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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2018

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 30 aprile 2018

 

Stazione ferroviaria - Gasparo e le meraviglie del Carso
Il ciclo di conferenze dedicato a "Misteri e meraviglie del Carso", la mostra fotografica visitabile allo spazio Trieste Città della conoscenza (stazione ferroviaria), si chiude con Dario Gasparo, il premiato professore di scienze (nella top 5 dell'Italian Teacher Prize 2017), biologo, fotografo e videomaker. Oggi, alle 17.30, Gasparo illustrerà - anche attraverso foto e video - le meraviglie del Carso nelle quattro stagioni: dai rossi accesi, violenti sulla roccia di Monrupino tormentata dalle intemperie, al bianco silenzioso del ghiaccio e della neve nella Val Rosandra e a Rakov Scocjan, dal giallo estivo della landa carsica dello Stena, al verde brillante della primavera sui laghetti carsici. Ingresso libero. Gasparo ha vinto decine di concorsi video e fotografici anche internazionali. Si potrà poi visitare la mostra "Misteri e meraviglie del Carso" che raccoglie alcune delle più belle immagini prodotte dai membri dell'omonimo gruppo Facebook.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 29 aprile 2018

 

 

ACEGASAPSAMGA - Sabati ecologici - Tappe anche a Santa Croce e Prosecco
TRIESTE - Archiviato il Sabato ecologico a Padriciano, il calendario dei prossimi appuntamenti targato AcegasAps - sempre con orario continuato dalle 10 alle 18 - continuerà il 5 maggio a Trieste, in piazzale XXV Aprile (entrando da via Curiel), poi il 9 giugno alla Rotonda del Boschetto - area parcheggio presso la sede della Sesta circoscrizione. La settimana dopo, il 16 giugno, si farà ritorno sull'altipiano: a Santa Croce, alla sede della Protezione civile - ex ricreatorio. Il 23 giugno Sabato ecologico nuovamente a Trieste, nel parcheggio di piazzale delle Puglie, e poi il 30 si tornerà in piazzale XXV Aprile. L'8 settembre sarà la volta di Prosecco (area parcheggio "Mandria") e il 15 di Basovizza (area parcheggio in via Gruden all'incrocio con la strada statale 14). Il 22 settembre ancora Rotonda del Boschetto - area parcheggio presso la sede della Sesta circoscrizione, e il 29 piazzale XXV Aprile. Anche a Padriciano era presente con un proprio stand il progetto di recupero creativo RiCREAzione di Oltre Quella Sedia, nato dal desiderio di realizzare delle attività dedicate all'ambiente e al riuso. Nello specifico il progetto permette di dare nuova vita ad oggetti di scarto grazie al loro recupero creativo da parte dei ragazzi diversamente abili che collaborano con l'associazione, oltre a contribuire a sostenere le loro attività. Per supportare il progetto RiCREAzione è sufficiente recarsi alle prossime tappe dei Sabati ecologici dove Oltre Quella Sedia sarà presente con un proprio stand per ritirare gli oggetti che i cittadini vorranno donare. Inoltre, a fronte di un'offerta libera, sarà possibile ricevere un oggetto RiCREAto. Al di là dell'iniziativa Sabati ecologici, è comunque sempre possibile conferire i rifiuti ingombranti, elettronici, insoliti e pericolosi nei quattro Centri di raccolta cittadini gestiti da AcegasApsAmga, oppure prenotando al numero verde 800955988 il servizio gratuito per il ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti.

 

Alla spiaggia di Canovella sacchi dei rifiuti abbandonati - La lettera del giorno di Maria Gabriella Rigato
Sono una padovana innamorata della costiera triestina. Sono stata la scorsa settimana alla spiaggia di Canovella e ho trovato vicino al ristorante, al momento chiuso, dei sacchi neri dell'immondizia. Tornata il 23 aprile scorso ho trovato tanti sacchetti abbandonati da gitanti domenicali vicino ai sacchi neri. Credo che i bagnanti pensino che l'immondizia venga raccolta. Ho chiamato stamane (24 aprile 2018) il Comune di Aurisina, mi è stato detto che non hanno giurisdizione sulle spiagge e che adesso vedranno il da farsi. Che tristezza! I gabbiani hanno cominciato ad aprire i sacchetti alla ricerca di cibo. Alla prossima pioggia andrà tutto in mare.

 

 

SEGNALAZIONI - Progetti - Parco del Mare? Meglio virtuale

Ma del Parco del Mare siamo proprio sicuri? Capisco il desiderio di Paoletti di realizzare il suo sogno ma, visto i dubbi sull'impatto ambientale e sui costi (prima e dopo), perchè non gira il timone e propone un Parco del Mare diverso? Un Parco virtuale. Come? Sede Porto vecchio vicino al futuro Museo del Mare, una struttura almeno a un piano con schermi e visori collegati a droni sottomarini che girano il Golfo e la laguna e magari on-line a livello mondiale (se ci sono già non lo so), con una linea tipo "Delfino verde" per escursioni nella Riserva di Miramare dove trovare dei mini sub o immersioni con il locale gruppo di diving per visitarla, con una sezione dedicata a mostre e conferenze. Sono alcune idee a cui si possono aggiungere delle altre. Insomma qualcosa di unico e coinvolgente. Richiamerebbe turisti? Sicuramente, magari affiancando anche altre offerte. E costi di sicuro minori e sostenibili. Il parcheggio per le corriere può essere realizzato sul terrapieno di Barcola (si sta già lavorando), collegandolo con un "tramway" del Porto vecchio ma elettrico questa volta. Non possiamo pensare di portare corriere e turisti in Campo Marzio. Dove li sistemiamo? E verranno? Perchè, se non vengono, penso che ci sarà un problema economico molto serio. E il destino di Porto Lido? L'Accademia ha bisogno di spazio: facciamola lì sfruttando qeullo che c'è senza creare ostacoli alla visione del Golfo. Non mi sono mai piaciuti né circhi, né zoo, né acquari: non sopporto vedere animali in gabbia e allora diamo l'esempio: facciamo qualcosa di nuovo, eticamente migliore

Gabrio Dilissano

 

 

"Piacevolmente Carso" partendo dalla dolina Riselce - Escursioni domenicali fino al 3 giugno alla scoperta di storie e sapori del territorio
Con un'imboccatura sul fondo di centosessanta per centosessanta metri e una profondità di oltre quaranta è, a dir poco, una signora dolina. Anzi, per essere precisi, in gergo speleo-tecnico è una "dolina di crollo", poiché si è molto probabilmente formata in seguito a una serie di cedimenti della volta di una grotta vicino alla superficie. È la dolina Riselce, fenomeno geologico tra i più spettacolari del Carso triestino a pochi passi da Sgonico, lungo il percorso naturalistico del sentiero Riselce. E protagonista questa mattina di "Piacevolmente Carso", il ciclo di escursioni e visite guidate a cura della cooperativa Curiosi di Natura, il sodalizio che promuove la cultura, il turismo e la tutela dell'ambiente del nostro territorio. Appuntamento alle 9. 10 nella piazza del municipio di Sgonico per una mattinata - dalle 9. 30 alle 13 - che proporrà una camminata tra i boschi, i prati e la landa carsica nel momento del suo massimo splendore, con in carnet la dolina Riselce, gli esterni del Baratro dei Cavalli, letture a tema e, per accontentare le papille gustative, degustazioni con i ristoratori del circuito "Sapori del Carso". L'iniziativa (le escursioni si snoderanno le domeniche fino al 3 giugno; è raccomandata la prenotazione chiamando il numero 340 5569374 oppure scrivendo all'indirizzo curiosidinatura@gmail. com) naturalistica promossa da Curiosi di Natura - con il patrocinio di Promoturismo Fvg e Aitr, in collaborazione con Ures, Banca Etica, Uecoop e Sapori del Carso - si propone di offrire dei tour alla portata di tutti e dunque accessibili anche a un pubblico non particolarmente allenato e ai bambini. Tornando all'escursione di oggi, la passeggiata con destinazione Riselce è, tranne il leggermente impegnativo tratto per raggiungere la discesa della dolina, quasi tutto pianeggiante, con qualche moderata salita. Sono in ogni caso consigliate le scarpe da trekking o le pedule, ma chi lo desidera potrà ammirare la dolina e la parete a strapiombo dall'alto, senza scendere verso l'imboccatura. La camminata proseguirà poi con la visita esterna al Baratro dei Cavalli con la sua parete rocciosa verticale, cunicolo per speleologi di lungo corso, ben celato nel bosco sempre in zona Sgonico. L'uscita successiva di "Piacevolmente Carso" ha in programma, domenica 13 maggio, la passeggiata "Da Opicina a Monte Grisa" , con ritrovo alle 9. 10 davanti all'Obelisco. Ulteriori dettagli e informazioni sulla pagina www. curiosidinatura. it.

(pat.p.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 28 aprile 2018

 

 

Raccolta rifiuti a Muggia - Alt ai sacchetti "sbagliati"
La Net non preleverà più le borse conferite nei contenitori in maniera impropria ma ci applicherà sopra un bollino. Il Comune: «Colori di riferimento da rispettare»
MUGGIA I materiali differenziati nei sacchetti di "colore sbagliato" non verranno più ritirati. È questa l'ultima indicazione arrivata dal Comune di Muggia che a quasi un mese dall'avvio della raccolta "porta a porta" integrale dei rifiuti ha diffuso alcune informazioni per risolvere i vari problemi tuttora in essere che stanno attanagliando i residenti muggesani. Sacchetti La prima importante indicazione giunta dal Municipio riguarda il colore dei sacchetti. Rispetto ai conferimenti dei rifiuti, il Comune «invita all'utilizzo dei sacchetti secondo il colore di riferimento di ciascun rifiuto», ossia il blu per carta-cartone, il giallo per la plastica, il verde per il vetro-barattolame e il nero per il secco residuo. Importante poi ricordare che il materiale non va necessariamente conferito attraverso la dotazione Net, ma può essere usato qualsiasi sacchetto in vendita purché del colore della giornata di ritiro. In questo primo periodo sono stati raccolti molti sacchi di colori o materiali «non consoni che purtroppo, proprio per questo aspetto - stigmatizza il Comune -, non possono essere differenziati incrementando, ovviamente, la quota di secco residuo». Indifferenziata Per ora, secondo quanto comunicato dal Comune, tutti i sacchetti sono stati raccolti indipendentemente dalla corretta differenziazione dei rifiuti. Ma questo trend cambierà presto. Prossimamente, infatti, quelli "sbagliati" verranno segnalati con un bollino e non verranno più ritirati. «Invitiamo a differenziare con quanta più accortezza possibile all'interno di ciascuna categoria: questo primo periodo ha visto conferimenti di qualsiasi tipo all'interno di plastica, carta e vetro. Se il disorientamento iniziale e l'errore in buona fede sono più che comprensibili, rinvenire plastica o umido nella carta, per esempio, risulta difficile da ricondurre a queste possibilità e vanifica la bontà dell'intero conferimento», spiega il Comune. Confermato infine che per quest'anno non saranno applicate sanzioni ai trasgressori. Kit Per semplificare il reperimento del materiale necessario per attuare il nuovo sistema di raccolta anche da parte di tutti coloro che non hanno ricevuto o che inizialmente hanno rifiutato l'occorrente, dal 3 maggio al 28 giugno, tutti i martedì ed i giovedì, dalle 9.30 alle 11, nei magazzini comunali di via di Trieste sarà offerta l'opportunità, a ciascun richiedente, di ritirare un bidoncino verde per il vetro, uno marrone per l'umido oltre a 50 sacchi gialli, 50 sacchi blu e 50 sacchi neri. Info Ricordando come il centro di raccolta di Vignano resterà chiuso nella giornata di martedì primo maggio, il Comune ha evidenziato che per qualsiasi dubbio rimane operativa la doppia possibilità di rivolgersi all'Urp in piazza della Repubblica o di chiamare il numero verde Net 800520406. Litteri L'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri ha infine voluto spendere parole di elogio per i tecnici comunali impegnati nel "porta a porta": «Abbiamo constatato che la tipologia di servizio di cui il cittadino usufruisce in questa fase è di pura segnalazione, mentre, giorno dopo giorno, si è superata la fase di confronto che necessitava dell'affiancamento da parte dei tecnici. Tecnici che sono comunque a disposizione e che non si stanno risparmiando per dare risposte concrete e in tempi rapidi».

Riccardo Tosques

 

 

Piantato a Barcola un nuovo tiglio davanti alla chiesa
Il piazzale della chiesa di Barcola ha nuovamente due tigli. Ieri mattina, gli addetti del Verde pubblico del Comune hanno piantato un giovane tiglio nello spazio che per più di un secolo era stato occupato dal suo predecessore, giudicato ammalato e pericolante e perciò abbattuto, causando una notevole amarezza fra i residenti. Ieri mattina l'operazione è stata ultimata in tempi brevi, davanti agli occhi dei passanti che non si aspettavano un così rapido intervento da parte dell'amministrazione. «Eravamo pronti a sollecitare il Comune dopo l'abbattimento del vecchio tiglio - ha spiegato Vera Poljsak, segretaria dell'associazione degli sloveni di Barcola, pronti, assieme a tanti altri residenti, a chiedere con forza l'arrivo di un nuovo tiglio - e stavolta siamo rimasti positivamente sorpresi dalla rapidità di esecuzione». Qualcuno ha interpretato la mossa dell'amministrazione come una scelta dettata dall'imminenza del voto per le regionali e forse ci ha azzeccato. Ma alla maggioranza dei barcolani poco interessa: l'essenziale era che il piazzale antistante la chiesa rionale, dedicata a san Bartolomeo, tornasse rapidamente alla situazione precedente. Certo, ci vorrà del tempo prima che il giovane tiglio cresca e assuma, almeno vagamente, le dimensioni del fratello maggiore, ma intanto la situazione è tornata quella di sempre e l'allarme è cessato.«Il Comune si era impegnato da subito, dopo il taglio del vecchio tiglio - ha commentato il consigliere comunale Michele Babuder (Forza Italia), barcolano "doc" - e sono contento di questa soluzione, perché anche a livello personale, pur conoscendo le ragioni che avevano portato all'eliminazione del vecchio albero, mi provocava amarezza vedere quel piazzale monco di uno dei suoi elementi essenziali. Ora tutto sta tornando alla normalità - ha continuato - e ne sono felice». Il taglio del vecchio tiglio, come si ricorderà, si era reso necessario, dopo un esame dello stato di salute dell'albero, effettuato dagli esperti del Comune. Il tiglio era stato giudicato gravemente ammalato e di conseguenza pericolante. Essendo il piazzale della chiesa molto frequentato, in quanto nella chiesa si celebrano regolarmente funzioni religiose, matrimoni, battesimi, per garantire la sicurezza dei cittadini si era proceduto al taglio. Dopo le prime proteste, tutti avevano capito che quella era stata l'unica soluzione possibile. Era rimasta però l'amarezza per la scomparsa di un albero che faceva parte della storia recente del rione. Ora tutto tornerà come prima, non appena il nuovo tiglio comincerà a crescere in maniera visibile. «Siamo soddisfatti - ha concluso Vera Poljsak, una delle anime storiche di Barcola - perché così il piazzale tornerà quello di prima».

Ugo Salvini

 

 

Slovenia e Croazia - Centrale di Krsko, guerra su cda - Veti incrociati per le nomine dei rispettivi rappresentanti nel board

LUBIANA - Confine marittimo nel golfo di Pirano, conti correnti della Ljubljanska Banka e ora, tra Slovenia e Croazia ci si mette pure la centrale nucleare di Krsko attualmente in fase di rimontaggio dopo i periodici controlli sull'operatività e la sicurezza dell'impianto. La centrale, infatti, è in co-proprietà tra i due Paesi confinanti (si trova a pochi chilometri dal confine con la Croazia a Ovest di Zagabria) ed è gestita dalla società mista Nek. A dividere Lubiana da Zagabria è la nomina di due nuovi membri nel consiglio di amministrazione di Nek, situazione che ha portato fin qui all'utilizzo di veti incrociati da parte dei due Paesi. La parte slovena, rappresentata dalla società Gen energija, visto che non è stato raggiunto alcun accordo con la controparte croata (Hep, Hrvatska elektroprivreda) ha unilateralmente nominato nel board per i prossimi cinque anni il presidente della stessa Nek, Stane Rozman, mossa questa che, a detta degli sloveni, è possibile in base all'accordo internazionale e bilaterale sulla gestione dell'impianto. Lubiana, infatti, è contraria all'allontanamento dal consiglio di amministrazione del croato Hrvoje Perharic al posto del quale Hep vorrebbe nominare Sasa Medlakovic membro dell'Ufficio per la sicurezza nucleare e radiologica della Croazia. Croazia che ha immediatamente fatto intendere che nelle more dello stallo sarebbe pronta anche a ricorrere all'arbitrato (un altro?) tecnico-commerciale con il direttore di Gen energija Martin Novsak che pone invece l'accento sulla delicata fase di rimontaggio in cui si trova l'impianto e che proprio adesso ha bisogno di una guida esperta ed estremamente competente. Novsak spiega inoltre che i criteri per la nomina nei membri del cda ben definiti sia negli accordi internazionali che in quelli societari relativi alla centrale. La chiave sta nella licenza che il candidato deve dopo aver partecipato a un preciso corso d'istruzione dimostrando al termine di avere una perfetta conoscenza tecnica dell'impianto, della sua collocazione fisica, delle persone che vi operano e delle loro capacità tecniche e, ovviamente, sapere che cosa fare nel malaugurato caso si dovesse verificare un incidente. Tutte caratteristiche che, secondo Novsak, il candidato croato non avrebbe. Da qui il veto.

Mauro Manzin

 

 

URBI ET HORTI

Oggi alle 10.30 nell'orto di Borgo S. Sergio incontro davanti Habitat Microarea via Grego 48. Orticoltura pratica con il maestro contadino Roberto Marinelli. Coltivazione e uso dei sistemi di irrigazione. Raccolta e uso dei prodotti dell'orto.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 27 aprile 2018

 

 

Api, approvato bando permanente in UE per tre neonicotinoidi dannosi. Greenpeace: «Ottima notizia, bene voto a favore dell’Italia»
Greenpeace accoglie con grande soddisfazione il bando permanente e quasi totale di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api, approvato questa mattina dai Paesi Ue. Anche l’Italia ha votato a favore del bando, insieme alla maggioranza dei Paesi membri. Secondo l’organizzazione ambientalista, oggi è una grande giornata per il futuro dell’agricoltura europea.
«Questa è una notizia importante per le api, l’ambiente e tutti noi. Il voto a favore dell’Italia certifica l’attenzione dei cittadini italiani per la protezione degli impollinatori», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. «I danni di questi neonicotinoidi sono ormai incontestabili. Bandire questi insetticidi è un passo necessario e importante, il primo verso una riduzione dell'uso di pesticidi sintetici e a sostegno della transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti».
Il bando votato oggi estende quello parziale già in essere dal 2013 per tre neonicotinoidi - l'imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta. Rimane consentito il loro utilizzo solo all’interno di serre permanenti.
I Paesi che hanno votato a favore del divieto sono: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta, che rappresentano il 76,1% della popolazione dell'Ue. Quattro i Paesi contrari al divieto: Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca. Otto gli astenuti: Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania.
Oltre ai 3 insetticidi in discussione, ce ne sono altri che costituiscono una minaccia per le api e altri insetti benefici. Tra questi quattro neonicotinoidi, il cui uso è attualmente permesso in Ue: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos.
Per evitare che questi tre insetticidi ora vietati vengano sostituiti con altre sostanze chimiche che potrebbero essere altrettanto dannose, Greenpeace ritiene che l'Ue debba bandire l’uso di tutti i neonicotinoidi, come la Francia sta già considerando di fare. È inoltre necessario applicare gli stessi rigidi standard utilizzati per questo bando alla valutazione di tutti i pesticidi e, soprattutto, ridurre l'uso di pesticidi sintetici e sostenere la transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti.

GREENPEACE Italia

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 27 aprile 2018

 

 

Alberi "rasati" a Slivia - È guerra tra la Regione e il titolare di un campo - Fvg Strade elimina il verde al bordo della carreggiata - Il proprietario del terreno vicino: «Era solo da regolare»
DUINO AURISINA - Doveva essere un semplice e modesto intervento finalizzato a contenere la futura crescita di alberi e arbusti. Si è trasformato invece in un processo di pesante disboscamento, che potrebbe comportare il ritorno alle vie giudiziarie delle parti interessate, nella fattispecie la Regione e il privato, proprietario del terreno teatro della contesa. Tutto questo sta accadendo a Slivia, piccolissimo centro di circa 130 abitanti, situato nel territorio comunale di Duino Aurisina, noto a triestini e ai turisti per la presenza delle famose Grotte delle Torri di Slivia, una cavità di indubbio interesse. All'origine del fatto la causa, intentata alla Regione da Ferruccio Gozzi, proprietario di un terreno vicino alla strada ex provinciale, oggi regionale, che porta proprio a Slivia, il quale, a suo tempo, aveva chiesto all'amministrazione regionale un risarcimento del danno e la "riduzione in pristino", cioè l'operazione mediante la quale una situazione viene riportata a com'era prima di subire una "turbativa" o un "pregiudizio". Era successo che gli alberi e gli arbusti situati sul ciglio della strada regionale, crescendo a dismisura, avevano in parte abbattuto il muretto in pietra che delimita il terreno di Gozzi, sfondando, in alcuni punti, anche la rete di recinzione. Il problema era stato risolto agevolmente, in quanto la Regione aveva riconosciuto la propria responsabilità, proponendo a Gozzi un risarcimento in danaro, una cifra peraltro piuttosto modesta, ma ritenuta comunque adeguata dallo stesso Gozzi, impegnandosi al contempo a effettuare un intervento di potatura, con l'obiettivo di evitare il ripetersi di una crescita incontrollata degli alberi e degli arbusti in quel punto. Su suggerimento dei suoi legali, Gozzi aveva anche inviato una lettera alla Regione, indicando le modalità con le quali, a suo avviso, si sarebbe potuto portare a termine l'intervento, senza appunto "pregiudizio" per il verde che fa da barriera naturale fra il suo terreno e la strada che porta a Slivia. Un'indicazione, si sosteneva, dettata dalla profonda conoscenza che lo stesso Gozzi può vantare dell'area in cui vive e dall'interesse generale alla conservazione degli alberi e degli arbusti, posto che essenziale era che gli alberi non invadessero nuovamente il suo terreno abbattendo il muretto carsico e sfondando la rete di recinzione. «Faccio presente che un vostro intervento sproporzionato rispetto alle effettive esigenze manutentive - aveva scritto Gozzi - potrebbe creare un irreparabile e ingiustificato danno ambientale, per di più in una zona che ha chiara vocazione turistica e naturalistica, essendo circondata da aziende che operano nell'agriturismo e nella quale si svolgono spesso escursioni a piedi, in bicicletta e a cavallo». Grande è stato perciò il suo stupore quando, qualche giorno fa, ha visto arrivare sul posto una squadra di addetti che hanno cominciato un'operazione di disboscamento radicale. Gozzi ha cercato di dissuadere gli operai dal portare a termine l'intervento con quelle modalità, ma a nulla è servito il suo appello. A questo punto a Gozzi non resterà probabilmente che convocare nuovamente i suoi legali. Dall'altra parte, Fvg Strade, che opera per conto della Regione nella manutenzione della viabilità, ha fatto sapere di operare «nel rispetto della sentenza del giudice che ha obbligato l'amministrazione alla riduzione in pristino».

Ugo Salvini

 

 

Sabati ecologici, tappa a Padriciano - Domani il centro di raccolta dei rifiuti ingombranti sarà allestito nei pressi del Gaja
TRIESTE - Tornano domani i Sabati ecologici 2018. La tappa stavolta è a Padriciano nell'area parcheggio del campo sportivo Gaja con orario continuato dalle 10 alle 18. Qui i cittadini troveranno come sempre un'area allestita per il centro di raccolta mobile destinata a quelle tipologie di rifiuti che non possono essere conferiti nei contenitori stradali della differenziata, come ingombranti, apparecchiature elettriche ed elettroniche, sfalci e ramaglie. E a proposito degli scarti del verde, a chi si recherà al punto di raccolta itinerante per conferire sfalci e ramaglie, e per iscriversi al servizio di ritiro a domicilio, AcegasApsAmga regalerà un sacco di compost certificato per agricoltura biologica da otto chili, proveniente dallo stabilimento Bioman di Maniago, dove vengono avviati a recupero i rifiuti organici triestini, che al termine della lavorazione - si legge in un comunicato della multiutility - si trasformano, appunto, in compost di alta qualità. Inoltre, insieme al compost, verrà consegnato in omaggio un pratico cestino per la raccolta del rifiuto umido-organico domestico. I prossimi appuntamenti con i Sabati ecologici sono calendarizzati il 5 maggio in Settima circoscrizione (piazzale XXV Aprile da via Curiel), il 9 giugno in Sesta circoscrizione (Rotonda del Boschetto, nell'area di parcheggio della stessa circoscrizione), il 16 giugno in Prima circoscrizione (Santa Croce, nella sede della Protezione civile, all'ex Ricreatorio), il 23 giugno in Quinta circoscrizione (parcheggio di piazzale delle Puglie), il 30 giugno di nuovo in Settima circoscrizione, l'8 settembre in Prima circoscrizione (Prosecco, nella area parcheggio "Mandria"), il 15 settembre in Seconda circoscrizione (Basovizza, area parcheggio di Via Gruden all'incrocio con la Statale 14), il 22 settembre di nuovo in Sesta circoscrizione e il 29 settembre ancora in Settima. Anche nella tappa di domani a Padriciano sarà presente con un proprio stand il progetto di recupero creativo RiCREAzione di Oltre Quella Sedia, finalizzato a dare nuova vita ad oggetti di scarto grazie al loro recupero creativo da parte dei ragazzi diversamente abili che collaborano con l'associazione.

 

 

Orti cultura pratica

Per Urbi ed Horti oggi alle 15 nell'orto di Borgo San Sergio incontro davanti Habitat Microarea via Grego 48, Orticoltura pratica con il maestro contadino Roberto Marinelli.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 26 aprile 2018

 

 

Otto progetti a Trieste per il Servizio Civile Solidale - Scade il 31 maggio il termine per presentare le domande. Impieghi dall'assistenza allo sport
La Regione Friuli Venezia Giulia ha istituito il Servizio Civile Solidale regionale rivolto a giovani di 16-17 anni ed è appena stato pubblicato il bando per la selezione di giovani interessati a questa esperienza. Il Servizio Civile Solidale è nato per sviluppare e valorizzare lo strumento del servizio civile sul territorio regionale creando occasioni per contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani. Questo avviene mediante l'organizzazione di attività riconosciute e retribuite a favore dei ragazzi più giovani e che hanno anche lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità stessa. L'obiettivo è quello di promuovere tra i giovani una cultura della pace, della solidarietà e della non violenza attraverso progetti che veicolano messaggi di cittadinanza attiva e di impegno sociale e favorendone l'ingresso nel mondo del lavoro con un'accresciuta consapevolezza delle tematiche sociali e del proprio ruolo. In quest'ottica, il servizio civile solidale promuove anche il senso di appartenenza dei giovani alla comunità regionale. L'impegno è di 360 ore distribuite nell'arco dell'anno. Arci Servizio Civile sarà attiva in Friuli Venezia Giulia con 11 progetti di servizio civile solidale: otto a Trieste mentre uno è previsto a Udine, uno a Muzzana del Turgnano e uno a Carlino dando la possibilità a 32 giovani di mettersi in gioco. I progetti si occupano, tra l'altro, di organizzazione e gestione di iniziative sportive, ambientali e culturali; attività nel campo della comunicazione; diffusione della cultura della cittadinanza attiva; educazione alla legalità e alla progettazione partecipata; promozione del commercio equo-solidale; sviluppo di centri di aggregazione giovanile; servizio di doposcuola multiculturale; supporto nel campo della disabilità. Arci Servizio Civile è la più grande associazione italiana no-profit dedicata esclusivamente al servizio civile che mette a disposizione dei giovani l'opportunità di dedicare un anno della propria vita per conoscere se stessi, agire per promuovere i diritti delle persone, partecipare alla vita sociale, costruire le condizioni pratiche per la pace.Gli interessati possono rivolgersi negli uffici di Arci Servizio Civile in via Fabio Severo 31, a Trieste entro il 31 maggio. Info: www.arciserviziocivilefvg.org. L'inizio è previsto nel mese di luglio. Arci Servizio Civile del Friuli Venezia Giulia ha sede in via Fabio Severo 31.

 

Urbi et horti

Oggi alle 17.30 nella sala Arac del Giardino pubblico, "Il paesaggio e il verde urbano": ne parla Roberto Barocchi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 25 aprile 2018

 

 

Legambiente - Le promesse dei candidati su Ferriera e rigassificatore
Dismissione dell'area a caldo della Ferriera, attraverso un nuovo accordo di programma e la revisione dell'Aia, garantendo continuità di occupazione ai lavoratori di Servola, dopo un processo di riconversione. Interventi per la tutela della salute e della qualità della vita della popolazione. Chiusura del progetto per il rigassificatore di Zaule. Queste le promesse fatte da tre dei candidati alla presidenza, Bolzonello (Pd), Fedriga (Lega) e Fraleoni Morgera (M5S) a Legambiente, No smog e Sinistra per Trieste. I rappresentanti di queste associazioni ieri hanno organizzato una conferenza stampa nel corso della quale il loro portavoce, Andrea Wehrenfennig, ha spiegato che «il problema della Ferriera è il più importate. Sul canale Youtube di Legambiente Trieste e su Facebook è possibile ascoltare la registrazione degli interventi fatti dai candidati nel corso dell'incontro al Circolo della Stampa».

(u. s.)

 

 

Con guanti e scope a ripulire un pezzo di Val Rosandra - Sabato 28 aprile il Wwf Trieste chiama a raccolta i volontari per riqualificare e scoprire il territorio
Alla scoperta della Val Rosandra, respirando da vicino temi, colori e problematiche del suo paesaggio. È lo spunto di "Paesaggi da Amare", l'appuntamento di sabato 28 aprile a cura del Wwf Trieste organizzato in collaborazione con il Comune di San Dorligo, la Comunella di Bagnoli, la sigla A&T 2000 e con il sostegno della Regione. Una classica escursione ma coniugata all'impegno ecologico e con il "dulcis in fundo" in chiave conviviale. La tappa propone in sintesi questo, ma pone soprattutto l'accento sulla valenza del termine "paesaggio", qui inteso - affermano gli ideatori del progetto - come «il risultato di un secolare rapporto tra uomo e natura, dove sono richieste cure costanti, pena il degrado». In tale ottica la gita in Val Rosandra proverà a riunire diverse cifre del volontariato al servizio dell'ecologia, concretizzando l'impegno in una mattinata di pulizia. Come? Per aderire basta munirsi di scarpe comode, guanti idonei e qualche sacco nero, quanto basta per scendere in campo in compagnia e provvedere alla "ripulita" di una zona degradata della Val Rosandra, un modo come un altro per conoscere pregi, luci e ombre dell'intero territorio. Il programma di "Paesaggi da Amare" del 28 aprile - primo segmento di un progetto articolato nel Friuli Venezia Giulia in quattro tornate - prevede anche la visita alla Comunella di Bagnoli, modello di proprietà collettiva che include una parte significativa dell'intero quadro boschivo della Val Rosandra. A coadiuvare i volontari della sede triestina del Wwf ci penseranno anche alcuni rappresentanti della A&T 2000, l'azienda che gestisce il servizio di raccolta differenziata in una cinquantina di comuni sparsi in Friuli, e una delegazione della Esn Trieste, una costola del Progetto Erasmus dell'Ateneo triestino. Dopo l'impegno ecologico e gli interventi didattici legati al rapporto tra ambiente e paesaggio, la giornata del volontariato all'aperto propone un rinfresco, sempre all'interno della Comunella di Bagnoli. Il ritrovo è fissato alle 8.30 nell'area della piazzetta di Bagnoli. Le adesioni si effettuano scrivendo a wwftrieste@gmail.com, entro domani. Ulteriori informazioni telefonando al 3389900970. La sede del Wwf Trieste è attualmente ospitata al secondo piano del liceo classico "Dante" di via Giustiniano 3, con la segreteria operativa il martedì e il giovedì, dalle 8 alle 12.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 24 aprile 2018

 

 

FIAB - L'appello del popolo delle bici sottoscritto da 34 candidati
Sono 34 i candidati alle regionali che hanno risposto all'appello lanciato dal coordinatore regionale della Fiab Federico Zadnich sottoscrivendo un documento con 7 impegni per promuovere la mobilità ciclistica nel Fvg. Tra loro i candidati alla presidenza Alessandro Fraleoni Morgera, Sergio Bolzonello e Sergio Cecotti (Fedriga invece non è pervenuto). Con la sottoscrizione del documento i 34 candidati si impegnano a dare alla Regione un più forte ruolo di coordinamento di tutte le azioni da mettere in campo per promuovere la mobilità ciclistica grazie all'istituzione dell'Ufficio regionale mobilità ciclistica e alla stesura di linee guida tecniche regionali per la realizzazione delle piste ciclabili. C'è poi l'impegno a finanziare azioni concrete e progetti che promuovano l'uso della bici sugli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola e a sostenere l'acquisto di stalli per bici e la predisposizione di spazi per la sosta delle biciclette negli edifici. Condivisa inoltre la necessità di completare la rete ciclabile regionale con adeguati investimenti e rifinanziare il bonus per l'acquisto di bici a pedalata assistita. L'elenco completo dei sottoscrittori è sul sito www.ulisse-fiab.org

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - LUNEDI', 23 aprile 2018

 

 

Microplastiche: Mediterraneo italiano come il Pacific Vortex

Nel Mar Mediterraneo una concentrazione di microplastiche come nel Pacific Vortex. Il quadro è emerso dai risultati di uno studio diffuso oggi dall’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova (ISMAR), dall’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM) e da Greenpeace Italia, frutto delle analisi portate avanti sui campioni raccolti nelle acque italiane (19 stazioni lungo la costa italiana, da Genova ad Ancona) durante il tour “Meno Plastica più Mediterraneo” della Rainbow Warrior.

I picchi più rilevanti in corrispondenza di Portici (Napoli) e delle Isole Tremiti (Foggia). Secondo Greenpeace Italia riempiendo due piscine olimpioniche con l’acqua prelevata nelle due località indicate ci si troverebbe a nuotare rispettivamente in 8.900 e 5.500 pezzi di plastica. Come ha dichiarato Francesca Garaventa, responsabile CNR-Ismar dei campionamenti: "I risultati indicano che l’inquinamento da plastica non conosce confini e che i frammenti si accumulano anche in aree protette o in zone teoricamente lontane da sorgenti di inquinamento. Nella stazione di Portici (Napoli) zona a forte impatto antropico, si trovano valori di microplastiche pari a 3,56 frammenti per metro cubo, ma valori non molto inferiori – 2,2 – si trovano anche alle Isole Tremiti". Ai risultati attuali (forniti dal CNR-ISMAR per indagare quantità e composizione nelle acque superficiali e nello zooplancton) si aggiungeranno nel corso dell’anno quelli elaborati da UNIVPM, con l’obiettivo di individuare presenza e composizione di microplastiche nei pesci e negli organismo marini. Secondo i dati riportati da Greenpeace finiscono in mare ogni anno circa 8 milioni di tonnellate: "I risultati di questo studio confermano l’enorme presenza anche nel Mediterraneo di microplastiche con valori paragonabili a quelli che si trovano nelle “zuppe di plastica” presenti nei vortici oceanici. Preoccupante è il fatto che concentrazioni cosi elevate di microplastiche siano evidenti anche nel Mediterraneo, un bacino semi-chiuso fortemente antropizzato, con un limitato riciclo d’acqua che ne consente l’accumulo". Diverse le fonti di provenienza delle microplastiche, riferisce l’associazione ambientalista, dai prodotti per l’igiene personale come cosmetici, dentifrici, creme ecc. fino a pellet o polveri utilizzate nella produzione di materiali in plastica (microplastiche primarie); presenti anche microplastiche secondarie (contenenti additivi come gli ftalati) derivate dalla frammentazione e decomposizione di materiali plastici di dimensioni più grandi. Come ha concluso Serena Maso, campagna mare di Greenpeace: "I dati raccolti confermano che i nostri mari stanno letteralmente soffocando sotto una montagna di plastica e microplastica, per lo più derivante dall’uso e dalla dispersione di articoli monouso". Per invertire questo drammatico trend bisogna intervenire alla fonte, ovvero la produzione. Il riciclo non è la soluzione e sono le aziende responsabili che devono farsi carico del problema, partendo dall’eliminazione della plastica usa e getta.

Claudio Schirru

 

Plastica, UK: bicchieri e cannucce monouso, primo stop dal 2021

Niente più plastica usa e getta come bicchieri, cannucce, vaschette per alimenti, fascette, glitter e bottigliette per l’igiene personale a partire dal 2021, in oltre 60 festival indipendenti inglesi. È l’iniziativa lanciata dall’Association of Independent Festivals (AIF): denominata “The Drastic on Plastic”, vuole risolvere in tal modo uno dei problemi più critici per attività di questo genere e in generale per l’intera società.

Sono ben sessantuno i festival che hanno aderito alla campagna The Drastic on Plastic, tra cui End of the Road, Bestival, Boardmasters e Kendal Calling. L’AIF dice che vorrebbe che i partecipanti ai festival pensassero al riuso, e non al monouso; a ogni modo l’obiettivo triennale per vietare la plastica monouso da tutti e 61 i festival indipendenti britannici è considerato un obiettivo realistico, anche se l’amministratore delegato dell’AIF, Paul Reed, ammette che ci saranno delle sfide per gli organizzatori che hanno dei budget limitati. Toccherà agli organizzatori degli eventi fare tutto il possibile per ridurre i rifiuti di plastica. Anche i fondatori del Glastonbury festival hanno annunciato lo scorso febbraio che avrebbero attuato un sito di divieto per le bottiglie di plastica per la nuova edizione del 2019; precedentemente era stato stimato che durante tale evento vengano utilizzate ogni volta 1 milione di bottiglie di plastica. L’AIF ha sottolineato come sia: "Incoraggiante e stimolante che tanti membri dell’Associazione abbiano preso parte a questa iniziativa, senza esitazione e prendendo una posizione collettivamente contro di plastica monouso. Lavorando insieme a tutto il settore e portando avanti queste azioni concrete possiamo fare una differenza tangibile".

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 23 aprile 2018

 

 

Lo stop di Bolzonello all'area a caldo - Nuova rotta sulla Ferriera: «Oggi la logistica portuale può garantire l'occupazione»
TRIESTE - Sulla Ferriera il centrosinistra cambia rotta. I tempi sono maturi per «forzare la mano sull'area a caldo» e arrivare alla sua chiusura: parola di Sergio Bolzonello. Nell'incontro dedicato al futuro dell'impianto siderurgico, organizzato da Legambiente, No Smog, Sinistra per Trieste e Circolo della stampa, il candidato presidente si è detto certo di poter convincere la proprietà a spegnere definitivamente l'altoforno e a puntare sulla logistica, senza che ciò comporti perdite di posti di lavoro, perché «dal 2013 al 2018 sono cambiate molte cose nell'economia della città ed è possibile valutare altre opzioni». L'area a caldo è dunque nel mirino di tutti candidati. L'aspirante governatore è sicuro di poter centrare la revisione dell'accordo di programma: «Oggi ci sono tutte le condizioni per far capire all'imprenditore che la logistica portuale ha redditività maggiore dell'area a caldo e assicurare ai lavoratori la certezza dei posti di lavoro grazie ai servizi portuali e alle attività manifatturiere legate al Porto franco». L'impegno è «mettere intorno al tavolo lavoratori, impresa, città, governo e Regione». Perché non farlo allora già durante gli ultimi cinque anni? «Perché nel 2013 il Porto e la situazione economica complessiva erano in un'altra situazione e c'era il problema di mantenere i posti di lavoro. Io rappresento la continuità con l'amministrazione uscente, che però ha lavorato proprio per creare la discontinuità che propongo oggi». E Bolzonello rivendica i meriti del governo regionale uscente: «Abbiamo applicato misure restrittive per costringere l'azienda a dare risposte, siamo intervenuti sulle autorizzazioni per difendere la salute dei cittadini e abbiamo trovato un imprenditore che tutelasse i posti e gestisse una situazione complessa, non gestita per decenni. Quest'amministrazione è l'unica che può mettersi delle stellette. Abbiamo sostituito il sistema dell'Autorità portuale e cercato le persone giuste per gestirla, abbiamo risolto dopo 60 anni la partita del Porto franco, abbiamo risanato l'Ezit affidandolo all'Autorità portuale, che oggi chiede aree per logistica e manifattura». Ed è proprio lo scalo la risposta al superamento della produzione di ghisa: «È il più grande porto ferroviario d'Italia e ha una prospettiva di lungo periodo. Così possiamo arrivare a chiudere l'area a caldo, trovando una nuova missione».

(d.d.a.)

 

 

Scattano in estate i bus sperimentali da Trieste a Lipizza - Nuova linea annunciata dal Comune con tappe in Carso - Corse attive da venerdì a domenica fino alla Barcolana
TRIESTE - Una mappa con tutti i punti naturalistici, culturali e storici del Carso italiano e sloveno e una nuova linea di trasporto circolare sperimentale che collegherà via autobus il centro di Trieste a Lipizza, passando per diversi punti significativi dell'altopiano. Sono le iniziative turistico-promozionali pensate dal Municipio per valorizzare il territorio dell'altipiano. Iniziative che, assicura l'assessore comunale al Turismo Maurizio Bucci, partiranno in concomitanza con l'avvio della stagione estiva. L'annuncio della nuova strategia è arrivato in risposta al pressione avviato su questo fronte dalla presidente della prima circoscrizione Maja Tenze. Dal parlamentino di Altipiano Ovest è stata infatti appena inviata una richiesta all'amministrazione comunale per un potenziamento della segnaletica nelle proprie frazioni. «Contovello, Prosecco e Santa Croce possono offrire al turista di passaggio diversi motivi di interesse - sostiene la presidente -. Per fare un esempio, penso alla valorizzazione di un itinerario che, partendo dal porticciolo di Santa Croce, salendo per l'antico sentiero dei pescatori, giunga sino al centro del borgo per visitare il museo della Pesca e la cappella di San Rocco. Alla periferia del paese - continua - un altro storico sentiero boschivo porta al Monte San Primo con la panoramica vedetta Slataper e, proseguendo nel bosco, a Prosecco». Per valorizzare queste e altre bellezze paesaggistiche e monumentali a ovest dell'Altopiano, il consiglio circoscrizionale chiede appunto segnaletiche ad hoc, per informare su quanto di bello e importante esiste in questa parte del Carso, con i debiti collegamenti con gli esercizi di ristorazione e gli altri esercizi utili. Da piazza Unità l'assessore Maurizio Bucci risponde a stretto giro di posta, annunciando che a breve ci saranno importanti novità in tema di segnaletica delle risorse culturali e naturalistiche della città e dell'altopiano. «Il Carso rappresenta una notevole risorsa turistica - afferma - ma va valorizzato con nuovi criteri. Poche e semplici le indicazioni necessarie a un forestiero da tempo armato di navigatore e telefonino. Il Comune inizia da un progetto sperimentale di collegamento circolare attraverso il Carso tra il centro città e il territorio di Lipizza, un'idea che abbiamo sviluppato con il Gal (agenzia di sviluppo del Carso), Trieste Trasporti e Pro Loco Trieste. In una riunione tenuta pochi giorni fa abbiamo chiarito alcuni punti fondamentali e ora ognuno degli enti coinvolti perfezionerà il proprio contributo economico. La strategia prevede la realizzazione di una cartina del Carso nella sua interezza che riporterà i diversi punti di attrazione. Verrà redatta in italiano, sloveno, inglese e tedesco». Per quanto riguarda il collegamento in bus con la località slovena, Trieste Trasporti studierà un percorso attraverso San Dorligo, Opicina e altre località carsoline fino a Lipizza. I tempi sono stretti, ma l'assessore si sbilancia affermando che cartina e linea saranno pronti per l'inizio del periodo estivo. «La linea circolare - precisa Bucci - funzionerà di venerdì, sabato e domenica sino al periodo della Barcolana».

Maurizio Lozei

 

 

Da Zaule a Chiampore, cinque punti di raccolta per gli scarti da giardino
MUGGIA - Novità in arrivo per i muggesani alle prese con ramaglie e rifiuti "green". Il Comune ha annunciato che entro la fine di aprile installerà cinque nuove postazioni ad hoc. «Ancora una volta - commenta l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri - l'avvio di questo nuovo sistema di raccolta sta dimostrando flessibilità, cercando di dare la migliore risposta possibile alle necessità dei cittadini e di adattarsi alle diverse esigenze del territorio». Vi si potranno portare erba, ramaglie, potature e più in generale scarti di verde dei propri giardini o terreni. Le postazioni "green", come detto, saranno complessivamente cinque, accuratamente scelte con strategia da parte dell'amministrazione comunale. Ecco le location in cui sorgeranno concretamente entro fine mese: Santa Barbara (nelle vicinanze della chiesa), Crevatini-Piasò (nel piazzale antistante l'ingresso dello stadio "Zaccaria"), Zaule (nelle vicinanze della "stazione acquedotto"), via XXV Aprile (parcheggio area ex Enel) e Chiampore (all'incrocio tra Darsella San Bartolomeo e Strada per Ligon). «Confidiamo che queste nuove postazioni vengano utilizzate con responsabilità e non ci si debba trovare ad affrontare la gestione di conferimenti impropri in mezzo al verde come troppo spesso succedeva in passato, purtroppo», ammonisce Litteri. Per il verde rimarranno comunque operativi anche gli altri due servizi. Oltre alla possibilità di conferire autonomamente il materiale nella piazzola ecologica di Vignano, proseguirà il prelievo del materiale a domicilio, eseguito a cadenza settimanale nella giornata del martedì. Su quest'ultimo servizio l'amministrazione cittadina precisa che per poterne usufruire bisognerà prenotare il prelievo con almeno due giorni di anticipo al numero verde Net. Ci sono comunque dei limiti di recupero del verde. Gli operatori potranno infatti raccogliere fino a due metri cubi di materiale per un massimo di 10 sacchi o cinque fascine ben legate, di lunghezza massima di un metro e mezzo. Nonostante le difficoltà logistiche del servizio "porta a porta" persistano, come testimoniato dalla raccolte di firme che ha chiesto di rivedere il servizio e come documentato quasi quotidianamente sui social network, l'assessore sprizza ottimismo: «Come per tutte le novità, c'è bisogno di cimentarsi concretamente con le nuove modalità di conferimento e di abituarvisi. Soltanto cimentandosi e misurandosi con esigenze e criticità che emergono dall'introduzione di qualsiasi novità, si può verificare e affinare quanto messo in campo per fare in modo che si possa rispondere nel miglior modo possibile». Come già confermato più volte, dunque, nessun passo indietro: «Siamo fiduciosi che, come successo negli altri comuni che sono già, prima di noi, passati a questo sistema di raccolta, grazie alla collaborazione dei cittadini, riusciremo a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale che Muggia è di certo in grado di ottenere, e che la maggior parte dei muggesani si stanno già impegnando a raggiungere».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

Slowfood.it - DOMENICA, 22 aprile 2018

 

 

Carlo Petrini: «Togliamo la plastica dalla nostra tavola»

Mentre scrivo queste righe mi guardo intorno e noto che la cover del mio telefonino è di plastica così come la struttura del mio pc. Che la biro che sto usando è di plastica così come i bottoni della mia camicia, la copertina della mia agenda e le maniglie dell’armadio che mi sta di fronte.
La plastica è entrata, dalla sua nascita negli anni Cinquanta, in tutti gli aspetti della nostra vita. Trasporti, manifattura, intrattenimento, comunicazione, conservazione, agricoltura, pesca, artigianato, sport, non c’è ambito dell’agire umano che non adoperi questo materiale. Leggero, duttile, versatile, resistente, durevole. Praticamente adatto a ogni occasione.
Ma forse il nostro amore per la plastica si è spinto troppo in là, perché oggi ce la stiamo anche mangiando. Milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari di tutto il mondo, si degradano in nano e micro plastiche, vengono ingerite dai pesci e così entrano a tutti gli effetti nella catena alimentare. Un problema di proporzioni preoccupanti, tanto che le ultime stime ci dicono che, a questo ritmo, nel 2050 avremo nei mari più plastica che pesci (oggi ogni tre tonnellate di pesce ce n’è una di plastica). Perché la plastica non è biodegradabile, e una volta ingerita e metabolizzata produce effetti sugli organismi che ancora non ci sono del tutto chiari ma che certamente influenzano l’attività endocrina e in alcuni casi sono cancerogene. Come è possibile che ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscano in mare? In primis bisogna identificare un corto circuito “filosofico”: la plastica, che è un materiale nato per durare a lungo, sempre più è diventato il costituente base di quella infinita lista di prodotti che sta sotto al cappello di “usa e getta”. Cannucce, stoviglie, sporte, imballaggi di ogni genere, contenitori e così via. Abbiamo inventato un materiale potenzialmente indistruttibile e lo impieghiamo per operazioni che lo trasformano in un rifiuto in pochi secondi. Partendo da questa constatazione vale la pena aprire una riflessione sul concetto stesso di rifiuto, entrato ormai a far parte delle nostre categorie mentali come un concetto normalissimo e accettabile. Per quanto ancora possiamo andare avanti pensando di perpetrare un modello basato sull’assunto che un prodotto possa semplicemente, alla fine di una carriera sempre più breve, essere sotterrato o incenerito? Come può avere senso un approccio del genere se consideriamo i costi energetici, economici, umani e ambientali che sottendono a qualunque produzione, a maggior ragione quando si parla di materie prime non rinnovabili (la plastica è un derivato del petrolio)? Ecco allora che occorre un profondo cambio di paradigma da parte del mondo produttivo, in particolare da parte delle aziende che si occupano di produzione, distribuzione e packaging di cibo ma anche, in definitiva, da parte di tutti noi. Non possiamo più pensare che produrre rifiuti sia normale, bisogna prevenirli e riutilizzarli. E non sto parlando solo di riciclaggio (pratica pure fondamentale), al contrario ho in mente l’economia circolare, quell’approccio che, partendo dal concetto di riuso, identifica qualunque materia di scarto come potenziale materia prima per un nuovo processo produttivo. È questa la chiave, dobbiamo progettare sistemi produttivi chiusi. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo, abbiamo imprese che lo fanno da anni, abbiamo fior di ingegneri, architetti, designer, economisti, manager che hanno già elaborato modelli, che li hanno già messi in pratica con successo. Se saremo in grado di realizzare questo salto di qualità, allora non sarà più necessario produrre plastica al ritmo attuale (300 milioni di tonnellate all’anno), perché quella che già circola, adeguatamente reimmessa nel circuito produttivo una volta a fine vita, sarà sufficiente per tutto ciò che ci serve. Non solo, ma la Commissione Europea ha stimato nella realizzazione dell’economia circolare un potenziale di crescita di quasi 4 punti di Pil su base continentale. Dunque lavoro, investimenti, nuova ricerca, oltre ai risparmi derivanti dall’evitare problemi ambientali gravi. Perché quel che è certo è che non possiamo e non dobbiamo rinunciare alla plastica, dobbiamo solo usarla in maniera intelligente se vogliamo avere un futuro su questo pianeta. La politica non è ferma, alcuni passi sono stati fatti e ci danno la cifra dell’urgenza. Recentemente in Italia è diventato illegale utilizzare microplastiche nei cosmetici e produrre cotton fioc di plastica, così come dal 2007 lo è l’utilizzo di buste non biodegradabili nei negozi. E in molti Paesi del mondo questo trend è in corso. Tuttavia non possiamo demandare la soluzione di un problema di questa portata solo alla legislazione. Noi cittadini abbiamo poi un ruolo decisivo e dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Come Slow Food abbiamo approvato all’unanimità una mozione su questo tema, e vogliamo lanciare prossimamente una campagna trasversale, una chiamata globale a rivedere i propri atteggiamenti di consumo e le proprie abitudini nei confronti della plastica. Pensiamo alla vita media di una cannuccia con cui gustiamo le bibite al bar (tra l’altro in molti locali ne mettono due per bicchiere, peggio ancora!): dieci secondi, tre minuti? E poi dritto nella spazzatura (e prima o poi anche in mare). O alle stoviglie di plastica, all’imballaggio che racchiude la verdura e la frutta confezionata. Oppure alle monodosi di shampoo negli hotel: una bustina o un tubetto di plastica nato per servire per il tempo di una doccia. E poi via anche questo, magari con ancora metà del contenuto. Su questo come cittadini possiamo e dobbiamo incidere. Ne parlavo l’altro giorno con la proprietaria di un albergo facendole notare che in molti posti, specialmente in nord Europa, il dispenser ricaricabile ha preso piede, con conseguente risparmio di rifiuti. Risposta? Ai clienti il dispenser non piace. È qui che dobbiamo intervenire, dobbiamo divenire clienti che chiedono il dispenser, che chiedono che non ci sia la cannuccia in plastica, che chiedono di non avere imballaggi doppi o tripli. In questo modo state certi che il cambiamento sarà più veloce. Siamo ancora in tempo, ma non possiamo non giocare questa partita in prima persona, tutti. Per noi e per i nostri figli. (vedi articolo originale)
Carlo Petrini - da Robinson – La Repubblica del 22 aprile 2018

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 22 aprile 2018

 

 

Nove su dieci temono il clima che cambia - il sondaggio
Per il 90% degli abitanti di Trieste e del Friuli Venezia Giulia che hanno partecipato al sondaggio online "Cambiamenti climatici in Fvg: cosa ne pensi?", gestito dall'Arpa su input del quartier generale della Regione di piazza Unità, i mutamenti del clima rappresentano un problema da non sottovalutare e gli effetti sono già oggi visibili anche in questo territorio cittadino e regionale. È questo il più significativo dei risultati del sondaggio lanciato a novembre 2017, predisposto per l'appunto dall'Osservatorio meteorologico regionale (Osmer) dell'Agenzia regionale per l'Ambiente (Arpa) al fine di valutare la percezione della cittadinanza proprio sul tema dei cambiamenti climatici. L'87% dei partecipanti, si legge in un comunicato stampa della Regione stessa, ha riscontrato personalmente che il clima è cambiato, rilevando tra gli effetti principali la riduzione dei ghiacciai e dell'innevamento, oltre all'aumento degli eventi estremi. Il 69% ritiene che i mutamenti climatici siano dovuti alla sola attività umana, mentre per il 24% sono dovuti sia all'attività umana che a cause naturali. Il sondaggio, prosegue la nota della Regione, contiene anche interessanti risultati sulla percezione di quali saranno gli impatti più rilevanti dei cambiamenti climatici sui territori di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. Il progetto è stato gestito da Arpa-Osmer, aggiunge il comunicato stampa, «senza ricorrere a risorse esterne e utilizzando strumenti gratuiti disponibili sul web. La rilevazione non è quindi una rilevazione condotta con tecniche e strumenti propri delle indagini demoscopiche, sebbene il notevole numero di persone che hanno compilato il questionario, 3.400 persone, di cui 3.200 residenti in regione, fa ritenere di grande interesse le risposte raccolte. I risultati preliminari del sondaggio sono pubblicati sul sito arpa.fvg.it e sul sito tematico meteo.fvg.it.

 

 

«C'è Porto vecchio che fa sognare» - Il presidente regionale della Fiaip Piccoli: «Area il cui sviluppo desta interesse»
«Trieste oggi regala anche un sogno, che è quello dello sviluppo del Porto vecchio che fa incantare anche quanti intendono investire a livello immobiliare». Leonardo Piccoli, presidente provinciale di Fiaip, nell'analizzare le rilevazioni effettuate in città e che verranno sviscerate il prossimo mese di giugno nel corso della presentazione del Borsino immobiliare, non può non soffermarsi sulle cifre che raccontano di una Trieste che ha inserito la marcia e fa da locomotiva della ripresa dell'intera regione. Senza percentuali a due cifre, comunque anche le altre province registrano un trend positivo delle compravendite. Nella provincia di Gorizia passano, dal 2016 al 2017, da 1.558 a 1.600 (+2,6%); a Pordenone da 2.789 a 2.900 (+3,8%); a Udine da 5.477 a 5.700 (+4%). «È il terzo anno che si evidenzia un segno positivo su tutta la regione - sottolinea Piccoli - dopo un periodo buio iniziato con il decreto Salva Italia del 2011, il primo atto del governo Monti, che inaspriva le tasse sulla casa e reintroduceva l'Imu sulla prima casa. Nel 2012 - sottolinea Piccoli - in regione registrammo un calo delle compravendite del 35 per cento: un disastro». Lentamente il Friuli Venezia Giulia sta riprendendo fiato. «Un recupero - osserva il presidente - dovuto anche al fatto che la casa torna ad essere il miglior investimento, confermato dalla crescita di persone che acquistano anche seconde case da mettere a reddito, da destinare all'affitto. Alla "carta", ovvero a obbligazioni e azioni, si preferisce il mattone». A proposito di investimenti, Piccoli indica tre zone in Fvg tra le più quotate a livello turistico: il waterfront triestino, Grado e Lignano. In regione si guarda con interesse anche alla performance di Sappada, di recente approdata in Friuli Venezia Giulia. «Se da un lato aumenta il numero delle compravendite, dall'altro resta ancora basso il valore patrimoniale degli immobili - spiega il presidente -, che si attesta a meno 5 per cento rispetto ai valori che si riscontrano in altre regioni e senza tener conto che nel resto d'Europa sono superiori del 14 per cento». «La richiesta, l'interesse che ruota attorno alla nostra regione e i buoni risultati degli ultimi anni - aggiunge - ci fanno comunque ben sperare in un recupero anche dei valori patrimoniali». Nella nostra regione, la casa è da sempre un valore importante. «L'85 per cento dei residenti in Friuli Venezia Giulia - riferisce il vertice Fiaip - è proprietario di prima casa, un primato in Italia che sottolinea il valore che in questa regione assumono gli immobili». C'è un aspetto che però preoccupa Piccoli: «Dopo la Liguria siamo la regione con la popolazione dall'età media più avanzata, ci sono realtà che perdono molti residenti anno dopo anno, e questo non è positivo per il mercato immobiliare».

(l.t.)

 

 

Giornata mondiale della terra - 12,7 milioni di tonnellate di plastica nel mare

Oggi in 192 Paesi si celebra la Giornata Mondiale della Terra. Si mobilita il Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale: fra bottiglie, tappi, rivestimenti, imballaggi, 12,7 milioni di tonnellate inquinano il mare».

 

 

Scarpe comode e buone letture - A spasso per il Carso e dintorni con i tour di Curiosi di natura
A spasso per il Carso e dintorni, respirando da vicino sia la natura che i prodotti enogastronomici del territorio. È quanto racchiude anche quest'anno il cartellone di "Piacevolmente Carso-Primavera", ciclo di passeggiate a cura della cooperativa Curiosi di natura, progetto distribuito fino al 3 giugno lungo sette percorsi disegnati dai versanti carsici (interni e costieri) lambendo il tratto goriziano e sloveno, toccando Aurisina, Trebiciano, la dolina di Orlek, il sentiero Riselce di Sgonico e ancora zone classiche dell'entroterra triestino, come la Val Rosandra, Monte Grisa e le "casite" di Banne. Aperto a tutti, anche a coloro che non masticano escursioni da tempo, che hanno magari i muscoli appannati e sono poco propensi alle lunghe distanze, prediligendo un sano andamento lento tra boschi, stagni e grotte, con un pensiero inoltre rivolto all'immancabile sosta in qualche ristorante tipico targato "Sapori del Carso", il circuito che offre lo sconto del 10% ai partecipanti alle gite. Le escursioni si tengono di domenica, dalle 9.30 alle 13 circa, con ritrovo 20 minuti prima al punto di partenza. Per i più mattinieri, la prossima uscita della stagione è oggi: si andrà "Da Devetachi a Nova Vas"; domenica 29 si percorrerà invece "Il sentiero Riselce", a Sgonico. Domenica 13 maggio escursione "Da Opicina al Monte Grisa": tra i boschi, con ampi panorami su Trieste e il mare e domenica 27 si farà invece una passeggiata "Sopra la Val Rosandra". Infine, domenica 3 giugno, "Tra Trebiciano e Banne": fra boschi, doline e grotte, stagni, muretti a secco e casite carsiche. Sono consigliate scarpe da trekking o con suole antiscivolo. Il format delle escursioni prevede il corredo di letture a tema. Informazioni e prenotazioni visitando il sito www.curiosidinatura.it, scrivendo a curiosidinatura@gmail.com o al cell. 3405569374.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 21 aprile 2018

 

 

LO STUDIO DI REGIONE E CRO - Esami sui servolani «Nessun allarme»

«Lo studio non evidenzia risultati sostanzialmente significativi rispetto alla presenza di inquinanti nelle urine delle persone». Lo afferma Diego Serraino, responsabile del progetto e direttore della Struttura organizzativa complessa di Epidemiologia oncologica del Cro di Aviano. L'osservazione riguarda i risultati dello studio pilota per il "Monitoraggio biologico umano" delle persone residenti in prossimità della Ferriera di Servola e della centrale termoelettrica A2A di Monfalcone. La ricerca è stata commissionata dalla Direzione centrale Salute della Regione e condotta dal Cro di Aviano, in collaborazione con le Aziende sanitarie 1 e 2 e con l'Arpa. Le analisi di laboratorio, particolarmente complesse, sono state affidate al Centro diagnostico ambrosiano Cedam di Milano. L'indagine ha riguardato complessivamente 151 persone suddivise in tre gruppi: 50 (25 uomini e 25 donne tra i 18 e i 74 anni) scelte casualmente dall'elenco dei residenti da almeno cinque anni entro un raggio di 800 metri dalla Ferriera; altre 50 con le medesime caratteristiche, residenti da almeno cinque anni entro 1.300 metri dalla centrale A2A; un terzo gruppo di 51 volontari ricoverati nell'ospedale di Gorizia, non residenti né a Trieste né a Monfalcone, omogenei per età e sesso ai gruppi precedenti, utilizzato come riferimento comparativo. Lo studio è stato condotto su un numero limitato di persone per verificare le metodologie di campionatura e di rilevamento degli inquinanti e per valutare la fattibilità e l'opportunità di una eventuale successiva indagine su una fascia di popolazione più ampia. È stato necessario contattare un numero di residenti più di due volte superiore all'obiettivo prefissato. In particolare a Monfalcone l'adesione è stata del 40% rispetto alle persone contattate e del 41% a Servola, con una maggiore disponibilità tra le donne. «L'adesione può considerarsi bassa, essendo nettamente al di sotto del 75% atteso», osserva Serraino. Oltre una ventina gli inquinanti atmosferici misurati nelle urine, in prevalenza metalli pesanti. Nella gran maggioranza delle persone non sono stati rilevati valori superiori ai limiti di laboratorio. Nessun inquinante atmosferico è stato riscontrato in 33 persone su 50 a Monfalcone e in 32 su 50 a Servola. «In sostanza - evidenzia Serraino - risulta che i casi con valori alterati sono pochi e riguardano prevalentemente la presenza nelle urine di cotinina, alcaloide del tabacco e metabolita della nicotina, riconducibile al fumo da sigaretta».

 

 

Pressing in coro da Muggia «Sito inquinato da rivedere»
Il Consiglio comunale vota all'unanimità il documento presentato da Finocchiaro - «La giunta Marzi si mobiliti con i diversi enti per liberare le aree non contaminate»
MUGGIA - Riperimetrare la zona del Sito inquinato d'interesse nazionale di Trieste. Con voto unanime il Consiglio comunale di Muggia ha approvato la risoluzione presentata dal consigliere Marco Finocchiaro (Pd) durante l'ultima riunione dell'assemblea. Sin È una storia oramai ultradecennale quella del Sito inquinato, iniziata nel 2001 con l'inserimento dell'area del porto industriale di Trieste nei siti inquinati a cui si applicano «gli interventi d'interesse nazionale per la bonifica e restituzione ad usi legittimi di queste aree». Il sito è ubicato a sud-est della città di Trieste e comprende un'area di circa 1.700 ettari. La parte a terra del sito occupa una superficie di circa 500 ettari, che ricade anche nel territorio comunale di Muggia, confinante ad est con il Comune di San Dorligo della Valle. La parte a mare, invece, si estende per 1.200 ettari. Di fatto un'area immensa per Muggia e la provincia che a mare prende tutto il porto industriale nuovo e di fatto tutta la costiera muggesana dal Canale industriale e Punta Ronco e a terra include Noghere e l'ex raffineria Aquila. Ambiente Nel 2014 accade l'auspicata svolta con l'introduzione dell'articolo 252-bis nel Codice dell'Ambiente, che prevede la possibilità di stipulare degli accordi di programma con soggetti privati o altri soggetti interessati ad attuare progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo in siti di interesse nazionale. Negli anni successivi l'Ezit (oggi in liquidazione) e l'Autorità portuale di Trieste (oggi Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale) vengono individuati come soggetti attuatori nell'ambito dell'accordo di programma sul Sin di Trieste, per la caratterizzazione rispettivamente della parte a terra e a mare/terra. Riperimetrazione Nel febbraio scorso, a seguito dell'azione svolta dalla Regione, con soggetti privati e pubblici, di concerto con il Ministero dell'Ambiente, viene chiesta la riperimetrazione del Sin - Trieste con l'esclusione di alcune aree site nel Canale industriale. Da qui la presentazione del consigliere comunale muggesano Finocchiaro di una risoluzione al Consiglio comunale che impegni il sindaco Marzi e la sua giunta ad agire nei confronti dell'Authority e del nuovo soggetto subentrante all'Ezit per completare, ove non ancora fatto, la caratterizzazione di propria competenza e nei confronti di Regione e Ministero dell'Ambiente rivedendo quindi la perimetrazione del Sin e restituendo le aree non inquinate agli usi legittimi. «Tutto ciò agevolerebbe la progettazione delle opere programmate nel nuovo bilancio sulla costa. Basti pensare alla difficoltà oppure al divieto di eseguire opere fondazionali subacquee fisse all'interno del Sin», racconta Finocchiaro. Il secondo impegno è quello di rivedere la perimetrazione a terra al fine di favorire opere edili e infrastrutturali nella zona di Noghere e con l'obiettivo di sviluppare l'industria sostenibile e retroportuale dopo lo spostamento del punto franco.

Riccardo Tosques

 

 

Spezzatino in Porto Vecchio. No di investitori e archistar.

Il colosso austriaco Siller: "Vogliamo esportare qui il modello Amburgo, ma serve la garanzia di poter acquisire tutta l'area". E Cucinella invoca un piano strategico

«Noi vorremmo fare a Trieste come ad Amburgo». A parlare è Manfred Siller, amministratore delegato della società austriaca Siller Real Estate. E ciò di cui parla è la sua idea per il Porto vecchio di Trieste: un recupero complessivo sulla falsa riga dell'operazione compiuta dal grande scalo germanico sull'Elba, i cui magazzini furono teatro di una delle più spettacolari operazioni di riqualificazione in Europa. A sentir lui, però, sulla sua strada si frappongono le istituzioni triestine: «Nessuno ha saputo dirmi finora se posso comprare l'area oppure no». Nel frattempo l'archistar Mario Cucinella interviene nuovamente sul tema Porto vecchio, proponendo un "vademecum" per le istituzioni. Il caso Siller Da due anni la società sta coltivando l'idea dell'operazione e ha coinvolto interlocutori tedeschi che hanno lavorato proprio ad Amburgo. «I nostri partner hanno operato nel recupero dell'HafenCity (il "Porto vecchio" amburghese ndr) - spiega Siller -. L'idea è esportare quel modello». Quel che serve, secondo l'imprenditore, è «un piano generale che coinvolga tutta l'area, che preveda spazio per servizi, commercio, residenziale». La cordata ha incontrato diverse volte il sindaco Roberto Dipiazza e ha avanzato una manifestazione d'interesse. L'ultima visita a Trieste è dell'autunno scorso: «Non abbiamo ottenuto molto. Fino a poco tempo fa nessuno mi aveva detto dell'esistenza della concessione di 99 anni a Greensisam - dice l'imprenditore -. Senza la garanzia di poter acquisire tutta l'area non possiamo investire soldi in progettazione. Aspettiamo di vedere se si rifaranno vivi». Le intenzioni di Dipiazza L'idea di un acquirente unico con un piano complessivo per il vecchio scalo cozza con i desideri del sindaco, che intende procedere un'alienazione alla volta, edificio per edificio. La cordata guidata da Siller non è stata l'unica a proporre un acquisto in blocco in questi anni, fanno sapere fonti comunali. Anche cordate russe e arabe avrebbero fatto lo stesso, trovando in Dipiazza un'accoglienza gioviale ma poco interesse. I consigli dell'archistar L'architetto Mario Cucinella, allievo di Giancarlo De Carlo e Renzo Piano, interviene nuovamente sull'argomento Porto Vecchio, dopo la sua visita a Trieste del settembre scorso. Secondo lui l'approccio "a spezzatino" è criticabile: «Si rischia di non sapere dove si va a finire. D'altra parte, però, anche una pianificazione troppo precisa non è necessaria, perché il mondo e l'economia cambiano molto velocemente». Secondo l'architetto è fondamentale un progetto d'insieme per gli spazi pubblici: «Serve un piano strategico di opere come giardini, pedonali, ciclabili, moli. Ancora prima di decidere cosa fare con i singoli edifici». Per Cucinella «i due piani vanno sovrapposti»: «Gli investimenti sugli edifici devono essere fatti all'interno di un progetto di uso pubblico, che deve essere strategico». Forse un piano urbanistico sarebbe uno strumento troppo rigido, prosegue, «ma serve senza dubbio una visione generale della città, pur a maglie larghe, che le dia una direzione. È un punto fondamentale». Uno strumento del genere richiede impegno e visione, riflette l'architetto: «Bisogna condividerlo con la cittadinanza in un dibattito largo. È faticoso ma è importante farlo». L'internazionalizzazione Cucinella sottolinea infine che è importante attrarre competenze da fuori città, «magari attraverso i concorsi»: «Ma anche questi vanno indirizzati con una visione politica. Avere dei buoni ingredienti non comporta per forza che la ricetta funzioni». L'indirizzo è il primo compito delle istituzioni: «La politica deve avere visione. Sottrarsi a questa significa lasciare troppo aperto il mercato di natura speculativa. Gli investimenti vanno bene, ma vanno indirizzati nell'interesse pubblico, coinvolgendo la comunità». Conclude Cucinella: «La politica non deve avere paura di farsi aiutare in questo percorso. Trieste apra un tavolo di competenze, costruendo una prospettiva assieme a diverse persone. L'occasione per la città è troppo importante».

Giovanni Tomasin

 

Italia Nostra approva il piano del Comune - «Da sempre contrari a un soggetto unico»
Italia Nostra approva il piano del Comune su Porto vecchio. «Abbiamo sempre sostenuto che non può essere un soggetto unico a intervenire sul Porto vecchio e che non bisogna usare termini impropri per descrivere il "distretto storico portuale" del Porto Vecchio - afferma la presidente Antonella Caroli -. Esistono gli strumenti urbanistici in vigore, un masterplan di Italia Nostra approvato dal ministero, una costituenda società di coordinamento tra le istituzioni, proposte concrete in essere che andranno valutate insieme alle istituzioni e realizzate in tempi brevi. È urgente che le istituzioni si muovano a livello centrale ed europeo per ottenere le condizioni essenziali che rendano competitivo ed attrattivo, non solo dal punto di vista architettonico ma anche economico, il rilancio del distretto storico portuale».

 

Gli esperti - I grandi nomi in missione ora restano a guardare
Così come sono arrivati, così se sono andati. E probabilmente non torneranno mai più. Sono gli archistar che, da tutto il mondo, hanno solcato mari e monti per raggiungere il capoluogo giuliano e vedere l'immensità del Porto vecchio, per poi non essere più richiamati. Hanno perso tempo? Chissà. Nell'ultimo anno nomi come quelli di Mario Cucinella, fantasioso progettista di opere green in diversi siti colpiti dal terremoto e non, o di Massimiliano Fuksas, che ha firmato importanti edifici in tutto il mondo come la Fiera Rho di Milano e lo Zenith Music di Strasburgo, e ancor prima i colleghi Stefano Boeri e Mario Botta, possono mettersi l'anima in pace perché un progetto complessivo su Porto vecchio per ora non è nei programmi dell'amministrazione Dipiazza. Il modus operandi per riqualificare l'area adottato adesso guarda piuttosto a procedere per gradi, senza affidare a un unico professionista l'intero scalo con una visione di insieme. L'arduo compito di riprogettare gli assi viari spetta per ora ai tecnici del Comune. Cucinella, presente a Trieste l'anno scorso in occasione dell'edizione di Trieste Next, parlava della necessità di avviare un laboratorio urbano pubblico sul Porto vecchio, che costruisse un dibattito per scoprire le esigenze di Trieste e le opportunità che il grande comprensorio potrebbe offrire. «Serve - sottolineava - una riflessione più ampia per capire qual è il ruolo e l'equilibrio che quell'area porterà a Trieste. Non si tratta solo di fare un business plan. Ho visto quello di Ernst&Young, dove si indica di mettere questo o quello, ma di "questo o quello" possiamo discutere quanto vogliamo. A mio avviso quegli spazi hanno una vocazione pubblica molto importante». La sua immaginazione ipotizzava di vivere inizialmente una fetta dello spazio, in modo che la città iniziasse pian piano ad appropriarsi del sito, magari con qualche piccola attività commerciale o ristorante: pian piano lo «aggrediamo e poi iniziamo i lavori». Fuksas invece, non meno di una settimana fa, durante una visita in Porto vecchio con Dipiazza, dopo essere stato a Capodistria - dove realizzerà la torre Capo Grande, che unirà la costa tra la città e Isola alla vetta del monte San Marco - annunciava la sua voglia di venire a lavorare a Trieste: «È l'unico luogo dove mi interessa operare». Un desiderio che forse deve mettere da parte. Porto vecchio, come «opportunità storica unica, con nuovi alberghi, sedi scientifiche, approdi nautici e nuove idee industriali, tutte inserite nel profilo costruttivo che da Opicina declina fino al golfo, al mare», vedrà difficilmente compimento. Ed esattamente un anno fa, si inaugurava a palazzo Gopcevich una mostra sulle "idee concettuali" di sviluppo dell'area del Porto vecchio realizzate da studenti del politecnico di Vienna e delle Università di Zurigo e Mendrisio. "Trieste città nuova" si chiamava l'iniziativa, promossa e coordinata dal Comune e curata dall'architetto Luca Paschini. L'assessore alla Cultura Giorgio Rossi aveva spiegato il perché della manifestazione: «Ricevere valutazioni e opportuni contributi da parte di ingegneri, economisti ed esperti in materia e al contempo dare la possibilità a chi è lontano dal contesto di esprimere proposte originali offrendo un'utile occasione di confronto». Ora i pareri di questi esperti andranno in porto?

Benedetta Moro

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 20 aprile 2018

 

 

Urbanistica: il progetto - Il Comune ridisegna Porto vecchio - anello e spazi verdi fino a Barcola

La mappa della futura viabilita' in Porto Vecchio
Collegare Rive e Porto vecchio. Organizzare gli "spazi esterni" della zona sdemanializzata, cioè provvedere a tutto quello che non riguarda la sorte della parte edificata, alla quale provvederà l'apposita società di gestione di prossima costituzione. Garantire una buona accessibilità per le diverse funzioni esercitate nell'ambito dei 65 ettari del sito: auto, cicli, pedoni, ma anche la logistica di Adria Terminal e quella - sperabile - dell'approdo "cruise" di Msc. Il Comune mette mano a un primo intervento pianificatorio - definito "prodromico" - nel grande spazio di Porto vecchio, «per garantirne vivibilità e funzionalità», come premette il sindaco Roberto Dipiazza. Ma prestando attenzione - insistono i tecnici - a non creare rigidità urbanistiche tali da limitare lo sviluppo dell'area. L'impegno esecutivo e finanziario è ingente. Toccherà alla Soprintendenza esprimere la sua valutazione, poi tra settembre e ottobre si andrà in gara. Se non intervengono complicazioni, a gennaio 2019 potrebbero iniziare i primi lavori, in anticipo di oltre un anno rispetto all'inaugurazione di Esof 2020. Dipiazza utilizzerà una decina di milioni di euro, provenienti dal "pacchetto" di 50 milioni previsti dall'accordo stretto con Governo, Regione, Autorità portuale. Vediamo allora, con una gita virtuale, come il Comune intenda impostare mobilità, circolazione, fruibilità del Porto vecchio. Fase 1 Il cittadino-visitatore imbocca la strada-ciclabile a senso unico, più o meno dove si erge l'ex Casa del lavoratore portuale. La carrabile-ciclabile procede in direzione di Barcola tenendo alla sua destra l'asse ferroviario: la carreggiata avrà un'ampiezza di circa 6 metri, cui si aggiungerà lo spazio per i ciclisti. La nostra staffetta guida/pedala dietro il Magazzino 26, vede la centrale idrodinamica, la sottostazione elettrica. Poi vira verso il mare e punta - stavolta in doppio senso - in direzione di Barcola, rasentando il costruendo parking e fendendo il terrapieno. Lunghezza dell'itinerario circa 3 chilometri. Fase 2 All'andata segue il ritorno. Stavolta l'autista/ciclista prenderà la direzione Rive: ovviamente in doppio senso da Barcola fino al Polo culturale (Magazzino 26, centrali, ecc.), poi riecco un senso unico che corre tra la prima e la seconda fascia di edifici, fino all'ex Casa del lavoratore portuale. L'idea, visibile sulla mappa, è quella di un "ring" che organizza la mobilità attorno agli edifici del Porto vecchio. Fase 3 In mezzo ai due sensi di marcia andata/ritorno viene allestito uno spazio verde (giochi per bambini, attrezzature sportive) che si dipana dalle Rive fino a Barcola. Un "parco lineare" - lo definisce il sindaco - che procede a sua volta per 3 chilometri tra la seconda e la terza fila di edifici. Camminatori, corridori, famiglie sono i benvenuti.Il titolo è "Progetto per la viabilità e per la sistemazione delle aree esterne del Porto vecchio". Una decina tra tecnici e consulenti della Pianificazione territoriale municipale, coordinati dal mobility manager Giulio Bernetti, ha svolto il lavoro in circa sei mesi. Tenendo conto delle iniziative in corso e di quelle ipotizzate, di stimoli e suggestioni, delle necessità operative segnalate dall'Autorità portuale. Il "ring" avvolge e serve - nelle intenzioni di Dipiazza - le diverse attività e le varie esigenze che si vanno delineando: il "blocco" Greensisam, un eventuale scalo crocieristico Msc, l'Adria Terminal, il Polo culturale, l'intramontabile "fish market". Fino alla rotatoria di collegamento con viale Miramare e, a seguire, sino al parcheggio che sarà realizzato al termine settentrionale di Porto vecchio in tempo per la Barcolana 2018: tra un mese, agli ordini dell'appaltatore Innocente & Stipanovich, entreranno in azione le ruspe.

Massimo Greco

 

«No al piano unico - Un passo per volta» - La filosofia di Dipiazza: «L'intera partita va affidata a più di un soggetto. In passato soldi spesi senza risultati»
Il termine "spezzatino" lo irrita, perché dice che non rappresenta quanto lui voglia e intenda per governare Porto vecchio. E lo dice mentre apre la mappa del sito sdemanializzato, nel quale sono segnati gli interventi che disegnano l'infrastrutturazione viaria e logistica di Porto vecchio. È montata la discussione pubblica sui criteri con cui amministrare e promuovere una grande potenzialità metropolitana, le critiche al sindaco vertono sulla frammentazione delle proposte, mancherebbe una logica progettuale unificante. «Macché spezzatino - esclama Roberto Dipiazza - ecco il primo atto pianificatorio che abbiamo impostato. Abbiamo preso in carico Porto vecchio il primo gennaio 2017, il tempo di studiarlo e c'è la nostra prima risposta. Strade, parcheggi, rotatoria, spazi verdi ... Lavori per 10 milioni, cantieri aperti nella prima metà del 2019». Dipiazza, aldilà del merito contenuto nel progetto sulla viabilità e sulle "aree esterne", ne approfitta per spiegare il suo approccio con i 65 ettari che si estendono dalle Rive a Barcola. «Non voglio affidare l'intero progetto a una sola figura o a un solo studio professionale - scandisce il primo cittadino - mi sembra che di soldi se ne siano già spesi abbastanza con grandi nomi ... Penso ai milioni spesi da Pierluigi Maneschi o dal duo Maltauro-de Eccher: sono passati Botta, Boeri ... Disegni su disegni. E poi? Cosa è rimasto?». Polvere: si strofina le dita per una plastica sottolineatura della vanità di tanta produzione cartacea. Allora? Allora Dipiazza, in coerenza con la sua mentalità e la sua esperienza, preferisce una modalità graduale, capitolo per capitolo, basata sul costante controllo pubblico delle operazioni: «Intanto con questo piano il Comune si assume in prima persona la messa a punto dell'accesso, della mobilità, delle iniziative nelle zone non occupate dagli edifici». A seguire decollerà la società, anch'essa pubblica (partecipata anche dalla Regione), chiamata invece a gestire la parte edificata o, meglio, da edificare. «Intanto - prosegue Dipiazza - organizziamo quello che già c'è e che probabilmente ci sarà». Il dito viaggia sulla mappa: «Greensisam, approdo crocieristico di Msc, Polo culturale, fish market ... E siamo solo all'inizio». Dipiazza lo dice in tralice, commentando l'inopportunità di affidare le operazioni a un solo soggetto progettuale privato: in questi casi l'ente pubblico committente/appaltante si accorda con il privato affinché siano poi messi a disposizione del pubblico spazi, siti, luoghi... Ma quasi sempre il privato si tiene i bocconi migliori e molla gli scarti all'ente pubblico. Un rischio che il sindaco non vuole correre. E vuole tenere il filo dell'operazione, per quanto possibile, nelle sue mani.

magr

 

Il Prg a misura di Parco del mare - Approvata la variante che apre la strada alla struttura dietro alla Lanterna
Dopo innumerevoli anni di rumore e polemiche il Parco del mare approda al primo, "vero", atto amministrativo che lo riguarda. Ieri la giunta comunale di Trieste ha approvato una serie di modifiche al piano regolatore, inclusa quella che dovrebbe rendere possibile la realizzazione di un acquario nell'area della Lanterna. Spiega l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli: «Con la delibera abbiamo approvato il recepimento della redigenda variante al piano regolatore portuale che appunto renderà possibile l'opera. Il Comune fa proprio il contenuto di quella variante, siglando la compatibilità dello strumento urbanistico con il progetto del Parco del mare alla Lanterna». Nella delibera non c'è alcun riferimento diretto al Parco del mare, «ma la tipologia urbanistica indicata è indirizzata a una serie di servizi incluso quello in cui possiamo inquadrare gli acquari», dice Polli. Conclude cauta l'assessore: «Se poi i privati cambieranno idea e vorranno fare qualcos'altro di compatibile starà a loro. In questo momento il Parco del mare è realizzabile, questo è il punto. Il primo passo è stato fatto». Inevitabilmente la notizia suscita la gioia di Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia e primo sostenitore del progetto: «È una storia lunga, tipicamente italiana, ma che finalmente vede la luce. È ormai dal 2004 che il Parco del mare è per la Camera di commercio il grande attrattore per la definitiva svolta in chiave turistica di Trieste e della Venezia Giulia». Paoletti prefigura un futuro luminoso di visitatori che si rifrangono su tutto il territorio regionale, «da Grado al Collio, da Gorizia a Trieste passando per il Carso». Ora Dipiazza, «con cui stiamo dialogando e collaborando fattivamente», fa a Paoletti il regalo più atteso: «Un indirizzo chiaro per un obiettivo lungamente rincorso e che grazie a questa amministrazione comunale e alla collaborazione dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, inizia ufficialmente il proprio percorso amministrativo per trovare la sua concreta e definitiva realizzazione». Resta da stabilire chi sarà il socio privato che verrà ad aggiungersi alla Cciaa e alla Fondazione CRTrieste per trasformare l'idea di Paoletti in un cantiere. Anche perché negli ultimi tempi la Fondazione sembra aver tirato un po' il freno, ponendo alla Cciaa delle questioni su come dovrebbe procedere il progetto. Anche il cambio al vertice della Regione si riverbererà con tutta probabilità sulle prospettive del Parco. Comunque ora più vicino alla realizzazione.

Giovanni Tomasin

 

 

Semina di mais OGM, assolto Fidenato. Il giudice: per la legge non e' reato

Il leader di Agricoltori Federati Giorgio Fidenato è stato assolto dalla accusa di aver violato il divieto di semina di mais Ogm anche per la semina 2015 nel campo di Colloredo di Monte Albano (Udine). Per il giudice monocratico del tribunale di Udine Carlotta Silva «il fatto non è previsto dalla legge come reato». Assoluzione anche per Leandro Taboga, proprietario del terreno di Colloredo di Monte Albano. Lo ha riferito il loro avvocato Francesco Longo. La pronuncia discende dalla sentenza della Corte di Giustizia europea che a settembre aveva fornito l'interpretazione autentica del regolamento comunitario 1829 del 2003. «Abbiamo sostenuto l'ingiustizia dell'imputazione perché si basava su un decreto dichiarato non conforme alla norma comunitaria da parte della Corte europea - ha spiegato il legale - Lo Stato non poteva intervenire con un potere cautelare in assenza dei presupposti per poterlo esercitare. La pronuncia presuppone che il giudice abbia disapplicato l'atto amministrativo. Fin dall'inizio era evidente che la loro attività era consentita». «Semineremo ancora. Dove e quando, lo diremo a semina avvenuta per evitare problemi di ordine pubblico», ha detto Fidenato. Marco Perduca dell'associazione Coscioni ha affermato che «quel che non è proibito deve esser consentito. Grazie all'Europa è stata messa fine a una proibizione tutta italiana, ora il Governo faccia sapere che non esistono sanzioni penali per chi semina mais geneticamente migliorato e smetta di ostacolare la coltivazione».

 

 

La giunta di Muggia congela le tariffe della tassa sui rifiuti -
Scongiurati aumenti per utenze domestiche e negozi - Il sindaco Marzi: «Costi tra i più bassi dell'intera provincia»
MUGGIA - A Muggia non vi saranno aumenti sulla Tari per il 2018. La buona notizia è stata confermata durante l'ultima riunione del Consiglio comunale durante l'approvazione della tariffa della tassa sui rifiuti. Dopo l'aumento (in alcuni casi) sino al 30% registrato lo scorso anno, per l'anno in corso rimarrà tutto invariato. «L'entrata tributaria della Tari nel 2018 conferma quella del 2017 e non comporta, pertanto, alcun aumento di costi da spalmare sulle tariffe dei cittadini. La tariffa che resta allineata, in alcuni casi più favorevole, degli altri comuni dell'area giuliana», racconta il sindaco muggesano Laura Marzi. Come vuole la legge, la tassa sui rifiuti deve coprire per intero i costi del servizio di gestione dei rifiuti essendo questo il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento ed è dovuta da chiunque abbia il «possesso, l'occupazione o la detenzione, a qualsiasi titolo e anche di fatto, di locali o di aree scoperte a qualunque uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati». Calcolate su base annuale, dopo l'introduzione del nuovo sistema di raccolta "porta a porta", le tariffe resteranno complessivamente invariate sia per le utenze domestiche sia per quelle degli esercizi commerciali - il costo del servizio è suddiviso al 61% sulle utenze domestiche ed il 39% su quelle non domestiche - tenendo in considerazione i valori derivanti dalla percentuale quota fissa (che si riferisce alla superficie dell'immobile) e da quella variabile (che fa riferimento al numero di persone che compone il nucleo famigliare). Il Comune ha tenuto comunque a precisare che «qualche tariffa potrebbe presentare in qualche caso una qualche minima variazione, ma non perché le aliquote siano state in alcun modo soggette di un aumento, quanto piuttosto per la differente composizione del nuovo piano economico finanziario del servizio», che vede un differente riparto tra appunto la cosiddetta "quota fissa" e la "quota variabile" collegato al differente sistema di raccolta e smaltimento. Come già dichiarato in occasione della scoperta di un 10% circa delle utenze non in regola con i pagamenti della tassa sui rifiuti, il nuovo sistema di raccolta, proprio in quanto singolarmente fornito, sta permettendo al Comune di meglio conoscere gli effettivi destinatari del servizio. «La puntuale verifica delle posizioni tributarie sta, infatti, portando all'identificazione di diverse irregolarità e di diversi evasori - ha concluso il sindaco Marzi - e la regolarizzazione di queste posizioni, una volta opportunamente verificate, porterà o a ripartire i costi su un maggior numero di posizioni tributarie e, di conseguenza, ad una riduzione delle tariffe per gli altri contribuenti oggi in regola». Introdotta nel 2014, la Tari sostituì la Tares - in vigore solo per il 2013 - che a sua volta aveva preso il posto di tutti i precedenti prelievi.

Riccardo Tosques

 

San Dorligo della Valle / Dolina - Raccolta del secco residuo anticipata tra martedì 24 e mercoledì 25 aprile
Raccolta rifiuti anticipata a San Dorligo della Valle nella notte tra martedì 24 e mercoledì 25 aprile. L'Area Servizi sul territorio del comune di San Dorligo della Valle - Obcina Dolina comunica infatti che, in via eccezionale, la raccolta del secco residuo di mercoledì 25 aprile, verrà anticipata a partire dalle 4 del mattino, causa orario ridotto dell'impianto di destino. Il Comune raccomanda quindi a tutti i cittadini di esporre i sacchi rosa a partire dalla serata di martedì 24 aprile.

 

A Muggia portano via l'erba sfalciata dopo 21 giorni - La lettera del giorno di Pietro Mezzoli
Sono uno dei tanti detentori di un giardino di proprietà a Muggia. A suo tempo abbiamo preferito non lastricare gli spazi, optando per una salvifica,per noi, distesa di prato all'inglese.Queste dispettose graminacee hanno,però, un brutto difetto: con il tepore primaverile e le piogge frequenti tendono,ahimè,a crescere velocemente.Prima d'intraprendere l'operazione di taglio e memore di notizie non proprio rassicuranti, mi armo di pazienza e prendo in mano la brochure della Net. Digito il numero indicato pensando si riferisse ad un servizio operativo invece mi risponde il Comune di Muggia, dove la gentile operatrice mi informa che quei "bricconcelli" della Net hanno sbagliato ad inserire quel numero e mi devo rivolgere ad un Numero verde - in provincia di Udine- dove alla mia richiesta per il ritiro del sfalcio mi rispondono dandomi un appuntamento per il giorno 8 maggio, 21 giorni(ventuno) dalla mia richiesta. Altrimenti potevo portare, a mia cura, tutta l'erba che volevo al Centro di raccolta. Tanto per chiarire, tendo a precisare: pago regolarmente le tasse; non rientro nel famoso 10% degli evasori muggesani della Tari.

 

 

I candidati alla prova dell'ambiente - Dalla Ferriera di Servola alla A2A di Monfalcone fino al turismo, ecco le ricette dei quattro aspiranti presidenti
TRIESTE - Ambiente, territorio, vocazione turistica. Parte da qui il confronto fra i quattro candidati alle elezioni regionali del 29 aprile che Il Piccolo ospiterà nei prossimi giorni, a partire da oggi. Minimo comune denominatore, tra le proposte di tutti gli aspiranti governatori, la convinzione di dover affrontare questioni ambientali - nodo inquinamento in testa - e prospettive di rilancio turistico con un approccio integrato e unitario, pena il rischio di produrre danni potenzialmente irreparabili. Ecco allora il richiamo dell'autonomista Sergio Cecotti all'adozione di nuovi strumenti di governance del territorio; l'impegno del candidato di centrodestra Massimiliano Fedriga a predisporre un piano strategico ad ampio raggio come alternativa agli inutili, e a volte deleteri, interventi settoriali. E ancora la determinazione del democratico Bolzonello nel proseguire sulla rotta della regia unica avviata negli ultimi 5 anni di amministrazione di centrosinistra, e il richiamo del pentastellato Alessandro Fraleoni Morgera a mettere in campo proposte e soluzioni concrete. Le stesse che, denuncia il candidato M5s, per troppi anni i partiti di centrodestra e centrosinistra hanno consapevolmente, e colpevolmente, evitato di adottare per non "disturbare" eccessivamente gli interessi della grande industria. Il riferimento è prima di tutto alla Ferriera di Servola, ma anche alla centrale A2A di Monfalcone. Realtà, quest'ultima, che secondo Cecotti va affrontata in modo netto. Quale? Imboccando la strada della decarbonizzazione. Ma parlare di ambiente, come detto, significa anche parlare di turismo. Prima di tutto, secondo Bolzonello, quello "slow", scelto ormai da migliaia di persone attratte dal Friuli Venezie Giulia proprio per la possibilità di godere delle bellezze del territorio - a partire da quello della campagna affidata alle tante e preziose aziende agricole -, con i ritmi lenti e a misura di famiglie. Senza dimenticare però, ribadisce l'ex governatore Cecotti, le tante declinazioni del turismo in regione: da quello artistico a quello enogastronomico, da quello sportivo a quello di carattere magico-mitico. Di carte da giocare su questo fronte, insomma, il Friuli Venezia Giulia ne ha molte. Per valorizzarle però, sottolinea Fedriga, è necessario coinvolgere e ascoltare i tanti attori in campo: dagli operatori turistici alle Pro loco, dalle guida agli albergatori e gli agenti di viaggio. Senza dimenticare ovviamente, insiste il leghista, gli enti locali, rispetto ai quali la Regione deve svolgere un'azione di coordinamento. Quanto alle priorità per l'azione a tutela del territorio, ognuno ha le sue. E nell'elenco spunta anche quale indicazione di nicchia, come la tutela dei pozzi artesiani invocata da Fraleoni Morgera.

Diego D'Amelio

 

ALESSANDRO FRALEONI MORGERA (5 Stelle) - «Basta collusioni con l'industria»
TRIESTE - «La Ferriera di Servola, la diossina fuori controllo nel Maniaghese, i fanghi industriali del lago di Cavazzo, le emissioni della centrale A2A di Monfalcone, gli odori molesti della Siot, i pozzi artesiani della Bassa friulana, le grotte del Carso invase da idrocarburi, l'amianto abbandonato sul Cellina, i giardini inquinati di Trieste». Quando si chiede ad Alessandro Fraleoni Morgera quali siano i problemi ambientali del Fvg, il candidato non si ferma più. «Non c'è crisi ambientale - dice il grillino - che non veda il M5s in prima fila, puntualmente contrastato da centrosinistra e centrodestra, sempre attenti a non disturbare la grande industria». Secondo Fraleoni Morgera, «per il M5s stare dalla parte dell'ambiente e della salute dei cittadini significa fare proposte concrete: controlli implacabili sui livelli di inquinamento come nel caso dei nostri test sui polli del Maniaghese, bonifiche delle aree inquinate, chiusura degli impianti che non rispettano i limiti di legge, incentivi per la loro riconversione, stop all'incenerimento dei rifiuti e appoggio convinto alle politiche per il riciclo, riuso e recupero dei rifiuti. E ancora: stop ai rigassificatori e a nuove centrali a combustibili fossili». Fraleoni non dimentica poi nodi quali «l'efficientamento del servizio idrico, misure urgenti contro il dissesto idrogeologico, tutela dei pozzi artesiani, delle aree protette e della biodiversità vegetale e animale. Su queste basi potremo promuovere un turismo più verde e sostenibile, leva fondamentale per la crescita economica della nostra regione».

(d.d.a.)

 

MASSIMILIANO FEDRIGA (Lega Nord)  - «Regia unica e più confronto»
TRIESTE - Massimiliano Fedriga propone un punto di vista "olistico" per misurarsi con i nodi dell'ambiente, del territorio e del turismo: «Serve un approccio non settoriale, come fatto finora. Politiche ambientali, identità territoriali e sviluppo turistico devono far parte di un unico piano strategico che consenta l'ottimizzazione degli investimenti». Per il candidato del centrodestra, «far questo significa individuare modelli di governance del territorio che devono avere come attori principali i Comuni, cui sommare gli esperti del settore: operatori turistici, guide, pro loco, albergatori e agenti di viaggio. Alla Regione spetta, invece, il delicato compito di coordinare le diverse realtà per fare sistema». Secondo Fedriga, il Fvg ha «un patrimonio ambientale e culturale ricchissimo che va preservato, valorizzato e pubblicizzato. Tale obiettivo può essere raggiunto con una semplificazione del quadro normativo e con una collaborazione sinergica tra pubbliche amministrazioni e privati, anche attraverso la formazione del personale, degli operatori e dei cittadini». L'impegno è a «cambiare passo attraverso il continuo confronto: da una politica ambientale volta solo a reprimere e chiusa su se stessa (e abbiamo visto che questo in realtà ha portato talvolta al mancato presidio e cura del territorio) a una gestione ambientale sostenibile che si confronti con tutti i settori, dalle infrastrutturazioni all'urbanistica, all'agricoltura. Una gestione in progress che rispetti i tempi dell'economia e le necessità delle comunità».

(d.d.a.)

 

SERGIO CECOTTI  (Patto per l'autonomia) - «Arpa inefficace Va riformata»
TRIESTE«La priorità è rifondare gli strumenti di governo ambientale del territorio». Sergio Cecotti, leader del Patto per l'autonomia, si cala anzitutto nelle necessità tecniche per la tutela dell'ecosistema del Fvg. Per l'ex governatore, «Valutazione di impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas) non sono più momenti partecipativi e pratiche efficaci sul piano scientifico, ma inutili passaggi burocratici». Il candidato pensa inoltre a una riforma dell'Arpa, sottolineando che «l'assenza di strumenti credibili di politica ambientale ha prodotto situazioni assurde come l'elettrodotto aereo Redipuglia-Udine e l'area a caldo della Ferriera di Servola. Serve poi un piano energetico "vero", che affronti i nodi a partire dalla decarbonizzazione della centrale di Monfalcone». Per la sicurezza del territorio, «la priorità sono le manutenzioni ordinarie e straordinarie delle opere di difesa del suolo dal rischio idrogeologico non effettuate in questi anni. Cento milioni di euro serviranno inoltre contro gli effetti dei mutamenti climatici». Alla cura del territorio si collega il turismo e Cecotti ritiene che vada «riqualificato quello "classico" montano e marino, in particolare con l'ammodernamento delle strutture ricettive». C'è poi un secondo asse: «lo sviluppo dei turismi tematici (ambientale, enogastronomico, culturale, artistico, sportivo, religioso, magico-mitico) il cui aggregato produce numeri di tutto rispetto. Su questi temi il Fvg più filo da tessere di altri. Ma bisogna crederci, pianificare e impegnarsi». (d.d.a.)

