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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2018

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 31 marzo 2018

 

 

SEGNALAZIONI - Parco del Mare - Una location discutibile

Ci fa piacere che il presidente della Icop Vittorio Petrucco voglia investire nella nostra città. Vorremmo però metterlo in guardia, prima di lanciarsi in un'impresa tutt'altro che promettente. Si chieda, anzitutto, come mai in 14 anni, nonostante la sua decantata passione per il Parco del mare, Paoletti non sia riuscito a far decollare la sua idea. Dai conteggi dell'allora assessore al Bilancio Ravidà lo stesso sindaco Dipiazza, che ora sponsorizza il progetto, dichiarò di dover fare marcia indietro, perché i conti non tornavano. Analisi economica riconfermata nel 2018 nell'incontro pubblico dell'Associazione di cultura politica Luoghi Comuni: Gianfranco De Pinguente, già consulente di Friulia, valutò negativamente il risultato finale di un tale investimento. Inoltre la situazione triestina è cambiata da allora: esiste già un acquario, molto visitato, che sta per essere riqualificato ma anche la nuova sede del Wwf alle Scuderie di Miramare, il Bio Ma appena inaugurato. Le specie marine s'illustrano anche senza ricorrere ad animali vivi. Due strutture che, già da sole, dovrebbero esaurire la curiosità verso i pesci in gabbia che, vista la crescente sensibilità animalista, non sembrano essere molto in auge. Il presidente vada poi a fare un giro nell'area limitrofa alla Lanterna e vedrà se sia il caso di fare sorgere un polo ultramoderno in un contesto fortemente degradato. Non parlo della zona di Porto Lido ma di tutto il circondario: un edificio scrostato di qua e uno fatiscente di là, gli orribili casermoni del molo, la vecchia stazione di Campo Marzio in palese abbandono e, a completare il panorama, il fantasmatico moloch dell'ex-Meccanografico. Quale turista vorrebbe addentrarsi in questa sorta di "terra di nessuno"? Qualche perplessità Petrucco sembra già averla, almeno a leggere l'articolo del Piccolo. Credo soprattutto perché sul cosiddetto Parco del Mare non ha potuto visionare alcun progetto, svanito nel nulla dopo il ritiro di quello di Chermayeff, motivo per cui anche il nostro Comitato si è fatto da parte in attesa di avere dei dati da potere commentare. Non mi soffermo sulla questione paesaggistica, su cui si è già espressa larga parte della cittadinanza nella nutrita serie di segnalazioni apparse su questo giornale e in occasione della nostra petizione on line, che ha raccolto 1.300 firme, a cui si è aggiunto il parere contrario del mondo scientifico e accademico, ambientalista. Comunque, se si volesse proprio affrontare un'impresa così rischiosa e credo impopolare, la si affianchi alla prevista riqualificazione di Porto vecchio, abbinando magari un acquario al Museo del Mare che vi sarà trasferito, inserendosi quindi nella serie d'investimenti e progetti che affiancheranno Esof 2020, evento che sicuramente metterà in evidenza quell'area storica come scenario della crescita di Trieste.

Giorgetta Dorfles - portavoce Comitato La Lanterna

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 30 marzo 2018

 

 

Energie rinnovabili - Trieste fuori dal club delle città virtuose

Il Treno verde di Legambiente bacchetta i ritardi del territorio sul fronte degli impianti ecologici. In Fvg boom del fotovoltaico
Il futuro dell'ambiente corre sui binari. Merito del "Treno verde" di Legambiente e Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, la campagna itinerante realizzata con la partecipazione del ministero dell'Ambiente e giunta alla 30.ma edizione. Il treno ha fatto tappa a Trieste, fermandosi ieri al binario 1 della stazione centrale, dove anche nella giornata di oggi la mostra interattiva allestita a bordo sarà aperta dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19 a tutti i cittadini interessati a temi quali l'energia pulita, le reti elettriche "intelligenti", l'efficienza e la mobilità sostenibile, per un Paese proiettato verso un futuro al 100% rinnovabile che si prepara alla fine dell'era fossile. Durante l'inaugurazione di ieri mattina, la direttrice regionale di Trenitalia, Elisa Nannetti, ha spiegato che l'azienda è fortemente impegnata nel piano d'integrazione della mobilità per incrementare l'uso del treno al posto di mezzi più inquinanti e quindi contribuire alla diminuzione delle emissioni. «Il nuovo polo dell'aeroporto di Trieste - ha aggiunto - è un esempio perfetto di struttura che mette assieme i mezzi di trasporto del futuro, cioè le piste ciclabili, i treni e gli aerei. Inoltre, l'azienda ha acquistato nuovi treni che permettono di risparmiare il 30% di Co2, che speriamo di veder circolare il più possibile». Rita Casalini della Struttura innovazione delle Ferrovie, istituita appena l'anno scorso, ha aggiunto che è «importante fare innovazione perché i clienti chiedono sempre più una mobilità integrata da punto a punto, in cui il treno è solo una parte del trasporto». Il portavoce del Treno Verde Davide Sabbadin ha poi presentato il rapporto 2018 di "Comuni rinnovabili", che da 12 anni fotografa lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei territori italiani, realizzato grazie al contributo di Enel GreenPower. «Dal 2014 il 100% dei comuni italiani possiede almeno un impianto da fonte rinnovabile - ha illustrato - e il Comune si è dimostrata l'istituzione più vicina e sensibile al tema. La crescita delle fonti rinnovabili è stata forte, ma si è stabilizzata negli ultimi 2 anni, nonostante abbiamo ancora gli incentivi nazionali più alti d'Europa». Secondo il rapporto di Legambiente, in Fvg la crescita delle energie rinnovabili, sebbene al di sotto della media nazionale, è stata significativa negli ultimi anni. Oggi il 27,1% del totale dei consumi di energia è coperta da fonti rinnovabili, grazie ai 31.040 impianti diffusi nei comuni. Il dato significativo è quello della crescita di più del 1000% nella produzione del solare fotovoltaico, che si conferma la tecnologia più diffusa, anche se in termini di produzione è però l'idroelettrico a fornire il maggior contributo di energia. «A Trieste, però, ci sono ancora poche rinnovabili, perché si usano i grandi impianti del passato e non ci sono spazi dove realizzarne di nuovi», ha spiegato Sebastiano Cacciaguerra, dirigente del servizio Energia regionale. Anche a Trieste, come a ogni tappa del Treno verde, Legambiente ha ospitato una start-up innovativa - la "Zehus", che produce biciclette a pedalata assistita senza bisogno di essere ricaricate - e ha premiato "I RinnovAbili", ovvero le esperienze virtuose locali che hanno scommesso su nuovi modelli energetici. Tra queste, le aziende agricole "Isola Augusta", "Zore" e "Loner Carlo" della provincia di Udine, che soddisfano parte o tutto il proprio fabbisogno energetico grazie all'energia solare, e il Comune di Staranzano, che ha realizzato tre impianti fotovoltaici a servizio di scuole. In chiusura, il presidente regionale di Legambiente, Sandro Cargnelutti, ha rilevato come, scendendo verso Trieste, il servizio per i pendolari si sia rivelato di qualità. «Se non passiamo di corsa alle fonti rinnovabili - ha poi avvertito -, i cambiamenti climatici in regione porteranno a una concentrazione d'acqua in inverno e alla siccità in estate. Stiamo andando a velocità molto bassa rispetto ai problemi da risolvere».

Simone Modugno

 

I comuni - I tre produttori migliori sono in Friuli

Sono 101 i comuni del Fvg che grazie alle fonti rinnovabili producono più energia elettrica di quella consumata dalle famiglie. Pavia di Udine, Zoppola e Spilimbergo sono i primi tre comuni 100% rinnovabili elettrici.

 

La classifica - Udine medaglia d'oro in regione

Nella classifica regionale, sia per la maggior potenza da fonti rinnovabili installata sia per la produzione di energia, Udine si attesta al primo posto, seguita da Pordenone e Gorizia, mentre Trieste risulta in ultima posizione.

 

 

Rigassificatore a Veglia - spunta un documento secretato dal governo
I risultati dello studio cofinanziato dall'Unione europea sono contrari alla soluzione del terminal galleggiante
FIUME - Gli oppositori del progetto del rigassificatore galleggiante di Veglia hanno un'arma in più. La sindaca di Castelmuschio (Omisalj), Mirela Ahmetovic - che da tempo si batte contro l'impianto offshore nelle acque di fronte a questa cittadina - ha convocato i giornalisti esibendo uno studio di cui non si conosceva praticamente l'esistenza. È intitolato "Effetti macroeconomici del terminal metanifero a Veglia", è stato redatto nel 2016 dalla azienda specializzata Ekonerg e finanziato con risorse stanziate dall'Unione europea.«Nello studio si rileva inequivocabilmente che il rigassificatore sulla terraferma è di gran lunga più conveniente rispetto a quello piazzato in mare - ha rilevato Ahmetovic - purtroppo questo cosiddetto documento sul rapporto costi-benefici viene tenuto nascosto, segreto, dalle competenti autorità di Zagabria, sempre pronte a sostenere il progetto della nave metaniera a dispetto dei desiderata espressi da tutte le municipalità dell'isola di Veglia, dalla Regione del Quarnero e Gorski kotar, da numerosi partiti e associazioni non governative, come pure di quanto manifestato dai semplici cittadini. Nonostante sia materia top secret - ha proseguito Ahmetovic - sono riuscita a ottenere una copia dello studio che ho mostrato a esponenti della Commissione europea venuti a Fiume e Veglia per capire i motivi del rifiuto nei riguardi del terminal offshore». A Veglia sono arrivati infatti Adam Szolyak, rappresentante della Direzione centrale della Commissione Ue per l'Energia e Denis Redzepagic, dell'Ufficio croato della Commissione Ue. Sono giunti su iniziativa dell'eurodeputato istriano, Nino Jakovcic, che poche settimane fa a Fiume aveva espresso la contrarietà alla gigantesca nave dinanzi a Castelmuschio. I due esponenti di Bruxelles hanno avuto dapprima un incontro al Palazzo regionale a Fiume con il governatore Zlatko Komadina e con il connazionale Erik Fabijanic, presidente dell'Assemblea conteale. I due massimi dirigenti della Regione quarnerino-montana hanno illustrato agli interlocutori i motivi della bocciatura da parte delle autorità locali parlando di mancato rispetto dei criteri economici, energetici, ecologici ed estetici. «Non ci opponiamo affatto al rigassificatore sulla terraferma - hanno rilevato in coro - ma non possiamo accettare l'altro progetto, che reputiamo dannoso». Szolyak e Redzepagic sono stati quindi ricevuti dalla sindaca Ahmetovic, che ha esibito come detto lo studio ribadendo il no a quello che ha definito un mostro galleggiante, destinato a guastare il paesaggio quarnerino e soprattutto ad inquinare l'ambiente marino. Szolyak ha rimarcato che il rigassificatore offshore a Veglia è sì molto importante per l'Europa comunitaria, ma non al punto da arrivare ad uno scontro con la comunità locale: «Posso dire che l'Unione europea non finanzierà mai un progetto illegale, per quanto possa essere utile e remunerativo - ha concluso Szolyak - ora riferiremo a Bruxelles quanto visto e appreso nella regione fiumana».

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 29 marzo 2018

 

 

Nasce il coordinamento delle sigle "no Ferriera" Il portavoce è Battista - Riuniti Legambiente, 5 Dicembre, No Smog, Wwf e Nimdvm
L'ex deputato M5S: «Noi interlocutore unico per le istituzioni»
La battaglia dei comitati contro la Ferriera di Servola ha un nuovo volto: è quello di Lorenzo Battista, l'ex parlamentare di M5S poi passato in Mdp, che non ha partecipato all'ultima tornata elettorale. È l'effetto della nascita di un nuovo coordinamento che riunirà diverse realtà ambientaliste e civili cittadine, che finora si erano occupate del tema più o meno separatamente. Al tavolo della conferenza stampa, che si è tenuta ieri mattina al Caffè San Marco, sedevano esponenti di Legambiente, comitato 5 Dicembre, No Smog, Wwf, associazione Nimdvm. Mancavano soltanto il circolo Miani di Maurizio Fogar e il comitato Servola Respira di Romano Pezzetta. Battista farà da portavoce: «La Ferriera è un problema di tutta la città. Il nostro intento è dare un coordinamento a tutte le realtà interessate, speriamo se ne aggiungano altre, in modo da dare alle istituzioni un interlocutore unico. L'obiettivo è arrivare alla chiusura dell'area a caldo, con un piano di riconversione per tutelare i posti di lavoro. Ma tenendo al primo posto la salute dei cittadini». Ha aggiunto: «Troppo spesso questo tema è stato usato in modo fraudolento in campagna elettorale, bisognerà evitare di dare troppo credito ai candidati, d'ora in poi». Andrea Rodriguez del 5 Dicembre ha ricordato che «l'ultima presa di posizione istituzionale è la certificazione dell'Asuits dell'autunno scorso, che pur ammettendo la presenza di un problema di salute pubblica, lo definiva "non urgente". È una formula con cui non concordiamo, e ci chiediamo anzi se ci siano dei monitoraggi periodici sullo stato di salute dei cittadini. Probabilmente il Comune ha dei dati del genere, ci chiediamo perché non li diffonda. Manca la trasparenza, ovvero quel che noi chiediamo». Così invece Andrea Wehrenfennig di Legambiente: «Serve un nuovo accordo di programma. Questo si può conseguire annullando quello in vigore, per il mancato rispetto degli impegni presi da parte della proprietà, ad esempio la copertura dei parchi minerali. Altrimenti può esser fatto di comune accordo fra istituzioni e proprietà. Quest'ultima è forse la via preferibile, se si creasse un'alternativa credibile, magari in ambito portuale, all'attività dell'area a caldo. In ogni caso le associazioni e i comitati devono essere tra gli interlocutori, come previsto dalle direttive europee».Alda Sancin di No Smog ha dichiarato: «Arpa ha pubblicato un volume sullo stato di salute della regione in cui si fanno soltanto degli accenni alla Ferriera. Ci saremmo aspettati un capitolo dedicato. Quel che conta è che solo quest'anno ci sono state 600 segnalazioni alla Polizia locale da parte dei cittadini di Servola. Se fosse successo a una piccola azienda avrebbe avuto dei problemi, a una grande azienda questo non succede. Per dare uno sbocco portuale a quell'area servono infrastruttura, un lavoro che bisognava iniziare ieri, non un domani».Alberto Kostoris di Nimdvm ha dichiarato: «Solo l'unità di intenti fra cittadini può dare una svolta. Spero che altre realtà aderiscano al coordinamento». Dal pubblico è intervenuto il candidato M5S alle regionali, Alessandro Fraleoni Morgera: «Siamo l'unica forza politica che ha sempre sostenuto la chiusura dell'area a caldo. Se dovessimo andare al governo la nostra posizione non cambierebbe».

Giovanni Tomasin

 

 

I Verdi del Fvg commissariati «Tesseramenti insufficienti» - DECISIONE ROMANA
TRIESTE - I Verdi del Friuli Venezia Giulia sono commissariati. Come da richiesta delle Federazioni di Trieste e Gorizia. Lo confermano Luana Zanella e Gianluca Carrabs dell'esecutivo nazionale a Rossano Bibalo, Renato Fiorelli e Antonio Cattarini, i rappresentanti politici «provvisori» della Federazione regionale. A Cattarini viene pure affidata la rappresentanza, sempre provvisoria, della Federazione di Trieste. Tra le motivazioni dell'intervento romano anche «il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi del tesseramento». Nei giorni scorsi Bibalo e Cattarini, informando delle dimissioni, il 19 febbraio, del direttivo regionale, avevano fatto sapere che non vi era alcun accordo con il Pd per un sostegno a Sergio Bolzonello e la candidatura, in maglia Verdi, di Alessandra Guerra. E avevano aggiunto che Alessandro Claut, protagonista del contatto con l'ex leghista, non poteva più chiamarsi portavoce regionale del movimento. Claut non pare preoccuparsene. Ma, sul tesseramento, contrattacca: «Dopo avere annunciato che non mi sarei ricandidato, ho scoperto che a Trieste gli iscritti di inizio anno, me compreso, erano 7, numero tale da far saltare la Federazione regionale. Per evitare ripercussioni in vista delle elezioni, ho fatto iscrivere una decina di amici, chiedendo che i superstiti si accollassero i costi. Anziché tenere in vita la Federazione, hanno invece preferito chiederne il commissariamento, che sarebbe tra l'altro arrivato ugualmente, e appoggiare il Patto per l'Autonomia. Una baruffa ridicola, che serve a qualcuno per far credere di aver fermato la lista Guerra, ma a cui non intendo più partecipare. Auguro ai Verdi di diventare un partito serio».

(m.b.)

 

 

Porto - Navi rumorose - allo studio interventi preventivi
Il problema del rumore che talvolta viene causato dalle navi ormeggiate alle banchine del porto di Trieste è stato approfondito nel corso di un incontro del Tavolo tecnico svoltosi nei giorni scorsi nella sede dell'Arpa a Trieste. Secondo quanto riportato da una nota della regione, nel corso della discussione «sono emerse alcune indicazioni operative che contribuiranno a ridurre il fenomeno dell'eccessiva rumorosità di alcune attività portuali, recentemente segnalate dalla cittadinanza residente nei quartieri prospicienti lo scalo industriale». All'incontro hanno partecipato, oltre ai rappresentanti dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, anche quelli della Capitaneria di porto, della Polizia locale e dell'Autorità di sistema portuale, nonché i responsabili dei servizi e dell'utenza portuali (piloti, terminalisti e una società di navigazione).I partecipanti hanno confermato «la necessità di un costante monitoraggio della situazione da parte delle autorità preposte, ma anche di interventi preventivi che siano adottati dai comandanti delle navi, per ridurre il più possibile le emissioni acustiche ed evitare l'insorgere di disagi. Le società armatrici e i terminalisti - continua la nota della Regione - dovranno inoltre comunicare anticipatamente agli enti di controllo l'arrivo in porto di navi che potenzialmente possono essere fonte di maggiore disturbo». Si è inoltre concordato che le eventuali segnalazioni da parte della popolazione «vengano rese note immediatamente a tutti gli enti di controllo, ai fini di una loro pronta attivazione. Nei casi di maggiore gravità, la Capitaneria di Porto potrà effettuare controlli mirati».

 

 

MUGGIA - "Porta a porta spinto" - Dal 3 aprile l'addio ai cassonetti stradali
MUGGIA - Il "porta a porta spinto" è oramai alle porte. La nuova era della raccolta dei rifiuti, dopo la partenza morbida iniziata il 1° marzo, è pronta per essere avviata in maniera definitiva. A partire da martedì 3 aprile i cassonetti stradali, rimasti in deroga per tutto il mese di marzo sulle strade muggesane, inizieranno ad essere smantellati. E intanto il Comune esulta dinanzi ai primi dati del "porta a porta blando": «Superato il 65% di differenziata».I cassonetti Sono esattamente 795 i cassonetti presenti a Muggia che verranno tolti la prossima settimana. I bidoni, di proprietà di Italspurghi Ecologia srl, verranno ritirati in toto dalla stessa società. A conti fatti la cittadina rimarrà orfana di 332 bidoni per i rifiuti soliti urbani (indifferenziato), 97 per la carta, 83 per la plastica, 76 per vetro/lattine, 53 per il verde nonché di 154 bidoncini marroni per l'umido. «Dal 3 aprile partirà il ritiro, che verrà concluso entro qualche giorno», ha spiegato l'assessore all'Igiene ambientale Laura Litteri. A meno di clamorosi intoppi, dunque, entro venerdì 6 aprile Italspurghi avrà completato il lavoro. La differenziata La raccolta differenziata, in realtà, è già partita (seppur in modo non obbligatorio) da giovedì primo marzo. Ma come sono andate le prime tre settimane di porta a porta? «In questo periodo abbiamo raggiunto un grande traguardo: si è infatti riusciti a superare il 65% di differenziata sulla raccolta "porta a porta", mentre si ci si attesta intorno al 22% per quanto riguarda quella stradale - ha commentato l'assessore Litteri -. In sostanza coloro che hanno aderito sin da subito al nuovo sistema hanno effettivamente dato un riscontro concreto con un esito positivo, mentre la percentuale del 22% è la chiara dimostrazione dell'errato conferimento che continua ad essere portato avanti da coloro che, sino ad oggi, hanno contribuito a non far raggiungere a Muggia il risultato imposto dal governo». Lo sportello Per quanto riguarda la campagna informativa sul nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, questa settimana si chiuderà lo sportello itinerante, con una serie di appuntamenti a cui presenzieranno il sindaco Laura Marzi, l'assessore Litteri e i tecnici della Net. Queste le date e le location dei prossimi due incontri, fissati sempre dalle 17 alle 19: oggi ad Aquilinia (sede della segreteria della Tergestina, nel palasport) e domani a Chiampore (scuola di musica). L'attività di informazione riprenderà mercoledì 4 aprile con lo sportello fisso all'Urp di piazza della Repubblica operativo i mercoledì (17-19) e i venerdì (10-12). Sempre attivo il numero verde della Net 800520406.L'incontro per gli esercenti Infine ieri si è svolto nella sala "Millo" l'incontro con il personale dell'Azienda sanitaria organizzato dal Comune e rivolto agli esercenti di bar e ristoranti della città, per un confronto sul nuovo sistema di raccolta.

Riccardo Tosques

 

 

Nidi artificiali per i rondoni di Santa Croce - Trovata una soluzione per salvare la colonia, messa a rischio dai lavori al palazzo scelto come loro casa
TRIESTE - Sono fedeli al loro nido per tutta la loro vita e vi ritornano puntualmente, anno dopo anno. Se il loro rifugio viene distrutto o risulta inaccessibile, si rischia seriamente di mettere a repentaglio la loro esistenza. È la commovente caratteristica dei rondoni, volatili che affrontano una lunga migrazione dall'Africa per raggiungere, in primavera, il vecchio continente. Una piccola colonia di rondoni si è insediata da tempo negli interstizi del vecchio palazzone abbandonato che si trova sulla bretella che collega la strada Costiera a Santa Croce, non lontano dal tracciato ferroviario. Un edificio di proprietà comunale, "Santa Croce Filtri", attualmente gestito dall'AcegasApsAmga, che a giorni sarà oggetto di un intervento di ristrutturazione alle facciate e al tetto. Nei primi anni del Novecento funzionava come impianto di filtrazione delle acque prelevate dalle sorgenti di Aurisina, oggi è stazione di sollevamento dell'acqua potabile con annesso serbatoio. Al corrente della presenza dei nidi dei rondoni e allarmata dai preparativi della ditta che provvederà ai lavori, l'associazione "Liberi di volare", che si occupa del recupero e della cura dei volatili, ha chiesto lumi all'ex municipalizzata assieme ai vertici della prima circoscrizione decentrata. «Mancano ormai pochi giorni all'arrivo dei rondoni - spiega la referente dell'associazione Silvana Demauro - e siamo preoccupati per l'eventuale presenza di reti o altri materiali che possano interdire il reinsediamento. Si deve sapere che questi uccelli rimangono attaccati per tutta la vita al loro nido. Perennemente in volo, si riproducono solo nel nostro emisfero, evitano gli alberi e si insediano nei sottotetti, nelle intercapedini, nei fori che trovano negli edifici». Tutelati dalla legge internazionale sull'avifauna, i rondoni rendono un ottimo servizio all'ambiente. In fase di nidificazione consumano dai 6 agli 8 mila insetti dannosi sia per l'uomo che per l'agricoltura. A Trieste nidificano tutte e tre le specie di rondoni presenti in Europa. L'associazione locale che li tutela fa parte del gruppo "Rondoni Italia" e si è già distinta qualche anno fa tutelando la colonia di volatili che è insediata sull'edificio del Dante in via Giustiniano. In quel caso vennero predisposti una cinquantina di nidi artificiali nei quali si insediarono i rondoni sudafricani. Per quelli che entro il prossimo aprile arriveranno sulle balze di Santa Croce stremati dal lungo viaggio intercontinentale, l'impegno dei volontari, assieme alla sensibilità dimostrata da AcegasApsAmga, ha portato a un'articolata soluzione. Dopo un opportuno sopralluogo, si è deciso di predisporre dei nidi artificiali su parte dei ponteggi senza posizionare reti. La presenza dei lavoratori non intralcerà i volatili, i cui nidi naturali verranno conservati e successivamente ricollocati. Per informazioni, il sito è www.liberidivolare2012.com.

Maurizio Lozei

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 28 marzo 2018

 

 

Al lavoro in bici il 6% ma quasi la metà pronta a tradire l'auto - Sondaggio Swg commissionato da Fiab: non mancherebbe la "voglia di pedalare" se ci fossero più piste ciclabili
TRIESTE - C'è tanta "voglia di bicicletta", ma c'è anche tanto da pedalare. La mobilità in Friuli Venezia Giulia è ancora in larga misura insostenibile, troppo legata all'uso esclusivo di auto e scooter (77%). Ma è in atto un cambiamento culturale verso la bici, mezzo che in qualche forma interessa più della metà dei cittadini della regione. Giunge a questa conclusione il sondaggio presentato da Swg, in collaborazione con la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) e svolto su un campione di 1.200 residenti in Friuli Venezia Giulia. Per andare al lavoro il 77% delle persone usa auto o scooter, solo il 9% usa i mezzi pubblici, l'8% va a piedi. A usare la bici è il 6%, pari a 58 mila cittadini. «Un dato superiore alla media nazionale - osserva Maurizio Pessato, presidente di Swg -, ma molto inferiore alle percentuali di altre nazioni dove l'uso della bici supera spesso il 20%». In alcune città come Copenaghen e Groningen supera quello delle auto. Un 16% usa la bici qualche vota al mese e un altro 11% la usa per fare delle gite. «In totale quindi un terzo della popolazione utilizza, con diversa intensità, la bicicletta». A queste percentuali si somma un 21% di cittadini tentati dall'utilizzo del mezzo, se fossero presenti delle piste ciclabili. Vi è pertanto un "mercato" potenziale di ciclisti che passerebbero a un uso regolare del mezzo in presenza di condizioni adeguate. Un invito quindi alle istituzioni a indirizzare gli investimenti su scelte urbanistiche di questo tipo. Per il 16% della popolazione gli investimenti per promuovere gli spostamenti a piedi e in bici dovrebbero essere prioritari; il 20% ritiene giusto fare qualche investimento. Quasi la metà (incredibile, ma vero) si dichiara disposta a togliere dello spazio alle automobili a favore della realizzazione di piste ciclabili. In generale, a frenare l'uso della bici sono sia l'esistenza di scarse infrastrutture dedicate sia la pericolosità del mezzo.In conclusione, dalle risposte dei cittadini del Friuli Venezia Giulia emerge un importante cambiamento culturale che mostra una crescente attenzione e disponibilità verso la promozione dell'uso quotidiano della bicicletta. «La bicicletta è amica dell'ambiente. Fa bene alle perone e riduce i costi sanitari. Non fa rumore. In altre parole migliora la qualità della vita» spiega Luca Mastropasqua, presidente Fiab Trieste. Se nei prossimi anni verranno messe in campo azioni per dare risposte alle 200 mila persone che "pensano spesso" che in presenza di una pista ciclabile lascerebbero volentieri l'auto a casa per raggiungere il posto di lavoro in bici, questo porterebbe numerosi e significativi benefici «Per chi pedala: perché farlo vuol dire salute e benessere, risparmio di soldi e di tempo, e benefici per le nostre città perché più ciclabilità vorrebbe dire meno smog e meno traffico, città più belle e a misura di persona, attraenti sia dal punto di vista economico che turistico. Dare risposta a questa domanda sarà, auspichiamo, una sfida che chi governerà la Regione nei prossimi 5 anni vorrà e saprà cogliere». È stato questo l'appello di Federico Zadnich, coordinatore Fiab Fvg. Ad ascoltarlo ieri non c'erano molti politici. All'incontro si sono fatti vedere solo l'ex senatore Francesco Russo e la capogruppo Pd al Comune di Trieste Fabiana Martini. Si spera che diventi perlomeno un tema della campagna elettorale appena iniziata.

Fabio Dorigo

 

IL RAPPORTO - Car e bike sharing numeri da boom - la situazione
Boom di mobilità condivisa in Italia: bike sharing, car sharing e carpooling - usati anche grazie alle app - fra il 2015 e 2017 sono saliti del 50%, garantendo a 18,1 milioni di persone l'uso di almeno un servizio (28% della popolazione). Milano al top fra le città con quasi 3.400 auto, 16.650 bici e più di 100 scooter elettrici. Il bike sharing con 39.500 bici offerte in 265 Comuni è il primo in Europa per diffusione. Il car sharing ha superato il milione di utenti. Le regioni del Sud, seppur indietro sul Nord, segnano la crescita più alta (+57%). Gli utenti del car sharing sono 1.077.589 con 62 milioni di km percorsi. Su anche i veicoli a zero emissioni: elettrici il 27% degli scooter e delle auto condivise. I dati arrivano dal secondo Rapporto nazionale a cura dell'Osservatorio nazionale sharing mobility (promosso da ministero dell'Ambiente e Fondazione per lo Sviluppo sostenibile). Nel 2017 «il bike sharing è salito del 147%».

 

 

Scuole e strade al primo posto nel nuovo piano delle opere - Ipotizzati investimenti per 170 milioni in tre anni, di cui 66 in quello in corso
In vendita altre azioni Hera: serviranno a finanziare il Centro congressi per Esof - il PIANO TRIENNALE DELLE OPERE
Scuole e strade: ecco dove andrà la maggior parte dei 170 milioni di euro che il Comune punta a investire in lavori pubblici da qui al 2020. È quanto previsto dal Piano triennale delle opere pubbliche (Ptop), presentato ieri in Municipio dagli assessori Elisa Lodi e Giorgio Rossi, delegati di giunta rispettivamente ai Lavori pubblici e ai Servizi finanziari. Una quota della somma, che sarà ottenuta anche attraverso la vendita di azioni Hera, finanzierà la costruzione del Centro congressi in Porto vecchio in vista di Esof 2020. Ma spuntano fondi anche per il tram e per palazzo Biserini. Il triennio La manovra prescritta dal Ptop è, come anticipato, pari a 170 milioni. La voce più cospicua sulla lista della spesa è quella relativa all'edilizia scolastica: 44 milioni, 113mila, 336 euro e 57 centesimi in tre anni. A tale cifra si sommano altri interventi nell'edilizia pubblica, abitativa e sanitaria: nel complesso, oltre 12 milioni (per l'esattezza 12.048.897,62 euro). All'edilizia seguono le infrastrutture: a quelle stradali vanno ad esempio quasi 32 milioni (31.830.287, 92 euro), cui si aggiungono oltre tre milioni e mezzo (3.612.774,25 euro) destinati ad «altre modalità di trasporto». Altri 32 milioni (32.008.855,07 euro) spettano quindi ai beni culturali, quasi 14 a sport e spettacolo (13.632.357,20 euro). Il settore direzionale e amministrativo assorbirà a sua volta circa 15 milioni (15.149.229,66 euro). Altre voci di spesa sono costituite da ambiente, produzione e distribuzione di energia elettrica, annona, commercio e artigianato, culto e altre infrastrutture non ulteriormente classificate. Del totale, 17 milioni e 339mila euro saranno ricavati dalla vendita di un pacchetto di sette milioni e 500mila azioni Hera. «La vendita azionaria è stata messa in atto per la prima volta l'anno scorso: una scommessa che abbiamo vinto e pertanto riproponiamo», ha commentato Lodi. Dell'incasso, 12 milioni e 639mila euro andranno in manutenzione straordinaria per scuole e strade, come nel 2017, mentre 4,7 milioni sono destinati al Centro congressi. La spesa 2018 Nell'anno in corso si prevede, in particolare, una spesa superiore a 66 milioni (66.108.356,18 euro), così ripartiti: circa 23 milioni (23.067.000 euro) saranno investiti in edilizia sociale e scolastica, quasi otto milioni (7.753.000 euro) in infrastrutture stradali, altrettanti poi (7.711.000 euro) in beni culturali. Poco più di sette milioni saranno consumati dal funzionamento dell'ingranaggio amministrativo (7.211.000) e sei (6.109.000) dagli impianti sportivi. Ecco alcuni esempi di spesa: saranno migliorate le infrastrutture di via Marchesetti e via Forlanini e l'incrocio tra le due stesse vie, si interverrà inoltre sul percorso pedonale Longera-Cattinara e su Porto vecchio. La segnaletica orizzontale sarà rifatta mentre saranno oggetto di manutenzione straordinaria le alberature dei bordi strada, i torrenti scoperti e le aree ad essi limitrofe, i giardini, i parchi, le aree gioco e il resto del verde urbano, nonché l'illuminazione pubblica. Da menzionare ancora le riqualificazioni del parco di Villa Revoltella e di quello della Rimembranza. Gli interventi edilizi riguarderanno in particolare la scuola Caprin, il liceo Dante, l'ex Carducci, la casa di riposo di via Marchesetti, vari nidi (di cui uno nuovo sorgerà nel comprensorio ex Chiarle) e scuole dell'infanzia, il complesso scolastico di via Forlanini e i ricreatori. Ma anche i teatri, i musei, le chiese, le farmacie e i mercati. Di questi, il Piano contempla la realizzazione di due nuovi: uno ortofrutticolo e uno ittico. Per finire, la trenovia Trieste-Opicina avrà 712mila e 774,25 euro e palazzo Biserini 250mila. Il bilancio Il Ptop è stato presentato contestualmente al Bilancio di previsione. Quello 2018 chiude in pareggio tra entrate e spese a 675 milioni e 511mila euro. L'entrata più cospicua è costituita dalle tasse: la spesa più ingente deriva dal funzionamento della macchina comunale, comprensiva dell'erogazione dei servizi ai cittadini.

Lilli Goriup

 

 

Hera vola a due cifre: utile netto su del 21,1% - Dividendo a 9,5 cent
Bilancio ok per la multiutility che controlla AcegasApsAmga - Al Comune di Trieste andranno poco meno di 6 milioni
MILANO - Hera chiude il bilancio 2017 con indicatori in forte crescita. La multiutility con headquarter a Bologna, e molto forte nel Nord-Est grazie alla controllata AcegasApsAmga, ha chiuso lo scorso esercizio con il fatturato in crescita del 10,3% a 6,14 miliardi di euro (complici l'ingresso di Aliplast perimetro del gruppo, oltre a maggiori attivi di trading e ricavi regolati del servizio idrico) e un balzo dell'utile netto nell'ordine del 21,1% a 266,8 milioni, con un ruolo decisivo giocato dalla diminuzione dell'aliquota fiscale media, che si attesta al 29,6% rispetto al 35,1% nel 2016. Bene anche il margine operativo lordo, indicatore della gestione caratteristica di un'azienda, che sale del 7,4% a 984,6 milioni, spinto soprattutto dai business energetici. Alla luce di questi risultati il cda proporrà all'assemblea convocata per il 26 aprile la distribuzione di un dividendo di 9,5 centesimi di euro (il piano prevede la salita a 10 centesimi nel 2018 e 2019, per arrivare a 10,5 nel 2020), in crescita del 5,5% rispetto a quello distribuito per l'esercizio 2016. Al Comune di Trieste andranno poco meno di 6 milioni di euro. Lo stacco della cedola avverrà il 18 giugno, con pagamento a partire dal 20 giugno. Numeri accolti positivamente dal mercato, con il titolo che ha chiuso la seduta di Piazza Affari in rialzo dell'1,72% a quota 2,84 euro. Quanto ad AcegasApsAmga, il direttore generale Roberto Gasparetto parla di un anno «particolarmente positivo» per la controllata. «La società ha messo a segno un incremento del margine operativo lordo di circa il 3%, salendo a 133,2 milioni». Quindi si sofferma sulle principali ragioni che hanno prodotto il risultato: «Questa performance - così Gasparetto - discende in primo luogo dal recupero di efficienza sulla gestione delle reti, frutto anche dello sviluppo di piattaforme informatiche focalizzate sulla valorizzazione dei big data. Un contributo assai rilevante viene anche dalla controllata AresGas, secondo operatore gas della Bulgaria, che ha registrato un notevole incremento nell'attività di metanizzazione e allacci nel Paese». Da sottolineare anche la dinamica degli investimenti lordi, saliti dagli 81,5 milioni del 2016 ai 102,5 milioni del 2017, trascinati dal completamento del depuratore di Servola, dagli interventi sull'illuminazione a Led su Udine e Padova, dallo sviluppo del piano di protezione catodica sulle reti gas e dal proseguo del piano di sostituzione contatori gas con misuratori elettronici. Tornando alla capogruppo Hera, in contemporanea con il bilancio sono stati pubblicati i dati relativi alle azioni nel campo della sostenibilità. La multiutility è stata tra le prime realtà ad avviare lo scorso anno la rendicontazione a valore condiviso ovvero delle attività di business che, oltre a generare margini operativi per l'azienda, rispondono ai driver per una crescita sostenibile definiti dall'Agenda Onu. Nel 2017 il margine operativo lordo di Hera è stato di 329 milioni di euro, il 10% in più del 2016, in linea con la traiettoria indicata dal piano industriale, che proietta al 2021 il progresso al 40%.

Luigi Dell'Olio

 

Che complicazione liberarsi dei rifiuti ingombranti - La lettera del giorno di Roberta Carga

Trovandomi nella necessità di smaltire vecchi serramenti in alluminio, il 12 marzo scorso (un lunedì) contatto il numero verde di Hera relativo ai servizi ambientali. L'operatrice mi fissa un appuntamento per il ritiro il giovedì successivo, pregandomi di mettere in sicurezza i vetri. Meravigliata dalla sollecitudine con cui l'azienda provvede ad erogare il servizio - aspettandomi in realtà tempi biblici - il giorno prima della data fissata, approfittando un momento di grazia dalla pioggia che quei giorni cadeva incessantemente, mi precipito a caccia di cartoni e perdo un'intera mattinata e imballare con essi i serramenti. La sera stessa, calare del buio, accatasto tutto a bordo strada a ridosso della recinzione del mio giardino, come mi era stato chiesto. Il mio stupore aumenta ancora il giorno dopo quando, a pomeriggio inoltrato, la catasta di rifiuti giace ancora là, intoccata, indecente spettacolo per gli automobilisti di passaggio. Telefono prontamente al solito numero verde e la solerte operatrice (perché se un merito ha il call center di Hera è di avere operatori gentili, disponibili e facilmente reperibili telefonicamente) mi dice che provvederà immediatamente ad aprire un sollecito e a contattare gli operatori affinchè passino il giorno dopo. Il giorno non si vede ancora nessuno ed essendo a ridosso del fine settimana, perdo ogni speranza che la mini-discarica venga "bonificata". Nel frattempo un rigattiere, di passaggio là davanti, suona chiedendomi se poteva ritirare lui il materiale. Per correttezza gli dico che sto aspettando quelli del servizio comunale i quali, peraltro, dopo l'ennesima telefonata mi rassicurano dicendo che sarebbero passati a prelevare il tutto quanto prima. A tutto il martedì successivo, ancora nessuno si fa vivo perciò chiamo il rigattiere per farlo venire a prelevare i serramenti ed Hera per annullare l'appuntamento. L'Odissea però non finisce qui. Il giorno dopo (siamo a mercoledì) quando finalmente la catasta è scomparsa per mano del rigattiere, mi chiama un operatore del call center dicendo che in serata o di notte sarebbe passato qualcuno a prelevarla. Comunico loro che mi ero già arrangiata dopo aver disdetto l'appuntamento ma, nonostante ciò, il mattino seguente (a una settimana di distanza da quando sarebbero dovuti venire) si presentano alla porta due operatori di Querciambiente che, non essendo stati avvisati, erano passati per il ritiro. Che dire?

 

 

Il maxi traliccio resiste Santa Barbara rilancia la guerra anti antenne
L'assessore Litteri assicura che l'impianto sarà abbattuto ma è probabile che ne sorga comunque un altro in zona
MUGGIA - Doveva essere abbattuta e trasferita. Invece, quattro anni dopo, l'enorme antenna, di oltre 40 metri d'altezza, giace lì, immobile. Strana storia, quella del traliccio di Santa Barbara, "ereditato" da Chiampore, sorto su una zona sottoposta a vincolo archeologico, oggetto di una battaglia popolare che aveva portato (almeno sulla carta) al suo abbattimento. E così, dopo anni di promesse, il Comitato anti antenne torna a battere i pugni: «Non vogliamo ecomostri a Santa Barbara». L'assessore all'Ambiente del Comune di Muggia Laura Litteri rassicura: «Lo delocalizzeremo». Ma sempre in zona Santa Barbara. La vicenda ha inizio verso la fine del 2013 quando, in seguito alla delocalizzazione dei tralicci di Chiampore, partono i lavori di costruzione di un megatraliccio di 42 metri in località Monte Castellier. Nel gennaio del 2014 il cantiere viene bloccato dalla Soprintendenza dei Beni archeologici del Fvg: durante i lavori di costruzione del traliccio vengono rinvenuti dei reperti di interesse archeologico, per l'esattezza un muretto di epoca romana. I lavori, però, inizialmente bloccati, ripartono e il traliccio viene completato. Emerge quindi un accordo firmato dalle ditte interessate alla costruzione del traliccio stesso - Monte Barbaria srl e Klasse uno srl - assieme al Comune di Muggia, e con il visto di approvazione della Soprintendenza, in cui si evidenzia che il traliccio appena eretto dovrà essere tolto entro 18 mesi per essere ricollocato in un altro sito. Una nuova area, intanto, viene individuata dal Comune, ma l'ordinanza di occupazione viene vittoriosamente impugnata davanti al Tar dal privato proprietario dell'area interessata. «Si è reso pertanto necessario reperire nuove aree idonee alla propagazione delle trasmissioni e fuori dal vincolo archeologico: individuate, d'accordo con la Soprintendenza, due nuove aree, si sta attendendo ora l'accertamento dell'idoneità del luogo», racconta Litteri. Una volta approvata l'idoneità, sarà necessario procedere all'aggiornamento dello studio relativo all'idoneità del sito alla cosiddetta propagazione delle trasmissioni nonché alla relativa valutazione d'incidenza. Seguiranno l'adozione e l'approvazione di una variante urbanistica di dettaglio per individuare la nuova area di delocalizzazione. Una volta raggiunto l'accordo sull'aspetto economico (redazione del progetto, spese di acquisizione delle aree, spese di costruzione del nuovo traliccio, spese di demolizione del traliccio esistente e quant'altro) e una volta acquisite le aree, potranno avere inizio i lavori. «Per garantire la continuità delle trasmissioni, il traliccio esistente potrà essere abbattuto solo dopo che il nuovo traliccio sarà stato attivato e le autorizzazioni ministeriali alla trasmissione diverranno definitive, salvo segnalazioni, al competente Ministero, di peggioramento dell'attuale situazione di interferenze e debordamento del segnale radioelettrico oltreconfine», puntualizza la stessa Litteri. Edoardo Ciacchi, portavoce del Comitato anti antenne di Santa Barbara, chiede con forza quanto già chiesto quattro anni or sono: «Il traliccio a Santa Barbara non lo vogliamo. Né dov'è ora, né in un altro punto». Ma, come accadde già durante la giunta Nesladek, la richiesta è stata rimandata al mittente. «Come confermato dallo studio radioelettrico alla base del Piano di delocalizzazione degli impianti, il sito di Chiampore e quello di Santa Barbara risultano tra i più idonei all'installazione di impianti di telecomunicazioni», sentenzia Litteri. L'antenna, insomma, verrà sì delocalizzata, ma rimarrà comunque a Santa Barbara.

Riccardo Tosques

 

«Lotta ai cattivi odori a San Dorligo - Strada ancora lunga»
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Individuata la causa, resta il problema, molto complesso: trovare la soluzione. Per eliminare, o per lo meno ridurre i cattivi odori che, da anni, stanno mettendo in crisi migliaia di persone fra il territorio comunale di San Dorligo della Valle e il rione di Borgo San Sergio, cioè nelle aree che gravitano attorno all'oleodotto della Siot, sarà necessario impegnare molte risorse a completare studi ancora in fase embrionale. È questo il quadro, per nulla incoraggiante, delineato ieri dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche il sindaco di San Dorligo Sandy Klun, l'assessore Franco Crevatin e il presidente della Commissione comunale ambiente Roberto Potocco. «Abbiamo fatto un'approfondita analisi - ha spiegato Fulvio Stel, responsabile del Settore qualità dell'aria dell'Arpa - e siamo arrivati alla conclusione che la causa delle molestie olfattive va individuata nella presenza di "mercaptani". Si tratta - ha precisato Stel - di composti organici, assimilabili ad "alcoli", in cui l'atomo di ossigeno è sostituito da uno di zolfo, il cui odore è molto sgradevole per la specie umana». «Nei serbatoi - ha ricordato Potocco - da una ventina d'anni arrivano greggi diversi da quelli di mezzo secolo fa, quando la Siot iniziò a operare. Essi arrivano dalla regione caucasica e sono ricchi di zolfo, perciò il formarsi di "mercaptani" è inevitabile. Una delle conseguenze - ha aggiunto Potocco - è pure il crollo del valore delle case vicine all'oleodotto». «Anche per questo - è intervenuto Klun - registriamo proteste di nostri concittadini, ma riceviamo lamentele anche da Aquilinia, Muggia e Borgo San Sergio». A complicare la situazione c'è anche una normativa carente. «Non esiste una legge nazionale sulle molestie olfattive - ha ripreso Stel - perciò arrivare a una precisa disciplina è uno degli obiettivi». «Ce la stiamo mettendo tutta per risolvere il problema, perché garantire la salute delle persone è obiettivo prioritario - così Crevatin - e in questo abbiamo il conforto della Regione». La Regione stessa ha stanziato infatti 35 mila euro, su proposta dell'assessore Sara Vito, per «ricercare possibili azioni di contenimento delle molestie olfattive». L'Arpa ha reso noto inoltre che 11 dei 23 recettori attivati sul territorio registrano un disturbo olfattivo in più del 2% delle ore prese in esame nel corso di un anno, un valore considerato la soglia limite, ma in alcuni degli altri si arriva a superare il 10%. La Siot ha comunicato di aver messo nel bilancio preventivo 2018 investimenti utili per accelerare la ricerca in questo settore. In particolare, saranno acquistati due nuovi "nasi" elettronici portatili, saranno installati ulteriori tre sistemi di nebulizzazione e sarà intensificata l'attività di scambio di informazioni con l'Arpa.

Ugo Salvini

 

 

Industria: "Anti Ferriera" riuniti

Sarà presentato oggi alle 10.30 al San Marco, in un incontro aperto al pubblico, il Coordinamento per la chiusura dell'area a caldo della Ferriera. Lo comunica l'ex senatore Lorenzo Battista.

 

 

Le gallerie francesi - Le cavità settecentesche e la magia delle perle
Nel rione di Longera lungo il corso del torrente Starebrech/Farneto esistono alcune gallerie artificiali realizzate nella seconda metà del Settecento e che molti ignorano. Sono delle cavità scavate dall'uomo ancora al tempo di Maria Teresa e che avrebbero dovuto far parte dell'acquedotto che porta il nome dell'imperatrice. Vengono chiamate Stena inferiore e superiore o, per tradizione popolare, "le gallerie dei francesi". Situate all'interno dell'area del Bosco Farneto (comunemente Boschetto ndr) sono di proprietà del Comune di Trieste che non sembra riporre grande interesse in questo pezzo di storia cittadina. A ragion del vero, ad occuparsene sono i volontari della Società Adriatica di Speleologia che da decenni svolgono attività di monitoraggio e analisi. Paolo Guglia è curatore regionale per il catasto delle cavità artificiali, nonché membro della Sas. «L'organizzazione iniziale dell'acquedotto teresiano prevedeva una certa dinamicità e la costruzione di diversi rami proprio perché il flysch e l'arenaria non riescono a catturare le acque. Anche per questo motivo si pensa di iniziare a raccogliere l'acqua anche nella vallata del torrente Starebrech». In principio si pensa a costruire un collettore che corra parallelo a questo patok (ruscello) e alcune gallerie di captazione sia per quanto riguarda la riva sinistra sia per la destra orografica. «A cavallo dell'800 e successivamente durante le invasioni napoleoniche i lavori si interrompono per diverse ragioni: una di queste è rappresentata dalla vicenda di una contessa proprietaria dei terreni che, non soddisfatta economicamente dell'esproprio che le autorità avrebbero dovuto attivare nei suoi confronti, fa in modo che le lungaggini burocratiche prendano il sopravvento». Le acque delle Stene vengono così utilizzate dai contadini della zona e viene realizzato un lavatoio dove le donne erano solite a lavare i panni di casa. «Sono gli abitanti di questa valle a indicare le gallerie come francesi - continua Guglia - anche se il paradosso è che sono proprio le invasioni napoleoniche a frenare lo sviluppo del progetto e a renderle poco importanti». «Queste gallerie di captazione delle acque raggiungono all'incirca i 120 metri di lunghezza - commenta Marco Restaino della Sas - e al loro interno c'è molta acqua. Sono tra le più belle della zona, con una limpidezza eccezionale, per cui sembra veramente di essere dentro ad una grotta, con gamberetti e molti crostacei». La prima metà di queste gallerie è invasa dall'acqua. «Nel tratto iniziale - continua Restaino - si procede in leggera salita e non ci sono rivestimenti né archi a volta. Sono state scavate nella roccia nuda e il fenomeno delle concrezioni interne è a dir poco spettacolare». L'entrata della Stena inferiore negli ultimi 20 anni ha visto crescere a dismisura una concrezione di travertino. «Facciamo sopralluoghi una volta all'anno e non abbiamo mai avuto bisogno di allargarla». Una delle curiosità legate alle due gallerie è che rappresentano un importante sito riproduttivo della salamandra pezzata e della formazione delle pisoliti, comunemente chiamate perle di grotta. «Sono concrezioni che si formano in seguito alla presenza di granelli di sabbia, che per l'azione continua dell'acqua ricca di minerali, ruotano in piccole vasche e per accumulo si trasformano in perle. Ci piace pensare che la natura si stia riprendendo gli spazi», conclude Restaino. Le Stene quindi rappresentano a tutti gli effetti un elemento della Trieste da salvare. «Come nel caso delle grotte - commenta Guglia - il discorso è sempre un problema molto complicato. Un impianto che produce acqua per la comunità viene considerato pubblico mentre quando ci si trova di fronte a queste sorgenti, che non trovano riscontro nell'interesse da parte delle istituzioni, allora vengono accantonate come fossero delle vene d'acqua qualsiasi». «Dovremmo chiederci se la Soprintendenza abbia interesse a ritenerle importanti fino a considerarle vincolabili. Fino a quando il tutto non ha un vincolo puntuale - afferma Guglia - allora l'accesso è considerato anche a proprio rischio e pericolo». Contattati gli uffici di palazzo Economo, a margine di un recente cambio di organico, non c'è un architetto che ricopre la carica di responsabile della parte storico-architettonica (per il costruito, ndr) e bisogna rivolgersi a Udine. Il Comune di Trieste non possiede un ufficio preposto alla cura e al mantenimento di queste cavità così particolari (esiste invece per i bunker e i sotterranei, ndr) e «non vogliono neanche saperne anche per il fatto che altrimenti dovrebbero assumersi una responsabilità troppo alta», commenta Restaino. «In questo caso - conclude Guglia - tranne a noi della Sas queste gallerie sembrano interessare a pochi: da un lato tutto ciò può essere considerato negativamente perché nessuno investirà mai del denaro per proteggerle e valorizzarle, mentre dall'altro - il fatto che sorgano su terreno comunale - fa in modo che nessuno possa mai ottenere i permessi per costruirci sopra una villa». Se sono ancora accessibili lo si deve al lavoro degli speleologi della Sas, che contribuiscono a rendere vivo l'interesse per il sottosuolo. Essi rifuggono la superficie e amano la profondità.

Nicolò Giraldi

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 27 marzo 2018

 

 

Rinnovabili: 96% italiani chiede investimenti sulle energie pulite

Cresce la percentuale di italiani che chiede investimenti sulle energie rinnovabili. Questo il quadro tracciato dall’indagine promossa da Lifegate e realizzata da Eumetra MR, che vede il 96% degli intervistati chiedere di puntare sulle fonti pulite (+6% rispetto al dato 2017) per ridurre la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili.

Fonti verdi al centro dei pensieri degli italiani secondo l’indagine Lifegate-Eumetra, ma anche temi come il risparmio energetico. Il 70% degli intervistati ha scelto di utilizzare elettrodomestici a ridotto consumo, rispetto al 53% del 2017, anche a costo di pagare di più per l’acquisto: il 73% si dichiara disponibile in tal senso per quanto riguarda le lampadine LED, il 68% per disporre di elettrodomestici più efficienti, il 31% per utilizzare elettricità prodotta da fonti rinnovabili e il 22% per acquistare una vettura elettrica o ibrida piuttosto che a benzina o diesel. Un segnale quest’ultimo che si ripercuote anche sul versante della mobilità. Il 33% evita quando possibile di utilizzare l’auto privata in favore di soluzioni più sostenibili, frutto anche della crescente preoccupazione degli italiani per l’inquinamento atmosferico delle città (90%). Proprio la circolazione stradale è considerata l’area di intervento più valida per contrastarlo. Ecco quindi che il 96% degli intervistati (rispetto all’89% del 2017) risulta convinto della necessità di puntare sul potenziamento del trasporto pubblico per spingere gli automobilisti a utilizzare meno le auto, anche a costo di limitazioni alla circolazione dei veicoli. Tra i mezzi ritenuti più amici dell’ambiente figurano auto elettriche e ibride (38%) e le biciclette (36%), mentre il 64% ritiene la realizzazione di nuove piste ciclabili una priorità per le città. Italiani più attenti alla sostenibilità anche quando si tratta di alimentazione, con l’85% che approva il sostegno all’agricoltura biologica. Il 52% (44% nel 2017) si dichiara disposto a spendere di più per alimenti certificati bio, mentre il 19% risulta un consumatore abituale. In crescita anche la quota di chi scegli il km zero anche se a costi più alti, 64% rispetto al 58% dello scorso anno, e chi sceglie sempre prodotti a filiera corta (35%).

Claudio Schirru

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 27 marzo 2018

 

Rifiuti: mancato riuso, in Italia sprecate 60 mila tonnellate all’anno

Attualmente il 2% dei rifiuti prodotti in Italia potrebbe essere destinato al riuso poiché costituito da beni durevoli riutilizzabili. È quanto rivela il Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2018, da cui si apprende che riprendere questa apparentemente piccola percentuale significherebbe recuperare ben 60 milioni di euro all’anno che attualmente vengono persi.

Presentato ieri a Roma e realizzato da Occhio del Riciclone in collaborazione con Utilitalia, la Federazione delle imprese italiane dei servizi idrici, energetici e ambientali, il Rapporto mette in evidenza le possibilità del riuso dei rifiuti nell’economia nazionale; sebbene la filiera conti già di alcune iniziative utili in tal senso, oggi in Italia si buttano annualmente circa 600 mila tonnellate di “beni potenzialmente riutilizzabili”. Dai mobili ai giocattoli, dai libri agli elettrodomestici agli oggetti di vario genere, sono tantissimi i beni che potrebbero essere riusati, ma che vengono appunto destinati al cestino dei rifiuti. Nonostante le iniziative, soprattutto proposte dai negozi dell’usato e dai commercianti ambulanti, si segnala in occasione del Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2018 la mancanza di una normativa che disciplini gli impianti di “preparazione per il riutilizzo”, la cui fattibilità è già stata dimostrata ma, come commentato da Pietro Luppi, Direttore del Centro di Ricerca Occhio del Riciclone: In Italia già da alcuni anni si parla di integrare il settore del riutilizzo alle politiche ambientali, e i tempi sembrano essere maturi perché si arrivi a un punto di svolta a partire dal quale le filiere si articoleranno, struttureranno e regolarizzeranno. Bisogna però insistere sulla professionalizzazione e sulla pianificazione, nella coscienza che il riutilizzo non è un gioco ma un’enorme opportunità per generare sviluppo locale e risultati ambientali.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 27 marzo 2018

 

 

Acegas potenzia la raccolta di rifiuti verdi - Installati nuovi contenitori per raccogliere sfalci e ramaglie all'interno di cinque isole ecologiche

Dieci nuovi contenitori per differenziare al meglio i rifiuti verdi. Li ha posizioni nei giorni scorsi AcegasApsAma all'interno di cinque isole ecologiche presenti in zone particolarmente ricche di aree verdi private o condominiali. I nuovi contenitori si aggiungono a quelli già installati nel corso del 2016-2017, ma si distinguono da questi ultimi perché di dimensioni più ridotte (660 o 1.100 litri invece di 3.200), per risultare adatti anche alle vie più strette, tipiche di alcune zone di Trieste. Sono stati posizionati infatti nella zona di via Artemidoro, via Romagna, via Montello e via Virgilio. Nel corso dei prossimi mesi, verranno posizionati altre batterie di contenitori della medesima tipologia identificando zone della città particolarmente ricche di aree verdi. I cassonetti, per essere facilmente identificabili, oltre al pittogramma con l'indicazione del tipo di raccolta, hanno una livrea personalizzata, caratterizzata da adesivi verdi a motivo floreale e una banda superiore contenente la chiara indicazione di conferire esclusivamente sfalci e ramaglie. E' infatti assolutamente fondamentale che nei nuovi cassonetti non vengano introdotti altri tipi di rifiuti, che inevitabilmente comprometterebbero la qualità della raccolta. Nello specifico è importante fare attenzione nel conferire i rifiuti, in quanto i nuovi contenitori sono simili ai cassonetti per il rifiuto secco non riciclabile, ma a differenza di questi ultimi sono sprovvisti di coperchio, allo scopo di facilitare il conferimento delle ramaglie, tipicamente ingombranti e di difficile trasporto manuale. E' quindi fondamentale non confondere i contenitori e ricordare che nei contenitori privi di coperchio vanno conferiti solo gli scarti dei giardini. Il posizionamento di questi speciali cassonetti, oltre a incrementare la quantità raccolta di sfalci e potature, consente di migliorare la qualità della raccolta differenziata degli scarti di cibo, che continua normalmente attraverso i classici contenitori con coperchio marrone. AcegasApsAmga ricorda comunque che la raccolta stradale di sfalci e ramaglie non sostituisce, ma integra le altre modalità di smaltimento a disposizione dei triestini. È infatti sempre possibile conferire il verde presso i centri di raccolta abilitati di strada per Vienna 84/a e Via Carbonara 3. Inoltre continua a essere attivo il servizio di ritiro a domicilio per le utenze con giardino.

 

 

Ferriera - Nasce il coordinamento contro l'area a caldo

La chiusura e la riconversione dell'area a caldo della Ferriera sono obiettivi attorno ai quali si è costituito un coordinamento tra più soggetti da tempo impegnati in queste sfide. Il progetto, che coinvolge No Smog, Comitato 5 dicembre, Legambiente Trieste - Circolo Verdeazzurro, Nimdvm e Wwwf Trieste, verrà presentato domani alle 10.30 al Caffè San Marco

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 26 marzo 2018

 

 

La Icop si fa avanti per il Parco del mare - La società che sta costruendo la piattaforma logistica punta il project financing
Intanto la Fondazione scrive alla Cciaa per blindare il suo ruolo da protagonista
Descritto a lungo come un castello in aria, ora più che mai il Parco del mare è a un passo dal diventare concreto. Un'importante realtà privata ha manifestato a tutte le istituzioni coinvolte il suo interesse a partecipare al bando per il project financing dell'opera: si tratta della friulana Icop, l'azienda che sta già realizzando la piattaforma logistica del Porto di Trieste. La lettera è di fine gennaio, ma è stata resa nota soltanto ora. E mentre accelerano le procedure burocratiche che dovrebbero sbloccare l'avvio dell'opera (vedi articolo a parte), la Fondazione CRTrieste spinge sulla Camera di commercio per avere un ruolo da protagonista nel futuro del Parco. Cominciamo dalla Icop. Il 29 gennaio l'azienda ha inviato una lettera, firmata dal presidente Vittorio Petrucco, a Regione, Comune, Autorità di sistema portuale, Camera di commercio e Fondazione: appreso dalla stampa del futuro bando per la realizzazione e la gestione, la Icop manifesta il suo interesse all'iniziativa e si candida come promotore per la realizzazione del Parco del mare in project financing. L'azienda chiede alle amministrazioni di poter visionare copia di una serie di documentazioni necessarie ad attestare l'avanzamento dell'iniziativa. L'obiettivo, scriveva Petrucco in gennaio, è presentare un progetto di fattibilità tecnico-economica entro il maggio 2018, in collaborazione con quelle che definisce aziende di comprovata esperienza nella progettazione, costruzione e gestione di strutture di questa natura. Spiega ora il presidente di Icop: «In gennaio avevo chiesto se si poteva avere la documentazione per capire qual era la situazione, perché stavamo immaginando di fare una proposta. A dire il vero non ho ricevuto molto». Ciononostante l'interesse rimane: «Direi di sì. Anche se bisogna capire meglio. Mi piace Trieste, vorrei continuare a lavorare qui». L'entrata in scena di Icop, in ogni caso, attesta il potenziale interesse dei privati verso l'opera, fino a ieri tutto da dimostrare. Ma in un momento in cui Trieste catalizza investimenti da più parti, anche per il Parco del mare pare esserci speranza. La questione non è secondaria: se al momento i finanziamenti presenti ammontano a 9 milioni messi a disposizione dalla Cciaa, altri 9 dalla Fondazione CRTrieste e 2 milioni dalla Regione, la comparsa di un privato significa che c'è qualcuno che può valutare di mettere i 22 milioni mancanti per poter inaugurare, un domani, il nuovo acquario triestino. È sullo sfondo di questi avvenimenti che si svolge il recente botta e risposta fra Fondazione e Camera di Commercio della Venezia Giulia. In una lettera riservatissima, che nessuno dei due enti ha voluto diffondere, il presidente della Fondazione Massimo Paniccia fa sapere al suo omologo in Cciaa Antonio Paoletti che, se la realizzazione dell'opera dovesse venir fatta direttamente da privati, l'ente bancario non riterrebbe opportuno partecipare per questioni di statuto. In alternativa, e qui c'è il punto pregnante della missiva, la Fondazione sottolinea che una società compartecipata assieme alla Cciaa potrebbe fare bene il ruolo di promotore di un project financing. Si tratta di un passaggio soggetto a diverse possibili interpretazioni. Gli accordi fra Cciaa e Fondazione, infatti, prevedevano che le due realtà acquisissero Trieste Navigando, la società detentrice di Porto Lido (sito designato per l'opera), con un 49% per la prima e un 51% per la seconda. Proprio questo soggetto è quello destinato a fare da stazione appaltante, fa sapere la Camera di commercio. Lo sottolinea Paoletti: «La Cciaa persegue con coerenza, da 14 anni, l'obiettivo di realizzare un'opera di primario interesse pubblico come il Parco del mare. Perciò ci siamo attivati per corrispondere a quanto richiesto dalla Fondazione CRTrieste, con un continuo e puntuale aggiornamento in incontri tra me e il presidente Paniccia, nel rispetto tempestivo del contratto con la stessa Fondazione sottoscritto per l'acquisizione delle quote azionarie della Trieste Navigando Srl. Ora siamo solo in attesa della formalizzazione del riscontro positivo già manifestato dalle istituzioni coinvolte». Quanto alle modalità di realizzazione, Paoletti dice: «Noi e la Fondazione siamo contrattualmente impegnati per svolgere un ruolo di stazione appaltante ai sensi dell'articolo 153, comma 19, del decreto legge 163 del 2006, come richiesto dalla Fondazione stessa e dagli altri enti, e non un ruolo di promotore di project financing».

Giovanni Tomasin

 

Il Piano Regolatore modificato ad hoc - In dirittura d'arrivo il testo della bozza. Entro aprile in giunta. Dipiazza: "Io ho fatto la mia parte, adesso tocca agli altri"

«La proposta di modifica al piano regolatore per il Parco del mare nell'area ex Porto Lido arriverà in giunta ad aprile. Poi ci saranno cinquanta giorni per le osservazioni, e infine la delibera approderà in Consiglio comunale». Il sindaco Roberto Dipiazza sintetizza così l'iter delle modifiche al piano cittadino che dovrebbero aprire la strada all'edificazione del Parco del mare nello spazio adiacente al bagno La Lanterna, comunemente noto come Pedocin. Chiosa Dipiazza: «Io ho fatto la mia parte - dice - ora sta agli altri attori fare la loro per realizzare l'opera». La bozza di modifica al piano regolatore sta venendo elaborata dagli uffici comunali ma, assicura il sindaco, è in dirittura d'arrivo. L'assessore all'urbanistica Luisa Polli ipotizza addirittura un'accelerazione: «Andremo in adozione presumibilmente entro il mese di marzo. Dico così perché ovviamente spetta ai tecnici predisporre tutti gli atti. Al massimo può slittare di un mese, siamo comunque ai passi finali. Poi ci sarà il tempo per osservazioni, circoscrizioni e si passerà alla fase di approvazione e poi vediamo». L'unico altro passaggio, dice, «sarà sottoscrivere un accordo tra Autorità portuale, Comune e Regione perché lì vige il piano regolatore portuale che noi non possiamo modificare: per quanto riguarda il nostro strumento urbanistico non c'è problema, ma va armonizzato con quello del porto. In ogni caso gli uffici del presidente Zeno D'Agostino sono già al lavoro e il loro iter è molto più breve del nostro». L'acquario va così a collocarsi nel disegno della giunta di revisione di Campo Marzio, che include la realizzazione di un nuovo spazio commerciale e turistico al posto del vecchio mercato ortofrutticolo. L'area ex Cartubi ed ex Porto Lido ha una storia travagliata. Per oltre un decennio si è vagheggiato sull'idea di realizzare sul posto un marina da 117 posti barca. Incaricata di farlo era la società Trieste Navigando, filiale triestina dell'ormai liquidata Italia Navigando. Tramontato il progetto, la società è finita in mano a Invitalia, che ha provveduto a metterla in vendita: questo è il contesto che ha portato la Camera di commercio e la Fondazione CRTrieste a individuare proprio in Trieste Navigando il soggetto ideale per fare da stazione appaltante per la realizzazione del Parco del mare. La società è infatti detentrice della concessione pluridecennale sull'area rilasciata dall'Autorità portuale. Nell'ottobre del 2016 il cda di Invitalia ha deliberato il preliminare relativo alla cessione del 100% di Trieste Navigando alla Cciaa e alla Fondazione per un totale di 62 mila euro. Nel dicembre scorso Dipiazza e il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti erano andati in sopralluogo a Porto Lido. Una visita che aveva convinto il primo cittadino: «È una delle zone più degradate di Trieste, se non la più degradata», aveva dichiarato. Dipiazza aveva sottolineato il potenziale di «importante attrattore turistico» del progetto, attaccando i suoi oppositori: «Come si fa a dire che il Parco del mare rovinerà un'area che oggi giace nel completo abbandono?». All'inizio dello scorso anno l'ipotesi della collocazione a Porto Lido aveva portato alla nascita del comitato "La Lanterna", guidato dalla portavoce Giorgetta Dorfles, che si opponeva alla realizzazione del grande acquario in quel punto. La motivazione principale era il potenziale effetto dell'edificio sulla linea di costa cittadina: per il comitato avrebbe oscurato lo storico faro che caratterizza il molo. Accuse respinte dalla Cciia.

(g.tom.)

 

Un'idea nata dalla delusione Expo - Nel dicembre 2004, al ritorno dalla missione a Parigi, il lancio del mega acquario
Lunga e travagliata correva la strada del Parco del mare. Il progetto, ormai una sorta di obiettivo di vita per il suo ideatore Antonio Paoletti, aleggia su Trieste ormai dal dicembre 2004, quando il presidente della Camera di commercio lanciò l'idea con squilli di trombe sulla via del ritorno da Parigi, dove la delegazione triestina aveva appena incassato una brutta batosta per l'Expo del 2008. L'ipotesi di partenza, nelle parole di Paoletti, era di realizzare «il più grande acquario del Mediterraneo, una struttura da insediare proprio nel sito previsto per l'Expo, da qualche parte tra Barcola e il Porto vecchio, e da far lavorare 365 giorni su 365. Un acquario superiore anche a quello di Genova». In principio si pensò di collocarlo sul terrapieno di Barcola, peccato che poco più tardi sia arrivato il sequestro dell'area a causa dell'inquinamento. Nel 2006 il Parco del mare risorge con una nuova ipotesi progettuale: lo spazio del mercato ortofrutticolo di Campo Marzio, a due passi dall'area ex Cartubi di cui si discute adesso. Se ne parla per un paio d'anni, ma le complicazioni sono diverse: in primis, c'è il fatto che la proprietà dell'area non è soltanto del Comune. Nel 2008 l'acquario viene catapultato da un'altra parte, sulle Rive, tra il Salone degli Incanti, il Magazzino vini e l'area ex Bianchi. Ci sono dei contatti fra le istituzioni interessate e i proprietari dell'area, ma a metà 2009 il progetto subisce uno stop a causa di uno studio del Comune (sindaco ancora Roberto Dipiazza) che pone forti dubbi sulla sostenibilità economica del Parco. Nella primavera del 2010 il sindaco suona quelle che tutti interpretano come campane a morto per il progetto: «La soluzione è piazzare delle vasche per i pesci all'interno del Salone degli Incanti senza mettersi a costruire mega-strutture insostenibili. Trieste può sopportare un acquario da 200-300 mila visitatori l'anno, non un Parco del mare da un milione di presenze con costi di manutenzione folli». Nel 2011 arriva il sindaco dem Roberto Cosolini, che l'anno successivo propone di rilanciare l'ipotesi Campo Marzio. Meno di un anno dopo, nel giugno 2013, spunta una nuova proposta: i magazzini 3 e 4 del Porto vecchio, in mano a Greensisam. Non se ne fa nulla. Nel frattempo cambia la giunta regionale e nel giugno del 2014 il vicepresidente Sergio Bolzonello (ora candidato del centrosinistra alla guida della Regione) sentenzia: «Neanche un euro, progetto inattuabile». In seguito la Regione cambierà idea. La svolta arriva nell'ottobre 2014, quando Paoletti tira fuori la destinazione di Porto Lido. Nel settembre del 2015 il progetto viene presentato alla Regione: lo firma l'architetto statunitense Peter Chermayeff, autore degli interventi all'acquario di Genova e dei parchi acquatici di Boston, Osaka, Baltimora e Lisbona. Il disegno iniziale, piuttosto grandioso, verrà poi ridotto per venire incontro alle esigenze di contenimento di costi e spazi. Nel dicembre dello stesso anno Fondazione CRTrieste comunica che si rende disponibile a stanziare l'importo complessivo di altri nove milioni di euro per la realizzazione del progetto, in aggiunta alle risorse già investite. Il resto è storia recente: la Regione mette a disposizione dei fondi, Cciaa e Fondazione si accordano per acquisire Trieste Navigando. Il Comune si attiva per il cambio di piano regolatore, senza contare il fatto che Costa Edutainment, ramo acquari della compagnia d'armatori, manifesta il suo interesse per la gestione della struttura. I costi? Nel complesso 44 milioni. Questa la ripartizione: 19 milioni per gli interni e gli impianti, quasi 16 milioni per la realizzazione edile, poco meno di 4,5 milioni destinati alla progettazione. A regime una settantina gli addetti.

(g.tom.)

 

 

«Acqua all'arsenico, rischi per un milione di persone»
Livelli superiori ai limiti di legge secondo indagini condotte nel nord della Serbia e in alcune aree di Croazia e Ungheria. Da valutare le conseguenze per la salute
BELGRADO - «Com'è l'acqua? Ha un sapore strano». «Si può bere? Sì, ma per i bambini compro quella in bottiglia». Scene e dialoghi ascoltati più volte, oggi così come in passato, in varie parti della Vojvodina, da Sombor a Kikinda. Scambi di opinioni e forti apprensioni incentrate sull'acqua che scorre dai rubinetti delle case nel nord della Serbia. Acqua che molto spesso non sarebbe di buona qualità, secondo la vox populi. Voce che è stata corroborata in questi ultimi giorni da una ampia inchiesta prodotta per il Balkan Fellowship for Journalistic Excellence, in cooperazione con il Balkan Investigative Reporting Network (Birn), dedicata proprio all'acqua. Un'indagine che ha lanciato un severo allarme confermando che «circa un milione di persone», in particolare nell'area settentrionale della Vojvodina, ma anche nella vicina Croazia e in Ungheria, sono esposte a gravi rischi per la propria salute. A causa dell'«acqua potabile dai livelli di arsenico oltre il limite di legge».È un'inchiesta che nasce nell'area di Vinkovci, in Croazia, dove nel 2014 un ingegnere del posto decise di dare un'occhiata alle analisi dell'acqua nella regione, scoprendo «livelli di arsenico superiori di tredici volte il limite», in particolare a Komletinci, un paesino dalle parti di Otok, non lontano dal confine con la Serbia. Ma Komletinci è solo l'anello di una catena più ampia. Il villaggio sorge infatti su una vasta area "transfrontaliera" che soffre di simili problemi. Lo hanno dimostrato recenti analisi commissionate da Birn in diversi territori nel nord della Serbia e in Croazia, alla ricerca dell'arsenico nei rubinetti o delle risposte delle autorità locali contattate. I risultati sono in certi casi di molto superiori ai dieci microgrammi per litro prescritti dalla legge e raccomandati dall'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità. In una decina di comuni nell'Est della Croazia i limiti sono stati superati di cinque volte, ma il problema maggiore è proprio in Vojvodina. I numeri svelati da Birn parlano chiaro: Backi Monostor, livelli d'arsenico tra 77 e 82 µg/litro; Ravno Selo 103; nell'area a sud di Subotica tra 13 e 99; a Ostojicevo 125; a Padej 132. E poi ci sono i record. Quelli di Taras (315-321). O di Novi Becej, 260-273, vicino a Zrenjanin, dove a causa dell'arsenico «l'acqua è stata dichiarata non potabile nel 2004». E dove un depuratore, al primo dicembre 2017, attendeva ancora i permessi per iniziare a operare.L'inchiesta ha citato anche uno studio del 2012 per confermare che l'emergenza è reale anche nel sud dell'Ungheria. Sono tutte aree dove milioni di anni fa si estendeva il Mare pannonico. Che in eredità ha lasciato chilometri di sedimenti «ricchi di arsenico», appunto, che contamina le falde e l'acqua. E «si accumula poi nel corpo, col passare del tempo, e può essere mortale», ha scritto Birn. Birn ha ricordato che, al momento, non esistono studi sulle conseguenze dell'acqua contaminata sugli esseri viventi nelle regioni prese in considerazione, anche se un rapporto del 2012 dedicato a Ungheria, Romania e Slovacchia ha trovato «solide prove di una associazione tra esposizione di lungo periodo all'arsenico» e tumori. Gli allarmi riguardano, secondo Birn, un numero enorme di persone. Sono infatti un milione circa quelle che vivono nelle aree a rischio, obbligate a bere acqua che scende da "rubinetti tossici", la maggior parte - 630mila - in Vojvodina, 170mila circa in Croazia, 100mila in Ungheria.Quali i rischi? Per l'Oms l'arsenico è «altamente venefico» e l'acqua contaminata usata per bere, ma anche per irrigare i campi, è una «minaccia grave». Che fare? Per l'Oms l'unica via è «fornire fonti d'acqua sicure», attraverso depuratori, «centralizzati o domestici». Una via che, suggerisce l'inchiesta, le locali autorità dovrebbero prendere urgentemente in considerazione.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 25 marzo 2018

 

 

Trieste da salvare/1 - Rilancio di Porto vecchio e difesa degli storici binari
Angoli dimenticati. Piccoli tesori lasciati ammuffire. Gioielli artistici e architettonici, che in molti pagherebbero per poter ammirare, ridotti a ruderi senza attenzioni né pubblico. Sono tante le ricchezze che Trieste, città spesso senza memoria, non solo non valorizza, ma rischia di perdere per sempre a causa di degrado e incuria. È dedicato proprio a queste "perle" più o meno sconosciute l'inchiesta del Piccolo sulla "Trieste da salvare". Un viaggio nelle rimozioni, che non può che partire dal Porto vecchio: 60 ettari dimenticati per 60 anni, e che ora, tornati alla città, rischiano di veder cancellate la loro identità nel progetto riqualificazione urbana.Il Porto vecchio corre infatti il pericolo di "deragliare" dagli storici binari. Una possibilità contro la quale scende in campo Italia Nostra di Trieste, che invita in questo senso a prendere esempio da Londra. «Il patrimonio storico, architettonico e ferroviario del Porto vecchio deve diventare risorsa economica e obiettivo di sviluppo come già avvenuto in altre città storiche portuali - afferma la presidente di Italia Nostra, Antonella Caroli -. A Londra, nell'area delle storiche stazioni di King's Cross e St Pancras, migliaia di persone attraversano ogni giorno ampi spazi pavimentati rigorosamente in pietra, nei quali sono stati conservati, accanto a storici magazzini, i tracciati ferroviari e le piattaforme girevoli, a testimonianza delle attività di interscambio delle merci legate alla strada ferrata. Un fascino irripetibile che celebra il carattere ferroviario dell'area». Il recupero di Porto vecchio insomma, a detta dell'associazione ambientalista, non può passare attraverso il seppellimento della rete ferroviaria storica, come rischia di accadere con la realizzazione dei 50 posti auto del parcheggio Bovedo. «In questi giorni, in molte zone d'Italia è stata celebrata l'XI Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. In questa ottica anche Trieste vuole mettere in luce e valorizzare la natura ferroviaria del Porto vecchio, dove in un'estesa area adiacente alla Stazione, dal Molo IV a Barcola Bovedo, sono visibili i numerosi binari che hanno consentito lo sviluppo dello scalo portuale sin dalla fondazione, come avvenuto a Fiume, assieme a Trieste tra i più importanti porti ferroviari», ricorda Caroli. Del resto «i porti non potrebbero movimentare le merci e distribuirle sul territorio senza collegamenti ferroviari efficaci». É la storia a dimostrarlo. «A metà '800 erano proprio le compagnie ferroviarie a costruire gli impianti portuali (vedi nel caso di Trieste la Suedbahn e la Compagnia delle strade ferrate francesi) - racconta la presidente di Italia Nostra -. Trieste è collegata a Vienna da ben 160 anni dalla ferrovia, attraverso i 577 chilometri della linea Meridionale o Suedbahn. Questo fondamentale asse ferroviario permise l'entrata della città e del porto nell'era moderna e mercantile, anche attraverso una qualificata e capillare rete di binari al servizio di moli, banchine, magazzini e piazzali, con un'estensione di oltre 40 chilometri».Una rete unica a livello portuale. Dal valore inestimabile. Già servito dalla ferrovia Meridionale, dal 1887 il porto venne ulteriormente collegato al territorio da una seconda linea ferroviaria, detta della Val Rosandra, che attraverso le rive si collegava al Porto vecchio e allo scalo di Barcola Smistamento, dove esistono ancora la rimessa per la manutenzione delle locomotive e l'impianto per il rifornimento dell'acqua. Gli impianti ferroviari interni all'area portuale erano collegati alla stazione di Trieste Centrale attraverso due varchi: uno in prossimità del Magazzino 8 e uno vicino al Magazzino 26. I binari destinati al carico e allo scarico delle merci erano suddivisi in quattro allineamenti, disposti parallelamente alle rive portuali. Di questi, alcuni sono ancora utilizzati al servizio dell'Adriaterminal. «In questa rete - proseguono da Italia Nostra - alcuni dispositivi ferroviari e scambi "sporgenti" sembrano essere "scomodi" o limitare interventi di sistemazione dell'area». E, infatti, nel progetto del parcheggio Bovedo, si prevede si smontarli e di conservarli in un magazzino. «Non si comprende perché a Trieste non si riesca a fare come in altre città o all'estero, dove le strutture ferroviarie sono state considerate indispensabili per la riqualificazione di siti storici» insiste Caroli citando la legge di salvaguardia 128 del 9 agosto 2017.E quindi? «Nel recupero dell'area del Porto vecchio sarebbe importante conservare parte del tracciato storico ferrato, completo degli scambi utili e il cui armamento è ancora in ottime condizioni, per poter offrire un collegamento a scopo turistico e culturale - proseguono dall'associazione -. Collegamento che sarebbe anche al servizio degli utenti delle società nautiche e degli spazi destinati alla balneazione. Inoltre i binari sulla parte non inquinata del terrapieno di Barcola potrebbero essere sfruttati per attrezzare a fianco un parcheggio, destinato sia alle auto sia ai pullman turistici, realizzando così un punto di interscambio strada/ferrovia dal quale raggiungere il centro. Nulla vieterebbe poi di utilizzare in futuro non solo motrici ferroviarie di tipo storico, ma anche a trazione elettrica. Un servizio aggiunto di trasporto - conclude la presidente di Italia Nostra -, che invece di sacrificare la storia diventerebbe elemento di attrazione e sfruttamento di strutture esistenti».

Fabio Dorigo

 

 

A San Dorligo la Tari più leggera della provincia - La classifica dei costi pubblicata dalla Camera di commercio - Monrupino maglia nera. Klun: «Ottimo accordo con la A&T»
SAN DORLIGO DELLA VALLE - San Dorligo della Valle-Dolina è il Comune del territorio provinciale triestino nel quale si paga il costo più basso per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. È di 71 euro, infatti, l'importo annuo per la cosiddetta Tari, la "tassa rifiuti" che deve sostenere una persona che vive da sola in quel Comune. Si sale a 75 euro per la stessa situazione familiare nel Comune di Duino Aurisina, a 94 a Sgonico, 105 a Trieste, 113 a Muggia e 125 a Monrupino. San Dorligo rimane in testa a questa particolare classifica, pubblicata dalla Camera di commercio, anche quando il numero dei componenti la famiglia cresce. Nell'ipotesi di un nucleo composto da tre persone, a San Dorligo il costo è di 188 euro, a Duino Aurisina, sempre secondo, l'importo è di 197, a Muggia, che in questo caso sale in terza posizione, scavalcando Sgonico (241), bisogna sborsare 236 euro; Trieste si conferma in penultima posizione (304) e Monrupino rimane ultimo anche in questo caso con 318 euro. La graduatoria fa registrare invece un cambiamento nel caso i componenti siano cinque: in tal caso è Duino Aurisina a balzare in testa con l'importo più basso, che è di 273 euro, mentre San Dorligo passa in seconda posizione con 280 euro. Terza è Muggia con 352, quarto Sgonico con 361, quinta Trieste con 439 e ultimo sempre Monrupino con 489.A rimarcare il fatto che i residenti di San Dorligo della Valle sono favoriti in questo speciale contesto è il loro sindaco, Sandy Klun: «Il merito va a una serie di fattori - spiega -, frutto dell'impegno dell'amministrazione nel predisporre una buona convenzione con la A&T, l'azienda di Codroipo che dal luglio dello scorso anno provvede alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti nel nostro territorio. L'accordo si è rivelato molto efficace e l'opera dell'azienda friulana superiore alle migliori aspettative. Non a caso - precisa Klun - la A&T è stata collocata al terzo posto in Italia nella classifica dei gestori, nell'ambito del premio nazionale "Comuni ricicloni 2017", a conferma della qualità del servizio che sono in grado di assicurare». Altrettanto importante però, continua il sindaco, «è il virtuoso comportamento dei nostri concittadini, che hanno capito l'importanza di un giusto impegno nella differenziata. Per un Comune delle dimensioni del nostro è fondamentale poter vendere a chi poi li ricicla, determinati materiali. Per fare un esempio - spiega - la plastica leggera da imballo, se limita le impurità a meno del 20% del totale, ci permette di incassare 300 euro circa a tonnellata. Si tratta di cifre che poi possiamo utilizzare per garantire ai nostri concittadini servizi di maggiore qualità». Oltre alla graduatoria delineata in base ai costi, Klun si dice molto soddisfatto anche perché «nel nostro Comune stiamo superando l'80% nella differenziata. Tutto questo - annuncia - ci permetterà di ridurre ulteriormente le tariffe Tari. Contiamo di scendere a circa 62 euro per le famiglie formate da una sola persona, a 163 per quelle con tre e a 268 per quelle con cinque». Conta di calare le tariffe anche Marko Pisani, sindaco di Monrupino. «Stiamo attuando un piano per migliorare la differenziata - conferma -, il che ci permetterà di calare i costi a carico della popolazione per questo servizio». Pisani spiega anche il motivo che porta il suo Comune all'ultimo posto nella graduatoria provinciale: «Nel territorio di mia competenza vivono meno di 900 persone. È evidente che i costi fissi del servizio di asporto e smaltimento rifiuti incidono di più laddove non possono essere spalmati su una popolazione più numerosa».

Ugo Salvini

 

Volontari testeranno le nuove tariffe sui rifiuti - Il Consiglio comunale di Muggia approva la proposta del M5S. Un tavolo ad hoc e poi via alle simulazioni
MUGGIA Individuare un gruppo di cittadini volontari per sperimentare la tariffa puntuale sulla raccolta differenziata di rifiuti. Questo il progetto contenuto in una mozione presentata da Emanuele Romano (capogruppo del M5S) durante l'ultima seduta del Consiglio comunale di Muggia. Il documento, passato con l'approvazione di tutti i consiglieri, impegna la giunta Marzi ad attivare un tavolo di lavoro per determinare una ipotesi di tariffa puntuale individuando poi un gruppo di cittadini volontari sul quale sperimentare le proposte discusse. Una volta finito il periodo sperimentale, probabilmente di un anno, il sindaco Laura Marzi si impegnerà a rivedere ed eventualmente correggere l'ipotesi di tariffa puntuale, sulla base delle segnalazioni e considerazioni pervenute, al fine di avviare definitivamente la tariffazione puntuale. «Vorremmo evitare quanto successo con la raccolta dei rifiuti, l'imposizione dall'alto di un sistema pieno di criticità pratiche irrisolte. Si chiede un tavolo di lavoro per determinare una tariffa sperimentale e l'individuazione di utenti volontari che, pur pagando la Tari in vigore, ricevano comunicazione di quanto pagherebbero con la tariffa puntuale e diano suggerimenti per migliorare il sistema: una volta affinato, si potrà estendere quanto già rodato sul campo», il commento di Romano. Aperto al dialogo il capogruppo Pd Massimiliano Micor: «Avremo modo di discutere con tutte le forze che auspicano il passaggio alla tariffazione puntuale per individuare le modalità che sono da ritenersi preferibili e sostenibili. Auspichiamo un metodo di condivisione e confronto collaborativo nel quale si realizzi l'obiettivo della mozione». Respinta invece da tutta la maggioranza - ma anche da Movimento 5 Stelle, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja - la mozione delle tre forze del centrodestra che chiedeva l'introduzione del sistema misto-domiciliare per la raccolta dei rifiuti con il fine di sostituire l'attuale "porta a porta integrale". Così Roberta Vlahov (Ocpm): «Nonostante i proclami iniziali del centrodestra la mozione, peraltro poco chiara, non è stata condivisa con noi, Meio Muja e 5 Stelle. Il cassonetto stradale aperto rende impossibile applicare una tariffa puntuale, mentre è da oltre un anno che chiediamo con forza che a Muggia i cittadini virtuosi abbiano delle gratificazioni in bolletta». Dai banchi di Forza Muggia, Lega e Fratelli d'Italia arriva all'unisono l'immediata replica: «La maggior parte dei muggesani vuole un sistema di raccolta diverso. Lo hanno richiesto anche con quasi duemila firme. In aula abbiamo proposto un cambiamento ancora possibile verso il "porta a porta misto", per abbassare notevolmente costi e disservizi. Proposta bocciata da sindaco, maggioranza ed anche dal "terzo polo" dei 5 Stelle con le sue due succursali Meio Muja e Obiettivo Comune, che votando contro si sono resi palesemente favorevoli al sistema attuale voluto dalla giunta Marzi».

(ri.to.)

 

 

In 50 in piazza per salvare le nutrie - Animalisti in campo contro la legge regionale che dà via libera ai cacciatori
In marcia contro i metodi violenti imposti per abbattere il numero delle nutrie. Rappresentano una decina di associazioni animaliste attive in Fvg, e si sono dati appuntamento ieri mattina in piazza della Borsa per chiedere alla Regione di adottare metodi non cruenti per il contenimento dei "castorini". Il corteo, di una cinquantina di persone, è diretto in piazza Oberdan. Fiocchi rossi per simboleggiare il sangue delle pratiche violente, cartelli di sensibilizzazione, maschere che raffigurano il musetto dei roditori, gigantografie giganti di nutrie. Ecco il popolo di "#iostoconlenutrie", come recita l'hashtag che hanno lanciato. A inquadrare le ragioni della protesta, facendo riferimento alle norme vigenti, il responsabile dell'associazione MujaVeg Cristian Bacci: «Il Regolamento europeo prevede per le specie non autoctone, quali le nutrie, il contenimento o l'eradicazione legittimando l'uso di metodi letali e non. In Italia vige invece la legge nazionale 157 del 1992, secondo cui il contenimento della fauna selvatica deve essere fatto, in primo luogo, usando pratiche non violente. Solo nel caso in cui esse non risultino efficaci, viene legittimata, in un secondo momento, la pratica di metodi cruenti». La Regione entra in gioco nel momento in cui ha assunto le competenze sulla gestione della fauna selvatica prima affidate alle Province. «Nel farlo - continua Bacci - ha emanato la legge 20 del 2017 che, tramite un successivo decreto applicativo, prevede l'eradicazione delle nutrie con l'esclusivo utilizzo dei metodi violenti». Si legittima, spiega sempre l'animalista, la cattura dei roditori all'interno di trappole, e la soppressione «con il gas o per fucilazione». «Inoltre, i cacciatori possono sparare alle nutrie anche se le trovano nel loro habitat e non riescono a infilarle nelle trappole». Oltre ai cacciatori, sono legittimati a questi metodi, continua l'animalista, anche il personale che ha seguito un apposito corso di formazione regionale, i proprietari dei fondi agricoli e, per quanto riguarda le zone urbane, le imprese di derattizzazione. Da qui la protesta, «promossa - ricorda Patrizia Edera della Lav Trieste - dopo che la petizione sottoscritta da 650 persone e consegnata a gennaio alla Regione è rimasta inascoltata». «Chiediamo che per contenere le nutrie venga utilizzata la sterilizzazione, così come l'utilizzo di cibi che riducono la fertilità di questi animali». E così, mentre si attendono risposte, i cittadini si organizzano autonomamente. «Con una lotteria di autofinanziamento fissata il 17 aprile alla pizzeria "La Torre " di Longera. Lo scopo è raccogliere fondi per sterilizzare la comunità di nutrie di Rio Ospo», chiosa la maestra Serena Zamola.

Elena Placitelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 24 marzo 2018

 

 

Isole Incoronate - i residenti contestano la gestione del Parco - I ristoratori sul piede di guerra per il divieto di pesca minacciano una petizione per abolire il regime speciale
SEBENICO - È rottura tra il direttore del Parco nazionale delle Incoronate, Josip Zanza, e i ristoratori dell'area. L'incontro in cui si sarebbero dovute gettare le basi per la collaborazione nella prossima stagione turistica è finito con i ristoratori che hanno minacciato di avviare una raccolta di firme per abolire lo status di Parco nazionale. Mentre anche i residenti esprimono scontento. Da tempo del resto i ristoratori non perdonano alla direzione del Parco (gestita dallo Stato croato) le limitazioni introdotte nel 1980, con il regime di tutela. Negli ultimi due anni le restrizioni si sono fatte più forti e dal 2016 la pesca è vietata anche ai residenti. «Volete trasformare le Incoronate in destinazione gastronomica di lusso ma gli isolani non possono più calare in mare le reti - è stato detto a Zanza - è un'ingiustizia verso i residenti, mentre d'inverno i turisti possono pescare a pagamento». Nel mirino anche il progetto Rediviva Kurnata, per il quale il parco nazionale ha ottenuto 6,5 milioni di euro di fondi europei e croati. Criticato anche il centro visitatori di Betina, per il quale si spenderanno 1,6 milioni. «Con questo denaro - secondo i ristoratori - le Incoronate avrebbero potuto avere finalmente una propria rete idrica e un sistema di distribuzione energetica». È stato proposto a Zanza di non far più pagare il biglietto d'ingresso nel Parco in base alle dimensioni delle imbarcazioni, bensì in rapporto al numero di passeggeri. Ha preso posizione anche Vladimir Skracic, presidente dell'associazione Cornatari (i residenti) secondo cui Rediviva Kurnata non ha alcun contenuto che possa migliorare la vita degli abitanti: «A Zagabria non possono adoperarsi nel migliorare solo il soggiorno ai diportisti trascurando le condizioni di vita e lavoro degli isolani. Lo Stato deve impegnarsi di più per facilitare i residenti, altrimenti non stupisca la petizione per cancellare il Parco nazionale. Nel 1980 le Incoronate avevano 50 pescatori professionisti. Ora non c'è più nessuno». Skracic ha ricordato che di recente, quando l'arcipelago è stato investito da un'ondata di maltempo, è stato chiesto alla direzione se fosse possibile l'invio del battello del parco negli isolotti abitati, portando un po' di pane e alimenti. La risposta è stata che questo non rientra nei compiti del Parco nazionale e l'imbarcazione non è salpata.

Andrea Marsanich

 

 

Mobilitazione in rosso per salvare le nutrie - La manifestazione promossa dalle associazioni animaliste partirà alle 10.30 da piazza della Borsa
Un corteo color rosso sangue per salvare le nutrie. Trieste si mobilita così per «fermare l'uccisione dei simpatici castorini», con un corteo pacifico in cui i partecipanti sono invitati a indossare qualcosa di colore rosso, lo stesso del «sangue delle nutrie che viene versato sul suolo regionale». La manifestazione, promossa da un gruppo di associazioni animaliste, è in programma questa mattina, con ritrovo alle 10.30 in piazza della Borsa, da dove partirà per raggiungere il consiglio regionale in piazza Oberdan, passando per via Cassa di Risparmio, canale Ponterosso e via XXX Ottobre. Proprio la Regione è l'oggetto della protesta animalista, come recita un comunicato: «La Giunta Serracchiani ha recentemente imposto un piano di eradicazione delle nutrie basato esclusivamente su metodi cruenti. La scelta di contenere un animale estraneo agli habitat della regione non è in discussione, ma è inaccettabile che si utilizzino metodi violenti quando esistono metodi dolci più efficaci - si legge nella nota -. Le nutrie oggi possono venir intrappolate ed uccise a colpi di fucile o con il gas da alcuni soggetti autorizzati. La scelta di utilizzare tali metodi evidenzia una mancanza di rispetto di diritti che dovrebbero esser inviolabili per tutti gli animali: il diritto alla vita e alla libertà». La normativa europea, spiegano ancora gli organizzatori, «prevede che il contenimento possa esser fatto con metodi non letali e la normativa nazionale incoraggia a non utilizzare la violenza». Gli organizzatori elencano quattro motivi per cui l'uccisione delle nutrie va fermata. Il primo è biologico: «Con l'abbattimento si osserva l'aumento del tasso di nascite e la tendenza dei maschi non leader delle colonie rimanenti ad uscire dal territorio in cui sono nati e ricolonizzare i territori nei quali le nutrie sono state prelevate ed uccise». Segue poi quello legale: «Il legislatore nazionale ha chiaramente garantito loro un ultimo diritto: quello che l'eradicazione sia svolta prioritariamente senza violenza e solo in caso di inefficacia, vengano approvati piani di abbattimento». Le altre due questioni sollevate riguardano il fatto che «il piano di abbattimento si basa su un parere dell'Ispra che, nonostante le formali richieste di accesso agli atti, le associazioni non sono riuscite ad ottenere» e il volere di «627 cittadini, che hanno presentato una petizione per chiedere che le nutrie siano eradicate con metodi non violenti».

 

 

POTATURA DEGLI OLIVI con Urbi et horti e Bioest

Appuntamento alle 10.30 con ritrovo davanti al Palatrieste. Consigliamo di portare guanti cesoia, vestiti e scarpe comode: vi metteremo subito all'opera! Per informazioni Tiziana Cimolino cell. 3287908116.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 23 marzo 2018

 

 

C'è sempre meno acqua - In Italia crisi eccezionale - La fotografia dell'Istat: «Nei quattro grandi fiumi la portata è in calo del 40%»
Anche papa Francesco in difesa del bene comune: «Dobbiamo tutelarlo»
ROMA - «La difesa della terra, la difesa dell'acqua è difesa della vita». Questo il tweet con cui Papa Francesco, il papa dell'enciclica ecologica "Laudato sì", inquadra la Giornata mondiale dell'acqua istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Non una delle tante ricorrenze che affollano il nostro calendario, dunque, ma un giorno in cui ricordare che l'acqua è un bene prezioso e scarso. Ed è un bene comune, come sancito da un referendum nel 2011, oggi largamente tradito. Sulla scarsità sempre maggiore la fotografia statistica offerta dall'Istat è impietosa: il 2017 è stato un anno di «un'eccezionale carenza di risorse idriche disponibili, soprattutto in alcune zone del Paese». Le quattro principali riserve d'acqua italiane - i fiumi Po, Adige, Arno e Tevere - hanno ridotto la loro portata del 39,6% rispetto alla media del trentennio 1981-2010, con un livello di siccità ancora più alto nella seconda parte dell'anno. Nei primi mesi del 2018, invece, la situazione sembra più vicina alla norma. Restano, tuttavia, i problemi delle falle nel sistema di distribuzione: una famiglia su dieci lamenta irregolarità nel servizio di erogazione, il 30% delle persone intervistate, invece, non si fida a bere l'acqua del rubinetto. Se la correlazione tra siccità e cambiamenti climatici è un fatto sempre più riconosciuto all'interno della comunità scientifica, l'Italia non brilla nella raccolta dell'acqua che dal cielo continua a cadere: quella piovana. Coldiretti denuncia una situazione in cui «quasi nove litri di pioggia su dieci sono perduti». «L'Italia è un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua che cadono annualmente, per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l'11%», scrive l'associazione dei produttori agricoli. E se il 2017 è stato l'anno «più siccitoso dal 1800», Coldiretti sostiene che «di fronte alla tropicalizzazione del clima per continuare a sostenere l'agricoltura di qualità occorre organizzarsi per raccogliere l'acqua nei periodi più piovosi e servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l'acqua piovana». Oltre all'acqua che non piove e a quella che non riusciamo a raccogliere, ci sono i bacini inquinati. È il caso della Regione Veneto dove le falde idriche sono contaminate dai Pfas, sostanze chimiche utilizzate per impermeabilizzare una serie di oggetti di uso comune: dai cartoni della pizza alle padelle. Dal ministero dell'Ambiente sono stati stanziati circa 80 milioni di euro per intervenire, a cui si aggiungeranno i proventi delle tariffe, su un piano complessivo di interventi da 120 milioni. Nella giornata dedicata all'acqua è impossibile non pensare al mare. «Il diritto all'acqua corrisponde al diritto ad un mare pulito, fondamentale per la nostra stessa esistenza», spiega Federico Di Penta dell'associazione Marevivo, fondata dal compianto documentarista ferrarese Folco Quilici. «Oggi questo ecosistema è diventato molto fragile - prosegue - sommerso dalla nostra inciviltà e dai rifiuti. Preservare il mare significa difendere il nostro polmone blu, la nostra risorsa idrica più vasta». La gigantesca isola di rifiuti, al 99% in plastica, che galleggia nel pacifico tra la California e la Hawaii ed è tre volte più estesa della Francia, sta lì a dimostrarlo.

