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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2018

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 31 gennaio 2018

 

 

La diffida sulla Ferriera - La Regione intima ad Arvedi di ridurre i livelli di rumore
Entro il 31 dicembre 2018 Arvedi dovrà intervenire sugli impianti della Ferriera per garantire comunque, anche in assenza del Piano comunale di classificazione acustica (Pcca) di competenza del Comune di Trieste, il rispetto dei limiti acustici imposti dal Decreto del presidente del Consiglio del primo marzo 1991. È quanto previsto dalla diffida inviata dalla Regione all'azienda ed elaborata sulla base delle rilevazioni fonometriche eseguite dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Friuli Venezia Giulia (Arpa Fvg). Lo rende noto - con un comunicato stampa diffuso nel primo pomeriggio di ieri - l'amministrazione regionale, all'indomani dell'avviso inoltrato dalla stessa Regione al Comune nel quale l'ente presieduto oggi da Debora Serracchiani sollecitava quello guidato da Roberto Dipiazza ad adottare per l'appunto al più presto un Piano acustico in modo da scongiurare il rischio di possibili futuri contenziosi con l'attuale proprietà dello stabilimento siderurgico. La nota - divulgata ieri dall'amministrazione Serracchiani - fa presente che «dopo aver eseguito, su indicazione della Regione e della stessa Arpa Fvg, alcuni interventi di mitigazione del rumore, la società aveva infatti proposto di progettare ulteriori azioni entro 10 giorni dall'approvazione del Piano di classificazione acustica comunale e di realizzarli entro un anno dal medesimo termine, in funzione delle difficoltà di programmazione derivanti proprio dalla mancata adozione del Pcca da parte dell'amministrazione cittadina», e che, il Piano acustico in questione, «in base alla normativa», si sarebbe «dovuto» adottare «entro il 25 marzo 2014».«A tutela della salute dei cittadini - prosegue la nota diffusa dall'amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia - la Regione ha, invece, ritenuto prioritaria la riduzione della rumorosità dell'impianto siderurgico e ha imposto ad Acciaieria Arvedi di trasmettere entro 10 giorni il nuovo cronoprogramma delle attività necessarie per conseguire il rispetto dei limiti normativi vigenti, tenendo conto dei tempi tecnici strettamente necessari per la realizzazione degli interventi». Nello specifico, fa sapere ancora il comunicato della Regione - «il provvedimento impone interventi in nove punti identificati quali sorgenti che contribuiscono in maniera significativa al campo acustico complessivo dell'acciaieria triestina». Ed «è stato inviato», oltre che all'azienda, «anche al Comune, all'Arpa, all'Azienda sanitaria universitaria integrata, al Comando provinciale dei vigili del fuoco e al ministero dell'Ambiente».

 

 

Una mini isola pedonale all'inizio dell'ex Ghetto - Traffico limitato in arrivo tra la Questura e l'ex Carli. Spostati i box dei librai
Piazza Vecchia e via del Rosario solo per le auto della polizia e lo scarico merci
La "elle" di piazza Vecchia e via del Rosario sarà ridisegnata. Diventerà una "zona a traffico limitato a elevata valenza pedonale". Saranno ampliati i marciapiedi e saranno spostati a fianco della chiesa del Rosario i bouquinistes, che oggi sono precariamente sistemati sotto le finestre dell'ex istituto Carli, attuale sede dell'assessorato all'Educazione. Il "piano particolareggiato partecipato", che ha scopo di ingentilire e rendere transitabile il disordinato "gomito" a fianco della Questura, è stato illustrato alcuni giorni fa dalla titolare dell'Urbanistica comunale, la leghista Luisa Polli, ai colleghi di giunta: la delibera 19 passa adesso ai Lavori Pubblici, per dar corso all'attuazione degli interventi, con una tempistica peraltro non ancora definita. Finalità: migliorare la qualità della vita in termini di inquinamento acustico e atmosferico. Quindi, basta con il rodeo attorno all'ex Carli, tra Tor Bandena e via del Teatro Romano. Spazio ai pedoni (e ai velocipedi, puntualizza la relazione tecnica a cura dell'ingegner Giulio Bernetti), sosta riservata alle vetture della Polizia e alle operazioni carico/scarico, varco d'ingresso piazzato all'intersezione di piazza Vecchia con Tor Bandena, varco d'uscita sistemato laddove via del Rosario sfocia in via del Teatro romano. Il cul de sac di Tor Bandena resterà dedicato alle forze dell'ordine, che tra l'altro perderanno alcuni stalli a loro disposizione in via del Teatro romano. Avanti, dunque, con la pianificazione di aree circoscritte del centro urbano: una prima fase aveva interessato - nello scacchiere XX Settembre-Carducci-Ospedale Maggiore - le vie Nordio, Toro, Erbette, Sorgente, Foschiatti; una seconda fase tocca le vie XXX Ottobre e Torre Bianca; un'ulteriore momento pianificatorio è stato dedicato al borgo storico di Prosecco.La "ztl", aldilà delle poche decine di metri effettivamente coinvolti, s'inserisce in un'area sensibile della circolazione e del parcheggio urbano: siamo alle spalle di piazza Unità e contigui a via del Teatro Romano, che si definisce come asse direzionale sul quale insistono il Provveditorato alle opere pubbliche, le sedi del Municipio, l'Inail, la Questura. Ma sul quale si affacciano anche le vestigia archeologiche romane e la scalinata che sale verso Santa Maria Maggiore e San Silvestro (avviato a prossimo restauro). Park San Giusto è uno dei più importanti contenitori della sosta triestina e il concessionario dovrebbe provvedere entro la fine della primavera - come da precetto della Soprintendenza - a riqualificare l'illeggibile facciata. Inoltre è aperto il confronto con la Soprintendenza sulla questione-parcheggi davanti al Teatro romano. Palazzo Economo sarebbe assai lieto di ottenere un divieto di sosta, che consentirebbe di valorizzare lo spazio archeologico. Ma la fame di stalli rende gli interlocutori prudenti. In qualche misura collegata alla sorte di via Teatro romano è la vicenda di casa Francol. A giorni il Comune, proprietario dell'antico e inutilizzato edificio, pubblicherà una richiesta di manifestazione di interesse, orientata a sondare il mercato sulla possibilità di un project financing finalizzato a realizzare una struttura recettiva. Al Municipio avanza dagli antichi fondi Urban la rispettabile somma di 1,4 milioni di euro. Quale la destinazione? Casa Francol, così da chiudere un dossier interminabile che ha visto il destino dello lo stabile zigzagare tra contenitore di associazioni e sede di Esatto. In un primo tempo i Lavori Pubblici municipali si erano espressi a favore di un sito informativo, ma il sindaco Dipiazza aveva lanciato l'idea di una struttura recettiva per turisti, da dare in gestione a un operatore privato. Davanti a casa Francol c'è lo spiazzo in passato usato come parcheggio dei mezzi comunali: la proposta degli uffici comunali è di metterla a disposizione del privato, che avrà casa Francol, per completare la riqualificazione di un angolo trascurato del centro.

Massimo Greco

 

 

Smog, ultimatum Ue: agite subito - Il ministro Galletti protesta per la minaccia di sanzioni: abbiamo fatto già molto
BRUXELLES - Di fronte a nessuna nuova misura «sostanziale» antismog messa sul tavolo, la Commissione Ue ha brandito di nuovo il suo ultimatum all'Italia e agli altri 8 Paesi convocati a Bruxelles: bisogna agire, o non ci saranno alternative alla Corte di giustizia Ue. Per il ministro dell'ambiente Gianluca Galletti, però, il governo italiano ha già fatto il suo dovere, con «risultati evidenti» che vedono gli «sforamenti» dei giorni con i valori inquinanti superiori ai limiti Ue «ridotti dal 2000 ad oggi di più del 70%». Di conseguenza l'Italia non invierà nulla di nuovo entro lunedì prossimo alla Commissione Ue. «Per adesso non abbiamo alcun deferimento» alla Corte, «anche se nel nostro Paese molti lo speravano», ha attaccato Galletti, mentre gli ambientalisti di Greenpeace e dello European Environmental Bureau chiedono a Bruxelles di portare avanti la sua azione legale. La situazione della qualità dell'aria in Europa, nonostante le direttive Ue sulla qualità dell'aria con impegni vincolanti fissati al 2005 e al 2010 e finora non rispettati da buona parte dei 28, è preoccupante. Ogni anno, infatti, ha ricordato il commissario all'ambiente Karmenu Vella, ci sono 400mila morti premature nell'Ue a causa di smog e polveri sottili. L'Italia da sola ne conta 66mila. «Non possiamo continuare a rinviare», ha ammonito Vella al termine della riunione da lui convocata con Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Repubblica ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia, dove «ci sono stati alcuni suggerimenti positivi, ma a prima vista non abbastanza sostanziali da cambiare il quadro». Per questo, ha avvertito, «la sola cosa che tratterrà la Commissione» dal portare davanti alla Corte Ue gli Stati membri «è che quanto i Paesi mettono sul tavolo permetta di raggiungere i target senza ritardi». Da qui la scadenza fissata da Bruxelles «al più tardi entro lunedì» per coloro che vorranno presentare nuove misure antismog. L'Italia, però, non sembra essere preoccupata. «Abbiamo portato all'attenzione della Commissione tutto il lavoro fatto in questi anni che ha dato risultati evidenti» e tutti i diversi provvedimenti - dalla Strategia energetica nazionale (Sen) all'accordo sul Bacino padano - con compongono «una strategia forte», ha affermato Galletti. «Questi impegni sono nuovi, la Sen è un impegno nuovo, non è che ogni dieci giorni possiamo fare qualcosa», ha risposto il ministro a chi chiedeva se l'Italia avesse presentato ulteriori misure. Spetterà ora a Bruxelles, nelle prossime settimane, valutare la situazione Paese per Paese.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 30 gennaio 2018

 

 

«Ferriera, il Comune adotti un piano acustico» - La Regione scrive a Dipiazza su Servola: «Senza il documento rischiamo contenziosi con l'azienda»
Il Comune di Trieste deve dotarsi di un piano acustico. È l'avviso volato ieri da un lato all'altro di piazza Unità: la Regione ricorda all'ente locale la necessità di preparare lo strumento per la lotta all'inquinamento sonoro, in un nuovo capitolo del confronto sulla Ferriera di Servola. Al di là del tono tecnicamente asettico con cui la Regione comunica l'avvenuto avviso, sembra difficile poter staccare il valore politico del messaggio, visto che da mesi il Comune invia all'ente regionale documenti e richieste volte a limitare la produzione della Ferriera, rivedere l'Aia e via dicendo. Si legge nel comunicato dell'Agenzia regionale: «La Regione, tramite una lettera inviata dall'assessore all'Ambiente Sara Vito al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, ha sollecitato l'amministrazione cittadina a dotarsi nel minor tempo possibile di un Piano comunale di classificazione acustica (Pcca) oppure a valutare la possibilità di adottare un Piano stralcio della classificazione acustica con riferimento alla sola area di Servola». L'inquinamento acustico continua a essere uno dei fronti problematici del rapporto della fabbrica con il quartiere. Spiega la Regione: «Secondo l'amministrazione regionale questo strumento (il piano ndr) è infatti fondamentale per affrontare con chiarezza il problema dell'inquinamento acustico, in particolare in prossimità della Ferriera di Servola, attraverso una condivisione istituzionale delle scelte strategiche». La lettera non manca poi di ricordare che il piano acustico triestino non risponde all'appello ormai da quasi quattro anni: «In assenza del Pcca, che in base alla normativa avrebbe dovuto essere adottato entro il 25 marzo 2014, la Regione è costretta ad imporre allo stabilimento siderurgico l'osservanza di limiti acustici "transitori". Un'azione che verrà comunque attuata dalla Regione attraverso una serie di provvedimenti a tutela del benessere psicofisico della comunità servolana, ma che rischia di dare origine a contenziosi con l'azienda». Questa la conclusione: «Come evidenziato nella missiva, secondo la Regione il Comune avrebbe tutti gli elementi necessari per adottare il Pcca, ma in caso contrario l'amministrazione regionale è pronta a mettere a disposizione i propri uffici per fornire il supporto necessario».

g.tom.

 

 

Riecco dopo 3 anni il piano per il Silos ma Dipiazza frena - Il 7 marzo conferenza dei servizi decisiva sul restyling - Il sindaco: «Valuteremo se andare avanti oppure no»
Tre anni sono passati dall'ultima volta. Silenzio di tomba interrotto solo dalle irruzioni di giovani profughi afgani e pachistani. Il progetto per il centro commerciale con annesse sale congressi all'interno del fabbricato del Silos torna alla ribalta con una conferenza dei servizi indetta per il 7 marzo dal Comune, a cui parteciperanno la proprietà Silos spa e gli altri enti che nel 2009 avevano firmato l'accordo di programma per riconvertire la struttura. La maggioranza delle quote della società proprietaria dell'immobile è in mano a Coop Alleanza 3.0 e Unieco (in liquidazione). Il progetto, a grandi linee, è sempre lo stesso del 2003, quando sindaco, al suo primo mandato, era Roberto Dipiazza. Il faldone è tornato ora di nuovo sulla scrivania dello stesso Dipiazza, al timone del Municipio per la terza volta. Alla luce dei recenti cambiamenti che hanno investito la città negli ultimi mesi, però, i contenuti potrebbero essere superati dai nuovi e vecchi shopping mall che riempiono la città e dal centro congressi che dovrebbe nascere due chilometri più in là in Porto vecchio, apposta per Esof 2020, il cui progetto sta procedendo a ritmi serrati poiché fra due anni avrà luogo la manifestazione scientifica. Nel "summit" di marzo dunque bisognerà capire che cosa fare degli spazi del Silos e se magari prendere in considerazione anche altri progetti. Come quello di trasformare l'area congressi del Silos stesso in auditorium, nel caso in cui la sala Tripcovich venisse rasa al suolo. Ipotesi, questa, avanzata già anni fa. Il Comune va infatti cauto sull'ipotesi di dare il placet definitivo. «Una volta radunati tutti gli attori di questa operazione - afferma Dipiazza -, bisognerà capire se andare avanti oppure tornare indietro. Faremo le nostre valutazioni e poi diremo quello che vogliamo fare. Alla fine in tutti questi anni è la Silos spa che ha mancato di procedere, non noi». Non è un mistero poi che ci sia un'ala del centrodestra a cui non importa tanto la natura del progetto, quanto che il Silos non rimanga abbandonato e rifugio di richiedenti asilo. A sentire comunque la spa, attraverso il consigliere Fabrizio Carta, l'appuntamento primaverile ha tutta l'aria di essere quello conclusivo, dopo anni di varianti e attese di vario tipo. A suo dire non sarebbe stato solo l'ostacolo della crisi a frenare il cantiere. «Molto tempo è andato - dice Carta - per apporre modifiche alle planimetrie e per rincorrere le norme vigenti». L'aspettativa che oggi trapela dalla spa, in previsione della conferenza dei servizi, è di vedere confermato tutto il piano per poi procedere con i lavori. «Abbiamo una convenzione con il Comune (firmata nell'era Cosolini, ndr) - spiega ancora Carta - in conformità della quale dobbiamo fare il Centro commerciale. Se tutto va bene, potremmo partire entro fine anno. Il progetto è in aderenza con le richieste di fondo già dall'origine». L'ultima pietra da deporre sarebbe prevista per il 2020, proprio l'anno in cui dovrebbe essere pronto il centro congressi nell'antico scalo per Trieste capitale europea della scienza. La struttura adiacente alla stazione ferroviaria, un esempio di archeologia industriale - simbolo dei traffici commerciali e marittimi dell'epoca asburgica, ma anche rifugio nel dopoguerra per gli esuli istriani, oggi per i profughi dell'Asia meridionale - che vede due magazzini paralleli, subirà secondo i rendering un innesto attraverso un grande cubo che sarà il centro congressi. Mille posti più altri 400 divisi in tre sale. Attorno, un supermercato, ristoranti, spazi commerciali, uffici, una vasta area wellness con l'ingresso confermato di Virgin Active, la catena di centri fitness dell'imprenditore britannico Richard Branson e un ampio giardino d'inverno. Tutto ciò andrà a invadere anche la parte attualmente dedicata alla stazione delle corriere e quella, sempre al piano terra, riservata ai negozi. Rimarranno invariati i piani occupati dai parcheggi, che verranno ampliati con un nuovo parking sotterraneo e in superficie. Nel piazzale sul retro s'inseriranno anche le pensiline che tracciano gli arrivi e le partenze dei bus. Il deposito dei mezzi verrà trasferito nella zona in cui si trovano i nuovi uffici delle Ferrovie, dalla parte dei binari. Costo totale? Oltre 120 milioni di euro, interamente finanziati, se le trattative ormai avanzate andranno a buon fine, da un fondo inglese, ancora top secret. Stessa nazionalità hanno altri investitori tra i tanti che, come racconta il sindaco, si sono palesati recentemente nel suo ufficio per proporre un'altra cosa: trasformare il Silos in un grande outlet di lusso. Per dare un'idea, lo stampo sarebbe quello della catena di McArthurGlen di Noventa di Piave. Se dunque il Comune e gli altri enti non ritenessero opportuno continuare sulla via del progetto iniziale, non sarebbe difficile adattare il Silos anche ad outlet, perché sempre di spazi commerciali si tratta, e non occorrerebbe nemmeno un altro accordo di programma. Quei 50mila metri quadrati, poi, alla fine verrebbero comunque consegnati al Comune.

Benedetta Moro

 

 

E in Porto vecchio decolla il maxi centro congressi - Progetto da 3mila posti depositato in Comune dalla Trieste convention center
Interessati gli spazi dei Magazzini 26 e 27. Già coinvolta una ventina di aziende
La società Trieste Convention Center srl - formata esclusivamente da imprenditori triestini e nata nelle scorse settimane apposta per realizzare un centro congressi che possa ospitare la manifestazioni di Esof 2020 con la prospettiva di dotare la città di una servizio che manca da tempo -, ha depositato il progetto promesso negli uffici comunali. Uffici che, già nei giorni scorsi, hanno convocato presidente dell'aula e consiglieri per analizzare i documenti. La srl punta a realizzare tra i Magazzini 26 e 27 in Porto vecchio una struttura da tremila posti con la formula del project financing caldeggiata anche da Roberto Dipiazza. «Questo convention center altamente flessibile potrà essere inaugurato per Esof e continuare poi la sua attività fino al 2040 (la durata della concessione è infatti di 22 anni, ndr), portando notevoli benefici alla città, creando nuovi posti di lavoro e un considerevole indotto», conferma Diego Bravar, vicepresidente della Fondazione internazionale Trieste e presidente di Trieste Convention Center, che in poche settimane ha raccolto l'adesione di una ventina di aziende e ben 570mila euro: i termini ultimi per la sottoscrizione da parte di ulteriori realtà imprenditoriali si chiuderanno domani e l'obiettivo finale è raggiungere quota un milione di euro. Il plafond minimo di partenza era di 10mila euro. I soci fondatori sono Cristiana Fiandra Cambissa (the Office srl), Pierpaolo Ferrante (Re.Te. Srl), Andrea Monticolo (Monticolo Sergio Srl), Paolo Rosso (Rosso Srl), Francesco Rossetti Cosulich (Gamap Srl), Alex Benvenuti (Magesta Spa), Massimo Iesu (Ergon Consulenti Associati Srl), Federico Pacorini. Ma nella compagine appare anche Maurizio Vretenar, importante figura del Cern di Ginevra, che ha contribuito alla raccolta del capitale. Tcc, affermano gli organizzatori, è pronta a costruire e gestire il più grande centro congressi del Nord Est nell'area del Porto vecchio: un polo congressuale multifunzionale, progettato con tecnologie d'avanguardia, per rispondere alle esigenze dell'industria congressuale, segmento in forte crescita. «Per lanciare adeguatamente il centro congressi - spiega Cristiana Cambissa Fiandra -, verrà attuato un piano di comunicazione e promozionale fin da subito per assicurare a Trieste eventi a partire dal periodo post-Esof». Il progetto di fattibilità, presentato ieri al pubblico il 29 gennaio nella sede di Confindustria Vg, è firmato da Pierpaolo Ferrante, project manager di Esof 2020, con Re.Te., società d'ingegneria che si occupa anche della parte sicurezza e strutture. Come consulente compaiono lo studio di architettura Metroarea, mentre per gli impianti la S.g.m. consulting srl. La costruzione è affidata a Monticolo srl e Rosso srl e la gestione a The Office. I contenitori raccolgono fino a 3mila posti. Con elementi moderni di aerazione, come precisa Monticolo. «La struttura potrà ospitare non solo congressi - annuncia Ferrante -, ma anche concerti e spettacoli. L'acustica della sala sarà ottimale per accogliere anche eventi musicali». L'auditorium principale da 2mila posti si trova proprio nel Magazzino 28, dotato di tutta l'impiantistica necessaria con sala regia e cabine traduzione. Il progetto prevede anche una zona espositiva da 5mila mq e altre sale convegni più piccole nel Magazzino 26. La nuova "pelle" degli edifici, in policarbonato, permette la realizzazione della completa retroilluminazione per rendere il 28 come una grande lanterna. Un ponte di collegamento in cristallo dotato di quattro ascensori collega i due magazzini permettendo il passaggio nella sottostante strada e mette in diretta connessione gli spazi espositivi multifunzionali. Il project financing prevede che il Comune partecipi con investimento che ammonta a circa il 49% dell'investimento, mentre Tcc o altri che si dovessero aggiudicare la concessione dovrebbero assicurare il restante 51%. Nel caso il progetto fosse approvato, la srl presieduta da Bravar accenderebbe un mutuo, che comunque ripagherebbe grazie alla gestione di 22 anni delle strutture. Ora il faldone dovrà seguire un iter ben preciso. Se gli uffici tecnici riterranno idoneo il progetto dal punto di vista della fattibilità e dell'interesse pubblico, ecco che il tutto verrà esaminato dal Consiglio comunale. Se la faccenda andrà in porto, il progetto poi potrà essere messo in gara. Una gara europea, perché in ballo c'è un importo sopra i 5 milioni. Se si aggiudicherà la partita un altro soggetto diverso dal "promotore", vale a dire la cordata guidata da Bravar, quest'ultima avrà il diritto di prelazione e potrà rivedere la propria offerta, come spiegano il direttore generale del Comune Santi Terranova e il direttore Lavori pubblici Enrico Conte. Se decidesse però di non alzare la posta, la cordata verrebbe comunque "rimborsata" per la proposta d'ingegno. I tempi sono stretti: entro settembre i lavori devono partire.

(b.m.)

 

 

L'ex Pescheria diventa fotovoltaica - Guaina "invisibile" sopra il Salone degli incanti. Avviati i lavori da 325mila euro
Entro l'estate il Salone degli incanti sarà coperto dalla guaina fotovoltaica che attende dal 2011. Trova così finalmente realizzazione uno degli appalti "impossibili" del Comune di Trieste, finanziato sei anni fa con mezzo milione di fondi Pisus e poi congelato dal Patto di stabilità e dalle modifiche del Codice sugli appalti. Sono iniziati in questi giorni i lavori e già si possono ammirale le impalcature che avvolgono il tetto dell'ex Pescheria. Il cantiere è stato consegnato l'8 gennaio e il termine è fissato per il 7 giugno prossimo. Il progetto esecutivo è dell'architetto Sergio Russignan, mentre il direttore tecnico del cantiere è l'ingegnere Alessandro Luci. Ad aggiudicarsi la gara sono state le imprese Cp Costruzioni di Trieste ed Elettroimpianti snc di Duino Aurisina per 325mila euro grazie a un ribasso pari al 14,7%. Cinque mesi di lavoro (150 giorni). La copertura del Salone degli incanti con una guaina fotovoltaica rientra in un "antico" piano di sostenibilità energetica. Il progetto era stato approvato dalla giunta di Roberto Cosolini a metà novembre del 2011.L'intervento prevede l'installazione di una guaina fotovoltaica scura e non riflettente sulla copertura dell'ex Pescheria. Un'opera a impatto visivo quasi nullo e dalla resa energetica garantita anche nei giorni di cielo coperto. Il progetto era stato inserito tra le richieste di cofinanziamento inviate alla Regione dall'amministrazione cittadina nella cornice dei Pisus (ovvero i Piani integrati di sviluppo urbano sostenibile), attraverso i quali vengono veicolati una serie di fondi comunitari per «incrementare la qualità dell'ambiente urbano». Il progetto risulta finanziato al 77% dalla Regione (il restante 23% spetta al Comune). L'obiettivo è «l'installazione sulla copertura rifinita attualmente con guaina ardesiata» di «un sistema impermeabile fotovoltaico con caratteristiche innovative a film sottile a tripla giunzione». Una tecnologia, questa, grazie alla quale le componenti blu, verde e rossa «dello spettro della luce solare» possono essere assorbite proprio «in modo frazionato dai differenti strati presenti». Il sistema insomma funziona «con qualsiasi condizione atmosferica». Ma c'è di più: la guaina è talmente sottile (e pure removibile) da risultare praticamente invisibile. A lavori terminati il Salone degli incanti diventerà un modello dal punto di vista del consumo energetico a emissione zero di Co2.

(fa.do.)

 

 

Frana di via Commerciale, via ai lavori - Il primo step del cantiere prevede l'installazione di una serie di pali di contenimento necessari alla rimozione delle macerie
Ci vorranno mesi prima di poter rimuovere le macerie. Ma qualcosa, in via Commerciale, inizia a sbloccarsi: ieri sono cominciati ufficialmente i primi interventi per la messa in sicurezza del terreno franato un mese e mezzo fa assieme al muraglione di cinta. Era il pomeriggio dell'11 dicembre: dalla collinetta che sovrasta l'edificio ai civici 39 e 41, dove alloggiavano cinque famiglie per una ventina di persone, si era staccata un'enorme quantità di terra e detriti. Il motivo, probabilmente, la pioggia che si era abbattuta sulla città in quelle giornate, mettendo a rischio svariati muri di contenimento delle zone residenziali. L'incidente in via Commerciale non aveva provocato vittime, ma una persona aveva rischiato di essere travolta dalla valanga. Sono state distrutte ben quattro automobili. I vigili del fuoco avevano dichiarato inagibili le tre case che si trovano nella parte sovrastante la collinetta e pure quella sottostante. E' il civico 41 di via Commerciale: pianterreno, primo, secondo piano e mansarda, dove abitavano quattro famiglie. Il cantiere è partito in mattinata: si tratta di costruire una sorta di barriera di contenimento del terreno utilizzando decine di pali da posizionare in verticale. Le gettate di cemento assicureranno il terreno instabile durante le operazioni di scavo dei detriti franati. Asportando subito quelli, infatti, le zolle della parte superiore potrebbero rovinare verso il basso. Sarebbe un disastro. Serve quindi creare una sorta di "argine" prima di iniziare con il prelievo dei metri cubi di materiale precipitati durante lo smottamento. I lavori seguono un vero e proprio progetto edilizio affidato a tecnici strutturisti. Il costo, ad oggi, è ancora incerto. L'intervento rappresenta dunque il primo step propedeutico alla rimozione vera e propria delle macerie. L'operazione, a quanto pare, si prolungherà per almeno due o tre mesi. Una volta tolti i detriti, si procederà con la ricostruzione del muraglione. Nel frattempo sarà anche necessario avviare alcune perizie per accertare l'entità dei danni dovuti allo smottamento e le responsabilità dell'incidente, oltre alla tenuta del muro rimasta ancora in piedi. In linea di massima una prima verifica sulla resistenza strutturale potrebbe riguardare proprio la parte di muro "sana" che andrà messa in sicurezza in modo da evitare possibili ulteriori crolli. A ciò vanno aggiunti i controlli per valutare e la capacità di resistenza alle perforazioni previste per l'installazione dei pali di contenimento. L'analisi del tecnico punta ad stabilire con certezza i danneggiamenti pregressi, quelli determinati dalla frana, e gli effetti delle nuove trivellazioni. Le verifiche sono state sollecitate dagli stessi condomini. Il giudice del Tribunale ha nominato un tecnico ad hoc. Ma il condominio, quello che si trova al numero civico 41, nel frattempo è rimasto senza gas. I residenti sono stati evacuati per ragioni di sicurezza, ma una novantenne che alloggia nell'unica parte dell'edificio ritenuta agibile (quella con l'ingresso frontale e non laterale), è costretta a stare al freddo. La famiglia si è attrezzata con un inverter e delle stufe elettriche, insufficienti però per riscaldare l'intera villa. «Riusciamo a rendere vivibile in pratica soltanto una stanza - afferma il signor Floriano Bellavia, parente dell'anziana - il resto no perché la potenza dell'impianto elettrico è troppo bassa. Il risultato è che le temperature sono assolutamente inadeguate - spiega - tanto più per una persona di novant'anni, come nel caso di mia suocera. Non possiamo mettere a rischio la salute di questa persona, quindi abbiamo domandato alla ditta che si occupa delle forniture e degli allacciamenti della nostra abitazione, cioè "EnergiaBaseTrieste", di adeguare l'impianto raddoppiando la potenza. Abbiamo fatto richiesta il 12 gennaio, ma finora non abbiamo avuto alcuna riposta, sebbene sia previsto un intervento nel giro di cinque giorni dalla comunicazione. Io ho chiamato più volte gli uffici e ho inviato già due mail. Ma - protesta Bellavia - nonostante le rassicurazioni, non si è visto nulla. Così non si può andare avanti, è un comportamento inaccettabile».

Gianpaolo Sarti

 

 

E lo smog soffoca 39 città - Bruxelles convoca l'Italia - Anche Trieste nel dossier di Legambiente - Le citta' piu' inquinate
ROMA Una nuvola di smog incombe sull'Italia e rende «l'aria sempre più irrespirabile». Un'emergenza «cronica» da «codice rosso», tanto che nel 2017, sono state 39 città quelle dichiarate "fuorilegge" per inquinamento atmosferico. Situazioni più critiche, al nord e nella pianura padana. Un quadro preoccupante a cui il nostro paese paga già un tributo di morti premature e costi sanitari e che potrebbe, senza l'individuazione di soluzioni a breve termine, potrebbe portare a sanzioni europee. È infatti convocato dalla commissione Ue il tavolo dedicato all'inquinamento dell'aria con i paesi più inquinati e dunque sotto scacco d'infrazione. Sono nove in tutto, tra cui l'Italia. Il nuovo rapporto di Legambiente "Mal'Aria 2018" disegna un quadro che racconta come le concentrazioni di polveri sottili (PM10) e l'ozono siano ormai arrivate alle stelle. Sono circa 7 milioni le persone che risultano esposte a questi due inquinanti in modo «costante». La città più inquinata d'Italia rimane Torino con 112 sforamenti della soglia (di 50 microgrammi per metro cubo al giorno, fino a un massimo di 35 superamenti consentiti all'anno), seguita da Cremona con 105 sforamenti e Alessandria con 103. La prima del centro-sud è Frosinone al nono posto (93 giorni). Ci sono anche Padova (102); Pavia (101); Asti (98); Milano (97); Venezia (94). In Friuli Venezia Giulia la classifica Mal'aria vede Pordenone (Centro) con 39 superamenti e Trieste (Mezzo mobile) con 37.Non solo. Sommando gli sforamenti "fuorilegge" di PM10 e ozono, le città che hanno superato il limite di 25 giorni nell'anno solare salgano a 44. I cittadini di Cremona, ad esempio, con 178 giorni di superamenti del limite, (105 per le polveri sottili e 73 per l'ozono) hanno respirato «polveri e gas tossici e nocivi un giorno su due» all'anno. Legambiente è chiara: l'inquinamento porta «problemi di salute, costi per il sistema sanitario (tra i 47 e i 142 miliardi di euro) e morti premature: secondo l'Agenzia ambientale europea, in Italia 60mila l'anno». E lancia l'appello: «Non bastano misure tampone, ma interventi strutturali e azioni ad hoc». Riflettori puntati su Bruxelles dove il commissario dell'Ambiente, Karmenu Vella offrirà un'ultima possibilità ai nove Paesi membri sotto procedura d'infrazione per superamento dei limiti, di trovare in tempi brevi soluzioni all'emergenza smog. Senza piani adeguati la questione potrebbe "scivolare" alla Corte di Giustizia.

 

 

Ogs in Antartide svela i segreti del clima globale - Da Trieste nel Mar di Ross: studi sui ghiacci e sulle reazioni alla temperatura in aumento
A 400 chilometri dalla terra ferma, nel grande continente bianco: l'Antartide. A bordo della Joides Resolution, impiegata per fare perforazioni del fondo degli oceani a scopo scientifico, nel Mare di Ross, una profonda e ampia baia dell'Antartide. Per due mesi, dall'8 gennaio all'8 marzo, 31 ricercatori, provenienti da tutto il mondo e tra cui 13 donne, supportati nel lavoro da 22 tecnici e 63 membri dell'equipaggio studieranno le dinamiche glaciali, oceanografiche e geologiche che hanno caratterizzato le zone del Mare di Ross negli ultimi 20 milioni di anni, per verificare come i cambiamenti climatici abbiano impattato sul WAIS (West Antarctic Ice Sheet) e cercare di capire cosa potrebbe significare un mondo più caldo in futuro: con assenza di ghiaccio e con un livello marino globale più alto di diverse decine di metri. Laura De Santis, geologa marina dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS è una veterana delle missioni scientifiche in Antartide, all'attivo 6 campagne, in servizio dell'ente da oltre 20 anni, coordina un programma attivo da oltre 50 anni: la missione internazionale "Iodp (international Ocean Discovery Program) Expedition 374", insieme a Robert M. McKay, dell'Antarctic Research Centre della Victoria University of Wellington (Nuova Zelanda). Risponde alle nostre domande da questo luogo estremo ma fondamentale per la scienza tanto da far sì che che qualcuno scelga di sfidare le condizioni proibitive: «Siamo partiti dalla Nuova Zelanda e in 7 giorni abbiamo raggiunto il Mare di Ross. La rompighiaccio Palmer ci ha scortato fino all'interno del Mare di Ross attraverso la cintura del pack. Non ci sono iceberg né ghiaccio, quindi non vediamo pinguini, ma solo qualche foca e uccelli. Il mare è calmo e ci permette di lavorare bene e in modo efficace». «Il Mare di Ross - spiega - è un'ampia piattaforma continentale che ancora conserva spessi archivi di informazioni paleoclimatiche all'interno dei sedimenti depositati durante gli avanzamenti e i ritiri delle calotte di ghiaccio avvenuti nei periodi glaciali e interglaciali». Si tratta insomma di un osservatorio privilegiato perché è altamente sensibile ai cambiamenti della temperatura e circolazione dell'oceano e dell'atmosfera, un luogo chiave per indagare su come la più grande coltre di ghiaccio del pianeta stia rispondendo oggi e abbia risposto in passato ai cambiamenti di temperatura sia dell'atmosfera che dell'oceano e quindi come abbia contribuito alle variazioni del livello del mare e della circolazione marina globale. «La nave è operativa 24 ore al giorno, non ci sono interruzioni nell'attività di ricerca - racconta De Santis - ogni giorno da mezzanotte a mezzogiorno (sulla nave hanno adottato l'ora neozelandese, quindi ci sono 12 ore di differenza con l'Italia, ndr) svolgo la mia attività di ricerca e di supervisione del gruppo». La Joides Resolution è dotata di strumenti avanzati di perforazione: i ricercatori realizzeranno 6 pozzi di 700-800 metri di profondità, in punti accuratamente selezionati. «Grazie alle perforazioni - spiega De Santis che da oltre 20 anni si occupa di ricerche paleoclimatiche in Antartide - verranno recuperate delle carote, ossia cilindri di 10 centimetri di roccia, che verranno poi studiati da petrografi, paleontologi, chimici, geofisici, Si tratta di esperimenti costosi che vengono effettuati in Antartide in media ogni 10 anni». L'importanza di recuperare record climatici nelle zone prossime alla calotta glaciale rende questa spedizione unica: gli scienziati a bordo descriveranno di cosa sono fatti i sedimenti, identificando i fossili e i minerali per capire quando e dove si sono formati i sedimenti, per ricavare informazioni sui meccanismi che regolano le interazioni tra oceano e calotta di ghiaccio».

