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IL PICCOLO - GIOVEDI', 24 settembre 2020

 

 

Via ai lavori di bonifica dal vinil-amianto alla materna di Fonderia
MUGGIA. Sono stati affidati, e sono in partenza, i lavori per la manutenzione straordinaria della materna "Giardino dell'Infanzia" di Fonderia, a Muggia. Si interverrà infatti sulla struttura scolastica del popolare quartiere in quanto prescelta dal Comune quale destinataria di un contributo ministeriale di 90 mila euro. Una cifra, questa, messa a disposizione precisamente dalla Direzione centrale della Finanza locale del Dipartimento degli Affari interni e territoriali del ministero dell'Interno per i comuni con una popolazione compresa tra 10 mila e 20 mila abitanti - come Muggia appunto - e finalizzata a investimenti destinati a opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile. Con una recente deliberazione di giunta è stato approvato il progetto definitivo ed esecutivo dell'intervento in questione, redatto a inizio agosto dall'ingegner Luciano Zarattini, della Atec Engineering di Trieste. L'intervento straordinario, che riguarda come detto la scuola di via Carpentieri, prevede nello specifico l'esecuzione di interventi per l'asportazione dei pavimenti in vinil-amianto, con colla contenente amianto. Un lavoro di bonifica per il quale è necessario che l'operatore incaricato sia iscritto in una categoria apposita, la numero 10, dell'Albo dei gestori ambientali. La presenza di pavimenti in vinil-amianto è ancora molto diffusa nel nostro Paese. Tra gli anni '60 e '80 era stato largamente usato soprattutto per la pavimentazione di edifici pubblici come scuole, palestre e ospedali e anche di alloggi popolari. La produzione dei pavimenti in vinil-amianto avveniva miscelando cariche inerti, Pvc e, appunto, amianto, che serviva a migliorare le proprietà di resistenza meccanica, al calore e alla corrosione. Il risultato era un rivestimento molto simile al linoleum, con il quale spesso questo tipo di rivestimento veniva confuso. D'altro canto in questi anni sono numerosi gli istituti e gli enti che stanno procedendo alla bonifica di pavimentazioni nelle quali è presente amianto. L'importo a base d'asta per l'esecuzione delle opere è pari a 55.438,49 euro più Iva, cui vanno aggiunti altri 7.320,60 euro per oneri della sicurezza non soggetti a ribasso. Per l'intervento alla materna di Fonderia, assegnato attraverso affidamento diretto, è stata individuata la Cerbone Giovanni & figlio di San Dorligo della Valle, iscritta nell'apposita categoria dell'Albo dei gestori ambientali.

Luigi Putignano

 

 

Il Carso chiede via social più autobus per chi va in città
TRIESTE. Mancanza di collegamenti fra Carso e centro cittadino, coincidenze poco utili per chi lavora e va a scuola, orari male assortiti. È sempre viva la protesta dei residenti dell'altipiano riguardo le novità del trasporto pubblico locale. In base a un sondaggio lanciato sui social dal gruppo Facebook "Vivere Opicina e l'Altipiano", le lamentele e le richieste di modifica sono in crescita. «Dalle risposte che abbiamo ricevuto da coloro che abitano sul Carso - spiega l'amministratore del gruppo Diego Pangher - risulta che sarebbe utile una modifica dell'orario della linea 51 che, rispetto alla 39 che ha sostituito, garantisce un minor numero di corse. C'è poi la critica al fatto che la nuova 57 da Aurisina a San Giovanni offre, nell'arco dell'intera giornata, solo una corsa di andata e una di ritorno. I cittadini chiedono poi un rafforzamento del collegamento con l'ospedale di Cattinara e di quello fra Opicina e Prosecco, oltre a quello con la stazione dei treni di Villa Opicina». Proseguendo nell'elenco delle richieste, ecco la forte domanda di una corsa aggiuntiva al mattino da Villa Carsia che possa portare verso le 7.45 in piazza Libertà e «di cui beneficerebbero - precisa Pangher - gli studenti che vivono sull'altipiano e frequentano le scuole del centro. Si garantirebbe anche un migliore distanziamento». Dello stesso tenore la richiesta di una corsa aggiuntiva, al pomeriggio, in direzione Opicina «che parta da piazza Libertà alle 14.45 per gli studenti che rientrano da scuola. In alcuni istituti infatti le lezioni finiscono alle 14.30. Sempre pensando ai ragazzi si richiede , ancora, un bus con partenza alle 16.15 da Villa Carsia, per permettere agli alunni di Banne di poter tornare a casa. Sarebbe utile infine - conclude Pangher - modificare la partenza da Villa Carsia delle 13.50 di cinque minuti, per gli alunni della scuola de Tommasini di Opicina e di Banne».

U.SA.

 

 

Duino Aurisina - Una mostra per aiutare il mondo "sopra e sotto" contro l'inquinamento

Si inaugura questa mattina nella sala Grotte del castello di Duino, la mostra intitolata "Rispettiamo il mondo sopra e sotto", dedicata in particolare alle problematiche dell'inquinamento ambientale, soprattutto l'inquinamento causato dalle plastiche. La mostra sarà preceduta da una conferenza, che inizierà alle 10.30 e che si svolgerà nel vicino Centro congressi, promossa dal Sistiana Diving, con il supporto scientifico del Wwf Area marina protetta di Miramare e il patrocinio e il contributo del Comune di Duino Aurisina. Nell'ambito dell'inaugurazione della mostra sono previsti interventi di Daniela Pallotta e Massimo Romita, rispettivamente sindaco e assessore comunale per l'Ambiente di Duino Aurisina, Fabio Scoccimarro, assessore regionale per l'Ambiente, Andrea Sauro del Diving Sistiana, Maurizio Spoto, direttore della Riserva marina di Miramare, Leonardo Marcuzzi e Marco Mallardi, i due studenti che hanno recentemente creato la app per salvare gli oceani dalla plastica e che hanno lanciato un'iniziativa per raccogliere fondi da destinare a tale scopo. Moderatore dell'incontro il giornalista Silvio Maranzana.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 23 settembre 2020

 

 

Colosso del gas fa causa alla Slovenia
Perché lo Stato ha chiesto la valutazione di impatto ambientale sull'attività estrattiva. Anche accuse di lungaggini
LUBIANA. La Slovenia è sotto pressione per mano della potente società britannica Ascent Resources che minaccia di portarla in tribunale. Compatta e forte la reazione di tutte le ong ambientaliste del Paese: lo Stato non deve cedere alle pressioni di Ascent Resources, che ha annunciato una causa contro la Slovenia dovuta alla decisione dell'Agenzia per l'ambiente della Repubblica di Slovenia (Arso) di richiedere una valutazione di impatto ambientale per il loro progetto a Petisovsko polje. Lo Stato si impegni a proteggere l'ambiente e la salute umana, dicono all'unisono le ong. Ascent basa la causa annunciata sulla base del meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato, il cosiddetto meccanismo Isds (Investor state dispute settlement), il cui pericolo è stato reso noto da molti anni dalle organizzazioni non governative.«È oltraggioso citare in giudizio la Slovenia per l'attuazione delle nostre leggi e regolamenti per la protezione dell'ambiente e della salute umana. Gli effetti del fracking sono così pericolosi per l'ambiente e la salute umana che molti Paesi europei, tra cui Irlanda, Francia e Bulgaria, lo hanno completamente bandito», ha affermato Lidija Zivcic di Focus, un'associazione per lo sviluppo sostenibile, in un comunicato stampa. «Ascent Resources è probabilmente consapevole di come la valutazione del danno ambientale sarebbe terminata a causa della nocività del fracking, e quindi hanno fatto ricorso all'unica opzione rimasta per evitarlo», ha aggiunto. Andrej Gnezda di Umanotera ritiene che la Slovenia dovrebbe immediatamente ritirarsi da tutti gli accordi di libero scambio o altri accordi internazionali che includono il controverso meccanismo Isds o la sua forma riformata. «Solo in questo modo - ha sostenuto - la Slovenia potrà attuare la propria legislazione e proteggere l'ambiente e i suoi abitanti, senza essere minacciata da cause multimilionarie in tribunali arbitrali speciali». Secondo le organizzazioni non governative, ora è anche il momento giusto per il governo sloveno di sostenere attivamente a Bruxelles la modifica del Trattato sulla Carta dell'energia, che contiene anche il meccanismo controverso. Sono attualmente in corso le trattative per il rinnovo del suddetto contratto. In caso contrario, alla Slovenia non resta altra scelta che ritirarsi completamente dal trattato sulla carta dell'energia, seguendo l'esempio dell'Italia. Nel marzo 2019 Arso ha deciso che per ottenere un'autorizzazione ambientale per la produzione di gas stimolando i pozzi nel Petisovsko polje, deve essere effettuata una valutazione dell'impatto ambientale. A causa della suddetta richiesta, che descrive come politica, Ascent Resources ha annunciato una causa contro la Slovenia. L'azienda britannica, con diverse filiali internazionali, accusa anche le autorità slovene di procedure decisionali troppo lunghe.

Mauro Manzin

 

 

Energie Rinnovabili - A Pago sta per partire la costruzione di un impianto eolico
PAGO La Croazia pare avere finalmente capito l'importanza dell'entrata in funzione di centrali eoliche e solari, potendo contare su fonti energetiche rinnovabili abbondanti. Dopo la recente inaugurazione dell'impianto fotovoltaico nell'isola di Lissa, prossimamente comincerà la costruzione di una centrale solare a Novalja, sull'isola altoadriatica di Pago, dove sole e venti (specie la bora) sono di casa. Il progetto comporterà un investimento importante, sui 10 milioni di euro, con la struttura che annualmente produrrà 25 GWh, quanto basta per coprire il fabbisogno di buona parte degli abitanti di quella che viene definita come l'isola più lunga dell'Adriatico. La centrale verrà costruita dall'impresa Rp Global, già fattasi valere in Croazia per progetti similari. Infatti pochi anni fa le sue maestranze hanno costruito due impianti eolici in Dalmazia: il Danilo, nell'entroterra di Sebenico e il Rudine, situato lungo le coste del Raguseo. Dato che l'impianto fotovoltaico immetterà cifre consistenti nelle casse comunali di Novalja, per l'esattezza 250 mila kune (33,1 mila euro) l'anno, le autorità locali non hanno perso tempo, provvedendo ad emendare il Piano regolatore della Regione della Lika e di Segna, contea in cui si trova la località di villeggiatura di Novalja. «La mia impresa e l'amministrazione municipale - ha dichiarato Bojan Rescec, direttore di Rp Global e vice presidente dell'Associazione per le energie rinnovabili in seno alla Camera d'Economia croata - hanno trovato subito un'intesa. Posso confermare che gran parte della forza lavoro in questa centrale sarà di Novalja e immediati dintorni. Oltre alle 250 mila kune annue, Novalja e l'isola di Pago avranno altri benefit derivanti dall'impianto».La centrale fotovoltaica isolana, ha rivelato Rescec, è solo una parte dell'ambizioso progetto energetico di Rp Global per la contea della Lika e di Segna, che contempla l'approntamento di una serie di impianti solari ed eolici che potrebbero far diventare la regione una sorta di progetto pilota nella diversificazioni delle fonti energetiche a livello nazionale. Uno sprone per rendere la Croazia un Paese più green e rispettoso dell'ambiente meraviglioso di cui è costituita, soprattutto lungo il mare Adriatico.

A.M.©

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 22 settembre 2020

 

 

Dal mare della baia sei quintali di rifiuti

A portarli a riva i volontari della società nautica Sistiana '89 - Recuperato anche il grosso motore di una barca affondata
DUINO AURISINA. Ben sei quintali di rifiuti raccolti dal fondo del mare e avviati allo smaltimento. È questo il risultato dell'intensa mattinata di lavoro alla quale si sono dedicati, domenica, alcuni volontari della società nautica Sistiana 89, con i quali hanno collaborato numerosi sub dell'Area 51 diving school di Trieste, alcuni soci del Lions club Trieste Host e del Lions Club di Duino Aurisina e la Croce rossa italiana, il tutto sotto il patrocinio del Comune di Duino Aurisina, rappresentato, nell'occasione, dall'assessore per l'Ambiente, Massimo Romita. L'iniziativa, giunta alla terza edizione, aveva come obiettivo la raccolta di immondizie di varia natura, depositatesi nel tempo, causa l'incuria e la maleducazione delle persone, sul fondale davanti alla scogliera che protegge l'ingresso nel porticciolo di Sistiana. E ancora una volta si è avuta conferma dello scarso senso civico di troppe persone che, evidentemente, scambiano il mare per una sorta di discarica.Nei sacchi neri che poi sono stati consegnati alla Isontina ambiente, la srl che cura il servizio rifiuti nel territorio di Duino Aurisina, sono stati infilati contenitori e boe di plastica, bottiglie di vetro, corde, ruote, pezzi di carrozzeria di automobili e ciclomotori, indumenti, piatti, bicchieri. All'opera di raccolta sui fondali si sono dedicati i sub e alcuni apneisti, mentre tutti gli altri volontari, stando a riva, hanno effettuato la divisione degli oggetti ritrovati, sulla base dei materiali usati per realizzarli, rispettando la tradizionale divisione della differenziata, in modo da favorire il successivo smaltimento. L'operazione più impegnativa è consistita nel recupero di un grosso motore, che è stato rimosso da una barca affondata. Per portarlo a riva i volontari hanno impiegato parecchio tempo, in quanto si è dovuto staccarlo dalla base del natante affondato e, dopo averlo fatto salire fino in superficie, utilizzando alcuni palloni gonfiabili, lo hanno trascinato a riva. «Siamo molto soddisfatti - ha detto alla fine della giornata, conclusasi con l'immancabile brindisi, il presidente del Sistiana 89, Riccardo Stokelj - perché queste iniziative si traducono nella dimostrazione che un impegno di questo tipo può portare non solo a un immediato e concreto risultato, ma fungere anche da monito a quanti non hanno rispetto per il mare e per l'ambiente in generale. Tutti i volontari, a iniziare dai sub e dagli apneisti - ha aggiunto - per finire con quanti hanno collaborato stando a terra, vanno ringraziati, perché hanno dedicato ore del loro tempo libero per uno scopo di rilevanza sociale. Faremo certamente la stessa cosa anche il prossimo anno - ha concluso - perché i risultati sono notevoli». Anche il consigliere del Sistiana 89, Luciano Burla, ha definito l'operazione «un notevole successo». L'assessore Romita ha ricordato che «Duino Aurisina è un Comune che vive di turismo, perciò queste iniziative a favore del territorio, che l'amministrazione sostiene sempre, rappresentano un momento di solidarietà e impegno che riteniamo particolarmente significativi. Auspichiamo - ha aggiunto - che tutti facciano un esame di coscienza e ricordino che il mare va tutelato e protetto».

Ugo Salvini

 

 

Alt alla vendita di cozze per le alghe biotossiche oltre i livelli di guardia - da Grignano al Villaggio del Pescatore
Nuovo allarme biotossine nelle acque del golfo. A lanciarlo gli esperti della Struttura complessa Igiene degli alimenti di origine animale dell'Azienda sanitaria che, proprio a causa della proliferazione di alghe con biotossine, da giovedì scorso ha determinato il blocco da Grignano al Villaggio del Pescatore della vendita di mitili, in gergo popolare pedoci. Con sanzioni fino a 30 mila euro per chi trasgredisce. Sotto accusa in particolare è finita la biotossina algale liposolubile Dsp (Diarrethic shellfish poisoning) con un tenore rilevante di acido okadaico, che provoca nelle persone dissenteria. Come illustrato dal direttore dell'Istituto, Paolo Demarin, le analisi di laboratorio dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie ne hanno rilevato l'incremento oltre i limiti su campionamenti di mitili datati il 14 settembre, decretandone la «non conformità» ai sensi di leggi. In altri casi si è evidenziato invece un valore che, «seppur conforme» è «prossimo alla non conformità»; sicché in considerazione anche dell'«aumento di fitoplancton potenzialmente tossico nell'acqua» e dei pregressi esiti di analisi del 7 settembre, essendo altresì «necessario garantire il più alto livello di sicurezza delle produzioni» di mitili nel golfo triestino, il direttore della struttura complessa incastonata nel Dipartimento di prevenzione ha disposto con ordinanza «la chiusura e il divieto di raccolta dei molluschi bivalvi dalle zone di produzione 05 di Grignano, 07 dei Filtri e 11 del Villaggio del Pescatore, per non conformità alle norme sanitarie, e della 09 di Sistiana sulla base della valutazione del rischio per gli alti valori del fitoplancton potenzialmente tossico nell'acqua». Inoltre la «chiusura cautelativa» di 08 Canovella e 10 di Duino «sulla base della valutazione del rischio per la loro contiguità a zone non conformi». Ma già oggi è prevista una nuova campionatura e l'ordinanza potrebbe decadere, alla luce di un ripristino delle condizioni di idoneità biologica. E oltre ai pedoci a passarsela male nel golfo sono anche i branzini. Nei giorni scorsi infatti è stata registrata la moria di alcuni quintali di esemplari allevati negli impianti a cavallo tra Duino Aurisina e Monfalcone di proprietà della Valle Ca' Zuliani, una srl agricola con sede in via Timavo. Gli impianti, che contano decine di gabbie, sono da tempo tra l'altro nel mirino degli ambientalisti.

Tiziana Carpinelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 21 settembre 2020

 

 

Carciotti in vendita - Il Comune aspetta l'offerta di Invimit a tempo scaduto
La società del ministero delle Finanze aveva chiesto tre mesi di tempo. Ora spunta un altro soggetto interessato
Dal solstizio all'equinozio. Invimit ha avuto a disposizione tre mesi per fare i suoi calcoli sull'operazione Carciotti: adesso però il Comune esige una risposta dalla "società di gestione del risparmio" controllata dal ministero dell'Economia e delle Finanze. Stamane, all'apertura delle "pec", spera in un buon inizio di settimana e che l'estate non sia trascorsa invano. Lo scorso giugno Invimit, confermando l'impegno preso ancora in primavera, aveva manifestato ufficialmente l'interesse all'acquisto del prestigioso edificio neoclassico sulle Rive. Aveva anche chiesto che il proprietario Comune congelasse eventuali trattative fino a metà settembre, ovvero fino a quando non fosse arrivato il responso dal quartier generale capitolino di via Quattro Novembre. Il Comune, reduce da un'infilata di quattro aste andate deserte, aveva accolto di buon grado l'assist di Invimit, la cui dimensione istituzionale e finanziaria era gradita malleveria. Martedì 15, allorquando scadevano i termini per la presentazione della proposta o comunque della risposta, la "sgr" si è fatta viva per chiedere un ulteriore sopralluogo all'interno del Carciotti. Permesso accordato, così mercoledì 16 un gruppo di tecnici Invimit ha ripassato "dal vivo" la vasta struttura fine-settecentesca progettata da Matteo Pertsch. Il Municipio sperava in un riscontro prima dello scoccare del week-end, riscontro che però si sta facendo attendere. Lorenzo Giorgi, assessore all'Immobiliare, aveva ricevuto mandato dal sindaco Dipiazza di non abbassare l'ultima quotazione del palazzo, che è pari a 14,5 milioni di euro. Anche perchè il Piano particolareggiato del Centro storico, giunto a ventennale maturazione, darebbe fresche chance all'investitore. La civica amministrazione - rispetto alla prima stima di 22,7 milioni risalente all'asta del settembre 2018 - ha già ridotto di un terzo le pretese, a fronte di un mercato che resta neghittoso a cimentarsi su uno stabile tanto interessante quanto difficile. Il cantiere di ristrutturazione potrebbe valere una trentina di milioni, da sommare ai 15 di acquisto: ci sono le prescrizioni della Soprintendenza, c'è una statica subacquea da verificare. Fonti comunali parlano intanto di un nuovo interessamento, questa volta firmato da un soggetto imprenditoriale milanese, al quale è stato detto che prima si dovrà attendere la risposta di Invimit. Non che finora siano mancate le curiosità nazionali e internazionali sul grande investimento di Demetrio Carciotti, ma poi nessuno ha stretto al dunque. L'unica volta, che qualcuno aveva consegnato un'offerta, fu nell'ottobre dello scorso anno, quando Gehrard Fleissner, imprenditore austriaco di Graz, si fece avanti, ma nella busta la cauzione era inferiore del 90% a quanto richiesto!Interessante anche capire le intenzioni realizzative di Invimit. La "sgr" orienta i suoi investimenti secondo finalità "sociali". Ora, è ben vero che il "sociale" gode di una certa ampiezza interpretativa, però quella che per adesso è risultata l'ipotesi più gettonata per riconvertire il Carciotti, ovvero l'albergaggio, non sembra rispondere a requisiti "sociali" in senso stretto. A meno che non si tratti di forme di albergaggio "alternativo", come potrebbero essere gli studentati o forme evolute di ospitalità per anziani auto-sufficienti. Tutti ragionamenti da caffè, che presuppongono un rapido sì/no da Invimit. Anche perchè si vota tra più o meno 8 mesi e la giunta uscente vorrebbe utilizzare questo periodo per studiare qualche altra mossa. In passato l'incasso del Carciotti avrebbe preso la strada del campus scolastico nell'ex caserma di via Rossetti, dove il pour parler con Cassa depositi e prestiti aspetta aggiornamenti.

Massimo Greco

 

Via al restauro in via Rossetti per il liberty firmato Bonetti
Le agevolazioni sui restauri delle facciate sicuramente concorrono a muovere l'edilizia e a riqualificare caseggiati illustri, altrettanto sicuramente motivano l'Urbanistica comunale a provvedere alla circolazione e alla sosta stradale, con varie forme di limitazione che incidono sul traffico. Una nuova raffica settembrina è stata sparata in zone centrali e semi-centrali. Dal punto di vista storico-architettonico l'edificio di via Rossetti angolo via Palladio merita un'annotazione: venne costruito nel 1906 su progetto di Carlo Bonetti con evidenti richiami liberty sia nella struttura che nella ricca decorazione esterna (aggetti, nicchie, balconi, intrecci vegetali, mosaici). AD Gulf, che svolgerà il lavoro di recupero, ha chiesto spazio in via Palladio, che vedrà dimezzare la carreggiata, fino al 15 gennaio 2021. Ancora via San Michele al centro dell'attenzione. Dopo essere stata finalmente sollevata dall'interminabile cantiere di AcegasApsAmga, altre opere sono in arrivo. Riguarderanno fino a San Silvestro le facciate del civico 10 e - ancora - del civico 22. I due edifici sono chiaramente identificabili perchè sono sullo stesso lato, dirimpetto a quello del Tempio Anglicano, e "circondano" l'ingresso del giardino su cui campeggia una lapide del Selad risalente al Gma. Per il civico 10 l'ingegner Giulio Bernetti ha previsto un restringimento di carreggiata su due fasce orarie con senso unico alternato regolato da movieri. Per il civico 22 stesso menu, da coordinarsi con l'impresa a sua volta impegnata sulla facciata del civico 25 dall'altra parte della strada. Infatti l'Urbanistica ordina che le transenne nei due cantieri non siano posizionate in simultanea. Si anima anche la parte finale di via Paduina, che sfocia in viale XX Settembre con uno stabile che sarà sottoposto a risanamento conservativo fino al 31 gennaio 2022: carreggiata ristretta fino alla pedana del bar "La Preferita".

Magr

 

 

Cacciatori arruolati per debellare in carso l'Alianto infestante
Anche i cacciatori sono stati arruolati per combattere contro l'invasione delle colline carsiche monfalconesi da parte dell'Ailanto, invadente pianta aliena che mette a rischio la biodiversità. Guidati dal direttore Alfredo Boscarol e con la supervisione di Paolo Lenardon del Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia, i cacciatori della Riserva di Monfalcone hanno provveduto in questi giorni al taglio e all'asporto del materiale legnoso e vegetale derivante dalla eradicazione di una vasta colonia di Ailanto (Ailanthus altissima) presente nella zona 14 della caccia di selezione, a circa 300 metri verso destra dall'entrata nel Carso dalla salita Moncenico (in direzione quindi della trincea Joffre).L'iniziativa ha fatto seguito alla segnalazione da parte dell'assessore all'Ambiente Sabina Cauci del serio problema dell'invasione di Ailanto, una pianta aliena che sta minacciando la biodiversità naturale del Carso, ma diffusa anche in città nei giardini privati. L'Ailanto è una delle piante aliene più aggressive che stanno condizionando e alterando gli ecosistemi vegetali e le loro interazioni biotiche anche con le specie animali. L'Ailanto viene definito "albero puzzolente", perché in particolare le radici e le foglie rilasciano una miscela di tossine (in particolare l'ailanthone una sostanza allelopatica che inibisce la crescita di altre piante) dal caratteristico odore sgradevole che impedisce molto efficacemente la crescita di altre piante e rende le foglie talmente sgradevoli che gli animali non se ne cibano. La pianta cresce in modo velocissimo verso l'alto, è molto adattabile e ha una grande capacità di espansione sia attraverso i semi provvisti di ala (detti samare).L'Ailanto forma soprattutto una fitta rete di radici che producono decine di polloni tutti collegati fra loro, molto difficili da estirpare e che anzi si moltiplicano a dismisura quando la parte aerea della pianta viene danneggiata o distrutta. In città le radici di Ailanto, che si possono estendere per decine di metri, creano anche problemi alle tubature sotterranee. Il Comune ha provveduto a degli interventi di contenimento nella zona del colle della Rocca e del Centro visite di Pietrarossa.

La. BL.

 

 

Raccolta differenziata dei rifiuti, a Pola la maglia nera croata - polemiche in consiglio comunale
POLA. In Istria la raccolta differenziata dei rifiuti rimane a livelli molto bassi come emerge dal rapporto annuale relativo al 2019, dell'Istituto per la tutela dell'ambiente e della natura che opera in seno al ministero dell'Economia e dello sviluppo sostenibile. Siamo solo a quota 13,3% e Pola è messa ancora peggio:12 %. Di conseguenza scattano pesanti sanzioni pecuniarie, come già avvenuto l'anno prima, segno che non vengono presi rimedi per cui alla fine per le multe si attinge dai fondi pubblici, in pratica dalle tasche dei contribuenti.«Causa l'inefficienza nel sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti - sostiene il consigliere cittadino socialdemocratico Danijel Feric - l'Istria dovrà pagare la multa di 630.000 euro di cui 126.000 a carico di Pola che già l'anno scorso aveva pagato 80.000 euro per le stesse manchevolezze. Dunque in due anni abbiamo perso 206.000 euro per i quali nessuno risponde». Per Feric la responsabilità della bassissima percentuale della raccolta dei rifiuti è tutta dell'amministrazione municipale e dell'azienda municipalizzata Herculanea, che opera nel settore. E ha ricordato che in altre parti della Croazia essa è molto più elevata: a Veglia, Koprivnica e nel Medimurje si aggira tra il 50 e il 60%. «Non stiamo rispettando il Piano di gestione dei rifiuti a Pola per il periodo 2017-2022 - ha proseguito Feric - che prevede la raccolta differenziata del 60% dei rifiuti e il sindaco Boris Miletic cerca di mascherare la reale situazione con dati inventati di sana pianta comportandosi come Alice nel paese delle meraviglie». Ha quindi tirato in ballo i 2,7 milioni di kune per lavori aggiuntivi alla nuova discarica regionale di Castion definita bomba ecologica, che continua ad emanare insopportabili fetori. Per rimediare alla situazione, Feric ha illustrato le proposte del suo partito che riguardano la riduzione delle bollette in modo da incentivare la raccolta differenziata con la collocazione di cassonetti a parte e che la bolletta stessa tenga conto del peso dei rifiuti depositato dai singoli nuclei familiati e non del numero di rimozioni.

Valmer Cusma

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 20 settembre 2020

 

 

Ecco il piano di sostenibilità per rendere Trieste più green - il documento steso dalle associazioni
Una città più sostenibile, piena di piste ciclabili, di gente in giro a passeggio anche in periferia. È il volto green che la VI Circoscrizione e diverse associazioni del territorio vorrebbero regalare a Trieste. Un nuovo aspetto di cui hanno discusso ieri pomeriggio, al Teatrino Basaglia, nel parco di San Giovanni. L'occasione era legata alla celebrazione della Settimana europea della mobilità, pensata per valorizzare un mondo più sostenibile. Ma l'evento è stato anche l'opportunità per puntare i riflettori sulla situazione a Trieste: «Nella nostra città gli spostamenti sono ancora troppo legati alle macchine - ha spiegato Alessandra Richetti, presidentessa della VI Circoscrizione-. L'effetto Covid non è stato positivo, si è abbandonato il trasporto pubblico per la paura del contagio. E le biciclette elettriche sono ancora troppo poche».Insieme a Richetti, c'erano sul palco diversi dei rappresentanti che negli ultimi mesi hanno chiesto a gran voce una sterzata verso la mobilità sostenibile. Associazioni che lo scorso maggio hanno presentato all'Amministrazione un Piano per la mobilità urbana post-Covid, proprio per evitare un aumento del traffico pronosticato con la fine del lockdown: «Non è stato fatto nulla per evitare che i livelli di inquinamento tornassero a crescere - è intervenuto Riccardo Laterza, di Tryeste -. E ci dispiace non vedere nel pubblico il sindaco Dipiazza e l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, che erano stati invitati a questo confronto».Nel documento delle associazioni, si fa riferimento a misure come piste ciclabili, riorganizzazione dei bus, servizi di piedibus. Sono solo alcune delle idee sviluppate dal lavoro congiunto di più realtà. «Durante il lockdown abbiamo visto come sarebbe una città senza macchine, è stata l'unica nota positiva dell'emergenza, poteva offrire uno spiraglio per un futuro più sostenibile - ha detto Giulia Massolino di Ts4 -. Nella stesura del piano ci siamo avvalsi anche degli spunti lanciati dai cittadini, cui abbiamo chiesto di raccontarci i loro bisogni. In tantissimi hanno risposto. Segno che vivere in una città più sostenibile è un desiderio di molti».

Linda Caglioni

 

Una nuova pista ciclabile dal teatro di Bagnoli al polo sportivo di Dolina - Progetto firmato dalla giunta di San Dorligo
SAN DORLIGO. Una pista ciclopedonale che collegherà il teatro comunale "Preseren" di Bagnoli della Rosandra e il Centro sportivo "Klabjan" di Dolina, anch'esso di proprietà dell'amministrazione, lambendo il Municipio. Sarà la realizzazione di questa nuova struttura, pronta entro la prossima primavera, con una spesa di circa 200mila euro, stanziati dalla Regione e dall'Uti giuliana, a segnare il via dell'allestimento del nuovo Piano urbano del traffico e Biciplan a San Dorligo.La pista, della lunghezza di circa due chilometri, il cui progetto è stato definito dallo studio "Stradivarie" di Trieste, sarà costruita su una sede propria, parallela alla strada comunale già esistente, con la quale si intersecherà in alcuni tratti e sulla quale sarà in vigore il limite di 30 chilometri all'ora. La precedenza sarà sempre a favore di pedoni e ciclisti. La presentazione del progetto è stata fatta dall'assessore al Territorio, Davide Stokovac, nel corso dell'evento svoltosi al Centro visite, che ha dato il via alla serie di appuntamenti organizzati dall'amministrazione in occasione della settimana europea della Mobilità sostenibile. Sulle pareti del Centro sono state sistemate le tavole del progetto, con varie immagini che ne illustrano le caratteristiche, nell'ambito di una Mostra che sarà aperta fino al 16 ottobre, con orario 9-17 tutti i sabati e le domeniche, con l'aggiunta di venerdì 25 settembre. «Il progetto - ha spiegato Stokovac - risale, come ideazione, alla precedente amministrazione e adesso lo porteremo a realizzazione, con l'obiettivo di iniziare quel processo che punta a incentivare la mobilità lenta e sostenibile nel nostro territorio, per proteggere gli utenti deboli. I dettagli del nuovo Piano del traffico e Biciplan saranno definiti nelle prossime settimane, anche in virtù delle indicazioni che i nostri concittadini stanno dando, rispondendo al questionario che è in distribuzione da qualche mese e la cui raccolta finirà il 30 settembre. Finora ne abbiamo ricevuti 153, un dato statisticamente rilevante in rapporto alla popolazione residente. Dalla loro analisi - ha concluso l'assessore - potremo capire meglio quali sono le priorità dei residenti e quali migliorie suggeriscono siano da adottare per quanto concerne la circolazione».

Ugo Salvini

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 19 settembre 2020

 

 

Nuova prateria sottomarina davanti al Lido di Staranzano
Messe a dimora 100 piante di fenerogama per ripopolare i fondali In primavera tra Marina Nova e Julia posizionate 30 boe ecologiche
MONFALCONE. La "prateria sottomarina" che rende vivo e mantiene in salute il golfo di Panzano da ieri è un po' più ricca. I tecnici della cooperativa di biologia Selc, partner del progetto europeo Saspas, di cui è capofila il Comune di Monfalcone, hanno portato a termine la messa a dimora di 100 piante di Cymodocea nodosa, una specie di fanerogama, e quindi di pianta marina, nello specchio d'acqua davanti il Lido di Staranzano. La presenza di fanerogame è fondamentale per frenare l'erosione dei fondali, per la produzione di ossigeno e per garantire un riparo e un'area di riproduzione per molti pesci, cefalopodi, bivalvi, gasteropodi, echinodermi e tunicati. Per questo motivo a completare l'operazione, che sarà ripetuta a maggio, in una zona limitrofa, ci saranno non solo un monitoraggio e una raccolta dati, con la creazione di un portale e di un programma di gestione di salvaguardia marina, ma anche l'installazione di 30 boe "ecologiche". I sistemi di ancoraggio stagionali, pensati per evitare che le imbarcazioni "arino" i fondali con le ancore, e quindi danneggino proprio le praterie sottomarine, saranno posizionati prima della prossima stagione estiva tra Marina Nova e Marina Julia con un investimento di 60 mila euro. «L'obiettivo non è quello di riforestare l'Adriatico - ha spiegato ieri il tecnico di Selc Andrea Rismondo, dopo un'uscita di verifica in mare assieme al sindaco di Monfalcone Anna Cisint -, ma di calibrare una metodica da utilizzare nelle zone in cui potrebbe esserci la necessità di ripopolamento». L'obiettivo è anche quello di lanciare un segnale sulla delicatezza degli equilibri dell'ambiente marino e sull'importanza del contributo di ciascuno alla sua salvaguardia. In questo senso va appunto l'installazione degli ormeggi eco-compatibili, che sarà effettuata anche nel Parco delle isole Incoronate, in Dalmazia, partner di progetto con Università di Trieste, Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia, Parco Marino di Miramare, Università di Fiume.

Laura Blasich

 

 

Se l'aula è "a cielo aperto" si studia tra stagni e maxi aceri
Taglio del nastro per l'idea sperimentata alla media Caprin su proposta del prof Dario Gasparo
La classe senza muri è stata ricavata in un fazzoletto di terreno incolto. E c'è pure un anfiteatro
Un fazzoletto di terra incolto che si trasforma in un'aula scolastica atipica, che ha per tetto il cielo. È quello che è capitato alla scuola media Caprin di Valmaura. L'idea c'era, il terreno adiacente, di proprietà comunale, anche, e con le idee sono arrivati anche i finanziamenti. Il lieto fine è un'aula unica nel suo genere e non solo in città. L'idea di "Aula Sotto il Cielo" , vero e proprio ambiente interattivo in modalità "nature" , nasce alla fine del 2016, quando a Dario Gasparo, noto docente dell'istituto, è stato chiesto di immaginare un progetto nel quale investire il premio di 30 mila euro assegnatogli in occasione dell'Italian Teacher Prize.Il lavoro è frutto dell'elaborazione dell'architetto Michele Parenzan, dello Studio Gasperini ed ex alunno di Gasparo, e del collega Giulio Dagostini. Sono arrivati gli importanti contributi della Fondazione Crt di Trieste - pari a 24 mila euro - delle Fondazioni Casali, delle officine Barnobi e della Associazione MiTi. E ieri mattina, alla presenza del sindaco Roberto Dipiazza, degli assessori Angela Brandi, che ha paragonato l'aula della Caprin a quelle aristoteliche dei peripatetici, e Elisa Lodi, che ha ricordato «l'importanza della sinergia tra pubblico e privato», del dirigente scolastico, Mauro Dallore, della presidente della Fondazione CRTrieste, Tiziana Benussi, del presidente delle Fondazioni Casali, Francesco Slocovich, è stato inaugurato questo singolare e innovativo spazio didattico. L'idea di base del nuovo spazio didattico all'aperto è che gli studenti imparano meglio se svolgono le attività in movimento, alternando i necessari periodi nei quali devono stare seduti al chiuso di un'aula con lezioni all'aperto per vivere sul campo alcune esperienze o semplicemente ascoltare una lezione di storia, arte o letteratura respirando l'ossigeno prodotto dal verde. L'aula comprende un percorso botanico, uno stagno, un anfiteatro e, elemento centrale e aggregante, un acero Freeman, che con la sua chioma può ospitare gli uccelli urbani e riparare dal sole tardo primaverile gli studenti. Nei prossimi anni gli studenti impianteranno le essenze vegetali tipiche del paesaggio carsico triestino, lasciando anche alcune specie già presenti, seppure invasive, come la robinia. In prossimità dell'anfiteatro, è stato realizzato uno stagno di 3 metri di diametro per accogliere le specie anfibie che cercano aree umide per la riproduzione, come le rane verdi, i tritoni e il rospo smeraldino, specie tutelate dalla Comunità europea che qui potranno trovare un punto di rifugio ai margini della città.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 18 settembre 2020

 

 

Al Marina San Giusto il cestino mangia-rifiuti che pulisce il mare - Seabin può raccogliere 1,5 chili di plastiche
Arrivato a Trieste il dispositivo Seabin, installato al Marina San Giusto grazie all'interessamento di Coop Italia, nell'ambito della campagna "Le nostre acque" organizzata in collaborazione con LifeGate. Il dispositivo, posizionato a filo d'acqua, è in grado di raccogliere 1,5 chili di rifiuti plastici in mare, comprese le microplastiche e le microfibre, e viene installato nei "punti di accumulo" dove i venti e le correnti marine tendono a far depositare i detriti galleggianti, riuscendo così a catturare i rifiuti, mentre una piccola pompa espelle l'acqua filtrata. È in grado di lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette, pompa fino a 25 mila litri d'acqua all'ora e necessita di interventi di svuotamento e pulizia. È arrivato a Trieste dopo essere già stato installato a Firenze, Pescara, Genova, Solcio di Lesa, Livorno, Castiglione della Pescaia, Milano e Brindisi. «Finora i dispositivi installati - ha spiegato il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, intervenuto ieri alla cerimonia del taglio del nastro, insieme al presidente di Coop Alleanza 3.0, Mario Cifiello, all'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, e al sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza - hanno raccolto 2.000 chili di rifiuti galleggianti, pari a 408.000 sacchetti di plastica. I Seabin sono una parte importante del nostro impegno sull'ambiente». Per Scoccimarro è uno dei progetti che va nella direzione presa dalla Regione di essere avamposto del "green deal" europeo, «perseguita sulla base di un'agenda di misure convergenti, tra cui le risorse date ai Comuni per interventi plastic-free e il progetto aMare Fvg».