 Andrea Scutellà

 

 

Agricoltura biodinamica

A Muggia, quarto incontro della serie dedicata ai "Cambiamenti climatici, biodiversità e resilienza urbana e agricola" organizzato dal Circolo del Movimento decrescita Felice. Nella sala Millo di piazza della Repubblica 4, alle 17, l'antroposofo naturalista Michele Codogno, parlerà di "Agricoltura biodinamica, visione e obiettivi"

 

 

È l'Ora della Terra, tutti al buio per aiutare il pianeta - Wwf e Area Marina in campo contro l'inquinamento. Cena a lume di candela in molti ristoranti
Luci spente e passeggiate notturne. Domani scatta in tutto il mondo l'Ora della Terra, mobilitazione globale promossa dal Wwf. In centinaia di paesi e migliaia di città, istituzioni e cittadini evidenzieranno con un gesto simbolico la loro preoccupazione per le sorti del pianeta: spegnendo le luci di monumenti, sedi istituzionali, uffici e abitazioni. In contemporanea si svolgeranno eventi e iniziative di sensibilizzazione. Sarà una vera e propria ola di buio dalle 20.30 alle 21.30. Lo scopo dell'appuntamento annuale, giunto all'undicesima edizione, è aumentare la consapevolezza verso i cambiamenti climatici e favorire la partecipazione di ognuno per contrastarli. Anche nella nostra provincia si spegneranno le luci nelle piazze di Trieste, Duino Aurisina e S. Dorligo della Valle (e altri Comuni aderiranno nelle prossime ore). In città, con il coordinamento dell'associazione Mosaico, si cenerà a lume di candela in vari ristoranti: Caffè della Musica, Cantina degli Ostinati, Ginger - tea&cakes, Hostaria Malcanton, Mimì e Cocotte, Nuovo Ristorante Savron e Osteria del Sindaco. «Ogni anno aumenta l'urgenza perché le conseguenze su clima e biodiversità sono sempre più drammatiche - spiega Alessandro Giadrossi, presidente Wwf Trieste -: tutti se ne accorgono, ma si fa ancora troppo poco. Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, oltre agli effetti sul clima il mondo è destinato a perdere almeno metà delle specie animali e vegetali. Ma se nei cittadini c'è sempre più consapevolezza, nelle agende politiche il clima non è considerato una priorità». L'evento proposto dall'Area Marina Protetta è una passeggiata serale, "Primavera in cielo e in terra", con ritrovo alle 18 nel piazzale antistante il tempio mariano di Monte Grisa: l'uscita, guidata da un naturalista e da un esperto di astronomia, sarà dedicata alla primavera, vista dal lato botanico, faunistico e astronomico. La partecipazione è gratuita grazie al contributo della Regione e non è necessario prenotare, ma per il rientro si consiglia di munirsi di torcia elettrica. «Non mancheranno - spiegano all'Oasi Wwf di Miramare - spunti per osservare gli effetti dei cambiamenti climatici».

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 22 marzo 2018

 

 

Urbanistica - Variante per l'ex Fiera - Bis in commissione
Servirà ancora un passaggio nelle Commissioni comunali congiunte terza e sesta, per licenziare la delibera che fissa le direttive alle quali dovrà adeguarsi la variante urbanistica - che verrà accompagnata da una puntuale variante del piano del commercio e che dovrà incassare il via libera del consiglio comunale - utile alla realizzazione del nuovo complesso che nascerà sulle ceneri dell'ex Fiera. Una ricalibratura delle destinazioni d'uso richiesta dalla Mid Immobiliare, la srl che nel settembre 2017 ha acquistato quel complesso e che lo scorso novembre ha chiesto di poter destinate tutti i 15 mila metri quadrati ad uso commerciale di vendita al minuto, intrattenimento e svago, servizi, con l'eliminazione della destinazione residenziale. Lo strumento urbanistico vigente ammette per quella zona una destinazione residenziale da un minimo del 30% e un massimo del 60% del volume esistente. La variante, dunque, manterrebbe la destinazione del piano regolatore esistente eliminando la parte riservata al residenziale.«Quella zona della città è piena di stabili in stato di abbandono e dunque si vuole spingere le imprese a investire al di fuori dell'ambito dell'ex Fiera» ha spiegato l'assessore all'Urbanistica, Luisa Polli, che ha precisato come le modifiche introdotte dalla variante dovranno passare anche al vaglio degli Uffici regionali della Pianificazione territoriale. Dal canto suo la Mid Immobiliare propone di realizzare a proprie spese alcune opere di interesse pubblico in quella zona. Provvederà così al riassetto e al miglioramento viabilistico delle zone interessate, come gli assi di scorrimento da via Rossetti-Piccardi a piazzale De Gasperi e da via Revoltella a piazza Foraggi, accollandosi le spese per l'allargamento di via Rossetti (usufruendo anche degli spazi di sua proprietà), realizzando un doppio senso di marcia nel tratto tra piazzale De Gasperi e via Revoltella. Oltre ai posti auto previsti all'interno del comprensorio, la società dovrà realizzare nelle zone limitrofe altri 150 posti e provvedere all'incremento delle aree verdi a servizio dell'intero quartiere. Tra le opere a carico della Mid Immobiliare, pure la riqualificazione dell'area di piazzale De Gasperi.«Si sta dando il via libera, su richiesta di un privato, a un nuovo centro commerciale a Trieste con le conseguenze che questo comporterà» ha dichiarato ieri Paolo Menis, capogruppo M5s. «Non comprendo - ha aggiunto - come coloro che oggi rappresentano la maggioranza approvino l'intervento quando in passato si erano opposti ai centri monomarca». Su richiesta di Everest Bertoli (Fi) e Roberto Cosolini (Pd) verrà messa a disposizione dei consiglieri la documentazione che ripercorre la cronostoria, dal bando di gara per la vendita del complesso alla richiesta di rinunciare al residenziale. «Valutando quello che in prospettiva può rappresentare questo intervento per il commercio - ha indicato l'ex sindaco -, ritengo corretto ascoltare anche le associazioni di categoria». Associazioni che Polli prevede di interpellare quando il piano della Mid Immobiliare sarà più specifico. «Le direttive - ha valutato Michele Babuder (Fi) - prevedono la realizzazione, a carico degli investitori, di importanti opere pubbliche volte all'ammodernamento della zona. In tal senso va anche la prossima approvazione in Consiglio del contributo straordinario inerente agli oneri di urbanizzazione relativi alla valutazione del maggior valore eventualmente generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica».

Laura Tonero

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 21 marzo 2018

 

 

RIFIUTI - Lotta ai furbetti della Tari - Recuperati 600 mila euro
Nel 2018 la tariffa della tassa rifiuti (Tari) sarà leggermente più bassa per le utenze domestiche rispetto al 2017, principalmente grazie a una riduzione dei costi a carico del Comune e alle maggiori entrate previste nel 2018 per la cosiddetta "tassa sul disturbo" e per gli introiti derivanti dalla lotta all'evasione che ha visto recuperare nel 2017 600 mila euro (su un totale di 5-6 milioni, cifra costante negli anni, non versati, una parte quantomeno non entro i termini previsti). È quanto risulta dalla proposta di delibera consiliare sulla Tari, licenziata dalla Seconda commissione e che andrà in Consiglio comunale domani, in una seduta che prevede anche la discussione sul Pef (Piano economico finanziario) e sul Regolamento delle entrate. «Di fatto il Comune nel 2018 chiederà meno tasse sui rifiuti rispetto al 2017. La differenza complessiva in diminuzione dei costi dell'ente, pari a 68 milioni di euro, ha contribuito a far scendere la tassa a carico delle utenze domestiche - spiega Roberto Cason, presidente della II commissione, competente in materia di bilancio e tributi - mentre sulle utenze non domestiche (bar, ristoranti, uffici) assistiamo, per il 2018, a meri aggiustamenti di qualche centesimo a metro quadrato, derivanti da diversi fattori, tra cui il normale adeguamento Istat». Dalla tariffa rifiuti si prevede per il 2018 un incasso totale di 21 milioni 225 mila euro dalle utenze domestiche e di 13 milioni 198 mila euro dalle utenze non domestiche, per un totale di oltre 34 milioni. Rispetto al 2017 il Comune incamererà 68 mila euro di meno dalla Tari. Questo alla luce di una riduzione dei costi (personale e spese per i servizi), ma anche grazie alle entrate ricavate dalla lotta all'evasione, che si stima porterà a un recupero per il 2017 di circa 600 mila euro. «Per lo scorso anno è stato emanato un migliaio di avvisi di accertamento definitivi - spiega il funzionario Donatella Di Candia -. Ogni anno a fronte di circa 34 milioni totali di tassa sui rifiuti sono circa 5-6 milioni i denari che il Comune non riesce a incassare in prima battuta. Di queste mancate entrate si riesce a recuperare un po' più del 30%, mentre per il resto della somma (poco meno di 4 milioni, ndr) si deve procedere con la riscossione coattiva». A ciò si sommano il consueto introito di circa 100 mila euro l'anno che arriva dal Miur per le tasse rifiuti a carico degli istituti scolastici e circa 315 mila euro di "tassa del disturbo", ovvero i benefici che vengono redistribuiti ai cittadini per i rifiuti portati al nostro inceneritore dagli altri comuni. Altro elemento che ha influito è l'incremento di due punti percentuali della raccolta differenziata: dal 39,1% del 2016 al 41,1% del 2017. Ciò porta un alleggerimento dello 0,4% sugli importi da versare. Nella pratica, provando a fare qualche simulazione (si veda il grafico), come segnalato da Piero Camber (Fi) e Giovanni Barbo (Pd) non vi saranno particolari agevolazioni per i nuclei familiari numerosi, mentre saranno avvantaggiati i possessori di case ad ampia metratura.

Giulia Basso

 

Sono oltre quattromila i virtuosi del riciclo - Trend in aumento. Tanti, dal 2015, i cittadini che hanno chiesto gli "sconti" per l'autocompostaggio
Nell'ambito della discussione sulla tassa rifiuti arrivano anche alcuni dati relativi alle agevolazioni concesse dal Comune di Trieste ai singoli e alle società per comportamenti virtuosi in tema di riciclaggio e lotta agli sprechi alimentari. Ha avuto un buon successo l'iniziativa introdotta nel 2015 grazie a una delibera dei Cinquestelle per riconoscere direttamente al cittadino i vantaggi economici che derivano da una minore attività di produzione e smaltimento rifiuti. L'iniziativa accorda per le sole utenze domestiche una riduzione del 20% sulla Tari ai cittadini che dimostrino di aver avviato l'autocompostaggio domestico dei rifiuti organici e il successivo impiego sul posto del fertilizzante così ottenuto. Sono stati 4333 i cittadini che dal 2015 hanno fatto richiesta di questa riduzione, cui se ne sono aggiunti altri venti solo nell'ultimo mese utile per la dichiarazione. Sono quindi in aumento le persone che si dotano di impianto per compostaggio: dopo la dichiarazione agli uffici di Esatto e la riduzione automatica sulla Tari vengono portati comunque avanti dei controlli a campione per verificare che la dichiarazione resa corrisponda a verità. Ha avuto invece minore successo per ora un'iniziativa voluta dalla maggioranza che premia le utenze non domestiche che producono o distribuiscono beni alimentari (supermercati, mense, etc.) nel caso cedano le proprie eccedenze alimentari a titolo gratuito alle onlus e alle associazioni di volontariato iscritte nei pubblici registri. L'iniziativa prevede una riduzione percentuale sulla Tari in base alla quantità di prodotti alimentari donati nel corso dell'anno: del 6% tra i 5 e i 10 quintali, dell'8% fra i 10 e i 20 quintali, e del 10% nel caso la donazione superi i 20 quintali annui. Le adesioni per ora si attestano su poche unità: «L'iniziativa consente una riduzione importante della Tari per gli esercizi commerciali - spiega Roberto Cason, che l'anno ha partecipato attivamente alla costruzione della delibera, che modifica il regolamento per la disciplina dell'Imposta unica comunale (Iuc) -. Forse le scarse adesioni sono legate alla novità di questo provvedimento, lanciato solo l'anno scorso, e a un comunicazione che non ha raggiunto tutti gli interessati». Ricordiamo infine che per denunciare le nuove occupazioni, le variazioni e le cessazioni relative alla Tari 2018 non è necessario fare la fila: la procedura può essere espletata direttamente online sul portale di Esatto.

(g.b.)

 

 

Al via la ciclopedonale Muggia-Aquilinia - Il progetto, voluto dal sindaco Marzi, sta per diventare realtà. Finanziamenti per 70 mila euro
MUGGIA - Un unico percorso ciclopedonale da Aquilinia sino al porto di Muggia. Il progetto fortemente auspicato dall'amministrazione Marzi sta per diventare realtà. Nell'ambito della discussione sull'assestamento di bilancio, su proposta dei consiglieri Giulio Lauri e Alessio Gratton, la Regione ha deliberato il finanziamento che consentirà il proseguimento della realizzazione della ciclabile rivierasca. Nello specifico la Regione ha appoggiato la richiesta del Comune muggesano di realizzare una passerella ciclopedonale da posizionare sul rio Ospo, nei pressi della nuova rotatoria. «Con il finanziamento deliberato si realizzerà nel Comune di Muggia un lotto funzionale dell'itinerario ciclabile di collegamento tra il porto di Muggia, la ciclovia Parenzana e la ciclovia Eurovelo 8», racconta il consigliere Lauri. L'itinerario inizierà dal porto di Muggia (attracco del Delfino Verde), per arrivare alle foci dell'Ospo (da dove parte la ciclovia Parenzana) e raggiungere quindi la frazione di Aquilinia (torrente Rosandra al confine tra i Comuni di Muggia e Trieste). «Con tale intervento si aumenterà la sicurezza dei ciclisti che sempre più numerosi da Muggia utilizzano l'itinerario litoraneo Eurovelo 8 per raggiungere la Ciclovia Parenzana e la città di Trieste», ha aggiunto Lauri. Il finanziamento stanziato è di 70 mila euro. La scelta di potenziare la rete ciclopedonale è stata dettata fortemente anche dai dati del 2017 inerenti il cicloturismo a Muggia forniti da PromoTurismo Fvg che parlano di 45 mila 563 passaggi sulla Parenzana e di 12 mila 800 a Muggia. Già lo scorso anno la Regione aveva finanziato la ciclabile con una somma pari a 75 mila euro, a cui va aggiunta la progettazione della ciclabile Trieste-Muggia che si congiungerà alla Muggia-Aquilinia con una quota stanziata di 85 mila euro a cui vanno sommati ancora i 15 mila euro assegnati all'Uti Giuliana per lo sviluppo della mobilità ciclistica nell'area giuliana. Ad oggi, dunque, la Regione ha stanziato per la viabilità ciclistica della zona Muggia 245 mila euro. Relativamente all'ultimo finanziamento approvato il progetto della passerella sull'Ospo verrà consegnato entro l'anno, con inizio dei lavori previsti nei primi mesi del 2019. Per quanto riguarda invece il tratto rio Ospo-approdo Delfino verde si è conclusa la progettazione esecutiva: entro l'anno verrà svolta la gara e assegnato l'appalto. Per la ciclabile Muggia-Trieste, invece, è già in corso lo studio di fattibilità, che detterà i tempi successivi. Dopo aver raccolto le istanze di cittadini e delle associazioni di ciclisti, il consigliere regionale Lauri conclude: «Il provvedimento esprime piena coerenza con il Piano per una mobilità ciclistica sicura e diffusa che è diventato Legge regionale proprio il mese scorso. Il valore della salute pubblica e quello della tutela dell'ambiente trovano applicazione concreta anche con provvedimenti come questi».

Riccardo Tosques

 

 

La manifestazione per i diritti delle nutrie - Gli animalisti accusano la Regione di abuso di potere sugli animali. Sabato in piazza della Borsa
La nutria è morta, lunga vita alla nutria. Così andrebbe riadattato il motto per il corteo che sabato si dà appuntamento alle 10.30 in piazza della Borsa, invitando i partecipanti a «indossare qualcosa di rosso per richiamare il colore del sangue delle nutrie che viene versato sul suolo regionale».«La Giunta Serracchiani ha recentemente imposto un piano di eradicazione delle nutrie basato esclusivamente su metodi cruenti - recita un comunicato firmato da più associazioni animaliste -. La scelta di contenere un animale estraneo agli habitat della regione non è in discussione ma è inaccettabile che si utilizzino metodi violenti quando esistono metodi dolci più efficaci».«Le nutrie oggi possono venir intrappolate ed uccise a colpi di fucile o con il gas da alcuni soggetti autorizzati - continua il testo -. La scelta di utilizzare tali metodi evidenzia una mancanza di rispetto di diritti che dovrebbero esser inviolabili per tutti gli animali: il diritto alla vita ed alla libertà». Il percorso terminerà presso la sede del Consiglio Regionale in piazza Oberdan passando per via Cassa di Risparmio, il canale di Ponterosso e via XXX Ottobre. Gli organizzatori chiedono di fermare l'uccisione dei «simpatici castorini» per quattro ragioni. La prima è di ordine biologico: «Con l'abbattimento si osserva l'aumento del tasso di nascite e la tendenza dei maschi non leader delle colonie rimanenti ad uscire dal territorio in cui sono nati e ricolonizzare i territori nei quali le nutrie sono state prelevate ed uccise». La seconda è di natura legale: «Nel 2016 le nutrie hanno perso le tutele previste per la fauna selvatica, tuttavia il legislatore nazionale ha garantito loro un ultimo diritto: quello che l'eradicazione sia svolta prioritariamente senza violenza. Denunciamo pertanto un eccesso dell'esercizio di potere della Giunta regionale». Secondo gli animalisti il piano di abbattimento delle nutrie è inoltre contraddittorio, in quanto si baserebbe su un parere dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che, nonostante le formali richieste, le associazioni non sono riuscite a ottenere. Per finire, ci sarebbe anche un problema «democratico»: 627 corregionali avrebbero già presentato una petizione popolare per chiedere l'eradicamento non violento delle nutrie.

(l.gor.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 20 marzo 2018

 

 

«Welfare, dati allarmanti e organici carenti» - L'sos di Sinistra per Trieste e Legambiente: «Più richieste di assistenza ma ci sono pochi operatori»
«Richieste di assistenza ai servizi sociali quasi raddoppiate - da 7 a 15 a settimana - nei Comuni di Muggia e San Dorligo; 5 mila utenti assistiti dai servizi sociali del Comune di Trieste, a cui vanno sommati gli 8 mila che percepiscono un'indennità di disoccupazione e un rapporto 1/300 tra operatori e utenti, cioè un assistente sociale ogni 300 casi». Sono i preoccupanti numeri, diffusi ieri da Legambiente e Sinistra per Trieste, di quella che definiscono «la situazione drammatica del welfare nella nostra provincia». Da qui, la richiesta di un tavolo tra tutti i soggetti coinvolti e l'istituzione, anche a Trieste, di un Forum sulle diseguaglianze che possa proporre soluzioni adeguate per ridurle.«Dal nostro punto di vista - ha spiegato Marino Sossi durante la conferenza stampa indetta in seguito «agli allarmanti dati resi noti dalla Cgil Funzione pubblica» - c'è un problema nel sistema di gestione del welfare. Un solo assistente sociale non è in grado di seguire 2-300 casi, né può verificare le condizioni di effettiva sussistenza dello strumento. La prima risposta a nostro avviso dev'essere perciò una copertura della dotazione dell'organico e per questo l'amministrazione comunale dovrebbe richiedere una deroga alla Regione per procedere a nuove assunzioni».«Si tratta - ha aggiunto Giorgio Vesnaver - di un problema politico: o si attua subito un rilancio del welfare o la situazione è destinata a precipitare». Sossi denuncia i ritardi nel versamento delle misure di integrazione al reddito. «Da gennaio si è passati a prevederne l'erogazione appena per fine marzo: è impensabile che chi dichiara un Isee di mille euro l'anno o percepisce una pensione minima possa attendere tutto questo tempo. A ciò si aggiunge il distacco delle utenze per morosità a molte di queste famiglie. A nostro parere - continua Sossi - ci dovrebbe essere prima un interfacciamento tra aziende e servizi sociali; auspichiamo quindi una riunione straordinaria tra i soggetti politici, amministrativi, istituzionali e le società che erogano i servizi primari per individuare le misure atte a contrastare un'emergenza sociale che coinvolge in particolare gli anziani».«Legambiente - ha proseguito il presidente, Andrea Wehrenfennig - è tra i promotori del forum nazionale "Disuguaglianze diversità", sulla cui scia promuoveremo pure a livello locale una serie di iniziative a cui inviteremo tutti i soggetti interessati, iniziando da associazioni e istituzioni. L'obiettivo è trovare possibili soluzioni e attivarci presso le amministrazioni pubbliche per attuarle». Stefano Borini del distretto Lega est Spi Cgil ha evidenziato infine le notevoli opportunità di lavoro offerte dal settore. «Ma non basta - ha concluso - stanziare 18 milioni per ristrutturare il quadrilatero di Melara: il rischio, se non si interviene al più presto, è che si lasci un'intera fascia della popolazione completamente sola».

(g.ter.)

 

 

Trieste Airport, ok alla privatizzazione - Via libera del governo. Marano: «Sì a un socio industriale. Pronti a cedere il 45%»
La linea veloce con Venezia resta lontana ma Gentile (Rfi) garantisce: «Si farà»
RONCHI DEI LEGIONARI - Non manca più niente al Trieste Airport. Da ieri collegato alla rete ferroviaria, è diventato un polo intermodale completo aereo-gomma-ferrovia, anticipando pure «gli obiettivi Ue sull'integrazione multimodale del 2050» come sottolinea l'eurodeputata Isabella De Monte della Commissione trasporti Ue nonché relatrice ombra dei dossier sugli slot aeroportuali. In realtà manca ancora qualcosa: l'incremento di voli e passeggeri che da ieri possono servirsi di una passerella di oltre 400 metri per spostarsi dalla nuova stazione ferroviaria all'aeroporto. «Per questo decollo che è decisivo lo scalo deve trovare un partner strategico»: ribadisce il presidente della società Aeroporto del Fvg, Antonio Marano. Il valore dell'aeroporto regionale, stimato in 70 milioni per il totale delle azioni detenute al 100% dalla Regione Fvg, costituirà la base di gara per la cessione del 45% della società che prevede inoltre l'opzione per la cessione di un ulteriore 10%. Il via libera per la gara era atteso da un momento all'altro e ieri in serata, a sorpresa, è arrivata la notizia da Roma, confermata dallo stesso Marano. «Nel tardo pomeriggio abbiamo ricevuto l'autorizzazione dal ministero dei Trasporti che ha raccolto il parere favorevole dell'Enac, del ministero dell'Economia e delle Finanze. È il passaggio finale, basta solo la ratifica della giunta regionale».Il presidente ha anche tracciato l'identikit del possibile partner: «Abbiamo posto precise condizioni per la gara che è innovativa: dovrà essere un socio industriale con un bagaglio di 10 milioni di passeggeri. Sono esclusi piccoli investitori o fondi speculativi. É previsto un primo ingresso con una quota del 45% e poi, dopo tre anni se si verificheranno determinate condizioni, potrà esercitare un'opzione su un ulteriore 10%. Toccherà al nuovo socio far decollare voli e passeggeri». Una partita tutta ancora da giocare per Trieste Airport e che mette in secondo piano le schermaglie con Alitalia sul secondo volo cancellato per Roma e la delusione per la sospensione del volo su Genova: «Alla fine il numero dei voli non cambia. Su Genova non avevamo grandi aspettative - spiega il presidente -. Il 90% del traffico lo fanno per ora Alitalia, Lufthansa e Ryanair». Marano non si anima nemmeno quando Carlo Nardello, capo staff dei Commissari straordinari di Alitalia, dopo aver parlato di quanto Alitalia ha investito «per sviluppare i collegamenti verso le principali destinazioni italiane ed europee» aggiunge che si «potrebbe lavorare per sfruttare meglio il collegamento con Milano Linate» e che «saranno presto presentate proposte». Solo un nuovo socio infatti potrà «dare senso» a tutti gli sforzi fatti sinora: «Ho ereditato un'azienda fallita - ricorda - il primo passo era risanare i conti e ci siamo riusciti. Abbiamo raggiunto i 2,8 milioni di utile netto e un Ebitda di oltre 5 milioni. Il secondo passo era il rinnovamento infrastrutturale, abbiamo investito 40 milioni di cui 12 solo per il polo intermodale. Ora tocca al terzo e ultimo passo: alleanze e privatizzazione». Sul mercato Trieste Airport porta come bagaglio anche la crescita raggiunta dalla gestione Antonio Marano-Marco Consalvo, il direttore della struttura . «Negli ultimi anni il trend è in crescita - dice quest'ultimo - dai 720mila passeggeri di fine 2015 prevediamo di raggiungere quota 840 mila nel 2018 e il milione di passeggeri nel 2019». Chissà se il nuovo polo intermodale e le Ferrovie faranno la loro parte. «Abbiamo un progetto di potenziamento di collegamento veloce Trieste-Venezia con un investimento da un miliardo e 800 milioni di euro» conferma l'amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile. Un progetto annunciato più volte dalle Ferrovie ma che finora non è mai partito e che condanna chi deve raggiungere Venezia, vera porta ferroviaria d'Italia, a sobbarcarsi un viaggio di quasi due ore. «Un nodo di servizi competitivo, bello anche nell'aspetto, la fotografia della nostra legislatura» il commento della governatrice (ora parlamentare Pd) Debora Serracchiani stupita dalla marea di gente intervenuta all'inaugurazione, giunta regionale compresa al completo. Quasi una festa finale del governo del Fvg. «Il polo intermodale di Trieste Airport - sottolinea ancora Serracchiani - è il simbolo più adeguato a rappresentare lo spirito con cui abbiamo affrontato le sfide nella nostra regione: con pragmatismo, obiettivi chiari e senza perdere tempo perché ne avevamo tanto da recuperare».

Giulio Garau

 

Serracchiani: ora parte lo sviluppo - La scommessa contro il tempo per portare a termine i lavori - Programmata la fermata di una settantina di treni al giorno
RONCHI - A distanza di quasi 30 anni da quando il bollettino ufficiale della Regione lo inserì, per la prima volta, nel piano integrato dei trasporti, il polo intermodale di Ronchi dei Legionari è diventato realtà. Un'opera che integra su una stessa area (54mila metri quadrati) i diversi sistemi di trasporto: bus, di linea e low cost, treno, automobile, aereo, ma, presto, anche bicicletta. La vera vita della neonata struttura è iniziata all'alba di ieri mattina quando, sotto una tormenta di neve, alle 5.43 precise, è arrivato alla stazione del Trieste Airport-Ronchi dei Legionari, il primo treno regionale proveniente da Trieste. A bordo, attesi dal sindaco, Livio Vecchiet, i primi tre passeggeri. Poco prima di mezzogiorno la presidente della giunta regionale, Debora Serracchiani, è scesa invece dal primo Frecciarossa proveniente da Venezia. Una vera e propria rivoluzione che, come ha sottolineato l'amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, dovrà far ripensare a quelle che sono le attuali fermate dei convogli veloci, ottimizzando le soste a Monfalcone e Cervignano che, su alcune tratte, potrebbero sparire. Sono 70 i convogli giornalieri che a pieno regime partiranno nelle due direzioni dalla stazione, la quale, grazie alla banchina lunga 400 metri, può essere raggiunta anche dai treni ad alta velocità. Un elemento, questo, fortemente strategico in chiave turistica per Trieste Airport in attesa ovviamente che si realizzi il collegamento rapido promesso da Trenitalia con Venezia. Programmata la fermata di 54 treni regionali sulle linee Udine-Trieste (via Cervignano) e Trieste-Venezia oltre a due Frecciarossa su Milano, un Frecciargento su Roma e due Intercity. Una scommessa contro il tempo, quella lanciata nel gennaio 2017, quando venne posata la prima pietra. Da allora la Ici Coop, capofila di un raggruppamento d'imprese che si è aggiudicata l'appalto, ha lavorato sodo per centrare l'obiettivo. Sempre sotto gli occhi vigili del responsabile dell'ufficio di piano, ingegner Stellio Vatta, del coordinatore della sicurezza, geometra Antonio Fiore ed del direttore dei lavori, Ermanno Simonati. Il corpo centrale della nuova infrastruttura, oltre che dalla stazione ferroviaria, è costituito dalla passerella lunga 425 metri per 7 di larghezza, che si erge a 6 metri di altezza dalla strada statale 14. Essa si sviluppa lungo tutta l'area del polo intermodale, collegando la stazione ferroviaria e l'aeroporto con il parcheggio per le automobili e gli stalli di sosta dei pullman. Per agevolare il flusso e la mobilità dei viaggiatori sono funzionanti lungo il percorso scale mobili e tapis roulant. Potenziate e totalmente innovate anche le aree destinate a parcheggio, con un multipiano da 500 posti e uno spazio a raso per altre 1000 autovetture: il tutto inserito in una nuova viabilità. Un progetto, come è stato ricordato dalla presidente della Regione Debora Serracchiani nel corso della cerimonia, pensato tre decenni fa ma che solo in questi ultimi anni ha ricevuto una decisiva accelerazione amministrativa e politica. «Dopo anni grigi in cui ha galleggiato alla deriva, l'aeroporto smette di essere una voce in perdita sul bilancio della Regione, e si prepara a un grande rilancio», ha detto Debora Serracchiani. L'eurodeputato, Isabella De Monte, ha sottolineato come il Trieste Airport anticipa i già ambiziosi obiettivi europei sull'integrazione multimodale degli spostamenti per il 2050.

Luca Perrinow

 

«Una sfida lanciata allo scalo di Lubiana» Un polo per Slovenia, Istria e Carinzia - reazioni
Una struttura strategica non solo per il Fvg, ma anche per il litorale sloveno, l'Istria Croata e la vicina Carinzia. A testimoniarlo le incredibili presenze di operatori giunti da ogni dove ieri a Ronchi, pure da Slovenia, Croazia e Carinzia. A cominciare dal sindaco di Capodistria Boris Popovic presente ieri alla festa. «Ronchi è di fatto lo scalo principale per una significativa parte di territorio sloveno in quanto più vicino e più facile da raggiungere dell'aeroporto di Lubiana, specialmente nella stagione invernale a causa delle condizioni metereologiche. Questo per ragioni di praticità, è il nostro aeroporto naturale. Anche perché lo scalo di Portorose, che è quello a noi più vicino, è adeguato esclusivamente all'atterraggio di aerei di dimensioni ridotte». Lo stesso aeroporto di Lubiana stenta a decollare, il numero di passeggeri ha superato di poco il milione e 400mila persone e Trieste Airport è ormai vicino alla quota di 1 milione. Ma la stessa sensazione la vivono anche i carinziani. A confermarlo il vicedirettore della Kleine Zeitung, Adolf Winkler, presente tra gli invitati. «L'aeroporto di Klagenfurt ha un traffico di passeggeri che è un quarto di quello di Trieste - conferma - poco più di 200mila persone contro le 7-800mila del Friuli Venezia Giulia. Da Klagenfurt si può raggiungere solo Vienna e qualche destinazione estiva con i voli charter. Ma per avere collegamenti con il Sud dell'Italia e il Sud dell'Europa c'è solo Trieste, anche per noi è il nostro aeroporto naturale».

 

 

Foreste marine da ripristinare pure a Miramare - Dai fondali stanno scomparendo le alghe brune (Cystoseira), indispensabili al sistema
Quando si parla di deforestazione selvaggia il pensiero corre subito all'Amazzonia, ma le foreste pluviali non sono le uniche che rischiano di scomparire. Sul fondo del Mare Nostrum stanno rapidamente scomparendo le foreste marine di Cystoseira, un genere di alghe brune che si trova principalmente nelle acque temperate dell'emisfero nord, nel Mar Mediterraneo e nell'oceano Pacifico e Indiano. Queste alghe, che possono raggiungere l'altezza di un metro e mezzo, svolgono la stessa funzione degli alberi di una foresta tropicale: producono ossigeno tramite la fotosintesi e rappresentano un habitat per altri organismi vegetali e animali, come i pesci che ci depongono le uova. Una loro scomparsa innescherebbe una serie di effetti a catena che finirebbero col riflettersi negativamente anche sulle attività economiche, dalla pesca al turismo. Per invertire questa tendenza è partito in questi giorni il progetto Rocpop Life, che ha come obiettivo quello di rimboschire, con una tecnica innovativa, le foreste marine di Cystoseira all'interno delle Aree marine protette di Cinque Terre e Miramare, dove quest'alga era presente in passato. «Già nel 2000 abbiamo notato che le foreste marine stavano scomparendo dal nostro mare - spiega Annalisa Falace, coordinatrice del progetto e ricercatrice dell'ateneo giuliano -. Quando il tema è diventato rilevante per la Comunità europea, che ha deciso di proteggere queste foreste, nel Golfo di Trieste non c'era già più Cystoseira». A causarne la scomparsa sono principalmente gli impatti antropici: la costruzione di porticcioli, la movimentazione degli scogli, gli sversamenti urbani, gli erbicidi e inquinanti chimici di diversa natura portati a mare attraverso i fiumi. A questo si sommano gli impatti dei cambiamenti climatici. La Cystoseira, spiega Falace, ha delle spore abbastanza pesanti che cadono vicino alla pianta madre, perciò non è possibile pensare a un ripopolamento spontaneo: serve l'intervento umano. «Così come lottiamo per preservare le foreste terrestri, dovremmo lottare per preservare le foreste marine, che svolgono funzioni analoghe sott'acqua», spiega l'algologa. Falace insieme all'assegnista di ricerca Sara Kaleb e a un gruppo di ricercatrici dell'Università di Genova, ha messo a punto un sistema innovativo per lavorare al ripopolamento delle foreste marine di Cystoseira: «Anziché espiantare e ritrapiantare la Cystoseira nei luoghi in cui è scomparsa, abbiamo messo a punto una tecnica di coltura che consente di ottenere nuove "plantule" da piccoli pezzetti di Cystoseira in riproduzione. Così non si danneggia la popolazione donatrice», spiega Falace. Le cinque ricercatrici si sono calate nei panni di "contadini del mare": da un singolo apice di Cystoseira riescono a produrre moltissime plantule. «Le portiamo in laboratorio e le coltiviamo secondo i protocolli messi a punto con l'Università di Genova - racconta -: facciamo crescere le piantine su dischetti ecosostenibili e biodegradabili che questa primavera andremo a inserire in mare per aiutare queste "alghe buone" a ripopolare il Mediterraneo». L'esperimento pilota verrà portato avanti nelle Cinque Terre e a Miramare. «Si agisce sulle aree marine protette perché tutti gli elementi di controllo messi in campo a livello gestionale sono la migliore garanzia per ottenere il risultato atteso - spiega Saul Ciriaco, della Riserva Marina di Miramare -. In questo modo assicureremo un monitoraggio costante sulla crescita delle nuove foreste marine».

Giulia Basso

 

 

 

 

eHABITAT.it - LUNEDI', 19 marzo 2018

 

 

Riscaldamento globale: l’obiettivo 1,5° C rischia di essere rapidamente fuori portata

Il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) ha rilasciato in questi giorni una bozza del sommario dello Special Report on Global Warming of 1,5°C (la relazione finale sarà resa disponibile a ottobre di quest’anno), in cui si evidenzia come la probabilità di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rischia di diventare rapidamente al di fuori della nostra portata.
Per gli scienziati, la tendenza verso il riscaldamento globale è chiara
Il 2017 è stato, ancora una volta, uno degli anni più caldi mai registrati. Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla NASA in una recente conferenza stampa, sarebbe il secondo più caldo di sempre dopo il 2016, seguito a ruota dal 2015. Ciò significa che i tre anni più caldi, da quando sono iniziate le misurazioni nel 1880, sono gli ultimi tre. Tali risultati confermerebbero, per la NASA, la tendenza al riscaldamento globale a lungo termine del nostro Pianeta. Tendenza causata principalmente dall’attività umana, attraverso l’emissione in atmosfera dei gas serra.

Nonostante il 2017 sia stato leggermente più fresco rispetto al 2016, per gli scienziati della NASA la tendenza verso il riscaldamento globale non potrebbe essere più chiara: i sei anni più caldi di sempre si sono verificati fra il 2010 e il 2017, mentre i 18 più caldi sono stati tutti registrati dopo il 2001.
E non è finita qui. Nel 2017 il riscaldamento globale ha contribuito al rapido scioglimento delle calotte polari, sia nell’Artico che nell’Antartico.

L’Antartide, in particolare, ha raggiunto il suo minimo storico, con una copertura di ghiaccio di quasi 400.000 km2 in meno (più della superficie dell’Italia intera) rispetto al precedente record negativo, registrato nel 1986. Nell’Artico invece la copertura dei ghiacci è stata superiore soltanto a quella del 2016.
Il Dr. Walt Meier del NASA Goddard Space Flight Center spiega in un video, pubblicato in copertina, come il ghiaccio marino abbia subito dei cambiamenti fondamentali dal 1979 (anno in cui sono iniziate le misurazioni satellitari) ad oggi. «Il ghiaccio artico non si è ridotto soltanto in termini di superficie negli ultimi anni, ma sta diventando sempre più giovane e sottile».

L’impatto del riscaldamento globale è già evidente
Secondo il sommario dell’IPCC e i dati della NASA, il clima ha già subito un riscaldamento globale medio di almeno 1°C rispetto alla precedente era preindustriale. Questo fa sì che siamo già oltre la metà rispetto all’ambizioso obiettivo fissato nell’accordo sul clima di Parigi del 2016 di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Secondo gli scienziati, continuando al ritmo attuale si giungerà ad un aumento medio della temperatura di +1,5°C intorno al 2040 (e in alcuni Paesi, fra i quali l’Italia, quasi certamente prima).
Le conseguenze del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici stanno tuttavia già impattando sugli ecosistemi e sulle popolazioni: dall’aumento degli eventi meteorologici estremi allo scioglimento dei ghiacci (con conseguente progressivo innalzamento del livello del mare), dal rischio siccità alla riduzione della resa dei raccolti, fino ad arrivare all’estinzione di numerose specie animali. Fenomeni già in atto, che tenderanno ad estremizzarsi e diventare sempre più catastrofici se non riusciremo a contenere il riscaldamento globale medio entro 1,5°C. E che avranno effetti ancora più acuti sulle popolazioni più povere, sempre più minacciate da carestie, fame, e conseguente incremento dei conflitti e delle migrazioni.
Fame, carestie, conflitti e migrazioni sono fra gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.
Contro il riscaldamento globale urgono azioni ampie e immediate
Per poter contenere il riscaldamento globale medio entro 1,5°C, dovrebbero essere attuati tagli ben più rapidi e profondi alle emissioni di gas serra rispetto a quelli realizzati finora, a partire da subito e coinvolgendo tutti i settori. Più i tagli delle emissioni sono in ritardo, infatti, più ampia sarà la quota di CO2 da rimuovere dall’atmosfera e più difficile sarà quindi raggiungere l’obiettivo prefissato.
La pubblicazione del sommario dell’IPCC lancia pertanto un vero e proprio allarme, rivolto ai decisori politici e a tutti noi: poiché le emissioni di gas serra mondiali non diminuiscono adeguatamente (nel 2017 sono addirittura aumentate) e i livelli auspicati di rimozione della CO2 dall’atmosfera sembrano essere difficilmente realizzabili, c’è a questo punto un’alta probabilità che il mantenimento del riscaldamento globale medio entro la soglia di +1,5°C diventi rapidamente impraticabile.
Questo significa che potrebbe non essere sufficiente lavorare per ridurre i cambiamenti climatici, e che bisognerà iniziare a pensare – in fretta – a come i nostri sistemi sociali, agricoli e produttivi possano adattarsi per convivere con essi. Una sfida epocale, a cui dovremo rispondere e della quale non potremo dire di non essere stati avvertiti.
Alessandra Varotto

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 19 marzo 2018

 

 

Due italiani su tre comprano bio - Le vendite di questi prodotti sono cresciute del 10,3% nei primi sei mesi dell'anno
ROMA - Una rete di laboratori a cielo aperto in tutta Italia per produrre frutta e verdura biologica sempre più amici dell'ambiente, ma anche del portafoglio, per fare in modo di abbassare i costi di produzione e quindi nello scaffale per il consumatore finale. La ricerca scommette così sull'agricoltura bio, con un percorso al passo con i tempi confermato dagli ultimi dati. Grazie all'accresciuta coscienza ecologica e al cambiamento degli stili di vita e dei consumi, secondo Federbio nel 2017 il 78% degli italiani ha acquistato almeno un prodotto biologico, contro il 53% del 2012. Un mercato in continua crescita, basti pensare che le vendite dei prodotti biologici sono aumentate del 10,3% nei primi sei mesi del 2017, a conferma del +13,4% registrato nei 12 mesi precedenti. E come altri settori, anche per il biologico la crescita deve essere supportata dall'innovazione di cui le aziende agricole sentono particolarmente bisogno. I laboratori, dispositivi sperimentali di lungo termine (Lte), sono sette e fanno parte del progetto Retibio finanziato dal Ministero delle Politiche agricole e coordinato dal Crea. Si tratta di appezzamenti controllati dove i ricercatori condurranno in piena sicurezza esperimenti per testare innovazioni e buone pratiche di processo e di prodotto in agricoltura biologica. Si va dai concimi organici, a frutti in grado di garantire una vita più lunga nello scaffale, dal brevetto di un nuovo attrezzo agricolo a nuovi sistemi di rotazione delle colture orticole, dalle tecniche di gestione dei seminativi biologici in grado di sequestrare il carbonio atmosferico a quelle più efficienti sul fronte della biodiversità e dell'impatto ambientale. Federbio e Cepas, l'Istituto leader nella certificazione delle professionalità e competenze, hanno siglato un'intesa per creare un percorso di formazione per ispettori e consulenti impegnati ad attestare l'affidabilità del settore in forte crescita. Federbio ricorda che sono 178 i Paesi dove si pratica l'agricoltura biologica, 87 dei quali con una specifica normativa nazionale, 57,8 milioni di ettari, 11 milioni nel 1999 di cui 1,8 milioni in Italia, che pesano per l'1,2% della superficie agricola mondiale.

 

 

Conferenza - Giornata dell'acqua agli Incanti

L'Ogs promuove una serie di iniziative per la Giornata dell'Acqua. Oggi alle 18 al Salone degli Incanti incontro "Nature for Water: alluvioni, desertificazione, inquinamento: la risposta è nella natura", a ingresso libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 18 marzo 2018

 

 

In treno al Trieste Airport: al via il polo intermodale - Domani l'inaugurazione a Ronchi con la presidente Serracchiani e i vertici di Rfi

Un'opera costata 17,2 milioni di euro: dai tappeti mobili alla grande passerella
TRIESTE - Da domani, con l'arrivo alle 5 di mattina del primo treno, parte il polo intermodale dei trasporti del Trieste Airport. L'inaugurazione inizierà (alle 11.45) pochi minuti dopo l'arrivo del Frecciarossa proveniente da Venezia. Un evento che l'aeroporto regionale attende dal 23 gennaio del 2017 quando venne posta la prima pietra del cantiere. Alla cerimonia parteciperanno accanto ai vertici dello scalo (il presidente della società di gestione, Antonio Marano e il direttore generale Marco Consalvo) la presidente della giunta regionale, Debora Serracchiani, l'amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, il direttore centrale dell'Enac, Roberto Vergari, il Chief of staff of commissioners di Alitalia, Carlo Nardello. Uno dei 70 convogli che, ogni giorno, viaggeranno nelle due direzioni. Da domani cambierà molto per lo scalo aereo del Friuli Venezia Giulia, l'unico aeroporto italiano inserito in un sistema integrato di diversi mezzi di trasporto. Nel "pacchetto" c'è anche un sistema di poste ciclabili, la cui progettazione ed esecuzione, per un totale di 500mila euro è stata affidata all'amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari. Tutto comincia nel lontano 1988 quando il polo intermodale di Ronchi dei Legionari viene inserito nel piano regionale dei trasporti. Trascorrono 30 anni ma solo nel gennaio del 2017 partono i lavori veri e propri nell'area di 20mila metri quadrati compresa tra l'aeroporto e la linea ferroviaria Trieste-Venezia. In questi mesi si è lavorato alacremente e si continuerà a lavorare sino alla vigila dell'inaugurazione, sotto la supervisione del direttore di cantiere, ingegner Ermanno Simonati e dal direttore dell'ufficio di piano, ingegner Stellio Vatta. Il polo intermodale è stato realizzato con finanziamenti che derivano da fonti comunitarie, regionali e in autofinanziamento dalla società di gestione. Il progetto ha compreso una nuova fermata ferroviaria, conforme alla specifiche tecniche per l'interoperabilità ferroviaria concernenti persone a ridotta mobilità, una nuova autostazione, con 16 stalli in linea per i bus, con una superficie pedonale di 2800 metri quadrati ed una sala d'aspetto climatizzata, un parcheggio multipiano con una capacità di 500 posti auto, un parcheggio a raso, della capacità complessiva di 1000 posti auto, di cui 320 dedicati agli utenti con abbonamento del trasporto pubblico locale e ferroviario, a tariffa agevolata, ma anche un collegamento pedonale tra l'aerostazione e le strutture del polo con passerella sopraelevata, lunga 425 metri, accessibile con ascensori, scale mobili e scale di sicurezza, con tappeti mobili per facilitare la percorrenza. L'opera è stata suddivisa in due lotti funzionali. Il primo ha compreso la realizzazione della fermata ferroviaria, dell'autostazione e del parcheggio multipiano, della passerella pedonale di collegamento limitata allo scavalco della statale 14 e quindi al collegamento tra l'autostazione e l'aeroporto ed alla parte a scavalco della ferrovia. Il secondo ha compreso il completamento della passerella pedonale, compresi i tappeti mobili, scale mobili e ascensori, l'attuazione dell'anello interno di distribuzione del traffico unitamente all'asfaltatura della viabilità interna ai parcheggi e al completamento della pavimentazione in conglomerato drenante degli stalli di sosta. Costo complessivo dell'opera 17,2 milioni di euro, coperto con finanziamenti pubblici e privati, secondo le regole dei fondi comunitari (14,2 milioni di euro da finanziamento pubblico, 3 milioni di euro da co-finanziamento privato).

Luca Perrino

 

 

Il consiglio comunale sui rifiuti di Muggia in diretta sul web - La seduta di domani sera verrà trasmessa in streaming - Record di interrogazioni: quindici nel question time
MUGGIA - Niente teatro Verdi ma una diretta streaming. È questa la strategia adottata dal sindaco di Muggia, Laura Marzi, che ha convocato il tanto atteso Consiglio straordinario sul tema dei rifiuti per domani. La riunione dell'assemblea si terrà alle 19 nell'aula consigliare del municipio e non, come auspicato, in un luogo più capiente (in passato era già stato utilizzato il Teatro comunale Verdi, ndr), ma sarà trasmessa per la prima volta in diretta web sul canale YouTube del Comune di Muggia. Streaming «Si comunica che a partire da lunedì 19 marzo 2018 le sedute del Consiglio comunale saranno trasmesse in diretta streaming»: con un sintetico annuncio postato sul proprio profilo Facebook il Comune di Muggia ha deciso di garantire una più ampia diffusione dell'operato del Consiglio comunale. I lavori dell'assemblea saranno dunque visibili da muggesani (e non) tramite il personal computer, accedendo gratuitamente sul canale YouTube del Comune rivierasco. Grande la soddisfazione da parte del capogruppo del Movimento 5 Stelle Emanuele Romano che, appoggiato da Roberta Vlahov (Ocpm) e Roberta Tarlao (Meio Muja), per anni ha dato battaglia per far sì che le sedute vengano registrate e poi trasmesse sul web: «È un grande risultato per la democrazia poter assistere tramite il web alla massima espressione del lavoro istituzionale dell'amministrazione comunale, bene così» ha detto. Rifiuti Il Consiglio comunale straordinario di domani si preannuncia molto, molto "caldo". La richiesta di riunire l'assemblea consiliare era stata espressamente formulata dai sei partiti di opposizione - Forza Muggia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, Movimento 5 Stelle, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja - i quali avevano chiesto di potersi riunire e discutere del tema più controverso dell'era Marzi: il sistema di raccolta differenziata "porta a porta" dei rifiuti. Complessivamente nella question time sono state inserite qualcosa come 15 interrogazioni: probabilmente un record per Muggia. A partire dalle 21, invece, verranno affrontate quattro mozioni, inerenti sempre lo stessa tema. Intanto la consigliera comunale Roberta Tarlao ha svelato sul proprio profilo Facebook il costo del ritardo del "porta a porta" spinto: «Durante la riunione della seconda commissione ho chiesto quanto sia costata la proroga di un mese del sistema misto (ossia il porta a porta abbinato ai cassonetti stradali, ndr), mantenendo quindi i cassonetti per la raccolta stradale dei rifiuti. La risposta? 60 mila euro, che il Comune pagherà a Net che a sua volta pagherà a Italspurghi». Domani il tema della raccolta di rifiuti verrà affrontato attraverso molti documenti. Tra i più "scottanti", la mozione presentata da Giulio Ferluga (Ln) su "la sospensione del sistema raccolta rifiuti, il cui avvio era previsto in data primo marzo 2018, salvo poi essere posticipato di un mese" e un'altra mozione sulla "sostituzione del sistema raccolta differenziata porta a porta "spinto" con sistema "misto" presentata dai sei consiglieri dei tre partiti del centrodestra muggesano.

Riccardo Tosques

 

Pacchi di marijuana "pescati" dalla polizia nel porto di Ragusa - Gettati da qualche natante di trafficanti, spinti dallo scirocco assieme a tonnellate di immondizie in arrivo dall'Albania
RAGUSA (DUBROVNIK) - Pacchi contenenti marijuana galleggiavano ieri mattina nelle acque del porto di Ragusa, in Dalmazia. Subito allertata la polizia locale, una motovedetta della Questura ha pattugliato per ore il braccio di mare e gli agenti hanno raccolto i pacchi, attenti a impedire che la droga eventualmente non recuperata finisse in mani sbagliate.«Le nostre forze dell'ordine hanno controllato sia le acque portuali, sia una vasta area nei dintorni della città - ha fatto sapere la portavoce della Questura, Andrijana Biskup - riteniamo di essere riusciti a recuperare tutti i contenitori di marijuana». Stando alla polizia, il carico di droga è stato quasi certamente lanciato in mare dall'equipaggio di qualche motoscafo che trasportava stupefacente fra il Montenegro e l'Italia. È probabile che per sfuggire a un controllo i trafficanti si siano liberati della marijuana - la polizia di Ragusa non ne ha specificato il quantitativo - gettandola in mare. Il forte vento di scirocco degli ultimi giorni e il moto ondoso hanno fatto il resto, facendo "risalire" il carico fino a Ragusa. Non è la prima volta che la droga viene recuperata nelle acque della Dalmazia meridionale. La marijuana in questo caso è andata ad aggiungersi alle tonnellate di rifiuti che in questi giorni stanno arrivando a Ragusa e dintorni dall'Albania. Un problema ormai pluriennale, che sorge puntualmente quando soffia il vento da sud-est. A quel punto sacchetti e bottiglie di plastica, rami, tronchi, carcasse di animali e altra immondizia si abbattono su chilometri di spiagge, porticcioli e segmenti costieri, dando vita a uno spettacolo desolante. Su tanta spazzatura appaiono scritte in albanese, che tradiscono l'origine di un problema che nemmeno gli incontri ai massimi livelli tra Croazia e Albania riescono a risolvere. Poche settimane fa durante un vertice a Zagabria fra i due capi di Stato, la presidente croata Kolinda Grabar Kitarovic aveva esortato l'omologo Ilir Meta a prendere provvedimenti, annotando che il mare Adriatico è un patrimonio comune da tutelare. L altro giorno a Tirana si è tenuto invece l'incontro fra la ministra croata degli Esteri Marija Pejcinovic Buric e il capo della diplomazia albanese Ditmir Bushati e anche in questa occasione l'accento è stato posto sulla questione dei rifiuti che a tonnellate arrivano dall'Albania inquinando e lordando non solo - ovviamente - le acque di Ragusa, ma anche quelle delle isole di Giuppana, Calamotta, Curzola, Meleda, Lagosta, Lissa e Solta, della penisola di Sabbioncello e più a settentrione quelle dell'Isola lunga. La scottante questione è stata portata all'attenzione del Parlamento europeo dall'eurodeputata croata ed ex sindaca di Ragusa, Dubravka Suica, ma senza esiti concreti. Ieri intanto sui social sono state diffuse le foto della spazzatura che ha invaso una tra le più belle spiagge dell'Adriatico, quella di Sakarun, che ciclicamente viene imbrattata dai rifiuti. A essere sommersa dalle immondizie è stata la località di Trastenizza (Trstenik), nella penisola di Sabbioncello.

Andrea Marsanich

 

Quei traghetti troppo rumorosi che disturbano il sonno - LA LETTERA DEL GIORNO di Giampaolo Bressan
La presenza dei traghetti Ro-Ro è certamente una fortuna per il porto, ben vengano incrementi del volume delle merci trasportate. Ma con gli anni le navi sono diventate sempre più grandi, ora parliamo di bestioni di oltre 200 metri, le operazioni di sbarco ed imbarco avvengono h24, gli addetti del porto lavorano velocissimi e senza arrecare disturbo, ma altrettanto non si può dire per i potentissimi generatori diesel che alimentano continuamente questi giganti del mare illuminandoli a giorno. A seicento metri di distanza dal molo VI, con le finestre chiuse, in zona via Locchi, si sente un persistente rombo di motore che impedisce il sonno. Quante misurazione sono state fatte dall'Arpa durante la notte, ovviamente quando i traghetti sono presenti? Basta andare in Largo Irneri per trovarsi di fronte ai rumorosi fumaioli dell'ormeggio 39. Il Comandante della Capitaneria di Porto dovrebbe prendere provvedimenti, analogamente a quanto fatto nel porto di Genova, per far utilizzare da subito gli scarichi dei fumi lato mare, controllare l'inquinamento acustico al fumaiolo, a 60 metri da terra, e non solo in banchina, e controllare il tipo di gasolio utilizzato, trattandosi di navi di linea. Inutile fare limitazioni al traffico a causa dell'inquinamento quando ci sono centrali elettriche gigantesche a ridosso del centro che lanciano fumi incontrollati nell'aria. Ovviamente l'Autorità Portuale dovrà predisporre gli allacciamenti elettrici in banchina, di adeguata potenza, in modo da eliminare l'uso dei rumorosi generatori diesel inquinanti, il cosiddetto "Cold-Ironing", sistema in uso nei porti moderni e consistente nel collegare le navi con un cavo elettrico alla rete di terra. Andrebbero anche incrociati i dati d'inquinamento rilevati dalla centralina di piazza Carlo Alberto con la presenza dei traghetti al molo VI, perché è facile addossare la colpa dell'inquinamento solo alla Ferriera quando poi ci sono altri inquinatori seriali impuniti.

 

 

La giunta approva le regole degli Ecomusei - A novembre le domande per il riconoscimento che permette l'accesso ai contributi del Servizio cultura
TRIESTE - Gli enti che intendono ottenere la qualifica di Ecomuseo di interesse regionale dovranno presentare domanda di riconoscimento al Servizio cultura, tra il primo e il 30 novembre dell'anno. E solo una volta riconosciuti potranno accedere ai contributi regionali. A stabilirlo è il nuovo regolamento degli Ecomusei approvato dalla giunta del Fvg, con cui sono stati definiti i criteri e i requisiti minimi per il riconoscimento di Ecomuseo di interesse regionale e i criteri e le modalità per la concessione dei contributi previsti dalla legge istitutiva degli Ecomusei stessi (legge regionale 10/2006). Il rispetto dei requisiti e la loro valenza ai fini del riconoscimento saranno valutati dal Servizio cultura, con il supporto dell'Ente regionale per il patrimonio culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (Erpac) e con il parere del Comitato tecnico scientifico istituito dalla legge regionale. Per ottenere il riconoscimento l'Ecomuseo dovrà avere caratteristiche di omogeneità culturale, geografica e paesaggistica riconducibili ad una particolare identità territoriale; dovrà annoverare beni di comunità, ovvero elementi patrimoniali, materiali e immateriali, naturalistici, culturali ed ambientali di riconosciuto valore per la comunità locale. Necessario inoltre che l'Ecomuseo sia già operativo da almeno tre anni e disponga di itinerari di visita e di almeno un luogo aperto al pubblico. La giunta approverà un Programma annuale delle attività con l'elenco di tutti gli Ecomusei detentori della qualifica di interesse regionale, che sarà aggiornato di anno in anno, previa verifica della sussistenza dei requisiti.La giunta ha inoltre approvato il regolamento che prevede trasferimenti ai Consorzi di sviluppo economico locale per opere di urbanizzazione primaria. Si attua così un'ulteriore misura tra quelle più significative previste dal RilancimpresaFvg, che completa il quadro di riferimento applicativo delle varie misure di finanziamento previste dalla legge regionale che, con l'avvenuta definizione del processo di riordino del sistema dei Consorzi stessi, risulta ora sostanzialmente pienamente operativo e coordinato. Sono ammissibili all'assegnazione dei trasferimenti gli interventi di progettazione, realizzazione e manutenzione di infrastrutture di urbanizzazione primaria a fruizione collettiva, veicolare o pedonale non soggette a sfruttamento commerciale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 marzo 2018

 

 

Una giornata con Birò la mini auto elettrica che si può condividere - Prova al volante del nuovo servizio di car sharing - Sguardi incuriositi e tante richieste di informazioni
Sguardi incuriositi della gente, qualcuno si ferma e chiede come funziona, altri si affiancano per osservare i dettagli. La novità della mini auto elettrica Birò piace ai triestini, che puntano a provarla per qualche giretto in centro. La due posti è arrivata solo da pochi giorni al garage Regina di via Raffineria, dove è possibile lasciare il proprio mezzo per poi spostarsi con il veicolo ecologico, silenzioso e non inquinante. Ma come funziona Birò? Il primo passo è collegarsi al sito www.biroshare.com e compilare tutti i dati, che comprendono anche una foto della patente, il codice fiscale e altre informazioni personali, oltre alla città in cui si vuole utilizzarla, tra quelle disponibili. La registrazione costa 3 euro, alla quale va aggiunta una prima ricarica da 5 euro. L'utente riceve poi una card, con la quale l'auto si attiva posizionandola inizialmente davanti al parabrezza e poi all'interno dell'abitacolo. Una volta conclusa l'operazione basta allacciare la cintura di sicurezza, premere sull'acceleratore e via. Attenzione, però: al massimo si raggiunge la velocità di 45 km/h. Più che sufficiente per muoversi in sicurezza nelle vie trafficate del centro. L'abitacolo è piccolino, ma la visuale è totale su tutti i lati, con la possibilità di aprire il tettuccio. C'è spazio per due persone e alle spalle solo pochi centimetri per sistemare una borsetta non troppo voluminosa. Alcuni piccoli vani accanto al volante permettono di contenere altri oggetti utili, come occhiali o telefonino. Impossibile invece portare bagagli grandi, visto che il veicolo è pensato per spostamenti brevi. Birò per il momento ha attirato soprattutto l'interesse di chi frequenta il garage, ma anche di alcune strutture ricettive: «Hanno chiesto informazioni turisti, triestini e anche alcuni hotel - spiega Carlo Cataneo, gestore del garage Regina -, che volevano sapere come funziona il servizio, per proporlo ai loro clienti». Birò è sistemata in bella vista e a guardarla da vicino c'è Paolo Micoli: «Mi piace - dice - lascio qui l'auto saltuariamente e di sicuro voglio provarla. Penso sia una trovata interessante, comoda, sostenibile e intelligente. E sono convinto che il car sharing andrebbe sviluppato molto di più, perché è un sistema valido per muoversi e tutelare l'ambiente». Una volta usciti dal garage, per strada Birò attira grande curiosità e al semaforo gli scooter si affiancano e sbirciano dentro, considerando, come detto, la totale visibilità del mezzo. E se ci si ferma un attimo, ecco che le persone si avvicinano, per capire come funziona. «È particolare - dice Valentina Romano -. Forse nel traffico mi spaventerebbe un po' spostarmi su un mezzo così piccolo, ma all'interno - aggiunge provando a sedersi - è molto comoda». «È buffa - commenta Sara Colamartino -, comunque mi sembra un'idea bella e pure divertente». Fa strano l'assenza totale di rumore: Birò infatti non produce alcun suono, fatta eccezione per quello che arriva dalle frecce usate per svoltare. Dotata di cambio automatico, ha due pedali e in basso, davanti al sedile del passeggero, è presente il freno a mano. Per la sosta va cercato un parcheggio regolare: pur essendo immatricolato come ciclomotore, non è possibile utilizzare gli stalli per motorini a bordo strada, visto che occuperebbe comunque una parte della carreggiata. Ma le misure molto ridotte, due metri appena, permettono di trovare facilmente uno spazio un po' ovunque. Concluso il giro in città si ritorna con Birò in via Raffineria, dove il mezzo sarà ricaricato con la corrente elettrica attraverso un semplice filo. Dopo il primo utilizzo, la card va conservata e caricata sempre online o con pochi "clic" dal telefonino. È possibile condividerla anche con altre persone, compilando gli appositi campi sul web, per farla guidare anche ad amici o parenti. Grazie alla piattaforma online e ai sistemi Gps e Gprs integrati sul mezzo, inoltre, si può sempre controllarne l'utilizzo. L'azienda che ha ideato e che produce Birò è una giovane realtà di Pordenone, che entro la fine del 2018 punta a diffondere l'auto elettrica in 30 città, con l'obiettivo di sollecitare una mobilità sempre più sostenibile.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 16 marzo 2018

 

 

Allerta alimentare: microplastica nelle bottiglie d’acqua

Una nuova allerta alimentare coinvolge le bottiglie d’acqua di diversi marchi in alcuni Paesi del mondo. Nelle confezioni sono state trovate delle microplastiche, attraverso un’indagine condotta dall’organizzazione di giornalisti indipendenti Orb Media.

Il team ha realizzato un’inchiesta in collaborazione con la Fredonia State University di New York, mettendo a punto un’analisi dettagliata di 259 bottiglie di acqua in 9 Stati del mondo. Ne è risultata una vera e propria allerta alimentare, perché gli esperti hanno rilevato la presenza di una media elevata di piccole particelle di plastica proprio nelle bottiglie. È emersa la presenza in media di 10 particelle di microplastiche per litro, con una dimensione pari o maggiore a quella di un capello. La presenza delle particelle di plastica è stata riscontrata in tutte le marche di acqua analizzate. Nello specifico l’inchiesta è stata portata avanti tenendo conto di 11 marche diverse di acqua: Evian, Nestlé Pure Life, Aquafina, Dasani, San Pellegrino, Bisleri (per l’India), Aqua (per l’Indonesia), Gerolsteiner (per la Germania), Epura (per il Messico), Wahaha (per la Cina), Minalba (per il Brasile). È stata la Fredonia State University americana a condurre gli esperimenti, all’interno del laboratorio di Sherri Mason, per verificare la presenza di microplastiche. Già in precedenza era stata messa in evidenza un’allerta alimentare in occasione delle analisi di altri cibi. Gli esperti hanno analizzato con precisione tutti i passaggi anche con l’aiuto di filmati, dall’acquisto alla consegna in laboratorio, per escludere dettagliatamente l’eventuale rischio di contaminazione. Per effettuare le analisi gli studiosi hanno utilizzato il colorante Rosso Nilo, che si lega alla plastica e la rende fluorescente quando viene sottoposta a specifiche lunghezze d’onda.

Gianluca Rini

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 marzo 2018

 

 

LO DICO AL PICCOLO - URGE UNA CAMPAGNA CONTRO L'ABBANDONO DEI RIFIUTI

Abbiamo letto sul Piccolo della fiducia dell'assessore Polli nel trovare i colpevoli dell'abbandono di rifiuti. La cosa non appare per niente facile, non essendoci di solito sui rifiuti nome e cognome dei maleducati. Per trovare almeno una parte degli inquinatori occorrerebbe posizionare molte telecamere o ricorrere alle impronte digitali, il che appare impossibile. Triestebella aveva all'inizio dell'anno scorso proposto all'amministrazione comunale una campagna di sensibilizzazione con la speranza di ridurre (non certo di eliminare) l'abbandono di rifiuti. Si trattava di far disegnare delle simpatiche vignette da diffondere con manifesti o, più economicamente, inserendole nelle bollette di acqua, luce e gas. Avevamo anche fatto disegnare a titolo di esempio da due grafici due di queste vignette e le avevamo date al Comune. Avevamo proposto anche di realizzare isole ecologiche anche per rifiuti ingombranti, non sorvegliate (molti non hanno voglia di conferire rifiuti ingombranti nei depositi sorvegliati). Ma non è successo niente. Forse ora l'amministrazione comunale, magari in accordo con AcegasApsAmga, potrebbe riprendere l'idea di una campagna di sensibilizzazione ?

Roberto BarocchiTriestebella

 

 

AGRICOLTURA BIOLOGICA

A Muggia, terzo incontro della serie dedicata ai "cambiamenti climatici, biodiversità e resilienza urbana e agricola" organizzato dal Movimento decrescita felice. Nella Sala Millo di piazza della Repubblica 4, alle 17, l'agronoma cristina Micheloni parlerà di "Agricoltura biologica, agricoltura conservativa, le buone pratiche".

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 marzo 2018

 

 

Il corvo sfratta i climber da Val Rosandra - Arrampicata off-limits sulla falesia "I falchi" per non disturbare la coppia in amore. L'ordinanza attiva fino al 6 maggio
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Divieto di arrampicata sulla falesia denominata "I falchi" e di sorvolo con droni sull'area che la ospita. Il tutto fino al 6 maggio. È il provvedimento adottato d'urgenza ieri dal sindaco di San Dorligo della Valle, Sandy Klun, dopo l'avvistamento di una coppia di corvi imperiali che, a detta degli esperti, sarebbero in procinto di nidificare proprio sulla falesia "I falchi".Il corvo imperiale (Corvus corax) è il più grande passeriforme e corvo europeo: le ali superano 1,3 metri in larghezza e dal becco alla coda può raggiungere la lunghezza di 70 centimetri. Può sfiorare il peso di 1,4 kg. Il piumaggio e il becco, che è molto robusto, sono neri, mentre la coda è cuneiforme e la gola irsuta. Il suo piumaggio è molto liscio, ma le piume del collo si possono drizzare in particolari situazioni. Il corvo imperiale è capace di esibirsi in volo in maniera molto elegante, seguendo una traiettoria quasi rettilinea. I maschi, durante il periodo degli amori, sostengono lotte che possono essere anche molto furiose per il possesso delle compagne. Si tratta dunque di un uccello molto bello e piuttosto raro. Per queste ragioni, l'amministrazione di San Dorligo della Valle è subito corsa ai ripari per tutelare la presenza di questa coppia, emanando un provvedimento destinato a preservare la zona di avvistamento in modo da non spaventare gli esemplari che stanno per nidificare sulla falesia "I falchi". Contestualmente sono stati allertati tutti i soggetti che possono contribuire a garantire la massima tranquillità alla coppia: a vigilare sul rispetto dell'ordinanza sono stati chiamati la polizia locale di San Dorligo, i carabinieri, la Protezione civile e a i vigili del fuoco. L'ordinanza, che nel testo ufficiale è definita «contingibile e urgente», è stata immediatamente notificata anche a Cai XXX Ottobre, Società Alpina delle Giulie, associazione Alpina slovena di Trieste, Guide alpine, Soccorso alpino e Lega italiana per la protezione degli uccelli (Lipu). Tutti soggetti che non hanno potere coercitivo, ma possono assicurare un'attenzione nella segnalazione di eventuali abusi e inosservanze del provvedimento. La competenza sulla gestione ordinaria della zona, nella fattispecie la Riserva della Val Rosandra, arriva all'amministrazione di San Dorligo in base a un accordo sottoscritto di concerto con la Regione. Sarebbe quest'ultima a doversi fare carico in prima battuta del controllo sull'area in cui si è verificato l'avvistamento, perché lo stabilisce una normativa del 1996. Ma nel dicembre del 2015 l'amministrazione regionale ha sottoscritto un accordo con il Comune, affidando tale competenza a quest'ultimo.Il sindaco Klun, appena ricevuta la segnalazione della presenza dei corvi imperiali dalla Forestale, ha applicato il regolamento che disciplina le attività all'interno della Riserva, che prevede fra l'altro che «al fine della tutela di habitat o di specie di particolare pregio si possono individuare aree di speciale tutela all'interno delle quali si possono vietare attività escursionistiche, alpinistiche o di altra natura». Il termine del 6 maggio, indicato nell'ordinanza, deriva dal fatto che normalmente entro tale data dovrebbe esaurirsi il tradizionale periodo di accoppiamento, deposizione e involo dei piccoli. «Il corvo imperiale - spiega il naturalista Fabio Perco - è tornato sul Carso e nelle zone a esso vicine dopo che, nel 1977, è stata modificata la normativa che, in precedenza, ne autorizzava la caccia. Si tratta di corvidi dalle spiccate tendenze necrofaghe, si nutrono cioè molto spesso delle carogne di altri animali. Di certo - aggiunge Perco - sono molto belli e grandi. Ma hanno anche un'altra qualità - aggiunge - sono intelligenti e sanno capire molto rapidamente se il territorio nel quale si trovano può essere a loro favorevole».

Ugo Salvini

 

 

Teatro Romano invaso dall'immondizia - Monumento ridotto a discarica a cielo aperto. La Soprintendenza avvia nuovi servizi di pulizia ma chiama in causa il Comune
Borse cariche di immondizia gettate nell'area verde vicina alla strada, avanzi di cibo, bottiglie, lattine, cartoni di pizze in grandi quantità. E ancora contenitori di plastica, imballaggi, mozziconi di sigarette o interi pacchetti vuoti. Il Teatro Romano, uno dei monumenti più visitati e ammirati del centro storico, è ridotto a una discarica a cielo aperto. Se ne sono accorti i turisti che, sbigottiti, ieri mattina, osservavano la scena. E l'hanno notato pure i triestini, che hanno immortalato il poco edificante spettacolo in una serie di scatti postati poi sui social. Il caso è rapidamente arrivato anche all'attenzione della Soprintendenza, guidata da Corrado Azzollini, competente per l'area. Palazzo Economo ha annunciato l'avvio di un nuovo servizio di pulizia dalla prossima settimana, precisando però di non avere alcuna responsabilità sulla vicenda e sollecitando il Comune a controllare in modo più attento la zona, meta di bivacchi e raduni di gruppetti di sbandati. «I rifiuti sono qui ormai da mesi - dicono alcune persone ferme a chiacchierare proprio accanto alla balaustra -. Sicuramente in parte è dovuto alla bora di qualche settimana fa, ma la colpa è prima di tutto di chi si ferma a bere e mangiare a tutte le ore, e getta qualsiasi cosa dentro. I contenitori ci sono, è la maleducazione che regna sovrana. Chi sporca un sito storico andrebbe multato». Il Teatro Romano è in effetti una delle tappe immancabili per chi visita Trieste. «Il problema della sporcizia in quest'area è percepibile già quando si scende da via Donota - spiega Francesca Pitacco, presidente dell' Associazione guide turistiche del Friuli Venezia Giulia - peccato che la Soprintendenza non pulisca prontamente. Si sa che, se uno vede sporco in una zona, si fa poi meno scrupoli a buttarci magari un'altra carta dentro. Spero si agisca quanto prima perché ormai siamo andiamo verso la stagione piena. Nelle giornate tra il 20 e il 30 marzo abbiamo veramente tantissime prenotazioni». Pronta la risposta della Soprintendenza. «Dalla prossima settimana - fa sapere l'ufficio stampa - arriverà una nuova ditta, che con cadenza settimanale effettuerà il servizio di pulizia. Ci teniamo comunque a precisare che non dipende da noi, anzi, è una piaga che ci costringe a pagare un servizio per lo smaltimento di ciò che viene raccolto. Visto che non si tratta solo di rifiuti portati dal vento, chiediamo al Comune e in particolare alla Polizia locale che ci siano maggior controlli». Impossibile poi, aggiungono dalla Soprintendenza, prevedere reti o altri recinzioni che limitino l'area. «Siamo a conoscenza del problema e cerchiamo di effettuare controlli puntuali - risponde a distanza il vicesindaco Pierpaolo Roberti - ma chiediamo anche alla Questura un aiuto in tal senso. Dobbiamo lavorare insieme per contenere il fenomeno. Da parte nostra la Polizia locale ha più volte mandato via gruppi di persone che gettavano rifiuti, che stazionavano lì e sporcavano, ma ci vuole un servizio congiunto per risolvere la situazione». «Parliamo di una zona centrale che anche in passato ha avuto problemi simili, in particolare nella zona verso via Donota - aggiunge l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi -. Serve un coordinamento tra diversi soggetti per migliorare la situazione». Quanto ai turisti, in molti sul web si sono lamentati. «Attorno al teatro - scriveva Mattia da Lissone due settimane fa - pullulano gatti e rifiuti vari sono nascosti sotto i cespugli e le siepi che lo circondano. Un peccato perché il teatro è piccolo ma bello». Su Facebook invece due giorni fa è apparso uno scatto, nel gruppo "Scovazoni de Trieste", pagina che segnala situazioni legate alla spazzatura in tutta la città. Nell'immagine si vede chiaramente la grande quantità di immondizie, e ha innescato subito tanti commenti indignati, con l'auspicio che l'immagine del teatro possa migliorare al più presto. Non se la passano bene nemmeno le aiuole che delimitano l'area e che, secondo la Soprintendenza sono di competenza del Comune. Alcune sono completamente prive di piante e utilizzate come posacenere o deposito di rifiuti. «Vanno inseriti dei fiori - suggerisce una signora -, che renderebbero tutto più bello e colorato e servirebbero anche a evitare questo schifo. Basta poco per farlo diventare un luogo molto più attrattivo e piacevole da guardare anche per noi che ci passiamo davanti ogni giorno».

Micol Brusaferro

 

 

All'ex OPP arriva l'APERITIVO VERDE

Il Centro di educazione ambientale urbano lancia con cadenza bimensile un momento light dove incontrare persone accomunate dallo stesso interesse per il "green" e disquisire di argomenti verdi. Questa settimana parleremo di cambiamenti climatici con Livio Dorigo. Ci vediamo alle 18 al padiglione V, ex Opp.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MERCOLEDI', 14 marzo 2018

 

 

Il krill ingerisce la plastica: minaccia ambientale gravissima

Il fatto che la plastica stia sporcando i nostri oceani e che rappresenti una minaccia ambientale gravissima non è di certo una sorpresa. È stato tuttavia scoperto che il krill antartico può contare su un sistema digestivo in grado di macinare le microplastiche, trasformandole in particelle ancora più piccole: sebbene di primo acchito la notizia possa apparire positiva, le conseguenze sull’ambiente sono in realtà potenzialmente gravi.

Pubblicato sulla rivista Nature, lo studio della Griffith University ha scoperto che il krill antartico, nome scientifico Euphausia superba, può scomporre parti di polietilene da 31,5 micron in frammenti con diametro inferiore a un micron. Non un vero servizio di pulizia dell’Oceano, la conversione delle microplastiche in nanoplastiche potrebbe rendere più facile il consumo di sostanze inquinanti da parte delle altre creature marine che abitano i mari, anche quelle più piccole. Gli autori affermano infatti che i frammenti nanoplastici possono passare più facilmente in altre aree del corpo delle creature marine, determinando effetti tossici su tutto l’ecosistema: La frammentazione biologica delle microplastiche in nanoplastiche è probabilmente diffusa nella maggior parte degli ecosistemi. Per questo, gli effetti nocivi dovuti all’ingestione di microplastiche devono essere studiati ulteriormente per includere i potenziali effetti cellulari delle nano plastiche. È dunque improbabile che il crostaceo fornisca una soluzione alle microplastiche che inquinano gli oceani. Il fatto che le micro e nanoplastiche siano difficilmente rilevabili, significa che c’è ancora una grandissima quantità di plastica nei mari: quest’ultima viene sminuzzata in pezzi ancora più piccolo e diviene più pervasiva, fino a costituire una minaccia ambientale sempre più grave.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 marzo 2018

 

 

Il Comune "congela" le tariffe della Tari
Cominciamo dalle tasche del cittadino-contribuente: la Tari, acronimo di tassa dei rifiuti, non rincara e resta quindi invariata. Lo specifica il punto 3 della delibera, all'esame del Consiglio comunale, che vara l'annuale Piano economico- finanziario relativo alla gestione dei rifiuti urbani svolta da AcegasApsAmga. Lo ha ribadito ieri pomeriggio davanti alle II e III commissioni consiliari l'assessore al Territorio e all'Ambiente, la leghista Luisa Polli, a conferma della volontà "calmieratrice" dell'esecutivo Dipiazza. E anche il Piano rifiuti conferma le cifre dell'esercizio 2017 a 29 milioni 370 mila euro, cui va aggiunto un 10% di Iva. C'è però un dubbio che alligna trasversale tra i consiglieri e che dovrà essere chiarito nell'aggiornamento dei lavori fissato venerdì mattina: lo stesso punto 3 puntualizza che «l'aumento dei costi non influirà sulla determinazione delle tariffe Tari» e questo perché «la maggior spesa verrà assorbita da pari riduzioni di costi posti direttamente a carico del bilancio del Comune, per l'attività svolta direttamente dal Comune medesimo». La prosa è piuttosto involuta: a cosa si riferiscono i maggiori costi, dal momento che il Piano prevede lo stesso impegno finanziario sostenuto nel 2017? E in cosa consistono questi maggiori costi "assorbiti" dal bilancio comunale?Forse la risposta è contenuta nelle premesse, dove si menziona una nota AcegasApsAmga che preannuncia entro il 30 aprile (anzichè entro la consueta data del 28 febbraio) la trasmissione del dettaglio sugli investimenti effettuati nel 2017, in quanto a quella data il bilancio dell'utility sarà stato approvato dal consiglio di amministrazione e dall'assemblea (dove la controllante Hera detiene il 100%). Ricapitoliamo: il Piano viene presentato senza la specifica sugli investimenti ed è esaminato dal Consiglio "sic et simpliciter". Nell'auspicio che a fine aprile (a ridosso delle elezioni regionali) il quadro completo delle cifre AcegasApsAmga non incida sul Piano e sulla tariffa. È bene ricordare che dal punto di vista procedurale la delibera sul Piano prepara quella sulla Tari, che sarà invece illustrata dall'assessore al Bilancio Giorgio Rossi. Luisa Polli era accompagnata dalla p.o. Raffaella Scarparo e dal responsabile della divisione ambiente di AcegasApsAmga Giovanni Piccoli. L'assessore ha relazionato su novità e conferme contenute nel Piano concordato con l'utility: spazzatura con ramazza a Servola, pulizie "radicali" sia in centro che in periferia, cassonetti per gli sfalci, micro-raccolta dell'amianto, giardini pubblici e Pineta di Barcola. Invece niente da fare per gli olii alimentari, perché l'aggiunta di cassonetti è poco compatibile con la ventosità triestina. Il buon andamento della differenziata è risultato in buon parte vanificato dall'inserimento nelle "campane" del vetro di materiali che nulla hanno a che vedere con il vetro, compresi schermi di computer. Come sempre quando si parla di "scovazze", dibattito intenso, presieduto dai dipiazzisti Panteca e Cason. Ecco i temi principali, a parte quello già trattato: lavaggio delle strade, attenzione alle zone della "movida", orari e funzioni dei centri di raccolta, frequenza di raccolta e spazzatura, lavaggio dei cassonetti, uso dei diserbanti. Hanno posto i quesiti i consiglieri Polacco, Bertoli, Apollonio (Fi), Lippolis (Lega), Menis (M5s), Grim e Svab (Pd), Codarin (Dipiazza), Bassa Poropat (IpT).

Massimo Greco

 

 

Report ambiente in FVG - Il clima impazzito e l'invasione "aliena"
TRIESTE - Gli "alieni" sono tra noi. Si tratta degli animali appartenenti a specie originarie di Paesi tropicali che, a causa dei cambiamenti climatici, si stanno espandendo a discapito di quelle autoctone: a risultarne modificata è la biodiversità della regione. È quanto emerso dal Rapporto sullo stato dell'ambiente Fvg 2018 , presentato ieri nel Palazzo della Regione alla presenza dell'assessore all'Ambiente Sara Vito, del direttore generale di Arpa Luca Marchesi e dei dirigenti Fulvio Stel, Antonella Zanello e Franco Sturzi. Nel Rapporto, realizzato da Arpa Fvg, si fornisce un quadro dello stato di salute delle acque, dell'aria, dei suoli e degli ecosistemi, registrandone le variazioni avvenute negli ultimi cinque anni. «Sul fronte ambientale ci sono due risultati storici che siamo riusciti a ottenere in questa legislatura: la realizzazione del depuratore di Servola e il Piano di tutela delle acque», ha esordito Vito. Tornando ai cambiamenti climatici, si evidenzia l'espansione delle specie aliene ai danni di quelle locali, anche come conseguenza della maggior presenza di polline adatto alle prime. Le temperature medie si sono alzate di 1,4 gradi negli ultimi cinquant'anni: stando al documento, senza modifiche all'attuale stile di vita, la tropicalizzazione del clima proseguirà e favorirà il prevalere delle specie aliene. Per quanto riguarda invece la qualità dell'aria, gli inquinanti tipici degli anni Ottanta e Novanta stanno scomparendo per effetto dei miglioramenti tecnologici presenti negli impianti industriali recenti. Permangono invece problemi legati alle polveri (d'inverno) e all'ozono (d'estate). Quanto alle acque, dei 424 corpi idrici superficiali presenti in Fvg più del 50% hanno raggiunto l'obiettivo di qualità, mentre sugli altri vanno individuate azioni di miglioramento. Buono è lo stato del mare ed eccellente la qualità delle acque di balneazione. Per quanto riguarda l'allevamento dei molluschi, il 53% delle 51 aree marine e lagunari ricade in zone designata come "A", cioè zone di elevata qualità. È possibile consultare il rapporto integrale al link: "http://www.arpa.fvg.it/cms/istituzionale/consulta/Pubblicazioni/Rapporto-sullo-Stato-dellAmbiente-2018.html".

(g.b.)

 

 

Miti, natura e storia lungo il Timavo - Nel pomeriggio la passeggiata guidata con la Soprintendenza
Acqua, terra, lo scrosciare delle risorgive, ma anche miti, leggende, superstizioni: cosa fa di un luogo un paesaggio? La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, in occasione della Giornata nazionale del paesaggio, propone una passeggiata guidata alla scoperta del Timavo e del suo territorio, con personale dei servizi educativi della stessa Soprintendenza, per indagare come l'uomo abbia modificato il paesaggio nei secoli e come il paesaggio abbia influito sulle vite degli uomini che furono.Si percorreranno le antiche vie da cui si potrà apprezzare il paesaggio moderno e conoscere la forma e la storia di quello antico. Il ritrovo è oggi, alle 16, alla chiesa di San Giovanni in Tuba (si consiglia l'uso di calzature sportive adeguate e in caso di pioggia l'evento sarà sospeso). Per informazioni: www.sabap.fvg.beniculturali.it o la pagina Facebook @sabap.fvg. Il MiBact ha istituito la Giornata del paesaggio per trasmettere ai giovani il messaggio che la tutela e lo studio della sua memoria storica costituiscono valori culturali ineludibili.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 marzo 2018

 

 

Via XXX Ottobre sarà sempre più pedonale - L'amministrazione comunale approva la variante al piano del traffico. "Zebre" in quattro punti
La nuova area pedonale urbana di via XXX Ottobre ha un piano particolareggiato. L'ha approvato la giunta comunale il 5 marzo scorso nell'ambito dell'attuazione del piano generale del traffico urbano vigente. Praticamente una presa d'atto visto che i lavori di pavimentazione per la trasformazione pedonale della via XXX Ottobre sono iniziati lo scorso 11 settembre e termineranno entro maggio. Si tratta di un intervento da 900 mila euro appaltato a Friulana Costruzioni. La pedonalizzazione riguarda l'intera via del Borgo Teresiano che da piazza Oberdan porta a piazza Sant'Antonio tranne il tratto tra via Torrebianca e via Machiavelli che conserverà il senso unico esistente con una pista ciclabile realizzata tramite l'allargamento del marciapiede. Agli incroci tra via XXX Ottobre e le vie Milano e Valdirivo, che restano importanti arterie di scorrimento, verranno installati degli impianti semaforici per agevolare l'attraversamento pedonale. Il piano particolareggiato prevede infatti la creazione di nuovi percorsi sia pedonali che ciclabili nell'ambito della mobilità sostenibile. Una scelta, si sottolinea nella relazione tecnica, dettata dalla popolazione e dai commercianti della zona che «hanno manifestato la volontà di estendere il più possibile le aree pedonali al fine di ottenere una miglior fruizione delle medesime aree» e condivisa dalla IV Circoscrizione. Via XXX Ottobre, infatti, ha una importante «funzione di connessione tra l'ampia zona pedonale esistente di piazza Sant'Antonio e piazza Oberdan, che è uno dei poli del trasporto locale cittadino». Il primo intervento ha riguardato il tratto che da via del Lavatoio si estende fino a via Milano. Il secondo quello tra via Milano e via Valdirivo, il terzo quello tra via Valdirivo e via Torrebianca. In corso l'intervento che da via Machiavelli arriva in piazza Sant'Antonio. A breve partiranno i lavori tra via Torrebianca e via Machiavelli. Si tratta di un piano comunque che parte da lontano. Un primo progetto, che prevedeva una pedonalizzazione parziale dell'area, venne approvato dalla Soprintendenza nel 2014. Completamente riorganizzati i punti di carico e scarico merce della via. La sosta a pagamento è prevista solo nel tratto tra via Torrebianca e via Machiavelli. Ai motocicli, invece, saranno riservati degli stalli lungo via Milano e via Valdirivo. Sono previsti quattro nuovi attraversamenti pedonali.

(fa.do.)

 

Niente più benzina con il car sharing a zero emissioni - Da qualche giorno è possibile lasciare l'auto al garage Regina per poi muoversi in città con una mini macchina elettrica
Da qualche giorno a Trieste è possibile lasciare l'auto o lo scooter in un parcheggio, per muoversi in città con una mini auto elettrica, a due posti, un mezzo «zero emissioni, zero inquinamento acustico e zero consumi di benzina». Si tratta di un car sharing che si organizza via web o dal cellulare, utilizzabile da più utenti, attraverso una card. È la novità introdotta dal garage Regina di via della Raffineria, che mette a disposizione il veicolo, con l'obiettivo di sollecitare una modalità di spostamento sempre più ecologica. A breve lo spazio inoltre verrà dotato di colonnine di ricarica anche per le auto elettriche di privati, che potranno fare quindi "rifornimento green" durante la sosta. «È un servizio di car sharing che fa parte di un circuito europeo, basta collegarsi al sito Estrima per prenotare la mini auto, attraverso una card che viene inviata all'utente, ed è utile per chi vuole spostarsi in centro. Ha un'autonomia di 100 chilometri e si ricarica con un euro circa - spiega Carlo Cataneo, del garage - credo sia un'idea intelligente e comoda, per provare a sperimentare un mezzo non inquinante. Nei prossimi mesi il progetto è di inserire anche le centraline per le auto elettriche dei privati, perché sono in aumento e perché sono fortemente convinto che questo sia il futuro. Spero sia un modo per incuriosire la gente su questo fronte, per valorizzare la mobilità elettrica». Il sito diretto per registrarsi e richiedere la card è www.biroshare.com. Il mezzo è Birò e una volta completati i dati inseriti si riceve il codice, da poter condividere anche con altre persone, autorizzate da chi ha domandato il servizio online, senza scambio di chiavi. Sempre sul web è possibile creare la propria Community Birò Share e decidere chi far entrare a far parte del gruppo, che potrà così avere accesso al veicolo. Grazie alla piattaforma online e ai sistemi Gps e Gprs integrati sul mezzo, inoltre, si può sempre controllarne l'utilizzo. La mini auto funziona con un sistema keyless di apertura della portiera lato conducente e di accensione del motore, che si attiva grazie appunto alla card, una tessera magnetica con un codice. Una volta conclusi i giri e i percorsi da effettuare, si estrae la batteria che viene ricaricata, direttamente nel luogo dove viene presa, in questo caso a Trieste, all'interno del garage. Estrima, che realizzai veicoli Birò, ha sede a Pordenone ed è la prima azienda a proporre sul mercato il più piccolo veicolo elettrico a quattro ruote, che punta, come si legge nella mission della realtà regionale, a rivoluzionare la mobilità urbana. L'auto è dotata di due motori elettrici, ha una velocità massima di 45 chilometri all'ora, è lunga poco meno di due metri ed è provvista anche di uno spazio per i bagagli. «C'è già interesse, visto che è un servizio che finora non esisteva a Trieste - aggiunge Cataneo - un'opportunità per provare a muoversi con piccole auto di questo tipo sia per i turisti, sia per i triestini che devono recarsi in centro. Io sogno che quanto prima ci sia una svolta verso un modo di spostarsi diverso, spero di vedere un giorno tutte le auto elettriche all'interno del mio garage».

Micol Brusaferro

 

SEGNALAZIONI - Tremul lavorava per una città vivibile

Un mese fa ci ha lasciati Sergio Tremul, fondatore e per molti anni presidente di Camminatrieste. Questa Associazione, nata allo scopo di proteggere i pedoni, è diventata un punto di riferimento notevole per la sicurezza dei cittadini. Sergio Tremul, che nella sua attività lavorativa si era occupato, quale rappresentante sindacale, di reti di trasporti urbani, interpretò bene i problemi connessi con l'evoluzione del traffico, e della loro possibile risoluzione. In particolare individuò nell'ampliamento delle zone pedonali, nell'ammodernamento e potenziamento del servizio pubblico, nella diffusione della trazione elettrica, nello sviluppo di una metropolitana leggera gli strumenti più importanti affinché Trieste possa diventare una città più vivibile. Dotato di eccezionale capacità organizzativa, Tremul instaurò relazioni anche con altre realtà urbane e associazioni che perseguivano fini similari. Relazioni che portarono soci di Camminatrieste e scolaresche a incontri con le autorità di vario livello della nostra Regione, di altre Regioni italiane e Stati come Slovenia, Austria, Croazia. Sergio Tremul curò particolarmente i rapporti con le scuole, organizzando incontri di educazione stradale, visite a mostre, uscite in città e sul Carso. Molto frequenti anche le conferenze con le associazioni culturali e salutari passeggiate con quelle sanitarie. Pur avendo un carattere realista, Tremul propendeva sempre a un sano ottimismo nella risoluzione dei problemi, che affrontava con decisione e fantasia. Segno di un cambiamento positivo della mentalità cittadina era ad esempio l'accoglienza favorevole di zone pedonali, che nei primi anni di vita dell'Associazione erano viste con sospetto soprattutto da parte dei negozianti. Ma il suo grande cruccio (non solo suo!) era il gran numero di incidenti stradali, così frequenti anche in città. Prudenza, attenzione, osservanza delle norme di circolazione, velocità moderata in particolare nei centri urbani erano strumenti validi per ridurre le vittime della strada.

Luigi Bianchi - presidente di Camminatrieste

 

 

AMBIENTE - IL CASO - Raffica di discariche a cielo aperto fra via Svevo e Borgo San Sergio
 

Mobili, divani, assi da stiro e anche alberi di Natale alla portata di tutti. Non è la pubblicità della svendita di un negozio di articoli casalinghi, bensì l'elenco di una parte degli oggetti abbandonati nelle discariche a cielo aperto tra Valmaura e Borgo San Sergio. Un fenomeno causato purtroppo da un senso civico direttamente proporzionale alla disaffezione per il territorio. Fortunatamente, c'è anche chi non accetta la situazione e decide di prendere l'iniziativa. Le segnalazioni delle discariche sono così giunte da alcuni cittadini al consigliere Giorgio Semenzato della settima circoscrizione (Servola, Chiarbola, Valmaura e Borgo San Sergio), dove tale problema è storico e consolidato. Partendo da via Svevo, poco dopo la fine di via dei Lavoratori e sotto le arcate della ferrovia, nella zona attualmente recintata per alcuni controlli, sono stati abbandonati pezzi di mobili, sacchetti e, poco dietro, anche un carrello. Carrello che ritorna anche più avanti, dove via Svevo incrocia via Baiamonti, nel parcheggio dell'ex edificio della Telecom sul lato del cavalcavia verso Servola. Ormai la sbarra che regolava il flusso delle entrate è fuori uso e divelta, permettendo l'accesso a chiunque e il conseguente accatastamento di pannelli di legno, finestre e uno scaldabagno. Spostandosi al parcheggio della Risiera, oltre alle immondizie nelle zone verdi, è stata presumibilmente abbandonata un'auto semi-distrutta, con un finestrino e un faro rotti e senza la targa. Una scena non inedita, ma colpisce assistervi nei pressi di un monumento così tragico e significativo per la città e il Paese intero. Giungendo quindi dove via Frigessi incrocia strada della Rosandra, a pochi passi dal Pane Quotidiano, sulle rotaie della ferrovia sono stati abbandonati numerosi oggetti d'uso casalingo: un cesto per il bucato, sdraio, giocattoli e così via. Perfino un allegro alberello di Natale. Risultato di questa incuria, come segnala il consigliere circoscrizionale Semenzato, il proliferare di topi nella zona. Infine, non molto lontano, in via Morpurgo si trova l'ultima discarica, appena dietro ai bottini per le immondizie. Qui divani, poltrone, un asse da stiro e altri oggetti occupano un terreno privato, come già avvenuto in passato. «La polizia ambientale a suo tempo si era interessata alla pulizia e allo sgombero, ma essendo il terreno aperto il problema si è riproposto», scrive nella sua mozione Semenzato. Ogni anno il comune spende mediamente 500 mila euro per la pulizia delle discariche. «Così cittadini onesti pagano coi loro tributi questi comportamenti incivili», commenta l'assessore all'Ambiente Luisa Polli. L'assessore ha compiuto qualche tempo fa un sopralluogo con il presidente della settima circoscrizione, Roberto Sain, e realizzato una mappatura delle discariche nella provincia, alcune talmente irraggiungibili che servirebbe l'intervento di scalatori professionisti per ripulirle. «Mentre continuiamo a ripulire le discariche - spiega l'assessore -, cerchiamo una soluzione a lungo termine, come ad esempio la chiusura delle aree in questione e la realizzazione di un centro di raccolta aperto 24 ore su 24». Quest'ultimo è previsto nel piano per la riqualificazione delle periferie e dovrebbe sorgere nel parcheggio di fronte a villa Revoltella. Quando si parla di "discariche abusive", si dovrebbe precisare la differenza tra l'abbandono di rifiuti e la vera e propria discarica abusiva. Quest'ultima si riferisce a un'attività di gestione illegale di rifiuti pianificata e abituale, effettuata da soggetti in accordo tra loro e finalizzata alla sparizione dei rifiuti dietro adeguata contropartita economica. L'abbandono di rifiuti, invece, viene effettuato occasionalmente e in maniera discontinua da parte di vari soggetti diversi. Anche se inizialmente di lieve entità, esso può tuttavia, nel corso del tempo, assumere le caratteristiche di una vera e propria "discarica abusiva", come in maniera diffusa nella settima circoscrizione.

Simone Modugno

 

«La maleducazione regna sovrana» L'assessore Polli annuncia multe per chi lascia le immondizie fuori dai cassonetti
Altro che città mitteleuropea. «La maleducazione regna sovrana: le foto dimostrano il menefreghismo di alcuni cittadini! Sappiate che poi paghiamo tutti la loro negligenza!». L'assessore comunale all'Ambiente Luisa Polli ha dichiarato guerra alle "scovazze selvagge" dal suo profilo Facebook pubblicando una serie di immagini del degrado di alcune vie e strade di Trieste. Un pessimo biglietto da visita per i turisti con Trieste che rischia di fare concorrenza a Roma e Napoli. Nelle foto si vedono sacchi di rifiuti abbandonati in pieno centro cittadino fuori dai cassonetti assieme anche a parecchi rifiuti ingombranti (ogni anno si spendono 500 mila euro per gli ingombranti abbandonati). La cosa che fa arrabbiare l'assessore è che i cassonetti erano tutt'altro che pieni. «Faccio notare che grazie ai lettori di svuotamento cassonetti abbiamo la certezza che erano vuoti e abbiamo verificato il corretto funzionamento degli stessi. Una sola parola: vergognatevi!» tuona la Polli nei confronti dei suoi concittadini che ora minaccia con una pioggia di multe una volta individuati i trasgressori. I siti segnalati dall'assessore sono quelli di via Pietà, Barriera Vecchia, via della Tesa e via Donadoni. Ma si tratta solo di alcuni esempi. Dalle segnalazioni che sono piovute sul suo profilo Facebook l'emergenza "scovazze" riguarda l'intera città. Per questo l'assessore dichiara "tolleranza zero". «Ora cerchiamo di risalire ad alcuni di questi soggetti» assicura. Non dovrebbe essere difficile. «Da pochi mesi ci sono i rilevatori volumetrici quindi abbiamo la prova provata di chi trasgredisce!» spiega furiosa. Il malcostume è generalizzato. «Io girando ho fatto intervenire più volte Acegas e polizia locale e sono fioccate multe», assicura l'assessore che ha preso nota di tutte le segnalazioni arrivate sul suo profilo Facebook. Anche in via del Lazzaretto Vecchio, segnala qualcun altro, si ripete il mistero triestino dei "scovazoni" vuoti e marciapiedi pieni. Qualcuno chiede persino le telecamere contro i triestini maleducati e incivili. «Della raccolta differenziata poi manco l'ombra. Tutti quei sacchetti dell'immondizia potrebbero essere ridotti di un terzo del volume se solo uno si impegnasse minimamente di dividere» sottolinea Roberta. La raccolta differenziata, infatti, continua a essere una pratica per pochi eletti. Gli altri buttano tutto come capita. In una foto si notano bottiglie di vetro di superalcolici "dimenticati" fuori dai cassonetti dell'indifferenziata, probabilmente da uno dei tanti locali della movida triestina. Azzardati però i paragoni con Roma. «Qui il servizio funziona, i cassonetti sono vuoti e a Roma sono pieni: la Raggi è venuta qua ad imparare», attacca Polli.

(fa. do.)

 

Chi non paga la Tari se la vede con Esatto - Va in aula il regolamento comunale che innova la materia delegando la riscossione coattiva alla società "in house"
Cittadino-contribuente-utente sta in campana. Non paghi la tassa sui rifiuti? Non saldi la retta dell'asilo o della mensa? Glissi sull'Imu? Ignori la Tasi? Pensi di fare impunemente il furbo sulle multe comminate dalla Polizia locale? La lastra del pregresso si è ispessita a quasi 100 milioni di mancati incassi e il Municipio si è spazientito. E ha deciso di mettere i proverbiali ferri in acqua, se non altro per tutelarsi.La procedura di accertamento si accorcia, perché Esatto sta per essere nominato ufficialmente croupier del Comune. Di fatto lo era già, ma le modifiche al regolamento generale delle entrate municipali, in procinto di andare in aula, conferiranno alla società pieno e autonomo mandato d'azione per quanto riguarda la riscossione coattiva. Non ci sarà più il ping-pong tra piazza Unità e piazza Sansovino, una volta che la dirigenza comunale avrà trasmesso la documentazione al suo Esatto-re (almeno otto mesi prima dello scadere del termine di decadenza/prescrizione), la macchina della controllata "in house" potrà partire implacabile, mettendo in moto la fresca task force varata reclutando un ufficiale e tre addetti. Gli articoli del regolamento, che vanno dal 47 al 55, innovano completamente la materia riscossiva, perché Esatto ottiene delega completa: funzione, gestione, organizzazione, contenzioso. Fino al recente passato ogni imposta aveva il suo iter, ma - se il Consiglio comunale dirà sì alla proposta deliberativa portata dall'assessore al Bilancio Giorgio Rossi - la procedura diventerà una sola all'insegna della semplificazione e della razionalità del percorso amministrativo. Lo strumento utilizzabile è l'unico possibile per gli enti locali: l'ingiunzione, prevista dal modernissimo Regio Decreto 639/1910. Le misure cautelari sono il fermo amministrativo e l'ipoteca. L'ingiunzione non sarà emessa se la morosità sia inferiore a 30 euro. Il debito è diluibile in rate non inferiori a 100 euro e comunque la dilazione non è concessa per importi inferiori a 200 euro. E se è già scattata la notifica del pignoramento, addio rateizzazione. Ogni tre anni Esatto deve far sapere al Comune azionista-committente l'elenco dei crediti inesigibili, che sono tali quando lo stesso Esatto ha posto in essere tutte le azioni possibili per la riscossione coattiva «senza alcun esito». Al netto del "capo secondo", la prima parte del regolamento recepisce e organizza in chiave tributaria una serie di provvedimenti-adempimenti ecc. sparsi nella normativa amministrativa. È il caso dell'autotutela, per cui il funzionario responsabile del tributo può annullare/rivedere con atto motivato i propri provvedimenti quando dal loro riesame risultino palesemente illegittimi e sussista l'interesse pubblico alla loro eliminazione. Novità sul versante dei pagamenti con l'inserimento della "piattaforma pagoPa" tra le modalità previste. Particolare attenzione all'informazione dei cittadini con apertura di sportelli in tutti i giorni feriali, con attivazione di call center, con apposita sezione dedicata ai tributi sulla Rete civica comunale.