Lorenza Masè

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 29 gennaio 2018

 

 

Laghi di Plitivice a rischio nel patrimonio Unesco
ZAGABRIA - Considerati un bene "in pericolo" o peggio ancora ritirati dalla lista del Patrimonio mondiale dell'umanità, della quale fanno parte fin dal 1979. È questo il destino che spetta ai celebri laghi di Plitvice, se il governo della Croazia non prenderà al più presto delle contromisure per arginare i danni causati dall'eccessiva attività turistica. L'Unesco, l'agenzia Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura, ha infatti chiesto a Zagabria di presentare, entro questo giovedì 1° febbraio, una lista di misure volte a tutelare maggiormente il parco nazionale, vittima del turismo di massa e di tutte le sue conseguenze (dall'incremento del traffico agli abusi edilizi, passando per l'impoverimento della qualità dell'acqua). Il ministero croato dell'Ambiente e dell'Energia, che invierà in questi giorni la propria risposta, si dice fiducioso sul futuro del parco. «Crediamo che l'Unesco riconoscerà i nostri sforzi e l'intenso lavoro intrapreso in tutti i settori», fanno sapere le autorità di Zagabria che assicurano di aver risposto a tutte le criticità sollevate dalla delegazione internazionale. La missione Unesco che ha visitato Plitvice nel gennaio 2017 ha formulato un totale di 10 raccomandazioni, avvertendo la Croazia che «se dei progressi sostanziali non saranno realizzati entro il 2018, questa delegazione chiederà al Comitato per il Patrimonio mondiale (Whc) di valutare l'iscrizione della proprietà nella Lista del Patrimonio mondiale in pericolo». Onde evitare questo scenario, Zagabria aveva dunque un anno di tempo per mettere un freno alla costruzione di appartamenti a scopo turistico nell'area del parco e per interrompere lo sfruttamento delle riserve d'acqua da parte di privati. Doveva inoltre limitare il numero dei visitatori (che nel 2017 è arrivato a quota 1,7 milioni) e riflettere ad una nuova gestione del traffico così come all'eventuale istituzione di una zona cuscinetto che protegga maggiormente l'area dei 16 laghi, oggi considerata minacciata. Ma come si è arrivati ad una situazione tanto critica? Per l'ex direttore del parco nazionale Andjelko Novosel il "vaso di Pandora" è stato aperto nel 2014 con l'approvazione del nuovo Piano territoriale. «Dal 1945 fino al 1991, il parco ha goduto di un'ottima politica di tutela ambientale, ma nel 2014, questa politica è stata distrutta», riassume Novosel, che ha lavorato a Plitvice come Responsabile della salvaguardia dal 2012 al 2016 e ha ricoperto poi la carica di direttore fino alla primavera 2017. «Il nuovo Piano territoriale ha permesso nuove costruzioni nell'area dei laghi e il numero degli appartamenti privati è passato dai 16 del 2009 agli oltre 300 del 2017, con un balzo nei pernottamenti da 600 (2009) a oltre 30mila (2017)», prosegue Novosel. Come se non bastasse, infine, «tutto è stato edificato senza infrastrutture e, in particolare, senza sistemi fognari», conclude l'ex direttore, che assicura di aver perso il proprio posto di lavoro proprio perché contrario a questa politica. Più che il numero totale di visitatori (comunque dannoso per l'ecosistema del parco), sarebbero dunque queste costruzioni private a ridosso dei laghi a compromettere la qualità dell'acqua. A questo proposito, il deputato Branimir Bunjac del movimento Zivi Zid accusa i due principali partiti croati, i socialdemocratici (Sdp) e i conservatori (Hdz), di aver permesso una tale situazione per delle ragioni economiche.

Giovanni Vale

 

La dura battaglia dei reduci di guerra contro l'abusivismo edilizio nel Parco
Per 108 giorni, dal 21 giugno fino al 15 ottobre 2017, gli ex combattenti della guerra d'indipendenza croata hanno protestato a Plitvice contro la costruzione di nuovi appartamenti privati nell'area del parco. «Abbiamo montato una tenda e abbiamo dormito lì per oltre tre mesi», racconta Ivica Jandric, veterano della brigata dei "Tigrovi" ed originario della Lika. «In quel periodo, siamo riusciti a bloccare quasi tutti cantieri, ma le istituzioni non hanno accolto le nostre domande», prosegue Jandric, che riassume le principali richieste inoltrate al governo: revisione del Piano territoriale, verifica dei permessi di costruzione accordati e distruzione delle abitazioni costruite illegalmente. «Molti investitori hanno ottenuto un permesso per ricostruire una casa già esistente, ma ne hanno approfittato per creare nuove e più grandi strutture», conclude l'ex militare.

(g.v.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 28 gennaio 2018

 

 

Niente sardoni nelle reti - I pescatori contro l'Ue - A Bruxelles proposte regole a salvaguardia dei piccoli pelagici nell'Adriatico
Gli operatori del settore: «Imprese e occupazione a rischio anche in città»
Divieto di pesca, almeno parziale, per "sardoni" e "sardelle" in tutto l'Adriatico. È questo il rischio al quale sta per andare incontro anche il sistema pesca di Trieste. Un problema che potrebbe mettere in totale crisi il centinaio di lavoratori, fra pescatori e indotto, che opera nel settore in città. I livelli occupazionali del comparto in sostanza potrebbero crollare. Il tutto per effetto di un Regolamento proposto dalla Commissione europea, che andrà all'esame dell'assemblea Ue per l'approvazione ai primi di marzo e che contiene un piano pluriennale per la tutela degli stock di piccoli pelagici, cioè le acciughe e le sardine, nel mare Adriatico, sottoregione del Mediterraneo che totalizza circa un terzo del valore totale del pescato nell'area. La proposta punta a salvaguardare le quantità di queste specie, a detta degli esperti europei a rischio estinzione, e a garantire la sostenibilità delle attività di pesca. Nel dettaglio, i piccoli pelagici dell'Adriatico sono considerati sovra sfruttati (90 per cento) e ai minimi storici per quanto riguarda i livelli di biomassa. Sono cioè più piccoli e magri rispetto a qualche anno fa. La diminuzione della cattura di acciughe e sardine dovrebbe attestarsi, secondo questo piano, sul 25-30% entro il 2021. Per il sistema pesca di Trieste sarebbe una mazzata. Per spiegare le ragioni della categoria, i pescatori dell'Adriatico hanno scelto Guido Doz, esponente del settore e presidente della cooperativa Colmi di Trieste, per presentare al Parlamento europeo un documento che illustra i motivi del "no" alla proposta della Commissione. «Crisi di alici e sarde si sono avute anche negli anni 1984 e 1985 - ha ricordato Doz nel corso dell'audizione a Bruxelles -, ora sembra che siamo alla vigilia di un problema simile. I nostri pescatori lo hanno capito e si sono subito mossi con azioni di ridimensionamento e cure dolorose, dovute anche alle norme restrittive che sono state emanate dal competente ministero italiano. Abbiamo ridotto i giorni di pesca in media a quattro alla settimana, rispettando il limite dei 20 al mese e dei 180 annui. Altri pescatori hanno deciso di dedicarsi ad altre attività di pesca. Osserviamo poi il fermo pesca dei piccoli pelagici - ha aggiunto - in due periodi di 15 giorni ciascuno per permettere la riproduzione, arrivando a una riduzione di circa il 7% del prelievo. Nel 2017 abbiamo registrato un aumento delle taglie di alici e sarde. Da qualche settimana, in Italia stiamo procedendo alla dismissione di una decina di imbarcazioni per la pesca dei piccoli pelagici. Da questa analisi - ha continuato Doz - mi sento di dire che da quest'anno ci sarà una riduzione della capacità di pesca di oltre il 40% rispetto al 2014. Lo stock potrà così ricostituirsi abbastanza velocemente. Oggi, mettere in campo altre azioni come quelle previste dal Piano - ha concluso - sarebbe esagerato e porterebbe a significativi impatti in termini economici e sociali. In sostanza, molte imprese chiuderanno, tanti pescatori rimarranno disoccupati e aumenterà la pesca illegale». «La situazione è molto complessa - spiega da parte sua Simone Libralato, esperto del settore e ricercatore in ambito Ogs, cioè all'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale - perché da un lato esistono dati oggettivi, come la diminuzione della dimensione dei piccoli pelagici, fenomeno che si è accentuato dal '95 a oggi, dall'altro è noto che influiscono su questa situazione fattori sui quali non si può intervenire a breve, come le mutazioni climatiche e l'inquinamento atmosferico. Ecco allora che ridurre la pesca può rappresentare l'unica soluzione possibile, perché si tratta di un elemento che si può governare. Di certo - aggiunge Libralato - sappiamo che, se si andrà avanti ai livelli attuali, a un certo punto potremmo trovarci al cospetto di una situazione che non gioverebbe per primi agli stessi pescatori, che non troverebbero più queste specie in mare, con conseguenze facilmente immaginabili. D'altra parte - sottolinea il ricercatore - non è detto che misure come quelle proposte dalla Commissione europea debbano essere mantenute per sempre. Si potrebbe optare per una riduzione temporanea, da sospendere non appena gli indicatori cominciassero a presentare una situazione di segno opposto rispetto a quella attuale».

Ugo Salvini

 

La politica - L'europarlamentare De Monte: «Ci opporremo - Azione comune con i colleghi sloveni e croati»
«Il Pd si opporrà alla proposta della Commissione, che intende bloccare, anche se solo temporaneamente, l'attività della pesca di piccoli pelagici». È secca la presa di posizione di Isabella De Monte, europarlamentare friulana, che fa parte del Gruppo dei socialisti democratici, nel quale rientra anche il Pd. «Se da un lato è comprensibile che si cerchi di limitare la pesca di specie ittiche la cui quantità sta calando - precisa - dall'altro è altrettanto importante garantire la continuità del lavoro per quanti operano nel settore, come i pescatori e il loro indotto». De Monte annuncia anche che «in sede di Commissione pesca, quando si discuterà della proposta finalizzata a ridurre il prelievo in mare, presenteremo un emendamento che porti a una sostanziale modifica dei contenuti attuali, in modo da evitare che il comparto possa risentirne per quanto concerne i livelli occupazionali. La politica della pesca - ha ribadito - deve garantire la sostenibilità delle specie, ma anche l'equilibrio economico del comparto». E in questa battaglia l'europarlamentare potrà contare sugli alleati sloveni e croati del Gruppo dei socialisti e democratici: «Sono coinvolti anche loro - conclude - visto che il provvedimento parla di riduzione della pesca in tutto l'Adriatico e abbiamo già concordato un'azione comune».

(u.s.)

 

«Il golfo è unico - Serve una deroga» - La categoria lancia l'idea di una tutela "doc" per Trieste - Ma il vicepresidente dei commercianti approva il blocco
Pescatori e titolari di pescherie si schierano su fronti opposti stavolta. Sul tema della proposta della Commissione europea, che intende limitare i prelievi in mare dei piccoli pelagici, le opinioni contrastano. Per Gaetano Dambrosio, pescatore da sempre sulla breccia, «la Commissione commetterebbe un errore se adottasse tale provvedimento, perché nella pesca i cicli ci sono sempre stati. Sardoni e sardelle hanno vita breve - aggiunge - e se non vengono pescati comunque muoiono rapidamente. I pescherecci di Trieste sono già molto pochi rispetto al passato e non è il loro lavoro che riduce le quantità in mare». Di opinione opposta Livio Amato, vicepresidente dell'Associazione dei dettaglianti e titolare di pescheria: «Il provvedimento della Commissione allargherebbe i mercati - osserva - si andrebbe a comperare altrove, come già avviene in qualche caso per le alici. Anzi - sottolinea - una regolamentazione in chiave locale alzerebbe il valore del prodotto nostrano, oggi ai minimi termini come prezzo. Bisogna avere la capacità di ricollocarsi in relazione al modificarsi dei mercati - prosegue Amato - e, soprattutto, è necessario guardare lontano, non fermarsi al quotidiano. Una riduzione nel tempo del pesce in mare danneggerebbe per primi i pescatori».Di tutt'altro avviso Salvatore Pugliese, operatore del comparto: «Se passa questo Regolamento per noi la situazione si farebbe drammatica - è il suo esordio - perché già peschiamo poco, se ci tolgono anche sardoni e sardelle molti di noi, e siamo pochi rispetto al passato, sarebbero costretti a chiudere. C'è chi ha perso la licenza perché non ha potuto fare il numero minimo di uscite in mare - continua Pugliese -, una limitazione alla pesca sarebbe pesantissima. E poi non si può fare di tutta l'erba un fascio - osserva -, perché l'Adriatico è grande e non si possono mettere i pescatori di Trieste alla stregua dei colleghi del Veneto o delle Marche. L'Unione europea raccoglie dati nei mercati, basati su visite sporadiche, mentre bisognerebbe fare una media con controlli quotidiani. Propongo un'altra soluzione - conclude - cioè chiedere una deroga per il pescato nel golfo di Trieste, che garantisce una qualità introvabile altrove. Una sorta di pescato "doc"». Concetto su cui insiste anche Guido Degrassi: «I nostri sardoni sono speciali, diversi dagli altri in virtù di sostanze che si trovano solo nel nostro golfo. Dovrebbero essere tutelati. Se dovesse passare la proposta delle quote - aggiunge - sarebbe un disastro e si metterebbe a rischio la sopravvivenza di pescherecci e imprese locali del comparto».

(u. s.)

 

 

Il pino storto avrebbe potuto sopravvivere altri 10 anni - La lettera del giorno dell'Associazione Wwf Trieste
Una bella notizia avremmo potuto leggere sul giornale di domani. Il Wwf, un club velico e un gruppo di cittadini avevano adottato un albero che era parte della memoria collettiva. Il Wwf aveva offerto un progetto per la realizzazione del tutore, i costi di realizzazione sarebbero stati sostenuti dai cittadini. Il Pino storto, ovvero il Pino d'Aleppo di Barcola era stato salvato. Ancora per alcuni anni, forse per un decennio o anche di più, quell'albero avrebbe potuto continuare a impreziosire un angolo della città. Questa era la soluzione che si stava profilando ieri a fine mattinata, dopo una serena riunione tra l'assessore Elisa Lodi, i dirigenti del Comune di Trieste e il presidente del Wwf Alessandro Giadrossi. A loro era corso in aiuto il presidente della Barcola Grignano Mitja Gialuz, che si era subito offerto a raccogliere la somma per realizzare un bel supporto per ancorare l'albero al suolo. Domani leggeremo invece che l'albero è stato tagliato, in fretta e furia, per decisione del sindaco, Roberto Di Piazza, dopo un suo sopralluogo. Irremovibile, non ha voluto prendere in considerazione gli appelli a una riflessione per un confronto volto a consentire una meditata decisione. Una decisione incomprensibile del primo cittadino che dobbiamo censurare. Non ci si venga a dire che c'erano ragioni di pubblica sicurezza o urgenza tali da non poter procrastinare l'abbattimento del bell'albero. Nella peggiore delle ipotesi sarebbe caduto su una aiuola e un semplice transennamento o il sacrificio di un parcheggio avrebbero consentito, per un breve periodo, di evitare anche eventuali danni materiali. Peccato, sarebbe stato un bell'esempio di gestione partecipata del verde pubblico, una dimostrazione ai cittadini come alla fobia dell'albero killer si possa porre rimedio con soluzioni tecniche moderne che non siano quelle del sacrificio di alberature storiche.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 27 gennaio 2018

 

 

MUGGIA - Arriva l'infopoint sul "porta a porta" - Ok alla mozione del centrodestra. Emendata e accolta all'unanimità quella pro disabili
Sì alla creazione di uno sportello informativo per l'avvio della differenziata dei rifiuti e sì all'aiuto delle categorie più deboli alle prese col nuovo servizio. Il delicatissimo tema della raccolta "porta a porta" è stato affrontato in varie sfaccettature durante l'ultima riunione del Consiglio comunale. L'assemblea ha approvato appunto la mozione per l'apertura di un infopoint sul "porta a porta" presentata da Forza Muggia, Lega e Fdi.La richiesta è nata con l'obbiettivo di fornire una risposta concreta ai dubbi dei tanti muggesani che dal primo marzo saranno chiamati al rispetto del nuovo sistema. «Era un documento importante con semplice intento di buon senso: giustamente è stato condiviso dalla maggioranza del Consiglio», così Nicola Delconte (Fdi). Sempre sul tema rifiuti Giulio Ferluga (Lega) ha chiesto alla giunta l'attivazione di un servizio volto ad aiutare persone disabili a trasportare dall'abitazione i rifiuti differenziati. «Sono moderatamente soddisfatto che la mia mozione, seppur emendata, sia passata all'unanimità», il commento di Ferluga. L'emendamento chiede che sia la Net ad andare incontro alle esigenze dei muggesani con difficoltà di deambulazione, scegliendo un tipo di servizio che possa adattarsi alle singole situazioni. Sempre sui rifiuti, il Comune ha poi replicato alle interrogazioni presentate da Roberta Tarlao (Meio Muja), Roberta Vlahov (Obiettivo comune) ed Emanuele Romano (M5S). L'assessore all'Ambiente Laura Litteri ha rimarcato che la fornitura di cassonetti condominiali «è legata all'espressione di assenso del condominio e a tale fine il Comune e la Net stanno ricevendo la disponibilità da parte degli amministratori degli stabili, fermo restando che i singoli condomini potranno optare per la raccolta famigliare». Quanto agli esercizi pubblici Litteri ha precisato che entro il primo marzo, data dell'avvio della raccolta, verranno organizzati «incontri singoli con gli esercenti». Ad ogni modo va ricordato che la Net ha espresso la propria piena disponibilità in caso di ulteriori informazioni e chiarimenti da parte dei cittadini. In attesa dell'infopoint, si potrà chiamare il numero verde 800520406.

(ri.to.)

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 26 gennaio 2018

 

 

Rinnovabili: navi elettriche zero emission grazie a solare ed eolico

Sta per arrivare in Olanda una grande innovazione sul fronte del trasporto merci. A partire dall’estate, salperanno dai porti di Anversa, Amsterdam e Rotterdam le prime navi elettriche il cui obiettivo è quello di ridurre notevolmente l’utilizzo dei mezzi di terra garantendo zero emissioni e assenza di equipaggio. Sono realizzate dalla ditta olandese Port Liner.

Le nuove navi che non emettono alcun tipo di inquinamento impiegano batterie da 7 metri che funzionano a energia solare ed eolica e sono state rese possibili grazie a un progetto da 100 milioni di euro, sostenuto da un sussidio di 7 milioni di euro proveniente dall’Unione Europea. Si prevede che avrà un impatto enorme sui trasporti, tanto che vengono soprannominate le “Tesla dei canali”. Secondo Port-Liner, le “Tesla Ships” alimentate a batteria sono in grado di trasportare ben 280 container. Si prevede che con questa tipologia di trasporto sarà possibile eliminare annualmente l’impiego di 23 mila camion con motori diesel (inquinanti) dalle strade dei Paesi Bassi, sostituendoli con un trasporto a emissioni zero. In un primo momento vi sarà del personale a bordo per ragioni di sicurezza, ma successivamente non ve ne sarà più bisogno. Si stima che il loro utilizzo potrebbe portare un risparmio di CO2 stimato in 18 mila tonnellate all’anno. L’obiettivo futuro è quello di adeguare le peculiari batterie che alimentano tali navi elettriche portacontainer anche per l’uso nelle navi esistenti.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 26 gennaio 2018

 

 

La Ferriera sfida il Comune - «Porte aperte a ogni verifica» - La proprietà: «Nuovi controlli? Confermeranno i risultati positivi ottenuti»
Siderurgica Triestina risponde così alla richiesta di rivedere la procedura Aia
«Le porte dello stabilimento sono aperte». Siderurgica Triestina risponde così al documento con cui il sindaco Roberto Dipiazza ha chiesto alla Regione di rivedere l'Autorizzazione integrata ambientale della Ferriera di Servola. Le ragioni, spiega Dipiazza in quel testo, stanno nello studio predisposto dalla procura di Trieste, da cui emergerebbe la presenza di benzene nelle vicinanze dell'impianto. Il Comune rileva poi la necessità di rivedere il posizionamento delle centraline. L'azienda risponde sottolineando che ogni nuovo controllo sarà benvenuto, «perché accerterà i risultati positivi finora avvenuti». La presa di posizione di Siderurgica Triestina arriva con una lettera intestata all'amministratore delegato Edoardo Tovo «e con la piena adesione del presidente cavaliere Giovanni Arvedi»: «La società segnala che le porte dello stabilimento industriale di Trieste sono aperte per ogni opportuna verifica e che è ben gradito ogni controllo da parte degli organi competenti», è l'esordio del comunicato. L'apertura, prosegue, ha il fine di consentire «di prendere visione degli interventi effettuati e dei risultati conseguiti, con particolare riferimento al postcombustore e ricadute delle emissioni del camino E42, così come citato nella comunicazione del sindaco alla Regione in merito alla richiesta di riesamina Aia». Nell'occasione l'azienda sottolinea come, «il recentissimo rapporto Arpa Fvg sulla qualità dell'aria a Servola aggiornato al 15 gennaio 2018, evidenzi il pieno rispetto degli standard di qualità ambientali che per l'area di Servola sono stati fissati dall'Aia con valori più restrittivi di quelli di legge lungo tutto il 2017 e fino a oggi. In particolare, l'ulteriore riduzione dei valori misurati negli ultimi due mesi, mostrano la validità degli interventi straordinari di miglioramento effettuati di recente sull'altoforno».Il monitoraggio dei parametri di qualità dell'aria, prosegue Siderurgica Triestina, «viene infatti effettuato su un capillare numero di stazioni di monitoraggio il cui posizionamento è frutto di un lungo lavoro di analisi di Arpa, iniziato ai tempi della gestione Lucchini, che ha portato ad individuare i punti di maggior ricaduta ove effettuare le rilevazioni». Secondo l'azienda l'eventuale ridefinizione della posizione delle stazioni di monitoraggio o anche l'eventuale incremento dei punti o della frequenza di monitoraggio «potrà solo confermare quanto già ampiamente riscontrato, ovvero il considerevole miglioramento della qualità dell'aria e il pieno rispetto degli obiettivi di qualità ambientali, così da valorizzare ulteriormente l'adeguatezza degli interventi di ambientalizzazione messi in essere dall'azienda e la compatibilità ambientale dell'attività produttiva con il contesto territoriale circostante». Siderurgica Triestina fa inoltre presente «che una eventuale ridefinizione dei monitoraggi di qualità dell'aria non necessita di un procedimento di riesame di Aia, in quanto è indipendente dall'Aia stessa e può in ogni momento essere stabilito unilateralmente dall'ente di controllo in base a proprie valutazioni o indicazioni degli enti territoriali». Questa la conclusione: «Sulla questione in oggetto, l'azienda è serena e disponibile da subito ad ogni confronto tecnico». Resta il fatto che starà agli uffici competenti, quelli regionali, valutare se i dati portati dal Comune a supporto della richiesta, che si avvalgono anche di un parere dell'Azienda sanitaria universitaria triestina, sono sufficienti o meno alla riapertura dell'Aia. Il responso dell'ente regionale è atteso nelle prossime settimane

Giovanni Tomasin

 

Giardino pubblico chiuso a partire da lunedì - Tre giorni di accesso vietato per consentire le opere di manutenzione e di pulizia generale dell'area
Da lunedì, per tre giorni consecutivi, il giardino pubblico Muzio de Tommasini chiuderà l'accesso al pubblico per consentire un intervento di manutenzione e pulizia generale. Lo ha comunicato ieri il Comune. «Si tratta di un intervento consistente di manutenzione del verde - spiega l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi - che facciamo sempre anche per una questione di igiene pubblica». Sfalcio dell'erba, pulizia e raccolta delle foglie sono i compiti principali di cui dovranno occuparsi gli operatori. «La pulizia - specifica comunque l'assessore - viene fatta costantemente ma siccome il Giardino è tra i siti inquinati, dobbiamo usare le misure precauzionali, per questo vengono utilizzate delle speciali tecniche come da normativa». E in più, tra le motivazioni di questa decisione, c'è anche la vastità del giardino che impone una pulizia approfondita e veloce a porte chiuse. Per questa operazione viene sfruttato l'appalto dedicato alla manutenzione dei giardini inquinati, finanziato con contributi della Regione pari a un totale di 300mila euro. Lodi annuncia anche che è in fase di preparazione la procedura per avviare la gara riguardante il fitorimedio, le "super piante" capaci di assorbire i veleni ovvero il mezzo predisposto per bonificare i sette giardini inquinati individuati a Trieste. Questi pezzi di terra, in cui l'Arpa ancora nel 2016 aveva rinvenuto sostanze cancerogene ben al di sopra dei limiti di legge, sono: piazzale Rosmini, il Miniussi di Servola, il de Tommasini, gli spazi all'aperto di due scuole, dell'infanzia ed elementare, cioè il "don Chalvien" di via Svevo e la "Biagio Marin" di via Praga a Servola. E, sempre nello stesso rione, i cortili della chiesa San Lorenzo e dell'Associazione amici del presepio in via dei Giardini. In queste aree verdi erano spuntate contaminazioni elevate di benzopirene, benzoantracene e benzofluorantene e altre sostanze. Verrà utilizzato il metodo "green", a cominciare dal Giardino pubblico. Già concluse le azioni di risanamento nelle due scuole. Il fascicolo giardini inquinati era stato discusso a un tavolo apposito composto da Regione, Asuits, Università di Trieste e Comune, avvallato poi da Roma. Infatti, ottenuto il via libera dell'Istituto superiore di sanità, l'insieme di enti aveva dato mandato al Comune di avviare i lavori.

Benedetta Moro

 

 

Un milione di euro dalla Ue per Esof 2020 - Ok al budget minimo, ma Fantoni punta a incrementarlo. Al Centro di fisica focus su scienza e Balcani
Riparte da Trieste il rilancio dei Balcani, questa volta in chiave scientifica. S'intitola "Forum on new international research facilities for South East Europe", la due giorni iniziata ieri all'Ictp, che termina oggi e che riunisce i più importanti scienziati di quest'area e del Cern di Ginevra accompagnati da alcuni rappresentanti istituzionali. Al centro delle discussioni due quesiti: è possibile realizzare una struttura come il Cern anche nel Sud-est Europa? Come costruire infrastrutture per la "big science" in questi Paesi? A partecipare in qualità di speaker, anche Robert-Jan Smits, direttore generale per la Ricerca e l'innovazione della Commissione europea. È il numero uno della struttura che si occupa anche di finanziare i progetti vincitori di Esof, che nel 2020, come noto, si terrà a Trieste. Un'occasione da non perdere per Stefano Fantoni, presidente della Fondazione internazionale Trieste e deus ex machina della vittoria giuliana, che con il funzionario ha avuto un incontro privato proprio per parlare dell'evento. E anche in parte dei finanziamenti. «È stato mantenuto il budget che tipicamente viene concesso dall'Ue per questo appuntamento - ha annunciato Fantoni -: un milione di euro. L'aspetto economico lo tratteremo comunque in modo esteso più in là, il minimo per ora è stato mantenuto e quindi ciò è molto incoraggiante». L'obiettivo della cordata intenta a preparare la città al 2020, che ha invitato all'incontro pure Peter Tindemans, segretario generale di Euroscience, è quello di portare a casa qualche soldo in più, visto che per la prima volta si coinvolge non solo il territorio in cui viene messo in piedi Esof, ma pure le aree del Est Europa. «Che per noi - spiega Fantoni - vuol dire maggiori spese, perché gli invitati di questi Paesi andranno sostenuti dal punto di vista finanziario». Fantoni non demorde e ha ottime sensazioni affinché questa mission venga centrata, «altrimenti ci saranno comunque altre organizzazioni come l'Unesco che potranno appoggiarci», specifica. Oltre a parlare di denaro, Fantoni e Smits hanno visitato Porto vecchio: «Il direttore generale - racconta ancora il presidente della Fit - è rimasto entusiasta, anche perché l'idea di riqualificare siti per Esof è importante e lui l'ha percepito. E poi Smits mi ha comunicato che l'Ue considera questo evento come proprio e quindi lo sostiene molto».

Benedetta Moro

 

 

Barcola dice addio a "Pino lo storto" - Lo storico albero è stato abbattuto nonostante le proteste di cittadini e ambientalisti. Dipiazza: «Aveva le radici marce»
Tutte le proteste e i tentativi fatti per salvarlo non sono bastati: dopo oltre un secolo Trieste ha detto addio a "Pino lo storto". Le vicende dello storico albero del giardino Skabar di Barcola si sono concluse per sempre ieri mattina con il suo abbattimento. Il comitato che negli ultimi tempi si è battuto in ogni modo per cercare di salvarlo, raccogliendo oltre 300 firme, ha riferito che gli operai sono giunti sul posto già alle 6 del mattino; sono saliti sulla gru e, armati di motosega, hanno potato l'albero fino a lasciarne il solo tronco. Solo fino al giorno prima il suo destino sembrava invece ancora incerto. Infatti, secondo quanto riferito dai membri dello stesso comitato per la salvaguardia dell'albero, il Comune stava iniziando a valutare l'idea di attendere prima di procedere all'abbattimento. «Una bella notizia avremmo potuto leggere sul giornale di domani (cioè oggi, ndr). Il Wwf, un club velico e un gruppo di cittadini avevano adottato un albero che era parte della memoria collettiva. Il Pino storto era stato salvato», scrive in un comunicato il Wwf di Trieste. L'ente aveva infatti offerto un progetto per la realizzazione del tutore per il sostenimento del pino, così come proposto dal comitato, i cui costi di realizzazione sarebbero stati sostenuti dai cittadini firmatari della petizione. Così, ancora per un po' di tempo, l'albero avrebbe potuto continuare a sopravvivere. «Questa era la soluzione che si stava profilando ieri (mercoledì, ndr) a fine mattinata - prosegue la nota -, dopo una serena riunione tra l'assessore Elisa Lodi, i dirigenti del Comune di Trieste e il presidente del Wwf, Alessandro Giadrossi. A loro era corso in aiuto il presidente della Svbg, Mitja Gialuz, che si era subito offerto a raccogliere la somma per realizzare un bel supporto per ancorare l'albero al suolo». Cosa è successo, quindi, per arrivare a un epilogo opposto? Netta e specifica l'accusa del Wwf di Trieste: «L'albero è stato tagliato, in fretta e furia, per decisione del sindaco, Roberto Dipiazza, dopo un suo sopralluogo. Irremovibile, non ha voluto prendere in considerazione gli appelli a una riflessione per un confronto volto a consentire una meditata decisione». In attesa di una decisione sul da farsi, era emersa anche la proposta di realizzare un transennamento, per un breve periodo, così da evitare anche eventuali danni materiali: «Peccato, sarebbe stato un bell'esempio di gestione partecipata del verde pubblico, una dimostrazione di come alla fobia dell'albero killer si possa porre rimedio con soluzioni tecniche moderne che non siano quelle del sacrificio di alberature storiche», conclude il Wwf. Stefano Pockaj, il promotore della petizione, rincara la dose: «L'albero è stato tagliato così presto di mattina per non avere contestazioni». E aggiunge che sono state scattate dai membri del comitato delle foto delle sezioni dell'albero per capire se l'intervento fosse davvero necessario o dettato dalla fretta. Il sindaco Dipiazza risponde impugnando la perizia effettuata dai tecnici incaricati dal Comune, che evidenziava l'assenza di ampie prospettive di vita dell'albero a causa della diffusione dei funghi e la necessità dell'abbattimento: «Ho visionato l'albero di persona - racconta il sindaco - e si riusciva ad affondare un coltello nelle radici, segno che erano marce. Quindi, se avessi messo un sostegno, sarebbe cambiato poco, perché il problema non era la chioma, ma le radici». Dipiazza ricorda poi la recente caduta dell'albero al ricreatorio Pitteri, che si sarebbe potuto abbattere su dei bambini. «In caso di un incidente causato dal pino, cosa avrei potuto dire dopo essere stato avvisato dai miei tecnici?», si domanda retoricamente. «Il sindaco - conclude - non si diverte ad abbattere alberi e ad andare contro i cittadini, ma mi sono dovuto assumere le mie responsabilità».Il Comune specifica anche di aver piantato 360 nuovi alberi nel 2017 e aver pianificato per quest'anno la piantumazione di ulteriori 250. Comunque sia, ormai "Pino lo Storto" ha terminato la sua esistenza. Per commemorarlo, si potrebbe ricorrere a una bella poesia di Saba, nella quale si proclama invidioso degli «Alberi silenziosi, belli come bei giovanetti o vecchi ai quali la vecchiezza è un aumento! (...) E a voi ritorna, amico; laghi d'ombra nel cuore dell'estate». Oppure, come qualcuno scrive sui social in maniera più popolare: «Pino, per mi te ieri un drito. Rip Pino lo storto».

Simone Modugno

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 25 gennaio 2018

 

 

Fusione ghiacciai Antartide: aumento livello mare, rischio imminente

Un nuovo studio effettuato presso l’Università di Stanford rende noto che una grande area ghiacciata in Antartide, la Pine Island, potrebbe fondersi più in profondità di quanto precedentemente previsto e diffondersi a Thwaiti, altra ampia area ghiacciata, causandone lo scioglimento e di conseguenza l’aumento del livello del mare.

L’innalzamento del livello del mare è diventata una delle principali preoccupazioni globali sulla base di ricerche che dimostrano che l’acqua extra oceanica proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai potrebbe inondare le aree costiere di tutto il mondo, contaminare l’acqua potabile e irrigua, minacciare la popolazione selvatica e danneggiare l’economia. Per via di questa prospettiva disastrosa, i ghiacciai Thwaites e Pine Island nell’Amundsen Sea Embayment dell’Antartide sono divenuti negli ultimi anni al centro dell’attenzione dei ricercatori internazionali, che vogliono meglio comprendere il loro potenziale impatto proprio sull’aumento del livello del mare. Si apprende con la nuova ricerca che occorreranno certamente ulteriori studi per valutare i rischi che comporta quell’area così dinamica per questi due ghiacciai, ma se l’azione dell’acqua proseguirà potrebbe innescare o accelerare (anche di molto) la perdita della superficie gelata nel ghiacciaio Thwaites, che arriva a toccare il Pine Island. Le possibilità che si inneschino delle reazioni a catena impossibili da controllare sono molte, per tale motivo diviene ancora più necessario adottare delle misure apposite per prevenire gli effetti più catastrofici che potrebbero arrivare dall’innalzamento del livello del mare.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 25 gennaio 2018

 

 

Piano paesaggistico, disgelo Regione-Carso - L'assessore Santoro rassicura il Tavolo verde di Duino Aurisina: «Accoglibili molte delle osservazioni»
DUINO AURISINA -  Il Piano paesaggistico regionale «non istituisce alcun nuovo vincolo, ma servirà invece anche ad aumentare le possibilità di intervento». È stata molto esplicita l'assessore regionale per le Infrastrutture e il Territorio, Mariagrazia Santoro, nel corso dell'incontro che l'ha vista confrontarsi con i rappresentanti del Tavolo verde, organismo neocostituito nell'ambito del Comune di Duino Aurisina con l'obiettivo di salvaguardare gli interessi «di tutti i soggetti attivi nel mondo dell'agricoltura sul Carso». Era stato proprio il Comune guidato dal sindaco Daniela Pallotta a chiedere un incontro per chiarire la situazione dopo la diffusione delle regole contenute nel Piano paesaggistico regionale. «Volevamo poter illustrare le nostre 22 osservazioni al Piano - spiega nel dettaglio l'assessore comunale, Andrea Humar - perché da un primo esame risultava che in sostanza sarebbe stato impossibile fare interventi sul territorio, a sostegno delle strutture del mondo agricolo. L'assessore Santoro ha dimostrato notevole disponibilità - ha aggiunto - perciò organizzeremo nuovi incontri, per completare un percorso condiviso».«Abbiamo riscontrato una significativa sintonia sulle problematiche - osserva l'altro assessore comunale di Duino Aurisina, Lorenzo Pipan - e una evidente disponibilità da parte della Regione a venir incontro alle esigenze dei comuni del Carso, oltre che una convergenza sulla maggioranza delle osservazioni presentate». «Il Piano - la conferma di Santoro - coordina le norme che già ci sono in materia, al fine di facilitare e chiarire gli interventi possibili e, compatibilmente con le previsioni nazionali ed europee di tutela, coordinarli». All'incontro hanno partecipato anche gli amministratori dei comuni di Monrupino e Sgonico e il vicepresidente del Consiglio regionale Igor Gabrovec. «La fase in corso - ancora Santoro - è a pieno titolo uno dei momenti dell'elaborazione del Piano, che consente di esplicitarne meglio i contenuti in una prospettiva di semplificazione complessiva e di dinamicità, e tale attività proseguirà quando il Comune adeguerà i propri strumenti urbanistici alle previsioni del Piano paesaggistico. L'incontro è stato positivo in quanto molte delle osservazioni del Comune potranno trovare accoglimento».

