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RASSEGNA STAMPA  luglio - dicembre 2021

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 30 settembre 2021

 

 

L'ipotesi del referendum per la nuova centrale a gas

In città soffia il vento del no. Rione Enel e ambientalisti: "L'impianto è fuori tempo"

Soffia il vento del no, in città. Il tenore degli interventi che si susseguono dopo il «giudizio favorevole» emesso il 24 settembre dal Ministero della Transizione ecologica sulla Via è critico. E c'è chi, rievocando i tempi della Snam, ricavalca, senza girarci troppo intorno, l'ipotesi di un referendum su A2A. Sarebbe il quinto, su temi ambientali, dal dopoguerra a oggi nella città del cantiere, sempre che si rivelasse poi fattibile perché la materia è di preminenza regionale e nazionale. Intanto, dopo una prima zampata, nel 2020 della civica Annamaria Furfaro, seguita dal grillino Gualtiero Pin, ora tocca a La Sinistra di Cristiana Morsolin, rilanciare. Del resto sull'argomento della centrale si giocherà parte della prossima, sempre più vicina, campagna amministrativa, con i partiti a interrogare e interrogarsi sul futuro della città. Un po' come a metà anni '90, con il quesito sulla Snam. «Qualcuno si è chiesto cosa pensano i cittadini? E se i residenti non sono stanchi di essere in balìa di decisioni prese altrove?», incalza Morsolin. «Nel 1996 - prosegue - si tenne un referendum cittadino sul progetto di rigassificazione della Snam. Il sindaco di allora, della stessa cricca di "quelli di prima", pur essendo favorevole si attenne all'esito delle urne e il sito industriale non si realizzò. Fu un buon esempio di democrazia». «Chiediamo - arringa - si faccia pure oggi un referendum e l'esito dovrebbe essere vincolante per le successive azioni». Sul più ampio nodo della convivenza tra abitanti e polo energetico interviene anche il gruppo San Valentino, nato nel 2016 alla notizia del rinnovo dell'Aia alla centrale a carbone, che «esprime preoccupazione e contrarietà» all'«approvazione della nuova mega-centrale». Infatti «anziché prendere atto della straordinarietà del momento in cui viviamo e perseguire politiche virtuose nello sviluppo di fonti energetiche pulite vediamo proporre progetti ormai fuori tempo, basati sulla combustione di fonti fossili». «Ci siamo illusi su possibili sviluppi economici diversificati - conclude il gruppo - non più legati all'industria pesante, bensì a settori a più alto valore aggiunto e contenuto tecnologico, ma la nuova centrale a ridosso dell'abitato ci riporta indietro di decenni». Proprio il quartiere si fa sentire con Antonella Paoletti: «Il sì ministeriale arriva nel giorno di apertura del vertice sul clima di Milano con i giovani da tutto il mondo e che dà ragione a Greta Thumberg quando dice che chi decide fa solo dei "bla bla" senza cambiare radicalmente niente. Nulla infatti cambierà per noi abitanti del rione Enel, di Monfalcone e dei dintorni: la quantità di CO2 sarà la stessa, visto che la potenza della centrale sarà quasi il triplo di quella attuale e al posto di alcune polveri e sostanze che produceva il carbone, subentrerà l'ammoniaca». Il progetto tuttavia parla di un taglio dell'anidride carbonica del 64%. «Tutto questo ce lo respireremo - sottolinea Paoletti - e anche meglio di prima, visto che i camini saranno alti meno della metà dell'odierno. I rumori resteranno. «Ma si aggiunge la pericolosità del gas». «Dopo 56 anni di centrale a carbone - afferma - sarebbe stato il momento giusto per cambiare direzione: purtroppo ancora una volta ha vinto il business, con tanti saluti alla qualità della vita del rione. Certamente noi continueremo la nostra battaglia più convinti che mai». Non sono mancate, poi, le prese di posizione politica, con i dem a parlare attraverso la capogruppo Lucia Giurissa: «Da sempre la Lega al timone della Regione è favorevole alla riconversione a metano-idrogeno di A2A: dalla presentazione del progetto tre anni fa al Savoia di Trieste fino al più recente accordo tra l'azienda e la Snam "benedetto" dalla giunta Fedriga, la stessa che ha dato parere favorevole alla riconversione dell'impianto al governo nazionale». Per contro il Carroccio a Monfalcone «ha negli ultimi anni assunto una posizione contraria per coprire i reali intendimenti del centrodestra regionale: si è anche scivolati nel ridicolo con la presentazione di un disegno, non un progetto, con un ristorante al vertice del camino della centrale». Ma «le due Leghe - sempre Giurissa -, si sono ben guardate dall'acconsentire alla reiterata richiesta dell'opposizione di incontrare Fedriga e Scoccimarro in Consiglio o nelle commissioni. Il castello di menzogne architettato nel gioco delle parti sarebbe subito crollato». Ergo, dopo le ultime notizie, «i monfalconesi sanno chi ringraziare». Si affianca nell'invettiva Riccardo Miniussi di Onda laboratorio civico: «Dobbiamo rilevare che il progetto faraonico lanciato dal sindaco con ristorante sulla sommità della ciminiera copriva un totale disinteresse per la questione, dimostrando l'incapacità a gestire i problemi della città e nel farsi portavoce efficace nei confronti degli enti competenti a decidere il futuro del nostro territorio». Mobilitazione anche dagli ambientalisti con l'associazione Rosmann, stando alla quale «le emissioni di CO2, visto l'aumento dei megawatt da 336 a 860, rimarranno pressoché invariate». «La centrale a gas - ancora il sodalizio - emetterà tra le altre cose polveri sottili, che ricadranno su una popolazione e territorio già provati dal carbone. Il dato più preoccupante è l'emissione di ammoniaca NH3, 45 ton/annue sia nell'Aia previgente che nell'attuale: saliranno a 108 nel ciclo combinato e 95 nel mix aperto/combinato».

Tiziana Carpinelli

 

Duino, no ambientalista alla riconversione della vicina centrale A2A - la presa di posizione

DUINO AURISINA. «No alla proposta di produzione di energia elettrica in una centrale termoelettrica alimentata a gas metano, con una potenza quasi pari a quella di Krsko, e a quella che prevede di mantenere attiva la centrale a carbone sino al 2025, anno in cui dovrebbe essere dismessa». È un doppio no quello espresso dal gruppo "Salute e ambiente" di Duino, attraverso il portavoce Danilo Antoni, in relazione al procedimento di Valutazione dell'impatto ambientale sul progetto per le modifiche della centrale termoelettrica presentate dalla A2a Energiefuture spa , accolte favorevolmente da Roma. «Lo scorso anno - ricorda Antoni - abbiamo presentato, a titolo di opposizione, le nostre osservazioni, in accordo con altri gruppi di lavoro e associazioni, incentrate sul fatto che l'impianto, che giudichiamo nocivo, è situato nel centro cittadino e a stretto contatto con un luogo sensibile e delicato dal punto di vista archeologico, ambientale, paesaggistico. In questa analisi abbiamo collaborato anche con le amministrazioni di Monfalcone e Duino Aurisina, che hanno espresso anch'esse contrarietà a tale progetto che, a nostro avviso, non garantisce, in un ambiente già saturo di emissioni, che quelle aggiuntive di inquinanti, micro-particelle e metalli pesanti rientrino, combinandosi con le esistenti, nel limite di legge».«In sostanza - conclude l'ambientalista di Duino - tra il centro di Monfalcone e il golfo si avrebbe un'area industriale che non apporterebbe alcun beneficio, ma precluderebbe anzi la possibilità di un futuro sviluppo sostenibile in un intero sistema economico produttivo».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 29 settembre 2021

 

 

Dal ministero via libera al progetto della nuova centrale a metano di A2A

Dal dicastero della Transizione ecologica "giudizio positivo di compatibilità ambientale". Tra tre mesi l'autorizzazione definitiva

Da Roma è arrivato un «giudizio positivo di compatibilità ambientale» per il progetto di riconversione a gas metano della centrale termoelettrica A2A di Monfalcone che ora funziona a carbone. È un parere importante quello che arriva dal ministero, si tratta della Via (Valutazione di impatto ambientale) firmata dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani «di concerto» con quello della Cultura e beni ambientali Dario Franceschini. A2A ha 5 anni di tempo per realizzare la nuova centrale che sarà molto più ridotta da quella attuale (3 ettari di superficie contro gli attuali 19) e ci sarà anche minor impatto paesaggistico visto che sarà anche demolita la ciminiera alta 150 metri. Ma soprattutto Monfalcone, ed ecco anche perché il via libera, diventerà una delle città chiave per la transizione ecologica: la centrale sarà infatti sede della sperimentazione di un processo misto (in termini tecnici blending) che integrerà l'attività produttiva a metano con quella a idrogeno. Sarà la Snam, grazie a un accordo firmato nel 2020 con A2A con l'obiettivo di ridurre le emissioni di Co2 (un programma nazionale) a portare già miscelato l'idrogeno (al 30% per ora) negli stessi tubi del metano. Ma la cosa che forse non tutti sanno è che quasi certamente questa miscela arriverà anche nelle case dove ci sono le caldaie a metano che dovranno essere "ritarate" in modo semplice per questo nuovo mix (come avviene ora per regolare aria/gas). Un progetto energetico che in queste settimane assume un grande rilievo, soprattutto dopo le notizie sulla crisi energetica con il rischio di aumenti delle bollette sino al 40%. Si tratta, certo, di una crisi strutturale, momentanea, una tempesta economica perfetta (che arriva da lontano dal Sud America che a causa della siccità ha iniziato a bruciare metano visto il vuoto nelle centrali idroelettriche oltre che dalla Cina che consuma sempre di più) ma che ha fatto suonare il campanello di allarme in Italia, un paese che dipende come pochi altri dall'estero per approvvigionamento di energia. Questo sì da Roma comunque non è un via libera definitivo. Il Ministero della transizione ecologica ha dato parere favorevole al Via dopo l'istanza autorizzativa presentata da A2A per il ciclo combinato nel dicembre 2019. Ora entra in gioco un altro strumento che alla fine viene sempre gestito dal ministero: la conferenza dei servizi dove confluiscono tutti i pareri degli enti e delle amministrazioni interessati dal progetto della centrale. A valle di questo Via infatti sarà riaperta (si era aperta all'avvio dell'istanza a dicembre 2019 ma poi è stata chiusa in attesa del Via) per giungere all'Autorizzazione unica.Da adesso infatti dovranno passare altri 75 giorni, durante i quali la conferenza dei servizi dovrà raccogliere ulteriori pareri. Soltanto alla fine del percorso, se tutto si concluderà positivamente (ricorsi permettendo) ci sarà il decreto di Autorizzazione unica definitiva.

Giulio Garau

 

Cisint: "Ci riserviamo le azioni necessarie" - Il Dem Moretti "Subito lo stop al carbone"

Per l'amministrazione la futura struttura è "inaccettabile". E Legambiente ironizza "Un vero capolavoro del Ministero"

Se il parere ministeriale è favorevole, quello di Anna Cisint prevedibilmente non si sposta di una virgola: bolla infatti come «inaccettabile» l'impianto proposto. Di conseguenza, il passaggio successivo del Comune non può che essere quello di «riservarsi le azioni necessarie», precisando che la Valutazione d'impatto ambientale «è uno degli elementi di un procedimento, non l'unico». Altro, logico, step: l'approfondimento del documento e la valutazione delle prescrizioni previste, in termini di misure tese a prevenire gli impatti. Per il sindaco di Monfalcone «la decisione dei ministri Cingolani e Franceschini sulla Via è parte di una procedura avviata due anni fa da A2A» che «non riduce né inficia le ragioni della contrarietà da parte della nostra amministrazione sull'ipotesi del nuovo impianto, né rappresenta la fase conclusiva della vicenda, dove restano nodi importanti da sciogliere». Il Comune rivendica «solide motivazioni di sostenibilità, economiche e sociali». Di più: gli investimenti di A2A non costituiscono «alcun valore aggiunto per il nostro territorio», anzi rappresentano solo «un vantaggio, legittimo, di carattere finanziario per chi li propone». Toni durissimi. Perché? «L'impianto - sostiene - avrà una potenza praticamente tripla di quello attuale e tripla sarà anche la produzione di Co2». In realtà il piano di sostenibilità della nuova centrale prevede un taglio di queste specifiche emissioni del 64%. «Altro che economia green - rincara Cisint -: si va in senso contrario». Quanto alla «situazione sanitaria, ribadisco: non è tra le più floride». Mentre sotto il profilo occupazionale, si impiegherà «non più di una trentina di addetti». «Abbiamo proposto un'alternativa - ricorda il sindaco - con la valorizzazione della portualità e nautica oltre a un centro di eccellenza per lo studio dell'idrogeno». «La realtà - ancora Cisint - è che la volontà di realizzare la nuova centrale a gas è legata al meccanismo perverso del capacity market, in base al quale, pur se non c'è carenza di energia in Italia, verrà corrisposto un rimborso per la costruzione dell'impianto, grossomodo il doppio dell'investimento, cioè 900 milioni rispetto ai 500 previsti per le opere». «È bene sapere però - conclude - che la decisione ora presa dai ministri, non significa prossimo inizio dei lavori, basti pensare all'escavo portuale: Via concessa 7 anni fa e opere ancora da iniziare». Diametralmente opposte le considerazioni del capogruppo regionale del Pd Diego Moretti, che puntualizza: «Dopo il parere favorevole con prescrizioni della giunta Fedriga di qualche mese fa, il Governo e i ministri competenti non potevano che esprimere un parere altrettanto favorevole con le prescrizioni dei vari enti coinvolti». «Credo che adesso - ribatte - sia corretto procedere al più presto con la chiusura della centrale a carbone e l'avvio della conversione a gas, degli investimenti previsti sul territorio, anche in materia di energia rinnovabile, per quasi 500 milioni, e con il rispetto degli accordi sindacali legati al mantenimento occupazionale». Chiudendo «i contenziosi aperti dal Comune o le sue proposte tanto avveniristiche quanto irrealizzabili, tipo l'ex ciminiera panoramica». «Piuttosto - conclude il dem - con A2A la Regione intavoli subito una seria trattativa affinché Monfalcone diventi polo regionale per la ricerca sull'idrogeno e il territorio abbia quei benefici che con la centrale a carbone non ha mai avuto». Legambiente invece ironizza, definendo il parere «un vero capolavoro», sul ministro per la Transizione ecologica che ha «dimostrato tutta l'inadeguatezza dopo che, a distanza di oltre 7 mesi dall'insediamento, si è distinto per l'endorsement all'agonizzante tecnologia nucleare, le perplessità sulla mobilità elettrica e ora il via libera a riconversioni a gas naturale». «Indietro tutta - rincara -, con buona pace delle centinaia di migliaia di giovani dei Fridays for Future». Per Legambiente «A2A ha preferito adagiarsi su collaudate e obsolete modalità produttive piuttosto che creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio». E «la politica non ha aiutato, divisa su una questione dirimente per la città e la regione, le organizzazioni sindacali ancora meno, concentrate a difendere posti di lavoro anziché studiare un modello per creare ancor più occupazione».

Tiziana Carpinelli

 

 

Giardino di Guardiella nel degrado Via ai lavori per rimetterlo in sesto

Il rinnovo riguarderà in particolare la zona giochi dedicata ai più piccoli

Tempo di nuovo look per il giardino di Guardiella. Sono partiti ieri i lavori di riqualificazione dell'area, per complessivi mille metri quadrati, compresa fra la via omonima e viale al Cacciatore. L'intervento riguarderà la zona dedicata ai più piccoli, che verrà attrezzata con giochi a carattere inclusivo, destinati anche ai portatori di handicap. Il perimetro del nuovo giardino sarà recintato e illuminato. Nuovi anche il prato, gli accessi e i dissuasori in legno su viale al Cacciatore. Verranno inoltre adottati dei precisi accorgimenti per ridurre l'erosione del terreno a causa delle acque provenienti dallo stesso viale. «Il recupero del giardino di Guardiella fa parte di un complessivo percorso di risistemazione di altre aree verdi e di altri parchi cittadini dall'importo complessivo di 300 mila euro», ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi: «Oltre a Guardiella altri interventi sono previsti nel parco di Villa Revoltella e nei giardini di Villa Cosulich, Fumaneri a Borgo San Sergio e Mascherini in piazza Carlo Alberto. L'amministrazione comunale negli ultimi cinque anni ha investito oltre cinque milioni di euro in aree verdi, a dimostrazione di quanto sia sensibile al tema». I lavori consentiranno la riqualificazione di un'area di cui da anni i residenti auspicavano una sistemazione: un "sentiment" che portò anche a una raccolta firme. «Questo intervento è figlio di due mozioni del 2014 e del 2017 - così il consigliere circoscrizionale Raffaele Tozzi, che ha ricordato come per primo si sia speso per il recupero dell'area - perciò i lavori adesso non possono che fare piacere. Con quest'intervento l'area in questione vedrà la fine di un degrado che stona con il contesto del rione nel quale è situato». Nel corso dell'incontro è stato confermato anche l'avvio, all'interno del giardino pubblico de Tommasini, dell'intervento di posizionamento del nuovo gioco multifunzionale in sostituzione di quello recentemente eliminato a causa della sua vetustà.

Lorenzo Degrassi

 

 

SEGNALAZIONI - Scolaresche in azione - Puliamo insieme il nostro mondo

Caro direttore, venerdì 24 settembre scorso abbiamo partecipato all'iniziativa nazionale Puliamo il mondo, organizzata da Legambiente. Per prima cosa ci siamo vestiti con tutto il necessario: i guanti, il cappellino, una pettorina, i sacchetti dell'immondizia. Avevamo anche uno striscione con il logo della manifestazione. Abbiamo ripulito per bene i Giardini Europa di Muggia, dove ci aspettavano gli amici di Legambiente. Quindi, armati dei nostri sacchetti, siamo partiti alla ricerca di tutta la spazzatura sparsa per il giardinetto e abbiamo trovato di tutto! Carta, bottigliette, plastica, sigarette, lattine, mattonelle, ferri, tappi, scarpe, tegole, contenitori dei succhi sono tra gli oggetti asportati. Poi abbiamo vuotato tutti i sacchetti sui teli grandi e, con un gioco, abbiamo fatto la differenziata per poter gettare i rifiuti nei contenitori giusti e poi riciclarli. Abbiamo imparato tante cose sull'ambiente! Non dobbiamo inquinare per proteggere gli animali, le piante, le persone; bisogna gettare le immondizie nei bidoni e non per terra, e possibilmente fare la raccolta differenziata. Abbiamo pensato che non serve tanto pulire, se dopo sei tu che sporchi. Alla fine di questa mattinata, tutti insieme, abbiamo deciso comunque che sarebbe utile rifare una volta al mese questa esperienza e desideriamo invitare anche altre classi. Quindi ci rivedrete all'opera!

I bambini della 4A e 4CScuola De Amicis Ic Lucio Muggia

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MARTEDI', 28 settembre 2021

 

L’approvazione della VIA per la centrale A2A è uno schiaffo per il Clima e per il territorio

Legambiente: per il Ministero, la Transizione Ecologica passa per il gas naturale.

Il Ministero per la Transizione Ecologica ha approvato la VIA per il progetto di trasformazione a gas naturale della centrale a carbone di A2A Energiefuture, dimostrando tutta l’inadeguatezza di un ministro che, a distanza di oltre sette mesi dal suo insediamento, si è distinto per l’endorsement all’agonizzante tecnologia nucleare, per aver espresso perplessità sulla mobilità elettrica e ora per dare il via libera a riconversioni a gas naturale. Un vero capolavoro! Indietro tutta, verrebbe da dire, con buona pace delle centinaia di migliaia dei giovani dei Fridays for Future, scesi in piazza pochi giorni fa per chiedere di fermare le emissioni di gas climalteranti. La drammatica situazione climatica, testimoniata ogni giorno da nuove tragedie causate da eventi climatici estremi (oltre 200 nei soli primi sette mesi di quest’anno!), il rapido espandersi delle tecnologie legate alle fonti rinnovabili di energia (Eolico off shore, Agrivoltaico, sistemi di accumulo elettrochimico sempre più efficienti) tenuti a freno a tutto beneficio delle lobby del petrolio e del gas, sembrano lasciare indifferenti coloro che dovrebbero imprimere una svolta decisa verso la decarbonizzazione. Nel caso specifico di Monfalcone, A2A ha preferito adagiarsi su collaudate e obsolete modalità produttive piuttosto che creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio. La politica non ha aiutato, divisa su una questione dirimente per la città e per la Regione stessa, le organizzazioni sindacali ancora meno, concentrati a difendere posti di lavoro senza proporre alcunché di nuovo, anzichè studiare un modello per creare ancora più occupazione. Nel sito si sarebbero potute sviluppare molte opportunità, come abbiamo proposto in questi anni: un Parco Fotovoltaico di alcuni MW di potenza installata e sistemi di acculo elettrochimico; un “Distretto industriale delle Rinnovabili e dell’Idrogeno”, dedicato alla produzione di componenti e sistemi per Fonti Rinnovabili e per la produzione di Idrogeno verde in collaborazione con imprese, università e centri di ricerca; impianti dedicati al recupero di materiali derivanti dalla differenziazione di quei rifiuti che hanno difficoltà a “chiudere il ciclo” per la mancanza di un bacino di produzione adeguato o hanno la necessità di trovare modalità di smaltimento efficienti e sostenibili (raccolta e trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche- Raee, massimizzando il recupero e la valorizzazione dei materiali). Lo sviluppo delle attività portuali avrebbe, infine, favorito nuovi traffici e garantito un saldo occupazionale decisamente positivo. Naturalmente, l’autorizzazione del progetto non significa automaticamente la realizzazione dell’impianto, nel senso che, mentre la produzione di energia da combustibili fossili non ha più nulla da dire in termini di evoluzione tecnologica ed anzi potrebbe auspicabilmente essere ancora penalizzata da sistemi di tassazione della CO2, il settore delle rinnovabili e degli accumuli è in grande espansione ed a costi sempre più competitivi. L’emergenza climatica è una cosa seria e sarà devastante; purtroppo solo queste condizioni costringeranno la politica a compiere le scelte necessarie. Il rischio è che sarà troppo tardi…

Legambiente del Friuli - Venezia Giulia APS -  Legambiente circolo “Ignazio Zanutto” APS Monfalcone

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 28 settembre 2021

 

 

Ciclabili, verde e reti di servizi dalla stazione all'Idrodinamica per 9 milioni in Porto vecchio

Il Comune lancia il bando per il secondo lotto su viabilità e infrastrutture. Previsti 635 giorni di lavori. Le offerte attese entro il 5 novembre.

la gara - Piste ciclabili, aiuole, verde, acqua, fognature, gas, illuminazione pubblica, reti tecnologiche: tutta la parte di Porto vecchio che va dalla Centrale idrodinamica al varco di largo Città di Santos verrà rivoltata come un calzino. Si è fatto attendere quasi un anno poi si è finalmente appalesato: salvo complicazioni, il Secondo lotto di opere, destinato a realizzare strade e infrastrutture di servizio in Porto vecchio, potrebbe conoscere il cantiere all'inizio del prossimo anno. A spezzare l'incantesimo di una lentezza motivata da un insieme di ragioni burocratiche (compresa una certa flemma del validatore progettuale) e dalla priorità attribuita al primo lotto coincidente con Esof, ecco il bando di gara pubblicato proprio ieri in Albo pretorio, preceduto dalla cosiddetta determina a contrarre, firmata dal direttore dipartimentale Giulio Bernetti, che del Secondo lotto è anche responsabile del procedimento. Il valore dell'operazione è ingente, una cifra più o meno analoga al rifacimento della galleria Montebello Foraggi: 9 milioni di euro, comprensivi di Iva. La sequenza degli atti, secondo Bernetti e il direttore di gare-appalti Riccardo Vatta, è questa: le offerte vanno presentate entro le 12.30 di venerdì 5 novembre per essere aperte il lunedì 8 successivo. Trattandosi di una gara per la quale viene adottato il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, sarà nominata una commissione esaminatrice che dovrebbe essere in grado di adempiere alla missione nel giro di un mese. Se tutto ciò si avverasse, l'aggiudicazione potrebbe avvenire prima di Natale. L'offerta tecnica sarà quotata 80 punti, quella economica 20. Certo, bisogna considerare il periodo di "stand still" e toccare ferro per eventuali ricorsi, ma con un pizzico di ottimismo la cronoprocedura di Bernetti potrà funzionare. Anche perchè il bandola determina prevede 635 giorni di lavori, poco meno di due anni dal 2021 al 2023. In parte coincidenti con la realizzazione del Museo del mare al Magazzino 26, che si trova nelle immediate adiacenze dell'area riguardante il Secondo lotto. Una volta affidato questo cantiere, il Comune avrà completato gran parte della sua competenza rispetto ai 50 milioni stanziati dal ministero dei Beni culturali per la riqualificazione del Porto vecchio: 5 milioni sono stati investiti sul primo lotto di infrastrutturazione (quello precedente a Esof), 9 saranno impiegati sul secondo come abbiamo appena visto, 22 andranno sulle opere edili del Museo del mare, poi ci sarà un ulteriore tranche di una decina di milioni destinata all'allestimento museale. Sono invece tre milioni quelli dedicati al refitting della gru-pontone Ursus, di cui si occupa - per evidente simmetria - il consorzio Ursus, formato da Comune, Autorità, Regione per promuovere e valorizzare Porto vecchio. Ricordiamo infine che la gara per ottenere la commessa da 22 milioni, incaricata di concretizzare il progetto dell'architetto sivigliano Guillermo Vazquez Consuegra, aspetta le offerte per il prossimo 4 ottobre.

magr

 

 

Radar vicino alla Diga contro l'inquinamento - il frutto dell'accordo tra la Lega Navale e l'Arpa

Una doppia firma per la salvaguardia del mare. Ieri, sul Molo Audace, nel quinto appuntamento del ciclo d'incontri organizzato dall'Arpa Fvg in collaborazione con l'Autorità portuale, si sono impegnati in una convenzione la Lega Navale, concessionaria dell'area della Diga vecchia, rappresentata dal presidente Pierpaolo Scubini, e la stessa Arpa Fvg, con il direttore tecnico-scientifico Anna Lutman, per inserire un radar meteo-marino posto proprio vicino alla Diga che permetterà di monitorare le correnti superficiali e l'altezza delle onde. Grazie a questo e altri strumenti, si analizzerà l'evolversi di eventuali sversamenti d'idrocarburi e si contribuirà a ridurre i tempi d'intervento delle autorità, in primis la Capitaneria. Ma ieri sono stati presentati anche tre dei sei progetti europei aderenti al programma Interreg tra Italia e Croazia avviati nell'Alto Adriatico con il coinvolgimento dell'Arpa Fvg. In totale i finanziamenti corrispondono a 33,2 milioni, di cui 1,8 destinati all'agenzia regionale. Diversi i temi: dall'analisi dell'evoluzione dei cambiamenti climatici nell'Adriatico all'aumento della conoscenza dell'ambiente marino fino all'analisi dei rumori subacquei. Presente il comandante della Capitaneria, l'ammiraglio Vincenzo Vitale, che ha lamentato per l'Adriatico «la mancanza di un accordo con i paesi vicini, Slovenia e Croazia», nei casi d'intervento delle forze preposte in mare. A dargli man forte l'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, che ha auspicato l'organizzazione il prossimo anno di «una mini conferenza di Parigi per l'area mitteleuropea». Nota positiva: il 6 e il 7 settembre le analisi Arpa hanno confermato la balneabilità di tutti i tratti di costa regionali e delle acque interne dedicate alle attività ricreative.

Benedetta Moro

 

 

Area della Rocca piena di rifiuti Legambiente raccoglie 8 sacchi

Dalle immondizie indifferenziate alla plastica sino alle lattine e alle bottiglie di vetro e ai mozziconi di sigaretta. In azione 43 studenti dell'istituto socio sanitario

La zona ai piedi della Rocca continua a restituire rifiuti, confermando di essere un'area amata per picnic tanto estemporanei quanto poco rispettosi dell'ambiente. A distanza di quasi sette mesi dalla pulizia di primavera organizzata dal Comune con il supporto logistico della Protezione civile e al quale hanno aderito alcune associazioni e singoli cittadini, l'azione svolta sabato mattina dal circolo locale di Legambiente assieme a due classi dell'indirizzo sociosanitario dell'Isis Pertini nell'ambito della campagna Puliamo il mondo ha prodotto 2 sacchi di rifiuti indifferenziati, 3 di plastica e lattine da riciclare, 3 di bottiglie di vetro e due monitor. Al raccolto vanno aggiunte anche due bottiglie di mozziconi di sigaretta, in gran parte concentrati nei pressi delle panchine nell'area verde a ridosso del parcheggio ai piedi della fortezza. Sono stati ritrovati inoltre pezzi metallici, un filtro d'olio minerale, una batteria di cellulare. Un buon bottino, secondo Legambiente, considerando che l'area è molto frequentata, viene spesso ripulita dai servizi comunali, ma è anche meta di persone che bivaccano, non sempre attente alla natura che li circonda, nonostante le modifiche introdotte nel regolamento di polizia urbana che vietano di effettuare picnic in zona carsica al di fuori delle zone dedicate. Legambiente ha del resto potuto contare sull'aiuto dei 43 studenti dell'indirizzo sociosanitario, giunti in gran parte al piazzale del parcheggio della Rocca a bordo delle nuove e fiammanti biciclette acquistate dal loro istituto e subito inaugurate per l'occasione, accompagnati dalla Polizia locale. A dare man forte sono poi intervenuti anche altri volontari e soci del Circolo Ignazio Zanutto che insieme, e suddivisi in due squadre, hanno ripulito dai rifiuti sia l'area ad ovest del parcheggio sia la salita della Rocca e l'area circostante. I dati della pulizia contribuiranno inoltre a "monitorare" il territorio, nell'ambito del progetto di Legambiente Fvg "Occhio al Territorio", che ha lo scopo di raccogliere le informazioni ambientali che ne derivano e archiviarle su un apposito sistema informativo geografico per tenere sotto osservazione l'andamento dei fenomeni ed avanzare proposte adeguate. L'iniziativa di sabato mattina si è in ogni caso conclusa con una breve visita alla Rocca, dove la guida Andrea Ferletic ha spiegato agli studenti il contesto storico-archeologico che molti dei ragazzi non conoscevano. I prossimi appuntamenti con Puliamo il mondo sono previsti al Lido di Staranzano venerdì con una mattinata dedicata alle scuole e sabato, con un'azione di salvaguardia ambientale aperta a tutti.

Laura Blasich

 

 

Gli "Amici del Parco" si oppongono con forza alla centrale sull'Isonzo

Il comitato "Amici del parco" esprime netta nostra posizione sulla centrale idroelettrica che si intenderebbe costruire nel Parco sull'Isonzo. «Siamo ovviamente favorevoli alle energie rinnovabili, ma siamo fermamente convinti che in questo caso la scelta del sito della centrale (un Parco naturale) sia assolutamente sbagliata», scrivono in una nota. «L'iter di approvazione del progetto presenta decisamente aspetti poco chiari e per certi versi paradossali. Non è dato sapere quali servizi e, a tutt'oggi, sono ignoti sia i dettagli del progetto, sia l'impatto che la centrale avrà sul fiume e sull'habitat naturale del Parco. Ricordiamo che il sito individuato dal progetto per la realizzazione della centrale è uno dei punti più suggestivi dell'area golenale, frequentato dai visitatori che vogliano accedere all'argine e godere la bellezza dell'Isonzo». Il Comitato esprime inoltre profonda delusione per il mancato coinvolgimento dei cittadini e dello stesso Comitato, tenuti all'oscuro del progetto fino alla conclusione dell'iter approvativo. «Chiediamo un deciso cambio di rotta nella gestione del patrimonio naturalistico e delle risorse ambientali pubbliche che appartengono - lo ribadiamo - alla Comunità e alle future generazioni. Attendiamo chiarezza sui dettagli del progetto che valuteremo con la massima attenzione e ci riserviamo di intraprendere ogni possibile azione a tutela e salvaguardia del fiume e del Parco».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 27 settembre 2021

 

 

I Giardini Europa ripuliti da oltre cinquanta bimbi - A MUGGIA INIZIATIVA DI LEGAMBIENTE

MUGGIA. Più di cinquanta "operatori ecologici" in erba - una bella squadra di allieve e allievi delle classi quarte della scuola De Amicis di Muggia con le loro maestre - hanno ripulito nei giorni scorsi i giardini Europa nel centro cittadino, nell'ambito dell'iniziativa nazionale di Legambiente "Puliamo il Mondo". Bottiglie, lattine, qualche cartone e tanta, tanta plastica: questo il "frutto" di tre ore di lavoro fatto divertendosi e in piena sicurezza, intervallate da "istruzioni ambientali" fornite dall'istruttore di Legambiente, che ha esordito dicendo: «Queste immondizie, molte delle quali riciclabili, sono su questo prato perché tanti "distratti" le hanno buttate. Dobbiamo riflettere sempre su ogni gesto che facciamo». Prosegue fattivamente la collaborazione tra il circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste e l'amministrazione comunale muggesana. Quest'estate ci sono stati cinque incontri con i bambini e i ragazzi che hanno frequentato il "Ricremattina", dedicati al tema della salute del mare e dell'ambiente e centrati sul grave problema dei rifiuti e delle plastiche in mare, con la partecipazione di Andrea Wehrenfennig e Alice Puzzo di Legambiente, che si sono serviti di poster a colori per illustrare gli effetti delle plastiche e delle microplastiche in mare. «Per la salvaguardia dell'ambiente - ha rimarcato l'assessore comunale all'Ambiente, Laura Litteri - ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte, a volte anche con qualche piccolo sacrificio, rinunciando a delle comodità. Per questo è importante che ci sia un'educazione ambientale che inizi dai giovani che sono il terreno fertile nel quale impiantare il seme delle buone pratiche che hanno, poi, effetti positivi per il pianeta in cui viviamo. Ringrazio Legambiente che ancora una volta è stata disponibile a collaborare con il Comune per inculcare nei ragazzi il rispetto dell'ambiente».

Luigi Putignano

 

L'errato smaltimento dei rifiuti favorisce l'aumento dei cinghiali

Sus scrofa è il suo nome scientifico, animale selvatico progenitore di gran parte delle specie di maiale domestico, ampiamente diffuso sul Continente euroasiatico e sulla porzione settentrionale dell'Africa. Il cinghiale non riscuote particolari simpatie, anzi: molto spesso viene apostrofato come una vera e propria forza distruttrice, soprattutto quando crea danni nel settore dell'agricoltura. A queste accuse gli animalisti controbattono dicendo che, com'è valido per ogni altro selvatico, si comporta in un determinato modo semplicemente perché questa è la sua natura. Negli ultimi 15 anni la quantità degli individui di questa specie è notevolmente aumentata. Condizione che li ha spinti a ricercare nuovi contesti dove potersi nutrire, raggiungendo così campagne e addirittura città. È il caso di Roma che in questi giorni, secondo i media nazionali, è alle prese con una reale invasione di esemplari sempre più confidenti e a proprio agio perfino tra le automobili in sosta. Il portale ufficiale della Regione Lazio, ovvero parchilazio.it, spiega: "Incontrare un cinghiale sulla propria strada quando ci si avventura in passeggiate nei boschi è un'ipotesi da tenere in considerazione. Il cinghiale, così come tutti gli animali selvatici ha un'innata diffidenza nei confronti dell'uomo e la sua prima reazione, anche in branco, sarà sempre quella di allontanarsi da lui". L'ungulato, sempre secondo la regione, potrebbe essere pericoloso solo in due situazioni: qualora si trovi senza vie di fuga e nel caso debba difendere la prole. Ma non solo nella Capitale, la loro presenza viene segnalata anche in altre città d'Italia. Importante è non "invitarli" nei centri abitati: a tale proposito l'Ispra, Istituto superiore protezione e ricerca ambientale, sul suo sito ufficiale riporta: "Non dare da mangiare ai cinghiali in città. Fornire cibo è una pratica assolutamente sconsigliabile, in quanto favorisce l'abitudine di questi animali all'uomo con potenziali rischi per le persone, come morsi e spinte violente. Facilitando la loro presenza vicino a strade e abitazioni, c'è la concreta possibilità che avvengano incidenti stradali provocati dal loro attraversamento. Si ricorda, infine, che il foraggiamento dei cinghiali è espressamente vietato dalla legge 221/2015 che prevede, per chi contravviene a tale norma, l'arresto da 2 a 6 mesi o l'ammenda da EUR 500 a 2.000". L'errato smaltimento dei rifiuti urbani funge da richiamo, oltre che per gli ungulati, per numerose specie di animali selvatici. L'habitat naturale del cinghiale comprende diverse tipologie di scenari, colonizza praticamente ogni tipo di ambiente, dai rilievi collinari a quelli montani. Onnivoro e dalla dieta variegata, si ciba principalmente di vegetali (ghiande, frutti, tuberi, radici, funghi), ma non disdegna nemmeno la carne (invertebrati, anfibi, rettili, piccoli roditori, talvolta anche carne delle carcasse). Si tratta di un animale dal grande potenziale riproduttivo che, unito alla capacità di spostarsi e adattarsi, gli consente una buona riuscita nella colonizzazione. Il loro accoppiamento si svolge nei mesi invernali, tra novembre e febbraio, e dipende dal clima e da altri fattori ambientali. La gestazione dura 114 giorni e, al suo termine, vedono la luce dai 2 ai 9 cuccioli.

Nicole Cherbancich

 

 

Ripresi i lavori sulla Capodistria-Divaccia Avviate opere per due tunnel e un viadotto

Lo stop era stato causato dal ritrovamento di una grotta carsica lungo il tracciato. Il comitato di verifica critica i costi

Trieste. Sono ripresi i lavori per la realizzazione del raddoppio della tratta ferroviaria tra il porto di Capodistria a Divaccia. Dopo lo stop causato dal ritrovamento di una grotta lungo il tracciato, nelle scorse settimane è stato completato un viadotto e sono iniziati gli scavi dei primi due tunnel. Aveva destato qualche preoccupazione la grotta scoperta a inizio agosto nella zona del tunnel T1, tra Divaccia e Corgnale (Lokev). La cavità - fa sapere 2Tdk, la società controllata dallo Stato sloveno che sta gestendo i lavori - è stata studiata dagli esperti dell'Istituto di ricerca sul Carso. L'Istituto ha proposto la chiusura dell'ingresso della grotta e la proposta è stata confermata dall'Istituto per la protezione del patrimonio culturale della Slovenia. L'impresa impegnata nella costruzione (il consorzio di Kolektor Cpg, Yapi Merkezi e Özaltin) si aspetta di trovare numerosi altri sistemi di grotte e tutti i fenomeni carsici scoperti saranno trattati secondo il protocollo utilizzato in Slovenia già da molti anni. Nei giorni scorsi, invece, è iniziato lo scavo dei primi due tunnel previsti lungo il tracciato. Questo intervento è stato preceduto, a cavallo tra il mese di agosto e quello di settembre, da lavori consistenti per la realizzazione del viadotto "Glinscica", opera che misura 215 metri. Particolare attenzione hanno richiesto le colate di calcestruzzo, che solo nella seconda parte hanno visto l'utilizzo di 930 metri cubi di materiale. Sempre nelle scorse settimane, 2Tdk ha dovuto affrontare un altro ostacolo lungo l'iter per la realizzazione del progetto, che velocizzerà i collegamenti ferroviari tra lo scalo sloveno e la rete ferroviaria internazionale. Il Consiglio per la supervisione civile, che vigila sui lavori, aveva mosso alcune pesanti critiche. Si tratta di un organismo con potere consultivo e non vincolante, che aveva avuto da ridire sull'ipotesi (non seguita) di costruire da subito un doppio binario nel tratto dove oggi è previsto un binario singolo e su alcuni capitoli di spesa dell'opera, secondo il Comitato troppo alti. La 2Tdk ribatte spiegando come per il progetto siano state seguite sia la normativa nazionale slovena che quella dell'Unione europea: «2Tdk non ha (ancora) l'autorizzazione legale per le procedure di implementazione del doppio binario. I procedimenti sono guidati dal governo della Repubblica di Slovenia. Quindi chiediamo gentilmente di contattare il ministero delle Infrastrutture o/e il ministero dell'Ambiente e della Pianificazione spaziale», rispondono dalla società in merito a variazioni su un progetto approvato con ampio anticipo sull'inizio dei lavori. Per quanto relativo ai capitoli di spesa, 2Tdk spiega che già a inizio giugno erano state presentate al Comitato di controllo le modifiche del programma d'investimento con l'analisi finanziaria ed economica. Né in quella sede - sostiene la società - né in altre occasioni, sono state chieste informazioni o spiegazioni. Per questo 2Tdk si dice "spiacevolmente sorpresa" di essere venuta a conoscenza di dichiarazioni secondo le quali il metodo utilizzato è stato poco trasparente». L'intera opera è stata sottoposta nei mesi scorsi alle critiche di ambientalisti italiani e sloveni per il rischio che gli scavi e gli sbancamenti possano causare danni ambientali irreparabili. Sotto accusa le conseguenze che i lavori potrebbero portare al sistema idrico che interessa la Val Rosandra.

Riccardo Coretti

 

Gli ambientalisti - Val Rosandra

Il raddoppio del binario che collega il porto di Capodistria allo snodo di Divacca è stato sottoposto nei mesi scorsi agli attacchi delle associazioni ambientaliste italiane e slovene, secondo cui gli scavi e gli sbancamenti previsti dal progetto possono causare danni irreparabili al territorio e all'ambiente. Sotto accusa, in particolare, le conseguenze che i lavori per il potenziamento dell'infrastruttura potrebbero portare al sistema idrico che interessa la Val Rosandra in provincia di Trieste.

 

La polemica interna - Spesa eccessiva

Mentre si trovava a dover risolvere la questione sollevata dalla scoperta della grotta, la società costruttrice 2Tdk è stata messa nel mirino dal Consiglio sloveno per la supervisione civile, che ha criticato la compagnia per il costo troppo elevato di alcuni capitoli di spesa. 2Tdk si è detta «spiacevolmente sorpresa di essere venuta a conoscenza di dichiarazioni secondo le quali il metodo utilizzato è stato poco trasparente», dopo che il Consiglio non ha mai sollevato obiezioni dopo aver visionato il progetto a giugno.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 26 settembre 2021

 

 

Centrale elettrica sul fiume Isonzo - Da Legambiente grandi perplessità

Cadez: «Preoccupati per impatto e gestione delle acque» Successo di Puliamo il mondo: ripulita piazza Sant'Antonio

«La nuova centrale idroelettrica sull'Isonzo? Non convince affatto, siamo preoccupati per la gestione delle acque e per l'impatto del progetto sull'ambiente circostante». L'amara riflessione sul discusso progetto che, come abbiamo raccontato su questa pagine, porterà alla realizzazione di una nuova centrale idroelettrica sulle sponde del fiume color smeraldo a Campagnuzza è dei componenti del comitato goriziano di Legambiente, intervenuti sulla questione ieri mattina a margine della conferenza stampa di bilancio dell'iniziativa ecologica "Puliamo il mondo" che si è svolta nel cuore della città venerdì. C'erano la presidente Anna Maria Tomasich, l'ex numero uno del sodalizio Luca Cadez, i soci Giuseppe Sansone, Romana Leban (in rappresentanza anche del gruppo Ekostandrez) e Giulia Roldo. In particolare le perplessità si concentrano sulla gestione delle acque, per una centrale che viene giudicata «un business basato sugli incentivi». «Cosa accadrà nei momenti di scarsa portata del fiume? - ha detto Cadez -. Quanta acqua verrà lasciata scorrere liberamente e quanta invece verrà prelevata? È vero che è importante puntare sulle energie rinnovabili, ma non sempre queste sono sostenibili». Così, ha annunciato Giuseppe Sansone, Legambiente chiederà alle istituzioni e ai progettisti un incontro per fare chiarezza sul reale impatto della centrale sul fiume ma pure sull'ambiente del parco dell'Isonzo in cui si inserirà. Il sodalizio ha anche parlato dell'importanza della nutrita partecipazione allo Sciopero per il clima promosso da Fridays for Future, sempre venerdì, e parlato delle piccole e grandi azioni che anche a livello locale andrebbero avviate per contrastare il cambiamento climatico. Tra queste sportelli dedicati a tutte le informazioni sull'efficientamento energetico che il Comune potrebbe aprire per informare i cittadini, contribuendo a ridurre consumi ed emissioni. Tornando invece alla giornata ecologica "Puliamo il mondo", vi hanno preso parte oltre una ventina di soci, volontari e scout, che si sono concentrati in questa occasione sulla pulizia dell'area urbana compresa tra piazza Sant'Antonio, il colle di via Alviano e dell'Università, borgo San Rocco e via Lantieri. Il tutto con il sostegno del Comune e di Isontina Ambiente. Come ha spiegato la presidente Tomasich, in diverse ore di lavoro sono stati riempiti quasi dieci sacchi con bottiglie di vetro e lattine, ma anche plastica, cartacce, piccoli rifiuti e mascherine. Persino una vecchia sedia e una scopa. Poi, centinaia e centinaia di mozziconi di sigaretta, tanti da riempire cinque bottiglie di plastica. Una nuova iniziativa di "Puliamo il mondo" è in programma il 10 ottobre, nel Parco del Castello.

Marco Bisiach

 

 

NEL GOLFO - Cinquanta imbarcazioni per pulire dalla plastica spiagge, scogliere e mare - Assonautica con le federazioni di settore

Quando l'amore per l'ambiente si traduce in una pulizia in superficie del mare. Via alla prima edizione di "Giornata della pesca alla plastica-Aiutiamo il nostro mare", iniziativa andata ieri in scena nel golfo di Trieste a cura dell'Assonautica Trieste, in collaborazione con Guardia Costiera Ausiliaria, Federazione Pesca e altre sigle del settore come Fiv, Fim e Fipsas. Una cinquantina le imbarcazioni che hanno aderito all'appello per un intervento di bonifica non nei fondali ma tra spiagge, rive, scogliere, moli e su quanto galleggia. Le operazioni sono iniziate nella mattinata e si sono protratte sino al tardo pomeriggio. Hanno visto in primo piano le squadre di "spazzini" del mare provenienti dalle sedi della Lega Navale, della Triestina sport del mare, Centro servizi nautici e Club del Gommone. Tutti a caccia della plastica inquinante, quella soprattutto di bottigliette e sacchetti, gli elementi che hanno costituito il principale bottino di ieri. Gli attrezzi usati? Quelli della tradizione. Nulla di troppo sofisticato quindi ma olio di gomito supportato da canne da pesca, retine e dal classico "mezzo marinaio". I rifiuti raccolti nella serata di ieri sono stati poi affidati alla Pertot, entrata in campo per la fase essenziale della manifestazione, quella del lavoro di smaltimento. «Provvederemo anche alla pesatura del pescato delle immondizie - hanno precisato da Assonautica - ma si tratta di un passaggio simbolico, come simbolica sarà la premiazione».

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 25 settembre 2021

 

 

AMBIENTE - Porti di Trieste e Monfalcone pronti alla sfida emissioni zero

I tedeschi dei Hhla International con il progetto Smooth Port puntano a tecnologie volte alla riduzione degli scarichi di CO2. «Siamo pionieri»

Trieste con la piattaforma logistica, ma anche il porto di Monfalcone grazie all'alleanza con Amburgo punta a vincere la sfida della «neutralità delle emissioni» entro il 2040 con la riduzione totale delle emissioni di Co2. Un piano ambizioso quello di Hhla international spiegato da Lennert Dewalelsche ieri a Monfalcone in un incontro dedicato allo sviluppo della portualità e al progetto, Smooth Port, che punta proprio allo sviluppo di tecnologie nello scalo per la riduzione delle emissioni e della Co2 che vede protagonista Monfalcone con il ministero dell'economia e dell'innovazione della città di Amburgo, l'Autorità portuale locale e quella di Saint Nazaire, oltre che quella del mar settentrionale Tirreno. «Hhla con Ala è una delle società pioniere per l'utilizzo dell'idrogeno nel settore marittimo - ha insistito Dewaelsche - e stiamo lavorando per essere i leader nell'abbassamento di emissioni di Co2. Abbiamo una responsabilità sociale e se investiamo oggi vedremo i risultati domani. Abbiamo già ridotto del 30% le nostre quote, la Ue sta implementando i fondi per questi progetti. Questo processo non è gratuito, ma l'elettrificazione non è molto costosa e ci sono molte opportunità da cogliere. Stiamo anche riducendo i tempi di attesa dei Tir per abbassare emissioni e consumo di combustibile». Il rappresentante di Hhla ha ribadito la soddisfazione della presenza a Trieste con gli investimenti sulla piattaforma logistica «Dobbiamo realizzare anche il molo Ottavo, abbiamo finito la progettazione e speriamo di avere l'approvazione prima possibile. Per noi la presenza a Trieste è molto importante perché è un porto nel Centro dell'Europa». Hhla ha già investito sulla piattaforma logistica in attrezzature per la movimentazione a basso consumo e bassa rumorosità. Nell'incontro il segretario dell'Autorità di sistema del mar Adriatico orientale, Vittorio Torbianelli, ha parlato dei progetti per la riduzione delle emissioni negli scali (ci sono già 7 milioni per l'elettrificazione della banchina di Monfalcone), e per il cambio di carburante (meno inquinante) per le navi in arrivo. Tra i progetti già avviati il trasferimento dei traffici su rotaia che nello scalo di Trieste è massiccio. Giuseppe Bortolussi (Interporto Pordenone e Confindustria) ha ribadito la necessità da parte di Rfi di una programmazione più attenta per la logistica e ha confermato la vicinanza dell'Industria al sistema della logistica del Fvg.

Giulio Garau

 

 

Fridays a Ponterosso: «Subito una svolta green» - I giovani seguaci di Greta Thunberg in piazza

Serve una svolta. E serve subito. È ciò che reclamano i ragazzi di "Fridays for Future Trieste", che ieri si sono ridati appuntamento in piazza Ponterosso. Al centro dell'incontro slogan sulla tutela dell'ambiente, cartelloni dipinti a mano con messaggi sull'urgenza di salvaguardare la terra e appelli sulla necessità di cambiare un mondo sempre più inquinato. Dal 2018, ogni anno, in moltissime piazze, in scia al movimento d'opinione lanciato da Greta Thunberg, i giovani si ritrovano per protestare in modo pacifico, per ribadire l'importanza di comportamenti incentrati sulla sostenibilità. E così anche ieri, a Ponterosso, i ragazzi si sono alternati al microfono per ricordare i numeri legati all'emergenza ambientale, i rischi più pesanti per il pianeta e le conseguenze dei cambiamenti climatici.«Torniamo a farci sentire - così ieri i partecipanti - dopo un'estate calda, anzi, caldissima. A novembre, a Glasgow, gli stati che nel 2015 hanno firmato gli accordi di Parigi si riuniranno in una conferenza, denominata "Cop26", e discuteranno come ridurre le emissioni di Co2 nei prossimi anni, con l'obiettivo di riunirsi nuovamente nel 2026. Finora poco però è stato fatto. L'unico modo per sperare che cambi qualcosa è farci sentire adesso».

Micol Brusaferro

Greta: «Germania canaglia del clima C'è il voto, ma io non faccio politica»

Colloquio con l'attivista svedese a poche ore dal voto. Ieri sciopero del clima, giornata di mobilitazione internazionale

BERLINO. Sceglie Berlino Greta Thunberg per riportare l'attenzione sull'emergenza climatica, a due giorni dalle «elezioni del secolo» in Germania, come le ha definite l'attivista tedesca Lisa Neubauer. Ma chi sperava in un endorsement diretto al partito dei Verdi è rimasto deluso. È il primo grande raduno dopo due anni di pausa per il coronavirus, e sul prato davanti al Bundestag sono circa in 20.000, riferisce un'agente in divisa a protezione del palazzo del Reichstag. «Sono deliziata di vedere così tante persone, è passato un po' di tempo e non ci sono più abituata» ha esordito la svedese Greta Thunberg, dopo aver salutato la folla di giovani e giovanissimi in tedesco. Poco prima di salire sul palco Greta aveva spiegato a un gruppo di giornalisti perché aveva scelto la capitale tedesca: «Sono a Berlino per partecipare allo sciopero mondiale sul clima ma certamente qui è un po'speciale per via delle elezioni» dice Greta, capelli sciolti, viso abbronzato, pantaloni della tuta viola. È piccolina e quando esce dallo stand bianco che la protegge dagli sguardi dei curiosi, si fatica a credere di avere davanti una 18enne. Dal voto di domenica si augura «che i politici si assumano le loro responsabilità, ma noi dobbiamo continuare ad essere attivisti perché nessuno dei partiti politici ha un programma in linea con l'accordo di Parigi» spiega. Non è qui per fare «campagna elettorale» per alcun partito, spiega, né pensa di entrare in futuro in politica, risponde sorridendo alla domanda. Dei quattro minuti a disposizione per le interviste, Greta ne usa poco più di tre. Sono risposte rapidissime, precise, a voce appena udibile anche a meno di un metro di distanza. Quando sale sul palco e prende il microfono però la sua voce si trasforma. Il timbro diventa forte e profondo, il tono combattivo. «La Germania è il quarto paese al mondo per emissioni di Co2» scandisce dal palco, «oggettivamente è una delle maggiori canaglie in fatto di clima» e «cambiare non è solo possibile, è anche urgente e necessario» aggiunge. La folla la accoglie entusiasta. «Che cosa vi fa tanta paura da venire qui stamattina? » chiediamo a un gruppetto di bambine. «Quando avremo dei figli e loro avranno dei figli dovranno vivere in un mondo molto brutto» dice una ragazzina bionda di 11 anni, mentre la sua amica di 12 spiega che non è qui solo per il clima, ma per la sua sopravvivenza. Sono tanti gli adolescenti, i bambini con i genitori, le mamme con i passeggini, i papà con i bimbi nei marsupi, e le «Nonne per il futuro». In Germania si sono svolte 472 dimostrazioni per lo sciopero mondiale del clima, circa 1.400 in 80 paesi diversi del mondo, diverse in Italia. La candidata dei Verdi Annalena Baerbock ha sfruttato l'occasione per fare un salto alla dimostrazione di Colonia dei Fridays for Future. Ma non è lei la protagonista della giornata. Mentre Greta fa campagna per il clima, la cancelliera Angela Merkel, da Monaco, fa appello «perché la Germania resti un paese stabile». Stabilità o clima. Questi i grandi temi in gioco alle elezioni che si avvicinano, mentre il distacco tra i candidati Spd e Cdu-Csu si sarebbe ridotto a un punto di distanza nei sondaggi (25% Cdu-Csu, 26% Spd), certificando il testa a testa.

Uski Audino

 

 

Pulizia rifiuti e plastiche sui sentieri della Rocca - oggi con il Pertini

Da 29 anni Puliamo il Mondo, la campagna di volontariato ambientale, promossa da Legambiente in collaborazione con la Rai, chiama a raccolta cittadini di tutte le età, scuole, associazioni, amministrazioni per ripulire dai rifiuti abbandonati strade, piazze e parchi, ma anche spiagge. Un percorso di cittadinanza attiva costruito negli anni dal circolo "Ignazio Zanutto" di Monfalcone. "Qualcuno la raccoglierà", motto di questa 29ª edizione, è un messaggio chiaro: una grande comunità di volontari pronta a raccogliere i rifiuti. Un gesto di responsabilità con l'obiettivo di scoraggiare comportamenti incivili. Molti gli appuntamenti in calendario, a partire da oggi con la pulizia dei sentieri del Carso alla Rocca, riservato ai ragazzi dell'Istituto "Pertini" che ha aderito alla campagna. Altri eventi l'1 (dedicato alle scuole) e il 2 ottobre (aperto a tutti) sul litorale di Staranzano, l'8 ottobre a Grado, il 9 a Doberdò e, a data da stabilire, a Gradisca. Comune che assieme a Doberdò, Grado e Staranzano hanno aderito.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 24 settembre 2021

 

 

Gli scolari e scolare di Muggia ripuliscono le aree verdi del centro di Muggia nell'ambito della campagna "Puliamo il Mondo" di Legambiente

Puliamo il Mondo 2021 si è svolto oggi a Muggia per iniziativa del Comune di Muggia, con la Scuola De Amicis e Legambiente. Una bella squadra di allieve e allievi delle classi quarte della scuola De Amicis di Muggia con le loro maestre. Più di cinquanta "operatori ecologici" in erba hanno ripulito stamane i giardini Europa al centro di Muggia nell'ambito dell'iniziativa nazionale di Legambiente "Puliamo il Mondo". Bottiglie, lattine, qualche cartone e tanta, tanta plastica, anche qui, come ovunque. Tre ore di lavoro fatto divertendosi e in piena sicurezza, intervallate da "istruzioni ambientali" fornite dall'istruttore di Legambiente, che ha esordito dicendo "Queste immondizie, molte riciclabili, sono su questo prato" ha detto "perché tanti "distratti" le hanno buttate! Dobbiamo riflettere sempre su ogni gesto che facciamo"

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 24 settembre 2021

 

 

Mads progetterà la demolizione della Tripcovich - l'incarico per 31.720 euro

Avviato lo studio di fattibilità tecnico-economica per la demolizione della Sala Tripcovich che - riporta una nota del Comune - consentirà di valorizzare l'accesso sud al Porto Vecchio. La specifica determina, firmata del direttore dipartimentale Giulio Bernetti, ha affidato il compito allo studio Mads & Associati, che avrà 60 giorni di tempo per redigere il relativo progetto, che prevede un investimento di circa 800.000 euro. Il compenso previsto per i professionisti ammonta a complessivi 31.720 euro. Questo progetto - precisa la nota - si realizza in coerenza e nel rispetto con la riqualificazione dell'area del Porto Vecchio, seguendo l'Accordo di Programma firmato il 4 marzo 2021.

 

 

 Al via il recupero dello storico giardino di vicolo dell'Edera - Opera da 200 mila euro: pronto a gennaio

Dopo più di 20 anni tornerà al suo antico splendore l'angolo verde di vicolo dell'Edera: 2.700 metri quadrati, in stato di abbandono e chiusi al pubblico, fra le case e il nido "Zucchero Filato". Dopo lo sfalcio dell'erba infestante e il taglio di tre alberi pericolanti il piano di recupero (da oltre 200 mila euro, di cui 30 mila per l'area giochi) partirà nei prossimi giorni e si concluderà entro gennaio. I lavori riguarderanno la sistemazione delle recinzioni e dei percorsi pedonali. Saranno quindi realizzati un nuovo ingresso da vicolo dell'Edera, un percorso interno in calcestruzzo drenante eco-compatibile, una nuova linea d'acqua per la messa in opera di due fontane con acqua potabile, un'area giochi e un'altra dedicata ai cani, con relative recinzioni e cancelli, nuove panchine, cestini e pavimentazione antitrauma. «L'amministrazione negli ultimi cinque anni ha investito oltre cinque milioni in aree verdi - così l'assessore Elisa Lodi - intervenendo su 52 aree gioco da Santa Croce a Borgo San Sergio e provvedendo alla piantumazione di cento alberi. È la migliore risposta a chi ci accusa di non aver fatto nulla per valorizzare il verde urbano».

Lorenzo Degrassi

 

 

 Targa del Comune a Caroli, "paladina" del Porto vecchio - Per Rossi è «nume tutelare dell'antico scalo» - il riconoscimento

«Per la passione, la determinazione e le competenze dimostrate per la salvaguardia del Porto Vecchio». È questa la motivazione incisa sulla targa che ieri mattina l'assessore Giorgio Rossi ha consegnato, a nome di tutta la città, ad Antonella Caroli, presidente della sezione di Trieste di Italia Nostra e già segretario dell'Autorità portuale. «Antonella Caroli - ha detto Rossi, rivolgendosi alle persone che hanno partecipato alla cerimonia, al Magazzino 26 - si è sempre impegnata per la tutela, il recupero e la riqualificazione di quest'area. Penso di poterla definire "nume tutelare" del Porto Vecchio, anche nel processo di riqualificazione della struttura». «Il rapporto che ho vissuto con il Comune in questi anni - ha sottolineato Caroli - è stato eccellente. Mi sono state aperte tutte le porte e spero che si continui a lavorare su questa traccia. In passato era necessario passare per le segreterie dei partiti e questa era una pessima prassi. Di fronte alla cultura infatti non devono esserci ostacoli. Scriverò un libro sulla storia del Porto Vecchio partendo dal 1982, quando iniziai a occuparmi dell'argomento. Il Porto Vecchio è un patrimonio da studiare e valorizzare. Oggi non tutti quelli che ne parlano ne conoscono storia e caratteristiche».

u.sa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 23 settembre 2021

 

 

Contratto con Trenitalia: base di 60 milioni l'anno

Previsto un significativo aumento di mezzi, ma c'è l'incognita sulle nuove tariffe

TRIESTE. Si era già in proroga dal 2015. Ed è poi arrivata pure la pandemia. Ma adesso che, grazie alla campagna vaccinale, la speranza comune è di ritornare quanto prima a viaggiare in treno al cento per cento della capienza (attualmente non si va oltre l'ottanta), la Regione intende chiudere prima possibile la trattativa con Trenitalia per il rinnovo del contratto di trasporto sul territorio nordestino. Un "pacchetto" di prospettiva decennale che può valere tra i 50 e i 60 milioni di euro all'anno. Mezzo miliardo, insomma, forse 600 milioni. Tanti soldi per un obiettivo che l'assessore regionale ai Trasporti Graziano Pizzimenti riassume concretamente nel «miglioramento del servizio per l'utente». Si ragiona in termini di qualità: l'esponente della giunta Fedriga anticipa che «è previsto un significativo aumento di nuovi mezzi nell'ottica del ringiovanimento del parco». Mentre, per quel che riguarda le tariffe, l'assessore mette un po' le mani avanti: «Sarà importante tutelare la clientela, ma ovviamente non dipende tutto da noi». L'ultimo contratto stipulato con Trenitalia ha avuto sei anni di durata, dal primo gennaio 2009 al 31 dicembre 2014. Poi, nel marzo 2015, si è proceduto a una proroga, fatta decorrere dal primo gennaio di quell'anno, fino al 31 dicembre 2017. Ulteriori allungamenti del contratto in essere, al fine di assicurare la continuità dei servizi, hanno visto l'amministrazione regionale stanziare una quarantina di milioni all'anno a copertura dei suoi obblighi per garantire all'utente del Fvg (20 mila i cittadini interessati ogni giorno prima della pandemia) le 155 corse giornaliere (che diventano 190 se si tiene conto pure dei collegamenti fino a Venezia), per un totale di 3,5 milioni annui treno/km. Nell'aprile 2019, rispondendo a interrogazioni e interpellanze, Pizzimenti spiegò che la Regione avrebbe valutato «tutte le manifestazioni di interesse che perverranno nell'ambito dell'avviata procedura per l'affidamento dei servizi ferroviari regionali una volta pubblicato l'avviso di pre-informazione che modifica quello in essere». La giunta, già dal novembre del 2018, aveva tra l'altro dato gli indirizzi: con il nuovo affidamento si punta «al miglioramento della qualità dei servizi e dell'efficienza in termini di costi rispetto al contratto in vigore e a un significativo investimento nel rinnovo del parco rotabile, degli impianti manutentivi nonché nelle tecnologie di bigliettazione e di informazione ai viaggiatori». Gli altri due obiettivi prioritari sono «l'attuazione di sinergie con la Società regionale Ferrovie Udine Cividale e la complementarietà con il sistema ferroviario nazionale e internazionale, favorendo la mobilità extraregionale con il potenziamento delle connessioni anche con i treni veloci». Qualche mese dopo, alla fine del 2019, prima che il mondo venisse sconvolto dal coronavirus, lo stesso assessore dichiarava: «Entro il 2020 sarà individuato il gestore del servizio ferroviario regionale per dieci anni a partire dal 2021».La premessa era la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, pochi giorni prima, il 10 dicembre, dell'avviso di pre-informazione della procedura di affidamento diretto. Niente gara, dunque, ma una trattativa con Trenitalia per continuare a collaborare assieme, così ha deciso la giunta, «come del resto fanno quasi tutte le Regioni». Superata auspicabilmente la fase più dura dell'emergenza, Pizzimenti rimane ancora molto abbottonato, ma fa capire che la trattativa dovrebbe essere in dirittura d'arrivo. Di sicuro, ammette, «vogliamo chiudere entro fine anno». I contenuti? L'assessore informa innanzitutto che al «Friuli Venezia Giulia è stata assegnata la gestione dei treni indivisi, vale a dire di quelli che viaggiano a cavallo tra la nostra regione e il Veneto». Inevitabilmente, dunque, cambieranno le cifre, in un contesto in cui, più in generale, insiste Pizzimenti, «gli utenti dovranno viaggiare più comodamente». L'ipotesi di lavoro è appunto di un investimento per la Regione di 50-60 milioni all'anno, con l'immissione di nuovi mezzi e un miglior servizio pure sul fronte dell'informazione ai viaggiatori. «È una partita importante - conclude l'assessore -, va chiusa entro il 2021».

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 22 settembre 2021

 

 

Da Triestebella 52 idee per la città «I candidati ora le condividano»

Dagli interventi sui giardini pubblici ai percorsi storici, allo sviluppo culturale e sociale di Porto vecchio

Cinquantadue idee per rendere la città più visitabile dai turisti, maggiormente fruibile dai cittadini, o semplicemente più accattivante. Sono le proposte che l'associazione Triestebella ha presentato nel corso del mattino di ieri al Circolo della stampa in corso Italia. L'appelloIdee che «saremmo lieti i candidati a sindaco per il prossimo quinquennio facessero loro» come ha sottolineato l'architetto Roberto Barocchi nel corso della sua illustrazione, alla presenza della presidente dell'Ordine degli architetti, Graziella Bloccari, e del presidente del Circolo della stampa, Pierluigi Sabatti. aree verdi e percorsi - Le 52 idee sono state suddivise in 11 macroaree all'interno delle quali, a detta dell'associazione, è assolutamente importante intervenire. A cominciare dal rendere Trieste più verde, con il miglioramento dei giardini pubblici, la realizzazione di aree verdi di vicinato con strumenti per l'educazione fisica e abbandonando la «pratica deleteria delle potature degli alberi». Triestebella propone poi l'istituzione di un percorso che segua la Trieste romana e uno per quella mitteleuropea. «Fare del centro la "città delle statue" realizzando statue-pedone per ricordare le persone illustri vissute, nate o che sono transitate per Trieste, eliminando il progetto del tallero di Maria Teresa perché troppo costoso e discutibile». Per Triestebella il Porto vecchio «è una grande occasione di sviluppo culturale e sociale, ma non va sprecato. Esso può diventare - a detta dell'architetto Barocchi - come il quartiere Vasco de Gama di Lisbona o la Città della Scienza di Valencia, cioè luogo di grande attrazione per turisti e residenti». la mobilità - Un'altra caratteristica che deve sviluppare Trieste è quella di rendere più agevoli gli spostamenti di categorie a bassa mobilità e capacità di orientamento quali anziani e disabili, pianificando al contempo il recupero degli edifici dismessi anche con nuove destinazioni d'uso, evitando in tal modo di consumare nuovo territorio per le speculazioni edilizie. «La pulizia di una città va di pari passo con la bellezza - secondo Barocchi - così come la sistemazione di alcuni palazzi storici, sia pubblici che privati». il mercato copertouna menzione speciale l'associazione l'ha riservata al Mercato coperto, con proposte legate a un riposizionamento della sua offerta e alla possibilità di attrarre così nuovi investitori. Tiepida la risposta della presidente dell'Ordine degli architetti. «Tra il dire e il fare ci sono di mezzo - sostiene Bloccari - burocrazia e vincoli architettonici. Gli spunti sono buoni, ma vanno resi meno dispersivi e incamerati in progetti più concreti».

Lorenzo Degrassi

 

 

Laghi di Doberdò e Pietrarossa - saranno sistemati i percorsi, le attrezzature e le indicazioni - il progetto

Sono previsti nuovi passerelle, pontili e belvedere. Gli interventi previsti rientrano nel Piano paesaggistico della Regione

A una svolta il progetto naturalistico di lavori di manutenzione e miglioramento percorsi, attrezzature e cartellonistica su parte dei sentieri esistenti nella Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa. Infatti arrivata l'ufficialità del finanziamento regionale di 100 mila euro, il Comune di Doberdò è impegnato alla fase successiva che comprende l'approvazione della fattibilità tecnico-economica dei lavori, l'affidamento dei servizi architettura e ingegneria alla società Atec Engineering Srl di Trieste e la nomina del collaudatore statico. L'iter progettuale e l'esecuzione delle opere che purtroppo vanno a rilento, complici anche i problemi di pandemia con le difficoltà di avere contatti frequenti con gli uffici preposti, era iniziato a gennaio 2018 ancora con l'ex presidente della Regione Debora Serracchiani che assieme al Presidente del Consiglio delle Autonomie locali di allora, avevano indirizzato risorse regionali a interventi di area vasta delle Unioni Territoriali Intercomunali (Uti) per gli anni 2018-2020 per progetti di interesse sovracomunale strategici ai rispettivi Comuni ammessi al finanziamento. Gli interventi nella riserva rientrano nei progetti attuativi della parte strategica del Piano paesaggistico regionale relativi ai tratti adiacenti il lago, per il quale Doberdò e i Comuni confinanti in convenzione, cioè Savogna d'Isonzo e Sagrado (Comune capofila), avevano deciso di associarsi per partecipare al bando per la concessione dei contributi, avendo presentato un unico progetto integrato di paesaggio finanziabile dalla regione al 100% della spesa massima ritenuta ammissibile destinata alla realizzazione di interventi sui rispettivi territori comunali. In primo piano come lavori figurano la sistemazione dei percorsi intorno al lago in cui sono previste passerelle o pontili o belvedere, attrezzature e cartellonistica su parte dei sentieri esistenti e nel progetto verrà spiegata le assenze di protezioni come ringhiere, corrimano o altre della normativa di sicurezza attualmente non indicate. I tre Comuni consorziati, Savogna d'Isonzo, Sagrado e Doberdò, stanno cercando anche una soluzione per affrontare il problema del piano particellare, poichè gli importi necessari alle eventuali procedure di esproprio risulterebbero elevati essendo numerosi particelle e proprietari.

Ciro Vitiello

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 21 settembre 2021

 

 

Monfalcone fulcro per la transizione del Gruppo A2A

La centrale termoelettrica ha l'autorizzazione a operare fino al 2025 ma la multiutility darà lo stop al carbone già il prossimo anno

Il gruppo A2A accelera sulla transizione energetica in Friuli Venezia Giulia, ha già annunciato che, nonostante la centrale termoelettrica di Monfalcone abbia l'autorizzazione a operare sino al 2025, darà lo stop al carbone già il prossimo anno per iniziare la riconversione a gas che poi diventerà mista a idrogeno.A2A in realtà è già proiettata nel green in Fvg, produce oltre 700 gigawatt di energia elettrica e la gran parte, circa 600 giga, arrivano dalle centrali idroelettriche di Ampezzo e Somplago, energia al 100% verde e rinnovabile. L'acqua utilizzata dal fiume Tagliamento e i suoi affluenti viene infatti restituita all'ambiente con le stesse caratteristiche. Dalla centrale di Monfalcone, che funziona a carbone, arrivano soltanto 114 giga, l'impianto in realtà nel 2020 ha lavorato soltanto due mesi, nel '21 è stato acceso un periodo (a luglio scorso quando serviva immettere più energia in rete per i picchi di domanda) ed ora il gruppo prepara la riconversione. Una strategia confermata anche nell'ultima presentazione del Bilancio di sostenibilità da A2A guidata dall'ad Renato Mazzoncini, che è il secondo produttore di energia in Italia, il secondo nelle reti di distribuzione elettrica, uno dei primi nelle reti del gas e leader nei servizi ambientali e che punta a diventare una Life company con un nuovo modello industriale che punta al green. Proprio in giugno scorso A2A e Ardian (società di investimento di private equity indipendente con sede in Francia) hanno firmato un term-sheet non vincolante per una partnership nella generazione e fornitura di energia in Italia. A2A e Ardian puntano a far diventare questa partnership una delle piattaforme leader in Italia nella transizione energetica e la centrale di Monfalcone è uno dei cardini. Il piano di riconversione della centrale, come previsto dal piano di sostenibilità, prevede che Monfalcone diventi la sede della sperimentazione di un processo misto (blending) che integra l'attività produttiva a metano con quella a idrogeno (che sarà fornito da Snam). A2A spenderà 400 milioni per riconvertire la centrale che avrà una potenza di 850 megawatt, un rendimento elettrico del +63%, riduzioni del 100% di ossidi di zolfo e polveri, -76% di quelle di azoto e -64% di Co2.L'energia sarà prodotta da una turbina a gas abbinata a una nuova turbina a vapore che sarà collocata nell'attuale sala macchine dei gruppi 2 e 3. E il nuovo impianto con turbogas, camini e caldaia a recupero, come prevede il progetto, sarà realizzato in un'area parzialmente libera della centrale individuata per la lontananza dall'abitato e per la facilità di connessione alle reti esistenti. Oltre all'impianto a ciclo combinato il gruppo A2A ha confermato anche tutta una serie di attività collaterali per mantenere i livelli di occupazione che una centrale a gas non riesce a garantire (attualmente ci sono un centinaio di lavoratori).Tra i progetti quello dell'installazione di pannelli fotovoltaici a terra su alcuni edifici e sulle pensiline del parcheggio. E all'interno delle sale macchine dei gruppi 1-2 e del gruppo 3 sono previsti altri sistemi necessari alla sicurezza e alla stabilità della rete e a supporto degli impianti rinnovabili come i compensatori sincroni con la modifica degli attuali alternatori e sistemi di accumulo elettrico o termico. Un'organizzazione produttiva che dovrebbe permettere, come previsto da un accordo siglato con i sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil e le sigle territoriali di categoria, di mantenere 100 posti di lavoro.

Giulio Garau

 

Solare e idroelettrico, le strategie dei fondi

Fonti energetiche alternative: da Palladio a Finint, il private equity punta a Nordest quasi un miliardo di euro in 10 anni

Circa 900 milioni di investimenti nel settore delle rinnovabili a Nordest negli ultimi 10 anni. E questi sono solo i dati certi, perché nella maggior parte dei casi le società di private equity non comunicano l'ammontare delle loro operazioni. Il più consistente registrato riguarda Macquarie, 335 milioni, in Hydro Dolomiti Enel per il 49 per cento del capitale. Altri 16,1 milioni da Mandarin Capital Partners per il 18 per cento di Ladurner. In entrambi gli investimenti è il Trentino Alto Adige che fa la parte del Leone a Nordest. Conferma che arriva anche con l'ultimo investimento, anno 2021 che vede l'ingresso come lead investor in Dolomiti Energia Holding di Equitix con il 5 per cento del capitale e come obiettivo ovviamente lo sviluppo di energie rinnovabili. In Veneto ci sono due soggetti storici del private equity e della finanzia d'impresa che si stanno muovendo in questo settore. Il primo è la Palladio di Roberto Meneguzzo che ha istituito al proprio interno una vera e propria piattaforma finalizzata agli investimenti green con focus sulle energie rinnovabili. La società finanziaria vicentina ha effettuato, tramite il fondo ForVei II in partnership con Foresight, acquisizioni per circa 60MW di fotovoltaico e ha avviato anche un progetto greenfield di un impianto fotovoltaico. Il fondo, spiega la società, ha già raccolto 90 milioni di euro tra Italia, Inghilterra ed Asia. Primo impianto Vei Greenfield ha avviato la costruzione di un primo impianto fotovoltaico per il libero mercato e sta sviluppando una pipeline di nuove iniziative per più di 150MW. Infine Spicy Green è il veicolo, sviluppato e gestito insieme a Illimity Bank, che si occupa dell'acquisto e della gestione di crediti Utp/Npl del settore energy italiano. Finint Investments Sgr, parte dell'omonimo gruppo finanziario che fa capo a Enrico Marchi, è uno dei leader in Italia nella gestione di fondi comuni di investimento nel settore energy: gestisce attualmente, attraverso tre fondi immobiliari e due fondi mobiliari, oltre 125 MWp di impianti di generazione di energia elettrica da fonte rinnovabile e impianti destinati all'efficientamento energetico. Tra gli investimenti dei fondi rientrano parchi fotovoltaici (sia a terra, sia su coperture), parchi eolici, impianti idroelettrici, impianti di cogenerazione a gas/biomassa e impianti di illuminazione pubblica. Recentemente è stato anche istituito e avviato un fondo dedicato ad investimenti nel settore fotovoltaico in market parity, ovvero impianti da fonte rinnovabile che non beneficiano di forme di incentivazione pubblica. Nello specifico la sgr è attiva nel segmento di mercato da oltre 12 anni con un team di professionisti dedicato alla strutturazione e gestione diretta di tali investimenti, effettuati sia acquisendo impianti operativi nel mercato secondario, sia sviluppando nuova capacità rinnovabile partendo da progetti greenfield. Tra gli investitori dei fondi ci sono soprattutto operatori istituzionali, sia italiani che esteri.Finint Investments Sgr nel comparto energie rinnovabili ha un Asset Under Management di 377 milioni di euro, una potenza impianti per 126,18 MWp (dati aggiornati a fine giugno 2021 ndr).I Fondi "energy" nascono dall'opportunità di coniugare investimenti decorrelati dall'andamento dei mercati borsistici, resilienti rispetto a shock congiunturali, caratterizzati da buone performance e flussi di cassa costanti, con progetti che rispettano criteri Esg e creano valore per il sistema Paese contribuendo alla transizione energetica in atto e promuovendo un impatto ambientale e sociale di lungo periodo. Rating EsgTutti i fondi energy della società perseguono obiettivi di sostenibilità e recentemente alcuni di questi prodotti hanno richiesto il rating Esg ad una delle principali agenzie di rating internazionali specializzate nella quantificazione di tali fattori. Inoltre da inizio anno Finint Investments SGR è diventata firmataria del PRI (Principles For Responsable Investments), ovvero la più grande organizzazione a livello mondiale - voluta dalle Nazioni Unite - per promuovere investimenti sostenibili all'interno del mondo finanziario.

Roberta Paolini

 

 

Arvedi, idrogeno e gas per energia green così cambiano i siti di Trieste e Cremona

La strada della decarbonizzazione: il gruppo punta a usare soltanto rottame ferroso rilavorato con forni elettrici

La decarbonizzazione passa anche per l'idrogeno. Ne è convinto il gruppo Arvedi, impegnato nella riconversione del ciclo produttivo fra Trieste e Cremona. La chiusura dell'area a caldo della Ferriera di Servola lascerà spazio alla logistica portuale, ma accanto rimarrà e sarà potenziato il laminatoio, che la società dell'acciaio alimenterà anche ricorrendo all'idrogeno. C'è un investimento dedicato di 20 milioni, che si somma al raddoppio dell'area a freddo e alla riqualificazione della centrale elettrica dell'impianto. Smantellamento - La decisione di affiancare l'idrogeno al gas arriva dopo la firma dell'Accordo di programma, che ha dato il via allo smantellamento di altoforno e cokeria. Si tratta di idrogeno "green", grazie all'impiego di energie rinnovabili nel processo di elettrolisi dell'acqua. Già dall'anno prossimo Arvedi potrebbe produrre idrogeno per alimentare i forni di riscaldo dei laminati. Tutto partirà da un impianto fotovoltaico da 6 megawatt da realizzare sui nuovi capannoni del laminatoio: l'energia solare produrrà quella elettrica con cui innescare l'elettrolisi, l'idrogeno derivante sarà impiegato per creerà nuovamente energia elettrica attraverso un sistema di pile a combustibile, che sostituirà parzialmente la necessità di gas naturale. L'energia potrà anche essere stoccata grazie all'uso di pile a combustibile, che fungeranno da accumulatori. Non ci saranno serbatoi in cui conservare grandi quantità di idrogeno per garantire la sicurezza. Si impiegherà dunque anche l'idrogeno per far funzionare le nuove linee di zincatura e verniciatura che Arvedi installerà a Trieste, servendosi di macchinari da poco ordinati alla Danieli di Udine. Se un primo potenziamento dell'area a freddo era stato inserito nell'Accordo di programma, il gruppo cremonese ha successivamente annunciato di voler creare un capannone aggiuntivo da 25 mila metri quadrati per arricchire ulteriormente le linee produttive con un impianto aggiuntivo di zincatura da 400 mila tonnellate all'anno: spesa da 80 milioni, che si aggiungono al piano industriale da 227 milioni allegato all'Adp. «A Trieste nell'ambito del piano di rilancio della Ferriera di Servola - spiega l'ad di Arvedi Mario Caldonazzo - abbiamo deciso di attuare un progetto innovativo, realizzando un sistema di autoproduzione di idrogeno verde: l'elettrolizzatore sarà alimentato da pannelli fotovoltaici. La produzione di energia elettrica fotovoltaica sarà quindi da fonte rinnovabile ed esclusivamente destinata ad alimentare l'elettrolizzatore: l'idrogeno prodotto in eccesso durante le ore di irraggiamento solare verrà accumulato per essere utilizzato nelle ore di mancata produzione di energia fotovoltaica, classificando l'intero ciclo di produzione di energia e accumulo integralmente "green". È un progetto in cui crediamo fermamente». Dopo aver portato lo stabilimento di Servola sotto i limiti di emissioni e aver risanato in buona parte il sito, Arvedi si è deciso a chiudere l'area a caldo per la produzione di ghisa, impegnandosi (anche con il supporto di 70 milioni di fondi statali) in un percorso di decarbonizzazione che coinvolge la casa madre di Cremona. Rottame ferroso - Il modello produttivo viene ripensato: dopo la dismissione della produzione di ghisa a Trieste, la società punta a usare solo rottame ferroso, rilavorato con forni elettrici. La produzione a Cremona, la laminazione a Trieste: poi i prodotti finali saranno destinati all'Europa centro-orientale. L'obiettivo di Arvedi è basare il 75% della propria produzione su acciaio riciclato entro il 2023: per questo il gruppo ha avuto accesso, primo in Italia, a un prestito da 240 milioni nell'ambito del Green New Deal.

Diego D'Amelio

 

 

Giovani bengalesi ospiti al Cara di Gradisca ripuliscono l'Isonzo

GRADISCA. Armati di sacchi, guanti e mascherine, una mezza dozzina di ospiti della struttura per richiedenti asilo di Gradisca ha organizzato autonomamente una vera e propria "spedizione" di raccolta dei rifiuti nelle aree fluviali della cittadina isontina. Un'esperienza che alcuni avevano già provato nel marzo scorso, sensibilizzati da una giornata di pulizia organizzata nella Fortezza. Ma questa volta i ragazzi (tutti del Bangladesh) hanno deciso di fare da sé. Il gruppetto di richiedenti asilo si è dedicato alla zona sottostante il ponte sull'Isonzo, fra Gradisca e Sagrado, dove ha raccolto sacchi colmi di rifiuti di ogni genere, da plastica e lattine sino ai resti dei pic-nic. Dell'episodio è stata testimone Luciana Bertagnoli, foglianina e titolare di un'attività a Gradisca. Proprio lei, assieme all'amica Sonia, insegnante volontaria di italiano all'interno del Cara, ha dato vita da tempo ad un gruppo spontaneo composto da una decina di persone che non appena notano o si vedono segnalare una discarica a cielo aperto si organizzano per dare una bella ripulita.«Ogni giorno incontriamo situazioni di degrado e se ognuno si abituasse ad armarsi di guanti e sacchi per pulire il suo piccolo pezzo di mondo, sarebbe una gran cosa - commenta Bertagnoli-. La notizia che i ragazzi del Cara si siano attivati spontaneamente per raccogliere i rifiuti ci ha fatto molto piacere, significa che si è innescato un meccanismo che ha fatto loro prendere coscienza della necessità di adottare comportamenti rispettosi. Dare l'esempio coi fatti è la strada». Per lo smaltimento è bastato utilizzare la app di Isontina Ambiente. Bertagnoli sfata sul nascere anche quelli che chiameremmo due stereotipi da social: che i ragazzi abbiano pulito le aree fluviali dalla loro stessa immondizia, e quello che avendo molto tempo libero è il minimo che potessero fare: «Non è proprio così - assicura Bertagnoli -. In primis, sono stati trovati molti resti riconducibili ad autoctoni. Secondo, molti di loro in questo periodo sono impegnati nella vendemmia o nella raccolta di frutta e hanno voluto partecipare alla pulizia dopo la loro giornata di lavoro». Un piccolo segno virtuoso, insomma, che si spera non resti episodio isolato. E isolato non è: «L'altra sera con altri due volontari stavamo raccogliendo rifiuti abbandonati lungo la strada regionale fra Gradisca e Villesse - racconta Bertagnoli -. Ci ha notati un ragazzo pakistano e ha chiesto di unirsi al nostro gruppo. Un modo per rendersi utile ed integrarsi con le persone. Già ieri ha partecipato ad una raccolta a Gorizia». Si tratta di un giovane che risiede a Romans, dopo avere avuto ospitalità al centro Nazareno: il suo nome è Atif, come il ragazzo ingoiato dall'Isonzo a dicembre del 2019.