Massimo Greco

 

 

DATI 2018 - Il Rapporto sullo stato dell'ambiente

Stamane alle 10, nella sede della Regione di piazza Unità, verrà presentato il nuovo "Rapporto sullo stato dell'ambiente in Friuli Venezia Giulia 2018", curato dall'Arpa (nella foto il direttore Luca Marchesi).

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 marzo 2018

 

 

Piazza Unità e Porto vecchio la Seleco debutta in aprile
Uffici amministrativi e commerciali allestiti al primo piano di palazzo Pitteri - Magazzino 5 in punto franco da ristrutturare in tre mesi con 7-8 mila euro
Aprile a doppia mandata per lo sbarco triestino della Seleco, il glorioso brand del televisore tricolore rispolverato dall'imprenditore romano Maurizio Pannella. Che annuncia: apertura degli uffici in piazza Unità già dal prossimo martedì 3 aprile, immediatamente dopo Pasqua, e presa in carico del magazzino 5 in Porto Vecchio, dove occorreranno alcuni mesi di lavoro restaurativo per una spesa valutata in 7-800 mila euro. Pannella è convinto che comunque in estate inizierà l'assemblaggio dei televisori. Dopo l'annuncio autunnale e la fase preparatoria invernale, sarà primavera a decretare il lancio dell'operazione "tivù" nel superstite punto franco del Porto Vecchio.Il primo trasloco riguarda l'allestimento del quartier generale nel primo piano di palazzo Pitteri, dove Seleco sarà affittuaria di Bnp Paribas, che tre anni fa ha acquistato il prestigioso immobile di fine '700 da Allianz. Si comincia - racconta Pannella - con 7-8 persone, che saranno "reclutate" a Trieste: il programma prevede che amministrazione, contabilità, marketing si concentrino nel suggestivo affaccio su piazza Unità. Le sedi di Milano e Como - ribadisce l'imprenditore - sono già state chiuse. Della serie: indietro non si torna.Il secondo atto viene messo in scena in quel dock del Porto vecchio ben visibile anche dalle Rive. Il Magazzino 5 era stato fin dal principio candidato a ospitare l'assemblaggio dei televisori, in gennaio si era pensato a una temporanea collocazione in un hangar gestito da Samer in Punto franco nuovo. Ipotesi questa venuta meno, quindi si torna al progetto originario basato sul "5", che ha bisogno - spiega Pannella - di essere rimessato con un intervento che dovrebbe durare una novantina di giorni. La concessione dell'Autorità portuale è in via di definizione e dovrebbe trattarsi di un periodo di 6 anni rinnovabile per altrettanti. L'imprenditore non vuole perdere l'intera estate lavorativa ed è convinto di riuscire a partire operativamente prima di settembre: l'assemblaggio di un apparecchio ha una durata di 6-7 minuti. Pannella non ha rinunciato all'obiettivo 2018 di fatturare 50 milioni di euro. Confermata inoltre la previsione occupazionale di cinquanta addetti: in aprile si attiveranno le procedure per la ricerca di personale, ricerca che riguarderà soprattutto manodopera femminile. Proseguono le trattative per la fornitura di componenti, non è escluso il coinvolgimento di partner turchi come Beko e Vesit: le trattative sono seguite dall'avvocato Paolo Stern. Primavera decisiva, dunque, per il decollo del progetto Seleco a Trieste. Una revanche rispetto a quanto avvenne quarant'anni fa, quando un'iniziativa analoga venne frenata dai niet dell'Amministrazione doganale. A fine 2016 il brand è stato rilevato dalla Twenty, società controllata da Pannella, che aveva in precedenza acquisito la Magnadyne. In un primo tempo sembrava che gli assemblaggi ripartissero dal vecchio sito pordenonese di Vallenoncello, poi cambio in corsa in direzione del Punto franco triestino, dove Pannella conta di conseguire in termini fiscali un vantaggio competitivo stimato nel 14%, importante per ridare una prospettiva al marchio. Sul quale è stata impostata una campagna di sponsorizzazione sportiva, che ha nella Lazio il nome più eclatante.

Massimo Greco

 

 

Meno pescherecci e nel golfo di Pirano arrivano i delfini - Il contenzioso fra Slovenia e Croazia li ha fatti giungere numerosi, attratti dal cibo abbondante che ora trovano
PIRANO - Se il contenzioso tra Slovenia e Croazia per i confini marittimi tra i due Stati scontenta e amareggia gli uomini, nell'acqua però fa felici i pesci. Non tutti ovviamente, ma i predatori, in questo caso i delfini che da qualche mese in branco stazionano nelle acque tra Pirano e Punta Salvore richiamati - come confermano anche gli studiosi - dall'inusuale presenza di pesce da poter razziare. Con l'ingombrante presenza in mare delle motovedette delle polizie di Slovenia e Croazia che in cagnesco si fronteggiano h24, proteggendo due confini diversi vista la non omogenea interpretazione data dai due Paesi agli esiti dell'oramai venticinquennale confronto, praticamente non esiste più possibilità di pescare in nero o di frodo. E anche i pescatori "regolari" hanno diminuito le proprie puntate in quell'area per evitare incidenti e salatissime multe da pagare. Chi dei confini se ne infischia bellamente sono quindi i delfini che si sono in pratica impossessati delle acque del golfo di Pirano. Ne sono stati avvistati addirittura cinquanta in una volta sola, che facevano schiumare le tranquille acque di fronte Pirano. Tra di essi anche alcuni esemplari di giganteschi tonni. E così che un vecchio pescatore sloveno impegnato a riparare alcune reti tra una sigaretta e dieci bestemmie pronuncia anche il nuovo proverbio di Pirano: «Dove litigano i pescatori, i pesci li pescano i delfini». Delfini che, come è noto, sono animali dall'intelligenza sopraffina e sono abilissimi nella pesca in branco. Come spiegano gli esperti dell'Associazione slovena per i mammiferi marini Morigenos, i delfini sollevano in gruppo il fango e la sabbia di superficie del fondo marino in modo da far uscire i pesci allo scoperto per poi mangiarseli, ma il massimo della raffinatezza sta nello spingerli con maestria nelle reti gettate dai malcapitati pescatori per poi catapultarsi contro le stesse per far razzia del pesce impigliato, ma ovviamente anche delle reti. Da qui il rosario di bestemmie del pescatore di cui sopra. Ciascun delfino ogni giorno mangia 10 chilogrammi di pesce e il branco che da due mesi staziona nel golfo di Pirano, si calcola che in questo periodo abbia mangiato mezza tonnellata di pesce al giorno e 30 tonnellate in due mesi, molto più di quanto riescono a catturare tutti i pescatori sloveni messi assieme. Ana Hace di Morigenos ha spiegato al Delo di Lubiana che si tratta di uno dei due branchi che si osservano regolarmente nell'Alto Adriatico. Nel gruppo di 30 che sono arrivati nel golfo di Pirano c'erano come minimo quattro "cuccioli" tra i nove mesi e i due anni di vita. Altri nasceranno tra qualche mese, quando le acque del mare saranno più calde e dopo una gestazione nel ventre della madre di 12 mesi. Come spiegano i pescatori, nel mare attualmente ci sono moltissime orate, suri, menole, spari, riboni, cefali e sardelle, ma in questi giorni il pescato si riduce solo a qualche chilogrammo di tutto questo ben di Dio, e mostrano desolati, ma anche molto arrabbiati le reti "bucate" dai voraci morsi dei delfini. Uno dei pescatori, Dusko Kmetec, sempre al Delo ha sostenuto che lo Stato dovrebbe rimborsare ai pescatori il danno patito, così come avviene per gli agricoltori quando il loro raccolto viene distrutto da qualche tempesta, proclamando una sorta di calamità naturale. Ma quella che per l'uomo è una calamità per la natura altro non è se non vita.

Mauro Manzin

 

 

Pola - Smaltimento rifiuti - Castion già in crisi
Evidentemente il Centro regionale per la gestione dei rifiuti di Castion nel Comune di Medolino è stato concepito sotto una cattiva stella. Dopo le contestazioni degli ambientalisti e di buona parte dell'opinione pubblica per via della sua ubicazione a un solo chilometro e mezzo dalle spiagge, quindi anni e anni di ritardi nella sua costruzione e numerosi rinvii dell'apertura avvenuta finalmente lo scorso primo maggio, affronta ora un ostacolo imprevisto fino a pochi giorni fa. Il problema riguarda lo smaltimento del prodotto secondario del trattamento dei rifiuti tramite la tecnologia Mbo, per la precisione del combustibile Rdf (refuse derived fuel) che fino a qualche giorno fa sembrava dovesse finire negli altiforni del cementificio di Valmazzinghi nell'albonese. Cementificio che però ha fatto dietro front bloccando il flusso dei rifiuti.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 marzo 2018

 

 

Il clima impazzito: fra 50 anni in regione avremo i fichi d'India - Presentato a Gorizia uno studio realizzato da Arpa-Osmer sugli effetti del riscaldamento globale dal 2071 al 2100
GORIZIA - È molto probabile che in regione avremo i fichi d'India. Proprio così: ci saranno più tratti in comune con il Meridione d'Italia che con il Nord d'Europa. Le temperature aumenteranno dai 2 ai 5 gradi, le piogge saliranno in inverno e scenderanno in estate (rimanendo stabili nel loro complesso), il livello del mare si innalzerà di qualche centimetro, la vegetazione alpina si ridurrà mentre si espanderà quella tipica delle aree mediterranee e sub-tropicali, muteranno gli ecosistemi sia terrestri sia marini con conseguenti variazioni nelle produzioni dei settori dell'agricoltura e dell'allevamento. Inoltre, diminuirà il ghiaccio sia a livello sotterraneo sia per quanto riguarda i nevai, che, nella migliore delle ipotesi, scompariranno per il 90%. Beninteso, non si tratta del riassunto di una nuova edizione dell'Apocalisse ma dei risultati di uno studio condotto tra la fine del 2016 e l'inizio di quest'anno da Arpa-Osmer sui cambiamenti climatici che interesseranno il Friuli Venezia Giulia dal 2071 al 2100. Tale studio, commissionato dalla Regione, è stato esposto ieri all'Auditorium di Gorizia (ma i suoi esiti sono anche consultabili online) in un incontro coordinato dal direttore di Arpa-Osmer Stefano Micheletti, pure coordinatore della ricerca. I fenomeni indicati potranno verificarsi in misura più o meno intensa a seconda degli interventi di mitigazione che verranno applicati. Per interventi di mitigazione si intendono tutte quelle misure aventi per obiettivo la diminuzione delle emissioni di gas serra, o, in altre parole, la riduzione dell'utilizzo di combustibili fossili. Significativi interventi di mitigazione sono ovviamente già stati eseguiti e continuano a eseguirsi (si pensi allo sviluppo del fotovoltaico) ma molti ancora si dovranno attuare. «Se guardiamo il Friuli Venezia Giulia - afferma Micheletti, di recente entrato nel Coordinamento nazionale per la meteorologia e la climatologia - l'aumento delle temperature causerà la necessità di adattamento della gran parte dei settori sociali ed economici: dal turismo alla sanità, dall'agricoltura alla produzione energetica. Ciò comporterà dei costi. E i problemi più importanti relativamente ai costi e alla diminuzione della qualità della vita a mio giudizio sono quelli legati al cambiamento del regime delle precipitazioni, specialmente alle più frequenti e più intense siccità estive, e all'innalzamento del livello del mare: quest'ultimo problema comporterà l'esigenza di alzare le dighe per evitare alluvioni sempre più numerose nelle nostre località costiere, in particolare di quelle della laguna». Ci si può consolare pensando che, in fondo, mal comune, mezzo gaudio. Nel senso che la situazione in Friuli Venezia Giulia per quanto riguarda il mutamento del clima, e, soprattutto, i suoi effetti, non è molto diversa da quella di altre parti d'Italia: alla sua radice, comunque, c'è sempre l'incremento dell'effetto serra dovuto alle emissioni dei cosiddetti gas climalteranti. Di certo, più interessata al riscaldamento climatico in regione è l'area montana. Fermo restando che le previsioni possono sempre sbagliare, «ma probabilmente non sbaglieranno di tanto - afferma ancora Micheletti - perché con l'avanzare della ricerca si affinano sempre di più tant'è vero che per il momento quelle fatte vent'anni fa si sono tutte avverate e purtroppo si sono avverate anche le più pessimistiche».

Alex Pessotto

 

«Risparmiare sui costi energetici»
Il lavoro condotto da Arpa-Osmer su mutamenti climatici nel territorio ha visto le collaborazioni delle università regionali nonché di tre enti di ricerca con sede a Trieste: il Centro internazionale di fisica teorica (Ictp), l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) e l'Istituto di Scienze Marine (Cnr_Ismar). Ieri, a Gorizia, per la sua presentazione sono intervenuti il sindaco del capoluogo isontino Rodolfo Ziberna: «Far capire ai giovani le conseguenze dei cambiamenti climatici è un primo passo per adottare comportamenti virtuosi e rispettosi dell'ambiente». Ricordando la realizzazione di un nuovo Piano energetico regionale che persegue il duplice obiettivo di potenziare il sistema energetico e di ridurre le emissioni climalteranti, l'assessore all'Ambiente Sara Vito ha invece sottolineato che «lo studio dell'Osmer consentirà di effettuare una migliore pianificazione del territorio, riducendo gli effetti negativi dei cambiamenti in atto». «Lo studio - ha ricordato il direttore generale di Arpa, Luca Marchesi - raccoglie le principali conoscenze finora prodotte sui cambiamenti climatici e, grazie alla collaborazione con l'Ictp, è stato possibile per la prima volta ottenere una stima di come potrà cambiare il clima in futuro in Friuli Venezia Giulia utilizzando le simulazioni di alcuni modelli climatici europei, che sono state "ritagliate" su misura per il territorio regionale».

(a.p.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 marzo 2018

 

 

Lo spettro delle sanzioni sul via al depuratore - Acceso l'impianto di Servola. Ma Vito e vertici AcegasApsAmga ricordano che l'infrazione resta in piedi
A Sara Vito, assessore regionale all'Ambiente, basta sfiorare il tasto di un tablet collegato con la sala controllo e via ... Tre anni di lavoro, per costruire uno dei depuratori all'avanguardia nel nostro Paese, hanno la loro consacrazione semi-ufficiale. Ieri mattina il nuovo impianto di Servola ha avviato l'esercizio provvisorio, una fase pre-operativa che lascerà presto il posto al funzionamento definitivo. Tempo due settimane, hanno garantito i vertici di AcegasApsAmga. Ma attenzione - lo ha detto la stessa Vito e lo ha ribadito il direttore generale di AcegasApsAmga Roberto Gasparetto - Trieste non è fuori dalla procedura d'infrazione avviata dalla Corte di giustizia europea nel 2009, perchè adesso ci sarà un anno di campionatura idrica raccolta da Arpa che poi la proporrà all'esame comunitario. Non solo: c'è tutto il pregresso, ovvero gli anni durante i quali ha continuato a funzionare il vecchio impianto, che scaricava a mare senza preventivo trattamento a terra. Risponderà per primo lo Stato italiano a eventuali e inauspicate sanzioni, poi a scendere i livelli istituzionali che governano il territorio. Ma qui perlomeno - dicono azienda, Comune, Regione - la risposta c'è stata, perchè questa procedura d'infrazione è assai diffusa in tutto il Vecchio Continente a perimetro Ue e sono molte le realtà che non hanno ancora ottemperato.Per questo la semi-inaugurazione di ieri ha messo tutti di buon umore. L'investimento, coperto da euroquattrini Fsc e dalla Regione, è risultato pari a 52,5 milioni. Il depuratore è il più grande della Regione e servirà 190 mila residenti, superando gli impianti attivati a Lignano (d'estate), Tolmezzo, Udine. Progettista l'ingegnere romagnolo Massimo Vienna, che aveva inserito nel curriculum l'esperienza maturata in un'analoga realizzazione Hera a Rimini. Lo ha coadiuvato l'autoctono Enrico Altran. Atmosfera giocherellona, si diceva. Il sindaco Dipiazza sventolava un cartello con scritto "riservato" e la Vito lo ha invitato a metterlo sul parabrezza, ricordando il recente sgambetto parking inferto al primo cittadino. Il presidente di Hera Tommaso Tomasi di Vignano ha detto che a Trieste torna sempre volentieri (era stato amministratore delegato di Acegas al tempo di Illy sindaco) e Dipiazza gli ha consigliato allora di venire a fare il primo cittadino. L'unico accento vagamente polemico quello di Sara Vito, che ha detto di aver trovato il dossier-depuratore coperto di ragnatele (evidentemente lasciate dalla precedente giunta Tondo). A margine Tomasi ha sottolineato il buon bilancio 2017 che la capogruppo si accinge ad approvare. Buone anche le premesse per il 2018. Importante l'impegno finanziario in termini di investimenti, per affrontare in maniera adeguata la stagione delle gare gas e rifiuti. Acquisizioni nel Nordest con AcegasApsAmga pivot? Perchè no, se emergeranno opportunità attraenti.

magr

 

 

L'accelerazione di Dipiazza sul campus nell'ex caserma - L'annuncio del sindaco. «Entro fine mese l'acquisto del complesso di via Rossetti»
Operazione da 15 milioni. Progetto e lavori con le risorse lasciate dalla Provincia
«L'acquisto dell'ex area militare di via Rossetti è imminente, spero possa verificarsi già entro la fine di questo mese. Ritengo che il prezzo dell'operazione si posizionerà attorno ai 15 milioni di euro». Roberto Dipiazza, dopo la pausa invernale, riprende l'iniziativa e accelera su uno dei più ambiziosi progetti del suo terzo mandato di sindaco: la trasformazione della quasi centenaria zona castrense, dedicata a Vittorio Emanuele III, in un campus dove concentrare gli istituti scolastici - in particolare quelli oggi ospitati nelle strutture più malmesse - laboratori, officine, impianti sportivi. Attuale proprietaria degli oltre 85 mila metri quadrati racchiusi nel vecchio perimetro militare è Cassa depositi e prestiti (Cdp). «Il Comune - prosegue il primo cittadino, che ha affrontato questo tema a margine dell'avvio del nuovo depuratore servolano - affronterà con proprie risorse l'acquisizione della caserma. Per la progettazione e per le opere sarà utilizzabile un centinaio di milioni che l'Uti giuliana ha ereditato dalla Provincia». Tempistiche e cronoprogrammi non se ne fanno, perchè secondo Dipiazza è prematuro. Comunque - lo sottolinea l'assessore all'Educazione Angela Brandi - è pronta la bozza di convenzione Uti-Comune che codifica il passaggio di consegne in materia di edilizia scolastica e di istruzione, tracciando l'iter tra il periodo transitorio dal trasferimento effettivo delle competenze. Dipiazza ricorda di aver già incontrato i dirigenti scolastici, ai quali ha anticipato la volontà dell'amministrazione. «In via prioritaria andranno in via Rossetti le scuole superiori più disastrate - riprende il sindaco - il compendio di via Rossetti si trova in buone condizioni strutturali e può essere reso agibile con lavori di restauro, non sarà necessaria una radicale riqualificazione». Un'idea questa che si sono fatta anche gli assessori e i consiglieri appartenenti alla IV e V commissione. Ieri mattina hanno svolto un sopralluogo nell'ex caserma Vittorio Emanuele III, accompagnati dai tecnici incaricati da Cdp della manutenzione della vasta proprietà. C'erano gli assessori Brandi (scuola), Lodi (lavori pubblici), Giorgi (patrimonio). Le commissioni, cui hanno partecipato una quindicina di eletti (Fi, Dipiazza, Lega, Pd, M5s, Verdi Psi), erano guidate dai presidenti Babuder e Declich. L'obiettivo era verificare l'ampiezza e l'idoneità degli spazi per ospitare istituti scolastici. Al netto del degrado da abbandono (vetri rotti, scritte, ecc.) lo stato strutturale sembra buono - testimoniano la Brandi e Babuder -, la disponibilità di larghi corridoi e delle camerate facilita la trasformazione degli edifici dall'originaria missione militare alla nuova destinazione scolastica. «Abbiamo visitato - riferisce Angela Brandi - il comando e il cosiddetto edificio-tipo, cioè la tipologia ricorrente di stabile che si sviluppa su cinque livelli, ovvero tre piani, l'interrato, il sottotetto. Il colpo d'occhio è convincente, l'area sembra prestarsi a un'operazione di vasta scala, capace di soddisfare le prospettive di crescita di alcuni dei più frequentati istituti scolastici del territorio». D'altronde - ricorda ancora la titolare della delega comunale - il compendio di via Rossetti, al tempo dell'utilizzo militare, aveva una capienza di 5 mila persone. Babuder promuove un'interazione pubblico-privata nella realizzazione di impianti sportivi multifunzionali. Gli assessori hanno ricordato che l'ex caserma nell'aprile 2012 è stata sottoposta a vincolo da parte della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, quando a palazzo Economo sedeva Giangiacomo Martinez. Una relazione di tre pagine ripercorre la vicenda ultracentenaria dell'area, dall'acquisto di "campagna Wildi" a opera del Comune avvenuta nel 1902 fino alle prime costruzioni d'epoca asburgica risalenti al 1912 e all'ultimazione nel 1926 sotto il Regno d'Italia. Come la denominazione, mantenuta anche durante l'era repubblicana, suggerisce.

Massimo Greco

 

 

«Il rigassificatore qui non ha posto»
«Riteniamo che non vi sia assolutamente spazio per un rigassificatore nel Golfo di Trieste, perchè creerebbe problemi al traffico marittimo e imporrebbe di alzare ulteriormente le misure di sicurezza nel porto di Trieste, che pure adesso è già sicuro, nonostante vengono stoccate 43 milioni di tonnellate di idrocarburi l'anno e vi è per fortuna molto traffico» ha affermato la presidente Fvg Debora Serracchiani a margine della presentazione del Progetto Namirg. Il comandante della Capitaneria di Porto Luca Sancilio ha d'altra parte reso noto che lo scalo di Trieste «ha una capacità di estinzione degli incendi superiore a qualsiasi porto del Mediterraneo». Ciò proprio in relazione alla movimentazione di greggio e alle caratteristiche geografiche del Golfo di Trieste. Tesi espressa anche dal sindaco Roberto Dipiazza: «Ero piccolo quando l'Oleodotto bruciò per un attentato ma da allora nel "nostro lago" nessun incidente di rilievo; bravi tutti gli operatori».

 

 

Un Porto più "green" grazie all'elettricità - Lo studio di un progetto pilota mirato a ridurre l'inquinamento prodotto dalle navi
TRIESTE - Non c'è solo l'industria, non c'è solo la Ferriera. Le navi che sostano nel porto di Trieste - dati dell'Arpa Fvg - producono un inquinamento atmosferico stimabile attorno al 20% del totale. Da qui l'esigenza di iniziare a delineare soluzioni per la sostenibilità energetica e ambientale che, anche in considerazione del progressivo aumento dei traffici nello scalo giuliano, possano abbattere i numeri dell'inquinamento. Una strada può essere quella dell'infrastrutturazione elettrica di parte delle banchine, il "cold ironing". L'intervento consentirebbe alle navi che stazionano in porto di allacciarsi alla rete elettrica, spegnendo i generatori di bordo e riducendo gli inquinamenti atmosferico e acustico. Di quello che potrebbe essere un progetto pilota si è parlato ieri in una giornata di studio che in Consiglio regionale, su impulso della Quarta commissione, ha riunito Autorità portuale, Consiglio superiore dei Lavori pubblici, armatori e operatori marittimi e navali ma anche Arpa e mondo scientifico e universitario. Proprio dall'Arpa è giunto il dato del 20% di inquinamento prodotto quanto a Pa10 e No2. Di qui la soluzione di un connessione elettrica a terra per le navi. Uno studio in questo senso, effettuato dall'Università, è già stato condotto analizzando costi, benefici e difficoltà dell'infrastrutturazione elettrica, fermo restando - come è stato fatto notare - che risparmi energetici sostanziali si potrebbero conseguire con la velocizzazione delle operazioni di carico e scarico. Il segretario generale dell'Autorità di sistema dell'Adriatico orientale Mario Sommariva ha precisato che l'Authority ha già avviato alcuni interventi di pianificazione sostenibile, come l'efficienza ferroviaria. Si tratta ora di capire quali forme di finanziamento europeo potrebbero essere attivate per lo sviluppo del progetto, che potrebbe partire dai moli cui approdano le rotte fisse, come quelle con la Turchia.

 

I segreti del mondo sommerso svelati alle Scuderie di Miramare
Si chiama BioMA, che sta per Biodiversitario Marino. È il nuovo museo immersivo e inclusivo dell'Area Marina protetta di Miramare dedicato, lo dice il nome stesso, alla biodiversità marina del Golfo di Trieste. Apre oggi i battenti e ospita il mondo sommerso in due stanze e trecento metri quadrati. Finanziato con 450mila euro di fondi pubblici e privati è la nuova versione del vecchio Centro visite che dal Castelletto, dov'era fino a qualche anno fa, si è spostato con una nuova versione alle Scuderie di Miramare, spazio dato in concessione per dieci anni dalla Soprintendenza Fvg al Wwf. Un museo interattivo all'insegna dell'etica, senza ricorrere dunque per forza alle specie animali vive, eccetto per una vasca, cosiddetta didattica, che contiene esseri viventi abituati, come spiega Federica Piazza dell'Area marina, ad abitare nelle aree della marea. Dal bagnasciuga lambito dalla marea alle profondità pelagiche, dalla scogliera sommersa alle praterie sottomarine, dagli anfratti rocciosi alle vaste distese sabbiose e fangose, l'itinerario subacqueo accompagna il visitatore tra ricchi diorami, alcuni pannelli (tutti rigorosamente in italiano e inglese) e alcuni focus multimediali e multisensoriali, come appunto la vasca didattica, le postazioni sonore per scoprire chi "parla" sotto alle onde o le suggestioni del mare bioluminescente. Per poi passare al piano di sopra dove vengono riportati veri e propri rifiuti marini abbandonati dall'uomo. Ecco allora che si esplorano le microplastiche e l'effetto dannoso che provocano alle nostre acque e all'ecosistema. C'è da divertirsi, perché ogni spazio è disegnato e creato a regola d'arte anche per i più piccoli. Con tanto di microscopio per confrontare, come ha raccontato Sara Firmiani della Riserva, le microplastiche attraverso i microgranuli naturali di una crema scrub e quelli in plastica di un dentifricio, e dunque capire la differenza dei prodotti, a cui dovremmo prestare più attenzione al momento dell'acquisto. Lo spazio espositivo (mostrato ieri in anteprima alla stampa) si compone anche di una moderna sala multimediale, dedicata a Barbara Camassa, giovane fotografa appassionata di fauna sottomarina, deceduta recentemente. Grazie alle liberalità offerte a Miramare in sua memoria, con l'accordo della famiglia, sono stati realizzati alcuni degli allestimenti tridimensionali. C'è uno spazio dedicato al collega deceduto Thomas De Marchi. E ancora un laboratorio didattico attrezzato, anche in questo caso dedicato al capitano Mario Bussani, appassionato naturalista e precursore dell'idea di «un parco marino e questa zona è stata la prima ad averne uno», ha detto Marizio Spoto, direttore della Riserva Marina. E infine uno spazio pensato per i più piccoli ma adattabile anche ad ospitare workshop e laboratori creativi. BioMa, realizzato in sette mesi grazie allo sforzo di tutta l'Area Marina, ha visto la partecipazione della ditta Cramer Giovanni & Figli, il Wwf Italia, ente gestore dell'area marina fin dalla sua istituzione, assieme a Wwf Oasi. Per curare il percorso museale sono stati ricostruiti ambienti e specie con minuziosa meticolosità del team di progettazione, tutto targato Wwf Oasi, mentre dietro alla realizzazione e alla posa in opera c'è la precisa ed esperta esecuzione artigianale dello studio Wild'Art di Roma, che ha curato le scenografie e gli allestimenti con oltre 200 specie di fauna e flora, di cui un centinaio in 3D e dimensioni naturale. Il risultato è il frutto di una collaborazione tra il ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (primo finanziatore con 350mila euro), e quello dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, così come della Regione. Ma a credere fin da subito al progetto è stata anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste e il Wwf stesso (in totale 100mila euro). Oggi si prevede orario continuato con visita libera gratuita per tutti dalle 10 alle 18. Domani dalle 10 alle 13 ingresso ridotto (4 euro) per la "Caccia ai tesori della Riserva". Invece al pomeriggio, due visite guidate, con partenza alle 14.30 e alle 16.30 e a seguire lo spettacolo "Biodiverso a modo mio" realizzato in collaborazione con l'Associazione Teatro Bandus grazie ad un contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.

Benedetta Moro

 

 

Muggia - Incontro pubblico sui rifiuti
Oggi alle ore 15 al bar teatro Verdi di Muggia si terrà l'incontro "La parola ai cittadini, tema: rifiuti!", promosso dai Consiglieri comunali Emanuele Romano del M5S, Roberta Tarlato di Meio Muja e Roberta Vlahov di Obiettivo Comune. Verranno raccolte e valutate le proposte dei cittadini, da condividere con i consiglieri. «Stiamo facendo il lavoro che avrebbe dovuto fare l'amministrazione in questi ultimi due anni» dichiara Romano. «Informare, ascoltare, condividere, far partecipare le persone e scegliere assieme. Abbiamo già un'idea di come dovrebbe essere la raccolta rifiuti 5 stelle a Muggia, ma come metodologia il confronto diretto con i cittadini è fondamentale».

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - VENERDI', 9 marzo 2018

 

 

Legambiente: bene la variante al PRGC del Comune di Grado che chiude con la cementificazione - (Legambiente, circolo “Ignazio Zanutto” Monfalcone)
Legambiente valuta favorevolmente l'approvazione da parte del Consiglio Comunale di Grado della "VARIANTE ALLA COMPONENTE STRUTTURALE DEL Piano Regolatore Comunale".
Il sostanziale ridimensionamento delle volumetrie nelle zone ex Cavarera (Zamparini City) e Sacca dei Moreri (Grado 3), progetti che Legambiente è impegnata ad ostacolare fin dal 2010, segna un passaggio fondamentale per chiudere definitivamente un capitolo che, con una vasta urbanizzazione, avrebbe determinato una vera e propria devastazione paesaggistica ed un enorme, immotivato, consumo di suolo.
Sulla ex Cavarera la variante prevede un intervento molto diverso dal progetto della cosiddetta “Zamparini City” e cita testualmente: "in alternativa alle attuali dense e concentrate previsioni volumetriche, una infrastrutturazione leggera preferibilmente per scopi turistico/ricettivi all’aria aperta, da realizzarsi secondo i principi di reversibilità ed integrazione ambientale".
Per quanto riguarda la Sacca dei Moreri, la variante stabilisce una drastica riduzione delle volumetrie, che verrebbero più che dimezzate. Le dimensioni gigantesche dell’intervento, complice anche la crisi edilizia, sono state considerate decisamente irrealistiche. L'intera area dovrà quindi essere soggetta ad un drastico ripensamento, si potranno aprire così nuove prospettive e potenzialità......destinazioni d’uso pertinenti al turismo, con volumetrie complessive più contenute rispetto all’attuale... una consistente quota di ricettività all’aperto, come peraltro indicato nel piano struttura.
Riteniamo quindi che le norme di salvaguardia approvate a Grado costituiscano un atto dovuto (e coraggioso) da parte dell’Amministrazione comunale di Grado, coerente con l’opposizione ad entrambi i progetti fatta da Legambiente e da Liber@ negli anni. Con questo nuovo atto, si traduce finalmente in pratica il principio, troppo spesso disatteso, del contenimento del consumo di suolo; i progetti che oggi subiscono un deciso ridimensionamento, rischiavano al contrario, di spalancare la porta alla speculazione edilizia interessata solo a costruire più metricubi possibili in tutto lo spazio disponibile, snaturando del tutto le preziose caratteristiche dell’Isola del Sole.

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 marzo 2018

 

 

Ambiente - Il depuratore di Servola comincia a funzionare
Al nuovo depuratore di Servola manca solo una lieve pressione sul pulsante d'avvio. Da oggi avanti con l'esercizio provvisorio: un momento importante che prepara l'inaugurazione ufficiale dell'impianto, che dovrebbe tenersi in maggio. Ma il lavoro è concluso: stamane alle 11.30 ne prenderanno favorevolmente atto, nel cantiere della grande struttura ambientale situato in via degli Alti Forni 9 quasi adiacente a Scalo Legnami, l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito e il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. Con loro il presidente del gruppo Hera, controllante di AcegasApsAmga, Tomaso Tommasi di Vignano e il direttore generale dell'utility giulio-friulo-padovana Roberto Gasparetto. L'annuncio dell'iniziativa sottolinea che dopo di tre anni di lavoro il depuratore è pronto per iniziare il trattamento dei reflui triestini. Con un respiro di sollievo per istituzioni e azienda: perchè stamane può finalmente iniziare l'iter per affrancare Trieste dalla procedura di infrazione comunitaria che pendeva sul vecchio impianto. L'accensione non implica automaticamente la liberazione dalle "indagini" condotte da Bruxelles, ma adesso si può documentare, a distanza di una decina d'anni da quando la Commissione Ue prese carta e penna, che la risposta è arrivata. Una risposta non dappoco. Una scheda di AcegasApsAmga riassume i numeri più importanti di un'impresa cominciata nel 2015. L'investimento totale ammonta a 52,2 milioni di euro, coperto per tre quinti da eurofondi Fsc e da un contributo pluriennale erogato dalla Regione Fvg, cui si aggiungono i proventi della tariffa. L'opera si sviluppa su una superficie di 34.500 metri quadrati ed è chiamata a servire 190 mila abitanti, poco meno di due terzi della popolazione residente nel territorio provinciale triestino. Saranno trattati dagli 80 ai 100 mila metri cubi di acqua al giorno. Un cantiere al quale ha lavorato una media di 300 addetti al giorno: la parte tecnologica dell'impianto è stata curata da Veolia e da Suez, mentre alle strutture edili ha provveduto la carpigiana Cmb. L'avventura del nuovo depuratore, come premesso, aveva avuto inizio nel 2008, quando Bruxelles rilevava l'inadeguatezza ambientale del vecchio impianto, in quanto la condotta sottomarina portava l'acqua fognaria direttamente in mare senza preventivo trattamento a terra. Il progetto, messo a punto per ovviare al pericolo dell'infrazione, è piuttosto complesso: gli ingegneri Massimo Vienna e Enrico Altran hanno predisposto un intervento multifasico su cinque passaggi. Pre-trattamento nel vecchio impianto, trattamento primario, trattamento biologico, trattamento terziario, la disinfezione. Poi l'acqua fognaria filtrata imboccherà la condotta sottomarina lunga 7,5 chilometri che scaricherà al largo. Non sarà più il mare a trattare l'acqua, perchè il lavoro sarà svolto - come abbiamo visto - sulla terraferma. AcegasApsAmga si è giovata della collaborazione fornita da Ogs. Bruxelles non si accontenterà di vedere l'opera in funzione. Si riserva un anno di campionamento, per verificare che la qualità dell'acqua a mare sia compatibile con i requisiti richiesti. La sala controllo di Servola è collegata con il centro di telecontrollo del gruppo Hera, che ha base a Forlì. Hera ha già effettuato nell'area nordadriatica due importanti realizzazioni di carattere fognario a Rimini e a Cà Nordio nel Padovano.

magr

 

Scatta l'operazione "campagne pulite" - A San Dorligo fari puntati contro il degrado: maleducazione e discariche abusive nel mirino
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Scatta l'operazione "Campagne pulite" a San Dorligo della Valle Dolina. Su iniziativa della seconda commissione consiliare, che ha competenza, fra gli altri temi, su territorio e ambiente ed è presieduta da Roberto Potocco (Pd), è iniziata un'operazione che ha come obiettivo quello di «restaurare la legalità e il decoro - si legge nel testo che accompagna l'avvio dell'intervento - laddove se ne verifichi la compromissione, in un territorio, come quello del nostro Comune, che valutiamo d'immenso valore naturale. Come ormai accertato - continua la nota - l'ambiente appare martoriato da comportamenti di cittadini, che non possiamo che definire incivili e che meritano tale classificazione a maggior ragione, perché del tutto ingiustificati. Non si riescono a trovare bisogni o esigenze reali dei proprietari delle aree interessate che giustifichino un tale modo di fare».«Il rispetto per il territorio, l'ambiente e il paesaggio è un dovere dell'intera comunità - sottolinea Potocco, che da tempo aveva in animo di avviare questo processo di rivisitazione del territorio e che si sta occupando anche delle problematiche legate ai cattivi odori, altro tema di attualità a San Dorligo della Valle - ed è quindi argomento svincolato da qualsiasi considerazione politica o partitica. Animati da questo spirito, come componenti della seconda commissione abbiamo dato avvio a un'attività di verifica e controllo del territorio. Abbiamo purtroppo individuato, già nel corso dei primi sopralluoghi baracche, roulotte e discariche, presumibilmente abusive, oltre a innumerevoli accumuli di materiale delle più svariate provenienze. Da tali rilievi è emersa la necessità di avviare tutte le attività utili a modificare questa situazione di degrado. I cittadini hanno diritti - continua il presidente della seconda commissione - ma anche doveri e tra questi ultimi è di primaria importanza quello del rispetto dell'ambiente e del paesaggio nel quale vivono e viviamo. L'operazione a questo punto può dirsi pienamente avviata - conclude - e ha lo scopo di contrastare sia i fatti illeciti, ove se ne risulti la sussistenza, sia la maleducazione dei singoli individui, fattore che compromette l'interesse di tutti».

Ugo Salvini

 

Niente turismo di massa - Brioni punta sull'ambiente
L'annuncio del ministro del Turismo Gari Cappelli: stop al progetto faraonico che prevedeva fra l'altro l'aumento dei posti letto e un golf resort di lusso
POLA - Viene cestinato il progetto dello sviluppo turistico commerciale a Brioni che prevedeva l'aumento delle capacità ricettive, l'adeguamento dell'offerta turistica e la costruzione di un moderno golf resort. Zagabria opta invece per il rilancio sostenibile, valorizzando al massimo le strutture già esistenti senza nuovi interventi sull'ambiente. E soprattutto verrà rafforzato il carattere di parco nazionale, mettendo in primo piano dunque la tutela dell'ambiente. È quanto ha dichiarato il ministro del Turismo Gari Cappelli parlando ai giornalisti allo stand dell'ente turistico croato allestito alla Borsa mondiale del turismo di Berlino. A questo punto appare chiaro - anche se nessuno lo dice- che le Isole Brioni non faranno più parte del decantato e mai decollato progetto Brioni Riviera, fortemente voluto dall'ex presidente della Regione Istriana Ivan Jakovcic. «Abbiamo abbandonato l'idea del turismo di massa - ha spiegato - per puntare alla qualità dell'offerta, in primo luogo all'innalzamento degli alberghi al rango di 5 stelle. Per quanto riguarda il golf, faremo piccoli interventi migliorativi al vecchio campo di 18 buche sul quale giocavano il Maresciallo Tito e i suoi ospiti. La nostra intenzione è di trasformare l'arcipelago in fiore all'occhiello del turismo istriano e croato in generale». Per quanto riguarda i metodi con cui procedere in questa direzione, il ministro ha spiegato che sulla piattaforma del progetto sta lavorando lui stesso accanto ai ministri Goran Maric e Tomislav Coric. «Ovviamente - ha aggiunto - intendiamo operare in perfetta sintonia con l'autonomia locale così da arrivare a una condivisione di obiettivi». È chiaro che per effettuare il salto di qualità servirà l'intervento di capitale fresco, per cui si sta pensando alla concessione che in ogni caso non verrà assegnata prima del 2020. A questo punto però emerge l'interrogativo sul tornaconto dell'investitore per un progetto pieno di vincoli e paletti da rispettare che ne limiteranno il profitto. Di certo un intervento va fatto, poiché le isole Brioni rappresentano una bellezza i cui effetti finanziari sono alquanto modesti, soprattutto se rapportati alle destinazioni simili nel Mediterraneo. Gli alberghi e le ville sull'isola di Brioni Maggiore - con un totale di 156 camere e 304 posti letto - registrano all'incirca 30.000 soggiorni all'anno, equivalenti a un incasso di 1,6 milioni di euro. A questa cifra vanno aggiunti i 2 milioni lasciati dai circa 150.000 escursionisti giornalieri e i 340.000 euro da parte dei diportisti. Troppo poco, tanto che lo Stato deve spesso intervenire per far quadrare i conti. L'approvvigionamento idrico fra l'altro è lacunoso, e non è raro che l'acqua per i servizi venga a mancare.Le isole che furono la residenza estiva di Tito e dei suoi privilegiati ospiti si rivelano dunque un patrimonio che non riesce a sostenersi finanziariamente. In passato i vari governi hanno effettuato diversi tentativi per attirare investitori stranieri, senza esito però. E neanche ora gli operatori del settore sembrano troppo ottimisti.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 marzo 2018

 

 

A2A in Fvg produce valore per 21 milioni - I numeri del bilancio di sostenibilità del gruppo energetico. Al via un concorso per favorire iniziative imprenditoriali per il turismo
MILANO - A2A presenta il primo bilancio di sostenibilità del Friuli Venezia Giulia, documento che riassume gli impegni, i risultati e i fatti del 2016 relativi alla attività della multiutility energetica sul territorio locale. I dati sono riferiti in particolare alle province di Udine e Gorizia, dove A2A è presente con le sue attività. Il valore della ricchezza distribuita dall'azienda sul territorio è stato di 21 milioni di euro nel 2016, con 5,4 milioni spesi in forniture e servizi a favore di aziende del territorio. Sul fronte della responsabilità ambientale, nell'ultimo anno considerato la società ha prodotto energia elettrica pari a quasi un terzo del fabbisogno regionale, con i suoi impianti idroelettrici (Somplago e Ampezzo) e termoelettrici (Monfalcone). Per il 18,5% si tratta di energia da fonti rinnovabili. Gli impianti idroelettrici hanno generato, nonostante le scarse precipitazioni, 503 gigawattora, beneficiando degli interventi di ottimizzazione realizzati - a partire dal 2011 - per sostituire i gruppi di generazione turbina-alternatore degli impianti di Somplago e Ampezzo. Nel 2016 sono stati rilasciati 62milioni di m3 di acqua per garantire il deflusso minimo vitale, a tutela degli ecosistemi fluviali.In parallelo è proseguita l'attività di ripopolamento della fauna ittica, in base agli accordi siglati con l'Ente Tutela Pesca della Regione Friuli Venezia Giulia. Nel corso del 2016, la centrale termoelettrica di Monfalcone ha prodotto 2.214 gigawattora. Nelle due sezioni, rimaste in servizio, sono operativi dal 1° gennaio 2016, i nuovi sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto, che hanno comportato un investimento di 25 milioni di euro. Nello stesso anno, sono state largamente inferiori ai limiti di legge, anche le emissioni medie di SO2 (-59%) e di polveri (-75%). Per quel che concerne la responsabilità sociale, l'azienda rivendica il supporto in maniera continuativa di iniziative culturali, sportive, ambientali e sociali sul territorio. Nel 2016 ha erogato 56mila euro in sponsorizzazioni e contributi ad associazioni locali. Il dialogo con la comunità si sviluppa anche attraverso l'apertura degli impianti al pubblico, che coinvolge scuole e famiglie. Nel 2016, 918 persone hanno visitato i siti produttivi di A2A sul territorio. Sono 161 i collaboratori che lavorano nelle sedi friulane di A2A, con nove nuove assunzioni nel 2016 di personale residente nel territorio. Grande attenzione viene prestata alla formazione: le ore dedicate nell'ultimo anno analizzato sono state in media 29 per dipendente, oltre il 40% in più rispetto alla media del gruppo. Intanto la multiutility lancia anche un concorso di idee "CreiAMO Fvg" con l'obiettivo di contribuire allo sviluppo sostenibile del Friuli Venezia Giulia. Un'iniziativa che tira le fila del forumAscolto Fvg di A2A tenutosi sempre a Udine lo scorso dicembre. Nell'occasione, il gruppo che si occupa di produrre e distribuire energia elettrica e gas metano, nonché di servizi ambientali si era impegnata a lanciare nell'anno in corso un progetto a supporto di iniziative imprenditoriali finalizzate allo sviluppo sostenibile del territorio. Due mesi dopo arriva quindi la "chiamata alle armi" rivolta a tutti coloro (residenti o con sede legale in regione) che vorranno proporre idee imprenditoriali per favorire il turismo sostenibile in Friuli Venezia Giulia, ad esempio attraverso iniziative come mobilità sostenibile, attività sportive e culturali, nonché servizi innovativi e digitali. Le candidature dovranno essere presentate - entro il 15 aprile - direttamente online caricando sulla piattaforma dedicata una breve presentazione del progetto, un video pitch di tre minuti e un business plan. Ai vincitori sarà garantito, oltre a un sostegno economico, un percorso di light incubation per lo sviluppo della loro idea progettuale, curato dall'incubatore certificato Impact Hub Milano.

Luigi Dell'Olio

 

 

Sul Carso - Sistemati il Sentiero Natura e il lavatoio
TRIESTE - Dalla circoscrizione di Altipiano Ovest arrivano due buone nuove per i residenti di Prosecco e Santa Croce. Grazie alla collaborazione tra il privato e il pubblico, sono stati portati a termine due importanti manutenzioni, la prima lungo il Sentiero Natura, sistemato dagli smottamenti, la seconda sul vecchio lavatoio di Santa Croce, liberato dai rovi e dagli arbusti selvatici. Protagonisti dell'intervento una squadra di operai forestali del corpo regionale, la parte pubblica, e Albino Rupel, geometra residente a Prosecco, e già da alcuni anni interessato al recupero di manufatti e servizi del proprio territorio. Il prossimo obiettivo? La ristrutturazione della torretta che sovrasta il primo pozzo di acqua potabile di Contovello.

(ma. lo.)

 

 

Consiglio regionale - Giornata di studi su porti ed energia

Una giornata di studi dedicata alla sostenibilità energetica delle aree portuali. La organizza domani a Trieste il Consiglio regionale. Punto di partenza uno studio dell'Arpa sulle azioni pilota per il porto di Trieste. L'incontro si terrà alle 17 nella Sala Tessitori in piazza Oberdan.

 

 

Ex pescheria - Aree marine protette a confronto

Un confronto dedicato alla futura creazione di un network tra le aree protette del Mar Adriatico e dello Ionio. L'appuntamento è fissato per sabato alle 10 all'Auditorium del Salone degli Incanti. I lavori della giornata di studi, intitolata "Da AdriaPan ad AdrionPan" saranno aperti da Mitja Bricelj, segretario del ministero dell'Ambiente di Slovenia.

 

 

Corso apicoltura

Corso di avviamento all'apicoltura al Padiglione V (ex Opp), alle 17. Titolo dell'incontro "Perché tutelare le specie autoctone: la nostra ape istriana".

 

 

 

 

eHABITAT.it - MERCOLEDI', 7 marzo 2018

 

 

Ecologia del desiderio, un saggio per cambiare i paradigmi dell’ambientalismo

Perché le questioni ambientali continuano a interessare soltanto sparute nicchie di ambientalisti e non diventano, invece, la priorità di governi, organi di informazione ed educatori? Perché nei discorsi della politica – la recente campagna elettorale ne è una prova – l’emergenza ambientale viene costantemente dimenticata o, nel migliore dei casi, subordinata a urgenze costruite solamente per coagulare il consenso? In sintesi perché l’ambientalismo continua a essere una nicchia all’interno di una società che ha accesso a tutte le informazioni necessarie per comprendere i rischi connessi ai cambiamenti climatici, all’inquinamento e all’esaurimento delle risorse fossili e non ? Ecologia del desiderio, il saggio del giornalista Antonio Cianciullo pubblicato di recente da Aboca, cerca di rispondere a queste domande e lo fa a ragion veduta, visto che il suo autore si occupa di temi ambientali da oltre trent’anni. Secondo l’autore, due sono le cause del mancato cambio di paradigma di fronte alla catastrofe: gli interessi economici in gioco che perpetuano l’economia dei combustibili fossili a scapito delle energie alternative e il deficit della risposta delle masse alla richiesta di un rallentamento della folle corsa ai consumi. La tesi del saggio di Cianciullo è molto chiara. Se gli ambientalisti non sono riusciti a comunicare l’urgenza di una rivoluzione ecologista la colpa è da rintracciare in un difetto della comunicazione: “Finché gli ecologisti continueranno a vendere solo paura falliranno, anche perché la paura è merce inflazionata: dal terrorismo ai nuovi flussi migratori la concorrenza non manca. E la paura dell’oggi batte quella del domani”. L’ambientalismo riesce a dialogare con una ristretta nicchia di persone informate e desiderose di confrontarsi con la complessità, ma perché i paradigmi del consumo cambino occorre che questo messaggio arrivi alle masse. Anche l’intrattenimento deve concorrere alla costruzione di un nuovo immaginario capace di evidenziare le urgenze del nostro tempo: “Per smettere di addentare in modo bulimico il pianeta non bastano i notai dei disastri, ci vogliono romanzi, film, telenovele che aiutino a costruire un immaginario quotidiano in linea con la nuova realtà, quella in cui rischiamo di finire vittime di noi stessi. E questo immaginario non può essere solo negativo, perché in mancanza di alternative convincenti una prospettiva terrorizzante viene rimossa”. Nell’incontro tenutosi alla Casa dell’Ambiente di Torino lo scorso 2 marzo Cianciullo ha sottolineato l’importanza di un cambio di registro da parte di tutti coloro che hanno l’interesse a veicolare i temi della sostenibilità ambientale: “Giornalisti e politici devono conquistare, rispettivamente, l’attenzione di lettori ed elettori e il metodo più sbrigativo e conveniente che possono utilizzare è utilizzare la paura che è un potente traino per le emozioni. Lo si è visto nel corso di questa campagna elettorale. Da troppo tempo, però, l’ambientalismo fa leva sui timori della gente, mentre dovrebbe provare a battere altre strade per diffondersi in maniera più capillare”. Secondo Cianciullo, una delle chiavi per arrivare al grande pubblico è evidenziare come l’industria fossile non sia così conveniente come ci viene fatto credere. Nell’immaginario collettivo deve delinearsi un nuovo concetto di economia: “L’ecologia del desiderio è l’approccio di chi si è stancato di vedere una lunga lista di divieti. La strategia dell’astensione e della rinuncia potevano andare bene prima, ma oggi c’è bisogno di diffondere nuovi paradigmi della produzione a un numero più ampio possibile di persone”. La cultura pop può avere un ruolo fondamentale nella costruzione di un nuovo immaginario. Il cinema è l’arte che più di ogni altra può entrare in contatto con un numero illimitato di persone: “Ogni anno, purtroppo, decine di ambientalisti vengono uccisi durante le lotte per la salvaguardia dell’ambiente. Queste sono storie che possono avere un grande impatto sul pubblico e possono portare le questioni ecologiche al di fuori delle nicchie dell’ambientalismo”. Uno dei tasti su cui occorre insistere sono i costi dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, due argomenti sui quali la politica e l’economia mettono costantemente la sordina. Ma come spiega l’economista Carlo Carraro, citato nelle ultime pagine del saggio, “il cambiamento climatico è il più importante dei problemi economici che abbiamo di fronte. Più della disoccupazione e delle crisi monetarie. Più della recessione della sostenibilità dei nostri sistemi pensionistici. Il più importante dei problemi economici, non un problema ambientale”. I numeri dei danni economici provocati dagli effetti dei cambiamenti climatici sono inequivocabili e dovrebbero costringere i governi e la grande industria a farsi due conti e a farli in fretta. Secondo Cianciullo, l’ambientalismo che si concentra sui limiti dello sviluppo “può spaventare, può vincere la gara dei calcoli previsionali, può conquistare credibilità scientifica. Ma non parla alla pancia, non muove la forza del sogno: una rivoluzione con una squadra di contabili al potere non suona convincente. Non ha un marketing vincente”. Nell’immediato la sfida dell’ambientalismo è, quindi, quella di creare una nuova narrazione capace di tenere insieme cultura, politica, economia e informazione. Proprio quello che Cianciullo riesce a fare con un libro divulgativo che si legge tutto di un fiato e riesce a fare un po’ d’ordine nel caos generato dal sovraccarico informativo in cui siamo immersi.

Davide Mazzocco

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 marzo 2018

 

 

Circolo Verdeazzurro - "La gestione degli alberi a Trieste"

Alle 18 in via Donizetti 5/A: incontro per discutere della gestione del patrimonio arboreo della città assieme a Francesco Panepinto, funzionario forestale del Servizio spazi verdi pubblici del Comune di Trieste.

 

 

Trieste lancia il Fvg nella rete green - La Regione entra nel network per lo sviluppo di pratiche ecosostenibili nelle città
La Regione Friuli Venezia Giulia ha siglato l'accordo per entrare nella rete "Green city network", promossa dalla "Fondazione Sviluppo Sostenibile" per analizzare, promuovere e sviluppare le buone pratiche ecosostenibili nelle città, le quali troppo spesso agiscono in maniera isolata. Il progetto è nato in seguito al lancio del manifesto "La città futura" per lo sviluppo della green economy e, nella sua fase sperimentale, vedrà la partecipazione delle Regioni Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia. «Abbiamo scelto di iniziare con le due regioni con la maggior sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali, ma puntiamo ad ampliare la rete a livello nazionale», ha spiegato Edoardo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile ed ex ministro dell'Ambiente, nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri nel palazzo della Regione a Trieste. Al centro del progetto "Green city Network" c'è una bozza di "linee guida" che puntano ad assicurare un'elevata qualità urbana (compresa quella architettonica), utilizzare le risorse in modo efficiente e circolare e adottare misure per contrastare il cambiamento climatico. Sulla base di queste linee guida si terrà in aprile un incontro coi Comuni della regione per chiedere un parere sulla loro possibile attuazione. «La "green economy" trasforma la sfida per la salvaguardia dell'ambiente anche in un'opportunità economica», ha dichiarato il presidente Ronchi. «Si deve pensare ad essa - ha ribadito l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito - non come a una dimensione marginale e bucolica, bensì a un settore trasversale per la strategia di sviluppo e di crescita». L'assessore Vito ha poi elencato alcune delle iniziative intraprese dalla Regione in campo di politiche ambientali, a partire dal piano per una rete d'infrastrutture per le auto elettriche fino alla battaglia contro il rischio idrogeologico, nonché il supporto al nuovo depuratore di Servola che verrà inaugurato venerdì. «Abbiamo ereditato una regione che era il fanalino di coda d'Italia riguardo all'ambiente e in cinque anni siamo riusciti a darle una svolta», ha rivendicato infine Vito.

Simone Modugno

 

 

Ricerca in Canada - L'inquinamento "controlla" Dna - Scoperto collegamento tra i geni sollecitati dallo smog e le malattie. Le morti per inquinamento
ROMA - Le sostanze inquinanti presenti nell'ambiente possono "prendere il controllo" del Dna, accendendo in questo modo alcuni geni piuttosto che altri e scatenando malattie cardiache e respiratorie. Ad indicarlo è la prima indagine basata sull'analisi del Dna di oltre mille individui. Pubblicata sulla rivista Nature Communications, la ricerca è stata condotta in Canada, dal gruppo dell'Ontario Institute for Cancer Researc. Dall'analisi del Dna raccolto da campioni di sangue, sono stati individuati gli effetti di polveri sottili, biossido di azoto e biossido di zolfo. Per il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'Università di Roma Tor Vergata: «La ricerca ci dice quanto pesa il contributo dell'ambiente sul rischio di sviluppare alcune malattie». Queste «sono la conseguenza dell'interazione tra Dna, ambiente e casualità, ma non è facile determinare il peso di ognuno dei tre fattori». Ora si può fare grazie a studi come quello condotto nel Quebec sul Dna di 1.007 persone che vivono in posti diversi: da Montreal fino alla piccola Quebec City e la regione poco urbanizzata di Saguenay-LacSaint-Jean.Non a caso è stato scelto il Quebec per studiare gli effetti dell'ambiente sul Dna. «Qui la popolazione - ha spiegato Novelli - ha un corredo genetico simile, perché discende da un piccolo gruppo di persone arrivato nel XVIII secolo». Confrontando Dna simili di individui che vivono in zone diverse, e quindi sono esposti a livelli differenti di inquinamento, i ricercatori hanno scoperto che le sostanze inquinanti influenzano l'accensione o lo spegnimento di alcuni geni aprendo la strada soprattutto a malattie cardiache e respiratorie. È stato poi scoperto che l'impatto dell'ambiente sull'attività dei geni prevale sulla predisposizione genetica al rischio di queste malattie. «L'impatto dell'ambiente sui geni - ha concluso Novelli - è paragonabile ad un vestito, che il Dna può mettere o togliere. Mentre il Dna è scritto a penna e non si può cambiare, il "vestito" è scritto a matita e si può cambiare o con farmaci, oppure cambiando ambiente e stili di vita». Secondo l'esperto, lo studio dimostra anche quanto siano importanti i progetti sul Dna delle popolazioni, come Genome Canada, alla base dell'indagine. Per questo, anche in Italia «noi genetisti invochiamo da anni il progetto Genoma Italia».

 

 

Rigassificatore, Regione in trincea - Komadina annuncia la bocciatura dello studio di impatto ambientale
FIUME - Prosegue il muro contro muro tra Regione del Quarnero e Zagabria sul progetto del rigassificatore off-shore nelle acque dell'isola di Veglia. Un progetto fortemente avversato nella Contea fiumana e caldeggiato invece dall'amministrazione statale con il sostegno di Washington e dell'Unione europea. Il governatore della Regione di Fiume, il socialdemocratico Zlatko Komadina, ha annunciato che la sua amministrazione boccerà lo Studio di impatto ambientale del terminal offshore. Un rifiuto che contribuirà ad alimentare ulteriori tensioni e proteste lungo l'asse Fiume-Zagabria, con scenari al momento imprevedibili. Komadina, nel motivare il no della Contea al documento, ha dichiarato che in riva al Quarnero si pretendono alti standard di tutela ambientale, garantiti dal progetto legato all'approntamento del rigassificatore sulla terraferma, nei pressi di Castelmuschio (Omisalj). «L'attività del rigassificatore offshore - ha concluso il governatore - potrebbe invece inquinare gravemente l'ambiente marino». Intanto prosegue fino al 18 marzo nella sede del Comune di Castelmuschio (ma anche online) la raccolta di firme contro la nave metaniera.

(a.m.)

 

 

Un punto di raccolta rifiuti davanti al castello di Muggia - L'artista Villi Bossi, proprietario del maniero: «Un'offesa a città e visitatori»
L'assessore Litteri: «Pronti a spostarlo se interferisce con l'attività turistica»
MUGGIA - Sportelli itineranti e mappatura dei punti di raccolta dei sacchetti della spazzatura dove il servizio "porta a porta" non può arrivare. Queste le ultime novità in materia di raccolta differenziata dei rifiuti a Muggia, anche se le polemiche non accennano a diminuire come denuncia il proprietario del castello di Muggia: «Il Comune ha creato un punto di raccolta dei sacchetti della spazzatura davanti all'ingresso di uno dei simboli di Muggia». Castello Incredulità e rabbia. Sono i sentimenti che contraddistinguono in questi giorni Villi Bossi, il celebre artista muggesano di fama internazionale che da diversi anni ormai risiede all'interno dello storico Castello di Muggia. Il motivo? Il Comune ha deciso di posizionare davanti all'ingresso dell'edificio simbolo della cittadina rivierasca un punto di raccolta di rifiuti. «Sono sbigottito, mi chiedo solamente come si sia potuta pensare una simile cosa. Con tutti i turisti che vengono a farci visita come si può ipotizzare di raccogliere i rifiuti proprio davanti all'entrata del Castello? È un'offesa all'immagine di Muggia e al concetto di turismo», osserva Bossi. Anche il figlio, Alberto, ha rimarcato la situazione: «Mio padre è 25 anni che si impegna gratuitamente per tenere decorosa tutta la zona attorno al maniero. Siamo davvero amareggiati». Villi Bossi si è incontrato con l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri per cercare di far cambiare idea all'amministrazione comunale. Come è andata? «Potremmo eventualmente spostare questo punto di raccolta qualora interferisca con l'attività turistica del signor Bossi», ha spiegato l'esponente della giunta Marzi che ha anche puntualizzato le modalità del sistema: «Nel centro storico i sacchi vanno esposti fuori dalla porta di casa dalle 7 alle 9 del mattino tre volte alla settimana (carta, plastica e secco residuo): entro le 9 vengono raccolti da un mezzo elettrico. Soltanto per le case alle quali il mezzo elettrico non può accedere perché ci sono scale, abbiamo individuato dei punti di raccolta ed uno di questi è vicino all'entrata del castello». Nelle calli o nelle vie in cui il servizio "porta a porta" non è disponibile, i residenti sono dunque autorizzati a utilizzare i seguenti sette punti di raccolta dei rifiuti: via della Torre (angolo calle Puccini), via Dante Alighieri (lavatoio/fontana), via Verdi (angolo corso Secundis), calle Lauri (civico 2), calle Lauri (angolo calle Monticula), calle Monticula (angolo largo Amulia) e calle Monte Albano (angolo via Verdi). Sportello Uno "sportello itinerante" sulla raccolta differenziata dei rifiuti. È questa la nuova strategia comunicativa dell'amministrazione comunale muggesana per affrontare la spinosa questione del "porta a porta". Il Comune ha formalmente calendarizzato una serie di appuntamenti informativi dedicati ai cittadini che si snoderanno nel corso di tutto il mese di marzo. «Gli incontri sono stati strutturati secondo la modalità di uno sportello informativo itinerante quotidiano, dislocato, con cadenza fissa, in una zona diversa del territorio in modo da essere il più accessibile possibile a tutti i cittadini e offrire, al contempo, a chiunque la possibilità di interfacciarsi nel giorno più confacente ai propri impegni», spiega in una nota il Comune. Ogni giorno, dalle 17 alle 19, sarà offerta la possibilità di confrontarsi sul nuovo sistema "porta a porta". Questo il calendario stilato dal Municipio: i lunedì (12, 19 e 26 marzo) a Zindis (sede della Microarea), i martedì (13, 20 e 27 marzo) a Fonderia (sede degli uffici di via di Trieste, primo piano), i mercoledì (oggi, 14, 21 e 28 marzo) nel centro cittadino (all'ufficio Urp di piazza della Repubblica) e a Santa Barbara, i giovedì (8, 15, 22 e 29) ad Aquilinia (nella segreteria della Tergestina nel palasport) e infine i venerdì (9, 16, 23 e 30) a Chiampore (alla scuola della musica). Nel mentre l'Infopoint della Net continuerà ad essere operativo nella sede dell'Urp di piazza della Repubblica ogni venerdì, dalle 10 alle 12. E per chi non riuscisse a recarsi fisicamente ai vari appuntamenti rimarrà sempre a disposizione il numero verde della Net 800520406.

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 marzo 2018

 

 

Com'e' profondo il mare di Renata Lucchi (OGS) - La ricercatrice svolge indagini sull'evoluzione dei margini continentali attraverso i carotaggi

Ora studia l'Artide - Ha grande esperienza, al suo attivo ben cinque missioni oceanografiche, di cui due come responsabile scientifico.

Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare, diceva Borges. Ed effettivamente il mare ha i suoi codici, la sua lingua e soprattutto una storia che può ricondurci a quella della Terra. Quando la passione per l'ambiente acquatico si fa scienza, qui a Trieste non si può ignorare il nome di Renata Lucchi, ricercatrice presso l'Ogs. Ha una storia articolata alle spalle: laureata a Milano, specializzata in Galles, ha poi svolto ricerca a Barcellona. Il suo campo è la Geologia marina. Ora vive e lavora a Trieste: «Non amo le città grandi - dice - Trieste ha una dimensione molto più umana rispetto alle metropoli e poi è realmente la città della scienza». All'Ogs Renata Lucchi si occupa dell'evoluzione dei margini continentali e quindi le aree di piattaforma e scarpata continentale: «Parliamo di ambiente marino con profondità dai 200 ai 1600 metri. Svolgo questa attività prevalentemente attraverso lo studio delle carote di sedimento», ovvero dei sondaggi del sottosuolo marino che contengono il record temporale di quello che è avvenuto nel punto in cui si effettua il sondaggio. «In pratica in base alle caratteristiche fisiche della composizione del luogo che io studio, posso capire quale tipo di progetto ha causato l'eventuale erosione o il trasporto. Da oltre 15 anni mi occupo dei margini polari. Quando sono rientrata dal Galles ho lavorato su progetti relativi all'Antartide mentre ora mi occupo dell'Artide». Lucchi ha fatto ben 5 campagne oceanografiche, in due aveva come responsabile scientifico. «I dati che noi produciamo, le nostre ricostruzioni, servono poi ai modellisti che li usufruiscono nei loro modelli con lo scopo di fare predizioni per il futuro». Ma il mare, appunto, è una passione che si traduce anche al di fuori del lavoro. Renata Lucchi infatti è istruttrice di nuoto, ha un brevetto di assistente bagnante, ha un brevetto Padi per fare le immersioni: «Amo però anche le altezze, non solo le profondità acquatiche. Ho seguito infatti un corso di alpinismo con il gruppo I Corvi di Mandello, tuttavia i miei hobby sono stati rallentati dalla nascita dei miei tre figli».

Mary B. Tolusso

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 5 marzo 2018

 

 

LAVORI: ACEGASAPSAMGA - Un piano acqua da 12 milioni - Tubi nuovi per 90 mila residenti

Il 2018 sarà l'anno dell'acqua. AcegasApsAmga, l'utility nordorientale (Trieste-Padova-Udine) controllata dal gruppo Hera, ha redatto il budget di stagione, che vede il ciclo idrico al primo posto negli investimenti programmati su Trieste. Il 40% delle risorse postate dalla società, per alzare la qualità dei servizi, è destinato in particolare a migliorare l'efficienza nell'erogazione dell'acqua, nella zona carsica e in una ampia porzione dell'area urbana. La distribuzione del gas, in vista anche della gara che sarà bandita entro l'estate, la riqualificazione della rete elettrica, l'ammodernamento dei mezzi e dei contenitori impiegati per tenere pulita la città completano il ventaglio degli interventi che saranno effettuati durante il corrente anno. Roberto Gasparetto, direttore generale dell'azienda e riferimento della capogruppo sul territorio, molla per un attimo gli ormeggi dalla sua proverbiale prudenza: «L'obiettivo strategico è l'eccellenza delle prestazioni. Se in questi anni abbiamo provveduto alla base preparatoria degli adempimenti, il 2018 dovrà segnare il salto di qualità». Per farlo AcegasApsAmga mette sul tavolo 30 milioni, a concludere il quadriennio di interventi iniziato nel 2015 con un impiego complessivo di circa 160 milioni di euro. I 30 milioni dell'annata saranno così ripartiti: 12 sul ciclo idrico, 10 sul gas, 6 sull'energia elettrica, 2 sull'ambiente. Sul punto più elevato del podio, come anticipato, scroscia la questione acqua. Con due operazioni-pilota. La prima, sia per i costi (2,4 milioni di euro) che per le difficoltà di esecuzione, riguarda la sostituzione della condotta di Monte Calvo, un rilievo di 454 metri non lontano dall'Area di ricerca. L'impianto approvvigiona circa 30 mila residenti: l'acqua arriva dal serbatoio di Santa Maria Maddalena e punta verso l'Altipiano. Disseta tra gli altri Padriciano, Basovizza, Conconello, Banne. Il dislivello di quasi 400 metri - spiega Gasparetto - deve essere affrontato mediante un'elevata pressione che ha finito con il logorare l'infrastruttura. L'attuale "tubone" s'inerpica in mezzo ai boschi e così ogni problema tecnico si moltiplica per due, perché manutenzioni e riparazioni sono più lunghe e difficili. E per ogni intervento bisogna chiudere l'impianto, provocando frequenti disservizi. La nuova condotta sarà invece realizzata vicino a strade praticabili, in modo tale da velocizzare l'operatività. Navigando nelle acque comunali si scende poi verso la periferia e verso il centro, dove saranno bonificate le condotte in ghisa grigia, collocate negli anni Trenta: l'anzianità delle giunzioni non giova al trasporto e alla distribuzione idrica, per cui occorre aprire numerosi cantieri e spendere 2 milioni di euro. Una vasta fascia urbana sarà interessata all'operazione, che toccherà Borgo Teresiano, Barriera Nuova, Cologna, Guardiella, zona dell'Ospedale Maggiore, Longera, Rozzol Melara. Gasparetto stima tra i 50 e i 60 mila residenti.La tubatura di ghisa grigia non è problematica solo per l'acqua, ma anche per il gas. Bisogna cambiarla. Una buona parte del lavoro sui 560 chilometri della rete cittadina è già stata fatta, nel 2018 necessiterà provvedere a una quarantina di km, finanziati con poco meno di 4 milioni di euro. In tema di energia elettrica, l'attenzione di AcegasApsAmga si concentrerà sull'area di Chiadino, dove saranno posati 4 chilometri di cavi a media tensione. Gasparetto ha chiuso la rassegna delle principali iniziative dell'annata con il comparto ambientale, che vedrà ammodernata la flotta di automezzi, la cui età media si è di molto abbassata attorno ai 4-5 anni e i cui standard sulle emissioni inquinanti sono tutti classificati Euro 6.I rapporti con il Comune, che è socio di Hera con una quota del 4,6%, sono giudicati dal direttore generale «buoni e collaborativi, come dimostrato dalla gestione del cantiere di via Carducci». Superate infine le incomprensioni sulle multe riguardanti la pulizia delle strade.

Massimo Greco

 

 

Gara dei rifiuti, parola al Consiglio di Stato
Roberto Gasparetto coglie l'occasione per un quadro generale delle iniziative e delle vertenze di maggiore rilevanza riguardo la presenza di AcegasApsAmga sul territorio. A cominciare dal Depuratore di Servola, che ha completato i lavori ed è ora sottoposto alle prove di collaudo: la più recente è stata quella ad opera delle Ferrovie dello Stato. L'accensione della macchina ambientale servolana, costata oltre 50 milioni di euro, è ritenuta imminente. Ancora attesa, invece, sulla gara da 9,3 milioni per aggiudicarsi spazzamento e raccolta dei rifiuti solidi nell'area urbana triestina: il contenzioso, acceso dalla coop romagnola Ciclat che nello scorso novembre ha prevalso davanti al Tar Fvg, è approdato in Consiglio di Stato, che non si è ancora espresso. La gara resta quindi congelata e AcegasApsAmga, in considerazione delle tempistiche decisionali della giustizia amministrativa, ha prorogato i gestori uscenti - Italspurghi e cooperativa Sole - fino al 30 aprile 2018. Ciclat aveva impugnato il bando di gara avendo contestato l'inserimento di vincoli di carattere contrattuale in tema di lavoro. Infine, Gasparetto ha preannunciato che l'esercizio 2017 dell'utility sarà esaminato dal cda, presieduto dall'avvocato Giovanni Borgna, attorno al 10 marzo. Senza entrare nel merito delle cifre, il direttore generale ha anticipato che si tratterà di un buon bilancio, con risultati «superiori alle previsioni». Al manager preme soprattutto sottolineare la sensibile diminuzione dell'indebitamento, sceso attorno ai 400 milioni.

(magr)

 

 

Rigassificatore di Veglia, sale la protesta - In pochi giorni diecimila firme per la petizione lanciata dal Comune di Castelmuschio. Manifestazione a Fiume
FIUME - Si infiamma la protesta contro il rigassificatore che il governo croato intende costruire a Castelmuschio (Omisalj), sull'isola di Veglia (Krk). Il Comune, che da settimane si oppone all'idea di un terminale galleggiante (offshore), ha lanciato una petizione che ha raggiunto in pochi giorni quota diecimila firme, mentre l'altro ieri alcune migliaia di persone hanno manifestato a Fiume, ottenendo il sostegno di diversi politici. Il progetto, che si trascina da diversi anni e che dovrebbe essere completato entro il 2019 - ha già ricevuto un finanziamento europeo - sembra dunque non fare passi avanti per quanto riguarda il gradimento da parte della popolazione ma anche delle autorità locali.«Ritengo che il progetto di costruzione di un rigassificatore galleggiante a Castelmuschio sia inaccettabile dal punto di vista giuridico, economico ed ambientale e chiedo al governo croato di rinunciare alla sua attuazione»: è questo il testo che il Comune di Castelmuschio chiede ai cittadini croati di sottoscrivere al fine di far pressione sull'esecutivo di Zagabria. Pubblicata sul sito internet del Comune stesso (omisalj.hr/peticija), la petizione ha già ottenuto il sostegno trasversale di diverse autorità locali che dall'Istria a Fiume sono scese in campo contro il terminal per il gas naturale liquido (Gnl). L'eurodeputato della Dieta democratica istriana Ivan Jakovcic, i socialdemocratici Vojko Obersnel e Zlatko Komadina, rispettivamente sindaco di Fiume e presidente della Regione litoraneo-montana (Primorsko-goranska zupanija), così come il presidente del movimento anti-sistema Zivi zid, Ivan Sincic, hanno manifestato nel fine settimana a Fiume al fianco della prima cittadina di Castelmuschio Mirela Ahmetovic, chiedendo una moratoria sulla costruzione. A creare un fronte così esteso e variopinto dal punto di vista politico è il tipo di rigassificatore che il governo croato ha in programma di realizzare a Veglia. Il terminal Gnl, che inizialmente doveva essere situato sulla terraferma, sarà invece di tipo offshore, al fine di accelerare i lavori. Definito un «progetto strategico nazionale» dall'esecutivo, il piano ha già ricevuto un finanziamento europeo di circa 100 milioni di euro con un vincolo per l'entrata in funzione dell'infrastruttura al 2020. Tuttavia, come ha ricordato di recente l'eurodeputato istriano Jakovcic, «lo studio del 2016 finanziato dalla Commissione europea ha evidenziato come la soluzione sulla terraferma sia migliore dal punto di vista tecnico, ambientale e anche in termini finanziari». Proprio per questo Jakovcic ha chiesto all'esecutivo di tornare al progetto iniziale oppure di costruire il terminal offshore in mare aperto e lontano dalla costa. Le autorità locali sono dello stesso avviso. Sabato la sindaca Ahmetovic ha chiesto al governo di «rispettare la legge croata», e il presidente della Regione litoraneo-montana Zlatko Komadina ha accusato l'esecutivo di Adnrej Plenkovic di volere «un disastro naturale» sull'isola di Veglia. L'assemblea regionale ha intanto approvato all'unanimità una risoluzione che si oppone al rigassificatore galleggiante, considerato inaccettabile dal punto di vista ambientale e insufficiente per quanto riguarda i benefici economici che dovrebbe portare. Per l'esecutivo la situazione si fa complicata, tenuto conto delle scadenze (i lavori devono iniziare quest'anno se li si vuole terminare entro il 2019) e delle pressioni geopolitiche. Washington, lo ricordiamo, ha recentemente fatto sapere di sostenere il rigassificatore di Veglia, che permetterebbe all'Unione europea di limitare la propria dipendenza energetica nei confronti della Russia

Giovanni Vale

 

 

GORIZIA - Il Giardino Viatori è pronto a mostrare i suoi gioielli
Si avvicina la primavera e quindi la riapertura del Giardino Viatori. Lo annuncia in poche righe la Fondazione Carigo (che ne è proprietaria) sul suo sito Internet. Sarà possibile visitare il Giardino da sabato 17 marzo a domenica 3 giugno, dalle 15 alle 19, con visita guidata alle 17. E ci sarà come sempre da perdersi tra le meraviglie costituite da centinaia di rododendri ed azalee, collezioni di lillà, ortensie, spiree, viburni, osmanti, peonie, rose rampicanti, pruni e meli da fiore, oltre a un centinaio di magnolie caducifoglie, l'ultimo grande amore del professor Lucio che, da sempre appassionato di botanica e giardinaggio, diede vita alla sua magnifica creatura dagli anni Settanta (attraverso un lungo, appassionato e dispendioso lavoro), in seguito all'acquisto di una collina ai margini della città, con splendida vista su Gorizia con il suo castello, l'Isonzo, il Carso e le Prealpi. Da tempo, il Giardino Viatori costituisce uno degli incanti della città, capace di attrarre non solo appassionati e curiosi del territorio, ma anche di altre regioni d'Italia e dall'estero, che rimangono a bocca aperta di fronte a tanta bellezza. La storia è nota: secondo le disposizioni testamentarie del professor Lucio Viatori, scomparso nel febbraio 2014, il Giardino passò alla Fondazione Carigo, la quale, con oneri economici che difficilmente altri avrebbero potuto sostenere, si è assunta l'impegno di conservare e valorizzare questo prezioso patrimonio nell'interesse dell'intera comunità, mantenendo vivo il progetto e l'insegnamento del suo creatore. Alle visite gratuite, che erano state introdotte già da anni dal professor Lucio, il Giardino, da quando è gestito dalla Fondazione con il supporto operativo dell'associazione "Amici del Giardino Lucio Viatori", ospita anche una serie di iniziative concertistiche e collaborazioni con le scuole. Ciò ha permesso di espandere ulteriormente la sua conoscenza attirando anche un altro tipo di pubblico. Il calendario delle iniziative di quest'anno, al momento, non è ancora stato reso noto.

Alex Pessotto

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 4 marzo 2018

 

 

Trasporti, il filobus conviene di più di quello elettrico. La lettera del giorno di Lorenzo Zivec
In relazione all'articolo apparso in data 2 marzo 2018 e relativo all'ipotesi di linea Capodistria/ Trieste mediante l'utilizzo di autobus elettrici a ricarica rapida (presumo da quello che si capisce dall'articolo), volevo aggiungere da studioso dei trasporti ecocompatibili, un paio di cose relative all'aspetto tecnico/ economico del progetto. Il costo di un tale vettore non è del 20% superiore a quello di un veicolo a gasolio ma è il doppio; molto elevati risultano pure i costi di manutenzione ed impegnativo anche lo smaltimento degli accumulatori (di rilevante impatto ambientale). Inoltre anche la eventuale istallazione di "colonnine di ricarica" lungo il percorso non è un aspetto secondario da sottovalutare, in relazione soprattutto alla potenziale utenza,tutta da verificare, della linea in oggetto. Concluderei infine citando un articolo tratto dalla Gazzetta di Parma del 1/3/2018 in cui si parla di autobus elettrici, in cui Tep che è l'azienda che gestisce il trasporto pubblico nella città emiliana conclude:"Al momento, però, l'unica tecnologia elettrica altamente affidabile è quella filoviaria, nella quale Tep ha sempre creduto. Al contrario di tante città dove la rete filoviaria è stata smantellata a partire dal primo dopoguerra, a Parma la rete è stata mantenuta e progressivamente ampliata. Certamente si tratta di un tipo di alimentazione che non si adatta a tutti i tracciati, ma laddove è utilizzabile, Tep intende senz'altro mantenerla e svilupparla, in virtù del beneficio ambientale reale (zero emissioni, zero batterie da smaltire, mezzi praticamente non soggetti ad usura) che questo genere di mobilità offre. In quest'ottica abbiamo previsto la sostituzione dei filobus attualmente in servizio sulla linea urbana 1 con 7 filobus full electric di ultima generazione".

 

«Indisciplinati». «È ingiusto generalizzare» - Polemica sul Carso fra residenti e ciclisti
È polemica sull'altipiano fra residenti e ciclisti. I primi lamentano un comportamento irrispettoso delle regole del codice della strada da parte dei tanti che, sul Carso, «pedalano in maniera indisciplinata». I secondi si sentono sottoposti a un attacco che definiscono «immeritato e che generalizza in maniera ingiusta». «Non danno la precedenza ai pedoni sulle strisce - accusano molti residenti delle tante frazioni del Carso -, pedalano affiancati in file di tre o quattro, mentre il codice prevede che si debbano sistemare in fila indiana, non rispettano i segnali di precedenza. Rappresentano un pericolo». «Rifiutiamo a priori la definizione di "ciclisti indisciplinati" - replica Federico Zadnich, coordinatore regionale Fiab, la federazione che riunisce gli amici della bicicletta - perché esistono semplicemente cittadini che utilizzano vari mezzi per muoversi, uno dei quali può essere la bicicletta. Poi chi è irrispettoso delle regole lo è sia che usi un'auto o una moto, sia che salga su una bici».

(u.s.)

 

 

Clima - Dopo le tempeste in arrivo caldo e siccita' - I dati europei confermano il riscaldamento globale.

L'estate 2018 sara' da record. E l'agricoltura e' gia' in ginocchio: i danni da neve superano i 300 milioni di euro

ROMA - Buran, l'ondata di gelo siberiano, che ha messo in ginocchio l'Italia causando disagi immani alla circolazione dei treni e non solo ha portato le temperature a un livello che da qualche anno appariva inimmaginabile, quanto meno a bassa quota. Invece la Groenlandia ha avuto ben 61 giorni con la temperatura sopra lo zero, davvero incredibile se si pensa che dal 1980 il massimo dei giorni erano stati solo 16 nel 2011. Abbiamo assistito a un inverno impensabile anche sopra l'ottantesimo parallelo che impegnerà i climatologi a studiare il fenomeno. Nell'Artico, si sono toccate temperature medie superiori di 20 gradi. Per analizzarlo ci vorrà tempo, intanto gli scienziati definiscono pazza questa situazione. Tuttavia, per tornare all'Italia i vari sotto zero percepiti lungo tutto lo Stivale non devono trarci in inganno sulla condizione climatica. Buran infatti altro non è che un evento straordinario che, tuttavia, non disturberà lo status italiano degli ultimi anni di Paese affetto da caldo anomalo e da prolungati periodi di siccità. Il 2017 si è chiuso con il riconoscimento di anno più caldo e secco degli ultimi due secoli, secondo i dati dell'Isac-Cnr (l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Centro Nazionale di Ricerca) alla luce del fatto che in ben sei mesi su 12 si è registrata una diminuzione di oltre il 50% dei rovesci medi con temperature più alte di quasi 1,5 gradi centigradi rispetto alla norma. Il 2018 - Buran a parte - non sembra essere da meno. L'avvertimento stavolta arriva dalle previsioni meteorologiche del Centro Europeo specializzato sul clima, l'Ecwmf, secondo cui nei prossimi tre mesi la temperatura sarà più calda di 1/1,5 gradi rispetto alle medie, con l'aumento base più anomalo, circa 2 gradi, che sarà percepito nel Triveneto. Le previsioni dell'Ecwmf fanno pensare quindi che anche quest'anno sarà afoso e secco, con i conseguenti danni all'agricoltura, all'ambiente e agli approvvigionamenti idrici che - purtroppo - ormai abbiamo imparato a conoscere bene. L'agricoltura soprattutto è un settore particolarmente in crisi, dal momento che non solo la siccità, ma anche queste improvvise ondate di gelo devastano letteralmente l'esito dei raccolti: secondo Coldiretti, il freddo di questi giorni ha causato danni agli agricoltori per circa 300 milioni di euro. Caldo o freddo che sia, l'agricoltura ci rimette sempre, dal momento che ancora Coldiretti stima i pesanti effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano sull'agricoltura italiana in 14 miliardi di euro di danni nell'ultimo decennio. Il cambiamento climatico dunque continua a imperversare, e si candida ad argomento clou anche del dibattito pubblico di quest'anno. Il fantasma della siccità aleggia pericoloso anche sul 2018, con l'agricoltura che non è l'unico campo che può risentirne, dal momento che la mancanza di piogge penalizzerà sicuramente l'utilizzo delle centrali idroelettriche, che vedranno la propria produzione di kilowatt/ora di energia drasticamente frenata. In termini pratici significa che le fonti rinnovabili rischieranno di essere in calo, e che quindi per soddisfare la domanda di energia elettrica del Paese si ricorrerà maggiormente alle centrali termoelettriche e a quelle a metano. Energia costosa dunque, che potrebbe in breve tempo far lievitare sensibilmente gli importi della bolletta. Occorre fare presto, quindi, a rovesciare questa situazione climatica. Bisogna ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la capacità di assorbimento dell'anidride carbonica da parte della biomassa, incentivando l'efficienza energetica e l'uso di fonti rinnovabili. Occorre poi incentivare opere quali impianti fotovoltaici ed eolici e centrali geotermiche, superando paradigmi ideologici. Sfide importanti, da affrontare stringendosi nei nostri cappotti, ma consapevoli che dovremo riporli presto nell'armadio.

Alfredo De Girolamo

 

 

Pola - Smaltimento rifiuti, parte la discarica di Castion
POLA - Dopo una lunga serie di rinvii dovuti a problemi burocratici e anche di natura tecnica, finalmente il Centro regionale per la gestione dei rifiuti di Castion nel Comune di Medolino ha iniziato a operare a tutti gli effetti e con tutti i permessi richiesti. È stata un'inaugurazione alla chetichella, senza la presenza della stampa a causa delle avverse condizioni del tempo, come spiegato dal suo direttore Darko Visnjic. Nella prima fase che durerà da 15 a 20 giorni per una questione di calibratura degli impianti verranno trattate solo 3.600 tonnellate di rifiuti, poi man mano si salirà al 30-40 per cento delle 90 mila tonnellate che rappresentano la sua capacità annuale. L'Istria però ne produce 150.000 per cui si deve puntare al massimo sulla selezione, anche nel rispetto della direttiva europea che impone il riciclaggio del 50% dei rifiuti che quindi diventerà materia prima. La tecnologia di elaborazione dei rifiuti è la cosiddetta Mbo ormai obsoleta, il che ha scatenato aspre contestazioni da parte degli ambientalisti, della popolazione e dell'opposizione politica.

(p.r.)

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - Intollerabili i rifiuti in mare

Trieste è bella, ma è trattata male. Trieste è una della più belle città del mondo, questo lo sappiamo in molti, ma allo stesso tempo ci sono alcuni passanti, triestini e non, che non hanno troppa cura di essa. Quello che mi fa impazzire, oltre a vedere l'immondizia sparsa da tutte le parte, magari nei posti più belli, quegli storici, è quello di vedere in mare, galleggiare delle bottiglie di vetro. Ma come si può, dico io, essere così maleducati, da inquinare la natura, il nostro favoloso mare con delle bottiglie ed altri oggetti sparsi. Ma queste immagini sono assurde da comprendere, spazzatura che galleggia per giorni in mare, senza mai affondare. Ci sono anche delle meduse in mare, ma non credo esse abbiano l'usanza di bere birre e lasciarle nel loro habitat. Ma si può sfregiare la nostra città in questo modo? Mettiamoci una mano sulla coscienza. Esistono delle "cose", chiamate "bottini per le immondizie ", dove la gente, guarda caso, può inserire i rifiuti, ma no, meglio bersi una birra e poi gettarla in mare, tanto il mare non è mica nostro vero?Questo mi fa impazzire, abbiamo una bella città, dobbiamo saperla rispettare e conservare per noi e per quelli che verranno. In fondo però, è solo una questione di buona educazione, voi vorreste che qualcuno vi buttasse dell'immondizia in casa vostra? No, vero, allora evitiamo di farlo con la nostra bella natura.

Igor Gherdol

 

 

Diritti, inclusione sociale e ambiente - Quanto va a rilento l'economia civile di ANTONIO CALABRÒ

L'economia mondiale s'è rimessa in moto. Il Pil (la ricchezza prodotta nei vari Paesi in beni e servizi) cresce un po' dovunque, pure in Italia (anche se dell'1,5%, meno che nel resto d'Europa, la metà del 2,9% della Germania). Eppure è difficile parlare di una vera e propria "uscita dalla crisi". Permangono gravi diseguaglianze che frenano uno sviluppo più equilibrato e sostenibile. E si va a rilento sulla strada d'una "economia civile" attenta ai diritti delle persone, all'inclusione sociale e all'ambiente. Molti sprechi, poche riforme. Guardando innanzitutto al nostro Paese, si parla pochissimo di debito pubblico, un macigno che frena i nuovi investimenti ma oscura anche il futuro delle nuove generazioni. Il tema è caro a Carlo Cottarelli, economista di rilievo internazionale, una lunga carriera al Fondo monetario internazionale e la responsabilità (dal 2013 al 2014) di commissario per la revisione della spesa pubblica: ha costituito un "Osservatorio" all'Università Cattolica di Milano e ha appena pubblicato "I sette peccati capitali dell'economia italiana" (Feltrinelli, pagg. 176, euro 15,00): evasione fiscale, corruzione, eccesso di burocrazia, lentezza della giustizia, crollo demografico, divario tra Nord e Sud, difficoltà a convivere con l'euro. Sono frutto di scarso senso del bene comune, di egoismi di territorio, famiglia, censo e corporazione, non producono buon capitale sociale indispensabile per lo sviluppo. Mali di antiche radici politiche e sociali. Ma anche tendenze ancora attuali al malgoverno e allo spreco, eliminabili con serie scelte riformatrici. Ci sono tendenze di crescita interessanti, da parte dell'industria innovativa, pure nel Mezzogiorno. E si può fare molto di più. Cosa? Lo racconta Enrico Giovannini in "L'utopia sostenibile" (Laterza, pagg. 176, euro 12,00). Economista all'Ocse, ex presidente dell'Istat ed ex ministro del Lavoro, adesso presiede l'Asvis (l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, frutto della collaborazione tra autorevoli istituzioni e fondazioni d'impresa). E scrive che bisogna investire su ambiente, salute, istruzione, acqua ed energie rinnovabili e su infrastrutture, materiali e digitali, in grado di ridurre fame, povertà, emarginazione sociale. E conflitti (abbattendo così anche i flussi di migrazione che tanto preoccupano l'Europa). Sono gli "obiettivi di sviluppo sostenibile" indicati dall'Onu, una strategia per vivere tutti meglio.È necessario "Invertire la rotta", come suggerisce il titolo dell'ultimo libro di Joseph E. Stiglitz, professore alla Columbia University e premio Nobel per l'economia 2001, pubblicato da Laterza (pagg. 85, euro 8,00) su "disuguaglianza e crescita economica". Stiglitz sostiene ancora una volta che proprio gli squilibri sociali scatenano le crisi economiche e ostacolano lo sviluppo e dunque insiste sulla necessità di politiche economiche per "maggiori investimenti pubblici", d'una "migliore governance aziendale" e di "leggi antitrust e antidiscriminazioni", di "un sistema finanziario più regolamentato", di un "rafforzamento dei diritti dei lavoratori", di "sistemi di tassazione e trasferimenti più progressivi". Insomma, "riscrivendo le regole che disciplinano l'economia di mercato secondo queste esigenze potremo ottenere una maggiore uguaglianza nella distribuzione del reddito sia prima che dopo le tasse e i trasferimenti e di conseguenze risultati economici migliori".Nella riflessione critica sull'economia un posto speciale va riservato a Richard H. Thaler, premio Nobel 2017. Lo confermano le pagine di "Misbehaving" ovvero "La nascita dell'economia comportamentale" (Einaudi, pagg. 488, euro 22,00). "Misbehaving" vuol dire, letteralmente, comportarsi in modo anomalo. E cioè muoversi fuori dagli schemi razionali che l'homo aeconomicus dovrebbe seguire, per decidere un investimento, contrarre un mutuo, scegliere cosa consumare, assecondare i propri interessi. Lo fanno in tanti, seguendo l'istinto peggiore, ripetendo errori, scatenando crisi. Bisogna allora cercare di capire meglio le fondamenta della behavioral economics, l'economia comportamentale (analizzata anni fa anche da Daniel Kahneman, anche lui Nobel) e provare a convincere banchieri ed economisti, risparmiatori e consumatori a mettere in atto comportamenti virtuosi (pagare le tasse, per esempio) nel nome di reali interessi comuni. Evitare per esempio di scaricare il peso del proprio benessere attuale sulle nuove generazioni (facendo crescere il debito pubblico). Non affidarsi a spericolate operazioni finanziarie che distruggono ricchezza e lavoro. Non cedere a egoismi di tutela di privilegi se si distruggono ambiente ed equilibri sociali. Ci sono, spiega Thaler, con grande ricchezza di aneddoti e storie, "spinte gentili" che possono indirizzare l'opinione pubblica verso comportamenti non irrazionali e invece virtuosi. E riforme da fare diventare popolari, per tenere insieme progresso tecnologico e qualità della vita per il maggior numero di persone. Scelte indispensabili, da consigliare a chi governa, ma anche a chi guida le imprese, per creare proprio nei luoghi di lavoro la consapevolezza dell'importanza di scelte responsabili. Ne va d'un migliore futuro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 3 marzo 2018

 

 

Muggia lancia un Sos sul "porta a porta"dei rifiuti - La lettera del giorno del Comitato "Muggia Sos porta a porta"
"Muggia Sos porta a porta". La maggior parte dell'opinione pubblica non ha compreso la gravità del problema che sta scatenando le proteste dei muggesani e rischia di coinvolgere anche Trieste e dintorni. Perché abbandonare la "raccolta differenziata" di tipo "stradale" per un sistema "porta a porta spinto" è un'operazione delicata e complessa: che in questo caso si sta rivelando un salto nel vuoto, per le troppe lacune e improvvisazioni. Innanzitutto, a differenza dell'attuale servizio - garantito 365 giorni all'anno - il "porta a porta" previsto funzionerà solo se il tempo è bello: perché, lo stesso gestore "sconsiglia" di depositare i contenitori in strada "in condizioni atmosferiche avverse"... senza indicare, però, l'alternativa in caso di maltempo. Risultato: con bora o pioggia intensa, le immondizie rimarranno in casa oltre i 7 giorni minimi previsti. Compreso l'umido e il "residuo secco" che prevede anche assorbenti, pannolini e pannoloni. Così, sia per i tempi di permanenza che per gli ingombranti contenitori di immondizie consegnati ai muggesani, le case rischiano di trasformarsi in "piazzole ecologiche". Come rivelano le foto, i contenitori allineati occupano una parete di quasi 3 metri e aperti arrivano a metri 1,10 in altezza: ma in quale cucina o appartamento di Muggia, Aquilinia o San Dorligo c'è tanto spazio? Anche nasconderli per non dare uno schiaffo all'estetica, è arduo. Così come depositarli in strada di sera dalle 19 alle 24 - senza chiusura ermetica e senza ancoraggi - è un rischio per la salute, un esca per gli animali e un insulto al paesaggio. Oltre che un vero e proprio lavoro da netturbino: perché questo "porta a porta" è in realtà un "da porta in strada". Tocca al cittadino, infatti, depositare ogni sera e recuperare al mattino, i contenitori sulla strada pubblica anche se distante centinaia di metri dall'ingresso di casa. Se a questo si aggiunge che non sono chiari neanche i costi del servizio, ce n'è abbastanza per pretendere chiarimenti e per favorire, nel frattempo, la "migrazione dei rifiuti" verso i cassonetti di Trieste e dintorni. Perciò chiediamo la creazione di un tavolo di lavoro dove far sentire la voce dei cittadini ed ottenere chiarimenti precisi anche rispetto alla relazione tecnica del 2014 fatta dal Servizio Ambiente e Territorio del Comune di Muggia che sconsigliava il "porta a porta spinto": scelto, invece, dalla giunta muggesana.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 2 marzo 2018

 

 

Porto Vecchio: i progetti - Alberghi, uffici e abitazioni deluxe nei cinque magazzini Greensisam
Manca soltanto un passo, dice il sindaco Roberto Dipiazza, perché il primo grande investitore estero arrivi in Porto vecchio. Nelle aspettative del Comune, infatti, la chiusura dell'accordo per la vendita dei magazzini ora in gestione a Greensisam arriverà a brevissimo. Questione di settimane se non di giorni. È un affare da 200 milioni di euro, che dovrebbe portare alla nascita di hotel fronte mare, oltre a strutture di servizi e residenziali. Assicura il sindaco: «Siamo in fase di chiusura, stiamo facendo delle riunioni fiume». Gli acquirenti in questione sono dei fondi d'investimento dell'Europa centrale, la cui precisa identità verrà svelata soltanto dopo la chiusura dell'affare. L'area della concessione Greensisam è una sorta di porta d'ingresso del Porto vecchio dalla città, cinque magazzini storici e piazzali interni che si prestano a operazioni di ogni tipo, ma che necessitano di investimenti robusti. È presto per parlare del progetto nei particolari, ma dalle anticipazioni è prevista la realizzazione di due grandi hotel sul fronte mare, mentre la parte restante dei magazzini verrà impiegata tanto per uffici quanto a scopo residenziale. Se arriverà a compimento davvero nei prossimi giorni, si tratterà della fine di un percorso iniziato tempo fa. Pierluigi Maneschi, patron di Greensisam, è più cauto del sindaco, se non addirittura scettico: «Se Dipiazza dice che lo sblocco della situazione è vicino, mi auguro che abbia ragione», commenta. «Finora le cose non sono state affatto facili. Gli investitori hanno dovuto affrontare le consuete pastoie della burocrazia italiana, che fa di tutto per impedire che un progetto venga realizzato, interpretando tutte le norme nel modo più restrittivo e nefasto». L'acquirente, precisa Maneschi, è del tutto appropriato per la riqualificazione dei cinque magazzini: «Si tratta di persone che hanno già portato a compimento con successo sei operazioni analoghe in altre parti d'Europa. Certo, là non si sono trovati davanti i bizantinismi che solo in Italia abbiamo». Al termine dell'operazione, che vedrà la società Greensisam passare in mano agli acquirenti dei magazzini, il numero uno del Molo VII manterrà comunque una partecipazione, per quanto ridotta. Nei mesi scorsi si era parlato di un forte interessamento austriaco per l'area, tanto che degli operatori erano venuti in visita in Porto vecchio. Allora Roberto Dipiazza aveva parlato del 31 dicembre 2017 come possibile data di chiusura dell'accordo. Tutto lascia intendere che si tratti della medesima trattativa, protratta in avanti di qualche mese, magari proprio per gli intoppi burocratici cui fa riferimento Maneschi. Nel dicembre scorso quest'ultimo aveva dichiarato: «Confermo che ci sono nuovi potenziali acquirenti, austriaci in particolare e supportati anche da un fondo bavarese. Ma non sono altrettanto ottimista sui tempi del passaggio di mano. Non sono state risolte le questioni delle opere di urbanizzazione e della bonifica del torrente Chiave che spettano alla parte pubblica e poi non è ancora chiaro come si potrà passare dalla concessione alla vendita». Dice oggi Dipiazza: «I 50 milioni portati da Roma stanno per venire impiegati. Al contempo portiamo avanti il lavoro per la bretella di collegamento e la rotonda. Nel frattempo si ragiona sull'Immaginario scientifico e le altre iniziative per i vari magazzini. Con l'accordo per l'area Greensisam aggiungiamo un altro tassello fondamentale al mosaico. Che ora inizia a prendere forma». Conclude il primo cittadino: «Durante il mio viaggio a Dubai nelle settimane scorse ho avuto modo di vedere una foresta di gru crescere negli Emirati arabi. La mia speranza è quella di vedere presto un'analoga foresta crescere attorno a Porto vecchio».