Ugo Salvini

 

La Barcolana in campo per Pino lo storto - I soci della Svbg: «Va salvato, fa parte della storia del nostro rione». In piazza Skabar al via i lavori di manutenzione del verde
Nonostante a Barcola siano iniziati i lavori di manutenzione del verde, con il taglio di un albero malato e la potatura di altri arbusti in piazza Skabar, alla petizione sottoscritta da quasi 300 cittadini e dal Wwf per tentare di salvare "Pino lo storto" si è appena aggiunta anche la Società velica Barcola-Grignano. Sarà forse vero il proverbio, da prendersi alla lettera: «Fa più rumore un albero che cade di un'intera foresta che cresce». Comunque sia, il presidente della Svbg, Mitja Gialuz, riferisce che negli ultimi giorni la sorte di "Pino lo storto" (sul cui fusto è apparso l'avviso ufficiale di abbattimento, ndr) ha animato il dibattito dei soci, sempre attenti e sensibili a ciò che accade nel rione di Barcola. «Molti di loro da piccoli salivano e giocavano su quell'albero, che segna la storia di un rione e le sue stesse radici - spiega Gialuz -. Quindi mi hanno chiesto se fosse possibile provare ancora a salvarlo prima di arrendersi». Non solo. Come i firmatari della petizione, la società velica si mette a disposizione per supportare economicamente i costi di un'altra perizia, precisando che l'iniziativa non è animata da intenti di contestazione, bensì da una massima volontà di collaborazione. Intanto alla gelateria Pipolo, proprio davanti al pino, è ripartita la raccolta delle firme per la petizione lanciata da Stefano Pockaj. Dopo l'ultima risposta apparentemente definitiva dell'assessore Elisa Lodi, che si era detta grata ai cittadini per il loro impegno ma rilevava la mancanza di possibili soluzioni alternative all'abbattimento, il comitato non si è ancora dato per vinto ed ha proseguito la sua battaglia: «Il Comitato di cittadini - dichiarano - contesta le dichiarazioni dell'assessore comunale ai Lavori pubblici, la quale insiste a volerlo tagliare, affermando che la semplice colonnina muraria di sostegno proposta insisterebbe sul vialetto vicino e che per erigerla sarebbe perciò necessaria l'autorizzazione della Soprintendenza». Il Comitato, invece, afferma che «la colonnina non insisterebbe affatto sul vialetto e che la Soprintendenza può comunque autorizzarla, perché il "pino storto" centenario del giardino di Barcola è parte caratteristica del paesaggio urbano, riprodotta in tutti i relativi materiali fotografici e iconografici d'epoca». I firmatari della petizione puntano poi il dito sulle potature effettuate in passato, le quali, a loro dire, sarebbero state effettuate erroneamente e avrebbero quindi causato l'infezione che sta uccidendo "Pino lo storto". «La prassi adottata dall'amministrazione comunale di sostituire le cure dei grandi alberi storici della città con l'affidamento a ditte esterne del loro abbattimento appare anomala - continuano -, perché altera senza reale necessità il paesaggio urbano e comporta una spesa di denaro pubblico molto superiore ai costi delle cure». Infine, si pongono una domanda: «Dove va a finire il legno pregiato dei fusti e dei ceppi centenari, che è ricercato per sculture e altri utilizzi particolari?». Secca la risposta dell'ufficio del Verde pubblico comunale sui vari punti: «Non ci risulta che ci siano stati problemi di errati interventi in passato. Non tutto è eterno e si è valutato che le condizioni attuali del pino non permettano più di mantenerlo in vita. Per quanto riguarda il suo destino, il materiale utilizzabile rimarrà di proprietà dell'impresa che lo abbatterà per contratto d'appalto, mentre buona parte finirà in discarica». Si attendono ora nuovi sviluppi della vicenda. Nel frattempo, da un lettore è arrivata un'altra segnalazione riguardante alberi morenti. «Al visitatore che entra nel parco di Miramare - scrive Alberto Zotti - si presenta un'immagine meravigliosa in cui però stonano numerosi alberi morti ormai da parecchi anni. E non appena si passano le Scuderie, alzando lo sguardo, fa male al cuore vedere quei tronchi avvizziti. Credo che abbatterli non possa che migliorare il biglietto da visita di un parco meraviglioso». La direttrice del parco di Miramare Contessa si dice d'accordo e comunica che è già prevista una sostituzione dei suddetti alberi, dato che a breve sarà firmata una convenzione con i forestali della regione per questo e altri interventi.

Simone Modugno

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 24 gennaio 2018

 

 

Tasse e web - Dichiarazioni Tari sul sito di Esatto - Debutta il servizio inedito per il Fvg
Primo in regione, il Comune di Trieste consente ora di effettuare la dichiarazione online, con accesso autenticato, della Tari. Un sistema che eviterà ai cittadini lunghe code e inutili attese agli sportelli. I servizi offerti da Esatto si arricchiscono così di nuove funzionalità. Collegandosi online al sito dell'agenzia di riscossione di piazza Sansovino, sarà consentito non solo prendere visione della propria situazione o stampare i modelli F24, ma anche inviare la prima dichiarazione della tassa rifiuti, dichiarare eventuali variazioni o la chiusura di una posizione. «È un servizio aggiuntivo che ha come obbiettivo quello di semplificare il rapporto con i cittadini, - spiega il presidente di Esatto Andrea Polacco - e nel tempo si limiterà così l'accesso agli sportelli. Non ci aspettiamo una variazione immediata delle abitudini ma la strada è stata aperta e sarà utile anche a tante associazioni di categoria che gestiscono le posizioni di molti utenti, di tante aziende».Ad associazioni di categoria o a realtà che, ad esempio, supportano gli inquilini, Esatto provvederà a fornire ampie indicazioni sull'utilizzo del nuovo servizio. «La Tari è il tributo più importante dal punto di vista numerico - osserva il direttore generale di Esatto Davide Fermo - e coinvolge 115mila contribuenti. Al servizio si accede previa autenticazione "Loginfvg" standard (utente e password) e avanzata (smart card o business key) o tramite il sistema nazionale "Spid": sul nostro sito sono già disponibili tutte le indicazioni per effettuare le procedure». Il servizio, accessibile da pc e smartphone, sostenuto anche da una mozione presentata lo scorso anno dal consigliere comunale Roberto Cason, è stato sviluppato da Insiel che, entro l'anno, prevede di ampliare anche le modalità di pagamento dei servizi del Comune di Trieste. Restando in tema di Tari, scade il 31 gennaio il termine di presentazione della dichiarazione per le variazioni relative al 2017. Un'operazione che ora, dunque, è possibile effettuare anche online. Sarà il primo banco di prova per gli utenti più tecnologici.

Laura Tonero

 

CONFCOMMERCIO - «Sacchetti bio, non coinvolte le categorie»
Borse per la spesa, etichettatura degli alimenti e smaltimento dei rifiuti. Sono le prime novità che il 2018 ha portato in dote a imprese e consumatori. Se n'è parlato in Confcommercio in un incontro che aveva l'obiettivo di fornire una panoramica delle novità normative a beneficio delle aziende dei comparti interessati. Le nuove disposizioni, per il presidente di Confcommercio Antonio Paoletti, condivisibili in termini di maggiore salvaguardia dell'ambiente, «lasciano però perplessi quanto a tempi di adeguamento concessi alle imprese ed anche a contenuti. Il nostro Paese, infatti, in riferimento alle borse della spesa, ha adottato misure ancora più stringenti di quelle previste dalla Legge Europea dell'aprile 2015. Il legislatore italiano infatti si è occupato anche dei sacchetti "leggerissimi", stabilendo non solo che debbano essere biodegradabili e compostabili, ma pure a pagamento. Un esempio, questo, di mancata concertazione con le organizzazioni di categoria». Concertazione che «sarebbe stata opportuna per non imporre ulteriori oneri, di vario carattere, ad attività commerciali e consumatori»

 

 

Zona 30 o pedibus per i bimbi della Finzgar - Sopralluogo della Sesta commissione per risolvere il problema della sicurezza stradale davanti alla scuola
Per tutelare la sicurezza dei bambini della scuola primaria statale slovena Finzgar di via del Cerreto a Barcola, la creazione di un'eventuale Zona 30 potrebbe essere una soluzione praticabile nel lungo periodo. Ma per un intervento più rapido potrebbe essere sufficiente la creazione di un attraversamento pedonale davanti alla scuola, con l'aggiunta di segnaletica orizzontale ed eventuali dissuasori ottici di velocità. È la proposta fatta ieri, nel corso di un sopralluogo sul posto da parte della Sesta commissione, dalla consigliera Pd Valentina Repini, che si è fatta portavoce, attraverso una segnalazione, delle preoccupazioni di insegnanti e genitori per la sicurezza dei più piccoli, visto che lo scorso ottobre un bimbo è stato investito da un'autovettura proprio all'uscita dalla scuola. Un'altra ipotesi spuntata ieri e sostenuta anche dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli è quella di creare un percorso pedibus come a Servola. Lì, per garantire la sicurezza nel tragitto tra la scuola di via Marco Praga e il vicino ricreatorio, si sta sperimentando in effetti un percorso pedibus con relativa ordinanza di viabilità che limita il transito veicolare nelle aree coinvolte. Una proposta che piace al Cinquestelle Alessandro Imbriani e alla Pd Fabiana Martini. «Ma la richiesta di realizzare un pedibus dev'essere fatta dai genitori e concordata con la collega Angela Brandi - spiega Polli - perché poi servono dei volontari che si occupino, con la segnaletica da noi fornita, di bloccare la strada per quei cinque minuti in cui i bimbi entrano o escono da scuola. E comunque potrebbe partire solo dal prossimo anno scolastico». L'assessore rilancia anche l'ipotesi di dar vita a un "quadrilatero di sicurezza", con la creazione di una Zona 30 tra via Moncolano, via del Cerreto e via del Boveto, come proposto dal consigliere Michele Babuder (Fi). I tempi, conferma, però, potrebbero essere lunghi: «Stiamo partendo con la Zona 30 di Opicina, che terremo monitorata per un periodo per vedere se si renderanno necessari eventuali aggiustamenti. Considerate però che per la Zona 30 a Opicina i progetti sono partiti in epoca Cosolini e anche in questo caso i passaggi necessari per realizzarla richiederebbero del tempo». Per accelerare il processo si potrebbe pensare a una Zona 30 "light", dice ancora l'assessore. «Al momento non escludo nessuna soluzione - sottolinea Polli -: mi confronterò con i tecnici».

Giulia Basso

 

 

Le mini "operaie" della natura - Da domani a San Giovanni il corso per futuri apicoltori
Al via le attività del 2018 del Centro di educazione ambientale urbano comprendenti vari corsi, dall'apicoltura al giardinaggio, ma anche la cucina delle nonne e la panificazione con grani antichi. E poi, ogni seconda domenica del mese, incontri con il gruppo Genitori insieme (feste dello scambio di vestitini) e con "Aspettando te" insieme nella gravidanza e, i sabati, con i Gruppi di acquisto solidale. Il ricco calendario prevede numerose attività in collaborazione con Bioest, Legambiente, Felis, Il ponte, Asc Fvg, Circolo Istria , Aiab. «Oltre ai classici corsi di orticoltura, che inizieranno a marzo e saranno sia teorici che pratici - spiega Tiziana Cimolino di Bioest - da fine mese riproporremo anche il corso di avviamento all'apicoltura. Ma ci sarà pure il corso, dal 2 al 9 marzo, di manutenzione delle attrezzature da giardinaggio. E il 24 febbraio è previsto un nuovo incontro con un maestro di panificazione della Val Tramontina per insegnare come preparare i dolci con le farine di grano antico. Spazio anche ai corsi di cucina delle nonne».Si parte giovedì alle 17, al Padiglione V di via Weiss 14, con il corso di apicoltura, il cui obiettivo è quello di far acquisire le competenze di base. Il corso è strutturato essenzialmente con lezioni pratiche in apiario in date da definire. Il confronto con docenti esperti del settore sarà alla base dell'apprendimento. Nel primo incontro si affronterà il tema "Storia e importanza dell'apicoltura e del suo rapporto con l'uomo". Il ciclo proseguirà ogni giovedì alle 17. L'1 febbraio si parlerà de "Le api nel susseguirsi delle stagioni", l'8 febbraio ci si soffermerà su "I prodotti dell'alveare e le attrezzature. Introduzione alle patologie delle api. Legislazione apistica". Il 15 febbraio invece si tratterà l'argomento "L'apicoltura del Mediterraneo" e il 22 "Le api dall'evoluzione alla globalizzazione". Il 29, infine, ci si chiederà "Perché tutelare le specie autoctone: la nostra ape istriana". Per informazioni, 3287908116.©

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 23 gennaio 2018

 

 

Muggia, raccolta differenziata programmata da "estranei" - La lettera del giorno di Gianni Busatto
Mi riferisco all'articolo pubblicato sul Piccolo del 17 gennaio scorso col il titolo "Muggia, ecco i maxi contenitori per il porta a porta" e in particolare rimando all'affermazione «per ora il ricevimento non ha suscitato grande approvazione... Anzi...». Bene: ironicamente voglio sottolineare che quel «anzi» andrebbe molto, ma molto rafforzato! Sono molto scettico sullo spazio che tale tipo di differenziata occuperebbe nell'abitazione e su quello che ogni famiglia muggesana dovrà riservare nella propria casa ai contenitori della raccolta, sia che abiti in un appartamento di 70 o più metri quadri che in un monolocale di forse 40 m2.Inoltre, da un primo esame, sembra che il piano/metodo previsto per la raccolta dei rifiuti sia stato preparato (e approvato!) da persone estranee al Comune, che non conoscono né la morfologia del territorio e delle sue strade, né il particolare che una componente numerosa della popolazione locale è formata da anziani. Comunque, prima di entrare nei dettagli di queste e tantissime altre problematiche aspetterò di sentire cosa verrà detto dagli "esperti" e in particolare dai rappresentanti della giunta in carica nelle riunioni già previste con la cittadinanza sul tema.

 

 

 

 

EHABITAT.it - LUNEDI', 22 gennaio 2018

 

 

Microfibre, è allarme inquinamento marino: milioni in mare ad ogni lavaggio

Ad ogni lavaggio a mano o in lavatrice, milioni di microfibre, ovvero particelle microplastiche con dimensioni inferiori ai 5 millimetri, finiscono in mare causando ingenti danni all’ecosistema e alla vita marina. Secondo un recente studio della International Union for Conservation of Nature, le microfibre rappresenterebbero ben il 35% delle microplastiche primarie (quelle cioè che non si formano dalla decomposizione dei rifiuti) che finiscono in mare. Un problema dunque molto diffuso, che parte dai nostri capi in acrilico (PC) e poliestere (PL).
Cosa sono le microfibre, e perché sono così dannose? Le microfibre sono un materiale sintetico prodotto attraverso la combinazione di due fibre di base: il poliestere e la poliammide (un sottoprodotto del nylon). La principale caratteristica delle microfibre è di essere estremamente sottili, rendendo possibile la realizzazione di filati molto densi, composti cioè da moltissime fibre legate insieme strettamente le une alle altre. Questo rende il colore dei tessuti così ottenuti molto brillante e intenso. In aggiunta a questo, le microfibre presentano numerosi altri vantaggi: hanno un costo di produzione ridotto, risultano molto morbide al tatto e sono facili da pulire e mantenere (non devono infatti essere stirate). Secondo uno studio della Fondazione Ellen MacArthur, negli ultimi anni l’impatto del settore moda sull’ambiente è aumentato notevolmente. Il fenomeno della fast fashion ha infatti fatto raddoppiare il numero di capi prodotti dal 2000 al 2014, un trend che non accenna a fermarsi. Allo stesso tempo, si è assistito ad una crescita esponenziale dell’utilizzo di fibre sintetiche: ad oggi, circa il 60% di tutti gli indumenti a livello globale è realizzato con tessuti sintetici. Questi, denuncia la Fondazione, sono molto pericolosi per l’ecosistema marino. Attraverso il loro lavaggio, infatti, ogni anno vengono scaricate negli oceani mezzo milione di tonnellate di microfibre: una quantità pari a 50 miliardi di bottiglie di plastica. Microfibre: ad ogni lavaggio milioni finiscono in mare - Un team di ricercatori dell’Università di Plymouth, nel Regno Unito, ha analizzato per un anno cosa succede quando i materiali sintetici vengono lavati a temperature diverse, fra i 30 e i 40 gradi, con differenti tipologie di detergenti. È stato osservato che ogni ciclo di lavaggio rilascia circa 700.000 microfibre nell’ambiente. In questo senso, il poliestere e l’acrilico sono due dei tessuti peggiori, in grado di liberare circa 730.000 minuscole particelle, circa 5 volte in più di un tessuto misto cotone-poliestere, che ne cede “solo” 137.000. «Queste microfibre raggiungono il mare perché non bloccate dagli impianti di trattamento» ha spiegato Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo, una ONG che, dopo aver ottenuto la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici, ha lanciato in questi giorni la campagna #StopMicrofibre, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema delle microplastiche che finiscono in mare a seguito del lavaggio dei tessuti sintetici. Il danno apportato dalle microplastiche all’ecosistema marino, afferma Rosalba Giugni, non è solo ambientale, in quanto «le particelle entrano nella catena alimentare accumulandosi negli apparati digerenti degli animali, riducendo anche la loro capacità di assorbire il cibo». Quali sono le possibili soluzioni all’inquinamento causato dalle microfibre? «Scienziati di tutto il mondo stanno lavorando per trovare una soluzione» conclude Giugni. «La prima fra tutte deve essere quella di studiare tessuti senza rilascio di microfibre». O composti di microfibre completamente biodegradabili, come fa ad esempio Mango Materials, che trasforma le emissioni di metano in filati hi-tech ed eco-friendly (qui la storia di questo bel progetto). È inoltre necessario anche migliorare il sistema di filtraggio dei depuratori delle acque reflue. Non sono soluzioni semplici o immediate, ma sono necessarie. Nel frattempo ognuno di noi può fare qualcosa per aiutare il mare, ha spiegato la Presidente di Marevivo. «Ridurre, riciclare e riusare. Ridurre gli acquisti superflui, usare più a lungo i capi acquistati e riciclarli correttamente, e soprattutto effettuare lavaggi meno frequenti usando programmi per la lavatrice brevi, a basse temperature e con una velocità della centrifuga ridotta».

ALESSANDRA VAROTTO
 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 22 gennaio 2018

 

 

Il Tavolo verde di Duino all'attacco della Regione -
Prima seduta nel nuovo organismo con il Piano paesaggistico del Fvg nel mirino - «Ingessa ogni tipo di attività agricola e di sviluppo in un territorio già vincolato»
DUINO AURISINA - Rigettare il Piano paesaggistico proposto dalla Regione «perché va a ingessare ogni tipo di attività agricola e di sviluppo del settore in un territorio già pesantemente vincolato per oltre il 90 per cento della sua estensione». Parte con un obiettivo ben preciso il Tavolo verde istituito dal Comune di Duino Aurisina, organismo neo costituito e che ha vissuto la sua prima seduta, in base alla convocazione fatta dal sindaco Daniela Pallotta e dal consigliere delegato per il Turismo, l'Agricoltura e le Politiche del Carso, Massimo Romita. Un incontro che ha visto confermata la notevole fiducia nel Tavolo e nei risultati che lo stesso potrà conseguire da parte di tutti i soggetti coinvolti, che hanno risposto in massa all'invito di Pallotta e Romita. Hanno partecipato tutti gli attori coinvolti nello sviluppo del mondo agricolo del territorio: l'azienda Aries della Camera di commercio, Gal Carso, le associazioni di categoria degli apicoltori, degli allevatori, dei viticoltori, dei produttori dei formaggi del Carso, l'Alleanza contadina (Kmecka Zveza), i rappresentanti della rete Landa carsica, della Città del vino, dei cacciatori, delle aziende agricole del territorio e di alcune delle associazioni ambientaliste che hanno la loro sede a Duino Aurisina. «Il Tavolo verde - ha esordito Romita - deve essere lo strumento operativo e di confronto tra l'amministrazione comunale e i rappresentanti del mondo agricolo e ambientale del territorio. Un Tavolo - ha aggiunto - che deve dare le indicazioni sulle azioni che dovranno intraprendere la giunta e il consiglio comunale per una condivisione dello sviluppo e delle politiche per il Carso». Visti i presupposti, hanno partecipato alla seduta anche i due presidenti delle Commissioni comunali competenti, Sergio Milos (Agricoltura e Politiche del Carso) e Chiara Puntar (Ambiente), che hanno così avuto modo di recepire le necessità del comparto agricolo e potranno di conseguenza iniziare a lavorare per trasformare tali esigenze del territorio in azioni concrete e delibere attuative. Sono state inoltre messe a verbale le 22 osservazioni curate e predisposte dagli assessori Andrea Humar e Lorenzo Pipan, in gran parte indirizzate proprio a cercare di rivedere la situazione che si è venuta a creare con la stesura del Piano paesaggistico regionale. «È inutile che da una parte si facciano partire bandi con fondi destinati al miglioramento fondiario e delle aziende stesse - è stata la conclusione emersa dall'incontro - e dall'altra si predispongano strumenti deleteri, che non solo bloccano il territorio per il futuro, ma causano danni a progetti già finanziati e in corso di sviluppo». «Siamo in una fase molto importante per il settore - ha ribadito Romita - perciò dobbiamo impegnarci tutti per conseguire risultati che reputiamo fondamentali per l'economia del territorio».

Ugo Salvini

 

 

Bollino rosso sui rifiuti "sbagliati" - Il Comune di Muggia fa chiarezza sulla raccolta differenziata. Nessuna multa. E maxi bidoni restituibili
MUGGIA - Rivalutazione caso per caso della distribuzione dei contenitori, "bollino rosso" a chi sgarra e premialità per i più bravi che potrebbe iniziare il prossimo anno. Nel marasma del preavvio della raccolta differenziata dei rifiuti (la data effettiva di partenza è e rimane quella del primo marzo) l'amministrazione Marzi, messa sotto accusa in questi giorni, ha gettato luce sulle diverse ombre emerse a Muggia. Buona parte del caos, che ha comportato la sospensione temporanea della consegna dei contenitori che verrà ripristinata a partire da oggi stesso, è derivata dal fatto che i cassonetti, in diversi casi, sono stati consegnati prima della ricezione della lettera che ne preannunciava l'arrivo. Ovviamente grande è stato lo stupore da parte delle famiglie muggesane nel vedersi recapitare cinque bidoni da 70 litri ciascuno e un minicontenitore, oggetti ingombranti e di difficile gestione, non solamente per i residenti in appartamento. Il Comune ha voluto dunque fare chiarezza innanzitutto per gli abitanti del centro storico dove il materiale necessario per l'espletamento del servizio sarà composto da un kit di due soli contenitori, di piccole dimensioni. E ha poi spiegato che verranno adottate «soluzioni condominiali mirate alle specifiche esigenze di edifici che raggruppano molteplici unità abitative». Soluzioni che però prevedono un necessario confronto con l'amministratore di ogni singolo edificio «perché fondano su dinamiche di vicinato che devono trovare un accordo prestabilito tra condomini quale, per esempio, anche solo l'identificazione di chi tra loro si occuperà della messa in strada dei cassonetti». Da qui un altro passaggio fondamentale comunicato dal Comune, che potrebbe essere la risposta ai dubbi di tante famiglie: in caso di accordo con gli amministratori condominiali per una modalità di raccolta rifiuti condivisa, chi ha già ricevuto il cosiddetto kit famigliare potrà restituire i cinque maxi bidoni. La Net ha poi espresso la propria piena disponibilità a fornire ulteriori informazioni e chiarimenti ai cittadini attraverso il numero verde 800520406. Ma non solo: è infatti al vaglio anche la possibilità di predisporre un infopoint specifico sul territorio per accompagnare la partenza effettiva del nuovo sistema di raccolta, un luogo dove potersi confrontare e ottenere risposte ai diversi interrogativi che stanno emergendo in questi ultimi giorni tra i cittadini muggesani. L'ultimo punto su cui il Comune ha voluto fare luce riguarda le sanzioni per chi dal primo marzo non parteciperà correttamente alla differenziata. In realtà non vi saranno multe: la Net semplicemente non raccoglierà i sacchetti che non rispettano le regole sul corretto conferimento ma vi applicherà un bollino rosso. E la tanto attesa premialità per i cittadini virtuosi? «Arriverà, ma solo quando il nuovo sistema di raccolta di rifiuti entrerà a pieno regime», osserva l'assessore comunale all'Ambiente Laura Litteri. Molto probabilmente, il via alla premialità scatterà a partire dal 2019.

Riccardo Tosques

 

Parte a fine mese il programma di incontri per spiegare le regole del nuovo sistema
Il Comune di Muggia organizza una serie di incontri informativi aperti alla cittadinanza sul tema della raccolta differenziata. Le conferenze serviranno a spiegare nel dettaglio il nuovo metodo del "porta a porta". Tutti gli appuntamenti si terranno alle 17,30. Si comincia mercoledì 31 gennaio ad Aquilinia al Centro parrocchiale "Casa Primavera"; la settimana successiva, il 7 febbraio, ci si sposta invece alla scuola materna "Il Giardino dei Mestieri"(Fonderia). Il 21 febbraio l'evento avrà luogo nella sala conferenze del palazzo "Millo" in piazza della Repubblica 4, a Muggia, mentre due giorni dopo (23 febbraio) alla scuola materna di Chiampore. Gli incontri si svolgeranno alla presenza di un rappresentante di Net Spa, società alla quale è affidato il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, che illustrerà le novità del sistema e le regole di conferimento della spazzatura.

 

 

Scompaiono i calamari, biologi in allarme - L'esperto dell'Istituto spalatino di oceanografia: da anni sottoposti a una pesca indiscriminata
FIUME - Le segnalazioni riguardano tutte le acque dell'Adriatico croato, dall'Istria al Sud della Dalmazia: nella stagione autunnale e in queste settimane d'inverno, i calamari si sono rarefatti e spesso pescatori - professionisti e non - tornano a casa a mani vuote. Il fenomeno si è fatto via via più presente negli ultimi dieci anni, e va di pari passo con l'impennata dei costi che si registra nelle pescherie croate dove se fino a non molti anni fa per un chilo di calamari si spendevano non più di dieci euro, ora si arriva anche oltre i venti. Ma a lanciare l'allarme arrivano anche gli esperti. Secondo il parere di Ivan Katavic, biologo marino dell'Istituto spalatino di oceanografia e pesca, negli ultimi decenni il "Loligo vulgaris" è stato al centro di un'attività di pesca indiscriminata nelle acque croate, mentre le istituzioni competenti non hanno stabilito nemmeno le dimensioni minime in base alle quali permettere la pesca di questo cefalopode: soltanto dallo scorso anno è stata resa poi obbligatoria la notifica dei calamari pescati.«Il prelievo - ha spiegato Katavic - diventa praticamente insostenibile nel corso della stagione turistica e a prescindere dal divieto, che resta in vigore dal primo marzo al 30 settembre, di utilizzare le lampade nella pesca al calamaro. I controlli sono rari e comunque inefficaci, anche perché la pesca continua a essere assolutamente non selettiva e va a colpire maggiormente gli animali non ancora adulti, con tutte le conseguenze del caso». Secondo l'esperto spalatino esiste comunque anche la possibilità che la minore presenza del mollusco sia da addossare ai cambiamenti climatici oppure a qualche evento maturato nelle profondità delle acque adriatiche. «Fortunatamente - ha aggiunto Katavic - il calamaro è una risorsa rinnovabile e ha una crescita rapida: resta il fatto che bisogna fare in modo di permetterne il ripopolamento, così da potere avere entro un paio d'anni nuovamente di nuovo quantità sufficienti e sostenibili nelle nostre acque». Secondo Katavic «forse in futuro avremo il calamaro d'allevamento, fatto crescere in gabbie speciali o in altri contenitori. Gli spagnoli per esempio stanno sperimentando l'allevamento dei polpi, un altro cefalopode che si sta facendo assente negli ultimi tempi nelle acque istriane, quarnerine e dalmate».

(a.m.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 gennaio 2018

 

 

Per la pista ciclabile fra Trieste e Muggia 85mila euro regionali - Finanziato il progetto del percorso: due alternative al vaglio
Obiettivo il collegamento sino all'attracco del Delfino Verde
TRIESTE - Una pista ciclabile che colleghi Trieste a Muggia e unisca la città direttamente alla Parenzana, sviluppando le opportunità di un cicloturismo che sta conoscendo un boom in Friuli Venezia Giulia, dove nel 2017 si sono registrate 100mila presenze di amanti della mobilità slow. Per ora si tratta solo della fase progettuale del percorso, realizzabile grazie a uno stanziamento da 85mila euro nell'ultima manovra finanziaria regionale. Il Comune di Trieste ha già avviato studi preliminari e il progetto dovrà ora sciogliere il nodo fondamentale dell'itinerario, con due alternative: il miglioramento e l'allungamento dell'attuale pista ciclabile di Campo Marzio fino a Muggia oppure l'ipotesi di percorrere corso Italia e viale D'Annunzio, proseguendo attraverso la galleria di piazza Foraggi e via Flavia. La decisione spetterà agli ingegneri incaricati dall'Uti giuliana, destinataria di altri 15mila euro per l'aggiornamento del piano della mobilità ciclistica (fermo al 2004) e la stampa di un opuscolo turistico che presenti l'offerta del territorio. Per l'avvio dei cantieri serviranno altre risorse, ma è intanto possibile disegnare un percorso che permetterà ai ciclisti di arrivare fino all'attracco muggesano del Delfino Verde. Da qui, entro l'estate, si dipartirà intanto il chilometro di collegamento ciclabile con la Parenzana, fra Muggia e l'imbocco del rio Ospo, i cui lavori sono garantiti da ulteriori 75mila euro regionali. Ad oggi, i turisti che arrivano a Trieste pedalando sulle vie ciclabili europee non possono infatti proseguire in bici verso l'Istria e scelgono spesso l'opzione del viaggio in traghetto per bypassare la periferia cittadina. Come spiega Giulio Lauri, consigliere regionale promotore dei finanziamenti in questione, «il Fvg e Trieste sono uno snodo straordinario degli assi della rete Eurovelo della mobilità lenta. A Grado si incrociano la linea Est-Ovest che percorre tutta la pianura Padana e la linea Nord-Sud che passa per Salisburgo e Tarvisio partendo dalla Polonia». Non a caso, la giunta regionale è intervenuta nell'ultima finanziaria con mezzo milione per mettere in cantiere il tratto fra la Ciclovia Adriatica (Fvg 2) e l'aeroporto di Ronchi, che consentirà a chi arriva in volo dall'estero di inforcare la bici non appena toccato terra. A completare il pacchetto, ci sarà infine la messa in funzione di una linea di autobus fra Trieste e Parenzo, dotati di sistemi per il trasporto di biciclette. Per Lauri, «sempre più residenti vanno in bici e la ciclabile Trieste-Muggia avrà quindi funzioni non solo turistiche, ma permetterà a chi si sposta per lavoro, di farlo in bicicletta». L'esponente della sinistra civica evidenzia anche il sostegno regionale all'acquisto di bici a pedalata assistita, funzionali in un territorio di saliscendi come il nostro: «In tre anni la Regione ha previsto contributi fino a 200 euro per ogni mezzo acquistato, un impegno da 450mila euro. Fondi richiestissimi e andati esauriti. La misura è stata pertanto rifinanziata ora con 100mila euro».

Diego D'Amelio

 

 

Muggia - Raccolta differenziata e "porta a porta" - Interrogazioni urgenti mercoledì in aula
Il caso del "porta a porta" a Muggia e le conseguenti polemiche relative alla modalità per la raccolta dei rifiuti differenziati (polemiche scatenate in particolare dalla distribuzione di 6 maxicontenitori nelle case dei muggesani, che hanno suscitato forti perplessità per le loro dimensioni ingombranti) approdano mercoledì in Consiglio comunale. Alle 19.30, infatti, è stata inserita nel "Question time" un'interrogazione urgente sulla modalità di raccolta dei rifiuti e un'altra relativa alla raccolta rifiuti negli esercizi pubblici. Alle 20 sono in programma le dimissioni del consigliere comunale Tullio Bellen, che verrà sostituito da Nicoletta Fait e la discussione delle varie mozioni.

 

 

«Pino lo storto da salvare, paghiamo noi» - I firmatari della petizione si offrono di coprire le spese per il recupero dell'albero malato. Lodi ribadisce: «Sarà abbattuto»
"Pino lo storto" non deve morire. Così continuano a sostenere i circa trecento firmatari della petizione per salvare lo storico albero di piazza Skabar, ai quali si è appena aggiunto il Wwf, dopo la notizia ufficiale da parte del Comune del suo abbattimento. Anzi, rilanciano e si offrono di sostenere le spese necessarie alla sua sopravvivenza. «Il Pino "storto" di Barcola - dicono - rappresenta una parte della storia della riviera Barcolana, essendo stato impiantato alla fine dell'800, e ha quindi un pregio non solo naturale, ma anche paesaggistico e storico, che non può e non deve essere cancellato da improvvide e affrettate decisioni prese da burocrati, senza alcun coinvolgimento dei cittadini» Per ovviare al potenziale problema di tenuta dell'albero, evidenziato dalla perizia del servizio comunale del Verde Pubblico, essi avevano proposto una soluzione già adottata in altri luoghi: la creazione di un supporto fisso che sosterrebbe il fusto dell'albero, così come fatto per esempio a Fasana in un caso analogo. I firmatari della petizione si sono dichiarati disposti a coprire le spese per la predisposizione di un'approfondita perizia, «al fine di accertare i migliori interventi per curare e tutelare un albero così importante per la nostra città». Alla petizione hanno allegato una foto esplicativa con il supporto che, a detta loro, permetterebbe di sostenere il peso del pino, impedendone il cedimento. Certo è che si rischia un "accanimento terapeutico" su un paziente ultracentenario. A rispondere alla nuova proposta, ci pensa l'assessora ai Lavori Pubblici Elisa Lodi, la quale ancora una volta si dice sinceramente grata ai cittadini per il loro impegno, ma rileva che una soluzione non sia più possibile. «Un intervento del genere andrebbe a incidere su un passaggio pedonale e servirebbe quindi il permesso della Soprintendenza - spiega l'assessora -. Ma, soprattutto, l'albero ha contratto un fungo e non può che continuare a peggiorare. Infatti, il problema non è il fatto che sia storto, ma gravemente malato e quindi senza prospettive future». Lo storico "Pino lo storto" è sorto nel giardino dedicato a Monsignor Matija Skabar, a ridosso del piccolo porticciolo all'inizio della passeggiata sul lungomare, quando nel 1895 la Società per l'Abbellimento di Trieste rivolse un appello ai possessori di giardini affinché contribuissero per crearvi un giardino pubblico. Da allora, incurvandosi sempre di più, "Pino lo storto" ha sovrastato quanti, ancora oggi, nel piccolo giardino tra gli alberi e le siepi, si sono fermati a leggere un quotidiano in attesa dell'autobus o a gustare un gelato.

Simone Modugno

 

 

Capodistria-Divaccia, è rebus Ungheria - Lubiana: il raddoppio della linea realizzabile solo se arriveranno i fondi di Budapest. In bilico anche i finanziamenti Ue
LUBIANA - Nuovi fantasmi aleggiano sulla realizzazione del secondo binario sulla linea ferroviaria Capodistria-Divaccia. In pratica la nuova infrastruttura potrà essere costruita solamente se l'Ungheria investirà nella stessa. Ma se, e soprattutto quanto Budapest è disposta a mettere sul piatto e che cosa chiederà in cambio restano un mistero. La commissione parlamentare di controllo sulle finanze pubbliche al termine dei suoi lavori ha esplicitamente chiesto al governo di fornire un piano finanziario per la realizzazione della Capodistria-Divaccia senza l'intervento dei magiari. Il governo ha risposto in modo chiaro: senza l'Ungheria l'opera diventa irrealizzabile. Posizione che, come scrive il Dnevnik di Lubiana, ha trovato conferma anche presso gli uffici del direttore della società 2TDK Metod Dragonja, che è stata istituita per legge proprio per gestire la realizzazione dell'infrastruttura ferroviaria. La posizione del governo Cerar è che proprio la 2TDK mettendo a posta il finanziamento di Budapest (si parla dai 200 milioni di euro) ha chiuso il piano finanziario per i lavori, riuscendo a ottenere anche un finanziamento da parte dell'Unione europea. E proprio grazie al cofinanziamento ungherese, sostengono fonti di governo, il progetto ha immediatamente riscosso un alto gradimento presso l'Unione europea visto che la Commissione Ue tende a valorizzare di più i progetti transfrontalieri. Se, dunque, la Slovenia dovesse perdere l'appoggio finanziario di Budapest rischierebbe, sempre secondo l'esecutivo Cerar, di restare senza anche degli almeno 109 milioni di euro che Bruxelles sarebbe disposta a mettere in gioco.Il governo di Lubiana precisa altresì che se lo Stato dovesse farsi carico dei 200 milioni in caso di rinuncia dei magiari questo costituirebbe un grave problema per il bilancio della Slovenia. Slovenia che nel bilancio 2018-2019 e nelle future proiezioni di spesa non ha risorse aggiuntive alle quali fare ricorso. «Dopo il rallentamento della crescita economica registrata nel 2017 - sostengono fonti dell'esecutivo - non si possono attendere entrate aggiuntive per lo Stato». Di fatto il governo con queste affermazioni in pratica smentisce quanto affermato ai tempi del referendum sulla Capodistria-Divaccia, quando aveva garantito l'esistenza di un "piano B" se l'Ungheria dovesse sfilarsi dal progetto. Affermazione questa che, peraltro, si trova ancora scritta sulla pagina web della 2TDK. Anche il suo direttore Dragonja nel settembre scorso aveva sostenuto che il governo «ha in tasca un piano B che consiste nel ricavare le risorse mancanti in caso di rifiuto di Budapest di contribuire all'opera con 200 milioni dal bilancio dello Stato». Ora la marcia indietro di Lubiana.Il Partito Sinistra (Opposizione) chiede che il piano finanziario per la Capodistria-Divaccia venga reso pubblico così come il testo dell'accordo bilaterale con l'Ungheria che dovrebbe essere firmato - è la speranza - a breve. Ma né il sottosegretario alle Infrastrutture Jure Leben, né il ministro stesso Peter Gaspersic non vogliono parlare delle trattative in corso con i magiari. La Sinistra è convinta che quando l'accordo sarà reso noto si scoprirà una divisione dei proventi dalla realizzazione dell'infrastruttura tra la Slovenia e l'Ungheria, un'influenza di Budapest nella gestione della 2TDK e affari collegati con il Porto di Capodistria. Certamente l'Ungheria con il premier Viktor Orbán non investe 200 milioni di euro senza ottenere una contropartita.