Luigi Putignano

 

Morìa di pesci nelle gabbie di allevamento al largo di Duino

L'interrogazione del consigliere Mervic. L'azienda: "fenomeni rari ma che fanno parte del ciclo vitale delle nostre specie. Zero rischi per l'uomo"

DUINO AURISINA. È allarme per una presunta moria di pesci nelle acque di Duino. A lanciarlo è il consigliere comunale Vladimiro Mervic, capogruppo della civica di opposizione Lista per il golfo, che, riportando notizie pervenutegli «da fonte attendibile», ha presentato ieri un'interrogazione al sindaco di Duino Aurisina Daniela Pallotta, in cui chiede alla giunta comunale di «verificare se corrisponda al vero che, nelle gabbie di allevamento collocate di fronte al castello di Duino, ci siano effettivamente notevoli quantitativi di pesce morto». A sostegno della veridicità della notizia, Mervic ha confermato di essere in possesso di un video nel quale, spiega nella sua interrogazione, «si vedono tonni che si nutrono di pesce morto proveniente dalle gabbie». Il consigliere, sempre riportando dati riferiti dalle stesse fonti, insinua il dubbio che «la morte di migliaia di esemplari di pesci dell'allevamento» possa essere stata «provocata da vibrioni», e chiede ancora al sindaco, in qualità di responsabile della salute pubblica «se corrisponda al vero che tali pesci siano stati infettati da vibrioni e se tali batteri possano essere pericolosi per l'uomo, nonché per la flora e la fauna marina». Un ulteriore interrogativo posto dal capogruppo della Lista per il golfo è quello relativo al «possibile uso di antibiotici per tentare di arginare la moria». La prima risposta è subito arrivata in giornata da Stefano Caburlotto, responsabile della produzione della Valle Ca' Zuliani, l'azienda che gestisce le 58 gabbie per l'allevamento del pesce situate a circa un chilometro dalla costa. «Tutti gli allevamenti come il nostro - la sua precisazione - sono soggetti, fortunatamente non troppo spesso, a morie di pesci, perché si tratta di fenomeni che fanno parte del ciclo vitale stesso delle specie alle quali ci dedichiamo. Ci avvaliamo costantemente delle prestazioni di veterinari specializzati - prosegue Caburlotto - che garantiscono le analisi e indicano i rimedi ai quali bisogna ricorrere nel caso si verifichino problematiche che riguardano appunto la salute dei pesci dell'allevamento. Posso garantire - ancora il referente della società di gestione delle gabbie - che i controlli e gli interventi sono a norma. In particolare è impensabile che eventuali vibrioni che attaccano il pesce possano trasferirsi all'uomo, in quanto i pesci sono animali a sangue freddo, perciò i batteri che li possono interessare non potrebbero mai arrivare all'uomo». Da parte del Comune intanto arriva l'annuncio che il prossimo 2 ottobre ci sarà una seduta della Commissione Ambiente, probabilmente congiunta con la Capigruppo, «che si svolgerà nella sede della Valle Ca' Zuliani - evidenzia in proposito l'assessore comunale all'Ambiente Massimo Romita - e che era già fissata da tempo, proprio per avere un confronto con l'azienda, verso la quale in ogni caso nutriamo fiducia».-

Ugo Salvini

 

 

Alle 19 a Porto san Rocco serata sull'ambiente

Legambiente, Circolo della Vela Muggia, Scuba Tortuga e Porto San Rocco promuovono la serata "Un mare di plastica", oggi alle 19 nella piazzetta di Porto San Rocco a Muggia. La partecipazione è gratuita.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 17 settembre 2020

 

Progetto Fvg«Tutelare dal 5G le aree più sensibili»

«L'imminente e inderogabile transizione alla tecnologia 5G necessita una chiara pianificazione anche in ambito locale, al fine di tutelare le aree più sensibili». Così Giorgio Cecco, referente per l'ambiente di Progetto Fvg, dopo un incontro con il sindaco Roberto Dipiazza insieme ad Alice Tessarolo, che ha seguito per il movimento la questione dal punto di vista tecnico-amministrativo.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 16 settembre 2020

 

 

Opere di bonifica a pieno ritmo - Il nuovo Acquario nascerà nel 2021
Sopralluogo nel cantiere che trasformerà in un'area relax, ludico-sportiva e balneare l'ex sito inquinato sul mare
MUGGIA. Procedono di buona lena i lavori al sito Acquario sulla costa muggesana. Ieri, in occasione di un sopralluogo per verificare lo stato dell'arte degli interventi in corso - in quella che diventerà un'area relax, ludico-sportiva e per la balneazione al servizio degli abitanti non solo della cittadina rivierasca ma anche di Trieste e della vicina Slovenia - è stato stilato un bilancio di quanto fatto sinora, di quanto resta da fare e delle criticità che si sono dovute affrontare. «Nelle scorse settimane - ha spiegato il progettista Andrea Guidolin - è stata preparata la superficie per la distesa delle membrane di messa in sicurezza, con particolare attenzione all'area in cui sorgerà lo skate park. Intervento - ha proseguito Guidolin - che ha seguito l'ultimazione del collegamento della rete di drenaggio del versante di monte prevista dal progetto, che ha comportato un maggior volume di movimentazione delle terre, necessarie per la realizzazione degli scavi e la posa delle tubazioni». Ieri mattina era un brulicare di attività da parte delle maestranze impiegate in cantiere: «I lavori - ha affermato il sindaco Laura Marzi, presente al sopralluogo con il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Francesco Bussani - proseguono a pieno regime con la posa degli strati di messa in sicurezza del terreno. Confidiamo nella tenuta del bel tempo per proseguire e terminare il tutto entro 30-40 giorni».Il cantiere, incrociando le dita, dovrebbe concludersi nei primi mesi del prossimo anno e consegnerà a Muggia un'area adeguatamente attrezzata, naturale prolungamento dell'area balneabile che parte dal molo a T, ma che in futuro dovrebbe congiungersi alla cittadina. Una superficie di 28 mila metri quadrati, distribuita su una lunghezza di circa un chilometro e una larghezza variabile dai 10 ai 40 metri: questi i numeri del tratto di costa sinuoso, compreso tra Punta Olmi e Punta Sottile, oggetto dell'importante lavoro di riqualificazione. Un'area creata negli anni '90, con materiale di risulta, pesantemente inquinato, proveniente da Porto San Rocco. E che proprio per la presenza dei numerosi inquinanti, nel corso degli anni è stata posta sotto sequestro dopo diverse indagini ambientali, dalle quali è emerso da un lato l'inquinamento dell'area a terra, ma dall'altro la buona qualità delle acque marine antistanti il terrapieno. Motivo per il quale sono stati imposti dei vincoli sulla libertà di progettazione, limitando la possibilità di rimodellare il tratto di costa - che infatti non è stata modificata - e le collinette presenti e negando la possibilità di piantare alberi e cespugli. «Ci sarà solo erba - ha rilevato Guidolin - e la mancanza di ombreggiatura naturale sarà compensata dall'installazione di strutture ombreggianti». Otto nuove scalette renderanno semplice l'accesso al mare dalla scogliera e quattro gruppi di docce con fontanelle renderanno funzionale la fruizione del lungomare e delle ciclabili. Ma l'obiettivo è la destagionalizzazione dell'area: «Vogliamo - ha sottolineato Marzi - che l'area sia viva tutto l'anno, perché qui non parliamo di uno stabilimento balneare». In effetti sono previsti un campo regolamentare da beach volley, un campo da bocce in sabbia e uno skatepark di circa 600 metri quadrati, progettato secondo gli standard internazionali.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 15 settembre 2020

 

 

La Rampigada virtuale e riflessioni online sulla mobilità sostenibile - l'adesione del municipio alla settimana europea
Presentata ieri mattina l'adesione del Comune di Trieste alla Settimana europea della mobilità, in programma dal 16 al 22 settembre 2020. Intervenuti l'assessore comunale all'Ambiente e alla Mobilità, Luisa Polli, e il direttore di Dipartimento territorio, economia, ambiente e mobilità, Giulio Bernetti. Tema dell'edizione 2020 è "Emissioni zero, mobilità per tutti". Numerose le iniziative volte a incentivare i cittadini ad adottare soluzioni di mobilità sostenibile, in gran parte condivise e organizzate dando più spazio alle Circoscrizioni, dove, per l'assessore Polli, «ognuno ha deliberato un nuovo "sentire" che ci aiuta a comprendere le esigenze degli abitanti e a programmare obiettivi di lungo periodo». Tra gli appuntamenti, la Rampigada Santa "Virtual Ediscion", alcuni webinar online promossi nell'ambito del progetto europeo "Civitas Portis", come quello, su piattaforma Zoom, sulla "Cabinovia metropolitana Trieste Porto vecchio-Carso" di domani, o quello di giovedì 17 settembre sulla presentazione del Piano urbano della Mobilità sostenibile. Pums da cui ci si è spinti su temi caldi, quali la mobilità sostenibile e lo stato dell'arte delle ciclabili a Trieste. Una situazione non confortante, tenuto conto, come sottolineato dall'assessore Polli, «del periodo di vacche magre con cui un po' tutte le amministrazioni devono fare i conti», ma anche della situazione delle ciclabili esistenti, vedi quella monodirezionale a Barcola, che deve fare i conti con le radici delle piante che ne hanno compromesso la fruibilità, o la stessa Cottur, che abbisogna di un restyling nelle parti ammalorate.

Luigi Putignano

 

Nuova frontiera dell'elettrico Fca la inaugura a Mirafiori
Al via l'impianto di avanguardia, la più grande infrastruttura di ricarica del mondo. Il ministro Patuanelli: «Sull'Industria 4.0 il governo punta 27,5 miliardi di euro»
TORINO. Fiat Chrysler Automobiles accelera sull'elettrico e lo fa partendo da Torino, storico cuore e cervello delle sue attività europee. Nel capoluogo piemontese, all'interno del comprensorio di Mirafiori, nasce un impianto all'avanguardia per lo sviluppo della mobilità sostenibile del futuro. Si parte con 64 mezzi ed entro fine 2021 consentirà l'interconnessione fino a 700 veicoli elettrici, diventando l'infrastruttura più grande al mondo di questo tipo. Il progetto pilota "Vehicle-to-Grid" (V2G) è di Fca, Engie Eps e Terna. Presenti all'inaugurazione il presidente di Fca, John Elkann, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e la sindaca Chiara Appendino. La tecnologia V2G consente ai veicoli di scambiare in modo intelligente energia con la rete, rendendoli una risorsa preziosa per il sistema elettrico nazionale gestito da Terna e contribuendo alla realizzazione di una infrastruttura più sostenibile con un vantaggio per gli automobilisti. L'impianto, inaugurato sul piazzale logistico del Drosso, è stato realizzato in soli quattro mesi, nonostante il lockdown imposto dall'emergenza Covid-19. La tecnologia bidirezionale, che consente sia di caricare la vettura sia di restituire potenza alla rete, funzionerà in modo efficace quando auto e infrastruttura di ricarica parleranno un linguaggio comune, oggetto della sperimentazione avviata con l'inaugurazione dell'impianto. L'investimento di Fca nelle infrastrutture di ricarica in Italia supera i 33 milioni di euro. Il gruppo presieduto da John Elkann e guidato dall'ad Mike Manley conta su circa 3mila punti di ricarica per le vetture elettriche in Italia e 7mila in Europa. Insiste Gorlier: «Per Fca la mobilità sostenibile è un pilastro fondamentale su cui si basano tutte le nostre attività. Solo in Italia, anche con il lancio delle produzioni legate alla mobilità elettrica ed elettrificata, Fca sta investendo 5 miliardi di euro, di cui 2 per il comprensorio di Mirafiori». In questo contesto, oltre al V2G si inseriscono altri progetti, come i pannelli fotovoltaici della Solar Power Production Units: una superficie di 150 mila metri quadrati in grado di produrre 15 MW di elettricità, contribuendo così alla riduzione delle emissioni per oltre 5mila tonnellate di Co2. O il Battery Hub per l'assemblaggio di batterie con l'uso di tecnologie all'avanguardia. «Ora però - aggiunge - è importante che si definiscano le norme, sui quali le istituzioni stanno lavorando, e che si lanci un piano nazionale per l'infrastruttura di ricarica pubblica e privata che supporti il crescente numero di veicoli elettrificati. Gorlier ricorda, tra l'altro, che l'elettricità per le auto costa più del doppio rispetto a quella domestica. Il top manager di Fca si toglie poi un sassolino dalla scarpa. «Continuo a sorprendermi quando qualcuno mette in discussione la dimensione degli investimenti, sminuendo il valore dell'aver portato qui, a Torino, la 500 elettrica. Forse non è chiaro che un'auto elettrica non è, e soprattutto tra non molto non sarà, un prodotto di nicchia, ma qualcosa che diventerà una parte rilevante del mercato». La presa di posizione di Gorlier trova il plauso del ministro dello Sviluppo Economico. «L'investimento di Fca - dice Patuanelli - rappresenta un segnale importante per il Paese. L'auto è una delle filiere più importanti del Paese. Perciò il governo monitora gli effetti della fusione fra Psa e Fca, così come è intenzione dell'esecutivo investire sulla transizione verso l'elettrico». Il ministro insiste sull'impegno del governo a sostegno delle imprese. «Stiamo cercando di rafforzare tutto il pacchetto 4. 0, grazie ai fondi del Recovery Fund, con un focus particolare sulla ricerca e lo sviluppo, portando le aliquote su base volumetrica al 20% e andremo a investire nei prossimi 5 anni qualcosa come 27 miliardi di euro sul 4. 0. Lo faremo con l'utilizzo delle risorse europee che arriveranno dal 2021 in poi».

Teodoro Chiarelli

 

 

Tre passeggiate in Carso a caccia di erbe spontanee per una "bosco-terapia"
Tre passeggiate autunnali alla ricerca di piante spontanee: «un'immersione nella natura per una terapia del bosco capace di rilassare e rigenerare». Parte oggi un ciclo di escursioni sul Carso triestino organizzate dalle associazioni Bioest e Il Ponte e da Legambiente Trieste che prevedono questo pomeriggio una visita al Centro didattico naturalistico di Basovizza, un percorso con Elena Toncelli sul sentiero Josef Ressel con visita alla capanna del pastore (il 22 settembre) e infine (martedì 29) un itinerario all'Osservatorio astronomico alla scoperta dei cedri del Libano «per una vera e propria aromaterapia».«Compiere una passeggiata in Carso nel periodo autunnale - osserva la naturalista Tiziana Cimolino - rappresenta un'esperienza unica: i colori al tramonto, con tutte le variazioni del rosso, possono davvero emozionare e le fotografie che si possono scattare diventare autentici quadri d'autore». Il ritrovo è per le 16 alla fermata di fronte alla scuola materna. «Ci immergeremo nei colori e nei profumi del Carso autunnale - anticipa Cimolino - in compagnia dell'esperta locale Alessandra Don: inizieremo con una visita al centro, quindi inizierà la passeggiata vera e propria di un'ora su un vicino percorso ad anello. Con l'aiuto della guida andremo a scoprire bacche stagional e alberi, soffermandoci sul corniolo: pianta usata come materiale per la costruzione delle bacchette magiche in "Harry Potter", si narra che il cavallo di Troia fosse stato realizzato con il suo legno. Parleremo poi del ginepro, particolarmente utilizzato come spezia nella cucina tradizionale carsica per insaporire carni e crauti, ma è tradizionalmente noto sull'Altipiano soprattutto per i suoi poteri curativi. Dalle sue bacche si ricava il Kraski Brinjevec, liquore incolore e trasparente molto forte e dal sapore caratteristico. Vedremo anche il biancospino, adoperato dalle nostre nonne per infusi e tinture, la rosa canina - componente di marmellate e sciroppi di Sipek - e il sommaco, grazie al quale ampie zone del Carso si tingono di colori fiammeggianti». Informazioni e iscrizioni al 3287908116.

G.T.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 14 settembre 2020

 

 

Sui fondali dei Topolini sedie, antenne e lattine
Giornata di pulizia in acqua organizzata sul litorale di Barcola dal progetto "aMare Fvg". Recuperati rifiuti di ogni tipo
Si chiama marine litter. È il fenomeno dei rifiuti che invadono i mari e i loro fondali, ormai a livello globale. Per contrastarlo ieri mattina, davanti ai Topolini di Barcola, un'iniziativa di raccolta subacquea ha unito diverse realtà sotto il cappello del progetto "aMare Fvg".L'iniziativa ha permesso di recuperare quasi cinquecento oggetti sommersi, dalle dimensioni più svariate, forse anche trasportati dalle correnti: sono stati rinvenuti antenne di automobili, sdraio, plastica e, in maggiori quantità, pure vetro e ceramica. La giornata è stata voluta dall'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, che ha spiegato come quello di Barcola sia stato il primo intervento di una serie: «Il nostro obiettivo è combattere lo spreco di plastica, con l'impegno di non gravare con tasse aggiuntive su questo materiale, chiunque ne faccia uso: penso agli strati più deboli della popolazione». Lo stesso Scoccimarro ha poi preso parte a un'immersione, sotto l'occhio vigile delle associazioni Pompieri Volontari e Cani salvataggio Trieste. C'era inoltre l'assessore comunale al Patrimonio Lorenzo Giorgi: «Abbiamo sposato il programma di aMare Fvg nella consapevolezza di non avere grandi problemi, rispetto ad altrove: attualmente la nostra attenzione è focalizzata su chi lascia bottiglie o altro davanti al mare». Dopo aver sottolineato come i Topolini siano patrimonio comune di tutti i triestini, Giorgi ha concluso: «Per il futuro la volontà è quella di ampliare le zone dedicate all'immersione subacquea: diverse associazioni ce lo hanno chiesto». Così Federico Trevisan di AcegasApsAmga: «Il nostro è un convinto contributo a favore della pulizia del mare, per dare un segnale e far maturare comportamenti sostenibili». Oltre a Comune, Regione e partecipata, c'erano Capitaneria di Porto, Arpa regionale, Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico orientale ed HestAmbiente. Ma anche varie associazioni ambientaliste, tra cui L'Altritaliambiente, Fare Ambiente, Mare Vivo, Mare Nordest e così via, nonché il Circolo Sommozzatori Trieste. Tutti a testimoniare come la spazzatura marina sia ormai evidentemente un problema serio, che minaccia molte specie, le quali rischiano costantemente di ingerirla scambiandola per una preda. Una stima di Arpa Fvg dice che, a causa dell'ingestione della plastica, ogni anno muoiono nel mar Mediterraneo circa un milione di uccelli marini.

Lorenzo Mansutti

 

 

Riserva marina ,  Falesie e Carsiana immagini video dei gioielli naturali
Realizzati diciotto filmati per divulgare le particolarità delle riserve naturali
Diciotto video commissionati dalla Regione per rilanciare le riserve naturali e scoprire la biodiversità del Fvg. Realizzati da Ivo Pecile e Marco Virgilio per Ianus Imagine Project, sono visibili su www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/tutela-ambiente-gestione-risorse-naturali/FOGLIA41/FOGLIA16/ e sulle pagine facebook e i siti delle singole aree protette. In provincia, i video riguardano Val Rosandra, Area Marina Protetta di Miramare, Giardino Botanico Carsiana e Falesie di Duino. «L'emergenza Covid - si legge sul sito della Regione - ha fatto sentire più forte il desiderio di entrare in contatto con lo spazio naturale. Nella primavera scorsa sono stati realizzati quindi 18 brevi video nelle zone più incontaminate e ricche di biodiversità del Friuli Venezia Giulia: parchi e riserve naturali, un biotopo, un orto botanico, geoparchi e un'area marina protetta». L'invito è «a visionarli per immergersi con nuova consapevolezza in ambienti da fruire in piena sicurezza», ma anche per programmare gite ed escursioni all'interno del territorio regionale. «Si tratta - spiega il direttore dell'Area marina protetta di Miramare, Maurizio Spoto - di un progetto in rete tra tutte le riserve, dall'ambiente marino a quello alpino, che promuove l'immagine turistica e naturalistica della regione in un unico insieme: ho presentato la biodiversità dei fondali dell'Amp (attraverso immagini subacquee a cura di Saul Ciriaco) e il Biodiversario Marino, parlando delle attività svolte in collaborazione con tutte le aree protette regionali». «L'idea di realizzare dei video promozionali per pubblicizzare e rilanciare le aree di grande valore naturalistico regionali è nata dal Coordinamento aree naturali protette della Regione» aggiunge Tina Klanjscek, presidente della cooperativa Rogos, gestore del Centro visite della Val Rosandra e del Giardino botanico Carsiana. La Val Rosandra rappresenta un compendio del tipico paesaggio carsico. A descriverlo sono la giornalista Rai Eva Ciuk e Diego Masiello del Corpo forestale regionale. Il video verrà proiettato al Centro visite in orario d'apertura. La naturalista Gaia Fior invita invece a visitare Carsiana, vero e proprio scrigno di biodiversità racchiuse in una dolina nei pressi di Sgonico. La guida naturalistica Alex Fattori illustra infine un ambiente unico a strapiombo sul mare. «Il video - riferisce l'assessore comunale a Parchi e riserve, Massimo Romita - dà risalto alla parte scientifica e naturalistica della riserva delle Falesie e al sentiero Rilke». -

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 13 settembre 2020

 

 

Piano del centro storico, gli architetti aspettano le carte

Il presidente Bisiani sospende il giudizio, piu' critica la collega Krasovec

Chiedevano «maggiore coerenza» tra i contenuti delle linee guida che normano il centro storico e le effettive esigenze che ogni giorno si presentano ai professionisti del settore. Ora gli architetti, sostiene Thomas Bisiani, presidente del loro ordine a livello triestino, sono curiosi di capire se il concetto è stato effettivamente applicato nel nuovo Piano particolareggiato per il Centro storico, che sostituisce il vecchio Piano Semerani del 1980 e un'altra dozzina di documenti conseguenti, approvato dalla giunta comunale negli scorsi giorni e ora al vaglio delle circoscrizioni prima del via libera del Consiglio comunale. Quando sarà consultabile «per esprimere le nostre considerazioni, ci prenderemo il giusto tempo che ci offre la norma, con il periodo delle osservazioni, per analizzarlo e dare la nostra posizione».Nei mesi scorsi infatti gli ordini professionali e altri rappresentanti di categoria, come sottolineato anche dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, erano stati coinvolti dal Comune per condividere i principi base del nuovo piano. «C'era stato un incontro prima del lockdown - conferma Bisiani - dopo di che, per ovvi motivi, non abbiamo più avuto la possibilità di confrontarci, quindi in questi termini c'è stata la volontà iniziale, però poi di fatto non abbiamo avuto un'opportunità di stretto confronto. I contenuti del piano li scopriamo adesso, al di là delle anticipazioni rese pubbliche».Le considerazioni iniziali, rivolte a inizio anno dall'Ordine degli architetti all'amministrazione comunale, riguardavano appunto «la concreta applicabilità del piano e quindi quello che rilevavamo era lo scollamento tra il contenuto dei piani in generale e la loro applicazione pratica».Agli appuntamenti del Comune con i diversi attori, organizzati prima della realizzazione del nuovo documento - che è opera, accolte le indicazione di Polli e del sindaco Roberto Dipiazza, del gruppo di lavoro del Municipio guidato da Giulio Bernetti, direttore del dipartimento Territorio, Economia, Ambiente e Mobilità - aveva partecipato anche Lucia Krasovec Lucas, architetto e presidente della sezione locale dell'Associazione italiana Donne ingegneri e architetti. In rappresentanza dell'ente aveva suggerito alcune osservazioni. Ora non nasconde la propria critica: «In primis il nuovo piano non considera le Rive ed esclude alcune piazze - afferma Krasovec Lucas -. Inoltre doveva contenere un'analisi dei fori, che però non è stata realizzata. Ovvero un'analisi dei piani terra, che ospitano i negozi, compresi quelli inattivi, per capire in quali condizioni si trovano, visto che danno il termometro del funzionamento del centro storico».In questo senso, secondo l'architetto, «per prevedere progetti di sviluppo dedicati a questi fori, che contemplino diverse formule, come gli usi temporanei, ci vogliono delle linee guida che vanno oltre il punto di vista urbanistico, che è ormai superato. Il piano quindi non è sufficiente per attrarre e dare la possibilità ad esempio a giovani che hanno creatività di trasformare tali fori, per questo ci devono essere dei benefit, degli aiuti, ma non tradotti in soldi, per assecondare un processo di sviluppo e di rinascita dello spazio pubblico. Quindi sono importanti le consultazioni ante ma anche post e per noi è fondamentale in questo senso collaborare con le amministrazioni».

Benedetta Moro

 

 

Ferriera, 32 addetti alla nuova newco entro fine settembre
La società si occuperà della logistica al terminal terrestre che rimpiazzerà l'area a caldo. I dettagli dell'operazione
Dopo l'avvio dei primi lavori propedeutici allo smantellamento dell'area a caldo, il percorso di riconversione della Ferriera di Servola batte il primo colpo sul fronte della complicata architettura di società pensata per realizzare il passaggio dei terreni dal gruppo Arvedi a Piattaforma logistica Trieste. L'amministratore delegato di Siderurgica triestina Paolo La Bruna ha comunicato a sindacati e Confindustria l'imminente nascita della newco prevista dall'Accordo di programma. La nuova società gestirà la banchina che Arvedi continuerà a utilizzare nei prossimi anni per movimentare materie prime. Ma la newco sarà prima di tutto il perno su cui far ruotare lo scambio di proprietà e concessioni all'interno del comprensorio. Al termine dell'operazione, Plt verserà 21 milioni al gruppo dell'acciaio e acquisirà il controllo dell'area oggi gestita da Arvedi e domani sede del terminal terrestre che sorgerà a servizio della Piattaforma logistica e del futuro Molo VIII. Dopo la firma dell'Adp, la creazione della newco emerge in seguito alla comunicazione inviata da Siderurgica triestina per annunciare alle parti sociali il trasferimento di ramo d'azienda. La società fondata da Arvedi con il compito di gestire i traffici logistici generati dalla Ferriera trasferirà entro il 30 settembre «tramite scissione un ramo d'azienda consistente in risorse materiali e umane finalizzate allo svolgimento dell'attività logistica alla costituenda Società logistica giuliana srl», sempre controllata da Cremona. Ma lo scopo principale è un altro. Nell'ambito dell'investimento da 130 milioni programmato da Plt e Icop, il piano industriale ne prevede 21 per acquistare Società logistica giuliana e con essa subentrare nella proprietà dei terreni dell'area a caldo e nella concessione della linea costiera antistante la Ferriera. Lo schema prevede uno scambio alla pari fra i terreni dell'area a caldo di proprietà di Arvedi e quelli che l'Autorità portuale si è limitata a dare in concessione al gruppo siderurgico per impiantarvi l'area a freddo. In questo modo il gruppo dell'acciaio diventerà proprietario della zona dove sorge il laminatoio e smetterà di pagare la concessione da un milione all'anno circa. L'operazione avviene col beneplacito dell'Agenzia del demanio, che a sua volta sdemanializzerà la zona dell'area a freddo e demanializzerà quella dell'area a caldo. I terreni che oggi ospitano altoforno e cokeria passeranno così dalla proprietà privata a quella pubblica. E spetterà a quel punto all'Autorità portuale bandire una gara per la concessione della superficie: scontato che la gara pubblica sarà vinta dalla newco, unico soggetto interessato all'ingresso. Il passaggio dei 21 milioni avverrà allora, permettendo a Plt di acquisire la newco e dunque la concessione dei terreni e del fronte mare, dove sorgerà il terminal stradale e ferroviario. Parisi e Petrucco erediteranno 32 dei 38 dipendenti attualmente impiegati da Arvedi e gestiranno per suo conto un servizio basato da una parte sull'arrivo a Servola di rottami, ghisa e minerali di ferro da trasportare a Cremona per le successive lavorazioni e, dall'altra, sulla partenza da Trieste dei laminati che usciranno dall'area a freddo. Il primo passo è lo scorporo del ramo d'azienda, che «avverrà - continua la lettera di La Bruna - presumibilmente entro il 30 settembre». Coinvolti nel passaggio sono 25 operai e sette impiegati, ma il gruppo Arvedi assicura che «non ci saranno conseguenze economiche, giuridiche e sociali per gli addetti al ramo di azienda ceduto», che continueranno a svolgere lo stesso lavoro sotto le nuove insegne di Società logistica giuliana e che saranno di fatto il primo nucleo a venire assunto dagli imprenditori Francesco Parisi e Vittorio Petrucco per lo sviluppo logistico dell'area.

Diego D'Amelio

 

 

Bici contromano, autovelox "solitari" e multe appioppate anche dagli spazzini

Sono le novità previste dalla riforma del Codice della strada in fase di approvazione a Roma. Ecco cos a accadrà a Trieste

Bici autorizzate a viaggiare contromano e sempre con diritto di precedenza. Ausiliari del traffico comunali e spazzini "investiti" del potere di fare multe agli automobilisti indisciplinati. Autovelox attivi sulle strade comunali anche in modalità automatizzata, vale a dire senza la presenza di pattuglie "fisiche" vicine. Sono alcune delle novità previste dalla mini riforma del Codice della Strada inclusa nel disegno di legge che convertità il cosiddetto "Decreto semplificazione". Il testo - da poco approvato in Senato e atteso alla Camera entro il 14 settembre per il via libero definitivo -, produrrà significative ricadute anche sulla circolazione a Trieste, «tenendo conto però - precisa il comandante della Polizia locale Walter Milocchi - che nulla verrà introdotto in automatico. Dal giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (secondo le previsioni attorno al 20 settembre), - spiega -, bisognerà prima apportare alcuni adeguamenti che richiederanno passaggi ad hoc da parte dell'amministrazione comunale o, nel caso degli autovelox, della Prefettura». Ma andiamo per ordine. Nella classificazione delle strade, debutterà la "strada urbana ciclabile", che il disegno di legge indica come una «strada urbana a unica carreggiata, con banchine pavimentate e marciapiedi, con limite di velocità non superiore a 30 km/h, definita da apposita segnaletica, con priorità per i velocipedi». Il Comune dovrà individuare quali vie potranno essere classificate in questo modo, apportando dove necessario le dovute modifiche. In quelle vie le biciclette potranno circolare contromano, ma solo lungo la cosiddetta "corsia ciclabile per doppio senso ciclabile". Non solo: le biciclette che transitano sulle strade urbane ciclabili o che vi si immettono avranno sempre la precedenza. Una novità che preoccupa un po' Milocchi: «Sarà un cambio di abitudine notevole che avrà bisogno di tempo per essere recepito, di conseguenza mi auguro che una volta individuate le strade urbane ciclabili, chi si muove in bicicletta lo faccia prestando attenzione». È probabile venga emessa una circolare esplicativa che indichi se anche in questi casi i monopattini elettrici sono equiparati alle bici. L'altra novità riguarda gli autovelox non assistiti, dunque senza operatore, sistemati anche sulle strade urbane. «L'installazione di queste postazioni potrebbe avvenire nelle strade a maggior tasso di incidenti come viale Miramare o via Flavia, ma resta subordinata all'ok della Prefettura», specifica Milocchi. Sarà infatti il prefetto, sulla base delle relazioni della Polizia locale e delle altro forze di polizia, a valutare l'esigenza e ad autorizzare la loro sistemazione degli autovelox. La mini riforma del Codice della Strada offre anche la possibilità al Comune di contrastare la sosta selvaggia, dando la possibilità di comminare multe per divieto di sosta anche agli operatori ecologici, gli spazzini per intenderci, e agli operatori delle aziende che hanno in concessione i parcheggi su strada, come Esatto, Park San Giusto o Saba. Unici requisiti richiesti: non avere precedenti penali e seguire specifici corsi di formazione. Anche in questo caso sarà il sindaco a decidere se adottare la novità. Al momento agli automobilisti che non espongono il ticket, gli addetti dei parcheggi appioppano una sanzione che viene incassata dall'azienda concessionaria. Se Dipiazza ritenesse utile potenziare il loro ruolo, servirebbe apportare una modifica al contratto di concessione e le multe incassate finirebbero, a quel punto, nelle casse comunali.

Laura Tonero

 

 

Invasione di "noci di mare" sotto costa: innocue per l'uomo, non per l'ecosistema
Si tratta di colonie gelatinose aliene il cui sviluppo è favorito dal riscaldamento globale. Tante anche le meduse uovo
Sono tanti i bagnanti che negli ultimi giorni hanno notato una sorta di distesa gelatinosa sotto costa. C'è chi è uscito rapidamente dall'acqua, temendo fosse un ammasso di meduse. Ma non si tratta di un accumulo anomalo di esemplari, e a chiarirlo è anche una nota dell'Area marina protetta di Miramare sulla sua pagina Facebook. «Potremmo dirvi di non preoccuparvi- si legge - perché loro, in effetti, non vi pungeranno: si tratta di una fioritura di ctenofori, organismi gelatinosi innocui al tatto come possono essere dei batuffoli di cotone. Eppure sbaglieremmo a rassicurarvi. Perché le cosiddette "noci di mare" (Mnemiopsis leidyi), specie aliena arrivata nei nostri mari con le acque di zavorra delle navi, sono divoratrici di uova e larve: indebolendo la capacità riproduttiva di molte specie e sottraendo cibo a molti altri organismi che si cibano di plancton come loro, rappresentano una seria minaccia per l'intero ecosistema marino. Favoriti dal riscaldamento globale, che ne sta allungando il periodo riproduttivo, e dalla sovrappesca che elimina i loro predatori naturali, meduse e ctenofori rischiano di rappresentare il vero futuro dei nostri mari». Nulla di dannoso per l'uomo, quindi. «Ma lo sono per l'ecosistema», precisa Saul Ciriaco, ricercatore dell'Area marina: «Negli ultimi anni stiamo assistendo a una presenza sempre crescente di questi esemplari, che in altre zone hanno creato parecchi danni. Distruggono tutto il "reclutamento" del pesce azzurro e, quando il cibo manca, si possono assistere anche a fenomeni di cannibalismo. Si mangiano a vicenda, anche se - sottolinea - ciò avviene solo se le risorse sono davvero poche». E intanto continua a registrarsi anche la presenza di meduse nel golfo, in particolare delle "meduse uovo", chiamate così perché sembrano un uovo all'occhio di bue. «Sono gli esemplari di Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata), che abbondano in questi giorni perché è il loro periodo - spiega ancora Ciriaco - oltre alle Rhizostoma, che ormai la gente sa riconoscere. E che non sono pericolose come la "medusa scatola", avvistata qualche giorno fa, anche se si tratta di un fenomeno non frequente». Il ricercatore si riferisce a un esemplare fotografato ai Filtri di Aurisina, una specie piuttosto rara e dalla quale è meglio tenersi a distanza: la "medusa scatola" o "medusa cubo" (Carybdea marsupialis) è l'unico cubozoo presente nel Mediterraneo, ha un ombrello dalla forma cubica su cui sono presenti molte cellule urticanti. Di solito si muove rapidamente e durante le ore serali viene attratta verso riva dalle luci della costa. A giugno invece era stata avvistata la più grande e la più rara fra le meduse del Mediterraneo, al largo di Miramare, la Drymonema dalmatinum, urticante, della classe delle "scifomeduse", un esemplare di una cinquantina di centimetri di diametro.

Micol Brusaferro

 

 

Al via la gigantesca centrale solare di Lissa
È la più grande della Croazia e contribuisce all'iter di emancipazione energetica delle isole, nell'ottica della green economy
POLA. La più grande centrale solare della Croazia è entrata in funzione sull'isola di Lissa. Si chiama Vis, ha una potenza di 3,5 megawatt e una superficie di 55.000 metri quadrati. Nell'impianto (realizzato in collaborazione con l'impresa Koncar), l'Ente elettrico di stato-Hep ha investito 4,17 milioni di euro. Tra le caratteristiche tecniche, spicca la produzione annuale di circa 5 milioni di kilowattora, in grado di far fronte alle necessità di 1.600 nuclei familiari. I pannelli fotovoltaici installati sono 11.200 e hanno potenza nominale di 340 watt picco. A breve la centrale sarà inoltre dotata di un accumulatore di batterie, dalla potenza di 1 megawatt e dalla capacità di 1,44 megawattora: è il primo del genere in Croazia, e servirà a mantenere la stabilità delle forniture elettriche sull'isola. Lissa viene così a disporre di una fonte propria di energia elettrica, il che significa sicurezza e affidabilità soprattutto durante la stagione turistica, quando i consumi salgono per l'entrata in funzione dei climatizzatori e la presenza di numerosi villeggianti consumatori. «La Vis è la prima di 7 centrali solari che intendiamo mettere in funzione entro l'anno», ha detto il presidente della direzione Hep, Frane Barbaric, alla cerimonia inaugurale dell'i mpianto: «Ciò rientra in un ciclo di investimenti da 100 milioni di euro, tutti in centrali di questo tipo, eseguiti dal 2019 al 2023».Il segretario di Stato a Economia e Sviluppo sostenibile, Ivo Milatic, ha ricordato che nel 2017 il governo croato ha avviato la nuova politica energetica della Croazia, indirizzata agli investimenti nelle fonti green e in sintonia con le direttrici dell'Unione europea. «La centrale di Lissa - ha precisato Milatic - è solo l'inizio di ciò che la Croazia farà in campo energetico nel prossimo decennio». Il presidente della direzione della Koncar, Gordan Kolak, ha a sua volta sottolineato che grazie alla collaborazione con la Hep è iniziato un percorso che porterà all'autonomia energetica le isole croate, contribuendo in questo modo al miglioramento della vita dei loro abitanti. Finora la Hep ha investito 130.000 euro l'anno, a Lissa, nello sviluppo dell'infrastruttura elettro-energetica. Nei prossimi tre anni si prevedono investimenti per 4 milioni, a sostegno di vari progetti tra cui la posa di cavi ottici e ad alta tensione nonché la collocazione del primo distributore di energia per auto elettriche sull'isola, che sorgerà nello specifico nella città di Lissa. Un secondo distributore sarà quindi aperto anche nell'altra città dell'isola, Comissa. Un piccolo passo, dunque, verso un'energia più green, come vuole l'Unione europea.

Valmer Cusma

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 12 settembre 2020

 

 

Sottotetti abitabili e terrazze a vasca: regole più flessibili in centro storico
Ok in giunta al nuovo Piano particolareggiato, che consente più margini di modifica pur nel rispetto del contesto e dei vincoli
Vecchie soffitte che diventano abitabili. Tetti trasformati in spazi fruibili dai condomini. Nuove corti con parcheggi in cambio di un po' più di verde fuori. Uno sfogo per i piani alti grazie al via libera alla realizzazione di terrazze a vasca. Palazzi a più piani che finalmente potranno godere dell'ascensore. Sono gli interventi consentiti dal nuovo Piano particolareggiato per il Centro storico, che detterà "legge" per i 1.621 edifici dell'area compresa tra Borgo Teresiano, Borgo Giuseppino, parte del Borgo Franceschino, fronte mare (Porto Vecchio escluso), colle di San Giusto, viale XX settembre e Barriera. Il documento, che sostituisce il vecchio Piano Semerani del 1980 e un'altra dozzina di documenti conseguenti, ha ottenuto l'ok dalla giunta comunale: è il primo step per l'entrata in vigore delle nuove linee guida, ora al vaglio delle circoscrizioni, che dovranno infine essere approvate dal Consiglio comunale. Le costruzioni - a seguito delle indicazioni dell'assessore comunale Luisa Polli, d'accordo con il sindaco Roberto Dipiazza - sono state esaminate una a una e poi suddivise in quattro categorie dal gruppo di lavoro del Municipio guidato dall'ingegner Giulio Bernetti, direttore del Dipartimento Territorio, Economia, Ambiente e Mobilità e composto da Ezio Golini, Michele Grison, Beatrice Micovilovich e Mauro Pennone. A loro va aggiunto anche Andrea Zacchigna, scomparso prematuramente il mese scorso e a cui i colleghi hanno deciso di dedicare il piano. Come spiegato dall'assessore Polli, il Piano particolareggiato per il Centro storico prevede che i 1.621 edifici siano suddivisi in quattro livelli. Il primo coinvolge edifici storici (5%) per cui è prevista solo la manutenzione. Il secondo (47%) riguarda palazzi vincolati ma che per quota parte sono passibili di modifiche interne al fine di renderli più conformi alle esigenze odierne. Il terzo (31%) non prevede modifiche alle facciate ma solo agli spazi interni. L'ultimo, invece, è diretto a quegli edifici costruiti negli anni '70 e '80 per cui, all'interno della ristrutturazione, è concepita anche la demolizione del palazzo stesso. Ma nel piano compare anche la parola "flessibilità", perché, come sottolineato da Bernetti, se dimostrati determinati approfondimenti, e se valutati poi idonei, il privato può richiedere, previa appunto valutazione "ad hoc", il passaggio dell'edificio da una categoria all'altra. Non ultimo, per ogni stabile vengono specificati quali sono i colori che potranno essere utilizzati per le facciate, escluse quelle minori o quelle di edifici incongrui (rispetto al tessuto del centro storico). «Il gruppo ha analizzato tutta una serie di problemi concreti e tangibili - spiega Micovilovich - che venivano presentati ai tecnici degli uffici comunali». In base alla categoria di appartenenza, e ovviamente previa valutazione degli organi competenti, potranno quindi ora essere avanzate richieste per determinati interventi che prima non erano praticabili.I sottotetti per esempio - spesso usati come soffitte - potranno acquisire l'agibilità nel rispetto delle facciate ed essere quindi trasformati in abitazioni. Come? Alzando il colmo del tetto fino a 40 centimetri. Sarà possibile poi realizzare nuovi abbaini o ampliare le finestre. Ma le novità riguardano pure la rifunzionalizzazione, da uso residenziale ad alberghiero, di quegli edifici che finora, per diversi motivi, non avevano ricevuto il consenso alla trasformazione a causa, ad esempio, di grandi scaloni storici, che non potevano essere in questo senso modificati perché non adattabili alle norme antincendio. Ecco dunque che i privati intenzionati a costruire degli hotel, potranno beneficiare di queste novità. Al contrario, il Piano non è più di tanto rivolto agli esercizi pubblici, visto che la maggior parte si trova al piano terra. Le terrazze a vasca, ancora più utili in epoca di Covid vista la mobilità ridotta, diventeranno a propria volta uno sfogo importante. Saranno realizzabili nelle falde della copertura che si affacciano sulle corti intercluse, quindi non sulla pubblica via, oppure in quelle che si affacciano sulla pubblica via (sono escluse però alcune zone) purché abbiano dimensioni ridotte rispetto alle prime. «Grazie a questo Piano, redatto dagli uffici interni del Comune, forniamo gli strumenti per permettere un recupero, dove necessario, delle parti storiche per incentivare il privato - così Polli - che potrà fruire di opportunità vantaggiose in questo momento economicamente difficile. Inoltre, con questo Piano si semplifica la vita di tecnici e professionisti, oltre che degli uffici, grazie a una maggiore chiarezza e trasparenza. Gli stessi professionisti, peraltro, potranno fruire per un periodo proprio dell'aiuto degli uffici per comprendere meglio le nuove linee guida. Si è deciso inoltre di condividere i principi di base del documento con gli ordini professionali, la Soprintendenza (cui spetta ancora un parere, ndr) e le categorie, in modo da avere il placet di tutti».

Benedetta Moro

 

 

Sbarca anche a Trieste il cestino che "mangia" la plastica nel mare - l'iniziativa di COOP fa tappa al Marina San Giusto
Un impianto capace di recuperare in media oltre 500 chilogrammi di rifiuti plastici l'anno, comprese microplastiche e microfibre. È il dispositivo Seabin, un cestino "mangia-plastica" che verrà installato il 17 settembre nelle acque marine di Trieste, nell'ambito della nona tappa della campagna "Le nostre acque" di Coop. L'iniziativa, organizzata in collaborazione con LifeGate, prevede 25 installazioni del Seabin nelle acque marine e interne di tutta Italia. Dopo i dispositivi posizionati a Firenze, Pescara, Genova, Solcio di Lesa, Livorno, Castiglione della Pescaia, Milano e Brindisi, la campagna arriva a Trieste. Secondo l'Ispra, ricorda una nota, nel solo Mediterraneo quasi 50 mila esemplari di pesci di 116 specie diverse hanno ingerito plastica. Il Seabin - spiega la nota - è un cestino che galleggia a pelo d'acqua, e che viene installato nei «punti di accumulo» dove venti e correnti marine tendono a far depositare i detriti galleggianti, riuscendo così a "catturare" i rifiuti, dai più grandi fino alle microplastiche, mentre una piccola pompa espelle l'acqua filtrata. È in grado di lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette, pompa fino a 25 mila litri d'acqua all'ora e necessita di interventi di svuotamento e pulizia. L'appuntamento per il 17 settembre è alle 11 al Marina San Giusto. Sono annunciati, tra gli altri, gli interventi del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, del presidente di Coop Alleanza 3.0 Mario Cifiello, del presidente di Coop Italia Marco Pedroni e del direttore Scientifico di LifeGate Simone Molteni.