Luigi Murciano

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 20 settembre 2021

 

 

Sea Summit, tre giornate per l'economia blu fra crescita e ambiente - PRENOTAZIONI APERTE

Trieste. Lo stato di salute del Mediterraneo, il ruolo della "science diplomacy" nel sostenere politiche innovative e integrate di tutela del mare, l'economia circolare nella nautica, il futuro delle città-porto nella prospettiva della transizione ecologica, il ruolo di Trieste nelle relazioni con la Mitteleuropa e con i Paesi dell'Ince anche sul fronte ambientale, le imprese e le politiche di sostenibilità. Sono questi i i temi di Barcolana Sea Summit, l'evento di divulgazione scientifica e approfondimento politico, economico e sociale dedicato alla sostenibilità del mare e degli ecosistemi acquatici, organizzato in prima edizione nell'ambito di Barcolana. Su www.seasummit.it e su www.barcolana.it è possibile vedere il programma completo e prenotare il proprio posto per partecipare dal vivo all'evento sulla salvaguardia e lo sviluppo del Mediterraneo, dal 6 al 9 ottobre al Trieste Convention Center in Porto Vecchio. Tre le giornate di incontri per un totale di otto sessioni. «Barcolana Sea Summit è un'occasione unica - fa notare il presidente della Società Velica di Barcola e Grignano Mitja Gialuz - per riflettere assieme a studiosi, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni sullo stato di salute del Mediterraneo e sui nuovi paradigmi della sostenibilità: l'obiettivo che perseguiamo è di avviare un dialogo concreto che porti all'assunzione di impegni volti a garantire un futuro migliore per il nostro mare». Al Sea Summit hanno confermato i propri interventi fra gli altri i ministri Roberto Cingolani e Stefano Patuanelli, la sottosegretaria Vannia Gava, Alessia Rotta, presidente della Commissione Ambiente della Camera, il presidente dell'Ispra Stefano Laporta, Francesca Santoro dell'Unesco, Mary Anne Ocampo del Mit di Boston; grazie all'InCe, che organizza il Summit tra i Paesi InCe, saranno presenti ministri e loro rappresentanti dei Paesi parte dell'Iniziativa Centro Europea.Quanto alla voce delle imprese sono previsti interventi dei vertici di Generali, Coop Italia, Siram Veolia, Gruppo Hera, Acqua Latina, Dfds e dei responsabili della sostenibilità di Unicredit, Gruppo Hera, Generali, Snam, Gruppo Davines. Sul fronte delle associazioni ambientaliste, parleranno Donatella Bianchi (Presidente WWF Italia), Rosalba Giugni (presidente Marevivo), per le fondazioni saranno presenti Andrea Illy come Co-chair Regenerative Society Foundation e presidente di illycaffè e Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile. Trieste sarà fortemente rappresentata dagli scienziati dell'Ogs, da numerosi docenti dell'Università, mentre le città al centro dell'attenzione saranno Trieste e Genova, con sindaci, rettori e presidenti delle Autorità portuali. Il il Summit ha il supporto dell'Assessorato regionale alla Difesa dell'ambiente e coinvolge l'assessorato al Lavoro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 19 settembre 2021

 

 

Ripescati in Sacchetta parabordi, ruote, tubi e persino un frigorifero - la pulizia dei fondali nell'ambito di mare nordest

Il sedile di un'utilitaria, la batteria di un camion, una ventina di pneumatici, numerosi parabordi, boe, bottiglie di vetro e di plastica. Sono solo una parte degli oggetti che ieri mattina sono stati recuperati dai fondali dello specchio d'acqua dinanzi la società nautica "Sacheta" da 13 subacquei e un apneista facenti parte di varie associazioni e circoli triestini del settore. Sono state tre ore di lavoro nell'ambito della sesta edizione dell'operazione "Clean Water - Mare Nordest 2021 - Il mare che vorrei", che ha visto impegnati numerosi volontari sia in mare che a terra. «In media raccogliamo fra gli 800 e i 900 chili di materiali», spiega Edoardo Nattelli di Mare Nordest: «La maggior parte degli oggetti che ritroviamo sono il frutto dell'inciviltà della gente e soltanto una minima parte, invece, è conseguenza di cadute in mare accidentali». Di ogni tipo, come detto, gli oggetti rinvenuti. Addirittura un frigorifero, incastrato fra pontile e barche, come pure dei più semplici secchi e pennelli, probabilmente utilizzati per la riverniciatura delle imbarcazioni e poi gettati a mare. E, ancora, taniche, ombrelli, sdraio, nasse per la pesca delle seppie, uno specchio, tubi di plastica, un coprimotore da barca e una custodia per autoradio. Passano gli anni, insomma, ma pare che l'educazione a non inquinare il mare sia dura da far recepire persino a chi lo frequenta. «In realtà qualcosa si muove - spiega Nattelli - perché là dove la pulizia l'abbiamo fatta più volte, nel corso degli ultimi anni, abbiamo notato un leggero calo nel numero dei rifiuti recuperati». Le associazioni sportive di sub del territorio, ma non solo, hanno reso possibile l'iniziativa di ieri. Fra di loro Asi Sub, Circolo Sommozzatori Trieste, Murena Diving Sporting Club, Area 51 Diving School, Deep Blue, Aquatik Dream, L'Altraitalia Ambiente, Sics Cani Salvataggio e Corpo Pompieri Volontari di Trieste. «Per quest'anno è in programma a breve un'altra pulizia nel porticciolo di Sistiana - fanno sapere gli organizzatori - mentre in vista del 2022 contiamo di riprendere le normali attività di recupero con una cadenza simile a quelle dell'era pre-Covid».

lo.de.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 18 settembre 2021

 

 

Sul progetto Kipar per il Porto vecchio è sfida di visioni fra Dipiazza e i rivali

Il sindaco: «Tassello importante, dagli altri solo chiacchiere» Russo: «Boutade elettorale». Laterza: «Scelte sbagliate»

Quale soluzione per il Porto vecchio? All'indomani della presentazione del piano dell'architetto Andreas Kipar per gli spazi pubblici dell'area, la comunità politica si divide: se per il sindaco uscente è la chiave per realizzare un nuovo borgo cittadino, gli altri candidati alla guida di palazzo Cheba chiedono a gran voce - ognuno a suo modo - che l'antico scalo sia anche sede di attività produttive. Per Roberto Dipiazza il lavoro degli esperti germanici è un'occasione per riaffermare il suo essere uomo del fare: «Il Bosco urbano dell'architetto Kipar nel nuovissimo Porto vecchio è un tassello di questa nostra concreta visione della città che stiamo già progettando e realizzando, a differenza di altri che possono fare solo chiacchiere o raccontare menzogne». Quanto al rischio dello "spezzatino", paventato anche dall'architetto, Dipiazza spiega il suo approccio: «I magazzini hanno 15-20 mila metri quadrati, è difficile pensare di non dividerli in sezioni per dare modo a diverse aziende di insediarsi. Poi il consorzio Ursus è lì per valutare: la Ford voleva farci il suo museo ma metterci anche un concessionario. Ho detto di no. Ma se arriva una proposta come quella di Eataly? Si valuta caso per caso». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo la vede diversamente: «Trovo interessanti molti spunti di Kipar, ma questa era una presentazione pre elettorale. Il tema vero è che quell'area ha bisogno di un piano strategico che non ne faccia un rione residenziale verde, con ampi rischi speculativi, ma che la metta nel suo insieme a disposizione di investitori e realtà produttive. Dal mese prossimo si cambia approccio: un piano di lungo periodo, un ragionamento sull'area nel suo complesso, il supporto di professionalità private ma anche capacità di ascolto dei cittadini. Perché, al di là delle capacità di Kipar, parliamo dell'ennesimo progetto calato dall'alto». Riccardo Laterza di Adesso Trieste punta il dito sulle «scelte profondamente sbagliate» prese dal Comune «sulle destinazioni d'uso degli edifici»: «È triste constatare come l'assetto proposto degli spazi aperti e la loro relazione con i volumi esistenti siano concepiti sul modello di una città esclusivamente del tempo libero, dove il lavoro e la produzione non esistono». Rilancia: «Quando governerà il Comune Adesso Trieste stralcerà la variante che considera Porto vecchio come il quarto borgo storico di una città che ha già 13 mila case vuote e 1.800 negozi sfitti, e ne proporrà un'altra, con le misure e gli strumenti necessari a dare un futuro produttivo e sostenibile alla città». Così la candidata del M5s Alessandra Richetti: «Il centrodestra continua a fare proposte faraoniche poco incentrate sui bisogni della città. Ho grande stima dell'architetto Kipar e nel suo lavoro ci sono spunti molto interessanti, la sua idea del verde ci trova d'accordo. Non riusciamo a capire però idee come quella della Regione, di arroccare lì tutte le sue sedi senza che ciò faccia crescere la città, mentre ciò di cui Trieste ha bisogno sono nuovi spazi di sviluppo». Duro Franco Bandelli di Futura: «Kipar è un paesaggista e ha fatto la cornice di un contesto in cui mancano, non per colpa sua, i contenuti. Il discorso è sempre lo stesso, manca un progetto generale: siamo passati dalla ruota panoramica all'ovovia, agli uffici della Regione, che ricordo pagheremmo noi. Mi sembra, insomma, una boutade elettorale: nelle prossime due settimane mi aspetto arrivi l'impianto di ping pong dei coreani e la fabbrica di lana merino cilena. Suvvia». Il candidato della Federazione del Tlt Giorgio Marchesich commenta: «Il solito fumo negli occhi che arriva alla vigilia di ogni elezione. Noi non siamo favorevoli perché vogliamo non sia una speculazione edilizia, né un giardino incolto, ma un porto franco internazionale come impone l'allegato VIII». Per la candidata di Verdi e Sinistra Tiziana Cimolino il progetto serve a coprire le carenze del Comune: «È greenwashing. Una strategia di comunicazione finalizzata a costruire un'immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto ambientale allo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dagli effetti negativi per l'ambiente dovuti al progetto che stanno costruendo veramente».

Giovanni Tomasin

 

 

Piano per l'ambiente firmato da At Futura: un nuovo grande marina

I civici di Adesso Trieste fra politiche energetiche e gestione dei rifiuti Dai bandelliani focus sul mare. Cimolino: «Recuperare gli alloggi sfitti»

«Vogliamo ridurre i consumi creando comunità energetiche diffuse». Così Giovanni Carrosio, socio fondatore di Adesso Trieste e docente di Sociologia dell'ambiente dell'ateneo cittadino. «Il Comune può essere parte attiva in ciò, tramite riqualificazione energetica degli edifici su base rionale e mappatura dei palazzi pubblici adatti a ospitare piccoli impianti di pannelli fotovoltaici, per autoprodurre energia pulita». I civici municipalisti vogliono inoltre realizzare un nuovo piano per la gestione dell'immondizia, con l'obiettivo "rifiuti zero", e ripubblicizzare i servizi essenziali tra cui l'acqua, costituendo comitati di lavoratori e utenti. È quanto emerso da una conferenza stampa dov'erano presenti anche il candidato sindaco, Riccardo Laterza, e la capolista Giulia Massolino. Il movimento Futura - tramite il candidato sindaco Franco Bandelli, il consigliere comunale uscente Roberto De Gioia, il coordinatore provinciale Michele Sacellini, le candidate al Consiglio comunale Sabrina Iogna Prat e Rina Anna Rusconi - è intervenuto invece sull'economia del mare. De Gioia ha parlato di «potenzialità inespresse di Trieste» indicando il Porto vecchio come sede ideale di uno dei marina più grandi d'Italia. Bandelli ha ribadito la proposta di istituire un assessorato al Mare da affiancare a una delega al Carso. Verdi e Sinistra in Comune-Levica hanno tenuto un banchetto in largo Barriera sull'emergenza abitativa, affermando che a Trieste ci sono 10 mila alloggi sfitti, a fronte di quasi 4 mila persone in lista di attesa Ater e quasi mille sentenze di sfratto esecutivo. «Si prospetta un futuro di povertà», ha detto la candidata a sindaco Tiziana Cimolino: «Il Welfare comunale ha stanziato un tesoretto da 800 mila euro per aiutare le persone in difficoltà. Ma viste le case sfitte anche di Comune e Ater, si può fare di più, avviando politiche di recupero stabili, promuovendo un co-housing intergenerazionale tra anziani che vivono soli e giovani che hanno bisogno di un tetto, dando la possibilità alle giovani coppie di formare gruppi per ristrutturare edifici in forma di cooperativa. Serve poi uno sportello di contrattazione sociale, per aiutare chi è in difficoltà a mediare per rimodulare il canone d'affitto».

 L.G.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 17 settembre 2021

 

 

Porto vecchio, il piano di Kipar per una nuova città verde

Il paesaggista: "Lo spazio pubblico punto di partenza per lo sviluppo dell'area". Previsti anche il trenino turistico e l'ovovia. I moli trasformati in oasi "green"

L'importante sarà tenere il ritmo. Si compone come un pentagramma il piano dell'architetto Andreas Kipar e del suo team per quello che ormai chiama Porto "nuovissimo": al cuore del progetto l'idea di sviluppare l'antico scalo pensandolo a partire dai suoi spazi pubblici, verdi e sostenibili. Ieri, presentando sua la partitura, il paesaggista tedesco ha lanciato un monito: bisognerà tenere sempre a mente il piano generale in fase di vendita dei magazzini, per evitare il rischio del celebre "spezzatino". Il lavoro fatto finora è stato presentato in mattinata alla sala Luttazzi del Magazzino 26, nell'ambito del secondo incontro partecipativo per lo sviluppo della città. Kipar e la sua squadra (Land Italia srl) hanno esposto il cuore del progetto, affidato loro dal Comune all'inizio dell'anno e ormai a buon punto d'elaborazione: il già citato pentagramma è composto nelle sue linee orizzontali dai grandi viali del Porto vecchio, segnate in verticale dagli assi ideali dei moli. Lo spazio pubblico è l'idea portante di riqualificazione dell'area, e l'impostazione lo legge come una infrastruttura verde, ispirata tanto al parco di Miramare quanto al paesaggio carsico. La forma e le tipologie del verde rispondono a indagini storiche e naturalistiche, nonché dal confronto con interlocutori locali come l'ordine degli agronomi e dei forestali. Gli architetti hanno affidato una finalità ai tre viali e alla linea di costa. Il viale vicino alla stazione sarà "l'asse città aperta": vi passerà la strada, ma la maggior parte dello spazio sarà pedonale e ciclabile, alberata. Il secondo viale, "l'asse natura" sarà uno spazio pedonale e ciclabile verde, in mezzo al quale è previsto il passaggio dell'ovovia, idea a cui Kipar ha dato la sua approvazione: «Alla recente conferenza della mobilità europea ho constatato che molte città stanno ragionando di questi strumenti». Il terzo viale, "l'asse cultura" è quello che corre parallelo alla riva passando davanti al Magazzino 26 e al Centro congressi: oltre all'immancabile verde, le schede dell'architetto lasciano intendere il passaggio del celebre trenino del Porto vecchio. Infine "l'asse waterfront" si presenta come una passeggiata verde lungo il mare, intervallata dai moli, pensati anch'essi come parchi e spazi pubblici: «La visione complessiva è green - ha spiegato Kipar -: il bosco urbano. Sarà un verde a volte anche carsico e consentirà di aprire l'area alla città con una grande permeabilità». Permeabilità è anche la base dell'approccio alla gestione degli edifici, in cui si privilegerà un ruolo pubblico per i piani terra. In chiusura di conferenza Kipar ha dato un suggerimento al Comune: «Non fare lo spezzatino, resistere alla tentazione di vendere piccoli pezzi a favore di una visione globale che si sta prospettando e che parte da qui, da un Porto nuovissimo che deve essere attrattivo, sociale e per questo green». A margine della conferenza ha articolato: «Il paesaggio e gli spazi pubblici vanno tenuti assieme allo schema di funzione e allo sviluppo futuro, perché oggi la destinazione sbagliata di una prima parte può compromettere tutto il resto. Trieste non deve pensarsi più piccola di quel che è, né temere che gli investitori non vengano: gli investitori che restano, non quelli che vogliono speculare, arrivano se c'è questa visione d'insieme, com'è avvenuto ad Amburgo». Sul palco a fianco di Kipar il dirigente dei lavori pubblici Giulio Bernetti, che ha fatto il punto degli interventi e del consorzio Ursus. In apertura sono intervenuti il presidente Fvg Massimiliano Fedriga (vedi a destra), il sindaco Roberto Dipiazza, le assessore Elisa Lodi e Luisa Polli.

Giovanni Tomasin

 

 

Ex Centro profughi di Padriciano: via libera al campus universitario

Il provvedimento della giunta Dipiazza approvato ora pure dal Consiglio

L'ex Centro raccolta profughi di Padriciano diventerà un campus dell'Università. È stata approvata ieri a maggioranza, con il voto contrario di Roberto De Gioia (Progetto Fvg) e l'astensione dei consiglieri del M5S, di Sabrina Morena (Open Fvg) e di Valentina Repini (Pd), la relativa deliberazione illustrata dall'assessore Lorenzo Giorgi, che prevede una concessione trentennale e rinnovabile. Giorgi ha parlato di «occasione unica per permettere all'Università di cercare di beneficiare di un contributo di 50 milioni, utilizzando fondi inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con il sì - ha precisato - si permette all'Università di iniziare l'iter, mentre il progetto sarà da definire nei dettagli». Dalle file dell'opposizione sono emersi alcuni distinguo. Giovanni Barbo (Pd), pur dichiarando il sì del gruppo, ha criticato «l'assenza oggi di un rappresentante dell'Università, peraltro annunciata». Valentina Repini (Pd) ha spiegato che «il problema è stato il mancato coinvolgimento della Circoscrizione e dei residenti su un progetto di grande impatto ambientale», per poi chiedere dove andranno le associazioni che attualmente operano al Crp. Una buona alternativa - ha proseguito - potrebbe essere l'ex caserma Monte Cimone di Banne». Sabrina Morena (Open Fvg) ha definito la deliberazione «troppo generica», proponendo come alternativa la caserma di via Rossetti. De Gioia ha spiegato il suo no, ricordando che «quella è un'area destinata al cicloturismo». Salvatore Porro (FdI) ha definito «prevenuto il no della Circoscrizione Est». Il sindaco Roberto Dipiazza ha sottolineato «la grande importanza del progetto», mentre Laura Famulari (Pd) ha definito «deplorevole non aver sentito i residenti e la Circoscrizione». Paolo Menis (M5S) ha motivato l'astensione del gruppo «per i troppi punti oscuri nella deliberazione». Dopo il voto, Repini ha presentato un ordine del giorno per «assicurare un confronto con i residenti».

Ugo Salvini

 

 

La mobilità sostenibile nel segno della storia - la passeggiata di oggi dal municipio di Aurisina

DUINO AURISINA. Primo evento del programma predisposto dal Comune di Duino Aurisina per la "Settimana europea della Mobilità sostenibile", e appuntamento finale del progetto "Il favoloso viaggio nella pietra d'Aurisina" nell'ambito della settima edizione della rassegna "L'Energia dei Luoghi - Festival del Vento e della Pietra", organizzata dall'Associazione Casa Cave. Ha un doppio ruolo la passeggiata in programma oggi, con partenza alle 17 dal Municipio di Aurisina, che porterà i partecipanti dalle cave alle falesie per un incontro con la scultura e che prevede la visita ai laboratori del marmo e l'incontro con gli scultori, gli scalpellini e gli studenti in residenza. «Per il terzo anno consecutivo - spiega l'assessore Massimo Romita, coordinatore dei 13 eventi della "Settimana della Mobilità" - organizziamo questo programma, perché l'amministrazione ha sempre messo la tutela dell'ambiente in cima alle priorità». «Il nostro è un progetto transfrontaliero - sottolinea Fabiola Faidiga, presidente di Casa Cave - che ha portato sul nostro territorio studenti e artisti i quali, ispirandosi al mondo allegorico di erbari, bestiari e lapidari medievali, attraverso la ricerca artistica più attuale, hanno scolpito ognuno un diverso blocco di pietra d'Aurisina». Per la passeggiata è obbligatoria la prenotazione al numero 340 7634805.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 16 settembre 2021

 

 

«Il parco fotovoltaico va inserito nel progetto della centrale a gas» - associazione Rosmann e gruppo San Valentino

Il progetto di A2A per la realizzazione di un parco fotovoltaico nel sito della centrale va non solo sottoposto a Valutazione di impatto ambientale di portata regionale, ma inserito nella procedura autorizzativa del progetto di nuovo impianto alimentato a gas avviata a livello statale. Lo affermano l'Associazione ambientalista Rosmann e il Gruppo San Valentino nelle osservazioni presentate alla Regione, nell'iter di verifica di assoggettabilità a Via del progetto di parco fotovoltaico. «L'energia prodotta dall'impianto sarà in parte ceduta alla rete elettrica di distribuzione e in parte destinata ad alimentare gli ausiliari della centrale», dice il presidente della Rosmann, Claudio Siniscalchi, rilevando che i due progetti sono interconnessi e vanno valutati insieme. I tempi di realizzazione dell'impianto fotovoltaico sono subordinati a quelli di costruzione della nuova centrale a gas, aggiunge nelle osservazioni il presidente del San Valentino Dario Predonzani. «La soluzione più corretta per noi è la ripubblicazione del progetto di modifica della centrale pendente al ministero per la Transizione ecologica, integrato con il progetto di installazione del parco fotovoltaico - afferma la Rosmann - per valutare unitariamente i due progetti». Per la Rosmann poi le ricadute occupazionali saranno pressoché nulle a fronte di aree occupate che potrebbero essere messe molto meglio a frutto con le attività portuali; il Gruppo San Valentino sottolinea lo scarso beneficio del parco fotovoltaico: ha calcolato che consentirà di risparmiare all'ambiente 889,5 tonnellate di CO2 all'anno contro i 2.365.762 di tonnellate di CO2 prodotte all'anno dall'impianto a turbogas.

 

 

Mossa - Antenna nel cuore del Preval - La protesta di Legambiente

MOSSA. Un'antenna per la telefonia mobile indigesta che svetta, da alcuni giorni, vicino al santuario del Preval, a Mossa. A tuonare è Legambiente Gorizia, guidata da Anna Maria Tomasich. «Nel totale dispregio dei valori paesaggistici di quello che si vorrebbe candidare quale sito patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco, l'infrastruttura - rimarcano gli ambientalisti - è realizzata in metallo pienamente riflettente e visibile a chilometri di distanza. Nessuna mimetizzazione, nemmeno un labile tentativo, come invece si è fatto ad esempio sul Carso (senza rinunciare alla tecnologia) con le antenne camuffate da pini, con esiti non sempre positivi, ma almeno ci hanno provato. Ci si chiede come tutto ciò sia possibile. Questo, anche in dispregio alle norme di tutela e valorizzazione del Piano paesaggistico regionale, che proprio per l'area del Collio stabilisce che la localizzazione delle strutture delle reti tecnologiche vada fatta nel rispetto delle visuali d'interesse panoramico, evitando il più possibile interferenze con elementi architettonici e paesistici di pregio, valutando possibili localizzazioni alternative nel caso di attraversamenti di zone di particolare sensibilità e pregio paesaggistico-ambientale. Inspiegabile, dunque, la presenza di questa antenna per altro a soli 50 metri da una simile già esistente». Ma, a sentire Legambiente, non è il solo elemento critico. Già nel 2017, l'associazione lanciò l'allarme sul degrado delle ciclabili del Preval con una lettera indirizzata a Regione, Uti e Comuni. Un'importante opera realizzata dalla Provincia di Gorizia con un investimento di quasi 4 milioni di euro, oggi totalmente in abbandono. «Un vero e proprio scandalo perché si continuano a progettare nuovi itinerari sul territorio e, nel frattempo, un'estesa rete che dovrebbe essere a servizio del turismo, e della mobilità sostenibile si sta disfacendo nel totale disinteresse. Staccionate divelte, viti ed elementi metallici taglienti esposti, cestini pieni di rifiuti, tavoli e panchine che si stanno disgregando. Ma è veramente questo il biglietto da visita che vogliamo offrire ai turisti? Come possiamo parlare di ulteriore sviluppo turistico se non siamo in grado di mantenere quello che già abbiamo? Vista la frammentazione dell'infrastruttura su diversi Comuni, sarebbe fondamentale che fosse la Regione a prenderla in carico con un urgente piano di prima messa in sicurezza e manutenzione straordinaria». Su entrambe le questioni, a breve, Legambiente invierà «in un'ottica di collaborazione» una nota formale agli enti competenti con delle proposte.

Francesco Fain

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 15 settembre 2021

 

 

Muretti a secco, l'arte si tramanda Al lavoro su 30 metri lungo il Rilke

L'architetto Antoni: «Strutture importanti per l'ambiente, in cui si insediano centinaia di specie»

DUINO AURISINA. Tre anni fa l'Unesco ha iscritto "L'Arte dei muretti a secco" nella propria "Lista del Patrimonio culturale immateriale", comune a otto Paesi europei: Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Ma da sempre, quei muretti, costruiti sistemando le pietre una sopra l'altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta, sono un autentico simbolo del Carso, emblema di un'antica tradizione, che oggi riveste un ruolo importante anche per l'equilibrio dell'ambiente. La loro conservazione e il tramandarne la conoscenza delle tecniche costruttive sono al centro della missione del "Partenariato per la conservazione e la divulgazione dell'edilizia carsica in pietra a secco" che, in questa chiave, ha organizzato un'esercitazione nella Riserva naturale delle Falesie di Duino, che ha visto i partecipanti ricostruire un tratto di muro del sentiero Rilke, lungo una trentina di metri. L'evento rientrava nell'ambito del progetto "Interreg - Enfreen", diretto dal Parco delle Grotte di San Canzian. «Questi appuntamenti - spiega il presidente del Partenariato, l'architetto Danilo Antoni - coinvolgono cittadini di ogni età, che si riuniscono per conoscere la storia e i pregi dei muretti a secco. La nostra missione - aggiunge - è di salvaguardare questa conoscenza e trasmettere a tutti la consapevolezza dell'importante ruolo che queste strutture hanno per l'ambiente. I muretti a secco del Carso - ricorda Antoni - sono nati secoli fa, come metodo per delimitare i confini delle proprietà, ma già allora la loro costruzione seguiva regole precise per salvaguardare l'ambiente, prevedendo sempre i passaggi per gli animali. Fin dalla loro origine - continua - hanno offerto, nelle loro intercapedini, l'ambiente ideale per l'insediamento di centinaia di specie diverse, sia della flora sia della fauna. Oggi si definirebbero ecosostenibili e lo sono sempre di più, perché in mezzo a quelle pietre crescono piante, nidificano e trovano rifugio insetti e piccoli animali. Ci sono pochissime costruzioni dell'uomo nel mondo con un impatto così positivo per l'ambiente. Sono strutture che si sviluppano per migliaia di chilometri - rileva Antoni - ed è in corso un progetto per censirle tutte, sia in Slovenia sia in Italia. Per fortuna - conclude - possiamo contare sul sostegno del Comune di Duino Aurisina e di soggetti privati come Baia Holiday e Mare Pineta». All'incontro hanno partecipato i rappresentanti dell'Ordine degli architetti, dell'Università del litorale, del Parco delle Grotte di San Canzian e della Comunella di Duino. «Un tempo - spiega il presidente di quest'ultima, Vladimiro Mervic - nella Riserva c'erano volpi, gatti selvatici, caprioli. Oggi sono rimasti solo gli scoiattoli - osserva - perché le altre specie si sono allontanate soprattutto a causa delle grandi arterie stradali costruite nei paraggi».«Questo tipo di attività - commenta il sindaco di Duino Aurisina Daniela Pallotta che, assieme al suo vice Walter Pertot, ha presenziato all'esercitazione - rappresenta la salvaguardia di una importantissima tradizione locale. L'attività del Partenariato mette al centro il ruolo di alcune infrastrutture umane nell'ambiente carsico, nel contesto di un progetto che dovrà essere rinnovato e al quale, come amministrazione comunale ed ente gestore della Riserva, daremo il nostro sostegno».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 14 settembre 2021

 

 

Giardinetto di Guardiella Tre progetti di recupero e valorizzazione possibili - l'iniziativa di Legambiente

Tre diverse ipotesi che vanno da una riqualificazione minima alla revisione della viabilità modificando anche la rotonda tra via Giulia, viale Sanzio e strada di Guardiella. Legambiente ha voluto presentare ieri l'esito dei lavori degli ultimi due anni per valorizzare un'area oggi definita di disagio: il giardinetto all'inizio di viale del Cacciatore. «Il percorso - ha spiegato Andrea Wehrenfennig, presidente locale dell'associazione ambientalista - era iniziato in epoca pre campagna elettorale, poi il Covid ha complicato un po' le cose e quindi siamo arrivati a ora con i progetti». I tabelloni saranno esposti al centro commerciale Il Giulia e sono stati realizzati dall'architetto Johanna Riva, la quale ha sottolineato come questa sia una zona di passaggio «un perno tra diverse direttrici. Abbiamo coinvolto tutti gli attori presenti sul territorio, come Asugi, i commercianti, e ritirato 100 questionari compilati dai cittadini. Al momento gli unici che popolano questo giardino sono dei ragazzi con problemi e gli studenti della Codermaz che lo usano come scorciatoia per arrivare a scuola». Il progetto "base" prevede la riqualificazione del parchetto con la creazione di percorsi, un'area fitness e gioco e un gazebo come luogo di aggregazione. Il secondo step prevede una nuova viabilità con la nuova via a ridosso del condomino che consentirebbe di chiudere l'attuale e collegare con il verde il parchetto al parco del Cacciatore. Il terzo step invece è decisamente più complesso con una modifica importante della rotatoria con un ampliamento della zona verde a ridosso della Circoscrizione, mentre dove oggi c'è il giardinetto uno spiazzo adibito alla sosta delle auto e al mercato mantenendo gli alberi presenti.

An. Pi.

 

 

Approda in Comune la proposta Supera per la nuova piscina in Porto vecchio

Al magazzino 30. Dipiazza: «Più grande della terapeutica» Project financing da 13 milioni, 4 vasche e area fisioterapia

È arrivata al Comune la manifestazione di interesse della società iberica Supera per un project financing per un centro sportivo polifunzionale da 13 milioni da collocare al magazzino 30. È il contenuto della "Pec" degli spagnoli che il sindaco Roberto Dipiazza aveva mostrato in una diretta su Telequattro dei giorni scorsi, prospettandola come possibile soluzione al caso della piscina terapeutica. È davvero così? Il primo cittadino, che attende a breve anche la proposta della cordata guidata da Icop, la ritiene una via praticabile: «Nel nostro programma c'è comunque l'obiettivo, se possibile, di ricostruire la vecchia Acquamarina - dice -. Intanto però questa è una bellissima proposta. La vecchia terapeutica aveva 2 mila metri quadrati, questa ha 6 mila metri su due piani. Ora vedremo anche la proposta di Petrucco. Quando si parla di piscine ricordiamo che dopo il crollo c'è stato il Covid, impianti chiusi, ma non ci siamo mai fermati». Ma in cosa consiste la lettera di Supera? Il gruppo, gestore di una cinquantina di impianti sportivi con piscine e palestre in Spagna e Portogallo, propone un «centro sportivo polifunzionale» con quattro vasche. Quanto alle finalità terapeutiche, dal testo si evince che la società propone una parte fisioterapica «autonoma e allo stesso tempo integrata con il centro» al piano terra: dovrebbe essere composta da un ufficio, uno spogliatoio e differenti cabine per trattamenti. Supera specifica che questa parte potrebbe venir data in affitto a un operatore specializzato. Una vasca interna da 16 metri sarà dedicata a «corsistica di base, ginnastica in acqua e attività riabilitative». Vediamo ora, in sintesi, le caratteristiche della struttura delineata da Supera: all'interno prevede due vasche, la già citata e un'altra da 25 metri a 8 corsie. Al piano terra si collocano anche la hall, gli uffici, gli spogliatoi, l'area fisioterapia e una grande spa vista mare con idromassaggio, bagno turco, sauna e docce terapeutiche. Il piano superiore è dedicato al fitness, con 4 sale corsi e una grande palestra, due terrazze per la ginnastica all'aperto. All'esterno una vasca da 25 metri a 6 corsie e una da 16 metri. Inoltre un parcheggio da 200 posti. La società sottolinea nella lettera di aver già avviato i contatti con gli uffici della Soprintendenza e dell'Acegas, e annuncia per i prossimi mesi «una formale e completa proposta di project financing». Per far ciò si dice «pronta a iniziare» tutte le attività propedeutiche alla redazione, come rilievo topografico, analisi ambientali, geologiche, studio di fattibilità, relazione sulla gestione, progetto preliminare, e quindi il piano economico-finanziario. Sarà quest'ultimo documento a dire l'ultima parola sui costi: si prevedono abbonamenti mensili, a singoli corsi o a giornata. Il sindaco Dipiazza assicura che la società è disponibile a offrire prezzi calmierati pari a quelli della vecchia Acquamarina. Quanto al finanziamento, dai primi contatti avuti il contributo del Comune consisterebbe nella concessione 42ennale dell'edificio. «Il Comune non mette un euro», sintetizza Dipiazza. Il mittente, il Ceo Guillermo Druet Ampuero, allega alla manifestazione d'interessa una serie di rendering, in cui si vede una struttura triangolare affiancare il Centro congressi dal lato mare. A dire l'ultima parola in merito, comunque vada, sarà il Consiglio comunale eletto con il prossimo voto di ottobre.

Giovanni Tomasin

 

 

SEGNALAZIONI - Sala Tripcovich - L'acustica è ottima - È da salvare

"'Sta brutta roba - come la definisce il sindaco Dipiazza - verrà demolita, con un costo di circa 700 mila euro". Settecentomila euro, per radere al suolo l'edificio costruito nel '36 - con cemento buono e con un design senza tempo - che nel '92 il mecenate Raffaello de Banfield trasformò in teatro quale ripiego alla temporanea chiusura del Teatro Verdi. Invece, la bravura di architetti e personale del teatro lirico ne ha fatto la Sala teatrale con la migliore acustica della città. Per questo non va demolita! Lo diciamo a voce alta: non ha senso farlo e ci sono ottime ragioni per mantenerla e rivitalizzarla. C'è l'amianto da togliere, come in centinaia di altre situazioni ma è da farsi, uguale uguale, anche per poter demolire. Quella cifra, invece, va usata bene, affinché questa Opera House sia resa più accogliente e funzionale, dentro e fuori, e se ne utilizzino le indiscusse qualità e le funzioni che potrà svolgere. La Sala Tripcovich è ampia, di facile accesso, ha un'acustica perfetta, uno spazioso e profondo palcoscenico, moderni impianti audio e luci, un grande schermo; tutto molto apprezzato sia dagli amanti della musica che del cinema. È adattissima per concerti e particolarmente per i cori. Può essere nuovamente sede di festival e mostre cinematografiche, porta culturale aperta verso l'Est. La si può inoltre attrezzare quale location per registrazioni musicali professionali. Anche la sua posizione è ottimale: adiacente alla Stazione per un pubblico regionale, e al Porto vecchio per i futuri convegnisti e visitatori. Sono idee già espresse e sostenute da molti, ma inascoltate dagli amministratori: "Ci serve spazio per fare la piazza più bella di Trieste". Forse che una abbellita Sala Tripcovich tutta circondate da un grande Giardino de Banfield non lo sarebbe? Anzi, sarebbe un'oasi culturale interna a un'oasi naturale che onorerebbe la memoria del compianto maestro e mecenate. Su certi Beni comuni deve poter decidere l'intera Comunità, non soltanto l'eventuale quarto che ha votato il sindaco. Si potrebbe abbinare alle prossime elezioni un semplice referendum consultivo: Sala Tripcovich: demolire/ristrutturare. Si chiama democrazia partecipativa. Esiste e altrove è molto praticata.

Paolo Angiolini - La Città Ai Cittadini

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 13 settembre 2021

 

 

I candidati sindaco sui giardini pubblici alle associazioni: il sì è trasversale

Dipiazza: «Gestioni ventennali». Russo: «In ogni rione» Bandelli «favorevole». Stok: «C'è il nodo manutenzioni»

Affidare la gestione del verde pubblico ad associazioni del territorio è una via che un Comune dovrebbe percorrere? E se sì, a che condizioni? La domanda sorge spontanea dopo le proposte di presa in carico del Giardino pubblico Muzio de Tommasini, avanzate da diverse realtà associative, imprenditoriali e cooperative locali. L'ultima quella animata, tra gli altri, da Acli e Ginnastica triestina. I candidati sindaco alle prossime amministrative come la vedono? Nelle sfumature tra le risposte, i diversi approcci su un tema semplice solo in apparenza. «Diverse cordate si son fatte avanti per il Giardino pubblico - dice il sindaco uscente Roberto Dipiazza -, vedremo l'esito. Comunque l'idea è assolutamente quella giusta e va replicata: il privato funziona meglio del pubblico, perché si può muovere in modo più agile. Perciò vogliamo durata ventennale per le gestioni alle società sportive, darebbe modo ai privati di chiedere finanziamenti per mettere a posto le strutture. Mi criticano, ma ricordo che quando sono arrivato nel 2001 quel giardino era chiuso da due anni». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo afferma: «La nostra idea è quella di un'amministrazione che fa da regia per le iniziative dal basso in ogni rione. Il rischio di abbandono e vandalismo in quelle aree è altissimo se non vengono affidate alla cura di realtà del territorio e delle associazioni. Il caso di via Giulia è particolarmente evidente, l'unico polmone verde del centro non è mai stato così trascurato. Bene che ci sia tanta disponibilità a gestirlo, poi vedremo chi sarà, ma l'idea è quella giusta». Il volto di Adesso Trieste, Riccardo Laterza, la vede così: «Bisogna fare due ragionamenti paralleli. Da un lato la manutenzione ordinaria e straordinaria: deve essere compito del Comune e va ricostruita fuori da una logica di global service, che negli anni ha generato anche danni e abbattimenti. Va ricostituito il servizio verde pubblico, ora esternalizzato. Ciò detto, la collaborazione con le associazioni è fondamentale in termine di gestione spazi, cura quotidiana e quindi sicurezza. Non è una cosa che si fa a spot, serve un regolamento, come quelli già adottati a Bologna e Torino». Il candidato di Futura Franco Bandelli è favorevole: «Il Giardino pubblico e le zone limitrofe sono in condizioni vergognose. Se ci sono associazioni che se ne vogliono far carico ben venga, è l'unico metodo. Sono stato sempre un fautore di questo approccio, come lo fui nel caso della gestione del PalaRubini alla Pallacanestro Trieste. Come ero tra i promotori dell'assegnazione della piscina Bianchi alla Fin». Il portabandiera della civica Podemo, Arlon Stok, ragiona: «Sicuramente è una parte di soluzione. Il problema però è che ora la manutenzione si fa una tantum, bisogna invece costruire una cultura della manutenzione ordinaria, prendendo ispirazione dal Nord Europa, dove questo genere di lavoro si fa regolarmente». La candidata di Verdi e Sinistra, Tiziana Cimolino, la vede così: «Può essere una soluzione, lo prevede anche il titolo V del regolamento comunale. In generale penso che il Giardino pubblico vada curato dal Comune come tutto il resto del verde pubblico, che pure è oneroso, però la gestione degli spazi è una soluzione praticata anche altrove, penso a Milano. Però bisogna avere delle garanzie». Infine Aurora Marconi di Trieste Verde: «Prima di parlare di gestione, voglio ricordare che cinque anni fa quel giardino e altri furono dichiarati inaccessibili perché inquinati. Si parlò di "fitorimedio" per pulirli, poi non se n'è saputo più nulla. Com'è andata poi questa bonifica? È stata fatta? Quei giardini sono puliti. Vorrei che chi di competenza rispondesse. Poi parleremo di gestione ai privati, purché ci siano le competenze».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 12 settembre 2021

 

 

Alga aliena nell'Alto Adriatico - Colonie nel mare di Parenzo

La Caulerpa cylindracea presente ormai in vaste aree dei fondali a nord della località istriana. Di origine indo-pacifica, resiste anche in inverno

Fiume. La macroalga aliena Caulerpa cylindracea sta colonizzando vaste aree dei fondali a settentrione di Parenzo, in Istria, e preoccupa non poco gli esperti sull'impatto che potrà avere a danno dell'ambiente. Questo tipo di Caulerpa, che mette totalmente a rischio le specie vegetali native, è di origine indo-pacifica, a confermare la tropicalizzazione dell'Adriatico e del Mediterraneo, fenomeno in corso da decenni e che potrebbe risultare catastrofico per l'equilibrio ambientale e la biodiversità. Laddove appaia questa alga invasiva, è stato constatato, il fondale tende a diventare di colore verde: il massimo grado di sviluppo della colonia si registra a fine estate oppure all' inizio della stagione autunnale. Parenzo non è la prima località in cui la Cylindracea è stata avvistata nelle acque dell'Adriatico: qualche anno fa gli esperti l'avevano segnalata più a sud, sui fondali del porticciolo di Orsera, nella zona occidentale della Penisola istriana. Gli esperti della società di Pola Acquarium hanno scoperto due colonie di cylindracea situate in acque nelle vicinanze della cittadina istriana di Medolino: entrambe avevano fatto attecchire le radici a una profondità di 14 metri. «Parliamo di un'alga che non ha nemici naturali e dunque può svilupparsi ovunque - ha dichiarato la responsabile di Acquarium nonché biologa marina, Milena Micic - la sua espansione può venire contrastata dalle colonie di posidonia e da altre alghe native. Gli studi hanno confermato che la presenza della posidonia contrasta l'avanzata della cylindracea».Queste ricerche scientifiche, attuate in Istria nel decennio compreso tra il 2004 e il 2014, hanno evidenziato la resistenza dell'alga aliena anche durante l'inverno, quando la temperatura del mare scende fino a 8 gradi. Gli inverni miti di questi ultimi anni hanno favorito lo sviluppo di una specie che può avere una crescita eccezionale: fino a 15 millimetri al giorno, il che ha impatti durissimi sulle altre specie autoctone e sugli stessi fondali. «Purtroppo è l'ennesima prova della trasformazione del Mediterraneo in un bacino tropicale - ha concluso Micic - che vede piante e pesci di mari lontani invadere le nostre acque. I cambiamenti climatici stanno presentando il conto e la cylindracea ne è una delle conseguenze». In anni passati in Croazia era stata segnalata un'altra emergenza, quella relativa alla comparsa della cosiddetta alga killer, la Caulerpa taxifolia: ne erano state segnalate colonie in vaste aree marine della Dalmazia, in Istria e nel golfo di Fiume, generando grande allarme fra i biologi. A distruggere la quasi totalità di queste colonie erano state però le acque fredde dell'inverno. Resta da vedere cosa succederà ora con la cylindracea.

Andrea Marsanich

 

Il relitto della "Grado 2" diventerà il primo museo sommerso presente in regione

Ultimi giorni di lavoro sul cantiere archeologico subacqueo attorno alla più antica nave di epoca romana presente nel Golfo

A diciannove metri di profondità, al largo nel Golfo di Trieste, i resti delle anfore greco-italiche che più di duemila anni fa trasportavano vino provenendo forse da uno dei grandi empori fiorenti nel delta del Po, emergono dalla sabbia del fondo come tracce di un mondo che non c'è più. La nave romana che le trasportava fece naufragio in questo punto dell'Adriatico, forse per un'improvvisa tempesta, e ci sono voluti un paio di millenni perché quell'antico incidente di mare uscisse dai recessi del passato. E lo si deve nello specifico agli archeologi subacquei e ai palombari che dal 12 agosto scorso lavorano sul relitto di quella nave, battezzata Grado 2, destinata a diventare il primo museo sommerso della nostra regione. Se la nave Grado 1, la Iulia Felix, aspetta da vent'anni di essere esposta in un museo dopo il recupero, nel 1999, del carico e di parte dello scafo, la Grado 2 - scoperta nel marzo del 2000 - avrà forse maggiori possibilità di essere ammirata là dove giace da tanti secoli, sul fondo del mare. I lavori del progetto-pilota "UnderwaterMuse" - finanziato nell'ambito del Programma di Cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Croazia 2014-2020, di cui è capofila l'Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia assieme all'Università di Venezia Ca' Foscari, la Regione Puglia, l'agenzia Rera di Spalato e il Comune di Kastela - servono a questo: creare un parco archeologico sommerso aperto sia ai turisti subacquei (basta un brevetto sportivo di primo livello), sia, attraverso soluzioni digitali innovative, a chi sott'acqua non ci va. Obiettivo dell'intervento, che terminerà a giorni, spiega l'archeologa Rita Auriemma dell'Università del Salento, «era rimuovere le otto griglie protettive già posizionate tra il 2012 e il 2015 nel corso di due campagne condotte dalla Soprintendenza con un'équipe dell'Università di Udine diretto da Massimo Capulli, mettere in luce l'intero giacimento, documentarlo, riposizionare le griglie preesistenti e aggiungerne altre, identiche, per coprirlo completamente, assicurandone in questo modo la protezione e l'accessibilità da parte dei subacquei, attraverso convenzioni con "diving center" e circoli subacquei, come per esempio già accade in Croazia». Dopo la messa in luce del carico, in questi giorni si sta lavorando al rilievo del giacimento tramite fotogrammetria subacquea, con un team di studenti e assegnisti di ricerca specializzati della Ca' Foscari di Venezia i quali, spiega Carlo Beltrame, docente di archeologia navale all'ateneo veneziano, «sono impegnati a documentare il sito e a creare una vera e propria navigazione virtuale». Dopo settimane di pulizia del giacimento utilizzando la sorbona, un tubo aspirante che rimuove la sabbia, sul relitto della nave Grado 2 si è alzato il velo del tempo. Secondo le prime osservazioni, il carico risale alla seconda metà del III secolo a.C. Sarebbe quindi il carico di anfore più antico dell'Adriatico centrosettentrionale, antecedente persino la fondazione della colonia di Aquileia (181 a.C.). Questo tipo di anfore, spiegano gli archeologi del progetto "UnderwaterMuse", erano numerose nei grandi empori del delta padano come Adria (da cui l'Adriatico prende il nome) e Spina, e sono state prodotte lungo la costa romagnola, dove sono note produzioni analoghe. La presenza di una nave romana carica di anfore greco-italiche, prodotte nell'alto Adriatico e contenenti quindi vino locale, potrebbe essere un altro segnale dell'avanzata di Roma verso est, dopo la fondazione delle colonie di Rimini (268 a.C.) e Brindisi (244 a.C.), per sfruttare i fertili territori agricoli di questo versante dell'Adriatico e garantire il controllo delle rotte dirette a Oriente.

Pietro Spirito

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 11 settembre 2021

 

 

Sport, cultura e gestione del verde: ecco le idee per il giardino pubblico

«Aperti a contributi esterni. Alla fine decida il Comune». Intanto è allarme per il parkour sul padiglione

Il terzo settore scende in campo per restituire alla città un giardino pubblico riqualificato e rivitalizzato. Ieri, nel piazzale Ninchi, di fronte all'ormai abbandonato padiglione ex Arac, i rappresentanti delle dieci realtà unitesi per formulare al Comune un articolato progetto di ristrutturazione e gestione del parco urbano Muzio De Tommasini hanno raccontato nei dettagli la loro proposta anche a residenti, fruitori del parco stesso e referenti di altre associazioni, intervenute per capire meglio l'iniziativa e prendere contatti al fine di poter, eventualmente, dare il proprio contributo. «Non ci muoviamo da una base critica - ha sottolineato Cristiano Cozzolino, presidente Acli Trieste - bensì con l'obbiettivo di proporre dei miglioramenti dopo una noncuranza pluriennale. Il progetto serve non solo a ridare vita a uno spazio, ma anche a rendere partecipe del cambiamento una rete di realtà che raccolgono gli interessi di tanti cittadini». I soggetti promotori sono infatti Acli Trieste, Unione sportiva Acli Trieste, Società Ginnastica Triestina, Cooperativa sociale Lybra e Associazione giardino pubblico. Tra i partner si contano, invece, il Consorzio Cosm, le associazioni Casa del Cinema, Racconti della Valle e Buone Pratiche e la Scuola di ballo Arianna. La proposta, in particolare, prevede l'acquisizione in concessione dell'intero parco, la ristrutturazione del padiglione Arac con una destinazione poi multifunzionale e con la contestuale riapertura del bar, e la riqualificazione degli spazi esterni per rendere possibile lo svolgimento di attività ludiche, sportive e culturali. Un intervento che richiederebbe l'investimento di circa 600-700 mila euro, e che il gruppo formatosi prevede di poter reperire attraverso il meccanismo del credito agevolato, con contributi esterni, anche europei, e con un'iniziativa di crowdfunding. Incluse nel progetto pure la manutenzione e la gestione del verde, in sinergia con il Comune, e l'organizzazione di un calendario di attività. La proposta sportiva è diversificata, e pensata anche come strumento di salute e riabilitazione sociale, con corsi per ragazzi e anziani. La proposta sociale prevede, tra le varie attività, un centro diurno per anziani, un dopo scuola adibito anche a centro estivo per bambini, attività sia per contrastare il disagio minorile e sostenere le genitorialità sia per l'integrazione sociale degli immigrati. L'offerta culturale, è stato spiegato dai promotori, sarà il più possibile gratuita e spazia dal cinema alle mostre, dalle conferenze agli eventi letterari. Ad ascoltare c'erano, tra gli altri, i referenti di Legambiente, di Trieste Bella e degli oltre 200 giocatori che animano il giardino sui tavoli da tennistavolo. «Questa è la nostra proposta, siamo un gruppo ampio che rappresenta vari settori - ha spiegato la coordinatrice tecnica del progetto Claudia D'Ambrosio - ma siamo aperti a confrontarci e a raccogliere le idee di altre realtà. E se ci saranno proposte alternative, sarà poi il Comune a decidere se, in che termini e a chi affidare la gestione del giardino pubblico». Il Comune, insomma se intenderà procedere in scia a questa prima proposta, affidando la gestione del polmone verde cittadino, dovrà indire una manifestazione di interesse a cui potranno rispondere ovviamente altre realtà. Intanto, mentre in alcuni punti del giardino è appena stata sfalciata l'erba, alcuni residenti degli edifici alle spalle dell'ex Arac riferiscono che sempre più spesso dei giovani si arrampicano raggiungendo il tetto del padiglione stesso, dove alcuni di loro praticano pericolose attività autonome di parkour. ll fenomeno è stato segnato alla Polizia locale.

Laura Tonero

 

 

Sull'alta velocità l'ex senatore Sonego dovrebbe conoscere i progetti bocciati

Ho letto con stupore l'articolo dell'ex Senatore ed ex Assessore Regionale ai Trasporti, Lodovico Sonego. Sembra quasi che a ricoprire quelle importanti cariche dal 2003 al 2018 sia stato qualcun altro e che possa permettersi di non conoscere le risposte che oggi, tramite i media, cerca da altri. Forse dovrebbe chiedersi come mai sembra, se lo è davvero, che questa regione sia all'anno zero ai trasporti e di chi sia la colpa. I famosi milioni messi dall'Europa per l'alta velocità, ricorda l'ex Assessore, c'erano solo per la progettazione. Progettazione che non è mai stata conclusa, perché bocciata due volte dalla Commissione di Valutazione d'impatto Ambientale, nel 2005 quando Sonego era Assessore e nel 2016 quando era Senatore. Il nostro intento è quello di pensare al futuro ed è per questo che riteniamo necessario puntare sulla velocizzazione della tratta esistente Venezia - Trieste, modificando il software. Otterremo così tre obiettivi: l'aumento del 25% della capacità ferroviaria, 7 minuti in meno per i treni veloci, un risparmio di 1500 milioni di euro da investire per risolvere i veri colli di bottiglia di questa regione. Nel 2016 le Frecce impiegavano un'ora e 24 minuti, con questi interventi ci avvicineremmo ad un'ora e un quarto. Inoltre, la linea potrà essere considerata di "alta velocità" essendo possibile raggiungere i 200 km/h in quasi tutto il tracciato. I treni regionali e i merci non possono superare in ogni caso i 160km/h, per cui per loro cambierà poco o nulla in termini di velocità. Il numero dei treni movimentati, grazie all'ottimo lavoro di Zeno D'Agostino, è raddoppiato dal 2014 al 2019, passando da 5 a 10 mila unità. Ipotizzando per assurdo che sabato e domenica non partano treni, avremmo una media di 38 treni al giorno, con possibili punte di 45 treni al giorno. La capacità della linea sul Carso dichiarata da RFI è di 230 treni al giorno. 108 di questi sono passeggeri, gli altri merci. Ci sono 120 treni merci disponibili per questa tratta, senza tener conto del potenziamento tecnologico. Ipotizzando che i treni passeggeri non possano aumentare più di tanto, purtroppo, abbiamo un'ulteriore disponibilità di almeno 80 treni al giorno, non considerando i weekend. Ammesso che con i miglioramenti di questi ultimi anni e i finanziamenti assicurati al Porto, anche grazie al lavoro del Ministro Stefano Patuanelli, si arrivi ad un'ulteriore implementazione dei traffici abbiamo una tratta ferroviaria in grado di sopportare più del triplo dei treni. Poi però dovremmo chiederci se le altre strutture sarebbero in grado di organizzare 5 treni in un'ora. Immagino che il Senatore Sonego possa ricordare come il suo progetto da 7,5 miliardi prevedesse una capacità della linea ferroviaria di 450 treni, un treno ogni 3 minuti, che secondo le stime di RFI avrebbero dovuto circolare nella città di Trieste nel 2050 con il boom dei traffici che solo il Senatore e pochi altri potevano immaginare nel 2003.

Cristian Sergo

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 10 settembre 2021

 

 

Romans. Raccolte tre tonnellate di tappi e il "dinditap" va in revisione

ROMANS. Non è stata tolta, ma si assenterà solamente per qualche giorno in piazza Giovanni Candussi a Romans d'Isonzo, l'inconfondibile e ormai familiare sagoma metallica del popolare tacchino raccogli-tappi di plastica, denominato il "DindiTap", che dal 2019 fa bella mostra di sé sul piazzale antistante la chiesa. In questi giorni, infatti - riferisce la giunta comunale -, dopo la dodicesima raccolta di tappi che si è svolta alcuni giorni fa, il simpatico e imponente gallinaceo è stato affidato, per un breve periodo - qualche giorno - all'amico Ugo Toso, un tuttofare che si è offerto di effettuare alcune modifiche di restyling alla sagoma, per poi riposizionarla nello stesso punto più belle e in forma di prima. Il "dindiat" è stato allestito nell'ambito del progetto #Ambientemente, voluto dall'amministrazione Comunale e che coinvolge le scuole locali, diverse associazioni come gli Alpini, la Protezione civile e la "Banda del Quaiat", nonché cittadini volontari, nella raccolta di tappi di plastica, il cui ricavato della vendita viene devoluto in beneficenza all'associazione Via di Natale Onlus, che offre ospitalità ai pazienti in trattamento diurno seguiti dal Centro di Riferimento Oncologico di Aviano o a dei famigliari che hanno il proprio caro ricoverato presso quella struttura. In quasi due anni dalla collocazione del "dindiat" più ecologico di sempre, sono stati raccolti più di 3 mila chilogrammi di plastica destinati a produrre finalità benefiche attraverso il centro raccolta di Ruda. La struttura a forma di tacchino venne inaugurata nel corso della fiera novembrina di Santa Elisabetta del 2019, diventando fin da subito il simbolo dell'ultracentenaria manifestazione e del rispetto per l'ambiente. Venne pure colorato dagli scolari per renderlo ancora più bello e singolare. La giunta municipale ha voluto ringraziare tutti coloro che, con un semplice gesto, hanno contribuito a questa iniziativa.

Edo Calligaris

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 9 settembre 2021

 

 

Dieci realtà no profit in campo per il rilancio del Giardino pubblico

Il gruppo è guidato da Acli, Sgt e dall'associazione che porta il nome del parco. «Riqualificazione, gestione e attività»

La situazione nella quale versa il Giardino pubblico "Muzio de Tommasini" spinge dieci realtà no profit a scendere in campo, con un progetto volto alla riqualificazione, anche edilizia del padiglione ex Arac, alla gestione del verde e alla rivitalizzazione, con un articolato programma di attività. Il progetto è già stato presentato al Comune lo scorso mese di luglio. «Vista la situazione di degrado del de Tommasini - spiega la coordinatrice tecnica del progetto Claudia D'Ambrosio - ci teniamo a far sapere alla cittadinanza che c'è un gruppo di associazioni serie, storiche, rappresentative e ben radicate sul territorio, che ha presentato un progetto dove viene messa nero su bianco la volontà di farsi carico sia della riqualificazione edilizia dell'ex padiglione Arac, che di una successiva gestione del verde e delle tante attività che si possono proporre in quel giardino, e che possono essere di tipo sportivo, sociale e culturale in senso lato». I soggetti promotori dell'iniziativa sono le Acli, la Società Ginnastica Triestina e l'associazione Giardino pubblico, nata due anni fa e che unisce residenti, operatori commerciali, sociali e professionisti che gravitano attorno a quel polmone verde al centro della città. «L'importante - sottolinea D'Ambrosio - è che emerga come la società civile non sia inerte: ci sono tante realtà che vogliono collaborare con il Comune, nelle forme e nei modi che l'amministrazione riterrà». La coordinatrice del progetto spiega come l'intenzione sia quella di «rivitalizzare uno spazio storico bellissimo, un patrimonio di verde e anche immobiliare, e restituirlo alla città con un progetto, rendendolo un luogo fruibile, offrendo da quello spazio nuove opportunità, iniziative all'interno del padiglione e tra il verde, ovviamente in sinergia con il Comune». Insomma, il progetto è pronto, è stato messo a punto con solide basi per trovare i necessari finanziamenti, e verrà presentato nel merito domani, venerdì 10 settembre, alle 11.30 nel piazzale Ave Ninchi all'interno del Giardino pubblico. «Ci attendiamo che la prossima giunta comunale, nel rispetto di tutte le procedure di evidenza pubblica - precisa -, crei i presupposti per trasformare queste linee del progetto in un progetto esecutivo, in tempi utili per renderlo attuabile già dalla primavera prossima». D'Ambrosio ci tiene a precisare che da parte delle realtà che hanno lavorato al progetto non c'è «alcuna mania di protagonismo, anzi, lasciamo le porte aperte a chiunque vorrà contribuire, rendendo sostenibile la gestione».

Laura Tonero

 

 

«Strade tra i campi rovinate, vanno sistemate»

Appello degli agricoltori del Carso perché si proceda subito alla manutenzione delle vie "poderali" in vista della vendemmia

TRIESTE. Un sentito appello al sindaco Roberto Dipiazza affinché «rimetta in pristino le strade comunali poderali, in particolare quelle situate sotto gli abitati di Contovello, Prosecco e Santa Croce». È una richiesta forte, e col carattere dell'urgenza, quella formulata in questi giorni al primo cittadino di Trieste da parte degli agricoltori del Carso. Mancano infatti ormai pochi giorni prima che la vendemmia entri nel vivo e le strade poderali sono fondamentali per gli addetti ai lavori, per poter trasportare l'uva e le attrezzature necessarie per l'appunto per poter espletare le varie operazioni riguardanti quest'importantissimo momento. Il problema è che molte di queste stradine di campagna sono inutilizzabili perché sconnesse, piene di buche che si riempiono al primo temporale e pure invase, ai lati, dall'incombente vegetazione cresciuta molto quest'anno, più del solito, per effetto di un'estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate. E così, per farsi rappresentare nel modo migliore a livello istituzionale, i coltivatori dell'altipiano hanno dato delega alla Kmecka zveza, l'associazione degli agricoltori del Carso, di predisporre un documento da inviare al sindaco. «È nostra premura chiedere un suo intervento presso i competenti uffici e servizi comunali - scrive Edi Bukavec, componente del direttivo della Kmecka zveza - affinché intervengano per la sistemazione e la messa a punto delle strade poderali comunali che, in alcuni tratti, sono di grande disagio per il transito dei mezzi agricoli, soprattutto nel periodo vendemmiale. Fra le più problematiche, ricordiamo in particolare la strada bianca che porta al Convento di San Cipriano, nei pressi di Prosecco». Gli agricoltori dell'altipiano si rivolgono a Dipiazza in quanto, come recita il Codice della strada, per strada vicinale o poderale o di bonifica si intende una strada privata, fuori dai centri abitati, che può essere a uso pubblico o privato: «L'articolo 2, comma 6, stabilisce poi che determinate strade vicinali sono assimilate a quelle comunali, perciò la loro manutenzione ricade fra le competenze dell'amministrazione locale».Gli stessi agricoltori del Carso poche settimane fa avevano chiesto, sempre a Dipiazza, di «intervenire presso le competenti autorità - si leggeva in una loro lettera inviata al Municipio - per ottenere il permesso di sostare, con i propri mezzi agricoli e non, sulla Costiera, per raggiungere i propri fondi coltivati a colture pregiate per lo più a vite». Tale richiesta era stata formulata «perché - così continuava il documento - le soluzioni che sono state adottate dalle competenti autorità, relativamente alla predisposizione dei parcheggi in quella zona, non corrispondono alle necessità dei coltivatori dei terreni che, in questi giorni, come ogni anno dalla costruzione della Costiera, stanno provvedere alle vendemmie e al trasporto su detta strada delle uve nelle proprie cantine».

Ugo Salvini

 

 

Tuffi vietati nella zona del Molo T - I sub cercano vecchie bombe

L'interdizione dovuta a una bonifica bellica propedeutica alla ripresa della riqualificazione della costa. «Aspettiamo i fondi della Regione»

MUGGIA. In questi giorni una serie di transenne posizionate ai varchi del tratto di costa che gravita nei pressi del molo a T, con tanto di divieto di balneazione, per impedire l'accesso ai bagnanti, hanno messo in apprensione quei muggesani che hanno cominciato a chiedersi, attraverso le pagine social dedicate alla cittadina di provincia, il motivo di quei divieti. In un primo momento si è pensato che fosse da attribuire alla mancanza del servizio di salvamento, ma poi con il passare delle ore, ieri, si è fatta chiarezza. È stato lo stesso assessore ai Lavori pubblici e vicesindaco nonché candidato sindaco per il centrosinistra alle prossime amministrative, il dem Francesco Bussani, a precisare il motivo del divieto d'accesso: «L'area è interdetta alla balneazione perché è in corso una perizia bellica da parte dei sub artificieri, funzionale a far partire i lavori per la riqualificazione del tratto di costa dal Molo T a Porto San Rocco». Si fa più concreto, quindi, il progetto, non fermatosi con Acquario, di portare a termine la riqualificazione della costa muggesana nella sua interezza. Un progetto che finora è stato frenato, non solo dalla mancanza di fondi necessari alla riqualificazione, ma anche dal ritrovamento proprio vicino al molo a T di un molo romano, di cui nelle scorse settimane si è parlato proprio a Muggia in occasione di alcuni incontri legati all'archeologia subacquea, curati dall'attuale responsabile scientifica dei musei e dei siti archeologici muggesani, l'archeologa subacquea Rita Auriemma. Bussani conferma infatti che «è stato rinvenuto un molo romano in quell'area e, prima che possa intervenire la Sovrintendenza con la perizia archeologica, è necessario verificare che non ci sia la presenza di ordigni inesplosi, dato che poco più in là c'erano i Cantieri San Rocco. Appena l'intervento sarà finito, l'ordinanza sarà revocata». Restano incerti, per Bussani, «i tempi dell'intervento della Sovrintendenza. Ma chiederemo un loro intervento quanto prima. Una volta ricevute le indicazioni, il progetto sarà modificato e l'opera sarà dunque cantierabile». Una chiosa, quella di Bussani, che ha una venatura polemica nei confronti della Regione: «Bello sarebbe ottenere il finanziamento mancante per finire l'intero tratto costiero ma su questo tema la Regione a oggi non ha mai risposto».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 8 settembre 2021

 

 

Il "mirador" trasparente, rampe e canali di luce: il futuro Museo del mare

Il bando per realizzare l'opera progettata dall'architetto Vazquez Consuegra aperto fino al 4 ottobre. La torre centrale innalzerà l'altezza del Magazzino 26

Il bando di gara per il nuovo Museo del Mare al Magazzino 26 è aperto e lo sarà fino al prossimo 4 ottobre: ciò significa che, al netto degli endemici ricorsi, l'opera da 33 milioni potrebbe essere cantierabile nel maggio del 2022. A lavori finiti l'edificio al cuore del Porto vecchio sarà un grande museo firmato Guillermo Vazquez Consuegra, sormontato da un "mirador" con vista su tutta la città. Il progetto è stato presentato ieri dal sindaco Roberto Dipiazza e dalla maggioranza in un insolito contesto politico: le regole pre-elettorali impongono che gli spazi comunali non possano essere impiegati per conferenze, quindi il centrodestra ha colto l'occasione per farne un momento di coalizione, nel famigliare spazio dell'Unicusano. Non sarà così, invece, per la presentazione del masterplan dell'antico scalo di Andreas Kipar, prevista per la prossima settimana, perché la gara europea prevede la "resa alla città" del progetto in veste istituzionale. Le caratteristiche del progetto dell'architetto sivigliano sono note da tempo: l'avvio dei lavori, in origine, era previsto proprio per l'autunno 2021. Ma nella conferenza di ieri l'assessore Elisa Lodi ha potuto esporre l'impianto dell'opera nel suo complesso, composto da oltre 400 elaborati: l'intervento più rilevante resta il "mirador", ovvero la torre centrale che innalzerà l'altezza dell'edificio. È un passaggio che aveva fatto storcere qualche naso in Soprintendenza, infatti il rendering definitivo non prevede le "orecchie", strutture aggiuntive che nelle intenzioni iniziali di Consuegra dovevano sovrastare il tetto del "mirador". L'impatto, ha assicurato Lodi, sarà minimo: «Si tratta di un elemento leggero, etereo, quasi trasparente, in grado di risolvere così il principale deficit del Magazzino 26, ovvero la sua posizione in seconda, e pertanto la sua scarsa o nulla relazione visiva con il mare. Una questione che riteniamo prioritaria tra le qualità di un Museo del Mare, così come lo immaginiamo per Trieste». Nella parte inferiore del "mirador" è previsto un ristorante con vista - appunto - sul mare. All'interno dell'edificio, completano l'intervento alcune operazioni di rimozione parziale di solai esistenti, corrispondenti ai livelli secondo e terzo, previste con l'obiettivo di introdurre rampe dalla lieve pendenza nel percorso dei flussi di visitatori, ed altre demolizioni dei solai nel corpo centrale, allo scopo di introdurre la luce naturale a cascata negli spazi baricentrici - e quindi più oscuri - dell'edificio dove sono previste le principali funzioni pubbliche. Gli interventi architettonici coprono circa 20 milioni del costo complessivo, altri 7,2 andranno all'allestimento degli interni del museo.Un rilievo particolare è stato dato agli spazi circostanti l'edificio: il viale antistante diventerà una piazza, ma anche il retro e il collegamento al mare saranno riqualificati. A dare il senso di continuità sarà una pavimentazione continua, realizzata attraverso l'uso combinato di pietra di nuova fornitura ed il recupero dei masegni storici. Saranno preservati in situ i binari dei treni esistenti davanti al Magazzino 26.Al tavolo dei relatori Dipiazza era accompagnato da Lodi per Fratelli d'Italia, Serena Tonel per la Lega, Alberto Polacco per Forza Italia e Alessandro Perich di Cambiamo Trieste. «Mi fa piacere salutarvi e vedervi qui uniti - ha detto il sindaco - perché noi facciamo fronte comune. Se si arriva al ballottaggio voglio vedere come farà il centrosinistra con sei o sette programmi». Il primo cittadino e candidato ha concluso: «Abbiamo fatto un intervento importante su un edificio che mi dicono essere più lungo della chiesa del Vaticano (lo è, la basilica di San Pietro è lunga 218 metri, il magazzino 244). Un lavoro da 33 milioni, una cifra imponente che cambierà il Porto vecchio secondo l'idea che un passo alla volta stiamo portando avanti».

Giovanni Tomasin

 

 

Tossine oltre i limiti Proibiti i "pedoci" tra Duino e Santa Croce

Nuovi stop finché i valori non rientreranno nella norma dopo quello a Muggia per eccessiva presenza di batteri

DUINO AURISINA. Scatta il divieto di raccolta e commercializzazione dei "pedoci" allevati davanti a Duino e Santa Croce, nei tratti di mare identificati come zone di produzione "10 Ts Duino" e "06 Santa Croce". Lo hanno stabilito due apposite ordinanza del Dipartimento di prevenzione dell'Asugi, per «garantire la sicurezza degli alimenti, la tutela del cittadino consumatore e la lealtà degli scambi commerciali, in conseguenza dei risultati registrati dall'Istituto profilattico delle Venezie, che evidenziano - si legge nel testo diffuso dall'Azienda sanitaria - la non conformità alle norme sanitarie per superamento dei limiti di biossina algale liposolubile». Di conseguenza, in linea generale, chiunque immetta sul mercato i molluschi bivalvi «senza che gli stessi - si legge ancora nelle ordinanze - transitino per un centro di pesca sarà punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da mille a seimila euro». E la multa sale a 30 mila euro a carico di chi «immetta sul mercato molluschi bivalvi vivi provenienti da zone giudicate non idonee o precluse dalle competenti autorità», come sono per l'appunto quelle di Duino e Santa Croce, e, già da fine agosto, pure quella denominata "02 Muggia", dove il problema rilevato è diverso: qui non si tratta di infatti di biotossine prodotte dalle alge oltre i limiti, ma di eccessive concentrazioni di batteri fecali. Un fenomeno non troppo raro in questa stagione, ma pur sempre una mazzata per il settore finché delle nuove analisi non diranno che i valori saranno rientrati nella norma.«La prevenzione dei rischi da consumo dei molluschi bivalvi vivi è garantita dal monitoraggio ufficiale di tutte le zone autorizzate alla raccolta di questo alimento - si legge infatti nel comunicato diffuso dall'Asugi - perché i molluschi sono sottoposti a campionamento e analisi, per valutarne la qualità microbiologica, la presenza di biotossine, di plancton produttore di biotossine e di contaminanti chimici. Operano ex lege per questi animali filtratori - prosegue il comunicato - limiti cautelari di sicurezza, superati i quali la zona di raccolta autorizzata deve essere chiusa dall'autorità veterinaria competente, vietandone la raccolta fino al ripristino della conformità». La motivazione delle ultime due ordinanze in oggetto riguardanti Duino e Santa Croce, va precisato, concerne «le biotossine, non la qualità microbiologica, cioè l'eventuale contaminazione di E.coli», i batteri fecali: «I molluschi bivalvi filtratori possono accumulare le biotossine a seguito del proliferare nell'acqua di particolari generi di alghe unicellulari tossiche. Le biotossine algali sono suddivise, in base alle caratteristiche di solubilità, in idrosolubili e liposolubili. Nei nostri mari sono più diffuse le liposolubili, tra cui le cosiddette "diarretiche", in grado di provocare sintomi enterici come diarrea appunto, dolori addominali e vomito».

Ugo Salvini

 

 

Vittime e costi sanitari Le vecchie centrali a carbone che inquinano tutta Europa

Un nuovo studio fa il punto sugli effetti delle emissioni degli impianti Anche Bruxelles additata per lo scarso impegno nella transizione verde

BELGRADO. Migliaia di morti, non solo nei Balcani ma anche nei Paesi Ue vicini. E miliardi di euro di costi sanitari, senza dimenticare quelli ambientali. È il bilancio dell'impatto delle obsolete centrali elettriche alimentate a carbone che continuano ad avvelenare i vicini Balcani - e oltre - malgrado le tante promesse di ricorrere a rimedi, in realtà palliativi, capaci di arginare il problema. È quanto sostiene un nuovo studio prodotto da Cee Bankwatch Network e dal Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), da anni in prima fila nella battaglia contro la lignite. Lo studio ha calcolato quelli che sarebbero stati i decessi causati dallo smog prodotto dagli impianti di Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo e Macedonia del Nord tra il 2018 e il 2020, periodo in cui i Paesi balcanici avrebbero dovuto premere sull'acceleratore della transizione energetica. Poco o nulla è stato però fatto. Lo confermano i «quasi 19 mila decessi» che sarebbero dovuti «all'inquinamento atmosferico prodotto dalle centrali dei Balcani occidentali», secondo la stima riportata nel rapporto. Ma lo smog non fa vittime solo nei Balcani. I venti trasportano i fumi delle centrali molto lontano, perché l'area balcanica ancora fuori dalla Ue non è ovviamente un'isola dal punto di vista geografico. Secondo lo studio, più del 50% dei decessi causati da varie centrali in Kosovo, in Bosnia, in Serbia si sarebbero registrati in Paesi Ue. Quasi il 30% è invece stato contabilizzato nei Balcani, gli altri in altri Paesi vicini fuori dalla Ue. I decessi avrebbero potuto essere molti di meno se le capitali balcaniche avessero rispettato i limiti di legge per le emissioni e le direttive europee che anche la regione, seppur fuori dall'Unione, deve osservare, ricorda lo studio. Si parla decessi causati dall'inazione delle autorità locali ma anche dallo scarso impegno della Ue nell'aiutare i Balcani nella transizione verde, mentre continuano le esportazioni di energia elettrica dalla regione alla Ue. A doversi preoccupare dovrebbe essere soprattutto l'Italia, in testa l'anno scorso alla classifica dei decessi per smog "d'importazione" dai Balcani, i cui fumi delle 18 centrali inquinano come tutte le 221 della Ue; a seguire la Serbia, l'Ungheria e la Romania. Ma ci sono anche altri numeri contenuti nel rapporto. Ad esempio, i 130 mila giorni di asma che affliggono bambini che vivono nella Ue, 11 mila di bronchiti, il milione e passa di giorni lavorativi persi nel 2020 per lo smog dai Balcani. Cui si aggiungono i miliardi di costi sanitari, calcolati in quasi 3 per l'Italia, 1,6 per la Serbia, 1,5 per l'Ungheria, 1,3 per la Romania, 847 milioni per la Grecia. Servono allora contromisure rapide, è la conclusione del report, che portino «verso sistemi energetici sostenibili, con l'aiuto Ue», ha suggerito l'esperta Pippa Gallop, evocando una uscita dal carbone più rapida di quella promessa da molte capitali dell'area interessata. Perché i governi balcanici non possono puntare all'adesione all'Europa, ma allo stesso tempo restare il "polmone nero" dell'Ue.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 7 settembre 2021

 

 

Ambiente da adattare al clima: un progetto per Bosco Farneto - VASCHE DI ACQUA PIOVANA E PAVIMENTAZIONI

Ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme: le pubbliche amministrazioni si pongono il problema di situazioni sempre meno prevedibili e cercano di affrontare fenomeni climatici che possono incidere in modo significativo sulla quotidianità di una comunità. E sul suo sistema ambientale. Data questa premessa, il Comune triestino ha deciso di partecipare al bando del ministero della Transizione Ecologica che finanzia un programma sperimentale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano. La delibera, illustrata dall'assessore Elisa Lodi, ha approvato uno studio di fattibilità per un'operazione di "mitigazione" che riguarda il versante nord-orientale del Bosco Farneto: il Municipio chiede a Roma 780.000 euro. Un raro esempio di bosco urbano che si estende per circa 90 ettari tra San Luigi, Melara, fino alle valle di Longera. Per farne cosa? Una relazione è stata predisposta dai funzionari Luca Folin, Stefano Hager, Francesco Panepinto. Gli interventi, che dovranno avere una durata massima di 2 anni, si articolano in tre categorie: "green blue", "grey", "misure soft". Nel primo contenitore si prevede di realizzare due vasche di acqua piovana, una da 80 metri cubi e una da 40 metri cubi, da collocare nel parcheggio di via Marchesetti-San Luigi e in corrispondenza di una piazzola a margine del viale al Cacciatore. Verrebbe così a crearsi un sistema di raccolta delle acque meteoriche, così da limitarne la dispersione sulle strade e nelle fognature, riutilizzandole per le irrigazioni urbane (dove si fa uso di acqua potabile prelevata dall'acquedotto). Avanti inoltre con i miglioramenti dell'assetto selvicolturale del bosco, dove si avverte l'assenza di rinnovazione naturale di rovere, messa a repentaglio dalla golosità dei cinghiali per le ghiande. Sul versante "grey" si pensa a sostituire le pavimentazioni impermeabili del parcheggio a fianco del Ferdinandeo, così da favorire i processi di infiltrazione idrica e di ricarica delle falde. "Misure soft" riguarderanno infine lo studio del bacino imbrifero (1.500 ettari) afferente al torrente Chiave, il corso d'acqua che passa sotto via Carducci e sfocia in Porto vecchio.

Magr

 

 

Ritorna "Mare Nordest" tra mostre, convegni e sport

Da venerdì la decima edizione dell'evento sulla cultura blu

Il focus su alcuni aspetti della cultura del mare, tra scienza, storia e valorizzazione delle risorse territoriali. La decima edizione di "Mare Nordest" conferma la sua missione originaria e punta ad articolarla in presenza da venerdì 10 a domenica 12 settembre, quest'anno negli spazi allestiti in piazza Unità. Ideata da Roberto Bolelli ed Edoardo Natelli della società sportiva dilettantistica "Mare Nordest", la manifestazione gode del sostegno del Comune di Trieste e della Regione Fvg e si avvale di collaborazioni in campo scientifico legate all'Università di Trieste e all'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. Meno sport per l'occasione (scelta dettata dai rigori anti-assembramento del momento) ma maggiori gli agganci all'ecologia marina, l'impatto del cambiamento climatico e la storia. In tale ottica, "Mare Nordest" si (ri)presenta in veste di "Festival della promozione e cultura del Mare", adottando quest'anno un filo conduttore che corrisponde a "Il mare che vorrei", una nuova disamina del pianeta blu, delle sue componenti e dei possibili modelli di sviluppo anche in chiave imprenditoriale ed ecologista: «Mare Nordest è un progetto che ha saputo anche anticipare i tempi e le tematiche - ha sottolineato l'assessore regionale Pierpaolo Roberti nel corso della presentazione di ieri in piazza Unità -. Ricordo infatti una passata edizione - ha aggiunto l'esponente della Regione Fvg - quando venne affrontato il problema delle microplastiche, tema a molti sconosciuto all'epoca e poi trasmesso in larga scala grazie anche alla divulgazione scientifica di Mare Nordest». Il programma gioca comunque su alcuni aspetti consolidati della rotta, tra cui lo "Scuttling" - ovvero l'affondamento volontario di navi in disarmo ai fini di una riqualificazione dei relitti in ambito ambientale e turistico - un capitolo a cui verrà dedicato il convegno del 10 settembre, alle 10. 30, moderato dal giornalista Romano Barluzzi e a cui parteciperanno autorità delle Regioni Liguria e Friuli Venezia Giulia, assieme agli studiosi Paola Del Negro e Paolo Ferraro. In programma venerdì, tra i vari eventi, anche la vernice (17. 30) della mostra fotografica "Il Batiscafo Trieste" presentata dalla critica d'arte Marianna Accerboni; alle 18. 30, la conferenza commemorativa del 61° anniversario della discesa del Batiscafo Trieste sul fondo del Fosso delle Marianne. Il programma di sabato prevede la relazione del fisico Pierre Thibault (10. 30) alle 16.30 l'intervento dei giornalisti Silvio Maranzana e Giulia Stibiel sul progetto editoriale "Nord Adriatico Magazine" e a seguire la presentazione del progetto Sea Side dell'Università di Trieste, il simposio "La storia del Molo Audace", curato da Enrico Torlo e Claudio Pristavec, la presentazione della Pallamano Trieste e l'intrattenimento con Flavio Furian e Maxino. Domenica alle 10 si chiude con la prospezione subacquea dell'area del Molo Audace, un monitoraggio in mare in collaborazione con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 6 settembre 2021

 

 

Treni, collegamenti più veloci per Porto e Piastra logistica - riattivata la connessione di Servola e Aquilinia

Trieste. Le linee ferroviarie commerciali di Servola e Aquilinia sono pronte a essere collegate con la rete ferroviaria internazionale senza che i treni siano costretti a passare dalla stazione di Campo Marzio. La novità riveste enorme importanza per lo sviluppo futuro della Piattaforma logistica del porto di Trieste, ma anche per altre realtà legate alla logistica del territorio. I nuovi collegamenti potranno favorire i magazzini di FreeEste a Bagnoli della Rosandra, così come il futuro terminal ungherese nell'area ex Aquila. Non appena la produzione andrà a regime, infine, di questa nuova opportunità potrà fruire anche lo stabilimento Barilla (ex pasta Zara), situato nell'area delle Noghere e già servito da binari che raggiungono gli impianti. La conclusione dei lavori si integra perfettamente con la disponibilità dell'investimento appena ratificato dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, all'interno del Fondo complementare destinato ai porti italiani: 180 milioni di euro che in gran parte saranno destinati alla creazione della stazione ferroviaria di Servola, per collegare via treno il futuro Molo Ottavo. La notizia della riattivazione del collegamento è stata data da Rete ferroviaria italiana, impegnata su questo e altri interventi destinati ad accelerare la ripresa dell'intermodalità nel porto di Trieste, primo scalo italiano per numero di treni. Proprio ieri Rfi ha inaugurato il collegamento degli impianti di Servola e Aquilinia alle linee verso Venezia e Tarvisio. Dismessi negli anni Novanta del secolo scorso, i due scali sono stati riconnessi tramite una bretella ferroviaria di circa un chilometro, fra l'ex Bivio San Giacomo e l'ex Bivio Canteri. In pratica, i treni in partenza da Servola potranno immettersi direttamente sulla linea di Cintura di Trieste senza dover effettuare manovre intermedie a Campo Marzio. Un investimento complessivo di circa 7,5 milioni ha consentito interventi eseguiti nell'arco di due anni per adeguamento e potenziamento dei settori armamento, opere civili, trazione elettrica, impianti di sicurezza, segnalamento e telecomunicazioni.I piazzali di Aquilinia e Servola, attivati tra gli anni '30 e '60 del Novecento per consentire lo sviluppo industriale dell'area giuliana, assumono nuova funzionalità a servizio del Porto di Trieste. Nelle aree dell'ex Aquila e dell'ex Ferriera è prevista l'estensione dell'ambito portuale, iniziata già con l'attivazione lo scorso marzo della Piattaforma Logistica. Un altro tassello si aggiunge al riassetto complessivo della stazione di Trieste Campo Marzio, che al termine degli interventi previsti (112 milioni di euro), consentirà la formazione di treni da 750 metri. «L'obiettivo di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs italiane), in linea con quanto previsto dalla politica nazionale e europea dei trasporti, è rendere il trasporto merci via ferrovia sempre più competitivo e ambientalmente sostenibile - così Rfi in una nota - favorendo le attività degli operatori della logistica che si avvalgono del treno».

Riccardo Coretti

 

 

Rapporto sul clima Allarme per incendi e ondate di calore

Alla stesura della relazione ha partecipato anche Erika Coppola dell'Ictp. La ricercatrice: cambiamenti senza precedenti

Il 14 agosto la pioggia è caduta per la prima volta sulla vetta della calotta glaciale della Groenlandia, il Mediterraneo è stato travolto da un'ondata di caldo estremo - accompagnata da devastanti incendi in Grecia e Turchia. L'Organizzazione meteorologica mondiale - Wmo sta cercando di verificare la temperatura riportata di 48,8 ° C in Sicilia l'11 agosto 2021 e di stabilire se si tratta di un nuovo record di temperatura per l'Europa continentale. Il 9 agosto il Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico - Ipcc, nato nel 1988 su iniziativa del Wmo e del Programma della Nazioni Unite per l'ambiente e che riunisce i maggiori esperti del clima a livello mondiale, ha pubblicato il sesto rapporto di valutazione (quello precedente è del 2013). «Le cattive notizie sono sotto gli occhi di tutti: alluvioni, incendi, ondate di calore estremo - commenta Erika Coppola ricercatrice dell'Ictp tra gli autori dell'ultimo rapporto - e gli scienziati rilevano cambiamenti nel clima della Terra in ogni regione e in tutto il sistema climatico. Molti di questi cambiamenti sono senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni tra quelli che sono già in atto, come il continuo aumento del livello del mare, sono irreversibili. In ogni regione del pianeta - commenta Coppola - si stanno verificando cambiamenti delle condizioni o forzanti climatiche (quali ondate di calore, precipitazione estreme, siccità, condizioni meteo favorevoli agli incendi, alluvioni costiere, innalzamento estremo del livello del mare, cicloni) responsabili di impatti per la società e l'ecosistema. Questi cambiamenti sono molteplici e concomitanti e si verificheranno in maniera crescente all'aumentare del riscaldamento globale».Il rapporto fornisce anche una valutazione dei cambiamenti climatici su scala regionale che possono essere esplorate nel nuovo Atlante interattivo. L'Ipcc definisce "inequivocabile" il ruolo dell'uomo nel cambiamento climatico e conclude Coppola: «Tutti gli scenari ipotizzati prevedono il raggiungimento o il superamento della soglia di 1,5°C - l'obiettivo massimo fissato dall'accordo di Parigi del 2015 - nel XXI secolo. Ma - prosegue la scienziata - c'è una buona notizia: con l'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050, sarebbe possibile un calo successivo del riscaldamento che si stabilizzerà intorno a 1,5°C entro il 2100».Con l'espressione "emissioni nette zero", si intende una condizione in cui per ogni tonnellata di CO2, principale motore dei cambiamenti climatici, o di un altro gas serra che si diffonde nell'atmosfera se ne rimuove altrettanta. In altre parole, si tratta di aggiungere gas serra nell'atmosfera in quantità pari a quella che riusciamo a toglierne, e sono soprattutto foreste e oceani ad assorbire l'anidride carbonica che emettiamo.

Lorenza Masè

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 5 settembre 2021

 

 

La protesta a difesa dei pini di Cattinara «Pronti a incatenarci ai nostri 200 alberi»

Abitanti sul piede di guerra contro l'ipotesi di un nuovo parcheggio al posto del bosco

Pronti a incatenarsi agli alberi, a presidiare l'area dormendo in tenda sotto i rami, ad alzare i toni della protesta, pur di salvare la pineta di Cattinara. Sono decisi a vincere la loro battaglia i volontari del Comitato spontaneo che ieri mattina, all'ombra dei circa 200 pini e delle 25 querce che, assieme ad altri alberi, caratterizzano via Valdoni, in prossimità dell'ospedale, hanno manifestato per replicare a chi vorrebbe trasformare «questo splendido ultimo polmone verde rimasto a Cattinara - ha sottolineato Paola Snidersich, una delle artefici dell'iniziativa - nell'ennesimo e, in questo caso inutile, parcheggio per automobili». «Un parcheggio già esiste - hanno evidenziato i portavoce - ed è sottoutilizzato. Invece di distruggere una pineta, nella quale generazioni di triestini hanno giocato da bambini e respirato, sarebbe più opportuno alzare di un livello quello già esistente». I rappresentanti del Comitato, che hanno ribadito di essere «al di fuori di ogni colorazione politica», hanno accusato «tutte le ultime amministrazioni di disinteresse per Cattinara» e di aver «fatto promesse mai mantenute». È intervenuto Paolo Angiolini di Legambiente: «L'evidenza del cambiamento climatico - ha osservato - ci impone di salvaguardare ogni singolo metro quadrato di natura». «Per ricreare una pineta come questa - ha aggiunto Roberto Barocchi di Triestebella - ci vorrebbe mezzo secolo». I rappresentanti del Comitato hanno detto che «il sindaco ha garantito che il parcheggio non si farà», ma fra gli intervenuti c'è chi ha sostenuto che «sarebbero già pronte le ruspe per spianare l'area, appena completate le verifiche tecniche». Sono poi intervenuti cinque candidati sindaci, Alessandra Richetti (M5s), Francesco Russo (Punto Franco), Riccardo Laterza (At), Ugo Rossi (3V), e Tiziana Cimolino (Verdi).

Ugo Salvini

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - SABATO, 4 settembre 2021

 

 

Manifestazione in difesa della pineta di Cattinara

Si è svolta stamane una partecipata manifestazione promossa dal Comitato per la Difesa della Pineta di Cattinara, Triestebella e Legambiente.

"È l'ultimo polmone verde rimasto" ha esordito Paola Snidersich del Comitato. "Invece vogliono spianare 200 pini,  25 querce,  frassini e biancospino per realizzare  posteggi!", ha proseguito. "Noi abbiamo invitato qui tutti i candidati sindaco per sentire quale impegno prendono". "L'evidenza del cambiamento climatico ci impone di salvaguardare ogni singolo metro quadrato di natura" ha sottolineato Paolo Angiolini di Legambiente. "Ogni albero va salvato; anzi, ne dobbiamo piantumare tantissimi altri". "Se abbatteranno la Pineta, prima di avere in parco così bello con alberi così grandi, ci vorranno 50 anni" afferma Roberto Barocchi di Triestebella. "Salvare gli alberi è difendersi dagli imminenti cambiamenti climatici" ribadisce Gianni Rossano Giannini, ambasciatore del Patto europeo per il clima. Poi sono intervenuti i cinque candidati presenti: Alessandra Richetti, Francesco Russo, Riccardo Laterza, Ugo Rossi, e Tiziana Cimolino. "Dopo precedenti manifestazioni il sindaco Dipiazza ci aveva ricevute" ha precisato la rappresentante del Comitato "garantendo che " non si farà !". "In realtà la ditta Rizzani de Eccher è pronta con le ruspe appena saranno superate le ultime verifiche tecniche" ha concluso Paolo Radivo .  "Ma ci troveranno qui, incatenati a ciascun albero!" hanno ribadito alcuni candidati ed esponenti delle associazioni, concordi con gli abitanti.