Mauro Manzin

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 gennaio 2018

 

 

Ferriera, Dipiazza chiede di rivedere l'Aia - Il Comune: «Dai dati della Procura emergono nuovi pericoli per la salute». La Regione: «Valuteremo la documentazione»
Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza chiede ufficialmente alla Regione la revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale della Ferriera di Trieste. E lo fa inviando alla Regione un plico di carte arrivato al Comune dalla Procura: si tratta di una relazione realizzata dal tecnico Sabrina Licen per conto degli inquirenti. Secondo quanto riportato dal Comune, che però non può diffondere pubblicamente il documento, vi si parla anche di un rischio benzene, sostanza cancerogena, nelle case di Servola a ridosso dello stabilimento. Dipiazza spiega che la relazione, arricchita da ulteriori pareri del consulente comunale Pierluigi Barbieri, è stata inviata alla Regione, ad Arpa, e all'Azienda sanitaria triestina: «Gli importanti elementi presenti nelle relazioni hanno avuto un immediato riscontro da parte dell'Asuits - dice il sindaco -. L'Azienda evidenzia che in base ai rilevi ricevuti si rappresenta una nuova evidenza di esposizione della popolazione del quartiere di Servola e determina un potenziale rischio per la salute». Prosegue: «Per l'Asuits è opportuno venga rivalutata la distribuzione delle stazioni di monitoraggio delle emissioni diffuse, e che venga verificata l'efficienza e l'efficacia del nuovo postcombustore termino verificando le ricadute delle emissioni dal camino E42. Stante l'evidenza sarebbe opportuno ad una rivalutazione di quanto previsto nell'Aia». La richiesta di revisione dell'Aia che il Comune ha inviato alla Regione riporta alcuni stralci della risposta del dipartimento Prevenzione dell'Asuits. In riferimento alle concentrazioni di benzene rilevate dalla centralina posta dalla Procura in via San Lorenzo in Selva, l'Asuits indica che «tale rilievo rappresenta una nuova evidenza di esposizione della popolazione del quartiere in esame e determina un potenziale rischio per la salute». Commenta ancora Dipiazza: «Ebbene queste nuove evidenze non fanno altro che confermare ulteriormente la bontà ed efficacia dell'attività intrapresa dal Comune di Trieste che già in altre occasioni ha chiesto con atti formali quanto ora indica anche l'Azienda Sanitaria». Questa la conclusione del sindaco: «Con l'ausilio dello studio legale che ci sta affiancando stiamo potenziando questa nuova attività di controllo ed in forza di questi ulteriori elementi forniti chiediamo alla Regione con urgenza il riesame dell'Aia». La Regione fa sapere che la documentazione fornita dal Comune sarà presa in analisi dai tecnici dell'ente, e sottolinea che in ogni caso «non si tratta di una scelta politica». Commenta l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito: «Diciamo che, come sempre accade, ogni richiesta pervenuta dal Comune di Trieste è oggetto di massima attenzione da parte della Regione». A prendere in carico la valutazione delle richieste e dei dati forniti dall'ente locale, prosegue l'assessore, «sono appunto gli uffici e le parti tecniche». Aggiunge ancora Vito: «Le scelte fatte dalla Regione per quanto riguarda lo stabilimento di Servola non sono mai decisioni politiche ma sono il risultato del lavoro degli organi competenti, ovvero della Direzione ambiente regionale e dell'Arpa Fvg». Conclude l'assessore: «L'Agenzia regionale per l'ambiente sta seguendo con competenza l'intero procedimento dell'Autorizzazione integrata ambientale, e anche questa volta il compito verrà svolto con il massimo dell'attenzione». Quanto a Siderurgica triestina, l'azienda si riserva di commentare soltanto nel momento in cui verrà coinvolta nero su bianco.

Giovanni Tomasin

 

L'assessore all'Ambiente incontra gli ecologisti - Sara Vito ha discusso con i rappresentanti triestini di Legambiente, Andrea Wehrenfennig e Mario Mearelli.
La Regione si confronta con gli ambientalisti sul tema Ferriera. Proprio ieri si è svolto un incontro fra l'assessore regionale all'Ambiente Sara Vito, il direttore regionale all'Ambiente Roberto Giovanetti, il direttore tecnico scientifico di Arpa Fvg Franco Sturzi e i rappresentanti triestini di Legambiente, Andrea Wehrenfennig e Mario Mearelli. Questo l'esito, secondo quanto comunicato dall'ente: «La Regione e l'Arpa avvieranno un dialogo diretto con Legambiente per rendere più fruibile e comprensibile il dato della qualità dell'aria triestina, ponendo un'attenzione particolare all'impianto siderurgico della Ferriera di Servola». Nel corso dell'incontro, durante il quale la Regione ha espresso apprezzamento per il dialogo costruttivo instauratosi negli ultimi anni con Legambiente, è stato toccato inoltre il tema dell'inquinamento diffuso nell'area di Trieste che ha portato alla chiusura di alcune aree verdi nei parchi cittadini. In merito l'amministrazione ha confermato l'assegnazione dell'incarico all'Università di Trieste di redigere il Piano regionale per l'inquinamento diffuso generale, e garantito che solleciterà al Comune di Trieste l'attuazione degli interventi già previsti ma non ancora attuati attraverso la tecnica del fitorimedio. Nei giorni scorsi i tecnici della Regione avevano incontrato anche gli esponenti del circolo Miani, Maurizio Fogar, e del comitato Servola Respira, Romano Pezzetta. Se l'ente regionale ha rivendicato un esito positivo dell'incontro, il circolo Miani scrive sul suo profilo Fb: «Al di là della buona volontà espressa dai vertici regionali, a giorni la proprietà della Ferriera riceverà una seconda stringente diffida dalla Regione, e dalla condivisione della necessità di un pronto abbattimento dell'inquinamento acustico, sul resto si è vissuto un continuo imbarazzo visti i limiti palesati dal consulente tecnico Boscolo su funzionamento e conduzione degli impianti».

g.tom.

 

 

Oleodotto Siot da record: Trieste capitale del greggio - Lo scorso anno sbarcate nelle pipeline del terminal 42,4 milioni di tonnellate
Trasportate 502 petroliere. L'ad Alessio Lilli: investiamo sull'ambiente - I NUMERI DELLA SIOT
TRIESTE - L'area produttiva dell'Europa centrale attraversa una buona stagione e il sistema Tal, comprendente il terminal triestino Siot e l'oleodotto diretto a Germania meridionale-Austria-Cechia, ne beneficia. Tant'è che il 2017 archivia un'annata record con 42,4 milioni di tonnellate di greggio, sbarcate nelle pipeline triestine e avviate per il 75% nelle raffinerie tedesche di Ingolstadt e di Karlsruhe, per il 25% restante distribuite tra l'austriaca Schwechat e la ceca Litvinov. L'aumento percentuale è stato del 2,5% e conferma il primato di Trieste come scalo petrolifero mediterraneo. In cifra tonda si è trattato di quasi un milione di tonnellate in più rispetto alla movimentazione del 2016. Trasportate 502 petroliere. Senza contare, naturalmente, la fortissima incidenza del greggio sulle statistiche del traffico portuale triestino, nel quale rappresenta una quota superiore ai due terzi. Alessio Lilli, reduce da una fresca riconferma fino al termine del 2020 alla guida della Siot, ha illustrato ieri mattina i principali numeri dello scalo petrolifero. Che a Trieste occupa 119 addetti, ma che soprattutto - secondo le stime aziendali - rappresenta e distribuisce un «valore per il territorio pari a 120 milioni di euro». Un valore onnicomprensivo, che raccoglie il gettito fiscale e gli stipendi, le attività indotte e gli importi del combinato investimenti-manutenzioni (20 più 30 milioni). Le sole tasse portuali ammontano a 7 milioni. A Trieste il volano Siot muove circa settecento posti di lavoro. Grande attenzione al dato ambientale, perchè la rilevanza degli azionisti (tra le maggiori griffe dell'industria petrolifera internazionale) e l'ampiezza degli interessi non consente di sgarrare. Lilli ha ricordato alcune recenti opere realizzate proprio nell'ambito della tutela ecologica: il sollevamento a sette metri da terra delle quattro linee in uscita dal terminale, il parco valvole nella tank farm di San Dorligo, la protezione dell'infrastruttura messa a punto vicino a un fiume riottoso come il Tagliamento, non lontano da Tolmezzo. Certo, non c'è ancora l'en plein del benessere. Il sindaco di San Dorligo, Sandy Klun, ha rievocato con aperta nostalgia «il petrolio di quindici anni fa», che puzzava di meno. Lilli gliene ha dato parzialmente atto: sono cambiate qualità e quantità del prodotto, la società sta lavorando per mitigare il problema olfattivo, che affligge i residenti di San Dorligo. Ha commissionato uno studio, vorrebbe brevettare un sistema innovativo che attenui l'effetto-odore. Per il resto generale soddisfazione. A cominciare da quella del capitano di vascello Luca Sancilio, comandante della Capitaneria di porto: Trieste è il primo scalo petrolifero nazionale ed è di conseguenza «il porto più pericoloso d'Italia», quindi il tema della sicurezza assume un'importanza dirimente. Zeno D'Agostino, presidente dell'Autorità portuale triestina, ha sottolineato la notevole performance commerciale e operativa del terminal Siot, che, con i volumi di greggio movimentati, da solo rappresenta uno dei primi scali marittimi nazionali. Sergio Razeto, presidente di Confindustria Venezia Giulia, ha inteso evidenziare il contributo della Siot al sistema produttivo-energetico-logistico del territorio. Infine, nessun commento dal numero uno del terminal Lilli sul progetto relativo al metanodotto Snam, in origine collegato al rigassificatore Gas Natural, impianto sul quale Siot si era espressa negativamente.

Massimo Greco

 

 

Trieste-Lubiana in treno, l'impegno di Fvg e Slovenia

La presidente del Friuli Venezia Giulia ha evidenziato tre punti principali: l'obiettivo di realizzare, come detto, un collegamento ferroviario tra Trieste e Lubiana, supportato dal governo italiano; la ferma contrarietà della Regione al progetto del rigassificatore di Zaule; la necessità di rafforzare la collaborazione sul piano della ricerca scientifica in vista dell'appuntamento del 2020 con Trieste Esof. Confermato dal Comitato bilaterale il riavvio della linea entro l'anno. Rilancio sulla Doc comune per il Terrano. Erjavec torna a chiedere il seggio per le minoranze
TRIESTE - Rendere Trieste più vicina a Lubiana e viceversa. È questo il principale impegno emerso ieri a Trieste durante il terzo incontro del Comitato Friuli Venezia Giulia-Slovenia alla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri sloveno Karl Erjavec e della presidente del Fvg Debora Serracchiani. Il mezzo per avvicinare la capitale della Slovenia al capoluogo regionale è quello del treno che collegherà nuovamente, entro fine anno, le due città spingendosi a Ronchi dei Legionari, dove fermerà nel nuovo hub aeroportuale in fase di realizzazione e si spingerà poi fino a Venezia. Confermata la ripartenza della linea, dunque, la presidente Serracchiani ha precisato che «si partirà usufruendo della vecchia rete esistente, ma nel futuro si cercherà di sviluppare una rete nuova e più veloce», cercando altresì di porre rimedio all'attuale mancanza di collegamenti con mezzi pubblici tra il centro di Trieste e la stazione di Villa Opicina dove farà fermata il treno. «Dal versante sloveno - ha precisato Serracchiani - c'è già un impegno e uno stanziamento da parte del governo di Lubiana per velocizzare la rete che da Lubiana arriva fino a Sesana». Al termine dei colloqui i rapporti tra Fvg e Slovenia sono stati definiti intensi, proficui e solidi. Da entrambe le parti è stata evidenziata la felice intuizione di avviare il Comitato Congiunto come format ideale per la collaborazione tra la Regione e la vicina Repubblica. «Nel 2016 - ha ricordato il vicepremier Erjavec - l'interscambio tra le due entità è stato di oltre 860 milioni di euro, mentre nel primo semestre del 2017 ha già superato i 450 milioni». «L'economia e le minoranze etniche, quella slovena in Italia e quella italiana in Slovenia - ha concluso - sono i principali punti di unione tra i nostri Paesi». Molti i temi toccati nei colloqui che hanno preceduto la sessione plenaria e i sei tavoli di lavoro tematici in cui sono impegnate le rispettive delegazioni. La presidente del Friuli Venezia Giulia ha evidenziato tre punti principali: l'obiettivo di realizzare, come detto, un collegamento ferroviario tra Trieste e Lubiana, supportato dal governo italiano; la ferma contrarietà della Regione al progetto del rigassificatore di Zaule; la necessità di rafforzare la collaborazione sul piano della ricerca scientifica in vista dell'appuntamento del 2020 con Trieste Esof; promosso poi il confronto bilaterale per la creazione della prima Doc transnazionale del vino "Terrano/Teran".Erjavec, da parte sua, ha dimostrato apprezzamento per la costituzione a Trieste dell'Ufficio per la lingua slovena e ha convenuto con la presidente del Friuli Venezia Giulia sulla bontà di perseguire la candidatura del Collio/Brda a patrimonio mondiale dell'Unesco. La parte slovena ha assicurato l'interessamento a risolvere i problemi comportati dallo svasamento del bacino che forma il lago di Santa Lucia d'Isonzo, evidenziati dalla presidente della Regione. «Attuiamo la specialità del Friuli Venezia Giulia collaborando con altri Paesi, e in particolare con la confinante Slovenia che è nostro partner strategico», è stato il commento di Sergio Bolzonello, vicepresidente della Regione. Erjavec ha rilevato, infine, l'importanza della rassicurazione ricevuta dal governo italiano lo scorso novembre sulla restituzione alla minoranza slovena del Narodni Dom di Trieste. Sempre in tema di minoranze e vista l'imminenza delle elezioni politiche in Italia (in Slovenia saranno a giugno), Erjavec ha ribadito le richieste del governo sloveno di ottenere un seggio garantito a Palazzo Madama per la minoranza slovena, come accade per quella italiana in Slovenia. Ma dopo gli esiti della riforma elettorale, che tale seggio non ha garantito, il vicepremier si è detto favorevole affinché nelle liste Pd ci sia un seggio sicuro a un rappresentante sloveno. Serracchiani, come governatrice, ha ricordato di aver ricevuto la stessa richiesta dal capo dello Stato della Slovenia, Borut Pahor, mentre come esponente dei dem ha assicurato che il «Pd è il partito che sta cercando di garantire un seggio a Roma a un membro della minoranza slovena».

Mauro Manzin

 

INFRASTRUTTURE - E Vienna punta a potenziare i collegamenti ferroviari
TRIESTE - Il rafforzamento delle eccellenti performance registrate in questi ultimi anni dal porto di Trieste in ordine al traffico merci su rotaia e l'ulteriore sviluppo, in chiave turistica, della linea ferroviaria che collega la Carinzia al Friuli Venezia Giulia, oltre all'interessamento da parte regionale per la realizzazione di un collegamento Vienna-Trieste. Questi alcuni dei temi emersi nel corso dell'incontro che si è tenuto ieri, a Trieste, tra la presidente della Regione e i vertici delle Ferrovie austriache (Obb) guidati dall'amministratore delegato Andreas Matthae.Lo stesso Matthae ha testimoniato l'indirizzo da parte del governo austriaco finalizzato all'aumento del flusso di treni verso il Friuli Venezia Giulia e, più a lungo raggio, su Venezia. Attualmente sulla tratta Vienna-Venezia, che passa per Udine, ci sono due collegamenti in orario diurno e uno in orario notturno. Non essendoci ancora un treno su Trieste, l'amministrazione regionale ha manifestato l'interesse a lavorare congiuntamente con Obb per creare una linea che unisca Vienna al capoluogo giuliano. Oltre a ciò sono stati illustrati ai dirigenti delle Ferrovie austriache i progressi compiuti in questi ultimi anni dal porto di Trieste e, più in generale, da un sistema regionale allargato, anche giuridicamente, al porto di Monfalcone e, operativamente, agli interporti di Fernetti, Pordenone, Gorizia e Cervignano, per il quale Obb ha manifestato un'attenzione particolare nella prospettiva dei lavori che riguarderanno la stazione di Campo Marzio di Trieste. In questo senso un accento è stato posto sugli 80 milioni di euro di investimento stanziati dal governo italiano per la rete ferroviaria del porto di Trieste, in un regime di forte collaborazione tra l'Authority dello scalo e le stesse Istituzioni centrali. Oltre a ciò sono stati rimarcati altri due importanti interventi strutturali di grande respiro per l'aumento dei traffici: la realizzazione delle Piattaforma logistica e il raddoppio del Molo VII. Dopo aver affrontato il tema del traffico merci il discorso si è spostato su quello passeggeri.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 gennaio 2018

 

 

I vigili adottano le bici a pedalata assistita - Presentati in Comune i due nuovi velocipedi. Arricchiranno il parco mezzi degli agenti "ciclisti"
Presentate ieri ed entrate subito in funzione due nuove biciclette a pedalata assistita in dotazione alla Polizia Locale. Serviranno per controllare soprattutto le aree pedonali, le piste ciclabili e le zone a traffico limitato. Vanno ad aggiungersi ad altre due bici modello base, che già sono operative e a disposizione degli agenti, una dozzina in totale quelli che fanno parte del nucleo "ciclisti" e che si spostano pedalando ormai da qualche anno, in particolare nel periodo estivo. A illustrare i nuovi mezzi ieri il vicesindaco e assessore alla Polizia Locale Pierpaolo Roberti, con il comandante Sergio Abbate e il funzionario Paolo Jerman. «Già da tempo la Polizia Locale si muove anche in bicicletta - ha ricordato Roberti - partendo dal distretto di via Locchi e vigilando soprattutto d'estate sul lungomare di Barcola. Con questi due modelli a pedalata assistita si potrà così garantire un maggior controllo di zone sensibili del territorio, sia pedonali che ciclabili, compiendo percorsi più lunghi per un servizio che dura svariate ore. In futuro puntiamo a introdurre anche nuove auto e moto a energia elettrica, perché si va in questa direzione per la tutela dell'ambiente e sicuramente parte del parco veicoli verrà implementato, attraverso una richiesta mirata di contributo della Regione». Abbate ha precisato che si tratta di biciclette a pedalata assistita e non elettriche, quest'ultime infatti non avrebbero la possibilità di circolare in determinate zone. «Una corretta mobilità delle biciclette - ha aggiunto Jerman - viene promossa anche durante le lezioni di educazione stradale da parte della Polizia Locale, per dare un messaggio corretto ai giovani e perché tutti ci rendiamo conto che è un mezzo sempre più utilizzato in città, con un numero di ciclisti in costante crescita». Dopo aver presentato le bici in Municipio, i due agenti della Polizia Locale sono subito entrati in servizio con una pedalata dimostrativa attorno al Comune, prima di spostarsi in altre zone pedonali del centro. E le stesse bici a pedalata assistita stanno riscontrando un successo sempre più grande anche tra chi si muove abitualmente in città sulla due ruote. Nel corso del 2016 in Italia il mercato del settore ha raggiunto i 124.000 pezzi, secondo i dati dell' Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori.

Micol Brusaferro

 

 

Scontro politico sulla differenziata - A Muggia chiesta una commissione ad hoc sulle criticità emerse nel "porta a porta"
MUGGIA - La richiesta di una commissione trasparenza sulle modalità operative della raccolta dei rifiuti "porta a porta". È questa la prima reazione politica dinanzi alla consegna dei maxicontenitori per la raccolta differenziata in corso nelle case muggesane. «I consiglieri di minoranza sono stati tenuti all'oscuro delle procedure che l'amministrazione intende adottare per la raccolta differenziata: per questo ho chiesto la convocazione della commissione alla presenza anche dell'assessore deputato (Laura Litteri, ndr), del responsabile del servizio incaricato e di un rappresentante della Net» afferma Roberta Tarlao, capogruppo di Meio Muja. Intanto altre forze politiche hanno raccolto i primi malumori da parte della cittadinanza: «Sono parecchie le segnalazioni giunteci da parte dell'utenza, soprattutto nel centro storico, sulla chiara impossibilità di ospitare i contenitori in casa o sui pianerottoli delle abitazioni più piccole» spiega Emanuele Romano (M5S). Sulla stessa lunghezza d'onda Roberta Vlahov (Ocpm), che ha ricordato la mozione del 24 aprile scorso, bocciata in Consiglio comunale: «Pur essendo favorevoli al porta a porta avevamo espresso perplessità sull'impostazione adottata, chiedendo sistemi di tariffazione puntuale. A parte noi, Meio Muja e 5 Stelle, le altre forze politiche avevano bocciato la nostra richiesta e ora ci ritroviamo con dei contenitori ingestibili per un territorio come Muggia. Oltre il danno anche la beffa». Pronta la replica dell'assessore Litteri: «Abbiamo fatto un'enormità di sopralluoghi e stiamo monitorando l'iter in modo da affrontare le criticità che si possono riscontrare quando si apporta un cambiamento epocale come questo. C'è tutta la volontà di trovare soluzioni ai problemi, con la disponibilità a rimodulare o adeguare il sistema di raccolta». L'applicazione della tariffa puntuale per Litteri «è il punto di arrivo condiviso, ma è pensabile solo una volta entrati a regime con il nuovo sistema». Il Comune ha infine bocciato la richiesta di una commissione trasparenza poiché questa «non contempla un confronto su tematiche quali gli aspetti tecnici di una raccolta differenziata».

Riccardo Tosques

 

 

Sfuma il salvataggio per "Pino lo storto" - L'albero della pineta di Barcola verrà abbattuto nonostante la mobilitazione di 300 cittadini. Il Comune: «Scelta inevitabile»
Alla fine lo storico albero di piazza Skabar detto "Pino lo storto", che affonda le sue radici nella storia stessa della città data la sua veneranda età, verrà abbattuto. La decisione, definitiva e incontrovertibile a questo punto, è stata presa ieri dall'assessorato ai Lavori pubblici del Comune. Gli esperti municipali hanno comunicato che l'abbattimento dell'albero - e di altre due piante messe a dimora nella pineta di Barcola - appare necessario alla luce dei risultati della valutazione di stabilità eseguita da personale qualificato e dotato di adeguate competenze in materia, secondo un protocollo tecnico scientifico riconosciuto anche dalla Società di arboricoltura italiana. «L'impegno di questa amministrazione - si legge nel testo - è da un lato mirato alla salvaguardia del patrimonio arboreo e dall'altro, quando vengono a mancare le sufficienti condizioni di sicurezza, è rivolto alla preminente salvaguardia della pubblica incolumità». Incolumità, in questo caso, messa eccessivamente a rischio, tanto da far apparire l'abbattimento «non procrastinabile». A nulla quindi è valsa la petizione sottoscritta da quasi 300 cittadini e l'appello a trovare strade diverse per tutelare un albero che «da generazioni è vanto estetico del giardino Skabar di Barcola e compare nei ricordi di tutti i frequentatori del porticciolo e della riviera barcolana». I firmatari proponevano come soluzione alternativa all'abbattimento la costruzione di un semplice supporto fisso, da guarnire poi con rose o altre piante da fiore, come si è soliti fare per i vecchi alberi nei giardini storici. Una proposta che l'amministrazione comunale ha fatto saper di aver apprezzato, al pari della sensibilità dimostrata dai proponenti verso la tutela del verde pubblico. Ma, ha evidenziato allo stesso tempo, non sussistono purtroppo le condizioni oggettive per l'esecuzione degli interventi di puntellamento dell'albero. «L'albero infatti - precisa il Servizio comunale del verde pubblico - si presenta mal strutturato nel suo complesso e privo di ampie prospettive di vita future, considerato che la parte interna della chioma risulta in forte regressione e diffusamente disseccata a causa del deperimento fisiologico provocato dalla diffusione dei funghi cariogeni. Le analisi strumentali - prosegue - confermano l'alterazione profonda dei tessuti legnosi alla base del fusto e del principale cordone radicale del lato in trazione, segno che l'albero non riesce ormai a contrastare la diffusione del fungo». Comunque, l'assessora ai lavori pubblici Elisa Lodi assicura che per ogni albero abbattuto, ne verrà piantumato uno sostitutivo. Lo storico "Pino lo storto" sorge - ancora per poco - nel giardino dedicato a monsignor Matija Skabar, a ridosso del piccolo porticciolo all'inizio della passeggiata sul lungomare e di fronte alla Fondazione Rittmeyer. Alla fine dell'800, dopo la costruzione dello stabilimento balneare Excelsior, Barcola era un rione vivacemente animato. Ma nel 1883 la testimonianza di un viaggiatore francese riferiva che si trattasse di «una marina grigia, senza giardini». Così, nel 1895 la Società per l'Abbellimento di Trieste rivolse un appello ai possessori di giardini affinché contribuissero per crearvi un giardino pubblico. Da allora, incurvandosi sempre di più, "Pino lo storto" sovrasta quanti, ancora oggi, nel piccolo giardino tra gli alberi e le siepi, si fermano a leggere un quotidiano in attesa dell'autobus o a gustare un gelato, tra l'aroma delle piante e l'odore del mare che arriva con la brezza del porticciolo.

Simone Modugno

 

Il gemello di Fasana è vivo e vegeto - Merito dei pali di legno usati per puntellare il fusto curvo e sostenerne il peso
Eppure, guardandosi un po' intorno, forse una soluzione si potrebbe trovare per evitare a "Pino lo storto" di fare una brutta fine. È la tesi sostenuta dalla sociologa Melita Richter, che stila un lungo elenco di alberi secolari salvaguardati dall'uomo in virtù della storia di cui sono testimoni viventi, seppur ormai acciaccati. Fra questi, Melita Richter annovera in primis il pino incurvato di Fasana, piccolo comune dell'Istria meridionale affacciato sul mare. «È il gemello del pino di Barcola - esordisce - solo che, a differenza del primo, in Istria se la passa decisamente meglio». In effetti, come si vede nella foto accanto, il pino incurvato è stato salvaguardato con un intervento semplice, costituito da una serie di sostegni di legno che ne sorreggono il peso. I motivi di questa scelta sono presto spiegati dalla sociologa. «Il pino di Fasana se la passa bene perché vive in un ambiente umano sensibile, responsabile. E coerente a ciò che insegniamo alle giovani generazioni: che le piante e gli alberi sono esseri viventi e con noi condividono la vita sul pianeta. Siamo responsabili per loro e per le loro vite. Sono i nostri conviventi - continua - Se uno di noi fosse malato, a rischio di cadere, di rovesciare la tazzina perché le mani non reggono più, o si scordasse di chiudere il gas del fornello, lo abbatteremmo? Oppure lo curiamo e accompagniamo il suo declino con attenzione. Ebbene, per gli alberi ci vuole lo stesso: cura, cultura, e meno tecnicismo». E giù con la lista degli alberi salvati benché vecchi. «Se fossero stati abbattuti - riprende la sociologa - non ci sarebbe più la quercia sotto cui Torquato Tasso sostava a leggere durante i soggiorni romani, non ci sarebbe un secolare eucalipto in fondo al Corno d'Oro, l'albero sacro dei nomadi delle steppe della Turchia, o il cipresso di Pocitlej che sfidò le granate nel cuore della Bosnia, non sarebbe vivo a Brioni uno degli ulivi più antichi del Mediterraneo che supera i 1600 anni, spaccato in due dalle intemperie ma salvo, sorretto, che fruttifica ancora; non ci sarebbe il nespolo di secolari memorie a Kosovo polje, squarciato, medicato, orgoglioso ancora. Neppure potremmo ammirare la secolare acacia nella centralissima Szécheny tér ai bordi del Danubio, l'albero più antico di Budapest, indebolito dalla vetustà, ma protetto testimone dei tempi di infuocati discorsi del grande István Széchenyi, politico e scrittore».

Elena Placitelli

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 18 gennaio 2018

 

 

Cambiamenti climatici: clima della Terra torna all’Eocene?

Il clima della Terra sta tornando allo stato dell’Eocene, ovvero a più di 33 milioni di anni fa, quando non c’era ghiaccio su nessuno dei due poli. Ciò è dovuto all’inquinamento da carbonio, come spiegato recentemente da James Anderson, professore di chimica atmosferica all’Università di Harvard divenuto particolarmente noto per aver dimostrato il danno dei clorofluorocarburi sullo strato di ozono.

In particolare, il livello di carbonio presente nell’atmosfera ha ora raggiunto livelli che la Terra non vedeva da 12 milioni di anni. Ne consegue che i rapidi aumenti della concentrazione di CO2 starebbero riportando il clima terrestre all’Eocene, era geologica in cui non c’era ghiaccio nei due poli, non c’era quasi nessuna differenza di temperatura tra l’equatore e il polo e le correnti oceaniche profonde erano eccezionalmente calde. Lo scienziato spiega a tal proposito cosa comportava una situazione geologica simile: L’oceano aveva una temperatura di quasi 10° C superiore rispetto a oggi e la quantità di vapore acqueo nell’atmosfera significava sistemi di tempesta estremamente violenti. Secondo Anderson, non è possibile recuperare la situazione solamente riducendo le emissioni di CO2. Occorre piuttosto una trasformazione completa dell’industria e una accelerazione degli sforzi per arrestare l’inquinamento da carbonio e rimuoverlo il più possibile dall’atmosfera.

Floriana Giambarresi

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 gennaio 2018

 

 

Bonifiche in Ferriera, scatta il sopralluogo - A giorni le prime verifiche tecniche da parte delle società vincitrici delle gare per la messa in sicurezza
Scatterà entro fine gennaio il primo sopralluogo nell'area della Ferriera di Servola a cura dei raggruppamenti d'impresa che si sono aggiudicati le gare d'appalto per gli interventi previsti dall'Accordo di programma quadro per la messa in sicurezza, bonifica e reindustrializzazione dello stabilimento. Un primo cronoprogramma sulle attività di indagine e di progettazione è stato fissato ieri in Regione nella riunione tecnica convocata e introdotta da Debora Serracchiani, governatrice e commissario straordinario per l'attuazione dell'Accordo di programma. La prima fase operativa, cui si riferisce l'imminente sopralluogo, riguarda l'analisi del terreno e delle acque e la verifica delle caratteristiche e degli inquinanti delle acque di falda. Dopo la ricognizione preliminare sulla presenza di eventuali residuati bellici, saranno realizzate le trivellazioni necessarie a effettuare il monitoraggio topografico, completato il quale servirà un periodo compreso tra i sei e gli otto mesi per acquisire dati stabili. L'obiettivo è giungere nell'arco di 12 mesi all'autorizzazione del barrieramento, finalizzato impedire il deflusso di eventuali falde acquifere inquinate, e dell'impianto di trattamento delle acque. Lo stanziamento totale per la realizzazione delle opere di bonifica (analisi, progettazioni e lavori) del Sin di Trieste ammonta a 41,5 milioni di euro. Serracchiani ha auspicato che l'accordo di programma possa essere realizzato, per conciliare, in un contesto oggettivamente complesso, salute e lavoro e ha ricordato il valore dell'Accordo quadro sull'area della Ferriera, unico caso di applicazione del decreto che prevede misure per la realizzazione, nei siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico, di progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica e di riconversione industriale e sviluppo economico al fine di promuoverne il riutilizzo in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale. Sempre ieri si è tenuto in Regione un confronto tra i vertici di Arpa, Direzione regionale Ambiente, i rappresentanti di Circolo Miani e associazione No Smog, Marcello Fogar e Romano Pezzetta, e Marco Boscolo dell'Università di Trieste. Nel corso della riunione sono state affrontate alcune tematiche specifiche, tra cui l'efficacia del sistema di aspirazione dei fumi della cokeria e dell'altoforno, l'affidabilità del sistema di misurazione degli inquinanti sul territorio triestino e muggesano e la rumorosità dell'impianto. In merito a quest'ultimo punto la Regione ha dichiarato che la rumorosità del sistema di aspirazione della cokeria sarà oggetto di rilevazione da parte di apposito fonometro in continuo, che è stato da poco installato. Relativamente al tema della sicurezza dell'altoforno, in particolare del crogiolo della ghisa, posto dalle associazioni ambientaliste è stato chiarito che la questione sarà sottoposta all'attenzione del Comitato tecnico regionale (Ctr), che si riunirà martedì prossimo.

 

 

Un pavimento ottocentesco blocca il cantiere di Roiano - Lavori di demolizione dell'ex caserma fermi da due mesi dopo il ritrovamento
Lodi: «Abbiamo dovuto coinvolgere la Soprintendenza archeologica del Fvg»
Il cantiere dell'ex caserma di Roiano "scivola" sul pavimento dell'Ottocento e finisce dentro due cisterne di carburante. Un doppio imprevisto ferma per due mesi uno dei più importanti cantieri in corso a Trieste. La demolizione dell'ex caserma della Polstrada di Roiano, iniziata con tanto di fanfara dei bersaglieri il 5 giugno scorso, si è improvvisamente bloccata. Ora servirà una variante in corso d'opera per riprendere i lavori. Lo ha annunciato l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi, rispondendo in Consiglio comunale a una domanda d'attualità del collega di partito e consigliere di Fratelli d'Italia Salvatore Porro. In aula Lodi ha dovuto ammettere lo stop forzato dei lavori di riqualificazione dell'area dell'ex caserma di Roiano. «Sono sorte due problematiche che hanno comportato una variante in corso d'opera - spiega l'assessore -. La prima è il ritrovamento di una porzione di pavimentazione ottocentesca, che ha costretto a contattare la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia che ha chiesto di procedere affidando i lavori ad una ditta specializzata e revisionando il progetto. La seconda riguarda invece l'ampliamento degli scavi nei punti dove si trovavano le cisterne dal momento che i versamenti di carburante nel suolo erano più ampi di quanto non fosse possibile prevedere in fase di progettazione». La pavimentazione ottocentesca, sulla cui eventuale conservazione dovrà pronunciarsi la Soprintendenza, è venuta alla luce dalla demolizione dell'autorimessa. Il doppio inconveniente produrrà ovviamente degli slittamenti all'interno del cronoprogramma dei lavori che prevede la fine a metà 2021. «Il 12 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo sulla variante che nel corso della settimana dovrebbe essere approvato come determina dirigenziale - spiega Lodi -. Nel frattempo gli uffici tecnici si sono messi all'opera per affidare gli incarichi esterni per completare il gruppo di progettazione dei due nuovi edifici previsti nel sito. In questo modo vogliamo rispettare comunque, nonostante questi piccoli imprevisti, il cronoprogramma. Per noi è importante avere il risultato finale per giugno 2021». L'accordo per la variante è stato fatto con l'impresa incaricata delle demolizioni senza, per il momento, prevedere spese ulteriori sul milione e 660mila euro stanziato per la demolizione degli immobili. I lavori sono stati affidati alla Ibisco Appalti di Palestrina (Roma). Si tratta effettivamente di un intervento notevole, che interessa circa ottomila metri quadrati e prevede la realizzazione di un progetto del valore 7,8 milioni di euro. Un pezzo di Roiano che ritorna alla cittadinanza, insomma, con spazi di aggregazione all'aperto e verdi per il quartiere, un ampio parco urbano e aree per la sosta, il gioco e il transito. Previsto anche un asilo nido (in grado di accogliere una sessantina di bambini) integrato alle urbanizzazioni del quartiere e un parcheggio seminterrato che potrà ospitare 70 autovetture. Una riqualificazione che i residente attendono da 50 anni. L'area con gli edifici dell'ex caserma della Polstrada erano passati di mano dall'Agenzia del Demanio al Comune solo a fine 2016. Disposta sulle tre vie Moreri, Villan de Bachino e Montorsino l'area diventerà un punto di incontro per la cittadinanza e potrà essere attraversata in tutte le sue parti. Nel progetto sono impegnati fondi Prusst (programma di recupero urbano e sviluppo sostenibile), progetto che risale ai primi due mandati della giunta Dipiazza, sfruttato anche per il rifacimento delle Rive e che coinvolge ministero dei Trasporti, il Comune e la Regione. A Roiano quei soldi vengono usati in extremis, altrimenti sarebbero andati persi. «Questa è l'ultima opera inserita in quel Prusst che ha la durata di 15 anni - spiegò a suo tempo l'assessore Lorenzo Giorgi -. Quindi dobbiamo avviare i lavori entro maggio 2017 per non perdere il finanziamento di 7,8 milioni». Pavimento ottocentesco o meno.