Giovanni Tomasin

 

 

Prende forma il park sul terrapieno - Stanziati 530 mila euro per realizzare 400 posti auto sopra i vecchi binari
«Porto 50 camion di ghiaia e faccio un mega parcheggio» annunciò il 12 maggio 2017 Roberto Dipiazza immaginando mille posti auto (poi ridimensionati a 400) sul terrapieno di Barcola. Neppure un anno dopo il progetto è diventato realtà. I 20 camion di ghiaia con cui seppellire gli storici binari del Porto Vecchio costeranno 530 mila euro. Il progetto, inserito nel piano triennale delle opere 2017-2019, sarà finanziato con 200 mila euro di contributi dell'Uti Giuliana, 150 mila di alienazione dei titoli Hera e 180 mila di avanzi di bilancio. Il 9 febbraio scorso è stata acquisita l'autorizzazione paesaggistica da parte della Soprintendenza del Fvg. La giunta ha approvato il 22 febbraio scorso il progetto esecutivo e definitivo per la «realizzazione di un'area di sosta entro l'area ferroviaria dismessa del Porto Vecchio» che si chiamerà "parcheggio Boveto". «Dalle parole ai fatti. Ora parte la gara per la realizzazione e dopo l'aggiudicazione si parte con i lavori. La soddisfazione personale è quella di aver valorizzato le tante valide professionalità interne al Comune che hanno realizzato la progettazione "in casa"» ha esultato su Facebook l'assessore all'Ambiente Luisa Polli. A firmare il progetto sono gli ingegneri Giulio Bernetti e Silvia Fonzari assieme al consulente stradale Nicola Falconetti. L'area individuata per il parcheggio, (pari a 10.400 metri quadrati) è situata all'estremo Nord del Porto Vecchio e costeggia viale Miramare dall'intersezione con via del Boveto. Si tratta di un'area ferroviaria dismessa che era di proprietà del demanio marittimo dal 1917 e passata alla città a seguito della sdemanializzazione di Porto Vecchio: all'interno sono presenti ben cinque linee di binari su traversine in legno e scambi. Il parcheggio, nelle intenzioni dell'amministrazione, dovrebbe essere a servizio delle società nautiche presenti in zona (Società velica di Barcola e Grignano, Circolo Canottieri Saturnia, Club Nautico Triestino e Canottieri Nettuno) e tornare utile «in relazione alla futura urbanizzazione del Porto Vecchio» e in occasione di particolari eventi come la Barcolana e Esof 2020. Saranno realizzati 400 stalli per autovetture (8 dei quali riservati ai disabili) e 20 stalli per camper posizionati all'estremo sud dell'area di parcheggio. In ogni caso si tratta di «un'opera provvisoria e sperimentale» da realizzare in «tempo estremamente breve e con modeste risorse finanziarie. Un parcheggio "spartano"». Solo dopo aver verificato l'efficacia del parcheggio si potrà prevedere una «possibile evoluzione della stessa opera». I tempi per l'ultimazione dei lavori previsti sono di 90 giorni dalla data di consegna. Non si potranno toccare, perché vincolati dalla Soprintendenza (che "autorizza" con "prescrizioni"), sia la storica recinzione che delimita l'area (il sindaco si è impegnato a ridipingerla e la soprintendenza auspica un «prossimo restauro») sia i binari storici presenti all'interno dell'area stessa (che saranno solo coperti da un geo- tessuto sotto un doppio strato di ghiaia di almeno 20 centimetri). Prescrive la Soprintendenza: «Gli elementi sporgenti dal suolo quali leve di scambio, respingenti, andranno smontati e conservati presso i magazzini comunali per eventuali futuri utilizzi». Così pure la parte di recinzione storica con relativa pietra che sarà rimossa per aprire un varco al parcheggio nell'area sud in aggiunta a quella prevista all'altezza dell'attuale semaforo tra viale Miramare e via del Boveto dove ha sede la Società velica di Barcola e Grignano. Il parcheggio Boveto modificherà anche la viabilità di viale Miramare che sarà ridotto a una corsia di marcia in entrambe le direzioni dovendo impegnare due corsie per l'entrata e l'uscita in direzione Trieste e Miramare. Lungo il viale è prevista pure la realizzazione di un attraversamento pedonale. Sarà anche realizzato un impianto di illuminazione con 30 punti luce a led collocati su 14 piloni di 11 metri di altezza.

(fa.do.)

 

 

Autobus elettrici fino a Capodistria - Iniziativa lanciata da Petrol Slovenia. Previsto l'utilizzo di fondi Ue e la partenza dei collegamenti tra 2020 e 2023
La ferrovia tanto dibattuta non c'è, ma fra qualche anno Trieste e Capodistria potrebbero essere collegate da una linea giornaliera di autobus elettrici. È l'iniziativa presentata ieri nel salotto azzurro del municipio dal sindaco Roberto Dipiazza e dal suo collega capodistriano Boris Popovic, assieme al presidente di Petrol Slovenia Tomaz Berlocnik. Sarà infatti la compagnia energetica slovena (posseduta al 38% dallo Stato), nota a tutti i triestini soliti far rifornimento di benzina oltre confine, a fornire il servizio. Negli ultimi anni la Petrol ha investito con forza nell'ambito delle tecnologie "verdi", sperimentando soluzioni a minore impatto ambientale rispetto alla benzina. Ha quindi elaborato un progetto per la creazione di infrastrutture (colonnine di ricarica ultraveloci e distributori) per una rete di trasporti elettrica e a gas naturale compresso (Cng) su un'area che va da Venezia a Spalato e Lubiana, includendo le principali città nel mezzo. Ha spiegato Berlocnik: «Costruiremo l'infrastruttura per un'area vasta, ma per dimostrare la validità dei mezzi elettrici abbiamo deciso di gestire anche una linea di collegamento». E la decisione è ricaduta proprio sulla tratta Trieste-Capodistria, sprovvista di collegamenti ferroviari e collocata a cavallo di un confine. Questo la rende appetibile per la ricerca di fondi europei, che potrebbero coprire il 20% dell'investimento totale. Il costo del progetto nel suo insieme sarà di 40 milioni di euro, mentre quello della linea Trieste-Capodistria è ancora da stimare: in ogni caso dovranno essere collocate almeno due colonnine di ricarica ultraveloci (probabilmente di più) il cui costo sul mercato oggi è di circa 300mila euro. Oltre a questo Petrol dovrà acquistare anche i bus elettrici, che hanno un costo del 20% superiore a quelli normali. I tempi di realizzazione? La compagnia correrà per ottenere i fondi europei (ma assicura di voler realizzare il progetto in ogni caso). Al contempo le istituzioni locali, slovene e italiane, dovranno attivarsi per ottenere i permessi dai rispettivi governi. L'inizio del prossimo decennio, secondo Berlocnik, è la stima più attendibile per il via: «Fra 2020 e 2023». Commenta Dipiazza: «Il 19 marzo prossimo verrà inaugurato il polo intermodale dell'aeroporto di Trieste. Grazie a questo, la nostra città potrebbe diventare un ponte fra Venezia e Capodistria, una volta realizzato il collegamento dei bus elettrici». Così invece Popovic: «È una bella iniziativa di Petrol, per la realizzazione della quale le istituzioni italiane e slovene non dovranno sborsare un euro. Una linea elettrica giornaliera che collega due città appartenenti a stati diversi: sarà la prima tratta elettrica transfrontaliera d'Europa». Petrol sta valutando anche la possibilità di creare delle navette di collegamento fra Trieste e il polo intermodale di Ronchi. L'incontro di ieri, con la presentazione del progetto, è stato favorito dal vecchio rapporto di amicizia che lega Fabio Scoccimarro a Popovic. Appena saputo della proposta di Petrol, il politico di FdI ha organizzato l'incontro fra i due sindaci, che hanno dato il loro "ok" al progetto.

g.tom.

 

 

Antico Caffe' San Marco - Arpaia e la "fiction" sul clima
Oggi alle 18, al San Marco, Bruno Arpaia presenta "Qualcosa, là fuori" (Guanda), il primo libro di climate fiction uscito in Italia. Il romanzo è ambientato in un mondo stravolto dal cambiamento climatico, pieno di disperati in fuga da un'Italia quasi desertificata, tra il 2070 e il 2080. Uno scenario apocalittico, accompagnato dall'emergere di fondamentalismi e dalla negazione dei diritti. «Il mio potrebbe sembrare un romanzo pessimista - dice Bruno Arpaia, - invece è pieno di speranza, di fiducia che gli esseri umani sapranno prendere la strada giusta per arrestare il surriscaldamento globale e salvare il pianeta. Dobbiamo evitare che le peggiori previsioni degli scienziati diventino realtà, che si avveri ciò che io ho immaginato nel mio romanzo, sulla base proprio dei dati scientifici». Incontro organizzato da Legambiente del Friuli Venezia Giulia, con il circolo di Trieste, nell'ambito del progetto "Comunicare il cambiamento climatico", realizzato grazie a un finanziamento regionale.

 

 

La sfida del clima impazzito - A Muggia si cambia il mondo iniziando dall'orto di casa
"Cambiamenti climatici, biodiversità e resilienza urbana e agricola" è il titolo del ciclo di incontri pubblici in programma i venerdì alle 17, in sala Millo, organizzati dal circolo di Muggia del Movimento decrescita felice. «Gli incontri - spiega il presidente, Jacopo Rothenaisler - muovono dalla considerazione che i cambiamenti climatici in atto siano un'enorme sfida ambientale, sociale ed economica, e comportino risposte urgenti. Intendiamo però uscire dalla sfera planetaria, che spesso costituisce un alibi, per calarci nella dimensione di singolo cittadino e comunità attivandoci nella protezione di ciò che ci circonda». Il movimento raggruppa quasi cento famiglie attive nel campo del biologico, degli acquisti collettivi e di varie iniziative tra cui il recupero di un sito in pieno centro storico trasformato in orto comune. «Nostre partner - riprende Rothenaisler - sono tutte le scuole muggesane: le visite all'orto che riprenderanno a primavera, rappresentano il momento più gratificante. Tutte le nostre attività mirano a introdurre nel lessico comune una parola fondamentale, resilienza, intesa come capacità di una persona, una comunità o un sistema di riprendere il proprio stato normale dopo uno shock esterno, che sarà il mantra del futuro». Nel prossimo incontro, il 9 marzo, il presidente della cooperativa agricola biologica Iris, Maurizio Gritta, parlerà di "Eventi estremi e agricoltura conseguenze e scelte di contrasto/mitigazione", il 16 l'agronoma Cristina Micheloni, presidente Aiab-Aprobio Fvg, illustrerà i temi "Agricoltura biologica, agricoltura conservativa, le buone pratiche". Il 23 marzo il naturalista Michele Codogno si soffermerà su "Agricoltura biodinamica, visione e obiettivi"; infine, il 6 aprile il docente di agronomia Marco Pasutto parlerà di "Moltiplicare la biodiversità nell'orto". Dal 17 marzo al 14 aprile, i sabati alle 15 verrà svolta una parte pratica in campo in Salita Ubaldini 2.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 1 marzo 2018

 

 

VEGLIA - Komadina riunisce i deputati della Contea per ribadire il no al rigassificatore offshore

Da Fiume e Quarnero è stato ribadito il no al rigassificatore galleggiante di fronte a Castelmuschio (Omišalj), sull’isola di Veglia. Nel capoluogo si sono incontrati il governatore della Regione litoraneo–montana, Zlatko Komadina, e i deputati della contea (socialdemocratici, Barriera umana e Most), a eccezione dei parlamentari dell'Hdz, la cui assenza però non ha stupito nessuno. Zagabria spinge per avere l'impianto offshore, appoggiato dagli Usa che vogliono limitare la presenza energetica russa in queste terre. E nello Stato croato è al potere una coalizione di centrodestra a guida Hdz. «Mi dispiace che gli esponenti Hdz non si siano presentati a questa riunione – ha detto Komadina (centrosinistra) – ci sono situazioni in cui desideri e prese di posizione dei singoli dovrebbero prevalere sulla disciplina partitica». Komadina ha ribadito che la nave metaniera non è accettabile dal punto di vista ecologico, economico ed energetico. «Ci opporremo con tutti gli strumenti legali a disposizione e, se sconfitti, pretenderemo che la nostra comunità possa avere robusti risarcimenti per le perdite che di certo saranno registrate dal settore turistico». La sindaca di Castelmuschio Mirela Ahmetović ha criticato il governo per la sua indifferenza: «Ho invitato il ministro dell'Ambiente Tomislav Coric – ha detto – a venire sabato a Fiume alla manifestazione di protesta. Purtroppo si è fatto notare per la sua arroganza, dicendo che fiumani, isolani e ambientalisti possono protestare finché vogliono e che il progetto dell’offshore prosegue».

(a.m.)

 

 

L'Italia desertificata di Bruno Arpaia
È un mondo stravolto dal cambiamento climatico, quello che Bruno Arpaia racconta nel suo ultimo romanzo Qualcosa, là fuori, uscito per Guanda nel 2016. È un mondo pieno di disperati che cercano la salvezza in Scandinavia, dove l'ambiente è ancora favorevole agli insediamenti umani, in un futuro ormai non troppo lontano. «Il mio potrebbe sembrare un romanzo pessimista - dice Bruno Arpaia, - invece è pieno di speranza, di fiducia che gli esseri umani sapranno prendere la strada giusta per arrestare il surriscaldamento globale e salvare il pianeta. Dobbiamo evitare che le peggiori previsioni degli scienziati diventino realtà, che si avveri ciò che io ho immaginato nel mio romanzo, sulla base proprio dei dati scientifici». Domani, alle 18, Arpaia sarà a Trieste, all'Antico Caffè San Marco, per un incontro organizzato da Legambiente del Friuli Venezia Giulia, con il circolo di Trieste, nell'ambito del progetto "Comunicare il cambiamento climatico", realizzato grazie a un finanziamento regionale, con l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulle evidenze e gli impatti del surriscaldamento globale in Friuli Venezia Giulia. Nel romanzo di Arpaia, Livio, il protagonista, assieme a migliaia di persone è in fuga da un'Italia quasi desertificata, in un periodo imprecisato tra il 2070 e il 2080.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 28 febbraio 2018

 

 

SEGNALAZIONI - FERRIERA - C'è un'unica soluzione per il risanamento

Un nuovo Accordo di programma, una tesi che ho ribadito al Circolo della stampa in Ferriera. L'unica soluzione agli impatti sanitari e ambientali con tempi e finanziamenti per una dismissione dell'area a caldo. Inutile insistere sulla revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale, figlia dall'Accordo di programma del 21/11/2014, dove era definito l'assetto della Ferriera: un nuovo laminatoio e la conservazione dell'area a caldo per almeno due anni secondo il dl 43/2013, che riconosceva come area di crisi complessa il territorio industriale di Trieste. Quattro sono gli Accordi di programma sottoscritti dal 2012. Il primo del 25/05 prevedeva riqualificazioni ambientali per reindustrializzare e infrastrutturare le aree comprese nel Sin di Trieste. Il secondo del gennaio 2014 disciplinava gli interventi di riqualificazione delle attività industriali e portuali e del recupero ambientale dell'area di crisi complessa di Trieste. Art.10: le parti concordano sulla necessità di realizzare sul sito della Ferriera interventi di riconversione industriale che consentano di conseguire gli obiettivi di attrazione e insediamento di nuove iniziative industriali in grado di assicurare prospettive di stabile e duratura occupazione, nonché di modernizzazione e innovazione delle attività produttive e dei prodotti in termini di sostenibilità ambientale, come indicato nel Protocollo d'intesa del marzo 2012. Fu sottoscritto dagli enti locali, associazioni imprenditoriali e sindacati per una riconversione industriale attraverso nuove iniziative imprenditoriali, puntando ad attività ad alta concentrazione di manodopera e ad alto valore aggiunto d'innovazione tecnologa. Modernizzazione e innovazione delle attività produttive e dei prodotti in termini di sostenibilità ambientale e di green economy. Nell'Adp del 21/11/2014 il quadro cambia. Arriva Arvedi, continua l'attività dell'area a caldo ma lo stesso imprenditore nel Piano industriale e finanziario prevede la possibile dismissione della cokeria e la riconversione dell'area in retroportuale multipurpose. L'ultimo Adp del 27/07/2017 riguarda il Progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell'area di crisi complessa di Trieste di Invitalia. Un nuovo Accordo di programma, visto il quadro in forte evoluzione delle attività portuali con possibili insediamenti produttivi anche in free zone, è la cosa più logica che si possa immaginare.

Lino Santoro - Legambiente

 

 

«Il porta a porta  è la soluzione migliore per i muggesani» - Il sindaco Marzi: «Abbiamo fatto delle scelte che potranno dare vantaggi nel medio e lungo periodo alla nostra città»
MUGGIA - I muggesani non sono stati in grado di effettuare con rendimento soddisfacente la raccolta differenziata dei rifiuti tramite i bidoni stradali. È questa la spiegazione per cui la Giunta Marzi ha deciso di puntare diritto al "porta a porta spinto", facendo carta straccia della relazione datata aprile 2014 in cui il responsabile del Servizio Ambiente Territorio e Coordinamento grandi interventi del Comune di Muggia, fornendo tre diverse opzioni disponibili per impostare il nuovo appalto di servizio per la gestione dei rifiuti urbani, consigliò caldamente di optare per un servizio "misto stradale-domiciliare (porta a porta)" evitando così di tenere i bidoni in casa. «Il sistema proposto si compone di isole ecologiche stradali formate da due bidoni da 240 litri, uno per il vetro e uno per il rifiuto umido, un contenitore da 1100 litri (3200 vicino al centro storico) per la carta, con feritoia e coperchio bloccato, un dispenser con sacchetti per deiezioni canine vicino ai cestini, due cassonetti da 1100 litri, uno dedicato ai pannolini e ai pannoloni, uno con blocco per il secco residuo nell'area del centro e infine sacchi semitrasparenti da 70 litri per il secco residuo che verrà esposto dai residenti e ritirato una volta alla settimana». Era questa la proposta tecnica fatta dal capo ufficio Ambiente di Muggia allegata all'atto del Comune di Muggia dell'assunzione di una partecipazione di minoranza nella società Net Spa avvenuta nel 2015. «Tale sistema consente di mantenere una semplicità di utilizzo per l'utente che può conferire 24 ore su 24 le frazioni differenziate e il rifiuto organico, principale causa di odori molesti e formazioni di percolato e nel contempo incentiva, mediante l'asporto singolo settimanale, la formazione corretta del "residuo secco", parte in realtà residuale e minima del rifiuto domestico». E infine: «Tale sistema misto consente di mantenere la comodità di poter conferire le frazioni differenziate, compreso il rifiuto umido, in qualsiasi momento ed evitare problematiche legate alla presenza di molti contenitori e al permanere di rifiuti, soprattutto organici, nelle abitazioni e nei pubblici esercizi». Un sistema misto stradale-domiciliare, insomma, che in alcuni Comuni della regione ha prodotto livelli di raccolta differenziata superiori al 75%. Il progetto di un "porta a porta morbido" è stato però rifiutato. «Più o meno condivisibili che siano, l'Amministrazione ha cercato di fare le scelte migliori per i propri concittadini, evitando magari quelle più facili nel breve termine come il suggerito "far finta di nulla". Avremmo potuto vivere alla giornata o scegliere opzioni che forse avrebbero scosso meno i cittadini? Certo, ma abbiamo preferito fare delle scelte che, a costo di essere ora per qualcuno meno amabili, potranno dare maggiori vantaggi nel medio e lungo periodo alla nostra città». Così il sindaco di Muggia Laura Marzi spiega il perché del cambio di rotta da parte della propria Giunta che ha deciso di proprio pugno di puntare al "porta a porta spinto". «Il metodo stradale a Muggia ha comportato che non solo non siamo mai riusciti, come ci impone la vigente normativa, a raggiungere la percentuale del 65% di rifiuti raccolti in modo differenziato, ma che la nostra quota di differenziazione da anni si attesta intorno al 47% e che la produzione pro-capite di rifiuti muggesana cresca costantemente». Per Marzi «a Muggia sono già dislocati diversi tipi di cassonetti stradali che, se fossero stati usati in modo corretto, avrebbero potuto dare risposte concrete sulla raccolta differenziata. Purtroppo, per quanto a Muggia ci sia chi la differenziata la fa da anni, ci sono anche molti concittadini che o non la fanno proprio o, nei casi limite, riescono anche a compiere grandi "sbagli" di differenziazione». Secondo i dati forniti dal Municipio nell'indifferenziata si trovano tali percentuali: 32% di organico, 16% carta, 16% plastica, 4% metalli, 5% tessili, 4% vetro e poi pile e medicinali scaduti. Per la Giunta Marzi, dunque, nessun ripensamento, nemmeno tenendo conto della petizione popolare apartitica con oltre 1900 firme raccolte dai comitati "Muggia sicura" e "Mamme" di Muggia. La strada del "porta e porta" è oramai presa. Dopodomani l'inizio sperimentale per i "volontari" che vorranno iniziare a cimentarsi. Da aprile la partenza obbligatoria, per tutti i cittadini.

Riccardo Tosques

 

La raccolta firme - Una Commissione trasparenza

Sono 1.932 le firme raccolte nella petizione per bloccare l'avvio del porta a porta. Per analizzare la richiesta dei cittadini il consigliere Roberta Tarlao (Meio Muja) ha chiesto la riunione di una Commissione trasparenza.la raccolta differenziata

 

La convocazione del Consiglio

La convocazione di un Consiglio comunale straordinario aperto ai cittadini per parlare della raccolta differenziata. Questa la richiesta di tutti e sei i partiti di opposizione. Il Consiglio dovrà riunirsi entro venti giorni.
 

L'incontro pubblico - I retroscena della gestione

Un incontro pubblico per spiegare i retroscena sulla gestione dei rifiuti. Questo il tema dell'incontro pubblico previsto per oggi alle 17 nella sala "Millo" indetto da Dpm-Forza Muggia, Lega Nord e Fratelli d'Italia.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 27 febbraio 2018

 

 

San Dorligo, confronto sulla questione odori - Vertice fra Regione e Comune. Sul tavolo anche lavori pubblici e Imu legata alle attività produttive
SAN DORLIGO DELLA VALLE -  La deroga concessa dal governo all'area carsica del Friuli Venezia Giulia per l'ampliamento delle quote di terreni ad uso agricolo, gli interventi di edilizia scolastica, i lavori di ristrutturazione del teatro comunale e la gestione, in collaborazione con l'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente (Arpa), della questione ambientale legata alla presenza dei serbatoi della Siot - Società italiana per l'oleodotto transalpino sono i principali temi affrontati ieri, a San Dorligo della Valle, nel corso di un incontro tra la giunta comunale guidata dal sindaco Sandy Klun e l'amministrazione regionale rappresentata dalla presidente Fvg Debora Serracchiani. In merito all'ampliamento dei limiti previsti per le dimensioni delle aree ad uso agricolo, è stato sottolineato con soddisfazione dal Comune come questo provvedimento statale vada incontro alla specificità del territorio carsico e favorisca le produzioni locali d'eccellenza, in particolare quelle legate al vitivinicolo e all'olio d'oliva. Sul fronte dei lavori pubblici, è stata ricordata l'importante opera di ristrutturazione del tetto del teatro comunale (250 posti di capienza): lavori eseguiti grazie a uno stanziamento regionale di 70mila euro che garantiranno la fruibilità della struttura. Inoltre è in attuazione un intervento di bonifica dall'amianto che coinvolge un edificio scolastico. La prossimità del territorio al terminale marino dell'oleodotto che da Trieste fornisce il Centro Europa e il disagio legato in particolare all'odore causato da questo tipo di attività sono al centro di un tavolo permanente dove il Comune si confronta con l'Arpa e l'azienda per individuare delle soluzioni che attenuino l'impatto ambientale e i miasmi, dovuti al tipo di greggio di origine caucasica ricco di zolfo. Ma la presenza nel comune di San Dorligo di due importanti insediamenti industriali, come Wärtsilä e la stessa Siot, non determina delle ricadute fiscali a favore della municipalità. In tal senso, il Comune ha sollecitato la Regione a promuovere un intervento a livello statale affinché il gettito dell'Imu per le attività produttive riservi una quota destinata agli enti locali. La giunta comunale ha poi chiesto alla Regione lo stato del procedimento riguardante il rigassificatore di Zaule, per il quale, come ribadito dalla stessa amministrazione regionale, l'esecutivo del Fvg ha espresso formalmente attraverso una delibera la mancata intesa per la realizzazione dello stabilimento.

 

 

Vertice Bers, Sofia rilancia l'idea del nucleare regionale
Il premier bulgaro chiede ai Paesi balcanici non ancora nell'Unione europea di cofinanziare il progetto della già contestata centrale a Belene sul Danubio
BELGRADO - Via libera a grandi investimenti in infrastrutture. Ma anche petizioni inaspettate per controversi progetti. Come quelli di una centrale nucleare, sul suolo bulgaro, ma "aperta" a tutti i Balcani. Sono alcuni dei risultati del Western Balkans Investment Summit, forum annuale organizzato dalla Banca europea per la ricostruzione allo sviluppo (Bers) in quel di Londra, ospiti d'onore i sei premier dei Paesi balcanici ancora fuori dall'Ue. Londra dove ieri a giocare un ruolo da protagonista è stato però Boyko Borisov, primo ministro della Bulgaria, a rappresentare il Paese che al momento detiene la presidenza semestrale del Consiglio Ue. Borisov che ha rilanciato un progetto che sembrava ormai tramontato, quello della centrale nucleare di Belene.Belene, lo ricordiamo, è un sogno mai realizzato e in passato duramente criticato anche dagli ambientalisti. Nel 2008 Sofia aveva siglato un'intesa con i russi di Atomstroyexport per l'impianto da 2.000 Mw, sulle sponde del Danubio, per poi abbandonare il progetto nel 2013, per contrasti sui costi e incapacità di trovare un investitore strategico, lasciando come eredità un procedimento alla Corte di arbitrato di Ginevra. Belene potrebbe però ritornare d'attualità: è la "bomba" lanciata da Borisov, che ha ricordato ai premier balcanici che a Sofia «abbiamo due reattori nucleari nuovi» di zecca, quelli acquistati dalla Russia «per quattro miliardi». E mai usati, che sono di fatto «ancora nei loro contenitori», dai sigilli intatti. Perché allora «non pensare a un finanziamento comune con diverse percentuali», ha detto guardando i suoi omologhi seduti accanto, per avviare «un progetto balcanico» comune, utilizzando quei due reattori, «da collegare alla rete»? Potrebbe essere quella la via per «assicurare energia» a una regione con economie e industrie di nuovo in crescita e per questo affamate di elettricità, ha aggiunto Borisov, suggerendo poi il coinvolgimento nel finanziamento del progetto «della Bers e della Commissione» europea. Sogno che farà molto discutere, quello di Borisov. E che ora dovrà passare al vaglio della realtà, con la verifica dell'interesse dei Paesi confinanti e di Ue e Bers. Che, ieri, ha dato invece luce verde a cospicui contributi per una «massiccia espansione delle autostrade» in entrambe le entità in Bosnia. Si tratta di «oltre 700 milioni di euro» per il periodo 2018-2020, ha specificato una nota della banca, sbloccati dalla firma di un memorandum a Londra, finanziamenti importantissimi per «l'integrazione» del Paese balcanico e per «rafforzare i collegamenti con l'Europa occidentale», oltre che per la «convergenza economica» di una nazione che, sul lungo periodo, mira all'adesione nell'Ue. Seicento milioni è invece il valore dei progetti infrastrutturali sottoposti dal Kosovo all'attenzione di Bers e investitori, mentre il Montenegro ha posto l'accento al summit sull'importanza dei futuri "corridoi" stradali veloci e del gas nell'Adriatico, la Serbia sull'importanza dei collegamenti, di tutti i tipi, per abbattere le tensioni. Al Summit è stata presentata ufficialmente anche una piattaforma regionale online (www.investinsee.com) per attrarre investimenti nei Balcani extra-Ue, sviluppata dalla Chamber Investment Forum, organismo lanciato al vertice di Trieste per collegare le Camere di commercio di Albania, Serbia, Bosnia, Montenegro, Macedonia e Kosovo.

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 26 febbraio 2018

 

 

Cambia la società per il "porta a porta" dei rifiuti a Muggia - La Net Spa affida alla Sager Srl il servizio di raccolta - Un avvicendamento in corsa ancora prima di iniziare

MUGGIA - La Net Spa ha affidato alla Sager Srl il servizio di raccolta e asporto dei rifiuti urbani assimilati, indifferenziati e differenziati, e dei rifiuti conferiti nel centro di raccolta di Vignano, prodotti sul territorio del comune di Muggia. Cambio in corsa, ancora prima di iniziare, dunque, nella complessa questione del “porta a porta” rivierasco. La Net, società di Udine a totale partecipazione pubblica a cui dal 2015 il Comune di Muggia ha affidato la gestione del servizio di rifiuti, ha optato in qualità di stazione appaltante l’affidamento del servizio alla Sager di San Giovanni al Natisone. Dalla base d’asta iniziale pari a 800 mila euro (annui), dopo un ribasso pari al 27,01%, il servizio è stato affidato a 583 mila 920 euro. Quale sarà dunque la redistribuzione prevista dei 216 mila euro frutto del ribasso d’asta? «Non vi sarà alcun “regalo” alla Net che, inoltre, proprio in quanto società pubblica non può distribuire utili ai soci e che deve, invece, reinvestire gli eventuali “guadagni” impiegandoli nel miglioramento dei propri impianti o riducendo le tariffe applicate ai comuni», spiega il sindaco di Muggia Laura Marzi. Nello specifico gli 800 mila euro sono «puramente la base d’asta su cui la Net ha costruito la gara d’appalto mentre, nel quantificare il costo del servizio richiesto al Comune di Muggia – puntualizza Marzi – la Net ha invece già tenuto conto del “vero” costo del servizio posto in essere a Muggia». I 216 mila euro d’avanzo, quindi, «non esistono». Il Comune di Muggia riconoscerà dunque alla Net la cifra di 583 mila 920 euro, costituente il costo effettivo dell’appalto in questione «che è la voce principale che compone il costo complessivo del servizio prestato e del costo del servizio riconosciuto alla Net». Dalla procedura di gara è emerso poi che il ribasso d’asta della Sager è stato pari a quasi al 10% in più rispetto alla seconda ditta arrivata in graduatoria. Il Comune non teme che questo ribasso così ampio pari a quasi un terzo della cifra iniziale possa ricadere sulla qualità del servizio? Marzi è serena: «Per quanto attiene al ribasso e alla sua entità la Net deve attenersi e rispettare, in quanto società partecipata pubblica, le disposizioni di legge sulle modalità di aggiudicazione della gara e nello specifico sui criteri da applicare nella valutazione delle offerte e dei possibili ribassi. Nel momento in cui Net ha proceduto nell’aggiudicazione della gara si deve ritenere che tutte le verifiche effettuate abbiano dato esito positivo». Il Comune di Muggia, che va precisato, «ha rapporto esclusivamente con la Net», comunque «vigilerà e verificherà che siano costantemente rispettati gli obblighi contrattuali nei suo confronti – promette Marzi – e che il servizio fornito alla cittadinanza rispetti gli standard previsti». Rimane però da capire perché da un mese i muggesani si stiano rapportando con i tecnici e personale della Net. Perché non rapportarli da subito con l’azienda e con le persone che in effetti opereranno sul campo? «È Net l’ente gestore del servizio per conto del Comune ed è la stessa Net a rispondere di eventuali disservizi alla cittadinanza e al Comune», sentenzia Marzi. In parole semplici: la Sager sarà il braccio operativo attraverso cui la Net, a partire dal primo marzo svolgerà il “porta a porta”, fermo restando che i cassonetti stradali rimarranno a disposizione dei cittadini sino al primo aprile.

Riccardo Tosques

 

MUGGIA - In Comune le firme per dire no al progetto

Verranno consegnate oggi in Comune le circa 1.800 firme raccolte tra i cittadini muggesani per dire "no" al sistema di raccolta dei rifiuti porta a porta scelto dall'amministrazione Marzi. La petizione popolare apartitica, promossa dalla coalizione venutasi a creare tra il comitato "Muggia sicura" e il comitato "Mamme" di Muggia, ha espresso l'inadeguatezza di questo sistema. La coalizione dei due comitati, che chiede alla Giunta comunale di bloccare e rivedere la scelta adottata, ha trovato sostegno anche da parte di altre associazioni che già si sono dette contrarie a questa tipologia di "porta a porta". Tra queste anche Federconsumatori che a partire da domani riaprirà uno sportello a Muggia in via Mazzini (9.30-11, ogni martedì e giovedì) per rapportarsi con i cittadini anche sulle problematiche inerenti il servizio dei rifiuti. Da ricordare infine che la petizione popolare che oggi verrà protocollata in Comune, pur rimanendo assolutamente apartitica, ha ricevuto il plauso e il consenso esterno da parte di tutti i partiti che compongono l'opposizione nel Consiglio comunale di Muggia.

(r.tosq.)

 

 

Vienna contro l'Ue per la centrale nucleare - Nel mirino del governo il controverso progetto di modernizzazione dell'impianto ungherese di Paks
TRIESTE - Guerra a tutto campo, contro l'energia nucleare a un tiro di scoppio dal proprio confine. È quella dichiarata dalla vicina Austria, Paese storicamente contrario all'elettricità prodotta dall'atomo, sempre più in trincea contro il controverso progetto di modernizzazione ed espansione della centrale nucleare ungherese di Paks. Da realizzare attraverso un finanziamento da Mosca, di dieci miliardi di euro, per due nuovi reattori. Ampliamento che ha avuto luce verde, dopo approfondite analisi, anche dall'Unione europea, ma che non piace affatto a Vienna. Che ha annunciato nei giorni scorsi di aver presentato il più volte annunciato ricorso alla Corte di giustizia dell'Ue contro l'ok al progetto deciso da Bruxelles nel marzo dell'anno scorso. La Commissione aveva valutato che le sovvenzioni dello Stato magiaro all'impianto non distorcono il mercato energetico. A confermare il passo è stata la ministra austriaca Elisabeth Köstinger, che ha ricordato che l'Austria «è sempre stata un Paese che in maniera veemente si è battuta contro l'energia atomica». E anche ora, nel caso Paks II, si è trovata «obbligata» a prendersi la responsabilità di combattere una «battaglia di Davide contro Golia», a favore «della nostra natura, del nostro ambiente e del nostro paesaggio unico». Poi, la promessa-minaccia: «Non retrocederemo di un centimetro da questa linea», perché «l'energia atomica non ha spazio in Europa». Battaglia che ora si sposterà alla Corte di giustizia, dove la Commissione «difenderà la sua decisione» relativa a Paks del marzo 2017, ha confermato un portavoce dell'Ue, citato dall'agenzia Reuters. In precedenza, il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, aveva assicurato che Budapest ha «le carte in regola» per la costruzione della centrale e il sostegno del «diritto internazionale». Paks copre a oggi circa il 40% del fabbisogno del Paese. Il progetto dei due nuovi reattori, che dovrebbero entrare in funzione entro il 2025, è considerato strategico sia da Budapest sia da Mosca. Il colosso russo Rosatom, che contribuirà alla sua realizzazione, ha più volte affermato che il nuovo impianto soddisferà tutti i «requisiti di sicurezza post-Fukushima e le raccomandazioni» dell'Agenzia per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite.

s.g.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 25 febbraio 2018

 

 

Il laghetto sommerge la panchina da pic-nic - Alle Noghere l'innalzamento dell'acqua ha "inghiottito" il nuovo manufatto e parte del sentiero
MUGGIA - La panchina sul lago è diventata la panchina nel lago. Brutta sorpresa per gli amanti dei laghetti delle Noghere: una volta giunti sul posto hanno scoperto che una delle cinque panchine da pic-nic, posizionate dal Comune di Muggia lo scorso novembre, era finita sott'acqua. La segnalazione, con tanto di foto, è arrivata all'attenzione dell'assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani, che non ha nascosto il proprio stupore: «Certo non potevamo prevedere che le piogge insistenti dell'ultimo periodo avrebbero provocato un innalzamento delle acque tale da sommergere non solo l'area di una delle panchine, ma anche tutto il sentiero che fin lì e da lì si snodava. Siamo comunque intervenuti tempestivamente e abbiamo recuperato la panchina, senza alcun danno per quest'ultima». Il manufatto era stato posizionato nel biotopo muggesano grazie a "Pin-nic ai laghetti", il progetto presentato dal Comune di Muggia che lo scorso anno aveva vinto il concorso a premi promosso da Bricocenter Italia srl. Denominato "Insieme per il nostro quartiere", il concorso era destinato a progettualità con determinati requisiti di utilità sociale e mirate al quartiere della città in cui si risiede. "Siamo davvero grati a Bricocenter per questa preziosa opportunità offertaci che, nonostante la stagione caratterizzata da temperature un po' rigide, è già stata apprezzata da molti muggesani che non hanno mancato di farci pervenire il loro apprezzamento» ha raccontato l'assessore Bussani. I siti idonei per il posizionamento delle panchine, in realtà, pare non fossero molti. «È vero, abbiamo cercato di distribuirle lungo tutto il sentiero e di collocarle nei punti più suggestivi dell'area in modo che potessero offrire il valore aggiunto della vista al mero riposo. Grazie a quelle panchine tutto è divenuto ancora più apprezzabile», puntualizza Bussani. Qualche giorno fa, però, la brutta "scoperta". Una delle cinque panchine era finita quasi completamente sommersa dall'innalzamento del livello dell'acqua del biotopo. Nonostante l'incidente, il manufatto pare non si è usurato. Ma quale sarà il futuro della panchina? L'assessore ai Lavori pubblici di Muggia rassicura: «A breve la riposizioneremo in una zona meno perimetrale al laghetto, in modo da scongiurare in futuro ogni eventuale rischio di inondazione».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 24 febbraio 2018

 

 

Rifugio salva opere d'arte al Magazzino 20 - L'edificio in Porto vecchio verrà restaurato con i fondi del ministero per proteggere quadri e sculture in caso di calamità
Il rilancio del Porto vecchio passa per il Magazzino 20. Dopo la valorizzazione della centrale idrodinamica, della sottostazione elettrica e del Magazzino 26, l'edificio - utilizzato dal 1894 per movimentare le merci - si appresta a diventare la sede regionale delle opere d'arte da proteggere in caso di terremoto o calamità naturale. La notizia, diventata ufficiale martedì, con lo stanziamento da parte del Mibact della prima tranche di fondi (1 milione e 350mila euro), ieri ha preso corpo con la "dichiarazione d'intenti" della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, che in una nota ha messo nero su bianco tutti i dettagli finora disponibili. «Una quota del piano terra sarà attrezzata come zona di ricovero delle opere d'arte in caso di calamità naturali o di eventi ad alto impatto». Il soprintendente Corrado Azzollini conferma dunque ciò che l'assessore regionale alla cultura Gianni Torrenti aveva già anticipato. «All'epoca del terremoto del '76, tutte le opere d'arte furono messe al riparo nella chiesa di San Francesco di Udine, dunque in una zona sismica». Sebbene nei tempi più recenti il rischio sismico sia stato esteso a tutta la regione, Trieste resta nella fascia di pericolo medio-bassa. Da qui l'idea della Soprintendenza di creare a Trieste un rifugio dove proteggere, in caso di necessità, tutte le opere sparse nel territorio. Ma il futuro utilizzo del Magazzino 20 non si limita a questo. Da mesi Azzollini e i suoi lavorano per fare dell'edificio ottocentesco un "Centro per l'archeologia del Fvg". Un progetto da realizzare, oltre che con il sostegno della Regione, anche con l'appoggio del Comune di Trieste, proprietario dell'immobile. In attesa dell'Atto di concessione trentennale da parte di quest'ultimo, ora che i fondi ci sono si tenta insomma di stringere i tempi con la progettazione. «Gli spazi, una volta restaurati, fungeranno da centro di studio e formazione dell'archeologia, punto di riferimento per l'Italia settentrionale e di respiro transfrontaliero, grazie al coinvolgendo dei Paesi confinanti». Ecco che iI piano terra diviene pronto ad accogliere i reperti archeologici di pertinenza della Soprintendenza, provenienti dagli scavi sul territorio regionale. «Si tratta di un patrimonio in continuo accrescimento che ha necessità di trovare un'adeguata sistemazione» spiega Azzollini. Conservati in un unico sito, i reperti potranno essere catalogati, studiati, restaurati e valorizzati. Via libera allora a uffici per la catalogazione, laboratori di diagnostica e restauro, aule didattiche, spazi per esposizioni temporanee. «L'Erpac sta per rilanciare sia la scuola di restauro della carta, già riconosciuta a livello ministeriale, sia il corso di restauro del tessile - così Torrenti -. In questo nuovo progetto vediamo la possibilità di aggiungere un terzo tassello in Fvg». La notizia ha sollecitato Italia Nostra Trieste a rilanciare almeno una parte del progetto presentato nel 2013 dalla presidente Antonella Caroli, quella che prevedeva di ricreare, nel Magazzino 20, una foresteria per i giovani «da considerare protagonisti del processo di rigenerazione del distretto storico portuale».

Elena Placitelli

 

 

Pulizia "salata" all'ex Alto Adriatico - Il Comune di Muggia ha dovuto sborsare 20 mila euro per ripulire l'area usata come discarica abusiva
MUGGIA - Ben 20 mila euro di denaro pubblico. A tanto ammonta la cifra sborsata dalle casse comunali muggesane per lo sgombero dei rifiuti abbandonati da ignoti nel piazzale ex Alto Adriatico. La situazione di degrado era emersa in tutta la sua bruttezza nell'ottobre scorso, quando venne rinvenuta una e vera e propria minidiscarica a cielo aperto: armadi, stendibiancheria, un divano, mensole, cuscini, valigie, sedie e pure una barca giacevano nella zona coperta dalla vegetazione del piazzale. Ma come è possibile che nessuno si fosse accorto di nulla? Semplice. I balordi avevano approfittato della sosta di alcuni carri del Carnevale parcheggiati nel piazzale in estate durante i lavori di rifacimento dei portoni di accesso del magazzino comunale di via di Trieste. Ora è arrivato il conto di rimozione di tutta quella spazzatura: un conto decisamente salato. Proprio in seguito a quella situazione di degrado, ma anche a causa dell'utilizzo improvvido dell'attigua area per gli skater da parte di giovani in sella a moto e scooter, il Comune aveva deciso di chiudere l'accesso alla zona già dalla fine di ottobre, con una recinzione di circa 150 metri in acciaio, alta due metri e con la base in cemento armato. Questo il bilancio dopo quasi quattro mesi di chiusura parziale, spiegato dall'assessore alla Polizia locale Stefano Decolle: «Da quando la zona è stata messa in sicurezza non abbiamo riscontrato più problemi. Ovviamente la recinzione è di quelle che si possono togliere facilmente in caso di manifestazioni, ma per ora la barriera rimane al suo posto». Quale sarà ora il futuro del piazzale ex Alto Adriatico, una delle aree più grandi sul territorio muggesano? I tanti progetti del passato, per un motivo o per l'altro, sono stati tutti scartati. Durante l'amministrazione Nesladek era stata promossa la creazione di una pompa di benzina: poi non se n'è fatto più nulla. In passato si era ipotizzato anche di insediare lì la caserma dei vigili del fuoco: anche qui la proposta non ha avuto seguito. Per diversi anni la Pro Loco di Muggia aveva invece puntato sul progetto di un centro polifunzionale che sarebbe servito al Comune come struttura aggregativa. Il piano, promosso dal presidente Andrea Spagnoletto, era stato ben articolato: adeguamento del piazzale alla rete idrica, fognaria ed elettrica, costruzione dei servizi igienici, della zona ristoro e di un palco coperto con relativi spogliatoi, camerini e magazzino. Infine la realizzazione della Casa delle associazioni con auditorium e spazi espositivi polifunzionali. Il progetto, pur avendo suscitato interesse da parte delle varie forze politiche di allora, non venne mai più affrontato. Durante la seconda amministrazione Nesladek, infine, il piazzale era stato inquadrato nel famoso progetto Pisus (poi bocciato dalla Regione) come area dove ospitare i bus del trasporto pubblico. «Negli ultimi dieci anni sono stati proposti tanti progetti, più o meno validi, che però alla fine non hanno mai avuto il necessario sostegno finanziario. Se dovesse arrivare un soggetto interessato a portare, oltre a un progetto, anche le giuste risorse - ammette Decolle -, ce lo faccia sapere perché saremmo pronti ad un confronto».

Riccardo Tosques

 

 

"Mare di plastica" con Fai e Ogs
Lunedì pomeriggio, alle 19, il Café Rossetti ospiterà la conferenza "Un mare di plastica... Parliamone" a cura della Delegazione Fai di Trieste e dell'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs). I relatori affronteranno il tema attualissimo e critico dell'accumulo di rifiuti antropici negli oceani e mari, decisamente importante per Trieste, città di mare. A seguire verrà offerto un aperitivo e buffet ai partecipanti. Le iscrizioni vanno effettuate entro oggi al punto Fai della Cividin Viaggi.

 

 

Teatro San Giovanni - "In alto mare", l'emergenza clima
Alle 20.30, al teatro San Giovanni, andrà in scena lo spettacolo teatrale "In alto mare-Deep Water", a cura di Cies Onlus per la regia di Valentina di Odoardo (nella foto). La rappresentazione affronta temi di stringente attualità in una formula originale e alternativa: ironia e racconto scientifico si alternano e si completano per incoraggiare una riflessione critica sulla giustizia ambientale e sui cambiamenti climatici, questioni cruciali per l'epoca in cui viviamo. Nella performance i sei attori coinvolgono il pubblico in un dibattito socio-politico sulle ripercussioni ambientali causate dalle nostre scelte di vita quotidiana, invitandolo a esprimere la propria preferenza sull'installazione o meno delle trivelle sul proprio territorio. "Deep Water" è uno spettacolo metateatrale giocato su più livelli, che introduce a concetti poco conosciuti quali la "giustizia ambientale e sociale", ma anche il "razzismo ambientale", ossia la tendenza a spostare i costi ambientali dello sviluppo sulle popolazioni più deboli. Lo spettacolo è gratuito.

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - VENERDI', 23 febbraio 2018

 

 

Edison perfeziona l'acquisto di Gas Natural Vendita Italia

(Teleborsa) - Edison acquisisce Gas Natural Vendita Italia (GNVI) e rafforza la propria posizione nel mercato domestico aumentando del 50% la base clienti ed estendendo la propria presenza sul territorio nazionale.
Il prezzo per l’acquisto della società è pari a 195,3 milioni di euro, spiega la società energetica in una nota precisando che il portafoglio di GNVI è localizzato principalmente nel Sud del Paese ed è costituito per la gran parte da clienti gas, affidabili nei pagamenti e con un elevato grado di fidelizzazione.
"Siamo molto soddisfatti di aver portato a compimento questa operazione che ha una forte valenza strategica - afferma Marc Benayoun, Amministratore Delegato di Edison -. Facciamo un importante passo avanti nel settore retail, acquisendo una società che garantisce un elevato livello di servizio ai propri clienti grazie a una presenza capillare sul territorio, in particolare in Puglia, Calabria e Sicilia. Grazie a questa operazione, Edison raggiunge una massa critica importante e rafforza il proprio ruolo di operatore energetico nazionale".

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 23 febbraio 2018

 

 

Muggia, spostato l'incontro sulla differenziata - Sarà nell'atrio della scuola "Zamola" di Zindis
Vista la larga partecipazione di cittadini registrata nei precedenti appuntamenti, il Comune di Muggia ha deciso di spostare l'incontro pubblico previsto per la giornata di oggi sulla raccolta differenziata dei rifiuti dall'asilo "Biancospino" di Chiampore all'atrio della scuola "Zamola" di Zindis. Confermato, invece, l'orario delle 17.30. Il Comune ha altresì preannunciato che un incontro ad hoc con i residenti di Chiampore verrà organizzato nel mese di marzo. In attesa del calendario dei prossimi appuntamenti, martedì 27 febbraio alle 17.30 in sala "Millo" si svolgerà un altro incontro pubblico sempre dedicato al "porta a porta". Si ricorda infine che oggi dalle 10 alle 12 all'Ufficio relazioni pubbliche del Comune in piazza della Repubblica sarà aperto al pubblico l'infopoint nel quale un tecnico Net sarà a disposizione per fornire informazioni sul nuovo sistema di raccolta "porta a porta".

(r.t.)

 

 

Comitato «Chiudere con il rigassificatore»

Si è svolta ieri la riunione del comitato "Diciamo No al rigassificatore a Trieste". Il portavoce Luciano Ferluga chiama le istituzioni a chiudere definitivamente la possibilità che l'opera venga costruita.

 

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI E RESILIENZA

Il Circolo di Muggia del Movimento decrescita felice, organizza un incontro su "Cambiamenti climatici, evidenze scientifiche, rischi locali e opportunità di mitigazione": alla sala Millo, alle 17, con il climatologo Filippo Giorgi.

 

 

Risparmio energetico "M'illumino di meno" in piazza Unità

"M'illumino di meno": Hera Luce partecipa allo spegnimento simbolico delle città. In occasione della "festa del risparmio energetico". A Trieste si spegneranno le luci della facciata del palazzo municipale.

 

"M'illumino di meno" anche a Trieste - Oggi luci spente sulla facciata di Comune, Università e Miramare
Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità. Oggi torna M'illumino di meno, 14esima edizione dell'iniziativa promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radio2 nel giorno della firma del Protocollo di Kyoto e dedicata quest'anno al camminare e all'andare a piedi. L'edizione 2018, intitolata "Con i piedi per terra", lancia un obiettivo: camminare simbolicamente fino alla Luna (che dista 555 milioni di passi) entro oggi. L'invito quindi è di spegnere le luci e fare una marcia, una processione, una ciaspolata, una staffetta, una maratona, un ballo in piazza o un pezzo di strada dietro alla banda del paese (info su http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/decalogo). A Trieste hanno aderito molte istituzioni e tanti privati: il Comune di Trieste, ad esempio, ha avviato una sensibilizzazione sulla mobilità sostenibile e dalle 18.30 alle 20 spegnerà le luci della facciata del municipio; a Miramare, il castello spegnerà le luci sulla facciata dalle 19 alle 19.15. Anche l'Università spegnerà l'illuminazione della facciata e della scalinata di piazzale Europa (edificio A), dalle 18 alle 19.30. La Casa di riposo comunale di Muggia ha organizzato una serata con cena a lume di candela, musica e ballo. Area Science Park contribuirà con una passeggiata collettiva con partenza contemporanea alle 13 dai due campus e ritrovo a metà strada. L'asilo Casetta organizzerà percorsi motori all'aperto per gli alunni e genitori, e le educatrici raggiungeranno la sede a piedi. Il liceo Petrarca e la scuola Tarabochia spegneranno le luci nelle aule. Alla campagna hanno risposto presente anche alcuni locali pubblici, palestre (ci si allenerà a luci spente) e studi dentistici.

(g.t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 22 febbraio 2018

 

 

I rifiuti di plastica che hanno creato il "maremostro"
Veniva chiamata la "maringa", una forma contratta per dire "casalinga del mare" , perché aveva iniziato a preoccuparsi di quelle plastiche e di quelle schiume strane che iniziavano a riempire il mare. Accadeva trentatré anni fa. Rosalba Giugni, napoletana, figlia di armatori e subacquea fondò così "Marevivo" , un'associazione che da allora si batte senza sosta per la difesa del mare e delle sue risorse. «All'epoca - ha raccontato ieri all'istituto Nautico - mi dicevano che la plastica era solo brutta, ma non faceva nulla, erano l'energia e la pesca che facevano male». Si rivolge alla platea di studenti del nautico che l'hanno accolta in una delle tappe che l'ente sta promuovendo in giro per lo stivale. Si tratta di incontri di informazione e sensibilizzazione sull'impatto della plastica in mare, che fanno parte di un progetto che da circa un anno Marevivo e le direzioni marittime delle Capitanerie di Porto stanno portando avanti e che farà tappa in ben 15 regioni, con percorsi formativi indirizzati a tutti gli "stakeholder" del mare, autorità portuali, Comuni, Regioni, pescatori e al Sindacato italiano Balneari, per analizzare e trovare soluzioni concrete, soprattutto a livello locale, e combattere l'emergenza dei rifiuti marini. Eventi programmati con il sostegno dei consorzi Castalia e Conisma. In particolare a Trieste l'appuntamento è stato ideato in collaborazione con la Direzione Marittima. Da mesi quindi è partita una vera e propria campagna dal nome emblematico: "Maremostro, un mare di plastica? " . «Il nostro mare ormai è sotto attacco - approfondisce Giugni - da pesca illegale ed eccessiva, petrolio, veleni di ogni tipo e da quello che noi abbiamo definitivo un "Mostro" apparentemente inarrestabile e indistruttibile che si insinua, addirittura, nella catena alimentare dell'uomo: la plastica. Se non agiamo subito le terribili previsioni annunciate dagli esperti potrebbero diventare realtà» . Alcune battaglie comunque Marevivo le ha già vinte. Sulla scia di una legge approvata in America con presidente Barack Obama, l'Italia ha inserito un emendamento nella finanziaria alla fine dello scorso dicembre quale primo Paese nell'Unione europea per proibire le microplastiche nella cosmesi e dire stop ai cotton fioc non biodegradabili che dilagano sulle spiagge italiane. Gli obiettivi futuri invece riguardano i fiumi. «L'80% della plastica arriva attraverso l'acqua dolce - conclude Giugni -, bisogna quindi agire lì e trovare il modo di raccogliere la plastica prima che arrivi in mare, ci sono tante tecnologie e modi, dobbiamo farcela» . Il direttore marittimo del Friuli Venezia Giulia, il capitano di vascello Luca Sancilio, nel ricordare l'impegno in materia di ambiente del Corpo delle Capitanerie di porto, ha insistito sull'importanza della sensibilizzazione sugli argomenti della sostenibilità ambientale dei cittadini. Hanno portato i saluti il professore Bruno Zvech, vicepreside dell'Istituto Nautico Tomaso Savoia. Presenti Cristina Sgubin e Francesco Cumani di Arpa Fvg.

Benedetta Moro

 

FAI - "Mare di plastica" al Café Rossetti
Lunedì 26 febbraio, alle 19, il Café Rossetti ospiterà la conferenza "Un mare di plastica... Parliamone" a cura della Delegazione Fai di Trieste e dell'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs). I relatori affronteranno il tema attualissimo e critico dell'accumulo di rifiuti antropici negli oceani e mari, decisamente importante per Trieste, città di mare. A seguire verrà offerto un aperitivo e buffet ai partecipanti. Le iscrizioni vanno effettuate entro sabato al punto Fai della Cividin Viaggi.

 

Incontro sui rifiuti, in cento restano al gelo - A Muggia sala Millo esaurita presto e in tanti sono rimasti fuori. Domani altro focus sul "porta a porta"
MUGGIA - Un centinaio o forse qualcosa meno. Sono tanti i muggesani che ieri non sono riusciti a entrare nella sala "Gastone Millo", sede dell'incontro pubblico organizzato dal Comune di Muggia in collaborazione con Net per illustrare ai cittadini la nuova raccolta dei rifiuti "porta a porta". «Siamo rimasti fuori, con la porta chiusa», la testimonianza della muggesana Giuliana Drioli. Le fa eco Nadia Balbi sul web: «Siamo rimasti in piazza della Repubblica, fuori dalla sala Millo. Centinaia di persone, in piedi al freddo con la bora, lasciate fuori da una porta chiusa». Non è la prima volta che i residenti muggesani non riescono a entrare nella location prescelta dall'amministrazione per gli incontri sul porta a porta: era infatti già accaduto pochi giorni fa a Fonderia. Domani, alle 17.30, sarà l'asilo "Biancospino" di Chiampore a ospitare un altro incontro con il medesimo tema. Intanto, con la bora di ieri, si sono registrati i primi problemi ai nuovi contenitori della differenziata. Diversi infatti i bidoni rovesciatisi a causa del forte vento pur essendo stati collocati in aree relativamente riparate quali cortili e zone condominiali. Perplessa la muggesana Paola Citi: «Ma vi pare normale che proprio oggi (ieri, ndr), con questa bora e le previsioni che parlano di venti di Buriana ancora più forti nelle prossime ore, abbiano dato un'accelerata al posizionamento dei cassonetti condominiali che resteranno vuoti sino al primo marzo e che conseguentemente voleranno via?». Intanto il Comune sta attendendo dalla Net risposta sulla possibilità di far slittare in toto di un mese la partenza del "porta a porta". Forse entro la settimana si saprà se i cosiddetti "volontari" potranno già cimentarsi nella differenziata a partire dal primo marzo non usufruendo più dunque dei cassonetti siti sulle strade pubbliche che rimarranno comunque in loco sino al primo aprile. Naturalmente anche i partiti politici si stanno muovendo su un tema che sta mettendo a dura prova l'amministrazione comunale. Dall'opposizione sono partite diverse interrogazioni e mozioni che faranno parte del materiale all'ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale. E potrebbe essere indetto a brevissimo pure un Consiglio straordinario proprio sul tema della raccolta differenziata dei rifiuti. Probabile, vista l'affluenza agli incontri pubblici, che la seduta possa essere ospitata in un altro luogo rispetto all'aula consiliare.

(ri.to.)

 

 

GLI ISCRITTI FIM CISL - «Basta uscite strumentali sulla Ferriera di Servola»
«"Chiudere la Ferriera": sono anni che, soprattutto in fase di campagna elettorale, questo titolo assieme a tante voci su questo tema si amplificano a dismisura. Quasi tutti i gruppi politici utilizzano la Ferriera come cassa di risonanza per la propria campagna elettorale e questo lo fanno ormai da molti anni». Inizia così una nota dei lavoratori dello stabilimento di Servola iscritti al sindacato Fim Cisl. «Per tanti, la strumentalizzazione ed il concreto interesse su questo tema sono direttamente proporzionali all'attenzione e all'impegno che poi gli stessi dedicano alla Ferriera nei momenti più neutri - proseguono -. Se, come dice l'articolo uno della Costituzione, l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro... fintanto che questa azienda viene dichiarata dagli organi competenti all'interno dei parametri di legge per quanto riguarda il tema ambiente, sulla Ferriera la parola chiusura non ha senso». I lavoratori iscritti alla Fim Cisl insistono: «Chi non crede nei dati sull'ambiente, ed afferma che chi controlla non fa bene questo compito, ha tutti gli strumenti legali per perorare la sua causa. Altra cosa è attaccare gratuitamente i lavoratori, noi difendiamo solamente il nostro posto di lavoro, e lo facciamo con onestà, in maniera civile, dando anche mandato di rappresentarci al sindacato. Lavorare in una fabbrica di "cioccolatini" piacerebbe sicuramente di più a tutti, ma non è così e, ad oggi, non ci risulta l'esistenza di altri sviluppi reali e concreti, almeno a breve termine (quindi non solo idee ma veri progetti, con chi fa cosa, quando e con quali investimenti) per quest'area. Troppo facile - concludono - dire che vadano a produrre altrove quello che per la società civile è indispensabile, ma non nella mia città, non è un po' ipocrita urlare al cielo per l'ambiente e dopo girare in centro in auto, auto fatte di acciaio, di ferroleghe non solo di plastica la cui produzione comunque inquina? Siamo stufi e non abbiamo mai creduto a chi, con molta faciloneria, promette posti di lavoro e prospettive di ricollocazione o riqualificazione per noi».

 

 

COORDINAMENTO - Iniziativa in piazza anti rigassificatore

Il coordinamento "Trieste unita dice No al rigassificatore" organizza un incontro oggi alle 11.30 in piazza Unità davanti alla prefettura in cui sarà presentata una lettera indirizzata ai ministri Calenda, Galletti e Franceschini, al capo del Dipartimento della Protezione civile Borrelli e al premier Gentiloni. Verranno poi richieste audizioni a enti del territorio e sindacati.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 21 febbraio 2018

 

 

L'ex assessore Dapretto - «Vendere l'intero palazzo Carciotti è un insulto alla nostra città»
«La questione è lampante e sconcertante. La vendita dell'intero palazzo Carciotti non è altro che un sistema per fare cassa». L'architetto Andrea Dapretto, ex assessore comunale ai Lavori pubblici, parla da persona informata dei fatti. E, senza mezzi termini, parla di "svendita" del patrimonio storico. «L'ipotesi di vendita dei due terzi posteriori del palazzo messa in campo dalla giunta Cosolini, da me nel ruolo di assessore al Demanio, Patrimonio e Lavori Pubblici, si basava su due questioni - spiega Dapretto -. La prima era quella più evidente e in qualche modo ribadita in maniera sbiadita dalla commissione ministeriale, ovvero la necessità di lasciare alla città il palazzo più importante del neoclassico triestino e forse uno dei pochi palazzi di grande qualità architettonica, artistica e storica che Trieste possiede. La seconda, fatta propria a seguito di un emendamento consiliare, ovvero quella di vincolare l'importo ricavato al restauro della testata al fine di procedere con un progetto di restauro e di utilizzo con tali risorse. Parliamo di circa 17 milioni di euro. Così era stato valutato». Una visione stravolta dalla scelta della giunta attuale di Roberto Dipiazza con la regia dell'assessore Lorenzo Giorgi. «Ora, e ciò che sorprende è la faccia tosta di taluni soggetti, la vendita è prevista per tutto il palazzo, con la sola "prescrizione" di non toccare le opere d'arte e i volumi dell'edificio - continua Dapretto - e di mantenere la fruizione pubblica delle opere, ovvero potremmo entrare in un grande albergo a vedere gli affreschi e le statue. Interessante. L'operazione dei 21 milioni del duo Dipiazza/Giorgi invece prende un'altra direzione, cioè far cassa per sostenere il bilancio comunale. Quindi fare cassa dando il ben servito dal patrimonio pubblico al palazzo Carciotti ed alla sua storia. Prima si parlava di 17 milioni ora di 21mln. Prima i milioni si vincolavano per recuperare il palazzo stesso nella parte che restava al Comune ora si fa cassa. La differenza sembra, appunto, lampante. Certo che il Carciotti verrà venduto ed è certo che ci sono, come già c'erano, grossi gruppi alberghieri interessati. Ma è anche certo che vendere il Carciotti nella sua interezza è un insulto alla città».

(fa.do.)

 

Da Miramare a Sion, restauri da 7 milioni - Ok del Mibact al piano di prevenzione antisismica dei beni culturali. Nell'elenco pure Faro e Villa Necker
I beni culturali di Trieste e della regione si rifanno il look grazie al piano di investimenti appena approvato dal Mibact che stanzia, in tutto il Paese, 600 milioni di euro per la prevenzione del rischio sismico dei musei, rispondendo alle richieste provenienti dai territori. Il piano di messa in sicurezza - che il ministro Dario Franceschini ha definito essere «il primo e il più importante finora finanziato» - attinge al Fondo per gli investimenti istituito dalla legge di bilancio 2017 e si traduce , a Trieste, in interventi complessivi pari a 7,2 milioni; 36 in tutto il Fvg. Sette i poli di Trieste su cui, da ora, si potrà cominciare a progettare gli interventi di messa in sicurezza e restauro. Si comincia da Magazzino 20, in Porto vecchio, destinato a diventare il deposito regionale delle opere d'arte da proteggere in caso di terremoto o catastrofe naturale. «Durante il terremoto del '76 le opere vennero messe in sicurezza nella chiesa di San Francesco di Udine, dunque in zona sismica», ricorda l'assessore regionale Gianni Torrenti sottolineando come questo progetto, voluto dalla Soprintendenza e sostenuto dalla Regione, prevede di fare del Magazzino 20 anche la sede di un grande laboratorio di restauro statale. «E questo è solo il primo finanziamento, di 1 milione e 350mila euro». Due i milioni di euro assegnati a Miramare, che permetteranno il restauro delle case dei custodi e del Castelletto «rendendolo accessibile al pubblico grazie all'apertura del primo piano, ancora interdetto». Verifiche del rischio sismico e restauro da 800mila euro anche per la sede del Circolo Ufficiali di via dell'Università: Villa Necker con il suo grande parco. Soggetto a controllo ed eventuale rafforzamento anche il Faro di Trieste, 750mila gli euro assegnati. E ancora, interventi di: un milione per la riduzione della vulnerabilità di Palazzo Economo, sede della Soprintendenza; 200mila euro per la chiesa di Notre Dame de Sion e infine di 1,1 milione di euro per Villa Cosulich. «La bellezza è una risorsa non delocalizzabile del nostro territorio - così la presidente Serracchiani -, investire nella sua conservazione è investire sul nostro futuro». Per la segretaria del Pd Fvg, Antonella Grim, «è un segnale concreto per la valorizzazione dei nostri gioielli».

Elena Placitelli

 

Caserma di Roiano, il restauro sfora il budget - Costeranno 134 mila euro in più i lavori di riqualificazione. "Colpa" della scoperta del pavimento dell'800
Costeranno quasi 134 mila euro e trenta giorni in più di lavori gli imprevisti emersi a fine anno nel cantiere dell'ex caserma di Roiano. La scoperta di un pavimento dell'Ottocento e lo spandimento delle due cisterne di carburante hanno reso necessaria la modifica del quadro economico e dei tempi contrattuali. Una determina del Comune ha rivisto i contenuti di uno dei più dei più importanti cantieri in corso a Trieste. La demolizione dell'ex caserma della Polstrada di Roiano, iniziata al suono della fanfara dei bersaglieri il 5 giugno scorso, ha subito dunque la prima variante in corso d'opera. L'appalto è gestito dalla Impresit Lavori di Palestrina (Roma) per 660mila euro. «Non c'erano elementi che facessero presagire l'esistenza della pavimentazione ritrovata durante gli scavi come non erano ipotizzabili le aree inquinate dalle due cisterne di carburante visto che si estendevano al di sotto degli edifici esistenti», si legge nella relazione tecnica. Nel caso della pavimentazione ottocentesca, venuta alla luce durante la demolizione della vecchia autorimessa, è stata richiesta la verifica archeologica da parte della Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia, che deve pronunciare sulla sua eventuale conservazione. Il doppio inconveniente produrrà degli slittamenti all'interno del cronoprogramma che prevede la fine dei lavori a metà 2021. Il 12 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo sulla variante che costerà all'amministrazione 134mila euro (include gli aggiornamenti delle parcelle dei professionisti incaricati) in più rispetto al milione e 660 mila euro previsto per la demolizioni degli immobili. «Vogliamo rispettare comunque, nonostante questi piccoli imprevisti, il cronoprogramma. Per noi è importante avere il risultato finale per giugno 2021» aveva garantito a gennaio l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi. Si tratta effettivamente di un intervento notevole, che interessa circa ottomila metri quadrati e prevede la realizzazione di un progetto del valore 7,8 milioni di euro. Un pezzo di Roiano che ritorna alla città. Una riqualificazione che i residenti attendono da 50 anni.

(fa.do.)

 

 

"Obiettori dei bidoni" contro il porta a porta dei rifiuti a Muggia - Diversi cittadini hanno rifiutato la consegna dei contenitori - Il sindaco Marzi: «Il servizio offerto va pagato comunque»
MUGGIA - Sono l'ultima novità sul tema rifiuti: gli obiettori di bidoncini. Più di qualche cittadino muggesano ha infatti deciso di non accettare la consegna a casa dei sei bidoni per la raccolta dei rifiuti "porta a porta", che da un mese sono in fase di distribuzione in tutte le abitazioni di Muggia. «Se qualcuno non vuole fare la differenziata a Muggia e preferisce portare i propri rifiuti a Trieste è una scelta personale - allarga le braccia il sindaco Laura Marzi -. Noi stiamo fornendo a tutti gli strumenti per iniziare a effettuare la raccolta differenziata della spazzatura. Detto questo non possiamo obbligare i cittadini a farla. Certo è che anche se qualcuno dovesse decidere, ad esempio, di portare i propri rifiuti a Trieste, il servizio offerto nel Comune di Muggia, anche se non usufruito, andrebbe comunque pagato» precisa Marzi. L'oggetto della diatriba rimangono i sei famigerati contenitori, cinque dei quali criticati soprattutto per le ampie dimensioni. Il sindaco ha fatto chiarezza anche per coloro i quali dovessero effettuare una differenziata errata: «Come già detto, per un anno non applicheremo sanzioni, ma gli operatori utilizzeranno un bollino rosso per evidenziare l'errato conferimento». Dopo un incontro con i vertici di Net, il sindaco ha confermato poi il mantenimento dei cassonetti della spazzatura sulle strade pubbliche: «Per un mese non verranno tolti, proprio per attivare una raccolta differenziata più morbida». Resta però ancora da capire se dal primo marzo partirà comunque il "porta a porta" da parte degli operatori di Net e se quindi chi vorrà, su base volontaria, potrà iniziare subito con la differenziata. «Abbiamo fatto formale richiesta a Net e ora stiamo attendendo risposta: per ora, come già detto anche durante l'ultima riunione pubblica ad Aquilinia, per un mese i cassonetti stradali non verranno rimossi» puntualizza Marzi. E mentre proseguono gli incontri con i cittadini, il tema del porta a porta muggesano infiamma anche la campagna elettorale. Vincenzo Zoccano, candidato alla Camera nell'uninominale per il M5S, anche da ex cittadino di Muggia dove ha risieduto per dieci anni, critica il servizio: «Ho partecipato assieme ai muggesani a un incontro organizzato da alcune forze di opposizione sulla questione della differenziata. Purtroppo c'è scarsa informazione, oltre che disorganizzazione già nella fase di distribuzione dei bidoncini». Zoccano ha elogiato invece «la grande partecipazione civica alla manifestazione di sabato scorso, che ha dimostrato che la gente non si accontenta di decisioni calate dall'alto». Pronta la replica del segretario del Pd muggesano Massimiliano Micor: «In questi mesi abbiamo dialogato continuamente con la popolazione raccogliendo impressioni e suggerimenti. La decisione di far slittare le sanzioni va appunto nell'ottica di informare più dettagliatamente la popolazione e risolvere ogni criticità rendendoci conto che, parlando di informazione, gli standard qualitativi promessi dalla ditta fornitrice del servizio non si sono rivelati adeguati. Personalmente spiace però che un tema importante come questo per la nostra comunità venga giornalmente strumentalizzato ad uso della campagna elettorale politica».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 20 febbraio 2018

 

 

Grotta Gigante - sì alla bonifica dell'ex polveriera
SGONICO - L'asfaltatura di alcune strade comunali e la bonifica dall'amianto della ex polveriera di Borgo Grotta Gigante. Sono questi i due più importanti provvedimenti di spesa, approvati dal consiglio comunale di Sgonico nel corso dell'ultima seduta, per quanto concerne le opere da eseguire nei primi mesi di quest'anno. Le risorse, pari a 237 mila euro, sono state già stanziate. «Alcune strade del nostro territorio hanno bisogno di una sistemazione - spiega il sindaco, Monica Hrovatin - mentre l'edificio che un tempo ospitava la ex polveriera dell'Esercito, struttura che attualmente è di nostra proprietà, se vogliamo poterlo utilizzare, mettendolo a disposizione della collettività, ha bisogno di un radicale intervento, che preveda l'eliminazione dei residui di amianto. Si tratta di un'opera indispensabile che certamente deve avere la priorità rispetto ad altre. Provvederemo inoltre - aggiunge Hrovatin - a eliminare la rete di recinzione dell'area della ex polveriera e a fare altre opere che la trasformino in una struttura utile e fruibile per la cittadinanza». Nel corso della seduta, il consiglio ha anche deciso di stanziare 10 mila euro, da destinare al completamento dell'opera di ristrutturazione e miglioramento dell'edificio che ospita la scuola elementare di Sgonico, situata di fronte al Municipio e che, nel corso del 2017, ha già beneficiato di lavori di messa a punto. Hrovatin ha annunciato poi che è partito il progetto denominato "Cantieri del lavoro", che ha permesso all'amministrazione di assumere due persone con contratti a tempo, della durata di 6 mesi, per un totale di spesa pari 15 mila euro, messi a disposizione dalla Regione, per l'esecuzione di lavori di pubblica utilità, in questo caso la sistemazione dell'archivio e il servizio di assistenza ai bambini che usano lo Scuolabus. In parallelo è partito anche il progetto "Messa alla prova", che prevede l'utilizzo, da parte dell'amministrazione, di persone over 55, che devono svolgere servizio civile, in base a sentenze del Tribunale. «Le impiegheremo - continua Hrovatin - una nell'archivio della Ragioneria comunale, l'altra per la sistemazione delle fontanelle pubbliche distribuite sul nostro territorio. Ma il lavoro più importante che dovremo fare anche in futuro - osserva il sindaco di Sgonico - consiste nel prestare estrema attenzione a tutti i bandi allestiti dall'amministrazione regionale e che prevedono assegnazioni di risorse finanziarie ai piccoli Comuni come il nostro, i cui bilanci sono sempre più stretti. Ricorrere ai fondi regionali - conclude Hrovatin - rappresenta l'unica possibilità per poter rispondere, in maniera adeguata, alle necessità del territorio e della popolazione».

(u. s.)

 

 

Federconsumatori: «Il Comune di Muggia sospenda l'avvio del porta a porta» - il caso rifiuti
«È indispensabile che il Comune di Muggia apra un canale di comunicazione e di ascolto attraverso il quale vengano date positive risposte a tutte le criticità fin qui segnalate. In attesa degli esiti di tale confronto è opportuno che l'amministrazione sospenda l'avvio della fase operativa del nuovo servizio». Così la Federconsumatori di Trieste, contattata da alcuni cittadini di Muggia in merito alle difficoltà emerse sull'avvio della raccolta "porta a porta" dei rifiuti, interviene sulla vicenda. «Federconsumatori - si legge ancora nella nota - ritiene che la situazione di disagio possa essere superata soltanto con la volontà dell'amministrazione di farsi carico dei problemi e delle criticità segnalate dai cittadini».

 

SEGNALAZIONI - RIFIUTI MUGGIA /1È assurdo, troppi i contenitori

Quando 8 anni fa mi sono trasferito a Muggia proveniente da un paese a una decina di chilometri da Milano, mi colpirono due assenze: quella della raccolta porta dei rifiuti solidi urbani e l'inesistenza di qualsiasi dissuasore di velocità nel centro abitato e, in particolare, sul lungomare Venezia, dove sono andato ad abitare, riscontrando subito incidenti dovuti alle elevate andature. Con una lettera al neoeletto sindaco mi lamentai per la mancanza, nel suo programma elettorale, di un preciso impegno per modernizzare la raccolta rifiuti. Non ottenni risposta. Quando, finalmente, sono cominciate a circolare (oralmente, perché il Comune di Muggia non investe nelle comunicazioni alle famiglie) le voci sull'introduzione della raccolta porta-a-porta", il commento per me naturale non poteva che essere: "finalmente". Un entusiasmo durato ben poco, cioè fino a quando ho poi saputo delle modalità di attuazione di questo obbiettivo e ho visto di persona la "bidonata". Quando, ormai di più di 20 anni fa, la stessa modalità venne decisa nel mio paese di provenienza, occorsero parecchi mesi per informare la popolazione, formare la mentalità nelle scuole, da quella materna alle medie e, in particolare, per dare ai condomìni il tempo necessario per organizzarsi con appositi spazi per la raccolta collettiva. Per ultimo vennero consegnati i contenitori: alle case monofamiliari un cestello per l'umido e uno con rotelle per la carta; alla nostra palazzina di 15 appartamenti e una cinquantina di residenti 5 contenitori (tutti con rotelle): 2 grandi per la carta e 3 medi, 2 per il vetro e 1 per l'umido. Naturale il mio stupore quando mi spiegarono che alla ventina dei residenti nella mia stessa scala il Comune di Muggia aveva programmato di rifilare non 5 (come nel Milanese) ma ben 72 bidoni spropositati, 6 a testa. Oltre al costo iniziale, dovremmo poi affrontare quello della "lavorazione" di questi bidoni, perché svuotarne 5 ha un costo (cui va aggiunto quello per lanciare sul camion i sacchi di plastica trasparente con gli altri rifiuti), manipolarne 72 un altro. Poi un'altra stranezza: finora per strada ci sono solo 5 tipologie di raccolta differenziata: come mai nel porta-a-porta sono diventate sei? Da qui tanti dubbi, miei e dei muggesani che incontro: queste "follie" sono dovute solo a incapacità e incompetenza? Mi auguro che i dubbi vengano sciolti quanto prima dalle autorità competenti.

Mario Tomainu

 

SEGNALAZIONI - RIFIUTI MUGGIA /2Metodo di raccolta gravoso e anti-igienico

Un doveroso grazie all'ampio spazio che il Piccolo da un mese dà ai problemi innescati dal modo con cui l'amministrazione comunale di Muggia pretende di avviare la raccolta differenziata dei rifiuti. L'ultimo atto è del 13 febbraio scorso, quando appare chiaro che non vi è alcun ripensamento della giunta davanti alle proteste generali della gran parte della cittadinanza e davanti alla petizione che si sta organizzando dal centro alla periferia. I responsabili della pianificazione definiscono «normale che un'operazione come questa possa incontrare difficoltà iniziali»; sei cassonetti unifamiliari consegnati nelle case (di quale dimensione esse siano) dove ogni tipo di rifiuto debba essere conservato da tre a sette giorni prima di condurlo in prossimità stradale dalle 20 alle 24 della sera pieno e ripreso vuoto al mattino dopo, proposti all'inizio della campagna, non sono difficoltà iniziali ma prepotenze inaccettabili. La successiva proposta per le sole case plurifamiliari di collocare cassonetti per la raccolta collettiva nei porticati condominiali (non stradali, si badi) da loro decisi con lo stesso calendario di vuotamento, sa di presa in giro o di tremenda ignoranza sia ecologica che igienica. Si cita «qualche problema di comunicazione»: no, la comunicazione è mancata del tutto se si è cominciato a consegnare cassonetti alle case prima di un qualsiasi straccio d'informazione e istruzione. «Da questo a sospendere il servizio senza proporre nulla di concreto ce ne passa»: gli abitanti chiedono un rinvio proprio con precise e circostanziate critiche al metodo inattuabile sin qui tentato e domandando una raccolta differenziata accettabile che compete alla giunta proporre, confrontandosi con la cittadinanza o i suoi rappresentanti istituzionali. «È giusto ascoltare i cittadini, il dialogo rimarrà sempre aperto» afferma il sindaco: ascoltare e poi concludere che così è deciso e non si torna indietro, come fin qui sostenuto dai piani alti di piazza Marconi, è semplicemente un dialogo fra sordi. Il sindaco faccia della petizione ciò che preferisce, sarà giudicato con i suoi collaboratori da come vorrà concludere la questione.

Bruno Baldas

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 19 febbraio 2018

 

 

Scout e volontari in Carso - Maxi pulizia delle doline - Agesci e Sos protagonisti: oltre 200 persone in campo. Riempiti 130 sacchi neri
Raccolti venti metri cubi di immondizie nelle vicinanze della Foiba di Basovizza
BASOVIZZA «Lasciare il mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato». È con il classico motto del mondo scoutistico che oltre 200 camicie azzurre dell'Agesci di Trieste hanno lavorato nella giornata di ieri per ripulire una buona parte delle discariche a cielo aperto nascoste vicino al monumento nazionale della Foiba di Basovizza. Con loro anche una decina di volontari di Sos Carso, l'associazione ambientalista che per prima ha lanciato l'allarme sull'inquinamento della zona. Complessivamente scout e volontari hanno riempito di spazzatura qualcosa come 130 sacchi neri: bottiglie, taniche, bidoni, filo spinato, cocci di vetri, a cui si sono aggiunti dieci pneumatici e un grande accumulo di ferraglia. Complessivamente sono stati raccolti circa 20 metri cubi di immondizia. La prima grande tranche dei lavori era stata svolta tra fine novembre e inizio dicembre da parte di una decina di volontari di Sos Carso, il gruppo apartitico di ambientalisti fondato da Cristian Bencich. In una sola dolina, a circa 500 metri dal monumento nazionale della Foiba, era stato recuperato vario materiale abbandonato nel verde per un totale di oltre 70 sacchi neri pieni. La decisione di operare in quella zona del Carso era stata presa dopo aver ricevuto una segnalazione ben precisa sulla discarica presente. In realtà, i volontari di Sos Carso, una volta perlustrata l'area in un raggio di circa mezzo chilometro, avevano rinvenuto altre cinque minidiscariche. Tra cui una distante appena 50 metri dalla Foiba di Basovizza. Di fronte a una simile situazione, visto il grande lavoro iniziale svolto da Bencich e soci, gli scout dell'Agesci di Trieste hanno contattato l'associazione ambientalista organizzandosi per una seduta collettiva di pulizia. «Il tutto è avvenuto a pochissimi giorni dalla Giornata del Pensiero (che ricorrerà mercoledì, ndr), festeggiata da tutto lo scoutismo mondiale in ricordo del nostro fondatore Baden Powell. Una giornata atta a sensibilizzare i ragazzi non solo al rispetto della natura ma più in generale alla partecipazione attiva e alla gestione responsabile del bene comune», ha spiegato ieri Matteo Dandri, capo scout e membro del Comitato di zona dell'Agesci di Trieste. E così un'ottantina di lupetti (bambini tra gli 8 e i 10 anni) e altrettanti esploratori e guide (11-16 anni), oltre a un folto gruppo di giovani appartenenti alle comunità rover e scolte ed una trentina di capi educatori si sono incontrati alle 8.45 davanti al monumento nazionale e poco dopo hanno dato il via ai lavori. L'alto numero di partecipanti messi in campo dalla sezione triestina dell'associazione guide e scout cattolici italiani, aggiunto all'esperienza e alla capacità di Sos Carso, ha permesso di ripulire non solo la prima discarica, ma anche di svuotare altre due discariche più piccole nei pressi della Foiba. «Nonostante la pioggia e la bora ci siamo armati di coraggio e con una abbigliamento consono e tanta buona volontà abbiamo raccolto circa 20 metri cubi di immondizia finendo tutto il lavoro di pulizia che ci eravamo prefissati», ha spiegato il capo scout Pietro Naccari. E pensare che a un certo punto, oltre al freddo, il vento ha iniziato a portare con sé anche la neve. Nonostante le intemperie tutti gli oltre duecento volontari hanno portato a termine la missione principale. Molto soddisfatto il cofondatore di Sos Carso Furio Alessi: «È stato un gran bel lavoro e non possiamo che ringraziare l'Agesci per la preziosa collaborazione». Anche se i problemi nella zona non sono affatto risolti, spiega Bencich: «Oltre a un paio di doline ancora piene di rifiuti e quindi da svuotare, rimane il problema d'inquinamento più grosso e pericoloso che si trova a 70 metri sottoterra nel "Pozzo dei Colombi", usato da dei criminali ambientali negli anni Settanta, con tanto di autorizzazioni del Comune di Trieste dell'epoca, come punto di sversamento di idrocarburi esausti e altre sostanze pericolose».

Riccardo Tosques

 

 

Rigassificatore di Veglia - Lng Croazia non arretra - L'azienda statale: avanti come stabilito con l'Ue, impianto attivo fra due anni
L'eurodeputato Jakovcic propone collocazioni alternative: «Contatti con Bruxelles»
FIUME - Sul rigassificatore galleggiante nelle acque di Veglia è muro contro muro. Mentre a livello politico continuano scontri e polemiche, l'azienda statale Lng Croazia, malgrado la persistente opposizione delle autorità isolane e della Regione quarnerino-montana guidata da Zlatko Komadina, ribadisce che l'impianto entrerà in funzione fra due anni. La presa di posizione giunge peraltro pochi giorni dopo che l'eurodeputato Ivan Nino Jakovcic ha proposto per l'impianto tre ipotesi di collocazione alternative, suscitando così la contrarietà dei sindaci dei luoghi a loro volta tirati in ballo. Ma andiamo con ordine. È stato Goran Francic, direttore della Lng Croazia, a ribadire all'agenzia di stampa nazionale Hina che «le attività legate alla nave Fsru, all'approdo e all'intera infrastruttura stanno andando avanti senza battute d'arresto, in base al ruolino di marcia stabilito dall'Unione europea, che cofinanzia il rigassificatore. Finora abbiamo avuto una ventina di offerte non vincolanti» per la movimentazione dell'impianto Lng, pari a 2,6 miliardi di metri cubi di gas all'anno. «Entro fine aprile chiuderemo la gara con le offerte vincolanti, ed entro la fine del secondo trimestre decideremo a chi affidare l'investimento». Francic ha ricordato che la realizzazione dell'impianto è stata concordata con l'Ue: «Il terminal galleggiante costerà in tutto sui 383,6 milioni di euro, di cui 101,4 milioni arriveranno dalle casse dell'Ue grazie all'accordo sottoscritto circa due mesi fa. Come detto, i primi quantitativi di metano dovrebbero essere erogati dal rigassificatore di Castelmuschio tra due anni».Il numero 1 della Lng Croazia ha ammesso che la nave avrà un forte impatto visivo sul golfo di Fiume: ma «anche per questo motivo - ha aggiunto - abbiamo avviato l'iter di modifica alla legge sul Mercato del gas, che permetterà al comune di Castelmuschio di beneficiare di determinate somme in rapporto alla produzione». Quanto all'abbandono del progetto del rigassificatore sulla terraferma - progetto che piace invece ai residenti e alle autorità locali - Francic ha spiegato che la movimentazione annua di 2,6 miliardi di metri cubi è il massimo che la rete nazionale possa assorbire. «L'impianto sulla terraferma, di gran lunga più costoso, arriverebbe a movimentare sui 7 miliardi di metri cubi all'anno, dei quali però in questo momento non c'è bisogno in quanto la domanda latita. Quando costruiremo la rete dei trasporti verso la Slovenia arriveremo anche a questo terminal». Parole che giungono pochi giorni dopo che Jakovcic, in merito al progetto fortemente voluto dal governo croato e appoggiato dagli Usa ma avversato a livello locale, in una conferenza stampa tenuta accanto alla sindaca di Castelmuschio Mirela Ahmetovic e al sindaco di Veglia città Darijo Vasilic ha sostenuto che l'impianto non dovrebbe essere collocato nelle acque di Casteluschio, offrendo tre ipotesi alternative: baia di Buccari, Porto Fianona e Urinj, poco a sud-est di Fiume. Jakovcic, per lunghi anni presidente della Dieta democratica istriana, ha anche annunciato che questa settimana avrà dei colloqui con esponenti della Commissione europea, per metterli in guardia su alcuni aspetti della vicenda. Secondo l'eurodeputato non sarebbe infatti possibile puntare sull'offshore giacché i piani regolatori della Regione e di Castelmuschio parlano di terminal metanifero sulla terraferma: «Mi impegnerò affinché questa realtà emerga», ha detto. La sindaca Ahmetovic, che ha criticato duramente il neoambasciatore americano a Zagabria, Robert Kohorst, per avere definito l'impianto d'interesse strategico per Washington, ha ricordato che il 3 marzo si darà vita a Fiume a una manifestazione di protesta contro la struttura nelle acque vegliote. L'iniziativa di Jakovcic intanto non ha incontrato però il favore dei sindaci di Buccari e Kostrena (del cui Comune Urinj fa parte), Tomislav Klaric e Drazen Vranic, che con vari argomenti si sono subito detti contrari all'ipotesi.

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 18 febbraio 2018

 

 

A Muggia 500 in piazza contro il "porta a porta" -
Davanti al Comune in scena la pacifica manifestazione per contestare le modalità di introduzione della nuova raccolta differenziata. Niente confronto con la giunta
MUGGIA - Pacifici, senza bandiere di partito e piuttosto numerosi. Il popolo muggesano del "differenziata sì, ma non così" si è riunito ieri mattina in piazza Marconi per esprimere la propria serena ma ferrea contestazione alla raccolta differenziata dei rifiuti "porta a porta" che prenderà il via esattamente tra dodici giorni. Il mezzo migliaio di cittadini presente davanti al municipio ha atteso invano un confronto con il sindaco o l'assessore competente. Secca la replica del primo cittadino Laura Marzi: «Nessuno mi ha invitata ufficialmente al confronto». Soprattutto alla vigilia della manifestazione erano saliti i timori tra i manifestanti, datisi appuntamento in piazza tramite il tam tam su Facebook, per la possibile presenza di qualche provocatore. Fortunatamente, tutto è filato liscio. Attorno alle 10.15 la piazza era già bella piena di muggesani di tutte le età, alcuni dei quali anche con i "famigerati" contenitori per la differenziata. Alla fine le cinquecento persone hanno atteso il sindaco Laura Marzi e/o l'assessore Laura Litteri per un confronto. Confronto che però non c'è stato. «Non mi sarei assolutamente sottratta, come peraltro ho già dimostrato in queste settimane, ad un confronto con i cittadini. Nessuno però mi ha contattato ufficialmente per chiedere la mia presenza. Personalmente ho saputo di questa manifestazione guardando Facebook. Ero peraltro presente nei pressi della piazza durante la manifestazione, ma ripeto, nessuno mi ha ufficialmente invitata», racconta il sindaco. L'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri ha rimarcato ancora una volta come il percorso verso il porta a porta sia purtroppo difficoltoso: «La gestione dei rifiuti è materia complessa, che richiede la collaborazione di tutti i cittadini, ma sono sicura che siamo tutti disposti a fare qualche sacrificio per la salvaguardia dell'ambiente e sono altresì sicura che i muggesani saranno orgogliosi nel vedere aumentare la percentuale di raccolta differenziata». Non sono mancate, ovviamente, le reazioni politiche. Roberta Tarlao, capogruppo di Meio Muja: «La piazza di questa giornata è il sogno di ogni politico. Non essere presente per confrontarsi, ognuno con le proprie ragioni, a mio avviso è stata un'occasione persa». Severo Nicola Delconte (Fdi): «Mentre Net continua a distribuire bidoncini e sacchetti senza una apparente logica, i muggesani non ci stanno a subire passivamente il sistema porta a porta. E lo hanno civilmente dimostrato. Sindaco e assessore Litteri hanno dimostrato per l'ennesima volta quanto sono lontani dalla realtà del territorio che amministrano e per questo inadatti». Intanto critiche sono arrivate anche da una nota della Cgil, a firma del segretario generale di Trieste Michele Piga, in cui sono state espresse «forti perplessità sulla gestione del servizio da parte dell'assessorato competente che ha determinato un forte senso di smarrimento e incertezza sul territorio e non ha governato le azioni intraprese da Net che risultano evidentemente inadeguate e insufficienti a preparare la popolazione ad un cambiamento tanto necessario quanto impattante». Anche su sollecitazione della Cgil, il sindaco Marzi ha confermato di prevedere un adeguato periodo di sperimentazione su base volontaria per il "porta a porta". «Lunedì avremo un incontro con i vertici di Net e chiederemo di mantenere i raccoglitori delle immondizie presenti sul suolo pubblico in modo tale da creare un "porta a porta" graduale. Indubbiamente - ha ammesso Marzi - ci sono state delle lacune da parte della Net, ma anche noi non possiamo non assumerci le nostre responsabilità. Organizzeremo, in modo capillare, ulteriori incontri pubblici per informare i cittadini».

Riccardo Tosques

 

 

Nel 2050 metropoli superaffollate - L'Onu: 2,4 miliardi di persone si trasferiranno nei centri urbani
ROMA - Nei prossimi 30 anni 2,4 miliardi di persone si trasferiranno nelle città e per accoglierle sarà necessario ingrandire e adeguare le aree urbane o costruirne di nuove con un utilizzo di risorse naturali che potrebbe aumentare del 125% a 90 miliardi di tonnellate (dai 40 miliardi di tonnellate del 2010): un peso enorme sull'Ambiente. Per evitare un sovrasfruttamento è necessario quindi ripensare in chiave sostenibile il modo di progettare e costruire le città. Un'allerta rivolta ai responsabili politici dal Gruppo di esperti delle risorse naturali - istituito dall'Onu nell'ambito del Programma per l'Ambiente - nel rapporto dal titolo "Il peso delle città: i requisiti delle risorse della futura urbanizzazione". La gestione delle materie prime, osservano gli esperti, diventa un argomento politico centrale come il contenimento della CO2. Secondo lo studio, nel 2050 la popolazione globale che vivrà nelle città dovrebbe essere il 66% del totale (dal 54% del 2015) e quindi occorrono nuove strategie per accogliere questi flussi in modo da evitare choc per la natura e per l'uomo, cioè in modo che il sistema regga l'impatto. Ogni anno le risorse che la Terra è in grado di rigenerare da sola si esauriscono sempre prima: il 2 agosto scorso, ad esempio, siamo andati in debito verso il Pianeta per il 2017, e per soddisfare i consumi globali al ritmo attuale ci sarebbe bisogno di 1,7 Terre. Lo studio indica che più di un terzo della crescita urbana dovrebbe riguardare India (404 milioni di nuovi abitanti delle città), Cina (292 milioni) e Nigeria (212 milioni). Rileva anche che nel mondo le città sono cresciute al ritmo del 2% l'anno, con lo sfruttamento del territorio che passerà da un milione di chilometri quadrati, ai 2, 5 milioni del 2050. A fronte dell'impiego di miliardi di tonnellate di materie prime (combustibili fossili, sabbia, ghiaia, minerale di ferro, legno, acqua e cibo), il rischio è che si impieghino più risorse di quanto il nostro pianeta possa rigenerare, gravando soprattutto su agricoltura, energia, industria e trasporto. La raccomandazione è puntare su risparmi ed economia circolare: pianificare città compatte, per risparmiare chilometri di asfalto ed evitare sprechi di elettricità e acqua; prevedere trasporti pubblici efficienti ed economici, quartieri vivibili in cui le persone preferiscano andare a piedi o in bicicletta, uso di car sharing, veicoli elettrici con punti di ricarica, sistemi idrici efficienti, nuove tecnologie di riscaldamento, raffreddamento e illuminazione. E ancora, recupero e i riciclo di materiali. «Ci sono già troppe persone nel mondo avvelenate dallo smog nelle città in cui vivono ed è allarmante vedere che questa tendenza è destinata a peggiorare», commenta il capo dell'Unep, Erik Solheim.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 17 febbraio 2018

 

 

Ferriera, botta e risposta sui parchi minerali - Dipiazza: «Via all'iter di annullamento della proroga per il progetto di copertura». La Regione lo smentisce: «Nulla di deciso»
Attorno la Ferriera si è consumata ieri l'ennesima commedia degli equivoci. «Interessante» attacca il sindaco Roberto Dipiazza che, in un video su Facebook, annuncia la novità della Regione sventolando una lettera appena ricevuta dalla direzione ambiente della stessa. «La Regione Fvg, su richiesta formale del Comune di Trieste, ha avviato il procedimento per l'annullamento della proroga che essa stessa aveva ulteriormente concesso alla proprietà della Ferriera di Trieste per la presentazione del progetto definitivo ed esecutivo di copertura delle aree a parco. È evidente che le nostre richieste formali e motivate con cui chiedevamo alla Regione di procedere in autotutela all'annullamento dell'ulteriore proroga concessa sono arrivate a destinazione» spiega il primo cittadino. Solo che l'avvio di una procedura non presuppone il fatto che vada a buon fine. «Questo dimostra la serietà della nostra azione. Stiamo lavorando per chiudere l'area a caldo che crea molti problemi non solo ai nostri cittadini ma anche a quelli di Muggia e Capodistria» sottolinea Dipiazza. In realtà, la chiusura dell'area a caldo non è direttamente correlata alla copertura dei parchi minerali. Inoltre la proroga non è stata cancellata ma è in vigore fino al 29 marzo. «Come annunciato nei giorni scorsi - si spiega in una dettagliata nota degli uffici regionali - la Regione ha deciso di esaminare l'istanza del Comune di Trieste di procedere all'annullamento in via di autotutela della proroga concessa ad Arvedi spa per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerali della Ferriera di Servola. Di conseguenza ha avviato un procedimento amministrativo invitando formalmente la proprietà dello stabilimento e tutti i soggetti coinvolti (Comune di Trieste, Arpa Fvg, Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, Comando provinciale Vigili del fuoco) a presentare eventuali osservazioni entro 30 giorni. A termini di legge il procedimento amministrativo, di cui si occupa la Direzione ambiente, sarà concluso entro 45 giorni». Non è il caso di tirare affrettate conclusioni. «Il procedimento evidentemente potrà concludersi con la conferma della proroga concessa oppure con l'accoglimento della richiesta di annullamento della stessa proroga - spiega la Regione Fvg -. Nella nota inviata ai diversi portatori di interesse la Regione ha in ogni caso precisato che il rispetto dell'Aia rimane comunque prioritario. Pertanto ha comunicato ad Arvedi spa che la pendenza del procedimento non può costituire ragione per non rispettare i termini della proroga. Come si ricorderà la Regione aveva comunicato ad Arvedi spa la necessità di presentare il progetto di copertura dei parchi entro 60 giorni, ovvero entro il 29 gennaio 2018. Tuttavia l'8 gennaio 2018 è arrivata la richiesta di Arvedi di proroga del termine. La Regione ha quindi concesso la proroga, indicando il 29 marzo prossimo come termine ultimo per la presentazione del progetto di copertura delle aree a parco». Come dire che la fine del procedimento per l'annullamento della proroga avverrà a proroga conclusa.

(fa.do.)

 

La difficile convivenza tra crescita industriale e ambiente
«Pensare a un nuovo accordo di programma sulla Ferriera, che possa assorbire gli obiettivi di sviluppo del porto, è un'ottima idea. Ma il realismo ci porta a dire che intanto è fondamentale attuare l'accordo di programma in essere, nell'ambito di un dialogo con il gruppo Arvedi, in un contesto di crescita industriale complessiva della città». Mario Sommariva, segretario generale dell'Authority, ha sintetizzato così ieri sera la posizione dell'ente, nel corso del dibattito svoltosi al Circolo della stampa, intitolato "Ferriera: verso un nuovo accordo di programma", promosso dalle associazioni Sinistra per Trieste e No Smog e da Legambiente. «La dismissione dell'impianto - ha aggiunto - non può essere un progetto, perché bisogna prima individuare una valida alternativa. Il porto può essere uno strumento utile per la trasformazione, purché non si parli di dismissione e basta».Waldy Catalano, di Sinistra per Trieste, dopo aver ricordato che «passati tre anni dall'arrivo del gruppo Arvedi, la situazione è rimasta complessa», ha chiesto «la revisione dell'Aia, con la chiusura dell'area a caldo, ma prima di chiudere qualcosa è indispensabile avere una valida alternativa. Siamo disponibili a discutere della riconversione dei lavoratori dell'area a caldo nel nuovo futuro del porto, purché a parità di livelli occupazionali». Alda Sancin, di "No smog", ha ammesso che «la dismissione di un impianto crea un deserto, ma è altrettanto vero che, vicino alla Ferriera, i residenti subiscono da troppi anni gli effetti dell'inquinamento atmosferico provocato dall'attività industriale. I cittadini di Servola non possono essere considerati intrusi e vedere i politici respingere ogni richiesta di modifica di revisione dell'Aia. Va fissata una data di inizio dismissione». Anche Lino Santoro, di Legambiente, dice "No" a un nuovo accordo di programma". «Forse - ha spiegato - un errore è stato fatto quando ci si è soffermati sulla richiesta di revisione dell'Aia, invece di puntare sulla modifica dell'accordo di programma».

(u.s.)

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 16 febbraio 2018

 

 

Consiglio regionale - Mobilità ciclistica - Via libera alla legge
Il Consiglio regionale ha approvato ieri all'unanimità la nuova legge regionale sulla mobilità ciclistica. Tra le novità azioni volte a favorire gli spostamenti quotidiani casa-scuola e casa-lavoro in bicicletta, l'aumento dei parcheggi per le biciclette negli edifici pubblici e privati, l'omogeneità e qualità negli interventi grazie alle nuove linee guida per la realizzazione delle piste ciclabili, le azioni di monitoraggio dei flussi ciclistici per verificare che gli investimenti e le azioni messe in campo abbiano raggiunto i risultati previsti. Soddisfatti gli esponenti della Fiab, presenti in aula al momento del voto.

 

 

Muggesani in piazza contro la rivoluzione della raccolta rifiuti - Domani protesta dei nemici del porta a porta sotto il Municipio

Marzi promette un avvio morbido: «Niente multe per un anno»
MUGGIA - "Differenziata sì, ma non così". Questo lo slogan con cui Muggia si prepara ad ospitare domani mattina la protesta in piazza contro la nuova raccolta differenziata dei rifiuti. Un'operazione, insomma, che continua a far discutere anche le giunta Marzi ha assicurato una "partenza morbida": per un anno niente sanzioni a chi sgarra. La manifestazione - Domani, in piazza Marconi, alle 10, per la prima volta si riuniranno i contestatori del servizio "porta a porta" promosso dal Comune. Sotto tiro finiranno i tanto criticati raccoglitori per i rifiuti, che verranno esposti dai residenti nel cuore del centro cittadino. La manifestazione è stata organizzata sul web dai promotori della raccolta firme che chiede alla giunta Marzi la sospensione del nuovo servizio, in partenza giovedì primo marzo. La petizione, appoggiata da tutti i partiti dell'opposizione, secondo i promotori ha già superato le mille firme. Un interesse che fa ben sperare anche per la buona riuscita della manifestazione di domani che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrà comunque essere apartitica. Le novità - Intanto nella giornata di ieri il Comune ha annunciato che la partenza del "porta a porta" a Muggia sarà di tipo "morbido". È stato deciso infatti che non verranno applicate multe a partire dal primo marzo, ma ci sarà «un anno di tempo per capire e muoversi più agevolmente nella materia». Inoltre, a differenza di quanto accaduto in altri Comuni, l'avvio del porta a porta non comporterà l'immediata eliminazione dei cassonetti attualmente presenti in strada. Gli incontri - Già fissato un ricco calendario di incontri sul territorio «in modo da poter dissipare i dubbi che potrebbero sorgere anche una volta partito il nuovo sistema». Tre gli appuntamenti calendarizzati la prossima settimana. Lunedì alle 19 alla palestra della scuola "Loreti" di Aquilinia, mercoledì alle 17.30 in sala "Millo" e venerdì sempre alle 17.30 nell'asilo "Biancospino" di Chiampore. «Se servirà, poi, fisseremo altri confronti per rispondere ad eventuali interrogativi dei cittadini», afferma l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri. Ater - Nel frattempo sta proseguendo l'attività parallela svolta dall'infopoint dipiazza della Repubblica a cui si sommano i sopralluoghi dei tecnici Net, che quotidianamente gestiscono una media di 60 segnalazioni. Le soluzioni che sono state concordate anche con Ater, che proprio ieri ha dato il nulla osta all'avvio del sistema di raccolta condominiale con contenitori collettivi. «Nei prossimi giorni - avverte il Comune - potrebbero essere effettuate le consegne dei kit nei rispettivi stabili». Il sindaco - «Stiamo gestendo tutte le legittime preoccupazioni dei nostri cittadini, che comprensibilmente vivono i timori legati a questo importante cambiamento», commenta Laura Marzi. Il primo cittadino ammette che i disagi erano stati messi in preventivo: «Sarebbe stato da ingenui pensare che, come già peraltro avvenuto in altri comuni, l'operazione non avrebbe sollevato dubbi e contrarietà. Siamo ben consapevoli del senso di smarrimento che si può vivere di fronte ad un sistema che cambierà le proprie abitudini quotidiane. Proprio per questo - conclude - si sono messe in campo tutte le misure possibili perché questo passaggio sia il più graduale possibile».