Circolo Verdeazzurro LEGAMBIENTE Trieste APS

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 4 settembre 2021

 

 

La sfida "green" della Fincantieri: navi ecologiche a Princess Cruises

Apparterranno alla classe "Sphere" del brand Carnival Saranno alimentate a gas naturale con basse emissioni

La crociera diventerà "green", con navi a basse emissioni di CO2, e l'ambizione di arrivare a breve a emissioni zero. È l'ultima sfida di Fincantieri, il colosso della cantieristica navale con headquarter a Trieste, che con la consueta cerimonia del taglio della lamiera, avvenuta nel Centro servizi navali di San Giorgio di Nogaro, ha dato il via alla costruzione della prima delle due navi della classe "Sphere" per Princess Cruises, brand di Carnival corporation, partner storico di Fincantieri. Oltre ad detenere il primato, con le loro 175.000 tonnellate di stazza lorda e la capacità di accogliere circa 4.300 passeggeri, di essere le più grandi finora realizzate in Italia, le due nuove navi si basano su un progetto di prossima generazione, diventando le prime navi dual-fuel della flotta di Princess Cruises ad essere alimentate primariamente a LNG (gas naturale liquefatto).« Questo - spiega Fincantieri - rappresenta la tecnologia di propulsione più avanzata e a minor impatto ambientale dell'industria navale, nonché il combustibile fossile più ecologico al mondo, che abbatterà significativamente le emissioni atmosferiche e l'utilizzo di gasolio». È intuibile il forte appeal "green" della nuova classe di navi da crociera, non escluse da un percorso fortemente orientato alla sostenibilità su cui Fincantieri sta investendo e su diversi fronti. Ne è un esempio l'unità navale sperimentale, in corso di completamento nello stabilimento campano del Gruppo, ribattezzata "Zero", con un espresso richiamo alle zero emissioni, il cui scopo è proprio quello di migliorare la sostenibilità ambientale delle navi da crociera, ma anche degli yacht, dei traghetti, delle navi da ricerca, attraverso il significativo abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra. Cuore dell'esperimento le fuel cell, dispositivi che consento di ottenere energia elettrica dall'idrogeno ma senza combustione. Allo studio anche lo sviluppo di un nuovo modello di generazione dell'energia, sia elettrica che termica, da impiegare nelle navi da crociera. I risultati di questo lavoro di ricerca dovrebbe arrivare entro l'anno, secondo quanto annunciato dal Gruppo al momento dell'avvio del progetto, nell'autunno scorso. Risale invece a luglio la firma di un memorandum d'intesa tra Fincantieri, Msc e Snam che dà il via ad uno studio di fattibilità per realizzare la prima nave da crociera al mondo alimentata ad idrogeno e anche le infrastrutture per lo stoccaggio del combustibile. L'obiettivo - condiviso - è sempre quello delle navi a zero emissioni, un traguardo che Msc intende raggiungere entro il 2050. «Vogliamo essere in prima linea nella rivoluzione energetica per il nostro settore e l'idrogeno può contribuire notevolmente in questo campo - aveva dichiarato Pierfrancesco Vago, presidente di Msc, al momento della stipula dell'accordo -. Man mano che avanziamo con lo sviluppo della tecnologia necessaria sono certo che anche i fornitori di energia accelereranno la produzione, e i governi e il settore pubblico interverranno con il supporto necessario per un progetto che è fondamentale per la decarbonizzazione delle crociere e della navigazione».«Il trasporto marittimo oggi rappresenta circa il 3% delle emissioni di CO2 a livello globale - aveva ricordato l'ad di Fincantieri Giuseppe Bono -. L'utilizzo dell'idrogeno può contribuire al raggiungimento dell'obiettivo delle zero emissioni nette in questo settore». 

Elena Del Giudice

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 3 settembre 2021

 

 

Italia, Slovenia e Croazia assieme per tutelare l'ecosistema adriatico

Verso uno sviluppo sostenibile dei traffici e dello sfruttamento delle risorse marine. L'importanza della Zona economica esclusiva

Il mare Adriatico è un tesoro che riunisce le nazioni degli Stati costieri e guida da secoli il progresso socio-economico della regione. Rimane cruciale per la società moderna nella stessa misura del passato, offrendo un potenziale immenso agli Stati costieri che conservano i settori tradizionali e ne sviluppano di nuovi sul mare o in riva al mare. Ma l'Adriatico è un mare semichiuso con un'alta densità di trasporti marittimi e un ecosistema vulnerabile richiede una stretta cooperazione degli Stati costieri. Ne hanno discusso qui a Bled i ministri degli Esteri di Slovenia, Anze Logar, e di Croazia, Gordan Grlic Radman assieme ai responsabili dei porti del Nord Adriatico di Trieste, Capodistria e Fiume. La cooperazione nell'alto Adriatico fra Italia, Slovenia e Croazia si sviluppa attraverso tre pilastri: connettività, economia blu sostenibile e protezione dell'ambiente. A distanza di 9 mesi dall'incontro di Trieste la definizione di Zone economiche esclusive procede nella giusta direzione, come sancito anche dalla dichiarazione congiunta del 21 aprile scorso. I due ministri non hanno dubbi: è stata imboccata la strada giusta per una gestione corretta e sostenibile dell'Adriatico. La cooperazione nell'Alto Adriatico è fondamentale per competere a livello globale, e «per farlo dobbiamo investire in sviluppo, tecnologia e piattaforme di dialogo comune come Napa, l'associazione dei porti del Nord Adriatico», ha spiegato il presidente dell'Autorità portuale di Trieste, Zeno D'Agostino, che ha definito le sfide del cambiamento climatico come «un'opportunità da cogliere per sviluppare progetti comuni». Il ministro degli Esteri sloveno Logar ha anche osservato come la collaborazione per le Zone economiche esclusive (Zee) nell'Alto Adriatico abbia portato a un dialogo fra Italia, Slovenia e Croazia lontano dai riflettori, che ha contribuito al tempo stesso a ristabilire un clima più disteso fra Lubiana e Zagabria anche sul tema dell'accesso al mare aperto, una disputa che si protrae da anni fra i due Paesi ex jugoslavi. Nessuno lo nomina, ma il confine marittimo tra i due Paesi sul golfo di Pirano è stato una sorta di convitato di pietra.

M. MAN.

 

 

Segrè: «Legge antispreco per la donazione del cibo rimasto invenduto»

La crociata del docente triestino che insegna Politica Agraria all'ateneo di Bologna. Oggi alle 11 sarà ospite al Festival in piazza Unità

Una norma per rendere obbligatoria la donazione del cibo rimasto invenduto: il triestino Andrea Segrè, docente di Politica agraria all'università di Bologna e pioniere degli studi sullo spreco alimentare da cui nel 2010 è nata la campagna permanente 'spreco zero', l'ha proposta lo scorso febbraio battezzandola "Recovery Food". Ora la rilancia dal palco del Link festival, dove sarà oggi alle 11 in un colloquio con il presidente dell'Assostampa Fvg Carlo Muscatello. Professor Segrè, perché è necessario un provvedimento di questo tipo? «Dopo anni in cui abbiamo sviluppato molte iniziative legate allo spreco, oggi è tornato urgente il tema del recupero, che è quello da cui eravamo partiti alla fine degli anni '90 con il progetto Last Minute Market. Con la pandemia, infatti, è aumentato molto il numero di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare: ci sono 5,6 milioni di persone che non hanno accesso ai servizi di base e quindi nemmeno al cibo. Per questo occorre far diventare obbligatoria la donazione di alimenti, soprattutto nella grande distribuzione». Le iniziative già adottate dalle aziende non bastano?«C'è una legge del 2016 che incentiva il recupero facendo uno sconto sulle tasse sui rifiuti pagate dai supermercati, ed è una buona base. Oggi però questo approccio sostanzialmente volontario non è più sufficiente. L'esempio viene dalla Francia, che sempre cinque anni fa ha reso obbligatorio il recupero di ciò che rimane invenduto nella grande distribuzione. Possiamo farlo anche in Italia, basterebbe inserire una piccola aggiunta alla legge». Si è confrontato con qualche forza politica che sostiene la sua proposta?«No. Penso che un appello di questo tipo debba essere colto dagli esponenti politici perché lo sentono importante, non perché glielo chiedo io. All'inizio, forse per l'assonanza con il Recovery Plan, la proposta ha avuto molta eco, ma poi nessuno l'ha colta. Spero che la vetrina di Link possa darle nuova visibilità e che qualcuno se ne faccia carico». Qual è oggi la situazione dello spreco alimentare nel nostro paese?«In seguito alla pandemia - ma anche prima, e forse le nostre campagne hanno aiutato - lo spreco domestico, che è il 70% del totale, è molto diminuito e continua a scendere, anche perché è molto legato al nostro stile di vita: l'essere stati molto a casa e aver pianificato di più gli acquisti ha aiutato. Ma se dobbiamo scegliere un obiettivo su cui concentrarci, l'attenzione va data a chi non ha accesso al cibo, e a chi è in povertà relativa e quindi cerca le calorie che costano meno: il che significa mangiare male, con tutti i problemi di salute che questo comporta. Al contrario, mangiare bene deve essere un diritto di tutti». Mettendo al centro la dieta mediterranea, che lei ha definito un "faro" per la sostenibilità?«Dal punto di vista scientifico è stato dimostrato che la dieta mediterranea è quella che più promuove la longevità e la salute, e che ha l'impatto minore sull'ambiente: lo ha riconosciuto anche l'Unesco. Il problema, lo dicono dati come il tasso di obesità soprattutto tra i preadolescenti, è che la maggioranza degli italiani non segue questo modello. È vero che abbiamo un faro, ma purtroppo è spento. Dobbiamo accenderlo».

Daniele Lettig

 

 

Ratti, verde incolto e giochi rotti «Il De Tommasini mai visto così»

Gli habitué amareggiati per il degrado, ma il Comune rassicura: «Siamo al lavoro, interventi in arrivo»

Il giardino pubblico De Tommasini è un malato che necessita di cure. Il verde risulta incolto - una situazione che va al di là dell'intervento di fitorimedio - con piante spontanee, infestanti, che la fanno da padrone, siepi secche e mal governate. C'è poi l'ormai noto problema dei ratti, ben visibili un po' ovunque, anche nelle ore diurne. Ma quello che ha creato maggior sconforto in questi giorni tra i frequentatori è soprattutto lo smantellamento giorno dopo giorno dell'area giochi riservata ai bambini dai 3 anni in su: lì le strutture ludiche in pratica non esistono più. Le altalene per i più grandicelli sono state rimosse oramai da anni. L'affascinante aeroplano in legno e lo scivolo con casetta sono stati smantellati un anno fa. Infine, lunedì scorso, anche l'ultimo gioco rimasto, il ponte di corde, si è rotto - tra l'altro si è spezzato mentre un bambino lo utilizzava - e un cartello sistemato dagli addetti del Comune sulla struttura indica: "Attenzione! Divieto di utilizzo delle attrezzature gioco. Questa struttura non deve essere usata perché sottoposta a riparazione". «Questo è l'unico polmone verde del centro città ed è triste costatare che per i bimbi più grandi, ora che anche il ponte di corde si è rotto, non c'è più nemmeno un gioco», valuta Francesco Dilica, uno dei genitori presenti spesso in quel giardino, che riferisce pure «come ormai, soprattutto nelle giornate più calde, si vedono passeggiare tranquillamente i topi persino accanto all'area giochi». Al figlio di Nikla Panizon, troppo cresciuto per usare i giochi riservati ai più piccoli, non resta che divertirsi con la ghiaia. «I giochi qui erano belli e non standard - così Panizon - peccato che durante il lockdown non abbiano approfittato per sistemare questo tipo di offerta: sarebbe bene garantire una manutenzione costante per non dover correre poi ai ripari». Laura Elegante porta spesso il suo cane al De Tommasini. «Sono cresciuta in questo giardino - racconta - e non l'ho mai visto ridotto così: è sporco causa anche l'inciviltà di troppa gente e servirebbero controlli più puntali. I topi, poi, sono ormai numerosi quanto i piccioni». La francese Armelle Narezu gestisce un asilo nido domiciliare in via Battisti e appena può, raggiunge quell'area verde: «Il giardino di per sé sarebbe bellissimo, ma è trascurato, e la presenza dei topi è la ciliegina sulla torta», constata. Sulla situazione del verde pubblico l'assessore Elisa Lodi rassicura sul fatto che «fino ad oggi eravamo legati alla disciplina relativa alla verifica e al funzionamento del fitorimedio e le piante venivano gestite a tale scopo, mentre ora cominceremo a trattare il Giardino pubblico, la più importante area verde del centro, garantendo la manutenzione che gli spetta». Riguardo l'area giochi, dove pesano anche i tanti atti vandalici, Lodi assicura «vengono fatti i controlli previsti per legge e una costante manutenzione, e a breve inizierà l'istallazione di un nuovo gioco che si presta a diverse attività dei bambini più grandi». Sul versate dell'infestazione da ratti, l'assessore con delega all'Ufficio zoofilo Michele Lobianco, riferisce che i 60 erogatori di esche sistemati (il numero dei dispositivi è stato rafforzato nelle ultime settimane) stanno dando i primi risultati: le esche sono state mangiate. «A breve i cestini verranno sostituiti da altri con sistema di chiusura - spiega - in modo da renderli meno accessibili a gabbiani e cornacchie, e saranno poste delle grate a retine sugli scoli dell'acqua piovana nella rete fognaria da dove arrivano i ratti». Nel giardino è stata anche rafforzata la vigilanza da parte di agenti della Polizia locale in borghese.

Laura Tonero

 

Laghetti delle Noghere via ai lavori anti-buche

Partito l'intervento di manutenzione da 110 mila euro per rendere più fruibile il percorso per corsa ed escursioni

Muggia. Dureranno una settimana circa i lavori che in questi giorni stanno vedendo protagonista il percorso sterrato di strada per i laghetti delle Noghere, fino al confine amministrativo con San Dorligo della Valle. La spesa è pari a 110.410 euro, con l'impresa Costruzioni Mari & Mazzaroli che eseguirà gli interventi di manutenzione iniziati ora dalla strada per i laghetti. L'intervento prevede il livellamento e il compattamento del fondo della strada sterrata in modo tale da ridurre al massimo le buche che inevitabilmente vengono a formarsi nel tempo. Si opererà poi nel ripristino con rimpinguamento di ghiaia in modo tale che la strada bianca si mantenga livellata e compattata più a lungo possibile. Diventerà così più fruibile l'itinerario che si snoda tra l'ambiente igrofilo del Bosco Vignano, alcune zone coltivate e le aree occupate dalle acque degli stagni. Il tutto in un contesto di versatilità paesaggistica notevole per un ambiente così circoscritto.«È un intervento - ha commentato l'assessore ai Lavori pubblici, Francesco Bussani - volto in primis alla funzionalità e alla sicurezza, ma che ha anche una chiara valenza dal punto di vista estetico andando ad aggiungere un ulteriore tassello alla riqualificazione di un'area di valore del nostro territorio». Un biotopo, quello dei laghetti delle Noghere, che è frequente meta di escursioni non solo da parte di muggesani, ma anche da un nutrito numero di visitatori proveniente da tutto il territorio e dalla vicina Slovenia, proprio per il fascino che regala un senso d'immersione in uno spazio non disturbato dall'uomo. Proprio per questo, l'area dei laghetti delle Noghere è una delle zone protagoniste del progetto di "cittadinanza attiva" dell'amministrazione comunale. Protagonista, il punto vendita muggesano Bricocenter Italia che, abbracciando la progettualità, è già intervenuto e continua a intervenire con diversi lavori volti alla manutenzione dell'area: da un lato la cura del verde, dall'altro il pronto ripristino di tutto ciò che il maltempo o, troppo frequentemente, l'inciviltà, purtroppo danneggiano. L'ultimo e il più clamoroso atto di vandalismo fu quello del luglio di due anni fa, a pochi mesi proprio dall'ultimazione dei lavori eseguiti sulle staccionate - erano state risistemate per ben 12 metri - rovinate o completamente divelte lungo il sentiero che attraversa l'area. Vandali che rubarono pure il tavolo da picnic di una delle zone ristoro. Ai lavori sulla strada dei laghetti delle Noghere seguiranno a breve anche quelli in via dei Carpentieri, via di Noghere e via di Santa Barbara. Lì si procederà con una riqualificazione che interverrà su questi tratti ammalorati che, caratterizzati dalla presenza di numerosi dissesti e avvallamenti, prevedono lavori non solo a livello superficiale con la stesura di un nuovo tappetto di usura, ma anche, in parte, con opere di risanamento dei sottofondi.

Luigi Putignano

 

 

«Trieste ha la ricerca in casa e può spingere sull'innovazione»

Dal Porto a Fincantieri, da Ts Trasporti ad Adriafer, un'analisi sull'energia e l'uso dell'idrogeno nel confronto curato dalla Diocesi

Esistono passi che la politica, il settore privato e quello pubblico possono compiere insieme, per aiutare Trieste a sperimentare con più decisione la transizione energetica. Ed è per discutere di questo obiettivo che la Diocesi, insieme allo Studium Fidei, all'Ucid e all'Università ha organizzato una tavola rotonda incentrata sul possibile impiego dell'idrogeno in alcuni settori cardine. Introdotto da monsignor Giampaolo Crepaldi e moderato dal professore dell'UniTs Maurizio Fermeglia, al confronto ha partecipato anche Zeno D'Agostino, presidente del Porto, che ha spiegato che «l'innovazione richiede un cambio di paradigma. Dobbiamo vedere il porto come un luogo sul mare e addirittura nel mare, dove si possono fare cose innovative e sostenibili - ha detto D'Agostino -. Trieste è il posto perfetto per stabilire nuovi paradigmi, perché è legato alla ricerca». Roberto Gerin, che per anni è stato direttore di Esercizio di Trieste Trasporti ha invece fatto luce sulla questione dei mezzi pubblici: «Nel 2020 sono stati immatricolati in Europa circa 13 mila e 400 autobus. Di questi, 47 in totale sono a idrogeno, 2 mila sono totalmente elettrici, quindi parliamo di un settore di nicchia. Questo ci fa capire che siamo ancora in una fase di sperimentazione. I risultati saranno raggiunti solo attraverso la gradualità. Ma, soprattutto, solo se le diverse parti in causa faranno sistema». La necessità di dare una svolta ambientalista è chiara a tutti, benché non sia «così facile passare da una forma di energia all'altra - ha affermato Maurizio Cociancich, di Adriafer -. Stiamo ancora parlando di sperimentazione, ci vorrebbe l'idrogeno, ma occorre gradualità». «Il tema dell'idrogeno chiama in causa il tema della transizione - ha detto nell'ultimo intervento Giuseppe Coronella, di Fincantieri -. Ma la transizione impone un cambiamento, che non ha a che fare solo con la tecnica, ma anche con la capacità di rivedere i nostri costumi, di immaginarci un mondo in cui l'energia venga gestita in maniera diversa».

Linda Caglioni

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 2 settembre 2021

 

 

Lavori in Carso per riqualificare lo storico metanodotto Snam

L'infrastruttura Gonars-Trieste costruita negli anni Sessanta sarà ammodernata con 26 milioni d'investimento: cantiere dall'autunno

Non ci sono solo i cantieri edili alimentati dai bonus fiscali a movimentare i nostri paesaggi urbani, perchè anche le necessità di approvvigionamento energetico forniscono un loro significativo contributo. Nel quadro degli interventi riguardanti il Nordest, Snam, protagonista nel trasporto e nello stoccaggio di metano, fa sapere che provvederà a rifare e ad ammodernare alcune tratte del "Mestre-Trieste", metanodotto realizzato alla fine degli anni Sessanta e bisognoso di un refitting. Obiettivo dell'operazione è garantire gli arrivi del gas in Veneto e in Fvg. In questa fase Snam concentra la sua attenzione sul tratto Gonars-Trieste, con la finalità di abbassare la pressione della condotta in seguito al raddoppio della Gonars-Gorizia. L'investimento sarà di quasi 26 milioni e i lavori dovrebbero iniziare il prossimo autunno per concludersi nei primi mesi del 2023. Focus dell'operazione nel territorio triestino sarà Villa Opicina. AcegasApsAmga ha la sua cabina di prelevamento nei pressi della foiba. Il metanodotto passa alle spalle di Trieste, raggiunge San Giuseppe della Chiusa, da dove scende verso la Ferriera di Servola, per alimentare l'impianto siderurgico. Il progetto della Snam - chiarisce l'azienda - non coinvolge il porto. Anche Duino Aurisina rientra nella lista dei siti.Le autorizzazioni sono tutte a posto: al novembre 2019 risale il via libera dei ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali. Messaggio ai residenti: Snam provvederà ai ripristini morfologici e vegetazionali nelle zone interessate agli scavi. E, per quanto concerne le specie arboree, le cure colturali sono garantite per un periodo di cinque anni. Il grande cantiere della Snam si svilupperà in una rilevante porzione della regione, nella sua parte sud-orientale tra le province di Udine, Gorizia, Trieste: oltre che a Duino Aurisina e a Trieste, le ruspe si faranno vive ad Aiello, Campoformido, Campolongo, Cervignano, Doberdò, Farra, Gonars, Pavia, Pozzuolo, Pradamano, Premariacco, Reana del rojale, Remanzaccom, Romans, Ronchi dei legionari, Ruda, Udine, Villesse.

Magr

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 1 settembre 2021

 

 

Legambiente premia la Procura di Trieste - il riconoscimento per l'impegno ecologico

«Una sorpresa inaspettata che premia l'ufficio da me rappresentato e che può essere una punta di orgoglio per la città di Trieste, che può vantare una Procura considerata attrezzata in materia ambientale, tema prioritario secondo me oggi e dei prossimi anni». Così il Procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, ha commentato il premio conferito alla Procura da Legambiente per l'impegno in questo settore, nel corso di Festambiente, la storica manifestazione svoltasi a Rispescia (Grosseto) nei giorni scorsi. Il premio - una targa - non è stato ancora materialmente ricevuto dal Procuratore, che aveva seguito la cerimonia in via telematica, in collegamento con don Ciotti. Il riconoscimento è riferito a una operazione in particolare, denominata "Via della Seta", che ha fatto emergere un traffico di rifiuti con relativa frode fiscale da 300 milioni di euro e il trasferimento occulto in Cina di 150 milioni, resa nota il 16 giugno scorso. Una operazione particolarmente complessa e ancora in corso.

 

 

Tripvovich, primo atto per la demolizione

Pronto in Municipio il provvedimento che conferirà a un professionista l'incarico della progettazione dell'abbattimento

Per il sindaco Dipiazza è il coronamento, anche se un po' tardivo, di un obiettivo nel mirino da un mandato: «Il percorso è segnato, indietro non si torna. Nascerà una delle più belle piazze di Trieste». Il motivo della letizia sindacale è che forse già in settimana Giulio Bernetti, in qualità di direttore dipartimentale dei Lavori pubblici e dell'Urbanistica, firmerà la determina, con cui affida l'incarico della progettazione preliminare relativa alla demolizione di sala Tripcovich. Con ogni probabilità, a studiare come eliminare dal panorama di piazza Libertà/largo Città di Santos l'ex stazione delle autocorriere, sarà lo studio Mads domiciliato in via Imbriani, perchè - dicono in passo Costanzi - ha buoni ingegneri "strutturalisti". L'operazione verrà a costare - secondo una valutazione ancora approssimativa stilata da Bernetti - circa 800.000 euro: c'è da radere a zero la stazione-teatro, c'è da trasportare gli inerti, comunque niente di particolarmente complicato - spera il direttore. Difficile fare previsioni sui tempi di questa analisi preventiva e del successivo cantiere, in quanto - spiega il direttore comunale - sarà necessario verificare cosa il progettista troverà nell'edificio anni Trenta. Per esempio, l'eventuale reperimento di amianto potrebbe allungare le fasi di smantellamento. Certo, a poco più di un mese dall'appuntamento con le urne, Dipiazza, perlomeno come primo cittadino uscente, non avrà modo di vedere le ruspe in azione. Comunque - come diceva l'altro giorno nel suo ufficio - stavolta non c'è retromarcia. La decisione, assunta a fine giugno dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale (Corepacu), ha disinnescato il vincolo sull'ex stazione dei pullman, ribaltando la precedente posizione contraria alla demolizione, che era stata presa dalla direzione ministeriale nel dicembre 2019.Con l'imminente nomina del professionista incaricato di progettare la demolizione, si conclude una fase preparatoria ad alta tensione, che ha avuto inizio nell'autunno 2018, quando il Comune "scambiò" con il Verdi la Tripcovich offrendo un capannone alle Noghere, che il teatro avrebbe utilizzato per deposito delle scenografie. Il passaggio della proprietà al Municipio avrebbe agevolato una vecchia idea di Dipiazza, quella di demolire l'edificio eretto negli anni Trenta su disegno di Giovanni Baldi e Umberto Nordio. La costruzione durò dal settembre 1934 all'aprile 1936 - come ricorda la scheda di Giulia Scomersi nel volume "Trieste 1918-1954. Guida all'architettura" (Trieste 2005) - e venne realizzata dall'aggiudicatrice dell'appalto, la milanese Miglioli Negroni e co. Pensata su due corpi di fabbrica, uno ospitava le attività di servizio (sale d'attesa, bar, biglietteria) e l'altro, ampio 800 metri quadrati, avrebbe accolto 12 corriere della lunghezza di 12 metri. Insomma, sembrava che l'obiettivo di Dipiazza fosse ormai prossimo al conseguimento, pareva che il sì della Soprintendenza garantisse il rapido abbattimento dello stabile, quando piombò, improvviso e sonoro, il ceffone romano mollato da Federica Galloni, direttore generale al MiBac: non c'erano fatti nuovi per giustificare la demolizione, si era in presenza di un bene culturale importante in puro stile littorio. Dipiazza voleva andare al Tar, ma i dirigenti comunali lo dissuasero. Scelse la strada della politica e delle buone relazioni, alla fine il Corepacu, nel contesto di una nuova visione del Porto vecchio, gli ha tolto le manette.

Massimo Greco

 

 

Collio-Brda sotto l'Unesco La candidatura a inizio 2022

La cordata transfrontaliera che punta a conquistare il riconoscimento accelera sul completamento del dossier per poterlo presentare a febbraio

Cividale. L'obiettivo è accelerare chiudendo entro l'inizio del 2022 il cerchio di un percorso partito ormai sette anni fa, nel 2014: la cordata transfrontaliera che punta a conquistare il riconoscimento Unesco per l'area del Collio-Brda-Cuei, facendo leva sulle specificità del paesaggio terrazzato ma anche sulla ricchezza culturale di un territorio in cui si intrecciano tre ceppi linguistici, intende completare il dossier tecnico-scientifico della candidatura in tempo utile per poterlo iscrivere alla Tentative List il prossimo febbraio, appunto. L'annuncio è arrivato ieri, a Cividale, nell'ambito del forum "Fvg - Slo: un futuro condiviso", promosso nell'ambito e con l'appoggio di Mittelfest dall'associazione Mitteleuropa. Il primo dei tre panel organizzati dal presidente di quest'ultima, Paolo Petiziol, era appunto dedicato alle ambizioni del Collio, determinato a regalare al Friuli Venezia Giulia la sua sesta rappresentanza nella World Heritage List nonché il primato - ha ricordato il moderatore Diego Bernardis, presidente della Quinta commissione consiliare regionale - del riconoscimento Unesco «a un sito transfrontaliero, fra territori contigui separati da un confine». E a riprova del fatto che si vuole dare impulso all'iter, dopo i rallentamenti provocati nell'ultimo anno e mezzo dalla pandemia, il sindaco di Brda Franc Muzic ha annunciato che la prossima settimana sei ministri del governo sloveno arriveranno nel suo Comune per analizzare, in primo luogo, il piano di candidatura. «Forniremo loro tutti i ragguagli - ha aggiunto -, confidando che a questa iniziativa strategica venga garantito l'adeguato supporto». «Ci auguriamo di chiudere la documentazione entro l'anno», ha confermato Tina Novak Samec, direttrice dell'ufficio Turismo, cultura, giovani e sport del Collio sloveno, ricordando che la prossima riunione è in agenda per l'autunno e precisando che tra le finalità alla base della complessa operazione, al di là dei ritorni in termini di visibilità - premessa a un incremento dei flussi turistici e dunque a un impulso all'economia -, ce n'è una di carattere conservativo: «Preservare le peculiarità del paesaggio locale», circostanza che diverrebbe requisito imprescindibile in caso di iscrizione nella lista dei siti Unesco.Certo che la strada imboccata sia quella giusta è il sindaco di Cormons Roberto Felcaro - che ha però invitato «ad alzare l'asticella», accorciando i tempi e in parallelo intensificando la rete delle collaborazioni e della convergenza sul progetto, anche con il coinvolgimento di privati; mentre l'assessore alla cultura di San Floriano, Martina Valentincic, ha espresso l'auspicio che la scalata all'Unesco trasformi il Collio «in un grande laboratorio europeo».Nel confronto successivo inserito nella mattina di lavori, poi, focus sulla Capitale europea della Cultura 2025 Nova Gorica-Gorizia: «Una straordinaria opportunità - ha osservato il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna -, un modello da esportare in altri luoghi in cui il confine non è ancora visto come una chance». Ma «è fondamentale arrivare pronti alla data, con investimenti in logistica, viabilità e strutture ricettive», ha spronato il presidente di Mittelfest Roberto Corciulo: parole su cui hanno concordato gli altri relatori Neda Rusjan Bric, responsabile del progetto Capitale europea della Cultura Nova Gorica, Lucio Gomiero, direttore generale di Promoturismo Fvg, Paolo Petiziol come presidente del Gect e Tomaz Konrad, vice direttore dello stesso.

Lucia Aviani

 

 

Canin, in un secolo i ghiacciai hanno perso il 96% del volume - il monitoraggio di Legambiente

Udine. L'amplificazione Artica e il mare adriatico sempre più caldo, se da un lato favoriscono i cambiamenti climatici con estate bollenti e sempre più copiose precipitazioni nevose nei mesi invernali, dall'altro preservano i ghiacciai del Canin che, negli ultimi 15 anni, sono lievemente aumentati di volume. Un cambio di passo momentaneo e insufficiente per recuperare anche la perdita (96%) di superficie subita, nell'ultimo secolo. Lo conferma l'ultimo monitoraggio effettuato dalla Carovana dei ghiacciai di Legambiente sul Canin. Dalla fine della Piccola età glaciale, intorno al 1850, la superficie glacializzata è passata da 2,37 chilometri quadrati agli attuali 0,38. «Le stime della riduzione volumetrica indicano un passaggio delle masse glaciali da 0,07 chilometri cubi a 0,002» si legge nella nota di Legambiente e della Carovana dei ghiacciai: nel 1850 alcuni settori del ghiacciaio del Canin superavano i 90 metri di spessore, oggi lo spessore medio non va oltre gli 11,7 metri, con volumi massimi di 20. I dati sono stati presentati ieri a Udine dal presidente dell'associazione Legambiente Sandro Cargnelutti e dalla collega Vanda Bonardo, dal ricercatore dell'Istituto di scienze polari del Cnr, e corrispondente del Comitato glaciologico e presidente della Società meteorologica alpino-Adriatica, Renato Colucci, dal geologo Maurizio Ponton, e dal segretario del Comitato glaciometrico italiano, Marco Giardino.«La strana situazione climatica del Tarvisiano - spiega la responsabile Alpi di Legambiente - non deve trarci in inganno: le grandi quantità di neve di questi ultimi anni compensano solo in minima parte gli effetti dei cambiamenti climatici. Sono sintomo di una situazione anomala dove le precipitazioni persistenti di neve o pioggia sono eventi casuali sui quali non si può fare alcun affidamento, poiché condizionate esse stesse dalla rapida e poco prevedibile evoluzione della crisi climatica». Bonardo spiega che «la Linea di affidabilità della neve sotto cui sarà impossibile garantire la tenuta della neve sciabile, monitorata attorno ai 1500 metri, sta salendo e continuerà a farlo nella misura di 150 metri per ogni grado di aumento della temperatura». Rispetto alla situazione in altri ghiacciai alpini, quella del Canin è particolare: «Oltre a consentire di chiarire le relazioni fra i fenomeni atmosferici e i meccanismi di alimentazione dei ghiacciai, offre interpretazioni utili per - così Giardino - gestire al meglio gli ambienti glaciali». I piccoli ghiacciai del Canin, col Montasio, sono i corpi glaciali a più bassa quota del sistema alpino. Ciò è favorito dall'accumulo nevoso straordinario, precipitazioni e da valanghe. «Tali caratteristiche - si legge - li rendono resilienti al riscaldamento globale. Nonostante le temperature medie estive siano salite in 30 anni allungando il periodo di fusione dei ghiacciai, il corrispondente aumento di eventi estremi di precipitazione nevosa ha compensato temporaneamente le perdite di massa indotte da estati sempre più lunghe e più calde».

G.P.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 31 agosto 2021

 

 

"Lignum amicus" al seminario racconta gli alberi monumentali

Venerdì il primo incontro in via Besenghi  con il tecnico comunale Francesco Panepinto

L'albero, indispensabile amico dell'uomo, è al centro del progetto "Lignum Amicus" che si propone di far conoscere il contributo del patrimonio verde alla qualità della vita, con spunti e approfondimenti per l'educazione alla sostenibilità ambientale. Da oggi l'iniziativa, ideata e realizzata da Trieste Solidale in collaborazione con il Seminario Vescovile e Civibank, torna con un breve ciclo di incontri al Seminario in via Besenghi. Oltre a tre interventi correlati al suddetto tema, con inizio alle 17, verranno proposti, alle 16.15, due appuntamenti di carattere informativo a cura della Croce Rossa, sezione provinciale di Trieste. Il 3 settembre si parlerà de "Gli alberi monumentali e storici di Trieste e gli alberi autoctoni del Carso triestino" sarà il primo incontro di questo pomeriggio prettamente attorno all'argomento "Lignum Amicus", con Francesco Panepinto, responsabile dell'Unità Tecnica Alberature e Parchi del Comune di Trieste che sottolinea: «Gli alberi monumentali sono un patrimonio storico, socioculturale e di identità, ma è utile riflettere anche su quanto la storia, la cultura e l'economia delle comunità locali siano sempre state condizionate dai molteplici doni degli alberi, come il legno, i frutti, il loro fungere da riparo e il loro essere fonti di leggende». La conferenza sarà preceduta dall'illustrazione delle manovre salvavita di disostruzione pediatrica e sugli adulti, a cura della volontaria CRI Tiziana Rosone, con esecuzione su manichino. Venerdì 10, a cura di Don Samuele Cecotti, direttore della Biblioteca del Seminario Vescovile di Trieste, il tema sarà "La Croce di Cristo, Vero Albero della Vita". «Secondo la Rivelazione biblica - spiega il sacerdote - l'Albero della Vita è presente all'inizio della storia umana e al suo compimento, essendo così presenza protologica ed escatologica. Tra il primo Albero e l'ultimo sta la Croce del Dio Incarnato che disse di Sé: "Io sono la Vita" (Gv 14, 6). La Croce di Cristo è l'Albero della Vita prefigurato dall'Albero dell'Eden e glorioso nella Gerusalemme Celeste». Venerdì 17 la pittrice Carolina Franza propone "Dipingiamo con radici, cortecce e fiori". Scienza, arte e fede si incontrano armoniosamente nella sacra arte dell'icona e l'artista offrirà una dimostrazione operativa della realizzazione di un esempio di quest'ultima, dalla tavola di legno, passando per la tela di lino e procedendo con i colori estratti da cortecce, radici, fiori e frutti, fino alla stesura della resina finale. L'incontro sarà preceduto, a cura della volontaria Cri Emanuela Contu, dall'illustrazione della rianimazione cardio-polmonare nella fase di primo soccorso, con manovre su manichino. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, incontri al chiuso in caso di maltempo. Info: triestesolidale@gmail.com o 3488042240.

Annalisa Perini

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 30 agosto 2021

 

 

Muggia. alberi schedati per proteggere il verde

Il percorso avviato con Legambiente e altre realtà locali: in autunno la mappatura a tutela della vegetazione pubblica

Muggia «Il verde pubblico è un vero e proprio patrimonio della collettività di cui dobbiamo avere tutti cura». Lo ha detto il vicesindaco Francesco Bussani interpellato sulla questione degli interventi dei mesi scorsi al verde urbano cittadino. «A seguito di un percorso intrapreso diversi mesi fa, al quale hanno partecipato anche Legambiente e alcune associazioni ambientaliste locali, abbiamo condiviso la scelta di censire il verde pubblico in modo tale da fotografare la situazione attuale del patrimonio arboreo. Il censimento del verde urbano rappresenta uno strumento per il monitoraggio delle condizioni di salute e stabilità degli alberi oltre che per la costituzione di una banca dati utile a poter pianificare e gestire nel miglior modo possibile questo patrimonio. Ogni albero della nostra città avrà una sua identità». Prossimo passo, presumibilmente in autunno, dell'amministrazione comunale muggesana sarà, dunque, partire con le operazioni di schedatura dei diversi soggetti arborei attraverso la loro identificazione, collocazione, classificazione, per genere e specie, caratteristiche dimensionali, fase evolutiva e attraverso le verifiche di stabilità. Legambiente ha spinto sull'acceleratore per arrivare a questo traguardo: «È necessario - ha detto Andrea Wehrenfennig di Legambiente Trieste - informare la cittadinanza in maniera preventiva, ossia se c'è la necessita di intervenire con un abbattimento occorre spiegare i motivi per i quali si opta per una soluzione certamente estrema. Importante in questo ambito è anche dotarsi di un regolamento del verde, per la cui realizzazione abbiamo preso spunto dalle cose positive di quello di Trieste e di Grado. In regione siamo molto deficitari. A Muggia la popolazione si è dimostrata matura, attenta e critica in occasione di interventi poco ortodossi o sbagliati come la capitozzatura». Una collaborazione di lunga data quella tra il comune istroveneto e Legambiente: «In questi anni - ha evidenziato l'assessore Laura Litteri - c'è stata sempre la massima collaborazione del Comune con Legambiente con la quale abbiamo organizzato assieme conferenze e incontri nelle scuole. Sul tema degli alberi mi è sembrato ovvio avvalerci della loro esperienza e chiedere il loro apporto per la stesura del regolamento». «Nella sua fragilità, il verde urbano è più facilmente attaccabile da insetti, funghi e batteri sempre in agguato, in grado di compromettere la sua vita e la sicurezza di noi tutti - ha commentato Bussani -. Situazioni così delicate devono peraltro fare i conti con la gestione dell'eredità di interventi che risalgono anche a sessant'anni fa e che, basandosi su convinzioni lontane da quelle attuali, hanno inevitabilmente portato a danneggiare diverse alberature, compromettendone definitivamente alcune». D'altro canto, ha evidenziato il vicesindaco, «continueremo con la modalità portata avanti sino ad oggi in modo tale che a ogni albero compromesso e, quindi, da abbattere, corrisponda sempre una nuova piantumazione».

Luigi Putignano

 

 

In mostra a Monrupino le sagome dei pesci realizzate con i rifiuti - la rassegna alla Casa carsica

MONRUPINO Immagini di pesci realizzate con i rifiuti che il mare porta sulle spiagge, scarti di magazzino, oggetti abbandonati. È la caratteristica della mostra alla Casa carsica di Monrupino, che vede protagonista l'artista Andrea Lodi, intitolata "Pesci, pesci, pesci".«Si tratta di una rassegna - così all'inaugurazione Edi Kraus, presidente della cooperativa "Carso nostro", promotrice dell'evento - che, oltre al valore artistico, esprime un profondo significato, quello che riguarda la necessità di salvaguardare l'ambiente in cui viviamo. Paradossalmente il mondo ideale sarebbe quello in cui artisti come Lodi vengono messi nell'impossibilità di operare per mancanza di rifiuti abbandonati». «È importante riuscire a riutilizzare i rifiuti - ha aggiunto il sindaco Tanja Kosmina - dando loro una valenza artistica». Al termine dell'inaugurazione si è esibito il coro diretto da Vesna Gustin. La mostra è aperta tutte le domeniche, sino a fine ottobre (11-12.30 e 15-17). Ingresso gratuito.

u.sa.

 

 

Prima a piedi e poi in canoa alla scoperta della Cavana fra 400 tipi di piante e animali - LA GIORNATA

Alla prima uscita naturalistica con le guide aderiscono all'iniziativa una trentina di persone alle prime armi con le imbarcazione e i remi

A piedi e poi in canoa alla scoperta delle zone umide della Cavana. Una trentina di persone hanno sperimentato ieri un'esperienza diversa partecipando al giro turistico monfalconese, in mezzo ai suoni della natura e in compagnia delle guide regionali Alice Sattolo e Marta Pieri. Famiglie con bambini, coppie, mamma o papà con i figli più grandi, adulti da soli, il sindaco Anna Cisint con il figlio si sono raccolti a Marina Novapronti a esplorare, in un tour di tre ore a piedi e in canoa, la palude della Cavana che si estende tra il Brancolo, il canale Tajada, il mare e Marina Julia. In due turni, uno dalle 9.30 alle 12.30 e l'altro dalle 14.30 alle 17.30, i visitatori, quasi tutti monfalconesi e delle zone limitrofe, in pantaloncini, maglietta, scarpe da ginnastica e con zaino alle spalle hanno iniziato il loro tour. Dal piazzale Mandela la partenza della passeggiata fino al canneto della Cavana, alla scoperta della flora e della fauna dell'area. «Sebbene il paesaggio possa sembrare in apparenza sempre uguale, questa zona ospita più di 400 diversi tipi di piante e un numero quasi altrettanto notevole di animali: dagli anfibi ai rettili, dai mammiferi agli insetti - racconta la guida naturalistica Pieri -. Tanti tipi di uccelli durante le fasi di migrazione si fermano inoltre proprio qui». Tra gli animali che abitano la Cavana spiccano la testuggine palustre, un anfibio piuttosto particolare come l'ululone giallo e diversi tipi di rane e rospi. È inoltre una zona ricca di avifauna: dai piccoli passeri agli ardeidi come gli aironi. Ci sono poi diversi rapaci notturni quali assioli, gufi e civette, ma anche diurni come l'albanella reale e quella minore, il falco di palude e il germano reale. Tra gli insetti spiccano diversi tipi di libellule e il grillo.I visitatori dopo la passeggiata sono poi tornati vicino al piazzale Mandela per salpare in coppia sulle canoe canadesi e percorrere il canale del Brancolo fino a raggiungere le risorgive Schiavetti. Molti partecipanti non erano mai saliti su una canoa, né tanto meno guidata una, ma, grazie alle semplici indicazioni date da Marta e Alice, sono riusciti, anche se con qualche timore, a imbarcarsi per osservare da vicino la flora e la fauna della Cavana. «Un'esperienza di tour ecologico che permette ai visitatori non solo di tutelare l'ecosistema spostandosi con un'imbarcazione senza motore - racconta la guida naturalistica Sattolo - ma di immergersi nell'ambiente della natura, ascoltando i suoi suoni oltre al rumore della pagaia e dell'acqua».

Beatrice Branca

 

La guida: «Ricchezza di 40 ettari sconosciuti» - le prossime uscite

Le escursioni naturalistiche continueranno nel mese di settembre e precisamente venerdì 3, sabato 11 e domenica 26. Le adesioni sono numerose, ma è rimasto ancora qualche posto libero a cui si può accedere prenotandosi a info@guidanaturalistica.it o al 3297967150. Come detto l'escursionista è accompagnato da alcune guide naturalistiche regionali. L'iniziativa è una novità anche per loro. «L'area Cavana è un polmone verde dentro un'area antropizzata - spiega la guida Marta Pieri -. Sebbene sia costituita da soli 40 ettari presenta un alto grado di biodiversità. I visitatori possono ora conoscere una zona incontaminata del monfalconese dove prima era più difficile accedere». E poi aggiunge: «Il Friuli Venezia Giulia è ricco di riserve naturali e molto spesso si trascurano le bellezze dei luoghi che ci circondano. Vale la pena quindi organizzare - sottolinea Pieri - delle escursioni come queste proprio per dare la possibilità anche agli stessi abitanti di conoscere il proprio territorio».

B. B.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 29 agosto 2021

 

 

Restyling da 1,8 milioni per la sede ex Ezit: se ne occuperà Monticolo

All'imprenditore che ha realizzato il Centro congressi affidata ora la riqualificazione del vecchio edificio finanziata dalla Regione.

Se ne parlava da quando Coselag emetteva i primi vagiti, tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019. Coselag - ci piace ricordarlo perchè non capita spesso di parlarne - non è una sigla dei servizi di sicurezza ma l'erede del non compianto Ezit. L'idea di rinnovare la sede in via Caboto girava già da quasi tre anni: finalmente Coselag ha bandito la gara per l'affidamento dei lavori sulla base del progetto elaborato dalla Dba. Pro., studio domiciliato a Santo Stefano di Cadore, che ha collaborato anche al Mose veneziano. Sulla roulette dell'appalto girava la cifra di 1 milione 858 mila euro, finanziati dalla Regione Fvg. La pallina bianca si è fermata davanti a Monticolo & Foti, che si è aggiudicata la posta con un ribasso del 12,87%. Ha superato la concorrenza di Adriacos, Di Betta Giannino, Ennio Riccesi, Mari & Mazzaroli (insieme a Orme), Innocente e Stipanovich: tutte aziende dell'area giulio-friulana. Andrea Monticolo, che torna al successo casalingo dopo alcuni sfortunati match con il Comune (piscina terapeutica, mercato coperto, mercato ortofrutticolo, casa Francol), è soddisfatto perchè «dopo l'ex Meccanografico un'altra opera rimane alle imprese triestine, garantendo un sicuro volano economico al territorio ».Cosa dovrà fare in via Caboto il costruttore del Centro congressi? Dovrà inserire «centri servizi gestionali e avanzati per l'accelerazione dello sviluppo produttivo nel territorio del Coselag». Corre in soccorso chiarificatore la relazione redatta da Dba. Pro: lo scopo è realizzare «un incubatore di imprese attraverso la ristrutturazione e l'ammodernamento dell'edificio». A incubatori sulla piazza si va forte, visto che ne esiste un altro a poche centinaia di metri di distanza (vedi pagina accanto). La parte preponderante degli spazi interni - si chiarisce - sarà utilizzata per produrre «servizi avanzati di interesse del consorzio», previa selezione di soggetti esterni mediante bandi. L'intervento sarà eseguito su una superficie di quasi 2.000 metri quadrati. La palazzina - informa la relazione che ha ripreso una scheda aziendale - ha mezzo secolo di vita e venne disegnata dagli architetti Battigelli e Rutter. Per quanto la salute dell'edificio sembri sufficiente, la riqualificazione presenta comunque un programma piuttosto radicale: bonifica delle componenti edilizie farcite di amianto; "cappotto" per il contenimento energetico e l'impermeabilizzazione della copertura; rimodulazione degli spazi interni; adeguamento di ascensore e impianto di sollevamento; adeguamento degli impianti elettrici, idrici, termici, meccanici, anti-incendio. La relazione ingiunge che, per ragioni contabili, i lavori debbono iniziare entro la fine di ottobre per terminare entro il 18 agosto 2022.

Magr

 

San Giovanni - Palestra polifunzionale - Dem e At all'attacco

Pd e Adesso Trieste attaccano sul finanziamento della Regione per il centro polifunzionale di San Giovanni. Per Luca Salvati e Sandra di Febo «in un rione così popoloso servirebbero altri tipi di aree verdi». Per Riccardo Laterza, Lucia Vazzoler e Marino Calcinari « è uno scheletro di cemento calato dall'alto». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 28 agosto 2021

 

 

La Costiera turistica nella nuova ciclovia fra Trieste e Venezia

La giunta regionale ha dato l'ok alla fattibilità tecnica ed economica. Da Roma in arrivo 8,3 milioni per il Fvg

Da Trieste a Venezia in bicicletta, passando per la Costiera, che diventerà "strada turistica", e per tanti luoghi simbolo della regione, tra siti storici e naturalistici. Ieri la giunta regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica del tracciato principale della "ciclovia delle lagune" che attraverserà anche Lignano Sabbiadoro, con altre tappe lungo l'itinerario. Gli appassionati di bici in città plaudono al via libera dell'iter, così come operatori turistici e strutture triestine, che lavorano in particolare sul costone fronte mare. I FONDI L'opera, come ha spiegato ieri l'assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Graziano Pizzimenti, potrà godere di un primo finanziamento statale pari a 16.622.512,40 euro, di cui sono destinati alla Regione 275 milaeuro per la redazione del progetto e 8.061.256,20 euro per la realizzazione vera e propria del primo lotto funzionale. Ma sono attese ulteriori risorse, previste nel riparto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La delibera di ieri stabilisce anche l'invio della documentazione al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile e l'avvio della conferenza dei servizi sui primi lotti, su cui sarà sviluppata successivamente la progettazione definitiva. IL PERCORSO La ciclovia ha uno sviluppo complessivo di circa 278 chilometri, di cui 160 in Friuli Venezia Giulia e 118 in Veneto. Il tracciato è caratterizzato dalla presenza di nodi intermodali, quindi stazioni ferroviarie, autolinee e collegamenti navali, e sarà collegato anche a diversi altri itinerari cicloturistici. Lungo la strada i turisti troveranno diversi siti archeologici, come quelli di Aquileia, Concordia Sagittaria, Jesolo Paesi, punti di interesse naturalistico, tra i quali le lagune di Grado e Marano e verranno segnalati anche beni di pregio architettonico e storico. I COLLEGAMENTI Nelle relazioni tecniche della Regione si legge come la ciclovia Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia faccia parte della dorsale di Eurovelo 8 "Mediterranean Route", da Cadice ad Atene, e dell'itinerario Bicitalia 6 "Ciclovia Adriatica", da Trieste a Santa Maria di Leuca in Puglia. Sarà collegata a est con l'itinerario Eurovelo 9 "Baltic-Adriatic" e alla ciclovia Parenzana, che prosegue in Slovenia e Croazia, a ovest con le ciclovie turistiche di interesse nazionale "Ven.To." e "Adriatica". E ancora verso nord con la ciclovia Alpe Adria in Friuli Venezia Giulia e la ciclovia Monaco-Venezia in territorio veneto, oltre ad altri itinerari cicloturistici conosciuti a livello regionale e locale. FRIULI VENEZIA GIULIA CAPOFILA L'assessore Pizzimenti ha ricordato ieri come capofila sarà la Regione Friuli Venezia Giulia, «sulla base del protocollo di intesa sottoscritto con il ministero e la Regione Veneto. L'incarico - spiega - per la redazione del progetto è stato affidato e consegnato nei tempi previsti per riuscire a inviarlo al ministero entro il 31 agosto 2021, data utile anche per l'accesso ai fondi del Pnrr». I documenti sono stati preparati partendo dallo studio di fattibilità già portato a termine nel 2020, al quale è stato aggiunto il tratto Latisana-Palazzolo dello Stella-San Giorgio di Nogaro. L'INTERVENTO DEL COMUNE «Con l'assessore Pizzimenti abbiamo lavorato a lungo nell'ultimo anno, con un focus soprattutto sulla ciclabilità della strada Costiera - ricorda l'assessore a Urbanistica e Ambiente del Comune di Trieste Luisa Polli - per trasformarla in strada turistica, e la conferma del finanziamento va nella direzione che noi abbiamo fortemente auspicato, quella di considerare il percorso un tratto, appunto, turistico, in grado di ospitare diverse forme di mobilità». Polli precisa come «la progettazione è in capo alla Regione, ma abbiamo già fatto diverse riunioni per creare la giusta sinergia con il Comune, per collegare la ciclovia fino a Venezia con la ciclabilità cittadina». ASSE CICLABILE FINO ALLA PARENZANA - L'assessore comunale ricorda anche un ulteriore obiettivo considerato prioritario sul fronte degli spostamenti su due ruote, già anticipato nei mesi scorsi, quello di collegare la ciclabilità di Trieste con i tratti più conosciuti in Slovenia e Croazia: «Stiamo portando avanti, sempre con la Regione, il progetto che, attraverso via Flavia, collegherà l'area industriale della città con Muggia e quindi, proseguendo, porterà i ciclisti fino alla Parenzana».L'OK DELLE CATEGORIE COINVOLTE L'opinione di amanti della bicicletta, ma anche operatori del mondo turistico e ricettivo è unanime, sui benefici che la ciclovia porterà al territorio, in termini di maggiori afflussi di persone, che sceglieranno di utilizzare la tratta pedalando. Tra gli aspetti evidenziati l'aumento esponenziale del cicloturismo negli ultimi anni e la necessità, sentita dal mondo delle due ruote, di poter contare su tragitti protetti e sicuri, a partire proprio da quella strada Costiera che per i ciclisti è uno dei percorsi più amati, ma anche uno dei passaggi considerati attualmente pericolosi e poco sicuri.

Micol Brusaferro

 

IL VERTICE FIAB «La sicurezza aumenterà: passaggi e arrivi in città saliranno di conseguenza»

L'analisi di Mastropasqua, presidente di Ulisse Fiab Trieste: «In questo modo si è evitato il rischio di perdere i finanziamenti»

Per Luca Mastropasqua, presidente di Ulisse Fiab Trieste, la ciclovia darà un grande impulso al turismo su due ruote, con un percorso lungamente atteso, che andrà a creare anche un nuovo itinerario da est a ovest. Cosa ne pensa del via libera al progetto? Sicuramente si inserirà tra i grandi percorsi europei per chi pedala, è un'ottima notizia, che aspettavamo da tempo. Sembrava che la Regione fosse un po' in ritardo sulla questione, invece vedo con soddisfazione che ha recuperato i tempi, altrimenti si rischiava di perdere i finanziamenti. Da esperto del settore, quali requisiti dovrà avere? L'unico aspetto fondamentale è che abbia elevati standard qualitativi, che segua quindi le regole già previste in altri progetti simili a livello europeo. Quali benefici sono attesi per il settore? La Costiera è già oggi la strada preferita dei tour operator di cicloturismo, questo per dire quanto è attrattiva e importante per il territorio, questa novità aumenterà i passaggi perché garantirà una maggiore sicurezza a chi pedala. E favorirà anche gli arrivi a Trieste, dove molti si fermano, per la bellezza della città, che vogliono visitare e non solo attraversare. Inoltre questa ciclovia colmerà una lacuna: finora c'è un flusso di persone in bici soprattutto da nord a sud, principalmente dall'Austria, grazie all'Alpe Adria, questo itinerario consentirà un nuovo tratto, da est a ovest. Il cicloturismo sta crescendo a ritmi velocissimi, e sta diventando una voce molto importante nel turismo, a livello locale e regionale».

MI.B.

 

L'IMPRENDITORE «Vantaggi assicurati per stabilimenti balneari e attività sul lungomare» -

Per Luca Calabrò, titolare de "Le Ginestre", l'incremento della mole di turisti porterà beneficio a quanti hanno scommesso sull'area

Da Luca Calabrò, titolare dello stabilimento balneare Le Ginestre, i bagnanti che arrivano in bicicletta per il momento sono molto pochi. Spesso per il timore di affrontare una strada dove gli spazi per le due ruote non sono sicuri. Pensa che la ciclovia potrebbe far cambiare idea alla gente? Credo di sì. Sarà di sicuro un incentivo a usare la bicicletta di più, in questo momento chi sceglie di venire qui al mare non lo fa pedalando, molti in realtà sono turisti che soggiornano non lontano dalla nostra spiaggia, ma in generale il tratto è impegnativo e trafficato, probabilmente per questi motivi le persone scelgono altri mezzi di trasporto. La ciclovia potrebbe portare benefici allo stabilimento? Penso un po' a tutte le strutture che si trovano lungo la Costiera, perché porterà a una maggior presenza di turisti, a un movimento maggiore, che non potrà che dare vantaggi a chi lavora in tutta la zona. Sono convinto che tutti, sia negli hotel sia nelle altre attività presenti lungo la strada, siano contenti di questa notizia. Cosa aspettarsi a opera conclusa? La Costiera avrà una popolarità ulteriore, sarà considerata un punto panoramico ancora più attraente per la città e anche per la regione. Potrà godere di una maggiore visibilità, anche all'estero, in chiave turistica, un valore aggiunto che porterà sicuramente giovamento anche a chi, nel corso del tempo e anche di recente, ha deciso di investire in questa zona».

MI.B.

 

«Investimento da sfruttare per promuovere il territorio e farci ritornare i visitatori» - la guida

Francesca Pitacco, presidente dell'associazione Guide turistiche Fvg: «La notizia circolerà e così genererà curiosità in molte persone»

Francesca Pitacco, presidente dell'associazione Guide turistiche del Friuli Venezia Giulia, parla di un risvolto positivo in termini di promozione del territorio, un ritorno di immagine per la città, quando la novità sarà ultimata e operativa. Cosa pensa del progetto appena approvato? La Strada costiera per noi è già un punto panoramico importante, la raccontiamo ai turisti quando usciamo o entriamo in città, è una strada storica, oltre che un passaggio indubbiamente molto bello. La ciclovia potrebbe darle ulteriore risalto, sicuramente sarà una notizia che circolerà, se ne parlerà e di conseguenza contribuirà a renderla ancora più famosa. Probabilmente susciterà anche la curiosità di molte persone che vorranno venire a vederla. Sarà un veicolo per attrarre nuovi turisti? Il cicloturismo sta prendendo sempre più piede e credo che tutto ciò che riguarda l'inserimento o il potenziamento delle infrastrutture, effettuato in modo serio e attento, sia benvenuto in città. Il nostro target, che è quello dei gruppi numerosi, non si serve della bici, che credo riguardi più singoli o gruppi più contenuti, ma potremmo suggerire comunque ai turisti indicazioni sull'itinerario. Sarà una novità a beneficio solo dei vacanzieri che pedalano? Penso che chi sceglierà di arrivare a Trieste in bici, proprio attraverso la ciclovia, magari poi potrebbe pensare di tornaci con calma, per visitare la città anche a piedi. È in ogni caso un'occasione da sfruttare, e quando si parla di investimenti seri, non posso che essere d'accordo».

MI. B.

 

 

«Quello delle due ruote è un settore in espansione: così si allarga il mercato» - l'albergatore

Alex Benvenuti dall'hotel Riviera: «Sono sempre di più gli ospiti che vogliono utilizzare la bicicletta per scoprire le nostre zone»

Per Alex Benvenuti dell'hotel Riviera, situato proprio sulla Strada costiera, la novità sarà ampiamente gradita, soprattutto da quella fetta di clienti che si muove pedalando, in costante aumento anno dopo anno. Ci sono molti ospiti dell'albergo che usano la bici? Sempre di più, noi abbiamo inserito il noleggio sia di quelle elettriche che di quelle classiche e sono molto richieste, ma vedo che i turisti in generale, soprattutto gli stranieri, arrivano spessissimo portandosele dietro. Sono fisse sull'auto. E le utilizzano durante tutta la vacanza, per esplorare la città e i dintorni. Cosa raccontano quando si muovono pedalando? Che serve sicurezza, per questo motivo sono convinto che una ciclovia così, studiata in questo modo, avrà un requisito fondamentale per chi si sposta col proprio mezzo, quello di percorrere la strada senza rischi. Oltre al fatto che si aggiunge un elemento essenziale, quello del panorama, in un tratto che regala una vista stupenda sul golfo. Com'è il settore dei vacanzieri su due ruote negli ultimi tempi? Il cicloturismo sta vivendo un momento di notevole espansione, è un trend in costante crescita ormai da diversi anni, anche a Trieste come in tutta la regione e in altre zone d'Italia, e investire in questi termini, sulla mobilità sostenibile, per creare infrastrutture ad hoc, vuol dire aprire ulteriormente il mercato a nuovi potenziali arrivi in tutta la città. E questo non può che far bene al turismo e all'economia del territorio in generale.

MI.B.

 

 

Green Ports, 30 milioni in arrivo per Trieste

I finanziamenti sono previsti dal bando del ministero per la Transizione ecologica D'Agostino: «Abbiamo scelto di sostenere progetti condivisi con i privati»

TRIESTE. Un pacchetto da 30 milioni di euro al Porto di Trieste per la conversione green che andranno destinati a interventi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri inquinanti connessi alla combustione di fossili legati alle attività portuali e di approvvigionamento da fonti rinnovabili . Il plafond complessivo del progetto "Green ports", varato dal ministero della Transizione ecologica, è di ben 270 milioni, risorse che fanno parte del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che saranno ripartiti su buona parte dl sistema portuale del nord e centro Italia. L'avviso pubblico è stato pubblicato «e per quel che ci riguarda - spiega il presidente dell'Autorità portuale Alto Adriatico, Zeno D'Agostino - abbiamo già definito i progetti». Le risorse saranno ripartite sia sulla base del movimentazione di merci e di passeggeri riferita al 2019, cioè prima che la pandemia dispiegasse i suoi effetti anche sulle banchine italiane, che ovviamente sulla valutazione delle proposte. La stima è «di una trentina di milioni su Trieste - prosegue D'Agostino -, che fanno del nostro Porto una delle realtà che intercettano la quota maggiore dei fondi». Fondi che raggiungono la ragguardevole cifra di circa 450 milioni sull'infrastruttura regionale, comprendendo le risorse (415 milioni) del Recovery fund. Tornando al Green Ports «i nostri progetti - entra nel dettaglio D'Agostino - riguardano impianti e macchinari, non quindi le infrastrutture, e puntano a favorire l'operatività dei terminalisti, in ossequio alle indicazioni del bando che riserva i finanziamenti alla riconversione ecologica dei terminalisti». Le risorse in arrivo a Trieste sono destinate ad imprimere una svolta significativa al porto regionale «grazie ad iniziative che si inseriscono in una progettualità strutturata che coinvolge tutti i settori. Ed è stata una scelta - chiarisce il presidente -: Genova, ad esempio, ha avanzato richiesta per un finanziamento consistente da destinare ad una sola opera, noi abbiamo preferito sostenere più progetti nei quali c'è una condivisione di finanziamenti con i privati, cogliendo l'occasione di attivare un effetto moltiplicatore , che è poi alla base del Recovery, con una vocazione ecologica che è presente anche in tutti i progetti infrastrutturali», una parte importante dei quali è rivolta alla componente ferroviaria finalizzata a rendere il traffico merci sempre più sostenibile. Dei 270 milioni a disposizione, 225 saranno destinati ai progetti delle singole Adsp (Autorità di sistema portuale), la parte restante è invece dedicata ai concessionari. Gli interventi ammissibili sono stati suddivisi in sette categorie: produzione di energia da fonti rinnovabili (70 milioni di euro), efficienza energetica degli edifici portuali (39 milioni), efficienza energetica dei sistemi di illuminazione (30 milioni), mezzi di trasporto elettrici (62 milioni, divisi fra 17 per le Adsp e 45 per eventuali proposte di terminalisti e concessionari), interventi sulle infrastrutture energetiche portuali non efficienti (23 milioni), realizzazione di infrastrutture per l'uso dell'elettricità in porto (22 milioni), metodi di riduzione delle emissioni (24 milioni).

Elena Del Giudice

 

 

"Mare Morje Sailing" per la tutela del territorio

DUINO AURISINA. Sensibilizzare turisti e residenti sul tema della tutela del territorio. È questo l'obiettivo di "Mare Morje Sailing, una terra e un mare da vivere", campagna di informazione promossa dal Comune di Duino Aurisina, in programma oggi e domani, in occasione dei due campionati italiani della classe Ufo di vela, organizzati dal Diporto nautico e dal Cupa, a Sistiana, e della classe Europa, allestito dalla società nautica Laguna al Villaggio del Pescatore. Per l'occasione, l'amministrazione e, nello specifico, l'assessorato al Turismo, Ambiente e Politiche del mare, guidato da Massimo Romita, ha lanciato l'evento digitale che consiste in una quarantina di video, presentati sui canali social del Comune (YouTube e Facebook) che raccontano le attività, i luoghi e i protagonisti della vita del territorio. «È fondamentale per noi - sottolinea Romita - mettere in rete le attività promosse da Regione, Capitaneria di Porto, Polizia di Stato, Area marina di Miramare, Aries, associazioni ambientaliste, stabilimenti e mondo associativo sportivo che si occupano della vita a mare».

u.sa.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 27 agosto 2021

 

 

Legambiente Trieste promuove un premio di studio in ricordo del prof. Daribor Zupan.

Gli studenti e studentesse laureati al corso di Laura Magistrale in Ecologia dei Cambiamenti Globali presso l'Università degi Studi di Trieste possono presentare la domanda di ammissione al bando del Premio di Studio “D. Zupan” entro il 31 agosto, con le modalità indicate sul sito dell'Università e sul sito di Legambiente Trieste. Il premio di 1200 Euro è finanziato dal Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, per ricordare il proprio socio e dirigente prof. Daribor Zupan, ingegnere chimico, docente di chimica all'Istituto “Galvani” e infine dirigente scolastico dell'Istituto “Zois” di Trieste. Con Legambiente, il prof. Zupan fu protagonista di numerose battaglie ambientali, tra cui quella contro il rigassificatore previsto a Zaule, sempre basandosi sui dati e le conoscenze scientifiche, da utilizzare per la difesa dell'ambiente e delle salute. Divenuto direttore scientifico di Legambiente Trieste, il prof. Zupan si impegnò anche nell'approfondimento dei temi legati ai trattamento dei rifiuti, delle acque reflue e del biogas, impegnandosi poi nella organizzazione e gestione dell'Ecosportello, destinato a informare i cittadini sul risparmio energetico e le energie rinnovabili, finanziato dalla Provincia di Trieste. La sua scomparsa il 17 novembre del 2013 ha privato l'associazione del contributo di una personalità vivace, di ampia cultura e di grande impegno civile.

Andrea Wehrenfennig, presidente del Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 27 agosto 2021

 

 

Trieste e Muggia Verde: campagna nel segno del no a laminatoio e dragaggi - IL GEMELLAGGIO

Le due formazioni che candidano a sindaco Marconi nel capoluogo e Fogar nel vicino comune unite nel sottolineare il tema ambientale

Presentato ieri il gemellaggio programmatico fra le liste di Trieste e Muggia Verde alla presenza dei rispettivi candidati a sindaco, Aurora Marconi per il capoluogo e Maurizio Fogar per la cittadina muggesana. Obiettivo comune è quello di dare una risposta all'acciaieria che, secondo i progetti, verrà realizzata nella zona industriale delle Noghere. «Le ricadute di natura ambientale del futuro laminatoio coinvolgeranno non solo Muggia, ma anche San Dorligo e Trieste - ha dichiarato Fogar -. Per questo motivo lo sforzo di entrambe le liste sarà quello di impedire la realizzazione di questo nuovo complesso industriale, il cui impatto produrrà conseguenze che andranno ben oltre il problema dell'emissione di anidride carbonica - ha evidenziato il candidato sindaco di Muggia Verde - ma produrrà emissioni copiose di ossido di azoto, ossido di zolfo e acido solforico, come già accade in un laminatoio analogo a San Giorgio di Nogaro. Alle Noghere l'impatto ambientale che andrebbe a prodursi sarebbe amplificato, con abitazioni a pochi metri di distanza». Oltre al no al laminatoio delle Noghere, Trieste Verde esprime la propria netta contrarietà ai dragaggi da realizzare tra Scalo Legnami e le stesse Noghere che comporterebbero, a detta di Fogar, «un sollevamento di fanghi tossici dai fondali marini del Vallone di Muggia dai valori superiori di almeno duemila volte rispetto ai limiti di legge. Ciò significherebbe, per il futuro, il divieto di balneazione, di pesca e di mitilicoltura, con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di posti di lavoro».

Lorenzo Degrassi

 

 

San Giovanni, ecco i fondi: polo sportivo entro il 2023

La Regione stanzia oltre due milioni: sbloccato l'iter per il completamento della struttura polifunzionale di viale Sanzio. Nuovo cantiere a inizio 2022

Spuntano i fondi che mancavano per sbloccare i lavori necessari al completamento della futura palestra polifunzionale di San Giovanni. Si tratta di oltre due milioni di euro: serviranno a realizzare il cosiddetto secondo stralcio del primo lotto, e sono stati messi a disposizione dalla Regione nell'ambito dell'ultimo assestamento di bilancio. La cifra esatta destinata al Comune, ai fini del completamento della struttura, è di 2.209.627,29 euro, e verrà concessa in tre soluzioni nel corso di altrettante annualità: nell'anno corrente il contributo sarà di centomila euro, mentre la tranche più grossa, pari a 1.509.637,29 euro, è attesa nel 2022, con una quota conclusiva di 600 mila nel 2023. All'interno di quest'impianto verranno dunque costruite due distinte palestre attrezzate per le attività di allenamento di pallavolo e basket, con annessi spogliatoi, docce, servizi igienici e pavimenti regolamentari. Ulteriori due spogliatoi saranno realizzati a beneficio delle persone con disabilità, e inoltre ci sarà uno spazio per gli uffici della società che gestirà l'impianto e un altro pure per un ambulatorio medico. «Ringraziamo l'amministrazione regionale per la concessione dei fondi necessari a completare l'opera e utili a far crescere, in futuro, l'attività sportiva sia del rione che della città», così l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi in occasione di una conferenza stampa organizzata ieri in viale Sanzio per l'annuncio dell'avvenuto finanziamento. Per quanto riguarda le tempistiche dell'avvio dei lavori e del completamento della palestra, la stessa Lodi ha ricordato che «l'obiettivo è quello di far andare in gara il progetto esecutivo entro l'anno. In questo modo nelle prime settimane del 2022 potremmo iniziare la cantierizzazione del nuovo lotto e completare i lavori entro il 2023».«Il finanziamento - ha evidenziato a sua volta l'assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti - attinge a fondi messi a disposizione dei comuni e che sull'area di Trieste permetteranno, tra gli altri interventi, la riqualificazione di Palazzo Biserini, la ricostruzione della piscina terapeutica e la realizzazione della rotonda di Salita di Conconello». Quest'impianto, nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, costituirà una delle strutture portanti del rione, insieme al vicino campo di calcio e alla piscina di via San Cilino. E proprio prendendo spunto dalla struttura per il nuoto, il sindaco Roberto Dipiazza ha ricordato come «a distanza di quasi 20 anni posso dire di aver contribuito a realizzare un altro complesso sportivo per il rione, dopo la piscina da me inaugurata nel 2004». «Questa diventerà la 58.ma palestra gestita dal Comune - ha aggiunto l'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi - alla quale si vanno a sommare le altre 15 palestre di provenienza Edr per un totale di 73 strutture sportive di futura proprietà del Comune, a dimostrazione di una città dall'impronta sempre più sportiva». Parole di apprezzamento per il finanziamento della Regione arrivano pure dal presidente della Terza Commissione Massimo Codarin («Oggi si dimostra con i fatti quanto si è realizzato da inizio mandato ad oggi per il bene di tutta la nostra città, tra centro e periferia») e da quello della Quarta Michele Babuder: «Non posso che rallegrarmi per la compiuta responsabilità e il supporto regionale».

Lorenzo Degrassi

 

 

Pesca e specie "aliene" nel quarto focus Arpa - l'incontro dedicato al mare sul molo Audace

Gli orizzonti della pesca sostenibile, le specie "aliene" nei nostri mari, l'opera di controllo della Capitaneria. Sono i temi che hanno caratterizzato l'ultima tappa di "A misura di mare - In viaggio per la sostenibilità", il ciclo a cura dell'Arpa organizzato con l'Autorità portuale. Il "porto" del quarto appuntamento è stato ieri il Molo Audace, un teatro a cielo aperto per gli interventi moderati da Barbara Pernar e a cui hanno preso parte esperti di Arpa, Area marina di Miramare, Ogs, Capitaneria e filiera ittica. In primo piano, anche con una analisi di stampo storico, la valenza della pesca e della maricoltura nel golfo di Trieste, settore di primaria importanza divenuto anche un modello di esportazione, grazie alle realtà in auge sin dall'800 legate agli allevamenti e alle industrie di conservazione a Grado, Muggia, Barcola e nelle coste istriane. Altri tempi. La pesca ora richiede altre modalità e, a quanto emerso, urge ora la costituzione di un modello "sostenibile", ovvero saper coniugare l'equilibrio biologico con un reddito per i pescatori. Un tema realizzabile, hanno sottolineato i relatori, nel segno di regole, pianificazione e un sistema di efficace controllo. A proposito di controlli: oltre ai monitoraggi di Ogs (vedi il progetto Fairsea basato sulla raccolta dati in web) ed Ersa, qui la Capitaneria ha un ruolo essenziale, fondato su controlli in mare e in remoto sui pescherecci a base di verifiche della etichettatura, rispetto delle specie protette, conformità degli attrezzi. L'altro focus si è indirizzato sulle specie "aliene". Qui "ricchezza" spesso collima con "minaccia". Lo testimoniano le molte centinaia di specie oramai libere nel Mediterraneo, molte delle quali avverse all'ecosistema, vedi la "Noce di mare", presente pure nel golfo di Trieste.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 26 agosto 2021

 

 

Centro libero dalle auto: le categorie incassano l'impegno dei candidati

Dipiazza: «Avanti con le pedonalizzazioni e via i parcheggi dal waterfront» Russo: «Sì a una città sempre più a misura di chi va a piedi, in bici e sui bus»

Una decisa accelerazione verso un centro sempre più pedonale e un waterfront cittadino liberato dai parcheggi mettono d'accordo, con qualche eccezione, i candidati sindaco. La chiave di sviluppo teorizzata sul Piccolo di ieri dalle categorie trova quindi conferme, pur con delle sfumature, nei programmi di chi punta ad occupare da qui al 2026 l'ufficio del primo cittadino. Ma andiamo con ordine: raccontando di una sua recente passeggiata serale nella zona pedonale che da via Trento accompagna fino a piazza Venezia, il candidato del centrodestra - nonché sindaco uscente Roberto Dipiazza - sottolinea: «Questa è la mia città, questi sono solo alcuni degli interventi che abbiamo già portato a termine e questa è la Trieste che voglio». Per Dipiazza, dunque, «si proseguirà con le pedonalizzazioni», realizzando attorno al centro un ring, con un eventuale servizio di bus elettrici. Sulle Rive Dipiazza intende «togliere i posteggi, mettendo a disposizione due park: uno all'altezza del Molo IV e uno all'altezza del Mercato ortofrutticolo». Il candidato del centrosinistra Francesco Russo indica a sua volta che «nella prospettiva di una città più moderna e simile alle capitali mitteleuropee è giusto immaginare all'interno del nostro programma che Trieste sia sempre più a disposizione di quei cittadini che si muovono a piedi, in bici e con mezzi elettrici. Ciò avverrà in modo progressivo, tramite progettualità, e non facendo promesse che in sei mesi non si possono mantenere. A trarne beneficio sarebbe in primis il commercio». Leggendo le richieste che arrivano dalle categorie, Franco Bandelli di Futura anticipa una conferenza stampa sul tema «per dare risposta punto su punto alle esigenze delle categorie: tutto è stato già proposto da Futura. Sono entusiasta che le loro proposte rispecchino il nostro programma. Ricordo che ho fatto io l'asse viario parallelo pedonale sulle Rive». La candidata del M5S Alessandra Richetti pensa dal canto suo a «un centro di Trieste che anteponga l'interesse dei pedoni a quello delle automobili, disincentivando il traffico privato a favore di pedonalità e ciclabilità. Serve un confronto costante con le categorie economiche e sociali, per costruire un centro che soddisfi le esigenze di tutti. Nessuno, ad esempio, ha mai pensato a parcheggi extra large per le necessità delle famiglie». Accoglie con favore le proposte emerse da categorie e associazioni anche Riccardo Laterza, candidato di Adesso Trieste: «Riteniamo che la città debba essere vissuta, e non semplicemente attraversata, tanto in centro quanto nei rioni. La promozione di pedonalità, ciclabilità e trasporto pubblico avrebbe impatti sociali ed economici molto positivi». ll ring attorno al centro e la rimozione dei parcheggi dalle Rive «sono promesse elettorali di lungo corso - sostiene Laterza - mai realizzate dalla giunta Dipiazza». Il candidato sindaco della Dc Gianfranco Melillo immagina invece «un ampliamento della zona pedonale e parcheggi a prezzi ridottissimi realizzati anche in palazzi abbandonati nella fascia attorno all'area preclusa al traffico». Giorgio Marchesich, proposto come sindaco dalla Federazione del Tlt, punta all'«ampliamento delle zone pedonali per garantire più spazio anche ai pubblici esercizi». Marchesich è favorevole alla rimozione dei parcheggi dalle Rive, «studiando la possibilità di realizzare qualche park sotterraneo: Foro Ulpiano e San Giacomo evidenziano la validità di quel tipo di progetti». «Un tram su rotaia, che da Barcola, passando per le Rive, arrivi fino a Muggia, con parcheggi scambiatori interconnessi con la rete tranviaria e degli autobus», è quindi una delle proposte di Ugo Rossi, il candidato del Movimento 3V favorevole alla gratuità del servizio di trasporto pubblico. La candidata di Trieste Verde Aurora Marconi non ritiene necessario un ulteriore incremento delle zone pedonali, «bensì una spinta sulla costruzione di parcheggi fuori dal perimetro del centro incentivando l'arrivo in città con trasporto pubblico e biciclette». Trasposto pubblico gratuito e pedonalizzazioni togliendo i parcheggi dal centro sono tra le proposte di Sinistra in Comune: «Per ridurre l'inquinamento non bastano piccoli cambiamenti - valuta la candidata Tiziana Cimolino - ma soluzioni radicali». Il candidato della lista Podemo Arlon Stock, infine, vede un trasporto pubblico proiettato verso un'area più vasta, «che colleghi - spiega - il centro di Trieste con Ronchi da un lato e Portorose dall'altro, per integrare il centro di Trieste con un bacino, anche commerciale, più ampio».

Laura Tonero

 

 

Puntano al pesce serra e si imbattono in un tonno del peso di un quintale

Luca e Marco Zuliani erano usciti al largo di Grado per pescare con la tecnica dello spinning Hanno lanciato l'artificiale che è stato scaraventato in aria

GRADO. Sono usciti domenica pomeriggio al largo di Grado (in linea d'aria di fronte alla spiaggia gestita dalla Git, ma in mare aperto dove la profondità del mare è di circa 7-8 metri) per andare a pesca con la tecnica dello spinning. Si tratta della pesca che si pratica lanciando l'artificiale per recuperarlo con l'utilizzo di una canna da pesca abbastanza corta alla ricerca del pesce serra. Ma anziché un pesce serra per poco davvero, non senza un grande spavento da parte dei pescatori, è saltato fuori dall'acqua un grande tonno rosso. L'avventura è capitata a due fratelli, parrucchieri di professione (Ricci & Capricci), Luca e Marco Zuliani, e che per hobby, oltre alla pesca fanno anche da Prostaff sia di un'azienda di Treviso, importatrice dei migliori marchi giapponesi per attrezzatura da pesca, sia per Nautic Motors Grado, ditte per le quali si dilettano a fare foto e video di pesca e motori marini fuoribordo.«Mentre recuperavo il mio artificiale - racconta Luca Zuliani - all'improvviso dal nulla è uscito un tonno rosso solitario enorme che ha attaccato il mio artificiale con la bocca aperta a cinque metri dalla barca, scaraventandomi l'artificiale stesso a due metri in aria. Siamo rimasti sconvolti da questo attacco da paura, considerato che tra l'altro di solito questo periodo i tonni non ci sono».Il periodo dei tonni a Grado su acque relativamente basse è, infatti, quello primaverile quando arrivano sulle acque relativamente profonde per mangiare "angusieri" e "sievuli" (aguglie e cefali). Trovarselo in questo periodo davanti è stata una grande sorpresa anche perché il pesce era alquanto grande. «Pesava ben oltre un quintale: era lungo circa due metri!», raccontano i due fratelli.Come ben si capisce, naturalmente il tonno non l'hanno pescato, non avevano neppure l'attrezzatura idonea. In passato, però, hanno fatto diverse buone pescate come si vede anche dalla foto dove Luca e Marco Zuliani esibiscono una bella "leccia amia".Ovviamente i due fratelli continueranno ad andare a pesca per divertimento e in questo periodo sempre per pescare il pesce serra («per me arrostito è forse ancor più buono del branzino», dice Luca), che di solito viene gustato in compagnia con gli amici.

an. bo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 25 agosto 2021

 

 

Le categorie ai candidati: «Più pedonalizzazioni e park attorno al centro»

Paoletti di Confcommercio: «Rive senza stalli e dehors dei locali sul lato mare» Suban per la Fipe: «Nella zona di Campo Marzio una soluzione per la sosta»

Le parole d'ordine sono pedonalizzare, creare parcheggi nell'area a ridosso del centro storico agevolando l'utilizzo dei mezzi pubblici e assicurando una migliore viabilità sulle corsie preferenziali. Le categorie economiche hanno le idee abbastanza chiare su come il traffico dovrebbe cambiare nei prossimi anni nella parte nevralgica di Trieste. E "suggeriscono" alcune soluzioni ai candidati a sindaco impegnati nella campagna elettorale.«Il futuro deve prevedere più pedonalizzazioni possibili - valuta il presidente di Confcommercio Trieste, Antonio Paoletti - e non solo in centro città, visto che alcuni interventi che vanno in quella direzione hanno portato beneficio alla vivibilità anche di zone più periferiche, valorizzando le attività commerciali e regalando maggior valore agli immobili residenziali che insistono su quelle aree». Ciò che non va perso d'occhio, per Paoletti, è comunque la mobilità: «Siamo una città che conta molti anziani - rileva - quindi va garantita una serie di servizi, creando sì il famoso ring attorno al centro, ma agevolando poi rapidi collegamenti con bus elettrici non inquinanti». Il numero uno di Confcommercio sposa poi la proposta avanzata dalla giunta Dipiazza di liberare le Rive dai parcheggi: «Mi trova favorevole - conferma - dando la possibilità ai ristoranti di creare dei dehors chiusi sul lato mare, per far vivere quel magnifico waterfront, con soluzioni non invasive, a basso impatto, come in via Veneto a Roma». Mai come durante la pandemia ci si è resi conto di quanto sia prezioso lo spazio esterno per i pubblici esercizi. «Sì quindi ad un incremento delle vie chiuse al traffico - indica la presidente di Fipe, Federica Suban - e al ring attorno al centro storico, in modo da ridurre il traffico privato e incoraggiare i cittadini all'utilizzo degli autobus, ma non dimenticando che le tante attività commerciali del centro necessitano di quotidiani rifornimenti, che non possono di certo arrivare attraverso i bus elettrici o solo in ridotte fasce orarie». Sull'ipotesi di togliere i parcheggi dalle Rive cittadine, la presidente della Fipe pone una condizione, «non negoziabile - sottolinea -: di creare contestualmente, oltre a quello del Molo IV, un capiente parcheggio dalla parte opposta, verso Campo Marzio. Altrimenti per i bar e i ristoranti nella parte finale delle Rive sarebbe la fine, perché è inutile negarlo: la gente ama le comodità e non si va a cena in autobus o in bicicletta». Ad avere un peso significativo nell'adozione di qualsiasi nuova soluzione per il traffico del centro cittadino, è il trasporto pubblico locale: «Non si può pedonalizzare tutto - premette Pier Giorgio Luccarini, presidente di Trieste Trasporti -. In una città con una popolazione non giovane va garantita la possibilità di raggiungere alcuni punti del centro con i mezzi pubblici, puntando però a ridurre al minimo, ove possibile, la presenza dei mezzi privati, realizzando grandi parcheggi in periferia e agevolando l'arrivo in città con il trasporto pubblico locale». Chi, ogni giorno, dall'alba a notte fonda, si confronta con la mobilità sono certamente i tassisti. «Siamo favorevoli alle pedonalizzazioni - dichiara Davide Secoli, presidente della cooperativa Radio Taxi -, mantenendo però alcune assi di scorrimento per taxi e autobus». Interessante, per Secoli anche l'idea del ring, «garantendoci, ad esempio - propone - percorsi come via Mazzini e via Valdirivo incentivando, ove possibile, soluzioni come quella adottata in via Trento, che soddisfa diverse esigenze. Le preferenziali poi andrebbero controllate di più, con un'onda verde su vie come Mazzini o Carducci, in modo da farci acquistare velocità commerciale».

Laura Tonero

 

 

No al laminatoio Danieli anche da Rifondazione - il terzo polo manifesta oggi in piazza

MUGGIA. Da Rifondazione di Muggia arriva il parere negativo al laminatoio alle Noghere: una decisione, fanno sapere dal circolo, dettata da «scarsa trasparenza, totale mancanza di comunicazione e coinvolgimento delle parti sociali. Dopo l'annunciato rinvio ad autunno, la discussione è proseguita ai piani alti con il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che ha dato per certa la realizzazione, lasciando fuori nuovamente dalla discussione il Comune di Muggia. Fino a quando non sarà presentato un progetto valido e credibile fondato sulla tutela e salvaguardia dei lavoratori, dell'ambiente e dei residenti, il nostro giudizio rimarrà non favorevole, pur confermando la disponibilità a qualsiasi confronto». Intanto oggi alle 18.30 in piazza Marconi il Comitato Noghere - No laminatoio insieme a Meio Muja, M5s, Podemo, Sostenibilità Equità Solidarietà ed Europa Verde, tutti parte del Patto Civico per Muggia, il cosiddetto "terzo polo" che appoggia la candidatura a sindaco di Roberta Tarlao, manifesta contro il laminatoio Metinvest-Danieli.

Luigi Putignano

 

 

Gli Amici dei Caregoni respingono le accuse «Ferragosto regolare» - la replica a Legambiente

STARANZANO. C'è rabbia ma non rassegnazione per gli attacchi di Legambiente all'associazione Amici dei Caregoni, convinti di essere nel giusto circa la festa-raduno di Ferragosto con 700 imbarcazioni e oltre 3 mila persone sull'area. Il presidente del sodalizio Massimo Bruno è sconcertato per la posizione intransigente del circolo ambientalista e commenta con amarezza: «Non è chiara la loro posizione, anche perché a controllare che tutto fosse in ordine c'erano capitaneria, polizia con le moto d'acqua e carabinieri: nessuno ha trovato nulla di anomalo o da obiettare. Le regole sono state rispettate ed è inutile continuare a gridare all'illecito quando chi è deputato al controllo non ha svolto alcun rilievo». A caricare la dose il coordinatore della manifestazione e vicepresidente Stefano Brunetta: «Legambiente continua a criticare senza motivo e non sa che l'evento di Ferragosto vanta una tradizione consolidata dai tempi dei nostri nonni. Prosegue a perpetuarsi di generazione in generazione ed esiste ben prima della costituzione della Riserva naturale. Importa solo criticare e creare attriti in una comunità che rispetta senza mezzi termini le regole». Gli Amici dei Caregoni sostengono che Legambiente rifiuta il confronto e ha la ferma convinzione che le aree ambientali «siano di loro esclusiva competenza» e non sanno che ai Caregoni, non vige alcun divieto di navigazione e balneazione. «Con riferimento all'Isola dei Gabbiani ove l'area è ampiamente delimitata da pali che segnalano il divieto d'accesso e il fondale non permette la navigazione - dice Brunetta - è rispettata dai natanti. Le mareggiate portano rifiuti e noi li raccogliamo».