 

SERGIO BOLZONELLO (PD) - «Amianto zero e Sin bonificati»
TRIESTE«Un territorio curato e un ambiente sano sono elementi che valorizzano il turismo». Ed è alla luce di questo principio che Sergio Bolzonello, leader del centrosinistra, mette in campo «quelli che sono chiaramente tanti progetti per il Fvg e che passano per la conclusione della bonifica dei siti inquinati di Trieste e Torviscosa alla risoluzione degli storici problemi dell'Isontino sul fronte della depurazione delle acque». Bolzonello ricorda inoltre di avere «nel programma l'obiettivo amianto zero negli edifici attraverso gli aiuti della Regione, che possono essere implementati sia per lo smaltimento che per i lavori successivi». L'esponente del Pd ritiene inoltre che «un ruolo strategico è legato alle aziende agricole, preziose per valorizzare il territorio continuando a far progredire quel turismo "slow" che attrae sempre più persone. Anche i giovani stanno scoprendo il fascino dell'agricoltura e sempre di più scelgono di investire sulla terra: una decisione che alcuni anni fa poteva sembrare coraggiosa e che oggi li ha premiati». Sul turismo bisogna invece «proseguire su quanto avviato in questi anni dalla Regione, perché i numeri stanno premiando le nostre scelte con un milione in più di soggiorni e oltre 1.500 assunzioni nelle attività di alloggio e ristorazione. Quindi valorizzazione del territorio, penso anche al Collio/Brda che deve diventare patrimonio Unesco, e formazione delle persone. Tutto questo sotto una regia unica per tutta la regione perché non possiamo pensare a compartimenti stagni».

(d.d.a.)

 

 

POMERIGGIO - INCONTRO URBI ET HORTI

Alle 15, incontro nell'orto di Borgo S. Sergio (davanti Habitat Microarea, via Grego 48) su "Orticoltura pratica" con il maestro contadino Roberto Marinelli.

 

 

Predatori alati del Friuli Venezia Giulia.

Alle 18.30, nella sede dell'Alpina delle Giulie di via Donota 2 (IV p.), Enrico Benussi terrà una conferenza con immagini dal titolo: "Predatori alati, ma non solo, del Friuli Venezia Giulia. Dove vivono e come possiamo proteggerli". L'ingresso è libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 19 aprile 2018

 

 

Ortofrutticolo all'ex Duke - Il Comune si prende l'area
Ezit in liquidazione ha aggiudicato la struttura a un milione e 190 mila euro - Il sindaco Dipiazza: «Nel 2019 il trasferimento e Campo Marzio sul mercato»
Se tutto procede come Roberto Dipiazza immagina, tra un anno gli operatori all'ingrosso del Mercato ortofrutticolo potranno vendere il loro prodotto nel capannone ex Duke in via Ressel, capannone di 2515 metri quadrati che il Comune si è aggiudicato ieri mattina e che provvederà a ristrutturare nei prossimi mesi. Il commissario liquidatore dell'Ezit, Paolo Marchesi, ha comunicato nella tarda mattinata che sull'area ex Duke era pervenuta una sola offerta, quella del Comune, pari a un milione 190 mila euro, valore di poco inferiore alla stima del bene. Dipiazza era comprensibilmente contento, perché, come dicono i giocatori di biliardo, ha fatto filotto: sposta il mercato in zona industriale (tra l'altro nel territorio comunale di San Dorligo) e libera l'ampio perimetro Campo Marzio-Giulio Cesare-Ottaviano Augusto che oggi ospita la struttura mercatale. Perimetro che cinge un'area di prelibata qualità urbanistica e immobiliare, in quanto posta sulle Rive, a quattro passi dal centro, ben servita dal trasporto pubblico. Dipiazza ritiene realistico metterla sul mercato nella seconda parte del 2019, dopo che il Municipio avrà riallestito il Mercato ortofrutticolo nella nuova sede. Valore di 26 milioni di euro. Il sindaco già prevede e pregusta la trasformazione della vecchia e sciupata area annonaria in qualcosa di prestigioso: per dimostrare il livello di attenzione suscitata dal perimetro davanti alla Sacchetta, squaderna il primo progetto di massima che gli è stato consegnato la settimana passata: non vuol fare nomi, ma parla di un investimento da 90 milioni di euro, con un cronoprogramma di due anni e mezzo. Investimento articolato in alberghiero, residenziale, direzionale, sportivo, commerciale. L'uno-due galvanizza il primo cittadino. «Siamo finalmente venuti a capo di una procedura durata un anno e mezzo, quando avremo effettiva disponibilità dell'ex Duke bandiremo una gara per progettarne ripristino e riconversione». Davanti al capannone sarà realizzata una caffetteria e il Mercato - anticipa Dipiazza - non sarà direttamente condotto dal Comune ma verrà dato in gestione esterna. Il sindaco pensa di aver portato a termine un buon affare: l'area ex Duke è di poco inferiore ai 290 mila metri quadrati, di cui 2.515 coperti e 13.815 scoperti, 7.200 mq dei quali edificabili. Non ha problemi di amianto, non è soggetta a operazioni di bonifica non essendo inserita nel Sito di interesse nazionale, è prossima al raccordo con la Grande viabilità. Il capannone, costruito nella seconda metà degli anni '70, contiene un magazzino, varie celle frigorifere, uno spaccio di vendita. Anche Lorenzo Giorgi, che fin dall'inizio ha seguito l'operazione come assessore al Commercio, plaude al lieto compimento del lungo fraseggio con l'Ezit. Ma non solo con Ezit: perché ragioni di glasnost amministrativa avevano consigliato al Comune di sondare quali altri opportunità erano offerte dal territorio per insediarvi il Mercato. Due le risposte giunte in piazza Unità nello scorso ottobre: sappiamo di quella firmata Ezit, mentre l'altra - curiosamente - era stata prospettata dal curatore fallimentare della Duke, Emilio Ressani, e riguardava lo stabilimento salumiero vero e proprio, anch'esso situato in via Ressel. La concorrente presentava un prezzo sicuramente migliore, 500 mila euro, ma le condizioni del fabbricato erano molto peggiori. Fatto sta che il Comune aveva ritenuto più consono al proprio fabbisogno l'ex Duke. Ma Ezit non poteva cedere un proprio asset senza che vi fosse verifica di proposte migliorative: allora avanti con l'asta, che ieri mattina ha ottenuto l'esito di cui sopra. Adesso deve essere stilato l'atto di vendita in un arco di tempo di sessanta giorni. Le parti sono interessate ad accorciare quanto prima i termini: Dipiazza vuole entrare in possesso dell'ex Duke per rispettare la "staffetta" tra Mercato e cessione di Campo Marzio. Marchesi conclude il mandato commissariale il 30 giugno e intende incassare il più rapidamente possibile.

Massimo Greco

 

E oggi in giunta il Parco del mare - Variante sul progetto nell'ex Portolido. Già passata intanto la modifica alla Fiera
A Churchill gliene bastavano due, a forma di V. A Dipiazza di dita gliene servono tre: «Ieri mattina il Mercato ortofrutticolo, lunedì sera la variante urbanistica sulla Fiera e infine, previsto oggi nel menu della giunta, il Parco del mare. Una settimana importante», riassume. Cominciata lunedì sera con un serrato dibattito consiliare, dove le opposizioni dei Cinquestelle e dei "dem" hanno contestato la variante che consente all'investitore austriaco Walter Mosser, acquirente dell'area dell'ex Fiera, di realizzare un centro commerciale, in precedenza non contemplato dalla pianificazione comunale. Le opposizioni hanno sollevato varie questioni, sia nel merito - le grandi strutture commerciali rovinano le piccole imprese - che nella procedura - la variante viene portata in aula dopo l'asta. Alla fine la proposta giuntale è passata e Mosser, che non pensa al residenziale, potrà dedicarsi a negozi, ristoranti, fitness. Altro appuntamento strategico è quello con il Parco del mare. Dipiazza aveva preannunciato a fine marzo che la modifica al Piano regolatore, relativamente all'ex area di Portolido, in precedenza occupata dalla Cartubi quasi di fianco al "Pedocin", sarebbe approdata in giunta in aprile: così oggi pomeriggio ci sarà il vaglio dell'esecutivo comunale. Poi correranno 50 giorni per le osservazioni, in seguito alle quali la delibera arriverà in Consiglio comunale. La zona attorno alla Sacchetta è destinata, con Parco del mare e trasloco dell'Ortofrutta, a un radicale cambiamento.

 

 

Il regno Greensisam nel piano alienazioni - l Municipio pronto a inserire nell'elenco i cinque magazzini del Porto vecchio in mano a Maneschi. Valgono 16 milioni
Sedici milioni e 100 mila euro. Tanto valgono i 37 mila metri quadrati (18.052 dei quali edificati pari a 5 magazzini e 17.948 liberi da costruzioni) di Porto vecchio. Praticamente: 465 euro a metro quadrato. Prendendo questo valore, il Porto vecchio (600 mila mq) vale complessivamente 279 milioni. La perizia di stima, acquisita il 23 marzo scorso, riguarda i 5 magazzini della concessione novantennale di Greensisam che andranno a integrare il Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliare del prossimo bilancio. Lo si è appreso ieri nel corso della riunione congiunta delle Commissioni II e IV chiamate a discutere la proposta di deliberazione consiliare: "documento unico di programmazione Dup 2018-2020 e bilancio di previsione 2018-2020". L'emendamento è stato illustrato dal presidente della II Commissione Roberto Cason e subito rinviato a un'altra seduta per un ulteriore approfondimento. La vendita del complesso Greensisam, che rappresenta una sorta di porta d'ingresso del Porto vecchio alla città, è un passaggio obbligato dopo la sdemanializzazione dell'area. Il canone di concessione dei 5 magazzini è stato riconvertito nel canone di locazione (in vigore dal primo gennaio 2017) pari a 509 mila euro all'anno. L'incasso del bene, che andrà all'asta, sarà interamente girato all'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale per la gioia del presidente Zeno D'Agostino che dovrà reinvestirlo in ambito portuale (magari valorizzando i punti franchi spostati altrove). Era una delle condizioni per la sdemanializzazione previste nel famoso emendamento dell'ex senatore Francesco Russo. All'amministrazione comunale, come ha fatto presente il segretario generale Santi Terranova, spetterà solo una commissione da agenzia immobiliare per la mega operazione: «Un compenso da sensale». Quello di Greensisam, come ha lasciato intendere di recente il sindaco, è un affare da 200 milioni di euro, che dovrebbe portare alla nascita di hotel fronte mare, oltre a strutture di servizi e residenziali. Gli acquirenti con cui sta trattando Greensisam sono dei fondi d'investimento dell'Europa centrale (la porta in Baviera passando per l'Austria). Non è detto però che sarà Greensisam del patron Pierluigi Maneschi ad aggiudicarsi all'asta i 5 magazzini della vecchia concessione. In questo caso, però, il compratore potrebbe dover attendere 74 anni (quello che resta della concessione novantennale rilasciata nel 2001) prima di entrare in possesso del bene. Greensisam, infatti, potrebbe continuare a gestire l'area pagando un canone di affitto di 509 mila euro annui. Non mancano però le perplessità sulla titolarità dell'area legata al famoso allegato VII del trattato di pace. «Non si può sdemanializzare qualcosa che non è del demanio. Stiamo violando la legislazione internazionale» ripete come un mantra il capogruppo della Lega Paolo Polidori ogni volta che si tocca il Porto vecchio. Secondo lui vendere un pezzo del Territorio libero di Trieste sarebbe come la vendita della Fontana di Trevi tentata da Totò.

Fabio Dorigo

 

 

Viaggio nel Polo intermodale - il gigante e' ancora in letargo

Luci e ombre a un mese esatto dall'inaugurazione della struttura di Ronchi - In attesa di nuovi voli e passeggeri, fra utenti soddisfatti e il park semideserto.

RONCHI DEI LEGIONARI - Un gigante ancora in letargo, che aspetta la primavera degli aerei con la privatizzazione dell'aeroporto, e chissà, forse quella dei collegamenti via rotaia (un miraggio se di mezzo ci sono Trenitalia e Rfi). È passato un mese dall'inaugurazione del polo intermodale dell'aeroporto di Trieste a Ronchi dei Legionari, ma come era immaginabile è ancora presto anche per fare bilanci, e questa nuova infrastruttura, davvero bella come l'aeroporto che sta cambiando e sta mettendo il vestito nuovo, è ancora addormentata in un sonno profondo. Non sono bastate le nuove tendenze dei residenti del monfalconese, che hanno spostato il loro baricentro logistico da Monfalcone a Ronchi dei Legionari per partire da questa nuova stazione che assomiglia tanto a quelle di una metropolitana di una città europea, a creare un traffico significativo. Anche Stelio Vatta, project manager del nuovo polo intermodale, che ogni giorno percorre un paio di volte la lunga passerella che collega la stazione ferroviaria all'aeroporto per vedere che tutto funzioni, tra i più entusiasti promotori della nuova struttura che ha fatto e visto nascere è conscio che ci vorrà del tempo perchè decolli. «Ci vuole pazienza - commenta con un sorriso mentre ti accompagna lungo il lungo corridoio con occhio vigile sulle passerelle mobili - la gente ha le sue abitudini, per cambiarle ci vorrà ancora del tempo». Stelio Vatta se ne va, rientra in ufficio, e l'imponente e lunga passerella torna vuota e silenziosa, tanto da far risaltare in sottofondo il soffio del vento caldo della primavera che sta facendo rifiorire tutta la campagna intorno e porta dentro nuovi profumi. Dall'altra parte il grande parcheggio esterno è praticamente semivuoto, a contarle non ci saranno nemmeno cinquanta vetture. L'unico abbastanza pieno è il park multipiano che si affaccia sulla stazione aeroportuale e sull'arteria stradale, e vista la distanza da percorrere è più facile che si tratti di clienti dell'aeroporto e non della stazione ferroviaria. E con l'arrivo dell'aereo da Roma delle 10 la struttura si anima un poco. Un paio di persone si presentano alla fermata sottostante dell'Apt, c'è il bus che porta a Trieste e che parte alle 10.30. «Il tragitto dura cinquanta minuti, ma è l'unico modo per garantire le fermate lungo il tragitto - racconta l'autista - altrimenti per andare a Trieste direttamente c'è il treno, sta 25 minuti. Il bus però è molto più frequente». Non vale la pena attendere più di tre quarti d'ora il treno che parte appena alle 11.17. Il numero delle persone però è ridotto al minimo. Passa una signora che ha appena lasciato la nipote in aeroporto. «Cosa vuole ho dovuto farlo, è girovaga, mi ha chiesto di accompagnarla» commenta con una battuta e chiede come fare per pagare il ticket del parcheggio. «Se sapevo che c'era tutta questa trafila del biglietto venivamo a piedi, tanto cosa vuole che sia venire da Ronchi». Parte il bus, va via anche la signora e torna il silenzio. Sale di attesa e biglietteria con tanto di porta aperta sono deserte, come i bagni, si vede comunque che sono stati usati, alcuni sono sporchi. C'è già cattivo odore e acqua per terra, mancano i supporti per la carta igienica e pure le salviette per asciugarsi le mani. La stazione ferroviaria si anima poco prima del treno delle 11.17, alla fine si contano sette persone. Due uomini d'affari stranieri, una ragazza con il trolley, un'anziana che è arrivata da qualche paese vicino con i giornali e la borsetta, diretta a Trieste, un extracomunitario vestito alla moda che timbra il biglietto. Poi due ragazzi stranieri, parlano inglese, sono arrivati in aeroporto una settimana fa, hanno preso un'automobile a noleggio e hanno fatto un giro in regione. Ora l'hanno riportata al noleggio e prendono il treno per Trieste: sono diretti in Croazia. Gli unici finora ad aver colto in pieno tutte le potenzialità ancora inespresse del polo intermodale. Arriva il treno, scendono due persone dirette all'aeroporto. All'esterno sulle banchine continuano a lavorare almeno una decina di operai che stanno ultimando gli impianti, passano i cavi, altri controllano i sistemi informatici dei distributori automatici dei biglietti, altri ancora il funzionamento delle scale mobili. Il polo intermodale non è ancora ultimato, ci sono ancora lavori da fare. Un gigante bellissimo, ancora addormentato.

Giulio Garau

 

L'ISPEZIONE - Il sogno: pendolari in bici - Lamentele dai taxisti
RONCHI DEI LEGIONARI - La curiosità è davvero tanta e lo si vede dalla mole di persone che, quotidianamente, entra e visita una realtà che, sino a poco più di un anno fa, era solo nell'immaginario della gente e nelle tavole dei tanti elaborati realizzati prima di aprire il cantiere. C'è grande aspettativa sul ruolo che potrà recitare il polo intermodale di Ronchi dei Legionari all'interno del sistema dei trasporti del Friuli Venezia Giulia. Ed ancor di più per ciò che potrebbe offrire all'utenza della bisiacaria. Un punto di riferimento accessibile ed immediato, che offra vantaggi e possa essere considerato qualcosa di indispensabile per la mobilità delle persone. Altrimenti non si spiegherebbero le tante prese di posizione, le richieste, il numero considerevole di post che invadono i social. Ciò che sta a cuore, tra le altre cose, è l'accessibilità delle biciclette. Ed è per questo che Bisiachinbici e la Fiab hanno elaborato un report il cui fine è quello di valutare la mobilità ciclistica all'interno del polo e il suo collegamento con la viabilità esterna, mettendo in evidenzia i punti di forza ma soprattutto le criticità, con l'obiettivo di porne rimedio nell'ottica di favorire gli spostamenti in bicicletta in ingresso ed uscita al polo. Molto dipenderà anche dalla realizzazione delle piste ciclabili, sistema che dovrà essere realizzato dall'amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari.Il trasporto pendolare potrebbe, a detta delle due organizzazioni, avere una grossa spinta da questa infrastruttura. Vista la non gratuità dei parcheggi auto è infatti presumibile ipotizzare che gli spostamenti verso la stazione, da parte di chi la utilizzerà quotidianamente, possano dirottarsi verso l'uso della bicicletta. A patto, però, di fornire l'accesso alla stazione con comode e sicure piste ciclabili e di dotarla di adeguati stalli per le bici. Come per la viabilità su quattro ruote, anche per le bici l'unico accesso alla stazione ferroviaria avviene dalla corsia Sud della regionale 14, in direzione del centro abitato ronchese. Arrivati però sul punto in cui è previsto l'ingresso della ciclabile ecco il primo problema. Davanti all'imbocco della ciclabile è stata realizzata una zebratura, strisce bianche a 45°, che indica inequivocabilmente un'isola di traffico. Per definizione del codice della strada l'isola di traffico è una zona in cui è vietato il traffico e la sosta dei veicoli, qualunque essi siano. La pista ciclabile c'è ma è irraggiungibile, a meno di infrazioni del codice.«L'area di sosta delle bici - si legge nel report - è posizionata sotto la parte terminale del ponte, in prossimità degli ascensori che portano ai binari. Assolutamente inadeguate sono le rastrelliere porta bici. La tipologia è quella che peggio si consiglia per contrastare i furti. Non è possibile agganciare le bici con lucchetti da nessuna parte se non nel poggia ruota, a cui peraltro non è facile riuscire ad agganciare il telaio». Perplessità arrivano anche dai taxisti che operano nella zona. «I taxi esterni all'aeroporto che porteranno i clienti al nuovo polo - afferma un operatore - dovranno pagare un extra, perché è stato deciso che chi di noi passa al parcheggio P4, obbligatorio per la sosta breve, da 3 volte massimo in un giorno a 12 in un mese deve fare un abbonamento a scelta tra 300 euro per 100 entrate o 100 euro per 30 entrate, numeri ridicoli da superare. Questo significa pesare sulle tasche della gente e rovinare un servizio già piegato a causa della concorrenza».

Luca Perrino

 

Conto alla rovescia per la privatizzazione - in lizza le maggiori società aeroportuali
Il Trieste Airport potrebbe entrare nella galassia di Save, la società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso e che detiene il 40% di quello di Verona ed il il 27,65% dell'aeroporto belga di Charleroi. E' presto per dire quali realtà parteciperanno all'asta per la vendita del 45% del capitale, con opzione per un ulteriore 10%, il cui termine è stato fissato per il 6 giugno. Ma il presidente di Save, Enrico Marchi, che ieri ha presentato il volo diretto di American Airlines per Chicago, operativo dal 5 maggio, ha già fatto intendere che l'interesse è concreto. Accanto a Venezia potrebbero esserci Atlantia, che fa capo a Benetton e che controlla la società Aeroporti di Roma, il fondo privato F2i, azionista di riferimento di SEA Aeroporti di Milano e presente a Napoli, Torino, Bologna e Alghero, ma anche Fraport, che controlla 14 scali greci e detiene il 75% dell'Aeroporto di Lubiana. Interesse anche da Aéroports de Paris, ma soprattutto Everbrigh di Hong Kong, che ha Tirana.

(lu.pe.)

 

Insieme a Piazza Europa ecco Park&Bus - Il servizio consentirà di lasciare l'auto nei parcheggi e arrivare in centro con i mezzi senza pagare il biglietto
Torna il Park&Bus gratuito in occasione di Piazza Europa 2018. Il servizio, che ha mostrato di essere molto apprezzato da triestini e turisti durante le scorse festività natalizie e nei giorni di carnevale, è promosso e sostenuto da Trieste Trasporti (gruppo Arriva) in collaborazione con il Comune di Trieste ed Esatto. Anche questa volta il Park&Bus consentirà di lasciare l'automobile in apposite aree semiperiferiche e di raggiungere il centro città in autobus senza dover pagare il biglietto. Cinque i parcheggi coinvolti: Opicina (quadrivio, lato Banne), via Flavia (piazzale Cagni), Chiarbola (piazzale delle Puglie), Barcola (piazzale 11 Settembre) e via Carli. In ciascun parcheggio sarà delimitata un'area dedicata all'iniziativa. Il servizio sarà attivo dal 22 al 25 aprile: si potrà parcheggiare gratuitamente nelle aree indicate dalle 10 alle 20 di domenica e mercoledì e dalle 15 alle 20 di lunedì e martedì. Il personale addetto, presente sul posto, consegnerà agli utenti un biglietto per viaggiare sui normali autobus di linea fino alla mezzanotte di ciascuna giornata (senza la necessità di dotarsi di ulteriori titoli di viaggio). Il biglietto dovrà essere obliterato nel viaggio di andata e dovrà essere esibito a richiesta dei verificatori a bordo dei mezzi. Per l'occasione, grazie a Esatto, sarà gratuito anche il parcheggio di via Carli (normalmente a pagamento). Nei giorni di Piazza Europa sono anche previste alcune deviazioni ai normali percorsi di linea, in virtù della chiusura al traffico di via Mazzini (nel tratto compreso fra via Imbriani e le rive) dalle 15 di sabato 21 aprile all'ultima corsa di mercoledì 25 aprile. In particolare saranno soggette a modifiche le linee 4 (direzione piazza Tommaseo), 5 (entrambe le direzioni), 9 (entrambe le direzioni), 10 (entrambe le direzioni, con capolinea in piazza della Borsa), 11 (direzione corso Italia), 17 (direzione piazza Tommaseo), 18 (direzione corso Italia), 24 (entrambe le direzioni), 25 (direzione corso Italia), 28 (direzione piazza Tommaseo), 30 (entrambe le direzioni) e A (entrambe le direzioni). I dettagli dei percorsi modificati sono disponibili sul sito www.triestetrasporti.it alla sezione Ultima Ora. Aggiornamenti anche su Twitter (@triestetrasport) e sul canale Telegram del Comune di Trieste.

 

Decolla l'infopoint - E Muggia si candida hub del cicloturismo
Entro maggio la riapertura dell'ex Pro loco in piazzale Caliterna - Offrirà innovativi pacchetti dedicati in particolare alle due ruote
MUGGIA «Muggia come hub del turismo sostenibile dell'Adriatico settentrionale». È un nome importante quello scelto per il progetto elaborato dal Gal Carso, e sottoscritto dal Comune di Muggia, con un unico grande ed ambizioso obiettivo: rilanciare il turismo nella cittadina. In base alla nuova convenzione stipulata appunto in questi giorni tra i due enti, il nuovo infopoint verrà realizzato in piazzale Caliterna, nella palazzina utilizzata sino all'aprile dello scorso anno dalla Pro loco di Muggia. «Vogliamo aprire al pubblico un punto informativo per turisti e residenti, dotato di servizi gestiti da operatori commerciali e non», spiega l'assessore alla Promozione della città Stefano Decolle. Previsti, dunque, noleggio e tour guidati con e-bike, biciclette e segway. Ma anche servizi di incoming, esperienze attive e pacchetti turistici, nonché la rivendita di prodotti del territorio. La durata del comodato d'uso della palazzina sarà di tre anni con possibilità di rinnovo per altri tre anni. Il Comune erogherà al Gal esattamente 91 mila e 540 euro per i prossimi tre anni, di cui 41 mila e 655 euro per il personale. «Il contributo potrà essere rivisto annualmente in considerazione dell'eventuale ampliamento concordato delle attività o in ragione del significativo mutamento dei costi connessi alla loro organizzazione», viene puntualizzato nella convenzione. La manutenzione straordinaria dei vani sarà di competenza del Comune. Queste, dunque, le premesse. In realtà ora spetta al Gal individuare concretamente il gestore del punto informativo, nonché gli operatori che forniranno i vari servizi ad esso collegati secondo gli indirizzi e gli obbiettivi fissati, «osservando le regole di trasparenza e di libera concorrenza su cui deve improntarsi l'azione pubblica amministrativa». Per quanto riguarda invece gli orari di apertura questi dovranno essere ancora concordati con l'amministrazione comunale, anche se il Gal ha già proposto nel proprio progetto una copertura di sei giorni su sette (esclusa la giornata del mercoledì) con orari 9-12 e 17-20. Nel progetto sono stati altresì presentati gli obiettivi generali. Innanzitutto creare un infopoint che coniughi servizio pubblico e approccio professionale privato. L'infopoint dovrà dunque vendere «esperienze turistiche» e pacchetti basati su Muggia e dintorni. Altro aspetto fondamentale è che nei servizi offerti saranno coinvolte concretamente le aziende e le associazioni di Muggia. Per quanto riguarda il personale operativo la gestione sarà basata su un staff di due lavoratori a contratto per sei mesi, staff che «auspicabilmente» dovrà essere trilingue, ossia in possesso della conoscenza di inglese, tedesco e, naturalmente, italiano. Tra le proposte previste anche l'incentivo al pernottamento sul territorio (alberghi, residence, agriturismi e bed and breakfast), una scelta dettata proprio dal desiderio di trasformare Muggia da zona di passaggio a vera e propria zona di sosta del turismo, in particolare quello sostenibile dato dalle biciclette. Una scommessa che dovrebbe iniziare entro maggio, il mese previsto per l'apertura del nuovo corso turistico della cittadina, intesa ora, come detto, come «hub del turismo sostenibile dell'Adriatico settentrionale».

Riccardo Tosques

 

 

Allevare suini? «Una bomba ecologica» - Il report della Ong "Terra!": falde acquifere minacciate dagli scarti. Un pieno di antibiotici finisce nei terreni
ROMA - Il prosciutto è una squisitezza. Peccato che, come rivela un rapporto della Ong ambientalista "Terra!", la filiera nazionale del prosciutto sia del tutto insostenibile dal punto di vista ambientale. Anzi: va considerata una vera e propria bomba ecologica. Basti pensare che i 12 milioni di maiali macellati ogni anno nel nostro paese - la gran parte impiegati per produrre Parma e San Daniele, i cui disciplinari prevedono che gli animali siano nati, allevati e macellati in Italia - producono annualmente una quantità spaventosa di escrementi: ben 11,5 milioni di tonnellate l'anno, quasi tutte smaltite in modo inquinante, ovvero sparse sui campi mettendo in pericolo le falde acquifere. È come se ci fosse una popolazione aggiuntiva di 25,5 milioni di persone non collegate alla rete fognaria. Ma questa è solo una delle inquietanti rivelazioni del rapporto «Prosciutto Nudo», che mette nel mirino le conseguenze dell'allevamento industriale intensivo, una tecnica inventata negli Usa negli anni '70 ormai dilagata nel mondo. «Una tecnica - spiega il giornalista e scrittore Stefano Liberti, autore del rapporto - che permette grande efficienza, grandi produzioni a basso prezzo per i consumatori e grandi profitti. Ma che scarica all'esterno le conseguenze negative per la salute del territorio, delle persone e degli animali. Un modello insostenibile». L'88% dei maiali presenti nel nostro Paese (come detto, 12 milioni l'anno, oppure 8,6 milioni considerando che la «speranza di vita» di un suino da noi è di soli nove mesi) è rinchiuso in pochi (circa il 10%) allevamenti di grandi dimensioni, con più di 500 capi. Lager dove i suini trascorrono la loro breve vita senza mai uscire all'aria aperta, spesso in gabbie singole, senza possibilità di movimento, imbottiti di antibiotici per evitare malattie e ingrassare presto. La stragrande maggioranza degli allevamenti italiani è concentrata in un'area ristretta: pochi chilometri quadrati tra Mantova, Brescia, Reggio Emilia e Modena. Quasi la metà dei maiali si trova in Lombardia, con ben 3.937.201 capi. Il record è in provincia di Brescia, con 2.180 allevamenti e 1.289.614 suini. Considerando che un suino in un anno «produce» 15 volte il suo peso in deiezioni, questo liquame orrendo pieno di azoto, fosforo e potassio invece di diventare utile biogas va sui campi e poi nelle falde acquifere. Insieme alle feci, vanno anche i molti farmaci somministrati agli animali. Il 68% degli antibiotici consumati in Italia è somministrato negli allevamenti, tre volte più che in Francia, quasi come negli Usa e in Cina. Medicinali che finiscono nelle falde acquifere, a peggiorare il fenomeno sempre più allarmante dell'antibiotico resistenza, che dà vita a ceppi di batteri sempre più difficili da vincere. Infine, i costi ambientali in senso esteso: per far funzionare una filiera così divoratrice di risorse, occorrono 3,5 milioni di tonnellate di mangimi (in prevalenza importati, in prevalenza OGM), e tantissima acqua. Risultato: per produrre un chilo di prosciutto servono 4 chili di cereali, 6.000 litri d'acqua, 1,4 mg di antibiotici. Con il sottoprodotto di 11 chili di feci, e 12 chili di emissioni di CO2. Che fare? "Terra!" propone di ridurre drasticamente i consumi di carne. «Intanto - spiega il direttore Fabio Ciconte - bisogna dare ai consumatori un'etichetta trasparente, che riveli la provenienza da allevamento intensivo e gli impatti associati. Contribuendo così a rompere quella distanza cognitiva che si è venuta a creare tra la carne che consumiamo e l'animale da cui proviene». E poi, tornare agli allevamenti tradizionali all'aperto, oggi per fortuna in ripresa, come quelli della Cinta Senese o della Mora Romagnola. Ma noi consumatori capiremo che di prosciutto sostenibile ce ne sarà poco e costerà caro?

Roberto Giovannini

 

 

San Dorligo, polemica sulla gestione dei rifiuti - L'opposizione: «Le quantità censite calano, i costi no». La replica: «È semplicemente salita la differenziata»
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Tema immondizie sempre caldo a San Dorligo della Valle. È di Boris Gombac, capogruppo di Uniti nelle tradizioni in Consiglio comunale, un nuovo attacco alla giunta del sindaco Sandy Klun. «Nel secondo semestre del 2017 - scrive Gombac in una nota - con l'arrivo della A&T 2000 spa nella gestione dello smaltimento si sono volatilizzate 241 tonnellate di rifiuti. Siamo passati dalle 959 del primo semestre 2017 alle 718 del secondo. Un calo ancora più significativo - prosegue - se si ricorda che nel 2005, prima dell'introduzione della raccolta differenziata, i rifiuti del nostro Comune ammontavano a 2.600 tonnellate l'anno. Avanti di questo passo - insiste Gombac - il problema rifiuti si risolverà da solo, perché non ne avremo più. Tutto questo però - conclude - non ha comportato un proporzionale calo dei costi a carico dei cittadini, anzi. Abbiamo un costante aumento dei costi sia fissi sia variabili, mentre dovrebbe essere il contrario».«La modifica del sistema di raccolta - replica Klun - aveva come obiettivi la riduzione del rifiuto indifferenziato, il più inquinante e costoso, l'aumento dei quantitativi raccolti di umido e l'eliminazione dei conferimenti impropri e abusivi. La puntuale riorganizzazione del servizio, fatta con A&T 2000 - aggiunge il sindaco - ha richiesto senz'altro investimenti, che si traducono in costi fissi, ma ha permesso di raggiungere pienamente e fin da subito gli obiettivi, inclusa la riduzione dei costi totali del servizio. Infatti - prosegue Klun - come si evince dal Piano finanziario si è riusciti a superare il minimo di legge del 65% nella differenziata, mentre nel 2016 e nel primo semestre del 2017 si era arrivati solo al 56%. Nel secondo semestre del 2017 si è raggiunto il 68,29%, percentuale in ulteriore aumento nell'anno in corso, si è ridotta la produzione del rifiuto indifferenziato, proprio grazie al nuovo sistema di raccolta, che ha contribuito ad eliminare i conferimenti impropri e abusivi, sono aumentate le quantità raccolte di umido ed è notevolmente migliorata la qualità dei rifiuti differenziati raccolti. I dati sui rifiuti, snocciolati nel tentativo di sostenere tesi quanto meno bizzarre - conclude Klun - confermano invece il buon esito delle iniziative dal Comune. I rifiuti non si sono volatilizzati, ma la loro riduzione è proprio il risultato voluto».

(u. s.)

 

 

Bubo e poi Anacleto, due gufi reali all'Enpa nel giro di 15 giorni

Alla struttura di via De Marchesetti ospite anche una poiana - Il coordinatore Fvg Urso ai giovani: «Servono nuovi volontari»
È arrivata la primavera e con essa, all'Enpa di Trieste, è giunto il tempo di accogliere nuovi ospiti. Dopo aver concluso il 2017 con numeri davvero sorprendenti (2.706 gli animali accolti e curati nella struttura, oltre 3.000 calcolando anche quelli soccorsi all'esterno) l'Ente nazionale protezione animali di via De Marchesetti promette di confermare anche nel 2018 il proprio ruolo decisivo nella salvaguardia e nella cura degli animali di fauna selvatica e non solo. Da poco all'Enpa sono infatti arrivati due ospiti "d'eccezione"... Senza nulla togliere agli altri amici ospitati dalla struttura, non si può che rimanere incantati alla vista dei due meravigliosi gufi reali da poco giunti in sede. Bubo (dal nome scientifico Bubo bubo) e Anacleto, questi i nomi assegnati dai volontari ai due giovani esemplari maschi, sono stati accolti nella struttura a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Bubo, a cui manca una zampa, è stato trovato nella zona di Campanelle circa un mese fa. Non gli fa certo difetto la curiosità: ecco allora che è sua abitudine scrutare chi lo osserva, facendo capolino dal nido appositamente preparato e dipinto per lui dai volontari. Solo quindici giorni dopo l'arrivo di Bubo, un altro esemplare di gufo reale, il bellissimo Anacleto, è stato trovato nella zona di Muggia e poi accolto dall'Enpa per essere curato e rimesso infine in libertà: «Il fatto che ogni anno - spiega la presidente, Patrizia Bufo - arrivi nella nostra struttura almeno un esemplare di gufo reale, fa ben pensare come la nostra provincia rimanga sempre ricca di fauna selvatica». Oltre a Bubo e Anacleto questa primavera ha portato anche un bell'esemplare di poiana, che sarà liberata lunedì, in occasione della visita in sede di una scolaresca. Ad essere liberato a breve, tra 20 giorni circa, sarà anche uno scoiattolo ospite in via De Marchesetti ormai da più di un anno. Ospiti che vanno, ospiti che vengono. Ma la certezza dell'Enpa di Trieste resta Circe, il meticcio di cinghiale che da quattro anni si fa "viziare" da visitatori e volontari, che non possono resistere alla sua simpatia. In merito al ruolo prezioso svolto all'interno e all'esterno della struttura, Gianfranco Urso, coordinatore regionale dell'Enpa, che lo scorso 13 marzo ha festeggiato i suoi primi 50 anni di volontariato all'Ente nazionale protezione animali, ci tiene a comunicare che «l'attività, diurna e notturna, di recupero in città e provincia di animali feriti svolta sin qui dai volontari della protezione animali, a partire dal 1° maggio sarà di competenza della Regione Fvg. Il problema è che - sottolinea Urso - a coprire il servizio notturno volontario siamo in pochi e "vecchi". Manca dunque un ricambio generazionale: è per questo che rivolgiamo un appello alle nuove generazioni affinché possano portare avanti un servizio che è diventato un punto fermo per i triestini e non solo. Voglio rassicurare tutti che la nostra instancabile squadra di volontari sarà sempre disponibile al soccorso in strada, almeno durante il giorno. Perché l'Enpa c'è, sempre».

Alexandra Del Bianco

 

 

Cultura e Ferriera per Bolzonello

Il candidato presidente del Fvg sostenuto dal centrosinistra, Sergio Bolzonello, sarà impegnato oggi dalle 9 alle 11.30 in alcune interviste tv, alle 12 nel confronto Confcooperative, alle 14 sempre a Trieste in un incontro con operatori del cinema e della cultura e alle 15 parteciperà a un incontro organizzato da Legambiente sul tema della Ferriera.

 

 

Comitato Dolci - Raduno anti-guerra in piazza Unità

Il Comitato Dolci chiama i cittadini alla mobilitazione, presso la targa che ricorda le leggi razziali in piazza Unità, domani alle 17.30, per un raduno contro «la guerra mondiale a pezzi evocata da papa Francesco» che «avanza e colpisce Siria e Palestina mentre trovano ospitalità a Trieste navi impegnate in raid missilistici e manovre prebelliche col supporto aereo della base di Aviano». Il Comitato Dolci, che dedica l'iniziativa a Patrizia Vascotto, recentemente scomparsa, per la sua «testimonianza di pace e convivenza tra i popoli»,torna pure a polemizzare con il sindaco che «ha negato al Comitato Pace l'utilizzo dei luoghi pubblici» e «concede i permessi a sua discrezione e gradimento, anche politico, alla vigilia del 25 aprile».

 

 

BANCHETTO INFORMATIVO AMIANTO

L'Associazione europea rischi amianto comunica che dalle 9 alle 12 in piazza della Repubblica, a Muggia, allestirà, in collaborazione con lo Spi-Cgil, un banchetto informativo sulle problematiche relative all'amianto.

 

 

POMERIGGIO INCONTRO SULL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

Dalle 17.30, alla sala Arac del Giardino pubblico, "Pratiche colturali e scelta delle orticole in agricoltura biologica" con Daniela Peresson (agronoma).

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MERCOLEDI', 18 aprile 2018

 

 

Plastica: creato un enzima che può mangiarla

Gli scienziati dell’Università di Portsmouth hanno creato un enzima mutante capace di mangiare la plastica. La svolta, stimolata dalla scoperta di batteri che mangiano plastica in una discarica giapponese, potrebbe aiutare a risolvere la crisi globale dell’inquinamento plastico, consentendo per la prima volta il pieno riciclaggio delle bottiglie.

Alcuni si ricorderanno che nel 2016 era stato scoperto il primo batterio che si era evoluto naturalmente per mangiare la plastica, trovato in una discarica di rifiuti in Giappone. Ora, gli scienziati sono riusciti a comprendere la struttura dettagliata dell’enzima cruciale prodotto da tale batterio, modificandolo per vederne l’evoluzione. I test hanno però dimostrato che inavvertitamente avevano reso la molecola ancora più efficace nel degradare la plastica PET (polietilene tereftalato) utilizzata comunemente per le bottiglie delle bibite. L’enzima mutante impiega alcuni giorni per iniziare a scomporre la plastica, ma lo fa comunque molto più velocemente del tempo che impiega il processo naturale negli oceani. I ricercatori sono ottimisti che questo processo possa essere ulteriormente accelerato e diventare attuabile su larga scala, riducendo così notevolmente la quantità di materiale plastico diffusa nell’ambiente. In tutto il mondo vengono vendute ogni minuto circa 1 milione di bottiglie di plastica e solo il 14% di queste viene poi riciclato. Molte finiscono negli oceani, danneggiando la vita marina e potenzialmente anche le persone che mangiano pesce. L’enzima mangia plastica potrebbe dunque aiutare a risolvere tale problematica. Come spiegato da John McGeehan dell’Università di Portsmouth: Sebbene il miglioramento sia modesto, questa scoperta inaspettata suggerisce che c’è ancora spazio per migliorare ulteriormente questi enzimi, avvicinandoci a una soluzione di riciclaggio per la montagna di plastica buttata in continua crescita.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 18 aprile 2018

 

 

Nuova sentenza dal Lazio - Il Tar respinge il ricorso Smartgas: «Niente risarcimento per i ritardi»
E intanto il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Smart Gas per ottenere un risarcimento danni di 57 milioni 892 mila euro per i «ritardi subiti dal progetto» di un impianto di rigassificazione di Gnl nella zona portuale del Lisert. La sentenza, emessa il 4 dicembre 2017 dalla Terza sezione del Tar del Lazio, presieduta dal magistrato Gabriella De Michele, ma pubblicata solo alcuni giorni fa, definisce infondata la domanda di risarcimento che quindi «deve essere respinta». Smart Gas, che ha come project leader il presidente di Sbe Alessandro Vescovini, aveva lamentato che i ritardi delle procedure autorizzative erano la causa di una dilazione dei flussi di ricchezza, del mutamento sfavorevole delle condizioni ambientali nelle quali oggi l'imprenditore si trova ad operare, dell'ingresso di nuovi "competitors" anche stranieri e della sottrazione di risorse e tempo a investimenti complementari. Il ricorso ha quindi chiamato in causa i ministeri dell'Ambiente, per i Beni e le attività culturali, dello Sviluppo economico, la Regione e l'Azienda speciale per il porto, tutti coinvolti nella procedura di Valutazione di impatto ambientale (il Mise in realtà nel rilascio dell'Autorizzazione unica). Secondo i magistrati, «emergono, dall'esame puntuale del procedimento, numerose carenze progettuali e informative, ritardi nel fornire informazioni, variazioni progettuali, imputabili alla stessa Smart Gas la quale, in tal modo, ha certamente concorso a causare la ritardata definizione del procedimento di Via». Contro la Via negativa emessa dal ministero dell'Ambiente nel marzo 2017 pende peraltro sempre al Tar del Lazio un altro ricorso presentato da Smart Gas e che ha indotto quindi il Mise a sospendere la procedura di rilascio dell'Autorizzazione unica. Per i magistrati amministrativi «lo stesso ritardo nella definizione del procedimento non è addebitabile a colpa delle amministrazioni resistenti ma alla concorrente condotta della ricorrente». Cioè Smart Gas. La terza sezione del Tar del Lazio ha respinto il ricorso per il risarcimento dei danni, e ha condannato Smart Gas, al pagamento delle spese legali in favore degli enti resistenti. Si tratta di 5 mila euro complessivi a favore dei ministeri nel loro insieme, vista l'unicità della loro difesa legale, di altri 5 mila euro a favore della Regione e di 3 mila euro a favore dell'Azienda speciale per il porto. Smart Gas aveva quantificato i danni subiti in 39.329.219 euro per mancati flussi finanziari, 15.731.688 euro per deterioramento degli scenari, 2.831.458 per costi di istruttoria e accessori. Per un totale, per l'appunto, di 57.892.365 euro. Al ministero dell'Ambiente Smart Gas ha contestato tra gli altri addebiti di «avere scientemente ritardato l'adozione del provvedimento finale di Via e, ancor più, di avere addotto ragioni già note e superate in istruttoria pur di motivare il diniego anche raccogliendo pareri "extra ordinem" al di fuori del procedimento». Al Mibact è stato contestato di avere fornito «con grave ritardo il proprio parere negativo di compatibilità paesaggistica dell'intervento» e al Mise di non avere portato a compimento il procedimento di Autorizzazione unica avviato nel 2014 e di avere sospeso il procedimento «senza ragione apparente». La Regione "con i suoi reiterati avvisi negativi" avrebbe invece "ingigantito le poche criticità che alcuni pareri esprimevano sulla proposta". L'Aspm infine si sarebbe «ostinata a osteggiare il progetto del privato con ripetuti pareri irrituali nella procedura, al malcelato scopo di favorire l'esecuzione sulla medesima area portuale del proprio progetto, evitando in radice ogni possibile interferenza e conflittualità con il progetto della ricorrente».Il Tar del Lazio ha dato però un altra lettura, analizzate tutte le memorie presentate dalle controparti, della vicenda. Ora si attende l'altro ricorso.

Laura Blasich

 

 

Rotatoria e ciclabile - Così Muggia punta sulle "Zone 30"
Via libera del Consiglio al progetto per ridurre la velocità - Interessata l'area tra le vie Roma, Tonello, Frausin e Battisti
MUGGIA - La creazione di una nuova rotatoria all'ingresso di Muggia nell'ambito delle "Zone 30" e il potenziamento del Trasporto pubblico locale. Queste le due tematiche affrontate durante l'ultima riunione del Consiglio comunale, su impulso del consigliere dem Marco Finocchiaro. Zona 30 Il primo documento votato dalla maggioranza di centrosinistra e dal Movimento 5 stelle (astenute le altre forze politiche presenti in Consiglio) ha deciso di impegnare il Comune a inserire il piano denominato "Progettazione e realizzazione di Zone 30", già finanziato dalla Regione a fine 2016, nel programma triennale delle opere pubbliche muggesane per l'anno 2019. Il progetto preliminare prevede la realizzazione di una rotatoria stradale a ridosso delle vie Roma, Tonello, Frausin e largo Caduti per la Libertà, nonché la realizzazione di una pista ciclabile sulla via Battisti e alcuni interventi di illuminazione degli attraversamenti pedonali esistenti nel centro di Muggia, con l'applicazione del limite di 30 km/h nelle arterie stradali citate.«Le zone interessate dall'intervento sono aree pubbliche ad alta densità pedonale e ciclabile, in presenza di edifici pubblici, condomini densamente abitati, studi medici, impianti sportivi e attività commerciali, nella quali le categorie deboli risultano esposte a rischi rilevanti come dimostrato dai dati accessibili al sistema Mitris della Regione, nel quale confluiscono tutti i dati inerenti gli incidenti stradali rilevanti», ha puntualizzato Finocchiaro. Il Tpl È stata poi affrontata anche la delicata questione del Trasporto pubblico locale. Negli anni scorsi il Comune aveva richiesto ripetutamente alla Provincia e a Trieste Trasporti un miglioramento del servizio di trasporto pubblico locale, miglioramento che non era stato possibile attuare a causa dei ricorsi contro la gara europea promossa nel 2014 dalla Regione per l'affidamento del servizio su base regionale.«Nel mese di marzo, a seguito della pronuncia del Consiglio di Stato, è avvenuta la definitiva aggiudicazione al consorzio costituito dalle Aziende delle quattro ex province - spiega Finocchiaro -. Da qui la mia idea di impegnare il sindaco Marzi e la giunta a evidenziare alla Regione, competente in tema di Tpl, le richieste avanzate negli anni passati». In sintesi l'ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Nesladek ha richiesto una diminuzione dei tempi di percorrenza della linea 20 sia feriale che festiva, un potenziamento della "47" a servizio di Aquilinia, Zaule e via di Trieste e della "31" di Cerei già oggetto di un raccolta di firme da parte dei cittadini. «Ho anche chiesto l'unificazione dell'abbonamento marittimo e terrestre del Delfino Verde, nonché il potenziamento delle linee verso Chiampore, Lazzaretto, scuolabus ed ospedali. Ora - conclude Finocchiaro - queste modifiche potranno essere finalmente attuate: potranno essere aumentati i chilometri di percorrenza, su determinate tratte, o come nel caso della 20 accorciando la percorrenza potranno essere riversati su altre linee, quali ad esempio la 47 che potrebbe diventare una sorta di circolare ad altra frequenza». La risoluzione sul Tpl è stata accolta dal Consiglio comunale all'unanimità.

Riccardo Tosques

 

 

Duino - Inquinamento acustico - Sondaggio web di Autovie
DUINO AURISINA - I residenti di Duino Aurisina sono stati scelti, unici fra quelli del territorio provinciale di Trieste, per partecipare al primo sondaggio online, predisposto da Autovie venete, per il monitoraggio dell'inquinamento acustico nei tratti vicini all'autostrada. La spa di Palmanova ha allestito un innovativo software, utilizzabile con Google earth, che permette di visualizzare la mappatura delle zone adiacenti all'autostrada, i dati rilevati dal monitoraggio e le misure adottate per ridurre il rumore. Autovie ha recentemente predisposto un programma di interventi per ridurre l'inquinamento acustico. I Comuni interessati dal sondaggio sono 52, in 14 dei quali le opere di contenimento sono già state realizzate, mentre per i restanti 38 gli interventi sono stati pianificati nei prossimi anni. Entro il 2022 saranno conclusi tutti quelli inseriti in tratti autostradali non interessati dai lavori della terza corsia, mentre i rimanenti saranno collegati a quest'ultimo cronoprogramma. Oltre 153 milioni di euro l'investimento totale. Autovie ha misurato l'inquinamento acustico sonoro diurno e notturno, per poi stabilire se fosse necessario installare ulteriori schermature. Il piano di azione e la mappatura predisposti sono pubblicati sul sito www.autovie.it. Dopo aver scaricato Google earth, cliccando sul simbolo menu del sito www.autovievenete.it e selezionando prima la categoria autostrada e poi la voce ambiente, si accede al link "risanamento acustico". Cliccandoci su si apre la pagina Normativa End dove è presente la voce "cerca il tuo Comune". Sulla sinistra è rappresentato l'albero di navigazione che segnala gli elementi visualizzabili: dalle barriere esistenti agli edifici, fino alla rappresentazione dei livelli di rumore. Sulla destra, invece, il territorio è caratterizzato da una serie di colori che rappresentano il livello di rumore sulla base della mappatura acustica. I cittadini di Duino Aurisina, dopo aver consultato i dati, possono presentare osservazioni, inviandole all'indirizzo servizioclienti@autovie.it entro venerdì 1° giugno. Autovie ne terrà conto al momento della predisposizione del piano di azione definitivo.

(u.s.)

 

 

Nel Parco del mare la natura sarebbe carcerata - La lettera del giorno di Roberto Barocchi, presidente Triestebella
"Parco del mare" è un nome furbesco per indicare un acquario i cui visitatori vedrebbero una natura carcerata. Un parco è invece un'area naturale molto vasta in cui gli animali si muovono liberamente. Esiste un modo per fare conoscere gli ambienti marini senza costringere dei pesci in luoghi stretti, con minori costi di realizzazione e gestione e con effetti stupefacenti: realizzare un acquario virtuale mediante tecniche di multiproiezione e di olografia. Per dare una pallida idea di quello che si può fare allego una foto di una mostra sull'Antartide tenutasi a Lione nel 2016: in una sala si era circondati da centinaia di pinguini in movimento. Nell'Acquario di Genova pochi tristi pinguini stanno rintanati in fondo alla gabbia. Si possono ricreare ambienti sottomarini proiettando anche sul soffitto. L'acquario virtuale (magari anche uno zoo virtuale) andrebbe messo in Porto vecchio in un polo museale comprendente la Stazione idrodinamica, un nuovo e più grande Museo del mare, l'Immaginario scientifico e attrezzature e locali per mostre, conferenze, ristorazione, vendita di oggettistica. Ci starebbe bene anche un Museo della speleologia, essendo stata Trieste alla fine dell'800 la culla della speleologia assieme alla Francia.

 

 

Circolo Verdeazzurro Legambiente

Alle 17 in prima convocazione e alle 18 in seconda convocazione, in via Donizetti 5/a, assemblea ordinaria dei soci.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 17 aprile 2018

 

 

Il Parco del mare divide i candidati - Progetto triestino bocciato da centrosinistra e M5s. Il padano Roberti in minoranza
TRIESTE - A meno di due settimane dal voto, anche il progetto del Parco del Mare di Trieste irrompe nella campagna elettorale. A mettere a confronto i candidati sul tema è stato l'incontro promosso dal comitato "La Lanterna", Legambiente e altre associazioni animaliste firmatarie della petizione contro l'opera, che il sindaco Roberto Dipiazza intende avviare entro fine anno. Ad aprire il dibattito le relazioni tecniche dell'architetto William Starc e dell'esperto di economia Gianfranco Depinguente, entrambe nettamente contrarie al progetto. «L'aumento dei flussi di traffico non sarà più compatibile con le caratteristiche della viabilità del centro di Trieste geometriche dell'arteria - hanno sottolineato -. Inoltre le previsioni di 800 mila visitatori all'anno, appaiono poco credibili». Netto nel prendere le distanze dall'operazione Parco del Mare in Sacchetta anche il candidato del Pd, Roberto Cosolini. L'ex sindaco, pur non escludendo a priori l'opzione del sito di Porto vecchio, ha messo l'accento sui rischi di carattere economico, ricordando che «l'associazione mondiale degli acquari da tempo ricorda i forti problemi economici della gestione. L'alternativa? Una struttura virtuale. L'importante comunque - ha concluso - è evitare di cedere alla tentazione di «correre solo per correre». In linea la candidata dei Cittadini, Maria Bassa Poropat, lei propensa ad una rilettura virtuale del progetto, da abbinare però rigorosamente al mondo della ricerca scientifica. Un no fermo è arrivato anche dall'esponente pentastellato Andrea Ussai convinto dell'insostenibilità, tecnica e ambientale, del progetto perché « Trieste merita un grande museo capace di educare al rispetto del mare, non un parco di divertimenti». Unico candidato a prendere le difese dell'opera è stato il leghista Pierpaolo Roberti, che ne sottolinea le ricadute turistiche: «Il potenziale turistico della città passa per iniziative come queste - ha ribadito il vicesindaco -. Il Parco del Mare è da ritenere dunque senza dubbio utile allo sviluppo di Trieste e alla crescita delle sue attrattive, da far maturare nel piano di riqualificazione generale di Campo Marzio».

(fr.ca)

 

 

DOMANI - CIRCOLO VERDEAZZURRO

Al Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, domani pomeriggio alle 17 in prima convocazione e alle 18 in seconda convocazione, in via Donizetti 5/a, si terrà l'assemblea ordinaria dei soci.

 

 

Al Collegio va in scena il volontariato - Gli studenti del Mondo unito di Duino impegnati nel fine settimana per aiutare il prossimo
DUINO AURISINA Agire nel volontariato, per integrare la preparazione scolastica e aprirsi meglio al mondo. Questa l'esperienza che hanno vissuto, nel corso del fine settimana, una cinquantina di studenti del Collegio del Mondo unito dell'Adriatico, assieme a un centinaio di loro colleghi delle scuole superiori di Monfalcone, Trieste e Udine, nell'ambito della terza Fiera del Volontariato. Dedicata ai giovani tra i 16 e 19 anni, la manifestazione è sostenuta dalla Regione nel contesto dei Progetti speciali per il volontariato. L'appuntamento ha segnato la conclusione di un percorso che ha visto il Collegio coinvolgere le scuole di tutta la Regione, dove si sono svolti incontri informativi e di orientamento nella scelta di un'attività di volontariato. Lo svolgimento di un'attività di tale tipo è parte integrante del percorso di studi del Collegio ed è preso in considerazione anche nella valutazione ai fini del conseguimento del diploma di Baccellierato internazionale. La condivisione con gli studenti delle scuole del territorio è stata lo stimolo per incoraggiare i ragazzi che non hanno mai fatto questo tipo di esperienza a dedicare un po' del loro tempo libero a un'attività alternativa. A coordinare il tutto una dozzina di insegnanti. Gli studenti di Duino hanno presentato i loro 34 servizi di volontariato, suddivisi in 4 ambiti: adulti, bambini, disabilità e anziani. Diciannove le associazioni esterne presenti e partner del Collegio. La mattinata si è conclusa con un piccolo spettacolo, il "Social Service Show" e con la consegna al Collegio di un mosaico. Al termine della manifestazione, è emersa l'idea di inserire, all'interno del progetto di alternanza scuola-lavoro, anche una proposta di alternanza scuola-volontariato. In futuro, l'associazione Mondo 2000 del Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico lavorerà in collaborazione con il Liceo Preseren, per predisporre una proposta in tal senso, da sottoporre all'amministrazione regionale proprio per studiare le modalità con cui offrire agli studenti delle scuole superiori questo genere di opportunità.

(u. s.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 16 aprile 2018

 

 

In cantiere la casa per le associazioni - Ristrutturazione da un milione inserita nel Piano delle opere - Al traguardo così il progetto ideato dalla precedente giunta
Dopo anni d'attesa la "Casa delle associazioni" di via Combi si appresta finalmente a diventare realtà. Lo ha annunciato l'assessore comunale al Patrimonio Lorenzo Giorgi in una seduta della IV commissione consiliare, dedicata all'utilizzo delle aree comunali da parte delle associazioni. «Inseriremo l'intervento di ristrutturazione nel Piano delle opere 2019 - ha spiegato Giorgi -, così potremo finalmente dare risposta alle tante associazioni che ci richiedono spazi per le loro attività». Risale al 2014 il progetto della precedente giunta comunale per trasformare l'ex scuola De Amicis, struttura che negli anni ha ospitato anche l'Istituto per gli studi di Servizio sociale, in una cittadella per le associazioni. Ma un sopralluogo nel 2016, ricorda l'assessore Giorgi, aveva messo in evidenza la necessità di intervenire con una ristrutturazione molto più pesante di quanto inizialmente ipotizzato per rendere nuovamente fruibile l'edificio di proprietà del Comune a pochi passi da piazzale Rosmini. «È stato rilevato un problema strutturale al tetto che comporta spandimenti che arrivano quasi fino al piano terra: servirà dunque un intervento di rifacimento del tetto e di messa in sicurezza di tutti i piani dell'edificio», evidenzia Giorgi, che spiega che l'intenzione è di creare uno spazio che possa offrire una sede fisica per le associazioni, con delle sale condivise che incoraggino lo scambio reciproco di esperienze e le collaborazioni. A fronte di un canone estremamente ridotto le associazioni che vi entreranno però dovranno rimboccarsi le maniche e rendersi disponibili a migliorare la struttura con i lavori necessari: «Noi prepareremo il contenitore, ma come dico sempre alle tante associazioni che mi richiedono spazi anche loro dovranno darsi da fare». Sono circa un centinaio, racconta l'assessore, le associazioni senza fini di lucro che da anni fanno richiesta per ottenere uno spazio da utilizzare: «Le ricontatteremo tutte per informarle di questa possibilità», dice. La notizia della ristrutturazione dello stabile di via Combi, che costerà circa un milione di euro, mette d'accordo tutti, opposizione compresa: «Appoggio in pieno l'inserimento nel Piano delle opere 2019 della ristrutturazione dello stabile di via Combi, un'idea nata dalla precedente amministrazione, perché c'è bisogno di una prima risposta alle associazioni - dice il consigliere del Pd Antonella Grim -. Per l'utilizzo converrà ricorrere allo strumento dei bandi, perché la richiesta è ampia e variegata, ma magari si può pensare ad alcune priorità. Condivido anche l'impostazione per cui, a fronte di un canone ridotto o simbolico, le associazioni si impegnino per portare avanti piccoli lavori e migliorie: la partecipazione orizzontale va incoraggiata». Nel frattempo, racconta Giorgi, alcuni spazi comunali sono già stati dati in gestione ad associazioni: l'ex galleria-rifugio di via Mameli è stata destinata a un'associazione che la risistemerà con mezzi propri e vi porterà avanti un progetto storico-culturale, l'ex macello è stato reimpiegato per attività ludico-sportive di Softair, così come l'ex polveriera, che verrà utilizzata anche per gare di motocross, mentre l'ex pista da sci su erba 3 Camini si userà per gare di mountain bike.

Giulia Basso

 

 

Rioni pronti al raddoppio delle casette dell'acqua -
Il Municipio annuncia l'arrivo di tre nuovi erogatori a Roiano, Valmaura, San Vito e la sostituzione dei tre già attivi a Rozzol, in Rotonda del Boschetto e via Grego
Raddoppiano le casette dell'acqua. «Terminata la fase di sperimentazione abbiamo deciso di indire un bando di gara per la ricollocazione delle tre casette già collaudate e la posa di altre tre che andranno sistemate nei rioni di Roiano, Valmaura e San Vito», anticipa l'assessore ai Lavori pubblici, Elisa Lodi. Nel dettaglio, un nuovo impianto verrà collocato in via dei Moreri, il secondo in via Valmaura e il terzo in via Locchi all'altezza del Centro civico. È stato stabilito che l'importo base di gara sia di 180 mila euro, al netto dell'Iva. Il bando per la concessione di due anni di suolo pubblico per l'erogazione di acqua potabile refrigerata e gasata per mezzo di questi impianti, prevede un affidamento mediante procedura aperta con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base dell'esclusiva valutazione dell'offerta tecnica. Le offerte dovranno pervenire entro le 12.30 del prossimo 2 maggio. Le buste con le proposte verranno aperte il giorno successivo alle 9.30. I criteri di valutazione terranno conto della tipologia delle casette con attenzione a elementi come il design, i progetti a basso impatto ambientale, la facilità di utilizzo ma pure l'accessibilità per le persone con disabilità. Si terrà conto inoltre delle caratteristiche tecniche dell'impianto, del programma di manutenzione ma pure delle possibili offerte alla cittadinanza. Le tre casette dell'acqua già presenti sul territorio verranno sostituite con quelle di più recente progettazione proposte da chi si aggiudicherà la gara. Le prime casette dell'acqua sono state collocate nel settembre del 2014 in tre punti del territorio comunale: in via Castiglioni nel rione di Rozzol Melara, in Rotonda del Boschetto e in via Grego a Borgo San Sergio. Hanno riscontrato fin dai primi giorni del loro funzionamento l'interesse e l'apprezzamento di molti cittadini, spesso in fila per riempire le proprie bottiglie sia che si tratti di acqua liscia che gasata. Ogni anno, in media, i triestini hanno fatto sgorgare da quei tre erogatori 550 mila litri di acqua. Con questi impianti il Comune intende promuovere la qualità e la sicurezza e quindi l'utilizzo alimentare dell'acqua pubblica, dando contestualmente un forte contributo alla riduzione del consumo e dello smaltimento delle bottiglie di plastica, oltre che a quella delle emissioni inquinanti dovute al trasporto dell'acqua in bottiglia. Degli erogatori già attivi, il più utilizzato è quello di Rotonda del Boschetto. Dando uno sguardo al tipo di acqua scelta in questi impianti dai triestini, emerge che la frizzante viene preferita di gran lunga rispetto alla liscia. La concessione che il Comune si appresta ad affidare potrà venir implementata da un erogatore nel rione di San Giovanni, subordinatamente a una verifica di fattibilità tecnica e all'acquisizione di alcuni pareri. «Le richieste di nuove collocazioni in diversi siti continuano a pervenire - spiega Lodi - e anche nel recente giro nelle Circoscrizioni ne ho raccolte diverse. Per questo motivo ritengo che, esaurita questa fase di aggiudicazione, raccoglieremo le ulteriori richieste in modo da poter inserire nella programmazione nuovi siti dove collocare degli erogatori». Ogni cittadino italiano spende mediamente oltre 200 euro all'anno per l'acquisto di acqua in bottiglia. L'acqua è conservata nelle bottiglie di plastica da 3 a 9 mesi e nel prezzo per ogni bottiglia la "materia prima" (cioè l'acqua) incide per una frazione inferiore allo 0,5%; il resto è dovuto al costo della bottiglia, del trasporto e della pubblicità. In una famiglia media si consumano 800 litri all'anno, pari a 540 bottiglie da 1,5 litri. Per produrle si impegnano 54 chili di petrolio e 324 litri di acqua, emettendo 43 chili di CO2 in atmosfera. Per il trasporto si impiegano 11 litri di gasolio emettendo 26 chili di CO2, per lo smaltimento un litro di gasolio emettendo 57 chili di CO2. L'acqua in bottiglia costa oltre mille volte di più dell'acqua del rubinetto e spesso la sua qualità non è migliore rispetto a quella che arriva dall'acquedotto comunale.

Laura Tonero

 

 

Indagine di legambiente - L'auto elettrica piace agli italiani ma con incentivi fiscali
ROMA - L'auto elettrica piace agli italiani, ma per comprarla vorrebbero sostanziosi incentivi fiscali, visto che i veicoli eco costano più di quelli diesel e benzina. Non solo, ma vorrebbero anche «pieni» di elettricità più economici e più stazioni di ricarica in città e fuori. Sono i dati che emergono da un sondaggio sulla mobilità sostenibile condotto dalla Lorien Consulting per Legambiente. Il 33% del campione intervistato acquisterebbe un'auto elettrica se costasse meno la ricarica, il 29% se ci fossero degli incentivi fiscali per almeno il 15 - 20% del valore. Il 23% sceglierebbe l'elettrico se fosse più facile trovare punti di rifornimento in città e fuori, il 21% se fosse possibile ricaricare a casa. La maggiore durata della carica spingerebbe all'acquisto il 25%, le migliori performance il 14% e la versione elettrica del modello preferito il 9%. Le opinioni degli italiani rispecchiano la realtà odierna della mobilità elettrica: veicoli cari e con poca autonomia, pochissime stazioni di ricarica. Ma la richiesta di ricariche meno costose tradisce una scarsa conoscenza dei veicoli: oggi fare 100 km con un diesel di media cilindrata costa sugli 11 euro, con un modello elettrico equivalente sui 3,5 euro. Il sondaggio della Lorien rivela altri aspetti della mobilità in Italia, non tutti positivi. L'uso dei mezzi pubblici è calato del 12% negli ultimi 6 mesi (li hanno usati solo il 52% dei cittadini), mentre quello dei mezzi privati a motore (auto, moto e scooter) è salito del 2% (li ha usati l'89% della popolazione). Cresce però la sharing mobility: negli ultimi sei mesi il 13% degli italiani ha usato un'auto condivisa, il 3% in più rispetto al semestre precedente. Il 12% degli italiani usa solo il car sharing per guidare un'auto, mentre il 28% pedala su una bicicletta.

 

 

Temi ambientali - Il futuro della Ferriera e il rigassificatore

Primo incontro oggi, dei tre previsti con i candidati presidente di Regione, su Ferriera e rigassificatore promosso da Legambiente Trieste, NoSmog e Sinistra per Trieste. Appuntamento alle 18 al Circolo della Stampa con Massimiliano Fedriga.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 15 aprile 2018

 

 

Porto vecchio, appello di Italia Nostra - Caroli: «Impegnati dagli anni '90 sul futuro dell'area. Ma ci stanno ignorando»
Bisogna smetterla di parlare a sproposito di Porto vecchio. Denunciare il "rischio spezzatino" o chiamare in causa le archistar che nulla conoscono del territorio per farsi indicare la strada da seguire significa ignorare completamente l'operato di chi da trent'anni si sta battendo fattivamente per un recupero meditato dell'area. È la denuncia di Antonella Caroli, presidente della sezione triestina di Italia Nostra, che ieri ha ricordato come un progetto internazionale per il futuro di Porto vecchio esista già: «L'associazione Italia Nostra è impegnata su Porto vecchio fin dagli anni '90 - puntualizza Caroli - e ha trovato i fondi per il restauro della Centrale Idrodinamica e della Sottostazione Elettrica, che sarà sede operativa di Esof 2020. Nel 2013 ha elaborato un masterplan approvato dal Mibact e ora ha in cantiere un progetto di restauro e riconversione di altri sei magazzini, con la realizzazione di una foresteria, l'"Harbour College" e il restauro della vecchia rimessa ferroviaria». Ma questi interventi, sottolinea Caroli, sono stati resi possibili da una fattiva collaborazione con le istituzioni, che in questi ultimi anni, proprio quando finalmente la situazione è stata sbloccata con la sdemanializzazione dell'area, è venuta a mancare. «Francesco Russo è stato il padre della sdemanializzazione di Porto vecchio - ricorda Caroli nel salutare l'ex senatore presente alla conferenza stampa -, ma in quest'ultima tornata politica siamo stati completamente ignorati dalle istituzioni». Eppure, dice Caroli, da anni Italia Nostra lavora con un comitato internazionale di 155 esperti per il futuro di Porto vecchio. «Ci spiace che Fuksas scopra in ritardo il patrimonio del Porto vecchio di Trieste, ma bisogna chiarirgli che questo sito non è un banale waterfront su cui costruire ex novo, ma un distretto portuale di alto valore storico e architettonico». Per l'associazione Italia Nostra, che ieri era presente anche con un suo consigliere nazionale, c'è il pericolo che nuovi e fantasiosi interventi snaturino l'area. Italia Nostra ha pronto un progetto per far rinascere il distretto storico portuale nel segno dell'energia pulita e rinnovabile: «Abbiamo elaborato un progetto per l'insediamento di un Energy Park, un parco tecnologico incentrato sulle energie pulite e rinnovabili, in sei magazzini di pregio architettonico di Porto vecchio, che intendiamo recuperare con l'utilizzo di materiali a basso impatto inquinante e soluzioni di efficienza energetica», spiegano Isabella Artioli e l'architetto bolzanino Marco Sette, esperto in edifici sostenibili. I costi? Circa cinque milioni di euro a magazzino, stima Caroli, che ripropone un ruolo da protagonista per la sua associazione nei piani futuri per Porto vecchio.

Giulia Basso

 

 

Catturato in Friuli l'orso Mirtillo - Pesa 163 chili. Prima di rilasciarlo gli è stato applicato un radiocollare
LUSEVERA (Udine) - Nella notte tra giovedì e venerdì, sulle pendici del Gran Monte, è stato catturato un esemplare di orso maschio di 163 chili al quale poi gli studiosi hanno applicato un radiocollare. L'operazione è avvenuta nello stesso sito dove erano stati catturati gli orsi "Alessandro" e "Madi". È il terzo esemplare preso nella zona dal 2013 e il primo nell'ambito del progetto Nat2Care: i dati del collare permetteranno di conoscere meglio l'orso e garantire la protezione della specie. L'animale intercettato è un maschio di 5-6 anni e dal peso 163 chili, dal pelo bruno: la cattura ha permesso di predisporgli un collare satellitare utile per studiare il suo comportamento e i suoi movimenti. Le analisi genetiche dovranno confermare la sua origine, se proveniente dalla popolazione slovena o da quella trentina come M4-Francesco, che tutt'ora vive in Carnia. Dalle immagini raccolte, potrebbe essere un orso di origine slovena. L'animale è entrato verso le 23 nella gabbia, che si è chiusa automaticamente, è stato immediatamente sedato, sottoposto a prelievi di pelo e sangue e pesato. Ed è stato dotato di collare satellitare. Verso le 4 del mattino l'animale si è risvegliato e, all'alba di venerdì ha cominciato a mettersi in cammino. Il collare satellitare permetterà di monitorare l'orso per un massimo di 12-18 mesi. «Per la prima volta - spiega il professor Stefano Filacorda dell'Università di Udine - il nome dell'orso è stato deciso tra una serie di proposte risultate vincitrici di un concorso con relativa votazione fatta dai ragazzi della scuola media inferiore Tiepolo di Pagnacco: il suo nome è "Mirtillo"».Le attività di cattura e monitoraggio sono state realizzate nell'ambito del progetto Interreg Nat2Care, che ha come lead partner il parco naturale delle Prealpi Giulie e partner parco naturale delle Dolomiti friulane, Università degli studi di Udine, parco nazionale del Triglav, Nacklo e Istituto di biologia della Slovenia. L'orso è stato catturato da un team misto dell'Università di Udine e del Corpo forestale regionale; ad alcune fasi hanno partecipato volontari dell'associazione "Il Villaggio degli orsi", studenti e tirocinanti dell'università di Udine e di altri atenei. Ora si cercherà di capire le più nascoste abitudini di questa specie e di questo esemplare, ma anche di prevenire eventuali danni al patrimonio zootecnico. In questo momento in regione sono presenti tre orsi dotati di collare, l'intera popolazione regionale è stimata in 6-10 orsi.

Barbara Cimbaro

 

 

Addio a Patrizia Vascotto, anima dell'interculturalità - MERCOLEDI' I FUNERALI
Trieste ha perduto un'intellettuale colta, coraggiosa e infaticabile. Patrizia Vascotto, di professione insegnante, ma per vocazione ideatrice di eventi culturali, scrittrice e mediatrice tra le diverse culture di questa nostra città. Nata a Trieste dove ha lavorato come docente di italiano e storia nelle scuole superiori, è stata lettrice di lingua italiana all'Università di Lubiana e ha collaborato da pubblicista a testate italiane e slovene. Portata in modo eccezionale per le lingue parlava e traduceva dallo sloveno, dallo spagnolo, dal francese. Conosceva inoltre inglese, tedesco, croato e greco moderno, che prediligeva nei suoi frequenti soggiorni nell'Ellade alla ricerca delle più diverse e sconosciute radici di un Paese. Scriveva in prosa e marginalmente poesia. La lingua, le sue varianti, le sue commistioni e il suo mutare sono state lo strumento con cui Patrizia Vascotto ha operato in ogni campo della propria attività. Lingua, come strumento duttile che sa piegarsi al gioco, all'immaginazione, all'invenzione, all'espressione di quanto più profondamente sgorga dal nostro io. Innumerevoli i suoi scritti e saggi. Ricordiamo "Le rotte di Alessandria", pubblicato insieme a Franco Però. Un libro (e uno spettacolo teatrale) che trattano un fenomeno molto particolare delle migrazioni nel XIX e XX secolo, quello delle donne del Goriziano e della zona del Vipacco che vanno a lavorare come balie e come domestiche in Egitto. "La Trieste di Tomizza, itinerari", scritto con Stella Rasman, che guida lettori e visitatori nella conoscenza di luoghi specifici e significativi della città, che hanno caratterizzato gran parte degli scritti tomizziani. Ma Patrizia Vascotto era anche una guida turistica diplomata e ha proposto altri itinerari in città alla scoperta dei segni più significativi delle sue comunità etniche e religiose. Ha dedicato tante energie alla sezione triestina del "Forum Tomizza", che si articola ogni anno nelle tre città dove lo scrittore ha vissuto e lavorato: Trieste, Umago e Capodistria, affrontando le tematiche a lui care con intellettuali provenienti da tutti i Balcani, dall'Italia e dall'Austria. È stata curatrice delle manifestazioni del Premio Vilenica (uno dei principali premi letterari sloveni) in città. Attiva socia del Pen Club ha promosso la conoscenza di scrittori dell'Est europeo. Ultimo ma non ultimo, Patrizia Vascotto è stata la colonna del "Gruppo 85 - Skupina 85" nato 33 anni fa dalla volontà di amici italiani e sloveni che hanno voluto favorire una naturale convivenza tra le due maggiori realtà culturali cittadine, quella italiana e quella slovena. Parlare insieme di Trieste e costruire insieme la città sono diventati nel tempo gli obiettivi principali dell'associazione. Se Trieste è oggi una città dove la convivenza è disinvolta e cordiale lo si deve anche a Patrizia Vascotto. La cerimonia funebre si terrà mercoledì 18 aprile, alle 12.30 in via Costalunga.

Pierluigi Sabatti

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 14 aprile 2018

 

 

La Ferriera irrompe nella campagna elettorale - Questione ambientale e lavoro nei colloqui con i candidati lanciati da ambientalisti e sinistra
TRIESTE - Finora era rimasto sotto traccia, nonostante l'importanza che riveste per la città di Trieste e, forse, dell'intera regione. È il tema del futuro dello stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola. Un impianto, da anni, al centro di forti polemiche legate alla difficoltà di far convivere due istanze fondamentali: da un lato la difesa dei posti di lavoro assicurati dall'attività dell'area a caldo dello stabilimento, dall'altro la tutela della salute di quanti vivono vicino al comprensorio industriale, accusato da tempo di immettere nell'aria polveri e sostanze pericolose per la salute. Ora, però, anche i candidati alla presidenza della Regione saranno chiamati a prendere posizione sullo scottante argomento. Lo faranno da lunedì sollecitati dalle associazioni Legambiente Trieste, NoSmog e Sinistra per Trieste.All'invito hanno risposto gli aspiranti governatori Sergio Bolzonello (centrosinistra), Massimiliano Fedriga (centrodestra) e Alessandro Fraleoni Morgera. I candidati verranno incontrati singolarmente dai rappresentanti delle tre associazioni. Si comincerà al Circolo della Stampa di Trieste con Fedriga lunedì alle 18.15. E, il giorno successivo, 17 aprile, alle 11.30 sarà la volta di Morgera. Mentre Bolzonello sarà accolto il giorno 19 aprile nella sede in cui è ospitata Legambiente. Gli incontri saranno registrati in un video che sarà messo in rete affinché i cittadini di Trieste possano avere una conoscenza diretta degli impegni che intendono assumere i tre candidati su Ferriera e rigassificatore. «Chiediamo ai nostri interlocutori - spiegano i promotori dei confronti - di presentare le politiche che vogliono attuare durante il loro mandato in merito a due aspetti cruciali del territorio triestino: il futuro dell'area a caldo della Ferriera e il progetto del Rigassificatore di Zaule, sul quale dev'essere ancora pronunciata la parola fine con la convocazione della conferenza dei servizi decisoria. In merito alla Ferriera si aprono nuove opportunità offerte dal dinamismo che caratterizza le azioni dell'Autorità portuale. Per cui è possibile immaginare alternative alla permanenza di un'industria siderurgica che utilizza tecnologie obsolete nella produzione. Quanto all'ipotesi rigassificatore in area costiera, pensiamo rappresenterebbe un ostacolo ai traffici commerciali e un rischio oggettivo per la popolazione».

 

 

L'Immaginario sbarca al Magazzino 26 - Oltre 3.500 metri quadrati dell'hangar nell'antico scalo dati in concessione dal Comune. Per l'allestimento 2,5 milioni
Vai col Lis. Dopo esser rimbalzato dall'ex Pescheria all'ex Meccanografico, il Laboratorio dell'Immaginario Scientifico (Lis) trova finalmente semi-fissa dimora approdando in Porto vecchio, più precisamente nel Magazzino 26 dove ottiene in concessione (per non più di 9 anni) dal neo-proprietario Comune uno spazio di oltre 3.500 metri quadrati articolati su due livelli. La quantificazione del canone è rinviata a successivi provvedimenti. La delibera giuntale 155, illustrata dal dipiazzista Giorgio Rossi in veste di assessore alla Cultura, detta le direttive sulle quali s'imposterà l'operazione: l'atto è controfirmato da ben tre direttori d'area, che sono Fabio Lorenzut (Cultura), Enrico Conte (Lavori Pubblici), Walter Cossutta (Patrimonio).La delibera del 5 aprile ne richiama una precedente, che risale al settembre dello scorso anno e che recepiva l'accordo sul Porto vecchio definito tra MiBact, Regione Fvg, Autorità portuale, lo stesso Municipio. L'intesa prevedeva la realizzazione del Museo del mare nei Magazzini 24-25, la collocazione dell'Icgeb (International centre for genetic engineering and biotechnology) nel Magazzino 26 dove comunque era previsto l'inserimento dell'Immaginario Scientifico. Per il trasferimento e l'allestimento del Laboratorio sono a disposizione 400 mila euro del Miur (ministero dell'Istruzione, università, ricerca) e 2,1 milioni stanziati dalla Regione al Comune. I lavori - ricorda la delibera - debbono iniziare entro il 31 dicembre 2019 e terminare entro il 31 dicembre del 2020 (anno in cui si terrà nell'area di Porto vecchio l'euro-appuntamento scientifico con Esof). Il Servizio di edilizia pubblica comunale, in collaborazione con il Lis, sta progettando le opere edili e impiantistiche necessarie per consentire l'allestimento di sale espositive, laboratori, servizi, depositi, uffici. La delibera portata da Rossi compie un ampio viaggio storico che riepiloga le biografie del Lis e del Magazzino 26. Il Laboratorio è nato nel 1985 da un'idea del fisico Paolo Budinich: la mostra, inaugurata a Parigi nel contesto di "Trouver Trieste", si trasformò nel primo nucleo di museo scientifico interattivo in Italia e trovò ospitalità presso l'Ictp di Grignano. S'ispira - spiega l'atto comunale - agli "science centre" di scuola anglosassone. Quello che si annuncia essere il nuovo contenitore, ovvero il Magazzino 26, è il più grande dei vecchi hangar nell'ambito di Porto vecchio: restaurato tra il 2004 e il 2008, ha ospitato varie iniziative, dal padiglione Fvg organizzato nel 2011 da Vittorio Sgarbi nell'ambito della Biennale alla mostra su Nereo Rocco.

Massimo Greco

 

Italia Nostra - Idee per riqualificare l'area con metodi ecosostenibili
Si intitola "Il Porto vecchio di Trieste: ritorno al futuro" l'incontro organizzato dalla sezione triestina dell'associazione Italia Nostra, in programma questa mattina alle 11 nella sede dello stesso sodalizio in via del Sale 4/b. L'appuntamento servirà per illustrare alla cittadinanza le nuove proposte di Italia Nostra in materia di interventi di riqualificazione ecosostenibili. L'incontro sarà aperto dalla presidente dell'associazione triestina, Antonella Caroli. Ad illustrare le proposte di riqualificazione e rilancio dell'antico scalo saranno gli architetti Marco Sette e Isabella Artioli Parteciperanno all'incontro inoltre Rodolfo Corrias, consigliere nazionale dell'associazione Italia Nostra e Stefano Novello, presidente sezione di Italia Nostra - Bolzano. Di recente il sodalizio aveva fatto sentire la propria voce in difesa degli antichi binari esistenti dentro il Porto vecchio, ritenuti una perla da salvare e non da nascondere sotto gli stalli del previsto parcheggio.

 

Quei modelli virtuosi sviluppati oltralpe da copiare per far decollare Porto vecchio
«Auguro a Trieste di essere tra le prime città in Italia a indire nuovamente dei concorsi internazionali di architettura e urbanistica. Solo il meglio può bastare per Trieste». L'architetto austriaco, ma di madre triestina, Peter Lorenz si esprime così davanti a un piatto di Knödel conditi con ragù, piatto meticcio austro-mediterraneo come la città che brilla fuori dalla finestra. Per commensali ha soltanto architetti: la triestina Giulia Decorti, l'ex architetto della Provincia di Trieste William Starc, la veneta Irene Zamboni. Nel corso della conversazione vengono alla luce le idiosincrasie triestine di sempre, ma anche la crescente attenzione e nostalgia con cui l'Austria guarda al suo antico porto. Un tesoro di buone pratiche oltre la linea delle Alpi all'orizzonte, mai come ora indispensabili per Trieste. Al centro del dialogo, inevitabile, il Porto vecchio e progetti come quello del centro congressi. «In tutte le città europee senza eccezioni sarebbe stato fatto comunque con un concorso internazionale per giuria e partecipanti», commenta Lorenz. Il modello Amburgo Per far rinascere il Porto vecchio e la città con lui bisogna guardare a modelli europei. È un punto su cui tutti concordano. Dice l'architetto austriaco: «L'Europa ha ricominciato a pensare l'urbanistica moderna in termini democratici a partire dagli anni '90. Il progetto forse di maggiore successo, e più simile a Trieste, è l'HafenCity di Amburgo. L'ideale sarebbe copiare proprio da lì». Rilancia Zambon: «Il buono di Amburgo è che la pianificazione è partita da lontano e ha richiamato grandi nomi da tutto il mondo con concorsi trasparenti. Anche se tutto è gestito dal Comune, si è puntato subito sull'internazionalizzazione e la qualità. Il rischio è che sia un'operazione solo per ricchi, tanto che oggi si lavora proprio per impedirlo. Ma intanto la qualità è garantita». Starc si fa portavoce dello scetticismo triestino: «Città come Amburgo e Barcellona sono capitali d'area, il cui territorio supera i meri confini amministrativi. Trieste non è così. Non siamo riusciti a costruire un rapporto continuativo con i territori oltre confine, anche se il Muro è caduto nell'89 e la Jugoslavia si è dissolta nel '92. Questa città solo con le sue risorse non riesce a procedere. Anche la sua consistenza demografica non aiuta il cambiamento». Appello agli architetti Controbatte Lorenz: «Oggi Trieste è nell'Ue, ha un hinterland più ampio rispetto al passato. Può aprirsi e collaborare. Le categorie professionali, penso ad architetti e urbanisti, devono far sentire la loro voce per questo. All'estero ci aspettiamo che gli architetti italiani lo facciano». Vienna insegna che un periodo di stasi, anche lungo, non è una condanna eterna: «È la città madre di Trieste - dice Lorenz -. Prima della Grande Guerra era paragonabile a Parigi, negli anni'70-'80 del Novecento era una città morta, quasi senza speranze. Valevano gli stessi argomenti che si usano ora per Trieste. Poi negli anni Ottanta persone visionarie hanno deciso di collaborare al rilancio della città. Ora è da otto anni la città con la qualità della vita più alta al mondo per la classifica Mercer. Trieste deve soltanto scegliere di voler andare in questa direzione». Il sistema concorsi Come farlo? Tutti concordano sul fatto che il concorso sia lo strumento migliore. «In Italia ormai si fanno solo gare al massimo ribasso», osserva Starc. Dice Decorti: «I concorsi, siano a modalità ristretta o aperti, sono utili se si vogliono ottenere progetti di qualità. Per incarichi pubblici sopra un determinato importo sono in ogni modo obbligatori. Ovviamente hanno senso se preparati da esperti e se i progetti sono giudicati da una giuria competente di professionisti esterni al bando». Gli architetti portano l'esempio del Gestaltaungsbeirat di Salisburgo: «È una commissione messa all'opera per la prima volta nel 1983 - dice Lorenz - ed è composta da tre architetti che, per statuto, non devono essere di Salisburgo e non possono lavorare in città nei tre anni del loro mandato, e nemmeno nei due successivi. Il risultato è che è praticamente impossibile realizzare un progetto brutto. Magari restano tagliati fuori anche i progetti più d'avanguardia, ma la media si mantiene molto alta». Buone pratiche d'oltralpe La commissione di Salisburgo non è l'unica possibile ispirazione da trarre dall'Austria. Nel 1985, ad esempio, è stata fondata a Graz una "Casa di architettura", in cui i professionisti espongono i loro progetti in uno spazio aperto alla società. Oggi ne esiste una in ogni capoluogo. Lorenz e Decorti propongono poi l'idea di una "Dichiarazione dell'architettura triestina: «Come la Wiener Architekturdeklaration del 2005, che ha stabilito i criteri di Vienna per l'architettura e l'urbanistica: qualità nella progettazione e nella costruzione, trasparenza in linee guida, scopi e procedimenti, disponibilità al dialogo». Anche un nuovo ordinamento per i concorsi, come quello approvato in Austria nel 2010, è lì pronto per essere copiato. Un masterplan per Trieste La conclusione a cui giungono tutti gli architetti, finita la cena, è che la città deve tornare a pensarsi europea come ai tempi dell'Impero. «Il Porto vecchio deve essere un progetto europeo, se lo si pensa come un progetto triestino, non si va da nessuna parte». E lo sviluppo della città va progettato ad ampio respiro. Conclude Lorenz: «Serve un masterplan come ad Amburgo o Vienna. Si deve pensare la città nel suo insieme e non un pezzo per volta. È quel che hanno iniziato i greci e perfezionato i romani. Dobbiamo tornare a guardare all'Ellade, il suo modello è la base della città europea. Una visione in cui lo spazio pubblico è parte vitale della società».

Giovanni Tomasin

 

 

È polemica a Muggia sulla Tari non pagata dal 10% delle utenze
MUGGIA - Ma come è possibile che solamente ora sia emerso che il 10% delle utenze di Muggia, domestiche e non, non ha pagato la Tari? Dopo le dichiarazioni del sindaco Laura Marzi, che ha denunciato la presenza di evasori o di posizioni quanto meno irregolari nella cittadina sulla tassa rifiuti, il quesito sulla tardiva scoperta è sulle bocche di quasi tutti i partiti d'opposizione. «Il sindaco stana i furbetti. Bene, i trasgressori della legge vanno sempre perseguiti. Ma chiedo a lei e alla sua variegata sinistra compagine dov'erano in questi ultimi dodici anni? Hanno forse amministrato Muggia o qualche altra città?», si chiedere perplesso Nicola Delconte. Il capogruppo di Fratelli d'Italia insiste: «Almeno due volte all'anno in sette anni di mandato ho sempre chiesto in commissione se l'evasione o l'elusione di tutti i tributi fosse sotto controllo e la risposta dei tecnici è sempre stata: "Siamo nei limiti del fisiologico"». Critica anche la capogruppo di Ocpm Roberta Vlahov: «Siamo all'assurdo. Irregolarità fiscali? Tutta la marea di gente che ho sentito, e che ha più volte contattato Net e Comune per avere il kit di bidoni o sacchetti, si meravigliava proprio del fatto che, pur avendo sempre pagato la Tari, non aveva avuto niente per la differenziata. Ora invece si dice addirittura che si tratta di evasori? Che senso ha che un evasore tampini il Comune per avere i cassonetti? Siamo all'assurdo». Incredula Roberta Tarlao (Meio Muja): «È una vicenda che non corrisponde alla situazione reale. I dati del Comune non sono aggiornati. Purtroppo lo sport preferito di quest'amministrazione è lo scaricabile. Colpa di Net, colpa di Italspurghi e ora colpa dei cittadini». Nella giornata di ieri il Comune ha chiarito che «la posizione di coloro che non hanno ricevuto il materiale non coincide inequivocabilmente con quella degli evasori», puntualizzando che le posizioni tributarie esistenti sono «6461 domestiche e 500 non domestiche», motivo per cui il dato del 10% equivale a «696 possibili situazioni irregolari non necessariamente tutte ascrivibili ad evasori totali o parziali». Il Comune ha anche evidenziato che «la gran parte dei regolari contribuenti muggesani, che paga correttamente e puntualmente le imposte comunali, si sta impegnando per prendere dimestichezza con il nuovo sistema di raccolta "porta a porta"». Per quanto riguarda infine il ritardo nell'accertare le irregolarità il sindaco Laura Marzi ha così commentato: «Facendo anche solo una veloce ricerca su Google emerge chiaramente che ogni imposta ha un dato fisiologico di evasione. La Tari è una di quelle più evase in Italia, con percentuali di gran lunga superiori al Comune di Muggia dove il "porta a porta" ha permesso, come in altri Comuni che sono passati a questo tipo di raccolta dei rifiuti, di far emergere delle situazioni che saranno verificate insieme a quelle che emergono dalla costante attività di accertamento che l'ente mette continuamente in atto».

Riccardo Tosques

 

AMBIENTE - La nuova campagna per la differenziata

"La differenziata crea nuova risorse per la tua città": è questo il claim forte della nuova campagna messa in campo sinergicamente da Comune di Trieste e AcegasApsAmga per sensibilizzare i cittadini ad una corretta raccolta differenziata e che a partire da questa settimana potrà essere notata sulle pensiline degli autobus della città.

 

 

Nella Riserva naturale delle Falesie si stanno coltivando nuove colonie di calamari
Tecnicamente si chiamano "captatori". Sono gli strumenti in uso sperimentale, nel parco marino delle Falesie, per far crescere i calamari, e che stanno danno i primi risultati. Lo ha spiegato ieri Paolo Decarli, consigliere del Consorzio della piccola pesca costiera, nel contesto dell'inaugurazione del nuovo sportello Flag: «Si tratta di creare sui fondali una rete di corde dalle quali se ne alzano alcune, per qualche metro, in quanto sollevate da galleggianti, assumendo le sembianze di alghe. Su di esse si attaccano i calamari che così crescono sul posto e vi depongono le uova. Il progetto è di far prosperare la specie dentro la Riserva delle Falesie, rendendola un'attrattiva per i turisti che amano le immersioni».

(u.s.)

 

 

La Croazia non vuole chiudere Fianona 1 - Il governo intende lasciarla in funzione per altri 15 anni. Scaduto il certificato ecologico internazionale. La rabbia dei Verdi
POLA - L'Azienda elettrica di stato Hep insiste con il carbone in Istria anche dopo l'accantonamento pressoché definitivo del contestatissimo progetto della centrale termoelettrica Fianona 3. Ora intende ammodernare e prolungare la vita di altri 15-20 anni della vecchia Fianona 1 della potenza di 125 megawatt, ritenuta una caffettiera fumante (e inquinante) che avrebbe dovuto cessare per sempre l'attività il 31 dicembre scorso, allo scadere del certificato ecologico internazionale. Le intenzioni della Hep hanno subito scatenato diverse reazioni visto che vanno contro corrente rispetto alla tendenza mondiale sulla chiusura delle centrali a carbone. Ad esempio Austria, Gran Bretagna e Italia si impegnano a farlo entro il 2025 e la Francia ancora prima, entro il 2023 per passare alle fonti alternative sicuramente meno inquinanti. Ad alzare primi la voce contro il prolungamento della vita della Fianona, che ha ormai alle spalle 50 anni di attività, sono gli ambientalisti di Zelena Istra-Istria Verde che annunciano una grande battaglia. La sua presidente Dusica Radojcic ritiene che nonostante gli ingenti investimenti nel suo ammodernamento, la Fianona 1 continuerà a essere un impianto vecchio e a rappresentere una costosa minaccia dal punto di vista della sicurezza.«La qualità dell'aria nell'albonese - spiega - continuerà a peggiorare con l'ulteriore devastazione dell'ambiente e danni irreversibili alla salute della popolazione dell'area nella quale tanta gente continua a morire di tumore e causa le malattie all'apparato respiratorio». E quindi riporta il dato sulla grande concentrazione di zolfo nelle foglie aghiformi del pino nero, proprio nelle vicinanze della centrale. Sulla stessa linea di pensiero degli ambientalisti, c'è il presidente della Regione Valter Flego che ricorda il piano territoriale della penisola, nel quale non c'è posto per le centrali a carbone. Dal canto suo la Hep risponde che il mantenimento in vita della Fianona 1 rientra nelle sue strategie di sviluppo fino al 2030 entro il quale si dovrà passare all'uso di fonti energetiche a basso tasso di CO2. «Con l'ammodernamento - spiega la direzione - si darà un notevole contributo alla stabilità del sistema elettro-energetico, soprattutto in Istria dove si registra la crescente domanda di energia elettrica, soprattutto nella stagione turistica». A proposito dell'entità dell'investimento per il suo ammodernamento non vengono riportate cifre concrete. Di certo la Hep e di riflesso il governo vorrebbero ridurre l'importazione di energia elettrica per la quale al momento si spendono da 400 a 500 milioni di euro all'anno, cifra destinata a salire ulteriormente in futuro con l'aumento della crescente domanda di energia elettrica. Intanto nei giorni scorsi è iniziato il dibattito pubblico sull'ammodernamento della Fianona 1, che durerà fino al 9 maggio prossimo. Istria verde lancia un appello ai cittadini e alle istituzioni a esprimere parere contrario.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 13 aprile 2018

 

 

Un muggesano su 10 evade la tassa rifiuti - A non pagare la Tari sono ben 1.300 i residenti. Il Comune sul porta a porta: «Partenza con difficoltà fisiologiche»
MUGGIA - Oltre 1.300 residenti muggesani non stanno pagando la tassa su rifiuti. Lo sconcertante dato è stato fornito ieri, a sorpresa, dal Comune di Muggia. A far emergere le irregolarità fiscali è stato il recente avvio della raccolta differenziata dei rifiuti "porta a porta". «Incrociando le utenze delle consegne con la banca dati esistente, la puntuale verifica delle posizioni tributarie sta portando all'identificazione di diverse irregolarità ed diversi evasori, in una percentuale che si stima attorno al 10 per cento», ha spiegato il sindaco Laura Marzi. Numeri altissimi, dunque, che peraltro, secondo il Comune, si riferiscono perlopiù a quelle stesse persone che lamentano a tutt'oggi la mancata consegna dei kit (i bidoncini o i sacchetti colorati) per effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti. Una vicenda paradossale, dunque, secondo quanto denunciato dal Municipio. «Il numero di coloro i quali non hanno ancora ricevuto il materiale per differenziare e conferire i rifiuti sta andando progressivamente a ridursi - si legge in una nota - e tra questi soggetti rientrano anche le persone che non risultavano, per diverse ragioni, nella banca dati dei contribuenti Tari, taluni di questi in quanto mai iscritti nelle posizioni tributarie del Comune e quindi di fatto evasori». Tramite l'introduzione di questo nuovo sistema di raccolta, proprio in quanto fornito singolarmente, è stato possibile conoscere meglio gli effettivi destinatari del servizio. Intanto, in attesa che il Comune prenda provvedimenti per gli oltre 1.300 evasori, l'amministrazione Marzi è tornata sul difficoltoso avvio del nuovo sistema di raccolta avviato a Muggia da un mese e mezzo in via parziale-sperimentale e da dieci giorni in modo integrale-obbligatorio. «La novità ha fatto emergere, come comprensibile, alcune fisiologiche situazioni di "difficoltà" nell'applicazione del nuovo sistema», ha ammesso il Comune. In merito ai tanti disservizi lamentati dai cittadini, i primis tramite i social network, dall'amministrazione è arrivata un'analisi: «L'allungamento dei tempi di ritiro verificatosi in alcune zone è stato determinato dalla necessità di recuperare alcuni conferimenti non corretti e di far fronte a taluni abbandoni di rifiuti. La rimozione di questo materiale si è tradotta, conseguentemente, in un allungamento dei tempi di lavoro programmati. Queste operazioni richiedono, infatti, un grande impegno da parte degli operatori, che non possiamo non ringraziare per il loro impegno». L'abbandono dei rifiuti sul suolo pubblico - sanzionabile per legge - è dettato da diverse motivazioni, in primis la protesta contro l'imposizione del nuovo sistema. Ma secondo il Comune «vi è anche la situazione di chi si trova per la prima volta a differenziare i rifiuti. Comprensibile e giustificabile è quindi la difficoltà a utilizzare correttamente i nuovi kit». Infine, per quanto concerne il 10% di muggesani che non stanno pagando le tasse sui rifiuti, il sindaco Marzi ha voluto vedere il bicchiere mezzo pieno della vicenda: «La notizia positiva, oltre ovviamente all'importante contributo nella lotta all'evasione, è che la regolarizzazione di queste posizioni, una volta opportunamente verificate, porterà a ripartire i costi su un maggior numero di posizioni tributarie e, di conseguenza, a una riduzione delle tariffe per gli altri contribuenti oggi in regola».

Riccardo Tosques

 

 

SEGNALAZIONI - PARCO DEL MARE/1 - Sono favorevole ma in Porto Vecchio

Ho letto alcuni giorni fa sulle pagine del nostro quotidiano locale uno scritto a nome Giorgetta Dorfles sempre a riguardo del Parco del mare. Tengo a precisare nuovamente che sono, sin dalla prima ora, un sostenitore di tale progetto ma che condivido anche l'opinione che il sito più consono sarebbe stato quello del Porto vecchio. Purtroppo e io lo so bene, non sempre si ha la possibilità di scegliere quello che si vuole, e inoltre alcune variabili implicherebbero perdita di tempo e ulteriori spese che in questo momento non possono far altro che stoppare nuovamente tale iniziativa (se non erro sono già passati una decina d'anni dal primo progetto)La zona della Lanterna denominata Porto Lido è stata valutata dagli esperti come quella ottimale anche perchè così si prenderebbero due piccioni con una fava e cioè quello della valorizzazione di tale sito, (oggi in uno stato di completo degrado a parte la Lanterna) e appunto la creazione di questa struttura che incrementerebbe a mio avviso in maniera significativa il turismo nella nostra città, portando un introito nelle casse comunali che oltre a provvedere alla sua manutenzione ed eventuale ampliamento (vedi Parco di Genova) servirebbe anche a migliorarne i servizi. Inoltre aggiungo che sono sicuro che questo progetto sarà una delle "perle" da aggiungere alla collana di meraviglie che questa città può offrire ad un qualunque turista che la visiti e un motivo in più, se ce ne fosse bisogno, affinchè la sua permanenza duri più a lungo. Ultima cosa che ritengo abbia una grande importanza è quella che niente possa sostituire sia negli adulti ma soprattutto nei bambini il poter vedere gli animali dal vivo anche se so benissimo che questa non è sicuramente la scelta più giusta da fare, ma penso che se le attrezzature saranno adeguate e tenute nel modo consono, un piccolo sacrificio si possa fare per il bene della nostra città, tanto più che i risultati ottenuti in gran parte di quelle che già lo possiedono ormai da decenni mi danno ragione (dobbiamo ricordarci che comunque un "Acquario" lo abbiamo già e che se non porteremo avanti noi il prima possibile questo progetto lo faranno sicuramente gli altri (ci sono già casi in Croazia). Concludo con la convinzione che non dovrebbe essere difficile creare dei pacchetti turistici sia estivi che invernali che in aggiunta alle tante cose da vedere della nostra città possano includere anche quella di un futuro Parco del Mare, perché non sono molte le città in Italia che hanno cultura mitteleuropea, scienza mare e montagna il tutto racchiuso in poche decine di chilometri.

