchie da mercante sul tema della sicurezza. L'azienda sta perseguendo i propri interessi e puntando a delocalizzare, nell'indifferenza delle istituzioni». Così Salvaneschi: «Non siamo stati minimamente invitati né informati del tavolo. Nonostante ce lo avessero promesso. Una situazione grave e vergognosa. Abbiamo paura che non ci siano piani veramente realizzabili, né da parte delle istituzioni né da parte della proprietà». I sindacalisti e i lavoratori presenti hanno evocato la mobilitazione del 1994 e si sono detti «pronti a ripeterla se necessario, anche andando a suonare il campanello degli amministratori pubblici casa per casa». «La mia storia inizia in un negozio che ha chiuso», ha raccontato un operaio, Fabio T.: «Per fortuna poi ho trovato lavoro qui, 15 anni fa. Mi butto ogni giorno letteralmente nelle fiamme perché lavoro in piano colata con la ghisa, a 1.500 gradi, allo scopo di mantenere la mia famiglia. Nessuno viene qua per divertirsi bensì per la paga. Se perderò il lavoro i miei figli avranno una vita diversa dai bambini che hanno la fortuna di avere genitori che lavorano in Regione o in Comune. Mia figlia una sera mi ha chiesto se per caso diventeremo poveri. Questa è la nostra quotidianità».

Lilli Goriup

 

 

Rapporto - Rinnovabili, produzione in aumento del 50%

La produzione di energia da fonti rinnovabili cresce più del previsto, e nei prossimi 5 anni potrebbe aumentare del 50%, grazie soprattutto a una ripresa del solare. Lo prevede il rapporto «Rinnovabili 2019» dell'Agenzia internazionale per l'energia (Iea). Lo studio sostiene che la capacità produttiva mondiale delle rinnovabili crescerà del 50% fra il 2019 e il 2024. Si tratta di un aumento di 1.200 gigawatt.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 21 ottobre 2019

 

 

Ferriera-day a Roma, Arvedi svela le carte.

Oggi al ministero dello Sviluppo economico la presentazione del piano industriale con le tappe della decarbonizzazione.

È il giorno del secondo incontro del tavolo aperto a Roma sulla Ferriera. Contemporaneamente, a Servola, i lavoratori si riuniranno in assemblea. Dal vertice, in programma al ministero dello Sviluppo economico, ci si aspetta che Siderurgica Triestina riveli quali saranno i prossimi passi verso la riconversione dell'area a caldo, compresi nel piano industriale che l'azienda ha messo a punto nelle ultime settimane. La scelta della riconversione può infatti essere ormai data per assodata, come ribadisce il ministro Stefano Patuanelli: «A questo punto mi sembra abbastanza evidente che si voglia optare per il superamento dell'area a caldo e per la decarbonizzazione del sito di Servola. Stiamo camminando rapidamente verso quello che è un obiettivo comune e anche questo incontro ci consentirà di fare un ulteriore passo in questo senso». L'atteso piano industriale consentirà dunque di chiarire innanzitutto quali saranno le tempistiche per la cessazione della produzione di ghisa, come evolverà di conseguenza il futuro della manodopera e se sarà necessario o meno fare ricorso ad ammortizzatori sociali. La riunione al Mise servirà inoltre a conoscere più in generale le intenzioni del cavalier Giovanni Arvedi sul futuro dello stabilimento. Gli interrogativi riguardano lo sviluppo del laminatoio, l'ipotesi di produrre ghisa in Russia e in Ucraina, l'utilizzo della banchina antistante la Ferriera e, ancora, la riconversione logistica, in cui non si sa se l'azienda avrà un ruolo. C'è infine la partita del soggetto attuatore delle bonifiche ambientali, a proposito delle quali Patuanelli dovrà fornire entro l'anno dettagli circa le eventuali risorse che il ministero potrebbe mettere a disposizione. «Quanto all'ipotesi trasferimento, si tratta di scelte industriali del privato, su cui il ministero non interviene», osserva l'esponente del governo: «A noi spetta il già citato compito di superare l'area a caldo, fare gli interventi di messa in sicurezza e di bonifica dell'area, capire quale ulteriore sviluppo industriale questa possa avere. Lo sviluppo portuale è evidente così come l'ottimo lavoro che sta facendo Zeno D'Agostino». Siderurgica dovrebbe infatti specificare, tra le altre cose, quale parte dei terreni sia disponibile a cedere all'Autorità portuale. Oggi pomeriggio a Servola, intanto, si terrà un'assemblea dei lavoratori. «A partire dalle 15 ci riuniremo all'interno della fabbrica», rende noto Umberto Salvaneschi, segretario provinciale Fim Cisl: «Alle 17 convocheremo poi una conferenza stampa davanti al portone principale dello stabilimento». Mercoledì a Roma c'è inoltre in agenda una nuova Conferenza dei servizi sul tema dei parchi minerari, non più necessari in caso di effettiva riconversione.

 

 

Treni merci vecchi e rumorosi Residenti di Barcola in rivolta

Abitanti esasperati dalle vibrazioni provocate dal continuo passaggio di convogli carichi di materiali pesanti. Ma il pressing su Rfi finora non ha prodotto risposte

I residenti di Barcola dichiarano guerra a Rfi, Rete ferroviaria italiana. Colpa dei treni merci, che mettono a dura prova il sonno e la pazienza di chi abita nel rione. Rumori, sostengono, i residenti, talvolta insopportabili nel pieno della notte, tra fischi fastidiosi e vibrazioni che fanno tremare le pareti. Il comitato di cittadini della zona ha inviato al Comune e a Rfi una lettera oltre sei mesi fa, per esporre il problema e chiedere informazioni sulla ventilata installazione di alcuni pannelli fonoassorbenti, ma al momento non hanno mai ricevuto risposta. Protesta uguale a quella promossa da alcuni residenti dell'area di Sistiana. «Non ce la facciamo più - sbottano alcuni barcolani -, soprattutto nell'ultimo anno il traffico si è intensificato tanto e in alcuni punti i convogli transitano davvero a pochi metri da condomini e casette. Serve trovare una soluzione, altrimenti sarà sempre peggio». «La prospettiva - aggiunge un altro residente - è che i treni aumentino ulteriormente in virtù dei potenziati traffici portuali. Ma sui convogli, spesso vetusti, ci sono materiali pesanti, che provocano rumori e vibrazioni continui». Sempre il comitato ha scovato anche un testo importante. «Si tratta di un documento emesso dal Comune di Trieste relativo ad un piano di contenimento dei rumori, che deriva da una normativa nazionale e indica una dozzina di interventi previsti, con l'installazione di pannelli fonoassorbenti proprio a Barcola. Non sono chiari però i luoghi scelti, non è specificato il tipo di barriera e non si fa cenno ai tempi di attuazione. Abbiamo quindi inviato una lettera sia al Municipio sia a Rfi mesi fa per ricevere chiarimenti. Finora nessuno ci ha risposto e crediamo sia importante e urgente avviare al più presto un canale di dialogo, anche per preparare i residenti agli eventuali lavori che potrebbero essere avviati, per la posa di queste protezioni». Ma secondo alcune persone che vivono a Barcola, le soluzioni anti rumore potrebbero non bastare, molti lamentano infatti le scosse provocate dal passaggio dei vagoni. Dell'argomento si era interessata di recente anche Debora Serracchiani. La parlamentare del Pd aveva esposto il problema durante un incontro lo scorso giugno con Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. In quell'occasione era stata sottolineata la necessità di adempiere agli obblighi europei che prevedono di dotare i treni del cosiddetto "retrofitting", una sorta di risanamento acustico dei mezzi, e un adeguate delle barriere antirumore. «Per ora però - continuano i cittadini sul piede di guerra - nulla di concreto è stato fatto e nessuna risposta è arrivata alle nostre lettere di chiarimenti». 

Micol Brusaferro

 

SEGNALAZIONI - Porto di Trieste - I rumori molesti di traghetti e treni

Ho già avuto modo di intervenire sullo sviluppo del traffico dei traghetti in porto compiacendomi dell'incremento dei traffici, facendo presente comunque, che il lato negativo viene rappresentato dalla continua ed incontrollata rumorosità provocata dai generatori, sempre in funzione. Nel frattempo e me ne rallegro, è aumentato in maniera consistente in porto anche il traffico dei convogli merci. Questa novità comporta ovviamente un aggravio dell'inquinamento acustico della zona riguardante in particolare il rione di Sant'Andrea. Abitando in viale Romolo Gessi sono, mio malgrado, coinvolto pesantemente. Mi chiedo se quanto avviene in maniera così tumultuosa sia suscettibile di modifiche organiche e tecniche in tempi ragionevoli. Faccio presente che l'inquinamento acustico,al pari di quello atmosferico, viene tutelato dalle leggi vigenti.

Franco Del Fabbro

 

Lignano, un'altra tartaruga in fin di vita sulla spiaggia - FERITA ALLA TESTA PROBABILMENTE DA UN'ELICA

LIGNANO. L'ennesima Caretta Caretta in fin di vita è stata ritrovata ieri mattina sulla battigia. Dopo le vicende di Bibione, il bilancio delle tartarughe trovate in spiaggia sale a quattro: nel giro di pochi giorni, nell'ultima settimana due testuggini sono state scoperte all'altezza del faro alla destra del Tagliamento e una terza nella porzione di spiaggia del Lido del Sole, tutte già morte. Ritrovata ieri all'altezza dell'ufficio spiaggia 11 di Lignano Sabbiadoro da una signora che passeggiava sul litorale con il proprio cane attorno a mezzogiorno, la tartaruga marina presentava una profonda ferita alla testa, causata molto probabilmente dall'impatto con un'elica di una imbarcazione. Subito allertata, è intervenuta la Capitaneria di Porto dell'Ufficio locale marittimo del territorio, presenti anche alcuni volontari dell'Associazione Insieme per gli animali Onlus e un veterinario di turno dell'Asl, che ha provveduto a curarla. La testuggine infatti, di una cinquantina di centimetri di lunghezza per una ventina di chili di peso, respirava a fatica ma era ancora viva.«In attesa dell'arrivo del veterinario ho provveduto ad ossigenare la tartaruga perché faceva difficoltà a respirare. Ogni anno, durante il periodo invernale, troviamo nelle nostre spiagge circa sette individui di Caretta Caretta, la gran parte dei quali purtroppo è moribonda: a causa di squarci dovuti alle eliche delle barche o alla plastica ingerita, quando muoiono qua da noi spesso è per causa antropica», spiega Giosuè Cuccurullo, referente della sezione Fauna selvatica di Insieme per gli animali, Onlus presieduta da Manuela Del Sal. «Nel periodo della stagione balneare per casi analoghi a questo interviene il personale del salvataggio perché è già attivo sul posto e provvede ad allertare la Capitaneria di Porto e l'Asl. Ma d'inverno ci siamo noi: solo nell'ultima settimana, tra la spiaggia di Bibione e questa di Lignano ci hanno segnalato quattro tartarughe, la maggior parte delle quali era però già senza vita». Qualche mese fa, a fine luglio, si era verificato un fatto simile. In quattro giorni due tartarughe, sempre della medesima specie protetta, erano state ritrovate sulla spiaggia di Pineta dai bagnini di salvataggio. La prima, una giovane tartaruga cieca di circa 50 anni e grande circa mezzo metro, è stata assistita e salvata. La seconda al momento dell'avvistamento era già senza vita ed è stata ritrovata con della plastica addosso. Quando direzionata verso Lignano, è normale che la corrente marina trasporti alcune specie di fauna, soprattutto se già prive di vita, verso la località friulana. Poiché solitamente viene ritrovata una sola tartaruga a stagione balneare, tali vicende paiono piuttosto anomale.

Nicoletta Simoncello

 

 

Stop a cicche e cartacce - Offensiva anti rifiuti negli spazi della Pineta

A volte inquinare può essere anche un gesto involontario: basta lasciare su una superficie esterna un mozzicone di sigaretta o una cannuccia di plastica che poi, al primo colpo di vento, finiranno a terra, venendo difficilmente raccolti e smaltiti e rischiando quindi di giungere fino in mare. Per sensibilizzare su tale tipologia di tutela ambientale si è svolta ieri mattina una manifestazione nella pineta di Barcola, organizzata da FareAmbiente con la collaborazione del Comune e di AcegasApsAmga nell'ambito del "Progetto per l'Ambiente", che vede coinvolte varie associazioni di volontariato locali. Proprio l'importanza di questa sinergia è stata evidenziata da Giorgio Cecco, coordinatore regionale di FareAmbiente, che ritiene importante il coinvolgimento di più associazioni ed enti possibile per creare un percorso di sensibilizzazione e di tutela ambientale coordinato e condiviso. «A prima vista può sembrare pulito, ma se camminiamo nell'erba troveremo di tutto a causa della nostra educazione ambientale sbagliata, come quando lasciamo dei rifiuti sul tavolino e poi colpo col vento vanno a terra o in mare, poi finiscono nei pesci e quindi nel nostro stomaco», ha spiegato Adriano Toffoli di "Un'Altraitalia Ambiente" durante la presentazione dell'evento. Tra i volontari presenti, soprattutto famiglie con bambini che, una volta divise in squadre e dotate di sacchetti, si sono sparse nella pineta e si sono adoperate nella pulizia dei numerosi piccoli rifiuti, come mozziconi di sigarette e residui plastici di cannucce e tappi. «Penso sia importante insegnare ai figli il rispetto per l'ambiente e a gestire i rifiuti», spiega Claudia, una mamma che ha preso parte all'evento assieme a suo figlio. Coinvolti anche i "Cani da salvataggio Trieste", che hanno compiuto un'esibizione a mare, e il corpo "Pompieri volontari di Trieste" con i mezzi di servizio e attivi nell'ambito della settimana della protezione civile, i quali hanno informato i presenti sulla prevenzione degli incendi boschivi. L'evento era collegato alla "Corsa dei Castelli" in programma il 27 ottobre prossimo e organizzata dalla Promorun, quando gli atleti della manifestazione percorreranno anche il tratto della pineta ripulito appositamente ieri mattina.

Simone Modugno

 

 

Una nuova rete di stazioni per e-bike tra Carso e Istria - La sfida del turismo "slow"

Con un apposito bando il Gal mette a disposizione 70 mila euro per lo sviluppo di un piano dedicato alle bici elettriche che tocchi Muggia e San Dorligo

TRIESTE. Creare una rete di punti di riferimento per biciclette elettriche che consenta, alla fine, di collegare il Carso triestino e goriziano con i Comuni di Muggia e San Dorligo. È questo l'obiettivo cui tende il Gal del Carso, l'agenzia di sviluppo economico e sociale del territorio, con l'allestimento e la pubblicazione, sul Bollettino ufficiale della Regione, il cosiddetto Bur, del bando di concorso dedicato proprio ai progetti di questo tipo, presentati sia da imprenditori che da enti locali. I vincitori potranno attingere fino a 70 mila euro di fondi Gal. Il bando, intitolato "Rete di e-bike di Carso e Istria", è il secondo che rientra nel piano "Strategia di sviluppo locale" 2014-2020 del Gal, dedicato al territorio locale rurale e convalidato dalla Regione nel dicembre di tre anni fa. Al suo interno ci sono fondi per circa 3,7 milioni. In questo specifico caso, è evidente la grande volontà di sostenere la filiera del turismo in bici, oggi scarsamente popolata e organizzata. Con questa visione e con la collaborazione dei comuni interessati, negli ultimi due anni il Gal ha realizzato a Caliterna, a Muggia, un infopoint & bikepoint che, durante la stagione, è diventato un punto di riferimento per tanti cicloamatori, sia turisti che residenti. Sempre in questa prospettiva, il Gal sta lavorando da tempo per la valorizzazione di un percorso ciclabile affacciato sul golfo e chiamato "Via Bora - Pot Burje", per rendere spettacolari le attraversate in bicicletta tra Carso e Istria. «Il bando - precisa David Pizziga, presidente del Gal - è stato concepito più di tre anni fa grazie ai suggerimenti degli imprenditori ed è, oggi, una concreta opportunità per il territorio di creare un primo sistema di mobilità sostenibile. Grazie alle e-bike - continua Pizziga - potremo far scoprire e riscoprire paesini, boschi, praterie, cibi tipici e amenità culturali a un pubblico più ampio. Potremo iniziare ad alimentare un sistema turistico nostrano che crei reddito da servizi ecologici e ad alto valore aggiunto, come per l'appunto le bici elettriche. Speriamo - conclude - che la futura rete di bici elettriche sia una delle micce utili ad accendere la creatività, la sensibilità per l'ambiente, la collaborazione e il fatturato sul nostro territorio».Al bando possono partecipare gestori di B&B e affittacamere, imprese, comprese quelle agricole, associazioni, Uti e altre aggregazioni di enti locali. Inoltre la domanda può essere presentata da una pluralità di soggetti attraverso un progetto integrato. Il progetto che sarà selezionato e finanziato godrà come detto della copertura del 70% delle spese grazie ai fondi Gal, con esclusione dell'Iva.

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - Inquinamento - I danni alla salute delle polveri sottili

I dati forniti dall'Agenzia Europea per l'Ambiente ci dicono che sono 498.100 le morti premature dovute all'esposizione a poveri sottili, biossido di azoto e ozono. Nei 41 Paesi del continente europeo sono 4.223.000 gli anni di vita persi attribuibili all'esposizione alle polveri sottili, 707.000 quelli causati dal biossido di azoto e 147.000 quelli per l'ozono. I maggiori impatti sulla salute in termini di decessi prematuri e anni di vita persi attribuibili alle polveri sottili sono stimati per i paesi con le più grandi popolazioni, come Germania, Italia, Polonia, Francia e Regno Unito. Tuttavia, in termini relativi, quando si considera gli anni di vita persi per 100.000 abitanti, si osservano gli impatti maggiori nei paesi dell'Europa centrale e orientale dove si hanno anche le concentrazioni più elevate, vale a dire Kosovo, Serbia, Bulgaria, Albania e Macedonia settentrionale. Noi a Trieste abbiamo numerosi primati: con Gorizia siamo al top per le malattie legate a esposizioni lavorative, l'inquinamento finora monitorato su suolo e aria non fornisce certo dati confortanti. I cittadini oggi hanno deciso di monitorati da soli perché non si sentono ascoltati. Bisogna porre l attenzione su questo tema in maniera forte e seria per monitorare ma soprattutto per trovare soluzioni che portino certezza di salute ai lavoratori e ai cittadini.

Tiziana Cimolino - presidente Medici per l 'Ambiente Isde

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 20 ottobre 2019

 

 

Circoscrizione - Volontari in azione per pulire il Boschetto

Più di ottanta persone, tutte a titolo volontario, ieri mattina si sono rimboccate le maniche e hanno ripulito dalle immondizie abbandonate il Bosco Farneto. L'iniziativa, organizzata dalla Sesta circoscrizione, si chiama "Netemo el boscheto". «Abbiamo riempito cinque furgoncini "porter" - spiega Alessandra Richetti, presidente circoscrizionale - nonché un camion da 500 chili. Grazie veramente a tutti».

L.G.

 

Tra le falesie spunta una torretta gialla Scatta la rivolta social Ugo Salvini

Fa discutere la boa terrestre comparsa sotto il castello - Mervic: «Obbrobrio». Pallotta: «Serve per la sicurezza»

DUINO AURISINA. Esigenze di sicurezza contro tutela del paesaggio. Quando ci sono di mezzo le magnifiche rocce della Riserva delle Falesie, a Duino Aurisina è impossibile evitare la polemica. A scatenare l'ennesima discussione, stavolta, è il posizionamento, a pochi "passi" dalla riva, a qualche centinaio di metri dal castello dei Principi di Torre e Tasso, di una boa terrestre di segnalazione marittima. Si tratta di una torretta gialla, alta circa tre metri, fissata in una posizione tale da essere visibile a tutti, perché è questa la sua funzione: segnalare il confine della parte a mare della Riserva a tutti coloro che navigano davanti alla costa. Ma proprio la caratteristica di essere molto visibile, troppo secondo alcuni, ha messo in movimento l'inevitabile ondata di critiche, alimentate come oramai avviene sempre dai social. "Bruttissima", "orrenda", "antiestetica", "il paesaggio è di tutti, guai a deturparlo in questo modo". Sono questi alcuni dei commenti sul web, e sono quelli più garbati. A inquadrare la storia di questa boa terrestre è Vladimiro Mervic, consigliere comunale di opposizione, appartenente alla lista civica "Per il golfo" e, da qualche settimana, nuovo presidente della Commissione per la Trasparenza sdel Consiglio comunale di Duino Aurisina: «Si tratta di un'iniziativa maturata parecchi anni fa - ricorda - contro la quale, a suo tempo, raccogliemmo ben 420 firme, perché eravamo consapevoli, noi duinesi, che sarebbe stato un obbrobrio posizionarla sulle rocce delle Falesie. Ma fu tutto inutile, la burocrazia ha continuato il suo lungo iter, arrivando a questo risultato».Stavolta, però, ad arrabbiarsi è anche Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina: «Qui c'è troppa gente che non capisce che il posizionamento della boa terrestre è un elemento di sicurezza per tutti - spiega la prima cittadina - e che le sue caratteristiche, cioè il colore, l'altezza, la fisionomia, devono essere uguali ovunque. Stiamo rispettando le regole della Capitaneria di porto e rammento a tutti che a Venezia opera il Comando di zona dei fari e dei segnalamenti marittimi, in gergo "Marifari", e che dobbiamo sottostare a quanto dispongono proprio per motivi di sicurezza».«Siamo nell'ambito della straordinaria manutenzione della Riserva delle Falesie - sottolinea Pallotta - perciò non capisco proprio le ragioni di chi, anche con eccessiva pesantezza, utilizza i social per accusare la mia amministrazione. Rispedisco le critiche al mittente e invito queste persone a fare una gita in Croazia per vedere che anche oltreconfine le boe terrestri si posizionano in questa maniera». Una polemica simile era sorta esattamente quattro anni fa all'epoca della giunta Kukanja, quando furono messe in mare le boe marine, gialle come la torretta di cui si parla oggi. Identiche le ragioni del Comune. Dello stesso tenore le accuse.-

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 19 ottobre 2019

 

 

BRIONI - Ferite da arma da taglio sulla carcassa di delfino

Pola. Un delfino senza vita, la testa piena di ferite. A notarlo, arenato sulla costa dell'isolotto di Cosada dell'Arcipelago Brioni, è stata una giovane coppia che si trovava su una barca. I due si sono diretti a riva per soccorrere l'animale, ma non c'era niente da fare: «Aveva ferite di arma da taglio su tutto il corpo», hanno raccontato poi alla polizia chiamata sul posto.La carcassa dell'animale sarà trasportata nel laboratorio della facoltà di Veterinaria di Zagabria, dove si tenterà di definire le cause del decesso. «Casi del genere lungo l'Adriatico croato se ne verificano 20-30 volte all'anno», spiega Tomislav Gomercic dell'Istituto di biologia veterinaria, aggiungendo che però mai sono stati individuati dei colpevoli.