CI.VI.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 24 agosto 2021

 

 

Tuffi vietati alla Dama Bianca: al via i controlli sugli scarichi - la decisione dopo il vertice convocato dall'assessore Romita

DUINO AURISINA. Scatta l'operazione di monitoraggio della rete fognaria a Duino. Dopo l'ennesimo stop alla balneazione nell'area della Dama Bianca, reso necessario dall'esito delle nuove analisi dell'Arpa, che hanno evidenziato la presenza di escherichia coli in misura nettamente superiore ai limiti stabiliti per legge, l'amministrazione comunale di Duino Aurisina è partita al contrattacco. Ieri pomeriggio si è svolto infatti un incontro convocato dall'assessore ai Servizi sul territorio Massimo Romita - al quale hanno partecipato anche il vicesindaco Walter Pertot, il direttore dell'Arpa Stellio Vatta, tecnici di AcegasApsAmga e delegati della Polizia locale e della Capitaneria di porto - per esaminare la situazione e decidere il da farsi. «Abbiamo optato per la linea dura - annuncia Romita - nel senso che faremo, in tempi brevi, tutti i controlli necessari per venire a capo di una situazione che ci preoccupa molto. È il terzo anno consecutivo - sottolinea l'assessore della giunta guidata dal sindaco Daniela Pallotta - che, proprio alla vigilia di Ferragosto, cioè in uno dei momenti più importanti della stagione balneare, i livelli di escherichia coli crescono a dismisura nelle acque della Dama Bianca, una delle spiagge più apprezzate del nostro territorio. Vogliamo individuare le cause di tutto questo. Abbiamo registrato la piena disponibilità degli enti coinvolti su questo fronte - continua Romita - perciò nei prossimi giorni faremo le verifiche e i controlli necessari». La decisione di vietare la balneazione era stata presa l'altro giorno proprio dal sindaco Pallotta: «Davanti ai risultati presentati dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente - aveva detto - è mio preciso dovere adottare i provvedimenti necessari a garantire la tutela della salute pubblica. Mi dispiace enormemente dover vietare i tuffi - aveva aggiunto - perché quella è un'area splendida, meta di turisti, ma non è possibile fare diversamente. La priorità deve essere quella della salute delle persone - aveva ribadito la prima cittadina - ma adesso andremo a fondo per capire le cause di questa situazione». Gli escherichia coli sono i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e degli animali a sangue caldo. La loro presenza in forma molto diffusa nelle acque della zona della Dama Bianca è il risultato degli scarichi a mare delle costruzioni che caratterizzano l'area a monte. L'Arpa, intanto, ieri ha effettuato una nuova serie di prelievi delle acque del mare, sempre davanti alla Dama Bianca, come previsto dalle norme, il cui esito sarà reso noto nella giornata di oggi. Tutti auspicano che i risultati stavolta siano buoni e permettano l'annullamento dell'ordinanza di divieto alla balneazione.«Siamo ancora in agosto conclude Romita - perciò abbiamo davanti a noi ancora uno scorcio d'estate che i turisti, ma anche i bagnanti locali, speriamo possano sfruttare, magari andando a tuffarsi proprio davanti alla Dama Bianca».

u.sa.

 

 

MONFALCONE -  Legambiente - «Ai caregoni 700 barche hanno violato la Riserva»

Non si è fatta attendere la reazione di Legambiente Circolo Ignazio Zanutto di Monfalcone, dopo la festa di Ferragosto degli Amici dei Caregoni che ha richiamato 700 imbarcazioni e 3 mila persone. «I cosiddetti amanti della natura - attaccano gli ambientalisti - non possono esultare per l'esito della festa alla foce dell'Isonzo all'interno della Riserva Naturale, sito Natura 2000. Ci sono limiti precisi per balneazione e navigazione. E le 700 barche sgranate lungo i dossi sabbiosi certamente avranno rispettato il distanziamento anti-covid, ma non hanno rispettato l'ambiente naturale». Non si tratta - dicono gli ambientalisti - solo di astenersi dal fare fuochi e griglie sull'acqua o di gettare rifiuti fuori bordo ma si tratta di «capire che nei pochi ambiti naturali rimasti, neppure integri e a fatica ricostruiti, una simile invasione è di per sé ingiustificata e fortemente impattante, non solo per l'avifauna ma per l'intero ecosistema». Legambiente ricorda che il Piano di gestione pone l'obbligo di verifica del gestore sulle attività organizzate legate alla fruizione turistica e agonistica.

Ci.Vi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 23 agosto 2021

 

 

Batteri oltre i limiti: altro stop ai bagni in zona Dama Bianca

La decisione sulla base dei dati Arpa sulla concentrazione di escherichia coli in mare. Oggi un vertice sulla questione

DUINO AURISINA. Nuovo stop alla balneazione a Duino, nell'area della Dama Bianca, già coinvolta da un provvedimento simile nei giorni precedenti il Ferragosto. La decisione è stata presa dal sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta, dopo che le nuove analisi fatte dall'Arpa regionale hanno evidenziato la presenza di escherichia coli in misura nettamente superiore ai limiti stabiliti per legge. «Davanti ai risultati presentati dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente - spiega Pallotta - è mio preciso dovere adottare i provvedimenti necessari a garantire la tutela della salute pubblica. Mi dispiace enormemente dover vietare i tuffi - aggiunge - perché quella è un'area splendida, meta di turisti, ma non è possibile fare diversamente. La priorità deve essere quella della salute delle persone - ribadisce il sindaco - ma adesso andremo a fondo per capire le cause di questa situazione». Gli escherichia coli sono i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e degli animali di sangue caldo. In sostanza, la loro presenza in forma molto diffusa nelle acque della zona della Dama Bianca è il risultato degli scarichi a mare delle costruzioni che caratterizzano l'area a monte. «Per capire quali possono essere le cause di questo grave fenomeno - riprende Pallotta - ho convocato una riunione urgente per domani pomeriggio (oggi), alla quale ho invitato gli esperti dell'AcegasAps Amga e i tecnici del Municipio che si occupano dell'ambiente. Dobbiamo venire a capo di questo problema - insiste - perché non è possibile continuare con provvedimenti di divieto alla balneazione che penalizzano una delle più belle spiagge del nostro territorio». Una delle ipotesi al vaglio è che non tutti i proprietari delle ville e delle abitazioni di Duino rispettino le norme relative alla manutenzione degli impianti di scarico. D'estate Duino è ovviamente molto più popolata che d'inverno. Uno stato di fatto che però da solo non basta a spiegare la gravità del problema. Più facile pensare che qualcuno non rispetti le regole. In passato, l'amministrazione comunale aveva già effettuato verifiche in tal senso. «Stavolta - conclude il sindaco Pallotta - siamo decisi a risolvere definitivamente questa situazione». L'Arpa ha già annunciato che nei prossimi giorni effettuerà nuovi controlli, nell'auspicio di trovare concentrazioni di escherichia coli più basse, in modo che si possa tornare quanto prima alla normalità, con libertà di balneazione per tutti.

Ugo Salvini

 

 

Da Lubiana a Bucarest gli orsi nel mirino Abbattimenti in aumento fra le proteste animaliste

La crescita della popolazione dei plantigradi rappresenta un problema per l'intera regione. E i governi preparano le contromosse

Belgrado. Un censimento a tappeto in Romania, per comprendere una volta per tutte le dimensioni del problema e per adottare, forse, risoluzioni drastiche. Un centinaio e più di eliminazioni solo nel primo semestre dell'anno, in Slovenia, in forte aumento rispetto al passato. E tanti altri "incidenti" che preoccupano, dalla Serbia alla Bosnia, passando per la Croazia. Resta un tema caldo nei Balcani quello degli orsi, spesso amati, altrettanto di frequente fonte di problemi in quello che appare essere un delicato e complicato bilanciamento tra leggi della natura ed esigenze dell'uomo. Lo è sicuramente nella vicina Slovenia, fra i Paesi europei con la più alta densità di carnivori nel continente europeo. Nei soli primi sei mesi nel Paese sono stati abbattuti dai cacciatori quasi 130 orsi. Eliminazioni, lo ricordiamo, che avvengono sempre con il permesso dell'Agenzia slovena per l'ambiente, per tenere sotto controllo la popolazione degli orsi, tra mille polemiche e critiche veementi da parte degli ambientalisti. Si tratta di numeri importanti, quelli del 2021 per la Slovenia, che certificano il superamento di tutte le quote di plantigradi soppressi nell'intero 2020, "solo" 99 su una popolazione stimata intorno alle mille unità. Si tratterebbe di una mossa obbligata, hanno fatto sapere le autorità di Lubiana, tenuto conto dell'aggravamento dei danni economici causati da orsi. Nei primi sei mesi del 2020, infatti, gli incidenti che avevano coinvolto gli orsi erano stati 86; quest'anno i numeri sono schizzati a 120. E in questi giorni, dopo un anno e oltre di relativa quiete, si è registrato anche il primo attacco di un orso a una persona. È accaduto nei pressi del villaggio di Zagorje, dove un trentenne è stato ferito dopo essersi imbattuto in mamma orsa e i suoi piccoli. La Romania - seimila gli esemplari di orsi stimati nel Paese - rappresenta però il fronte più caldo al momento, dove la situazione appare ben più severa. Nel Paese - che ha limitato drasticamente dal 2016 le eliminazioni degli orsi - sarebbero stati oltre cento gli attacchi dei plantigradi registrati negli ultimi tre anni, ha stimato il ministro dell'Ambiente Barna Tanczos ricordando anche le cinquemila richieste di risarcimento da parte di contadini a causa degli attacchi sempre più frequenti e ravvicinati. Numeri che potrebbero essere sottostimati, in un Paese in cui si sta acuendo la tensione tra ambientalisti e residenti in villaggi isolati o aree di montagna, dove le aggressioni non sono più episodiche (un pastore è stato ucciso il mese scorso). E i giornali riportano quasi quotidianamente notizie di bestiame sbranato dagli orsi, che si avvicinano senza paura ai centri abitati entrando in cortili e case. Sotto pressione, Bucarest ha così deciso di fare sul serio, lanciando ora un censimento a tutto campo degli orsi bruni. Utilizzando fondi Ue - una decina di milioni di euro - la Romania sguinzaglierà sul territorio 400 volontari ed esperti per mappare la popolazione degli orsi, anche prelevando campioni di Dna. L'obiettivo è conoscere finalmente l'esatto numero di plantigradi in Romania, che «potrebbe essere tre volte più grande» della stima di seimila, ha specificato Djuro Huber, professore dell'università di Zagabria, citato dalla Afp. Il tutto mentre Bucarest ha dato luce verde alle amministrazioni locali affinché concedano permessi ad hoc per l'eliminazione degli orsi nelle zone più interessate dal fenomeno. Si prepara «un massacro», hanno denunciato gli ambientalisti: temono che il censimento sia solo il preludio di una sistematica campagna di riduzione del numero di orsi nel Paese, a forza di pallottole. Slovenia e Romania intanto non sono i soli Paesi costretti a fronteggiare il problema. Lo condividono infatti Serbia, Bosnia e Macedonia, dove i toni sono assai simili a quelli che si levano a Bucarest.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 22 agosto 2021

 

 

Raddoppiati i giorni con più di 30 gradi C'è il pericolo ozono dietro l'estate calda

Negli anni Novanta erano in media 25, ora sono quasi 60 Non si è però toccato il record di temperatura nel 2021

Pioggia d'agosto rinfresca il bosco. È quanto in molti si augurano, dopo l'infilata di giornate da massime oltre i 30 gradi di metà mese, e quanto dovrebbe accadere nei prossimi giorni. L'estate del 2021 è stata comunque calda, ma non la più bollente, secondo i dati raccolti dall'Osservatorio meteorologico regionale, degli ultimi anni. Nell'ondata di caldo coincisa con il week end di Ferragosto la temperatura massima registrata dall'Osmer Fvg nelle sue stazioni di rilevamento è stata di 36 gradi centigradi a Capriva, di 35,7 a Gradisca e di 35,3 a Fossalon, mentre le misurazioni informali (non ne esistono di ufficiali) per Monfalcone parlano di una punta attorno ai 35 gradi raggiunta, sempre d'infilata, nelle giornate del 13, 14 e 15 agosto, oltre che l'8 luglio. Nella città dei cantieri il picco è stato accompagnato da un'umidità oscillante tra il 62 e il 66%, per fortuna, quindi, non a livello di Tropici. Quest'estate le giornate incandescenti si sono però moltiplicate, a vedere anche il numero di quelle in cui, a Monfalcone, ma non solo, si è verificato un superamento della soglia fissata per l'ozono, la cui formazione è favorita dalle alte temperature e dal forte irraggiamento solare. Molto più rovente, comunque, fu l'inizio di agosto del 2017 per la città dei cantieri, l'area agricola alle porte di Grado e Capriva, dove si dovette fare i conti con una massima rispettivamente di 37,9 gradi centigradi, 38,4 e 38,8. Il record, però, l'ha conquistato Gradisca e non nello stesso anno, perché a luglio del 2015 nella cittadina si toccarono i 40,2 gradi e il mese successivo i 38,9 gradi. Gradisca può "vantarsi" anche di aver vissuto la giornata più infuocata di settembre, nel 2016, con una massima di 35 gradi. Nonostante Fossalon abbia invece in media massime più alte rispetto a Monfalcone, il dato medio relativo a luglio è inferiore, risultato di una raccolta di dati che copre un lasso di tempo più ampio (dal 1991 al 2021) rispetto alla città dei cantieri (2006-2021), confermando in qualche modo un innalzamento progressivo delle temperature nell'ultimo decennio. Lo studio conoscitivo dei cambiamenti climatici e di alcuni loro impatti in Friuli Venezia Giulia realizzato da Arpa Fvg Meteo su incarico dalla Regione nel 2018, e aggiornato nel maggio di quest'anno, certifica l'aumento delle temperature medie soprattutto in estate. Rispetto alle temperature medie stagionali in pianura, gli ultimi due decenni risultano inoltre decisamente i più caldi della serie in ogni stagione dell'anno. L'estate mostra il tasso di incremento maggiore (più 0,4 gradi per decennio) e aumenta il numero di giorni con una temperatura massima sopra i 30 gradi in pianura: oltre 60 nel 2019, mentre negli anni '90 dello scorso secolo erano 25-30 giorni. Di pari passo c'è stata un'impennata nelle notti "tropicali", con una temperatura minima oltre i 20 gradi: oltre 20 nell'estate di due anni fa, mentre erano 5 negli anni '90. Diminuiscono poi i giorni di gelo nei mesi invernali. Meno evidenti sono, sempre stando allo studio, i cambiamenti nella pioggia, con precipitazioni che variamo molto da un anno all'altro. Su buona parte del Friuli Venezia Giulia si riscontra però una generale riduzione delle precipitazioni primaverili ed estive (il trend è statisticamente molto significativo) e un aumento delle piogge autunnali e invernali (meno significativo). Anche il livello medio del mare è salito e il tema non può con interessare tutta la fascia costiera, Monfalcone e Grado comprese.

Laura Blasich

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 21 agosto 2021

 

 

Comune di Duino e Capitaneria - Siglato il patto a difesa del mare

DUINO AURISINA. Tutelare il mare. È questo l'obiettivo dell'accordo sottoscritto ieri a Duino Aurisina fra il Comune, la Capitaneria di porto, Isontina ambiente e le associazioni operanti sul territorio, per la realizzazione del progetto intitolato "aMare Fvg", sostenuto dall'assessore regionale per l'Ambiente, guidato da Fabio Scoccimarro. Partendo dalla consapevolezza della gravità delle problematiche connesse all'abbandono dei rifiuti che vanno a deturpare l'ambiente marino, l'amministrazione regionale ha avviato, nel 2019, il progetto pilota finalizzato a favorire la corretta gestione di tutto ciò che viene accidentalmente raccolto in mare, nell'ambito delle attività di pesca e, occasionalmente, da diportisti e associazioni di volontariato, nel corso di specifiche iniziative di pulizia degli specchi d'acqua e dei fondali. Attraverso il monitoraggio della quantità e della tipologia dei rifiuti, il progetto pilota ha consentito di definire efficaci modalità di gestione dei rifiuti abbandonati in mare, in grado di garantire la sicurezza di coloro che si adoperano in tali attività, nel rispetto dell'ambiente e delle normative di settore. Il progetto pilota si è poi trasformato, quest'anno, in un piano operativo, e destinato a tutti i Comuni del Friuli Venezia Giulia che si affacciano sul mare. Si è così stabilito di mettere a disposizione dei Comuni costieri, inseriti nel censimento litoranee dell'Istat, i fondi necessari a implementare la raccolta e il trattamento dei rifiuti rinvenuti in mare durante le attività di pesca e diporto, nonché quelli rinvenuti dai diportisti e dalle associazioni, nell'ambito di iniziative di pulizia degli specchi d'acqua, dei fondali e dei litorali, a eccezione dei tratti di litorale in concessione. Nella prospettiva della collaborazione con il mondo associativo, il Comune di Duino Aurisina, nell'ambito del Tavolo del Mare e del Tavolo Verde, ha così voluto coinvolgere tutte le realtà che, nel corso del tempo, si sono prodigate alla pulizia delle spiagge e del mare, nonché delle aree circostanti. «Vogliamo proseguire nell'intento di preservare e salvaguardare l'ambiente e il mare in cui viviamo - ha detto il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta - collegando tale intervento a un'azione di sensibilizzazione, che farà si che il futuro sia migliore del presente». Accanto a Pallotta, hanno presenziato alla firma dell'accordo l'assessore al Turismo, Ambiente e Politiche del mare, Massimo Romita, e i presidenti delle commissioni Chiara Puntar e Sergio Milos. «Abbiamo coinvolto numerose realtà del territorio - è stato il commento di Romita, coordinatore delle iniziative - perché non può e non deve essere solo l'ente pubblico ad agire. La nostra - ha aggiunto - è una esplicita volontà di intervento, che si concretizza con le azioni che oggi presentiamo». Significativa anche la presenza degli esponenti del mondo della speleologia, come Furio Premiani, presidente della Federazione speleologica regionale, e dell'ambiente non solo marino, in particolare Andrea Wehrefennig, di Legambiente.

Ugo Salvini

 

 

Legambiente di Monfalcone - «Cancellati per sempre 500 mila metri cubi di cemento da Grado»

GRADO. «Con l'approvazione della variante al Piano regolatore il Consiglio comunale di Grado ha messo uno stop all'inutile consumo di suolo». È il circolo di "Ignazio Zanutto" di Monfalcone di Legambiente ad affermarlo, rispetto alla variante che ha eliminato la costruzione di ulteriori seconde case a Grado. Il circolo di Legambiente aggiunge che con l'approvazione della variante è stato messo fine a una «vicenda speculativa».«La cancellazione definitiva di mezzo milione di metri cubi di cemento, in particolare dai progetti della cosiddetta "Zamparini city" e dalla "Sacca dei Moreri", risparmia al territorio e alla comunità gradese una colata di cemento che, oltre a causare un consumo di suolo ingiustificabile, avrebbe modificato il paesaggio e l'assetto urbanistico dell'Isola del sole». Sottolinea poi Legambiente che se l'approvazione dell'attuale maggioranza appariva scontata «fa particolarmente piacere che l'approvazione sia avvenuta anche con il voto favorevole del candidato sindaco del centrodestra, Claudio Kovatsch». Il circolo monfalconese di Legambiente spiega inoltre che i dati sul consumo di suolo in Italia e in Friuli Venezia Giulia, pubblicati recentemente dal Rapporto dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) non sono certo rassicuranti ed è assolutamente necessario che le amministrazioni pubbliche assumano decisioni coraggiose come quella di Grado quando sono chiamate a pianificare gli interventi sul territorio che amministrano.

AN. BO.

 

Il Porto vecchio secondo Kipar: primo scorcio del bosco urbano

Sul nuovo portale del sindaco un'anticipazione del progetto sullo scalo

Ecco il "bosco urbano". Il sindaco Roberto Dipiazza ha lanciato in rete il suo nuovo sito personale in vista delle elezioni (lapalissianamente robertodipiazza.it) ed è lì che abbiamo la prima occasione di vedere un rendering di come sarà il Porto vecchio immaginato dall'architetto paesaggista tedesco Andreas Kipar: nella sezione "Borgo Porto vecchio" del sito, dedicata all'antico scalo, figura infatti una parte intitolata "bosco urbano". Vi figura l'immagine, in cui l'area è trasfigurata in un nuovo lussureggiante quartiere, e si annuncia per metà settembre la presentazione del progetto. Un altro elemento di interesse sono i simboli delle liste a sostegno del candidato: per il momento sono le quattro che hanno concluso la compilazione delle liste, ovvero Lista Dipiazza, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Tanto FdI quanto gli azzurri mostrano di aver incluso il nome del sindaco nel simbolo della lista: diventano quindi "Berlusconi con Dipiazza - Forza Italia" e "Giorgia Meloni per Dipiazza - Fratelli d'Italia". Immutato il simbolo leghista. Un'altra sezione del sito riprende un tormentone dipiazziano e si intitola "momenti magici": vi figurano immagini, più o meno d'epoca, della vita privata e politica del candidato, dalla leva nei lagunari al matrimonio, passando per gli incontri con i Presidenti e la promozione della Triestina in Serie B. La sezione opere, come prevedibile, fa una panoramica dei lavori pubblici condotti nel corso dei tre mandati triestini. Sulla home del sito figura una sintesi biografica del sindaco, che inizia così: «Sposato con Claudia, amico del mio cane Ted, sono nato ad Aiello del Friuli nel 1953 ed all'età di sei anni sono venuto a vivere a Trieste in via dello Scoglio. In questa città ho trovato amici, soddisfazioni personali, professionali e l'amore. A Trieste devo tutto ed il mio modo per ringraziare i triestini dell' affetto che ricevo e del grande abbraccio di fiducia che mi rinnovano è continuare ad amministrarla onestamente e nel miglior modo possibile».

g.tom.

 

 

Acqua, progetto da 134 milioni per rifornire l'Istria slovena

Lubiana dà il via libera alla costruzione di un nuovo bacino idrico artificiale Ok dai Comuni del Litorale. Protestano i residenti dell'area dei colli Birchini

Lubiana. Acqua preziosa per una regione storicamente alle prese con difficoltà di approvvigionamento; un progetto rovinoso per l'ambiente in un'area preziosa dal punto di vista naturalistico. Sono le due opinioni opposte che risuonano in merito a un ambizioso progetto del governo sloveno. Lubiana ha dato infatti definitiva luce verde a un sistema mirato a creare una nuova fonte idrica per la costa adriatica dell'Istria slovena - in particolare per le aree di Ancarano, Isola, Capodistria e Pirano che chiedevano da anni soluzioni a lungo termine - ma di cui beneficerebbero anche l'area di San Pietro del Carso e l'entroterra carsico. Ad annunciarlo è stata l'agenzia di stampa slovena Sta, precisando che si tratta di un investimento da 134 milioni di euro, coperti da fondi statali sloveni e Fondi Ue di coesione, confermato dall'esecutivo sloveno. Il progetto prevede «la costruzione di un grande «bacino idrico» artificiale sul torrente Suhorca e di uno più piccolo sul Padez, corso d'acqua maggiore in cui il Suhorca confluisce. Bacini che poi andranno a «rifornire di acqua i tre sistemi di rifornimento esistenti nella regione» costiera, «tradizionalmente molto secca a causa del terreno carsico e, più di recente, a causa del cambiamento climatico». Il piano sarà realizzato essendo stato scelto rispetto a una ipotesi alternativa, ossia quella di collegare bacini idrici già esistenti: una via forse meno impattante sull'ecosistema e sulle casse statali, ma con il lato negativo di non accrescere la disponibilità di acqua attuale.La decisione di Lubiana arriva anche sulla spinta dell'incidente ferroviario del 2019 che, dopo aver provocato una fuoriuscita di cherosene, aveva compromesso i rifornimenti idrici nell'area e sulla costa slovena, ha ricordato sempre la Sta. Le cose cambieranno dopo la finalizzazione del progetto incentrato intorno al bacino idrografico del Padez, con alta probabilità già entro il 2027. L'iniziativa è stata accolta con estremo favore dai comuni primi beneficiari, in testa Ancarano, Isola, Capodistria e Pirano. Si tratta «di un passo non solo importante per le forniture idriche in Istria, ma anche dell'inizio della soluzione di una delle questione chiave per la sicurezza nazionale», hanno spiegato le autorità locali in un comunicato congiunto. Ma sul piede di guerra, informano i media di Lubiana, ci sono in particolare molti residenti dei paesini nell'area dei colli Birchini (Brkini), dove i corsi d'acqua fulcro del piano d'intervento saranno interessati dalle opere di sbarramento per la realizzazione dei bacini. Residenti che da anni chiedevano di puntare sull'opzione B, ossia il collegamento di bacini già esistenti. E che annunciano proteste, con una marcia in programma già oggi nella valle del Suhorca. «Faremo di tutto per fermare il progetto» nella speranza di costringere il governo a fare marcia indietro, ha promesso l'iniziativa locale "Difendiamo i Birchini", che ha evocato danni ambientali enormi per l'area. Governo e ministero dell'Ambiente «hanno chiaramente dimostrato di non avere a cuore se un habitat naturale perfettamente integro viene irreversibilmente devastato, se ecosistemi vengono distrutti», ha dichiarato Mario Benkoc, di "Difendiamo i Birchini". Ma ripercussioni negative secondo gli oppositori del progetto potrebbero impattare persino sul Parco delle Grotte di Skocjan (San Canziano), una delle meraviglie protette dall'Unesco fin dagli Anni Ottanta.

Stefano Giantin

 

 

Lubiana mette al bando la plastica monouso - Multe salate per chi sgarra Il nuovo regolamento

Lubiana. Anche la Slovenia recepisce la cosiddetta "Direttiva Sup" (Single use plastic), inserendo dunque nella propria legislazione nazionale le nuove regole europee che mirano a ridurre drasticamente l'utilizzo della plastica monouso. Lo fa mettendo al bando la vendita di una lunga serie di oggetti di uso comune, fatti di plastica e utilizzabili una sola volta, escludendone pochissimi dalla lista di proscrizione. Il governo di Lubiana ha così deciso di vietare, con un regolamento ad hoc, posate di plastica, piatti e cannucce dello stesso materiale, ma anche i cosiddetti cotton fioc per le orecchie, esclusi quelli utilizzati in ambito medico. Off limits in Slovenia saranno a breve anche i bastoncini di plastica per mescolare liquidi o cibi, esclusi quelli usati nell'industria. Svariati prodotti monouso che contengono plastica potranno invece rimanere in commercio. Fra questi, alcuni tipi di assorbenti, fazzoletti umidificati, filtri per tabacco, tazze, ma i produttori dovranno adeguare le etichette, specificando chiaramente come i consumatori debbano smaltirli correttamente dopo l'utilizzo e invitando i compratori a comprendere l'importanza del riciclaggio. Vietati, dopo che la normativa slovena entrerà in vigore - quindici giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale nazionale - anche imballaggi per alimenti e bevande in polistirene espanso e gli articoli in plastica di tipo oxo-degradabile. Severe le multe previste per chi non rispetterà le nuove regole: si va fino a 15mila euro per le imprese e fino a 5mila per i proprietari di negozi. La direttiva europea sulla plastica monouso è stata adottata nel marzo del 2019 ed è stata recepita in Italia a inizio luglio. Mira a ridurre l'uso di plastica, ponendo un freno all'inquinamento dilagante in particolare nei mari. Si calcola che siano oggi 150 milioni le tonnellate di plastica finite negli oceani, ed è una quantità che potrebbe triplicare entro il 2040 se non saranno prese misure draconiane di contenimento.

st.g.

 

 

Fra impianti eolici e strutture a gas avanti piano verso l'addio al carbone

Dal Montenegro alla Romania, molti i progetti annunciati dai governi per arrivare all'energia pulita

Belgrado. I costi economici, sociali, ambientali, di salute pubblica sono pesanti. Enormi sono le pressioni da parte della società civile locale, di Ong internazionali e pure dell'Unione europea, anch'essa toccata da impianti obsoleti le cui emissioni arrivano a migliaia di chilometri di distanza. E così ampie aree dei Balcani si muovono per dire addio, nel giro di qualche anno, a carbone e vecchie centrali elettriche alimentate a lignite. È quanto suggeriscono svariate tessere di un complesso mosaico che si sta pian piano ricomponendo nella regione. Un puzzle che, nel giro di poco più di un decennio, dovrebbe vedere i Balcani "ripuliti" dall'alone nero del carbone. È quanto intende ad esempio fare il Montenegro che è entrato nella Powering Past Coal Alliance (Ppca), organizzazione che comprende 122 Paesi, regioni e città di tutto il mondo, impegnata a spingere sull'acceleratore della transizione energetica. Il Montenegro ha evocato l'uscita dal carbone entro il 2035, forse già nel 2030, e l'ufficialità dovrebbe arrivare a breve, una volta completato il piano energetico nazionale, hanno informato i media locali. Il passo è stato lodato dagli attivisti ecologisti dell'organizzazione Green Home, che hanno ricordato che la Comunità energetica ha lanciato in primavera una procedura d'infrazione contro Podgorica, proprio perché continua a funzionare la super-inquinante centrale termoelettrica di Pljevlja. Chiuderà o sarà trasformata in impianto più verde «molto probabilmente nel 2030», ha comunicato nei giorni scorsi il premier montenegrino Zdravko Krivokapic. Ci sono «forti pressioni» europee in questo senso e a favore della «transizione verde» anche nei Balcani extra-Ue, ha confermato lo stesso ministro delle Finanze Milojko Spajic, promettendo che il governo penserà ai lavoratori che potrebbero ritrovarsi a piedi dopo l'abbandono del carbone e il passaggio a fonti di combustibili meno inquinanti, ad esempio gas o biomasse, dando nuova vita alla centrale di Pljevlja. Ma a muoversi non è solo Podgorica. Anche a Skopje si parla di mettere in soffitta il carbone, quanto prima. L'anno-chiave, ha specificato il premier macedone Zoran Zaev, dovrebbe essere il 2028, trasformando la piccola ex repubblica jugoslava nella prima nella regione a dire addio all'energia sporca. Fino a quell'anno Skopje si impegnerà a «costruire impianti fotovoltaici, con una capacità combinata di 1.600 Mw e impianti eolici - forse in cooperazione con Albania e Bulgaria - per 600 Mw, coprendo così circa un terzo del fabbisogno nazionale. E passi positivi si registrano anche in Paesi Ue che, per la transizione energetica, potranno contare sui fondi del Recovery. La Romania lavorerà per fermare l'estrazione di carbone entro il 2032 e, nel frattempo, archivierà le centrali inquinanti sostituite da altri impianti, per una spesa di circa 30 miliardi di euro. Intanto la Bulgaria secondo i media locali sta valutando, sempre contando sulle risorse di Bruxelles, di trasformare in impianti a gas le centrali più nocive, entro il 2025-26.Non tutte le ombre sono però fugate. La Bosnia va avanti col mega-progetto della centrale a spinta cinese di Tuzla, ma registra problemi a causa dei passi indietro di General Electric. E poi c'è la Serbia, ricca di lignite. Il presidente Aleksandar Vucic ha detto che chiuderà le sue centrali solo quando lo farà l'altrettanto inquinante Polonia, ossia non prima di qualche decennio. E sicuramente non prima del 2049.

Stefano Giantin

 

 

Economia green a Trieste - L'idrogeno come volano   -   (Roberto Morelli)

E se fosse l'idrogeno la chiave del futuro di Trieste e della regione? Se nel volgere di alcuni anni il capoluogo diventasse un punto di riferimento europeo per l'energia verde stimolata (e lautamente finanziata) dal Recovery Plan, attirando innovazione e imprese? Il disegno è solo abbozzato. Se ne parla con prudenza e a frammenti, ché in Italia ogni progetto ambizioso incardinato (anche) su fondi pubblici suscita immediate ostilità: e più ambizioso il piano, più acrimonioso il rigetto. Ma il potenziale punto d'arrivo a lungo termine s'intravede: un centro d'eccellenza per lo studio, la produzione e lo stoccaggio di energia a idrogeno. Non è detto che accada: molti tasselli dovrebbero andare a posto. Ma se accadesse, darebbe slancio straordinario all'economia e all'identità della nostra area. L'idrogeno "verde" quale fonte energetica è ancora difficile da produrre e poco sfruttato, e però ha molti vantaggi: è l'elemento più abbondante del pianeta, è facilmente (e a lungo) stoccabile e trasportabile, non produce anidride carbonica, può derivare da fondi rinnovabili come il sole e il vento, può decarbonizzare l'industria pesante, è utilizzabile con progressività e in forma ibrida con il gas naturale. A oggi vediamo molte tessere di un puzzle non ancora composto. La Snam - tra i primi player mondiali d'infrastrutture energetiche - ha annunciato a margine del G20 la nascita in Area di Ricerca di un Hydrogen Innovation Center, volendo aggregare imprese, atenei e centri scientifici per lo sfruttamento dell'idrogeno. Alcuni mesi fa la Snam e la Regione avevano firmato un accordo per la transizione energetica in Fvg attraverso lo stesso idrogeno e il biometano. La Ferriera sperimenterà due elettrolizzatori per la produzione di quest'elemento (primo passo timido, poiché il processo non elimina carbonio, ma pur sempre un primo passo). Il possibile nuovo laminatoio di Danieli e dell'ucraina Metinvest a Trieste, se mai sorgerà, sorgerà nel medesimo contesto. Fincantieri si propone di realizzare con la stessa Snam la prima nave da crociera al mondo alimentata a idrogeno. E poi, anche e soprattutto, c'è il porto con il presidente D'Agostino, la cui capacità di visione è probabilmente il vero propulsore del progetto. L'intera rinascita dello scalo ruota su una sua intuizione semplice quanto fenomenale: per la crescita del porto, quel che conta meno è proprio il porto. Conta il sistema che da esso s'innerva: i grandi spazi a terra, la rete ferroviaria che lo circonda, i benefici per le imprese. E in futuro, magari, la produzione, distribuzione e sfruttamento di energia: non solo per l'elettrificazione delle banchine a idrogeno, che è l'uovo oggi, ma anche e soprattutto per la potenziale installazione di pannelli fotovoltaici a mare, che è la gallina domani, facendo dello scalo un grande centro di stoccaggio di energia "verde". Energia che già oggi le imprese cercano con fame insaziabile, perché in grado di abbattere le loro emissioni di carbonio e di alzarne il valore, l'immagine e l'impatto sociale, in una parola la sostenibilità. Ecco perché l'importanza del progetto Snam va molto al di là della pur ragguardevole finalità d'innovazione: se la scintilla si sprigiona, sarà il più grande fattore d'attrazione d'impresa che Trieste abbia conosciuto dal dopoguerra. Senza timore di esagerare: forse per la prima volta dall'era asburgica, lo sviluppo della città è guidato da una strategia coerente, non potendosi ritenere tale lo sviluppo riparatorio delle partecipazioni statali nel dopoguerra. Una strategia che lega posizione geografica, partner (il porto di Amburgo), vantaggi trasportistici, benefici doganali, qualità naturali e ora la transizione energetica. Tutto troppo bello, troppo grande, troppo ambizioso? Conosciamo il disagio di sognare nel mezzo di una realtà di esercizi commerciali chiusi, mascherine da indossare, aziende in crisi, cassa integrazione che argina i licenziamenti. Ma il futuro è meno lontano di quanto sembri, se solo abbiamo la capacità di vedere il mosaico dietro le tessere sparse, e il coraggio di crederci.

 

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - I disastri di Muggia

La cura dell'ambiente sembra ricorrere nei programmi di molti di quei candidati sindaco e aspiranti politici già attivi da cinque anni nell'amministrazione muggesana. Senza menzionare la questione del laminatoio a caldo della Metinvest già in parte approvata da chi ora si erge a paladino di opposizione, sembra che le belle addormentate solo ora in occasione delle amministrative si risveglino propugnando la lotta contro la distruzione del verde. Ma ci chiediamo dove erano quando gli ippocastani centenari del teatro Verdi, di cui molti recuperabili, col beneplacito del proprietario del bar, sono stati eliminati e sostituiti con lecci che di ombra ne offriranno ben poca per anni: il bar ha chiuso e i cittadini, anziani e mamme con bimbi, hanno rinunciato a un servizio di cui godevano almeno dal dopoguerra. I maestosi pioppi di via della Luna, quelli di via di Trieste, per lo più sani, sono caduti sotto la scure della ditta incaricata dal Comune. Si aggiungono recentemente i quattro pini sani di settant'anni della scuola media N. Sauro: le sue fronde "offendevano" la sensibilità del corpo insegnante! Un ultimo regalo senza che nessuno in Consiglio si opponesse a questa amministrazione: la capitozzatura, in periodo non consono, degli alberi di via Roma, di cui due sicuramente monumentali, via D'Annunzio, e i famosi tigli centenari di via dei Mulini e RioStorto che né quest'anno né nei prossimi potranno fiorire. Ormai di alberature vetuste o di pregio a Muggia ne son rimaste ben poche e tutte comunque brutalmente potate. Il Fugnan, uno dei pochissimi corsi d'acqua che ha la cittadina, seppellito dalle amministrazioni degli anni cinquanta-sessanta per lo più lungo l'ex via dei Berzulla e via D'Annunzio per far posto all'edilizia e al campo sportivo, ad ora risulta avere acque inquinate, nonostante l'intervento di Goletta Verde di Legambiente. Problema non risolto, sebbene siano stati trovati valori fortemente inquinanti come batteri coliformi ed enterococchi con valori superiori all'anno scorso. Un altro disservizio: l'invasione da decenni di pappataci in via D'Annunzio, un problema per scuole materne, primarie e medie, e che impediscono al cittadino di usufruire del suo giardino, e, a finestre chiuse, lo obbliga a rinchiudersi in casa per il periodo primaverile ed estivo, forzato all'uso smodato dell'impianto di climatizzazione. Nessuna richiesta da parte del Comune e Consiglio di estendere l'esame delle acque marine anche presso il Molo Balotta e la foce del Rio Ospo dove alcuni cittadini continuano a bagnarsi, nonostante il divieto e la mancanza di controlli. Legambiente e il Comitato Muggiambiente si sono rivolti al Comune con la proposta di assunzione di un agronomo, o perito che regoli con un'esperta valutazione la questione ambientale. L'attuale amministrazione ha accolto con favore la proposta che ci auguriamo però si realizzi in tempi brevi. Tante buone intenzioni da molti candidati delle liste elettorali, ma se dal mattino si vede il buongiorno, poche speranze possono nutrire i muggesani per una gestione ambientale che continua a rendere Muggia dal dopoguerra un lago di cemento.

Giuliana Corica

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 agosto 2021

 

 

Museo del mare in Porto vecchio - gara da 22 milioni, bando pronto

È il più importante appalto del terzo mandato Dipiazza: le proposte sono attese per il 4 ottobre e dovranno concretizzare il progetto di Vazquez Consuegra

Dopo un quinquennio preparatorio, il Museo del mare al Magazzino 26 in Porto vecchio si approssima alla prova decisiva: salvo improvvisi cambi di programma, venerdì 27 il Comune pubblicherà sul proprio sito il bando di gara per l'appalto dei lavori correlati al progetto dell'architetto sivigliano Guillermo Vazquez Consuegra. Il criterio adottato è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. Le imprese interessate dovranno inoltrare le proposte entro lunedì 4 ottobre, il giorno seguente le buste verranno aperte, eppoi inizierà il loro esame che durerà non meno di un paio di settimane. Arrivo e apertura delle offerte coincidono curiosamente con la conclusione del primo turno elettorale per il rinnovo della civica amministrazione. Si tratta dell'appalto più importante, sotto il duplice aspetto quantitativo e qualitativo, del terzo mandato Dipiazza: compresa l'Iva al 10%, sono in palio lavori per quasi 22 milioni di euro. La determina a contrarre, firmata dalla dirigente e "rup" Lucia Iammarino, elenca con minuzia tutte le attività edili e impiantistiche previste. Da questa partita restano fuori 13 milioni di euro, che in buona parte riguardano l'allestimento museale, gli incarichi allo staff dei progettisti e ai verificatori, le commissioni giudicatrici. In complesso il ministero dei Beni Culturali ha stanziato per la realizzazione di questa opera 33 milioni. Sull'inizio dei lavori gli uffici comunali tendono a una comprensibile prudenza. L'ipotesi ritenuta più realistica suggerisce l'inizio del prossimo anno, con chiusura del cantiere tra il 2025 e il 2026. In origine il bando di gara avrebbe dovuto essere approntato entro il 31 marzo scorso, ma l'effetto Covid e il serrato confronto con la Soprintendenza sul disegno di Vazquez Consuegra hanno allungato i tempi. Opportuna una rapida cronologia degli eventi più significativi, che hanno sequenziato i cinque anni propedeutici alla gara. Il finanziamento viene deciso in sede Cipe (governo Renzi) durante il 2016 ed è seguito dall'accordo operativo dell'ottobre 2017 tra governo, Regione, Comune, Autorità portuale: sono in tutto 50 milioni, 33 destinati al museo, 14 ai lavori di infrastrutturazione (strade, gas, acqua, elettricità), 3 al recupero della gru Ursus.Per individuare un nome di prestigio che firmi il progetto museale, nel 2019 il Comune lancia una gara internazionale alla quale partecipano griffe illustri dell'architettura: David Copperfield, Rem Koolhas, gli italiani Susanna Scarabicchi e Alfonso Femia sono tra i partecipanti alla lizza. La spunta, con il supporto di un'offerta economica competitiva, il sivigliano Vazquez Consuegra, noto al pubblico italiano per aver ristrutturato a Genova Galata, sede del museo del mare. Gli danno una mano la modenese Politecnica, la fiorentina Consilium, la pordenonese Cooprogetti, il romano Filippo Lambertucci, la trevigiana Monica Endrizi, le triestine Mads, Re.Te., Sgm consulting. Durante il 2020 la cordata Consuegra consegna il progetto, sul quale la Soprintendenza eccepisce la presenza, ritenuta troppo invasiva, di una torretta di vetro sopra il "26": l'architetto andaluso, di malavoglia, accetta il taglio che toglie originalità a un progetto già fortemente compresso dall'indirizzo conservativo imposto dal committente.

Massimo Greco

 

 

Scarsa sintonia tra paesi sulle politiche ambientali

Relativamente ai cambiamenti climatici in atto, si fa sempre più forte il convincimento che sia l'azione, non razionalmente definita, dell'uomo ad essere la principale causa di inquinamento e di innalzamento delle temperature. È il convincimento recentemente espresso in un rapporto scientifico dal Comitato intergovernativo dell'Onu (Ipcc). Gli studiosi ritengono che il fenomeno abbia una natura dinamica, per cui diverrebbe necessario ridurre gradualmente il tasso di crescita dei gas serra, con particolare attenzione all'anidride carbonica. Si tratta di una questione di cui si discute da anni seguita da reiterati impegni dei vari governi a ridurre l'espansione dei gas serra, sebbene non raramente si tratta di impegni formali ma debolmente sostanziali. Non va dimenticato che i diversi Stati del mondo vivono di fatto una perenne competizione economica condizionata da alcune consapevolezze collettive. Una di queste è che le politiche per la salvaguardia dell'ambiente, soprattutto durante il loro avvio, possono avere ricadute economiche negative sulle economie meno sviluppate. Un'altra consapevolezza sta nel fatto che, proprio la ricerca di fonti energetiche alternative a quelle tradizionali, sollecita i paesi economicamente più forti ad accaparrarsi la maggior quota di fonti energetiche ritenute meno pericolose per l'ambiente. Ne è testimonianza l'atteggiamento di molti governi a favore delle automobili elettriche che più facilmente possono permettersi i cittadini dei paesi ricchi talché ineluttabilmente, accanto al gruppo dei paesi ricchi si consolida il gruppo dei paesi poveri a maggior propensione all'inquinamento. A questo punto mi sembra opportuno fare riferimento agli studi di Elinor Ostrom (Nobel per l'economia nel 2009) che vertono sulla governance dei beni collettivi che possono essere governati mediante regole vincolanti o che possono essere governati partendo dal presupposto che siano liberi. A ben guardare molte popolazioni ritengono che vari beni naturali siano liberi, tanto da essere consumati senza preoccuparsi della loro sostituibilità. Malgrado gli impegni formali dei governi tali beni vengono consumati al di là degli impegni precedentemente presi, sia dagli Stati ricchi che dagli Stati poveri. La Ostrom ha chiamato tale situazione "il dramma dei beni comuni" in quanto, fino a che è possibile, gli Stati tendono a consumare i beni comuni senza porsi dei limiti o, se si vuole, fino a che non intervengono vincoli rispettati nell'uso delle risorse naturali. Come si vede le questioni aperte sono molte e significative. Oggi i paesi europei tendono a porre dei vincoli nel consumo dei beni naturali collettivi, il che è meritorio. Tuttavia, se il rispetto dei beni naturali non diventa un fenomeno culturale a livello mondiale è ben difficile che uno Stato potenzialmente anche ambientalista adotti misure rispettose dell'ambiente se gli altri Stati non lo fanno. -

Maurizio Mistri

 

La scrittrice Sara Segantin ottiene il premio Trabucco per l'ambiente

Il riconoscimento del Comune di Peschici al Gargano Studentessa all'ateneo cittadino, è autrice del libro "Non siamo eroi"

La narratrice ambientale e autrice del libro "Non siamo eroi" Sara Segantin, triestina d'adozione e iscritta alla XXX Ottobre tra i "Grembani", i giovani della sezione triestina del Club Alpino Italiano ha ottenuto il "Premio Trabucco - in difesa dell'ambiente". Il riconoscimento le sarà conferito oggi a Peschici, comune del Foggiano all'interno del Parco Nazionale del Gargano. La 24enne di Cavalese non nasconde la propria emozione. «Sinceramente non me l'aspettavo - confessa - e ne sono davvero felice: conferimenti di questo tipo ti danno la forza di andare avanti con maggiore speranza. Al di là del premio, sono occasioni per creare rete e constatare che ci sono altre persone che si stanno impegnando concretamente». Da poco ha concluso gli studi a Trieste, dove ha vissuto per 5 anni e dove vorrebbe tornare a vivere, laureandosi in lingue e letterature straniere e turismo culturale. «Trieste è diventata un po' la mia città: è davvero unica perché ha tutto. E a me, che amo l'avventura, offre tantissime possibilità. È un piccolo gioiello, anche di fermento culturale e scientifico, una delle città più belle del mondo». La montagna è dentro di lei. «Sono nata sulle Dolomiti e vivo di storie: mi piace viverle prima ancora di raccontarle. La montagna è avventura nel senso di esplorazione, conoscenza e scoperta nel segno del rispetto. La XXX Ottobre è stato il luogo dove ho incontrato quelle che sono diventate le persone più care che ho al momento. Trieste mi ha dato la possibilità di sviluppare anche questa passione, tra grotte, arrampicate e sci alpinismo e incontrare persone che mi hanno fatto scoprire il tesoro segreto delle Alpi Giulie, così vicino e spesso sottovalutato». Rifiuta il termine ambientalismo. «Qui si tratta di sopra vvivenza della civiltà umana: la crisi climatica riguarda tutti e ognuno può dare il suo contributo pensando in modo diverso e sentendosi parte dell'ecosistema e non separato da esso, altrimenti rischiamo di collassare». Numerose le iniziative che la vedono protagonista. «Ora stiamo portando avanti il progetto "United Mountains of Europe" per far comprendere che la comunità montana dev'essere unita in questa transizione ecologica».

G.t.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 agosto 2021

 

 

Lignano tra le 10 città italiane con la raccolta rifiuti più cara

La località balneare ha un esborso molto alto a causa delle tante presenze estive In Fvg importo medio di 105 euro pro capite. Nel capoluogo la differenziata non decolla

Pochi abitanti nel corso dell'anno e una montagna di rifiuti durante la stagione turistica, che porta con sé gli incassi per albergatori e ristoranti, ma pure i costi necessari a smaltire l'immondizia prodotta dai villeggianti. E così Lignano occupa il nono posto a livello nazionale dei Comuni che più spendono per la nettezza urbana in proporzione ai suoi circa settemila residenti. Sono i territori a vocazione turistica quelli che primeggiano nella classifica della spesa pro capite, proprio per il grande sbilancio tra le presenze stabili e quelle temporanee di chi arriva per le vacanze. Secondo i dati diffusi da Openpolis, Lignano ha speso nel 2019 la cospicua somma di 5,9 milioni: diviso 6.948 residenti fa 872 euro a testa. Per apprezzare la differenza rispetto a situazioni senza sbalzi stagionali, Villesse è seconda nella classifica del Friuli Venezia Giulia con 264 euro per residente. Mediamente in regione il costo per abitante è di 105 euro: meno dei 139 della media nazionale, più dei 68 del Veneto. La somma non è quella imputata ai cittadini attraverso il pagamento della Tari, ma il rapporto fra residenti e costo sostenuto dal municipio per il servizio di raccolta, trattamento e smaltimento. Continuando a scorrere la graduatoria si trova al terzo posto il piccolo comune friulano di Pulfero (196 euro per abitante), seguito da Tarvisio (195) e Dolegna (190). Le città riescono a risparmiare qualcosa: Trieste spende 162 euro per ognuno dei suoi 200 mila abitanti (3,3 milioni di euro in totale), Gorizia 156, Pordenone 124 e Udine 116. I cittadini possono facilmente confrontare la cifra con quanto richiesto annualmente dalla propria amministrazione attraverso la tassa sui rifiuti. Fra le città italiane sopra i 200 mila abitanti, Trieste è quella che spende meno assieme a Verona. In testa ci sono il complicato servizio dei rifiuti di Venezia (465 euro pro capite) e poi quelli di Genova (324), Roma (273), Firenze (234) e Torino (230). La gestione dell'immondizia è uno dei principali campi d'azione di un'amministrazione comunale e un tema sempre caldo nel dibattito locale, che negli ultimi anni ha avuto i picchi maggiori a Udine e Muggia, in entrambi i casi per la scelta dei sindaci di introdurre la raccolta differenziata porta a porta. A Trieste riemerge ciclicamente la discussione sulla presenza del termovalorizzatore, che in passato si sarebbe chiamato più prosaicamente inceneritore: avversato dagli ambientalisti, ma impiegato senza distinguo dalle amministrazioni di centrodestra e centrosinistra. In Italia ogni anno un abitante produce 499 chili di spazzatura, non molto meno della media europea di 489. Fra i capoluoghi, i triestini consumano un po' meno: 472 chili, mentre in vetta di sono i catanesi, che gettano nel cassonetto 713 chili di immondizia all'anno ciascuno. Il valore aggiunto in termini di impatto ambientale lo fa la raccolta differenziata. Gli obiettivi europei avevano stabilito che l'Italia arrivasse al 65% di raccolta differenziata entro il 2012 ma, a sei anni di distanza (gli ultimi dati sono del 2018), l'asticella è arrivata attorno al 60%. L'obiettivo è ad ogni modo raggiunto in Fvg, che conta il 66,6% contro il 73,8% del Veneto primo in classifica. La Sicilia è all'ultimo posto con il 29,5%. In regione Trieste ha la poco invidiabile maglia nera fra i capoluoghi di provincia: la città arriva al 41%, come riportato dal sito del Comune.

D.D.A.

 

In tempi di smart working meno carta nei cassonetti

I dati di AcegasApsAmga sul riciclo evidenziano a Trieste una diminuzione del 6% Con gli uffici chiusi si risparmiano tonnellate di documenti, fogli, scatoloni e imballaggi

Trieste. In tempi di smart working, con uffici e sportelli chiusi, cala sensibilmente il consumo della carta che finisce nei cestini. Lo rivelano i dati sulla produzione e la raccolta dei rifiuti elaborati da AcegasApsAmga. Dall'analisi dei numeri riferiti agli ultimi tre anni emerge infatti una chiara tendenza "green": da gennaio a luglio 2021 si è consumato e gettato il 5% di carta in meno rispetto al 2020 e il 6% in meno rispetto al 2019. Più precisamente nei primi sette mesi di quest'anno, si sono raccolti circa 5mila tonnellate di carta, contro le 5.330 tonnellate raccolte nei primi sette mesi del 2020 e le 5.500 tonnellate del 2019. In realtà, rileva la multiutility, l'uso della carta ha iniziato a calare in maniera elevata a partire da aprile 2020, quando in molti uffici si è diffuso lo smart working: i rifiuti di carta e cartone sono diminuiti del 18% passando dai circa 784 tonnellate nel 2019 a 642 nel 2020. Un trend che continua anche nel 2021: a maggio si è raccolto il 5% di tonnellate in meno di carta rispetto al 2020, -18% rispetto al 2019. A giugno il - 19% rispetto al 2020 e il - 12% rispetto al 2019. A luglio ancora -11% rispetto al 2019 un leggero aumento rispetto al 2020 (+7%).Proprio questi dati quindi indicano come causa di questa svolta "green" nell'uso della carta l'aumento della digitalizzazione della popolazione, soprattutto da quando lo smart working da casa è diventato comune, facendo risparmiare agli uffici tonnellate di carta tra documenti, cartoni e imballaggi, stampe non necessarie e via dicendo. Inoltre, da marzo 2020 molti altri processi che richiedevano documenti cartacei si sono trasformati in digitali e online. Un trend che sicuramente ha fatto bene all'ambiente. Sempre a livello di raccolta differenziata, i dati AcegasApsAmga dimostrano anche un altro trend interessante: è in costante aumento la raccolta di vetro e lattine. Nel 2021, infatti, nel trimestre di maggio-giugno-luglio si sono raccolte 1.735 tonnellate di rifiuti in vetro, contro le 1.628mila raccolte nel 2020 e le 1.575 del 2019. Un dato legato anche alla ripresa dell'attività di bar, ristoranti e locali.

 

 

Il Lisert allargato con 12 caselli «A rischio il bosco di Sablici» - l'associazione Rosmann

Da sempre molto preoccupata dall'impatto dell'allargamento della barriere autostradale del Lisert, dopo Legambiente anche l'Associazione ambientalista Rosmann si dice delusa e indignata per «il disinteresse e la scarsa attenzione al territorio delle istituzioni». L'associazione sottolinea come il nuovo casello «andrà a incombere, si spera non intaccandolo direttamente, sul pregiatissimo bosco umido di Sablici». La Rosmann ritiene quindi che sarebbe opportuna almeno la collocazione di barriere fonoassorbenti nel tratto carsico compreso tra il Parco comunale di Monfalcone e la Riserva regionale di Doberdò e Pietrarossa, per ridurre l'impatto del traffico su aree naturali protette di grande bellezza e molto frequentate. Un intervento che seguirebbe quello già effettuato da Autovie Venete lungo il tratto di autostrada libero nel territorio di Duino Aurisina. L'associazione ricorda di aver richiesto negli anni, a più riprese, di liberalizzare il tratto autostradale dal casello del Lisert a Villesse o a Redipuglia. «In questo modo il traffico di attraversamento della città, sia di camion che di automobili, poteva trovare una giusta soluzione - aggiunge il presidente dell'associazione, Claudio Siniscalchi -, con buona pace per l'inquinamento e i problemi annessi. Senza contare la disponibilità di spazio che questa soluzione poteva riservare». Scorrendo le iniziative in cui l'argomento è stato discusso, l'associazione rileva come già nel 2003, quindi 18 anni fa, ne aveva parlato con i candidati consiglieri regionali di vari colori politici. «Venuti a conoscenza del progetto di ingrandire il casello del Lisert, avevamo ottenuto un incontro con il presidente e diversi tecnici dell'allora Autovie Venete - aggiunge Siniscalchi -, che dopo averci illustrato il progetto giudicarono impraticabile la proposta di liberalizzare i circa 20 chilometri tra Lisert e Villesse, soprattutto per motivi economici. Eppure In molte parti d'Italia non si paga l'autostrada per chilometri e chilometri» .L'associazione si chiede, visti i potenziali impatti dell'intervento, perché si voglia fare «a tutti i costi» l'ampliamento della barriera del Lisert con dodici nuovi caselli. Insomma, la Rosmann ribalta la questione che non è tanto quella dei ristori al territorio o del pedaggio dal cui esentare i pendolari del territorio, bensì le ricadute sul bosco umido di Sablici. Oltre il traffico e lo smog che andrà a pesare sulla Bisiacaria, come denunciato dai sindaci, durante i lavori.

LA. BL.

 

 

Il gruppo Tosto punta sull'idrogeno Impianto da 80 milioni allo studio

L'attuale sede dell'ex Depositi costieri ha bisogno di ulteriori spazi: «Dialogo con l'Autorità portuale»

Ci sono buone probabilità che vi sia anche l'idrogeno nel futuro di Seastock, l'azienda del gruppo abruzzese Tosto che ha acquisito Deposito costieri dopo le vicissitudini giudiziarie. Ne ha fatto esplicito riferimento Luca Tosto, amministratore unico della società specializzata nelle apparecchiature "critiche" per i comparti oil & gas, chimici, petrolchimici. «Stiamo lavorando a un'ipotesi progettuale mirata alla realizzazione di impianti per nuovi prodotti, tra cui l'idrogeno - ha detto l'ingegnere - si tratta di un'operazione decisamente ambiziosa per un valore orientativo di 80 milioni di euro, destinata a svilupparsi nei prossimi 4-5 anni». «Il concretarsi di questa prospettiva - ha ripreso Tosto raggiunto al telefono - dipende molto dalla disponibilità di nuovi spazi e dalle risposte che otterremo dagli interlocutori istituzionali, in primo luogo l'Autorità portuale e la Regione Fvg». Tosto non entra nel dettaglio su cosa intenda per "nuovi spazi", ma la contiguità con le aree ex Esso potrebbe far pensare a un recupero di quella porzione a mare, proprietà dell'Autorità, abbandonata ormai da decenni. Inoltre a inizio agosto Snam ha annunciato la creazione di una sede a Trieste del suo centro nazionale per l'innovazione sull'idrogeno: il tema, dunque, è di giornata. E comunque Seastock si sta muovendo indipendentemente da questo scenario. Nel breve periodo - ha infatti aggiunto l'imprenditore chietino - il gruppo investirà nell'acquisto triestino 10 milioni per l'ammodernamento delle strutture esistenti. «Stiamo risolvendo il problema della carente distribuzione su gomma e raddoppieremo la zona di carico - precisa Tosto - e stiamo provvedendo a migliorare le condizioni dei serbatoi di stoccaggio, realizzando, in anticipo rispetto ai termini di legge, il cosiddetto "doppio fondo"». A questo punto può essere utile rammentare che il complesso ex Depositi costieri opera con 26 serbatoi in grado di contenere 130.000 metri cubi di combustibile tra gasolio e nafta. Posizionato in via del rio Primario a due passi dalla Risiera, sorse nel 1986 sostituendo il vecchio scalo di San Sabba. Dal 1991 al 2015 venne co-gestito paritariamente dall'Eni e dalla Giuliana Bunkeraggi della famiglia Napp. Il gruppo Tosto lo ha rilevato per 6,4 milioni in occasione dell'asta bandita nell'autunno dello scorso anno dal curatore fallimentare Piergiorgio Renier.I problemi di natura giudiziaria nacquero quando nel 2017 i Napp cedettero Depositi costieri alla campana Life, i cui soci furono arrestati per false fatturazioni ed evasione dell'Iva. L'inchiesta coinvolse anche Franco Napp relativamente a un mancato pagamento delle accise sul carburante, accuse peraltro sempre respinte dall'interessato. Ma la vicenda si fece sentire sull'andamento della Giuliana Bunkeraggi, che fu costretta a chiedere il concordato preventivo. A tutt'oggi restano da collocare due motonavi, la quota del 18% in Tami (la cordata privata che controlla il Terminal passeggeri), la sede sociale in via Lazzaretto vecchio. Torniamo alla nuova proprietà, perché il gruppo Tosto è un soggetto industriale di valore mondiale, che nel comparto dei serbatoi in pressione e sulla componentistica oil & gas se la vede con concorrenti come Hyundai, Mitsubishi, General Electric. Ha chiuso il 2020 senza risentire troppo della pandemia, con un giro d'affari consolidato di 200 milioni di euro e un margine operativo del 10%. Oltre mille dipendenti nei sette stabilimenti del Chietino, in aziende storiche come la romagnola Maraldi e la mantovana Belleli, nelle controllate romene. E qualche mese fa ha portato a casa dalla Russia due importanti commesse per un valore complessivo di 60 milioni di euro.

Massimo Greco

 

 

Il fenicottero prigioniero con la zampetta spezzata nella Valle Cavanata - una figura ormai diventata stabile

GRADO. Il fenicottero rosa con l'ala rotta è, per cause di forza maggiore, una figura stabile in Valle Cavanata. Ogni tanto tenta di spiccare il volo ma proprio non riesce a decollare come si deve. È costretto a limitarsi a compiere qualche salto, eseguito più che altro per spostarsi più velocemente all'interno della riserva diventata la sua casa a due passi da Grado. Quella che possiamo ormai definire l'amica di questo fenicottero, la fotografa naturalista Margitta Schiff Thomann, ne documenta praticamente ogni giorno la sua presenza. Lo segue di frequente, documentando con una serie di scatti e alimentando una splendida storia della natura e di vita animale. Causa una ferita ad un'ala, infatti, il fenicottero si trova in valle Cavanata ormai da quasi tre anni: si muove con difficoltà, è impossibilitato a seguire gli altri esemplari che migrano d'inverno verso lidi più caldi. Lui no, è costretto a rimanere in Cavanata dove, peraltro, l'inverno scorso è stata notata la presenza anche di alcuni altri fenicotteri rosa, che hanno scelto di rimanere in questa oasi, magari per poi spostarsi a mangiare da qualche altre parte della laguna. Evidentemente il clima glielo ha consentito, oppure sono rimasti a fare compagnia a quell'amico sfortunato. Ora si aspetta che qualcuno di questi fenicotteri rosa nidifichi in Valle Cavanata o in laguna: ciò vorrebbe dire che Grado e la sua zona lagunare sono diventati molto richiesti e attrattivi non solo dai turisti ma anche dagli animali migratori. Una colonia fissa annuale colorata di rosa rappresenterebbe un fiore all'occhiello e una nidificazione è attesa dagli esperti naturalisti, oltre che dalla fotografa Margitta Schuff Thomann, pronta a immortalarli con i suoi teleobiettivi, e ovviamente dal fenicottero solitario.

AN. BO.

 

Da animali rari ad habitué - Il caldo moltiplica i gechi nelle case e vie di Trieste

Innocui per l'uomo e veri insetticidi naturali, fino a dieci anni fa vederli in città era sorprendente Oggi invece sono numerosi come al Sud: «Inverni troppo miti, colpa dei cambiamenti climatici»

Sono innocui per l'uomo ed è pure utile averli in casa perché insetticidi naturali, ma la loro presenza rappresenta un altro segnale dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici. Sono i gechi, un tempo animali rarissimi da vedere nelle vie e i cortili di Trieste, diventati oggi estremamente numerosi, tanto da incontrarli spesso in questa calda estate 2021 anche all'interno delle case. «Non possiamo definirla un'invasione - spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista del museo di Storia naturale di Trieste - ma sono visibilmente aumentati molto negli ultimi dieci anni. Non sono animali sociali; gli adulti vivono in coppia, mentre sono solitari e curiosi i più giovani, tanto che non disdegnano le incursioni in casa alla ricerca di cibo». Cibo che per loro significa insetti. «Sono ghiotti di tarme, blatte (i "bacoli" in triestino) e scarafaggi». Meno di zanzare, anche se per questo non è necessario sfatare il mito secondo il quale i gechi sono formidabili "killer" di questi fastidiosi insetti estivi. «Le zanzare le mangiano ovviamente quando sono appoggiate al muro, perché quando volano per loro è impossibile catturarle». A Trieste, come detto, fino a pochi anni fa erano rarissimi, ma non così tanto come si potrebbe pensare. «Fino ai primi anni Duemila - prosegue Bressi - prima che si vedessero gli effetti dell'inquinamento climatico prodotto dall'uomo, molti ipotizzavano che nemmeno ci fossero delle vere popolazioni autoctone di gechi e, anzi, sostenevano che i pochi presenti fossero arrivati con le navi. Poi c'è stato un rapido aumento, ma solo in una delle due specie». Perché Trieste è l'habitat di due specie diverse di gechi. «Quella di cui si è avuta un'esplosione è la "Tarentola Mauritanica" (il geco comune, ndr.) e poi c'è il geco verrucoso, Hemidactylus Turcicus, da sempre presente nelle case del centro storico cittadino e, dai dati in nostro possesso, rimasto inalterato nel numero da un secolo a questa parte, da quando cioè nel 1925 furono visti i primi esemplari». L'altra specie invece oramai è comunissima ed è presente, oltre che in città, anche sui posti più caldi della provincia, da Duino a Muggia, passando per la Costiera. «Il motivo del loro aumento di numero sono gli inverni sempre più tiepidi - prosegue Bressi - e loro, essendo una specie tipicamente mediterranea, hanno tratto vantaggio da questo cambiamento. Una densità di gechi del genere fino a una decina d'anni fa la si poteva osservare in città dell'Italia meridionale come Napoli o Palermo, mentre già per esempio a Firenze erano più rari; nel resto del Nord Italia erano presenti saltuariamente solo nelle zone costiere. Ora invece la quantità di gechi di Trieste è paragonabile a quella di una qualsiasi città del Sud Italia». Un consiglio, infine, se li si vede scorrazzare in giro per casa. «È molto meglio farli uscire - conclude Bressi - perché se rimangono al chiuso a lungo, si disidratano».

Lorenzo Degrassi

 

I nascondigli - Chiusi in cantina

Il geco, rispetto ad altre specie di animali invasive come possono essere i cinghiali, le cornacchie o i gabbiani - tutti presenti in gran numero in città e sull'Altipiano - non reca alcun problema o danno all'uomo. «Anzi - spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista del museo di Storia naturale di Trieste - dà una mano a eliminare gli insetti dalle case essendo insettivoro. Nel corso degli inverni si nascondono nelle cantine o nei garage per poi uscire con l'arrivo dell'estate. Quello attuale (fine agosto) è il periodo della nascita dei piccoli».

 

Le caratteristiche - Non invasivi

«Un animale che non dipende direttamente dall'uomo difficilmente diventa una specie comune» ricorda il zoologo Nicola Bressi, parlando dei gechi. Dipendere dall'uomo e dalle sue attività, infatti, è uno dei motivi che portano all'aumento di una specie in un determinato habitat. «Tutto quello che è comune - ricorda - è invasivo, dai ratti alle cornacchie, dai gabbiani ai cinghiali. Anche la cimice asiatica o le zanzare tigre, sono tutte specie che si nutrono di rifiuti o di piante coltivate dall'uomo».

 

L'errore comune - «Evitare il cibo»

Come per i topi, anche nel caso dei gechi è importante non lasciare loro del cibo nelle vie o nei cortili della città. «Chi pensa di lasciare anche solo delle briciole per gli uccellini - ricorda Bressi - finisce con l'alimentare gli insetti e le blatte che così si riproducono in maggior numero. E a ringraziare di questa loro proliferazione sono i gechi, ma anche i ben più pericolosi topi. Una catena dell'alimentazione che poi diventa molto difficile da spezzare».

 

 Le origini - Avvistati nel '25

Il primo geco trovato a Trieste è del 1925 e al tempo gli studiosi credevano che questi animali si potessero trovare solamente nella zona del porto. Da lì sorse l'idea che il simpatico animaletto fosse arrivato in città grazie alle merci sbarcate da aree più meridionali. Poi si scoprì che una specie (i cosiddetti gechi verrucosi - in foto), seppure in pochi esemplari, è sempre stata presente. «Quando si incontra un geco non c'è da avere paura - ammonisce Bressi - non va maltrattato, e se entra in casa è meglio aiutarlo a uscire».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 18 agosto 2021

 

 

Circoli sportivi insieme contro la plastica in mare - il progetto "aMare" a Duino Aurisina

DUINO AURISINA. Il Diporto nautico di Sistiana che installa nelle proprie strutture il Seabin, il cestino destinato all'eliminazione della plastica dagli oceani. Il Sistiana '89 che conferma l'attenzione per la tutela del mare, annunciando l'appuntamento di metà settembre per la pulizia dei fondali nella baia di Sistiana. La Pietas Julia che ribadisce l'inserimento in tutti i bandi di gara di un paragrafo dedicato alla salute del mare. Il Circolo velico di Duino che ha assicura la disponibilità a impegnarsi nelle attività di pulizia dei fondali e del porticciolo di Duino. La Polisportiva san Marco del Villaggio del Pescatore che promette l'installazione di nuovi specifici raccoglitori della plastica a mare. Le associazioni ambientaliste Fare Verde, Legambiente e Fare ambiente che comunicano la loro disponibilità a firmare un accordo per la sensibilizzazione dei propri iscritti sull'argomento. Diventa operativo il progetto "aMare Fvg", proposto dall'assessorato regionale all'Ambiente per la salvaguardia del mare, al quale ha garantito la propria adesione il Comune di Duino Aurisina, affiancato dalle amministrazioni di Monfalcone, Staranzano, Marano Lagunare, Grado, Lignano Sabbiadoro e Muggia. Il piano intende favorire la raccolta e il trattamento dei rifiuti rinvenuti in mare o nei tratti di litorale. L'amministrazione di Duino Aurisina ha organizzato un incontro per analizzare le possibili azioni di pulizia dei fondali e delle spiagge. «L'obiettivo - ha detto l'assessore, Massimo Romita - è fare sistema, attraverso il supporto della Regione». Fra una settimana è prevista la firma del Protocollo, in concomitanza con la presentazione dell'iniziativa "Mare Morje Sailing, una terra un mare da vivere".

u. sa.

 

Scoperta pesca abusiva vicino a Punta Sdobba - ributtati in mare 20 kg di pesce

GRADO. La Guardia Costiera per tutta la stagione estiva ed intensificato nel periodo ferragostano, ha eseguito anche un'attività di contrasto al fenomeno della pesca abusiva. A seguito di segnalazione giunta in sala operativa tramite numero blu 1530, personale militare, inviato in località Punta Sdobba, ha sequestrato un attrezzo da posta irregolare privo di segnalamento e dei previsti contrassegni identificativi, per una lunghezza di circa 100 metri, armato con 50 nasse. Nella circostanza è stato rilasciato in mare prodotto ittico ancora vivo e vitale, per circa 20 Kg. Svolte anche missioni di pattugliamento, sia in mare che a terra, per verificare il rispetto delle distanze di navigazione, delle aree riservate alla balneazione, delle norme poste a tutela dell'ambiente marino e di quelle che disciplinano la fruizione del demanio marittimo.

 

 

In vendita su eBay i sassi dell'Isonzo come souvenir della Grande Guerra

Costano 5 euro. Le spedizioni partono da Mariano. Il sindaco di Turriaco Bullian ha presentato una segnalazione all'Arma

Turriaco. Su eBay si trova di tutto. Anche i sassi dell'Isonzo, "fiume sacro alla Patria", venduti come souvenir simbolo della Grande Guerra ad appassionati, più che collezionisti forse orientati verso un altro tipo di reperti. Per averne uno, del diametro di 10 centimetri circa, a vedere le immagini dell'annuncio apparso di recente sul sito di vendita e aste online, basta sborsare 5 euro più 9 di spedizione, effettuata da Mariano del Friuli. Dove i sassi siano prelevati non è dato quindi sapere, ma il sindaco di Turriaco Enrico Bullian, a fronte della normativa in materia di beni demaniali, a scanso di equivoci ieri ha fatto partire una segnalazione, tramite la Polizia municipale, ai Carabinieri e al Corpo forestale regionale. Di certo, l'anonimo venditore, che non pare specializzato in memorabilia militari, a vedere le sue iniziative di vendita precedenti, non ha scoperto nulla di nuovo, ma solo utilizzato uno strumento più aderente ai tempi. «In realtà, quando mi sono accorto dell'annuncio, mi è venuto da sorridere - afferma l'esperto della Prima guerra mondiale, autore di numerose pubblicazioni storiche, Marco Mantini, già coordinatore delle attività del Parco tematico della Grande Guerra di Monfalcone -, perché di fatto il commercio delle "terre sacre" , raccolte nei campi di battaglia, e delle pietre dalle alture simbolo del conflitto è stato un fenomeno diffuso nella nostra zona tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento». Appena alle spalle il conflitto, iniziò subito un percorso di sacralizzazione del territorio, attraverso la realizzazione di monumenti e cimiteri di guerra. «Gli Stati individuarono i luoghi in cui indirizzare i flussi di quanti dovevano elaborare il lutto e delle associazioni dei reduci», spiega Mantini, sottolineando come la seconda dinamica sviluppatasi dagli anni Venti sia stata quella del recupero dei beni dai campi di battaglia. «In questo contesto, di economia di sopravvivenza, si inserisce anche il fenomeno delle cosiddette "terre sacre" - racconta l'esperto -. In buona sostanza, si iniziò a vendere, nelle bancarelle, anche a Redipuglia, la terra dei campi di battaglia, raccolta in sacchetti, ai reduci, ai famigliari e ai primi turisti venuti in visita ai sacrari e alle zone di guerra». A livello nazionale dal 1919 e fino quasi alla fine degli anni Venti si creò pure il fenomeno dei "massi sacri". «Le associazioni combattentistiche chiedono di poter avere delle pietre, di una certa dimensione, dalle alture simbolo del conflitto, come il monte Grappa o il Monte Santo "di Gorizia" , per realizzare il monumenti dedicati ai caduti - spiega ancora Mantini -, mentre comitati di reduci effettuavano dei veri pellegrinaggi nei campi di battaglia per raccoglierne la terra da custodire nei nuovi monumenti realizzati all'epoca».Come un secolo fa, quindi, se il commercio dei sassi dell'Isonzo è stato avviato, «vuol dire che un interesse c'è e che questi luoghi hanno ancora un potere evocativo a oltre cent'anni dalla fine del conflitto».

Laura Blasich

 

La forestale: «Asportare senza autorizzazione pietre o legname dal fiume è reato» - Le critiche all'iniziativa di Legambiente

«L'asporto di materiale lapideo dai fiumi è esplicitamente vietato. Figuriamoci poi la vendita». È netta la spiegazione degli uomini della stazione di Monfalcone (con sede operativa a Gradisca) del Corpo forestale regionale. Li abbiamo intercettati sul campo per sottoporre loro il caso delle pietre dell'Isonzo vendute come souvenir sul portale web Ebay. Chiedono di non essere citati, e la loro risata (amara) a riguardo dice tutto. «Siamo arrivati a questo? È la prima volta che lo sento dire, ma ormai alle stranezze ci stiamo abituando», risponde, incuriosito dalla vicenda, un forestale isontino. Che poi si addentra negli aspetti di legge. «La ratio della normativa regionale 11 del 2015 che disciplina la difesa del suolo e l'utilizzo delle acque parla espressamente di "necessità di autorizzazione ad asportare materiale lapideo dai fiumi" da parte del Comune per scongiurare prelievi di grandi quantitativi di materiale. Cionondimeno, essa vale de relato anche per il singolo sasso. Chiaramente come tipo di infrazione rischia di essere meno appariscente, di apparire quasi veniale, ma sempre infrazione rimane. E ancor più serio è il fatto di mettere in vendita dei sassi dell'Isonzo come presunti souvenir dei luoghi sacri della Grande Guerra. Il reato tecnicamente è dunque duplice». Ai forestali della stazione di Monfalcone non è sinora mai capitato di intercettare comportamenti di questo tipo. In fondo quanto si sta a mettersi in tasca un ciottolo durante una passeggiata? «Ma se lo vedessimo - precisa la pattuglia della Forestale - come minimo alla persona chiederemmo conto del suo comportamento. Ci capita invece molto sovente di pizzicare persone che asportano illegittimamente legna». Il precedente innescherà comunque una maggiore vigilanza, nella speranza che il fenomeno non si amplifichi. C'è anche da tenere presente che, pur rientrando nelle competenze del Demanio idrico e della Difesa regionale del Suolo, un fiume lungo e poderoso come l'Isonzo qua e là si compone anche di particelle catastali private. Se il prelievo fosse avvenuto lì, per l'anonimo piazzista di souvenir lapidei non ci sarebbero ipotesi di reato. Sorride amaro anche Michele Tonzar, presidente di Legambiente Monfalcone. «Auspicabile una bella tirata d'orecchie per l'autore di questo gesto - commenta -. I problemi del territorio sono ben altri, ma sapere che qualcuno possa mercificare l'ambiente in questo modo mette tristezza. Le normative a riguardo sono chiare, per cui se vi saranno evidenze di reato andranno trattate nelle sedi opportune».

Luigi Murciano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 17 agosto 2021

 

 

«Il caldo torrido, le cimici, i cinghiali: la produzione agricola è dimezzata»

L'appello del presidente della Coldiretti locale, Muzina: «Situazione molto difficile. Si creino subito bacini d'acqua»

Una strage di ortaggi e frutta, un crollo della produzione del 50% in provincia di Trieste, causato soprattutto dalla proliferazione delle cimici e dal caldo torrido delle ultime settimane. Il grido d'allarme arriva da Alessandro Muzina, presidente della Coldiretti locale, che parla di un'estate da dimenticare. E il quadro meteo che prevede l'arrivo di una perturbazione non aiuta: si teme per le raffiche di bora, che potrebbero infliggere un duro colpo alle ultime specialità mature. «La situazione è tragica - sottolinea Muzina -: in primo luogo dobbiamo fare i conti con le cimici, che hanno colpito un po' ovunque, le olive, i fichi, le more selvatiche, ma anche moltissimi ortaggi. E parliamo di coltivazioni grandi ma anche di molti orti privati. Zucchine e cetrioli, ad esempio. I fichi poi quasi non si trovano. E a questa invasione spesso si aggiunge quella dei cinghiali, che in alcune zone hanno contribuito a devastare quel poco che restava». E poi ci sono le temperature elevate, il secondo fattore ad aver messo in ginocchio il settore: «Con 38 gradi percepiti in alcune giornate - prosegue Muzina - le conseguenze sono state devastanti, basti pensare che il 40% delle susine, che qui da noi sono un prodotto diffuso, è caduto dagli alberi per il caldo. E anche gli animali - aggiunge - sono in grande sofferenza, ci sono i ventilatori nelle stalle e si segnalano cali di produzione del 40%».E non va meglio in altre regioni, dove le coltivazioni sono state colpite in alcuni casi dalle grandinate o da vasti incendi. «I cambiamenti climatici sono sempre più marcati, anche in Friuli Venezia Giulia - continua Muzina - serve fare qualcosa e presto, altrimenti la categoria sarà in costante difficoltà. Penso a soluzioni immediate, di facile realizzazione, che garantirebbero fin da subito un aiuto importante, come la creazione di bacini d'acqua, riserve stabili. Ne potrebbero beneficiare non solo gli agricoltori, ma anche i privati o i pompieri in caso di incendi, diventerebbero un bene prezioso per tutta la comunità». A confermare quanto i cambiamenti del clima stiano creando danni, ci sono anche i grandi produttori, come l'azienda Ferula, con sede a Staranzano, ma con vendita a Trieste nei mercati di Campagna Amica. «Prima abbiamo subito le gelate primaverili - ricorda Silvia Ferula - che hanno rovinato i frutti che iniziavano a svilupparsi, oltre ad alcune grandinate, poi dobbiamo fare i conti con la siccità che nel nostro caso non ha creato una diminuzione del prodotto ma costi elevati di gestione. Bagniamo tutto 24 ore al giorno, una spesa in più per macchinari, personale e naturalmente per l'acqua. Che peraltro non ha i nutrimenti della pioggia». La stessa Coldiretti nazionale ieri ha diffuso una nota sull'argomento. «L'afa e la prolungata mancanza di pioggia - si legge - hanno scottato la frutta e la verdura, impoverito i vigneti, fatto cadere olive e agrumi dagli alberi, tagliato il raccolto di pomodoro e del foraggio necessario per l'alimentazione del bestiame, seccato i terreni». E l'ondata di maltempo in arrivo sul Fvg non garantisce un sospiro di sollievo, ma preoccupa gli agricoltori, in particolare per la presenza del vento. Secondo l'Osmer, l'osservarono meteorologico regionale, oggi la bora potrebbe essere sostenuta sulla costa: «Temiamo proprio questo - conclude Muzina -, raffiche forti potrebbero far cadere anche i pomodori e quella frutta sopravvissuta finora a caldo e cimici».

Micol Brusaferro

 

 

Piante d'ulivo in affanno mentre l'uva resiste Orti privati messi ko - La panoramica fra imprese e amanti del verde

Tra le più colpite dai repentini cambiamenti climatici ci sono le piante d'ulivo, come racconta anche Bruno Lenardon, dell'omonima azienda di Muggia. «Qui da me le cimici sono ancora poche, ma la primavera è stata decisamente molto fredda, ha bruciato i fiori, e il successivo arrivo del caldo non ha aiutato. Abbiamo pochissime olive, stimo un calo del 60-70% rispetto a un anno normale. Sono numeri che sento anche da altri colleghi, che raccontano di una produzione molto bassa. Almeno quelle poche rimaste sono sane. C'è da dire poi - aggiunge - che per fortuna l'uva non ha subito lo stesso destino, certo sta cominciando a soffrire viste le temperature dell'ultimo periodo che non danno tregua, ma per il momento non c'è nessun allarme. Anche perché la perturbazione in arrivo dovrebbe allentare l'afa». Non solo grandi produzioni e coltivazioni mirate alla vendita. Il caldo ha messo ko anche molti orti privati, con piante appassite e ortaggi che non hanno resistito alle temperature elevate, in particolare nelle ultime settimane. A confermare i disagi di tanti triestini amanti del verde è Tiziana Cimolino, di Bioest e Orti Comuni Trieste: «Contiamo 350 persone nel nostro gruppo, che si occupano di un pezzo di terra, con autoproduzioni, piccoli contadini insomma, che lamentano parecchie difficoltà. Ogni anno, ad esempio, facciamo una raccolta di olive tutti insieme, per produrre olio comune, quest'anno non potremo farlo probabilmente, perché ce ne sono davvero poche. Anche sul fronte degli ortaggi, che necessitano di tanta acqua, i risultati sono scarsi. In più - rileva - molte piante sono morte a causa del caldo». Cimolino registra anche un'annata scarsa per ciliegie e fragole: «I valori sono davvero alti, le nostre piante non sono abituate a queste temperature, sono state selezionate, in passato, in base alle caratteristiche del territorio, che stanno cambiando ed è probabile che nel tempo saremo costretti a cambiare anche ciò che viene coltivato».

MI.B.

 

 

Zagabria prepara il futuro della mobilità urbana con i taxi-robot elettrici

L'ambizioso progetto da realizzare in collaborazione con la Rimac Previste anche 1.300 colonnine per la ricarica delle auto

Con i soldi del Recovery non solo fondi per le ferrovie, i trasporti, le auto elettriche. Ma anche per taxi robotizzati a Zagabria, firmati dal gioiellino croato delle super auto elettriche Rimac. Sarà questo uno degli effetti positivi più visibili dell'afflusso dei fondi europei per la ripresa e resilienza nel Paese Ue. A rivelarlo è stato il portale specializzato Balkan Green Energy, precisando come Zagabria abbia riservato circa 200 milioni di euro per un avveniristico progetto di mobilità urbana sostenibile, da realizzare con l'aiuto della Rimac. L'idea, del valore di oltre 450 milioni di euro, è quella di un sistema di taxi elettrici autonomi per la capitale croata, veri e propri "robotaxi" in grado di trasportare i passeggeri senza il bisogno di affidarsi a un autista umano. L'obiettivo è possibile, attraverso la creazione di un centro di sviluppo nella capitale da realizzare entro il 2022 così da sguinzagliare i taxi robot per Zagabria entro il 2024. Un prototipo sarebbe già pronto, ha assicurato Mate Rimac, fondatore del colosso croato delle supercar elettriche. Parliamo di un progetto «che ha grande potenziale» e potrebbe essere esportato anche in altre città, ha affermato Rimac. L'idea, ha confermato, è quella di «lanciare i veicoli autonomi nelle strade di Zagabria nel 2024 assieme all'infrastruttura necessaria» per il loro funzionamento, anche se i rischi di un flop esistono. «Se non avremo successo» nella sfida, ha detto Rimac, «perderemo tutti i soldi investiti e l'investimento fallirà: parliamo di centinaia di milioni di euro». Ma non ci sono solo i robotaxi nei sogni croati. Nel piano di Zagabria è previsto anche il finanziamento di 1.300 colonnine per la ricarica delle auto elettriche, soltanto uno dei numerosi punti di azione per rendere il Paese più verde nei prossimi decenni. E proprio "green" è stato l'aggettivo per definire il Pnrr croato, usato sia da Ursula Von der Leyen sia dal vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis.

st.g.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - LUNEDI', 16 agosto 2021

 

 

Approvata variante urbanistica a Grado: un freno al consumo di suolo

Legambiente: con l’approvazione della variante al PRGC, il Consiglio comunale di Grado mette uno stop all’inutile consumo di suolo

La recente seduta del Consiglio comunale di Grado che ha approvato la variante urbanistica che mette la parola fine ad una vicenda speculativa che ha tenuto banco almeno per un decennio, viene salutata con grande favore da Legambiente. La cancellazione definitiva di mezzo milione di metri cubi di cemento, in particolare dai progetti della cosiddetta “Zamparini city” e dalla “Sacca dei Moreri”, risparmia al territorio e alla comunità gradese una colata di cemento che, oltre a causare un consumo di suolo ingiustificabile, avrebbe modificato il paesaggio e l’assetto urbanistico dell’Isola del sole. Se l’approvazione della variante da parte dell’attuale maggioranza appariva scontata, considerando la strenua battaglia sostenuta dal Sindaco Dario Raugna e dalla lista civica Liber@ per scongiurare la realizzazione di tali urbanizzazioni ancora quando si trovava all’opposizione, fa particolarmente piacere che l’approvazione sia avvenuta anche con il voto favorevole del candidato Sindaco del centrodestra, Claudio Kovatsch. I dati  sul Consumo di suolo in Italia e in FVG, pubblicati recentemente dal Rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) non sono certo rassicuranti ed è assolutamente necessario che le amministrazioni pubbliche assumano decisioni coraggiose come questa quando sono chiamate a pianificare gli interventi sul territorio che amministrano.