Paolo Fabricci

 

 

SEGNALAZIONI - PARCO DEL MARE/2 - Progetto non coerente con lo sviluppo

Per ESOF2020 "Capitale europea della Scienza", evento inserito in una delle tre linee strategiche di sviluppo di Trieste (Portualità, Scienza&Tecnologia, Turismo Culturale) si sta ancora ad elemosinare fondi. Eppure sembra che in città ci siano finanze abbondanti da poter realizzare da subito e al contempo tutta una serie di opere colossali. Perché nessuno grida all'irragionevolezza di questa posizione su cui si arrocca chi dispone delle nostre risorse? I primi a gridare dovrebbero essere gli stessi organizzatori di ESOF2020, ma non lo possono fare, devono gestire con delicatezza i rapporti con i vari poteri, pena il fallire nell'importante impegno. Allora lo facciano cittadini di buon senso: chiediamo perché il cospicuo gruzzolo che proviene da imprese e cittadini - 9 milioni alla Camera di commercio e altrettanti alla Fondazione CrT - rimane bloccato su un progetto - Parco del Mare - che non è coerente con le linee strategiche di sviluppo e suscita motivati e documentati dubbi sulla sua sostenibilità.ESOF2020 sarà il potenziale innesco della rivitalizzazione del Porto vecchio, opera per la quale i 50 milioni assegnati dal Governo grazie al master-plan di Italia Nostra costituiscono appena un frazione di quanto servirà; siamo realisti, concentriamo su questo unico obiettivo ogni sforzo, per rendere il grande progetto definitivamente credibile ed appetibile per i grandi investimenti pubblici e privati.

Piero Miceu

 

 

Circolo della Stampa - Confronto sul Parco del Mare

Oggi alle 17 al Circolo della stampa di corso Italia 13 si terrà un dibattito sul Parco del mare. Gli enti che avevano firmato la petizione contro la struttura, invitano i candidati alla presidenza Fvg e i capilista a intervenire.

 

 

La passione si tinge di verde - Al parco di San Giovanni il ritorno di "Horti tergestini"
Al via domani alle 11, con l'inaugurazione ufficiale, "Horti tergestini", la rassegna florovivaistica dedicata alla cultura del verde ospitata nel parco di San Giovanni. La mostra mercato si presenta più rigogliosa che mai con oltre cento espositori provenienti dall'Italia e dall'estero, che dalle 9 al tramonto animeranno l'oasi verde cittadina proponendo ai visitatori una ricca selezione di piante, fiori, bulbi e rarità botaniche, ma anche attrezzature e oggettistica. Oltre a un variegato programma di eventi collaterali. Ospite d'onore al taglio del nastro della kermesse promossa dalla Agricola Monte San Pantaleone - in collaborazione con Promoturismo Fvg, associazione Tra fiori e piante, Erpac Fvg, Comune, Università, AsuiTs e Trieste Trasporti - il direttore dell'Arboretum Volcji Potok di Lubiana, Ales Ocepek. Alle 15, con ritrovo al Padiglione Z (replica con le stesse modalità domenica), visita guidata "Passeggiata nel parco" a cura della cooperativa La Collina, assieme a Luca Bellocchi e Isabella Maria Costadura, mentre alle 15.30 - allo Spazio Villas - incontro con Samuele Dalmonte per "Cronaca di un recupero: le antiche varietà di alberi da frutto della Venezia Giulia". Spazio Villas che ospiterà (17.30) la presentazione del volume di Nicoletta Campanella "Rose cinesi-Regine dell'Oriente". Questo il carnet domenicale: alle 10, laboratorio per bimbi "Spaventapasseri" a cura del Mini-Mu, mentre alle 11 - allo Spazio Villas - presentazione del libro "La verde bellezza. Guida ai parchi e giardini storici pubblici del Fvg", a cura di Rita Auriemma dell'Erpac, assieme a Umberto Alberini e a Franco Rotelli. Tra gli eventi collaterali la mostra fotografica "Leros-Il mio viaggio" al Padiglione Z, la cui visita guidata è alle 11.30. Tra gli appuntamenti pomeridiani, "In - fusioni... tra erbe, aceto, foglie e verdure" (15.30) e la presentazione (17) di "È un vino paesaggio", ambedue allo Spazio Villas. Info su www.hortitergestini.it.

Patrizia Piccione

 

 

Solidarietà - TriesteAltruista e le buone azioni
TriesteAltruista, associazione che promuove il volontariato flessibile, partecipa al Good Deeds Day: una giornata internazionale durante la quale milioni di persone compiranno buone azioni a beneficio degli altri e del pianeta. Le giornate in cui si è deciso di aderire al progetto sono quelle di oggi, domani e domenica. Due sono i modi per poter partecipare: o iscrivendosi ai progetti di volontariato di TriesteAltruista (www.triestealtruista.org/good-deeds-day/) o da soli (o con gli amici), organizzando autonomamente delle buone azioni. Maggiori informazioni anche qui sul sito www.good-deeds-day.org/getideas

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 12 aprile 2018

 

 

Troppi TIR, l'Austria dice "STOP" - Maggio nero per il trasporto merci. L'Italia vuole la galleria ferroviaria

Troppo inquinamento, stop ai camion. Il Tirolo austriaco alza le barricate contro i mezzi pesanti che lo stanno invadendo (58 mila in più nel primo bimestre 2018) e l'Italia si scopre improvvisamente scollegata da Centro e Nord Europa. Il caso Brennero. Si preannuncia una primavera da incubo per chi ogni giorno attraversa l'autostrada del Brennero per arrivare in quella dell'Intall: a maggio, per dieci giorni, sarà istituito il numero chiuso dalla Germania verso sud. Potranno transitare "soltanto" 300 Tir all'ora (uno ogni 12 secondi). Un passaggio a singhiozzo che provocherà code infinite e farà diventare la direttrice una sorta di tartaruga commerciale. Un colpo basso all'economia circolare continentale: per il Tirolo transitano ogni anno 2,2 milioni di mezzi pesanti. A pagarne le conseguenze saranno Italia e Baviera che hanno già protestato con l'Ue: Bruxelles ha riconosciuto le loro ragioni e ha bacchettato l'Austria, con la Commissaria europea ai Trasporti Violeta Bulc che ha confermato la non compatibilità delle norme comunitarie con quanto applicato. Il traffico. Il piano austriaco, che provocherà giornate da bollino nero per il traffico, ha anche l'obiettivo di incentivare lo sfruttamento delle rotaie, dove ancora passa una percentuale minima delle merci rispetto a quelle che viaggiano su gomma. Il traffico di Tir su questo angolo del confine preoccupano l'Austria ma non sono neanche paragonabili a quello che si registra nelle altre strade del Nord Italia. Secondo i dati della Cgia di Mestre, nel "nuovo" triangolo produttivo (Milano-Bologna-Padova) transitano ogni giorno 240 mila mezzi pesanti, oltre il 60% in più rispetto al "vecchio" triangolo industriale (Torino-Milano-Genova) dove si arriva a 148 mila unità. L'autostrada più trafficata d'Italia è l'A4 Brescia-Padova che registra 26.242 veicoli pesanti medi giornalieri. Seguono l'A4 Milano-Brescia con 24.699, l'A1 Milano-Bologna con 21.663, l'A1 Bologna-Firenze con 16.490, l'A14 Bologna-Ancona con 15.069. Solo dopo il Passante/Tangenziale di Mestre con 13.829.Il tunnel ferroviario. Con quasi 47 milioni di tonnellate di merce sugli oltre 160 milioni che varcano i confini italiani, il Corridoio multimodale del Brennero (strada più ferrovia) già oggi rappresenta di gran lunga il più trafficato varco transalpino, dunque il principale elemento di connessione tra l'Italia e l'Europa. La vera rivoluzione per diminuire il traffico su ruota si avrà solo dal 2027 - se sarà rispettato il cronoprogramma della più grande opera pubblica in costruzione nella Penisola - quando entrerà in funzione il nuovo tunnel ferroviario, cioè il collegamento sotterraneo su rotaia più lungo del mondo. Si svilupperà per 55 chilometri e costerà all'Italia 4,4 miliardi di euro. Permetterà di attraversare le Alpi in 25 minuti, a una velocità superiore ai 200 chilometri l'ora. I divieti. Quello imposto dalla regione austriaca è solo l'ultimo vincolo imposto al mondo dell'autotrasporto, ma sul Brennero incombono anche nuove proposte della Provincia di Bolzano: vietare il transito dei carri merci vecchi e rumorosi, rendere obbligatorio un ticket (la cosiddetta "eurovignetta") e inserire nel pedaggio una sorta di tassa sull'inquinamento.Il caos. Secondo le organizzazioni dei camionisti, il maggio nero imposto dall'Austria rischia di provocare un caos nel panorama commerciale che ancora deve riprendersi dalla crisi degli ultimi anni. Rispetto al 2007, infatti, il numero medio di Tir nelle autostrade italiane è ancora più basso del 12%. Tra le 35 tratte analizzate, le uniche che hanno recuperato i flussi di traffico di allora sono state l'A5 Aosta-Traforo del Monte Bianco (+16,2%), la T1 Traforo del Monte Bianco (+8,6) e proprio l'A22 del Brennero-Verona (+2,3). «A incrementare i volumi di traffico - conferma la Cgia - sono stati solo i principali assi autostradali che hanno consentito alle nostre merci di arrivare nel cuore dell'Europa, in particolar modo in Francia e Germania. Tutte le altre, invece, hanno registrato forti contrazioni, così come è avvenuto per il trasporto merci su rotaia, che in questi ultimi 10 anni, a livello nazionale, ha perso il 10%».

 

 

Nasce a Muggia l'area rifiuti per soli esercenti - Realizzata in via Manzoni un'isola sperimentale per alleggerire le problematiche del "porta a porta"
MUGGIA - Arriva l'area rifiuti sperimentale temporanea dedicata ai locali del centro storico. È la novità proposta dal Comune in via Manzoni per venire incontro alle esigenze dei negozianti alle prese con il nuovo "porta a porta". Soddisfatta Laura Litteri, assessore all'Igiene urbana: «Abbiamo proposto una soluzione in grado di fornire risposte a quanto emerso dagli incontri in cui i gestori avevano manifestato ancora delle difficoltà organizzative ad adeguarsi al nuovo sistema». Che ci fosse malumore tra i commercianti per il nuovo servizio era cosa risaputa. Considerate le peculiarità del centro storico, caratterizzato da fori di piccole dimensioni, spesso peraltro privi di spazi di deposito, il mantenimento dei bidoncini si era dimostrato da subito complicato. Tenendo poi conto dell'arrivo della bella stagione e quindi delle prossime manifestazioni pubbliche, le esigenze espresse da buona parte dei commercianti non hanno lasciato indifferente l'amministrazione comunale, che ha ritenuto opportuno individuare una soluzione, pur in via sperimentale e temporanea. «Individuare una zona ad hoc, anche in vista delle manifestazioni pubbliche che inizieranno dal mese di aprile e che comporteranno un significativo maggiore afflusso di turisti e clienti con una conseguente maggiore produzione di rifiuti, ci è parsa la soluzione più proficua», racconta il vicesindaco e assessore al Commercio Francesco Bussani. Nell'area adiacente a via Manzoni è stata appena istituita un'area dotata di cassonetti per il conferimento dei rifiuti ad accesso limitato esclusivamente ai gestori dei pubblici esercizi del centro storico. L'accesso sarà garantito tramite una chiave. I commercianti potranno così usufruire di questa opzione oltre al "porta a porta" già esistente. L'area sarà invece off-limits per gli altri cittadini, motivo per cui è stata predisposta una serratura. «Questa nuova area per i nostri commercianti ha comportato, ovviamente, lo spostamento dei tre posti auto dedicati alle forze dell'ordine presenti nella via», ricorda Bussani. Gli stalli sono stati "recuperati" nell'area ex Esso, individuando in altra area un ulteriore posto per disabili in sostituzione di quello soppresso. Il nuovo sistema di differenziata in vigore in via sperimentale dal primo marzo con l'affiancamento dei bidoni stradali, in fase di rimozione in questi primi giorni di aprile in seguito all'instaurazione di un sistema di differenziata integrale, sta dunque proseguendo nonostante la forte protesta di tanti muggesani. A tale proposito Litteri rimarca il pensiero del Comune: «Auspichiamo che venga colta l'opportunità che l'area rappresenta e che venga utilizzata responsabilmente. Nei primi giorni si sono infatti riscontrate diverse anomalie di conferimento e sarebbe davvero un peccato che si reiterassero, perché per i comportamenti di qualcuno ne farebbero le spese tutti, anche chi ha dimostrato di essere diligente e rigoroso.

Riccardo Tosques

 

 

Trieste - Al San Marco si parla di ecosistemi marini

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente vi invita alla conferenza "Ecosistemi marini: la minaccia della plastica" al Caffè San Marco, oggi alle 18. Cambiamenti climatici, distruzione degli habitat e inquinamento da plastica sono identificati come le tre maggiori minacce per il futuro del mare e del pianeta. Scopriamo perché. Interviene Antonio Terlizzi, professore di Zoologia dell'Università di Trieste.

 

 

Progetti - Focus sul destino del Parco del mare

Domani alle 17, al Circolo della Stampa, il Comitato "La Lanterna", Legambiente e le associazioni animaliste promuovono un incontro sul Parco del mare, cui sono stati invitati i candidati alle regionali.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 11 aprile 2018

 

 

Orti, paesaggio e verde urbano - In città e a Borgo San Sergio lezioni di agricoltura "sociale"
Anche a Trieste, ogni anno c'è sempre più voglia di biologico. Per favorire l'approccio alla coltivazione di orti, giardini e balconi in modo sostenibile e all'interno del centro urbano, anche quest'anno l'associazione Urbi et Horti, in collaborazione con l'assessorato comunale al Volontariato, ha organizzato un corso teorico e pratico su agricoltura biologica, ambiente e tutela del paesaggio. Gratuito, è rivolto a tutti coloro che vogliono imparare a diventare orticoltori o giardinieri anche sul proprio balcone e si svolgerà nella sala Arac del Giardino pubblico con cadenza settimanale, ogni giovedì fino al 26 aprile alle 17.30.Il percorso di formazione si articola in 4 moduli formativi di 2 ore ciascuno al termine del quale verrà rilasciato un attestato di partecipazione. «Le lezioni - spiega Tiziana Cimolino di Urbi et Horti - hanno lo scopo di fornire strumenti e metodi utili per promuovere, progettare e realizzare esperienze di agricoltura sociale a livello territoriale e di anno in anno sempre più persone si avvicinano al progetto sia per favorire la collettività che per prendersi cura del proprio piccolo appezzamento o del balcone di casa. La docenza è affidata a esperti nell'ambito dell'agricoltura, botanica e tutela del verde. Nella prima lezione, l'agronoma dell'Aiab Daniela Peresson ha spiegato come coltivare il proprio orto o balcone in maniera bio. Domani sarà la volta del conduttore della storica trasmissione Rai della domenica mattina, "Vita nei campi", Enos Costantini».Le lezioni pratiche - con accompagnamento in campo del maestro contadino Roberto Marinelli - si svolgeranno i sabati mattina fino al 28 aprile all'orto di Borgo San Sergio "Le piane", uno degli orti comuni che l'associazione cura, con ritrovo alle 10.30 in via Grego 48. Sabato si parlerà di preparazione dei semenzari e cura del seminato. Informazioni: orticomunitrieste@gmail.com, chiamando il 3287908116 e sulla pagina Facebook orticomunitrieste.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

il Fatto Quotidiano - MARTEDI', 10 aprile 2018

 

 

Ambiente & Veleni - Groenlandia, il ghiaccio si scioglie e tornano a galla i segreti militari Usa

C’è un segreto militare Usa che era pensato per non essere scoperto. E, invece, i cambiamenti climatici che portano allo scioglimento dei ghiacci ci consegnano indizi terribili.

Marlene Cimons di Nexus Media ha svolto un’inchiesta in cui svela che al culmine della Guerra fredda (negli anni 50) la calotta glaciale della Groenlandia ospitava una serie di basi militari clandestine degli Stati Uniti il cui compito era quello di tenere in posizione 600 missili balistici a medio raggio con testate nucleari pronte per il dispiegamento verso l’Unione Sovietica. La base, Camp Century in Groenlandia, fu abbandonata nel 1967 lasciando dietro di sé una terribile eredità sepolta sotto tutto quel ghiaccio e neve. Tonnellate di rifiuti tossici che i funzionari militari evidentemente presumevano sarebbero rimasti congelati per sempre. Cinquant’anni fa, l’esercito degli Stati Uniti probabilmente non teneva conto del cambiamento climatico. Ma ora, lo scioglimento dei residui ricoperti mette a repentaglio l’ecosistema marino.
Il ghiaccio di Camp Century nascondeva decine di migliaia di litri di gasolio, grandi quantità di policlorobifenili (Pcb) e quella che si ritiene essere una piccola quantità di pericolosissimo materiale radioattivo seppure di medio livello. Il caso è l’indice inquietante di come l’innalzamento del livello del mare possa portare nell’oceano materiali tossici provenienti da altri siti militari costieri.
Le isole del Pacifico sono particolarmente vulnerabili secondo lo studio che cita, tra gli altri, i rifiuti radioattivi militari statunitensi lasciati durante la Guerra fredda all’atollo di Johnston e alle Isole Marshall. L’indagine geologica degli Stati Uniti sta attualmente studiando questi potenziali rischi, ma la loro piena estensione non è ancora nota. Il cambiamento climatico è un problema globale e quindi difficile da attribuire esclusivamente a qualsiasi governo o attore politico, ma gli effetti come questi qui esposti sono territorialmente specifici: quindi le popolazioni locali possono individuarne le responsabilità e chiedere un risarcimento.
L’uragano Harvey illustra il problema. I cambiamenti climatici hanno esacerbato un uragano, rendendolo più grande e più cattivo di quanto sarebbe stato altrimenti. Il ciclone ha di conseguenza portato gravi danni agli impianti chimici e alle raffinerie, che a loro volta hanno rilasciato nel terreno e in mare inquinanti tossici.
Gli Stati Uniti da soli hanno centinaia di basi oltremare che richiedono un continuo coordinamento politico con i governi ospitanti e i rischi ambientali legati al clima potrebbero rappresentare un nuovo tipo di tensione all’interno delle alleanze politiche internazionali. La Groenlandia, ora un territorio semi-sovrano della Danimarca, potrebbe subire una contaminazione delle acque da Camp Century. In definitiva, ci saranno costi di disinquinamento da pagare e un risarcimento per i locali colpiti dall’inquinamento.
Nel 1951 – all’epoca in cui i paesi firmarono l’accordo di difesa della Groenlandia, che stabilì le basi – la Danimarca aveva una politica estera nominalmente priva di nucleare ma aperta ad alleanze formalmente riconosciute. Il trattato in vigore ha quindi permesso agli Stati Uniti di rimuovere la proprietà dalle basi o di disfarsene in Groenlandia (dopo aver consultato le autorità danesi) senza tuttavia far cenno ai materiali radioattivi.
Così la Danimarca potrebbe obiettare che non è stata completamente consultata in merito alla disattivazione reale di alcuni siti militari abbandonati; quindi qualsiasi scoria atomica abbandonata rimane una responsabilità degli Stati Uniti. Inoltre, la Danimarca afferma che non è mai stata contattata ufficialmente per un piano di posizionamento di missili nucleari in Groenlandia.
In assenza di cambiamenti climatici, il ghiaccio quasi certamente avrebbe conservato questo segreto per sempre. L’idea che l’esercito potesse lasciare i rifiuti abbandonati in Groenlandia, per essere sepolto nella neve per sempre, non sembrava una pazzia. Nessuno al momento ha previsto l’enorme e devastante esperimento che stiamo da tempo incautamente conducendo sul nostro pianeta.
Gli amanti della pace hanno salutato con entusiasmo l’assegnazione del premio Nobel per la Pace del 2017 alla associazione iCAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapon) una coalizione (come dice il nome) internazionale di gruppi attivi nella richiesta di eliminazione delle armi nucleari, eppure il rischio venuto alla luce nel mare Artico rivela una sconsiderata politica che non si è limitata solo al periodo della Guerra fredda.
Sono 90, infatti, le bombe nucleari che alloggiano tuttora a Ghedi e Aviano – nel Nord dell’Italia – e che vengono ammodernate e mantenute a spese del nostro Paese, ma senza alcun controllo da parte delle popolazioni e senza messa in discussione della loro legittimità da parte delle nostre istituzioni. Stanno lì come accigliati cerberi a disposizione della Nato e in mani non certo affidabili come quelle di Donald Trump, ma anche (fortunatamente) sotto osservazione degli sforzi di denuclearizzazione del pianeta come quelli prodotti dai 122 Paesi che hanno firmato in sede Onu il trattato Tpna.
Mario Agostinelli

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 10 aprile 2018

 

 

«Il nuovo skatepark di Muggia sorgerà nell'area di Acquario» - La futura location svelata dal vicesindaco Bussani - Bisognerà però attendere la fine del cantiere nel 2019
MUGGIA - «Muggia avrà un nuovo skatepark nella rinnovata area di Acquario». Il vicesindaco Francesco Bussani ha finalmente svelato la futura location della struttura smantellata pochi mesi fa dal Comune nel piazzale ex Alto Adriatico. L'argomento è stato affrontato anche durante l'ultima seduta del Consiglio comunale attraverso una mozione, presentata dalla capogruppo di Meio Muja Roberta Tarlao, che ha impegnato il sindaco Marzi e la sua giunta a incontrare i ragazzi della scuola media "Nazario Sauro", fruitori sino a qualche mese fa della struttura. Quegli stessi ragazzi che hanno sottoscritto una petizione con 200 firme per chiedere la riqualificazione dell'area creata ad hoc per gli skaters. La decisione della giunta Marzi di chiudere lo skatepark per arginare il fenomeno di degrado, che soprattutto nel 2017 aveva interessato l'ex Alto Adriatico, era stato un duro colpo per i ragazzini amanti delle rotelle. L'esponente dell'opposizione Tarlao ha ricordato come il Regolamento di polizia urbana dichiara espressamente che l'attività di skater può «avere luogo solamente nelle aree a ciò destinate dall'amministrazione comunale», tanto che anche recentemente un agente della Polizia locale è intervenuto alla media "Sauro" spiegando che «tra le normative del codice della strada è previsto il divieto di circolare con lo skate in zone non adibite». Come noto, nel settembre scorso il Comune ha inizialmente recintato una buona parte del piazzale ex Alto Adriatico. Una decisione presa a causa della situazione di degrado venutasi a creare in seguito "trasformazione" in discarica, da parte di ignoti, della parte verde sita in fondo al piazzale e all'utilizzo della zona riservata agli skater da parte di giovani su moto da cross e scooter. «Abbiamo visionato più volte i filmati delle telecamere e verificato l'uso improprio del piazzale da parte di diversi soggetti protagonisti delle relative indagini, ma è evidente che l'ex Alto Adriatico è un'area che da troppo tempo sta dando dei problemi», aveva detto con rammarico l'assessore alla Polizia locale Stefano Decolle. Da lì il successivo smantellamento dell'area, diventata poi non più omologabile per motivi di sicurezza.«Ho incontrato una delegazione dei ragazzi con la loro insegnante (la professoressa Valentina Marchesan, ndr), che aveva già raccolto circa 200 firme per chiedere degli interventi di miglioria sullo skatepark esistente. Sono stati incontri proficui, in cui abbiamo capito che una soluzione tampone non poteva bastare», racconta l'assessore alle Politiche sociali Luca Gandini. Da qui la conferma di quanto annunciato dal vicesindaco Bussani: «L'area di Acquario si presta per creare uno skatepark in grande stile, come quello esistente a Trieste nel rione di San Giacomo - prosegue Gandini -, una struttura che potrà dunque essere la giusta risposta alle richieste dei giovani muggesani». L'assessore ha infine i prossimi passi: «Entro l'anno incontrerò nuovamente i ragazzi per condividere al meglio il progetto, fermo restando che le tempistiche di realizzazione della nuova struttura, contestuali al cantiere di Acquario, sono previste per il 2019».

Riccardo Tosques

 

 

Sconto sulla tassa dei rifiuti a chi evita sprechi alimentari
Uno sconto sulla Tari per i titolari di attività commerciali, industriali, professionali e produttive in genere che decidono di limitare gli sprechi donando le proprie eccedenze alimentari ad associazioni assistenziali o di volontariato. Questa è la previsione dell'articolo 36 quater, introdotto la scorsa primavera nel Regolamento della Iuc (Imposta Unica Comunale) in attuazione della legge 166/2016 contro gli sprechi alimentari. Nell'ottica di promuovere un sistema di semplificazioni e incentivi improntato al principio di ispirazione comunitaria secondo il quale "chi meno inquina meno paga", il Comune di Trieste ha previsto una riduzione tra il 6 e il 10 per cento sulla parte variabile della tariffa della tassa sui rifiuti (la Tari appunto), a seconda del quantitativo annuo della donazione effettuata. Gli imprenditori e commercianti interessati potranno fruire dell'agevolazione presentando, entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello per il quale si chiede la riduzione, la dichiarazione di dettaglio della donazione effettuata, unitamente all'attestazione dei relativi quantitativi, sottoscritta anche da parte dell'associazione beneficiaria. Tutta la modulistica è disponibile sul sito di Esatto Spa e sulla Rete civica del Comune di Trieste. I rispettivi indirizzi web sono www.esattospa.it e retecivica.trieste.it. E sempre a proposito di tassa sui rifiuti, proprio sul sito di Esatto, la società di riscossione che opera per conto del Municipio, viene ricordato come sia fissato al prossimo 31 maggio il termine di pagamento dell'eventuale saldo della Tari dell'anno 2017, «dovuto - viene specificato dalla stessa Esatto nella sezione "scadenze" del sito - solo da chi è stato interessato da variazioni nel corso dell'anno 2017».

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 9 aprile 2018

 

 

La sosta selvaggia traina il "business" delle multe
Sanzioni passate da 52 a 57 mila. In aumento anche gli automobilisti puniti per eccesso di velocità. Nel 2017 finiti nelle casse municipali 4 milioni di euro
Le multe per infrazioni stradali tornano a lievitare. Percorrendo soprattutto quattro vie. Insistete a parcheggiare in doppia fila? Sfrecciate incuranti davanti agli autovelox piazzati nei punti "caldi" della circolazione urbana? Ve ne fregate dei targa system in grado di rilevare chi non ha saldato l'assicurazione dell'auto o chi non ha provveduto alla periodica revisione? Continuate imperterriti a conversare al cellulare mentre invece dovreste essere concentrati sulla guida della vostra vettura? Liberi di farlo, sappiate comunque che l'insieme di queste irregolarità certamente non beneficia il vostro portafoglio, ma giova alle casse del vostro Comune. Con la determina 661/2018 gli uffici municipali accertano altri 1,7 milioni di sanzioni amministrative per infrazioni al Codice della Strada, che portano il totale degli incassi 2017 a una quota superiore ai 4 milioni di euro (4,03). La precedente "fotografia", che aveva ritratto questo fruttuoso capitolo della contabilità comunale, si era fermata a 2,3 milioni. In media i triestini hanno speso 19,6 euro pro capite all'anno. Rispetto al 2016, come riportato ieri dal Sole 24 Ore, gli incassi per le multe hanno registrato un +7,2%. Il servizio amministrativo della Polizia locale ha elaborato i numeri datati 30 gennaio 2018 dal gestionale Chipsweb utilizzato da Esatto, la controllata comunale incaricata della riscossione delle multe. Sono stati pagati 41.436 verbali, di cui 13.850 notificati e 27.586 non notificati. E ce ne sono ancora 11.808 notificati e non pagati «corrispondenti - scrive la determina - a un credito esigibile pari a euro 1.556.524,70». Il vicesindaco leghista Pierpaolo Roberti è soddisfatto di questi risultati, che riscattano parzialmente la fiacca vendemmia del 2016, un'annata caratterizzata dal trasferimento della polizia locale nella nuova caserma di via Revoltella alta, dedicata a San Sebastiano. Una volta riassestati gli uffici e il loro funzionamento, acquisite fresche tecnologie, è ripartita la caccia al reprobo della strada: «Sosta selvaggia, eccessi di velocità, targa system, telefonini corsari sono stati nel 2017 i fattori che hanno maggiormente contribuito a incrementare l'attività di repressione», commenta Roberti. E il vicario di Dipiazza ricorda come «l'uso improprio del cellulare, l'eccesso di velocità, le mancate precedenze sono le prime tre cause dell'incidentalità triestina». A proposito di "sosta selvaggia", Roberti sottolinea poi che il numero di sanzioni è salito da 52 mila a 57 mila. Al 31 dicembre 2017 la riscossione sul primo accertamento del 2017 - quello relativo ai 2,3 milioni - risulta superiore a 1,9 milioni ritenuto «un buon livello di incasso» dal pubblico amministratore leghista. Il quale, in linea con Abbate, profetizza per il 2018 un ulteriore aumento degli introiti da multe. Va ricordato che il Codice della Strada prevede che il 50 per cento dei proventi, derivanti dalle violazioni commesse da conducenti distratti o irrispettosi, abbiano un vincolo di destinazione: al 50% saranno utilizzati per migliorare la sicurezza stradale; il 12,5% parteciperà all'ammodernamento, al potenziamento, alla manutenzione della segnaletica; una ulteriore quota del 12,5% andrà al rafforzamento dell'attività di controllo. La ripartizione delle entrate da sanzioni stradali, deliberata nell'ottobre 2017 in base agli incassi del 2016, aveva provveduto a stanziare su queste tre voci 1,2 milioni di euro. Al netto dei cosiddetti crediti «di dubbia esigibilità», ovvero di quelle multe il cui incasso è considerato altamente acrobatico, dalle sanzioni alle auto con targa straniera ai sequestri. Nel 2016 questa casistica ha rappresentato un'importante statistica pari a un terzo degli accertamenti.

Massimo Greco

 

 

La rivolta di via Torino contro i sacchi neri «Basta immondizie» - Trascinati dai gestori dei locali, sporcano i marciapiedi - Scatta la protesta dei residenti contro gli effetti della movida
Esplode nuovamente la polemica nell'area di via Torino. È stato sufficiente l'arrivo delle prime serate primaverili, che hanno finalmente garantito ai tantissimi giovani e ai meno giovani che amano frequentare i locali della zona la possibilità di sostare all'esterno dei numerosi locali, e subito la situazione è diventata esplosiva. Alcuni dei residenti hanno fotografato la situazione delle strade al mattino presto con bottiglie vuote e bicchieri sparsi un po' dappertutto, macchie sull'asfalto testimoni di bevute, mozziconi di sigaretta a tappezzare i marciapiedi, cestini delle immondizie letteralmente coperti da rifiuti di ogni tipo. Qualcuno ha scattato immagini per mostrare le scie che rimangono impresse sui marciapiedi, prodotto del trascinamento dei sacchi neri da parte degli addetti dei pubblici esercizi della zona all'atto della chiusura dell'attività. Insomma una protesta in grande stile, corredata da fotografie molto esplicite. E tutto questo nell'attesa che riprenda, sulla falsariga di quanto avvenuto molte volte nelle ultime estati, la richiesta da parte dei residenti di contenere il volume della musica diffusa dai locali. Sarà sufficiente aspettare che la temperatura si alzi ancora un po' e c'è da scommettere che anche questa polemica tornerà di attualità. Intanto, sul tema delle immondizie sparse in quella che è pur sempre una zona ad alta valenza turistica, interviene il vice sindaco, Pierpaolo Roberti, in qualità di titolare della competenza sulla Sicurezza e sulla Polizia locale: «Prendo atto del problema, ma posso annunciare ai residenti e, in generale, all'intera cittadinanza e ai turisti, che siamo in procinto di sottoscrivere un accordo, nel quale sono controparte gli esercenti della zona, rappresentati in questo frangente dalla Fipe, che prevede interventi di pulizia straordinaria che saranno effettuati al mattino presto, in sostanza all'alba, in virtù dei quali le strade e i marciapiedi della zona risulteranno puliti. È fondamentale che la città offra sempre una bella immagine - aggiunge il vice sindaco - e preciso anche che il costo dell'operazione di pulizia straordinaria del mattino non peserà in alcuna maniera sulle casse del Comune e, di conseguenza, su quelle dei triestini, in quanto saranno gli esercenti della zona di via Torino a sobbarcarsi tale onere. Ribadisco in ogni caso che su via Torino e aree vicine l'attenzione dell'amministrazione rimarrà sempre alta. Siamo in sostanza in una fase di tregua armata perché l'interesse primario da difendere deve essere quello della tutela della tranquillità dei residenti. Se dovessimo riscontrare, da parte di qualcuno, l'inosservanza delle regole - conclude il vice sindaco - o peggio, atteggiamenti recidivi, non esiteremo a intervenire in maniera adeguata». Anche Bruno Vesnaver, presidente provinciale della Federazione italiana pubblici esercenti (Fipe), si schiera dalla parte del Comune, replicando alle obiezioni di alcuni degli esercenti di via Torino, poco disposti a sopportare una spesa supplementare. «Se da un lato è vero che gli esercenti pagano già un capitale per la tassa sulle immondizie e per quella di occupazione del suolo pubblico - precisa - dall'altro c'è l'esigenza di garantire decoro alla città. Quella zona presenta gravi criticità a causa dell'inciviltà di molti cittadini, spesso neppure clienti di quegli esercizi, e perché, tra i tanti professionisti del nostro settore, si contano anche alcune pecore nere. Il problema è stato affrontato in un incontro con il vice sindaco, Pierpaolo Roberti, e c'è un piano sostenibile che però, per ora, non ha riscontrato la necessaria adesione di tutti. Mi auguro che tutti i miei colleghi della zona, facendo uno sforzo economico - conclude - diano un segnale di responsabilità».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 8 aprile 2018

 

 

"Grande puzza", la Siot si scusa - Mea culpa dell'azienda dopo le segnalazioni di venerdì. «Odore causato da manutenzioni al Terminal»
Si risolve con il mea culpa della Siot il mistero della "grande puzza" che l'altra sera ha invaso la zona Est di Trieste. Ieri infatti, dopo che si era diffusa la notizia anche sulle pagine del nostro quotidiano, la Società italiana per l'oleodotto transalpino ha diffuso una nota in cui chiede a chiare lettere «scusa alla popolazione per aver subito il forte odore». Questa volta, insomma, la Ferriera di Servola non c'entra, e nemmeno il nuovo depuratore né le petroliere presenti nel Golfo. Tutte ipotesi sui cui fino a ieri mattina s'interrogavano i residenti di vari quartieri, che avevano segnalato a tappeto il disagio, non solo sui social ma anche tempestando le centrali operative dei vigili del fuoco e della polizia locale, che avevano a loro volta interpellato l'Arpa. A sgombrare i dubbi è arrivata appunto ieri la nota della Siot che spiega come l'episodio sia stato dovuto a «lavori di straordinaria manutenzione effettuati per sostituire delle tubazioni», assicurando che il forte e sgradevole odore non è dannoso perché non comporta «alcun rischio per la salute». Segue la spiegazione nei dettagli. Tecnicamente, la "grande puzza" che ha invaso la città è stata originata dai "mercaptani", «che sono sostanze odorose non nocive per la salute e per l'ambiente, liberatesi nell'atmosfera a seguito della rimozione dei residui di greggio dalle linee di trasferimento della Siot». Si tratta, in particolare, delle linee che collegano il Terminale marino con il Parco serbatoi di San Dorligo della Valle, dove i lavori di manutenzione straordinaria sono consistiti nella sostituzione di alcuni metri di tubazioni con linee nuove, al fine di aumentare il livello di sicurezza degli impianti. I lavori dureranno ancora qualche settimana, ma la Siot assicura che l'emanazione dell'odore è da considerare un episodio circoscritto nel tempo e già terminato. Cosa che viene confermata anche dai vigili del fuoco , cui già dalla mattina di ieri non è più pervenuta alcuna lamentela. La società precisa ancora che «non vi sono state perdite di greggio, poiché tutti i lavori sono stati eseguiti in sicurezza e secondo le procedure della Siot», e che «gli odori sono collegati esclusivamente all'attività di aspirazione di residui di greggio presenti nelle tubazioni».«A nome della Siot- dichiara il presidente Alessio Lilli - mi scuso con la popolazione di Trieste che a partire dall'altra sera ha subito il disagio di sentire forti odori, riconducibili appunto alle operazioni di straordinaria manutenzione effettuate al Terminale Marino. Il rilascio dei forti odori - ancora il presidente Lilli - è dovuto al contatto di "mercaptani" con l'aria: nel momento in cui sono state tagliate le vecchie linee per essere sostituite con le nuove, le operazioni di aspirazione previste per evitare la dispersione dei "mercaptani" non si sono rivelate sufficienti ad evitare il problema, e questo elemento ha causato l'episodio. Abbiamo, già nel corso della notte, predisposto ulteriori misure di mitigazione che hanno permesso di ridurre significativamente il livello di "mercaptani" e quindi il cattivo odore».

Elena Placitelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 7 aprile 2018

 

 

Esof, via alla corsa contro il tempo - Poco più di venti mesi per preparare il Centro congressi. Scatta il "duello" con la burocrazia
È corsa contro il tempo. Da qui al 2020 restano poco più di una ventina di mesi per portare a termine e consegnare il grande centro congressi da 9 mila metri quadrati, tra i magazzini 27 e 28 del Porto vecchio, per il grande evento di Esof, che celebrerà Trieste Capitale europea della scienza fra due anni a luglio. L'ultimo termine utile per finire di costruire la struttura dettato da Euroscience e dalla Fondazione Internazionale Trieste, che organizza il grande rendez-vous della ricerca e dell'innovazione tra i vecchi sili dell'antico scalo, è tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020. Il Comune, che ieri attraverso il sindaco Dipiazza, all'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, al direttore dell'Area Enrico Conte e al funzionario direttivo Daniela Schleimer ha raccontato gli ultimi sviluppi dell'iter per realizzare il progetto, fa passi da lepre e cerca di accelerare il più possibile le pratiche. Il tempo però resta tiranno. Il centro congressi è appeso alla burocrazia e Trieste deve dare prova di grande compattezza per riuscire a farcela in un modo o nell'altro. L'ultima notizia riguardava la consegna agli uffici comunali di un progetto di fattibilità tecnico-economica di natura privata e d'interesse pubblico attraverso la formula del project financing. A proporlo la Trieste Convention Center srl, società che si è formata ad hoc negli scorsi mesi, composta da soli imprenditori triestini. Su proposta infatti dell'amministrazione municipale la volontà è stata quella di lasciare in eredità alla città dopo Esof 2020 una vera e propria struttura congressuale e quindi evitare le iniziali tensostrutture pensate per la manifestazione. Da gennaio dunque, in un mese e mezzo, anziché tre, gli uffici comunali hanno analizzato l'iniziativa e, con parere favorevole e qualche modifica, hanno passato la palla alla giunta comunale che l'altro ieri ha approvato la proposta che riguarda appunto la riqualificazione dei magazzini 27 e 28 (con ampliamento di quest'ultimo e un collegamento tra i due con un ponte), in modo da realizzare una struttura polifunzionale, un Centro Congressi che si estenderà su una superficie di oltre 9 mila mq e che potrà disporre esternamente anche di un'adeguata area parcheggio. Ora la tabella di marcia è molto serrata. Come hanno spiegato Conte e Lodi, nei prossimi giorni il progetto arriverà nella III circoscrizione che, su sollecitazione del sindaco, avrà dieci giorni anziché venti per approvarlo. Contemporaneamente lo valuteranno le commissioni consiliari. A questo punto il faldone giungerà in Consiglio comunale a fine aprile e, dopo vari passaggi burocratici, a fine maggio andrà in gara aperta. Gli stessi fautori del progetto potranno aderire al bando, dove il costo dell'opera è pari a 11,1 milioni di euro: il Comune finanzierà il 44%, pari a 5,5 milioni di euro, e il restante il vincitore della gara. Nell'offerta di Tcc inoltre ci sono altri dati: il proponente ha ipotizzato 12.500 partecipanti annuali da tutto il mondo con un minimo di 10 conferenze nazionali e internazionali. Il canone che percepirà il Comune è pari a 80 mila euro l'anno con la possibilità di usufruire dell'area per cinque eventi. Tornando all'iter, a metà luglio verranno chiuse le partecipazioni. L'aggiudicazione potrebbe essere verso gli inizi di agosto. Se si aggiudicherà la partita un altro soggetto diverso dal "promotore", vale a dire la cordata guidata da Bravar, quest'ultima avrà il diritto di prelazione e potrà rivedere la propria offerta. Ecco che nella peggiore delle ipotesi si perderebbe un altro mese. Tenendo inoltre in considerazione il periodo standard di 35 giorni per accogliere da parte di altri partecipanti eventuali ricorsi, a settembre potrebbe essere avviata la progettazione esecutiva di 130 giorni con partenza dei lavori a gennaio 2019. Il cantiere dovrebbe concludersi in 15 mesi e la fine dei lavori sarebbe prevista nei primi mesi del 2020. Se questo piano però potrebbe avere qualche inghippo, ecco che salta fuori il piano b, spiega Dipiazza: ritornare all'idea iniziale di installare delle tensostrutture per creare il villaggio Esof. «Noi andiamo comunque avanti in questo senso - sottolinea Stefano Fantoni, il champion di Esof 2020 -, non possiamo rischiare, se questo bellissimo progetto andrà in porto ben venga, altrimenti sarà già pronta l'alternativa».

Benedetta Moro

 

Si accelera anche per il nuovo Museo del mare - Allo studio i modelli di Amburgo, Marsiglia e Genova. Cantiere ai magazzini 24 e 25 entro marzo 2019
Termine perentorio per iniziare il cantiere: marzo 2019. Questa volta si parla del nuovo Museo del mare, che verrà realizzato nei magazzini 24 e 25 del Porto vecchio grazie ai 23 milioni dei 50 totali deliberati dal Cipe nel 2016 per la realizzazione di alcune opere nell'antico scalo. Finanziamenti che sono rientrati in un accordo operativo per il Piano stralcio "Cultura e Turismo" del Mibact, siglato lo scorso settembre tra quest'ultimo, Regione Fvg, Comune e Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale. È in fase di definizione da parte del Municipio la prima fase del progetto con una collaborazione esterna, in un lavoro a tre tra le aree Lavori pubblici, Urbanistica e Cultura. Ma i tecnici dell'amministrazione non si soffermeranno a studiare il nuovo sito solo da Trieste: in mente c'è anche l'idea di volare ad Amburgo, Marsiglia e Genova per ispirarsi e capire come sono stati strutturati i tre musei del mare che in queste città attirano già migliaia di visitatori. Insomma, si dedicheranno alla letteratura di riferimento per scoprire come, ad esempio, in Germania siano riusciti a mettere in piedi una realtà museale nel più vecchio magazzino della città, datato 1879, dove sono presenti dieci ambienti che mostrano gli stretti rapporti tra l'uomo e il mare attraverso le epoche storiche e le civilizzazioni. O, per non andare troppo distanti, capiteranno in Liguria, al Galata Museo del mare: circa 10 mila metri quadrati suddivisi in ben cinque piani, con più di 4.300 oggetti originali, custoditi con cura. La riqualificazione dell'area del Porto vecchio, obiettivo di rilievo nazionale, avrà avvio con la creazione di questo grande attrattore culturale transfrontaliero, con un restauro degli edifici e il successivo allestimento, per una superficie stimata attorno ai 10 mila metri quadrati. Sono tre i livelli di progetto che dovranno essere messi in piedi. Il primo di fattibilità tecnico-economica, cioè la parte preliminare che tocca appunto all'amministrazione comunale. L'idea sarebbe quella di condividere poi questo step attraverso un processo partecipato con il pubblico. Successivamente il progetto verrà messo in gara attraverso un concorso e il successivo appalto e poi si darà il via al progetto definitivo ed esecutivo per arrivare a un programmazione ben strutturata e condivisa. Il Municipio prevede di proporre alcune ipotesi già prima dell'estate.

(b.m.)

 

Torna in città la "grande puzza", pioggia di segnalazioni
La "grande puzza" è tornata ieri sera ad ammantare Trieste con tutto il suo carico di mistero. Ma questa volta sempre più "grande" e "intensa" del solito. La grande puzza si è fatta sentire attorno alle 20 a Valmaura, Ponziana, San Vito, Chiarbola, Campanelle, Campi Elisi, Campo Marzio, via Baiamonti, Piazza Sansovino, largo Pestalozzi, via Settefontane, via del Roncheto. È arrivata, per dire, fino a Coloncovez. Dall'Ippodromo all'Aquamarina. «Xe una spuza che non ve digo». «Tanfo irrespirabile da vomitare». «No se pol tenir le finestre verte». «Me brusa el stomigo». «Brusa la gola!». Segnalazioni virali sui social e una scarica di telefonate di cittadini allarmati al 112, il numero unico per l'emergenza. Tirati in ballo i vigili del fuoco, ovviamente. Tempestata di chiamate anche la polizia municipale. «Abbiamo dirottato il problema all'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente che sta facendo le verifiche. Ma non abbiamo ancora una risposta» spiegano dalla centrale i vigili urbani. «Soliti odori di cui non si riesce mai a capire l'origine» aggiungono i vigili del fuoco tempestati di chiamate. Alcuni parlano di zolfo, altri di metano, al di imprecisato gas. Altri di "nafta pura". Le ipotesi sono le più svariate. Si va dalla Ferriera di Servola al nuovo depuratore ("Bon che xe novo"), dai depositi della Siot alle petroliere presenti nel Golfo. Qualcuno punto il dito sui lavori in corso al Canale navigabile Non è la prima volta che Trieste respira questi "miasmi" dall'origine non bene identificata. Un allarme identico ci fu sei mesi fa e pure nel giugno dell'anno scorso. Ma c'è qualcuno che denuncia la persistenza della situazione. Quello di ieri non sarebbe un caso isolato, ma solamente un picco del fenomeno dei questo periodo. «Oggi Servola irrespirabile! Quinto giorno de spuza!» si lamenta qualcun dopo avere chiamato il 112 e parlato con i vigili del fuoco. Sarà l'Arpa si spera a fare chiarezza e a dare finalmente un nome alla "grande puzza".

 

 

MUGGIA - La guerra dei rifiuti spacca la maggioranza «Una falsa partenza»
A Muggia gli alleati del Pd lamentano i ritardi del gestore Net - Ma tutti i partiti bollano i sacchi abbandonati «Atti incivili»
MUGGIA - La reazione è sbagliata, ma il sistema "porta a porta" non sta funzionando. Questo il pensiero comune dei partiti di opposizione di Muggia riguardo la protesta contro la raccolta differenziata portata avanti dai residenti che, esasperati, da martedì stanno abbandonando i sacchi di rifiuti per strada, vicino ai cassonetti dell'immondizia sigillati. E, a sorpresa, anche due terzi dei partiti che formano la maggioranza lamentano problemi e ritardi da parte della Net. Insomma, a tutti gli effetti, è stata una falsa partenza.Il mea culpa «Ci siamo fidati troppo della Net e dell'esperienza dei loro tecnici». Antonino Ferraro, capogruppo della lista Laura Marzi sindaco, fa un mea culpa generale: «I tecnici Net ci hanno assicurato, più volte, che non ci sarebbero stati problemi. Invece ci troviamo davanti ad una partenza del porta a porta che bisogna ancora calibrare. Detto questo è inaccettabile che, per ripicca, qualche muggesano abbandoni di proposito i rifiuti fuori dai contenitori». Sulla stessa linea la capogruppo dei Cittadini per Muggia, Nicoletta Fait, che non nasconde le evidenti manchevolezze: «Quando la raccolta è partita non tutti avevano il materiale sufficiente e anche ora non tutti sono provvisti dei sacchetti o dei contenitori. La reazione dei cittadini arrabbiati, però, è sbagliata e sfocia nell'ignoranza. Credo ci vorrà ancora un po' di tempo affinché il servizio possa diventare efficiente. Tra un mese ne riparleremo».L'opposizione «Il sindaco metta delle pezze all'inadeguato sistema di raccolta rifiuti invece di accusare indistintamente i cittadini». Così il capogruppo del M5S Emanuele Romano mette sotto accusa la Marzi: «L'abbandono di rifiuti è un reato, ma non si può confondere con l'errato conferimento. Il sindaco la smetta di attribuire ai cittadini indistintamente cattivi comportamenti e inizi a controllare seriamente l'operato della Net». Da Fratelli d'Italia, il capogruppo Nicola Delconte conferma che gli «atti incivili e contro la legge sono sempre deprecabili», ma rimanda al Comune la situazione in cui si sta trovando Muggia: «Ancora una volta pressappochismo, incompetenza e arroganza da parte dell'amministrazione sono il mix letale che ha fatto diventare Muggia un immondezzaio. Il comune si dovrebbe preoccupare dei molteplici disservizi provocati da un tipo di raccolta imposto senza condivisione con la cittadinanza». Critica anche la capogruppo di Obiettivo comune per Muggia, Roberta Vlahov: «Attribuire le colpe di un simile disastro ai cittadini è l'ennesimo errore di questa amministrazione. Resta pesante la disorganizzazione operativa sul territorio, con famiglie o addirittura condomini interi che non hanno ricevuto i contenitori per la differenziata o i sacchetti». Per Roberta Tarlao (Meio Muja) il «"Comune sta lavorando in emergenza senza un progetto definito». Andrea Mariucci, consigliere comunale della lista Forza Muggia-Dpm, difende i propri concittadini: «La maggioranza dei muggesani è fatta di persone educate che, volenti o nolenti, si stanno adoperando per il porta a porta seguendo le istruzioni del volantino che è stato a loro consegnato. Sappiamo che maleducazione e inciviltà nell'abbandono dei rifiuti ci sono sempre state, ma sono episodi isolati di una piccolissima minoranza contro cui bisogna prendere provvedimenti. Se invece il sindaco ha ulteriori elementi prenda i provvedimenti del caso». L'ottimismo di Micor L'unico ad avere una visione più rosea della situazione è Massimiliano Micor, consigliere comunale e segretario del Pd muggesano: «Finalmente la raccolta porta a porta è partita e cominciamo a ricevere dalla cittadinanza feedback sempre più positivi. Certo le criticità ci sono e vanno risolte al più presto. In questi mesi abbiamo lavorato con grandissimo impegno e continueremo a farlo, il sistema va ovviamente perfezionato attraverso il dialogo, sempre auspicabile. Crediamo ci sia bisogno di un nuovo patto sociale anche tra i cittadini stessi. Ormai la nostra società deve vedere il cittadino protagonista della cura della propria città in modo costruttivo, attivo e responsabile lasciando spazio al fare piuttosto che al "no se pol"».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 6 aprile 2018

 

 

La montagna di rifiuti nascosta nei fondali del mare Adriatico
In profondità il 99% degli scarti. Una ricerca coordinata dal Cnr ha rilevato la presenza di 510 oggetti per chilometro quadrato- (vedi l'articolo)
TRIESTE - Il "Pacific Trash Vortex", l'immensa isola galleggiante nell'Oceano Pacifico contenente tre milioni di tonnellate di plastica, è solo la punta dell'iceberg di un'emergenza ben più allarmante: sulla superficie del mare è infatti presente l'1% dei rifiuti antropici, mentre l'altro 99% è interamente depositato sui fondali. Nascosto alla vista, ma c'è. Montagne di rifiuti non visibili sui fondali marini che continuano ad avvelenare i pesci e di conseguenza, risalendo la catena alimentare, anche il nostro organismo. Questa la realtà illustrata ieri sera all'Antico Caffè San Marco da Silvia Ceramicola, geologa marina dell'Ogs (Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale), e da Tomaso Fortibuoni, ricercatore dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che ne hanno parlato durante l'incontro "Le scovazze in fondo al mar" organizzato dal circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste. I danni sull'ecosistema sono però ancora poco noti, come ha riferito Fortibuoni, in quanto i rifiuti tendono ad accumularsi in zone difficilmente accessibili e quindi studiabili dai ricercatori. Le correnti marine infatti - ha spiegato Ceramicola - tendono a spostare i rifiuti terrestri, che ci aspetteremmo di trovare vicino alla costa, in ambienti totalmente impensabili: lattine di birra a 950 metri nel mare Atlantico e borse di plastica nel mare Artico a 2500 metri; addirittura nella fossa delle Marianne, a 11 chilometri di profondità, sono state ritrovate delle lattine di carne in scatola. La situazione - lo dicono i dati - riguarda anche il mare Adriatico. Secondo una mappatura realizzata dal progetto "Ritmare" coordinato dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), nell'Adriatico sono presenti 510 rifiuti ogni chilometro quadrato - ma si arriva a picchi di oltre mille nel golfo di Venezia - di cui il 90% è costituito solo di oggetti di plastica. Soprattutto oggetti "usa e getta" come bottiglie e sacchetti, che possono restare sui fondali anche per più di 600 anni. Così, le reti a strascico dei pescatori si trovano a catturare, al posto del pesce, i rifiuti più insoliti: dagli pneumatici alle biciclette, fino alle balle di fieno e ai divani. Si stima che vengano pescati circa 9 rifiuti ogni 100 pesci. Paradossalmente, però, i pescatori che si trovano a pescare rifiuti li rigettano in mare, perché altrimenti sarebbero costretti a pagare i relativi costi di smaltimento, trovandosi così a ripetere sempre la stessa assurda operazione. Per contrastare questo fenomeno, da molti anni in Scozia sono stati messi a disposizione dei pescatori degli appositi contenitori nei quali separare i rifiuti dal pesce, così da poterli smaltire efficacemente. Una soluzione simile è stata sperimentata anche nell'Adriatico grazie a un'iniziativa dell'Ispra, che per quasi due anni dal 2016 ha pescato grazie, all'ausilio di sei imbarcazioni, circa 122 tonnellate di rifiuti in 15 porti tra l'Italia a la Grecia. Restringendo ancora di più il campo, uno studio condotto da Martina Busetti dell'Ogs ha dimostrato che al largo di Trieste, in un'area di 9.5 chilometri quadrati di fronte Muggia, sono presenti grandi quantità di fanghi originati dal dragaggio del canale petroli degli anni Sessanta.Ma situazioni del genere possono anche essere sfruttate in maniera virtuosa. A New York, ad esempio, si sono dismessi i vagoni della metropolitana buttandoli in mare per formare una "scogliera artificiale", in modo da popolare l'area fornendo una "casa" ai pesci. Anche senza andare troppo lontano, in Slovenia si sta valutando il progetto di un'isola artificiale davanti a Capodistria con il materiale di risulta degli scavi per un'infrastruttura ferroviaria. Non solo "buone pratiche" come la "pesca dei rifiuti" e le "scogliere artificiali". In conclusione dell'incontro, Ceramicola e Fortibuoni hanno ricordato che ogni cittadino dovrebbe svolgere la sua parte. In particolare, dovremmo tutti ricordarci delle "5 R": ridurre, riusare, raccogliere, riciclate e recuperare.

Simone Modugno

 

MUGGIA - Rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti, Marzi alza la voce
Contenitori sigillati in strada con l'avvio del "porta a porta" e c'è chi vi lascia i sacchi vicino. Il sindaco: «Atti di inciviltà»
MUGGIA - I cassonetti delle immondizie sigillati, circondati da decine di sacchetti pieni di rifiuti, molti dei quali smembrati da qualche animale. È questa l'inquietante e sempre più ricorrente immagine che da martedì è sotto gli occhi di tutti, sia nelle vie centrali che in quelle periferiche del territorio muggesano. Forse un segno di protesta contro il nuovo sistema del "porta a porta spinto" voluto dall'amministrazione Marzi ed entrato in vigore il 3 aprile? Il sindaco di Muggia, però, non ci sta e sul proprio profilo Facebook ufficiale ha postato ieri una netta presa di posizione stigmatizzando «il comportamento di chi si rende colpevolmente protagonista dell'illecito abbandono di rifiuti». Insomma, per qualcuno potrebbe trattarsi di un braccio di ferro tra "ribelli", che avevano espresso da tempo il proprio parere negativo sul porta a porta radicale, e l'amministrazione comunale, che dopo aver concesso la proroga di un mese per il sistema misto stradale-domiciliare, non è più intenzionata a compiere un solo minimo passo indietro. L'operazione di smantellamento dei contenitori stradali per i rifiuti iniziata martedì da parte dell'Italspurghi sta proseguendo senza sosta. Ma intanto, i cassonetti rimasti ancora sulle strade sono stati sigillati, proprio per evitare il conferimento dei rifiuti. E c'è chi, trovando i cassonetti chiusi, lascia i sacchi fuori dal contenitore stesso. Situazioni critiche sono state testimoniate ad Aquilinia, nelle vie adiacenti al centro storico, a Zindis e in zona porto San Rocco. Ma sono anche tanti i cittadini che lamentano di non aver ancora ricevuto i bidoni o i sacchetti per effettuare la differenziata. E c'è pure chi la raccolta differenziata l'ha effettuata, ma degli operatori della Net nemmeno l'ombra. Risultato? I sacchetti dell'umido sono stati presi d'assalto dagli animali. «Prevedevamo un contraccolpo iniziale in termini di rifiuti abbandonati: Muggia non ha scoperto nulla, né la raccolta Pap, né l'abbandono dei rifiuti e proprio per questo i mezzi sono in azione costantemente», ha spiegato il sindaco Laura Marzi che ha utilizzato parole di fuoco contro gli autori di tali gesti visto che «in questi anni quasi quotidianamente l'incuria e la maleducazione di alcuni concittadini già regalavano rifiuti abbandonati ovunque oppure materiale non idoneo all'interno dei bidoni stradali». Per il primo cittadino, però, i rifiuti lasciati fuori dai contenitori non sono necessariamente riconducibili ai cittadini contrari a questa tipologia di "porta a porta": «Qualcuno sostiene che dietro all'abbandono dei rifiuti vi sia una manifestazione di protesta. Se così fosse, sarebbe ben più grave. Perché tale ipotetica protesta offrirebbe l'immagine di un cittadino muggesano che danneggia la propria città e di conseguenza se stesso e chi gli sta vicino». Un plauso è invece stato rivolto ai muggesani che facendo arrivare al Comune diverse segnalazioni hanno denunciato, anche con foto, «l'inciviltà di vicini di casa o concittadini generici che abbandonano i rifiuti senza alcuna reale spiegazione. Questo ci rincuora, perché denota che sono in molti, a Muggia, a demonizzare questi atteggiamenti indegni. Invito, quindi, non solo a porre in essere comportamenti civili ed ossequiosi delle regole ma anche a contrastare attivamente, continuando a segnalare e denunciare, chi inquina la nostra Muggia».

Riccardo Tosques

 

 

Economia del mare traino per l'occupazione - Ok anche elettronica, commercio, ristorazione, servizi alla persona nella fotografia scattata dall'IRES

Negli ultimi dieci anni in provincia di Trieste l'occupazione è cresciuta maggiormente rispetto al resto della regione, con un ritorno ai livelli pre-crisi (circa 97 mila occupati). A trainare il mercato del lavoro triestino sono stati i settori della ristorazione, dell'elettronica, dei servizi alla persona, del commercio e della cosiddetta "economia del mare" (magazzinaggio, cantieristica, trasporti). Sono alcune delle tendenze delineate ieri, dati alla mano, da Alessandro Russo, ricercatore dell'Ires Fvg, nell'incontro "Il lavoro al centro", promosso dall'associazione Luoghi Comuni di Trieste. A introdurre l'incontro l'ex sindaco Roberto Cosolini, che ha sottolineato come il tema del lavoro vada trattato con un'attenta analisi dei dati: «Che sono incoraggianti, legati anche alle scommesse fatte per lo sviluppo di questo territorio in materia di logistica, portualità e turismo. In elettronica si conferma la performance positiva alimentata anche dal nostro sistema di alta formazione. Tra le criticità invece ci sono l'invecchiamento progressivo della popolazione e la crescita del part-time, che spesso è una scelta obbligata». Il quadro a livello nazionale, da cui parte Russo, parla di un recupero di 900 mila occupati negli ultimi quattro anni, ma con un numero di ore lavorate inferiore (-6% tra il 2007 e il 2017). Nel 2015 si è registrato un forte aumento degli occupati a tempo indeterminato, grazie agli incentivi offerti dal Jobs Act, mentre il 2016 e il 2017 sono stati trainati dalla ripresa dell'occupazione a tempo determinato. In Friuli Venezia Giulia, anche se l'occupazione è in crescita, rispetto al 2007-2008 mancano all'appello ancora circa 14 mila occupati. A livello demografico in Fvg, e a Trieste, è diminuita sensibilmente la popolazione residente in età lavorativa (15-64 anni): ciò è dovuto all'invecchiamento della popolazione e al crollo dei residenti, diminuiti del 22% dal 2007 nella provincia di Trieste. Durante la crisi ad essere penalizzati sono stati soprattutto la componente maschile e il lavoro autonomo. Si è registrata invece una notevole espansione del part-time a discapito del tempo pieno, anche tra gli uomini, ma la diminuzione delle ore lavorate si è riflessa sui redditi. Sono circa 6.000 i disoccupati in provincia di Trieste nel 2017, 2.000 di meno rispetto al biennio 2015-2016. Trieste è l'unica provincia che rispetto al 2008 ha circa 1.400 occupati dipendenti in più nel settore privato, mentre nello stesso periodo in Fvg i dipendenti sono diminuiti di 17 mila unità. Una crescita dell'occupazione a tempo indeterminato si è verificata nel 2015, mentre nei due anni successivi si è registrato un calo, ma il saldo per Trieste resta positivo (+ 2.500). Sono aumentati i lavoratori over 50, effetto della legge Fornero sommata al fattore demografico e alle maggiori difficoltà per i più giovani nel trovare un'occupazione. È andata peggio invece alle imprese, diminuite di oltre 900 unità tra il 2009 e il 2017.

Giulia Basso

 

 

 

 

 

VOCEARANCIO.it - GIOVEDI', 5 aprile 2018

 

 

Come funziona il più grande marketplace di oggetti ricondizionati in Europa

L'arco di vita di smartphone e tablet è sempre più breve. L'alternativa per risparmiare e inquinare meno si chiama Back Market

L’obsolescenza programmata è quel fenomeno secondo il quale gli oggetti tecnologici e gli elettrodomestici sono costruiti per invecchiare prima del dovuto: la batteria non si carica più, il computer va a rilento, il frigorifero perde acqua, la lavatrice non gira più. Si tratta di una tecnica industriale inventata negli anni 30, dopo la prima grande crisi economica globale, per dare una spinta (artificiale) ai consumi. In un mondo digitale e connesso come il nostro, nel quale tutti possediamo decine di oggetti tecnologici diversi, si traduce in una catastrofe ambientale. Secondo una ricerca del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, i cellulari oggi durano in media meno di due anni, quanto le scarpe e gli spazzolini elettrici. I computer resistono tra i tre e i quattro anni, come un vestito di sartoria o una pentola. Dati surreali, che hanno come conseguenza numeri spaventosi quando si parla di rifiuti. Una discarica tecnologica globale. Secondo il rapporto Global E-waste Monitor 2017 nell’ONU i rifiuti elettronici nel mondo hanno superato le 44 milioni di tonnellate: è come buttare via 4500 torri Eiffel di vecchi gadget e lavatrici ogni anno. Solo il 20 per cento di questi rifiuti viene effettivamente riciclato. Entro il 2021, questa discarica hi-tech globale crescerà del 17%. In Italia si fa un ottimo lavoro con la raccolta dei RAEE (Rifiuti di apparecchi elettrici e elettronici), la cui raccolta è aumentata del 14%. A livello industriale la strada non può che essere portare anche la produzione hi-tech dentro l’economia circolare. Grandi produttori di smartphone, come Samsung, hanno annunciato che ricicleranno il cobalto dei cellulari dismessi. E un consorzio di aziende e organizzazioni europee ha deciso di cercare i materiali per la produzione tecnologica nelle miniere che abbiamo dentro le città: le discariche, con la creazione di Urban Mine Platform. Si tratta di una piattaforma che garantirà la tracciabilità e la previsione dei flussi di materiali dal negozio alla discarica in 30 nazioni europee, per recuperare parte di quei 55 miliardi di euro in materiali preziosi riciclabili che invece finiscono perduti tra i rifiuti. Insomma, a livello industriale il futuro passa (anche) dall’estrazione in discarica di neodimio, litio e cobalto. L’Amazon del ricondizionato. E voi? In attesa che le istituzioni e i processi industriali facciano il loro corso, una delle strategie che potete adottare per ridurre il vostro impatto ecologico e risparmiare quando si tratta di cambiare il vostro smartphone invecchiato troppo in fretta è acquistare oggetti tecnologici ricondizionati, cioè semi-nuovi, perché restituiti da un cliente senza essere mai stati usati o esposti in negozio. Questa strada vi potrebbe permettere di ridurre la vostra quota annuale di di 18,9 kg di rifiuti elettrici ed elettronici e risparmiare una percentuale che va dal 20 per cento dell’acquisto a salire (in alcuni casi si arriva addirittura anche al 50). In Europa c’è una startup che è stata ribattezzata «Amazon del ricondizionato», è nata in Francia quattro anni fa, da poco è sbarcata anche in Italia, si chiama Back Market, il primo marketplace europeo specializzato in ricondizionati. La maggior parte dei produttori tecnologici e dei siti di e-commerce ha ormai una sezione dedicata a questo genere di prodotti, il valore aggiunto di Back Market sta nell’ampiezza dell’offerta e nei processi di vendita online, tagliati e pensati per questo mercato. «La nostra missione?», si legge sul sito, «Rendere mainstream il consumo di prodotti “risuscitati”. Suona british e cristologico, ma è esattamente così». Non solo smartphone. Ecco come funziona Back Market: la piattaforma riunisce 70 diverse officine di ricondizionamento, tutte vagliate una a una con uno specifico audit. Il sito effettua una «triangolazione» tra officina e compratore, e dà agli utenti, che comprano direttamente sulla piattaforma, anche l’ultima parola su come valutare l’acquisto. Il compratore «è invitato a dare un voto alla qualità della prestazione, valutando il suo personale grado di soddisfazione su un prodotto/ricondizionatore specifico, e informandoci sulla longevità del suo acquisto». Inoltre, su ogni scheda prodotto, l’utente può accedere a tutti i controlli effettuati sulle singole funzionalità dell’apparecchio acquistato, per verificare come sono state testate, verificate e/o riparate dal ricondizionatore. La garanzia su Back Market dura sei mesi, «Perché tutto un semestre è largamente sufficiente per smascherare un prodotto di cattiva qualità», spiegano. Sul sito non si possono comprare solo smartphone, tablet e laptop, ma anche console di videogiochi, televisori, macchine fotografiche e piccoli elettrodomestici, come il tostapane o la macchina per il caffè.

Ferdinando Cotugno

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 5 aprile 2018

 

 

La bonifica infinita del giardino inquinato fa "fuggire" gli alunni - Iscrizioni in calo alla scuola Marin di Servola. Salta una prima
Le mamme: «I lavori non decollano e chi può sposta i figli»
Niente prima B il prossimo anno all'elementare Biagio Marin di Servola. Colpa delle scarse iscrizioni provocate, secondo lo sfogo di alcune mamme, dalla vicenda della bonifica "infinita" del giardino della scuola. Lo spazio verde attorno all'edificio dedicato al poeta gradese, infatti, rientra tra le sette aree risultate inquinate dopo l'indagine ambientale realizzata nel 2016 dall'Arpa. E appunto dal 2016 si attende ancora il risanamento delle zone a rischio, operazione per la quale esiste un finanziamento regionale di 350mila euro. Il Comune, attraverso l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi e il direttore dell'Area Enrico Conte, fa sapere che è stata avviata lo scorso ottobre la rimozione dei terreni inquinati nelle due scuole interessate (nella lista, oltre alla Marin, c'è anche la don Chalvien di via Svevo). I lavori però hanno subito quasi subito uno stop dovuto, spiega Conte, «all'introduzione di un nuovo decreto legge, che ha messo i bastoni fra le ruote. Dalla scorsa settimana però - aggiunge il dirigente - sono ripartiti i lavori di ripristino dei terreni». Una ripartenza che, però, non tranquillizza le mamme, decise ad alzare la voce contro la lunghissima attesa per la rinascita dei giardini. «Chiunque può vedere che nulla è stato fatto finora - dice Valentina Blasina -. Da mamma, e da servolana, provo rammarico perché una scuola così grande viene penalizzata per questi problemi. Questa condizione ha scoraggiato molti genitori, che non hanno iscritti i loro figli alla Marin, "dirottandoli" invece alla De Marchi, dove infatti la classe prima si farà. Non voglio accusare nessuno, ma stimolare la sensibilità di coloro che possono aiutarci a fare qualcosa di costruttivo». Dall'anno scorso Anastasia Cozzolino è la capoclasse della prima B. Lei, assieme alle colleghe, ha portato il problema all'attenzione della preside Marina Reppini. «Ci dicono dall'inizio dell'anno che i soldi sono stanziati da tempo, che gli operatori sono pronti - spiega -, che dopo la scuola di via Svevo interverranno all'interno della Marin. Nulla però si è sbloccato. Penso purtroppo che questa situazione abbia portato molti genitori a scegliere, giustamente, l'altra scuola elementare, la De Marchi, che è nuova. Un vero peccato, perché le nostre maestre sono bravissime. E poi così la scuola s'impoverisce, come anche il rione. Bisogna interessarsi un po' di più di queste cose, i genitori hanno bisogno di avere spiegazioni». A sentire le mamme, però, non c'è solo il problema dell'inquinamento. «Nel giardino c'è anche tanta spazzatura - segnala Simona Pilotti -. C'è un vecchio secchio e, all'interno, dei motori di lavatrici. Se un bimbo mette il piede lì, si fa male. Serve la nostra collaborazione per pulire? Sono certa che nessun genitore direbbe di no». Denuncia ulteriormente la pericolosità dell'area Karin Kocijan: «I bambini, anche se si dice loro di non andare, comunque vanno nel giardino, perché le transenne sono per terra. Le maestre sono bravissime, capisco i papà e le mamme che, dopo l'open day, hanno scelto di mandare i figli in un'altra scuola». Da parte sua l'assessore all'Ambiente Luisa Polli promette che «per il prossimo anno scolastico i giardini saranno a posto» e che agli interventi affidati a Comune, Regione, Arpa, AsuiTs e approvati dall'Istituto superiore di sanità, seguirà «un monitoraggio dell'Arpa per vedere quale tipologia di polveri si sedimentano». Lodi spiega il programma dei lavori. «Stiamo lavorando per il primo lotto dell'appalto nei giardini di via Svevo e della scuola Marin - afferma - per la rizollatura del manto erboso che andrà sostituito, mentre per gli altri giardini gli uffici stanno preparando il progetto per il secondo appalto, la cui gara deve partire a breve». Forse a settembre, se tutto va bene, potrà invece partire la piantumazione do quelle specie vegetali capaci di assorbire i veleni negli altri giardini della città: un'operazione, chiamata fitorimedio, che poi dovranno fare il loro effetto nel lungo periodo. Inoltre, conclude Conte, «verranno affittati i deposimetri». Con questi apparecchi, costruiti per mappare le polveri che si depositano liberamente nell'atmosfera, si potrà capire quali sostanze inquinano di più.

Benedetta Moro

 

La preside «Le condizioni dell'area verde non aiutano ma la mancata attivazione ha tante cause»
«Sicuramente non aiuta l'attuale condizione del giardino, ma non è sicuramente questo il motivo della non apertura della prima B - spiega Marina Reppini, la preside dell'Istituto comprensivo Italo Svevo -. Ci sono diversi fattori concomitanti. Dovremmo comunque riuscire a fare due classi con orario antimeridiano, sommando gli iscritti alla Biagio Marin (sezione B) a quelli della De Marchi, che sono la maggior parte, con sede in quest'ultimo istituto. Attendiamo conferma dal Miur». Quanto ai lavori di ripristino del giardino della scuola Marin spiega che «l'intervento inizierà dalla scuola dell'infanzia Don Chalvien di via Svevo questa settimana, poi dovrebbero spostarsi alla Biagio Marin».

(b.m.)

 

 

Diciotto milioni in tre anni al "supercomune" - Siglato il patto territoriale Regione-Uti giuliana. Fondi in arrivo per terrapieno di Barcola e piste ciclabili
Più di diciotto milioni di euro in tre anni. È quanto l'Uti giuliana incasserà fino al 2020 dalla Regione per attuare una serie di investimenti in opere pubbliche, cui i Comuni membri parteciperanno portando "in dote" un altro milione e mezzo, che farà arrivare il "tesoretto" finale oltre i venti milioni. Le cifre sono contenute nel Patto territoriale siglato ieri fra l'amministrazione regionale e l'Unione, come atto successivo alle «intese per lo sviluppo» firmate l'anno scorso dalle varie Uti del Friuli Venezia Giulia per individuare una serie di progetti prioritari. L'Uti giuliana metterà in cantiere sedici opere, a cominciare dai 5,8 milioni per il recupero del terrapieno di Barcola e dai 5,7 per interventi sul terrapieno in zona Acquario a Muggia. Non manca poi l'attenzione alla mobilità lenta: 600mila euro destinati alla manutenzione dei percorsi esistenti, 180mila alla sistemazione della pista ciclo-pedonale lungo la strada provinciale del Villaggio del pescatore e 190mila alla realizzazione di un percorso ciclabile fra San Dorligo e Bagnoli della Rosandra.Il Patto include pure l'intensificazione dei collegamenti marittimi anche transfrontalieri lungo la costa (300mila euro) e la definizione di un piano coordinato per la viabilità dell'area vasta con l'eliminazione di una serie di criticità (un milione). Per la rivitalizzazione delle aree in disuso, sia quelle industriali che i centri storici, sono stanziati 3,4 milioni, cui si aggiungono 800mila euro per la stazione ferroviaria di Prosecco e 1,4 milioni per la trasformazione dell'ex scuola elementare di Col a Monrupino in incubatore d'impresa. Il Patto include poi interventi in ambito sociale, tra cui la realizzazione di un sistema integrato dei servizi comunali (budget messo a bilancio 600mila euro) e la promozione di forma di un'economia solidale attraverso il recupero di un'area agricola del Comune di Muggia da destinare ad attività sociali-didattiche in collaborazione con realtà del terzo settore (300mila euro). Sono contemplati infine il rafforzamento della domiciliarità per gli anziani attraverso progetti innovativi (un milione), il potenziamento dell'offerta semiresidenziale per non autosufficienti (150mila euro) e il miglioramento dei servizi a favore dei minori con l'avvio del centro per le famiglie (150mila euro). Ieri, la Regione ha chiuso inoltre i patti riguardanti l'Uti Collio-Alto Isonzo e l'Uti Carso Isonzo Adriatico, con impegni rispettivamente di 7,5 e 8 milioni di euro. In quest'ultimo caso verranno finanziate 18 iniziative, tra cui la riqualificazione della viabilità intercomunale tra Staranzano e Ronchi dei Legionari, che porrà rimedio anche agli allagamenti di via Dobbia.

Diego D'Amelio

 

Parenzo, area verde al posto dell'hotel Marina
Una volta tanto succede il contrario: è il cemento che lascia il posto al verde. È quanto sta accadendo a Porto Cervera, sobborgo periferico votato al turismo a Parenzo, dove le ruspe smantellano l'albergo Marina appartenente al colosso turistico alberghiero Plava Laguna, una struttura costruita negli anni '70 dello scorso secolo all'epoca del boom del turismo di massa. Si calcola che i rifiuti da rimuovere saranno nell'ordine delle 7.500-8.000 tonnellate: sono destinati alla discarica di materiale edile, vicino al troncone meridionale della circonvallazione di Parenzo. Nella fase successiva, spiega Boris Djusti proprietario dell'azienda Djusto impegnata nelle operazioni, «sull'intera area dove sorgeva l'albergo abbiamo l'obbligo contrattuale di spalmare uno strato di terra spesso 10 centimetri su cui verrà seminata l'erba e saranno messi a dimora fiori e piantine». Sorgerà così una oasi verde a pochi passi dalla riva, destinata alle passeggiate dei residenti e turisti. L'albergo Marina, della capacità di 700 posti letto, durante la guerra di indipendenza della Croazia era stato adibito a centro di accoglienza per i profughi e sfollati provenienti dalle zone belliche del Paese. In seguito, per oltre vent'anni è rimasto vuoto e in abbandono, e rifugio di fortuna per senzatetto.

(p.r.)

 

 

I sacchetti "bio" anche da casa - Sì dal Consiglio di Stato. Il punto vendita non può vietarli se idonei a conservare la merce
ROMA - Sacchetti bio, dietrofront. Dopo l'obbligo scattato a gennaio, che aveva sollevato non poche discussioni, su shopper biodegradabili e compostabili a pagamento messi a disposizione nei reparti frutta e verdura dei supermercati, ora arriva un parere del Consiglio di Stato che rimescola le carte: nessun obbligo, il sacchetto si può portare da casa. A condizione che sia «idoneo a preservare la merce». I sacchetti bio a pagamento avevano suscitato molte critiche e prese di posizione da parte delle associazioni dei consumatori e il Codacons aveva, addirittura, presentato esposti in molte procure. L'obiettivo di ridurre l'impatto della plastica sull'ambiente si scontra con il fatto che a dover pagare i sacchetti è chi fa la spesa, e con un prezzo che oscilla tra 1 e 3 centesimi a busta il costo annuale per famiglia è stato stimato tra i 4 e i 12 euro. Un esborso che ora, stando al Consiglio di Stato, si potrà evitare. Il parere dei giudici amministrativi sottolinea che bisogna contemperare le esigenze del consumatore con quelle di tutela della sicurezza ed igiene degli alimenti. E stabilisce che «laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall'esercizio commerciale per l'acquisto di frutta e verdura sfusa», è corretto che «possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l'integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l'esercizio commerciale vietare tale facoltà». «Il legislatore - si legge nel parere - ha elevato le borse in plastica ultraleggere utilizzate per la frutta e verdura all'interno degli esercizi commerciali a prodotto che "deve" essere compravenduto», una merce quindi, che può essere acquistata anche al di fuori del supermarket in cui si fa la spesa. Inoltre «ciascun esercizio commerciale sarà tenuto, secondo le modalità dallo stesso ritenute più appropriate, alla verifica dell'idoneità e della conformità a legge dei sacchetti utilizzati dal consumatore». Per gli ambientalisti «è un primo passo in avanti ma ora serve la circolare del ministero della Salute attesa da quattro mesi che chiarisca e magari dica che si possono utilizzare le retine riutilizzabili». Greenpeace e Legambiente ribadiscono che si deve permettere in Italia quello che si fa all'estero: le retine riutilizzabili sono diffuse in Svizzera, Austria, Germania dove non risultano epidemie.

 

 

Trieste - "Le scovazze in fondo al mar..." al San Marco

Il Circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste e l'Istituto di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - Ogs di Trieste invitano all'incontro "Le scovazze in fondo al mar... alla scoperta degli ambienti marini profondi dove la spazzatura è arrivata prima di noi", oggi alle 18 all'Antico Caffè San Marco in via Battisti 18. Interverranno Silvia Ceramicola, geologa marina presso l'Ogs e Tomaso Fortibuoni, ricercatore dell'Ispra.

 

 

POMERIGGIO - CORSO DI AGRICOLTURA BIOLOGICA

L'associazione Urbi et Horti organizza un corso per parlare di agricoltura biologica, ambiente e tutela del paesaggio. Il corso, gratuito, si svolgerà nella sala Arac del Giardino pubblico, ogni giovedì fino al 26 aprile. Prima lezione, oggi, alle 17.30. Info: orticomunitrieste@gmail.com, e al 3287908116.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 4 aprile 2018

 

 

Aumentano gli attacchi dei lupi - Risarcimenti più rapidi per gli allevatori con la nuova legge
SPALATO - Qualche miglioramento in Croazia per i proprietari di animali da allevamento attaccati da lupi, orsi e via elencando. Lo scorso gennaio è entrato in vigore il nuovo Regolamento sul risarcimento dei danni provocati da animali in regime di tutela. Si calcola che in Croazia vivano tra i 200 e i 220 lupi, quota con cui il Paese è entrato cinque anni fa a far parte dell'Unione europea, impegnandosi pertanto a rispettare tale numero. Si ritiene infatti che una crescita della popolazione di lupi potrebbe costituire un grave squilibrio per l'ambiente, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero sia per gli animali selvatici (cervi, caprioli), sia per quelli da allevamento. In base al nuovo documento il risarcimento per una pecora uccisa da lupi è stato portato da 500 a 600 kune, cioè da 67,2 a 80,7 euro. Per una mucca gravida sbranata dal citato predatore si è passati da 4 mila e 500 kune (605 euro) a 6 mila kune (807 euro). Tra le varie novità, anche quella di corrispondere il 50 per cento del risarcimento previsto dal regolamento per quegli animali feriti negli attacchi e che vanno abbattuti. Da quanto è stato fatto sapere, grazie alle nuove regole il pagamento di quanto dovuto dallo Stato avviene ora in tempi più rapidi, mentre prima si attendevano anche fino a 3 o 4 anni. L'anno scorso in Dalmazia le scorribande dei lupi, e relativi danni, sono state 1252, con conseguenze fatali per 1944 capi di bestiame. La regione maggiormente presa di mira e' stata quella di Sebenico e Tenin (Knin), con 509 attacchi e 746 uccisioni. Al secondo posto la Regione di Spalato, con 436 attacchi di lupi e 584 animali domestici fatti a pezzi. Sul podio anche la contea di Zara (270 aggressioni e 529 vittime), mentre la regione maggiormente risparmiata è stata quella Raguseo-narentana. Qui gli attacchi sono stati solo 35 e gli animali uccisi 85.Nel biennio 2016 - 2017, Zagabria ha versato risarcimenti per complessivi 3 milioni e 300 mila kune, sui 444 mila euro. Tanti allevatori, agricoltori e anche semplici cittadini hanno chiesto allo Stato di far diminuire la popolazione di lupi nel Paese, ma da questo orecchio Zagabria non ci sente.

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 3 aprile 2018

 

 

Antico Caffe' San Marco - Giorgi e i cambiamenti climatici
È in libreria da pochi giorni l'ultimo libro del climatologo Filippo Giorgi "L'uomo e la farfalla. 6 domande su cui riflettere per comprendere i cambiamenti climatici" (editore FrancoAngeli). L'autore lo presenterà alle 18, al San Marco, dialogando con Elisa Cozzarini. L'evento è organizzato dal Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste. L'ingresso è libero. Il testo affronta i cambiamenti climatici in maniera semplice, chiara ed esauriente, sulla base dei risultati della ricerca scientifica più avanzata. Il clima sta cambiando? Perché? Siamo noi a causare il riscaldamento del pianeta o stiamo assistendo ad un fenomeno naturale? Possiamo fare qualcosa per evitare la "crisi climatica" o abbiamo raggiunto il punto di non ritorno? La narrazione ci accompagna in un viaggio che comincia con l'avvento dell'era dell'Antropocene, in cui le attività umane sono ormai in grado di modificare il funzionamento del nostro pianeta. Ci mostra poi come il riscaldamento del pianeta sia ormai un fenomeno in atto e per la maggior parte dovuto ad attività umane.

 

 

 

 

L'ESPRESSO - DOMENICA, 1 aprile 2018

Caccia ai soldi della Lega - Milioni investiti in modo illegale. E la onlus Piu' voci per sfuggire ai giudici. Quel che non dice l'uomo che vuole l'incarico di governo

Dove e' finito il tesoro della Lega ? Dove sono spariti i 4 milioni di euro messi sotto sequestro dal tribunale di Genova dopo la condanna di Bossi per truffa ai danni dello Stato ?

Il partito ha cercato di guadagnare soldi comprando le obbligazioni di alcune delle piu' famose banche e multinazionali. Colossi come l'americana General Electric, la spagnola Gas Natural, le italiane Mediobanca, Enel, Telecom e Intesa Sanpaolo. Una fiche da 300mila euro e' stata messa anche sul corporate bond di Arcelor Mittal, il gruppo siderurgico indiano che ha acquistato l'Ilva.

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 1 aprile 2018

 

 

La ripresa Fvg corre sui Tir in autostrada - Secondo la Cgia il "nuovo" triangolo produttivo si sposta a Nordest con 240mila mezzi pesanti al giorno, oltre il 60% in più
TRIESTE - È una ripresa che va da Milano in direzione Friuli Venezia Giulia, stando alla presenza di Tir sulle autostrade settentrionali. La Cgia ha messo in fila i mezzi pesanti medi e ha concluso che sulle principali autostrade del "nuovo" triangolo produttivo Milano-Bologna-Padova transitano quotidianamente 240mila mezzi pesanti, oltre il 60% in più dei 148mila di quelli che viaggiano sul "vecchio" triangolo industriale Torino-Milano-Genova. Ancorché parziale, spiega la Cgia, la fotografia rileva in maniera empirica come i flussi di merci, e conseguentemente anche il peso del sistema economico del Paese, si sia ormai definitivamente spostato a Nordest. L'autostrada più trafficata è la A4 Brescia-Padova con 26.242 veicoli pesanti giornalieri. A seguire, con un dato medio riferito a tutte le autostrade italiane pari a 9.085 camion (dato in crescita a partire dal 2014), la A4 Milano-Brescia (24.699), la A1 Milano-Bologna (21.663), la A1 Bologna-Firenze (16.490), la A14 Bologna-Ancona (15.069) e il Passante/Tangenziale di Mestre (13.829). Con 10.513 Tir giornalieri trovano spazio le tratte gestite da Autovie Venete, la A4 Trieste-Venezia, la A23 Palmanova-Udine, la A28 Portogruaro-Conegliano, la A34 Villesse-Gorizia e la tangenziale di Mestre fino allo svincolo del Terraglio.«In un contesto in cui la presenza di cantieri ha prodotto una seppur lieve flessione del traffico leggero - osserva il presidente di Autovie Maurizio Castagna -, l'incremento dei mezzi pesanti è un fenomeno avviato da più di un anno che verifichiamo mensilmente. Non c'è dubbio che si tratti di un sintomo evidente della ripresa economica». Rispetto all'anno pre-crisi, il 2007, il numero medio di Tir circolanti nelle autostrade italiane, è peraltro più basso del 12%, quando la media era di 10.334 passaggi giornalieri. Nel decennio, tra le 35 tratte autostradali analizzate, le uniche che hanno recuperato quei flussi di traffico sono state la A5 Aosta-Traforo del Monte Bianco (+16,2%), la T1 Traforo del Monte Bianco (+8,6%) e la A22 del Brennero-Verona (+2,3%). Tutte le altre, invece, presentano variazioni negative.Le concessioni di Autovie fanno segnare il -11,4%, ma cali maggiori a Nord sono quelli della T2 Traforo del Gran San Bernardo (-34,7%), della Udine-Tarvisio (-24,8%), della T4 Traforo del Frejus (-19,2%), della A21 Torino-Piacenza (-15,3%) e della A8/A9 Milano-Varese e Lainate-Como-Chiasso (-12,9%). «Il forte squilibrio territoriale emerso dalla comparazione - spiega Sefano Zabeo della Cgia - è solo in parte ascrivibile al fatto che a Nordovest c'è una rete ferroviaria più diffusa. Questa specificità, collegata agli effetti sul trasporto merci delle autostrade del mare - prosegue -, ha consentito di assorbire una quota di prodotti che, altrimenti, viaggerebbero su gomma». Dopo di che, aggiunge Zabeo, «è altrettanto indiscutibile che il Nordest, allargato per ragioni storiche e culturali anche alle province di Brescia e Bergamo, è diventato il vero motore economico del Paese. Con centinaia di migliaia di Pmi da rifornire o con prodotti finiti che partono da questo territorio per raggiungere i mercati di destinazione». Nonostante alcune direttrici dell'export abbiano recuperato i flussi di traffico pre-crisi, gli autotrasportatori stranieri presidiano comunque stabilmente queste tratte. Dai dati Eurostat (2015) il peso dell'autotrasporto ha raggiunto livelli elevatissimi. A incrementare i volumi, fa poi sapere Renato Mason, segretario Cgia, sono stati solo i principali assi autostradali che hanno consentito alle merci italiane di arrivare nel cuore dell'Europa, in particolar modo in Francia e Germania.

Marco Ballico

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 31 marzo 2018

 

 

SEGNALAZIONI - Parco del Mare - Una location discutibile

Ci fa piacere che il presidente della Icop Vittorio Petrucco voglia investire nella nostra città. Vorremmo però metterlo in guardia, prima di lanciarsi in un'impresa tutt'altro che promettente. Si chieda, anzitutto, come mai in 14 anni, nonostante la sua decantata passione per il Parco del mare, Paoletti non sia riuscito a far decollare la sua idea. Dai conteggi dell'allora assessore al Bilancio Ravidà lo stesso sindaco Dipiazza, che ora sponsorizza il progetto, dichiarò di dover fare marcia indietro, perché i conti non tornavano. Analisi economica riconfermata nel 2018 nell'incontro pubblico dell'Associazione di cultura politica Luoghi Comuni: Gianfranco De Pinguente, già consulente di Friulia, valutò negativamente il risultato finale di un tale investimento. Inoltre la situazione triestina è cambiata da allora: esiste già un acquario, molto visitato, che sta per essere riqualificato ma anche la nuova sede del Wwf alle Scuderie di Miramare, il Bio Ma appena inaugurato. Le specie marine s'illustrano anche senza ricorrere ad animali vivi. Due strutture che, già da sole, dovrebbero esaurire la curiosità verso i pesci in gabbia che, vista la crescente sensibilità animalista, non sembrano essere molto in auge. Il presidente vada poi a fare un giro nell'area limitrofa alla Lanterna e vedrà se sia il caso di fare sorgere un polo ultramoderno in un contesto fortemente degradato. Non parlo della zona di Porto Lido ma di tutto il circondario: un edificio scrostato di qua e uno fatiscente di là, gli orribili casermoni del molo, la vecchia stazione di Campo Marzio in palese abbandono e, a completare il panorama, il fantasmatico moloch dell'ex-Meccanografico. Quale turista vorrebbe addentrarsi in questa sorta di "terra di nessuno"? Qualche perplessità Petrucco sembra già averla, almeno a leggere l'articolo del Piccolo. Credo soprattutto perché sul cosiddetto Parco del Mare non ha potuto visionare alcun progetto, svanito nel nulla dopo il ritiro di quello di Chermayeff, motivo per cui anche il nostro Comitato si è fatto da parte in attesa di avere dei dati da potere commentare. Non mi soffermo sulla questione paesaggistica, su cui si è già espressa larga parte della cittadinanza nella nutrita serie di segnalazioni apparse su questo giornale e in occasione della nostra petizione on line, che ha raccolto 1.300 firme, a cui si è aggiunto il parere contrario del mondo scientifico e accademico, ambientalista. Comunque, se si volesse proprio affrontare un'impresa così rischiosa e credo impopolare, la si affianchi alla prevista riqualificazione di Porto vecchio, abbinando magari un acquario al Museo del Mare che vi sarà trasferito, inserendosi quindi nella serie d'investimenti e progetti che affiancheranno Esof 2020, evento che sicuramente metterà in evidenza quell'area storica come scenario della crescita di Trieste.

Giorgetta Dorfles - portavoce Comitato La Lanterna

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 30 marzo 2018

 

 

Energie rinnovabili - Trieste fuori dal club delle città virtuose

Il Treno verde di Legambiente bacchetta i ritardi del territorio sul fronte degli impianti ecologici. In Fvg boom del fotovoltaico
Il futuro dell'ambiente corre sui binari. Merito del "Treno verde" di Legambiente e Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, la campagna itinerante realizzata con la partecipazione del ministero dell'Ambiente e giunta alla 30.ma edizione. Il treno ha fatto tappa a Trieste, fermandosi ieri al binario 1 della stazione centrale, dove anche nella giornata di oggi la mostra interattiva allestita a bordo sarà aperta dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19 a tutti i cittadini interessati a temi quali l'energia pulita, le reti elettriche "intelligenti", l'efficienza e la mobilità sostenibile, per un Paese proiettato verso un futuro al 100% rinnovabile che si prepara alla fine dell'era fossile. Durante l'inaugurazione di ieri mattina, la direttrice regionale di Trenitalia, Elisa Nannetti, ha spiegato che l'azienda è fortemente impegnata nel piano d'integrazione della mobilità per incrementare l'uso del treno al posto di mezzi più inquinanti e quindi contribuire alla diminuzione delle emissioni. «Il nuovo polo dell'aeroporto di Trieste - ha aggiunto - è un esempio perfetto di struttura che mette assieme i mezzi di trasporto del futuro, cioè le piste ciclabili, i treni e gli aerei. Inoltre, l'azienda ha acquistato nuovi treni che permettono di risparmiare il 30% di Co2, che speriamo di veder circolare il più possibile». Rita Casalini della Struttura innovazione delle Ferrovie, istituita appena l'anno scorso, ha aggiunto che è «importante fare innovazione perché i clienti chiedono sempre più una mobilità integrata da punto a punto, in cui il treno è solo una parte del trasporto». Il portavoce del Treno Verde Davide Sabbadin ha poi presentato il rapporto 2018 di "Comuni rinnovabili", che da 12 anni fotografa lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei territori italiani, realizzato grazie al contributo di Enel GreenPower. «Dal 2014 il 100% dei comuni italiani possiede almeno un impianto da fonte rinnovabile - ha illustrato - e il Comune si è dimostrata l'istituzione più vicina e sensibile al tema. La crescita delle fonti rinnovabili è stata forte, ma si è stabilizzata negli ultimi 2 anni, nonostante abbiamo ancora gli incentivi nazionali più alti d'Europa». Secondo il rapporto di Legambiente, in Fvg la crescita delle energie rinnovabili, sebbene al di sotto della media nazionale, è stata significativa negli ultimi anni. Oggi il 27,1% del totale dei consumi di energia è coperta da fonti rinnovabili, grazie ai 31.040 impianti diffusi nei comuni. Il dato significativo è quello della crescita di più del 1000% nella produzione del solare fotovoltaico, che si conferma la tecnologia più diffusa, anche se in termini di produzione è però l'idroelettrico a fornire il maggior contributo di energia. «A Trieste, però, ci sono ancora poche rinnovabili, perché si usano i grandi impianti del passato e non ci sono spazi dove realizzarne di nuovi», ha spiegato Sebastiano Cacciaguerra, dirigente del servizio Energia regionale. Anche a Trieste, come a ogni tappa del Treno verde, Legambiente ha ospitato una start-up innovativa - la "Zehus", che produce biciclette a pedalata assistita senza bisogno di essere ricaricate - e ha premiato "I RinnovAbili", ovvero le esperienze virtuose locali che hanno scommesso su nuovi modelli energetici. Tra queste, le aziende agricole "Isola Augusta", "Zore" e "Loner Carlo" della provincia di Udine, che soddisfano parte o tutto il proprio fabbisogno energetico grazie all'energia solare, e il Comune di Staranzano, che ha realizzato tre impianti fotovoltaici a servizio di scuole. In chiusura, il presidente regionale di Legambiente, Sandro Cargnelutti, ha rilevato come, scendendo verso Trieste, il servizio per i pendolari si sia rivelato di qualità. «Se non passiamo di corsa alle fonti rinnovabili - ha poi avvertito -, i cambiamenti climatici in regione porteranno a una concentrazione d'acqua in inverno e alla siccità in estate. Stiamo andando a velocità molto bassa rispetto ai problemi da risolvere».

Simone Modugno

 

I comuni - I tre produttori migliori sono in Friuli

Sono 101 i comuni del Fvg che grazie alle fonti rinnovabili producono più energia elettrica di quella consumata dalle famiglie. Pavia di Udine, Zoppola e Spilimbergo sono i primi tre comuni 100% rinnovabili elettrici.

 

La classifica - Udine medaglia d'oro in regione

Nella classifica regionale, sia per la maggior potenza da fonti rinnovabili installata sia per la produzione di energia, Udine si attesta al primo posto, seguita da Pordenone e Gorizia, mentre Trieste risulta in ultima posizione.

 

 

Rigassificatore a Veglia - spunta un documento secretato dal governo
I risultati dello studio cofinanziato dall'Unione europea sono contrari alla soluzione del terminal galleggiante
FIUME - Gli oppositori del progetto del rigassificatore galleggiante di Veglia hanno un'arma in più. La sindaca di Castelmuschio (Omisalj), Mirela Ahmetovic - che da tempo si batte contro l'impianto offshore nelle acque di fronte a questa cittadina - ha convocato i giornalisti esibendo uno studio di cui non si conosceva praticamente l'esistenza. È intitolato "Effetti macroeconomici del terminal metanifero a Veglia", è stato redatto nel 2016 dalla azienda specializzata Ekonerg e finanziato con risorse stanziate dall'Unione europea.«Nello studio si rileva inequivocabilmente che il rigassificatore sulla terraferma è di gran lunga più conveniente rispetto a quello piazzato in mare - ha rilevato Ahmetovic - purtroppo questo cosiddetto documento sul rapporto costi-benefici viene tenuto nascosto, segreto, dalle competenti autorità di Zagabria, sempre pronte a sostenere il progetto della nave metaniera a dispetto dei desiderata espressi da tutte le municipalità dell'isola di Veglia, dalla Regione del Quarnero e Gorski kotar, da numerosi partiti e associazioni non governative, come pure di quanto manifestato dai semplici cittadini. Nonostante sia materia top secret - ha proseguito Ahmetovic - sono riuscita a ottenere una copia dello studio che ho mostrato a esponenti della Commissione europea venuti a Fiume e Veglia per capire i motivi del rifiuto nei riguardi del terminal offshore». A Veglia sono arrivati infatti Adam Szolyak, rappresentante della Direzione centrale della Commissione Ue per l'Energia e Denis Redzepagic, dell'Ufficio croato della Commissione Ue. Sono giunti su iniziativa dell'eurodeputato istriano, Nino Jakovcic, che poche settimane fa a Fiume aveva espresso la contrarietà alla gigantesca nave dinanzi a Castelmuschio. I due esponenti di Bruxelles hanno avuto dapprima un incontro al Palazzo regionale a Fiume con il governatore Zlatko Komadina e con il connazionale Erik Fabijanic, presidente dell'Assemblea conteale. I due massimi dirigenti della Regione quarnerino-montana hanno illustrato agli interlocutori i motivi della bocciatura da parte delle autorità locali parlando di mancato rispetto dei criteri economici, energetici, ecologici ed estetici. «Non ci opponiamo affatto al rigassificatore sulla terraferma - hanno rilevato in coro - ma non possiamo accettare l'altro progetto, che reputiamo dannoso». Szolyak e Redzepagic sono stati quindi ricevuti dalla sindaca Ahmetovic, che ha esibito come detto lo studio ribadendo il no a quello che ha definito un mostro galleggiante, destinato a guastare il paesaggio quarnerino e soprattutto ad inquinare l'ambiente marino. Szolyak ha rimarcato che il rigassificatore offshore a Veglia è sì molto importante per l'Europa comunitaria, ma non al punto da arrivare ad uno scontro con la comunità locale: «Posso dire che l'Unione europea non finanzierà mai un progetto illegale, per quanto possa essere utile e remunerativo - ha concluso Szolyak - ora riferiremo a Bruxelles quanto visto e appreso nella regione fiumana».