 

Rifiuti abbandonati tra l'Ospo e Moccò - Multate tre persone
L'esito dei controlli della Polizia locale nel primo semestre del 2020: nessuno dei sanzionati risiede nel territorio municipale
SAN DORLIGO DELLA VALLE. Una multa di 600 euro e la sanzione per la violazione della normativa nazionale in tema di tutela dell'ambiente. È quanto è stato notificato a tre persone, individuate e ritenute responsabili di aver abbandonato rifiuti in tre punti del territorio comunale di San Dorligo e, più precisamente, nella valle del Rio Ospo, lungo la Strada regionale 11, nelle vicinanze dell'abitato di Moccò, e sotto le campate della Grande viabilità. Il tutto è emerso nel corso dei controlli del territorio effettuati, nel primo semestre dell'anno, dalla Polizia locale di San Dorligo della Valle, di cui l'amministrazione municipale ha dato conto ora. «In tutti e tre i casi - si precisa nel comunicato della stessa amministrazione - si tratta di non residenti nel territorio comunale. Tali attività - prosegue la nota - danneggiano l'ambiente e il paesaggio e le condanniamo fermamente. Da anni questo Comune si impegna, assieme alla cittadinanza, a migliorare il sistema di raccolta rifiuti - si precisa ancora nel comunicato - al fine di ridurre gli stessi, migliorarne la qualità e il recupero, per arrivare allo sviluppo di un'economia circolare». Da tempo infatti l'amministrazione di San Dorligo della Valle si sta impegnando anche nella pulizia di discariche abusive che, oltre a inquinare l'ambiente, provocano dissesti idrogeologici. «Solo uno sforzo comune di tutti - riprende il comunicato - potrà portare al miglioramento della vita, in un ambiente più sano e pulito. Ricordiamo che, per il conferimento di elettrodomestici, rifiuti ingombranti e inerti, è sempre operativo, ogni settimana, il Centro raccolta di Bagnoli della Rosandra. I relativi orari e tutte le informazioni al riguardo sono disponibili negli uffici del Comune e in rete. Analoghi servizi - conclude il documento diramato in proposito dall'amministrazione Klun - sono offerti dai comuni limitrofi, motivo per cui l'abbandono di rifiuti nell'ambiente, oltre a essere penalizzante per l'ecositema, è anti-economico per i trasgressori stessi».

u.sa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 11 settembre 2020

 

 

La Soprintendenza vincola i magazzini - Stop alla nuova piscina in Porto vecchio
A sorpresa imposta la tutela diretta su tutti gli edifici dell'area ex Ford. Iter bloccato. Dipiazza: «Ci sposteremo più in là»
L'operazione piscina terapeutica in Porto vecchio riparte da zero. Il motivo l'ha spiegato il Comune ai nove soggetti in corsa per la costruzione del nuovo impianto: la zona inizialmente individuata per realizzare l'opera - che comprende i magazzini 32 e 33 e l'edificio 133, inseriti in quella che viene indicata come area ex Ford -, non è più disponibile dal momento che la Soprintendenza ai Beni culturali ha scelto di sottoporla a vincolo diretto. Una forma di tutela quindi ben più rigida rispetto a quella inizialmente prevista. La notizia ha avuto l'effetto di un'autentica doccia fredda, anche se il sindaco Roberto Dipiazza, peraltro non nuovo a scontri con i vertici delle Belle Arti come testimonia il caso sala Tripcovich, sfodera questa volta un invidiabile aplomb, evitando polemiche con la numero uno di Palazzo Economo, Simonetta Bonomi. «Mettono il vincolo? E noi andiamo 50 metri più avanti. Poi ci diranno loro cosa fare in quei magazzini».Il vincolo diretto, infatti, cambia e non poco le carte in tavola. Imponendo questo tipo di tutela, la Soprintendenza fornisce indicazioni rigorose su quali sono gli elementi caratteristici di un edificio da preservare e, quindi, da non modificare in fase di ristrutturazione: solitamente le facciate, i pavimenti e i solai. Per intendersi è quello che è accaduto al Magazzino vini sulle Rive: anche in quel caso la riqualificazione ha dovuto mantenere il "contenitore" esterno. Il vincolo indiretto, più soft, prevede invece limitazioni per non danneggiare gli edifici tutelati, come ad esempio obblighi sulle nuove costruzioni nelle altezze o nei colori. La nuova procedura rallenta dunque ulteriormente la soluzione di un problema in piedi dall'agosto del 2019, data del crollo della piscina Acquamarina. Per superare l'impasse, da tempo era emersa l'ipotesi di un nuovo impianto in Porto vecchio. Il primo a farsi avanti era stato il costruttore Monticolo, il quale aveva anche avviato delle interlocuzioni proprio con la Soprintendenza. La scelta dell'area dei Magazzini 32, 33 e dell'edificio 133, appunto l'ex quartiere Ford, era stata fatta in base a un'analisi degli spazi in ordine alla variante del piano regolatore del Comune che indicava la zona che va dal nuovo centro congressi alle società veliche di Barcola come deputata alle attività sportive. L'opzione Monticolo, però, era stata ritenuta non convincente dal punto di vista finanziario tanto da spingere poi il Comune ad avviare una procedura di manifestazione di interesse per individuare altre possibili soluzioni. Alle nove realtà che avevano aderito era stato chiesto di consegnare progetti preliminari e documentazione sulla sostenibilità finanziaria entro il 25 settembre nella consultazione preliminare di mercato. Ieri però, come detto, è arrivata la doccia fredda sotto forma di mail invitata dagli uffici ai candidati per comunicare «la sospensione dei termini della procedura in essere a seguito di individuazione di un nuovo sito».Nella mail viene messe anche nero su bianco il motivo dello stop. «In data 7/9 è prevenuta da parte della Soprintendenza la notizia dell'imminente apposizione del vincolo diretto sugli edifici già individuati».Il sindaco però, come detto, si smarca da ogni polemica: «Andremo 50 metri più in là. Del resto andando verso il bagno Ferroviario abbiamo magazzini all'infinito. La Soprintendenza deve rispettare le leggi e l'Italia è fata così» spiega con tono quasi rassegnato. Quanto all'ente di piazza Libertà trapela solo un certo fastidio per la quella che viene considerata una "fuga di notizie" anche perché, viene fatto capire, che l'apposizione del vincolo diretto sull'ex quartiere Ford è ancora solo una ipotesi, seppur più volte annunciata.In ogni caso, assicurano da Palazzo Economo, non c'è nessuna volontà di limitare possibili insediamenti anche se appare abbastanza inconciliabile la creazione di una piscina terapeutica negli edifici sottoposti a tutela.

Andrea Pierini

 

 

A Trieste il podista anti-rifiuti dopo 350 chilometri "green"
Ha tagliato il traguardo, posto simbolicamente al centro del Molo Audace, reggendo un sacco di immondizie raccolte nell'ultimo tratto della sua corsa, e lanciando così il messaggio che è poi il cuore della sua iniziativa: "Puliamo l'ambiente". Così ieri il "rifiutologo" e divulgatore ambientale Roberto Cavallo, accompagnato dal suo allenatore, il triatleta Roberto Menicucci, ha concluso la sua fatica nell'ambito di "Keep Clean and Run for Peace", la manifestazione, giunta alla sesta edizione, che ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di rispettare l'ambiente, evitando di sovraccaricarlo di immondizie abbandonate nei luoghi più impensati. Cavallo era partito venerdì scorso da Cortina d'Ampezzo, ed è arrivato appunto ieri a Trieste, dopo aver completato sette tappe, attraversando Veneto e Friuli Venezia Giulia, con uno sconfinamento in Slovenia, per un totale di circa 350 chilometri, ripercorrendo i luoghi della Grande Guerra. L'ultima tappa, la più breve, l'ha visto correre da Malchina al Molo Audace, dove è stato accolto tra gli altri, come rappresentante istituzionale, dall'assessore comunale di Duino Aurisina Massimo Romita, affiancato dalla presidente del Lions dello stesso Comune Lidia Strain, che fatto dono a Cavallo del gagliardetto del club. «Questa è una corsa particolare - ha detto poco dopo aver tagliato il traguardo - perché lungo il tragitto chiniamo la schiena per raccogliere i rifiuti e, laddove sono troppo ingombranti e pesanti, li fotografiamo. Spesso sono le mafie a volere che i territori rimangano sporchi - ha aggiunto - e spero che i fumatori che gettano ovunque i mozziconi e chi lascia lattine e bottiglie un po' dappertutto ascoltino il nostro appello». Nell'edizione dello scorso anno, quando ha corso lungo le rive del Po, il podista "rifiutologo" aveva raccolto o fatto raccogliere quasi 250 tonnellate di rifiuti, coinvolgendo 15 mila persone. Nel 2018 invece aveva risalito lo stivale da Bari a Chioggia in bici. «Ricordo - ha concluso - che oltre il 75% dell'inquinamento dei mari ha origine nell'entroterra e viene trasportato dai fiumi».

u.sa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 10 settembre 2020

 

 

Dal traffico ai palazzi vincolati: le 10 richieste su Porto vecchio
Le osservazioni allo strumento urbanistico presentate in Comune da cittadini, Regione, Arpa, Italia Nostra e Ipr Ftt. Uffici al lavoro per capire quali fare proprie
Sono dieci le osservazioni arrivate al Comune di Trieste relative alla variante del Piano regolatore per Porto vecchio in fase di approvazione. Lo rende noto palazzo Cheba precisando che in realtà sono state 12 le istanze pervenute, ma la prima è stata inviata tre volte verosimilmente per errore. Andando nel dettaglio, cinque osservazioni sono state presentate da semplici cittadini, una da un consigliere comunale, due da enti pubblici - nello specifico da Regione e Arpa - e altrettante da associazioni: Italia nostra e Ipr Ftt ovvero Trieste libera. Gli uffici sono al lavoro per valutare ogni singola richiesta e al momento emerge un quadro piuttosto generico su quanto inviato al Comune. Due richieste erano relative al prolungamento dei termini, scaduti l'8 settembre, per la presentazione delle osservazioni, le tempistiche sono però stabilite da una specifica norma di riferimento. Se una richiesta è generica sui servizi, un'altra fa riferimento alla creazione dell'ormai famosa ovovia e ancora una terza ad aspetti normativi. C'è chi si è dedicato invece all'edificio "Vecchia Locanda", lo stabile dietro al Magazzino 26 e vicino alla ferrovia, di proprietà demaniale e oggi in uno stato di totale abbandono. Si tratta di un locale sorto nel 1912 con all'interno cucine e dormitorio, un palazzo con un'altezza di 7,5 metri su due piani e una superficie di 165 metri quadrati. Non è mancata poi l'osservazione relativa allo stato giuridico del Porto vecchio, gli uffici comunali non hanno dato indicazioni su chi l'abbia presentata, ma scorrendo i soggetti da cui sono partite le osservazioni non è difficile immaginare chi possa esserne l'autore. Più articolate le osservazioni di Arpa, Regione e Italia nostra le quali fanno riferimento specifico ad alcuni elementi sui temi del paesaggio, della sostenibilità ambientale in particolare per quanto concerne il traffico e al possibile inserimento nella variante di alcuni vincoli di tutela. Tutte tematiche di cui si parlerà nell'accordo di programma che la Regione dovrà sottoscrivere con il Comune. Sempre in questo "pacchetto" vengono ricordati i vincoli già esistenti di competenza della Soprintendenza e posti dal ministero dei Beni culturali nel 2001 con l'allora sottosegretario Vittorio Sgarbi: in questo senso si chiede un ulteriore intervento, ma nulla di pesante in quanto già i vincoli esistenti sono importanti. Non nasconde il consueto entusiasmo il sindaco Roberto Dipiazza, che inizia a intravedere il traguardo: «Dopo quanto successo con il tram di Opicina - spiega - ho smesso però di dare date. Gli uffici ora valuteranno le documentazioni presentate per capire quali adottare. Intanto noi proseguiremo con l'accordo di programma con la Regione la quale dovrebbe anche diventare proprietaria di due magazzini. Al termine del confronto tra i due enti avremo 30 giorni per andare in Consiglio comunale. Ricordo che il lavoro sul Porto vecchio è iniziato il 30 giugno 2017 quando l'Autorità portuale mi ha consegnato le chiavi, questo per ricordare le date»

Andrea Pierini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 9 settembre 2020

 

 

Auto ibride, la Regione ha bloccato l'erogazione dell'eco-bonus - la lettera del giorno di Alida Grison, Aldo Pribaz,Gabriella Città, Patrizio Volpe
Nel mese di febbraio abbiamo acquistato un'automobile ibrida, rottamando la vecchia. Per invogliarci all'acquisto il concessionario ci aveva prospettato, dandolo per assicurato, il contributo regionale di 4 mila euro, il famoso eco-bonus che sarebbe stato di certa corresponsione in pochi mesi. Pertanto subito dopo la rottamazione del vecchio veicolo e l'acquisto del nuovo, nel marzo di quest'anno abbiamo presentato la domanda di contributo alla Camera di commercio di Trieste, deputata alla gestione delle pratiche e alla liquidazione del bonus che davano per scontata entro pochi mesi. A tutt'oggi, invece, la Regione Friuli Venezia Giulia non ha rifinanziato il capitolo di spesa preposto e la Camera di commercio non ha introitato i fondi necessari: il tutto è rimasto nel limbo dell'incertezza, pur avendo presentato tutta la necessaria documentazione richiesta. Ci chiediamo a questo punto: se la Regione intende ancora sostenere, come da legge regionale, l'acquisto di auto ecologiche incentivando i cittadini ad affrontare le relative spese nella consapevolezza dell'aiuto economico, come mai ha bloccato tutto?Come mai la Regione non finanzia il capitolo di spesa del bilancio regionale lasciando le Camere di commercio con le domande inevase dal gennaio scorso? A questa giunta regionale il discorso e l'impegno ecologico di rispetto dell'ambiente non interessano più? È stato solo fumo negli occhi? L'amministrazione regionale avrebbe, perlomeno, potuto avvisare gli ignari acquirenti! Anche perché così gli stessi non hanno potuto aderire allo stesso tipo di bonus proposto dallo Stato. Gabbati due volte, anche perché ci saremmo indirizzati su altre autovetture non ibride, più economiche. Inutile promettere e non mantenere le promesse. Speriamo si tratti solo di un... ritardo, ce lo auguriamo vivamente, attendendo un riscontro.

 

 

È la Bosnia il Paese più inquinato d'Europa
Il 27% dei decessi sono legati alle scorie nell'aria. Seguono Albania e Romania. Sono Norvegia e Islanda le più "pulite"
LUBIANA. Inutile firmare impegni a livello internazionale o europeo sul clima, quando se si vanno poi a leggere i dati sul territorio si scoprono realtà come quelle dei Balcani occidentali dove l'inquinamento sta sempre più diventando un fattore di rischio per la salute umana. E così si scopre che Bosnia-Erzegovina, Romania e Albania sono i tre paesi in cima a un elenco pubblicato dall'Agenzia europea dell'ambiente che mostra che le persone nell'Europa orientale hanno maggiori probabilità di morire a causa dell'inquinamento rispetto a quelle nella parte occidentale del continente. Secondo uno studio pubblicato dall'Agenzia europea dell'ambiente, il 27% dei decessi registrati in Bosnia-Erzegovina sono legati all'inquinamento atmosferico, al rumore ambientale che contribuisce alle malattie cardiache e agli effetti delle condizioni meteorologiche estreme. Il tasso di malattie legate all'ambiente in Bosnia è il più alto del continente ed è di 14 punti percentuali superiore alla media Ue, che si attesta al 13%. Al secondo posto c'è l'Albania, dove il 23 per cento dei decessi sono legati a problemi ambientali, mentre la Romania, che guida la classifica dei paesi dell'Ue, è al terzo posto con il 19 per cento. I cittadini europei meno esposti alla cattiva qualità dell'aria e ad altri rischi ambientali si trovano in Norvegia e Islanda, dove il tasso di decessi influenzati dall'inquinamento è del 9%, seguiti da coloro che vivono in Danimarca e Svezia, dove la cifra è dieci per cento.«I paesi dell'Europa orientale portano un carico ambientale di malattia e mortalità significativamente più elevato rispetto ai paesi dell'Europa occidentale», afferma il rapporto e come riportato da Birn. «Un fattore alla base di questo modello è la povertà energetica, che è più diffusa nell'Europa meridionale e centro-orientale», aggiunge il documento, spiegando che «le comunità più povere dipendono dalla combustione di combustibili solidi di bassa qualità come carbone e legno, a bassa efficienza forni per il riscaldamento domestico».La parte orientale del continente soffre maggiormente di temperature estreme e fenomeni meteorologici come le inondazioni. Il fatto che i Paesi dell'Europa orientale abbiano livelli di igiene più bassi rende anche i loro residenti più esposti a sostanze di rifiuto dannose per la loro salute e aspettativa di vita. Lo studio afferma che esistono anche disuguaglianze ambientali legate all'etnia, spiegando che «le comunità rom nell'Europa centrale e orientale sono spesso escluse dai servizi di base ed esposte all'inquinamento ambientale, con gravi conseguenze per la salute».

Mauro Manzin

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 8 settembre 2020

 

 

Dragaggi illeciti a Monfalcone: la Procura conclude l'indagine

Bufera su Portorosega: ora in otto rischiano il processo

MONFALCONE. Attività di gestione illecita di rifiuti costituiti da fanghi di dragaggio in assenza di qualsiasi autorizzazione. Lo aveva già detto e contestato all'Azienda speciale porto con il sequestro della draga e l'area portuale la Procura della repubblica di Gorizia che quei lavori di manutenzione dei fondali del porto di Monfalcone per eliminare le gobbe che ostacolavano l'ingresso delle navi in banchina non andavano fatti così. Perché erano troppi quegli 80-110 mila metri cubi di fango da dragare per essere considerati una «manutenzione» del canale di accesso allo scalo. Troppi anche per essere ricollocati in mare in un'area vicina che non ostacola la navigazione come poi è stato fatto. Ed ora si torna al punto di partenza come al gioco dell'oca, con un'inchiesta che travolge ancora una volta i protagonisti dell'Azienda porto e in particolare il suo direttore, Sergio Signore. All'epoca, era il giugno del 2018, dopo il sequestro della draga della ditta Polese di Sacile che aveva vinto l'appalto era stata bloccata anche tutta l'area portuale dopo il blitz dei Noe. Un mese dopo il Tribunale del riesame aveva disposto il dissequestro. Ma la Procura non si è data per vinta, ha fatto ricorso contro il dissequestro e ha ottenuto la pronuncia della Corte suprema di Cassazione, terza sezione penale, che le dà ragione in toto: i quantitativi coinvolti per considerare una manutenzione devono essere inferiori a 10 mila metri cubi e non 80 mila, i sedimenti devono presentare tossicità assente, e devono essere esclusi impatti su biocenosi (la comunità delle specie di un ecosistema che vive in un determinato ambiente marino). Un ricorso presentato dalla Procura a carico del direttore dell'Azienda speciale porto Signore e di Pio Polese dell'omonima ditta veneta che ha fornito la draga. Una pietra tombale posata dalla Cassazione. Peccato però che dopo lo stop i lavori (era stato tutto dissequestrato) siano andati avanti e sono stati conclusi (con tanto di sminamento) a pochi giorni del Natale 2019. Mesi prima, il 4 luglio, la Corte di Cassazione aveva pronunciato la sua sentenza che è state depositata però, con tutte le motivazioni, il 12 di novembre. Troppo tardi per fermare il dragaggio che è praticamente concluso.

G.G

 

Rete fognaria di Muggia sotto osservazione: confortanti i primi dati - le indagini di ACEGASAPSAMGA

In corso le analisi sul sistema sotterraneo grazie a misuratori in 17 punti strategici. "Per ora nessuna criticita' importante"

MUGGIA. Sono 17 i punti scelti da AcegasApsAmga, alla fine dello scorso luglio, per l'installazione di misuratori per il monitoraggio del sistema fognario di Muggia. La maggior parte di essi è posizionata all'interno di tombini che si trovano lungo il perimetro del centro storico, lungo il corso e alla foce del torrente Fugnan, oltre che alle spalle dell'impianto di sollevamento delle acque meteoriche, dove sono installate le sei idrovore che pompano l'acqua e la scaricano a mare. La scelta dei punti di rilevazione non è stata casuale: «I 17 punti - spiega infatti Massimiliano Fontanot, responsabile Reti acque e fognature di Trieste di AcegasApsAmga - sono stati individuati in prossimità di nodi focali per il sistema fognario di Muggia. Un sistema che è di tipo separato, ossia esistono le condotte di acque nere e quelle di acque bianche».I dati saranno raccolti ancora per pochi giorni, dopo di che i misuratori saranno smontati e i dati in essi contenuti analizzati. Intanto, stando ai primi "segnali" sinora registrati e raccolti, che riguardano anche la burrasca del 3 agosto, la buona notizia è che «non sono emerse criticità importanti»: «I dati sono confortanti», conferma Daniele Galiazzo, dell'Area ingegneria della stessa AcegasApsAmga. «Una rete fognaria - ossserva - è un sistema idraulico complesso che ha un comportamento variabile in funzione degli eventi atmosferici: il modello matematico della rete è uno strumento che consente di effettuare simulazioni del comportamento della rete medesima in base proprio alle variabili atmosferiche». «Così facendo - prosegue Galiazzo - vengono individuate le condizioni limite di funzionamento e i possibili interventi per risolvere eventuali criticità». «L'evento del 3 agosto - sottolinea sempre Galiazzo - è quello che consentirà di dare rappresentatività alle misure e poi riportarle all'interno del modello che non si basa solo su quel caso ma che andrà a dare risposta a tutti gli eventi che potranno succedere». «Una buona collaborazione - il commento dell'assessore all'Ambiente Laura Litteri - è l'ingrediente essenziale per raggiungere obiettivi importanti, e la proficua interazione che con Acegas si sta portando avanti in questi anni ne è la concreta dimostrazione».-

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 7 settembre 2020

 

 

Fauna protetta - Grifoni di Cherso: altri 89 esemplari nati dalle ultime covate
Fiume. Il grifone, protagonista di fiabe e filastrocche che si perdono nella notte dei tempi, torna a popolare il Quarnero. Centoventicinque coppie di grifoni hanno casa sulle isole di Cherso, Veglia, Plauno e Provicchio. In altre parti della Croazia la specie non à presente. Solo quest'anno ne sono venuti alla luce 89 esemplari per cui la presenza di questo tra i più grandi e maestosi avvoltoi europei è destinata a incrementarsi. I dati sono stati esposti a "La Voce del Popolo" da Irena Juric, direttrice dell'ente Priroda (Natura) che effettua il costante monitoraggio della situazione. Nello svezzamento dei piccoli pennuti si sono dimostrate di grande aiuto le due mangiatoie appositamente costruite: una sull'Isola di Cherso e l'altra sul Monte Maggiore. In passato il territorio quarnerino abbondava di pascoli e di greggi, per cui non mancavano le carcasse di animali, di cui i grifoni si nutrivano. Ora i tempi sono cambiati e per mantenersi in vita questi uccelli hanno assolutamente bisogno dell'aiuto dell'uomo. Nei mesi scorsi il Centro di Caisole (Beli) sull'Isola di Cherso che si occupa del recupero della specie, ne aveva preso in cura sei giovani esemplari che rimarranno nella voliera fino a che non saranno in grado di spiccare nuovamente il volo. Nel frattempo altri nove grifoni salvati un anno fa, sono stati lasciati liberi. Alcuni di questi sono rimasti sul Quarnero, altri invece hanno spiccato un volo più lungo raggiungendo perfino i Pirenei e l'Albania dove sono stati avvistati. La lunghezza del viaggio che hanno intrapreso non deve stupire più di tanto in quanto una delle caratteristica dei grifoni è che possono volare a lungo spendendo poca energia. Quest'anno ricorre il mezzo secolo di fondazione della riserva ornitologica di Glavina - Mala luka a Besca sull'Isola di Veglia, la prima al mondo al mondo a occuparsi della tutela dei grifoni. Qui sulla superficie di circa mille ettari vivono anche bianconi, falchi grigi, gheppi, marangoni dal ciuffo, gufi, passeri, codirossi e occhioni comuni.

Valmer Cusma

 

Occhio alle vespe all'inizio di settembre - La "fame" le può rendere aggressive
Soffrono di crisi di "astinenza" perché in questo periodo le loro larve non producono il liquido che le nutre
Soffrono, in questo periodo, di una specie di crisi di "astinenza" che le rende particolarmente aggressive. Le vespe, a inizio settembre, sono più propense ad attaccare l'uomo, con i rischi che ne possono derivare, e a cercare nuove "case" e "cibo", con l'aumento del numero di interventi da parte dei Vigili del fuoco per rimuovere i favi. Il motivo di tale aggressività lo spiega Nicola Bressi, zoologo e naturalista della Società italiana di scienza naturale: «Le vespe sono carnivore e attraverso la carne alimentano le larve, che producono un liquido che è poi il loro vero nutrimento. In questo periodo dell'anno le larve stanno concludendo il loro sviluppo e quindi non producono nulla, generando negli esemplari adulti comportamenti che sono paragonabili a delle crisi di astinenza». In questo momento, a Nordest, esistono solo le vespe più comuni, la "killer" o "asiatica" non è presente. È arrivato, come era stato segnalato già nel 2019, il calabrone orientale, ma «non deve preoccupare l'essere umano - conferma Bressi - in quanto è un pericolo solo per gli apicoltori. Punge l'uomo ma non in maniera pericolosa. Il motivo del suo arrivo dal Sud Italia è collegato al riscaldamento globale: da due anni la temperatura non scende mai sotto lo zero a Trieste. Per quanto concerne invece la vespa "samurai", introdotta per uccidere la cimice asiatica, essa non è assolutamente pericolosa per l'uomo, anzi è grande come un moscerino e non punge». Le api non sono invece aggressive e pungono esclusivamente se si sentono in pericolo. Per capire la differenza con le vespe basta un po' di colpo d'occhio: le api sono marroncine, pelose e più grosse; le vespe invece sono gialle e nere con colori brillanti e hanno un corpo più lungo.«Ci sono chiaramente specie diverse», osserva in proposito Bressi: «Le api da miele sono quelle che incontriamo più spesso, ci sono poi esemplari che vivono in coppia e non pungono mai. Di base le api tendono ad attaccare di rado e solamente vicino all'alveare perché con il pungiglione perdono anche una parte dell'intestino e quindi muoiono. Le vespe pungono con maggiore facilità perché sono abituate a usare il pungiglione per cacciare insetti e non solo per difendersi». Se punti non bisogna restare da soli per almeno mezz'ora: lo shock anafilattico si manifesta nel caso in circa 20 minuti. Occorre togliere quanto prima il pungiglione e, in caso di necessità, chiamare il 112. Se a casa è presente un nido di api è fondamentale rivolgersi a un apicoltore, il quale provvederà alla rimozione del favo in sicurezza. Se il nido invece è di vespe è meglio chiamare dei disinfestatori: «Con l'arrivo del freddo però le vespe sono destinate a scomparire quindi si può anche aspettare qualche mese e poi toglierlo con estrema cautela», conclude Bressi. In caso di dubbi, comunque, il Comune ha attivato lo "sportello natura", cui si può inviare una foto via mail all'indirizzo sportellonatura@comune.trieste.it, per far identificare la specie e ricevere consigli.

Andrea Pierini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 6 settembre 2020

 

 

Scattano a Servola i preparativi per la demolizione dell'ex area a caldo
Richiamati 40 operai specializzati col compito di smontare alcuni impianti poi reimpiegabili nel laminatoio e a Cremona
Gli edifici dell'area a caldo interamente recintati, una quarantina di operai richiamati dalla cassa integrazione e alcuni mezzi specializzati in opere di demolizione arrivati nei piazzali della Ferriera. Il gruppo Arvedi ha cominciato le operazioni preliminari allo smantellamento dell'area a caldo, che nei prossimi mesi comporteranno lo svuotamento degli interni e infine l'abbattimento delle strutture. Le operazioni sono partite quasi nei tempi stabiliti, considerato che il cronoprogramma dell'Accordo di programma indica l'inizio dei lavori per agosto. Difficile dire invece per il momento se lo smantellamento si compirà secondo i ritmi previsti, che secondo lo scadenziario concordato tra impresa e istituzioni dovrebbero portare entro febbraio alla rimozione integrale di altoforno, cokeria, agglomerato e macchina a colare, con l'effetto di una modifica radicale dello skyline di Servola. Ma liberare gli interni è una cosa e abbattere un'altra: il via libera deve ancora arrivare dalla Conferenza dei servizi coordinata dal ministero dell'Ambiente. Per lo smantellamento l'Accordo di programma prevede l'impiego di 50 persone e per il momento risulta all'opera una quarantina di lavoratori. Si tratta di personale che, finché l'area a caldo ha funzionato, prestava la sua opera nell'ambito delle manutenzioni: maestranze specializzate e capaci di cominciare a smontare gli impianti esistenti. In questi giorni Arvedi provvederà infatti a recuperare le parti riutilizzabili, che potranno essere vendute o impiegate in altri siti produttivi della società. Gli operai trasferiranno ad esempio alcuni compressori dall'area a caldo al laminatoio e smonteranno le torri di raffreddamento, che verranno reimpiegate a Cremona, dove analoghe parti sono andate perdute a metà agosto nell'incendio divampato nello stabilimento di Spinadesco, a causa della fuoriuscita di acciaio incandescente da un forno guasto. Si procederà via via allo smontaggio di tutti gli impianti e poi toccherà alle parti metalliche, da vendere come semplici rottami. Fonti sindacali parlano di una grande fretta da parte dell'azienda siderurgica, che sa di essere in leggero ritardo sulla tabella di marcia e che vuole liberare i terreni dagli edifici entro i primi mesi del 2021, per consentire poi alla società costruttrice Icop (braccio operativo di Piattaforma logistica Trieste e cofirmataria dell'Adp) di procedere alla cosiddetta messa in sicurezza dell'area. Prima dovranno però essere abbattuti gli edifici: non toccherà agli operai di Arvedi ma ad alcune imprese specializzate, che hanno già cominciato a portare all'interno del comprensorio i primi mezzi idraulici necessari per le demolizioni. Solo dopo l'asportazione dei materiali di risulta, si procederà alla messa in sicurezza operativa: termine tecnico che significa rimozione dei primi centimetri di terreno, copertura delle superfici con uno spesso strato di calcestruzzo e creazione degli impianti necessari a convogliare l'acqua piovana verso i depuratori e poi in mare. Sempre secondo il cronoprogramma, la messa in sicurezza dovrebbe cominciare a marzo e protrarsi fino a ottobre, gestita interamente da Icop-Plt, che ha già svolto un lavoro identico nella vicina Piattaforma logistica, di cui la zona dell'area a caldo diventerà un'estensione. E se quaranta operai sono tornati al lavoro dalla cassa integrazione, altri attendono che sindacati e azienda aprano la trattativa con cui le rappresentanze dei lavoratori chiederanno di ritoccare al rialzo il valore della buonuscita per l'esodo volontario, che secondo gli accordi attuali vale 28 mila euro lordi. Il gruppo Arvedi pare piuttosto freddo sulla possibilità di un incremento e vorrebbe inoltre garantire lo scivolo non a tutti i lavoratori che ne facciano richiesta, ma solo a quelli che potrebbero servirsene per arrivare alla pensione. Il confronto partirà a breve e già la prossima settimana la Fiom Cgil convocherà un'assemblea degli iscritti per un aggiornamento sulla situazione. I lavoratori attendono di sapere quando inizieranno i corsi di riqualificazione, che dovrebbero prendere il via a ottobre per consentire ai dipendenti in uscita dall'area a caldo di trovare sistemazione nel laminatoio a freddo. Molti in fabbrica lamentano inoltre che la rotazione promessa per incrementare l'entità della cassa integrazione non stia avvenendo, con diversi dipendenti rimasti a zero ore o chiamati a lavorare solo per poche giornate al mese.

Diego D'Amelio

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 5 settembre 2020

 

 

Legambiente rilancia la mobilità "green" «Può creare ricchezza» - LA VIDEOCONFERENZA DEL GIORNALISTA POGGIO
«Abbiamo bisogno di muoverci in maniera più intelligente, investendo sul futuro e creando così nuove ricchezze. Basta con le politiche di sopravvivenza». Così Andrea Poggio, dirigente nazionale di Legambiente e responsabile dei contenuti di Viviconstile.org, ospite in videoconferenza ieri sera sulla pagina Fb di Legambiente Fvg. Nell'ampio scenario post-Covid e in occasione della pubblicazione del suo libro "Green mobility: come cambiare la città e la vita", Poggio si è soffermato sui molti aspetti della mobilità odierna, criticando lo status quo burocratico e l'errata destinazione di alcuni investimenti. «La mobilità del diesel e della benzina costa sempre di più alle famiglie: l'italiano in crisi si muove sempre meno. Nel Paese non è possibile avere più macchine che patenti», ha tuonato il giornalista. Quali le soluzioni? «Indirizzare gli investimenti, sia nelle politiche industriali che nei comportamenti dei cittadini, affinché si orientino verso una mobilità di tipo nuovo». Ma si è parlato anche dell'importanza dei mezzi pubblici, e di mobilità integrata fra mezzi elettrici e leggeri per ridurre i costi degli spostamenti. E la sharing mobility, per Poggio, è un altro ottimo spunto, «perché può sempre essere considerato come mezzo pubblico»: la parola chiave è dunque «futuro», contro i vecchi stili e «per un ricircolo di lavoro e ricchezza».

Stefano Cerri

 

Bus rinforzati sul Carso e per gli studenti - Cinque nuove tratte e valzer di capolinea
Dalla 51/ alla 64: tutte le novità. Base in Riva Grumula per la 17, in via Galatti per la 28. Nei festivi torna in servizio la 21
Cinque nuove linee, l'aggiunta di corse nei giorni festivi e numerosi trasferimenti di capolinea. Dal 14 settembre Trieste Trasporti, costola giuliana di Tpl Fvg, farà entrare in vigore il nuovo orario invernale (a breve pubblicati sul sito e distribuito gratuitamente il 18 settembre con il quotidiano Il Piccolo) con numerose novità. «Abbiamo dato risposte che auspichiamo soddisfacenti alle istanze del territorio, arricchendo un servizio la cui capillarità e qualità erano già consolidate - spiega Michele Scozzai, responsabile Relazioni istituzionali di Tt -, dedicando un'attenzione particolare alle attività universitarie, scolastiche e delle istituzioni scientifiche. Ma non solo: per quanto riguarda i collegamenti con l'altipiano est, è stata messa in campo con la nuova linea 51 una soluzione robusta che riteniamo risponda sia alle richieste avanzate qualche mese fa dalla Seconda circoscrizione e sia alle esigenze di chi lavora nei due campus di Area Science Park». NUOVE CORSE A fronte della soppressione della linea 39 vengono introdotti cinque nuovi collegamenti con particolare attenzione all'altipiano e a Muggia. La linea 51 (già attiva ma che vedrà cambiare il suo tragitto) e la 51/, che andranno a incorporare parte del tracciato della 39, partiranno da piazza Libertà, la 51/ sarà però dedicata, con un percorso circolare, ai poli di Area Science Park e del Sincrotrone rispettivamente a Padriciano e Basovizza. La 51 invece, partendo sempre da piazza Libertà, toccherà oltre ai due poli anche Gropada, Trebiciano, Banne, Opicina, Villa Carsia, San Lorenzo, Draga Sant'Elia e Grozzana. Nelle fasce orarie a minore intensità di traffico, alcune corse saranno sostituite nei prossimi mesi con un servizio flessibile a chiamata. Le novità sono poi le linee 55 - Barcola, Rive, via Milano, via Coroneo, via Cantù, Università -, 56 - Muggia, via Flavia, San Giacomo, via Coroneo, via Cantù, Università, e 57 - Aurisina, piazza Oberdan, via Battisti, San Giovanni. Infine sarà attivata la linea 64 con partenza da piazza Tommaseo e capolinea in strada per Vienna a Opicina. Alcune corse saranno deviate in via Bonomea dal momento in cui saranno conclusi i lavori di ampliamento del piazzale antistante la Sissa. Il percorso standard sarà: piazza Tommaseo, via San Spiridione, via Filzi, via Commerciale, strada Nuova per Opicina, via Nazionale, strada per Vienna, poligono di tiro (inversione di marcia), strada per Vienna (capolinea). I CAPOLINEA Con la conclusione dei lavori in piazza Libertà sono stati trasferiti i capolinea delle linee 3, 24, 30 davanti a palazzo Economo. Sempre in zona la linea 23 ha trovato "casa" in largo Città di Santos nelle nuove corsie dedicate agli autobus davanti al Silos. La linea 17 sposta il capolinea da piazza Tommaseo a Riva Grumula vicino alla Stazione Rogers. «L'obiettivo - spiega Scozzai - è assicurare un collegamento diretto tra la sede centrale dell'Università in piazzale Europa e il polo umanistico in androna Campo Marzio e via del Lazzaretto vecchio. In questo modo alleggeriamo anche i carichi della linea 30». Con la creazione della linea 64, la 28 sposterà il capolinea da piazza Tommaseo a via Galatti mantenendo il percorso fino a via Giaggioli. Il collegamento piazza Tommaseo-via Commerciale sarà garantito dalla 64. La linea 35 si trasferisce da piazza Oberdan a via Carducci davanti al palazzo della Regione mentre la 38 da via Galatti, dove troverà sede appunto la 28, tornerà nello storico capolinea davanti all'Harry's bar in piazza Oberdan. FESTIVI La 21 tra piazza Libertà e borgo San Sergio sarà operativa anche nei giorni festivi: «Era una delle richieste principali degli abitanti di borgo San Sergio - prosegue Scozzai - in quanto durante i festivi veniva sostituita dalla 20 che doveva allungare il percorso creando un disagio a chi era diretto a Muggia». Una rivoluzione invece riguarderà la 17/ con nuove corse alla domenica per agevolare gli studenti di ritorno in città. Dalle 15 e 20 alle 21 e 20 sono previste 19 partenze da piazza Libertà e 18 partenze da via Valerio. Nei giorni feriali invece il percorso da piazza Libertà, passando sempre per piazzale Europa, viene prolungato fino a Cattinara con quattro corse al mattino dalla stazione (fra le 6 e 57 e le 9 e 20), tre quelle pomeridiane da Cattinara (tra le 13 e 20 e le 19 e 30).

Andrea Pierini

 

 

A Muggia via all'analisi  del funzionamento degli scarichi a mare - la lettura dei dati dei 17 misuratori installati
MUGGIA. Nei prossimi giorni Acegas raccoglierà, attraverso la "lettura" di 17 misuratori installati a fine luglio scorso, i dati reali riguardanti il funzionamento della fognatura di Muggia, in particolare in presenza di giornate di forti piogge, come per esempio quella del 3 agosto scorso. I misuratori sono stati posizionati capillarmente lungo la rete fognaria, nei siti più delicati e indicativi dal punto di vista idraulico. Il motivo di questo monitoraggio è dovuto principalmente alla posizione dell'abitato di Muggia, che - fanno sapere da AcegasApsAmga in una nota - «vede un maggiore rischio di allagamenti a fronte di episodi meteo eccezionali a causa della vicinanza con il mare, in presenza di particolari condizioni: quando la marea tende a salire, allaga direttamente e indirettamente la città, rendendo difficoltoso il deflusso dei collettori fognari a mare e accumulando le acque di pioggia nei collettori prossimi alle rive, in corrispondenza del centro storico».Situazioni quindi che contribuiscono a "stressare" il sistema fognario di Muggia, aggravando i fenomeni di allagamento del centro storico. Una rete fognaria è un sistema idraulico complesso che ha un comportamento variabile in funzione appunto degli eventi atmosferici. Per comprendere come meglio intervenire per risolvere le criticità della cittadina rivierasca, vanno dunque individuate le condizioni-limite di funzionamento e i possibili interventi per risolvere eventuali criticità. «Queste operazioni - prosegue la nota - fanno parte di una linea guida che AcegasApsAmga ha consolidato negli anni scorsi per la valutazione del rischio idraulico nelle reti di drenaggio urbano. Nei mesi scorsi, in accordo con il Comune di Muggia, è stata avviata l'analisi del rischio idraulico nell'area del centro storico, che permetterà di creare un piano di interventi volto a mitigare il fenomeno degli allagamenti».

Luigi Putignano

 

 

Orate e pure fitoplancton grazie al "mare nel piatto" - Al San Marco la degustazione dell'Ogs
Cena speciale ieri all'Antico Caffè San Marco con "Il mare nel piatto: alla scoperta della catena trofica", la "degustazione scientifica" organizzata dall'Ogs in collaborazione con lo storico locale e con l'Area marina protetta di Miramare Wwf. I piatti proposti sono stati studiati proprio per approfondire gli aspetti ecologici legati al mare. Tutto esaurito all'evento, con tante persone desiderose di provare un'esperienza particolare. A illustrare il menù Simone Libralato, ricercatore Ogs. «Il piatto più strano, definito quasi uno scherzo - spiega - sono state le bolle di fitoplancton, una sorta di schiuma alimentare, grazie allo chef del San Marco, che è riuscito a trovarlo in forma disidratata, servito poi con albumi e acqua salata. Cinque le portate in tutto, a ricostruire la cosiddetta "catena trofica": produttori primari, erbivori e carnivori. Spazio, ad esempio, anche a un ottimo filetto di orata, per concludere con una coda di rospo, con crosta di ceci, mele e barbabietole».L'iniziativa, che potrebbe ripetersi in futuro, alla luce del successo di adesioni, è stata indirizzata ad «appassionati di mare e curiosi che vogliono approfondire il tema delle scelte alimentari sostenibili e consapevoli».