 

 

Ambiente - Rotonda del Boschetto - C'è il Sabato ecologico

Stamane Sabato ecologico con AcegasApsAmga a San Giovanni presso la Rotonda del Boschetto con orario continuato dalle 10 alle 16. Sempre stamane, la VI Circoscrizione ha organizzato la pulizia del Bosco Farneto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 18 ottobre 2019

 

 

Il futuro della Ferriera - Nuovo vertice a Roma - Attesa per i contenuti del piano industriale

Si terrà lunedì prossimo nella sede del ministero dello Sviluppo economico la seconda riunione del tavolo sulla Ferriera. All'incontro dovrebbe finalmente essere svelato il piano industriale che Siderurgica Triestina ha preparato in queste settimane per delineare le tappe della riconversione dell'area a caldo. Le intenzioni del cavalier Arvedi sono coperte da riserbo, ma la decisione di chiudere cokeria e altoforno è ormai ufficiale. Il secondo vertice romano potrebbe allora essere quello della svolta, tanto più che il ministro Patuanelli ha più volte detto di voler impostare il nuovo Accordo di programma entro la fine dell'anno. Il piano industriale permetterà di capire quali saranno le decisioni di Siderurgica, a cominciare dai tempi per lo stop alla produzione di ghisa. Un aspetto fondamentale perché legato al futuro della manodopera e al ricorso ad ammortizzatori sociali, necessari qualora l'azienda imprima una velocizzazione sullo spegnimento dell'altoforno. L'ipotesi al momento non si può escludere, visto che il gruppo di Cremona non ha smentito le indiscrezioni del Sole 24 ore, secondo cui Siderurgica avrebbe cancellato tutti gli ordinativi per le materie prime. Il confronto al Mise servirà anche a capire quali sono le idee di Arvedi per il futuro del comprensorio, dallo sviluppo del laminatoio alla scelta di produrre ghisa in Russia e Ucraina. Ma sul piatto ci sono anche la questione dell'utilizzo della banchina antistante la Ferriera, l'intenzione dell'azienda di inserirsi o meno nella partita della riconversione logistica e infine il progetto di candidarsi come soggetto attuatore delle bonifiche ambientali, rispetto alle quali Patuanelli dovrà fornire entro l'anno indicazioni concrete sulle risorse economiche che potrebbero arrivare da Roma. Siderurgica sarà chiamata poi a definire quale parte dei terreni sarà disponibile a cedere all'Autorità portuale: nodo centrale per progettare la riconversione logistica e per individuare definitivamente il valore dei terreni. L'Autorità portuale ha infatti concluso la sua stima, ma la due diligence necessita di indicazioni più chiare per poter offrire una stima precisa. Mercoledì prossimo è inoltre prevista a Roma una nuova Conferenza dei servizi, che affronterà il tema dei parchi minerari, non più necessari in caso di effettiva riconversione.

 

 

Una rete bis di sensori per monitorare meglio la qualità dell'aria

Al via i controlli targati Legambiente e No Smog con rilevatori di Pm10 collocati nelle case vicine allo stabilimento siderurgico

Utilizzare una serie di sensori a supporto delle centraline Arpa per monitorare l'aria della città. È quanto propongono le associazioni ambientaliste locali No Smog e Legambiente attraverso i loro portavoce Andrea Wehrenfennig e Alda Sancin. «A Trieste esiste una particolare sensibilità ed attenzione per le emissioni legate all'attività della Ferriera di Servola - commentano -. Il problema deriva essenzialmente dal fatto che tale stabilimento, a differenza di altre strutture produttive, è situato all'interno di un contesto urbano densamente antropizzato». All'interno del rione di Servola sono già presenti quattro stazioni di rilevamento dell'aria dell'Arpa, che forniscono però una rilevazione parziale perché riferita a una media giornaliera e mensile delle emissioni. Oltre a ciò, soltanto una di esse è presente a stretto contatto con lo stabilimento siderurgico. «È pertanto di comune interesse avere una visione della situazione molto più dettagliata - sottolinea il professor Mario Mearelli di Legambiente - che misuri la qualità dell'aria in tempo reale e non rappresenti il frutto di una media ponderata nell'arco della giornata. Oltretutto dev'essere di facile consultazione per i cittadini e fruibile a tutti».Per tale motivo No Smog e Legambiente hanno deciso di aderire alla campagna di monitoraggio proposta da Luftdaten, collocando una decina di rilevatori di PM 10 e PM 2,5 presso le abitazioni dei alcuni soci residenti nei dintorni dello stabilimento, in luoghi interessati dal traffico scarso o nullo, in modo da ridurre al massimo i fattori di confondimento. Lo scopo dell'intervento è duplice: consentire ai cittadini di verificare in tempo reale la situazione oggettiva dell'inquinamento presso le varie postazioni, particolarmente in concomitanza con il verificarsi di fenomeni odorosi o polverosi marcati, in modo che gli stessi non possano venire poi definiti, come già successo in passato, come "percezioni soggettive " di alcuni privati cittadini. In questo modo potranno venire forniti all'Arpa ulteriori elementi sullo stato dell'aria che respira la popolazione. «In nessun caso - ci tiene a sottolineare Mearelli - queste rilevazioni vogliono essere di intralcio alle rilevazioni ufficiali dell'Arpa, bensì esserne complementari costituendone perciò un valido supporto».

Lorenzo Degrassi

 

 

Trieste - Il Mediterraneo tra storia e mito

Oggi alle 18, al San Marco, conversazione su "Il Mediterraneo contemporaneo tra ambiente, storia e mito". Caterina Condoluci, scrittrice, presenta la raccolta di saggi "FuturaMente", con la relazione: "Il mito ci salverà?". Gianluca Paciucci (Associazione Tina Modotti) interviene su "Il Mediterraneo nascosto. Crisi politica e possibili rinascite nel mare tra le terre" e Andrea Wehrenfennig (Legambiente) su "I rifiuti di plastica in mare: minacce per il futuro del mare e del pianeta".

 

Conferenze - "La grande cecità" il clima che cambia oggi alla Gambini

È il tema del momento, fatto di troppe ipotesi e ben poche certezze. Si tratta dell'emergenza climatica, lo spunto al centro dell'incontro di oggi, alle 17.30, alla biblioteca di Quarantotti Gambini di via delle Lodole. Spazio alla scienza naturalmente ma soprattutto al dibattito pubblico e a qualche divagazione socio-artistica sull'argomento, dettata in questo caso dalla lettura di alcuni passi estrapolati da "La grande cecità. Il cambiamento climatico e l'impensabile", di Amitav Ghos. L'appuntamento non intende tradursi in una chiave cattedratica quanto in un momento di riflessione, da alimentare con i contributi popolari, anzi, con i crismi di un laboratorio interattivo. Questo almeno il parere del relatore di turno, Gianrossano Giannini, docente di Fisica all'Università di Trieste, oggi a suo modo il "faro" di un incontro formalmente intitolato "Emergenza climatica? Parliamone", dove quel punto di domanda possa rappresentare l'elemento atto a trascinare all'esplorazione e al dibattito.«Nonostante sia abituato alla trattazione, questo progetto mi emoziona - ha premesso Giannini -. Non sarò infatti a trarre le conclusioni massime ma prevalentemente a raccogliere quanto la gente vorrà esporre, lavorandoci su assieme poi in fase di risposte ed elaborazioni. È significativo piuttosto ricoprire quanto l'arte e la letteratura abbiano nei secoli aiutato l'umanità in determinati periodi di crisi. Bene, ecco perché partiremo dalla lettura di un testo, scoprendo quanto la cultura sia fondamentale». Insomma, non solo scienza a corredo di un dibattito che prevede l'ingresso libero, sino all'esaurimento posti.--

Francesco Cardella

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 17 ottobre 2019

 

 

“L'ARIA CHE RESPIRO: UNA RETE DI SENSORI LOW COST PER LE POLVERI SOTTILI ANCHE A SERVOLA”

Alla conferenza stampa tenutasi alle 11.00 presso l'Antico Caffe' San Marco, il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste e l'Associazione Nosmog hanno presentato la nuova rete di sensori low cost, che misurano in tempo reale le polveri sottili nell'aria (PM10 e PM2.5), collocate nel rione di Servola a Trieste. Il prof. Mario Mearelli di Legambiente Trieste ha richiamato l'attenzione sulla pericolosità delle polveri sottili per la salute umana e il loro pesante impatto in termini di malattie e mortalità. Dopo aver sottolineato che i sensori a basso costo non sostituiscono o si contrappongono alla rete di centraline di Arpa FVG, Mearelli ha ricordato che i nuovi sensori – a differenza delle centraline, che misurano i valori medi giornalieri – effettuano la misurazione delle polveri sottili ogni due minuti e mezzo, e trasferiscono i dati al centro di raccolta dell'Università di Stuttgart, che li rende visibili e consultabili in rete (luftdaten.info). La possibilità di avere molti sensori installati, di vedere i dati in tempo reale e di effettuare frequenti misure permette di integrare coi dati di questa nuova rete quelli ufficiali forniti da Arpa FVG, e di stimolare cittadini e autorità a prendere coscienza dell'”aria che respiro”. Il Circolo Verdeazzurro di Legambiente mette a disposizione del pubblico una pagina apposita: http://circoloverdeazzurro.altervista.org/ con informazioni sulle polveri e sui sensori e i link alla rete di Trieste e di Servola, in cui chiunque può vedere i dati rilevati dai sensori. La prof. Alda Sancin, presidente di Nosmog, associazione che da anni si batte per il diritto alla salute degli abitanti del quartiere di Servola, e soprattutto contro l'inquinamento causato dalla Ferriera, ha motivato la scelta di installare i sensori presso le abitazioni di numerosi soci e residenti nel quartiere – presenti in massa alla conferenza stampa – con la volontà di conoscere lo stato dell'inquinamento nelle proprie case e vie. Le emissioni di fumi e polveri dei vari impianti della Ferriera continuano, e i dati prodotti dai sensori si aggiungeranno alle frequenti segnalazioni dei cittadini alle autorità per quanto riguarda tutte le forme di inquinamento, atmosferico, acustico e di odori. Il prof. Lino Santoro di Legambiente Trieste ha concluso chiarendo la differenza tra i metodi di rilevamento usati dalle centraline Arpa, basate sulla misurazione del peso delle polveri, e quelli dei sensori, che invece effettuano un conteggio delle polveri nell'aria aspirata periodicamente. Ciò significa che la nuova rete low cost può completare e arricchire i dati Arpa, con cui Legambiente intende collaborare.

Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste    -   Associazione Nosmog

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 17 ottobre 2019

 

 

Edilizia - Ecco il bonus "facciate" con lo sconto del 90%

ROMA. A rifare il trucco di case a palazzi per ridare lustro alle nostre città dal prossimo anno ci penserà il Fisco. Nel decreto fiscale spunta infatti il «bonus facciate», sotto forma di una mega detrazione del 90% per rifare gli esterni degli edifici. Come dire che il 10% lo metteremo noi e il resto il fisco, scalando le spese dalle tasse da pagare. Fatto che rischia di tagliare fuori dal beneficio incapienti e bassi redditi, che di imposte ne pagano poche o non ne pagano affatto. L'unica cosa è che bisognerà fare presto perché, per ora, il bonus varrà solo per il 2020. In Francia un'analoga legge ha ridato lustro alle città e il governo italiano spera di replicare. Del resto rifare la facciata di un palazzo costa caro e le spese sono a carico di tutti i condomini, anche di quelli che non approvano la delibera di rifacimento, che in base ai millesimi devono pagare cifre non da poco. Tanto per capire solo il costo della manodopera varia tra i 100 e i 250 euro al metro quadro. Più i materiali. Plaude al bonus Alessandro Genovesi, segretario della Cgil edili: «Si dovrebbe consentire di cedere il credito d'imposta alle banche che anticiperebbero così le somme da pagare per la ristrutturazione. E il bonus andrebbe subordinato alla certificazione del pagamento dei contributi ai lavoratori edili». Arrivano poi le detrazioni del 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia da suddividere in 10 quote annuali, la proroga al 31 dicembre 2020 della detrazione al 50 o 65% per l'efficientamento energetico e l'acquisto di elettrodomestici a classe energetica elevata. 

Paolo Russo

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 16 ottobre 2019

 

 

Ferriera di Servola la logistica portuale destinata a vincere sulla siderurgia

Un grande snodo ferroviario al posto di altoforno e cokeria La Cina spettatrice interessata di una metamorfosi epocale

Era il 1994. Un grande corteo percorse Trieste, aperto dall'allora sindaco Riccardo Illy, in prima linea nella mobilitazione dei lavoratori e di un'intera città per mantenere in vita la Ferriera di Servola, in crisi dopo la fine della siderurgia di Stato. Altri anni. Un quarto di secolo dopo, la parabola dell'acciaieria fondata al tempo degli Asburgo sembra arrivata al capolinea. Il tavolo di crisi appena aperto al Mise potrebbe infatti sancire l'avvio della dismissione dell'area a caldo. L'idea di una riqualificazione logistico-portuale del comprensorio è condivisa dal ministro cinquestelle Stefano Patuanelli, dalla Regione guidata dal leghista Massimiliano Fedriga e dall'Autorità portuale presieduta da Zeno D'Agostino. Vi si aggiunge ora la proprietà, con Giovanni Arvedi decisosi a chiudere «a malincuore» la produzione di ghisa, ma pronto a investire in modo cospicuo sulle lavorazioni del laminatoio a freddo. Patuanelli è da sempre favorevole allo smantellamento di cokeria e altoforno, così come il centrodestra locale. Alla volontà politica corrisponde la disponibilità dell'Authority presieduta da Zeno D'Agostino a valutare l'acquisizione dell'area e avviare il percorso di bonifica, a patto di avere alle spalle l'appoggio finanziario del governo e un investitore privato interessato al successivo sviluppo logistico. La zona oggi occupata dall'area a caldo potrebbe trasformarsi nei prossimi anni in uno snodo ferroviario fondamentale per il porto: una stazione merci di ultima generazione realizzata da Rfi e un terminal container dato in concessione, posti al servizio della Piattaforma logistica e inseriti in un piano di raddoppio della capacità ferroviaria dello scalo con investimenti pubblici già stanziati per quasi 200 milioni. La Cina ne è spettatrice interessata, attraverso società pubbliche come Cccc e China Merchants, ma negli ultimi tempi si registra pure l'attenzione di attori europei. Dopo anni di polemiche, la vicenda della Ferriera ha avuto la sua accelerazione ad agosto, quando si sono diffuse indiscrezioni sulla due diligence avviata dall'Autorità portuale e sui contenuti di incontri riservati tra l'imprenditore dell'acciaio Arvedi e l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. Le parti hanno a quel punto ufficializzato, non senza qualche frizione, la volontà di progettare la riconversione dell'impianto rilevato dal gruppo Arvedi nel 2014, quando governo e Regione di centrosinistra chiamarono la società cremonese per garantire il rilancio dopo le gestioni Pittini, Lucchini e Severstal. A fine settembre le parti si sono incontrate al Mise, dicendosi pronte a ragionare sulla riconversione. I sindacati Fiom, Fim e Uilm denunciano però l'assenza di un piano industriale che permetta di fare valutazioni serie su ciò che aspetta i lavoratori, in una città dove la manifattura produce ormai solo il 10% del Pil. Il ceo Mario Caldonazzo si è per ora limitato a confermare l'intenzione di Siderurgica di rafforzare la presenza a Trieste, investendo altri 150 milioni sul laminatoio. Ma questa parte del ciclo produttivo assorbirà solo un centinaio dei 350 lavoratori dell'area a caldo. Si profila un percorso che a una serie di pensionamenti anticipati vorrebbe affiancare l'impiego del resto delle maestranze nell'ambito logistico e nella centrale elettrica a servizio del laminatoio, oltre che nello smantellamento dell'impianto e relativa bonifica dei terreni. Nel ribadire la volontà di salvaguardare tutti i posti di lavoro a rischio, Patuanelli ha chiesto all'azienda di presentare una bozza di piano industriale all'imminente seconda convocazione al Mise. Il ministro vuole definire entro l'anno un percorso «breve, intenso e definitivo»: gli attori in campo immaginano lo spegnimento dell'area a caldo alla fine del 2021. È stato d'altronde lo stesso Arvedi a scrivere di voler fermare la produzione di ghisa e coke «nel più breve tempo possibile»: una decisione assunta «con amarezza» davanti alle pressioni di Regione e Comune, nonostante i risultati oggettivamente centrati sul piano della riduzione dell'impatto ambientale della fabbrica. Ma l'uscita di scena dipende anche dalla consapevolezza dell'imprenditore di dover altrimenti investire a breve decine di milioni per la copertura dei parchi minerari e il rinnovo dell'altoforno. Nell'Est Europa esistono possibilità di investimenti migliori per un colosso dell'acciaio come Arvedi, con un fatturato da oltre tre miliardi di euro (+10% nell'ultimo anno) e quasi due miliardi di investimenti nell'ultimo decennio. Patuanelli ha chiarito di considerare la Ferriera uno stabilimento di qualità ma non strategico per la produzione siderurgica nazionale e ad ogni modo non compatibile con il tessuto urbano triestino. Da qui l'accordo tra Mise e Siderurgica Triestina per arrivare alla firma di un nuovo Accordo di programma, finalizzato alla riconversione. Il primo punto da chiarire sarà ad ogni modo la distanza tra la richiesta economica di Arvedi e la stima che l'Autorità portuale sta concludendo per considerare il subentro sui terreni. 