Legambiente circolo “Ignazio Zanutto” Monfalcone

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 15 agosto 2021

 

 

MONFALCONE - Park multipiano vicino alla piazza sì del rione Centro, no di Legambiente

Negri: «Intervento a sostegno del commercio. Praticare prezzi contenuti e lasciare liberi alcuni stalli» Tonzar: «Esiste già la struttura di via della Resistenza. Si investa invece sulla mobilità sostenibile»

Il nodo della sosta in centro, sposato alla nuova fisionomia di piazza della Repubblica e paraggi, ha fatto venire a galla, complice il voto di un ordine del giorno, il 15, nell'assestamento di bilancio che ora impegna il governo Fedriga a compartecipare finanziariamente al progetto, una nuova proposta per il parcheggio veicolare: un multipiano a tre piani fuori terra e uno interrato, per una capienza fino a 240 posti. La soluzione ha aperto, passando dal piano squisitamente politico a quello civico, il dibattito. Infatti nelle ultime ore si registra il placet del parlamentino del Centro, motivato soprattutto dai «riverberi sul piano commerciale». Purché in un contesto di «massiccio potenziamento del verde e ticket sostenibile». E pure il pollice verso di Legambiente per «un possibile incremento di flussi e smog in centro», che inoltre ribadisce la contrarietà al mantenimento della sosta al capo nord della piazza. In zona peraltro centralissima, tra le vie Rosselli, 9 Giugno e Ceriani, dietro la banca Unicredit e il comando della Polizia locale, l'ipotizzato multipiano ha intanto, nei giorni scorsi, fatto bisticciare il centrodestra sulla paternità e progressione del lavoro portato avanti sul punto, fermo restando «la piena attenzione» dell'amministrazione (copyright by Antonio Garritani, assessore all'Urbanistica). Mentre il Pd ha chiesto ieri, con il consigliere Paolo Frisenna, l'accesso agli atti e una commissione consiliare, in prima battuta accordata dal presidente Ciro Del Pizzo. Nel mentre il tema del multipiano riaffiora tra i cittadini anche per la sua ciclica ricorrenza: non è infatti la prima volta che Monfalcone accarezza il desiderio del parcheggio modello sandwich, a più strati. Né si può scordare che in effetti esistono già due multipiano sul territorio: uno a Panzano, però strettamente collegato alla produzione industriale, di fianco a Nidec e Fincantieri, per la sosta dei mezzi dei lavoratori; e quello pubblico di via della Resistenza, ormai saldamente al servizio dei cittadini da 19 anni. Con 193 posti auto ideati nel secondo mandato Persi per 1,3 milioni di euro e inaugurati dalla successiva giunta. Se queste aree si sono effettivamente concretizzate, negli anni altre pianificazioni, mosse da ex amministrazioni o su impulso dell'opposizione, sono invece naufragate. Questo il caso del park multipiano di via Marziale, di fianco al liceo: nel 2002, su queste colonne, si dava per imminente la sua realizzazione, prefigurandola nella seconda metà dell'anno, dopo l'avvenuta approvazione del progetto preliminare da parte della giunta Pizzolitto. Nonostante l'esecutivo di centrosinistra la ritenesse un'opera «fondamentale per la riuscita del Piano del traffico», niente da fare. Pure qui si parlava di project financing (l'opera era stimata in 2,9 milioni di euro), strada rivelatasi in quel caso poi impercorribile. Ma del progetto, a più riprese, si parlò anche successivamente. Quindi il park sotterraneo in piazza della Repubblica: promotore dell'idea mai realizzata ancora Giuseppe Nicoli, allora semplice esponente dell'opposizione con Forza Italia. L'azzurro, oggi consigliere regionale, la propose nell'ambito dei cantieri per il rifacimento dell'area, nel maquillage eseguito durante il Pizzolitto II e concluso nel 2007. Gran dibattito (l'allora sindaco si dichiarò invece favorevole a una proposta su piazza Unità, peraltro in contrasto con il resto della maggioranza), ma alla fine non se ne fece nulla. A dire, comunque, come il tema della sosta in centro abbia a lungo alimentato il confronto tra i partiti e le categorie, con il comparto commerciale sempre a chiedere posteggi agevoli per l'approdo alle vetrine. E così riaccade oggi: l'ultima novità del multipiano coinvolge i rioni. «La proposta del multipiano è a noi nota perché durante alcuni incontri, a partire dal 2019, ne abbiamo discusso direttamente con il consigliere Nicoli - esordisce Luciano Negri, presidente del comitato Centro -. Siamo in linea di massima favorevoli, fermo restando che dobbiamo prima vedere un progetto sulla carta. La ragione è insita nella necessità di sostenere il commercio, perché altrimenti la faccenda rischia di farsi avvilente».«Una parte degli stalli - suggerisce - andrebbe lasciata libera e l'altra a prezzo contenuto, un po' sul modello di piazza 1° Maggio a Udine, per me il più bel parcheggio della regione, con stalli larghi, dove il guidatore non deve essere una silhouette per entrare o uscire dall'auto». Negri afferma che, se realizzato, il park andrà «circondato dal verde». E in ogni caso bisognerà pure valutare le criticità di via 9 Giugno, piccola arteria che palesa i suoi deficit quando il traffico si intasa. «Per me si potrebbe, nel caso, rimuovere un lato della sosta per allargare la carreggiata», conclude. Indubbiamente gli esercenti della zona avranno da dire qualcosa in merito. Diametralmente opposto il punto di vista di Legambiente, che parla con il presidente del circolo Michele Tonzar: «Esiste già un multipiano in via della Resistenza, andrebbe implementato il servizio lì, casomai. Dotare di ulteriore sosta la parte centralissima equivale ad aumentare il traffico, mentre è sotto gli occhi di tutti come la necessità sia di andare in senso opposto, cioè investire sulla mobilità sostenibile: le bici, i monopattini elettrici, il trasporto pubblico. Specie se si pensa a un futuro legato a minori consumi per evitare scenari infuocati, come l'odierno». «Mettere un argine ai combustibili fossili e all'utilizzo del suolo, pur se qui parliamo di un'area già infrastrutturata - conclude Tonzar - è un tema difficile, ma va affrontato per preservare il territorio».

Tiziana Carpinelli

 

 

Ordinanza revocata: ok ai bagni in mare davanti alla Dama Bianca - ESCHERICHIA COLI NEI LIMITI

È tornata pienamente libera la balneazione sulla spiaggia della Dama Bianca di Duino. Ieri, Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina, ha firmato la revoca dell'ordinanza di divieto, che lei stessa aveva predisposto tre giorni fa, dopo aver conosciuto l'esito dell'esame della qualità delle acque, effettuato come di consueto dai tecnici dell'Arpa. Il verbale dell'Agenzia indicava il superamento dei livelli consentiti di presenza di escherichia coli, i batteri che vivono nell'intestino dell'uomo e di molti altri animali a sangue caldo. Alla ripetizione dell'esame, che si effettua in caso di sforamento, di norma dopo 48 ore dal primo, la situazione è tornata normale, perciò oggi, Ferragosto, chi ama la splendida spiaggia di Duino potrà immergersi tranquillamente in quel tratto di golfo. Ma l'opera dell'amministrazione a tutela delle spiagge del territorio non si ferma qui. Pallotta ha contattato gli enti preposti per richiedere loro di avviare «un'approfondita indagine per individuare con precisione la causa della presenza di escherichia coli nelle acque della Dama Bianca. Anche se siamo usciti dall'emergenza - osserva il sindaco - si evidenzia comunque una eccessiva presenza di questi batteri. Mi sono rivolta alla stessa Arpa, alla Capitaneria di porto, all'assessorato all'Ambiente della Regione e ad Acegas - sottolinea - chiedendo loro una condivisione e un coordinamento delle attività di controllo e indagine. Vogliamo individuare la fonte di questa contaminazione - conclude Pallotta - facendo seguito al lavoro congiunto su questo stesso tema che abbiamo svolto l'anno scorso».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 14 agosto 2021

 

 

Dati sull'inquinamento «alterati dal meteo» - Comune di Muggia e Acegas sul report di Legambiente

Muggia. Sulle condizioni di forte inquinamento della foce del rio Fugnan, come certificato dall'ultimo report di Legambiente che pone il tratto terminale del corso d'acqua muggesano tra i siti critici del Fvg insieme a quelle dello Stella e del Tagliamento, il Comune e AcegasapsAmga hanno voluto precisare, con una nota congiunta, che «i prelievi erano previsti il 2 agosto, poi spostati al 3 e successivamente effettuati il 4. Durante tutto il periodo precedente ai prelievi, l'acqua risultava non inquinata da attivazioni degli scarichi di emergenza presenti». Poi tra le 13 e le 15 di martedì 3 agosto si è verificato un temporale che ha attivato gli scarichi di emergenza - il sistema fognario del bacino del torrente Fugnan è di tipo misto, ovvero riceve sia acque nere che acque bianche nella stessa tubazione - andando così a modificare i parametri di qualità dell'acqua, che non possono essere confrontabili con i dati presenti durante situazioni di meteo secco e asciutto». Dal 2018 la multiultility, in accordo con il Comune, ha portato a termine importanti lavori di potenziamento della rete fognaria, come la riqualificazione di 270 metri di condotte fognarie nuove al fine di aumentare la capacità di ricezione della rete fognaria nel bacino del torrente in questione. «Oltre all'evidente miglioria sul piano del drenaggio urbano e degli scarichi domestici - ancora la nota - questi interventi hanno di fatto riqualificato tutta l'area circostante al Fugnan rendendo le infrastrutture idrauliche definitivamente a tenuta». Intervenuta sulla questione l'assessore Laura Litteri: «Spiace che con l'attivazione degli scarichi di emergenza i valori emersi non corrispondano a quelli che si avrebbero nella norma e che, si ricorda, sono dati di un'area non balneabile e non rappresentano quindi da questo punto di vista una preoccupazione per i cittadini».

Lu. Pu.

 

 

Rete migliore e attenzione: sprechiamo meno acqua - i dati positivi di Acegas

I triestini sprecano meno acqua. Lo testimonia il fatto che quest'estate, malgrado il caldo afoso, l'amento dei consumi c'è stato, ma meno significativo che in passato. Dai dati forniti da AcegasApsAmga - che non prendono in considerazione l'andamento dei consumi del 2020, condizionato dalle tante chiusure - si rileva come nei consumi dello scorso luglio vi sia una diminuzione di circa il 10% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando si erano consumati 3 milioni 733mila metri cubi d'acqua. Ancora più interessante il dato se paragonato ai consumi del luglio 2015, quando furono immessi in rete ben 4 milioni e 286 mila metri cubi di risorsa idrica. Una tendenza confermata anche se si analizza il dato di metri cubi d'acqua utilizzato nei primi 7 mesi dell'anno: nel 2021 sono stati 20 milioni 598 mila, nel 2020 erano stati 21 milioni 551 mila, nel 2019 23 milioni 309 mila, mentre nel 2015 ben 26 milioni. Il dato conferma l'importanza della lotta agli sprechi idrici, sia attraverso la sensibilizzazione dei cittadini che attraverso il contrasto alle perdite di rete che AcegasApsAmga ha messo in atto con un'attività che, dal 2013 a oggi, a Trieste ha permesso di risparmiare circa 10,5 milioni di metri cubi (immesso in rete), vale a dire 10,5 miliardi di litri non sottratti alle falde. Tra le buone pratiche per ridurre lo speco di acqua, oltre a una corretta manutenzione dei rubinetti o della cassetta di scarico del wc, è bene usare un frangigetto sul rubinetto e optare per la doccia anziché per il bagno, per cui servono meno litri.

La. To.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 13 agosto 2021

 

 

Qualità del mare - La costa regionale è promossa da Legambiente - Monitoraggi di Goletta Verde 2021 sulle coste del Friuli Venezia Giulia

Entro i limiti le acque delle spiagge secondo la Goletta Verde Foci di Tagliamento, Stella e canale Fugnan molto inquinate

Trieste. Un mare in ottima salute, ma le foci dei fiumi - a parte quella dell'Isonzo - decisamente no, segnale di mancata o insufficiente depurazione: è questa la sintesi dello stato di salute delle acque del Friuli Venezia Giulia illustrata ieri a Trieste dalla Goletta Verde di Legambiente, approdata nel capoluogo regionale al termine di un viaggio durato oltre tre mesi lungo le coste italiane. Sono dieci i punti monitorati lo scorso 4 agosto dai volontari dell'associazione ambientalista: cinque in prossimità di spiagge balneabili, uno in laguna, e le quattro foci dei fiumi Isonzo a Grado, Tagliamento a Lignano Sabbiadoro, Stella a Precenicco, e del rio canale Fugnan a Muggia. E proprio le foci del Tagliamento, dello Stella e del canale Fugnan sono risultate «fortemente inquinate», con una concentrazione di batteri nei campioni prelevati pari a oltre il doppio rispetto alle soglie stabilite dalla legge. Positiva, invece, la situazione degli altri siti in cui i valori sono risultati entro i limiti: la spiaggia di Barcola a Trieste, quelle di Sistiana, di Grado, di Marina Julia a Monfalcone e di Lignano Sabbiadoro, la foce dell'Isonzo a Punta Sdobba (Grado) e l'area nei pressi dello scarico del depuratore di Lignano. L'inquinamento delle foci «non è purtroppo una novità», ha detto Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde e responsabile di Legambiente per le questioni energetiche. «I fiumi vengono spesso abbandonati a se stessi per quanto riguarda la depurazione e gli scarichi - ha sottolineato la portavoce -. Generalmente le foci non sono balneabili, ma noi monitoriamo questi luoghi perché lì arriva tutto il carico inquinante che si riversa nei nostri mari e mette in pericolo l'ecosistema. Inoltre, molto spesso ci sono persone che ci vanno a fare il bagno perché le acque sono più fresche e un po' più basse». Le analisi di Legambiente non sostituiscono quelle dell'Arpa, ma sono «uno strumento per segnalare alle amministrazioni pubbliche quali sono le criticità su cui sono chiamate a intervenire», ha aggiunto Eroe, spiegando che l'asta fluviale riguarda tutti i territori attraversati dal corso d'acqua: «Occorre che le istituzioni collaborino tra loro per individuare i luoghi dove vengono rilasciati carichi inquinanti, che non devono arrivare al mare». Secondo Sandro Cargnelutti, presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia, «la situazione delle nostre coste è discreta, ma le foci continuano, anno dopo anno, a registrare delle criticità. Quella del canale Fugnan a Muggia è risultata fortemente inquinata per il decimo anno di fila. Quella del fiume Stella, invece, nello storico dei nostri campionamenti è risultata entro i limiti di legge solamente due volte in 11 anni: un chiaro segno di un problema di depurazione nella Bassa Friulana». Che va risolto accelerando «la messa in sicurezza del sistema idrico, con la realizzazione delle infrastrutture e degli allacciamenti alla fognatura nei comuni del bacino scolante», e portando a compimento l'ammodernamento del depuratore di Lignano, «anche attraverso i fondi del Pnrr». Altro problema, ha aggiunto Cargnelutti, è quello della progressiva risalita del cuneo salino nel bacino dei fiumi, provocata «dall'innalzamento del mare e dalla subsidenza delle terre a monte, che si deve all'eccessivo sfruttamento delle falde artesiane». «Il prelievo attraverso i tanti pozzi a valle delle risorgive - ha continuato il presidente regionale di Legambiente - provoca un aumento dei rischi sanitari e «la progressiva sostituzione di acque pregiate con altre di minor qualità». Per questo, «è necessaria una ripresa del lavoro del Tavolo regionale sui pozzi, che prevedeva una riduzione delle portate già nel 2018: abbiamo già chiesto un incontro all'assessore all'Ambiente Scoccimarro». Incontro al quale Legambiente porterà anche il tema del «ritardo nelle operazioni di bonifica del sito di interesse nazionale della Caffaro di Torviscosa, che dista 4 chilometri dalla Laguna di Grado e Marano»: «Un'area - ha spiegato Cargnelutti - in cui sono presenti peci benzoiche, mercurio, metalli pesanti che avrebbero già dovuto essere smaltiti. La deadline era un anno e mezzo fa e invece siamo ancora fermi: vogliamo capire quali sono le cause».

Daniele Lettig

 

Volontari in prima linea per liberare i litorali dai rifiuti - operazione "beach litter"

Reti per la pesca, tappi, bottiglie, imballaggi, la new entry delle mascherine e un'enorme preponderanza di materiali a base di plastica: tutti rifiuti trovati dai volontari di Legambiente su due spiagge del Friuli Venezia Giulia - Canovella de' Zoppoli a Duino Aurisina e il lido di Staranzano - nel corso dell'indagine "Beach Litter" condotta lo scorso maggio, i cui risultati sono stati riepilogati ieri a Trieste. Monitorata un'area di 1.700 metri quadri di spiaggia, lungo la quale sono stati raccolti 1.856 rifiuti di diversa provenienza (oltre un migliaio a Canovella, circa 810 a Staranzano): ben 124 ogni 100 metri lineari. Un valore lontano dalla media di 783 ogni 100 metri delle 13 regioni censite (oltre alla nostra, Abruzzo, Basilicata, Toscana, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto), ma di molto superiore al target di riferimento stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale: meno di 20 rifiuti spiaggiati ogni 100 metri di costa. «Tra gli oggetti trovati a Canovella quelli di plastica erano il 96% e a Staranzano il 93%», ha spiegato il presidente del circolo Legambiente "Verdeazzurro" di Trieste, Andrea Wehrenfennig: «Alcuni vengono da terra, cioè dai bagnanti che li abbandonano, ma la maggior parte arriva dal mare. A Canovella i rifiuti più frequenti sono i frammenti delle reti in polietilene per l'allevamento dei mitili. Solo di recente si stanno iniziando a usare a questo scopo altri materiali, ma le spiagge sono ancora letteralmente ricoperte dai frantumi delle reti degli anni passati». «I materiali più presenti - ha detto Wehrenfennig - sono tappi, bottiglie, sacchetti per alimenti, pezzi di altre plastiche o del polistirolo delle cassette dei pescatori, cotton fioc e le mascherine anti-Covid che sono il nuovo arrivo di quest'anno». I materiali plastici sono stati pari al 94,6% del totale dei rifiuti rinvenuti, seguiti da metallo (1,3%), vetro e ceramica (0,9%), carta e cartone (0,9%), con le altre categorie a rappresentare il restante 2,3%. Circa la metà dei rifiuti ha un'origine che non si può identificare, il 27% proviene dal settore dell'acquacoltura e il 12% circa dagli imballaggi». «Il 48% del totale sono rifiuti che rientrano nella direttiva europea sulla plastica usa e getta», entrata in vigore il 3 luglio e che mette al bando una lunga serie di prodotti monouso in materiale plastico. «Il nuovo indirizzo del governo - ha concluso Wehrenfennig - di introdurre la cauzione per i contenitori di bottiglie e lattine è fondamentale per tornare a un metodo di gestione basato sul riuso e togliere dalla circolazione l'infinita serie di oggetti che vengono usati una volta e poco riciclati».

D.L.

 

L'appello di Cino Ricci «Il mio Adriatico malato Basta inquinamento o sarà troppo tardi

Parla l'ex skipper di Azzurra, personaggio simbolo della vela italiana e profondo conoscitore delle tematiche legate all'ecosistema

Trieste. «Il mare è ormai un malato gravissimo, forse già incurabile a causa di inquinamento e riscaldamento globale. L'alto Adriatico, da Bibione e Lignano a Muggia, è sicuramente messo un po' meglio, ma la situazione di questo passo non potrà che peggiorare e tra qualche decennio anche piazza Unità a Trieste potrebbe rischiare di finire sott'acqua». Non nasconde il proprio pessimismo Cino Ricci, indimenticato skipper di Azzurra, personaggio simbolo della vela italiana e soprattutto profondo conoscitore del mare, il "suo" elemento, quello di cui si professa ancora «un innamorato». Alla soglia delle 87 primavere il velista romagnolo, notissimo anche come telecronista sportivo, è anche un autorevole "opinion leader" sulle tematiche legate all'ecosistema: «Leggo in continuazione, il più possibile. Cerco di approfondire e poi di mare ne ho visto e continuo a vederne tanto. Insomma, penso di essermi fatto un'idea chiara della situazione e del resto i più recenti responsi forniti dagli esperti, compreso l'ultimissimo studio della Nasa, parlano chiaro: sta cambiando in peggio e non possiamo più controllarlo». Da esperto uomo di mare, ha potuto constatare direttamente questo peggioramento?«Sì, ormai da anni. Certe problematiche si riescono a vedere a occhio nudo, a cominciare dalla quantità di plastica che troviamo in acqua. Il pesce è sempre meno numeroso e c'è il problema del fango, spesso inquinato, che si accumula sui fondali. E poi c'è ovviamente la questione dell'innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento del nostro pianeta e la cui correlazione con l'inquinamento prodotto dall'uomo è innegabile». L'Adriatico, e in particolare la costa del Friuli Venezia Giulia, sembra però stare meglio...«Non c'è dubbio che il mare del golfo di Trieste e i tratti da Grado a Bibione siano in condizioni meno preoccupanti, come dimostrano le bandiere blu assegnate puntualmente alle spiagge e lo stesso monitoraggio di Legambiente. Ma non bisogna abbassare la guardia. È vero che l'alto Adriatico per ora è rimasto al riparo da fenomeni di inquinamento massivo che riscontriamo altrove, ma il mare non è un'entità che si può circoscrivere. I rifiuti, la "robaccia", viaggiano sulle onde, vengono trasportati dal vento e non ci sono aree al sicuro. Ecco perché dico che ognuno di noi deve fare la propria parte». In che modo?«Anzitutto contribuendo a limitare l'uso della plastica e smaltendola nel modo più corretto. Molto apprezzabili sono le iniziative che coinvolgono i comuni cittadini e le associazioni che volontariamente si mettono a disposizione per raccogliere plastica e altri rifiuti che si accumulano sulle spiagge. Poi gli enti preposti devono continuare a investire per sanificare il fondo del mare dove si accumulano fanghi in cui c'è di tutto. Però questo, ovviamente, non può bastare. I Governi devono uscire dalla logica dell'egoismo». Serve un piano di investimenti per "curare" il mare, gestito a livello globale?«Certo è l'unica strada. I singoli Stati hanno i loro interessi economici e nessuno ha il coraggio di investire miliardi per combattere l'inquinamento se gli altri non lo fanno. Ecco perché i Governi devono smetterla di guardare solo al proprio orticello e accordarsi su un piano di investimenti, parlo di centinaia di miliardi, da attuare su scala mondiale. E devono farlo subito, altrimenti il nostro mare, così come lo abbiamo conosciuto, tra pochi anni sarà solo un ricordo».

 Piero Tallandini

 

 

Multe più salate per i "furbetti" dell'immondizia - cambia il regolamento

Fino a 300 euro di multa per chi lascerà ingombranti sul marciapiede prima della data del ritiro. È una delle modifiche al Regolamento comunale sui rifiuti che la Terza commissione - presieduta da Massimo Codarin - ha licenziato per l'aula. Francesca Tion, responsabile di Servizi operativi e Igiene urbana, ha spiegato che il Comune si è dovuto adeguare alla nuova normativa nazionale e regionale. Cosa cambia? Ad esempio un'utenza non domestica "furbetta" che, uscita dal perimetro Tari, dovesse essere sorpresa a gettare la propria immondizia nei cassonetti pubblici, rischierà fino a mille euro. Scende invece a 200 euro la multa per chi abbandona oggetti fuori dai centri raccolta, trovandoli chiusi.

Li. Go.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 12 agosto 2021

 

 

Presentati i risultati delle analisi dei campioni d'acqua prelevati dai volontari e dalle volontarie di Goletta Verde sulle coste del Friuli Venezia Giulia

 

3 campioni su 10 sono oltre i limiti di legge, e sono tutti foci dei fiumi, chiaro sintomo di mala e insufficiente depurazione

 Legambiente “Bisogna lavorare e investire per efficientare i sistemi di depurazione, è inammissibile che anno dopo anno le foci dei fiumi riscontrino sempre criticità. Il nostro Paese registra un ritardo cronico dal momento che ben 1 italiano su 3 non è servito da un sistema di depurazione efficiente”


Qui la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi.

 

10 punti monitorati il 4 agosto in Friuli Venezia Giulia di cui 4 foci, 5 in prossimità di spiagge e 1 in laguna. 3 di questi punti sono risultati fortemente inquinati: la foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà a Muggia (TS), la foce del fiume Stella a Precenicco (UD) e la foce del Tagliamento a Lignano Sabbiadoro (UD).

 

Ne hanno parlato questa mattina, nella conferenza stampa che si è tenuta presso Citybar Tergesteo, in Piazza Giuseppe Verdi a Trieste,  Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, Sandro Cargnelutti, Presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia, Andrea Wehrenfennig, Presidente del circolo Legambiente “Verdeazzurro” di Trieste 

 

Anche quest'anno Goletta Verde si avvale del sostegno dei suoi partner principali: CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner è La Nuova Ecologia.

 

GLI OBIETTIVI DEL MONITORAGGIO DI GOLETTA VERDE

I monitoraggi lungo le coste che Goletta Verde effettua da anni non vogliono sostituire i dati ufficiali, ma vanno ad integrare il lavoro svolto dalle autorità competenti. I dati di Arpa sono gli unici che determinano la balneabilità di un tratto di costa a seguito di ripetute analisi nel periodo estivo. Le analisi di Goletta Verde hanno invece un altro obiettivo: andare ad individuare le criticità dovute ad una cattiva o insufficiente depurazione dei reflui in specifici punti, come foci, canali e corsi d’acqua che sono il principale veicolo con cui l’inquinamento generato da insufficiente depurazione arriva in mare. 

 

Le analisi sono state eseguite da laboratori individuati sul territorio. La presenza di batteri di origine fecale (enterococchi intestinali ed escherichia coli) è un marker specifico di inquinamento dovuto a scarsa o assente depurazione.

 

I PUNTI RISULTATI OLTRE I LIMITI DI LEGGE

Sono risultati fortemente inquinati la foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà a Muggia (TS), la foce del fiume Stella a Precenicco (UD) e la foce del Tagliamento a Lignano Sabbiadoro (UD).

“La situazione delle nostre coste è discreta - dichiara Sandro Cargnelutti, Presidente Legambiente Friuli Venezia Giulia, ma le foci continuano, anno dopo anno, a registrare delle criticità. La foce del fiume Stella, ancora una volta fortemente inquinata, nello storico dei nostri campionamenti, è risultata entro i limiti di legge solamente due volte in 11 anni. Questi sono chiari segni di un evidente problema di depurazione nella Bassa Friulana. Bisogna accelerare la realizzazione delle infrastrutture e  allacciamenti alla fognatura  nei comuni del bacino scolante e portare a compimento il revamping del depuratore di Lignano. A proposito di problemi sul bacino scolante, non possiamo non richiamare il ritardo nelle operazioni di bonifica del  sito di interesse nazionale Caffaro a Torviscosa, che dista 4 km dalla Laguna, rispetto ai tempi  stabiliti da un apposito decreto. Chiederemo un incontro con la Regione  per un confronto sul punto e sulla governance. “Ritornando alla costa” proponiamo alla Regione di destinare una quota minima alle spiagge libere o libere attrezzate. L’occasione può essere all’interno dell’annunciata proposta di Legge Regionale per promuovere e valorizzare le spiagge libere in Friuli Venezia Giulia”.

TUTTI I DATI NEL DETTAGLIO DEI CAMPIONAMENTI EFFETTUATI 

A Trieste è risultata fortemente inquinata per il decimo anno la foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà a Muggia, mentre sono entro i limiti di legge spiaggia presso viale Miramare, tra i due pennelli di massi a Barcola e la spiaggia di Sistiana a sinistra del porto turistico a Duino Aurisina.

In provincia di Gorizia i 3 punti campionati risultano entro i limiti di legge: la spiaggia libera presso il parco giochi via delle Giarrette in località Marina Julia a Monfalcone, la foce del fiume Isonzo in località Punta Sdobba e la spiaggia presso viale del Sole incrocio con via Svevo a Grado.

 

2 i punti risultati fortemente inquinati ad Udine, la foce del fiume Stella a Precenicco e la foce del Tagliamento a Lignano Sabbiadoro. Entro i limiti di legge gli altri 2 punti: i pressi dello scarico del depuratore di Lignano Sabbiadoro (punto prelevato in laguna) e la spiaggia presso lungomare Trieste incrocio via Gorizia sempre a Lignano Sabbiadoro.

 

INFORMAZIONE AI CITTADINI E CITTADINE SULLA QUALITÀ DELLE ACQUE

 

Sono stati notati cartelli con il divieto di balneazione solo in 2 punti dei 5 punti non campionati dalle autorità competenti: alla foce dell'Isonzo e alla foce del Tagliamento.

Invece solo sulla spiaggia di Barcola e sulla spiaggia presso lungomare Trieste incrocio via Gorizia a Lignano Sabbiadoro sono stati notati cartelli con informazioni sulla qualità delle acque, che sono obbligatori per legge da anni, assenti negli altri 3 punti campionati e definiti balneabili dalle istituzioni.

La foce del rio Canale Fugnan, a Muggia (TS) non risulta campionato secondo le informazioni riportate dal Portale Acque (un'applicazione realizzata dal Ministero della Salute che offre informazioni aggiornate sullo stato di balneazione di tutte le coste italiane) e, di conseguenza, emerge come acqua abbandonata. 

 

“Anche l’ultimo rapporto dell’IPCC parla chiaro - dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde,  non abbiamo più tempo per aspettare politiche di rottura rispetto al passato, abbiamo bisogno che Regioni e Comuni, di concerto con i Ministeri, si impegnino in modo concreto e immediato nella definizione di politiche e azioni che proteggano le risorse strategiche come l’acqua, che determinino un cambio di passo sull’energia e di protezione alla cittadinanza da eventi climatici sempre più estremi e devastanti. Le bellezza dei nostri territori, lo sviluppo sostenibile e la qualità della vita potranno essere protetti solo se tutti insieme inizieremo a percorrere strade opposte da quelle passato. Non è più ammissibile pensare ad esempio a riconversioni a gas metano, 75 volte più climalterante della CO2, invece di pensare a rinnovabili e accumuli. Così come è impensabile depauperare risorse idriche strategiche fondamentali nei prossimi anni per combattere siccità e caldo”. 

 

FOCUS BEACH LITTER FRIULI VENEZIA GIULIA

Nelle 47 spiagge monitorate dalle volontarie e dai volontari di Legambiente in 13 regioni (Abruzzo, Basilicata, Toscana, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto) sono stati censiti 36821 rifiuti in un’area totale di 176 100 mq. Una media di 783 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia che supera di gran lunga il valore soglia o il target di riferimento stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale, ossia meno di 20 rifiuti spiaggiati ogni 100 metri lineari di costa.

 

Quest’anno, a maggio 2021, sono stati monitorati e 1700 mq di spiaggia lungo le coste del Friuli Venezia Giulia, e sono stati raccolti 1856 rifiuti di varia provenienza. Ogni 100 metri, nelle spiagge censite, sono stati trovati 124 rifiuti.
Le spiagge monitorate sono le spiagge Canovella de’ Zoppoli a Duino-Aurisina (TS) e il lido di Staranzano (GO). La
plastica è il materiale più trovato, pari al 94,6% del totale dei rifiuti rinvenuti, seguita da metallo (1,3%), vetro/ceramica (0,9%), carta/cartone (0,9%). Le altre categorie rappresentano in totale il restante 2,3%.

 

FOCUS POZZI

Tra le problematiche da segnalare va ricordato lo spreco insostenibile d’acqua dolce, che vede un alto consumo di risorse di acque profonde di qualità  a causa dei tanti pozzi presenti censiti e non, a valle delle risorgive. Questo provoca un aumento dei rischi sanitari e la progressiva sostituzione di acque pregiate con acque di minor qualità e inquinate. E’ sostenibile nel futuro questa situazione? Dal punto di vista delle prossime generazioni sicuramente no. E’ necessaria pertanto una ripresa  del lavoro del Tavolo dei pozzi previsto dall’art. 47 del PTRA che prevedeva una riduzione delle portate già nel 2018. A tal proposito si segnala la richiesta di incontro fatta dall’Associazione all’Assessore all’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro.

 

Anche quest’anno il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno in Friuli Venezia Giulia il Consorzio ha recuperato 3.990 tonnellate di questo rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente, 620 t in particolare nella provincia di Trieste. L’olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché grazie alla filiera del Consorzio, può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98,8% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente e in particolare del mare e dei laghi rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega il Presidente del CONOU, Riccardo Piunti. “Il Consorzio, paradigma di circolarità, dovrà continuare a fornire il massimo contributo possibile verso gli obiettivi di economia circolare, che resta il pilastro fondamentale della battaglia per ridurre lo sfruttamento delle risorse naturali del Pianeta e quindi contrastare il cambiamento climatico”.


ECCO LA TABELLA RELATIVA AI RISULTATI DEI MONITORAGGI DI GOLETTA VERDE 2021 SULLE COSTE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

 

 

 

Comune

Provincia

Località

Punto

Giudizio

Muggia

TS

Rio Canale Fugnan

Foce canale via Battisti incrocio largo Caduti per la libertà

Fortemente Inquinato

Trieste

TS

Barcola

Spiaggia presso viale Miramare, tra i due pennelli di massi

Entro i limiti

Duino Aurisina

TS

Sistiana Castelreggio

Spiaggia di Sistiana a sinistra del porto turistico

Entro i limiti

Monfalcone

GO

Marina Julia

Spiaggia libera presso parco giochi/via delle Giarrette

Entro i limiti

Grado

GO

Punta Sdobba

Foce del fiume Isonzo

Entro i limiti

Grado

GO


Spiaggia, presso viale del Sole incrocio con via Svevo

Entro i limiti

Precenicco

UD


Foce del fiume Stella

Fortemente Inquinato

Lignano Sabbiadoro

UD


Pressi dello scarico del depuratore

Entro i limiti

Lignano Sabbiadoro

UD


Spiaggia, presso lungomare Trieste incrocio via Gorizia

Entro i limiti

Lignano Sabbiadoro

UD

Lignano Riviera

Foce del fiume Tagliamento

Fortemente Inquinato

 

 

LEGENDA

I prelievi di Goletta Verde vengono eseguiti da tecnici, volontari e volontarie di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. 

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati  come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla  normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010)  e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.

INQUINATO = Enterococchi intestinali >200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli >500 UFC/100ml.

FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali >400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli >1000 UFC/100ml.

Ufficio Stampa Goletta Verde 2021

Valentina Bifulco | +39 3491979541  +39 3282611746 | golettaverde@legambiente.it 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 12 agosto 2021

 

 

Goletta Verde termina la sua campagna di fronte a Piazza Unità

La 35.a edizione di Goletta Verde si conclude a Trieste, alla Scala reale davanti piazza dell'Unità, dopo 15 tappe nelle regioni costiere italiane."Non ci fermeremo mai", è il motto che accompagna l'imbarcazione nel suo viaggio in difesa delle coste e del mare. Dallo scorso anno Goletta Verde si avvale del prezioso aiuto di centinaia di volontari impegnati nel campionamento delle acque: uno straordinario esempio che coinvolge giovani da tutta Italia. Erosione costiera e dissesto idrogeologico, rifiuti in mare e sulle spiagge, porti, eolico off-shore, lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili, depurazione dei reflui, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati, contrasto all'inquinamento da plastica in mare sono i grandi temi della campagna di quest'anno, partita da Genova a inizio luglio e che si concluderà oggi a Trieste. I cittadini possono contribuire tramite il form di Sos Goletta segnalando a Legambiente situazioni sospette d'inquinamento di mare, laghi e fiumi fornendo all'associazione e ai suoi centri di azione giuridica informazioni essenziali. Partner principali Conou, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e Novamont, azienda leader internazionale nelle bioplastiche e nei biochimici.

 

 

Lotta alla plastica nei bar - Contributo dalla Regione per posate e piatti "green" - La soddisfazione dei vertici della Fipe

Un contributo di mille euro per supportare i locali pubblico nell'acquisto di materiale ecocompatibile. Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, ha presentato il nuovo contributo rivolto a bar e ristoranti e realizzato in collaborazione con la Fipe del Fvg rappresentata dal vicepresidente vicario regionale Bruno Vesnaver e dalla presidente della provincia di Trieste Federica Suban. «Noi - ha spiegato Scoccimarro - vogliamo educare la popolazione e non punire, come vorrebbe fare invece qualcun altro. Questo provvedimento ha l'obiettivo di andare incontro a un settore colpito dalla pandemia, da cui vengono ora segnali di ripresa, nel solco delle iniziative già portate avanti nello "splasticare" il mare, con aMare Fvg, e i chioschi degli eventi sportivi, con il Tifo Pulito». «Non possiamo che ringraziare per questa attenzione nei confronti della categoria - ha aggiunto Suban -. Il contributo sarà utile anche a quelle realtà che hanno investito sul delivery». Vesnaver ha parlato di «un assessorato moderno e capace di guardare al futuro. Il contributo ha anche valore simbolico». Lo stanziamento è di un milione di euro ma, ha spiegato Scoccimarro, è solo per i prossimi tre mesi e se la domanda dovesse essere importante verrà implementato. Il regolamento prevede un importo finanziabile pari al 65% della spesa sostenuta, fino a un massimo di mille euro, e rivolto ai locali con meno di 10 dipendenti. Si potrà chiedere per l'acquisto di prodotti o dispositivi ecologicamente sostenibili in sostituzione di cannucce, piatti, posate, agitatori di bevande, imballaggi di acqua minerale e altre bevande, sacchetti e contenitori per cibo da asporto.

A.p.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 11 agosto 2021

 

 

«Si limitino le emissioni o il clima in questa zona diventerà come quello della Puglia meridionale»

L'esperto Giorgi analizza la situazione: «Frequenza e intensità di queste ondate sono legate al climate change. Bisogna darsi da fare»

Ormai l'impatto dei cambiamenti climatici incide sulla nostra quotidianità. È normale che in estate faccia caldo, certo, ma la frequenza e l'intensità delle ondate non possono più essere derubricate a fenomeni episodici. Solo delle politiche serie di contenimento delle emissioni, avverte il fisico e climatologo Filippo Giorgi, potranno impedire che il clima del golfo triestino si riscaldi assieme al resto del globo, diventando simile a quello della Puglia meridionale. Giorgi, in che modo il caldo di questi giorni è legato al climate change? Le ondate di calore ci son sempre state, però adesso sono sempre più lunghe ed intense. Questo è senz'altro legato al fenomeno del cambiamento climatico globale. Ormai ci sono misure che negli ultimi cento anni, ovvero da quando le si registra, non si erano mai viste. Penso all'ondata in Australia nel 2020, o in Canada quest'anno. Lo dice anche l'ultimo rapporto Onu. Il rapporto mostra come stia accadendo in tutto il mondo. La settimana scorsa ero in Puglia, dove le persone del luogo mi hanno detto che il caldo degli ultimi anni è inedito anche da loro. Insomma anche nei climi in media caldi si inizia a percepire il fenomeno. Questa situazione contribuisce ad alimentare gli incendi su vasta scala che abbiamo visto. Vale anche per le alluvioni che abbiamo visto in Europa Centrale? Anche i fenomeni alluvionali, non nuovi di per sé, sono sempre più frequenti e intensi. Perché è legato al cambiamento climatico? Un'atmosfera più calda può contenere più vapor d'acqua, il che significa che quando piove tendono ad arrivare quelle che, più o meno impropriamente, vengono chiamate bombe d'acqua. Al tempo stesso occorre più tempo per raggiungere le condizioni di innesco della pioggia, quindi si allungano anche i periodi secchi. Insomma possiamo dire che ormai è la normalità a essere segnata dal climate change? In Italia negli ultimi 120 anni le temperature in media sono aumentate di oltre due gradi. In Fvg le temperature che una volta arrivavano a luglio ora arrivano a giugno. Magari non ce ne rendiamo conto perché ci siamo in mezzo e ci stiamo già abituando, ma le cose sono già cambiate rispetto ai tempi dei nostri padri e nonni. Cosa succederà a Trieste? Stiamo andando verso il clima dell'Italia meridionale, lo illustra anche il rapporto realizzato da Arpa-Osmer e altri enti regionali sui cambiamenti climatici in Fvg. Se non si farà nulla per diminuire le emissioni di gas serra, il clima qui potrebbe diventare come quello che oggi si trova in Puglia meridionale, con tutto ciò che ne consegue. I ghiacciai sulle nostre Alpi? Sono in recessione lungo tutto l'arco. Nei prossimi 80 anni potrebbe scomparire il 92% dei ghiacciai alpini. La cosa brutta è che anche negli scenari più ottimisti la metà dei ghiacciai sparisce comunque. I sistemi montani andranno incontro a un profondo mutamento in ogni caso. Il livello del mare? Le nostre coste risentono dell'innalzamento, che potrebbe arrivare a un metro nei prossimi 80 anni. Già oggi c'è un problema di intrusione di acqua marina nella laguna di Grado e Marano. Erosione e mareggiate diverranno sempre peggiori. Tutto questo ovviamente negli scenari più pessimistici: se invece riuscissimo a implementare gli accordi di Parigi, si riuscirebbe in qualche modo ad arginare i cambiamenti climatici. Bisogna darsi da fare.

 

 

Gli abiti dei migranti in Val Rosandra raccolti dalla coppia di asini spazzini

I due animali si caricheranno sul dorso le decine di sacchi pieni di giacche, scarpe e coperte abbandonati in Carso

Trieste. Non era affatto una boutade, ci sono davvero. Eccoli qui, "Veliki brat" (tradotto dallo sloveno "Fratello maggiore") e "Marian", la coppia di asini che il sindaco di San Dorligo della Valle-Dolina Sandy Klun utilizzerà nelle prossime settimane nei boschi della Val Rosandra per la raccolta di vestiti, zaini, scarpe, coperte e quant'altro viene abbandonato quotidianamente dai migranti della rotta balcanica quando superano il confine sloveno e si incamminano sui sentieri Carso, alle porte di Trieste. Roba che, lasciata per terra, a lungo andare rischia di trasformare l'altipiano in una pattumiera. Gli asini servono per i punti più impervi che gli addetti alla pulizia, incaricati dal Comune di San Dorligo-Dolina, non riescono a raggiungere. Gli operatori riempiono settimanalmente decine di sacchi con la roba rinvenuta tra l'erba e il fango. E quando piove il materiale è ancora più pesante da prelevare e trasportare in fondo valle. Tanta roba non si riesce a portare via. Di qui l'idea di caricare in groppa agli asini i sacchi con dentro le cose raccolte sui sentieri. D'altronde i profughi si spogliano di tutto. Lo fanno in modo da arrivare a Trieste senza il peso dei bagagli, ma soprattutto per non dare nell'occhio e confondersi con la popolazione. Quindi non appena si avvicinano ai centri abitati dell'altipiano, lasciano ciò che avevano portato con sé per affrontare i lunghi mesi di viaggio dai Paesi di origine - soprattutto Afganistan e Pachistan - all'Europa. I prati e le radure del Carso sono disseminati di borse, maglioni, giacche, calzature, teli, sacchi a pelo, bottiglie e lattine. O anche pentole, posate, spazzolini, dentifrici, rasoi. Sono le tracce di un'umanità in fuga che testimoniano il passaggio di migliaia di persone. Spesso ci sono intere famiglie con bambini piccoli. Il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina ha calcolato che da marzo, cioè da quando ha impostato la pulizia dei boschi in modo più sistematico (l'attività è finanziata con fondi regionali e quindi va contabilizzata), sono stati asportati ben 80 quintali di materiale. La coppia di asini, "Veliki brat" e "Marian", agevolerà indubbiamente le operazioni. I due animali al momento si trovano a Doberdò del Lago, in un terreno adibito all'allevamento biologico di proprietà di Andrej Ferfolja, titolare dell'omonima azienda agricola. «Sono pronto a metterli a disposizione e a collaborare con il sindaco di San Dorligo», conferma Ferfolja. «Tra l'altro, quando avevo contribuito a ripristinare il pascolo di una zona dell'altipiano mi ero anche preoccupato della pulizia del terreno portando via una trentina di sacchi neri pieni delle cose abbandonate dai migranti. Quindi questa è una realtà che conosco molto bene. Ma - precisa - va tenuto conto di alcune complessità. Non è infatti così semplice spostare questo tipo di animali, abituati al pascolo libero. Non appena usi la briglia tendono a innervosirsi, non sempre obbediscono. Quindi gli asini che si usano devono essere adatti a questo tipo di attività. Bisogna organizzarsi bene. Inoltre servono autorizzazioni ad hoc - spiega Ferfolja - cioè quella del veterinari e dell'Icea, l'ente che certifica la mia attività di allevamento biologico». Attualmente gli asini dell'azienda agricola di Doberdò del Lago vengono impiegati per il pascolo, nel lavoro di ripristino e mantenimento della landa carsica. Presto invece li vedremo all'opera tra la vegetazione nei boschi della Val Rosandra, ai piedi del Monte Carso. -

 Gianpaolo Sarti

 

 La rotta - le tappe

Il Carso triestino, in particolare la zona che va da Rio Ospo, nel Comune di Muggia, al Monte Cocusso (un arco di circa 10 chilometri) e che comprende anche i boschi della Var Rosandra, è disseminato di vestiti, zaini, borse, coperte e sacchi a pelo. Sono gli oggetti abbandonati dai migranti in marcia lungo la rotta balcanica dopo aver oltrepassato il confine sloveno, l'ultima tappa del viaggio. Prima di arrivare a Trieste lasciano tutto quello che hanno durante la marcia per non dare nell'occhio.

 

Le bonifiche l'organizzazione

Il flusso della rotta balcanica non si arresta e i boschi del Carso si stanno riempendo delle cose abbandonate dai migranti. Fino a poco tempo fa erano gruppi di volontari ad occuparsi della pulizia e della rimozione degli abiti; ora l'attività è stata organizzata in modo sistematico ed è sostenuta con fondi regionali. Il Comune di San Dorligo della Valle si è attrezzato e ha incaricato una società esterna. Si calcola che da marzo siano stati raccolti almeno 80 quintali di materiale.

 

 

Reti in fibra vegetale, contenitori e borse per una mitilicoltura libera dalle plastiche - IL PROGETTO

Via nel golfo al piano anti inquinamento promosso dall'Area marina di Miramare

È in partenza nel golfo di Trieste un progetto pilota che mira a rendere la mitilicoltura, un'attività già a basso impatto ambientale, ancora più sostenibile, riducendo la quantità di plastiche disperse nel mare. Per gli allevamenti di mitili vengono utilizzate infatti principalmente reti in polietilene, i cui residui, insieme ai frammenti di polistirolo delle cassette del pesce, costituiscono il rifiuto più pervasivo e numericamente rilevante rinvenuto sulla spiaggia e sui fondali dell'Area marina protetta di Miramare. Non c'è da stupirsene, visto che nel golfo sono 360 gli ettari di mare occupati dalle miticolture in concessione, per un totale di 1.120 filari (di cui 800 attivi) e una produzione annua di circa 2 mila tonnellate di "pedoci". Il progetto, che verrà avviato da Wwf Area marina protetta (Amp) di Miramare insieme alla cooperativa Shoreline e al Consorzio Giuliano Maricolture, è un'azione sperimentale finanziata dal programma Interreg Med. È stata selezionata tra le 10 azioni pilota del progetto internazionale Plastic Busters Mpas, destinato a contribuire al mantenimento della biodiversità e alla conservazione degli ecosistemi naturali nelle aree marine protette pelagiche e costiere del Mediterraneo, attraverso misure di prevenzione dei rifiuti marini. «Il progetto è stato proposto dopo aver rilevato negli anni, attraverso la raccolta e l'analisi dei rifiuti marini rinvenuti tra spiaggia e fondali dell'Amp di Miramare, l'impatto particolarmente rilevante degli scarti delle reti da mitili», spiega Carlo Franzosini, referente del progetto per l'Amp. Saranno due le azioni che verranno implementate nelle prossime settimane: da una parte l'abbattimento dei residui plastici dispersi in mare durante le fasi del processo di allevamento, dall'altra la sperimentazione di materiali alternativi alla plastica per il confezionamento delle reste in cui vengono accresciuti i "pedoci". Per ridurre i residui plastici dispersi si interverrà con otto pescherecci aderenti al Consorzio Giuliano Maricolture, che saranno attrezzati affinché tutti i residui di lavorazione - dai "codini" di legatura agli spezzoni di rete - vengano raccolti a bordo. Saranno i mitilicoltori stessi, muniti di una borsa per agevolare la raccolta, a farsi carico della "pulizia" del mare direttamente durante la fase lavorativa. A bordo delle imbarcazioni, inoltre, saranno posizionati contenitori per raccogliere tutti i residui di rete. Parallelamente, su alcuni filari collocati in più punti del golfo, saranno sperimentati cordami e reti in fibre vegetali in sostituzione del polietilene: i test verranno effettuati nella costiera triestina e duinese e nella baia di Panzano sia con i giovani mitili, per comparare la crescita ponderale, che con le taglie intermedie. Verranno fatte diverse prove utilizzando almeno tre tipi di fibre vegetali (canapa, juta, sisal) sia per i cavi di sostegno dei galleggianti che per le reste (lunghe solitamente tre metri) con diversi assemblaggi di cordame e rete. Il completamento della sperimentazione avverrà entro ottobre. «I risultati - spiega ancora Franzosini - serviranno a valutare la fattibilità di sostituire, parzialmente o totalmente, i materiali sintetici con quelli vegetali»».

Giulia Basso

 

 

Moria di salpe a Marina Nova - Le verifiche di Capitaneria e Asugi

I controlli fanno propendere per due ipotesi: lo scarto commerciale o la "trappola" di una sacca marina

Ad accorgersi della presenza di quei pesci che galleggiavano sulla superficie dell'acqua ormai senza vita sono stati gli abituali frequentatori dell'Isola dei Bagni. Che notando lunedì sera una quarantina di salpe tra gli specchi antistanti i casoni e la spiaggia comunale si sono allarmati, facendo scattare, all'indomani della prima segnalazione inoltrata anche al Comune, la puntuale verifica sul posto da parte del personale della Capitaneria di porto e dell'Azienda sanitaria. Che, al mattino, hanno raccolto un'altra ventina di pesci passati a miglior vita. I primi rilievi hanno accertato una moria circoscritta a un'unica specie ittica. E, in considerazione pure di altre circostanze, come precisato ieri dal comandante Giovanni Nicosia, si propende ora per l'ipotesi di uno scarto commerciale di qualche peschereccio nel golfo (si tratta infatti di pesce di scarso valore, poco pregiato) che il gioco di correnti avrebbe poi riversato sul litorale locale. O, in alternativa, si pondera l'eventualità di una trappola mortale ingenerata della bassa marea, che avrebbe costretto in una sacca un branco di salpe, rimaste poi "cucinate" dall'innalzarsi della temperatura nella pozzanghera d'acqua. «Le salpe rinvenute si trovavano in avanzato stato di decomposizione, dunque erano in mare da diverso tempo - spiega Nicosia -. L'ipotesi prevalente è quella di uno scarto commerciale». In realtà il prodotto tratto dal mare che non si intende vendere «andrebbe ugualmente annotato nel registro giornaliero della pesca, riportato a terra e smaltito in un circuito che costa zero al pescatore». «Quindi - prosegue il comandante -, se si dovesse accertare questa situazione si porrebbero due profili d'irregolarità: uno amministrativo, per la mancata registrazione del pescato, e uno penale per l'abbandono di rifiuti in acqua, sebbene per quantitativi limitati, ma non è questo il caso, cioè al di sotto di una determinata soglia, il fatto non costituisca reato». C'è però anche, appunto, «la possibilità della secca, che avrebbe potuto intrappolare le salpe, pesce della famiglia degli sparidi, di norma presente in branco». Asugi, intervenuta a Marina Nova ieri con proprio personale (c'era anche l'Arpa), ha «escluso motivi sanitari all'origine della moria», sempre il comandante. Sul posto anche il Comune di Monfalcone con Andrea Olivetti dei Servizi tecnici. «Mare in ottime condizioni» il messaggio per tranquillizzare i bagnanti digitato dal sindaco Anna Cisint, che non ha mancato di postare la notizia sul suo profilo social.

Tiziana Carpinelli

 

 

Fondi canadesi per potenziare la centrale nucleare romena - l'impianto di Cernavoda

Belgrado. Piede premuto sull'acceleratore, per realizzare uno dei progetti più importanti nei Balcani, valore stimato tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. Riguarda il potenziamento della centrale nucleare di Cernavoda, in Romania, che si avvia a passi spediti verso la sua attuazione. Lo suggeriscono le ultime mosse di Bucarest, che negli ultimi giorni ha siglato un nuovo importante accordo, allungando la lista degli "alleati" che sosterranno la Romania nell'impegnativo investimento. L'ultimo Paese-potenza del nucleare civile a tendere la mano a Bucarest è stato il Canada, con cui è stato firmato un memorandum d'intesa per rafforzare la collaborazione in vista del potenziamento di Cernavoda, unica centrale nucleare attiva in Romania, capace oggi di assicurare con i due reattori esistenti la copertura del 20% del fabbisogno energetico nazionale. L'impianto, nelle intenzioni della Romania, sarà modernizzato e vi saranno aggiunti due reattori, le unità 3 e 4, grazie alla cooperazione con Stati Uniti e Francia, dopo che Bucarest - con grande scorno di Pechino - ha fatto marcia indietro. E ha voltato le spalle alla China General Nuclear Power Corporation (CGN), colosso cinese che nel 2015 era stato indicato per la costruzione delle unità 3 e 4. Bucarest, strada facendo, ha cambiato idea, puntando su alleati occidentali per centrare un obiettivo strategico per il Paese, evitando problematiche influenze dall'Estremo Oriente. Non sorprendono così le parole del ministro romeno Virgin Popescu, che si è detto «felice che nel nostro progetto di ammodernamento e costruzione di reattori nucleari vengano coinvolti i partner canadesi», che vanno così ad aggiungersi ad americani e francesi, ha ricordato. Parliamo di «un investimento vitale», gli ha fatto eco il premier romeno, Florin Citu. Secondo la stampa di Bucarest, il Canada eserciterà un ruolo essenziale nell'estendere la durata di vita dell'unità 1 fino al 2026, quando il reattore subirà una completa revisione. Sempre questo mese, a conferma della serietà dell'impegno romeno, sono andati in scena nuovi incontri con gli Stati Uniti, con cui la Romania ha siglato accordi relativi a Cernavoda già nel 2020. Secondo le aspettative di Nuclearelectrica, il gestore dell'impianto nucleare romeno, l'unità 3 dovrebbe entrare in funzione già nel 2030, l'unità 4 l'anno successivo.

s.g.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MARTEDI', 10 agosto 2021

 

Goletta Verde arriva in FVG: 11 e 12 agosto, Trieste

La storica campagna estiva di Legambiente arriva in Friuli Venezia Giulia per continuare la sua lotta in difesa delle acque e delle coste

Ultima tappa della 35° edizione di Goletta Verde Gli appuntamenti della tappa a Trieste Mancata depurazione e inquinamento, lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati e contrasto dell'inquinamento da plastica in mare tra i temi della campagna, che quest’anno più che mai, guarda ai progetti virtuosi e al turismo green I cittadini possono segnalare situazioni sospette di inquinamento su golettaverde.legambiente.it  La 35° edizione di Goletta Verde si conclude a in Friuli Venezia Giulia, dopo 15 tappe nelle regioni costiere italiane.  Non ci fermeremo mai, è il motto che accompagna l’imbarcazione nel suo viaggio in difesa delle coste e del mare. Dallo scorso anno Goletta Verde si avvale del prezioso aiuto di centinaia di volontari e volontarie impegnati nel campionamento delle acque: uno straordinario esempio di citizen science, che coinvolge giovani da tutt’Italia. Erosione costiera e dissesto idrogeologico, beach e marine litter, porti, eolico off-shore, lotta alla crisi climatica e alle fonti fossili, depurazione dei reflui, aree marine protette, bonifiche dei territori inquinati, contrasto all’inquinamento da plastica in mare sono i grandi temi della campagna di quest’anno, che è partita da Genova a inizio luglio e si concluderà il 12 agosto a Trieste.  I cittadini e le cittadine potranno contribuire tramite il form di SOS Goletta segnalando a Legambiente situazioni sospette di inquinamento di mare, laghi e fiumi, fornendo all’associazione e ai suoi centri di azione giuridica informazioni essenziali che permetteranno di valutare le denunce alle autorità competenti.  Anche questa edizione vede come partner principali CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner il mensile di Legambiente, la Nuova Ecologia. La Goletta Verde sarà ormeggiata presso il porto Trieste presso la Scala reale Molo Audace Si ringrazia l’Autorità Portuale e il Trieste terminal passeggeri Il programma di Goletta Verde in Friuli Venezia Giulia Mercoledì 11 Agosto  Dalle Ore 17.00 alle ore 19.00 |Scala Reale al Molo Audace Trieste Visite a Goletta Verde Giovedì 12 Agosto  Ore 10.30 |Bar Tergesteo Piazza Giuseppe Verdi |Trieste Conferenza stampa di presentazione del monitoraggio scientifico delle acque di Goletta Verde lungo le coste del  Friuli Venezia Giulia. Saranno per l’occasione presentati i dati  sui rifiuti spiaggiati Intervengono: Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde Sandro Cargnelutti, Presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia Andrea Wehrenfennig, Presidente del circolo Legambiente “Verdeazzurro” di Trieste

Ufficio Stampa Goletta Verde 2021 Valentina Bifulco | +39 349.1979541 | golettaverde@legambiente.it

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IL PICCOLO - MARTEDI', 10 agosto 2021

 

 

Legambiente: «Centrale a gas ormai fuori tempo massimo»

Tonzar: «I cambiamenti climatici impongono il rifiuto dei combustibili fossili» Al raduno solo i residenti del rione Enel. Paoletti: «È la politica a dover dire no»

La nuova centrale a gas progettata da A2a a Monfalcone è fuori tempo massimo, perché gli effetti, devastanti, come dimostrano le temperature estreme che hanno colpito gli Usa settentrionali e il Canada e le inondazioni di Germania e Belgio, sono già un dato di fatto. Lo ha detto ieri mattina con forza Legambiente, esponendo una serie di striscioni all'altezza del porticciolo Nazario Sauro. La protesta contro la realizzazione dell'impianto è andata in scena, come lo scorso anno, sullo sfondo del camino e delle strutture della centrale realizzata alla metà degli anni Sessanta dello scorso secolo e di cui sono al momento ancora autorizzati i due gruppi alimentati a carbone. A dare man forte ai volontari e simpatizzanti dell'associazione ambientalista è sceso in campo quindi il Rione Enel, da 56 anni «costretto a convivere con l'impianto», funzionante a carbone, ma anche a olio combustibile fino a qualche anno fa, e al suo impatto a livelli di inquinamento e rumore. «Lanciamo un appello alle istituzioni, in particolare al governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani: basta parole», ha detto la presidente Antonella Paoletti a nome dell'associazione di quartiere, che da alcune settimane ha avviato anche una raccolta di firme contro il progetto della società. «Bocciare il progetto è una scelta politica e alle istituzioni chiediamo di dire "no", aprendo la strada a scelte diverse, sostenibili per il territorio, da parte di A2a», ha aggiunto Paoletti. Per Legambiente, locale, regionale e nazionale, che ha organizzato il flash mob nell'ambito della tappa a Trieste di Goletta Verde, domani e giovedì, in cui saranno resi noti i risultati delle analisi delle acque costiere del Friuli Venezia Giulia, si tratta di un'assunzione di responsabilità non più rinviabile, a fronte di quanto avvenuto nell'ultimo mese e mezzo sta rendendo tangibile.«Il ricorso ai combustibili fossili, com'è il gas, non è più concepibile a fronte dei dati, evidenti, del cambiamento climatico in corso e delle nuove tecnologie disponibili nel campo delle fonti rinnovabili», ha detto ieri il presidente del Circolo Ignazio Zanutto di Legambiente, Michele Tonzar. «Al centro del ragionamento vanno messe le fonti sostenibili», ha proseguito Tonzar, citando gli esempi degli impianti di accumulo realizzati e progettati in Gran Bretagna e in Germania per massimizzare l'energia prodotta dal fotovoltaico, rendendola disponibile in modo continuativo. «Le soluzioni ci sono e sono praticabili e su questo vorremmo ci fosse un ragionamento delle società elettriche e del Governo - ha proseguito Tonzar -. I cambiamenti climatici pretendono, però, di agire in fretta». Legambiente continuerà «a lottare e a farsi sentire», ha preannunciato Katiuscia Eroe, responsabile energia nazionale dell'associazione ambientalista, che ha definito l'eventuale riconversione a gas dell'impianto «una sconfitta per questa città e il Paese. Non è questo lo sviluppo che ci serve e che è possibile - ha aggiunto -. Dobbiamo far capire ai cittadini, ai sindacati e alle altre associazioni che ci si deve muovere in una direzione diversa». Proprio i cittadini, tolti appunto alcuni residenti nella zona attorno alla centrale termoelettrica, ieri però non si sono visti, confermando, almeno all'apparenza, una distanza dal tema.

Laura Blasich

 

 

La CO2 alle stelle - ultimo appello al pianeta Terra - IL MONDO IN FIAMME

Il segretario generale ONU "Un codice rosso per l'umanità". Il rapporto IPCC: tutti gli indicatori mutano a grande velocità

New York. Ultima chiamata per salvare il Pianeta, non sono ammesse proroghe. È questo in sintesi il senso dell'appello delle Nazioni Unite rivolto a governo e cittadini alla luce del nuovo rapporto sui cambiamenti climatici, secondo cui la concentrazione di anidride carbonica nell'aria non è mai stata così alta in due milioni di anni, ed è inequivocabile che la responsabilità sia operato dell'umanità. Sono tali i livelli di CO2 a contribuire a fenomeni destabilizzanti tra cui il riscaldamento dell'atmosfera, della terra e degli oceani che provoca catastrofi naturali, da alluvioni a siccità, da incendi a scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare, come stiamo assistendo in varie parti del mondo. Ormai, nessuna area del Pianeta è esclusa. «Un codice rosso per l'umanità», dice il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres commentando i risultati del dossier prodotto dal Gruppo intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici (Ipcc) dal titolo Cambiamenti climatici 2021 - Le basi fisico-scientifiche. È il primo dei tre volumi che andranno a formare il Sesto rapporto di valutazione che sarà pubblicato nel 2022. Il dossier, approvato e sottoscritto dai 195 governi dei Paesi membri dell'Onu, arriva a distanza di otto anni dal precedente studio. Il rapporto dell'Ipcc, la principale autorità a livello mondiale, spiega come tutti i più importanti indicatori del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando a una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni, alcuni fenomeni già in atto sono irreversibili come l'innalzamento dei mari, avvenuto a una velocità mai vista negli ultimi 3. 000 anni. Le attività umane sono responsabili di un aumento della temperatura di circa 1, 1 gradi rispetto al periodo 1850-1900. L'incremento è orientato a raggiunger gli 1, 5 gradi rispetto all'epoca pre-industriale già nei prossimi due decenni. Secondo gli studiosi a 2 gradi si raggiungerebbero soglie di tolleranza critiche per l'agricoltura e la salute. Il rapporto delinea cinque scenari a partire dal 2015, ma in tutti si stima che la temperatura superficiale globale continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo. In uno scenario a tinte fosche tuttavia ci sono spiragli di luce, sebbene sempre più flebili, e sono quelli indicati dal rapporto come le leve con cui fermare la febbre della Terra. Il richiamo è al drastico e immediato taglio dei gas serra per abbassare la febbre del pianeta. Solo forti riduzioni entro il decennio e su larga scala dei gas serra (CO2, metano e biossido di azoto) limiterebbero l'aumento medio della temperatura entro 1, 5-2 gradi al 2100, come indicato dall'Accordo di Parigi . Diversamente, questo obiettivo sarà fuori da ogni portata, facendo aumentare il rischio di eventi meteo estremi. «Non possiamo più aspettare», twitta Joe Biden. «I segnali sono inequivocabili. La scienza è incontrovertibile. E i costi del non agire continuano a crescere» , prosegue il presidente degli Stati Uniti. Anche per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio serve «una risposta efficace, senza perdere tempo». È lapidaria invece l'attivista svedese Greta Thunberg: «Nulla di nuovo, il rapporto conferma ciò che già sappiamo da migliaia di studi: siamo in una situazione di emergenza. Possiamo ancora evitare le peggiori conseguenze, ma non senza trattare la crisi come una crisi». Per capire se gli appelli saranno ascoltati con la dovuta attenzioni si dovrà attendere il G20 di ottobre a Roma e la Conferenza mondiale sul clima (Cop26) di novembre a Glasgow, ennesimo banco di prova della coerenza ecologista dei grandi del Pianeta. 

 Francesco Semprini

 

Da 2 a 3,5 gradi in più se non azzeriamo la CO2 - le emissioni

L'ipotesi più preoccupante, se non riduciamo le emissioni di CO2, è un surriscaldamento terrestre di +5,7°C, uno scenario inimmaginabile, se pensiamo ai disastri ora provocati dall'aumento delle temperature di poco più di un grado. Le previsioni sul clima entro il 2040, qualunque sarà il comportamento dell'uomo, restituiscono una tremenda certezza: la colonnina salirà in ogni caso di un grado e mezzo. Poco? Affatto. Anche perché questo aumento rappresenta, appunto, solo il più ottimistico degli scenari. Il rapporto Onu ne ha preconizzati cinque: se la produzione di gas serra resta molto alta e le emissioni di CO2 raddoppiano entro il 2100, le temperature possono salire tra 3,3 e 5,7°C. Se la C02 prodotta resterà ai livelli attuali entro la metà del secolo, vivremo in un mondo più caldo fino a 4,6°C. Se sapremo contenere l'inquinamento - emissioni molto basse e CO2 che diminuisce bruscamente, fino allo zero, la Terra si scalderà fino a 3,5°C. Infine, l'ipotesi più clemente: se sapremo rinnovare l'ambiente più di quanto inquiniamo, ci andrà bene: vivremo in un mondo caldo poco più che ora, fino a 1,8°C in più. -

 

I mari - Entro 80 anni le acque salgono a livelli mai visti

Causa lo scioglimento dei ghiacci e l'innalzamento delle temperature, dal 1901 il livello del mare è aumentato di circa 20 centimetri. E il fenomeno avanza di 3,7 millimetri l'anno mentre gli effetti continueranno «per secoli o millenni», qualunque cosa accada. Ma anche qui ci sono differenti scenari: entro il 2100, nel migliore dei mondi possibili, quello in cui le emissioni d'ora in poi diminuiranno rapidamente, è probabile che il livello del mare salirà di altri 28-55 centimetri. Se le emissioni dovessero continuare ad aumentare, entro la fine del secolo il livello dei mari crescerà dai 63 a 101 centimetri. Ma i ricercatori dell'Ipcc avvertono: «Non si può escludere che queste previsioni risultino ottimistiche, e che le acque saliranno anche di 2 metri nei prossimi 80 anni e di 5 metri entro il 2150. Ci sono poi i doverosi calcoli a lunghissimo raggio, che risultano ancora più drastici e apocalittici: nei futuri 2000 anni l'innalzamento del livello del mare sarà probabilmente di tre metri, qualora le temperature saliranno «solo» di 1,5°C. Nei casi estremi, con 5°C in più, i mari del globo potrebbero crescere fino a 22 metri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 9 agosto 2021

 

 

A Muggia arriva il primo Regolamento sui rifiuti - il documento raccoglie regole e sanzioni

Muggia si dota di un regolamento per la gestione dei rifiuti. Approvato in occasione dello scorso Consiglio comunale, questo documento, «strumento fondamentale - ha detto l'assessore alla nettezza urbana, Laura Litteri - che ancora non esisteva nel nostro Comune, va a colmare, così, una lacuna», in quanto Muggia sinora ne era sprovvista. Il regolamento si compone di due parti: nella prima sono riportate le regole generali nella gestione dei rifiuti, mentre nella seconda si descrive il sistema utilizzato a Muggia, con le sanzioni per chi abbandona i rifiuti, commettendo così un reato. Inoltre nello stesso Consiglio è stata approvata la proposta di adesione al Patto dei sindaci, istituzione proposta dall'Unione europea con lo scopo di unire gli sforzi delle singole amministrazioni nella lotta ai cambiamenti climatici. «Questo - ha spiegato sempre Litteri nelle vesti questa volta di assessore all'Ambiente - è solo il primo passo che porterà alla redazione del Paesc, acronimo di Piano d'azione per l'energia sostenibile e il clima, che indicherà le azioni chiave che Il Comune intende intraprendere per ridurre la produzione di Co2. È questo un impegno politico molto forte nella difesa dell'ambiente che, anche in vista delle vicine elezioni - conclude l'assessore uscente - vuole tracciare una via da seguire, confidando che la prossima amministrazione porterà avanti questo lascito, delle azioni concrete intraprese in questi ultimi cinque anni». Di certo c'è che uno dei temi caldi delle prossime amministrative verterà sulla gesti.ne e sul controllo dell'operato della Net, oggetto quest'ultimo recentemente di un richiamo proprio da parte di Litteri sulle modalità di spazzamento utilizzate per mantenere pulite le strade e stradine del centro storico muggesano.

Luigi Putignano

 

 

Il Comitato Noghere si dissocia da Fogar - la querelle

Muggia «Il Comitato Noghere - No Laminatoio prende le distanze da quanto dichiarato da Maurizio Fogar durante la presentazione della sua candidatura a sindaco di Muggia: in passato c'è stata una collaborazione con il Circolo Miani, che si è interrotta per divergenze sulle strategie elettorali». A dichiararlo è Lorenzo Clarich, referente per il Comitato Noghere, riferendosi alle affermazioni di Fogar secondo il quale l'unico Comitato Noghere resta quello da cui è scaturita la lista civica "Muggia". «La maggioranza di noi - ha proseguito Clarich - era ed è convinta che la scelta migliore fosse unire le forze con il polo civico di Tarlao anziché correre separati, favorendo i partiti che vogliono il laminatoio. Va altresì precisato che gli scissionisti sono coloro i quali hanno deciso di abbandonare il Comitato Noghere per partecipare al progetto politico denominato "Lista Civica Muggia" del Circolo Miani e non il contrario. Stiamo già monitorando le dichiarazioni di Maurizio Fogar e Maurizio Allegra e valutando tutte le azioni a nostra maggior tutela presso le sedi competenti».

Lu. Pu.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 agosto 2021

 

 

Iniziativa di Legambiente contro la centrale a gas A2A

Appuntamento domani alle 11 nel porticciolo Nazario Sauro. Gli organizzatori: «Scelta irresponsabile utilizzare combustibili fossili per alimentare l'impianto»

Legambiente realizzerà un'azione di protesta contro la riconversione a gas della centrale termoelettrica A2A. L'appuntamento con il flash mob organizzato dal circolo locale dell'associazione ambientalista è fissato per domani alle 11, nei pressi del porticciolo Nazario Sauro, all'inizio di viale Oscar Cosulich.Come già nel 2019 e nel 2020 l'evento fa parte delle iniziative previste in occasione della tappa a Trieste di Goletta Verde, mercoledì e giovedì, in cui saranno resi noti i risultati delle analisi delle acque costiere del Friuli Venezia Giulia.«Gli eventi catastrofici che si succedono sempre più frequentemente dovrebbero far capire che è urgente affrontare con decisione i cambiamenti climatici - spiega il circolo locale nel preannunciare l'iniziativa -. L'utilizzo dei combustibili fossili ne sono la causa principale e il previsto passaggio dall'alimentazione a carbone al gas naturale è una scelta irresponsabile che non tiene conto dei drammatici scenari che si prospettano». Sullo sfondo il camino dell'impianto termoelettrico, una ventina di aderenti all'associazione ambientalista e rappresentanti del Comitato rione Enel lo scorso anno hanno manifestato la loro contrarietà al progetto, esponendo hanno esposto striscioni con gli slogan "Stop carbone-No gas. 100% rinnovabili" e "Fermiamo la febbre del pianeta».Al fianco dell'associazione si sono ritrovati anche componenti del Comitato rione Enel, che da qualche settimana stanno raccogliendo delle firme contro il progetto di A2A. Nel 2019 gli striscioni erano stati invece portati direttamente davanti alla banchina della centrale a bordo della Goletta Verde. Sempre in tema ambiente da segnalare che in città nel corso del 2021 si sono superati per 26 volte i limiti fissati per le concentrazioni medie di ozono in via Natisone e per 23 a Panzano, mentre decisamente migliore risulta essere la situazione nell'area verde di via Valentinis. «I livelli si stanno mantenendo abbastanza alti anche in questi giorni - sottolinea l'assessore all'Ambiente Sabina Cauci - e quindi l'invito, rivolto soprattutto per i bambini e gli anziani, è di evitare di svolgere attività fisica nelle ore più calde del giorno». L'ozono si forma a seguito di reazioni chimiche tra ossidi di azoto e composti organici volatili, favorite dalle alte temperature e dal forte irraggiamento solare. Si tratta, quindi, di un inquinante secondario i cui precursori sono generalmente prodotti da combustione civile e industriale e da processi che utilizzano o producono sostanze chimiche volatili, come solventi e carburanti.

Laura Blasich

 

 

Guerra alle bottigliette di plastica microtassa per chi non le restituisce   -   i consumi in Italia

Arriva il vuoto a rendere per tutti i contenitori destinati ad uso alimentare: 5 o 10 centesimi di deposito cauzionale

ROMA. Un deposito cauzionale di 5-10 centesimi ogni pezzo. Una microtassa che peserà su ogni bottiglia o contenitore in plastica (ma anche vetro e alluminio, e in prospettiva pure in tetrapack) destinato all'uso alimentare ed un volume compreso tra 0, 1 e 3 litri. Sta infatti per partire una vera e propria guerra alla plastica, per ridurre lo sporco presente nelle strade di tante città e al tempo stesso recuperare materie prime preziose. Lo prevede un articolo inserito nell'ultimo «decreto Semplificazioni» tra le misure per incentivare l'economia circolare: 25 righe in tutto, passate sinora in sordina, ma destinate a segnare una piccola-grande rivoluzione che di fatto ci riporta indietro agli anni'80, quando l'uso della plastica ed i consumi «usa e getta» non si erano ancora imposti e su ogni bottiglia di vetro c'era un piccolo sovraprezzo. La sfida è aggredire quella montagna composta da 11 miliardi di bottiglie che ogni anno bevono gli italiani e che solo in parte, stando agli ultimi dati di Greenpeace, vengono riciclate. Su 460. 000 tonnellate di bottiglie in Pet, infatti, solo 280. 000 vengono effettivamente recuperate. Uno spreco che equivale a ben 850 mila di tonnellate di Co2. «L'obiettivo essenziale è instaurare un meccanismo per la raccolta, la differenziazione ed il recupero dei rifiuti da imballaggio in una modalità vantaggiosa e conveniente per l'intero sistema, creando una cultura e una coscienza comune vero i temi della sostenibilità» spiega Leonardo Salvatore Penna, deputato siciliano dei 5 Stelle. Che dopo aver presentato nei mesi scorsi come primo firmatario una specifica proposta di legge ha approfittato del «decreto Sostegni» che transitava alla Camera per reintrodurre d'intesa col governo il vecchio sistema. Conto alla rovescia - Entro novembre, ovvero «entro 120 giorni dall'approvazione della legge», il Ministero della Transizione ecologica d'intesa con lo Sviluppo economico dovrà varare il decreto attuativo. Non solo Cingolani e Giorgetti dovranno stabilire tempi e modalità di introduzione del nuovo deposito cauzionale, ma dovranno anche fissare gli obiettivi annuali da raggiungere, i valori delle cauzioni per ogni singola tipologia di imballaggio, «in modo da evitare ostacoli al commercio o distorsioni della concorrenza», i termini di pagamento e le modalità di restituzione della cauzione da versare al consumatore, le premialità e gli incentivi economici da riconoscere agli esercenti e la promozione di campagne di sensibilizzazione rivolte ai consumatori. «I consumatori non avranno oneri, per loro è solo una partita di giro - assicura Penna -. Pagheranno di 10 centesimi di più a pezzo al momento dell'acquisto, ma poi avranno indietro quando riconsegnano il vuoto. Le esperienze in giro per il mondo, in Europa ma anche in Nord America, ci dicono che questo sistema funziona visto che si raggiungono livelli di raccolta altissimi, oltre il 90%. In Germania sono al 95%, in Norvegia al 90, la Lituania che l'ha introdotta da pochi anni sono passati dal 34% della raccolta differenziata normale al 92% del deposito cauzionale». Per Penna il valore corretto è 10 cent «a pezzo». Un importo che dovrebbe servire a remunerare sotto forma di commissione di gestione i distributori, contando sulla quota di depositi dei contenitori non resi e sul ricavato delle materie prime conferite. L'autorità e le sanzioni - A gestire le cauzioni, fissare le commissioni e ripartire le quote legate alla vendita dei prodotti recuperati sarà una nuova Autorità di sistema, un consorzio senza fini di lucro che all'occorrenza potrà anche ritoccare i valori delle cauzioni. A completare il meccanismo sono poi previste sanzioni, che nel Pdl di Penna a seconda dei soggetti andavano da 150 a 300-1.000 euro per i dettaglianti inadempienti. E se il decreto attuativo resta bloccato al ministero e a fine novembre non succede nulla? Noi siamo presenti e vigili e daremo battaglia perché si proceda - risponde Penna -. E assieme alle associazioni ambientaliste e a chi si occupa del riciclaggio dei materiali faremo pressioni sul ministero per far presto e far bene». -

Paolo Baroni

 

 

Il presidente e ad di Acqua Sant'Anna Bertone: «Utile, c'è già all'estero farei lo stesso per tv e telefonini»

«La plastica per tanti è maledetta per colpa dei contenitori che vengono abbandonati in giro, non per il materiale stesso. E noi che le usiamo passiamo per inquinatori», protesta Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant'Anna, leader italiano delle acque minerali con un fatturato di 320 milioni di euro. A lui l'idea di introdurre una cauzione sul Pet sembra una buona idea: «Lo fanno già in Germania e in tutto il Nord Europa - spiega- e funziona». Eliminare la plastica è importante, ma così non si complica la vita ai consumatori?«Bisogna mettere davanti a tutto qual è l'obiettivo di questa legge: quello di non trovare più nessun tipo di contenitore sparso nell'ambiente. Se l'obiettivo è questo, logicamente, anche il consumatore deve fare un minimo di attenzione, e per non perdere i soldi che ha versato gli si chiede solo di riconsegnarlo nel giusto punto. In questo modo per loro non c'è nessun costo, mentre sul fronte della sostenibilità c'è la possibilità di recuperare tanta plastica di qualità e di poterla poi riutilizzare». Ma le imprese che vantaggi hanno?«Solo quello di non essere più bersagliati come degli inquinatori, mentre il nostro compito è semplicemente quello di confezionare degli alimenti. In questo momento tutti ce l'hanno con chi utilizza bottiglie di plastica, che però di tutte è certamente la confezione migliore. Ovviamente quando verranno introdotte le cauzioni ci sarà una piccola contrazione del mercato. Ma credo che questa legge sia utile: andrebbe fatta una cosa del genere anche per televisori, telefonini e gomme auto». L'importo della cauzione andrà calibrato bene. Secondo lei quale può essere l'importo corretto per ogni pezzo?«Stando alle esperienze straniere, da noi dovrebbe essere tra i 5 ed i 10 centesimi. Più vicino ai 5 che ai 10. Perché se è troppo elevata c'è il rischio di favorire truffe, con gente che magari si mette a produrre apposta contenitori vuoti». Adesso però bisogna aspettare il decreto attuativo, e se poi come spesso succede resta incagliato al Mite? «Non è di mia competenza, ma logicamente ne ho una grande paura. Perché io, a differenza di altri produttori che temono questa legge perché pensano di perdere i consumatori, credo che sia molto importante non trovare più bottiglie di plastica ad inquinare e sporcare l'ambiente».

P. BAR.

 

Scarpe, zaini, bottiglie Nei boschi sulle tracce di un'umanità in fuga

Sul Carso triestino a ridosso del confine i migranti in arrivo dalla rotta balcanica si disfano delle cose usate nel lungo viaggio, così da passare inosservati in città

Trieste. Due scarpette bianche da ginnastica e un giubbino azzurro. Avrà quattro anni, forse cinque. Sembra di vederla e di sentirla, mentre si sveglia accanto a mamma e papà, magari fa i capricci, vorrebbe giocare. Fermarsi un po'. Ha già camminato tanto, troppo. Ma c'è soltanto silenzio nei boschi di Dolina, sopra la Val Rosandra, nel Carso triestino. È metà mattina. Loro, i migranti, se ne sono già andati per raggiungere la città. Prima la periferia, poi il centro. Hanno lasciato tutto sull'erba, nel fango, sotto gli alberi. Zaini, maglie, giacche. Scarpe, tante scarpe, come quelle un po' logore della bambina o quelle marchiate Disney con le fantasie principesche di "Frozen". Un marsupio da schiena rosso e bianco che qualche genitore ha usato a mo' di imbrago per portare il figlio o la figlia in spalla tra i sentieri impervi. Afgani, pachistani, ma anche siriani e iraniani. Spesso famiglie intere. Arrivano in Europa, in Italia, attraversando Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Austria. Un esodo spesso in mano alle organizzazioni criminali di passeur che pretendono fino a 6, 7 mila euro a persona per "accompagnare" i migranti che, sul Carso, si muovono a gruppetti di cinque, dieci o poco più. Scendono nella notte, dopo aver varcato il confine sloveno, dopo mesi di cammino lungo la rotta balcanica. Trieste è l'approdo. Ma, prima di addentrarsi nei centri abitati dell'altipiano che sovrasta la città, molti si fermano a dormire nei boschi. Ricavano nelle radure piccoli accampamenti: teli, sacchi a pelo, coperte. Aspettano l'alba per entrare a Trieste. Non vogliono dare troppo nell'occhio. Cercano disperatamente di confondersi con la popolazione locale. Già, confondersi. Diventare invisibili. Per questo, quando sono ormai alle porte della città, abbandonano per terra, nel bosco, tutto ciò che si sono portati dietro nei mesi di cammino. Buttano tutto. Vestiti, coperte, borse, borsoni appartenuti a una vita da cui sono scappati. L'altipiano a ridosso del confine è disseminato di oggetti che vengono da lontano. Tanti piccoli segni quotidiani. Lampadine, posate, spazzolini, dentifrici. Schiuma da barba, rasoi. Garze, blister di paracetamolo. Schede telefoniche, coltellini. Confezioni di biscotti. Bibite di ogni tipo. Le coperte con le sigle delle onlus incontrate nei campi profughi della rotta balcanica. La "Kola" presa in Bosnia, la bottiglia di acqua "Jana" comprata in Slovenia. Zaini neri o verde mimetico. Alcuni strappati, altri ancora ottimi. Se ne contano a decine nel fango. E sì, le scarpe. Distese di scarpe. Scarpe infangate e consumate. Scarpe bagnate e sfondate. Non serve un grande sforzo di fantasia per immaginarci i piedi dentro, martoriati dalla fatica. Quei piedi che i volontari delle associazioni umanitarie che operano a Trieste, spesso giovani, spesso medici specializzandi, curano nella centralissima piazza Libertà sulle panchine con disinfettanti e garze. Nei boschi il flusso non si ferma nemmeno d'inverno e si accentua con la bella stagione. Quello che i migranti abbandonano nel fango, sull'erba, è il racconto di mesi di fatica. Tracce di un'umanità in fuga. Testimonianze mute anche dei drammatici respingimenti ai confini in Bosnia e Croazia. "The game", così viene chiamato il tentativo di attraversare quelle frontiere, tra i pestaggi e le umiliazioni inflitte della polizia, come documentato in numerose inchieste e reportage. Talvolta non ce la fanno. C'è chi resta bloccato per mesi nei Balcani. Chi perde la vita. E tante volte chi riesce a raggiungere Trieste ha lividi alla schiena e alle gambe. È da cinque anni che è così. E il Carso si riempie dei segni di questi transiti, rischiando di diventare un enorme immondezzaio a cielo aperto. Il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina si è attrezzato incaricando una ditta - la A&T 2000 spa - per la pulizia dei boschi. La Regione ora concede finanziamenti. Perché la mano dei volontari, e cioè dei cittadini che si prendevano la briga di portare via quanto trovavano qua e là, non è più sufficiente. Si calcola che da marzo - da quando è cominciata la contabilità dell'attività di pulizia - siano stati raccolti 80 quintali di materiale. Interi camion che fanno la spola tre volte alla settimana tra l'altipiano e i centri di smaltimento. Solo venerdì, in meno di due ore, gli addetti hanno riempito sedici sacchi da quindici chili ciascuno. Indumenti, scarpe, coperte e quant'altro tirati su in meno di 300 metri di boscaglia sulle pendici del monte Carso, a ridosso dell'abitato di Crogole, a Dolina. «Ripuliamo una zona - spiega Stefano Franceschetti, referente della società - ma la settimana dopo dobbiamo ritornare a farlo perché è nuovamente piena di roba. Fa male vedere questa immondizia, ma poi guardi i volti delle persone che la buttano. E comprendi». Il sindaco di Dolina, Sandj Klun, ha affrontato con passione il problema. Lui, di sinistra, esponente della minoranza slovena, ha portato tra questi boschi l'assessore regionale con delega all'Immigrazione Pierpaolo Roberti, leghista. E lo ha convinto a farsi dare i fondi per fronteggiare la situazione. Centocinquanta mila euro annui per i comuni carsici. «La Regione ha capito e su questo, per fortuna, non ci sono divisioni politiche» afferma Klun. La popolazione locale, che ovviamente non è contenta di convivere con il verde dietro casa punteggiato da centinaia di zaini, indumenti e coperte, non fa muro. Tra i residenti c'è chi dà una mano a pulire. E chi aiuta i migranti in difficoltà, offrendo loro un pezzo di pane, dell'acqua, dei biscotti. L'attività di raccolta si fa però sempre più dura. Perché i migranti non passano soltanto dai sentieri battuti. Arrivano da ogni dove, nell'intera arcata che va da Rio Ospo, a Muggia, al Monte Cocusso. «Come facciamo a raggiungere i punti più impervi? E portare giù sacchi e sacchi di roba?» incalza il sindaco. Una soluzione c'è. Un ritorno all'antico: i muli. Sì, useranno i muli di un abitante di Dolina per il trasporto del materiale rintracciato nelle aree scoscese, dove l'erba si fa più rada e cominciano i costoni di roccia. Passaggi pericolosi: nel gennaio del 2020 un giovane algerino è caduto in un crepaccio. Per evitare incidenti, e per segnare meglio la strada, i gruppi di migranti lasciano appesi sugli alberi e sui cespugli maglie e zaini. Da un po' di tempo anche le mascherine. Così chi viene dopo sa dove andare. Il flusso non si arresta. Viaggia a un ritmo di 30-50 al giorno. «A Trieste l'accoglienza funziona», assicura Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics, la onlus che gestisce il settore. Schiavone è molto critico sui pattugliamenti misti ai valichi gestiti in collaborazione tra la polizia italiana e slovena: «Più difficoltà si creano, più il sistema si struttura e va in mani criminali». Il bosco parla, il bosco racconta. La bambina delle scarpette bianche che l'altra notte ha dormito in un sacco a pelo all'aperto, tra questi alberi, indossava anche un giubbino azzurro con ricamata una piccola scritta: «Star gazing». Guardare le stelle. Par di vederla con gli occhi all'insù, mentre si addormenta.