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 29 marzo 2018

 

 

Nasce il coordinamento delle sigle "no Ferriera" Il portavoce è Battista - Riuniti Legambiente, 5 Dicembre, No Smog, Wwf e Nimdvm
L'ex deputato M5S: «Noi interlocutore unico per le istituzioni»
La battaglia dei comitati contro la Ferriera di Servola ha un nuovo volto: è quello di Lorenzo Battista, l'ex parlamentare di M5S poi passato in Mdp, che non ha partecipato all'ultima tornata elettorale. È l'effetto della nascita di un nuovo coordinamento che riunirà diverse realtà ambientaliste e civili cittadine, che finora si erano occupate del tema più o meno separatamente. Al tavolo della conferenza stampa, che si è tenuta ieri mattina al Caffè San Marco, sedevano esponenti di Legambiente, comitato 5 Dicembre, No Smog, Wwf, associazione Nimdvm. Mancavano soltanto il circolo Miani di Maurizio Fogar e il comitato Servola Respira di Romano Pezzetta. Battista farà da portavoce: «La Ferriera è un problema di tutta la città. Il nostro intento è dare un coordinamento a tutte le realtà interessate, speriamo se ne aggiungano altre, in modo da dare alle istituzioni un interlocutore unico. L'obiettivo è arrivare alla chiusura dell'area a caldo, con un piano di riconversione per tutelare i posti di lavoro. Ma tenendo al primo posto la salute dei cittadini». Ha aggiunto: «Troppo spesso questo tema è stato usato in modo fraudolento in campagna elettorale, bisognerà evitare di dare troppo credito ai candidati, d'ora in poi». Andrea Rodriguez del 5 Dicembre ha ricordato che «l'ultima presa di posizione istituzionale è la certificazione dell'Asuits dell'autunno scorso, che pur ammettendo la presenza di un problema di salute pubblica, lo definiva "non urgente". È una formula con cui non concordiamo, e ci chiediamo anzi se ci siano dei monitoraggi periodici sullo stato di salute dei cittadini. Probabilmente il Comune ha dei dati del genere, ci chiediamo perché non li diffonda. Manca la trasparenza, ovvero quel che noi chiediamo». Così invece Andrea Wehrenfennig di Legambiente: «Serve un nuovo accordo di programma. Questo si può conseguire annullando quello in vigore, per il mancato rispetto degli impegni presi da parte della proprietà, ad esempio la copertura dei parchi minerali. Altrimenti può esser fatto di comune accordo fra istituzioni e proprietà. Quest'ultima è forse la via preferibile, se si creasse un'alternativa credibile, magari in ambito portuale, all'attività dell'area a caldo. In ogni caso le associazioni e i comitati devono essere tra gli interlocutori, come previsto dalle direttive europee».Alda Sancin di No Smog ha dichiarato: «Arpa ha pubblicato un volume sullo stato di salute della regione in cui si fanno soltanto degli accenni alla Ferriera. Ci saremmo aspettati un capitolo dedicato. Quel che conta è che solo quest'anno ci sono state 600 segnalazioni alla Polizia locale da parte dei cittadini di Servola. Se fosse successo a una piccola azienda avrebbe avuto dei problemi, a una grande azienda questo non succede. Per dare uno sbocco portuale a quell'area servono infrastruttura, un lavoro che bisognava iniziare ieri, non un domani».Alberto Kostoris di Nimdvm ha dichiarato: «Solo l'unità di intenti fra cittadini può dare una svolta. Spero che altre realtà aderiscano al coordinamento». Dal pubblico è intervenuto il candidato M5S alle regionali, Alessandro Fraleoni Morgera: «Siamo l'unica forza politica che ha sempre sostenuto la chiusura dell'area a caldo. Se dovessimo andare al governo la nostra posizione non cambierebbe».

Giovanni Tomasin

 

 

I Verdi del Fvg commissariati «Tesseramenti insufficienti» - DECISIONE ROMANA
TRIESTE - I Verdi del Friuli Venezia Giulia sono commissariati. Come da richiesta delle Federazioni di Trieste e Gorizia. Lo confermano Luana Zanella e Gianluca Carrabs dell'esecutivo nazionale a Rossano Bibalo, Renato Fiorelli e Antonio Cattarini, i rappresentanti politici «provvisori» della Federazione regionale. A Cattarini viene pure affidata la rappresentanza, sempre provvisoria, della Federazione di Trieste. Tra le motivazioni dell'intervento romano anche «il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi del tesseramento». Nei giorni scorsi Bibalo e Cattarini, informando delle dimissioni, il 19 febbraio, del direttivo regionale, avevano fatto sapere che non vi era alcun accordo con il Pd per un sostegno a Sergio Bolzonello e la candidatura, in maglia Verdi, di Alessandra Guerra. E avevano aggiunto che Alessandro Claut, protagonista del contatto con l'ex leghista, non poteva più chiamarsi portavoce regionale del movimento. Claut non pare preoccuparsene. Ma, sul tesseramento, contrattacca: «Dopo avere annunciato che non mi sarei ricandidato, ho scoperto che a Trieste gli iscritti di inizio anno, me compreso, erano 7, numero tale da far saltare la Federazione regionale. Per evitare ripercussioni in vista delle elezioni, ho fatto iscrivere una decina di amici, chiedendo che i superstiti si accollassero i costi. Anziché tenere in vita la Federazione, hanno invece preferito chiederne il commissariamento, che sarebbe tra l'altro arrivato ugualmente, e appoggiare il Patto per l'Autonomia. Una baruffa ridicola, che serve a qualcuno per far credere di aver fermato la lista Guerra, ma a cui non intendo più partecipare. Auguro ai Verdi di diventare un partito serio».

(m.b.)

 

 

Porto - Navi rumorose - allo studio interventi preventivi
Il problema del rumore che talvolta viene causato dalle navi ormeggiate alle banchine del porto di Trieste è stato approfondito nel corso di un incontro del Tavolo tecnico svoltosi nei giorni scorsi nella sede dell'Arpa a Trieste. Secondo quanto riportato da una nota della regione, nel corso della discussione «sono emerse alcune indicazioni operative che contribuiranno a ridurre il fenomeno dell'eccessiva rumorosità di alcune attività portuali, recentemente segnalate dalla cittadinanza residente nei quartieri prospicienti lo scalo industriale». All'incontro hanno partecipato, oltre ai rappresentanti dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, anche quelli della Capitaneria di porto, della Polizia locale e dell'Autorità di sistema portuale, nonché i responsabili dei servizi e dell'utenza portuali (piloti, terminalisti e una società di navigazione).I partecipanti hanno confermato «la necessità di un costante monitoraggio della situazione da parte delle autorità preposte, ma anche di interventi preventivi che siano adottati dai comandanti delle navi, per ridurre il più possibile le emissioni acustiche ed evitare l'insorgere di disagi. Le società armatrici e i terminalisti - continua la nota della Regione - dovranno inoltre comunicare anticipatamente agli enti di controllo l'arrivo in porto di navi che potenzialmente possono essere fonte di maggiore disturbo». Si è inoltre concordato che le eventuali segnalazioni da parte della popolazione «vengano rese note immediatamente a tutti gli enti di controllo, ai fini di una loro pronta attivazione. Nei casi di maggiore gravità, la Capitaneria di Porto potrà effettuare controlli mirati».

 

 

MUGGIA - "Porta a porta spinto" - Dal 3 aprile l'addio ai cassonetti stradali
MUGGIA - Il "porta a porta spinto" è oramai alle porte. La nuova era della raccolta dei rifiuti, dopo la partenza morbida iniziata il 1° marzo, è pronta per essere avviata in maniera definitiva. A partire da martedì 3 aprile i cassonetti stradali, rimasti in deroga per tutto il mese di marzo sulle strade muggesane, inizieranno ad essere smantellati. E intanto il Comune esulta dinanzi ai primi dati del "porta a porta blando": «Superato il 65% di differenziata».I cassonetti Sono esattamente 795 i cassonetti presenti a Muggia che verranno tolti la prossima settimana. I bidoni, di proprietà di Italspurghi Ecologia srl, verranno ritirati in toto dalla stessa società. A conti fatti la cittadina rimarrà orfana di 332 bidoni per i rifiuti soliti urbani (indifferenziato), 97 per la carta, 83 per la plastica, 76 per vetro/lattine, 53 per il verde nonché di 154 bidoncini marroni per l'umido. «Dal 3 aprile partirà il ritiro, che verrà concluso entro qualche giorno», ha spiegato l'assessore all'Igiene ambientale Laura Litteri. A meno di clamorosi intoppi, dunque, entro venerdì 6 aprile Italspurghi avrà completato il lavoro. La differenziata La raccolta differenziata, in realtà, è già partita (seppur in modo non obbligatorio) da giovedì primo marzo. Ma come sono andate le prime tre settimane di porta a porta? «In questo periodo abbiamo raggiunto un grande traguardo: si è infatti riusciti a superare il 65% di differenziata sulla raccolta "porta a porta", mentre si ci si attesta intorno al 22% per quanto riguarda quella stradale - ha commentato l'assessore Litteri -. In sostanza coloro che hanno aderito sin da subito al nuovo sistema hanno effettivamente dato un riscontro concreto con un esito positivo, mentre la percentuale del 22% è la chiara dimostrazione dell'errato conferimento che continua ad essere portato avanti da coloro che, sino ad oggi, hanno contribuito a non far raggiungere a Muggia il risultato imposto dal governo». Lo sportello Per quanto riguarda la campagna informativa sul nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, questa settimana si chiuderà lo sportello itinerante, con una serie di appuntamenti a cui presenzieranno il sindaco Laura Marzi, l'assessore Litteri e i tecnici della Net. Queste le date e le location dei prossimi due incontri, fissati sempre dalle 17 alle 19: oggi ad Aquilinia (sede della segreteria della Tergestina, nel palasport) e domani a Chiampore (scuola di musica). L'attività di informazione riprenderà mercoledì 4 aprile con lo sportello fisso all'Urp di piazza della Repubblica operativo i mercoledì (17-19) e i venerdì (10-12). Sempre attivo il numero verde della Net 800520406.L'incontro per gli esercenti Infine ieri si è svolto nella sala "Millo" l'incontro con il personale dell'Azienda sanitaria organizzato dal Comune e rivolto agli esercenti di bar e ristoranti della città, per un confronto sul nuovo sistema di raccolta.

Riccardo Tosques

 

 

Nidi artificiali per i rondoni di Santa Croce - Trovata una soluzione per salvare la colonia, messa a rischio dai lavori al palazzo scelto come loro casa
TRIESTE - Sono fedeli al loro nido per tutta la loro vita e vi ritornano puntualmente, anno dopo anno. Se il loro rifugio viene distrutto o risulta inaccessibile, si rischia seriamente di mettere a repentaglio la loro esistenza. È la commovente caratteristica dei rondoni, volatili che affrontano una lunga migrazione dall'Africa per raggiungere, in primavera, il vecchio continente. Una piccola colonia di rondoni si è insediata da tempo negli interstizi del vecchio palazzone abbandonato che si trova sulla bretella che collega la strada Costiera a Santa Croce, non lontano dal tracciato ferroviario. Un edificio di proprietà comunale, "Santa Croce Filtri", attualmente gestito dall'AcegasApsAmga, che a giorni sarà oggetto di un intervento di ristrutturazione alle facciate e al tetto. Nei primi anni del Novecento funzionava come impianto di filtrazione delle acque prelevate dalle sorgenti di Aurisina, oggi è stazione di sollevamento dell'acqua potabile con annesso serbatoio. Al corrente della presenza dei nidi dei rondoni e allarmata dai preparativi della ditta che provvederà ai lavori, l'associazione "Liberi di volare", che si occupa del recupero e della cura dei volatili, ha chiesto lumi all'ex municipalizzata assieme ai vertici della prima circoscrizione decentrata. «Mancano ormai pochi giorni all'arrivo dei rondoni - spiega la referente dell'associazione Silvana Demauro - e siamo preoccupati per l'eventuale presenza di reti o altri materiali che possano interdire il reinsediamento. Si deve sapere che questi uccelli rimangono attaccati per tutta la vita al loro nido. Perennemente in volo, si riproducono solo nel nostro emisfero, evitano gli alberi e si insediano nei sottotetti, nelle intercapedini, nei fori che trovano negli edifici». Tutelati dalla legge internazionale sull'avifauna, i rondoni rendono un ottimo servizio all'ambiente. In fase di nidificazione consumano dai 6 agli 8 mila insetti dannosi sia per l'uomo che per l'agricoltura. A Trieste nidificano tutte e tre le specie di rondoni presenti in Europa. L'associazione locale che li tutela fa parte del gruppo "Rondoni Italia" e si è già distinta qualche anno fa tutelando la colonia di volatili che è insediata sull'edificio del Dante in via Giustiniano. In quel caso vennero predisposti una cinquantina di nidi artificiali nei quali si insediarono i rondoni sudafricani. Per quelli che entro il prossimo aprile arriveranno sulle balze di Santa Croce stremati dal lungo viaggio intercontinentale, l'impegno dei volontari, assieme alla sensibilità dimostrata da AcegasApsAmga, ha portato a un'articolata soluzione. Dopo un opportuno sopralluogo, si è deciso di predisporre dei nidi artificiali su parte dei ponteggi senza posizionare reti. La presenza dei lavoratori non intralcerà i volatili, i cui nidi naturali verranno conservati e successivamente ricollocati. Per informazioni, il sito è www.liberidivolare2012.com.

Maurizio Lozei

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 28 marzo 2018

 

 

Al lavoro in bici il 6% ma quasi la metà pronta a tradire l'auto - Sondaggio Swg commissionato da Fiab: non mancherebbe la "voglia di pedalare" se ci fossero più piste ciclabili
TRIESTE - C'è tanta "voglia di bicicletta", ma c'è anche tanto da pedalare. La mobilità in Friuli Venezia Giulia è ancora in larga misura insostenibile, troppo legata all'uso esclusivo di auto e scooter (77%). Ma è in atto un cambiamento culturale verso la bici, mezzo che in qualche forma interessa più della metà dei cittadini della regione. Giunge a questa conclusione il sondaggio presentato da Swg, in collaborazione con la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) e svolto su un campione di 1.200 residenti in Friuli Venezia Giulia. Per andare al lavoro il 77% delle persone usa auto o scooter, solo il 9% usa i mezzi pubblici, l'8% va a piedi. A usare la bici è il 6%, pari a 58 mila cittadini. «Un dato superiore alla media nazionale - osserva Maurizio Pessato, presidente di Swg -, ma molto inferiore alle percentuali di altre nazioni dove l'uso della bici supera spesso il 20%». In alcune città come Copenaghen e Groningen supera quello delle auto. Un 16% usa la bici qualche vota al mese e un altro 11% la usa per fare delle gite. «In totale quindi un terzo della popolazione utilizza, con diversa intensità, la bicicletta». A queste percentuali si somma un 21% di cittadini tentati dall'utilizzo del mezzo, se fossero presenti delle piste ciclabili. Vi è pertanto un "mercato" potenziale di ciclisti che passerebbero a un uso regolare del mezzo in presenza di condizioni adeguate. Un invito quindi alle istituzioni a indirizzare gli investimenti su scelte urbanistiche di questo tipo. Per il 16% della popolazione gli investimenti per promuovere gli spostamenti a piedi e in bici dovrebbero essere prioritari; il 20% ritiene giusto fare qualche investimento. Quasi la metà (incredibile, ma vero) si dichiara disposta a togliere dello spazio alle automobili a favore della realizzazione di piste ciclabili. In generale, a frenare l'uso della bici sono sia l'esistenza di scarse infrastrutture dedicate sia la pericolosità del mezzo.In conclusione, dalle risposte dei cittadini del Friuli Venezia Giulia emerge un importante cambiamento culturale che mostra una crescente attenzione e disponibilità verso la promozione dell'uso quotidiano della bicicletta. «La bicicletta è amica dell'ambiente. Fa bene alle perone e riduce i costi sanitari. Non fa rumore. In altre parole migliora la qualità della vita» spiega Luca Mastropasqua, presidente Fiab Trieste. Se nei prossimi anni verranno messe in campo azioni per dare risposte alle 200 mila persone che "pensano spesso" che in presenza di una pista ciclabile lascerebbero volentieri l'auto a casa per raggiungere il posto di lavoro in bici, questo porterebbe numerosi e significativi benefici «Per chi pedala: perché farlo vuol dire salute e benessere, risparmio di soldi e di tempo, e benefici per le nostre città perché più ciclabilità vorrebbe dire meno smog e meno traffico, città più belle e a misura di persona, attraenti sia dal punto di vista economico che turistico. Dare risposta a questa domanda sarà, auspichiamo, una sfida che chi governerà la Regione nei prossimi 5 anni vorrà e saprà cogliere». È stato questo l'appello di Federico Zadnich, coordinatore Fiab Fvg. Ad ascoltarlo ieri non c'erano molti politici. All'incontro si sono fatti vedere solo l'ex senatore Francesco Russo e la capogruppo Pd al Comune di Trieste Fabiana Martini. Si spera che diventi perlomeno un tema della campagna elettorale appena iniziata.

Fabio Dorigo

 

IL RAPPORTO - Car e bike sharing numeri da boom - la situazione
Boom di mobilità condivisa in Italia: bike sharing, car sharing e carpooling - usati anche grazie alle app - fra il 2015 e 2017 sono saliti del 50%, garantendo a 18,1 milioni di persone l'uso di almeno un servizio (28% della popolazione). Milano al top fra le città con quasi 3.400 auto, 16.650 bici e più di 100 scooter elettrici. Il bike sharing con 39.500 bici offerte in 265 Comuni è il primo in Europa per diffusione. Il car sharing ha superato il milione di utenti. Le regioni del Sud, seppur indietro sul Nord, segnano la crescita più alta (+57%). Gli utenti del car sharing sono 1.077.589 con 62 milioni di km percorsi. Su anche i veicoli a zero emissioni: elettrici il 27% degli scooter e delle auto condivise. I dati arrivano dal secondo Rapporto nazionale a cura dell'Osservatorio nazionale sharing mobility (promosso da ministero dell'Ambiente e Fondazione per lo Sviluppo sostenibile). Nel 2017 «il bike sharing è salito del 147%».

 

 

Scuole e strade al primo posto nel nuovo piano delle opere - Ipotizzati investimenti per 170 milioni in tre anni, di cui 66 in quello in corso
In vendita altre azioni Hera: serviranno a finanziare il Centro congressi per Esof - il PIANO TRIENNALE DELLE OPERE
Scuole e strade: ecco dove andrà la maggior parte dei 170 milioni di euro che il Comune punta a investire in lavori pubblici da qui al 2020. È quanto previsto dal Piano triennale delle opere pubbliche (Ptop), presentato ieri in Municipio dagli assessori Elisa Lodi e Giorgio Rossi, delegati di giunta rispettivamente ai Lavori pubblici e ai Servizi finanziari. Una quota della somma, che sarà ottenuta anche attraverso la vendita di azioni Hera, finanzierà la costruzione del Centro congressi in Porto vecchio in vista di Esof 2020. Ma spuntano fondi anche per il tram e per palazzo Biserini. Il triennio La manovra prescritta dal Ptop è, come anticipato, pari a 170 milioni. La voce più cospicua sulla lista della spesa è quella relativa all'edilizia scolastica: 44 milioni, 113mila, 336 euro e 57 centesimi in tre anni. A tale cifra si sommano altri interventi nell'edilizia pubblica, abitativa e sanitaria: nel complesso, oltre 12 milioni (per l'esattezza 12.048.897,62 euro). All'edilizia seguono le infrastrutture: a quelle stradali vanno ad esempio quasi 32 milioni (31.830.287, 92 euro), cui si aggiungono oltre tre milioni e mezzo (3.612.774,25 euro) destinati ad «altre modalità di trasporto». Altri 32 milioni (32.008.855,07 euro) spettano quindi ai beni culturali, quasi 14 a sport e spettacolo (13.632.357,20 euro). Il settore direzionale e amministrativo assorbirà a sua volta circa 15 milioni (15.149.229,66 euro). Altre voci di spesa sono costituite da ambiente, produzione e distribuzione di energia elettrica, annona, commercio e artigianato, culto e altre infrastrutture non ulteriormente classificate. Del totale, 17 milioni e 339mila euro saranno ricavati dalla vendita di un pacchetto di sette milioni e 500mila azioni Hera. «La vendita azionaria è stata messa in atto per la prima volta l'anno scorso: una scommessa che abbiamo vinto e pertanto riproponiamo», ha commentato Lodi. Dell'incasso, 12 milioni e 639mila euro andranno in manutenzione straordinaria per scuole e strade, come nel 2017, mentre 4,7 milioni sono destinati al Centro congressi. La spesa 2018 Nell'anno in corso si prevede, in particolare, una spesa superiore a 66 milioni (66.108.356,18 euro), così ripartiti: circa 23 milioni (23.067.000 euro) saranno investiti in edilizia sociale e scolastica, quasi otto milioni (7.753.000 euro) in infrastrutture stradali, altrettanti poi (7.711.000 euro) in beni culturali. Poco più di sette milioni saranno consumati dal funzionamento dell'ingranaggio amministrativo (7.211.000) e sei (6.109.000) dagli impianti sportivi. Ecco alcuni esempi di spesa: saranno migliorate le infrastrutture di via Marchesetti e via Forlanini e l'incrocio tra le due stesse vie, si interverrà inoltre sul percorso pedonale Longera-Cattinara e su Porto vecchio. La segnaletica orizzontale sarà rifatta mentre saranno oggetto di manutenzione straordinaria le alberature dei bordi strada, i torrenti scoperti e le aree ad essi limitrofe, i giardini, i parchi, le aree gioco e il resto del verde urbano, nonché l'illuminazione pubblica. Da menzionare ancora le riqualificazioni del parco di Villa Revoltella e di quello della Rimembranza. Gli interventi edilizi riguarderanno in particolare la scuola Caprin, il liceo Dante, l'ex Carducci, la casa di riposo di via Marchesetti, vari nidi (di cui uno nuovo sorgerà nel comprensorio ex Chiarle) e scuole dell'infanzia, il complesso scolastico di via Forlanini e i ricreatori. Ma anche i teatri, i musei, le chiese, le farmacie e i mercati. Di questi, il Piano contempla la realizzazione di due nuovi: uno ortofrutticolo e uno ittico. Per finire, la trenovia Trieste-Opicina avrà 712mila e 774,25 euro e palazzo Biserini 250mila. Il bilancio Il Ptop è stato presentato contestualmente al Bilancio di previsione. Quello 2018 chiude in pareggio tra entrate e spese a 675 milioni e 511mila euro. L'entrata più cospicua è costituita dalle tasse: la spesa più ingente deriva dal funzionamento della macchina comunale, comprensiva dell'erogazione dei servizi ai cittadini.

Lilli Goriup

 

 

Hera vola a due cifre: utile netto su del 21,1% - Dividendo a 9,5 cent
Bilancio ok per la multiutility che controlla AcegasApsAmga - Al Comune di Trieste andranno poco meno di 6 milioni
MILANO - Hera chiude il bilancio 2017 con indicatori in forte crescita. La multiutility con headquarter a Bologna, e molto forte nel Nord-Est grazie alla controllata AcegasApsAmga, ha chiuso lo scorso esercizio con il fatturato in crescita del 10,3% a 6,14 miliardi di euro (complici l'ingresso di Aliplast perimetro del gruppo, oltre a maggiori attivi di trading e ricavi regolati del servizio idrico) e un balzo dell'utile netto nell'ordine del 21,1% a 266,8 milioni, con un ruolo decisivo giocato dalla diminuzione dell'aliquota fiscale media, che si attesta al 29,6% rispetto al 35,1% nel 2016. Bene anche il margine operativo lordo, indicatore della gestione caratteristica di un'azienda, che sale del 7,4% a 984,6 milioni, spinto soprattutto dai business energetici. Alla luce di questi risultati il cda proporrà all'assemblea convocata per il 26 aprile la distribuzione di un dividendo di 9,5 centesimi di euro (il piano prevede la salita a 10 centesimi nel 2018 e 2019, per arrivare a 10,5 nel 2020), in crescita del 5,5% rispetto a quello distribuito per l'esercizio 2016. Al Comune di Trieste andranno poco meno di 6 milioni di euro. Lo stacco della cedola avverrà il 18 giugno, con pagamento a partire dal 20 giugno. Numeri accolti positivamente dal mercato, con il titolo che ha chiuso la seduta di Piazza Affari in rialzo dell'1,72% a quota 2,84 euro. Quanto ad AcegasApsAmga, il direttore generale Roberto Gasparetto parla di un anno «particolarmente positivo» per la controllata. «La società ha messo a segno un incremento del margine operativo lordo di circa il 3%, salendo a 133,2 milioni». Quindi si sofferma sulle principali ragioni che hanno prodotto il risultato: «Questa performance - così Gasparetto - discende in primo luogo dal recupero di efficienza sulla gestione delle reti, frutto anche dello sviluppo di piattaforme informatiche focalizzate sulla valorizzazione dei big data. Un contributo assai rilevante viene anche dalla controllata AresGas, secondo operatore gas della Bulgaria, che ha registrato un notevole incremento nell'attività di metanizzazione e allacci nel Paese». Da sottolineare anche la dinamica degli investimenti lordi, saliti dagli 81,5 milioni del 2016 ai 102,5 milioni del 2017, trascinati dal completamento del depuratore di Servola, dagli interventi sull'illuminazione a Led su Udine e Padova, dallo sviluppo del piano di protezione catodica sulle reti gas e dal proseguo del piano di sostituzione contatori gas con misuratori elettronici. Tornando alla capogruppo Hera, in contemporanea con il bilancio sono stati pubblicati i dati relativi alle azioni nel campo della sostenibilità. La multiutility è stata tra le prime realtà ad avviare lo scorso anno la rendicontazione a valore condiviso ovvero delle attività di business che, oltre a generare margini operativi per l'azienda, rispondono ai driver per una crescita sostenibile definiti dall'Agenda Onu. Nel 2017 il margine operativo lordo di Hera è stato di 329 milioni di euro, il 10% in più del 2016, in linea con la traiettoria indicata dal piano industriale, che proietta al 2021 il progresso al 40%.

Luigi Dell'Olio

 

Che complicazione liberarsi dei rifiuti ingombranti - La lettera del giorno di Roberta Carga

Trovandomi nella necessità di smaltire vecchi serramenti in alluminio, il 12 marzo scorso (un lunedì) contatto il numero verde di Hera relativo ai servizi ambientali. L'operatrice mi fissa un appuntamento per il ritiro il giovedì successivo, pregandomi di mettere in sicurezza i vetri. Meravigliata dalla sollecitudine con cui l'azienda provvede ad erogare il servizio - aspettandomi in realtà tempi biblici - il giorno prima della data fissata, approfittando un momento di grazia dalla pioggia che quei giorni cadeva incessantemente, mi precipito a caccia di cartoni e perdo un'intera mattinata e imballare con essi i serramenti. La sera stessa, calare del buio, accatasto tutto a bordo strada a ridosso della recinzione del mio giardino, come mi era stato chiesto. Il mio stupore aumenta ancora il giorno dopo quando, a pomeriggio inoltrato, la catasta di rifiuti giace ancora là, intoccata, indecente spettacolo per gli automobilisti di passaggio. Telefono prontamente al solito numero verde e la solerte operatrice (perché se un merito ha il call center di Hera è di avere operatori gentili, disponibili e facilmente reperibili telefonicamente) mi dice che provvederà immediatamente ad aprire un sollecito e a contattare gli operatori affinchè passino il giorno dopo. Il giorno non si vede ancora nessuno ed essendo a ridosso del fine settimana, perdo ogni speranza che la mini-discarica venga "bonificata". Nel frattempo un rigattiere, di passaggio là davanti, suona chiedendomi se poteva ritirare lui il materiale. Per correttezza gli dico che sto aspettando quelli del servizio comunale i quali, peraltro, dopo l'ennesima telefonata mi rassicurano dicendo che sarebbero passati a prelevare il tutto quanto prima. A tutto il martedì successivo, ancora nessuno si fa vivo perciò chiamo il rigattiere per farlo venire a prelevare i serramenti ed Hera per annullare l'appuntamento. L'Odissea però non finisce qui. Il giorno dopo (siamo a mercoledì) quando finalmente la catasta è scomparsa per mano del rigattiere, mi chiama un operatore del call center dicendo che in serata o di notte sarebbe passato qualcuno a prelevarla. Comunico loro che mi ero già arrangiata dopo aver disdetto l'appuntamento ma, nonostante ciò, il mattino seguente (a una settimana di distanza da quando sarebbero dovuti venire) si presentano alla porta due operatori di Querciambiente che, non essendo stati avvisati, erano passati per il ritiro. Che dire?

 

 

Il maxi traliccio resiste Santa Barbara rilancia la guerra anti antenne
L'assessore Litteri assicura che l'impianto sarà abbattuto ma è probabile che ne sorga comunque un altro in zona
MUGGIA - Doveva essere abbattuta e trasferita. Invece, quattro anni dopo, l'enorme antenna, di oltre 40 metri d'altezza, giace lì, immobile. Strana storia, quella del traliccio di Santa Barbara, "ereditato" da Chiampore, sorto su una zona sottoposta a vincolo archeologico, oggetto di una battaglia popolare che aveva portato (almeno sulla carta) al suo abbattimento. E così, dopo anni di promesse, il Comitato anti antenne torna a battere i pugni: «Non vogliamo ecomostri a Santa Barbara». L'assessore all'Ambiente del Comune di Muggia Laura Litteri rassicura: «Lo delocalizzeremo». Ma sempre in zona Santa Barbara. La vicenda ha inizio verso la fine del 2013 quando, in seguito alla delocalizzazione dei tralicci di Chiampore, partono i lavori di costruzione di un megatraliccio di 42 metri in località Monte Castellier. Nel gennaio del 2014 il cantiere viene bloccato dalla Soprintendenza dei Beni archeologici del Fvg: durante i lavori di costruzione del traliccio vengono rinvenuti dei reperti di interesse archeologico, per l'esattezza un muretto di epoca romana. I lavori, però, inizialmente bloccati, ripartono e il traliccio viene completato. Emerge quindi un accordo firmato dalle ditte interessate alla costruzione del traliccio stesso - Monte Barbaria srl e Klasse uno srl - assieme al Comune di Muggia, e con il visto di approvazione della Soprintendenza, in cui si evidenzia che il traliccio appena eretto dovrà essere tolto entro 18 mesi per essere ricollocato in un altro sito. Una nuova area, intanto, viene individuata dal Comune, ma l'ordinanza di occupazione viene vittoriosamente impugnata davanti al Tar dal privato proprietario dell'area interessata. «Si è reso pertanto necessario reperire nuove aree idonee alla propagazione delle trasmissioni e fuori dal vincolo archeologico: individuate, d'accordo con la Soprintendenza, due nuove aree, si sta attendendo ora l'accertamento dell'idoneità del luogo», racconta Litteri. Una volta approvata l'idoneità, sarà necessario procedere all'aggiornamento dello studio relativo all'idoneità del sito alla cosiddetta propagazione delle trasmissioni nonché alla relativa valutazione d'incidenza. Seguiranno l'adozione e l'approvazione di una variante urbanistica di dettaglio per individuare la nuova area di delocalizzazione. Una volta raggiunto l'accordo sull'aspetto economico (redazione del progetto, spese di acquisizione delle aree, spese di costruzione del nuovo traliccio, spese di demolizione del traliccio esistente e quant'altro) e una volta acquisite le aree, potranno avere inizio i lavori. «Per garantire la continuità delle trasmissioni, il traliccio esistente potrà essere abbattuto solo dopo che il nuovo traliccio sarà stato attivato e le autorizzazioni ministeriali alla trasmissione diverranno definitive, salvo segnalazioni, al competente Ministero, di peggioramento dell'attuale situazione di interferenze e debordamento del segnale radioelettrico oltreconfine», puntualizza la stessa Litteri. Edoardo Ciacchi, portavoce del Comitato anti antenne di Santa Barbara, chiede con forza quanto già chiesto quattro anni or sono: «Il traliccio a Santa Barbara non lo vogliamo. Né dov'è ora, né in un altro punto». Ma, come accadde già durante la giunta Nesladek, la richiesta è stata rimandata al mittente. «Come confermato dallo studio radioelettrico alla base del Piano di delocalizzazione degli impianti, il sito di Chiampore e quello di Santa Barbara risultano tra i più idonei all'installazione di impianti di telecomunicazioni», sentenzia Litteri. L'antenna, insomma, verrà sì delocalizzata, ma rimarrà comunque a Santa Barbara.

Riccardo Tosques

 

«Lotta ai cattivi odori a San Dorligo - Strada ancora lunga»
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Individuata la causa, resta il problema, molto complesso: trovare la soluzione. Per eliminare, o per lo meno ridurre i cattivi odori che, da anni, stanno mettendo in crisi migliaia di persone fra il territorio comunale di San Dorligo della Valle e il rione di Borgo San Sergio, cioè nelle aree che gravitano attorno all'oleodotto della Siot, sarà necessario impegnare molte risorse a completare studi ancora in fase embrionale. È questo il quadro, per nulla incoraggiante, delineato ieri dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche il sindaco di San Dorligo Sandy Klun, l'assessore Franco Crevatin e il presidente della Commissione comunale ambiente Roberto Potocco. «Abbiamo fatto un'approfondita analisi - ha spiegato Fulvio Stel, responsabile del Settore qualità dell'aria dell'Arpa - e siamo arrivati alla conclusione che la causa delle molestie olfattive va individuata nella presenza di "mercaptani". Si tratta - ha precisato Stel - di composti organici, assimilabili ad "alcoli", in cui l'atomo di ossigeno è sostituito da uno di zolfo, il cui odore è molto sgradevole per la specie umana». «Nei serbatoi - ha ricordato Potocco - da una ventina d'anni arrivano greggi diversi da quelli di mezzo secolo fa, quando la Siot iniziò a operare. Essi arrivano dalla regione caucasica e sono ricchi di zolfo, perciò il formarsi di "mercaptani" è inevitabile. Una delle conseguenze - ha aggiunto Potocco - è pure il crollo del valore delle case vicine all'oleodotto». «Anche per questo - è intervenuto Klun - registriamo proteste di nostri concittadini, ma riceviamo lamentele anche da Aquilinia, Muggia e Borgo San Sergio». A complicare la situazione c'è anche una normativa carente. «Non esiste una legge nazionale sulle molestie olfattive - ha ripreso Stel - perciò arrivare a una precisa disciplina è uno degli obiettivi». «Ce la stiamo mettendo tutta per risolvere il problema, perché garantire la salute delle persone è obiettivo prioritario - così Crevatin - e in questo abbiamo il conforto della Regione». La Regione stessa ha stanziato infatti 35 mila euro, su proposta dell'assessore Sara Vito, per «ricercare possibili azioni di contenimento delle molestie olfattive». L'Arpa ha reso noto inoltre che 11 dei 23 recettori attivati sul territorio registrano un disturbo olfattivo in più del 2% delle ore prese in esame nel corso di un anno, un valore considerato la soglia limite, ma in alcuni degli altri si arriva a superare il 10%. La Siot ha comunicato di aver messo nel bilancio preventivo 2018 investimenti utili per accelerare la ricerca in questo settore. In particolare, saranno acquistati due nuovi "nasi" elettronici portatili, saranno installati ulteriori tre sistemi di nebulizzazione e sarà intensificata l'attività di scambio di informazioni con l'Arpa.

Ugo Salvini

 

 

Industria: "Anti Ferriera" riuniti

Sarà presentato oggi alle 10.30 al San Marco, in un incontro aperto al pubblico, il Coordinamento per la chiusura dell'area a caldo della Ferriera. Lo comunica l'ex senatore Lorenzo Battista.

 

 

Le gallerie francesi - Le cavità settecentesche e la magia delle perle
Nel rione di Longera lungo il corso del torrente Starebrech/Farneto esistono alcune gallerie artificiali realizzate nella seconda metà del Settecento e che molti ignorano. Sono delle cavità scavate dall'uomo ancora al tempo di Maria Teresa e che avrebbero dovuto far parte dell'acquedotto che porta il nome dell'imperatrice. Vengono chiamate Stena inferiore e superiore o, per tradizione popolare, "le gallerie dei francesi". Situate all'interno dell'area del Bosco Farneto (comunemente Boschetto ndr) sono di proprietà del Comune di Trieste che non sembra riporre grande interesse in questo pezzo di storia cittadina. A ragion del vero, ad occuparsene sono i volontari della Società Adriatica di Speleologia che da decenni svolgono attività di monitoraggio e analisi. Paolo Guglia è curatore regionale per il catasto delle cavità artificiali, nonché membro della Sas. «L'organizzazione iniziale dell'acquedotto teresiano prevedeva una certa dinamicità e la costruzione di diversi rami proprio perché il flysch e l'arenaria non riescono a catturare le acque. Anche per questo motivo si pensa di iniziare a raccogliere l'acqua anche nella vallata del torrente Starebrech». In principio si pensa a costruire un collettore che corra parallelo a questo patok (ruscello) e alcune gallerie di captazione sia per quanto riguarda la riva sinistra sia per la destra orografica. «A cavallo dell'800 e successivamente durante le invasioni napoleoniche i lavori si interrompono per diverse ragioni: una di queste è rappresentata dalla vicenda di una contessa proprietaria dei terreni che, non soddisfatta economicamente dell'esproprio che le autorità avrebbero dovuto attivare nei suoi confronti, fa in modo che le lungaggini burocratiche prendano il sopravvento». Le acque delle Stene vengono così utilizzate dai contadini della zona e viene realizzato un lavatoio dove le donne erano solite a lavare i panni di casa. «Sono gli abitanti di questa valle a indicare le gallerie come francesi - continua Guglia - anche se il paradosso è che sono proprio le invasioni napoleoniche a frenare lo sviluppo del progetto e a renderle poco importanti». «Queste gallerie di captazione delle acque raggiungono all'incirca i 120 metri di lunghezza - commenta Marco Restaino della Sas - e al loro interno c'è molta acqua. Sono tra le più belle della zona, con una limpidezza eccezionale, per cui sembra veramente di essere dentro ad una grotta, con gamberetti e molti crostacei». La prima metà di queste gallerie è invasa dall'acqua. «Nel tratto iniziale - continua Restaino - si procede in leggera salita e non ci sono rivestimenti né archi a volta. Sono state scavate nella roccia nuda e il fenomeno delle concrezioni interne è a dir poco spettacolare». L'entrata della Stena inferiore negli ultimi 20 anni ha visto crescere a dismisura una concrezione di travertino. «Facciamo sopralluoghi una volta all'anno e non abbiamo mai avuto bisogno di allargarla». Una delle curiosità legate alle due gallerie è che rappresentano un importante sito riproduttivo della salamandra pezzata e della formazione delle pisoliti, comunemente chiamate perle di grotta. «Sono concrezioni che si formano in seguito alla presenza di granelli di sabbia, che per l'azione continua dell'acqua ricca di minerali, ruotano in piccole vasche e per accumulo si trasformano in perle. Ci piace pensare che la natura si stia riprendendo gli spazi», conclude Restaino. Le Stene quindi rappresentano a tutti gli effetti un elemento della Trieste da salvare. «Come nel caso delle grotte - commenta Guglia - il discorso è sempre un problema molto complicato. Un impianto che produce acqua per la comunità viene considerato pubblico mentre quando ci si trova di fronte a queste sorgenti, che non trovano riscontro nell'interesse da parte delle istituzioni, allora vengono accantonate come fossero delle vene d'acqua qualsiasi». «Dovremmo chiederci se la Soprintendenza abbia interesse a ritenerle importanti fino a considerarle vincolabili. Fino a quando il tutto non ha un vincolo puntuale - afferma Guglia - allora l'accesso è considerato anche a proprio rischio e pericolo». Contattati gli uffici di palazzo Economo, a margine di un recente cambio di organico, non c'è un architetto che ricopre la carica di responsabile della parte storico-architettonica (per il costruito, ndr) e bisogna rivolgersi a Udine. Il Comune di Trieste non possiede un ufficio preposto alla cura e al mantenimento di queste cavità così particolari (esiste invece per i bunker e i sotterranei, ndr) e «non vogliono neanche saperne anche per il fatto che altrimenti dovrebbero assumersi una responsabilità troppo alta», commenta Restaino. «In questo caso - conclude Guglia - tranne a noi della Sas queste gallerie sembrano interessare a pochi: da un lato tutto ciò può essere considerato negativamente perché nessuno investirà mai del denaro per proteggerle e valorizzarle, mentre dall'altro - il fatto che sorgano su terreno comunale - fa in modo che nessuno possa mai ottenere i permessi per costruirci sopra una villa». Se sono ancora accessibili lo si deve al lavoro degli speleologi della Sas, che contribuiscono a rendere vivo l'interesse per il sottosuolo. Essi rifuggono la superficie e amano la profondità.

Nicolò Giraldi

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 27 marzo 2018

 

 

Rinnovabili: 96% italiani chiede investimenti sulle energie pulite

Cresce la percentuale di italiani che chiede investimenti sulle energie rinnovabili. Questo il quadro tracciato dall’indagine promossa da Lifegate e realizzata da Eumetra MR, che vede il 96% degli intervistati chiedere di puntare sulle fonti pulite (+6% rispetto al dato 2017) per ridurre la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili.

Fonti verdi al centro dei pensieri degli italiani secondo l’indagine Lifegate-Eumetra, ma anche temi come il risparmio energetico. Il 70% degli intervistati ha scelto di utilizzare elettrodomestici a ridotto consumo, rispetto al 53% del 2017, anche a costo di pagare di più per l’acquisto: il 73% si dichiara disponibile in tal senso per quanto riguarda le lampadine LED, il 68% per disporre di elettrodomestici più efficienti, il 31% per utilizzare elettricità prodotta da fonti rinnovabili e il 22% per acquistare una vettura elettrica o ibrida piuttosto che a benzina o diesel. Un segnale quest’ultimo che si ripercuote anche sul versante della mobilità. Il 33% evita quando possibile di utilizzare l’auto privata in favore di soluzioni più sostenibili, frutto anche della crescente preoccupazione degli italiani per l’inquinamento atmosferico delle città (90%). Proprio la circolazione stradale è considerata l’area di intervento più valida per contrastarlo. Ecco quindi che il 96% degli intervistati (rispetto all’89% del 2017) risulta convinto della necessità di puntare sul potenziamento del trasporto pubblico per spingere gli automobilisti a utilizzare meno le auto, anche a costo di limitazioni alla circolazione dei veicoli. Tra i mezzi ritenuti più amici dell’ambiente figurano auto elettriche e ibride (38%) e le biciclette (36%), mentre il 64% ritiene la realizzazione di nuove piste ciclabili una priorità per le città. Italiani più attenti alla sostenibilità anche quando si tratta di alimentazione, con l’85% che approva il sostegno all’agricoltura biologica. Il 52% (44% nel 2017) si dichiara disposto a spendere di più per alimenti certificati bio, mentre il 19% risulta un consumatore abituale. In crescita anche la quota di chi scegli il km zero anche se a costi più alti, 64% rispetto al 58% dello scorso anno, e chi sceglie sempre prodotti a filiera corta (35%).

Claudio Schirru

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 27 marzo 2018

 

Rifiuti: mancato riuso, in Italia sprecate 60 mila tonnellate all’anno

Attualmente il 2% dei rifiuti prodotti in Italia potrebbe essere destinato al riuso poiché costituito da beni durevoli riutilizzabili. È quanto rivela il Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2018, da cui si apprende che riprendere questa apparentemente piccola percentuale significherebbe recuperare ben 60 milioni di euro all’anno che attualmente vengono persi.

Presentato ieri a Roma e realizzato da Occhio del Riciclone in collaborazione con Utilitalia, la Federazione delle imprese italiane dei servizi idrici, energetici e ambientali, il Rapporto mette in evidenza le possibilità del riuso dei rifiuti nell’economia nazionale; sebbene la filiera conti già di alcune iniziative utili in tal senso, oggi in Italia si buttano annualmente circa 600 mila tonnellate di “beni potenzialmente riutilizzabili”. Dai mobili ai giocattoli, dai libri agli elettrodomestici agli oggetti di vario genere, sono tantissimi i beni che potrebbero essere riusati, ma che vengono appunto destinati al cestino dei rifiuti. Nonostante le iniziative, soprattutto proposte dai negozi dell’usato e dai commercianti ambulanti, si segnala in occasione del Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2018 la mancanza di una normativa che disciplini gli impianti di “preparazione per il riutilizzo”, la cui fattibilità è già stata dimostrata ma, come commentato da Pietro Luppi, Direttore del Centro di Ricerca Occhio del Riciclone: In Italia già da alcuni anni si parla di integrare il settore del riutilizzo alle politiche ambientali, e i tempi sembrano essere maturi perché si arrivi a un punto di svolta a partire dal quale le filiere si articoleranno, struttureranno e regolarizzeranno. Bisogna però insistere sulla professionalizzazione e sulla pianificazione, nella coscienza che il riutilizzo non è un gioco ma un’enorme opportunità per generare sviluppo locale e risultati ambientali.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 27 marzo 2018

 

 

Acegas potenzia la raccolta di rifiuti verdi - Installati nuovi contenitori per raccogliere sfalci e ramaglie all'interno di cinque isole ecologiche

Dieci nuovi contenitori per differenziare al meglio i rifiuti verdi. Li ha posizioni nei giorni scorsi AcegasApsAma all'interno di cinque isole ecologiche presenti in zone particolarmente ricche di aree verdi private o condominiali. I nuovi contenitori si aggiungono a quelli già installati nel corso del 2016-2017, ma si distinguono da questi ultimi perché di dimensioni più ridotte (660 o 1.100 litri invece di 3.200), per risultare adatti anche alle vie più strette, tipiche di alcune zone di Trieste. Sono stati posizionati infatti nella zona di via Artemidoro, via Romagna, via Montello e via Virgilio. Nel corso dei prossimi mesi, verranno posizionati altre batterie di contenitori della medesima tipologia identificando zone della città particolarmente ricche di aree verdi. I cassonetti, per essere facilmente identificabili, oltre al pittogramma con l'indicazione del tipo di raccolta, hanno una livrea personalizzata, caratterizzata da adesivi verdi a motivo floreale e una banda superiore contenente la chiara indicazione di conferire esclusivamente sfalci e ramaglie. E' infatti assolutamente fondamentale che nei nuovi cassonetti non vengano introdotti altri tipi di rifiuti, che inevitabilmente comprometterebbero la qualità della raccolta. Nello specifico è importante fare attenzione nel conferire i rifiuti, in quanto i nuovi contenitori sono simili ai cassonetti per il rifiuto secco non riciclabile, ma a differenza di questi ultimi sono sprovvisti di coperchio, allo scopo di facilitare il conferimento delle ramaglie, tipicamente ingombranti e di difficile trasporto manuale. E' quindi fondamentale non confondere i contenitori e ricordare che nei contenitori privi di coperchio vanno conferiti solo gli scarti dei giardini. Il posizionamento di questi speciali cassonetti, oltre a incrementare la quantità raccolta di sfalci e potature, consente di migliorare la qualità della raccolta differenziata degli scarti di cibo, che continua normalmente attraverso i classici contenitori con coperchio marrone. AcegasApsAmga ricorda comunque che la raccolta stradale di sfalci e ramaglie non sostituisce, ma integra le altre modalità di smaltimento a disposizione dei triestini. È infatti sempre possibile conferire il verde presso i centri di raccolta abilitati di strada per Vienna 84/a e Via Carbonara 3. Inoltre continua a essere attivo il servizio di ritiro a domicilio per le utenze con giardino.

 

 

Ferriera - Nasce il coordinamento contro l'area a caldo

La chiusura e la riconversione dell'area a caldo della Ferriera sono obiettivi attorno ai quali si è costituito un coordinamento tra più soggetti da tempo impegnati in queste sfide. Il progetto, che coinvolge No Smog, Comitato 5 dicembre, Legambiente Trieste - Circolo Verdeazzurro, Nimdvm e Wwwf Trieste, verrà presentato domani alle 10.30 al Caffè San Marco

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 26 marzo 2018

 

 

La Icop si fa avanti per il Parco del mare - La società che sta costruendo la piattaforma logistica punta il project financing
Intanto la Fondazione scrive alla Cciaa per blindare il suo ruolo da protagonista
Descritto a lungo come un castello in aria, ora più che mai il Parco del mare è a un passo dal diventare concreto. Un'importante realtà privata ha manifestato a tutte le istituzioni coinvolte il suo interesse a partecipare al bando per il project financing dell'opera: si tratta della friulana Icop, l'azienda che sta già realizzando la piattaforma logistica del Porto di Trieste. La lettera è di fine gennaio, ma è stata resa nota soltanto ora. E mentre accelerano le procedure burocratiche che dovrebbero sbloccare l'avvio dell'opera (vedi articolo a parte), la Fondazione CRTrieste spinge sulla Camera di commercio per avere un ruolo da protagonista nel futuro del Parco. Cominciamo dalla Icop. Il 29 gennaio l'azienda ha inviato una lettera, firmata dal presidente Vittorio Petrucco, a Regione, Comune, Autorità di sistema portuale, Camera di commercio e Fondazione: appreso dalla stampa del futuro bando per la realizzazione e la gestione, la Icop manifesta il suo interesse all'iniziativa e si candida come promotore per la realizzazione del Parco del mare in project financing. L'azienda chiede alle amministrazioni di poter visionare copia di una serie di documentazioni necessarie ad attestare l'avanzamento dell'iniziativa. L'obiettivo, scriveva Petrucco in gennaio, è presentare un progetto di fattibilità tecnico-economica entro il maggio 2018, in collaborazione con quelle che definisce aziende di comprovata esperienza nella progettazione, costruzione e gestione di strutture di questa natura. Spiega ora il presidente di Icop: «In gennaio avevo chiesto se si poteva avere la documentazione per capire qual era la situazione, perché stavamo immaginando di fare una proposta. A dire il vero non ho ricevuto molto». Ciononostante l'interesse rimane: «Direi di sì. Anche se bisogna capire meglio. Mi piace Trieste, vorrei continuare a lavorare qui». L'entrata in scena di Icop, in ogni caso, attesta il potenziale interesse dei privati verso l'opera, fino a ieri tutto da dimostrare. Ma in un momento in cui Trieste catalizza investimenti da più parti, anche per il Parco del mare pare esserci speranza. La questione non è secondaria: se al momento i finanziamenti presenti ammontano a 9 milioni messi a disposizione dalla Cciaa, altri 9 dalla Fondazione CRTrieste e 2 milioni dalla Regione, la comparsa di un privato significa che c'è qualcuno che può valutare di mettere i 22 milioni mancanti per poter inaugurare, un domani, il nuovo acquario triestino. È sullo sfondo di questi avvenimenti che si svolge il recente botta e risposta fra Fondazione e Camera di Commercio della Venezia Giulia. In una lettera riservatissima, che nessuno dei due enti ha voluto diffondere, il presidente della Fondazione Massimo Paniccia fa sapere al suo omologo in Cciaa Antonio Paoletti che, se la realizzazione dell'opera dovesse venir fatta direttamente da privati, l'ente bancario non riterrebbe opportuno partecipare per questioni di statuto. In alternativa, e qui c'è il punto pregnante della missiva, la Fondazione sottolinea che una società compartecipata assieme alla Cciaa potrebbe fare bene il ruolo di promotore di un project financing. Si tratta di un passaggio soggetto a diverse possibili interpretazioni. Gli accordi fra Cciaa e Fondazione, infatti, prevedevano che le due realtà acquisissero Trieste Navigando, la società detentrice di Porto Lido (sito designato per l'opera), con un 49% per la prima e un 51% per la seconda. Proprio questo soggetto è quello destinato a fare da stazione appaltante, fa sapere la Camera di commercio. Lo sottolinea Paoletti: «La Cciaa persegue con coerenza, da 14 anni, l'obiettivo di realizzare un'opera di primario interesse pubblico come il Parco del mare. Perciò ci siamo attivati per corrispondere a quanto richiesto dalla Fondazione CRTrieste, con un continuo e puntuale aggiornamento in incontri tra me e il presidente Paniccia, nel rispetto tempestivo del contratto con la stessa Fondazione sottoscritto per l'acquisizione delle quote azionarie della Trieste Navigando Srl. Ora siamo solo in attesa della formalizzazione del riscontro positivo già manifestato dalle istituzioni coinvolte». Quanto alle modalità di realizzazione, Paoletti dice: «Noi e la Fondazione siamo contrattualmente impegnati per svolgere un ruolo di stazione appaltante ai sensi dell'articolo 153, comma 19, del decreto legge 163 del 2006, come richiesto dalla Fondazione stessa e dagli altri enti, e non un ruolo di promotore di project financing».

Giovanni Tomasin

 

Il Piano Regolatore modificato ad hoc - In dirittura d'arrivo il testo della bozza. Entro aprile in giunta. Dipiazza: "Io ho fatto la mia parte, adesso tocca agli altri"

«La proposta di modifica al piano regolatore per il Parco del mare nell'area ex Porto Lido arriverà in giunta ad aprile. Poi ci saranno cinquanta giorni per le osservazioni, e infine la delibera approderà in Consiglio comunale». Il sindaco Roberto Dipiazza sintetizza così l'iter delle modifiche al piano cittadino che dovrebbero aprire la strada all'edificazione del Parco del mare nello spazio adiacente al bagno La Lanterna, comunemente noto come Pedocin. Chiosa Dipiazza: «Io ho fatto la mia parte - dice - ora sta agli altri attori fare la loro per realizzare l'opera». La bozza di modifica al piano regolatore sta venendo elaborata dagli uffici comunali ma, assicura il sindaco, è in dirittura d'arrivo. L'assessore all'urbanistica Luisa Polli ipotizza addirittura un'accelerazione: «Andremo in adozione presumibilmente entro il mese di marzo. Dico così perché ovviamente spetta ai tecnici predisporre tutti gli atti. Al massimo può slittare di un mese, siamo comunque ai passi finali. Poi ci sarà il tempo per osservazioni, circoscrizioni e si passerà alla fase di approvazione e poi vediamo». L'unico altro passaggio, dice, «sarà sottoscrivere un accordo tra Autorità portuale, Comune e Regione perché lì vige il piano regolatore portuale che noi non possiamo modificare: per quanto riguarda il nostro strumento urbanistico non c'è problema, ma va armonizzato con quello del porto. In ogni caso gli uffici del presidente Zeno D'Agostino sono già al lavoro e il loro iter è molto più breve del nostro». L'acquario va così a collocarsi nel disegno della giunta di revisione di Campo Marzio, che include la realizzazione di un nuovo spazio commerciale e turistico al posto del vecchio mercato ortofrutticolo. L'area ex Cartubi ed ex Porto Lido ha una storia travagliata. Per oltre un decennio si è vagheggiato sull'idea di realizzare sul posto un marina da 117 posti barca. Incaricata di farlo era la società Trieste Navigando, filiale triestina dell'ormai liquidata Italia Navigando. Tramontato il progetto, la società è finita in mano a Invitalia, che ha provveduto a metterla in vendita: questo è il contesto che ha portato la Camera di commercio e la Fondazione CRTrieste a individuare proprio in Trieste Navigando il soggetto ideale per fare da stazione appaltante per la realizzazione del Parco del mare. La società è infatti detentrice della concessione pluridecennale sull'area rilasciata dall'Autorità portuale. Nell'ottobre del 2016 il cda di Invitalia ha deliberato il preliminare relativo alla cessione del 100% di Trieste Navigando alla Cciaa e alla Fondazione per un totale di 62 mila euro. Nel dicembre scorso Dipiazza e il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti erano andati in sopralluogo a Porto Lido. Una visita che aveva convinto il primo cittadino: «È una delle zone più degradate di Trieste, se non la più degradata», aveva dichiarato. Dipiazza aveva sottolineato il potenziale di «importante attrattore turistico» del progetto, attaccando i suoi oppositori: «Come si fa a dire che il Parco del mare rovinerà un'area che oggi giace nel completo abbandono?». All'inizio dello scorso anno l'ipotesi della collocazione a Porto Lido aveva portato alla nascita del comitato "La Lanterna", guidato dalla portavoce Giorgetta Dorfles, che si opponeva alla realizzazione del grande acquario in quel punto. La motivazione principale era il potenziale effetto dell'edificio sulla linea di costa cittadina: per il comitato avrebbe oscurato lo storico faro che caratterizza il molo. Accuse respinte dalla Cciia.

(g.tom.)

 

Un'idea nata dalla delusione Expo - Nel dicembre 2004, al ritorno dalla missione a Parigi, il lancio del mega acquario
Lunga e travagliata correva la strada del Parco del mare. Il progetto, ormai una sorta di obiettivo di vita per il suo ideatore Antonio Paoletti, aleggia su Trieste ormai dal dicembre 2004, quando il presidente della Camera di commercio lanciò l'idea con squilli di trombe sulla via del ritorno da Parigi, dove la delegazione triestina aveva appena incassato una brutta batosta per l'Expo del 2008. L'ipotesi di partenza, nelle parole di Paoletti, era di realizzare «il più grande acquario del Mediterraneo, una struttura da insediare proprio nel sito previsto per l'Expo, da qualche parte tra Barcola e il Porto vecchio, e da far lavorare 365 giorni su 365. Un acquario superiore anche a quello di Genova». In principio si pensò di collocarlo sul terrapieno di Barcola, peccato che poco più tardi sia arrivato il sequestro dell'area a causa dell'inquinamento. Nel 2006 il Parco del mare risorge con una nuova ipotesi progettuale: lo spazio del mercato ortofrutticolo di Campo Marzio, a due passi dall'area ex Cartubi di cui si discute adesso. Se ne parla per un paio d'anni, ma le complicazioni sono diverse: in primis, c'è il fatto che la proprietà dell'area non è soltanto del Comune. Nel 2008 l'acquario viene catapultato da un'altra parte, sulle Rive, tra il Salone degli Incanti, il Magazzino vini e l'area ex Bianchi. Ci sono dei contatti fra le istituzioni interessate e i proprietari dell'area, ma a metà 2009 il progetto subisce uno stop a causa di uno studio del Comune (sindaco ancora Roberto Dipiazza) che pone forti dubbi sulla sostenibilità economica del Parco. Nella primavera del 2010 il sindaco suona quelle che tutti interpretano come campane a morto per il progetto: «La soluzione è piazzare delle vasche per i pesci all'interno del Salone degli Incanti senza mettersi a costruire mega-strutture insostenibili. Trieste può sopportare un acquario da 200-300 mila visitatori l'anno, non un Parco del mare da un milione di presenze con costi di manutenzione folli». Nel 2011 arriva il sindaco dem Roberto Cosolini, che l'anno successivo propone di rilanciare l'ipotesi Campo Marzio. Meno di un anno dopo, nel giugno 2013, spunta una nuova proposta: i magazzini 3 e 4 del Porto vecchio, in mano a Greensisam. Non se ne fa nulla. Nel frattempo cambia la giunta regionale e nel giugno del 2014 il vicepresidente Sergio Bolzonello (ora candidato del centrosinistra alla guida della Regione) sentenzia: «Neanche un euro, progetto inattuabile». In seguito la Regione cambierà idea. La svolta arriva nell'ottobre 2014, quando Paoletti tira fuori la destinazione di Porto Lido. Nel settembre del 2015 il progetto viene presentato alla Regione: lo firma l'architetto statunitense Peter Chermayeff, autore degli interventi all'acquario di Genova e dei parchi acquatici di Boston, Osaka, Baltimora e Lisbona. Il disegno iniziale, piuttosto grandioso, verrà poi ridotto per venire incontro alle esigenze di contenimento di costi e spazi. Nel dicembre dello stesso anno Fondazione CRTrieste comunica che si rende disponibile a stanziare l'importo complessivo di altri nove milioni di euro per la realizzazione del progetto, in aggiunta alle risorse già investite. Il resto è storia recente: la Regione mette a disposizione dei fondi, Cciaa e Fondazione si accordano per acquisire Trieste Navigando. Il Comune si attiva per il cambio di piano regolatore, senza contare il fatto che Costa Edutainment, ramo acquari della compagnia d'armatori, manifesta il suo interesse per la gestione della struttura. I costi? Nel complesso 44 milioni. Questa la ripartizione: 19 milioni per gli interni e gli impianti, quasi 16 milioni per la realizzazione edile, poco meno di 4,5 milioni destinati alla progettazione. A regime una settantina gli addetti.

(g.tom.)

 

 

«Acqua all'arsenico, rischi per un milione di persone»
Livelli superiori ai limiti di legge secondo indagini condotte nel nord della Serbia e in alcune aree di Croazia e Ungheria. Da valutare le conseguenze per la salute
BELGRADO - «Com'è l'acqua? Ha un sapore strano». «Si può bere? Sì, ma per i bambini compro quella in bottiglia». Scene e dialoghi ascoltati più volte, oggi così come in passato, in varie parti della Vojvodina, da Sombor a Kikinda. Scambi di opinioni e forti apprensioni incentrate sull'acqua che scorre dai rubinetti delle case nel nord della Serbia. Acqua che molto spesso non sarebbe di buona qualità, secondo la vox populi. Voce che è stata corroborata in questi ultimi giorni da una ampia inchiesta prodotta per il Balkan Fellowship for Journalistic Excellence, in cooperazione con il Balkan Investigative Reporting Network (Birn), dedicata proprio all'acqua. Un'indagine che ha lanciato un severo allarme confermando che «circa un milione di persone», in particolare nell'area settentrionale della Vojvodina, ma anche nella vicina Croazia e in Ungheria, sono esposte a gravi rischi per la propria salute. A causa dell'«acqua potabile dai livelli di arsenico oltre il limite di legge».È un'inchiesta che nasce nell'area di Vinkovci, in Croazia, dove nel 2014 un ingegnere del posto decise di dare un'occhiata alle analisi dell'acqua nella regione, scoprendo «livelli di arsenico superiori di tredici volte il limite», in particolare a Komletinci, un paesino dalle parti di Otok, non lontano dal confine con la Serbia. Ma Komletinci è solo l'anello di una catena più ampia. Il villaggio sorge infatti su una vasta area "transfrontaliera" che soffre di simili problemi. Lo hanno dimostrato recenti analisi commissionate da Birn in diversi territori nel nord della Serbia e in Croazia, alla ricerca dell'arsenico nei rubinetti o delle risposte delle autorità locali contattate. I risultati sono in certi casi di molto superiori ai dieci microgrammi per litro prescritti dalla legge e raccomandati dall'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità. In una decina di comuni nell'Est della Croazia i limiti sono stati superati di cinque volte, ma il problema maggiore è proprio in Vojvodina. I numeri svelati da Birn parlano chiaro: Backi Monostor, livelli d'arsenico tra 77 e 82 µg/litro; Ravno Selo 103; nell'area a sud di Subotica tra 13 e 99; a Ostojicevo 125; a Padej 132. E poi ci sono i record. Quelli di Taras (315-321). O di Novi Becej, 260-273, vicino a Zrenjanin, dove a causa dell'arsenico «l'acqua è stata dichiarata non potabile nel 2004». E dove un depuratore, al primo dicembre 2017, attendeva ancora i permessi per iniziare a operare.L'inchiesta ha citato anche uno studio del 2012 per confermare che l'emergenza è reale anche nel sud dell'Ungheria. Sono tutte aree dove milioni di anni fa si estendeva il Mare pannonico. Che in eredità ha lasciato chilometri di sedimenti «ricchi di arsenico», appunto, che contamina le falde e l'acqua. E «si accumula poi nel corpo, col passare del tempo, e può essere mortale», ha scritto Birn. Birn ha ricordato che, al momento, non esistono studi sulle conseguenze dell'acqua contaminata sugli esseri viventi nelle regioni prese in considerazione, anche se un rapporto del 2012 dedicato a Ungheria, Romania e Slovacchia ha trovato «solide prove di una associazione tra esposizione di lungo periodo all'arsenico» e tumori. Gli allarmi riguardano, secondo Birn, un numero enorme di persone. Sono infatti un milione circa quelle che vivono nelle aree a rischio, obbligate a bere acqua che scende da "rubinetti tossici", la maggior parte - 630mila - in Vojvodina, 170mila circa in Croazia, 100mila in Ungheria.Quali i rischi? Per l'Oms l'arsenico è «altamente venefico» e l'acqua contaminata usata per bere, ma anche per irrigare i campi, è una «minaccia grave». Che fare? Per l'Oms l'unica via è «fornire fonti d'acqua sicure», attraverso depuratori, «centralizzati o domestici». Una via che, suggerisce l'inchiesta, le locali autorità dovrebbero prendere urgentemente in considerazione.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 25 marzo 2018

 

 

Trieste da salvare/1 - Rilancio di Porto vecchio e difesa degli storici binari
Angoli dimenticati. Piccoli tesori lasciati ammuffire. Gioielli artistici e architettonici, che in molti pagherebbero per poter ammirare, ridotti a ruderi senza attenzioni né pubblico. Sono tante le ricchezze che Trieste, città spesso senza memoria, non solo non valorizza, ma rischia di perdere per sempre a causa di degrado e incuria. È dedicato proprio a queste "perle" più o meno sconosciute l'inchiesta del Piccolo sulla "Trieste da salvare". Un viaggio nelle rimozioni, che non può che partire dal Porto vecchio: 60 ettari dimenticati per 60 anni, e che ora, tornati alla città, rischiano di veder cancellate la loro identità nel progetto riqualificazione urbana.Il Porto vecchio corre infatti il pericolo di "deragliare" dagli storici binari. Una possibilità contro la quale scende in campo Italia Nostra di Trieste, che invita in questo senso a prendere esempio da Londra. «Il patrimonio storico, architettonico e ferroviario del Porto vecchio deve diventare risorsa economica e obiettivo di sviluppo come già avvenuto in altre città storiche portuali - afferma la presidente di Italia Nostra, Antonella Caroli -. A Londra, nell'area delle storiche stazioni di King's Cross e St Pancras, migliaia di persone attraversano ogni giorno ampi spazi pavimentati rigorosamente in pietra, nei quali sono stati conservati, accanto a storici magazzini, i tracciati ferroviari e le piattaforme girevoli, a testimonianza delle attività di interscambio delle merci legate alla strada ferrata. Un fascino irripetibile che celebra il carattere ferroviario dell'area». Il recupero di Porto vecchio insomma, a detta dell'associazione ambientalista, non può passare attraverso il seppellimento della rete ferroviaria storica, come rischia di accadere con la realizzazione dei 50 posti auto del parcheggio Bovedo. «In questi giorni, in molte zone d'Italia è stata celebrata l'XI Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. In questa ottica anche Trieste vuole mettere in luce e valorizzare la natura ferroviaria del Porto vecchio, dove in un'estesa area adiacente alla Stazione, dal Molo IV a Barcola Bovedo, sono visibili i numerosi binari che hanno consentito lo sviluppo dello scalo portuale sin dalla fondazione, come avvenuto a Fiume, assieme a Trieste tra i più importanti porti ferroviari», ricorda Caroli. Del resto «i porti non potrebbero movimentare le merci e distribuirle sul territorio senza collegamenti ferroviari efficaci». É la storia a dimostrarlo. «A metà '800 erano proprio le compagnie ferroviarie a costruire gli impianti portuali (vedi nel caso di Trieste la Suedbahn e la Compagnia delle strade ferrate francesi) - racconta la presidente di Italia Nostra -. Trieste è collegata a Vienna da ben 160 anni dalla ferrovia, attraverso i 577 chilometri della linea Meridionale o Suedbahn. Questo fondamentale asse ferroviario permise l'entrata della città e del porto nell'era moderna e mercantile, anche attraverso una qualificata e capillare rete di binari al servizio di moli, banchine, magazzini e piazzali, con un'estensione di oltre 40 chilometri».Una rete unica a livello portuale. Dal valore inestimabile. Già servito dalla ferrovia Meridionale, dal 1887 il porto venne ulteriormente collegato al territorio da una seconda linea ferroviaria, detta della Val Rosandra, che attraverso le rive si collegava al Porto vecchio e allo scalo di Barcola Smistamento, dove esistono ancora la rimessa per la manutenzione delle locomotive e l'impianto per il rifornimento dell'acqua. Gli impianti ferroviari interni all'area portuale erano collegati alla stazione di Trieste Centrale attraverso due varchi: uno in prossimità del Magazzino 8 e uno vicino al Magazzino 26. I binari destinati al carico e allo scarico delle merci erano suddivisi in quattro allineamenti, disposti parallelamente alle rive portuali. Di questi, alcuni sono ancora utilizzati al servizio dell'Adriaterminal. «In questa rete - proseguono da Italia Nostra - alcuni dispositivi ferroviari e scambi "sporgenti" sembrano essere "scomodi" o limitare interventi di sistemazione dell'area». E, infatti, nel progetto del parcheggio Bovedo, si prevede si smontarli e di conservarli in un magazzino. «Non si comprende perché a Trieste non si riesca a fare come in altre città o all'estero, dove le strutture ferroviarie sono state considerate indispensabili per la riqualificazione di siti storici» insiste Caroli citando la legge di salvaguardia 128 del 9 agosto 2017.E quindi? «Nel recupero dell'area del Porto vecchio sarebbe importante conservare parte del tracciato storico ferrato, completo degli scambi utili e il cui armamento è ancora in ottime condizioni, per poter offrire un collegamento a scopo turistico e culturale - proseguono dall'associazione -. Collegamento che sarebbe anche al servizio degli utenti delle società nautiche e degli spazi destinati alla balneazione. Inoltre i binari sulla parte non inquinata del terrapieno di Barcola potrebbero essere sfruttati per attrezzare a fianco un parcheggio, destinato sia alle auto sia ai pullman turistici, realizzando così un punto di interscambio strada/ferrovia dal quale raggiungere il centro. Nulla vieterebbe poi di utilizzare in futuro non solo motrici ferroviarie di tipo storico, ma anche a trazione elettrica. Un servizio aggiunto di trasporto - conclude la presidente di Italia Nostra -, che invece di sacrificare la storia diventerebbe elemento di attrazione e sfruttamento di strutture esistenti».

Fabio Dorigo

 

 

A San Dorligo la Tari più leggera della provincia - La classifica dei costi pubblicata dalla Camera di commercio - Monrupino maglia nera. Klun: «Ottimo accordo con la A&T»
SAN DORLIGO DELLA VALLE - San Dorligo della Valle-Dolina è il Comune del territorio provinciale triestino nel quale si paga il costo più basso per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. È di 71 euro, infatti, l'importo annuo per la cosiddetta Tari, la "tassa rifiuti" che deve sostenere una persona che vive da sola in quel Comune. Si sale a 75 euro per la stessa situazione familiare nel Comune di Duino Aurisina, a 94 a Sgonico, 105 a Trieste, 113 a Muggia e 125 a Monrupino. San Dorligo rimane in testa a questa particolare classifica, pubblicata dalla Camera di commercio, anche quando il numero dei componenti la famiglia cresce. Nell'ipotesi di un nucleo composto da tre persone, a San Dorligo il costo è di 188 euro, a Duino Aurisina, sempre secondo, l'importo è di 197, a Muggia, che in questo caso sale in terza posizione, scavalcando Sgonico (241), bisogna sborsare 236 euro; Trieste si conferma in penultima posizione (304) e Monrupino rimane ultimo anche in questo caso con 318 euro. La graduatoria fa registrare invece un cambiamento nel caso i componenti siano cinque: in tal caso è Duino Aurisina a balzare in testa con l'importo più basso, che è di 273 euro, mentre San Dorligo passa in seconda posizione con 280 euro. Terza è Muggia con 352, quarto Sgonico con 361, quinta Trieste con 439 e ultimo sempre Monrupino con 489.A rimarcare il fatto che i residenti di San Dorligo della Valle sono favoriti in questo speciale contesto è il loro sindaco, Sandy Klun: «Il merito va a una serie di fattori - spiega -, frutto dell'impegno dell'amministrazione nel predisporre una buona convenzione con la A&T, l'azienda di Codroipo che dal luglio dello scorso anno provvede alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti nel nostro territorio. L'accordo si è rivelato molto efficace e l'opera dell'azienda friulana superiore alle migliori aspettative. Non a caso - precisa Klun - la A&T è stata collocata al terzo posto in Italia nella classifica dei gestori, nell'ambito del premio nazionale "Comuni ricicloni 2017", a conferma della qualità del servizio che sono in grado di assicurare». Altrettanto importante però, continua il sindaco, «è il virtuoso comportamento dei nostri concittadini, che hanno capito l'importanza di un giusto impegno nella differenziata. Per un Comune delle dimensioni del nostro è fondamentale poter vendere a chi poi li ricicla, determinati materiali. Per fare un esempio - spiega - la plastica leggera da imballo, se limita le impurità a meno del 20% del totale, ci permette di incassare 300 euro circa a tonnellata. Si tratta di cifre che poi possiamo utilizzare per garantire ai nostri concittadini servizi di maggiore qualità». Oltre alla graduatoria delineata in base ai costi, Klun si dice molto soddisfatto anche perché «nel nostro Comune stiamo superando l'80% nella differenziata. Tutto questo - annuncia - ci permetterà di ridurre ulteriormente le tariffe Tari. Contiamo di scendere a circa 62 euro per le famiglie formate da una sola persona, a 163 per quelle con tre e a 268 per quelle con cinque». Conta di calare le tariffe anche Marko Pisani, sindaco di Monrupino. «Stiamo attuando un piano per migliorare la differenziata - conferma -, il che ci permetterà di calare i costi a carico della popolazione per questo servizio». Pisani spiega anche il motivo che porta il suo Comune all'ultimo posto nella graduatoria provinciale: «Nel territorio di mia competenza vivono meno di 900 persone. È evidente che i costi fissi del servizio di asporto e smaltimento rifiuti incidono di più laddove non possono essere spalmati su una popolazione più numerosa».

Ugo Salvini

 

Volontari testeranno le nuove tariffe sui rifiuti - Il Consiglio comunale di Muggia approva la proposta del M5S. Un tavolo ad hoc e poi via alle simulazioni
MUGGIA Individuare un gruppo di cittadini volontari per sperimentare la tariffa puntuale sulla raccolta differenziata di rifiuti. Questo il progetto contenuto in una mozione presentata da Emanuele Romano (capogruppo del M5S) durante l'ultima seduta del Consiglio comunale di Muggia. Il documento, passato con l'approvazione di tutti i consiglieri, impegna la giunta Marzi ad attivare un tavolo di lavoro per determinare una ipotesi di tariffa puntuale individuando poi un gruppo di cittadini volontari sul quale sperimentare le proposte discusse. Una volta finito il periodo sperimentale, probabilmente di un anno, il sindaco Laura Marzi si impegnerà a rivedere ed eventualmente correggere l'ipotesi di tariffa puntuale, sulla base delle segnalazioni e considerazioni pervenute, al fine di avviare definitivamente la tariffazione puntuale. «Vorremmo evitare quanto successo con la raccolta dei rifiuti, l'imposizione dall'alto di un sistema pieno di criticità pratiche irrisolte. Si chiede un tavolo di lavoro per determinare una tariffa sperimentale e l'individuazione di utenti volontari che, pur pagando la Tari in vigore, ricevano comunicazione di quanto pagherebbero con la tariffa puntuale e diano suggerimenti per migliorare il sistema: una volta affinato, si potrà estendere quanto già rodato sul campo», il commento di Romano. Aperto al dialogo il capogruppo Pd Massimiliano Micor: «Avremo modo di discutere con tutte le forze che auspicano il passaggio alla tariffazione puntuale per individuare le modalità che sono da ritenersi preferibili e sostenibili. Auspichiamo un metodo di condivisione e confronto collaborativo nel quale si realizzi l'obiettivo della mozione». Respinta invece da tutta la maggioranza - ma anche da Movimento 5 Stelle, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja - la mozione delle tre forze del centrodestra che chiedeva l'introduzione del sistema misto-domiciliare per la raccolta dei rifiuti con il fine di sostituire l'attuale "porta a porta integrale". Così Roberta Vlahov (Ocpm): «Nonostante i proclami iniziali del centrodestra la mozione, peraltro poco chiara, non è stata condivisa con noi, Meio Muja e 5 Stelle. Il cassonetto stradale aperto rende impossibile applicare una tariffa puntuale, mentre è da oltre un anno che chiediamo con forza che a Muggia i cittadini virtuosi abbiano delle gratificazioni in bolletta». Dai banchi di Forza Muggia, Lega e Fratelli d'Italia arriva all'unisono l'immediata replica: «La maggior parte dei muggesani vuole un sistema di raccolta diverso. Lo hanno richiesto anche con quasi duemila firme. In aula abbiamo proposto un cambiamento ancora possibile verso il "porta a porta misto", per abbassare notevolmente costi e disservizi. Proposta bocciata da sindaco, maggioranza ed anche dal "terzo polo" dei 5 Stelle con le sue due succursali Meio Muja e Obiettivo Comune, che votando contro si sono resi palesemente favorevoli al sistema attuale voluto dalla giunta Marzi».

(ri.to.)

 

 

In 50 in piazza per salvare le nutrie - Animalisti in campo contro la legge regionale che dà via libera ai cacciatori
In marcia contro i metodi violenti imposti per abbattere il numero delle nutrie. Rappresentano una decina di associazioni animaliste attive in Fvg, e si sono dati appuntamento ieri mattina in piazza della Borsa per chiedere alla Regione di adottare metodi non cruenti per il contenimento dei "castorini". Il corteo, di una cinquantina di persone, è diretto in piazza Oberdan. Fiocchi rossi per simboleggiare il sangue delle pratiche violente, cartelli di sensibilizzazione, maschere che raffigurano il musetto dei roditori, gigantografie giganti di nutrie. Ecco il popolo di "#iostoconlenutrie", come recita l'hashtag che hanno lanciato. A inquadrare le ragioni della protesta, facendo riferimento alle norme vigenti, il responsabile dell'associazione MujaVeg Cristian Bacci: «Il Regolamento europeo prevede per le specie non autoctone, quali le nutrie, il contenimento o l'eradicazione legittimando l'uso di metodi letali e non. In Italia vige invece la legge nazionale 157 del 1992, secondo cui il contenimento della fauna selvatica deve essere fatto, in primo luogo, usando pratiche non violente. Solo nel caso in cui esse non risultino efficaci, viene legittimata, in un secondo momento, la pratica di metodi cruenti». La Regione entra in gioco nel momento in cui ha assunto le competenze sulla gestione della fauna selvatica prima affidate alle Province. «Nel farlo - continua Bacci - ha emanato la legge 20 del 2017 che, tramite un successivo decreto applicativo, prevede l'eradicazione delle nutrie con l'esclusivo utilizzo dei metodi violenti». Si legittima, spiega sempre l'animalista, la cattura dei roditori all'interno di trappole, e la soppressione «con il gas o per fucilazione». «Inoltre, i cacciatori possono sparare alle nutrie anche se le trovano nel loro habitat e non riescono a infilarle nelle trappole». Oltre ai cacciatori, sono legittimati a questi metodi, continua l'animalista, anche il personale che ha seguito un apposito corso di formazione regionale, i proprietari dei fondi agricoli e, per quanto riguarda le zone urbane, le imprese di derattizzazione. Da qui la protesta, «promossa - ricorda Patrizia Edera della Lav Trieste - dopo che la petizione sottoscritta da 650 persone e consegnata a gennaio alla Regione è rimasta inascoltata». «Chiediamo che per contenere le nutrie venga utilizzata la sterilizzazione, così come l'utilizzo di cibi che riducono la fertilità di questi animali». E così, mentre si attendono risposte, i cittadini si organizzano autonomamente. «Con una lotteria di autofinanziamento fissata il 17 aprile alla pizzeria "La Torre " di Longera. Lo scopo è raccogliere fondi per sterilizzare la comunità di nutrie di Rio Ospo», chiosa la maestra Serena Zamola.

Elena Placitelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 24 marzo 2018

 

 

Isole Incoronate - i residenti contestano la gestione del Parco - I ristoratori sul piede di guerra per il divieto di pesca minacciano una petizione per abolire il regime speciale
SEBENICO - È rottura tra il direttore del Parco nazionale delle Incoronate, Josip Zanza, e i ristoratori dell'area. L'incontro in cui si sarebbero dovute gettare le basi per la collaborazione nella prossima stagione turistica è finito con i ristoratori che hanno minacciato di avviare una raccolta di firme per abolire lo status di Parco nazionale. Mentre anche i residenti esprimono scontento. Da tempo del resto i ristoratori non perdonano alla direzione del Parco (gestita dallo Stato croato) le limitazioni introdotte nel 1980, con il regime di tutela. Negli ultimi due anni le restrizioni si sono fatte più forti e dal 2016 la pesca è vietata anche ai residenti. «Volete trasformare le Incoronate in destinazione gastronomica di lusso ma gli isolani non possono più calare in mare le reti - è stato detto a Zanza - è un'ingiustizia verso i residenti, mentre d'inverno i turisti possono pescare a pagamento». Nel mirino anche il progetto Rediviva Kurnata, per il quale il parco nazionale ha ottenuto 6,5 milioni di euro di fondi europei e croati. Criticato anche il centro visitatori di Betina, per il quale si spenderanno 1,6 milioni. «Con questo denaro - secondo i ristoratori - le Incoronate avrebbero potuto avere finalmente una propria rete idrica e un sistema di distribuzione energetica». È stato proposto a Zanza di non far più pagare il biglietto d'ingresso nel Parco in base alle dimensioni delle imbarcazioni, bensì in rapporto al numero di passeggeri. Ha preso posizione anche Vladimir Skracic, presidente dell'associazione Cornatari (i residenti) secondo cui Rediviva Kurnata non ha alcun contenuto che possa migliorare la vita degli abitanti: «A Zagabria non possono adoperarsi nel migliorare solo il soggiorno ai diportisti trascurando le condizioni di vita e lavoro degli isolani. Lo Stato deve impegnarsi di più per facilitare i residenti, altrimenti non stupisca la petizione per cancellare il Parco nazionale. Nel 1980 le Incoronate avevano 50 pescatori professionisti. Ora non c'è più nessuno». Skracic ha ricordato che di recente, quando l'arcipelago è stato investito da un'ondata di maltempo, è stato chiesto alla direzione se fosse possibile l'invio del battello del parco negli isolotti abitati, portando un po' di pane e alimenti. La risposta è stata che questo non rientra nei compiti del Parco nazionale e l'imbarcazione non è salpata.

Andrea Marsanich

 

 

Mobilitazione in rosso per salvare le nutrie - La manifestazione promossa dalle associazioni animaliste partirà alle 10.30 da piazza della Borsa
Un corteo color rosso sangue per salvare le nutrie. Trieste si mobilita così per «fermare l'uccisione dei simpatici castorini», con un corteo pacifico in cui i partecipanti sono invitati a indossare qualcosa di colore rosso, lo stesso del «sangue delle nutrie che viene versato sul suolo regionale». La manifestazione, promossa da un gruppo di associazioni animaliste, è in programma questa mattina, con ritrovo alle 10.30 in piazza della Borsa, da dove partirà per raggiungere il consiglio regionale in piazza Oberdan, passando per via Cassa di Risparmio, canale Ponterosso e via XXX Ottobre. Proprio la Regione è l'oggetto della protesta animalista, come recita un comunicato: «La Giunta Serracchiani ha recentemente imposto un piano di eradicazione delle nutrie basato esclusivamente su metodi cruenti. La scelta di contenere un animale estraneo agli habitat della regione non è in discussione, ma è inaccettabile che si utilizzino metodi violenti quando esistono metodi dolci più efficaci - si legge nella nota -. Le nutrie oggi possono venir intrappolate ed uccise a colpi di fucile o con il gas da alcuni soggetti autorizzati. La scelta di utilizzare tali metodi evidenzia una mancanza di rispetto di diritti che dovrebbero esser inviolabili per tutti gli animali: il diritto alla vita e alla libertà». La normativa europea, spiegano ancora gli organizzatori, «prevede che il contenimento possa esser fatto con metodi non letali e la normativa nazionale incoraggia a non utilizzare la violenza». Gli organizzatori elencano quattro motivi per cui l'uccisione delle nutrie va fermata. Il primo è biologico: «Con l'abbattimento si osserva l'aumento del tasso di nascite e la tendenza dei maschi non leader delle colonie rimanenti ad uscire dal territorio in cui sono nati e ricolonizzare i territori nei quali le nutrie sono state prelevate ed uccise». Segue poi quello legale: «Il legislatore nazionale ha chiaramente garantito loro un ultimo diritto: quello che l'eradicazione sia svolta prioritariamente senza violenza e solo in caso di inefficacia, vengano approvati piani di abbattimento». Le altre due questioni sollevate riguardano il fatto che «il piano di abbattimento si basa su un parere dell'Ispra che, nonostante le formali richieste di accesso agli atti, le associazioni non sono riuscite ad ottenere» e il volere di «627 cittadini, che hanno presentato una petizione per chiedere che le nutrie siano eradicate con metodi non violenti».

 

 

POTATURA DEGLI OLIVI con Urbi et horti e Bioest

Appuntamento alle 10.30 con ritrovo davanti al Palatrieste. Consigliamo di portare guanti cesoia, vestiti e scarpe comode: vi metteremo subito all'opera! Per informazioni Tiziana Cimolino cell. 3287908116.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 23 marzo 2018

 

 

C'è sempre meno acqua - In Italia crisi eccezionale - La fotografia dell'Istat: «Nei quattro grandi fiumi la portata è in calo del 40%»
Anche papa Francesco in difesa del bene comune: «Dobbiamo tutelarlo»
ROMA - «La difesa della terra, la difesa dell'acqua è difesa della vita». Questo il tweet con cui Papa Francesco, il papa dell'enciclica ecologica "Laudato sì", inquadra la Giornata mondiale dell'acqua istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Non una delle tante ricorrenze che affollano il nostro calendario, dunque, ma un giorno in cui ricordare che l'acqua è un bene prezioso e scarso. Ed è un bene comune, come sancito da un referendum nel 2011, oggi largamente tradito. Sulla scarsità sempre maggiore la fotografia statistica offerta dall'Istat è impietosa: il 2017 è stato un anno di «un'eccezionale carenza di risorse idriche disponibili, soprattutto in alcune zone del Paese». Le quattro principali riserve d'acqua italiane - i fiumi Po, Adige, Arno e Tevere - hanno ridotto la loro portata del 39,6% rispetto alla media del trentennio 1981-2010, con un livello di siccità ancora più alto nella seconda parte dell'anno. Nei primi mesi del 2018, invece, la situazione sembra più vicina alla norma. Restano, tuttavia, i problemi delle falle nel sistema di distribuzione: una famiglia su dieci lamenta irregolarità nel servizio di erogazione, il 30% delle persone intervistate, invece, non si fida a bere l'acqua del rubinetto. Se la correlazione tra siccità e cambiamenti climatici è un fatto sempre più riconosciuto all'interno della comunità scientifica, l'Italia non brilla nella raccolta dell'acqua che dal cielo continua a cadere: quella piovana. Coldiretti denuncia una situazione in cui «quasi nove litri di pioggia su dieci sono perduti». «L'Italia è un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua che cadono annualmente, per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l'11%», scrive l'associazione dei produttori agricoli. E se il 2017 è stato l'anno «più siccitoso dal 1800», Coldiretti sostiene che «di fronte alla tropicalizzazione del clima per continuare a sostenere l'agricoltura di qualità occorre organizzarsi per raccogliere l'acqua nei periodi più piovosi e servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l'acqua piovana». Oltre all'acqua che non piove e a quella che non riusciamo a raccogliere, ci sono i bacini inquinati. È il caso della Regione Veneto dove le falde idriche sono contaminate dai Pfas, sostanze chimiche utilizzate per impermeabilizzare una serie di oggetti di uso comune: dai cartoni della pizza alle padelle. Dal ministero dell'Ambiente sono stati stanziati circa 80 milioni di euro per intervenire, a cui si aggiungeranno i proventi delle tariffe, su un piano complessivo di interventi da 120 milioni. Nella giornata dedicata all'acqua è impossibile non pensare al mare. «Il diritto all'acqua corrisponde al diritto ad un mare pulito, fondamentale per la nostra stessa esistenza», spiega Federico Di Penta dell'associazione Marevivo, fondata dal compianto documentarista ferrarese Folco Quilici. «Oggi questo ecosistema è diventato molto fragile - prosegue - sommerso dalla nostra inciviltà e dai rifiuti. Preservare il mare significa difendere il nostro polmone blu, la nostra risorsa idrica più vasta». La gigantesca isola di rifiuti, al 99% in plastica, che galleggia nel pacifico tra la California e la Hawaii ed è tre volte più estesa della Francia, sta lì a dimostrarlo.

 Andrea Scutellà

 

 

Agricoltura biodinamica

A Muggia, quarto incontro della serie dedicata ai "Cambiamenti climatici, biodiversità e resilienza urbana e agricola" organizzato dal Circolo del Movimento decrescita Felice. Nella sala Millo di piazza della Repubblica 4, alle 17, l'antroposofo naturalista Michele Codogno, parlerà di "Agricoltura biodinamica, visione e obiettivi"

 

 

È l'Ora della Terra, tutti al buio per aiutare il pianeta - Wwf e Area Marina in campo contro l'inquinamento. Cena a lume di candela in molti ristoranti
Luci spente e passeggiate notturne. Domani scatta in tutto il mondo l'Ora della Terra, mobilitazione globale promossa dal Wwf. In centinaia di paesi e migliaia di città, istituzioni e cittadini evidenzieranno con un gesto simbolico la loro preoccupazione per le sorti del pianeta: spegnendo le luci di monumenti, sedi istituzionali, uffici e abitazioni. In contemporanea si svolgeranno eventi e iniziative di sensibilizzazione. Sarà una vera e propria ola di buio dalle 20.30 alle 21.30. Lo scopo dell'appuntamento annuale, giunto all'undicesima edizione, è aumentare la consapevolezza verso i cambiamenti climatici e favorire la partecipazione di ognuno per contrastarli. Anche nella nostra provincia si spegneranno le luci nelle piazze di Trieste, Duino Aurisina e S. Dorligo della Valle (e altri Comuni aderiranno nelle prossime ore). In città, con il coordinamento dell'associazione Mosaico, si cenerà a lume di candela in vari ristoranti: Caffè della Musica, Cantina degli Ostinati, Ginger - tea&cakes, Hostaria Malcanton, Mimì e Cocotte, Nuovo Ristorante Savron e Osteria del Sindaco. «Ogni anno aumenta l'urgenza perché le conseguenze su clima e biodiversità sono sempre più drammatiche - spiega Alessandro Giadrossi, presidente Wwf Trieste -: tutti se ne accorgono, ma si fa ancora troppo poco. Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, oltre agli effetti sul clima il mondo è destinato a perdere almeno metà delle specie animali e vegetali. Ma se nei cittadini c'è sempre più consapevolezza, nelle agende politiche il clima non è considerato una priorità». L'evento proposto dall'Area Marina Protetta è una passeggiata serale, "Primavera in cielo e in terra", con ritrovo alle 18 nel piazzale antistante il tempio mariano di Monte Grisa: l'uscita, guidata da un naturalista e da un esperto di astronomia, sarà dedicata alla primavera, vista dal lato botanico, faunistico e astronomico. La partecipazione è gratuita grazie al contributo della Regione e non è necessario prenotare, ma per il rientro si consiglia di munirsi di torcia elettrica. «Non mancheranno - spiegano all'Oasi Wwf di Miramare - spunti per osservare gli effetti dei cambiamenti climatici».

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 22 marzo 2018

 

 

Urbanistica - Variante per l'ex Fiera - Bis in commissione
Servirà ancora un passaggio nelle Commissioni comunali congiunte terza e sesta, per licenziare la delibera che fissa le direttive alle quali dovrà adeguarsi la variante urbanistica - che verrà accompagnata da una puntuale variante del piano del commercio e che dovrà incassare il via libera del consiglio comunale - utile alla realizzazione del nuovo complesso che nascerà sulle ceneri dell'ex Fiera. Una ricalibratura delle destinazioni d'uso richiesta dalla Mid Immobiliare, la srl che nel settembre 2017 ha acquistato quel complesso e che lo scorso novembre ha chiesto di poter destinate tutti i 15 mila metri quadrati ad uso commerciale di vendita al minuto, intrattenimento e svago, servizi, con l'eliminazione della destinazione residenziale. Lo strumento urbanistico vigente ammette per quella zona una destinazione residenziale da un minimo del 30% e un massimo del 60% del volume esistente. La variante, dunque, manterrebbe la destinazione del piano regolatore esistente eliminando la parte riservata al residenziale.«Quella zona della città è piena di stabili in stato di abbandono e dunque si vuole spingere le imprese a investire al di fuori dell'ambito dell'ex Fiera» ha spiegato l'assessore all'Urbanistica, Luisa Polli, che ha precisato come le modifiche introdotte dalla variante dovranno passare anche al vaglio degli Uffici regionali della Pianificazione territoriale. Dal canto suo la Mid Immobiliare propone di realizzare a proprie spese alcune opere di interesse pubblico in quella zona. Provvederà così al riassetto e al miglioramento viabilistico delle zone interessate, come gli assi di scorrimento da via Rossetti-Piccardi a piazzale De Gasperi e da via Revoltella a piazza Foraggi, accollandosi le spese per l'allargamento di via Rossetti (usufruendo anche degli spazi di sua proprietà), realizzando un doppio senso di marcia nel tratto tra piazzale De Gasperi e via Revoltella. Oltre ai posti auto previsti all'interno del comprensorio, la società dovrà realizzare nelle zone limitrofe altri 150 posti e provvedere all'incremento delle aree verdi a servizio dell'intero quartiere. Tra le opere a carico della Mid Immobiliare, pure la riqualificazione dell'area di piazzale De Gasperi.«Si sta dando il via libera, su richiesta di un privato, a un nuovo centro commerciale a Trieste con le conseguenze che questo comporterà» ha dichiarato ieri Paolo Menis, capogruppo M5s. «Non comprendo - ha aggiunto - come coloro che oggi rappresentano la maggioranza approvino l'intervento quando in passato si erano opposti ai centri monomarca». Su richiesta di Everest Bertoli (Fi) e Roberto Cosolini (Pd) verrà messa a disposizione dei consiglieri la documentazione che ripercorre la cronostoria, dal bando di gara per la vendita del complesso alla richiesta di rinunciare al residenziale. «Valutando quello che in prospettiva può rappresentare questo intervento per il commercio - ha indicato l'ex sindaco -, ritengo corretto ascoltare anche le associazioni di categoria». Associazioni che Polli prevede di interpellare quando il piano della Mid Immobiliare sarà più specifico. «Le direttive - ha valutato Michele Babuder (Fi) - prevedono la realizzazione, a carico degli investitori, di importanti opere pubbliche volte all'ammodernamento della zona. In tal senso va anche la prossima approvazione in Consiglio del contributo straordinario inerente agli oneri di urbanizzazione relativi alla valutazione del maggior valore eventualmente generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica».

Laura Tonero

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 21 marzo 2018

 

 

RIFIUTI - Lotta ai furbetti della Tari - Recuperati 600 mila euro
Nel 2018 la tariffa della tassa rifiuti (Tari) sarà leggermente più bassa per le utenze domestiche rispetto al 2017, principalmente grazie a una riduzione dei costi a carico del Comune e alle maggiori entrate previste nel 2018 per la cosiddetta "tassa sul disturbo" e per gli introiti derivanti dalla lotta all'evasione che ha visto recuperare nel 2017 600 mila euro (su un totale di 5-6 milioni, cifra costante negli anni, non versati, una parte quantomeno non entro i termini previsti). È quanto risulta dalla proposta di delibera consiliare sulla Tari, licenziata dalla Seconda commissione e che andrà in Consiglio comunale domani, in una seduta che prevede anche la discussione sul Pef (Piano economico finanziario) e sul Regolamento delle entrate. «Di fatto il Comune nel 2018 chiederà meno tasse sui rifiuti rispetto al 2017. La differenza complessiva in diminuzione dei costi dell'ente, pari a 68 milioni di euro, ha contribuito a far scendere la tassa a carico delle utenze domestiche - spiega Roberto Cason, presidente della II commissione, competente in materia di bilancio e tributi - mentre sulle utenze non domestiche (bar, ristoranti, uffici) assistiamo, per il 2018, a meri aggiustamenti di qualche centesimo a metro quadrato, derivanti da diversi fattori, tra cui il normale adeguamento Istat». Dalla tariffa rifiuti si prevede per il 2018 un incasso totale di 21 milioni 225 mila euro dalle utenze domestiche e di 13 milioni 198 mila euro dalle utenze non domestiche, per un totale di oltre 34 milioni. Rispetto al 2017 il Comune incamererà 68 mila euro di meno dalla Tari. Questo alla luce di una riduzione dei costi (personale e spese per i servizi), ma anche grazie alle entrate ricavate dalla lotta all'evasione, che si stima porterà a un recupero per il 2017 di circa 600 mila euro. «Per lo scorso anno è stato emanato un migliaio di avvisi di accertamento definitivi - spiega il funzionario Donatella Di Candia -. Ogni anno a fronte di circa 34 milioni totali di tassa sui rifiuti sono circa 5-6 milioni i denari che il Comune non riesce a incassare in prima battuta. Di queste mancate entrate si riesce a recuperare un po' più del 30%, mentre per il resto della somma (poco meno di 4 milioni, ndr) si deve procedere con la riscossione coattiva». A ciò si sommano il consueto introito di circa 100 mila euro l'anno che arriva dal Miur per le tasse rifiuti a carico degli istituti scolastici e circa 315 mila euro di "tassa del disturbo", ovvero i benefici che vengono redistribuiti ai cittadini per i rifiuti portati al nostro inceneritore dagli altri comuni. Altro elemento che ha influito è l'incremento di due punti percentuali della raccolta differenziata: dal 39,1% del 2016 al 41,1% del 2017. Ciò porta un alleggerimento dello 0,4% sugli importi da versare. Nella pratica, provando a fare qualche simulazione (si veda il grafico), come segnalato da Piero Camber (Fi) e Giovanni Barbo (Pd) non vi saranno particolari agevolazioni per i nuclei familiari numerosi, mentre saranno avvantaggiati i possessori di case ad ampia metratura.