Diego D'amelio

 

Spunta Rail Cargo Austria mentre Pechino è in surplace

Nuovi soggetti interessati alla banchina in costruzione Piattaforma, partita intrecciata con quella della chiusura della produzione di ghisa e coke

La trattativa per l'ingresso di China Merchants nella compagine societaria di Piattaforma logistica Trieste continua ma la chiusura non arriva e nel frattempo prendono corpo i contatti con società mitteleuropee a propria volta interessate a mettere piede nella banchina in costruzione nel porto di giuliano. Il futuro assetto del nuovo terminal resta dunque ancora in sospeso, ma i lavori si avvicinano alla conclusione: e così, mentre trattano l'entrata di un partner industriale di peso, i concessionari Francesco Parisi e Icop hanno intanto deciso di dare il via alla fusione della Piattaforma con il vicino Scalo legnami. Ne sortiranno un approdo da 482 metri e un unico piazzale da 28 ettari collegato dalla ferrovia. La società Plt è al lavoro da tempo per individuare un investitore disposto ad acquisire parte delle sue quote e assicurare volumi di traffico adeguati a sostenere la banchina e a giustificare il successivo avvio della costruzione dell'imponente Molo VIII, che il piano regolatore del porto immagina come progressivo allungamento della piattaforma verso il mare e che assieme al raddoppio del Molo VII segnerà l'uscita dal nanismo che affligge il porto triestino. La trattativa con China Merchants ha rallentato di pari passo alla frenata dei lavori che avrebbero dovuto essere conclusi a inizio anno ma che verranno ultimati entro il primo semestre 2020 per il ritardo dovuto alla necessità di bonifiche ambientali impreviste. La cordata costituita dall'operatore portuale triestino Francesco Parisi e dal costruttore friulano Vittorio Petrucco ha così privilegiato la realizzazione della banchina che sorge accanto alla Ferriera e che comprenderà anche lo Scalo legnami. Ad oggi i lavori mostrano un buon livello di avanzamento ma anche la necessità di un'accelerazione per quanto riguarda la creazione dei piazzali a terra. La trattativa con i cinesi non è tramontata ma, dopo l'intesa di massima con Plt, Pechino sta valutando la situazione del sistema italiano, segnato dall'ennesimo momento di instabilità politica e dal ritorno all'ancoraggio atlantico dopo l'apertura alla Cina senza se e senza ma del governo gialloverde. Ne hanno approfittato per inserirsi le ferrovie austriache, che con Rail Cargo Austria hanno messo nel mirino la gestione del terminal ferroviario che dovrebbe sorgere in una parte dell'area occupata dalla Ferriera, la cui riconversione è oggetto di confronto al tavolo del Mise in questi giorni. Rca valuta di rilevare quote di Plt ed entrare in partenariato con l'operatore logistico-marittimo che userà la Piattaforma per sbarcarvi i propri container e ro-ro. Le possibilità non sembrano mancare, se accanto a China Merchants prende quota l'ipotesi di un coinvolgimento dei francesi di Cma Cgm, come prima erano circolato voci sull'interesse di Terminal Investment Limited (Msc) e Yildrim. Parisi e Icop hanno avviato intanto con l'Autorità portuale le procedure per unificare fisicamente il terminal in realizzazione e il vicino Scalo legnami, dato in concessione a General Cargo Terminal, società controllata sempre da Piattaforma logistica Trieste. A questo primo passo seguirà alla fine dei lavori la fusione societaria tra Plt e Gct, da cui nascerà quell'unico soggetto che si offrirà al mercato in cerca di un'alleanza con un gigante internazionale capace di assicurare un numero adeguato di navi container e ro-ro, quanto la gestione del terminal ferroviario previsto accanto alla banchina, dove oggi insistono la cokeria e l'altoforno della Ferriera. L'accordo quadro stretto fra l'Autorità, Plt e Gct contiene elementi che permettono di ricostruire le prossime linee di sviluppo della Piattaforma. Evidentemente ottimiste sull'andamento delle trattative, le due società si impegnano a progettare entro il 2021 la prima sezione del Molo VIII, che a partire dalla banchina verrà allungato gradualmente verso il mare, correndo parallelo al Molo VII controllato da Msc e To Delta. In cambio Parisi e Petrucco vedranno la concessione della parte assegnata a Gct (in scadenza nel 2024) equiparata a quella di cui gode Plt, che avrà a disposizione trent'anni dal collaudo della banchina. Nell'ambito di un investimento da 130 milioni, di cui 100 a carico della mano pubblica e 30 di Plt, serviranno ora 12,5 milioni per procedere all'unificazione dei due terminal. Risorse destinate alla realizzazione dei binari che collegheranno la Piattaforma e per redigere il progetto della nuova stazione di Servola, da cui partiranno treni da 750 metri verso l'Europa centrorientale. I lavori prevedono inoltre il pareggio del dislivello dei terreni tra Piattaforma e Scalo legnami al fine di creare un unico piazzale per la movimentazione e lo stoccaggio delle merci derivanti dalle «nuove tipologie di traffico che Plt intende intercettare sulla base di negoziati in corso con importanti interlocutori terzi». Sarà questa alleanza, sempre che un accordo si trovi, ad avere la possibilità di realizzare e gestire in futuro il Molo VIII e il terminal ferroviario di Servola. Le trattative vanno avanti con una pluralità di soggetti, da società specializzate nella gestione di scali portuali a realtà dello shipping e dei trasporti ferroviari. L'intenzione di Plt è arrivare a un'intesa entro la prima metà dell'anno prossimo o diventerà difficile sfruttare il vantaggio competitivo che oggi deriva dal rallentamento del raddoppio ferroviario del porto di Capodistria e che vede Trieste a caccia di un sorpasso rispetto a volumi di traffico che sembrano destinati ad aumentare in Alto Adriatico. Con i lavori sulla Piattaforma avviati alla conclusione, un accordo potrebbe sbloccare anche la partita sulla Ferriera.

Diego D'Amelio 

 

 

Ferrovie TAV, via alla consegna delle aree da Verona

VICENZA. È prevista entro il prossimo gennaio la consegna al general contractor delle aree interessate dal percorso della Tav a ovest di Vicenza, da Verona ad Altavilla Vicentina. Lo ha reso noto il sindaco della città berica, Francesco Rucco, che ha incontrato a Roma, assieme a una delegazione di tecnici comunali, l'amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile e alcuni tecnici dell'azienda, per un punto della situazione su aspetti burocratici relativi al progetto della Tav. «Ho ricevuto la conferma che la volontà di procedere velocemente verso la realizzazione della Tav è ancora molto forte - riferisce Rucco - e questo era ciò che ci attendevamo». Ora non ci resta che prendere in mano la situazione del tragitto che interessa la parte ad Est del percorso dell'alta velocità, finora mai decollato a livello progettuale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 15 ottobre 2019

 

 

Una mattinata per ripulire il Bosco Farneto - VI circoscrizione

La VI circoscrizione, in collaborazione a Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, Associazione MiTi, Società Adriatica di Speleologia e col supporto di Acegas e Comune, organizza "Pulimo El Boscheto", una giornata di pulizia del Bosco Farneto che avverrà sabato dalle 10 alle 13. Il ritrovo è fissato alle 9.30 in uno di questi tre punti: Rotonda del Boschetto 6, parcheggio del Farneto a San Luigi altezza via di Chiadino o sullo sterrato del Ferdinandeo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 14 ottobre 2019

 

 

«Mini-centrali idroelettriche favoriti affaristi vicini al potere»

La denuncia delle organizzazioni ambientaliste: sussidi pubblici sproporzionati per strutture che producono il 3,6% dell'energia totale, i governi dicano basta

Che fossero dannose per l'ambiente è ormai risaputo, come confermano tanti studi e le immagini di fiumi e torrenti prosciugati, con le loro acque canalizzate verso le centrali. Che abbiano creato fortissime tensioni sociali, con forti proteste in varie parti della regione - di questi tempi in particolare in Serbia - è noto. Ma ora nuove rivelazioni disegnano un quadro ancora più serio: le mini-centrali idroelettriche che stanno sorgendo come funghi nei Balcani vengono favorite da «sproporzionati sussidi pubblici», che hanno rovinato la natura e «favorito ricchi affaristi vicini o parte dei governi della regione».È questa la durissima denuncia contenuta in un ampio studio realizzato da autorevoli organizzazioni come Bankwatch Network, Wwf, Euronatur e Riverwatch. L'accento dell'analisi cade sui sussidi statali che hanno favorito un fenomeno che riguarda circa 400 mini-centrali realizzate fra il 2009 e il 2018 nei Balcani, mentre circa tremila sono quelle in progetto. Lo studio ha evidenziato che «il 70% degli incentivi all'energia rinnovabile» nella regione va a favore delle mini-centrali idroelettriche, che producono però solo «il 3,6% dell'energia elettrica totale» nell'area. Ed è singolare che immagazzinino milioni di euro di incentivi, attraverso "tariffe agevolate" destinate ai gestori delle strutture, pensate per favorire le rinnovabili - una buona idea, sulla carta. E i denari sono proprio tanti. Solo per il 2018 si parla di 93,5 milioni in Albania - il 100% degli incentivi per le rinnovabili - di 20,3 in Bosnia (81%), 6,5 in Kosovo (72,6%), di 7,3 in Montenegro (31,9%), di 15 in Macedonia del Nord (42%) e di 24,9 in Serbia (47,4%), per un totale di 168 milioni al mini-idro in tutti i Balcani, su 240 stanziati per tutte le rinnovabili. Soldi che fanno gola a molti, ma che sarebbero finiti nelle tasche di pochi eletti impegnati in affari quantomeno fumosi, si legge nello studio, che in questo caso riprende anche denunce pubblicate in passato da autorevoli media locali. Incentivi di cui «hanno beneficiato uomini d'affari» con collegamenti privilegiati con il potere, tanto in Serbia quanto in Montenegro, alcuni dei quali già coinvolti in pesanti scandali. E persino uomini della leadership al potere (ma si fanno anche nomi di esponenti del maggiore partito d'opposizione) in Macedonia, si legge ancora nel rapporto che cita vari personaggi associandone le relative concessioni possedute. Che qualcosa non funzioni del resto è confermato dalla marcia indietro del Montenegro, che ha deciso di sospendere gli incentivi mentre lo stesso dovrebbe fare l'Albania nel 2020. Ma bisogna fare di più, hanno chiesto le Ong, per eliminare completamente i sussidi. Sussidi che «sono un motore importante per la devastazione ambientale e per conflitti sociali nella regione», ha commentato Ulrich Eichmann, numero uno di Riverwatch. Ancor peggio, le mini-centrali «non producono un ammontare significativo di energia», aprendo invece buchi nei bilanci. «I governi mettano fine agli incentivi», puntando invece su altre fonti energetiche, «come solare ed eolico», ha suggerito Eichmann. Sulla stessa linea Pippa Gallop (Bankwatch), secondo la quale è evidente che si tratti di schemi «che favoriscono i ricchi e producono danni ambientali», ostacolando una comunque necessaria «transizione» dal carbone. Ma la soluzione non sono le mini-centrali, che violentano la natura. E arricchiscono pochi fortunati. 

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 13 ottobre 2019

 

 

Sensi unici e precedenze - Scatta la rivoluzione in zona piazza Libertà   -   LA NUOVA VIABILITA'

Cambiamenti al via tra martedì e mercoledì. In via Ghega marcia obbligata verso la stazione. Maxi snodo a cinque corsie per via Gioia e largo Città di Santos

Era la piazza più triste, malinconica e mal tenuta di Trieste. Neanche il "cenotafio" di Sissi ne rimuoveva quell'inconfondibile atmosfera di smistamento para-ferroviario. Ma tra martedì e mercoledì per piazza Libertà & adiacenze comincerà la riscossa: le cinque corsie, che la attraverseranno dalla foce di via Carlo Ghega all'imbocco di via Flavio Gioia, conferiranno alla porta settentrionale urbana un'aura boulevard decisamente inedita. Un'ampiezza da parata militare, da operazioni elitrasportate. Siamo alla seconda fase di una riqualificazione attesa da una quindicina d'anni e finalmente attuata: il primo step ha riordinato il servizio di trasporto pubblico, questo inaugurando rivede radicalmente il traffico. Il nuovo assetto è definito dall'ordinanza 25 emessa da Giulio Bernetti, direttore del dipartimento comunale territorio-economia-ambiente-mobilità, che ha controfirmato i ben 33 punti messi in fila dalla p.o. Edoardo Collini. La micro-rivoluzione viaria si impernia su tre ambiti: via Trento, via Ghega, piazza della Libertà. Seguiamo l'itinerario, già in buona parte consultabile "in diretta" sulla segnaletica disegnata sulle strade interessate. Via Trento - Alla fine di via Trento i veicoli dovranno obbligatoriamente svoltare a sinistra in via Ghega, che avrà due corsie di marcia a senso unico da via Cellini fino a piazza della Libertà. Sempre in via Trento, vengono creati un attraversamento pedonale con semaforo e un'area carico/scarico riservata all'hotel Roma.Via Ghega - Come anticipato, la novità principale è costituita dalle due corsie di marcia "obbligate" verso piazza della Libertà. Nella stessa direzione un percorso ciclo-pedonale proseguirà quello di via Trento. Una corsia è riservata a bus e taxi con direzione di marcia inversa, da piazza Libertà a via Cellini. Viene ricavato un parcheggio dedicato alle moto, lungo una quarantina di metri. Attenzione alle precedenze e ai divieti di sosta per buona parte della strada. Piazza Libertà - E' l'innovazione più interessante della rilettura operata dal Municipio nel governo della circolazione veicolare. Viene istituito un senso unico su 5 corsie di marcia dalla fine di via Ghega verso via Gioia, cioè verso la stazione centrale e il Silos. Più esattamente, le cinque corsie (dove per anni hanno sostato i bus) attraversano/tagliano piazza Libertà, così ripartite: tre vanno verso il compendio stazione-Silos e largo Città di Santos (lo spazio alle spalle della demolenda Tripcovich), due virano invece verso sinistra per consentire l'inserimento sulle Rive. Una fermata/capolinea dei bus sarà mantenuta nell'ultima corsia di destra, adiacente al giardino centrale. La ciclo-pedonale riprende la trama cucita da via Trento e da via Ghega, aiutata da attraversamenti dotati di semaforo. Tra attraversamenti pedonali e ciclo-pedonali, la mobilità di piazza Libertà sarà servita da 6 "guadi" in corrispondenza degli snodi Ghega, Miramare-Cavour, stazione centrale. Quindi, nulla cambia per chi proviene da corso Cavour e voglia portarsi verso via Miramare (lato palazzo Economo, per intendersi) o verso Sant'Anastasio. Chi viaggia nella parte iniziale di via Miramare (lato palazzo Economo) non potrà più girare a sinistra davanti alla stazione. Davanti alla stazione potrà invece transitare chi arriva da nord, percorrendo via Miramare da Barcola-Roiano.Ultima fase ancora aperta per il completamento dei lavori che riguardano la piazza nella parte nord-est (fronte stazione e lato Economo). Ma una consistente parte dei lavori è andata avanti: il cantiere, iniziato un anno fa, ha assorbito quasi 5 milioni di euro, appaltato a un'associazione temporanea formata da Mari&Mazzaroli, Riccesi, Rosso. La maggior parte del finanziamento è statale (2,3 milioni), la Regione investe 1,5 milioni, AcegasApsAmga quasi un milione. Il protocollo d'intesa per la riqualificazione venne firmato il 30 giugno 2004. Il progetto fu affidato nel 2007 all'associazione temporanea Baubüro-Fierro-Zelco&Lazzari-Zlatich. 

Massimo Greco

 

Terminal bus - Mancano le pensiline - Forse a fine novembre

Entro la fine di novembre. Se tutto va per il verso giusto. Giulio Bernetti non si sbilancia, anche perché una volta tanto il fascicolo non è di sua immediata pertinenza. Insomma, le pensiline in piazza Libertà potrebbero essere montate tra un mese e mezzo. Giusto in tempo per riparare quanto possibile l'utenza dalle intemperie di stagione. La questione era balzata agli onori delle cronache a fine agosto, quando, una volta completati i lavori del terminal bus a fianco del Silos, si notava l'assenza di un ingrediente importante: le pensiline, in genere strettamente connesse al trasporto pubblico. Marciapiedi nuovi, segnaletica nuova, paline nuove ma ... la clientela può abbronzarsi o inzupparsi di acqua perché non v'è riparo alcuno. Na scarpa e un socolo, come si dice nell'area nordorientale. Le strutture sono competenza di Clear Channel, una multinazionale che, in cambio degli introiti pubblicitari, si occupa delle pensiline. O meglio, dovrebbe occuparsene perché al momento, in un angolo-chiave della mobilità urbana, non ci sono. Trattative ancora in corso. Affari in vista per gli ombrellai.

Magr

 

Le pedane dei bus per disabili bloccate dalla sosta selvaggia

Ogni giorno diversi utenti in carrozzina non riescono a salire a bordo o scendere L'attrezzatura è inutilizzabile perché le fermate sono occupate da auto e moto

Ogni giorno a Trieste in media cinque persone in sedia a rotelle non riescono a salire o a scendere dai bus. Colpa degli automobilisti indisciplinati che, lasciando il proprio mezzo sulla fermata, non consentono l'apertura della pedana in dotazione ai mezzi pubblici. È il triste bilancio che quotidianamente registra la Trieste Trasporti, attraverso le lamentele degli utenti e le segnalazioni degli stessi autisti, che comunicano all'azienda le difficoltà riscontrate a fine percorso, dopo aver concluso il proprio turno di lavoro. Ma sono i portatori di handicap a subire, naturalmente, i maggiori disagi. «Il problema - spiegano dalla Trieste Trasporti - capita quotidianamente, e più volte. Chi è in carrozzina, fermo ad aspettare l'autobus, spesso non può salire a bordo perché se c'è un'auto o un mezzo a due ruote in sosta nella zona della fermata, la pedana non può essere azionata regolarmente. Peggio ancora poi quando l'utente è a bordo e non può scendere, per lo stesso motivo, alla fermata desiderata. A quel punto rischia di doverlo fare più avanti, in una zona completamente diversa. Anche questo, purtroppo, succede tante volte». Sempre secondo l'azienda, ogni giorno sono una decina gli utenti con handicap che si spostano con i mezzi pubblici e si servono della pedana installata sui bus, ma in alcune giornate il dato è anche superiore. Almeno la metà, quindi, riscontra difficoltà ogni giorno. Tra le fermate dove si registrano i disagi maggiori c'è quella di via D'Alviano, davanti al centro commerciale Torri d'Europa. Qui le auto in sosta irregolare sono presenti spesso, con persone in attesa di chi è entrato nella struttura a fare shopping. Alcuni utenti denunciano la maleducazione degli automobilisti anche sui social, come una ragazza che qualche giorno fa ha raccontato di un uomo in carrozzina impossibilitato a salire sulla linea 10, per una vettura sullo spazio della fermata. «Pensateci - scrive - quando, mentre state facendo una cosa sbagliata, vi giustificate dicendo "cosa vuoi che sia, se mi fermo cinque minuti?"». Tra le altre zone segnalate via Battisti, via Giulia o via Carducci. Ma se nella maggior parte dei casi sono le auto a creare un ostacolo all'uscita dell'attrezzatura utile al disabile, anche gli scooter e le moto possono rappresentare un problema, quando il bus non riesce a impegnare completamente lo spazio riservato e avvicinarsi quindi al marciapiede. Trieste Trasporti negli ultimi anni si è dotata di autobus attrezzati per accogliere persone disabili, e in particolare il parco veicoli è caratterizzato da 245 vetture con pianale ribassato e 181 con pedana estraibile automatica, per consentire un accesso più facile a persone con difficoltà motorie e anziani. A bordo è disponibile anche un apposito spazio, allestito secondo la normativa vigente, con blocco carrozzina e cinture di sicurezza, per consentire un viaggio confortevole. Non sono attrezzati con queste soluzioni tecniche solo i veicoli di dimensioni ridotte, sia per i problemi pratici di installazione, sia in quanto questi autobus transitano lungo percorsi che non si prestano all'utilizzo.

Micol Brusaferro

 

 

MUGGIA - Il Comune vince la guerra legale sull'antenna di Chiampore -  per il TAR il traliccio è abusivo

MUGGIA. «Il traliccio della Finmedia posizionato a Chiampore è abusivo». Il sindaco di Muggia Laura Marzi annuncia l'epilogo dell'annoso braccio di ferro tra il Comune istroveneto e la società triestina. Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha rigettato infatti il ricorso proposto da Finmedia contro il Municipio rivierasco, ricorso avanzato per conservare il traliccio di 30 metri d'altezza realizzato a Chiampore. «Questa nuova sentenza del Tar è la conferma che il traliccio sia abusivo e che quindi il Comune di Muggia potrà anche in futuro avere potere sulla localizzazione di questi impianti», le parole del sindaco. La vicenda in questione è iniziata nel febbraio 2010, quando Finmedia chiese al Comune di Muggia l'autorizzazione a sostituire due suoi tralicci preesistenti con un unico traliccio nuovo, molto più impattante a livello di dimensioni, su cui fissare le antenne utilizzate da sei emittenti per la radiodiffusione. Nel dicembre 2014 il Comune evidenziava la decadenza dell'autorizzazione poiché le opere progettate non risultavano ultimate nel termine dei 12 mesi previsti. Finmedia, però, propose ricorso al Tar, ricorso che venne accolto nel 2015 e che annullò il provvedimento di decadenza del Comune, ristabilendo in quattro anni il termine da considerare per la conclusione dei lavori. La sentenza venne appellata dal Comune, il quale, con la pronuncia del Consiglio di Stato del giugno 2017, vide una vittoria piena e il capovolgimento totale di quanto stabilito in primo grado, con la perdita di efficacia immediata del titolo autorizzatorio della società. A seguito della decisione del Consiglio di Stato, il Comune aveva emanato l'ordinanza con l'ingiunzione della demolizione del traliccio per trasmissioni radiofoniche nel frattempo realizzato dalla società a Chiampore, nonché il diniego del rilascio del permesso a costruire in sanatoria. La Finmedia srl si era opposta a questi provvedimenti proponendo il ricorso al Tar e sviluppando ben 12 motivi di impugnazione. Un numero considerevole di argomentazioni, al quale tuttavia il Comune, difeso dalla propria avvocatura civica con i legali Coren e Gerin, ha replicato con quattro memorie difensive che hanno di fatto avvalorato l'esistenza di poteri di pianificazione in capo al Comune di Muggia. Alla fine il Tar Fvg ha disposto il rigetto totale del ricorso della società Finmedia srl, la quale è stata peraltro condannata a pagare le spese di lite in favore del Comune di Muggia. Soddisfatta l'assessore all'Ambiente Laura Litteri: «Non è stata una vicenda semplice, ma con la stessa grande motivazione e determinazione che da sempre hanno contraddistinto il nostro impegno in questo campo, abbiamo visto riconosciuta la legittimità del nostro Piano di delocalizzazione: dopo quasi dieci anni, è una vittoria inequivocabile quella che vede il Comune di Muggia protagonista di una svolta storica sul fronte delle antenne». 