Fabio Dorigo

 

Uno scempio da risolvere il cantiere vicino al Burlo - La lettera del giorno di Susanna Borgnolo
Ogni giorno con la linea 10 passo davanti al Burlo vedo lo "scempio" che è stato lasciato, oramai ben più di 5 anni fa. Esattamente partito nell'autunno del 2011 il mega progetto prevedeva la realizzazione di un complesso di edilizia residenziale e commerciale che doveva concludersi 2 anni dopo nel 2013. L'idea era di riqualificare l'area dell'ex ospedale. Oggi è stato ri... qualificato in un disastro! Una struttura fatta di lamiere tutte arrugginite, pilastri di cemento, rifiuti e in mezzo un laghetto, cioè un acquitrino con immondizie galleggianti di tutti i i tipi, è una visione a dir poco triste. D'estate poi deve essere terribile: maleodorante, casa di ratti e zanzare, da laghetto / acquitrino si trasforma in palude. Non capisco come le case li vicino e l'ospedale di fronte non abbiamo fatto nulla. Mi ricordo ancora il bellissimo giardino pieno di alberi, fiori e piante che sono stati distrutti. Un danno a dir poco... Gli animaletti che c'erano: uccellini, scoiattoli pure i pappagallini volteggiavano tra i rami in primavera, ritornavano ai loro nidi... gli scoiattolini che saltavano da un ramo all'altro. Avete fatto un danno alla flora e alla fauna locale. È questo che vogliamo lasciare ai nostri nipoti? E nessuno ne parla da anni... forse questa amministrazione comunale vuole prendere in mano questo caso e risolverlo? Sembra un Utopia!

 

 

Muggia si ribella all'abbattimento delle "nutrie star" - A rischio la colonia di roditori che vive sull'Ospo - Chiesta una deroga rispetto alla legge regionale
MUGGIA - Una deroga rispetto al regolamento regionale fresco di approvazione, che preveda il ricorso alla sterilizzazione anzichè allo sterminio. È la richiesta che il Comune di Muggia avanzerà all'amministrazione Serracchiani per affrontare la questione delle nutrie del rio Ospo. Ad annunciarlo è l'assessore all'Ambiente Laura Litteri, che ha confermato l'intenzione di dar via ad un "processo alternativo" nella cittadina istroveneta, una sorta di esperimento pilota in Friuli Venezia Giulia. «Il Piano triennale regionale di eradicazione delle nutrie è un obiettivo da raggiungere senza mezzi cruenti - osserva -. Per questo stiamo elaborando un piano di contenimento del numero di nutrie presenti nel nostro Comune attraverso la loro sterilizzazione tramite un progetto elaborato dall'associazione MujaVeg e dall'Enpa». Ecco la strategia definita dalla giunta Marzi. Invece che essere catturati ed uccisi, gli animali verranno catturati e successivamente sterilizzati, analogamente a quanto viene già fatto con le colonie di gatti randagi. Identici anche i costi per le spese veterinarie: 32 euro per l'intervento sugli esemplari maschi, 60 per le femmine. «Considerato che la colonia di nutrie muggesana è costituita da circa una ventina di esemplari, stiamo parlando di cifre piuttosto basse. Inoltre - prosegue Litteri -, se consideriamo che le carcasse delle nutrie uccise vanno smaltite in modo adeguato, così come pure il proiettile utilizzato, credo che i costi della sterilizzazione saranno inferiori». Originaria della Patagonia, la nutria è un roditore introdotto nel scorso secolo in molti Paesi, sia nel Nord America sia in Europa. I primi allevamenti commerciali per la produzione di pellicce videro la luce in Italia alla fine degli anni '20 per giungere in seguito anche nel Muggesano e in altre zone del Fvg. Negli ultimi anni questi animali sono cresciuti tanto da creare allarme tra gli agricoltori. Che, appunto, hanno chiesto aiuto alla Regione. «Il provvedimento di eradicazione delle nutrie nel Fvg con metodi selettivi intende tutelare le produzioni zoo-agro-forestali, l'idrografia e le opere idrauliche», ha spiegato più volte Diego Moretti, capogruppo consigliare regionale de Pd e relatore di maggioranza della Legge che prevede l'eradicazione dei roditori, compresi quelli presenti nel rio Ospo. L'assessore regionale alla Caccia Paolo Panontin non ha mai nascosto la sua posizione, definendo quella delle nutrie «una specie invasiva, non originaria e dannosa». Si qui la scelta dell'esecutivo di delineare un Piano triennale di contenimento del costo di 60mila euro. Tra i metodi di soppressione impiegabili, «armi comuni da sparo» oppure «trappolaggio e successivo abbattimento con metodo eutanasico dell'animale mediante narcotici, armi ad aria compressa o armi comuni da sparo». La decisione della Regione è stata da subito osteggiata da diverse associazioni animaliste. Tra queste MujaVeg, attivatasi subito con una petizione nella quale si è chiesto espressamente il rispetto di un principio: che le nutrie non soffrano durante la fase di eradicazione operata dalla Regione. Tra i metodi suggeriti quello invocato anche da altre associazioni ambientaliste: la sterilizzazione. E la campagna di sensibilizzazione, che aveva raccolto oltre 600 adesioni, pare aver fatto breccia anche in alcuni amministratori locali come appunto, l'assessore Litteri. «Indubbiamente va ricordato che le nutrie della zona delle Noghere nascono nella vicina Slovenia e si spostano attraverso il rio Ospo. Si tratta quindi di un nucleo non isolato e, anche riuscendo a rimuovere tutti gli animali della valle delle Noghere, questi verrebbero molto probabilmente rimpiazzati da quelli sloveni attraverso il corso d'acqua che mette in connessione i due nuclei. In pratica - conclude l'esponente della giunta Marzi - è impossibile riuscire ad eradicare le nutrie dal nostro territorio». La proposta è stata inviata ora all'Ispra che si è dichiarato disponibile a valutare la congruità di un piano di gestione delle nutrie che contempli il ricorso alla sterilizzazione. La risposta è attesa entro fine mese.

Riccardo Tosques

 

 

Scontro sul rigassificatore di Veglia- Zagabria prepara una legge per accelerare sul terminal offshore. Regione e Comune: no a norme calate dall'alto
ZAGABRIA - È guerra aperta tra Fiume e Zagabria sul progetto del rigassificatore di Veglia (Krk). Il quotidiano croato Jutarnji List ha svelato un piano del governo per accelerare la costruzione di un impianto galleggiante a Castelmuschio (Omisalj) attraverso l'approvazione di una legge ad hoc, già soprannominata "Lex Lng" (acronimo che indica i termini inglesi per il gas naturale liquefatto, ovvero "Liquefied natural gas"). E già è arrivata la risposta ufficiale del presidente della Regione litoraneo-montana, Zlatko Komadina, il quale ha avvertito l'esecutivo del premier Andrej Plenkovic: la Regione - le sue parole - non è «disposta a negoziare» su alcuni punti chiave quali «gli aspetti ecologico, economico ed energetico». Tutto è cominciato con lo scoop del giornale zagabrese, che citando «fonti ben informate» assicura che «il governo sta scrivendo una lex Lng», ossia «una legge speciale che faciliterà e accelererà la costruzione di un rigassificatore galleggiante nei pressi di Castelmuschio sull'isola di Veglia». Notizia che non ha ricevuto smentite. L'obiettivo del governo sarebbe quello di piegare la resistenza delle autorità locali che hanno espresso apertamente la loro contrarietà a una "versione galleggiante" del rigassificatore in questione, concepito originariamente come impianto di terra. Secondo il quotidiano croato la legge speciale permetterebbe infatti di aggirare il problema della concessione da ottenersi tramite gara pubblica per un intervento sul demanio marittimo. Un aspetto, quest'ultimo, emerso proprio con l'evoluzione del progetto da rigassificatore a terminal offshore. Politicamente, poi, l'intervento legislativo farebbe uscire l'esecutivo Plenkovic dalla difficile posizione in cui si è venuto a trovare: sotto pressione da un lato da parte della Commissione europea per il finanziamento da 100 milioni di euro già accordato (e per il termine di fine lavori già fissato al 2019) ma vincolato, dall'altro, al consenso delle autorità locali. Insomma, come per Agrokor (definita «compagnia di valore sistemico») è stata varata una "Lex Agrokor", così per il rigassificatore di Veglia («progetto strategico di interesse nazionale») si passerebbe per una "Lex Lng". Ma questo piano non fa i conti, si accennava, con le autorità locali: la Regione e, soprattutto, il Comune di Castelmuschio, assolutamente contrario a ogni scorciatoia. Nella conferenza stampa congiunta tenuta con Komadina, la sindaca Mirela Ahmetovic ha fatto sapere che «il governo non ha alcun diritto di varare delle leggi senza avere prima interpellato i governi locali». Secondo Ahmetovic, l'esecutivo cerca di «eludere la procedura legislativa per favorire un unico concorrente»: si tratta della Lng Croatia Llc, l'impresa pubblica responsabile dello sviluppo del rigassificatore che - con l'approvazione della nuova legge - non dovrebbe più partecipare ad alcun bando di gara per intervenire sul demanio marittimo. A spalleggiare la sindaca di Castelmuschio è inoltre intervenuto, si diceva, il presidente della Regione litoraneo-montana Zlatko Komadina, che ha assicurato che «le autorità locali non si oppongono agli interessi strategici nazionali, ma esigono di essere rispettate», e ha aggiunto che «esistono diversi metodi, inclusa la disobbedienza civile». A contrariare Komadina sono sia i metodi dell'esecutivo che il nuovo aspetto del progetto. Già a fine ottobre 2017 il presidente regionale si lamentava infatti che Zagabria avesse sostituito l'iniziale rigassificatore da terraferma con «una nave gigante lunga 300 metri, larga 100 e alta come un grattacielo di 17 piani», insomma «un mostro» per l'ambiente e il turismo nel Quarnero. In questo scenario resta il cronoprogramma che prevede l'entrata in funzione del rigassificatore all'inizio del 2020.

Giovanni Vale

 

 

 

 

VENEZIATODAY.it - MERCOLEDI', 17 gennaio 2018

 

 

Deposito di Gnl da 100 milioni di euro a Porto Marghera
Venice Lng scopre le carte: ecco il maxi deposito di gas liquefatto da 100 milioni - Lo stabilimento sarà a emissioni zero e garantirà di "risparmiare" 330 tonnellate di pm10 l'anno. Il combustibile è per camion e navi. Serve l'ok definitivo del ministero e la Via
Un investimento da 100 milioni di euro che permetterà a Porto Marghera, se andrà tutto liscio dal 2021 in poi, di diventare uno degli scali più all'avanguardia del Mediterraneo in fatto di gas naturale liquefatto (Gnl). Ancora l'iter autorizzativo deve iniziare e prevede una Valutazione d'impatto ambientale del ministero dell'Ambiente e un ok definitivo del ministero per lo Sviluppo economico, ma la società Gnl Venice, con socia al 65% Decal spa e al 35% San Marco Gas spa, mercoledì mattina nella sede di Confindustria Venezia ha voluto già scoprire le carte: l'intenzione è di costruire un deposito di gas naturale liquefatto, un combustibile di ultima generazione per navi e camion che si rivolge anche alle abitazioni che non sono ancora raggiunte dalla rete del gas "canonica". Deposito di Gnl da 100 milioni di euro a Porto Marghera. Dove sarà situato? La struttura sorgerà sul Canale industriale sud a Porto Marghera nell'area che un tempo era occupata dallo stabilimento Italcementi, a sinistra del centro di stoccaggio Decal: "L'Europa e l'Italia premono per l'adozione di questo tipo di carburante - è stato spiegato in conferenza stampa - Lo zolfo viene ridotto del 95% e il pm10 del 90% in confronto a un ottimo motore diesel. Ci sarà un ritorno ecologico importante. Inoltre i mezzi alimentati a Gnl sono molto più silenziosi". Il serbatoio avrà una capacità massima di 32mila metri cubi (stoccato in forma liquida a -160 gradi centigradi). Fino a 900mila metri cubi di Gnl. Gnl Venice all'inizio si attende di movimentare 150mila metri cubi di combustibile alternativo l'anno, ma a regime la quota potrebbe toccare i 900mila metri cubi, per un traffico portuale di una nave a settimana. Si tratta di trasporti "green" sostitutivi delle petroliere, così come i camion a Gnl garantiscono una sostenibilità ambientale esponenzialmente migliore rispetto agli autotreni tradizionali. "In materia di sicurezza i nostri studi hanno escluso ogni possibile effetto domino in caso di problemi negli stabilimenti vicini - è stato spiegato dai tecnici - L'impianto adotterà i migliori standard tecnologici del mondo. Dal punto di vista ambientale la sintesi è che in un'area dismessa andremo a creare una struttura a zero emissioni". Secondo le previsioni, a regime si potranno convertire 15mila camion a Gnl, riducendo di circa 330 tonnellate le emissioni di pm10. "Numero che in fatto di traffico navale può essere tranquillamente moltiplicato per 10", si è concluso. Gioco di squadra tra pubblico e privato. Il progetto è stato presentato dal presidente di Venice Lng, Gian Luigi Triboldi, e ha ottenuto l'appoggio del presidente di Confindustria Venezia-Rovigo, Vincenzo Marinese, del presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico, Pino Musolino, e del Comune di Venezia, presente con l'assessore Simone Venturini: "Questo è il primo esempio di nuova industria a Porto Marghera - è stato spiegato - Merito anche del gioco di squadra tra pubblico e privato. Questo stabilimento all'avanguardia avrà la possibilità di attrarre ulteriori investimenti e imprese dell'indotto". Da Porto Marghera al mondo e ritorno. "Negli anni siamo riusciti a espandere il nostro business nel mondo - ha dichiarato Triboldi, che è anche presidente di Decal spa - Ma abbiamo un forte radicamento locale: tutto è iniziato a Porto Marghera e ora il frutto della nostra internazionalizzazione lo riportiamo qui. Questo progetto ci lascia molto ben sperare per quelli che potrebbero essere gli sviluppi futuri. Ci sono delle problematiche di tipo economico, nel senso che il Gnl crescerà ma non è ancora cresciuto. I primi anni saranno in perdita. Ma serve qualcuno che cominci a costruire infrastrutture, e noi ci siamo. Useremo le migliori tecnologie e cercheremo di usare nel limite del possibile aziende locali, per una struttura che a regime darà lavoro a una ventina di ingegneri specializzati in Gnl. Più tutto l'indotto". "Momento d'oro per Porto Marghera tutto da cogliere" .In questo caso non si parla di recupero di un'area in dismissione, bensì di una struttura nuova di zecca: "Porto Marghera negli ultimi anni sta accelerando - ha commentato il presidente del Porto, Musolino - Ci sono moltissime iniziative imprenditoriali che stanno prendendo corpo. Attraverso la società Panfido stiamo realizzando una bettolina Lng dal design tutto made in Venezia che esporteremo nel mondo e servirà per rifornire sia il nostro porto ma anche le strutture vicine, come Capodistria, che su questo è molto più indietro. Questo è un tipo di mercato dove l'offerta crea la domanda e che determina importanti circoli virtuosi". Parole che hanno spinto l'assessore comunale Venturini a sottolineare come "Porto Marghera, che era vista come area di declino industriale, oggi viene indicata come testa di ponte per nuovo sviluppo e tecnologia. Dopo la Pilkington ecco un altro nuovo grosso investimento. Merito del gioco di squadra tra istituzioni". Il più raggiante di tutti è il presidente di Confindustria, Vincenzo Marinese: "E' un momento d'oro per Porto Marghera - ha commentato - è finito il tempo di dire solo no. Altrimenti tra vent'anni parleremo solo di cadaveri industriali. Quest'area deve confermare la propria vocazione, ma è difficile pensare che nei prossimi lustri questi 2.200 ettari saranno riempiti solo di strutture del settore secondario. Noi dobbiamo lavorare per rendere queste aree fruibili e preservare le attività che ci sono". Bettin: "Seguiremo con interesse lo sviluppo del progetto". "Seguiremo con interesse e attenzione lo sviluppo del progetto del deposito di gas naturale liquido presentato da Venice LNG e lo presenteremo alle popolazioni di Marghera e Malcontenta, le più vicine all’impianto - dichiara in una nota il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin - Rispettando i principi di precauzione e di sostenibilità, e innescando un’intera nuova filiera energetica capace di ridurre le emissioni dei mezzi su gomma e acquei, può rappresentare un passo ulteriore di una nuova Porto Marghera basata sulle tecnologie più avanzate e sostenibili. Anche il progetto di un centro di ricerca europeo sulla fusione nucleare va in questa direzione. Avevamo già dato una prima disponibilità del Comune di Venezia a ospitarlo a Porto Marghera, sulle aree dell’Eni su cui avevamo firmato un preliminare di accordo di acquisizione, negli ultimi mesi della amministrazione Orsoni, tra la fine del 2013 e il 2014. Ora il progetto, che nel frattempo era rimasto in via di elaborazione altrove, ritorna attuale e giustamente il Comune si candida a ospitarlo: tuttavia, su quelle aree che avrebbero dovuto essere oggetto di ulteriori accordi al fine di perfezionarne l’acquisto, gravano ancora molte incognite, perché nessun passo in avanti da allora è stato fatto per acquisirle definitivamente. Occorre quindi accelerare, così come è necessario raggiungere un accordo programmatico con l’Autorità Portuale per il loro riuso".

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 gennaio 2018

 

 

"Zona 30" a Opicina - La sperimentazione al via in primavera - Intervento pro sicurezza dei pedoni nel centro della frazione

A seguire bis nelle vie attorno alla scuola Finzgar di Barcola
Per incrementare la sicurezza dei pedoni sulle strade in un'epoca in cui gli automobilisti, complici i telefoni cellulari, sono sempre più distratti, il Comune punta sulle "zone 30". In primavera partirà un primo progetto sperimentale a Opicina con la trasformazione di una vasta area del centro (nel perimetro di via di Prosecco e via Carsia) in "zona 30", grazie a un intervento del valore di 400mila euro. E nella seduta del Consiglio comunale di lunedì l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli ha fatto propria la mozione dei consiglieri Michele Babuder (Forza Italia) e Salvatore Porro (Fratelli d'Italia), che richiede uno studio di fattibilità per individuare le strade cittadine più a rischio per i pedoni, con presenza di scuole e asili, ricreatori, centri di aggregazione e case di riposo, in cui il Codice della strada consenta di intervenire con una zona 30. Si tratta di una soluzione prospettata anche nel caso di una criticità ormai decennale che interessa la scuola primaria statale slovena Finzgar a Barcola. Il tema della sicurezza stradale davanti alla scuola di via del Cerreto è stato evidenziato ieri con una segnalazione alla sesta commissione dalla consigliera Valentina Repini (Pd), che parlando con insegnanti e genitori ha verificato la criticità di quella zona, sprovvista di attraversamento pedonale e di dissuasori di velocità, con una segnaletica orizzontale poco visibile. La questione, hanno sottolineato le maestre della scuola invitate a intervenire dalla commissione, si trascina dall'inizio del Duemila, con segnalazioni finora cadute nel vuoto. A dicembre è stata consegnata anche la raccolta di un centinaio di firme di genitori e residenti della zona che chiedono di intervenire per la tutela dei pedoni in una strada in cui gli automobilisti sfrecciano a velocità sostenuta. La proposta di realizzare un attraversamento pedonale davanti alla scuola è stata però cassata dal dirigente dell'Area Urbanistica Giulio Bernetti, che ha auspicato piuttosto la realizzazione di una zona 30. Magari, ha consigliato Babuder, nel quadrilatero tra via Moncolano, via del Cerreto e via del Boveto. L'idea, dice Bernetti, è quella di procedere step by step: «Se la sperimentazione a Opicina avrà esito positivo potrà essere estesa ad altre zone cittadine». I tempi però potrebbero essere piuttosto lunghi: per ora è stato fissato per volontà dell'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi un sopralluogo nella zona, che verrà effettuato la prossima settimana, con l'ipotesi di intervenire intanto con dissuasori ottici di velocità e un potenziamento della segnaletica. Altre criticità segnalate da Repini riguardano la scuola primaria Milcinski di Cattinara, in via Marchesetti, dove vengono richiesti la riparazione del marciapiede e provvedimenti per migliorare la sicurezza dei pedoni, e la scuola media statale Santi Cirillo e Metodio, di strada di Fiume 511. «Per arrivare alla scuola è necessario percorrere via Valdoni, che conduce al Polo cardiologico di Cattinara, una strada molto trafficata e sprovvista di attraversamento pedonale», spiega la consigliera. «Su Cattinara stiamo portando avanti uno studio con il cantiere dell'ospedale, per ora ipotizziamo la realizzazione di un attraversamento pedonale con aiuole a proteggerlo», evidenzia Bernetti, ricordando insieme a Lodi come le priorità d'intervento siano state già messe nero su bianco con la mappa delle strade a maggior rischio di incidenti realizzata dal Comune e il relativo programma di ristrutturazione degli assi e dei nodi stradali.

Giulia Basso

 

 

L’Europa contro la plastica Nel 2030 sarà riciclabile Riuso totale solo per gli imballaggi. Limiti anche per i frammenti nei cosmetici

Monito dell’Ue: «Se non cambiamo, nel 2050 peserà più dei pesci negli oceani» - LA GUERRA ALLA PLASTICA

ROMA - L'Unione Europea muove i primi passi contro lo smisurato mostro di plastica che minaccia l'acqua che beviamo, l'aria che respiriamo e gli alimenti che mangiamo. Più di 150 milioni di tonnellate presenti nei mari e negli Oceani, che si incrementano a un ritmo medio di 8 milioni di tonnellate l'anno, e circa 400 milioni di tonnellate di Co2 generate dalla produzione e dall'incenerimento della plastica in un anno. «Se non modifichiamo il modo in cui produciamo e utilizziamo le materie plastiche, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci», avverte il vicepresidente della Commissione Ue Franz Timmermans. E gli stessi pesci sono sempre più "plastificati": con il degrado dei rifiuti più grandi si formano le microplastiche, frammenti più piccoli di cinque millimetri che entrano persino nei tessuti degli animali che li ingeriscono. La scienza ci dice che sono ovunque, anche nell'aria e nell'acqua. Ma non quali sono i loro effetti sulla salute umana. Per questo la Commissione Ue ha varato la "Strategia sulla plastica", che prevede di rendere riciclabili al 100% gli imballaggi entro il 2030 e più della metà dei rifiuti totali provenienti dal derivato del petrolio, contro l'attuale 30% delle 25,8 tonnellate prodotte ogni anno. Prevista anche la riduzione delle microplastiche introdotte volontariamente nell'ambiente, perché utilizzate dall'industria cosmetica per i prodotti per la cura del corpo (dagli scrub alle creme, dai dentifrici ai saponi). In media sono 150mila le tonnellate di frammenti che entrano nei mari dell'Ue ogni anno. Menzionate anche azioni per ridurre la plastica monouso e l'utilizzo di alcune attrezzature da pesca. Infine, la Commissione ha sottoposto al Consiglio e al Parlamento Europeo una direttiva per il trattamento dei rifiuti nei porti. A livello industriale, si punta a rendere il riciclaggio conveniente per le imprese. «Stiamo gettando le basi per una nuova economia circolare della plastica - ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea per la crescita Jyrki Katainen - e orientando gli investimenti in questo senso. In tal modo contribuiremo a ridurre i rifiuti sulla terra, nell'aria e nei mari, offrendo al contempo nuove opportunità per l'innovazione, la competitività e un'occupazione di alta qualità. È un'occasione per tutti». E per la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti la Commissione mette a disposizione altri 100 milioni di euro. Soddisfatte solo in parte le associazioni ambientaliste e animaliste. «È un passo importante che però deve tradursi in azioni concrete e proposte legislative coerenti», spiega Legambiente. Anche il Wwf parla di «passo importante per combattere uno dei drammi che caratterizzano la nostra civiltà, ossia la plastica, il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo acciaio e cemento» ma «l'orizzonte del 2030 appare un po' troppo lontano rispetto ad una vera e propria emergenza».

Andrea Scutellà

 

«Finché c'è la bottiglia ci sarà chi la butta via»
ROMA - «L'aumento della plastica riciclata è una buona notizia, ma può non avere effetto sulle abitudini di chi la usa. Finché c'è la bottiglietta di plastica, qualcuno la butterà in mare. In Gran Bretagna si parla di eliminarla nel 2042, perché è quello il tempo che ci vuole per toglierla dalla circolazione. Se noi lo facciamo tra 20 anni è già tardi». Ezio Amato è responsabile dell'Area emergenze ambientali in mare dell'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Un mondo in cui la plastica è diventata una minaccia costante con cui confrontarsi, perché rappresenta la maggior dei rifiuti presenti nei nostri mari e nei nostri oceani. Può spiegarci cos'è il "marine litter" e come sta cambiando i mari del nostro mondo?«Il programma per le Nazioni Unite per l'ambiente lo definisce come qualsiasi "manufatto" di cui ci si disfà in mare. Ogni rifiuto: la busta, il tappo o il relitto entra a far parte del "marine litter". La quantità maggiore arriva dalla terra, dai sistemi fluviali. Quella rilasciata per attività marine è ridicola in confronto, ma c'è. A questa categoria appartengono anche le attrezzature, come le reti dei pescatori, che a volte sono abbandonate proprio in mare. Nello stretto di Sicilia, ad esempio, vengono regolarmente affondate cime di centinaia di chilometri in propilene per la "pesca ai cannizzi", anche detta pesca con l'ombra che serve a catturare le lampughe». Quanto influisce la plastica sul "marine litter"?«Molto, uno degli elementi principali è che è persistente e che i grandi rifiuti si frammentano in micro e nanoplastiche. Si ritrova persino nei tessuti degli organismi marini. E ci allarma perché siamo coinvolti direttamente noi che poi mangiamo quei pesci, ma lo scienziato si preoccupa perché queste microplastiche diventano sede di accumulo per alcuni inquinanti, oltre a soffocare le tartarughe». Cosa stiamo facendo per contrastare questi fenomeni nel Mediterraneo?«L'Europa ha messo in campo la "Marine strategy", finanziando anche l'Italia per avere contezza di alcuni fenomeni, tra questi la presenza di plastica spiaggiata, galleggiante o affondata per individuare misure per contenerla e strumenti per indagare se sono efficaci o meno. Attualmente è in corso la fase due, le misure sono ancora da mettere in atto. Abbiamo individuato gli indicatori, le quantità di alcune tipologie di plastica, ma i risultati ancora non sono noti».

(and. scut.)

 

 

Muggia - Ecco i maxicontenitori per il "porta a porta"
MUGGIA - I primi contenitori per le immondizie differenziate stanno approdando nelle case dei muggesani. Con il nuovo anno la raccolta dei rifiuti "porta a porta", che partirà ufficialmente il primo marzo, sta iniziando a prendere piede. E non senza disagi. Gli incaricati della società Net, alla quale è stato affidato il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, hanno iniziato la distribuzione del materiale necessario per l'espletamento del servizio alle singole utenze del Comune di Muggia. Il kit è composto da contenitori, sacchetti, materiale informativo e calendario di raccolta rifiuti.«Con l'introduzione della raccolta porta a porta verranno eliminati tutti i cassonetti stradali attualmente presenti sul territorio comunale, pertanto a far data dal primo marzo gli stessi non saranno più presenti e inizierà il nuovo sistema di raccolta» è stato ricordato nella lettera consegnata ai cittadini da parte del Comune. Come preannunciato lo scorso anno, l'amministrazione guidata dal sindaco Laura Marzi ha stilato il calendario degli incontri informativi previsti sul territorio comunale per spiegare il nuovo metodo di raccolta, alla presenza di un rappresentante di Net, che illustrerà nel dettaglio le novità del sistema e le regole di conferimento dei rifiuti. Si inizierà mercoledì 31 gennaio ad Aquilinia al centro parrocchiale "Casa Primavera", mentre mercoledì 7 febbraio ci si sposterà alla scuola dell'infanzia "Il Giardino dei Mestieri" di Fonderia. Mercoledì 21 febbraio è in programma l'appuntamento forse più atteso nella sala conferenze del palazzo "Millo" di piazza della Repubblica, in cui verranno coinvolti dunque tutti i residenti del centro storico. Infine venerdì 23 febbraio la scuola dell'infanzia di Chiampore ospiterà l'ultimo incontro previsto. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno alle 17.30. Agli incontri presenzierà per il Comune l'assessore all'Ambiente Laura Litteri. «Vista la grande sensibilità dimostrata dai cittadini muggesani in tema di rispetto dell'ambiente e del territorio, si confida nella partecipazione numerosa alle serate informative, certi che ciascuno parteciperà attivamente al cambiamento, adottando comportamenti rispettosi delle nuove regole di conferimento, a beneficio di tutti i concittadini e dell'ambiente» recita ancora la lettera indirizzata dal Comune ai cittadini muggesani. Per ora il ricevimento dei primi contenitori non ha suscitato grande approvazione da parte dei muggesani. Anzi. Forti perplessità sono state espresse soprattutto sulle dimensioni dei contenitori, complessivamente sei, differenziati per colore: blu per carta e cartone, giallo per gli imballaggi e la plastica, verde per il vetro e i barattoli, grigio per i rifiuti secchi residui e due marroni (uno grande e uno piccolo) per l'umido. Pronta la replica del Comune: in caso di ulteriori informazioni e chiarimenti la società Net ha espresso la piena disponibilità a rispondere alle richieste e alle perplessità formulate dai cittadini muggesani. Per contattare il gestore del servizio di raccolta dei rifiuti si dovrà chiamare il numero verde 800520406.

(r. t.)

 

 

Sirovich cittadino onorario di Casoli - Allo scrittore triestino il riconoscimento dal Comune abruzzese per averne riscoperto la Memoria
È sempre più stretto il legame che la città di Trieste sta stringendo con il paesino abruzzese di Casoli, cinquemila e rotti abitanti in provincia di Chieti. Un legame che verrà ufficializzato nel Giorno della Memoria, il prossimo 27 gennaio, quando il Comune di Casoli conferirà la cittadinanza onoraria allo scrittore triestino e geologo dell'Ogs Livio Isaak Sirovich. É stato d'altronde lui a ricostruire, con il suo libro "Non era una donna, era un bandito - Rita Rosani, una ragazza in guerra" (Cierre edizioni 2014/2015), una trama che altrimenti sarebbe rimasta sfilacciata. Nell'opera Sirovich racconta la storia della triestina Rita, medaglia d'oro della Resistenza, che il 17 settembre 1944 venne trucidata, a 23 anni, sul Monte Comune a nord di Verona, in un violento scontro a fuoco tra alcuni partigiani e un battaglione di soldati fascisti e nazisti. Sirovich si avvale delle corrispondenze epistolari che Rita ebbe con il fidanzato Giacomo Nadler, deportato a Casoli insieme ad altri 50 ebrei stranieri di Trieste subito dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia. Ecco che il volume di Sirovich «ha contribuito a far conoscere alcune delle vicende occorse a Casoli durante la guerra agli internati/deportati ebrei», scrive il sindaco del paese abruzzese, Massimo Tiberini, nella lettera in cui ufficializza la cerimonia. «Sirovich - si legge nel testo - ha valorizzato i documenti conservati a Casoli relativi alla presenza sia dei prigionieri/internati ebrei stranieri e sia dei tanti civili sloveni e croati deportati in campi di concentramento e di internamento nel territorio italiano, e in specie abruzzese, dopo l'invasione del Regno di Jugoslavia nella primavera del 1941 da parte della monarchia e del Regime fascista italiano. Servendosi di interviste a testimoni dell'epoca, ha saputo raccontare il comportamento della comunità casolana con competenza, manifestando anche un'insolita empatia con chi all'epoca fu travolto da vicende di imprevedibile tragicità». «Sono commosso, è una notizia tanto inaspettata quanto piacevole», commenta Sirovich, consapevole di aver anche ispirato lo storico Giuseppe Lorentini a ideare il progetto di ricerca online sul Campo di concentramento di Casoli, che, attraverso il sito www.campocasoli.or, permette di far rivivere parte della memoria storica del paese.

Elena Placitelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 gennaio 2018

 

 

Bici in zone pedonali - Lega beffata in aula dalla mozione dem
Maggioranza "in rivolta" contro la mozione del leghista Antonio Lippolis per il divieto di circolare in bici nelle aree pedonali. È l'esito della lunghissima concione che ieri sera ha impegnato il consiglio comunale. Al centro del contendere il testo, al suo secondo passaggio in aula, con cui il consigliere del Carroccio proponeva di introdurre il divieto. In un primo momento la mozione è stata emendata dal capogruppo Paolo Polidori, che all'impegno di emanare un'ordinanza di divieto ha affiancato il consiglio di valutare in alternativa l'adozione di nuova segnaletica che porti i ciclisti sulle apposite piste. Il testo è stato fatto proprio dall'assessore Luisa Polli. Il Pd però ha presentato una mozione, redatta da Laura Famulari, in cui si chiede di fare più attenzione alla sicurezza delle aree pedonali e anche di fare sensibilizzazione sul tema. Ma il punto saliente è il seguente: «Non introdurre divieti alla circolazione dei velocipedi nelle zone pedonali». In sostanza l'annullamento della mozione Lippolis. Il testo dei dem è stato discusso a lungo dall'aula, non senza alcune vette ad effetto, come quando al consigliere Roberto De Gioia (Socialisti/Verdi) è sfuggita la parola "slalom" e ha difeso i ciclisti «a parte alcuni idioti che fanno slogan in mezzo alla gente». Alla fine, però, la mozione del Pd è stata votata da tutti i gruppi, inclusi Forza Italia e Lista Dipiazza: unici contrari Lega, Fratelli d'Italia e il forzanovista Fabio Tuiach. Tramonta così l'opzione Lippolis. Veniamo al resto della serata. È stata ritirata in diretta dalla Lega la mozione sulle residenze dei migranti che aveva suscitato le perplessità di Forza Italia nei giorni scorsi. Le due forze hanno trovato una forma di accordo, e Polidori ha dichiarato: «La mozione è talmente importante che non ci opponiamo all'idea di arricchirla. Chiediamo di rinviarla alla prossima seduta così da dare ai consiglieri il modo di emendarla per renderla più completa». Approvata invece la mozione di Michele Babuder, Piero Camber e Alberto Polacco (Fi) per la ricollocazione della targa a Giulio Corelli a Gretta. La placca dedicata al fu presidente della Polisportiva locale è stata eliminata durante i lavori di restauro degli edifici Ater ed è ora custodita a Ronchi dei Legionari. Assieme alla targa, è emerso, è stato segato via anche il pezzo di muro allegato. Urge quindi la ricollocazione dell'imponente manufatto. Operazione che l'assessore Lorenzo Giorgi s'è impegnato a fare quanto prima. Tra le mozioni approvate nel corso della serata c'è anche la proposta di Antonella Grim (Pd) per l'introduzione del bancomat nelle biglietterie dei musei civici che ne sono sprovvisti: «A partire da San Giusto - commenta Grim -. La valorizzazione turistica passa anche per una migliore informatizzazione e comunicazione». Approvata seduta stante anche la mozione forzista che chiede di concordare un'intesa fra Comune, Uti e Regione per la gestione dell'edilizia scolastica. All'inizio della serata il sindaco Roberto Dipiazza ha commemorato il professor Italo Gabrielli, scienziato e politico triestino scomparso nei giorni scorsi, nonché padre del presidente del consiglio Marco Gabrielli.

(g. tom.)