Giulia Basso

 

Sono oltre quattromila i virtuosi del riciclo - Trend in aumento. Tanti, dal 2015, i cittadini che hanno chiesto gli "sconti" per l'autocompostaggio
Nell'ambito della discussione sulla tassa rifiuti arrivano anche alcuni dati relativi alle agevolazioni concesse dal Comune di Trieste ai singoli e alle società per comportamenti virtuosi in tema di riciclaggio e lotta agli sprechi alimentari. Ha avuto un buon successo l'iniziativa introdotta nel 2015 grazie a una delibera dei Cinquestelle per riconoscere direttamente al cittadino i vantaggi economici che derivano da una minore attività di produzione e smaltimento rifiuti. L'iniziativa accorda per le sole utenze domestiche una riduzione del 20% sulla Tari ai cittadini che dimostrino di aver avviato l'autocompostaggio domestico dei rifiuti organici e il successivo impiego sul posto del fertilizzante così ottenuto. Sono stati 4333 i cittadini che dal 2015 hanno fatto richiesta di questa riduzione, cui se ne sono aggiunti altri venti solo nell'ultimo mese utile per la dichiarazione. Sono quindi in aumento le persone che si dotano di impianto per compostaggio: dopo la dichiarazione agli uffici di Esatto e la riduzione automatica sulla Tari vengono portati comunque avanti dei controlli a campione per verificare che la dichiarazione resa corrisponda a verità. Ha avuto invece minore successo per ora un'iniziativa voluta dalla maggioranza che premia le utenze non domestiche che producono o distribuiscono beni alimentari (supermercati, mense, etc.) nel caso cedano le proprie eccedenze alimentari a titolo gratuito alle onlus e alle associazioni di volontariato iscritte nei pubblici registri. L'iniziativa prevede una riduzione percentuale sulla Tari in base alla quantità di prodotti alimentari donati nel corso dell'anno: del 6% tra i 5 e i 10 quintali, dell'8% fra i 10 e i 20 quintali, e del 10% nel caso la donazione superi i 20 quintali annui. Le adesioni per ora si attestano su poche unità: «L'iniziativa consente una riduzione importante della Tari per gli esercizi commerciali - spiega Roberto Cason, che l'anno ha partecipato attivamente alla costruzione della delibera, che modifica il regolamento per la disciplina dell'Imposta unica comunale (Iuc) -. Forse le scarse adesioni sono legate alla novità di questo provvedimento, lanciato solo l'anno scorso, e a un comunicazione che non ha raggiunto tutti gli interessati». Ricordiamo infine che per denunciare le nuove occupazioni, le variazioni e le cessazioni relative alla Tari 2018 non è necessario fare la fila: la procedura può essere espletata direttamente online sul portale di Esatto.

(g.b.)

 

 

Al via la ciclopedonale Muggia-Aquilinia - Il progetto, voluto dal sindaco Marzi, sta per diventare realtà. Finanziamenti per 70 mila euro
MUGGIA - Un unico percorso ciclopedonale da Aquilinia sino al porto di Muggia. Il progetto fortemente auspicato dall'amministrazione Marzi sta per diventare realtà. Nell'ambito della discussione sull'assestamento di bilancio, su proposta dei consiglieri Giulio Lauri e Alessio Gratton, la Regione ha deliberato il finanziamento che consentirà il proseguimento della realizzazione della ciclabile rivierasca. Nello specifico la Regione ha appoggiato la richiesta del Comune muggesano di realizzare una passerella ciclopedonale da posizionare sul rio Ospo, nei pressi della nuova rotatoria. «Con il finanziamento deliberato si realizzerà nel Comune di Muggia un lotto funzionale dell'itinerario ciclabile di collegamento tra il porto di Muggia, la ciclovia Parenzana e la ciclovia Eurovelo 8», racconta il consigliere Lauri. L'itinerario inizierà dal porto di Muggia (attracco del Delfino Verde), per arrivare alle foci dell'Ospo (da dove parte la ciclovia Parenzana) e raggiungere quindi la frazione di Aquilinia (torrente Rosandra al confine tra i Comuni di Muggia e Trieste). «Con tale intervento si aumenterà la sicurezza dei ciclisti che sempre più numerosi da Muggia utilizzano l'itinerario litoraneo Eurovelo 8 per raggiungere la Ciclovia Parenzana e la città di Trieste», ha aggiunto Lauri. Il finanziamento stanziato è di 70 mila euro. La scelta di potenziare la rete ciclopedonale è stata dettata fortemente anche dai dati del 2017 inerenti il cicloturismo a Muggia forniti da PromoTurismo Fvg che parlano di 45 mila 563 passaggi sulla Parenzana e di 12 mila 800 a Muggia. Già lo scorso anno la Regione aveva finanziato la ciclabile con una somma pari a 75 mila euro, a cui va aggiunta la progettazione della ciclabile Trieste-Muggia che si congiungerà alla Muggia-Aquilinia con una quota stanziata di 85 mila euro a cui vanno sommati ancora i 15 mila euro assegnati all'Uti Giuliana per lo sviluppo della mobilità ciclistica nell'area giuliana. Ad oggi, dunque, la Regione ha stanziato per la viabilità ciclistica della zona Muggia 245 mila euro. Relativamente all'ultimo finanziamento approvato il progetto della passerella sull'Ospo verrà consegnato entro l'anno, con inizio dei lavori previsti nei primi mesi del 2019. Per quanto riguarda invece il tratto rio Ospo-approdo Delfino verde si è conclusa la progettazione esecutiva: entro l'anno verrà svolta la gara e assegnato l'appalto. Per la ciclabile Muggia-Trieste, invece, è già in corso lo studio di fattibilità, che detterà i tempi successivi. Dopo aver raccolto le istanze di cittadini e delle associazioni di ciclisti, il consigliere regionale Lauri conclude: «Il provvedimento esprime piena coerenza con il Piano per una mobilità ciclistica sicura e diffusa che è diventato Legge regionale proprio il mese scorso. Il valore della salute pubblica e quello della tutela dell'ambiente trovano applicazione concreta anche con provvedimenti come questi».

Riccardo Tosques

 

 

La manifestazione per i diritti delle nutrie - Gli animalisti accusano la Regione di abuso di potere sugli animali. Sabato in piazza della Borsa
La nutria è morta, lunga vita alla nutria. Così andrebbe riadattato il motto per il corteo che sabato si dà appuntamento alle 10.30 in piazza della Borsa, invitando i partecipanti a «indossare qualcosa di rosso per richiamare il colore del sangue delle nutrie che viene versato sul suolo regionale».«La Giunta Serracchiani ha recentemente imposto un piano di eradicazione delle nutrie basato esclusivamente su metodi cruenti - recita un comunicato firmato da più associazioni animaliste -. La scelta di contenere un animale estraneo agli habitat della regione non è in discussione ma è inaccettabile che si utilizzino metodi violenti quando esistono metodi dolci più efficaci».«Le nutrie oggi possono venir intrappolate ed uccise a colpi di fucile o con il gas da alcuni soggetti autorizzati - continua il testo -. La scelta di utilizzare tali metodi evidenzia una mancanza di rispetto di diritti che dovrebbero esser inviolabili per tutti gli animali: il diritto alla vita ed alla libertà». Il percorso terminerà presso la sede del Consiglio Regionale in piazza Oberdan passando per via Cassa di Risparmio, il canale di Ponterosso e via XXX Ottobre. Gli organizzatori chiedono di fermare l'uccisione dei «simpatici castorini» per quattro ragioni. La prima è di ordine biologico: «Con l'abbattimento si osserva l'aumento del tasso di nascite e la tendenza dei maschi non leader delle colonie rimanenti ad uscire dal territorio in cui sono nati e ricolonizzare i territori nei quali le nutrie sono state prelevate ed uccise». La seconda è di natura legale: «Nel 2016 le nutrie hanno perso le tutele previste per la fauna selvatica, tuttavia il legislatore nazionale ha garantito loro un ultimo diritto: quello che l'eradicazione sia svolta prioritariamente senza violenza. Denunciamo pertanto un eccesso dell'esercizio di potere della Giunta regionale». Secondo gli animalisti il piano di abbattimento delle nutrie è inoltre contraddittorio, in quanto si baserebbe su un parere dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che, nonostante le formali richieste, le associazioni non sono riuscite a ottenere. Per finire, ci sarebbe anche un problema «democratico»: 627 corregionali avrebbero già presentato una petizione popolare per chiedere l'eradicamento non violento delle nutrie.

(l.gor.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 20 marzo 2018

 

 

«Welfare, dati allarmanti e organici carenti» - L'sos di Sinistra per Trieste e Legambiente: «Più richieste di assistenza ma ci sono pochi operatori»
«Richieste di assistenza ai servizi sociali quasi raddoppiate - da 7 a 15 a settimana - nei Comuni di Muggia e San Dorligo; 5 mila utenti assistiti dai servizi sociali del Comune di Trieste, a cui vanno sommati gli 8 mila che percepiscono un'indennità di disoccupazione e un rapporto 1/300 tra operatori e utenti, cioè un assistente sociale ogni 300 casi». Sono i preoccupanti numeri, diffusi ieri da Legambiente e Sinistra per Trieste, di quella che definiscono «la situazione drammatica del welfare nella nostra provincia». Da qui, la richiesta di un tavolo tra tutti i soggetti coinvolti e l'istituzione, anche a Trieste, di un Forum sulle diseguaglianze che possa proporre soluzioni adeguate per ridurle.«Dal nostro punto di vista - ha spiegato Marino Sossi durante la conferenza stampa indetta in seguito «agli allarmanti dati resi noti dalla Cgil Funzione pubblica» - c'è un problema nel sistema di gestione del welfare. Un solo assistente sociale non è in grado di seguire 2-300 casi, né può verificare le condizioni di effettiva sussistenza dello strumento. La prima risposta a nostro avviso dev'essere perciò una copertura della dotazione dell'organico e per questo l'amministrazione comunale dovrebbe richiedere una deroga alla Regione per procedere a nuove assunzioni».«Si tratta - ha aggiunto Giorgio Vesnaver - di un problema politico: o si attua subito un rilancio del welfare o la situazione è destinata a precipitare». Sossi denuncia i ritardi nel versamento delle misure di integrazione al reddito. «Da gennaio si è passati a prevederne l'erogazione appena per fine marzo: è impensabile che chi dichiara un Isee di mille euro l'anno o percepisce una pensione minima possa attendere tutto questo tempo. A ciò si aggiunge il distacco delle utenze per morosità a molte di queste famiglie. A nostro parere - continua Sossi - ci dovrebbe essere prima un interfacciamento tra aziende e servizi sociali; auspichiamo quindi una riunione straordinaria tra i soggetti politici, amministrativi, istituzionali e le società che erogano i servizi primari per individuare le misure atte a contrastare un'emergenza sociale che coinvolge in particolare gli anziani».«Legambiente - ha proseguito il presidente, Andrea Wehrenfennig - è tra i promotori del forum nazionale "Disuguaglianze diversità", sulla cui scia promuoveremo pure a livello locale una serie di iniziative a cui inviteremo tutti i soggetti interessati, iniziando da associazioni e istituzioni. L'obiettivo è trovare possibili soluzioni e attivarci presso le amministrazioni pubbliche per attuarle». Stefano Borini del distretto Lega est Spi Cgil ha evidenziato infine le notevoli opportunità di lavoro offerte dal settore. «Ma non basta - ha concluso - stanziare 18 milioni per ristrutturare il quadrilatero di Melara: il rischio, se non si interviene al più presto, è che si lasci un'intera fascia della popolazione completamente sola».

(g.ter.)

 

 

Trieste Airport, ok alla privatizzazione - Via libera del governo. Marano: «Sì a un socio industriale. Pronti a cedere il 45%»
La linea veloce con Venezia resta lontana ma Gentile (Rfi) garantisce: «Si farà»
RONCHI DEI LEGIONARI - Non manca più niente al Trieste Airport. Da ieri collegato alla rete ferroviaria, è diventato un polo intermodale completo aereo-gomma-ferrovia, anticipando pure «gli obiettivi Ue sull'integrazione multimodale del 2050» come sottolinea l'eurodeputata Isabella De Monte della Commissione trasporti Ue nonché relatrice ombra dei dossier sugli slot aeroportuali. In realtà manca ancora qualcosa: l'incremento di voli e passeggeri che da ieri possono servirsi di una passerella di oltre 400 metri per spostarsi dalla nuova stazione ferroviaria all'aeroporto. «Per questo decollo che è decisivo lo scalo deve trovare un partner strategico»: ribadisce il presidente della società Aeroporto del Fvg, Antonio Marano. Il valore dell'aeroporto regionale, stimato in 70 milioni per il totale delle azioni detenute al 100% dalla Regione Fvg, costituirà la base di gara per la cessione del 45% della società che prevede inoltre l'opzione per la cessione di un ulteriore 10%. Il via libera per la gara era atteso da un momento all'altro e ieri in serata, a sorpresa, è arrivata la notizia da Roma, confermata dallo stesso Marano. «Nel tardo pomeriggio abbiamo ricevuto l'autorizzazione dal ministero dei Trasporti che ha raccolto il parere favorevole dell'Enac, del ministero dell'Economia e delle Finanze. È il passaggio finale, basta solo la ratifica della giunta regionale».Il presidente ha anche tracciato l'identikit del possibile partner: «Abbiamo posto precise condizioni per la gara che è innovativa: dovrà essere un socio industriale con un bagaglio di 10 milioni di passeggeri. Sono esclusi piccoli investitori o fondi speculativi. É previsto un primo ingresso con una quota del 45% e poi, dopo tre anni se si verificheranno determinate condizioni, potrà esercitare un'opzione su un ulteriore 10%. Toccherà al nuovo socio far decollare voli e passeggeri». Una partita tutta ancora da giocare per Trieste Airport e che mette in secondo piano le schermaglie con Alitalia sul secondo volo cancellato per Roma e la delusione per la sospensione del volo su Genova: «Alla fine il numero dei voli non cambia. Su Genova non avevamo grandi aspettative - spiega il presidente -. Il 90% del traffico lo fanno per ora Alitalia, Lufthansa e Ryanair». Marano non si anima nemmeno quando Carlo Nardello, capo staff dei Commissari straordinari di Alitalia, dopo aver parlato di quanto Alitalia ha investito «per sviluppare i collegamenti verso le principali destinazioni italiane ed europee» aggiunge che si «potrebbe lavorare per sfruttare meglio il collegamento con Milano Linate» e che «saranno presto presentate proposte». Solo un nuovo socio infatti potrà «dare senso» a tutti gli sforzi fatti sinora: «Ho ereditato un'azienda fallita - ricorda - il primo passo era risanare i conti e ci siamo riusciti. Abbiamo raggiunto i 2,8 milioni di utile netto e un Ebitda di oltre 5 milioni. Il secondo passo era il rinnovamento infrastrutturale, abbiamo investito 40 milioni di cui 12 solo per il polo intermodale. Ora tocca al terzo e ultimo passo: alleanze e privatizzazione». Sul mercato Trieste Airport porta come bagaglio anche la crescita raggiunta dalla gestione Antonio Marano-Marco Consalvo, il direttore della struttura . «Negli ultimi anni il trend è in crescita - dice quest'ultimo - dai 720mila passeggeri di fine 2015 prevediamo di raggiungere quota 840 mila nel 2018 e il milione di passeggeri nel 2019». Chissà se il nuovo polo intermodale e le Ferrovie faranno la loro parte. «Abbiamo un progetto di potenziamento di collegamento veloce Trieste-Venezia con un investimento da un miliardo e 800 milioni di euro» conferma l'amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile. Un progetto annunciato più volte dalle Ferrovie ma che finora non è mai partito e che condanna chi deve raggiungere Venezia, vera porta ferroviaria d'Italia, a sobbarcarsi un viaggio di quasi due ore. «Un nodo di servizi competitivo, bello anche nell'aspetto, la fotografia della nostra legislatura» il commento della governatrice (ora parlamentare Pd) Debora Serracchiani stupita dalla marea di gente intervenuta all'inaugurazione, giunta regionale compresa al completo. Quasi una festa finale del governo del Fvg. «Il polo intermodale di Trieste Airport - sottolinea ancora Serracchiani - è il simbolo più adeguato a rappresentare lo spirito con cui abbiamo affrontato le sfide nella nostra regione: con pragmatismo, obiettivi chiari e senza perdere tempo perché ne avevamo tanto da recuperare».

Giulio Garau

 

Serracchiani: ora parte lo sviluppo - La scommessa contro il tempo per portare a termine i lavori - Programmata la fermata di una settantina di treni al giorno
RONCHI - A distanza di quasi 30 anni da quando il bollettino ufficiale della Regione lo inserì, per la prima volta, nel piano integrato dei trasporti, il polo intermodale di Ronchi dei Legionari è diventato realtà. Un'opera che integra su una stessa area (54mila metri quadrati) i diversi sistemi di trasporto: bus, di linea e low cost, treno, automobile, aereo, ma, presto, anche bicicletta. La vera vita della neonata struttura è iniziata all'alba di ieri mattina quando, sotto una tormenta di neve, alle 5.43 precise, è arrivato alla stazione del Trieste Airport-Ronchi dei Legionari, il primo treno regionale proveniente da Trieste. A bordo, attesi dal sindaco, Livio Vecchiet, i primi tre passeggeri. Poco prima di mezzogiorno la presidente della giunta regionale, Debora Serracchiani, è scesa invece dal primo Frecciarossa proveniente da Venezia. Una vera e propria rivoluzione che, come ha sottolineato l'amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, dovrà far ripensare a quelle che sono le attuali fermate dei convogli veloci, ottimizzando le soste a Monfalcone e Cervignano che, su alcune tratte, potrebbero sparire. Sono 70 i convogli giornalieri che a pieno regime partiranno nelle due direzioni dalla stazione, la quale, grazie alla banchina lunga 400 metri, può essere raggiunta anche dai treni ad alta velocità. Un elemento, questo, fortemente strategico in chiave turistica per Trieste Airport in attesa ovviamente che si realizzi il collegamento rapido promesso da Trenitalia con Venezia. Programmata la fermata di 54 treni regionali sulle linee Udine-Trieste (via Cervignano) e Trieste-Venezia oltre a due Frecciarossa su Milano, un Frecciargento su Roma e due Intercity. Una scommessa contro il tempo, quella lanciata nel gennaio 2017, quando venne posata la prima pietra. Da allora la Ici Coop, capofila di un raggruppamento d'imprese che si è aggiudicata l'appalto, ha lavorato sodo per centrare l'obiettivo. Sempre sotto gli occhi vigili del responsabile dell'ufficio di piano, ingegner Stellio Vatta, del coordinatore della sicurezza, geometra Antonio Fiore ed del direttore dei lavori, Ermanno Simonati. Il corpo centrale della nuova infrastruttura, oltre che dalla stazione ferroviaria, è costituito dalla passerella lunga 425 metri per 7 di larghezza, che si erge a 6 metri di altezza dalla strada statale 14. Essa si sviluppa lungo tutta l'area del polo intermodale, collegando la stazione ferroviaria e l'aeroporto con il parcheggio per le automobili e gli stalli di sosta dei pullman. Per agevolare il flusso e la mobilità dei viaggiatori sono funzionanti lungo il percorso scale mobili e tapis roulant. Potenziate e totalmente innovate anche le aree destinate a parcheggio, con un multipiano da 500 posti e uno spazio a raso per altre 1000 autovetture: il tutto inserito in una nuova viabilità. Un progetto, come è stato ricordato dalla presidente della Regione Debora Serracchiani nel corso della cerimonia, pensato tre decenni fa ma che solo in questi ultimi anni ha ricevuto una decisiva accelerazione amministrativa e politica. «Dopo anni grigi in cui ha galleggiato alla deriva, l'aeroporto smette di essere una voce in perdita sul bilancio della Regione, e si prepara a un grande rilancio», ha detto Debora Serracchiani. L'eurodeputato, Isabella De Monte, ha sottolineato come il Trieste Airport anticipa i già ambiziosi obiettivi europei sull'integrazione multimodale degli spostamenti per il 2050.

Luca Perrinow

 

«Una sfida lanciata allo scalo di Lubiana» Un polo per Slovenia, Istria e Carinzia - reazioni
Una struttura strategica non solo per il Fvg, ma anche per il litorale sloveno, l'Istria Croata e la vicina Carinzia. A testimoniarlo le incredibili presenze di operatori giunti da ogni dove ieri a Ronchi, pure da Slovenia, Croazia e Carinzia. A cominciare dal sindaco di Capodistria Boris Popovic presente ieri alla festa. «Ronchi è di fatto lo scalo principale per una significativa parte di territorio sloveno in quanto più vicino e più facile da raggiungere dell'aeroporto di Lubiana, specialmente nella stagione invernale a causa delle condizioni metereologiche. Questo per ragioni di praticità, è il nostro aeroporto naturale. Anche perché lo scalo di Portorose, che è quello a noi più vicino, è adeguato esclusivamente all'atterraggio di aerei di dimensioni ridotte». Lo stesso aeroporto di Lubiana stenta a decollare, il numero di passeggeri ha superato di poco il milione e 400mila persone e Trieste Airport è ormai vicino alla quota di 1 milione. Ma la stessa sensazione la vivono anche i carinziani. A confermarlo il vicedirettore della Kleine Zeitung, Adolf Winkler, presente tra gli invitati. «L'aeroporto di Klagenfurt ha un traffico di passeggeri che è un quarto di quello di Trieste - conferma - poco più di 200mila persone contro le 7-800mila del Friuli Venezia Giulia. Da Klagenfurt si può raggiungere solo Vienna e qualche destinazione estiva con i voli charter. Ma per avere collegamenti con il Sud dell'Italia e il Sud dell'Europa c'è solo Trieste, anche per noi è il nostro aeroporto naturale».

 

 

Foreste marine da ripristinare pure a Miramare - Dai fondali stanno scomparendo le alghe brune (Cystoseira), indispensabili al sistema
Quando si parla di deforestazione selvaggia il pensiero corre subito all'Amazzonia, ma le foreste pluviali non sono le uniche che rischiano di scomparire. Sul fondo del Mare Nostrum stanno rapidamente scomparendo le foreste marine di Cystoseira, un genere di alghe brune che si trova principalmente nelle acque temperate dell'emisfero nord, nel Mar Mediterraneo e nell'oceano Pacifico e Indiano. Queste alghe, che possono raggiungere l'altezza di un metro e mezzo, svolgono la stessa funzione degli alberi di una foresta tropicale: producono ossigeno tramite la fotosintesi e rappresentano un habitat per altri organismi vegetali e animali, come i pesci che ci depongono le uova. Una loro scomparsa innescherebbe una serie di effetti a catena che finirebbero col riflettersi negativamente anche sulle attività economiche, dalla pesca al turismo. Per invertire questa tendenza è partito in questi giorni il progetto Rocpop Life, che ha come obiettivo quello di rimboschire, con una tecnica innovativa, le foreste marine di Cystoseira all'interno delle Aree marine protette di Cinque Terre e Miramare, dove quest'alga era presente in passato. «Già nel 2000 abbiamo notato che le foreste marine stavano scomparendo dal nostro mare - spiega Annalisa Falace, coordinatrice del progetto e ricercatrice dell'ateneo giuliano -. Quando il tema è diventato rilevante per la Comunità europea, che ha deciso di proteggere queste foreste, nel Golfo di Trieste non c'era già più Cystoseira». A causarne la scomparsa sono principalmente gli impatti antropici: la costruzione di porticcioli, la movimentazione degli scogli, gli sversamenti urbani, gli erbicidi e inquinanti chimici di diversa natura portati a mare attraverso i fiumi. A questo si sommano gli impatti dei cambiamenti climatici. La Cystoseira, spiega Falace, ha delle spore abbastanza pesanti che cadono vicino alla pianta madre, perciò non è possibile pensare a un ripopolamento spontaneo: serve l'intervento umano. «Così come lottiamo per preservare le foreste terrestri, dovremmo lottare per preservare le foreste marine, che svolgono funzioni analoghe sott'acqua», spiega l'algologa. Falace insieme all'assegnista di ricerca Sara Kaleb e a un gruppo di ricercatrici dell'Università di Genova, ha messo a punto un sistema innovativo per lavorare al ripopolamento delle foreste marine di Cystoseira: «Anziché espiantare e ritrapiantare la Cystoseira nei luoghi in cui è scomparsa, abbiamo messo a punto una tecnica di coltura che consente di ottenere nuove "plantule" da piccoli pezzetti di Cystoseira in riproduzione. Così non si danneggia la popolazione donatrice», spiega Falace. Le cinque ricercatrici si sono calate nei panni di "contadini del mare": da un singolo apice di Cystoseira riescono a produrre moltissime plantule. «Le portiamo in laboratorio e le coltiviamo secondo i protocolli messi a punto con l'Università di Genova - racconta -: facciamo crescere le piantine su dischetti ecosostenibili e biodegradabili che questa primavera andremo a inserire in mare per aiutare queste "alghe buone" a ripopolare il Mediterraneo». L'esperimento pilota verrà portato avanti nelle Cinque Terre e a Miramare. «Si agisce sulle aree marine protette perché tutti gli elementi di controllo messi in campo a livello gestionale sono la migliore garanzia per ottenere il risultato atteso - spiega Saul Ciriaco, della Riserva Marina di Miramare -. In questo modo assicureremo un monitoraggio costante sulla crescita delle nuove foreste marine».

Giulia Basso

 

 

 

 

eHABITAT.it - LUNEDI', 19 marzo 2018

 

 

Riscaldamento globale: l’obiettivo 1,5° C rischia di essere rapidamente fuori portata

Il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) ha rilasciato in questi giorni una bozza del sommario dello Special Report on Global Warming of 1,5°C (la relazione finale sarà resa disponibile a ottobre di quest’anno), in cui si evidenzia come la probabilità di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rischia di diventare rapidamente al di fuori della nostra portata.
Per gli scienziati, la tendenza verso il riscaldamento globale è chiara
Il 2017 è stato, ancora una volta, uno degli anni più caldi mai registrati. Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla NASA in una recente conferenza stampa, sarebbe il secondo più caldo di sempre dopo il 2016, seguito a ruota dal 2015. Ciò significa che i tre anni più caldi, da quando sono iniziate le misurazioni nel 1880, sono gli ultimi tre. Tali risultati confermerebbero, per la NASA, la tendenza al riscaldamento globale a lungo termine del nostro Pianeta. Tendenza causata principalmente dall’attività umana, attraverso l’emissione in atmosfera dei gas serra.

Nonostante il 2017 sia stato leggermente più fresco rispetto al 2016, per gli scienziati della NASA la tendenza verso il riscaldamento globale non potrebbe essere più chiara: i sei anni più caldi di sempre si sono verificati fra il 2010 e il 2017, mentre i 18 più caldi sono stati tutti registrati dopo il 2001.
E non è finita qui. Nel 2017 il riscaldamento globale ha contribuito al rapido scioglimento delle calotte polari, sia nell’Artico che nell’Antartico.

L’Antartide, in particolare, ha raggiunto il suo minimo storico, con una copertura di ghiaccio di quasi 400.000 km2 in meno (più della superficie dell’Italia intera) rispetto al precedente record negativo, registrato nel 1986. Nell’Artico invece la copertura dei ghiacci è stata superiore soltanto a quella del 2016.
Il Dr. Walt Meier del NASA Goddard Space Flight Center spiega in un video, pubblicato in copertina, come il ghiaccio marino abbia subito dei cambiamenti fondamentali dal 1979 (anno in cui sono iniziate le misurazioni satellitari) ad oggi. «Il ghiaccio artico non si è ridotto soltanto in termini di superficie negli ultimi anni, ma sta diventando sempre più giovane e sottile».

L’impatto del riscaldamento globale è già evidente
Secondo il sommario dell’IPCC e i dati della NASA, il clima ha già subito un riscaldamento globale medio di almeno 1°C rispetto alla precedente era preindustriale. Questo fa sì che siamo già oltre la metà rispetto all’ambizioso obiettivo fissato nell’accordo sul clima di Parigi del 2016 di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Secondo gli scienziati, continuando al ritmo attuale si giungerà ad un aumento medio della temperatura di +1,5°C intorno al 2040 (e in alcuni Paesi, fra i quali l’Italia, quasi certamente prima).
Le conseguenze del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici stanno tuttavia già impattando sugli ecosistemi e sulle popolazioni: dall’aumento degli eventi meteorologici estremi allo scioglimento dei ghiacci (con conseguente progressivo innalzamento del livello del mare), dal rischio siccità alla riduzione della resa dei raccolti, fino ad arrivare all’estinzione di numerose specie animali. Fenomeni già in atto, che tenderanno ad estremizzarsi e diventare sempre più catastrofici se non riusciremo a contenere il riscaldamento globale medio entro 1,5°C. E che avranno effetti ancora più acuti sulle popolazioni più povere, sempre più minacciate da carestie, fame, e conseguente incremento dei conflitti e delle migrazioni.
Fame, carestie, conflitti e migrazioni sono fra gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.
Contro il riscaldamento globale urgono azioni ampie e immediate
Per poter contenere il riscaldamento globale medio entro 1,5°C, dovrebbero essere attuati tagli ben più rapidi e profondi alle emissioni di gas serra rispetto a quelli realizzati finora, a partire da subito e coinvolgendo tutti i settori. Più i tagli delle emissioni sono in ritardo, infatti, più ampia sarà la quota di CO2 da rimuovere dall’atmosfera e più difficile sarà quindi raggiungere l’obiettivo prefissato.
La pubblicazione del sommario dell’IPCC lancia pertanto un vero e proprio allarme, rivolto ai decisori politici e a tutti noi: poiché le emissioni di gas serra mondiali non diminuiscono adeguatamente (nel 2017 sono addirittura aumentate) e i livelli auspicati di rimozione della CO2 dall’atmosfera sembrano essere difficilmente realizzabili, c’è a questo punto un’alta probabilità che il mantenimento del riscaldamento globale medio entro la soglia di +1,5°C diventi rapidamente impraticabile.
Questo significa che potrebbe non essere sufficiente lavorare per ridurre i cambiamenti climatici, e che bisognerà iniziare a pensare – in fretta – a come i nostri sistemi sociali, agricoli e produttivi possano adattarsi per convivere con essi. Una sfida epocale, a cui dovremo rispondere e della quale non potremo dire di non essere stati avvertiti.
Alessandra Varotto

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 19 marzo 2018

 

 

Due italiani su tre comprano bio - Le vendite di questi prodotti sono cresciute del 10,3% nei primi sei mesi dell'anno
ROMA - Una rete di laboratori a cielo aperto in tutta Italia per produrre frutta e verdura biologica sempre più amici dell'ambiente, ma anche del portafoglio, per fare in modo di abbassare i costi di produzione e quindi nello scaffale per il consumatore finale. La ricerca scommette così sull'agricoltura bio, con un percorso al passo con i tempi confermato dagli ultimi dati. Grazie all'accresciuta coscienza ecologica e al cambiamento degli stili di vita e dei consumi, secondo Federbio nel 2017 il 78% degli italiani ha acquistato almeno un prodotto biologico, contro il 53% del 2012. Un mercato in continua crescita, basti pensare che le vendite dei prodotti biologici sono aumentate del 10,3% nei primi sei mesi del 2017, a conferma del +13,4% registrato nei 12 mesi precedenti. E come altri settori, anche per il biologico la crescita deve essere supportata dall'innovazione di cui le aziende agricole sentono particolarmente bisogno. I laboratori, dispositivi sperimentali di lungo termine (Lte), sono sette e fanno parte del progetto Retibio finanziato dal Ministero delle Politiche agricole e coordinato dal Crea. Si tratta di appezzamenti controllati dove i ricercatori condurranno in piena sicurezza esperimenti per testare innovazioni e buone pratiche di processo e di prodotto in agricoltura biologica. Si va dai concimi organici, a frutti in grado di garantire una vita più lunga nello scaffale, dal brevetto di un nuovo attrezzo agricolo a nuovi sistemi di rotazione delle colture orticole, dalle tecniche di gestione dei seminativi biologici in grado di sequestrare il carbonio atmosferico a quelle più efficienti sul fronte della biodiversità e dell'impatto ambientale. Federbio e Cepas, l'Istituto leader nella certificazione delle professionalità e competenze, hanno siglato un'intesa per creare un percorso di formazione per ispettori e consulenti impegnati ad attestare l'affidabilità del settore in forte crescita. Federbio ricorda che sono 178 i Paesi dove si pratica l'agricoltura biologica, 87 dei quali con una specifica normativa nazionale, 57,8 milioni di ettari, 11 milioni nel 1999 di cui 1,8 milioni in Italia, che pesano per l'1,2% della superficie agricola mondiale.

 

 

Conferenza - Giornata dell'acqua agli Incanti

L'Ogs promuove una serie di iniziative per la Giornata dell'Acqua. Oggi alle 18 al Salone degli Incanti incontro "Nature for Water: alluvioni, desertificazione, inquinamento: la risposta è nella natura", a ingresso libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 18 marzo 2018

 

 

In treno al Trieste Airport: al via il polo intermodale - Domani l'inaugurazione a Ronchi con la presidente Serracchiani e i vertici di Rfi

Un'opera costata 17,2 milioni di euro: dai tappeti mobili alla grande passerella
TRIESTE - Da domani, con l'arrivo alle 5 di mattina del primo treno, parte il polo intermodale dei trasporti del Trieste Airport. L'inaugurazione inizierà (alle 11.45) pochi minuti dopo l'arrivo del Frecciarossa proveniente da Venezia. Un evento che l'aeroporto regionale attende dal 23 gennaio del 2017 quando venne posta la prima pietra del cantiere. Alla cerimonia parteciperanno accanto ai vertici dello scalo (il presidente della società di gestione, Antonio Marano e il direttore generale Marco Consalvo) la presidente della giunta regionale, Debora Serracchiani, l'amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, il direttore centrale dell'Enac, Roberto Vergari, il Chief of staff of commissioners di Alitalia, Carlo Nardello. Uno dei 70 convogli che, ogni giorno, viaggeranno nelle due direzioni. Da domani cambierà molto per lo scalo aereo del Friuli Venezia Giulia, l'unico aeroporto italiano inserito in un sistema integrato di diversi mezzi di trasporto. Nel "pacchetto" c'è anche un sistema di poste ciclabili, la cui progettazione ed esecuzione, per un totale di 500mila euro è stata affidata all'amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari. Tutto comincia nel lontano 1988 quando il polo intermodale di Ronchi dei Legionari viene inserito nel piano regionale dei trasporti. Trascorrono 30 anni ma solo nel gennaio del 2017 partono i lavori veri e propri nell'area di 20mila metri quadrati compresa tra l'aeroporto e la linea ferroviaria Trieste-Venezia. In questi mesi si è lavorato alacremente e si continuerà a lavorare sino alla vigila dell'inaugurazione, sotto la supervisione del direttore di cantiere, ingegner Ermanno Simonati e dal direttore dell'ufficio di piano, ingegner Stellio Vatta. Il polo intermodale è stato realizzato con finanziamenti che derivano da fonti comunitarie, regionali e in autofinanziamento dalla società di gestione. Il progetto ha compreso una nuova fermata ferroviaria, conforme alla specifiche tecniche per l'interoperabilità ferroviaria concernenti persone a ridotta mobilità, una nuova autostazione, con 16 stalli in linea per i bus, con una superficie pedonale di 2800 metri quadrati ed una sala d'aspetto climatizzata, un parcheggio multipiano con una capacità di 500 posti auto, un parcheggio a raso, della capacità complessiva di 1000 posti auto, di cui 320 dedicati agli utenti con abbonamento del trasporto pubblico locale e ferroviario, a tariffa agevolata, ma anche un collegamento pedonale tra l'aerostazione e le strutture del polo con passerella sopraelevata, lunga 425 metri, accessibile con ascensori, scale mobili e scale di sicurezza, con tappeti mobili per facilitare la percorrenza. L'opera è stata suddivisa in due lotti funzionali. Il primo ha compreso la realizzazione della fermata ferroviaria, dell'autostazione e del parcheggio multipiano, della passerella pedonale di collegamento limitata allo scavalco della statale 14 e quindi al collegamento tra l'autostazione e l'aeroporto ed alla parte a scavalco della ferrovia. Il secondo ha compreso il completamento della passerella pedonale, compresi i tappeti mobili, scale mobili e ascensori, l'attuazione dell'anello interno di distribuzione del traffico unitamente all'asfaltatura della viabilità interna ai parcheggi e al completamento della pavimentazione in conglomerato drenante degli stalli di sosta. Costo complessivo dell'opera 17,2 milioni di euro, coperto con finanziamenti pubblici e privati, secondo le regole dei fondi comunitari (14,2 milioni di euro da finanziamento pubblico, 3 milioni di euro da co-finanziamento privato).

Luca Perrino

 

 

Il consiglio comunale sui rifiuti di Muggia in diretta sul web - La seduta di domani sera verrà trasmessa in streaming - Record di interrogazioni: quindici nel question time
MUGGIA - Niente teatro Verdi ma una diretta streaming. È questa la strategia adottata dal sindaco di Muggia, Laura Marzi, che ha convocato il tanto atteso Consiglio straordinario sul tema dei rifiuti per domani. La riunione dell'assemblea si terrà alle 19 nell'aula consigliare del municipio e non, come auspicato, in un luogo più capiente (in passato era già stato utilizzato il Teatro comunale Verdi, ndr), ma sarà trasmessa per la prima volta in diretta web sul canale YouTube del Comune di Muggia. Streaming «Si comunica che a partire da lunedì 19 marzo 2018 le sedute del Consiglio comunale saranno trasmesse in diretta streaming»: con un sintetico annuncio postato sul proprio profilo Facebook il Comune di Muggia ha deciso di garantire una più ampia diffusione dell'operato del Consiglio comunale. I lavori dell'assemblea saranno dunque visibili da muggesani (e non) tramite il personal computer, accedendo gratuitamente sul canale YouTube del Comune rivierasco. Grande la soddisfazione da parte del capogruppo del Movimento 5 Stelle Emanuele Romano che, appoggiato da Roberta Vlahov (Ocpm) e Roberta Tarlao (Meio Muja), per anni ha dato battaglia per far sì che le sedute vengano registrate e poi trasmesse sul web: «È un grande risultato per la democrazia poter assistere tramite il web alla massima espressione del lavoro istituzionale dell'amministrazione comunale, bene così» ha detto. Rifiuti Il Consiglio comunale straordinario di domani si preannuncia molto, molto "caldo". La richiesta di riunire l'assemblea consiliare era stata espressamente formulata dai sei partiti di opposizione - Forza Muggia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Movimento 5 Stelle, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja - i quali avevano chiesto di potersi riunire e discutere del tema più controverso dell'era Marzi: il sistema di raccolta differenziata "porta a porta" dei rifiuti. Complessivamente nella question time sono state inserite qualcosa come 15 interrogazioni: probabilmente un record per Muggia. A partire dalle 21, invece, verranno affrontate quattro mozioni, inerenti sempre lo stessa tema. Intanto la consigliera comunale Roberta Tarlao ha svelato sul proprio profilo Facebook il costo del ritardo del "porta a porta" spinto: «Durante la riunione della seconda commissione ho chiesto quanto sia costata la proroga di un mese del sistema misto (ossia il porta a porta abbinato ai cassonetti stradali, ndr), mantenendo quindi i cassonetti per la raccolta stradale dei rifiuti. La risposta? 60 mila euro, che il Comune pagherà a Net che a sua volta pagherà a Italspurghi». Domani il tema della raccolta di rifiuti verrà affrontato attraverso molti documenti. Tra i più "scottanti", la mozione presentata da Giulio Ferluga (Ln) su "la sospensione del sistema raccolta rifiuti, il cui avvio era previsto in data primo marzo 2018, salvo poi essere posticipato di un mese" e un'altra mozione sulla "sostituzione del sistema raccolta differenziata porta a porta "spinto" con sistema "misto" presentata dai sei consiglieri dei tre partiti del centrodestra muggesano.

Riccardo Tosques

 

Pacchi di marijuana "pescati" dalla polizia nel porto di Ragusa - Gettati da qualche natante di trafficanti, spinti dallo scirocco assieme a tonnellate di immondizie in arrivo dall'Albania
RAGUSA (DUBROVNIK) - Pacchi contenenti marijuana galleggiavano ieri mattina nelle acque del porto di Ragusa, in Dalmazia. Subito allertata la polizia locale, una motovedetta della Questura ha pattugliato per ore il braccio di mare e gli agenti hanno raccolto i pacchi, attenti a impedire che la droga eventualmente non recuperata finisse in mani sbagliate.«Le nostre forze dell'ordine hanno controllato sia le acque portuali, sia una vasta area nei dintorni della città - ha fatto sapere la portavoce della Questura, Andrijana Biskup - riteniamo di essere riusciti a recuperare tutti i contenitori di marijuana». Stando alla polizia, il carico di droga è stato quasi certamente lanciato in mare dall'equipaggio di qualche motoscafo che trasportava stupefacente fra il Montenegro e l'Italia. È probabile che per sfuggire a un controllo i trafficanti si siano liberati della marijuana - la polizia di Ragusa non ne ha specificato il quantitativo - gettandola in mare. Il forte vento di scirocco degli ultimi giorni e il moto ondoso hanno fatto il resto, facendo "risalire" il carico fino a Ragusa. Non è la prima volta che la droga viene recuperata nelle acque della Dalmazia meridionale. La marijuana in questo caso è andata ad aggiungersi alle tonnellate di rifiuti che in questi giorni stanno arrivando a Ragusa e dintorni dall'Albania. Un problema ormai pluriennale, che sorge puntualmente quando soffia il vento da sud-est. A quel punto sacchetti e bottiglie di plastica, rami, tronchi, carcasse di animali e altra immondizia si abbattono su chilometri di spiagge, porticcioli e segmenti costieri, dando vita a uno spettacolo desolante. Su tanta spazzatura appaiono scritte in albanese, che tradiscono l'origine di un problema che nemmeno gli incontri ai massimi livelli tra Croazia e Albania riescono a risolvere. Poche settimane fa durante un vertice a Zagabria fra i due capi di Stato, la presidente croata Kolinda Grabar Kitarovic aveva esortato l'omologo Ilir Meta a prendere provvedimenti, annotando che il mare Adriatico è un patrimonio comune da tutelare. L altro giorno a Tirana si è tenuto invece l'incontro fra la ministra croata degli Esteri Marija Pejcinovic Buric e il capo della diplomazia albanese Ditmir Bushati e anche in questa occasione l'accento è stato posto sulla questione dei rifiuti che a tonnellate arrivano dall'Albania inquinando e lordando non solo - ovviamente - le acque di Ragusa, ma anche quelle delle isole di Giuppana, Calamotta, Curzola, Meleda, Lagosta, Lissa e Solta, della penisola di Sabbioncello e più a settentrione quelle dell'Isola lunga. La scottante questione è stata portata all'attenzione del Parlamento europeo dall'eurodeputata croata ed ex sindaca di Ragusa, Dubravka Suica, ma senza esiti concreti. Ieri intanto sui social sono state diffuse le foto della spazzatura che ha invaso una tra le più belle spiagge dell'Adriatico, quella di Sakarun, che ciclicamente viene imbrattata dai rifiuti. A essere sommersa dalle immondizie è stata la località di Trastenizza (Trstenik), nella penisola di Sabbioncello.

Andrea Marsanich

 

Quei traghetti troppo rumorosi che disturbano il sonno - LA LETTERA DEL GIORNO di Giampaolo Bressan
La presenza dei traghetti Ro-Ro è certamente una fortuna per il porto, ben vengano incrementi del volume delle merci trasportate. Ma con gli anni le navi sono diventate sempre più grandi, ora parliamo di bestioni di oltre 200 metri, le operazioni di sbarco ed imbarco avvengono h24, gli addetti del porto lavorano velocissimi e senza arrecare disturbo, ma altrettanto non si può dire per i potentissimi generatori diesel che alimentano continuamente questi giganti del mare illuminandoli a giorno. A seicento metri di distanza dal molo VI, con le finestre chiuse, in zona via Locchi, si sente un persistente rombo di motore che impedisce il sonno. Quante misurazione sono state fatte dall'Arpa durante la notte, ovviamente quando i traghetti sono presenti? Basta andare in Largo Irneri per trovarsi di fronte ai rumorosi fumaioli dell'ormeggio 39. Il Comandante della Capitaneria di Porto dovrebbe prendere provvedimenti, analogamente a quanto fatto nel porto di Genova, per far utilizzare da subito gli scarichi dei fumi lato mare, controllare l'inquinamento acustico al fumaiolo, a 60 metri da terra, e non solo in banchina, e controllare il tipo di gasolio utilizzato, trattandosi di navi di linea. Inutile fare limitazioni al traffico a causa dell'inquinamento quando ci sono centrali elettriche gigantesche a ridosso del centro che lanciano fumi incontrollati nell'aria. Ovviamente l'Autorità Portuale dovrà predisporre gli allacciamenti elettrici in banchina, di adeguata potenza, in modo da eliminare l'uso dei rumorosi generatori diesel inquinanti, il cosiddetto "Cold-Ironing", sistema in uso nei porti moderni e consistente nel collegare le navi con un cavo elettrico alla rete di terra. Andrebbero anche incrociati i dati d'inquinamento rilevati dalla centralina di piazza Carlo Alberto con la presenza dei traghetti al molo VI, perché è facile addossare la colpa dell'inquinamento solo alla Ferriera quando poi ci sono altri inquinatori seriali impuniti.

 

 

La giunta approva le regole degli Ecomusei - A novembre le domande per il riconoscimento che permette l'accesso ai contributi del Servizio cultura
TRIESTE - Gli enti che intendono ottenere la qualifica di Ecomuseo di interesse regionale dovranno presentare domanda di riconoscimento al Servizio cultura, tra il primo e il 30 novembre dell'anno. E solo una volta riconosciuti potranno accedere ai contributi regionali. A stabilirlo è il nuovo regolamento degli Ecomusei approvato dalla giunta del Fvg, con cui sono stati definiti i criteri e i requisiti minimi per il riconoscimento di Ecomuseo di interesse regionale e i criteri e le modalità per la concessione dei contributi previsti dalla legge istitutiva degli Ecomusei stessi (legge regionale 10/2006). Il rispetto dei requisiti e la loro valenza ai fini del riconoscimento saranno valutati dal Servizio cultura, con il supporto dell'Ente regionale per il patrimonio culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (Erpac) e con il parere del Comitato tecnico scientifico istituito dalla legge regionale. Per ottenere il riconoscimento l'Ecomuseo dovrà avere caratteristiche di omogeneità culturale, geografica e paesaggistica riconducibili ad una particolare identità territoriale; dovrà annoverare beni di comunità, ovvero elementi patrimoniali, materiali e immateriali, naturalistici, culturali ed ambientali di riconosciuto valore per la comunità locale. Necessario inoltre che l'Ecomuseo sia già operativo da almeno tre anni e disponga di itinerari di visita e di almeno un luogo aperto al pubblico. La giunta approverà un Programma annuale delle attività con l'elenco di tutti gli Ecomusei detentori della qualifica di interesse regionale, che sarà aggiornato di anno in anno, previa verifica della sussistenza dei requisiti.La giunta ha inoltre approvato il regolamento che prevede trasferimenti ai Consorzi di sviluppo economico locale per opere di urbanizzazione primaria. Si attua così un'ulteriore misura tra quelle più significative previste dal RilancimpresaFvg, che completa il quadro di riferimento applicativo delle varie misure di finanziamento previste dalla legge regionale che, con l'avvenuta definizione del processo di riordino del sistema dei Consorzi stessi, risulta ora sostanzialmente pienamente operativo e coordinato. Sono ammissibili all'assegnazione dei trasferimenti gli interventi di progettazione, realizzazione e manutenzione di infrastrutture di urbanizzazione primaria a fruizione collettiva, veicolare o pedonale non soggette a sfruttamento commerciale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 marzo 2018

 

 

Una giornata con Birò la mini auto elettrica che si può condividere - Prova al volante del nuovo servizio di car sharing - Sguardi incuriositi e tante richieste di informazioni
Sguardi incuriositi della gente, qualcuno si ferma e chiede come funziona, altri si affiancano per osservare i dettagli. La novità della mini auto elettrica Birò piace ai triestini, che puntano a provarla per qualche giretto in centro. La due posti è arrivata solo da pochi giorni al garage Regina di via Raffineria, dove è possibile lasciare il proprio mezzo per poi spostarsi con il veicolo ecologico, silenzioso e non inquinante. Ma come funziona Birò? Il primo passo è collegarsi al sito www.biroshare.com e compilare tutti i dati, che comprendono anche una foto della patente, il codice fiscale e altre informazioni personali, oltre alla città in cui si vuole utilizzarla, tra quelle disponibili. La registrazione costa 3 euro, alla quale va aggiunta una prima ricarica da 5 euro. L'utente riceve poi una card, con la quale l'auto si attiva posizionandola inizialmente davanti al parabrezza e poi all'interno dell'abitacolo. Una volta conclusa l'operazione basta allacciare la cintura di sicurezza, premere sull'acceleratore e via. Attenzione, però: al massimo si raggiunge la velocità di 45 km/h. Più che sufficiente per muoversi in sicurezza nelle vie trafficate del centro. L'abitacolo è piccolino, ma la visuale è totale su tutti i lati, con la possibilità di aprire il tettuccio. C'è spazio per due persone e alle spalle solo pochi centimetri per sistemare una borsetta non troppo voluminosa. Alcuni piccoli vani accanto al volante permettono di contenere altri oggetti utili, come occhiali o telefonino. Impossibile invece portare bagagli grandi, visto che il veicolo è pensato per spostamenti brevi. Birò per il momento ha attirato soprattutto l'interesse di chi frequenta il garage, ma anche di alcune strutture ricettive: «Hanno chiesto informazioni turisti, triestini e anche alcuni hotel - spiega Carlo Cataneo, gestore del garage Regina -, che volevano sapere come funziona il servizio, per proporlo ai loro clienti». Birò è sistemata in bella vista e a guardarla da vicino c'è Paolo Micoli: «Mi piace - dice - lascio qui l'auto saltuariamente e di sicuro voglio provarla. Penso sia una trovata interessante, comoda, sostenibile e intelligente. E sono convinto che il car sharing andrebbe sviluppato molto di più, perché è un sistema valido per muoversi e tutelare l'ambiente». Una volta usciti dal garage, per strada Birò attira grande curiosità e al semaforo gli scooter si affiancano e sbirciano dentro, considerando, come detto, la totale visibilità del mezzo. E se ci si ferma un attimo, ecco che le persone si avvicinano, per capire come funziona. «È particolare - dice Valentina Romano -. Forse nel traffico mi spaventerebbe un po' spostarmi su un mezzo così piccolo, ma all'interno - aggiunge provando a sedersi - è molto comoda». «È buffa - commenta Sara Colamartino -, comunque mi sembra un'idea bella e pure divertente». Fa strano l'assenza totale di rumore: Birò infatti non produce alcun suono, fatta eccezione per quello che arriva dalle frecce usate per svoltare. Dotata di cambio automatico, ha due pedali e in basso, davanti al sedile del passeggero, è presente il freno a mano. Per la sosta va cercato un parcheggio regolare: pur essendo immatricolato come ciclomotore, non è possibile utilizzare gli stalli per motorini a bordo strada, visto che occuperebbe comunque una parte della carreggiata. Ma le misure molto ridotte, due metri appena, permettono di trovare facilmente uno spazio un po' ovunque. Concluso il giro in città si ritorna con Birò in via Raffineria, dove il mezzo sarà ricaricato con la corrente elettrica attraverso un semplice filo. Dopo il primo utilizzo, la card va conservata e caricata sempre online o con pochi "clic" dal telefonino. È possibile condividerla anche con altre persone, compilando gli appositi campi sul web, per farla guidare anche ad amici o parenti. Grazie alla piattaforma online e ai sistemi Gps e Gprs integrati sul mezzo, inoltre, si può sempre controllarne l'utilizzo. L'azienda che ha ideato e che produce Birò è una giovane realtà di Pordenone, che entro la fine del 2018 punta a diffondere l'auto elettrica in 30 città, con l'obiettivo di sollecitare una mobilità sempre più sostenibile.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 16 marzo 2018

 

 

Allerta alimentare: microplastica nelle bottiglie d’acqua

Una nuova allerta alimentare coinvolge le bottiglie d’acqua di diversi marchi in alcuni Paesi del mondo. Nelle confezioni sono state trovate delle microplastiche, attraverso un’indagine condotta dall’organizzazione di giornalisti indipendenti Orb Media.

Il team ha realizzato un’inchiesta in collaborazione con la Fredonia State University di New York, mettendo a punto un’analisi dettagliata di 259 bottiglie di acqua in 9 Stati del mondo. Ne è risultata una vera e propria allerta alimentare, perché gli esperti hanno rilevato la presenza di una media elevata di piccole particelle di plastica proprio nelle bottiglie. È emersa la presenza in media di 10 particelle di microplastiche per litro, con una dimensione pari o maggiore a quella di un capello. La presenza delle particelle di plastica è stata riscontrata in tutte le marche di acqua analizzate. Nello specifico l’inchiesta è stata portata avanti tenendo conto di 11 marche diverse di acqua: Evian, Nestlé Pure Life, Aquafina, Dasani, San Pellegrino, Bisleri (per l’India), Aqua (per l’Indonesia), Gerolsteiner (per la Germania), Epura (per il Messico), Wahaha (per la Cina), Minalba (per il Brasile). È stata la Fredonia State University americana a condurre gli esperimenti, all’interno del laboratorio di Sherri Mason, per verificare la presenza di microplastiche. Già in precedenza era stata messa in evidenza un’allerta alimentare in occasione delle analisi di altri cibi. Gli esperti hanno analizzato con precisione tutti i passaggi anche con l’aiuto di filmati, dall’acquisto alla consegna in laboratorio, per escludere dettagliatamente l’eventuale rischio di contaminazione. Per effettuare le analisi gli studiosi hanno utilizzato il colorante Rosso Nilo, che si lega alla plastica e la rende fluorescente quando viene sottoposta a specifiche lunghezze d’onda.

Gianluca Rini

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 marzo 2018

 

 

LO DICO AL PICCOLO - URGE UNA CAMPAGNA CONTRO L'ABBANDONO DEI RIFIUTI

Abbiamo letto sul Piccolo della fiducia dell'assessore Polli nel trovare i colpevoli dell'abbandono di rifiuti. La cosa non appare per niente facile, non essendoci di solito sui rifiuti nome e cognome dei maleducati. Per trovare almeno una parte degli inquinatori occorrerebbe posizionare molte telecamere o ricorrere alle impronte digitali, il che appare impossibile. Triestebella aveva all'inizio dell'anno scorso proposto all'amministrazione comunale una campagna di sensibilizzazione con la speranza di ridurre (non certo di eliminare) l'abbandono di rifiuti. Si trattava di far disegnare delle simpatiche vignette da diffondere con manifesti o, più economicamente, inserendole nelle bollette di acqua, luce e gas. Avevamo anche fatto disegnare a titolo di esempio da due grafici due di queste vignette e le avevamo date al Comune. Avevamo proposto anche di realizzare isole ecologiche anche per rifiuti ingombranti, non sorvegliate (molti non hanno voglia di conferire rifiuti ingombranti nei depositi sorvegliati). Ma non è successo niente. Forse ora l'amministrazione comunale, magari in accordo con AcegasApsAmga, potrebbe riprendere l'idea di una campagna di sensibilizzazione ?

Roberto BarocchiTriestebella

 

 

AGRICOLTURA BIOLOGICA

A Muggia, terzo incontro della serie dedicata ai "cambiamenti climatici, biodiversità e resilienza urbana e agricola" organizzato dal Movimento decrescita felice. Nella Sala Millo di piazza della Repubblica 4, alle 17, l'agronoma cristina Micheloni parlerà di "Agricoltura biologica, agricoltura conservativa, le buone pratiche".

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 marzo 2018

 

 

Il corvo sfratta i climber da Val Rosandra - Arrampicata off-limits sulla falesia "I falchi" per non disturbare la coppia in amore. L'ordinanza attiva fino al 6 maggio
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Divieto di arrampicata sulla falesia denominata "I falchi" e di sorvolo con droni sull'area che la ospita. Il tutto fino al 6 maggio. È il provvedimento adottato d'urgenza ieri dal sindaco di San Dorligo della Valle, Sandy Klun, dopo l'avvistamento di una coppia di corvi imperiali che, a detta degli esperti, sarebbero in procinto di nidificare proprio sulla falesia "I falchi".Il corvo imperiale (Corvus corax) è il più grande passeriforme e corvo europeo: le ali superano 1,3 metri in larghezza e dal becco alla coda può raggiungere la lunghezza di 70 centimetri. Può sfiorare il peso di 1,4 kg. Il piumaggio e il becco, che è molto robusto, sono neri, mentre la coda è cuneiforme e la gola irsuta. Il suo piumaggio è molto liscio, ma le piume del collo si possono drizzare in particolari situazioni. Il corvo imperiale è capace di esibirsi in volo in maniera molto elegante, seguendo una traiettoria quasi rettilinea. I maschi, durante il periodo degli amori, sostengono lotte che possono essere anche molto furiose per il possesso delle compagne. Si tratta dunque di un uccello molto bello e piuttosto raro. Per queste ragioni, l'amministrazione di San Dorligo della Valle è subito corsa ai ripari per tutelare la presenza di questa coppia, emanando un provvedimento destinato a preservare la zona di avvistamento in modo da non spaventare gli esemplari che stanno per nidificare sulla falesia "I falchi". Contestualmente sono stati allertati tutti i soggetti che possono contribuire a garantire la massima tranquillità alla coppia: a vigilare sul rispetto dell'ordinanza sono stati chiamati la polizia locale di San Dorligo, i carabinieri, la Protezione civile e a i vigili del fuoco. L'ordinanza, che nel testo ufficiale è definita «contingibile e urgente», è stata immediatamente notificata anche a Cai XXX Ottobre, Società Alpina delle Giulie, associazione Alpina slovena di Trieste, Guide alpine, Soccorso alpino e Lega italiana per la protezione degli uccelli (Lipu). Tutti soggetti che non hanno potere coercitivo, ma possono assicurare un'attenzione nella segnalazione di eventuali abusi e inosservanze del provvedimento. La competenza sulla gestione ordinaria della zona, nella fattispecie la Riserva della Val Rosandra, arriva all'amministrazione di San Dorligo in base a un accordo sottoscritto di concerto con la Regione. Sarebbe quest'ultima a doversi fare carico in prima battuta del controllo sull'area in cui si è verificato l'avvistamento, perché lo stabilisce una normativa del 1996. Ma nel dicembre del 2015 l'amministrazione regionale ha sottoscritto un accordo con il Comune, affidando tale competenza a quest'ultimo.Il sindaco Klun, appena ricevuta la segnalazione della presenza dei corvi imperiali dalla Forestale, ha applicato il regolamento che disciplina le attività all'interno della Riserva, che prevede fra l'altro che «al fine della tutela di habitat o di specie di particolare pregio si possono individuare aree di speciale tutela all'interno delle quali si possono vietare attività escursionistiche, alpinistiche o di altra natura». Il termine del 6 maggio, indicato nell'ordinanza, deriva dal fatto che normalmente entro tale data dovrebbe esaurirsi il tradizionale periodo di accoppiamento, deposizione e involo dei piccoli. «Il corvo imperiale - spiega il naturalista Fabio Perco - è tornato sul Carso e nelle zone a esso vicine dopo che, nel 1977, è stata modificata la normativa che, in precedenza, ne autorizzava la caccia. Si tratta di corvidi dalle spiccate tendenze necrofaghe, si nutrono cioè molto spesso delle carogne di altri animali. Di certo - aggiunge Perco - sono molto belli e grandi. Ma hanno anche un'altra qualità - aggiunge - sono intelligenti e sanno capire molto rapidamente se il territorio nel quale si trovano può essere a loro favorevole».

Ugo Salvini

 

 

Teatro Romano invaso dall'immondizia - Monumento ridotto a discarica a cielo aperto. La Soprintendenza avvia nuovi servizi di pulizia ma chiama in causa il Comune
Borse cariche di immondizia gettate nell'area verde vicina alla strada, avanzi di cibo, bottiglie, lattine, cartoni di pizze in grandi quantità. E ancora contenitori di plastica, imballaggi, mozziconi di sigarette o interi pacchetti vuoti. Il Teatro Romano, uno dei monumenti più visitati e ammirati del centro storico, è ridotto a una discarica a cielo aperto. Se ne sono accorti i turisti che, sbigottiti, ieri mattina, osservavano la scena. E l'hanno notato pure i triestini, che hanno immortalato il poco edificante spettacolo in una serie di scatti postati poi sui social. Il caso è rapidamente arrivato anche all'attenzione della Soprintendenza, guidata da Corrado Azzollini, competente per l'area. Palazzo Economo ha annunciato l'avvio di un nuovo servizio di pulizia dalla prossima settimana, precisando però di non avere alcuna responsabilità sulla vicenda e sollecitando il Comune a controllare in modo più attento la zona, meta di bivacchi e raduni di gruppetti di sbandati. «I rifiuti sono qui ormai da mesi - dicono alcune persone ferme a chiacchierare proprio accanto alla balaustra -. Sicuramente in parte è dovuto alla bora di qualche settimana fa, ma la colpa è prima di tutto di chi si ferma a bere e mangiare a tutte le ore, e getta qualsiasi cosa dentro. I contenitori ci sono, è la maleducazione che regna sovrana. Chi sporca un sito storico andrebbe multato». Il Teatro Romano è in effetti una delle tappe immancabili per chi visita Trieste. «Il problema della sporcizia in quest'area è percepibile già quando si scende da via Donota - spiega Francesca Pitacco, presidente dell' Associazione guide turistiche del Friuli Venezia Giulia - peccato che la Soprintendenza non pulisca prontamente. Si sa che, se uno vede sporco in una zona, si fa poi meno scrupoli a buttarci magari un'altra carta dentro. Spero si agisca quanto prima perché ormai siamo andiamo verso la stagione piena. Nelle giornate tra il 20 e il 30 marzo abbiamo veramente tantissime prenotazioni». Pronta la risposta della Soprintendenza. «Dalla prossima settimana - fa sapere l'ufficio stampa - arriverà una nuova ditta, che con cadenza settimanale effettuerà il servizio di pulizia. Ci teniamo comunque a precisare che non dipende da noi, anzi, è una piaga che ci costringe a pagare un servizio per lo smaltimento di ciò che viene raccolto. Visto che non si tratta solo di rifiuti portati dal vento, chiediamo al Comune e in particolare alla Polizia locale che ci siano maggior controlli». Impossibile poi, aggiungono dalla Soprintendenza, prevedere reti o altri recinzioni che limitino l'area. «Siamo a conoscenza del problema e cerchiamo di effettuare controlli puntuali - risponde a distanza il vicesindaco Pierpaolo Roberti - ma chiediamo anche alla Questura un aiuto in tal senso. Dobbiamo lavorare insieme per contenere il fenomeno. Da parte nostra la Polizia locale ha più volte mandato via gruppi di persone che gettavano rifiuti, che stazionavano lì e sporcavano, ma ci vuole un servizio congiunto per risolvere la situazione». «Parliamo di una zona centrale che anche in passato ha avuto problemi simili, in particolare nella zona verso via Donota - aggiunge l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi -. Serve un coordinamento tra diversi soggetti per migliorare la situazione». Quanto ai turisti, in molti sul web si sono lamentati. «Attorno al teatro - scriveva Mattia da Lissone due settimane fa - pullulano gatti e rifiuti vari sono nascosti sotto i cespugli e le siepi che lo circondano. Un peccato perché il teatro è piccolo ma bello». Su Facebook invece due giorni fa è apparso uno scatto, nel gruppo "Scovazoni de Trieste", pagina che segnala situazioni legate alla spazzatura in tutta la città. Nell'immagine si vede chiaramente la grande quantità di immondizie, e ha innescato subito tanti commenti indignati, con l'auspicio che l'immagine del teatro possa migliorare al più presto. Non se la passano bene nemmeno le aiuole che delimitano l'area e che, secondo la Soprintendenza sono di competenza del Comune. Alcune sono completamente prive di piante e utilizzate come posacenere o deposito di rifiuti. «Vanno inseriti dei fiori - suggerisce una signora -, che renderebbero tutto più bello e colorato e servirebbero anche a evitare questo schifo. Basta poco per farlo diventare un luogo molto più attrattivo e piacevole da guardare anche per noi che ci passiamo davanti ogni giorno».

Micol Brusaferro

 

 

All'ex OPP arriva l'APERITIVO VERDE

Il Centro di educazione ambientale urbano lancia con cadenza bimensile un momento light dove incontrare persone accomunate dallo stesso interesse per il "green" e disquisire di argomenti verdi. Questa settimana parleremo di cambiamenti climatici con Livio Dorigo. Ci vediamo alle 18 al padiglione V, ex Opp.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MERCOLEDI', 14 marzo 2018

 

 

Il krill ingerisce la plastica: minaccia ambientale gravissima

Il fatto che la plastica stia sporcando i nostri oceani e che rappresenti una minaccia ambientale gravissima non è di certo una sorpresa. È stato tuttavia scoperto che il krill antartico può contare su un sistema digestivo in grado di macinare le microplastiche, trasformandole in particelle ancora più piccole: sebbene di primo acchito la notizia possa apparire positiva, le conseguenze sull’ambiente sono in realtà potenzialmente gravi.

Pubblicato sulla rivista Nature, lo studio della Griffith University ha scoperto che il krill antartico, nome scientifico Euphausia superba, può scomporre parti di polietilene da 31,5 micron in frammenti con diametro inferiore a un micron. Non un vero servizio di pulizia dell’Oceano, la conversione delle microplastiche in nanoplastiche potrebbe rendere più facile il consumo di sostanze inquinanti da parte delle altre creature marine che abitano i mari, anche quelle più piccole. Gli autori affermano infatti che i frammenti nanoplastici possono passare più facilmente in altre aree del corpo delle creature marine, determinando effetti tossici su tutto l’ecosistema: La frammentazione biologica delle microplastiche in nanoplastiche è probabilmente diffusa nella maggior parte degli ecosistemi. Per questo, gli effetti nocivi dovuti all’ingestione di microplastiche devono essere studiati ulteriormente per includere i potenziali effetti cellulari delle nano plastiche. È dunque improbabile che il crostaceo fornisca una soluzione alle microplastiche che inquinano gli oceani. Il fatto che le micro e nanoplastiche siano difficilmente rilevabili, significa che c’è ancora una grandissima quantità di plastica nei mari: quest’ultima viene sminuzzata in pezzi ancora più piccolo e diviene più pervasiva, fino a costituire una minaccia ambientale sempre più grave.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 marzo 2018

 

 

Il Comune "congela" le tariffe della Tari
Cominciamo dalle tasche del cittadino-contribuente: la Tari, acronimo di tassa dei rifiuti, non rincara e resta quindi invariata. Lo specifica il punto 3 della delibera, all'esame del Consiglio comunale, che vara l'annuale Piano economico- finanziario relativo alla gestione dei rifiuti urbani svolta da AcegasApsAmga. Lo ha ribadito ieri pomeriggio davanti alle II e III commissioni consiliari l'assessore al Territorio e all'Ambiente, la leghista Luisa Polli, a conferma della volontà "calmieratrice" dell'esecutivo Dipiazza. E anche il Piano rifiuti conferma le cifre dell'esercizio 2017 a 29 milioni 370 mila euro, cui va aggiunto un 10% di Iva. C'è però un dubbio che alligna trasversale tra i consiglieri e che dovrà essere chiarito nell'aggiornamento dei lavori fissato venerdì mattina: lo stesso punto 3 puntualizza che «l'aumento dei costi non influirà sulla determinazione delle tariffe Tari» e questo perché «la maggior spesa verrà assorbita da pari riduzioni di costi posti direttamente a carico del bilancio del Comune, per l'attività svolta direttamente dal Comune medesimo». La prosa è piuttosto involuta: a cosa si riferiscono i maggiori costi, dal momento che il Piano prevede lo stesso impegno finanziario sostenuto nel 2017? E in cosa consistono questi maggiori costi "assorbiti" dal bilancio comunale?Forse la risposta è contenuta nelle premesse, dove si menziona una nota AcegasApsAmga che preannuncia entro il 30 aprile (anzichè entro la consueta data del 28 febbraio) la trasmissione del dettaglio sugli investimenti effettuati nel 2017, in quanto a quella data il bilancio dell'utility sarà stato approvato dal consiglio di amministrazione e dall'assemblea (dove la controllante Hera detiene il 100%). Ricapitoliamo: il Piano viene presentato senza la specifica sugli investimenti ed è esaminato dal Consiglio "sic et simpliciter". Nell'auspicio che a fine aprile (a ridosso delle elezioni regionali) il quadro completo delle cifre AcegasApsAmga non incida sul Piano e sulla tariffa. È bene ricordare che dal punto di vista procedurale la delibera sul Piano prepara quella sulla Tari, che sarà invece illustrata dall'assessore al Bilancio Giorgio Rossi. Luisa Polli era accompagnata dalla p.o. Raffaella Scarparo e dal responsabile della divisione ambiente di AcegasApsAmga Giovanni Piccoli. L'assessore ha relazionato su novità e conferme contenute nel Piano concordato con l'utility: spazzatura con ramazza a Servola, pulizie "radicali" sia in centro che in periferia, cassonetti per gli sfalci, micro-raccolta dell'amianto, giardini pubblici e Pineta di Barcola. Invece niente da fare per gli olii alimentari, perché l'aggiunta di cassonetti è poco compatibile con la ventosità triestina. Il buon andamento della differenziata è risultato in buon parte vanificato dall'inserimento nelle "campane" del vetro di materiali che nulla hanno a che vedere con il vetro, compresi schermi di computer. Come sempre quando si parla di "scovazze", dibattito intenso, presieduto dai dipiazzisti Panteca e Cason. Ecco i temi principali, a parte quello già trattato: lavaggio delle strade, attenzione alle zone della "movida", orari e funzioni dei centri di raccolta, frequenza di raccolta e spazzatura, lavaggio dei cassonetti, uso dei diserbanti. Hanno posto i quesiti i consiglieri Polacco, Bertoli, Apollonio (Fi), Lippolis (Lega), Menis (M5s), Grim e Svab (Pd), Codarin (Dipiazza), Bassa Poropat (IpT).

Massimo Greco

 

 

Report ambiente in FVG - Il clima impazzito e l'invasione "aliena"
TRIESTE - Gli "alieni" sono tra noi. Si tratta degli animali appartenenti a specie originarie di Paesi tropicali che, a causa dei cambiamenti climatici, si stanno espandendo a discapito di quelle autoctone: a risultarne modificata è la biodiversità della regione. È quanto emerso dal Rapporto sullo stato dell'ambiente Fvg 2018 , presentato ieri nel Palazzo della Regione alla presenza dell'assessore all'Ambiente Sara Vito, del direttore generale di Arpa Luca Marchesi e dei dirigenti Fulvio Stel, Antonella Zanello e Franco Sturzi. Nel Rapporto, realizzato da Arpa Fvg, si fornisce un quadro dello stato di salute delle acque, dell'aria, dei suoli e degli ecosistemi, registrandone le variazioni avvenute negli ultimi cinque anni. «Sul fronte ambientale ci sono due risultati storici che siamo riusciti a ottenere in questa legislatura: la realizzazione del depuratore di Servola e il Piano di tutela delle acque», ha esordito Vito. Tornando ai cambiamenti climatici, si evidenzia l'espansione delle specie aliene ai danni di quelle locali, anche come conseguenza della maggior presenza di polline adatto alle prime. Le temperature medie si sono alzate di 1,4 gradi negli ultimi cinquant'anni: stando al documento, senza modifiche all'attuale stile di vita, la tropicalizzazione del clima proseguirà e favorirà il prevalere delle specie aliene. Per quanto riguarda invece la qualità dell'aria, gli inquinanti tipici degli anni Ottanta e Novanta stanno scomparendo per effetto dei miglioramenti tecnologici presenti negli impianti industriali recenti. Permangono invece problemi legati alle polveri (d'inverno) e all'ozono (d'estate). Quanto alle acque, dei 424 corpi idrici superficiali presenti in Fvg più del 50% hanno raggiunto l'obiettivo di qualità, mentre sugli altri vanno individuate azioni di miglioramento. Buono è lo stato del mare ed eccellente la qualità delle acque di balneazione. Per quanto riguarda l'allevamento dei molluschi, il 53% delle 51 aree marine e lagunari ricade in zone designata come "A", cioè zone di elevata qualità. È possibile consultare il rapporto integrale al link: "http://www.arpa.fvg.it/cms/istituzionale/consulta/Pubblicazioni/Rapporto-sullo-Stato-dellAmbiente-2018.html".

(g.b.)

 

 

Miti, natura e storia lungo il Timavo - Nel pomeriggio la passeggiata guidata con la Soprintendenza
Acqua, terra, lo scrosciare delle risorgive, ma anche miti, leggende, superstizioni: cosa fa di un luogo un paesaggio? La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, in occasione della Giornata nazionale del paesaggio, propone una passeggiata guidata alla scoperta del Timavo e del suo territorio, con personale dei servizi educativi della stessa Soprintendenza, per indagare come l'uomo abbia modificato il paesaggio nei secoli e come il paesaggio abbia influito sulle vite degli uomini che furono.Si percorreranno le antiche vie da cui si potrà apprezzare il paesaggio moderno e conoscere la forma e la storia di quello antico. Il ritrovo è oggi, alle 16, alla chiesa di San Giovanni in Tuba (si consiglia l'uso di calzature sportive adeguate e in caso di pioggia l'evento sarà sospeso). Per informazioni: www.sabap.fvg.beniculturali.it o la pagina Facebook @sabap.fvg. Il MiBact ha istituito la Giornata del paesaggio per trasmettere ai giovani il messaggio che la tutela e lo studio della sua memoria storica costituiscono valori culturali ineludibili.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 marzo 2018

 

 

Via XXX Ottobre sarà sempre più pedonale - L'amministrazione comunale approva la variante al piano del traffico. "Zebre" in quattro punti
La nuova area pedonale urbana di via XXX Ottobre ha un piano particolareggiato. L'ha approvato la giunta comunale il 5 marzo scorso nell'ambito dell'attuazione del piano generale del traffico urbano vigente. Praticamente una presa d'atto visto che i lavori di pavimentazione per la trasformazione pedonale della via XXX Ottobre sono iniziati lo scorso 11 settembre e termineranno entro maggio. Si tratta di un intervento da 900 mila euro appaltato a Friulana Costruzioni. La pedonalizzazione riguarda l'intera via del Borgo Teresiano che da piazza Oberdan porta a piazza Sant'Antonio tranne il tratto tra via Torrebianca e via Machiavelli che conserverà il senso unico esistente con una pista ciclabile realizzata tramite l'allargamento del marciapiede. Agli incroci tra via XXX Ottobre e le vie Milano e Valdirivo, che restano importanti arterie di scorrimento, verranno installati degli impianti semaforici per agevolare l'attraversamento pedonale. Il piano particolareggiato prevede infatti la creazione di nuovi percorsi sia pedonali che ciclabili nell'ambito della mobilità sostenibile. Una scelta, si sottolinea nella relazione tecnica, dettata dalla popolazione e dai commercianti della zona che «hanno manifestato la volontà di estendere il più possibile le aree pedonali al fine di ottenere una miglior fruizione delle medesime aree» e condivisa dalla IV Circoscrizione. Via XXX Ottobre, infatti, ha una importante «funzione di connessione tra l'ampia zona pedonale esistente di piazza Sant'Antonio e piazza Oberdan, che è uno dei poli del trasporto locale cittadino». Il primo intervento ha riguardato il tratto che da via del Lavatoio si estende fino a via Milano. Il secondo quello tra via Milano e via Valdirivo, il terzo quello tra via Valdirivo e via Torrebianca. In corso l'intervento che da via Machiavelli arriva in piazza Sant'Antonio. A breve partiranno i lavori tra via Torrebianca e via Machiavelli. Si tratta di un piano comunque che parte da lontano. Un primo progetto, che prevedeva una pedonalizzazione parziale dell'area, venne approvato dalla Soprintendenza nel 2014. Completamente riorganizzati i punti di carico e scarico merce della via. La sosta a pagamento è prevista solo nel tratto tra via Torrebianca e via Machiavelli. Ai motocicli, invece, saranno riservati degli stalli lungo via Milano e via Valdirivo. Sono previsti quattro nuovi attraversamenti pedonali.

(fa.do.)

 

Niente più benzina con il car sharing a zero emissioni - Da qualche giorno è possibile lasciare l'auto al garage Regina per poi muoversi in città con una mini macchina elettrica
Da qualche giorno a Trieste è possibile lasciare l'auto o lo scooter in un parcheggio, per muoversi in città con una mini auto elettrica, a due posti, un mezzo «zero emissioni, zero inquinamento acustico e zero consumi di benzina». Si tratta di un car sharing che si organizza via web o dal cellulare, utilizzabile da più utenti, attraverso una card. È la novità introdotta dal garage Regina di via della Raffineria, che mette a disposizione il veicolo, con l'obiettivo di sollecitare una modalità di spostamento sempre più ecologica. A breve lo spazio inoltre verrà dotato di colonnine di ricarica anche per le auto elettriche di privati, che potranno fare quindi "rifornimento green" durante la sosta. «È un servizio di car sharing che fa parte di un circuito europeo, basta collegarsi al sito Estrima per prenotare la mini auto, attraverso una card che viene inviata all'utente, ed è utile per chi vuole spostarsi in centro. Ha un'autonomia di 100 chilometri e si ricarica con un euro circa - spiega Carlo Cataneo, del garage - credo sia un'idea intelligente e comoda, per provare a sperimentare un mezzo non inquinante. Nei prossimi mesi il progetto è di inserire anche le centraline per le auto elettriche dei privati, perché sono in aumento e perché sono fortemente convinto che questo sia il futuro. Spero sia un modo per incuriosire la gente su questo fronte, per valorizzare la mobilità elettrica». Il sito diretto per registrarsi e richiedere la card è www.biroshare.com. Il mezzo è Birò e una volta completati i dati inseriti si riceve il codice, da poter condividere anche con altre persone, autorizzate da chi ha domandato il servizio online, senza scambio di chiavi. Sempre sul web è possibile creare la propria Community Birò Share e decidere chi far entrare a far parte del gruppo, che potrà così avere accesso al veicolo. Grazie alla piattaforma online e ai sistemi Gps e Gprs integrati sul mezzo, inoltre, si può sempre controllarne l'utilizzo. La mini auto funziona con un sistema keyless di apertura della portiera lato conducente e di accensione del motore, che si attiva grazie appunto alla card, una tessera magnetica con un codice. Una volta conclusi i giri e i percorsi da effettuare, si estrae la batteria che viene ricaricata, direttamente nel luogo dove viene presa, in questo caso a Trieste, all'interno del garage. Estrima, che realizzai veicoli Birò, ha sede a Pordenone ed è la prima azienda a proporre sul mercato il più piccolo veicolo elettrico a quattro ruote, che punta, come si legge nella mission della realtà regionale, a rivoluzionare la mobilità urbana. L'auto è dotata di due motori elettrici, ha una velocità massima di 45 chilometri all'ora, è lunga poco meno di due metri ed è provvista anche di uno spazio per i bagagli. «C'è già interesse, visto che è un servizio che finora non esisteva a Trieste - aggiunge Cataneo - un'opportunità per provare a muoversi con piccole auto di questo tipo sia per i turisti, sia per i triestini che devono recarsi in centro. Io sogno che quanto prima ci sia una svolta verso un modo di spostarsi diverso, spero di vedere un giorno tutte le auto elettriche all'interno del mio garage».

Micol Brusaferro

 

SEGNALAZIONI - Tremul lavorava per una città vivibile

Un mese fa ci ha lasciati Sergio Tremul, fondatore e per molti anni presidente di Camminatrieste. Questa Associazione, nata allo scopo di proteggere i pedoni, è diventata un punto di riferimento notevole per la sicurezza dei cittadini. Sergio Tremul, che nella sua attività lavorativa si era occupato, quale rappresentante sindacale, di reti di trasporti urbani, interpretò bene i problemi connessi con l'evoluzione del traffico, e della loro possibile risoluzione. In particolare individuò nell'ampliamento delle zone pedonali, nell'ammodernamento e potenziamento del servizio pubblico, nella diffusione della trazione elettrica, nello sviluppo di una metropolitana leggera gli strumenti più importanti affinché Trieste possa diventare una città più vivibile. Dotato di eccezionale capacità organizzativa, Tremul instaurò relazioni anche con altre realtà urbane e associazioni che perseguivano fini similari. Relazioni che portarono soci di Camminatrieste e scolaresche a incontri con le autorità di vario livello della nostra Regione, di altre Regioni italiane e Stati come Slovenia, Austria, Croazia. Sergio Tremul curò particolarmente i rapporti con le scuole, organizzando incontri di educazione stradale, visite a mostre, uscite in città e sul Carso. Molto frequenti anche le conferenze con le associazioni culturali e salutari passeggiate con quelle sanitarie. Pur avendo un carattere realista, Tremul propendeva sempre a un sano ottimismo nella risoluzione dei problemi, che affrontava con decisione e fantasia. Segno di un cambiamento positivo della mentalità cittadina era ad esempio l'accoglienza favorevole di zone pedonali, che nei primi anni di vita dell'Associazione erano viste con sospetto soprattutto da parte dei negozianti. Ma il suo grande cruccio (non solo suo!) era il gran numero di incidenti stradali, così frequenti anche in città. Prudenza, attenzione, osservanza delle norme di circolazione, velocità moderata in particolare nei centri urbani erano strumenti validi per ridurre le vittime della strada.

Luigi Bianchi - presidente di Camminatrieste

 

 

AMBIENTE - IL CASO - Raffica di discariche a cielo aperto fra via Svevo e Borgo San Sergio
 

Mobili, divani, assi da stiro e anche alberi di Natale alla portata di tutti. Non è la pubblicità della svendita di un negozio di articoli casalinghi, bensì l'elenco di una parte degli oggetti abbandonati nelle discariche a cielo aperto tra Valmaura e Borgo San Sergio. Un fenomeno causato purtroppo da un senso civico direttamente proporzionale alla disaffezione per il territorio. Fortunatamente, c'è anche chi non accetta la situazione e decide di prendere l'iniziativa. Le segnalazioni delle discariche sono così giunte da alcuni cittadini al consigliere Giorgio Semenzato della settima circoscrizione (Servola, Chiarbola, Valmaura e Borgo San Sergio), dove tale problema è storico e consolidato. Partendo da via Svevo, poco dopo la fine di via dei Lavoratori e sotto le arcate della ferrovia, nella zona attualmente recintata per alcuni controlli, sono stati abbandonati pezzi di mobili, sacchetti e, poco dietro, anche un carrello. Carrello che ritorna anche più avanti, dove via Svevo incrocia via Baiamonti, nel parcheggio dell'ex edificio della Telecom sul lato del cavalcavia verso Servola. Ormai la sbarra che regolava il flusso delle entrate è fuori uso e divelta, permettendo l'accesso a chiunque e il conseguente accatastamento di pannelli di legno, finestre e uno scaldabagno. Spostandosi al parcheggio della Risiera, oltre alle immondizie nelle zone verdi, è stata presumibilmente abbandonata un'auto semi-distrutta, con un finestrino e un faro rotti e senza la targa. Una scena non inedita, ma colpisce assistervi nei pressi di un monumento così tragico e significativo per la città e il Paese intero. Giungendo quindi dove via Frigessi incrocia strada della Rosandra, a pochi passi dal Pane Quotidiano, sulle rotaie della ferrovia sono stati abbandonati numerosi oggetti d'uso casalingo: un cesto per il bucato, sdraio, giocattoli e così via. Perfino un allegro alberello di Natale. Risultato di questa incuria, come segnala il consigliere circoscrizionale Semenzato, il proliferare di topi nella zona. Infine, non molto lontano, in via Morpurgo si trova l'ultima discarica, appena dietro ai bottini per le immondizie. Qui divani, poltrone, un asse da stiro e altri oggetti occupano un terreno privato, come già avvenuto in passato. «La polizia ambientale a suo tempo si era interessata alla pulizia e allo sgombero, ma essendo il terreno aperto il problema si è riproposto», scrive nella sua mozione Semenzato. Ogni anno il comune spende mediamente 500 mila euro per la pulizia delle discariche. «Così cittadini onesti pagano coi loro tributi questi comportamenti incivili», commenta l'assessore all'Ambiente Luisa Polli. L'assessore ha compiuto qualche tempo fa un sopralluogo con il presidente della settima circoscrizione, Roberto Sain, e realizzato una mappatura delle discariche nella provincia, alcune talmente irraggiungibili che servirebbe l'intervento di scalatori professionisti per ripulirle. «Mentre continuiamo a ripulire le discariche - spiega l'assessore -, cerchiamo una soluzione a lungo termine, come ad esempio la chiusura delle aree in questione e la realizzazione di un centro di raccolta aperto 24 ore su 24». Quest'ultimo è previsto nel piano per la riqualificazione delle periferie e dovrebbe sorgere nel parcheggio di fronte a villa Revoltella. Quando si parla di "discariche abusive", si dovrebbe precisare la differenza tra l'abbandono di rifiuti e la vera e propria discarica abusiva. Quest'ultima si riferisce a un'attività di gestione illegale di rifiuti pianificata e abituale, effettuata da soggetti in accordo tra loro e finalizzata alla sparizione dei rifiuti dietro adeguata contropartita economica. L'abbandono di rifiuti, invece, viene effettuato occasionalmente e in maniera discontinua da parte di vari soggetti diversi. Anche se inizialmente di lieve entità, esso può tuttavia, nel corso del tempo, assumere le caratteristiche di una vera e propria "discarica abusiva", come in maniera diffusa nella settima circoscrizione.

Simone Modugno

 

«La maleducazione regna sovrana» L'assessore Polli annuncia multe per chi lascia le immondizie fuori dai cassonetti
Altro che città mitteleuropea. «La maleducazione regna sovrana: le foto dimostrano il menefreghismo di alcuni cittadini! Sappiate che poi paghiamo tutti la loro negligenza!». L'assessore comunale all'Ambiente Luisa Polli ha dichiarato guerra alle "scovazze selvagge" dal suo profilo Facebook pubblicando una serie di immagini del degrado di alcune vie e strade di Trieste. Un pessimo biglietto da visita per i turisti con Trieste che rischia di fare concorrenza a Roma e Napoli. Nelle foto si vedono sacchi di rifiuti abbandonati in pieno centro cittadino fuori dai cassonetti assieme anche a parecchi rifiuti ingombranti (ogni anno si spendono 500 mila euro per gli ingombranti abbandonati). La cosa che fa arrabbiare l'assessore è che i cassonetti erano tutt'altro che pieni. «Faccio notare che grazie ai lettori di svuotamento cassonetti abbiamo la certezza che erano vuoti e abbiamo verificato il corretto funzionamento degli stessi. Una sola parola: vergognatevi!» tuona la Polli nei confronti dei suoi concittadini che ora minaccia con una pioggia di multe una volta individuati i trasgressori. I siti segnalati dall'assessore sono quelli di via Pietà, Barriera Vecchia, via della Tesa e via Donadoni. Ma si tratta solo di alcuni esempi. Dalle segnalazioni che sono piovute sul suo profilo Facebook l'emergenza "scovazze" riguarda l'intera città. Per questo l'assessore dichiara "tolleranza zero". «Ora cerchiamo di risalire ad alcuni di questi soggetti» assicura. Non dovrebbe essere difficile. «Da pochi mesi ci sono i rilevatori volumetrici quindi abbiamo la prova provata di chi trasgredisce!» spiega furiosa. Il malcostume è generalizzato. «Io girando ho fatto intervenire più volte Acegas e polizia locale e sono fioccate multe», assicura l'assessore che ha preso nota di tutte le segnalazioni arrivate sul suo profilo Facebook. Anche in via del Lazzaretto Vecchio, segnala qualcun altro, si ripete il mistero triestino dei "scovazoni" vuoti e marciapiedi pieni. Qualcuno chiede persino le telecamere contro i triestini maleducati e incivili. «Della raccolta differenziata poi manco l'ombra. Tutti quei sacchetti dell'immondizia potrebbero essere ridotti di un terzo del volume se solo uno si impegnasse minimamente di dividere» sottolinea Roberta. La raccolta differenziata, infatti, continua a essere una pratica per pochi eletti. Gli altri buttano tutto come capita. In una foto si notano bottiglie di vetro di superalcolici "dimenticati" fuori dai cassonetti dell'indifferenziata, probabilmente da uno dei tanti locali della movida triestina. Azzardati però i paragoni con Roma. «Qui il servizio funziona, i cassonetti sono vuoti e a Roma sono pieni: la Raggi è venuta qua ad imparare», attacca Polli.

(fa. do.)

 

Chi non paga la Tari se la vede con Esatto - Va in aula il regolamento comunale che innova la materia delegando la riscossione coattiva alla società "in house"
Cittadino-contribuente-utente sta in campana. Non paghi la tassa sui rifiuti? Non saldi la retta dell'asilo o della mensa? Glissi sull'Imu? Ignori la Tasi? Pensi di fare impunemente il furbo sulle multe comminate dalla Polizia locale? La lastra del pregresso si è ispessita a quasi 100 milioni di mancati incassi e il Municipio si è spazientito. E ha deciso di mettere i proverbiali ferri in acqua, se non altro per tutelarsi.La procedura di accertamento si accorcia, perché Esatto sta per essere nominato ufficialmente croupier del Comune. Di fatto lo era già, ma le modifiche al regolamento generale delle entrate municipali, in procinto di andare in aula, conferiranno alla società pieno e autonomo mandato d'azione per quanto riguarda la riscossione coattiva. Non ci sarà più il ping-pong tra piazza Unità e piazza Sansovino, una volta che la dirigenza comunale avrà trasmesso la documentazione al suo Esatto-re (almeno otto mesi prima dello scadere del termine di decadenza/prescrizione), la macchina della controllata "in house" potrà partire implacabile, mettendo in moto la fresca task force varata reclutando un ufficiale e tre addetti. Gli articoli del regolamento, che vanno dal 47 al 55, innovano completamente la materia riscossiva, perché Esatto ottiene delega completa: funzione, gestione, organizzazione, contenzioso. Fino al recente passato ogni imposta aveva il suo iter, ma - se il Consiglio comunale dirà sì alla proposta deliberativa portata dall'assessore al Bilancio Giorgio Rossi - la procedura diventerà una sola all'insegna della semplificazione e della razionalità del percorso amministrativo. Lo strumento utilizzabile è l'unico possibile per gli enti locali: l'ingiunzione, prevista dal modernissimo Regio Decreto 639/1910. Le misure cautelari sono il fermo amministrativo e l'ipoteca. L'ingiunzione non sarà emessa se la morosità sia inferiore a 30 euro. Il debito è diluibile in rate non inferiori a 100 euro e comunque la dilazione non è concessa per importi inferiori a 200 euro. E se è già scattata la notifica del pignoramento, addio rateizzazione. Ogni tre anni Esatto deve far sapere al Comune azionista-committente l'elenco dei crediti inesigibili, che sono tali quando lo stesso Esatto ha posto in essere tutte le azioni possibili per la riscossione coattiva «senza alcun esito». Al netto del "capo secondo", la prima parte del regolamento recepisce e organizza in chiave tributaria una serie di provvedimenti-adempimenti ecc. sparsi nella normativa amministrativa. È il caso dell'autotutela, per cui il funzionario responsabile del tributo può annullare/rivedere con atto motivato i propri provvedimenti quando dal loro riesame risultino palesemente illegittimi e sussista l'interesse pubblico alla loro eliminazione. Novità sul versante dei pagamenti con l'inserimento della "piattaforma pagoPa" tra le modalità previste. Particolare attenzione all'informazione dei cittadini con apertura di sportelli in tutti i giorni feriali, con attivazione di call center, con apposita sezione dedicata ai tributi sulla Rete civica comunale.

Massimo Greco

 

 

DATI 2018 - Il Rapporto sullo stato dell'ambiente

Stamane alle 10, nella sede della Regione di piazza Unità, verrà presentato il nuovo "Rapporto sullo stato dell'ambiente in Friuli Venezia Giulia 2018", curato dall'Arpa (nella foto il direttore Luca Marchesi).

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 marzo 2018

 

 

Piazza Unità e Porto vecchio la Seleco debutta in aprile
Uffici amministrativi e commerciali allestiti al primo piano di palazzo Pitteri - Magazzino 5 in punto franco da ristrutturare in tre mesi con 7-8 mila euro
Aprile a doppia mandata per lo sbarco triestino della Seleco, il glorioso brand del televisore tricolore rispolverato dall'imprenditore romano Maurizio Pannella. Che annuncia: apertura degli uffici in piazza Unità già dal prossimo martedì 3 aprile, immediatamente dopo Pasqua, e presa in carico del magazzino 5 in Porto Vecchio, dove occorreranno alcuni mesi di lavoro restaurativo per una spesa valutata in 7-800 mila euro. Pannella è convinto che comunque in estate inizierà l'assemblaggio dei televisori. Dopo l'annuncio autunnale e la fase preparatoria invernale, sarà primavera a decretare il lancio dell'operazione "tivù" nel superstite punto franco del Porto Vecchio.Il primo trasloco riguarda l'allestimento del quartier generale nel primo piano di palazzo Pitteri, dove Seleco sarà affittuaria di Bnp Paribas, che tre anni fa ha acquistato il prestigioso immobile di fine '700 da Allianz. Si comincia - racconta Pannella - con 7-8 persone, che saranno "reclutate" a Trieste: il programma prevede che amministrazione, contabilità, marketing si concentrino nel suggestivo affaccio su piazza Unità. Le sedi di Milano e Como - ribadisce l'imprenditore - sono già state chiuse. Della serie: indietro non si torna.Il secondo atto viene messo in scena in quel dock del Porto vecchio ben visibile anche dalle Rive. Il Magazzino 5 era stato fin dal principio candidato a ospitare l'assemblaggio dei televisori, in gennaio si era pensato a una temporanea collocazione in un hangar gestito da Samer in Punto franco nuovo. Ipotesi questa venuta meno, quindi si torna al progetto originario basato sul "5", che ha bisogno - spiega Pannella - di essere rimessato con un intervento che dovrebbe durare una novantina di giorni. La concessione dell'Autorità portuale è in via di definizione e dovrebbe trattarsi di un periodo di 6 anni rinnovabile per altrettanti. L'imprenditore non vuole perdere l'intera estate lavorativa ed è convinto di riuscire a partire operativamente prima di settembre: l'assemblaggio di un apparecchio ha una durata di 6-7 minuti. Pannella non ha rinunciato all'obiettivo 2018 di fatturare 50 milioni di euro. Confermata inoltre la previsione occupazionale di cinquanta addetti: in aprile si attiveranno le procedure per la ricerca di personale, ricerca che riguarderà soprattutto manodopera femminile. Proseguono le trattative per la fornitura di componenti, non è escluso il coinvolgimento di partner turchi come Beko e Vesit: le trattative sono seguite dall'avvocato Paolo Stern. Primavera decisiva, dunque, per il decollo del progetto Seleco a Trieste. Una revanche rispetto a quanto avvenne quarant'anni fa, quando un'iniziativa analoga venne frenata dai niet dell'Amministrazione doganale. A fine 2016 il brand è stato rilevato dalla Twenty, società controllata da Pannella, che aveva in precedenza acquisito la Magnadyne. In un primo tempo sembrava che gli assemblaggi ripartissero dal vecchio sito pordenonese di Vallenoncello, poi cambio in corsa in direzione del Punto franco triestino, dove Pannella conta di conseguire in termini fiscali un vantaggio competitivo stimato nel 14%, importante per ridare una prospettiva al marchio. Sul quale è stata impostata una campagna di sponsorizzazione sportiva, che ha nella Lazio il nome più eclatante.

Massimo Greco

 

 

Meno pescherecci e nel golfo di Pirano arrivano i delfini - Il contenzioso fra Slovenia e Croazia li ha fatti giungere numerosi, attratti dal cibo abbondante che ora trovano
PIRANO - Se il contenzioso tra Slovenia e Croazia per i confini marittimi tra i due Stati scontenta e amareggia gli uomini, nell'acqua però fa felici i pesci. Non tutti ovviamente, ma i predatori, in questo caso i delfini che da qualche mese in branco stazionano nelle acque tra Pirano e Punta Salvore richiamati - come confermano anche gli studiosi - dall'inusuale presenza di pesce da poter razziare. Con l'ingombrante presenza in mare delle motovedette delle polizie di Slovenia e Croazia che in cagnesco si fronteggiano h24, proteggendo due confini diversi vista la non omogenea interpretazione data dai due Paesi agli esiti dell'oramai venticinquennale confronto, praticamente non esiste più possibilità di pescare in nero o di frodo. E anche i pescatori "regolari" hanno diminuito le proprie puntate in quell'area per evitare incidenti e salatissime multe da pagare. Chi dei confini se ne infischia bellamente sono quindi i delfini che si sono in pratica impossessati delle acque del golfo di Pirano. Ne sono stati avvistati addirittura cinquanta in una volta sola, che facevano schiumare le tranquille acque di fronte Pirano. Tra di essi anche alcuni esemplari di giganteschi tonni. E così che un vecchio pescatore sloveno impegnato a riparare alcune reti tra una sigaretta e dieci bestemmie pronuncia anche il nuovo proverbio di Pirano: «Dove litigano i pescatori, i pesci li pescano i delfini». Delfini che, come è noto, sono animali dall'intelligenza sopraffina e sono abilissimi nella pesca in branco. Come spiegano gli esperti dell'Associazione slovena per i mammiferi marini Morigenos, i delfini sollevano in gruppo il fango e la sabbia di superficie del fondo marino in modo da far uscire i pesci allo scoperto per poi mangiarseli, ma il massimo della raffinatezza sta nello spingerli con maestria nelle reti gettate dai malcapitati pescatori per poi catapultarsi contro le stesse per far razzia del pesce impigliato, ma ovviamente anche delle reti. Da qui il rosario di bestemmie del pescatore di cui sopra. Ciascun delfino ogni giorno mangia 10 chilogrammi di pesce e il branco che da due mesi staziona nel golfo di Pirano, si calcola che in questo periodo abbia mangiato mezza tonnellata di pesce al giorno e 30 tonnellate in due mesi, molto più di quanto riescono a catturare tutti i pescatori sloveni messi assieme. Ana Hace di Morigenos ha spiegato al Delo di Lubiana che si tratta di uno dei due branchi che si osservano regolarmente nell'Alto Adriatico. Nel gruppo di 30 che sono arrivati nel golfo di Pirano c'erano come minimo quattro "cuccioli" tra i nove mesi e i due anni di vita. Altri nasceranno tra qualche mese, quando le acque del mare saranno più calde e dopo una gestazione nel ventre della madre di 12 mesi. Come spiegano i pescatori, nel mare attualmente ci sono moltissime orate, suri, menole, spari, riboni, cefali e sardelle, ma in questi giorni il pescato si riduce solo a qualche chilogrammo di tutto questo ben di Dio, e mostrano desolati, ma anche molto arrabbiati le reti "bucate" dai voraci morsi dei delfini. Uno dei pescatori, Dusko Kmetec, sempre al Delo ha sostenuto che lo Stato dovrebbe rimborsare ai pescatori il danno patito, così come avviene per gli agricoltori quando il loro raccolto viene distrutto da qualche tempesta, proclamando una sorta di calamità naturale. Ma quella che per l'uomo è una calamità per la natura altro non è se non vita.