Riccardo Tosques

 

 

Quarantotti Gambini - Cambiamenti climatici - Dialogo con l'esperto

Venerdì alle 17.30 alla biblioteca comunale Quarantotti Gambini di via delle Lodole 6 (San Giacomo), Gianrossano Giannini, ordinario di Fisica Nucleare e Subnucleare all'Università degli Studi di Trieste, condurrà una conversazione dal titolo "Emergenza climatica? Parliamone". L'incontro si rivolge a giovani e adulti di ogni età, interessati a discutere su di un argomento di stretta attualità con un esperto. Ingresso libero e gratuito.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 12 ottobre 2019

 

 

Incidenti sulle strade, è ancora allarme Undici morti e 1.196 feriti nell'ultimo anno - GLI INCIDENTI SULLE STRADE TRIESTINE

Lieve calo dopo l'impennata del 2017, ma il numero di sinistri resta ancora elevato anche in rapporto alla media regionale

Quattro morti in meno sulle strade della provincia di Trieste rispetto all'anno precedente. È il dato che emerge dall'ultimo report statistico elaborato da Aci e Istat, relativo al 2018: sono state 11 le persone che hanno perso la vita lo scorso anno. Un trend che può essere letto positivamente solo se messo a confronto col 2017, anno in cui a Trieste e provincia si era registrato un impressionante boom di incidenti mortali: ben 15, più di uno al mese. Ma già comparando gli 11 morti dell'anno scorso con il 2016 ci si rende conto che il problema sicurezza sulle strade resta ancora tutto da risolvere: due anni fa le vittime erano state 9, dunque due in meno rispetto al 2018. Lo stesso discorso vale per il numero di incidenti. Nel 2018, sempre a livello provinciale, sono stati in tutto 980, per un totale di 1.196 persone ferite. Nel 2017 il numero di incidenti era stato più alto (1.027, con 1.262 feriti) ma nel 2016 il dato era stato inferiore: si erano verificati infatti 952 sinistri (con 1.190 feriti).Tornando agli incidenti mortali, si supera di pochissimo l'1 per cento: ovvero, un incidente ogni 89 fa registrare almeno una vittima. Un dato che pone la provincia di Trieste tra i territori in cui gli incidenti sono meno gravi. Per avere un'idea dei territori dove si verificano più incidenti mortali, basti pensare che nella provincia del Sud Sardegna si registrano 6,5 morti ogni 100 incidenti, poi Vibo Valentia (6,2), Vercelli (6), Benevento (5,3) e Catanzaro (5,1): sono le province in cui l'indice di mortalità è più elevato (1,9 morti ogni 100 incidenti è la media a livello nazionale). In altre 12 province (Aosta, Sondrio, Rieti, Frosinone, Chieti, Caserta, Foggia, Potenza, Matera, Cosenza, Crotone, Enna) l'indice supera i 4 morti ogni 100 incidenti, risultando (oltre Oristano), più che doppio rispetto alla media nazionale. Milano, Monza, Rimini e Ascoli Piceno, invece, sono le province in cui gli incidenti sono meno gravi. L'indice di mortalità, infatti, risulta inferiore a un morto ogni 100 incidenti. Tutt'altro che incoraggiante lo scenario in provincia di Trieste per quanto riguarda l'incidentalità a confronto con le altre tre province del Friuli Venezia Giulia. Nel territorio udinese si sono verificati lo scorso anno 1.190 incidenti, 210 in più rispetto a quello triestino, ma a fronte di un numero di veicoli circolanti che è più del doppio: 472.592 in provincia di Udine, 193.322 in provincia di Trieste. In pratica, nel territorio triestino si è registrato un incidente ogni 197 veicoli circolanti. Meno incidenti, rispetto al parco veicolare, anche a Gorizia (uno ogni 256 veicoli) e a Pordenone (uno ogni 376). Gli incidenti in provincia di Trieste, quantomeno, risultano mediamente meno gravi. A Udine 38 vittime a fronte di 1.190 incidenti: quindi, un incidente ogni 31 fa registrare almeno un decesso. Nella Destra Tagliamento una vittima ogni 36 incidenti, in provincia di Gorizia una ogni 56. Per quanto riguarda i vari territori comunali, si è registrato un incidente ogni 181 veicoli circolanti a Trieste: sono stati rilevati infatti 903 sinistri, 7 dei quali con esito mortale, e 1.093 feriti. Dati sostanzialmente invariati rispetto al 2017. Confortante il calo a Duino Aurisina, territorio pur percorso da arterie extraurbane molto trafficate come la Costiera e il raccordo autostradale: dai 54 incidenti registrati nel 2017 si è scesi nel 2018 a 28, due dei quali mortali. Calo anche a Muggia: si è passati dai 35 del 2017 ai 21 del 2018. Pressoché invariati i dati a Sgonico e San Dorligo. Quasi un incidente su cinque (il 19,7%) è da mettere in relazione con la velocità eccessiva. Il 14,1% è causato da guida distratta (circostanza in cui rientra anche l'uso del cellulare al volante). Il 9,8 % dal mancato rispetto della distanza di sicurezza, ma come si può facilmente intuire la causa più frequente (nel 37,3 % dei casi) è il mancato rispetto dei segnali stradali.

Piero Tallandini

 

 

Dal golfo di Trieste alle Incoronate - Ecco le boe che fanno bene al mare

Al via il progetto Sapas. Previste la semina di piante fanerogame sui fondali e la posa di gavitelli "green"

Dal golfo di Panzano fino alle Incoronate. Toccando in futuro, probabilmente, anche la stessa costa triestina. È la rotta tracciata dal progetto Sapas, operazione innovativa finanziata dalla Ue con 2 milioni di euro, che vede il Comune di Monfalcone in veste di capofila. Cosa prevede Sapas? Prima di tutto trapianti di fanerogame, piante marine come la Posidonia che caratterizzavano i fondali del Mediterraneo e ora stanno scomparendo, mettendo così a rischio i sedimenti costieri, esposti ai pericoli dell'erosione provocata dalle variazioni climatiche. E, parallelamente, l'installazione di corpi morti sul fondale con boe e gavitelli ecologici per permettere ai diportisti di ormeggiarsi senza dover usare le ancore che arano e rovinano il fondale marino. I primi trenta gavitelli verranno installati già in primavera nel golfo di Panzano poco lontano della foce dell'Isonzo proprio davanti all'area naturalistica. E molti di più saranno posizionati nel Parco delle Incoronate in Croazia, con annesso trapianto di fanerogame e lo stesso nel parco delle Dune in Puglia. Il filo conduttore è quello dell'Europa Green, ma accanto a questo c'è la volontà di preservare la biodiversità e ricostruire il sistema delle piante acquatiche: grazie alla trama radicale con la quale si ancorano al fondale, infatti, sono fondamentali per consolidare i fondali costieri e consentono la cattura degli inquinanti contribuendo a limitare la torbidità delle acque. Una realtà che ieri il gruppo di esperti della Selc di Venezia ha fatto vedere e toccare con mano a diversi ospiti nel corso di una speciale visita organizzata in occasione della Barcolana, partita dallo stand del Comune di Monfalcone alla base del molo Audace. La partenza con un'imbarcazione messa a disposizione dal Marina Hannibal, poi la prosecuzione della visita con due gommoni nell'area della riserva e nei canali interni. Proprio l'Hannibal ha fatto da base ai tecnici del Selc di Venezia (società di biologia e geologia applicate), che sono andati a poche centinaia di metri dalla costa per seminare le fanerogame e scegliere i siti dove posizionare corpi morti (i blocchi di cemento nel fondale) e realizzare i gavitelli. Lunghi sopralluoghi sui bassi fondali che vanno dall'Isola dei Bagni sino a Punta Sdobba per scegliere le aree migliori. Siti che sono stati ripercorsi ieri con un gruppo di tecnici: tra i partecipanti anche Annalisa Falace del Dipartimento di scienze della vita dell'Università di Trieste. Lunedì prossimo la squadra di esperti della Selc sarà a lavorare nel Parco delle Incoronate. Entro la primavera bisognerà installare tutti i gavitelli e il gruppo di lavoro che conta sul partenariato di prestigio di cui fanno parte anche il Consorzio interuniversitario per le scienze del mare, l'Università di Fiume e il Consorzio di ricerca per la laguna di Venezia sta per vincere la sfida di realizzare questo progetto in soli 30 mesi.

Giulio Garau

 

 

Presidio in piazza Unità in solidarietà con i curdi

Circa 200 persone hanno partecipato al presidio di solidarietà con il popolo curdo organizzato ieri in piazza Unità dalla rete "Trieste antifascista antirazzista", che raccoglie un po' tutte le anime della sinistra radicale cittadina. Ma la partecipazione in piazza è stata per la verità ancora più composita. C'erano consiglieri comunali e sindacalisti, presenti a titolo rigorosamente individuale, ma anche tanti comuni cittadini sia triestini sia curdi. Sono stati ricordati il coinvolgimento dell'industria bellica italiana con lo Stato turco, l'esperimento femminista, ecologista, socialista e democratico in corso in Rojava, la resistenza contro l'Isis a opera dei combattenti Ypg e Ypj, anche a costo della vita. Tra questi ci sono pure diversi italiani, come Lorenzo Orsetti, di recente scomparso. «Sono stato in Rojava - ha raccontato il medico Marino Andolina - e devo dire amaramente che l'esperimento in corso laggiù è forse troppo perfetto per sopravvivere a questo mondo». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 11 ottobre 2019

 

 

Decreto clima Via libera per rottamare auto e moto - ok del cdm

ROMA. Il Green New Deal del governo Conte 2 parte dalla rottamazione di auto e motorini, incentivi per i commercianti che attrezzeranno "green corner" per vendere prodotti sfusi, corsie preferenziali per i mezzi pubblici, scuolabus ecologici e nuovi alberi nelle città. Sono le misure da 450 milioni di euro in tre anni contenute nel Decreto legge Clima, approvato dal Consiglio dei ministri. Paragonati ai 50 miliardi stanziati per l'ambiente dal governo tedesco, i 450 milioni del Decreto Clima appaiono un assaggio, un primo passo. Ma l'Italia non ha certo il surplus commerciale da compensare della Germania. I fondi per il clima, il decreto li trova nelle "aste verdi", cioè il sistema di scambio delle emissioni di gas serra nella Ue, l'Ets. «E' il primo atto normativo del nuovo governo, che inaugura il Green New Deal - commenta il ministro Costa - il primo pilastro di un edificio le cui fondamenta sono la legge di bilancio e il Collegato ambientale, insieme alla legge Salvamare, in discussione alla Camera, e a Cantiere ambiente, all'esame del Senato». Tra le novità introdotte dal decreto clima, il buono mobilità per le città e le aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell'aria: vengono stanziati 255 milioni di euro per garantire fino a 1500 euro per la rottamazione dell'auto fino alla classe euro 3 e fino a 500 euro per i motocicli a due tempi. I soldi potranno essere spesi in tre anni per abbonamenti a mezzi pubblici o acquisto di biciclette. Il decreto prevede per i Comuni 40 milioni di euro per le corsie preferenziali dei bus e 20 milioni per scuolabus elettrici o ibridi. Trenta milioni di euro saranno destinati a piantare alberi nelle città. Venti milioni saranno destinati ai commercianti (fino a 5 mila euro per ciascuno) per la realizzazione di un "green corner" nei negozi per la vendita di prodotti sfusi. Il Movimento 5 Stelle festeggia "i 255 milioni in incentivi per la mobilità green", mentre la deputata della Lega Vannia Gava parla di un provvedimento "ridicolo" e "pieno di marchette". Critiche anche dagli ambientalisti. Per Greenpeace il provvedimento «sostanzialmente non è un decreto sul clima, dato che inciderà davvero molto poco sulla lotta all'emergenza climatica in corso, per cui occorrerebbero provvedimenti ben più radicali».

 

 

L'appello di #ioaccolgo per cambiare rotta su migranti e diritti

Anche a Trieste diverse voci si uniscono all'appello lanciato dai promotori della campagna #ioaccolgo al nuovo esecutivo, affinché l'Italia abroghi i due decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini, rinunci agli accordi con la Libia, e metta in atto un piano di salvataggio nel Mediterraneo. È quanto emerso ieri durante una conferenza stampa in molo Audace, dove la campagna di sensibilizzazione è stata simbolicamente "accolta" a propria volta dal veliero del Progetto Buon Vento, riconoscibile dalla presenza della bandiera della pace sui suoi alberi. «L'appello, che durerà per alcuni mesi, chiede in sostanza il ripristino del sistema d'accoglienza basato sullo Sprar - ha detto Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics -. Ma anche un serio programma di salvataggio in mare e la fine dell'indecente collaborazione con la Libia, ovvero con le sue milizie criminali che, di fatto, il nostro Paese sta finanziando». Per firmarlo è sufficiente collegarsi al sito web dell'iniziativa ("ioaccolgo.it"). Franco Codega, storico esponente Acli, ha ricordato «l'ennesimo naufragio» di recente avvenuto al largo di Lampedusa, in cui hanno perso la vita donne e bambini. Alfredo Racovelli, della sezione locale di Mediterranea Saving Humans, ha parlato «dell'ignobile aggressione militare turca ai danni di chi non solo ha combattuto l'Isis ma ha anche avviato un esperimento democratico. Aggressione che avviene con il silenzio complice dell'Europa, che non a caso nel 2016 ha dato 6 miliardi di euro a Erdogan per bloccare i profughi». Presenti anche alcuni rappresentanti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, secondo cui l'accoglienza è un precetto fondamentale per chi è credente, mentre il Comitato Pace Danilo Dolci invita ad andare al cimitero di Sant'Antonio in Bosco, il giorno della Barcolana, per depositare un fiore sulla tomba di quattro ragazzi africani morti per assideramento il 13 ottobre 1973: «Le prime vittime della rotta balcanica». L'appuntamento in Val Rosandra è domenica alle 16. --

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 10 ottobre 2019

 

 

Nel decreto salva clima riecco gli incentivi

Sgravi sui prodotti sfusi ed eco-bonus per auto e scuolabus: ecco le norme anti-emergenza. Ma sono ancora pochi i soldi

Roma. Alla fine il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ce l'ha fatta a portare nel Consiglio dei ministri di oggi il suo «decreto clima». È ovviamente soddisfatto: «Avremo norme che contribuiranno a contrastare l'emergenza climatica a 360 gradi». Politicamente è un risultato, dopo la frenata delle scorse settimane. Vero è che le tante novità positive contenute nel decreto sono alimentate con risorse modeste, solo qualche centinaio di milioni. E per adesso la promessa del premier Giuseppe Conte - al vertice Onu di New York ha annunciato che l'Italia diventerà «carbon neutral» entro il 2050 - non trova riscontri in misure concrete. A maggior ragione se si pensa che ieri il governo tedesco ha approvato un «pacchetto salva-clima» che investirà 10 miliardi di euro ogni anno per i prossimi 10 anni (i Verdi tedeschi ne chiedono 35) e spenderà 84 miliardi nel trasporto pubblico. A parte i possibili ritocchi dell'ultim'ora, il decreto rimette in campo gli incentivi per la vendita dei prodotti sfusi o alla spina, con una disposizione denominata «green corner». Il Cipe non sarà più luogo di armonizzazione delle politiche economiche in chiave ecologica, salta il Comitato interministeriale ad hoc sui cambiamenti climatici, e finirà in manovra il taglio progressivo dei sussidi ambientalmente dannosi per i carburanti fossili. Arriva l'eco-bonus anche per la rottamazione dei motocicli e per gli scuolabus a basso impatto ambientale, alimentato dal fondo di 255 milioni per il «buono mobilità». Il buono è destinato ai cittadini residenti nei Comuni sotto procedura d'infrazione Ue per smog che, entro il 31 dicembre 2021, cambiano auto (fino ai modelli Euro3) o motocicli (fino alla classe Euro2 e Euro3 a due tempi); vale 1.500 euro per i primi e 500 euro per i secondi. Il buono non è reddito imponibile e potrà essere utilizzato entro i successivi tre anni per abbonamenti al trasporto pubblico locale, altri servizi e per bici anche a pedalata assistita. Ci sono 40 milioni per finanziare progetti per le corsie preferenziali per il Tpl e 20 milioni per gli eco-scuolabus (ibridi, elettrici o almeno Euro6) che saranno selezionati dal ministero e andranno agli alunni di asili e scuole elementari. La norma sui green corner vale 5mila euro di contributo economico a fondo perduto per i negozianti che venderanno «prodotti sfusi o alla spina, alimentari e per l'igiene personale», e a disposizione ci sono 20 milioni. Nella bozza resiste la campagna sui cambiamenti climatici per le scuole e assume più sostanza la parte dedicata ai rifiuti e alle disposizioni per il superamento delle infrazioni europee. C'è anche un fondo di 30 milioni per la messa a dimora di alberi, reimpianto e silvicoltura nelle città. 

Roberto Giovannini

 

 

Troppa plastica sui fondali - Mediterraneo malato grave

Gli studi di Ispra raccontano che le aree del Po sono tra quelle con maggiore densità di rifiuti ma è sos anche nelle acque siciliane e del Mar Ligure. Ecco il lavoro dei pescatori-spazzini

Una delle principali minacce ambientali del pianeta è la massiccia presenza di plastica in mare. Ad illustrare la situazione italiana arrivano i risultati delle attività effettuate da Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero dell'Ambiente e dal Sistema per la protezione dell'ambiente Snpa, che ha monitorato la qualità dei nostri mari negli anni 2017 e 2018. Il 7% degli otto milioni di plastiche in mare ogni anno, finisce nelle acque del Mediterraneo. Un dato che in termini di quantità significa che il 77% dei rifiuti presenti nelle nostre acque è composto dalla plastica, e che ogni zona di mare è colpita, a più livelli, da questo terribile fenomeno. Allarmante la situazione dei nostri fondali: nella regione adriatico-ionica la media degli scarti rinvenuti supera i 300 rifiuti ogni chilometro quadrato, l'86% dei quali è plastica, in particolare usa e getta. Imballaggi industriali e alimentari, shopper e bottiglie di plastica, comprese le retine per la mitilicoltura, sono i rifiuti più comuni. L'area costiera a sud del delta del Po (983 rifiuti al chilometro quadrato), quella settentrionale (910 rifiuti al chilometro quadrato) e meridionale (829 rifiuti al chilometro quadrato) sono le località adriatiche-ioniche con la maggiore densità di rifiuti in fondo al mare. Nelle acque siciliane sono stati rinvenuti quasi 800 oggetti di plastica, per un peso complessivo superiore ai 670 kg, mentre gli oltre 400 oggetti in plastica trovati nelle calette della Sardegna ammontano a quasi 90 kg. Nei fondali rocciosi, dai 20 ai 500 metri di profondità, il primato della concentrazione più elevata di rifiuti per ettaro va al Mar Ligure, con circa 1500 oggetti, seguito dal Golfo di Napoli (1200 oggetti). Significativo anche il dato relativo alla plastica pescata dai pescherecci (fondamentale la loro collaborazione), 224 mezzi coinvolti nel monitoraggio dei fondali marini nel mare Adriatico dal 2013 al 2019, ben 194 le tonnellate di rifiuti impigliati nelle reti dei pescatori, di cui 45 solo nella zona di Chioggia. Non ultimo, il dato sulle microplastiche, particelle di plastica praticamente invisibili (inferiori ai 5 millimetri) presenti in superficie che spesso finiscono per essere mangiate dai pesci che ritroviamo sulle nostre tavole: la densità media delle microplastiche è compresa tra 93mila e 204mila per chilometro quadrato. Anche nel nostro Paese il problema della plastica in mare è ormai tangibile e contribuisce ad una situazione internazionale insostenibile. L'Europa sta facendo la sua parte, varando nei mesi scorsi la nuova Direttiva che vieta a partire dal 2021 piatti, posate, cannucce, aste per palloncini, bastoncini cotonati e altri oggetti di consumo creati in plastica monouso. Una stretta, quella proveniente dalla Ue che, se non ancora decisiva, mira a indebolire ulteriormente il fenomeno della dispersione di plastica nell'ambiente. Il resto dobbiamo farlo noi. Il Parlamento approvando rapidamente il ddl 1310, fermo dal 15 luglio in Senato, per definire le misure per il recupero della plastica in mare con i relativi incentivi e noi fruitori dei nostri territori e delle nostre acque, per contribuire ad allungare la vita del pianeta, mantenendolo pulito. 