 

Ok alle barriere antirumore di Sistiana - Il ministero ha approvato il progetto per il tratto autostradale fino a Duino. Il cantiere si aprirà tra qualche settimana
DUINO AURISINA - L'incubo rumore sta per finire. Con l'approvazione del progetto esecutivo da parte del ministero delle Infrastrutture, arrivata a dicembre, e la firma del protocollo d'intesa fra Anas e Fvg Strade, la costruzione delle barriere antirumore nel tratto autostradale compreso fra Sistiana e Duino può iniziare. Un intervento molto atteso dai cittadini che vivono e lavorano a Sistiana, Duino e San Giovanni di Duino. Si posizioneranno barriere alte dai quattro ai sei metri, fabbricate in materiali ecologicamente compatibili che, dal punto di vista estetico, saranno simili alla pietra di Aurisina e copriranno complessivamente 3.740 metri di lunghezza e 18.500 metri quadrati. Realizzate dalle aziende Fip Industriali spa e Cir Ambiente Spa, riunite in Ati (Associazione temporanea d'impresa), le barriere richiederanno un investimento di circa 6 milioni di euro. I lavori dovevano iniziare dopo l'estate, ma l'iter dell'opera si è rivelato molto tormentato «come purtroppo accade spesso in Italia - si legge in una nota di Autovie venete - per una serie di motivi di tipo tecnico e procedurale. La zona è sottoposta a rigidi vincoli di tutela, i tempi ministeriali per il rilascio delle autorizzazioni sono stati molto lunghi e i numerosi enti coinvolti hanno dovuto seguire un percorso complesso per il rilascio delle autorizzazioni relative allo spostamento delle interferenze».«Le operazioni preliminari all'apertura del cantiere - conferma il presidente di Autovie Venete, Maurizio Castagna, in stretto contatto con il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta - avverranno già nelle prossime settimane, cominciando dagli espropri, perciò possiamo garantire che, nell'arco di un anno e mezzo circa, le barriere saranno installate».Il cronoprogramma del cantiere, che sarà discusso nei dettagli da Castagna e Pallotta nel corso di un incontro programmato per martedì prossimo, prevede una durata complessiva di 510 giorni. Il progetto fa parte di un programma finalizzato alla limitazione del rumore nelle autostrade dell'intero territorio regionale. Pallotta ha espresso "grande soddisfazione" per questo risultato. «Ringrazio Autovie venete e in particolare il presidente Castagna - ha detto -, che ha dimostrato grande disponibilità nei confronti del problema dell'inquinamento acustico. Un incontro decisivo - ricorda - era avvenuto già lo scorso 27 luglio, alla presenza del nostro assessore alla Viabilità, Andrea Humar. In tale frangente erano stati esaminati i dettagli del progetto, che ha avuto un lunghissimo iter di approvazione, iniziato nel lontano 2005. Un ringraziamento va anche a Pietro Del Fabbro, nel 2005 amministratore delegato di Autovie venete - ha proseguito - che aveva seguito l'avvio dell'intervento». Sul tema si era impegnato anche l'ex sindaco di Duino Aurisina, Giorgio Ret (Autonomia responsabile), oggi consigliere regionale e comunale, che a dicembre aveva scritto una lettera alla presidente Debora Serracchiani, parlando di «vent'anni di annunci, cui non sono mai seguiti i fatti».

Ugo Salvini

 

 

Trieste Airport, passerella pronta - Sopralluogo dei vertici con il sindaco Dipiazza dall'aerostazione alla fermata Fs. Primo treno il 19 marzo
RONCHI - È iniziato il conto alla rovescia. Il 19 marzo prossimo approderà il primo treno ed allora, a poco più di un anno dall'avvio del cantiere, il 23 gennaio 2017, il polo intermodale dei trasporti di Ronchi dei Legionari sarà una realtà che dovrà far ripensare a tutto il sistema della mobilità regionale. Il punto della situazione è stato fatto ieri, in occasione della visita del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza che, accompagnato dal presidente e dal direttore generale di Trieste Airport, Antonio Marano e Marco Consalvo, per la prima volta ha attraversato la lunga passerella, 425 metri di lunghezza, dall'aerostazione alla fermata ferroviaria, in avanzata fase di allestimento. Con loro anche il responsabile dell'ufficio di piano, Stellio Vatta, il direttore dei lavori, Ermanno Simonati e Marco Seibessi, presidente della Ici Coop, l'azienda capofila del raggruppamento d'imprese che si è aggiudicato l'appalto. In questi giorni è iniziata la posa in opera delle pareti esterne, così come anche del soffitto, mentre sono già state montate le scale mobili e si sta provvedendo alla sistemazione del sistema di tappeti mobili. Quasi del tutto completato il parcheggio multipiano, si è provveduto a realizzare il manto d'asfalto di larga parte della zona destinata al parcheggio a raso, mentre, in questi giorni, si lavora per la stabilizzazione dei rimanenti 350 parcheggi scoperti. Montate, poi, le infrastrutture che permetteranno la sistemazione di un sistema di pannelli fotovoltaici che consentiranno di far funzionare due colonnine per la ricarica delle automobili elettriche. Ormai concluse le operazioni di realizzazione dell'illuminazione esterna, si lavorerà senza sosta anche alla fermata ferroviaria, dove si debbono completare le banchine per i passeggeri e realizzare le pensiline. Non sarà un'inaugurazione di facciata, ribadiscono gli addetti ai lavori e dal 19 marzo tutto dovrà essere completato e funzionale ad accogliere i passeggeri. Allora mancherà solo il sistema di piste ciclabili che, come da accordi, è di competenza dell'amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari che ha ricevuto un finanziamento regionale di ben 500mila euro. Ma interventi di una certa portata sono previsti anche all'interno dell'aerostazione che, dalla prossima settimana, sarà oggetto della sostituzione della copertura in plexiglass realizzata negli anni Novanta. Qui, va detto, è ormai stata quasi completata tutta la viabilità che sarà operativa da marzo. «Stiamo realizzando la nuova porta della nostra regione - ha detto il presidente Marano - e non possiamo che sperare che i cittadini accolgano di buon grado la valenza e l'utilità di questa bellissima opera che non è più un sogno nel cassetto». E la soddisfazione è piena anche nelle parole di Dipiazza. «Non può che far piacere toccare con mano che qui le cose sono state fatte in grande, pensando ad un rilancio vero del nostro aeroporto all'interno di un sistema del trasporto nell'area Alpe Adria».

Luca Perrino

 

I siti archeologici contesi stoppano il secondo binario -
La realizzazione della Capodistria-Divaccia rischia di subire rallentamenti per lo scontro tra le Università del Litorale e di Lubiana sugli scavi di ricerca
LUBIANA - Una "maledizione" sembra incombere sulla tanto agognata realizzazione del secondo binario lungo la linea ferroviaria Capodistria-Divaccia, opera che permetterebbe al Porto del capoluogo del Litorale di continuare il proprio trend di crescita verso i mercati del centro Europa. Non sono bastate la battaglia politica sfociata addirittura in un referendum contro la realizzazione, perso dagli anti-secondo binario, e le continue polemiche che accompagnano le prime mosse per l'avvio dell'opera: ora ci si mettono anche le lungaggini giudiziarie dovute all'affidamento di scavi archeologici su due siti, a Busevc, visino Villa Decani e Spina, nei pressi di Ospo che insistono proprio sulla tracciato dei lavori. La Commissione statale di revisione, infatti, come scrive il Delo di Lubiana, per la seconda volta negli ultimi nove mesi ha annullato l'accordo stipulato tra la Direzione statale per le infrastrutture e l'Ufficio per i beni culturali assieme all'Università del Litorale per svolgere i lavori archeologici nei due siti interessati da resti romani e tardo medievali. L'annullamento è stato chiesto e vinto dalla Facoltà di filosofia di Lubiana secondo la quale i due committenti (Ufficio dei beni culturali e Università del Litorale) non avrebbero tutti i requisiti necessari a svolgere gli scavi archeologici. La Direzione statale per le infrastrutture già il 18 agosto del 2016 aveva definito i termini per l'affidamento delle opere archeologiche necessarie nei due siti di Villa Decani e Ospo ma fino a oggi tutto è rimasto bloccato. Bando che la Direzione ha ripetuto nel dicembre del 2016 e che è stato aggiudicato il 3 aprile del 2017 all'Ufficio per i beni culturali e all'Università del Litorale i quali si sono impegnati a svolgere i lavori per complessivi 1,09 milioni di euro. Dieci giorni più tardi è partita l'opposizione della Facoltà di filosofia dell'Università di Lubiana che si diceva pronta a svolgere l'opera per 1,5 milioni. La Direzione statale per le infrastrutture ha bocciato questa offerta già il 9 maggio 2017 ma la facoltà di filosofia si è rivolta alla Commissione statale per la revisione che ha dato ragione a Lubiana il 13 giugno scorso. Tutto da rifare. Nuovamente il 28 agosto i lavori vengono affidati alla cordata prima aggiudicatrice ma nuovamente la facoltà di filosofia è ricorsa in Commissione il 28 agosto 2017.A questo punto la diatriba potrebbe ancor più dilatarsi nel tempo con la Direzione statale delle infrastrutture che continua a ripetere che affiderà i lavori a un solo soggetto proponente e che, nelle more, ventila la possibilità di rifare nuovamente il bando di gara. I lavori di scavo archeologico dureranno, se partiranno e quando partiranno ben 10 mesi. I treni possono attendere.

Mauro Manzin

 

 

L'addio di Barcola alle piante ferite - Censiti dal Comune gli alberi malati. Abbattimenti in vista. Ma in 268 si mobilitano a difesa del pino storto
Gli habituè di Barcola sono avvisati: quest'estate la pineta avrà qualche zona d'ombra in meno, poiché a breve si procederà all'abbattimento di alcuni dei suoi alberi, seriamente intaccati dalla presenza di pericolosi funghi. Tra di loro anche lo storico "Pino storto" di piazza Skabar, a difesa del quale sono già scese in campo poco meno di 300 persone (268 per la precisione). Il Comune ha avviato di recente un censimento, affidato agli uffici tecnici, degli alberi pericolanti in città. E in pineta, come detto, ne sono già stati individuati alcuni. Come riconoscerli? Semplice, basta cercare i cartelli di pericolo affissi ai loro tronchi. «Avviso: l'albero sarà abbattuto per estremo rischio di schianto - si legge in uno dei messaggi -. La pianta sarà sostituita con la messa a dimora di un nuovo albero». Altri fogli, invece, riportano diagnosi diverse e più approfondite. «Questo leccio presenta diversi funghi responsabili del decadimento dei tessuti legnosi - si legge su un'altra pianta poco distante -. Sono presenti inoltre diverse ferite e cavità aperte alla base del fusto. La vitalità della pianta è modesta. Sono state effettuate misurazioni strumentali con resistografo. È quindi necessario abbattere la pianta». Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici, precisa che per ora gli interventi di abbattimento riguarderanno solo due alberi della pineta (nonostante non siano gli unici malati). Il taglio avverrà nell'arco di qualche mese. A breve poi potrebbe subire lo stesso trattamento un altro albero inserito nell'elenco di quelli pericolosi e pericolanti: lo storico pino incurvato del giardino Skabar, situato appena prima l'inizio della pineta, accanto all'ex capolinea del bus numero 6. Per salvare "Pino lo storto", che affonda le sue radici nella storia stessa della città data la sua età, è addirittura nata una petizione promossa da Stefano Pockaj e sottoscritta fino ad oggi da altri 268 cittadini. «Il Comune - si legge - vuole abbattere lo storico pino secolare incurvato che è da generazioni pregio estetico particolare del giardino Skabar di Barcola ed è con esso nei ricordi di tutti i frequentatori del porticciolo e della riviera barcolana. Il motivo dell'abbattimento - prosegue il testo - è che potature sbagliate, eseguite per conto dello stesso Comune, lo hanno ferito facendovi penetrare dei funghi. Ma ognuno può constatare che il grande pino è egualmente vitale e rigoglioso». Come soluzione alternativa al taglio viene proposta, quindi, la costruzione di un semplice supporto fisso, da abbellire magari con rose o altre piante da fiore, come si è soliti fare per i vecchi alberi nei giardini storici. In questo modo, secondo l'autore della petizione, si riuscirebbe a consolidare il tronco di "Pino lo storto", impedendo il rischio che si spezzi e cada. «Chiediamo perciò al Comune - si conclude la petizione - di annullare l'ordine di abbattimento di quel pino secolare che fa parte del paesaggio di Barcola, dov'è già visibile nelle cartoline d'inizio '900, e di provvedere invece all'opportuno supporto di sostegno». Dopo un primo incontro ieri che però non ha dato i frutti sperati, proprio oggi Lodi e l'ufficio tecnico del verde pubblico si riuniranno di nuovo per decidere le sorti di "Pino lo storto".

Simone Modugno

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 gennaio 2018

 

 

L’Uti porta “in dote” 4,3 milioni in due anni per l’area di Acquario - Intesa siglata tra giunta regionale e Consiglio delle autonomie

Destinati a Muggia fondi per accelerare le opere di bonifica

MUGGIA - Esattamente 4 milioni e 300 mila euro, che approderanno entro il 2019 in piazza Marconi. A tanto ammonta in finanziamento che l'Unione territoriale intercomunale giuliana affiderà al Comune di Muggia per finanziare un'opera attesissima: la bonifica e la riqualificazione del terrapieno Acquario. L'accordo è arrivato in seguito all'Intesa per lo sviluppo regionale e locale 2018-2020 avvenuta a Udine e sottoscritta dalla presidente della Regione Debora Serracchiani e dal presidente del Consiglio delle autonomie locali Andrea Carli. Il documento ha sancito il piano dei finanziamenti che nei prossimi tre anni andranno alle Unioni territoriali del Friuli Venezia Giulia per la realizzazione degli interventi di area vasta: sulla bilancia qualcosa come 147 milioni di euro. Per quanto concerne l'Uti giuliana, il Comune di Muggia nel 2018 incasserà un finanziamento pari a 3,1 milioni di euro - ossia il 43% dei 7 milioni 676 mila totali dell'Uti - a cui si andrà ad aggiungere il milione e 400 mila euro (pari al 30% totale giuliano) nel 2019. «Nei prossimi due anni, oltre a 200 mila euro di investimento per la promozione di forme di economia solidale, la città riceverà 4 milioni 300mila euro per il recupero di tratti di costa da bonificare e restituire alla fruizione pubblica nel terrapieno Acquario: uno tra i più importanti e attesi progetti sul territorio dunque, sarà portato a compimento», ha commentato con soddisfazione il sindaco Laura Marzi. Il terrapieno Acquario, posto sul lato mare di strada per Lazzaretto in località Boa, è a tutti gli effetti il più grande spazio esistente a Muggia destinabile a fini turistico-balneari con i suoi 30mila metri quadri di terreno disposti su un'area lunga quasi un chilometro. Interdetto al pubblico da quasi quindici anni per una complessa vicenda giudiziaria, il sito è stato "sbloccato" nel 2015 con l'approvazione da parte della Conferenza di servizi regionale del progetto definitivo per la sua messa in sicurezza e bonifica. «Proprio in ragione della sua lunghezza ed estensione, quella di Acquario è l'area di maggiore interesse in quanto il suo recupero consente, oltre all'incremento significativo delle aree destinabili alla balneazione e alle attività ad esse connesse, anche la realizzazione di ampi spazi di servizio e ludico-ricreativi», ha commentato Bussani. Entro l'estate le aree del primo lotto - comprendente la pista ciclabile e due aree parcheggio - verranno già aperte al pubblico. L'apertura del lato mare consentirà dunque ai bagnanti di potersi recare in acqua. Ma il progetto finale prevede anche la messa in sicurezza dell'area a monte con la creazione di spazi per attività sportive e di ristorazione. «Una volta completato il progetto, ossia entro la fine del mandato, il lungomare diventerà per Muggia non solo il naturale luogo di ritrovo e svago della sua cittadinanza ma costituirà anche una attrazione nel periodo estivo per i territori vicini - puntualizza Bussani - divenendo un volano imprescindibile per il suo sviluppo turistico e, più ampiamente inteso, economico». Significative le parole del sindaco Laura Marzi: «Si stanno finalmente concretizzando progetti che anni fa sembravano utopia. La trasformazione del litorale muggesano, che ha già visto restituire riqualificata l'area da punta Olmi al molo "T" e, a breve, il primo lotto di Acquario, continua quindi a grandi passi verso la sua piena restituzione alla città».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 gennaio 2018

 

 

Al volante con il cellulare in mano - Escalation di multe: + 122% nel 2017
L'articolo 173 del codice della strada, che vieta l'utilizzo del cellulare alla guida, è stato violato almeno 595 volte nell'arco del 2017. E la Polstrada ha staccato altrettante multe. Il 122% in più rispetto al 2016. Un dato che fa riflettere. Uno dei tanti che ieri i diversi settori della Polizia di Stato hanno comunicato per fare un bilancio dell'attività svolta l'anno scorso. Ecco alcuni dei numeri più salienti. Sempre per rimanere in ambito stradale, si scopre che l'utilizzo delle cinture non va molto di moda, segnando così 839 violazioni per il mancato uso, sanzioni che sono in aumento del 14% in confronto al 2016. Ritirate 330 patenti. Sono stati 273 gli incidenti, di cui quattro mortali e 126 con feriti. I punti decurtati? Oltre 18mila. Deputata al primo approccio con il cittadino in difficoltà è la sala operativa della Questura, che quest'anno ha visto gli operatori rispondere a 57.649 chiamate sia inerenti a fatti gravi che semplici richieste di informazioni. L'attività di prevenzione si è esplicata attraverso il controllo di 55.800 persone e 16.000 veicoli, 36 sono stati gli esercizi pubblici sottoposti a verifiche di polizia. Il Nucleo regionale degli artificieri antisabotaggio ha operato 346 ispezioni di luoghi interessati dalla presenza di personalità o a rischio terrorismo; sono intervenuti in sette servizi di rappresentanza. Gli interventi su presunti ordigni esplosivi improvvisati sono stati 61. Altrettanto alacri gli agenti della polizia di frontiera che hanno identificato 75.329 persone e 24.626 veicoli. L'efficacia del dispositivo adottato è dimostrato dagli 80 arresti eseguiti e dalle 660 denunce in stato di libertà, nonché dal fermo di 451 migranti irregolari (afghani, iracheni e pakistani) di cui 67 immediatamente rimessi alla Repubblica di Slovenia. Questi sono solo alcuni dei numeri portati a termine da questa area. L'Ufficio di polizia di frontiera marittima ha svolto la verifica di prima e seconda linea in occasione degli arrivi e partenze di 4.968 navi, sia di sicurezza, prevenzione e supervisione della Security Portuale. Sono 32 le sanzioni date a vettori marittimi per 550mila euro. Nel corso di attività di prevenzione all'immigrazione clandestina, sono stati sequestrati 11 autoarticolati provenienti dalla Turchia di cui tre già sottoposti a confisca. Tanto che gli ingressi irregolari attraverso il porto di Trieste sono cresciuti del 50% nel 2017. Anche i reati informatici hanno fatto lavorare il compartimento della polizia postale che ha monitorato nell'ambito della pedopornografia monitorando 2046 siti web in Fvg di cui 1030 nel capoluogo giuliano, dove sono state eseguite anche dieci perquisizioni. Hanno svolto inoltre 265 controlli negli Uffici Postali nel periodo del ritiro delle pensioni. La Polfer invece ha scortato 7.455 convogli ferroviari con una media di 21 treni al giorno; sono stati predisposti 854 servizi antiborseggio in abiti civili sia negli scali che sui convogli. Grazie a tale dispositivo il Compartimento polizia ferroviaria per il Fvg ha tratto in arresto 26 persone e ne ha indagate in stato di libertà 822 e sono stati rintracciati ben 180 minori allontanatisi da casa o da strutture di accoglienza. Le stazioni ferroviarie di Udine e Pordenone sono state oggetto, più volte, di specifici servizi per la prevenzione e la repressione del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope svolti anche con l'ausilio di unità cinofile.

(b.m.)

 

 

 

 

VOCE ARANCIO - SABATO, 13 gennaio 2018

 

 

ECOBONUS 2018, TRA CONFERME E NOVITA'

Anche per il 2018, chi ha programmato lavori di ristrutturazione nel corso dell’anno potrà contare sull’Ecobonus. Ecco i principali interventi detraibili. A 21 anni dal suo debutto, l’Ecobonus si rinnova e introduce alcune importanti novità. Le detrazioni riservate a chi ha programmato di eseguire lavori nella propria abitazione sono state confermate dalla legge di Bilancio anche per il 2018, seppur con alcune modifiche rispetto agli anni precedenti.

Lavori di efficientamento energetico, cosa cambia rispetto al 2017. Rimane confermata la possibilità di detrarre il 65% in dieci anni delle spese relative ai lavori che migliorano l’efficienza energetica delle singole unità abitative. Il tetto massimo di spesa è fissato a 100.000 euro e include lavori di diverse tipologie: dagli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale ai sistemi di domotica che garantiscono il controllo da remoto degli impianti di acqua calda, climatizzazione e riscaldamento. A differenza di quanto avveniva fino all’anno scorso, la detrazione passa dal 65 al 50% per la sostituzione di finestre, per l’installazione di caldaie a condensazione meno evolute e per gli impianti di riscaldamento alimentati a biomasse, come le stufe a pellet. Passa al 50% anche la detrazione per l’acquisto e la posa in opera di schermature solari, come le tende da sole. Un’altra novità riguarda la possibilità di detrarre il 65% delle spese sostenute nell’arco del 2018 per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti già esistenti.
Ristrutturare e recuperare metà della spesa sostenuta. Altro punto che rimane invariato è quello relativo ali lavori di ristrutturazione edilizia che, anche quest’anno, permetteranno di recuperare in dieci anni il 50% della spesa sostenuta, per un massimo di 96.000 euro. Rientrano in questo gruppo tutti i lavori di manutenzione ordinaria relativi alle parti comuni condominiali (sostituzione dei pavimenti, tinteggiatura di pareti…), quelli di manutenzione straordinaria (rifacimento delle scale), di restauto o di risanamento conservativo (ripristino dell’aspetto storico-architettonico di un edificio) e le spese di ristrutturazione edilizia (realizzazione di una mansarda…). Come negli anni passati, sono detraibili anche gli interventi volti a eliminare le barriere architettoniche, quelli per la prevenzione di atti illeciti da parte di terzi (installazione di porte blindate, grate…) e gli interventi per la bonifica dell’amianto. Tra le novità del 2018 spicca il cosiddetto “Bonus verde” che prevede la possibilità di detrarre il 36% della spesa sostenuta per la sistemazione di balconi, giardini e terrazzi privati.
Sismabonus e efficientamento, le detrazioni per i condomini. Nel 2018 viene introdotta qualche novità sulle detrazioni relative al consolidamento degli edifici, il cosiddetto sismabonus, e su quelle che garantiscono un maggior risparmio energetico. La legge di Bilancio favorisce le operazioni combinate eseguite negli stessi stabili e proroga la scadenza fino al 31 dicembre 2021. Infatti se un condominio che si trova in zona sismica 1, 2 o 3 decide di avviare i lavori di messa in sicurezza e, contestualmente, anche quelli di efficientamento energetico, potrà usufruire di una detrazione dell’80%, nel caso in cui l’intervento comporti il miglioramento di una classe di rischio. La detrazione può arrivare fino all’85% se i lavori assicurano il miglioramento di due classi di rischio, su una spesa massima di 136.000 euro per unità. Se l’edificio esegue i soli lavori di consolidamento e se questi migliorano una classe di rischio sismico, la detrazione sarà invece pari al 70%. Confermate anche le detrazioni relative all’efficientamento energetico sulle parti comuni degli edifici. Se gli interventi interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, la detrazione sarà del 70%. Se i lavori comportano almeno la qualità media per la prestazione energetica invernale ed estiva, invece, la detrazione arriva fino al 75% della spesa.
 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 gennaio 2018

 

 

Un piano triennale per cancellare le nutrie dal territorio del Fvg - Disciplinati i metodi di cattura e soppressione, con il fucile - Potranno intervenire anche gli agricoltori purché «formati»
TRIESTE - È nel 1929, l'anno della grande depressione, che gli italiani iniziano a conoscere la nutria (o castorino). Il roditore arrivava dal Sud America e una quarantina di anni dopo sarebbe pure stato diffusamente allevato per la produzione di pellicce. In regione la presenza è segnalata dagli anni Novanta e oggi, secondo una stima dell'Università di Udine, si contano 70mila esemplari. Decisamente troppi visti i danni all'agricoltura e la minaccia alla sicurezza idrogeologica del territorio: le nutrie preferiscono l'ambiente acquatico e sono solite scavare gallerie e tane ipogee anche di diversi metri, con conseguenti rischi per la tenuta delle arginature di corsi d'acqua naturali e canali di irrigazione e scolo. Con la premessa che nel 2014 la legislazione nazionale ha declassato la nutria da specie selvatica ad «animale infestante», e secondo il dettato della legge regionale 20 dello scorso giugno, la giunta interviene via delibera con un obiettivo chiaro: sterminare la specie. Il piano di durata triennale - «Uno strumento efficace per il controllo e l'eradicazione della specie», lo riassume l'assessore Paolo Panontin - entra nel dettaglio dei metodi di intervento, degli operatori, dello smaltimento delle carcasse. L'importante è che non siano usati veleni, esplicitamente vietati assieme a ogni altro metodo non selettivo. La giunta informa innanzitutto sulle persone autorizzate all'intervento. Si tratta del Corpo forestale regionale, delle guardie comunali con licenza di caccia, di operatori anche non cacciatori ma selezionati e addestrati dalle ex Province. Via libera anche all'agricoltore proprietario o conduttore, «purché adeguatamente formato», previa comunicazione all'ispettorato forestale. La via preferenziale, anche se non viene escluso l'abbattimento diretto, è la cattura in vivo tramite gabbie-trappola e successiva soppressione. Nell'allegato alla delibera si precisa inoltre che vanno impiegati meccanismi a scatto collegati con esche alimentari come mele e granoturco. Le gabbie, una volta attivate, devono essere controllate almeno una volta al giorno (due in periodo estivo), allo scopo di non procurare inutili sofferenze agli animali catturati e di verificare l'eventuale presenza di specie non bersaglio che dovranno essere prontamente liberate. La soppressione «con metodo eutanasico» degli animali catturati con il trappolaggio dovrà poi avvenire nel minor tempo possibile. Di dettaglio in dettaglio si spiega anche il metodo di soppressione. Il più semplice: il colpo di fucile. Con canna liscia, ma anche di piccolo calibro (tipo flobert) o di dispositivi ad aria compressa con potenza non superiore a 7,5 Joul e calibro pari a 4,5 per i quali non sono richiesti porto d'armi e licenza per l'esercizio venatorio. Il trasporto delle armi da casa al luogo della cattura, nessuna sorpresa, è consentito soltanto a maggiorenni. Data poi per scontata la «massima diligenza», con arma scarica e nella custodia. Una volta uccise, le nutrie vanno messe «in contenitori ermetici ove vengono esposte al biossido di carbonio ad alta concentrazione». In ogni caso, più se ne uccidono, meglio è: «Tenuto conto che l'obiettivo auspicabile è l'eradicazione della specie dal territorio regionale, non sono previste limitazioni numeriche al prelievo». Non manca la dotazione finanziaria: 22mila euro all'anno (66mila nel triennio) per lo smaltimento delle carcasse e per l'acquisto delle gabbie. Un investimento «contraddittorio», denuncia peraltro la Lav-Lega anti vivisezione, che cita, con il referente di Trieste Fulvio Tomsich Caruso, gli 80mila euro pubblici che sostengono uno studio dell'Università di Udine per individuare e testare sistemi che riducano le capacità riproduttive delle nutrie. «Un'azione non violenta che ci vede ovviamente favorevoli - dice l'animalista -, ma che rende ancor meno comprensibile perché si vada sulla strada opposta dell'abbattimento cruento». Un'iniziativa, aveva già denunciato in passato la Lav, «che otterrà l'effetto di indurre la specie a moltiplicarsi ed estenderà la caccia 24 ore su 24 anche fuori dalla stagione venatoria, facendo girare persone armate e dando copertura alle attività di bracconaggio».

Marco Ballico

 

 

Coste della Croazia lordate dai rifiuti giunti dall'Albania - L'immondizia spinta dai venti di scirocco che soffiano da Sud - Scempio sulle spiagge di Ragusa. Tre settimane per pulirle
FIUME - Torna a far parlare di sè l'annoso problema dell' invasione dei rifiuti nel sud della Dalmazia. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un paio di sciroccate che per i dalmati meridionali sono al livello di una sciagura o quasi. Centinaia e centinaia di tonnellate d'immondizia che - sospinte dal vento e dal moto ondoso - arrivano dall'Albania e vanno ad occupare chilometri quadrati di porti, marina, spiagge, baie. Mesi fa la città di san Biagio, Ragusa (Dubrovnik) per intenderci, era stata lordata da sacchi e rifiuti di plastica, bottiglie di ogni tipo, rami e legname vario, un bruttissimo e ripugnante tappeto di immondizia che aveva occupato, tra l'altro, la rinomata spiaggia di Banje, uno dei simboli turistici di questa località dalmata. Ebbene, ci sono volute tre settimane per liberare Ragusa da quell'inguardabile strato, che puntualmente appare ogni anno con lo scirocco autunnale. A protestare per quanto sta avvenendo negli ultimi giorni sono stati gli abitanti delle isole di Curzola, Meleda, Giuppana, Mezzo, Lunga e Lissa, della penisola di Sabbioncello e della stessa Ragusa. Ci sono tanti, troppi rifiuti e tutti arrivano inesorabilmente da sudest, dall' Albania. Un abitante di Curzola città, che ha voluto mantenere l'anonimato, si è rivolto ad un giornalista che stava prendendo nota della montagna di rifiuti presenti nelle acque del capoluogo isolano e ha detto con la voce alterata dalla rabbia: «A Zagabria si sono dimenticati di noi, trascurando il fatto che simili discariche in mare minano la nostra salute e quella degli organismi marini. L'ultimo spot promozionale dell'Assoturistica croata indica il Paese come un luogo Full of life. Invece è full of shit». A muoversi per prima è stata l'organizzazione croata di Greenpeace che ha promosso una raccolta di firme tramite Internet, con messaggio rivolto al ministro croato dell'Ambiente, Tomislav Coric, invitato a muoversi in tempi rapidi, in primis a Bruxelles, «per evitare che la Croazia continui ad essere inondata dai rifiuti». Lo scottante tema, che aveva già visto Zagabria protestare ufficialmente nei riguardi di Tirana, è stato toccato l'altro giorno nel corso dell'incontro tra i presidenti di Croazia e Albania, Kolinda Grabar Kitarovic e Ilir Meta.

Andrea Marsanich

 

 

Sofia porta a scuola l'allarme clima - La studentessa della Sissa premiata con la borsa di studio "Prattico"
«Il clima cambia anche a livello locale. Per raccontarlo a scuola si diventa videomaker». Con questo tema Sofia Rossi, milanese, studentessa del master in Comunicazione della scienza "Franco Prattico", ha vinto la borsa messa in palio dall'assessorato all'Educazione, scuola, università e ricerca del Comune di Trieste per la promozione della conoscenza scientifica con approcci didattici innovativi. Il riconoscimento è stato consegnato ieri dall'assessore comunale Angela Brandi e dal direttore della Sissa, Stefano Ruffo.«Sono molto contenta del risultato ottenuto. Il mio progetto punta sui prodotti multimediali - ha spiegato Sofia - perché sono strumenti moderni, adatti a raggiungere i ragazzi delle scuole e coinvolgerli in modo efficace in un tema così importante e attuale come quello dei cambiamenti climatici. Si riescono a diffondere alle nuove generazioni contenuti che rappresentano uno dei problemi più grandi che l'uomo si trova ad affrontare e che dipendono dal comportamento dell'uomo stesso - spiega -. Gli studenti dovranno ideare un video con gli strumenti che verranno forniti, realizzando le immagini e occupandosi anche del montaggio. Impareranno anche a lavorare in gruppo, come un vero team, e potranno scegliere l'argomento specifico su cui concentrarsi, ovviamente legato al tema principale. Io li seguirò ma dovranno essere sempre autonomi e liberi di sviluppare le proprie idee». Attraverso l'obiettivo della videocamera, i giovani studenti dovranno quindi riflettere e discutere su un problema globale, come quello del riscaldamento del pianeta, da una prospettiva cittadina e regionale, per poi raccontare a loro modo il tema con un progetto creativo. Nelle precedenti edizioni dell'iniziativa, con la stessa borsa, sono state premiate le studentesse del master Irene Campagna, per un elaborato dedicato alla conoscenza e alla prevenzione delle malattie infettive, e Sara Petrillo, che ha realizzato una proposta di citizen science, per il monitoraggio della zanzara tigre in città conclusosi nell'autunno 2017.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 gennaio 2018

 

 

Piccoli mostri di plastica finiscono nei nostri piatti - Tonnellate di micro-frammenti nei mari europei ogni anno. In arrivo stangata Ue
Molti si trovano nei prodotti cosmetici: ingeriti dai pesci, ce li ritroviamo a tavola
ROMA - Gli Stati Uniti le hanno messe al bando nel 2017, la Gran Bretagna da qualche giorno e l'Italia, divisa dal dibattito sui sacchetti compostabili, si accoderà soltanto nel 2020. Parliamo di microplastiche, ovvero quei frammenti «di misura inferiore o uguale a cinque millimetri» - così le definisce l'emendamento approvato nella legge di Bilancio - che le Nazioni Unite considerano una delle sei emergenze mondiali dell'ambiente. Dopo essersi infiltrate negli impianti di depurazione, miliardi di particelle appestano fiumi, laghi, mari e oceani finiscono persino sulle nostre tavole, con l'aspetto invitante di un buon pesce a indorare la pillola. Per lo più si tratta di macrorifiuti di plastica che si scompongono in acqua. Secondo la Goletta Verde di Legambiente, infatti, il derivato del petrolio rappresenta il 95% degli scarti presenti nel Tirreno, tra cui spicca un 41% di buste e frammenti. Ma l'invasione delle microplastiche è anche il risultato della cura del nostro corpo, purtroppo: è possibile trovarne in alcuni dentifrici, bagnischiuma, saponi, creme, ma soprattutto nei cosmetici. «Alcune aziende le utilizzano come agente esfoliante negli scrub o nelle maschere per togliere la pelle morta, un compito che in realtà potrebbe essere svolto benissimo da sali e altri minerali», spiega Eleonora De Sabata, portavoce del progetto Clean Sea Life, coofinanziato dall'Unione Europea, che ha per missione la riduzione dei rifiuti marini, attraverso una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Le stime dell'inquinamento da microplastiche contenute nei cosmetici non sono trascurabili: ogni giorno ne vengono sversate nei mari europei 24 tonnellate, che diventano 8.600 in un anno. Immaginatelo come un unico, mostruoso blob di plastica che si aggira per i nostri mari. Racconta il monitoraggio di Clean Sea Life, in costante aggiornamento, di almeno 88 cosmetici attualmente in vendita che utilizzano polietilene. Una sostanza che, secondo gli industriali del settore, rappresenta il 94% delle microplastiche presenti nei prodotti per la cura della persona. In media ogni flacone contiene 750mila particelle di plastica, per un totale di 12 grammi. Il record è quello dello scrub per i piedi del marchio indiano Himalaya, tuttavia, che contiene 1.632.000 frammenti, per un totale di 27 grammi di polietilene. Non mancano aziende leader del settore tra quelle che usano microplastiche: «Ma noi non vogliamo che i consumatori giudichino in base ai nomi dei marchi - spiega ancora De Sabata - perché il monitoraggio non è ancora completo. Preferiamo che guardino l'etichetta, tra gli ingredienti deve essere riportato se il prodotto contiene o meno polietilene». Non sono mancate iniziative da parte degli stessi produttori: nel 2015 Cosmetic Europe ha invitato le aziende associate a non utilizzare più microplastiche entro il 2020. L'Oreal nel 2014 ha promesso di cessare l'utilizzo entro il 2017 per tutti i prodotti e entro l'anno per la linea Biotherm. Passati tre anni, tuttavia, è possibile trovare ancora in commercio degli esfolianti Biotherm che contengono polietilene. Nel frattempo l'Unione Europea inizia a pensare a una tassa - di cui, tuttavia, non si conosce la natura - per scoraggiare l'uso di plastica e la Gran Bretagna ha annunciato lo stop a questo genere di rifiuti per il lontano 2042. «Le tassazione - conclude De Sabata - è uno dei modi possibili, ma l'obiettivo è scoraggiare l'utilizzo».