Gianpaolo Sarti

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 agosto 2021

 

 

Topi tra vialetti e panchine al giardino De Tommasini

I ratti proliferano nell'area verde suscitando sconcerto in passanti e pure turisti Lobianco: «Installate più trappole nel parco». Appello a non dare cibo ai piccioni

Cani, gatti, piccioni, gabbiani e adesso anche i topi. Non manca proprio nessuno all'appello nel giardino comunale "Muzio de Tommasini" di via Giulia. Ma se la presenza in un parco cittadino di animali domestici (rigorosamente al guinzaglio) e degli ormai classici volatili "da città" non può destare meraviglia, quella dei roditori è una novità che non può lasciare indifferenti. La segnalazione è arrivata al giornale ieri mattina da un lettore, con un video nel quale si notano due ratti di almeno venti centimetri rincorrersi fra i vialetti del parco. Un caso isolato? Effettivamente no. È bastato fare un giro nel pomeriggio fra le panchine del giardino pubblico per farsi un'idea della situazione. In pochi minuti i topi si sono palesati in diverse unità: tra i cespugli, in arrampicata sui cestini, in fuga dai gabbiani e i piccioni che li rincorrevano, assecondando così la legge della natura. «Ein Mauss?», dice una turista austriaca che si ferma impietrita quando vede un roditore tentare di arrampicarsi su un bidone della spazzatura. Nell'assistere a questa scena un'altra signora si avvicina brandendo un bastone nell'aria tentando di scacciare il sorcio. «È veramente uno schifo - spiega poi visibilmente inorridita - è da un paio di mesi che non passo di qui e la situazione è incredibilmente degenerata. Ricordo che a maggio mi è capitato di vederne un paio dopo un'ora che ero ferma su una panchina, adesso non passa minuto senza vederne uno. Le trappole servono a poco - prosegue - secondo me il problema sono i contenitori per i rifiuti. Così come sono adesso - aperti - costituiscono un invito senza pari per queste bestiacce. Dovrebbero chiuderli, almeno non agevolare la loro caccia al cibo. In tal senso non è di aiuto nemmeno chi dà da mangiare ai piccioni». A pochi metri di distanza una signora della cooperativa Alma accompagna un'anziana costretta in sedia a rotelle. «Sono allibita - esordisce - non ne ho mai visti così tanti. Fa impressione quanti ce ne sono». E accelera il passo allontanandosi dal parco. «Siamo al corrente della loro recente proliferazione - risponde l'assessore agli affari zoofili, Michele Lobianco - e infatti nelle ultime settimane abbiamo implementato il numero di trappole nel giardino e redistribuito quelle esistenti. Purtroppo il problema dei topi è di complessa soluzione - prosegue - ciò nonostante in altre parti della città la situazione è migliorata notevolmente rispetto al passato. Cerchiamo di fare il possibile, ma non abbiamo altri mezzi a disposizione a parte quelli convenzionali. La proliferazione l'abbiamo avuta con l'aumento del numero dei cassonetti dell'umido nella zona, una vera e propria "bomba olfattiva" per i roditori. Inoltre, l'aver ridotto notevolmente il loro selettore naturale per eccellenza, ovvero il gatto, a seguito delle sterilizzazioni delle colonie feline, non ha aiutato. Mi sento però - conclude Lobianco - di rivolgere un appello a chi frequenta i giardini pubblici: evitiamo di dare da mangiare ai piccioni o di lasciare cibo incustodito, perché questo è il modo più facile per contribuire all'aumento del numero dei topi».

Lorenzo Degrassi

 

 

«Non è il Pd a volere il laminatoio e Giorgetti al G20 l'ha chiarito»

L'accelerazione del progetto anima il dibattito elettorale a Muggia. I dem: dal ministro parole affrettate

MUGGIA. Per il ministro dello Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, il nuovo polo siderurgico di Muggia «si farà». Queste parole, pronunciate giovedì in occasione dell'esordio del G20 a Trieste, ha fatto inarcare le sopracciglia a più di qualcuno tra i dem locali, dato che nelle ultime settimane il Pd è stato accusato da più fronti di essere tra i fautori indiscussi del progetto Danieli-Metinvest, in quanto al "governo" di Muggia, o quanto meno di subirlo passivamente. «Le parole del ministro - così infatti il segretario dei dem muggesani Massimiliano Micor - suonano un tantino affrettate. Vengono prima della costituzione del gruppo di lavoro previsto dal protocollo d'intesa in cui poter esporre tutte le preoccupazioni, e ce ne sono parecchie. Prima dell'adozione di un accordo di programma. Prima della possibilità di ricevere un progetto, nonché la descrizione delle modalità attraverso cui questo progetto sarà integrato con la piattaforma di Adriaport. Prima che sia stato possibile coinvolgere il territorio, condizione necessaria per una discussione seria sulla vera eco-sostenibilità dell'insediamento. Prima che si sia discusso dei piani di viabilità. E prima che si siano descritte le compensazioni». Micor ricorda inoltre come «il protocollo ha lo scopo di permettere di valutare tutte, ma proprio tutte, le ricadute. Non vincola ad alcun atto da parte del Comune e chi dice il contrario mente». Il segretario dem sottolinea poi che, grazie a quanto dichiarato da Giorgetti, «forse si capirà chi è che vuole imporre un laminatoio sul nostro territorio fregandosene dell'opinione dei nostri amministratori e dei nostri cittadini», in quanto «sia lo stesso ministro Giorgetti della Lega che la giunta regionale di centrodestra stanno delineando un percorso ben preciso che ci vedrebbe esclusi da ogni spazio decisionale. Se il presidente della Regione ha trovato il tempo di sponsorizzare il candidato sindaco di Muggia della sua parte, speriamo a breve troverà il tempo per convocare il gruppo di lavoro chiesto, così potremmo portare all'attenzione dei cittadini qualcosa di concreto, non chiacchiere. Da parte nostra l'intenzione è sempre stata chiarissima: capire nei dettagli la portata del progetto per portarlo all'attenzione dei cittadini per la valutazione complessiva». Cauta la risposta del candidato sindaco del centrodestra a Muggia, il leghista Paolo Polidori: «Il ministro ha espresso la volontà di andare avanti. Sarà dunque onere dell'amministrazione di Muggia valutare proposte e progetti. A oggi qualsiasi valutazione è prematura, sarà fatta in futuro se e quando ve ne sarà la necessità. È evidente che in questa partita la tutela del territorio rappresenti una priorità imprescindibile. Da parte mia posso dire che sarà fondamentale condividere qualsiasi azione con i residenti ascoltando le loro istanze e le loro necessità». Caustico il candidato sindaco del centrosinistra, il dem Francesco Bussani: «I nodi vengono al pettine. La politica locale deve intervenire su questo tema, non può lavarsene le mani. Capisco la difficoltà di un centrodestra che il laminatoio lo vuole a prescindere. Solo Fdi ha detto un timido "no" tardivo a livello locale, anche se l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro a fine giugno in tv provava a tranquillizzare tutti sulla bontà della siderurgia pulita. Incongruenze, comunque, che però non spetta a me giudicare. Noi, e in tal senso è stato sottoscritto il protocollo di intesa, vogliamo essere presenti e rappresentare al gruppo di lavoro, colpevolmente non ancora convocato dalla Regione, le preoccupazioni del territorio. E vogliamo capire le opportunità per restituire al territorio stesso un quadro chiaro di un progetto che, a oggi, non c'è». Si schiera su posizioni più "municipali" il capogruppo di Fdi Nicola Delconte: «Appena avremmo i progetti valuteremo attentamente», ma «nessuno pensi di calare le decisioni dall'alto. A Muggia e per Muggia decidono i muggesani». Infine, per Roberta Tarlao, candidata del terzo polo civico, che annovera al suo interno parte del Comitato Noghere nato per dire no al laminatoio a caldo, «con le sue parole il ministro romano dimostra di ignorare la storia sofferta della siderurgia nella nostra provincia e manifesta il proprio ruolo senza rispettare i diritti dei cittadini che sono i legittimi proprietari del territorio».

Luigi Putignano

 

 

Legambiente: «Fondamentale la presenza delle piste ciclabili»

L'associazione interviene nel dibattito sul futuro (e definitivo) assetto del Corso Tomasich: «Muoversi su due ruote è un valore che fa bene alle nostre città»

«La forza della bicicletta è enorme. E muoversi sulle due ruote è un valore che fa bene alle persone, alle città, all'economia e all'ambiente, tanto che la transizione ecologica non può essere disgiunta dallo sviluppo di una mobilità sostenibile, di cui la bicicletta è protagonista». Questo è quanto Legambiente indirizza, attraverso la sua presidente Anna Maria Tomasich, al mondo politico. «È una questione culturale», ribadisce. Il tema è quello, assai dibattuto, del senso unico in corso Italia. «Come già ci esprimemmo in febbraio assieme alla Fiab, e durante il dibattito in commissione consiliare sulla sperimentazione della viabilità e della pista ciclabile di corso Italia, vorremmo ricordare, nuovamente, quanto la nostra associazione, nel corso dei decenni, abbia sempre sostenuto l'importanza di promuovere la mobilità ciclistica all'interno, però, di una programmazione completa: una sinergia d'intenti - rimarca Legambiente - in un progetto organico (il Piano urbano per la mobilità sostenibile-Pums) che comprende il Piano del traffico, il Biciplan, una riorganizzazione del trasporto pubblico locale, percorsi di educazione stradale a tutti i livelli, bike sharing, adeguamenti dei parcheggi per le biciclette, etc. La nostra associazione promuove, inoltre, la mobilità ciclistica non solo come cicloturismo ma anche, e soprattutto, come mezzo di trasferimento quotidiano: esempio casa-scuola e casa-lavoro per contenere l'impatto ambientale e per sostenere nuovi stili di vita e di mobilità attiva». Aggiunge Tomasich: «Vogliamo ricordare, inoltre, che le normative attualmente in vigore disciplinano una varietà di caratteristiche tecniche delle piste ciclabili: percorsi stradali utilizzabili dai ciclisti, sia in sede riservata, sia in sede a uso promiscuo con pedoni (percorsi ciclopedonali) o con veicoli a motore, su carreggiata stradale, le cosiddette "corsie ciclabili" e "strade ciclabili", con la realizzazione anche delle zone 30 (aspetto tecnico da non sottovalutare, sono a basso costo, aumenta la sicurezza, abbatte l'inquinamento, e il rumore provocati dal traffico)».In conclusione: l'auspicio formulato da Legambiente Gorizia è che, dopo aver suggerito qualche aspetto organizzativo e qualche minimo aspetto tecnico, le parti politiche della città «possano assieme, in modo condiviso, risolvere la questione attualmente tanto dibattuta di corso Italia: Gorizia ha le dimensioni ideali ed è potenziale per diventare una città attenta ai temi della sostenibilità ambientale, oggi necessario per contrastare il cambiamento climatico, anche nel nostro piccolo, attraverso le nostre scelte».

Francesco Fain

 

«Ciclisti parte integrante del traffico in centro»

È un monito di poche righe. Ma che ben esprime il pensiero di Legambiente sul tema divisivo per eccellenza a Gorizia: il senso unico in corso Italia. L'associazione ambientalista afferma che «va da sé considerare il ciclista come parte integrante del traffico, esso è anche il traffico». Cosa che, molte (troppe) volte, sfugge. 

 

«Nel Piano della mobilità c'è ben poco da salvare» - la coalizione Rossoverde

«Altro che sostenibilità!». Dure critiche al Pums (Piano di mobilità sostenibile) appena approvato dal Comune vengono sollevate dalla candidata sindaco della coalizione rossoverde Tiziana Cimolino (Verdi Trieste) che alla luce dei contenuti del Piano (che racchiude ascensori, scale mobili e ovovie) rilancia: «Perché allora non realizzare l'Ovotram?, risolvendo così due problemi in uno?». Prosegue: «Leggiamo con sconcerto alcuni passaggi del testo approvato dalla maggioranza: è chiaro - afferma Cimolino - che si tratta in realtà di un Pumi: Piano di mobilità Insostenibile! C'è ben poco da salvare in questa delibera». I parcheggi di interscambio (fra cui quello criticatissimo di via Tigor) secondo la candidata sindaco della coalizione Verdi Trieste - Sinistra in Comune «sfuggono alle logiche più elementari»: «Per non parlare dei sistemi "ottometrici", parolona roboante che racchiude ascensori, scale mobili e... Ovovie! Evidentemente chi ha voluto usarla aveva la chiara intenzione di nascondere nelle pieghe dei sinonimi la famigerata Ovovia che ha attirato critiche da ogni punto cardinale».

 

 

C'è una grotta, stop ai lavori sulla Capodistria-Divaccia

La cavità non è fra quelle già previste durante gli scavi da progettisti e geologi Cantiere del secondo binario fermo in attesa dell'esplorazione. I Verdi in allerta

LUBIANA. Non sono neppure iniziati e i lavori per il raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia si sono già fermati. A bloccarli la grotta che non ti aspetti. Dal terreno carsico della Val Rosandra dove si sta lavorando a un viadotto e a un tunnel, proprio nei lavori di preparazione per il traforo è saltata fuori una grotta inattesa da progettisti e da geologi. Stop ai lavori, ora ci saranno le ispezioni della Commissione carsica e speleologica, poi la parola passerà a quella per la tutela dell'ambiente. Alla fine l'appaltatrice, dopo che gli speleologi avranno esplorato la cavità carsica, deciderà sul da farsi anche in base alle direttive ricevute dagli organismi sopra citati. Dieci grotte più grandi e 100 più piccole sono già state identificate nel progetto del tracciato del secondo binario, ha spiegato alle Primorske Novice Pavle Hevka, il direttore generale di 2TDK (la società interamente dello Stato sloveno che gestisce l'opera ndr.), ma questa è stata una sorpresa. «Non ci sono stalattiti, né Grotte di Postumia là sotto. Ma aspettiamo che l'Istituto di ricerca del Carso faccia il suo lavoro», puntualizza Hevka. In quell'area, ovviamente, i lavori di costruzione sono stati sospesi. «È un abisso che abbiamo misurato fino a 12 metri di profondità, ma poi abbiamo dovuto interrompere le misurazioni perché c'era una concentrazione troppo alta di anidride carbonica, che di solito è dovuta all'uso delle mine, e andare avanti sarebbe stato pericoloso. Abbiamo avvertito l'appaltatore di chiudere temporaneamente l'abisso immediatamente in modo che nessun "speleologo della domenica" potesse entrarvi senza autorizzazione», ha affermato Franjo Drole dall'Istituto di Carsologia. La grotta verrà ulteriormente esplorata, e poi i costruttori decideranno come salvarla. Nessuna comunicazione ufficiale giunge a proposito da Lubiana, ma in maniera ufficiosa siamo stati informati che i lavori continueranno a essere bloccati fino a quando l'Istituto di Postumia e la Commissione ambientale di Nova Gorica non esprimeranno i loro pareri a riguardo. La 2TDK, comunque, ribadisce che l'intera opera sarà realizzata secondo le normative europee vigenti e in modo assolutamente trasparente per quanto riguarda l'andamento dei lavori. L'episodio è simile a quanto avvenuto a Trieste durante i lavori della galleria Carso della Grande viabilità quando venne trovata la Grotta impossibile, oggi preservata e accessibile da un portoncino dell'infrastruttura stradale. Nella val Rosandra è stata eseguita la cementazione continua di 30 ore dei primi 100 metri del viadotto. Analoga procedura verrà ripetuta altre due volte per l'intero viadotto. «Già ora ci si è resi conto che la geologia del sito non è nota e tanto meno le comunicazioni tra le aree di roccia e di grotte attraversati da acqua, gas e altro ancora di cui non si conoscono i percorsi - lanciano l'allarme i Verdi di Trieste - in più si sversano tonnellate di cemento che tamponeranno, devieranno, cambieranno non sappiamo in che modo gli elementi del paesaggio sotterraneo e di superficie di quei luoghi». Le associazioni ambientaliste con i Verdi «ribadiscono la preoccupazione, richiedendo monitoraggi più stretti e collaborazioni con esperti geologi e speleologi in maniera transfrontaliera e particolarmente dalla parte italiana, affinché le informazioni siano puntuali e pubbliche».

Mauro Manzin

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 6 agosto 2021

 

 

Giorgetti annuncia l'ok alla barriera a mare davanti alla Ferriera

Il ministro dello Sviluppo economico fa tappa a Servola, comunica lo sblocco del progetto e sul via alle demolizioni assicura: «Facciamo ciò che serve»

Il governo sblocca le autorizzazioni per la realizzazione del barrieramento a mare della Ferriera di Servola da parte di Invitalia. Entrano finalmente in gioco i 41 milioni che la società pubblica e la Regione hanno in pancia da anni per i lavori di consolidamento della costa su cui si affaccia lo stabilimento e che servono a evitare lo sversamento in mare di sostanze inquinanti. I ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico hanno firmato il 30 luglio il decreto che attendeva il via libera da mesi e che dovrà ora passare l'ultimo vaglio della Corte dei conti. L'annuncio è stato dato ieri dal responsabile del Mise Giancarlo Giorgetti, a margine della visita compiuta nel comprensorio di Servola. È uno dei passaggi che Arvedi e Icop chiedevano alle istituzioni coinvolte nell'Accordo di programma, ma per proseguire con la riconversione mancano il via di Mise e Mite alle demolizioni, lo scambio fra aree private e pubbliche in capo al Demanio e la Conferenza dei servizi che deve approvare la realizzazione dei piazzali su cui sorgerà il terminal ferroviario a servizio del Molo VIII. «Sono contento - dice Giorgetti - di aver portato personalmente a Trieste la buona notizia del via libera al decreto». La progettazione del barrieramento è stata approvata nell'ottobre scorso e, dopo poco meno di un anno, arriva ora la firma congiunta di Mise e Mite. I fondi erano stati sbloccati nel 2015, ma sono rimasti finora inutilizzati: tanto i 26,1 milioni già incamerati dalla Regione, quanto i restanti 15,4 che sono ancora nella disponibilità di Invitalia. Dopo l'ok della Corte dei conti, Invitalia potrà concludere la progettazione esecutiva, bandire la gara d'appalto ed eseguire le opere. Nessun aggiornamento arriva invece sulle altre pratiche incagliate, ma Giorgetti dice che «quello che serve facciamo»: un segnale di attenzione rispetto alla necessità di accelerare sul fronte di demolizioni e messa in sicurezza dei terreni. L'ad di Arvedi Mario Caldonazzo aveva scritto al governatore Massimiliano Fedriga per chiedere un intervento delle istituzioni per rimettere in marcia il percorso, che attende anche il via alla definizione dello scambio fra aree private e demaniali: istituzioni e società ritengono sarà ultimato per settembre, permettendo di innescare il piano complessivo da 330 milioni (di cui 50 messi dal Mise) che Arvedi metterà in campo con il supporto del Mise. Il percorso di riconversione è additato da Giorgetti come un modello nazionale: «Siete protagonisti di un fatto epico e storico», dice il ministro ai dirigenti della Ferriera non appena sceso dall'auto. Giorgetti si fa illustrare i lavori in corso e ciò che sarà sul fronte del laminatoio e su quello del terminal di terra che sostituirà l'area a caldo. Fra le immagini, figura anche il disegno del primo lotto del Molo VIII. Il giudizio è lusinghiero: «In questi investimenti imprenditoriali affiancati dalle istituzioni si trova il Pnrr in atto. Sostenibilità ambientale, economica e sociale qui si fondono e diventano realtà», dice l'esponente del governo. Prima del pranzo offerto al ministro nella sala mensa della Ferriera, Caldonazzo sottolinea di voler ultimare il laminatoio «entro il terzo trimestre 2022», in modo tale da poter mettere in funzione il nuovo impianto entro i due anni coperti dalla cassa integrazione dei lavoratori dell'area a caldo. L'ad mette nelle mani di Giorgetti un breve report sulle pratiche in sospeso e parla del futuro: «Con la riconversione faremo in tempo record un polo per la laminazione da 1 milione di tonnellate all'anno e assumeremo altri 50 lavoratori rispetto al piano industriale (finora si era parlato di 30 unità per le linee aggiuntive del laminatoio)». Altre 80 persone saranno impiegate nel terminal a terra, spiega a sua volta il presidente di Icop Vittorio Petrucco, stimando «500 assunzioni nel futuro Molo VIII» che sarà costruito da Hhla Plt Italy. Caldonazzo sottolinea di aver «avviato un percorso di decarbonizzazione e riconversione industriale a zero esuberi. Abbiamo completato lo smantellamento e definito gli investimenti. Tutti gli ordini sono stati lanciati. È importante che si completino sdemanializzazione e permuta delle aree, nonché alcuni iter autorizzativi. Penso ci sia la volontà di tutte le istituzioni di arrivare in porto al più presto». 

Diego D'Amelio

 

 

Nuove fonti rinnovabili e impianti "intelligenti": le scommesse di Acegas - "energie per il clima"

AcegasApsAmga punta forte su energie "green" e riduzione delle emissioni allo scopo di contribuire a mitigare i cambiamenti climatici. L'azienda fa sapere infatti che, nel corso del 2020, ha usufruito per le proprie attività di oltre 60 mila milliwattora (MWh) di energia, verificandone l'esatta origine: è emerso che la quantità così utilizzata era interamente proveniente da fonti rinnovabili in base ai criteri presi in considerazione, e cioè quelli validati dall'Eecs (European energy certificate system) e dal Gse (Gestore servizi energetici).Stando a quanto riferito dalla multiutility tale scelta - ovvero quella di ricorrere esclusivamente a energia che non è stata prodotta mediante combustibili fossili - ha permesso di evitare l'emissione in atmosfera di quasi 30 mila tonnellate di anidride carbonica (Co2): per neutralizzarne una simile quantità servirebbe una trentina d'anni di vita di 10 mila alberi, secondo le stime. Acegas, insiste la stessa multiutility, si sta impegnando inoltre a ridurre il proprio fabbisogno energetico, introducendo tecnologie innovative negli impianti aziendali al fine di gestire al meglio le risorse necessarie al loro funzionamento: un esempio di ciò è rappresentato dalla cosiddetta "valvola intelligente" che è stata installata lungo la condotta idrica della Costiera: valvola che tecnicamente si definisce "fuso" e serve a regolare la portata d'acqua in funzione della richiesta idrica da parte della città, facendo in modo che i volumi immessi nelle tubazioni diminuiscano e le pompe della rete consumino di conseguenza meno energia. Queste azioni, viene fatto sapere, rientrano nel più ampio piano di contrasto ai mutamenti climatici messo in atto dal gruppo Hera, in linea con il "Green deal" europeo e in particolare con il "Fit for 55 package", ossia l'insieme di proposte con cui l'Unione europea punta a ridurre le emissioni inquinanti del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.Hera in particolare sta definendo il proprio Piano industriale 2025 in base all'analisi degli scenari climatici: l'obiettivo è ridurre del 37% le emissioni di gas serra - non solo proprie, ma anche di clienti e fornitori - entro il 2030, rispetto al 2019. Dati ancora più dettagliati e riferiti al 2020 sono consultabili online all'interno del report "Energie per il clima" appena pubblicato da AcegasApmAmga sul proprio sito web.

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 agosto 2021

 

 

Pinna nobilis da salvaguardare «Segnalateci gli esemplari vivi»

La nuova iniziativa dell'Istituto croato per la tutela dell'ambiente che si rivolge a cittadini e turisti. La specie è sotto tutela

Fiume. Da quando, nel 2019, il protozoo parassita Haplosporidium pinnae ha cominciato a uccidere anche nelle acque croate dell'Adriatico le Pinne nobilis o nacchere, solo 17 esemplari di quello che è il più grande mollusco bivalve nel Mediterraneo sono stati ritrovati vivi. Per questo l'Istituto croato per la tutela dell'Ambiente (attivo nell'ambito del ministero dell'Economia e Sviluppo sostenibile) ha deciso di lanciare un'iniziativa che coinvolga cittadini e turisti - croati e non - nell'operazione di salvaguardia delle "nacchere". L'Istituto invita dunque tutte le persone che dovessero scoprire degli esemplari ancora in vita a fotografarli e a segnalarne il luogo del ritrovamento via web (l'indirizzo è http://lime.haop.hr). Come fare a capire se un esemplare è in vita? Gli esperti dell'Istituto indicano di toccare lievemente le valve: se si richiudono vuol dire che la Pinna nobilis è viva, se non c'è alcuna reazione siamo in presenza di un esemplare morto. Va anche rilevato che le valve in posizione verticale, con la parte appuntita fissata nella sabbia o nella roccia, non significano come l'esemplare sia ancora vivo. L'iniziativa dell'Istituto si tiene lungo tutto il corso dell'anno e ha una rilevante importanza specie nei mesi estivi, quando le acque che bagnano le coste dell'Istria, Dalmazia e Quarnero sono invase da centinaia di migliaia di bagnanti. È il periodo in cui ci sono le maggiori opportunità di vedere gli organismi marini nel loro habitat naturale.L'Istituto coordina varie attività mirate a salvaguardare le nacchere dall'estinzione: si tratta di tre progetti cofinanziati dal Fondo nazionale per l'Ambiente e l'efficienza energetica, che si avvalgono della collaborazione dell'istituto pubblico More i krs (Mare e Carso), del parco naturale Telascica e del parco nazionale delle Brioni. La Pinna nobilis è una specie tutelata in modo rigoroso in Croazia da leggi e regolamenti che ne proibiscono la raccolta sia di esemplari vivi, che di quelli morti: proprio alcuni giorni fa un turista polacco di 23 anni è stato fermato e denunciato dalla polizia a Fasana, in Istria, perché trovato in possesso di 26 valve.

Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 agosto 2021

 

 

A Riccesi e Balsamini il restauro da 3,6 milioni dell'ex Meccanografico

La gara vinta con un ribasso del 7%. Il Comune prevede l'avvio del cantiere in autunno, durata di 540 giorni. Entro fine 2023 diventerà la sede di Esatto.

Il raggruppamento temporaneo di impresa formato dalla triestina Riccesi e dalla sacilese Balsamini ha vinto l'appalto per trasformare l'ex Meccanografico in un dignitoso contenitore di uffici che riscatti l'attuale, annosa, insostenibile condizione di degrado. L'abbinata Riccesi-Balsamini ha prevalso con un ribasso del 7% a 3,6 milioni di euro, ai quali si somma il 10% di Iva. Dopo l'aggiudicazione provvisoria scatteranno i 35 giorni di "stand still", durante i quali i concorrenti battuti potranno impugnare l'esito della gara, gara bandita - dopo una lunga preparazione - all'inizio di luglio. Ieri mattina Riccardo Vatta, "arbitro" comunale di queste disfide, ha verificato le offerte pervenute: erano state invitate 11 aziende, individuate in ambito regionale, ma solo in 6 avevano partecipato. Più di un'impresa contattata avrebbe lamentato prezzi troppo bassi e poco competitivi. Responsabile unico del procedimento la dirigente Lucia Iammarino. Dopo i 35 giorni di "stand still" potrà essere concluso il contratto, per cui Vatta ritiene che in ottobre la parte amministrativa dovrebbe essere definita e durante l'autunno - salvo complicazioni - verrà predisposto il cantiere. Per la ristrutturazione dell'ex Meccanografico sono previsti 540 giorni di lavori, un anno e mezzo che in teoria andrebbe ad approdare nell'estate 2023.Chi sarà il fortunato destinatario dei nuovi spazi in fondo alla Sacchetta, di fianco alla stazione di Campo Marzio, a pochi passi dal "Pedocìn" e dall'Ausonia, dirimpettai della compianta terapeutica Acquamarina? Allo stato attuale i più accreditati candidati a stabilirsi nelle restaurate stanze sono Esatto, la società 100% comunale incaricata di introitare i civici tributi, e una parte dei servizi sociali municipali, quelli che stanno per trasferirsi temporaneamente in via della Scalinata, in un edificio proprietà della fondazione Ananian tra piazza Garibaldi e piazza Puecher. In tutto poco più di un centinaio di "colletti bianchi". Sembra invece che non traslocheranno gli uffici finanziari del Comune, diretti da Vincenzo Di Maggio. Tra piazza Unità e largo Granatieri non sono tutti entusiasti di investire un bel po' di quattrini per la sede di Esatto e per una porzione di Welfare: l'opzione Ferrovie o l'ipotesi di una struttura recettiva parevano più accattivanti. Se non altro, dopo un impasse durato una quindicina di anni, una decisione è stata assunta per sottrarre un'area di pregio, praticamente in centro, al mesto destino di residenza per roditori. La raggiungibilità mediante bus e la "parcheggiabilità" della zona dovrebbero essere atout importanti per l'utenza di Esatto, pesata in circa 50.000 persone/anno. Certo, le premesse, quando nel primo mandato Dipiazza il Comune acquistò l'immobile dalle Fs, erano altre, all'insegna della musealità scientifica (Era) e multimediale (Alinari): ma le cose hanno preso una piega diversa.

Massimo Greco

 

E dalla Fondazione FS proposta in extremis di alleanza museale. Ma Dipiazza dice no

Il direttore Cantamessa scrive al sindaco per chiedere un accordo sull'immobile in sinergia con la contigua stazione di Campo Marzio

«Naturale sinergia dei due edifici»: Luigi Cantamessa, direttore generale della Fondazione Fs, cerca di convincere il sindaco Roberto Dipiazza a trovare un accordo per utilizzare l'ex Meccanografico in chiave museale. La lettera del manager ferroviario, trasmessa a fine luglio, è riassumibile in questi termini: con le risorse in arrivo dal Recovery Fund (18 milioni) la fondazione avrà la possibilità di completare il restauro della stazione di Campo Marzio. Non solo: il disegno è quello di «superare i limiti del solo fabbricato Fs... punti piuttosto a coprire un ambito più ampio, creando un vero polo museale». La premessa serve a Cantamessa per spiegare il coinvolgimento dell'ex Meccanografico in questa prospettiva: chiamalo se vuoi accordo o convenzione, comunque un utilizzo e una gestione unitari «rappresenteranno un moltiplicatore di valore per questa e per le future generazioni». La missiva è piuttosto breve e interlocutoria, indica Sabato Gargiulo, responsabile di lavori & infrastrutture della Fondazione, come referente per gli approfondimenti. Insomma, l'ex Meccanografico è una grande incompiuta per le Fs: negli anni '80 volevano realizzare un centro meccanografico, poi abbandonarono idea e fabbricato, per vendere l'immobile al Comune. Retromarcia: un paio di anni fa sembrava che l'edificio interessasse per ragioni operative, in quanto dietro di esso arriva il binario. Adesso l'attrazione diventa culturale-ricreativa: pare che la Fondazione pensasse a un utilizzo archivistico ma anche a un bar-ristorante interno all'ex Meccanografico. Quello che emerge dalla lettera è che non si fa alcun riferimento all'acquisto. Il Comune aveva quotato lo stabile 4,6 milioni, stima ritenuta sovrastimata anche all'interno del Municipio. Per Dipiazza la partita è chiusa: proprio ieri si è svolta la gara per l'affidamento della riqualificazione e il sindaco - interpellato "in diretta" in largo Granatieri - ritiene che la scelta sia irrevocabile, ovvero l'ex Meccanografico ospiterà Esatto e una parte del servizio sociale. «Hanno avuto anni per formulare una proposta, adesso è tardi», commenta. Eppure la risposta non pareva così scontata, tant'è che il tema era rimbalzato anche in un vertice di maggioranza dove Forza Italia era possibilista, Lega e Fratelli d'Italia invece no.

Magr

 

 

Giardino di piazza Carlo Alberto: manutenzione da 200 mila euro - il progetto affidato all'ingegner Parovel

Via alla manutenzione straordinaria del giardino in piazza Carlo Alberto: investimento di 203.000 euro, all'ingegner Paolo Parovel la redazione del progetto, la direzione lavori, il coordinamento della sicurezza. Lo dispone una determina firmata dalla dirigente Lea Randazzo, in sostituzione di Andrea De Walderstein. Lo spazio verde è collocato in una zona residenziale tra le vie Franca, Tagliapietra, Locchi: siamo nella parte finale di San Vito. Giochi multifunzionali disponibili per i bambini fino ai 12 anni, campo da pallacanestro e da calcio. Il "green" è garantito da sempreverdi, platani, ciliegi. I cani possono accedervi. La scheda, che il Comune dedica al "Marcello Mascherini" così intitolato in memoria del celebre artista, spiega che quello in piazza Carlo Alberto è «uno tra i pochi giardini in stile Liberty, con una sistemazione del verde tipica del giardino all'italiana». Occupa una superficie di 5.800 metri quadrati, restaurati - rammenta la scheda inserita nel comparto dei "parchi urbani" - non molti anni fa nelle scalinate interne, nella pavimentazione, nei vialetti, nei pergolati, nelle aree di sosta. Una nota a parte per la fontana situata al centro del giardino. Eppure ancora a maggio l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi aveva collocato il "Mascherini" nell'elenco dei giardini bisognosi di cure. Alcuni genitori avevano sollecitato più attenzione da parte dell'amministrazione. Ma l'attacco più aspro venne portato dal portavoce di Trieste Verde, Maurizio Fogar, il quale scrisse di «parapetti danneggiati, transenne di lavori in corso da tempo abbandonate lungo la strada, recinzioni sbrecciate e altre strutture fatiscenti». «Qui ormai da tempo la vegetazione cresce incontrollata - incalzava Fogar - alcune aree sono state transennate, altre presentano panchine quasi invisibili tra la vegetazione, mentre i bambini sono costretti a giocare su un campo con le recinzioni rovinate ormai da anni». «È una situazione di totale degrado da noi denunciata già due anni fa sulla quale l'amministrazione Dipiazza aveva annunciato l'investimento di centinaia di migliaia di euro per la riqualificazione». Che infine sono state stanziate.

magr

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 agosto 2021

 

 

Lega Navale - Raccolta d'olio esausto in barca: la campagna

Parte in 37 porti italiani l'iniziativa Save the sea Recycle cooking oil promossa da Marevivo e RenOils. La campagna di sensibilizzazione di raccolta dell'olio alimentare esausto a bordo coinvolge anche il porto di Trieste con la locale sezione della Lega Navale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 2 agosto 2021

 

 

Gli alloggi di lusso "insidiano" l'hotel - Si riapre la partita sull'ex Distretto

Le vendite all'ex Filodrammatico fanno riflettere la proprietà A ottobre la decisione finale sulla destinazione dell'immobile

E se invece di fare un hotel da quattro stelle farcito da 70-90 stanze, costruissimo un condominio da siori dotato di 40-50 appartamenti? L'investimento sarebbe più o meno analogo, cioè una decina di milioni di euro abbondanti. Il progetto è nelle linee di massima già approntato, perchè l'idea della casa, come le "convergenze parallele" di epoca morotea, correva fianco a fianco a quella dell'hotel. C'è finalmente il Piano particolareggiato del centro storico, recente varo del Comune, per cui esiste l'opportunità di intervenire con ascensori, nuove scale, sottotetti, terrazze a vasca anche negli edifici di un certo rilievo preservandone l'involucro esterno. Date queste premesse, a ottobre Gabriele Ritossa deciderà la destinazione di una delle più importanti operazioni immobiliari private dei prossimi anni: la trasformazione dell'ex Distretto militare in via del Castello sotto San Giusto, comprato nel 2017 da Cassa depositi e prestiti per 2,3 milioni. Trasformazione alla quale parteciperà anche l'attiguo, antico stabile di via dell'Ospitale acquistato un anno e mezzo fa dal Comune per 530 mila euro. Sarà casa o albergo? Il curriculum è ricchissimo: fu sede vescovile, manicomio, istituto magistrale, comando dei vigili urbani. L'«amletico» imprenditore, protagonista nel settore delle case di riposo ma reattivo nel diversificare in attività immobiliari e commerciali (bar, gelaterie, il birrificio Cittavecchia), sta ripensando la tipologia riqualificativa proprio in questi ultimi mesi - racconta - «quando ho notato il successo dell'ex Filodrammatico in via degli Artisti, dove in poco tempo e con un messaggio marketing piuttosto contenuto abbiamo venduto 30 appartamenti su 34 e 90 posti auto su 110». «Hanno comprato professionisti triestini con l'obiettivo di risiedervi e qualche straniero - riprende - E numerosi triestini mi hanno chiesto perché anche l'ex Distretto non fosse ridefinito in chiave residenziale». «Non nego che questa suggestione - riflette ancora il quarantanovenne Ritossa - stia condizionando la scelta finale, che sembrava ormai fatta a favore dell'hotel. E invece è ancora tutto aperto». Quindi quei simpatici rendering sull'abergaggio, circolati e pubblicati in passato, potrebbero avere un semplice valore testimoniale. L'imprenditore confermerebbe nell'eventuale condominio alcune peculiarità che facevano parte del progetto-hotel: una terrazza panoramica vista-mare, una piscina, una "spa". Però vuole pesare bene le opzioni, perchè «sono in corso contatti con due catene alberghiere di calibro internazionale». Un anno fa aveva detto che avrebbe dato il là al cantiere entro il 2021, adesso sposta l'appuntamento al 2022.Il contesto delle attività avviate - riassume - è soddisfacente: tra giugno e luglio "Zaffiro" ha acquistato/venduto case di riposo per una trentina di milioni e ha preso in gestione otto strutture in Piemonte. A breve ne inaugurerà una anche a Ronchi dei Legionari Concluderà l'anno con una disponibilità di oltre tremila posti letto. Ma è contento anche delle iniziative accessorie: "Cittavecchia" ha visto triplicare la produzione esportata anche in paesi come Croazia e Spagna non insensibili a Gambrinus. «E la nuova linea Anticorpo - conclude - spopola a Milano».

Massimo Greco

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 agosto 2021

SEGNALAZIONI - Trieste-Grado - Esperimento riuscito

Sono contento che l'imbarcazione Adriatica in servizio tra Trieste e Grado abbia avuto la documentazione per poter effettuare servizio anche con venti forza 5 che, sia detto per inciso, nel Golfo di Trieste non sono così rari. Meno contento sono però nel sentire che la proposta di un'ovovia da Barcola a Opicina vada avanti e anzi venga allungata da Barcola al Molo 4. Tenendo conto che Trieste è la città della bora, vedrei molto meglio un servizio su monorotaia come quello che funziona ottimamente da molti anni a Tokyo tra l'aeroporto e la città. Oltretutto funziona senza personale a bordo del treno. Il collegamento che già esiste tra Trieste e Muggia potrebbe essere potenziato prevedendo anche una fermata a "Porto Pedoccio", l'area dove una volta operava la Cartubi: questa ritengo dovrebbe essere riqualificata in modo da essere fruibile dalla cittadinanza e non solo dai turisti (parco cittadino quindi non solo Parco del mare). Se, come sembra dai consistenti investimenti in nuove strutture alberghiere, Trieste è destinata ad avere un grande sviluppo turistico, allora è opportuno che i trasporti siano studiati in modo da far fronte a questo sviluppo senza penalizzare l'attuale traffico cittadino. I nostri amministratori forse non si rendono ben conto delle prospettive.

Carlo Quattrociocchi

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 31 luglio 2021

 

 

Centrale a carbone: ex direttore e A2A davanti al Gup il 24 novembre

L'udienza preliminare per l'ipotesi di "disastro ambientale" Il Comune con il sindaco ha deciso di costituirsi parte civile

Il procedimento penale in relazione alla centrale di Monfalcone ora approderà davanti al Gup. Il giudice Carlo Isidoro Colombo ha infatti fissato al 24 novembre l'udienza preliminare. Chiamati a rispondere sono l'ex direttore dell'impianto termoelettrico Roberto Scottoni, 47 anni, in ordine al reato di disatro ambientale (articolo 452 quater, comma 1 n. 2 e coma 2 del Codice penale), nonché la società A2A EnergieFuture Spa, quale persona giuridica, ai fini della responsabilità amministrativa (articolo 25 undecies, decreto legislativo 231/01). Parti offese sono Anna Maria Cisint che nel suo ruolo di sindaco rappresenta anche il Comune di Monfalcone, la Lepanto Yachting Service Srl, attraverso il proprio legale rappresentante, l'associazione Rosmann. E il Comune di Monfalcone ha deciso di costituirsi parte civile, attraverso il sindaco Cisint. Sono molto tecniche e complesse le contestazioni formulate dalla Procura di Gorizia, attraverso il pm Valentina Bossi, prendendo in considerazione il periodo tra il 2015 e il 2020, relativo alle indagini eseguite, partite nel 2014. L'ipotesi di disastro ambientale si basa su articolati capi d'accusa. All'ingegner Scottoni, in qualità allora di responsabile della centrale, viene contestata la presunta responsabilità nell'aver causato una serie di «compromissioni» di tipo ambientale. A partire dai fondali marini nel tratto di mare antistante la banchina dell'impianto termoelettrico, determinando il deflusso nel canale Valentinis di «un'ingente quantità di polvere di carbone», proveniente sia dalle chiatte durante lo scarico della materia prima, sia dal parco di deposito «non adeguatamente coperto e contenuto», afferma la Procura. Il tutto finendo a mare, attraverso le precipitazioni piovose. Ciò, continua l'ipotesi di accusa, «nonostante le previsioni contenute nell'Autorizzazione integrata ambientale» (Aia). La Procura fa riferimento alla «compromissione di sedimenti marini» del tratto antistante la banchina di A2A presentando «un elevato contenuto di carbone». Viene quindi trattato l'aspetto relativo alla «compromissione dell'aria derivante dalle emissioni prodotte dalla centrale». In questo caso la Procura evidenzia l'«incongruità» dei dati in ordine alle misurazioni eseguite dall'azienda. In pratica, i valori relativi ai campionamenti semestrali (ritenuti «superiori» ai parametri indicati nell'Aia), sarebbero stati difformi rispetto a quelli riportati nel registro di gestione Sme (Sistema di monitoraggio per le emissioni). La Procura parla di una discrepanza «sostanziale» tra quanto misurato in continuo attraverso lo Sme e quanto misurato manualmente (il periodo è indicato fino al 2018). E ancora, l'«alterazione dell'equilibrio dell'ecosistema» con impatto sui licheni. In alcune delle zone sottoposte alla verifica inquirente, sarebbero «risultati accumuli medi annuali di metalli pesanti e metalloidi», tra i quali, sostiene sempre la pubblica accusa, sono stati rilevati traccianti del carbone. Inoltre, i carotaggi eseguiti (fino all'autunno 2016) nel fondo marino antistante la centrale, avrebbero presentato «percentuali di fossile comprese tra il 50 e il 90%».Dunque, una gestione documentale considerata «molto carente, con registri mai redatti in modo completo» e con «sostituzioni di dati». Da qui, la «complessiva inattendibilità delle rilevazioni dei fumi e del sistema di misura». Un confronto tra valori, per la Procura, «sbilanciati» e con «sistematica sottostima del sistema di monitoraggio». Si fa presente anche il «mancato rispetto delle prescrizioni Aia» per quanto riguarda le tecnologie adottate e le procedure di esercizio, in merito alle operazioni di carico del parco carbone. La Procura si sofferma sull'emissione degli ossidi di azoto (NOx) parlando di «concentrazioni superiori ai livelli previsti dall'applicazione delle Bat 2006 e 2017», pertanto «adottando solo in linea teorica le migliori tecniche disponibili» prescritte dall'Aia.

Laura Borsani

 

 

Il Comune "gira" alla Regione 15 milioni per i bus elettrici

Il Municipio ha ricevuto il contributo dal ministero dei Trasporti ma, non avendo competenza sul Tpl, ha firmato una convenzione

In genere, per un gioco di ruoli abbastanza comprensibile, è la Regione che arma il finanziamento ed è il Comune che lo introita. Ma vi possono essere eccezioni a conferma della proverbiale regola: è accaduto di recente in merito a un contributo del ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Mit), che ha beneficiato il Municipio triestino della rispettabile somma di 15 milioni da destinare al trasporto pubblico locale (tpl) per il rinnovo del parco bus in un'ottica di migliore qualità ambientale. Il tutto spalmato su una durata di 12 anni. A Trieste c'è un precedente: la linea Barcola- Campo Marzio tra il 2016 e il 2017. Ora il Comune non ha competenze dirette in materia di tpl, per cui come prevede la stessa normativa nazionale, le risorse possono essere "girate" all'organo che programma e finanzia il trasporto locale. Nel nostro territorio è la Regione l'ente che riassume queste attribuzioni, quindi Comune e Regione hanno sottoscritto una convenzione con cui la civica amministrazione mette a disposizione le risorse assegnate da Roma. Con queste disponibilità - annota la convenzione all'articolo 2 - verranno acquistati 36 bus ad alimentazione elettrica e sarà realizzata la relativa infrastruttura di ricarica. Le parti contraenti lavoreranno di concerto per aggiornare il programma «a seguito delle eventuali innovazioni tecnologiche e aggiornamenti normativi in materia di emissione ambientale». Dal punto di vista tecnico-contabile, i 15 milioni sono ripartiti in 2,7 per il quinquennio 2019-23 e in 12,2 milioni a valere sui due successivi quinquenni nel periodo 2024-33. La cornice legislativa di questo intervento rimanda alla Finanziaria 2018 che ha messo a disposizione 100 milioni all'anno nel periodo 2019-33 per supportare «progetti sperimentali innovativi di mobilità sostenibile coerenti con i Piani urbani per la mobilità sostenibile (Pums)... per l'introduzione di mezzi su gomma o imbarcazioni ad alimentazione alternativa e relative infrastrutture di supporto».

Magr

 

 

Via i mozziconi in pineta e i rifiuti sotto lo squero: trenta volontari in azione

Una trentina di volontari in azione, in gran parte impegnati nella rimozione di mozziconi nella pineta di Barcola, e i rimanenti immersi invece con l'obiettivo di pulire i fondali nel primo tratto dello squero, alla fine dell'area verde. Si è rinnovato ieri pomeriggio l'appuntamento con "Basta cicche" e con la rimozione dei rifiuti in acqua, evento già organizzato in passato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla tutela ambientale della costa, con particolare attenzione a come ci si comporta proprio nel periodo estivo, alla luce dei tanti bagnanti presenti in zona. Bagnanti non sempre disciplinati. Ieri sono state riempite otto bottiglie con residui di sigarette gettati a terra, oltre a un paio di sacchi di immondizie varie, conferite poi in modo corretto a conclusione dell'attività, durata due ore circa. Dal mare invece sono emersi, come altre volte, materiali plastici, anche se fortunatamente non in quantità eccessive. Sono stati individuati anche alcuni pneumatici, che verranno portati a riva a ottobre, alla fine della stagione balneare. L'iniziativa, che rientra nel progetto "aMare Fvg", è stata promossa dal gruppo di realtà riunite in "Progetto per l'ambiente", oltre che dai ragazzi dell'Azione Cattolica, tutti dai 18 ai 30 anni, dai pompieri volontari, e dall'Asd All Sail. Sono state anche distribuite bustine raccogli- mozziconi, donate dall'AcegasApsAmga, a tutti fumatori del lungomare. L'attività, che negli anni scorsi si era concentrata nella pineta, questa volta è stata estesa alle prime terrazze dei Topolini e, come detto, al fondale dello squero. Ma è la pineta a essersi rivelata la zona più sporca, soprattutto a causa delle sigarette abbandonate in quantità.. L'intervento è solo uno dei tanti portati a termine negli ultimi anni, che hanno permesso, in diverse aree della città, di rimuovere tonnellate di rifiuti, con particolare attenzione dedicata appunto ai fondali, in vari punti del litorale, compreso il canale di Ponterosso. A ogni operazione viene sempre affiancata anche una campagna di sensibilizzazione, per sollecitare una maggior attenzione da parte della gente nel conferimento corretto e differenziato di tutti gli scarti.

Micol Brusaferro

 

 

Fiamme nei boschi del Lisert strada e binari isolati per ore - la mobilitazione dei vigili del fuoco e i disagi tra duino e monfalcone

Duino Aurisina. Un incendio di vaste proporzioni ha distrutto ieri pomeriggio una vasta landa carsica in zona Lisert a poca distanza da Duino proprio al confine tra le due province. Le fiamme sarebbero partite ai piedi del colle della Moschenizza che fa appunto da spartiacque tra le province di Gorizia e di Monfalcone dalla regionale 14 e il raccordo autostradale Lisert - Trieste. L'allarme ai vigili del fuoco di Monfalcone è giunto alle 15.15. Sul posto si sono dirette tre squadre del comando di Gorizia coadiuvate poco dopo da due squadre della Forestale. Ma le fiamme alimentate dalla vegetazione secca e spinte dal vento hanno formato un alto muro di fumo in direzione del Lisert e verso la sommità del colle. Di conseguenza, per evitare che le fiamme si propaghino in maniera pericolosa e incontrollata, è stato fatto intervenire l'elicottero della Protezione civile che ha riversato sulla zona migliaia di litri d'acqua. Per delimitare le fiamme sono arrivate di rinforzo anche due squadre del comando di Trieste. La furia del rogo ha consigliato la chiusura del raccordo ferroviario porto - linea Trieste-Venezia-Udine (riaperto verso le 18) e della regionale 14. Le auto dirette a Monfalcone sono state dirottate sulla regionale 55 del Vallone. L'incendio si è mantenuto entro la sponda destra del fiume Locovaz, che fa da confine provinciale. Di conseguenza la Cartiera non è mai stata minacciata. Ma il fumo denso che si è levato ha creato un panorama spettrale. A tratti la visibilità era ridotta al minimo. Grazie all'efficacia dell'opera di spegnimento già in serata il grosso del rogo era sotto controllo. Si è trattato del primo incendio estivo di notevoli dimensioni e fortunatamente non ci sono state conseguenze per le persone. Peccato per la flora e la fauna carsica, lì particolarmente densa per la ricca presenza d'acqua.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 30 luglio 2021

 

 

Porti, in arrivo il decreto A Trieste e Genova un terzo dei fondi totali

Dal raddoppio ferroviario alle banchine di Monfalcone, nella bozza i 409 milioni per il potenziamento dello scalo giuliano: cifra inferiore solo al capoluogo ligure

Trieste. Il decreto del ministero delle Infrastrutture non è ancora stato approvato, ma è ormai cosa fatta il riparto delle risorse del Fondo complementare a favore dei porti italiani. Per l'Autorità portuale di Trieste è messo nero su bianco uno stanziamento da 409 milioni, all'interno del blocco da 2,8 miliardi che il governo investirà da qui al 2026 sul rafforzamento infrastrutturale della logistica marittima. Lo scalo è secondo in Italia per quantità di investimenti, dietro alla sola Genova: Trieste è ormai punto fermo nelle strategie nazionali. I contenuti della bozza - Il provvedimento attende l'ufficialità, ma la suddivisione delle somme che accompagnano il Pnrr è contenuta nella bozza del decreto diffusa dal sito Shipping Italy. Le cifre confermano le anticipazioni degli ultimi mesi e il quadro si arricchisce dei progetti per l'elettrificazione delle banchine, che per la prima volta vengono dettagliati. A fare la parte del leone sono le Autorità del Mar Ligure occidentale e quella del Mare Adriatico orientale, che da sole incassano un terzo del totale. A Genova arriveranno 555 milioni, di cui 500 per la nuova diga foranea. Seguono i 409 milioni per Trieste, dove il presidente Zeno D'Agostino ha preferito puntare su una serie di interventi differenziati, profilati del progetto Adriagateway.Lo sforzo e il monitoraggio - Come spiegato dal ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, la bozza attende il via della conferenza Stato-Regioni, che oltre al Fondo complementare discuterà di interventi per almeno un altro miliardo, erogato dal ministero della Transizione ecologica: per Trieste potrebbe significare qualche altra decina di milioni da accaparrarsi attraverso bandi. «Non c'era mai stato uno sforzo così», commenta Giovannini. E Trieste lo sa bene, dopo aver aspettato quindici anni i cento milioni pubblici che hanno sostenuto la realizzazione della Piattaforma logistica. Ora il porto potrà contare su una somma che vale quattro volte e sarà erogata in sei tranche, a partire dal 2021. Non tutto e subito, perché le opere procederanno per lotti e perché, se l'iter delle autorizzazioni già prevede corsie preferenziali e pratiche più snelle, la Commissione europea impone ai governi vigilanza stringente sul percorso, senza escludere la sospensione dei versamenti qualora le cose si incagliassero. L'esecuzione avverrà sulla base di accordi tra le Autorità portuali e il ministero, dove si stabiliranno modalità, obblighi e forme di monitoraggio. La posta più ricca - Se la diga di Genova è la singola opera più costosa, il secondo intervento più oneroso presente nella bozza riguarda Trieste: è quello che lo schema definisce «estensione delle infrastrutture comuni per lo sviluppo del Punto franco nuovo», al cui interno ci sono diversi assi. Nel dettaglio, 80 milioni copriranno quanto Rfi e l'Autorità portuale si erano già impegnate autonomamente a spendere per il raddoppio della capacità ferroviaria dello scalo: dal rifacimento dei nodi di Campo Marzio e Aquilinia alle linee che collegheranno le Noghere e i capannoni di FreeEste a Bagnoli della Rosandra, sul cui sviluppo ferroviario la Regione ha appena messo 4 milioni con l'assestamento di bilancio. Gli altri 100 milioni sosterranno i costi della bonifica dell'area a caldo della Ferriera (30 milioni che i privati si vedranno restituire attraverso lo sconto sui canoni di concessione), dei dragaggi davanti alla Piattaforma logistica e della creazione della nuova stazione di Servola e dello svincolo autostradale. Hhla Plt Italy sta intanto progettando lo sviluppo del terminal di terra e i lotti del futuro Molo VIII: un impegno che vale centinaia di milioni e che Amburgo comincerà a discutere con l'Autorità portuale dall'autunno. Molo VII e Noghere - I finanziamenti del Fondo complementare continuano con i 100,5 milioni per il «progetto di ammodernamento infrastrutturale e funzionale del terminal contenitori del Molo VII»: una serie di manutenzioni e migliorie che si affiancheranno all'investimento privato più o meno equivalente per l'allungamento della banchina. Il concessionario Trieste Marine Terminal conta di cominciare entro l'anno, con l'affidamento dei lavori che porteranno la banchina a 780 metri e l'acquisto di nuove gru. L'elenco contiene ancora i 60 milioni per le «opere preparatorie all'insediamento di attività logistiche e industriali in zona Noghere, in vista dell'integrazione con il costruendo terminal portuale Noghere»: si tratta delle risorse con cui il Coselag acquisterà i terreni che sono oggetto dell'interesse della cordata Metinvest-Danieli e che la mano pubblica metterà a disposizione dei privati gratuitamente, sostenendo parte degli oneri necessari a infrastrutturare l'area e collegarla alla rete ferroviaria e stradale. Poco distante arriveranno i 45 milioni destinati al «banchinamento parziale del terminal Noghere, comprensivo di dragaggio del canale di servizio e collegamento alla viabilità»: questo è il contributo che darà supporto all'investimento da oltre cento milioni con cui la società ungherese Adria Port realizzerà un nuovo terminal multipuropose all'ex Aquila. L'elettrificazione - Per la prima volta, dai documenti del ministero emergono le cifre per i lavori di elettrificazione delle banchine. Un progetto nazionale che riguarda 41 porti e che per l'Autorità portuale giuliana vale 24 milioni: 5,75 milioni per il terminal crociere del Molo Bersaglieri, 6 per il Molo VII, 3,5 per Molo V e Riva Traiana, 3,5 per la Piattaforma logistica e 5 per lo scalo di Monfalcone. In questo modo le navi ormeggiate smetteranno di alimentarsi con i propri generatori a gasolio, dimezzando le 140 mila tonnellate all'anno di Co2 derivanti delle attività portuali in banchina. 

Diego D'Amelio

 

 

Raro squalo volpe in golfo - I pescatori "Ha abboccato e poi ha spezzato il filo"

Doveva essere una battuta di pesca come tante altre, alla ricerca di tonni. Invece, la lenza gettata nel profondo delle acque del golfo di Trieste dal pescatore Tommaso Sulle ha intercettato qualcosa di inaspettato. «Ci trovavamo a circa sette miglia da Miramare, eravamo intenti a pescare quando ci siamo accorti che avevamo abboccato uno squalo volpe - ha raccontato Sulle -. Sono seguiti una quindicina di minuti di combattimento, finché il filo non si è spezzato. Non siamo riusciti a prenderlo, ma anche se ce l'avessimo fatta, lo avremmo rilasciato subito dopo. Non avevamo alcun interesse a catturarlo». Riconoscere in poco tempo di "chi" si trattasse non è stato complicato, proprio per le sue qualità fortemente caratterizzanti. «Abbiamo capito subito in cosa ci eravamo imbattuti perché, come tutti gli squali volpe, era pesante, rimaneva sullo sfondo e trascinarlo in superficie era molto difficile. Al contrario, il tonno inizia a dimenarsi a destra e a sinistra - ha aggiunte Sulle, che ha immortalato il momento con il suo smartphone -. Non mi era mai capitato di trovarmi ad avere a che fare con uno squalo volpe. Ma allo stupore si è aggiunta presto un po' di delusione perché non era tonno e perché è una specie che rischia di rovinare le lenze». L'episodio non rappresenta un unicum di questo periodo. Proprio la scorsa settimana era stato segnalato un primo avvistamento da parte di un altro lettore, Enrico Castellan. Gli esperti conoscitori delle profondità del mare confermano che il caso è curioso perché lo squalo volpe, pur essendo un animale endemico nel Mare Nostrum, è stato vittima di decenni di pesche intensive, che l'hanno reso un animale raro da avvistare. Tanto più nel golfo di Trieste. Spiega Primo Micarelli, responsabile del Centro studi squali di Grosseto, realtà che raccoglie segnalazioni da tutta Italia. «Si tratta di una specie per nulla pericolosa per l'uomo, presente nel Mediterraneo e che può fare la sua comparsa anche nelle acque dell'Adriatico e del Tirreno - ha sottolineato il ricercatore -. L'avvistamento è positivo perché dimostra che c'è ancora qualche esemplare di squalo volpe in circolazione. Vederli è sempre più raro». Ed è proprio per cercare di proteggerli che ultimamente la normativa relativa al mercato ittico sta cambiando. «La pesca eccessiva che è stata portata avanti negli ultimi 50 anni, insieme ad altre azioni antropiche - aggiunge Micarelli - ha causato un calo delle specie pelagiche (quelle che stanno al largo) riducendone di circa il 90% la popolazione mediterranea». Anche il direttore dell'Area marina protetta di Miramare Maurizio Spoto sostiene che si tratti «di una specie che è possibile avvistare anche nelle nostre acque, benché non sia una cosa così frequente. Sono esemplari ben riconoscibili grazie alla loro bellissima coda. Ma - conclude l'esperto - è una specie vulnerabile, in stato di potenziale pericolo, che va lasciata libera». La presenza di questo squalo volpe, in ogni caso, non è indicatore di trasformazioni negli equilibri della fauna marina, né un mistero dai contorni ancora poco chiari come invece sembra essere l'episodio del delfino trovato in stato di decomposizione al largo di Miramare: «Rispetto a quel fatto - ha concluso Spoto - abbiamo avvisato l'Università di Padova, che si preoccuperà di svolgere autopsie particolari».

Linda Caglioni

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 29 luglio 2021

 

 

At attacca Dipiazza «Ignora l'ambiente»  - il Piano della mobilità sostenibile

«Ci vuole coraggio a chiamarlo Piano della mobilità sostenibile, visto che prevede che in 10 anni non ci sia un calo della produzione di CO2 legata al traffico veicolare». Queste le parole di Federico Zadnich, coordinatore dell'Assemblea Ecologia di Adesso Trieste all'indomani dell'approvazione in Consiglio comunale del Pums. «Siamo nel pieno di una crisi climatica e chi governa dovrebbe attivarsi su questo tema. Nel 2019 Dipiazza ha firmato il «Patto dei Sindaci per il clima e l'energia», attraverso il quale si era impegnato a ridurre le emissioni del 40 % entro il 2030. Impegno che però con questo Pums verrà completamente disatteso». L'Amministrazione, invece, continua a ignorare le istanze dei portatori di interesse. Nel 2020, quando il Pums era stato adottato, tutte le associazioni che si occupano di temi ambientali e di mobilità si erano schierate contro. Anche l'assurdo progetto dell'ovovia era stato bocciato: le associazioni avevano raccolto 4000 firme in favore, piuttosto, di un tram treno».

 

«Troppo traffico a Muggia: colpa dei nuovi parcheggi» Impronta-giunta, è polemica il caso

L'associazione ambientalista boccia gli stalli creati vicino ad Acquario La replica di Bussani: «Accuse strumentali, il progetto funziona»

Muggia nella morsa del traffico estivo per scelte sbagliate sulla viabilità? Per Jacopo Rothenaisler, dell'associazione Impronta Muggia, sì: «Abbiamo avuto il primo assaggio dell'incubo viario che vivremo d'ora in poi, specie d'estate. Dalla zona ovest oltrepassare Muggia in direzione Trieste è stato e sarà un calvario, con file di auto chilometriche». Rothenaisler parla di «uno studio del traffico commissionato all'ingegner Novarin dal Comune nel 2012» secondo il quale «la strada costiera Lazzaretto-Muggia era già oltre la propria potenzialità di flusso. Ne conseguiva che non avrebbero dovuto essere realizzati altri attrattori di traffico, come i parcheggi, pena il collasso della circolazione. Ma prima la giunta precedente, poi questa giunta comunale, con l'assessore alla viabilità Francesco Bussani in testa, hanno ignorato lo studio e chi come noi li sollecitava a rispettarne le indicazioni. Hanno fatto approvare un Prg con una zona turistica con centinaia di nuovi stalli ancora da realizzare, oltre al progetto Acquario che comprende due grandi parcheggi». Su quest'ultimo Rothenaisler spiega «sabato scorso i parcheggi di Acquario erano pieni ed è arrivato il conto». Per Rothenaisler una soluzione può arrivare dall'abolizione del semaforo della galleria del porto: «l'avevamo già chiesto al Comune di Muggia due anni e mezzo fa. Il responsabile dell'ufficio era d'accordo, mentre l'assessore Bussani e la sindaca Marzi, per i quali non c'erano criticità, non lo erano». La risposta di Bussani: «Abbiamo creato 180 posti auto in più di quelli che c'erano, per un area di 20 mila metri quadrati. Non 2000 posti auto, ma 180. Li abbiamo creati a pagamento per sostenere le spese dell'area alla quale comunque si può accedere gratis. Abbiamo finanziato una nuova linea di bus, la 90, per favorire l'accesso collettivo e senza auto con utilizzazione del piazzale altoadriatico, posto fuori dal centro abitato, quale parcheggio di connessione e scambio auto/autobus. Abbiamo installato colonnine elettriche per le bici per favorire l'accesso di quei mezzi. Chi, strumentalmente, ricollega le tensioni stradali da rientro a questi 180 posti non avrebbe neppure realizzato Acquario, salvo magari, ora, andarci a passeggiare assieme alle migliaia di persone che lo stanno apprezzando. Se qualcuno ritiene che l'eliminazione dei nuovi posti che abbiamo creato rechi un beneficio lo proponga nel proprio programma elettorale apertamente».

Luigi Putignano

 

 

Spolveramenti a Servola - Sopralluogo di Scoccimarro - la visita nell'area

Martedì sera, «a causa delle condizioni climatiche, a Trieste si è verificato l'ennesimo sollevamento di polveri dall'area dove sorgeva la Ferriera. Ho chiesto di poter effettuare un sopralluogo e verificare di persona quale sia la situazione dopo le demolizioni e chiesto agli uffici regionali di provvedere con gli adempimenti di legge per evitare nuovi spolveramenti». Così ieri l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro dopo la visita con la dirigenza Icop, ricevendo «rassicurazioni sull'installazione di telecamere al fine di individuare i correttivi idonei».

 

 

Vestiti abbandonati nei boschi: sarà un mulo a portarli a valle

Vertiginoso aumento del volume di indumenti lasciati sui sentieri dai migranti Il Comune di San Dorligo e l'utility A&T 2000 puntano a "ingaggiare" un animale

SAN DORLIGO. Dai 340 chili di indumenti abbandonati raccolti a maggio, ai 2.380 di luglio, il cui mese non è neppure ancora finito. È questo il dato che evidenzia, in maniera molto chiara, il vertiginoso aumento del numero dei migranti che, percorrendo la "rotta balcanica", hanno raggiunto negli ultimi mesi Trieste attraversando i sentieri attorno a San Dorligo, in particolare quelli della Val Rosandra. Un fenomeno che Comune e A&T stanno valutando di affrontare utilizzando un mulo lungo i sentieri, specie quelli più impervi, per trasportare a valle l'enorme mole di scarti senza che gli operatori debbano caricarsi tutto sulle spalle. I numeri si riferiscono appunto alla quantità di vestiti lasciati nei boschi e raccolti dalla A&T 2000, la spa di Pasian di Prato che fornisce all'amministrazione guidata dal sindaco Sandy Klun il servizio di gestione dei rifiuti. Nel contesto di tale compito rientra infatti anche la pulizia delle boscaglie. Di conseguenza gli operatori dell'azienda friulana devono assicurare anche l'asporto di quanto i migranti abbandonano lungo la loro strada. È notorio che chi entra in Italia lungo la "rotta balcanica", appena varcato il confine, spesso si spoglia dei vestiti indossati durante il viaggio lasciandoli ai bordi dei sentieri e stracciando qualsiasi documento che possa far risalire al tragitto percorso. Per i migranti è fondamentale evitare di lasciare tracce, in modo da potersi rivolgere alle autorità italiane per chiedere asilo. Secondo un'altra tesi l'abbandono degli indumenti servirebbe anche per indicare la strada ai nuovi gruppi in arrivo. «Nei mesi primaverili - spiegano dalla A&T 2000 - siamo intervenuti nelle zone vicine alle frazioni di Grozzana e Crociata. Con l'arrivo dell'estate ci siamo concentrati sui sentieri di Caresana, Dolina e Crogole. Negli ultimi giorni gli operatori hanno lavorato intensamente nella parte alta del sentiero che porta dalla vedetta di Crogole al confine e sui sentieri tra Crogole e Dolina. Tutto il materiale recuperato finisce all'inceneritore». Un lavoro impegnativo, reso complicato anche dal fatto che non è infrequente che i sentieri attraversino luoghi impervi. «Assieme alla A&T 2000 - annuncia Klun - stiamo pensando anche all'utilizzo di un mulo, animale adatto a portare pesi lungo i dislivelli delle colline che caratterizzano il nostro territorio. Di certo siamo al cospetto di un fenomeno che un piccolo Comune come il nostro non può affrontare da solo». Le modalità di acquisizione e gestione del mulo sono allo studio da parte di Comune e A&T 2000.Quanto ai costi, va ricordato che questo servizio di pulizia è sovvenzionato da un contributo regionale, creato ad hoc per gestire l'emergenza. «Il problema - riprendono dalla A&T - è che, un paio di giorni dopo gli interventi di pulizia, ci ritroviamo punto e a capo, perché nel frattempo sono arrivati altri migranti e i terreni si ritrovano nuovamente coperti dai residui del loro transito».

Ugo Salvini

 

 

Non serve più l'ancora nel golfo di Panzano - Piazzate le 30 boe ecologiche per i diportisti  - la sperimentazione

L'iniziativa prevista nell'ambito del progetto europeo Saspas con l'obiettivo di evitare il danneggiamento dei fondali

I diportisti che vogliono fermarsi nel golfo di Panzano con la loro barca a vela o motoscafo possono farlo ora senza bisogno di gettare l'ancora e quindi danneggiare i fondali, con le loro praterie di importantissima vegetazione marina. A disposizione ci sono 30 boe "ecologiche" cui ormeggiarsi al largo della spiaggia di Marina Nova e che qualche amante del mare ha già iniziato a utilizzare. Realizzato dalla Kdm sub service di Trieste per conto del Comune di Monfalcone nell'ambito del progetto europeo Saspas, il campo boe ha visto l'utilizzo per tutti e 30 i punti di ormeggio di una tecnica in grado di non creare impatto sui fondali. «Al posto dei tradizionali blocchi di cemento, che avrebbero dovuto essere utilizzati per 20 dei 30 ormeggi, poi scartati, sono state impiegate delle componenti metalliche inserite sotto il fondale», ha spiegato ieri Nicola Keller della società triestina, durante un sopralluogo del campo boe effettuato dal sindaco Anna Cisint assieme al tecnico della ditta e al personale comunale responsabile della progettazione europea.La boa di ormeggio è inoltre collegata al sistema di ancoraggio non da una catena metallica, ma da una cima tessile di 24 millimetri. «Anche in questo caso, si tratta di un accorgimento utile a evitare il possibile trascinamento sui fondali e quindi il danneggiamento delle praterie di fanerogame, che sono presenti pure in quest'area del golfo», ha aggiunto Keller. Proprio dal ripristino della vegetazione marina nell'area tra Marina Julia e l'isola della Cona, dove sono state piantate due praterie di fanerogame, è partito lo scorso anno il progetto Saspas, che sta interessando anche il parco nazionale delle Incoronate in Croazia e il parco delle Dune in Puglia. «La creazione del campo di boe ecologiche, il cui utilizzo è ovviamente gratuito - ha affermato ieri il sindaco -, rappresenta una sperimentazione fondamentale, e da ampliare ad altre aree, per la tutela del nostro golfo».In particolare nel fondale antistante il litorale monfalconese è rimasto l'ultimo popolamento di Fucus, che un tempo si trovava su tutti i substrati rocciosi della costa, e del grande mollusco Pinna nobilis. La fanerogame, oltre a produrre ossigeno, rappresentano la protezione ideale per il ripopolamento di numerose specie ittiche e nello stesso tempo, con le loro profonde radici, limitano l'erosione. «La piantumazione che abbiamo effettuato negli ultimi due anni - ha affermato il sindaco - richiede quindi di essere salvaguardata, evitando il danneggiamento provocato, soprattutto nelle giornate di punta di luglio e agosto, dagli ancoraggi al largo di natanti e barche a vela». Le boe sono state collocate a una distanza tale tra loro da assicurare un attracco idoneo tra natante e natante e il sistema di ormeggio, diurno e vigilato, è adatto a imbarcazioni fino a 12-16 metri in condizioni meteomarine normali. Grazie al progetto di cui è capofila Monfalcone (finanziato con un totale di 2,2 milioni), al campo boe del golfo di Panzano se ne stanno affiancando 19 alle Incoronate per un totale di 224 ancoraggi. «Le azioni attuate hanno avuto l'apprezzamento dell'amministrazione regionale - ha concluso il sindaco - e per questo abbiamo intenzione di chiedere alla Regione di appoggiare nuove iniziative nella programmazione europea che sta per partire in modo da capitalizzare e ampliare i risultati che stiamo ottenendo».

Laura Blasich

 

 

 Le nutrie sono in espansione nella zona Schiavetti-Brancolo - l'avvistamento

Le nutrie ora si sono insediate anche nella zona artigianale e industriale Schiavetti Brancolo, a cavallo tra i territori di Monfalcone e Staranzano. L'area è del resto ricca di corsi d'acqua, dalle sponde non cementate e che quindi possono rappresentare un luogo ideale in cui scavare le tane per il grande roditore di origine sudamericana. Un esemplare adulto, di buone dimensioni e decisamente a suo agio, è stato avvistato e immortalato da un cittadino.«L'espansione sembra purtroppo continuare», afferma Eric Pin, che ha individuato l'animale nel piccolo canale che da via Grado raggiunge la zona delle risorgive e poi il Brancolo, nel tratto immediatamente alle spalle dell'asilo privato.«L'area ricade in Comune di Staranzano, dalla verifica effettuata dai nostri uffici, ma comunque abbiamo inviato una segnalazione della presenza dell'animale alla Regione», afferma l'assessore all'Ambiente Sabina Cauci, che all'inizio del 2019 concertò con il Corpo forestale regionale un'attività di monitoraggio nella zona dell'argine dirimpettaio dell'area umida del Cavana. L'"indagine", con il posizionamento di almeno una gabbia-trappola, scattò a fronte del grande foro che si era aperto sulla sponda dell'argine tra Marina Julia e Marina Nova, a ridosso della zona umida. Il monitoraggio effettuato a inizio febbraio di due anni fa, su sollecitazione appunto del Comune di Monfalcone, diede esito negativo, anche se nel corso dell'ultimo inverno una nutria è stata vista nuotare nel canale che fiancheggia il tratto di via Bagni nuova in direzione di Marina Nova. Di certo due anni fa i grandi roditori di origine sudamericana, introdotti in Italia per la qualità della loro pelliccia e quindi per scopi di allevamento e poi liberati in natura, popolavano in abbondanza la zona degli Alberoni, nel territorio di Staranzano. Una ventina di animali era stata individuata nei campi a ridosso della località vicina al Lido di Staranzano. Le nutrie, come i cinghiali, sono sottoposte a un controllo da parte della Regione con l'obiettivo di evitare un'espansione di queste popolazioni, prive di antagonisti in natura. A inizio marzo non a caso la giunta regionale ha rinnovato il Piano triennale di eradicazione della nutria, la cui popolazione in Friuli Venezia Giulia è stata stimata in 70 mila unità dall'Università di Udine.

LA. BL.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 28 luglio 2021

 

 

"Ring" e parcheggi, ok al Piano mobilità

Via libera in consiglio. La giunta: "Documento strategico". Le opposizioni "strumento carente e inadeguato"

Nel 2030 un "ring" stradale correrà attorno al Borgo Teresiano. Il circuito? In senso orario per gli autobus e viceversa per i mezzi privati, passerà attraverso Rive, passaggio Sant'Andrea, galleria Vico, galleria Sandrinelli, piazza Goldoni, le vie Carducci e Ghega. È uno degli obiettivi più ambiziosi che si propone il Piano urbano per la mobilità sostenibile (Pums) approvato ieri in videoconferenza dalla maggioranza del Consiglio comunale. Dopo che il presidente dell'aula Francesco Panteca ha introdotto i lavori, l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli è passata a illustrare la corposa delibera: «Si tratta di un piano strategico e programmatorio, le cui linee guida prima di essere applicate dovranno passare per varianti al Piano regolatore oppure a quello del traffico, necessario in base alla recente normative per poter accedere ai fondi europei e del Pnrr. Lo scopo - ha proseguito - è migliorare il sistema dei trasporti e il suo rapporto con il territorio sul medio e lungo termine, entro le scadenze Ue rispettivamente del 2025 e del 2030, accrescendo attrattività del territorio, qualità ambientale, riducendo inquinamento acustico, atmosferico e dei consumi energetici». Un documento d'indirizzo, dunque, che raccomanda innanzitutto la creazione di otto "parcheggi di interscambio" a Opicina, nei pressi della stazione, di via Carli, di Cava Faccanoni, dell'Università centrale, di via Tigor, in via Giulia alta, tra il Porto vecchio e Barcola: in questi punti strategici si potrà lasciare l'auto e proseguire verso il centro con i mezzi pubblici, per alleggerire la città dal traffico. Si vogliono poi istituire sistemi ottometrici - vale a dire ascensori, scale mobili verticali e l'ovovia - in zone di particolare pendenza. Sul fronte del Trasporto pubblico locale si prospetta una nuova dorsale, a elevata capacità, da Muggia a Barcola nonché l'intensificazione dei collegamenti tra istituti scientifici e centro cittadino. Si prevedono poi un allargamento delle zone Trenta, alcune integrazioni al Biciplan (tramite corsie ciclabili differenziate per ciclisti definiti rispettivamente "lepre" e "tartaruga") e al Piano eliminazione barriere architettoniche (con una rete di percorsi accessibili). In sede di dibattito pioggia di critiche da parte delle opposizioni. Per la segretaria del Pd triestino Laura Famulari il Pums è «debole sul fronte della sostenibilità: implica una riduzione di suolo e i parcheggi sono troppo vicini alle aree urbane. Secondo le previsioni, la pedonalità resterebbe ferma al 21,95%, il Tpl salirebbe dall'1,5% al 23,83%, la ciclabilità dall'1,86% al 5,4%: troppo poco». Secondo la capogruppo del M5s Elena Danielis «il suo mero scopo è la possibilità di accedere ai finanziamenti. Le controdeduzioni al Piano fatte da Arpa e Regione, che invitano ad approfondire i temi legati a impatto ambientale e biodiversità, basterebbero a bocciarlo». Sabrina Morena di Open lo ha definito «un "piano dei parcheggi", fallito in partenza, scarsamente ambizioso rispetto agli obiettivi Ue». Morena ha anche presentato 5 emendamenti - tra cui uno in cui si chiedeva di stralciare il progetto dell'ovovia - respinti dalla maggioranza. Pure Maria Teresa Bassa Poropat dei Cittadini ha ribadito la sua contrarietà all'ovovia, sottolineando «l'insufficienza della prevista riduzione delle emissioni. Ci sono aspetti positivi, come il collegamento Muggia-Park Bovedo, ma non ci capisce come realizzarlo. Invece che un parcheggio turistico, a Monte Grisa ne andrebbe fatto uno stabile». Così Antonella Grim di Italia Viva: «Il Pums non prende in considerazione lo sviluppo di una "città di 15 minuti", il Porto vecchio dovrebbe essere totalmente a mobilità sostenibile, elettrica o su rotaia». «Progetto lungimirante ma migliorabile», ha chiosato Roberto De Gioia di Futura: «Non si punta sulla mobilità via mare, l'oleodotto transalpino non è contemplato in quanto potenziale pista ciclabile».

Lilli Goriup

 

«Nuova convivenza tra mezzi privati e trasporto pubblico E il traffico calerà» - l'analisi tecnica

L'alto dirigente del Comune Bernetti: «Il testo tiene conto delle tendenze future»

«Una mobilità sostenibile attraverso la quale si raggiungerà l'equilibrio che consentirà una convivenza del trasporto privato, di quello pubblico e dell'intermodalità». Giulio Bernetti è il direttore del Dipartimento territorio, economia, ambiente e mobilità del Comune: non ha partecipato alla scrittura del Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) che è stato redatto da una società di Perugia, ma ha la visione di quello che sarà il futuro grazie ai dati raccolti in questi anni di lavoro. «Abbiamo avuto una fotografia e una banca dati aggiornata al 2019 - spiega Bernetti - quindi in epoca pre-pandemia. Grazie all'analisi possiamo prevedere quello che accadrà in futuro dove, ad esempio, la percentuale di ciclisti salirà dal 2% al 5%». «Il futuro della mobilità in città - prosegue il dirigente - è legato all'interscambio: ci saranno dei parcheggi - l'esempio è il Bovedo - che consentiranno di lasciare l'auto e di muoversi con i mezzi pubblici o il bike sharing i cui numeri sono sempre più importanti. I residenti, e questa è una delle sfide più importanti, avranno sempre a disposizione i parcheggi ma gli assi viari non principali, dove non c'è il transito di autobus, saranno in larga parte zone 30 dunque con la possibilità di aree pedonali e un impatto minore del traffico. Oggi il contributo all'inquinamento è dato dalla quantità di traffico privato, che il Pums riduce, ma soprattutto dalla tipologia di veicoli e dagli impianti di riscaldamento».

An.Pi.

 

l'assessore leghista «Pareri positivi»

«I consiglieri d'opposizione vogliono forse imporre a tutti in maniera dittatoriale di andare a piedi o in bici?», replica l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli alle varie critiche: «Come si spiegano il fatto che l'Arpa ha fornito un parere positivo al Pums, realizzato peraltro in base a interviste fatte ai cittadini sulle loro esigenze?».

(li.go.)

 

la capogruppo dem «Auto-centrico»

«Il Pums è coerente con quanto già dimostrato dall'amministrazione comunale in questi cinque anni», va all'attacco la capogruppo del Pd Fabiana Martini: «La giunta Dipiazza non crede veramente in una mobilità alternativa ma continua a pensare che, in città, la parte del leone debba spettare agli automobilisti».

(li.go.)

 

il consigliere forzista «Condivisibile»

«Questo piano pone delle basi condivisibili per la Trieste del futuro», afferma il consigliere di Forza Italia Michele Babuder: «Apprezzo in particolare la programmazione in vista della mobilità ciclabile e di molte aree Trenta. Inoltre si tratta di una serie di progetti di massima: non ha senso criticarli come se fossero esecutivi».

(li.go.)

 

Quei 7 milioni per i park congelati dal 2006 Comune e Regione al lavoro per sbloccarli

Polli: «Il nostro obiettivo è quello di metterli a disposizione del Pums» Possibile anche un uso a sostegno del progetto dell'ovovia verso il Carso

Un tesoretto da 7,2 milioni di euro per realizzare parcheggi ad alta rotazione con l'obiettivo di ridurre il traffico nei centri storici. È la cifra confermata anche quest'anno dalla Regione Fvg in favore del Comune di Trieste, scriviamo "anche" perché sono fondi che risalgono al 2006 e da allora non è stato possibile spenderli a causa di un problema tecnico. A spiegare la situazione è proprio l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli: «È uno stanziamento che risale ai tempi della legge Bucalossi e che non poteva essere speso in quanto la norma era stata poi superata e aggiornata. Oggi stiamo lavorando con gli assessorati regionali delle Finanze, guidato da Barbara Zilli, e delle Infrastrutture, guidato da Graziano Pizzimenti, per riuscire a sbloccarli e renderli liberi da vincoli con l'obiettivo di andare a realizzare i parcheggi contenitore e di scambio», a cominciare dal Bovedo. Entrata in vigore nel '77, la Bucalossi, è la norma che ha introdotto gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria per le nuove costruzioni. Semplificando: chi voleva realizzare un nuovo edificio doveva anche lasciare qualcosa alla popolazione che abitava nella zona come ad esempio i parcheggi, i sottoservizi e in alcuni casi anche spazi verdi. Gli uffici comunali e regionali oggi sono al lavoro con l'obiettivo di sbloccare i 7,2 milioni, risorse che torneranno sicuramente utili per finanziare una parte dei parcheggi previsti dal Pums. «Dovesse arrivare il finanziamento per l'ovovia - spiega Polli - potremo andare a realizzare delle zona di sosta con l'obiettivo anche di togliere i parcheggi a raso sulle rive». L'assessore non si spinge nel dettaglio, l'area interessata è sicuramente quella del Molo IV dove è previsto il riuso di un magazzino con la creazione di un multipiano. L'opera consentirà di eliminare le strisce blu nella zona che va dalla Capitaneria alla Stazione marittima e al Salone degli incanti. Per procedere poi con l'eliminazione definitiva "dell'acciaio" - copyright Roberto Dipiazza - anche nel tratto finale sarà necessario intervenire con un altro contenitore di auto nella zona verso Campi Elisi. «L'obiettivo principale a cui stiamo lavorando - prosegue Polli - è di semplificare in modo da avere le risorse subito disponibili da erogare. Indipendentemente che lo faccia il Comune o la Regione». I parcheggi in ogni caso non sono condizionati solo dal progetto ovovia, per la cui realizzazione il Comune ha deciso di partecipare a un bando del governo il cui esito dovrebbe arrivare a breve. Costo 30 milioni, zero per palazzo Cheba. La partenza del collegamento è prevista dal Molo IV, fermate intermedie all'altezza della centrale idrodinamica, dove hanno location i musei, al Bovedo, dove c'è il parcheggio di interscambio, e poi su fino a Campo Romano. Sul tema dell'ovovia, uno dei più contestati dalle opposizioni, l'assessore si toglie anche un sassolino dalla scarpa «Genova, amministrata dal Pd e con una morfologia simile a Trieste, ha chiesto 79 milioni di euro al Pnrr per poterne realizzare una simile a quella progettata da noi».

Andrea Pierini

 

SEGNALAZIONI - Mobilità - Attendiamo piste ciclabili

Gentile direttore, uso quotidianamente la bicicletta per i miei spostamenti e anche per andare al mare, condividendo la mia scelta con tante altre persone di ogni età, residenti e turisti. Purtroppo, lo stato in cui versa l'infrastruttura ciclabile e pedonale più importante del territorio - quella che porta da Trieste a Barcola e "quasi" al Castello di Miramare, che viene utilizzata tutto l'anno per fare jogging o una passeggiata con i bambini, da pendolari e turisti - è davvero drammatico. Il percorso non è manutenuto bene: segnaletica orizzontale illeggibile, buchi e gradini, ostacoli ovunque. Per chi la percorre in bici, mancano numerosi punti di connessione: per attraversare il sottopasso ferroviario, in piena curva, la segnaletica si interrompe e invita ad attraversare le 4 corsie contromano! Ora, i timorosi come me o chi si sposta con i bambini smontano e spingono la bici sul risicato marciapiede tra guard-rail e pannelli pubblicitari fino al nuovo tratto ciclabile. Altri, come indicato, si immettono nel traffico sulla 4 corsie - quella sì, nuova e larghissima, che purtroppo permette alle auto di correre ben oltre i 50 km/h prescritti - facendo correre gravi rischi in un tratto in cui a mio avviso sembra vigere solo la legge del più forte: questo soprattutto ai turisti e i più giovani. All'ingresso di Barcola, di nuovo l'infrastruttura si interrompe senza offrire soluzioni, per riprendere alla fine della pineta tra gradini, pali, motorini e auto parcheggiate sopra, termina appena prima dell'entrata della strada per il Castello, dall'altra parte della carreggiata! Per le strisce pedonali tocca tornare indietro per 750 metri! I cittadini e i turisti meritano connessioni pedonali e ciclabili migliori: non crede?