Alfredo De Girolamo

 

 

Posteggi per scooter in via Donadoni e strada "allargata" - TRANSITO PIÙ AGEVOLE PER I MEZZI ACEGAS

La viabilità di via Donadoni è stata parzialmente modificata attraverso la sostituzione di alcuni posti auto, precedentemente presenti su uno dei due lati della strada, con nuovi posteggi per scooter e moto. Il tratto interessato è quello situato subito dopo il supermercato Zazzeron, dal punto di vista di chi proviene da via Settefontane. A rilevarlo con soddisfazione è la Cgil Funzione pubblica, che in passato aveva richiesto tale intervento all'amministrazione comunale per garantire il transito e la piena operatività dei mezzi mono operatore di AcegasApsAmga impegnati nella pulizia della via. «Siamo contenti perché finalmente il problema è stato risolto - afferma Mauro Minni, segretario territoriale della Cgil Fp per il settore in questione -. I camion addetti al trasporto rifiuti che passano per via Donadoni sono tra i mezzi più grandi che abbiamo. Negli ultimi anni il transito per i nostri autisti era diventato pressoché impossibile, complici anche le crescenti dimensioni delle automobili utilizzate dai cittadini, che venivano abitualmente parcheggiate su entrambi i lati della strada». «Spesso i mezzi AcegasApsAmga rimanevano di conseguenza, per così dire, intrappolati - prosegue il rappresentante sindacale - ed erano costretti a fare retromarcia per liberarsi, rischiando di andare pure contro il Codice della strada. Senza contare i disservizi causati ai cittadini e la pericolosità delle manovre, denunciati più volte dai nostri autisti. Due anni fa l'azienda ha pertanto chiesto al Comune di creare posteggi per veicoli a due ruote, e non più a quattro, su un lato della strada. Come sindacato, nel frattempo, abbiamo reso pubblico il disagio dei dipendenti». La vicenda si è conclusa la scorsa settimana, «quando AcegasApsAmga mi ha comunicato che in tempi brevi sarebbe stata effettuata una modifica della viabilità nella zona interessata, con appunto l'aggiunta dei posteggi per motorini - chiosa Minni -. E all'annuncio, in effetti, sono immediatamente seguiti i fatti concreti, poiché a terra sono già comparsi i disegni delle strisce che delimitano il perimetro dei nuovi "posti scooter". Ribadisco la soddisfazione per la risoluzione della questione, finalmente». -

Lilli Goriup

 

Prof e allievi "a lezione" di mobilità sostenibile - protocollo

Trieste. Firmato ieri a Trieste il protocollo d'intesa per l'educazione alla mobilità sicura e sostenibile delle scuole della regione. A siglare l'accordo, della durata di tre anni e rinnovabile per altri tre, l'assessore alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, e la dirigente dell'Ufficio scolastico del Fvg, Patrizia Pavatti. «Non è il primo protocollo che viene sottoscritto - ha ricordato Pavatti - ma segue quello del 2010, con il Fvg all'avanguardia perché già nel 2007 portava avanti progetti riguardanti quella che allora si chiamava educazione stradale e oggi prende il nome di educazione sostenibile».Il nuovo documento allarga l'impegno dei contraenti e prevede una collaborazione attiva per definire percorsi e strumenti finalizzati a una rinnovata cultura della mobilità sicura e sostenibile e della cittadinanza consapevole, nell'ottica di promuovere la salute e il benessere psicofisico del cittadino. «La sicurezza - ha osservato Pizzimenti - parte dalla cultura prima ancora che dalle infrastrutture. E nella cultura che intendiamo promuovere figurano, accanto alla sicurezza, la mobilità sostenibile e la salute». Aspetti fondamentali per attuare il protocollo saranno la formazione dei docenti e il coinvolgimento diretto dei ragazzi, attraverso lo strumento dell'educazione alla pari, con gli studenti più grandi che sotto la guida dei prof insegnano le buone pratiche a quelli più giovani. Inoltre «le famiglie saranno maggiormente coinvolte in riunioni e coinvolte nella promozione di percorsi sicuri bici-scuola», ha sottolineato Pavatti. Dall'incontro di ieri è anche emersa una novità assoluta: «A breve sarà costituito un consiglio regionale dei ragazzi che, attivato in collaborazione con l'Unicef, permetterà ai giovani studenti di elaborare proposte concrete da sottoporre ai consiglieri regionali del Fvg». Cultura sì, ma anche infrastrutture: per l'assessore Pizzimenti «la promozione dell'uso della bici nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro è fondamentale» e per questo motivo, ha concluso, «stiamo investendo molto per raccordare alle dorsali Alpe Adria nord-sud, per la quale ci sono sul piatto un milione e 200 mila euro per la messa in sicurezza, e ovest-est i percorsi ciclabili di competenza comunale». 

Luigi Putignano

 

 

La fascia verde del ciglione carsico è in preda alla cementificazione - la lettera del giorno di Sergio de Luyk

"Come osate? Ci avete rubato i sogni e l'adolescenza" grida Greta Thunberg al Climate Action Summit di New York. Prima di Greta, prima dei Fridays for Future, il 24 maggio 2015 Papa Francesco presentava l'enciclica Laudato Si', uno dei documenti più elevati di denuncia della scarsa cura che gli uomini stanno dimostrando di avere "per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa..." come scriveva san Francesco.Prima ancora, in Italia, nel 1972 Aurelio Peccei presentava, nell'ambito del Club di Roma, il suo rapporto "I limiti dello sviluppo", che considerava l'ambiente, le risorse e la popolazione in una visione globale e olistica del futuro. Tale rapporto suscitò al tempo molte critiche sia dagli ambienti di sinistra che di destra, e venne sostanzialmente dimenticato, rifiutando di fatto il concetto di "finitezza" delle risorse. Oggi Papa Francesco apre il Sinodo sull'Amazzonia che brucia per interessi e nuovi colonialismi. La consapevolezza del degrado ambientale, al di là del problema del riscaldamento globale, è ormai un dato acquisito dalla maggior parte della popolazione. Il tema stesso della Barcolana 51 verte al rispetto dell'ambiente, con il richiamo di Alice sull'abuso della plastica. In questo contesto, è comparso su "Il Piccolo" del 1 ottobre 2019 un ampio e documentato servizio (Condomini e parcheggi sul lungomare cittadino) in cui viene descritta la prossima apertura di cantieri da Barcola alla Costiera, con l'edificazione di alcune palazzine alle spalle dell'Old Wild West, consentita dall'attuale Piano regolatore. In una città che ha un noto e progressivo calo demografico il consumo di suolo è un nonsenso, soprattutto quando questo suolo ha un valore ambientale e paesaggistico di alta caratura. La "fascia verde" del ciglione carsico che da Sistiana giunge a Barcola costituisce parte essenziale della "carta d'identità" della città, oltre a rappresentare, assieme a tutto l'altipiano carsico, il polmone verde di Trieste. Ada Colau, Sindaco di Barcellona, al vertice dell'Onu di New York sull'emergenza climatica del 23 settembre, ha rivendicato il ruolo centrale delle città in questa sfida all'ambiente e al clima. Il mezzo potente che ha la città nella programmazione del suo futuro è il Piano Regolatore. Oggi le evidenze ambientali non possono consentire ulteriore consumo di suolo. Se l'attuale piano regolatore presenta delle larghe maglie che lo consentono, non è probabilmente adeguato, senza voler fare dei distinguo "di destra" o "di sinistra". Il piano regolatore è sostanzialmente una legge, e le leggi possono venir modificate. La lotta per la tutela dell'ambiente deve essere globale, ognuno di noi deve mettere in atto un nuovo comportamento virtuoso. L'Amazzonia brucia a decine di migliaia di chilometri da noi. Cerchiamo di tutelare qui, adesso, la nostra piccola Amazzonia, il verde pubblico del nostro Carso, chiedendo alle autorità Piani regolatori più coraggiosi e rispettosi dell'ambiente.

 

 

Un'«OndaBlu» sommerge il Toti A San Giusto il festival è eco

Nel pomeriggio incontri e conferenze, la sera concerti per sensibilizzare sui temi ambientali

Incontri, conferenze nel pomeriggio e concerti la sera, una festa dedicata alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali: è la prima edizione di OndaBlu Ecofestival, in programma oggi al Toti di San Giusto, a ingresso libero, organizzato da Trieste Senza Sprechi con le associazioni ProgettiAmo Trieste e Jambo Gabri e l'etichetta discografica Mold Records. Apertura alle 15: sulla terrazza saranno presenti espositori, venditori e associazioni e alle 16 parte il dj set Essi Parlano (Radio Fragola). Dalle 17.30, in teatro, interventi di esperti dal mondo accademico e scientifico che esporranno studi e considerazioni, creando anche un momento di dialogo con il pubblico. Le tematiche verteranno sull'ambiente marino, sullo stato di salute degli ecosistemi acquatici, sulla presenza e impatto di plastiche e microplastiche nel mare e sugli scenari futuri; intervengono: Maria Cristina Pedicchio e Simone Libralato (Ogs e Marevivo), Fabio Del Missier (Università di Trieste), Valentina Tirelli (Ogs).Alle 19 la cantautrice Fiore, che inizia fin da giovanissima a suonare la chitarra e a scrivere canzoni, presenta il suo debutto "Choices" (Mold Records), otto canzoni dal folk al pop con i testi in inglese, attualmente sta già pensando a un secondo album e ha cominciato a comporre alcuni pezzi in italiano che propone nei live; alle 20 i Pussy Wagon, tre noti musicisti triestini (Jacopo Tommasini, Francesco Cainero e Giulio Roselli) già attivi in altre formazioni, danno luce a un progetto per far ballare a suon di boogie woogie e rock'n'roll. Conclude alle 21 il dj set di Btaste, a cura del produttore e batterista Michael Petronio che, vivendo in terra di confine, usa sample contaminati e i beat lo hanno portato a creare un progetto che trova ispirazione nella downtempo, passando da ritmi orientali a riff di rebetiko.

Elisa Russo

 

Giovani - Servizio civile - scadenza domanda

Scade oggi alle 14 il termine per fare domanda per il Servizio civile: una opportunità per i giovani dai 18 ai 28 anni che dura 12 mesi. Arci Servizio civile ha aperto un punto informativo negli uffici in via Fabio Severo 31 dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17. Le domande vanno fatte on line e necessita del codice spid. Progetti visibili sul sito arciserviziocivilefvg.org.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 9 ottobre 2019

 

 

Mobilità - Monopattini e segway - Conto alla rovescia per la sperimentazione

Clima e mobilità "alternativa". Sono stati questi gli ingredienti inseriti ieri nel menu della sesta commissione consiliare. Due le mozioni da discutere: la prima, presentata da Antonella Grim del Pd e sostenuta da Sabrina Morena di Open Fvg, aveva per oggetto i cambiamenti climatici ma, anche su invito dei ragazzi di Friday For Future, è stata ritirata visto l'interesse dell'assessore all'ambiente, Luisa Polli, e la consapevolezza che «le tematiche ambientali non sono "proprietà" di nessuno». La seconda mozione, presentata da Roberto Cason della lista Dipiazza, relativamente alla sperimentazione della micromobilità elettrica a Trieste, ha portato a un dibattito acceso. Cason ha invitato il sindaco e la giunta a partire con la sperimentazione della circolazione di monopattini, hoverboard, monowheel, segway, ovvero tutti quei dispositivi ammessi dal decreto del ministero delle infrastrutture entrato in vigore lo scorso 27 luglio, che pone dei limiti che hanno preoccupato non poco gli operatori che in città noleggiano questi dispositivi. L'assessore Polli ha dichiarato che «nonostante ci siano tante contraddizioni nel testo normativo ministeriale abbiamo valutato l'importanza della questione e quindi si darà avvio alla sperimentazione in città in aree ciclabili». Il tutto partirà a breve come anticipato dal responsabile Territorio e ambiente del Comune, Giulio Bernetti, «attraverso una delibera di giunta e attraverso l'integrazione del Puns con un biciplan». Naturalmente non si potrà circolare liberamente in carreggiata o sui marciapiedi: come spiegato dal vice comandante della polizia locale, Paolo Jerman, «è previsto il transito di questi "acceleratori di velocità" nelle aree pedonali, senza però che gli stessi intralcino ai pedoni e senza superare i 6 km orari». La consigliera M5S Cristina Bertoni ha definito la problematica «ineludibile e da affrontare al più presto anche in virtù del fatto che ci sono numerosi anziani che si muovono mediante dispositivi elettrici a tre o quattro ruote». Infine Babuder per il quale «l'utilizzo dei dispositivi di mobilità elettrica è ormai una realtà consolidata», ha posto l'attenzione sull'implementazione della rete ciclabile cittadina «all'interno del Porto vecchio, attraverso il park Bovedo e, a seguire, lungo l'asse di scorrimento prospiciente la linea di costa, dove esiste già un tragitto affacciato sul mare dal "Bagno Ferroviario" fino al futuro centro congressi». 

Luigi Putignano

 

I monopattini elettrici richiedono attenzione e nuove norme - la lettera del giorno di Fulvio Chenda

Sono sempre più numerosi i monopattini elettrici che sfrecciano in città: ho visto sulle Rive alcuni ragazzi "slalomavano" tra il marciapiede e il centro della carreggiata. È indubbio che i monopattini elettrici, che raggiungono velocità di tutto rispetto, possano essere un mezzo utilissimo per decongestionare il traffico nonché rispettoso dell'ambiente (dipende dalla fonte da cui è tratta l'energia elettrica) ma il loro uso dovrebbe essere regolamentato per prevenire situazioni di pericolo sia per gli utilizzatori sia per i pedoni. Per ora il Codice della strada non li prevede: i monopattini elettrici rientrano genericamente nella categoria degli "acceleratori di andatura" citati nell'articolo 190, in cui si specifica che non possono circolare sulle strade e dove ci siano pedoni. In realtà un decreto legge entrato in vigore il 27 luglio scorso ha cercato di affrontare il problema: consente ai Comuni di avviare una sperimentazione fissando però delle regole (per esempio una velocità massima di 20 km l'ora e nelle aree pedonali 6 km l'ora). I monopattini devono essere dotati di segnalatori acustici e luminosi e possono essere utilizzati solo da maggiorenni o minorenni provvisti del patentino per scooter. Stabilisce inoltre che i Comuni devono dotarsi di un regolamento, per fare in modo che i mezzi elettrici possano circolare in zone pedonali e su piste ciclabili, ma con apposita segnaletica. Ma siccome il provvedimento comporta costi non indifferenti, sono pochissimi i Comuni che hanno intrapreso la sperimentazione. Un ragazzo lombardo è stato multato per quasi 900 euro dalla Polizia locale, che gli ha contestato sia la circolazione con un "acceleratore di velocità" non consentito dal Codice della strada, sia la mancata immatricolazione, poiché il monopattino poteva superare i 30 km l'ora, sia la mancanza dell'assicurazione. Sarebbe stupido dichiarare guerra ai monopattini elettrici ma forse sarebbe opportuno un intervento specifico del Comune in merito.

 

 

La "grande puzza" torna a farsi sentire - Segnalazioni a vigili del fuoco e polizia locale

La "grande puzza" è tornata ieri pomeriggio ad ammantare Trieste con tutto il suo mistero sulle sue origini. . La grande puzza si è fatta sentire attorno alle 15. Molte le segnalazioni arrivate al centralino dei vigili del fuoco e quello della polizia locale provenienti da a Valmaura, Ponziana, San Vito, Chiarbola, Campanelle, Campi Elisi, Campo Marzio, via Baiamonti, Piazza Sansovino, largo Pestalozzi, via Settefontane, via del Roncheto. Molti hanno parlato della presenza di un forte odore di gas. «Xe una spuza che non ve digo». Segnalazioni virali sui social. Alcune segnalazioni olfattive sono state dirottate anche all'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente, in attesa delle verifiche. Le ipotesi sono sempre lo stesse: Si va dalla Ferriera di Servola al nuovo depuratore, dai depositi della Siot alle petroliere presenti nel Golfo.

 

 

Premio Ande Scuola 2019 Una sfida per 206 studenti sui cambiamenti climatici

L'appuntamento è stato aperto dalle riflessioni sul tema dello scienziato Giorgi - I riconoscimenti per i migliori elaborati consegnati a febbraio

Sono 206 i ragazzi che hanno partecipato ieri al "Premio Ande Scuola 2019", nell'aula magna dell'Ictp (International Center for Theoretical Physics). Tema centrale i cambiamenti climatici, con l'intervento di Filippo Giorgi, uno dei più importanti climatologi a livello mondiale, che con il suo gruppo di lavoro ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2007. Ad accogliere tutti Etta Carignani, presidente dell'Ande, Associazione nazionale donne elettrici di Trieste, insieme al Gruppo scuola del sodalizio. Gli studenti sono stati chiamati a sviluppare un proprio pensiero, dopo aver ascoltato le parole di Giorgi. «Mi occupo da anni di cambiamenti climatici. Il 2019 - ha sottolineato - è stato davvero un anno particolare, le temperature potrebbero essere le più alte mai registrate, ma ci sono stati anche altri eventi eccezionali. Ad esempio abbiamo assistito a un'estate caldissima, un'ondata di calore simile al 2003, che sarebbe dovuta succedere una volta ogni 10 mila anni. Ci indica che qualcosa sta cambiando. Ricordiamo poi altre situazioni, come la siccità in Australia, gli incendi nell'Artico, mai visti prima. I ghiacci artici che hanno raggiunto il minimo storico, alluvioni negli Stati Uniti e in Sudamerica e non solo. Anche in Italia alcuni fenomeni anomali. Il ghiacciaio del monte Bianco sta destando preoccupazione o ancora ricordiamo l'impressionante tempesta che ha colpito lo scorso inverno anche la nostra regione. Vi chiederete, sono cose capitate anche in passato, perché preoccuparci? Il motivo è che di questi eventi, che chiamiamo catastrofici, ci colpiscono ora la frequenza e l'intensità, in aumento». Concluso l'approfondimento, gli studenti sono stati chiamati a sviluppare due domande. «Quali sono secondo voi gli aspetti più preoccupanti del problema del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici ad esso associati e perché?» e «Supponete di essere ai comandi dell'"astronave terra", che si sta surriscaldando, come affrontereste il problema dei cambiamenti climatici?».L'iniziativa, riservata ai giovani di quarte e quinte superiori, ha visto la presenza delle scuole Volta, Dante, Galilei, Petrarca, Oberdan, Deledda, Preseren e Nautico. I temi saranno corretti prima dal gruppo Ande Scuola, con Marina Bartolucci Sedmak, Angela Borruso Salvi, Luisa Fazzini, Giuliana Frandoli, Daniela Pericoli Novajolli e Marina Tutta. Il giudizio finale sarà affidato alla commissione presieduta da Etta Carignani e composta da Giorgi e Bartolucci Sedmak, e da Cristina Benussi, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all'Università di Trieste, e Enrico Grazioli, direttore del quotidiano "Il Piccolo". La premiazione è prevista a febbraio.