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 4 settembre 2020

 

 

Tari, 110 mila bollette in arrivo - E il modello F24 va in pensione
La prima rata scade il 30 settembre, il saldo poi va versato entro il 2 dicembre - Pagamenti semplificati con i nuovi avvisi, possibili anche online e via "app"
Nelle cassette della posta dei triestini sono in arrivo già dalle prossime ore 110 mila avvisi di pagamento della Tari, che mandano in pensione il modello F24 prevedendo invece nuovi sistemi di pagamento, più agevoli. Intanto il Comune definisce l'impegno economico che, supportato dai contributi regionali e statati, consente l'azzeramento della quota variabile Tari per le attività produttive (salvo per quelle non penalizzate dall'emergenza), nonché l'annullamento e in alcuni casi la riduzione della tassa di occupazione del suolo pubblico, la Cosap. Gli avvisi in arrivo per il pagamento della tassa sui rifiuti 2020 che era stata posticipato causa l'emergenza Covid 19, riguardano la prima rata in scadenza il 30 settembre e il saldo da versare entro il 2 dicembre. Non si tratta più dei classici modelli F24, ma di nuovi bollettini idonei al pagamento PagoPA, il sistema nazionale per i pagamenti a favore della pubblica amministrazione che riduce al minimo i margini di errore da parte del contribuente (impossibile pagare due volte lo stesso bollettino), consente un immediato riscontro da parte di Esatto, e versamenti immediati nelle casse del Comune. Con l'avviso ricevuto i triestini potranno provvedere al pagamento agli sportelli postali, bancari, utilizzando l'home banking, nei tabacchini abilitati al sistema Sisal e Lottomatica. Allegate ai bollettini ci sono tutte le informazioni. Per chi è più avvezzo alla tecnologia, è possibile effettuare il pagamento anche attraverso la App della propria banca, oppure tramite il servizio on-line al quale si accede dal sito di Esatto e dove sono già state caricate 90 mila delle 110 mila posizioni. «Adeguarci già da questa bollettazione Tari al nuovo sistema PagoPa - ha sottolineato il presidente di Esatto Andrea Polacco - ha previsto un lavoro ciclopico da parte dell'amministrazione comunale e di Esatto, un'attività rilevante che vede Trieste virtuosa rispetto al resto del panorama nazionale, semplificando il sistema di pagamento per i cittadini». «Un grande vantaggio, - ha aggiunto il direttore di Esatto Davide Fermo - poiché tutte queste forme di pagamento convergeranno in un unico flusso informatico che semplificherà le procedure». Per le attività produttive - tranne che per realtà come, ad esempio, i supermercati che non hanno subito alcun contraccolpo economico dal lockdown - l'appuntamento con la Tari è rimandato al prossimo anno. «Siamo riusciti a garantire un' impegno economico in tal senso, per aiutare le categorie, più importate di quanto avevamo previsto» sottolinea il vicesindaco con delega al Bilancio Paolo Polidori. «Per abbattere la Tari abbiamo messo sul tavolo, grazie al contributo di 1.600.000 euro della Regione, in totale 3.600.000 euro, - specifica Polidori - mentre per l'annullamento e in alcuni casi la riduzione della Cosap c'è un impegno totale di 2.150.000 euro, di cui 617 mila del Comune, altri 617 mila della Regione, ai quali si aggiungono 738 mila euro di contributo statale». Riguardo la Cosap, l'impegno economico nello specifico ha ridotto del 100% quanto deriva dai dehors, ovvero dall'occupazione del suolo pubblico da parte dei pubblici esercizi pari a 1.842.000 euro; 158 mila euro di occupazione da parte dei distributori di carburante; 56 mila euro dei chioschi e 404 mila euro derivanti dalla riduzione della Tari per le imprese edili che hanno dovuto fermare i cantieri nei mesi più gravi della pandemia.

Laura Tonero

 

 

Duino Aurisina "frena" il Piano regolatore del porto di Monfalcone - le osservazioni della commissione ambiente
DUINO AURISINA. Conservare e tutelare l'ambiente, la natura, la flora e la fauna delle zone coinvolte. È questa la forte richiesta che arriva dal Comune di Duino Aurisina in merito alla Variante del Piano regolatore del porto di Monfalcone. A presentare le "osservazioni" per conto dell'amministrazione Pallotta è stata la presidente della Commissione Ambiente del Consiglio comunale di Duino Aurisina Chiara Puntar, dopo un confronto con l'assessore Massimo Romita. «La giunta comunale - così Puntar - ha sempre cercato di intraprendere percorsi volti alla valorizzazione del territorio, alla tutela dell'ambiente e dei paesaggi di Duino Aurisina. Le zone interessate dalla Variante sono legate ad ambienti di grande rilevanza paesaggistica e ambientale. Si chiede perciò di far convivere gli equilibri naturali e paesaggistici con lo sviluppo portuale e retroportuale dello scalo di Monfalcone». È «fondamentale», aggiunge Puntar, «il mantenimento degli equilibri delle zone umide, degli habitat, dell'avifauna», e «che gli interventi rispettino gli specchi acquei e le zone di riserva. Si chiede inoltre che sia mantenuta l'attuale dinamica degli ingressi per il porto di Monfalcone e che non vi siano movimentazioni che possano avere ripercussioni negative sulle attività ludico-sportive e amatoriali». «Esprimiamo perplessità - chiosa Puntar - circa l'ipotesi di un'escavazione così profonda che comporterebbe effetti negativi sull'ambiente e lungo la costa, con potenziali rischi di modificazioni dei flussi acquei e degli habitat toccati». Bocciati infine anche «cementi» e «casse colmate».

u.sa.

 

 

Allievi di Miramare in golfo a caccia di acque da ripulire - la simulazione a bordo del rimorchiatore spica
Chi interviene, ma soprattutto in che modo, quando in mare vengono sversate sostanze inquinanti? Lo ha scoperto in prima persona una quindicina di giovani di Trieste e di Duino Aurisina, tra i 15 e i 18 anni, che ha aderito alla prima edizione della Summer School organizzata dall'Area marina protetta di Miramare, con il patrocinio della Commissione nazionale italiana per l'Unesco e il sostegno della Regione e in collaborazione con Capitaneria e Ogs. I ragazzi hanno trascorso un'intera mattinata in golfo a bordo del rimorchiatore Spica del gruppo Castalia per una prova dimostrativa delle attività di prevenzione e disinquinamento coordinata dalla Guardia costiera. Un'attività, questa, che rientra nella quattro giorni in cui il mare e il ciglione carsico si trasformano in vere e proprie aule a cielo aperto: il gruppo di piccoli esploratori, con guide e esperti, affronterà le tante sfaccettature della sostenibilità e del rapporto uomo-ambiente, in un territorio privilegiato come appunto Miramare e il litorale triestino, riconosciuti dall'Unesco quale Riserva di biosfera con un progetto presentato nel 2017 dall'Area marina diretta da Maurizio Spoto. I partecipanti della Summer School stanno scoprendo così in queste giornate non solo gli impatti nefasti dell'uomo sulla natura, ma anche le pratiche virtuose da lui stesso avviate, come l'ecoturismo, gli allevamenti estensivi di mitili e la viticoltura. In quest'ambito dunque rientra l'uscita in mare sullo Spica, «che opera grazie a una convenzione tra il ministero dell'Ambiente e il Consorzio Castalia», ha spiegato il sottotenente di vascello Claudio Marrone. A bordo è stata formulata una vera e propria simulazione di un'operazione antinquinamento di dimensioni contenute, che può avvenire ad esempio in seguito al rilascio di benzina da parte di una barca che sta affondando, illustrata dal capitano di vascello Fabio Poletto. In questi casi l'intervento avviene sotto l'egida della Guardia costiera ( «L'Italia - ha ricordato il capitano di fregata Giulio Giraud - ha adottato la prima legge sulla difesa del mare nel 1982»). Una volta individuata la macchia inquinante, l'area viene circondata da barriere galleggianti. È poi un dispositivo chiamato skimmer che, attraverso delle spazzole, asporta la sostanza nociva, che viene infine risucchiata da una pompa.

be.mo.

 

 

SEGNALAZIONI - Traffico - L'insostenibile piano della mobilità

Dopo aver "congelato" (termine piu' alimentare che amministrativo) il piano generale del traffico urbano dell'amministrazione Cosolini, l'attuale giunta comunale di centrodestra ha presentato nello scorso mese di luglio il suo piano urbano della mobilita' sostenibile (PUMS): definito "piano strategico", sembra piu' che altro una raccolta di buone intenzioni nella quale pero' di veramente nuovo si ritrova ben poco ad eccezione di scale mobili, ascensori verticali e naturalmente la fantasmagorica ovovia. Qualcuno dira' che le mie considerazioni non fanno testo perche' mi sono impegnato in prima persona nella fase di adozione del piano del traffico cosoliniano ma alcune affermazioni e alcune scelte del Pums obiettivamente credo lascino perplesso non solo il sottoscritto. Cito solo il caso della galleria tra Largo Mioni e Via D'Alviano: proposta dalla giunta Illy vent'anni fa, non realizzata sopratutto per le pervicaci proteste del centrodestra allora all'opposizione che non esito' a ipotizzare danni e crolli nelle case soprastanti il progettato tunnel, viene oggi ripescata con estrema disinvoltura dalle stesse forze politiche che l'affossarono. Se effettivamente sussistono le supposte criticita' per la stabilita' degli edifici a suo tempo evidenziate dal centrodestra, come mai si ripropone la medesima opera? Oppure l'amministrazione comunale e' a conoscenza di uno "spontaneo" miglioramento a livello geotecnico verificatosi in questi anni nell'area interessata dai lavori, tale da consentire la realizzazione dell'infrastruttura viaria sotterranea in condizioni di sicurezza? Sarebbe interessante saperlo.

Mario Ravalico

 

 

Imparare tutto sulla vita delle api con degustazioni di miele e giochi
Domani a Carsiana un appuntamento rivolto ai bambini per saperne di più su questi insetti
Un racconto per immagini attraverso il quale, giocando, sarà possibile scoprire tutto sulle api, insetti importantissimi per la tutela della biodiversità, che nei loro voli trasportano di fiore in fiore i piccoli granelli di polline svolgendo un lavoro fondamentale: l'impollinazione. E dulcis in fundo, un laboratorio del gusto in cui, da bravi degustatori, i piccoli partecipanti descriveranno le caratteristiche di diversi tipi di miele compilandone "una carta d'identità". L'appuntamento, rivolto ai bambini, è in programma al Giardino botanico Carsiana domani, sia alle 10.30 che alle 15.30 (è richiesta la comunicazione dell'orario di preferenza). «Uno dei temi di cui si parlerà nell'incontro "L'affascinante mondo delle api" - anticipa la presidente della cooperativa Rogos, Tina Klanjscek - sarà la straordinaria organizzazione della loro famiglia: si parlerà di come fanno a produrre il miele a partire dal nettare raccolto sui fiori e si sveleranno i segreti dell'apicoltura, attività che permette all'uomo di avere a disposizione questo prezioso alimento. Esistono tanti tipi diversi di miele - prosegue Klanjscek -: dipende dai fiori "bottinati" dalle api. Per capirne a fondo le differenze non c'è modo migliore che procedere al loro assaggio, valutandone colore, odore, sapore e i bambini ne eseguiranno un'analisi sensoriale. «Le api - riprende la presidente della società che gestisce la struttura di Sgonico - sono insetti sociali che vivono in gruppi molto numerosi, chiamati famiglie, libere in natura o nelle arnie, piccole casette messe a disposizione dall'uomo, su favi di cera. La famiglia, che conta anche più di 50mila individui, è composta da tre "tipi" di api: l'ape regina, i fuchi e le api operaie. Nella famiglia ogni ape è indispensabile, ha un suo ruolo ben preciso e non potrebbe sopravvivere al di fuori di essa. L'ape regina è la mamma di tutte le api della famiglia e il suo unico compito è deporre le uova (fino a duemila al giorno). Le api operaie sono migliaia, tutte femmine, e nell'alveare svolgono compiti diversi, a seconda dell'età. I fuchi infine, poche centinaia, sono invece tutti maschi». La partecipazione all'evento è gratuita ma, per le norme anti-covid, solo su prenotazione, previo conferma, inviando un'e-mail a info@giardinobotanicocarsiana.it con nome e recapito telefonico. È richiesta la presenza dei genitori per tutta la durata dell'attività. In caso di leggero maltempo l'appuntamento sarà comunque garantito.

Gianfranco Terzoli

 

Un laboratorio per bimbi sulla plastica a Miramare

Un incontro aperto alle famiglie con bambini dagli 8 agli 11 anni sulle macro e microplastiche per scoprire da dove provengono, quali sono le loro caratteristiche chimico-fisiche e i potenziali effetti sull'ambiente, cui seguirà un laboratorio creativo. Domani dalle 16.30 alle 18.30 al Reefugio (spazio attrezzato esterno del BioMa) si ripete "Plastic World". «A una prima parte teorica a cura del tecnico di Arpa Sergio Cumani - anticipa Silvia Cao, biologa di Amp Miramare - seguirà un setacciamento della spiaggia che rivelerà che anche una riserva non è immune dalle microplastiche, le classificheremo e osserveremo al microscopio. Con l'aiuto delle volontarie dell'associazione Picknitartcafè i piccoli ricaveranno da sacchetti di plastica dei filati da intrecciare per ottenere meduse o fiori». Prenotazione obbligatoria a info@riservamarinamiramare.it o allo 040/2241147 (interno 3) oggi dalle 10 alle 13.

G.T.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 3 settembre 2020

 

 

Referendum sul traffico - Proroga a San Dorligo - la consultazione tra i cittadini
SAN DOLRIGO DELLA VALLE. È stato rinviato alla fine di settembre il termine per la presentazione, da parte dei cittadini di San Dorligo della Valle, di opinioni e proposte in relazione a quello che dovrà essere il futuro assetto del traffico sul territorio. Il referendum si chiuderà perciò il 30 del mese e, pochi giorni dopo, appena completato lo spoglio delle schede, saranno resi noti i risultati. «La decisione di spostare ancora una volta il termine - spiega l'assessore ad Ambiente e Urbanistica Davide Stokovac - è stata presa perché a metà settembre, nell'ambito della Settimana europea della mobilità, alla quale parteciperemo come amministrazione, presenteremo le nostre valutazioni in proposito, perciò i nostri concittadini avranno ulteriori elementi per esprimersi». Il Comune di San Dorligo si estende su un territorio variegato, con pianura e collina, è attraversato da grandi arterie e accoglie importanti insediamenti industriali, con relativo traffico pesante. È perciò fondamentale che l'assetto della circolazione sia concordato con i residenti.

u.sa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 2 settembre 2020

 

 

Variante al Piano Regolatore di Monfalcone - Gli ambientalisti duinesi presentano alla Regione le proprie osservazioni.

Duino Aurisina. In contrasto con il Piano paesaggistico regionale, che sancisce la necessità di tutelare le zone umide, con particolare attenzione per quelle a contatto con il litorale marino. Invasivo della «linea di veduta», con «significativi effetti negativi sulla percezione del paesaggio» anche da punti di osservazione molto lontani come i castelli di Miramare e Duino, piazza dell'Unità a Trieste, le alture del Carso. E pericoloso per l'equilibrio naturale dell'intera area e in pesante contrasto con gli elementi che la compongono. Sono questi i gravi difetti che secondo il gruppo "verde" di Duino, Salute e Ambiente, caratterizzano la Variante al Piano regolatore portuale di Monfalcone. Il responsabile del gruppo, Danilo Antoni, li ha evidenziati nelle osservazioni presentate ieri alla Regione, con un ampio corredo di documenti. In sostanza gli ambientalisti duinesi parlano di un «Piano carente nelle proposte di valorizzazione e di sviluppo dei contenuti ambientali e paesaggistici esistenti». In particolare dovrebbe essere definito e approvato, con la più larga partecipazione possibile, il Documento di pianificazione strategica di sistema (Dpss), in quanto «per lo sviluppo del sistema portuale dell'Alto Adriatico è basilare istituire una struttura compatibile con la crescita di Trieste e dell'entroterra, assieme al sistema economico culturale esistente». Gli ambientalisti di Duino propongono perciò, in conclusione, di «riformulare gli indirizzi, in modo da considerare il porto di Monfalcone un sito di importanza secondaria» e di integrare «il Piano, prevedendo opere di connessione fra le aree tutelate dal punto di vista archeologico, ambientale e paesaggistico». Si dovrebbe anche porre «maggiore attenzione a uno sviluppo turistico della zona, promulgando uno sviluppo industriale infrastrutturale compatibile con le notevoli peculiarità della zona».

u. sa.

 

 

Meduse, pesca e sostenibilita' nel dialogo in mezzo al golfo

L'iniziativa di Area marina Protetta di Miramare e di Area

Delle "carte moschicide naviganti" oppure delle "fotocopiatrici continuamente accese" ma anche delle "aspirapolveri di plancton": sono le metafore per indicare i vari tipi di meduse, sempre più copiose nel nostro golfo, divenute ieri il principale argomento durante un'uscita in mare organizzata dall'Area Marina protetta di Miramare nell'ambito di Esof2020. "Incursioni blu" - l'escursione in compagnia di Carlo Franzosini, biologo dello staff dell'Area marina, e Nicola Bettoso, biologo marino di Arpa Fvg - è consistito in una chiacchierata su sostenibilità e pesca. Un'attività quest'ultima che ritrova proprio nelle meduse un acerrimo nemico. Anche gli esemplari più tradizionali, quelli di colore bianco e viola, chiamati a Trieste "pote marine": leggermente urticanti, possono raggiungere gli otto chili di peso. Ma le più pericolose per l'ecosistema sono le piccole ma diffusissime "noci di mare" (ctenofori appartenenti alla famiglia Bolinopsidae), innocue al tatto. «Da circa quattro anni è aumentata in modo significativo e allarmante la presenza di questo gruppo animale - spiega Franzosini -, soprattutto per i picchi di concentrazione. Sono voraci e si riproducono a un ritmo molto sostenuto. Si nutrono di tutto quello che riescono a invischiare con i loro tentacoli: plancton, larve, pesciolini, uova di pesce e così via». Sono talmente ingorde che, evidenzia Bettoso, «in una recentissima pubblicazione è stato specificato che per sostenere la popolazione riescono addirittura a cannibalizzarsi». Nel golfo triestino «il primo avvistamento risale al 2005», continua il biologo marino dell'Arpa, ma a flotte, dal Mar Nero, sono arrivate a partire dal 2016. «Un evento meteo sufficientemente lungo - sottolinea Franzosini - ha spinto questa specie aliena invasiva a migrare fino a qui, dove ha trovato le condizioni ideali». «I primi problemi - aggiunge Bettoso - li hanno causati intasando fisicamente le reti». Le meduse tuttavia potrebbero forse essere trasformate nel cibo del futuro? Sì, risponde Franzosini: «Ci sono delle sperimentazioni in corso anche nel golfo triestino. Una si è conclusa da poco e riguardava il rhizostoma pulmo (polmone di mare)». «Come cooperativa Shoreline, che svolge attività anche per l'Area Marina protetta - continua -, abbiamo sperimentato invece le oloturie (cetrioli di mare), che trovano fortuna nel mercato asiatico e crescono relativamente poco e a bassa velocità. Non sono però quegli esemplari grossi che si vedono nelle cucine orientali: le nostre, al contrario, sono piuttosto esili, con una cuticola molto spessa, che non si mangia». Gli esiti dell'esperimento? «C'è un dubbio sulla sostenibilità economica». Quello che sicuramente conviene però è la modalità di coltivazione, a Trieste sotto gli allevamenti di cozze: così si paga un affitto unico. Le cosiddette "pedocere", a ridosso della Costiera, ovvero i moderni impianti flottanti di mitilicoltura, vengono infatti gestite da società tramite concessione demaniale marittima e rappresentano una forma di fruizione sostenibile del mare. Perché? «Non richiedono l'apporto di mangime - conclude Franzosini -, diversamente da altre maricolture».

Benedetta Moro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 1 settembre 2020

 

 

Il Carso e il Collio e l'Isonzo le mète per le escursioni della Rosmann
Primo appuntamento il 20 settembre alle 9.30 alla scoperta dei laghi di Pietrarossa e Doberdò
Escursioni alla scoperta del Carso, della sua avifauna e flora, ma anche dell'ambiente fluviale dell'Isonzo, un'incursione del Collio e la tradizionale camminata fino alla festa di Santo Stefano di Vermegliano è quanto propone l'Associazione ambientalista Eugenio Rosmann a partire dalle prossime settimane e fino alla fine dell'anno. Costretta a chiudere l'attività "in persona" con l'uscita dell'8 marzo, ma organizzatrice di oltre una decina di mostre fotografiche virtuali sulla propria pagina Facebook che hanno fatto migliaia di visualizzazioni, l'associazione è pronta a ripartire alla scoperta del territorio assieme a guide naturalistiche ed esperti. Monfalcone e dintorni offrono del resto ambienti diversi e preziosi in uno spazio molto contenuto e facilmente accessibili, com'è emerso nello spazio che il Rosmann ha avuto nell'ambito della rassegna Aspettando Geografie. Il primo appuntamento è quello in programma il 20 settembre, alle 9.30, con ritrovo al Centro visite di Pietrarossa, da cui prenderà il via una passeggiata assieme all'ornitologo Paolo Utmar alla volta dei laghi carsici di Pietrarossa e Doberdò, mentre il 4 ottobre, sempre guidati da Utmar, i partecipanti potranno scoprire le particolarità del Carso monfalconese, dalla Rocca fino agli archi del Lisert. Il 25 ottobre il ritrovo sarà invece nel centro di San Martino del Carso da cui prenderà il via un'escursione lungo le colline del Carso sopra l'Isonzo e l'8 novembre a Fiumicello per un uscita dedicata al basso corso del fiume. Il 22 novembre sarà la volta di un'esplorazione del Collio goriziano, partendo da San Floriano, mentre per il 13 dicembre è in programma la premiazione dei premi ambientali istituiti dall'associazione che avrà luogo su Facebook causa emergenza Coronavirus. A chiudere il 2020 l'ormai classica camminata da Monfalcone fino a Vermegliano in occasione della festa di Santo Stefano, guidata dal presidente della Rosmann Claudio Siniscalchi. Causa emergenza Covid-19, per partecipare alle escursioni l'associazione chiederà la prenotazione obbligatoria, per raggiungere un massimo 10 persone (iscrizioni via mail a ambientalistimonfalcone@gmail.com o telefonando e anche via whatsapp al 3392640850 o al 3356660843, con priorità agli iscritti dell'associazione)

Laura Blasich

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 31 agosto 2020

 

 

Esof -2, pronto il Centro congressi - Porto vecchio svela il suo "cuore"

Chiude il cantiere iniziato il 13 marzo 2019: 12 mesi di lavori interrotti dalla pandemia. L'opera da 13 milioni
Ora Trieste ha la struttura per il turismo congressuale che i politici di tutti i colori invocano ormai da anni. Il cantiere del Trieste Convention Center di Porto vecchio sta chiudendo in queste ore: stamane il grande complesso verrà inaugurato dal sindaco Roberto Dipiazza, in vista del via a Esof2020 di mercoledì. Avviati il 13 marzo del 2019, i lavori si concludono oggi a causa della pausa imposta dalla pestilenza fra il 13 marzo e il 4 maggio di quest'anno: un'opera costata circa 13 milioni di euro, sul cui utilizzo futuro pesa il destino del comparto turistico nel nuovo mondo plasmato dal virus. Al momento, però, il Tcc è pronto ad ospitare il suo primo grande evento, l'Esof a sua volta in ritardo causa-Covid, che aprirà i battenti dopodomani. Andrea Monticolo, amministratore delegato dell'azienda Monticolo&Foti che ha provveduto alla parte portante dei lavori, si aggira nelle grandi aule del Tcc, mentre tutt'attorno ferve l'attività del personale del cantiere e dei tecnici di Esof, intenti a mettere a punto gli ultimi particolari per l'inaugurazione. Nel grande spazio espositivo del Magazzino 28 sono pronti gli spazi per gli stand degli enti che partecipano a Esof. «Di fatto questa parte, come quella nel 27, diventerà la nuova fiera di Trieste», dice Monticolo. Ma la parte più succosa deve ancora venire: «Il lavoro sui magazzini 27 e 28 è un intervento su strutture esistenti - spiega - ma il cuore del Tcc è il 28-bis». L'imprenditore accede alla sala da 1.900 posti collocata in fondo al complesso, costruita ex novo per dare a Trieste uno spazio conferenze delle dimensioni richieste dai congressi odierni: «La peculiarità è l'assenza di colonne, insolito per uno spazio così grande». Realizzarlo non è stato facile: il tetto si regge su alari da 38 metri ciascuno, portati in Porto vecchio nel cuore della notte, su trasporti eccezionali lunghi 45 metri. Le pareti e il soffitto sono stati coperti di pannelli fonoassorbenti, precauzione resa necessaria dal riverbero del suono, che avrebbe reso impossibili gli interventi dei relatori: «Prima che mettessimo i pannelli il rimbombo durava cinque secondi», ricorda Monticolo. La sala richiede dotazioni tecnologiche all'altezza. come spiega Luca Moreno di Intech Srl: «Abbiamo montato dei proiettori 4K laser, quanto di meglio offra il settore oggi. Pochi li hanno anche tra i cinema». Un singolo proiettore appeso al soffitto pesa 180 chili: le schermate arrivano a 12 metri. In questo modo anche chi siede in fondo alla sala ha occasione di vedere il relatore. Al piano superiore dell'edificio troviamo la sala da cui il personale sicurezza monitora le telecamere di sorveglianza: anche in questi caso si è scelto un sistema di sorveglianza a fibre ottiche di alta qualità. «È tedesco - dice Monticolo -. Per una questione di sicurezza interna a Tcc abbiamo preferito evitare tecnologie cinesi, ormai è acclarato che alcuni loro grandi privati sono strumenti anche per il governo. Qui abbiamo usato quasi solo tecnologie europee».A proposito di sicurezza, tutto l'edificio è attrezzato con sistemi antincendio. La struttura è interamente antisismica e anche la parte degli impianti è stata realizzata in modo da poter resistere a una scossa di terremoto. Passiamo la passerella, ormai celebre, che unisce in volo il magazzino 28 al 27, e arriviamo al bar Illy ormai operativo all'interno di quest'ultimo. Oltre la porta si vedono gruppi di giovani, i primi visitatori di Esof, mentre curiosano nelle mostre allestite nella parte frontale dell'edificio. Anche i due magazzini storici avranno spazi per conferenze: nel 27 ci sono due sale da 50 posti, una da 150 e una da 400; nel 28 ce n'è un'altra da 420 posti. Inutile dire che il coronavirus non consentirà di sfruttare appieno la capienza del Tcc, almeno per ora: ogni "carega" del centro congressi triestino è ben distanziata dall'altra, almeno per il momento. Bisognerà aspettare che la buriana passi per poterlo vedere a pieno regime.

Giovanni Tomasin

 

Green e ultrasicuro: unico nel Triveneto - Dai sistemi fotovoltaici alla dotazione della rete WiFi la struttura scommette sulle tecnologie più avanzate
Un'estensione da 10 mila metri quadrati, tremila per il solo Magazzino 28-bis, e un volume da circa 100 mila metri cubi. Sono le proporzioni grezze del Trieste Convention Center, una mole da 3.600 tonnellate di calcestruzzo, che di fatto è ora il centro congressi tecnologicamente più avanzato del Triveneto. L'importo totale della spesa è di circa 13 milioni di euro: l'importo affidato al gruppo Monticolo&Foti è pari a otto milioni, quello dato alla Rosso è di tre milioni, il resto è invece andato a ditte minori sotto la direzione di Tcc stessa, come la Tiepolo-Ranieri-Cmr per il rivestimento dell'edificio.La tecnologia, dicevamo, è il fiore all'occhiello del Tcc. Come scritto anche nell'articolo principale a sinistra, i costruttori sono orgogliosi dell'impianto di videosorveglianza di ultima generazione, con un altissimo livello di cybersecurity. Ma non basta, anche il ricorso a internet è protetto: è stata realizzata una rete sia cablata che WiFi a copertura dell'intera struttura. La rete è all'altezza degli ultimi standard di sicurezza per quanto riguarda gli accessi, al fine di evitare gli utilizzi non autorizzati. È garantita anche la privacy degli utenti, i cui dati privati vengono crittati durante la navigazione. Basta farsi una passeggiata attorno al magazzino 28 o al 28-bis, inoltre, per vedere sulle mura una distesa di pannelli fotovoltaici, che risponderanno a una bella fetta delle esigenze energetiche del centro: si tratta di un investimento rilevante, spiegano i costruttori, ma lungimirante. Prima di un decennio, infatti, non sarà necessario pensare a rimpiazzare i pannelli, che continueranno così a fornire energia a tutto il Tcc. Anche tutti i sistemi di condizionamento e areazione collocati sul tetto degli edifici sono un esempio di tecnologia: sono stati realizzati appositamente per questo progetto, pezzi unici, e ora che sono in posizione sono stati ridipinti in coerenza con il punto del magazzino in cui si trovano, in modo da uniformare l'impatto della struttura anche dalla distanza o dall'alto. Buona volontà, progetti e l'impegno delle istituzioni e dei privati sono stati le premesse fondamentali per costruirlo, ma la realizzazione pratica si deve alle maestranze: dal marzo 2019 a oggi sono state circa 12 mila le presenze in cantiere tra operai e tecnici, per circa una cinquantina di uomini al giorno. Nei 12 mesi di lavori, sottolineano ancora i costruttori, non c'è stato nessun incidente, a riprova del buon modello di sicurezza sul lavoro messo in campo per l'occasione.

G.Tom.

 

 

Poste italiane a Trieste con 36 mezzi ecologici - cresce la "flotta" green
Poste Italiane rafforza la sua "flotta" green e continua a viaggiare ad energia pulita. In provincia di Trieste sono 36 i mezzi ecologici in forza nei due centri di distribuzione del territorio che ogni giorno servono i 6 Comuni della provincia, per un totale di circa 234 mila abitanti, circa 120 mila famiglie, in oltre 44 mila civici e circa 15 mila attività commerciali. Quindici automobili, 17 motomezzi e 4 nuovi motocicli elettrici a tre ruote rendono ecologica, agevole e sicura la consegna dei pacchi e della corrispondenza. Il rinnovo della flotta aziendale con l'obiettivo di ridurre del 40% le emissioni inquinanti, è parte del programma di "dieci impegni" per i Comuni italiani con meno di 5.000 abitanti promosso dall'amministratore delegato Matteo Del Fante in occasione dell'incontro con i "Sindaci d'Italia" lo scorso ottobre a Roma.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 30 agosto 2020

 

 

Duello su rotaia fra Monfalcone e Ronchi
Il sindaco Vecchiet chiede alla Regione di puntare sulla stazione Trieste airport. Cisint replica: «Va valorizzato l'aeroporto»
Più treni a lunga percorrenza, meno soste lungo la linea ferroviaria e unica fermata per l'isontino al Trieste Airport, la stazione di Ronchi dei Legionari «fondamentale per la crescita dei trasporti regionale». Alle porte di una seconda ondata del virus con effetti imprevedibili anche e soprattutto sui trasporti pubblici, il sindaco di Ronchi Livio Vecchiet attizza la battaglia delle stazioni con i vicini di casa di Monfalcone. Il sindaco non sembra aver dubbi, chiede l'implementazione delle Frecce, di lavorare perché arrivi qualche nuovo operatore come Italo, ma soprattutto pensa che la fermata ferroviaria del polo intermodale debba essere promossa e valorizzata con maggior decisione. A poca distanza, il sindaco di Monfalcone, Anna Cisint, che da tempo a nome di tutto l'Isontino, sta lavorando ai fianchi la Regione sia sul fronte del servizio ferroviario passeggeri, ma soprattutto merci visto il porto in via di sviluppo, replica senza mezzi termini: «La stazione di Trieste Airport è un polo assolutamente sottoutilizzato, perché ha lo scopo logicamente di interfacciarsi con l'aeroporto. La priorità vera è quella della centralità dell'aeroporto. E la valorizzazione delle stazioni, non la loro moltiplicazione». Vecchiet insiste, ricorda che la pandemia del Covid ha «avuto ripercussioni pesanti sul trasporto aereo, ne hanno sofferto tutti e anche l'aeroporto di Ronchi dei Legionari» non sottolineando però che lo stesso aeroporto è stato addirittura chiuso con i voli azzerati. «Il mio auspicio è quello della ripresa - insiste però - anche se per questo settore - riconosce - non saranno mesi facili. Ecco che dobbiamo riflettere proprio sulla mobilità futura e sul ruolo della fermata ferroviaria del Trieste Airport». Per Vecchiet è chiaro, Ronchi o meglio il Trieste Airport che considera una «stazione fondamentale per la crescita dei trasporti regionale» deve diventare l'unica fermata per l'isontino «con maggiori fermate per le Frecce, perché quelle che partono da Trieste ne effettuano troppe sulla linea, e magari con l'ingresso in scena di Italo che non ha ancora guardato con interesse alla nostra zona». Insomma «La volontà della Regione in primis - insiste il sindaco ronchese - deve essere quella di far sì che tutto l'isontino si serva di questa struttura che può diventare un volano di crescita per l'economia. Ci vogliono poi nuove politiche dei parcheggi con facilitazioni per gli utenti, nuove pensiline e più servizi». Tutte questioni che Vecchiet, lo annuncia lui stesso, vuole porre al governatore Massimiliano Fedriga. Note stonate per Monfalcone e il sindaco Cisint ben felici (è un eufemismo) di vedersi cancellare la fermata dei treni a Monfalcone che oltre alla città da 30 mila abitanti serve Fincantieri, le altre industrie e cantieri che danno complessivamente lavoro a decine di migliaia di persone con tutti i pendolari che arrivano da ogni parte. «Il vero nodo dei trasporti ora è quello di riprendere il pallino della centralità del nostro territorio - spiega Cisint riferendosi al ruolo sempre più importante dal punto di vista industriale, portuale e logistico di Monfalcone e del Lisert - e soprattutto di risolvere tanti problemi che riguardano la comunità di persone che lavorano in zona. Penso ai pugliesi che quando vanno a casa devono fare un camio a Venezia dove il treno arriva 5 minuti prima della partenza di quello che li riporta in Puglia». Cisint richiama alla realtà Vecchiet, ricorda che «la stazione di Trieste Airport è sottoutilizzata» e che in realtà il problema è il «rilancio dell'Aeroporto» e non della stazione che potrà crescere solo se aumenteranno i voli. E c'è «il nodo dei parcheggi e la non centralità dell'aeroporto che pregiudicano qualsiasi valorizzazione». E allora? Secondo Cisint «Bisogna pensare non alla moltiplicazione delle stazioni, ma alla valorizzazione. E a nuovi servizi per la disabilità e per le merci. I soldi sono pochi e i tempi sono lunghi, ne abbiamo parlato ai vari incontri in cui c'era anche il Comune di Ronchi e tra i problemi c'è anche quello di pungolare Rfi».

Giulio Garau, Luca Perrino

 

 

Impianti fognari messi a norma - L'Europa cancella le multe
La sentenza della Corte di giustizia riguarda gli interventi nelle reti della Bassa - L'Ue ha accolto la comunicazione della Regione dopo la conclusione del lavori
San Giorgio di Nogaro. È stata notificata alla Regione la sentenza che contiene la chiusura dell'infrazione della Ue per San Giorgio di Nogaro sullo scarico e il trattamento delle acque reflue. La direzione centrale all'Ambiente del Fvg ha infatti reso noto che alla Regione è arrivata la comunicazione della seconda sentenza della Corte di giustizia della Ue che ha accettato la raggiunta conformità degli agglomerati di Cervignano-Carlino e Cervignano-San Giorgio di Nogaro e quindi la conseguente chiusura della procedura di infrazione per il non completo collettamento dei reflui. La procedura di infrazione era stata avviata nel 2004, a seguito delle verifiche della Commissione europea sulle informazioni inviate dagli Stati membri sullo stato di attuazione della direttiva concernente il collettamento e il trattamento delle acque reflue urbane, a carico dell'agglomerato delle aree urbane collegate al depuratore di San Giorgio di Nogaro. Nel 2012 alla procedura di infrazione era seguita la prima condanna e, anche al fine di minimizzare i costi di una eventuale sanzione, nel 2013 venne deciso di suddividere l'abitato in 13 diversi "sub-agglomerati" più piccoli di cui rimanevano tre non conformi: Cervignano-San Giorgio di Nogaro, Cervignano-Cervignano e Cervignano-Carlino. Successivamente, con la realizzazione dell'estensione delle reti fognarie, sono stati resi conformi l'agglomerato di Cervignano-Carlino e Cervignano-San Giorgio e la Corte di giustizia della Ue ha accettato nel 2018 la raggiunta conformità attraverso una relazione inviata dalla Regione. Per quanto riguarda l'abitato di Cervignano è prevista invece la conclusione dei collaudi delle opere entro il 2020 in modo da poter richiedere alla commissione la conformità e la conseguente chiusura della procedura di infrazione in occasione del primo aggiornamento richiesto dal ministero dell'Ambiente. Ricordiamo che gli abitanti interessati (duemila famiglie), proprio a seguito dell'infrazione comunitaria, sono obbligati ad allacciarsi al doppio sistema fognario: acque bianche e acque nere, per i cui interventi la Regione ha disposto dei contributi: del 50% della spesa riconosciuta ammissibile per un Isee inferiore o uguale a 29 mila euro; del 40% se l'Isee è superiore a 29 mila euro. L'importo massimo è di 3.500. La domanda di allacciamento dovranno essere presentate dalle 9.15 del 14 settembre al 30 settembre 2020. Soddisfazione è stata espressa dall'assessore regionale alla Difesa dell'ambiente, all'Energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, che rimarca come «la legge e il regolamento sono stati riscritti nei mesi scorsi. Abbiamo voluto andare incontro ai cittadini con percentuali maggiori di contribuzione, senza troppi vincoli e burocrazia rispetto alla precedente giunta che aveva visto 3 sole domande presentate per neanche 2 mila euro di contributo complessivo». Il consigliere di San Giorgio di Nogaro Mauro Bordin commenta favorevolmente la soluzione della vicenda sottolineando come «è il risultato dell'impegno dei cittadini e dei Comuni interessati dall'infrazione pendente da 15 anni»

Francesca Artico

 

 

DELFINO VERDE - Non solo delfini e tartarughe - Meduse e tonni rossi le novità
L'associazione Delta, presente a bordo della nave, registra un aumento di animali con avvistamenti non comuni rispetto al passato fra cui anche gli uccelli marini
GRADO. E anche durante questa stagione, a bordo del Delfino Verde, hanno viaggiato quelli dell'Associazione Delta. Infatti, l'Apt ha inteso rinnovare la collaborazione con questa associazione, formata da un gruppo di biologi marini, veterinari e studenti universitari che promuove la cultura per la conservazione degli ecosistemi marini e costieri, per il rispetto degli ecosistemi naturali, lo sviluppo sostenibile, la formazione, la ricerca scientifica e la sua divulgazione. Un mix vincente, che ha permesso di "catturare" una serie di animali lungo la rotta Grado-Trieste. Non solo delfini e tartarughe, ma anche un branco di tonni. L'attività principale del Delta, che per gli avvistamenti si è avvalsa sempre della collaborazione dell'equipaggio e anche dei passeggeri, è quella dell'osservazione della presenza soprattutto di tartarughe e delfini nel golfo. Due volte alla settimana (l'ultimo viaggio dei referenti del Delta è in programma martedì) nel corso della stagione 2020 gli operatori hanno viaggiato a bordo della motonave per osservare il mare e ricavarne dati di presenza di cetacei e tartarughe marine per implementare la "citizen science" (scienza partecipata), la quale si è dimostrata un valido metodo per la raccolta di informazioni grazie alla partecipazione attiva di cittadini e operatori. Per far sì che i passeggeri prendano conoscenza delle specie potenzialmente avvistabili nel golfo di Trieste e lungo la traversata Trieste-Grado, a bordo della motonave sono stati installati dei pannelli informativi in cui sono elencate le specie più frequenti (caratteristiche e minacce) e messo a disposizione del materiale informativo redatto dai membri dell'Associazione. Gli operatori sono stati inoltre a disposizione dei passeggeri per fornire informazioni dirette e dare consigli in caso di avvistamenti. Karin Schlappa presidente dell'Associazione Delta precisa che gli avvistamenti non sono certamente mancati (il bilancio sarà fatto a fine attività ma in linea di massima pare che sia per i delfini e sia per le tartarughe i numeri siano in linea con quelli degli avvistamenti dell'anno prima) anche con l'osservazione di qualche rarità legata in particolare all'avifauna. Una di queste è la presenza di diversi esemplari di sula bassana, degli uccelli marini con un'apertura alare importante che di solito, come sottolinea il vice presidente Tommaso De Lorenzi, vivono molto più a nord in particolare nel Baltico. Avvistate inoltre delle berte, anche queste non molto frequenti da queste parti. Parliamo poi di meduse. Ne sono state avvisate molte e di tre tipologie diverse: la medusa cassiopea, l'urticante medusa compasso e anche l'ancor più urticante medusa cubo. E proprio alcuni giorni fa, giovedì, sono stati avvistati come detto anche diversi tonni rossi (una decina) dei quali uno, per la soddisfazioni dei passeggeri e degli esperti "armati" di macchina fotografica e di smartphone, non ha disdegnato di farsi immortalare facendo un balzo fuori dall'acqua. Uno spettacolo che si potrà ammirare, per chi sarà attento e anche fortunato, negli ultimi tre giorni del Delfino Verde Deluxe che terminerà mercoledì il suo viaggio di collegamento sulla rotta Grado-Trieste e viceversa.

AN.BO.