Andrea Scutellà

 

Unione europea - Limiti al bisfenolo - Ma sarà "a zero" solo per i bambini
BRUXELLES - La Commissione ambiente del Parlamento europeo ha dato il via libera al taglio sostanziale dei limiti di "contaminazione" del bisfenolo A da materiali in contatto con gli alimenti. La bozza di regolamento di esecuzione proposto dalla Commissione europea, approvato dagli eurodeputati, abbassa i limiti ammessi per la migrazione della sostanza da materiali plastici a contatto con gli alimenti da 0,6 mg a 0,05 mg per chilo di cibo. Questo si applica anche alle vernici e ai rivestimenti usati ad esempio all'interno delle lattine. Il provvedimento riduce inoltre a zero il limite di migrazione della sostanza, vietandone di fatto l'impiego, per la fabbricazione di tutti i contenitori di latte per neonati, alimenti a base di cereali, alimenti per l'infanzia o alimenti per scopi medici speciali sviluppati per soddisfare le esigenze nutrizionali dei bambini da 0 a 3 anni. Le misure dovrebbero entrare in vigore a settembre. Il bisfenolo A (Bpa) è una sostanza chimica utilizzata dagli anni '60 in plastiche, resine e, in piccola quantità, anche nella carta termica degli scontrini. A contatto con gli alimenti, il Bpa può "migrare" nel cibo e da circa dieci anni sono emersi molti dubbi sulla sua sicurezza. Dal 2011 è vietato dall'Ue nei biberon.

 

 

L'eredità di Marino, tessitore di genti - Il bagaglio di storie, passioni e incontri di Vocci ripercorso a un mese esatto dalla sua morte
Caro Marino, capita di scoprire un uomo dal vuoto che lascia quando muore. Il vuoto che tu hai lasciato andandotene, un mese fa, mi ha messo di fronte a un uomo vero, e al dispiacere di non averti conosciuto e valutato abbastanza da vivo. Sarei dunque l'ultimo a essere autorizzato a parlare, ora, ma il dovere di riconoscenza che Trieste e l'Istria - che dico, l'Adriatico intero - hanno nei tuoi confronti mi obbliga, da giornalista e da scrittore, a racimolare frammenti di te per ricordarti ancora una volta, in questo trigesimo. A dire qualcosa che va oltre il tuo sorriso e le tue mitiche sopracciglia ma che di quell'icona inconfondibile fa intimamente parte. Perché eri esattamente quello che sembravi. Un entusiasta in un mondo di cinici.In questa terra di confini inquieti, di amori e rancori, il tuo lavoro di cucitura fra le genti è stato pari se non superiore a quello di un ambasciatore. Non so quanto gli esponenti istituzionali della parte politica per la quale ti eri speso se ne sono resi conto, a giudicare da chi ha partecipato a quel memorabile bagno di folla che è stato il tuo funerale. Era venuta gente da Bolzano, Pola, Bari, Venezia, Ancona, ma i parlamentari votati qui non c'erano. Era presente, con commossa partecipazione, il nostro sindaco col suo assessore alla Cultura, che ringrazio per questo sorvolando sui nostri ricorrenti, pubblici dissapori. Quella presenza più di ogni altra dimostrava che sapevi parlare con tutti, nonostante la tua appartenenza politica. Univi anziché dividere. Sai, fatico a ricordarti in lingua italiana, perché fra noi regnava il dialetto comune. Era la nostra casa comune. Il tuo, un po' cantilenato, di Caldania. Il mio, più ruvido, di Trieste. Ma ci provo lo stesso. Una volta eravamo in un museo, a Lesina: ebbene, mentre io guardavo le bacheche piene di mappe adriatiche e fotografie, tu guardavi la gente. Eri sedotto dalle facce. Per strada, in treno, sugli autobus, tu collezionavi facce anziché nozioni, scommettevi sulle provenienze etniche traguardando zigomi, naso e bocca. Sorridevi, attaccavi discorso, impostavi dialoghi. Un tessitore paziente, innamorato della nostra terra e del nostro mare. Nostro non nel senso che appartiene a qualcuno. Nostro perché noi appartenevamo a lui. A prescindere dalla lingua e dalla cultura. Quando persi per pochi voti alle elezioni parlamentari del '96 - ero in lista per l'Ulivo di Prodi, e tu mi davi una mano - il tuo dispiacere fu tale che a scrutinio completato ti scolasti da solo una bottiglia e mezza di malvasia e fosti là e là per scivolare sotto il tavolo. Ridevi, piangevi, imprecavi, e dovetti consolarti. Che giorni erano stati quelli, a far comizi con Orazio Bobbio e Fulvio Camerini, un terzetto espresso dalla società civile di caratura difficilmente ripetibile, e che mai più la sinistra avrebbe messo in campo. Girando le periferie, sentivamo la città dilatarsi giorno dopo giorno, e nello stesso tempo capivamo che i partiti stavano perdendo, o avevano già perso, il polso del territorio. Come organizzatore eri un disastro, ma vivaddio conoscevi il mondo. Girare con te, specie in Istria e in Carso, significava essere salutati da tutti, italiani, croati o sloveni.Il tuo patrimonio di conoscenze era sterminato, ma a livello istituzionale - fa presente non senza polemica Veit Heinichen - pochi hanno saputo coglierne l'eredità. Strana città, Trieste. Smemorata al vertice e piena di affetto tra il popolo nei confronti degli uomini liberi. Dov'era per esempio la sinistra triestina - la destra figurarsi - quando il pittore Ugo Pierri ha festeggiato gli ottant'anni? Lo dicevi anche tu: è più facile ricevere attestati di riconoscenza in un bar di Coloncovez che nei palazzi di Piazza Grande. La messa davanti alle tue ceneri ne ha dato la controprova. Era tutta gente che ti voleva bene. Pochissimi lì solo per rappresentanza. E commozione immensa. Meno di un mese prima di levare le ancore - mi ricorda Luigi Nacci - ti presentasti con Telecapodistria sotto le rocce di Prosecco, lungo la passeggiata "Napoleonica", per un raduno nazionale di camminatori. Ottobre di foglie rosse, mare a perdita d'occhio fino a Salvore, strapiombi calcinati di bianco, cielo blu sfolgorante: e tu incantasti tutti con una galoppata di racconti fuori programma che spaziarono dai palombari di Contovello alla cultura dei capperi, fino alle passeggiate italiane insieme a Fulvio Tomizza. Quanta energia ancora. Un uomo che ha ben vissuto se ne va senza lasciare scorie negative e senza rimpianti. In questo ci hai dato una lezione, come un anno fa il musicista Alfredo Lacosegliaz, che pur devastato da una malattia ha lavorato fino all'ultimo, con animo lieto e triestinissima autoironia.«Ha gestito la sua morte con energia stupefacente - dice di te Edi Rabini, che in Alto Adige rappresenta la fondazione Langer - mai astraendosi dalla realtà più scottante». Ed è vero: fra una chemio e l'altra, senza mostrare affaticamento, sempre col sorriso, hai continuato a toccare i grandi temi: ecologia, immigrazione, frontiere. Le tue quattrocento puntate della Barca dei Sapori su Telecapodistria restano una miniera di volti, luoghi, tematiche. Le hai portate avanti fino alla fine, lentamente defilandoti, per passare il testimone a tua figlia Martina. Non ti eri mai mosso per interesse personale, ambizione o narcisismo. Hai lasciato dietro di te una confraternita di compagni di strada, senza imporre mai agli altri un pensiero unico o una posizione di partito. Ricorda Giorgio Godina, vecchia quercia dei Cai XXX Ottobre, il tuo impegno a tutela dell'ambiente montano, le passeggiate istriane con i soci alpinisti, le conferenze affollatissime che organizzavi come responsabile del Museo del mare, gli incontri "vis à vis" sui temi dell'Adriatico; una storia, dicevi, scritta sull'acqua. E le bevute di moscato secco a Momian, gli incontri con la gente da sindaco di Duino Aurisina, le storie narrate sulle saline di Sicciole, le scorribande in cerca di casite nel Dignanese. E qui forse un difetto l'avevi, caro Marino: non dicevi mai di no. A qualcuno, a ripensarci ora, avresti dovuto dirlo.

PAOLO RUMIZ

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 11 gennaio 2018

 

 

Sacchetti frutta a pagamento: etichetta rischia di comprometterli

Con l’introduzione dei sacchetti compostabili per la spesa rimane attualmente un altro problema, quello dell’etichetta che viene attaccata sui bioshopper. Queste etichette rendono di fatto inutili le buste per un riutilizzo per la raccolta dell’umido.

Negli ultimi giorni molti consumatori attenti alle tematiche ambientali stanno cercando delle possibili soluzioni a questo problema, attaccando le etichette adesive non compostabili su un foglio di carta oppure sul manico delle buste. Tutto questo per evitare di staccarle in seguito dal sacchetto e rischiare quindi di rovinarlo, rendendolo inutilizzabile per altri usi. Eppure esisterebbe la possibilità di realizzare delle etichette prodotte in materiali compostabili. È un materiale che costa di più rispetto a quello che viene utilizzato normalmente. Alcune catene di supermercati spiegano che non hanno ricevuto delle indicazioni sulle caratteristiche che le etichette dovrebbero rispettare. Esselunga utilizza delle etichette in materiali compostabili. Alcuni supermercati, come Lidl, risolvono il problema in altri modi, visto che la frutta e la verdura vengono pesate alla cassa e il costo viene aggiunto direttamente sullo scontrino, senza passare per le etichette. Il Consorzio Italiano Compostatori ha ricordato a questo proposito alcune regole molto semplici per effettuare una raccolta corretta dell’organico, partendo proprio dalla scelta dei sacchetti compostabili. Il CIC ha ribadito anche la necessità che le etichette vengano rese compostabili. Massimo Centemero, direttore del CIC, ha affermato: L’introduzione dell’obbligo dell’uso di sacchi per ortofrutta compostabili ci consente ancora una volta di tornare sul tema dei sacchetti biodegradabili e compostabili, sulla qualità delle raccolte differenziate e sul compostaggio dei rifiuti organici. Tuttavia, la mancanza di una comunicazione adeguata nei confronti dei cittadini e degli organi di stampa ha creato fraintendimenti e la diffusione di informazioni a nostro avviso non corrette, soprattutto per quanto riguarda la raccolta differenziata dell’umido e gli impianti di compostaggio. Lo stesso CIC ha poi diffuso un elenco in cui chiarisce alcuni punti chiave relativi ai nuovi sacchetti compostabili da utilizzare per l’acquisto di frutta e verdura: I sacchetti utilizzati per frutta e verdura dall’1 gennaio 2018 possono essere usati anche per conferire l’umido domestico. Si dovrebbe prestare molta attenzione alle etichette, anche a quelle che vengono applicate su alcuni tipi di frutta. Gli utenti dovrebbero apporle sul manico dei sacchetti compostabili, in modo da rimuoverle prima del riutilizzo delle buste. Un sacchetto che viene strappato può essere smaltito attraverso la raccolta dell’organico dedicata al compostaggio. Per la raccolta dell’organico devono essere utilizzati solo sacchetti certificati a NORMA UNI EN 13432 realizzati in carta o in bioplastica.
Un sacchetto compostabile dovrebbe riportare la dicitura “biodegradabile e compostabile”. La presenza di plastica nei rifiuti organici è un problema molto grave, perché la rimozione di questi elementi richiede interventi impegnativi per l’energia da investire e i costi.

Gianluca Rini

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 gennaio 2018

 

 

C'è il rischio nichel e non si tocca l'acqua vicino a Vignano
MUGGIA - Divieto a tempo indeterminato dell'utilizzo per le acque di falda presenti nei pressi del centro di raccolta rifiuti di Vignano. Questo l'oggetto dell'ordinanza firmata dal sindaco muggesano Laura Marzi, dopo che il Piano di caratterizzazione, promosso dal Comune nell'area rientrante nel Sin, ha rilevato nelle acque sotterranee lo sforamento di nichel. «Abbiamo fatto predisporre l'analisi di rischio sanitario ed ambientale in cui è stato evidenziato che il nichel, non avendo caratteristiche chimico-fisiche per volatilizzare dalla falda in atmosfera, non genera rischi né cancerogeno né tossico per l'uomo», ha puntualizzato il sindaco Marzi. Allo stesso tempo, però, il nichel è un elemento che genera un rischio non accettabile per la risorsa idrica, motivo per cui l'area «diviene conseguentemente sito contaminato» e risultano quindi necessari «interventi di bonifica finalizzati all'eliminazione o almeno alla riduzione delle concentrazioni di nichel in falda, ad un livello uguale o inferiore alla concentrazione soglia di rischio che coincide con la concentrazione soglia di contaminazione prevista secondo la Legge per le acque sotterranee». In seguito alle indagini in due punti di campionamento all'interno dell'area di proprietà comunale in attuazione del Piano di caratterizzazione, è stato rilevato lo sforamento nelle acque sotterranee di un punto di prelievo del parametro nichel rispetto i limiti normativi tabellati pari a 20 ug/l, qui rilevato con una concentrazione di 30 ug/l. Sebbene nessuno attinga dalla falda, il Comune in misura puramente cautelativa e precauzionale ha subito ordinato, al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità quale primo intervento preventivo, il divieto assoluto di utilizzo a qualsiasi fine, compresi gli usi agricoli-irrigui, dell'acqua sotterranea della soggiacente falda idrica e di emungimento (l'estrazione dell'acqua dal sottosuolo, ndr) ed utilizzo da tutti gli eventuali punti di captazione privati provvisti allocati all'esterno della particella ricadente nel Sin. L'ordinanza dunque è indirizzata anche ai proprietari e/o conduttori dei fondi a destinazione prevalentemente industriale circostanti l'area di proprietà del Comune ossia il centro di raccolta di rifiuti urbani in via dei Laghetti in località Vignano (Zona industriale Noghere). «L'analisi di rischio sanitario ed ambientale è stata inviata all'attenzione di tutti gli enti competenti nel procedimento tecnico-amministrativo inerente il Sito inquinato d'interesse nazionale di Trieste, in primis al ministero dell'Ambiente che ci ha risposto richiedendoci l'attivazione delle misure preventive ai sensi della normativa vigente», ha puntualizzato il sindaco, il quale ha evidenziato come «la falda in zona non è coinvolta negli approvvigionamenti idrici di acqua potabile e nel frattempo stiamo anche concordando con Arpa e l'Azienda sanitaria ulteriori misure da attuare». A breve, per affrontare la situazione, si riunirà la Conferenza di Servizi che deciderà successivamente l'iter per procedere alla bonifica necessaria della falda, procedimento di cui è competente il ministero dell'Ambiente.

Riccardo Tosques

 

 

La Ue prepara una tassa sulla plastica
BRUXELLES - Mentre in Italia imperversa la polemica sui sacchetti bio a pagamento, l'Unione europea fa un passo ancora più ampio nella lotta alle plastiche inquinanti. Cercando di renderla anche remunerativa. L'idea l'ha presentata il commissario al bilancio, Gunter Oettinger: una tassa sulla plastica aiuterà i cittadini a ridurne il consumo, la produzione calerà e il gettito finirà direttamente nelle casse del bilancio europeo, colmando in parte quel buco da 12-14 miliardi che si aprirà dopo la Brexit. La Commissione europea, ha spiegato Oetteinger, dovrebbe presentare la proposta assieme al pacchetto in arrivo il 16 gennaio. Si tratta di una "strategia europea sulle plastiche", nell'ambito della politica per lo sviluppo di un'economia "circolare" sostenibile e rispettosa dell'ambiente. Ma anche capace, con un sostegno finanziario e normativo, di agevolare la riqualificazione delle industrie coinvolte e di stimolare l'innovazione. «Utilizziamo e produciamo troppa plastica, che nonostante il riciclaggio finisce nei rifiuti», e dal 1° gennaio non va neppure più in Cina, dove «diventava giocattoli per bambini», ha detto Oettinger. «Ci sarà una tassa sulla plastica», ha spiegato, anche se mancano i dettagli. Non è infatti chiaro cosa andrà a colpire il balzello.

 

BORSE DI NYLON E PLASTICA SUPER INQUINANTE - La rubrica CONSUMATORI di LUISA NEMEZ

Ogni anno ha il proprio "tormentone": può essere piacevole, specie se si tratta di un brano musicale ritmato, ma può essere anche ossessionante e pesante. Di quello attuale ormai ne parlano tutti - e ognuno con una propria teoria - quindi non possiamo fare a meno d'inserirci pure noi nella "mischia". Certo che sarebbe bene potere dare qualche suggerimento valido, intelligente. Invece l'impressione ricorrente è quella che si gira attorno a un argomento molto dibattuto, fra altro, senza suggerire una soluzione. Parliamo naturalmente dei sacchetti biodegradabili ma sembra che la nota dolente interessi più il loro costo. Si tratterebbe di 2, 3 centesimi, in fin dei conti non pesano ma se li moltiplichiamo per ogni spesa e per ogni prodotto merceologico ci accorgiamo che quei 2 o 3 centesimi - e talvolta anche 10 - diventano una bella cifretta. Ma tralasciamo i costi che produrranno un bel gettito Iva e soffermiamoci sul perché ogni tanto a scadenza fissa si ritorna sull'argomento "problema rifiuti". Un esempio eclatante ci viene dalle bottigliette di plastica abbandonate dappertutto: il mare è diventato la discarica privilegiata per tanti, troppi. E i residui di plastica ingoiati dai pesci (di cui nelle diete vengono raccomandate almeno tre assunzioni alla settimana) entrano nella catena nostra alimentare. E non è l'unico inquinamento. La raccolta differenziata ha raggiunto quota 52,5%, sempre troppo poco; per contro abbiamo raggiunto quota 497 kg di rifiuti, un enorme peso per l'ambiente. Il chimico francese Lavoisier diceva «ricordiamo che nulla si crea e nulla si distrugge». Dal canto nostro tante volte abbiamo raccomandato di avere rispetto per il futuro, di non consegnare ai nostri discendenti un ambiente irrimediabilmente ammalato. Anche lo smaltimento rifiuti inquina, come pure il riciclo. Eppure questa dei sacchetti non ci va giù e non per 2 o 3 centesimi e talvolta 10, ma perché con il sistema imposto si andrà ad accrescere la quota rifiuti. E allora lasciate almeno che ognuno, volendolo, porti la propria borsa. Attendiamo intanto la pensata dell'Unione europea che ha in serbo per noi misure importanti sugli imballaggi e stoviglie monouso. Che Dio ce la mandi buona!

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 gennaio 2018

 

 

Maxiraccolta di tappi di plastica a San Dorligo - Da settembre a oggi sette quintali grazie al bottiglione di "Sorgente dei Sogni" che sabato si sposterà
SAN DORLIGO DELLA VALLE - Sette quintali. Questa la quantità di tappi di plastica raccolti nel territorio comunale di San Dorligo della Valle da settembre a oggi, grazie alla presenza della "Bottiglia eco solidale itinerante". Si tratta dello speciale contenitore oggetto della proposta dell'associazione no profit "Sorgente dei Sogni" di Fontanafredda, che consiste nel mettere a disposizione della popolazione questo originale bottiglione, che ha la funzione di sensibilizzare tutti alla raccolta dei tappi di plastica, per un loro riutilizzo, nel contesto di una presa di coscienza della necessità di evitare la dispersione nell'ambiente di residui di plastica. Sarà una festosa cerimonia a salutare, sabato alle 11, la partenza da San Dorligo della Valle del contenitore, che era arrivato lo scorso 23 settembre. L'iniziativa era stata promossa dalla giunta guidata dal sindaco Sandy Klun, che nell'aprile dello scorso anno aveva deciso, con specifica delibera, di aderire alla proposta dell'associazione di Fontanafredda. Il bottiglione era arrivato dal comune di Ponte di Piave ed era stato posizionato davanti al centro culturale France Preseren di Bagnoli della Rosandra. Promotrice del progetto di solidarietà nel Comune di San Dorligo della Valle è stata l'associazione dei Vigili del fuoco volontari "Breg" che, in occasione del 40.o anniversario dalla fondazione, ha voluto proporre questa lodevole iniziativa, il cui ricavato sarà devoluto al Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano. Nel periodo di permanenza della bottiglia, la collaborazione dei cittadini, alcuni provenienti anche dai Comuni limitrofi, è stata esemplare. Numerose inoltre sono state le visite delle scolaresche. Ogni sabato dalle 10 alle 12 tre volontari dell'associazione Breg hanno sostato nei pressi della bottiglia per ricevere i tappi e anche per raccogliere indumenti, scarpe e giocattoli, che sono stati destinati alla Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin. Negli altri giorni, si potevano conferire i tappi negli appositi due contenitori, da circa un metro cubo ciascuno, che nei fine settimana erano sempre riempiti. Un dettaglio di colore: nei giorni di forte bora il vento ha compattato i tappi, liberando ulteriore spazio per i nuovi. Da San Dorligo della Valle la bottiglia si sposterà nel comune di San Pietro di Feletto in provincia di Treviso.

(u.s.)

 

Come è difficile fare la spesa con i sacchetti biodegradabili - La lettera del giorno di Luigi Civita
Me ne sono stato in disparte, leggendo, osservando, ignorando. La guerra dei centesimi non fa per me. Anche perché in linea di principio sono favorevole all'utilizzo di sacchetti biocompostabili, perfino se a carico del consumatore, a patto che siano per davvero ecologici. Due centesimi in più, anche se moltiplicati per un numero ancora imprecisato, non mi cambieranno la vita più di tanto. E così oggi mi sono recato in un ipermercato, per fare spesa secondo le mie regole e senza lasciarmi condizionare dalle recenti polemiche. Per scoprire che, nonostante il negozio faccia parte di una catena della grande distribuzione organizzata, di organizzazione ce n'è proprio poca. Non volendo ovviamente pensare a una malafede organizzata. Leggo lo scontrino, e trattengo una risata a stento. Ho acquistato 8 carciofi, e mi sono stati conteggiati 8 sacchetti. I quattro fasci di "friarielli", non venduti a peso ma a pezzo, non li ho imbustati come sempre, anche per favorire il conteggio: sono stati aggiunti 4 sacchetti. L'ananas, poverino, volevo imbustarlo, ma dopo aver rotto ben tre buste (ben più delicate di quelle che si usavano fino all'anno scorso), ho desistito: ovviamente, è stato conteggiato il sacchetto implicito. Per mele e pere, ritenendo gli scontrini più inquinanti dei sacchetti, ho trascurato l'etichettatura singola proposta dai contestatori, e ho usato due sacchetti regolarmente addebitati. Il cavolo broccolo, già avvolto nella sua pellicola e già etichettato mi è costato comunque un sacchetto, esattamente come accaduto per la zucca, nonostante fosse adagiata sul suo bel letto di polistirolo e avvolta da una coltre spessa di film alimentare. In definitiva, mi sono stati addebitati 17 sacchetti, 4 stornati automaticamente dal buon cuore della cassiera a fine scontrino. Peccato che di sacchetti ne abbia utilizzati solo 3. In pratica, ho pagato 10 sacchetti in più. 20 centesimi non mi avrebbero mandato in rovina, anche perché i quindici minuti di tempo che ho impiegato per risolvere la questione con le premurose signorine del centro accoglienza clienti, davvero preoccupate per il mio rossore in volto, valgono molto di più. Magari, i miei acquisti proverò a farli altrove, se potrà tornare utile.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 gennaio 2018

 

 

Parcheggi a Ponterosso, residenti in pressing - I cittadini del Borgo Teresiano chiedono di aprire presto un tavolo di confronto con l'amministrazione
I residenti di Ponterosso invocano un numero maggiore di parcheggi riservati solo a loro nella zona del borgo Teresiano. Lo avevano chiesto ai rappresentanti comunali durante una riunione della quarta circoscrizione lo scorso autunno. Hanno scritto poi qualche mail, ma nessuno ha più risposto loro. «Siamo quattrocento residenti e vorremmo avere un posto per una macchina per famiglia - spiega Lorella Francarli, presidente del Comitato Ponterosso -. Ovviamente chi ha già un garage non ne usufruirebbe. Oppure sì, ma impegnando una certa cifra». La loro richiesta, che inizialmente aveva trovato il consenso dell'amministrazione, prende spunto da altre città, come Padova, Vicenza e Verona, dove le Zone a traffico limitato (Ztl) ospitano molte isole che vengono dedicate a chi abita nei dintorni. Le vie interessate a Trieste sarebbero via Torrebianca, via Machiavelli e via Genova, già Ztl che però non vengono rispettate. Nello specifico ci sarebbero due soluzioni avanzate: «Potremmo aumentare le zone bianche o avere i contrassegni per parcheggiare nelle zone blu, pagando una determinata somma annuale», spiega Francarli. Con un appunto: «In via Genova ad esempio l'Iniziativa centro europea (Ince) possiede tre posti, basterebbe farli attraversare il ponte e inserirli nei posti blu, loro che vengono esclusivamente per lavorare e che si suppone non debbano portare borse, che invece noi, come residenti, dobbiamo trasportare quotidianamente». Richieste che per ora attendono ancora una risposta. «Avevamo contattato anche il direttore di Esatto, Davide Fermo - sottolinea la portavoce -, ci ha risposto molto gentilmente, facendoci sapere comunque che l'iniziativa deve partire dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, la quale può far muovere questa macchina. Quindi chiediamo di aprire un tavolo di studio. Si tratta di una realtà che coinvolge tante famiglie». Al momento i posteggi bianchi, che secondo il comitato sono troppo pochi, sono spesso occupati soprattutto da scooter o da auto che non hanno il contrassegno per poter inserirsi nell'area.

Benedetta Moro

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 gennaio 2018

 

 

Una balenottera nuota nel Quarnero appello ambientalista - Secondo gli esperti dell'associazione di Lussingrande se spaventato il grosso cetaceo rischia di finire spiaggiato
ZARA - Ancora una balena avvistata nelle acque orientali dell'Adriatico. Sabato pomeriggio un cetaceo di grosse dimensioni è stato osservato mentre si muoveva placidamente nell'insenatura di Ravagnasca, a poca distanza dalla località di Jasenica, in quel bacino chiuso che prende il nome di canale del Velebit o Alpi Bebie, poco a settentrione di Zara. Una scoperta che ha messo in preallerta le organizzazioni ambientaliste della zona preoccupate per l'incolumità del grosso cetaceo. Secondo gli esperti dell'associazione ambientalista Plavi svijet (Mondo blu) di Lussingrande, l'enorme mammifero appartiene alla specie Balaenoptera physalus e dunque si tratta di una balenottera comune. Quello che è il secondo animale per dimensioni al mondo, potendo raggiungere i 26 metri di lunghezza, ha nuotato lentamente in direzione dell'abitato di Starigrad (Ortopula), immergendosi e risalendo in superficie con intervalli di circa dieci minuti. Per i responsabili di Plavi svijet, la balenottera - nonostante le gigantesche dimensioni - è un animale che riesce a muoversi bene in acque basse e in canali di tipo chiuso, cosicchè nel versante orientale dell'Adriatico non è mai avvenuto che questa specie - parliamo di esemplari sani - si arenasse. Alcuni pescatori sono riusciti a immortalare con il telefonino, fotografando l'esemplare mentre emerge dall'acqua «Al cetaceo visto a Rovagnasca - spiegano all'associazione lussignana - servirà magari qualche giorno per poter riprendere il largo, tornando in acque profonde. É sicuro che il più imponente dei cetacei riuscirà nell'impresa ma nel frattempo sarà bene non importunarlo, nè avvicinarsi troppo alla balena a bordo di imbarcazioni». Gli esperti hanno spiegato che qualsiasi tentativo di avvicinare la balenottera comune potrebbe avere l'effetto di spaventarla e a quel punto l'animale potrebbe anche finire spiaggiato, con conseguenze drammatiche come è avvenuto giorni fa per la balena da sette tonnellate trovata spiaggiata sul litorale di Platamona. Va lasciato in pace, senza disturbarlo». L'avvistamento di balenottere comuni non è un evento raro nelle acque quarnerino-dalmate. Lo scorso agosto due esemplari furono visti nelle acque a occidente di Lussino, a circa 3 miglia dalla costa ed entrambi misuravano sui 17 - 18 metri. Erano in forma più che discreta, come raccontano i responsabili di Plavi svijet, che nel caso della balena di Rovagnasca non sono riusciti a stabilirne la lunghezza. Di fatto la frequenza di simili avvistamenti dimostra quanto i cambiamenti climatici e la situazione ambientale in Adriatico stiano modificando il percorso di questi grossi cetacei che si avvicinano sempre di più alle nostre coste. Scatenando curiosità ma anche molta preoccupazione fra gli ambientalisti.

Andrea Marsanich

 

 

Docufilm "Disruption" al Knulp
Oggi, al bar e libreria Knulp di via Madonna del Mare 7/a, alle 20.30, il gruppo di Trieste di Greenpeace e Metropolis per la rassegna "Ciak... Azione! Storie di attivismo, persone, comunità, movimenti attivi nella società", presentano il film documentario "Disruption" di Kelly Nyks, Jared P. Scott (Usa, 2014). Quando si parla di cambiamento climatico, perché facciamo così poco quando sappiamo così tanto?" Attraverso una inarrestabile inchiesta per trovare la risposta, "Disruption" analizza con determinazione le devastanti conseguenza della nostra inattività. L'indagine mette a nudo la tremenda verità scientifica, il frammentato processo politico, gli interessi del mondo dell'industria e lo stallo della società civile, elementi che hanno condotto l'umanità ad un punto cruciale sociale, morale ed ecologico. Il film, inoltre, porta lo spettatore dietro le quinte dell'organizzazione del più grande raduno climatico nella storia del pianeta durante il vertice mondiale delle Nazioni Unite sul clima.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 gennaio 2018

 

 

Pagnotte in strada per i cinghiali - Lungo il viale al Cacciatore c'è chi lascia cibo destinato agli animali selvatici. La condanna dell'esperto
Pagnotte di varie misure, alcune intere altre fatte a pezzi, lanciate sul ciglio del viale al Cacciatore o abbandonate a pochi metri dalla carreggiata, tra gli alberi. Da qualche giorno chi ha percorso la strada, che da Villa Revoltella porta alla rotonda sottostante, attraverso il polmone verde, ha notato il pane, disseminato ovunque. A scaricare il cibo sarebbero persone che nutrono i cinghiali e altri animali che popolano l'area, un comportamento che però sarebbe nocivo per l'ambiente, tanto da comportare la proliferazione di alcune specie, compresi esemplari malati. A spiegare il fenomeno è lo zoologo Nicola Bressi, che di casi simili ne ha visto tanti negli ultimi anni, in diverse zone della città. «Possiamo definirlo un malcelato animalismo - spiega - dare da mangiare agli animali avanzi può essere comprensibile soltanto in tre occasioni, in casi di inverni molto rigidi, e non ci troviamo in questa situazione, quando si vogliono salvare specie in via d'estinzione, e anche qui non è così, o quando ci siano animali deboli o in difficoltà, e pure in questo frangente è sbagliato nutrirli. Dando cibo soprattutto in questa stagione si creano danni pazzeschi all'ecosistema, causando la proliferazione di cinghiali, gabbiani o ratti, specie che andrebbero contenute e non aumentate. Ratti e cinghiali per esempio contribuiscono a danneggiare altre specie, creando squilibri notevoli. La gente però pensa, sbagliando, di fare del bene». Bressi racconta di segnalazioni in merito a persone che raccolgono in tutta la città avanzi, da portare poi in diversi punti di Trieste, dove si trovano gli animali, spesso proprio i cinghiali. «Scene viste a San Giovanni, Longera, Barcola, Strada del Friuli, non i stupisce quindi anche nel Boschetto - dice - addirittura so di chi va fuori dai negozi, cercando scarti o cose che verrebbero buttate. Paiono indigenti, invece il loro obiettivo è appunto raccogliere quanto possibile, ogni giorno, ciò che poi va a gettato agli animali». E i cinghiali ad esempio in alcuni punti della città sono ormai di casa, si spingono vicino alle abitazioni, nei giardini o proprio nei luoghi dove sanno di trovare cibo facilmente. «Purtroppo i comportamenti delle persone rischiano di causare problemi non da poco. Se infatti si porta pane o altro a esemplari malati o deboli, le conseguenze saranno negative per tutta la specie. Dando da mangiare a un animale in difficoltà - prosegue Bressi - si dà una chance di sopravvivenza dove invece la selezione naturale ne comporterebbe la morte. Anche se per qualcuno è brutto da sentire, meglio lasciarli nel loro ambiente senza interferire». E Bressi cita anche uno studio, che dimostrerebbe come il fatto di alimentare "artificialmente" animali liberi in natura, sia controproducente. «Una ricerca inglese, effettuata tempo fa sulle mangiatoie per uccelli, posizionate in molte case o giardini privati, ha dimostrato che venivano a cercare mangime soprattutto i volatili malati, che faticavano a trovarlo in natura, e sporcando il contenitore con le deiezioni contagiavano anche quelli sani. Un esempio concreto di come l'intervento dell'uomo in natura non sempre porti vantaggi».

Micol Brusaferro

 

 

Offensiva Ue contro la plastica - Nuove misure europee, nel mirino imballaggi e stoviglie monouso
BRUXELLES Dopo i sacchetti anche gli imballaggi, le stoviglie monouso e le microplastiche presenti in prodotti come detersivi e cosmetici finiscono nel mirino della Commissione europea nel quadro di una nuova offensiva contro le plastiche inquinanti. L'esecutivo Ue ha messo a punto un pacchetto di nuove proposte e misure "ad hoc" che, salvo cambi di programma, sarà varato il 16 gennaio in occasione della riunione a Strasburgo, dove si svolgerà la prima sessione plenaria dell'Europarlamento del 2018. Tornata in questi giorni alla ribalta delle cronache italiane in seguito alla polemica scoppiata intorno al pagamento dei sacchetti bio utilizzati soprattutto nei supermercati per frutta e verdura, la battaglia contro l'inquinamento da plastiche - e gli effetti devastanti sull'ambiente - è una delle priorità del programma di lavoro della Commissione guidata da Juncker. Tema su cui l'opinione pubblica europea risulta assai sensibile e attenta. L'ultima indagine Eurobarometro, ad esempio, ha indicato che ben il 72% degli intervistati ha ridotto in questi ultimi anni l'uso delle buste di plastica. Un risultato che fa ben sperare sulla possibilità di raggiungere l'obiettivo che l'Ue si è data: arrivare al 2019 con una calo dell'80% dei sacchetti rispetto al 2010.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 gennaio 2018

 

 

Un outlet "inglese" con grandi marchi negli spazi del Silos - Proposta avanzata al Comune da un fondo d'Oltremanica - E una spa americana punta ad attrarre megayacht in molo III
Un outlet con marchi di alto livello - sul modello di quello aperto a Noventa di Piave -, da realizzare all'interno del Silos. È l'idea avanzata da un fondo inglese, attratto dalle potenzialità d'investimento di Trieste, e in particolare del Porto vecchio, e deciso appunto a trasformare l'edificio fatiscente che ospita ora bivacchi di profughi e disperati in mecca dello shopping a prezzi scontati. Un'idea che farebbe di certo felici le tante fashion victim della città e che lo stesso Roberto Dipiazza vedrebbe di buon occhio. «La città non ha bisogno di altri centri commerciali - afferma il sindaco -. Diverso, e decisamente più interessante, è invece il discorso di un outlet, peraltro così vicino e alla stazione. Una soluzione molto funzionale per turisti e passeggeri, che potrebbero così fare acquisti in attesa tra un viaggio e l'altro, anche in vista dell'arrivo del nuovo collegamento verso l'aeroporto». Quella dell'outlet, peraltro, non è l'unica proposta "internazionale" per il rilancio di Porto vecchio e dintorni. Ad essersi fatta avanti è anche una società americana, che realizza marine solo per yacht di lusso. L'obiettivo è realizzare una struttura imponente tra Molo IV e Molo III, di fronte sede alla Guardia costiera, affinchè gli ospiti possano sostare in tutta sicurezza. Il nome, come quello degli altri investitori, è sempre top secret, ma il profilo è stato ufficializzato. Si concentra sull'acquisizione, la gestione e la manutenzione dei porti turistici di yacht di lusso e delle proprietà immobiliari circostanti. Offre una collezione di porti turistici nei Caraibi e nelle Americhe, che si rivolgono a una varietà di tipi di imbarcazioni tra cui natanti per la pesca sportiva, incrociatori, barche a vela e yacht a motore, oltre e che sono stati scelti come esclusiva "casa base" da alcuni dei megayacht più grandi del mondo. Non solo, la società americana in questione ha un portafoglio completo di soluzioni di gestione e formazione per le esigenze di ogni proprietario di marina, dalle operazioni e servizi al marchio e marketing, contabilità, assicurazioni, sviluppo, progettazione e ingegneria, con professionisti interni per assistere i clienti.In ballo c'è poi la realizzazione di un porto di scalo per Msc. Un'opzione, fa notare il sindaco, che «imprimerebbe un'accelerazione bestiale alla realizzazione di locali e ristoranti nella stessa zona». E poi ancora c'è la trattativa per l'utilizzo futuro dei cinque magazzini all'inizio dell'antico scalo in concessione alla Greensisam di Pierluigi Maneschi. Il manager sta infatti dialogando con un gruppo d'Oltralpe interessato a costruire due hotel di lusso («nessuno ormai punta agli hotel con poche stelle», precisa il sindaco), e a trasformare gli altri edifici in residenze per inquilini "danarosi". In mezzo, tante palme, viali alberati e spiazzi verdi. E la prospettiva, in caso di problemi alle fognature legati alla presenza del torrente Chiave, di realizzare un intervento sotterraneo con un sistema austriaco per evitare la puzza di fogna intorno al Molo IV attraverso un pompaggio che arriva fino a Servola, dove sta per essere inaugurato il nuovo depuratore. Insomma - assicura con orgoglio il sindaco, indicando sulla cartina dell'antico scalo stesa sul tavolo del suo ufficio - il Porto vecchio inizia davvero a far gola agli investitori stranieri: inglesi, americani e austriaci. Per non parlare poi dei cinesi: entro fine mese televisioni e giornali del colosso dell'Estremo Oriente sbarcheranno in città proprio per accendere i riflettori sul Porto vecchio. E questo è solo l'inizio.