Micol Brusaferro

 

 

Domani - Servizio civile - scadenza domanda

Scade domani alle 14 il termine per fare domanda per il Servizio civile: una opportunità per i giovani dai 18 ai 28 anni che dura 12 mesi. Arci Servizio civile ha aperto un punto informativo negli uffici in via Fabio Severo 31 dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17. Le domande vanno fatte on line e serve il codice spid.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 8 ottobre 2019

 

 

Sentieri in Carso ridotti a zero - A rischio la difesa anti-incendi

La crescita degli arbusti rende le piste forestali impraticabili alla Protezione civile Il sindaco ronchese Vecchiet: «Non c'è sicurezza per il territorio e gli operatori»

RONCHI. Una constatazione che suona come un campanello d'allarme. È quella fatta, nei giorni scorsi, in occasione dell'assemblea dei sindaci che fanno parte del distretto Carso Isonzo di Protezione civile e che vede nel Comune di Ronchi dei Legionari il capofila. La viabilità dei sentieri e delle piste forestali che si sviluppano lungo il Carso è praticamente ridotta a zero e ciò a causa dell'eccessiva crescita degli arbusti sui sedimenti dei sentieri. Senz'altro anche questo dovuto ai cambiamenti climatici. A nulla sono valse le pulizie, svolte dai volontari, con l'utilizzo di mezzi manuali, quali motoseghe e decespugliatori. La crescita è talmente rapida che da un anno all'altro i sentieri si chiudono impedendo la viabilità dei mezzi di emergenza. Per evitare il peggio ci vogliono trattori e macchine forestali adatte a questo scopo, con personale specializzato in questo lavoro, che il volontariato non è in grado di fare solo nel week end.«Abbandono e degrado - sono le parole del sindaco Livio Vecchiet - hanno compromesso soprattutto le prerogative di accessibilità e transitabilità delle piste forestali con i veicoli ad uso speciale utilizzati dal Corpo forestale regionale, Vigili del fuoco e gruppi comunali di Protezione civile-antincendio boschivo, chiamati ad assicurare vigilanza e pronto intervento contro la propagazione delle fiamme in caso di innesco del fuoco. Si tratta di una situazione che non solo pregiudica la sicurezza del territorio, ma anche lo svolgimento in sicurezza delle attività di vigilanza e di emergenza prestata da quanti sono impegnati, soprattutto nel corso della stagione estiva, a contrastare l'innesco e la propagazione degli incendi».Per fortuna gli incendi di questa estate, sia sul nostro territorio sia su quello sloveno, sono stati prontamente domati, grazie l'efficienza di tutto il comparto antincendio, terrestre ed aereo. Ma non si può sempre lavorare al limite del rischio, che interessa sia gli operatori, che possono rimanere intrappolati in sentieri non agibili, sia le aree residenziali prospicienti a superficie boscate, che diventano sempre più pericolose, perché aumentando la massa combustibile a terra, risultando potenzialmente esposte al rischio incendio.«L'indisponibilita delle vie di accesso ai luoghi da raggiungere - aggiunge Vecchiet - rende il territorio piu vulnerabile, costringe gli operatori ad esporsi a maggiore pericolo e ritarda lo spegnimento degli incendi, poichè si possono propagare fino a diventare piu intensi e persino incontrollabili». Da qui l'esigenza di intervenire, al più presto, con mezzi adeguati e con stanziamenti che possano rendere agevoli le piste e i sentieri del nostro Carso.-

Luca Perrino

 

Chiesto alla Regione un intervento concreto - l'appello dei comuni

Ad aver chiesto un intervento concreto alla Regione, in qualità di Comune capofila, è stato il sindaco Livio Vecchiet. Assieme a lui quelli di Doberdò, Fogliano, San Pier, Sagrado e Savogna. I Comuni facenti capo al distretto Carso-Isonzo chiedono alla Regione di collaborare con le amministrazioni locali e programmare le azioni necessarie a scongiurare i gravi effetti degli incendi boschivi.--

 

 

«I danni dei cinghiali hanno fatto perdere a un'azienda vinicola settemila bottiglie»

L'assessore Sartori: «Grandi anche i rischi per la viabilità» Bandelj: «Bisogna promuovere maggiori abbattimenti»

Un'azienda agricola ha prodotto 7 mila bottiglie di vino in meno a causa delle scorribande dei cinghiali. E dopo il primo tavolo sull'emergenza cinghiali in Prefettura di alcuni giorni fa ne seguiranno altri. Il problema però intanto rimane, dato che le istituzioni locali possono fare fino a un certo punto su un tema che non è di loro competenza. Al momento a questo primo vertice hanno partecipato in tanti. Ciò potrebbe aiutare nel veicolare la questione fino a Roma.Importante anche l'interessamento della Prefettura, nel cui palazzo sono stati sentiti l'assessore regionale Stefano Zannier, i consiglieri regionali Ilaria Dal Zovo e Igor Gabrovec, i referenti delle associazioni di categoria, vari amministratori locali e regionali e imprenditori agricoli del Goriziano. Nel corso della riunione è stata evidenziata l'inadeguatezza della legge 157 dell'11 febbraio 1992, intitolata "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", rivolta soprattutto alla conservazione delle specie faunistiche a rischio estinzione. Niente insomma che fronteggi i danni ingenti che sono stati fatti dagli ungulati soprattutto durante questo ultimo anno. Al tavolo c'era anche il consigliere comunale Walter Bandelj, delegato per le zone Piedimonte, Piuma, San Mauro e Oslavia, che a questo punto dichiara: «Non basta un occhio di riguardo per le aziende agricole che con difficoltà cercano di risolvere i propri problemi con il loro raccolto. Anche i cittadini non possono contare su un risarcimento danni. Gli animali però sono di proprietà dello Stato, come dice la legge, e pertanto è lo Stato che dovrebbe pagare in questi casi».Nell'ottica del consigliere la Regione deve attivarsi e allearsi al più presto con altre regioni con gli stessi problemi per far pressioni a livello centrale «prima che non ci scappi il morto, come avvenuto in altre zone d'Italia. Bisogna poi effettuare più abbattimenti, non vedo altra soluzione», aggiunge. «Gli anziani dicono di non aver mai visto una cosa del genere. Oggi i cinghiali non stanno più nel loro ambiente naturale e entrano nelle case, nei giardini, superando pastori elettrici. Tutto ciò porta costi economici e rischi».Per l'assessore comunale Roberto Sartori, presente al tavolo dal Prefetto, «la questione ha più risvolti e affligge pesantemente gli agricoltori, creando danno ingenti soprattutto ai vigneti. Chi viene colpito può contattare la regione che poi effettua dei sopralluoghi, ma non ottiene risarcimenti. Dal tavolo in Prefettura sono poi emerse discrepanze tra le risposte date dalla regione a diversi agricoltori. Non sempre i tempi dei sopralluoghi sono gli stessi, e nemmeno le misure a posteriori sono adeguate. Attualmente i cinghiali sono in una fase di proliferazione e chi subisce certe situazioni è giustamente preoccupato».Sartori riporta il caso di un'azienda vinicola che è riuscita a perdere 7000 bottiglie di vino l'anno a causa degli ungulati. Ci sono poi i rischi per la viabilità, con segnalazioni sempre più frequenti sulle strade, ma anche nei giardini e altre pertinenze private a San Floriano, Piuma, Piedimonte. Il Comune, ad ogni modo, non può fare molto. «L'unica via è modificare la legge nazionale. C'è già una bozza a Roma, ma è ferma da tempo. La normativa esistente non è adeguata alla situazione e va aggiornata». 

Emanuela Masseria

 

 

Traffico di rifiuti al Nord Undici persone arrestate per l'indagine della Dda

Milano. Traffico illecito di rifiuti: l'ultima indagine coordinata dalla Dda di Milano ha portato ieri a 11 nuovi arresti restituendo la fotografia di un'Italia solcata da Sud a Nord - ma anche da Nord a Sud - dai "conferimenti" irregolari di migliaia di tonnellate di immondizia e rifiuti speciali. «Oro» pronto da monetizzare grazie a imprenditori in scacco, prestanome, e carte di credito prepagate, in un mix di intimidazioni, aggressioni finanziarie, consulenze compiacenti, roghi e discariche. E l'ambiente irrimediabilmente inquinato da fumi e sversamenti, in un sistema in cui alla fine «tutto torna», per usare le parole degli inquirenti, come nel caso degli incendi nei capannoni di Corteolona (Pavia) e Milano, che destarono tra la popolazione parecchio allarme. I rifiuti finivano al Nord a Como, (in località La Guzza), a Varedo (Monza e Brianza) nell'area ex Snia, a Gessate e Cinisello Balsamo (Milano), per un ammontare di circa 60 mila tonnellate accertate. Quando i punti di stoccaggio erano al collasso (su tutto il settore incombe il divieto di import della Cina) i rifiuti finivano al Sud, in una cava a Gizzeria (Catanzaro) e alla Cava Parsi a Lamezia Terme, in modo così incurante di ogni regola da causare «la devastazione di un intero territorio». Nel corso dell'indagine sono state sequestrate 14mila tonnellate di rifiuti che, nel 2018, «hanno fruttato 1 milione e 400 mila euro». Il principale indagato è Angelo Romanello, 35 anni, originario di Siderno (Reggio Calabria) , definito il «dominus del sodalizio», catturato a casa sua, a Erba (Como). Con lui è finito in carcere Maurizio Bova, di 41 anni, originario di Locri. Per altri nove sono stati chiesti i domiciliari. Tra di loro anche una consulente ambientale, iscritta all'albo in Lombardia. E c'è la Ipb di via Chiasserini, a Milano, tra le aziende in cui sono stati conferiti irregolarmente i rifiuti: si tratta del capannone che fu oggetto di un rogo doloso divampato il 14 ottobre 2018 per cui sono stati effettuati 15 arresti da parte della Polizia. L'indagine di ieri ha una fortissima connessione con un altro rogo avvenuto in Lombardia, a Corteolona il 3 gennaio 2017.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 7 ottobre 2019

 

 

Trenta sub a Grignano recuperano 600 chili di spazzatura dal fondo

Sabato mattina una trentina di sub ha effettuato la pulizia dei fondali della baia di Grignano, durante un'iniziativa organizzata da Società Nautica Grignano con la collaborazione del Circolo sommozzatori Trieste. Sono stati recuperati più di 600 chili di rifiuti. Raccontano le sigle organizzatrici in un comunicato: «Si sono immersi una trentina di subacquei e hanno partecipato oltre 50 volontari a terra». È stata condotta una pulizia dei fondali «eseguita in maniera selettiva», si legge nel comunicato, su una parte della scogliera interna. I volontari a terra segnalavano ai sub cosa recuperare dal fondale grazie alla visione pulita che si ottiene guardando il fondo dall'esterno. Spiegano gli organizzatori: «Abbiamo recuperato oltre 600 chilogrammi di rifiuti che sono stati pesati e catalogati con smaltimento differenziato da parte dell'AcegasApsAmga e dal Wwf». Anche altre associazioni hanno preso parte alla manifestazione sociale, oltre ai due sodalizi organizzatori. All'evento hanno partecipate le sigle Fare Ambiente, Altritalia Ambiente Gaia Trieste, Mare Vivo, Wwf, Mare NordEst, Acquatik Dream Trieste. La giornata di pulizia si è svolta con il supporto di AcegasApsAmga per il conferimento dei rifiuti raccolti, mentre Guardia di Finanza e Polizia marittima hanno provveduto a fornire la sicurezza a mare durante le operazioni. Conclude il comunicato: «La giornata ha avuto inizio con un minuto di silenzio dedicato alla memoria e ricordo degli agenti di Polizia di Stato Pierluigi e Matteo assassinati in Questura a Trieste».

 

 

Unesco, chiesta riserva-biosfera tra i fiumi Mura, Drava e Danubio

L'iniziativa proposta da Slovenia, Austria, Croazia, Ungheria e Serbia Verso la protezione di oltre 900 mila ettari di verde in Europa

Cinque Paesi europei, spesso litigiosi tra loro, alcuni con un recente passato di conflitti e ferite ancora non sanate, si mettono d'accordo e fanno fronte comune per proteggere un patrimonio mondiale, in certi tratti a rischio in particolare per la costruzione di centrali idroelettriche, ma non solo. È il grande passo fatto da Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria e Serbia, che hanno presentato all'Unesco una domanda congiunta del tutto inedita. Stati che hanno chiesto infatti la proclamazione della prima riserva-biosfera al mondo condivisa da ben cinque Stati, un'enorme area che comprende i fiumi Mura, Drava e Danubio. Non si tratta di una mossa banale. L'idea, infatti, è quella di proteggere una lunghissima "lingua" verde, ricchissima di flora e fauna, lunga oltre 700 chilometri, vasta più di 900 mila ettari, una vera e propria "Amazzonia europea", da custodire al meglio per il bene dell'Europa intera. «La candidatura transfrontaliera è un indicatore forte del rafforzamento della cooperazione regionale» e segnala che i cinque Paesi «sono unti con l'unico obiettivo di conservare la natura», ha esultato Petra Remeta, direttore del programma per la conservazione della natura di Wwf Adria. Se arriverà la luce verde definitiva, attesa nel giugno del 2020, si potrà parlare di «un passo avanti fondamentale per proteggere i tesori della regione», le ha fatto eco Andreas Beckmann, numero uno del Wwf per l'Europa centro-orientale. Il progetto prevede di "unire" le biosfere protette a livello nazionali in un'unica riserva naturale, divisa in 13 aree a massima protezione, da 280 mila ettari, affiancate da 650 mila ettari di zone cosiddette transitorie, un enorme territorio fatto di fiumi maestosi, acque, correnti, isole fluviali, boschi e zone sabbiose, abitate da specie rare, sia uccelli sia pesci, zona di transito per 250 mila uccelli migratori ogni anno. Parliamo veramente di «aree» così ricche di flora e fauna che «possono essere paragonate alle foreste pluviali tropicali», ha specificato l'ambientalista Arno Mohl, fra i primi a premere per la nascita della biosfera transnazionale. «In tempi di cambiamenti climatici, è questione di sopravvivenza proteggere le ultime aree naturali» in Europa, ha aggiunto Mohl. Aree che, negli ultimi decenni, hanno subito rischi e attacchi importanti. Non solo inquinamento, ma anche progetti di centrali idroelettriche più o meno grandi ed espansione di porti fluviali che spesso fanno a pugni con le esigenze di protezione ambientale. Progetto della biosfera dell'Amazzonia d'Europa, sostenuto finanziariamente anche dall'Unione europea, che non è un'eccezione. Anche quello d'una pista ciclabile con lo stesso nome è stato lanciato nel giugno scorso ed è atteso che sia completato nel giro di due anni, creando percorsi ad hoc per ammirare la bellezza dei tre fiumi, sulle due ruote.

Stefano Giantin

 

 

"L'educazione ambientale va insegnata in classe. Il movimento di Greta ? E' positivo per i ragazzi"

Sara' il climatologo di fama mondiale, Filippo Giorgi dell'ICTP, a tenere la lectio magistralis davanti ai giovani degli istituti superiori cittadini.

Con un occhio che guarda a Greta Thunberg e il suo FridaysForFuture, e l'altro, un po' più scettico, rivolto verso il recente summit Onu di New York, Filippo Giorgi, uno dei più importanti climatologi a livello mondiale, direttore della sezione di Fisica della Terra all'Ictp, domani terrà, proprio nel centro di Miramare, una lectio magistralis sui cambiamenti climatici. Sarà questa la base, assieme al suo libro edito nel 2018, "L'uomo e la farfalla: 6 domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici", da cui partiranno i giovani partecipanti alla prova del concorso "Premio Ande Scuola 2019". L'Associazione nazionale donne elettrici di Trieste, presieduta dalla marchesa Etta Carignani, ha lanciato, per il decimo anno consecutivo, questa stimolante sfida letteraria incentrata su un argomento di attualità. Vi hanno aderito 235 studenti provenienti dalle classi quarte e quinte di tutti gli istituti superiori del capoluogo giuliano. «Un numero record», ha commentato la coordinatrice del Gruppo Ande Scuola, Marina Bartolucci Sedmak. Professor Giorgi, che cosa spiegherà alla sua giovane platea? Sulla falsa riga del libro, pensato proprio per gli studenti, darò un'idea di che cosa sta accadendo a livello climatico, annuncerò gli scenari che si prospettano e spiegherò che cosa fare per contrastare gli effetti delle troppe emissioni di gas serra. Che cosa ci attende, se non agiamo subito? I gas che emettiamo in atmosfera rimangono per 100 anni. Per questo dobbiamo accelerare il processo di cambiamento. Se tutto continua come adesso, la temperatura del riscaldamento globale raggiungerà i 4-5 gradi entro la fine del secolo, un aumento che la Terra non ha mai visto in così poco tempo. Cambierebbe tutto. Innanzitutto con lo scioglimento dei ghiacci, perdiamo parte della maggiore fonte di acqua dolce che abbiamo al mondo. Questo restringimento potrebbe portare inoltre a un innalzamento del mare pari a 7 metri. Poi si assisterà a una maggiore frequenza delle cosiddette "bombe d'acqua". Avremo periodi secchi più lunghi però con piogge più intense. Se alcune zone risentiranno più di altre, si osserverà una migrazione di massa. Che cosa possiamo fare a livello pratico per evitare tutto ciò? Innanzitutto ridurre lo spreco. Noi sprechiamo il 60% dell'energia che utilizziamo e il 30% del cibo che consumiamo, che vuol dire anche acqua. Compriamo tante cose inutili. Dire di non viaggiare più in aereo non è possibile. Ma basta avere un approccio più razionale all'utilizzo dei mezzi pubblici, sfruttare di più la bici, non dico di non usare più l'auto. Fare la raccolta differenziata e acquistare frutta e verdura di stagione. Insomma, respingere questa follia di avere tutto in ogni momento. E poi privilegiare la riconversione energetica: passare da motori termici a quelli elettrici, con l'opportunità anche di risparmiare. Come insegnare questo ai ragazzi? Introducendo a scuola una vera e propria materia di educazione ambientale, perché i problemi ambientali sono tanti. Greta e i suoi coetanei hanno davvero coscienza di quello che stanno manifestando? Tutti non credo, ma non è una cosa negativa. Nel senso che secondo me è un movimento comunque molto positivo, pacifico, trasversale. E poi dà un obiettivo a questi ragazzi che al giorno d'oggi crescono un po' persi. Come valuta gli esiti del recente vertice Onu di New York? Ho pochissima fiducia in questi vertici. Si prendono degli impegni, talvolta non vincolanti, vedi Parigi nel 2015, ma alla fine cambiano i governi e cambia la posizione del Paese. E in più hanno prospettive per il 2050: ma quale governo pensa a che cosa accadrà fra 30 anni? Proprio per questo il movimento FridaysForFuture è importante, viene dalla società civile, dalle imprese, che in tante stanno investendo nella green economy, anche perché le energie rinnovabili sono economicamente competitive. Il processo di cambiamento è già iniziato infatti, ci sono tanti Paesi che stanno diminuendo le emissioni, anche l'America, ad esempio. Sulla scia di questo movimento quindi lei è ottimista riguardo un miglioramento... Diciamo che vedo buoni segnali. Negli aeroporti ad esempio ci sono molti cartelli con l'indicazione "carbon free". A me, per dire, in vacanza a Polignano, è capitato di chiedere un bicchiere d'acqua, che mi è stato dato, apparentemente, in un contenitore di plastica. E io, scherzando, ho detto: "Magari la prossima volta potreste servire un bicchiere in vetro". Il signore, quasi offeso, mi ha risposto: "Questa non è plastica, è biodegradabile, lo può mettere nel compost". Dobbiamo allarmarci per il Monte Bianco? L'allarme clima c'è. Purtroppo non ci si riesce a mettere d'accordo su che cosa fare. Il punto è che con questo caldo, succederà sempre di più che si stacchino grandi pezzi di ghiaccio. Vediamo che tutti i ghiacciai sono in fase di recessione, anche il Canin. 

Benedetta Moro

 

LA SCHEDA  - Origini abruzzesi, dal 1998 in città

Nel 2007 il Nobel Filippo Giorgi è stato componente del consiglio direttivo del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici che, nel 2007, vinse il premio Nobel. Di origine abruzzese, si è trasferito a Trieste nel 1998 per lavorare all'Ictp. L'associazione Ande, presieduta dalla marchesa Carignani, anche presidente vicario dell'ente a livello nazionale, è un'organizzazione femminile nata in Italia nel 1946, che si è caratterizzata fin da subito, tra le altre cose, per un alto senso civico. A Trieste la sezione ha preso forma nel 1983 ed è diventata associazione nel 2003. La sua attività ha riguardato sempre grandi temi di attualità, anche con dibattiti aperti al pubblico.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 6 ottobre 2019

 

 

Supermercato e parcheggio all'ex Maddalena fra 9 mesi

Bonificata e messa in sicurezza l'area, dopo la Barcolana toccherà alle gru Traguardo a giugno 2020 per la parte verso via dell'Istria. Poi la seconda fase

Reduce dal positivo esordio del monomarca Obi che in strada della Rosandra ha rivoluzionato i connotati dell'ex concessionaria Dino Conti, Francesco Fracasso, l'imprenditore veneto fondatore della miranese Cervet specializzata in "rigenerazioni urbane", vuole vincere una scommessa ancor più ardua: ridare redditività economica all'ex Maddalena, uno dei più clamorosi buchi (nella doppia accezione metaforica e letterale) dell'edilizia triestina contemporanea. Spiega i prossimi passaggi "risanatori" insieme a Adriano Tolomei, amministratore delegato della controllata Htm Nordest, incaricata di venire a capo della voragine in via dell'Istria, davanti al Burlo Garofolo. «Abbiamo provveduto alla bonifica e abbiamo messo in sicurezza l'area, dopo la Barcolana entreranno finalmente in azione le gru», dice Fracasso. L'obiettivo è chiaro: aprire un Eurospar e un parcheggio "a raso" nel giugno 2020, cioè in nove mesi di lavori. Ma questa è solo la prima parte dell'operazione ex Maddalena, la parte cosiddetta "a valle", verso via dell'Istria. Perché a seguire scatterà la seconda tranche di costruzioni stavolta "a monte", ossia verso via Costalunga: si tratterà di un intervento mixato tra commerciale e direzionale. Come già anticipato, è probabile che gli uffici interessino al Burlo Garofolo. Fracasso è l'emblema di quell'imprenditoria veneta che ha visto a Trieste buone opportunità di business nel settore edile-immobiliare. Cervet, insieme alle controllate, ha già tre operazioni all'attivo nel giro di quattro anni: Obi all'ex Conti (18 milioni), CenterCasa in corso Saba al posto di Universaltecnica (7,5 milioni), l'ex Maddalena (30 milioni). Sull'ex Maddalena Fracasso è intervenuto tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, dopo che i soci di General Giulia 2 (Riccesi-Cogg, Cividin, palazzo Ralli, Carena, Platon) avevano chiesto il concordato preventivo, ma soprattutto avevano deliberato un aumento di capitale proprio per agevolare l'ingresso del "cavaliere bianco". Nell'aprile 2018 Fracasso aveva poi ufficializzato l'impegno che, in termini finanziari, ha richiesto un'iniezione di 7,2 milioni tra ricapitalizzazione, parziale ristoro dei creditori, riapertura del cantiere. L'imprenditore veneto, che con Cervet ha recuperato 150 aree dismesse rilanciandole come spazi commerciali, ha cambiato il progetto di General Giulia 2, eliminando il residenziale e concentrandosi su commerciale, parking, uffici. Ma Fracasso non ha dimenticato il primo motivo che lo spinse a Trieste, Porto vecchio, quando sembrava che Maltauro e de Eccher fossero in grado di inaugurare una nuova stagione in quell'area. Allora non se ne fece niente. Ma ha in serbo due novità, su cui ancora mantiene il riserbo, per un investimento complessivo pari a 40 milioni. 