Mauro Manzin

 

 

Pola - Smaltimento rifiuti - Castion già in crisi
Evidentemente il Centro regionale per la gestione dei rifiuti di Castion nel Comune di Medolino è stato concepito sotto una cattiva stella. Dopo le contestazioni degli ambientalisti e di buona parte dell'opinione pubblica per via della sua ubicazione a un solo chilometro e mezzo dalle spiagge, quindi anni e anni di ritardi nella sua costruzione e numerosi rinvii dell'apertura avvenuta finalmente lo scorso primo maggio, affronta ora un ostacolo imprevisto fino a pochi giorni fa. Il problema riguarda lo smaltimento del prodotto secondario del trattamento dei rifiuti tramite la tecnologia Mbo, per la precisione del combustibile Rdf (refuse derived fuel) che fino a qualche giorno fa sembrava dovesse finire negli altiforni del cementificio di Valmazzinghi nell'albonese. Cementificio che però ha fatto dietro front bloccando il flusso dei rifiuti.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 marzo 2018

 

 

Il clima impazzito: fra 50 anni in regione avremo i fichi d'India - Presentato a Gorizia uno studio realizzato da Arpa-Osmer sugli effetti del riscaldamento globale dal 2071 al 2100
GORIZIA - È molto probabile che in regione avremo i fichi d'India. Proprio così: ci saranno più tratti in comune con il Meridione d'Italia che con il Nord d'Europa. Le temperature aumenteranno dai 2 ai 5 gradi, le piogge saliranno in inverno e scenderanno in estate (rimanendo stabili nel loro complesso), il livello del mare si innalzerà di qualche centimetro, la vegetazione alpina si ridurrà mentre si espanderà quella tipica delle aree mediterranee e sub-tropicali, muteranno gli ecosistemi sia terrestri sia marini con conseguenti variazioni nelle produzioni dei settori dell'agricoltura e dell'allevamento. Inoltre, diminuirà il ghiaccio sia a livello sotterraneo sia per quanto riguarda i nevai, che, nella migliore delle ipotesi, scompariranno per il 90%. Beninteso, non si tratta del riassunto di una nuova edizione dell'Apocalisse ma dei risultati di uno studio condotto tra la fine del 2016 e l'inizio di quest'anno da Arpa-Osmer sui cambiamenti climatici che interesseranno il Friuli Venezia Giulia dal 2071 al 2100. Tale studio, commissionato dalla Regione, è stato esposto ieri all'Auditorium di Gorizia (ma i suoi esiti sono anche consultabili online) in un incontro coordinato dal direttore di Arpa-Osmer Stefano Micheletti, pure coordinatore della ricerca. I fenomeni indicati potranno verificarsi in misura più o meno intensa a seconda degli interventi di mitigazione che verranno applicati. Per interventi di mitigazione si intendono tutte quelle misure aventi per obiettivo la diminuzione delle emissioni di gas serra, o, in altre parole, la riduzione dell'utilizzo di combustibili fossili. Significativi interventi di mitigazione sono ovviamente già stati eseguiti e continuano a eseguirsi (si pensi allo sviluppo del fotovoltaico) ma molti ancora si dovranno attuare. «Se guardiamo il Friuli Venezia Giulia - afferma Micheletti, di recente entrato nel Coordinamento nazionale per la meteorologia e la climatologia - l'aumento delle temperature causerà la necessità di adattamento della gran parte dei settori sociali ed economici: dal turismo alla sanità, dall'agricoltura alla produzione energetica. Ciò comporterà dei costi. E i problemi più importanti relativamente ai costi e alla diminuzione della qualità della vita a mio giudizio sono quelli legati al cambiamento del regime delle precipitazioni, specialmente alle più frequenti e più intense siccità estive, e all'innalzamento del livello del mare: quest'ultimo problema comporterà l'esigenza di alzare le dighe per evitare alluvioni sempre più numerose nelle nostre località costiere, in particolare di quelle della laguna». Ci si può consolare pensando che, in fondo, mal comune, mezzo gaudio. Nel senso che la situazione in Friuli Venezia Giulia per quanto riguarda il mutamento del clima, e, soprattutto, i suoi effetti, non è molto diversa da quella di altre parti d'Italia: alla sua radice, comunque, c'è sempre l'incremento dell'effetto serra dovuto alle emissioni dei cosiddetti gas climalteranti. Di certo, più interessata al riscaldamento climatico in regione è l'area montana. Fermo restando che le previsioni possono sempre sbagliare, «ma probabilmente non sbaglieranno di tanto - afferma ancora Micheletti - perché con l'avanzare della ricerca si affinano sempre di più tant'è vero che per il momento quelle fatte vent'anni fa si sono tutte avverate e purtroppo si sono avverate anche le più pessimistiche».

Alex Pessotto

 

«Risparmiare sui costi energetici»
Il lavoro condotto da Arpa-Osmer su mutamenti climatici nel territorio ha visto le collaborazioni delle università regionali nonché di tre enti di ricerca con sede a Trieste: il Centro internazionale di fisica teorica (Ictp), l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) e l'Istituto di Scienze Marine (Cnr_Ismar). Ieri, a Gorizia, per la sua presentazione sono intervenuti il sindaco del capoluogo isontino Rodolfo Ziberna: «Far capire ai giovani le conseguenze dei cambiamenti climatici è un primo passo per adottare comportamenti virtuosi e rispettosi dell'ambiente». Ricordando la realizzazione di un nuovo Piano energetico regionale che persegue il duplice obiettivo di potenziare il sistema energetico e di ridurre le emissioni climalteranti, l'assessore all'Ambiente Sara Vito ha invece sottolineato che «lo studio dell'Osmer consentirà di effettuare una migliore pianificazione del territorio, riducendo gli effetti negativi dei cambiamenti in atto». «Lo studio - ha ricordato il direttore generale di Arpa, Luca Marchesi - raccoglie le principali conoscenze finora prodotte sui cambiamenti climatici e, grazie alla collaborazione con l'Ictp, è stato possibile per la prima volta ottenere una stima di come potrà cambiare il clima in futuro in Friuli Venezia Giulia utilizzando le simulazioni di alcuni modelli climatici europei, che sono state "ritagliate" su misura per il territorio regionale».

(a.p.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 marzo 2018

 

 

Lo spettro delle sanzioni sul via al depuratore - Acceso l'impianto di Servola. Ma Vito e vertici AcegasApsAmga ricordano che l'infrazione resta in piedi
A Sara Vito, assessore regionale all'Ambiente, basta sfiorare il tasto di un tablet collegato con la sala controllo e via ... Tre anni di lavoro, per costruire uno dei depuratori all'avanguardia nel nostro Paese, hanno la loro consacrazione semi-ufficiale. Ieri mattina il nuovo impianto di Servola ha avviato l'esercizio provvisorio, una fase pre-operativa che lascerà presto il posto al funzionamento definitivo. Tempo due settimane, hanno garantito i vertici di AcegasApsAmga. Ma attenzione - lo ha detto la stessa Vito e lo ha ribadito il direttore generale di AcegasApsAmga Roberto Gasparetto - Trieste non è fuori dalla procedura d'infrazione avviata dalla Corte di giustizia europea nel 2009, perchè adesso ci sarà un anno di campionatura idrica raccolta da Arpa che poi la proporrà all'esame comunitario. Non solo: c'è tutto il pregresso, ovvero gli anni durante i quali ha continuato a funzionare il vecchio impianto, che scaricava a mare senza preventivo trattamento a terra. Risponderà per primo lo Stato italiano a eventuali e inauspicate sanzioni, poi a scendere i livelli istituzionali che governano il territorio. Ma qui perlomeno - dicono azienda, Comune, Regione - la risposta c'è stata, perchè questa procedura d'infrazione è assai diffusa in tutto il Vecchio Continente a perimetro Ue e sono molte le realtà che non hanno ancora ottemperato.Per questo la semi-inaugurazione di ieri ha messo tutti di buon umore. L'investimento, coperto da euroquattrini Fsc e dalla Regione, è risultato pari a 52,5 milioni. Il depuratore è il più grande della Regione e servirà 190 mila residenti, superando gli impianti attivati a Lignano (d'estate), Tolmezzo, Udine. Progettista l'ingegnere romagnolo Massimo Vienna, che aveva inserito nel curriculum l'esperienza maturata in un'analoga realizzazione Hera a Rimini. Lo ha coadiuvato l'autoctono Enrico Altran. Atmosfera giocherellona, si diceva. Il sindaco Dipiazza sventolava un cartello con scritto "riservato" e la Vito lo ha invitato a metterlo sul parabrezza, ricordando il recente sgambetto parking inferto al primo cittadino. Il presidente di Hera Tommaso Tomasi di Vignano ha detto che a Trieste torna sempre volentieri (era stato amministratore delegato di Acegas al tempo di Illy sindaco) e Dipiazza gli ha consigliato allora di venire a fare il primo cittadino. L'unico accento vagamente polemico quello di Sara Vito, che ha detto di aver trovato il dossier-depuratore coperto di ragnatele (evidentemente lasciate dalla precedente giunta Tondo). A margine Tomasi ha sottolineato il buon bilancio 2017 che la capogruppo si accinge ad approvare. Buone anche le premesse per il 2018. Importante l'impegno finanziario in termini di investimenti, per affrontare in maniera adeguata la stagione delle gare gas e rifiuti. Acquisizioni nel Nordest con AcegasApsAmga pivot? Perchè no, se emergeranno opportunità attraenti.

magr

 

 

L'accelerazione di Dipiazza sul campus nell'ex caserma - L'annuncio del sindaco. «Entro fine mese l'acquisto del complesso di via Rossetti»
Operazione da 15 milioni. Progetto e lavori con le risorse lasciate dalla Provincia
«L'acquisto dell'ex area militare di via Rossetti è imminente, spero possa verificarsi già entro la fine di questo mese. Ritengo che il prezzo dell'operazione si posizionerà attorno ai 15 milioni di euro». Roberto Dipiazza, dopo la pausa invernale, riprende l'iniziativa e accelera su uno dei più ambiziosi progetti del suo terzo mandato di sindaco: la trasformazione della quasi centenaria zona castrense, dedicata a Vittorio Emanuele III, in un campus dove concentrare gli istituti scolastici - in particolare quelli oggi ospitati nelle strutture più malmesse - laboratori, officine, impianti sportivi. Attuale proprietaria degli oltre 85 mila metri quadrati racchiusi nel vecchio perimetro militare è Cassa depositi e prestiti (Cdp). «Il Comune - prosegue il primo cittadino, che ha affrontato questo tema a margine dell'avvio del nuovo depuratore servolano - affronterà con proprie risorse l'acquisizione della caserma. Per la progettazione e per le opere sarà utilizzabile un centinaio di milioni che l'Uti giuliana ha ereditato dalla Provincia». Tempistiche e cronoprogrammi non se ne fanno, perchè secondo Dipiazza è prematuro. Comunque - lo sottolinea l'assessore all'Educazione Angela Brandi - è pronta la bozza di convenzione Uti-Comune che codifica il passaggio di consegne in materia di edilizia scolastica e di istruzione, tracciando l'iter tra il periodo transitorio dal trasferimento effettivo delle competenze. Dipiazza ricorda di aver già incontrato i dirigenti scolastici, ai quali ha anticipato la volontà dell'amministrazione. «In via prioritaria andranno in via Rossetti le scuole superiori più disastrate - riprende il sindaco - il compendio di via Rossetti si trova in buone condizioni strutturali e può essere reso agibile con lavori di restauro, non sarà necessaria una radicale riqualificazione». Un'idea questa che si sono fatta anche gli assessori e i consiglieri appartenenti alla IV e V commissione. Ieri mattina hanno svolto un sopralluogo nell'ex caserma Vittorio Emanuele III, accompagnati dai tecnici incaricati da Cdp della manutenzione della vasta proprietà. C'erano gli assessori Brandi (scuola), Lodi (lavori pubblici), Giorgi (patrimonio). Le commissioni, cui hanno partecipato una quindicina di eletti (Fi, Dipiazza, Lega, Pd, M5s, Verdi Psi), erano guidate dai presidenti Babuder e Declich. L'obiettivo era verificare l'ampiezza e l'idoneità degli spazi per ospitare istituti scolastici. Al netto del degrado da abbandono (vetri rotti, scritte, ecc.) lo stato strutturale sembra buono - testimoniano la Brandi e Babuder -, la disponibilità di larghi corridoi e delle camerate facilita la trasformazione degli edifici dall'originaria missione militare alla nuova destinazione scolastica. «Abbiamo visitato - riferisce Angela Brandi - il comando e il cosiddetto edificio-tipo, cioè la tipologia ricorrente di stabile che si sviluppa su cinque livelli, ovvero tre piani, l'interrato, il sottotetto. Il colpo d'occhio è convincente, l'area sembra prestarsi a un'operazione di vasta scala, capace di soddisfare le prospettive di crescita di alcuni dei più frequentati istituti scolastici del territorio». D'altronde - ricorda ancora la titolare della delega comunale - il compendio di via Rossetti, al tempo dell'utilizzo militare, aveva una capienza di 5 mila persone. Babuder promuove un'interazione pubblico-privata nella realizzazione di impianti sportivi multifunzionali. Gli assessori hanno ricordato che l'ex caserma nell'aprile 2012 è stata sottoposta a vincolo da parte della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, quando a palazzo Economo sedeva Giangiacomo Martinez. Una relazione di tre pagine ripercorre la vicenda ultracentenaria dell'area, dall'acquisto di "campagna Wildi" a opera del Comune avvenuta nel 1902 fino alle prime costruzioni d'epoca asburgica risalenti al 1912 e all'ultimazione nel 1926 sotto il Regno d'Italia. Come la denominazione, mantenuta anche durante l'era repubblicana, suggerisce.

Massimo Greco

 

 

«Il rigassificatore qui non ha posto»
«Riteniamo che non vi sia assolutamente spazio per un rigassificatore nel Golfo di Trieste, perchè creerebbe problemi al traffico marittimo e imporrebbe di alzare ulteriormente le misure di sicurezza nel porto di Trieste, che pure adesso è già sicuro, nonostante vengono stoccate 43 milioni di tonnellate di idrocarburi l'anno e vi è per fortuna molto traffico» ha affermato la presidente Fvg Debora Serracchiani a margine della presentazione del Progetto Namirg. Il comandante della Capitaneria di Porto Luca Sancilio ha d'altra parte reso noto che lo scalo di Trieste «ha una capacità di estinzione degli incendi superiore a qualsiasi porto del Mediterraneo». Ciò proprio in relazione alla movimentazione di greggio e alle caratteristiche geografiche del Golfo di Trieste. Tesi espressa anche dal sindaco Roberto Dipiazza: «Ero piccolo quando l'Oleodotto bruciò per un attentato ma da allora nel "nostro lago" nessun incidente di rilievo; bravi tutti gli operatori».

 

 

Un Porto più "green" grazie all'elettricità - Lo studio di un progetto pilota mirato a ridurre l'inquinamento prodotto dalle navi
TRIESTE - Non c'è solo l'industria, non c'è solo la Ferriera. Le navi che sostano nel porto di Trieste - dati dell'Arpa Fvg - producono un inquinamento atmosferico stimabile attorno al 20% del totale. Da qui l'esigenza di iniziare a delineare soluzioni per la sostenibilità energetica e ambientale che, anche in considerazione del progressivo aumento dei traffici nello scalo giuliano, possano abbattere i numeri dell'inquinamento. Una strada può essere quella dell'infrastrutturazione elettrica di parte delle banchine, il "cold ironing". L'intervento consentirebbe alle navi che stazionano in porto di allacciarsi alla rete elettrica, spegnendo i generatori di bordo e riducendo gli inquinamenti atmosferico e acustico. Di quello che potrebbe essere un progetto pilota si è parlato ieri in una giornata di studio che in Consiglio regionale, su impulso della Quarta commissione, ha riunito Autorità portuale, Consiglio superiore dei Lavori pubblici, armatori e operatori marittimi e navali ma anche Arpa e mondo scientifico e universitario. Proprio dall'Arpa è giunto il dato del 20% di inquinamento prodotto quanto a Pa10 e No2. Di qui la soluzione di un connessione elettrica a terra per le navi. Uno studio in questo senso, effettuato dall'Università, è già stato condotto analizzando costi, benefici e difficoltà dell'infrastrutturazione elettrica, fermo restando - come è stato fatto notare - che risparmi energetici sostanziali si potrebbero conseguire con la velocizzazione delle operazioni di carico e scarico. Il segretario generale dell'Autorità di sistema dell'Adriatico orientale Mario Sommariva ha precisato che l'Authority ha già avviato alcuni interventi di pianificazione sostenibile, come l'efficienza ferroviaria. Si tratta ora di capire quali forme di finanziamento europeo potrebbero essere attivate per lo sviluppo del progetto, che potrebbe partire dai moli cui approdano le rotte fisse, come quelle con la Turchia.

 

I segreti del mondo sommerso svelati alle Scuderie di Miramare
Si chiama BioMA, che sta per Biodiversitario Marino. È il nuovo museo immersivo e inclusivo dell'Area Marina protetta di Miramare dedicato, lo dice il nome stesso, alla biodiversità marina del Golfo di Trieste. Apre oggi i battenti e ospita il mondo sommerso in due stanze e trecento metri quadrati. Finanziato con 450mila euro di fondi pubblici e privati è la nuova versione del vecchio Centro visite che dal Castelletto, dov'era fino a qualche anno fa, si è spostato con una nuova versione alle Scuderie di Miramare, spazio dato in concessione per dieci anni dalla Soprintendenza Fvg al Wwf. Un museo interattivo all'insegna dell'etica, senza ricorrere dunque per forza alle specie animali vive, eccetto per una vasca, cosiddetta didattica, che contiene esseri viventi abituati, come spiega Federica Piazza dell'Area marina, ad abitare nelle aree della marea. Dal bagnasciuga lambito dalla marea alle profondità pelagiche, dalla scogliera sommersa alle praterie sottomarine, dagli anfratti rocciosi alle vaste distese sabbiose e fangose, l'itinerario subacqueo accompagna il visitatore tra ricchi diorami, alcuni pannelli (tutti rigorosamente in italiano e inglese) e alcuni focus multimediali e multisensoriali, come appunto la vasca didattica, le postazioni sonore per scoprire chi "parla" sotto alle onde o le suggestioni del mare bioluminescente. Per poi passare al piano di sopra dove vengono riportati veri e propri rifiuti marini abbandonati dall'uomo. Ecco allora che si esplorano le microplastiche e l'effetto dannoso che provocano alle nostre acque e all'ecosistema. C'è da divertirsi, perché ogni spazio è disegnato e creato a regola d'arte anche per i più piccoli. Con tanto di microscopio per confrontare, come ha raccontato Sara Firmiani della Riserva, le microplastiche attraverso i microgranuli naturali di una crema scrub e quelli in plastica di un dentifricio, e dunque capire la differenza dei prodotti, a cui dovremmo prestare più attenzione al momento dell'acquisto. Lo spazio espositivo (mostrato ieri in anteprima alla stampa) si compone anche di una moderna sala multimediale, dedicata a Barbara Camassa, giovane fotografa appassionata di fauna sottomarina, deceduta recentemente. Grazie alle liberalità offerte a Miramare in sua memoria, con l'accordo della famiglia, sono stati realizzati alcuni degli allestimenti tridimensionali. C'è uno spazio dedicato al collega deceduto Thomas De Marchi. E ancora un laboratorio didattico attrezzato, anche in questo caso dedicato al capitano Mario Bussani, appassionato naturalista e precursore dell'idea di «un parco marino e questa zona è stata la prima ad averne uno», ha detto Marizio Spoto, direttore della Riserva Marina. E infine uno spazio pensato per i più piccoli ma adattabile anche ad ospitare workshop e laboratori creativi. BioMa, realizzato in sette mesi grazie allo sforzo di tutta l'Area Marina, ha visto la partecipazione della ditta Cramer Giovanni & Figli, il Wwf Italia, ente gestore dell'area marina fin dalla sua istituzione, assieme a Wwf Oasi. Per curare il percorso museale sono stati ricostruiti ambienti e specie con minuziosa meticolosità del team di progettazione, tutto targato Wwf Oasi, mentre dietro alla realizzazione e alla posa in opera c'è la precisa ed esperta esecuzione artigianale dello studio Wild'Art di Roma, che ha curato le scenografie e gli allestimenti con oltre 200 specie di fauna e flora, di cui un centinaio in 3D e dimensioni naturale. Il risultato è il frutto di una collaborazione tra il ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (primo finanziatore con 350mila euro), e quello dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, così come della Regione. Ma a credere fin da subito al progetto è stata anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste e il Wwf stesso (in totale 100mila euro). Oggi si prevede orario continuato con visita libera gratuita per tutti dalle 10 alle 18. Domani dalle 10 alle 13 ingresso ridotto (4 euro) per la "Caccia ai tesori della Riserva". Invece al pomeriggio, due visite guidate, con partenza alle 14.30 e alle 16.30 e a seguire lo spettacolo "Biodiverso a modo mio" realizzato in collaborazione con l'Associazione Teatro Bandus grazie ad un contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.

Benedetta Moro

 

 

Muggia - Incontro pubblico sui rifiuti
Oggi alle ore 15 al bar teatro Verdi di Muggia si terrà l'incontro "La parola ai cittadini, tema: rifiuti!", promosso dai Consiglieri comunali Emanuele Romano del M5S, Roberta Tarlato di Meio Muja e Roberta Vlahov di Obiettivo Comune. Verranno raccolte e valutate le proposte dei cittadini, da condividere con i consiglieri. «Stiamo facendo il lavoro che avrebbe dovuto fare l'amministrazione in questi ultimi due anni» dichiara Romano. «Informare, ascoltare, condividere, far partecipare le persone e scegliere assieme. Abbiamo già un'idea di come dovrebbe essere la raccolta rifiuti 5 stelle a Muggia, ma come metodologia il confronto diretto con i cittadini è fondamentale».

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 9 marzo 2018

 

 

Legambiente: bene la variante al PRGC del Comune di Grado che chiude con la cementificazione - (Legambiente, circolo “Ignazio Zanutto” Monfalcone)
Legambiente valuta favorevolmente l'approvazione da parte del Consiglio Comunale di Grado della "VARIANTE ALLA COMPONENTE STRUTTURALE DEL Piano Regolatore Comunale".
Il sostanziale ridimensionamento delle volumetrie nelle zone ex Cavarera (Zamparini City) e Sacca dei Moreri (Grado 3), progetti che Legambiente è impegnata ad ostacolare fin dal 2010, segna un passaggio fondamentale per chiudere definitivamente un capitolo che, con una vasta urbanizzazione, avrebbe determinato una vera e propria devastazione paesaggistica ed un enorme, immotivato, consumo di suolo.
Sulla ex Cavarera la variante prevede un intervento molto diverso dal progetto della cosiddetta “Zamparini City” e cita testualmente: "in alternativa alle attuali dense e concentrate previsioni volumetriche, una infrastrutturazione leggera preferibilmente per scopi turistico/ricettivi all’aria aperta, da realizzarsi secondo i principi di reversibilità ed integrazione ambientale".
Per quanto riguarda la Sacca dei Moreri, la variante stabilisce una drastica riduzione delle volumetrie, che verrebbero più che dimezzate. Le dimensioni gigantesche dell’intervento, complice anche la crisi edilizia, sono state considerate decisamente irrealistiche. L'intera area dovrà quindi essere soggetta ad un drastico ripensamento, si potranno aprire così nuove prospettive e potenzialità......destinazioni d’uso pertinenti al turismo, con volumetrie complessive più contenute rispetto all’attuale... una consistente quota di ricettività all’aperto, come peraltro indicato nel piano struttura.
Riteniamo quindi che le norme di salvaguardia approvate a Grado costituiscano un atto dovuto (e coraggioso) da parte dell’Amministrazione comunale di Grado, coerente con l’opposizione ad entrambi i progetti fatta da Legambiente e da Liber@ negli anni. Con questo nuovo atto, si traduce finalmente in pratica il principio, troppo spesso disatteso, del contenimento del consumo di suolo; i progetti che oggi subiscono un deciso ridimensionamento, rischiavano al contrario, di spalancare la porta alla speculazione edilizia interessata solo a costruire più metricubi possibili in tutto lo spazio disponibile, snaturando del tutto le preziose caratteristiche dell’Isola del Sole.

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 marzo 2018

 

 

Ambiente - Il depuratore di Servola comincia a funzionare
Al nuovo depuratore di Servola manca solo una lieve pressione sul pulsante d'avvio. Da oggi avanti con l'esercizio provvisorio: un momento importante che prepara l'inaugurazione ufficiale dell'impianto, che dovrebbe tenersi in maggio. Ma il lavoro è concluso: stamane alle 11.30 ne prenderanno favorevolmente atto, nel cantiere della grande struttura ambientale situato in via degli Alti Forni 9 quasi adiacente a Scalo Legnami, l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito e il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. Con loro il presidente del gruppo Hera, controllante di AcegasApsAmga, Tomaso Tommasi di Vignano e il direttore generale dell'utility giulio-friulo-padovana Roberto Gasparetto. L'annuncio dell'iniziativa sottolinea che dopo di tre anni di lavoro il depuratore è pronto per iniziare il trattamento dei reflui triestini. Con un respiro di sollievo per istituzioni e azienda: perchè stamane può finalmente iniziare l'iter per affrancare Trieste dalla procedura di infrazione comunitaria che pendeva sul vecchio impianto. L'accensione non implica automaticamente la liberazione dalle "indagini" condotte da Bruxelles, ma adesso si può documentare, a distanza di una decina d'anni da quando la Commissione Ue prese carta e penna, che la risposta è arrivata. Una risposta non dappoco. Una scheda di AcegasApsAmga riassume i numeri più importanti di un'impresa cominciata nel 2015. L'investimento totale ammonta a 52,2 milioni di euro, coperto per tre quinti da eurofondi Fsc e da un contributo pluriennale erogato dalla Regione Fvg, cui si aggiungono i proventi della tariffa. L'opera si sviluppa su una superficie di 34.500 metri quadrati ed è chiamata a servire 190 mila abitanti, poco meno di due terzi della popolazione residente nel territorio provinciale triestino. Saranno trattati dagli 80 ai 100 mila metri cubi di acqua al giorno. Un cantiere al quale ha lavorato una media di 300 addetti al giorno: la parte tecnologica dell'impianto è stata curata da Veolia e da Suez, mentre alle strutture edili ha provveduto la carpigiana Cmb. L'avventura del nuovo depuratore, come premesso, aveva avuto inizio nel 2008, quando Bruxelles rilevava l'inadeguatezza ambientale del vecchio impianto, in quanto la condotta sottomarina portava l'acqua fognaria direttamente in mare senza preventivo trattamento a terra. Il progetto, messo a punto per ovviare al pericolo dell'infrazione, è piuttosto complesso: gli ingegneri Massimo Vienna e Enrico Altran hanno predisposto un intervento multifasico su cinque passaggi. Pre-trattamento nel vecchio impianto, trattamento primario, trattamento biologico, trattamento terziario, la disinfezione. Poi l'acqua fognaria filtrata imboccherà la condotta sottomarina lunga 7,5 chilometri che scaricherà al largo. Non sarà più il mare a trattare l'acqua, perchè il lavoro sarà svolto - come abbiamo visto - sulla terraferma. AcegasApsAmga si è giovata della collaborazione fornita da Ogs. Bruxelles non si accontenterà di vedere l'opera in funzione. Si riserva un anno di campionamento, per verificare che la qualità dell'acqua a mare sia compatibile con i requisiti richiesti. La sala controllo di Servola è collegata con il centro di telecontrollo del gruppo Hera, che ha base a Forlì. Hera ha già effettuato nell'area nordadriatica due importanti realizzazioni di carattere fognario a Rimini e a Cà Nordio nel Padovano.

magr

 

Scatta l'operazione "campagne pulite" - A San Dorligo fari puntati contro il degrado: maleducazione e discariche abusive nel mirino
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Scatta l'operazione "Campagne pulite" a San Dorligo della Valle Dolina. Su iniziativa della seconda commissione consiliare, che ha competenza, fra gli altri temi, su territorio e ambiente ed è presieduta da Roberto Potocco (Pd), è iniziata un'operazione che ha come obiettivo quello di «restaurare la legalità e il decoro - si legge nel testo che accompagna l'avvio dell'intervento - laddove se ne verifichi la compromissione, in un territorio, come quello del nostro Comune, che valutiamo d'immenso valore naturale. Come ormai accertato - continua la nota - l'ambiente appare martoriato da comportamenti di cittadini, che non possiamo che definire incivili e che meritano tale classificazione a maggior ragione, perché del tutto ingiustificati. Non si riescono a trovare bisogni o esigenze reali dei proprietari delle aree interessate che giustifichino un tale modo di fare».«Il rispetto per il territorio, l'ambiente e il paesaggio è un dovere dell'intera comunità - sottolinea Potocco, che da tempo aveva in animo di avviare questo processo di rivisitazione del territorio e che si sta occupando anche delle problematiche legate ai cattivi odori, altro tema di attualità a San Dorligo della Valle - ed è quindi argomento svincolato da qualsiasi considerazione politica o partitica. Animati da questo spirito, come componenti della seconda commissione abbiamo dato avvio a un'attività di verifica e controllo del territorio. Abbiamo purtroppo individuato, già nel corso dei primi sopralluoghi baracche, roulotte e discariche, presumibilmente abusive, oltre a innumerevoli accumuli di materiale delle più svariate provenienze. Da tali rilievi è emersa la necessità di avviare tutte le attività utili a modificare questa situazione di degrado. I cittadini hanno diritti - continua il presidente della seconda commissione - ma anche doveri e tra questi ultimi è di primaria importanza quello del rispetto dell'ambiente e del paesaggio nel quale vivono e viviamo. L'operazione a questo punto può dirsi pienamente avviata - conclude - e ha lo scopo di contrastare sia i fatti illeciti, ove se ne risulti la sussistenza, sia la maleducazione dei singoli individui, fattore che compromette l'interesse di tutti».

Ugo Salvini

 

Niente turismo di massa - Brioni punta sull'ambiente
L'annuncio del ministro del Turismo Gari Cappelli: stop al progetto faraonico che prevedeva fra l'altro l'aumento dei posti letto e un golf resort di lusso
POLA - Viene cestinato il progetto dello sviluppo turistico commerciale a Brioni che prevedeva l'aumento delle capacità ricettive, l'adeguamento dell'offerta turistica e la costruzione di un moderno golf resort. Zagabria opta invece per il rilancio sostenibile, valorizzando al massimo le strutture già esistenti senza nuovi interventi sull'ambiente. E soprattutto verrà rafforzato il carattere di parco nazionale, mettendo in primo piano dunque la tutela dell'ambiente. È quanto ha dichiarato il ministro del Turismo Gari Cappelli parlando ai giornalisti allo stand dell'ente turistico croato allestito alla Borsa mondiale del turismo di Berlino. A questo punto appare chiaro - anche se nessuno lo dice- che le Isole Brioni non faranno più parte del decantato e mai decollato progetto Brioni Riviera, fortemente voluto dall'ex presidente della Regione Istriana Ivan Jakovcic. «Abbiamo abbandonato l'idea del turismo di massa - ha spiegato - per puntare alla qualità dell'offerta, in primo luogo all'innalzamento degli alberghi al rango di 5 stelle. Per quanto riguarda il golf, faremo piccoli interventi migliorativi al vecchio campo di 18 buche sul quale giocavano il Maresciallo Tito e i suoi ospiti. La nostra intenzione è di trasformare l'arcipelago in fiore all'occhiello del turismo istriano e croato in generale». Per quanto riguarda i metodi con cui procedere in questa direzione, il ministro ha spiegato che sulla piattaforma del progetto sta lavorando lui stesso accanto ai ministri Goran Maric e Tomislav Coric. «Ovviamente - ha aggiunto - intendiamo operare in perfetta sintonia con l'autonomia locale così da arrivare a una condivisione di obiettivi». È chiaro che per effettuare il salto di qualità servirà l'intervento di capitale fresco, per cui si sta pensando alla concessione che in ogni caso non verrà assegnata prima del 2020. A questo punto però emerge l'interrogativo sul tornaconto dell'investitore per un progetto pieno di vincoli e paletti da rispettare che ne limiteranno il profitto. Di certo un intervento va fatto, poiché le isole Brioni rappresentano una bellezza i cui effetti finanziari sono alquanto modesti, soprattutto se rapportati alle destinazioni simili nel Mediterraneo. Gli alberghi e le ville sull'isola di Brioni Maggiore - con un totale di 156 camere e 304 posti letto - registrano all'incirca 30.000 soggiorni all'anno, equivalenti a un incasso di 1,6 milioni di euro. A questa cifra vanno aggiunti i 2 milioni lasciati dai circa 150.000 escursionisti giornalieri e i 340.000 euro da parte dei diportisti. Troppo poco, tanto che lo Stato deve spesso intervenire per far quadrare i conti. L'approvvigionamento idrico fra l'altro è lacunoso, e non è raro che l'acqua per i servizi venga a mancare.Le isole che furono la residenza estiva di Tito e dei suoi privilegiati ospiti si rivelano dunque un patrimonio che non riesce a sostenersi finanziariamente. In passato i vari governi hanno effettuato diversi tentativi per attirare investitori stranieri, senza esito però. E neanche ora gli operatori del settore sembrano troppo ottimisti.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 marzo 2018

 

 

A2A in Fvg produce valore per 21 milioni - I numeri del bilancio di sostenibilità del gruppo energetico. Al via un concorso per favorire iniziative imprenditoriali per il turismo
MILANO - A2A presenta il primo bilancio di sostenibilità del Friuli Venezia Giulia, documento che riassume gli impegni, i risultati e i fatti del 2016 relativi alla attività della multiutility energetica sul territorio locale. I dati sono riferiti in particolare alle province di Udine e Gorizia, dove A2A è presente con le sue attività. Il valore della ricchezza distribuita dall'azienda sul territorio è stato di 21 milioni di euro nel 2016, con 5,4 milioni spesi in forniture e servizi a favore di aziende del territorio. Sul fronte della responsabilità ambientale, nell'ultimo anno considerato la società ha prodotto energia elettrica pari a quasi un terzo del fabbisogno regionale, con i suoi impianti idroelettrici (Somplago e Ampezzo) e termoelettrici (Monfalcone). Per il 18,5% si tratta di energia da fonti rinnovabili. Gli impianti idroelettrici hanno generato, nonostante le scarse precipitazioni, 503 gigawattora, beneficiando degli interventi di ottimizzazione realizzati - a partire dal 2011 - per sostituire i gruppi di generazione turbina-alternatore degli impianti di Somplago e Ampezzo. Nel 2016 sono stati rilasciati 62milioni di m3 di acqua per garantire il deflusso minimo vitale, a tutela degli ecosistemi fluviali.In parallelo è proseguita l'attività di ripopolamento della fauna ittica, in base agli accordi siglati con l'Ente Tutela Pesca della Regione Friuli Venezia Giulia. Nel corso del 2016, la centrale termoelettrica di Monfalcone ha prodotto 2.214 gigawattora. Nelle due sezioni, rimaste in servizio, sono operativi dal 1° gennaio 2016, i nuovi sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto, che hanno comportato un investimento di 25 milioni di euro. Nello stesso anno, sono state largamente inferiori ai limiti di legge, anche le emissioni medie di SO2 (-59%) e di polveri (-75%). Per quel che concerne la responsabilità sociale, l'azienda rivendica il supporto in maniera continuativa di iniziative culturali, sportive, ambientali e sociali sul territorio. Nel 2016 ha erogato 56mila euro in sponsorizzazioni e contributi ad associazioni locali. Il dialogo con la comunità si sviluppa anche attraverso l'apertura degli impianti al pubblico, che coinvolge scuole e famiglie. Nel 2016, 918 persone hanno visitato i siti produttivi di A2A sul territorio. Sono 161 i collaboratori che lavorano nelle sedi friulane di A2A, con nove nuove assunzioni nel 2016 di personale residente nel territorio. Grande attenzione viene prestata alla formazione: le ore dedicate nell'ultimo anno analizzato sono state in media 29 per dipendente, oltre il 40% in più rispetto alla media del gruppo. Intanto la multiutility lancia anche un concorso di idee "CreiAMO Fvg" con l'obiettivo di contribuire allo sviluppo sostenibile del Friuli Venezia Giulia. Un'iniziativa che tira le fila del forumAscolto Fvg di A2A tenutosi sempre a Udine lo scorso dicembre. Nell'occasione, il gruppo che si occupa di produrre e distribuire energia elettrica e gas metano, nonché di servizi ambientali si era impegnata a lanciare nell'anno in corso un progetto a supporto di iniziative imprenditoriali finalizzate allo sviluppo sostenibile del territorio. Due mesi dopo arriva quindi la "chiamata alle armi" rivolta a tutti coloro (residenti o con sede legale in regione) che vorranno proporre idee imprenditoriali per favorire il turismo sostenibile in Friuli Venezia Giulia, ad esempio attraverso iniziative come mobilità sostenibile, attività sportive e culturali, nonché servizi innovativi e digitali. Le candidature dovranno essere presentate - entro il 15 aprile - direttamente online caricando sulla piattaforma dedicata una breve presentazione del progetto, un video pitch di tre minuti e un business plan. Ai vincitori sarà garantito, oltre a un sostegno economico, un percorso di light incubation per lo sviluppo della loro idea progettuale, curato dall'incubatore certificato Impact Hub Milano.

Luigi Dell'Olio

 

 

Sul Carso - Sistemati il Sentiero Natura e il lavatoio
TRIESTE - Dalla circoscrizione di Altipiano Ovest arrivano due buone nuove per i residenti di Prosecco e Santa Croce. Grazie alla collaborazione tra il privato e il pubblico, sono stati portati a termine due importanti manutenzioni, la prima lungo il Sentiero Natura, sistemato dagli smottamenti, la seconda sul vecchio lavatoio di Santa Croce, liberato dai rovi e dagli arbusti selvatici. Protagonisti dell'intervento una squadra di operai forestali del corpo regionale, la parte pubblica, e Albino Rupel, geometra residente a Prosecco, e già da alcuni anni interessato al recupero di manufatti e servizi del proprio territorio. Il prossimo obiettivo? La ristrutturazione della torretta che sovrasta il primo pozzo di acqua potabile di Contovello.

(ma. lo.)

 

 

Consiglio regionale - Giornata di studi su porti ed energia

Una giornata di studi dedicata alla sostenibilità energetica delle aree portuali. La organizza domani a Trieste il Consiglio regionale. Punto di partenza uno studio dell'Arpa sulle azioni pilota per il porto di Trieste. L'incontro si terrà alle 17 nella Sala Tessitori in piazza Oberdan.

 

 

Ex pescheria - Aree marine protette a confronto

Un confronto dedicato alla futura creazione di un network tra le aree protette del Mar Adriatico e dello Ionio. L'appuntamento è fissato per sabato alle 10 all'Auditorium del Salone degli Incanti. I lavori della giornata di studi, intitolata "Da AdriaPan ad AdrionPan" saranno aperti da Mitja Bricelj, segretario del ministero dell'Ambiente di Slovenia.

 

 

Corso apicoltura

Corso di avviamento all'apicoltura al Padiglione V (ex Opp), alle 17. Titolo dell'incontro "Perché tutelare le specie autoctone: la nostra ape istriana".

 

 

 

 

eHABITAT.it - MERCOLEDI', 7 marzo 2018

 

 

Ecologia del desiderio, un saggio per cambiare i paradigmi dell’ambientalismo

Perché le questioni ambientali continuano a interessare soltanto sparute nicchie di ambientalisti e non diventano, invece, la priorità di governi, organi di informazione ed educatori? Perché nei discorsi della politica – la recente campagna elettorale ne è una prova – l’emergenza ambientale viene costantemente dimenticata o, nel migliore dei casi, subordinata a urgenze costruite solamente per coagulare il consenso? In sintesi perché l’ambientalismo continua a essere una nicchia all’interno di una società che ha accesso a tutte le informazioni necessarie per comprendere i rischi connessi ai cambiamenti climatici, all’inquinamento e all’esaurimento delle risorse fossili e non ? Ecologia del desiderio, il saggio del giornalista Antonio Cianciullo pubblicato di recente da Aboca, cerca di rispondere a queste domande e lo fa a ragion veduta, visto che il suo autore si occupa di temi ambientali da oltre trent’anni. Secondo l’autore, due sono le cause del mancato cambio di paradigma di fronte alla catastrofe: gli interessi economici in gioco che perpetuano l’economia dei combustibili fossili a scapito delle energie alternative e il deficit della risposta delle masse alla richiesta di un rallentamento della folle corsa ai consumi. La tesi del saggio di Cianciullo è molto chiara. Se gli ambientalisti non sono riusciti a comunicare l’urgenza di una rivoluzione ecologista la colpa è da rintracciare in un difetto della comunicazione: “Finché gli ecologisti continueranno a vendere solo paura falliranno, anche perché la paura è merce inflazionata: dal terrorismo ai nuovi flussi migratori la concorrenza non manca. E la paura dell’oggi batte quella del domani”. L’ambientalismo riesce a dialogare con una ristretta nicchia di persone informate e desiderose di confrontarsi con la complessità, ma perché i paradigmi del consumo cambino occorre che questo messaggio arrivi alle masse. Anche l’intrattenimento deve concorrere alla costruzione di un nuovo immaginario capace di evidenziare le urgenze del nostro tempo: “Per smettere di addentare in modo bulimico il pianeta non bastano i notai dei disastri, ci vogliono romanzi, film, telenovele che aiutino a costruire un immaginario quotidiano in linea con la nuova realtà, quella in cui rischiamo di finire vittime di noi stessi. E questo immaginario non può essere solo negativo, perché in mancanza di alternative convincenti una prospettiva terrorizzante viene rimossa”. Nell’incontro tenutosi alla Casa dell’Ambiente di Torino lo scorso 2 marzo Cianciullo ha sottolineato l’importanza di un cambio di registro da parte di tutti coloro che hanno l’interesse a veicolare i temi della sostenibilità ambientale: “Giornalisti e politici devono conquistare, rispettivamente, l’attenzione di lettori ed elettori e il metodo più sbrigativo e conveniente che possono utilizzare è utilizzare la paura che è un potente traino per le emozioni. Lo si è visto nel corso di questa campagna elettorale. Da troppo tempo, però, l’ambientalismo fa leva sui timori della gente, mentre dovrebbe provare a battere altre strade per diffondersi in maniera più capillare”. Secondo Cianciullo, una delle chiavi per arrivare al grande pubblico è evidenziare come l’industria fossile non sia così conveniente come ci viene fatto credere. Nell’immaginario collettivo deve delinearsi un nuovo concetto di economia: “L’ecologia del desiderio è l’approccio di chi si è stancato di vedere una lunga lista di divieti. La strategia dell’astensione e della rinuncia potevano andare bene prima, ma oggi c’è bisogno di diffondere nuovi paradigmi della produzione a un numero più ampio possibile di persone”. La cultura pop può avere un ruolo fondamentale nella costruzione di un nuovo immaginario. Il cinema è l’arte che più di ogni altra può entrare in contatto con un numero illimitato di persone: “Ogni anno, purtroppo, decine di ambientalisti vengono uccisi durante le lotte per la salvaguardia dell’ambiente. Queste sono storie che possono avere un grande impatto sul pubblico e possono portare le questioni ecologiche al di fuori delle nicchie dell’ambientalismo”. Uno dei tasti su cui occorre insistere sono i costi dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, due argomenti sui quali la politica e l’economia mettono costantemente la sordina. Ma come spiega l’economista Carlo Carraro, citato nelle ultime pagine del saggio, “il cambiamento climatico è il più importante dei problemi economici che abbiamo di fronte. Più della disoccupazione e delle crisi monetarie. Più della recessione della sostenibilità dei nostri sistemi pensionistici. Il più importante dei problemi economici, non un problema ambientale”. I numeri dei danni economici provocati dagli effetti dei cambiamenti climatici sono inequivocabili e dovrebbero costringere i governi e la grande industria a farsi due conti e a farli in fretta. Secondo Cianciullo, l’ambientalismo che si concentra sui limiti dello sviluppo “può spaventare, può vincere la gara dei calcoli previsionali, può conquistare credibilità scientifica. Ma non parla alla pancia, non muove la forza del sogno: una rivoluzione con una squadra di contabili al potere non suona convincente. Non ha un marketing vincente”. Nell’immediato la sfida dell’ambientalismo è, quindi, quella di creare una nuova narrazione capace di tenere insieme cultura, politica, economia e informazione. Proprio quello che Cianciullo riesce a fare con un libro divulgativo che si legge tutto di un fiato e riesce a fare un po’ d’ordine nel caos generato dal sovraccarico informativo in cui siamo immersi.

Davide Mazzocco

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 marzo 2018

 

 

Circolo Verdeazzurro - "La gestione degli alberi a Trieste"

Alle 18 in via Donizetti 5/A: incontro per discutere della gestione del patrimonio arboreo della città assieme a Francesco Panepinto, funzionario forestale del Servizio spazi verdi pubblici del Comune di Trieste.

 

 

Trieste lancia il Fvg nella rete green - La Regione entra nel network per lo sviluppo di pratiche ecosostenibili nelle città
La Regione Friuli Venezia Giulia ha siglato l'accordo per entrare nella rete "Green city network", promossa dalla "Fondazione Sviluppo Sostenibile" per analizzare, promuovere e sviluppare le buone pratiche ecosostenibili nelle città, le quali troppo spesso agiscono in maniera isolata. Il progetto è nato in seguito al lancio del manifesto "La città futura" per lo sviluppo della green economy e, nella sua fase sperimentale, vedrà la partecipazione delle Regioni Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia. «Abbiamo scelto di iniziare con le due regioni con la maggior sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali, ma puntiamo ad ampliare la rete a livello nazionale», ha spiegato Edoardo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile ed ex ministro dell'Ambiente, nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri nel palazzo della Regione a Trieste. Al centro del progetto "Green city Network" c'è una bozza di "linee guida" che puntano ad assicurare un'elevata qualità urbana (compresa quella architettonica), utilizzare le risorse in modo efficiente e circolare e adottare misure per contrastare il cambiamento climatico. Sulla base di queste linee guida si terrà in aprile un incontro coi Comuni della regione per chiedere un parere sulla loro possibile attuazione. «La "green economy" trasforma la sfida per la salvaguardia dell'ambiente anche in un'opportunità economica», ha dichiarato il presidente Ronchi. «Si deve pensare ad essa - ha ribadito l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito - non come a una dimensione marginale e bucolica, bensì a un settore trasversale per la strategia di sviluppo e di crescita». L'assessore Vito ha poi elencato alcune delle iniziative intraprese dalla Regione in campo di politiche ambientali, a partire dal piano per una rete d'infrastrutture per le auto elettriche fino alla battaglia contro il rischio idrogeologico, nonché il supporto al nuovo depuratore di Servola che verrà inaugurato venerdì. «Abbiamo ereditato una regione che era il fanalino di coda d'Italia riguardo all'ambiente e in cinque anni siamo riusciti a darle una svolta», ha rivendicato infine Vito.

Simone Modugno

 

 

Ricerca in Canada - L'inquinamento "controlla" Dna - Scoperto collegamento tra i geni sollecitati dallo smog e le malattie. Le morti per inquinamento
ROMA - Le sostanze inquinanti presenti nell'ambiente possono "prendere il controllo" del Dna, accendendo in questo modo alcuni geni piuttosto che altri e scatenando malattie cardiache e respiratorie. Ad indicarlo è la prima indagine basata sull'analisi del Dna di oltre mille individui. Pubblicata sulla rivista Nature Communications, la ricerca è stata condotta in Canada, dal gruppo dell'Ontario Institute for Cancer Researc. Dall'analisi del Dna raccolto da campioni di sangue, sono stati individuati gli effetti di polveri sottili, biossido di azoto e biossido di zolfo. Per il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'Università di Roma Tor Vergata: «La ricerca ci dice quanto pesa il contributo dell'ambiente sul rischio di sviluppare alcune malattie». Queste «sono la conseguenza dell'interazione tra Dna, ambiente e casualità, ma non è facile determinare il peso di ognuno dei tre fattori». Ora si può fare grazie a studi come quello condotto nel Quebec sul Dna di 1.007 persone che vivono in posti diversi: da Montreal fino alla piccola Quebec City e la regione poco urbanizzata di Saguenay-LacSaint-Jean.Non a caso è stato scelto il Quebec per studiare gli effetti dell'ambiente sul Dna. «Qui la popolazione - ha spiegato Novelli - ha un corredo genetico simile, perché discende da un piccolo gruppo di persone arrivato nel XVIII secolo». Confrontando Dna simili di individui che vivono in zone diverse, e quindi sono esposti a livelli differenti di inquinamento, i ricercatori hanno scoperto che le sostanze inquinanti influenzano l'accensione o lo spegnimento di alcuni geni aprendo la strada soprattutto a malattie cardiache e respiratorie. È stato poi scoperto che l'impatto dell'ambiente sull'attività dei geni prevale sulla predisposizione genetica al rischio di queste malattie. «L'impatto dell'ambiente sui geni - ha concluso Novelli - è paragonabile ad un vestito, che il Dna può mettere o togliere. Mentre il Dna è scritto a penna e non si può cambiare, il "vestito" è scritto a matita e si può cambiare o con farmaci, oppure cambiando ambiente e stili di vita». Secondo l'esperto, lo studio dimostra anche quanto siano importanti i progetti sul Dna delle popolazioni, come Genome Canada, alla base dell'indagine. Per questo, anche in Italia «noi genetisti invochiamo da anni il progetto Genoma Italia».

 

 

Rigassificatore, Regione in trincea - Komadina annuncia la bocciatura dello studio di impatto ambientale
FIUME - Prosegue il muro contro muro tra Regione del Quarnero e Zagabria sul progetto del rigassificatore off-shore nelle acque dell'isola di Veglia. Un progetto fortemente avversato nella Contea fiumana e caldeggiato invece dall'amministrazione statale con il sostegno di Washington e dell'Unione europea. Il governatore della Regione di Fiume, il socialdemocratico Zlatko Komadina, ha annunciato che la sua amministrazione boccerà lo Studio di impatto ambientale del terminal offshore. Un rifiuto che contribuirà ad alimentare ulteriori tensioni e proteste lungo l'asse Fiume-Zagabria, con scenari al momento imprevedibili. Komadina, nel motivare il no della Contea al documento, ha dichiarato che in riva al Quarnero si pretendono alti standard di tutela ambientale, garantiti dal progetto legato all'approntamento del rigassificatore sulla terraferma, nei pressi di Castelmuschio (Omisalj). «L'attività del rigassificatore offshore - ha concluso il governatore - potrebbe invece inquinare gravemente l'ambiente marino». Intanto prosegue fino al 18 marzo nella sede del Comune di Castelmuschio (ma anche online) la raccolta di firme contro la nave metaniera.

(a.m.)

 

 

Un punto di raccolta rifiuti davanti al castello di Muggia - L'artista Villi Bossi, proprietario del maniero: «Un'offesa a città e visitatori»
L'assessore Litteri: «Pronti a spostarlo se interferisce con l'attività turistica»
MUGGIA - Sportelli itineranti e mappatura dei punti di raccolta dei sacchetti della spazzatura dove il servizio "porta a porta" non può arrivare. Queste le ultime novità in materia di raccolta differenziata dei rifiuti a Muggia, anche se le polemiche non accennano a diminuire come denuncia il proprietario del castello di Muggia: «Il Comune ha creato un punto di raccolta dei sacchetti della spazzatura davanti all'ingresso di uno dei simboli di Muggia». Castello Incredulità e rabbia. Sono i sentimenti che contraddistinguono in questi giorni Villi Bossi, il celebre artista muggesano di fama internazionale che da diversi anni ormai risiede all'interno dello storico Castello di Muggia. Il motivo? Il Comune ha deciso di posizionare davanti all'ingresso dell'edificio simbolo della cittadina rivierasca un punto di raccolta di rifiuti. «Sono sbigottito, mi chiedo solamente come si sia potuta pensare una simile cosa. Con tutti i turisti che vengono a farci visita come si può ipotizzare di raccogliere i rifiuti proprio davanti all'entrata del Castello? È un'offesa all'immagine di Muggia e al concetto di turismo», osserva Bossi. Anche il figlio, Alberto, ha rimarcato la situazione: «Mio padre è 25 anni che si impegna gratuitamente per tenere decorosa tutta la zona attorno al maniero. Siamo davvero amareggiati». Villi Bossi si è incontrato con l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri per cercare di far cambiare idea all'amministrazione comunale. Come è andata? «Potremmo eventualmente spostare questo punto di raccolta qualora interferisca con l'attività turistica del signor Bossi», ha spiegato l'esponente della giunta Marzi che ha anche puntualizzato le modalità del sistema: «Nel centro storico i sacchi vanno esposti fuori dalla porta di casa dalle 7 alle 9 del mattino tre volte alla settimana (carta, plastica e secco residuo): entro le 9 vengono raccolti da un mezzo elettrico. Soltanto per le case alle quali il mezzo elettrico non può accedere perché ci sono scale, abbiamo individuato dei punti di raccolta ed uno di questi è vicino all'entrata del castello». Nelle calli o nelle vie in cui il servizio "porta a porta" non è disponibile, i residenti sono dunque autorizzati a utilizzare i seguenti sette punti di raccolta dei rifiuti: via della Torre (angolo calle Puccini), via Dante Alighieri (lavatoio/fontana), via Verdi (angolo corso Secundis), calle Lauri (civico 2), calle Lauri (angolo calle Monticula), calle Monticula (angolo largo Amulia) e calle Monte Albano (angolo via Verdi). Sportello Uno "sportello itinerante" sulla raccolta differenziata dei rifiuti. È questa la nuova strategia comunicativa dell'amministrazione comunale muggesana per affrontare la spinosa questione del "porta a porta". Il Comune ha formalmente calendarizzato una serie di appuntamenti informativi dedicati ai cittadini che si snoderanno nel corso di tutto il mese di marzo. «Gli incontri sono stati strutturati secondo la modalità di uno sportello informativo itinerante quotidiano, dislocato, con cadenza fissa, in una zona diversa del territorio in modo da essere il più accessibile possibile a tutti i cittadini e offrire, al contempo, a chiunque la possibilità di interfacciarsi nel giorno più confacente ai propri impegni», spiega in una nota il Comune. Ogni giorno, dalle 17 alle 19, sarà offerta la possibilità di confrontarsi sul nuovo sistema "porta a porta". Questo il calendario stilato dal Municipio: i lunedì (12, 19 e 26 marzo) a Zindis (sede della Microarea), i martedì (13, 20 e 27 marzo) a Fonderia (sede degli uffici di via di Trieste, primo piano), i mercoledì (oggi, 14, 21 e 28 marzo) nel centro cittadino (all'ufficio Urp di piazza della Repubblica) e a Santa Barbara, i giovedì (8, 15, 22 e 29) ad Aquilinia (nella segreteria della Tergestina nel palasport) e infine i venerdì (9, 16, 23 e 30) a Chiampore (alla scuola della musica). Nel mentre l'Infopoint della Net continuerà ad essere operativo nella sede dell'Urp di piazza della Repubblica ogni venerdì, dalle 10 alle 12. E per chi non riuscisse a recarsi fisicamente ai vari appuntamenti rimarrà sempre a disposizione il numero verde della Net 800520406.

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 marzo 2018

 

 

Com'e' profondo il mare di Renata Lucchi (OGS) - La ricercatrice svolge indagini sull'evoluzione dei margini continentali attraverso i carotaggi

Ora studia l'Artide - Ha grande esperienza, al suo attivo ben cinque missioni oceanografiche, di cui due come responsabile scientifico.

Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare, diceva Borges. Ed effettivamente il mare ha i suoi codici, la sua lingua e soprattutto una storia che può ricondurci a quella della Terra. Quando la passione per l'ambiente acquatico si fa scienza, qui a Trieste non si può ignorare il nome di Renata Lucchi, ricercatrice presso l'Ogs. Ha una storia articolata alle spalle: laureata a Milano, specializzata in Galles, ha poi svolto ricerca a Barcellona. Il suo campo è la Geologia marina. Ora vive e lavora a Trieste: «Non amo le città grandi - dice - Trieste ha una dimensione molto più umana rispetto alle metropoli e poi è realmente la città della scienza». All'Ogs Renata Lucchi si occupa dell'evoluzione dei margini continentali e quindi le aree di piattaforma e scarpata continentale: «Parliamo di ambiente marino con profondità dai 200 ai 1600 metri. Svolgo questa attività prevalentemente attraverso lo studio delle carote di sedimento», ovvero dei sondaggi del sottosuolo marino che contengono il record temporale di quello che è avvenuto nel punto in cui si effettua il sondaggio. «In pratica in base alle caratteristiche fisiche della composizione del luogo che io studio, posso capire quale tipo di progetto ha causato l'eventuale erosione o il trasporto. Da oltre 15 anni mi occupo dei margini polari. Quando sono rientrata dal Galles ho lavorato su progetti relativi all'Antartide mentre ora mi occupo dell'Artide». Lucchi ha fatto ben 5 campagne oceanografiche, in due aveva come responsabile scientifico. «I dati che noi produciamo, le nostre ricostruzioni, servono poi ai modellisti che li usufruiscono nei loro modelli con lo scopo di fare predizioni per il futuro». Ma il mare, appunto, è una passione che si traduce anche al di fuori del lavoro. Renata Lucchi infatti è istruttrice di nuoto, ha un brevetto di assistente bagnante, ha un brevetto Padi per fare le immersioni: «Amo però anche le altezze, non solo le profondità acquatiche. Ho seguito infatti un corso di alpinismo con il gruppo I Corvi di Mandello, tuttavia i miei hobby sono stati rallentati dalla nascita dei miei tre figli».

Mary B. Tolusso

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 5 marzo 2018

 

 

LAVORI: ACEGASAPSAMGA - Un piano acqua da 12 milioni - Tubi nuovi per 90 mila residenti

Il 2018 sarà l'anno dell'acqua. AcegasApsAmga, l'utility nordorientale (Trieste-Padova-Udine) controllata dal gruppo Hera, ha redatto il budget di stagione, che vede il ciclo idrico al primo posto negli investimenti programmati su Trieste. Il 40% delle risorse postate dalla società, per alzare la qualità dei servizi, è destinato in particolare a migliorare l'efficienza nell'erogazione dell'acqua, nella zona carsica e in una ampia porzione dell'area urbana. La distribuzione del gas, in vista anche della gara che sarà bandita entro l'estate, la riqualificazione della rete elettrica, l'ammodernamento dei mezzi e dei contenitori impiegati per tenere pulita la città completano il ventaglio degli interventi che saranno effettuati durante il corrente anno. Roberto Gasparetto, direttore generale dell'azienda e riferimento della capogruppo sul territorio, molla per un attimo gli ormeggi dalla sua proverbiale prudenza: «L'obiettivo strategico è l'eccellenza delle prestazioni. Se in questi anni abbiamo provveduto alla base preparatoria degli adempimenti, il 2018 dovrà segnare il salto di qualità». Per farlo AcegasApsAmga mette sul tavolo 30 milioni, a concludere il quadriennio di interventi iniziato nel 2015 con un impiego complessivo di circa 160 milioni di euro. I 30 milioni dell'annata saranno così ripartiti: 12 sul ciclo idrico, 10 sul gas, 6 sull'energia elettrica, 2 sull'ambiente. Sul punto più elevato del podio, come anticipato, scroscia la questione acqua. Con due operazioni-pilota. La prima, sia per i costi (2,4 milioni di euro) che per le difficoltà di esecuzione, riguarda la sostituzione della condotta di Monte Calvo, un rilievo di 454 metri non lontano dall'Area di ricerca. L'impianto approvvigiona circa 30 mila residenti: l'acqua arriva dal serbatoio di Santa Maria Maddalena e punta verso l'Altipiano. Disseta tra gli altri Padriciano, Basovizza, Conconello, Banne. Il dislivello di quasi 400 metri - spiega Gasparetto - deve essere affrontato mediante un'elevata pressione che ha finito con il logorare l'infrastruttura. L'attuale "tubone" s'inerpica in mezzo ai boschi e così ogni problema tecnico si moltiplica per due, perché manutenzioni e riparazioni sono più lunghe e difficili. E per ogni intervento bisogna chiudere l'impianto, provocando frequenti disservizi. La nuova condotta sarà invece realizzata vicino a strade praticabili, in modo tale da velocizzare l'operatività. Navigando nelle acque comunali si scende poi verso la periferia e verso il centro, dove saranno bonificate le condotte in ghisa grigia, collocate negli anni Trenta: l'anzianità delle giunzioni non giova al trasporto e alla distribuzione idrica, per cui occorre aprire numerosi cantieri e spendere 2 milioni di euro. Una vasta fascia urbana sarà interessata all'operazione, che toccherà Borgo Teresiano, Barriera Nuova, Cologna, Guardiella, zona dell'Ospedale Maggiore, Longera, Rozzol Melara. Gasparetto stima tra i 50 e i 60 mila residenti.La tubatura di ghisa grigia non è problematica solo per l'acqua, ma anche per il gas. Bisogna cambiarla. Una buona parte del lavoro sui 560 chilometri della rete cittadina è già stata fatta, nel 2018 necessiterà provvedere a una quarantina di km, finanziati con poco meno di 4 milioni di euro. In tema di energia elettrica, l'attenzione di AcegasApsAmga si concentrerà sull'area di Chiadino, dove saranno posati 4 chilometri di cavi a media tensione. Gasparetto ha chiuso la rassegna delle principali iniziative dell'annata con il comparto ambientale, che vedrà ammodernata la flotta di automezzi, la cui età media si è di molto abbassata attorno ai 4-5 anni e i cui standard sulle emissioni inquinanti sono tutti classificati Euro 6.I rapporti con il Comune, che è socio di Hera con una quota del 4,6%, sono giudicati dal direttore generale «buoni e collaborativi, come dimostrato dalla gestione del cantiere di via Carducci». Superate infine le incomprensioni sulle multe riguardanti la pulizia delle strade.

Massimo Greco

 

 

Gara dei rifiuti, parola al Consiglio di Stato
Roberto Gasparetto coglie l'occasione per un quadro generale delle iniziative e delle vertenze di maggiore rilevanza riguardo la presenza di AcegasApsAmga sul territorio. A cominciare dal Depuratore di Servola, che ha completato i lavori ed è ora sottoposto alle prove di collaudo: la più recente è stata quella ad opera delle Ferrovie dello Stato. L'accensione della macchina ambientale servolana, costata oltre 50 milioni di euro, è ritenuta imminente. Ancora attesa, invece, sulla gara da 9,3 milioni per aggiudicarsi spazzamento e raccolta dei rifiuti solidi nell'area urbana triestina: il contenzioso, acceso dalla coop romagnola Ciclat che nello scorso novembre ha prevalso davanti al Tar Fvg, è approdato in Consiglio di Stato, che non si è ancora espresso. La gara resta quindi congelata e AcegasApsAmga, in considerazione delle tempistiche decisionali della giustizia amministrativa, ha prorogato i gestori uscenti - Italspurghi e cooperativa Sole - fino al 30 aprile 2018. Ciclat aveva impugnato il bando di gara avendo contestato l'inserimento di vincoli di carattere contrattuale in tema di lavoro. Infine, Gasparetto ha preannunciato che l'esercizio 2017 dell'utility sarà esaminato dal cda, presieduto dall'avvocato Giovanni Borgna, attorno al 10 marzo. Senza entrare nel merito delle cifre, il direttore generale ha anticipato che si tratterà di un buon bilancio, con risultati «superiori alle previsioni». Al manager preme soprattutto sottolineare la sensibile diminuzione dell'indebitamento, sceso attorno ai 400 milioni.

(magr)

 

 

Rigassificatore di Veglia, sale la protesta - In pochi giorni diecimila firme per la petizione lanciata dal Comune di Castelmuschio. Manifestazione a Fiume
FIUME - Si infiamma la protesta contro il rigassificatore che il governo croato intende costruire a Castelmuschio (Omisalj), sull'isola di Veglia (Krk). Il Comune, che da settimane si oppone all'idea di un terminale galleggiante (offshore), ha lanciato una petizione che ha raggiunto in pochi giorni quota diecimila firme, mentre l'altro ieri alcune migliaia di persone hanno manifestato a Fiume, ottenendo il sostegno di diversi politici. Il progetto, che si trascina da diversi anni e che dovrebbe essere completato entro il 2019 - ha già ricevuto un finanziamento europeo - sembra dunque non fare passi avanti per quanto riguarda il gradimento da parte della popolazione ma anche delle autorità locali.«Ritengo che il progetto di costruzione di un rigassificatore galleggiante a Castelmuschio sia inaccettabile dal punto di vista giuridico, economico ed ambientale e chiedo al governo croato di rinunciare alla sua attuazione»: è questo il testo che il Comune di Castelmuschio chiede ai cittadini croati di sottoscrivere al fine di far pressione sull'esecutivo di Zagabria. Pubblicata sul sito internet del Comune stesso (omisalj.hr/peticija), la petizione ha già ottenuto il sostegno trasversale di diverse autorità locali che dall'Istria a Fiume sono scese in campo contro il terminal per il gas naturale liquido (Gnl). L'eurodeputato della Dieta democratica istriana Ivan Jakovcic, i socialdemocratici Vojko Obersnel e Zlatko Komadina, rispettivamente sindaco di Fiume e presidente della Regione litoraneo-montana (Primorsko-goranska zupanija), così come il presidente del movimento anti-sistema Zivi zid, Ivan Sincic, hanno manifestato nel fine settimana a Fiume al fianco della prima cittadina di Castelmuschio Mirela Ahmetovic, chiedendo una moratoria sulla costruzione. A creare un fronte così esteso e variopinto dal punto di vista politico è il tipo di rigassificatore che il governo croato ha in programma di realizzare a Veglia. Il terminal Gnl, che inizialmente doveva essere situato sulla terraferma, sarà invece di tipo offshore, al fine di accelerare i lavori. Definito un «progetto strategico nazionale» dall'esecutivo, il piano ha già ricevuto un finanziamento europeo di circa 100 milioni di euro con un vincolo per l'entrata in funzione dell'infrastruttura al 2020. Tuttavia, come ha ricordato di recente l'eurodeputato istriano Jakovcic, «lo studio del 2016 finanziato dalla Commissione europea ha evidenziato come la soluzione sulla terraferma sia migliore dal punto di vista tecnico, ambientale e anche in termini finanziari». Proprio per questo Jakovcic ha chiesto all'esecutivo di tornare al progetto iniziale oppure di costruire il terminal offshore in mare aperto e lontano dalla costa. Le autorità locali sono dello stesso avviso. Sabato la sindaca Ahmetovic ha chiesto al governo di «rispettare la legge croata», e il presidente della Regione litoraneo-montana Zlatko Komadina ha accusato l'esecutivo di Adnrej Plenkovic di volere «un disastro naturale» sull'isola di Veglia. L'assemblea regionale ha intanto approvato all'unanimità una risoluzione che si oppone al rigassificatore galleggiante, considerato inaccettabile dal punto di vista ambientale e insufficiente per quanto riguarda i benefici economici che dovrebbe portare. Per l'esecutivo la situazione si fa complicata, tenuto conto delle scadenze (i lavori devono iniziare quest'anno se li si vuole terminare entro il 2019) e delle pressioni geopolitiche. Washington, lo ricordiamo, ha recentemente fatto sapere di sostenere il rigassificatore di Veglia, che permetterebbe all'Unione europea di limitare la propria dipendenza energetica nei confronti della Russia

Giovanni Vale

 

 

GORIZIA - Il Giardino Viatori è pronto a mostrare i suoi gioielli
Si avvicina la primavera e quindi la riapertura del Giardino Viatori. Lo annuncia in poche righe la Fondazione Carigo (che ne è proprietaria) sul suo sito Internet. Sarà possibile visitare il Giardino da sabato 17 marzo a domenica 3 giugno, dalle 15 alle 19, con visita guidata alle 17. E ci sarà come sempre da perdersi tra le meraviglie costituite da centinaia di rododendri ed azalee, collezioni di lillà, ortensie, spiree, viburni, osmanti, peonie, rose rampicanti, pruni e meli da fiore, oltre a un centinaio di magnolie caducifoglie, l'ultimo grande amore del professor Lucio che, da sempre appassionato di botanica e giardinaggio, diede vita alla sua magnifica creatura dagli anni Settanta (attraverso un lungo, appassionato e dispendioso lavoro), in seguito all'acquisto di una collina ai margini della città, con splendida vista su Gorizia con il suo castello, l'Isonzo, il Carso e le Prealpi. Da tempo, il Giardino Viatori costituisce uno degli incanti della città, capace di attrarre non solo appassionati e curiosi del territorio, ma anche di altre regioni d'Italia e dall'estero, che rimangono a bocca aperta di fronte a tanta bellezza. La storia è nota: secondo le disposizioni testamentarie del professor Lucio Viatori, scomparso nel febbraio 2014, il Giardino passò alla Fondazione Carigo, la quale, con oneri economici che difficilmente altri avrebbero potuto sostenere, si è assunta l'impegno di conservare e valorizzare questo prezioso patrimonio nell'interesse dell'intera comunità, mantenendo vivo il progetto e l'insegnamento del suo creatore. Alle visite gratuite, che erano state introdotte già da anni dal professor Lucio, il Giardino, da quando è gestito dalla Fondazione con il supporto operativo dell'associazione "Amici del Giardino Lucio Viatori", ospita anche una serie di iniziative concertistiche e collaborazioni con le scuole. Ciò ha permesso di espandere ulteriormente la sua conoscenza attirando anche un altro tipo di pubblico. Il calendario delle iniziative di quest'anno, al momento, non è ancora stato reso noto.

Alex Pessotto

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 4 marzo 2018

 

 

Trasporti, il filobus conviene di più di quello elettrico. La lettera del giorno di Lorenzo Zivec
In relazione all'articolo apparso in data 2 marzo 2018 e relativo all'ipotesi di linea Capodistria/ Trieste mediante l'utilizzo di autobus elettrici a ricarica rapida (presumo da quello che si capisce dall'articolo), volevo aggiungere da studioso dei trasporti ecocompatibili, un paio di cose relative all'aspetto tecnico/ economico del progetto. Il costo di un tale vettore non è del 20% superiore a quello di un veicolo a gasolio ma è il doppio; molto elevati risultano pure i costi di manutenzione ed impegnativo anche lo smaltimento degli accumulatori (di rilevante impatto ambientale). Inoltre anche la eventuale istallazione di "colonnine di ricarica" lungo il percorso non è un aspetto secondario da sottovalutare, in relazione soprattutto alla potenziale utenza,tutta da verificare, della linea in oggetto. Concluderei infine citando un articolo tratto dalla Gazzetta di Parma del 1/3/2018 in cui si parla di autobus elettrici, in cui Tep che è l'azienda che gestisce il trasporto pubblico nella città emiliana conclude:"Al momento, però, l'unica tecnologia elettrica altamente affidabile è quella filoviaria, nella quale Tep ha sempre creduto. Al contrario di tante città dove la rete filoviaria è stata smantellata a partire dal primo dopoguerra, a Parma la rete è stata mantenuta e progressivamente ampliata. Certamente si tratta di un tipo di alimentazione che non si adatta a tutti i tracciati, ma laddove è utilizzabile, Tep intende senz'altro mantenerla e svilupparla, in virtù del beneficio ambientale reale (zero emissioni, zero batterie da smaltire, mezzi praticamente non soggetti ad usura) che questo genere di mobilità offre. In quest'ottica abbiamo previsto la sostituzione dei filobus attualmente in servizio sulla linea urbana 1 con 7 filobus full electric di ultima generazione".

 

«Indisciplinati». «È ingiusto generalizzare» - Polemica sul Carso fra residenti e ciclisti
È polemica sull'altipiano fra residenti e ciclisti. I primi lamentano un comportamento irrispettoso delle regole del codice della strada da parte dei tanti che, sul Carso, «pedalano in maniera indisciplinata». I secondi si sentono sottoposti a un attacco che definiscono «immeritato e che generalizza in maniera ingiusta». «Non danno la precedenza ai pedoni sulle strisce - accusano molti residenti delle tante frazioni del Carso -, pedalano affiancati in file di tre o quattro, mentre il codice prevede che si debbano sistemare in fila indiana, non rispettano i segnali di precedenza. Rappresentano un pericolo». «Rifiutiamo a priori la definizione di "ciclisti indisciplinati" - replica Federico Zadnich, coordinatore regionale Fiab, la federazione che riunisce gli amici della bicicletta - perché esistono semplicemente cittadini che utilizzano vari mezzi per muoversi, uno dei quali può essere la bicicletta. Poi chi è irrispettoso delle regole lo è sia che usi un'auto o una moto, sia che salga su una bici».

(u.s.)

 

 

Clima - Dopo le tempeste in arrivo caldo e siccita' - I dati europei confermano il riscaldamento globale.

L'estate 2018 sara' da record. E l'agricoltura e' gia' in ginocchio: i danni da neve superano i 300 milioni di euro

ROMA - Buran, l'ondata di gelo siberiano, che ha messo in ginocchio l'Italia causando disagi immani alla circolazione dei treni e non solo ha portato le temperature a un livello che da qualche anno appariva inimmaginabile, quanto meno a bassa quota. Invece la Groenlandia ha avuto ben 61 giorni con la temperatura sopra lo zero, davvero incredibile se si pensa che dal 1980 il massimo dei giorni erano stati solo 16 nel 2011. Abbiamo assistito a un inverno impensabile anche sopra l'ottantesimo parallelo che impegnerà i climatologi a studiare il fenomeno. Nell'Artico, si sono toccate temperature medie superiori di 20 gradi. Per analizzarlo ci vorrà tempo, intanto gli scienziati definiscono pazza questa situazione. Tuttavia, per tornare all'Italia i vari sotto zero percepiti lungo tutto lo Stivale non devono trarci in inganno sulla condizione climatica. Buran infatti altro non è che un evento straordinario che, tuttavia, non disturberà lo status italiano degli ultimi anni di Paese affetto da caldo anomalo e da prolungati periodi di siccità. Il 2017 si è chiuso con il riconoscimento di anno più caldo e secco degli ultimi due secoli, secondo i dati dell'Isac-Cnr (l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Centro Nazionale di Ricerca) alla luce del fatto che in ben sei mesi su 12 si è registrata una diminuzione di oltre il 50% dei rovesci medi con temperature più alte di quasi 1,5 gradi centigradi rispetto alla norma. Il 2018 - Buran a parte - non sembra essere da meno. L'avvertimento stavolta arriva dalle previsioni meteorologiche del Centro Europeo specializzato sul clima, l'Ecwmf, secondo cui nei prossimi tre mesi la temperatura sarà più calda di 1/1,5 gradi rispetto alle medie, con l'aumento base più anomalo, circa 2 gradi, che sarà percepito nel Triveneto. Le previsioni dell'Ecwmf fanno pensare quindi che anche quest'anno sarà afoso e secco, con i conseguenti danni all'agricoltura, all'ambiente e agli approvvigionamenti idrici che - purtroppo - ormai abbiamo imparato a conoscere bene. L'agricoltura soprattutto è un settore particolarmente in crisi, dal momento che non solo la siccità, ma anche queste improvvise ondate di gelo devastano letteralmente l'esito dei raccolti: secondo Coldiretti, il freddo di questi giorni ha causato danni agli agricoltori per circa 300 milioni di euro. Caldo o freddo che sia, l'agricoltura ci rimette sempre, dal momento che ancora Coldiretti stima i pesanti effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano sull'agricoltura italiana in 14 miliardi di euro di danni nell'ultimo decennio. Il cambiamento climatico dunque continua a imperversare, e si candida ad argomento clou anche del dibattito pubblico di quest'anno. Il fantasma della siccità aleggia pericoloso anche sul 2018, con l'agricoltura che non è l'unico campo che può risentirne, dal momento che la mancanza di piogge penalizzerà sicuramente l'utilizzo delle centrali idroelettriche, che vedranno la propria produzione di kilowatt/ora di energia drasticamente frenata. In termini pratici significa che le fonti rinnovabili rischieranno di essere in calo, e che quindi per soddisfare la domanda di energia elettrica del Paese si ricorrerà maggiormente alle centrali termoelettriche e a quelle a metano. Energia costosa dunque, che potrebbe in breve tempo far lievitare sensibilmente gli importi della bolletta. Occorre fare presto, quindi, a rovesciare questa situazione climatica. Bisogna ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la capacità di assorbimento dell'anidride carbonica da parte della biomassa, incentivando l'efficienza energetica e l'uso di fonti rinnovabili. Occorre poi incentivare opere quali impianti fotovoltaici ed eolici e centrali geotermiche, superando paradigmi ideologici. Sfide importanti, da affrontare stringendosi nei nostri cappotti, ma consapevoli che dovremo riporli presto nell'armadio.

Alfredo De Girolamo

 

 

Pola - Smaltimento rifiuti, parte la discarica di Castion
POLA - Dopo una lunga serie di rinvii dovuti a problemi burocratici e anche di natura tecnica, finalmente il Centro regionale per la gestione dei rifiuti di Castion nel Comune di Medolino ha iniziato a operare a tutti gli effetti e con tutti i permessi richiesti. È stata un'inaugurazione alla chetichella, senza la presenza della stampa a causa delle avverse condizioni del tempo, come spiegato dal suo direttore Darko Visnjic. Nella prima fase che durerà da 15 a 20 giorni per una questione di calibratura degli impianti verranno trattate solo 3.600 tonnellate di rifiuti, poi man mano si salirà al 30-40 per cento delle 90 mila tonnellate che rappresentano la sua capacità annuale. L'Istria però ne produce 150.000 per cui si deve puntare al massimo sulla selezione, anche nel rispetto della direttiva europea che impone il riciclaggio del 50% dei rifiuti che quindi diventerà materia prima. La tecnologia di elaborazione dei rifiuti è la cosiddetta Mbo ormai obsoleta, il che ha scatenato aspre contestazioni da parte degli ambientalisti, della popolazione e dell'opposizione politica.

(p.r.)

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - Intollerabili i rifiuti in mare

Trieste è bella, ma è trattata male. Trieste è una della più belle città del mondo, questo lo sappiamo in molti, ma allo stesso tempo ci sono alcuni passanti, triestini e non, che non hanno troppa cura di essa. Quello che mi fa impazzire, oltre a vedere l'immondizia sparsa da tutte le parte, magari nei posti più belli, quegli storici, è quello di vedere in mare, galleggiare delle bottiglie di vetro. Ma come si può, dico io, essere così maleducati, da inquinare la natura, il nostro favoloso mare con delle bottiglie ed altri oggetti sparsi. Ma queste immagini sono assurde da comprendere, spazzatura che galleggia per giorni in mare, senza mai affondare. Ci sono anche delle meduse in mare, ma non credo esse abbiano l'usanza di bere birre e lasciarle nel loro habitat. Ma si può sfregiare la nostra città in questo modo? Mettiamoci una mano sulla coscienza. Esistono delle "cose", chiamate "bottini per le immondizie ", dove la gente, guarda caso, può inserire i rifiuti, ma no, meglio bersi una birra e poi gettarla in mare, tanto il mare non è mica nostro vero?Questo mi fa impazzire, abbiamo una bella città, dobbiamo saperla rispettare e conservare per noi e per quelli che verranno. In fondo però, è solo una questione di buona educazione, voi vorreste che qualcuno vi buttasse dell'immondizia in casa vostra? No, vero, allora evitiamo di farlo con la nostra bella natura.

Igor Gherdol

 

 

Diritti, inclusione sociale e ambiente - Quanto va a rilento l'economia civile di ANTONIO CALABRÒ

L'economia mondiale s'è rimessa in moto. Il Pil (la ricchezza prodotta nei vari Paesi in beni e servizi) cresce un po' dovunque, pure in Italia (anche se dell'1,5%, meno che nel resto d'Europa, la metà del 2,9% della Germania). Eppure è difficile parlare di una vera e propria "uscita dalla crisi". Permangono gravi diseguaglianze che frenano uno sviluppo più equilibrato e sostenibile. E si va a rilento sulla strada d'una "economia civile" attenta ai diritti delle persone, all'inclusione sociale e all'ambiente. Molti sprechi, poche riforme. Guardando innanzitutto al nostro Paese, si parla pochissimo di debito pubblico, un macigno che frena i nuovi investimenti ma oscura anche il futuro delle nuove generazioni. Il tema è caro a Carlo Cottarelli, economista di rilievo internazionale, una lunga carriera al Fondo monetario internazionale e la responsabilità (dal 2013 al 2014) di commissario per la revisione della spesa pubblica: ha costituito un "Osservatorio" all'Università Cattolica di Milano e ha appena pubblicato "I sette peccati capitali dell'economia italiana" (Feltrinelli, pagg. 176, euro 15,00): evasione fiscale, corruzione, eccesso di burocrazia, lentezza della giustizia, crollo demografico, divario tra Nord e Sud, difficoltà a convivere con l'euro. Sono frutto di scarso senso del bene comune, di egoismi di territorio, famiglia, censo e corporazione, non producono buon capitale sociale indispensabile per lo sviluppo. Mali di antiche radici politiche e sociali. Ma anche tendenze ancora attuali al malgoverno e allo spreco, eliminabili con serie scelte riformatrici. Ci sono tendenze di crescita interessanti, da parte dell'industria innovativa, pure nel Mezzogiorno. E si può fare molto di più. Cosa? Lo racconta Enrico Giovannini in "L'utopia sostenibile" (Laterza, pagg. 176, euro 12,00). Economista all'Ocse, ex presidente dell'Istat ed ex ministro del Lavoro, adesso presiede l'Asvis (l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, frutto della collaborazione tra autorevoli istituzioni e fondazioni d'impresa). E scrive che bisogna investire su ambiente, salute, istruzione, acqua ed energie rinnovabili e su infrastrutture, materiali e digitali, in grado di ridurre fame, povertà, emarginazione sociale. E conflitti (abbattendo così anche i flussi di migrazione che tanto preoccupano l'Europa). Sono gli "obiettivi di sviluppo sostenibile" indicati dall'Onu, una strategia per vivere tutti meglio.È necessario "Invertire la rotta", come suggerisce il titolo dell'ultimo libro di Joseph E. Stiglitz, professore alla Columbia University e premio Nobel per l'economia 2001, pubblicato da Laterza (pagg. 85, euro 8,00) su "disuguaglianza e crescita economica". Stiglitz sostiene ancora una volta che proprio gli squilibri sociali scatenano le crisi economiche e ostacolano lo sviluppo e dunque insiste sulla necessità di politiche economiche per "maggiori investimenti pubblici", d'una "migliore governance aziendale" e di "leggi antitrust e antidiscriminazioni", di "un sistema finanziario più regolamentato", di un "rafforzamento dei diritti dei lavoratori", di "sistemi di tassazione e trasferimenti più progressivi". Insomma, "riscrivendo le regole che disciplinano l'economia di mercato secondo queste esigenze potremo ottenere una maggiore uguaglianza nella distribuzione del reddito sia prima che dopo le tasse e i trasferimenti e di conseguenze risultati economici migliori".Nella riflessione critica sull'economia un posto speciale va riservato a Richard H. Thaler, premio Nobel 2017. Lo confermano le pagine di "Misbehaving" ovvero "La nascita dell'economia comportamentale" (Einaudi, pagg. 488, euro 22,00). "Misbehaving" vuol dire, letteralmente, comportarsi in modo anomalo. E cioè muoversi fuori dagli schemi razionali che l'homo aeconomicus dovrebbe seguire, per decidere un investimento, contrarre un mutuo, scegliere cosa consumare, assecondare i propri interessi. Lo fanno in tanti, seguendo l'istinto peggiore, ripetendo errori, scatenando crisi. Bisogna allora cercare di capire meglio le fondamenta della behavioral economics, l'economia comportamentale (analizzata anni fa anche da Daniel Kahneman, anche lui Nobel) e provare a convincere banchieri ed economisti, risparmiatori e consumatori a mettere in atto comportamenti virtuosi (pagare le tasse, per esempio) nel nome di reali interessi comuni. Evitare per esempio di scaricare il peso del proprio benessere attuale sulle nuove generazioni (facendo crescere il debito pubblico). Non affidarsi a spericolate operazioni finanziarie che distruggono ricchezza e lavoro. Non cedere a egoismi di tutela di privilegi se si distruggono ambiente ed equilibri sociali. Ci sono, spiega Thaler, con grande ricchezza di aneddoti e storie, "spinte gentili" che possono indirizzare l'opinione pubblica verso comportamenti non irrazionali e invece virtuosi. E riforme da fare diventare popolari, per tenere insieme progresso tecnologico e qualità della vita per il maggior numero di persone. Scelte indispensabili, da consigliare a chi governa, ma anche a chi guida le imprese, per creare proprio nei luoghi di lavoro la consapevolezza dell'importanza di scelte responsabili. Ne va d'un migliore futuro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 3 marzo 2018

 

 

Muggia lancia un Sos sul "porta a porta"dei rifiuti - La lettera del giorno del Comitato "Muggia Sos porta a porta"
"Muggia Sos porta a porta". La maggior parte dell'opinione pubblica non ha compreso la gravità del problema che sta scatenando le proteste dei muggesani e rischia di coinvolgere anche Trieste e dintorni. Perché abbandonare la "raccolta differenziata" di tipo "stradale" per un sistema "porta a porta spinto" è un'operazione delicata e complessa: che in questo caso si sta rivelando un salto nel vuoto, per le troppe lacune e improvvisazioni. Innanzitutto, a differenza dell'attuale servizio - garantito 365 giorni all'anno - il "porta a porta" previsto funzionerà solo se il tempo è bello: perché, lo stesso gestore "sconsiglia" di depositare i contenitori in strada "in condizioni atmosferiche avverse"... senza indicare, però, l'alternativa in caso di maltempo. Risultato: con bora o pioggia intensa, le immondizie rimarranno in casa oltre i 7 giorni minimi previsti. Compreso l'umido e il "residuo secco" che prevede anche assorbenti, pannolini e pannoloni. Così, sia per i tempi di permanenza che per gli ingombranti contenitori di immondizie consegnati ai muggesani, le case rischiano di trasformarsi in "piazzole ecologiche". Come rivelano le foto, i contenitori allineati occupano una parete di quasi 3 metri e aperti arrivano a metri 1,10 in altezza: ma in quale cucina o appartamento di Muggia, Aquilinia o San Dorligo c'è tanto spazio? Anche nasconderli per non dare uno schiaffo all'estetica, è arduo. Così come depositarli in strada di sera dalle 19 alle 24 - senza chiusura ermetica e senza ancoraggi - è un rischio per la salute, un esca per gli animali e un insulto al paesaggio. Oltre che un vero e proprio lavoro da netturbino: perché questo "porta a porta" è in realtà un "da porta in strada". Tocca al cittadino, infatti, depositare ogni sera e recuperare al mattino, i contenitori sulla strada pubblica anche se distante centinaia di metri dall'ingresso di casa. Se a questo si aggiunge che non sono chiari neanche i costi del servizio, ce n'è abbastanza per pretendere chiarimenti e per favorire, nel frattempo, la "migrazione dei rifiuti" verso i cassonetti di Trieste e dintorni. Perciò chiediamo la creazione di un tavolo di lavoro dove far sentire la voce dei cittadini ed ottenere chiarimenti precisi anche rispetto alla relazione tecnica del 2014 fatta dal Servizio Ambiente e Territorio del Comune di Muggia che sconsigliava il "porta a porta spinto": scelto, invece, dalla giunta muggesana.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 2 marzo 2018

 

 

Porto Vecchio: i progetti - Alberghi, uffici e abitazioni deluxe nei cinque magazzini Greensisam
Manca soltanto un passo, dice il sindaco Roberto Dipiazza, perché il primo grande investitore estero arrivi in Porto vecchio. Nelle aspettative del Comune, infatti, la chiusura dell'accordo per la vendita dei magazzini ora in gestione a Greensisam arriverà a brevissimo. Questione di settimane se non di giorni. È un affare da 200 milioni di euro, che dovrebbe portare alla nascita di hotel fronte mare, oltre a strutture di servizi e residenziali. Assicura il sindaco: «Siamo in fase di chiusura, stiamo facendo delle riunioni fiume». Gli acquirenti in questione sono dei fondi d'investimento dell'Europa centrale, la cui precisa identità verrà svelata soltanto dopo la chiusura dell'affare. L'area della concessione Greensisam è una sorta di porta d'ingresso del Porto vecchio dalla città, cinque magazzini storici e piazzali interni che si prestano a operazioni di ogni tipo, ma che necessitano di investimenti robusti. È presto per parlare del progetto nei particolari, ma dalle anticipazioni è prevista la realizzazione di due grandi hotel sul fronte mare, mentre la parte restante dei magazzini verrà impiegata tanto per uffici quanto a scopo residenziale. Se arriverà a compimento davvero nei prossimi giorni, si tratterà della fine di un percorso iniziato tempo fa. Pierluigi Maneschi, patron di Greensisam, è più cauto del sindaco, se non addirittura scettico: «Se Dipiazza dice che lo sblocco della situazione è vicino, mi auguro che abbia ragione», commenta. «Finora le cose non sono state affatto facili. Gli investitori hanno dovuto affrontare le consuete pastoie della burocrazia italiana, che fa di tutto per impedire che un progetto venga realizzato, interpretando tutte le norme nel modo più restrittivo e nefasto». L'acquirente, precisa Maneschi, è del tutto appropriato per la riqualificazione dei cinque magazzini: «Si tratta di persone che hanno già portato a compimento con successo sei operazioni analoghe in altre parti d'Europa. Certo, là non si sono trovati davanti i bizantinismi che solo in Italia abbiamo». Al termine dell'operazione, che vedrà la società Greensisam passare in mano agli acquirenti dei magazzini, il numero uno del Molo VII manterrà comunque una partecipazione, per quanto ridotta. Nei mesi scorsi si era parlato di un forte interessamento austriaco per l'area, tanto che degli operatori erano venuti in visita in Porto vecchio. Allora Roberto Dipiazza aveva parlato del 31 dicembre 2017 come possibile data di chiusura dell'accordo. Tutto lascia intendere che si tratti della medesima trattativa, protratta in avanti di qualche mese, magari proprio per gli intoppi burocratici cui fa riferimento Maneschi. Nel dicembre scorso quest'ultimo aveva dichiarato: «Confermo che ci sono nuovi potenziali acquirenti, austriaci in particolare e supportati anche da un fondo bavarese. Ma non sono altrettanto ottimista sui tempi del passaggio di mano. Non sono state risolte le questioni delle opere di urbanizzazione e della bonifica del torrente Chiave che spettano alla parte pubblica e poi non è ancora chiaro come si potrà passare dalla concessione alla vendita». Dice oggi Dipiazza: «I 50 milioni portati da Roma stanno per venire impiegati. Al contempo portiamo avanti il lavoro per la bretella di collegamento e la rotonda. Nel frattempo si ragiona sull'Immaginario scientifico e le altre iniziative per i vari magazzini. Con l'accordo per l'area Greensisam aggiungiamo un altro tassello fondamentale al mosaico. Che ora inizia a prendere forma». Conclude il primo cittadino: «Durante il mio viaggio a Dubai nelle settimane scorse ho avuto modo di vedere una foresta di gru crescere negli Emirati arabi. La mia speranza è quella di vedere presto un'analoga foresta crescere attorno a Porto vecchio».

Giovanni Tomasin

 

 

Prende forma il park sul terrapieno - Stanziati 530 mila euro per realizzare 400 posti auto sopra i vecchi binari
«Porto 50 camion di ghiaia e faccio un mega parcheggio» annunciò il 12 maggio 2017 Roberto Dipiazza immaginando mille posti auto (poi ridimensionati a 400) sul terrapieno di Barcola. Neppure un anno dopo il progetto è diventato realtà. I 20 camion di ghiaia con cui seppellire gli storici binari del Porto Vecchio costeranno 530 mila euro. Il progetto, inserito nel piano triennale delle opere 2017-2019, sarà finanziato con 200 mila euro di contributi dell'Uti Giuliana, 150 mila di alienazione dei titoli Hera e 180 mila di avanzi di bilancio. Il 9 febbraio scorso è stata acquisita l'autorizzazione paesaggistica da parte della Soprintendenza del Fvg. La giunta ha approvato il 22 febbraio scorso il progetto esecutivo e definitivo per la «realizzazione di un'area di sosta entro l'area ferroviaria dismessa del Porto Vecchio» che si chiamerà "parcheggio Boveto". «Dalle parole ai fatti. Ora parte la gara per la realizzazione e dopo l'aggiudicazione si parte con i lavori. La soddisfazione personale è quella di aver valorizzato le tante valide professionalità interne al Comune che hanno realizzato la progettazione "in casa"» ha esultato su Facebook l'assessore all'Ambiente Luisa Polli. A firmare il progetto sono gli ingegneri Giulio Bernetti e Silvia Fonzari assieme al consulente stradale Nicola Falconetti. L'area individuata per il parcheggio, (pari a 10.400 metri quadrati) è situata all'estremo Nord del Porto Vecchio e costeggia viale Miramare dall'intersezione con via del Boveto. Si tratta di un'area ferroviaria dismessa che era di proprietà del demanio marittimo dal 1917 e passata alla città a seguito della sdemanializzazione di Porto Vecchio: all'interno sono presenti ben cinque linee di binari su traversine in legno e scambi. Il parcheggio, nelle intenzioni dell'amministrazione, dovrebbe essere a servizio delle società nautiche presenti in zona (Società velica di Barcola e Grignano, Circolo Canottieri Saturnia, Club Nautico Triestino e Canottieri Nettuno) e tornare utile «in relazione alla futura urbanizzazione del Porto Vecchio» e in occasione di particolari eventi come la Barcolana e Esof 2020. Saranno realizzati 400 stalli per autovetture (8 dei quali riservati ai disabili) e 20 stalli per camper posizionati all'estremo sud dell'area di parcheggio. In ogni caso si tratta di «un'opera provvisoria e sperimentale» da realizzare in «tempo estremamente breve e con modeste risorse finanziarie. Un parcheggio "spartano"». Solo dopo aver verificato l'efficacia del parcheggio si potrà prevedere una «possibile evoluzione della stessa opera». I tempi per l'ultimazione dei lavori previsti sono di 90 giorni dalla data di consegna. Non si potranno toccare, perché vincolati dalla Soprintendenza (che "autorizza" con "prescrizioni"), sia la storica recinzione che delimita l'area (il sindaco si è impegnato a ridipingerla e la soprintendenza auspica un «prossimo restauro») sia i binari storici presenti all'interno dell'area stessa (che saranno solo coperti da un geo- tessuto sotto un doppio strato di ghiaia di almeno 20 centimetri). Prescrive la Soprintendenza: «Gli elementi sporgenti dal suolo quali leve di scambio, respingenti, andranno smontati e conservati presso i magazzini comunali per eventuali futuri utilizzi». Così pure la parte di recinzione storica con relativa pietra che sarà rimossa per aprire un varco al parcheggio nell'area sud in aggiunta a quella prevista all'altezza dell'attuale semaforo tra viale Miramare e via del Boveto dove ha sede la Società velica di Barcola e Grignano. Il parcheggio Boveto modificherà anche la viabilità di viale Miramare che sarà ridotto a una corsia di marcia in entrambe le direzioni dovendo impegnare due corsie per l'entrata e l'uscita in direzione Trieste e Miramare. Lungo il viale è prevista pure la realizzazione di un attraversamento pedonale. Sarà anche realizzato un impianto di illuminazione con 30 punti luce a led collocati su 14 piloni di 11 metri di altezza.

(fa.do.)

 

 

Autobus elettrici fino a Capodistria - Iniziativa lanciata da Petrol Slovenia. Previsto l'utilizzo di fondi Ue e la partenza dei collegamenti tra 2020 e 2023
La ferrovia tanto dibattuta non c'è, ma fra qualche anno Trieste e Capodistria potrebbero essere collegate da una linea giornaliera di autobus elettrici. È l'iniziativa presentata ieri nel salotto azzurro del municipio dal sindaco Roberto Dipiazza e dal suo collega capodistriano Boris Popovic, assieme al presidente di Petrol Slovenia Tomaz Berlocnik. Sarà infatti la compagnia energetica slovena (posseduta al 38% dallo Stato), nota a tutti i triestini soliti far rifornimento di benzina oltre confine, a fornire il servizio. Negli ultimi anni la Petrol ha investito con forza nell'ambito delle tecnologie "verdi", sperimentando soluzioni a minore impatto ambientale rispetto alla benzina. Ha quindi elaborato un progetto per la creazione di infrastrutture (colonnine di ricarica ultraveloci e distributori) per una rete di trasporti elettrica e a gas naturale compresso (Cng) su un'area che va da Venezia a Spalato e Lubiana, includendo le principali città nel mezzo. Ha spiegato Berlocnik: «Costruiremo l'infrastruttura per un'area vasta, ma per dimostrare la validità dei mezzi elettrici abbiamo deciso di gestire anche una linea di collegamento». E la decisione è ricaduta proprio sulla tratta Trieste-Capodistria, sprovvista di collegamenti ferroviari e collocata a cavallo di un confine. Questo la rende appetibile per la ricerca di fondi europei, che potrebbero coprire il 20% dell'investimento totale. Il costo del progetto nel suo insieme sarà di 40 milioni di euro, mentre quello della linea Trieste-Capodistria è ancora da stimare: in ogni caso dovranno essere collocate almeno due colonnine di ricarica ultraveloci (probabilmente di più) il cui costo sul mercato oggi è di circa 300mila euro. Oltre a questo Petrol dovrà acquistare anche i bus elettrici, che hanno un costo del 20% superiore a quelli normali. I tempi di realizzazione? La compagnia correrà per ottenere i fondi europei (ma assicura di voler realizzare il progetto in ogni caso). Al contempo le istituzioni locali, slovene e italiane, dovranno attivarsi per ottenere i permessi dai rispettivi governi. L'inizio del prossimo decennio, secondo Berlocnik, è la stima più attendibile per il via: «Fra 2020 e 2023». Commenta Dipiazza: «Il 19 marzo prossimo verrà inaugurato il polo intermodale dell'aeroporto di Trieste. Grazie a questo, la nostra città potrebbe diventare un ponte fra Venezia e Capodistria, una volta realizzato il collegamento dei bus elettrici». Così invece Popovic: «È una bella iniziativa di Petrol, per la realizzazione della quale le istituzioni italiane e slovene non dovranno sborsare un euro. Una linea elettrica giornaliera che collega due città appartenenti a stati diversi: sarà la prima tratta elettrica transfrontaliera d'Europa». Petrol sta valutando anche la possibilità di creare delle navette di collegamento fra Trieste e il polo intermodale di Ronchi. L'incontro di ieri, con la presentazione del progetto, è stato favorito dal vecchio rapporto di amicizia che lega Fabio Scoccimarro a Popovic. Appena saputo della proposta di Petrol, il politico di FdI ha organizzato l'incontro fra i due sindaci, che hanno dato il loro "ok" al progetto.

g.tom.

 

 

Antico Caffe' San Marco - Arpaia e la "fiction" sul clima
Oggi alle 18, al San Marco, Bruno Arpaia presenta "Qualcosa, là fuori" (Guanda), il primo libro di climate fiction uscito in Italia. Il romanzo è ambientato in un mondo stravolto dal cambiamento climatico, pieno di disperati in fuga da un'Italia quasi desertificata, tra il 2070 e il 2080. Uno scenario apocalittico, accompagnato dall'emergere di fondamentalismi e dalla negazione dei diritti. «Il mio potrebbe sembrare un romanzo pessimista - dice Bruno Arpaia, - invece è pieno di speranza, di fiducia che gli esseri umani sapranno prendere la strada giusta per arrestare il surriscaldamento globale e salvare il pianeta. Dobbiamo evitare che le peggiori previsioni degli scienziati diventino realtà, che si avveri ciò che io ho immaginato nel mio romanzo, sulla base proprio dei dati scientifici». Incontro organizzato da Legambiente del Friuli Venezia Giulia, con il circolo di Trieste, nell'ambito del progetto "Comunicare il cambiamento climatico", realizzato grazie a un finanziamento regionale.