 

Bric cagnolina "riciclona" che da' la caccia alla plastica

L'incredibile storia che vede protagonista una quattro zampe del tutto speciale. Quando vede una bottiglia l'afferra con i denti e la porta a casa per la differenziata

È più forte di lei. Nemmeno fosse dotata di un radar speciale. Appena individua una bottiglia di plastica gettata a terra senza alcun civismo da qualcuno, porta senza alcun indugio sul luogo del "misfatto" la sua padrona che stenta, alle volte, a stare al suo passo. Raggiunto il punto esatto, si affretta ad afferrare il contenitore con i denti. Una volta completata l'operazione di recupero, soddisfatta e scodinzolante, si incammina verso casa con il suo trofeo. Che poi finirà nel circuito virtuoso della raccolta differenziata. È la storia di Bric, la "cagnolina riciclona". In questo periodo, le sue condizioni di salute non sono ottimali ma appena supererà questo momento delicato e difficile tornerà molto probabilmente a fare quello che ha fatto sempre. La sua padroncina Monica Lavia, pazientemente, raccoglie le lattine e le bottigliette che si ammucchiano davanti all'uscio della sua casetta per gettarle, poi, nei cassonetti di Isontina Ambiente. Bric o Briciola potrebbe, insomma, diventare tranquillamente testimonial di una campagna tesa a promuovere il riciclo della plastica. A segnalare questa storia fuori dall'or dinario sono due amici di Monica che hanno contattato "Il Piccolo". Raccontano che «la cagnolina, la cui espressività è assolutamente fuori dal comune e alla quale veramente si può affermare che manchi solo la parola, verifica attentamente che la sua padrona completi la sua opera nella raccolta differenziata da lei iniziata. Non si può che dire che Bric rappresenti un bell'esempio di comportamento civico e di consapevolezza ambientale ed ecologica». Doti che non tutti hanno fra gli umani, come testimoniano le montagne di rifiuti abbandonate un po' dove capita e che fanno ammattire il Comune e gli operatori ecologici. Ma tutta la storia di Bric è particolare. È nata in Sardegna, undici anni fa. Nell'estate del 2009, Monica decise di lasciare la "sua" Bergamo per qualche settimana, trascorrendo un periodo al mare. Nelle vicinanze di Villasimius, mentre era alla guida della sua auto, Monica si fermò e scese. Il motivo? Voleva capire cosa fosse quella «cosina bianca» che intravvedeva sul ciglio della strada. Alla fine, la scoperta. Era una cuccioletta di pochi mesi, abbandonata e impaurita, denutrita e in pessime condizioni. «Da allora Briciola - raccontano gli amici - è diventata una fedele e insostituibile compagna di viaggio e di vita. Probabilmente, come tutto ciò che accade, il suo istinto "di servizio" non è sorto casualmente, ma è stato sicuramente ispirato da colei che l'ha adottata: una giovane donna di singolare generosità e di spiccato altruismo. Fin da quel primo istante, infatti, Monica se ne prese cura: sulle dune di sabbia bianca protette da ginepri secolari e nelle acque trasparenti del mare di Simius ci tornò, solo dopo esser stata dal veterinario e solo dopo aver preso quanto occorreva alla sua Briciola. Lasciarono insieme l'isola e impararono a conoscersi. E con lei rimase fino a quando raggiunse il capoluogo isontino e lì, infine, mise radici».

Francesco Fain

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 29 agosto 2020

 

 

Maxi discarica abusiva scoperta a Rozzol - Nel "mare" di rifiuti amianto e idrocarburi
Sequestrati 4 mila metri quadrati nell'ex area artigianale di via Grimani: una quantità capace di riempire un campo di calcio
Una maxi-discarica abusiva con 4 mila metri cubi di rifiuti a Rozzol, una quantità sufficiente a coprire un intero campo di calcio per mezzo metro d'altezza. Ora è tutto sotto sequestro e gli investigatori stanno lavorando per capire come si sia potuto formare un simile cumulo di materiale e, soprattutto, a chi siano attribuibili le responsabilità. Accertamenti scattati grazie ad alcune segnalazioni arrivate al Nucleo di Polizia ambientale della Polizia locale. Le indagini sono partite alla fine di marzo e si sono sviluppate con il coordinamento dal sostituto procuratore Chiara De Grassi. La discarica abusiva si trova nell'area dell'ex comprensorio artigianale tra via Grimani (il riferimento è il civico 42) e via Cumano, in buona parte abbandonato. Alcuni dei capannoni, però, continuano ad essere utilizzati da imprese triestine come deposito di materiale edile e come deposito temporaneo di rifiuti. Il lavoro investigativo ha portato allo scoperta di un'area molto vasta composta da vari capannoni, su una superficie di circa 10 mila metri quadri, utilizzata per il deposito di rifiuti di vario genere, ma che era stata resa «nel corso del tempo - ha puntualizzato ieri in una nota la Polizia locale di Trieste - una vera e propria discarica». Nei giorni scorsi una minuziosa perquisizione ha permesso di far emergere in tutta la sua evidenza il grave stato di degrado della zona, invasa dai rifiuti, alcuni dei quali classificati come pericolosi, amianto compreso, e inquinanti (idrocarburi). La perquisizione è durata dodici ore, dalle 7 alle 19, il tempo necessario a catalogare il materiale scoperto, del quale si può avere un'idea vedendo le foto che pubblichiamo in alto e che sono state scattate dalla stessa Polizia locale durante l'intervento. Almeno 300 pneumatici fuori uso, svariati metri cubi di amianto, centinaia di barattoli di vernice, pittura e smalti (alcuni aperti e ancora parzialmente pieni), rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (frigoriferi, lavatrici, condizionatori e altro). Poi, diversi barili di idrocarburi dai quali fuoriusciva il liquido inquinante, centinaia di metri cubi di cartongesso, plastica e polistirolo, oltre 300 metri cubi di calcinacci e rifiuti edili di vario genere. Infine, carcasse di auto e batterie di veicoli vari. L'area e i rifiuti sono stati posti sotto sequestro: si parla come detto di un terreno di circa 10 mila metri quadri e secondo il calcolo della la Polizia locale il quantitativo di rifiuti risulta pari a 4 mila metri cubi. Ora le indagini proseguono nel più stretto riserbo per individuare tutte le ditte edili - si stima fossero una decina - che hanno utilizzato nel corso degli anni come deposito quell'area. Il proprietario di quest'ultima è stato già sentito ed è risultato all'oscuro delle irregolarità: non è quindi coinvolto nell'indagine. Alcune imprese, stipulando appositi contratti per l'utilizzo, si comportavano in modo corretto, depositando nei capannoni i materiali edili e i rifiuti da tenere solo temporaneamente e da smaltire altrove in un secondo momento. Ma altre, stando alla ricostruzione della Polizia locale, avrebbero usato l'area in modo non regolare, sia per quanto riguarda la tipologia di rifiuti che i tempi del suggestivo smaltimento: non a caso il materiale è ancora lì. Sono due le imprese edili nel registro degli indagati a cui verrà contestato l'articolo 256 del Decreto legislativo 152 del 2006, ovvero gestione di rifiuti non autorizzata, ma il lavoro investigativo è ancora in corso per identificare altre ditte che, negli anni, potrebbero aver contribuito a trasformare quella zona in una discarica abusiva. L'ambientazione dell'area sottoposta a sequestro è degna del più classico fra i film noir. Alla fine di via Cumano c'è il capolinea della linea 18. Da lì, risalendo verso sinistra dalla valle di Rozzol, si dipana via Grimani, una strada caratterizzata da complessi di case di una bellezza quasi inglese, una serie di villette e condomini dai giardini curati e dalle inferriate dipinte a fresco che fanno pensare a quanto sia rilassante la vita di periferia. A destra la vecchia stazione ferroviaria di Rozzol e poi, subito dietro un sottopasso assomigliante più a un cunicolo, la stessa via prosegue, ma la geografia del rione cambia repentinamente. La mappa del degrado è rappresentata dal solito schema: capannoni abbandonati dietro a inferriate arrugginite e fatiscenti, con la vegetazione che prende il sopravvento sui magazzini lasciati al proprio destino. Da dietro la cancellata, detriti accatastati alla bell'e meglio fanno pensare alla gloria industriale del tempo che fu, avvalorata da indicazioni inerenti vecchi magazzini industriali e officine meccaniche. Una serie di lucchetti sbarrano la strada agli arditi che volessero avvicinarsi a quella foresta di tetano. Poco sopra la stradina, tanto breve quanto ripida, si giunge su via di Montebello, a una palestra e da lì al campo sportivo sportivo "Nino Modolo".

Lorenzo Degrassi - Piero Tallandini

 

 

A regime la super rete che "protegge" l'acqua
Completato dopo un iter di sette anni il sistema che scova con dei sensori le perdite idriche nel sottosuolo della città
Quasi undici milioni di litri d'acqua sono stati risparmiati, nel corso degli ultimi sette anni, grazie alla cosiddetta distrettualizzazione dei 900 chilometri di rete idrica provinciale da parte di AcegasApsAmga. Trattasi - ha spiegato ieri l'ingegner Andrea Rubin, responsabile Reti acquedotto e fognatura della stessa multiutility - di un progetto del valore complessivo di circa 700 mila euro, che, dopo le ultime migliorie apportate lo scorso anno, nel 2020 entra a pieno regime. La rete di distribuzione dell'acquedotto è stata in sostanza suddivisa in porzioni, definite appunto distretti da un apposito decreto ministeriale del 1997. Ogni distretto è dotato di una condotta d'entrata e di una d'uscita, attraverso le quali l'acqua che si dirama attraverso le tubature secondarie deve necessariamente passare. In entrata e in uscita da ogni segmento di territorio sono stati installati dei misuratori di pressione e portata idrica, che ogni cinque minuti raccolgono tali dati e li trasmettono a un apposito software. Software che a sua volta mette i numeri di ciascun distretto a confronto con il consumo minimo stimato per quell'area: se i consumi reali risultano superiori, ciò significa che con ogni probabilità c'è una perdita, sulla quale si può intervenire inviando sul posto dei tecnici specializzati. Tale staff è dotato di "geofoni", ovvero speciali sensori in grado di captare movimenti e vibrazioni del sottosuolo, fino a riuscire a individuare con precisione il punto della perdita. In questo modo è possibile ridurre notevolmente gli sprechi d'acqua: dal 2013 - anno di lancio del progetto in via sperimentale - al presente sono stati risparmiati più di 10 mila metri cubi (ovvero oltre 10 milioni di litri) d'acqua. Tutto è iniziato appunto sette anni fa, con la posa dei primi sensori di misurazione: oggi lungo la rete idrica ne sono dislocati 150. L'anno successivo è stato avviato il progetto pilota DrinkAdria, realizzando il primo vero e proprio distretto a San Dorligo della Valle. Nel 2015 i bacini idraulici erano 17, a loro volta suddivisi in particelle più piccole, per un totale di quasi 80 distretti. Nel 2016 intanto venivano introdotti i primi distretti "intelligenti" nelle aree di San Dorligo e di Monte Calvo a Banne: è in questo momento che fa la sua comparsa una prima versione di software, capace di calcolare la priorità degli interventi di riqualificazione. Nel 2018 il programma sarebbe stato poi integrato nel software aziendale Hergoreti, piattaforma unica per tutti i servizi gestiti da AcegasApsAmga, che ha inglobato le informazioni registrate in precedenza. Nel frattempo i distretti sono stati avviati a diventare appunto modello gestionale. E si arriva così all'anno scorso quando, tra i vari interventi di riqualificazione della rete, è stata installata la cosiddetta valvola intelligente (o "a fuso") sulla strada Costiera: permette ai flussi idrici diretti vero Trieste di autoregolare in funzione della richiesta della città.

Lilli Goriup

 

 

Il pesce "indecifrabile" pizzicato a nuotare nel canale di Ponterosso
Pastinaca immortalata nelle acque del mare che si insinuano in centro - Spoto: «Nel 2018 avevamo osservato un esemplare di trigone viola»
Una pastinaca è stata notata ieri nel canale di Ponterosso da alcuni cittadini, che si sono chiesti quale animale fosse e se avesse bisogno di aiuto. Una delle persone ferme a osservare il pesce, Matilde Rossi, è riuscita a immortalarlo, con foto e video. Un avvistamento che però non sarebbe una rarità, come spiega il direttore della Riserva marina di Miramare Maurizio Spoto. «Durante i sea watching, le attività sott'acqua proprio a Miramare, abbiamo visto di recente anche altri pesci di questo tipo, come le aquile di mare o le razze - racconta - in questo caso, osservando foto e video, si tratta sicuramente di una pastinaca, che sia viola o comune però, dalle immagini è difficile capirlo. Sembra un individuo comunque non grande come Violetta, pare più piccolo. Si sarà spinto fino a Ponterosso perché questi animali si nutrono di ciò che trovano facilmente sul fondale». E Violetta, a cui si riferisce Spoto, era una femmina adulta di pastinaca, un esemplare di trigone viola, dal nome scientifico Pteroplatytrygon violacea. Nell'ottobre del 2018 si era trovata in difficoltà, con una ferita ormai cicatrizzata sulle pinne pettorali e un'amputazione alla coda, forse dovuta all'infausto incontro con una rete da pesca. Per un paio di settimane era rimasta bloccata all'interno del Canale di Ponterosso. In quell'occasione, in un intervento congiunto di WWF Italia Area Marina Protetta Miramare e del Corpo Regionale-Stazione Forestale di Trieste, era stata liberata, riportata in acque libere.

Micol Brusaferro

 

 

SEGNALAZIONI - Energia nuclare - Deleterio raddoppiare Krsko

In questo momento la nostra regione è afflitta da molteplici problemi, tra questi i migranti sulla rotta balcanica e il Covid-19, che sta colpendo tutto il globo e in particolar modo Stati a noi confinanti come la Slovenia e la vicina Croazia.Trovo giustissima la preoccupazione per simili avvenimenti come però spero sia di primaria importanza per la Regione, in sinergia con il governo centrale, magari coinvolgendo anche quello austriaco, esprimere una netta posizione politica verso l'incosciente, a mio parere, idea slovena di raddoppiare la centrale nucleare di Krsko che dista solo 120 km da Trieste.Capisco perfettamente il bisogno energetico sia della Slovenia che della Croazia ma già quella esistente può risultare una "bomba ad orologeria" in quanto su un territorio sismico ma nonostante questo non si vuole sostituirla, ma addirittura raddoppiarla creandone vicino una nuova. Ora mi aspetto che Trieste, città cara agli italiani, venga protetta da una simile scelta e che il governo italiano invii una netta nota di protesta all'Unione europea affinchè questa scelta venga fermata. Altrimenti Cernobyl, Fukushima e tanti altri piccoli e grandi incidenti causati da queste centrali non sono serviti a insegnare niente. Spero che di questa scellerata scelta se ne parli molto e presto.

Paolo Fabricci

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 28 agosto 2020

 

 

Addio al rudere dell'ex Filodrammatico: a settembre il cantiere della rinascita
"Partita" da 10 milioni e 14 mesi di lavori per 100 posti auto e 34 appartamenti da almeno tremila euro al metro quadrato
Entro il Natale del prossimo anno l'ex Filodrammatico avrà buone possibilità di non essere più il triste rudere che si sta sbriciolando tra via degli Artisti e via Donota. Sarà un settembre di cantiere per lo storico edificio: il prossimo mese verranno avviati i lavori per trasformare la carcassa dell'ex teatro-cinema in uno stabile di buona edilizia con discrete quotazioni al metro quadrato. L'imprenditore triestino Gabriele Ritossa ha definito l'operazione di acquisto tra la fine del 2019 e l'inizio del corrente anno, utilizzando come vettore la società Ferret, che lo vede socio insieme ai friulani Alessandro Pedone e Alberto Diasparra. Un po' di tempo è andato con l'emergenza sanitaria, un altro po' di tempo è stato richiesto dalla messa in sicurezza delle facciate, adesso finalmente la partenza: «Prevediamo 14 mesi di lavori - racconta Ritossa - per un investimento di 10 milioni di euro, che avrà il supporto di Banca Cividale». Punto di caduta dell'operazione la realizzazione di 34 appartamenti e di 100 garage: «L'obiettivo è convincere una clientela medio-alta, in grado di impiegare 3000- 3500 euro al metro quadrato. L'ampiezza degli appartamenti varia da 80 a 150 mq, con la possibilità, ove richiesto, di unire più alloggi». La vendita inizierà a ottobre «ma - riprende Ritossa - abbiamo già numerose richieste per i garage, di cui nell'area centrale c'è veramente fame». Gli stalli saranno sistemati utilizzando la corte dietro lo stabile. Tra l'altro in zona, oltre alla forte richiesta privata, si va intensificando la presenza di alberghi, che genera ulteriore domanda. Ritossa non è particolarmente sorpreso dai positivi umori che emergono dal settore, perchè «i posti belli vanno sempre, stiamo costruendo anche decine di appartamenti a Gemona e a Tolmezzo».L'ex Filodrammatico ha alle spalle un curriculum abbastanza movimentato, che è interessante riepilogare. Abbandonato da un trentennio, subì due incendi, nel 2006 e nel 2009. Poi nel 2011 Cierre, società partecipata paritariamente dalla Cividin e dalla Cogg ex Riccesi, rilevò l'edificio dall'Inps all'asta pagandolo 2,5 milioni di euro, con l'obiettivo di ricavarne 19 appartamenti (la metà di quello che vuol fare Ferret) e un'ottantina di posti-auto. Cierre ottenne un contributo dalla Regione pari a 770.000 euro per riqualificare lo stabile e incentivare l'acquisto di alloggi con modalità convenzionate. Le vicende di Cividin (fallimento) e di Cogg-Riccesi (concordato preventivo) presero una certa piega, cosicchè tutto rimase fermo, fino a quando nell'autunno 2018 Ferret comprò l'ex teatro a 1,9 milioni. Un ulteriore anno è evaporato per chiudere la pratica e arriviamo così al principio del 2020. Più o meno contestualmente Ferret aveva messo in cascina anche l'ex torre Telecom nel compendio Giulia.

Massimo Greco

 

Hotel Obelisco, Ferret non molla e prepara il rilancio a metà mese
L'ex albergo di Opicina al centro di una vicenda "misteriosa": sembrava "vinto" da Ritossa & Co, poi l'offerta migliorativa top secret in extremis
Gabriele Ritossa ancora non sa il nome di chi gli ha guastato la festa dell'Obelisco. In febbraio Ferret - compartecipata da Ritossa, Pedone, Diasparra - aveva comprato all'asta l'ex hotel di Opicina dai curatori milanesi del fallimento Gladstone. Un'altra interminabile storia di ruderi triestini: il diruto albergo, all'asta da una decina di anni, aveva visto retrocedere la quotazione da 4,6 a 1,2 milioni di euro. All'ultima puntata invernale ecco la zampata di Ritossa & C., che mettevano in busta un milione 125.000 euro. Sembrava fatta per l'agguerrito terzetto immobiliare giulio-friulano, senonchè a giugno saltò fuori che il bene non era stato aggiudicato, in quanto si era appalesato un nuovo e misterioso soggetto che - fruendo dell'articolo 107 comma 4 della Legge fallimentare - presentò un'offerta leggermente migliorativa, in seguito della quale i curatori sospesero. Il rilancio non poteva essere inferiore al 10% e il misterioso guastafeste si attenne alla lettera della norma: un milione 237.500 euro. Ritossa incassò la sorpresa, stupendosi di come fosse possibile, a distanza di un po' di tempo dall'aggiudicazione provvisoria del 27 febbraio, presentare un'offerta e bloccare l'operazione. Comunque, l'imprenditore triestino, uno dei più importanti operatori nazionali nel comparto delle case di riposo con la controllata "Zeffiro", ha ribadito ieri mattina che rilancerà a sua volta in vista del prossimo appuntamento di martedì 15 settembre, con apertura delle buste il giorno seguente.«Intendiamoci - spiega Ritossa mettendo le mani avanti - abbiamo in Italia un'altra decina di obiettivi immobiliari di questo tipo, naturalmente speriamo di farcela con Opicina ma non ne faremo un dramma». L'Obelisco è un trofeo super-vintage, disegnato da Gae Aulenti negli anni Settanta con misure da maggiorata, 8.000 metri quadrati edificati, 6.000 mq tra piscina e tennis, 30.000 mq di parco. Il trio Ritossa-Pedone-Diasparra non aveva sciolto le riserve sul destino del defunto albergo: le alternative prendevano in considerazione la riedizione dell'hotel o una casa di riposo.

Magr

 

 

Il giovane volenteroso ripulisce il parco di Zaule dai rifiuti.

MUGGIA. Pulizia dei parchi pubblici muggesani sotto la lente d'ingrandimento. Lo scorso 19 agosto, sulla pagina Facebook "Lamentele de Muja", una utente aveva postato alcune foto scattate nel parco giochi di Zaule dalle quali balzava agli occhi la sporcizia. Fino a che un giovane muggesano, Riccardo Rampas, di 18 anni non ha deciso di armarsi di sacchi per l'immondizia e guanti e ripulire tutto, in compagnia della musica del suo smartphone. «Abito lì vicino - ha spiegato Riccardo, raggiunto al telefono - ed è stato per me un bisogno indispensabile provvedere alla pulizia del parco, dopo aver visto la segnalazione. L'ho fatto perché penso che casa mia non inizi dal recinto del mio giardino. Mi sono sentito in dovere di pulirlo». E così, in poco più di un'ora di lavoro il diciottenne muggesano, che ha riscosso il plauso dei tanti utenti che frequentano la nota pagina social, ha sistemato e raccolto l'immondizia che si era accumulata. Tra l'altro il ragazzo ha sottolineato che «i rifiuti non erano solo carte di caramelle ma tracce di cose non del tutto legali». Riccardo, dopo la pulizia del parco, ha espresso un auspicio: «Oltre a una maggiore pulizia dell'area da parte del Comune di Muggia, sarebbe davvero utile realizzare strutture per dare una forte impronta al parco, come l'istallazione di un parco di calisthenics (ginnastica a corpo libero ndr), come quelli presenti a Barcola e San Luigi, che renderebbe la zona più fruibile da tutti e, in parte, anche più sicura, in quanto certamente verrebbe ad aumentare, in maniera esponenziale, la frequentazione da parte di sportivi e amanti della natura, agli antipodi della tipologia degli attuali frequentatori. Parliamo di un parco con una fonte potabile d'acqua e tanto spazio sfruttabile, cosa non comune a tutti i parchi di questo tipo». Risponde il sindaco Laura Marzi: «È risaputo che non di rado i parchi a Muggia sono oggetto di atti vandalici o presi di mira da persone poco rispettose degli spazi pubblici, come più volte documentato anche in rete dove sono testimoniati i frequenti ritrovamenti di scritte anche volgari sui giochi per i più piccoli, danneggiamenti e abbandono di immondizie di ogni genere». Per fortuna, sempre a detta del sindaco, «Muggia non è solo questo, in quanto la nostra città si fonda soprattutto sui numerosi comportamenti virtuosi delle persone perbene che si sono presi cura - anche attraverso il progetto di cittadinanza attiva - e tuttora si prendono cura di varie zone del territorio». Il gesto del giovane Riccardo però, conclude Marzi, «ha ancor più significato alla luce della sua genuina spontaneità e della volontà propositiva tesa alla tutela ed alla cura del bene comune: è un segno di speranza che mette a tacere i cori dei qualunquisti che si ostinano a parlare male dei giovani di oggi; è uno splendido esempio non solo per i più piccoli, ma anche e soprattutto per i più grandi, che insegna concretamente quanto valga molto di più un gesto reale di tante belle parole che però restano solo tali».

Luigi Putignano

 

SEGNALAZIONI - Salute - La terapia del bosco

Le passeggiate nel bosco sono una pratica benefica per vincere lo stress e rigenerarsi. Ormai in tutto il mondo e anche da noi stanno nascendo i primi percorsi chiamati "forest bathing".Il nome non va preso nel suo significato letterale della traduzione dall'inglese, di "bagno nella foresta". In questo caso il bathing è da intendere concettualmente, come "totale immersione". Recenti studi medici e scientifici hanno individuato gli effettivi benefici terapeutici sulla salute di chi pratica il "forest bathing", quali la riduzione della pressione arteriosa, del battito cardiaco e dei livelli di cortisolo nel sangue, ma anche l'incremento dell'attività immunoprotettiva. Molte foglie delle piante presenti nei boschi (limocene, mentolo, eucaliptolo, canfora) attraverso il loro aroma rilasciano molecole benefiche per la salute. Quindi perchè non approfittare dei nostri boschi urbani e periurbani per fare terapia: i bei boschetti carsici, quello di Igouza, il bosco Bazzoni (nella foto lo stagno) o andare alla ricerca dell'abete greco a Basovizza. O, ancora più facile, fare una bella passeggiata nel Boschetto di Trieste, un percorso senza difficoltà e molto frequentato e accessibile da ogni sua parte.

Tiziana Cimolino

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 27 agosto 2020

 

 

Prezzi in ripresa e nuovi abitanti - Vivere a Servola non fa più paura
Viaggio nel rione pronto a voltare pagina a cinque mesi dall'avvio dello spegnimento dell'area a caldo
«Stiamo lottando per il nostro rione. Ci vuole tempo, ma siamo convinti che potrà rinascere». Così un gruppo di energici residenti di Servola descrive lo spirito del quartiere, pronto a voltare pagina e a cambiare passo dopo aver tagliato il traguardo tanto atteso: lo spegnimento dell'area a caldo, iniziato esattamente cinque mesi fa con lo stop alla cockeria, inaugurata 123 anni prima. Un sospiro di sollievo per molti abitanti, che stanno assistendo ora all'arrivo di nuovi residenti tra cui molte famiglie giovani. Persone che, dopo anni trascorsi dentro casa, iniziano finalmente a godersi le aree verdi private, condominiali e pubbliche. «Le mie finestre sono rivolte proprio verso lo stabilimento - dice Franca Romano -. L'aria più pulita si percepisce chiaramente. E non ci sono più rumori ed esplosioni. Speriamo che questo contribuisca ad attirare nuove attività, che nel tempo sono state chiuse». «Finalmente, senza i fumi che una volta si alzavano dalla fabbrica, vedo le stelle ed è bellissimo - spiega Luciana Turco - e posso stare nel giardino di casa senza problemi». «Ora si respira e posso rilassarmi nello spazio esterno della mia villetta- racconta Carla Decuia -. Il cambiamento l'ho visto subito. Prima, ad esempio, dovevo lavare spesso il mio cane che era costantemente pieno di polvere scura, ora non succede più. E la mia casa è stata anche rivalutata». Il mercato immobiliare già da qualche mese è più vivace. Qualcuno ha già acquistato, grazie ai prezzi ancora contenuti, altri stanno monitorando annunci e possibili vendite. «Nella zona di via Pane Bianco sono arrivati di recente coppie con bambini - ricorda Alessandra Godina - è un buon segnale». «Due anni fa ho venduto la casa dei miei genitori e l'ho dovuta quasi regalare - ricorda Daniela Petronio -, nessuno voleva venire qui. Adesso le cose stanno lentamente cambiando». «C'è più voglia di vivere all'aperto, le persone si stanno prendendo cura anche dei giardini condominiali, per sfruttarli al meglio. Speriamo che i nonni tornino a passeggio con i nipoti, fino a pochi mesi fa anche questo spaventava - ricorda Roberta Millini -. E poi vediamo un cambio generazionale: stanno arrivando persone giovani, attratte dalla presenza di casette con giardino, che tanti cercano. Certo, molti fori commerciali sono chiusi, ma chissà che anche su questo fronte qualcosa possa cambiare. Insomma - aggiunge - sappiamo che ci vorrà tempo, e pazienza, ma la voglia di rivitalizzare Servola è diffusa». Nel corso degli anni tante attività hanno abbassato le saracinesche e molti abitanti si sono trasferiti. «Un po' si scontava l'apertura di grandi supermercati non lontano, un po' - commentano alcuni residenti - a molti spaventava l'idea di investire nel "rione con la Ferriera", dove i problemi di puzza e polveri erano risaputi. E poi la nomea di una zona inquinata ha fatto scappare tante famiglie». E i residenti si stanno dando da fare anche con iniziative ed eventi. Il mercoledì è tornato il mercatino, alcune ragazzine del rione vendono limonata fresca, c'è la voglia di riportare il Carnevale agli antichi fasti e il desiderio di dar vita a nuovi appuntamenti durante l'anno. «La forza di Servola sta proprio nella comunità - sottolinea Stefano Bernobich, presidente della Settima circoscrizione -. Ci sono tante persone con una grande voglia di fare, basti pensare a come si sono mobilitati per conservare l'ufficio postale che rischiava di chiudere. C'è un senso di borgo, di appartenenza a questo rione che sicuramente lo aiuterà nella rinascita».

Micol Brusaferro

 

ASSOCIAZIONE NO SMOG -  «La battaglia è stata vinta ma con danni pesanti»
Servola ricomincia ma non dimentica. Alda Sancin, del Comitato No smog, ci tiene a ricordare gli anni di lotte per la salvaguardia della salute dei residenti. «Non siamo solo liberi da polveri e odori - puntualizza - ma finalmente siamo liberi dai materiali cancerogeni, da quell'inquinamento che probabilmente ha creato importanti problemi di salute sia a chi era dentro la Ferriera sia a chi era fuori dallo stabilimento. Sono stati anni duri, per far sentire la nostra voce».E parlando mostra documenti, una lunga lista di carte raccolte nel tempo, che ancora conserva e che sono parte di un ampio archivio. «Ci siamo battuti con forza, ci siamo appellati a diversi politici, molto spesso senza alcuna risposta. Tutti questi fogli - mostra - raccontano ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e soprattutto il disagio partito da tante persone. Da chi si è ammalato, da chi ogni giorno ha respirato quelle polveri. Siamo rimasti inascoltati a lungo, e ora sì, siamo liberi - ribadisce - ma dopo una battaglia davvero lunga e difficile». Accanto a lei anche chi ricorda la polvere spazzata ogni giorno dai davanzali e dai terrazzini, i panni che non si potevano stendere, le piante che si preferiva non lasciare sulla finestra o l'impossibilità di aprire le finestre.

m.b.

 

Dalle strade malmesse al campo sportivo out - Le tante criticità segnalate dai residenti storici
Tra le richieste al Comune anche la creazione di giardini e la pulizia delle case abbandonate
Per aiutare Servola a ricominciare serve anche un aiuto dal Comune per attrezzare spazi pubblici e aree pedonali. È l'appello dei residenti, che elencano o gli interventi più sentiti in diverse zone. «Servono soprattutto lavori ai marciapiedi - segnala Graziella Salvagno -. Sono in pessime condizioni da anni. Abbiamo chiesto tante volte una sistemazione, anche perché qui vivono parecchi anziani che rischiano di inciampare e cadere». E camminando lungo le parti pedonali, a tratti molto strette, c'è chi mostra buche e avvallamenti. «Basta poco, ma sarebbe fondamentale per garantire una sicurezza maggiore a chi si sposta a piedi - dicono altre due signore -. Bisogna prendersi un po' più cura delle parti comuni, che per tanto tempo sono state dimenticate. Tante persone si muovono con i mezzi pubblici, anche per questo c'è la necessità di effettuare questo tipo di lavori». Tra le richieste di chi abita a Servola, rivolte al Comune, anche quella di curare il grande impianto sportivo della scuola di via Marco Praga, che ormai da anni versa in uno stato di degrado e abbandono. Tante le lamentele espresse nel tempo, seguite da sopralluoghi, ma da nessun progetto concreto di ripristino. Tra la pista di atletica, il campo di basket e la corsia per il salto in lungo, fino agli anni '90 l'area costituiva un fiore all'occhiello del rione, fruibile non solo dagli alunni della scuola ma anche da centri estivi e società, per allenamenti e manifestazioni. Dalla strada la desolazione è evidente, con il grande comprensorio pieno di erbacce, con recinzioni divelte e attrezzature danneggiate, dagli agenti atmosferici e dai vandali. E poi, sempre secondo alcuni residenti, servirebbero nuovi spazi per le famiglie, magari un'area con panchine o un parco giochi per i bambini, uno sfogo che costituirebbe anche un punto di aggregazione per gli abitanti, oltre al giardino dell'ex cinema, che si prepara a riaprire. E da chi vive nelle palazzine affacciate sullo stabilimento, arriva anche un'altra segnalazione. «Da decenni alcuni condomini a pochi passi dalla Ferriera sono abbandonati, un tempo ospitavano proprio gli operai - ricorda una donna con un appartamento vicino agli stabili dimenticati - ora sono in uno stato di degrado che peggiora costantemente. Nelle giornate di vento gli infissi sbattono e rischiano di cadere, e nessuno se ne prende cura da tanto tempo». «Le due palazzine, in via dei Giardini, sono malmesse, forse qualcosa è già crollato, a terra ci sono calcinacci e altri rifiuti - ricorda un'altra persona - ci dormiva dentro anche qualche sbandato. Ci appelliamo alla proprietà, che non sappiamo chi sia, o al Comune, perchè si proceda con una verifica, perché vengano almeno messi in sicurezza». Oltre alle criticità espresse, c'è comunque chi ricorda interventi attuati di recente, a beneficio del rione, come la creazione di nuovi posti auto, con gli stalli ridisegnati proprio nel cuore di Servola, o i lavori di risistemazione che hanno interessato la scuola De Marchi.

M.B.

 

 

Vandali sulla Cottur, "strage" bis di faretti
Distrutti 18 segnali luminosi. Poco tempo fa ne erano stati danneggiati altri 14. La rabbia dei ciclisti: «Degrado senza fine»
Atti vandalici sulla pista ciclopedonale Cottur. Divelti negli ultimi giorni 18 faretti all'altezza del tratto che corre accanto al Burlo Garofolo. Altri 14 erano stati rotti in precedenza. In totale quindi al momento ce ne sono ben 32 fuori uso. A denunciare i danneggiamenti un cittadino che, passando nella zona, ha notato tutto e ha raccontato l'episodio sui social. Ma si tratta solo dell'ultima segnalazione pubblicata dalla gente, a fronte soprattutto di comportamenti maleducati, di chi frequenta la pista anche in orario notturno. «La prima volta che i faretti sono stati divelti, è accaduto un sabato notte - spiega Marco Kvar, che su Facebook ha portato alla luce il danno, con tanto di foto - questa volta invece è successo tra martedì pomeriggio e mercoledì mattina». Nessuno pare abbia notato l'autore o gli autori del gesto. E molti amanti della bici e delle passeggiate sull'arteria ciclopedonale, lamentano da tempo anche altri aspetti negativi, auspicando migliorie e controlli, alla luce delle tante persone che negli ultimi mesi utilizzano la pista, un numero di fruitori aumentati in particolare dopo il lockdown. Tra i disagi più sentiti la sporcizia, presente soprattutto sul marciapiede e sulle aree verdi vicine, a causa delle deiezioni non raccolte dai proprietari dei cani. Un fenomeno che in realtà, ricorda qualcuno, va avanti da anni, ma che è peggiorato proprio con l'incremento di persone a spasso. Sempre in tema di animali, c'è chi segnala anche l'abitudine di lasciare liberi i cani, che corrono tra le diverse corsie, rendendo pericolosa l'attività di chi fa jogging o pedala, oltre al rischio di azzuffamenti tra animali, per altro già capitati. C'è poi la scarsa educazione di chi cammina nel tratto riservato alle biciclette, anche in questo caso rendendo difficile l'utilizzo della pista in sicurezza, una sorta di guerra tra pedoni e ciclisti, la definisce qualcuno, che sfocia anche in liti accese. Completano il quadro desolante scritte con la vernice, bottigliette e avanzi di cibo lasciati a terra insieme ad altri rifiuti, anche nella prima parte del percorso, a San Giacomo, dentro e fuori la galleria. Ed è qui che restano chiusi anche i due piccoli fabbricati, che molti sperano siano utilizzati in futuro e che per ora restano vuoti e in uno stato di degrado. «Potrebbe trovare posto un infopoint turistico, una postazione per la manutenzione delle biciclette, un bar o semplicemente - dicono alcuni ciclisti - una stazione dove poter noleggiare le bici». E per evitare il ripetersi di danneggiamenti in particolare, alcuni cittadini auspicano l'installazione di telecamere di videosorveglianza, per riconoscere, e punire, chi si rende protagonista di atti vandalici.

Micol Brusaferro

 

 

«Scelte su Porto Vecchio senza ascoltare la citta'» - L'attacco di Italia Viva

Su Porto vecchio e mobilità sostenibile la giunta Dipiazza è «capace solo di bypassare i cittadini», cioè «gli azionisti di maggioranza delle questioni legate allo sviluppo della città», che «rischiano di restare inascoltati sulle decisioni del proprio futuro». Lo sostiene la consigliera comunale di Italia Viva Antonella Grim. «Arriveranno nelle prossime settimane in Consiglio comunale due delibere molto importanti per il nostro futuro, quella sul Piano urbano della mobilità sostenibile e quella su Porto vecchio», attacca Grim, secondo cui sono «entrambe costruite con lo stesso metodo: fatte uscire nei mesi estivi per ridurre al minimo l'apporto e il confronto con gli azionisti di maggioranza, cioè i nostri concittadini».«Vigileremo - aggiunge l'esponente renziana - e siamo fin d'ora a disposizione come Italia Viva a recepire e portare avanti le istanze delle persone su questi due temi fondamentali per lo sviluppo di Trieste, per colmare la mancanza di partecipazione scelta dalla giunta. Da decenni parliamo delle potenzialità di Porto vecchio e ora la proposta è un confuso spezzatino, "sgabuzzino di ogni sogno e desiderio", senza la capacità di essere attrattivo per investimenti internazionali, con la società di gestione in spaventoso ritardo, con l'idea di spostare attività già esistenti da altre parti della città in Porto vecchio, andando così a creare nuovi "buchi neri". E che dire della mobilità sostenibile? Stiamo a zero, eccezion fatta del bike sharing, cui però manca una cosa fondamentale: le piste ciclabili».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 26 agosto 2020

 

 

San Dorligo della Valle - Dolina - I Verdi denunciano il degrado del ponte in Val Rosandra
Si alza la protesta dei Verdi, a San Dorligo della Valle, per la mancata ristrutturazione del ponte sul torrente Rosandra. «Alcuni anni fa - spiegano i coordinatori regionali del movimento, Tiziana Cimolino e Pino Prasel - a seguito del maltempo e dell'esondazione del torrente, il ponte di legno sul Rosandra, che era stato a suo tempo eretto all'inizio del sentiero, andò distrutto. Ad oggi ci troviamo ancora con monconi pericolanti e bulloni sporgenti sul terreno e nell'acqua e pezzi di legno divelti, a testimonianza di quanto accadde all'epoca. Ma tutto questo - sottolineano - rappresenta un pericolo per i gitanti, considerando che la prima parte del sentiero è frequentata soprattutto da famiglie e bambini, cioè dai soggetti meno esperti. La Val Rosandra - ricordano i due esponenti dei Verdi - è uno dei siti naturali più amati dai triestini e dai turisti, essendo tradizionale luogo di passeggiate, palestre di roccia, dove fra l'altro uno dei più eleganti scalatori di tutti i tempi, Emilio Comici, mosse i suoi primi passi. Una perla di bellezza, in sostanza, molto trafficata, soprattutto nella stagione estiva, da tutti coloro che cercano un po' di fresco. Già un anno fa - concludono Cimolino e Prasel - le associazioni ambientaliste e il gruppo locale dei Verdi sollecitarono il Comune, affinché provvedesse alla riparazione e alla messa in sicurezza del sito, ma ancor oggi stiamo aspettando».«L'amministrazione è attenta alla cura e alla conservazione di tutta la zona della Val Rosandra - risponde l'assessore comunale per l'Ambiente Davide Stokovac - per la quale abbiamo recentemente approvato il Piano di sviluppo, che ne prevede fra l'altro la riqualificazione. Siamo consapevoli dei problemi provocati dalla mancanza del ponte e stiamo valutando se ricostruirne uno più alto, che non ceda alla prossima piena, oppure se optare per un guado. In ogni caso possiamo assicurare che il tema è alla nostra attenzione».

u.s.

 

 

Sulle montagne nevica... plastica «Le Alpi soffocate»
La ricerca fatta sui nevai della Valle d'Aosta «Resti di sacchetti finiti nelle nostre acque»
Nevica sempre meno. E già questa non è una buona notizia. Ma c'è di più: ora insieme alla poca neve scende dal cielo una grande quantità di plastica. Per avere un'idea del fenomeno basta dare un'occhiata ai risultati dello studio condotto in occasione dell'ultimo Tor des Geants, l'ultra trail più duro e famoso del mondo che fino al 2019 si è svolto nel mese di settembre in Valle d'Aosta. I numeri mettono i brividi: la stima dei ricercatori è che ogni anno, solo sull'arco alpino valdostano, cadano 200 milioni di generiche particelle di cui 80 milioni sono frammenti di microplastiche. Il che vuol dire 25 chilogrammi di materiale riversato a pioggia su una delle zone più incontaminate d'Italia e d'Europa.«Abbiamo fatto i prelievi in un periodo in cui la neve residua era poca, il nostro timore è questa cifra sia addirittura sottostimata - spiega Roberto Cavallo che insieme alla cooperativa Erica ha ideato e curato la ricerca -. Dobbiamo pensare di vivere in uno smog di plastica. Ci circonda, si degrada e adesso sappiamo anche che si muove». Che la plastica abbia ormai infestato campagne, fiumi, laghi e mari purtroppo non è una novità. Tracce di plastica erano già state trovate anche sulle Alpi nei pressi dello Stelvio, in Svizzera, e più recentemente perfino nelle remotissime isole Svalbard e in Antartide. Ma questa analisi (realizzata dallo European research institute in collaborazione con l'Università di Milano) aiuta a circoscrivere il fenomeno e prova a dare una risposta alla grande domanda: come ci arrivano questi frammenti sulla vetta delle nostre montagne? Avendo analizzato campioni di neve accumulata durante una sola stagione invernale, quella 2018/2019, e non accumuli più datati nel tempo, come i ghiacciai, la risposta appare chiara: questi pezzetti di microplastica (che hanno fino a 5 millimetri di diametro) non sono solo il risultato della frammentazione di rifiuti dispersi in zona, ma arrivano dal cielo attraverso le precipitazioni. Lo studio, finanziato dalla Regione Valle d'Aosta, si sofferma anche sulla tipologia di materiale ritrovato. Dagli otto litri di materiale prelevato in quattro siti diversi sono emerse 40 particelle e la metà di queste è risultata plastica. Ci sono diversi tipi di polimero. Il più presente è il polietilene (39%) che probabilmente deriva da sacchi e sacchetti in film. Poi vengono Pet (17%), Hdpe (17%), poliestere (11%), Ldpe (6%), polipropilene (5%) e poliuretano (5%). Più difficile stabilire l'origine e il viaggio di questi inquinanti. Parliamo di fibre rilasciate dai capi di abbigliamento sintetico, imballaggi, confezioni, residui di cosmetici, dentifrici o creme solari. «Il problema delle microplastiche è ben più vasto di quanto possiamo immaginare e non può che destare preoccupazione», conclude Cavallo. In particolare i timori sono legati ai rischi che queste particelle disperse nell'ambiente potrebbero avere sulla salute dell'uomo. È certo che ormai fanno parte della catena alimentare. Un'indagine della State University di New York sostiene che frammenti plastici siano presenti nel 90% delle acque commercializzate in bottiglia. L'Università di Edimburgo si è spinta oltre stimando che in un pasto ogni persona ingerisca almeno cento di queste particelle. Con quali conseguenze ancora non si sa, ma è difficile immaginare un impatto zero.

Alberto Abburrà

 

Forum dell'Arpa sui rifiuti marini

Nell'ambito di Esof 2020, l'Arpa Fvg organizza una tavola rotonda in programma venerdì 4 settembre dalle 8.30 alle 10 dedicata alla complessa tematica dei rifiuti marini. Un problema riconducibile a un non corretto smaltimento dei rifiuti, soprattutto quelli plastici.