Benedetta Moro

 

Un outlet "inglese" con grandi marchi negli spazi del Silos - Proposta avanzata al Comune da un fondo d'Oltremanica - E una spa americana punta ad attrarre megayacht in molo III
Un outlet con marchi di alto livello - sul modello di quello aperto a Noventa di Piave -, da realizzare all'interno del Silos. È l'idea avanzata da un fondo inglese, attratto dalle potenzialità d'investimento di Trieste, e in particolare del Porto vecchio, e deciso appunto a trasformare l'edificio fatiscente che ospita ora bivacchi di profughi e disperati in mecca dello shopping a prezzi scontati. Un'idea che farebbe di certo felici le tante fashion victim della città e che lo stesso Roberto Dipiazza vedrebbe di buon occhio. «La città non ha bisogno di altri centri commerciali - afferma il sindaco -. Diverso, e decisamente più interessante, è invece il discorso di un outlet, peraltro così vicino e alla stazione. Una soluzione molto funzionale per turisti e passeggeri, che potrebbero così fare acquisti in attesa tra un viaggio e l'altro, anche in vista dell'arrivo del nuovo collegamento verso l'aeroporto». Quella dell'outlet, peraltro, non è l'unica proposta "internazionale" per il rilancio di Porto vecchio e dintorni. Ad essersi fatta avanti è anche una società americana, che realizza marine solo per yacht di lusso. L'obiettivo è realizzare una struttura imponente tra Molo IV e Molo III, di fronte sede alla Guardia costiera, affinchè gli ospiti possano sostare in tutta sicurezza. Il nome, come quello degli altri investitori, è sempre top secret, ma il profilo è stato ufficializzato. Si concentra sull'acquisizione, la gestione e la manutenzione dei porti turistici di yacht di lusso e delle proprietà immobiliari circostanti. Offre una collezione di porti turistici nei Caraibi e nelle Americhe, che si rivolgono a una varietà di tipi di imbarcazioni tra cui natanti per la pesca sportiva, incrociatori, barche a vela e yacht a motore, oltre e che sono stati scelti come esclusiva "casa base" da alcuni dei megayacht più grandi del mondo. Non solo, la società americana in questione ha un portafoglio completo di soluzioni di gestione e formazione per le esigenze di ogni proprietario di marina, dalle operazioni e servizi al marchio e marketing, contabilità, assicurazioni, sviluppo, progettazione e ingegneria, con professionisti interni per assistere i clienti. In ballo c'è poi la realizzazione di un porto di scalo per Msc. Un'opzione, fa notare il sindaco, che «imprimerebbe un'accelerazione bestiale alla realizzazione di locali e ristoranti nella stessa zona». E poi ancora c'è la trattativa per l'utilizzo futuro dei cinque magazzini all'inizio dell'antico scalo in concessione alla Greensisam di Pierluigi Maneschi. Il manager sta infatti dialogando con un gruppo d'Oltralpe interessato a costruire due hotel di lusso («nessuno ormai punta agli hotel con poche stelle», precisa il sindaco), e a trasformare gli altri edifici in residenze per inquilini "danarosi". In mezzo, tante palme, viali alberati e spiazzi verdi. E la prospettiva, in caso di problemi alle fognature legati alla presenza del torrente Chiave, di realizzare un intervento sotterraneo con un sistema austriaco per evitare la puzza di fogna intorno al Molo IV attraverso un pompaggio che arriva fino a Servola, dove sta per essere inaugurato il nuovo depuratore. Insomma - assicura con orgoglio il sindaco, indicando sulla cartina dell'antico scalo stesa sul tavolo del suo ufficio - il Porto vecchio inizia davvero a far gola agli investitori stranieri: inglesi, americani e austriaci. Per non parlare poi dei cinesi: entro fine mese televisioni e giornali del colosso dell'Estremo Oriente sbarcheranno in città proprio per accendere i riflettori sul Porto vecchio. E questo è solo l'inizio.

Benedetta Moro

 

 

Sacchetti bio, l'Ue "scarica" l'Italia - L'Unione: «È Roma che ha deciso di farli pagare». Coop verso le borse riutilizzabili
 ROMA - Far pagare i sacchetti biodegradabili per l'ortofrutta è stata una decisione autonoma dell'Italia. La direttiva europea che ha imposto i sacchetti a pagamento escludeva quelli sottili per frutta e verdura. L'Unione europea mette i puntini sulle "i" sulla questione bioshopper, mentre in Italia non si fermano le polemiche: per i commercianti portarsi i sacchetti da casa (come ha concesso il ministero della Salute) è un'ipotesi «fantascientifica», mentre Legambiente chiede di autorizzare piuttosto le borse a rete, e Coop annuncia che fornirà a breve buste riutilizzabili ed ecologiche. Un portavoce della Commissione europea ha precisato che la Direttiva europea 720 del 2015, che ha imposto il pagamento dei sacchetti di plastica per disincentivarne l'uso, ha dato agli Stati membri la possibilità di escludere dal campo di applicazione le bustine al di sotto dei 15 micron di spessore, cioè quelle utilizzate per frutta e verdura. Lo stesso portavoce ha poi ribadito che Bruxelles non entra nel merito del riuso dei sacchetti bio, poiché si tratta di una questione sanitaria di competenza nazionale. In Italia il ministero della Salute ha permesso ai consumatori di portarsi bustine monouso da casa per l'ortofrutta, ma non di riutilizzarle, per motivi igienici. Una scelta duramente criticata da Legambiente. «Non ci risulta che in Germania, Svizzera e negli altri Paesi europei ci siano mai state epidemie causate dalla contaminazione da sacchetti o retine riutilizzabili nei supermercati», ha commentato il direttore, Stefano Ciafani. Per Legambiente serve piuttosto che il governo «autorizzi la grande distribuzione a garantire ai cittadini un'alternativa riutilizzabile alle buste compostabili monouso, così come avviene già in diversi Paesi europei». Anche la Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell'alimentazione, attacca le nuove norme. «Soltanto chi non ha mai lavorato in un punto vendita può pensare che siano percorribili soluzioni fantascientifiche - ha detto la presidente, Donatella Prampolini Manzini -, come quelle dell'utilizzo di sacchetti portati da casa, con l'obbligo da parte degli esercenti di verificarne l'idoneità. Un modo certo per creare contenziosi con i clienti». Il Wwf ricorda però che i bioshopper biodegradabili possono essere riutilizzati a casa per la raccolta dei rifiuti organici, con un risparmio per il consumatore. La Coop annuncia che «presenterà a breve soluzioni e materiali di confezionamento della merce fresca e sfusa che siano effettivamente riutilizzabili, a bassissimo costo per i consumatori e di maggior vantaggio per l'ambiente».

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 5 gennaio 2018

 

 

Basovizza -  Landa carsica - Il progetto di recupero passa all'Uti
Il progetto di recupero ambientale della Landa carsica a Basovizza viene trasferito all'Uti giuliana, dopo la soppressione della Provincia di Trieste. Ma una buona parte del percorso è stata fatta: dalla manutenzione delle aree boschive alla promozione dell'attività di pascolo, le azioni, finora realizzate nella zona, sono una buona premessa per il completamento dell'ultimo lotto di interventi, volti alla trasformazione del bosco in pascolo. Tant'è che il Comune di Trieste autorizza la cooperativa "Pascolo sociale di Basovizza" a presentare la documentazione per chiudere l'operazione. Questa è l'indicazione sorta dall'ultima seduta giuntale del 2017, in seguito alla delibera presentata dall'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi. La vicenda nasce dall'ormai lontano 1994, quando venne definito un accordo di programma tra Regione Fvg, Comune, Provincia, Comunità montana del Carso, per fare il punto sugli interventi da realizzarsi nell'Altipiano. Con riferimento ai contenuti programmatici del '94, nel 2007 la giunta provinciale approvò il progetto di recupero ambientale, che prevedeva la costruzione di un ricovero per bovini, finalizzato alla stabulazione del bestiame durante il periodo invernale, nonchè gli interventi infrastrutturali accessori, la realizzazione di due punti per l'abbeverata e interventi manutentivi ai sentieri. Tra il 2010 e il 2011 - ricorda il testo della delibera - questi lavori vennero completati. La situazione del progetto, per quanto riguarda gli interventi ancora da svolgere, attiene le azioni di contrasto alla presenza di piante infestanti in tutta l'area, il contenimento della ricrescita della vegetazione arbustiva, i lavori di pulizia. Già eseguiti invece l'eliminazione dei pini neri, il taglio completo di alberi e arbusti di alto fusto, le iniziative finalizzate alla conduzione zootecnica (ricovero e abbeverata), il ripristino della sentieristica e delle strade vicinali, le recinzioni elettrificate.

 

 

Dieci opere per migliorare l'affidabilità delle strade con 191mila euro
Dieci interventi per migliorare, dal punto di vista della sicurezza, la circolazione di pedoni e veicoli. Prosecco, Opicina, via Baiardi, via Commerciale, viale XX settembre, Forlanini-Cumano-Revoltella, piazzale Resistenza, via di Giarizzole, via rio Primario, strada Rosandra: ecco il "decalogo" dei siti che il Comune ha scremato per un range di interventi finanziato con 191 mila euro correlati al contributo regionale concesso per la sistemazione dell'incrocio via Flavia-Caboto. L'assessore ai Lavori Pubblici, Elisa Lodi, ha elencato nella delibera, portata nell'ultima riunione giuntale del 2017, le tipologie di lavori che saranno effettuate: la segnaletica stradale orizzontale e verticale, le isole spartitraffico in carreggiata stradale, la costruzione e la risagomatura di alcuni tratti di marciapiede, gli attraversamenti pedonali protetti, gli abbassamenti pedonali corredati di pavimentazione tattilo-plantare, l'installazione di dissuasori di sosta come transenne e paletti. Con quali criteri gli uffici comunali, diretti dal responsabile del servizio strade Enrico Cortese, hanno scelto il "decalogo" degli interventi prioritari? Quali aspetti di particolare "patologia" presentano i dieci siti individuati?Risponde la stessa Lodi nel testo della delibera: «intersezioni stradali critiche per problemi di visibilità e difficoltà di manovra, aree stradali caratterizzate dalla presenza di sosta irregolare di veicoli, tratti stradali interessati da transiti veicolari a velocità sostenuta con conseguente ridotto sicurezza per i pedoni nelle fasi di attraversamento stradale, assenza di tratti di marciapiede all'interno di percorsi esistenti protetti, assenza di attraversamenti pedonali in vicinanza di fermate bus e isole ecologiche». Successive determine della dirigenza stabiliranno, come di prammatica, le modalità di scelta del contraente. L'opera è inserita nel Programma triennale delle opere 2017-19.

magr

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 4 gennaio 2018

 

 

Una società guidata da Bravar per il nuovo centro congressi - La struttura aprirà in Porto vecchio per Trieste eurocapitale della scienza 2020
Il sodalizio punta a realizzarla e a gestirla. Il progetto sarà vagliato dal Comune
Si chiama Trieste Convention Center srl e ha come obiettivo la realizzazione e la futura gestione del centro congressi in Porto vecchio, utilizzando i magazzini 27, 28 e un'estensione di quest'ultimo. L'idea di far nascere questa nuova realtà presieduta da Diego Bravar e che vede alcuni imprenditori triestini impegnati in prima linea in un investimento che donerebbe alla città una struttura idonea a far ripartire il comparto congressuale, è nata nell'ambito di Confindustria. «Durante la presentazione di Esof 2020 in Confindustria - spiega Bravar -, nell'ascoltare la descrizione del progetto da parte di Stefano Fantoni, abbiamo appreso che per le loro esigenze era sufficiente una struttura congressuale del tipo "monto, arredo, smonto"». È dalla valutazione di queste circostanze che Bravar ha lanciato un appello agli associati: «Ho spiegato che se qualcuno, se la società civile, intendeva fare qualcosa per Trieste, questo era il momento giusto», riferisce. Da quell'istante con un tam tam, con il passa parola, è iniziata tra gli imprenditori la ricerca di figure intenzionate ad esporsi con un capitale minimo di 10mila euro. Qualcuno ha già alzato la mano tanto che in poche settimane sono stati raccolti 100mila euro. Bravar preferisce non fare i nomi di coloro che hanno dato riscontro al suo appello con un "io ci sto". Ma la visura della Trieste Convention Center srl parla chiaro e indica tra i soci Federico Pacorini, la Biovalley Investments Partner srl (Bravar ne è presidente), The Office srl, Re. Te realizzazioni tecniche, Gamap srl, la Magesta spa, Ergon Consulenti associati srl, Monticolo Sergio srl e la Rosso srl. Presidente, come anticipato, è Bravar. Consiglieri: Pierpaolo Ferrante, Cristiana Cambissa, Andrea Monticolo e Paolo Rosso. Oggetto sociale della srl è la progettazione, il coordinamento e la realizzazione di centri congressi e strutture edilizie assimilabili e connesse. Ma anche la gestione di queste realtà nonché l'organizzazione di eventi aggregativi quali congressi, convegni, conferenze e eventi culturali in genere. «Fino al 31 gennaio accettiamo l'entrata di nuovi soci fino al raggiungimento del capitale sociale di un milione di euro». L'obiettivo è quello di raccogliere sì capitale ma pure di coinvolgere contemporaneamente figure imprenditoriali che rappresentino un valore aggiunto all'iniziativa. Trieste Convention Center, nella prima fase della sua mission, è impegnata nella stesura del progetto esecutivo di quello che è forse più corretto definire un polo congressuale e che prevede una sala da 2mila posti con accanto spazi modulari consoni a ospitare 500 e 200 persone. Il progetto esecutivo, non appena completato, verrà presentato al sindaco. «Ho lanciato fin dall'inizio l'idea che da Esof la città tragga anche il vantaggio di un centro congressi permanente - commenta Dipiazza - e non posso che essere felice che il mondo dell'imprenditoria locale, che la città, abbia deciso di impegnarsi direttamente: sono certo che alla fine Trieste potrà contare su un bellissimo centro congressi». «Se il progetto incasserà il parere positivo dell'ente pubblico - spiega Bravar - chiederemo al Comune se vuole partecipare e di indire una gara europea per avviare la realizzazione e la gestione della struttura in project financing. Noi - aggiunge - parteciperemo facendo un mutuo da affiancare al capitale racconto». La notizia della creazione della nuova società è arrivata anche all'orecchio di Federalberghi che da sempre auspica la nascita di un centro congressi. «Sono felice che imprenditori investano di tasca propria per il bene della città ma a noi ufficialmente non è stato presentato nulla: i contatti sono avvenuti solo con singoli albergatori», dichiara Guerrino Lanci, presidente di Federalberghi. «Seguo con interesse l'iniziativa, attendiamo di vedere il progetto e capire quali siano le risorse a disposizione», osserva Umberto Malusà, presidente di Promotrieste. «Ritengo sia indispensabile - conclude - affrontare fin da subito la questione relativa alla gestione e alla promozione senza la quale costruiremmo un'altra cattedrale nel deserto: siamo disponibili ad investire le nostre capacità».

Laura Tonero

 

 

Adriatico sott'acqua - docufilm e concerti al Salone degli incanti
Sono una ventina gli appuntamenti culturali che accompagneranno tutto il periodo di apertura della mostra "Nel mare dell'intimità.

L'archeologia subacquea racconta l'Adriatico", organizzata dal Servizio di formazione, catalogazione e ricerca dell'Erpac e dal Comune di Trieste, fino al 1° maggio al Salone degli incanti. A cura di Bonawentura, Pietro Spirito e Rita Auriemma, gli appuntamenti aiuteranno i visitatori ad avere una visione più completa delle tante storie che emergono dai temi dell'esposizione. Suddivisi in conferenze, docufilm, spettacoli e concerti, avranno luogo al Salone degli incanti (con inizio alle 18), al Revoltella (dalle 17) e al Miela (dalle 20.30). Dopo il successo a fine dicembre del primo evento in programma, lo spettacolo "La cameriera del Rex" (con Sara Alzetta Francesco De Luisa), si riparte oggi - al Salone degli incanti - con la proiezione del documentario "Fortuna Maris. Il mistero di un naufragio" di Adolfo Conti, racconto della vita a bordo di una nave romana, quella ritrovata a Valle Ponti a Comacchio, che rivela aspetti poco noti della marineria di duemila anni fa. L'11 gennaio la curatrice della mostra, Rita Auriemma, ci porterà sott'acqua alla scoperta dell'intimo mare Adriatico; il 18 gennaio, Ida Koncani Uhac e Marko Uhac del Museo Archeologico dell'Istria di Pola racconteranno al pubblico il relitto di Zambrattia, la barca cucita più antica del Mediterraneo, trovata in Istria e risalente all'età del Bronzo (3200 anni fa); il 23 gennaio ci sarà una conferenza sul relitto di Grado, oggetto di otto campagne di scavo che hanno portato al recupero del carico e dello scafo, con Rita Auriemma e Dario Gaddi. E ancora: il 26 gennaio la conferenza "Il ritorno del marinaio" di Franz Von Suppé, appuntamento musicale con Adriano Martinolli D'Arcy, il musicologo Marco Maria Tosolini, Petar Kovacic, Peter Ghirardini, Luca Bellinelllo e Michela Cattaruzza, Alberto Cattaruzza, Renzo de Vidovich; il 1 febbraio ecco il documentario "Trincee del mare-La Grande guerra nel Nord Adriatico" di Pietro Spirito e Luigi Zannini, produzione Rai Fvg, un viaggio sott'acqua alla scoperta di episodi in gran parte dimenticati della Grande guerra sul mare. Il 7 febbraio, al Miela, si terrà l'evento dedicato a Predrag Matvejevic nel primo anniversario dalla morte, con Filippo Borghi, Fuad Ahmadvand al Santur e la regia di Mila Lazic: si tratta di "Breviario Mediterraneo", dove le parole di Matvejevic si intrecceranno con la polifonia mediterranea, un'installazione acustica composta da più voci nelle lingue del mondo in cui il libro è stato tradotto. Gli altri appuntamenti al Miela: il 9 marzo ecco "Il Milione ovvero il libro delle meraviglie", concerto spettacolo di La Reverdie e la voce di David Riondino, e il 17 aprile "In viaggio sul Rex", ricostruzione dell'atmosfera musicale che si respirava quando si viaggiava sul Rex attraverso l'esecuzione di alcuni brani originali e danze in voga negli anni '30 con La Big Band diretta dal Mo Davanzo e la partecipazione di Pietro Spirito. Il calendario prosegue al Salone degli incanti: per quanto concerne febbraio, il 15 spazio alle affascinanti storie de "La Gagliana Grossa, storia del relitto di Gnalic" con Irena Radic (Università di Zara); e il 22 febbraio ecco "La nave dolce" di Vicari, un documentario sulla nave albanese Vlora, che giunse nel porto di Bari nel 1991 con ventimila persone, presentato da Nicolò Carnimeo. Gli eventi al Revoltella e al Salone degli incanti sono a ingresso gratuito. Gli spettacoli al Miela avranno un biglietto di 8 euro, ma per i possessori del biglietto della mostra (previa prenotazione alla biglietteria del teatro) saranno gratuiti. Per chi invece sceglierà di partecipare prima a uno degli spettacoli al Miela, con il biglietto avrà un ingresso ridotto alla mostra. Calendario eventi su www.nelmaredellintimita.it.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 3 gennaio 2018

 

 

Ferriera, Barbieri resta al fianco di Dipiazza - Il chimico si aggiudica il bando bis per il ruolo di super esperto sui dati ambientali legati all'impianto
Pierluigi Barbieri ricoprirà anche nel 2018 l'incarico di consulente del Comune per la questione ambientale relativa alla Ferriera di Servola. Il conferimento è avvenuto a seguito di una selezione pubblica, con avviso pubblicato il 13 dicembre scorso sull'Albo pretorio comunale, alla quale ha partecipato unicamente Barbieri a cui la Commissione aggiudicatrice, lo scorso 27 dicembre, ha affidato l'incarico che ricoprirà fino al 31 dicembre 2018. La consulenza, nello specifico, prevede per l'esperto in inquinamento e chimica dell'ambiente «lo svolgimento dell'attività di supporto tecnico al sindaco per la lettura e il controllo dei dati di fumi e inquinamento relativi allo stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola». Per 12 mesi di incarico il corrispettivo è di 23.640 euro ai quali si aggiungono 5.200 euro di iva e 1.159 euro per imprevisti: in totale 30mila euro. Barbieri, docente di Chimica all'Università di Trieste, professionista stimato anche dalle associazioni ambientaliste, svolgerà l'incarico in regime di intra moenia. La determina con la quale il Comune conferisce l'incarico indica «la necessità da parte dell'amministrazione comunale di monitorare le emissioni ambientali della Ferriera in relazione ai rischi dell'area a caldo, oggetto di particolare attenzione nel programma di mandato del sindaco, e di controllo del rispetto dei limiti normativi in materia ambientale da parte dell'azienda». L'esigenza di un esperto capace di affiancare il primo cittadino nella lettura dei dati e nella preparazione di tutte le carte che il Comune sta producendo nel corso del suo "confronto" con la Ferriera era emersa fin dalle prime settimane dopo l'elezione di Dipiazza nel 2016. Barbieri - peraltro indicato da Roberto Cosolini come suo assessore all'Ambiente in caso di vittoria del centrosinistra alle ultime amministrative - aveva assunto l'incarico di consulente del Comune già dal 1° ottobre 2016 al 30 giugno 2017. L'amministrazione si era allora riservata la facoltà di rinnovare l'incarico per ulteriori sei mesi, tenuto conto dei fondi disponibili, dell'andamento della situazione e del grado di soddisfazione degli stessi vertici municipali per l'attività sino a quel momento svolta. Il rinnovo era poi arrivato e ora, dopo la selezione pubblica, il professionista proseguirà nel suo ruolo di supporto al primo cittadino.

Laura Tonero

 

 

Nuovo crollo a Gretta, telefoni fuori uso - La frana in un punto già in parte collassato nei giorni scorsi. Cornette mute e Internet disattivato per una ventina di famiglie
Nell'arco di soli tre giorni un secondo smottamento ha compromesso lo stesso muro di contenimento nella zona di Gretta. Le intense piogge del primo dell'anno hanno provocato la caduta di un'altra parte della muraglia in pietra alta quattro metri, che si trova in Via Camaur, all'altezza dei numeri 13 e 15, protagonista già il 29 dicembre di una frana che aveva danneggiato una vettura. A intervenire sul luogo i vigili del fuoco. Questa volta il crollo invece ha interessato un cavo della linea telefonica. Di conseguenza senza telefono e Internet è rimasta una ventina di famiglie che abitano in circa cinque case presenti nella prima parte della strada. Una squadra della Telecom è intervenuta ieri mattina. Per il momento però solo quattro sono le segnalazioni effettuate dai residenti che hanno lamentato il problema alla compagnia. La dinamica è stata la medesima di qualche giorno fa. Mentre alla fine del 2017 sono crollati circa sei metri di muro, afferenti all'edificio di via Camaur numero 13, al momento in vendita e ora interdetto, lunedì sera è ceduto verso le 17.30 una sezione relativa all'abitazione accanto. Un tratto di circa sei metri, al civico 15 della strada, che fa angolo con via Bison. Parte del terrazzamento della piccola casa a schiera, con tanto di barbecue, è caduto sul vicolo di passaggio, vicino alla chiesa di Santa Maria del Carmelo. I proprietari della casa non erano all'esterno al momento del cedimento, e probabilmente nemmeno in casa, visto che sono stati i dirimpettai a chiamare i soccorsi dopo aver sentito un forte boato. Per fortuna l'area sottostante era stata transennata in precedenza, per cui non è stato arrecato danno a nessun mezzo. Non è detto però, fanno sapere i vigili del fuoco, che a causa di condizioni meteorologiche avverse nei prossimi giorni non possa sprofondare anche un'altra sezione della parete che si trova ora in stato precario. I lavori di smantellamento e ripristino della muraglia potrebbero costare attorno ai 60mila euro, fanno sapere alcuni residenti. A rimanere senza linea telefonica non solo dunque le persone che abitano nella casa colpita dal disastro naturale, ma anche altre famiglie delle case limitrofe. Nessuno però ha ancora idea di quando verrà riabilitato il servizio. «Una squadra della Telecom - spiega Flavia Zacchi Vecchiet, che abita proprio accanto - è arrivata questa mattina, ci ha detto che a breve verrà realizzato un cavo provvisorio per riattivare la rete telefonica. Ma non si sa quando sarà ripristinata esattamente». Il cavo infatti, al momento, si trova quasi tutto sotto le macerie. Ma perché telefoni e wifi tornino a funzionare forse, ipotizzano altri residenti della zona anch'essi con apparecchiature fuori uso, metteranno un allacciamento su alcuni pali provvisori. Per ora la strada rimane aperta al traffico. Anche se l'area dove ci sono i massi resta recintata. Saranno i proprietari delle due case a doversi occupare dello smantellamento dei detriti. «Speriamo tutto ciò venga fatto presto, perché potrebbe essere pericoloso per noi - avvertono altre persone -. Noi abbiamo chiesto ai vigili se il nostro ingresso è al sicuro, non vorremmo incorrere in altri incidenti». Anche una bombola che spunta dal giardino della villetta ha destato l'inquietudine del vicinato: «Spero - auspica un altro - signore - non sia ancora carica, forse bisognerebbe fare un controllo».

di Benedetta Moro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 2 gennaio 2018

 

 

Anche il Comune contro il metanodotto Snam - Ricorso al Tar del Lazio per il decreto ministeriale che aveva stabilito la compatibilità ambientale
Attacco a tre punte contro il metanodotto Snam, che dovrebbe collegare il rigassificatore di Zaule a Grado e a Villesse. In campo da fine novembre anche il Comune di Trieste, dopo che a luglio si era schierata la Regione e, sempre a novembre, il municipio muggesano aveva deliberato il "niet". Trasversalità politico-istituzionale nel territorio contro il decreto del ministero dell'Ambiente, che aveva stabilito la compatibilità ambientale dell'infrastruttura, fatto salvo il rispetto di 180 prescrizioni. Una vicenda strana, perché, nonostante rigassificatore e metanodotto siano impianti inter-dipendenti, il procedimento ministeriale ha distinto i due dossier. Il progetto del rigassificatore sembrava ormai tramontato, tant'è che il gruppo spagnolo Gas Natural lo aveva inserito tra gli asset in vendita. Invece l'Ambiente, retto da Luca Galletti da sempre vicino a Pierferdinando Casini, ha detto sì - sia pure con 180 riserve - alla realizzazione della condotta. La prima a muoversi fu a luglio la Regione Fvg che impugnò il decreto ministeriale al Tar del Lazio. Poi Muggia, a seguire il Comune triestino che tecnicamente si costituisce in giudizio mediante un atto di intervento sul ricorso regionale. Nelle premesse della delibera, preparata dal dirigente dell'avvocatura Maria Serena Giraldi e portata in esecutivo dall'assessore Maurizio Bucci, si rileva innanzitutto la «palese illegittimità» della disgiunzione operata dal ministero tra i due procedimenti (rigassificatore/metanodotto), dal momento che si tratta di un «unicum» progettuale. Poi la delibera solleva le questioni di merito, ovvero perchè il Comune si esprime negativamente sulla questione: sicurezza della popolazione, impatto negativo sul turismo e sulla pesca, interferenze con il traffico marittimo, criticità del tracciato laddove prevede la posa a mezza costa, interferenza con il Sito di interesse nazionale (bonifiche). Tutto questo, che coincide sostanzialmente con le ragioni del "no" al rigassificatore, motiva il ricorso comunale, che verrà studiato dai legali del Municipio e dall'avvocato Aldo Fontanelli (Foro di Roma). Le spese per la domiciliazione e per le competenze di Fontanelli ammontano a 4500 euro. Poco prima di Natale Legambiente era tornata sulla vicenda sollecitando il pressing della Regione.

magr

 

 

Restyling di piazza Libertà Parte la gara da 2,9 milioni - Offerte al Municipio entro il 20 febbraio.

Il cantiere sarà aperto prima dell’estate Al via la progettazione di galleria Montebello: un mese e mezzo per le proposte

Avviso alle imprese e ai professionisti che operano nel settore dell'edilizia e delle costruzioni: tra il 21 e il 22 febbraio gli uffici comunali apriranno le liturgiche buste e verificheranno le offerte pervenute entro le due giornate precedenti che riguardano i lavori di riqualificazione in piazza Libertà e la progettazione del risanamento previsto per la galleria di piazza Foraggi-Montebello. I bandi di gara sono apparsi nelle ultime schermate dell'albo pretorio negli ultimi frangenti del 2017.L'importo delle opere da eseguirsi davanti alla Stazione Centrale ammonta a 2,9 milioni di euro, mentre progettare la riqualificazione della galleria Foraggi-Montebello propone una parcella di 720mila euro. A metà novembre la direzione dei Lavori Pubblici comunali aveva preannunciato che le gare sarebbero partite entro la fine dell'anno e l'impegno è stato rispettato. In verità si tratta di opere da lungo tempo attese. Non è sbagliato dire da troppo tempo attese e finora rinviate. Per esempio, piazza Libertà rientra in quei carnet che gli uffici municipali, un po' impietosamente, definiscono "cadaveri", ovvero quei progetti che, per una ragione o per l'altra, non decollano mai e sembrano destinati all'autopsia archivistica. Invece, stavolta, l'improvvisa accelerazione a tredici anni di distanza dall'accensione dell'iter amministrativo: d'altronde sprecare quasi 4 milioni di euro - 2,3 governativi e 1,5 regionali - destinati a un'area degradata e assolutamente bisognosa di cure, come quella della Stazione Centrale, sarebbe stato un insulto alla miseria. Ricordiamo che il protocollo d'intesa "originario" risale al 30 giugno 2004 e venne sottoscritto dal ministero delle Infrastrutture, dalla Regione Fvg, da Rfi (gruppo Fs), dall'Autorità portuale, dal Comune. Nel 2007, previa gara europea, il progetto venne affidato all'Ati Baubüro-Fierro-Zelco&Lazzari-Zlatich. Ampliamento dei marciapiedi, verde pubblico, terminal dei bus di fianco alla Tripcovich, utilizzazione di via Ghega per raggiungere la stazione, accesso al Porto Vecchio: ecco alcuni degli spunti principali che porteranno alla "riedizione" di piazza Libertà, uno dei principali nodi viari e infrastrutturali della città. In gara - come abbiamo anticipato - vanno lavori per poco meno di 3 milioni di euro, su cui incidono 750 mila euro di interventi riguardanti i servizi a rete, a cura di AcegasApsAmga. L'appalto non è suddiviso in lotti, attiene opere di manutenzione stradale, consente un ricorso al subappalto pari al 30%, prospetta una durata di 360 giorni. Se non emergeranno fattori di "disturbo", il cantiere potrà essere aperto entro giugno. L'aggiudicazione avverrà tenendo conto dell'offerta più vantaggiosa, con 70 punti alla proposta tecnica e 30 a quella economica. Gli interessati potranno presentare la propria "candidatura" entro le 12.30 del 20 febbraio prossimo venturo e la rituale apertura seguirà il giorno seguente alle 10 nella consueta stanza 11 dell'ammezzato in piazza Unità. Se ne occupa il servizio appalti&contratti diretto da Riccardo Vatta. Il bando era stato preparato da una determina co-firmata dagli ingegneri Enrico Cortese e Giulio Bernetti. Se per piazza Libertà si intravede finalmente la possibilità del cantiere, per la galleria Montebello-Foraggi lo stadio è ancora quello della progettazione. Un bel progetto, comprensivo di sicurezza-direzione lavori-assistenza al collaudo, mirato all'improcrastinabile risanamento-riqualificazione di un tunnel strategico nei collegamenti urbani. È uno degli interventi più importanti tra quelli pianificati in questa stagione dal Comune e assorbirà 13 milioni di euro. Il sindaco Dipiazza ha preteso, per limitare il disagio all'utenza da/per Trieste Sud e al trasporto pubblico, che la galleria non sia chiusa ma che i lavori vengano effettuati tenendo aperta una corsia. In considerazione della rilevanza dell'opera, il bando richiede ai partecipanti alcuni requisiti in termini di capacità economico-finanziaria, come un fatturato non inferiore a 1,4 milioni negli ultimi tre esercizi e l'aver svolto negli ultimi dieci anni «due servizi analoghi». Anche in questo caso il criterio di aggiudicazione è l'offerta economicamente più vantaggiosa, con 70 punti "tecnici" e 30 "economici". Riferimento è sempre il servizio condotto da Riccardo Vatta. Le proposte dovranno pervenire entro le 12.30 del 21 febbraio per essere aperte il dì seguente alle 10. Il dirigente torna sempre sul luogo della gara: appuntamento alla stanza 11 dell'ammezzato.

Massimo Greco

 

 

Terrapieno muggesano verso la riapertura - La giunta: «I lavori procedono a pieno ritmo. Il primo lotto dovrebbe essere accessibile entro l'estate»
MUGGIA - «I lavori sul terrapieno di Acquario procedono come da programma ed entro la prossima estate sarà aperto al pubblico il primo lotto comprendente la pista ciclabile ed i due parcheggi». Francesco Bussani, assessore ai Lavori pubblici di Muggia, rassicura i residenti e tutti i bagnanti della costa rivierasca sull'andamento del cantiere sito sul terrapieno inquinato. La riqualificazione della costa muggesana, uno dei motti cardine della precedente amministrazione Nesladek, rimane tutt'oggi uno degli obbiettivi principali dell'amministrazione Marzi. I lavori sul tratto di costa posto in strada per Lazzaretto stanno proseguendo quasi senza sosta come spiega Bussani fornendo importanti dettagli: «La rete divisoria di recente posa, che separa la parte messa in sicurezza da quella su cui si deve ancora intervenire e che ha creato curiosità tra i nostri concittadini, era una delle condizioni vincolanti poste dalla Conferenza dei Servizi per poter aprire al pubblico intanto la parte a mare del terrapieno». Per quanto riguarda i lavori è confermato il progetto originario con qualche possibile ulteriore sviluppo: «L'accesso a mare per il momento sarà possibile attraverso le due spiaggette, ma nel prossimo periodo saranno studiate soluzioni atte ad ampliare gli accessi anche in altre zone del terrapieno». Il primo lotto dei lavori di riqualificazione di Acquario è costato circa 972mila euro grazie ad un finanziamento del Comune. Nel dettaglio, la spesa ha visto l'impiego di 400mila euro riservati al percorso da creare lungo la scogliera, 340mila euro per i parcheggi e l'area di sosta, e oltre 30mila euro per gli scarichi a mare delle acque meteoriche. Dalla prossima estate, dunque, l'area sarà nuovamente fruibile dopo quasi quindici anni di attesa: «Riconsegneremo alla cittadinanza una passeggiata a mare di 900 metri e le persone potranno entrare in acqua. E a chi sostiene che non ci saranno posti auto a sufficienza, dico che creeremo due parcheggi da quasi 100 posti», puntualizza Bussani. Ma non solo. L'assessore ai Lavori pubblici annuncia infatti importanti novità: «C'è una buona notizia. A partire dal prossimo autunno sarà già possibile proseguire nuovamente con i lavori dal momento che i patti territoriali tra l'Uti Giuliana e la Regione hanno sancito per i prossimi due anni lo stanziamento delle risorse necessarie al completamento dell'intera opera». Grazie al finanziamento - si parla di circa 2 milioni di euro - verranno quindi completate le opere idrauliche di raccoglimento delle acque meteoriche già iniziate durante la realizzazione del primo lotto: «Dopo decenni di abbandono e dopo un lungo e difficile lavoro iniziato durante la Giunta precedente, finalmente potremo usufruire di un'area, che ci era stata interdetta e che abbiamo potuto osservare soltanto da dietro una rete metallica. È evidente - conclude Bussani - che non possiamo che essere soddisfatti».

(ri.to.)

 

 

 

 

 

 

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