Riccardo Tosques

 

 

In Italia si consumano 206 litri di acqua minerale a testa l'anno
ROMA - Con 206 litri a testa l'anno, siamo il Paese che detiene il primato europeo nel consumi di acqua minerale in bottiglia: 29 litri più dei tedeschi, 84 litri in più dei francesi e 85 litri in più degli spagnoli. Un fenomeno di massa: oggi sono nove italiani su dieci a bere acqua minerale, il 19% in più rispetto a 20 anni fa. E otto italiani su dieci si riconoscono nella categoria di «grandi bevitori», superando quota mezzo litro al giorno. È quanto emerge dall'indagine Censis, condotta su un campione di duemila intervistati, che delinea un consumo interclassista, dall'operaio al dirigente, unisex e per tutte le età, con grande apprezzamento nelle nuove generazioni dei Millennial e una crescente domanda da parte degli anziani. L'acqua minerale, nello studio illustrato da Francesco Maietta del Censis, è «un bene irrinunciabile per le famiglie italiane, che trovano in questo consumo, anche in tempi di crisi e neo-sobrietà, una gratificazione quotidiana». Nel 2016 l'Italia ha esportato 1,3 miliardi di litri, per un valore di 480 milioni di euro. Una performance positiva che colloca l'Italia al secondo posto per quantità e valore, recuperando terreno sulla Francia che è leader europeo del settore.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 15 febbraio 2018

 

 

Ex caserma - Scuole riunite in via Rossetti - Il Pd: «Puro spot elettorale»
«Il progetto di Dipiazza e Brandi di trasferire tutte le scuole superiori nell'ex caserma di via Rossetti è un puro spot elettorale, con scarsissime possibilità di riuscita: ci vorrebbero più di dieci anni di lavori e 40 milioni di euro, senza contare l'impatto di 8mila studenti contemporaneamente nello stesso posto. Il sindaco e i suoi assessori ascoltino piuttosto i dirigenti e portino avanti i progetti di riqualificazione degli istituti». L'attacco alla giunta triestina di centrodestra arriva da Adele Pino, della segreteria Pd di Trieste, i consiglieri comunali dem Antonella Grim, Valentina Repini e Igor Svab e la Cittadina Maria Teresa Bassa Poropat. «Il sindaco, in quanto presidente dell'Uti - continuano - ha il compito di dare attuazione ai lavori già oggetto di una programmazione dell'allora Provincia, condivisa con la dirigenza e la Consulta degli studenti. Le risorse a copertura degli interventi sono pari a 20 milioni di euro. Si parta dai lavori più urgenti: il liceo Nordio, i laboratori del Max Fabiani-Deledda, la succursale del Petrarca e del Galilei nella palazzina già individuata nel comprensorio della caserma di via Rossetti, l'istituto Stefan».

 

 

Conferenza sulle zone umide

Il Wwf Trieste organizza, alle 18.30, al Circolo canottieri Adria (Pontile Istria 2) una conversazione con il naturalista Paolo Utmar sull'iniziativa del Wwf Italia 2018: "One Million Ponds", check-up delle zone umide. Ingresso libero. Nonostante le loro ridotte dimensioni, le zone umide sono in assoluto tra le più ricche di biodiversità. Sono altamente produttive e per questo di vitale importanza per la pesca in moltissime aree del mondo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 14 febbraio 2018

 

 

«Chiudere l'area a caldo della Ferriera» - L'appello di Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog: «Trasferiamo i lavoratori in porto»
Chiudere l'area a caldo della Ferriera, trasferendo gli addetti che attualmente vi lavorano in porto, dove si sta vivendo una fase di decisa crescita. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato ieri da Legambiente, Sinistra per Trieste e No Smog, nel corso di una conferenza stampa che ha visto unite le tre associazioni da un comune obiettivo. «Si tratta di trovare una soluzione che garantisca da un lato la soluzione del problema inquinamento - hanno detto Lino Santoro (Legambiente), Marino Sossi (SpT) e Alda Sancin (No Smog) - e dall'altro la salvaguardia dei livelli occupazionali, in una città che ha già subito forti tagli». Tutto questo in vista dell'incontro in programma venerdì, alle 17, al Circolo della Stampa, quando i rappresentanti delle tre associazioni incontreranno Mario Sommariva, segretario generale dell'Autorità portuale. «In tale sede - ha precisato Santoro - verificheremo quali iniziative si possono intraprendere in questa fase per superare l'accordo di programma che oramai risale al 2014. L'area a caldo va chiusa in tempi brevi - ha aggiunto - perciò dopo più di tre anni bisogna cambiare. Il porto è in pieno sviluppo, perciò si potrebbero spostare i lavoratori dell'area a caldo in altri comparti produttivi». «La Ferriera - ha sottolineato Sossi - non deve più essere strumento di campagne elettorali. Bisogna invece trovare un punto di sintesi e mettere tutti d'accordo sul momento della chiusura dell'area a caldo, senza perdere posti di lavoro. È indispensabile definire un nuovo accordo di programma, con date precise sulla chiusura dell'area a caldo, coinvolgendo anche le organizzazioni sindacali». «Da dieci anni sentiamo promesse di dismissione, riconversione e altro, soprattutto nel corso delle numerose campagne elettorali che si sono succedute - ha ricordato Sancin - bisogna invece pensare alle reali esigenze della gente, adottando scelte concrete. Aderiamo all'ipotesi presentata da Legambiente e SpT per modificare l'accordo di programma. La Ferriera - ha continuato - richiede una procedura di dismissione graduale, che cominci dagli impianti inquinanti, fissando una data. Forse la politica è troppo vicina agli interessi della proprietà, ma è tempo che quest'ultima accettai di demolire le strutture. Bisogna infine smetterla con la strumentale contrapposizione fra lavoratori e residenti».

Ugo Salvini

 

 

A Muggia scattano i lavori di restyling della rete fognaria - Cantieri al via lunedì per sostituire le condotte in centro - Interessate via Signolo e via Tonello. Costo: 260 mila euro
Nuovo cantiere in arrivo a Muggia. A partire da lunedì 19 febbraio via Signolo e via Tonello saranno al centro di un restyling sotterraneo per sostituire le condotte fognarie presenti nelle due arterie centrali della cittadina. I lavori dureranno complessivamente tre mesi. La spesa totale finanziata dall'AcegasApsAmga? Esattamente 260 mila euro. I lavori, per creare condotte più capienti e una nuova stazione di sollevamento, si svilupperanno lungo un tratto di circa 270 metri. Il cantiere, che comporterà un aumento della capacità di ricezione della rete fognaria, vedrà la totale sostituzione delle condotte al di sotto di via Signolo e via Tonello. Contestualmente verrà realizzata una nuova stazione di sollevamento che permetterà di ottimizzare e potenziare anche la rete fognaria di via Frausin. Per quanto riguarda gli impatti sull'ambiente, oltre all'evidente miglioria sul piano del drenaggio urbano e degli scarichi domestici, l'intervento dovrebbe costituire una svolta fondamentale per quanto riguarda il rio Fugnan, torrente che da mezzo secolo è contraddistinto da significative criticità legate proprio all'inquinamento dagli scarichi fognari. Fino al 2012, i valori di inquinanti presenti nel rio erano decine di volte superiori alle soglie indicate nel Decreto legislativo 116/2008 e relativo Decreto ministeriale 30/03/2010, in quanto risultavano diversi allacci fognari abusivi che scaricavano direttamente nel torrente. Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione tra Comune di Muggia e AcegasApsAmga, sono state attuate diverse azioni che hanno portato ad un sensibile miglioramento dei valori di inquinamento alla foce del torrente, l'ultimo dei quali sarà proprio quello in programma a partire dal 19 febbraio: l'intervento di sostituzione e potenziamento della rete fognaria prevede infatti anche un adeguamento funzionale degli scolmatori connessi al torrente stesso. Naturalmente il cantiere provocherà degli impatti non di poco conto sulla viabilità cittadina. Date le caratteristiche e la zona dell'intervento, nel corso delle prossime settimane si renderanno necessarie modifiche alla normale circolazione degli automezzi. Già dalla mattina di lunedì 19, il traffico veicolare cittadino lungo via Tonello sarà caratterizzato da un restringimento della carreggiata con divieti di sosta che si estenderanno da piazza Repubblica sino a via Signolo (lato ricreatorio). Poi il restringimento si sposterà nella restante via Signolo sino ad arrivare al tratto di via Tonello sino a raggiungere la via Frausin. I lavori avranno una durata complessiva di 90 giorni fermo restando che nella prima settimana di avvio del cantiere saranno realizzati degli scavi di sondaggio propedeutici e necessari per valutare eventuali interferenze nel sottosuolo non mappate. A meno di intoppi, dunque, i lavori dovrebbero concludersi entro la metà di maggio. Tutte le informazioni relative ai lavori potranno essere visionate sulla pagina online di AcegasApsAmga "Infocantieri" consultabile sul sito internet www. acegasapsamga. it/infocantieri.

Riccardo Tosques

 

 

Comune e animalisti in difesa delle nutrie - Per i roditori, destinati all'abbattimento in base alle direttive regionali, si apre la via della sterilizzazione
MUGGIA «Siamo disponibili a valutare la congruità di un piano di gestione delle nutrie delle Valle delle Noghere che contempli il ricorso alla sterilizzazione». La lettera dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, alimenta nuove inattese speranze di sopravvivenza per la colonia dei castorini muggesani. I roditori, destinati all'abbattimento in base alle direttive della Regione, sono ufficialmente entrati nelle mire protezionistiche del Comune. «Questa settimana invieremo alla Regione la nostra formale richiesta di sterilizzazione delle nostre nutrie: siamo contrari ad ogni tipo di violenza su questi animali», ricorda Laura Litteri. Il progetto di tutela delle nutrie promosso dall'assessore all'Ambiente, in strettissima sinergia con Enpa e MujaVeg, dopo aver incassato l'interesse da parte dell'Ispra, sta per arrivare dunque sui tavoli dell'ente che ha invece dichiarato guerra aperta ai roditori presenti in Fvg. E sotto tiro non poteva non finire anche la colonia muggesana del rio Ospo, una delle più "difficili", però, da affrontare, per motivi prettamente di confine. La causa è determinata da uno Schengen naturalistico esistente da tempo, come spiega la stessa Ispra: «Le nutrie che frequentano l'area delle Noghere originano dalla vicina Slovenia tramite il rio Ospo. Si tratta quindi di un nucleo non isolato. Ne deriva che, anche riuscendo a rimuovere tutti gli animali della valle Noghere-Ospo-Grandi Motori, questi verrebbero con tutta probabilità rimpiazzati da quelli sloveni attraverso l'asta del rio Ospo che oggi, come negli anni Settanta, mette in connessione questi nuclei». Insomma: abbattere le nutrie sull'Ospo non significherebbe eradicarle per sempre. E intanto il mondo animalista è tornato alla carica ribellandosi ai metodi cruenti promossi dall'amministrazione regionale. Le associazioni, «non criticando la decisione di eradicare un animale estraneo all'habitat regionale», hanno espresso al contempo il loro «rifiuto categorico verso l'abbattimento». Come spiegato dalle varie realtà animaliste «le nutrie oggi possono venir intrappolate ed uccise a colpi di fucile o con il gas da alcuni soggetti autorizzati. La scelta di utilizzare tali metodi evidenzia una mancanza di rispetto di diritti che dovrebbero esser inviolabili per tutti gli animali».

(r. t.)

 

 

Wwf, incontro sulle zone umide
Il Wwf Trieste organizza giovedì alle 18.30, al Circolo canottieri Adria (pontile Istria 2), una conversazione con il naturalista Paolo Utmar sull'iniziativa del Wwf Italia 2018 "One Million Ponds-Check up delle zone umide". Ingresso libero. Nonostante le loro ridotte dimensioni, le zone umide sono in assoluto tra le più ricche di biodiversità. Sono altamente produttive e per questo di vitale importanza per la pesca in moltissime aree del mondo. La conservazione del loro ciclo idrologico rappresenta un punto essenziale per la difesa del suolo e per la lotta alla crisi idrica e alla mancanza di acqua potabile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 13 febbraio 2018

 

 

Ex Fiera verso la rinascita - Ok alla doppia variante - Opera da 65 milioni: niente residenziale e 15 mila metri quadrati commerciali
La giunta approva la delibera di indirizzo in cui si inquadra il progetto di Mosser
Riqualificazione dell'ex Fiera, il Comune mette in moto la procedura amministrativa propedeutica alla realizzazione del grande progetto da 65 milioni di euro voluto e finanziato dall'imprenditore carinziano Walter Mosser, che conta di vederlo completato nel 2021. La giunta Dipiazza ha approvato le direttive che prevedono una doppia variante, una relativa al Piano regolatore generale (Prg) e una attinente al Piano di settore del commercio. Gli interventi di carattere urbanistico argomenteranno l'esclusione dell'uso residenziale - al momento previsto per un minimo del 30% e per un massimo del 60% - e l'insediamento di una superficie commerciale di vendita al minuto superiore a 15 mila metri quadrati. L'investitore austriaco pensa a ristorazione, shopping, intrattenimento, fitness. Mid Immobiliare, la società italiana del gruppo guidato dall'avvocato di Klagenfurt, si impegna a proprie spese nel portare a termine alcune opere di carattere viario e infrastrutturale, che modificheranno l'assetto della zona: doppio senso di marcia nell'ultima parte di via Rossetti a mo' di boulevard con alberatura centrale, ampliamento delle aree di sosta con la creazione di ulteriori 150 posti-auto rispetto agli 800 già programmati, nuovo giardino pubblico nell'ambito dell'ex comprensorio fieristico, riqualificazione di piazzale De Gasperi. Con un effetto di miglioramento a ricadere sull'intero scacchiere, dagli assi Rossetti-Piccardi a piazza Foraggi. Dipiazza aveva assicurato Mosser che il Municipio avrebbe accelerato, per quanto possibile, i passaggi autorizzativi. La delibera, co-firmata dagli assessori Luisa Polli (urbanistica) e Lorenzo Giorgi (commercio), è stata trasmessa all'attenzione delle Circoscrizioni V e VI affinché esprimano il loro parere. E sarà inoltrata - rammenta Luisa Polli - alla valutazione della Regione, nell'auspicio che, consultazioni elettorali permettendo, l'esame da parte dell'ente sovraordinato possa esaurirsi nel giro di 3-4 mesi: secondo l'assessore leghista, non dovrebbero comunque sussistere problemi, perché la disponibilità complessiva di superficie commerciale è molto ampia. Trattandosi di materia urbanistica, indispensabile il via libera del Consiglio comunale. Giorgi, anticipando eventuali obiezioni, è fiducioso: «L'operazione è finalizzata a risistemare un'area degradata e ha consentito al Comune un buon incasso pari a 13,3 milioni di euro, incasso che ha superato di un paio di milioni la base d'asta».Il progetto Fiera è partito nell'aprile dello scorso anno, quando - come ricordava Giorgi - Mid Immobiliare aveva acquisito l'ex comprensorio fieristico, preannunciando un'operazione di riassetto dal valore di oltre 60 milioni. Dopo il rogito firmato in settembre nello studio del notaio Ruan, martedì 14 novembre 2017 l'idea di Mosser ha avuto una prima illustrazione pubblica nel salotto azzurro comunale: un candido complesso su due piani da quasi 20 mila metri quadrati, arricchito da uno spazio verde di 6400 metri quadrati con ingresso principale da via Rossetti. I vecchi stabili dell'ex Fiera saranno demoliti. L'esecuzione delle opere impiegherà 300 addetti e, a regime, nel nuovo "polivalente" lavoreranno 500 persone. Saranno divelti oltre 100 mila metri cubi di strutture edili, con un volume di scavo pari a quasi 90 mila metri cubi. Spostare e stoccare questa montagna di inerte è uno dei problemi sul tavolo: allora Dipiazza propose, come soluzione, l'utilizzo di Cava Faccanoni. Il sindaco è un convinto fautore del progetto, perché pensa che possa esercitare una funzione attrattiva per l'intera zona. Polo scolastico nelle ex caserme di via Rossetti, nuovi servizi comunali in via Revoltella, musei nell'ex caserma Duca delle Puglie, riqualificazione ex Sadoch in viale dell'Ippodromo, risanamento di galleria Foraggi-Montebello: in mezzo il "magnete" da 65 milioni.

Massimo Greco

 

Le 29 Comunelle del Carso "blindate" dalla nuova legge
DUINO AURISINA - Inalienabili, indivisibili, non assoggettabili a usucapione e necessariamente destinate a utilizzo agricolo, silvestre e pastorale. Sottratte perciò a processi di cementificazione. Per 5mila ettari di terre del Carso triestino il 2018 è l'anno della svolta. È entrata in vigore, negli ultimi giorni del 2017, dopo un lavoro di preparazione di otto anni, la nuova normativa che disciplina le "Proprietà collettive", quelle che il Codice civile definisce «le forme alternative alla piena proprietà privata delle terre, ascrivibili a numerose persone, spesso indefinite nel numero, ma non riconducibili alla proprietà pubblica vera e propria». Sul Carso triestino sono 29 le Comunelle che aspettavano l'approvazione della nuova norma, che permetterà loro di programmare, su basi giuridiche certe, il futuro delle varie attività agricole. Assicurare una tutela e un riconoscimento giuridico a tutte le forme di proprietà collettiva sparse sul territorio nazionale è stato un obiettivo perseguito fin dalla sua costituzione, avvenuta nel 2006, dalla Consulta nazionale della proprietà collettiva, organo di cui è vicepresidente il triestino Carlo Grgic. «Per noi - spiega - l'approvazione della legge 2017/168 è un traguardo fondamentale, che ci permette di essere al sicuro anche da eventuali futuri espropri. Dovesse rendersi necessario, da parte dello Stato o altri enti pubblici, l'utilizzo di un'area che rientra nella Proprietà collettiva del Carso si potrà procedere, ma l'ente, oltre a pagare una somma a titolo di risarcimento, dovrà individuare un'altra area da adibire alle attività agricole. La Consulta - precisa - è l'associazione delle diverse realtà collettive italiane, espressione di comunità esistenti sui territori che hanno come obiettivo la tutela del rapporto fra uomo e terra, attraverso l'uso sostenibile delle risorse naturali».In altre regioni italiane si parla di Comunalie, Partecipanze, Università agrarie; le Comunelle sono il termine tipico locale del Carso. A loro la nuova legge riconosce ora a pieno titolo la classificazione di "soggetti dotati di personalità giuridica". «Le Comunelle - riprende Grgic - non sono da considerare relitti di civiltà scomparse, ma modelli cui anche l'attuale società democratica può guardare come possibili ed effettive forme di buon governo del territorio».«Fino a prima dell'approvazione della legge 168 - sottolinea Stefano Lorenzi, segretario delle Regole d'Ampezzo, Proprietà collettiva che, dal 1990, gestisce il Parco delle Dolomiti - la posizione delle Comunelle è stata a volte incerta, soprattutto laddove interessi economici privati si contrapponevano all'uso collettivo dei beni. La nuova legge - osserva - va a rafforzare e integrare quanto già era stabilito in precedenza ed è perciò un elemento di sostegno a ciò che in passato il legislatore, spinto dalle nostre comunità locali, aveva già riconosciuto». Il passo successivo spetta ora alla Regione. «Dovremo interagire con il legislatore - conclude Grgic - per trovare soluzioni adatte alle realtà collettive locali che possano migliorare la situazione esistente». Qualora la Regione non intervenisse, la nuova legge dà facoltà alle collettività di attivarsi in autonomia.

(u.s.)

 

Frane e cedimenti -  Strada di Canovella verso il restyling - Un milione di euro dalla Regione per la messa in sicurezza - Al via l'iter burocratico per espropriare il sentiero privato
DUINO AURISINA - Sarà rifatta e messa in sicurezza la strada che dalla Costiera porta alle spiagge, all'altezza di Canovella de' Zoppoli. Si tratta di una ripida discesa, lunga circa 800 metri, realizzata negli anni Sessanta, seguendo il vecchio sentiero dei pescatori di Santa Croce, per servire le ville e gli edifici che in quell'epoca cominciavano a sorgere numerosi e che sta accusando il peso del tempo e le conseguenze degli agenti atmosferici, al punto da essere diventata addirittura pericolosa. Piccole frane e cedimenti l'hanno trasformata in un susseguirsi di avvallamenti e dossi. È iniziato in questi giorni, dopo anni di attesa, l'iter burocratico-amministrativo che porterà all'esproprio della strada da parte della Regione, che poi ne trasferirà la proprietà del Comune di Duino Aurisina, che estende fino alla galleria naturale della Costiera la propria competenza territoriale.«Abbiamo avuto in questi giorni un primo incontro con i residenti - spiega Andrea Humar, assessore comunale a Duino Aurisina -, nel corso del quale abbiamo spiegato che l'unica soluzione valida per rimettere in sesto quella strada è quella che prevede l'esproprio a favore della Regione e il successivo passaggio a noi per la gestione negli anni futuri. I cittadini hanno capito che si tratta di una proposta che va incontro alle esigenze della collettività - aggiunge l'assessore comunale alla Viabilità-, in quanto, a fronte della perdita della proprietà, compensata in ogni caso da un risarcimento, non sarà più a carico dei privati la manutenzione della strada che porta alla spiaggia di Canovella de' Zoppoli». La Regione ha già stanziato un milione di euro per l'operazione, i cui dettagli saranno definiti subito dopo che sarà stato raccolto il consenso all'esproprio da parte di tutti i residenti della zona.«In particolare, un primo intervento sarà fatto su 300 degli 800 metri della discesa - riprende Humar -, un tratto che necessita di lavori che prevedono l'utilizzo di micropali da sistemare sotto il manto stradale, per garantirne la tenuta anche dopo le sollecitazioni delle automobili in transito». Quella è una strada che, soprattutto d'estate, è molto transitata. L'intervento perciò dovrà tener conto delle mutate esigenze dovute alla massiccia presenza di bagnanti nei mesi caldi.«Ci rendiamo conto che per l'amministrazione comunale di Duino Aurisina - sottolinea l'esponente della giunta Pallotta - assumere l'onere della gestione di quella strada rappresenta un costo, ma è un servizio che vogliamo garantire alla collettività». Giovedì prossimo, 15 febbraio, alle 9.30 del mattino, il Comune ha nuovamente convocato sul posto i residenti, per segnare un altro passaggio sulla strada della definizione degli accordi. Difficile per il momento indicare i tempi d'intervento, perché in via preliminare bisognerà risolvere tutti gli aspetti burocratici.

Ugo Salvini

 

LUTTO - Morto lo storico Giuseppe Galasso

È morto a Napoli lo storico Giuseppe Galasso. Ne dà conferma la sua casa editrice Laterza. Giornalista, politico e professore universitario italiano era nato a Napoli il 19 novembre 1929. Era attualmente docente di storia moderna all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Decine le sue pubblicazioni molte delle quali incentrate sulla storia del Mezzogiorno. È stato deputato della Repubblica e sottosegretario, dall'83 all'87 durante il governo Craxi, del ministero dei Beni culturali. «La scomparsa di Giuseppe Galasso - dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini - priva il mondo della cultura italiana di un protagonista indiscusso, un grande intellettuale che si è impegnato in prima linea per la difesa del patrimonio del Paese in un'intensa esperienza politica mai dimenticata. A lui dobbiamo una legislazione sulla tutela del paesaggio, pensat per preservare il territorio italiano, che non a caso porta il suo nome».

 

 

La petizione sui rifiuti spacca il Consiglio - A Muggia tutta l'opposizione si schiera per il rinvio del "porta a porta". La maggioranza: «Si va avanti»
MUGGIA - Tutti i sei partiti di opposizione hanno deciso di schierarsi in favore della petizione popolare apartitica per il rinvio dell'inizio della raccolta differenziata "porta a porta" dei rifiuti previsto per il primo marzo. Ferma, invece, la posizione dei tre partiti di maggioranza: «Nessun appoggio alla petizione, si va avanti come da programma». Ennesima spaccatura dunque all'interno del Consiglio comunale di Muggia. Andrea Mariucci (Forza Muggia) non ha dubbi: «Sosterrò questa iniziativa nelle forme istituzionali possibili affinché le richieste dei muggesani vengano finalmente prese in considerazione. Marzi e la sua Giunta ci avevano assicurato che in un anno avrebbero promosso una preventiva campagna di informazione, invece stanno informando i cittadini a cose stabilite». Ad aver già firmato la petizione è Giulio Ferluga della Lega Nord: «Nessuno è contrario alla raccolta differenziata, ma questa raccolta non và. Gli incontri organizzati dal Comune con la cittadinanza, anziché dissipare i dubbi, ne hanno fatti sorgere altri». D'accordo anche Nicola Delconte (Fdi): «Appoggiamo l'iniziativa perché le scelte sul porta a porta andavano condivise prima con i cittadini. Se si va avanti così il sistema rischia di fallire con evidente danno per tutti». A puntare il dito contro la comunicazione del Comune è anche Emanuele Romano del M5S: «Non è stata sufficiente, impossibile pensare di partire tra due settimane con la raccolta». Roberta Vlahov (Ocpm) ricorda che la «raccolta di firme era nei programmi dell'associazione che supporta la nostra lista civica dunque ci uniamo al gruppo di cittadini che l'ha promossa», mentre Roberta Tarlao, di Meio Muja, condivide «la preoccupazione e appoggio la raccolta firme. Urge inoltre una commissione trasparenza proprio per analizzare la petizione, una volta che verrà depositata». Schierata in difesa della partenza della raccolta differenziata dei rifiuti a partire dal primo marzo, invece, è tutta la maggioranza, a partire dal capogruppo Pd Riccardo Bensi: «Capisco la paura della novità, soprattutto quando va ad intaccare la sfera privata e non si può nascondere che ci sia stato qualche problema nella comunicazione, ma da questo a sospendere il servizio senza proporre nulla di concreto ce ne passa». Antonino Ferraro della lista Laura Marzi sindaco, dopo aver premesso che «le petizioni sono espressioni di libertà e democrazia, ed è giunto ascoltare i cittadini», sottolinea come in questo caso «bisogna voltare pagina con la nuova raccolta dei rifiuti, fermo restando che il dialogo rimarrà sempre aperto» . Ferma anche Nicoletta Fati (Cittadini per Muggia): «È normale che un'operazione complessa come questa possa incontrare difficoltà iniziali, quindi non appoggeremo la petizione».

Riccardo Tosques

 

 

MANUTENZIONE - Giardino di via Giulia chiuso per tre giorni

Il Comune di Trieste rende noto che, da domani e per una durata prevista di tre giorni consecutivi, il giardino pubblico "Muzio de Tommasini" di via Giulia sarà chiuso al pubblico per consentire un intervento di manutenzione e pulizia generale all'interno dello stesso.

 

 

Un sistema spia la rete idrica così si spreca meno acqua - Individua facilmente le perdite, calate di quasi il 9%. Recuperati otto miliardi di litri

Lo ha messo a punto Idrostudi srl, società che opera nel villaggio scientifico di Padriciano
Il tema del risparmio idrico si fa sempre più pressante: i cambiamenti climatici, dicono i dati diffusi dal Giec (Gruppo Intergovernativo degli Esperti sul Cambiamento Climatico), stanno influendo enormemente sulla disponibilità d'acqua e se non si metteranno in atto misure decise e risolutive nel 2030 potrebbe ridursi del 40% rispetto ad oggi. In Italia, segnala l'Anbi, negli ultimi sette anni le disponibilità idriche si sono più che dimezzate. Eppure continuiamo a sprecare questa risorsa, a partire dai nostri acquedotti: l'acqua che arriva ai nostri rubinetti non corrisponde neanche a metà di quella immessa nella rete. In Friuli Venezia Giulia la dispersione della rete acquedottistica, stando al rapporto "Bes 2017: il benessere equo e sostenibile in Italia" dell'Istat, è di circa il 47%, con punte d'eccellenza a Pordenone e qualche problema in più a Trieste, che però in questi ultimi anni è corsa ai ripari. La tecnologia infatti è di grande aiuto nella progettazione e nel monitoraggio di reti idriche in grado di ridurre sensibilmente gli sprechi: reti smart, fortemente interconnesse e capaci di "parlare", segnalando guasti o anomalie. Ne abbiamo parlato con Francesca Zanello, di Idrostudi srl, società sita in Area Science Park che fornisce servizi a tutto tondo per quanto riguarda la gestione di acquedotti e reti fognarie. Idrostudi, che opera in Italia e dal 2015, con lo sbarco in Turchia, anche all'estero, in regione ha fornito servizi avanzati per l'acquedotto Poiana, che serve i comuni del cividalese, e per la distrettualizzazione della rete idrica di Trieste gestita da AcegasAPSAmga nell'ambito del progetto eAqua.«La situazione di Trieste è particolare - dice l'ingegnere Zanello - a causa dell'orografia della città, dell'anzianità dell'acquedotto e di come è stato concepito il sistema: la rete è stata strutturata in modo che le condotte principali stiano sulla costa e la risorsa idrica venga pompata gradualmente verso l'altipiano. Ciò ha conseguenze sui costi gestionali di sistema e sull'entità delle perdite idriche: più alta è la pressione più elevata è l'entità dell'eventuale perdita a parità di guasto». Un acquedotto moderno, spiega Zanello, è costituito da cinque elementi funzionali: il sistema di captazione, che permette l'estrazione di acqua dal ciclo naturale; gli impianti di trattamento, situati immediatamente a valle delle prese d'acqua per rimuovere i contaminanti indesiderati; la rete di trasmissione, che convoglia la risorsa in prossimità degli utenti finali, gli impianti di stoccaggio e le reti di distribuzione. Le reti sono iperconnesse tra di loro per garantire l'affidabilità del servizio alle utenze, ma proprio per questo è più difficile l'individuazione delle perdite idriche. «Il sistema che abbiamo messo a punto per rendere "smart" l'acquedotto punta a "farlo parlare" - spiega Zanello. Perciò prima si caratterizza la rete idrica, con l'acquisizione d'informazioni dal gestore e il rilievo sul campo: tutti questi dati vengono digitalizzati in un sistema informativo territoriale consultabile via web (WebGis). Quindi si procede alla distrettualizzazione, suddividendo l'intera rete in porzioni idraulicamente indipendenti, con l'installazione di strumenti di monitoraggio di portata e pressione lungo le condotte. Si procede dunque al monitoraggio, grazie a un software specifico in grado di inviare i dati in tempo reale tramite GSM/GPRS, e all'analisi dei dati, che permette di determinare per ogni singolo distretto il bilancio idrico e di identificarne le perdite. Una volta individuate le perdite, che si possono localizzare più precisamente anche con l'uso di tecniche acustiche, si può procedere alla loro gestione, con l'installazione di valvole riduttrici di pressione in punti chiave della rete. Un'installazione che può essere anche simulata prima, per stimarne l'effetto, grazie alla modellazione numerica». Grazie a questo sistema, dice Andrea Rubin di AcegasAPSAmga, le perdite dell'acquedotto triestino si sono notevolmente ridotte, passando in percentuale dal 45,9% del 2013 al 37,5% di fine 2017, con un risparmio di circa otto miliardi di litri d'acqua all'anno. Scusate se è poco.

Giulia Basso

 

 

Addio a Sergio Tremul, il fondatore di Camminatrieste
«Mi ricordo che a sei anni nel 1936, mia nonna viene a prendermi al Porto di Muggia: "Andiamo a casa che in piazza c'è confusione". I fascisti avevano ucciso il marittimo muggesano Rossetti nel bar sotto il Municipio e tanta gente protestava, ricordi e immagini rimasti indelebili insieme a tanti altri. Nel 1944 all'età di 14 anni, lavoravo in un cantiere navale di Muggia, mancava un anno alla fine della guerra, giovani e lavoratori del cantiere ci davamo da fare con azioni di propaganda e volantinaggio contro Fascisti e Tedeschi. In quel periodo mi ero iscritto alla gioventù comunista del cantiere e poi fino alla fine del 1948, segretario della gioventù comunista e antifascista di Muggia. A 18 anni sono stato festeggiato per il mio impegno da parte di centinaia di giovani muggesani». I ricordi di Sergio Tremul, scomparso l'altro ieri all'età di 87 anni, incrociano pesantemente il secolo breve che l'ha visto come protagonista da dirigente del Pci di Muggia, segretario comunale della Cgil e anche segretario regionale della Filt Cgil, settore trasporti. In questa veste è stato presente nel Comitato consultivo per il Trasporto pubblico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e per quattro anni membro della Commissione amministratrice dell'Act (l'attuale Trieste Trasporti). Da pensionato, nel 1991, fonda assieme a un gruppo di amici, il Comitato per la sicurezza ed i diritti del pedone, che successivamente diventa Coped Camminatrieste. «Era un uomo con una grande personalità, uno spiccato senso dell'umorismo e dal cuore d'oro», ricorda la nipote Erica Sancin a nome del direttivo Camminatrieste. «Ha lottato per la salvaguardia dei pedoni e delle vittime della strada, per la tutela dell'ambiente e per il miglioramento del trasporto pubblico locale - ricorda la nipote -. Spero che tutto quello per cui lui ha lottato e che ha cercato di far capire a noi tutti, pedoni, autisti, ciclisti, non sia stato vano». Camminatrieste è in cammino da 26 anni.

 

 

 

 

eHABITAT.it - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Barriere coralline a rischio, il 2018 è l’anno per salvarle

Esanimi e bianche come la neve. Cosa sta succedendo alle barriere coralline del mondo? Negli ultimi trent’anni la metà dei coralli del pianeta è morta a causa del surriscaldamento e dell’acidificazione degli oceani. Una situazione tanto drammatica da spingere l’International Coral Reef Initiative, insieme a Nazioni Unite e WWF, a proclamare il 2018 Anno Internazionale delle Barriere Coralline.

Barriere coralline, per salvarle ora o mai più.
2018. Si tratta dell’anno “dell’ora o mai più” per salvare i coralli. Ne è convinto Erik Solheim, a capo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. “Abbiamo una piccola finestra in cui possiamo agire per salvare le barriere coralline” ha dichiarato dalle Isole Fiji, durante il lancio dell’Anno Internazionale delle Barriere Coralline. “L’Onu, il Wwf e Paesi come le Fiji stanno chiamando il mondo a fare i passi necessari a risolvere il problema quest’anno“. D’altro canto proprio l’UNEP ha inserito il monitoraggio e la tutela delle barriere coralline fra i sei temi ambientali prioritari su cui concentrare l’attenzione nel 2018.
Barriere coralline, il caso giapponese.

Circa il 50% della maggiore barriera corallina in Giappone, nell’area di Sekisei, a sud dell’arcipelago, era completamente sbiancata alla fine del 2017. Lo rivela il ministero dell’Ambiente nipponico, che definisce preoccupante la situazione. “Le temperature medie dei mari rimangono alte, così come la percentuale dei coralli sbiancati, e non possiamo essere ottimisti sul loro recupero” ha affermato il portavoce del ministero, riferendosi agli ecosistemi che versano in condizioni critiche e non mostrano segnali di guarigione. Una ricerca compiuta nel corso del 2017 dal Ministero dell’Ambiente aveva rivelato lo sbiancamento del 30% dei coralli nei pressi dell’isola di Okinawa, lungo le isole Amami nella prefettura di Kagoshima, il 10% in più della precedente rilevazione.
Il caso australiano.
Nei primi mesi dell’anno scorso, uno studio shock pubblicato sulla rivista “Nature” allertava sullo stato di (scarsa) salute della Grande Barriera Australiana. La più larga struttura corallina esistente sulla Terra è stata infatti vittima di uno sbiancamento senza precedenti a causa di un temporaneo aumento della temperatura del mare fino a 4 gradi. Parlando, cioè, in numeri e percentuali, si è assistito a uno sbiancamento del 90% dei coralli e alla morte di più del 20%. Ora, sessanta milioni di dollari australiani (circa 39 milioni di euro) finanzieranno programmi di ricerca e sviluppo per il recupero del reef. Fra questi, cinque milioni saranno destinati a sistemi di allarme per prevenire ulteriori sbiancamenti dei coralli e ad assicurare i necessari interventi di gestione. Secondo i gruppi ambientalisti, si tratta di una decisione insufficiente e troppo comoda. “Se fosse sinceramente interessato alla nostra preziosa barriera corallina” ha affermato Nikola Casule, attivista di Greenpeace Australia, riferendosi al Primo Ministro Turnbull, “si impegnerebbe seriamente a combattere il cambiamento climatico invece di impegnarsi in soluzioni fantasiose che ignorano il vero problema“.

L’Australia è uno dei maggiori esportatori di carbone nel mondo e gli australiani sono fra i più alti emettitori pro capite di anidride carbonica. Nel 2016, il dipartimento dell’Ambiente del Paese avrebbe fatto pressione sull’UNESCO per cancellare il capitolo riguardante lo stato attuale della Grande Barriera Corallina, dopo aver promesso di spendere due miliardi di dollari per attuare misure per proteggerla e gestirla. Il tutto per evitare danni al turismo. Quanto sono seri, dunque, i propositi formulati?
I nemici del corallo.
Acerrimi nemici delle barriere coralline, oltre all’aumento delle temperature e all’acidificazione degli oceani, sono anche la pesca indiscriminata e l’inquinamento, soprattutto da plastica. Problemi che, purtroppo, attualmente sono tutt’altro che in via di risoluzione. Tempi duri, quindi, per le barriere coralline del mondo. Auguriamoci politiche concrete ed efficaci, che consentano di godere della loro bellezza mozzafiato per molto, molto tempo a venire.

VALENTINA TIBALDI

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Pool anti-incendi transfrontaliero - Con fondi Ue. Vigilerà sulla sicurezza in mare nell'Alto Adriatico. Coinvolte Italia, Slovenia e Croazia
POLA - Una squadra speciale di pronto intervento in mare in caso di incendi o inquinamento delle acque. Lo prevede il progetto Namirg (North Adriatic Maritime Response Group) con riferimento al Mirg. Quest'ultima è una strategia d'azione comune già sperimentata e collaudata in Gran Bretagna, Olanda Finlandia, Norvegia e da alcuni Paesi baltici che ora verrà adottata anche nell'Alto Adriatico, sotto il patrocinio dell'Unione Europea che ne ha riconosciuto la validità. Per la sua attuazione la Commissione europea ha erogato 905.000 euro di cui 203.000 spettanti alla Comunità antincendio della regione istriana per l'acquisto di attrezzatura e altre spese. Ebbene la squadra speciale del Namirg sarà composta da 25 vigili del fuoco: otto istriani, otto del Comando di Capodistria e i rimanenti otto del Comando regionale del Friuli Venezia Giulia, titolare del progetto. Per diventare operativo, il reparto dovrà seguire un corso di addestramento e scegliersi il proprio comandante. La durata del progetto è di due anni dopodiché i tre Paesi avranno a disposizione una squadra comune di professionisti altamente qualificati e preparati.«Abbiamo accettato di buon grado - ha dichiarato il comandante antincendio dell'Istria Dino Kozlevac alla presentazione del progetto nella sede della Regione - l'invito dei colleghi del Friuli Venezia Giulia di includerci nel progetto poiché perfettamente coscienti della sua importanza al giorno d'oggi».Kozlevac si è riferito al numero giudicato spropositato di navi e imbarcazioni che ogni giorno solcano il mare e che inevitabilmente portano con se un elevato rischio di incidenti. «In genere - ha aggiunto il comandate istriano - ogni attività umana sul mare e lungo la costa è una potenziale fonte di pericolo per cui dobbiamo essere pronti a intervenire in ogni momento». Alla presentazione è intervenuto il presidente della Regione Walter Flego. «La realizzazione di un sistema di risposta omogeneo, coordinato e utilizzabile in tutte le situazioni possibili e immaginabili - ha sottolineato il governatore - è sicuramente la migliore risposta alle emergenze». Fortunatamente grosse emergenze di mare come incendi e inquinamento negli ultimi anni non ce ne sono state. L'ultima risale a esattamente 10 anni fa, quando a 13 miglia dalla costa rovignese si era incendiata la nave ro ro turca Und Adryatik, finita poi rottamata causa i gravi danni subiti. L'incidente si era concluso anche senza gravi conseguenze ecologiche. E ciò grazie soprattutto alla concomitanza di circostanze favorevoli più che all'efficienza dell'intervento di soccorso. L'Unione europea sta dimostrando la giusta sensibilità per la sicurezza in mare e per questo sta attuando importanti finanziamenti in questa direzione, soprattutto in un'area come quella dell'Alto Adriatico che risulta molto "intasata" da rotte di navigazione molte delle quali sono percorse da enormi petroliere che sbarcano il greggio al terminal dell'oleodotto di Zaule.

(p.r.)

 

Sarajevo rischia il gelo per la guerra del gas - La distributrice BH-Gas è accusata di non pagare le tariffe di transito alla controparte serbo-bosniaca
BELGRADO - Una inedita guerra del gas si profila all'orizzonte. Non è un nuovo conflitto tra Russia e Ucraina per i prezzi e il transito del gas, né si parla di rinnovate scaramucce a causa del gasdotto South Stream, finito nel dimenticatoio, almeno per il momento. La nuova guerra riguarda invece un Paese solo sulla carta unito, la Bosnia-Erzegovina, dove in questi giorni diversi media locali hanno lanciato un preoccupante allarme. Allarme che riguarda decine di migliaia di residenti nella Federazione croato-musulmana, in particolare i quasi trecentomila che vivono a Sarajevo, città che si scalda e cucina con il metano distribuito in città da un gasdotto che ora è al centro di polemiche. E che potrebbe presto far rimanere al freddo i sarajevesi, a causa del disaccordo tra aziende di Republika Srpska e Federazione bosgnacco-croata. Guerra del gas, hanno spiegato i media locali, che nasce da una complessa diatriba su presunti debiti accumulati dalla BH-Gas, il gestore-distributore del gas a Sarajevo, e sulle tariffe di transito da pagare sempre a carico della BH-Gas alla controparte serbo-bosniaca, la Sarajevo Gas, che tra l'altro serve anche Istocno Sarajevo, la parte serba della città. E controlla il gasdotto Zvornik-Kladanj, attraverso il quale il metano affluisce a Sarajevo città percorrendo però anche un tratto di 40 chilometri in Republika Srpska. Da tre anni - il problema-chiave - BH-Gas non pagherebbe le tariffe maggiorate applicate unilateralmente dai serbo-bosniaci, sostiene Sarajevo-Gas. Il tempo delle attese è però finito, ha avvisato Slavo Krajisnik, direttore dell'azienda a controllo pubblico Sarajevo-Gas, specificando che se BH-Gas non accetterà di pagare le tariffe ritoccate all'insù, entro la fine del mese, allora i rubinetti del gas verranno chiusi. «Annunceremo a quel punto la data della sospensione delle forniture di gas», ha spiegato Krajisnik, chiarendo che una lettera-ultimatum è già stata consegnata a Sarajevo, al governo della Federazione e al Segretariato della Comunità dell'Energia, a Vienna.Lo scenario, ha aggiunto poi Krajisnik, è assai fosco. Interrompere l'afflusso di gas comporterebbe infatti «un totale stop alle forniture per i consumatori» nel cuore della Bosnia. «Ma siamo costretti a farlo, da quasi tre anni cerchiamo di risolvere il problema in maniera pacifica», ha chiosato. Che la situazione sia seria è stato confermato anche dal ministro federale dell'Energia, Nermin Dzindic, che ha invitato la direzione di BH-Gas a saldare subito i debiti pregressi. Parole che, per ora, non hanno sortito l'effetto sperato. «Non abbiamo un marco convertibile di debito» verso Sarajevo-Gas, ha chiuso le porte il management di BH-Gas in un comunicato, riportato dall'agenzia Fena. Parole che fanno pensare a una conclusione non felice della vicenda.

(s.g.)

 

THE MEDI TELEGRAPH - LUNEDI', 12 febbraio 2018

 

 

Il phase out dell’Italia è fissato al 2025 / L’ANALISI
Allineare i prezzi del gas a quelli europei,contenere la spesa, azzerare l’uso carbone, aumentare l’efficienza energetica.

Sono gli obiettivi della Strategia energetica nazionale al 2030. La Sen 2030 fissa al 2025 il phase out del carbone

Genova - Allineare i prezzi del gas a quelli europei, contenere la spesa, azzerare l’uso carbone, aumentare l’efficienza energetica. Sono gli obiettivi della Strategia energetica nazionale al 2030. La Sen 2030 fissa al 2025 il phase out del carbone: l’Italia dovrà tagliare le emissioni del 39% al 2030, e del 63% al 2050, rispetto ai livelli dl 1990. L’energia pulita è prevista al 22% nel 2030 come crescita tendenziale, dato che sale al 28% con le aste tecnologicamente neutre e gli interventi di repowering. L’obiettivo è portare la quota di fabbisogno energetico coperta dalle importazioni dal 75% attuale al 64%. Gli investimenti previsti sono 175 miliardi: 30 per reti e infrastrutture, 35 per le rinnovabili, il resto all’efficienza energetica.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 11 febbraio 2018

 

 

Ambiente - Confronto pubblico su smog e Ferriera

Sinistra per Trieste assieme a Lega Ambiente e No Smog promuovono un confronto pubblico sul tema della Ferriera. Le coordinate dell'appuntamento verranno illustrate martedì nella sede dei soci della Banca Etica via Donizetti 5/a alle 11.30.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 10 febbraio 2018

 

 

Blitz in Val Rosandra Condanne annullate  - La Cassazione cancella le pene inflitte a Ciriani e vertici della Protezione civile in Appello.

Riconosciuta la prescrizione. La delusione degli ambientalisti

TRIESTE - La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello di Trieste che aveva condannato a sei mesi e 18 mila euro di ammenda l'ex vicepresidente della giunta regionale Luca Ciriani (Fdi-An), processato con l'accusa di danno ambientale legato a lavori di disboscamento in Val Rosandra. Stesso esito per i dirigenti della Protezione civile con lui coimputati: l'allora capo Guglielmo Berlasso, il funzionario Cristina Trocca e l'operativo Adriano Morettin. Per tutti i giudici hanno anche constatato la prescrizione dei reati contestati. L'esponente di Fratelli d'Italia esulta per il risultato, mentre le associazioni ambientaliste rilevano come la prescrizione costituisca un serio ostacolo all'accertamento dei reati ambientali nel nostro Paese. La sentenza della Cassazione chiude una lunga vicenda giudiziaria segnata da continui colpi di scena. In primo grado tutti gli imputati erano stati assolti, poiché la perizia del pm era stata considerata non valida a causa di un vizio processuale, spiega l'avvocato di Trocca e Berlasso, Luca Ponti. Il giudice aveva dovuto nominare un ulteriore perito a cui fare riferimento. Un anno fa la sentenza è stata ribaltata in secondo grado: la Corte d'Appello ha condannato gli imputati, facendo riferimento alle perizie presentate dalle parti civili, il ministero dell'Ambiente e il Wwf. «A quel punto abbiamo impugnato in Cassazione - spiega Ponti -. Ritenevamo infatti che la Corte d'Appello, aderendo alle prove fornite dalle parti civili, dovesse comunque sentire nuovamente il perito del primo grado». Questo lo snodo che ha portato alla risoluzione della Cassazione di giovedì: «Il Procuratore generale ha confermato il vizio di procedura: non si sarebbe potuto aderire alle prove di una delle due parti senza risentire l'altra», dice Ponti. La Corte ha quindi annullato la sentenza di secondo grado, oltre a dichiarare la prescrizione nel frattempo maturata per i reati contestati. La vicenda è stata poi rinviata al giudice civile. «Quest'ultimo - precisa Ponti -, dovrà partire dalla sentenza di primo grado senza utilizzare quella d'appello, che è stata annullata». Un anno fa la legale di Ciriani aveva annunciato che il suo assistito avrebbe rinunciato alla prescrizione. Commenta ora l'ex assessore regionale: «Esco da questa esperienza ancor più convinto che lo spirito della Protezione civile e l'impegno dei suoi volontari debbano essere strenuamente difesi». Dice ancora Ciriani: «Se questo processo ha dimostrato qualcosa è solo che, purtroppo, anche se si agisce a fin di bene, forti delle leggi e delle richieste che provengono dal territorio, si rischia di entrare in vicende giudiziarie a tratti paradossali». Conclude il politico: «Il risultato più triste che si poteva raggiungere al termine di questo procedimento giudiziario sarebbe stato quello di mortificare e scoraggiare l'impegno e l'abnegazione di migliaia di volontari, oggi il mio pensiero va soprattutto a loro». Inutile dire che la fedina pulita diventa ora un valore aggiunto per la corsa romana di Ciriani, candidato all'uninominale del Senato nel collegio Udine-Pordenone. L'avvocato e presidente del Wwf di Trieste Alessandro Giadrossi commenta: «Aspettiamo di vedere la documentazione ufficiale. A parte questo, siamo di fronte all'ennesimo caso in materia ambientale nel nostro Paese che va a finire con la prescrizione. Visto che si tratta di procedimenti complessi, non si ha quasi mai un grado di giudizio finale. Fra indagini e perizie i tempi diventano spesso inconciliabili con il giudizio. Un problema risolto solo in parte dalla legge sulla prescrizione». Questa invece la reazione di Lino Santoro di Legambiente: «Prendiamo atto della prescrizione. Speriamo francamente che a livello civile si riesca comunque a ottenere una cifra sufficiente a procedere con il recupero di quell'area. È questo il punto più importante».Il corso della Val Rosandra soffre ancora gli effetti di quegli eventi, dice Santoro: «L'area ha perso le proprie caratteristiche. Sono state eliminate essenze fondamentali per il territorio, e ciò ha avuto un impatto forte anche sull'ecosistema dei piccoli animali che vivono in quell'area». Conclude l'esponente ambientalista: «Il Comune di San Dorligo aveva annunciato un piano di ripristino entro ottobre o novembre, ma al momento non ci risulta ancora niente. Nel frattempo in Val Rosandra la situazione resta la stessa ormai da anni: predominano le specie invasive, occupando uno spazio che un tempo era una nicchia ecologica estremamente interessante».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 9 febbraio 2018

 

 

Il governo ridimensiona l’area del Sito inquinato -  Il ministro dell’Ambiente Galletti firma l’atteso decreto sulla riperimetrazione - Rivista la regia delle competenze.

Serracchiani: «Semplificazione e investimenti» - Il ruolo di Area - Preziosa per raggiungere il traguardo si è rivelata la collaborazione con il parco scientifico oltre che con il Porto

Un decreto del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti vidima il risultato raggiunto a Roma il 24 agosto scorso in sede di conferenza dei servizi: il governo accetta che sia la Regione Fvg a occuparsi direttamente di alcune aree del Sito di interesse nazionale (Sin). Trieste, attraverso l’assessore Sara Vito, aveva chiesto di riperimetrare il Sin, per consentire una gestione più rapida e semplificata delle procedure ambientali, così da accrescere il grado di interesse economico delle zone interessate per gli investitori. Una novità di rilievo a 15 anni dalla perimetrazione che avvenne nel 2003 e che ha contribuito a frenare l’utilizzabilità dei terreni. La Regione ha comunicato la notizia della firma ministeriale, accompagnata da una soddisfatta dichiarazione del presidente Debora Serracchiani: tempistiche più celeri per le bonifiche, opportunità di attivare insediamenti a elevato contenuto tecnologico, pratiche amministrative sbrigate a Trieste senza andate/ritorno nella Capitale, coinvolgimento dell’Autorità portuale e dell’Area Science Park. Fattori positivi questi, sottolineati nella nota anche da Sara Vito. La zona riperimetrata a vantaggio della diretta conduzione regionale si svolge attorno al Canale navigabile: una “U” che corre lungo le tre sponde e che abbraccia 75 ettari sui 500 di cui si compone il Sin. Più o meno il 15% del totale: ma un 15% pesante, che riguarda - aveva detto Sara Vito in agosto - 23 aziende operanti nell’area del Canale. Attorno alla via acquea ci sono alcune realtà importanti del contesto economico territoriale come Frigomar, Autamarocchi, Redaelli. A queste aziende, che partecipano al tradizionale panorama attorno al Canale, si stanno aggiungendo nuove attività. L’area si sta muovendo. Per esempio, Crismani ha comprato dall’Ezit il piazzale alla radice del Canale. Ma c’è qualcosa di fresco dal punto di vista imprenditoriale, di cui si fa interprete il presidente di Area Science Park, Sergio Paoletti. Che ricorda il recentissimo insediamento dell’indonesiana Java Biocolloid proprio sulle sponde del Canale, dove importerà e tratterà alghe rosse. «Il primo risultato della maggiore attrattività di questa zona. Siamo solo all’inizio, già nel prossimo mese abbiamo in programma contatti e visite, da cui speriamo di ottenere concrete ricadute». Paoletti sottolinea il lavoro di équipe svolto dai suoi funzionari e dallo staff dell’Autorità portuale, che ha consentito il rapido definirsi dello sbarco indonesiano, paradigma di quello che potrà accadere sul Canale. Paoletti considera il “decreto Galletti” «quasi alla pari dei provvedimenti di sdemanializzazione di Porto vecchio, perchè svincola dai gravami del sito di interesse nazionale un’area di grande interesse». Un’altra iniziativa, in pista di decollo, riguarda il riciclo dell’acqua di sentina, che avverrà in una vecchia struttura comprata da Italcementi: è un progetto di ReOil, azienda avviata da imprenditori di origine veneta e domiciliata - non è un caso - nel “distretto” di Padriciano. Non va dimenticato che la concessione del punto franco viene amministrato dall’Autorità. Dalla collaborazione tra Autorità e Area - completa Paoletti - sorgerà un osservatorio dedicato alle materie prime strategiche: anch’esso avrà sede vicino al Canale.

Massimo Greco

 

Smog, l’ultimatum dell’Ue - «Misure certe entro oggi» L’Italia rischia una procedura d’infrazione se il piano non convincerà Bruxelles
Maglia nera a Torino, la Pianura Padana fra le aree più inquinate del continente

ROMA - Il ministro Galletti lo ha assicurato: oggi la Commissione Ue riceverà «un nuovo documento» di «un dossier relativo alle misure messe in campo per il miglioramento della qualità dell’aria». È l’ultima occasione per l’Italia e altri otto Paesi dell’Unione (tra cui Francia e Germania): se gli interventi pensati dal governo non soddisferanno il commissario all’Ambiente, Karmenu Vella, il Belpaese dall’aria irrespirabile sarà rinviato alla Corte di giustizia Ue che aprirà una procedura di infrazione. E Vella non è tipo che si soddisfa facilmente. Galletti aveva già provato con un timido «l’Italia ha già fatto molto per migliorare la qualità dell’aria», ma il commissario maltese aveva risposto: «Sono totalmente in disaccordo con quello che dice il ministro, tutti i Paesi hanno molto da fare. Siamo in ritardo di anni, ci aspettiamo non più incontri o meeting ma risultati e impegni rispettati». È finito, dunque, il tempo delle parole. Se la Commissione, da un lato, fa sapere di voler «aiutare gli stati membri a mettersi in regola» sottolinea dall’altro che i governi «hanno concordato» gli obiettivi e poi non li hanno «mai rispettati per anni». Così Galletti spera che gli «interventi, prevalentemente in materia di energia e mobilità, che non erano stati ancora portati a conoscenza della Commissione Europea» siano sufficienti non tanto per raggiungere gli impegni già mancati, ma almeno a dimostrare la buona volontà di fronte all’ “incontentabile” commissario. D’altronde basta osservare le immagini diffuse all’Agenzia spaziale europea (Esa) il primo dicembre 2017, per comprendere la situazione disastrosa in cui versa la Pianura Padana. È il livello del diossido di azoto, in particolare, a preoccupare dalle rilevazioni effettuate dal satellite Sentinel-5p, lanciato oltre l’atmosfera il 13 ottobre. «Causate in gran parte dal traffico e dalla combustione di combustibili fossili nei processi industriali - scrive l’Esa -, le alte concentrazioni di questo inquinante atmosferico possono essere viste su parti dei Paesi Bassi, nell’area della Ruhr nella Germania occidentale, sulla Pianura Padana in Italia e su parti della Spagna». Le maggiori preoccupazioni sono al Nord, anche se la situazione al Sud non fa dormire sonni tranquilli. Ben 39 capoluoghi nel 2017 hanno superato il livello consentito per le polveri sottili per più di 35 giorni, secondo il rapporto di Legambiente “Mal’aria”. Maglia nera di questa speciale classifica è Torino: con ben 112 superamenti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017 (quasi un giorno su tre). Sopra i 100 anche Cremona, Alessandria, Padova e Pavia. Seguono Asti, Milano, Venezia, Frosinone (prima città centro-meridionale), Lodi, Vicenza e Mantova. In 31 dei 36 capoluoghi di provincia di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, è stato oltrepassato il limite. L’inquinamento accorcia la nostra vita: spiega Legambiente che in Italia circa 60mila morti premature l’anno possono essere attribuite a questa causa, come precisano i report dell’Agenzia ambientale europea. E sporca anche gli animi: secondo uno studio made in Usa pubblicato sulla rivista Psycological Science nelle città più inquinate sono più frequenti i crimini e i comportamenti non etici. L’effetto sarebbe legato ai livelli di ansia delle persone, che salirebbero con l’aumentare dell’inquinamento.

Andrea Scutellà

 

Ex Dina di Veglia Zagabria rimuove i depositi pericolosi

FIUME - Si torna a parlare di un ex gigante dell’industria quarnerina, la defunta Dina petrolchimica di Castelmuschio (Omišalj), sull’isola di Veglia, dove nelle prossime settimane dovrebbe partire l’opera di rimozione delle sostanze tossiche contenute negli impianti dismessi. Per gli esperti, nella “pancia” della Dina – azienda chiusa da sei anni - sono presenti circa 600 tonnellate di sostanze tossiche, definite una bomba ecologica per il Quarnero. Il ministero croato dell’Ambiente ha pubblicato sul sito web delle gare pubbliche gli elementi utili per partecipare al concorso internazionale per la rimozione. La documentazione resterà in visione fino al 12 febbraio, in seguito verrà bandita la gara d’appalto. Fonti del dicastero hanno confermato che l’intera operazione verrà a costare circa 10 milioni di kune (1,34 milioni di euro), denaro che arriverà dalla massa fallimentare della Dina. «Se non ci saranno intoppi – si legge in una nota del ministero dell’Ambiente – la rimozione delle sostanze tossiche sarà completata entro il 31 marzo». In questi giorni a manifestare interesse per gli stabilimenti ex Dina è stata l’azienda lussemburghese Gasfin, che si è detta pronta a occuparsi di recupero e riutilizzo delle centinaia di tonnellate di sostanze venefiche che negli ultimi anni sono state motivo di frizione tra Zagabria e le autonomie del Quarnero. In parecchie occasioni partiti politici, comuni, Regione quarnerino–montana, ambientalisti e semplici cittadini hanno criticato lo Stato croato per l’atteggiamento passivo nei riguardi del materiale tossico sistemato nell’ex colosso di Castelmuschio, abbandonato da anni senza cautele. La stessa Gasfin si è detta pronta – tramite la propria Adria Polymers – a riavviare la produzione petrolchimica a Castelmuschio. Inoltre ha espresso il sostegno alla collocazione di un rigassificatore galleggiante nelle acque vegliote, progetto che invece vede nettamente contrarie la Regione quarnerino-montana e le municipalità dell’isola.

(a.m.)

 

 

Muggia si ribella alla raccolta rifiuti “porta a porta” - Petizione popolare al via. Critiche da opposizione e Spi Cgil - Il sindaco Marzi: «Mai trattato i cittadini come ignoranti»

Sospendere immediatamente il sistema di raccolta “porta a porta” e trovare soluzioni alternative coinvolgendo i cittadini. Questo l’obbiettivo della petizione popolare apartitica promossa ufficialmente da ieri a Muggia contro l’attuale impostazione della raccolta differenziata dei rifiuti. Partendo dal concetto base “sì alla differenziata, no a questo sistema”, il documento indirizzato alla giunta Marzi chiede la “revisione totale” del modus operandi che entrerà in vigore dal primo marzo. «Il sistema attuale prevede che i cittadini debbano conservare i rifiuti in bidoni o, in casi limitati, in sacchi all’interno delle proprie case fino all’arrivo degli operatori ecologici e che siano rimossi i bidoni pubblici» recita la premessa del documento. Cinque dunque i punti messi sotto accusa: questo sistema «non tiene conto delle dimensioni delle case che sarebbero stipate di contenitori di rifiuti» , costringerebbe a «usare cortili, giardini, e orti come depositi di immondizie, danneggiando decoro e valore delle abitazioni private» e «non tiene conto di abitazioni su strada sterrata e in zone isolate». L’attuale sistema, inoltre, «non tiene conto delle esigenze dei locali e dei commercianti di beni alimentari, che producono rifiuti da smaltire tempestivamente», e «creerebbe forte disagio, rischi igienici e ambientali, se per maltempo, sciopero o qualsiasi causa di forza maggiore ci fossero ritardi nel servizio». Ovviamente non sono mancate le polemiche politiche dopo i due affollatissimi incontri pubblici con i cittadini organizzati dal Comune. Emanuele Romano (M5S) ha evidenziato come nel primo incontro pubblico «il sindaco abbia mancato di rispetto ai cittadini, presenti e non, trattandoli come ignoranti incapaci di capire il sistema porta a porta», Nicola Delconte (Fdi) ha definito quello del Verdi «un confronto grottesco in cui sindaco e assessore Litteri si sono dimostrati totalmente inadatti al ruolo che ricoprono». Critiche sono piovute anche dal sindacato pensionati della Cgil che ha lanciato un appello alla giunta per rinviare la partenza del nuovo sistema di raccolta rifiuti e «svolgere invece un’ampia discussione con la cittadinanza, rendendosi disponibile ad apportare tutte le modifiche al regolamento utili al miglioramento della vita dei muggesani». Pronta la replica del sindaco Marzi: «Mai ho trattato i cittadini come ignoranti e lungi da me pensare che non possano capire il sistema porta a porta. Detto ciò, mi dispiace onestamente per come sia andato il primo incontro. Sono consapevole che qualunque sindaco abbia intrapreso questo importante cambiamento nel suo Comune, si sia trovato di fronte alle stesse reticenze o perplessità da parte dei suoi cittadini. Purtroppo, nonostante fossi preparata alle polemiche politiche e alle preoccupazioni espresse più o meno animosamente dai cittadini attorno al nuovo sistema di gestione, di fronte a certa tracotanza verbale, umanamente, ho reagito, e di questo sinceramente mi dispiaccio». L’assessore Litteri, invece, ha replicato sia a Delconte («L’opposizione aveva tutti gli strumenti per intervenire dal 2015 ad oggi, quelle di adesso sono solo strumentalizzazioni») che alla Cgil («Il numero degli incontri pubblici è stato incrementato e potrebbe esserlo ancora: abbiamo trovato una nuova data per Aquilinia, il 19 febbraio, che andrà a recuperare quella persa e ci siamo attivati per fissare un altro incontro a Fonderia»). Nessuna marcia indietro dunque sulla data di partenza del nuovo sistema di raccolta: «Ricordiamo invece che non sono previste sanzioni, come accade in altri comuni, nel caso di un semplice errore nella gestione dei rifiuti differenziati. È chiaro che ci vorrà del tempo perché le persone si abituino al nuovo sistema, ed è per questo che sono previsti dei bollini che segnaleranno eventuali conferimenti non corretti, ma nessuna multa. I cittadini vanno accompagnati». Il Comune infine ha annunciato che oggi verrà aperto l’Infopoint sulla raccolta di rifiuti, attivo ogni venerdì, dalle 10 alle 12, nella sede dell’Urp di piazza della Repubblica.

Riccardo Tosques

 

 

Pescatori di frodo e tutela soppressa I biologi: le oloturie rischiano l’estinzione

L’oloturia - o cetriolo di mare - è un invertebrato che rischia l’estinzione nelle acque croate dell'Adriatico se i ritmi di raccolta proseguiranno a ritmo indiscriminato. A lanciare l’allarme sottolineando i rischi per l’ambiente è il biologo marino Petar Kružic, della Facoltà scientifico–matematica di Zagabria. La raccolta dell’oloturia, spesso di frodo, è incontrollata: enormi quantitativi prendono la via della Turchia, da dove vengono venduti ai mercati dell'Asia dove il cetriolo di mare è particolarmente apprezzato. Solo pochi giorni fa la polizia marittima di Fiume ha fermato nei pressi di Šilo, sull'isola di Veglia, due cittadini croati che avevano con sé 320 chili di cetrioli di mare, tutti prelevati con attrezzatura subacquea e senza disporre di regolare licenza per la pesca commerciale. Pescato e attrezzatura sono stati sequestrati, i due pescatori di frodo sono stati multati. Fino agli anni '90 del secolo scorso queste creature marine venivano sottoposte a una pesca indiscriminata, che ne aveva messo in pericolo l'esistenza. Poi il ministero croato aveva deciso che le oloturie fossero in regime di severa tutela, una misura improvvisamente soppressa lo scorso anno senza alcuna spiegazione.

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 8 febbraio 2018

 

 

Ferriera, la Regione "smonta" il Comune - «Fuori tempo massimo le osservazioni sui parchi minerali. Richiesta di revoca in autotutela mai arrivata»
«Il Comune di Trieste era ben consapevole della possibilità di formulare osservazioni in merito alla richiesta, presentata da Arvedi spa, di proroga del termine per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerali. Purtroppo, tali osservazioni, di cui si sarebbe certamente tenuto conto, sono state inviate fuori tempo massimo». Lo rileva la direzione regionale Ambiente, responsabile del procedimento, rispetto alla notizia, peraltro annunciata solo a mezzo stampa, che il Comune di Trieste avrebbe richiesto di procedere in autotutela all'annullamento d'ufficio della proroga stessa. In proposito, dalla direzione Ambiente si sottolinea che in ogni caso la questione posta dal Comune è squisitamente ed esclusivamente formale. Infatti se la proroga non fosse stata concessa, la Regione, una volta superato il termine inizialmente fissato al 29 gennaio per la presentazione del progetto, avrebbe dovuto diffidare la società a proporre il progetto di copertura entro un termine congruo. In pratica, si tratta dello stesso effetto che si è ottenuto concedendo la proroga richiesta. Ribadendo comunque che al momento non risulta essere pervenuta da parte dell'amministrazione comunale di Trieste alcuna richiesta, la direzione Ambiente ricostruisce, nel dettaglio, gli ultimi passaggi della vicenda. La Regione, con nota del 30 novembre 2017, ha comunicato ad Arvedi spa la necessità di presentare il progetto di copertura dei parchi entro 60 giorni, ovvero entro il 29 gennaio 2018. Tale nota è stata inviata per conoscenza anche a tutte le amministrazioni coinvolte. Compreso naturalmente il Comune di Trieste. L'8 gennaio 2018 è arrivata in Regione la richiesta di Arvedi di proroga del termine. Anche la richiesta di proroga è stata inviata a tutte le amministrazioni coinvolte. Poiché dunque il termine sarebbe scaduto il 29 gennaio, l'eventuale proroga poteva essere concessa solo entro tale data, non essendo evidentemente possibile prorogare un termine dopo che lo stesso è scaduto. La Regione ha quindi concesso la proroga sia in quanto ha ritenuto congrua la richiesta sia perché entro il 29 gennaio nessuna delle amministrazioni coinvolte nel procedimento aveva manifestato proprie osservazioni. «La comunicazione della Regione ad Arvedi contenente l'assenso alla richiesta di proroga è partita dagli uffici della direzione Ambiente alle ore 15.05 di lunedì 29 gennaio - si fa sapere -. Come detto la proroga non poteva essere concessa dopo la scadenza del termine. Soltanto alle ore 17.36 dello stesso giorno, e quindi evidentemente fuori tempo massimo, è pervenuta una nota del Comune contenente le ragioni per cui, secondo il Comune stesso, la proroga non doveva essere concessa». Ma non basta. «Ad ogni modo gli uffici della Regione esamineranno con la doverosa attenzione l'istanza del Comune di procedere all'annullamento in via di autotutela - è l'ultima stoccata della Regione al Comune -. Purché tale istanza sia stata effettivamente presentata e non solo annunciata agli organi di stampa».

 

 

Arrivano i bus "porta bici" da Monfalcone a Capodistria - L'obiettivo è collegare le ciclabili della regione con la Parenzana oltreconfine
Scatta in aprile Inter Bike II, progetto da 200 mila euro finanziato dall'Europa
Monfalcone sarà a breve per i cicloturisti lo snodo dove scendere dalla due ruote e salire sul bus in direzione di Trieste e Capodistria , dove imboccare la ciclabile della Parenzana. Un percorso che i "viaggiatori lenti" potranno effettuare anche in senso inverso, in direzione dell'Italia e, in particolare, di Grado. Sempre con l'area dell'ex Gaslini a funzionare da polo di interscambio. A rendere possibile, da aprile, il nuovo sistema di trasporti transfrontaliero, all'insegna dell'intermodalità "bici+bus", già sperimentata con successo da Trieste e Udine con Grado, è il progetto Inter Bike II, vincitore del bando Interreg V-A Italia-Slovenia. Per sviluppare le azioni il gruppo di partner, guidato dal Centro regionale di sviluppo di Capodistria e composto da Comune di Monfalcone, Agenzia di sviluppo Rod di Aidussina, Gruppo di azione locale del Veneto Orientale (Vegal), ha ottenuto un finanziamento di 800mila euro. Di questi 200mila mila sono appannaggio del Comune di Monfalcone che li utilizzerà per le finalità del progetto, promuovendo allo stesso tempo il proprio territorio sotto il profilo turistico, come spiegato ieri dal sindaco Anna Cisint in un incontro partecipato anche dagli altri partner di progetto e dalla Direzione centrale Infrastrutture della Regione. Il Centro dello sviluppo di Capodistria si è mosso a fronte dei risultati raggiunti con il primo Inter Bike (25 chilometri di nuove piste e 100 chilometri sistemati di tracciati esistenti ) e del successo dei trasporti bici più bus già attuati nel Friuli Venezia Giulia. Ma anche delle scarse possibilità di poter contare su percorsi protetti per le due ruote fino a Monfalcone, come ha rilevato per l'agenzia slovena Larisa Kunst. Le interconnessioni riguarderanno comunque anche Cormons e Ronchi dei Legionari, mettendo quindi in contatto le due reti ciclistiche Adriabike e Alpe Adria, che collega Salisburgo a Grado. Il Comune di Capodistria dal canto suo introdurrà una linea di autobus sperimentale di biciclette tra la città e il confine di Rabuiese. «In sostanza la zona collinare del territorio comunale, da cui è facile scendere con i percorsi ciclabili esistenti - ha spiegato per il Comune di Capodistria Ivana Strkal -, ma molto meno facile salire». L'azione che riguarda il veneto e sarà gestita dal Gal del Veneto Orientale, lungo il tracciato della rete Adriabike, che arriva fino a Ravenna, consiste invece nel trasporto delle biciclette su imbarcazioni nella laguna di Venezia. Due i collegamenti via mare: il primo tra Bibione e Caorle, che accorcerà il percorso in bici sulla Adriabike, e il secondo lungo il fiume Lemene, che collegherà l'entroterra lagunare con le località costiere.«Noi riteniamo però che Monfalcone non possa essere esclusa dall'intermodalità via mare - ha detto ieri il sindaco Cisint -. Ora oggettivamente frenati dall'assenza di fondali nel porticciolo Nazario Sauro, l'interscambio e i collegamenti via mare devono essere ripristinati non appena verrà effettuato il dragaggio del canale Valentinis e del porticciolo. Sono un tassello importante per far conoscere e valorizzare il nostro territorio e quello circostante». A margine dell'incontro il sindaco ieri ha espresso rammarico per la mancata approvazione sul programma Italia-Slovenia della seconda fase del Progetto Julius, incentrato sull'area carsica e portato a modello della passata programmazione dalla Regione. Il Comune intende quindi sollecitare l'amministrazione regionale, perché nel paternariato da costituire per i bandi strategici di prossima uscita, in particolare in quello di Natura 2000 e infrastrutture verdi, possa essere incluso anche Monfalcone per il completamento del Centro visite di Pietrarossa per farne uno dei suoi riferimenti regionali. Per quel che riguarda la cooperazione internazionale allo sviluppo il Comune di Monfalcone è presente intanto in Montenegro e in Argentina.

Laura Blasich

 

 

Rigassificatore, nasce il fronte dei sindaci - I sette primi cittadini di Veglia annunciano una manifestazione di protesta a Fiume. Raccolta di firme in tutta la regione
FIUME - Si amplia il fronte della ribellione al rigassificatore off-shore a Veglia, la principale isola adriatica in campo turistico. A scendere in campo sono ora tutti i sindaci delle sette municipalità isolane: Veglia città, Castelmuschio, Dobrinj, Bescanuova, Ponte, Verbenico e Malinska-Dubasnica. I primi cittadini, riuniti in via straordinaria, hanno bocciato l'impianto definendolo dannoso per il mare, i pescatori e il turismo. E per dare corpo al dissenso hanno organizzato una grande manifestazione di protesta contro il terminal Lng che si terrà il 3 marzo in Corso, a Fiume. Sarà anche promossa una raccolta di firme in tutta la regione quarnerino-montana contro la promulgazione della cosiddetta Lex Lng con cui il governo intende agevolare, sotto tutti i profili, la realizzazione del rigassificatore.«Non siamo isolati nella nostra opposizione al progetto offshore - ha detto il sindaco di Veglia città Darijo Vasilic - anche l'Assemblea regionale ha espresso il suo no all'impianto galleggiante. Sia chiaro che noi non ci opponiamo a un rigassificatore a terra, peraltro compreso nel Piano regolatore della nostra contea, accettato dallo Studio di impatto ambientale e che dispone del permesso per l'uso della superficie. Il governo sta tentando in ogni modo di far passare il progetto dicendo che si tratta della prima fase, comprendente il rigassificatore galleggiante, e che nella seconda ci sarà spazio per un impianto sulla terraferma. Ma su questa seconda fase non ci sono garanzie». Particolarmente battagliera Mirela Ahmetovic, sindaca del comune di Castelmuschio (Omisalj), nelle cui acque dovrebbe venire sistemata la gigantesca nave. «Il governo di centrodestra del premier Andrej Plenkovic ha improvvisamente inserito la parola galleggiante nel progetto, credendo di farla franca - ha detto Ahmetovic - non si può andare in modo disinvolto contro i piani regolatori e vari documenti, contro la Costituzione croata e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Queste ultime non prevedono la possibilità che un governo imponga un progetto rifiutato dall'autonomia locale. Spero che l'esecutivo avrà il buon senso di ascoltare i cittadini e di raggiungere un'intesa con noi in modo civile, senza mostrare i muscoli». La sindaca di Castelmuschio ha denunciato il comportamento delle competenti autorità croate, alle quali si è rivolta per denunciare il problema ma senza ottenere risposta. Ha fatto sapere di avere scritto alla Commissione europea, alla Banca mondiale e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. «Al contrario del muro di silenzio opposto da Zagabria, Bruxelles e le due istituzioni finanziarie hanno risposto al mio appello affermando di voler essere informate sulla vicenda e aggiungendo che verificheranno se nella realizzazione del progetto vengono rispettate leggi e regolamenti comunitari».

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 7 febbraio 2018

 

 

Ferriera di Servola - Copertura parchi minerari - Dipiazza boccia la proroga
«Abbiamo formalmente contestato alla Regione Fvg la decisione di concedere alla proprietà della Ferriera di Servola un'ulteriore proroga per la presentazione del progetto di copertura dei parchi minerari». Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza scrive l'ennesimo atto del giuoco delle parti fra Comune e Regione in ambito di Ferriera. Palazzo Cheba si scaglia contro la decisione regionale di dare altro tempo all'azienda per presentare il progetto definitivo ed esecutivo di copertura. Il contesto da cui nasce la critica del sindaco è la conferenza dei servizi del gennaio scorso, durante la quale il Comune ha presentato un documento con dei suggerimenti per dimezzare i tempi burocratici di realizzazione dei parchi. Un testo che la conferenza aveva fatto propria. Ma che ora, per Dipiazza, la Regione contraddice concedendo più tempo a Siderurgica triestina. Dice il sindaco: «La proroga è stata concessa autonomamente senza che ci sia stata nemmeno l'acquisizione dei necessari elementi di valutazione da parte di tutte le amministrazioni coinvolte, tra cui il Comune di Trieste che, come noto, aveva sin da subito richiesto e ottenuto in sede dell'ultima conferenza dei servizi il contenimento proprio di questi termini». Dipiazza aggiunge poi che il Comune non è stato nemmeno avvisato: «La Regione non ha mai inviato al Comune alcuna comunicazione relativa all'avvio del procedimento di esame della richiesta di proroga avanzata da Acciaieria Arvedi Spa, nonostante questa sia obbligatoria». Il primo cittadino contesta poi la decisione nel merito: «Il rilascio della proroga, inoltre, risulta avvenuto senza l'effettiva verifica delle ragioni adottate da Acciaieria Arvedi Spa. Non risulta, infatti, espletata un'adeguata istruttoria, come dimostrato dal fatto che tutte le amministrazioni coinvolte non sono state invitate a esprimere le proprie valutazioni». Il sindaco chiede quindi all'ente regionale di tornare sui suoi passi: «In considerazione delle ragioni di dissenso alla proroga che abbiamo già avuto modo di evidenziare formalmente, si chiede ora all'Amministrazione Regionale di procedere in autotutela all'annullamento d'ufficio dell'ulteriore proroga concessa». Conclude Dipiazza: «Come avevamo già segnalato alla Regione, considerati ed evidenziati gli obblighi a carico della società, l'inadempienza già in precedenza alla medesima contestazione e la non ragionevolezza della richiesta di proroga formulata a fronte dei rilevanti interessi pubblici al rispetto della tempistica in precedenza indicata, non possiamo che manifestare il fermo diniego alla concessione della proroga dei termini per la presentazione dei progetti definitivo ed esecutivo».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 6 febbraio 2018

 

 

Dubbi e disagi per la raccolta differenziata - Ad Aquilinia residenti e commercianti si interrogano su tempi ed efficienza del nuovo sistema porta a porta
MUGGIA «Incontri singoli presso ciascun pubblico esercizio da effettuare entro la data prevista per l'avvio del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti», ossia entro il primo marzo. Era questa la promessa scritta lasciata dall'assessore all'Igiene urbana di Muggia non meno di dieci giorni fa. Una promessa letta durante l'ultima riunione del Consiglio comunale in risposta all'interrogazione promossa da M5S, Obiettivo comune per Muggia e Meio Muja che chiedevano le modalità del "porta a porta" per i locali pubblici. Ma ad Aquilinia pare che non sia andata proprio così. «Mi hanno consegnato sei bidoni, piccolissimi, che riempiremo in mezza giornata. Non abbiamo ricevuto nessun preavviso», racconta basito Giovanni Di Bari, titolare del bar Zaule ad Aquilinia. «Mi chiedo dove dovremmo tenerli visto che il vetro verrà raccolto ogni settimana e l'umido addirittura ogni due settimane. In bar? Nel magazzino assieme a cibo e bevande? Tra i tavoli dei clienti? Lascio immaginare il disagio tra ingombro, puzza e rischio pantigane». Di Bari ha aggiunto poi la perplessità sul fatto di separare i mozziconi delle sigarette (indifferenziata) dalla cenere (nell'umido). E non sono mancate le critiche politiche. «Avrei gradito una risposta sincera del tipo "non ci sono i tempi", ma non condivido la scelta di mentire in Consiglio per coprire l'inadeguatezza delle soluzioni adottate», racconta Emanuele Romano, capogruppo M5S. Il capogruppo Roberta Vlahov (Ocpm) rincara la dose: «Nessuno si è ancora fatto vivo negli esercizi e in gran parte delle abitazioni muggesane, come invece era stato detto per iscritto dall'assessore Litteri, nella risposta alla nostra interrogazione». Caustica Roberta Tarlao (Meio Muja): «Il risultato è un menefreghismo totale. E non mi si dica che è colpa di Net perché Net è il braccio operativo del Comune e lo scaricabarile dell'amministrazione dimostra ancora una volta la totale incompetenza». Chiamata più volte in causa l'assessore all'Igiene urbana Laura Litteri ha fornito una serie di risposte. In primis al titolare del bar Zaule: «Il signor Di Bari ha ricevuto il kit, in quanto residente al medesimo indirizzo. Possiamo però rassicurarlo che, come tutte le altre attività commerciali, anche la sua sarà protagonista di una valutazione mirata esito di un confronto con i funzionari Net, ai quali potrà sottoporre la sua casistica». L'esponente della Giunta Marzi ha poi replicato al consigliere Romano evidenziando come «le risposte siano state sincere» e «che i tempi rispondono ad una cronologia ben predisposta da Net sulla base della sua decennale esperienza in questo settore». Litteri ha poi puntualizzato di avere «fiducia nell'azienda» e ha infine evidenziato come «ogni cambiamento comporta il disorientamento. Sono preoccupazioni legittime ed è per questo che cambiamenti quali il sistema di raccolta dei rifiuti rappresentano ancor più una sfida importante».

(r.t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 5 febbraio 2018

 

 

Studenti, artigiani e neosposi fanno rivivere la zona Urban - Assegnati i primi alloggi nelle palazzine ex Erdisu ora diventate proprietà comunali
Canoni mensili da 280 euro per un bilocale. In arrivo il bando per altri 40 alloggi
Dalla finestra ammirano gli archeologi e i restauratori all'opera per far tornare alla luce gli antichi scavi della Trieste romana. «Qui si sta molto bene ed è conveniente - esclama un giovane -, mai più potrei permettermi un appartamento in questa zona secondo i prezzi reali di mercato». Canoni d'affitto da 140 euro a testa per un bilocale. Cifre stracciate proprio per venire incontro a una certa tipologia di esigenze. Capita a chi abita uno dei 61 appartamenti posizionati in zona Urban che, fino al 2016, erano in mano all'Erdisu ora Agenzia regionale per il diritto agli studi superiori (Ardiss), e che poi sono ritornati al proprietario, il Comune. «Abbiamo consegnato le chiavi già di 18 appartamenti ai giovani studenti alle accademie del Nautico e del Volta - comunica Lorenzo Giorgi, assessore al Patrimonio -, una a carattere industriale e l'altra legata alle attività marittime. Altri sette invece sono locali commerciali al piano terra, quasi tutti assegnati negli scorsi mesi tramite un bando ad artigiani, tecnici o piccoli imprenditori, che hanno aperta specifiche attività». Ora manca l'ultima sfornata di circa 40 alloggi che, sempre tramite bado pubblico, saranno destinati a uso turistico e a una piccola nicchia riservata a giovani coppie che, nell'attesa di trovare una sistemazione definitiva, potranno usufruire di prezzi molto abbordabili per un tempo prestabilito. Anche se su quest'ultimo punto la giunta non ha preso ancora una decisione definitiva. Ci sarà uno spiraglio anche per le unioni civili? Il dibattito aveva già preso il sopravvento lo scorso anno, quando Giorgi aveva accettato come raccomandazione una mozione del Pd, che invitava a prendere in considerazione anche i sottoscrittori di unioni civili come possibili destinatarie della proposta. Intanto questa porzione della città torna a vivere una seconda giovinezza con le palazzine ora nuovamente, e finalmente, abitate. L'idea di utilizzare gli edifici, una decina, dislocati tra via Capitelli, via Trauner e via Pozzo di Crosada, secondo affittanze agevolate, era stata lanciata in passato da Roberto Cosolini, che aveva ipotizzato una nuova riorganizzazione degli affitti in stile low cost nel momento in cui questo patrimonio immobiliare sarebbe ritornato al Comune. Spuntavano anche i ragazzi del Nautico e del Volta, che ora già abitano i bilocali o trilocali della palazzina rosa tra via dei Capitelli e via Pozzo di Crosada e di una di quelle accanto. Hanno età diverse, ma sempre sotto i 30 anni. Salpano in mare ogni sei mesi e in questo modo c'è sempre un continuo ricambio. Gli spazi adibiti ad attività commerciali che si trovano invece ai piani bassi dei palazzi sono stati sfruttati attraverso diverse modalità. C'è chi vende oggetti antichi, chi prodotti tipici del territorio italiano. Dovrebbe aprire a breve in una delle tre vie anche un take-away. Due invece sono diventati un deposito e un ufficio di liberi professionisti. Un altro paio dovrà essere rimesso al bando. Stesso destino della quarantina di appartamenti che rimangono a disposizione. Circa 37 sono in cerca di una società che possa gestirli a uso turistico. «È un'occasione imprenditoriale che può essere giocata molto bene. Tutti gli alloggi sono come nuovi - spiega Giorgi -. Se dovessero essere usati come ricettività di lusso, certo bisognerebbe fare un piccolo investimento, altrimenti sono perfetti». Nello stesso bando rientrano quelli dell'iniziativa "Sposi 3.0". Si tratta sempre di bilocali o trilocali da affittare a prezzi tra i 200 e i 300 euro spese comprese. Il parere della giunta per quest'ultima quarantina di immobili è stato favorevole, ma non è stato ancora deliberato. Restano da decidere appunto i precisi destinatari del programma dedicato alle giovani coppie. «Proprio per far sì che questi spazi vadano a sposi con figli arrivati da poco o in arrivo - specifica Giorgi -, la coppia dovrà essere "riconosciuta". Stiamo verificano se unicamente con matrimonio o eventualmente anche con l'unione civile, d'altronde il nome casa degli sposi delinea bene lo scopo finale».

Benedetta Moro

 

Case degli orrori a Gretta, demolizione finita - Al posto degli edifici in via Gradisca e in via Gemona sorgeranno 86 nuovi appartamenti, sempre Ater
Sono stati tutti demoliti gli edifici Ater di Gretta, i cinque condomini costruiti negli anni Cinquanta, su via Gradisca e via Gemona. L'intervento di smantellamento era iniziato a fine dicembre. Al posto dei fabbricati sorgeranno nuove case, sempre Ater, con 86 appartamenti, parcheggi interrati e giardini, con il cantiere al via tra qualche mese. Per il momento rimane un'enorme distesa di calcinacci e in tanti, nei giorni scorsi, si sono fermati a curiosare, a osservare i cumuli di macerie, dove per decenni trovava posto il grande comprensorio di edilizia popolare, tristemente noto, dopo la dismissione degli alloggi, anche per l'omicidio di Giovanni Novacco. Della palazzina dove il giovane venne ucciso resta in piedi solo una piccola porzione di muro, mentre sulla ringhiera verso la strada c'è ancora un piccolo mazzo di fiori e un fiocco, che ricordano quella vita spezzata nell'estate di sette anni fa. Le ruspe erano entrate in azione lo scorso 27 dicembre e una parte di quel condominio era stata la prima a crollare sotto la forza delle macchine. Poi una dopo l'altra, anche le altre case sono state demolite, dopo un rafforzamento della recinzione, per impedire ai "non addetti ai lavori" l'ingresso all'area, più volte in passato meta di vandali. Il mare di mattoni che ha invaso tutta la zona è ciò che resta di abitazioni storiche per il rione, le prime erano state edificate nel 1950 in via Gemona, seguite da tutte le altre, ambienti in grado di ospitare famiglie intere per generazioni, divenute poi troppo piccole per le esigenze moderne. Ma soprattutto richiedevano una messa a norma di impianti e parti strutturali, che avrebbero richiesto interventi troppo radicali, da qui la decisione dell'Ater di demolire tutto e ricostruire. Gretta ha atteso per anni l'intervento attuale. Un sospiro di sollievo per molti residenti, che spesso avevano denunciato il pessimo stato in cui versavano, soprattutto negli ultimi tempi, gli edifici a ridosso della strada, mentre i cortili erano diventati depositi per immondizie. L'immagine dell'area è destinata a cambiare entro la fine del 2018. I nuovi appartamenti saranno più grandi e non porteranno via posti auto ai residenti, grazie al park interrato. A completare il tutto giardini e spazi di aggregazione che porteranno, come aveva sottolineato a dicembre Antonio Ius, direttore dell'Ater di Trieste, a una vera e propria "rigenerazione urbana".

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 4 febbraio 2018

 

 

Alleanza Muggia-Slovenia per dire no al metanodotto - Ricorso anche della vicina repubblica contro l'ok ambientale al progetto Snam
«Conseguenze negative per la sicurezza e la salute del territorio e delle persone»
MUGGIA - La Slovenia sarà alleato del Comune di Muggia nel ricorso al Tar del Lazio contro il metanodotto. La notizia era già nell'aria, ma ora è diventata ufficiale. Il governo della vicina repubblica ha presentato ricorso davanti alla giustizia amministrativa italiana al fianco del Comune di Muggia, della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Ancarano. L'amministrazione comunale di Muggia si era già espressa lo scorso novembre contro il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ma anche contro la società Snam rete Gas spa e contro la società Gas Natural Rigassificazione Italia spa. Motivazione? La cittadina rivierasca chiede l'annullamento del decreto del ministero con il quale, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, è stata disposta la compatibilità ambientale del progetto del metanodotto "Trieste-Grado-Villesse" presentato dalla Snam. In particolare sono stati posti sotto la lente d'ingrandimento i pareri tecnici emessi negli anni dalla Commissione tecnica di valutazione dell'impatto ambientale, sulla base dei quali si è espresso il ministero. Il rischio rigassificatore sembrava ormai svanito pochi mesi fa, quando invece è stato proposto il progetto del metanodotto: due impianti, in realtà, strettamente connessi tra loro. L'intreccio si evince a chiare lettere dal decreto ministeriale, in cui il metanodotto è definito un'opera «direttamente collegata alla realizzazione del rigassificatore (nuovo terminale Gnl localizzato nel porto di Trieste - Zaule) proposto dalla Società Gas Natural Italia Spa», la quale «ha presentato richiesta di allacciamento alla rete di metanodotti di Snam Rete Gas». Da sempre nettamente contraria al progetto, il sindaco muggesano Laura Marzi ricorda l'azione promossa dal Comune: «La nostra Regione e tutte le amministrazioni territoriali interessate hanno da tempo espresso l'assoluta contrarietà in merito alla realizzazione dell'impianto di rigassificazione, anche mediante la presentazione di diversi ricorsi dinanzi all'autorità giurisdizionale competente del Tar del Lazio. Il Comune di Muggia ne ha, in particolare, promossi ben tre». Marzi ha poi evidenziato l'importante ruolo ricoperto dalla vicina repubblica: «La Slovenia in passato è già stata al nostro fianco contro il progetto del rigassificatore, condividendo con noi la forte contrarietà che ora di nuovo ci vede, insieme, contro il metanodotto e, di conseguenza, il rigassificatore a quello strettamente connesso. Ritrovarci di nuovo fianco a fianco all'avvocatura dello Stato sloveno è un supporto importante, ma anche una conferma di quanto questo progetto sia egualmente inconcepibile e inaccettabile da parte di tutto il territorio coinvolto, al di là dei confini nazionali». Rappresentata dagli avvocati Peter Mocnik e Aldo Fontanelli, la Repubblica di Slovenia è scesa in campo a sostegno di quanto già presentato da Comune di Muggia, Regione Fvg e Comune di Ancarano, con un ricorso che sottolinea come dal progetto del metanodotto "Trieste-Grado-Villesse" derivino «conseguenze negative per la sicurezza e per la salute, dell'ambiente del mare, del territorio e soprattutto delle persone, con effetti anche transfrontalieri vista la prossimità del confine con la Slovenia, con cui l'Italia divide parte della zona marittima interessata dai suddetti progetti»

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 3 febbraio 2018

 

 

Ferriera, tutti contro tutti - L'azienda attacca il M5S - Comunicato di Siderurgica contro Patuanelli: «Da lui dichiarazioni diffamatorie»
Flop della commissione congiunta: Barbieri non si presenta. Pd critico su Polli
Tutti contro tutti sulla Ferriera di Servola. L'azienda attacca il candidato parlamentare del M5S Stefano Patuanelli, definendo «diffamatorie» le sue affermazioni sul mancato rispetto dell'Accordo di programma. Nel frattempo si è rivelata un buco nell'acqua la commissione congiunta che ieri mattina doveva svolgersi alla presenza del consulente comunale Pierluigi Barbieri. Il tecnico ha infatti dato forfait all'ultimo per motivi personali. Prosegue anche la polemica sull'uscita dell'assessore all'ambiente Luisa Polli sul piano acustico: il Pd e l'ex sindaco Roberto Cosolini criticano l'esponente della giunta auspicando che «inizi ad amministrare». La commissione congiunta doveva riunire la I e la VI, ma ieri mattina il presidente Antonio Lippolis (Lega Nord) ha inviato un sms a tutti i consiglieri chiedendo loro di non presentarsi, poiché Barbieri ha fatto sapere di non poter partecipare. Va detto che nei giorni scorsi lo stesso sindaco Roberto Dipiazza aveva espresso qualche perplessità sull'idea di esporre i risultati del lavoro di Barbieri in una commissione anziché in conferenza stampa. Inviando il messaggio, Lippolis ha abbattuto di molto i costi della commissione, che altrimenti avrebbe superato i 2 mila euro. Così solo quattro consiglieri si son presentati. Commenta il consigliere: «Barbieri ha avuto un impedimento, può succedere. Era comunque corretto prevedere un momento del genere, perché il consiglio deve interessarsi di un problema serio come quello di Servola». Il gruppo consigliare del Pd ricorre invece all'ironia per commentare il fatto: «La lettura del Piccolo deve aver fatto andare di traverso la colazione a più di qualcuno stamattina, al punto da generare dei virus che hanno improvvisamente impedito la convocazione delle commissioni I e VI per l'illustrazione della relazione del consulente Barbieri. E un problema di salute devono averlo avuto anche i dispositivi tecnologici di alcuni consiglieri di maggioranza, perché sono venuti nonostante i messaggi inviati dai presidenti Lippolis e Porro, con cui si informava dell'assenza del professor Barbieri e si invitava a non presentarsi per non gravare sulle casse comunali». Il Pd si chiede se la ragione non sia la ricerca del gettone: «Ancora una volta (non è la prima) grande senso di responsabilità da parte delle opposizioni e mancanza di coordinamento, per usare un eufemismo, da parte di chi amministra, che dovrebbe perfezionare un po' la programmazione». I consiglieri dem si rivolgono poi a Polli: «Dopo più di 19 mesi passati a fare comunicati, conferenze stampa e a scrivere su Facebook sarebbe il caso che cominciasse ad amministrare. È più complesso ma più utile per la collettività e di sicuro dà maggiori soddisfazioni; peraltro, almeno a giudicare dagli ultimi post, molto probabilmente le riuscirebbe meglio». Sul tema interviene anche Cosolini: «Polli è insediata da più di un anno e mezzo. È il caso che inizi a spiegare quello che fa lei invece di lamentarsi di quello che è stato o non è stato fatto ormai più di due anni fa». Infine il comunicato con cui Siderurgica triestina attacca Patuanelli per le sue dichiarazioni sul mancato rispetto dell'Accordo di programma. L'azienda «ribadisce con forza, documenti e dati alla mano, che l'Adp è rispettato e che ad oggi il sito di Servola è l'unico Sin ai sensi dell'articolo 252 bis su cui sono in corso interventi di recupero ambientale e risulta quasi completamente risanato». ST definisce «inaccettabili e diffamatorie» le «gravi» affermazioni di Patuanelli: «Riferite a scenari inesistenti e non fornite di alcuna prova. Preoccupa e amareggia che un soggetto che ricopre ruoli istituzionali asserisca pubblicamente tali dichiarazioni, non corrispondenti al vero e fuorvianti, proprio, ma probabilmente non a caso, nel corso del periodo elettorale». L'azienda dice che tutelerà la propria «immagine» «in ogni modo» e invita Patuanelli a visitare lo stabilimento. Il candidato risponde invece che il mancato rispetto coinvolge «l'impatto acustico e il progetto di confinamento e copertura delle aree a parco». Patuanelli auspica la chiusura dell'area a caldo e chiosa: «Ritengo che diffamatorio, per i cittadini, sia dichiarare che tutto va bene dopo tutti gli episodi di spolveramento che hanno interessato l'intera città. Sono commosso dall'invito di visitare lo stabilimento: io invito Siderurgica Triestina a stendere il bucato in un poggiolo in via del Ponticello».

Giovanni Tomasin

 

 

Raccolta dei rifiuti, nuova serie di incontri - Il Comune di Muggia ha reso note le date degli appuntamenti sulla differenziata. Si inizia il 6 febbraio
Il Comune di Muggia ha stilato un nuovo calendario degli incontri pubblici sulla raccolta differenziata "porta a porta". La ricomposizione delle date si è resa necessaria dopo l'annullamento dell'appuntamento in zona Aquilinia cancellato dopo l'incendio che ha colpito la sala Primavera dell'asilo. Il primo incontro, che riguarderà il centro cittadino, si svolgerà martedì 6 febbraio alle 19 al Teatro comunale "Giuseppe Verdi". Il giorno dopo appuntamento alla scuola materna di Fonderia "Il Giardino dei Mestieri" alle 17.30. Ad Aquilinia ci si incontrerà invece il 19 febbraio alle 19 all'interno della palestra. Il 21 marzo in sala Millo (in piazza della Repubblica) alle 17.30. L'ultimo incontro nella scuola materna di Chiampore alle 17.30. Durante gli appuntamenti i tecnici della Net illustreranno il nuovo sistema di raccolta che entrerà in vigore il primo marzo. E intanto il Comune ha fornito alcune risposte alle domande più frequenti. «Se in casa non ho spazio per tenere il kit della differenziata, come faccio?». Ecco la risposta: «Ogni utenza si può organizzare in funzione dei propri spazi. Il "porta a porta" è un sistema che responsabilizza in primo luogo proprio sulle quantità di rifiuti prodotta giornalmente. Il primo suggerimento è quello di impegnarsi per ridurre la produzione. È già prevista, inoltre, la massima disponibilità nell'affrontare casistiche particolari». Pronta anche la risposta al quesito vento: «Come ci si deve comportare in caso di bora persistente anche oltre una settimana? Il mezzo per la raccolta effettua il passaggio anche in caso di bora, ma non si deve posizionare il bidone in zone esposte e in assenza di ancoraggio». Tra i quesiti più gettonati poi c'è il perché il Comune abbia scelto di cambiare le modalità del servizio di raccolta rifiuti. Molteplici le motivazioni: «Fra queste, alcune considerazioni non sottovalutabili quali il fatto che la produzione pro-capite di rifiuti cresce costantemente: ogni cittadino di Muggia produce in media 590 kg all'anno. Basti pensare che nel 2016 e 2017 la percentuale di differenziata a Muggia è stata circa del 47% e l'obbligo europeo prevede di raggiungere almeno il 65% di raccolta differenziata".

(r. t.)