 

 

Mobilita' sostenibile, visioni sorpassate per il Porto Vecchio - La lettera del giorno di Jacopo Rothenaisler

Ciò che dal Comune di Trieste arriva sul Porto vecchio non può che preoccupare. L'amministrazione comunale non ha voluto un piano generale ma ha scelto la strada dello "spezzatino". Nessun confronto con altre città che hanno realizzato analoghe significative trasformazioni. La città poco ha discusso sul "cosa" realizzare, niente sul "come" edificare, infrastrutturare e connettere l'area. Con il Pums (Piano urbano sulla mobilità sostenibile) appena adottato dalla giunta comunale, e la Variante n.6 al Piano regolatore di Trieste dedicata alla Riqualificazione del Porto vecchio, anch'essa appena adottata, si stanno precostituendo indirizzi urbanistici vecchi di 50 anni. Il Porto vecchio attraversato da un'autostrada a 4 corsie con "turborotonda" sulle Rive; mega parcheggi. La più bella piazza, grande più di piazza dell'Unità, cancellata. Incrementi di traffico (visibili nel Pums) con gravi ripercussioni su tutta la rete cittadina. Nell'epoca in cui le città sono impegnate a liberare spazi dalle automobili gli amministratori e i tecnici del Comune di Trieste fanno l'opposto. Purtroppo a Trieste, come in Italia, la corrente di pensiero dominante nel mondo dell'impresa e comunque maggioritaria ritiene che vincoli di varia natura spaventino e allontanino gli investimenti e le occasioni di lavoro. Con la bellezza non si mangia. Un modo di pensare miope anche sul fronte economico, il cui mondo apprezza la qualità urbana. I capitali non fuggono ma vengono attratti dalle città che scommettono sulla sostenibilità. Per queste ragioni ciò che viene deciso per il Porto vecchio mi preoccupa. La partita però è in corso, il Pums e la Variante devono ancora essere approvati dal Consiglio comunale; ritengo che noi tutti dobbiamo giocarla per assicurare sostenibilità, resilienza, spazio e bellezza alla Trieste futura.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 25 agosto 2020

 

 

Meno autobus, più biciclette: l'effetto Covid sulla mobilità
Sono le prime indicazioni del sondaggio avviato dall'Università sulle nuove abitudini dei triestini. Si può partecipare fino a venerdì
Prosegue fino al 28 agosto l'indagine promossa dal Dipartimento di Scienze economiche, matematiche e statistiche dell'Università per monitorare le abitudini dei triestini in materia di mobilità evidenziando eventuali cambiamenti nelle scelte dopo l'emergenza Covid 19. Lo staff del responsabile scientifico del progetto, il docente di Economia applicata Romeo Danielis, ha iniziato intanto ad elaborare i risultati delle risposte inviate dai primi triestini che hanno compilato il sondaggio accedendo al link disponibile sui canali web e social del nostro quotidiano. Dalle prime 235 interviste, emerge che per raggiungere il centro città e il resto del territorio cittadino, tendenzialmente la gente preferisce sempre muoversi a piedi. Chi ha indicato le sue nuove abitudini, racconta di una netta riduzione dell'utilizzo dell'autobus, con un incremento dei movimenti in bici e in automobile. Anche se va detto che si tratta di risultati parziali e di una platea ancora ridotta di elementi. Prima che scoppiasse la pandemia, in caso di bel tempo, una larga parte di chi risiede in zone centrali della città, circa il 55%, preferiva usare il trasporto pubblico per spostarsi mentre il 40% circa invece si muoveva in bicicletta. L'automobile o lo scooter venivano scelti, invece, in pari misura dal 20 % dei cittadini. In caso di brutto tempo, prima del Covid 19, era l'autobus il mezzo utilizzato per muoversi in città da una percentuale pari quasi al 90% di chi ha risposto all'indagine. Cambiano gli atteggiamenti nelle fase post coronavirus. Se non piove e non c'è forte bora, le prime risposte esaminate oltre a confermare la tendenza a muoversi a piedi, raccontano di triestini che più di prima si muovono in bici e in automobile. Si riduce in maniera netta chi sceglie il trasporto pubblico locale, ma i ciclomotori. Se il meteo non è favorevole, c'è chi più di prima predilige comunque muoversi a piedi, con un calo importante anche in queste circostanze dell'uso del trasporto pubblico e un lieve aumento, invece, di quello dell'auto.

Laura Tonero

 

 

A Carsiana si fronteggia l'invasione delle piante aliene.

Domenica un'iniziativa al Giardino botanico per far conoscere il fenomeno in regione
Le specie vegetali alloctone (cioè esotiche, aliene o introdotte, direttamente o indirettamente, dall'uomo) e invasive che popolano la regione rappresentano una minaccia per la biodiversità, con impatto sulla salute umana e conseguenze socio-economiche. Gli ultimi dati ufficiali, pubblicati nel volume "Flora vascolare alloctona e invasiva delle regioni d'Italia" del 2010, riportano la presenza in Friuli Venezia Giulia di 331 entità, pari all'11,6% della flora complessiva regionale, di cui 276 neofite (importate a partire dalla scoperta dell'America, soprattutto a scopo ornamentale o agricolo) e 37 di queste (circa il 13%), sono riconosciute come invasive (fonte: "Rapporto sullo stato dell'ambiente in Fvg 2018"). Tre sono state inserite infine nella L.R. 17 del 21 ottobre 2010: Ambrosia comune, per la produzione di polline altamente allergizzante, Senecione sudafricano per la produzione di alcaloidi epatotossici e Ailanto o albero del paradiso, per i danni inferti alla biodiversità e ai manufatti. Ma quali sono le vie attraverso cui queste piante sono arrivate fin qui e cosa le rende così pericolose? Per rispondere a questa e altre domande, la società cooperativa Rogos ha organizzato una passeggiata per domenica 30 agosto alle 10.30 al Giardino botanico Carsiana. Nell'occasione a tutti i partecipanti verrà distribuito gratuitamente una pubblicazione di Regione, Ersa e Centro didattico naturalistico di Basovizza "Specie vegetali esotiche invasive in Fvg - Riconoscimento e possibili misure di contenimento". «Il libretto - spiega la presidente della Rogos,Tina Klanjscek - tratta un tema su cui bisogna fare opera di sensibilizzazione: le specie esotiche invasive sono infatti, dopo i cambiamenti climatici, la seconda causa di perdita di biodiversità a livello mondiale e causano problemi sanitari, socio-economici e ambientali. Il loro contenimento non è semplice: non hanno molti fattori limitanti nel nuovo territorio nel quale vengono immesse e quindi proliferano a scapito della fauna e della flora locali. Il libretto vuol essere uno strumento concreto per tutti coloro che vogliono approfondire questa importante tematica e imparare cosa ogni cittadino, con piccole azioni, può fare per limitare l'espansione di queste specie, dando così un concreto aiuto alla conservazione della biodiversità della regione». Nel rispetto delle norme anticontagio, la partecipazione è gratuita, ma solo su prenotazione, inviando una mail a: info@rogos.it con nome e telefono.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 24 agosto 2020

 

 

Dalla Regione in arrivo i contributi "plastic free" - finanziamenti ai comuni
Dalla Regione in arrivo contributi per il contenimento dei rifiuti in plastica. A beneficiarne Comuni ed enti pubblici: Trieste può ambire fino a un massimale di 25.000 euro. La giunta regionale ha appena approvato il Regolamento per la concessione di tali fondi, finalizzati a sostenere iniziative per ridurre la produzione di appunto rifiuti in plastica. Il provvedimento, proposto dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, consentirà alla Regione di assegnare i finanziamenti in relazione alla spesa sostenuta da municipi ed enti pubblici per le azioni cosiddette "plastic free". In particolare, i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti hanno diritto al rimborso del 70% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 7.000 euro. Per le amministrazioni civiche con meno di 15.000 abitanti, il concorso alla spesa sarà del 60 %, fino a 10.000 euro. Ai Comuni con più di 15.000 abitanti potrà infine essere assegnata una copertura della spesa sostenuta pari al 50 %, ma fino a un massimo di 25 mila euro: questa è evidentemente la casistica in cui rientra appunto Trieste.Come stabilito dalla Ue, Il Regolamento contiene inoltre la definizione delle tipologie di prodotto rispetto alle quali potrà essere concesso il sostegno: plastica in prodotti finiti, prodotti di plastica monouso e prodotti di plastica oxo-degradabile. I progetti devono riguardare l'informazione, la divulgazione e la sensibilizzazione sull'uso di prodotti monouso e oxo-ossidabili. Oppure l'acquisto e l'erogazione di acqua per uffici, la distribuzione di borracce e simili. O ancora l'installazione di case dell'acqua, l'organizzazione di eventi, la realizzazione di opuscoli e brochure.

L.G.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 23 agosto 2020

 

 

Mascherine e guanti nelle reti dei pescatori - la denuncia di FEDAGRIPESCA
ROMA. Un danno per l'ambiente ma anche per le attività in mare. guanti e mascherine anti-Covid abbandonati in mare finiscono nelle reti da pesca, un ennesimo rifiuto altamente inquinante che si aggiunge a bottiglie, buste di plastica, bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie e pneumatici. A denunciarlo è Fedagripesca Confcooperative, che ha raccolto le segnalazioni dei pescatori lungo le coste italiane. Intanto in Thailandia c'è già chi ricava mascherine proprio dal riciclo delle reti da pesca, uno dei rifiuti più diffusi negli oceani. Un'idea che potrebbe prendere piede anche in Italia dove i pescatori già da anni sono impegnati nella raccolta delle plastica in mare e nel recupero degli attrezzi fantasma, quelli dispersi accidentalmente.

 

Ambiente - Discarica di Castion: scatta la denuncia
Pola L' associazione Istria Verde ha denunciato il centro regionale per la gestione die rifiuti di Castion all'Ispezione per la tutela dell'ambiente. Il motivo? «Il perdurare della puzza e il superamento dei limiti di sostanze tossiche nell'atmosfera». Lo si legge nel testo redatto dagli ambientalisti, che si richiamano alle leggi vigenti. Ma anche ai risultati della stazione di monitoraggio della stessa discarica, che hanno registrato gli estremi per la chiusura dell'impianto, costato 40 milioni di euro di fondi europei. «Il fetore si sente da tutta l'estate nell'intero circondario: Pomer, Vincural, Bagnole, Valsabbion, Valdibecco e Medolino. Gli abitanti della zona lamentano pure fastidiose irritazioni a occhi e gola: devono barricarsi in casa chiudendo porte e finestre». C'è infine l'emissione di particelle inquinanti ben al di sopra della concentrazione massima consentita, sia nell'atmosfera che nel suolo.

V.C.

 

 

Gli orsi di Korensko tra orti devastati e rischio abbattimento
I due animali, di cui uno adolescente, ogni sera cercano cibo in paese: se non andranno via, infine potranno essere uccisi
FIUME. Gli orsi tornano nel Quarnero. Da circa un mese due plantigradi stanno togliendo il sonno ai residenti di Korensko (frazione del Comune di Mattuglie), presentandosi puntualmente ogni tardo pomeriggio o quasi, alla testarda ricerca di frutta e verdura. Infischiandosene degli umani, delle loro urla e del battere di mani, che dovrebbero spaventarli mentre invece non ottengono effetto alcuno.«Non hanno paura di nulla - spiega Ines Kukurin, il cui orto sembra diventato una dispensa per i due animali -. Cerchiamo di spaventarli in vari modi. Ma i due, un esemplare adulto e uno che si appresta a diventare tale, sono imperturbabili, quasi consapevoli di essere una specie protetta, che può mangiare a sazietà anche nei centri abitati». In effetti al momento i cacciatori hanno le mani legate dalla legge sulla caccia, che impedisce attività venatorie nel bel mezzo dei centri abitati. Unica eccezione ammessa, nel caso i plantigradi rappresentino una minaccia grave per le persone. La loro "calamita"? Frutteti, bidoni delle immondizie - carichi di ogni leccornia per gli orsi - e cibo vario, che incautamente viene gettato nella natura oppure lasciato su tavoli e panchine. A detta di Bojan Markovic, segretario dell' Unione venatoria quarnerino-montana, quando i tentativi di intimidazione nei confronti degli orsi non portano a risultati concreti, il passo successivo è rappresentato da proiettili di gomma e petardi. Se gli animali dovessero tuttavia insistere, il dipartimento competente del ministero croato dell'Agricoltura emetterebbe infine l'ordine di abbattimento nei loro confronti. In generale la contea quarnerina sembra ormai diventata la dimora stabile di quello che è uno dei tre grandi predatori europei, assieme al lupo e alla lince. Esemplari ne sono stati avvistati negli ultimi vent'anni sul Monte Maggiore, sull'isola di Veglia, nell'immediato entroterra di Fiume e in quello di Cirquenizza. Mattuglie, nell'abbaziano, è l'ultima delle sedi prescelte dagli orsi calatisi negli ultimi decenni dal Gorski kotar (distretto montano alle spalle di Fiume) verso il mare, alla ricerca di spazio vitale e di cibo.

Andrea Marsanich

 

 

Duino Aurisina - Una task force per far rinascere i muretti a secco
DUINO AURISINA. Hanno già rimesso in sesto circa 650 metri di muretti a secco nella zona del monte Ermada, grazie agli 80 mila euro ottenuti dopo aver la gara ad hoc predisposta dall'amministrazione regionale. Ora si apprestano a partecipare a un altro bando regionale, per continuare un'opera che assicurerà sia il recupero di strutture che testimoniano la genialità e il senso pratico dei contadini del Carso vissuti nei secoli passati, sia la conservazione di elementi che il Comitato per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale dell'Unesco ha iscritto nell'elenco di beni da tutelare. Sono i titolari dell'azienda agricola "Kohisce", l'impresa nota perché ogni anno, a primavera, organizza l'omonima marcia, che comprende visite alle fattorie e alle enogastronomie del posto, giri in calesse per favorire la conoscenza degli animali, soprattutto da parte dei più piccoli, approfondimenti storici in prossimità delle trincee. «In questa fase - spiega Marko Pahor, amministratore delegato della srl Kohisce - ci siamo dedicati a un intervento che aveva un doppio obiettivo. Da un lato quello di riqualificare il territorio, dall'altro quello di ottenere risultati concreti, come una migliore garanzia in caso di incendio, perché i muretti fungono anche da barriera anti fuoco». I muretti a secco furono ideati dagli agricoltori del Carso principalmente per difendere gli orti dagli animali. In conseguenza del progressivo abbandono dell'altipiano da parte delle nuove generazioni, molti si sono deteriorati. «Abbiamo rimesso in sesto una prima parte di queste strutture - riprende Pahor - rispettando nei minimi dettagli la conformazione e ripercorrendo fedelmente l'opera eseguita dai contadini del Carso». La direzione dei lavori è stata affidata al geometra Marco Leghissa, mentre l'intervento è stato eseguito dall'impresa Percic di Contovello. «È importante - ha concluso - aiutare l'economia locale».

u.s.

 

San Dorligo -  L'antica ghiacciaia si rimette a nuovo
San Dorligo della Valle. Sarà presentato oggi, nell'ambito di una passeggiata nella Riserva naturale della Val Rosandra, il progetto denominato "Engreen Interreg Italia - Slovenia 2014-2020", che prevede il potenziamento delle infrastrutture verdi nell'ambiente transfrontaliero di Italia e Slovenia. Nel piano è prevista la ristrutturazione della ghiacciaia e la sistemazione dello stagno. I dettagli saranno illustrati alle 9.30 alla locanda "Mario" di Draga Sant'Elia. Al termine inizierà la passeggiata guidata, che partirà da Draga Sant'Elia per arrivare alla vecchia ghiacciaia. Il Comune, visto il successo dell'iniziativa, intende organizzare un secondo evento simile, a settembre. Gli interessati possono scrivere all'indirizzo andreja.grom@sandorligo-dolina.it.

u. s.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 22 agosto 2020

 

 

"Cevapcici ala buzara": i datteri dell'Istria motore del giro illegale
L'ultimo denunciato è un 57 enne che li raccoglieva vicino a Cittanova. Il traffico è diretto verso locali sloveni e italiani
Umago. Pur essendo fuorilegge dal 1995, raccolta e commercializzazione di datteri di mare non sembrano conoscere sosta. I ristoratori li acquistano dai fornitori a un prezzo che va dai 33 ai 47 euro al chilo, per poi metterli in tavola a 106 euro, secondo quanto riporta la stampa croata. Stando a varie segnalazioni, il fenomeno sarebbe dilagante lungo tutta la costa della Croazia, benché in calo rispetto a qualche anno fa. Certo, ogni tanto qualcuno viene sanzionato, ma sembra che il gioco valga la candela. Nella zona costiera di Mareda, nei pressi di Cittanova, gli agenti accorsi su segnalazione anonima hanno di recente sorpreso un uomo di 57 intento a raccogliere i frutti di mare proibiti. Munito di tutti gli strumenti necessari, è stato preso con le mani nel sacco in maniera inequivocabile: stava uscendo dall'acqua con 178 datteri (poco meno di 6 chilogrammi) nella retina. È stato immediatamente denunciato per devastazione del patrimonio naturale sotto protezione (oltre ai danni irreparabili per l'ambiente marino, si pensi che la riproduzione di un dattero richiede come minimo vent'anni). Prenderà una multa compresa tra 666 e 2.000 euro. Come riferito dalla Questura istriana, maschera da sub, martello e tenaglie gli sono stati sequestrati, mentre i datteri sono stati ributtati in mare. Più in generale i datteri finiscono soprattutto nelle cucine di ristoranti sloveni e italiani, verso i quali di solito vengono contrabbandati a bordo di veicoli. Vengono riposti in sacchetti di nylon e nascosti in varie parti dell'automobile: in un apposito doppiofondo, dietro i pannelli interni delle portiere o addirittura nel serbatoio del carburante, adeguatamente preparato. A volte la polizia confinaria ferma i contrabbandieri ma il rischio è appunto messo in conto. In molti dei locali che li servono, la parola d'ordine è «cioccolatini»: il cameriere capisce al volo; in Italia simili locali hanno il loro giro di clienti e si guardano bene dal servirli agli sconosciuti. In Croazia la parola d'ordine è invece «cevapcici alla buzara». E qualche ristoratore particolarmente creativo, per farla franca in caso di controlli, mette la polpa del dattero nelle valve vuote di molluschi legali. La multa minima, per i locali sorpresi con i datteri nel piatto, è infatti di 4.100 euro. In tempi di coronavirus rimane da capire quali siano i canali del commercio clandestino verso la Slovenia e verso l'Italia. Ma evidentemente in Istria l'arte di arrangiarsi rimane sempre di grande attualità.

Valmer Cusma

 

 

Ministero dell'Ambiente - La pandemia ha ridotto le emissioni - Nel 2020 i gas serra in calo del 7,5%
Sulla base dei dati disponibili per il primo semestre del 2020, si attende una consistente riduzione delle emissioni di gas serra a livello nazionale dovute agli effetti del Covid. L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell'Ambiente calcola che nel 2020, le emissioni nazionali sono previste inferiori del 7.5% rispetto al 2019. L'andamento stimato è dovuto alla riduzione delle emissioni per la produzione di energia elettrica (-8,2%), per la minore domanda di energia e alla riduzione dei consumi energetici anche negli altri settori, industria (-7,5%), trasporti (-13,3%) a causa della riduzione del traffico privato in ambito urbano, e riscaldamento (-6,0%) per la chiusura parziale o totale degli ed fici pubblici e delle attività commerciali. Quest'anno allora riusciremo a consumare meno il  pianeta. Non è una bella notizia (c'è di mezzo una pandemia) ma è comunque una lezione per tutti.

A.D.G.

 

 

Più attento agli sprechi il 50% degli italiani - indagine Coldiretti/Ixè

Udine. «Il percorso da seguire è quello dell'educazione alimentare, l'unico modo per rendere i giovani consapevole del valore dell'agroalimentare». Michele Pavan, presidente della Coldiretti Fvg, commenta l'indagine Coldiretti/Ixè diffusa in occasione dell'Earth Overshoot Day, il giorno in cui l'uomo avrà utilizzato tutte le risorse naturali che la Terra può rigenerare. Dall'indagine emerge che più di 1 italiano su 2 (54%) ha diminuito o annullato gli sprechi alimentari adottando nell'ultimo anno strategie che vanno dal ritorno in cucina degli avanzi a una maggiore attenzione alla data di scadenza, fino alla spesa a chilometri zero, e all'attenzione per le risorse naturali come ad esempio cibo, legname, fibre, spazio occupato per le infrastrutture e assorbimento delle emissioni di CO2.

 

 

I "Plastic Catchers" ripuliranno il mare - Il gioco "app" di Leonardo Marcuzzi e Marco Mallardi
Avviata anche un sistema di donazioni per l'ambiente
DUINO AURISINA. Un gioco che punta a diventare strumento molto serio e concreto per ridurre la presenza di plastica negli oceani. È questa l'idea sulla quale si sono impegnati due giovani studenti, Leonardo Marcuzzi di Duino e Marco Mallardi di Trieste, che hanno inventato "Plastic Catchers" (letteralmente "Raccoglitori di plastica"), gioco che sarà inserito su Internet a brevissimo. Per partecipare sarà sufficiente scaricare l'apposita "app" sul proprio smartphone. Da un lato ci si divertirà, visto che il meccanismo prevede che il giocatore si destreggi, dirigendo un'imbarcazione che, evitando ostacoli e superando difficoltà di vario genere, dovrà raccogliere quanta più plastica trova dispersa nell'oceano. Dall'altro si contribuirà realmente alla pulizia delle acque di tutto il mondo, in quanto, attraverso la pubblicità inserita nella app, si otterranno fondi che saranno interamente destinati alle associazioni e ai gruppi di volontariato che si occupano del problema dell'inquinamento da plastica degli oceani. «Le donazioni di quanti vorranno partecipare al gioco - spiega Leonardo Marcuzzi - sono essenziali per il completamento del nostro progetto, così come lo abbiamo voluto e sognato».Tutti coloro che aderiranno all'iniziativa, sia partecipando alla competizione sulla app, sia con donazioni dirette, potranno seguire l'andamento della raccolta sul sito https://www.gofundme.com/f/plasticcachers. «Abbiamo già superato quota mille euro - spiega il padre di Leonardo, Luca Marcuzzi, persona molto nota a Duino, in quanto responsabile del Castello di Duino e del parco che lo circonda, oltre che uomo di fiducia dei Principi della Torre e Tasso - grazie alla sensibilità di molte persone che ci conoscono e hanno abbracciato l'iniziativa, che ha un evidente scopo benefico». Ovviamente il gioco è totalmente no profit, nel senso che chi lo ha ideato e lo gestisce opera a titolo gratuito. Per evidenti motivi di natura legale, della raccolta fondi è titolare lo stesso Luca Marcuzzi, in quanto Leonardo e Marco sono minorenni. Ma molto decisi nel centrare il loro obiettivo. «Da sempre siamo interessati alla salute del mare - riprende Leonardo, che con Marco condivide gli studi al liceo scientifico Galilei - anche perché viviamo in una città che del mare fa una delle sue principali bellezze e un fondamentale elemento di attrazione turistica. Per questo motivo abbiamo dedicato fantasia e lavoro alla realizzazione del gioco, che auspichiamo possa appassionare il maggior numero di persone».

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - Piano urbanistico - Va tutelato l'interesse collettivo

Nei prossimi giorni la giunta comunale varerà il nuovo Piano urbanistico relativo al centro città. In teoria si tratta di migliorare l'aspetto e la vivibilità della città, ma in concreto la materia è di grande delicatezza. Errori in buona fede, interessi di vario tipo e speculazioni in agguato richiedono una grande attenzione e partecipazione dei cittadini, del sindacato e delle associazioni ambientaliste. Perché ciò avvenga il Comune, la Sovraintendenza, le altre istituzioni coinvolte devono aprirsi al dialogo. Sarà necessaria l'analisi approfondita, caso per caso, dei progetti che verranno presentati, all'interno delle diverse possibilità di intervento sugli oltre 1.000 edifici interessati, di cui parte abbattibili, parte oggetto di restauro solo interno e parte anche delle facciate. L'esperienza e il buon senso ci insegnano quanti e quali appetiti si staranno già organizzando, la speculazione in materia edilizia è sempre stata potenzialmente presente. Certamente l'assetto del centro va rivisitato e riconsiderato, offre occasioni di miglioramento e opportunità di lavoro ma l'armonia del centro città va salvaguardata, il suo contesto rispecchia la nostra storia e la nostra cultura. Non disperdiamo il patrimonio architettonico, storico e perché no turistico della città, non consentiamo che l'interesse di pochi prevalga su quello di molti, della città stessa, che vive un momento storicamente decisivo per il suo futuro. E che, finalmente, viene riconosciuta anche per la sua armonica bellezza, collocata com'è tra mare e Carso.

Giorgio Uboni, Nccdl Cgil

 

 

Servizio Civile - Trieste On Sight nelle fattorie del Carso

Come ogni anno, dal 26 al 28 giugno all'Ostello Alpe Adria di Campo Sacro-Bozje Polje, avrebbe dovuto tenersi l'ottava edizione di Trieste on Sight, sospesa per l'emergenza. In alternativa Arci Servizio Civile del Fvg organizzano una serie di iniziative alternative. Si comincia sabato 29 agosto con una visita guidata alla fattoria didattica Asino Berto a Ceroglie, nel cuore del Carso triestino. La storia della fattoria si intreccia profondamente con queste terre e i metodi tradizionali di gestione della fattoria fanno parte dell'ecosistema di pastorizia sostenibile della landa carsica. Il 27 settembre Trieste on Sight 2020 si trasferirà a Draga, all'altro estremo del territorio carsico, per far scoprire il piccolissimo paese. L'ultimo appuntamento sarà a Sgonico ai primi di ottobre con un laboratorio artistico con l'illustratore Jan Sedmak.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 21 agosto 2020

 

 

Rieccola nel canale della Morlacca: la balena torna nell'Alto Adriatico
Secondo avvistamento certificato da Blue Word Institut di Lussino: lunga 15 metri, è sana e vitale
Fiume. È riapparsa in tutta la sua maestosa imponenza proprio mentre imperversava un neverin, il tipico maltempo estivo con mare schiumante e pioggia e vento battenti. Stavolta a scorgere la balena sono stati alcuni diportisti, che stavano riportando le loro barche al riparo nel canale della Morlacca (detto anche di Velebit o del Maltempo), e più nello specifico nel porticciolo di Starigrad-Paklenica. Dalla terraferma il gruppo ha dunque risposto alle esortazioni del Blue Word Institut di Lussingrande, ong impegnata nella tutela della vita marina. I biologi dell'istituto in precedenza si erano appellati pubblicamente, invitando chiunque avesse la benché minima informazione sull'animale a condividerla. Gli scienziati erano infatti sulle tracce del cetaceo da diversi giorni e, grazie alle ultime segnalazioni, adesso finalmente sono riusciti a fotografarlo. Quello che si è rivelato essere un esemplare di balenottera comune era stato avvistato per la prima volta la settimana scorsa, nel canale velebitano e nei pressi del ponte di Veglia, per poi far perdere ogni traccia di sé. Dopo un paio di giorni di assenza, il cetaceo ha dunque fatto capire di non aver lasciato l'Adriatico settentrionale: forse perché troppo disorientato per riprendere il largo, o forse perché l'area è ricca di alimenti. «Abbiamo fotografato questo grande mammifero marino qualche minuto prima che scoppiasse il temporale», si legge nel comunicato diffuso dalla ong: «La balena, lunga almeno 15 metri, si è lanciata dritta in mezzo al maltempo, facendosi un baffo delle pessime condizioni meteo marine. Non poteva essere altrimenti, viste le sue dimensioni». Gli esperti hanno concluso che si tratta di un adulto in discrete condizioni di salute: «Il nostro più grande timore era che il cetaceo fosse malato o ferito. Invece si è rivelato in discreta forma: ciò ci fa ben sperare in un imminente allontanamento dal canale, che non gli può offrire condizioni di vita permanenti».Infine un'avvertenza per i prossimi giorni, quando sono previste giornate tipicamente estive, con temperature alte e il mare in bonaccia o quasi: l' ideale per salire a bordo e fare un giretto nelle acque dell'Adriatico settentrionale. «La balena prima o poi si farà nuovamente vedere - hanno concluso i biologi - e importante sarà non importunarla, mantenendo almeno 50 metri di distanza. Ha bisogno di calma, non ama il trambusto; è di indole pacifica ma non vanno sottovalutate le sue possibili reazioni, nel caso si senta in pericolo. Bisogna evitarle qualsiasi forma di stress, che potrebbe persino causarne lo spiaggiamento».Le balenottere comuni sono ospiti occasionali dell'Alto Adriatico. Di anno in anno giungono notizie di avvistamenti nel golfo di Fiume, già ricco di pesce azzurro, tonni e delfini. Circa trent'anni fa una balena lunga circa 10 metri era addirittura finita nelle acque interne del porto di Fiume, dando a intendere di aver perso l'orientamento. Dopo un paio d'ore in cui aveva manifestato di trovarsi in netta difficoltà, era riuscita a ritrovare l' uscita, tornandosene in acque libere. Negli ultimi mesi, diverse balene sono apparse inoltre di fronte alle coste della Dalmazia meridionale

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 20 agosto 2020

 

 

Materiali portati ai centri rifiuti, arrivano regole anti "Far West"
Fissati dal Comune tetti massimi per le varie tipologie di articoli, dai calcinacci ai vecchi pneumatici. Polli. «Basta con i furbetti che riempiono tutti i container»
Stop al conferimento "selvaggio" di rifiuti e nuove regole al fine di mettere un freno ai furbetti. Sta per entrare in vigore il regolamento del Comune che introduce alcune novità importanti per l'utilizzo dei centri di raccolta. «Abbiamo deciso di mettere dei limiti - spiega l'assessore comunale con delega all'Ambiente Luisa Polli - con l'obiettivo di tutelare innanzitutto i cittadini. Capitava di trovare persone, compresi gli addetti di alcune ditte, che finivano per "monopolizzare" gli spazi dei centri di raccolta, creando quindi disagi e agli altri utenti. Per questo, anche sulla base di quanto indicato nelle norme nazionali, abbiamo modificato il regolamento per la gestione dei rifiuti urbani». Come noto i punti di conferimento e ritiro, tutti gestiti da AcegasApsAmga, sono quattro: uno in via Carbonara sopra via D'Alviano, un altro in via Valmartinaga a Roiano, il terzo in strada per Vienna a Opicina e l'ultimo in via Giulio Cesare a Campo Marzio. All'ingresso sono state affisse le tabelle con le limitazioni che vanno dai 2 metri cubi di scatole di cartone al giorno alle 100 capsule di caffè in allumino la settimana. Sarà poi possibile portare fino a 20 litri all'anno di oli e grassi commestibili, in pratica quello che si usa per friggere e che spesso, purtroppo, viene gettato nello scarico. Sempre nei 365 giorni sarà possibile portare al massimo quattro pezzi tra televisori e monitor e cinquanta piccoli elettrodomestici. Al giorno invece si potranno portare sei metri cubi tra poltrone, materassi e mobili. All'accesso dei punti di raccolta potrebbero essere richiesti i documenti e registrati gli accessi per fini statistici e di controllo. «Il sistema è complesso - spiega Polli -. Provando a semplificare, possiamo dire che i container hanno un peso massimo oltre al quale il deposito non può più accettare rifiuti anche se il contenitore non è pieno. Con le limitazioni andiamo quindi a tutelare il privato cittadino che diligentemente porta il materiale e, a volte, era costretto a recarsi in altri punti di ritiro per l'assenza di spazio a disposizione a causa magari del "vizio" di alcune ditte che si fingevano semplici utenti. Le imprese infatti non devono utilizzare gli stessi spazi dei singoli perché hanno un canale a loro dedicato». Parlando anche di nuovi stili di vita l'obiettivo di Polli è di riuscire ad avere l'apertura di almeno un punto di raccolta anche in orario notturno. «Questo per incentivare sempre più lo smaltimento dei rifiuti. Per evitarne l'abbandono in Carso ricordo che esiste un canale dedicato a piccole quantità di amianto». Per informazioni si può contattare il numero verde 800.955.988 attraverso il quale verranno fornite tutte le istruzioni per il ritiro dell'eternit. I nuovi limiti hanno però sollevato perplessità tra alcuni utenti. «Dieci secchi da 25 litri per gli inerti sono pochi - spiega Michele -. A me capita di fare lavori a casa ed è meno di una parete. La paura e che queste norme spingano qualcuno a scaricare rifiuti in Carso. Forse andrebbe fatta una riflessione su alcuni materiali». «Vengo qua - spiega un uomo - però per alcune mi sembrano quantità troppo basse, penso a chi fa del bricolage magari con il legno o lavori edili in casa».

Andrea Pierini

 

 

Subacquei volontari a Miramare e Duino in aiuto alla "Pinna nobilis"
Sono una ventina i subacquei che si immergeranno sabato nelle acque della Riserva delle Falesie di Duino, per supportare le attività scientifiche di monitoraggio di Pinna nobilis condotte dal Wwf Area Marina Protetta di Miramare per la campagna di citizen science #cirimettiamolepinne - #sub4fan. Le dieci coppie di subacquei, appartenenti al Sistiana diving che ospiterà l'evento, al Cst - Circolo sommozzatori di Trieste e ai club Scuba Tortuga e Friulana subacquei, affiancheranno i ricercatori di Miramare sia nello svolgimento dei transetti di monitoraggio, che copriranno quasi mille metri quadrati di fondale, che in attività di prelievo del materiale biologico di alcuni esemplari, che verrà poi analizzato dall'equipe di Alberto Pallavicini del Laboratorio di Genomica applicata del Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste. Intorno alle 15.30 le coppie di subacquei partiranno da riva e dall'imbarcazione dell'Amp Miramare per scandagliare i fondali protetti ai piedi delle Falesie di Duino e verificare la presenza di individui sopravvissuti al parassita killer che sta decimando le popolazioni del più grande bivalve del Mediterraneo. Una volta raccolti i campioni genetici, le analisi delle feci e pseudofeci potranno dire se gli individui sono ancora vivi perché non infettati o perché hanno sviluppato una resistenza al protozoo, diventando i possibili candidati per futuri progetti di ripristino dei popolamenti di pinne nel Golfo di Trieste.Intanto, però, conoscere esattamente quale sia lo stato di salute del grande mollusco bivalve nel nostro mare è fondamentale. Ecco perché all'evento di Sistiana nel corso delle prossime settimane ne seguiranno altri, in collaborazione con i club subacquei della regione, per garantire una copertura il più ampia possibile dei fondali del Golfo. In ogni giornata verranno effettuati 9 transetti da centro metri ciascuno, consentendo di "setacciare" in tre giornate oltre 15mila metri quadrati di fondali: uno sforzo importante, che potrà essere realizzato solo grazie alla collaborazione dei club subacquei che stanno aderendo con entusiasmo alla "call to action" #sub4fan (da "fan mussel", pinna nobile in inglese). In questi giorni lo staff di ricercatori dell'Amp Miramare è impegnato anche in incontri di formazione dei club per la metodologia di censimento da adottare e la gestione finale dei dati raccolti. Al termine delle attività si svolgerà una prima valutazione dei dati raccolti che confluiranno nella banca dati che lo staff dell'Amp Miramare sta implementando da oltre un anno.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 19 agosto 2020

 

 

«Porto vecchio, dopo anni di nulla ora decidono da soli in agosto» - la polemica
Per "Un'altra città" è essenziale coinvolgere nei progetti la società civile
«Su uno dei progetti fondamentali per il futuro di Trieste, Comune, Regione e Autorità portuale, dopo quattro anni di immobilismo, ora hanno deciso di correre e fare tutto in pieno agosto. Significa non voler ascoltare le forze vive della città. Inaccettabile che lascino tutti fuori e decidano da soli dedicando alla partecipazione i soli mesi di luglio e agosto». Lo afferma in una nota "Un'altra città", la rete civica che due anni fa ha cominciato a occuparsi del Porto vecchio costituendo un tavolo di lavoro interdisciplinare che ha anche organizzato due eventi pubblici intitolati "Porto vecchio impresa collettiva". «È gravissimo - si sottolinea - che dopo essere stati sostanzialmente immobili per quattro anni, senza aprire alcun confronto pubblico e tenendo di fatto tutto su un piano esclusivamente istituzionale, e dopo avere avviato soltanto lo scorso luglio le procedure di evidenza pubblica minime obbligatorie per la Valutazione ambientale strategica, l'amministrazione comunale non comunichi». «Serve trasparenza - continua la nota - sulla scelta dei nominativi che comporranno il Consorzio, visto che sarà questo l'organismo che dovrà gestire la trasformazione dell'area. Sulla base di quali criteri verranno scelti i componenti? E la società si occuperà della programmazione e della promozione del sito a livello mondiale, sulla base degli indirizzi ricevuti innanzitutto dal Comune, oppure del piccolo cabotaggio locale? Lo diciamo a chi governa Comune e Regione, ma anche alle opposizioni. Non pensate di tenere fuori la società civile dai progetti sul Porto vecchio, senza partecipazione non c'è accordo di programma che tenga. Il rischio è che qualcuno si aggiudichi i gioielli di famiglia e il resto di un'area enorme rimanga abbandonata all'incuria e al degrado. Siamo al lavoro anche noi per vederci l'8 settembre. Se il Comune non promuoverà occasioni di confronto pubblico lo faremo noi, cominciando dalle presentazione delle prime osservazioni».

 

 

Raffica di manutenzioni a favore di strade e verde - Focus su via Fabio Severo
Tre cantieri aperti sull'asse centro-Università e altri sette a Opicina. Sistemazioni in arrivo per 45 giardini e aree verdi della città
Tra risanamenti stradali e manutenzione straordinaria dei giardini il Comune impegna un milione 200.000 euro. Uno-due giuntale dell'assessore Elisa Lodi che nelle giornate ferragostane imposta il programma dei prossimi mesi. Gli interventi sul sistema viario, riepilogati nella relazione del dirigente responsabile Andrea De Walderstein al progetto definitivo-esecutivo, riguardano la zona nord della città e richiedono un milione tondo tondo per rifare la pavimentazione, pulire le vasche delle caditoie, sollevare i chiusini di fognatura, riscrivere la segnaletica orizzontale, ricorrere eventualmente a una geomembrana ad alta resistenza. Tempi di realizzazione calcolati in 365 giorni, comprensivi del 20% di stop legato al maltempo. Prossima tappa la gara per l'affidamento delle opere. La relazione indica 17 punti di intervento, di cui 7 localizzati a Opicina. Nell'area urbana il focus è individuabile in via Fabio Severo, che sarà tre volte cantiere: dall'Università a via Sottoripa, da via Lucio Vero a Foro Ulpiano, infine da Foro Ulpiano a piazza Dalmazia. Considerando la rilevanza dell'asse, che collega il centro all'Ateneo e procede da/verso il Carso, è logico attendersi prevedibili disagi, anche se la tripartizione dell'opera forse attenuerà gli effetti dei lavori. Non lontano da via Fabio Severo cantieri in via Cantù e in via del Ronco. Altra zona interessata quella di San Giovanni-ex Opp con strada per Longera, strada di Guardiella, via Verga, piazzale Canestrini, via Weiss. I 7 interventi di Opicina toccano le vie Papaveri, Salici, San Mauro, San Isidoro, Volpi, Pineta, Campo Romano. Poi viene il turno, sempre in collaborazione tra l'assessore Lodi e il dirigente De Walderstein, dei giardini, sulla cui manutenzione straordinaria l'amministrazione appoggia 200.000 euro. L'obiettivo non è solo occuparsi delle superfici verdi e dei soggetti arborei, ma anche provvedere agli impianti di irrigazione, agli arredi, ai manufatti edili (cordonate, muretti, recinzioni), sempre più spesso aggrediti da atti di vandalismo e da danneggiamenti, oltre che dal naturale deperimento. Anche in questo ambito a disposizione del futuro appaltatore ci sono 365 giorni. Progettista dell'operazione "green" è Carmelo Trovato. Il compito di tenere "in forma" il verde urbano non è affatto banale: sono ben 45 i giardini da seguire. Superfici prative, aree arbustive, interventi fitosanitari-potature-spalchi, abbattimento di alberi gravemente compromessi, nuovi impianti. Nella classificazione dei tecnici comunali i giardini "storici", dotati di un patrimonio arboreo di notevole valore ambientale, sono quattro: villa Revoltella, villa Sartorio, Muzio De Tommasini, villa Engelmann. Altri spazi vennero creati nella prima metà del '900: San Giusto, piazza Libertà, piazza Hortis, piazza Carlo Alberto, villa Cosulich, piazzale Rosmini, passeggio Sant'Andrea, Basevi, Orlandini, Ieralla, via Catullo, via Mascagni. Ci sono le pinete di Borgo San Sergio, di Barcola, di Servola. E il lungo elenco di giardini realizzati in epoca più recente.

magr

 

Restyling da 3 milioni di euro per Casa Vucetich sulle Rive
Lo storico edificio che oggi ospita gli uffici della Direzione regionale Salute sarà sottoposto a un piano di restauri concordato con la Soprintendenza
Casa Vucetich tornerà a nuova vita. Il palazzo di Riva Nazario Sauro al civico 8, attualmente sede della Direzione regionale della salute, verrà sottoposto a importanti lavori di restauro e risanamento dopo alcune problematiche emerse alcuni anni fa. Lavori che restituiranno all'antico splendore uno dei gioielli neoclassici del centro storico. L'edifico venne edificato infatti nel 1825 per volontà di Michele Vucetich, commerciante di granaglie, il quale decise di affidare il progetto ad Antonio Buttazzoni che si ispirò a palazzo Carciotti, quest'ultimo disegnato appunto in stile neoclassico da Matteo Pertsch, di cui lo stesso Buttazzoni fu allievo. All'epoca Riva Nazario Sauro era Riva dei Pescatori e dopo diversi anni l'edifico passò di mano al conte Muratti per poi diventare sede di diverse società di navigazione tra cui "Istria Trieste", la "Libera Triestina" e la "Società Adriatica di Navigazione". Oggi è di proprietà della Regione: il suo valore è calcolato in poco più di otto milioni di euro e ospita, come detto, l'assessorato e la direzione salute. Nel 2017 a seguito della comparsa di alcune fessurazioni sui solai, il palazzo era stato sottoposto a verifica sismica e statica. A inizio 2018 la ditta Ap&p di Rovigo aveva effettuato delle verifiche strutturali dalle quali erano emerse alcune criticità importanti al punto da dover effettuare degli interventi provvisionali di rinforzo con delle strutture di acciaio al piano terra e il posizionamento di alcuni rilevatori sulle fessure per seguirne l'evoluzione. A inizio 2020, sempre la Regione, ha deciso di aumentare gli strumenti di controllo sulle zone considerate più critiche. Gli interventi di ripristino e restauro avranno un costo stimato in 2 milioni 950 mila euro. Nel dettaglio, e in accordo con la Soprintendenza, si procederà al rifacimento di una porzione del solaio al piano terra nella zona dell'atrio di ingresso di via Cadorna, il consolidamento di alcune opere murarie, il restauro dei solai in legno esistenti, la posa di tiranti tra le murature perimetrali del solaio e il consolidamento di murature, colonne, pilastri, terrazzi e del cupolino sul tetto. Se le facciate risultassero in buone condizioni, essendo state oggetto di restauro relativamente recente, si interverrà sui manufatti esterni in pietra e alla realizzazione di fondazioni profonde e integrate a quelle già esistenti. Un intervento importante verrà fatto nel sottotetto per migliorare la risposta della copertura in caso di terremoto. A livello interno, oltre agli impianti elettrici e sui condizionatori, verrà migliorato l'isolamento termico, i manufatti lapidei, l'adeguamento dei servizi igienici e degli impianti antincendio. Prima di vedere gli operai servirà però pazienza in quanto tra gare, progettazione definitiva ed esecutiva si potrebbe arrivare alla fine del prossimo anno.