 

 

La sfida del clima impazzito - A Muggia si cambia il mondo iniziando dall'orto di casa
"Cambiamenti climatici, biodiversità e resilienza urbana e agricola" è il titolo del ciclo di incontri pubblici in programma i venerdì alle 17, in sala Millo, organizzati dal circolo di Muggia del Movimento decrescita felice. «Gli incontri - spiega il presidente, Jacopo Rothenaisler - muovono dalla considerazione che i cambiamenti climatici in atto siano un'enorme sfida ambientale, sociale ed economica, e comportino risposte urgenti. Intendiamo però uscire dalla sfera planetaria, che spesso costituisce un alibi, per calarci nella dimensione di singolo cittadino e comunità attivandoci nella protezione di ciò che ci circonda». Il movimento raggruppa quasi cento famiglie attive nel campo del biologico, degli acquisti collettivi e di varie iniziative tra cui il recupero di un sito in pieno centro storico trasformato in orto comune. «Nostre partner - riprende Rothenaisler - sono tutte le scuole muggesane: le visite all'orto che riprenderanno a primavera, rappresentano il momento più gratificante. Tutte le nostre attività mirano a introdurre nel lessico comune una parola fondamentale, resilienza, intesa come capacità di una persona, una comunità o un sistema di riprendere il proprio stato normale dopo uno shock esterno, che sarà il mantra del futuro». Nel prossimo incontro, il 9 marzo, il presidente della cooperativa agricola biologica Iris, Maurizio Gritta, parlerà di "Eventi estremi e agricoltura conseguenze e scelte di contrasto/mitigazione", il 16 l'agronoma Cristina Micheloni, presidente Aiab-Aprobio Fvg, illustrerà i temi "Agricoltura biologica, agricoltura conservativa, le buone pratiche". Il 23 marzo il naturalista Michele Codogno si soffermerà su "Agricoltura biodinamica, visione e obiettivi"; infine, il 6 aprile il docente di agronomia Marco Pasutto parlerà di "Moltiplicare la biodiversità nell'orto". Dal 17 marzo al 14 aprile, i sabati alle 15 verrà svolta una parte pratica in campo in Salita Ubaldini 2.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 1 marzo 2018

 

 

VEGLIA - Komadina riunisce i deputati della Contea per ribadire il no al rigassificatore offshore

Da Fiume e Quarnero è stato ribadito il no al rigassificatore galleggiante di fronte a Castelmuschio (Omišalj), sull’isola di Veglia. Nel capoluogo si sono incontrati il governatore della Regione litoraneo–montana, Zlatko Komadina, e i deputati della contea (socialdemocratici, Barriera umana e Most), a eccezione dei parlamentari dell'Hdz, la cui assenza però non ha stupito nessuno. Zagabria spinge per avere l'impianto offshore, appoggiato dagli Usa che vogliono limitare la presenza energetica russa in queste terre. E nello Stato croato è al potere una coalizione di centrodestra a guida Hdz. «Mi dispiace che gli esponenti Hdz non si siano presentati a questa riunione – ha detto Komadina (centrosinistra) – ci sono situazioni in cui desideri e prese di posizione dei singoli dovrebbero prevalere sulla disciplina partitica». Komadina ha ribadito che la nave metaniera non è accettabile dal punto di vista ecologico, economico ed energetico. «Ci opporremo con tutti gli strumenti legali a disposizione e, se sconfitti, pretenderemo che la nostra comunità possa avere robusti risarcimenti per le perdite che di certo saranno registrate dal settore turistico». La sindaca di Castelmuschio Mirela Ahmetović ha criticato il governo per la sua indifferenza: «Ho invitato il ministro dell'Ambiente Tomislav Coric – ha detto – a venire sabato a Fiume alla manifestazione di protesta. Purtroppo si è fatto notare per la sua arroganza, dicendo che fiumani, isolani e ambientalisti possono protestare finché vogliono e che il progetto dell’offshore prosegue».

(a.m.)

 

 

L'Italia desertificata di Bruno Arpaia
È un mondo stravolto dal cambiamento climatico, quello che Bruno Arpaia racconta nel suo ultimo romanzo Qualcosa, là fuori, uscito per Guanda nel 2016. È un mondo pieno di disperati che cercano la salvezza in Scandinavia, dove l'ambiente è ancora favorevole agli insediamenti umani, in un futuro ormai non troppo lontano. «Il mio potrebbe sembrare un romanzo pessimista - dice Bruno Arpaia, - invece è pieno di speranza, di fiducia che gli esseri umani sapranno prendere la strada giusta per arrestare il surriscaldamento globale e salvare il pianeta. Dobbiamo evitare che le peggiori previsioni degli scienziati diventino realtà, che si avveri ciò che io ho immaginato nel mio romanzo, sulla base proprio dei dati scientifici». Domani, alle 18, Arpaia sarà a Trieste, all'Antico Caffè San Marco, per un incontro organizzato da Legambiente del Friuli Venezia Giulia, con il circolo di Trieste, nell'ambito del progetto "Comunicare il cambiamento climatico", realizzato grazie a un finanziamento regionale, con l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulle evidenze e gli impatti del surriscaldamento globale in Friuli Venezia Giulia. Nel romanzo di Arpaia, Livio, il protagonista, assieme a migliaia di persone è in fuga da un'Italia quasi desertificata, in un periodo imprecisato tra il 2070 e il 2080.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 28 febbraio 2018

 

 

SEGNALAZIONI - FERRIERA - C'è un'unica soluzione per il risanamento

Un nuovo Accordo di programma, una tesi che ho ribadito al Circolo della stampa in Ferriera. L'unica soluzione agli impatti sanitari e ambientali con tempi e finanziamenti per una dismissione dell'area a caldo. Inutile insistere sulla revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale, figlia dall'Accordo di programma del 21/11/2014, dove era definito l'assetto della Ferriera: un nuovo laminatoio e la conservazione dell'area a caldo per almeno due anni secondo il dl 43/2013, che riconosceva come area di crisi complessa il territorio industriale di Trieste. Quattro sono gli Accordi di programma sottoscritti dal 2012. Il primo del 25/05 prevedeva riqualificazioni ambientali per reindustrializzare e infrastrutturare le aree comprese nel Sin di Trieste. Il secondo del gennaio 2014 disciplinava gli interventi di riqualificazione delle attività industriali e portuali e del recupero ambientale dell'area di crisi complessa di Trieste. Art.10: le parti concordano sulla necessità di realizzare sul sito della Ferriera interventi di riconversione industriale che consentano di conseguire gli obiettivi di attrazione e insediamento di nuove iniziative industriali in grado di assicurare prospettive di stabile e duratura occupazione, nonché di modernizzazione e innovazione delle attività produttive e dei prodotti in termini di sostenibilità ambientale, come indicato nel Protocollo d'intesa del marzo 2012. Fu sottoscritto dagli enti locali, associazioni imprenditoriali e sindacati per una riconversione industriale attraverso nuove iniziative imprenditoriali, puntando ad attività ad alta concentrazione di manodopera e ad alto valore aggiunto d'innovazione tecnologa. Modernizzazione e innovazione delle attività produttive e dei prodotti in termini di sostenibilità ambientale e di green economy. Nell'Adp del 21/11/2014 il quadro cambia. Arriva Arvedi, continua l'attività dell'area a caldo ma lo stesso imprenditore nel Piano industriale e finanziario prevede la possibile dismissione della cokeria e la riconversione dell'area in retroportuale multipurpose. L'ultimo Adp del 27/07/2017 riguarda il Progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell'area di crisi complessa di Trieste di Invitalia. Un nuovo Accordo di programma, visto il quadro in forte evoluzione delle attività portuali con possibili insediamenti produttivi anche in free zone, è la cosa più logica che si possa immaginare.

Lino Santoro - Legambiente

 

 

«Il porta a porta  è la soluzione migliore per i muggesani» - Il sindaco Marzi: «Abbiamo fatto delle scelte che potranno dare vantaggi nel medio e lungo periodo alla nostra città»
MUGGIA - I muggesani non sono stati in grado di effettuare con rendimento soddisfacente la raccolta differenziata dei rifiuti tramite i bidoni stradali. È questa la spiegazione per cui la Giunta Marzi ha deciso di puntare diritto al "porta a porta spinto", facendo carta straccia della relazione datata aprile 2014 in cui il responsabile del Servizio Ambiente Territorio e Coordinamento grandi interventi del Comune di Muggia, fornendo tre diverse opzioni disponibili per impostare il nuovo appalto di servizio per la gestione dei rifiuti urbani, consigliò caldamente di optare per un servizio "misto stradale-domiciliare (porta a porta)" evitando così di tenere i bidoni in casa. «Il sistema proposto si compone di isole ecologiche stradali formate da due bidoni da 240 litri, uno per il vetro e uno per il rifiuto umido, un contenitore da 1100 litri (3200 vicino al centro storico) per la carta, con feritoia e coperchio bloccato, un dispenser con sacchetti per deiezioni canine vicino ai cestini, due cassonetti da 1100 litri, uno dedicato ai pannolini e ai pannoloni, uno con blocco per il secco residuo nell'area del centro e infine sacchi semitrasparenti da 70 litri per il secco residuo che verrà esposto dai residenti e ritirato una volta alla settimana». Era questa la proposta tecnica fatta dal capo ufficio Ambiente di Muggia allegata all'atto del Comune di Muggia dell'assunzione di una partecipazione di minoranza nella società Net Spa avvenuta nel 2015. «Tale sistema consente di mantenere una semplicità di utilizzo per l'utente che può conferire 24 ore su 24 le frazioni differenziate e il rifiuto organico, principale causa di odori molesti e formazioni di percolato e nel contempo incentiva, mediante l'asporto singolo settimanale, la formazione corretta del "residuo secco", parte in realtà residuale e minima del rifiuto domestico». E infine: «Tale sistema misto consente di mantenere la comodità di poter conferire le frazioni differenziate, compreso il rifiuto umido, in qualsiasi momento ed evitare problematiche legate alla presenza di molti contenitori e al permanere di rifiuti, soprattutto organici, nelle abitazioni e nei pubblici esercizi». Un sistema misto stradale-domiciliare, insomma, che in alcuni Comuni della regione ha prodotto livelli di raccolta differenziata superiori al 75%. Il progetto di un "porta a porta morbido" è stato però rifiutato. «Più o meno condivisibili che siano, l'Amministrazione ha cercato di fare le scelte migliori per i propri concittadini, evitando magari quelle più facili nel breve termine come il suggerito "far finta di nulla". Avremmo potuto vivere alla giornata o scegliere opzioni che forse avrebbero scosso meno i cittadini? Certo, ma abbiamo preferito fare delle scelte che, a costo di essere ora per qualcuno meno amabili, potranno dare maggiori vantaggi nel medio e lungo periodo alla nostra città». Così il sindaco di Muggia Laura Marzi spiega il perché del cambio di rotta da parte della propria Giunta che ha deciso di proprio pugno di puntare al "porta a porta spinto". «Il metodo stradale a Muggia ha comportato che non solo non siamo mai riusciti, come ci impone la vigente normativa, a raggiungere la percentuale del 65% di rifiuti raccolti in modo differenziato, ma che la nostra quota di differenziazione da anni si attesta intorno al 47% e che la produzione pro-capite di rifiuti muggesana cresca costantemente». Per Marzi «a Muggia sono già dislocati diversi tipi di cassonetti stradali che, se fossero stati usati in modo corretto, avrebbero potuto dare risposte concrete sulla raccolta differenziata. Purtroppo, per quanto a Muggia ci sia chi la differenziata la fa da anni, ci sono anche molti concittadini che o non la fanno proprio o, nei casi limite, riescono anche a compiere grandi "sbagli" di differenziazione». Secondo i dati forniti dal Municipio nell'indifferenziata si trovano tali percentuali: 32% di organico, 16% carta, 16% plastica, 4% metalli, 5% tessili, 4% vetro e poi pile e medicinali scaduti. Per la Giunta Marzi, dunque, nessun ripensamento, nemmeno tenendo conto della petizione popolare apartitica con oltre 1900 firme raccolte dai comitati "Muggia sicura" e "Mamme" di Muggia. La strada del "porta e porta" è oramai presa. Dopodomani l'inizio sperimentale per i "volontari" che vorranno iniziare a cimentarsi. Da aprile la partenza obbligatoria, per tutti i cittadini.

Riccardo Tosques

 

La raccolta firme - Una Commissione trasparenza

Sono 1.932 le firme raccolte nella petizione per bloccare l'avvio del porta a porta. Per analizzare la richiesta dei cittadini il consigliere Roberta Tarlao (Meio Muja) ha chiesto la riunione di una Commissione trasparenza.la raccolta differenziata

 

La convocazione del Consiglio

La convocazione di un Consiglio comunale straordinario aperto ai cittadini per parlare della raccolta differenziata. Questa la richiesta di tutti e sei i partiti di opposizione. Il Consiglio dovrà riunirsi entro venti giorni.
 

L'incontro pubblico - I retroscena della gestione

Un incontro pubblico per spiegare i retroscena sulla gestione dei rifiuti. Questo il tema dell'incontro pubblico previsto per oggi alle 17 nella sala "Millo" indetto da Dpm-Forza Muggia, Lega Nord e Fratelli d'Italia.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 27 febbraio 2018

 

 

San Dorligo, confronto sulla questione odori - Vertice fra Regione e Comune. Sul tavolo anche lavori pubblici e Imu legata alle attività produttive
SAN DORLIGO DELLA VALLE -  La deroga concessa dal governo all'area carsica del Friuli Venezia Giulia per l'ampliamento delle quote di terreni ad uso agricolo, gli interventi di edilizia scolastica, i lavori di ristrutturazione del teatro comunale e la gestione, in collaborazione con l'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente (Arpa), della questione ambientale legata alla presenza dei serbatoi della Siot - Società italiana per l'oleodotto transalpino sono i principali temi affrontati ieri, a San Dorligo della Valle, nel corso di un incontro tra la giunta comunale guidata dal sindaco Sandy Klun e l'amministrazione regionale rappresentata dalla presidente Fvg Debora Serracchiani. In merito all'ampliamento dei limiti previsti per le dimensioni delle aree ad uso agricolo, è stato sottolineato con soddisfazione dal Comune come questo provvedimento statale vada incontro alla specificità del territorio carsico e favorisca le produzioni locali d'eccellenza, in particolare quelle legate al vitivinicolo e all'olio d'oliva. Sul fronte dei lavori pubblici, è stata ricordata l'importante opera di ristrutturazione del tetto del teatro comunale (250 posti di capienza): lavori eseguiti grazie a uno stanziamento regionale di 70mila euro che garantiranno la fruibilità della struttura. Inoltre è in attuazione un intervento di bonifica dall'amianto che coinvolge un edificio scolastico. La prossimità del territorio al terminale marino dell'oleodotto che da Trieste fornisce il Centro Europa e il disagio legato in particolare all'odore causato da questo tipo di attività sono al centro di un tavolo permanente dove il Comune si confronta con l'Arpa e l'azienda per individuare delle soluzioni che attenuino l'impatto ambientale e i miasmi, dovuti al tipo di greggio di origine caucasica ricco di zolfo. Ma la presenza nel comune di San Dorligo di due importanti insediamenti industriali, come Wärtsilä e la stessa Siot, non determina delle ricadute fiscali a favore della municipalità. In tal senso, il Comune ha sollecitato la Regione a promuovere un intervento a livello statale affinché il gettito dell'Imu per le attività produttive riservi una quota destinata agli enti locali. La giunta comunale ha poi chiesto alla Regione lo stato del procedimento riguardante il rigassificatore di Zaule, per il quale, come ribadito dalla stessa amministrazione regionale, l'esecutivo del Fvg ha espresso formalmente attraverso una delibera la mancata intesa per la realizzazione dello stabilimento.

 

 

Vertice Bers, Sofia rilancia l'idea del nucleare regionale
Il premier bulgaro chiede ai Paesi balcanici non ancora nell'Unione europea di cofinanziare il progetto della già contestata centrale a Belene sul Danubio
BELGRADO - Via libera a grandi investimenti in infrastrutture. Ma anche petizioni inaspettate per controversi progetti. Come quelli di una centrale nucleare, sul suolo bulgaro, ma "aperta" a tutti i Balcani. Sono alcuni dei risultati del Western Balkans Investment Summit, forum annuale organizzato dalla Banca europea per la ricostruzione allo sviluppo (Bers) in quel di Londra, ospiti d'onore i sei premier dei Paesi balcanici ancora fuori dall'Ue. Londra dove ieri a giocare un ruolo da protagonista è stato però Boyko Borisov, primo ministro della Bulgaria, a rappresentare il Paese che al momento detiene la presidenza semestrale del Consiglio Ue. Borisov che ha rilanciato un progetto che sembrava ormai tramontato, quello della centrale nucleare di Belene.Belene, lo ricordiamo, è un sogno mai realizzato e in passato duramente criticato anche dagli ambientalisti. Nel 2008 Sofia aveva siglato un'intesa con i russi di Atomstroyexport per l'impianto da 2.000 Mw, sulle sponde del Danubio, per poi abbandonare il progetto nel 2013, per contrasti sui costi e incapacità di trovare un investitore strategico, lasciando come eredità un procedimento alla Corte di arbitrato di Ginevra. Belene potrebbe però ritornare d'attualità: è la "bomba" lanciata da Borisov, che ha ricordato ai premier balcanici che a Sofia «abbiamo due reattori nucleari nuovi» di zecca, quelli acquistati dalla Russia «per quattro miliardi». E mai usati, che sono di fatto «ancora nei loro contenitori», dai sigilli intatti. Perché allora «non pensare a un finanziamento comune con diverse percentuali», ha detto guardando i suoi omologhi seduti accanto, per avviare «un progetto balcanico» comune, utilizzando quei due reattori, «da collegare alla rete»? Potrebbe essere quella la via per «assicurare energia» a una regione con economie e industrie di nuovo in crescita e per questo affamate di elettricità, ha aggiunto Borisov, suggerendo poi il coinvolgimento nel finanziamento del progetto «della Bers e della Commissione» europea. Sogno che farà molto discutere, quello di Borisov. E che ora dovrà passare al vaglio della realtà, con la verifica dell'interesse dei Paesi confinanti e di Ue e Bers. Che, ieri, ha dato invece luce verde a cospicui contributi per una «massiccia espansione delle autostrade» in entrambe le entità in Bosnia. Si tratta di «oltre 700 milioni di euro» per il periodo 2018-2020, ha specificato una nota della banca, sbloccati dalla firma di un memorandum a Londra, finanziamenti importantissimi per «l'integrazione» del Paese balcanico e per «rafforzare i collegamenti con l'Europa occidentale», oltre che per la «convergenza economica» di una nazione che, sul lungo periodo, mira all'adesione nell'Ue. Seicento milioni è invece il valore dei progetti infrastrutturali sottoposti dal Kosovo all'attenzione di Bers e investitori, mentre il Montenegro ha posto l'accento al summit sull'importanza dei futuri "corridoi" stradali veloci e del gas nell'Adriatico, la Serbia sull'importanza dei collegamenti, di tutti i tipi, per abbattere le tensioni. Al Summit è stata presentata ufficialmente anche una piattaforma regionale online (www.investinsee.com) per attrarre investimenti nei Balcani extra-Ue, sviluppata dalla Chamber Investment Forum, organismo lanciato al vertice di Trieste per collegare le Camere di commercio di Albania, Serbia, Bosnia, Montenegro, Macedonia e Kosovo.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 26 febbraio 2018

 

 

Cambia la società per il "porta a porta" dei rifiuti a Muggia - La Net Spa affida alla Sager Srl il servizio di raccolta - Un avvicendamento in corsa ancora prima di iniziare

MUGGIA - La Net Spa ha affidato alla Sager Srl il servizio di raccolta e asporto dei rifiuti urbani assimilati, indifferenziati e differenziati, e dei rifiuti conferiti nel centro di raccolta di Vignano, prodotti sul territorio del comune di Muggia. Cambio in corsa, ancora prima di iniziare, dunque, nella complessa questione del “porta a porta” rivierasco. La Net, società di Udine a totale partecipazione pubblica a cui dal 2015 il Comune di Muggia ha affidato la gestione del servizio di rifiuti, ha optato in qualità di stazione appaltante l’affidamento del servizio alla Sager di San Giovanni al Natisone. Dalla base d’asta iniziale pari a 800 mila euro (annui), dopo un ribasso pari al 27,01%, il servizio è stato affidato a 583 mila 920 euro. Quale sarà dunque la redistribuzione prevista dei 216 mila euro frutto del ribasso d’asta? «Non vi sarà alcun “regalo” alla Net che, inoltre, proprio in quanto società pubblica non può distribuire utili ai soci e che deve, invece, reinvestire gli eventuali “guadagni” impiegandoli nel miglioramento dei propri impianti o riducendo le tariffe applicate ai comuni», spiega il sindaco di Muggia Laura Marzi. Nello specifico gli 800 mila euro sono «puramente la base d’asta su cui la Net ha costruito la gara d’appalto mentre, nel quantificare il costo del servizio richiesto al Comune di Muggia – puntualizza Marzi – la Net ha invece già tenuto conto del “vero” costo del servizio posto in essere a Muggia». I 216 mila euro d’avanzo, quindi, «non esistono». Il Comune di Muggia riconoscerà dunque alla Net la cifra di 583 mila 920 euro, costituente il costo effettivo dell’appalto in questione «che è la voce principale che compone il costo complessivo del servizio prestato e del costo del servizio riconosciuto alla Net». Dalla procedura di gara è emerso poi che il ribasso d’asta della Sager è stato pari a quasi al 10% in più rispetto alla seconda ditta arrivata in graduatoria. Il Comune non teme che questo ribasso così ampio pari a quasi un terzo della cifra iniziale possa ricadere sulla qualità del servizio? Marzi è serena: «Per quanto attiene al ribasso e alla sua entità la Net deve attenersi e rispettare, in quanto società partecipata pubblica, le disposizioni di legge sulle modalità di aggiudicazione della gara e nello specifico sui criteri da applicare nella valutazione delle offerte e dei possibili ribassi. Nel momento in cui Net ha proceduto nell’aggiudicazione della gara si deve ritenere che tutte le verifiche effettuate abbiano dato esito positivo». Il Comune di Muggia, che va precisato, «ha rapporto esclusivamente con la Net», comunque «vigilerà e verificherà che siano costantemente rispettati gli obblighi contrattuali nei suo confronti – promette Marzi – e che il servizio fornito alla cittadinanza rispetti gli standard previsti». Rimane però da capire perché da un mese i muggesani si stiano rapportando con i tecnici e personale della Net. Perché non rapportarli da subito con l’azienda e con le persone che in effetti opereranno sul campo? «È Net l’ente gestore del servizio per conto del Comune ed è la stessa Net a rispondere di eventuali disservizi alla cittadinanza e al Comune», sentenzia Marzi. In parole semplici: la Sager sarà il braccio operativo attraverso cui la Net, a partire dal primo marzo svolgerà il “porta a porta”, fermo restando che i cassonetti stradali rimarranno a disposizione dei cittadini sino al primo aprile.

Riccardo Tosques

 

MUGGIA - In Comune le firme per dire no al progetto

Verranno consegnate oggi in Comune le circa 1.800 firme raccolte tra i cittadini muggesani per dire "no" al sistema di raccolta dei rifiuti porta a porta scelto dall'amministrazione Marzi. La petizione popolare apartitica, promossa dalla coalizione venutasi a creare tra il comitato "Muggia sicura" e il comitato "Mamme" di Muggia, ha espresso l'inadeguatezza di questo sistema. La coalizione dei due comitati, che chiede alla Giunta comunale di bloccare e rivedere la scelta adottata, ha trovato sostegno anche da parte di altre associazioni che già si sono dette contrarie a questa tipologia di "porta a porta". Tra queste anche Federconsumatori che a partire da domani riaprirà uno sportello a Muggia in via Mazzini (9.30-11, ogni martedì e giovedì) per rapportarsi con i cittadini anche sulle problematiche inerenti il servizio dei rifiuti. Da ricordare infine che la petizione popolare che oggi verrà protocollata in Comune, pur rimanendo assolutamente apartitica, ha ricevuto il plauso e il consenso esterno da parte di tutti i partiti che compongono l'opposizione nel Consiglio comunale di Muggia.

(r.tosq.)

 

 

Vienna contro l'Ue per la centrale nucleare - Nel mirino del governo il controverso progetto di modernizzazione dell'impianto ungherese di Paks
TRIESTE - Guerra a tutto campo, contro l'energia nucleare a un tiro di scoppio dal proprio confine. È quella dichiarata dalla vicina Austria, Paese storicamente contrario all'elettricità prodotta dall'atomo, sempre più in trincea contro il controverso progetto di modernizzazione ed espansione della centrale nucleare ungherese di Paks. Da realizzare attraverso un finanziamento da Mosca, di dieci miliardi di euro, per due nuovi reattori. Ampliamento che ha avuto luce verde, dopo approfondite analisi, anche dall'Unione europea, ma che non piace affatto a Vienna. Che ha annunciato nei giorni scorsi di aver presentato il più volte annunciato ricorso alla Corte di giustizia dell'Ue contro l'ok al progetto deciso da Bruxelles nel marzo dell'anno scorso. La Commissione aveva valutato che le sovvenzioni dello Stato magiaro all'impianto non distorcono il mercato energetico. A confermare il passo è stata la ministra austriaca Elisabeth Köstinger, che ha ricordato che l'Austria «è sempre stata un Paese che in maniera veemente si è battuta contro l'energia atomica». E anche ora, nel caso Paks II, si è trovata «obbligata» a prendersi la responsabilità di combattere una «battaglia di Davide contro Golia», a favore «della nostra natura, del nostro ambiente e del nostro paesaggio unico». Poi, la promessa-minaccia: «Non retrocederemo di un centimetro da questa linea», perché «l'energia atomica non ha spazio in Europa». Battaglia che ora si sposterà alla Corte di giustizia, dove la Commissione «difenderà la sua decisione» relativa a Paks del marzo 2017, ha confermato un portavoce dell'Ue, citato dall'agenzia Reuters. In precedenza, il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, aveva assicurato che Budapest ha «le carte in regola» per la costruzione della centrale e il sostegno del «diritto internazionale». Paks copre a oggi circa il 40% del fabbisogno del Paese. Il progetto dei due nuovi reattori, che dovrebbero entrare in funzione entro il 2025, è considerato strategico sia da Budapest sia da Mosca. Il colosso russo Rosatom, che contribuirà alla sua realizzazione, ha più volte affermato che il nuovo impianto soddisferà tutti i «requisiti di sicurezza post-Fukushima e le raccomandazioni» dell'Agenzia per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite.

s.g.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 25 febbraio 2018

 

 

Il laghetto sommerge la panchina da pic-nic - Alle Noghere l'innalzamento dell'acqua ha "inghiottito" il nuovo manufatto e parte del sentiero
MUGGIA - La panchina sul lago è diventata la panchina nel lago. Brutta sorpresa per gli amanti dei laghetti delle Noghere: una volta giunti sul posto hanno scoperto che una delle cinque panchine da pic-nic, posizionate dal Comune di Muggia lo scorso novembre, era finita sott'acqua. La segnalazione, con tanto di foto, è arrivata all'attenzione dell'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani, che non ha nascosto il proprio stupore: «Certo non potevamo prevedere che le piogge insistenti dell'ultimo periodo avrebbero provocato un innalzamento delle acque tale da sommergere non solo l'area di una delle panchine, ma anche tutto il sentiero che fin lì e da lì si snodava. Siamo comunque intervenuti tempestivamente e abbiamo recuperato la panchina, senza alcun danno per quest'ultima». Il manufatto era stato posizionato nel biotopo muggesano grazie a "Pin-nic ai laghetti", il progetto presentato dal Comune di Muggia che lo scorso anno aveva vinto il concorso a premi promosso da Bricocenter Italia srl. Denominato "Insieme per il nostro quartiere", il concorso era destinato a progettualità con determinati requisiti di utilità sociale e mirate al quartiere della città in cui si risiede. "Siamo davvero grati a Bricocenter per questa preziosa opportunità offertaci che, nonostante la stagione caratterizzata da temperature un po' rigide, è già stata apprezzata da molti muggesani che non hanno mancato di farci pervenire il loro apprezzamento» ha raccontato l'assessore Bussani. I siti idonei per il posizionamento delle panchine, in realtà, pare non fossero molti. «È vero, abbiamo cercato di distribuirle lungo tutto il sentiero e di collocarle nei punti più suggestivi dell'area in modo che potessero offrire il valore aggiunto della vista al mero riposo. Grazie a quelle panchine tutto è divenuto ancora più apprezzabile», puntualizza Bussani. Qualche giorno fa, però, la brutta "scoperta". Una delle cinque panchine era finita quasi completamente sommersa dall'innalzamento del livello dell'acqua del biotopo. Nonostante l'incidente, il manufatto pare non si è usurato. Ma quale sarà il futuro della panchina? L'assessore ai Lavori pubblici di Muggia rassicura: «A breve la riposizioneremo in una zona meno perimetrale al laghetto, in modo da scongiurare in futuro ogni eventuale rischio di inondazione».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 24 febbraio 2018

 

 

Rifugio salva opere d'arte al Magazzino 20 - L'edificio in Porto vecchio verrà restaurato con i fondi del ministero per proteggere quadri e sculture in caso di calamità
Il rilancio del Porto vecchio passa per il Magazzino 20. Dopo la valorizzazione della centrale idrodinamica, della sottostazione elettrica e del Magazzino 26, l'edificio - utilizzato dal 1894 per movimentare le merci - si appresta a diventare la sede regionale delle opere d'arte da proteggere in caso di terremoto o calamità naturale. La notizia, diventata ufficiale martedì, con lo stanziamento da parte del Mibact della prima tranche di fondi (1 milione e 350mila euro), ieri ha preso corpo con la "dichiarazione d'intenti" della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, che in una nota ha messo nero su bianco tutti i dettagli finora disponibili. «Una quota del piano terra sarà attrezzata come zona di ricovero delle opere d'arte in caso di calamità naturali o di eventi ad alto impatto». Il soprintendente Corrado Azzollini conferma dunque ciò che l'assessore regionale alla cultura Gianni Torrenti aveva già anticipato. «All'epoca del terremoto del '76, tutte le opere d'arte furono messe al riparo nella chiesa di San Francesco di Udine, dunque in una zona sismica». Sebbene nei tempi più recenti il rischio sismico sia stato esteso a tutta la regione, Trieste resta nella fascia di pericolo medio-bassa. Da qui l'idea della Soprintendenza di creare a Trieste un rifugio dove proteggere, in caso di necessità, tutte le opere sparse nel territorio. Ma il futuro utilizzo del Magazzino 20 non si limita a questo. Da mesi Azzollini e i suoi lavorano per fare dell'edificio ottocentesco un "Centro per l'archeologia del Fvg". Un progetto da realizzare, oltre che con il sostegno della Regione, anche con l'appoggio del Comune di Trieste, proprietario dell'immobile. In attesa dell'Atto di concessione trentennale da parte di quest'ultimo, ora che i fondi ci sono si tenta insomma di stringere i tempi con la progettazione. «Gli spazi, una volta restaurati, fungeranno da centro di studio e formazione dell'archeologia, punto di riferimento per l'Italia settentrionale e di respiro transfrontaliero, grazie al coinvolgendo dei Paesi confinanti». Ecco che iI piano terra diviene pronto ad accogliere i reperti archeologici di pertinenza della Soprintendenza, provenienti dagli scavi sul territorio regionale. «Si tratta di un patrimonio in continuo accrescimento che ha necessità di trovare un'adeguata sistemazione» spiega Azzollini. Conservati in un unico sito, i reperti potranno essere catalogati, studiati, restaurati e valorizzati. Via libera allora a uffici per la catalogazione, laboratori di diagnostica e restauro, aule didattiche, spazi per esposizioni temporanee. «L'Erpac sta per rilanciare sia la scuola di restauro della carta, già riconosciuta a livello ministeriale, sia il corso di restauro del tessile - così Torrenti -. In questo nuovo progetto vediamo la possibilità di aggiungere un terzo tassello in Fvg». La notizia ha sollecitato Italia Nostra Trieste a rilanciare almeno una parte del progetto presentato nel 2013 dalla presidente Antonella Caroli, quella che prevedeva di ricreare, nel Magazzino 20, una foresteria per i giovani «da considerare protagonisti del processo di rigenerazione del distretto storico portuale».

Elena Placitelli

 

 

Pulizia "salata" all'ex Alto Adriatico - Il Comune di Muggia ha dovuto sborsare 20 mila euro per ripulire l'area usata come discarica abusiva
MUGGIA - Ben 20 mila euro di denaro pubblico. A tanto ammonta la cifra sborsata dalle casse comunali muggesane per lo sgombero dei rifiuti abbandonati da ignoti nel piazzale ex Alto Adriatico. La situazione di degrado era emersa in tutta la sua bruttezza nell'ottobre scorso, quando venne rinvenuta una e vera e propria minidiscarica a cielo aperto: armadi, stendibiancheria, un divano, mensole, cuscini, valigie, sedie e pure una barca giacevano nella zona coperta dalla vegetazione del piazzale. Ma come è possibile che nessuno si fosse accorto di nulla? Semplice. I balordi avevano approfittato della sosta di alcuni carri del Carnevale parcheggiati nel piazzale in estate durante i lavori di rifacimento dei portoni di accesso del magazzino comunale di via di Trieste. Ora è arrivato il conto di rimozione di tutta quella spazzatura: un conto decisamente salato. Proprio in seguito a quella situazione di degrado, ma anche a causa dell'utilizzo improvvido dell'attigua area per gli skater da parte di giovani in sella a moto e scooter, il Comune aveva deciso di chiudere l'accesso alla zona già dalla fine di ottobre, con una recinzione di circa 150 metri in acciaio, alta due metri e con la base in cemento armato. Questo il bilancio dopo quasi quattro mesi di chiusura parziale, spiegato dall'assessore alla Polizia locale Stefano Decolle: «Da quando la zona è stata messa in sicurezza non abbiamo riscontrato più problemi. Ovviamente la recinzione è di quelle che si possono togliere facilmente in caso di manifestazioni, ma per ora la barriera rimane al suo posto». Quale sarà ora il futuro del piazzale ex Alto Adriatico, una delle aree più grandi sul territorio muggesano? I tanti progetti del passato, per un motivo o per l'altro, sono stati tutti scartati. Durante l'amministrazione Nesladek era stata promossa la creazione di una pompa di benzina: poi non se n'è fatto più nulla. In passato si era ipotizzato anche di insediare lì la caserma dei vigili del fuoco: anche qui la proposta non ha avuto seguito. Per diversi anni la Pro Loco di Muggia aveva invece puntato sul progetto di un centro polifunzionale che sarebbe servito al Comune come struttura aggregativa. Il piano, promosso dal presidente Andrea Spagnoletto, era stato ben articolato: adeguamento del piazzale alla rete idrica, fognaria ed elettrica, costruzione dei servizi igienici, della zona ristoro e di un palco coperto con relativi spogliatoi, camerini e magazzino. Infine la realizzazione della Casa delle associazioni con auditorium e spazi espositivi polifunzionali. Il progetto, pur avendo suscitato interesse da parte delle varie forze politiche di allora, non venne mai più affrontato. Durante la seconda amministrazione Nesladek, infine, il piazzale era stato inquadrato nel famoso progetto Pisus (poi bocciato dalla Regione) come area dove ospitare i bus del trasporto pubblico. «Negli ultimi dieci anni sono stati proposti tanti progetti, più o meno validi, che però alla fine non hanno mai avuto il necessario sostegno finanziario. Se dovesse arrivare un soggetto interessato a portare, oltre a un progetto, anche le giuste risorse - ammette Decolle -, ce lo faccia sapere perché saremmo pronti ad un confronto».

Riccardo Tosques

 

 

"Mare di plastica" con Fai e Ogs
Lunedì pomeriggio, alle 19, il Café Rossetti ospiterà la conferenza "Un mare di plastica... Parliamone" a cura della Delegazione Fai di Trieste e dell'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs). I relatori affronteranno il tema attualissimo e critico dell'accumulo di rifiuti antropici negli oceani e mari, decisamente importante per Trieste, città di mare. A seguire verrà offerto un aperitivo e buffet ai partecipanti. Le iscrizioni vanno effettuate entro oggi al punto Fai della Cividin Viaggi.

 

 

Teatro San Giovanni - "In alto mare", l'emergenza clima
Alle 20.30, al teatro San Giovanni, andrà in scena lo spettacolo teatrale "In alto mare-Deep Water", a cura di Cies Onlus per la regia di Valentina di Odoardo (nella foto). La rappresentazione affronta temi di stringente attualità in una formula originale e alternativa: ironia e racconto scientifico si alternano e si completano per incoraggiare una riflessione critica sulla giustizia ambientale e sui cambiamenti climatici, questioni cruciali per l'epoca in cui viviamo. Nella performance i sei attori coinvolgono il pubblico in un dibattito socio-politico sulle ripercussioni ambientali causate dalle nostre scelte di vita quotidiana, invitandolo a esprimere la propria preferenza sull'installazione o meno delle trivelle sul proprio territorio. "Deep Water" è uno spettacolo metateatrale giocato su più livelli, che introduce a concetti poco conosciuti quali la "giustizia ambientale e sociale", ma anche il "razzismo ambientale", ossia la tendenza a spostare i costi ambientali dello sviluppo sulle popolazioni più deboli. Lo spettacolo è gratuito.

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - VENERDI', 23 febbraio 2018

 

 

Edison perfeziona l'acquisto di Gas Natural Vendita Italia

(Teleborsa) - Edison acquisisce Gas Natural Vendita Italia (GNVI) e rafforza la propria posizione nel mercato domestico aumentando del 50% la base clienti ed estendendo la propria presenza sul territorio nazionale.
Il prezzo per l’acquisto della società è pari a 195,3 milioni di euro, spiega la società energetica in una nota precisando che il portafoglio di GNVI è localizzato principalmente nel Sud del Paese ed è costituito per la gran parte da clienti gas, affidabili nei pagamenti e con un elevato grado di fidelizzazione.
"Siamo molto soddisfatti di aver portato a compimento questa operazione che ha una forte valenza strategica - afferma Marc Benayoun, Amministratore Delegato di Edison -. Facciamo un importante passo avanti nel settore retail, acquisendo una società che garantisce un elevato livello di servizio ai propri clienti grazie a una presenza capillare sul territorio, in particolare in Puglia, Calabria e Sicilia. Grazie a questa operazione, Edison raggiunge una massa critica importante e rafforza il proprio ruolo di operatore energetico nazionale".

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 23 febbraio 2018

 

 

Muggia, spostato l'incontro sulla differenziata - Sarà nell'atrio della scuola "Zamola" di Zindis
Vista la larga partecipazione di cittadini registrata nei precedenti appuntamenti, il Comune di Muggia ha deciso di spostare l'incontro pubblico previsto per la giornata di oggi sulla raccolta differenziata dei rifiuti dall'asilo "Biancospino" di Chiampore all'atrio della scuola "Zamola" di Zindis. Confermato, invece, l'orario delle 17.30. Il Comune ha altresì preannunciato che un incontro ad hoc con i residenti di Chiampore verrà organizzato nel mese di marzo. In attesa del calendario dei prossimi appuntamenti, martedì 27 febbraio alle 17.30 in sala "Millo" si svolgerà un altro incontro pubblico sempre dedicato al "porta a porta". Si ricorda infine che oggi dalle 10 alle 12 all'Ufficio relazioni pubbliche del Comune in piazza della Repubblica sarà aperto al pubblico l'infopoint nel quale un tecnico Net sarà a disposizione per fornire informazioni sul nuovo sistema di raccolta "porta a porta".

(r.t.)

 

 

Comitato «Chiudere con il rigassificatore»

Si è svolta ieri la riunione del comitato "Diciamo No al rigassificatore a Trieste". Il portavoce Luciano Ferluga chiama le istituzioni a chiudere definitivamente la possibilità che l'opera venga costruita.

 

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI E RESILIENZA

Il Circolo di Muggia del Movimento decrescita felice, organizza un incontro su "Cambiamenti climatici, evidenze scientifiche, rischi locali e opportunità di mitigazione": alla sala Millo, alle 17, con il climatologo Filippo Giorgi.

 

 

Risparmio energetico "M'illumino di meno" in piazza Unità

"M'illumino di meno": Hera Luce partecipa allo spegnimento simbolico delle città. In occasione della "festa del risparmio energetico". A Trieste si spegneranno le luci della facciata del palazzo municipale.

 

"M'illumino di meno" anche a Trieste - Oggi luci spente sulla facciata di Comune, Università e Miramare
Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità. Oggi torna M'illumino di meno, 14esima edizione dell'iniziativa promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radio2 nel giorno della firma del Protocollo di Kyoto e dedicata quest'anno al camminare e all'andare a piedi. L'edizione 2018, intitolata "Con i piedi per terra", lancia un obiettivo: camminare simbolicamente fino alla Luna (che dista 555 milioni di passi) entro oggi. L'invito quindi è di spegnere le luci e fare una marcia, una processione, una ciaspolata, una staffetta, una maratona, un ballo in piazza o un pezzo di strada dietro alla banda del paese (info su http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/decalogo). A Trieste hanno aderito molte istituzioni e tanti privati: il Comune di Trieste, ad esempio, ha avviato una sensibilizzazione sulla mobilità sostenibile e dalle 18.30 alle 20 spegnerà le luci della facciata del municipio; a Miramare, il castello spegnerà le luci sulla facciata dalle 19 alle 19.15. Anche l'Università spegnerà l'illuminazione della facciata e della scalinata di piazzale Europa (edificio A), dalle 18 alle 19.30. La Casa di riposo comunale di Muggia ha organizzato una serata con cena a lume di candela, musica e ballo. Area Science Park contribuirà con una passeggiata collettiva con partenza contemporanea alle 13 dai due campus e ritrovo a metà strada. L'asilo Casetta organizzerà percorsi motori all'aperto per gli alunni e genitori, e le educatrici raggiungeranno la sede a piedi. Il liceo Petrarca e la scuola Tarabochia spegneranno le luci nelle aule. Alla campagna hanno risposto presente anche alcuni locali pubblici, palestre (ci si allenerà a luci spente) e studi dentistici.

(g.t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 22 febbraio 2018

 

 

I rifiuti di plastica che hanno creato il "maremostro"
Veniva chiamata la "maringa", una forma contratta per dire "casalinga del mare" , perché aveva iniziato a preoccuparsi di quelle plastiche e di quelle schiume strane che iniziavano a riempire il mare. Accadeva trentatré anni fa. Rosalba Giugni, napoletana, figlia di armatori e subacquea fondò così "Marevivo" , un'associazione che da allora si batte senza sosta per la difesa del mare e delle sue risorse. «All'epoca - ha raccontato ieri all'istituto Nautico - mi dicevano che la plastica era solo brutta, ma non faceva nulla, erano l'energia e la pesca che facevano male». Si rivolge alla platea di studenti del nautico che l'hanno accolta in una delle tappe che l'ente sta promuovendo in giro per lo stivale. Si tratta di incontri di informazione e sensibilizzazione sull'impatto della plastica in mare, che fanno parte di un progetto che da circa un anno Marevivo e le direzioni marittime delle Capitanerie di Porto stanno portando avanti e che farà tappa in ben 15 regioni, con percorsi formativi indirizzati a tutti gli "stakeholder" del mare, autorità portuali, Comuni, Regioni, pescatori e al Sindacato italiano Balneari, per analizzare e trovare soluzioni concrete, soprattutto a livello locale, e combattere l'emergenza dei rifiuti marini. Eventi programmati con il sostegno dei consorzi Castalia e Conisma. In particolare a Trieste l'appuntamento è stato ideato in collaborazione con la Direzione Marittima. Da mesi quindi è partita una vera e propria campagna dal nome emblematico: "Maremostro, un mare di plastica? " . «Il nostro mare ormai è sotto attacco - approfondisce Giugni - da pesca illegale ed eccessiva, petrolio, veleni di ogni tipo e da quello che noi abbiamo definitivo un "Mostro" apparentemente inarrestabile e indistruttibile che si insinua, addirittura, nella catena alimentare dell'uomo: la plastica. Se non agiamo subito le terribili previsioni annunciate dagli esperti potrebbero diventare realtà» . Alcune battaglie comunque Marevivo le ha già vinte. Sulla scia di una legge approvata in America con presidente Barack Obama, l'Italia ha inserito un emendamento nella finanziaria alla fine dello scorso dicembre quale primo Paese nell'Unione europea per proibire le microplastiche nella cosmesi e dire stop ai cotton fioc non biodegradabili che dilagano sulle spiagge italiane. Gli obiettivi futuri invece riguardano i fiumi. «L'80% della plastica arriva attraverso l'acqua dolce - conclude Giugni -, bisogna quindi agire lì e trovare il modo di raccogliere la plastica prima che arrivi in mare, ci sono tante tecnologie e modi, dobbiamo farcela» . Il direttore marittimo del Friuli Venezia Giulia, il capitano di vascello Luca Sancilio, nel ricordare l'impegno in materia di ambiente del Corpo delle Capitanerie di porto, ha insistito sull'importanza della sensibilizzazione sugli argomenti della sostenibilità ambientale dei cittadini. Hanno portato i saluti il professore Bruno Zvech, vicepreside dell'Istituto Nautico Tomaso Savoia. Presenti Cristina Sgubin e Francesco Cumani di Arpa Fvg.

Benedetta Moro

 

FAI - "Mare di plastica" al Café Rossetti
Lunedì 26 febbraio, alle 19, il Café Rossetti ospiterà la conferenza "Un mare di plastica... Parliamone" a cura della Delegazione Fai di Trieste e dell'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs). I relatori affronteranno il tema attualissimo e critico dell'accumulo di rifiuti antropici negli oceani e mari, decisamente importante per Trieste, città di mare. A seguire verrà offerto un aperitivo e buffet ai partecipanti. Le iscrizioni vanno effettuate entro sabato al punto Fai della Cividin Viaggi.

 

Incontro sui rifiuti, in cento restano al gelo - A Muggia sala Millo esaurita presto e in tanti sono rimasti fuori. Domani altro focus sul "porta a porta"
MUGGIA - Un centinaio o forse qualcosa meno. Sono tanti i muggesani che ieri non sono riusciti a entrare nella sala "Gastone Millo", sede dell'incontro pubblico organizzato dal Comune di Muggia in collaborazione con Net per illustrare ai cittadini la nuova raccolta dei rifiuti "porta a porta". «Siamo rimasti fuori, con la porta chiusa», la testimonianza della muggesana Giuliana Drioli. Le fa eco Nadia Balbi sul web: «Siamo rimasti in piazza della Repubblica, fuori dalla sala Millo. Centinaia di persone, in piedi al freddo con la bora, lasciate fuori da una porta chiusa». Non è la prima volta che i residenti muggesani non riescono a entrare nella location prescelta dall'amministrazione per gli incontri sul porta a porta: era infatti già accaduto pochi giorni fa a Fonderia. Domani, alle 17.30, sarà l'asilo "Biancospino" di Chiampore a ospitare un altro incontro con il medesimo tema. Intanto, con la bora di ieri, si sono registrati i primi problemi ai nuovi contenitori della differenziata. Diversi infatti i bidoni rovesciatisi a causa del forte vento pur essendo stati collocati in aree relativamente riparate quali cortili e zone condominiali. Perplessa la muggesana Paola Citi: «Ma vi pare normale che proprio oggi (ieri, ndr), con questa bora e le previsioni che parlano di venti di Buriana ancora più forti nelle prossime ore, abbiano dato un'accelerata al posizionamento dei cassonetti condominiali che resteranno vuoti sino al primo marzo e che conseguentemente voleranno via?». Intanto il Comune sta attendendo dalla Net risposta sulla possibilità di far slittare in toto di un mese la partenza del "porta a porta". Forse entro la settimana si saprà se i cosiddetti "volontari" potranno già cimentarsi nella differenziata a partire dal primo marzo non usufruendo più dunque dei cassonetti siti sulle strade pubbliche che rimarranno comunque in loco sino al primo aprile. Naturalmente anche i partiti politici si stanno muovendo su un tema che sta mettendo a dura prova l'amministrazione comunale. Dall'opposizione sono partite diverse interrogazioni e mozioni che faranno parte del materiale all'ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale. E potrebbe essere indetto a brevissimo pure un Consiglio straordinario proprio sul tema della raccolta differenziata dei rifiuti. Probabile, vista l'affluenza agli incontri pubblici, che la seduta possa essere ospitata in un altro luogo rispetto all'aula consiliare.

(ri.to.)

 

 

GLI ISCRITTI FIM CISL - «Basta uscite strumentali sulla Ferriera di Servola»
«"Chiudere la Ferriera": sono anni che, soprattutto in fase di campagna elettorale, questo titolo assieme a tante voci su questo tema si amplificano a dismisura. Quasi tutti i gruppi politici utilizzano la Ferriera come cassa di risonanza per la propria campagna elettorale e questo lo fanno ormai da molti anni». Inizia così una nota dei lavoratori dello stabilimento di Servola iscritti al sindacato Fim Cisl. «Per tanti, la strumentalizzazione ed il concreto interesse su questo tema sono direttamente proporzionali all'attenzione e all'impegno che poi gli stessi dedicano alla Ferriera nei momenti più neutri - proseguono -. Se, come dice l'articolo uno della Costituzione, l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro... fintanto che questa azienda viene dichiarata dagli organi competenti all'interno dei parametri di legge per quanto riguarda il tema ambiente, sulla Ferriera la parola chiusura non ha senso». I lavoratori iscritti alla Fim Cisl insistono: «Chi non crede nei dati sull'ambiente, ed afferma che chi controlla non fa bene questo compito, ha tutti gli strumenti legali per perorare la sua causa. Altra cosa è attaccare gratuitamente i lavoratori, noi difendiamo solamente il nostro posto di lavoro, e lo facciamo con onestà, in maniera civile, dando anche mandato di rappresentarci al sindacato. Lavorare in una fabbrica di "cioccolatini" piacerebbe sicuramente di più a tutti, ma non è così e, ad oggi, non ci risulta l'esistenza di altri sviluppi reali e concreti, almeno a breve termine (quindi non solo idee ma veri progetti, con chi fa cosa, quando e con quali investimenti) per quest'area. Troppo facile - concludono - dire che vadano a produrre altrove quello che per la società civile è indispensabile, ma non nella mia città, non è un po' ipocrita urlare al cielo per l'ambiente e dopo girare in centro in auto, auto fatte di acciaio, di ferroleghe non solo di plastica la cui produzione comunque inquina? Siamo stufi e non abbiamo mai creduto a chi, con molta faciloneria, promette posti di lavoro e prospettive di ricollocazione o riqualificazione per noi».

 

 

COORDINAMENTO - Iniziativa in piazza anti rigassificatore

Il coordinamento "Trieste unita dice No al rigassificatore" organizza un incontro oggi alle 11.30 in piazza Unità davanti alla prefettura in cui sarà presentata una lettera indirizzata ai ministri Calenda, Galletti e Franceschini, al capo del Dipartimento della Protezione civile Borrelli e al premier Gentiloni. Verranno poi richieste audizioni a enti del territorio e sindacati.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 21 febbraio 2018

 

 

L'ex assessore Dapretto - «Vendere l'intero palazzo Carciotti è un insulto alla nostra città»
«La questione è lampante e sconcertante. La vendita dell'intero palazzo Carciotti non è altro che un sistema per fare cassa». L'architetto Andrea Dapretto, ex assessore comunale ai Lavori pubblici, parla da persona informata dei fatti. E, senza mezzi termini, parla di "svendita" del patrimonio storico. «L'ipotesi di vendita dei due terzi posteriori del palazzo messa in campo dalla giunta Cosolini, da me nel ruolo di assessore al Demanio, Patrimonio e Lavori Pubblici, si basava su due questioni - spiega Dapretto -. La prima era quella più evidente e in qualche modo ribadita in maniera sbiadita dalla commissione ministeriale, ovvero la necessità di lasciare alla città il palazzo più importante del neoclassico triestino e forse uno dei pochi palazzi di grande qualità architettonica, artistica e storica che Trieste possiede. La seconda, fatta propria a seguito di un emendamento consiliare, ovvero quella di vincolare l'importo ricavato al restauro della testata al fine di procedere con un progetto di restauro e di utilizzo con tali risorse. Parliamo di circa 17 milioni di euro. Così era stato valutato». Una visione stravolta dalla scelta della giunta attuale di Roberto Dipiazza con la regia dell'assessore Lorenzo Giorgi. «Ora, e ciò che sorprende è la faccia tosta di taluni soggetti, la vendita è prevista per tutto il palazzo, con la sola "prescrizione" di non toccare le opere d'arte e i volumi dell'edificio - continua Dapretto - e di mantenere la fruizione pubblica delle opere, ovvero potremmo entrare in un grande albergo a vedere gli affreschi e le statue. Interessante. L'operazione dei 21 milioni del duo Dipiazza/Giorgi invece prende un'altra direzione, cioè far cassa per sostenere il bilancio comunale. Quindi fare cassa dando il ben servito dal patrimonio pubblico al palazzo Carciotti ed alla sua storia. Prima si parlava di 17 milioni ora di 21mln. Prima i milioni si vincolavano per recuperare il palazzo stesso nella parte che restava al Comune ora si fa cassa. La differenza sembra, appunto, lampante. Certo che il Carciotti verrà venduto ed è certo che ci sono, come già c'erano, grossi gruppi alberghieri interessati. Ma è anche certo che vendere il Carciotti nella sua interezza è un insulto alla città».

(fa.do.)

 

Da Miramare a Sion, restauri da 7 milioni - Ok del Mibact al piano di prevenzione antisismica dei beni culturali. Nell'elenco pure Faro e Villa Necker
I beni culturali di Trieste e della regione si rifanno il look grazie al piano di investimenti appena approvato dal Mibact che stanzia, in tutto il Paese, 600 milioni di euro per la prevenzione del rischio sismico dei musei, rispondendo alle richieste provenienti dai territori. Il piano di messa in sicurezza - che il ministro Dario Franceschini ha definito essere «il primo e il più importante finora finanziato» - attinge al Fondo per gli investimenti istituito dalla legge di bilancio 2017 e si traduce , a Trieste, in interventi complessivi pari a 7,2 milioni; 36 in tutto il Fvg. Sette i poli di Trieste su cui, da ora, si potrà cominciare a progettare gli interventi di messa in sicurezza e restauro. Si comincia da Magazzino 20, in Porto vecchio, destinato a diventare il deposito regionale delle opere d'arte da proteggere in caso di terremoto o catastrofe naturale. «Durante il terremoto del '76 le opere vennero messe in sicurezza nella chiesa di San Francesco di Udine, dunque in zona sismica», ricorda l'assessore regionale Gianni Torrenti sottolineando come questo progetto, voluto dalla Soprintendenza e sostenuto dalla Regione, prevede di fare del Magazzino 20 anche la sede di un grande laboratorio di restauro statale. «E questo è solo il primo finanziamento, di 1 milione e 350mila euro». Due i milioni di euro assegnati a Miramare, che permetteranno il restauro delle case dei custodi e del Castelletto «rendendolo accessibile al pubblico grazie all'apertura del primo piano, ancora interdetto». Verifiche del rischio sismico e restauro da 800mila euro anche per la sede del Circolo Ufficiali di via dell'Università: Villa Necker con il suo grande parco. Soggetto a controllo ed eventuale rafforzamento anche il Faro di Trieste, 750mila gli euro assegnati. E ancora, interventi di: un milione per la riduzione della vulnerabilità di Palazzo Economo, sede della Soprintendenza; 200mila euro per la chiesa di Notre Dame de Sion e infine di 1,1 milione di euro per Villa Cosulich. «La bellezza è una risorsa non delocalizzabile del nostro territorio - così la presidente Serracchiani -, investire nella sua conservazione è investire sul nostro futuro». Per la segretaria del Pd Fvg, Antonella Grim, «è un segnale concreto per la valorizzazione dei nostri gioielli».

Elena Placitelli

 

Caserma di Roiano, il restauro sfora il budget - Costeranno 134 mila euro in più i lavori di riqualificazione. "Colpa" della scoperta del pavimento dell'800
Costeranno quasi 134 mila euro e trenta giorni in più di lavori gli imprevisti emersi a fine anno nel cantiere dell'ex caserma di Roiano. La scoperta di un pavimento dell'Ottocento e lo spandimento delle due cisterne di carburante hanno reso necessaria la modifica del quadro economico e dei tempi contrattuali. Una determina del Comune ha rivisto i contenuti di uno dei più dei più importanti cantieri in corso a Trieste. La demolizione dell'ex caserma della Polstrada di Roiano, iniziata al suono della fanfara dei bersaglieri il 5 giugno scorso, ha subito dunque la prima variante in corso d'opera. L'appalto è gestito dalla Impresit Lavori di Palestrina (Roma) per 660mila euro. «Non c'erano elementi che facessero presagire l'esistenza della pavimentazione ritrovata durante gli scavi come non erano ipotizzabili le aree inquinate dalle due cisterne di carburante visto che si estendevano al di sotto degli edifici esistenti», si legge nella relazione tecnica. Nel caso della pavimentazione ottocentesca, venuta alla luce durante la demolizione della vecchia autorimessa, è stata richiesta la verifica archeologica da parte della Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia, che deve pronunciare sulla sua eventuale conservazione. Il doppio inconveniente produrrà degli slittamenti all'interno del cronoprogramma che prevede la fine dei lavori a metà 2021. Il 12 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo sulla variante che costerà all'amministrazione 134mila euro (include gli aggiornamenti delle parcelle dei professionisti incaricati) in più rispetto al milione e 660 mila euro previsto per la demolizioni degli immobili. «Vogliamo rispettare comunque, nonostante questi piccoli imprevisti, il cronoprogramma. Per noi è importante avere il risultato finale per giugno 2021» aveva garantito a gennaio l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi. Si tratta effettivamente di un intervento notevole, che interessa circa ottomila metri quadrati e prevede la realizzazione di un progetto del valore 7,8 milioni di euro. Un pezzo di Roiano che ritorna alla città. Una riqualificazione che i residenti attendono da 50 anni.

(fa.do.)

 

 

"Obiettori dei bidoni" contro il porta a porta dei rifiuti a Muggia - Diversi cittadini hanno rifiutato la consegna dei contenitori - Il sindaco Marzi: «Il servizio offerto va pagato comunque»
MUGGIA - Sono l'ultima novità sul tema rifiuti: gli obiettori di bidoncini. Più di qualche cittadino muggesano ha infatti deciso di non accettare la consegna a casa dei sei bidoni per la raccolta dei rifiuti "porta a porta", che da un mese sono in fase di distribuzione in tutte le abitazioni di Muggia. «Se qualcuno non vuole fare la differenziata a Muggia e preferisce portare i propri rifiuti a Trieste è una scelta personale - allarga le braccia il sindaco Laura Marzi -. Noi stiamo fornendo a tutti gli strumenti per iniziare a effettuare la raccolta differenziata della spazzatura. Detto questo non possiamo obbligare i cittadini a farla. Certo è che anche se qualcuno dovesse decidere, ad esempio, di portare i propri rifiuti a Trieste, il servizio offerto nel Comune di Muggia, anche se non usufruito, andrebbe comunque pagato» precisa Marzi. L'oggetto della diatriba rimangono i sei famigerati contenitori, cinque dei quali criticati soprattutto per le ampie dimensioni. Il sindaco ha fatto chiarezza anche per coloro i quali dovessero effettuare una differenziata errata: «Come già detto, per un anno non applicheremo sanzioni, ma gli operatori utilizzeranno un bollino rosso per evidenziare l'errato conferimento». Dopo un incontro con i vertici di Net, il sindaco ha confermato poi il mantenimento dei cassonetti della spazzatura sulle strade pubbliche: «Per un mese non verranno tolti, proprio per attivare una raccolta differenziata più morbida». Resta però ancora da capire se dal primo marzo partirà comunque il "porta a porta" da parte degli operatori di Net e se quindi chi vorrà, su base volontaria, potrà iniziare subito con la differenziata. «Abbiamo fatto formale richiesta a Net e ora stiamo attendendo risposta: per ora, come già detto anche durante l'ultima riunione pubblica ad Aquilinia, per un mese i cassonetti stradali non verranno rimossi» puntualizza Marzi. E mentre proseguono gli incontri con i cittadini, il tema del porta a porta muggesano infiamma anche la campagna elettorale. Vincenzo Zoccano, candidato alla Camera nell'uninominale per il M5S, anche da ex cittadino di Muggia dove ha risieduto per dieci anni, critica il servizio: «Ho partecipato assieme ai muggesani a un incontro organizzato da alcune forze di opposizione sulla questione della differenziata. Purtroppo c'è scarsa informazione, oltre che disorganizzazione già nella fase di distribuzione dei bidoncini». Zoccano ha elogiato invece «la grande partecipazione civica alla manifestazione di sabato scorso, che ha dimostrato che la gente non si accontenta di decisioni calate dall'alto». Pronta la replica del segretario del Pd muggesano Massimiliano Micor: «In questi mesi abbiamo dialogato continuamente con la popolazione raccogliendo impressioni e suggerimenti. La decisione di far slittare le sanzioni va appunto nell'ottica di informare più dettagliatamente la popolazione e risolvere ogni criticità rendendoci conto che, parlando di informazione, gli standard qualitativi promessi dalla ditta fornitrice del servizio non si sono rivelati adeguati. Personalmente spiace però che un tema importante come questo per la nostra comunità venga giornalmente strumentalizzato ad uso della campagna elettorale politica».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 20 febbraio 2018

 

 

Grotta Gigante - sì alla bonifica dell'ex polveriera
SGONICO - L'asfaltatura di alcune strade comunali e la bonifica dall'amianto della ex polveriera di Borgo Grotta Gigante. Sono questi i due più importanti provvedimenti di spesa, approvati dal consiglio comunale di Sgonico nel corso dell'ultima seduta, per quanto concerne le opere da eseguire nei primi mesi di quest'anno. Le risorse, pari a 237 mila euro, sono state già stanziate. «Alcune strade del nostro territorio hanno bisogno di una sistemazione - spiega il sindaco, Monica Hrovatin - mentre l'edificio che un tempo ospitava la ex polveriera dell'Esercito, struttura che attualmente è di nostra proprietà, se vogliamo poterlo utilizzare, mettendolo a disposizione della collettività, ha bisogno di un radicale intervento, che preveda l'eliminazione dei residui di amianto. Si tratta di un'opera indispensabile che certamente deve avere la priorità rispetto ad altre. Provvederemo inoltre - aggiunge Hrovatin - a eliminare la rete di recinzione dell'area della ex polveriera e a fare altre opere che la trasformino in una struttura utile e fruibile per la cittadinanza». Nel corso della seduta, il consiglio ha anche deciso di stanziare 10 mila euro, da destinare al completamento dell'opera di ristrutturazione e miglioramento dell'edificio che ospita la scuola elementare di Sgonico, situata di fronte al Municipio e che, nel corso del 2017, ha già beneficiato di lavori di messa a punto. Hrovatin ha annunciato poi che è partito il progetto denominato "Cantieri del lavoro", che ha permesso all'amministrazione di assumere due persone con contratti a tempo, della durata di 6 mesi, per un totale di spesa pari 15 mila euro, messi a disposizione dalla Regione, per l'esecuzione di lavori di pubblica utilità, in questo caso la sistemazione dell'archivio e il servizio di assistenza ai bambini che usano lo Scuolabus. In parallelo è partito anche il progetto "Messa alla prova", che prevede l'utilizzo, da parte dell'amministrazione, di persone over 55, che devono svolgere servizio civile, in base a sentenze del Tribunale. «Le impiegheremo - continua Hrovatin - una nell'archivio della Ragioneria comunale, l'altra per la sistemazione delle fontanelle pubbliche distribuite sul nostro territorio. Ma il lavoro più importante che dovremo fare anche in futuro - osserva il sindaco di Sgonico - consiste nel prestare estrema attenzione a tutti i bandi allestiti dall'amministrazione regionale e che prevedono assegnazioni di risorse finanziarie ai piccoli Comuni come il nostro, i cui bilanci sono sempre più stretti. Ricorrere ai fondi regionali - conclude Hrovatin - rappresenta l'unica possibilità per poter rispondere, in maniera adeguata, alle necessità del territorio e della popolazione».

(u. s.)

 

 

Federconsumatori: «Il Comune di Muggia sospenda l'avvio del porta a porta» - il caso rifiuti
«È indispensabile che il Comune di Muggia apra un canale di comunicazione e di ascolto attraverso il quale vengano date positive risposte a tutte le criticità fin qui segnalate. In attesa degli esiti di tale confronto è opportuno che l'amministrazione sospenda l'avvio della fase operativa del nuovo servizio». Così la Federconsumatori di Trieste, contattata da alcuni cittadini di Muggia in merito alle difficoltà emerse sull'avvio della raccolta "porta a porta" dei rifiuti, interviene sulla vicenda. «Federconsumatori - si legge ancora nella nota - ritiene che la situazione di disagio possa essere superata soltanto con la volontà dell'amministrazione di farsi carico dei problemi e delle criticità segnalate dai cittadini».

 

SEGNALAZIONI - RIFIUTI MUGGIA /1È assurdo, troppi i contenitori

Quando 8 anni fa mi sono trasferito a Muggia proveniente da un paese a una decina di chilometri da Milano, mi colpirono due assenze: quella della raccolta porta dei rifiuti solidi urbani e l'inesistenza di qualsiasi dissuasore di velocità nel centro abitato e, in particolare, sul lungomare Venezia, dove sono andato ad abitare, riscontrando subito incidenti dovuti alle elevate andature. Con una lettera al neoeletto sindaco mi lamentai per la mancanza, nel suo programma elettorale, di un preciso impegno per modernizzare la raccolta rifiuti. Non ottenni risposta. Quando, finalmente, sono cominciate a circolare (oralmente, perché il Comune di Muggia non investe nelle comunicazioni alle famiglie) le voci sull'introduzione della raccolta porta-a-porta", il commento per me naturale non poteva che essere: "finalmente". Un entusiasmo durato ben poco, cioè fino a quando ho poi saputo delle modalità di attuazione di questo obbiettivo e ho visto di persona la "bidonata". Quando, ormai di più di 20 anni fa, la stessa modalità venne decisa nel mio paese di provenienza, occorsero parecchi mesi per informare la popolazione, formare la mentalità nelle scuole, da quella materna alle medie e, in particolare, per dare ai condomìni il tempo necessario per organizzarsi con appositi spazi per la raccolta collettiva. Per ultimo vennero consegnati i contenitori: alle case monofamiliari un cestello per l'umido e uno con rotelle per la carta; alla nostra palazzina di 15 appartamenti e una cinquantina di residenti 5 contenitori (tutti con rotelle): 2 grandi per la carta e 3 medi, 2 per il vetro e 1 per l'umido. Naturale il mio stupore quando mi spiegarono che alla ventina dei residenti nella mia stessa scala il Comune di Muggia aveva programmato di rifilare non 5 (come nel Milanese) ma ben 72 bidoni spropositati, 6 a testa. Oltre al costo iniziale, dovremmo poi affrontare quello della "lavorazione" di questi bidoni, perché svuotarne 5 ha un costo (cui va aggiunto quello per lanciare sul camion i sacchi di plastica trasparente con gli altri rifiuti), manipolarne 72 un altro. Poi un'altra stranezza: finora per strada ci sono solo 5 tipologie di raccolta differenziata: come mai nel porta-a-porta sono diventate sei? Da qui tanti dubbi, miei e dei muggesani che incontro: queste "follie" sono dovute solo a incapacità e incompetenza? Mi auguro che i dubbi vengano sciolti quanto prima dalle autorità competenti.

Mario Tomainu

 

SEGNALAZIONI - RIFIUTI MUGGIA /2Metodo di raccolta gravoso e anti-igienico

Un doveroso grazie all'ampio spazio che il Piccolo da un mese dà ai problemi innescati dal modo con cui l'amministrazione comunale di Muggia pretende di avviare la raccolta differenziata dei rifiuti. L'ultimo atto è del 13 febbraio scorso, quando appare chiaro che non vi è alcun ripensamento della giunta davanti alle proteste generali della gran parte della cittadinanza e davanti alla petizione che si sta organizzando dal centro alla periferia. I responsabili della pianificazione definiscono «normale che un'operazione come questa possa incontrare difficoltà iniziali»; sei cassonetti unifamiliari consegnati nelle case (di quale dimensione esse siano) dove ogni tipo di rifiuto debba essere conservato da tre a sette giorni prima di condurlo in prossimità stradale dalle 20 alle 24 della sera pieno e ripreso vuoto al mattino dopo, proposti all'inizio della campagna, non sono difficoltà iniziali ma prepotenze inaccettabili. La successiva proposta per le sole case plurifamiliari di collocare cassonetti per la raccolta collettiva nei porticati condominiali (non stradali, si badi) da loro decisi con lo stesso calendario di vuotamento, sa di presa in giro o di tremenda ignoranza sia ecologica che igienica. Si cita «qualche problema di comunicazione»: no, la comunicazione è mancata del tutto se si è cominciato a consegnare cassonetti alle case prima di un qualsiasi straccio d'informazione e istruzione. «Da questo a sospendere il servizio senza proporre nulla di concreto ce ne passa»: gli abitanti chiedono un rinvio proprio con precise e circostanziate critiche al metodo inattuabile sin qui tentato e domandando una raccolta differenziata accettabile che compete alla giunta proporre, confrontandosi con la cittadinanza o i suoi rappresentanti istituzionali. «È giusto ascoltare i cittadini, il dialogo rimarrà sempre aperto» afferma il sindaco: ascoltare e poi concludere che così è deciso e non si torna indietro, come fin qui sostenuto dai piani alti di piazza Marconi, è semplicemente un dialogo fra sordi. Il sindaco faccia della petizione ciò che preferisce, sarà giudicato con i suoi collaboratori da come vorrà concludere la questione.

Bruno Baldas

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 19 febbraio 2018

 

 

Scout e volontari in Carso - Maxi pulizia delle doline - Agesci e Sos protagonisti: oltre 200 persone in campo. Riempiti 130 sacchi neri
Raccolti venti metri cubi di immondizie nelle vicinanze della Foiba di Basovizza
BASOVIZZA «Lasciare il mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato». È con il classico motto del mondo scoutistico che oltre 200 camicie azzurre dell'Agesci di Trieste hanno lavorato nella giornata di ieri per ripulire una buona parte delle discariche a cielo aperto nascoste vicino al monumento nazionale della Foiba di Basovizza. Con loro anche una decina di volontari di Sos Carso, l'associazione ambientalista che per prima ha lanciato l'allarme sull'inquinamento della zona. Complessivamente scout e volontari hanno riempito di spazzatura qualcosa come 130 sacchi neri: bottiglie, taniche, bidoni, filo spinato, cocci di vetri, a cui si sono aggiunti dieci pneumatici e un grande accumulo di ferraglia. Complessivamente sono stati raccolti circa 20 metri cubi di immondizia. La prima grande tranche dei lavori era stata svolta tra fine novembre e inizio dicembre da parte di una decina di volontari di Sos Carso, il gruppo apartitico di ambientalisti fondato da Cristian Bencich. In una sola dolina, a circa 500 metri dal monumento nazionale della Foiba, era stato recuperato vario materiale abbandonato nel verde per un totale di oltre 70 sacchi neri pieni. La decisione di operare in quella zona del Carso era stata presa dopo aver ricevuto una segnalazione ben precisa sulla discarica presente. In realtà, i volontari di Sos Carso, una volta perlustrata l'area in un raggio di circa mezzo chilometro, avevano rinvenuto altre cinque minidiscariche. Tra cui una distante appena 50 metri dalla Foiba di Basovizza. Di fronte a una simile situazione, visto il grande lavoro iniziale svolto da Bencich e soci, gli scout dell'Agesci di Trieste hanno contattato l'associazione ambientalista organizzandosi per una seduta collettiva di pulizia. «Il tutto è avvenuto a pochissimi giorni dalla Giornata del Pensiero (che ricorrerà mercoledì, ndr), festeggiata da tutto lo scoutismo mondiale in ricordo del nostro fondatore Baden Powell. Una giornata atta a sensibilizzare i ragazzi non solo al rispetto della natura ma più in generale alla partecipazione attiva e alla gestione responsabile del bene comune», ha spiegato ieri Matteo Dandri, capo scout e membro del Comitato di zona dell'Agesci di Trieste. E così un'ottantina di lupetti (bambini tra gli 8 e i 10 anni) e altrettanti esploratori e guide (11-16 anni), oltre a un folto gruppo di giovani appartenenti alle comunità rover e scolte ed una trentina di capi educatori si sono incontrati alle 8.45 davanti al monumento nazionale e poco dopo hanno dato il via ai lavori. L'alto numero di partecipanti messi in campo dalla sezione triestina dell'associazione guide e scout cattolici italiani, aggiunto all'esperienza e alla capacità di Sos Carso, ha permesso di ripulire non solo la prima discarica, ma anche di svuotare altre due discariche più piccole nei pressi della Foiba. «Nonostante la pioggia e la bora ci siamo armati di coraggio e con una abbigliamento consono e tanta buona volontà abbiamo raccolto circa 20 metri cubi di immondizia finendo tutto il lavoro di pulizia che ci eravamo prefissati», ha spiegato il capo scout Pietro Naccari. E pensare che a un certo punto, oltre al freddo, il vento ha iniziato a portare con sé anche la neve. Nonostante le intemperie tutti gli oltre duecento volontari hanno portato a termine la missione principale. Molto soddisfatto il cofondatore di Sos Carso Furio Alessi: «È stato un gran bel lavoro e non possiamo che ringraziare l'Agesci per la preziosa collaborazione». Anche se i problemi nella zona non sono affatto risolti, spiega Bencich: «Oltre a un paio di doline ancora piene di rifiuti e quindi da svuotare, rimane il problema d'inquinamento più grosso e pericoloso che si trova a 70 metri sottoterra nel "Pozzo dei Colombi", usato da dei criminali ambientali negli anni Settanta, con tanto di autorizzazioni del Comune di Trieste dell'epoca, come punto di sversamento di idrocarburi esausti e altre sostanze pericolose».

Riccardo Tosques

 

 

Rigassificatore di Veglia - Lng Croazia non arretra - L'azienda statale: avanti come stabilito con l'Ue, impianto attivo fra due anni
L'eurodeputato Jakovcic propone collocazioni alternative: «Contatti con Bruxelles»
FIUME - Sul rigassificatore galleggiante nelle acque di Veglia è muro contro muro. Mentre a livello politico continuano scontri e polemiche, l'azienda statale Lng Croazia, malgrado la persistente opposizione delle autorità isolane e della Regione quarnerino-montana guidata da Zlatko Komadina, ribadisce che l'impianto entrerà in funzione fra due anni. La presa di posizione giunge peraltro pochi giorni dopo che l'eurodeputato Ivan Nino Jakovcic ha proposto per l'impianto tre ipotesi di collocazione alternative, suscitando così la contrarietà dei sindaci dei luoghi a loro volta tirati in ballo. Ma andiamo con ordine. È stato Goran Francic, direttore della Lng Croazia, a ribadire all'agenzia di stampa nazionale Hina che «le attività legate alla nave Fsru, all'approdo e all'intera infrastruttura stanno andando avanti senza battute d'arresto, in base al ruolino di marcia stabilito dall'Unione europea, che cofinanzia il rigassificatore. Finora abbiamo avuto una ventina di offerte non vincolanti» per la movimentazione dell'impianto Lng, pari a 2,6 miliardi di metri cubi di gas all'anno. «Entro fine aprile chiuderemo la gara con le offerte vincolanti, ed entro la fine del secondo trimestre decideremo a chi affidare l'investimento». Francic ha ricordato che la realizzazione dell'impianto è stata concordata con l'Ue: «Il terminal galleggiante costerà in tutto sui 383,6 milioni di euro, di cui 101,4 milioni arriveranno dalle casse dell'Ue grazie all'accordo sottoscritto circa due mesi fa. Come detto, i primi quantitativi di metano dovrebbero essere erogati dal rigassificatore di Castelmuschio tra due anni».Il numero 1 della Lng Croazia ha ammesso che la nave avrà un forte impatto visivo sul golfo di Fiume: ma «anche per questo motivo - ha aggiunto - abbiamo avviato l'iter di modifica alla legge sul Mercato del gas, che permetterà al comune di Castelmuschio di beneficiare di determinate somme in rapporto alla produzione». Quanto all'abbandono del progetto del rigassificatore sulla terraferma - progetto che piace invece ai residenti e alle autorità locali - Francic ha spiegato che la movimentazione annua di 2,6 miliardi di metri cubi è il massimo che la rete nazionale possa assorbire. «L'impianto sulla terraferma, di gran lunga più costoso, arriverebbe a movimentare sui 7 miliardi di metri cubi all'anno, dei quali però in questo momento non c'è bisogno in quanto la domanda latita. Quando costruiremo la rete dei trasporti verso la Slovenia arriveremo anche a questo terminal». Parole che giungono pochi giorni dopo che Jakovcic, in merito al progetto fortemente voluto dal governo croato e appoggiato dagli Usa ma avversato a livello locale, in una conferenza stampa tenuta accanto alla sindaca di Castelmuschio Mirela Ahmetovic e al sindaco di Veglia città Darijo Vasilic ha sostenuto che l'impianto non dovrebbe essere collocato nelle acque di Casteluschio, offrendo tre ipotesi alternative: baia di Buccari, Porto Fianona e Urinj, poco a sud-est di Fiume. Jakovcic, per lunghi anni presidente della Dieta democratica istriana, ha anche annunciato che questa settimana avrà dei colloqui con esponenti della Commissione europea, per metterli in guardia su alcuni aspetti della vicenda. Secondo l'eurodeputato non sarebbe infatti possibile puntare sull'offshore giacché i piani regolatori della Regione e di Castelmuschio parlano di terminal metanifero sulla terraferma: «Mi impegnerò affinché questa realtà emerga», ha detto. La sindaca Ahmetovic, che ha criticato duramente il neoambasciatore americano a Zagabria, Robert Kohorst, per avere definito l'impianto d'interesse strategico per Washington, ha ricordato che il 3 marzo si darà vita a Fiume a una manifestazione di protesta contro la struttura nelle acque vegliote. L'iniziativa di Jakovcic intanto non ha incontrato però il favore dei sindaci di Buccari e Kostrena (del cui Comune Urinj fa parte), Tomislav Klaric e Drazen Vranic, che con vari argomenti si sono subito detti contrari all'ipotesi.

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 18 febbraio 2018

 

 

A Muggia 500 in piazza contro il "porta a porta" -
Davanti al Comune in scena la pacifica manifestazione per contestare le modalità di introduzione della nuova raccolta differenziata. Niente confronto con la giunta
MUGGIA - Pacifici, senza bandiere di partito e piuttosto numerosi. Il popolo muggesano del "differenziata sì, ma non così" si è riunito ieri mattina in piazza Marconi per esprimere la propria serena ma ferrea contestazione alla raccolta differenziata dei rifiuti "porta a porta" che prenderà il via esattamente tra dodici giorni. Il mezzo migliaio di cittadini presente davanti al municipio ha atteso invano un confronto con il sindaco o l'assessore competente. Secca la replica del primo cittadino Laura Marzi: «Nessuno mi ha invitata ufficialmente al confronto». Soprattutto alla vigilia della manifestazione erano saliti i timori tra i manifestanti, datisi appuntamento in piazza tramite il tam tam su Facebook, per la possibile presenza di qualche provocatore. Fortunatamente, tutto è filato liscio. Attorno alle 10.15 la piazza era già bella piena di muggesani di tutte le età, alcuni dei quali anche con i "famigerati" contenitori per la differenziata. Alla fine le cinquecento persone hanno atteso il sindaco Laura Marzi e/o l'assessore Laura Litteri per un confronto. Confronto che però non c'è stato. «Non mi sarei assolutamente sottratta, come peraltro ho già dimostrato in queste settimane, ad un confronto con i cittadini. Nessuno però mi ha contattato ufficialmente per chiedere la mia presenza. Personalmente ho saputo di questa manifestazione guardando Facebook. Ero peraltro presente nei pressi della piazza durante la manifestazione, ma ripeto, nessuno mi ha ufficialmente invitata», racconta il sindaco. L'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri ha rimarcato ancora una volta come il percorso verso il porta a porta sia purtroppo difficoltoso: «La gestione dei rifiuti è materia complessa, che richiede la collaborazione di tutti i cittadini, ma sono sicura che siamo tutti disposti a fare qualche sacrificio per la salvaguardia dell'ambiente e sono altresì sicura che i muggesani saranno orgogliosi nel vedere aumentare la percentuale di raccolta differenziata». Non sono mancate, ovviamente, le reazioni politiche. Roberta Tarlao, capogruppo di Meio Muja: «La piazza di questa giornata è il sogno di ogni politico. Non essere presente per confrontarsi, ognuno con le proprie ragioni, a mio avviso è stata un'occasione persa». Severo Nicola Delconte (Fdi): «Mentre Net continua a distribuire bidoncini e sacchetti senza una apparente logica, i muggesani non ci stanno a subire passivamente il sistema porta a porta. E lo hanno civilmente dimostrato. Sindaco e assessore Litteri hanno dimostrato per l'ennesima volta quanto sono lontani dalla realtà del territorio che amministrano e per questo inadatti». Intanto critiche sono arrivate anche da una nota della Cgil, a firma del segretario generale di Trieste Michele Piga, in cui sono state espresse «forti perplessità sulla gestione del servizio da parte dell'assessorato competente che ha determinato un forte senso di smarrimento e incertezza sul territorio e non ha governato le azioni intraprese da Net che risultano evidentemente inadeguate e insufficienti a preparare la popolazione ad un cambiamento tanto necessario quanto impattante». Anche su sollecitazione della Cgil, il sindaco Marzi ha confermato di prevedere un adeguato periodo di sperimentazione su base volontaria per il "porta a porta". «Lunedì avremo un incontro con i vertici di Net e chiederemo di mantenere i raccoglitori delle immondizie presenti sul suolo pubblico in modo tale da creare un "porta a porta" graduale. Indubbiamente - ha ammesso Marzi - ci sono state delle lacune da parte della Net, ma anche noi non possiamo non assumerci le nostre responsabilità. Organizzeremo, in modo capillare, ulteriori incontri pubblici per informare i cittadini».

Riccardo Tosques

 

 

Nel 2050 metropoli superaffollate - L'Onu: 2,4 miliardi di persone si trasferiranno nei centri urbani
ROMA - Nei prossimi 30 anni 2,4 miliardi di persone si trasferiranno nelle città e per accoglierle sarà necessario ingrandire e adeguare le aree urbane o costruirne di nuove con un utilizzo di risorse naturali che potrebbe aumentare del 125% a 90 miliardi di tonnellate (dai 40 miliardi di tonnellate del 2010): un peso enorme sull'Ambiente. Per evitare un sovrasfruttamento è necessario quindi ripensare in chiave sostenibile il modo di progettare e costruire le città. Un'allerta rivolta ai responsabili politici dal Gruppo di esperti delle risorse naturali - istituito dall'Onu nell'ambito del Programma per l'Ambiente - nel rapporto dal titolo "Il peso delle città: i requisiti delle risorse della futura urbanizzazione". La gestione delle materie prime, osservano gli esperti, diventa un argomento politico centrale come il contenimento della CO2. Secondo lo studio, nel 2050 la popolazione globale che vivrà nelle città dovrebbe essere il 66% del totale (dal 54% del 2015) e quindi occorrono nuove strategie per accogliere questi flussi in modo da evitare choc per la natura e per l'uomo, cioè in modo che il sistema regga l'impatto. Ogni anno le risorse che la Terra è in grado di rigenerare da sola si esauriscono sempre prima: il 2 agosto scorso, ad esempio, siamo andati in debito verso il Pianeta per il 2017, e per soddisfare i consumi globali al ritmo attuale ci sarebbe bisogno di 1,7 Terre. Lo studio indica che più di un terzo della crescita urbana dovrebbe riguardare India (404 milioni di nuovi abitanti delle città), Cina (292 milioni) e Nigeria (212 milioni). Rileva anche che nel mondo le città sono cresciute al ritmo del 2% l'anno, con lo sfruttamento del territorio che passerà da un milione di chilometri quadrati, ai 2, 5 milioni del 2050. A fronte dell'impiego di miliardi di tonnellate di materie prime (combustibili fossili, sabbia, ghiaia, minerale di ferro, legno, acqua e cibo), il rischio è che si impieghino più risorse di quanto il nostro pianeta possa rigenerare, gravando soprattutto su agricoltura, energia, industria e trasporto. La raccomandazione è puntare su risparmi ed economia circolare: pianificare città compatte, per risparmiare chilometri di asfalto ed evitare sprechi di elettricità e acqua; prevedere trasporti pubblici efficienti ed economici, quartieri vivibili in cui le persone preferiscano andare a piedi o in bicicletta, uso di car sharing, veicoli elettrici con punti di ricarica, sistemi idrici efficienti, nuove tecnologie di riscaldamento, raffreddamento e illuminazione. E ancora, recupero e i riciclo di materiali. «Ci sono già troppe persone nel mondo avvelenate dallo smog nelle città in cui vivono ed è allarmante vedere che questa tendenza è destinata a peggiorare», commenta il capo dell'Unep, Erik Solheim.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 febbraio 2018

 

 

Ferriera, botta e risposta sui parchi minerali - Dipiazza: «Via all'iter di annullamento della proroga per il progetto di copertura». La Regione lo smentisce: «Nulla di deciso»
Attorno la Ferriera si è consumata ieri l'ennesima commedia degli equivoci. «Interessante» attacca il sindaco Roberto Dipiazza che, in un video su Facebook, annuncia la novità della Regione sventolando una lettera appena ricevuta dalla direzione ambiente della stessa. «La Regione Fvg, su richiesta formale del Comune di Trieste, ha avviato il procedimento per l'annullamento della proroga che essa stessa aveva ulteriormente concesso alla proprietà della Ferriera di Trieste per la presentazione del progetto definitivo ed esecutivo di copertura delle aree a parco. È evidente che le nostre richieste formali e motivate con cui chiedevamo alla Regione di procedere in autotutela all'annullamento dell'ulteriore proroga concessa sono arrivate a destinazione» spiega il primo cittadino. Solo che l'avvio di una procedura non presuppone il fatto che vada a buon fine. «Questo dimostra la serietà della nostra azione. Stiamo lavorando per chiudere l'area a caldo che crea molti problemi non solo ai nostri cittadini ma anche a quelli di Muggia e Capodistria» sottolinea Dipiazza. In realtà, la chiusura dell'area a caldo non è direttamente correlata alla copertura dei parchi minerali. Inoltre la proroga non è stata cancellata ma è in vigore fino al 29 marzo. «Come annunciato nei giorni scorsi - si spiega in una dettagliata nota degli uffici regionali - la Regione ha deciso di esaminare l'istanza del Comune di Trieste di procedere all'annullamento in via di autotutela della proroga concessa ad Arvedi spa per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerali della Ferriera di Servola. Di conseguenza ha avviato un procedimento amministrativo invitando formalmente la proprietà dello stabilimento e tutti i soggetti coinvolti (Comune di Trieste, Arpa Fvg, Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, Comando provinciale Vigili del fuoco) a presentare eventuali osservazioni entro 30 giorni. A termini di legge il procedimento amministrativo, di cui si occupa la Direzione ambiente, sarà concluso entro 45 giorni». Non è il caso di tirare affrettate conclusioni. «Il procedimento evidentemente potrà concludersi con la conferma della proroga concessa oppure con l'accoglimento della richiesta di annullamento della stessa proroga - spiega la Regione Fvg -. Nella nota inviata ai diversi portatori di interesse la Regione ha in ogni caso precisato che il rispetto dell'Aia rimane comunque prioritario. Pertanto ha comunicato ad Arvedi spa che la pendenza del procedimento non può costituire ragione per non rispettare i termini della proroga. Come si ricorderà la Regione aveva comunicato ad Arvedi spa la necessità di presentare il progetto di copertura dei parchi entro 60 giorni, ovvero entro il 29 gennaio 2018. Tuttavia l'8 gennaio 2018 è arrivata la richiesta di Arvedi di proroga del termine. La Regione ha quindi concesso la proroga, indicando il 29 marzo prossimo come termine ultimo per la presentazione del progetto di copertura delle aree a parco». Come dire che la fine del procedimento per l'annullamento della proroga avverrà a proroga conclusa.

(fa.do.)

 

La difficile convivenza tra crescita industriale e ambiente
«Pensare a un nuovo accordo di programma sulla Ferriera, che possa assorbire gli obiettivi di sviluppo del porto, è un'ottima idea. Ma il realismo ci porta a dire che intanto è fondamentale attuare l'accordo di programma in essere, nell'ambito di un dialogo con il gruppo Arvedi, in un contesto di crescita industriale complessiva della città». Mario Sommariva, segretario generale dell'Authority, ha sintetizzato così ieri sera la posizione dell'ente, nel corso del dibattito svoltosi al Circolo della stampa, intitolato "Ferriera: verso un nuovo accordo di programma", promosso dalle associazioni Sinistra per Trieste e No Smog e da Legambiente. «La dismissione dell'impianto - ha aggiunto - non può essere un progetto, perché bisogna prima individuare una valida alternativa. Il porto può essere uno strumento utile per la trasformazione, purché non si parli di dismissione e basta».Waldy Catalano, di Sinistra per Trieste, dopo aver ricordato che «passati tre anni dall'arrivo del gruppo Arvedi, la situazione è rimasta complessa», ha chiesto «la revisione dell'Aia, con la chiusura dell'area a caldo, ma prima di chiudere qualcosa è indispensabile avere una valida alternativa. Siamo disponibili a discutere della riconversione dei lavoratori dell'area a caldo nel nuovo futuro del porto, purché a parità di livelli occupazionali». Alda Sancin, di "No smog", ha ammesso che «la dismissione di un impianto crea un deserto, ma è altrettanto vero che, vicino alla Ferriera, i residenti subiscono da troppi anni gli effetti dell'inquinamento atmosferico provocato dall'attività industriale. I cittadini di Servola non possono essere considerati intrusi e vedere i politici respingere ogni richiesta di modifica di revisione dell'Aia. Va fissata una data di inizio dismissione». Anche Lino Santoro, di Legambiente, dice "No" a un nuovo accordo di programma". «Forse - ha spiegato - un errore è stato fatto quando ci si è soffermati sulla richiesta di revisione dell'Aia, invece di puntare sulla modifica dell'accordo di programma».

(u.s.)

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 febbraio 2018

 

 

Consiglio regionale - Mobilità ciclistica - Via libera alla legge
Il Consiglio regionale ha approvato ieri all'unanimità la nuova legge regionale sulla mobilità ciclistica. Tra le novità azioni volte a favorire gli spostamenti quotidiani casa-scuola e casa-lavoro in bicicletta, l'aumento dei parcheggi per le biciclette negli edifici pubblici e privati, l'omogeneità e qualità negli interventi grazie alle nuove linee guida per la realizzazione delle piste ciclabili, le azioni di monitoraggio dei flussi ciclistici per verificare che gli investimenti e le azioni messe in campo abbiano raggiunto i risultati previsti. Soddisfatti gli esponenti della Fiab, presenti in aula al momento del voto.

 

 

Muggesani in piazza contro la rivoluzione della raccolta rifiuti - Domani protesta dei nemici del porta a porta sotto il Municipio

Marzi promette un avvio morbido: «Niente multe per un anno»
MUGGIA - "Differenziata sì, ma non così". Questo lo slogan con cui Muggia si prepara ad ospitare domani mattina la protesta in piazza contro la nuova raccolta differenziata dei rifiuti. Un'operazione, insomma, che continua a far discutere anche le giunta Marzi ha assicurato una "partenza morbida": per un anno niente sanzioni a chi sgarra. La manifestazione - Domani, in piazza Marconi, alle 10, per la prima volta si riuniranno i contestatori del servizio "porta a porta" promosso dal Comune. Sotto tiro finiranno i tanto criticati raccoglitori per i rifiuti, che verranno esposti dai residenti nel cuore del centro cittadino. La manifestazione è stata organizzata sul web dai promotori della raccolta firme che chiede alla giunta Marzi la sospensione del nuovo servizio, in partenza giovedì primo marzo. La petizione, appoggiata da tutti i partiti dell'opposizione, secondo i promotori ha già superato le mille firme. Un interesse che fa ben sperare anche per la buona riuscita della manifestazione di domani che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrà comunque essere apartitica. Le novità - Intanto nella giornata di ieri il Comune ha annunciato che la partenza del "porta a porta" a Muggia sarà di tipo "morbido". È stato deciso infatti che non verranno applicate multe a partire dal primo marzo, ma ci sarà «un anno di tempo per capire e muoversi più agevolmente nella materia». Inoltre, a differenza di quanto accaduto in altri Comuni, l'avvio del porta a porta non comporterà l'immediata eliminazione dei cassonetti attualmente presenti in strada. Gli incontri - Già fissato un ricco calendario di incontri sul territorio «in modo da poter dissipare i dubbi che potrebbero sorgere anche una volta partito il nuovo sistema». Tre gli appuntamenti calendarizzati la prossima settimana. Lunedì alle 19 alla palestra della scuola "Loreti" di Aquilinia, mercoledì alle 17.30 in sala "Millo" e venerdì sempre alle 17.30 nell'asilo "Biancospino" di Chiampore. «Se servirà, poi, fisseremo altri confronti per rispondere ad eventuali interrogativi dei cittadini», afferma l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri. Ater - Nel frattempo sta proseguendo l'attività parallela svolta dall'infopoint dipiazza della Repubblica a cui si sommano i sopralluoghi dei tecnici Net, che quotidianamente gestiscono una media di 60 segnalazioni. Le soluzioni che sono state concordate anche con Ater, che proprio ieri ha dato il nulla osta all'avvio del sistema di raccolta condominiale con contenitori collettivi. «Nei prossimi giorni - avverte il Comune - potrebbero essere effettuate le consegne dei kit nei rispettivi stabili». Il sindaco - «Stiamo gestendo tutte le legittime preoccupazioni dei nostri cittadini, che comprensibilmente vivono i timori legati a questo importante cambiamento», commenta Laura Marzi. Il primo cittadino ammette che i disagi erano stati messi in preventivo: «Sarebbe stato da ingenui pensare che, come già peraltro avvenuto in altri comuni, l'operazione non avrebbe sollevato dubbi e contrarietà. Siamo ben consapevoli del senso di smarrimento che si può vivere di fronte ad un sistema che cambierà le proprie abitudini quotidiane. Proprio per questo - conclude - si sono messe in campo tutte le misure possibili perché questo passaggio sia il più graduale possibile».

Riccardo Tosques

 

 

In Italia si consumano 206 litri di acqua minerale a testa l'anno
ROMA - Con 206 litri a testa l'anno, siamo il Paese che detiene il primato europeo nel consumi di acqua minerale in bottiglia: 29 litri più dei tedeschi, 84 litri in più dei francesi e 85 litri in più degli spagnoli. Un fenomeno di massa: oggi sono nove italiani su dieci a bere acqua minerale, il 19% in più rispetto a 20 anni fa. E otto italiani su dieci si riconoscono nella categoria di «grandi bevitori», superando quota mezzo litro al giorno. È quanto emerge dall'indagine Censis, condotta su un campione di duemila intervistati, che delinea un consumo interclassista, dall'operaio al dirigente, unisex e per tutte le età, con grande apprezzamento nelle nuove generazioni dei Millennial e una crescente domanda da parte degli anziani. L'acqua minerale, nello studio illustrato da Francesco Maietta del Censis, è «un bene irrinunciabile per le famiglie italiane, che trovano in questo consumo, anche in tempi di crisi e neo-sobrietà, una gratificazione quotidiana». Nel 2016 l'Italia ha esportato 1,3 miliardi di litri, per un valore di 480 milioni di euro. Una performance positiva che colloca l'Italia al secondo posto per quantità e valore, recuperando terreno sulla Francia che è leader europeo del settore.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 febbraio 2018

 

 

Ex caserma - Scuole riunite in via Rossetti - Il Pd: «Puro spot elettorale»
«Il progetto di Dipiazza e Brandi di trasferire tutte le scuole superiori nell'ex caserma di via Rossetti è un puro spot elettorale, con scarsissime possibilità di riuscita: ci vorrebbero più di dieci anni di lavori e 40 milioni di euro, senza contare l'impatto di 8mila studenti contemporaneamente nello stesso posto. Il sindaco e i suoi assessori ascoltino piuttosto i dirigenti e portino avanti i progetti di riqualificazione degli istituti». L'attacco alla giunta triestina di centrodestra arriva da Adele Pino, della segreteria Pd di Trieste, i consiglieri comunali dem Antonella Grim, Valentina Repini e Igor Svab e la Cittadina Maria Teresa Bassa Poropat. «Il sindaco, in quanto presidente dell'Uti - continuano - ha il compito di dare attuazione ai lavori già oggetto di una programmazione dell'allora Provincia, condivisa con la dirigenza e la Consulta degli studenti. Le risorse a copertura degli interventi sono pari a 20 milioni di euro. Si parta dai lavori più urgenti: il liceo Nordio, i laboratori del Max Fabiani-Deledda, la succursale del Petrarca e del Galilei nella palazzina già individuata nel comprensorio della caserma di via Rossetti, l'istituto Stefan».

 

 

Conferenza sulle zone umide

Il Wwf Trieste organizza, alle 18.30, al Circolo canottieri Adria (Pontile Istria 2) una conversazione con il naturalista Paolo Utmar sull'iniziativa del Wwf Italia 2018: "One Million Ponds", check-up delle zone umide. Ingresso libero. Nonostante le loro ridotte dimensioni, le zone umide sono in assoluto tra le più ricche di biodiversità. Sono altamente produttive e per questo di vitale importanza per la pesca in moltissime aree del mondo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 febbraio 2018

 

 

«Chiudere l'area a caldo della Ferriera» - L'appello di Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog: «Trasferiamo i lavoratori in porto»
Chiudere l'area a caldo della Ferriera, trasferendo gli addetti che attualmente vi lavorano in porto, dove si sta vivendo una fase di decisa crescita. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato ieri da Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog, nel corso di una conferenza stampa che ha visto unite le tre associazioni da un comune obiettivo. «Si tratta di trovare una soluzione che garantisca da un lato la soluzione del problema inquinamento - hanno detto Lino Santoro (Legambiente), Marino Sossi (SpT) e Alda Sancin (No Smog) - e dall'altro la salvaguardia dei livelli occupazionali, in una città che ha già subito forti tagli». Tutto questo in vista dell'incontro in programma venerdì, alle 17, al Circolo della Stampa, quando i rappresentanti delle tre associazioni incontreranno Mario Sommariva, segretario generale dell'Autorità portuale. «In tale sede - ha precisato Santoro - verificheremo quali iniziative si possono intraprendere in questa fase per superare l'accordo di programma che oramai risale al 2014. L'area a caldo va chiusa in tempi brevi - ha aggiunto - perciò dopo più di tre anni bisogna cambiare. Il porto è in pieno sviluppo, perciò si potrebbero spostare i lavoratori dell'area a caldo in altri comparti produttivi». «La Ferriera - ha sottolineato Sossi - non deve più essere strumento di campagne elettorali. Bisogna invece trovare un punto di sintesi e mettere tutti d'accordo sul momento della chiusura dell'area a caldo, senza perdere posti di lavoro. È indispensabile definire un nuovo accordo di programma, con date precise sulla chiusura dell'area a caldo, coinvolgendo anche le organizzazioni sindacali». «Da dieci anni sentiamo promesse di dismissione, riconversione e altro, soprattutto nel corso delle numerose campagne elettorali che si sono succedute - ha ricordato Sancin - bisogna invece pensare alle reali esigenze della gente, adottando scelte concrete. Aderiamo all'ipotesi presentata da Legambiente e SpT per modificare l'accordo di programma. La Ferriera - ha continuato - richiede una procedura di dismissione graduale, che cominci dagli impianti inquinanti, fissando una data. Forse la politica è troppo vicina agli interessi della proprietà, ma è tempo che quest'ultima accettai di demolire le strutture. Bisogna infine smetterla con la strumentale contrapposizione fra lavoratori e residenti».