Massimo Greco

 

 

Esperti a confronto su vantaggi e pericoli della tecnologia 5G

La connessione dati di quinta generazione promette una grande rivoluzione tecnologica ma, allo stesso tempo, sta facendo discutere per i presunti danni alla salute. Una discussione appunto di grande attualità, che ha innescato dibattito pure a Trieste. Il tema è stato al centro dell'incontro intitolato "Internet delle cose. Sistema 5G" svoltosi lo scorso martedì al Savoia Excelsior Palace di Trieste. Come ha brevemente spiegato Alessio Minin, ingegnere informatico in Radiotecnica, il 5G è un nuovo standard con una velocità estremamente elevata (tra 100 e 1000 volte più del 4G) e una bassa latenza che sfrutta le onde millimetriche e una rete di 20 mila satelliti, il quale verrà impiegato soprattutto per la domotica e l'industria automatizzata. Ha poi preso la parola Giorgio Rossi, ricercatore nel campo delle radiofrequenze e referente regionale di "EcoltaliaSolidale", che ha esposto le sue teorie contrarie al 5G secondo le quali la nuova tecnologia prometterebbe molto ma nasconderebbe di più. «La nuova tecnologia opera nelle microonde, dove le cellule lavorano per donarci la salute e la vita. Sono altissime frequenze che alterano il lavoro delle cellule e causano malattie», ha affermato Rossi. Secondo i dati esposti dal ricercatore nel corso del dibattito, il 3 per cento della popolazione italiana soffrirebbe già di elettro-sensibilità, ovvero una patologia che causerebbe problemi di salute nei pressi di campi elettromagnetici ma che non è stata riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Simone Modugno

 

 

Il clima è un vero problema, ma le masse sono pronte a rinunce? - la lettera del giorno di Dario Padovani

Mentre mi unisco alla segnalazione di Nevio Poclen apparsa il 29 settembre scorso non posso restare silenzioso a quanto sta avvenendo sulla condotta delle masse giovani. Scioperiamo per porre all'attenzione di coloro che vivono nelle camere dei bottoni i danni che stanno causando alla natura. Ma ne siamo convinti? Avete pensato di quante comodità stiamo godendo ogni giorno a discapito delle energie?  Da quanto dicono gli studiosi siamo noi a rovinare la terra. Ma è proprio vero? Pongo un interrogativo banale sotto gli occhi della storia: l'impero dei faraoni di 4000 anni fa viveva un Egitto florido, ricco di boschi, di acqua e il Nilo era generoso. Ora l'Egitto è costituito da deserti e di come si viveva a quell'epoca restano solo le Piramidi e la Sfinge. All'epoca non c'erano fabbriche inquinanti, fumanti generatori di energia, centrali atomiche o quanto altro loro assomigliasse. Di chi fu la colpa di quella desertificazione?È vero che stiamo producendo tanta CO2, ma è anche vero che la nostra terra muta geologicamente e climaticamente per motivi indipendenti dalla nostra volontà. I cicli climatici seguono le periodiche variazioni dell'orbita terrestre intorno al Sole. Ahimè i ghiacci si scioglieranno avanti, come altresì potranno ricostituirsi tra qualche secolo. Se diventassimo più disciplinati, da quali sporcaccioni siamo, forse potremo ridurre il CO2, ma il nostro clima migliorerà sostanzialmente? E poi saremo veramente in grado di rinunciare alle nostre comodità incalzanti, quali telefonini, l'uso dell'automobile, ai viaggi in mega aerei o alle crociere in mega navi? Ovviamente condivido il percorso per una migliore razionalizzazione dei consumi e il miglior rispetto per la natura, ma non incolpiamo solo i nostri stravaganti vizi quotidiani e chi li produce per quanto sta accadendo. Se i ghiacciai si sciolgono, non frustiamoci col cilicio per gli errori nostri o dei padri, ma rassegnamoci al fatto che viviamo su una palla che muta costantemente, che cambia la sua temperatura, che sposta le sue zolle, che scioglie o riforma i suoi ghiacci secondo le sue ere. Su un tema di cui si parla ogni giorno in maniera battente, si nascondano altre verità, ahimè ancora una volta legate al denaro. A chi conviene agitare le masse giovani e a creare il terrore sociale? Per concludere, per cosa stiamo scioperando? Contro le bizze del sole, per andare tutti in bicicletta entro i prossimi venti anni o per vendere, ad esempio, nuove auto elettriche o aprire mercati di altro genere?

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 5 ottobre 2019

 

 

A "Draga in festa" corti e porte aperte per (ri)scoprire flora e fauna

Dalle 10 alle 18 il giro dei pollai, la raccolta delle erbe, laboratori di pittura e tanti giochi

Draga Sant'Elia si vestirà ancora una volta a festa domani, per far conoscere a tutti coloro che vorranno partecipare l'agricoltura sostenibile, l'alimentazione, l'ambiente.Dalle 10 alle 18 "Draga in festa", questo il nome della manifestazione, promossa e organizzata da Arci Servizio civile, Bioest, Legambiente, #Maidiremai, Oltre quella sedia e Usi-Ait, cercherà di avvicinare e sensibilizzare le persone di tutte le età sulla realtà di questo bellissimo borgo del Carso triestino, aprendo non solo le porte delle fattorie e delle case private, ma coinvolgendo i visitatori in attività ed escursioni finalizzate alla conoscenza della fauna e della flora, vere ricchezze del territorio e dei suoi abitanti.L'evento coinvolgerà tutto il paese attraverso l'apertura delle abitazioni private dei cittadini che vorranno partecipare, offrendo i loro prodotti o illustrando attività di artigianato. Lo spirito dell'iniziativa è infatti quello della convivialità e della condivisione, arricchite da un'attività ludica e informativa curata dalle associazioni operanti sul territorio.«Quest'anno avremo un'importante novità - spiega Tiziana Cimolino, presidente della sezione di Trieste dell'associazione Medici per l'ambiente - che consisterà nella pulizia della zona delle famose "jazere" di Draga Sant'Elia. Assieme agli amici di Sos Carso e a quanti vorranno unirsi a noi - aggiunge - elimineremo dall'area tutto ciò che nel tempo si è ammassato vicino alle vecchie "jazere", un luogo che, a nostro avviso, può e deve diventare un punto di riferimento turistico, sotto il profilo storico e culturale».Nel programma, come di consueto, è previsto anche il giro dei pollai, evento molto apprezzato dai partecipanti alla manifestazione. Nell'occasione sarà presentata la prossima Marcia della pace. Ma ci saranno anche la raccolta delle erbe, le letture sui prati, i laboratori di pittura, giochi per bambini e mostre con installazioni artistiche. Nel parcheggio della locanda Mario, storico locale situato nel cuore della frazione del Comune di San Dorligo della Valle, per tutta la giornata saranno attivi banchetti informativi e promozionali e sarà allestito un mercatino di attività artigianali legate al territorio. --

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 4 ottobre 2019

 

 

Partito il secondo round per riqualificare Acquario in area sportivo-balneare

Il progetto sarà presentato oggi alle 18 in sala Millo Sulla costa sorgeranno 200 posti auto, campi da beach volley e da bocce, uno skatepark

MUGGIA. Redenzione di Acquario, il secondo round della riqualificazione viene presentato oggi alle 18 nella sala Millo in centro a Muggia. Il cantiere è già stato aperto negli scorsi giorni a cura dell'associazione temporanea di imprese (ati) che s'è aggiudicata l'appalto di 6 milioni finanziato dall'Uti con risorse regionali (è lo stesso capitolo cui ha attinto la bonifica di Barcola-Bovedo). Questa "ati" è formata dalla triestina Sqs e dalla padovana Hmr.I lavori dureranno dieci mesi e intendimento dei realizzatori è procedere all'inaugurazione durante l'estate del prossimo anno.Ad anticipare le caratteristiche dell'intervento è Gianni Guidolin, titolare di Sqs, realtà nata in Area di ricerca poi trasferitasi nel centro del capoluogo, dove opera, fatturando 750 mila euro, con una decina tra dipendenti e collaboratori impegnati nella progettazione ambientale e strutturale. Tra le attività in corso, da notare la partecipazione alla messa in sicurezza dell'acqua di falda sotto la Ferriera, operazione pilotata da Invitalia.Ma torniamo alla "riscossa" di Acquario. Riscossa perché, dopo oltre quindici anni di stop legati al sequestro del terreno avvenuto nel 2003, un'interessante area della costiera muggesana diventa fruibile per il bagnante di zona. In principio si parlava di secondo round, perché una prima parte della riqualificazione è stata completata e inaugurata un anno fa.Cosa sorgerà in questo chilometro di lungomare che si estende tra Punta Olmi e Punta Sottile? Un chilometro che racchiude una superficie di 28 mila metri quadrati, con una larghezza variabile dai 10 ai 40 metri, davanti alla località Boa sulla Provinciale 14. Sarà un'area "open", gestita dal Comune muggesano, per accedere alla quale non si pagherà il biglietto: un po' come i "Topolini" barcolani. Guidolin provvede all'elencazione di quello che sarà costruito nella lingua di terra tra la litoranea e il mare. I parcheggi conterranno 200 posti auto. A definire l'area sportiva un campo regolamentare da beach volley, un campo di bocce in sabbia, uno skatepark di 600 metri quadrati utilizzabile per competizioni internazionali. Tre chioschi consentiranno idratazione e alimentazione dei bagnanti, che potranno scendere nelle acque adriatiche fruendo di otto scalette: connessi alle strutture bar-ristoro, i servizi igienici. C'era - racconta ancora Guidolin - il problema di creare ombra, perché, insistendo la copertura del terrapieno sopra strati inquinati, non sarebbe stato possibile piantare alberi, che avrebbero avuto le radici in zone contaminate. Problema risolto con 14 installazioni coperte, sotto le quali il bagnante troverà riparo dal bollore estivo.Tra il serio e il faceto, Guidolin dice che Acquario somiglia molto a quello che Roberto Dipiazza avrebbe intenzione di fare nel terrapieno Barcola-Bovedo, una volta bonificato. Ma, scongiuri premessi, stavolta il Comune di Muggia dovrebbe precedere il suo sindaco di 23 anni fa. 

Massimo Greco

 

Risolta una vicenda durata oltre 20 anni

MUGGIA. La vicenda di Acquario dura dalla bellezza di ventuno anni, cioè da quando nel 1998 la società, denominata appunto Acquario, provvide ad interrare il tratto di costa in località Boa, sulla litoranea che da Muggia porta al vecchio valico confinario di San Bartolomeo. Dalle analisi sulla terra riportata emersero però tracce di metalli pesanti e di idrocarburi, incompatibili con la destinazione turistica dell'area. Nel 2003 il terrapieno di Acquario venne così sequestrato e rimase lunghi anni nella disponibilità dell'autorità giudiziaria. Il progetto turistico restò sulla carta e il Tribunale ebbe occasione di lavoro tra cause di rivalsa e individuazione di responsabilità.Dovettero trascorrere 12 anni perché nel 2015 si giungesse all'approvazione del progetto definitivo sulla messa in sicurezza permanente e sulla riqualificazione dell'area, che avvenne in seguito all'analisi e monitoraggio ambientale: le indagini verificarono l'inquinamento a terra ma la buona qualità delle acque marine antistanti il terrapieno. Ne conseguì una prima parziale apertura avvenuta durante il 2018.

 

 

Premi - L'ambiente paga con l'Associazione Eugenio Rosmann

L'Associazione ambientalista "Eugenio Rosmann" di Monfalcone promuove la terza edizione dell'omonimo premio rivolto a studenti e ricercatori per le loro tesi di laurea, master o dottorato. Il premio ha lo scopo di promuovere le professionalità di giovani laureati che hanno approfondito tematiche ambientali e naturalistiche utili alla conservazione e al miglioramento del nostro ambiente. L'importo destinato al premio è di mille euro per il primo classificato e di 500 per il secondo, oltre a eventuali attestati per ulteriori lavori che saranno ritenuti meritevoli di menzione. I premi sono resi possibili dal contributo dell'Associazione e della Banca di credito cooperativo di Staranzano e Villesse. Il bando è su ambientalistimonfalcone.it/bandi-concorsi-per-lambiente-2019.

G.B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 3 ottobre 2019

 

 

L'aula boccia la mozione sulla ciclabile di Muggia Finocchiaro se ne va dal Pd

L'ex assessore lascia il gruppo dem e attacca: «È stato tradito l'elettorato ambientalista». Ma Bussani rassicura: «La pista si farà»

«Con grande sofferenza, a breve rassegnerò le dimissioni dal gruppo consigliare del Pd locale che, a mio parere, ha smarrito la strada maestra, e dal Pd nazionale, che invece proclama rivoluzioni green ed ecologiste che forse, chissà, un giorno verranno attuate». Marco Finocchiaro, consigliere comunale di Muggia ed ex assessore della giunta Nesladek, saluta i dem. Una decisione nell'aria da tempo e presa in seguito all'ennesimo strappo con il maggior partito che regge l'amministrazione guidata da Laura Marzi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la mozione presentata nell'ultima seduta dell'aula da parte del capogruppo di Meio Muja Roberta Tarlao sulla richiesta d'impegno di togliere i parcheggi sul lato destro di viale XXV Aprile per creare una pista ciclopedonale in grado di collegare il centro con gli impianti sportivi di Piasò. «Abbiamo perso un'occasione grandissima, potevamo far nostra una mozione che chiedeva maggior sicurezza per i bambini che vanno a scuola e agli impianti sportivi, modificandola ed emendandola per portare a casa il risultato caro a noi, al nostro elettorato ambientalista e associazionista, invece ci siamo nascosti dietro a problemi di facciata e false ideologie - spiega Finocchiaro -. Il mio impegno prosegue fino a termine mandato nel Gruppo misto, pur continuando a sostenere i valori del centrosinistra. Auguro al Pd uno splendido futuro». Pronta la replica del segretario rivierasco dei dem Massimiliano Micor: «Dispiace per Marco a cui va il mio in bocca al lupo, se, come sono certo, resterà fedele ai valori di centrosinistra da qui alla fine combatteremo insieme altre battaglie. La mozione presentata risultava puramente strumentale e di conseguenza politicamente non accettabile». A bocciare il comportamento della maggioranza è arrivato il commento di Federico Zadnich di Ulisse Fiab: «La giunta Marzi ha bocciato la ciclabile dei bambini, importante palestra di mobilità sostenibile, di stili di vita sani ed un'opportunità di crescita per i ragazzi». A calmare le acque l'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani che conferma che la ciclabile si farà: «La pista deve legarsi ad una progettazione più ampia di mobilità lenta che interessi l'intero Comune e tenga conto dei problemi di chi in quell'area vive e parcheggia la propria autovettura, per questo abbiamo finanziato il biciplan, strumento progettuale che analizzerà tutte le criticità».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 2 ottobre 2019

 

 

Arvedi incontra i sindacati a Cremona - Ma il piano industriale slitta a metà mese - il futuro della ferriera

Trieste. Il piano industriale di Siderurgica Triestina per la Ferriera esiste e sarà illustrato al prossimo incontro in programma al ministero dello Sviluppo economico per metà ottobre. La conferma arriva dalla bocca del cavalier Giovanni Arvedi, presente ieri a Cremona all'incontro convocato con i sindacati, dopo che il primo appuntamento era stato cancellato per decisione dei rappresentanti dei lavoratori in risposta alla lettera in cui l'imprenditore ha annunciato la volontà di chiudere l'area a caldo e annunciato che l'approvvigionamento di ghisa avverrà in futuro attraverso stabilimenti ucraini e russi. L'intenzione è stata ribadita anche ieri nella sede lombarda del Gruppo Arvedi, dove la società ha convocato Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb, presenti con i propri rappresentanti aziendali, provinciali e nazionali. Alla presenza del nipote e ceo Mario Caldonazzo, Arvedi ha spiegato che «c'è la nostra massima disponibilità a collaborare per contribuire a risolvere in modo positivo e costruttivo la situazione. Il piano industriale, come da accordi, sarà consegnato al ministro Patuanelli in occasione del prossimo incontro in agenda il 15 ottobre». La data è in realtà in attesa di conferma dal Mise, mentre è fissato da tempo l'incontro che il governatore Massimiliano Fedriga e l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro avranno giovedì sempre a Cremona per avviare il confronto sulla riscrittura dell'Aia con Arvedi. In un'ora di confronto, il cavaliere ha confermato che l'area a caldo è giunta al capolinea e che la società ha tutta la volontà di potenziare l'area a freddo e adoperarsi per la tutela dei livelli occupazionali. Arvedi ha però rifiutato di anticipare i contenuti del piano industriale, limitandosi a dire di essere stato costretto dalle circostanze a stringere accordi per l'approvvigionamento di ghisa in Ucraina e Russia. Un passo corrisposto anche alla definitiva rinuncia a un piano di espansione dell'area a caldo, che l'imprenditore ha spiegato di aver commissionato a progettisti cinesi, rinunciando tuttavia davanti a quella che la società considera manifesta ostilità di istituzioni e organi di controllo locali. La Fiom nazionale boccia intanto l'esito del confronto con Mirco Rota: «Arvedi ha spiegato che, per reggere economicamente, la fabbrica avrebbe dovuto portarsi a una produzione di 800 mila tonnellate ma che il contesto locale non lo consente. Continuano a restare incomprensibili e non accettabili le motivazioni dell'azienda. È fondamentale aspettare il piano industriale per capire quale possa essere la strada della riconversione e se potrà salvare i posti di lavoro». Delusi i sindacati triestini. Per Marco Relli (Fiom) «è stata una messa cantata: resta da capire su quali aree si potrà ampliare il laminatoio e se gli ordini di materia prima cesseranno all'inizio dell'anno come emerso sul Sole 24 ore». Umberto Salvaneschi (Fim) evidenzia che «sull'occupazione sentiamo rassicurazioni da parte di tutti, ma stiamo ancora aspettando che il presidente Fedriga convochi il tavolo regionale per fare il punto. La giunta parla ad esempio di 70 pensionamenti, ma fino al 2021 gli accordi ne programmano solo 33: e gli altri? Veglieremo intanto perché non cali di un grado il livello di sicurezza e affinché continuino gli ordini di materiale perché gli impianti non devono fermarsi». Secondo Antonio Rodà (Uilm), «i punti di domanda e le preoccupazioni restano quelli di prima: è urgente poter elaborare un giudizio di merito sulla credibilità e sostenibilità del piano industriale, anche se Arvedi ci ha tenuto a precisare che metterà in campo tutte le soluzioni per evitare che il prezzo sia pagato dai lavoratori». Christian Prella (Failms) chiede infine «il mantenimento dei posti di lavoro di chi oggi opera nello stabilimento, anche considerando le difficoltà a riconvertire chi in tanti anni ha sviluppato patologie per ragioni di lavoro». -

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 1 ottobre 2019

 

 

Condomini e parcheggi - Sul lungomare cittadino tornano in azione le gru

Via libera del Piano regolatore all'apertura di cantieri da Barcola alla Costiera In arrivo due palazzine da sei appartamenti ciascuna in salita di Miramare

Gru e squadre di operai si preparano a tornare in azione sul lungomare. All'orizzonte, infatti, ci sono nuove e corpose edificazioni, in grado anche di innescare più di qualche timore per le conseguenze di tipo paesaggistico e ambientale. Le new entry di maggiore impatto interesseranno con esattezza la zona di Salita di Miramare, alle spalle dell'immobile che ospita l'Old Wild West. In quella posizione di verde la ditta Igei srl intende costruire due palazzine da due piani, da 6 appartamenti ciascuna, con autorimessa interrata. Oltre ad un parcheggio pubblico da 12 stalli che sorgerebbe all'imbocco della salita e, dunque, con accesso da viale Miramare. Il piano particolareggiato di attuazione del Piano regolatore generale approvato nel 2015, consentirà la presentazione del progetto propedeutico all'intervento che ricade in zona residenziale "C" . Nel luglio del 2016 Luciana Milkovic, Milena Modugno, Kirk Woynar e Igei srl con procura di Stefano Guzzetti, in qualità di proprietari di quelle particelle di terreno, hanno presentato una proposta di Piano Attuativo Comune (Pac), di iniziato a privata sui quei fondi, redatta dall'architetto Piero Cordara. Il procedimento istruttorio è stato avviato dopo la presentazione delle integrazioni, e a seguito degli esiti istruttori sono state presentate ulteriori modifiche e integrazioni. Lo scorso 24 settembre la delibera che prevede l'adozione del Pac della nuova edificazione - che ha ottenuto il parere favorevole della Circoscrizione -, è stato discusso dalla sesta Commissione che l'ha licenziato con discussione. A breve approderà in Consiglio Comunale. Le nuove costrizioni avranno un'altezza a massima di 6, 5 metri e un volume massimo di 3. 453 metri cubi. Oggi la zona verde di circa 4 mila metri quadrati interessata al progetto, risulta abbandonata e "appare - si legge nella relazione sulla vegetazione allargata al Pac - in una condizione critica, causa la presenza di specie rustiche e aggressive che si stanno affermando progressivamente" . Il Comune, su indicazioni anche della Soprintendenza tenendo conto dei vincoli paesaggistici che insistono su quell'area, prevede che l'intervento edilizio attui «il mantenimento delle quantità degli esemplari arborei attualmente presenti in buone condizioni fisiologiche, con la sostituzione delle piante morte o deperenti con nuovi esemplari più affini alla composizione della vegetazione spontanea del contesto». A fonte dell'intervento, i soggetti attuatori assumono a proprio carico gli oneri per l'esecuzione di una serie di opere urbanistiche e funzionali, come la realizzazione del parcheggio pubblico che verrà ceduto al Comune quale opera di urbanizzazione primaria. Oppure, il ripristino di un antico percorso pedonale che attraversa l'intero ambito, e che un tempo veniva utilizzato dai pastori per condurre il gregge dal Carso verso la zona più a mare. Quel percorso consentirà di raggiungere da viale Miramare il ciglione carsico. Se il progetto è conforme, la possibilità di costruire in quella porzione di Trieste è un diritto acquisito. Lo prevede il Piano regolatore. Ma in parecchi storcono il naso. A partire dall'assessore all'Urbanistica, Luisa Polli. «Nella passata consigliatura - valuta - il piano di riferimento era la legge regionale voluta dall'assessore Mariagrazia Santoro con consumo di suolo "0" e, quindi, continuo a restare sorpresa che l'assessore comunale Marchigiani e la giunta Cosolini abbiano previsto nel piano regolatore l'edificabilità di una zona "c" di espansione, senza dare dovuta attenzione al recupero del patrimonio edilizio esistente». Perplessità anche dal pentastellato, Paolo Menis. «Questo progetto è figlio di un piano regolatore che noi M5S non abbiamo votato - sottolinea - perché conteneva 14 zone "c" di espansione, in un contesto in cui era invece necessario, secondo noi, limitare l'edificabilità del tessuto cittadino. A prescindere dal fatto che ci sia un diritto acquisito dei presentatori del progetto di ricevere l'ok da parte del Consiglio comunale, ho molte perplessità. Mi preoccupa si vada a edificare in una zona molto critica sotto l'aspetto geologico. Faremo una riflessione - anticipa - e vedremo come comportarci in aula». 