Andrea Pierini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 18 agosto 2020

 

 

Viaggi casa-lavoro ed effetto Covid? Ecco il sondaggio che svela il legame
Al via l'indagine del Dipartimento di Scienze economiche sulle nuove abitudini dei triestini in fatto di mobilità
Con quale mezzo raggiungevi il centro prima della pandemia? E adesso come ti sposti? Rispetto al percorso che scegli per raggiungere il centro, che percentuale è coperta da piste ciclabili e da aree pedonali? Sono alcune delle domande a cui i triestini saranno chiamati a rispondere. Il Dipartimento di Scienze economiche, aziendali, matematiche e statistiche dell'Università di Trieste, infatti, ha avviato un'indagine approfondita per cercare di scattare una fotografia sulle abitudini di chi ogni giorno - per lavoro, per svago o per ragioni scolastiche -, si sposta appunto verso il cuore della città. Fotografia che terrà conto inevitabilmente dei cambiamenti che possono essere stati determinati dall'emergenza Covid-19. Particolare attenzione viene riservata, inoltre, alla sensibilità ambientale e ia motivi che spingono a scegliere un mezzo rispetto ad un altro per arrivare in centro città. Il progetto, il cui responsabile scientifico è il docente di Economia applicata, Romeo Danielis, prevede in una prima fase la raccolta dei dati che saranno aggregati in forma anonima. I lettori del Piccolo troveranno pubblicato online sul sito e sulle pagine social del quotidiano il link al quale collegarsi per poter rispondere al semplice questionario e contribuire così a fornire un campione più ampio di analisi. Chi vorrà potrà farlo fino al 28 agosto (dieci giorni a partire da oggi). Nella seconda fase i risultati ottenuti - interessanti certamente anche per l'amministrazione comunale, per la Trieste Trasporti e per chi intende fare investimenti legati alla mobilità - saranno elaborati e pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Regaleranno un ritratto delle abitudini in materia di mobilità, con la variabile Covid-19 che potrebbe aver inciso in maniera significativa sui mezzi scelti per arrivare in centro da Roiano piuttosto che da Valmaura o San Vito. Il gruppo di lavoro di Danielis ha già raccolto una serie di dati tra gli studenti, interviste fatte dal vivo che hanno evidenziato una prima tendenza che i risultati del sondaggio, una volta completato, potranno rafforzare o rivedere: i giovani dopo lo sconquasso generato dal Covid-19 utilizzano meno i mezzi pubblici. «Si muovono di più a piedi o magari in bicicletta, e utilizzano meno di prima l'autobus - spiegano dal Dipartimento di Scienze economiche -. Scelte spesso dettate dall'istinto senza una scelta razionale». Del resto certamente bella stagione, scuole e università chiuse e regime di smartworking che consente a tanti giovani lavoratori di operare da casa, lasciano in questo momento una maggior libertà di scelta soprattutto ai ragazzi. Insomma il focus mira a capire, in sintesi, che mezzo usano i triestini per muoversi in città e da cosa è dettata la scelta. «Trieste - spiega il gruppo che lavora al progetto - è una città caratterizzata da distanze limitate ed elevata densità urbana: fattori che potrebbero favorire la mobilità attiva, ovvero a piedi e in bicicletta». L'obiettivo è comprendere sia «le ragioni oggettive della scelta - indicano - cioè quelle direttamente misurabili come il costo della benzina, dei parcheggi, il tempo che ci si mette a muoversi con un mezzo piuttosto che un altro, la percentuale di aree pedonali e di piste ciclabili, sia attitudini, atteggiamenti, non osservabili e misurabili direttamente come l'attenzione alle problematiche ambientali, l'atteggiamento verso la sicurezza stradale, la propensione all'attività fisica o, appunto, l'atteggiamento verso i rischi legati al Covid-19».

Laura Tonero

 

Gli spostamenti - Jogging, corse in bici e tragitti in macchina
In epoca post lockdown e bella stagione a prevalere sono gli spostamenti in bici o a piedi. Meno gettonati, specie tra i giovani, invece i viaggi in bus. Sensazioni che l'analisi intende ora confermare

 

Nessun secondo fine dietro il lungo stop del tram di Opicina   -   la lettera del giorno di Pier Giorgio Luccarini, presidente Trieste Trasporti
Con interesse ho letto l'ottimo servizio di Benedetta Moro sul quarto anniversario dell'incidente del tram e le lettere pubblicate, lo stesso giorno, a firma di Mario Petronio e dell'Associazione Marino Simic.Ho francamente trovato adolescenziali gli argomenti e i toni usati da Petronio, secondo il quale in altri Paesi, o in altri contesti storici o politici, il servizio sarebbe potuto regolarmente riprendere dopo pochi giorni dallo scontro. Secondo Petronio, pare di capire, si sarebbe deliberatamente percorsa la via più tortuosa (quella dell'Ustif) proprio allo scopo di tenere fermo il tram e risparmiare i costi di gestione, mentre se si fosse optato per una via più snella, magari affidando i lavori senza gara, il tram sarebbe potuto tornare sui binari da un pezzo ("quando c'era lui le cose funzionavano", sembra dire Petronio).Mi spiace contraddire il signor Petronio, ma una via più snella non esisteva: l'Ustif era (ed è) un passaggio obbligato e l'idea che a pensare male ci si azzecchi stavolta non funziona proprio: non ci sono complotti né dietrologie: tutto - in questi quattro anni - si è svolto in modo trasparente e a volte anche troppo, se si considera il duro confronto istituzionale fra il sindaco Dipiazza e l'Ustif che i giornali hanno ampiamente raccontato. Certo, avremmo voluto vedere il tram di Opicina sui binari dal giorno successivo, ma una sequela davvero eccezionale di intoppi, ritardi burocratici e ricorsi ci ha condotti fino a qui.Si poteva fare meglio e diversamente? A posteriori senz'altro, ma così è andata la storia e la storia non si cambia. Smettiamola, dunque, di immaginare che dietro il lungo stop del tram ci sia un perfido Richelieu: ci sono solo un groviglio di norme e tanta burocrazia italiana.

 

 

Alla Crise come eliminare la CO2

Per il Fisica & Arte contro la CO2, oggi alle 16 alla Biblioteca Crise, previa prenotazione (sul sito https://linearmirror-scienceinthecity.uniud.it/), e in streaming sul canale YouTube di Esof, la fisica delle particelle Fairouz Malek (Cnrs France) terrà una conferenza sulle "Soluzioni per il pianeta a CO2 nulla", come lo Specchio Lineare.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 17 agosto 2020

 

 

Società consortile per il Porto vecchio, conto alla rovescia per il debutto ufficiale
Definita la road map dell'operazione: 8 settembre ultimo giorno per le osservazioni, entro il 10 ottobre l'ok allo statuto
La data è di quelle difficili da scordare: 8 settembre. La storia nazionale ne sa qualcosa, la storia portuale triestina potrebbe annoverarla tra quelle di buon auspicio: dipende. A quel martedì settembrino scadranno i sessanta giorni per presentare osservazioni alla Valutazione ambientale strategica (Vas) premessa alla Variante n. 6 al Piano regolatore, variante che riguarda in modo specifico il Porto vecchio. Scattato il termine, entro 30 giorni - saremo quindi attorno al 10 ottobre - il Consiglio comunale dovrà ratificare o meno l'adesione del sindaco Roberto Dipiazza all'accordo di programma firmato insieme al governatore della Regione Fvg Massimiliano Fedriga e al presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino. La decisione consiliare avverrà senza discussione in aula. Dobbiamo a Giulio Bernetti, direttore dell'Urbanistica comunale, l'aggiornamento del cronoprogramma.Dal 10 ottobre, giorno più giorno meno, non ci saranno più alibi procedurali: la società consortile Comune-Autorità-Regione andrà costituita e lo statuto andrà approvato. Uno statuto dove pare ci siano ancora puntini di sospensione, come quelli in relazione al numero di amministratori chiamati a far parte del board, che comunque non potranno essere meno di tre. Andranno precisati quanti edifici resteranno nella pubblica disponibilità (per esempio Magazzino 26, Centrale idrodinamica, ex segreteria dell'Ap) e quanti potranno essere alienati. Le quote azionarie sono note da tempi immemorabili: 52% al Comune, 24% Regione, 24% Autorità. Lo schema ricorda quello adottato per il cosiddetto Coselag, il misterioso consorzio che ha preso il posto dell'ex Ezit, con la differenza che in via Caboto l'Autorità detiene il 52%, i Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo il 16% cadauno. La Variante n. 6 è lo strumento urbanistico attraverso cui governare le scelte di Porto vecchio. La pianificazione comunale distingue quattro "sistemi", che articolano le destinazioni: il "sistema dei moli", che resta appannaggio dell'Autorità come gerente della linea di costa; il "sistema misto", che coinvolgerà nell'applicazione residenziale-commerciale-turistico la zona tra il cosiddetto villaggio Greensisam e il polo museale; il "sistema museale-scientifico-congressuale" che comprende Magazzino 26, Centrale idrodinamica, centro congressi Tcc; il "sistema ludico-sportivo" che si estende dietro il Tcc lungo il terrapieno Barcola-Bovedo. Per dare un'ulteriore idea del contesto topografico, diremo che la futura piscina terapeutica nell'edificio 133 ex Ford è al confine tra il congressuale e il ludico. Il compito precipuo della futura società consortile di Porto vecchio è quello di valorizzare e promuovere gli stabili vendibili. In modo assai schematico, si può riassumere che la società organizzerà le aste con cui alcune decine di edifici andranno sul mercato. Attenzione, importante: se giungeranno proposte di acquisto autonome, esse saranno prese in considerazione e saranno bandite gare "ad hoc".Secondo Bernetti, Porto vecchio "rebus sic stantibus" presenta quattro nodi: l'accesso sud dal centro (parcheggio Ttp e villaggio Greensisam), lo strumento urbanistico (che dovrebbe risolversi adesso con la variante), i costi di infrastrutturazione (acqua, luce, gas, fogne per decine di milioni), i costi di ristrutturazione dei magazzini vincolati. La Bei (Banca europea per gli investimenti) ha fatto capire che prestiti allo 0,6% sono a condizioni molto buone: ma il Comune - dicono in ragioneria - ha già un elevato grado di indebitamento.

Massimo Greco

 

 

Budget da 67 mila euro per Esof - E l'Immaginario scalda i motori - la scienza nell'antico scalo
Procede a ritmo serrato l'organizzazione di Esof 2020, la manifestazione scientifica che si terrà dal 2 al 6 settembre nella (probabile, lavori permettendo) sede del nuovo centro congressi in Porto vecchio. E anche il Comune è deciso a fare la sua parte come conferma la delibera, pervasa da un bouquet vagamente storico, firmata dall'assessore Serena Tonel per la coorganizzazione con Fondazione internazionale Trieste per il progresso e la libertà delle scienze per la realizzazione dell'evento Esof. Cui si aggiunge la mostra "Cyborn. La nascita dell'uomo artificiale", che sarà allestita nell'ex Pescheria nel periodo che va dal 1° settembre al 10 novembre. Il Municipio mette a disposizione di Esof - oltre alle strutture in Porto vecchio (26, Tcc, sottostazione elettrica, centrale idrodinamica, parcheggio) - numerosi spazi per esposizioni e conferenze nell'area centrale della città: sale Fittke, Veruda, V piano Revoltella, Selva, Bazlen, polo Toti. Piazze a tutto spiano: Unità d'Italia, Hortis, Verdi. Il Comune spenderà - secondo l'assessore leghista - 67.000 euro. Una curiosità: il ministero dello Sviluppo economico ha accettato la richiesta comunale per l'emissione di un francobollo celebrativo di Esof, proprio in coincidenza dell'inaugurazione della manifestazione il 2 settembre. Sempre a cura del Municipio l'utilizzo del livello "zero" del Magazzino 26, il prestito di transenne e zavorre, l'installazione di uno stendardo sul palazzo di piazza Unità e di alcuni banner sulle cancellate nei pressi dell'ingresso pedonale di Porto vecchio. Infine, si va precisando anche il rapporto con l'Immaginario Scientifico, che sarà ospitato all'interno del Magazzino 26. La concessione durerà 9 anni e riguarda 1240 metri quadrati del piano rialzato e 1820 mq del primo piano, entrambe poste in adiacenza - scrive lo schema passato giunta - della testata Nord oggetto di completa ristrutturazione. L'Immaginario pagherà un canone mensile di 3340 euro, che per i primi due sarà ridotto del 50%. Allestimento di uno Science Center, percorsi espositivi, attività laboratoriali, mostre temporanee, bookshop: ecco la gamma di attività che la società cooperativa dovrà svolgere.

Magr

 

 

Niente più bici sulle corsie di bus e taxi

Il Comune stoppa la sperimentazione dopo le proteste degli autisti e dei titolari di vetture pubbliche. La delusione dei ciclisti
Brusca frenata alla sperimentazione delle biciclette sulle corsie preferenziali. Dopo un'apertura dell'assessore Laura Polli ad un test di convivenza tra due ruote (non monopattini), autobus e taxi su quelle corsie, è arrivata l'alzata di scudi di due categorie di attori di primo piano della mobilità urbana, ovvero autisti della Trieste Trasporti e tassisti. Una rivolta che fa finire, almeno per ora, l'ipotesi nel cassetto. Conducenti e titolari di taxi avevano già espresso ai tavoli di confronto sulla mobilità organizzati dal Comune la loro ferma contrarietà alle bici sulle preferenziali. Quell'indicazione, però, non sembrava essere stata recepita dall'amministrazione, ancora decisa a testare la formula. Di lì la scelta delle sigle sindacali che rappresentano gli autisti di far arrivare subito dopo una lettera di biasimo che, esprimendo sorpresa per quell'apertura, hanno ribadito le loro perplessità legate alla mancanza di sicurezza. Motivazioni che, alla fine, hanno fatto centro. In una lettera inviata dal dirigente della Mobilità Giulio Bernetti alle associazioni che promuovono la mobilità ciclabile, il Municipio ha comunicato ufficialmente lo stop, per ora, alla sperimentazione. «Cercheremo, in alternativa- si legge nella lettera - altre modalità per favorire la mobilità ciclabile in città, anche attraverso il biciplan in corso di elaborazione». A sua volta l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli spiega che «a seguito degli incontri tecnici con tutti i soggetti interessati, era parsa percorribile una sperimentazione, ma a seguito dei contributi scritti pervenuti da parte del trasporto pubblico collettivo in cui si evidenziano i molti rischi correlati all'uso delle corsie bus alle biciclette e ai monopattini, con il sindaco abbiamo deciso che è nostro compito prioritario tutelare l'incolumità di tutti oltre a garantire le tempistiche dei servizi». La partita, dunque, è rimandata al biciplan in corso di elaborazione. Grande delusione tra i ciclisti. «La posizione degli autisti degli autobus e dei tassisti era scontata, serviva una scelta politica», constata Diego Manna, ciclista urbano che ha seguito passo passo la questione, e che ricorda anche gli impegni presi da Dipiazza con i rappresentanti dei ciclisti nel corso della passata campagna elettorale. «Aprire al transito delle biciclette ulteriori corsie bus sull'asse via Conti, D'Azeglio, piazza Ospedale e via Tarabocchia», indicava il punto 6 del documento sottoscritto dal sindaco. «C'era un impegno più volte ribadito, - sottolinea Federico Zadnick, coordinatore di Fiab Trieste-Ulisse - siamo molto delusi. È un ulteriore brutto segnale nei confronti di chi fa scelte a beneficio dell'ambiente. Riguardo alle criticità legate alla sicurezza sollevate da autisti e tassisti, - conclude - ritengo si possa parlare di opinioni, non di dati di fatto, visto che da 5 anni ai ciclisti è consentito transitare sulle preferenziali di via Mazzini e Imbriani e non c'è evidenza di incidenti»

Laura Tonero

 

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - Piantare dei fiori per salvare le api

Le api sono continuamente minacciate dai cambiamenti climatici, dai pesticidi, dall'inquinamento e stanno scomparendo in tutto il mondo. Ma tutti noi possiamo fare qualcosa per aiutarle a sopravvivere: piantare fiori. Molte persone hanno deciso di darsi all'apicoltura , non tanto per poter gustare il miele, ma proprio per prendersi cura delle api. Coltivare invece piante mellifere nei nostri giardini e sui nostri balconi può essere un modo diverso per aiutare questi insetti impollinatori. Le api devono poter trovare da mangiare per buona parte dell'anno. Anche se il loro periodo principale di attività è la stagione calda, in realtà molti insetti si muovono già precocemente in primavera e tardi in autunno. Le api mellifere volano anche nelle giornate tiepide in pieno inverno. È dunque importante scegliere delle miscele di piante che fioriscano in diversi periodi dell'anno e in maniera duratura. In primavera quindi mettiamo sui nostri balconi tulipani (belli colorati e facilmente coltivabili), la salvia, l'erba cipollina e il rosmarino che possono poi diventare utili anche in cucina. In estate la borragine, la calendula, la tagete, la lavanda e la malva, dai profumi accesi e penetranti. In autunno piantiamo invece crisantemi e topinanbur e in inverno infine violette e ciclamini. In questo modo il nostro balcone sarà sempre fiorito e rappresenterà un ottimo tavolo imbandito per le nostre api urbane.

Tiziana Cimolino, guida naturalistica

 

 

 

 

ADNKRONOS.it - DOMENICA, 16 agosto 2020

 

 

Bonus per ristrutturare casa, ecco come funzionano

Aumentano le agevolazioni per chi ha in programma di ristrutturare la casa. Come ricorda laleggepertutti.it a fare la parte del leone, sarà il superbonus del 110% inserito nel Dl Rilancio, in corso di definizione ed atteso per l’approvazione definitiva nel Consiglio dei ministri di questa sera.

Il beneficio sarà applicabile alle spese sostenute tra il 1° luglio prossimo e la fine del 2021. Ma non è l’unico. In virtù di quanto previsto già dalla manovra 2020, si può contare sulla detrazione del 50% sui lavori di ristrutturazione edilizia, su quella del 36% per verde e giardini e sui bonus del 50% per mobili ed elettrodomestici, che possono aumentare fino al 75% a seconda del tipo di intervento (finestre, caldaie, pannelli solari), oltre alla detrazione dell’85% riservata al sismabonus. Senza dimenticare il bonus facciate del 90% per la tinteggiatura, la pulitura o il rifacimento degli edifici. Quest’ultimo, però, è stato fortemente penalizzato dall’emergenza coronavirus: le indicazioni sulla sua applicazione sono arrivate a metà febbraio, cioè poche settimane prima della chiusura dei cantieri per effetto del lockdown, ed in particolare nelle regioni in cui le restrizioni sono state quasi immediate (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte). Un dettaglio non indifferente, visto che questi quattro territori comprendono oltre la metà delle richieste di detrazione su lavori edili e risparmio energetico. Per superare questa circostanza, il Dl Rilancio dovrebbe prorogare il bonus facciate a certe condizioni: potrà essere utilizzato per tutto il 2020, da luglio, e per il 2021, con percentuale elevata al 110% e anche al di fuori delle zone urbanistiche A e B (centri storici e urbani), ma solo se combinato agli interventi di efficientamento energetico pesante indicati dal decreto in arrivo. Nel superbonus del 110% rientrano il cappotto termico, la sostituzione delle caldaie condominiali e il rifacimento degli impianti e riscaldamento e climatizzazione. Accanto a queste opere, inoltre, sarà prorogato e portato al 110% anche il sismabonus, altra agevolazione per interventi importanti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 15 agosto 2020

 

 

I quattro anni senza il Tram di Opicina e il rebus della data di inizio cantiere.

Il 16 agosto 2016 il frontale tra vetture a Cologna. Da allora annunci, ricorsi e smentite. Ma ora forse qualcosa si muove.

Quattro anni senza tram di Opicina. Ricorre domani il triste anniversario dello scontro frontale, avvenuto in via Commerciale, tra due vetture della storica trenovia. Uno schianto che appunto, da quel 16 agosto del 2016, ha lasciato triestini e turisti orfani di uno dei più amati simboli della città. Ora a distanza di tutto questo tempo - trascorso tra annunci e dietrofront, promesse e smentite, bracci di ferro con Roma e magagne burocratiche -, potrebbero davvero arrivare buone notizie. Il prossimo 24 agosto il Comune si riunirà con la Fenix Consorzio Stabile di Bologna - la ditta che ha vinto l'appalto previsto dal bando-bis, resosi necessario dopo che la prima gara era stata bloccata da ricorsi e intoppi burocratici -, per stabilire quando finalmente partirà il cantiere per la sostituzione di due chilometri di traversine e binari e per il rifacimento dei marciapiedi delle fermate. È una data da segnarsi sul calendario, visto che l'intervento è dirimente per la ripartenza della tranvia, prevista, in teoria, dopo il lungo stop and go, per l'inizio del prossimo anno, in seguito all'imprescindibile collaudo dell'Ustif, braccio operativo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Indicativamente, l'avvio del cantiere è previsto per la prima parte del mese di settembre. I lavori si protrarranno per quattro mesi. Almeno così è previsto dal contratto, anche se la stessa ditta stima di terminare prima la sostituzione di binari e traversine (responsabile unico del procedimento è l'ingegner Luigi Fantini, mentre direttore dei lavori è l'ingegner Roberto Carollo, coordinatore della sicurezza invece è il perito Elio Flego). Il lotto che sta per essere avviato, conforme al progetto approvato proprio dall'Ustif, riguarda i segmenti tra la chiesetta di Cologna e la fermata di Banne e dall'Obelisco al deposito di Opicina. Verranno poi appunto rifatti i marciapiedi, più alti - esclusi quelli delle fermate dei capolinea, che invece sono a norma - per garantire una maggiore accessibilità nella salita e nella discesa dal tram, dato che in alcuni punti c'è un dislivello di circa 30-40 centimetri. Verranno pure eseguiti dei percorsi tattili per le persone ipovedenti e delle rampe per i disabili, ma in questo caso non in tutte le fermate: via Romagna e Vetta Scorcola non sono raggiungibili dalle carrozzine. Il costo dei lavori è di 888.376 euro, finanziati da Regione in primis e Comune. Tra gli argomenti ancora da definire nel colloquio Comune-impresa, rientrano alcune ipotesi di lavoro. In particolare è al vaglio l'opzione di operare nel cantiere anche di notte per non dare fastidio al traffico. Potrebbe inoltre essere chiusa la parte alta di via Commerciale, nel tratto che va dall'incrocio con campo Cologna fino alla fine, quello meno frequentato e meno abitato, che resterà comunque accessibile ai frontisti e ai mezzi di soccorso o per chi deve per forza passare di lì. Questa decisione deriverebbe dal fatto che i mezzi operativi più grossi dovranno mettersi a fianco delle rotaie del tram, occupando gran parte della carreggiata stradale. Per lo stesso motivo si potrebbe rendere un senso unico alternato il tratto tra Obelisco e Opicina. Un'altra idea sulle cui sorti si deciderà il 24 agosto riguarda il progetto di pre-assemblamento dei pezzi di traversine e binari davanti al deposito di Prosecco, dove ora si trovano, per evitare agli operai di recuperare ogni pezzo andando ogni volta su e giù: ogni curva ha infatti misure diverse di traversine. «Sono soddisfatta che si aggiunga il tassello dell'avvio del cantiere al lungo e complesso percorso per la ripartenza del tram - commenta Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici -. La mia soddisfazione piena sarà quando però vedrò gli operai a settembre lavorare su traversine e binari». Il tram sarà inoltre al centro di un'altra operazione. Verrà messo in gara un altro lotto (direttore dei lavori in questo caso è l'architetto Sergio Russignan) del valore di 850 mila euro, per completare tutte le fermate, gli accessi ai sentieri e i piccoli cancelli. Il pacchetto comprende delle verifiche idrogeologiche sui costoni e il controllo di eventuali massi pericolosi, interventi che potranno essere eseguiti anche dopo che il tram avrà ripreso a funzionare e che non sono quindi ostativi al riavvio della linea.

Benedetta Moro

 

J'accuse in stile annuncio funebre tra ironia e schiaffi ai «poteri forti»
Manifesti affissi dall'associazione per la difesa del quartiere carsico - Nel mirino Comune, Act, ministeri e «la loro inefficienza burocratica»
La modalità è ironica, ma l'obiettivo è molto serio: ricordare che domani saranno quattro anni senza tram. I rappresentanti dell'associazione per la Difesa di Opicina hanno deciso di affiggere ieri sui muri (e diffondere sui "social") un annuncio sulla scorta di quanto avviene in occasione dell'anniversario della scomparsa di una persona, per ricordare «che sono trascorsi quattro lunghi anni, durante i quali i poteri forti, dalla magistratura al Comune di Trieste, dall'Act, ai vari ministeri ed enti correlati, hanno dato la migliore dimostrazione della loro inefficienza burocratica. Capace di privare la città di uno dei suoi punti di forza - si legge nel testo - con un irritante palleggio di responsabilità dove, peraltro, nessuno è mai stato inquisito per i danni causati. Più volte è corsa addirittura voce che questo modo di operare fosse il prodromo per l'eliminazione della tratta. A questo proposito si ricorda che, grazie all'appassionata opera del nostro segretario, Marco Simic, l'intera struttura è stata posta sotto tutela dalla Soprintendenza già nel 2007 e, quindi, è de facto inattaccabile». «Ciò che indispettisce - conclude la nota - sono i continui scriteriati rimaneggiamenti degli ultimi anni quando, su vetture risalenti al 1935, si è voluto inserire su cinque di esse, a eccezione della sesta, la 407, la nuovissima componentistica elettronica al costo di 400 mila euro cadauna, con il risultato che, a funzionare, sia solo quella mai interessata dalla insensata rivoluzione».

Ugo Salvini

 

SEGNALAZIONI - Tram/1 - L'anniversario tetro del frontale del 2016.

Il 16 agosto ricorre il quarto anno di fermo esercizio del tram di Opicina, causato dall'incidente avvenuto nel 2016. Quattro anni, decisamente troppi. In Austria, Svizzera o Germania il servizio sarebbe ripreso al massimo dopo cinque giorni. In una città italiana con amministrazione seria al massimo dopo un mese o poco più. In un incidente analogo avvenuto ai tempi del sindaco Illy il tram ripartì in brevissimo tempo. Qui invece si è optato per vie traverse, in pratica chiudendo la linea e chiedendo di riaprirla; in questo modo le deroghe per le linee storiche andavano perse e si coinvolgeva l'Ustif di Venezia, che giustamente chiedeva quanto richiesto per una nuova linea, ma la faccenda diventava assai burocraticamente complicata. Una scelta fatta per incompetenza o volutamente? Due i vantaggi: tram fermo, risparmio per Trieste Trasporti e per il Comune sulle spese di esercizio, e tempi sufficientemente lunghi per arrivare alle elezioni del 2021, in modo da potersi poi vantare in campagna elettorale di aver sconfitto i cattivoni dell'Ustif che indubbiamente servono da comodo alibi. Il tutto condito da vari annunci del nostro sindaco tesi a promettere l'impossibile. Ai quali vanno aggiunti la mancata convocazione dell'unica ditta con tutti i macchinari disponibili da subito per fare i lavori (a suo tempo per i lavori di pochi anni fa l'aveva convocata il sindaco Cosolini...) Adesso viene comunicato che i lavori partiranno in settembre. Turisti che protestano, che cercano il tram e vanno via delusi, all'estero che dicono "questa è l'Italia", ma dovrebbero invece dire "questa è la Trieste attuale". Certo è scandaloso che una delle principali attrazioni turistiche della città, famosa perché unica in tutto il mondo, subisca un trattamento del genere. Voluto o non voluto. Però, come diceva il buon Andreotti "a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina".

Paolo Petronio

 

SEGNALAZIONI - Tram/2 - L'associazione Simic offre il suo aiuto

A 4 anni dall'incidente del tram, l'associazione culturale Marino Simic (Acms), che a suo tempo si attivò per rendere tram e tramvia "vincolo monumentale" (cosa ottenuta il 12 settembre 2008 nell'interesse e potenziale turistico della città) ricorda di essere sempre a disposizione per qualsiasi necessità e consiglio per il ripristino e suo funzionamento. Ricorda inoltre che continua a collaborare con i professionisti dell'Adozzo per il nuovo progetto alla nuova soluzione definitiva e risolutiva per il prolungamento della linea.

Associazione culturale "Marino Simic"

 

 

Batteri di nuovo sotto la soglia - Torna il via libera a bagni e tuffi
Esami dell'Arpa rassicuranti per tutto il litorale a cominciare dalla Dama Bianca - Cause dell'inquinamento da chiarire. Pallotta annuncia verifiche sulle fognature
Duino Aurisina. Balneazione libera oggi sull'intero litorale di Duino Aurisina. È rientrato nel giro di poche ore l'allarme inquinamento sulla costa che va dal porticciolo di Duino allo specchio d'acqua antistante il Castello dei Torre e Tasso. La nuova verifica effettuata dai tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) ha infatti decretato ieri la possibilità di tuffarsi senza limitazioni territoriali, in quanto l'esito delle analisi ha confermato che la presenza di escherichia coli, cioè dei batteri che sono i principali indicatori di contaminazione fecale, è tornata sotto la soglia limite, fissata a un valore di 500. Nel dettaglio, nella zona della Dama Bianca si è scesi a quota 448, a Duino scogliera a 108, sotto il Castello a 41. Ci si potrà dunque tuffare in assoluta libertà oggi su tutta la costa di competenza del Comune di Duino Aurisina. Si è risolta perciò una situazione problematica che stava molto a cuore all'amministrazione, in quanto le attività ricettive e di ristorazione dell'area interessata dall'inquinamento, già fortemente penalizzate dall'emergenza sanitaria da Covid 19, rischiavano un nuovo stop. L'esito delle analisi effettuate dall'Arpa permetterà invece ampia libertà di scelta per tutti coloro che oggi vorranno trascorrere il Ferragosto al mare. Rimane però l'interrogativo sulla causa di un fenomeno di inquinamento del mare circoscritto a poche ore. «È evidente - ha detto ieri Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina - che deve essere successo qualcosa di anomalo, altrimenti non si spiegherebbe il perché, nell'arco di poche ore, si sia passati da una situazione di normalità a una di crisi acuta da inquinamento, per poi tornare a una buona qualità delle acque». «Per capire la causa di tutto questo - ha annunciato - effettueremo una serie di controlli e di verifiche sullo stato di salute delle fognature nelle zone interessate. Non vorremmo che, a causa di un comportamento troppo disinvolto di qualcuno fosse l'intera comunità a dover rinunciare a una giornata di mare, con conseguenze per l'intero tessuto produttivo dell'area». «La Polizia locale inizierà immediatamente le verifiche del caso, per controllare che gli impianti di depurazione siano perfettamente efficienti - ha continuato Pallotta - e saremo molto severi nel punire chi non avesse ottemperato agli obblighi previsti, per quanto concerne la manutenzione delle fognature». Al di là del problema contingente, rimane infatti un danno di immagine per l'intera area di Duino Aurisina, che fa del turismo una delle principali risorse. «La verifica che effettueremo - ha precisato l'assessore Massimo Romita - riguarderà in particolare chi non ha prodotto la certificazione della verifica dei propri impianti».

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - AcegasApsAmga - Cosa mettere e no nella differenziata

In relazione alla lettera da voi pubblicata in data odierna, "Differenziare bene domande inevase", AcegasApsAmga desidera innanzitutto scusarsi con la lettrice per le mancate risposte, dovute evidentemente ad un disguido nella lettura delle segnalazioni. Per venire al merito delle questioni poste dalla lettrice, si ricorda innanzitutto come tutti gli imballaggi in plastica, a prescindere dal polimero e dalla codifica, sono sempre conferibili nella raccolta differenziata. L'importante, appunto, è che si tratti di imballaggi e non di altri oggetti (ad es. giocattoli). Per quanto attiene la carta da forno, è necessaria una premessa generale. L'industria del packaging è in continua evoluzione, anche attraverso produzioni di nicchia. Il Rifiutologo, per sua natura, deve invece fornire indicazioni necessariamente generali. La maggior parte delle carte da forno presenti oggi sul mercato, non sono differenziabili e dunque, correttamente, Il Rifiutologo indica come conferimento il Secco non differenziabile. Taluni produttori, una stretta minoranza in questo momento, hanno però introdotto sul mercato carte biodegradabili. E quell'informazione è contenuta nei codici a barre letti da Il Rifiutologo. Il consiglio dunque, per i casi di frontiera come questo, è di attenersi dunque alle indicazioni di smaltimento del produttore

Riccardo Finelli. Responsabile Comunicazione AcegasApsAmga

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 14 agosto 2020

 

 

Mare inquinato a Duino, stop a tuffi e bagni
Quantità di escherichia coli più di quattro volte superiore ai limiti di legge. Immediata l'ordinanza di divieto di balneazione
DUINO AURISINA Il mare è sporco. Niente bagni oggi a Duino Aurisina, nel tratto che va dalla spiaggia della Dama Bianca, situata accanto al porticciolo di Duino, fino al castello dei Torre e Tasso. Dai controlli effettuati dall'Agenzia regionale per la Protezione dell'ambiente (Arpa) è emerso infatti un improvviso, considerevole e preoccupante inquinamento delle acque, che non c'era fino a pochi giorni fa. In particolare, nella zona del porticciolo di Duino e nello specchio d'acqua che sta davanti alla scogliera che inizia a pochi metri di distanza verso Trieste, è stata riscontrata la presenza di una quantità di escherichia coli, i batteri che sono i principali indicatori di contaminazione fecale, di più di quattro volte superiore a quella consentita per legge. In dettaglio, nella zona della Dama Bianca si è toccato il valore di 2046, laddove la legge indica come soglia massima quota 500. Nella vicina scogliera, in direzione del castello di Duino, si è raggiunto il valore di 2247. Sotto le mura del castello si è arrivati a 1091. Numeri preoccupanti, di cui l'Arpa ha subito fatto partecipe il sindaco di Duino Aurisina, Daniela Pallotta, la quale non ha potuto fare altro che emettere con urgenza un'ordinanza di "divieto temporaneo di balneazione marina" nelle aree "Duino Dama Bianca", "Duino scogliera" e "Duino sotto il Castello". Una mazzata, ovviamente, per il sistema ricettivo e turistico della zona, già messo a dura prova dall'emergenza sanitaria. «Sono dispiaciuta di dover emettere quest'ordinanza - ha commentato Pallotta - ma davanti a questi valori non si possono fare altre scelte, il divieto deve scattare immediato». Le speranze di poter riaprire a breve, forse già domani, giornata di Ferragosto, non sono del tutto tramontate. Sarà però necessario attendere l'esito degli esami dopo un secondo prelievo delle acque, effettuato ieri dai tecnici dell'Arpa: i risultati saranno resi noti oggi. «Quando si originano problemi come questo - ha aggiunto il sindaco di Duino Aurisina - è d'obbligo procedere con un secondo controllo a distanza di poche ore. L'auspicio di tutti - ha precisato - è che i valori possano permettere di riaprire subito queste spiagge». In ogni caso, l'amministrazione comunale annuncia il pugno duro: «Siccome le rilevazioni effettuate pochi giorni fa avevano evidenziato un buon livello di pulizia delle acque oggi giudicate inquinate, con i valori di escherichia coli inferiori alle soglie limite - ha osservato Pallotta -, è evidente che nel frattempo deve essere intervenuto un fattore nuovo. Lo scorso anno avevamo ammonito i residenti - ha proseguito il sindaco - invitandoli a fare le necessarie verifiche sul funzionamento delle loro fognature. Visto che il fenomeno si è ripresentato - ha annunciato in conclusione - procederemo con i controlli della nostra Polizia locale».

Ugo Salvini

 

 

Un quinto degli edifici nel centro storico potrà essere demolito e ricostruito
Il piano adottato il 7 settembre, 30 giorni per le osservazioni. Obiettivo: muovere gli investimenti con un riuso "governato"
Il Comune celebra i quarant'anni del cosiddetto "piano Semerani" mandandolo in meritata quiescenza. Roberto Dipiazza vuole chiudere il mandato con un messaggio forte diretto alla proprietà immobiliare, ai professionisti e alle aziende del settore: il centro storico non è intoccabile, vi si può intervenire con il dovuto discernimento, selezionando luoghi e metodi. Il nuovo piano - con uno slittamento di tre mesi rispetto a quanto annunciato in aprile - sarà adottato lunedì 7 settembre e da quella data scatteranno i trenta giorni durante i quali i cittadini potranno esprimere osservazioni, rilievi, ecc. «Chi ha qualcosa da dire - celia il responsabile dell'Urbanistica Giulio Bernetti - lo dica adesso o taccia per sempre». Scaduti i termini, il dossier tornerà in giunta a cura dell'assessore Luisa Polli: in teoria dovrebbe bastare, a meno che - come assai probabile - un quarto dei consiglieri comunali chieda la discussione in aula. Non ci sarà occorrenza di valutazione ambientale strategica perché la Vas è già stata eseguita per il Piano regolatore generale. A novembre il piano sarà vigente. Il gruppo di lavoro è coordinato dall'architetto Beatrice Micovilovich. Ne fanno parte Ezio Golini, Michele Grison, Mauro Pennone. Vi ha partecipato Andrea Zacchigna recentemente scomparso. Imponente il lavoro di analisi tecnico-storica e di schedatura: censiti 1621 edifici tra "città murata", i tre borghi imperiali (Teresiano, Giuseppino, in parte Franceschino), via Udine, l'asse tra viale XX Settembre e via della Pietà. Il più vasto nucleo della regione. E adesso comincia il bello, la materia entra nel vivo, previo avvertimento che le percentuali utilizzate sono orientative. Il 5% è solo restaurabile perché si tratta di chiese, monumenti, siti artistici. Il 45% esige il riguardo dell'involucro esterno ma ammette iniziative puntuali di ristrutturazione interna. I restanti 800 immobili sono suddivisibili in due macro-categorie: 500 vanno rispettati all'esterno ma sono sventrabili all'interno; 300 possono essere demoliti e in luogo di essi sarà lecito costruire ex novo. Per farla breve, quasi un quinto degli stabili situati nel centro storico è potenzialmente abbattibile: «Anche il palazzo dell'Anagrafe dove ora stiamo parlando», ammicca beffardo il Bernetti. Il dopo-Semerani prospetterà classi e categorie di intervento, che tengono conto di posizione e caratteristiche dell'edificio e che suggeriscono la conseguente tipologia edile. Parola d'ordine: rifunzionalizzazione dello stabile. Non certo elegante ma comprensibile: in base al principio di "restauro attivo", il proprietario potrà realizzare ascensori, corpi-scala, solai. Bernetti e la Micovilovich sottolineano come il lavoro pianificatorio è stato svolto a stretto contatto con la Soprintendenza. È chiaro che al posto di uno stabile demolito non sarà consentito riedificare in maniera arbitraria, discrezionale: verranno elaborate linee progettuali alle quali proprietario-architetto-impresa dovranno attenersi, con particolare attenzione all'ecosostenibilità e al verde. Laddove vi siano tetti "piani", ne è permessa l'accessibilità, non solo ad alberghi e pubblici esercizi, ma anche alle abitazioni private. Bernetti & Micovilovich annotano che, dopo la "reclusione" dovuta al Covid, c'è una forte richiesta di alloggi dotati di sfoghi "open". Un'ulteriore opportunità riguarda le cosiddette Umi, unità minime di intervento. Stabili o aree di difficile soluzione, dove il Comune permette al privato di agire contribuendo alla risistemazione del contesto (parcheggi, alberi): i casi, per esempio, di casa Francol, di via Santa Tecla, di androna Economo.

Massimo Greco

 

SEGNALAZIONI - "No agli animali in gabbia"

L'associazione Trieste Animal Day esprime la sua contrarietà al nuovo acquario che si dovrebbe realizzare in Sacchetta. Le motivazioni che ci spingono a contrastare con forza questo progetto sono innanzitutto di natura etica. Costringere un delfino, uno squalo o un'orca, nati per vivere nei grandi spazi oceanici, a trascorrere la loro esistenza in una vasca, significa ridurli a uno stato molto simile alla pazzia. Acquari e zoo sono solo carceri per animali destinati all'ergastolo e non sono nemmeno utili a farne conoscere caratteristiche e abitudini. Agli esseri viventi provocano solo sofferenze. Ben più interessante sarebbe realizzare un acquario virtuale stile Ocean Odyssey, straordinaria attrazione che si trova a Times Square a New York: innovativa del genere, usa la tecnologia per portare gli spettatori negli abissi dell'oceano, senza bisogno di usare animali vivi. Infine, la Camera di commercio riceve fondi dai propri iscritti per realizzare il progetto fastoso del "Parco del Mare". Invece noi crediamo che in questo periodo di crisi sia necessario che il denaro destinato a questo progetto venga usato per sostenere le categorie commerciali che a causa del coronavirus si trovano in difficoltà economica.