Roberta Calcina

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 27 luglio 2021

 

 

Roma stanzia 15 milioni Case, verde e socialità: il piano per San Giovanni

Finanziato dal governo il programma di rilancio urbanistico destinato a trasformare in cinque anni buona parte del rione in base a un patto tra Comune, Ater e Università

Un'ampia area del rione di San Giovanni godrà di una radicale riqualificazione urbana che regalerà rinnovati spazi abitativi di edilizia residenziale pubblica, inediti spazi verdi e anche nuove strutture per la socializzazione. L'imponente intervento, in base al cronoprogramma appositamente stilato, sarà completato entro dicembre 2026, e sarà reso possibile da un preciso finanziamento statale di quasi 15 milioni di euro ottenuto per il progetto "San Giovanni: un quartiere verde, inclusivo e smart". Nato dalla sinergia tra Comune, Ater e Università (a coordinare il gruppo di lavoro per l'ateneo è l'ex assessore all'Urbanistica della giunta Cosolini Elena Marchigiani) tale progetto è stato ammesso infatti al finanziamento del cosiddetto PinQua, il Programma nazionale della qualità dell'abitare del Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità sostenibili. Obiettivo dei fondi PinQua è quello di agevolare la riqualificazione dei centri urbani, ridurre il disagio abitativo e favorire l'inclusione sociale. A livello nazionale sono stati presentati 300 progetti, e quello triestino è stato uno di quelli finanziati e ora ha così ottenuto il via libera. A questo investimento statale vanno aggiunti i 1, 3 milioni di euro che il Comune ha destinato a una serie di opere previste proprio per l'intero rione di San Giovanni. «Quando si lavora bene insieme, in questo caso tra Comune, Ater e Università, non mancano i risultati e i quasi 15 milioni di finanziamento ottenuti non sono pochi», ha commentato orgoglioso il sindaco Roberto Dipiazza, ieri, in occasione della conferenza stampa di annuncio dello sblocco dei fondi romani. Nello specifico, il progetto andrà ad incidere sulla ristrutturazione delle palazzine di edilizia residenziale di proprietà del Comune e in gestione all'Ater, ai civici 3 e 5 di via Tintoretto, e ai civici 8, 10, 14 e 16 di via Caravaggio. Un primo intervento consentirà la realizzazione di 54 nuovi alloggi dotati anche di ascensore. Sarà avviata anche la ristrutturazione del fabbricato di via Piero della Francesca 4, con la manutenzione straordinaria dei 10 alloggi esistenti, e del foro di 70 metri quadrati al piano terra di Via San Pelagio 6 (pure proprietà comunale in gestione Ater) con l'obiettivo, in questo caso, di destinare quello spazio e l'annesso fazzoletto di verde ad associazioni e laboratori di zona per il tutoraggio delle fragilità sociali. «Le palazzine dove andremo ad intervenire - precisa il direttore Ater Franco Korenika - contano molti alloggi sfitti proprio perché era prevista una loro radicale risistemazione, e per portare a termine i lavori servirà trasferire circa una quarantina di famiglie». A questi inquilini, mentre i lavori interesseranno la loro palazzina, verrà garantita una soluzione abitativa alternativa.«Si tratta di un intervento che migliorerà anche la qualità della vita di San Giovanni», ancora Korenika: «Gli interventi erano fondamentali considerando che gli edifici in questione risalgono agli anni '40 e '50 e sono dotati di alloggi molto piccoli e inadeguati». Al fine di promuovere attività culturali e di inclusione sociale «la proposta - così l'assessore alla Valorizzazione immobiliare Lorenzo Giorgi - prevede anche la creazione della "Casa delle associazioni" grazie al recupero dell'ex scuola Filzi di via Caravaggio. Mi ero impegnato qualche anno fa a realizzarla e finalmente con quasi tre milioni di euro portiamo a casa questo importante risultato». Giorgi spiega che si andranno anche a «riqualificare delle aree verdi, realizzando nuovi spazi per il nostro servizio sociale, con il recupero di una palazzina e la sistemazione dell'accesso alla palestra polifunzionale di San Giovanni, con la creazione di un nuovo spazio verde verso piazzale Gioberti». Di notevole interesse risulta inoltre la riqualificazione dell'area verde retrostante gli edifici di San Pelagio, dove si prevede appunto la realizzazione di spazi per il gioco e le attività fisiche, oltre che per le coltivazioni urbane. «È un momento dove portiamo a casa un obiettivo importantissimo», sottolinea il presidente Ater Riccardo Novacco: «Come presidente nazionale Federcasa continuerò nell'impegno di promuovere ulteriori iniziative simili sul territorio. Stiamo lavorando intensamente sulle periferie e ciò, a detta degli inquilini, sta dando risultati significativi. Siamo lì ogni giorno e i cittadini sono molto contenti di questo».--

Laura Tonero

 

 

Ferrovia e banchine elettrificate per un Porto sempre più green

Focus sull'impatto in atmosfera dell'attività legata allo scalo triestino nell'incontro tra Arpa Fvg e Autorità di sistema "A misura di Mare"

Meno emissioni e più sostenibilità: è questa la direzione verso cui intende muoversi il Porto di Trieste. Lo racconta Arpa Fvg con un ciclo di incontri "A misura di Mare", organizzati con la collaborazione dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale - Porti di Trieste e Monfalcone. Ma quali gli impatti delle attività portuali triestine? «Gli effetti del traffico navale e delle attività portuali sulle concentrazioni in atmosfera di inquinanti non è trascurabile, soprattutto nelle aree più prossime alle banchine di attracco delle navi», hanno spiegato ieri i tecnici di Arpa Fvg dal Molo Audace, nel corso del terzo incontro del ciclo. Da recenti studi dell'agenzia infatti, condotti nei comuni costieri tra Grado e Muggia, inclusi Monfalcone e Trieste, «gli impatti emersi delle attività portuali e dal traffico delle navi sulla propagazione in atmosfera di polveri sottili è stimabile in un range compreso fra il 20 e il 50%». Perciò, nell'ottica di incrementare la sostenibilità, le autorità hanno ribadito il loro impegno «nel promuovere iniziative di carattere trasportistico e misure specifiche per il contenimento e la riduzione del carbon footprint e delle emissioni inquinanti». Nello specifico, un'implementazione del trasporto merci su ferrovia, per la riduzione di emissioni del porto e delle arterie stradali, mentre per quanto concerne il contenimento delle emissioni navali, in progettazione un'elettrificazione delle banchine, «che prevede che le navi in attracco al Molo Bersaglieri, Molo V e Molo VII spegneranno i motori e saranno alimentate da corrente elettrica fornita direttamente in banchina».

st.ce.

 

Nascerà a Monfalcone la nave bianca del futuro alimentata a idrogeno

Fincantieri, Msc e Snam uniscono le forze per studiare il primo prototipo al mondo - L'annuncio durante la consegna di Seashore, la più grande unità costruita in Italia

MONFALCONE. La prima nave da crociera al mondo alimentata a idrogeno realizzata in Italia nascerà a Monfalcone. Mai come ieri, nonostante il momento di assoluta delicatezza nella lotta contro la pandemia del Covid e con i contagi in risalita, è stato possibile toccare con mano non solo quanta voglia di ripresa e di sviluppo c'è nel paese, ma soprattutto quanto straordinario sia il panorama produttivo che sta reagendo in maniera incredibile con un Pil che, come ha ricordato lo stesso sindaco di Monfalcone Anna Cisint nel suo saluto, registra già ora un un +5,3% contro ogni previsione. Un annuncio di "futuro" che poteva essere lanciato solo in occasione della consegna della nuova ammiraglia di Msc, Seashore, una nave straordinaria davvero, la più grande nave mai costruita in Italia, simbolo della bellezza e dell'essenzialità che solo il Made in Italy è in grado di realizzare, ma anche unica sul fronte delle emissioni zero e della sostenibilità. È dall'inizio della pandemia che non venivano svolte consegne "pubbliche", ieri si è messo in moto un macchinario (rodato in cantiere) eccezionale di sicurezza con una bolla creata a bordo per soli 200 ospiti (tutti sottoposti a tampone, anche se vaccinati). Ma soprattutto è andata in scena una consegna straordinaria, con sì la presenza dell'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, l'executive Chairman della Divisione Crociere del Gruppo Msc Pierfrancesco Vago. Ma, presenza assolutamente rara, la famiglia Aponte che guida Msc con il "capo" Gianluigi Aponte e sua figlia Alexa (moglie di Vago) madrina di battesimo della nuova Seashore.Una cerimonia in grande stile come solo Msc forse riesce a immaginare, date le sue tradizioni italiane, condotta tra il teatro della nave e la banchina, sotto bordo, con una presentatrice come Serena Autieri e con tanto di parata del personale Msc che ha sfilato a fianco della nuova ammiraglia. Ma assolutamente non di facciata visto il brulicare, letteralmente infernale, del cantiere di Panzano a Monfalcone dove sono in allestimento altre navi, altre Msc e dove c'è talmente lavoro che fin muoversi tra i piazzali, invasi da blocchi, lamiere, pezzi di scafo, container e altro ancora, è letteralmente complicato. Mai come ieri si è visto un cantiere che trabocca letteralmente di lavoro fatto in sicurezza anti-covid viste le misure prese per evitare i contagi.Una giornata per suggellare un rapporto di successo tra Fincantieri e Msc visto che, è notizia di nemmeno un mese fa, il colosso delle crociere ha annunciato che realizzerà per il gruppo di Aponte la nave più lussuosa al mondo, che non ha precedenti per livelli di servizi e confort (per il marchio Explora Journeys) e che ora studierà a Monfalcone il primo prototipo al mondo di nave da crociera a idrogeno. Un Memorandum of understanding (questo il termine tecnico) è stato firmato tra Msc con lo stesso Vago, Bono di Fincantieri e l'amministratore delegato di Snam, Marco Alverà. Lo stesso che lo scorso anno ha firmato la creazione in Fvg di un polo di ricerca sull'idrogeno che arriverà miscelato al 30% con il gas metano nelle stesse tubature della Snam. E che dovrebbero anche alimentare la centrale termoelettrica di A2A per la quale è stata progettata la riconversione a idrogeno. Le tubature dovrebbero arrivare in porto anche per alimentare la nuova nave che funzionerà a miscela ga-Gnl e idrogeno. «Il nostro piano di investimenti in Italia con Fincantieri prevede la costruzione di altre cinque unità in grado di generare un ulteriore beneficio economico complessivo per il Paese di oltre 13 miliardi», ha sottolineato Vago.E Bono ha aggiunto che «Seashore è la quarta nave da crociera consegnata in Italia nel corso di questo anno ancora estremamente impegnativo a causa del Covid, a dimostrazione dell'efficacia del nostro sistema produttivo e gestionale».

Giulio Garau

 

 

Le vecchie centrali a carbone "buco nero" delle emissioni

Secondo uno studio di Crea e Bankwatch il quadro risulta peggiorato rispetto al 2015

Belgrado. Tante promesse, ripetute rassicurazioni, impegni solenni da parte delle autorità al potere ad affrontare alla radice il problema. Ma i risultati scarseggiano. Anzi, quasi non si vedono. Il problema è quello delle centrali elettriche alimentate a carbone ancora operative nei vicini Balcani: impianti obsoleti e super-inquinanti che non avvelenano solo la regione, ma da decenni affumicano anche ampie aree della Ue a causa dei venti che trasportano i fumi venefici verso Occidente e verso Nord.Il quadro è stato confermato da un nuovo studio del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea) e di BankWatch, organizzazioni che da decenni monitorano delicate tematiche ambientali e finanziarie nell'Europa orientale e pure nei vicini Balcani ancora extra-Ue. Paesi fuori dall'Unione, ma che comunque hanno preso impegni precisi sull'abbattimento delle emissioni inquinanti, messi nero su bianco nel Trattato per la comunità energetica. Dal 2015 al 2019 - gli anni presi in considerazione dalla ricerca - poco o nulla di positivo però è accaduto, su questo fronte. Lo confermano in particolare i dati relativi al 2019, anno in cui «le emissioni di anidride solforosa delle 18 centrali a carbone dei Balcani occidentali sono state il doppio rispetto a quelle di tutte le 221 centrali» ancora in funzione «nel territorio dell'Unione europea», si legge nello studio.Il quadro è peggiorato rispetto al 2015. Negli ultimi anni infatti molti Paesi Ue hanno adottato misure severe per limitare le emissioni dei propri impianti dei quali almeno una trentina, quelli più vecchi, sono stati mandati definitivamente in pensione. Nel 2015, per fare un esempio, le 18 centrali balcaniche inquinavano "solo" il 20% in meno del totale di tutte quelle Ue, una percentuale andata invece aumentando nel corso degli ultimi anni, fino al sorpasso. Questo perché, mentre l'Ue agiva a muso duro contro la lignite, nei Balcani «non si sono praticamente ridotte le emissioni», malgrado una riduzione fosse prevista già entro il 2018. Le emissioni, hanno svelato Crea e BankWatch, sono rimaste praticamente identiche - altissime - tra il 2015 e il 2019, «a circa 700mila tonnellate all'anno» solo di anidride solforosa. Il tutto, mentre nella Ue si scendeva da quasi un milione di tonnellate sei anni fa a poco più di 300mila.Quali sono i "colpevoli"? Si tratta dei tre Paesi balcanici che ancora oggi più di tutti puntano sul carbone per produrre elettricità, spesso ricorrendo alla Cina per tecnologia e onerosi prestiti. A fare la parte del leone è la Serbia (con oltre 300mila tonnellate all'anno di So2), seguita da Bosnia (poco più di 200mila) e Macedonia del Nord, dove le emissioni sono persino cresciute. Si tratta di nazioni che fanno persino peggio della Polonia (meno di 100mila tonnellate all'anno), da sempre il Paese Ue più dipendente dal carbone. E una sola centrale serba, la Nikola Tesla A, inquina più di tutte quelle polacche messe insieme; e una bosniaca, Ugljevik, come tutte quelle tedesche. Ma male fanno anche Paesi come Montenegro e Kosovo, dove le emissioni delle centrali sono raddoppiate tra il 2015 e 2019.E il problema non è solo delle popolazioni locali. Un rapporto di diverse Ong ha infatti svelato che i venti portano i fumi delle centrali su Italia, Europa centrale e meridionale, con stime che parlano di 2.013 morti premature a livello Ue a causa del carbone balcanico. E solo 1.239 nei Balcani extra-Ue. E allora, come ha scritto BankWatch, diventa sempre «più urgente» puntare sulla de-carbonizzazione dei Balcani: un processo che durerà comunque non meno di 15 anni.

Stefano Giantin

 

 

"Terre di mare" ecco i racconti di archeologia scavati a Muggia

Resti d'epoca romana quasi a pelo d'acqua, che nello giornate nitide si riescono distintamente a intravedere, sui quali vigilano castellieri preistorici importanti testimonianze di architettura fortificata dai quali era possibile, in epoca romana, osservare il cabotaggio di barche e navi di varie stazze. Un viaggio, quello proposto dalle cinque giornate archeologiche racchiuse nell'evento "Terre di mare, racconti di archeologia a Muggia" , proposte dal Comune di Muggia e pensate dall'archeologa Rita Auriemma, da pochi mesi curatore scientifico delle risorse archeologiche della cittadina istroveneta, che scandaglia l'archeologia locale, analizzandone le diverse sfaccettature. Territorio fecondo, quello muggesano, che ha elargito a piene mani testimonianze preziose di un territorio, quello istriano appunto, isola felice dell'archeologia classica. Saranno giornate "immersive" quelle previste dal programma, che si svilupperanno lungo l'estate. Domani, alle 18, nella Biblioteca Comunale "Edoardo Guglia", di Muggia, il tema sarà "L'Istria vista dal mare" con Lilia Ambrosi che presenta l'omonimo volume edito dal Circolo Istria a cui si affiancheranno interventi di Livio Dorigo, presidente onorario del Circolo Istria, di Rita Auriemma, il cui intervento verterà sul patrimonio archeologico costiero e sommerso, di Stefano Furlani, che racconterà l'esperienza di nuotare lungo la costa e, infine, della giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin, che parlerà di come appariva Muggia e l'Istria settentrionale vista dal mare. Mercoledì 11 agosto, ore 18, presso Mytilus, locale che è una delle novità di quest'estate muggesana, situato lungo la linea di confine di San Bartolomeo sarà la volta di "Muggia: storie dalla terra e dal mare" , incontro durante il quale Paola Ventura e Rita Auriemma descriveranno gli itinerari archeologici muggesani. Domenica 22 agosto, alle 10 e alle 11. 30 appuntamento con lo snorkeling per andare alla ricerca dei moli romani di Punta Sottile, a cura di Rita Auriemma con l'assistenza del Circolo Sommozzatori Trieste. Appuntamento davanti alla base logistica dell'Esercito, a LazzarettoSempre al Mytilus, mercoledì 25 agosto, alle 18 si parlerà di barche e navi antiche in navigazione nell'Alto Adriatico con l'archeologo Dario Gaddi, di ArcheoTest Trieste. Infine a settembre, nel corso della mattinata del 12, si andrà alla scoperta del castelliere di Elleri, che fu lungamente utilizzato, forse grazie alla sua fortunata collocazione e la cui ultima risistemazione risale all'epoca romana, ossia quando i muri già esistenti vennero rinforzati e affiancati da nuove strutture.Per l'ascesa, a piedi o in bici, l'appuntamento è fissato davanti alla chiesetta di Santa Barbara, situata nell'omonima località, che ha dato il nome alla necropoli connessa al castelliere. 

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 26 luglio 2021

 

 

Settimana della mobilità: Duino Aurisina conferma la sua partecipazione l'adesione - L'evento su scala europea a settembre

DUINO AURISINA. Il Comune di Duino Aurisina aderirà anche quest'anno alla Settimana europea della mobilità, in programma dal 16 al 22 settembre. Il 2021 sarà un anno speciale per l'evento, che ormai accomuna milioni di cittadini e migliaia di enti nell'impegno per una mobilità sempre più sostenibile, in quanto si tratterà della 20.ma edizione. Quest'anno inoltre, per la particolare situazione che si sta vivendo a livello mondiale, la Settimana europea della mobilità sarà incentrata sulla sicurezza e sulla salubrità delle scelte di mobilità sostenibile: in tale prospettiva è stato scelto lo slogan "Muoviti sostenibile... e in salute". I cittadini europei saranno incoraggiati a tenersi in forma fisicamente e mentalmente, esplorando la bellezza delle città e avendo cura dell'ambiente e della salute degli altri nella scelta tra le differenti modalità di trasporto. «Abbiamo deciso di aderire anche quest'anno - commenta Massimo Romita, assessore a Turismo, Sport, Ambiente e Viabilità - perché si tratta di un appuntamento irrinunciabile, che permette di condividere, assieme al territorio, azioni, progetti, idee e iniziative volte al miglioramento della qualità della vita nel nostro Comune». «Stiamo lavorando su più fronti e su varie azioni amministrative - spiega la presidente della Commissione Ambiente Chiara Puntar - dimostrando come sempre estrema sensibilità verso queste tematiche». Sebbene il Covid già lo scorso anno abbia costituito una delle principali preoccupazioni per agenzie di trasporto, amministrazioni e imprese, la Settimana europea della mobilità proprio nel 2020 ha registrato il secondo numero di adesioni più alto di sempre, con quasi tremila città per 53 paesi. Chi volesse proporre iniziative per Duino Aurisina può scrivere a urp@comune.duino-aurisina. ts.it entro il 30 luglio, indicando nell'oggetto: proposta per la Settimana europea della Mobilità sostenibile.

Ugo Salvini

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 25 luglio 2021

 

 

Ancoraggi ecologici alle Incoronate per salvare fondali e turismo del mare

Al via il posizionamento di 224 gavitelli e ancore nelle acque del parco nazionale. Pronti a primavera 19 nuovi campi boe

Sebenico. Li chiamano ancoraggi ecologici, posizionati per tutelare al massimo i fondali marini, con ancore che vengono inserite - tramite martello oleodinamico subacqueo - sia nella sabbia, sia nella parte rocciosa del fondale. Non ci sono insomma i ben noti blocchi di cemento, i cosiddetti corpi morti, sostituiti invece da un sistema che protegge l'ambiente, garantendo prestazioni di eccezionale tenuta. Un sistema ideale per la creazione di campi boe, come pure catenarie per l'ormeggio e anche per pontili galleggianti. In questi giorni, allo scopo di evitare ancoraggi abusivi e il danneggiamento della biocenosi dei fondali, nelle acque dell'insenatura Vrulje, nel Parco nazionale delle Incoronate, vengono posizionati gavitelli e ancore per l'ormeggio, iniziativa firmata dalla direzione del parco, Fondo croato per la tutela dell'ambiente e l'efficienza energetica e ministero croato del Turismo e Sport. Parte dei mezzi è stata assicurata tramite il progetto comunitario Interreg. Come noto, il celebre arcipelago dalmata può essere raggiunto e visitato solo via mare e dunque le boe e le relative catene e ancore sono una specie di prezioso "parcheggio" per imbarcazioni di vario tipo. La sicurezza di questi punti d'ancoraggio è di fondamentale importanza per la sicurezza dei diportisti, che ogni anno a migliaia visitano questo parco nazionale, come ribadito dal direttore del "Nacijonalni park Kornata", Sime Jezina.«Il progetto che abbiamo in mente di realizzare prevede la sistemazione entro la prossima primavera di ben 224 ancoraggi ecologici, che riguarderanno 19 campi boe. Il nostro obiettivo è impedire gli ancoraggi abusivi e, soprattutto, difendere i fondali dall'azione incontrollata delle ancore, che possono facilmente distruggere o danneggiare la biocenosi di un singolo fondale. La nostra - specifica ancora il diretto del parco delle Incoronate - va intesa come un'opera di prevenzione». Jezina ha parlato di fissaggio tramite il sistema Earth Anchor, che non ha alcun impatto ambientale, proteggendo soprattutto le praterie di posidonia, che hanno un ruolo strategico nel proteggere l'ecosistema in tutto il Mediterraneo.A detta di Vesna Cetin Krnjevic, responsabile del Servizio per i progetti comunitari in seno al predetto Fondo, gli ancoraggi incontrollati e abusivi sono una delle principali cause del degrado dei fondali, specie della posidonia che fornisce protezione a più di 100 specie ittiche, alcune delle quali di grossa importanza commerciale. «Va ricordato - ha aggiunto - che queste praterie rappresentano una preziosissima risorsa dal punto di vita naturalistico: sono una specie di polmoni del mare e assicurano la biodiversità dell'ambiente. Gli ancoraggi ecologici daranno sicuramente un valido contributo nel preservare questo importantissimo vegetale». Secondo Anamarija Vukcevic, a capo del progetto INHERIT in seno al ministero del Turismo, l'istituzione di campi boe è una delle tante iniziative dei responsabili del parco nazionale, alcune delle quali riguardano l'introduzione della digitalizzazione, che consentira'un miglior controllo del numero di visitatori nelle Incoronate, nell'intento di eliminare il turismo di massa a favore di quello sostenibile.

Andrea Marsanich

 

 La posidonia - praterie a rischio
Il progetto di installazione di ancoraggi ecologici consentirà prima di tutto di tutelare una specie di straordinaria importanza per l'ecosistema delle Incoronate: la posidonia. Le praterie di questa pianta acquatica forniscono infatti protezione a più di 100 specie ittiche, alcune delle quali di grossa importanza commerciale. «Va ricordato - spiegano gli esperti - che queste praterie rappresentano anche una preziosissima risorsa dal punto di vita naturalistico: sono una specie di polmoni del mare e assicurano la biodiversità dell'ambiente».

La Pinna nobilis - lo scempio

Nell'elenco delle specie marine più rare e delicate compare da tempo la Pinna nobilis, il più grande mollusco del Mediterraneo. Eppure qualcuno continua a ignorarne l'importanza e a violare apertamente i divieti di raccolta. È accaduto qualche giorno fa nelle acque di Fasana, davanti alle Isole Brioni. Un turista polacco di 23 anni è stato sorpreso dalla polizia con un carico di 29 esemplari appena estratte dal mare e accatastate sul suo materassino. Un autentico scempio notato da alcuni bagnanti e segnalato poi alle forze dell'ordine, che hanno poi provveduto a denunciarlo.

(V.C.)

 

 

Tarlao apre ai fuoriusciti dal Comitato Noghere: «Uniamo le nostre forze» - Le manovre attorno al Terzo polo di Muggia

Muggia. Dopo la fuoriuscita di alcuni membri del direttivo del Comitato Noghere - No laminatoio dal progetto originario sfociato in lista civica, e in risposta a voci interne allo stesso che vedono un forte avvicinamento al terzo polo civico, è arrivata la conferma di questa liaison da Roberta Tarlao, guida in pectore del raggruppamento civico in campo per le amministrative: «Lavoro per istituire un patto tra i vari esponenti della coalizione e con i muggesani» e «la contrarietà al laminatoio ha convogliato in questo patto tre componenti, la mia lista Meio Muja, il M5S e i giovani di Podemo, che ritengono opportune alle Noghere altre tipologie di insediamenti produttivi, i Verdi e SEquS, ambientalisti per i quali un nuovo laminatoio a caldo è incompatibile qui come ovunque, e ora una parte del Comitato Noghere, per la quale l'impianto è incompatibile con la storia di questo territorio e per la sua localizzazione». Contrarietà al laminatoio di Tarlao e alleati che non convince Maurizio Allegra, tra i fondatori del Comitato Noghere, convinto assertore del progetto originario legato al Circolo Miani e al suo presidente Maurizio Fogar. Per Allegra il «cosiddetto terzo polo che fino al mese di giugno si esprimeva a favore del progettato laminatoio a caldo e che non ha ritenuto finora di aprire bocca sulla gravità del rischio dragaggi», si accorda con i fuoriusciti, «un esiguo gruppetto di persone che preferiscono impegnare il loro tempo in "accordicchi" partitici invece che rispettare la decisione assunta nell'assemblea del 27 giugno di dare vita a una civica denominata "Muggia"».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 24 luglio 2021

 

 

Legambiente monitora le acque dell'Isonzo: microplastiche in calo

Rispetto allo scorso anno la salute del fiume è migliorata «Concentrazioni più basse, ma la guardia resta alta»

Isonzo sorvegliato speciale. Da due anni il fiume è tenuto sotto osservazione da Legambiente che, attraverso dei campionamenti, esegue periodicamente delle analisi per controllare la presenza di microplastiche nelle sue acque. E c'è una buona notizia: gli ultimi dati pubblicati evidenziano una concentrazione media minore rispetto a quella dello scorso anno. Il valore passa da 0,11 a 0,02 particelle/m3. Il campionamento delle microplastiche nei fiumi viene effettuato da stazioni fisse (ponti) utilizzando una "manta", ossia una speciale rete che permette di filtrare grandi volumi d'acqua (misurati attraverso un flussimetro), trattenendo il materiale solido che si accumula nel bicchiere finale. Le analisi sono svolte dall'Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile. Insieme all'Isonzo vengono tenuti sotto controllo altri 10 corsi d'acqua, tra i quali il Volturno, in Campania, il Tevere nel tratto laziale, e il Lambro in Lombardia. Per l'Isonzo le analisi sono state effettuate nelle stazioni slovene di Bovec e Doblar e in Italia a Gorizia e sui due ponti tra Sagrado e Gradisca. Per quanto riguarda forme e polimeri dei frammenti risulta che le forme più presenti sono frammenti (38%), pellet (25%) e polistirolo, film e filamenti (13%). Per quanto riguarda i polimeri quelli più presenti sono il polietilene (33%) e il polipropilene (11%).«Anche se le concentrazioni sono le più basse rispetto agli altri fiumi, e minori rispetto a quelle dell'altro anno, è necessario mantenere alta l'attenzione», ammonisce Legambiente.

Stefano Bizzi

 

Rimane critico l'abbandono rifiuti sulle sponde

Per il carattere transnazionale del fiume, Legambiente ha gli occhi puntati sull'Isonzo da tempo. L'associazione ambientalista evidenzia che «manca una fattiva collaborazione tra le autorità rivierasche, ma soprattutto una gestione congiunta del fiume ai sensi della Direttiva Acque». Nella sua relazione Legambiente ricorda inoltre che «si continuano a verificare abbandoni di rifiuti» e denuncia la permanenza di rifiuti «ben noti alle autorità» come quelli presenti nel parco dell'Isonzo di Campagnuzza (un centinaio di pneumatici) o quelli a nord di Montesanto (rifiuti ingombranti gettati dalla scarpata). 

 

 

G20, accordo fatto su quasi tutto Ma il carbone resta il privilegiato

Non c'è intesa neanche sull'impegno a restare sotto il limite di 1,5 gradi di riscaldamento globale

ROMA. Al vertice di Napoli il G20 trova l'accordo su 58 punti su 60 del documento finale, ed essere riusciti a tenere assieme per la prima volta clima ed energia per Roberto Cingolani è già un risultato senza precedenti, ma i due punti che mancano sono i più pesanti. Niente da fare sia per l'impegno a rimanere sotto 1,5 gradi di riscaldamento globale al 2030, sia per la proposta di eliminare dal 2025 il carbone dalla produzione energetica. Usa, Europa, Giappone e Canada, erano favorevoli ad accelerare i piani di riduzione delle emissioni clima-alteranti, «ma quattro o cinque paesi, che poi al momento della firma finale si sono ridotti a due soli, India e Cina - come ha spiegato il ministro per la Transizione ecologica nella conferenza stampa finale del vertice - hanno detto che non se la sentono di dare questa accelerazione, anche se vogliono rimanere nei limiti dell'Accordo di Parigi». Per Cingolani, apparso decisamente provato dal tour de force finale, «è stata una negoziazione particolarmente complessa, durata due giorni e due notti. La scorsa notte non c'era molto ottimismo, poi invece grazie al lavoro dei team siamo riusciti a trovare un accordo sul comunicato: abbiamo proposto 60 articoli e ne sono stati condivisi 58». Ad un certo punto si è effettivamente temuto che l'intesa finale potesse saltare e così Cingolani ha deciso di incontrare singolarmente tutti i ministri del G20, affiancato in questo tentativo dall'inviato speciale Usa per l'ambiente John Kerry. Il documento finale del vertice sarebbe potuto essere anche più ambizioso, ma comunque lo soddisfa perché «segna una svolta epocale, visto che anche il più riottoso al cambiamento dei paesi che hanno preso parte al summit non ha espresso alcun dubbio sulla necessità di procedere con gli impegni in materia di clima». E soprattutto nessuno ha messo in discussione l'accordo di Parigi, compreso l'impegno di mantenere ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale, e questo «è già importante». C'è solo «un disallineamento» di India e Cina rispetto ai tempi di intervento. Quanto ai dubbi espressi da questi grandi paesi più legati a carbone e petrolio, per il nostro ministro della Transizione ecologica, sono «anche comprensibili, perché per loro di tratterebbe di mettere in discussione il rispettivi modelli economici». E non a caso in diversi passaggi della trattativa finale alcune delegazioni si sono dovute confrontare coi rispettivi ministri delle Finanze. I punti rimasti in sospeso adesso verranno rinviati a un livello politico più alto, quello dei capi di stato e di governo ai quali Cingolani invierà una specifica relazione per spiegare le diverse posizioni in campo e suggerire come eventualmente superare i problemi. Oltre a riaffermare gli impegni di Parigi «come il faro vincolante» che dovrà condurre fino a Glasgow, dove a novembre si svolgerà la COP 26, il G20 ieri ha riconfermato il ruolo centrale dell'impegno finanziario da 100 miliardi a favore dei paesi più deboli, con l'impegno ad aumentare i contributi ogni anno fino al 2025. I Venti hanno poi concordato sull'accelerazione del passaggio alle energie pulite in questa decade, sull'allineamento dei flussi finanziari agli impegni dell'Accordo di Parigi, sull'adattamento e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, sugli strumenti di finanza verde, sulla condivisione delle migliori pratiche tecnologiche, sul ruolo di ricerca e sviluppo, sulle città intelligenti e resilienti, le smart city. Sono stati poi approvati due documenti della presidenza italiana sulle smart city e le comunità energetiche e sulle rinnovabili offshore, e due allegati sulla povertà energetica e sulla sicurezza energetica. «Quattro mesi fa diversi paesi non volevano neppure sentire parlare di questi argomenti, ora hanno firmato - ha concluso il ministro -. C'è stata una maturazione culturale. Non a caso, i lavori si sono aperti con le condoglianze ai delegati di Germania e Olanda per le vittime delle alluvioni».

Paolo Baroni

 

 

Il Comitato Noghere molla il Circolo Miani e tratta col terzo polo

Naufraga il matrimonio tra il gruppo anti-laminatoio e Fogar, che a sua volta si prepara al voto con una lista civica propria di nome "Muggia"

MUGGIA. Il matrimonio tra il Circolo Miani e Trieste Verde da una parte e una fetta consistente del Direttivo del Comitato Noghere è finito nei giorni scorsi. A certificare il divorzio una nota dei "fuoriusciti": «Il Comitato Noghere, gruppo informale di cittadini sorto per contrastare l'insediamento del laminatoio a caldo in Valle delle Noghere, si è dato un organo direttivo formato da circa 15 persone. L'attività del Comitato è stata animata e alimentata da Maurizio Fogar e dal Circolo Miani cui abbiamo manifestato la nostra riconoscenza», la premessa. Ma poi qualcosa evidentemente si è rotto, con Fogar che «ha cominciato a rivolgere accuse non solo contro i favorevoli al laminatoio, ma alla stampa, accusata di non essere imparziale, ai partiti, a politici e cittadini contrari al laminatoio accusati di doppiogiochismo e di molto altro, fino ad accuse rivolte a membri stessi del comitato. A questa situazione molto personale che ha finito col non riguardare più il laminatoio, la maggioranza del direttivo del Comitato Noghere ha deciso di dire basta, dichiarando chiusa la collaborazione con Fogar e il Circolo Miani. Il Comitato Noghere prosegue autonomamente l'attività di informazione, lotta e contrasto al laminatoio, con tutto l'impegno possibile e necessario». Quest'ultimo passaggio in realtà non dice proprio tutto: stando a voci interne al comitato stesso, nel frattempo sono stati intessuti dei rapporti con il terzo polo a trazione civica e guidato da Roberta Tarlao, che comprende un ampio ventaglio politico, dai Verdi ai pentastellati, un fronte visto come unica alternativa a destra e sinistra. Intanto il Circolo Miani continua con la sua proposta politica per le prossime amministrative muggesane: si chiamerà infatti "Muggia" la lista civica in corsa per il voto e il suo programma si baserà su nove punti programmatici.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 23 luglio 2021

 

 

La centrale pronta a fermarsi ma la chiusura non è vicina

A2A ha ultimato il rifornimento di energia chiesto dal mercato dal 5 al 23 luglio Cisint punta al free-carbon entro l'anno e ha preparato l'accordo di programma

È l'ultimo giorno di esercizio, da domani l'attività della centrale si ferma. È stato dunque confermato dall'azienda il programma, come comunicato al Comune di Monfalcone, relativo al rifornimento di energia elettrica per il periodo dallo scorso 5 luglio e fino al 23, in base alla richiesta del mercato. Allora era stato "rimesso in moto" l'impianto termoelettrico rimasto a lungo inattivo. Il tutto secondo i piani di produzione previsti, in virtù dell'«incremento della domanda estiva e del contesto di sistema». Stop per il momento, considerato che l'azienda A2A EnergieFuture continua a mantenere la centrale in esercizio in funzione della domanda. È stato confermato anche ieri infatti che il carbone ancora presente nello stabilimento dovrà essere smaltito. Viene ribadito quanto già prospettato a ridosso della ripartenza dell'impianto: «Il funzionamento della centrale andrà a ridurre le scorte di combustibile del carbonile che da tempo non è più stato approvvigionato. Conseguentemente, si prevede che le rimanenze potranno essere esaurite nel corso dell'anno». Almeno dunque fino a fine 2021. Oltre l'azienda non è andata, facendo capire comunque che per l'esercizio della centrale non c'è un preciso termine ai fini della chiusura definitiva. Si ragiona sempre con lo stesso criterio: l'attività rimane a disposizione della richiesta. E dal Comune rimane invece valida la "tabella di marcia" prefissata. Il sindaco Anna Maria Cisint ieri ha rinnovato la sua posizione: «All'azienda A2A EnergieFuture avevo avuto modo di rilanciare la proposta affinché la data del 23 luglio coincidesse anche con la chiusura definitiva della centrale. Continuo a rimanere di questo avviso, prima si chiude meglio è, poiché ritengo che il tempo del carbone sia ormai terminato». Un concetto ripetuto a Trieste: «La scorsa settimana ho ribadito l'opportunità di fermare quanto prima l'impianto termoelettrico. Nel frattempo - osserva il sindaco - a breve, è questione di qualche giorno, avrò la bozza dell'accordo di programma che sottoporrò all'assessore regionale Scoccimarro e ai tecnici della Regione, ai fini di una valutazione complessiva, nella prospettiva di un confronto anche con A2A». Cisint non scende in particolari circa i contenuti della bozza, però aggiunge: «L'accordo propone la chiusura e la necessità di stabilire tempi certi e ragionevoli in ordine alle opere di smantellamento, una dismissione che a mio parere dovrà compiersi nell'arco di non oltre i 36 mesi». La «palla è in campo», come dice il primo cittadino, che vuole giocare d'anticipo: «In base alla normativa in materia - spiega -, la procedura ai fini dell'avvio dell'accordo di programma può essere proposta anche dal sindaco. E il Comune di Monfalcone ha quindi avviato l'iter dal punto di vista amministrativo». Per l'amministrazione comunale comunque il countdown è già partito, puntando alla chiusura della centrale comunque entro la fine di quest'anno.

Laura Borsani

 

 

Verdi e Sinistra candidano Cimolino a sindaco

La dichiarazione d'intenti: «Intanto corriamo da soli, al secondo turno ci penseremo. Porte in faccia dalle altre formazioni»

«Rappresentare chi è stato lasciato ai margini a causa del forzato sviluppo capitalistico della società moderna». Si presenta così la coalizione della sinistra radicale Verdi e Sinistra in Comune che ha formalizzato ieri, nel corso di una conferenza stampa svoltasi in piazza Cavana, la candidatura di Tiziana Cimolino a sindaco per le prossime elezioni amministrative di ottobre. Si tratta del potenziale tredicesimo candidato alle prossime amministrative. La nuova formazione si presenta in alternativa - almeno nel primo turno - al candidato del centrosinistra, Francesco Russo: «Intanto corriamo da soli - ha sottolineato la stessa Cimolino - poi nel secondo turno ci penseremo». Come nel 2016, quindi, le diverse anime della sinistra si presenteranno separate. La candidatura di Cimolino va ad aggiungersi, alla sinistra del Pd, a quella di Riccardo Laterza per Adesso Trieste.«Abbiamo provato a portare avanti una serie di interlocuzioni con le altre anime del centrosinistra cittadino - ha ricordato la candidata sindaco di Verdi e Sinistra in Comune - senza ricevere alcuna indicazione in merito. Anzi, bussando alle porte di tutti i gruppi contrari alla deriva neoliberista del Pd, abbiamo solo ricevuto porte in faccia». I valori fondanti di questa nuova alleanza politica sono caratterizzati da uno spiccato interesse per i temi dell'ambiente, dell'europeismo e del femminismo.«La nostra sfida vuole essere quella di sentirci rappresentati all'interno dell'istituzione comunale - ha proseguito Tiziana Cimolino -, rappresentando una lista verde, ecologista, europeista e femminista, valori fondanti all'interno della sinistra e del tutto nuovi rispetto a quelli proposti dal centrosinistra di oggi. Vogliamo portare quel vento europeo di rinnovamento che sta parlando ovunque di giustizia sociale e sostenibilità ambientale e che riesce a conquistare sempre più municipi in tutti i paesi europei, sostenendo valori forti e imprescindibili attraverso un percorso aperto a tutta la città». Temi green, ma non solo, come ha ricordato Gianluca Paciucci, storico esponente di Rifondazione, a nome di Sinistra in Comune. «Non potevamo lasciare vuota l'aerea rosso-verde - queste le sue parole - senza di noi sarebbe stata un'assenza colpevole. Siamo qui a rappresentare tutte le persone lasciate ai margini dello sviluppo capitalistico della società moderna, con particolare attenzione alle minoranze e contro il revisionismo storico imperante. Abbiamo con noi sia professionisti e giovani da sempre attivi nei comitati cittadini per difendere l'aria e l'ambiente - ha proseguito Paciucci - sia persone impegnate nei movimenti per una città davvero aperta e inclusiva dove ci sia diritto alla casa, a un lavoro dignitoso e a una vita sana e gradevole per dare inizio a un reale e necessario processo di trasformazione sociale ed ecologica della nostra città».

Lorenzo Degrassi

 

Open scioglie le riserve e lancia una nuova civica a sostegno di Russo

Il nucleo degli ex vendoliani si unisce ad Articolo1 e "Un'Altra città" - Pasino e Zennaro di Trieste2030 entrano nelle fila di Punto Franco

Si allarga ulteriormente il sostegno al candidato sindaco Francesco Russo, che apre inoltre all'idea di istituire una «delega assessoriale dedicata alla vocazione portuale e marittima di Trieste». Al Caffè San Marco si è presentata in conferenza stampa una nuova lista civica, chiamata provvisoriamente "La città che vogliamo": raggruppa Open Fvg, Articolo1 e alcuni attivisti di Un'altra città, allo scopo di spostare il baricentro della coalizione di centrosinistra più a sinistra. Subito dopo, l'associazione Trieste2030 ha ufficializzato il suo preannunciato appoggio al principale sfidante dell'uscente Roberto Dipiazza: la novità è che saranno il medico Floriana Zennaro e l'avvocato Alberto Pasino a candidarsi nella Lista Russo-Punto Franco. Per Russo è importante avere in squadra Pasino, uomo in passato vicino al centrodestra moderato di Roberto Antonione, a riprova della trasversalità che il progetto civico Punto Franco ambisce a rappresentare. Trieste 2030 e la nuova civica di sinistra hanno ampiamente illustrato i loro punti programmatici, che saranno ribaditi in campagna elettorale. A nome de "La città che vogliamo" sono intervenuti Sabrina Morena (unica consigliera comunale attualmente espressa dall'area in questione), Rita Auriemma e Mirta Cok di Open; Sergio Persoglia e Marcello Bergamini di Articolo1; Roberto Dambrosi e Maria Grazia Cogliati Dezza di Un'altra città: quest'ultimo resta un «movimento civico e non un partito - ha chiarito Cogliati -. Le nostre anime vanno da Italia Viva a Rifondazione. Ma alcuni di noi vogliono contribuire alla nuova lista, per portare il nostro programma in coalizione». Tra gli interventi del pubblico pure Paolo Angiolini, membro del comitato "La città ai cittadini", che ultimamente sta sferzando le forze alternative al centrodestra affinché si uniscano: ha invocato «una forza nuova per la città». Passando a Trieste2030, Pasino e Zennaro sono per Russo «candidature di eccellenza». L'avvocato è socio di uno studio legale con numerose sedi in Italia e all'estero: ha lavorato pure a Shangai. Riveste diverse cariche associazionistiche e ha collaborato con il Ministero dei Trasporti per redigere il Codice della nautica da diporto. Zennaro è un rinomato medico, che tra le altre cose ha installato un sistema di teleradiologia in Angola, formando il personale locale all'invio di immagini in consulenza, anche a Trieste.

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 22 luglio 2021

 

 

Da Cattaneo a Cacciari Trieste Next, tre giornate per un futuro sostenibile

Dal 24 al 26 settembre il festival del sapere torna "in presenza" con eventi dal vivo. Tra gli ospiti anche Mieli, Mayor-Schonberger, Bono e Chawla

Dopo gli spettacoli teatrali, il cinema e i concerti tornano finalmente in presenza anche i festival scientifici. Non c'era davvero modo migliore per festeggiare i primi dieci anni di Trieste Next, che dal 24 al 26 settembre tornerà ad animare il centro cittadino con un denso calendario di conferenze e laboratori dedicati alla divulgazione scientifica. Il tema del 2021, complice l'esperienza della pandemia, pare quantomai necessario: si ragionerà infatti degli strumenti che la scienza offre per prenderci cura di noi stessi, della collettività e del pianeta che abitiamo, in un'ottica che vede il benessere individuale e globale legato a doppio filo al tema della sostenibilità. La decima edizione del festival, presentata ieri in conferenza stampa, sarà intitolata 'Take care, la scienza per il benessere sostenibile, e affiancherà al fertile parterre di scienziati provenienti dagli enti scientifici e accademici del territorio una nutrita lista di ospiti nazionali e internazionali. Saranno 100 gli eventi proposti e 200 le attività per le scuole e i visitatori, con una media di cinque appuntamenti in contemporanea per ogni fascia oraria. Duecento i relatori previsti, cui si uniranno oltre 300 ricercatori e studenti provenienti da tutt'Italia. Anche quest'anno il festival è organizzato dal Comune, dall'Università di Trieste, da ItalyPost, dall'Immaginario Scientifico e dalla Sissa, con la co-promozione della Regione, la collaborazione della Commissione Europea nella sua rappresentanza di Milano, la main partnership di Lago e Intesa San Paolo e la sponsorizzazione di AcegasApsAmga.A fare la forza della manifestazione saranno come di consueto gli enti del protocollo Trieste Città della Conoscenza, che contribuiranno con i loro scienziati e tante iniziative a un ragionamento sul futuro nostro e del mondo che spazierà dalle discipline Stem alle scienze umane e sociali. Come nel 2020 Trieste Next sarà proposta comunque in formula ibrida: dal vivo ma anche in digitale, con la trasmissione in diretta streaming delle conferenze sui canali del festival.Tra le discipline toccate, annuncia il direttore di Trieste Next Antonio Maconi, ci saranno, sempre in un'ottica di sostenibilità, medicina, agricoltura, intelligenza artificiale, robotica, biologia, genetica. Si rinnoverà la collaborazione con la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e inizieranno nuove collaborazioni con l'agenzia Spaziale Europea, con Humanitas Gavezzeni e con Inail, che presenterà il progetto di una mano robotica realizzato in collaborazione con l'Istituto Italiano di Tecnologia. Tra gli ospiti internazionali ci saranno Viktor Mayor-Schonberger, docente di Internet Governance and Regulation dell'Oxford Internet Institute e due vincitrici dell'Eu Prize for Women Innovators: l'ingegnera dei materiali Ozgë Akbulut e la direttrice dell'Icrea Cmem dell'Università di Barcellona Maria-Pau Ginebra.Oltre a loro l'accademica e senatrice a vita Elena Cattaneo, il giornalista Paolo Mieli, i filosofi Massimo Cacciari e Maurizio Ferraris, l'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono e quello di di Eurotech Paul Chawla, il fisico Federico Faggin, il direttore scientifico della Humanitas University Alberto Mantovani e molti altri. Nella serata del 24 settembre il centro cittadino si animerà anche con le attività della Notte Europea dei Ricercatori. «La manifestazione vedrà quasi triplicati gli spazi a sua disposizione - spiega l'assessore comunale Angela Brandi -. Saranno 1600 i metri quadri a disposizione per i laboratori, con un raddoppio delle aree talk: una sarà ospitata in Piazza Unità e l'altra in Piazza Verdi. Il tema Take care ci invita a pensare al futuro con un pubblico ben preciso in mente: le nuove generazioni». Per il rettore di UniTs Roberto Di Lenarda «la decima edizione della manifestazione sarà finalmente in presenza, ma le condizioni dipenderanno da noi, essenzialmente da quante persone saranno vaccinate». L'ateneo triestino proporrà ben 17 attività interattive in piazza e 17 talk.

Giulia Basso

 

 

Olivi preda delle cimici - Vertici transfrontalieri tra gli addetti ai lavori

Incontro in vista a San Dorligo della Valle per affrontare la crisi della produzione dopo il primo focus promosso oltreconfine

SAN DORLIGO. Per alcuni addetti ai lavori il calo della produzione che si profila all'orizzonte potrebbe raggiungere il 90%. È drammatica la prospettiva per il territorio di San Dorligo - come pure di quelli del resto della provincia - in conseguenza dell'arrivo, anche da queste parti, della cimice asiatica, che si nutre principalmente di olive ma non solo: «Nel nostro Comune ci sono tanti produttori di olio, di agricoltori che si occupano di alberi da frutto, e tutti si sentono impotenti davanti a questa piaga che sta mettendo in difficoltà un intero settore economico». Lo assicura Antonio Ghersinich, assessore alle Attività produttive dell'amministrazione guidata dal sindaco Sandy Klun che governa San Dorligo, dove si sta organizzando un incontro transfrontaliero tra i produttori per affrontare la questione in un'ottica d'insieme, dopo un primo vertice promosso oltreconfine. L'amministrazione, fin dalle prime avvisaglie del fenomeno che si stava generando, ha cercato soluzioni, creando l'occasione per una serie di confronti con i colleghi sloveni e istriani che vivono anch'essi della produzione di olio. «Abbiamo già partecipato, come componenti del gruppo che fa parte della "Denominazione di origine protetta Tergeste" - prosegue Ghersinich - a un incontro svoltosi in Slovenia, che ha visto presenti i rappresentanti dell'associazione degli olivicoltori dell'Istria slovena, da cui è purtroppo emerso che la realtà è comune, a cavallo del confine. Siamo arrivati alla conclusione che rimedi immediatamente efficaci non ce ne sono. Siamo portati a pensare - osserva l'assessore della giunta Klun - che, per qualche produttore del nostro territorio, quest'anno il risultato del lavoro svolto sarà pari a zero». Il 2021 in altre parole potrebbe ricordato come l'anno senza olive, e senza olio. E ad aggravare la prospettiva va anche ricordato che non esistono risarcimenti. «Attualmente - riprende Ghersinich - non siamo a conoscenza di normative che possano garantire ai produttori colpiti da questa grave situazione un ristoro di natura finanziaria. Magari in futuro qualcosa si muoverà ma in questo momento non esiste alcuna possibilità in tal senso». I produttori della zona di San Dorligo della Valle si sentono anche bersagliati dalla sorte. «La cimice asiatica - riprende Ghersinich - sta colpendo a macchia di leopardo. Ci sono aree del nostro paese che finora non hanno avuto danni. Mi riferisco alle Marche, dove il problema non esiste». A catalogare il 2021 come annus horribilis c'è anche un altro aspetto: «C'è stato un lungo periodo di caldo nel momento decisivo della stagione e in tale situazione gli ulivi si difendono, cioè producono meno olive per risparmiare l'acqua per la propria sopravvivenza».

Ugo Salvini

 

 

Per i manufatti di plastica tipo "usa e getta" il tempo sta per scadere - Da ottobre possibili sanzioni

Si ha la percezione che il segnale di pericolo costituito dalle problematiche ambientali sia finalmente colto in tutta la sua drammaticità. I grandi progetti sono e rimarranno appannaggio dei potenti della Terra; la diatriba, solitamente economica, è tra gli interessi delle singole nazioni e l'obbligo del rispetto di un progresso sostenibile per sua natura più costoso. Al singolo consumatore compete una responsabilità minima ma quotidiana che, per il moltiplicatore costituito dalla sua pluralità, risulta fondamentale per il futuro della collettività. Ci viene chiesto di salvaguardare l'ambiente attraverso l'eliminazione della plastica. Dal 3 luglio scorso questa viene ricusata dall'Europa rendendo attiva la decisione del Parlamento europeo che punta alla sua riduzione entro il 2030. L'adeguamento alla Sup (Single-use plastic products) non sarà immediato, nel nostro Paese sarà ancora consentito l'utilizzo di diversi manufatti in plastica. I negozi potranno e continuare a vendere i prodotti vietati fino a esaurimento delle scorte; successivamente il commercio sarà vietato e verranno disposte sanzioni per i trasgressori. Al bando vi sono numerosi prodotti in plastica "usa e getta", un primo passo per ridurre la plastica monouso che, con frequenza e misura sempre maggiore, finisce sulla terra e nei mari inquinandoli per secoli: piatti e posate, cotton fioc, palette da cocktail, bastoncini dei palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo, sacchetti in materiale leggeri, pacchetti e involucri, miscelatori per bevande, assorbenti, tamponi igienici e applicatori per tamponi, cannucce e così via. Prodotti che rimangono in commercio sono: bottiglie per acqua e bibite, flaconi per detergenti e detersivi, scatolette e buste per i cibi, mascherine, guanti e palloncini mentre per i bicchieri di plastica monouso la direttiva prevede solamente una loro riduzione. Le linee guida pubblicate a maggio vietano anche gli imballaggi plastificati con un contenuto di polimeri inferiore al 10%. Il nostro Paese fattura oltre 40 miliardi nel settore dei contenitori alimentari come piatti, posate, bicchieri e plastiche bio da cui lo stallo della nostra industria che ha dato luogo a un contenzioso tra l'Italia e la Commissione europea che s'è impegnata a rivedere alcune linee guida alla luce delle richieste del nostro governo. L'applicazione delle direttive europee e le multe sono rimandate a ottobre (quando il dlgs che deve recepirle verrà approvato). L'Unione europea ha scelto di bandire tutta una serie di oggetti monouso di cui si può fare sinceramente meno o che possono essere di facile sostituzione con altri biodegradabili. Le alternative richiedono tempo, grossi investimenti e soprattutto un cambiamento culturale da parte di tutti: detersivi alla spina, borracce, imballaggi in carta, bioplastiche. Un impegno di cui tutti dobbiamo farci carico.

Antonio Ferronato - Adoc (Ass.difesa orientamento consumatori)

 

 

SEGNALAZIONI - Montagne Fvg - Progetti lesivi dell'ambiente

Con sorpresa ho letto il comunicato sulle bandiere nere assegnate alla montagna del Friuli Venezia Giulia. Per la Carnia ci poteva essere qualcosa di meglio e ritengo doverosamente meritato. Ad esempio per quanto sta avvenendo nel comune di Forni di Sopra, dove amministrazione, Promoturismo e Regione progettano opere tanto inutili quanto devastanti sopra gli impianti Varmost: seggiovia con ristoro in cima al Simon, piste su costoni valanghivi, una orrenda strada sul più bel sentiero fornese. Di questi interventi Legambiente ha ampia conoscenza, sui quali il Cai regionale, principale conoscitore delle nostre montagne, si è già decisamente opposto. Opere dall'impatto ambientale uguale se non maggiore a quelle di Sella Nevea, senz'altro imparagonabili con le "minutaglie" di Tarvisio, le quali hanno pure "goduto" della bandiera nera. Chi conosce quei luoghi che coronano Casera Varmost sa di cosa parlo, chi non lo sa li frequenti prima che scompaiano. Sarebbe un peccato per il bellissimo ambiente, il turismo del domani e i bilanci pubblici! Un errore inconcepibile. Non so se la bandiera nera, strameritata per questi progetti, fosse servita a fermare i probabili disastri, sarebbe comunque stato un segnale importante per opere contro natura e futuro. Peccato questa che giudico voluta dimenticanza di Legambiente, che giustifica l'attacco alla natura di Regione-Comune-Promoturismo, proprio in questi tempi di eventi climatici estremi (vedi Germania): che si faranno sentire e pagare! Anche in Varmost! Invece di sanare le ferite di Vaia se ne sommano di altre quasi fosse il secondo tempo di un film dell'orrore.

Alfio Anziutti 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 21 luglio 2021

 

 

Blocco urbanistico sull'Isonzo «Tutelare ambiente e sviluppo»

Confindustria preoccupata per i comuni di Gradisca, Romans, Villesse e Sagrado L'Anci prova a mediare. Legambiente: «Sono misure drastriche ma necessarie»

GRADISCA. La quasi totalità del territorio di Villesse o Sagrado. E praticamente metà di quelli di una Gradisca o una Romans. Sono queste le dimensioni del "blocco urbanistico" che rischia di venire innescato dai nuovi parametri europei per l'aggiornamento del Pgra, il Piano di gestione del rischio alluvioni. Uno strumento che supera il Pai, (Piano di assetto idrogeologico) e restringe i paletti normativi in nome della sicurezza ambientale. E così nelle zone P2 - a pericolosità media - sarebbe impossibile per i sindaci autorizzare nuove costruzioni. Ma anche restauri e ampliamenti di volume dell'esistente. O, ancora, licenziare nuovi insediamenti produttivi o espansioni di attività. Un vero e proprio "tappo" urbanistico su intere aree o addirittura interi paesi - Villesse, ad esempio - con conseguente depauperamento del territorio. E c'è già chi parla di rischio desertificazione. I 4 comuni sopra citati non sono gli unici a rischiare la paralisi urbanistica alla luce dei nuovi parametri. Ma sono i primi ad avere denunciato la propria preoccupazione con una lettera inviata all'Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali e alla Direzione centrale Ambiente Energia e Sviluppo Sostenibile della Regione.«Alcune volte il meglio è nemico del bene» commenta, citando Voltaire, il segretario regionale dell'Anci - l'associazione dei comuni italiani - Alessandro Fabbro. L'ex sindaco di Farra ha le idee piuttosto chiare sui possibili scenari che verrebbero innescati dalle nuove normative. «L'argomento è di estrema attualità e lo dimostrano i recenti eventi calamitosi in Germania e nel Benelux - afferma -. E gli amministratori dovranno abituarsi a prendere decisioni e assumersi responsabilità sempre più drastiche. Ciò premesso, però, mi sembra che le normative europee che la Regione si accinge a recepire (da qui un appello all'assessore regionale Fabio Scoccimarro) siano troppo generalizzate e stringenti, rischiando di ignorare il buon lavoro già svolto dai sindaci in materia di sicurezza idrogeologica. Mi spiego meglio: nel caso dell'Isontino non mi sembra affatto che negli anni abbia imperversato un certo tipo di abusivismo incontrollato in aree potenzialmente a rischio. Singoli errori possono essere stati commessi nei decenni precedenti, ma non mi pare che il territorio viva una situazione di disordine urbanistico. E tantomeno di incoscienza in materia di tutela ambientale e della sicurezza. Per questo bisognerebbe guardare altrove. Comprendo dunque la preoccupazione dei comuni isontini, che non possono pagare un prezzo elevatissimo con il depauperamento dei propri territori - conclude Fabbro -: giusto chiedere chiarimenti, e se serve l'Anci è disposta a fare la propria parte». Perplessità viene espressa anche da Elisa Ambrosi, dell'Area Ambiente di Confindustria: «Premesso che il principio della prevenzione in merito al rischio alluvionale non può e non deve essere messo in discussione - dice - abbiamo registrato la preoccupazione non solamente dei sindaci, ma anche dei nostri associati in merito ai nuovi scenari normativi. I tecnici ci segnalano come l'articolo 13 che ridefinisce le aree a media pericolosità sia estremamente stringente, facendovi ricadere da un giorno all'altro intere aree. Quello che chiediamo è una maggiore chiarezza e soprattutto un orizzonte temporale entro il quale enti pubblici e soggetti privati possano programmare. Si pensi alle richieste di insediamento in un territorio, o di ampliamento di un'attività: rischierebbero di essere bloccate o di risultare fuori parametro da un anno all'altro. Le conseguenze occupazionali ed economiche potrebbero essere estremamente preoccupante. Bisogna conciliare la progettualità con la mitigazione del rischio idraulico, ma serve un percorso pluriennale e condiviso». Diverso l'approccio di Legambiente: «I gravi eventi alluvionali in Nord Europa dovrebbero averci insegnato che è il momento delle decisioni difficili, anche drastiche - dice Michele Tonzar, della segreteria regionale -. Comprendo il disagio dei comuni, ma le norme a volte tagliano con l'accetta. Indubbiamente ci saranno aspetti tecnici da conciliare, ma questa rimane una grande occasione per approcciarsi in modo diverso ai nostri territori, ponendo fine al consumo di suolo o a decisioni pericolose per l'incolumità dell'ambiente e delle persone». 

Luigi Murciano

 

 

"Marless" a Castelreggio contro la plastica abbandonata in acqua - il Progetto europeo di cooperazione

DUINO AURISINA. Migliorare la qualità delle condizioni ambientali della zona costiera e del mare Adriatico, attraverso l'uso di tecnologie e approcci sostenibili e innovativi. È questo l'obiettivo di "Marless", progetto di cooperazione territoriale, finanziato dal programma europeo "Interreg" Italia-Croazia, presentato ieri a Sistiana, la località della ex provincia di Trieste prescelta, assieme a Grado e Lignano, quale sede per l'avvio della sperimentazione, dall'assessore regionale per l'Ambiente, Fabio Scoccimarro. «Con Marless - ha detto Scoccimarro - vogliamo realizzare azioni diffuse, che permettano di contrastare il fenomeno della plastica abbandonata in mare da diversi punti di vista e con nuove metodologie d'intervento». A rendersi disponibili, per avviare il progetto a Sistiana, sono stati i responsabili dello storico stabilimento di Castelreggio, che fungerà da base per le varie attività previste da "Mareless". «Ringraziamo tutti i gestori degli stabilimenti coinvolti in questa iniziativa - ha ricordato questo proposito Scoccimarro - i quali stanno gratuitamente raccogliendo il materiale plastico spiaggiato, offrendo un servizio alla cittadinanza e dando un contributo molto importante per rendere le nostre acque sempre più pulite. Nell'ambito di questa iniziativa Interreg - ha proseguito l'assessore - la Regione, in collaborazione con Arpa Fvg, si sta occupando in particolare del monitoraggio e dello studio dei rifiuti nel mare Adriatico analizzando, attraverso precisi modelli scientifici, la loro dispersione da parte delle correnti marine, le traiettorie di movimento e i punti di accumulo». Considerando le molteplici fonti di inquinamento, oltre al monitoraggio e alla rimozione, il progetto promuove anche una serie di attività di prevenzione e di educazione ambientale rivolte sia alla cittadinanza sia alle scuole. «Bisogna partire dai più giovani per modificare in senso positivo la mentalità generale in campo ambientale - ha sottolineato Scoccimarro - per questo è forte l'impegno della Regione sul fronte della tutela del mare. Tra poche settimane, in collaborazione con la Barcolana daremo vita alla prima Conferenza dell'ambiente e del clima dell'Alto Adriatico, per approfondire i temi legati alla difesa del mare cui seguiranno le sessioni dedicate al suolo e all'aria».

u. sa.

 

 

Olivi preda della cimice asiatica «La speranza nella vespina nana»

L'analisi del naturalista Bressi sui danni ai raccolti causati dall'insetto «La situazione è molto preoccupante. A rischio anche altre colture»

«La situazione negli olivi della provincia è molto preoccupante e non mi fa essere ottimista per il futuro». È l'opinione di Nicola Bressi, zoologo e naturalista del Museo di storia naturale di Trieste, sulla situazione che sta attanagliando gli olivi - ma anche altre colture e alberi di frutto - e che secondo la previsione degli esperti del settore vedrà precipitare il prossimo raccolto di almeno il 70 per cento. Una percezione confermata anche dal sindaco Roberto Dipiazza, proprietario di una cinquantina di olivi che l'autunno scorso hanno prodotto qualcosa come sette quintali di olive. «Quest'anno, se tutto andrà bene, ne tireremo giù 70 chilogrammi» commenta sconsolato il primo cittadino. Una situazione complicata, per contrastare la quale la Regione nelle scorse settimane ha deciso di introdurre la vespa samurai. «Un nome che non le rende merito - sottolinea Bressi - perché si tratta di un vespide nano, appartenente sì alla famiglia delle vespe, ma è più piccola di una formica e soprattutto non punge l'essere umano». L'uomo, però, deve aiutare questa vespina nana a compiere il suo dovere. Sul come, è presto detto. «È importante non gettare pesticidi sui frutteti o sugli uliveti, perché così si ucciderebbe anche questo predatore ghiotto di cimici asiatiche (o marmorate). Spargendo i pesticidi la cimice prima o poi ritornerebbe, e dal momento che si riproduce più velocemente degli altri predatori, una volta ripreso il controllo dei frutteti non avrebbe nessuno a contrastarla». Ma come fa, un insetto piccolo come una formica, ad ucciderne uno più grande di lui? «La vespina nana depone le sue uova in quelle delle cimici così le sue larve, una volta schiusesi, fagocitano quelle della cimice. In questo modo si interrompe la riproduzione delle cimici». È giusto ricordare, però, che la cimice marmorare hanno in natura anche altri predatori. «I suoi nemici - sottolinea Bressi - sono le mantidi religiose, i ragni, le cicale, i ramarri, ben presenti nelle monocolture. Il problema è che fanno fatica a starci dietro, perché negli anni l'uomo con i pesticidi ha ridotto le biodiversità».

 Lorenzo Degrassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 20 luglio 2021

 

 

Primo disco verde per il raddoppio della centrale nucleare di Krsko

Il ministero delle Infrastrutture di Lubiana ha rilasciato un "permesso energetico" per il progetto

Lubiana. A piccoli passi, ma sempre più significativi, verso la realizzazione dell'obiettivo. Sono quelli che sta muovendo la vicina Slovenia sul fronte di "Krsko II", impianto nucleare che in un futuro non lontano potrebbe sostituire l'attuale centrale, attiva dal lontano 1983. Nuova centrale che appare più vicina, dopo che ieri il ministero sloveno delle Infrastrutture ha annunciato di aver rilasciato un cosiddetto «permesso energetico» per la costruzione della seconda unità a Krsko. La mossa, ricordiamo, arriva dopo che, la settimana scorsa, il parlamento sloveno ha approvato la "strategia climatica nazionale" fino al 2050, inserendo l'energia nucleare come una delle opzioni a lungo termine per soddisfare i fabbisogni del Paese. Quella arrivata ieri è una luce verde iniziale ma comunque importante, ha specificato il ministro sloveno delle Infrastrutture, Jernej Vrtovec. «Il permesso energetico dà il via al più ampio dibattito pubblico possibile, non solo tra esperti ma col coinvolgimento anche dell'opinione pubblica», ha spiegato il titolare del dicastero. Che non ha escluso l'ipotesi referendum, evocata anche dal presidente Pahor. «Non vedo seri problemi sul fatto che la gente possa esprimere le proprie opinioni». Il permesso, comunque, dà già il la all'avvio delle procedure di autorizzazione al futuro impianto da parte dell'azienda pubblica Gen Energija, che gestirà il progetto, ma prima l'obiettivo di Lubiana è quello di raggiungere un ampio consenso interno sul piano energetico più impegnativo che Lubiana affronterà nei prossimi decenni. Solo allora si procederà alla sua attuazione, come la concessione dei permessi di costruzione, la scelta dell'esecutore e la realizzazione dell'unità. Per ora, quegli step sono ancora remoti. L'autorizzazione energetica non è una decisione finale sull'investimento, rappresenta solo un primo passo formale, ha tenuto così a ribadire Vrtovec. Sono puntualizzazioni dettate dal realismo, ha sottolineato l'agenzia di stampa slovena Sta. Dettagli fondamentali del progetto come «il prezzo stimato, la tempistica o la scelta della tecnologia» non sono infatti ancora stati determinati e non lo è neppure il «luogo preciso» di costruzione, se in quella Krsko indicata da autorevoli geologi come area problematica perché potenzialmente oggetto di forti terremoti e dunque non idonea, a giudizio di vari esperti, alla costruzione di un impianto nucleare. Ma non è solo parte del mondo scientifico a guardare a Krsko II con sospetto. Lo è anche l'opposizione in Slovenia e autorevoli organizzazioni come Focus e Greenpeace. Non solo. L'opzione «energia nucleare in Slovenia trova opposizione in Austria e in Friuli Venezia Giulia», ha ammesso sempre la Sta. A questi timori ha risposto ieri Vrtovec, parlando di opposizioni note e antiche. E ricordando che Lubiana è responsabile per la propria produzione energetica e descrivendo il suo come un Paese che non vuole dipendere dall'importazione di elettricità dall'estero. Da qui la scelta obbligata, secondo la Slovenia, della seconda unità di Krsko. Di certo, Lubiana - ha precisato lo stesso Vrtovec - pensa in grande, immaginando una unità da 1,1 GW, che possa produrre 9.000 GW di elettricità all'anno e con una durata di vita di sessant'anni. I costi per il progetto dovrebbero aggirarsi intorno ai 5-6 miliardi di euro, da assicurare magari con fondi Ue o di co-investitori. Da parte sua, Martin Novsak, direttore generale di Gen Energija, ha assicurato che sarà utilizzata la migliore e più sicura tecnologia al momento delle future gare d'appalto. E anticipato che una decisione finale potrebbe arrivare nel giro di cinque anni, con altri cinque, nelle migliori delle ipotesi, necessari per la completa realizzazione.

Stefano Giantin

 

 

«Impianti fotovoltaici altamente impattanti» - il sindaco di Palmanova

PALMANOVA. Raffica di richiesta per la realizzazione di parchi fotovoltaici nell'area del Palmarino: la difficoltà dei sindaci dei Comuni, Trivignano Udinese, Pradamano, Palmanova e Santa Maria la Longa, informati a procedure in corso, a esprimere un parere senza nessun potere decisionale. Sarà infatti la Regione a dare l'idoneità per quattro progetti: quello di Chiopris-Viscone e Trivignano, proposto dalla Salit srl per il quale è stata già avviata la pratica di Via; quello di Trivignano da 17,95 kw della Eg Nuova Vita srl per il quale è in corso la verifica, che occuperà 26 ettari di terreno; quello di Pradamano, Trivignano e Palmanova della Ellomay Solar Italy Eight srl da ubicare in 107,72 ettari per il quale è in corso procedura di Via; e i due di Santa Maria La Longa, uno da 60 Mv e uno da 105 Mw che occuperanno 130 ettari. Il sindaco di Palmanova Francesco Martines, sottolinea che «questi impianti sono altamente impattanti, consumano territorio e rovinano l'aspetto delle nostre terre. Andranno a cambiare radicalmente un vastissimo territorio, ora agricolo, tra Clauiano, Jalmicco e la località Vecchia Dogana. La Regione blocchi questo e tutti gli altri progetti: prima si approvi una legge sul consumo di suolo che regoli il proliferare di questi impianti. Vari una norma che definisca le aree più adatte e dia ai Comuni il potere di intervenire prima della realizzazione».

 

 

Allarme clima in archivio anche dopo una tragedia

L'amigdala dunque parrebbe essere una zona del nostro cervello dedicata a valutare la pericolosità di determinati stimoli. È una sorta di archivio della nostra memoria emozionale. Oltre a segnalarci l'allarme esistente in una situazione corrente, la nostra amigdala derubrica i precedenti pericoli facendoli scendere di importanza. In questi ultimi tempi questa parte del nostro cervello ha lavorato sodo: gli italiani infatti, che durante la tempesta Greta Thurnberg nel 2019 consideravano il cambiamento climatico come nemico numero uno (subito dopo venivano gli sbarchi dalle coste africane e il tema del lavoro), oggi sono ovviamente turbati dalla pandemia e dalle sue possibili conseguenze. Analogamente sembrano lavorare i cervelli di chi guida, imposta e dirige i principali mass-media. Lo dico perché il racconto dell'esondamento dei fiumi in Germania, Olanda e Belgio con le centinaia di morti e dispersi che si porta appresso, è durato sulle pagine - ad esempio - del primo quotidiano italiano lo spazio di due giorni. Oggi il tema è già scivolato in decima pagina e io - come al solito - devo confessare di essermi sbagliato. Pensavo infatti - con non poco ottimismo - che l'evento catastrofale verificatosi nel centro dell'Europa, avrebbe avuto come inevitabile ricaduta una sensibilizzazione dell'opinione pubblica nostra, di quei paesi e dei rispettivi sistemi mediatici sul tema del cambiamento climatico. Non sembra sia così. Ieri e oggi le agenzie di stampa raccontano delle difficoltà che incontra il cosiddetto Green Deal, del problema che si aprirebbe per il settore automotive in Francia, Germania ed Italia etc etc. Nel nostro paese in particolare il ministro della transizione ecologica (sic! ) Stefano Cingolani - proprio nel giorno della tragedia tedesca - ha annunciato che seguendo la strada tracciata nella riduzione di impiego delle energie fossili "la nostra Motor Valley chiude! "Macron dal canto suo, in vista della campagna elettorale, sarebbe terrorizzato da una ripresa dei'gilet gialli', mentre in Germania ci sono interrogativi sull'atteggiamento che prenderanno i Verdi e sulla linea di difesa che andrà ad adottare la Cdu. Non oso immaginare quale potrebbe essere la reazione delle nostre forze (? ) politiche se e quando una effettiva riduzione nell'impiego di energie fossili avverrà davvero. Ancora in Italia - diversamente che negli Usa - non si è visto l'emergere di un'negazionismo climatico', di gente cioè disposta ad affermare che non è in atto un cambiamento climatico o che se lo è esso non dipende in maniera significativa dall'uomo. Perché in Italia, siamo più furbi. Dalla "nostra incapacità di guardare in faccia il passato e anche il presente" - sono, parole pensate un po', di Renato Curcio - nasce infatti un'attitudine alla menzogna, al dire e non dire, tutti conditi di retorica, che impediscono un atteggiamento alla Trump. Servirebbe in questa fase raccontare quanto abbiamo davanti. Dire che la transizione ecologica necessariamente inciderà sull'occupazione. Precostituire qui ed oggi, quegli ammortizzatori economici di lunga durata, che renderanno meno pesante il cammino di chi verrà espulso dal mondo del lavoro. Servirebbe resettare le testoline di una larga degli imprenditori italiani (e ovviamente europea), facendogli capire che "business as usual" non è compatibile con la sopravvivenza del pianeta. Ma di tutto ciò la politica italiana non sembra occuparsi e il popolo italiano, più o meno convintamente, sembra seguirla. La scusa adottata in genere è legata alla'complessità': degli interessi, della democrazia rappresentativa, del sistema, dei territori, del rapporto con l'Europa, etc etc. E io - con il cinismo che mi è proprio - comincio a pensare che forse servono eventi catastrofali più frequenti, più intensi e più diffusi. È l'unica cosa capace di farci intendere il dolore degli altri: che tocchi anche a noi.

Roberto Weber

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 19 luglio 2021

 

 

Il consumo del suolo emergenza in regione: persi altri 65 ettari   -   la situazione in FVG

A Monfalcone il primato della città meno verde: il 45,9% è invaso dal cemento Regione settima in Italia con 525 metri quadrati per abitante sottratti alla natura

TRIESTE. Nell'Italia della cementificazione perdiamo 60 chilometri quadrati di territorio all'anno al ritmo di due metri quadrati al secondo. Per il consumo del suolo oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana sono deviati in superfice provocando, a causa dell'emergenza clima, collassi idrogeologici del territorio all'origine di alluvioni devastanti come quella come sta falcidiando la Germania in queste ore. C'è la denuncia di una emergenza ambientale annunciata nel Rapporto Ispra Snpa sul «Consumo di suolo in Italia 2020» che non risparmia neppure la nostra regione: il rapporto è una mappa dell'Italia urbana dove crescono "alberi di trenta piani", cantava Celentano in una delle sue invettive musicali contro la sparizione del verde dalle città. Analizzando lo scenario su base regionale, la Lombardia è la regione che ha registrato il più alto consumo di suolo con 765 ettari in più rispetto al 2019, seguita da Veneto (682 ettari), Puglia (493), Piemonte (439) e Lazio (431). Il Fvg si piazza a metà classifica dopo che sono spariti altri 65 ettari (in frenata dopo il -239 di due anni fa): nel 2020 il paesaggio del Fvg è attraversato da 63 mila ettari di asfalto e cemento rispetto ai 42 mila del Trentino e ai 27 mila del Veneto.Di fatto dal dopoguerra nel nostro Paese cresce più il cemento che la popolazione: dal rapporto emerge che, considerando l'avanzamento di quasi 60 km quadrati annuali, «è come se ogni neonato me avesse portato nella sua culla ben 135 metri quadrati». Se ne è accorta l'Unione europea che ha posto il traguardo del consumo di suolo netto zero entro il 2050. É bene chiarire che per consumo di suolo si intende «l'incremento della copertura artificiale». Con suolo consumato si intende «la quantità complessiva» e qui gioca un ruolo cruciale la presenza industriale. Al primo posto in regione troviamo infatti Monfalcone, la città dei cantieri, "occupata" per il 45%, segue Pordenone con il distretto degli elettrodomestici (40,6%) quindi Udine (42,4%), Trieste (32,4%) e la verde Gorizia con il 26,6%. L'Ispra fa calcoli impietosi: in Italia la sparizione del suolo ha "consumato" 3,7 milioni di quintali di prodotti agricoli e 25.000 quintali di prodotti in legno. Il danno economico potenziale sarebbe compreso tra gli 81 e i 99 miliardi di euro, in pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Di fatto a ogni italiano corrispondono 359 metri quadrati di superficie cementata mentre sessant'anni fa, nell'Italia del boom economico, erano la metà: «Dal 2012 ad oggi-spiega il rapporto- il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli e lo stoccaggio di quasi tre milioni di tonnellate di carbonio, l'equivalente di oltre un milione di macchine per strada».La situazione non è migliore nelle aree a rischio idraulico e sismico dove, secondo il rapporto, in Fvg non ci sono stati interventi poco rispettosi dell'ambiente. Va detto che in regione, nonostante la frenata di quest'anno, la percentuale di suolo consumato resta fra le più elevate in Italia (il 7,99%) e ci piazziamo al settimo posto con 525 metri quadri per abitante oltre la media nazionale (359 metri quadri). Tuttavia questo indicatore -ricorda il rapporto- va letto anche come il riflesso statistico di una densità di popolazione medio-bassa. Le restrizioni sulla produzione industriale, sugli spostamenti e quindi sul traffico imposte dalla pandemia, potrebbero avere frenato l'avanzata del cemento anche se restiamo in sostanza sotto osservazione. Su scala provinciale al primo posto troviamo Udine (33.710) seguita da Pordenone (19.053), Gorizia (6.139) e ultima Trieste (4.365). Su scala nazionale la sola Milano ha "bruciato" 49.858 ettari (31,62% del suolo). A Roma addirittura 69 mila ettari, più di quelli consumati in tutto il Fvg. Secondo il rapporto, nella nostra regione l'incremento percentuale di consumo di suolo dal 2019 al 2020 (0,10%) è stato contenuto. Potrebbe essere il segnale di una migliore gestione soprattutto nelle aree protette dove il Fvg viene segnalato come area virtuosa insieme a Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta. Tornando ai dati, nel 2020 in provincia di Trieste per ogni abitante si sono «consumati» 189 metri quadrati di territorio. É andata peggio a Udine (640), Pordenone (614) e Gorizia (445). A livello comunale, i primi tre Comuni per incremento di consumo di suolo dal 2019 al 2020 sono Udine (5,09 ettari), San Giorgio di Nogaro (4,02 ettari) e Faedis (2,66 ettari). Rapportando, invece, il consumo di suolo con l'estensione territoriale, il Comune più "consumato" come detto è Monfalcone (45,9%), seguito da Udine (42,4%) e Pordenone (40,6%). Diminuisce la percentuale di consumo di suolo per attività di logistica e distribuzione pari a 1,50% (3,31% la media Nord Est).

Piercarlo Fiumanò

 

"Attenzione agli squilibri fra ambiente e industria"

Giovanni Fraziano, urbanista ed ex preside della facoltkà di architettura dell'ateneo giuliano, analizza le trasformazioni del territorio regionale

«La dimensione del Fvg ha forti disequilibri, ma viviamo pur sempre in una zona fortunata. Qui ci sono ancora molti spazi verdi in confronto ad altre regioni italiane». Giovanni Fraziano, docente di composizione architettonica e urbana ed ex preside della facoltà di Architettura dell'Università di Trieste, commenta così i dati Ispra sull'occupazione del suolo. Fraziano sottolinea un altro aspetto: «L'agricoltura meccanizzata di oggi ha costretto a modificare le colture agricole rispetto a quelle di una volta. Questo non può considerarsi consumo di suolo, ma è comunque una trasformazione pesantissima per il terreno». Anche la morfologia ha la sua importanza. «Facciamo un confronto tra Monfalcone e Buttrio, entrambe aree dove sono presenti delle industrie pesanti: mentre nella cittadina friulana è stato portato avanti negli anni un lavoro di mitigazione nell'impatto delle strutture con il territorio, nella città isontina la situazione è molto più complicata. La dimensione stessa della navi, cresciuta a dismisura negli ultimi anni, implica la costruzione di strutture tecniche e costruttive di grande impatto, che rendono difficile la mitigazione sull'ambiente. Ovviamente questo ha grandi ricadute sul territorio, legate anche a una forte concentrazione di abitanti in pochi chilometri quadrati».Un'altra variabile da tenere in considerazione, secondo Fraziano, è quella del consumo del suolo legato agli spazi commerciali. «Questo aspetto non viene mai preso in considerazione - spiega - però si prenda come esempio la zona un tempo molto verde a nord di Udine: lì, negli ultimi 30 anni, l'area commerciale ha impattato molto. Questo significa che bisogna entrare nel merito e valutare le situazioni nel loro complesso». Per quanto riguarda l'area giuliana è plausibile pensare che rubare spazio al mare sia l'unica via di sviluppo del futuro? «È una possibilità da prendere in considerazione - conclude Fraziano - a patto che non comporti un aumento dell'inquinamento».

Lorenzo Degrassi

 

"La sfida del Porto vecchio sarà cruciale per Trieste"

Alberto Masoli, geologo e proprietario della Geosyntech srl, ragiona sulla morfologia di un territorio che ha ancora spazi per espandersi

«Quella realizzata dall'Ispra è una fotografia molto lineare della situazione esistente in Fvg». Alberto Masoli, geologo e proprietario della Geosyntech srl, commenta così il report offerto dall'Ispra.Masoli come valuta il quadro in Fvg?«Il rapporto dice che la percentuale di suolo consumato è molto alto, ma questo è rapportato alla popolazione, pertanto se questa è in calo il parametro si alza, ma è altrettanto vero che abbiamo il più basso consumo di suolo, concentrato in aree dalla chiara vocazione industriale, come Monfalcone, Udine, San Giorgio di Nogaro e Pordenone». Trieste appare più in basso in classifica...«Perché il capoluogo regionale non ha una grande vocazione industriale, oltre al fatto che ha una morfologia completamente diversa rispetto a Udine o Pordenone. Trieste però ha dalla sua un altro aspetto molto significativo che può utilizzare in futuro, quello del Porto Vecchio o di altre aree dismesse. Sono due grandi carte da giocare per evitare che la città eroda altri metri quadrati di territorio». Un'operazione che Monfalcone, prima in Regione per occupazione del suolo, non potrebbe fare.. «Qui stiamo parlando di un punto molto strategico, è una città dall'ottima connessione portuale, stradale e ferroviaria. Credo però che la città dei cantieri sia abbastanza satura di spazi, non vedo perciò grandi possibilità di espansione ulteriore. Al contrario di zone come San Giorgio di Nogaro o Udine, che per ovvi motivi geografico-morfologici, potranno allargare le aree occupate». Trieste ha anche tanti edifici abbandonati, figli del forte calo demografico in atto. «Il piano regolatore degli anni '90 della giunta Illy ipotizzava una città di 400 mila abitanti, e lo spazio utilizzato è dimensionato a questa funzione di crescita; al contrario la città si è contratta demograficamente, ma non è tanto il suolo occupato a fini residenziali a venire intaccato, bensì quello dei grandi insediamenti » . --Ldg

 

 

Gli olivi preda della cimice asiatica - Allarme a Bagnoli: -70% di raccolto

Il parassita incombe ora anche sulla produzione dell'extravergine triestino. A rischio pure uva e verdura

SAN DORLIGO. Ben il 70% in meno, da un anno all'altro, per quanto riguarda la raccolta di olive a livello provinciale, pari a 500 tonnellate. E la previsione di un conseguente aumento del prezzo dell'olio commerciale del 25- 30%. È l'allarme lanciato da una serie di olivicoltori del circondario triestino, colpiti in modo massiccio dall'arrivo, anche a queste "latitudini" della temuta cimice asiatica, che si nutre, prosciugandolo, del prezioso frutto necessario alla produzione dell'olio. «Non sappiamo come combatterle», spiega Paolo Starec, proprietario di un frantoio a Bagnoli della Rosandra: «L'unica cosa a noi certa è che questo insetto, al momento, non ha antagonisti. Nei due anni precedenti avevamo avuto delle avvisaglie del fenomeno, ma quest'anno esso ha raggiunto livelli altissimi, tanto che prevediamo di dover "buttare" il 70% del raccolto». Una situazione drammatica per gli olivicoltori locali, insomma, che temono perdite senza precedenti. «Quest'anno la situazione è veramente pesante - gli fa eco Euro Parovel - perché, oltre alle olive, la cimice sta intaccando a catena l'uva, i pomodori e le ciliegie». La speranza per il futuro è affidata a un altro insetto, destinato, secondo le aspettative degli addetti ai lavori, a uccidere le larve della temuta cimice asiatica. Si tratta dell'Anastatus Bifasciatus, meglio nota come vespa samurai, predatore naturale di questo etedottero, che la Regione a breve inizierà a liberare in qualche centinaio di esemplari su tutto il territorio. «Da noi esistono altri parassiti che si nutrono delle uova delle cimici - osserva l'agrotecnico Alan Mechi - ma la loro peculiarità è quella di cibarsi di tutti gli esemplari, dalla cimice verde alla grigia, e soltanto dopo la asiatica. Quest'ultima, però, essendo molto più prolifica, si sviluppa in maniera rapida, e così i nostri parassiti non riescono a starci dietro». Da qui l'idea della Regione di inserire appunto la vespa samurai nelle coltivazioni. «Questo insetto riconosce solo l'ovatura della cimice asiatica», racconta ancora Mechi: «L'unico aspetto da verificare nel tempo è se l'Anastatus Bifasciatus riuscirà a riprodursi in numero tale da riuscire a combattere la temuta cimice orientale». La situazione, nel frattempo è molto preoccupante, «emergenziale», a detta dell'agronomo. «La cimice asiatica entra in azione nel mese e mezzo successivo alla fioritura della pianta, cioè quando l'oliva è piccolina, emettendo una sostanza che necrotizza il frutto e alla lunga lo fa cadere». Il grande problema è rappresentato dalle neamidi, ovvero le piccole della cimice. «Queste crescono sull'albero e necessitano di una nutrizione continua», prosegue Mechi: «Se non mangiano entro la giornata, muoiono. Inoltre, più caldo fa e più devono nutrirsi, eliminando di conseguenza le olive che trovano a disposizione. In 10 giorni abbiamo visto che cinque cimici fanno cadere tutte le olive di un albero». Questi motivi fanno sì che il danno, per il raccolto di quest'autunno, sia ormai irreparabile. La speranza degli olivicoltori è che la vespa samurai possa far rientrare l'emergenza a partire dal 2022. «A mio avviso quest'anno dovrebbe rappresentare l'apice quanto a gravità», il messaggio di speranza dell'agronomo: «Una cosa è certa. I cambiamenti climatici in atto non aiutano. In estate si raggiunge la temperatura massima di 35 gradi a malapena per qualche giorno. Un periodo non sufficiente per uccidere in maniera naturale i predatori che attaccano gli olivi. Rimangono i repellenti biologici, come i sali potassici e la polvere di roccia, che non sono autorizzati dalle autorità sanitarie per gli ulivi, mentre lo sono per gli alberi da frutto».-

Lorenzo Degrassi

 

 

Moria di mussoli sui fondali attorno all'isola di Selve - fenomeno per ora inspiegabile

FIUME. Allarme fondo marino a Selve (Silba), isola dell'arcipelago di Zara, dove è stata registrata una moria di mussoli senza precedenti in quest'area, che pare avere cancellato del tutto la presenza del prelibato mollusco bivalve sui fondali di un'isola molto nota e cara ai diportisti di Trieste e dintorni. L'allarme è stato lanciato dallo zagabrese Kresimir Serdarusic tramite il gruppo Facebook intitolato Silba u srcu (Selve nel cuore), allarme ripreso anche dal portale Morski.hr. Serdarusic, 35 anni di immersioni e una vita trascorsa in vacanza a Selve, ha detto di non aver mai visto una strage del genere, che gli ha ricordato quanto avviene purtroppo negli ultimi tempi in Adriatico con spugne, pinne nobili e parzialmente anche con le cozze. «Una quindicina di giorni fa ho voluto compiere un'immersione nella parte settentrionale dell'isola, quella da cui si vede l'isola di Ulbo - ha postato su Facebook - ho notato tantissime Arche di Noé, i popolari mussoli, la cui pesca in Croazia non è vietata. Ne sono ghiotto. Dieci giorni orsono ho raccolto diversi esemplari per gustarmi un'ottima cena, accorgendomi che uno di essi puzzava. Una settimana dopo ho ispezionato gli stessi fondali ed ho visto migliaia di mussoli morti, tutti coperti dai murici, predatori necrofagi. Una moria consumatasi in neanche due settimane e la stessa cosa a Selve è stata osservata da un mio amico di Spalato». Interpellato da Morski.hr, il professor Tomislav Saric, del Dipartimento di ecologia e acquacoltura dell'Ateneo di Zara, ha dichiarato che circa quattro anni fa un caso analogo si era verificato nelle acque della Regione zaratina. «Per il momento non so nulla di quanto avvenuto nei fondali di Selve - ha detto - appena possibile mi recherò sull'isola per appurare di persona quanto verificatosi e prendere un paio di esemplari per capire cosa sia successo». Ad esprimersi è stato anche Drazen Oraic, capo del laboratorio per le patologie dei pesci in seno all'Istituto zagabrese di veterinaria. «La morte di massa di conchiglie e altri animali non è un evento rarissimo - ha detto - per quanto concerne Selve, saranno le analisi a fare luce sulle cause di questa strage». Ad esprimersi è stato anche Drazen Oraic, capo del laboratorio per le patologie dei pesci in seno all' Istituto zagabrese di veterinaria. «La morte di massa di conchiglie e altri animali non è un evento rarissimo. Per quanto concerne Selve, saranno le analisi a fare luce sulle cause di questa strage. Non credo che la morte sia stata provocata dallo stesso parassita fatale alle nacchere o pinne nobilis. Comunque sia, non è una buona notizia».