Ugo Salvini

 

 

A Muggia scattano i lavori di restyling della rete fognaria - Cantieri al via lunedì per sostituire le condotte in centro - Interessate via Signolo e via Tonello. Costo: 260 mila euro
Nuovo cantiere in arrivo a Muggia. A partire da lunedì 19 febbraio via Signolo e via Tonello saranno al centro di un restyling sotterraneo per sostituire le condotte fognarie presenti nelle due arterie centrali della cittadina. I lavori dureranno complessivamente tre mesi. La spesa totale finanziata dall'AcegasApsAmga? Esattamente 260 mila euro. I lavori, per creare condotte più capienti e una nuova stazione di sollevamento, si svilupperanno lungo un tratto di circa 270 metri. Il cantiere, che comporterà un aumento della capacità di ricezione della rete fognaria, vedrà la totale sostituzione delle condotte al di sotto di via Signolo e via Tonello. Contestualmente verrà realizzata una nuova stazione di sollevamento che permetterà di ottimizzare e potenziare anche la rete fognaria di via Frausin. Per quanto riguarda gli impatti sull'ambiente, oltre all'evidente miglioria sul piano del drenaggio urbano e degli scarichi domestici, l'intervento dovrebbe costituire una svolta fondamentale per quanto riguarda il rio Fugnan, torrente che da mezzo secolo è contraddistinto da significative criticità legate proprio all'inquinamento dagli scarichi fognari. Fino al 2012, i valori di inquinanti presenti nel rio erano decine di volte superiori alle soglie indicate nel Decreto legislativo 116/2008 e relativo Decreto ministeriale 30/03/2010, in quanto risultavano diversi allacci fognari abusivi che scaricavano direttamente nel torrente. Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione tra Comune di Muggia e AcegasApsAmga, sono state attuate diverse azioni che hanno portato ad un sensibile miglioramento dei valori di inquinamento alla foce del torrente, l'ultimo dei quali sarà proprio quello in programma a partire dal 19 febbraio: l'intervento di sostituzione e potenziamento della rete fognaria prevede infatti anche un adeguamento funzionale degli scolmatori connessi al torrente stesso. Naturalmente il cantiere provocherà degli impatti non di poco conto sulla viabilità cittadina. Date le caratteristiche e la zona dell'intervento, nel corso delle prossime settimane si renderanno necessarie modifiche alla normale circolazione degli automezzi. Già dalla mattina di lunedì 19, il traffico veicolare cittadino lungo via Tonello sarà caratterizzato da un restringimento della carreggiata con divieti di sosta che si estenderanno da piazza Repubblica sino a via Signolo (lato ricreatorio). Poi il restringimento si sposterà nella restante via Signolo sino ad arrivare al tratto di via Tonello sino a raggiungere la via Frausin. I lavori avranno una durata complessiva di 90 giorni fermo restando che nella prima settimana di avvio del cantiere saranno realizzati degli scavi di sondaggio propedeutici e necessari per valutare eventuali interferenze nel sottosuolo non mappate. A meno di intoppi, dunque, i lavori dovrebbero concludersi entro la metà di maggio. Tutte le informazioni relative ai lavori potranno essere visionate sulla pagina online di AcegasApsAmga "Infocantieri" consultabile sul sito internet www. acegasapsamga. it/infocantieri.

Riccardo Tosques

 

 

Comune e animalisti in difesa delle nutrie - Per i roditori, destinati all'abbattimento in base alle direttive regionali, si apre la via della sterilizzazione
MUGGIA «Siamo disponibili a valutare la congruità di un piano di gestione delle nutrie delle Valle delle Noghere che contempli il ricorso alla sterilizzazione». La lettera dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, alimenta nuove inattese speranze di sopravvivenza per la colonia dei castorini muggesani. I roditori, destinati all'abbattimento in base alle direttive della Regione, sono ufficialmente entrati nelle mire protezionistiche del Comune. «Questa settimana invieremo alla Regione la nostra formale richiesta di sterilizzazione delle nostre nutrie: siamo contrari ad ogni tipo di violenza su questi animali», ricorda Laura Litteri. Il progetto di tutela delle nutrie promosso dall'assessore all'Ambiente, in strettissima sinergia con Enpa e MujaVeg, dopo aver incassato l'interesse da parte dell'Ispra, sta per arrivare dunque sui tavoli dell'ente che ha invece dichiarato guerra aperta ai roditori presenti in Fvg. E sotto tiro non poteva non finire anche la colonia muggesana del rio Ospo, una delle più "difficili", però, da affrontare, per motivi prettamente di confine. La causa è determinata da uno Schengen naturalistico esistente da tempo, come spiega la stessa Ispra: «Le nutrie che frequentano l'area delle Noghere originano dalla vicina Slovenia tramite il rio Ospo. Si tratta quindi di un nucleo non isolato. Ne deriva che, anche riuscendo a rimuovere tutti gli animali della valle Noghere-Ospo-Grandi Motori, questi verrebbero con tutta probabilità rimpiazzati da quelli sloveni attraverso l'asta del rio Ospo che oggi, come negli anni Settanta, mette in connessione questi nuclei». Insomma: abbattere le nutrie sull'Ospo non significherebbe eradicarle per sempre. E intanto il mondo animalista è tornato alla carica ribellandosi ai metodi cruenti promossi dall'amministrazione regionale. Le associazioni, «non criticando la decisione di eradicare un animale estraneo all'habitat regionale», hanno espresso al contempo il loro «rifiuto categorico verso l'abbattimento». Come spiegato dalle varie realtà animaliste «le nutrie oggi possono venir intrappolate ed uccise a colpi di fucile o con il gas da alcuni soggetti autorizzati. La scelta di utilizzare tali metodi evidenzia una mancanza di rispetto di diritti che dovrebbero esser inviolabili per tutti gli animali».

(r. t.)

 

 

Wwf, incontro sulle zone umide
Il Wwf Trieste organizza giovedì alle 18.30, al Circolo canottieri Adria (pontile Istria 2), una conversazione con il naturalista Paolo Utmar sull'iniziativa del Wwf Italia 2018 "One Million Ponds-Check up delle zone umide". Ingresso libero. Nonostante le loro ridotte dimensioni, le zone umide sono in assoluto tra le più ricche di biodiversità. Sono altamente produttive e per questo di vitale importanza per la pesca in moltissime aree del mondo. La conservazione del loro ciclo idrologico rappresenta un punto essenziale per la difesa del suolo e per la lotta alla crisi idrica e alla mancanza di acqua potabile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 febbraio 2018

 

 

Ex Fiera verso la rinascita - Ok alla doppia variante - Opera da 65 milioni: niente residenziale e 15 mila metri quadrati commerciali
La giunta approva la delibera di indirizzo in cui si inquadra il progetto di Mosser
Riqualificazione dell'ex Fiera, il Comune mette in moto la procedura amministrativa propedeutica alla realizzazione del grande progetto da 65 milioni di euro voluto e finanziato dall'imprenditore carinziano Walter Mosser, che conta di vederlo completato nel 2021. La giunta Dipiazza ha approvato le direttive che prevedono una doppia variante, una relativa al Piano regolatore generale (Prg) e una attinente al Piano di settore del commercio. Gli interventi di carattere urbanistico argomenteranno l'esclusione dell'uso residenziale - al momento previsto per un minimo del 30% e per un massimo del 60% - e l'insediamento di una superficie commerciale di vendita al minuto superiore a 15 mila metri quadrati. L'investitore austriaco pensa a ristorazione, shopping, intrattenimento, fitness. Mid Immobiliare, la società italiana del gruppo guidato dall'avvocato di Klagenfurt, si impegna a proprie spese nel portare a termine alcune opere di carattere viario e infrastrutturale, che modificheranno l'assetto della zona: doppio senso di marcia nell'ultima parte di via Rossetti a mo' di boulevard con alberatura centrale, ampliamento delle aree di sosta con la creazione di ulteriori 150 posti-auto rispetto agli 800 già programmati, nuovo giardino pubblico nell'ambito dell'ex comprensorio fieristico, riqualificazione di piazzale De Gasperi. Con un effetto di miglioramento a ricadere sull'intero scacchiere, dagli assi Rossetti-Piccardi a piazza Foraggi. Dipiazza aveva assicurato Mosser che il Municipio avrebbe accelerato, per quanto possibile, i passaggi autorizzativi. La delibera, co-firmata dagli assessori Luisa Polli (urbanistica) e Lorenzo Giorgi (commercio), è stata trasmessa all'attenzione delle Circoscrizioni V e VI affinché esprimano il loro parere. E sarà inoltrata - rammenta Luisa Polli - alla valutazione della Regione, nell'auspicio che, consultazioni elettorali permettendo, l'esame da parte dell'ente sovraordinato possa esaurirsi nel giro di 3-4 mesi: secondo l'assessore leghista, non dovrebbero comunque sussistere problemi, perché la disponibilità complessiva di superficie commerciale è molto ampia. Trattandosi di materia urbanistica, indispensabile il via libera del Consiglio comunale. Giorgi, anticipando eventuali obiezioni, è fiducioso: «L'operazione è finalizzata a risistemare un'area degradata e ha consentito al Comune un buon incasso pari a 13,3 milioni di euro, incasso che ha superato di un paio di milioni la base d'asta».Il progetto Fiera è partito nell'aprile dello scorso anno, quando - come ricordava Giorgi - Mid Immobiliare aveva acquisito l'ex comprensorio fieristico, preannunciando un'operazione di riassetto dal valore di oltre 60 milioni. Dopo il rogito firmato in settembre nello studio del notaio Ruan, martedì 14 novembre 2017 l'idea di Mosser ha avuto una prima illustrazione pubblica nel salotto azzurro comunale: un candido complesso su due piani da quasi 20 mila metri quadrati, arricchito da uno spazio verde di 6400 metri quadrati con ingresso principale da via Rossetti. I vecchi stabili dell'ex Fiera saranno demoliti. L'esecuzione delle opere impiegherà 300 addetti e, a regime, nel nuovo "polivalente" lavoreranno 500 persone. Saranno divelti oltre 100 mila metri cubi di strutture edili, con un volume di scavo pari a quasi 90 mila metri cubi. Spostare e stoccare questa montagna di inerte è uno dei problemi sul tavolo: allora Dipiazza propose, come soluzione, l'utilizzo di Cava Faccanoni. Il sindaco è un convinto fautore del progetto, perché pensa che possa esercitare una funzione attrattiva per l'intera zona. Polo scolastico nelle ex caserme di via Rossetti, nuovi servizi comunali in via Revoltella, musei nell'ex caserma Duca delle Puglie, riqualificazione ex Sadoch in viale dell'Ippodromo, risanamento di galleria Foraggi-Montebello: in mezzo il "magnete" da 65 milioni.

Massimo Greco

 

Le 29 Comunelle del Carso "blindate" dalla nuova legge
DUINO AURISINA - Inalienabili, indivisibili, non assoggettabili a usucapione e necessariamente destinate a utilizzo agricolo, silvestre e pastorale. Sottratte perciò a processi di cementificazione. Per 5mila ettari di terre del Carso triestino il 2018 è l'anno della svolta. È entrata in vigore, negli ultimi giorni del 2017, dopo un lavoro di preparazione di otto anni, la nuova normativa che disciplina le "Proprietà collettive", quelle che il Codice civile definisce «le forme alternative alla piena proprietà privata delle terre, ascrivibili a numerose persone, spesso indefinite nel numero, ma non riconducibili alla proprietà pubblica vera e propria». Sul Carso triestino sono 29 le Comunelle che aspettavano l'approvazione della nuova norma, che permetterà loro di programmare, su basi giuridiche certe, il futuro delle varie attività agricole. Assicurare una tutela e un riconoscimento giuridico a tutte le forme di proprietà collettiva sparse sul territorio nazionale è stato un obiettivo perseguito fin dalla sua costituzione, avvenuta nel 2006, dalla Consulta nazionale della proprietà collettiva, organo di cui è vicepresidente il triestino Carlo Grgic. «Per noi - spiega - l'approvazione della legge 2017/168 è un traguardo fondamentale, che ci permette di essere al sicuro anche da eventuali futuri espropri. Dovesse rendersi necessario, da parte dello Stato o altri enti pubblici, l'utilizzo di un'area che rientra nella Proprietà collettiva del Carso si potrà procedere, ma l'ente, oltre a pagare una somma a titolo di risarcimento, dovrà individuare un'altra area da adibire alle attività agricole. La Consulta - precisa - è l'associazione delle diverse realtà collettive italiane, espressione di comunità esistenti sui territori che hanno come obiettivo la tutela del rapporto fra uomo e terra, attraverso l'uso sostenibile delle risorse naturali».In altre regioni italiane si parla di Comunalie, Partecipanze, Università agrarie; le Comunelle sono il termine tipico locale del Carso. A loro la nuova legge riconosce ora a pieno titolo la classificazione di "soggetti dotati di personalità giuridica". «Le Comunelle - riprende Grgic - non sono da considerare relitti di civiltà scomparse, ma modelli cui anche l'attuale società democratica può guardare come possibili ed effettive forme di buon governo del territorio».«Fino a prima dell'approvazione della legge 168 - sottolinea Stefano Lorenzi, segretario delle Regole d'Ampezzo, Proprietà collettiva che, dal 1990, gestisce il Parco delle Dolomiti - la posizione delle Comunelle è stata a volte incerta, soprattutto laddove interessi economici privati si contrapponevano all'uso collettivo dei beni. La nuova legge - osserva - va a rafforzare e integrare quanto già era stabilito in precedenza ed è perciò un elemento di sostegno a ciò che in passato il legislatore, spinto dalle nostre comunità locali, aveva già riconosciuto». Il passo successivo spetta ora alla Regione. «Dovremo interagire con il legislatore - conclude Grgic - per trovare soluzioni adatte alle realtà collettive locali che possano migliorare la situazione esistente». Qualora la Regione non intervenisse, la nuova legge dà facoltà alle collettività di attivarsi in autonomia.

(u.s.)

 

Frane e cedimenti -  Strada di Canovella verso il restyling - Un milione di euro dalla Regione per la messa in sicurezza - Al via l'iter burocratico per espropriare il sentiero privato
DUINO AURISINA - Sarà rifatta e messa in sicurezza la strada che dalla Costiera porta alle spiagge, all'altezza di Canovella de' Zoppoli. Si tratta di una ripida discesa, lunga circa 800 metri, realizzata negli anni Sessanta, seguendo il vecchio sentiero dei pescatori di Santa Croce, per servire le ville e gli edifici che in quell'epoca cominciavano a sorgere numerosi e che sta accusando il peso del tempo e le conseguenze degli agenti atmosferici, al punto da essere diventata addirittura pericolosa. Piccole frane e cedimenti l'hanno trasformata in un susseguirsi di avvallamenti e dossi. È iniziato in questi giorni, dopo anni di attesa, l'iter burocratico-amministrativo che porterà all'esproprio della strada da parte della Regione, che poi ne trasferirà la proprietà del Comune di Duino Aurisina, che estende fino alla galleria naturale della Costiera la propria competenza territoriale.«Abbiamo avuto in questi giorni un primo incontro con i residenti - spiega Andrea Humar, assessore comunale a Duino Aurisina -, nel corso del quale abbiamo spiegato che l'unica soluzione valida per rimettere in sesto quella strada è quella che prevede l'esproprio a favore della Regione e il successivo passaggio a noi per la gestione negli anni futuri. I cittadini hanno capito che si tratta di una proposta che va incontro alle esigenze della collettività - aggiunge l'assessore comunale alla Viabilità-, in quanto, a fronte della perdita della proprietà, compensata in ogni caso da un risarcimento, non sarà più a carico dei privati la manutenzione della strada che porta alla spiaggia di Canovella de' Zoppoli». La Regione ha già stanziato un milione di euro per l'operazione, i cui dettagli saranno definiti subito dopo che sarà stato raccolto il consenso all'esproprio da parte di tutti i residenti della zona.«In particolare, un primo intervento sarà fatto su 300 degli 800 metri della discesa - riprende Humar -, un tratto che necessita di lavori che prevedono l'utilizzo di micropali da sistemare sotto il manto stradale, per garantirne la tenuta anche dopo le sollecitazioni delle automobili in transito». Quella è una strada che, soprattutto d'estate, è molto transitata. L'intervento perciò dovrà tener conto delle mutate esigenze dovute alla massiccia presenza di bagnanti nei mesi caldi.«Ci rendiamo conto che per l'amministrazione comunale di Duino Aurisina - sottolinea l'esponente della giunta Pallotta - assumere l'onere della gestione di quella strada rappresenta un costo, ma è un servizio che vogliamo garantire alla collettività». Giovedì prossimo, 15 febbraio, alle 9.30 del mattino, il Comune ha nuovamente convocato sul posto i residenti, per segnare un altro passaggio sulla strada della definizione degli accordi. Difficile per il momento indicare i tempi d'intervento, perché in via preliminare bisognerà risolvere tutti gli aspetti burocratici.

Ugo Salvini

 

LUTTO - Morto lo storico Giuseppe Galasso

È morto a Napoli lo storico Giuseppe Galasso. Ne dà conferma la sua casa editrice Laterza. Giornalista, politico e professore universitario italiano era nato a Napoli il 19 novembre 1929. Era attualmente docente di storia moderna all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Decine le sue pubblicazioni molte delle quali incentrate sulla storia del Mezzogiorno. È stato deputato della Repubblica e sottosegretario, dall'83 all'87 durante il governo Craxi, del ministero dei Beni culturali. «La scomparsa di Giuseppe Galasso - dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini - priva il mondo della cultura italiana di un protagonista indiscusso, un grande intellettuale che si è impegnato in prima linea per la difesa del patrimonio del Paese in un'intensa esperienza politica mai dimenticata. A lui dobbiamo una legislazione sulla tutela del paesaggio, pensat per preservare il territorio italiano, che non a caso porta il suo nome».

 

 

La petizione sui rifiuti spacca il Consiglio - A Muggia tutta l'opposizione si schiera per il rinvio del "porta a porta". La maggioranza: «Si va avanti»
MUGGIA - Tutti i sei partiti di opposizione hanno deciso di schierarsi in favore della petizione popolare apartitica per il rinvio dell'inizio della raccolta differenziata "porta a porta" dei rifiuti previsto per il primo marzo. Ferma, invece, la posizione dei tre partiti di maggioranza: «Nessun appoggio alla petizione, si va avanti come da programma». Ennesima spaccatura dunque all'interno del Consiglio comunale di Muggia. Andrea Mariucci (Forza Muggia) non ha dubbi: «Sosterrò questa iniziativa nelle forme istituzionali possibili affinché le richieste dei muggesani vengano finalmente prese in considerazione. Marzi e la sua Giunta ci avevano assicurato che in un anno avrebbero promosso una preventiva campagna di informazione, invece stanno informando i cittadini a cose stabilite». Ad aver già firmato la petizione è Giulio Ferluga della Lega Nord: «Nessuno è contrario alla raccolta differenziata, ma questa raccolta non và. Gli incontri organizzati dal Comune con la cittadinanza, anziché dissipare i dubbi, ne hanno fatti sorgere altri». D'accordo anche Nicola Delconte (Fdi): «Appoggiamo l'iniziativa perché le scelte sul porta a porta andavano condivise prima con i cittadini. Se si va avanti così il sistema rischia di fallire con evidente danno per tutti». A puntare il dito contro la comunicazione del Comune è anche Emanuele Romano del M5S: «Non è stata sufficiente, impossibile pensare di partire tra due settimane con la raccolta». Roberta Vlahov (Ocpm) ricorda che la «raccolta di firme era nei programmi dell'associazione che supporta la nostra lista civica dunque ci uniamo al gruppo di cittadini che l'ha promossa», mentre Roberta Tarlao, di Meio Muja, condivide «la preoccupazione e appoggio la raccolta firme. Urge inoltre una commissione trasparenza proprio per analizzare la petizione, una volta che verrà depositata». Schierata in difesa della partenza della raccolta differenziata dei rifiuti a partire dal primo marzo, invece, è tutta la maggioranza, a partire dal capogruppo Pd Riccardo Bensi: «Capisco la paura della novità, soprattutto quando va ad intaccare la sfera privata e non si può nascondere che ci sia stato qualche problema nella comunicazione, ma da questo a sospendere il servizio senza proporre nulla di concreto ce ne passa». Antonino Ferraro della lista Laura Marzi sindaco, dopo aver premesso che «le petizioni sono espressioni di libertà e democrazia, ed è giunto ascoltare i cittadini», sottolinea come in questo caso «bisogna voltare pagina con la nuova raccolta dei rifiuti, fermo restando che il dialogo rimarrà sempre aperto» . Ferma anche Nicoletta Fati (Cittadini per Muggia): «È normale che un'operazione complessa come questa possa incontrare difficoltà iniziali, quindi non appoggeremo la petizione».

Riccardo Tosques

 

 

MANUTENZIONE - Giardino di via Giulia chiuso per tre giorni

Il Comune di Trieste rende noto che, da domani e per una durata prevista di tre giorni consecutivi, il giardino pubblico "Muzio de Tommasini" di via Giulia sarà chiuso al pubblico per consentire un intervento di manutenzione e pulizia generale all'interno dello stesso.

 

 

Un sistema spia la rete idrica così si spreca meno acqua - Individua facilmente le perdite, calate di quasi il 9%. Recuperati otto miliardi di litri

Lo ha messo a punto Idrostudi srl, società che opera nel villaggio scientifico di Padriciano
Il tema del risparmio idrico si fa sempre più pressante: i cambiamenti climatici, dicono i dati diffusi dal Giec (Gruppo Intergovernativo degli Esperti sul Cambiamento Climatico), stanno influendo enormemente sulla disponibilità d'acqua e se non si metteranno in atto misure decise e risolutive nel 2030 potrebbe ridursi del 40% rispetto ad oggi. In Italia, segnala l'Anbi, negli ultimi sette anni le disponibilità idriche si sono più che dimezzate. Eppure continuiamo a sprecare questa risorsa, a partire dai nostri acquedotti: l'acqua che arriva ai nostri rubinetti non corrisponde neanche a metà di quella immessa nella rete. In Friuli Venezia Giulia la dispersione della rete acquedottistica, stando al rapporto "Bes 2017: il benessere equo e sostenibile in Italia" dell'Istat, è di circa il 47%, con punte d'eccellenza a Pordenone e qualche problema in più a Trieste, che però in questi ultimi anni è corsa ai ripari. La tecnologia infatti è di grande aiuto nella progettazione e nel monitoraggio di reti idriche in grado di ridurre sensibilmente gli sprechi: reti smart, fortemente interconnesse e capaci di "parlare", segnalando guasti o anomalie. Ne abbiamo parlato con Francesca Zanello, di Idrostudi srl, società sita in Area Science Park che fornisce servizi a tutto tondo per quanto riguarda la gestione di acquedotti e reti fognarie. Idrostudi, che opera in Italia e dal 2015, con lo sbarco in Turchia, anche all'estero, in regione ha fornito servizi avanzati per l'acquedotto Poiana, che serve i comuni del cividalese, e per la distrettualizzazione della rete idrica di Trieste gestita da AcegasAPSAmga nell'ambito del progetto eAqua.«La situazione di Trieste è particolare - dice l'ingegnere Zanello - a causa dell'orografia della città, dell'anzianità dell'acquedotto e di come è stato concepito il sistema: la rete è stata strutturata in modo che le condotte principali stiano sulla costa e la risorsa idrica venga pompata gradualmente verso l'altipiano. Ciò ha conseguenze sui costi gestionali di sistema e sull'entità delle perdite idriche: più alta è la pressione più elevata è l'entità dell'eventuale perdita a parità di guasto». Un acquedotto moderno, spiega Zanello, è costituito da cinque elementi funzionali: il sistema di captazione, che permette l'estrazione di acqua dal ciclo naturale; gli impianti di trattamento, situati immediatamente a valle delle prese d'acqua per rimuovere i contaminanti indesiderati; la rete di trasmissione, che convoglia la risorsa in prossimità degli utenti finali, gli impianti di stoccaggio e le reti di distribuzione. Le reti sono iperconnesse tra di loro per garantire l'affidabilità del servizio alle utenze, ma proprio per questo è più difficile l'individuazione delle perdite idriche. «Il sistema che abbiamo messo a punto per rendere "smart" l'acquedotto punta a "farlo parlare" - spiega Zanello. Perciò prima si caratterizza la rete idrica, con l'acquisizione d'informazioni dal gestore e il rilievo sul campo: tutti questi dati vengono digitalizzati in un sistema informativo territoriale consultabile via web (WebGis). Quindi si procede alla distrettualizzazione, suddividendo l'intera rete in porzioni idraulicamente indipendenti, con l'installazione di strumenti di monitoraggio di portata e pressione lungo le condotte. Si procede dunque al monitoraggio, grazie a un software specifico in grado di inviare i dati in tempo reale tramite GSM/GPRS, e all'analisi dei dati, che permette di determinare per ogni singolo distretto il bilancio idrico e di identificarne le perdite. Una volta individuate le perdite, che si possono localizzare più precisamente anche con l'uso di tecniche acustiche, si può procedere alla loro gestione, con l'installazione di valvole riduttrici di pressione in punti chiave della rete. Un'installazione che può essere anche simulata prima, per stimarne l'effetto, grazie alla modellazione numerica». Grazie a questo sistema, dice Andrea Rubin di AcegasAPSAmga, le perdite dell'acquedotto triestino si sono notevolmente ridotte, passando in percentuale dal 45,9% del 2013 al 37,5% di fine 2017, con un risparmio di circa otto miliardi di litri d'acqua all'anno. Scusate se è poco.

Giulia Basso

 

 

Addio a Sergio Tremul, il fondatore di Camminatrieste
«Mi ricordo che a sei anni nel 1936, mia nonna viene a prendermi al Porto di Muggia: "Andiamo a casa che in piazza c'è confusione". I fascisti avevano ucciso il marittimo muggesano Rossetti nel bar sotto il Municipio e tanta gente protestava, ricordi e immagini rimasti indelebili insieme a tanti altri. Nel 1944 all'età di 14 anni, lavoravo in un cantiere navale di Muggia, mancava un anno alla fine della guerra, giovani e lavoratori del cantiere ci davamo da fare con azioni di propaganda e volantinaggio contro Fascisti e Tedeschi. In quel periodo mi ero iscritto alla gioventù comunista del cantiere e poi fino alla fine del 1948, segretario della gioventù comunista e antifascista di Muggia. A 18 anni sono stato festeggiato per il mio impegno da parte di centinaia di giovani muggesani». I ricordi di Sergio Tremul, scomparso l'altro ieri all'età di 87 anni, incrociano pesantemente il secolo breve che l'ha visto come protagonista da dirigente del Pci di Muggia, segretario comunale della Cgil e anche segretario regionale della Filt Cgil, settore trasporti. In questa veste è stato presente nel Comitato consultivo per il Trasporto pubblico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e per quattro anni membro della Commissione amministratrice dell'Act (l'attuale Trieste Trasporti). Da pensionato, nel 1991, fonda assieme a un gruppo di amici, il Comitato per la sicurezza ed i diritti del pedone, che successivamente diventa Coped Camminatrieste. «Era un uomo con una grande personalità, uno spiccato senso dell'umorismo e dal cuore d'oro», ricorda la nipote Erica Sancin a nome del direttivo Camminatrieste. «Ha lottato per la salvaguardia dei pedoni e delle vittime della strada, per la tutela dell'ambiente e per il miglioramento del trasporto pubblico locale - ricorda la nipote -. Spero che tutto quello per cui lui ha lottato e che ha cercato di far capire a noi tutti, pedoni, autisti, ciclisti, non sia stato vano». Camminatrieste è in cammino da 26 anni.

 

 

 

 

eHABITAT.it - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Barriere coralline a rischio, il 2018 è l’anno per salvarle

Esanimi e bianche come la neve. Cosa sta succedendo alle barriere coralline del mondo? Negli ultimi trent’anni la metà dei coralli del pianeta è morta a causa del surriscaldamento e dell’acidificazione degli oceani. Una situazione tanto drammatica da spingere l’International Coral Reef Initiative, insieme a Nazioni Unite e WWF, a proclamare il 2018 Anno Internazionale delle Barriere Coralline.

Barriere coralline, per salvarle ora o mai più.
2018. Si tratta dell’anno “dell’ora o mai più” per salvare i coralli. Ne è convinto Erik Solheim, a capo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. “Abbiamo una piccola finestra in cui possiamo agire per salvare le barriere coralline” ha dichiarato dalle Isole Fiji, durante il lancio dell’Anno Internazionale delle Barriere Coralline. “L’Onu, il Wwf e Paesi come le Fiji stanno chiamando il mondo a fare i passi necessari a risolvere il problema quest’anno“. D’altro canto proprio l’UNEP ha inserito il monitoraggio e la tutela delle barriere coralline fra i sei temi ambientali prioritari su cui concentrare l’attenzione nel 2018.
Barriere coralline, il caso giapponese.

Circa il 50% della maggiore barriera corallina in Giappone, nell’area di Sekisei, a sud dell’arcipelago, era completamente sbiancata alla fine del 2017. Lo rivela il ministero dell’Ambiente nipponico, che definisce preoccupante la situazione. “Le temperature medie dei mari rimangono alte, così come la percentuale dei coralli sbiancati, e non possiamo essere ottimisti sul loro recupero” ha affermato il portavoce del ministero, riferendosi agli ecosistemi che versano in condizioni critiche e non mostrano segnali di guarigione. Una ricerca compiuta nel corso del 2017 dal Ministero dell’Ambiente aveva rivelato lo sbiancamento del 30% dei coralli nei pressi dell’isola di Okinawa, lungo le isole Amami nella prefettura di Kagoshima, il 10% in più della precedente rilevazione.
Il caso australiano.
Nei primi mesi dell’anno scorso, uno studio shock pubblicato sulla rivista “Nature” allertava sullo stato di (scarsa) salute della Grande Barriera Australiana. La più larga struttura corallina esistente sulla Terra è stata infatti vittima di uno sbiancamento senza precedenti a causa di un temporaneo aumento della temperatura del mare fino a 4 gradi. Parlando, cioè, in numeri e percentuali, si è assistito a uno sbiancamento del 90% dei coralli e alla morte di più del 20%. Ora, sessanta milioni di dollari australiani (circa 39 milioni di euro) finanzieranno programmi di ricerca e sviluppo per il recupero del reef. Fra questi, cinque milioni saranno destinati a sistemi di allarme per prevenire ulteriori sbiancamenti dei coralli e ad assicurare i necessari interventi di gestione. Secondo i gruppi ambientalisti, si tratta di una decisione insufficiente e troppo comoda. “Se fosse sinceramente interessato alla nostra preziosa barriera corallina” ha affermato Nikola Casule, attivista di Greenpeace Australia, riferendosi al Primo Ministro Turnbull, “si impegnerebbe seriamente a combattere il cambiamento climatico invece di impegnarsi in soluzioni fantasiose che ignorano il vero problema“.

L’Australia è uno dei maggiori esportatori di carbone nel mondo e gli australiani sono fra i più alti emettitori pro capite di anidride carbonica. Nel 2016, il dipartimento dell’Ambiente del Paese avrebbe fatto pressione sull’UNESCO per cancellare il capitolo riguardante lo stato attuale della Grande Barriera Corallina, dopo aver promesso di spendere due miliardi di dollari per attuare misure per proteggerla e gestirla. Il tutto per evitare danni al turismo. Quanto sono seri, dunque, i propositi formulati?
I nemici del corallo.
Acerrimi nemici delle barriere coralline, oltre all’aumento delle temperature e all’acidificazione degli oceani, sono anche la pesca indiscriminata e l’inquinamento, soprattutto da plastica. Problemi che, purtroppo, attualmente sono tutt’altro che in via di risoluzione. Tempi duri, quindi, per le barriere coralline del mondo. Auguriamoci politiche concrete ed efficaci, che consentano di godere della loro bellezza mozzafiato per molto, molto tempo a venire.

VALENTINA TIBALDI

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Pool anti-incendi transfrontaliero - Con fondi Ue. Vigilerà sulla sicurezza in mare nell'Alto Adriatico. Coinvolte Italia, Slovenia e Croazia
POLA - Una squadra speciale di pronto intervento in mare in caso di incendi o inquinamento delle acque. Lo prevede il progetto Namirg (North Adriatic Maritime Response Group) con riferimento al Mirg. Quest'ultima è una strategia d'azione comune già sperimentata e collaudata in Gran Bretagna, Olanda Finlandia, Norvegia e da alcuni Paesi baltici che ora verrà adottata anche nell'Alto Adriatico, sotto il patrocinio dell'Unione Europea che ne ha riconosciuto la validità. Per la sua attuazione la Commissione europea ha erogato 905.000 euro di cui 203.000 spettanti alla Comunità antincendio della regione istriana per l'acquisto di attrezzatura e altre spese. Ebbene la squadra speciale del Namirg sarà composta da 25 vigili del fuoco: otto istriani, otto del Comando di Capodistria e i rimanenti otto del Comando regionale del Friuli Venezia Giulia, titolare del progetto. Per diventare operativo, il reparto dovrà seguire un corso di addestramento e scegliersi il proprio comandante. La durata del progetto è di due anni dopodiché i tre Paesi avranno a disposizione una squadra comune di professionisti altamente qualificati e preparati.«Abbiamo accettato di buon grado - ha dichiarato il comandante antincendio dell'Istria Dino Kozlevac alla presentazione del progetto nella sede della Regione - l'invito dei colleghi del Friuli Venezia Giulia di includerci nel progetto poiché perfettamente coscienti della sua importanza al giorno d'oggi».Kozlevac si è riferito al numero giudicato spropositato di navi e imbarcazioni che ogni giorno solcano il mare e che inevitabilmente portano con se un elevato rischio di incidenti. «In genere - ha aggiunto il comandate istriano - ogni attività umana sul mare e lungo la costa è una potenziale fonte di pericolo per cui dobbiamo essere pronti a intervenire in ogni momento». Alla presentazione è intervenuto il presidente della Regione Walter Flego. «La realizzazione di un sistema di risposta omogeneo, coordinato e utilizzabile in tutte le situazioni possibili e immaginabili - ha sottolineato il governatore - è sicuramente la migliore risposta alle emergenze». Fortunatamente grosse emergenze di mare come incendi e inquinamento negli ultimi anni non ce ne sono state. L'ultima risale a esattamente 10 anni fa, quando a 13 miglia dalla costa rovignese si era incendiata la nave ro ro turca Und Adryatik, finita poi rottamata causa i gravi danni subiti. L'incidente si era concluso anche senza gravi conseguenze ecologiche. E ciò grazie soprattutto alla concomitanza di circostanze favorevoli più che all'efficienza dell'intervento di soccorso. L'Unione europea sta dimostrando la giusta sensibilità per la sicurezza in mare e per questo sta attuando importanti finanziamenti in questa direzione, soprattutto in un'area come quella dell'Alto Adriatico che risulta molto "intasata" da rotte di navigazione molte delle quali sono percorse da enormi petroliere che sbarcano il greggio al terminal dell'oleodotto di Zaule.

(p.r.)

 

Sarajevo rischia il gelo per la guerra del gas - La distributrice BH-Gas è accusata di non pagare le tariffe di transito alla controparte serbo-bosniaca
BELGRADO - Una inedita guerra del gas si profila all'orizzonte. Non è un nuovo conflitto tra Russia e Ucraina per i prezzi e il transito del gas, né si parla di rinnovate scaramucce a causa del gasdotto South Stream, finito nel dimenticatoio, almeno per il momento. La nuova guerra riguarda invece un Paese solo sulla carta unito, la Bosnia-Erzegovina, dove in questi giorni diversi media locali hanno lanciato un preoccupante allarme. Allarme che riguarda decine di migliaia di residenti nella Federazione croato-musulmana, in particolare i quasi trecentomila che vivono a Sarajevo, città che si scalda e cucina con il metano distribuito in città da un gasdotto che ora è al centro di polemiche. E che potrebbe presto far rimanere al freddo i sarajevesi, a causa del disaccordo tra aziende di Republika Srpska e Federazione bosgnacco-croata. Guerra del gas, hanno spiegato i media locali, che nasce da una complessa diatriba su presunti debiti accumulati dalla BH-Gas, il gestore-distributore del gas a Sarajevo, e sulle tariffe di transito da pagare sempre a carico della BH-Gas alla controparte serbo-bosniaca, la Sarajevo Gas, che tra l'altro serve anche Istocno Sarajevo, la parte serba della città. E controlla il gasdotto Zvornik-Kladanj, attraverso il quale il metano affluisce a Sarajevo città percorrendo però anche un tratto di 40 chilometri in Republika Srpska. Da tre anni - il problema-chiave - BH-Gas non pagherebbe le tariffe maggiorate applicate unilateralmente dai serbo-bosniaci, sostiene Sarajevo-Gas. Il tempo delle attese è però finito, ha avvisato Slavo Krajisnik, direttore dell'azienda a controllo pubblico Sarajevo-Gas, specificando che se BH-Gas non accetterà di pagare le tariffe ritoccate all'insù, entro la fine del mese, allora i rubinetti del gas verranno chiusi. «Annunceremo a quel punto la data della sospensione delle forniture di gas», ha spiegato Krajisnik, chiarendo che una lettera-ultimatum è già stata consegnata a Sarajevo, al governo della Federazione e al Segretariato della Comunità dell'Energia, a Vienna.Lo scenario, ha aggiunto poi Krajisnik, è assai fosco. Interrompere l'afflusso di gas comporterebbe infatti «un totale stop alle forniture per i consumatori» nel cuore della Bosnia. «Ma siamo costretti a farlo, da quasi tre anni cerchiamo di risolvere il problema in maniera pacifica», ha chiosato. Che la situazione sia seria è stato confermato anche dal ministro federale dell'Energia, Nermin Dzindic, che ha invitato la direzione di BH-Gas a saldare subito i debiti pregressi. Parole che, per ora, non hanno sortito l'effetto sperato. «Non abbiamo un marco convertibile di debito» verso Sarajevo-Gas, ha chiuso le porte il management di BH-Gas in un comunicato, riportato dall'agenzia Fena. Parole che fanno pensare a una conclusione non felice della vicenda.

(s.g.)

 

THE MEDI TELEGRAPH - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Il phase out dell’Italia è fissato al 2025 / L’ANALISI
Allineare i prezzi del gas a quelli europei,contenere la spesa, azzerare l’uso carbone, aumentare l’efficienza energetica.

Sono gli obiettivi della Strategia energetica nazionale al 2030. La Sen 2030 fissa al 2025 il phase out del carbone

Genova - Allineare i prezzi del gas a quelli europei, contenere la spesa, azzerare l’uso carbone, aumentare l’efficienza energetica. Sono gli obiettivi della Strategia energetica nazionale al 2030. La Sen 2030 fissa al 2025 il phase out del carbone: l’Italia dovrà tagliare le emissioni del 39% al 2030, e del 63% al 2050, rispetto ai livelli dl 1990. L’energia pulita è prevista al 22% nel 2030 come crescita tendenziale, dato che sale al 28% con le aste tecnologicamente neutre e gli interventi di repowering. L’obiettivo è portare la quota di fabbisogno energetico coperta dalle importazioni dal 75% attuale al 64%. Gli investimenti previsti sono 175 miliardi: 30 per reti e infrastrutture, 35 per le rinnovabili, il resto all’efficienza energetica.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 febbraio 2018

 

 

Ambiente - Confronto pubblico su smog e Ferriera

Sinistra per Trieste assieme a Lega Ambiente e No Smog promuovono un confronto pubblico sul tema della Ferriera. Le coordinate dell'appuntamento verranno illustrate martedì nella sede dei soci della Banca Etica via Donizetti 5/a alle 11.30.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 febbraio 2018

 

 

Blitz in Val Rosandra Condanne annullate  - La Cassazione cancella le pene inflitte a Ciriani e vertici della Protezione civile in Appello.

Riconosciuta la prescrizione. La delusione degli ambientalisti

TRIESTE - La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello di Trieste che aveva condannato a sei mesi e 18 mila euro di ammenda l'ex vicepresidente della giunta regionale Luca Ciriani (Fdi-An), processato con l'accusa di danno ambientale legato a lavori di disboscamento in Val Rosandra. Stesso esito per i dirigenti della Protezione civile con lui coimputati: l'allora capo Guglielmo Berlasso, il funzionario Cristina Trocca e l'operativo Adriano Morettin. Per tutti i giudici hanno anche constatato la prescrizione dei reati contestati. L'esponente di Fratelli d'Italia esulta per il risultato, mentre le associazioni ambientaliste rilevano come la prescrizione costituisca un serio ostacolo all'accertamento dei reati ambientali nel nostro Paese. La sentenza della Cassazione chiude una lunga vicenda giudiziaria segnata da continui colpi di scena. In primo grado tutti gli imputati erano stati assolti, poiché la perizia del pm era stata considerata non valida a causa di un vizio processuale, spiega l'avvocato di Trocca e Berlasso, Luca Ponti. Il giudice aveva dovuto nominare un ulteriore perito a cui fare riferimento. Un anno fa la sentenza è stata ribaltata in secondo grado: la Corte d'Appello ha condannato gli imputati, facendo riferimento alle perizie presentate dalle parti civili, il ministero dell'Ambiente e il Wwf. «A quel punto abbiamo impugnato in Cassazione - spiega Ponti -. Ritenevamo infatti che la Corte d'Appello, aderendo alle prove fornite dalle parti civili, dovesse comunque sentire nuovamente il perito del primo grado». Questo lo snodo che ha portato alla risoluzione della Cassazione di giovedì: «Il Procuratore generale ha confermato il vizio di procedura: non si sarebbe potuto aderire alle prove di una delle due parti senza risentire l'altra», dice Ponti. La Corte ha quindi annullato la sentenza di secondo grado, oltre a dichiarare la prescrizione nel frattempo maturata per i reati contestati. La vicenda è stata poi rinviata al giudice civile. «Quest'ultimo - precisa Ponti -, dovrà partire dalla sentenza di primo grado senza utilizzare quella d'appello, che è stata annullata». Un anno fa la legale di Ciriani aveva annunciato che il suo assistito avrebbe rinunciato alla prescrizione. Commenta ora l'ex assessore regionale: «Esco da questa esperienza ancor più convinto che lo spirito della Protezione civile e l'impegno dei suoi volontari debbano essere strenuamente difesi». Dice ancora Ciriani: «Se questo processo ha dimostrato qualcosa è solo che, purtroppo, anche se si agisce a fin di bene, forti delle leggi e delle richieste che provengono dal territorio, si rischia di entrare in vicende giudiziarie a tratti paradossali». Conclude il politico: «Il risultato più triste che si poteva raggiungere al termine di questo procedimento giudiziario sarebbe stato quello di mortificare e scoraggiare l'impegno e l'abnegazione di migliaia di volontari, oggi il mio pensiero va soprattutto a loro». Inutile dire che la fedina pulita diventa ora un valore aggiunto per la corsa romana di Ciriani, candidato all'uninominale del Senato nel collegio Udine-Pordenone. L'avvocato e presidente del Wwf di Trieste Alessandro Giadrossi commenta: «Aspettiamo di vedere la documentazione ufficiale. A parte questo, siamo di fronte all'ennesimo caso in materia ambientale nel nostro Paese che va a finire con la prescrizione. Visto che si tratta di procedimenti complessi, non si ha quasi mai un grado di giudizio finale. Fra indagini e perizie i tempi diventano spesso inconciliabili con il giudizio. Un problema risolto solo in parte dalla legge sulla prescrizione». Questa invece la reazione di Lino Santoro di Legambiente: «Prendiamo atto della prescrizione. Speriamo francamente che a livello civile si riesca comunque a ottenere una cifra sufficiente a procedere con il recupero di quell'area. È questo il punto più importante».Il corso della Val Rosandra soffre ancora gli effetti di quegli eventi, dice Santoro: «L'area ha perso le proprie caratteristiche. Sono state eliminate essenze fondamentali per il territorio, e ciò ha avuto un impatto forte anche sull'ecosistema dei piccoli animali che vivono in quell'area». Conclude l'esponente ambientalista: «Il Comune di San Dorligo aveva annunciato un piano di ripristino entro ottobre o novembre, ma al momento non ci risulta ancora niente. Nel frattempo in Val Rosandra la situazione resta la stessa ormai da anni: predominano le specie invasive, occupando uno spazio che un tempo era una nicchia ecologica estremamente interessante».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 febbraio 2018

 

 

Il governo ridimensiona l’area del Sito inquinato -  Il ministro dell’Ambiente Galletti firma l’atteso decreto sulla riperimetrazione - Rivista la regia delle competenze.

Serracchiani: «Semplificazione e investimenti» - Il ruolo di Area - Preziosa per raggiungere il traguardo si è rivelata la collaborazione con il parco scientifico oltre che con il Porto

Un decreto del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti vidima il risultato raggiunto a Roma il 24 agosto scorso in sede di conferenza dei servizi: il governo accetta che sia la Regione Fvg a occuparsi direttamente di alcune aree del Sito di interesse nazionale (Sin). Trieste, attraverso l’assessore Sara Vito, aveva chiesto di riperimetrare il Sin, per consentire una gestione più rapida e semplificata delle procedure ambientali, così da accrescere il grado di interesse economico delle zone interessate per gli investitori. Una novità di rilievo a 15 anni dalla perimetrazione che avvenne nel 2003 e che ha contribuito a frenare l’utilizzabilità dei terreni. La Regione ha comunicato la notizia della firma ministeriale, accompagnata da una soddisfatta dichiarazione del presidente Debora Serracchiani: tempistiche più celeri per le bonifiche, opportunità di attivare insediamenti a elevato contenuto tecnologico, pratiche amministrative sbrigate a Trieste senza andate/ritorno nella Capitale, coinvolgimento dell’Autorità portuale e dell’Area Science Park. Fattori positivi questi, sottolineati nella nota anche da Sara Vito. La zona riperimetrata a vantaggio della diretta conduzione regionale si svolge attorno al Canale navigabile: una “U” che corre lungo le tre sponde e che abbraccia 75 ettari sui 500 di cui si compone il Sin. Più o meno il 15% del totale: ma un 15% pesante, che riguarda - aveva detto Sara Vito in agosto - 23 aziende operanti nell’area del Canale. Attorno alla via acquea ci sono alcune realtà importanti del contesto economico territoriale come Frigomar, Autamarocchi, Redaelli. A queste aziende, che partecipano al tradizionale panorama attorno al Canale, si stanno aggiungendo nuove attività. L’area si sta muovendo. Per esempio, Crismani ha comprato dall’Ezit il piazzale alla radice del Canale. Ma c’è qualcosa di fresco dal punto di vista imprenditoriale, di cui si fa interprete il presidente di Area Science Park, Sergio Paoletti. Che ricorda il recentissimo insediamento dell’indonesiana Java Biocolloid proprio sulle sponde del Canale, dove importerà e tratterà alghe rosse. «Il primo risultato della maggiore attrattività di questa zona. Siamo solo all’inizio, già nel prossimo mese abbiamo in programma contatti e visite, da cui speriamo di ottenere concrete ricadute». Paoletti sottolinea il lavoro di équipe svolto dai suoi funzionari e dallo staff dell’Autorità portuale, che ha consentito il rapido definirsi dello sbarco indonesiano, paradigma di quello che potrà accadere sul Canale. Paoletti considera il “decreto Galletti” «quasi alla pari dei provvedimenti di sdemanializzazione di Porto vecchio, perchè svincola dai gravami del sito di interesse nazionale un’area di grande interesse». Un’altra iniziativa, in pista di decollo, riguarda il riciclo dell’acqua di sentina, che avverrà in una vecchia struttura comprata da Italcementi: è un progetto di ReOil, azienda avviata da imprenditori di origine veneta e domiciliata - non è un caso - nel “distretto” di Padriciano. Non va dimenticato che la concessione del punto franco viene amministrato dall’Autorità. Dalla collaborazione tra Autorità e Area - completa Paoletti - sorgerà un osservatorio dedicato alle materie prime strategiche: anch’esso avrà sede vicino al Canale.

Massimo Greco

 

Smog, l’ultimatum dell’Ue - «Misure certe entro oggi» L’Italia rischia una procedura d’infrazione se il piano non convincerà Bruxelles
Maglia nera a Torino, la Pianura Padana fra le aree più inquinate del continente

ROMA - Il ministro Galletti lo ha assicurato: oggi la Commissione Ue riceverà «un nuovo documento» di «un dossier relativo alle misure messe in campo per il miglioramento della qualità dell’aria». È l’ultima occasione per l’Italia e altri otto Paesi dell’Unione (tra cui Francia e Germania): se gli interventi pensati dal governo non soddisferanno il commissario all’Ambiente, Karmenu Vella, il Belpaese dall’aria irrespirabile sarà rinviato alla Corte di giustizia Ue che aprirà una procedura di infrazione. E Vella non è tipo che si soddisfa facilmente. Galletti aveva già provato con un timido «l’Italia ha già fatto molto per migliorare la qualità dell’aria», ma il commissario maltese aveva risposto: «Sono totalmente in disaccordo con quello che dice il ministro, tutti i Paesi hanno molto da fare. Siamo in ritardo di anni, ci aspettiamo non più incontri o meeting ma risultati e impegni rispettati». È finito, dunque, il tempo delle parole. Se la Commissione, da un lato, fa sapere di voler «aiutare gli stati membri a mettersi in regola» sottolinea dall’altro che i governi «hanno concordato» gli obiettivi e poi non li hanno «mai rispettati per anni». Così Galletti spera che gli «interventi, prevalentemente in materia di energia e mobilità, che non erano stati ancora portati a conoscenza della Commissione Europea» siano sufficienti non tanto per raggiungere gli impegni già mancati, ma almeno a dimostrare la buona volontà di fronte all’ “incontentabile” commissario. D’altronde basta osservare le immagini diffuse all’Agenzia spaziale europea (Esa) il primo dicembre 2017, per comprendere la situazione disastrosa in cui versa la Pianura Padana. È il livello del diossido di azoto, in particolare, a preoccupare dalle rilevazioni effettuate dal satellite Sentinel-5p, lanciato oltre l’atmosfera il 13 ottobre. «Causate in gran parte dal traffico e dalla combustione di combustibili fossili nei processi industriali - scrive l’Esa -, le alte concentrazioni di questo inquinante atmosferico possono essere viste su parti dei Paesi Bassi, nell’area della Ruhr nella Germania occidentale, sulla Pianura Padana in Italia e su parti della Spagna». Le maggiori preoccupazioni sono al Nord, anche se la situazione al Sud non fa dormire sonni tranquilli. Ben 39 capoluoghi nel 2017 hanno superato il livello consentito per le polveri sottili per più di 35 giorni, secondo il rapporto di Legambiente “Mal’aria”. Maglia nera di questa speciale classifica è Torino: con ben 112 superamenti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017 (quasi un giorno su tre). Sopra i 100 anche Cremona, Alessandria, Padova e Pavia. Seguono Asti, Milano, Venezia, Frosinone (prima città centro-meridionale), Lodi, Vicenza e Mantova. In 31 dei 36 capoluoghi di provincia di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, è stato oltrepassato il limite. L’inquinamento accorcia la nostra vita: spiega Legambiente che in Italia circa 60mila morti premature l’anno possono essere attribuite a questa causa, come precisano i report dell’Agenzia ambientale europea. E sporca anche gli animi: secondo uno studio made in Usa pubblicato sulla rivista Psycological Science nelle città più inquinate sono più frequenti i crimini e i comportamenti non etici. L’effetto sarebbe legato ai livelli di ansia delle persone, che salirebbero con l’aumentare dell’inquinamento.

Andrea Scutellà

 

Ex Dina di Veglia Zagabria rimuove i depositi pericolosi

FIUME - Si torna a parlare di un ex gigante dell’industria quarnerina, la defunta Dina petrolchimica di Castelmuschio (Omišalj), sull’isola di Veglia, dove nelle prossime settimane dovrebbe partire l’opera di rimozione delle sostanze tossiche contenute negli impianti dismessi. Per gli esperti, nella “pancia” della Dina – azienda chiusa da sei anni - sono presenti circa 600 tonnellate di sostanze tossiche, definite una bomba ecologica per il Quarnero. Il ministero croato dell’Ambiente ha pubblicato sul sito web delle gare pubbliche gli elementi utili per partecipare al concorso internazionale per la rimozione. La documentazione resterà in visione fino al 12 febbraio, in seguito verrà bandita la gara d’appalto. Fonti del dicastero hanno confermato che l’intera operazione verrà a costare circa 10 milioni di kune (1,34 milioni di euro), denaro che arriverà dalla massa fallimentare della Dina. «Se non ci saranno intoppi – si legge in una nota del ministero dell’Ambiente – la rimozione delle sostanze tossiche sarà completata entro il 31 marzo». In questi giorni a manifestare interesse per gli stabilimenti ex Dina è stata l’azienda lussemburghese Gasfin, che si è detta pronta a occuparsi di recupero e riutilizzo delle centinaia di tonnellate di sostanze venefiche che negli ultimi anni sono state motivo di frizione tra Zagabria e le autonomie del Quarnero. In parecchie occasioni partiti politici, comuni, Regione quarnerino–montana, ambientalisti e semplici cittadini hanno criticato lo Stato croato per l’atteggiamento passivo nei riguardi del materiale tossico sistemato nell’ex colosso di Castelmuschio, abbandonato da anni senza cautele. La stessa Gasfin si è detta pronta – tramite la propria Adria Polymers – a riavviare la produzione petrolchimica a Castelmuschio. Inoltre ha espresso il sostegno alla collocazione di un rigassificatore galleggiante nelle acque vegliote, progetto che invece vede nettamente contrarie la Regione quarnerino-montana e le municipalità dell’isola.

(a.m.)

 

 

Muggia si ribella alla raccolta rifiuti “porta a porta” - Petizione popolare al via. Critiche da opposizione e Spi Cgil - Il sindaco Marzi: «Mai trattato i cittadini come ignoranti»

Sospendere immediatamente il sistema di raccolta “porta a porta” e trovare soluzioni alternative coinvolgendo i cittadini. Questo l’obbiettivo della petizione popolare apartitica promossa ufficialmente da ieri a Muggia contro l’attuale impostazione della raccolta differenziata dei rifiuti. Partendo dal concetto base “sì alla differenziata, no a questo sistema”, il documento indirizzato alla giunta Marzi chiede la “revisione totale” del modus operandi che entrerà in vigore dal primo marzo. «Il sistema attuale prevede che i cittadini debbano conservare i rifiuti in bidoni o, in casi limitati, in sacchi all’interno delle proprie case fino all’arrivo degli operatori ecologici e che siano rimossi i bidoni pubblici» recita la premessa del documento. Cinque dunque i punti messi sotto accusa: questo sistema «non tiene conto delle dimensioni delle case che sarebbero stipate di contenitori di rifiuti» , costringerebbe a «usare cortili, giardini, e orti come depositi di immondizie, danneggiando decoro e valore delle abitazioni private» e «non tiene conto di abitazioni su strada sterrata e in zone isolate». L’attuale sistema, inoltre, «non tiene conto delle esigenze dei locali e dei commercianti di beni alimentari, che producono rifiuti da smaltire tempestivamente», e «creerebbe forte disagio, rischi igienici e ambientali, se per maltempo, sciopero o qualsiasi causa di forza maggiore ci fossero ritardi nel servizio». Ovviamente non sono mancate le polemiche politiche dopo i due affollatissimi incontri pubblici con i cittadini organizzati dal Comune. Emanuele Romano (M5S) ha evidenziato come nel primo incontro pubblico «il sindaco abbia mancato di rispetto ai cittadini, presenti e non, trattandoli come ignoranti incapaci di capire il sistema porta a porta», Nicola Delconte (Fdi) ha definito quello del Verdi «un confronto grottesco in cui sindaco e assessore Litteri si sono dimostrati totalmente inadatti al ruolo che ricoprono». Critiche sono piovute anche dal sindacato pensionati della Cgil che ha lanciato un appello alla giunta per rinviare la partenza del nuovo sistema di raccolta rifiuti e «svolgere invece un’ampia discussione con la cittadinanza, rendendosi disponibile ad apportare tutte le modifiche al regolamento utili al miglioramento della vita dei muggesani». Pronta la replica del sindaco Marzi: «Mai ho trattato i cittadini come ignoranti e lungi da me pensare che non possano capire il sistema porta a porta. Detto ciò, mi dispiace onestamente per come sia andato il primo incontro. Sono consapevole che qualunque sindaco abbia intrapreso questo importante cambiamento nel suo Comune, si sia trovato di fronte alle stesse reticenze o perplessità da parte dei suoi cittadini. Purtroppo, nonostante fossi preparata alle polemiche politiche e alle preoccupazioni espresse più o meno animosamente dai cittadini attorno al nuovo sistema di gestione, di fronte a certa tracotanza verbale, umanamente, ho reagito, e di questo sinceramente mi dispiaccio». L’assessore Litteri, invece, ha replicato sia a Delconte («L’opposizione aveva tutti gli strumenti per intervenire dal 2015 ad oggi, quelle di adesso sono solo strumentalizzazioni») che alla Cgil («Il numero degli incontri pubblici è stato incrementato e potrebbe esserlo ancora: abbiamo trovato una nuova data per Aquilinia, il 19 febbraio, che andrà a recuperare quella persa e ci siamo attivati per fissare un altro incontro a Fonderia»). Nessuna marcia indietro dunque sulla data di partenza del nuovo sistema di raccolta: «Ricordiamo invece che non sono previste sanzioni, come accade in altri comuni, nel caso di un semplice errore nella gestione dei rifiuti differenziati. È chiaro che ci vorrà del tempo perché le persone si abituino al nuovo sistema, ed è per questo che sono previsti dei bollini che segnaleranno eventuali conferimenti non corretti, ma nessuna multa. I cittadini vanno accompagnati». Il Comune infine ha annunciato che oggi verrà aperto l’Infopoint sulla raccolta di rifiuti, attivo ogni venerdì, dalle 10 alle 12, nella sede dell’Urp di piazza della Repubblica.

Riccardo Tosques

 

 

Pescatori di frodo e tutela soppressa I biologi: le oloturie rischiano l’estinzione

L’oloturia - o cetriolo di mare - è un invertebrato che rischia l’estinzione nelle acque croate dell'Adriatico se i ritmi di raccolta proseguiranno a ritmo indiscriminato. A lanciare l’allarme sottolineando i rischi per l’ambiente è il biologo marino Petar Kružic, della Facoltà scientifico–matematica di Zagabria. La raccolta dell’oloturia, spesso di frodo, è incontrollata: enormi quantitativi prendono la via della Turchia, da dove vengono venduti ai mercati dell'Asia dove il cetriolo di mare è particolarmente apprezzato. Solo pochi giorni fa la polizia marittima di Fiume ha fermato nei pressi di Šilo, sull'isola di Veglia, due cittadini croati che avevano con sé 320 chili di cetrioli di mare, tutti prelevati con attrezzatura subacquea e senza disporre di regolare licenza per la pesca commerciale. Pescato e attrezzatura sono stati sequestrati, i due pescatori di frodo sono stati multati. Fino agli anni '90 del secolo scorso queste creature marine venivano sottoposte a una pesca indiscriminata, che ne aveva messo in pericolo l'esistenza. Poi il ministero croato aveva deciso che le oloturie fossero in regime di severa tutela, una misura improvvisamente soppressa lo scorso anno senza alcuna spiegazione.

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 febbraio 2018

 

 

Ferriera, la Regione "smonta" il Comune - «Fuori tempo massimo le osservazioni sui parchi minerali. Richiesta di revoca in autotutela mai arrivata»
«Il Comune di Trieste era ben consapevole della possibilità di formulare osservazioni in merito alla richiesta, presentata da Arvedi spa, di proroga del termine per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerali. Purtroppo, tali osservazioni, di cui si sarebbe certamente tenuto conto, sono state inviate fuori tempo massimo». Lo rileva la direzione regionale Ambiente, responsabile del procedimento, rispetto alla notizia, peraltro annunciata solo a mezzo stampa, che il Comune di Trieste avrebbe richiesto di procedere in autotutela all'annullamento d'ufficio della proroga stessa. In proposito, dalla direzione Ambiente si sottolinea che in ogni caso la questione posta dal Comune è squisitamente ed esclusivamente formale. Infatti se la proroga non fosse stata concessa, la Regione, una volta superato il termine inizialmente fissato al 29 gennaio per la presentazione del progetto, avrebbe dovuto diffidare la società a proporre il progetto di copertura entro un termine congruo. In pratica, si tratta dello stesso effetto che si è ottenuto concedendo la proroga richiesta. Ribadendo comunque che al momento non risulta essere pervenuta da parte dell'amministrazione comunale di Trieste alcuna richiesta, la direzione Ambiente ricostruisce, nel dettaglio, gli ultimi passaggi della vicenda. La Regione, con nota del 30 novembre 2017, ha comunicato ad Arvedi spa la necessità di presentare il progetto di copertura dei parchi entro 60 giorni, ovvero entro il 29 gennaio 2018. Tale nota è stata inviata per conoscenza anche a tutte le amministrazioni coinvolte. Compreso naturalmente il Comune di Trieste. L'8 gennaio 2018 è arrivata in Regione la richiesta di Arvedi di proroga del termine. Anche la richiesta di proroga è stata inviata a tutte le amministrazioni coinvolte. Poiché dunque il termine sarebbe scaduto il 29 gennaio, l'eventuale proroga poteva essere concessa solo entro tale data, non essendo evidentemente possibile prorogare un termine dopo che lo stesso è scaduto. La Regione ha quindi concesso la proroga sia in quanto ha ritenuto congrua la richiesta sia perché entro il 29 gennaio nessuna delle amministrazioni coinvolte nel procedimento aveva manifestato proprie osservazioni. «La comunicazione della Regione ad Arvedi contenente l'assenso alla richiesta di proroga è partita dagli uffici della direzione Ambiente alle ore 15.05 di lunedì 29 gennaio - si fa sapere -. Come detto la proroga non poteva essere concessa dopo la scadenza del termine. Soltanto alle ore 17.36 dello stesso giorno, e quindi evidentemente fuori tempo massimo, è pervenuta una nota del Comune contenente le ragioni per cui, secondo il Comune stesso, la proroga non doveva essere concessa». Ma non basta. «Ad ogni modo gli uffici della Regione esamineranno con la doverosa attenzione l'istanza del Comune di procedere all'annullamento in via di autotutela - è l'ultima stoccata della Regione al Comune -. Purché tale istanza sia stata effettivamente presentata e non solo annunciata agli organi di stampa».

 

 

Arrivano i bus "porta bici" da Monfalcone a Capodistria - L'obiettivo è collegare le ciclabili della regione con la Parenzana oltreconfine
Scatta in aprile Inter Bike II, progetto da 200 mila euro finanziato dall'Europa
Monfalcone sarà a breve per i cicloturisti lo snodo dove scendere dalla due ruote e salire sul bus in direzione di Trieste e Capodistria , dove imboccare la ciclabile della Parenzana. Un percorso che i "viaggiatori lenti" potranno effettuare anche in senso inverso, in direzione dell'Italia e, in particolare, di Grado. Sempre con l'area dell'ex Gaslini a funzionare da polo di interscambio. A rendere possibile, da aprile, il nuovo sistema di trasporti transfrontaliero, all'insegna dell'intermodalità "bici+bus", già sperimentata con successo da Trieste e Udine con Grado, è il progetto Inter Bike II, vincitore del bando Interreg V-A Italia-Slovenia. Per sviluppare le azioni il gruppo di partner, guidato dal Centro regionale di sviluppo di Capodistria e composto da Comune di Monfalcone, Agenzia di sviluppo Rod di Aidussina, Gruppo di azione locale del Veneto Orientale (Vegal), ha ottenuto un finanziamento di 800mila euro. Di questi 200mila mila sono appannaggio del Comune di Monfalcone che li utilizzerà per le finalità del progetto, promuovendo allo stesso tempo il proprio territorio sotto il profilo turistico, come spiegato ieri dal sindaco Anna Cisint in un incontro partecipato anche dagli altri partner di progetto e dalla Direzione centrale Infrastrutture della Regione. Il Centro dello sviluppo di Capodistria si è mosso a fronte dei risultati raggiunti con il primo Inter Bike (25 chilometri di nuove piste e 100 chilometri sistemati di tracciati esistenti ) e del successo dei trasporti bici più bus già attuati nel Friuli Venezia Giulia. Ma anche delle scarse possibilità di poter contare su percorsi protetti per le due ruote fino a Monfalcone, come ha rilevato per l'agenzia slovena Larisa Kunst. Le interconnessioni riguarderanno comunque anche Cormons e Ronchi dei Legionari, mettendo quindi in contatto le due reti ciclistiche Adriabike e Alpe Adria, che collega Salisburgo a Grado. Il Comune di Capodistria dal canto suo introdurrà una linea di autobus sperimentale di biciclette tra la città e il confine di Rabuiese. «In sostanza la zona collinare del territorio comunale, da cui è facile scendere con i percorsi ciclabili esistenti - ha spiegato per il Comune di Capodistria Ivana Strkal -, ma molto meno facile salire». L'azione che riguarda il veneto e sarà gestita dal Gal del Veneto Orientale, lungo il tracciato della rete Adriabike, che arriva fino a Ravenna, consiste invece nel trasporto delle biciclette su imbarcazioni nella laguna di Venezia. Due i collegamenti via mare: il primo tra Bibione e Caorle, che accorcerà il percorso in bici sulla Adriabike, e il secondo lungo il fiume Lemene, che collegherà l'entroterra lagunare con le località costiere.«Noi riteniamo però che Monfalcone non possa essere esclusa dall'intermodalità via mare - ha detto ieri il sindaco Cisint -. Ora oggettivamente frenati dall'assenza di fondali nel porticciolo Nazario Sauro, l'interscambio e i collegamenti via mare devono essere ripristinati non appena verrà effettuato il dragaggio del canale Valentinis e del porticciolo. Sono un tassello importante per far conoscere e valorizzare il nostro territorio e quello circostante». A margine dell'incontro il sindaco ieri ha espresso rammarico per la mancata approvazione sul programma Italia-Slovenia della seconda fase del Progetto Julius, incentrato sull'area carsica e portato a modello della passata programmazione dalla Regione. Il Comune intende quindi sollecitare l'amministrazione regionale, perché nel paternariato da costituire per i bandi strategici di prossima uscita, in particolare in quello di Natura 2000 e infrastrutture verdi, possa essere incluso anche Monfalcone per il completamento del Centro visite di Pietrarossa per farne uno dei suoi riferimenti regionali. Per quel che riguarda la cooperazione internazionale allo sviluppo il Comune di Monfalcone è presente intanto in Montenegro e in Argentina.

Laura Blasich

 

 

Rigassificatore, nasce il fronte dei sindaci - I sette primi cittadini di Veglia annunciano una manifestazione di protesta a Fiume. Raccolta di firme in tutta la regione
FIUME - Si amplia il fronte della ribellione al rigassificatore off-shore a Veglia, la principale isola adriatica in campo turistico. A scendere in campo sono ora tutti i sindaci delle sette municipalità isolane: Veglia città, Castelmuschio, Dobrinj, Bescanuova, Ponte, Verbenico e Malinska-Dubasnica. I primi cittadini, riuniti in via straordinaria, hanno bocciato l'impianto definendolo dannoso per il mare, i pescatori e il turismo. E per dare corpo al dissenso hanno organizzato una grande manifestazione di protesta contro il terminal Lng che si terrà il 3 marzo in Corso, a Fiume. Sarà anche promossa una raccolta di firme in tutta la regione quarnerino-montana contro la promulgazione della cosiddetta Lex Lng con cui il governo intende agevolare, sotto tutti i profili, la realizzazione del rigassificatore.«Non siamo isolati nella nostra opposizione al progetto offshore - ha detto il sindaco di Veglia città Darijo Vasilic - anche l'Assemblea regionale ha espresso il suo no all'impianto galleggiante. Sia chiaro che noi non ci opponiamo a un rigassificatore a terra, peraltro compreso nel Piano regolatore della nostra contea, accettato dallo Studio di impatto ambientale e che dispone del permesso per l'uso della superficie. Il governo sta tentando in ogni modo di far passare il progetto dicendo che si tratta della prima fase, comprendente il rigassificatore galleggiante, e che nella seconda ci sarà spazio per un impianto sulla terraferma. Ma su questa seconda fase non ci sono garanzie». Particolarmente battagliera Mirela Ahmetovic, sindaca del comune di Castelmuschio (Omisalj), nelle cui acque dovrebbe venire sistemata la gigantesca nave. «Il governo di centrodestra del premier Andrej Plenkovic ha improvvisamente inserito la parola galleggiante nel progetto, credendo di farla franca - ha detto Ahmetovic - non si può andare in modo disinvolto contro i piani regolatori e vari documenti, contro la Costituzione croata e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Queste ultime non prevedono la possibilità che un governo imponga un progetto rifiutato dall'autonomia locale. Spero che l'esecutivo avrà il buon senso di ascoltare i cittadini e di raggiungere un'intesa con noi in modo civile, senza mostrare i muscoli». La sindaca di Castelmuschio ha denunciato il comportamento delle competenti autorità croate, alle quali si è rivolta per denunciare il problema ma senza ottenere risposta. Ha fatto sapere di avere scritto alla Commissione europea, alla Banca mondiale e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. «Al contrario del muro di silenzio opposto da Zagabria, Bruxelles e le due istituzioni finanziarie hanno risposto al mio appello affermando di voler essere informate sulla vicenda e aggiungendo che verificheranno se nella realizzazione del progetto vengono rispettate leggi e regolamenti comunitari».

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 febbraio 2018

 

 

Ferriera di Servola - Copertura parchi minerari - Dipiazza boccia la proroga
«Abbiamo formalmente contestato alla Regione Fvg la decisione di concedere alla proprietà della Ferriera di Servola un'ulteriore proroga per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerari». Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza scrive l'ennesimo atto del giuoco delle parti fra Comune e Regione in ambito di Ferriera. Palazzo Cheba si scaglia contro la decisione regionale di dare altro tempo all'azienda per presentare il progetto definitivo ed esecutivo di copertura. Il contesto da cui nasce la critica del sindaco è la conferenza dei servizi del gennaio scorso, durante la quale il Comune ha presentato un documento con dei suggerimenti per dimezzare i tempi burocratici di realizzazione dei parchi. Un testo che la conferenza aveva fatto propria. Ma che ora, per Dipiazza, la Regione contraddice concedendo più tempo a Siderurgica triestina. Dice il sindaco: «La proroga è stata concessa autonomamente senza che ci sia stata nemmeno l'acquisizione dei necessari elementi di valutazione da parte di tutte le amministrazioni coinvolte, tra cui il Comune di Trieste che, come noto, aveva sin da subito richiesto e ottenuto in sede dell'ultima conferenza dei servizi il contenimento proprio di questi termini». Dipiazza aggiunge poi che il Comune non è stato nemmeno avvisato: «La Regione non ha mai inviato al Comune alcuna comunicazione relativa all'avvio del procedimento di esame della richiesta di proroga avanzata da Acciaieria Arvedi Spa, nonostante questa sia obbligatoria». Il primo cittadino contesta poi la decisione nel merito: «Il rilascio della proroga, inoltre, risulta avvenuto senza l'effettiva verifica delle ragioni adottate da Acciaieria Arvedi Spa. Non risulta, infatti, espletata un'adeguata istruttoria, come dimostrato dal fatto che tutte le amministrazioni coinvolte non sono state invitate a esprimere le proprie valutazioni». Il sindaco chiede quindi all'ente regionale di tornare sui suoi passi: «In considerazione delle ragioni di dissenso alla proroga che abbiamo già avuto modo di evidenziare formalmente, si chiede ora all'Amministrazione Regionale di procedere in autotutela all'annullamento d'ufficio dell'ulteriore proroga concessa». Conclude Dipiazza: «Come avevamo già segnalato alla Regione, considerati ed evidenziati gli obblighi a carico della società, l'inadempienza già in precedenza alla medesima contestazione e la non ragionevolezza della richiesta di proroga formulata a fronte dei rilevanti interessi pubblici al rispetto della tempistica in precedenza indicata, non possiamo che manifestare il fermo diniego alla concessione della proroga dei termini per la presentazione dei progetti definitivo ed esecutivo».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 febbraio 2018

 

 

Dubbi e disagi per la raccolta differenziata - Ad Aquilinia residenti e commercianti si interrogano su tempi ed efficienza del nuovo sistema porta a porta
MUGGIA «Incontri singoli presso ciascun pubblico esercizio da effettuare entro la data prevista per l'avvio del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti», ossia entro il primo marzo. Era questa la promessa scritta lasciata dall'assessore all'Igiene urbana di Muggia non meno di dieci giorni fa. Una promessa letta durante l'ultima riunione del Consiglio comunale in risposta all'interrogazione promossa da M5S, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja che chiedevano le modalità del "porta a porta" per i locali pubblici. Ma ad Aquilinia pare che non sia andata proprio così. «Mi hanno consegnato sei bidoni, piccolissimi, che riempiremo in mezza giornata. Non abbiamo ricevuto nessun preavviso», racconta basito Giovanni Di Bari, titolare del bar Zaule ad Aquilinia. «Mi chiedo dove dovremmo tenerli visto che il vetro verrà raccolto ogni settimana e l'umido addirittura ogni due settimane. In bar? Nel magazzino assieme a cibo e bevande? Tra i tavoli dei clienti? Lascio immaginare il disagio tra ingombro, puzza e rischio pantigane». Di Bari ha aggiunto poi la perplessità sul fatto di separare i mozziconi delle sigarette (indifferenziata) dalla cenere (nell'umido). E non sono mancate le critiche politiche. «Avrei gradito una risposta sincera del tipo "non ci sono i tempi", ma non condivido la scelta di mentire in Consiglio per coprire l'inadeguatezza delle soluzioni adottate», racconta Emanuele Romano, capogruppo M5S. Il capogruppo Roberta Vlahov (Ocpm) rincara la dose: «Nessuno si è ancora fatto vivo negli esercizi e in gran parte delle abitazioni muggesane, come invece era stato detto per iscritto dall'assessore Litteri, nella risposta alla nostra interrogazione». Caustica Roberta Tarlao (Meio Muja): «Il risultato è un menefreghismo totale. E non mi si dica che è colpa di Net perché Net è il braccio operativo del Comune e lo scaricabarile dell'amministrazione dimostra ancora una volta la totale incompetenza». Chiamata più volte in causa l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri ha fornito una serie di risposte. In primis al titolare del bar Zaule: «Il signor Di Bari ha ricevuto il kit, in quanto residente al medesimo indirizzo. Possiamo però rassicurarlo che, come tutte le altre attività commerciali, anche la sua sarà protagonista di una valutazione mirata esito di un confronto con i funzionari Net, ai quali potrà sottoporre la sua casistica». L'esponente della Giunta Marzi ha poi replicato al consigliere Romano evidenziando come «le risposte siano state sincere» e «che i tempi rispondono ad una cronologia ben predisposta da Net sulla base della sua decennale esperienza in questo settore». Litteri ha poi puntualizzato di avere «fiducia nell'azienda» e ha infine evidenziato come «ogni cambiamento comporta il disorientamento. Sono preoccupazioni legittime ed è per questo che cambiamenti quali il sistema di raccolta dei rifiuti rappresentano ancor più una sfida importante».

(r.t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 5 febbraio 2018

 

 

Studenti, artigiani e neosposi fanno rivivere la zona Urban - Assegnati i primi alloggi nelle palazzine ex Erdisu ora diventate proprietà comunali
Canoni mensili da 280 euro per un bilocale. In arrivo il bando per altri 40 alloggi
Dalla finestra ammirano gli archeologi e i restauratori all'opera per far tornare alla luce gli antichi scavi della Trieste romana. «Qui si sta molto bene ed è conveniente - esclama un giovane -, mai più potrei permettermi un appartamento in questa zona secondo i prezzi reali di mercato». Canoni d'affitto da 140 euro a testa per un bilocale. Cifre stracciate proprio per venire incontro a una certa tipologia di esigenze. Capita a chi abita uno dei 61 appartamenti posizionati in zona Urban che, fino al 2016, erano in mano all'Erdisu ora Agenzia regionale per il diritto agli studi superiori (Ardiss), e che poi sono ritornati al proprietario, il Comune. «Abbiamo consegnato le chiavi già di 18 appartamenti ai giovani studenti alle accademie del Nautico e del Volta - comunica Lorenzo Giorgi, assessore al Patrimonio -, una a carattere industriale e l'altra legata alle attività marittime. Altri sette invece sono locali commerciali al piano terra, quasi tutti assegnati negli scorsi mesi tramite un bando ad artigiani, tecnici o piccoli imprenditori, che hanno aperta specifiche attività». Ora manca l'ultima sfornata di circa 40 alloggi che, sempre tramite bado pubblico, saranno destinati a uso turistico e a una piccola nicchia riservata a giovani coppie che, nell'attesa di trovare una sistemazione definitiva, potranno usufruire di prezzi molto abbordabili per un tempo prestabilito. Anche se su quest'ultimo punto la giunta non ha preso ancora una decisione definitiva. Ci sarà uno spiraglio anche per le unioni civili? Il dibattito aveva già preso il sopravvento lo scorso anno, quando Giorgi aveva accettato come raccomandazione una mozione del Pd, che invitava a prendere in considerazione anche i sottoscrittori di unioni civili come possibili destinatarie della proposta. Intanto questa porzione della città torna a vivere una seconda giovinezza con le palazzine ora nuovamente, e finalmente, abitate. L'idea di utilizzare gli edifici, una decina, dislocati tra via Capitelli, via Trauner e via Pozzo di Crosada, secondo affittanze agevolate, era stata lanciata in passato da Roberto Cosolini, che aveva ipotizzato una nuova riorganizzazione degli affitti in stile low cost nel momento in cui questo patrimonio immobiliare sarebbe ritornato al Comune. Spuntavano anche i ragazzi del Nautico e del Volta, che ora già abitano i bilocali o trilocali della palazzina rosa tra via dei Capitelli e via Pozzo di Crosada e di una di quelle accanto. Hanno età diverse, ma sempre sotto i 30 anni. Salpano in mare ogni sei mesi e in questo modo c'è sempre un continuo ricambio. Gli spazi adibiti ad attività commerciali che si trovano invece ai piani bassi dei palazzi sono stati sfruttati attraverso diverse modalità. C'è chi vende oggetti antichi, chi prodotti tipici del territorio italiano. Dovrebbe aprire a breve in una delle tre vie anche un take-away. Due invece sono diventati un deposito e un ufficio di liberi professionisti. Un altro paio dovrà essere rimesso al bando. Stesso destino della quarantina di appartamenti che rimangono a disposizione. Circa 37 sono in cerca di una società che possa gestirli a uso turistico. «È un'occasione imprenditoriale che può essere giocata molto bene. Tutti gli alloggi sono come nuovi - spiega Giorgi -. Se dovessero essere usati come ricettività di lusso, certo bisognerebbe fare un piccolo investimento, altrimenti sono perfetti». Nello stesso bando rientrano quelli dell'iniziativa "Sposi 3.0". Si tratta sempre di bilocali o trilocali da affittare a prezzi tra i 200 e i 300 euro spese comprese. Il parere della giunta per quest'ultima quarantina di immobili è stato favorevole, ma non è stato ancora deliberato. Restano da decidere appunto i precisi destinatari del programma dedicato alle giovani coppie. «Proprio per far sì che questi spazi vadano a sposi con figli arrivati da poco o in arrivo - specifica Giorgi -, la coppia dovrà essere "riconosciuta". Stiamo verificano se unicamente con matrimonio o eventualmente anche con l'unione civile, d'altronde il nome casa degli sposi delinea bene lo scopo finale».

Benedetta Moro

 

Case degli orrori a Gretta, demolizione finita - Al posto degli edifici in via Gradisca e in via Gemona sorgeranno 86 nuovi appartamenti, sempre Ater
Sono stati tutti demoliti gli edifici Ater di Gretta, i cinque condomini costruiti negli anni Cinquanta, su via Gradisca e via Gemona. L'intervento di smantellamento era iniziato a fine dicembre. Al posto dei fabbricati sorgeranno nuove case, sempre Ater, con 86 appartamenti, parcheggi interrati e giardini, con il cantiere al via tra qualche mese. Per il momento rimane un'enorme distesa di calcinacci e in tanti, nei giorni scorsi, si sono fermati a curiosare, a osservare i cumuli di macerie, dove per decenni trovava posto il grande comprensorio di edilizia popolare, tristemente noto, dopo la dismissione degli alloggi, anche per l'omicidio di Giovanni Novacco. Della palazzina dove il giovane venne ucciso resta in piedi solo una piccola porzione di muro, mentre sulla ringhiera verso la strada c'è ancora un piccolo mazzo di fiori e un fiocco, che ricordano quella vita spezzata nell'estate di sette anni fa. Le ruspe erano entrate in azione lo scorso 27 dicembre e una parte di quel condominio era stata la prima a crollare sotto la forza delle macchine. Poi una dopo l'altra, anche le altre case sono state demolite, dopo un rafforzamento della recinzione, per impedire ai "non addetti ai lavori" l'ingresso all'area, più volte in passato meta di vandali. Il mare di mattoni che ha invaso tutta la zona è ciò che resta di abitazioni storiche per il rione, le prime erano state edificate nel 1950 in via Gemona, seguite da tutte le altre, ambienti in grado di ospitare famiglie intere per generazioni, divenute poi troppo piccole per le esigenze moderne. Ma soprattutto richiedevano una messa a norma di impianti e parti strutturali, che avrebbero richiesto interventi troppo radicali, da qui la decisione dell'Ater di demolire tutto e ricostruire. Gretta ha atteso per anni l'intervento attuale. Un sospiro di sollievo per molti residenti, che spesso avevano denunciato il pessimo stato in cui versavano, soprattutto negli ultimi tempi, gli edifici a ridosso della strada, mentre i cortili erano diventati depositi per immondizie. L'immagine dell'area è destinata a cambiare entro la fine del 2018. I nuovi appartamenti saranno più grandi e non porteranno via posti auto ai residenti, grazie al park interrato. A completare il tutto giardini e spazi di aggregazione che porteranno, come aveva sottolineato a dicembre Antonio Ius, direttore dell'Ater di Trieste, a una vera e propria "rigenerazione urbana".

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 4 febbraio 2018

 

 

Alleanza Muggia-Slovenia per dire no al metanodotto - Ricorso anche della vicina repubblica contro l'ok ambientale al progetto Snam
«Conseguenze negative per la sicurezza e la salute del territorio e delle persone»
MUGGIA - La Slovenia sarà alleato del Comune di Muggia nel ricorso al Tar del Lazio contro il metanodotto. La notizia era già nell'aria, ma ora è diventata ufficiale. Il governo della vicina repubblica ha presentato ricorso davanti alla giustizia amministrativa italiana al fianco del Comune di Muggia, della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Ancarano. L'amministrazione comunale di Muggia si era già espressa lo scorso novembre contro il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ma anche contro la società Snam rete Gas spa e contro la società Gas Natural Rigassificazione Italia spa. Motivazione? La cittadina rivierasca chiede l'annullamento del decreto del ministero con il quale, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, è stata disposta la compatibilità ambientale del progetto del metanodotto "Trieste-Grado-Villesse" presentato dalla Snam. In particolare sono stati posti sotto la lente d'ingrandimento i pareri tecnici emessi negli anni dalla Commissione tecnica di valutazione dell'impatto ambientale, sulla base dei quali si è espresso il ministero. Il rischio rigassificatore sembrava ormai svanito pochi mesi fa, quando invece è stato proposto il progetto del metanodotto: due impianti, in realtà, strettamente connessi tra loro. L'intreccio si evince a chiare lettere dal decreto ministeriale, in cui il metanodotto è definito un'opera «direttamente collegata alla realizzazione del rigassificatore (nuovo terminale Gnl localizzato nel porto di Trieste - Zaule) proposto dalla Società Gas Natural Italia Spa», la quale «ha presentato richiesta di allacciamento alla rete di metanodotti di Snam Rete Gas». Da sempre nettamente contraria al progetto, il sindaco muggesano Laura Marzi ricorda l'azione promossa dal Comune: «La nostra Regione e tutte le amministrazioni territoriali interessate hanno da tempo espresso l'assoluta contrarietà in merito alla realizzazione dell'impianto di rigassificazione, anche mediante la presentazione di diversi ricorsi dinanzi all'autorità giurisdizionale competente del Tar del Lazio. Il Comune di Muggia ne ha, in particolare, promossi ben tre». Marzi ha poi evidenziato l'importante ruolo ricoperto dalla vicina repubblica: «La Slovenia in passato è già stata al nostro fianco contro il progetto del rigassificatore, condividendo con noi la forte contrarietà che ora di nuovo ci vede, insieme, contro il metanodotto e, di conseguenza, il rigassificatore a quello strettamente connesso. Ritrovarci di nuovo fianco a fianco all'avvocatura dello Stato sloveno è un supporto importante, ma anche una conferma di quanto questo progetto sia egualmente inconcepibile e inaccettabile da parte di tutto il territorio coinvolto, al di là dei confini nazionali». Rappresentata dagli avvocati Peter Mocnik e Aldo Fontanelli, la Repubblica di Slovenia è scesa in campo a sostegno di quanto già presentato da Comune di Muggia, Regione Fvg e Comune di Ancarano, con un ricorso che sottolinea come dal progetto del metanodotto "Trieste-Grado-Villesse" derivino «conseguenze negative per la sicurezza e per la salute, dell'ambiente del mare, del territorio e soprattutto delle persone, con effetti anche transfrontalieri vista la prossimità del confine con la Slovenia, con cui l'Italia divide parte della zona marittima interessata dai suddetti progetti»

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 3 febbraio 2018

 

 

Ferriera, tutti contro tutti - L'azienda attacca il M5S - Comunicato di Siderurgica contro Patuanelli: «Da lui dichiarazioni diffamatorie»
Flop della commissione congiunta: Barbieri non si presenta. Pd critico su Polli
Tutti contro tutti sulla Ferriera di Servola. L'azienda attacca il candidato parlamentare del M5S Stefano Patuanelli, definendo «diffamatorie» le sue affermazioni sul mancato rispetto dell'Accordo di programma. Nel frattempo si è rivelata un buco nell'acqua la commissione congiunta che ieri mattina doveva svolgersi alla presenza del consulente comunale Pierluigi Barbieri. Il tecnico ha infatti dato forfait all'ultimo per motivi personali. Prosegue anche la polemica sull'uscita dell'assessore all'ambiente Luisa Polli sul piano acustico: il Pd e l'ex sindaco Roberto Cosolini criticano l'esponente della giunta auspicando che «inizi ad amministrare». La commissione congiunta doveva riunire la I e la VI, ma ieri mattina il presidente Antonio Lippolis (Lega Nord) ha inviato un sms a tutti i consiglieri chiedendo loro di non presentarsi, poiché Barbieri ha fatto sapere di non poter partecipare. Va detto che nei giorni scorsi lo stesso sindaco Roberto Dipiazza aveva espresso qualche perplessità sull'idea di esporre i risultati del lavoro di Barbieri in una commissione anziché in conferenza stampa. Inviando il messaggio, Lippolis ha abbattuto di molto i costi della commissione, che altrimenti avrebbe superato i 2 mila euro. Così solo quattro consiglieri si son presentati. Commenta il consigliere: «Barbieri ha avuto un impedimento, può succedere. Era comunque corretto prevedere un momento del genere, perché il consiglio deve interessarsi di un problema serio come quello di Servola». Il gruppo consigliare del Pd ricorre invece all'ironia per commentare il fatto: «La lettura del Piccolo deve aver fatto andare di traverso la colazione a più di qualcuno stamattina, al punto da generare dei virus che hanno improvvisamente impedito la convocazione delle commissioni I e VI per l'illustrazione della relazione del consulente Barbieri. E un problema di salute devono averlo avuto anche i dispositivi tecnologici di alcuni consiglieri di maggioranza, perché sono venuti nonostante i messaggi inviati dai presidenti Lippolis e Porro, con cui si informava dell'assenza del professor Barbieri e si invitava a non presentarsi per non gravare sulle casse comunali». Il Pd si chiede se la ragione non sia la ricerca del gettone: «Ancora una volta (non è la prima) grande senso di responsabilità da parte delle opposizioni e mancanza di coordinamento, per usare un eufemismo, da parte di chi amministra, che dovrebbe perfezionare un po' la programmazione». I consiglieri dem si rivolgono poi a Polli: «Dopo più di 19 mesi passati a fare comunicati, conferenze stampa e a scrivere su Facebook sarebbe il caso che cominciasse ad amministrare. È più complesso ma più utile per la collettività e di sicuro dà maggiori soddisfazioni; peraltro, almeno a giudicare dagli ultimi post, molto probabilmente le riuscirebbe meglio». Sul tema interviene anche Cosolini: «Polli è insediata da più di un anno e mezzo. È il caso che inizi a spiegare quello che fa lei invece di lamentarsi di quello che è stato o non è stato fatto ormai più di due anni fa». Infine il comunicato con cui Siderurgica triestina attacca Patuanelli per le sue dichiarazioni sul mancato rispetto dell'Accordo di programma. L'azienda «ribadisce con forza, documenti e dati alla mano, che l'Adp è rispettato e che ad oggi il sito di Servola è l'unico Sin ai sensi dell'articolo 252 bis su cui sono in corso interventi di recupero ambientale e risulta quasi completamente risanato». ST definisce «inaccettabili e diffamatorie» le «gravi» affermazioni di Patuanelli: «Riferite a scenari inesistenti e non fornite di alcuna prova. Preoccupa e amareggia che un soggetto che ricopre ruoli istituzionali asserisca pubblicamente tali dichiarazioni, non corrispondenti al vero e fuorvianti, proprio, ma probabilmente non a caso, nel corso del periodo elettorale». L'azienda dice che tutelerà la propria «immagine» «in ogni modo» e invita Patuanelli a visitare lo stabilimento. Il candidato risponde invece che il mancato rispetto coinvolge «l'impatto acustico e il progetto di confinamento e copertura delle aree a parco». Patuanelli auspica la chiusura dell'area a caldo e chiosa: «Ritengo che diffamatorio, per i cittadini, sia dichiarare che tutto va bene dopo tutti gli episodi di spolveramento che hanno interessato l'intera città. Sono commosso dall'invito di visitare lo stabilimento: io invito Siderurgica Triestina a stendere il bucato in un poggiolo in via del Ponticello».

Giovanni Tomasin

 

 

Raccolta dei rifiuti, nuova serie di incontri - Il Comune di Muggia ha reso note le date degli appuntamenti sulla differenziata. Si inizia il 6 febbraio
Il Comune di Muggia ha stilato un nuovo calendario degli incontri pubblici sulla raccolta differenziata "porta a porta". La ricomposizione delle date si è resa necessaria dopo l'annullamento dell'appuntamento in zona Aquilinia cancellato dopo l'incendio che ha colpito la sala Primavera dell'asilo. Il primo incontro, che riguarderà il centro cittadino, si svolgerà martedì 6 febbraio alle 19 al Teatro comunale "Giuseppe Verdi". Il giorno dopo appuntamento alla scuola materna di Fonderia "Il Giardino dei Mestieri" alle 17.30. Ad Aquilinia ci si incontrerà invece il 19 febbraio alle 19 all'interno della palestra. Il 21 marzo in sala Millo (in piazza della Repubblica) alle 17.30. L'ultimo incontro nella scuola materna di Chiampore alle 17.30. Durante gli appuntamenti i tecnici della Net illustreranno il nuovo sistema di raccolta che entrerà in vigore il primo marzo. E intanto il Comune ha fornito alcune risposte alle domande più frequenti. «Se in casa non ho spazio per tenere il kit della differenziata, come faccio?». Ecco la risposta: «Ogni utenza si può organizzare in funzione dei propri spazi. Il "porta a porta" è un sistema che responsabilizza in primo luogo proprio sulle quantità di rifiuti prodotta giornalmente. Il primo suggerimento è quello di impegnarsi per ridurre la produzione. È già prevista, inoltre, la massima disponibilità nell'affrontare casistiche particolari». Pronta anche la risposta al quesito vento: «Come ci si deve comportare in caso di bora persistente anche oltre una settimana? Il mezzo per la raccolta effettua il passaggio anche in caso di bora, ma non si deve posizionare il bidone in zone esposte e in assenza di ancoraggio». Tra i quesiti più gettonati poi c'è il perché il Comune abbia scelto di cambiare le modalità del servizio di raccolta rifiuti. Molteplici le motivazioni: «Fra queste, alcune considerazioni non sottovalutabili quali il fatto che la produzione pro-capite di rifiuti cresce costantemente: ogni cittadino di Muggia produce in media 590 kg all'anno. Basti pensare che nel 2016 e 2017 la percentuale di differenziata a Muggia è stata circa del 47% e l'obbligo europeo prevede di raggiungere almeno il 65% di raccolta differenziata".

(r. t.)

 

 

No del Quarnero al rigassificatore di Veglia - Le autorità locali replicano a Zagabria che ha definito strategico l'impianto off shore
VEGLIA È arrivata immediata la risposta delle autorità locali alla posizione esplicita presa da Zagabria sul rigassificatore di Veglia. Nella sua ultima riunione il governo croato ha messo in pratica quanto annunciato: l'impianto galleggiante di Castelmuschio (Omisalj) è stato definito d'importanza strategica per la Croazia, pronta dunque a fare di tutto perché entri in funzione a fine 2019. E non è tutto perché l'esecutivo croato di centrodestra promulgherà la cosiddetta lex Lng, norma che velocizzerà la costruzione del rigassificatore offshore. Non si sono fatte attendere le reazioni dal Quarnero, regione compatta contro quello che viene descritto come il "mostro marino": una nave lunga 300 metri, larga 100 e alta come un grattacielo di 17 piani. Un gigante - fanno notare i detrattori - nell'azzurro golfo di Fiume, pieno di strutture turistiche e con acque ancora abbastanza pescose. La prima a farsi viva sul progetto, dopo che Zagabria ha deciso di non portare a termine il tanto sbandierato rapporto di partenariato con la regione quarnerino-montana, è stata la sindaca di Castelmuschio, Mirela Ahmetovic. Giovane e senza peli sulla lingua, Ahmetovic ha tuonato contro la delibera governativa, bollandola come illegale e anticostituzionale. «Sono e siamo contrari in questo Comune alla collocazione di un simile impianto a due passi dalle nostre case - ha detto - noi abbiamo nel turismo il principale ramo economico, con il rigassificatore che darebbe un colpo mortale al settore. Se a ciò aggiungiamo la tecnologia contemplante il raffreddamento del mare e l'utilizzo di cloro, allora siamo ben messi. Posso contare sull'appoggio delle altre municipalità di Veglia e della Contea del Quarnero e Gorski kotar, il cui Piano regolatore prevede solo ed esclusivamente il rigassificatore sulla terraferma e non in mare, sulla falsariga del nostro documento regolatore. Siamo di fronte pertanto ad un progetto illecito e anticostituzionale».«Come pensa il governo di modificare questi piani? Vogliono costringerci con la forza ad accettare il rigassificatore offshore, oppure intendono abolire il comune di Castelmuschio?», gli ha fatto eco il governatore della contea, Zlatko Komadina, il quale ha ribadito ancora una volta che la Regione altoadriatica non è affatto contraria al terminal metanifero, ma non vuole vederlo collocato nelle acque dell'isola. Lo stesso concetto è stato rimarcato in sede di Parlamento (il Sabor) dal deputato socialdemocratico ed ex vice sindaco di Fiume, Zeljko Jovanovic, il quale ha pure parlato di comportamento anticostituzionale del governo, che agirebbe «a favore d'interessi d'oltreconfine, camuffati con il nome pomposo di progetto strategico».

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 2 febbraio 2018

 

 

Piano acustico di Servola - Bufera per il post di Polli - L'assessore su Fb: «La Regione ce lo chiede perché è a favore dell'azienda»
La replica: «Parole gravissime». Siderurgica triestina valuta «contromosse»
«Vi siete chiesti perché la Regione chiede il piano acustico anche in stralcio? Perché è a favore di Siderurgica triestina». Ci va giù pesante l'assessore all'ambiente del Comune di Trieste, Luisa Polli, nel commentare su Facebook la richiesta di piano acustico che la Regione ha rivolto al Comune stesso nei giorni scorsi. Un'affermazione che provoca la reazione dell'assessore regionale Sara Vito e dell'azienda stessa, che pare stia vagliando delle «contromosse». Il commento di Polli compare sul gruppo Fb "Basta Ferriera". Dopo aver detto che la bozza di piano attualmente in possesso del Comune è favorevole all'azienda, aggiunge che per questo motivo è stato tenuto fermo. L'assessore precisa poi, parlando con la stampa: «Nei giorni scorsi la Regione ci ha chiesto di approvare il piano acustico comunale, o almeno uno stralcio riguardante Servola. Altrimenti, dicono, non possono dare indicazioni alla proprietà. Fatto sta che subito dopo hanno emanato un provvedimento per imporre limiti alla Siderurgica triestina. Questo perché le norme vigenti possono essere applicate anche senza il piano comunale». Ma perché il Comune è ancora privo di piano? L'ex assessore all'ambiente del centrosinistra Umberto Laureni spiega che «la precedente amministrazione comunale aveva appaltato a uno studio di consulenza la realizzazione di detto piano, la cui conclusione era prevista entro il 2016». Laureni respinge le parole della Regione, secondo cui nulla è stato fatto: «Mi auguro invece che venga giustificato il ritardo rispetto alla data prevista».Polli precisa però che quel piano «non è accettabile»: «Inserisce le case prossime alla Ferriera nella fascia acustica pari a quella dello stabilimento o di poco inferiore. Una posizione per noi insostenibile. Ho dato mandato agli uffici perché stabiliscano delle nuove fasce, che tutelino la salute di chi vive a ridosso della fabbrica». Nel frattempo, aggiunge, il Comune preferisce tenere ferma la bozza approntata dalla giunta precedente: «Non c'è un obbligo cogente ad approvare il piano. In queste condizioni è meglio aspettare la nuova versione dello strumento, che sottoporremo anche al ministero della Salute, prima di approvarlo».Risponde l'assessore regionale Vito: «La Regione ha richiesto al Comune l'adozione del Piano di classificazione acustica non "per provocare", ma perché a marzo saranno passati quattro anni dalla scadenza del termine entro il quale il Comune, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge, avrebbe dovuto approvare il Piano di classificazione acustica, come è in