 

 

No del Quarnero al rigassificatore di Veglia - Le autorità locali replicano a Zagabria che ha definito strategico l'impianto off shore
VEGLIA È arrivata immediata la risposta delle autorità locali alla posizione esplicita presa da Zagabria sul rigassificatore di Veglia. Nella sua ultima riunione il governo croato ha messo in pratica quanto annunciato: l'impianto galleggiante di Castelmuschio (Omisalj) è stato definito d'importanza strategica per la Croazia, pronta dunque a fare di tutto perché entri in funzione a fine 2019. E non è tutto perché l'esecutivo croato di centrodestra promulgherà la cosiddetta lex Lng, norma che velocizzerà la costruzione del rigassificatore offshore. Non si sono fatte attendere le reazioni dal Quarnero, regione compatta contro quello che viene descritto come il "mostro marino": una nave lunga 300 metri, larga 100 e alta come un grattacielo di 17 piani. Un gigante - fanno notare i detrattori - nell'azzurro golfo di Fiume, pieno di strutture turistiche e con acque ancora abbastanza pescose. La prima a farsi viva sul progetto, dopo che Zagabria ha deciso di non portare a termine il tanto sbandierato rapporto di partenariato con la regione quarnerino-montana, è stata la sindaca di Castelmuschio, Mirela Ahmetovic. Giovane e senza peli sulla lingua, Ahmetovic ha tuonato contro la delibera governativa, bollandola come illegale e anticostituzionale. «Sono e siamo contrari in questo Comune alla collocazione di un simile impianto a due passi dalle nostre case - ha detto - noi abbiamo nel turismo il principale ramo economico, con il rigassificatore che darebbe un colpo mortale al settore. Se a ciò aggiungiamo la tecnologia contemplante il raffreddamento del mare e l'utilizzo di cloro, allora siamo ben messi. Posso contare sull'appoggio delle altre municipalità di Veglia e della Contea del Quarnero e Gorski kotar, il cui Piano regolatore prevede solo ed esclusivamente il rigassificatore sulla terraferma e non in mare, sulla falsariga del nostro documento regolatore. Siamo di fronte pertanto ad un progetto illecito e anticostituzionale».«Come pensa il governo di modificare questi piani? Vogliono costringerci con la forza ad accettare il rigassificatore offshore, oppure intendono abolire il comune di Castelmuschio?», gli ha fatto eco il governatore della contea, Zlatko Komadina, il quale ha ribadito ancora una volta che la Regione altoadriatica non è affatto contraria al terminal metanifero, ma non vuole vederlo collocato nelle acque dell'isola. Lo stesso concetto è stato rimarcato in sede di Parlamento (il Sabor) dal deputato socialdemocratico ed ex vice sindaco di Fiume, Zeljko Jovanovic, il quale ha pure parlato di comportamento anticostituzionale del governo, che agirebbe «a favore d'interessi d'oltreconfine, camuffati con il nome pomposo di progetto strategico».

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 2 febbraio 2018

 

 

Piano acustico di Servola - Bufera per il post di Polli - L'assessore su Fb: «La Regione ce lo chiede perché è a favore dell'azienda»
La replica: «Parole gravissime». Siderurgica triestina valuta «contromosse»
«Vi siete chiesti perché la Regione chiede il piano acustico anche in stralcio? Perché è a favore di Siderurgica triestina». Ci va giù pesante l'assessore all'ambiente del Comune di Trieste, Luisa Polli, nel commentare su Facebook la richiesta di piano acustico che la Regione ha rivolto al Comune stesso nei giorni scorsi. Un'affermazione che provoca la reazione dell'assessore regionale Sara Vito e dell'azienda stessa, che pare stia vagliando delle «contromosse». Il commento di Polli compare sul gruppo Fb "Basta Ferriera". Dopo aver detto che la bozza di piano attualmente in possesso del Comune è favorevole all'azienda, aggiunge che per questo motivo è stato tenuto fermo. L'assessore precisa poi, parlando con la stampa: «Nei giorni scorsi la Regione ci ha chiesto di approvare il piano acustico comunale, o almeno uno stralcio riguardante Servola. Altrimenti, dicono, non possono dare indicazioni alla proprietà. Fatto sta che subito dopo hanno emanato un provvedimento per imporre limiti alla Siderurgica triestina. Questo perché le norme vigenti possono essere applicate anche senza il piano comunale». Ma perché il Comune è ancora privo di piano? L'ex assessore all'ambiente del centrosinistra Umberto Laureni spiega che «la precedente amministrazione comunale aveva appaltato a uno studio di consulenza la realizzazione di detto piano, la cui conclusione era prevista entro il 2016». Laureni respinge le parole della Regione, secondo cui nulla è stato fatto: «Mi auguro invece che venga giustificato il ritardo rispetto alla data prevista».Polli precisa però che quel piano «non è accettabile»: «Inserisce le case prossime alla Ferriera nella fascia acustica pari a quella dello stabilimento o di poco inferiore. Una posizione per noi insostenibile. Ho dato mandato agli uffici perché stabiliscano delle nuove fasce, che tutelino la salute di chi vive a ridosso della fabbrica». Nel frattempo, aggiunge, il Comune preferisce tenere ferma la bozza approntata dalla giunta precedente: «Non c'è un obbligo cogente ad approvare il piano. In queste condizioni è meglio aspettare la nuova versione dello strumento, che sottoporremo anche al ministero della Salute, prima di approvarlo».Risponde l'assessore regionale Vito: «La Regione ha richiesto al Comune l'adozione del Piano di classificazione acustica non "per provocare", ma perché a marzo saranno passati quattro anni dalla scadenza del termine entro il quale il Comune, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge, avrebbe dovuto approvare il Piano di classificazione acustica, come è invece già stato fatto da molti altri Comuni della regione. Non si tratta di un atto che il Comune può quindi decidere di fare o non fare a proprio piacimento».Per quanto riguarda in particolare la questione di Servola, dice Vito, «la Regione sta imponendo ad Arvedi il rispetto di normative che sono sì vigenti, ma che sono nate per essere applicabili solo in via temporanea, fino all'approvazione del piano di classificazione acustica». Inoltre, aggiunge, «qualora l'attuale giunta comunale non concordi con i contenuti delle bozze già predisposte, può ricominciare l'iter e adottare un piano che presenti eventualmente limiti più stringenti, che anche lo stabilimento siderurgico sarebbe ovviamente chiamato a rispettare». Questa la conclusione di Vito: «Attualmente quindi la Regione ha imposto con diffida il rispetto dei limiti vigenti, per quanto transitori, e avrebbe potuto imporre il rispetto dei diversi limiti fissati dal piano di classificazione acustica se il Comune lo avesse adottato. Irricevibile e gravissimo quanto divulgato sui social media dall'assessore Polli: la Regione è assolutamente imparziale nell'applicare leggi e norme». Quanto all'azienda, Siderurgica triestina non commenta, ma fa sapere di star vagliando delle «contromosse». Non è da escludere, quindi, che tra queste siano incluse anche le vie legali.

Giovanni Tomasin

 

Scontro aperto da inizio mandato - Dall'impegno sui 100 giorni del sindaco Dipiazza alle richieste di rivedere l'Aia
Lunga è la lista dei bisticci fra Comune e Regione in materia di Ferriera di Servola. Se su altri temi il sindaco Roberto Dipiazza non fa mistero d'andare d'amore e d'accordo con la presidente regionale uscente Debora Serracchiani, su questo i due enti si prendono a capocciate virtuali fin dal primo giorno della giunta triestina. Si è cominciato subito con l'annuncio dei 100 giorni, entro i quali il sindaco diceva che avrebbe compiuto i passi necessari per la chiusura dell'area a caldo. Una dichiarazione che ha portato molti a rinfacciargli (a dir il vero storcendo un po' il bastone) di aver promesso la chiusura entro quella data. La linea del Comune in seguito è rimasta la stessa: era il dicembre 2016 quando Dipiazza, partecipando a una fiaccolata organizzata a Servola, diceva: «Se non faccio sparire questo cancro dalla città, me ne vado». Per farlo il Comune si è dotato di un supporto inaspettato: Pierluigi Barbieri, assessore all'ambiente in pectore dell'ipotetico Cosolini bis, reclutato come consulente tecnico del Comune. Già a fine gennaio 2017 da palazzo Cheba si levava la richiesta di revisione dell'Aia, un ritornello che si è ripetuto molto spesso nei mesi successivi. «Riaprano l'Aia o ricorreremo alla Corte di giustizia europea», diceva l'assessore all'ambiente Luisa Polli. Finora, però, le richieste del Comune non hanno portato al risultato agognato. Gli uffici tecnici della Regione hanno rilevato che le risultanze portate dal Comune per giustificare la revisione non erano sufficienti. A quella prima richiesta gli uffici regionali hanno risposto come segue: «Come viene spiegato nella comunicazione al Comune, in primo luogo abbiamo rilevato che l'istanza non conteneva alcun elemento di novità. In base infatti al decreto legislativo che detta norme in materia ambientale, una richiesta di riesame avrebbe potuto essere presa in considerazione esclusivamente solo in presenza di una serie di ipotesi tassative, puntualmente elencate, che in questo caso non sussistono». Gli episodi di contrasto non sono mancati nei mesi successivi. I fenomeni di "spolveramento", ovvero le nuvole nere che si levavano dai parchi minerali dello stabilimento nelle giornate di bora, hanno dato modo a tutti gli attori coinvolti di discutere sulla copertura dei parchi stessi. Da farsi entro qualche l'anno per l'azienda, da farsi subito per il Comune e via dicendo. Gli ultimi capitoli di questa storia infinita (che al contrario del libro di Michael Ende ha ben poco di fiabesco) hanno visto il Comune annunciare il ricorso a un pool di avvocati per poter ricorrere anche in sede legale contro l'azienda. Recentissima poi la richiesta formale di revisione dell'Aia che a inizio anno il sindaco Dipiazza ha inviato alla Regione. Forte, stavolta, di dati emersi da un'indagine affidata dalla Procura di Trieste a un tecnico esterno. A sostegno della sua tesi, il Comune ha portato anche la risposta dell'Azienda sanitaria sui rischi collegati alla presenza di benzene nell'area prossima allo stabilimento servolano. Elementi che l'ente spera possano costituire quella «serie di ipotesi tassative, puntualmente elencate» che gli uffici regionali richiedono.

g. tom.

 

Oggi Barbieri presenta la sua relazione
È attesa per stamane, con tanto di consiglieri frementi, la duplice commissione consigliare in cui il consulente del Comune sulla Ferriera, Pierluigi Barbieri, dovrebbe presentare i contenuti della sua relazione sullo stabilimento. Si tratta di un momento voluto con forza dai consiglieri di maggioranza: in un momento di accesa campagna elettorale, anche gli eletti in consiglio cercano di finire sotto i riflettori che si accendono automaticamente quando si parla di Ferriera. In un primo momento l'iniziativa aveva incontrato la contrarietà del sindaco Roberto Dipiazza (in questi giorni fuori città) che intendeva invece esporre i risultati della relazione assieme a Barbieri in un'apposita conferenza stampa. L'insistenza della maggioranza, però, ha portato il sindaco a desistere e a concedere il suo assenso alla commissione congiunta. Resta qualche perplessità di carattere, se vogliamo, monetario: una commissione congiunta costa circa 2mila euro, soltanto in gettoni per i consiglieri, mentre una conferenza stampa ne costa zero. È un'osservazione che in questi giorni ha girato con insistenza fra i corridoi del Comune. La considerazione non deve aver però convinto il presidente Antonio Lippolis (Lega Nord), che la commissione l'ha convocata. Non resta che ascoltare il contenuto della relazione di Barbieri.

(g.tom.)

 

La Cimolai «coprirà» le polveri dell'Ilva - Al via i lavori di un'opera mastodontica
ROMA - Partono i lavori della copertura dei parchi minerari dell'Ilva di Taranto: l'incarico è stato affidato alla società friulana Cimolai. I tempi previsti per la realizzazione delle opere sono 24 mesi per ogni parco. Dunque il 2020 sarà l'anno senza polveri. Intanto resta alta la tensione fra istituzioni centrali e locali mentre i sindacati, impegnati in tavoli che qualcuno di loro definisce «quasi virtuali», chiedono di poter capire finalmente se ArcelorMittal è disponibile a garantire tutti e 14.000 di addetti del gruppo Ilva. «È un'opera che non ha eguali al mondo, sicuramente la più grande». Così Luigi Cimolai, presidente dell'omonimo gruppo che si è aggiudicato la commessa illustrando ieri i dettagli del progetto in una conferenza all'interno della fabbrica. L'investimento complessivo per la realizzazione dell'opera è di circa 300 milioni di euro. Per la realizzazione saranno utilizzate 60mila tonnellate di acciaio, 200mila metri cubi di calcestruzzo, 10mila tonnellate di armature e 24mila metri di pali di fondazione, per un totale di 700 mila metri quadrati di copertura. In via preliminare verranno coperte le zone dei parchi più vicine al quartiere Tamburi per poi proseguire lungo il resto dell'area prevista. «La verifica della geometria strutturale dell'opera - ha spiegato Cimolai - è stata effettuata tramite misurazioni, all'interno della galleria del vento, di azioni aerodinamiche su un modello in scala rappresentante la costruzione e l'ambiente circostante». Non è prevista una bonifica della falda nè la realizzazione di una pavimentazione. «Non ci sono - ha aggiunto Cimolai - problematiche particolari. È stato tutto studiato prima dal punto di vista geotecnico». La copertura dei parchi, si legge nel documento presentato al Mise nelle scorse settimane, sarà «un'opera di dimensioni notevoli. La copertura del solo parco minerale investirà un'area in grado di contenere 28 campi di calcio, sarà alta quasi 80 metri e larga 254 metri». Il Mise ha disposto che i commissari dell'amministrazione straordinaria Ilva, Gnudi, Carrubba e Laghi, aprano il cantiere dei lavori anche se Am Investco - che realizzerà l'investimento in questione per 375 milioni di euro - non è ancora formalmente subentrata alla guida dell'azienda. L'amministrazione straordinaria si avvarrà temporaneamente «delle risorse rinvenienti dal prestito obbligazionario» previsto del decreto legge numero 1 del 2015 (i fondi della transazione Riva, un miliardo e 80 milioni).

 

 

Nascerà a Pianezzi il primo orto sociale dei muggesani - L'Uti giuliana ha finanziato il progetto con 300mila euro - Verrà riqualificata un'area di quattro ettari ora inaccessibile
MUGGIA - In un lotto di terreno agricolo di circa 4 ettari sorgerà il nuovo orto pubblico di Muggia. "Promozione di forme di agricoltura sociale o di altre filiere di economia solidale, in raccordo con il Terzo settore": è questo il titolo del progetto che l'Uti Giuliana ha deciso di supportare finanziando il Comune di Muggia con 300mila euro. Entusiasta l'assessore alle Politiche sociali Luca Gandini: «Non solo andremo a riqualificare un'area verde all'interno del nostro territorio, ma la stessa potrà diventare luogo di incontro e di integrazione intergenerazionale per giovani, anziani, famiglie, disoccupati e lavoratori».L'area protagonista di questa importante riqualificazione è un lotto di terreno di forma rettangolare in località Pianezzi, appartenente al Comune di Muggia, con destinazione urbanistica E6 - "aree agricolo produttive" di circa quattro ettari di estensione. Le zone interessate dall'intervento risultano oggigiorno per la maggior parte inaccessibili a causa della presenza di vegetazione infestante e non sono dotate di alcun tipo di recinzione perimetrale. In tal senso il progetto, già forte di un finanziamento di 50mila euro risalenti al 2017, prevede lo sfalcio della vegetazione infestante, il taglio all'occorrenza di alberi e cespugli e la demolizione di manufatti presenti (con raccolta, trasporto e conferimento a discarica del materiale di risulta), per poi passare al ripristino e preparazione del terreno per la successiva semina e piantumazione, fino alla messa in sicurezza dei muretti di sostegno (con previsione di utilizzo del pietrame di recupero).Il Comune dovrà inoltre attuare uno studio di fattibilità sull'individuazione dei percorsi tra i pastini, la predisposizione del terreno per la realizzazione di opere di primaria urbanizzazione, l'individuazione di zone per il posizionamento delle attrezzature (vasche di raccolta acqua, capanni per gli attrezzi, giochi, etc), la scelta delle culture da sviluppare nelle diverse zone, con la supervisione di un agronomo, nonché l'individuazione dell'area da adibire a "mercato del contadino".«Il progetto di Pianezzi avrà il chiaro obiettivo di promuovere l'educazione e la formazione di adulti e bambini, il rispetto per l'ambiente, la creazione e il consolidamento di legami sociali, ma sarà anche strumento di divulgazione ed informazione a tutta la popolazione ad uno stile di vita più sostenibile» precisa Gandini. Il progetto promosso dall'Uti giuliana aveva sostanzialmente già posto le proprie basi in "Pian(ezz)i condivisi", il ciclo di quattro incontri finalizzato alla progettazione partecipata di un orto sociale nell'area, appunto, di Pianezzi, organizzato dal Comune di Muggia in collaborazione con l'Università di Trieste - Dipartimento di Ingegneria e architettura. Gli incontri avevano il compito di individuare, assieme alla popolazione e ai portatori d'interesse, quale fosse la funzione e la configurazione più opportuna da dare a quest'area ora diventata protagonista del finanziamento.

Riccardo Tosques

 

 

AMBIENTE - Parte la raccolta di firme anti Parco del Mare

Petizione popolare promossa dalle associazioni ambientaliste e animaliste contro il progetto del Parco del mare. La raccolta firme continuerà fino all'estate. I cittadini potranno firmare nelle sedi delle associazioni del territorio, a iniziare dal 5 febbraio da quella della Lav Trieste in via Donizetti 5/a (dalle 20 in poi).

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 1 febbraio 2018

 

 

«Rischio di crolli lungo la strada di clivo Artemisio» - Grido di allarme dei residenti dopo gli ultimi cedimenti - Alcuni new jersey sono stati "inghiottiti" da una voragine
«Se passa un camion come quello della raccolta dei rifiuti e la strada cede improvvisamente può verificarsi una tragedia». Questa, in sintesi, l'apprensione degli abitanti di clivo Artemisio (zona università) in merito al cedimento strutturale di parte del marciapiede e della ringhiera. A guardarla da vicino la situazione è preoccupante: parte della carreggiata si è sgretolata, la ringhiera penzola nel vuoto e una decina di metri più sotto si possono notare i new jersey caduti. «Saranno almeno otto anni che la strada è stata messa in sicurezza» racconta Franco Cermelj, residente della zona. «Là sotto xe crostèl, cossa ghe vol tirar su un cantier per metter a posto?».Il camion dei rifiuti passa qui ogni mattina e arriva fino all'incrocio con via Fleming, dove raccoglie le immondizie dei bottini. «Ogni tanto sono passati anche dei camion molto più grandi - ricorda Cermelj -. Con mezzi troppo pesanti lì sotto potrebbe aprirsi una vera e propria voragine e se capitasse proprio in quell'istante la situazione potrebbe rivelarsi drammatica». Bruno Hussu lamenta i ritardi: «Prima Dipiazza, poi Cosolini e poi Dipiazza di nuovo: mi sembrano un po' troppi anni per fare un lavoro». Ultimamente la via è stata parzialmente chiusa al traffico a causa di un muro pericolante, poi messo a posto da Elio Roncelli. «Possono anche darti la multa per incuria quando succedono queste cose, mentre quando sono loro a non fare niente va tutto bene» conclude Hussu. La zona è continuamente attraversata da automobili che, soprattutto la mattina, scendono da Opicina svoltando su via Baiardi per accorciare i tempi di percorrenza verso il centro. I residenti tempo fa si erano lamentati per l'eccessiva velocità che gli automobilisti o gli scooteristi hanno nel guidare i loro mezzi. Durante gli ultimi mesi del 2017 il cedimento è peggiorato a vista d'occhio e la struttura potrebbe cedere da un momento all'altro. Due new jersey sono volati via fino alle prime case che si trovano all'inizio di clivo Artemisio. Il Comune sembra essere relativamente conscio del problema. «Per quanto riguarda la strada, la situazione ce la portiamo avanti dall'amministrazione precedente (la messa in sicurezza venne fatta durante il Dipiazza II ndr)» afferma l'assessore ai lavori pubblici Elisa Lodi. «Tuttavia, in merito ai lavori da effettuare, vogliamo inserire un lotto di manutenzione all'interno del bilancio che stiamo preparando, così da poter intervenire al più presto. Stiamo monitorando la strada e per quanto riguarda i new jersey che sono caduti nella valle sottostante manderemo immediatamente una squadra a ripristinarli». Per il momento quel tratto di carreggiata non sembra molto rassicurante. Assieme ai new jersey della ditta Hilary's Pagani ci sono anche alcune reti metalliche che sembrano abbandonate e una luce di segnalazione che mette in guardia gli automobilisti. «È un lavoro che deve essere fatto molto presto, per scongiurare qualsiasi inconveniente» conclude Cermelj. Forse quello di clivo Artemisio è un cantiere che non può più aspettare.

Nicolò Giraldi

 

 

PromoTrieste scommette sul turismo in bicicletta
Il presidente del Consorzio Promotrieste, Umberto Malusà, annuncia nella sede di via Cassa di Risparmio "Trieste by bike", un'iniziativa di marketing territoriale per rispondere alla conformazione turistica della città: «Una risposta che non può più essere data individualmente. Grazie alla sensibilità e alla sinergia degli operatori, Trieste si propone oggi nel sistema di bici con prospettive interessanti». Il progetto nasce infatti dalla collaborazione di Promoturismo Fvg, Gal Carso - Las kras, e Associazione Guide Turistiche. Il turismo a due ruote è particolarmente redditizio sul profilo dell'incoming territoriale e va maggiormente sfruttato considerata la crescente domanda che stanno sperimentando tutte le strutture costruite lungo le ciclovie. Nell'ambito di specializzazione ciclistica, ad oggi il club prodotto (l'insieme degli operatori attivi nel settore), conta 50 aderenti (di cui 15 officine) su 3 i tipi di main line: le ciclovie, il ciclismo su strada e il ciclismo da fuoristrada. «L'obiettivo è lo stanziamento di 700mila euro in quattro anni per fondi di animazione turistica», dichiara David Pizziga, presidente del Gruppo di Azione Locale del Carso, e continua: «Abbiamo costruito una mappa che fa parte di un marketing integrato; la carta è un prodotto, ma è anche un programma che indica 5 percorsi al turista che lo rendono consapevole della ricchezza del nostro territorio. Dobbiamo attirare più turisti con potenziale di spesa per aumentare la nostra economia». Cresce inoltre la domanda di guide turistiche: «È una sfida difficile mettere insieme guida turistica e biker, ma bisogna adattarsi al nuovo mercato e collaudare nuovi approcci. Serve una presenza umana che affianchi le famiglie che arrivano e intendono noleggiare», così Francesca Pitacco, presidente delle guide turistiche Fvg. «Oggi il cliente soddisfatto è il primo promotore per i turisti internazionali - conclude Promotrieste -. Servono infrastrutture di servizio e di ospitalità adeguate alle richieste: le parole chiave sono dunque professionalità, organizzazione e accoglienza».

Stefano Cerri

 

 

Scorie nucleari di Krsko, nessuno vuole il deposito - La Croazia scarta un'area in territorio sloveno perché troppo vicina alla Sava
Nel mirino per lo stoccaggio una zona vicina alla Bosnia, dove crescono i timori
BELGRADO - Al grande e controverso passo mancano tempo e conferme ufficiali. Ma con alta probabilità una nuova diatriba presto accenderà gli animi e farà litigare Croazia e Bosnia. La diatriba riguarda la delicata questione delle scorie nucleari prodotte dalla centrale di Krsko, in Slovenia, impianto di cui la vicina Croazia è comproprietaria al 50%. Così come lo è dei rifiuti della centrale. Da anni sono proprio questi ultimi - e il luogo dove stoccarli - il pomo della discordia. A riportare l'attenzione sul tema sono stati di recente diversi media balcanici - ma anche l'emittente pubblica tedesca "Deutsche Welle" (Dw) - che hanno tratteggiato il complicato quadro e suggerito che la questione sta diventando di nuovo attuale. Dw ha infatti rivelato, citando il numero uno dell'Istituto nazionale croato per la sicurezza nucleare, Sasa Medakovic, che dopo anni di valutazioni e discussioni Zagabria avrebbe formalmente cassato poco più di un mese fa l'idea di un deposito comune a Vrbina, nei pressi dell'impianto e su suolo sloveno, delle scorie nucleari «a media o bassa radioattività», oggi conservate all'interno della centrale. Neanche in questo caso, come spesso accade, i due Paesi sono riusciti a mettersi d'accordo. La soluzione slovena non è piaciuta alla Croazia per molteplici ragioni. Tra queste, il fattore costi - circa 300 milioni di euro a testa - e il fatto che il sito proposto è troppo vicino al fiume Sava e alle falde da cui sgorga «l'acqua potabile che disseta Zagabria». Il tema, ha rivelato Dw, verrà ancora discusso in questi mesi da esperti dei due Paesi, ma sarà difficile raggiungere un'intesa su una questione che divide da tanto tempo. E qui nella vicenda si fa largo un terzo attore, suo malgrado, la Bosnia. La Croazia infatti sarebbe orientata, come alternativa, su una vecchia idea già emersa anni fa: quella di un deposito per le scorie sul proprio territorio, da erigere entro il 2023 ai margini del Paese, nell'area a bassa densità abitativa di Trgovska Gora, vicino alla cittadina di Dvor. E a un tiro di schioppo dalla Bosnia, zona già indicata in passato sollevando ferme proteste. E anche stavolta preoccupazioni forti sono sorte tra la popolazione in Bosnia, raccontate da "Slobodna Evropa". Anche le autorità di Sarajevo hanno confermato al portale Klix di «seguire le attività» della Croazia. A ribadire l'avversione a ospitare un deposito di scorie nel cortile di casa, o poco lontano, anche il parlamentare bosniaco Jasmin Emric, che ha sottolineato come le forze politiche nel Paese siano da tempo unite contro il progetto croato. E ha suggerito persino l'ipotesi di ricorrere all'«arbitrato internazionale». Timori e contrarietà, dall'altra parte del confine, che sono crescenti. Lo conferma al Piccolo l'ecologista bosniaco Rijad Tikvesa (Ekotim). È «comprensibile che uno Stato voglia collocare qualcosa del genere» il più lontano possibile dal cuore del Paese, «nei pressi dei propri vicini, ma penso non sia giusto». «Vicino a quell'area - ricorda - abbiamo un parco naturale», il Nacionalni park Una, «bei fiumi ricchi di pesci» e si rischia di «mettere a rischio» l'intera area. Di certo, la Bosnia dovrebbe lanciare quanto prima «discussioni pubbliche su un progetto» che potrebbe insistere «su un'area particolarmente sensibile». Qualcosa si sta muovendo già in Republika Srpska (Rs), l'entità della Bosnia interessata dalla questione, spiega invece Natasa Crnkovic, presidentessa del Centar za zivotnu sredinu di Banja Luka. Anche se il tema non è di estrema urgenza, almeno per ora, «il governo della Rs ha avviato procedure di protezione per quella zona, per fermare il deposito di scorie nucleari», aggiunge Crnkovic, sottolineando però al contempo che servirà ben altro per bloccare la costruzione dello stesso. Certamente, il deposito croato è «problematico». «E come organizzazione - chiosa - siamo totalmente contrari al nucleare. Anche perché non c'è ancora una maniera per stoccare in sicurezza le scorie».

Stefano Giantin

 

Luci sull'ambasciata per segnalare lo smog - L'iniziativa della diplomazia svedese a Sarajevo. E a Pristina cittadini in piazza contro l'inquinamento
BELGRADO - Un'ambasciata che s'illumina di diversi colori per allertare la popolazione, a Sarajevo. E centinaia di persone che scendono in piazza per protestare contro l'inazione delle autorità, a Pristina. Continua a tenere banco nei Balcani - e in particolare in Bosnia e in Kosovo - la questione dello smog che rende irrespirabile e pericolosa l'aria. Smog che è al centro di un esperimento dell'ambasciata svedese a Sarajevo, una delle città più inquinate d'Europa, capitale di un Paese dove ogni anno - secondo dati dell'Organizzazione mondiale per la salute (Oms) - muoiono a causa del fumo delle centrali elettriche a lignite, del riscaldamento a carbone, nafta o legna e a causa dello smog prodotto dalle auto 223 persone ogni 100mila abitanti. La Bosnia perde in danni ambientali il 21,5% del Pil ogni dodici mesi. L'ambasciata svedese ha annunciato nei giorni scorsi, nell'ambito di una campagna di sensibilizzazione, un inedito sistema che allerterà per qualche tempo i sarajevesi sulla minaccia ambientale. È anche un tentativo di rendere più reattiva la classe politica al potere, affinché inizi ad agire per contrastare l'avvelenamento dell'aria con misure concrete. La rappresentanza svedese, con un semplice sistema di illuminazione, muterà il colore della facciata dell'edificio che la ospita a seconda del livello di inquinamento registrato in città. La facciata si tingerà così di verde nei - pochi, soprattutto d'inverno - giorni in cui l'aria ha una qualità buona o almeno accettabile; di giallo invece quando i valori dello smog cominciano a impennarsi; e d'arancione per avvisare che i fumi possono mettere a rischio la salute delle categorie più fragili, in particolare i bambini. Il rosso è stato scelto per avvisare che l'inquinamento ha raggiunto livelli pericolosi, mentre tonalità tra il marrone e il violetto ammoniranno i passanti che l'aria è talmente malsana che sarebbe meglio indossare mascherine. O rifugiarsi in casa. E sono statisticamente così frequenti questi ultimi allarmi - non solo a Sarajevo, ma anche in altre città della Bosnia e in tutti i Balcani, a Skopje, Tetovo, da Pristina fino all'inquinata Sofia - da aver spinto la Svezia ad agire. «Quando per la prima volta sono arrivato a Sarajevo lo scorso inverno», ha ricordato l'ambasciatore svedese Hagelberg, «sono rimasto scioccato dalla cattiva qualità dell'aria e anche se alcuni dicono che quest'inverno non è poi così male, in verità lo è, è mortale». E mortale lo è anche in Kosovo, uno dei Paesi più avvelenati d'Europa in particolare a causa delle centrali a lignite. Proprio ieri centinaia di cittadini sono scesi in piazza a Pristina, con mascherine sulla bocca, per chiedere al governo di combattere l'inquinamento. In contemporanea le autorità locali hanno per la prima volta deciso di vietare l'ingresso nella capitale alle auto, parziale risposta alle petizioni.

(st.g.)

 

 

Rigassificatore di Veglia - Zagabria avanti col sostegno Usa
ZAGABRIA - Il rigassificatore di Veglia è un progetto strategico su cui il governo croato non farà marcia indietro. A ribadirlo - nel corso di una conferenza sul futuro energetico della Croazia - è stato il primo ministro Andrej Plenkovic, intervenuto assieme al vicepresidente della Commissione europea e commissario all'Unione energetica Maros Sefcovic. Per il premier, «con un rigassificatore di questo tipo giocheremo un ruolo più importante nella politica energetica dell'Europa». Un punto di vista confermato dallo stesso Sefcovic, secondo cui il progetto croato contribuirà a un obiettivo fondamentale dell'Unione, ovvero «migliorare la diversificazione nel rifornimento di gas». Ma che ne è delle autorità locali, che a Fiume e a Castelmuschio sull'isola di Veglia si sono mostrate ultimamente poco propense alla costruzione di un rigassificatore off-shore? Interrogato in merito, Plenkovic ha assicurato che il suo esecutivo proseguirà in partenariato con la Regione litoraneo-montana e con il suo presidente Zlatko Komadina, senza bypassarli. Qualche giorno fa, inoltre, Zagabria ha ottenuto un altro prezioso sostegno sul progetto di Veglia, quello di Washington. Durante la sua visita negli Usa infatti il ministro croato dell'Energia Davor Bozinovic ha incassato l'appoggio dell'amministrazione americana, desiderosa di vedere Zagabria liberarsi dal peso di Mosca in quanto al rifornimento di gas naturale. Stando a quanto riportato dal portale regionale Birn, il vice segretario di Stato per gli Affari europei ed eurasiatici Aaron Wess Mitchell ha affermato che non solo l'amministrazione Trump vede con favore il progetto del rigassificatore, ma lo considera un «progetto strategico» nell'area. Per Zagabria resta dunque da sciogliere solo il nodo delle autorità locali contrarie all'approvazione di una legge ad hoc per accelerare i lavori e, soprattutto, alla costruzione di un rigassificatore non a terra ma off-shore. Su questo punto, Zlatko Komadina aveva già affermato qualche settima fa che «esistono diversi metodi, inclusa la disobbedienza civile».

(gi.va.)

 

 

Balenottera morta al largo di Lussino, esperti al lavoro
LUSSINPICCOLO - Non ci sono segni di ferite: l'animale è morto per debolezza causata forse da fame. È la conclusione alla quale sono giunti gli esperti dell'associazione Plavi svijet (Mondo blu) di Lussingrande dopo avere esaminato la carcassa di balenottera comune (Balaenoptera physalus) che ora giace sui fondali nei pressi dell'isola di Lussino, ad una profondità di 20 metri. Il corpo senza vita del cetaceo, una giovane femmina lunga 11,7 metri, è finito impigliato nella rete a strascico di un pescatore lussignano, che l'ha trainato fino alle acque di fronte all'isolotto di Oriule Piccola per poi avvertire polizia e Autorità portuale, subito intervenute. Secondo gli ambientalisti di Plavi svijet, è probabile che si tratti della balena avvistata il 6 gennaio scorso nelle acque vicino a Ravagnasca (Rovanjska), nei pressi di Lussingrande. «Il corpo appare abbastanza magro, segno di un esaurimento che probabilmente è stato fatale a questo maestoso animale - ha dichiarato Nikolina Rako Gospic, direttrice del Programma scientifico e di ricerche di Plavi svijet - inoltre sono stati rinvenuti numerosi copepodi parassiti e questo sta a indicare un sistema immunitario debilitato». Considerato che la carcassa è stata rinvenuta in acque lussignane, i responsabili dell'associazione isolana (che si occupa tra l'altro anche della colonia di delfini lussignani) hanno deciso di conservare il grande scheletro di questo mammifero. Per questo motivo la carcassa resterà in acqua fino a quando il naturale processo di decomposizione non l'avrà ridotta al solo scheletro, che poi sarà valorizzato a fini didattici ed espositivi nella miglior maniera possibile. Proprio per evitare eventuali danneggiamenti, il giovane esemplare è stato cinto da una robusta rete e legato con funi così da evitare che venga trascinato via dalle correnti. Nei prossimi mesi i ricercatori terranno sotto controllo quanto resta della balenottera. Plavi svijet ha voluto pubblicamente ringraziare i partecipanti all'azione di traino della carcassa, in primo luogo i propri sub e quelli di Kostrena (regione di Fiume), i pompieri volontari di Lussino e i dipendenti dell'azienda Elektroprimorje, che hanno messo a disposizione la propria imbarcazione. Va ricordato infine che negli ultimi due anni di balenottere comuni nell'Adriatico settentrionale ne sono state avvistate un paio.

(a.m.)

 

 

Corso Apicoltura

Seconda lezione del corso di avviamento all'Apicoltura al Padiglione V ex Opp alle 17. Obiettivo del corso è quello di far acquisire le competenze di base ai partecipanti per iniziare ad allevare le api con piacere e soddisfazione. Per maggiori e dettagliate informazioni telefonare al 3287908116 (Tiziana).

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 31 gennaio 2018

 

 

La diffida sulla Ferriera - La Regione intima ad Arvedi di ridurre i livelli di rumore
Entro il 31 dicembre 2018 Arvedi dovrà intervenire sugli impianti della Ferriera per garantire comunque, anche in assenza del Piano comunale di classificazione acustica (Pcca) di competenza del Comune di Trieste, il rispetto dei limiti acustici imposti dal Decreto del presidente del Consiglio del primo marzo 1991. È quanto previsto dalla diffida inviata dalla Regione all'azienda ed elaborata sulla base delle rilevazioni fonometriche eseguite dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Friuli Venezia Giulia (Arpa Fvg). Lo rende noto - con un comunicato stampa diffuso nel primo pomeriggio di ieri - l'amministrazione regionale, all'indomani dell'avviso inoltrato dalla stessa Regione al Comune nel quale l'ente presieduto oggi da Debora Serracchiani sollecitava quello guidato da Roberto Dipiazza ad adottare per l'appunto al più presto un Piano acustico in modo da scongiurare il rischio di possibili futuri contenziosi con l'attuale proprietà dello stabilimento siderurgico. La nota - divulgata ieri dall'amministrazione Serracchiani - fa presente che «dopo aver eseguito, su indicazione della Regione e della stessa Arpa Fvg, alcuni interventi di mitigazione del rumore, la società aveva infatti proposto di progettare ulteriori azioni entro 10 giorni dall'approvazione del Piano di classificazione acustica comunale e di realizzarli entro un anno dal medesimo termine, in funzione delle difficoltà di programmazione derivanti proprio dalla mancata adozione del Pcca da parte dell'amministrazione cittadina», e che, il Piano acustico in questione, «in base alla normativa», si sarebbe «dovuto» adottare «entro il 25 marzo 2014».«A tutela della salute dei cittadini - prosegue la nota diffusa dall'amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia - la Regione ha, invece, ritenuto prioritaria la riduzione della rumorosità dell'impianto siderurgico e ha imposto ad Acciaieria Arvedi di trasmettere entro 10 giorni il nuovo cronoprogramma delle attività necessarie per conseguire il rispetto dei limiti normativi vigenti, tenendo conto dei tempi tecnici strettamente necessari per la realizzazione degli interventi». Nello specifico, fa sapere ancora il comunicato della Regione - «il provvedimento impone interventi in nove punti identificati quali sorgenti che contribuiscono in maniera significativa al campo acustico complessivo dell'acciaieria triestina». Ed «è stato inviato», oltre che all'azienda, «anche al Comune, all'Arpa, all'Azienda sanitaria universitaria integrata, al Comando provinciale dei vigili del fuoco e al ministero dell'Ambiente».

 

 

Una mini isola pedonale all'inizio dell'ex Ghetto - Traffico limitato in arrivo tra la Questura e l'ex Carli. Spostati i box dei librai
Piazza Vecchia e via del Rosario solo per le auto della polizia e lo scarico merci
La "elle" di piazza Vecchia e via del Rosario sarà ridisegnata. Diventerà una "zona a traffico limitato a elevata valenza pedonale". Saranno ampliati i marciapiedi e saranno spostati a fianco della chiesa del Rosario i bouquinistes, che oggi sono precariamente sistemati sotto le finestre dell'ex istituto Carli, attuale sede dell'assessorato all'Educazione. Il "piano particolareggiato partecipato", che ha scopo di ingentilire e rendere transitabile il disordinato "gomito" a fianco della Questura, è stato illustrato alcuni giorni fa dalla titolare dell'Urbanistica comunale, la leghista Luisa Polli, ai colleghi di giunta: la delibera 19 passa adesso ai Lavori Pubblici, per dar corso all'attuazione degli interventi, con una tempistica peraltro non ancora definita. Finalità: migliorare la qualità della vita in termini di inquinamento acustico e atmosferico. Quindi, basta con il rodeo attorno all'ex Carli, tra Tor Bandena e via del Teatro Romano. Spazio ai pedoni (e ai velocipedi, puntualizza la relazione tecnica a cura dell'ingegner Giulio Bernetti), sosta riservata alle vetture della Polizia e alle operazioni carico/scarico, varco d'ingresso piazzato all'intersezione di piazza Vecchia con Tor Bandena, varco d'uscita sistemato laddove via del Rosario sfocia in via del Teatro romano. Il cul de sac di Tor Bandena resterà dedicato alle forze dell'ordine, che tra l'altro perderanno alcuni stalli a loro disposizione in via del Teatro romano. Avanti, dunque, con la pianificazione di aree circoscritte del centro urbano: una prima fase aveva interessato - nello scacchiere XX Settembre-Carducci-Ospedale Maggiore - le vie Nordio, Toro, Erbette, Sorgente, Foschiatti; una seconda fase tocca le vie XXX Ottobre e Torre Bianca; un'ulteriore momento pianificatorio è stato dedicato al borgo storico di Prosecco.La "ztl", aldilà delle poche decine di metri effettivamente coinvolti, s'inserisce in un'area sensibile della circolazione e del parcheggio urbano: siamo alle spalle di piazza Unità e contigui a via del Teatro Romano, che si definisce come asse direzionale sul quale insistono il Provveditorato alle opere pubbliche, le sedi del Municipio, l'Inail, la Questura. Ma sul quale si affacciano anche le vestigia archeologiche romane e la scalinata che sale verso Santa Maria Maggiore e San Silvestro (avviato a prossimo restauro). Park San Giusto è uno dei più importanti contenitori della sosta triestina e il concessionario dovrebbe provvedere entro la fine della primavera - come da precetto della Soprintendenza - a riqualificare l'illeggibile facciata. Inoltre è aperto il confronto con la Soprintendenza sulla questione-parcheggi davanti al Teatro romano. Palazzo Economo sarebbe assai lieto di ottenere un divieto di sosta, che consentirebbe di valorizzare lo spazio archeologico. Ma la fame di stalli rende gli interlocutori prudenti. In qualche misura collegata alla sorte di via Teatro romano è la vicenda di casa Francol. A giorni il Comune, proprietario dell'antico e inutilizzato edificio, pubblicherà una richiesta di manifestazione di interesse, orientata a sondare il mercato sulla possibilità di un project financing finalizzato a realizzare una struttura recettiva. Al Municipio avanza dagli antichi fondi Urban la rispettabile somma di 1,4 milioni di euro. Quale la destinazione? Casa Francol, così da chiudere un dossier interminabile che ha visto il destino dello lo stabile zigzagare tra contenitore di associazioni e sede di Esatto. In un primo tempo i Lavori Pubblici municipali si erano espressi a favore di un sito informativo, ma il sindaco Dipiazza aveva lanciato l'idea di una struttura recettiva per turisti, da dare in gestione a un operatore privato. Davanti a casa Francol c'è lo spiazzo in passato usato come parcheggio dei mezzi comunali: la proposta degli uffici comunali è di metterla a disposizione del privato, che avrà casa Francol, per completare la riqualificazione di un angolo trascurato del centro.

Massimo Greco

 

 

Smog, ultimatum Ue: agite subito - Il ministro Galletti protesta per la minaccia di sanzioni: abbiamo fatto già molto
BRUXELLES - Di fronte a nessuna nuova misura «sostanziale» antismog messa sul tavolo, la Commissione Ue ha brandito di nuovo il suo ultimatum all'Italia e agli altri 8 Paesi convocati a Bruxelles: bisogna agire, o non ci saranno alternative alla Corte di giustizia Ue. Per il ministro dell'ambiente Gianluca Galletti, però, il governo italiano ha già fatto il suo dovere, con «risultati evidenti» che vedono gli «sforamenti» dei giorni con i valori inquinanti superiori ai limiti Ue «ridotti dal 2000 ad oggi di più del 70%». Di conseguenza l'Italia non invierà nulla di nuovo entro lunedì prossimo alla Commissione Ue. «Per adesso non abbiamo alcun deferimento» alla Corte, «anche se nel nostro Paese molti lo speravano», ha attaccato Galletti, mentre gli ambientalisti di Greenpeace e dello European Environmental Bureau chiedono a Bruxelles di portare avanti la sua azione legale. La situazione della qualità dell'aria in Europa, nonostante le direttive Ue sulla qualità dell'aria con impegni vincolanti fissati al 2005 e al 2010 e finora non rispettati da buona parte dei 28, è preoccupante. Ogni anno, infatti, ha ricordato il commissario all'ambiente Karmenu Vella, ci sono 400mila morti premature nell'Ue a causa di smog e polveri sottili. L'Italia da sola ne conta 66mila. «Non possiamo continuare a rinviare», ha ammonito Vella al termine della riunione da lui convocata con Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Repubblica ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia, dove «ci sono stati alcuni suggerimenti positivi, ma a prima vista non abbastanza sostanziali da cambiare il quadro». Per questo, ha avvertito, «la sola cosa che tratterrà la Commissione» dal portare davanti alla Corte Ue gli Stati membri «è che quanto i Paesi mettono sul tavolo permetta di raggiungere i target senza ritardi». Da qui la scadenza fissata da Bruxelles «al più tardi entro lunedì» per coloro che vorranno presentare nuove misure antismog. L'Italia, però, non sembra essere preoccupata. «Abbiamo portato all'attenzione della Commissione tutto il lavoro fatto in questi anni che ha dato risultati evidenti» e tutti i diversi provvedimenti - dalla Strategia energetica nazionale (Sen) all'accordo sul Bacino padano - con compongono «una strategia forte», ha affermato Galletti. «Questi impegni sono nuovi, la Sen è un impegno nuovo, non è che ogni dieci giorni possiamo fare qualcosa», ha risposto il ministro a chi chiedeva se l'Italia avesse presentato ulteriori misure. Spetterà ora a Bruxelles, nelle prossime settimane, valutare la situazione Paese per Paese.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 30 gennaio 2018

 

 

«Ferriera, il Comune adotti un piano acustico» - La Regione scrive a Dipiazza su Servola: «Senza il documento rischiamo contenziosi con l'azienda»
Il Comune di Trieste deve dotarsi di un piano acustico. È l'avviso volato ieri da un lato all'altro di piazza Unità: la Regione ricorda all'ente locale la necessità di preparare lo strumento per la lotta all'inquinamento sonoro, in un nuovo capitolo del confronto sulla Ferriera di Servola. Al di là del tono tecnicamente asettico con cui la Regione comunica l'avvenuto avviso, sembra difficile poter staccare il valore politico del messaggio, visto che da mesi il Comune invia all'ente regionale documenti e richieste volte a limitare la produzione della Ferriera, rivedere l'Aia e via dicendo. Si legge nel comunicato dell'Agenzia regionale: «La Regione, tramite una lettera inviata dall'assessore all'Ambiente Sara Vito al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, ha sollecitato l'amministrazione cittadina a dotarsi nel minor tempo possibile di un Piano comunale di classificazione acustica (Pcca) oppure a valutare la possibilità di adottare un Piano stralcio della classificazione acustica con riferimento alla sola area di Servola». L'inquinamento acustico continua a essere uno dei fronti problematici del rapporto della fabbrica con il quartiere. Spiega la Regione: «Secondo l'amministrazione regionale questo strumento (il piano ndr) è infatti fondamentale per affrontare con chiarezza il problema dell'inquinamento acustico, in particolare in prossimità della Ferriera di Servola, attraverso una condivisione istituzionale delle scelte strategiche». La lettera non manca poi di ricordare che il piano acustico triestino non risponde all'appello ormai da quasi quattro anni: «In assenza del Pcca, che in base alla normativa avrebbe dovuto essere adottato entro il 25 marzo 2014, la Regione è costretta ad imporre allo stabilimento siderurgico l'osservanza di limiti acustici "transitori". Un'azione che verrà comunque attuata dalla Regione attraverso una serie di provvedimenti a tutela del benessere psicofisico della comunità servolana, ma che rischia di dare origine a contenziosi con l'azienda». Questa la conclusione: «Come evidenziato nella missiva, secondo la Regione il Comune avrebbe tutti gli elementi necessari per adottare il Pcca, ma in caso contrario l'amministrazione regionale è pronta a mettere a disposizione i propri uffici per fornire il supporto necessario».

g.tom.

 

 

Riecco dopo 3 anni il piano per il Silos ma Dipiazza frena - Il 7 marzo conferenza dei servizi decisiva sul restyling - Il sindaco: «Valuteremo se andare avanti oppure no»
Tre anni sono passati dall'ultima volta. Silenzio di tomba interrotto solo dalle irruzioni di giovani profughi afgani e pachistani. Il progetto per il centro commerciale con annesse sale congressi all'interno del fabbricato del Silos torna alla ribalta con una conferenza dei servizi indetta per il 7 marzo dal Comune, a cui parteciperanno la proprietà Silos spa e gli altri enti che nel 2009 avevano firmato l'accordo di programma per riconvertire la struttura. La maggioranza delle quote della società proprietaria dell'immobile è in mano a Coop Alleanza 3.0 e Unieco (in liquidazione). Il progetto, a grandi linee, è sempre lo stesso del 2003, quando sindaco, al suo primo mandato, era Roberto Dipiazza. Il faldone è tornato ora di nuovo sulla scrivania dello stesso Dipiazza, al timone del Municipio per la terza volta. Alla luce dei recenti cambiamenti che hanno investito la città negli ultimi mesi, però, i contenuti potrebbero essere superati dai nuovi e vecchi shopping mall che riempiono la città e dal centro congressi che dovrebbe nascere due chilometri più in là in Porto vecchio, apposta per Esof 2020, il cui progetto sta procedendo a ritmi serrati poiché fra due anni avrà luogo la manifestazione scientifica. Nel "summit" di marzo dunque bisognerà capire che cosa fare degli spazi del Silos e se magari prendere in considerazione anche altri progetti. Come quello di trasformare l'area congressi del Silos stesso in auditorium, nel caso in cui la sala Tripcovich venisse rasa al suolo. Ipotesi, questa, avanzata già anni fa. Il Comune va infatti cauto sull'ipotesi di dare il placet definitivo. «Una volta radunati tutti gli attori di questa operazione - afferma Dipiazza -, bisognerà capire se andare avanti oppure tornare indietro. Faremo le nostre valutazioni e poi diremo quello che vogliamo fare. Alla fine in tutti questi anni è la Silos spa che ha mancato di procedere, non noi». Non è un mistero poi che ci sia un'ala del centrodestra a cui non importa tanto la natura del progetto, quanto che il Silos non rimanga abbandonato e rifugio di richiedenti asilo. A sentire comunque la spa, attraverso il consigliere Fabrizio Carta, l'appuntamento primaverile ha tutta l'aria di essere quello conclusivo, dopo anni di varianti e attese di vario tipo. A suo dire non sarebbe stato solo l'ostacolo della crisi a frenare il cantiere. «Molto tempo è andato - dice Carta - per apporre modifiche alle planimetrie e per rincorrere le norme vigenti». L'aspettativa che oggi trapela dalla spa, in previsione della conferenza dei servizi, è di vedere confermato tutto il piano per poi procedere con i lavori. «Abbiamo una convenzione con il Comune (firmata nell'era Cosolini, ndr) - spiega ancora Carta - in conformità della quale dobbiamo fare il Centro commerciale. Se tutto va bene, potremmo partire entro fine anno. Il progetto è in aderenza con le richieste di fondo già dall'origine». L'ultima pietra da deporre sarebbe prevista per il 2020, proprio l'anno in cui dovrebbe essere pronto il centro congressi nell'antico scalo per Trieste capitale europea della scienza. La struttura adiacente alla stazione ferroviaria, un esempio di archeologia industriale - simbolo dei traffici commerciali e marittimi dell'epoca asburgica, ma anche rifugio nel dopoguerra per gli esuli istriani, oggi per i profughi dell'Asia meridionale - che vede due magazzini paralleli, subirà secondo i rendering un innesto attraverso un grande cubo che sarà il centro congressi. Mille posti più altri 400 divisi in tre sale. Attorno, un supermercato, ristoranti, spazi commerciali, uffici, una vasta area wellness con l'ingresso confermato di Virgin Active, la catena di centri fitness dell'imprenditore britannico Richard Branson e un ampio giardino d'inverno. Tutto ciò andrà a invadere anche la parte attualmente dedicata alla stazione delle corriere e quella, sempre al piano terra, riservata ai negozi. Rimarranno invariati i piani occupati dai parcheggi, che verranno ampliati con un nuovo parking sotterraneo e in superficie. Nel piazzale sul retro s'inseriranno anche le pensiline che tracciano gli arrivi e le partenze dei bus. Il deposito dei mezzi verrà trasferito nella zona in cui si trovano i nuovi uffici delle Ferrovie, dalla parte dei binari. Costo totale? Oltre 120 milioni di euro, interamente finanziati, se le trattative ormai avanzate andranno a buon fine, da un fondo inglese, ancora top secret. Stessa nazionalità hanno altri investitori tra i tanti che, come racconta il sindaco, si sono palesati recentemente nel suo ufficio per proporre un'altra cosa: trasformare il Silos in un grande outlet di lusso. Per dare un'idea, lo stampo sarebbe quello della catena di McArthurGlen di Noventa di Piave. Se dunque il Comune e gli altri enti non ritenessero opportuno continuare sulla via del progetto iniziale, non sarebbe difficile adattare il Silos anche ad outlet, perché sempre di spazi commerciali si tratta, e non occorrerebbe nemmeno un altro accordo di programma. Quei 50mila metri quadrati, poi, alla fine verrebbero comunque consegnati al Comune.

Benedetta Moro

 

 

E in Porto vecchio decolla il maxi centro congressi - Progetto da 3mila posti depositato in Comune dalla Trieste convention center
Interessati gli spazi dei Magazzini 26 e 27. Già coinvolta una ventina di aziende
La società Trieste Convention Center srl - formata esclusivamente da imprenditori triestini e nata nelle scorse settimane apposta per realizzare un centro congressi che possa ospitare la manifestazioni di Esof 2020 con la prospettiva di dotare la città di una servizio che manca da tempo -, ha depositato il progetto promesso negli uffici comunali. Uffici che, già nei giorni scorsi, hanno convocato presidente dell'aula e consiglieri per analizzare i documenti. La srl punta a realizzare tra i Magazzini 26 e 27 in Porto vecchio una struttura da tremila posti con la formula del project financing caldeggiata anche da Roberto Dipiazza. «Questo convention center altamente flessibile potrà essere inaugurato per Esof e continuare poi la sua attività fino al 2040 (la durata della concessione è infatti di 22 anni, ndr), portando notevoli benefici alla città, creando nuovi posti di lavoro e un considerevole indotto», conferma Diego Bravar, vicepresidente della Fondazione internazionale Trieste e presidente di Trieste Convention Center, che in poche settimane ha raccolto l'adesione di una ventina di aziende e ben 570mila euro: i termini ultimi per la sottoscrizione da parte di ulteriori realtà imprenditoriali si chiuderanno domani e l'obiettivo finale è raggiungere quota un milione di euro. Il plafond minimo di partenza era di 10mila euro. I soci fondatori sono Cristiana Fiandra Cambissa (the Office srl), Pierpaolo Ferrante (Re.Te. Srl), Andrea Monticolo (Monticolo Sergio Srl), Paolo Rosso (Rosso Srl), Francesco Rossetti Cosulich (Gamap Srl), Alex Benvenuti (Magesta Spa), Massimo Iesu (Ergon Consulenti Associati Srl), Federico Pacorini. Ma nella compagine appare anche Maurizio Vretenar, importante figura del Cern di Ginevra, che ha contribuito alla raccolta del capitale. Tcc, affermano gli organizzatori, è pronta a costruire e gestire il più grande centro congressi del Nord Est nell'area del Porto vecchio: un polo congressuale multifunzionale, progettato con tecnologie d'avanguardia, per rispondere alle esigenze dell'industria congressuale, segmento in forte crescita. «Per lanciare adeguatamente il centro congressi - spiega Cristiana Cambissa Fiandra -, verrà attuato un piano di comunicazione e promozionale fin da subito per assicurare a Trieste eventi a partire dal periodo post-Esof». Il progetto di fattibilità, presentato ieri al pubblico il 29 gennaio nella sede di Confindustria Vg, è firmato da Pierpaolo Ferrante, project manager di Esof 2020, con Re.Te., società d'ingegneria che si occupa anche della parte sicurezza e strutture. Come consulente compaiono lo studio di architettura Metroarea, mentre per gli impianti la S.g.m. consulting srl. La costruzione è affidata a Monticolo srl e Rosso srl e la gestione a The Office. I contenitori raccolgono fino a 3mila posti. Con elementi moderni di aerazione, come precisa Monticolo. «La struttura potrà ospitare non solo congressi - annuncia Ferrante -, ma anche concerti e spettacoli. L'acustica della sala sarà ottimale per accogliere anche eventi musicali». L'auditorium principale da 2mila posti si trova proprio nel Magazzino 28, dotato di tutta l'impiantistica necessaria con sala regia e cabine traduzione. Il progetto prevede anche una zona espositiva da 5mila mq e altre sale convegni più piccole nel Magazzino 26. La nuova "pelle" degli edifici, in policarbonato, permette la realizzazione della completa retroilluminazione per rendere il 28 come una grande lanterna. Un ponte di collegamento in cristallo dotato di quattro ascensori collega i due magazzini permettendo il passaggio nella sottostante strada e mette in diretta connessione gli spazi espositivi multifunzionali. Il project financing prevede che il Comune partecipi con investimento che ammonta a circa il 49% dell'investimento, mentre Tcc o altri che si dovessero aggiudicare la concessione dovrebbero assicurare il restante 51%. Nel caso il progetto fosse approvato, la srl presieduta da Bravar accenderebbe un mutuo, che comunque ripagherebbe grazie alla gestione di 22 anni delle strutture. Ora il faldone dovrà seguire un iter ben preciso. Se gli uffici tecnici riterranno idoneo il progetto dal punto di vista della fattibilità e dell'interesse pubblico, ecco che il tutto verrà esaminato dal Consiglio comunale. Se la faccenda andrà in porto, il progetto poi potrà essere messo in gara. Una gara europea, perché in ballo c'è un importo sopra i 5 milioni. Se si aggiudicherà la partita un altro soggetto diverso dal "promotore", vale a dire la cordata guidata da Bravar, quest'ultima avrà il diritto di prelazione e potrà rivedere la propria offerta, come spiegano il direttore generale del Comune Santi Terranova e il direttore Lavori pubblici Enrico Conte. Se decidesse però di non alzare la posta, la cordata verrebbe comunque "rimborsata" per la proposta d'ingegno. I tempi sono stretti: entro settembre i lavori devono partire.

(b.m.)

 

 

L'ex Pescheria diventa fotovoltaica - Guaina "invisibile" sopra il Salone degli incanti. Avviati i lavori da 325mila euro
Entro l'estate il Salone degli incanti sarà coperto dalla guaina fotovoltaica che attende dal 2011. Trova così finalmente realizzazione uno degli appalti "impossibili" del Comune di Trieste, finanziato sei anni fa con mezzo milione di fondi Pisus e poi congelato dal Patto di stabilità e dalle modifiche del Codice sugli appalti. Sono iniziati in questi giorni i lavori e già si possono ammirale le impalcature che avvolgono il tetto dell'ex Pescheria. Il cantiere è stato consegnato l'8 gennaio e il termine è fissato per il 7 giugno prossimo. Il progetto esecutivo è dell'architetto Sergio Russignan, mentre il direttore tecnico del cantiere è l'ingegnere Alessandro Luci. Ad aggiudicarsi la gara sono state le imprese Cp Costruzioni di Trieste ed Elettroimpianti snc di Duino Aurisina per 325mila euro grazie a un ribasso pari al 14,7%. Cinque mesi di lavoro (150 giorni). La copertura del Salone degli incanti con una guaina fotovoltaica rientra in un "antico" piano di sostenibilità energetica. Il progetto era stato approvato dalla giunta di Roberto Cosolini a metà novembre del 2011.L'intervento prevede l'installazione di una guaina fotovoltaica scura e non riflettente sulla copertura dell'ex Pescheria. Un'opera a impatto visivo quasi nullo e dalla resa energetica garantita anche nei giorni di cielo coperto. Il progetto era stato inserito tra le richieste di cofinanziamento inviate alla Regione dall'amministrazione cittadina nella cornice dei Pisus (ovvero i Piani integrati di sviluppo urbano sostenibile), attraverso i quali vengono veicolati una serie di fondi comunitari per «incrementare la qualità dell'ambiente urbano». Il progetto risulta finanziato al 77% dalla Regione (il restante 23% spetta al Comune). L'obiettivo è «l'installazione sulla copertura rifinita attualmente con guaina ardesiata» di «un sistema impermeabile fotovoltaico con caratteristiche innovative a film sottile a tripla giunzione». Una tecnologia, questa, grazie alla quale le componenti blu, verde e rossa «dello spettro della luce solare» possono essere assorbite proprio «in modo frazionato dai differenti strati presenti». Il sistema insomma funziona «con qualsiasi condizione atmosferica». Ma c'è di più: la guaina è talmente sottile (e pure removibile) da risultare praticamente invisibile. A lavori terminati il Salone degli incanti diventerà un modello dal punto di vista del consumo energetico a emissione zero di Co2.

(fa.do.)

 

 

Frana di via Commerciale, via ai lavori - Il primo step del cantiere prevede l'installazione di una serie di pali di contenimento necessari alla rimozione delle macerie
Ci vorranno mesi prima di poter rimuovere le macerie. Ma qualcosa, in via Commerciale, inizia a sbloccarsi: ieri sono cominciati ufficialmente i primi interventi per la messa in sicurezza del terreno franato un mese e mezzo fa assieme al muraglione di cinta. Era il pomeriggio dell'11 dicembre: dalla collinetta che sovrasta l'edificio ai civici 39 e 41, dove alloggiavano cinque famiglie per una ventina di persone, si era staccata un'enorme quantità di terra e detriti. Il motivo, probabilmente, la pioggia che si era abbattuta sulla città in quelle giornate, mettendo a rischio svariati muri di contenimento delle zone residenziali. L'incidente in via Commerciale non aveva provocato vittime, ma una persona aveva rischiato di essere travolta dalla valanga. Sono state distrutte ben quattro automobili. I vigili del fuoco avevano dichiarato inagibili le tre case che si trovano nella parte sovrastante la collinetta e pure quella sottostante. E' il civico 41 di via Commerciale: pianterreno, primo, secondo piano e mansarda, dove abitavano quattro famiglie. Il cantiere è partito in mattinata: si tratta di costruire una sorta di barriera di contenimento del terreno utilizzando decine di pali da posizionare in verticale. Le gettate di cemento assicureranno il terreno instabile durante le operazioni di scavo dei detriti franati. Asportando subito quelli, infatti, le zolle della parte superiore potrebbero rovinare verso il basso. Sarebbe un disastro. Serve quindi creare una sorta di "argine" prima di iniziare con il prelievo dei metri cubi di materiale precipitati durante lo smottamento. I lavori seguono un vero e proprio progetto edilizio affidato a tecnici strutturisti. Il costo, ad oggi, è ancora incerto. L'intervento rappresenta dunque il primo step propedeutico alla rimozione vera e propria delle macerie. L'operazione, a quanto pare, si prolungherà per almeno due o tre mesi. Una volta tolti i detriti, si procederà con la ricostruzione del muraglione. Nel frattempo sarà anche necessario avviare alcune perizie per accertare l'entità dei danni dovuti allo smottamento e le responsabilità dell'incidente, oltre alla tenuta del muro rimasta ancora in piedi. In linea di massima una prima verifica sulla resistenza strutturale potrebbe riguardare proprio la parte di muro "sana" che andrà messa in sicurezza in modo da evitare possibili ulteriori crolli. A ciò vanno aggiunti i controlli per valutare e la capacità di resistenza alle perforazioni previste per l'installazione dei pali di contenimento. L'analisi del tecnico punta ad stabilire con certezza i danneggiamenti pregressi, quelli determinati dalla frana, e gli effetti delle nuove trivellazioni. Le verifiche sono state sollecitate dagli stessi condomini. Il giudice del Tribunale ha nominato un tecnico ad hoc. Ma il condominio, quello che si trova al numero civico 41, nel frattempo è rimasto senza gas. I residenti sono stati evacuati per ragioni di sicurezza, ma una novantenne che alloggia nell'unica parte dell'edificio ritenuta agibile (quella con l'ingresso frontale e non laterale), è costretta a stare al freddo. La famiglia si è attrezzata con un inverter e delle stufe elettriche, insufficienti però per riscaldare l'intera villa. «Riusciamo a rendere vivibile in pratica soltanto una stanza - afferma il signor Floriano Bellavia, parente dell'anziana - il resto no perché la potenza dell'impianto elettrico è troppo bassa. Il risultato è che le temperature sono assolutamente inadeguate - spiega - tanto più per una persona di novant'anni, come nel caso di mia suocera. Non possiamo mettere a rischio la salute di questa persona, quindi abbiamo domandato alla ditta che si occupa delle forniture e degli allacciamenti della nostra abitazione, cioè "EnergiaBaseTrieste", di adeguare l'impianto raddoppiando la potenza. Abbiamo fatto richiesta il 12 gennaio, ma finora non abbiamo avuto alcuna riposta, sebbene sia previsto un intervento nel giro di cinque giorni dalla comunicazione. Io ho chiamato più volte gli uffici e ho inviato già due mail. Ma - protesta Bellavia - nonostante le rassicurazioni, non si è visto nulla. Così non si può andare avanti, è un comportamento inaccettabile».

Gianpaolo Sarti

 

 

E lo smog soffoca 39 città - Bruxelles convoca l'Italia - Anche Trieste nel dossier di Legambiente - Le citta' piu' inquinate
ROMA Una nuvola di smog incombe sull'Italia e rende «l'aria sempre più irrespirabile». Un'emergenza «cronica» da «codice rosso», tanto che nel 2017, sono state 39 città quelle dichiarate "fuorilegge" per inquinamento atmosferico. Situazioni più critiche, al nord e nella pianura padana. Un quadro preoccupante a cui il nostro paese paga già un tributo di morti premature e costi sanitari e che potrebbe, senza l'individuazione di soluzioni a breve termine, potrebbe portare a sanzioni europee. È infatti convocato dalla commissione Ue il tavolo dedicato all'inquinamento dell'aria con i paesi più inquinati e dunque sotto scacco d'infrazione. Sono nove in tutto, tra cui l'Italia. Il nuovo rapporto di Legambiente "Mal'Aria 2018" disegna un quadro che racconta come le concentrazioni di polveri sottili (PM10) e l'ozono siano ormai arrivate alle stelle. Sono circa 7 milioni le persone che risultano esposte a questi due inquinanti in modo «costante». La città più inquinata d'Italia rimane Torino con 112 sforamenti della soglia (di 50 microgrammi per metro cubo al giorno, fino a un massimo di 35 superamenti consentiti all'anno), seguita da Cremona con 105 sforamenti e Alessandria con 103. La prima del centro-sud è Frosinone al nono posto (93 giorni). Ci sono anche Padova (102); Pavia (101); Asti (98); Milano (97); Venezia (94). In Friuli Venezia Giulia la classifica Mal'aria vede Pordenone (Centro) con 39 superamenti e Trieste (Mezzo mobile) con 37.Non solo. Sommando gli sforamenti "fuorilegge" di PM10 e ozono, le città che hanno superato il limite di 25 giorni nell'anno solare salgano a 44. I cittadini di Cremona, ad esempio, con 178 giorni di superamenti del limite, (105 per le polveri sottili e 73 per l'ozono) hanno respirato «polveri e gas tossici e nocivi un giorno su due» all'anno. Legambiente è chiara: l'inquinamento porta «problemi di salute, costi per il sistema sanitario (tra i 47 e i 142 miliardi di euro) e morti premature: secondo l'Agenzia ambientale europea, in Italia 60mila l'anno». E lancia l'appello: «Non bastano misure tampone, ma interventi strutturali e azioni ad hoc». Riflettori puntati su Bruxelles dove il commissario dell'Ambiente, Karmenu Vella offrirà un'ultima possibilità ai nove Paesi membri sotto procedura d'infrazione per superamento dei limiti, di trovare in tempi brevi soluzioni all'emergenza smog. Senza piani adeguati la questione potrebbe "scivolare" alla Corte di Giustizia.

 

 

Ogs in Antartide svela i segreti del clima globale - Da Trieste nel Mar di Ross: studi sui ghiacci e sulle reazioni alla temperatura in aumento
A 400 chilometri dalla terra ferma, nel grande continente bianco: l'Antartide. A bordo della Joides Resolution, impiegata per fare perforazioni del fondo degli oceani a scopo scientifico, nel Mare di Ross, una profonda e ampia baia dell'Antartide. Per due mesi, dall'8 gennaio all'8 marzo, 31 ricercatori, provenienti da tutto il mondo e tra cui 13 donne, supportati nel lavoro da 22 tecnici e 63 membri dell'equipaggio studieranno le dinamiche glaciali, oceanografiche e geologiche che hanno caratterizzato le zone del Mare di Ross negli ultimi 20 milioni di anni, per verificare come i cambiamenti climatici abbiano impattato sul WAIS (West Antarctic Ice Sheet) e cercare di capire cosa potrebbe significare un mondo più caldo in futuro: con assenza di ghiaccio e con un livello marino globale più alto di diverse decine di metri. Laura De Santis, geologa marina dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS è una veterana delle missioni scientifiche in Antartide, all'attivo 6 campagne, in servizio dell'ente da oltre 20 anni, coordina un programma attivo da oltre 50 anni: la missione internazionale "Iodp (international Ocean Discovery Program) Expedition 374", insieme a Robert M. McKay, dell'Antarctic Research Centre della Victoria University of Wellington (Nuova Zelanda). Risponde alle nostre domande da questo luogo estremo ma fondamentale per la scienza tanto da far sì che che qualcuno scelga di sfidare le condizioni proibitive: «Siamo partiti dalla Nuova Zelanda e in 7 giorni abbiamo raggiunto il Mare di Ross. La rompighiaccio Palmer ci ha scortato fino all'interno del Mare di Ross attraverso la cintura del pack. Non ci sono iceberg né ghiaccio, quindi non vediamo pinguini, ma solo qualche foca e uccelli. Il mare è calmo e ci permette di lavorare bene e in modo efficace». «Il Mare di Ross - spiega - è un'ampia piattaforma continentale che ancora conserva spessi archivi di informazioni paleoclimatiche all'interno dei sedimenti depositati durante gli avanzamenti e i ritiri delle calotte di ghiaccio avvenuti nei periodi glaciali e interglaciali». Si tratta insomma di un osservatorio privilegiato perché è altamente sensibile ai cambiamenti della temperatura e circolazione dell'oceano e dell'atmosfera, un luogo chiave per indagare su come la più grande coltre di ghiaccio del pianeta stia rispondendo oggi e abbia risposto in passato ai cambiamenti di temperatura sia dell'atmosfera che dell'oceano e quindi come abbia contribuito alle variazioni del livello del mare e della circolazione marina globale. «La nave è operativa 24 ore al giorno, non ci sono interruzioni nell'attività di ricerca - racconta De Santis - ogni giorno da mezzanotte a mezzogiorno (sulla nave hanno adottato l'ora neozelandese, quindi ci sono 12 ore di differenza con l'Italia, ndr) svolgo la mia attività di ricerca e di supervisione del gruppo». La Joides Resolution è dotata di strumenti avanzati di perforazione: i ricercatori realizzeranno 6 pozzi di 700-800 metri di profondità, in punti accuratamente selezionati. «Grazie alle perforazioni - spiega De Santis che da oltre 20 anni si occupa di ricerche paleoclimatiche in Antartide - verranno recuperate delle carote, ossia cilindri di 10 centimetri di roccia, che verranno poi studiati da petrografi, paleontologi, chimici, geofisici, Si tratta di esperimenti costosi che vengono effettuati in Antartide in media ogni 10 anni». L'importanza di recuperare record climatici nelle zone prossime alla calotta glaciale rende questa spedizione unica: gli scienziati a bordo descriveranno di cosa sono fatti i sedimenti, identificando i fossili e i minerali per capire quando e dove si sono formati i sedimenti, per ricavare informazioni sui meccanismi che regolano le interazioni tra oceano e calotta di ghiaccio».

Lorenza Masè

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 29 gennaio 2018

 

 

Laghi di Plitivice a rischio nel patrimonio Unesco
ZAGABRIA - Considerati un bene "in pericolo" o peggio ancora ritirati dalla lista del Patrimonio mondiale dell'umanità, della quale fanno parte fin dal 1979. È questo il destino che spetta ai celebri laghi di Plitvice, se il governo della Croazia non prenderà al più presto delle contromisure per arginare i danni causati dall'eccessiva attività turistica. L'Unesco, l'agenzia Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura, ha infatti chiesto a Zagabria di presentare, entro questo giovedì 1° febbraio, una lista di misure volte a tutelare maggiormente il parco nazionale, vittima del turismo di massa e di tutte le sue conseguenze (dall'incremento del traffico agli abusi edilizi, passando per l'impoverimento della qualità dell'acqua). Il ministero croato dell'Ambiente e dell'Energia, che invierà in questi giorni la propria risposta, si dice fiducioso sul futuro del parco. «Crediamo che l'Unesco riconoscerà i nostri sforzi e l'intenso lavoro intrapreso in tutti i settori», fanno sapere le autorità di Zagabria che assicurano di aver risposto a tutte le criticità sollevate dalla delegazione internazionale. La missione Unesco che ha visitato Plitvice nel gennaio 2017 ha formulato un totale di 10 raccomandazioni, avvertendo la Croazia che «se dei progressi sostanziali non saranno realizzati entro il 2018, questa delegazione chiederà al Comitato per il Patrimonio mondiale (Whc) di valutare l'iscrizione della proprietà nella Lista del Patrimonio mondiale in pericolo». Onde evitare questo scenario, Zagabria aveva dunque un anno di tempo per mettere un freno alla costruzione di appartamenti a scopo turistico nell'area del parco e per interrompere lo sfruttamento delle riserve d'acqua da parte di privati. Doveva inoltre limitare il numero dei visitatori (che nel 2017 è arrivato a quota 1,7 milioni) e riflettere ad una nuova gestione del traffico così come all'eventuale istituzione di una zona cuscinetto che protegga maggiormente l'area dei 16 laghi, oggi considerata minacciata. Ma come si è arrivati ad una situazione tanto critica? Per l'ex direttore del parco nazionale Andjelko Novosel il "vaso di Pandora" è stato aperto nel 2014 con l'approvazione del nuovo Piano territoriale. «Dal 1945 fino al 1991, il parco ha goduto di un'ottima politica di tutela ambientale, ma nel 2014, questa politica è stata distrutta», riassume Novosel, che ha lavorato a Plitvice come Responsabile della salvaguardia dal 2012 al 2016 e ha ricoperto poi la carica di direttore fino alla primavera 2017. «Il nuovo Piano territoriale ha permesso nuove costruzioni nell'area dei laghi e il numero degli appartamenti privati è passato dai 16 del 2009 agli oltre 300 del 2017, con un balzo nei pernottamenti da 600 (2009) a oltre 30mila (2017)», prosegue Novosel. Come se non bastasse, infine, «tutto è stato edificato senza infrastrutture e, in particolare, senza sistemi fognari», conclude l'ex direttore, che assicura di aver perso il proprio posto di lavoro proprio perché contrario a questa politica. Più che il numero totale di visitatori (comunque dannoso per l'ecosistema del parco), sarebbero dunque queste costruzioni private a ridosso dei laghi a compromettere la qualità dell'acqua. A questo proposito, il deputato Branimir Bunjac del movimento Zivi Zid accusa i due principali partiti croati, i socialdemocratici (Sdp) e i conservatori (Hdz), di aver permesso una tale situazione per delle ragioni economiche.

Giovanni Vale

 

La dura battaglia dei reduci di guerra contro l'abusivismo edilizio nel Parco
Per 108 giorni, dal 21 giugno fino al 15 ottobre 2017, gli ex combattenti della guerra d'indipendenza croata hanno protestato a Plitvice contro la costruzione di nuovi appartamenti privati nell'area del parco. «Abbiamo montato una tenda e abbiamo dormito lì per oltre tre mesi», racconta Ivica Jandric, veterano della brigata dei "Tigrovi" ed originario della Lika. «In quel periodo, siamo riusciti a bloccare quasi tutti cantieri, ma le istituzioni non hanno accolto le nostre domande», prosegue Jandric, che riassume le principali richieste inoltrate al governo: revisione del Piano territoriale, verifica dei permessi di costruzione accordati e distruzione delle abitazioni costruite illegalmente. «Molti investitori hanno ottenuto un permesso per ricostruire una casa già esistente, ma ne hanno approfittato per creare nuove e più grandi strutture», conclude l'ex militare.

(g.v.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 28 gennaio 2018

 

 

Niente sardoni nelle reti - I pescatori contro l'Ue - A Bruxelles proposte regole a salvaguardia dei piccoli pelagici nell'Adriatico
Gli operatori del settore: «Imprese e occupazione a rischio anche in città»
Divieto di pesca, almeno parziale, per "sardoni" e "sardelle" in tutto l'Adriatico. È questo il rischio al quale sta per andare incontro anche il sistema pesca di Trieste. Un problema che potrebbe mettere in totale crisi il centinaio di lavoratori, fra pescatori e indotto, che opera nel settore in città. I livelli occupazionali del comparto in sostanza potrebbero crollare. Il tutto per effetto di un Regolamento proposto dalla Commissione europea, che andrà all'esame dell'assemblea Ue per l'approvazione ai primi di marzo e che contiene un piano pluriennale per la tutela degli stock di piccoli pelagici, cioè le acciughe e le sardine, nel mare Adriatico, sottoregione del Mediterraneo che totalizza circa un terzo del valore totale del pescato nell'area. La proposta punta a salvaguardare le quantità di queste specie, a detta degli esperti europei a rischio estinzione, e a garantire la sostenibilità delle attività di pesca. Nel dettaglio, i piccoli pelagici dell'Adriatico sono considerati sovra sfruttati (90 per cento) e ai minimi storici per quanto riguarda i livelli di biomassa. Sono cioè più piccoli e magri rispetto a qualche anno fa. La diminuzione della cattura di acciughe e sardine dovrebbe attestarsi, secondo questo piano, sul 25-30% entro il 2021. Per il sistema pesca di Trieste sarebbe una mazzata. Per spiegare le ragioni della categoria, i pescatori dell'Adriatico hanno scelto Guido Doz, esponente del settore e presidente della cooperativa Colmi di Trieste, per presentare al Parlamento europeo un documento che illustra i motivi del "no" alla proposta della Commissione. «Crisi di alici e sarde si sono avute anche negli anni 1984 e 1985 - ha ricordato Doz nel corso dell'audizione a Bruxelles -, ora sembra che siamo alla vigilia di un problema simile. I nostri pescatori lo hanno capito e si sono subito mossi con azioni di ridimensionamento e cure dolorose, dovute anche alle norme restrittive che sono state emanate dal competente ministero italiano. Abbiamo ridotto i giorni di pesca in media a quattro alla settimana, rispettando il limite dei 20 al mese e dei 180 annui. Altri pescatori hanno deciso di dedicarsi ad altre attività di pesca. Osserviamo poi il fermo pesca dei piccoli pelagici - ha aggiunto - in due periodi di 15 giorni ciascuno per permettere la riproduzione, arrivando a una riduzione di circa il 7% del prelievo. Nel 2017 abbiamo registrato un aumento delle taglie di alici e sarde. Da qualche settimana, in Italia stiamo procedendo alla dismissione di una decina di imbarcazioni per la pesca dei piccoli pelagici. Da questa analisi - ha continuato Doz - mi sento di dire che da quest'anno ci sarà una riduzione della capacità di pesca di oltre il 40% rispetto al 2014. Lo stock potrà così ricostituirsi abbastanza velocemente. Oggi, mettere in campo altre azioni come quelle previste dal Piano - ha concluso - sarebbe esagerato e porterebbe a significativi impatti in termini economici e sociali. In sostanza, molte imprese chiuderanno, tanti pescatori rimarranno disoccupati e aumenterà la pesca illegale». «La situazione è molto complessa - spiega da parte sua Simone Libralato, esperto del settore e ricercatore in ambito Ogs, cioè all'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale - perché da un lato esistono dati oggettivi, come la diminuzione della dimensione dei piccoli pelagici, fenomeno che si è accentuato dal '95 a oggi, dall'altro è noto che influiscono su questa situazione fattori sui quali non si può intervenire a breve, come le mutazioni climatiche e l'inquinamento atmosferico. Ecco allora che ridurre la pesca può rappresentare l'unica soluzione possibile, perché si tratta di un elemento che si può governare. Di certo - aggiunge Libralato - sappiamo che, se si andrà avanti ai livelli attuali, a un certo punto potremmo trovarci al cospetto di una situazione che non gioverebbe per primi agli stessi pescatori, che non troverebbero più queste specie in mare, con conseguenze facilmente immaginabili. D'altra parte - sottolinea il ricercatore - non è detto che misure come quelle proposte dalla Commissione europea debbano essere mantenute per sempre. Si potrebbe optare per una riduzione temporanea, da sospendere non appena gli indicatori cominciassero a presentare una situazione di segno opposto rispetto a quella attuale».

Ugo Salvini

 

La politica - L'europarlamentare De Monte: «Ci opporremo - Azione comune con i colleghi sloveni e croati»
«Il Pd si opporrà alla proposta della Commissione, che intende bloccare, anche se solo temporaneamente, l'attività della pesca di piccoli pelagici». È secca la presa di posizione di Isabella De Monte, europarlamentare friulana, che fa parte del Gruppo dei socialisti democratici, nel quale rientra anche il Pd. «Se da un lato è comprensibile che si cerchi di limitare la pesca di specie ittiche la cui quantità sta calando - precisa - dall'altro è altrettanto importante garantire la continuità del lavoro per quanti operano nel settore, come i pescatori e il loro indotto». De Monte annuncia anche che «in sede di Commissione pesca, quando si discuterà della proposta finalizzata a ridurre il prelievo in mare, presenteremo un emendamento che porti a una sostanziale modifica dei contenuti attuali, in modo da evitare che il comparto possa risentirne per quanto concerne i livelli occupazionali. La politica della pesca - ha ribadito - deve garantire la sostenibilità delle specie, ma anche l'equilibrio economico del comparto». E in questa battaglia l'europarlamentare potrà contare sugli alleati sloveni e croati del Gruppo dei socialisti e democratici: «Sono coinvolti anche loro - conclude - visto che il provvedimento parla di riduzione della pesca in tutto l'Adriatico e abbiamo già concordato un'azione comune».

(u.s.)

 

«Il golfo è unico - Serve una deroga» - La categoria lancia l'idea di una tutela "doc" per Trieste - Ma il vicepresidente dei commercianti approva il blocco
Pescatori e titolari di pescherie si schierano su fronti opposti stavolta. Sul tema della proposta della Commissione europea, che intende limitare i prelievi in mare dei piccoli pelagici, le opinioni contrastano. Per Gaetano Dambrosio, pescatore da sempre sulla breccia, «la Commissione commetterebbe un errore se adottasse tale provvedimento, perché nella pesca i cicli ci sono sempre stati. Sardoni e sardelle hanno vita breve - aggiunge - e se non vengono pescati comunque muoiono rapidamente. I pescherecci di Trieste sono già molto pochi rispetto al passato e non è il loro lavoro che riduce le quantità in mare». Di opinione opposta Livio Amato, vicepresidente dell'Associazione dei dettaglianti e titolare di pescheria: «Il provvedimento della Commissione allargherebbe i mercati - osserva - si andrebbe a comperare altrove, come già avviene in qualche caso per le alici. Anzi - sottolinea - una regolamentazione in chiave locale alzerebbe il valore del prodotto nostrano, oggi ai minimi termini come prezzo. Bisogna avere la capacità di ricollocarsi in relazione al modificarsi dei mercati - prosegue Amato - e, soprattutto, è necessario guardare lontano, non fermarsi al quotidiano. Una riduzione nel tempo del pesce in mare danneggerebbe per primi i pescatori».Di tutt'altro avviso Salvatore Pugliese, operatore del comparto: «Se passa questo Regolamento per noi la situazione si farebbe drammatica - è il suo esordio - perché già peschiamo poco, se ci tolgono anche sardoni e sardelle molti di noi, e siamo pochi rispetto al passato, sarebbero costretti a chiudere. C'è chi ha perso la licenza perché non ha potuto fare il numero minimo di uscite in mare - continua Pugliese -, una limitazione alla pesca sarebbe pesantissima. E poi non si può fare di tutta l'erba un fascio - osserva -, perché l'Adriatico è grande e non si possono mettere i pescatori di Trieste alla stregua dei colleghi del Veneto o delle Marche. L'Unione europea raccoglie dati nei mercati, basati su visite sporadiche, mentre bisognerebbe fare una media con controlli quotidiani. Propongo un'altra soluzione - conclude - cioè chiedere una deroga per il pescato nel golfo di Trieste, che garantisce una qualità introvabile altrove. Una sorta di pescato "doc"». Concetto su cui insiste anche Guido Degrassi: «I nostri sardoni sono speciali, diversi dagli altri in virtù di sostanze che si trovano solo nel nostro golfo. Dovrebbero essere tutelati. Se dovesse passare la proposta delle quote - aggiunge - sarebbe un disastro e si metterebbe a rischio la sopravvivenza di pescherecci e imprese locali del comparto».

(u. s.)

 

 

Il pino storto avrebbe potuto sopravvivere altri 10 anni - La lettera del giorno dell'Associazione Wwf Trieste
Una bella notizia avremmo potuto leggere sul giornale di domani. Il Wwf, un club velico e un gruppo di cittadini avevano adottato un albero che era parte della memoria collettiva. Il Wwf aveva offerto un progetto per la realizzazione del tutore, i costi di realizzazione sarebbero stati sostenuti dai cittadini. Il Pino storto, ovvero il Pino d'Aleppo di Barcola era stato salvato. Ancora per alcuni anni, forse per un decennio o anche di più, quell'albero avrebbe potuto continuare a impreziosire un angolo della città. Questa era la soluzione che si stava profilando ieri a fine mattinata, dopo una serena riunione tra l'assessore Elisa Lodi, i dirigenti del Comune di Trieste e il presidente del Wwf Alessandro Giadrossi. A loro era corso in aiuto il presidente della Barcola Grignano Mitja Gialuz, che si era subito offerto a raccogliere la somma per realizzare un bel supporto per ancorare l'albero al suolo. Domani leggeremo invece che l'albero è stato tagliato, in fretta e furia, per decisione del sindaco, Roberto Di Piazza, dopo un suo sopralluogo. Irremovibile, non ha voluto prendere in considerazione gli appelli a una riflessione per un confronto volto a consentire una meditata decisione. Una decisione incomprensibile del primo cittadino che dobbiamo censurare. Non ci si venga a dire che c'erano ragioni di pubblica sicurezza o urgenza tali da non poter procrastinare l'abbattimento del bell'albero. Nella peggiore delle ipotesi sarebbe caduto su una aiuola e un semplice transennamento o il sacrificio di un parcheggio avrebbero consentito, per un breve periodo, di evitare anche eventuali danni materiali. Peccato, sarebbe stato un bell'esempio di gestione partecipata del verde pubblico, una dimostrazione ai cittadini come alla fobia dell'albero killer si possa porre rimedio con soluzioni tecniche moderne che non siano quelle del sacrificio di alberature storiche.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 27 gennaio 2018

 

 

MUGGIA - Arriva l'infopoint sul "porta a porta" - Ok alla mozione del centrodestra. Emendata e accolta all'unanimità quella pro disabili
Sì alla creazione di uno sportello informativo per l'avvio della differenziata dei rifiuti e sì all'aiuto delle categorie più deboli alle prese col nuovo servizio. Il delicatissimo tema della raccolta "porta a porta" è stato affrontato in varie sfaccettature durante l'ultima riunione del Consiglio comunale. L'assemblea ha approvato appunto la mozione per l'apertura di un infopoint sul "porta a porta" presentata da Forza Muggia, Lega e Fdi.La richiesta è nata con l'obbiettivo di fornire una risposta concreta ai dubbi dei tanti muggesani che dal primo marzo saranno chiamati al rispetto del nuovo sistema. «Era un documento importante con semplice intento di buon senso: giustamente è stato condiviso dalla maggioranza del Consiglio», così Nicola Delconte (Fdi). Sempre sul tema rifiuti Giulio Ferluga (Lega) ha chiesto alla giunta l'attivazione di un servizio volto ad aiutare persone disabili a trasportare dall'abitazione i rifiuti differenziati. «Sono moderatamente soddisfatto che la mia mozione, seppur emendata, sia passata all'unanimità», il commento di Ferluga. L'emendamento chiede che sia la Net ad andare incontro alle esigenze dei muggesani con difficoltà di deambulazione, scegliendo un tipo di servizio che possa adattarsi alle singole situazioni. Sempre sui rifiuti, il Comune ha poi replicato alle interrogazioni presentate da Roberta Tarlao (Meio Muja), Roberta Vlahov (Obiettivo comune) ed Emanuele Romano (M5S). L'assessore all'Ambiente Laura Litteri ha rimarcato che la fornitura di cassonetti condominiali «è legata all'espressione di assenso del condominio e a tale fine il Comune e la Net stanno ricevendo la disponibilità da parte degli amministratori degli stabili, fermo restando che i singoli condomini potranno optare per la raccolta famigliare». Quanto agli esercizi pubblici Litteri ha precisato che entro il primo marzo, data dell'avvio della raccolta, verranno organizzati «incontri singoli con gli esercenti». Ad ogni modo va ricordato che la Net ha espresso la propria piena disponibilità in caso di ulteriori informazioni e chiarimenti da parte dei cittadini. In attesa dell'infopoint, si potrà chiamare il numero verde 800520406.

(ri.to.)

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 26 gennaio 2018

 

 

Rinnovabili: navi elettriche zero emission grazie a solare ed eolico

Sta per arrivare in Olanda una grande innovazione sul fronte del trasporto merci. A partire dall’estate, salperanno dai porti di Anversa, Amsterdam e Rotterdam le prime navi elettriche il cui obiettivo è quello di ridurre notevolmente l’utilizzo dei mezzi di terra garantendo zero emissioni e assenza di equipaggio. Sono realizzate dalla ditta olandese Port Liner.

Le nuove navi che non emettono alcun tipo di inquinamento impiegano batterie da 7 metri che funzionano a energia solare ed eolica e sono state rese possibili grazie a un progetto da 100 milioni di euro, sostenuto da un sussidio di 7 milioni di euro proveniente dall’Unione Europea. Si prevede che avrà un impatto enorme sui trasporti, tanto che vengono soprannominate le “Tesla dei canali”. Secondo Port-Liner, le “Tesla Ships” alimentate a batteria sono in grado di trasportare ben 280 container. Si prevede che con questa tipologia di trasporto sarà possibile eliminare annualmente l’impiego di 23 mila camion con motori diesel (inquinanti) dalle strade dei Paesi Bassi, sostituendoli con un trasporto a emissioni zero. In un primo momento vi sarà del personale a bordo per ragioni di sicurezza, ma successivamente non ve ne sarà più bisogno. Si stima che il loro utilizzo potrebbe portare un risparmio di CO2 stimato in 18 mila tonnellate all’anno. L’obiettivo futuro è quello di adeguare le peculiari batterie che alimentano tali navi elettriche portacontainer anche per l’uso nelle navi esistenti.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 26 gennaio 2018

 

 

La Ferriera sfida il Comune - «Porte aperte a ogni verifica» - La proprietà: «Nuovi controlli? Confermeranno i risultati positivi ottenuti»
Siderurgica Triestina risponde così alla richiesta di rivedere la procedura Aia
«Le porte dello stabilimento sono aperte». Siderurgica Triestina risponde così al documento con cui il sindaco Roberto Dipiazza ha chiesto alla Regione di rivedere l'Autorizzazione integrata ambientale della Ferriera di Servola. Le ragioni, spiega Dipiazza in quel testo, stanno nello studio predisposto dalla procura di Trieste, da cui emergerebbe la presenza di benzene nelle vicinanze dell'impianto. Il Comune rileva poi la necessità di rivedere il posizionamento delle centraline. L'azienda risponde sottolineando che ogni nuovo controllo sarà benvenuto, «perché accerterà i risultati positivi finora avvenuti». La presa di posizione di Siderurgica Triestina arriva con una lettera intestata all'amministratore delegato Edoardo Tovo «e con la piena adesione del presidente cavaliere Giovanni Arvedi»: «La società segnala che le porte dello stabilimento industriale di Trieste sono aperte per ogni opportuna verifica e che è ben gradito ogni controllo da parte degli organi competenti», è l'esordio del comunicato. L'apertura, prosegue, ha il fine di consentire «di prendere visione degli interventi effettuati e dei risultati conseguiti, con particolare riferimento al postcombustore e ricadute delle emissioni del camino E42, così come citato nella comunicazione del sindaco alla Regione in merito alla richiesta di riesamina Aia». Nell'occasione l'azienda sottolinea come, «il recentissimo rapporto Arpa Fvg sulla qualità dell'aria a Servola aggiornato al 15 gennaio 2018, evidenzi il pieno rispetto degli standard di qualità ambientali che per l'area di Servola sono stati fissati dall'Aia con valori più restrittivi di quelli di legge lungo tutto il 2017 e fino a oggi. In particolare, l'ulteriore riduzione dei valori misurati negli ultimi due mesi, mostrano la validità degli interventi straordinari di miglioramento effettuati di recente sull'altoforno».Il monitoraggio dei parametri di qualità dell'aria, prosegue Siderurgica Triestina, «viene infatti effettuato su un capillare numero di stazioni di monitoraggio il cui posizionamento è frutto di un lungo lavoro di analisi di Arpa, iniziato ai tempi della gestione Lucchini, che ha portato ad individuare i punti di maggior ricaduta ove effettuare le rilevazioni». Secondo l'azienda l'eventuale ridefinizione della posizione delle stazioni di monitoraggio o anche l'eventuale incremento dei punti o della frequenza di monitoraggio «potrà solo confermare quanto già ampiamente riscontrato, ovvero il considerevole miglioramento della qualità dell'aria e il pieno rispetto degli obiettivi di qualità ambientali, così da valorizzare ulteriormente l'adeguatezza degli interventi di ambientalizzazione messi in essere dall'azienda e la compatibilità ambientale dell'attività produttiva con il contesto territoriale circostante». Siderurgica Triestina fa inoltre presente «che una eventuale ridefinizione dei monitoraggi di qualità dell'aria non necessita di un procedimento di riesame di Aia, in quanto è indipendente dall'Aia stessa e può in ogni momento essere stabilito unilateralmente dall'ente di controllo in base a proprie valutazioni o indicazioni degli enti territoriali». Questa la conclusione: «Sulla questione in oggetto, l'azienda è serena e disponibile da subito ad ogni confronto tecnico». Resta il fatto che starà agli uffici competenti, quelli regionali, valutare se i dati portati dal Comune a supporto della richiesta, che si avvalgono anche di un parere dell'Azienda sanitaria universitaria triestina, sono sufficienti o meno alla riapertura dell'Aia. Il responso dell'ente regionale è atteso nelle prossime settimane

Giovanni Tomasin

 

Giardino pubblico chiuso a partire da lunedì - Tre giorni di accesso vietato per consentire le opere di manutenzione e di pulizia generale dell'area
Da lunedì, per tre giorni consecutivi, il giardino pubblico Muzio de Tommasini chiuderà l'accesso al pubblico per consentire un intervento di manutenzione e pulizia generale. Lo ha comunicato ieri il Comune. «Si tratta di un intervento consistente di manutenzione del verde - spiega l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi - che facciamo sempre anche per una questione di igiene pubblica». Sfalcio dell'erba, pulizia e raccolta delle foglie sono i compiti principali di cui dovranno occuparsi gli operatori. «La pulizia - specifica comunque l'assessore - viene fatta costantemente ma siccome il Giardino è tra i siti inquinati, dobbiamo usare le misure precauzionali, per questo vengono utilizzate delle speciali tecniche come da normativa». E in più, tra le motivazioni di questa decisione, c'è anche la vastità del giardino che impone una pulizia approfondita e veloce a porte chiuse. Per questa operazione viene sfruttato l'appalto dedicato alla manutenzione dei giardini inquinati, finanziato con contributi della Regione pari a un totale di 300mila euro. Lodi annuncia anche che è in fase di preparazione la procedura per avviare la gara riguardante il fitorimedio, le "super piante" capaci di assorbire i veleni ovvero il mezzo predisposto per bonificare i sette giardini inquinati individuati a Trieste. Questi pezzi di terra, in cui l'Arpa ancora nel 2016 aveva rinvenuto sostanze cancerogene ben al di sopra dei limiti di legge, sono: piazzale Rosmini, il Miniussi di Servola, il de Tommasini, gli spazi all'aperto di due scuole, dell'infanzia ed elementare, cioè il "don Chalvien" di via Svevo e la "Biagio Marin" di via Praga a Servola. E, sempre nello stesso rione, i cortili della chiesa San Lorenzo e dell'Associazione amici del presepio in via dei Giardini. In queste aree verdi erano spuntate contaminazioni elevate di benzopirene, benzoantracene e benzofluorantene e altre sostanze. Verrà utilizzato il metodo "green", a cominciare dal Giardino pubblico. Già concluse le azioni di risanamento nelle due scuole. Il fascicolo giardini inquinati era stato discusso a un tavolo apposito composto da Regione, Asuits, Università di Trieste e Comune, avvallato poi da Roma. Infatti, ottenuto il via libera dell'Istituto superiore di sanità, l'insieme di enti aveva dato mandato al Comune di avviare i lavori.

Benedetta Moro

 

 

Un milione di euro dalla Ue per Esof 2020 - Ok al budget minimo, ma Fantoni punta a incrementarlo. Al Centro di fisica focus su scienza e Balcani
Riparte da Trieste il rilancio dei Balcani, questa volta in chiave scientifica. S'intitola "Forum on new international research facilities for South East Europe", la due giorni iniziata ieri all'Ictp, che termina oggi e che riunisce i più importanti scienziati di quest'area e del Cern di Ginevra accompagnati da alcuni rappresentanti istituzionali. Al centro delle discussioni due quesiti: è possibile realizzare una struttura come il Cern anche nel Sud-est Europa? Come costruire infrastrutture per la "big science" in questi Paesi? A partecipare in qualità di speaker, anche Robert-Jan Smits, direttore generale per la Ricerca e l'innovazione della Commissione europea. È il numero uno della struttura che si occupa anche di finanziare i progetti vincitori di Esof, che nel 2020, come noto, si terrà a Trieste. Un'occasione da non perdere per Stefano Fantoni, presidente della Fondazione internazionale Trieste e deus ex machina della vittoria giuliana, che con il funzionario ha avuto un incontro privato proprio per parlare dell'evento. E anche in parte dei finanziamenti. «È stato mantenuto il budget che tipicamente viene concesso dall'Ue per questo appuntamento - ha annunciato Fantoni -: un milione di euro. L'aspetto economico lo tratteremo comunque in modo esteso più in là, il minimo per ora è stato mantenuto e quindi ciò è molto incoraggiante». L'obiettivo della cordata intenta a preparare la città al 2020, che ha invitato all'incontro pure Peter Tindemans, segretario generale di Euroscience, è quello di portare a casa qualche soldo in più, visto che per la prima volta si coinvolge non solo il territorio in cui viene messo in piedi Esof, ma pure le aree del Est Europa. «Che per noi - spiega Fantoni - vuol dire maggiori spese, perché gli invitati di questi Paesi andranno sostenuti dal punto di vista finanziario». Fantoni non demorde e ha ottime sensazioni affinché questa mission venga centrata, «altrimenti ci saranno comunque altre organizzazioni come l'Unesco che potranno appoggiarci», specifica. Oltre a parlare di denaro, Fantoni e Smits hanno visitato Porto vecchio: «Il direttore generale - racconta ancora il presidente della Fit - è rimasto entusiasta, anche perché l'idea di riqualificare siti per Esof è importante e lui l'ha percepito. E poi Smits mi ha comunicato che l'Ue considera questo evento come proprio e quindi lo sostiene molto».