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 18 luglio 2021

 

 

«Progetto Noghere, le preoccupazioni meritano ascolto»

Il vicesindaco Bussani all'incontro promosso da Rifondazione sul futuro laminatoio

MUGGIA. «Non esiste alcun progetto, solo l'interesse verso un insediamento industriale. E non esiste alcun obbligo assunto dal Comune teso a favorirlo. Non esiste alcun segreto». Lo ha affermato il vicesindaco di Muggia Francesco Bussani - che è pure candidato sindaco del centrosinistra in vista delle amministrative d'autunno - in occasione dell'incontro pubblico organizzato da Rifondazione sulla questione del laminatoio alle Noghere. «Esiste uno strumento che è il Protocollo di intesa - ha spiegato Bussani - che impone di ascoltare anche le preoccupazioni prima di arrivare a qualsiasi accordo. Queste preoccupazioni, che sono anche le nostre, come amministrazione le rappresenteremo al tavolo di lavoro quando la Regione lo convocherà, per ottenere ogni chiarimento utile a permettere una valutazione completa di questa ipotesi industriale. Questa la realtà dei fatti, molto diversa dalla propaganda di alcuni». Daniele Dovenna, della Federazione Rc di Trieste, ha a sua volta auspicato «una correzione di rotta rispetto a una gestione iniziale della vicenda contrassegnata da chiusura verso le giuste richieste di informazione da parte del sindacato». E sono intervenuti quindi il segretario della Cgil Michele Piga e quello della Fiom Marco Relli, i quali hanno sottolineato «l'importanza per il territorio di investimenti industriali in connessione con le attività del porto, accompagnati però dalla massima trasparenza». I due esponenti sindacali hanno sollecitato il governatore Fedriga a «riunire a un tavolo i soggetti coinvolti per una valutazione complessiva del progetto dal punto di vista logistico e dei trasporti, ambientale, sociale ed economico».

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 luglio 2021

 

 

Laminatoio alle Noghere - Slitta a dopo l'estate la decisione di Metinvest

Il Cda del gruppo ucraino prende tempo e rinvia all'autunno il disco verde all'investimento -  In ballo un progetto da 700 milioni di euro e 450 posti di lavoro. No comment di Danieli

L'alleanza siderurgica dei gruppi Metinvest e Danieli rinvia a dopo l'estate ogni decisione sul progetto del nuovo laminatoio nell'area delle Noghere a Trieste. La compagnia ucraina prende tempo e dal consiglio d'amministrazione non arriva dunque il pronunciamento decisivo, necessario a dare il via libera all'investimento da quasi 700 milioni per realizzare uno stabilimento di laminazione a caldo di blocchi d'acciaio provenienti dall'Est Europa. Dalle due società non trapelano informazioni e tanto meno arrivano comunicazioni ufficiali, ma il cda che avrebbe dovuto esprimersi sulla questione slitta all'autunno. Metinvest desidera evidentemente fare ulteriori approfondimenti, a cominciare dal tipo di produzione da impiantare a Trieste e dal segmento di mercato da aggredire, optando di conseguenza per lavorazioni di qualità più o meno elevata. Da ciò dipende la scelta dei macchinari e delle catene di fornitura. Il capoluogo giuliano non è inoltre l'unica opzione in campo per la società, che sta valutando soluzioni alternative nella provincia di Ravenna e in Croazia. Le risorse del Recovery Plan e i collegamenti ferroviari fanno ad ogni modo pendere per ora la bilancia a favore della soluzione triestina. Non è infine da trascurare che il gruppo ucraino ha appena deciso un investimento da mezzo miliardo a Mariupol' sul Mar Nero, dove sorgerà un altro laminatoio con macchinari forniti sempre da Danieli, dopo un accordo firmato alla presenza dei ministri degli Esteri Di Maio e Prystajko. Sommando i due investimenti di Trieste e Mariupol' si supera il miliardo e la prudenza è d'obbligo.Sulle Noghere è intanto impossibile ottenere dichiarazioni, ma le decisioni saranno chiarite con ogni probabilità da settembre, mentre in città e nel comune di Muggia è cominciato il dibattito sul destino della zona, sull'impatto ambientale della nuova fabbrica e sull'opportunità delle clausole di segretezza che coprono il protocollo firmato tra imprese private, Regione, Autorità portuale e consorzio industriale Coselag (ex Ezit), all'interno del quale le istituzioni hanno offerto sostegno all'iniziativa, impegnandosi per quanto di loro competenza a velocizzare pratiche e procedure autorizzative. Il progetto finirà per di più nella corsia preferenziale del "pacchetto Trieste", inserito dal governo Draghi nelle dieci strategie del fondo complementare del Pnrr, per cui si prevedono procedure semplificate. Lo stabilimento Metinvest-Danieli vi rientra perché i terreni interessati, oggi di proprietà di Coop Nordest, verranno acquistati dal Coselag e infrastrutturati con risorse del Recovery Plan italiano, secondo le linee del piano Adriagateway dell'Autorità portuale. L'impegno economico pubblico vale 60 milioni, sugli oltre 400 stanziati per lo scalo triestino. Scegliendo le Noghere, i privati otterrebbero insomma un risparmio non dovendo comprare le aree e sostenere per intero i costi di messa in sicurezza ambientale. Gli ucraini però temporeggiano. L'esborso è rilevantissimo e va meditato, poiché l'impianto costa poco meno di 700 milioni, con i quali Metinvest e Danieli stimano di creare 450 posti di lavoro di medio-alta specializzazione e almeno altrettanti nell'indotto. Il Comune di Muggia apprezza le ricadute occupazionali, ma allo stesso tempo vuole vederci chiaro sugli aspetti ambientali e sulla convivenza tra la fabbrica e l'abitato di Aquilinia. Dall'amministrazione muggesana dipende l'attuazione della variante urbanistica necessaria per cambiare destinazione ai terreni interessati. La zona pare comunque destinata a trasformarsi nel giro di alcuni anni: se l'iniziativa degli acciaieri è ancora in embrione, la società ungherese Adria Port ha affidato a PwC la stesura di un piano di sviluppo per il terminal portuale multipurpose che sorgerà all'ex Aquila, all'imbocco del Canale navigabile.

Diego D'Amelio

 

 

Il rione Enel ha avviato una raccolta di firme contro la centrale a gas

La presidente Paoletti: «Obiettivo è lanciare un appello ai ministri Cingolani e Giorgetti e al presidente Fedriga»

Sono circa 200 le firme raccolte finora dall'associazione Rione Enel a sostegno dell'appello rivolto ai ministri della Transizione ecologica Roberto Cingolani e dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, al presidente della Regione Massimiliano Fedriga e all'assessore regionale alle Attività produttive Emidio Bini contro il progetto di A2A di nuova centrale termoelettrica a gas. «Non sono tantissime, ma finora abbiamo lavorato soprattutto con il passaparola e ora pensiamo anche di avviare una sottoscrizione online», spiega la presidente dell'associazione Antonella Paoletti, che intanto mercoledì era con un banchetto in piazza della Repubblica assieme a un altro esponente del comitato, Mauro Basso. Un'iniziativa che l'associazione ripeterà altre due volte a luglio, sempre in concomitanza con il mercato settimanale, per continuare a raccogliere le adesioni cartacee al proprio appello, ma anche per dialogare e confrontarsi direttamente con i cittadini. «Chi si è fermato finora era già sensibile al tema - spiega Paoletti - e condivide le nostre motivazioni, che abbiamo condensato in tre punti: la pericolosità di una centrale a metano a ridosso delle abitazioni e del ventilato impiego dell'idrogeno, il parere negativo al progetto già espresso dal Comune di Monfalcone e altri soggetti, la produzione di inquinamento da parte del nuovo impianto dopo che quasi 60 anni sopportiamo le pesanti ricadute di quello esistente». A Roma e alla Regione il comitato Rione Enel, convinto sia giunto il momento di cambiare strada, chiede quindi di non approvare il progetto. «Pensiamo di fare un volantino da distribuire per cercare di informare più cittadini possibile», aggiunge Paoletti. «Purtroppo Monfalcone ha un elevato ricambio di residenti e i nuovi arrivati spesso non sanno di cosa stiamo parlando e di quale sia l'impatto dell'impianto», ha rilevato mercoledì Basso. L'età media dei firmatari è inoltre abbastanza elevata, dimostrando, secondo l'associazione, una difficoltà anche a coinvolgere i più giovani, che, comunque, si sono fatti vedere il banchetto. Una ragazza si è recata appositamente in piazza, facendo firmare anche la madre. «Era doveroso», ha detto alla presidente dell'associazione. «Vorremmo fosse chiaro che questa raccolta di firme è una nostra iniziativa - sottolinea Paoletti -, rivolta da cittadini, come siamo, ad altri cittadini». Peraltro l'unica avviata nel territorio. L'associazione Rione Enel proseguirà quindi la sua azione, anche di sensibilizzazione della comunità, con la presenza in piazza della Repubblica il 21 e 28 luglio e, appunto, lanciando una raccolta firme anche online.

Laura Blasich

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 16 luglio 2021

 

 

Legambiente Gorizia e Trieste preoccupate per le notizie su nuova centrale nucleare a Krsko

Secondo Legambiente, le mancate risposte della Slovenia sul rischio sismico della centrale di Krško non possono giustificare il prolungamento o il raddoppio della centrale.

I Circoli di Legambiente di Gorizia e Trieste seguono con apprensione le notizie circa l’approvazione da parte del Parlamento sloveno del progetto di costruzione di una nuova centrale nucleare a Krško, in prossimità della vecchia centrale nucleare entrata in funzione nel 1983 e per la quale si è già deciso un prolungamento della vita utile fino al 2043. L’area di Krško è caratterizzata da un elevato rischio sismico: la presenza dei due impianti nucleari e delle relative scorie, per le quali non è ancora stata individuata una collocazione definitiva, rappresenta un potenziale grave pericolo destinato a incombere per i prossimi decenni sui residenti in Slovenia e nelle regioni limitrofe in Italia, Austria e Croazia. La Commissione Europea ha già evidenziato la scarsa ambizione del Piano Nazionale Energia e Clima presentato dalla Slovenia sul fronte dell’uso delle energie rinnovabili, che rappresenterebbero un’alternativa valida, sicura e ormai competitiva anche in termini di costo rispetto al nucleare per decarbonizzare il sistema energetico. Auspichiamo fortemente un cambio di rotta e un’evoluzione delle politiche energetiche slovene che dia maggiore spazio a queste fonti, decisamente più sicure e sostenibili nel medio e lungo periodo. Per il Circolo Legambiente Gorizia, Anna Maria Tomasich (presidente) per il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, Andrea Wehrenfennig (presidente)

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 luglio 2021

 

 

Geoparco del Carso: la Regione accelera - l'incontro con i comuni coinvolti

DUINO AURISINA. Valorizzare il patrimonio geologico del Carso e proporne uno sviluppo economico sostenibile, creando un marchio comune di qualità, per incrementare il turismo legato alle peculiarità del territorio. Sono questi gli obiettivi che la Regione intende centrare attraverso l'istituzione del Geoparco transfrontaliero del Carso, candidandolo alla Rete mondiale dei Geoparchi Unesco, all'interno della quale costituirebbe il quinto caso transfrontaliero nel mondo, il primo transfrontaliero in Italia. Lo ha sostenuto ieri l'assessore regionale Fabio Scoccimarro, rivolgendosi ai rappresentanti delle 17 amministrazioni, 12 del versante italiano e cinque di quello sloveno, che fanno parte del perimetro del cosiddetto "Carso classico", cioè dell'area coinvolta nel progetto. «Grazie al progetto Interreg 2007-2013 Carso-Kras - ha precisato Scoccimarro - abbiamo già completato uno studio di prefattibilità del Geoparco, attraverso un sondaggio con la popolazione e numerosi incontri con le parti interessate. Fra l'altro sono già stati firmati un Protocollo d'intesa tra i 12 comuni dell'area carsica italiana e un accordo tra i cinque comuni di quella slovena, con Sesana capofila. Quest'ultima amministrazione ha anche sottoscritto un'intesa con la nostra Regione. L'Insiel - ha proseguito l'assessore - ha in preparazione una pagina web dedicata al Geoparco». Scoccimarro ha infine annunciato che «in autunno si organizzeranno per la prima volta gli Stati generali dell'Ambiente dell'Alto Adriatico tra Friuli Venezia Giulia, Slovenia, Croazia e altre regioni italiane, perché condividiamo la stessa area. Penso però - ha concluso con una nota polemica - che sia inaccettabile che il Geoparco del Carso, che include anche il monte Cocusso, possa ospitare una scritta (il riferimento è a quella che inneggia a Tito, recentemente ripristinata) per la cui realizzazione è stato usato il poliuretano, un materiale inquinante non compatibile con i nostri comuni intendimenti».

Ugo Salvini

 

 

L'alga aliena presente nei nostri mari rende la carne del sarago "di gomma"

La scoperta di uno studio nel Mediterraneo: le sostanze contenute nella specie infestante rendono il pesce immangiabile

Trieste. Negli abissi del mare riposano misteri della natura al cui svelamento contribuiscono anche studiosi dell'Università di Trieste. È il caso del sarago "di gomma", il pesce che, dopo aver ingerito un particolare tipo di alga aliena (la cosiddetta Caulerpa cylindracea), diventa di una consistenza immangiabile subito dopo essere stato preparato ai fornelli. Questo tipo di alga ha occupato tutta l'area del Mediterraneo a partire dal 1990, ma non si è mai spinto nell'Alto Adriatico, infatti nel golfo di Trieste non si sono verificati episodi. Tuttavia, ci sono anche ricercatori dell'ateneo giuliano nel team che tenta di studiare le cause del fenomeno. «L'ingestione dell'alga fa male al pesce perché porta all'accumulo di certe sostanze che fanno sì che, una volta cucinata, la sua carne sia talmente dura da assomigliare al cuoio - ha sottolineato Antonio Terlizzi, biologo marino dell'Ateneo di Trieste -. Gli effetti negativi dell'alga sono messi in evidenza anche dalla maturazione delle gonadi, che provoca un calo del potenziale riproduttivo. Il sarago è già impattato da una pesca eccessiva. Se poi gli risulta impossibile riprodursi, sarà sempre più in pericolo». L'analisi delle interazioni tra la caulerpina (un composto estratto dall'alga) e il sarago maggiore proseguono da anni, ma recentemente è stato fatto un passo in avanti, che ha portato alla pubblicazione di uno studio sulla rivista scientifica «Frontiers in Marine Science. Il gruppo di ricercatori (di cui fanno parte anche docenti dell'Università della Tuscia, dell'Università di Catania e della Stazione Zoologica Anton Dohrn), ha infatti avuto modo di analizzare dei saraghi pescati durante una competizione. «Ne abbiamo caratterizzato il contenuto, li abbiamo cucinati e ci siamo accorti di una cosa che sospettavamo da tempo: tutti casi in cui i pesci sono diventati "di gomma", corrispondevano a esemplari maschili». L'obiettivo, però, non è scoprire in anticipo quali dei pesci che abbiano ingerito l'alga saranno o meno commestibili. Ma è aggiungere di volta in volta «un pezzo del puzzle per completare la ricerca e trarne il maggior numero di benefici», spiega lo studioso di Napoli, che da molto tempo si occupa di individuare tutti gli step molecolari e fisiologici che contribuiscono ad alterare il metabolismo dei saraghi. «Questa specie invasiva è interessante nell'ottica dell'economia sostenibile del mare, perché dimostra che è possibile immaginare di sfruttare grandi biomasse di alghe per fini farmaceutici. Abbiamo constatato che la caulerpina estraibile dalle alghe ha un effetto selettivo su cellule tumorali del carcinoma ovarico, e questo apre frontiere a un suo utilizzo per composti anticancerogeni». Ma non solo. «L'effetto che ha sui saraghi dimostra che ha un ruolo nel metabolismo degli acidi grassi. E, di conseguenza, può contrastare problemi come il colesterolo o aiutare a prevenire l'infarto». In sostanza, se non c'è modo di eliminare l'alga aliena dai mari, tanto vale cercare di trasformarla in alleata: «Si tratta di una specie che invade e poi compete con la biodiversità locale, non è possibile liberarsene. Chi parla di una sua rimozione selettiva sta raccontando una bugia - conclude Terlizzi -. In prospettiva futura, l'unico consiglio che si possa dare è di stare più attenti a quello che si butta in mare. Ma nel frattempo, vanno cercati dei modi per trasformarla in un fattore di vantaggio».

Linda Caglioni

 

 

Benedetti confermato alla guida di Co.Na.

STARANZANO. Graziano Benedetti è stato confermato alla guida dell'associazione per la Conservazione della Natura (Co.Na.), durante l'assemblea dei soci al centro visite "Fabio Perco" della riserva naturale Foce dell'Isonzo all'isola della Cona. Riaffermata la fiducia anche all'intero direttivo attualmente in carica. Oltre al presidente Benedetti, che sarà al suo terzo mandato, ci sono infatti la consigliera Nicoletta Perco, naturalista e guida naturalistica, che diventa vicepresidente del sodalizio alleviando così l'impegno a Chiara Calligaris che rimarrà segretaria-tesoriere. Completano la squadra Umberto Sarcinelli, Enrico Benussi, Franco Moselli e Maurizio Blasi. La nomina del direttivo, che rimarrà in carica per il triennio 2021-2023, è avvenuta dopo la relazione sulle attività svolte nell'anno 2020, della lettura e approvazione del bilancio consuntivo 2020 e dell'approvazione del programma di attività sempre per il prossimo triennio. Nelle attività associative negli ultimi tempi ridotte a causa della pandemia, c'è stato l'incremento di opere di promozione della conservazione della natura, dando maggiore impulso all'impegno dei volontari che, come afferma Benedetti «grazie alle proprie esperienze e preparazioni professionali, hanno potuto dimostrare concretamente la possibile collaborazione del sodalizio no-profit alla gestione di ambienti protetti». Nell'ultimo periodo, a causa delle norme anticontagio, diversi appuntamenti sono stati programmati in streaming riscuotendo ugualmente interesse e partecipazione oltre che dei soci anche di appassionati. Fra i temi portati all'attenzione la reintroduzione del Grifone in Friuli Venezia Giulia, la presenza del Gabbiano reale in ambito urbano, il camoscio e la lince. È stata sottolineata poi la novità della realizzazione del calendario 2021 che riproduce alcuni disegni a china della riserva naturale del naturalista ornitologo Fabio Perco, indimenticato ex vicepresidente.

CI.VI.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 luglio 2021

 

 

Nucleare, sì al Parlamento sloveno alla realizzazione di Krsko 2

L'approvazione nell'ambito della legge sul clima fino al 2050. La ferma protesta delle opposizioni

LUBIANA. La notizia circolava da tempo, sempre sotto traccia, sempre tra le righe, come quelle del programma energetico del governo fino al 2023. Ora che la Slovenia edificherà una seconda centrale nucleare a Krsko è stato approvato anche dal Parlamento di Lubiana con 49 voti a favore e 17 contrari. Dunque la Slovenia raddoppia e lo fa secondo la fin troppo elementare filosofia "ambientalista" dell'esecutivo il quale sostiene che bisogna drasticamente ridurre le emissioni come quelle prodotte dalle centrali termoelettriche. Insomma l'energia nucleare sarebbe una sorta di "energia pulita" in quanto non produce emissioni. E gli scarti nucleari? Quelli per Lubiana non inquinano l'aria semmai costituiscono qualche problema per la terra. O per gli abitanti delle zone cui capita la disgrazia di trovarseli seppelliti nelle vicinanze. E le falde acquifere? E i terreni agricoli? Silenzio. Lo stesso silenzio e circospezione con cui i partiti di maggioranza hanno reinserito in Parlamento la parte che riguarda l'energia nucleare in un primo momento stralciata dalla legge sulla strategia per il clima fino al 2050 in Commissione ambiente, grazie anche alle ferme proteste degli ambientalisti e delle Ong. E così l'intero pacchetto clima, compreso quello nucleare è stato approvato.La risoluzione dichiara quindi che «nel campo dell'energia nucleare, la Slovenia pianifica l'uso a lungo termine dell'energia nucleare e a tal fine svolge le procedure amministrative e la preparazione della documentazione per le decisioni di investimento». Tradotto dal politichese e dal burocratese eguale a Krsko2.Una parte importante del dibattito parlamentare si è concentrata ovviamente sul suddetto emendamento, che lega la Slovenia all'energia nucleare in silenzio e senza un'adeguata discussione. «Non sono contro il nucleare, ma sono contro la decisione di avviare le procedure amministrative per la costruzione del secondo blocco della centrale nucleare poco prima dell'estate, in una seduta con 50 punti all'ordine del giorno, e con un inserimento nella delibera», ha sostenuto il coordinatore di Levica (Sinistra) Luka Mesec. Egli ha ribadito che lo svolgimento dei procedimenti e del dibattito pubblico a riguardo devono essere trasparenti. Allo stesso modo, Dejan Zidan dei Socialdemocratici (Sd) ha sottolineato che la risoluzione sul clima è un documento ambientale. «Questo non è quindi un documento appropriato per prendere una decisione sul futuro energetico della Slovenia», ha affermato l'esponente di Sd.«Abbiamo la centrale nucleare di Krsko da un po' di tempo, sappiamo che funziona bene. Non abbiamo dovuto affrontare grossi problemi. Non riesco a immaginare di non avere questa centrale nucleare», ha dichiarato invece Boris Doblekar del Partito democratico del premier conservatore Janez Jansa (Sds). Anche Anja Bah Zibret (Sds) ha affermato che è facile essere contrari, ma è importante rispondere alla domanda su dove troveremo effettivamente l'energia. Pochi giorni fa, i deputati dell'Assemblea nazionale hanno invitato anche le organizzazioni non governative Focus, Greenpeace Slovenia e il PIC-Legal Information Center of Non-Governmental Organizations a respingere il controverso emendamento. A loro avviso, il suo reinserimento nella legge sul clima «eviterà il dibattito pubblico, senza una valutazione di impatto ambientale e, contrariamente all'attuale piano nazionale per l'energia e il clima, creerebbe una base per le procedure formali per la costruzione di un reattore nucleare».

Mauro Manzin

 

 

CIO' CHE NON VA - Al museo De Enriquez eliminato del verde utile

È stata eliminata (foto) la vegetazione che copriva con bell'effetto la parete di testa del Museo de Henriquez e riempiva il fossato fra il capannone e la strada, lasciando l'edificio in tutta la sua bruttezza. Oltretutto i rampicanti che coprivano tutto il muro avevano anche la funzione di ridurre il riscaldamento estivo, essendo la parete esposta a Sud. Perché? Quella vegetazione non dava nessun fastidio; si poteva semplicemente tagliare qualche ramo che stava andando oltre il muretto della strada risparmiando anche un po' di soldi.

Roberto Barocchi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 luglio 2021

 

 

Gli ambientalisti a Kipar: "Porto vecchio senz'auto. Si punti su un tram"

Un gruppo di associazioni scrive all'architetto incaricato di delineare il Piano paesaggistico e gli spazi aperti dell'area: bocciata pure l'ovovia

I 65 ettari di Porto vecchio sarebbero più belli senza traffico e senza parcheggi delle auto. Per i collegamenti all'interno dell'area basterebbe una linea tranviaria con una buona sequenza di fermate. Insomma, una soluzione "car free". Non solo: come sostenuto alcuni giorni fa, anche "ovovia free". Sette associazioni - Aidia, Cammina Trieste Auser , Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, Fiab Trieste Ulisse, Spiz, Trieste bella, Tryeste - hanno risposto con questa proposta all'invito formulato dall'architetto tedesco Andreas Kipar , incaricato dal Comune di redigere il Piano paesaggistico e spazi aperti del Porto Vecchio. Il professionista aveva chiesto al mondo delle professioni e delle associazioni di inviare i propri suggerimenti. Ieri le "sette sorelle" hanno diffuso la nota che riassume la loro posizione. «Il Porto vecchio - scrivono - è un'occasione straordinaria per ripensare la città. La maggior parte dei triestini non è mai entrata in quell'area, pur essendo centralissima, sul mare, e ben collegata alla città data la sua vicinanza al centro storico. Di quell'area "sconosciuta" hanno però interiorizzato due caratteristiche: lo spazio e la bellezza». Data questa premessa - prosegue la nota - le associazioni «sono unanimi nel ritenere un grave errore portare il traffico dove non c'è»: «Il Porto vecchio rappresenta un'occasione unica per reinventare la vivibilità e sostenibilità della città, facendone un quartiere senza auto». È la parte "forte" della proposta di parte ambientalista: «I quartieri senza auto offrono benefici ecologici, economici e sociali. Riducono l'inquinamento dell'aria, l'inquinamento acustico e gli incidenti. Grazie al ridotto numero di parcheggi si renderanno disponibili spazio e risorse finanziarie da investire in una migliore qualità residenziale, più spazi verdi, più servizi collettivi». Come potrebbero muoversi cittadini e residenti all'interno di un perimetro "off limits" per le vetture? «La mobilità - la replica delle associazioni - dovrà essere garantita da una linea tramviaria con stazioni ravvicinate che renderanno possibile il raggiungimento di qualsiasi punto in 5 minuti a piedi». « La viabilità automobilistica - insiste l'alternativa ambientalista - dovrà scorrere solo al margine della zona. Due parcheggi, sempre al margine della zona, saranno riservati ai lavoratori impegnati all'interno del comprensorio». «Le attività commerciali e i negozi del quartiere saranno avvantaggiati dalla mobilità sostenibile e dai necessari tragitti brevi - conclude la proposta trasmessa a Kipar -. I residenti faranno uso del trasporto pubblico e della mobilità condivisa, parcheggiando gli eventuali mezzi privati motorizzati ai margini o al di fuori dell'area».

MAGR.

 

 

Barriere a mare a Servola - Piano fermo in attesa di due firme da Roma

Invitalia chiarisce: lo sblocco della messa in sicurezza da 41 milioni dipende dall'ok dei ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico

Invitalia fa chiarezza sull'iter del progetto di barrieramento a mare da 41 milioni legato alla messa in sicurezza ambientale del comprensorio della Ferriera di Servola. La progettazione è andata avanti ed è stata approvata nell'ottobre scorso dall'allora ministero dell'Ambiente. Il via libera ai lavori attende però da dieci mesi l'autorizzazione formale, che dipende dalla firma del decreto congiunto da parte dei ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico. È lo stesso problema che sta incontrando l'autorizzazione necessaria a consentire al gruppo Arvedi e alla Icop di ultimare le demolizioni e avviare la realizzazione dei piazzali in calcestruzzo che sostituiranno l'area a caldo. La pratica del barrieramento si è persa di vista poco dopo lo sblocco dei fondi nel 2015 per la mancanza di chiarezza sul destino del comprensorio. Dopo l'ultimo incontro fra il governatore Massimiliano Fedriga e l'amministratore delegato di Arvedi Mario Caldonazzo, è la stessa Invitalia a fare il punto della road map. La società pubblica, braccio operativo del Mise per il rilancio delle aree industriali in crisi, spiega che «l'iter approvativo del progetto definitivo presso il Mite è stato avviato a luglio 2019 e si è concluso positivamente nell'ottobre 2020. Invitalia potrà procedere alla conclusione della progettazione esecutiva, all'appalto dei lavori e all'esecuzione del barrieramento dopo l'autorizzazione formale, che avverrà con il decreto congiunto dei ministri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico». Il decreto però tarda ad arrivare e i tempi non si preannunciano brevi, fra attesa delle firme, progettazione esecutiva, gara e realizzazione delle opere, che prevedono il consolidamento della linea di costa e l'installazione di un impianto di trattamento delle acque di falda, per evitare lo sversamento in mare degli inquinanti contenuti nei terreni, a cominciare dagli alti livelli di benzene. Da notare che Mite e Mise stanno facendo aspettare da mesi anche la firma sul decreto che autorizza appunto le ultime demolizioni che i privati stanno conducendo a Servola. La società in house del ministero evidenzia di operare «a supporto del commissario straordinario per l'attuazione dell'Accordo di programma per l'area della Ferriera, nominato nella persona del presidente della Regione. La Regione è beneficiaria del finanziamento pubblico di 41 milioni di euro per la messa in sicurezza della falda in tutta l'area della Ferriera. È in virtù di questo intervento pubblico che gli operatori privati possono realizzare i progetti integrati di bonifica e reindustrializzazione». Dei 41 milioni, 26,1 risultano già incamerati dalla Regione, sbloccati nel 2015 e mai spesi. I restanti 15,4 sono ancora nella disponibilità di Invitalia attraverso il Cipe a valere sul Fondo di Sviluppo e coesione 2014-2020. Nel frattempo il gruppo Arvedi conclude il 2020 della pandemia con un risultato netto di 34,5 milioni (22 milioni in meno rispetto al 2019). I ricavi risentono del calo dei consumi nel primo anno del Covid, ma l'azienda sottolinea di aver continuato a investire (200 milioni quest'anno e 1,4 miliardi dal 2007) anche in termini di innovazione, mettendo al lavoro a Cremona il forno elettrico «più moderno al mondo». Il fatturato consolidato globale del gruppo ammonta a 2,3 miliardi, contro i 2,7 del 2019. La società richiama inoltre il nuovo piano industriale da circa 400 milioni, in buona parte dedicati alla riconversione del sito di Servola e alla creazione di un ciclo dell'acciaio sostenibile fra Trieste e Cremona. Il gruppo occupa in Italia più 3.800 addetti, con un trend in crescita e «senza fare ricorso alla cassa integrazione Covid». La nota della società definisce la performance soddisfacente, «ben superiore a quella dei maggiori competitori, nonostante l'impatto negativo sulla domanda dovuto alla chiusura di molte attività a seguito dell'emergenza sanitaria, che ha determinato una contrazione dei prezzi di vendita». Per il 2021 «le prospettive sono decisamente positive, con una previsione di crescita. Nei primi mesi dell'anno è proseguito il trend incrementale della domanda sul mercato dell'acciaio, che aveva già caratterizzato la seconda metà dell'esercizio 2020».

Diego D'Amelio

 

Laminatoio alle Noghere Appello di Cgil e Fiom: «Risposte sul progetto» - SOLLECITATA IN PARTICOLARE LA REGIONE

La Cgil e la Fiom, sulla questione relativa al laminatoio a caldo alle Noghere, bussano alla porta della Danieli ma non ricevono risposta. Lo ha ribadito ieri pomeriggio nel corso di un incontro il segretario della Fiom Fvg, Maurizio Marcon. Prossimo passo ora è la costituzione di una cabina di regia guidata dal presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga e condivisa tra istituzioni, gruppi industriali e cittadinanza. «Come rappresentanti degli operai metallurgici - ha ricordato Marcon - è nostro dovere analizzare gli investimenti e incalzare gli investitori per comprendere a cosa andremo incontro». Lo scorso 29 giugno la Fiom Fvg e la Cgil di Udine avevano inoltrato una richiesta di incontro alla Danieli, principale azienda coinvolta nel protocollo d'intesa, ma senza ricevere alcuna risposta. «La Danieli - ha rimarcato Marcon - che, come sappiamo dai 60 iscritti Fiom al suo interno, investe risorse per evitare contrattazioni sindacali, occupa lo scranno principale della Confindustria di Udine e ha scelto di rispondere alle nostre richieste con il silenzio». Obiettivo del sindacato è conoscere l'entità dell'investimento, la qualità contrattuale dell'occupazione e dei luoghi di lavoro, l'impatto ambientale, le conseguenze sul territorio in termini di bonifica, riqualificazione e viabilità, «senza pregiudizi» ha sottolineato Marcon. «L'intera vicenda - ha incalzato Marco Relli, segretario provinciale della Fiom Trieste - è stata gestita dal principio in modo superficiale, a partire dalle prime comunicazioni comparse sui giornali. Il protocollo di intesa è stato firmato in tempi troppo brevi, anche se le informazioni finora contenute non bastano a tracciare un quadro chiaro della situazione. Se le aziende pensano di lavorare senza coinvolgere i cittadini dimostrano poca lungimiranza e disinteresse per la vita pubblica. Condividiamo le preoccupazioni dei residenti di Muggia e Aquilinia». Nicola Dal Magro, della Cgil Trieste e coordinatore per Muggia, ha ricordato come «alla firma del protocollo d'intesa da parte del presidente Fedriga a nome della Regione, è seguito un silenzio assordante, mentre sarebbe necessario organizzare gli attori coinvolti, a partire da Danieli e Metinvest, per lavorare in modo trasparente per il bene dei cittadini e dell'intero tessuto economico del territorio. La Regione esca dall'ambiguità e dica la sua». Sul tema, a margine dell'incontro, è giunta da Adesso Trieste la richiesta di rendere pubbliche le condizioni di insediamento del progetto. Per Riccardo Laterza, portavoce e candidato sindaco del movimento, «si deve tener conto non solo dell'accordo con gli enti locali, ma anche e soprattutto coinvolgere i naturali portatori di interessi, tra cui appunto, le organizzazioni sindacali, i lavoratori, le associazioni civiche e ambientaliste e, più in generale, i cittadini». Intanto per domani alle 18.30 all'esterno della biblioteca di Muggia Rifondazione comunista organizza un'assemblea pubblica sull'argomento con sindacalisti e politici.

Luigi Putignano

 

 

«Piazzale Rosmini vivibile ma lo vogliamo più verde»

Gli umori di chi abita e lavora in zona. Pulizia, ordine e servizi nel rione promossi Le segnalazioni all'Ufficio mobile del Comune sulla salute di piante e aiuole

La vivibilità di piazzale Rosmini - stando agli umori raccolti ieri mattina tra i cittadini in occasione della tappa in loco da parte dell'Ufficio mobile del Comune, attualmente in tour tra i rioni - incassa la "promozione" di chi, in zona, ci abita e ci lavora. Ma se proprio si vuole cercare il pelo nell'uovo, il desiderio espresso da alcuni intervistati è che il parco, oggetto in tempi recenti di una serie di lavori di bonifica dopo che i terreni erano risultati inquinati, diventi più verde. Ma andiamo con ordine: il "polmone" di San Vito viene vissuto come un punto foriero di benessere per tutti, giovani, anziani e amici a quattro zampe. Nelle calde giornate estive, specialmente a seguito di questo travagliato periodo di emergenza sanitaria, il giardino rionale diventa una piccola oasi di pace e "freschezza": c'è chi legge, chi porta a spasso il cane, chi gioca in compagnia e chi semplicemente cerca l'ombra degli alberi dopo una passeggiata. «La zona è assolutamente ben fornita di servizi e il parco è pulito e curato», assicura una signora seduta proprio su una panchina, da poco trasferitasi a Trieste, interrotta nella sua lettura dalle nostre domande. «Questo è l'unico rione che trovo ben frequentato, tranquillo», sostiene a sua volta il signor Mario (nome di fantasia perché si fa fotografare ma chiede che le sue generalità restino riservate), classe 1931, ancora in gran forma: «Dimentico persino le chiavi sul motorino e quando torno indietro le ritrovo esattamente dove le avevo lasciate». Con aplomb energico e arzillo il novantenne passeggia tutti i giorni in piazzale Rosmini per poi bersi un caffè col figlio al Bar Mauro, «proprio lì, all'angolo con via Combi». Non tutto però può convincere chi frequenta e vive piazzale Rosmini da oltre mezzo secolo: «Un tempo questo posto era sicuramente tenuto meglio, un guardiano sorvegliava e custodiva il decoro urbano, prendendosi cura anche della manutenzione del verde, oggi sicuramente più spento e meno rigoglioso di anni fa. Eppoi una certa "muleria", non del posto però, la sera si trova qui e compie sicuramente qualche ragazzata. Nulla di ché, posso immaginare, qui certamente la situazione è meno pesante rispetto a tante altre zone». Sono in effetti i frequentatori più "navigati" del giardino pubblico ad avere più a cuore la salute e la biodiversità di piazzale Rosmini, la cui natura e il cui verde risulterebbero «asfittici, quasi esausti». Alcuni lo hanno fatto presente nella mattinata di ieri, ai banchetti del "Comune in movimento", l'iniziativa itinerante promossa dall'amministrazione comunale per offrire informazione ai cittadini, ma anche per raccoglierne le istanze e gli eventuali suggerimenti. Sul tema, il Comune ha ricordato qui la recente riapertura del giardino, chiuso nel 2016 per gli alti livelli d'inquinamento del suolo: l'area verde è stata sottoposta a piantumazione con il cosiddetto "fitorimedio", al fine di depurare naturalmente il terreno. Presenti anche l'assessore Lorenzo Giorgi, il vicesindaco Paolo Polidori e il presidente della Quarta circoscrizione Riccardo Ledi. «L'area sarà sottoposta a sfalcio nel breve periodo, rispettando la procedura di depurazione del terreno», così Giorgi in risposta ad alcune lamentele di incuria delle aiuole. L'assessore ha poi annunciato il rifacimento ex novo della zona gioco del parco, «indicativamente tra fine agosto e inizio settembre». E non è tutto: vista la grande affluenza di amici a quattro zampe, è stata anche presa in considerazione l'idea di ricavare uno spazio esclusivo per i cani, «considerando che non c'è per loro alcun divieto di accesso, e per evitare che possano eventualmente arrecare fastidio a qualcuno che fruisce della zona». Polidori ha invece posto l'accento sulla sicurezza: «I giardini pubblici sono una priorità nel piano delle prossime installazioni di telecamere, quantomeno per quanto riguarda le aree giochi».

 Stefano Cerri

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 luglio 2021

 

 

Dai sottotetti abitabili alle terrazze a vasca: il nuovo centro storico

Il piano in vigore dal 21 luglio. Fra le opportunità per i proprietari immobiliari anche ascensori all'interno degli stabili, tetti verdi pensili, interventi nelle corti

Mercoledì 21 corrente mese, in concomitanza con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale, entrerà in vigore il nuovo Piano particolareggiato del centro storico (Ppcs), a oltre 40 anni dal precedente che era ormai noto come "piano Semerani". La delibera è la 23/2021, gli allegati più importanti il "B" e il "C". Bene, a meno di 10 giorni da quella data, che coincide tra l'altro con il genetliaco del direttore dipartimentale Giulio Bernetti, i proprietari di immobili all'interno di una vasta zona urbana - la città "murata", i tre borghi imperiali teresiano-giuseppino-franceschino, alcune aree più recenti (l'asse XX Settembre-Maggiore, parti di via Udine e viale Miramare) - potranno presentare progetti di riqualificazione degli stabili, tenendo presenti i margini innovativi prospettati dal Ppcs.Mini terrazze a vasca, abitabilità dei sottotetti, collegamenti verticali (dalle scale agli ascensori) anche all'interno dei corpi di fabbrica, tetti verdi pensili sulle coperture piane: ecco alcune delle novità più attese dalla proprietà immobiliare e dagli ambienti professionali per accrescere qualità e valore degli edifici.Cosa deve fare allora il proprietario interessato a intervenire sul proprio stabile? L'iter è compendiato da Bernetti con il supporto di Beatrice Micovilovich, responsabile della Pianificazione urbanistica comunale. Tanto per cominciare, bisogna dotarsi di un professionista addentro le discipline edili, che, qualora si tratti di un immobile vincolato dalla Soprintendenza, avrà da essere un architetto. Altrimenti si potrà ricorrere a geometri, ingegneri, ecc.La prima cosa, che detto professionista è chiamato a svolgere, è identificare la categoria di intervento. Il Ppcs ne prevede quattro: edifici di pregio, elementi tipologici e architettonici negli edifici di rilevante interesse architettonico, la trasformazione degli edifici di valore storico-documentale, demolizione e ricostruzione. Si tratta di una schedatura che riguarda 1621 immobili: quelli di più cogente criterio conservativo sono un'ottantina; quelli di maggiore flessibilità circa 800; quelli di più accentuata trasformabilità circa 500; quelli rasabili al suolo quasi 250.Come si può notare, dal punto di vista statistico, la categoria di gran lunga più rappresentata, con quasi la metà degli immobili schedati, è la "classe"2" che contiene il "rilevante interesse architettonico": per fare un esempio, rientrano in questo raggruppamento alcuni palazzi di piazza Libertà, come Kalister e Panfili, e l'ex Intendenza di finanza. Siamo di fronte a edifici di una certa importanza architettonica, suscettibili però di radicali trasformazioni interne. Poi - precisa l'architetto Micovilovich - ci sono gli "ibridi", cioè gli immobili che conservano parti di pregio accanto ad ampie porzioni riadattate: un caso di scuola è palazzo Carciotti, dove convivono splendori neoclassici e uffici municipali dismessi.Una volta che il professionista abbia redatto l'apposito progetto, lo inoltrerà al Servizio edilizia privata al quinto piano di largo Granatieri, diretto dall'ingegnere Lea Randazzo: e da allora partirà l'istruttoria. Ma Beatrice Micovilovich resta a disposizione dei professionisti impegnati, soprattutto per quelle materie che più si prestano a malintesi o a incertezze: per esempio, le procedure che implicano la "scia" (inizio attività) o le cosiddette "unità minime di intervento" (umi).Altri chiarimenti: l'edificio è uno, non scindibile dal punto di vista classificatorio in piani diversi. Le destinazioni d'uso sono quelle del Piano regolatore generale, per cui, se per esempio un proprietario vuole trasformare uno stabile in un albergo, lo può fare.Su queste sollecitazioni il giudizio di Stefano Nursi, presidente degli immobiliaristi triestini: «Un piano di ampio respiro che pone anche attenzione ad alcune esigenze abitative che oggi sono estremamente apprezzate e richieste, in particolare alla realizzazione di terrazze a vasca anche sulle falde prospicienti la pubblica via, la possibilità di creare dei parcheggi sotterranei nelle corti interne, la possibilità di installare dei ballatoi esterni sulle corti per poter redistribuire in maniera più intelligente tutta una serie di appartamenti». 

Massimo Greco

 

 

Terreno danneggiato dai cinghiali: la Regione lo risarcisce con 12 euro

L'agricoltore Ferluga: «Mi sento preso in giro. La Provincia mi ascoltava». No comment di Zannier

«Chiederò alla Regione di indicarmi una ditta che possa rimettere a posto il mio terreno, danneggiato dai cinghiali, in base al lauto risarcimento di cui mi hanno gratificato». È amaramente ironico, e non potrebbe essere diversamente, il commento di Vincenzo Ferluga, l'agricoltore triestino, proprietario di un appezzamento di terreno adibito a uliveto e frutteto, nella zona sopra Roiano, nota come Pisc'anzi, che ha ricevuto dall'amministrazione regionale un bonifico pari a 12,6 euro, più o meno il prezzo di una pizza e una birra, per «il ripristino per i danni cagionati al cotico erboso dei prati stabili». Un somma che appare evidentemente inadeguata. «Anzi - aggiunge Ferluga, in conflitto con la Regione da parecchio tempo anche per altri motivi - mi sento preso in giro. Per questo ho replicato alla Regione, invitandone i rappresentanti ad aiutarmi a trovare l'azienda specializzata che, per 12,6 euro, una cifra per la quale non si muove nessuno, venga a sistemare il mio terreno sul quale transitano regolarmente, indisturbati, decine di cinghiali». La vicenda è semplice da raccontare. Ferluga, che da mezzo secolo lavora un appezzamento di terra dotato di circa 600 piante da frutta, che danno soprattutto susine e amoli, ereditato da uno zio che, prima di lui, faceva lo stesso lavoro, stanco di vedere gruppi di cinghiali che, sempre più aggressivi, gli distruggono gli alberi da frutta, si era rivolto alla Regione, per ottenere il giusto risarcimento. Esiste infatti una legge regionale, la numero 6 del 2008, che disciplina le denunce per danni da fauna selvatica e le relative richieste di indennizzo che possono essere inoltrate. La Regione a suo tempo aveva pure predisposto una tabella per i conteggi dei risarcimento. Ma proprio qui sta il problema. Per i danni arrecati al "cotico erboso", l'amministrazione prevede in partenza un indennizzo di 250 euro per ettaro. Nel caso di Ferluga, essendo 700 i metri quadrati danneggiati, quindi una superficie corrispondente a una piccola parte di ettaro, basta fare una semplice proporzione e si arriva al risultato finale, che prevede poi due ulteriori decurtazioni di legge. In realtà, la Regione è arrivata a questa conclusione dopo aver fatto pure una seconda perizia, in quanto Ferluga aveva rifiutato la prima proposta di risarcimento, giudicandola "inesatta". «Ho imparato questa attività da giovanissimo - riprende l'agricoltore triestino - ma quello che sta accadendo da qualche tempo in qua non l'avevo mai visto prima, in mezzo secolo di cura delle mie piante. Oramai - evidenzia Ferluga, oggi 68enne - sono all'ordine del giorno gli attacchi ai miei terreni e alle mie piante da parte dei cinghiali, che si avvicinano alla città sempre di più, anche perché si moltiplicano a dismisura ed essendo molto numerosi sul territorio, sono di conseguenza costretti a cercare il poco cibo che c'è in giro nel circondario di Trieste, assaltando anche i miei appezzamenti».Poi l'agricoltore torna su uno dei suoi cavalli di battaglia. «I guai - sottolinea - sono iniziati con l'eliminazione della Provincia, alla quale era possibile rivolgersi con buone probabilità di essere ascoltati e capiti. Poi, dopo l'eliminazione dell'ente di palazzo Galatti, le competenze in materia sono state assunte dalla Regione. Il primo risultato è stato lo spostamento a Udine degli uffici che dovrebbero assistermi, obbligandomi quindi a continue trasferte. Poi è stato fatto un nuovo regolamento in base al quale i risarcimenti si sono subito rivelati ridicoli. Gli unici che mi sostengono - conclude - sono i responsabili dell'Associazione degli agricoltori del Carso, ma non possono essere certo loro a risarcirmi».Sul tema intanto l'assessore regionale competente, Stefano Zannier, opta per il «no comment». -

Ugo Salvini

 

Ritrova la libertà al largo la tartaruga ferita in golfo - Dopo le cure per i due ami infilzati in bocca

La tartaruga infilzata da due ami e recuperata al largo di Muggia, giovane esemplare di Caretta caretta, ha riconquistato finalmente la libertà a due miglia dal marina Hannibal di Monfalcone, dopo il ricovero al Centro di recupero della fauna selvatica di Terranova, a San Canzian d'Isonzo. Si è consumato dunque l'happy end atteso per la povera tartaruga, che lo scorso 3 luglio era stata avvistata da un diportista sul litorale muggesano. L'animale, visibilmente in sofferenza, nuotava con gli ami infilzati nella bocca: impossibile, per lui, liberarsene da solo. Di qui l'allerta del cittadino, che aveva immediatamente contattato la Capitaneria di Trieste e consegnato la tartaruga ai militari della Guardia costiera in zona Sacchetta. Per una settimana l'esemplare di Caretta caretta è rimasto in custodia al Centro di Terranova, l'unico del Friuli Venezia Giulia autorizzato a ospedalizzare la specie, protetta e a rischio estinzione nel Mediterraneo, quindi sottoposta a particolari regole di tutela. Rifocillandosi e riprendendosi dallo stress degli ultimi tempi, la tartaruga ha soggiornato nelle vasche piene di acqua salmastra di cui la struttura, gestita da Damiano Baradel, è dotata. A prendersi materialmente cura della creatura il veterinario Stefano Pesaro.

TI.CA.

 

 

SLOVENIA - Batosta per Jansa al referendum sull'acqua

Il governo conservatore aveva difeso la legge che allentava la tutela sui corpi idrici, ma alle urne i contrari vincono con l'86%

Zagabria. Con oltre l'86% di voti contro e poco più del 13% a favore, la Legge sull'acqua è stata bocciata dai cittadini sloveni. La norma approvata a marzo dal governo conservatore di Janez Jansa non può più entrare in vigore, ma più di tutto il referendum solleva il dibattito sulla tenuta del governo, con le opposizioni che ne chiedono le dimissioni. Al referendum che si è tenuto domenica, organizzato dalle associazioni ambientaliste con il sostegno dei partiti di opposizione di sinistra, ha partecipato quasi il 46% degli elettori: un quorum sufficiente, stando alla legislazione slovena, per rendere vincolante il risultato del voto. Per i promotori dell'iniziativa, si tratta di una vittoria netta, che trasmette un messaggio politico chiaro di sfiducia all'esecutivo. La pensa così la leader dei socialdemocratici Tanja Fajon che parla di «una grande insoddisfazione generale» e chiede le dimissioni di Jansa. Per Luka Mesec (Levica), Marjan Sarec dell'omonima lista o ancora Jernej Pavlic del Partito Alenka Bratusek - tutti all'opposizione - sarebbe ora opportuno andare al voto anticipato, perché «questo governo non gode più della fiducia degli elettori». Ma l'esecutivo di Jansa minimizza. «Esiste un governo di sinistra che si sia dimesso dopo aver perso un referendum?», chiede retoricamente il premier su Twitter, prima di concludere chiedendo di non fare «nessun dramma», perché il governo non ha intenzione di mollare. Dello stesso avviso anche il ministro dell'Ambiente Andrej Vizjak, strenuo difensore della riforma. «Peccato che l'acqua venga strumentalizzata a fini politici», ha dichiarato Vizjak. Su cosa si è votato esattamente domenica in Slovenia? La normativa approvata a marzo andava a riformare la Legge sull'acqua, che dal 2002 tutela i corpi idrici del paese. Due, in particolare, erano i punti della riforma che più avevano suscitato l'opposizione degli ambientalisti: l'autorizzazione a industrie e agricoltori per l'utilizzo di sostanze pericolose anche a ridosso dei fiumi (una norma poi ritirata dallo stesso governo) e la possibilità di costruire vicino a fiumi, laghi e a pochi metri dalla costa «strutture semplici» e «ad uso pubblico». In questa definizione, rientravano tuttavia bar, hotel, serre, manifesti pubblicitari e stazioni di servizio. Insomma, per gli attivisti la norma avrebbe aperto la strada a un far west edilizio in aree molto sensibili del paese e legate a un tema molto caro agli abitanti: l'acqua. In Slovenia, infatti, una campagna di successo aveva già portato nel 2016 all'inserimento nella Costituzione di un articolo che protegge il diritto all'acqua pubblica, un caso unico in Europa. Ecco che, anche questa volta, la campagna «Za Pitno Vodo» (Per l'acqua potabile) - portata avanti da diverse Ong tra cui Greenpeace e Eko Grog - è riuscita nel suo intento. Prima sono state raccolte 50 mila firme in due mesi, costringendo il governo a organizzare un referendum sulla legge, poi è arrivata la vittoria alle urne. Gli attivisti accusavano l'esecutivo di aver inserito gli emendamenti più controversi all'ultimo minuto, dopo la chiusura delle due settimane di dibattito pubblico sulla legge. Ma ora, di fronte al risultato schiacciante, il governo Jansa dovrà ricominciare da zero. 

Giovanni Vale

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 luglio 2021

 

 

Al summit di Venezia il piano green Generali "Stop ai gas serra" - il numero uno del gruppo triestino al vertice dei grandi

Trieste guida l'alleanza dei big delle polizze. Investimenti fino a 9,5 miliardi. Donnet: economia a emissioni zero

TRIESTE. Il piano green di Generali approda al G20. Il gruppo triestino guida il fronte dei big mondiali delle assicurazioni riuniti per la prima volta in una grande alleanza per il clima presentata a Venezia: «Quella climatica è un'emergenza che richiede non solo la nostra piena attenzione, ma anche la nostra azione urgente. Vogliamo supportare attivamente una transizione giusta e inclusiva verso un'economia a zero emissioni nette», ha sottolineato il numero uno del Leone Philippe Donnet al fianco del ministro dell'Economia e delle Finanze, Daniele Franco. La ripresa per Donnet deve essere green e digitale. A margine del G20 ieri è stato anche presentato il progetto della Fondazione Venezia «capitale mondiale della sostenibilità» che mette in campo fino a 4 miliardi di finanziamenti pubblici e privati, con un occhio al Recovery Plan, e avrà sede nelle Procuratie Vecchie in piazza San Marco messe a disposizione dalle Generali.Una scelta non casuale quella di chiamare il gruppo triestino al palcoscenico dei Grandi a Venezia. Le Generali sono state incluse nella «2020 Global 100 Most Sustainable Corporations» di Corporate Knights, la classifica che individua le 100 imprese più sostenibili del mondo: «Gli assicuratori -ha detto Donnet- possono davvero sostenere l'ambizione dell'Europa di diventare il primo continente a impatto climatico zero, per poterlo fare dobbiamo avere il giusto contesto politico che stimoli, o almeno non scoraggi, gli investimenti in progetti a lungo termine e sostenibili». La ripresa per il Ceo deve essere «green e digitale». Un messaggio in piena sintonia con il governo Draghi che su ambiente e digitale ha fondato il piano del Recovery Plan: «Possiamo sostenere politiche governative impegnate per una transizione socialmente giusta dei settori economici», ha detto Donnet.La Net-Zero Insurance Alliance si propone «di unire le forze di istituzioni e big mondiali delle polizze per conseguire un impatto significativo e duraturo sul clima», sottolineano le Generali. Riunisce un gruppo di 18 fondi pensione e compagnie assicurative, nato su iniziativa delle Nazioni Unite, che si impegna a ridurre a zero l'emissioni nette di gas serra dei propri portafogli per evitare un aumento della temperatura globale oltre l'obiettivo di Parigi di 1,5 gradi centigradi. L'alleanza è stata sottoscritta da otto dei leader mondiali delle assicurazioni e riassicurazioni solitamente rivali fra loro: oltre alle Generali Axa, Allianz, Aviva, Munich Re, Scor, Swiss Re e Zurich Insurance Group. Questi big assicurativi lavorano a stretto contatto con le società in portafoglio al fine di cambiare i modelli di business «adottando pratiche rispettose del clima e impostando idealmente un obiettivo di zero emissioni nette». Gli asset totali gestiti dai membri di Alliance superano i 4,3 trilioni di dollari. Le compagnie intendono azzerare entro il 2050 le emissioni nette dei propri portafogli assicurativi e riassicurativi, contribuendo così a mantenere l'aumento della temperatura globale entro i limiti. Ciascun membro stabilirà individualmente ogni cinque anni obiettivi intermedi che si sottolinea saranno basati sui risultati della scienza e comunicheranno annualmente in modo indipendente i progressi realizzati per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima.La sostenibilità è diventata il nuovo mantra della grande finanza. Le Generali prevedono di realizzare tra il 2021 e il 2025 ulteriori investimenti in obbligazioni verdi e sostenibili per un valore compreso tra 8,5 e 9,5 miliardi escludendo dai portafogli il settore del carbone «per arrivare a una completa dismissione del finanziamento di queste attività». Nel corso dell'ultimo triennio, il Leone ha effettuato 6 miliardi di nuovi investimenti verdi e sostenibili, superando con un anno di anticipo l'obiettivo strategico di 4,5 miliardi di euro entro il 2021. L'esposizione assicurativa ai combustibili fossili a livello globale è inferiore allo 0,1% dei premi danni.

Piercarlo Fiumanò

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 luglio 2021

 

 

SEGNALAZIONI - Economia verde - La contraddizione della rottamazione

Egregio direttore, green economy, ecosostenibilità, transizione energetica ed ecologica. I termini per definire il nuovo corso della produzione "ad emissioni zero", verso un futuro di crescita economica coniugata alla salvaguardia dell'ambiente, riempiono le pagine dei giornali e le bocche di politici ed economisti. Poi si legge la notizia sul bonus da 100 euro per l'acquisto di nuovi televisori e la rottamazione dei vecchi. Vecchi si fa per dire: sono passati appena 8 anni dal passaggio da analogico a digitale del segnale televisivo che ha comportato la trasformazione in rifiuto di milioni di apparecchi ancora funzionanti. Chi allora non optò per l'acquisto di un televisore digitale dovette comperare un decoder. Ora anche questi non serviranno più. I programmi televisivi saranno trasmessi con il nuovo standard Dvtb-2, di cui certamente tutti sentivano l'impellente necessità. Altri milioni di apparecchi finiranno in qualche discarica, probabilmente in Africa (Ghana e Nigeria sono gli immondezzai di rifiuti elettronici), altra materia prima ed energia sarà usata per produrre le nuove tv. Con l'ennesimo bonus.

Dario Pacor

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 luglio 2021

 

 

Assicurazioni - Allianz dice addio agli investimenti nel settore carbone

Milano. Allianz Global Investors, uno dei principali asset manager attivi a livello mondiale, ha annunciato l'introduzione di una politica di esclusione globale che comprende disposizioni specifiche per il settore del carbone. Il gruppo, spiega una nota, «non investirà in società che generano oltre il 30% dei ricavi annui dall'estrazione di carbone termico, nè in aziende che basano oltre il 30% della generazione di elettricità sul carbone». «La nuova politica rappresenta un ulteriore esempio dell'impegno di AllianzGI nell'affrontare il cambiamento climatico attraverso il disinvestimento dalla principale fonte di emissioni di carbonio», aggiunge il comunicato, che ricorda anche come la decisione sia «in linea con la politica già adottata dal gruppo Allianz per i propri asset». Inoltre, in base alla nuova più ampia politica di esclusione, AllianzGI rafforzerà le attuali restrizioni agli investimenti correlati a bombe a grappolo e mine antiuomo, e introdurrà limitazioni per altre tipologie di armi controverse. La nuova politica entrerà in vigore a partire da dicembre 2021 e si applicherà a tutti i fondi esistenti per cui AllianzGI agisce in qualità di società di gestione (i cosiddetti fondi proprietari).

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 luglio 2021

 

 

«Cinghiali, è emergenza» - Incontro con Zannier Coldiretti in piazza a Trieste - Chieste modifiche legislative

Trieste. Il grido d'allarme di Coldiretti Fvg per denunciare i danni che i cinghiali stanno creando all'agricoltura ha raggiunto ieri materialmente piazza dell'Unità. Il delegato confederale Giovanni Benedetti e il direttore regionale Cesare Magalini, con le delegazioni provinciali e diverse decine di agricoltori, hanno manifestato davanti al palazzo della Regione denunciando un'emergenza nazionale che alimenta gravi problemi sociali, economici e ambientali. In un incontro con l'assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Stefano Zannier prima, e con alcuni consiglieri regionali e con il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza poi, Coldiretti ha espresso le forti preoccupazioni e denunciato un aumento del 15% di cinghiali - la stima è ora di 2,3 milioni in Italia e di oltre 20mila unità in Fvg - che ha aggravato i pericoli per le persone, con più danni all'agricoltura e aumento di incidenti stradali.Coldiretti Fvg, chiedendo modifiche legislative in materia, ha rimarcato come, «in un periodo in cui c'è molta attenzione al consumo di prodotti locali, è doveroso il sostegno a un'agricoltura garanzia di sicurezza alimentare. Le istituzioni sono chiamate a mettere gli imprenditori in condizione di tutelare le nostre eccellenze». Giorni fa, ha riferito Zannier, la Regione ha notificato all'Ispra una precisa richiesta di modifica del Piano di controllo del cinghiale. «Un atto - così l'assessore - conseguente alla sentenza di aprile della Corte costituzionale che, dopo 15 anni, ha innovato la propria linea su questa tematica, consentendo l'uso dei coadiutori in aggiunta all'azione del Corpo forestale regionale». Zannier ha spiegato che «quando questa modifica sarà approvata, in Fvg potremo confidare sull'apporto di soggetti diversi - principalmente i cacciatori - dotati di formazione specifica». Così «amplieremo in modo sostanziale la disponibilità di persone da impiegare sul territorio per il contenimento di questi ungulati». La Regione ha chiesto anche che l'attività svolta già adesso dagli agricoltori con licenza di caccia possa avvenire anche sui terreni limitrofi a quelli di proprietà.

 

 

«Salvate il giardino di Villa Engelmann da topi e degrado»

I dem chiedono maggiore videosorveglianza, una derattizzazione, un'area per i cani e pure il miglioramento dei servizi igienici

Il Pd lancia una raccolta firme per «salvare» il giardino di Villa Engelmann. All'ingresso dell'area verde comunale, al civico 5 di via Chiadino, gli esponenti dem locali ieri hanno presentato l'iniziativa e incontrato i cittadini, nell'ambito del tour elettorale portato avanti dal partito nei rioni. Sono intervenuti la segretaria del Quinto circolo Pd Maria Luisa Paglia, la vicesegretaria del Sesto, Sandra Di Febo, e Luca Salvati, capogruppo nella sesta circoscrizione.Sono sei le richieste che la petizione avanza all'amministrazione comunale: introdurre maggiore videosorveglianza, avviare una campagna di derattizzazione, realizzare un'area di sgambamento per cani nonché contenitori per rifiuti tali che gli uccelli non possano disperderne il contenuto, migliorare le aree interne a partire dal roseto, effettuare una manutenzione urgente dei servizi igienici che tenga conto della necessità di fasciatoi per cambio di pannolini, dovuta alla presenza di bambini piccoli nelle aree gioco.La raccolta firme si potrà sottoscrivere sia online che durante i circa 30 appuntamenti, in totale, che saranno promossi da tutti i circoli Pd di qui al voto amministrativo autunnale. Paglia e Di Febo hanno sottolineato l'importanza del parco, molto utilizzato dai residenti. «Villa Engelmann rappresenta l'ennesimo esempio di abbandono di un gioiello del territorio da parte di questa amministrazione comunale», ha aggiunto Salvati: «Il viale delle rose è chiuso da anni e ridotto a una selva incolta. I contenitori delle immondizie non sono protetti dalle incursioni degli uccelli, che gettano il contenuto per terra attirando i ratti. L'edificio al centro del giardino è pericolante, quello all'ingresso abbandonato da decenni».

Li.Go.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 luglio 2021

 

 

Svolta per il caso di villa Cosulich: il Comune la toglie dai beni in vendita
Dipiazza e Giorgi hanno deciso: no a "insidiose" polemiche in periodo elettorale. Se ne riparlerà dopo il voto d'autunno
La giunta comunale non vuole dotare l'opposizione di munizioni in campagna elettorale e preferisce evitare «sceneggiate strumentali», come le definisce l'assessore all'Immobiliare Lorenzo Giorgi. Per cui, dopo i magazzini concessi a Greensisam in Porto vecchio, l'esecutivo Dipiazza ritira anche villa Cosulich dall'elenco dei beni da alienare: dal punto di vista tecnico, lo farà mediante un emendamento alla delibera prossima all'esame consiliare. Del tema si riparlerà dopo le amministrative autunnali. Il caso di villa Cosulich era deflagrato nei giorni scorsi, in seguito a una "letteraccia" del soprintendente Simonetta Bonomi ai vertici del Municipio, nella quale si rimproverava la civica amministrazione di mettere all'asta lo storico edificio senza prendere in considerazione il finanziamento governativo di 1,1 milioni destinato a riqualificare lo stabile. Giorgi aveva replicato a stretto giro di posta, ricordando che villa Cosulich è nella lista dei beni in vendita dal 2018 e nessuno aveva mai obiettato alcunchè. E comunque la Regione Fvg, in epoca Serracchiani, aveva autorizzato la vendita dell'immobile (non del parco), che in passato era appartenuto al Burlo Garofolo ed era stato destinato a funzioni assistenziali. Con deliberato spirito provocatorio, Giorgi aveva invitato il ministero a esercitare il diritto di prelazione sulla villa, acquistabile oggi a 904 mila euro rispetto agli 1,9 milioni della quotazione precedente. Ieri sera l'argomento era scivolato nel "parlamentino" della Terza circoscrizione, presieduto dalla pentastellata Laura Lisi. Ma in via ufficiosa prima il sindaco Roberto Dipiazza poi lo stesso Giorgi avevano disinnescato il caso, avendo preannunciato appunto che la villa sarebbe stata sfilata dall'elenco degli immobili alienandi.La polemica politica stava comunque già lievitando con una nota del consigliere dem Giovanni Barbo: «Dipiazza - attaccava l'esponente del Pd - avrebbe potuto chiedere quattrini in Regione, per finanziare il recupero, visto che proprio in questi giorni si discute in piazza Oberdan un dovizioso assestamento di bilancio. Il sindaco - il rimprovero del consigliere dell'opposizione - ha fatto così il bis: dopo aver perso due milioni sul Carciotti, ha bruciato un milione abbondante su villa Cosulich».La storia di villa Cosulich si protrae in strada del Friuli da perlomeno due secoli, come ricostruisce a pagina 447 la scheda a essa dedicata nell'Atlante dei beni culturali, pubblicato dal Comune. Nacque dimora di campagna prima dei Burlo poi di Demetrio Carciotti, finchè durante il XIX secolo venne comprata da Robert Romano Rutherford, di famiglia scozzese. Nei primi decenni del '900 gli eredi Rutherford cedettero l'edificio ad Antonio Cosulich e da allora la villa reca la denominazione risalente alla dinastia imprenditoriale di origine lussiniana. Nel 1906 avvenne la ristrutturazione eseguita sul disegno di Ferruccio Piazza. Negli anni Settanta il passaggio all'istituto Burlo Garofolo e poi al Comune. Il Municipio calcola che, per rimettere la villa in sesto, occorrano non meno di quattro milioni di euro.Villa Cosulich sorge in una zona popolata di case di nobile lignaggio: villa Tripcovich, villa Prinz, villa Panfili (oggi consolato di Serbia).

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 luglio 2021

 

 

Villa Cosulich all'asta: è scontro fra Comune e Soprintendenza

Bonomi scrive al Municipio contestandogli la vendita di un bene su cui esiste un finanziamento governativo. La risposta: è nel Piano delle alienazioni dal 2018

Scambio di "molotov" tra Soprintendenza e Comune: al centro degli scontri la volontà di cedere villa Cosulich in strada del Friuli da parte della civica amministrazione. Stasera alle 19.30 l'argomento sarà ripreso dal consiglio della III circoscrizione alla presenza (telematica) dell'assessore Lorenzo Giorgi. L'antico edificio, ristrutturato nel 1906 su disegno di Ferruccio Piazza, viene oggi quotato poco più di 900.000 euro. Gli incidenti hanno avuto inizio in notturna tra sabato e domenica scorsi con una mail spedita all'una meno dieci dalla soprintendente Simonetta Bonomi a vari indirizzi del Municipio, dal sindaco alla III circoscrizione. La missiva contesta l'inserimento dell'edificio nel Piano delle alienazioni, ricordando che il ministero della Cultura aveva assegnato a palazzo Economo un finanziamento pari a 1,1 milioni di euro da destinare alla verifica del rischio sismico, alla riduzione della vulnerabilità, al restauro. La comunicazione al Comune - sottolinea la Bonomi - era rimasta senza riscontro. L'immobile - prosegue la soprintendente - versa in uno stato di grave degrado a causa della «totale mancanza di cure e di manutenzioni» imputabile al Municipio proprietario, venuto meno ai doveri contemplati dal Codice dei beni culturali. Ciò premesso, la Bonomi esprime «sconcerto» per la decisione di alienare la villa, nonostante il sostegno statale, alla faccia del «pubblico godimento» e della «pubblica fruizione». E conclude attendendo chiarimenti «urgenti».Toni pesanti nelle relazioni tra pubblici enti, senza neppure accompagnati dai rituali saluti. Ai quali, nella tarda mattinata di ieri, replica Giorgi, che, in qualità di titolare dell'Immobiliare, ha la responsabilità politica del Piano delle alienazioni. Risposta in tre atti. Il primo: per la verità - scrive Giorgi - l'inserimento di villa Cosulich tra i beni da vendere risale al febbraio 2018, cioè a tre anni fa. Decisione preparata - passiamo al secondo atto - dalla delibera 1904/2017 della giunta regionale targata Serracchiani, che autorizzava la cessione dell'immobile, mentre l'annesso parco sarebbe rimasta proprietà del Comune. Ma perché la Regione interveniva in merito a un bene comunale? Una storia complessa lunga più di trent'anni. Villa Cosulich era stata acquistata dal Burlo Garofolo, intenzionato a trasformarla in centro di assistenza per cerebropatici. A sua volta il Municipio, avendo allora ritenuto di ampliare le competenze in quel comparto assistenziale, aveva chiesto al Burlo di cedere il compendio: così nel 1989 la Regione autorizzava l'istituto a passare la mano. Nel 1997 il Comune, a guida Illy, destinava all'assistenza dei cerebropatici lo stabile ex Ipami in strada di Fiume e chiedeva così alla Regione di mutare la disponibilità di villa Cosulich, ottenendo il sì dell'ente sopraordinato. La delibera 1904/2017 prosegue così il suo racconto: nel 2000 il Comune provvedeva a riqualificare il parco, aperto alla cittadinanza, e nel 2008 la villa otteneva la dichiarazione di interesse culturale. Ma le giunte Dipiazza e Cosolini non riuscirono a concretizzare le ipotesi di riconversione a fronte dei sempre più cogenti vincoli di finanza pubblica e in considerazione di altre priorità di carattere programmatico. Villa Cosulich non è «un bene strettamente funzionale ai fini dell'ente proprietario», quindi venderla - scriveva la delibera - può diventare occasione di valorizzazione da parte di privati acquirenti. Per cui l'interesse pubblico può essere soddisfatto utilizzando il ricavato della vendita per ristrutturare, ampliare, manutenere altri immobili destinabili a finalità collettive. Naturalmente Giorgi, replicando a Bonomi, allega la delibera. E aggiunge malizioso - siamo al terzo atto - che magari il ministero esercitasse nei confronti di villa Cosulich la prelazione prevista dall'articolo 60 del Codice dei beni culturali «cosicché da poter poi destinare il bene a un uso istituzionale». Infine l'assessore, qualora non si realizzasse la vendita, non esclude altre soluzioni, come, per esempio, un partenariato pubblico-privato: ne parlerà con la collega Elisa Lodi.

Massimo Greco

 

Il tema al voto in III circoscrizione Lisi annuncia il «no alla vendita»
La presidente del parlamentino, esponente del M5s: «Si metta a posto invece lo spazio verde. I soldi ci sono»
Continua a battersi per Villa Cosulich la presidente della Terza circoscrizione Laura Lisi, che a febbraio aveva anche promosso un incontro a distanza tra i bambini di due classi elementari della Saba e la soprintendente dei Beni culturali Simonetta Bonomi, per presentare il progetto degli alunni, dal titolo "Salviamo Villa Cosulich". I piccoli avevano esposto con grande fantasia e impegno idee e progetti per valorizzare l'area, con tante iniziative studiate per la gente, con proposte per tutte le età, dai bambini agli anziani. «Proprio Bonomi ha scritto al sindaco, al presidente del Consiglio comunale e anche a me - spiega Lisi - una mail dove chiede urgenti chiarimenti sulla grave decisione di disfarsi di un bene tutelato. La Terza circoscrizione deve votare una proposta di alienazione per la villa, persino ribassata del 50%, ovviamente il mio voto - anticipa Lisi - e quello del Movimento 5 Stelle, rispetterà la volontà dei bambini, della soprintendente, della comunità ma anche la volontà testamentaria, espressa dalla famiglia Cosulich, che ha desiderato - rammenta l'esponente pentastellata - donare questo bene prezioso alla città». Lisi ricorda come «il parco sia un bene da tutelare, ci troviamo in una zona popolosa, come il rione di Roiano e anche quello di Gretta, che può contare su un unico spazio verde, il giardino della villa. Considerando che i soldi ci sono, è arrivato il momento di rimettere a posto tutto, si tratta di un intervento indispensabile e la scelta di alienare l'edificio - ribadisce infine Lisi - è più che inopportuna».

Micol Brusaferro

 

Sala Tripcovich addio e il futuro della piazza: ecco gli undici motivi per cui l'area è cruciale

Il docente di Storia dell'arte contemporanea, Contessi, analizza la situazione dell'ex stazione autocorriere. "Sì a un concorso di idee"

E finalmente fu il Vuoto, ciò che tutti temono, afflitti dal famoso horror vacui degli antichi, che miete vittime anche fra moderni e postmoderni. Che fare? Che dire? Naturalmente stiamo parlando dell'area che si renderà disponibile una volta abbattuto il sordo volume dell'ex Stazione autocorriere, progetto non fra i migliori di Umberto Nordio, trasformato frettolosamente, ma a fin di bene, in sala teatrale da tempo dismessa e da taluno rimpianta. L'area in questione è cruciale per più d'un motivo. 1) È parte dell'ingresso, diciamo così monumentale, della città di Trieste. Un ingresso bastantemente integro, qua e là compromesso da qualche smagliatura, nel suo dispiegamento di una cortina di edifici ottocenteschi di grande dignità. 2) La natura del luogo è quella di una vasta piazza trattata a giardino secondo un modello abbastanza diffuso (vedi la piazza Carlo Felice antistante alla Stazione ferroviaria di Porta Nuova a Torino, tuttavia più regolare e integra di quella triestina. Una sorta di esedra porticata). 3) Si sarà ben compreso che la misura della monumentalità, specialmente nel XIX secolo, non è estranea all'architettura dei servizi. Essa, nella fattispecie, consiste in una stazione ferroviaria e un grandioso silo cui, in età novecentesca, si sono aggiunti gli ingressi "ufficiali" del Porto vecchio. 4) Là dove venne costruita la stazione delle autocorriere (anni Trenta del Novecento) si trovava una prosecuzione per così dire "laterale" del giardino antistante alla stazione. Il monumento all'imperatrice Elisabetta era collocato davanti al prospetto del Silo. 5) Stante l'assetto fondamentale dell'area non è difficile comprendere come, pur secondo l'ideologia utilitaristica che storicamente presiede all'ethos triestino (e non potrebbe essere diversamente), il corpo di fabbrica della Stazione delle autocorriere costituiva un accidente tra Stazione ferroviaria e Silo. Ciò sebbene il nesso tra trasporto su rotaia e su gomma, come si usa dire, appaia evidente a ciascuno. Se non fosse stata riciclata come sala teatrale, oggi a nessuno verrebbe in mente di commuoversi a causa dell'eliminazione di una stazione autocorriere ormai degradata. Un luogo comune vuole che la storia non si faccia con i se e ciò probabilmente ha qualche fondamento, ma la critica storiografica ragiona frequentemente proprio sui se. 6) Ed ora il problema del dopo, ovvero, che fare? I grandi vuoti spaventano e producono coazione al riempimento purchessia; succede anche negli arredamenti domestici cari a tante persone. E si tratta, per lo più, di superfetazioni inutili. Non pertanto ci si deve ispirare alle forme dei minimalismi oggi di moda. A Pietroburgo, che però è nata come capitale imperiale nel 1703, non mancano gli spazi vuoti che giovano molto all'immagine della città. Ora, a prescindere dall'abitudine triestina di sparare a zero su qualsiasi progetto, sì certo, perché lo status quo è rassicurante come hanno insegnato i tardi anni dell'Impero austro-ungarico, ora, si diceva, a prescindere, visto che è stato affidato a un valente architetto tedesco l'incarico di studiare la sistemazione "paesaggistica" del Porto vecchio, non parrebbe sbagliato che proprio a lui venisse affidata la curatela dell'area su cui prima insisteva l'edificio di Nordio. Ma un concorso di idee non guasterebbe, purché seriamente e convintamente bandito. 7) La questione è delicata come lo è in generale la sistemazione delle piazze per le quali ciò che va categoricamente evitato è di cadere nell'equivoco provinciale che la soluzione risieda nel cosiddetto "arredo urbano". Le città non ne hanno bisogno. Less is more proverbialmente sentenzierebbe Mies va der Rohe. Le piazze triestine non godono di buona fama, essendo spazi di risulta della incalzante urbanizzazione moderna (quella seguita alla proclamazione del Porto Franco, 1719) per capirci. L'orrore della piazza Goldoni, già stigmatizzato a fine '800 da Camillo Sitte ed eguagliato solo a Losanna da Place de la Riponne, avrebbe potuto essere attenuato da sguardi meno provinciali e dunque sprovveduti della amministrazione civica. Varrà la pena di ricordare che il padre della patria tergestina, Domenico Rossetti, che era persona colta ma non faceva il sindaco, sognava una Trieste palladiana, mentre oggi si lascia agonizzare il Palazzo Carciotti, gioiello dell'umanesimo mercantile triestino, nell'indifferenza dei più e confidando in un suo futuro alberghiero o che altro, senza rendersi conto che anche per la dimora-fondaco dell'imprenditore greco andava bandito un concorso di idee, ma per farle poi proprie. 8) Quello che Sitte non aveva bene colto era la qualità di piazza della Borsa, tipica piazza austriaca oblunga con colonna che regge un Leopoldo e non Carlo VI, che sta in piazza Unità, prego. Ora, piazza della Borsa è il perno di un sistema di tre piazze che si compenetrano: le altre due, ad evidenza, sono la stessa piazza dell'Unità e quella su cui si affaccia il Teatro Verdi. Che cosa c'entri, in un contesto coerente siffatto, la ridicola e mediocre statuina multipla dannunziesca lo sa solo chi l'ha rifilata alla città, che si fa convincere da qualsiasi pifferaio che la confermi nel suo narcisismo e nella sua autoreferenzialità fatta di luoghi comuni, ovunque ribaditi fino alla sfinimento. 9) A distanza di secoli due grandi figure della storia dell'architettura occidentale, Etienne Louis Boullée e Frank Lloyd Wright (fine Settecento per il primo, Novecento l'altro) si chiedevano perché alle persone destinate o comunque preposte ad amministrare la Cosa pubblica non venisse impartita una istruzione minimale riguardante architettura e urbanistica. Forse, fatti salvi i limiti del gusto di ciascuno di noi, determinate circostanze neppure si verificherebbero. 10) Tema delicato la piazza. Particolarmente a Trieste, s'è visto. Le piazze bisogna saperle trattare. Sitte sosteneva che statue e monumenti in genere andavano collocati ai margini, per non compromettere la utilizzabilità del sito. Il quale, con la goliardata del tallero in piazza Ponterosso, griderebbe vendetta al cielo nei secoli. E come se non bastasse, le onde marine, gradite a qualcuno, in mezzo a una piazza Unità già arricchita da un supermercato. Vivente Marcello Mascherini certe idee non avrebbero trovato cittadinanza, neppure per un giorno. Via, alla città che si vuole cosmopolita non si addice Strapaese. 11) Infine. Eravamo partiti da Largo Santos che, a sua volta, è parte di un sistema urbano in cui si fronteggiano parti di città che afferiscono a enti e/o istituzioni diversi: Comune, Autorità Portuale, Ferrovie dello Stato. Difficile tentare di sciogliere tutti i nodi in una volta sola. Ma andrebbe, andrà? Compreso che, per la rilevanza dell'intera area, risolvere un nodo non basterà se altrove tutto sarà come prima. Ogni triestino che faccia uso del treno e pure qualche croato o sloveno, si sarà reso conto del degrado del corridoio selvaggio ubicato fra il fianco del Silo e quello della Stazione ferroviaria. Una scarpa e una ciabatta? No, grazie. I tempi cambiano, in fretta. Quando Elena Croce, Giorgio Bassani e altri cittadini eminenti del Paese diedero vita all'associazione Italia Nostra, tuttora operante, sebbene appannata, molti, non troppi si entusiasmarono. Un ecologismo anche lievemente piagnone ne ha preso il posto. E tra porti e riporti, nuovi e vecchi, ogni città individua i suoi temi di affezione. Chi vivrà, vedrà. --*Professore ordinario di Storia dell'arte contemporanea all'Università di Torino

GIANNI CONTESSI

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 luglio 2021

 

 

Ferriera, Fedriga va in pressing su Roma
Dopo un incontro con l'ad di Arvedi il presidente s'impegna a sollecitare l'accelerazione dell'iter per la riconversione dell'area

Trieste. Il gruppo Arvedi ha presentato ieri alla Regione la lista delle pratiche in ritardo nel percorso di riqualificazione della Ferriera e il presidente Massimiliano Fedriga si è impegnato a fare pressing su ministeri e Agenzia del Demanio, affinché vengano sbloccate le autorizzazioni ambientali ancora ferme e si trovi la quadra sul percorso di sdemanializzazione e permuta delle aree. L'ad di Acciaieria Arvedi Mario Caldonazzo si è confrontato ieri anche con il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, da cui dipende la modifica del piano regolatore del porto per consentire l'edificazione dei volumi del nuovo laminatoio. Dopo la lettera indirizzata a Fedriga nei giorni scorsi per denunciare la lentezza della burocrazia e il rischio per lo sviluppo del business plan da 330 milioni (di cui 50 coperti dal Mise), Caldonazzo ha fatto presente al governatore che il punto più delicato è quello della permuta dei terreni, perché oggi il laminatoio sorge su una superficie in concessione. L'Accordo di programma prevede uno scambio, che assegni definitivamente ad Arvedi i terreni del laminatoio (rendendo invece demaniali gli attuali terreni privati dell'area a caldo): la società la considera condizione indispensabile per edificare le nuove parti dell'impianto, che ospiterà linee aggiuntive di verniciatura e zincatura. L'impresa ha inoltre evidenziato che dai ministeri competenti ancora non arriva la firma che autorizza la demolizione delle palazzine, dopo che le parti metalliche sono state tutte asportate e gli altoforni ridotti alle sole fondamenta. Al palo anche la Conferenza dei servizi che deve autorizzare la messa in sicurezza, ovvero la realizzazione dei piazzali in calcestruzzo che tomberanno i terreni inquinati. «Siamo fermi», è stata la conclusione di Caldonazzo, che nel frattempo ha già fatto partire gli ordini per i nuovi impianti di laminatoio e centrale elettrica. L'ad ha sottolineato l'importanza del progetto e la sua valenza di modello nei processi di decarbonizzazione e produzione industriale a basso impatto, oltre che di riconversione di un impianto a zero esuberi. L'ad ha rivendicato la solidità del piano industriale e la serietà delle intenzioni di Arvedi, che ha scelto di rimanere a Trieste pur in presenza di un clima spesso ostile nei confronti dello stabilimento. Da qui la richiesta alla giunta di condurre un'opera di moral suasion sulle istituzioni centrali. Gli ottimi rapporti di Fedriga con il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti sono noti e la Lega Fvg esprime inoltre la pordenonese Vannia Gava come sottosegretaria del ministero della Transizione ecologica. Dopo l'incontro, il presidente ha sottolineato che «l'impresa riconosce la celerità della Regione per quanto riguarda le nostre competenze. Siamo alleati delle imprese che vogliono investire e daremo una mano per quanto possibile, facendo un'opera di sensibilizzazione sugli organi competenti a livello nazionale. Le questioni principali sono legate al Demanio. La grande sfida del Pnrr per trasformare il paese sono le semplificazioni e le velocizzazioni dei processi: se avverrà, avremo una crescita strutturale». Sulla questione lavorerà la sottosegretaria Gava, almeno per quanto riguarda la parte ambientale: «La Conferenza istruttoria per la messa in sicurezza dei terreni si è tenuta nei primi di maggio e i pareri degli enti sono tutti arrivati. Entro luglio dovrebbe arrivare la convocazione della Conferenza decisoria, dopo la valutazione della documentazione. Cerchiamo di fare le cose presto e bene». Rispetto alla firma mancante sull'autorizzazione a demolire, Gava ha precisato che «abbiamo trovato molte autorizzazioni ferme: se basta la firma del ministro la manderemo subito avanti. C'è tutto il supporto ad Arvedi e alla Regione per partire presto».

Diego D'Amelio

 

«Sulle Noghere vanno coinvolte le parti sociali» - il focus della CGIL
«Sosteniamo da anni la necessità di nuovi investimenti produttivi in relazione con le attività del porto. E i progetti, in particolar modo quelli nuovi, devono garantire delle produzioni che siano sostenibili da un punto di vista ambientale e devono garantire ricadute economiche e sociali sul territorio in cui insistono»: lo ha detto il segretario generale Cgil Trieste Michele Piga al termine dell'ultima riunione, svoltasi nei giorni scorsi ad Aquilina, incentrata sul nuovo insediamento industriale nella valle delle Noghere. Impatto ambientale, atmosferico, terrestre e marino: questi i punti su cui si è focalizzato il dibattito promosso dalla Cgil. Ma si è discusso anche di tematiche legate alla logistica e alla mobilità, insieme proprio all'incertezza sulle ricadute economiche sul territorio, sia in termini di occupazione che dal punto di vista del rilancio delle imprese artigiane. «Sollecitiamo - così Piga - il presidente della Regione Massimiliano Fedriga affinché istituisca una cabina di regia che coinvolga, oltre alle istituzioni e all'impresa, le rappresentanze sociali, per la necessaria trasparenza».

(lu.pu.)

 

 

Un milione per rimettere a nuovo il "cuore" di piazza Sant'Antonio
L'assessore Lodi spiega si tratterà di un intervento «conservativo» - La collega Tonel studia il trasloco dei commercianti in Ponterosso
Il budget per ridare decoro a piazza Sant'Antonio è salito a due milioni con la manovra estiva presentata alcuni giorni fa dalla giunta e prossima a essere sottoposta all'esame del Consiglio comunale. Si tratta forse dell'intervento più significativo tra quelli che riguardano i Lavori pubblici, perché consentirà il completamento della riqualificazione riguardante l'ultima piazza centrale ancora senza cosmesi. La milionata aggiuntiva, in attesa di ratifica consiliare, sarà destinata alla parte che si estende in mezzo allo spazio urbano, ovvero quella dove si apre la vasca senza acqua e dove operano i banchetti del mercato alimentare e floreale. L'assessore Elisa Lodi, che sul punto agirà in stretto contatto col sindaco Dipiazza assai sensibile in tema di piazze (soprattutto in periodo elettorale), mette le mani avanti, avvertendo che il recupero sarà di «tipo conservativo», cioè senza cambiare l'attuale assetto dell'area. Non essendo ancora disponibile la risorsa, non è ancora avviato l'iter progettuale per questa seconda fase.Ma una cosa è certa: quando, ormai nel prossimo anno (e con la prossima giunta), si procederà con il restyling della parte centrale della piazza, sarà necessario garantire preventivamente il nuovo parcheggio per i commercianti, che in piazza Sant'Antonio hanno una sistemazione provvisoria.Ecco perché, d'intesa con la collega Lodi,