Laura Tonero

 

Dalle ville da sogno per facoltosi russi al taglio del nastro dell'atteso locale

La struttura della Terrazza a mare, l'ex Voce della Luna, inizia a prendere forma ma aprirà solo nei primi mesi del prossimo anno

Sul lungomare che da Barcola porta verso Duino, nell'ultimo anno gli interventi edilizi si sono intensificati. Le gru che svettano in quell'area di Trieste si sono moltiplicate. Cantieri di dimensioni più o meno importati, in una zona sulla quale insistono vincoli e tutele fissate da leggi regionali e da un Piano regolatore pensati per difendere l'affascinate tratto di costa, sul quale hanno messo gli occhi facoltosi milionari: russi, bielorussi, austriaci, imprenditori lombardi e veneti. Il Piano regolatore entrato in vigore nel 2016 ha reso più semplice demolire, ricostruire o ampliare immobili già esistenti, piuttosto che edificare su nuove aree. Ma le eccezioni non mancano, come conferma appunto il cantiere che si dovrebbe aprire in salita di Miramare. Tra i cantieri più importati da un anno questa parte, procedendo da Trieste verso Duino, ci sono quello della Costiera srl, di proprietà di un'imprenditrice veneta che sta terminando di rifinire sette nuove villette a schiera, mentre al civico 130 un albergatore viennese ha realizzato una casa vacanze da sogno a picco sul mare. All'altezza del ristorante Tenda Rossa, sta realizzando la sua villa invece un magnate russo. A poche centinaia di metri di distanza un imprenditore di origini triestine ha fatto demolire e ricostituire a suo piacimento una villa, dove passare le vacanze estive al riparo dal tran tran quotidiano. Il lungomare è disseminato di altri piccoli cantieri meno impattanti. Casette che vengono sistemate, ville che aumentano di volume. Tornando verso Barcola, è visibile a tutti ormai la costruzione della nuova Terrazza a Mare (Tam) che, finalmente, sta prendendo forma. Le opere strutturali sono concluse, i lavori di muratura del piano a livello del mare sono terminate. È stata chiesto e ottenuto il via libera dalla Regione per una variante paesaggistica utile a delle migliorie estetiche e funzionali. Come quella che prevede l'istallazione di un ascensore esterno utile alle persone con disabilità. Ora la struttura è interessata dai lavori volti a realizzare il nuovo impianto elettrico e quello idraulico. Finita questa fase, prenderanno il via le opere affidate alle sapienti mani di falegnami e fabbri. L'ultima fase sarà quella delle rifiniture esterne e degli arredi. La nuova Terrazza a Mare aprirà nei primi mesi del 2020. L'idea è di anticipare rispetto all'avvio della stagione estiva per consentire il necessario rodaggio dello staff della struttura. 

 

 

Rotatoria di accesso al Porto vecchio, accelerazione ai lavori dopo la Barcolana

La rotatoria su viale Miramare con lavori annessi, la gara per il secondo lotto infrastrutturale, l'accordo di programma Comune-Regione-Autorità e la chiarezza sulla parte più vicina al centro cittadino (Greensisam e parcheggio Ttp). E ancora la bonifica Barcola-Bovedo, il concretizzarsi dell'interesse imprenditoriale sui Magazzini 24-25 e la verifica sull'ipotesi di un progetto di parco sportivo verso Barcola firmato Benetton. Ecco l'eptalogo autunno-primavera su cui Giulio Bernetti, direttore del dipartimento comunale territorio-ambiente-economia, ha impostato una densa agenda di lavoro per rendere Porto vecchio una realtà vivente. Sette temi, a differente priorità. Evidentemente non tutto dipende da Bernetti, che opera a stretto contatto con il collega Enrico Conte e che comunque si rapporta con l'autorità politica, ma il calendario del campionato 2019-20 sembra chiaro. La rotatoria - L'intervento tra via Miramare e l'ingresso nord di Porto vecchio sarà completato nel gennaio 2020. Dopo la Barcolana, allo scemare del traffico, si inciderà su viale Miramare, non prevedendo problemi alla circolazione. Fanno parte di questo pacchetto relativo al 1° lotto (5 milioni) il viale al servizio del Tcc e i cosiddetti "sottoservizi" (acqua, luce, gas). Poi stop ai lavori aspettando il Centro congressi ad aprile ed Esof a luglio. La gara - Nella primavera 2020, per guadagnare tempo, il Comune lancerà una gara europea sopra-soglia dal valore di 9 milioni: è il secondo lotto delle opere di infrastrutturazione, davanti e dietro il Magazzino 26, coinvolgendo l'asse viario confinante con il recinto ferroviario fino al portale. L'accordo di programma - Dipiazza, Fedriga, D'Agostino lo debbono chiudere rapidamente. Il Comune prenderà l'iniziativa. Due obiettivi: la variante urbanistica al Piano regolatore e la costituzione della società consortile a tre per promuovere gli investimenti, che oggettivamente porta ritardo. La variante recepirà i quattro sotto-sistemi già approvati dal consiglio comunale: ludico-sportivo, culturale-congressuale, turistico-residenziale, i "moli".La parte meridionale - È quella più vicina al centro cittadino. Dopo la riqualificazione di piazza Libertà non ci sono più alibi: Greensisam deve dare una risposta sui 5 magazzini in concessione da tre lustri, il Consiglio di Stato è chiamato a decidere il contenzioso Comune/Ttp sul parcheggio del Molo IV. La bonifica - A Bernetti hanno portato una buona notizia: le analisi hanno accertato che l'acqua di Barcola-Bovedo non è contaminata. Quindi non vanno costruiti costosi contenimenti dei reflui e basterà coprire il terrapieno proteggendo il lato mare.Il parco sportivoL'idea era stata "esportata" da Benetton, per realizzare nella vasta area a nord del polo culturale-espositivo un'area per i cosiddetti sport "minori" (palestre, bocciofila, ecc.). Si attende documentazione. I Magazzini 24-25 - Per quanto riguarda l'utilizzo nel futuri di due dei numerosi magazzini storici, appunto il 24 e il 25, in effetti il Comune ha ricevuto manifestazioni di interesse. Ma anche in questo caso nessuna carta ufficiale. --

Massimo Greco

 

 

A Trieste la firma della Regione sull'intesa anti spreco di cibo

L'OBIETTIVO E' DI AUMENTARE LE DONAZIONI AGLI INDIGENTI

Lo spreco di cibo nel solo Friuli Venezia Giulia si può stimare sia pari a circa 113 mila tonnellate annue, delle quali il 43% da attribuire alle famiglie: questi i dati emersi in occasione della firma a Trieste del protocollo tra la Regione Fvg e i partner del progetto Life-Food.Waste.StandUp, coordinato da Federalimentare in partenariato con Federdistribuzione, Fondazione Banco alimentare onlus e Unione nazionale consumatori, e finalizzato a sviluppare una serie di attività volte ad aumentare e rendere più agevoli, per le aziende che operano sul territorio, le donazioni di prodotti alimentari in favore delle persone indigenti, come previsto dalla normativa.«Su questi temi - ha detto il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga - è fondamentale avere un approccio scientifico: dobbiamo avere il coraggio di dire che non si può immaginare che i rifiuti non vengano più prodotti e che i termovalorizzatori non verranno più utilizzati perché sarebbe insensato». Il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara, ha ricordato come «questa firma da parte della Regione Fvg la fa entrare nel novero di quegli enti che hanno già siglato il protocollo d'intesa, che ad oggi sono undici». Paolo Olivo, presidente di Banco Alimentare Fvg, ha sottolineato come «dare una seconda vita al cibo apporta benefici sociali, ambientali, economici e educativi» e che in Fvg «nel 2018 sono state distribuite 2 mila 930 tonnellate, di cui 300 in provincia di Trieste, giunte a oltre 50 mila 200 persone assistite, di cui 8 mila 122 nella provincia del capoluogo regionale». Sul fronte distribuzione Federica Coppo, responsabile marketing di Aspiag Service, ha ricordato che, nel 2018, «negli 82 punti vendita regionali sono stati raccolti 2 milioni di euro di merce donata». 

Luigi Putignano

 

 

Copertoni, bidoni e un boiler trovati in una grotta a Prosecco

Riempiti 63 sacchi neri di rifiuti vari, individuati anche materiali edili e ferraglia Il portavoce dell'associazione ambientalista Bencich: «Siamo al 40% del lavoro»

PROSECCO. Esattamente 63 sacchi neri di rifiuti vari, ferraglia di tutti i tipi e un forno. Aggiungiamoci pure due batterie d'automobile, vetri, bidoni e vario materiale edile. E perché no, un boiler e quattro copertoni. Ecco quindi che il menù offerto dall'area della grotta "presso Prosecco" è stato decisamente ricco per i volontari di Sos Carso tornati in azione per ripulire (gratuitamente) il territorio triestino. Complessivamente sono tre le uscite ecologiche compiute nell'anfratto di Prosecco, otturato da circa 40 anni. «Per ora abbiamo trovato l'apertura della cavernetta presente nella grotta, che dovrebbe essere integra dai rifiuti data la sua posizione, cavernetta che sicuramente riapriremo nella prossima uscita. Siamo al 40% del lavoro. Abbiamo scavato 4 metri in profondità (dei 9,5 totali della grotta, ndr) tra terra, rifiuti e materiali edili», racconta il portavoce di Sos Carso Cristian Bencich. La pulizia, organizzata assieme ai soci della Società Adriatica di Speleologia, ha visto tra l'altro il rinvenimento di un vero e proprio reperto storico: una lattina di Coca Cola dei Mondiali di calcio svoltisi in Argentina nel 1978. Ma i volontari di Sos Carso sono entrati in azione anche a Borgo San Sergio. Nell'area delle "cascatelle" sono stati trovati circa 30 metri cubi tra ferraglia, plastiche, coperture in vetroresina e materiale edile, oltre a 38 pneumatici, cinque bidoni, due forni, due boiler, mobili, tavoli e altro materiale ancora per un totale di 33 sacchi neri di rifiuti piccoli vari. In occasione della manifestazione mondiale del Word Cleanup Day 2019 la giornata ha visto in prima linea i volontari di diverse associazioni quali Trieste Senza Sprechi, Trieste Altruista e pure l'associazione ambientalista "Eugenio Rosmann" di Monfalcone. Una giornata veramente impegnativa, ma anche ricca di soddisfazioni per i 40 partecipanti. Anche se il lavoro non è stato ancora del tutto completato, tanto che per il futuro immediato, l'associazione ambientalista apolitica ed apartitica ha già le idee chiare come racconta il cofondatore di Sos Carso Furio Alessi: «Per ultimare il lavoro possiamo tranquillamente dire che ci vorranno ancora almeno altre due uscite. In questo momento siamo circa a un 70% del lavoro fatto. Onestamente non pensavamo di trovare così tanti rifiuti nascosti tra il verde. Ancora un grande grazie a tutte le persone che hanno deciso di investire il loro tempo e le loro forze». Il lavoro di Sos Carso si inserisce in una vasta azione capillare sul territorio provinciale di Trieste. Pulizia di grotte, doline, boschi, ma non solo. L'associazione si è contraddistinta per la rimessa a nuovo di qualche manufatto, come la vedetta Slataper di Santa Croce e la vedetta d'Italia vicino al santuario di Monte Grisa. «Noi ci mettiamo la buona volontà e il nostro tempo, certo è che - conclude Bencich - questi lavori continuano a basarsi sul volontariato. Confidiamo sempre che le istituzioni pubbliche possano supportarci». 

Riccardo Tosques

 

 

In Fvg arriva l'energia pulita «Così tagliamo gli sprechi»

Dai contatori intelligenti per risparmiare sulla bolletta ai prezzi flessibili: come cambia un mercato che dovrà rinunciare alle centrali a carbone

TRIESTE. Vantaggi per i consumatori, tra cui i contatori intelligenti, prezzi dinamici e possibilità di cambiare fornitore più rapidamente di quanto accade oggi. E ancora, soppressione graduale degli aiuti di Stato alle centrali a carbone e nuove misure Ue per prevenire blackout elettrici. Sono i punti centrali delle nuove regole per creare un mercato europeo dell'elettricità più pulito, più competitivo e in grado di affrontare più efficacemente le emergenze. Ieri a Udine, nella sede di palazzo Torriani, Confindustria ha promosso un convegno per informare le imprese sul cambio di paradigma che interesserà il settore con l'attuazione del cosiddetto Pacchetto Energia Pulita (Clean Energy Package), approvato a maggio 2019, che ha avviato nel mercato elettrico europeo un mutamento strutturale.«Dobbiamo aiutare le imprese a ridurre i costi energetici e scegliere le tecnologie più performanti, accompagnando l'uscita dalle fonti fossili per entrare nelle rinnovabili investendo in eolico, fotovoltaico, geotermico, senza però penalizzare né le imprese, né il mercato, né i singoli utenti finali», le parole del presidente del consorzio Friuli Energia Marco Bruseschi, deciso nel sottolinea come il "Pacchetto" imponga una strada segnata: «Dobbiamo solo decidere che cosa intendiamo fare a livello di Paese per realizzare gli obiettivi previsti fino al 2030». Concretamente, il vettore elettrico è stato collocato al centro delle politiche comunitarie di decarbonizzazione, fortemente indirizzate a una diminuzione delle emissioni del 50% nei prossimi dieci anni e a un sistema economico a "emissioni zero" nel 2050. «Adesso stiamo chiudendo le quattro centrali a carbone - osserva ancora Bruseschi -, che dovranno essere sostituite da una centrale a metano o dalle rinnovabili. Quale l'impatto delle novità sulle aziende? Stanno virtuosamente facendo molti investimenti per la competitività, perché dobbiamo assolutamente colmare un gap con Francia e Germania, avendo noi un costo più alto delle commodities». Il nuovo regolamento interessa naturalmente anche i consumatori, che avranno accesso a contatori intelligenti (per ridurre gli sprechi e risparmiare in bolletta) e a prezzi dinamici. Disporranno inoltre della possibilità di cambiare fornitore senza costi, entro un periodo massimo di tre settimane (24 ore entro il 2026). Gli Stati membri potranno anche regolamentare temporaneamente i prezzi per assistere e proteggere le famiglie povere o vulnerabili, mentre sistemi di sicurezza sociale faranno da rimedio alla povertà energetica. Nel convegno di ieri, presenti tra gli altri il presidente di Pordenone Energia Valerio Pontarolo, e del consorzio Energia Confindustria Fvg Alessio Lilli, l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, che ha ribadito la posizione della Regione sulla centrale di Krsko - contrarietà al nucleare, ma urgenza di maggiori controlli, c'è pure l'ipotesi di acquisto delle quote -, ha quindi annunciato il progetto di educazione ambientale per la creazione di "Green energy park" in regione, percorsi formativi fin dalla prima infanzia dedicati all'università e alle imprese. 

Marco Ballico

 

 

Centrale di Krsko, fra Slovenia e Croazia niente accordo sulle scorie da smaltire

Fumata nera dall'incontro a Bled. Il trattato bilaterale permette lo stoccaggio comune solo per i materiali provenienti dall'impianto sloveno

LUBIANA. Nella sessione di ieri della Commissione interstatale per la centrale nucleare di Krsko (Nek) a Bled, la Slovenia e la Croazia non sono riuscite a raggiungere un accordo su una discarica nucleare comune a Vrbina. La Croazia prosegue quindi le attività per la ricerca di una sua discarica, rinfocolando la rabbia degli ecologisti della Bosnia-Erzegovina al cui confine Zagabria avrebbe identificato un nuovo sito per le scorie nucleari.In questo momento non vi è una soluzione comune per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a basso e medio livello. «La Slovenia va quindi avanti per la sua strada puntando su Vrbina. Tuttavia, restiamo aperti ai colloqui con la Croazia, ovviamente, in conformità con l'accordo interstatale», ha detto il ministro delle Infrastrutture Alenka Bratusek dopo l'incontro che si è svolto a Bled. Il ministro croato per l'Ambiente e l'Energia Tomislav Coric ha spiegato che diversi aspetti della discarica condivisa a Vrbina sono problematici per il suo Paese in quanto tale soluzione presuppone solo lo smaltimento dei rifiuti generati in Nek. Ciò significa che la Croazia non ha una soluzione per i rifiuti prodotti dalle proprie aziene pubbliche, per cui dovrebbe costruire un'altra discarica. Bratusek, dal canto suo, ha affermato che in base a quanto contenuto nel trattato interstatale attualmente è previsto un salvataggio congiunto solo per i rifiuti generati in Nek. «Per il momento, i documenti preparati a livello comunale - ha puntualizzato Bratusek - prevedono solo lo smaltimento dei rifiuti generati nel territorio della Slovenia».Centinaia di persone sono scese intanto in piazza a Novi Grad, una cittadina nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, per protestare contro i piani della vicina Croazia di creare a ridosso del confine, nella zona di Trgovska gora, il deposito per parte delle scorie a bassa e media intensità della centrale nucleare di Krsko. Il deposito, da realizzare in un'area particolarmente ricca dal punto di vista paesaggistico e attraversata dal fiume Una, potrebbe rappresentare un rischio per la natura e per le 250mila persone residenti nell'area. --

 

 

Studenti uniti per rendere la loro città più ecologica - il progetto

Una selezione di studenti delle classi quarte e quinte dei tre Istituti tecnici di Trieste - il "Max Fabiani", il "Volta" e il "Nautico" - partecipano da ieri a venerdì alla seconda edizione di "Sustainable City: Creiamo la resilienza", il concorso ideato e organizzato in occasione di Barcolana da Siram Veolia, gruppo che lavora a soluzioni per la gestione delle risorse ambientali per enti pubblici e imprese. Siram è "gold sponsor" di questa edizione di Barcolana.Lo scorso anno, il progetto ha visto partecipare gli studenti di 11 classi del Volta: i ragazzi avevano lavorato con i propri insegnanti e con i tecnici di Siram Veolia per applicare le misure incentivanti previste nel Conto Termico 2.0 per progettare una "scuola sostenibile". Visto il successo, Siram Veolia ha voluto quest'anno ingrandire l'iniziativa, coinvolgendo tre diverse scuole superiori di secondo grado e spostando il focus dalla progettazione di una scuola sostenibile a quello di una "città sostenibile".A seconda dell'indirizzo delle scuole il concorso, che è stato diviso in tre sezioni: mare, terra e terra-mare - porterà quindi gli studenti a progettare sistemi di climatizzazione, recupero di calore, raccolta e riutilizzo dell'acqua piovana, di sfruttamento dell'energia geotermica e di quella generata dal moto ondoso, con l'obiettivo di migliorare Trieste e renderla quindi resiliente dal punto di vista ambientale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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