Benedetta Moro

 

 

Barcola dice addio a "Pino lo storto" - Lo storico albero è stato abbattuto nonostante le proteste di cittadini e ambientalisti. Dipiazza: «Aveva le radici marce»
Tutte le proteste e i tentativi fatti per salvarlo non sono bastati: dopo oltre un secolo Trieste ha detto addio a "Pino lo storto". Le vicende dello storico albero del giardino Skabar di Barcola si sono concluse per sempre ieri mattina con il suo abbattimento. Il comitato che negli ultimi tempi si è battuto in ogni modo per cercare di salvarlo, raccogliendo oltre 300 firme, ha riferito che gli operai sono giunti sul posto già alle 6 del mattino; sono saliti sulla gru e, armati di motosega, hanno potato l'albero fino a lasciarne il solo tronco. Solo fino al giorno prima il suo destino sembrava invece ancora incerto. Infatti, secondo quanto riferito dai membri dello stesso comitato per la salvaguardia dell'albero, il Comune stava iniziando a valutare l'idea di attendere prima di procedere all'abbattimento. «Una bella notizia avremmo potuto leggere sul giornale di domani (cioè oggi, ndr). Il Wwf, un club velico e un gruppo di cittadini avevano adottato un albero che era parte della memoria collettiva. Il Pino storto era stato salvato», scrive in un comunicato il Wwf di Trieste. L'ente aveva infatti offerto un progetto per la realizzazione del tutore per il sostenimento del pino, così come proposto dal comitato, i cui costi di realizzazione sarebbero stati sostenuti dai cittadini firmatari della petizione. Così, ancora per un po' di tempo, l'albero avrebbe potuto continuare a sopravvivere. «Questa era la soluzione che si stava profilando ieri (mercoledì, ndr) a fine mattinata - prosegue la nota -, dopo una serena riunione tra l'assessore Elisa Lodi, i dirigenti del Comune di Trieste e il presidente del Wwf, Alessandro Giadrossi. A loro era corso in aiuto il presidente della Svbg, Mitja Gialuz, che si era subito offerto a raccogliere la somma per realizzare un bel supporto per ancorare l'albero al suolo». Cosa è successo, quindi, per arrivare a un epilogo opposto? Netta e specifica l'accusa del Wwf di Trieste: «L'albero è stato tagliato, in fretta e furia, per decisione del sindaco, Roberto Dipiazza, dopo un suo sopralluogo. Irremovibile, non ha voluto prendere in considerazione gli appelli a una riflessione per un confronto volto a consentire una meditata decisione». In attesa di una decisione sul da farsi, era emersa anche la proposta di realizzare un transennamento, per un breve periodo, così da evitare anche eventuali danni materiali: «Peccato, sarebbe stato un bell'esempio di gestione partecipata del verde pubblico, una dimostrazione di come alla fobia dell'albero killer si possa porre rimedio con soluzioni tecniche moderne che non siano quelle del sacrificio di alberature storiche», conclude il Wwf. Stefano Pockaj, il promotore della petizione, rincara la dose: «L'albero è stato tagliato così presto di mattina per non avere contestazioni». E aggiunge che sono state scattate dai membri del comitato delle foto delle sezioni dell'albero per capire se l'intervento fosse davvero necessario o dettato dalla fretta. Il sindaco Dipiazza risponde impugnando la perizia effettuata dai tecnici incaricati dal Comune, che evidenziava l'assenza di ampie prospettive di vita dell'albero a causa della diffusione dei funghi e la necessità dell'abbattimento: «Ho visionato l'albero di persona - racconta il sindaco - e si riusciva ad affondare un coltello nelle radici, segno che erano marce. Quindi, se avessi messo un sostegno, sarebbe cambiato poco, perché il problema non era la chioma, ma le radici». Dipiazza ricorda poi la recente caduta dell'albero al ricreatorio Pitteri, che si sarebbe potuto abbattere su dei bambini. «In caso di un incidente causato dal pino, cosa avrei potuto dire dopo essere stato avvisato dai miei tecnici?», si domanda retoricamente. «Il sindaco - conclude - non si diverte ad abbattere alberi e ad andare contro i cittadini, ma mi sono dovuto assumere le mie responsabilità».Il Comune specifica anche di aver piantato 360 nuovi alberi nel 2017 e aver pianificato per quest'anno la piantumazione di ulteriori 250. Comunque sia, ormai "Pino lo Storto" ha terminato la sua esistenza. Per commemorarlo, si potrebbe ricorrere a una bella poesia di Saba, nella quale si proclama invidioso degli «Alberi silenziosi, belli come bei giovanetti o vecchi ai quali la vecchiezza è un aumento! (...) E a voi ritorna, amico; laghi d'ombra nel cuore dell'estate». Oppure, come qualcuno scrive sui social in maniera più popolare: «Pino, per mi te ieri un drito. Rip Pino lo storto».

Simone Modugno

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 25 gennaio 2018

 

 

Fusione ghiacciai Antartide: aumento livello mare, rischio imminente

Un nuovo studio effettuato presso l’Università di Stanford rende noto che una grande area ghiacciata in Antartide, la Pine Island, potrebbe fondersi più in profondità di quanto precedentemente previsto e diffondersi a Thwaiti, altra ampia area ghiacciata, causandone lo scioglimento e di conseguenza l’aumento del livello del mare.

L’innalzamento del livello del mare è diventata una delle principali preoccupazioni globali sulla base di ricerche che dimostrano che l’acqua extra oceanica proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai potrebbe inondare le aree costiere di tutto il mondo, contaminare l’acqua potabile e irrigua, minacciare la popolazione selvatica e danneggiare l’economia. Per via di questa prospettiva disastrosa, i ghiacciai Thwaites e Pine Island nell’Amundsen Sea Embayment dell’Antartide sono divenuti negli ultimi anni al centro dell’attenzione dei ricercatori internazionali, che vogliono meglio comprendere il loro potenziale impatto proprio sull’aumento del livello del mare. Si apprende con la nuova ricerca che occorreranno certamente ulteriori studi per valutare i rischi che comporta quell’area così dinamica per questi due ghiacciai, ma se l’azione dell’acqua proseguirà potrebbe innescare o accelerare (anche di molto) la perdita della superficie gelata nel ghiacciaio Thwaites, che arriva a toccare il Pine Island. Le possibilità che si inneschino delle reazioni a catena impossibili da controllare sono molte, per tale motivo diviene ancora più necessario adottare delle misure apposite per prevenire gli effetti più catastrofici che potrebbero arrivare dall’innalzamento del livello del mare.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 25 gennaio 2018

 

 

Piano paesaggistico, disgelo Regione-Carso - L'assessore Santoro rassicura il Tavolo verde di Duino Aurisina: «Accoglibili molte delle osservazioni»
DUINO AURISINA -  Il Piano paesaggistico regionale «non istituisce alcun nuovo vincolo, ma servirà invece anche ad aumentare le possibilità di intervento». È stata molto esplicita l'assessore regionale per le Infrastrutture e il Territorio, Mariagrazia Santoro, nel corso dell'incontro che l'ha vista confrontarsi con i rappresentanti del Tavolo verde, organismo neocostituito nell'ambito del Comune di Duino Aurisina con l'obiettivo di salvaguardare gli interessi «di tutti i soggetti attivi nel mondo dell'agricoltura sul Carso». Era stato proprio il Comune guidato dal sindaco Daniela Pallotta a chiedere un incontro per chiarire la situazione dopo la diffusione delle regole contenute nel Piano paesaggistico regionale. «Volevamo poter illustrare le nostre 22 osservazioni al Piano - spiega nel dettaglio l'assessore comunale, Andrea Humar - perché da un primo esame risultava che in sostanza sarebbe stato impossibile fare interventi sul territorio, a sostegno delle strutture del mondo agricolo. L'assessore Santoro ha dimostrato notevole disponibilità - ha aggiunto - perciò organizzeremo nuovi incontri, per completare un percorso condiviso».«Abbiamo riscontrato una significativa sintonia sulle problematiche - osserva l'altro assessore comunale di Duino Aurisina, Lorenzo Pipan - e una evidente disponibilità da parte della Regione a venir incontro alle esigenze dei comuni del Carso, oltre che una convergenza sulla maggioranza delle osservazioni presentate». «Il Piano - la conferma di Santoro - coordina le norme che già ci sono in materia, al fine di facilitare e chiarire gli interventi possibili e, compatibilmente con le previsioni nazionali ed europee di tutela, coordinarli». All'incontro hanno partecipato anche gli amministratori dei comuni di Monrupino e Sgonico e il vicepresidente del Consiglio regionale Igor Gabrovec. «La fase in corso - ancora Santoro - è a pieno titolo uno dei momenti dell'elaborazione del Piano, che consente di esplicitarne meglio i contenuti in una prospettiva di semplificazione complessiva e di dinamicità, e tale attività proseguirà quando il Comune adeguerà i propri strumenti urbanistici alle previsioni del Piano paesaggistico. L'incontro è stato positivo in quanto molte delle osservazioni del Comune potranno trovare accoglimento».

Ugo Salvini

 

La Barcolana in campo per Pino lo storto - I soci della Svbg: «Va salvato, fa parte della storia del nostro rione». In piazza Skabar al via i lavori di manutenzione del verde
Nonostante a Barcola siano iniziati i lavori di manutenzione del verde, con il taglio di un albero malato e la potatura di altri arbusti in piazza Skabar, alla petizione sottoscritta da quasi 300 cittadini e dal Wwf per tentare di salvare "Pino lo storto" si è appena aggiunta anche la Società velica Barcola-Grignano. Sarà forse vero il proverbio, da prendersi alla lettera: «Fa più rumore un albero che cade di un'intera foresta che cresce». Comunque sia, il presidente della Svbg, Mitja Gialuz, riferisce che negli ultimi giorni la sorte di "Pino lo storto" (sul cui fusto è apparso l'avviso ufficiale di abbattimento, ndr) ha animato il dibattito dei soci, sempre attenti e sensibili a ciò che accade nel rione di Barcola. «Molti di loro da piccoli salivano e giocavano su quell'albero, che segna la storia di un rione e le sue stesse radici - spiega Gialuz -. Quindi mi hanno chiesto se fosse possibile provare ancora a salvarlo prima di arrendersi». Non solo. Come i firmatari della petizione, la società velica si mette a disposizione per supportare economicamente i costi di un'altra perizia, precisando che l'iniziativa non è animata da intenti di contestazione, bensì da una massima volontà di collaborazione. Intanto alla gelateria Pipolo, proprio davanti al pino, è ripartita la raccolta delle firme per la petizione lanciata da Stefano Pockaj. Dopo l'ultima risposta apparentemente definitiva dell'assessore Elisa Lodi, che si era detta grata ai cittadini per il loro impegno ma rilevava la mancanza di possibili soluzioni alternative all'abbattimento, il comitato non si è ancora dato per vinto ed ha proseguito la sua battaglia: «Il Comitato di cittadini - dichiarano - contesta le dichiarazioni dell'assessore comunale ai Lavori pubblici, la quale insiste a volerlo tagliare, affermando che la semplice colonnina muraria di sostegno proposta insisterebbe sul vialetto vicino e che per erigerla sarebbe perciò necessaria l'autorizzazione della Soprintendenza». Il Comitato, invece, afferma che «la colonnina non insisterebbe affatto sul vialetto e che la Soprintendenza può comunque autorizzarla, perché il "pino storto" centenario del giardino di Barcola è parte caratteristica del paesaggio urbano, riprodotta in tutti i relativi materiali fotografici e iconografici d'epoca». I firmatari della petizione puntano poi il dito sulle potature effettuate in passato, le quali, a loro dire, sarebbero state effettuate erroneamente e avrebbero quindi causato l'infezione che sta uccidendo "Pino lo storto". «La prassi adottata dall'amministrazione comunale di sostituire le cure dei grandi alberi storici della città con l'affidamento a ditte esterne del loro abbattimento appare anomala - continuano -, perché altera senza reale necessità il paesaggio urbano e comporta una spesa di denaro pubblico molto superiore ai costi delle cure». Infine, si pongono una domanda: «Dove va a finire il legno pregiato dei fusti e dei ceppi centenari, che è ricercato per sculture e altri utilizzi particolari?». Secca la risposta dell'ufficio del Verde pubblico comunale sui vari punti: «Non ci risulta che ci siano stati problemi di errati interventi in passato. Non tutto è eterno e si è valutato che le condizioni attuali del pino non permettano più di mantenerlo in vita. Per quanto riguarda il suo destino, il materiale utilizzabile rimarrà di proprietà dell'impresa che lo abbatterà per contratto d'appalto, mentre buona parte finirà in discarica». Si attendono ora nuovi sviluppi della vicenda. Nel frattempo, da un lettore è arrivata un'altra segnalazione riguardante alberi morenti. «Al visitatore che entra nel parco di Miramare - scrive Alberto Zotti - si presenta un'immagine meravigliosa in cui però stonano numerosi alberi morti ormai da parecchi anni. E non appena si passano le Scuderie, alzando lo sguardo, fa male al cuore vedere quei tronchi avvizziti. Credo che abbatterli non possa che migliorare il biglietto da visita di un parco meraviglioso». La direttrice del parco di Miramare Contessa si dice d'accordo e comunica che è già prevista una sostituzione dei suddetti alberi, dato che a breve sarà firmata una convenzione con i forestali della regione per questo e altri interventi.

Simone Modugno

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 24 gennaio 2018

 

 

Tasse e web - Dichiarazioni Tari sul sito di Esatto - Debutta il servizio inedito per il Fvg
Primo in regione, il Comune di Trieste consente ora di effettuare la dichiarazione online, con accesso autenticato, della Tari. Un sistema che eviterà ai cittadini lunghe code e inutili attese agli sportelli. I servizi offerti da Esatto si arricchiscono così di nuove funzionalità. Collegandosi online al sito dell'agenzia di riscossione di piazza Sansovino, sarà consentito non solo prendere visione della propria situazione o stampare i modelli F24, ma anche inviare la prima dichiarazione della tassa rifiuti, dichiarare eventuali variazioni o la chiusura di una posizione. «È un servizio aggiuntivo che ha come obbiettivo quello di semplificare il rapporto con i cittadini, - spiega il presidente di Esatto Andrea Polacco - e nel tempo si limiterà così l'accesso agli sportelli. Non ci aspettiamo una variazione immediata delle abitudini ma la strada è stata aperta e sarà utile anche a tante associazioni di categoria che gestiscono le posizioni di molti utenti, di tante aziende».Ad associazioni di categoria o a realtà che, ad esempio, supportano gli inquilini, Esatto provvederà a fornire ampie indicazioni sull'utilizzo del nuovo servizio. «La Tari è il tributo più importante dal punto di vista numerico - osserva il direttore generale di Esatto Davide Fermo - e coinvolge 115mila contribuenti. Al servizio si accede previa autenticazione "Loginfvg" standard (utente e password) e avanzata (smart card o business key) o tramite il sistema nazionale "Spid": sul nostro sito sono già disponibili tutte le indicazioni per effettuare le procedure». Il servizio, accessibile da pc e smartphone, sostenuto anche da una mozione presentata lo scorso anno dal consigliere comunale Roberto Cason, è stato sviluppato da Insiel che, entro l'anno, prevede di ampliare anche le modalità di pagamento dei servizi del Comune di Trieste. Restando in tema di Tari, scade il 31 gennaio il termine di presentazione della dichiarazione per le variazioni relative al 2017. Un'operazione che ora, dunque, è possibile effettuare anche online. Sarà il primo banco di prova per gli utenti più tecnologici.

Laura Tonero

 

CONFCOMMERCIO - «Sacchetti bio, non coinvolte le categorie»
Borse per la spesa, etichettatura degli alimenti e smaltimento dei rifiuti. Sono le prime novità che il 2018 ha portato in dote a imprese e consumatori. Se n'è parlato in Confcommercio in un incontro che aveva l'obiettivo di fornire una panoramica delle novità normative a beneficio delle aziende dei comparti interessati. Le nuove disposizioni, per il presidente di Confcommercio Antonio Paoletti, condivisibili in termini di maggiore salvaguardia dell'ambiente, «lasciano però perplessi quanto a tempi di adeguamento concessi alle imprese ed anche a contenuti. Il nostro Paese, infatti, in riferimento alle borse della spesa, ha adottato misure ancora più stringenti di quelle previste dalla Legge Europea dell'aprile 2015. Il legislatore italiano infatti si è occupato anche dei sacchetti "leggerissimi", stabilendo non solo che debbano essere biodegradabili e compostabili, ma pure a pagamento. Un esempio, questo, di mancata concertazione con le organizzazioni di categoria». Concertazione che «sarebbe stata opportuna per non imporre ulteriori oneri, di vario carattere, ad attività commerciali e consumatori»

 

 

Zona 30 o pedibus per i bimbi della Finzgar - Sopralluogo della Sesta commissione per risolvere il problema della sicurezza stradale davanti alla scuola
Per tutelare la sicurezza dei bambini della scuola primaria statale slovena Finzgar di via del Cerreto a Barcola, la creazione di un'eventuale Zona 30 potrebbe essere una soluzione praticabile nel lungo periodo. Ma per un intervento più rapido potrebbe essere sufficiente la creazione di un attraversamento pedonale davanti alla scuola, con l'aggiunta di segnaletica orizzontale ed eventuali dissuasori ottici di velocità. È la proposta fatta ieri, nel corso di un sopralluogo sul posto da parte della Sesta commissione, dalla consigliera Pd Valentina Repini, che si è fatta portavoce, attraverso una segnalazione, delle preoccupazioni di insegnanti e genitori per la sicurezza dei più piccoli, visto che lo scorso ottobre un bimbo è stato investito da un'autovettura proprio all'uscita dalla scuola. Un'altra ipotesi spuntata ieri e sostenuta anche dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli è quella di creare un percorso pedibus come a Servola. Lì, per garantire la sicurezza nel tragitto tra la scuola di via Marco Praga e il vicino ricreatorio, si sta sperimentando in effetti un percorso pedibus con relativa ordinanza di viabilità che limita il transito veicolare nelle aree coinvolte. Una proposta che piace al Cinquestelle Alessandro Imbriani e alla Pd Fabiana Martini. «Ma la richiesta di realizzare un pedibus dev'essere fatta dai genitori e concordata con la collega Angela Brandi - spiega Polli - perché poi servono dei volontari che si occupino, con la segnaletica da noi fornita, di bloccare la strada per quei cinque minuti in cui i bimbi entrano o escono da scuola. E comunque potrebbe partire solo dal prossimo anno scolastico». L'assessore rilancia anche l'ipotesi di dar vita a un "quadrilatero di sicurezza", con la creazione di una Zona 30 tra via Moncolano, via del Cerreto e via del Boveto, come proposto dal consigliere Michele Babuder (Fi). I tempi, conferma, però, potrebbero essere lunghi: «Stiamo partendo con la Zona 30 di Opicina, che terremo monitorata per un periodo per vedere se si renderanno necessari eventuali aggiustamenti. Considerate però che per la Zona 30 a Opicina i progetti sono partiti in epoca Cosolini e anche in questo caso i passaggi necessari per realizzarla richiederebbero del tempo». Per accelerare il processo si potrebbe pensare a una Zona 30 "light", dice ancora l'assessore. «Al momento non escludo nessuna soluzione - sottolinea Polli -: mi confronterò con i tecnici».

Giulia Basso

 

 

Le mini "operaie" della natura - Da domani a San Giovanni il corso per futuri apicoltori
Al via le attività del 2018 del Centro di educazione ambientale urbano comprendenti vari corsi, dall'apicoltura al giardinaggio, ma anche la cucina delle nonne e la panificazione con grani antichi. E poi, ogni seconda domenica del mese, incontri con il gruppo Genitori insieme (feste dello scambio di vestitini) e con "Aspettando te" insieme nella gravidanza e, i sabati, con i Gruppi di acquisto solidale. Il ricco calendario prevede numerose attività in collaborazione con Bioest, Legambiente, Felis, Il ponte, Asc Fvg, Circolo Istria , Aiab. «Oltre ai classici corsi di orticoltura, che inizieranno a marzo e saranno sia teorici che pratici - spiega Tiziana Cimolino di Bioest - da fine mese riproporremo anche il corso di avviamento all'apicoltura. Ma ci sarà pure il corso, dal 2 al 9 marzo, di manutenzione delle attrezzature da giardinaggio. E il 24 febbraio è previsto un nuovo incontro con un maestro di panificazione della Val Tramontina per insegnare come preparare i dolci con le farine di grano antico. Spazio anche ai corsi di cucina delle nonne».Si parte giovedì alle 17, al Padiglione V di via Weiss 14, con il corso di apicoltura, il cui obiettivo è quello di far acquisire le competenze di base. Il corso è strutturato essenzialmente con lezioni pratiche in apiario in date da definire. Il confronto con docenti esperti del settore sarà alla base dell'apprendimento. Nel primo incontro si affronterà il tema "Storia e importanza dell'apicoltura e del suo rapporto con l'uomo". Il ciclo proseguirà ogni giovedì alle 17. L'1 febbraio si parlerà de "Le api nel susseguirsi delle stagioni", l'8 febbraio ci si soffermerà su "I prodotti dell'alveare e le attrezzature. Introduzione alle patologie delle api. Legislazione apistica". Il 15 febbraio invece si tratterà l'argomento "L'apicoltura del Mediterraneo" e il 22 "Le api dall'evoluzione alla globalizzazione". Il 29, infine, ci si chiederà "Perché tutelare le specie autoctone: la nostra ape istriana". Per informazioni, 3287908116.©

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 23 gennaio 2018

 

 

Muggia, raccolta differenziata programmata da "estranei" - La lettera del giorno di Gianni Busatto
Mi riferisco all'articolo pubblicato sul Piccolo del 17 gennaio scorso col il titolo "Muggia, ecco i maxi contenitori per il porta a porta" e in particolare rimando all'affermazione «per ora il ricevimento non ha suscitato grande approvazione... Anzi...». Bene: ironicamente voglio sottolineare che quel «anzi» andrebbe molto, ma molto rafforzato! Sono molto scettico sullo spazio che tale tipo di differenziata occuperebbe nell'abitazione e su quello che ogni famiglia muggesana dovrà riservare nella propria casa ai contenitori della raccolta, sia che abiti in un appartamento di 70 o più metri quadri che in un monolocale di forse 40 m2.Inoltre, da un primo esame, sembra che il piano/metodo previsto per la raccolta dei rifiuti sia stato preparato (e approvato!) da persone estranee al Comune, che non conoscono né la morfologia del territorio e delle sue strade, né il particolare che una componente numerosa della popolazione locale è formata da anziani. Comunque, prima di entrare nei dettagli di queste e tantissime altre problematiche aspetterò di sentire cosa verrà detto dagli "esperti" e in particolare dai rappresentanti della giunta in carica nelle riunioni già previste con la cittadinanza sul tema.

 

 

 

 

EHABITAT.it - LUNEDI', 22 gennaio 2018

 

 

Microfibre, è allarme inquinamento marino: milioni in mare ad ogni lavaggio

Ad ogni lavaggio a mano o in lavatrice, milioni di microfibre, ovvero particelle microplastiche con dimensioni inferiori ai 5 millimetri, finiscono in mare causando ingenti danni all’ecosistema e alla vita marina. Secondo un recente studio della International Union for Conservation of Nature, le microfibre rappresenterebbero ben il 35% delle microplastiche primarie (quelle cioè che non si formano dalla decomposizione dei rifiuti) che finiscono in mare. Un problema dunque molto diffuso, che parte dai nostri capi in acrilico (PC) e poliestere (PL).
Cosa sono le microfibre, e perché sono così dannose? Le microfibre sono un materiale sintetico prodotto attraverso la combinazione di due fibre di base: il poliestere e la poliammide (un sottoprodotto del nylon). La principale caratteristica delle microfibre è di essere estremamente sottili, rendendo possibile la realizzazione di filati molto densi, composti cioè da moltissime fibre legate insieme strettamente le une alle altre. Questo rende il colore dei tessuti così ottenuti molto brillante e intenso. In aggiunta a questo, le microfibre presentano numerosi altri vantaggi: hanno un costo di produzione ridotto, risultano molto morbide al tatto e sono facili da pulire e mantenere (non devono infatti essere stirate). Secondo uno studio della Fondazione Ellen MacArthur, negli ultimi anni l’impatto del settore moda sull’ambiente è aumentato notevolmente. Il fenomeno della fast fashion ha infatti fatto raddoppiare il numero di capi prodotti dal 2000 al 2014, un trend che non accenna a fermarsi. Allo stesso tempo, si è assistito ad una crescita esponenziale dell’utilizzo di fibre sintetiche: ad oggi, circa il 60% di tutti gli indumenti a livello globale è realizzato con tessuti sintetici. Questi, denuncia la Fondazione, sono molto pericolosi per l’ecosistema marino. Attraverso il loro lavaggio, infatti, ogni anno vengono scaricate negli oceani mezzo milione di tonnellate di microfibre: una quantità pari a 50 miliardi di bottiglie di plastica. Microfibre: ad ogni lavaggio milioni finiscono in mare - Un team di ricercatori dell’Università di Plymouth, nel Regno Unito, ha analizzato per un anno cosa succede quando i materiali sintetici vengono lavati a temperature diverse, fra i 30 e i 40 gradi, con differenti tipologie di detergenti. È stato osservato che ogni ciclo di lavaggio rilascia circa 700.000 microfibre nell’ambiente. In questo senso, il poliestere e l’acrilico sono due dei tessuti peggiori, in grado di liberare circa 730.000 minuscole particelle, circa 5 volte in più di un tessuto misto cotone-poliestere, che ne cede “solo” 137.000. «Queste microfibre raggiungono il mare perché non bloccate dagli impianti di trattamento» ha spiegato Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo, una ONG che, dopo aver ottenuto la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici, ha lanciato in questi giorni la campagna #StopMicrofibre, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema delle microplastiche che finiscono in mare a seguito del lavaggio dei tessuti sintetici. Il danno apportato dalle microplastiche all’ecosistema marino, afferma Rosalba Giugni, non è solo ambientale, in quanto «le particelle entrano nella catena alimentare accumulandosi negli apparati digerenti degli animali, riducendo anche la loro capacità di assorbire il cibo». Quali sono le possibili soluzioni all’inquinamento causato dalle microfibre? «Scienziati di tutto il mondo stanno lavorando per trovare una soluzione» conclude Giugni. «La prima fra tutte deve essere quella di studiare tessuti senza rilascio di microfibre». O composti di microfibre completamente biodegradabili, come fa ad esempio Mango Materials, che trasforma le emissioni di metano in filati hi-tech ed eco-friendly (qui la storia di questo bel progetto). È inoltre necessario anche migliorare il sistema di filtraggio dei depuratori delle acque reflue. Non sono soluzioni semplici o immediate, ma sono necessarie. Nel frattempo ognuno di noi può fare qualcosa per aiutare il mare, ha spiegato la Presidente di Marevivo. «Ridurre, riciclare e riusare. Ridurre gli acquisti superflui, usare più a lungo i capi acquistati e riciclarli correttamente, e soprattutto effettuare lavaggi meno frequenti usando programmi per la lavatrice brevi, a basse temperature e con una velocità della centrifuga ridotta».

ALESSANDRA VAROTTO
 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 22 gennaio 2018

 

 

Il Tavolo verde di Duino all'attacco della Regione -
Prima seduta nel nuovo organismo con il Piano paesaggistico del Fvg nel mirino - «Ingessa ogni tipo di attività agricola e di sviluppo in un territorio già vincolato»
DUINO AURISINA - Rigettare il Piano paesaggistico proposto dalla Regione «perché va a ingessare ogni tipo di attività agricola e di sviluppo del settore in un territorio già pesantemente vincolato per oltre il 90 per cento della sua estensione». Parte con un obiettivo ben preciso il Tavolo verde istituito dal Comune di Duino Aurisina, organismo neo costituito e che ha vissuto la sua prima seduta, in base alla convocazione fatta dal sindaco Daniela Pallotta e dal consigliere delegato per il Turismo, l'Agricoltura e le Politiche del Carso, Massimo Romita. Un incontro che ha visto confermata la notevole fiducia nel Tavolo e nei risultati che lo stesso potrà conseguire da parte di tutti i soggetti coinvolti, che hanno risposto in massa all'invito di Pallotta e Romita. Hanno partecipato tutti gli attori coinvolti nello sviluppo del mondo agricolo del territorio: l'azienda Aries della Camera di commercio, Gal Carso, le associazioni di categoria degli apicoltori, degli allevatori, dei viticoltori, dei produttori dei formaggi del Carso, l'Alleanza contadina (Kmecka Zveza), i rappresentanti della rete Landa carsica, della Città del vino, dei cacciatori, delle aziende agricole del territorio e di alcune delle associazioni ambientaliste che hanno la loro sede a Duino Aurisina. «Il Tavolo verde - ha esordito Romita - deve essere lo strumento operativo e di confronto tra l'amministrazione comunale e i rappresentanti del mondo agricolo e ambientale del territorio. Un Tavolo - ha aggiunto - che deve dare le indicazioni sulle azioni che dovranno intraprendere la giunta e il consiglio comunale per una condivisione dello sviluppo e delle politiche per il Carso». Visti i presupposti, hanno partecipato alla seduta anche i due presidenti delle Commissioni comunali competenti, Sergio Milos (Agricoltura e Politiche del Carso) e Chiara Puntar (Ambiente), che hanno così avuto modo di recepire le necessità del comparto agricolo e potranno di conseguenza iniziare a lavorare per trasformare tali esigenze del territorio in azioni concrete e delibere attuative. Sono state inoltre messe a verbale le 22 osservazioni curate e predisposte dagli assessori Andrea Humar e Lorenzo Pipan, in gran parte indirizzate proprio a cercare di rivedere la situazione che si è venuta a creare con la stesura del Piano paesaggistico regionale. «È inutile che da una parte si facciano partire bandi con fondi destinati al miglioramento fondiario e delle aziende stesse - è stata la conclusione emersa dall'incontro - e dall'altra si predispongano strumenti deleteri, che non solo bloccano il territorio per il futuro, ma causano danni a progetti già finanziati e in corso di sviluppo». «Siamo in una fase molto importante per il settore - ha ribadito Romita - perciò dobbiamo impegnarci tutti per conseguire risultati che reputiamo fondamentali per l'economia del territorio».

Ugo Salvini

 

 

Bollino rosso sui rifiuti "sbagliati" - Il Comune di Muggia fa chiarezza sulla raccolta differenziata. Nessuna multa. E maxi bidoni restituibili
MUGGIA - Rivalutazione caso per caso della distribuzione dei contenitori, "bollino rosso" a chi sgarra e premialità per i più bravi che potrebbe iniziare il prossimo anno. Nel marasma del preavvio della raccolta differenziata dei rifiuti (la data effettiva di partenza è e rimane quella del primo marzo) l'amministrazione Marzi, messa sotto accusa in questi giorni, ha gettato luce sulle diverse ombre emerse a Muggia. Buona parte del caos, che ha comportato la sospensione temporanea della consegna dei contenitori che verrà ripristinata a partire da oggi stesso, è derivata dal fatto che i cassonetti, in diversi casi, sono stati consegnati prima della ricezione della lettera che ne preannunciava l'arrivo. Ovviamente grande è stato lo stupore da parte delle famiglie muggesane nel vedersi recapitare cinque bidoni da 70 litri ciascuno e un minicontenitore, oggetti ingombranti e di difficile gestione, non solamente per i residenti in appartamento. Il Comune ha voluto dunque fare chiarezza innanzitutto per gli abitanti del centro storico dove il materiale necessario per l'espletamento del servizio sarà composto da un kit di due soli contenitori, di piccole dimensioni. E ha poi spiegato che verranno adottate «soluzioni condominiali mirate alle specifiche esigenze di edifici che raggruppano molteplici unità abitative». Soluzioni che però prevedono un necessario confronto con l'amministratore di ogni singolo edificio «perché fondano su dinamiche di vicinato che devono trovare un accordo prestabilito tra condomini quale, per esempio, anche solo l'identificazione di chi tra loro si occuperà della messa in strada dei cassonetti». Da qui un altro passaggio fondamentale comunicato dal Comune, che potrebbe essere la risposta ai dubbi di tante famiglie: in caso di accordo con gli amministratori condominiali per una modalità di raccolta rifiuti condivisa, chi ha già ricevuto il cosiddetto kit famigliare potrà restituire i cinque maxi bidoni. La Net ha poi espresso la propria piena disponibilità a fornire ulteriori informazioni e chiarimenti ai cittadini attraverso il numero verde 800520406. Ma non solo: è infatti al vaglio anche la possibilità di predisporre un infopoint specifico sul territorio per accompagnare la partenza effettiva del nuovo sistema di raccolta, un luogo dove potersi confrontare e ottenere risposte ai diversi interrogativi che stanno emergendo in questi ultimi giorni tra i cittadini muggesani. L'ultimo punto su cui il Comune ha voluto fare luce riguarda le sanzioni per chi dal primo marzo non parteciperà correttamente alla differenziata. In realtà non vi saranno multe: la Net semplicemente non raccoglierà i sacchetti che non rispettano le regole sul corretto conferimento ma vi applicherà un bollino rosso. E la tanto attesa premialità per i cittadini virtuosi? «Arriverà, ma solo quando il nuovo sistema di raccolta di rifiuti entrerà a pieno regime», osserva l'assessore comunale all'Ambiente Laura Litteri. Molto probabilmente, il via alla premialità scatterà a partire dal 2019.

Riccardo Tosques

 

Parte a fine mese il programma di incontri per spiegare le regole del nuovo sistema
Il Comune di Muggia organizza una serie di incontri informativi aperti alla cittadinanza sul tema della raccolta differenziata. Le conferenze serviranno a spiegare nel dettaglio il nuovo metodo del "porta a porta". Tutti gli appuntamenti si terranno alle 17,30. Si comincia mercoledì 31 gennaio ad Aquilinia al Centro parrocchiale "Casa Primavera"; la settimana successiva, il 7 febbraio, ci si sposta invece alla scuola materna "Il Giardino dei Mestieri"(Fonderia). Il 21 febbraio l'evento avrà luogo nella sala conferenze del palazzo "Millo" in piazza della Repubblica 4, a Muggia, mentre due giorni dopo (23 febbraio) alla scuola materna di Chiampore. Gli incontri si svolgeranno alla presenza di un rappresentante di Net Spa, società alla quale è affidato il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, che illustrerà le novità del sistema e le regole di conferimento della spazzatura.

 

 

Scompaiono i calamari, biologi in allarme - L'esperto dell'Istituto spalatino di oceanografia: da anni sottoposti a una pesca indiscriminata
FIUME - Le segnalazioni riguardano tutte le acque dell'Adriatico croato, dall'Istria al Sud della Dalmazia: nella stagione autunnale e in queste settimane d'inverno, i calamari si sono rarefatti e spesso pescatori - professionisti e non - tornano a casa a mani vuote. Il fenomeno si è fatto via via più presente negli ultimi dieci anni, e va di pari passo con l'impennata dei costi che si registra nelle pescherie croate dove se fino a non molti anni fa per un chilo di calamari si spendevano non più di dieci euro, ora si arriva anche oltre i venti. Ma a lanciare l'allarme arrivano anche gli esperti. Secondo il parere di Ivan Katavic, biologo marino dell'Istituto spalatino di oceanografia e pesca, negli ultimi decenni il "Loligo vulgaris" è stato al centro di un'attività di pesca indiscriminata nelle acque croate, mentre le istituzioni competenti non hanno stabilito nemmeno le dimensioni minime in base alle quali permettere la pesca di questo cefalopode: soltanto dallo scorso anno è stata resa poi obbligatoria la notifica dei calamari pescati.«Il prelievo - ha spiegato Katavic - diventa praticamente insostenibile nel corso della stagione turistica e a prescindere dal divieto, che resta in vigore dal primo marzo al 30 settembre, di utilizzare le lampade nella pesca al calamaro. I controlli sono rari e comunque inefficaci, anche perché la pesca continua a essere assolutamente non selettiva e va a colpire maggiormente gli animali non ancora adulti, con tutte le conseguenze del caso». Secondo l'esperto spalatino esiste comunque anche la possibilità che la minore presenza del mollusco sia da addossare ai cambiamenti climatici oppure a qualche evento maturato nelle profondità delle acque adriatiche. «Fortunatamente - ha aggiunto Katavic - il calamaro è una risorsa rinnovabile e ha una crescita rapida: resta il fatto che bisogna fare in modo di permetterne il ripopolamento, così da potere avere entro un paio d'anni nuovamente di nuovo quantità sufficienti e sostenibili nelle nostre acque». Secondo Katavic «forse in futuro avremo il calamaro d'allevamento, fatto crescere in gabbie speciali o in altri contenitori. Gli spagnoli per esempio stanno sperimentando l'allevamento dei polpi, un altro cefalopode che si sta facendo assente negli ultimi tempi nelle acque istriane, quarnerine e dalmate».

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 gennaio 2018

 

 

Per la pista ciclabile fra Trieste e Muggia 85mila euro regionali - Finanziato il progetto del percorso: due alternative al vaglio
Obiettivo il collegamento sino all'attracco del Delfino Verde
TRIESTE - Una pista ciclabile che colleghi Trieste a Muggia e unisca la città direttamente alla Parenzana, sviluppando le opportunità di un cicloturismo che sta conoscendo un boom in Friuli Venezia Giulia, dove nel 2017 si sono registrate 100mila presenze di amanti della mobilità slow. Per ora si tratta solo della fase progettuale del percorso, realizzabile grazie a uno stanziamento da 85mila euro nell'ultima manovra finanziaria regionale. Il Comune di Trieste ha già avviato studi preliminari e il progetto dovrà ora sciogliere il nodo fondamentale dell'itinerario, con due alternative: il miglioramento e l'allungamento dell'attuale pista ciclabile di Campo Marzio fino a Muggia oppure l'ipotesi di percorrere corso Italia e viale D'Annunzio, proseguendo attraverso la galleria di piazza Foraggi e via Flavia. La decisione spetterà agli ingegneri incaricati dall'Uti giuliana, destinataria di altri 15mila euro per l'aggiornamento del piano della mobilità ciclistica (fermo al 2004) e la stampa di un opuscolo turistico che presenti l'offerta del territorio. Per l'avvio dei cantieri serviranno altre risorse, ma è intanto possibile disegnare un percorso che permetterà ai ciclisti di arrivare fino all'attracco muggesano del Delfino Verde. Da qui, entro l'estate, si dipartirà intanto il chilometro di collegamento ciclabile con la Parenzana, fra Muggia e l'imbocco del rio Ospo, i cui lavori sono garantiti da ulteriori 75mila euro regionali. Ad oggi, i turisti che arrivano a Trieste pedalando sulle vie ciclabili europee non possono infatti proseguire in bici verso l'Istria e scelgono spesso l'opzione del viaggio in traghetto per bypassare la periferia cittadina. Come spiega Giulio Lauri, consigliere regionale promotore dei finanziamenti in questione, «il Fvg e Trieste sono uno snodo straordinario degli assi della rete Eurovelo della mobilità lenta. A Grado si incrociano la linea Est-Ovest che percorre tutta la pianura Padana e la linea Nord-Sud che passa per Salisburgo e Tarvisio partendo dalla Polonia». Non a caso, la giunta regionale è intervenuta nell'ultima finanziaria con mezzo milione per mettere in cantiere il tratto fra la Ciclovia Adriatica (Fvg 2) e l'aeroporto di Ronchi, che consentirà a chi arriva in volo dall'estero di inforcare la bici non appena toccato terra. A completare il pacchetto, ci sarà infine la messa in funzione di una linea di autobus fra Trieste e Parenzo, dotati di sistemi per il trasporto di biciclette. Per Lauri, «sempre più residenti vanno in bici e la ciclabile Trieste-Muggia avrà quindi funzioni non solo turistiche, ma permetterà a chi si sposta per lavoro, di farlo in bicicletta». L'esponente della sinistra civica evidenzia anche il sostegno regionale all'acquisto di bici a pedalata assistita, funzionali in un territorio di saliscendi come il nostro: «In tre anni la Regione ha previsto contributi fino a 200 euro per ogni mezzo acquistato, un impegno da 450mila euro. Fondi richiestissimi e andati esauriti. La misura è stata pertanto rifinanziata ora con 100mila euro».

Diego D'Amelio

 

 

Muggia - Raccolta differenziata e "porta a porta" - Interrogazioni urgenti mercoledì in aula
Il caso del "porta a porta" a Muggia e le conseguenti polemiche relative alla modalità per la raccolta dei rifiuti differenziati (polemiche scatenate in particolare dalla distribuzione di 6 maxicontenitori nelle case dei muggesani, che hanno suscitato forti perplessità per le loro dimensioni ingombranti) approdano mercoledì in Consiglio comunale. Alle 19.30, infatti, è stata inserita nel "Question time" un'interrogazione urgente sulla modalità di raccolta dei rifiuti e un'altra relativa alla raccolta rifiuti negli esercizi pubblici. Alle 20 sono in programma le dimissioni del consigliere comunale Tullio Bellen, che verrà sostituito da Nicoletta Fait e la discussione delle varie mozioni.

 

 

«Pino lo storto da salvare, paghiamo noi» - I firmatari della petizione si offrono di coprire le spese per il recupero dell'albero malato. Lodi ribadisce: «Sarà abbattuto»
"Pino lo storto" non deve morire. Così continuano a sostenere i circa trecento firmatari della petizione per salvare lo storico albero di piazza Skabar, ai quali si è appena aggiunto il Wwf, dopo la notizia ufficiale da parte del Comune del suo abbattimento. Anzi, rilanciano e si offrono di sostenere le spese necessarie alla sua sopravvivenza. «Il Pino "storto" di Barcola - dicono - rappresenta una parte della storia della riviera Barcolana, essendo stato impiantato alla fine dell'800, e ha quindi un pregio non solo naturale, ma anche paesaggistico e storico, che non può e non deve essere cancellato da improvvide e affrettate decisioni prese da burocrati, senza alcun coinvolgimento dei cittadini» Per ovviare al potenziale problema di tenuta dell'albero, evidenziato dalla perizia del servizio comunale del Verde Pubblico, essi avevano proposto una soluzione già adottata in altri luoghi: la creazione di un supporto fisso che sosterrebbe il fusto dell'albero, così come fatto per esempio a Fasana in un caso analogo. I firmatari della petizione si sono dichiarati disposti a coprire le spese per la predisposizione di un'approfondita perizia, «al fine di accertare i migliori interventi per curare e tutelare un albero così importante per la nostra città». Alla petizione hanno allegato una foto esplicativa con il supporto che, a detta loro, permetterebbe di sostenere il peso del pino, impedendone il cedimento. Certo è che si rischia un "accanimento terapeutico" su un paziente ultracentenario. A rispondere alla nuova proposta, ci pensa l'assessora ai Lavori Pubblici Elisa Lodi, la quale ancora una volta si dice sinceramente grata ai cittadini per il loro impegno, ma rileva che una soluzione non sia più possibile. «Un intervento del genere andrebbe a incidere su un passaggio pedonale e servirebbe quindi il permesso della Soprintendenza - spiega l'assessora -. Ma, soprattutto, l'albero ha contratto un fungo e non può che continuare a peggiorare. Infatti, il problema non è il fatto che sia storto, ma gravemente malato e quindi senza prospettive future». Lo storico "Pino lo storto" è sorto nel giardino dedicato a Monsignor Matija Skabar, a ridosso del piccolo porticciolo all'inizio della passeggiata sul lungomare, quando nel 1895 la Società per l'Abbellimento di Trieste rivolse un appello ai possessori di giardini affinché contribuissero per crearvi un giardino pubblico. Da allora, incurvandosi sempre di più, "Pino lo storto" ha sovrastato quanti, ancora oggi, nel piccolo giardino tra gli alberi e le siepi, si sono fermati a leggere un quotidiano in attesa dell'autobus o a gustare un gelato.

Simone Modugno

 

 

Capodistria-Divaccia, è rebus Ungheria - Lubiana: il raddoppio della linea realizzabile solo se arriveranno i fondi di Budapest. In bilico anche i finanziamenti Ue
LUBIANA - Nuovi fantasmi aleggiano sulla realizzazione del secondo binario sulla linea ferroviaria Capodistria-Divaccia. In pratica la nuova infrastruttura potrà essere costruita solamente se l'Ungheria investirà nella stessa. Ma se, e soprattutto quanto Budapest è disposta a mettere sul piatto e che cosa chiederà in cambio restano un mistero. La commissione parlamentare di controllo sulle finanze pubbliche al termine dei suoi lavori ha esplicitamente chiesto al governo di fornire un piano finanziario per la realizzazione della Capodistria-Divaccia senza l'intervento dei magiari. Il governo ha risposto in modo chiaro: senza l'Ungheria l'opera diventa irrealizzabile. Posizione che, come scrive il Dnevnik di Lubiana, ha trovato conferma anche presso gli uffici del direttore della società 2TDK Metod Dragonja, che è stata istituita per legge proprio per gestire la realizzazione dell'infrastruttura ferroviaria. La posizione del governo Cerar è che proprio la 2TDK mettendo a posta il finanziamento di Budapest (si parla dai 200 milioni di euro) ha chiuso il piano finanziario per i lavori, riuscendo a ottenere anche un finanziamento da parte dell'Unione europea. E proprio grazie al cofinanziamento ungherese, sostengono fonti di governo, il progetto ha immediatamente riscosso un alto gradimento presso l'Unione europea visto che la Commissione Ue tende a valorizzare di più i progetti transfrontalieri. Se, dunque, la Slovenia dovesse perdere l'appoggio finanziario di Budapest rischierebbe, sempre secondo l'esecutivo Cerar, di restare senza anche degli almeno 109 milioni di euro che Bruxelles sarebbe disposta a mettere in gioco.Il governo di Lubiana precisa altresì che se lo Stato dovesse farsi carico dei 200 milioni in caso di rinuncia dei magiari questo costituirebbe un grave problema per il bilancio della Slovenia. Slovenia che nel bilancio 2018-2019 e nelle future proiezioni di spesa non ha risorse aggiuntive alle quali fare ricorso. «Dopo il rallentamento della crescita economica registrata nel 2017 - sostengono fonti dell'esecutivo - non si possono attendere entrate aggiuntive per lo Stato». Di fatto il governo con queste affermazioni in pratica smentisce quanto affermato ai tempi del referendum sulla Capodistria-Divaccia, quando aveva garantito l'esistenza di un "piano B" se l'Ungheria dovesse sfilarsi dal progetto. Affermazione questa che, peraltro, si trova ancora scritta sulla pagina web della 2TDK. Anche il suo direttore Dragonja nel settembre scorso aveva sostenuto che il governo «ha in tasca un piano B che consiste nel ricavare le risorse mancanti in caso di rifiuto di Budapest di contribuire all'opera con 200 milioni dal bilancio dello Stato». Ora la marcia indietro di Lubiana.Il Partito Sinistra (Opposizione) chiede che il piano finanziario per la Capodistria-Divaccia venga reso pubblico così come il testo dell'accordo bilaterale con l'Ungheria che dovrebbe essere firmato - è la speranza - a breve. Ma né il sottosegretario alle Infrastrutture Jure Leben, né il ministro stesso Peter Gaspersic non vogliono parlare delle trattative in corso con i magiari. La Sinistra è convinta che quando l'accordo sarà reso noto si scoprirà una divisione dei proventi dalla realizzazione dell'infrastruttura tra la Slovenia e l'Ungheria, un'influenza di Budapest nella gestione della 2TDK e affari collegati con il Porto di Capodistria. Certamente l'Ungheria con il premier Viktor Orbán non investe 200 milioni di euro senza ottenere una contropartita.

Mauro Manzin

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 gennaio 2018

 

 

Ferriera, Dipiazza chiede di rivedere l'Aia - Il Comune: «Dai dati della Procura emergono nuovi pericoli per la salute». La Regione: «Valuteremo la documentazione»
Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza chiede ufficialmente alla Regione la revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale della Ferriera di Trieste. E lo fa inviando alla Regione un plico di carte arrivato al Comune dalla Procura: si tratta di una relazione realizzata dal tecnico Sabrina Licen per conto degli inquirenti. Secondo quanto riportato dal Comune, che però non può diffondere pubblicamente il documento, vi si parla anche di un rischio benzene, sostanza cancerogena, nelle case di Servola a ridosso dello stabilimento. Dipiazza spiega che la relazione, arricchita da ulteriori pareri del consulente comunale Pierluigi Barbieri, è stata inviata alla Regione, ad Arpa, e all'Azienda sanitaria triestina: «Gli importanti elementi presenti nelle relazioni hanno avuto un immediato riscontro da parte dell'Asuits - dice il sindaco -. L'Azienda evidenzia che in base ai rilevi ricevuti si rappresenta una nuova evidenza di esposizione della popolazione del quartiere di Servola e determina un potenziale rischio per la salute». Prosegue: «Per l'Asuits è opportuno venga rivalutata la distribuzione delle stazioni di monitoraggio delle emissioni diffuse, e che venga verificata l'efficienza e l'efficacia del nuovo postcombustore termino verificando le ricadute delle emissioni dal camino E42. Stante l'evidenza sarebbe opportuno ad una rivalutazione di quanto previsto nell'Aia». La richiesta di revisione dell'Aia che il Comune ha inviato alla Regione riporta alcuni stralci della risposta del dipartimento Prevenzione dell'Asuits. In riferimento alle concentrazioni di benzene rilevate dalla centralina posta dalla Procura in via San Lorenzo in Selva, l'Asuits indica che «tale rilievo rappresenta una nuova evidenza di esposizione della popolazione del quartiere in esame e determina un potenziale rischio per la salute». Commenta ancora Dipiazza: «Ebbene queste nuove evidenze non fanno altro che confermare ulteriormente la bontà ed efficacia dell'attività intrapresa dal Comune di Trieste che già in altre occasioni ha chiesto con atti formali quanto ora indica anche l'Azienda Sanitaria». Questa la conclusione del sindaco: «Con l'ausilio dello studio legale che ci sta affiancando stiamo potenziando questa nuova attività di controllo ed in forza di questi ulteriori elementi forniti chiediamo alla Regione con urgenza il riesame dell'Aia». La Regione fa sapere che la documentazione fornita dal Comune sarà presa in analisi dai tecnici dell'ente, e sottolinea che in ogni caso «non si tratta di una scelta politica». Commenta l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito: «Diciamo che, come sempre accade, ogni richiesta pervenuta dal Comune di Trieste è oggetto di massima attenzione da parte della Regione». A prendere in carico la valutazione delle richieste e dei dati forniti dall'ente locale, prosegue l'assessore, «sono appunto gli uffici e le parti tecniche». Aggiunge ancora Vito: «Le scelte fatte dalla Regione per quanto riguarda lo stabilimento di Servola non sono mai decisioni politiche ma sono il risultato del lavoro degli organi competenti, ovvero della Direzione ambiente regionale e dell'Arpa Fvg». Conclude l'assessore: «L'Agenzia regionale per l'ambiente sta seguendo con competenza l'intero procedimento dell'Autorizzazione integrata ambientale, e anche questa volta il compito verrà svolto con il massimo dell'attenzione». Quanto a Siderurgica triestina, l'azienda si riserva di commentare soltanto nel momento in cui verrà coinvolta nero su bianco.

Giovanni Tomasin

 

L'assessore all'Ambiente incontra gli ecologisti - Sara Vito ha discusso con i rappresentanti triestini di Legambiente, Andrea Wehrenfennig e Mario Mearelli.
La Regione si confronta con gli ambientalisti sul tema Ferriera. Proprio ieri si è svolto un incontro fra l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito, il direttore regionale all'Ambiente Roberto Giovanetti, il direttore tecnico scientifico di Arpa Fvg Franco Sturzi e i rappresentanti triestini di Legambiente, Andrea Wehrenfennig e Mario Mearelli. Questo l'esito, secondo quanto comunicato dall'ente: «La Regione e l'Arpa avvieranno un dialogo diretto con Legambiente per rendere più fruibile e comprensibile il dato della qualità dell'aria triestina, ponendo un'attenzione particolare all'impianto siderurgico della Ferriera di Servola». Nel corso dell'incontro, durante il quale la Regione ha espresso apprezzamento per il dialogo costruttivo instauratosi negli ultimi anni con Legambiente, è stato toccato inoltre il tema dell'inquinamento diffuso nell'area di Trieste che ha portato alla chiusura di alcune aree verdi nei parchi cittadini. In merito l'amministrazione ha confermato l'assegnazione dell'incarico all'Università di Trieste di redigere il Piano regionale per l'inquinamento diffuso generale, e garantito che solleciterà al Comune di Trieste l'attuazione degli interventi già previsti ma non ancora attuati attraverso la tecnica del fitorimedio. Nei giorni scorsi i tecnici della Regione avevano incontrato anche gli esponenti del circolo Miani, Maurizio Fogar, e del comitato Servola Respira, Romano Pezzetta. Se l'ente regionale ha rivendicato un esito positivo dell'incontro, il circolo Miani scrive sul suo profilo Fb: «Al di là della buona volontà espressa dai vertici regionali, a giorni la proprietà della Ferriera riceverà una seconda stringente diffida dalla Regione, e dalla condivisione della necessità di un pronto abbattimento dell'inquinamento acustico, sul resto si è vissuto un continuo imbarazzo visti i limiti palesati dal consulente tecnico Boscolo su funzionamento e conduzione degli impianti».

g.tom.

 

 

Oleodotto Siot da record: Trieste capitale del greggio - Lo scorso anno sbarcate nelle pipeline del terminal 42,4 milioni di tonnellate
Trasportate 502 petroliere. L'ad Alessio Lilli: investiamo sull'ambiente - I NUMERI DELLA SIOT
TRIESTE - L'area produttiva dell'Europa centrale attraversa una buona stagione e il sistema Tal, comprendente il terminal triestino Siot e l'oleodotto diretto a Germania meridionale-Austria-Cechia, ne beneficia. Tant'è che il 2017 archivia un'annata record con 42,4 milioni di tonnellate di greggio, sbarcate nelle pipeline triestine e avviate per il 75% nelle raffinerie tedesche di Ingolstadt e di Karlsruhe, per il 25% restante distribuite tra l'austriaca Schwechat e la ceca Litvinov. L'aumento percentuale è stato del 2,5% e conferma il primato di Trieste come scalo petrolifero mediterraneo. In cifra tonda si è trattato di quasi un milione di tonnellate in più rispetto alla movimentazione del 2016. Trasportate 502 petroliere. Senza contare, naturalmente, la fortissima incidenza del greggio sulle statistiche del traffico portuale triestino, nel quale rappresenta una quota superiore ai due terzi. Alessio Lilli, reduce da una fresca riconferma fino al termine del 2020 alla guida della Siot, ha illustrato ieri mattina i principali numeri dello scalo petrolifero. Che a Trieste occupa 119 addetti, ma che soprattutto - secondo le stime aziendali - rappresenta e distribuisce un «valore per il territorio pari a 120 milioni di euro». Un valore onnicomprensivo, che raccoglie il gettito fiscale e gli stipendi, le attività indotte e gli importi del combinato investimenti-manutenzioni (20 più 30 milioni). Le sole tasse portuali ammontano a 7 milioni. A Trieste il volano Siot muove circa settecento posti di lavoro. Grande attenzione al dato ambientale, perchè la rilevanza degli azionisti (tra le maggiori griffe dell'industria petrolifera internazionale) e l'ampiezza degli interessi non consente di sgarrare. Lilli ha ricordato alcune recenti opere realizzate proprio nell'ambito della tutela ecologica: il sollevamento a sette metri da terra delle quattro linee in uscita dal terminale, il parco valvole nella tank farm di San Dorligo, la protezione dell'infrastruttura messa a punto vicino a un fiume riottoso come il Tagliamento, non lontano da Tolmezzo. Certo, non c'è ancora l'en plein del benessere. Il sindaco di San Dorligo, Sandy Klun, ha rievocato con aperta nostalgia «il petrolio di quindici anni fa», che puzzava di meno. Lilli gliene ha dato parzialmente atto: sono cambiate qualità e quantità del prodotto, la società sta lavorando per mitigare il problema olfattivo, che affligge i residenti di San Dorligo. Ha commissionato uno studio, vorrebbe brevettare un sistema innovativo che attenui l'effetto-odore. Per il resto generale soddisfazione. A cominciare da quella del capitano di vascello Luca Sancilio, comandante della Capitaneria di porto: Trieste è il primo scalo petrolifero nazionale ed è di conseguenza «il porto più pericoloso d'Italia», quindi il tema della sicurezza assume un'importanza dirimente. Zeno D'Agostino, presidente dell'Autorità portuale triestina, ha sottolineato la notevole performance commerciale e operativa del terminal Siot, che, con i volumi di greggio movimentati, da solo rappresenta uno dei primi scali marittimi nazionali. Sergio Razeto, presidente di Confindustria Venezia Giulia, ha inteso evidenziare il contributo della Siot al sistema produttivo-energetico-logistico del territorio. Infine, nessun commento dal numero uno del terminal Lilli sul progetto relativo al metanodotto Snam, in origine collegato al rigassificatore Gas Natural, impianto sul quale Siot si era espressa negativamente.

Massimo Greco

 

 

Trieste-Lubiana in treno, l'impegno di Fvg e Slovenia

La presidente del Friuli Venezia Giulia ha evidenziato tre punti principali: l'obiettivo di realizzare, come detto, un collegamento ferroviario tra Trieste e Lubiana, supportato dal governo italiano; la ferma contrarietà della Regione al progetto del rigassificatore di Zaule; la necessità di rafforzare la collaborazione sul piano della ricerca scientifica in vista dell'appuntamento del 2020 con Trieste Esof. Confermato dal Comitato bilaterale il riavvio della linea entro l'anno. Rilancio sulla Doc comune per il Terrano. Erjavec torna a chiedere il seggio per le minoranze
TRIESTE - Rendere Trieste più vicina a Lubiana e viceversa. È questo il principale impegno emerso ieri a Trieste durante il terzo incontro del Comitato Friuli Venezia Giulia-Slovenia alla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri sloveno Karl Erjavec e della presidente del Fvg Debora Serracchiani. Il mezzo per avvicinare la capitale della Slovenia al capoluogo regionale è quello del treno che collegherà nuovamente, entro fine anno, le due città spingendosi a Ronchi dei Legionari, dove fermerà nel nuovo hub aeroportuale in fase di realizzazione e si spingerà poi fino a Venezia. Confermata la ripartenza della linea, dunque, la presidente Serracchiani ha precisato che «si partirà usufruendo della vecchia rete esistente, ma nel futuro si cercherà di sviluppare una rete nuova e più veloce», cercando altresì di porre rimedio all'attuale mancanza di collegamenti con mezzi pubblici tra il centro di Trieste e la stazione di Villa Opicina dove farà fermata il treno. «Dal versante sloveno - ha precisato Serracchiani - c'è già un impegno e uno stanziamento da parte del governo di Lubiana per velocizzare la rete che da Lubiana arriva fino a Sesana». Al termine dei colloqui i rapporti tra Fvg e Slovenia sono stati definiti intensi, proficui e solidi. Da entrambe le parti è stata evidenziata la felice intuizione di avviare il Comitato Congiunto come format ideale per la collaborazione tra la Regione e la vicina Repubblica. «Nel 2016 - ha ricordato il vicepremier Erjavec - l'interscambio tra le due entità è stato di oltre 860 milioni di euro, mentre nel primo semestre del 2017 ha già superato i 450 milioni». «L'economia e le minoranze etniche, quella slovena in Italia e quella italiana in Slovenia - ha concluso - sono i principali punti di unione tra i nostri Paesi». Molti i temi toccati nei colloqui che hanno preceduto la sessione plenaria e i sei tavoli di lavoro tematici in cui sono impegnate le rispettive delegazioni. La presidente del Friuli Venezia Giulia ha evidenziato tre punti principali: l'obiettivo di realizzare, come detto, un collegamento ferroviario tra Trieste e Lubiana, supportato dal governo italiano; la ferma contrarietà della Regione al progetto del rigassificatore di Zaule; la necessità di rafforzare la collaborazione sul piano della ricerca scientifica in vista dell'appuntamento del 2020 con Trieste Esof; promosso poi il confronto bilaterale per la creazione della prima Doc transnazionale del vino "Terrano/Teran".Erjavec, da parte sua, ha dimostrato apprezzamento per la costituzione a Trieste dell'Ufficio per la lingua slovena e ha convenuto con la presidente del Friuli Venezia Giulia sulla bontà di perseguire la candidatura del Collio/Brda a patrimonio mondiale dell'Unesco. La parte slovena ha assicurato l'interessamento a risolvere i problemi comportati dallo svasamento del bacino che forma il lago di Santa Lucia d'Isonzo, evidenziati dalla presidente della Regione. «Attuiamo la specialità del Friuli Venezia Giulia collaborando con altri Paesi, e in particolare con la confinante Slovenia che è nostro partner strategico», è stato il commento di Sergio Bolzonello, vicepresidente della Regione. Erjavec ha rilevato, infine, l'importanza della rassicurazione ricevuta dal governo italiano lo scorso novembre sulla restituzione alla minoranza slovena del Narodni Dom di Trieste. Sempre in tema di minoranze e vista l'imminenza delle elezioni politiche in Italia (in Slovenia saranno a giugno), Erjavec ha ribadito le richieste del governo sloveno di ottenere un seggio garantito a Palazzo Madama per la minoranza slovena, come accade per quella italiana in Slovenia. Ma dopo gli esiti della riforma elettorale, che tale seggio non ha garantito, il vicepremier si è detto favorevole affinché nelle liste Pd ci sia un seggio sicuro a un rappresentante sloveno. Serracchiani, come governatrice, ha ricordato di aver ricevuto la stessa richiesta dal capo dello Stato della Slovenia, Borut Pahor, mentre come esponente dei dem ha assicurato che il «Pd è il partito che sta cercando di garantire un seggio a Roma a un membro della minoranza slovena».

Mauro Manzin

 

INFRASTRUTTURE - E Vienna punta a potenziare i collegamenti ferroviari
TRIESTE - Il rafforzamento delle eccellenti performance registrate in questi ultimi anni dal porto di Trieste in ordine al traffico merci su rotaia e l'ulteriore sviluppo, in chiave turistica, della linea ferroviaria che collega la Carinzia al Friuli Venezia Giulia, oltre all'interessamento da parte regionale per la realizzazione di un collegamento Vienna-Trieste. Questi alcuni dei temi emersi nel corso dell'incontro che si è tenuto ieri, a Trieste, tra la presidente della Regione e i vertici delle Ferrovie austriache (Obb) guidati dall'amministratore delegato Andreas Matthae.Lo stesso Matthae ha testimoniato l'indirizzo da parte del governo austriaco finalizzato all'aumento del flusso di treni verso il Friuli Venezia Giulia e, più a lungo raggio, su Venezia. Attualmente sulla tratta Vienna-Venezia, che passa per Udine, ci sono due collegamenti in orario diurno e uno in orario notturno. Non essendoci ancora un treno su Trieste, l'amministrazione regionale ha manifestato l'interesse a lavorare congiuntamente con Obb per creare una linea che unisca Vienna al capoluogo giuliano. Oltre a ciò sono stati illustrati ai dirigenti delle Ferrovie austriache i progressi compiuti in questi ultimi anni dal porto di Trieste e, più in generale, da un sistema regionale allargato, anche giuridicamente, al porto di Monfalcone e, operativamente, agli interporti di Fernetti, Pordenone, Gorizia e Cervignano, per il quale Obb ha manifestato un'attenzione particolare nella prospettiva dei lavori che riguarderanno la stazione di Campo Marzio di Trieste. In questo senso un accento è stato posto sugli 80 milioni di euro di investimento stanziati dal governo italiano per la rete ferroviaria del porto di Trieste, in un regime di forte collaborazione tra l'Authority dello scalo e le stesse Istituzioni centrali. Oltre a ciò sono stati rimarcati altri due importanti interventi strutturali di grande respiro per l'aumento dei traffici: la realizzazione delle Piattaforma logistica e il raddoppio del Molo VII. Dopo aver affrontato il tema del traffico merci il discorso si è spostato su quello passeggeri.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 gennaio 2018

 

 

I vigili adottano le bici a pedalata assistita - Presentati in Comune i due nuovi velocipedi. Arricchiranno il parco mezzi degli agenti "ciclisti"
Presentate ieri ed entrate subito in funzione due nuove biciclette a pedalata assistita in dotazione alla Polizia Locale. Serviranno per controllare soprattutto le aree pedonali, le piste ciclabili e le zone a traffico limitato. Vanno ad aggiungersi ad altre due bici modello base, che già sono operative e a disposizione degli agenti, una dozzina in totale quelli che fanno parte del nucleo "ciclisti" e che si spostano pedalando ormai da qualche anno, in particolare nel periodo estivo. A illustrare i nuovi mezzi ieri il vicesindaco e assessore alla Polizia Locale Pierpaolo Roberti, con il comandante Sergio Abbate e il funzionario Paolo Jerman. «Già da tempo la Polizia Locale si muove anche in bicicletta - ha ricordato Roberti - partendo dal distretto di via Locchi e vigilando soprattutto d'estate sul lungomare di Barcola. Con questi due modelli a pedalata assistita si potrà così garantire un maggior controllo di zone sensibili del territorio, sia pedonali che ciclabili, compiendo percorsi più lunghi per un servizio che dura svariate ore. In futuro puntiamo a introdurre anche nuove auto e moto a energia elettrica, perché si va in questa direzione per la tutela dell'ambiente e sicuramente parte del parco veicoli verrà implementato, attraverso una richiesta mirata di contributo della Regione». Abbate ha precisato che si tratta di biciclette a pedalata assistita e non elettriche, quest'ultime infatti non avrebbero la possibilità di circolare in determinate zone. «Una corretta mobilità delle biciclette - ha aggiunto Jerman - viene promossa anche durante le lezioni di educazione stradale da parte della Polizia Locale, per dare un messaggio corretto ai giovani e perché tutti ci rendiamo conto che è un mezzo sempre più utilizzato in città, con un numero di ciclisti in costante crescita». Dopo aver presentato le bici in Municipio, i due agenti della Polizia Locale sono subito entrati in servizio con una pedalata dimostrativa attorno al Comune, prima di spostarsi in altre zone pedonali del centro. E le stesse bici a pedalata assistita stanno riscontrando un successo sempre più grande anche tra chi si muove abitualmente in città sulla due ruote. Nel corso del 2016 in Italia il mercato del settore ha raggiunto i 124.000 pezzi, secondo i dati dell' Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori.

Micol Brusaferro

 

 

Scontro politico sulla differenziata - A Muggia chiesta una commissione ad hoc sulle criticità emerse nel "porta a porta"
MUGGIA - La richiesta di una commissione trasparenza sulle modalità operative della raccolta dei rifiuti "porta a porta". È questa la prima reazione politica dinanzi alla consegna dei maxicontenitori per la raccolta differenziata in corso nelle case muggesane. «I consiglieri di minoranza sono stati tenuti all'oscuro delle procedure che l'amministrazione intende adottare per la raccolta differenziata: per questo ho chiesto la convocazione della commissione alla presenza anche dell'assessore deputato (Laura Litteri, ndr), del responsabile del servizio incaricato e di un rappresentante della Net» afferma Roberta Tarlao, capogruppo di Meio Muja. Intanto altre forze politiche hanno raccolto i primi malumori da parte della cittadinanza: «Sono parecchie le segnalazioni giunteci da parte dell'utenza, soprattutto nel centro storico, sulla chiara impossibilità di ospitare i contenitori in casa o sui pianerottoli delle abitazioni più piccole» spiega Emanuele Romano (M5S). Sulla stessa lunghezza d'onda Roberta Vlahov (Ocpm), che ha ricordato la mozione del 24 aprile scorso, bocciata in Consiglio comunale: «Pur essendo favorevoli al porta a porta avevamo espresso perplessità sull'impostazione adottata, chiedendo sistemi di tariffazione puntuale. A parte noi, Meio Muja e 5 Stelle, le altre forze politiche avevano bocciato la nostra richiesta e ora ci ritroviamo con dei contenitori ingestibili per un territorio come Muggia. Oltre il danno anche la beffa». Pronta la replica dell'assessore Litteri: «Abbiamo fatto un'enormità di sopralluoghi e stiamo monitorando l'iter in modo da affrontare le criticità che si possono riscontrare quando si apporta un cambiamento epocale come questo. C'è tutta la volontà di trovare soluzioni ai problemi, con la disponibilità a rimodulare o adeguare il sistema di raccolta». L'applicazione della tariffa puntuale per Litteri «è il punto di arrivo condiviso, ma è pensabile solo una volta entrati a regime con il nuovo sistema». Il Comune ha infine bocciato la richiesta di una commissione trasparenza poiché questa «non contempla un confronto su tematiche quali gli aspetti tecnici di una raccolta differenziata».

Riccardo Tosques

 

 

Sfuma il salvataggio per "Pino lo storto" - L'albero della pineta di Barcola verrà abbattuto nonostante la mobilitazione di 300 cittadini. Il Comune: «Scelta inevitabile»
Alla fine lo storico albero di piazza Skabar detto "Pino lo storto", che affonda le sue radici nella storia stessa della città data la sua veneranda età, verrà abbattuto. La decisione, definitiva e incontrovertibile a questo punto, è stata presa ieri dall'assessorato ai Lavori pubblici del Comune. Gli esperti municipali hanno comunicato che l'abbattimento dell'albero - e di altre due piante messe a dimora nella pineta di Barcola - appare necessario alla luce dei risultati della valutazione di stabilità eseguita da personale qualificato e dotato di adeguate competenze in materia, secondo un protocollo tecnico scientifico riconosciuto anche dalla Società di arboricoltura italiana. «L'impegno di questa amministrazione - si legge nel testo - è da un lato mirato alla salvaguardia del patrimonio arboreo e dall'altro, quando vengono a mancare le sufficienti condizioni di sicurezza, è rivolto alla preminente salvaguardia della pubblica incolumità». Incolumità, in questo caso, messa eccessivamente a rischio, tanto da far apparire l'abbattimento «non procrastinabile». A nulla quindi è valsa la petizione sottoscritta da quasi 300 cittadini e l'appello a trovare strade diverse per tutelare un albero che «da generazioni è vanto estetico del giardino Skabar di Barcola e compare nei ricordi di tutti i frequentatori del porticciolo e della riviera barcolana». I firmatari proponevano come soluzione alternativa all'abbattimento la costruzione di un semplice supporto fisso, da guarnire poi con rose o altre piante da fiore, come si è soliti fare per i vecchi alberi nei giardini storici. Una proposta che l'amministrazione comunale ha fatto saper di aver apprezzato, al pari della sensibilità dimostrata dai proponenti verso la tutela del verde pubblico. Ma, ha evidenziato allo stesso tempo, non sussistono purtroppo le condizioni oggettive per l'esecuzione degli interventi di puntellamento dell'albero. «L'albero infatti - precisa il Servizio comunale del verde pubblico - si presenta mal strutturato nel suo complesso e privo di ampie prospettive di vita future, considerato che la parte interna della chioma risulta in forte regressione e diffusamente disseccata a causa del deperimento fisiologico provocato dalla diffusione dei funghi cariogeni. Le analisi strumentali - prosegue - confermano l'alterazione profonda dei tessuti legnosi alla base del fusto e del principale cordone radicale del lato in trazione, segno che l'albero non riesce ormai a contrastare la diffusione del fungo». Comunque, l'assessora ai lavori pubblici Elisa Lodi assicura che per ogni albero abbattuto, ne verrà piantumato uno sostitutivo. Lo storico "Pino lo storto" sorge - ancora per poco - nel giardino dedicato a monsignor Matija Skabar, a ridosso del piccolo porticciolo all'inizio della passeggiata sul lungomare e di fronte alla Fondazione Rittmeyer. Alla fine dell'800, dopo la costruzione dello stabilimento balneare Excelsior, Barcola era un rione vivacemente animato. Ma nel 1883 la testimonianza di un viaggiatore francese riferiva che si trattasse di «una marina grigia, senza giardini». Così, nel 1895 la Società per l'Abbellimento di Trieste rivolse un appello ai possessori di giardini affinché contribuissero per crearvi un giardino pubblico. Da allora, incurvandosi sempre di più, "Pino lo storto" sovrasta quanti, ancora oggi, nel piccolo giardino tra gli alberi e le siepi, si fermano a leggere un quotidiano in attesa dell'autobus o a gustare un gelato, tra l'aroma delle piante e l'odore del mare che arriva con la brezza del porticciolo.

Simone Modugno

 

Il gemello di Fasana è vivo e vegeto - Merito dei pali di legno usati per puntellare il fusto curvo e sostenerne il peso
Eppure, guardandosi un po' intorno, forse una soluzione si potrebbe trovare per evitare a "Pino lo storto" di fare una brutta fine. È la tesi sostenuta dalla sociologa Melita Richter, che stila un lungo elenco di alberi secolari salvaguardati dall'uomo in virtù della storia di cui sono testimoni viventi, seppur ormai acciaccati. Fra questi, Melita Richter annovera in primis il pino incurvato di Fasana, piccolo comune dell'Istria meridionale affacciato sul mare. «È il gemello del pino di Barcola - esordisce - solo che, a differenza del primo, in Istria se la passa decisamente meglio». In effetti, come si vede nella foto accanto, il pino incurvato è stato salvaguardato con un intervento semplice, costituito da una serie di sostegni di legno che ne sorreggono il peso. I motivi di questa scelta sono presto spiegati dalla sociologa. «Il pino di Fasana se la passa bene perché vive in un ambiente umano sensibile, responsabile. E coerente a ciò che insegniamo alle giovani generazioni: che le piante e gli alberi sono esseri viventi e con noi condividono la vita sul pianeta. Siamo responsabili per loro e per le loro vite. Sono i nostri conviventi - continua - Se uno di noi fosse malato, a rischio di cadere, di rovesciare la tazzina perché le mani non reggono più, o si scordasse di chiudere il gas del fornello, lo abbatteremmo? Oppure lo curiamo e accompagniamo il suo declino con attenzione. Ebbene, per gli alberi ci vuole lo stesso: cura, cultura, e meno tecnicismo». E giù con la lista degli alberi salvati benché vecchi. «Se fossero stati abbattuti - riprende la sociologa - non ci sarebbe più la quercia sotto cui Torquato Tasso sostava a leggere durante i soggiorni romani, non ci sarebbe un secolare eucalipto in fondo al Corno d'Oro, l'albero sacro dei nomadi delle steppe della Turchia, o il cipresso di Pocitlej che sfidò le granate nel cuore della Bosnia, non sarebbe vivo a Brioni uno degli ulivi più antichi del Mediterraneo che supera i 1600 anni, spaccato in due dalle intemperie ma salvo, sorretto, che fruttifica ancora; non ci sarebbe il nespolo di secolari memorie a Kosovo polje, squarciato, medicato, orgoglioso ancora. Neppure potremmo ammirare la secolare acacia nella centralissima Szécheny tér ai bordi del Danubio, l'albero più antico di Budapest, indebolito dalla vetustà, ma protetto testimone dei tempi di infuocati discorsi del grande István Széchenyi, politico e scrittore».

Elena Placitelli

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 18 gennaio 2018

 

 

Cambiamenti climatici: clima della Terra torna all’Eocene?

Il clima della Terra sta tornando allo stato dell’Eocene, ovvero a più di 33 milioni di anni fa, quando non c’era ghiaccio su nessuno dei due poli. Ciò è dovuto all’inquinamento da carbonio, come spiegato recentemente da James Anderson, professore di chimica atmosferica all’Università di Harvard divenuto particolarmente noto per aver dimostrato il danno dei clorofluorocarburi sullo strato di ozono.

In particolare, il livello di carbonio presente nell’atmosfera ha ora raggiunto livelli che la Terra non vedeva da 12 milioni di anni. Ne consegue che i rapidi aumenti della concentrazione di CO2 starebbero riportando il clima terrestre all’Eocene, era geologica in cui non c’era ghiaccio nei due poli, non c’era quasi nessuna differenza di temperatura tra l’equatore e il polo e le correnti oceaniche profonde erano eccezionalmente calde. Lo scienziato spiega a tal proposito cosa comportava una situazione geologica simile: L’oceano aveva una temperatura di quasi 10° C superiore rispetto a oggi e la quantità di vapore acqueo nell’atmosfera significava sistemi di tempesta estremamente violenti. Secondo Anderson, non è possibile recuperare la situazione solamente riducendo le emissioni di CO2. Occorre piuttosto una trasformazione completa dell’industria e una accelerazione degli sforzi per arrestare l’inquinamento da carbonio e rimuoverlo il più possibile dall’atmosfera.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 gennaio 2018

 

 

Bonifiche in Ferriera, scatta il sopralluogo - A giorni le prime verifiche tecniche da parte delle società vincitrici delle gare per la messa in sicurezza
Scatterà entro fine gennaio il primo sopralluogo nell'area della Ferriera di Servola a cura dei raggruppamenti d'impresa che si sono aggiudicati le gare d'appalto per gli interventi previsti dall'Accordo di programma quadro per la messa in sicurezza, bonifica e reindustrializzazione dello stabilimento. Un primo cronoprogramma sulle attività di indagine e di progettazione è stato fissato ieri in Regione nella riunione tecnica convocata e introdotta da Debora Serracchiani, governatrice e commissario straordinario per l'attuazione dell'Accordo di programma. La prima fase operativa, cui si riferisce l'imminente sopralluogo, riguarda l'analisi del terreno e delle acque e la verifica delle caratteristiche e degli inquinanti delle acque di falda. Dopo la ricognizione preliminare sulla presenza di eventuali residuati bellici, saranno realizzate le trivellazioni necessarie a effettuare il monitoraggio topografico, completato il quale servirà un periodo compreso tra i sei e gli otto mesi per acquisire dati stabili. L'obiettivo è giungere nell'arco di 12 mesi all'autorizzazione del barrieramento, finalizzato impedire il deflusso di eventuali falde acquifere inquinate, e dell'impianto di trattamento delle acque. Lo stanziamento totale per la realizzazione delle opere di bonifica (analisi, progettazioni e lavori) del Sin di Trieste ammonta a 41,5 milioni di euro. Serracchiani ha auspicato che l'accordo di programma possa essere realizzato, per conciliare, in un contesto oggettivamente complesso, salute e lavoro e ha ricordato il valore dell'Accordo quadro sull'area della Ferriera, unico caso di applicazione del decreto che prevede misure per la realizzazione, nei siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico, di progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica e di riconversione industriale e sviluppo economico al fine di promuoverne il riutilizzo in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale. Sempre ieri si è tenuto in Regione un confronto tra i vertici di Arpa, Direzione regionale Ambiente, i rappresentanti di Circolo Miani e associazione No Smog, Marcello Fogar e Romano Pezzetta, e Marco Boscolo dell'Università di Trieste. Nel corso della riunione sono state affrontate alcune tematiche specifiche, tra cui l'efficacia del sistema di aspirazione dei fumi della cokeria e dell'altoforno, l'affidabilità del sistema di misurazione degli inquinanti sul territorio triestino e muggesano e la rumorosità dell'impianto. In merito a quest'ultimo punto la Regione ha dichiarato che la rumorosità del sistema di aspirazione della cokeria sarà oggetto di rilevazione da parte di apposito fonometro in continuo, che è stato da poco installato. Relativamente al tema della sicurezza dell'altoforno, in particolare del crogiolo della ghisa, posto dalle associazioni ambientaliste è stato chiarito che la questione sarà sottoposta all'attenzione del Comitato tecnico regionale (Ctr), che si riunirà martedì prossimo.

 

 

Un pavimento ottocentesco blocca il cantiere di Roiano - Lavori di demolizione dell'ex caserma fermi da due mesi dopo il ritrovamento
Lodi: «Abbiamo dovuto coinvolgere la Soprintendenza archeologica del Fvg»
Il cantiere dell'ex caserma di Roiano "scivola" sul pavimento dell'Ottocento e finisce dentro due cisterne di carburante. Un doppio imprevisto ferma per due mesi uno dei più importanti cantieri in corso a Trieste. La demolizione dell'ex caserma della Polstrada di Roiano, iniziata con tanto di fanfara dei bersaglieri il 5 giugno scorso, si è improvvisamente bloccata. Ora servirà una variante in corso d'opera per riprendere i lavori. Lo ha annunciato l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, rispondendo in Consiglio comunale a una domanda d'attualità del collega di partito e consigliere di Fratelli d'Italia Salvatore Porro. In aula Lodi ha dovuto ammettere lo stop forzato dei lavori di riqualificazione dell'area dell'ex caserma di Roiano. «Sono sorte due problematiche che hanno comportato una variante in corso d'opera - spiega l'assessore -. La prima è il ritrovamento di una porzione di pavimentazione ottocentesca, che ha costretto a contattare la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia che ha chiesto di procedere affidando i lavori ad una ditta specializzata e revisionando il progetto. La seconda riguarda invece l'ampliamento degli scavi nei punti dove si trovavano le cisterne dal momento che i versamenti di carburante nel suolo erano più ampi di quanto non fosse possibile prevedere in fase di progettazione». La pavimentazione ottocentesca, sulla cui eventuale conservazione dovrà pronunciarsi la Soprintendenza, è venuta alla luce dalla demolizione dell'autorimessa. Il doppio inconveniente produrrà ovviamente degli slittamenti all'interno del cronoprogramma dei lavori che prevede la fine a metà 2021. «Il 12 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo sulla variante che nel corso della settimana dovrebbe essere approvato come determina dirigenziale - spiega Lodi -. Nel frattempo gli uffici tecnici si sono messi all'opera per affidare gli incarichi esterni per completare il gruppo di progettazione dei due nuovi edifici previsti nel sito. In questo modo vogliamo rispettare comunque, nonostante questi piccoli imprevisti, il cronoprogramma. Per noi è importante avere il risultato finale per giugno 2021». L'accordo per la variante è stato fatto con l'impresa incaricata delle demolizioni senza, per il momento, prevedere spese ulteriori sul milione e 660mila euro stanziato per la demolizione degli immobili. I lavori sono stati affidati alla Ibisco Appalti di Palestrina (Roma). Si tratta effettivamente di un intervento notevole, che interessa circa ottomila metri quadrati e prevede la realizzazione di un progetto del valore 7,8 milioni di euro. Un pezzo di Roiano che ritorna alla cittadinanza, insomma, con spazi di aggregazione all'aperto e verdi per il quartiere, un ampio parco urbano e aree per la sosta, il gioco e il transito. Previsto anche un asilo nido (in grado di accogliere una sessantina di bambini) integrato alle urbanizzazioni del quartiere e un parcheggio seminterrato che potrà ospitare 70 autovetture. Una riqualificazione che i residente attendono da 50 anni. L'area con gli edifici dell'ex caserma della Polstrada erano passati di mano dall'Agenzia del Demanio al Comune solo a fine 2016. Disposta sulle tre vie Moreri, Villan de Bachino e Montorsino l'area diventerà un punto di incontro per la cittadinanza e potrà essere attraversata in tutte le sue parti. Nel progetto sono impegnati fondi Prusst (programma di recupero urbano e sviluppo sostenibile), progetto che risale ai primi due mandati della giunta Dipiazza, sfruttato anche per il rifacimento delle Rive e che coinvolge ministero dei Trasporti, il Comune e la Regione. A Roiano quei soldi vengono usati in extremis, altrimenti sarebbero andati persi. «Questa è l'ultima opera inserita in quel Prusst che ha la durata di 15 anni - spiegò a suo tempo l'assessore Lorenzo Giorgi -. Quindi dobbiamo avviare i lavori entro maggio 2017 per non perdere il finanziamento di 7,8 milioni». Pavimento ottocentesco o meno.

Fabio Dorigo

 

Uno scempio da risolvere il cantiere vicino al Burlo - La lettera del giorno di Susanna Borgnolo
Ogni giorno con la linea 10 passo davanti al Burlo vedo lo "scempio" che è stato lasciato, oramai ben più di 5 anni fa. Esattamente partito nell'autunno del 2011 il mega progetto prevedeva la realizzazione di un complesso di edilizia residenziale e commerciale che doveva concludersi 2 anni dopo nel 2013. L'idea era di riqualificare l'area dell'ex ospedale. Oggi è stato ri... qualificato in un disastro! Una struttura fatta di lamiere tutte arrugginite, pilastri di cemento, rifiuti e in mezzo un laghetto, cioè un acquitrino con immondizie galleggianti di tutti i i tipi, è una visione a dir poco triste. D'estate poi deve essere terribile: maleodorante, casa di ratti e zanzare, da laghetto / acquitrino si trasforma in palude. Non capisco come le case li vicino e l'ospedale di fronte non abbiamo fatto nulla. Mi ricordo ancora il bellissimo giardino pieno di alberi, fiori e piante che sono stati distrutti. Un danno a dir poco... Gli animaletti che c'erano: uccellini, scoiattoli pure i pappagallini volteggiavano tra i rami in primavera, ritornavano ai loro nidi... gli scoiattolini che saltavano da un ramo all'altro. Avete fatto un danno alla flora e alla fauna locale. È questo che vogliamo lasciare ai nostri nipoti? E nessuno ne parla da anni... forse questa amministrazione comunale vuole prendere in mano questo caso e risolverlo? Sembra un Utopia!

 

 

Muggia si ribella all'abbattimento delle "nutrie star" - A rischio la colonia di roditori che vive sull'Ospo - Chiesta una deroga rispetto alla legge regionale
MUGGIA - Una deroga rispetto al regolamento regionale fresco di approvazione, che preveda il ricorso alla sterilizzazione anzichè allo sterminio. È la richiesta che il Comune di Muggia avanzerà all'amministrazione Serracchiani per affrontare la questione delle nutrie del rio Ospo. Ad annunciarlo è l'assessore all'Ambiente Laura Litteri, che ha confermato l'intenzione di dar via ad un "processo alternativo" nella cittadina istroveneta, una sorta di esperimento pilota in Friuli Venezia Giulia. «Il Piano triennale regionale di eradicazione delle nutrie è un obiettivo da raggiungere senza mezzi cruenti - osserva -. Per questo stiamo elaborando un piano di contenimento del numero di nutrie presenti nel nostro Comune attraverso la loro sterilizzazione tramite un progetto elaborato dall'associazione MujaVeg e dall'Enpa». Ecco la strategia definita dalla giunta Marzi. Invece che essere catturati ed uccisi, gli animali verranno catturati e successivamente sterilizzati, analogamente a quanto viene già fatto con le colonie di gatti randagi. Identici anche i costi per le spese veterinarie: 32 euro per l'intervento sugli esemplari maschi, 60 per le femmine. «Considerato che la colonia di nutrie muggesana è costituita da circa una ventina di esemplari, stiamo parlando di cifre piuttosto basse. Inoltre - prosegue Litteri -, se consideriamo che le carcasse delle nutrie uccise vanno smaltite in modo adeguato, così come pure il proiettile utilizzato, credo che i costi della sterilizzazione saranno inferiori». Originaria della Patagonia, la nutria è un roditore introdotto nel scorso secolo in molti Paesi, sia nel Nord America sia in Europa. I primi allevamenti commerciali per la produzione di pellicce videro la luce in Italia alla fine degli anni '20 per giungere in seguito anche nel Muggesano e in altre zone del Fvg. Negli ultimi anni questi animali sono cresciuti tanto da creare allarme tra gli agricoltori. Che, appunto, hanno chiesto aiuto alla Regione. «Il provvedimento di eradicazione delle nutrie nel Fvg con metodi selettivi intende tutelare le produzioni zoo-agro-forestali, l'idrografia e le opere idrauliche», ha spiegato più volte Diego Moretti, capogruppo consigliare regionale de Pd e relatore di maggioranza della Legge che prevede l'eradicazione dei roditori, compresi quelli presenti nel rio Ospo. L'assessore regionale alla Caccia Paolo Panontin non ha mai nascosto la sua posizione, definendo quella delle nutrie «una specie invasiva, non originaria e dannosa». Si qui la scelta dell'esecutivo di delineare un Piano triennale di contenimento del costo di 60mila euro. Tra i metodi di soppressione impiegabili, «armi comuni da sparo» oppure «trappolaggio e successivo abbattimento con metodo eutanasico dell'animale mediante narcotici, armi ad aria compressa o armi comuni da sparo». La decisione della Regione è stata da subito osteggiata da diverse associazioni animaliste. Tra queste MujaVeg, attivatasi subito con una petizione nella quale si è chiesto espressamente il rispetto di un principio: che le nutrie non soffrano durante la fase di eradicazione operata dalla Regione. Tra i metodi suggeriti quello invocato anche da altre associazioni ambientaliste: la sterilizzazione. E la campagna di sensibilizzazione, che aveva raccolto oltre 600 adesioni, pare aver fatto breccia anche in alcuni amministratori locali come appunto, l'assessore Litteri. «Indubbiamente va ricordato che le nutrie della zona delle Noghere nascono nella vicina Slovenia e si spostano attraverso il rio Ospo. Si tratta quindi di un nucleo non isolato e, anche riuscendo a rimuovere tutti gli animali della valle delle Noghere, questi verrebbero molto probabilmente rimpiazzati da quelli sloveni attraverso il corso d'acqua che mette in connessione i due nuclei. In pratica - conclude l'esponente della giunta Marzi - è impossibile riuscire ad eradicare le nutrie dal nostro territorio». La proposta è stata inviata ora all'Ispra che si è dichiarato disponibile a valutare la congruità di un piano di gestione delle nutrie che contempli il ricorso alla sterilizzazione. La risposta è attesa entro fine mese.

Riccardo Tosques

 

 

Scontro sul rigassificatore di Veglia- Zagabria prepara una legge per accelerare sul terminal offshore. Regione e Comune: no a norme calate dall'alto
ZAGABRIA - È guerra aperta tra Fiume e Zagabria sul progetto del rigassificatore di Veglia (Krk). Il quotidiano croato Jutarnji List ha svelato un piano del governo per accelerare la costruzione di un impianto galleggiante a Castelmuschio (Omisalj) attraverso l'approvazione di una legge ad hoc, già soprannominata "Lex Lng" (acronimo che indica i termini inglesi per il gas naturale liquefatto, ovvero "Liquefied natural gas"). E già è arrivata la risposta ufficiale del presidente della Regione litoraneo-montana, Zlatko Komadina, il quale ha avvertito l'esecutivo del premier Andrej Plenkovic: la Regione - le sue parole - non è «disposta a negoziare» su alcuni punti chiave quali «gli aspetti ecologico, economico ed energetico». Tutto è cominciato con lo scoop del giornale zagabrese, che citando «fonti ben informate» assicura che «il governo sta scrivendo una lex Lng», ossia «una legge speciale che faciliterà e accelererà la costruzione di un rigassificatore galleggiante nei pressi di Castelmuschio sull'isola di Veglia». Notizia che non ha ricevuto smentite. L'obiettivo del governo sarebbe quello di piegare la resistenza delle autorità locali che hanno espresso apertamente la loro contrarietà a una "versione galleggiante" del rigassificatore in questione, concepito originariamente come impianto di terra. Secondo il quotidiano croato la legge speciale permetterebbe infatti di aggirare il problema della concessione da ottenersi tramite gara pubblica per un intervento sul demanio marittimo. Un aspetto, quest'ultimo, emerso proprio con l'evoluzione del progetto da rigassificatore a terminal offshore. Politicamente, poi, l'intervento legislativo farebbe uscire l'esecutivo Plenkovic dalla difficile posizione in cui si è venuto a trovare: sotto pressione da un lato da parte della Commissione europea per il finanziamento da 100 milioni di euro già accordato (e per il termine di fine lavori già fissato al 2019) ma vincolato, dall'altro, al consenso delle autorità locali. Insomma, come per Agrokor (definita «compagnia di valore sistemico») è stata varata una "Lex Agrokor", così per il rigassificatore di Veglia («progetto strategico di interesse nazionale») si passerebbe per una "Lex Lng". Ma questo piano non fa i conti, si accennava, con le autorità locali: la Regione e, soprattutto, il Comune di Castelmuschio, assolutamente contrario a ogni scorciatoia. Nella conferenza stampa congiunta tenuta con Komadina, la sindaca Mirela Ahmetovic ha fatto sapere che «il governo non ha alcun diritto di varare delle leggi senza avere prima interpellato i governi locali». Secondo Ahmetovic, l'esecutivo cerca di «eludere la procedura legislativa per favorire un unico concorrente»: si tratta della Lng Croatia Llc, l'impresa pubblica responsabile dello sviluppo del rigassificatore che - con l'approvazione della nuova legge - non dovrebbe più partecipare ad alcun bando di gara per intervenire sul demanio marittimo. A spalleggiare la sindaca di Castelmuschio è inoltre intervenuto, si diceva, il presidente della Regione litoraneo-montana Zlatko Komadina, che ha assicurato che «le autorità locali non si oppongono agli interessi strategici nazionali, ma esigono di essere rispettate», e ha aggiunto che «esistono diversi metodi, inclusa la disobbedienza civile». A contrariare Komadina sono sia i metodi dell'esecutivo che il nuovo aspetto del progetto. Già a fine ottobre 2017 il presidente regionale si lamentava infatti che Zagabria avesse sostituito l'iniziale rigassificatore da terraferma con «una nave gigante lunga 300 metri, larga 100 e alta come un grattacielo di 17 piani», insomma «un mostro» per l'ambiente e il turismo nel Quarnero. In questo scenario resta il cronoprogramma che prevede l'entrata in funzione del rigassificatore all'inizio del 2020.

Giovanni Vale

 

 

 

 

VENEZIATODAY.it - MERCOLEDI', 17 gennaio 2018

 

 

Deposito di Gnl da 100 milioni di euro a Porto Marghera
Venice Lng scopre le carte: ecco il maxi deposito di gas liquefatto da 100 milioni - Lo stabilimento sarà a emissioni zero e garantirà di "risparmiare" 330 tonnellate di pm10 l'anno. Il combustibile è per camion e navi. Serve l'ok definitivo del ministero e la Via
Un investimento da 100 milioni di euro che permetterà a Porto Marghera, se andrà tutto liscio dal 2021 in poi, di diventare uno degli scali più all'avanguardia del Mediterraneo in fatto di gas naturale liquefatto (Gnl). Ancora l'iter autorizzativo deve iniziare e prevede una Valutazione d'impatto ambientale del ministero dell'Ambiente e un ok definitivo del ministero per lo Sviluppo economico, ma la società Gnl Venice, con socia al 65% Decal spa e al 35% San Marco Gas spa, mercoledì mattina nella sede di Confindustria Venezia ha voluto già scoprire le carte: l'intenzione è di costruire un deposito di gas naturale liquefatto, un combustibile di ultima generazione per navi e camion che si rivolge anche alle abitazioni che non sono ancora raggiunte dalla rete del gas "canonica". Deposito di Gnl da 100 milioni di euro a Porto Marghera. Dove sarà situato? La struttura sorgerà sul Canale industriale sud a Porto Marghera nell'area che un tempo era occupata dallo stabilimento Italcementi, a sinistra del centro di stoccaggio Decal: "L'Europa e l'Italia premono per l'adozione di questo tipo di carburante - è stato spiegato in conferenza stampa - Lo zolfo viene ridotto del 95% e il pm10 del 90% in confronto a un ottimo motore diesel. Ci sarà un ritorno ecologico importante. Inoltre i mezzi alimentati a Gnl sono molto più silenziosi". Il serbatoio avrà una capacità massima di 32mila metri cubi (stoccato in forma liquida a -160 gradi centigradi). Fino a 900mila metri cubi di Gnl. Gnl Venice all'inizio si attende di movimentare 150mila metri cubi di combustibile alternativo l'anno, ma a regime la quota potrebbe toccare i 900mila metri cubi, per un traffico portuale di una nave a settimana. Si tratta di trasporti "green" sostitutivi delle petroliere, così come i camion a Gnl garantiscono una sostenibilità ambientale esponenzialmente migliore rispetto agli autotreni tradizionali. "In materia di sicurezza i nostri studi hanno escluso ogni possibile effetto domino in caso di problemi negli stabilimenti vicini - è stato spiegato dai tecnici - L'impianto adotterà i migliori standard tecnologici del mondo. Dal punto di vista ambientale la sintesi è che in un'area dismessa andremo a creare una struttura a zero emissioni". Secondo le previsioni, a regime si potranno convertire 15mila camion a Gnl, riducendo di circa 330 tonnellate le emissioni di pm10. "Numero che in fatto di traffico navale può essere tranquillamente moltiplicato per 10", si è concluso. Gioco di squadra tra pubblico e privato. Il progetto è stato presentato dal presidente di Venice Lng, Gian Luigi Triboldi, e ha ottenuto l'appoggio del presidente di Confindustria Venezia-Rovigo, Vincenzo Marinese, del presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico, Pino Musolino, e del Comune di Venezia, presente con l'assessore Simone Venturini: "Questo è il primo esempio di nuova industria a Porto Marghera - è stato spiegato - Merito anche del gioco di squadra tra pubblico e privato. Questo stabilimento all'avanguardia avrà la possibilità di attrarre ulteriori investimenti e imprese dell'indotto". Da Porto Marghera al mondo e ritorno. "Negli anni siamo riusciti a espandere il nostro business nel mondo - ha dichiarato Triboldi, che è anche presidente di Decal spa - Ma abbiamo un forte radicamento locale: tutto è iniziato a Porto Marghera e ora il frutto della nostra internazionalizzazione lo riportiamo qui. Questo progetto ci lascia molto ben sperare per quelli che potrebbero essere gli sviluppi futuri. Ci sono delle problematiche di tipo economico, nel senso che il Gnl crescerà ma non è ancora cresciuto. I primi anni saranno in perdita. Ma serve qualcuno che cominci a costruire infrastrutture, e noi ci siamo. Useremo le migliori tecnologie e cercheremo di usare nel limite del possibile aziende locali, per una struttura che a regime darà lavoro a una ventina di ingegneri specializzati in Gnl. Più tutto l'indotto". "Momento d'oro per Porto Marghera tutto da cogliere" .In questo caso non si parla di recupero di un'area in dismissione, bensì di una struttura nuova di zecca: "Porto Marghera negli ultimi anni sta accelerando - ha commentato il presidente del Porto, Musolino - Ci sono moltissime iniziative imprenditoriali che stanno prendendo corpo. Attraverso la società Panfido stiamo realizzando una bettolina Lng dal design tutto made in Venezia che esporteremo nel mondo e servirà per rifornire sia il nostro porto ma anche le strutture vicine, come Capodistria, che su questo è molto più indietro. Questo è un tipo di mercato dove l'offerta crea la domanda e che determina importanti circoli virtuosi". Parole che hanno spinto l'assessore comunale Venturini a sottolineare come "Porto Marghera, che era vista come area di declino industriale, oggi viene indicata come testa di ponte per nuovo sviluppo e tecnologia. Dopo la Pilkington ecco un altro nuovo grosso investimento. Merito del gioco di squadra tra istituzioni". Il più raggiante di tutti è il presidente di Confindustria, Vincenzo Marinese: "E' un momento d'oro per Porto Marghera - ha commentato - è finito il tempo di dire solo no. Altrimenti tra vent'anni parleremo solo di cadaveri industriali. Quest'area deve confermare la propria vocazione, ma è difficile pensare che nei prossimi lustri questi 2.200 ettari saranno riempiti solo di strutture del settore secondario. Noi dobbiamo lavorare per rendere queste aree fruibili e preservare le attività che ci sono". Bettin: "Seguiremo con interesse lo sviluppo del progetto". "Seguiremo con interesse e attenzione lo sviluppo del progetto del deposito di gas naturale liquido presentato da Venice LNG e lo presenteremo alle popolazioni di Marghera e Malcontenta, le più vicine all’impianto - dichiara in una nota il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin - Rispettando i principi di precauzione e di sostenibilità, e innescando un’intera nuova filiera energetica capace di ridurre le emissioni dei mezzi su gomma e acquei, può rappresentare un passo ulteriore di una nuova Porto Marghera basata sulle tecnologie più avanzate e sostenibili. Anche il progetto di un centro di ricerca europeo sulla fusione nucleare va in questa direzione. Avevamo già dato una prima disponibilità del Comune di Venezia a ospitarlo a Porto Marghera, sulle aree dell’Eni su cui avevamo firmato un preliminare di accordo di acquisizione, negli ultimi mesi della amministrazione Orsoni, tra la fine del 2013 e il 2014. Ora il progetto, che nel frattempo era rimasto in via di elaborazione altrove, ritorna attuale e giustamente il Comune si candida a ospitarlo: tuttavia, su quelle aree che avrebbero dovuto essere oggetto di ulteriori accordi al fine di perfezionarne l’acquisto, gravano ancora molte incognite, perché nessun passo in avanti da allora è stato fatto per acquisirle definitivamente. Occorre quindi accelerare, così come è necessario raggiungere un accordo programmatico con l’Autorità Portuale per il loro riuso".

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 gennaio 2018

 

 

"Zona 30" a Opicina - La sperimentazione al via in primavera - Intervento pro sicurezza dei pedoni nel centro della frazione

A seguire bis nelle vie attorno alla scuola Finzgar di Barcola
Per incrementare la sicurezza dei pedoni sulle strade in un'epoca in cui gli automobilisti, complici i telefoni cellulari, sono sempre più distratti, il Comune punta sulle "zone 30". In primavera partirà un primo progetto sperimentale a Opicina con la trasformazione di una vasta area del centro (nel perimetro di via di Prosecco e via Carsia) in "zona 30", grazie a un intervento del valore di 400mila euro. E nella seduta del Consiglio comunale di lunedì l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli ha fatto propria la mozione dei consiglieri Michele Babuder (Forza Italia) e Salvatore Porro (Fratelli d'Italia), che richiede uno studio di fattibilità per individuare le strade cittadine più a rischio per i pedoni, con presenza di scuole e asili, ricreatori, centri di aggregazione e case di riposo, in cui il Codice della strada consenta di intervenire con una zona 30. Si tratta di una soluzione prospettata anche nel caso di una criticità ormai decennale che interessa la scuola primaria statale slovena Finzgar a Barcola. Il tema della sicurezza stradale davanti alla scuola di via del Cerreto è stato evidenziato ieri con una segnalazione alla sesta commissione dalla consigliera Valentina Repini (Pd), che parlando con insegnanti e genitori ha verificato la criticità di quella zona, sprovvista di attraversamento pedonale e di dissuasori di velocità, con una segnaletica orizzontale poco visibile. La questione, hanno sottolineato le maestre della scuola invitate a intervenire dalla commissione, si trascina dall'inizio del Duemila, con segnalazioni finora cadute nel vuoto. A dicembre è stata consegnata anche la raccolta di un centinaio di firme di genitori e residenti della zona che chiedono di intervenire per la tutela dei pedoni in una strada in cui gli automobilisti sfrecciano a velocità sostenuta. La proposta di realizzare un attraversamento pedonale davanti alla scuola è stata però cassata dal dirigente dell'Area Urbanistica Giulio Bernetti, che ha auspicato piuttosto la realizzazione di una zona 30. Magari, ha consigliato Babuder, nel quadrilatero tra via Moncolano, via del Cerreto e via del Boveto. L'idea, dice Bernetti, è quella di procedere step by step: «Se la sperimentazione a Opicina avrà esito positivo potrà essere estesa ad altre zone cittadine». I tempi però potrebbero essere piuttosto lunghi: per ora è stato fissato per volontà dell'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi un sopralluogo nella zona, che verrà effettuato la prossima settimana, con l'ipotesi di intervenire intanto con dissuasori ottici di velocità e un potenziamento della segnaletica. Altre criticità segnalate da Repini riguardano la scuola primaria Milcinski di Cattinara, in via Marchesetti, dove vengono richiesti la riparazione del marciapiede e provvedimenti per migliorare la sicurezza dei pedoni, e la scuola media statale Santi Cirillo e Metodio, di strada di Fiume 511. «Per arrivare alla scuola è necessario percorrere via Valdoni, che conduce al Polo cardiologico di Cattinara, una strada molto trafficata e sprovvista di attraversamento pedonale», spiega la consigliera. «Su Cattinara stiamo portando avanti uno studio con il cantiere dell'ospedale, per ora ipotizziamo la realizzazione di un attraversamento pedonale con aiuole a proteggerlo», evidenzia Bernetti, ricordando insieme a Lodi come le priorità d'intervento siano state già messe nero su bianco con la mappa delle strade a maggior rischio di incidenti realizzata dal Comune e il relativo programma di ristrutturazione degli assi e dei nodi stradali.

Giulia Basso

 

 

L’Europa contro la plastica Nel 2030 sarà riciclabile Riuso totale solo per gli imballaggi. Limiti anche per i frammenti nei cosmetici

Monito dell’Ue: «Se non cambiamo, nel 2050 peserà più dei pesci negli oceani» - LA GUERRA ALLA PLASTICA

ROMA - L'Unione Europea muove i primi passi contro lo smisurato mostro di plastica che minaccia l'acqua che beviamo, l'aria che respiriamo e gli alimenti che mangiamo. Più di 150 milioni di tonnellate presenti nei mari e negli Oceani, che si incrementano a un ritmo medio di 8 milioni di tonnellate l'anno, e circa 400 milioni di tonnellate di Co2 generate dalla produzione e dall'incenerimento della plastica in un anno. «Se non modifichiamo il modo in cui produciamo e utilizziamo le materie plastiche, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci», avverte il vicepresidente della Commissione Ue Franz Timmermans. E gli stessi pesci sono sempre più "plastificati": con il degrado dei rifiuti più grandi si formano le microplastiche, frammenti più piccoli di cinque millimetri che entrano persino nei tessuti degli animali che li ingeriscono. La scienza ci dice che sono ovunque, anche nell'aria e nell'acqua. Ma non quali sono i loro effetti sulla salute umana. Per questo la Commissione Ue ha varato la "Strategia sulla plastica", che prevede di rendere riciclabili al 100% gli imballaggi entro il 2030 e più della metà dei rifiuti totali provenienti dal derivato del petrolio, contro l'attuale 30% delle 25,8 tonnellate prodotte ogni anno. Prevista anche la riduzione delle microplastiche introdotte volontariamente nell'ambiente, perché utilizzate dall'industria cosmetica per i prodotti per la cura del corpo (dagli scrub alle creme, dai dentifrici ai saponi). In media sono 150mila le tonnellate di frammenti che entrano nei mari dell'Ue ogni anno. Menzionate anche azioni per ridurre la plastica monouso e l'utilizzo di alcune attrezzature da pesca. Infine, la Commissione ha sottoposto al Consiglio e al Parlamento Europeo una direttiva per il trattamento dei rifiuti nei porti. A livello industriale, si punta a rendere il riciclaggio conveniente per le imprese. «Stiamo gettando le basi per una nuova economia circolare della plastica - ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea per la crescita Jyrki Katainen - e orientando gli investimenti in questo senso. In tal modo contribuiremo a ridurre i rifiuti sulla terra, nell'aria e nei mari, offrendo al contempo nuove opportunità per l'innovazione, la competitività e un'occupazione di alta qualità. È un'occasione per tutti». E per la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti la Commissione mette a disposizione altri 100 milioni di euro. Soddisfatte solo in parte le associazioni ambientaliste e animaliste. «È un passo importante che però deve tradursi in azioni concrete e proposte legislative coerenti», spiega Legambiente. Anche il Wwf parla di «passo importante per combattere uno dei drammi che caratterizzano la nostra civiltà, ossia la plastica, il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo acciaio e cemento» ma «l'orizzonte del 2030 appare un po' troppo lontano rispetto ad una vera e propria emergenza».

Andrea Scutellà

 

«Finché c'è la bottiglia ci sarà chi la butta via»
ROMA - «L'aumento della plastica riciclata è una buona notizia, ma può non avere effetto sulle abitudini di chi la usa. Finché c'è la bottiglietta di plastica, qualcuno la butterà in mare. In Gran Bretagna si parla di eliminarla nel 2042, perché è quello il tempo che ci vuole per toglierla dalla circolazione. Se noi lo facciamo tra 20 anni è già tardi». Ezio Amato è responsabile dell'Area emergenze ambientali in mare dell'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Un mondo in cui la plastica è diventata una minaccia costante con cui confrontarsi, perché rappresenta la maggior dei rifiuti presenti nei nostri mari e nei nostri oceani. Può spiegarci cos'è il "marine litter" e come sta cambiando i mari del nostro mondo?«Il programma per le Nazioni Unite per l'ambiente lo definisce come qualsiasi "manufatto" di cui ci si disfà in mare. Ogni rifiuto: la busta, il tappo o il relitto entra a far parte del "marine litter". La quantità maggiore arriva dalla terra, dai sistemi fluviali. Quella rilasciata per attività marine è ridicola in confronto, ma c'è. A questa categoria appartengono anche le attrezzature, come le reti dei pescatori, che a volte sono abbandonate proprio in mare. Nello stretto di Sicilia, ad esempio, vengono regolarmente affondate cime di centinaia di chilometri in propilene per la "pesca ai cannizzi", anche detta pesca con l'ombra che serve a catturare le lampughe». Quanto influisce la plastica sul "marine litter"?«Molto, uno degli elementi principali è che è persistente e che i grandi rifiuti si frammentano in micro e nanoplastiche. Si ritrova persino nei tessuti degli organismi marini. E ci allarma perché siamo coinvolti direttamente noi che poi mangiamo quei pesci, ma lo scienziato si preoccupa perché queste microplastiche diventano sede di accumulo per alcuni inquinanti, oltre a soffocare le tartarughe». Cosa stiamo facendo per contrastare questi fenomeni nel Mediterraneo?«L'Europa ha messo in campo la "Marine strategy", finanziando anche l'Italia per avere contezza di alcuni fenomeni, tra questi la presenza di plastica spiaggiata, galleggiante o affondata per individuare misure per contenerla e strumenti per indagare se sono efficaci o meno. Attualmente è in corso la fase due, le misure sono ancora da mettere in atto. Abbiamo individuato gli indicatori, le quantità di alcune tipologie di plastica, ma i risultati ancora non sono noti».

(and. scut.)

 

 

Muggia - Ecco i maxicontenitori per il "porta a porta"
MUGGIA - I primi contenitori per le immondizie differenziate stanno approdando nelle case dei muggesani. Con il nuovo anno la raccolta dei rifiuti "porta a porta", che partirà ufficialmente il primo marzo, sta iniziando a prendere piede. E non senza disagi. Gli incaricati della società Net, alla quale è stato affidato il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, hanno iniziato la distribuzione del materiale necessario per l'espletamento del servizio alle singole utenze del Comune di Muggia. Il kit è composto da contenitori, sacchetti, materiale informativo e calendario di raccolta rifiuti.«Con l'introduzione della raccolta porta a porta verranno eliminati tutti i cassonetti stradali attualmente presenti sul territorio comunale, pertanto a far data dal primo marzo gli stessi non saranno più presenti e inizierà il nuovo sistema di raccolta» è stato ricordato nella lettera consegnata ai cittadini da parte del Comune. Come preannunciato lo scorso anno, l'amministrazione guidata dal sindaco Laura Marzi ha stilato il calendario degli incontri informativi previsti sul territorio comunale per spiegare il nuovo metodo di raccolta, alla presenza di un rappresentante di Net, che illustrerà nel dettaglio le novità del sistema e le regole di conferimento dei rifiuti. Si inizierà mercoledì 31 gennaio ad Aquilinia al centro parrocchiale "Casa Primavera", mentre mercoledì 7 febbraio ci si sposterà alla scuola dell'infanzia "Il Giardino dei Mestieri" di Fonderia. Mercoledì 21 febbraio è in programma l'appuntamento forse più atteso nella sala conferenze del palazzo "Millo" di piazza della Repubblica, in cui verranno coinvolti dunque tutti i residenti del centro storico. Infine venerdì 23 febbraio la scuola dell'infanzia di Chiampore ospiterà l'ultimo incontro previsto. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno alle 17.30. Agli incontri presenzierà per il Comune l'assessore all'Ambiente Laura Litteri. «Vista la grande sensibilità dimostrata dai cittadini muggesani in tema di rispetto dell'ambiente e del territorio, si confida nella partecipazione numerosa alle serate informative, certi che ciascuno parteciperà attivamente al cambiamento, adottando comportamenti rispettosi delle nuove regole di conferimento, a beneficio di tutti i concittadini e dell'ambiente» recita ancora la lettera indirizzata dal Comune ai cittadini muggesani. Per ora il ricevimento dei primi contenitori non ha suscitato grande approvazione da parte dei muggesani. Anzi. Forti perplessità sono state espresse soprattutto sulle dimensioni dei contenitori, complessivamente sei, differenziati per colore: blu per carta e cartone, giallo per gli imballaggi e la plastica, verde per il vetro e i barattoli, grigio per i rifiuti secchi residui e due marroni (uno grande e uno piccolo) per l'umido. Pronta la replica del Comune: in caso di ulteriori informazioni e chiarimenti la società Net ha espresso la piena disponibilità a rispondere alle richieste e alle perplessità formulate dai cittadini muggesani. Per contattare il gestore del servizio di raccolta dei rifiuti si dovrà chiamare il numero verde 800520406.

(r. t.)

 

 

Sirovich cittadino onorario di Casoli - Allo scrittore triestino il riconoscimento dal Comune abruzzese per averne riscoperto la Memoria
È sempre più stretto il legame che la città di Trieste sta stringendo con il paesino abruzzese di Casoli, cinquemila e rotti abitanti in provincia di Chieti. Un legame che verrà ufficializzato nel Giorno della Memoria, il prossimo 27 gennaio, quando il Comune di Casoli conferirà la cittadinanza onoraria allo scrittore triestino e geologo dell'Ogs Livio Isaak Sirovich. É stato d'altronde lui a ricostruire, con il suo libro "Non era una donna, era un bandito - Rita Rosani, una ragazza in guerra" (Cierre edizioni 2014/2015), una trama che altrimenti sarebbe rimasta sfilacciata. Nell'opera Sirovich racconta la storia della triestina Rita, medaglia d'oro della Resistenza, che il 17 settembre 1944 venne trucidata, a 23 anni, sul Monte Comune a nord di Verona, in un violento scontro a fuoco tra alcuni partigiani e un battaglione di soldati fascisti e nazisti. Sirovich si avvale delle corrispondenze epistolari che Rita ebbe con il fidanzato Giacomo Nadler, deportato a Casoli insieme ad altri 50 ebrei stranieri di Trieste subito dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia. Ecco che il volume di Sirovich «ha contribuito a far conoscere alcune delle vicende occorse a Casoli durante la guerra agli internati/deportati ebrei», scrive il sindaco del paese abruzzese, Massimo Tiberini, nella lettera in cui ufficializza la cerimonia. «Sirovich - si legge nel testo - ha valorizzato i documenti conservati a Casoli relativi alla presenza sia dei prigionieri/internati ebrei stranieri e sia dei tanti civili sloveni e croati deportati in campi di concentramento e di internamento nel territorio italiano, e in specie abruzzese, dopo l'invasione del Regno di Jugoslavia nella primavera del 1941 da parte della monarchia e del Regime fascista italiano. Servendosi di interviste a testimoni dell'epoca, ha saputo raccontare il comportamento della comunità casolana con competenza, manifestando anche un'insolita empatia con chi all'epoca fu travolto da vicende di imprevedibile tragicità». «Sono commosso, è una notizia tanto inaspettata quanto piacevole», commenta Sirovich, consapevole di aver anche ispirato lo storico Giuseppe Lorentini a ideare il progetto di ricerca online sul Campo di concentramento di Casoli, che, attraverso il sito www.campocasoli.or, permette di far rivivere parte della memoria storica del paese.

Elena Placitelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 gennaio 2018

 

 

Bici in zone pedonali - Lega beffata in aula dalla mozione dem
Maggioranza "in rivolta" contro la mozione del leghista Antonio Lippolis per il divieto di circolare in bici nelle aree pedonali. È l'esito della lunghissima concione che ieri sera ha impegnato il consiglio comunale. Al centro del contendere il testo, al suo secondo passaggio in aula, con cui il consigliere del Carroccio proponeva di introdurre il divieto. In un primo momento la mozione è stata emendata dal capogruppo Paolo Polidori, che all'impegno di emanare un'ordinanza di divieto ha affiancato il consiglio di valutare in alternativa l'adozione di nuova segnaletica che porti i ciclisti sulle apposite piste. Il testo è stato fatto proprio dall'assessore Luisa Polli. Il Pd però ha presentato una mozione, redatta da Laura Famulari, in cui si chiede di fare più attenzione alla sicurezza delle aree pedonali e anche di fare sensibilizzazione sul tema. Ma il punto saliente è il seguente: «Non introdurre divieti alla circolazione dei velocipedi nelle zone pedonali». In sostanza l'annullamento della mozione Lippolis. Il testo dei dem è stato discusso a lungo dall'aula, non senza alcune vette ad effetto, come quando al consigliere Roberto De Gioia (Socialisti/Verdi) è sfuggita la parola "slalom" e ha difeso i ciclisti «a parte alcuni idioti che fanno slogan in mezzo alla gente». Alla fine, però, la mozione del Pd è stata votata da tutti i gruppi, inclusi Forza Italia e Lista Dipiazza: unici contrari Lega, Fratelli d'Italia e il forzanovista Fabio Tuiach. Tramonta così l'opzione Lippolis. Veniamo al resto della serata. È stata ritirata in diretta dalla Lega la mozione sulle residenze dei migranti che aveva suscitato le perplessità di Forza Italia nei giorni scorsi. Le due forze hanno trovato una forma di accordo, e Polidori ha dichiarato: «La mozione è talmente importante che non ci opponiamo all'idea di arricchirla. Chiediamo di rinviarla alla prossima seduta così da dare ai consiglieri il modo di emendarla per renderla più completa». Approvata invece la mozione di Michele Babuder, Piero Camber e Alberto Polacco (Fi) per la ricollocazione della targa a Giulio Corelli a Gretta. La placca dedicata al fu presidente della Polisportiva locale è stata eliminata durante i lavori di restauro degli edifici Ater ed è ora custodita a Ronchi dei Legionari. Assieme alla targa, è emerso, è stato segato via anche il pezzo di muro allegato. Urge quindi la ricollocazione dell'imponente manufatto. Operazione che l'assessore Lorenzo Giorgi s'è impegnato a fare quanto prima. Tra le mozioni approvate nel corso della serata c'è anche la proposta di Antonella Grim (Pd) per l'introduzione del bancomat nelle biglietterie dei musei civici che ne sono sprovvisti: «A partire da San Giusto - commenta Grim -. La valorizzazione turistica passa anche per una migliore informatizzazione e comunicazione». Approvata seduta stante anche la mozione forzista che chiede di concordare un'intesa fra Comune, Uti e Regione per la gestione dell'edilizia scolastica. All'inizio della serata il sindaco Roberto Dipiazza ha commemorato il professor Italo Gabrielli, scienziato e politico triestino scomparso nei giorni scorsi, nonché padre del presidente del consiglio Marco Gabrielli.

(g. tom.)

 

Ok alle barriere antirumore di Sistiana - Il ministero ha approvato il progetto per il tratto autostradale fino a Duino. Il cantiere si aprirà tra qualche settimana
DUINO AURISINA - L'incubo rumore sta per finire. Con l'approvazione del progetto esecutivo da parte del ministero delle Infrastrutture, arrivata a dicembre, e la firma del protocollo d'intesa fra Anas e Fvg Strade, la costruzione delle barriere antirumore nel tratto autostradale compreso fra Sistiana e Duino può iniziare. Un intervento molto atteso dai cittadini che vivono e lavorano a Sistiana, Duino e San Giovanni di Duino. Si posizioneranno barriere alte dai quattro ai sei metri, fabbricate in materiali ecologicamente compatibili che, dal punto di vista estetico, saranno simili alla pietra di Aurisina e copriranno complessivamente 3.740 metri di lunghezza e 18.500 metri quadrati. Realizzate dalle aziende Fip Industriali spa e Cir Ambiente Spa, riunite in Ati (Associazione temporanea d'impresa), le barriere richiederanno un investimento di circa 6 milioni di euro. I lavori dovevano iniziare dopo l'estate, ma l'iter dell'opera si è rivelato molto tormentato «come purtroppo accade spesso in Italia - si legge in una nota di Autovie venete - per una serie di motivi di tipo tecnico e procedurale. La zona è sottoposta a rigidi vincoli di tutela, i tempi ministeriali per il rilascio delle autorizzazioni sono stati molto lunghi e i numerosi enti coinvolti hanno dovuto seguire un percorso complesso per il rilascio delle autorizzazioni relative allo spostamento delle interferenze».«Le operazioni preliminari all'apertura del cantiere - conferma il presidente di Autovie Venete, Maurizio Castagna, in stretto contatto con il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta - avverranno già nelle prossime settimane, cominciando dagli espropri, perciò possiamo garantire che, nell'arco di un anno e mezzo circa, le barriere saranno installate».Il cronoprogramma del cantiere, che sarà discusso nei dettagli da Castagna e Pallotta nel corso di un incontro programmato per martedì prossimo, prevede una durata complessiva di 510 giorni. Il progetto fa parte di un programma finalizzato alla limitazione del rumore nelle autostrade dell'intero territorio regionale. Pallotta ha espresso "grande soddisfazione" per questo risultato. «Ringrazio Autovie venete e in particolare il presidente Castagna - ha detto -, che ha dimostrato grande disponibilità nei confronti del problema dell'inquinamento acustico. Un incontro decisivo - ricorda - era avvenuto già lo scorso 27 luglio, alla presenza del nostro assessore alla Viabilità, Andrea Humar. In tale frangente erano stati esaminati i dettagli del progetto, che ha avuto un lunghissimo iter di approvazione, iniziato nel lontano 2005. Un ringraziamento va anche a Pietro Del Fabbro, nel 2005 amministratore delegato di Autovie venete - ha proseguito - che aveva seguito l'avvio dell'intervento». Sul tema si era impegnato anche l'ex sindaco di Duino Aurisina, Giorgio Ret (Autonomia responsabile), oggi consigliere regionale e comunale, che a dicembre aveva scritto una lettera alla presidente Debora Serracchiani, parlando di «vent'anni di annunci, cui non sono mai seguiti i fatti».

Ugo Salvini

 

 

Trieste Airport, passerella pronta - Sopralluogo dei vertici con il sindaco Dipiazza dall'aerostazione alla fermata Fs. Primo treno il 19 marzo
RONCHI - È iniziato il conto alla rovescia. Il 19 marzo prossimo approderà il primo treno ed allora, a poco più di un anno dall'avvio del cantiere, il 23 gennaio 2017, il polo intermodale dei trasporti di Ronchi dei Legionari sarà una realtà che dovrà far ripensare a tutto il sistema della mobilità regionale. Il punto della situazione è stato fatto ieri, in occasione della visita del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza che, accompagnato dal presidente e dal direttore generale di Trieste Airport, Antonio Marano e Marco Consalvo, per la prima volta ha attraversato la lunga passerella, 425 metri di lunghezza, dall'aerostazione alla fermata ferroviaria, in avanzata fase di allestimento. Con loro anche il responsabile dell'ufficio di piano, Stellio Vatta, il direttore dei lavori, Ermanno Simonati e Marco Seibessi, presidente della Ici Coop, l'azienda capofila del raggruppamento d'imprese che si è aggiudicato l'appalto. In questi giorni è iniziata la posa in opera delle pareti esterne, così come anche del soffitto, mentre sono già state montate le scale mobili e si sta provvedendo alla sistemazione del sistema di tappeti mobili. Quasi del tutto completato il parcheggio multipiano, si è provveduto a realizzare il manto d'asfalto di larga parte della zona destinata al parcheggio a raso, mentre, in questi giorni, si lavora per la stabilizzazione dei rimanenti 350 parcheggi scoperti. Montate, poi, le infrastrutture che permetteranno la sistemazione di un sistema di pannelli fotovoltaici che consentiranno di far funzionare due colonnine per la ricarica delle automobili elettriche. Ormai concluse le operazioni di realizzazione dell'illuminazione esterna, si lavorerà senza sosta anche alla fermata ferroviaria, dove si debbono completare le banchine per i passeggeri e realizzare le pensiline. Non sarà un'inaugurazione di facciata, ribadiscono gli addetti ai lavori e dal 19 marzo tutto dovrà essere completato e funzionale ad accogliere i passeggeri. Allora mancherà solo il sistema di piste ciclabili che, come da accordi, è di competenza dell'amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari che ha ricevuto un finanziamento regionale di ben 500mila euro. Ma interventi di una certa portata sono previsti anche all'interno dell'aerostazione che, dalla prossima settimana, sarà oggetto della sostituzione della copertura in plexiglass realizzata negli anni Novanta. Qui, va detto, è ormai stata quasi completata tutta la viabilità che sarà operativa da marzo. «Stiamo realizzando la nuova porta della nostra regione - ha detto il presidente Marano - e non possiamo che sperare che i cittadini accolgano di buon grado la valenza e l'utilità di questa bellissima opera che non è più un sogno nel cassetto». E la soddisfazione è piena anche nelle parole di Dipiazza. «Non può che far piacere toccare con mano che qui le cose sono state fatte in grande, pensando ad un rilancio vero del nostro aeroporto all'interno di un sistema del trasporto nell'area Alpe Adria».

Luca Perrino

 

I siti archeologici contesi stoppano il secondo binario -
La realizzazione della Capodistria-Divaccia rischia di subire rallentamenti per lo scontro tra le Università del Litorale e di Lubiana sugli scavi di ricerca
LUBIANA - Una "maledizione" sembra incombere sulla tanto agognata realizzazione del secondo binario lungo la linea ferroviaria Capodistria-Divaccia, opera che permetterebbe al Porto del capoluogo del Litorale di continuare il proprio trend di crescita verso i mercati del centro Europa. Non sono bastate la battaglia politica sfociata addirittura in un referendum contro la realizzazione, perso dagli anti-secondo binario, e le continue polemiche che accompagnano le prime mosse per l'avvio dell'opera: ora ci si mettono anche le lungaggini giudiziarie dovute all'affidamento di scavi archeologici su due siti, a Busevc, visino Villa Decani e Spina, nei pressi di Ospo che insistono proprio sulla tracciato dei lavori. La Commissione statale di revisione, infatti, come scrive il Delo di Lubiana, per la seconda volta negli ultimi nove mesi ha annullato l'accordo stipulato tra la Direzione statale per le infrastrutture e l'Ufficio per i beni culturali assieme all'Università del Litorale per svolgere i lavori archeologici nei due siti interessati da resti romani e tardo medievali. L'annullamento è stato chiesto e vinto dalla Facoltà di filosofia di Lubiana secondo la quale i due committenti (Ufficio dei beni culturali e Università del Litorale) non avrebbero tutti i requisiti necessari a svolgere gli scavi archeologici. La Direzione statale per le infrastrutture già il 18 agosto del 2016 aveva definito i termini per l'affidamento delle opere archeologiche necessarie nei due siti di Villa Decani e Ospo ma fino a oggi tutto è rimasto bloccato. Bando che la Direzione ha ripetuto nel dicembre del 2016 e che è stato aggiudicato il 3 aprile del 2017 all'Ufficio per i beni culturali e all'Università del Litorale i quali si sono impegnati a svolgere i lavori per complessivi 1,09 milioni di euro. Dieci giorni più tardi è partita l'opposizione della Facoltà di filosofia dell'Università di Lubiana che si diceva pronta a svolgere l'opera per 1,5 milioni. La Direzione statale per le infrastrutture ha bocciato questa offerta già il 9 maggio 2017 ma la facoltà di filosofia si è rivolta alla Commissione statale per la revisione che ha dato ragione a Lubiana il 13 giugno scorso. Tutto da rifare. Nuovamente il 28 agosto i lavori vengono affidati alla cordata prima aggiudicatrice ma nuovamente la facoltà di filosofia è ricorsa in Commissione il 28 agosto 2017.A questo punto la diatriba potrebbe ancor più dilatarsi nel tempo con la Direzione statale delle infrastrutture che continua a ripetere che affiderà i lavori a un solo soggetto proponente e che, nelle more, ventila la possibilità di rifare nuovamente il bando di gara. I lavori di scavo archeologico dureranno, se partiranno e quando partiranno ben 10 mesi. I treni possono attendere.

Mauro Manzin

 

 

L'addio di Barcola alle piante ferite - Censiti dal Comune gli alberi malati. Abbattimenti in vista. Ma in 268 si mobilitano a difesa del pino storto
Gli habituè di Barcola sono avvisati: quest'estate la pineta avrà qualche zona d'ombra in meno, poiché a breve si procederà all'abbattimento di alcuni dei suoi alberi, seriamente intaccati dalla presenza di pericolosi funghi. Tra di loro anche lo storico "Pino storto" di piazza Skabar, a difesa del quale sono già scese in campo poco meno di 300 persone (268 per la precisione). Il Comune ha avviato di recente un censimento, affidato agli uffici tecnici, degli alberi pericolanti in città. E in pineta, come detto, ne sono già stati individuati alcuni. Come riconoscerli? Semplice, basta cercare i cartelli di pericolo affissi ai loro tronchi. «Avviso: l'albero sarà abbattuto per estremo rischio di schianto - si legge in uno dei messaggi -. La pianta sarà sostituita con la messa a dimora di un nuovo albero». Altri fogli, invece, riportano diagnosi diverse e più approfondite. «Questo leccio presenta diversi funghi responsabili del decadimento dei tessuti legnosi - si legge su un'altra pianta poco distante -. Sono presenti inoltre diverse ferite e cavità aperte alla base del fusto. La vitalità della pianta è modesta. Sono state effettuate misurazioni strumentali con resistografo. È quindi necessario abbattere la pianta». Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici, precisa che per ora gli interventi di abbattimento riguarderanno solo due alberi della pineta (nonostante non siano gli unici malati). Il taglio avverrà nell'arco di qualche mese. A breve poi potrebbe subire lo stesso trattamento un altro albero inserito nell'elenco di quelli pericolosi e pericolanti: lo storico pino incurvato del giardino Skabar, situato appena prima l'inizio della pineta, accanto all'ex capolinea del bus numero 6. Per salvare "Pino lo storto", che affonda le sue radici nella storia stessa della città data la sua età, è addirittura nata una petizione promossa da Stefano Pockaj e sottoscritta fino ad oggi da altri 268 cittadini. «Il Comune - si legge - vuole abbattere lo storico pino secolare incurvato che è da generazioni pregio estetico particolare del giardino Skabar di Barcola ed è con esso nei ricordi di tutti i frequentatori del porticciolo e della riviera barcolana. Il motivo dell'abbattimento - prosegue il testo - è che potature sbagliate, eseguite per conto dello stesso Comune, lo hanno ferito facendovi penetrare dei funghi. Ma ognuno può constatare che il grande pino è egualmente vitale e rigoglioso». Come soluzione alternativa al taglio viene proposta, quindi, la costruzione di un semplice supporto fisso, da abbellire magari con rose o altre piante da fiore, come si è soliti fare per i vecchi alberi nei giardini storici. In questo modo, secondo l'autore della petizione, si riuscirebbe a consolidare il tronco di "Pino lo storto", impedendo il rischio che si spezzi e cada. «Chiediamo perciò al Comune - si conclude la petizione - di annullare l'ordine di abbattimento di quel pino secolare che fa parte del paesaggio di Barcola, dov'è già visibile nelle cartoline d'inizio '900, e di provvedere invece all'opportuno supporto di sostegno». Dopo un primo incontro ieri che però non ha dato i frutti sperati, proprio oggi Lodi e l'ufficio tecnico del verde pubblico si riuniranno di nuovo per decidere le sorti di "Pino lo storto".

Simone Modugno

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 gennaio 2018

 

 

L’Uti porta “in dote” 4,3 milioni in due anni per l’area di Acquario - Intesa siglata tra giunta regionale e Consiglio delle autonomie

Destinati a Muggia fondi per accelerare le opere di bonifica

MUGGIA - Esattamente 4 milioni e 300 mila euro, che approderanno entro il 2019 in piazza Marconi. A tanto ammonta in finanziamento che l'Unione territoriale intercomunale giuliana affiderà al Comune di Muggia per finanziare un'opera attesissima: la bonifica e la riqualificazione del terrapieno Acquario. L'accordo è arrivato in seguito all'Intesa per lo sviluppo regionale e locale 2018-2020 avvenuta a Udine e sottoscritta dalla presidente della Regione Debora Serracchiani e dal presidente del Consiglio delle autonomie locali Andrea Carli. Il documento ha sancito il piano dei finanziamenti che nei prossimi tre anni andranno alle Unioni territoriali del Friuli Venezia Giulia per la realizzazione degli interventi di area vasta: sulla bilancia qualcosa come 147 milioni di euro. Per quanto concerne l'Uti giuliana, il Comune di Muggia nel 2018 incasserà un finanziamento pari a 3,1 milioni di euro - ossia il 43% dei 7 milioni 676 mila totali dell'Uti - a cui si andrà ad aggiungere il milione e 400 mila euro (pari al 30% totale giuliano) nel 2019. «Nei prossimi due anni, oltre a 200 mila euro di investimento per la promozione di forme di economia solidale, la città riceverà 4 milioni 300mila euro per il recupero di tratti di costa da bonificare e restituire alla fruizione pubblica nel terrapieno Acquario: uno tra i più importanti e attesi progetti sul territorio dunque, sarà portato a compimento», ha commentato con soddisfazione il sindaco Laura Marzi. Il terrapieno Acquario, posto sul lato mare di strada per Lazzaretto in località Boa, è a tutti gli effetti il più grande spazio esistente a Muggia destinabile a fini turistico-balneari con i suoi 30mila metri quadri di terreno disposti su un'area lunga quasi un chilometro. Interdetto al pubblico da quasi quindici anni per una complessa vicenda giudiziaria, il sito è stato "sbloccato" nel 2015 con l'approvazione da parte della Conferenza di servizi regionale del progetto definitivo per la sua messa in sicurezza e bonifica. «Proprio in ragione della sua lunghezza ed estensione, quella di Acquario è l'area di maggiore interesse in quanto il suo recupero consente, oltre all'incremento significativo delle aree destinabili alla balneazione e alle attività ad esse connesse, anche la realizzazione di ampi spazi di servizio e ludico-ricreativi», ha commentato Bussani. Entro l'estate le aree del primo lotto - comprendente la pista ciclabile e due aree parcheggio - verranno già aperte al pubblico. L'apertura del lato mare consentirà dunque ai bagnanti di potersi recare in acqua. Ma il progetto finale prevede anche la messa in sicurezza dell'area a monte con la creazione di spazi per attività sportive e di ristorazione. «Una volta completato il progetto, ossia entro la fine del mandato, il lungomare diventerà per Muggia non solo il naturale luogo di ritrovo e svago della sua cittadinanza ma costituirà anche una attrazione nel periodo estivo per i territori vicini - puntualizza Bussani - divenendo un volano imprescindibile per il suo sviluppo turistico e, più ampiamente inteso, economico». Significative le parole del sindaco Laura Marzi: «Si stanno finalmente concretizzando progetti che anni fa sembravano utopia. La trasformazione del litorale muggesano, che ha già visto restituire riqualificata l'area da punta Olmi al molo "T" e, a breve, il primo lotto di Acquario, continua quindi a grandi passi verso la sua piena restituzione alla città».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 gennaio 2018

 

 

Al volante con il cellulare in mano - Escalation di multe: + 122% nel 2017
L'articolo 173 del codice della strada, che vieta l'utilizzo del cellulare alla guida, è stato violato almeno 595 volte nell'arco del 2017. E la Polstrada ha staccato altrettante multe. Il 122% in più rispetto al 2016. Un dato che fa riflettere. Uno dei tanti che ieri i diversi settori della Polizia di Stato hanno comunicato per fare un bilancio dell'attività svolta l'anno scorso. Ecco alcuni dei numeri più salienti. Sempre per rimanere in ambito stradale, si scopre che l'utilizzo delle cinture non va molto di moda, segnando così 839 violazioni per il mancato uso, sanzioni che sono in aumento del 14% in confronto al 2016. Ritirate 330 patenti. Sono stati 273 gli incidenti, di cui quattro mortali e 126 con feriti. I punti decurtati? Oltre 18mila. Deputata al primo approccio con il cittadino in difficoltà è la sala operativa della Questura, che quest'anno ha visto gli operatori rispondere a 57.649 chiamate sia inerenti a fatti gravi che semplici richieste di informazioni. L'attività di prevenzione si è esplicata attraverso il controllo di 55.800 persone e 16.000 veicoli, 36 sono stati gli esercizi pubblici sottoposti a verifiche di polizia. Il Nucleo regionale degli artificieri antisabotaggio ha operato 346 ispezioni di luoghi interessati dalla presenza di personalità o a rischio terrorismo; sono intervenuti in sette servizi di rappresentanza. Gli interventi su presunti ordigni esplosivi improvvisati sono stati 61. Altrettanto alacri gli agenti della polizia di frontiera che hanno identificato 75.329 persone e 24.626 veicoli. L'efficacia del dispositivo adottato è dimostrato dagli 80 arresti eseguiti e dalle 660 denunce in stato di libertà, nonché dal fermo di 451 migranti irregolari (afghani, iracheni e pakistani) di cui 67 immediatamente rimessi alla Repubblica di Slovenia. Questi sono solo alcuni dei numeri portati a termine da questa area. L'Ufficio di polizia di frontiera marittima ha svolto la verifica di prima e seconda linea in occasione degli arrivi e partenze di 4.968 navi, sia di sicurezza, prevenzione e supervisione della Security Portuale. Sono 32 le sanzioni date a vettori marittimi per 550mila euro. Nel corso di attività di prevenzione all'immigrazione clandestina, sono stati sequestrati 11 autoarticolati provenienti dalla Turchia di cui tre già sottoposti a confisca. Tanto che gli ingressi irregolari attraverso il porto di Trieste sono cresciuti del 50% nel 2017. Anche i reati informatici hanno fatto lavorare il compartimento della polizia postale che ha monitorato nell'ambito della pedopornografia monitorando 2046 siti web in Fvg di cui 1030 nel capoluogo giuliano, dove sono state eseguite anche dieci perquisizioni. Hanno svolto inoltre 265 controlli negli Uffici Postali nel periodo del ritiro delle pensioni. La Polfer invece ha scortato 7.455 convogli ferroviari con una media di 21 treni al giorno; sono stati predisposti 854 servizi antiborseggio in abiti civili sia negli scali che sui convogli. Grazie a tale dispositivo il Compartimento polizia ferroviaria per il Fvg ha tratto in arresto 26 persone e ne ha indagate in stato di libertà 822 e sono stati rintracciati ben 180 minori allontanatisi da casa o da strutture di accoglienza. Le stazioni ferroviarie di Udine e Pordenone sono state oggetto, più volte, di specifici servizi per la prevenzione e la repressione del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope svolti anche con l'ausilio di unità cinofile.

(b.m.)

 

 

 

 

VOCE ARANCIO - SABATO, 13 gennaio 2018

 

 

ECOBONUS 2018, TRA CONFERME E NOVITA'

Anche per il 2018, chi ha programmato lavori di ristrutturazione nel corso dell’anno potrà contare sull’Ecobonus. Ecco i principali interventi detraibili. A 21 anni dal suo debutto, l’Ecobonus si rinnova e introduce alcune importanti novità. Le detrazioni riservate a chi ha programmato di eseguire lavori nella propria abitazione sono state confermate dalla legge di Bilancio anche per il 2018, seppur con alcune modifiche rispetto agli anni precedenti.

Lavori di efficientamento energetico, cosa cambia rispetto al 2017. Rimane confermata la possibilità di detrarre il 65% in dieci anni delle spese relative ai lavori che migliorano l’efficienza energetica delle singole unità abitative. Il tetto massimo di spesa è fissato a 100.000 euro e include lavori di diverse tipologie: dagli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale ai sistemi di domotica che garantiscono il controllo da remoto degli impianti di acqua calda, climatizzazione e riscaldamento. A differenza di quanto avveniva fino all’anno scorso, la detrazione passa dal 65 al 50% per la sostituzione di finestre, per l’installazione di caldaie a condensazione meno evolute e per gli impianti di riscaldamento alimentati a biomasse, come le stufe a pellet. Passa al 50% anche la detrazione per l’acquisto e la posa in opera di schermature solari, come le tende da sole. Un’altra novità riguarda la possibilità di detrarre il 65% delle spese sostenute nell’arco del 2018 per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti già esistenti.
Ristrutturare e recuperare metà della spesa sostenuta. Altro punto che rimane invariato è quello relativo ali lavori di ristrutturazione edilizia che, anche quest’anno, permetteranno di recuperare in dieci anni il 50% della spesa sostenuta, per un massimo di 96.000 euro. Rientrano in questo gruppo tutti i lavori di manutenzione ordinaria relativi alle parti comuni condominiali (sostituzione dei pavimenti, tinteggiatura di pareti…), quelli di manutenzione straordinaria (rifacimento delle scale), di restauto o di risanamento conservativo (ripristino dell’aspetto storico-architettonico di un edificio) e le spese di ristrutturazione edilizia (realizzazione di una mansarda…). Come negli anni passati, sono detraibili anche gli interventi volti a eliminare le barriere architettoniche, quelli per la prevenzione di atti illeciti da parte di terzi (installazione di porte blindate, grate…) e gli interventi per la bonifica dell’amianto. Tra le novità del 2018 spicca il cosiddetto “Bonus verde” che prevede la possibilità di detrarre il 36% della spesa sostenuta per la sistemazione di balconi, giardini e terrazzi privati.
Sismabonus e efficientamento, le detrazioni per i condomini. Nel 2018 viene introdotta qualche novità sulle detrazioni relative al consolidamento degli edifici, il cosiddetto sismabonus, e su quelle che garantiscono un maggior risparmio energetico. La legge di Bilancio favorisce le operazioni combinate eseguite negli stessi stabili e proroga la scadenza fino al 31 dicembre 2021. Infatti se un condominio che si trova in zona sismica 1, 2 o 3 decide di avviare i lavori di messa in sicurezza e, contestualmente, anche quelli di efficientamento energetico, potrà usufruire di una detrazione dell’80%, nel caso in cui l’intervento comporti il miglioramento di una classe di rischio. La detrazione può arrivare fino all’85% se i lavori assicurano il miglioramento di due classi di rischio, su una spesa massima di 136.000 euro per unità. Se l’edificio esegue i soli lavori di consolidamento e se questi migliorano una classe di rischio sismico, la detrazione sarà invece pari al 70%. Confermate anche le detrazioni relative all’efficientamento energetico sulle parti comuni degli edifici. Se gli interventi interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, la detrazione sarà del 70%. Se i lavori comportano almeno la qualità media per la prestazione energetica invernale ed estiva, invece, la detrazione arriva fino al 75% della spesa.
 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 gennaio 2018

 

 

Un piano triennale per cancellare le nutrie dal territorio del Fvg - Disciplinati i metodi di cattura e soppressione, con il fucile - Potranno intervenire anche gli agricoltori purché «formati»
TRIESTE - È nel 1929, l'anno della grande depressione, che gli italiani iniziano a conoscere la nutria (o castorino). Il roditore arrivava dal Sud America e una quarantina di anni dopo sarebbe pure stato diffusamente allevato per la produzione di pellicce. In regione la presenza è segnalata dagli anni Novanta e oggi, secondo una stima dell'Università di Udine, si contano 70mila esemplari. Decisamente troppi visti i danni all'agricoltura e la minaccia alla sicurezza idrogeologica del territorio: le nutrie preferiscono l'ambiente acquatico e sono solite scavare gallerie e tane ipogee anche di diversi metri, con conseguenti rischi per la tenuta delle arginature di corsi d'acqua naturali e canali di irrigazione e scolo. Con la premessa che nel 2014 la legislazione nazionale ha declassato la nutria da specie selvatica ad «animale infestante», e secondo il dettato della legge regionale 20 dello scorso giugno, la giunta interviene via delibera con un obiettivo chiaro: sterminare la specie. Il piano di durata triennale - «Uno strumento efficace per il controllo e l'eradicazione della specie», lo riassume l'assessore Paolo Panontin - entra nel dettaglio dei metodi di intervento, degli operatori, dello smaltimento delle carcasse. L'importante è che non siano usati veleni, esplicitamente vietati assieme a ogni altro metodo non selettivo. La giunta informa innanzitutto sulle persone autorizzate all'intervento. Si tratta del Corpo forestale regionale, delle guardie comunali con licenza di caccia, di operatori anche non cacciatori ma selezionati e addestrati dalle ex Province. Via libera anche all'agricoltore proprietario o conduttore, «purché adeguatamente formato», previa comunicazione all'ispettorato forestale. La via preferenziale, anche se non viene escluso l'abbattimento diretto, è la cattura in vivo tramite gabbie-trappola e successiva soppressione. Nell'allegato alla delibera si precisa inoltre che vanno impiegati meccanismi a scatto collegati con esche alimentari come mele e granoturco. Le gabbie, una volta attivate, devono essere controllate almeno una volta al giorno (due in periodo estivo), allo scopo di non procurare inutili sofferenze agli animali catturati e di verificare l'eventuale presenza di specie non bersaglio che dovranno essere prontamente liberate. La soppressione «con metodo eutanasico» degli animali catturati con il trappolaggio dovrà poi avvenire nel minor tempo possibile. Di dettaglio in dettaglio si spiega anche il metodo di soppressione. Il più semplice: il colpo di fucile. Con canna liscia, ma anche di piccolo calibro (tipo flobert) o di dispositivi ad aria compressa con potenza non superiore a 7,5 Joul e calibro pari a 4,5 per i quali non sono richiesti porto d'armi e licenza per l'esercizio venatorio. Il trasporto delle armi da casa al luogo della cattura, nessuna sorpresa, è consentito soltanto a maggiorenni. Data poi per scontata la «massima diligenza», con arma scarica e nella custodia. Una volta uccise, le nutrie vanno messe «in contenitori ermetici ove vengono esposte al biossido di carbonio ad alta concentrazione». In ogni caso, più se ne uccidono, meglio è: «Tenuto conto che l'obiettivo auspicabile è l'eradicazione della specie dal territorio regionale, non sono previste limitazioni numeriche al prelievo». Non manca la dotazione finanziaria: 22mila euro all'anno (66mila nel triennio) per lo smaltimento delle carcasse e per l'acquisto delle gabbie. Un investimento «contraddittorio», denuncia peraltro la Lav-Lega anti vivisezione, che cita, con il referente di Trieste Fulvio Tomsich Caruso, gli 80mila euro pubblici che sostengono uno studio dell'Università di Udine per individuare e testare sistemi che riducano le capacità riproduttive delle nutrie. «Un'azione non violenta che ci vede ovviamente favorevoli - dice l'animalista -, ma che rende ancor meno comprensibile perché si vada sulla strada opposta dell'abbattimento cruento». Un'iniziativa, aveva già denunciato in passato la Lav, «che otterrà l'effetto di indurre la specie a moltiplicarsi ed estenderà la caccia 24 ore su 24 anche fuori dalla stagione venatoria, facendo girare persone armate e dando copertura alle attività di bracconaggio».

Marco Ballico

 

 

Coste della Croazia lordate dai rifiuti giunti dall'Albania - L'immondizia spinta dai venti di scirocco che soffiano da Sud - Scempio sulle spiagge di Ragusa. Tre settimane per pulirle
FIUME - Torna a far parlare di sè l'annoso problema dell' invasione dei rifiuti nel sud della Dalmazia. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un paio di sciroccate che per i dalmati meridionali sono al livello di una sciagura o quasi. Centinaia e centinaia di tonnellate d'immondizia che - sospinte dal vento e dal moto ondoso - arrivano dall'Albania e vanno ad occupare chilometri quadrati di porti, marina, spiagge, baie. Mesi fa la città di san Biagio, Ragusa (Dubrovnik) per intenderci, era stata lordata da sacchi e rifiuti di plastica, bottiglie di ogni tipo, rami e legname vario, un bruttissimo e ripugnante tappeto di immondizia che aveva occupato, tra l'altro, la rinomata spiaggia di Banje, uno dei simboli turistici di questa località dalmata. Ebbene, ci sono volute tre settimane per liberare Ragusa da quell'inguardabile strato, che puntualmente appare ogni anno con lo scirocco autunnale. A protestare per quanto sta avvenendo negli ultimi giorni sono stati gli abitanti delle isole di Curzola, Meleda, Giuppana, Mezzo, Lunga e Lissa, della penisola di Sabbioncello e della stessa Ragusa. Ci sono tanti, troppi rifiuti e tutti arrivano inesorabilmente da sudest, dall' Albania. Un abitante di Curzola città, che ha voluto mantenere l'anonimato, si è rivolto ad un giornalista che stava prendendo nota della montagna di rifiuti presenti nelle acque del capoluogo isolano e ha detto con la voce alterata dalla rabbia: «A Zagabria si sono dimenticati di noi, trascurando il fatto che simili discariche in mare minano la nostra salute e quella degli organismi marini. L'ultimo spot promozionale dell'Assoturistica croata indica il Paese come un luogo Full of life. Invece è full of shit». A muoversi per prima è stata l'organizzazione croata di Greenpeace che ha promosso una raccolta di firme tramite Internet, con messaggio rivolto al ministro croato dell'Ambiente, Tomislav Coric, invitato a muoversi in tempi rapidi, in primis a Bruxelles, «per evitare che la Croazia continui ad essere inondata dai rifiuti». Lo scottante tema, che aveva già visto Zagabria protestare ufficialmente nei riguardi di Tirana, è stato toccato l'altro giorno nel corso dell'incontro tra i presidenti di Croazia e Albania, Kolinda Grabar Kitarovic e Ilir Meta.

Andrea Marsanich

 

 

Sofia porta a scuola l'allarme clima - La studentessa della Sissa premiata con la borsa di studio "Prattico"
«Il clima cambia anche a livello locale. Per raccontarlo a scuola si diventa videomaker». Con questo tema Sofia Rossi, milanese, studentessa del master in Comunicazione della scienza "Franco Prattico", ha vinto la borsa messa in palio dall'assessorato all'Educazione, scuola, università e ricerca del Comune di Trieste per la promozione della conoscenza scientifica con approcci didattici innovativi. Il riconoscimento è stato consegnato ieri dall'assessore comunale Angela Brandi e dal direttore della Sissa, Stefano Ruffo.«Sono molto contenta del risultato ottenuto. Il mio progetto punta sui prodotti multimediali - ha spiegato Sofia - perché sono strumenti moderni, adatti a raggiungere i ragazzi delle scuole e coinvolgerli in modo efficace in un tema così importante e attuale come quello dei cambiamenti climatici. Si riescono a diffondere alle nuove generazioni contenuti che rappresentano uno dei problemi più grandi che l'uomo si trova ad affrontare e che dipendono dal comportamento dell'uomo stesso - spiega -. Gli studenti dovranno ideare un video con gli strumenti che verranno forniti, realizzando le immagini e occupandosi anche del montaggio. Impareranno anche a lavorare in gruppo, come un vero team, e potranno scegliere l'argomento specifico su cui concentrarsi, ovviamente legato al tema principale. Io li seguirò ma dovranno essere sempre autonomi e liberi di sviluppare le proprie idee». Attraverso l'obiettivo della videocamera, i giovani studenti dovranno quindi riflettere e discutere su un problema globale, come quello del riscaldamento del pianeta, da una prospettiva cittadina e regionale, per poi raccontare a loro modo il tema con un progetto creativo. Nelle precedenti edizioni dell'iniziativa, con la stessa borsa, sono state premiate le studentesse del master Irene Campagna, per un elaborato dedicato alla conoscenza e alla prevenzione delle malattie infettive, e Sara Petrillo, che ha realizzato una proposta di citizen science, per il monitoraggio della zanzara tigre in città conclusosi nell'autunno 2017.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 gennaio 2018

 

 

Piccoli mostri di plastica finiscono nei nostri piatti - Tonnellate di micro-frammenti nei mari europei ogni anno. In arrivo stangata Ue
Molti si trovano nei prodotti cosmetici: ingeriti dai pesci, ce li ritroviamo a tavola
ROMA - Gli Stati Uniti le hanno messe al bando nel 2017, la Gran Bretagna da qualche giorno e l'Italia, divisa dal dibattito sui sacchetti compostabili, si accoderà soltanto nel 2020. Parliamo di microplastiche, ovvero quei frammenti «di misura inferiore o uguale a cinque millimetri» - così le definisce l'emendamento approvato nella legge di Bilancio - che le Nazioni Unite considerano una delle sei emergenze mondiali dell'ambiente. Dopo essersi infiltrate negli impianti di depurazione, miliardi di particelle appestano fiumi, laghi, mari e oceani finiscono persino sulle nostre tavole, con l'aspetto invitante di un buon pesce a indorare la pillola. Per lo più si tratta di macrorifiuti di plastica che si scompongono in acqua. Secondo la Goletta Verde di Legambiente, infatti, il derivato del petrolio rappresenta il 95% degli scarti presenti nel Tirreno, tra cui spicca un 41% di buste e frammenti. Ma l'invasione delle microplastiche è anche il risultato della cura del nostro corpo, purtroppo: è possibile trovarne in alcuni dentifrici, bagnischiuma, saponi, creme, ma soprattutto nei cosmetici. «Alcune aziende le utilizzano come agente esfoliante negli scrub o nelle maschere per togliere la pelle morta, un compito che in realtà potrebbe essere svolto benissimo da sali e altri minerali», spiega Eleonora De Sabata, portavoce del progetto Clean Sea Life, coofinanziato dall'Unione Europea, che ha per missione la riduzione dei rifiuti marini, attraverso una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Le stime dell'inquinamento da microplastiche contenute nei cosmetici non sono trascurabili: ogni giorno ne vengono sversate nei mari europei 24 tonnellate, che diventano 8.600 in un anno. Immaginatelo come un unico, mostruoso blob di plastica che si aggira per i nostri mari. Racconta il monitoraggio di Clean Sea Life, in costante aggiornamento, di almeno 88 cosmetici attualmente in vendita che utilizzano polietilene. Una sostanza che, secondo gli industriali del settore, rappresenta il 94% delle microplastiche presenti nei prodotti per la cura della persona. In media ogni flacone contiene 750mila particelle di plastica, per un totale di 12 grammi. Il record è quello dello scrub per i piedi del marchio indiano Himalaya, tuttavia, che contiene 1.632.000 frammenti, per un totale di 27 grammi di polietilene. Non mancano aziende leader del settore tra quelle che usano microplastiche: «Ma noi non vogliamo che i consumatori giudichino in base ai nomi dei marchi - spiega ancora De Sabata - perché il monitoraggio non è ancora completo. Preferiamo che guardino l'etichetta, tra gli ingredienti deve essere riportato se il prodotto contiene o meno polietilene». Non sono mancate iniziative da parte degli stessi produttori: nel 2015 Cosmetic Europe ha invitato le aziende associate a non utilizzare più microplastiche entro il 2020. L'Oreal nel 2014 ha promesso di cessare l'utilizzo entro il 2017 per tutti i prodotti e entro l'anno per la linea Biotherm. Passati tre anni, tuttavia, è possibile trovare ancora in commercio degli esfolianti Biotherm che contengono polietilene. Nel frattempo l'Unione Europea inizia a pensare a una tassa - di cui, tuttavia, non si conosce la natura - per scoraggiare l'uso di plastica e la Gran Bretagna ha annunciato lo stop a questo genere di rifiuti per il lontano 2042. «Le tassazione - conclude De Sabata - è uno dei modi possibili, ma l'obiettivo è scoraggiare l'utilizzo».

Andrea Scutellà

 

Unione europea - Limiti al bisfenolo - Ma sarà "a zero" solo per i bambini
BRUXELLES - La Commissione ambiente del Parlamento europeo ha dato il via libera al taglio sostanziale dei limiti di "contaminazione" del bisfenolo A da materiali in contatto con gli alimenti. La bozza di regolamento di esecuzione proposto dalla Commissione europea, approvato dagli eurodeputati, abbassa i limiti ammessi per la migrazione della sostanza da materiali plastici a contatto con gli alimenti da 0,6 mg a 0,05 mg per chilo di cibo. Questo si applica anche alle vernici e ai rivestimenti usati ad esempio all'interno delle lattine. Il provvedimento riduce inoltre a zero il limite di migrazione della sostanza, vietandone di fatto l'impiego, per la fabbricazione di tutti i contenitori di latte per neonati, alimenti a base di cereali, alimenti per l'infanzia o alimenti per scopi medici speciali sviluppati per soddisfare le esigenze nutrizionali dei bambini da 0 a 3 anni. Le misure dovrebbero entrare in vigore a settembre. Il bisfenolo A (Bpa) è una sostanza chimica utilizzata dagli anni '60 in plastiche, resine e, in piccola quantità, anche nella carta termica degli scontrini. A contatto con gli alimenti, il Bpa può "migrare" nel cibo e da circa dieci anni sono emersi molti dubbi sulla sua sicurezza. Dal 2011 è vietato dall'Ue nei biberon.

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 gennaio 2018

 

L'eredità di Marino, tessitore di genti - Il bagaglio di storie, passioni e incontri di Vocci ripercorso a un mese esatto dalla sua morte
Caro Marino, capita di scoprire un uomo dal vuoto che lascia quando muore. Il vuoto che tu hai lasciato andandotene, un mese fa, mi ha messo di fronte a un uomo vero, e al dispiacere di non averti conosciuto e valutato abbastanza da vivo. Sarei dunque l'ultimo a essere autorizzato a parlare, ora, ma il dovere di riconoscenza che Trieste e l'Istria - che dico, l'Adriatico intero - hanno nei tuoi confronti mi obbliga, da giornalista e da scrittore, a racimolare frammenti di te per ricordarti ancora una volta, in questo trigesimo. A dire qualcosa che va oltre il tuo sorriso e le tue mitiche sopracciglia ma che di quell'icona inconfondibile fa intimamente parte. Perché eri esattamente quello che sembravi. Un entusiasta in un mondo di cinici.In questa terra di confini inquieti, di amori e rancori, il tuo lavoro di cucitura fra le genti è stato pari se non superiore a quello di un ambasciatore. Non so quanto gli esponenti istituzionali della parte politica per la quale ti eri speso se ne sono resi conto, a giudicare da chi ha partecipato a quel memorabile bagno di folla che è stato il tuo funerale. Era venuta gente da Bolzano, Pola, Bari, Venezia, Ancona, ma i parlamentari votati qui non c'erano. Era presente, con commossa partecipazione, il nostro sindaco col suo assessore alla Cultura, che ringrazio per questo sorvolando sui nostri ricorrenti, pubblici dissapori. Quella presenza più di ogni altra dimostrava che sapevi parlare con tutti, nonostante la tua appartenenza politica. Univi anziché dividere. Sai, fatico a ricordarti in lingua italiana, perché fra noi regnava il dialetto comune. Era la nostra casa comune. Il tuo, un po' cantilenato, di Caldania. Il mio, più ruvido, di Trieste. Ma ci provo lo stesso. Una volta eravamo in un museo, a Lesina: ebbene, mentre io guardavo le bacheche piene di mappe adriatiche e fotografie, tu guardavi la gente. Eri sedotto dalle facce. Per strada, in treno, sugli autobus, tu collezionavi facce anziché nozioni, scommettevi sulle provenienze etniche traguardando zigomi, naso e bocca. Sorridevi, attaccavi discorso, impostavi dialoghi. Un tessitore paziente, innamorato della nostra terra e del nostro mare. Nostro non nel senso che appartiene a qualcuno. Nostro perché noi appartenevamo a lui. A prescindere dalla lingua e dalla cultura. Quando persi per pochi voti alle elezioni parlamentari del '96 - ero in lista per l'Ulivo di Prodi, e tu mi davi una mano - il tuo dispiacere fu tale che a scrutinio completato ti scolasti da solo una bottiglia e mezza di malvasia e fosti là e là per scivolare sotto il tavolo. Ridevi, piangevi, imprecavi, e dovetti consolarti. Che giorni erano stati quelli, a far comizi con Orazio Bobbio e Fulvio Camerini, un terzetto espresso dalla società civile di caratura difficilmente ripetibile, e che mai più la sinistra avrebbe messo in campo. Girando le periferie, sentivamo la città dilatarsi giorno dopo giorno, e nello stesso tempo capivamo che i partiti stavano perdendo, o avevano già perso, il polso del territorio. Come organizzatore eri un disastro, ma vivaddio conoscevi il mondo. Girare con te, specie in Istria e in Carso, significava essere salutati da tutti, italiani, croati o sloveni.Il tuo patrimonio di conoscenze era sterminato, ma a livello istituzionale - fa presente non senza polemica Veit Heinichen - pochi hanno saputo coglierne l'eredità. Strana città, Trieste. Smemorata al vertice e piena di affetto tra il popolo nei confronti degli uomini liberi. Dov'era per esempio la sinistra triestina - la destra figurarsi - quando il pittore Ugo Pierri ha festeggiato gli ottant'anni? Lo dicevi anche tu: è più facile ricevere attestati di riconoscenza in un bar di Coloncovez che nei palazzi di Piazza Grande. La messa davanti alle tue ceneri ne ha dato la controprova. Era tutta gente che ti voleva bene. Pochissimi lì solo per rappresentanza. E commozione immensa. Meno di un mese prima di levare le ancore - mi ricorda Luigi Nacci - ti presentasti con Telecapodistria sotto le rocce di Prosecco, lungo la passeggiata "Napoleonica", per un raduno nazionale di camminatori. Ottobre di foglie rosse, mare a perdita d'occhio fino a Salvore, strapiombi calcinati di bianco, cielo blu sfolgorante: e tu incantasti tutti con una galoppata di racconti fuori programma che spaziarono dai palombari di Contovello alla cultura dei capperi, fino alle passeggiate italiane insieme a Fulvio Tomizza. Quanta energia ancora. Un uomo che ha ben vissuto se ne va senza lasciare scorie negative e senza rimpianti. In questo ci hai dato una lezione, come un anno fa il musicista Alfredo Lacosegliaz, che pur devastato da una malattia ha lavorato fino all'ultimo, con animo lieto e triestinissima autoironia.«Ha gestito la sua morte con energia stupefacente - dice di te Edi Rabini, che in Alto Adige rappresenta la fondazione Langer - mai astraendosi dalla realtà più scottante». Ed è vero: fra una chemio e l'altra, senza mostrare affaticamento, sempre col sorriso, hai continuato a toccare i grandi temi: ecologia, immigrazione, frontiere. Le tue quattrocento puntate della Barca dei Sapori su Telecapodistria restano una miniera di volti, luoghi, tematiche. Le hai portate avanti fino alla fine, lentamente defilandoti, per passare il testimone a tua figlia Martina. Non ti eri mai mosso per interesse personale, ambizione o narcisismo. Hai lasciato dietro di te una confraternita di compagni di strada, senza imporre mai agli altri un pensiero unico o una posizione di partito. Ricorda Giorgio Godina, vecchia quercia dei Cai XXX Ottobre, il tuo impegno a tutela dell'ambiente montano, le passeggiate istriane con i soci alpinisti, le conferenze affollatissime che organizzavi come responsabile del Museo del mare, gli incontri "vis à vis" sui temi dell'Adriatico; una storia, dicevi, scritta sull'acqua. E le bevute di moscato secco a Momian, gli incontri con la gente da sindaco di Duino Aurisina, le storie narrate sulle saline di Sicciole, le scorribande in cerca di casite nel Dignanese. E qui forse un difetto l'avevi, caro Marino: non dicevi mai di no. A qualcuno, a ripensarci ora, avresti dovuto dirlo.

PAOLO RUMIZ

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 11 gennaio 2018

 

 

Sacchetti frutta a pagamento: etichetta rischia di comprometterli

Con l’introduzione dei sacchetti compostabili per la spesa rimane attualmente un altro problema, quello dell’etichetta che viene attaccata sui bioshopper. Queste etichette rendono di fatto inutili le buste per un riutilizzo per la raccolta dell’umido.

Negli ultimi giorni molti consumatori attenti alle tematiche ambientali stanno cercando delle possibili soluzioni a questo problema, attaccando le etichette adesive non compostabili su un foglio di carta oppure sul manico delle buste. Tutto questo per evitare di staccarle in seguito dal sacchetto e rischiare quindi di rovinarlo, rendendolo inutilizzabile per altri usi. Eppure esisterebbe la possibilità di realizzare delle etichette prodotte in materiali compostabili. È un materiale che costa di più rispetto a quello che viene utilizzato normalmente. Alcune catene di supermercati spiegano che non hanno ricevuto delle indicazioni sulle caratteristiche che le etichette dovrebbero rispettare. Esselunga utilizza delle etichette in materiali compostabili. Alcuni supermercati, come Lidl, risolvono il problema in altri modi, visto che la frutta e la verdura vengono pesate alla cassa e il costo viene aggiunto direttamente sullo scontrino, senza passare per le etichette. Il Consorzio Italiano Compostatori ha ricordato a questo proposito alcune regole molto semplici per effettuare una raccolta corretta dell’organico, partendo proprio dalla scelta dei sacchetti compostabili. Il CIC ha ribadito anche la necessità che le etichette vengano rese compostabili. Massimo Centemero, direttore del CIC, ha affermato: L’introduzione dell’obbligo dell’uso di sacchi per ortofrutta compostabili ci consente ancora una volta di tornare sul tema dei sacchetti biodegradabili e compostabili, sulla qualità delle raccolte differenziate e sul compostaggio dei rifiuti organici. Tuttavia, la mancanza di una comunicazione adeguata nei confronti dei cittadini e degli organi di stampa ha creato fraintendimenti e la diffusione di informazioni a nostro avviso non corrette, soprattutto per quanto riguarda la raccolta differenziata dell’umido e gli impianti di compostaggio. Lo stesso CIC ha poi diffuso un elenco in cui chiarisce alcuni punti chiave relativi ai nuovi sacchetti compostabili da utilizzare per l’acquisto di frutta e verdura: I sacchetti utilizzati per frutta e verdura dall’1 gennaio 2018 possono essere usati anche per conferire l’umido domestico. Si dovrebbe prestare molta attenzione alle etichette, anche a quelle che vengono applicate su alcuni tipi di frutta. Gli utenti dovrebbero apporle sul manico dei sacchetti compostabili, in modo da rimuoverle prima del riutilizzo delle buste. Un sacchetto che viene strappato può essere smaltito attraverso la raccolta dell’organico dedicata al compostaggio. Per la raccolta dell’organico devono essere utilizzati solo sacchetti certificati a NORMA UNI EN 13432 realizzati in carta o in bioplastica.
Un sacchetto compostabile dovrebbe riportare la dicitura “biodegradabile e compostabile”. La presenza di plastica nei rifiuti organici è un problema molto grave, perché la rimozione di questi elementi richiede interventi impegnativi per l’energia da investire e i costi.

Gianluca Rini

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 gennaio 2018

 

 

C'è il rischio nichel e non si tocca l'acqua vicino a Vignano
MUGGIA - Divieto a tempo indeterminato dell'utilizzo per le acque di falda presenti nei pressi del centro di raccolta rifiuti di Vignano. Questo l'oggetto dell'ordinanza firmata dal sindaco muggesano Laura Marzi, dopo che il Piano di caratterizzazione, promosso dal Comune nell'area rientrante nel Sin, ha rilevato nelle acque sotterranee lo sforamento di nichel. «Abbiamo fatto predisporre l'analisi di rischio sanitario ed ambientale in cui è stato evidenziato che il nichel, non avendo caratteristiche chimico-fisiche per volatilizzare dalla falda in atmosfera, non genera rischi né cancerogeno né tossico per l'uomo», ha puntualizzato il sindaco Marzi. Allo stesso tempo, però, il nichel è un elemento che genera un rischio non accettabile per la risorsa idrica, motivo per cui l'area «diviene conseguentemente sito contaminato» e risultano quindi necessari «interventi di bonifica finalizzati all'eliminazione o almeno alla riduzione delle concentrazioni di nichel in falda, ad un livello uguale o inferiore alla concentrazione soglia di rischio che coincide con la concentrazione soglia di contaminazione prevista secondo la Legge per le acque sotterranee». In seguito alle indagini in due punti di campionamento all'interno dell'area di proprietà comunale in attuazione del Piano di caratterizzazione, è stato rilevato lo sforamento nelle acque sotterranee di un punto di prelievo del parametro nichel rispetto i limiti normativi tabellati pari a 20 ug/l, qui rilevato con una concentrazione di 30 ug/l. Sebbene nessuno attinga dalla falda, il Comune in misura puramente cautelativa e precauzionale ha subito ordinato, al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità quale primo intervento preventivo, il divieto assoluto di utilizzo a qualsiasi fine, compresi gli usi agricoli-irrigui, dell'acqua sotterranea della soggiacente falda idrica e di emungimento (l'estrazione dell'acqua dal sottosuolo, ndr) ed utilizzo da tutti gli eventuali punti di captazione privati provvisti allocati all'esterno della particella ricadente nel Sin. L'ordinanza dunque è indirizzata anche ai proprietari e/o conduttori dei fondi a destinazione prevalentemente industriale circostanti l'area di proprietà del Comune ossia il centro di raccolta di rifiuti urbani in via dei Laghetti in località Vignano (Zona industriale Noghere). «L'analisi di rischio sanitario ed ambientale è stata inviata all'attenzione di tutti gli enti competenti nel procedimento tecnico-amministrativo inerente il Sito inquinato d'interesse nazionale di Trieste, in primis al ministero dell'Ambiente che ci ha risposto richiedendoci l'attivazione delle misure preventive ai sensi della normativa vigente», ha puntualizzato il sindaco, il quale ha evidenziato come «la falda in zona non è coinvolta negli approvvigionamenti idrici di acqua potabile e nel frattempo stiamo anche concordando con Arpa e l'Azienda sanitaria ulteriori misure da attuare». A breve, per affrontare la situazione, si riunirà la Conferenza di Servizi che deciderà successivamente l'iter per procedere alla bonifica necessaria della falda, procedimento di cui è competente il ministero dell'Ambiente.

Riccardo Tosques

 

 

La Ue prepara una tassa sulla plastica
BRUXELLES - Mentre in Italia imperversa la polemica sui sacchetti bio a pagamento, l'Unione europea fa un passo ancora più ampio nella lotta alle plastiche inquinanti. Cercando di renderla anche remunerativa. L'idea l'ha presentata il commissario al bilancio, Gunter Oettinger: una tassa sulla plastica aiuterà i cittadini a ridurne il consumo, la produzione calerà e il gettito finirà direttamente nelle casse del bilancio europeo, colmando in parte quel buco da 12-14 miliardi che si aprirà dopo la Brexit. La Commissione europea, ha spiegato Oetteinger, dovrebbe presentare la proposta assieme al pacchetto in arrivo il 16 gennaio. Si tratta di una "strategia europea sulle plastiche", nell'ambito della politica per lo sviluppo di un'economia "circolare" sostenibile e rispettosa dell'ambiente. Ma anche capace, con un sostegno finanziario e normativo, di agevolare la riqualificazione delle industrie coinvolte e di stimolare l'innovazione. «Utilizziamo e produciamo troppa plastica, che nonostante il riciclaggio finisce nei rifiuti», e dal 1° gennaio non va neppure più in Cina, dove «diventava giocattoli per bambini», ha detto Oettinger. «Ci sarà una tassa sulla plastica», ha spiegato, anche se mancano i dettagli. Non è infatti chiaro cosa andrà a colpire il balzello.

 

BORSE DI NYLON E PLASTICA SUPER INQUINANTE - La rubrica CONSUMATORI di LUISA NEMEZ

Ogni anno ha il proprio "tormentone": può essere piacevole, specie se si tratta di un brano musicale ritmato, ma può essere anche ossessionante e pesante. Di quello attuale ormai ne parlano tutti - e ognuno con una propria teoria - quindi non possiamo fare a meno d'inserirci pure noi nella "mischia". Certo che sarebbe bene potere dare qualche suggerimento valido, intelligente. Invece l'impressione ricorrente è quella che si gira attorno a un argomento molto dibattuto, fra altro, senza suggerire una soluzione. Parliamo naturalmente dei sacchetti biodegradabili ma sembra che la nota dolente interessi più il loro costo. Si tratterebbe di 2, 3 centesimi, in fin dei conti non pesano ma se li moltiplichiamo per ogni spesa e per ogni prodotto merceologico ci accorgiamo che quei 2 o 3 centesimi - e talvolta anche 10 - diventano una bella cifretta. Ma tralasciamo i costi che produrranno un bel gettito Iva e soffermiamoci sul perché ogni tanto a scadenza fissa si ritorna sull'argomento "problema rifiuti". Un esempio eclatante ci viene dalle bottigliette di plastica abbandonate dappertutto: il mare è diventato la discarica privilegiata per tanti, troppi. E i residui di plastica ingoiati dai pesci (di cui nelle diete vengono raccomandate almeno tre assunzioni alla settimana) entrano nella catena nostra alimentare. E non è l'unico inquinamento. La raccolta differenziata ha raggiunto quota 52,5%, sempre troppo poco; per contro abbiamo raggiunto quota 497 kg di rifiuti, un enorme peso per l'ambiente. Il chimico francese Lavoisier diceva «ricordiamo che nulla si crea e nulla si distrugge». Dal canto nostro tante volte abbiamo raccomandato di avere rispetto per il futuro, di non consegnare ai nostri discendenti un ambiente irrimediabilmente ammalato. Anche lo smaltimento rifiuti inquina, come pure il riciclo. Eppure questa dei sacchetti non ci va giù e non per 2 o 3 centesimi e talvolta 10, ma perché con il sistema imposto si andrà ad accrescere la quota rifiuti. E allora lasciate almeno che ognuno, volendolo, porti la propria borsa. Attendiamo intanto la pensata dell'Unione europea che ha in serbo per noi misure importanti sugli imballaggi e stoviglie monouso. Che Dio ce la mandi buona!

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 gennaio 2018

 

 

Maxiraccolta di tappi di plastica a San Dorligo - Da settembre a oggi sette quintali grazie al bottiglione di "Sorgente dei Sogni" che sabato si sposterà
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Sette quintali. Questa la quantità di tappi di plastica raccolti nel territorio comunale di San Dorligo della Valle da settembre a oggi, grazie alla presenza della "Bottiglia eco solidale itinerante". Si tratta dello speciale contenitore oggetto della proposta dell'associazione no profit "Sorgente dei Sogni" di Fontanafredda, che consiste nel mettere a disposizione della popolazione questo originale bottiglione, che ha la funzione di sensibilizzare tutti alla raccolta dei tappi di plastica, per un loro riutilizzo, nel contesto di una presa di coscienza della necessità di evitare la dispersione nell'ambiente di residui di plastica. Sarà una festosa cerimonia a salutare, sabato alle 11, la partenza da San Dorligo della Valle del contenitore, che era arrivato lo scorso 23 settembre. L'iniziativa era stata promossa dalla giunta guidata dal sindaco Sandy Klun, che nell'aprile dello scorso anno aveva deciso, con specifica delibera, di aderire alla proposta dell'associazione di Fontanafredda. Il bottiglione era arrivato dal comune di Ponte di Piave ed era stato posizionato davanti al centro culturale France Preseren di Bagnoli della Rosandra. Promotrice del progetto di solidarietà nel Comune di San Dorligo della Valle è stata l'associazione dei Vigili del fuoco volontari "Breg" che, in occasione del 40.o anniversario dalla fondazione, ha voluto proporre questa lodevole iniziativa, il cui ricavato sarà devoluto al Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano. Nel periodo di permanenza della bottiglia, la collaborazione dei cittadini, alcuni provenienti anche dai Comuni limitrofi, è stata esemplare. Numerose inoltre sono state le visite delle scolaresche. Ogni sabato dalle 10 alle 12 tre volontari dell'associazione Breg hanno sostato nei pressi della bottiglia per ricevere i tappi e anche per raccogliere indumenti, scarpe e giocattoli, che sono stati destinati alla Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin. Negli altri giorni, si potevano conferire i tappi negli appositi due contenitori, da circa un metro cubo ciascuno, che nei fine settimana erano sempre riempiti. Un dettaglio di colore: nei giorni di forte bora il vento ha compattato i tappi, liberando ulteriore spazio per i nuovi. Da San Dorligo della Valle la bottiglia si sposterà nel comune di San Pietro di Feletto in provincia di Treviso.

(u.s.)

 

Come è difficile fare la spesa con i sacchetti biodegradabili - La lettera del giorno di Luigi Civita
Me ne sono stato in disparte, leggendo, osservando, ignorando. La guerra dei centesimi non fa per me. Anche perché in linea di principio sono favorevole all'utilizzo di sacchetti biocompostabili, perfino se a carico del consumatore, a patto che siano per davvero ecologici. Due centesimi in più, anche se moltiplicati per un numero ancora imprecisato, non mi cambieranno la vita più di tanto. E così oggi mi sono recato in un ipermercato, per fare spesa secondo le mie regole e senza lasciarmi condizionare dalle recenti polemiche. Per scoprire che, nonostante il negozio faccia parte di una catena della grande distribuzione organizzata, di organizzazione ce n'è proprio poca. Non volendo ovviamente pensare a una malafede organizzata. Leggo lo scontrino, e trattengo una risata a stento. Ho acquistato 8 carciofi, e mi sono stati conteggiati 8 sacchetti. I quattro fasci di "friarielli", non venduti a peso ma a pezzo, non li ho imbustati come sempre, anche per favorire il conteggio: sono stati aggiunti 4 sacchetti. L'ananas, poverino, volevo imbustarlo, ma dopo aver rotto ben tre buste (ben più delicate di quelle che si usavano fino all'anno scorso), ho desistito: ovviamente, è stato conteggiato il sacchetto implicito. Per mele e pere, ritenendo gli scontrini più inquinanti dei sacchetti, ho trascurato l'etichettatura singola proposta dai contestatori, e ho usato due sacchetti regolarmente addebitati. Il cavolo broccolo, già avvolto nella sua pellicola e già etichettato mi è costato comunque un sacchetto, esattamente come accaduto per la zucca, nonostante fosse adagiata sul suo bel letto di polistirolo e avvolta da una coltre spessa di film alimentare. In definitiva, mi sono stati addebitati 17 sacchetti, 4 stornati automaticamente dal buon cuore della cassiera a fine scontrino. Peccato che di sacchetti ne abbia utilizzati solo 3. In pratica, ho pagato 10 sacchetti in più. 20 centesimi non mi avrebbero mandato in rovina, anche perché i quindici minuti di tempo che ho impiegato per risolvere la questione con le premurose signorine del centro accoglienza clienti, davvero preoccupate per il mio rossore in volto, valgono molto di più. Magari, i miei acquisti proverò a farli altrove, se potrà tornare utile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 gennaio 2018

 

 

Parcheggi a Ponterosso, residenti in pressing - I cittadini del Borgo Teresiano chiedono di aprire presto un tavolo di confronto con l'amministrazione
I residenti di Ponterosso invocano un numero maggiore di parcheggi riservati solo a loro nella zona del borgo Teresiano. Lo avevano chiesto ai rappresentanti comunali durante una riunione della quarta circoscrizione lo scorso autunno. Hanno scritto poi qualche mail, ma nessuno ha più risposto loro. «Siamo quattrocento residenti e vorremmo avere un posto per una macchina per famiglia - spiega Lorella Francarli, presidente del Comitato Ponterosso -. Ovviamente chi ha già un garage non ne usufruirebbe. Oppure sì, ma impegnando una certa cifra». La loro richiesta, che inizialmente aveva trovato il consenso dell'amministrazione, prende spunto da altre città, come Padova, Vicenza e Verona, dove le Zone a traffico limitato (Ztl) ospitano molte isole che vengono dedicate a chi abita nei dintorni. Le vie interessate a Trieste sarebbero via Torrebianca, via Machiavelli e via Genova, già Ztl che però non vengono rispettate. Nello specifico ci sarebbero due soluzioni avanzate: «Potremmo aumentare le zone bianche o avere i contrassegni per parcheggiare nelle zone blu, pagando una determinata somma annuale», spiega Francarli. Con un appunto: «In via Genova ad esempio l'Iniziativa centro europea (Ince) possiede tre posti, basterebbe farli attraversare il ponte e inserirli nei posti blu, loro che vengono esclusivamente per lavorare e che si suppone non debbano portare borse, che invece noi, come residenti, dobbiamo trasportare quotidianamente». Richieste che per ora attendono ancora una risposta. «Avevamo contattato anche il direttore di Esatto, Davide Fermo - sottolinea la portavoce -, ci ha risposto molto gentilmente, facendoci sapere comunque che l'iniziativa deve partire dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, la quale può far muovere questa macchina. Quindi chiediamo di aprire un tavolo di studio. Si tratta di una realtà che coinvolge tante famiglie». Al momento i posteggi bianchi, che secondo il comitato sono troppo pochi, sono spesso occupati soprattutto da scooter o da auto che non hanno il contrassegno per poter inserirsi nell'area.

Benedetta Moro

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 gennaio 2018

 

 

Una balenottera nuota nel Quarnero appello ambientalista - Secondo gli esperti dell'associazione di Lussingrande se spaventato il grosso cetaceo rischia di finire spiaggiato
ZARA - Ancora una balena avvistata nelle acque orientali dell'Adriatico. Sabato pomeriggio un cetaceo di grosse dimensioni è stato osservato mentre si muoveva placidamente nell'insenatura di Ravagnasca, a poca distanza dalla località di Jasenica, in quel bacino chiuso che prende il nome di canale del Velebit o Alpi Bebie, poco a settentrione di Zara. Una scoperta che ha messo in preallerta le organizzazioni ambientaliste della zona preoccupate per l'incolumità del grosso cetaceo. Secondo gli esperti dell'associazione ambientalista Plavi svijet (Mondo blu) di Lussingrande, l'enorme mammifero appartiene alla specie Balaenoptera physalus e dunque si tratta di una balenottera comune. Quello che è il secondo animale per dimensioni al mondo, potendo raggiungere i 26 metri di lunghezza, ha nuotato lentamente in direzione dell'abitato di Starigrad (Ortopula), immergendosi e risalendo in superficie con intervalli di circa dieci minuti. Per i responsabili di Plavi svijet, la balenottera - nonostante le gigantesche dimensioni - è un animale che riesce a muoversi bene in acque basse e in canali di tipo chiuso, cosicchè nel versante orientale dell'Adriatico non è mai avvenuto che questa specie - parliamo di esemplari sani - si arenasse. Alcuni pescatori sono riusciti a immortalare con il telefonino, fotografando l'esemplare mentre emerge dall'acqua «Al cetaceo visto a Rovagnasca - spiegano all'associazione lussignana - servirà magari qualche giorno per poter riprendere il largo, tornando in acque profonde. É sicuro che il più imponente dei cetacei riuscirà nell'impresa ma nel frattempo sarà bene non importunarlo, nè avvicinarsi troppo alla balena a bordo di imbarcazioni». Gli esperti hanno spiegato che qualsiasi tentativo di avvicinare la balenottera comune potrebbe avere l'effetto di spaventarla e a quel punto l'animale potrebbe anche finire spiaggiato, con conseguenze drammatiche come è avvenuto giorni fa per la balena da sette tonnellate trovata spiaggiata sul litorale di Platamona. Va lasciato in pace, senza disturbarlo». L'avvistamento di balenottere comuni non è un evento raro nelle acque quarnerino-dalmate. Lo scorso agosto due esemplari furono visti nelle acque a occidente di Lussino, a circa 3 miglia dalla costa ed entrambi misuravano sui 17 - 18 metri. Erano in forma più che discreta, come raccontano i responsabili di Plavi svijet, che nel caso della balena di Rovagnasca non sono riusciti a stabilirne la lunghezza. Di fatto la frequenza di simili avvistamenti dimostra quanto i cambiamenti climatici e la situazione ambientale in Adriatico stiano modificando il percorso di questi grossi cetacei che si avvicinano sempre di più alle nostre coste. Scatenando curiosità ma anche molta preoccupazione fra gli ambientalisti.

Andrea Marsanich

 

 

Docufilm "Disruption" al Knulp
Oggi, al bar e libreria Knulp di via Madonna del Mare 7/a, alle 20.30, il gruppo di Trieste di Greenpeace e Metropolis per la rassegna "Ciak... Azione! Storie di attivismo, persone, comunità, movimenti attivi nella società", presentano il film documentario "Disruption" di Kelly Nyks, Jared P. Scott (Usa, 2014). Quando si parla di cambiamento climatico, perché facciamo così poco quando sappiamo così tanto?" Attraverso una inarrestabile inchiesta per trovare la risposta, "Disruption" analizza con determinazione le devastanti conseguenza della nostra inattività. L'indagine mette a nudo la tremenda verità scientifica, il frammentato processo politico, gli interessi del mondo dell'industria e lo stallo della società civile, elementi che hanno condotto l'umanità ad un punto cruciale sociale, morale ed ecologico. Il film, inoltre, porta lo spettatore dietro le quinte dell'organizzazione del più grande raduno climatico nella storia del pianeta durante il vertice mondiale delle Nazioni Unite sul clima.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 gennaio 2018

 

 

Pagnotte in strada per i cinghiali - Lungo il viale al Cacciatore c'è chi lascia cibo destinato agli animali selvatici. La condanna dell'esperto
Pagnotte di varie misure, alcune intere altre fatte a pezzi, lanciate sul ciglio del viale al Cacciatore o abbandonate a pochi metri dalla carreggiata, tra gli alberi. Da qualche giorno chi ha percorso la strada, che da Villa Revoltella porta alla rotonda sottostante, attraverso il polmone verde, ha notato il pane, disseminato ovunque. A scaricare il cibo sarebbero persone che nutrono i cinghiali e altri animali che popolano l'area, un comportamento che però sarebbe nocivo per l'ambiente, tanto da comportare la proliferazione di alcune specie, compresi esemplari malati. A spiegare il fenomeno è lo zoologo Nicola Bressi, che di casi simili ne ha visto tanti negli ultimi anni, in diverse zone della città. «Possiamo definirlo un malcelato animalismo - spiega - dare da mangiare agli animali avanzi può essere comprensibile soltanto in tre occasioni, in casi di inverni molto rigidi, e non ci troviamo in questa situazione, quando si vogliono salvare specie in via d'estinzione, e anche qui non è così, o quando ci siano animali deboli o in difficoltà, e pure in questo frangente è sbagliato nutrirli. Dando cibo soprattutto in questa stagione si creano danni pazzeschi all'ecosistema, causando la proliferazione di cinghiali, gabbiani o ratti, specie che andrebbero contenute e non aumentate. Ratti e cinghiali per esempio contribuiscono a danneggiare altre specie, creando squilibri notevoli. La gente però pensa, sbagliando, di fare del bene». Bressi racconta di segnalazioni in merito a persone che raccolgono in tutta la città avanzi, da portare poi in diversi punti di Trieste, dove si trovano gli animali, spesso proprio i cinghiali. «Scene viste a San Giovanni, Longera, Barcola, Strada del Friuli, non i stupisce quindi anche nel Boschetto - dice - addirittura so di chi va fuori dai negozi, cercando scarti o cose che verrebbero buttate. Paiono indigenti, invece il loro obiettivo è appunto raccogliere quanto possibile, ogni giorno, ciò che poi va a gettato agli animali». E i cinghiali ad esempio in alcuni punti della città sono ormai di casa, si spingono vicino alle abitazioni, nei giardini o proprio nei luoghi dove sanno di trovare cibo facilmente. «Purtroppo i comportamenti delle persone rischiano di causare problemi non da poco. Se infatti si porta pane o altro a esemplari malati o deboli, le conseguenze saranno negative per tutta la specie. Dando da mangiare a un animale in difficoltà - prosegue Bressi - si dà una chance di sopravvivenza dove invece la selezione naturale ne comporterebbe la morte. Anche se per qualcuno è brutto da sentire, meglio lasciarli nel loro ambiente senza interferire». E Bressi cita anche uno studio, che dimostrerebbe come il fatto di alimentare "artificialmente" animali liberi in natura, sia controproducente. «Una ricerca inglese, effettuata tempo fa sulle mangiatoie per uccelli, posizionate in molte case o giardini privati, ha dimostrato che venivano a cercare mangime soprattutto i volatili malati, che faticavano a trovarlo in natura, e sporcando il contenitore con le deiezioni contagiavano anche quelli sani. Un esempio concreto di come l'intervento dell'uomo in natura non sempre porti vantaggi».

Micol Brusaferro

 

 

Offensiva Ue contro la plastica - Nuove misure europee, nel mirino imballaggi e stoviglie monouso
BRUXELLES Dopo i sacchetti anche gli imballaggi, le stoviglie monouso e le microplastiche presenti in prodotti come detersivi e cosmetici finiscono nel mirino della Commissione europea nel quadro di una nuova offensiva contro le plastiche inquinanti. L'esecutivo Ue ha messo a punto un pacchetto di nuove proposte e misure "ad hoc" che, salvo cambi di programma, sarà varato il 16 gennaio in occasione della riunione a Strasburgo, dove si svolgerà la prima sessione plenaria dell'Europarlamento del 2018. Tornata in questi giorni alla ribalta delle cronache italiane in seguito alla polemica scoppiata intorno al pagamento dei sacchetti bio utilizzati soprattutto nei supermercati per frutta e verdura, la battaglia contro l'inquinamento da plastiche - e gli effetti devastanti sull'ambiente - è una delle priorità del programma di lavoro della Commissione guidata da Juncker. Tema su cui l'opinione pubblica europea risulta assai sensibile e attenta. L'ultima indagine Eurobarometro, ad esempio, ha indicato che ben il 72% degli intervistati ha ridotto in questi ultimi anni l'uso delle buste di plastica. Un risultato che fa ben sperare sulla possibilità di raggiungere l'obiettivo che l'Ue si è data: arrivare al 2019 con una calo dell'80% dei sacchetti rispetto al 2010.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 gennaio 2018

 

 

Un outlet "inglese" con grandi marchi negli spazi del Silos - Proposta avanzata al Comune da un fondo d'Oltremanica - E una spa americana punta ad attrarre megayacht in molo III
Un outlet con marchi di alto livello - sul modello di quello aperto a Noventa di Piave -, da realizzare all'interno del Silos. È l'idea avanzata da un fondo inglese, attratto dalle potenzialità d'investimento di Trieste, e in particolare del Porto vecchio, e deciso appunto a trasformare l'edificio fatiscente che ospita ora bivacchi di profughi e disperati in mecca dello shopping a prezzi scontati. Un'idea che farebbe di certo felici le tante fashion victim della città e che lo stesso Roberto Dipiazza vedrebbe di buon occhio. «La città non ha bisogno di altri centri commerciali - afferma il sindaco -. Diverso, e decisamente più interessante, è invece il discorso di un outlet, peraltro così vicino e alla stazione. Una soluzione molto funzionale per turisti e passeggeri, che potrebbero così fare acquisti in attesa tra un viaggio e l'altro, anche in vista dell'arrivo del nuovo collegamento verso l'aeroporto». Quella dell'outlet, peraltro, non è l'unica proposta "internazionale" per il rilancio di Porto vecchio e dintorni. Ad essersi fatta avanti è anche una società americana, che realizza marine solo per yacht di lusso. L'obiettivo è realizzare una struttura imponente tra Molo IV e Molo III, di fronte sede alla Guardia costiera, affinchè gli ospiti possano sostare in tutta sicurezza. Il nome, come quello degli altri investitori, è sempre top secret, ma il profilo è stato ufficializzato. Si concentra sull'acquisizione, la gestione e la manutenzione dei porti turistici di yacht di lusso e delle proprietà immobiliari circostanti. Offre una collezione di porti turistici nei Caraibi e nelle Americhe, che si rivolgono a una varietà di tipi di imbarcazioni tra cui natanti per la pesca sportiva, incrociatori, barche a vela e yacht a motore, oltre e che sono stati scelti come esclusiva "casa base" da alcuni dei megayacht più grandi del mondo. Non solo, la società americana in questione ha un portafoglio completo di soluzioni di gestione e formazione per le esigenze di ogni proprietario di marina, dalle operazioni e servizi al marchio e marketing, contabilità, assicurazioni, sviluppo, progettazione e ingegneria, con professionisti interni per assistere i clienti.In ballo c'è poi la realizzazione di un porto di scalo per Msc. Un'opzione, fa notare il sindaco, che «imprimerebbe un'accelerazione bestiale alla realizzazione di locali e ristoranti nella stessa zona». E poi ancora c'è la trattativa per l'utilizzo futuro dei cinque magazzini all'inizio dell'antico scalo in concessione alla Greensisam di Pierluigi Maneschi. Il manager sta infatti dialogando con un gruppo d'Oltralpe interessato a costruire due hotel di lusso («nessuno ormai punta agli hotel con poche stelle», precisa il sindaco), e a trasformare gli altri edifici in residenze per inquilini "danarosi". In mezzo, tante palme, viali alberati e spiazzi verdi. E la prospettiva, in caso di problemi alle fognature legati alla presenza del torrente Chiave, di realizzare un intervento sotterraneo con un sistema austriaco per evitare la puzza di fogna intorno al Molo IV attraverso un pompaggio che arriva fino a Servola, dove sta per essere inaugurato il nuovo depuratore. Insomma - assicura con orgoglio il sindaco, indicando sulla cartina dell'antico scalo stesa sul tavolo del suo ufficio - il Porto vecchio inizia davvero a far gola agli investitori stranieri: inglesi, americani e austriaci. Per non parlare poi dei cinesi: entro fine mese televisioni e giornali del colosso dell'Estremo Oriente sbarcheranno in città proprio per accendere i riflettori sul Porto vecchio. E questo è solo l'inizio.

Benedetta Moro

 

Un outlet "inglese" con grandi marchi negli spazi del Silos - Proposta avanzata al Comune da un fondo d'Oltremanica - E una spa americana punta ad attrarre megayacht in molo III
Un outlet con marchi di alto livello - sul modello di quello aperto a Noventa di Piave -, da realizzare all'interno del Silos. È l'idea avanzata da un fondo inglese, attratto dalle potenzialità d'investimento di Trieste, e in particolare del Porto vecchio, e deciso appunto a trasformare l'edificio fatiscente che ospita ora bivacchi di profughi e disperati in mecca dello shopping a prezzi scontati. Un'idea che farebbe di certo felici le tante fashion victim della città e che lo stesso Roberto Dipiazza vedrebbe di buon occhio. «La città non ha bisogno di altri centri commerciali - afferma il sindaco -. Diverso, e decisamente più interessante, è invece il discorso di un outlet, peraltro così vicino e alla stazione. Una soluzione molto funzionale per turisti e passeggeri, che potrebbero così fare acquisti in attesa tra un viaggio e l'altro, anche in vista dell'arrivo del nuovo collegamento verso l'aeroporto». Quella dell'outlet, peraltro, non è l'unica proposta "internazionale" per il rilancio di Porto vecchio e dintorni. Ad essersi fatta avanti è anche una società americana, che realizza marine solo per yacht di lusso. L'obiettivo è realizzare una struttura imponente tra Molo IV e Molo III, di fronte sede alla Guardia costiera, affinchè gli ospiti possano sostare in tutta sicurezza. Il nome, come quello degli altri investitori, è sempre top secret, ma il profilo è stato ufficializzato. Si concentra sull'acquisizione, la gestione e la manutenzione dei porti turistici di yacht di lusso e delle proprietà immobiliari circostanti. Offre una collezione di porti turistici nei Caraibi e nelle Americhe, che si rivolgono a una varietà di tipi di imbarcazioni tra cui natanti per la pesca sportiva, incrociatori, barche a vela e yacht a motore, oltre e che sono stati scelti come esclusiva "casa base" da alcuni dei megayacht più grandi del mondo. Non solo, la società americana in questione ha un portafoglio completo di soluzioni di gestione e formazione per le esigenze di ogni proprietario di marina, dalle operazioni e servizi al marchio e marketing, contabilità, assicurazioni, sviluppo, progettazione e ingegneria, con professionisti interni per assistere i clienti. In ballo c'è poi la realizzazione di un porto di scalo per Msc. Un'opzione, fa notare il sindaco, che «imprimerebbe un'accelerazione bestiale alla realizzazione di locali e ristoranti nella stessa zona». E poi ancora c'è la trattativa per l'utilizzo futuro dei cinque magazzini all'inizio dell'antico scalo in concessione alla Greensisam di Pierluigi Maneschi. Il manager sta infatti dialogando con un gruppo d'Oltralpe interessato a costruire due hotel di lusso («nessuno ormai punta agli hotel con poche stelle», precisa il sindaco), e a trasformare gli altri edifici in residenze per inquilini "danarosi". In mezzo, tante palme, viali alberati e spiazzi verdi. E la prospettiva, in caso di problemi alle fognature legati alla presenza del torrente Chiave, di realizzare un intervento sotterraneo con un sistema austriaco per evitare la puzza di fogna intorno al Molo IV attraverso un pompaggio che arriva fino a Servola, dove sta per essere inaugurato il nuovo depuratore. Insomma - assicura con orgoglio il sindaco, indicando sulla cartina dell'antico scalo stesa sul tavolo del suo ufficio - il Porto vecchio inizia davvero a far gola agli investitori stranieri: inglesi, americani e austriaci. Per non parlare poi dei cinesi: entro fine mese televisioni e giornali del colosso dell'Estremo Oriente sbarcheranno in città proprio per accendere i riflettori sul Porto vecchio. E questo è solo l'inizio.

Benedetta Moro

 

 

Sacchetti bio, l'Ue "scarica" l'Italia - L'Unione: «È Roma che ha deciso di farli pagare». Coop verso le borse riutilizzabili
 ROMA - Far pagare i sacchetti biodegradabili per l'ortofrutta è stata una decisione autonoma dell'Italia. La direttiva europea che ha imposto i sacchetti a pagamento escludeva quelli sottili per frutta e verdura. L'Unione europea mette i puntini sulle "i" sulla questione bioshopper, mentre in Italia non si fermano le polemiche: per i commercianti portarsi i sacchetti da casa (come ha concesso il ministero della Salute) è un'ipotesi «fantascientifica», mentre Legambiente chiede di autorizzare piuttosto le borse a rete, e Coop annuncia che fornirà a breve buste riutilizzabili ed ecologiche. Un portavoce della Commissione europea ha precisato che la Direttiva europea 720 del 2015, che ha imposto il pagamento dei sacchetti di plastica per disincentivarne l'uso, ha dato agli Stati membri la possibilità di escludere dal campo di applicazione le bustine al di sotto dei 15 micron di spessore, cioè quelle utilizzate per frutta e verdura. Lo stesso portavoce ha poi ribadito che Bruxelles non entra nel merito del riuso dei sacchetti bio, poiché si tratta di una questione sanitaria di competenza nazionale. In Italia il ministero della Salute ha permesso ai consumatori di portarsi bustine monouso da casa per l'ortofrutta, ma non di riutilizzarle, per motivi igienici. Una scelta duramente criticata da Legambiente. «Non ci risulta che in Germania, Svizzera e negli altri Paesi europei ci siano mai state epidemie causate dalla contaminazione da sacchetti o retine riutilizzabili nei supermercati», ha commentato il direttore, Stefano Ciafani. Per Legambiente serve piuttosto che il governo «autorizzi la grande distribuzione a garantire ai cittadini un'alternativa riutilizzabile alle buste compostabili monouso, così come avviene già in diversi Paesi europei». Anche la Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell'alimentazione, attacca le nuove norme. «Soltanto chi non ha mai lavorato in un punto vendita può pensare che siano percorribili soluzioni fantascientifiche - ha detto la presidente, Donatella Prampolini Manzini -, come quelle dell'utilizzo di sacchetti portati da casa, con l'obbligo da parte degli esercenti di verificarne l'idoneità. Un modo certo per creare contenziosi con i clienti». Il Wwf ricorda però che i bioshopper biodegradabili possono essere riutilizzati a casa per la raccolta dei rifiuti organici, con un risparmio per il consumatore. La Coop annuncia che «presenterà a breve soluzioni e materiali di confezionamento della merce fresca e sfusa che siano effettivamente riutilizzabili, a bassissimo costo per i consumatori e di maggior vantaggio per l'ambiente».

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 5 gennaio 2018

 

 

Basovizza -  Landa carsica - Il progetto di recupero passa all'Uti
Il progetto di recupero ambientale della Landa carsica a Basovizza viene trasferito all'Uti giuliana, dopo la soppressione della Provincia di Trieste. Ma una buona parte del percorso è stata fatta: dalla manutenzione delle aree boschive alla promozione dell'attività di pascolo, le azioni, finora realizzate nella zona, sono una buona premessa per il completamento dell'ultimo lotto di interventi, volti alla trasformazione del bosco in pascolo. Tant'è che il Comune di Trieste autorizza la cooperativa "Pascolo sociale di Basovizza" a presentare la documentazione per chiudere l'operazione. Questa è l'indicazione sorta dall'ultima seduta giuntale del 2017, in seguito alla delibera presentata dall'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi. La vicenda nasce dall'ormai lontano 1994, quando venne definito un accordo di programma tra Regione Fvg, Comune, Provincia, Comunità montana del Carso, per fare il punto sugli interventi da realizzarsi nell'Altipiano. Con riferimento ai contenuti programmatici del '94, nel 2007 la giunta provinciale approvò il progetto di recupero ambientale, che prevedeva la costruzione di un ricovero per bovini, finalizzato alla stabulazione del bestiame durante il periodo invernale, nonchè gli interventi infrastrutturali accessori, la realizzazione di due punti per l'abbeverata e interventi manutentivi ai sentieri. Tra il 2010 e il 2011 - ricorda il testo della delibera - questi lavori vennero completati. La situazione del progetto, per quanto riguarda gli interventi ancora da svolgere, attiene le azioni di contrasto alla presenza di piante infestanti in tutta l'area, il contenimento della ricrescita della vegetazione arbustiva, i lavori di pulizia. Già eseguiti invece l'eliminazione dei pini neri, il taglio completo di alberi e arbusti di alto fusto, le iniziative finalizzate alla conduzione zootecnica (ricovero e abbeverata), il ripristino della sentieristica e delle strade vicinali, le recinzioni elettrificate.

 

 

Dieci opere per migliorare l'affidabilità delle strade con 191mila euro
Dieci interventi per migliorare, dal punto di vista della sicurezza, la circolazione di pedoni e veicoli. Prosecco, Opicina, via Baiardi, via Commerciale, viale XX settembre, Forlanini-Cumano-Revoltella, piazzale Resistenza, via di Giarizzole, via rio Primario, strada Rosandra: ecco il "decalogo" dei siti che il Comune ha scremato per un range di interventi finanziato con 191 mila euro correlati al contributo regionale concesso per la sistemazione dell'incrocio via Flavia-Caboto. L'assessore ai Lavori Pubblici, Elisa Lodi, ha elencato nella delibera, portata nell'ultima riunione giuntale del 2017, le tipologie di lavori che saranno effettuate: la segnaletica stradale orizzontale e verticale, le isole spartitraffico in carreggiata stradale, la costruzione e la risagomatura di alcuni tratti di marciapiede, gli attraversamenti pedonali protetti, gli abbassamenti pedonali corredati di pavimentazione tattilo-plantar