Fabio Rabak, PresidenteTrieste Animal Day

 

 

Giardini e aree giochi nel mirino dei vandali da Poggi a San Vito
L'ultimo episodio in via Frescobaldi: imbrattati scivoli e tunnel per bambini. Da inizio anno 11 mila euro di danni
Ripetuti danneggiamenti alle recinzioni delle aree sottoposte a fitorimedio, imbrattamento dei giochi per i più piccoli, delle panchine, tabelle segnaletiche divelte, piane sradicate e irrigatori strappati e manomessi. Non si ferma l'escalation di atti vandalici all'interno dei giardini pubblici di Trieste. Per il Comune è una costante rincorsa a riparare i danni causati da chi si diverte a distruggere qualsiasi cosa si trovi all'interno di quelle aree verdi. L'ultimo raid dei vandali è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì scorsi. Ad essere presa di mira è stata l'area attrezzata per il divertimento dei bambini in di via Frescobaldi a Poggi Sant'Anna. Con della vernice nera sono stati imbrattati diversi giochi. Scivoli, tunnel, la pavimentazione anti trauma sotto le altalene sono stati lordati da disegni volgari, una svastica, scarabocchi, espressione del forte disagio di chi commette questi atti vandalici. Il presidente della VII Circoscrizione, Stefano Bernobich, ha anticipato che presenterà denuncia alla Questura. «Abbiamo notato un trend in crescita del fenomeno - constata l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi -, atti che denotano la mancanza di senso civico e inevitabilmente un certo malessere, perché chi compie simili gesti qualche problema che va aldilà della maleducazione deve averlo». Da inizio anno, senza contare i danni più recenti in via Frescobaldi che devono ancora essere quantificati e tenendo conto degli oltre due mesi di lockdown con i giardini chiusi, «abbiamo già contato oltre 11 mila euro di danni - precisa l'assessore - con interventi che devono sovrapporsi al programma di ordinaria manutenzione di quelle aree verdi, compromettendo talvolta alcuni piani». Per via Frescobaldi, forte di una convenzione già siglata, il Comune si avvarrà dell'aiuto dei ragazzi dell'associazione "Oltre quella sedia" che hanno già dato disponibilità e provvederanno a ripulire i giochi. Negli ultimi mesi, è stato "visitato" dai vandali anche il giardino de Tommasini, dove sono state danneggiate le recinzioni delle aree sottoposte a fitorimedio. Gli stessi danni, aggravati anche dalla rottura degli irrigatori, sono stati registrati pure nel giardino di piazzale Rosmini. Lì i residenti denunciano la presenza di un gruppo di adolescenti che la sera si impossessa di quegli spazi. In via Orlandini, nel cui giardino i danneggiamenti sono all'ordine del giorno, quest'anno sono state rotte e riparate per tre volte, con una spesa di 4 mila euro, le staccionate in legno. Nell'area verde di via Benussi sono stati asportati i pannelli che delimitano l'area gioco. Al parco di villa Revoltella sono stati danneggiati i giochi, divelte delle transenne di protezione, spostati i coperchi delle fognature, danneggiate le panchine e alcune tabelle segnaletiche. Sembra invece funzionare la recinzione di piazza Hortis: negli ultimi mesi in quell'area non sono stati infatti segnalati danneggiamenti o sporcizia.

Laura Tonero

 

 

Pompeo a Bled appoggia il raddoppio di Krsko: «Sosteniamo i piani di Lubiana sul nucleare»
Il segretario di Stato americano ieri ha incontrato il premier Jansa nell'ambito di un tour europeo antirusso e anticinese
Belgrado. Washington è pronta a dare una mano a Lubiana, mettendo a disposizione il proprio know-how nel caso il progetto "Krsko 2" andasse avanti. È il messaggio più forte lanciato ieri in Slovenia dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Si è trattato della seconda tappa del suo tour in chiave antirussa e anticinese nell'Europa centro-orientale, con soste pure in Cechia, Austria e Polonia.Primo responsabile della politica estera di Washington a recarsi in Slovenia da 23 anni a questa parte, a Bled Pompeo ha svelato di aver discusso con il premier, Janez Jansa, anche del tema atomico: «Abbiamo parlato dell'enorme potenziale delle tecnologie nucleari» che sarebbero capaci di produrre «energia pulita, affidabile, diversificata», ha sottolineato il segretario di Stato Usa. Non ha approfondito, ma dovrebbe essere un riferimento ai "mini" reattori con tecnologia americana, già reclamizzati e messi sul tavolo di Lubiana dal segretario di Stato all'Energia Rick Perry. Questi nel 2019 aveva vantato le potenzialità della tecnologia modulare, ricordando che «la Westinghouse produce i migliori reattori al mondo», da preferire a quelli francesi, cinesi e russi. Il nucleare "moderno", assieme al gas liquefatto Usa, sarebbe inoltre una delle vie per assicurare «prosperità economica alla Slovenia e all'intera regione» e soprattutto «indipendenza energetica», ha specificato ieri Pompeo. Se ad ogni modo Krsko è un progetto a lungo termine, ancora fumoso, ieri ben più concreta è stata invece la firma di una dichiarazione congiunta tra Slovenia e Stati Uniti sulla «sicurezza» delle reti 5G. Dichiarazione che, di fatto, impegna soprattutto Lubiana a scegliere con accortezza i fornitori: se sono ad esempio cinesi, come Huawei, meglio soprassedere. Nella visione del mondo di Pompeo e del presidente americano Trump, oggi sarebbe infatti in corso una guerra silenziosa su scala globale tra «società libere» e «autoritarie». Un'allusione a Cina e Russia, appunto vero obiettivo del tour di Pompeo. Fra le minacce più esplicite da lui citate c'è il «Partito comunista cinese», che vorrebbe «controllare le persone, le informazioni e le nostre economie», anche attraverso le reti di telecomunicazioni. Ma almeno a Lubiana, grazie alla dichiarazione firmata ieri, Pechino dovrebbe trovare porte sbarrate. Per Pompeo si tratta dell'ultima di una serie di «decisioni sovrane», prese da Stati europei per proteggere da un lato privacy e diritti dei cittadini «che vogliono vivere liberi», e dall'altro la «sicurezza nazionale» da sistemi che potrebbero essere sorvegliati dalla Cina, secondo il sospetto di Washington. Pompeo ha anche lodato Lubiana per aver dato l'esempio in Europa, aumentando «le spese militari di quasi un miliardo di dollari all'anno: una decisione esemplare», che conferma l'impegno sloveno «in ambito Nato». Infine è stato a suo modo "ambasciatore" di un messaggio sicuramente gradito a molti sloveni. «Quando ho detto a Trump che sarei venuto in Slovenia era felice, ma la signora Trump (nata Melanija Knavs, ndr)lo era ancora di più», ha scherzato Pompeo, ricordando i legami tra la first lady e il suo Paese d'origine. Paese al quale, attraverso il segretario di Stato, Melania ha voluto mandare i «più cari saluti».

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 13 agosto 2020

 

 

Lavori sul metanodotto: canale di Veglia chiuso fino a domani
Fiume. Divieto di navigazione fino a domani lungo il canale tra l' isola di Veglia e la terraferma. Il motivo? La posa in mare del nuovo metanodotto, che collegherà il rigassificatore galleggiante di Castelmuschio (Omisalj) e la località di Zlobin, nell' entroterra di Fiume. Proprio a Zlobin avverrà l'allacciamento al gasdotto Pola-Karlovac, che poi prosegue verso Ungheria e Slovenia. Tornando al metanodotto, lungo 16 chilometri e 700 metri, sarà ultimato entro fine anno con una spesa, da parte dell'investitore croato Plinacro, pari a 430 milioni di kune (circa 57 milioni e 430 mila euro). Una parte dell' investimento - 16 milioni di euro - è stata coperta a fondo perduto dal Cef (Connecting Europe Facility), uno strumento finanziario dell'Unione europea. Al momento è stato portato a termine circa l'80% del progetto. Proprio la posa del cavo sottomarino - il cui appalto è affidato all'azienda Pomgrad - è il segmento più difficile dei lavori. I cavi, ingabbiati da cemento, vengono infatti collocati fino a 55 metri di profondità. Si credeva che la consegna di tali cavi, fabbricati in Italia, avrebbe subito ritardi a causa della pandemia ma così non è stato. L' inaugurazione pertanto è prevista non oltre il 31 dicembre prossimo. Poi ci sarà una fase di lavoro sperimentale di tre anni. L' infrastruttura movimenterà annualmente circa 2 miliardi e 600 milioni di metri cubi di gas naturale. La maggior parte della produzione andrà alle imprese Mfgk Croatia, PowerGlobe Qatar e Met Croatia Energy Trade, aggiuntesi all'Azienda elettrica nazionale croata Hep e all'omologa impresa petrolifera Ina.

A.M.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 12 agosto 2020

 

 

Bike sharing in città: abbonamenti prorogati gratis fino a fine anno - Sempre valida anche la tariffa promozionale

Buone notizie per i fruitori del servizio di bike sharing a Trieste, che in pochi mesi hanno superato quota 7 mila. BiTs annuncia la proroga gratuita al 31 dicembre di tutti gli abbonamenti acquisitati dall'inizio del servizio al 30 giugno. E la proroga anche della tariffa promozionale, che consente l'acquisto di un nuovo abbonamento a 3 euro, sempre fino a fine anno. La comunicazione è arrivata via mail, inviata a tutti gli abbonati. «BiTs ha superato, insieme a tutti noi, il difficilissimo periodo dell'emergenza sanitaria, diventando il punto di riferimento per chi vuole spostarsi in città in maniera economica, rapida e soprattutto ad impatto zero nei confronti dell'ambiente. Per premiare la pazienza di tutti quelli che non hanno potuto utilizzare il servizio nei mesi di marzo, aprile e maggio e per permettere a chi ancora il servizio non lo ha provato di usufruire della tariffa promozionale, il Comune di Trieste ha deciso per le proroghe. Buone pedalate!».BiTs, attivo dal 3 febbraio 2020, consente di prelevare una bicicletta in una delle stazioni dislocate in città e riconsegnarla in un'altra. L'abbonamento è personale e consente l'utilizzo di una sola due ruote alla volta. Il modo più semplice di utilizzare il servizio è con lo smartphone. Basta scaricare l'app gratuita BicinCitta, registrarsi, e fare il primo acquisto con carta di credito. Sempre attraverso l'app è possibile anche controllare il numero di mezzi presenti, in tempo reale, in ogni stazione. Entro il 31 dicembre saranno pubblicate le tariffe definitive, valide dal primo gennaio 2021.

mi.b.

 

 

SEGNALAZIONI - ServiziApp "Il Rifiutologo"da migliorare subito

Con la presente si chiedono rapidi interventi risolutivi per il malfunzionamento dell'app "Il Rifiutologo". Una delle cose più gravi riscontrate è che per effettuare segnalazioni e richieste di svuotamento dei cassonetti pieni di rifiuti non si possono allegare le foto ad attestazione della validità della richiesta effettuata, ma solo contestualmente alla scrittura della segnalazione. Questo può addirittura risultare fonte di pericolo, visto che le persone si ritrovano costrette a scattare foto e a scrivere in strada per effettuare le segnalazioni sui rifiuti non raccolti, distraendosi pure con la scrittura dei messaggi su un' app per lo smartphone assolutamente "mal congeniata".Le foto devono poter essere allegate successivamente, quando si scrivono le segnalazioni in comodità e sicurezza come è previsto per l'app "comuni-chiamo" del Comune di Trieste.Si suggeriscono per esempio anche dei messaggi già "precompilati". Quindi, contando sulla comprensione e collaborazione, si richiedono rapidissimi ed urgenti interventi risolutivi in merito al problema segnalato, porgendo i saluti !

Massimiliano Scocchi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 11 agosto 2020

 

 

Bici sulle corsie preferenziali - No di tassisti e autisti dei bus
Contestata la volontà del Comune di testare da settembre la convivenza con le due ruote in via Carducci, via Mazzini e sull'asse Tarabocchia-Conti
Laura Tonero«No alle biciclette sulle corsie preferenziali». Gli autisti degli autobus e i tassisti bocciano senza riserve la possibilità, avanzata dalle associazioni che promuovono la mobilità ciclabile, di consentire alle bici di percorrere le preferenziali su via Carducci e sull'asse che da via Tarabocchia, passando per via D'Azeglio porta lungo via Conti. Il Comune, però, apre uno spiraglio, valutando la possibilità di fare un test di convivenza tra biciclette (non monopattini), autobus e taxi su quelle strade. Ma andiamo per ordine. La proposta delle "corsie bus ciclabili" è contenuta del "Piano per la mobilità urbana post Covid-19 portato sui tavoli di confronto con il Comune dalle associazioni Tryeste, Fiab, Uisp, Legambiente, Fridays For Future, Bora.La, Zeno, Link, Spiz e Cammina Trieste. L'idea non è stata per niente ben digerita da chi guida autobus e taxi. Di recente i sindacati degli autisti della Trieste Trasporti hanno voluto incontrare anche il sindaco per esprimere in merito la loro ferma contrarietà. «Il transito di biciclette e monopattini nelle corsie preferenziali - scrivono in una nota - andrebbe a creare pericolosità per i nuovi soggetti in transito, peggiorando le condizioni di lavoro dei conducenti dei mezzi pubblici». Per i rappresentanti degli autisti le biciclette andrebbero a rallentare ulteriormente i tempi di percorrenza già ridotti, causando ritardi e disagi per l'utenza. Preferenziali si trovano, ad esempio, sulle vie Mazzini, Gallina, Ghega, Carducci, Tarabocchia, D'Azeglio, e Conti. Non sembrano esserci particolari problemi per via Mazzini, mentre autisti e tassisti mettono il bollino rosso su via Carducci e Conti. «Ci opponiamo per questioni di sicurezza e di efficienza del servizio - sottolinea Mauro De Tela di Uritaxi - . Non servono i test, i ciclisti sfrecciano comunque già sulle preferenziali e le criticità sono evidenti. Serve realizzare piste ciclabili, non rendere ciclabili le preferenziali». I tassisti evidenziano, tra l'altro, l'assenza delle frecce e dello specchietto retrovisore nelle bici che impedisce il tempestivo rilevamento dei veicoli in arrivo posteriormente, con l'aggravante, ad esempio, della mancanza di rumore delle auto ibride, molto diffuse oramai tra i taxi. C'è poi mancata conoscenza dei ragazzini delle norme del Codice della strada, e un uso improprio delle cuffie musicali. Insomma una bocciatura su tutta la linea. «Sulla mobilità ciclabile c'è un tavolo aperto, tutte le realtà coinvolte sono state ascoltate e verranno nuovamente convocate, - assicura l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli -ora serve capire se è possibile trovare un equilibrio e una proposta condivisa che tenga conto dell'interesse pubblico collettivo, per garantire il servizio alla totalità dei cittadini». Polli anticipa che proporrà «previo via libera degli uffici tecnici, una breve sperimentazione per capire se può funzionare. Un mese di test di convivenza tra bici, autobus e taxi sull'asse che da piazza Libertà arriva fino in Largo Barriera».L'esperimento potrebbe iniziare già a settembre. «Il test potrebbe servire per capire quanti ciclisti utilizzerebbero quelle preferenziali - osserva il direttore del Dipartimento Mobilità e Traffico Giulio Bernetti - ma anche, ad esempio, gli eventuali ritardi causati al trasporto pubblico. Una prova potrebbe servire per ritrovarsi poi attorno ad un tavolo e tirare le somme». La decisione ora spetta alla politica, alla Giunta in questo caso, che dovrà dare parere favorevole o contrario al test.

 

Assenza di targa  e mancanza di assicurazione - le criticità
Assenza di targa e di copertura assicurativa. Sono altri due aspetti che tassisti e conducenti degli autobus mettono sul tavolo per evidenziare le criticità legate ad una possibile apertura delle preferenziali alle biciclette. Carenze che, a detta dei rappresentanti delle due categorie, determinano in caso di sinistro e di fuga del responsabile la difficoltà di identificazione e, di conseguenza, del risarcimento. I danni, nel caso di un tassista, possono andare dal semplice danno materiale al mancato guadagno per il tempo necessario alle riparazioni del mezzo. Più complessa la questione nel caso il sinistro coinvolga un bus, con potenziali feriti a causa dell'eventuale manovra d'emergenza del conducente.

 

SEGNALAZIONI - Distanziati sui mezzi con le scuole chiuse

Il Piccolo ha dato notizia del presidente della Regione che se la prende con la decisione del governo di mantenere il distanziamento dei passeggeri del Tpl in presenza del Sars-Cov-2. La scelta romana, a detta del presidente Fvg, impedirà la riapertura delle scuole. Di fatto solo tre regioni (oltre alla nostra, il Veneto e la Sicilia) hanno tolto ogni limite al numero di passeggeri sul trasporto pubblico regionale, sia in treno che in bus. Le altre hanno mantenuto un limite massimo per i passeggeri in piedi, o addirittura il distanziamento per i posti da seduto. Come faranno a garantire il trasporto degli scolari? Evidentemente pensano anche alla sicurezza degli stessi scolari rispetto a possibili contagi. È allora il caso di ricordare che il tema della riorganizzazione del trasporto pubblico in vista della ripresa delle attività e dell'anno scolastico è oggetto di valutazione e proposte già dal mese di aprile sulla stampa, sul web e nelle istituzioni. Al fine di evitare un'impennata del traffico privato e delle emissioni nocive, è stata colta l'esigenza di una riorganizzazione del servizio all'insegna della flessibilità: aumento della copertura del servizio a chiamata, bus veloci (meno fermate) sulle tratte più lunghe, prenotazione smart delle corse, gestione automatizzata del carico dei passeggeri, integrazione del Tpl con le diverse forme di mobilità non inquinante. Ma nulla è mai trapelato sull'esistenza di un piano specifico della giunta regionale né sugli indirizzi nei confronti degli enti locali in materia di coordinamento di "mobility management" per adeguare il servizio di trasporto pubblico ai flussi di mobilità da soddisfare e da intercettare. Serviranno risorse aggiuntive? Certo, ma prima bisogna avere un piano di sviluppo per rendere il Tpl più efficiente e competitivo.

Andrea Wehrenfennig Presidente Legambiente Trieste

 

 

Oltre 600 firme per dire no al Parco del mare - la petizione
Da un lato lo storico Aquario, in servizio dal 1933 sulle Rive. Dall'altro il futuribile Parco del Mare, previsto da Antonio Paoletti nell'area della Lanterna. Le due opere, pur accomunate ovviamente dalla presenza di pesci e altre specie marine, non godono però dello stesso sostegno. Contro la realizzazione del nuovo Parco si sono levate negli ultimi anni più voci. Da qualche settimana al coro si sono uniti anche alcuni imprenditori cittadini, convinti della necessità di dirottare le somme accantonate per il progetto e utilizzarle per risollevare l'economia alle prese con la crisi post lockdown. Di lì la decisione di avviare una petizione ad hoc su change.org. A firmarla sono stati finora oltre 600 cittadini contrari alla realizzazione della contestata struttura.

 

 

Il fisico Grassmann parla di rinnovabili

Oggi partiranno le 7 conferenze e i 2 workshop di "Fisica & Arte contro la Co2", nell'ambito del Science in the City Festival, che si potranno seguire in presenza (prenotazione su https://linearmirror-scienceinthecity.uniud.it/) e in streaming sul YouTube di Esof2020. Alle 16 interviene il fisico Hans Grassmann, ideatore dello "specchio lineare"

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 10 agosto 2020

 

 

Nell'Europa orientale crescono i bambini avvelenati dal piombo dell'inquinamento

Sono centinaia di migliaia i piccoli che hanno nel sangue livelli eccessivi del minerale. Un grave problema per la salute

Belgrado. Un giallo pallido che colora l'Europa occidentale e il Nord America, regioni dove il problema è stato quasi completamente eradicato e non preoccupa più di tanto. Un rosso cupo ad accendere ampie parti dell'Asia e dell'Africa, il vero fronte dell'emergenza. E un arancione inquietante, - che a volte verte verso l'amaranto - che tinge ampie zone dell'Europa orientale e soprattutto i Balcani. Le mappe aiutano a comprendere il mondo. Lo fanno anche quelle sviluppate da Unicef e dall'Ong Pure Earth, che hanno riportato alta l'attenzione su un problema grave, spesso sottovalutato o poco conosciuto: quello dell'avvelenamento da piombo che colpisce anche e soprattutto i bambini. Sono centinaia di milioni in tutto il mondo i minori che per varie ragioni presentano alti livelli di piombo nel sangue, un temibile problema sanitario per le sue ricadute negative su crescita, sviluppo cognitivo, salute, una maligna ipoteca sul futuro, ha segnalato il rapporto «La verità tossica: l'esposizione al piombo mina il potenziale futuro di una generazione», pubblicato di recente dalle due organizzazioni. La relazione è incentrata in particolare sul continente africano, su quello asiatico e il Sudamerica, ma non solo. Secondo i dati contenuti nello studio, infatti, sarebbero decine e decine di migliaia i minori a rischio piombo anche in aree prossime all'Italia. Problema che riguarda, a livello globale, circa «800 milioni di bimbi» con alti livelli di piombo nel sangue, ha stimato lo studio. Il parametro-chiave è quello dei microgrammi per decilitro. Se un bimbo ne ha più di cinque potrebbe subire gravi impatti sulla propria salute, ma «non c'è un livello minimo di esposizione che sia da considerare innocuo», ha sottolineato l'Organizzazione mondiale della sanità. Fenomeno particolarmente marcato «in Africa e Asia, ma anche in Sudamerica, America centrale», ha evidenziato la ricerca, ma in questa dolorosa classifica compare pure «l'Europa orientale». E così, secondo stime dell'Institute of Health Metrics and Evaluation (Ihme), riportate dallo studio "Toxic Truth", sarebbero circa 29mila in Croazia i bimbi con livelli di piombo nel sangue superiori a 5 microgrammi per decilitro, 46mila in Macedonia del Nord, 66mila in Bulgaria, 93mila in Bosnia-Erzegovina, 100mila in Ungheria, 165mila in Serbia, 170mila in Albania. E addirittura 400mila in Romania, contro i circa 160mila dell'Italia, un Paese che ha tuttavia una popolazione tre volte superiore a quella romena. Dati, quelli della Romania, probabilmente dovuti anche all'eredità della stolta e selvaggia industrializzazione dei tempi di Ceausescu, quando il rispetto dell'ambiente era una chimera. Lo confermano altre mappe sviluppate da Pure Earth, che segnalano i "punti caldi" per l'inquinamento da piombo e da altre sostanze pericolose, ossia impianti industriali e minerari dismessi o ancora attivi. Sono decine, nei Balcani, da Mitrovica (Kosovo), un tempo fiorente cittadina mineraria e industriale, derelitta dopo la guerra del 1999 fino a Obrenovac, Pancevo e Bor (Serbia), a Kovacevo, Radnevo e Stara Zagora (Bulgaria), passando per le cittadine romene di Zlatna e Copsa Mica, vere "bombe" ecologiche. Come lo sarebbero anche altre aree in Albania, da Elbasan a Porto Romano, presso Durazzo. Secondo le mappe collegate allo studio, i Paesi più a rischio contaminazione da piombo sarebbero Bosnia, Albania e Moldova, con livelli di piombo nel sangue in media 3-4 volte superiori a quelli riscontrati a italiani o tedeschi. Ma come finisce quel veleno nel sangue dei bambini di tutto il mondo? In vari modi. Ci sono i più sfortunati, che «inalano polvere e fumi» se vivono in ambienti dove si "ricicla" il piombo delle batterie al piombo-acido. C'è chi mangia cibo da piatti o scodelle «con rivestimento in piombo» o vive in case dove i muri sono dipinti con vernici contaminate o ancora beve acqua che passa attraverso vecchie tubazioni. Ma ci sono anche contaminazioni derivanti dall'uso nei decenni passati di carburanti a base di piombo così come si scoprono tracce del pericoloso metallo in farmaci, giocattoli, cosmetici. E quelle collegate a un'industria dai sistemi produttivi arcaici, la causa maggiore di contaminazione nell'Europa orientale, isola sventurata per ancora tanti, troppi bambini.

Stefano Giantin

 

 

F2i investe sull'energia: super-polo delle rinnovabili

Il gestore italiano di fondi infrastrutturali, che detiene il 55% di Trieste Airport, ha costruito un impero nella produzione di energia solare, eolica e biomasse

TRIESTE. Un milione di tonnellate di anidride carbonica in meno nell'ambiente. È l'effetto delle fonti energetiche "green" di F2i Sgr, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali, controllore tra l'altro di uno dei maggiori network aeroportuali (60 milioni di passeggeri all'anno), di cui fa parte anche Trieste Airport. Il dato è contenuto nel Rapporto aggregato di sostenibilità 2019, un documento da cui emerge la leadership di F2i nel settore delle energie rinnovabili, in cui il gruppo, con le controllate EF Solare, E2i Energie Speciali, Veronagest e San Marco Bioenergie, ha dato vita al primo polo italiano nella produzione di energia da fonte rinnovabile (solare, eolica e biomasse) con una potenza installata di 2.000 Megawatt, nel contesto dell'impegno verso la decarbonizzazione e la riduzione dei gas serra in tutte le aree di azione e in particolare nel settore ad alto impatto ambientale dei trasporti. Dell'aeroporto regionale, con la controllata 2i aeroporti, il fondo detiene da metà 2019, dopo un investimento di 32,8 milioni, il 55% delle quote, che si aggiungono alle partecipazioni negli scali di Napoli, Torino, Alghero, Milano (Linate e Malpensa), Bologna e indirettamente Bergamo. Nella logistica, l'impegno di F2i si declina sia attraverso l'indirizzo alle controllate del ramo aeroportuale relativamente all'utilizzo di energia da fonti rinnovabili e l'autoproduzione per mezzo di impianti fotovoltaici, sia orientando gli investimenti verso i settori di trasporto a basso impatto ambientale, come quello su ferrovia, in cui nel 2020 la Sgr ha acquisito Compagnia Ferroviaria Italiana, seconda società nazionale attiva nel trasporto merci su rotaia. Più in generale, con oltre 5 miliardi di attivi in gestione, F2i Sgr investe in aziende operanti in settori chiave per dell'economia, anche energie per la transizione, reti di distribuzione e infrastrutture socio-sanitarie, occupando 19mila persone. «La capacità di trasformare le risorse finanziare affidate da investitori nazionali ed esteri in progetti di economia reale dal forte impatto sul territorio fa di F2i un attore primario per lo sviluppo del Paese», sono le parole dell'amministratore delegato Renato Ravanelli nella lettera inviata agli investitori, tra cui le maggiori istituzioni finanziarie italiane e internazionali. «Da qui la consapevolezza - aggiunge - della necessità di divenire anche un promotore attivo e virtuoso di buone pratiche ambientali, sociali e di governo societario». Dal 2018, si legge nel Rapporto, F2i Sgr, allineandosi alle migliori pratiche internazionali, si è dotata di una policy di Environmental Social Governance-Ambientale, Sociale e Governance, i fattori centrali nella misurazione della sostenibilità e dell'impatto sociale - e di un comitato che sovrintende a un piano di azione. L'impegno nella sostenibilità si esplica quindi attraverso la scelta dei settori in cui investire (quali le energie da fonte rinnovabile e tecnologia pulita), l'esclusione di investimenti non sostenibili e con gli indirizzi rivolti alle 19 società in portafoglio, alle quali viene chiesto di applicare criteri e parametri "green" nella gestione quotidiana. Numerose anche le azioni di sostegno al territorio: dai progetti di biodiversità al monitoraggio e rendicontazione delle emissioni degli impianti alle relazioni con le istituzioni pubbliche, con le quali F2i si è proposta in questi anni alle comunità locali come un interlocutore affidabile ed etico.

Marco Ballico

 

 

Barcola invasa dai rifiuti abbandonati dai bagnanti

Ogni sera un tappeto di avanzi di cibo e immondizie che spesso finiscono in mare Tra pineta e parcheggio restano a terra innumerevoli mozziconi e mascherine

Un tappeto di immondizie, più frequente nel week end, ma che si ripete spesso anche in settimana. Quando i bagnanti in serata se ne vanno dalla pineta di Barcola, quel che resta è uno scenario desolante. Ovunque tra alberi, erba e cespugli spuntano bicchieri, bottiglie e contenitori di plastica, lattine vuote, pacchetti di sigarette, mozziconi a volontà, ma anche avanzi di cibo e volantini che pubblicizzano diverse pizzerie, sparsi dappertutto. E sì che basterebbe poco per evitare il degrado generale. I cestini dei rifiuti non mancano, alcuni sono vuoti, ma c'è chi, evidentemente, pur di non fare qualche metro, preferisce lasciare tutto a terra. Camminando si nota anche qualche contenitore pieno, e anche qui l' inciviltà si fa sentire. Invece di proseguire fino al bidoncino più vicino, poco distante, gli scarti sono gettati all'esterno. C'è poi chi utilizza le bottiglie di plastica per gettarci dentro le immondizie, anche queste poi dimenticate, piene di sacchetti, fazzolettini sporchi, posate di plastica e bicchieri accartocciati. Sull'erba è lunga, poi, la fila di volantini colorati, decine e decine di liste di bibite e pizze. Si riconoscono almeno tre locali diversi. «Quest'anno - spiegano alcuni ragazzi - più volte al giorno c'è chi distribuisce la pubblicità di pizzerie. Su tutto il lungomare». Chi riceve il depliant però, spesso se ne libera subito. E non nel modo corretto. A completare il quadro desolante si aggiungono le mascherine chirurgiche, anche in questo caso non conferite correttamente, presenti in particolare accanto ai mezzi parcheggiati, tra auto e scooter, sia su piazzale 11 settembre che lungo viale Miramare. Ma la piaga più grande è la plastica. Basta qualche raffica di vento perché tutto finisca in mare. E molti residui si trovano anche tra gli scogli, a pochissima distanza dall'acqua. Proprio qualche settimana, durante una pulizia dei fondali davanti al Cedas, è stato il materiale più frequente ritrovato sott'acqua. E la stessa situazione si era ripetuta anche in altri interventi in passato, come nella Sacchetta o a Grignano. Maurizio Spoto, direttore Area Marina Protetta di Miramare, aveva fatto un appello al buonsenso delle persone di recente, per la plastica di bicchieri e bottiglie, abbandonata tra Rive e Molo Audace. «Il rischio - aveva ricordato - è che venga ingerita da tanti animali che popolano il nostro golfo. E le conseguenze sono anche per noi, perché la plastica finisce, e già sta accadendo, nella catena alimentare». Secondo i dati diffusi dal Wwf, la plastica è ormai nel cibo che mangiamo e nell'acqua che beviamo, rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge, e provoca il 90% dei danni alla fauna selvatica. E le campagne di sensibilizzazione, in tal senso, proseguono ormai da anni. Un'altra problematica riguarda poi i mozziconi, numerosi tra la passeggiata, la pineta e il lungomare, evidenziata anche dall'associazione All Sail, che in modo volontario ogni mese si occupa di rimuovere le sigarette gettate a terra. E non va meglio ai vicini Topolini. Anche qui, sopra e sotto, scarti di bivacchi consumati in riva al mare sono una pessima abitudine, che continua dall'inizio dell'estate.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 9 agosto 2020

 

 

Nuova piscina terapeutica: i progetti entro il 25 settembre

La scadenza comunicata per lettera ai nove concorrenti che hanno presentato manifestazioni d'interesse. Il valore dell'operazione stimato tra 10 e 15 milioni

Prima di raccogliere un po' di lavoro da sbrigare, fare la cartella, salire sulla bici e andare in ferie, Enrico Conte, direttore dei Lavori pubblici comunali, ha voluto chiudere il capitolo introduttivo del fascicolo intitolato "nuova piscina terapeutica": lo ha fatto spedendo ai nove candidati una lettera, nella quale li invita a presentare il progetto preliminare e la documentazione connessa (vedi finanziamento dell'operazione) entro venerdì 25 settembre. Con un lieve scostamento temporale rispetto agli auspici agostani di Dipiazza, ma con un mese e mezzo a disposizione per elaborare una prima, probante idea di come trasformare (e pagare) il rudere dell'edificio 133 ex quartiere Ford in Porto vecchio in un impianto natatorio a prevalente vocazione riabilitativa. A rispondere alla sollecitazione municipale saranno la spagnola Supera, la mantovana A&T Europe, la milanese Siram (gruppo Veolia), la bergamasca Fer-Cos, la napoletana Traco, l'austriaca Lorenz Ateliers, le triestine Monticolo & Foti, Rosso, Terme del Friuli Venezia Giulia (Sanatorio Triestino). Sette italiani, due stranieri. Una società di consulenza, tre imprese edili, un global service, un gestore termale-sanitario, due fabbricanti specializzati, uno studio professionale. Prima di inoltrare la missiva con il termine, Conte ha contattato i soggetti proponenti, che hanno consegnato le manifestazioni di interesse alla scadenza dello scorso 10 luglio. A loro ha fatto capire che nove offerte sono troppe e che sarebbe auspicabile razionalizzarle in alcune cordate. Perché, una volta pervenuti i preliminari, gli uffici comunali procederanno a un esame istruttorio, propedeutico alla (eventuale) dichiarazione di interesse pubblico: la strada che è già stata battuta per gli altri project financing a iniziativa privata, come il Centro congressi Tcc e il campo sportivo Ferrini. Infine la gara: quando? Insciallah, fa capire il direttore. Troppe variabili. Se possibile entro l'anno, altrimenti nel 2021. Ecco perché compattare le proposte significa guadagnare tempo. Nel lavoro preliminare i candidati dovranno attenersi alle indicazioni che il Comune aveva espresso nell'avviso in seguito al quale sono pervenute le manifestazioni di interesse. Una struttura polifunzionale, dove, accanto agli aspetti riabilitativo-terapeutici, vi sia spazio per vasche ricreative, per una "spa", per un ristorante "panoramico", per un'eventuale playa. Un'operazione stimata tra i 10 e i 15 milioni di euro. Con il preliminare si comprenderà in quanti hanno colto la differenza tra manifestazione d'interesse e concreta realizzazione.

Massimo Greco

 

 

Prorogato il bando per i fondi statali Ovovia in stand-by

Pronta la documentazione per la funicolare con cui collegare antico scalo e Carso

La storia infinita dell'ovovia si arricchisce di un ulteriore capitolo. Adesso il progetto è pronto, e tuttavia è destinato a giacere kafkianamente in un cassetto di Palazzo Cheba ancora per qualche mese, in attesa che gli uffici ministeriali sblocchino le risorse con cui il Comune spera di poterlo finanziare.Si tratta come noto di contributi per il Trasporto rapido di massa (Trm), previsti nella legge di bilancio nazionale 2019 tramite apposito fondo del Ministero delle Infrastrutture: la scadenza per la presentazione delle domande di finanziamento, inizialmente fissata al 1 giugno, a causa del dilagare della pandemia è stata posticipata al 30 ottobre di quest'anno. La notizia si trova sul sito dello stesso dicastero. Dovrà evidentemente slittare di qualche mese anche l'inizio dei lavori, che in un primo momento si immaginava di veder partire proprio a ottobre, in caso di vittoria.«Non possiamo fare altro che rimanere fiduciosamente in attesa», è il commento dell'assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli: «Ovvio che avremmo preferito non ci fosse questa proroga, così come sarebbe stato preferibile non trovarsi nel bel mezzo di una pandemia globale. La nostra prospettiva rimane invariata, il progetto è anche nel Piano urbano della mobilità sostenibile, che nel frattempo abbiamo adottato: Aspettiamo e incrociamo le dita».È infatti impossibile stabilire una data di inizio dei lavori, fintanto che non si conoscono i risultati della gara. La proroga potrebbe forse dare ad altri soggetti il modo di aggiungersi alla gara, allargando la per così dire base della concorrenza e rischiando di soffiare i soldi a Trieste? «Tutto è possibile - afferma Polli -, tuttavia i fondi sono tanti e non vedo molte altre grandi città con caratteristiche simili a quelle richieste nel bando».Il progetto è pronto e non presenta novità sostanziali rispetto a quanto già reso noto (partenza dal Molo IV, fermate intermedie fino al Bovedo e poi su, fino a Campo Romano). L'ingegner Giulio Bernetti, direttore del Dipartimento territorio, economia, ambiente e mobilità, spiega che l'indirizzo ministeriale prevede che le domande siano consegnate a fine settembre per cui il Comune ha le mani legate. L'avvio dei lavori, in caso di ottenimento dei fondi, stando al bando dovrebbe in ogni caso avvenire entro il 31 dicembre.

Lilli Goriup

 

 

Biotossine oltre i limiti Stop alla raccolta di "pedoci" a Muggia

Nuovo stop imposto dagli esperti dell'Asugi dopo i risultati degli ultimi sondaggi. Multe fino a 30 mila euro a chi sgarra

Muggia. Ancora uno stop per i "pedoci" made in Muggia. I molluschi bivalvi prodotti, raccolti e stabulati nella zona di produzione contrassegnata dalla dicitura "02 Ts Muggia", per l'ennesima volta hanno subito l'alt da parte della Struttura complessa di igiene degli alimenti di origini animale di Asugi, diretto da Paolo Demarin. Questa volta fortunatamente non c'entrano gli idrocarburi policiclici aromatici come il benzo(a)pyrene che, nel corso della prima parte dell'anno, avevano bloccato a lungo gli allevamenti. In questo caso le analisi di laboratorio effettuate dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie, a seguito di un campionamento eseguito lo scorso 27 luglio, hanno evidenziato un'altra criticità: la non conformità alle norme sanitarie in relazione al superamento dei limiti di biotossina algale liposolubile Dsp, che sta per Diarrethic Shelfish poisoning, e acido okadaico. Le biotossine sono composti termostabili, quindi la cottura dei molluschi non risolve il problema. Parliamo delle stesse biotossine studiate dagli esperti del Centro per le biotossine marine di Cesenatico in Romagna, la struttura di riferimento a livello nazionale, e che hanno interessato da novembre scorso tutta la costa triestina, da Villaggio del Pescatore fino appunto a Muggia, in tempi diversi. La presenza di una concentrazione eccessiva di queste sostanze, come detto, ha fatto scattare un'ordinanza di sospensione temporanea, come previsto dal decreto giuntale della Regione Fvg, relativo alla gestione delle non conformità ai parametri biotossicologici. Per la revoca della chiusura ora occorrerà che almeno due risultati consecutivi siano al di sotto dei limiti prescritti, con campionamenti separati da un intervallo di almeno 48 ore. Un divieto che non conviene davvero provare ad aggirare. Chi immette sul mercato molluschi bivalvi vivi provenienti da zone giudicate non idonee e soggette a chiusura dalle autorità, è punito con una sanzione amministrativa che va da 5 mila a 30 mila euro.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 8 agosto 2020

 

 

Uffici del depuratore di Zaule alimentati a energia solare

Posati oltre 200 pannelli fotovoltaici sul tetto della palazzina di servizio: eviteranno l'emissione di 500 tonnellate di anidride carbonica all'anno

MUGGIA. Energia pulita per gli uffici del depuratore di Zaule. È stata completata la posa dei 204 pannelli fotovoltaici installati sugli oltre 320 metri quadrati di superficie del tetto della palazzina uffici, resa così autonoma dal punto di vista energetico. L'installazione dei pannelli - informa AcegasApsAmga - garantirà una produzione annua di quasi 80 mila kWh di energia pulita e permetterà così di evitare l'emissione di circa 500 tonnellate di Co2.I lavori sono stati avviati a inizio maggio e completati in questi giorni, permettendo, oltre all'installazione dei nuovi pannelli, anche la riqualificazione del tetto dell'edificio con il posizionamento di una nuova guaina e di un parapetto. Il progetto ha poi visto l'installazione di pannelli di tipo monocristallo, distribuiti su 12 file da 17 moduli ciascuna. Dal momento che la vita media di un impianto di questo tipo si aggira intorno ai 20 anni, nell'arco del loro ciclo vitale i pannelli installati sul tetto dell'impianto di Zaule permetteranno la produzione di 1,5 milioni di kWh. In questo modo sarà possibile risparmiare in 20 anni oltre 3,5 mila Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio), corrispondenti a quasi novemila tonnellate di Co2 non emesse in atmosfera. Mentre i nuovi pannelli fotovoltaici alimenteranno la palazzina uffici, l'impianto di depurazione, per il suo corretto funzionamento, continuerà a utilizzare la rete elettrica cittadina. L'impianto di Zaule è collocato in prossimità del Canale navigabile della Zona industriale triestina, e integra l'opera del depuratore di Servola, gestendo i reflui provenienti dalla zona Sud di Trieste, dai comuni di Muggia e San Dorligo della Valle, oltre a quelli provenienti dalla stessa Zona industriale di Trieste, a cui si aggiungono le portate "di magra" dei torrenti Pozar, Zaule e Sant'Antonio. L'impianto è del tipo "biologico a fanghi attivi", con annesso trattamento terziario dei liquami (la denitrificazione) per la rimozione dell'azoto. Per la linea fanghi è prevista la digestione anaerobica riscaldata con il recupero del biogas prodotto, stoccato a propria volta in un gasometro di circa 600 metri cubi.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 7 agosto 2020

 

 

Sulla motonave nel golfo fra tartarughe e delfini

L'associazione DelTa offre l'opportunità di vedere da vicino gli abitanti del mare sul Delfino Verde. L'obiettivo è diffondere la cultura della tutela dell'ecosistema

Non è solo una linea marittima stagionale che congiunge Trieste a Grado, ma anche un punto di osservazione d'eccellenza in mezzo al golfo. Stiamo parlando della motonave Delfino Verde che, con alla guida il comandante Silvano Peric, quotidianamente fa la spola con l'Isola d'Oro, ma che contemporaneamente offre la possibilità di monitorare gli avvistamenti di delfini e tartarughe e di altri organismi marini. Questa iniziativa parte dall'Associazione DelTa (acronimo di Delfini e Tartarughe in Golfo di Trieste), una realtà no profit di promozione sociale composta da biologi marini, ricercatori e veterinari con l'obiettivo di promuovere una cultura per la conservazione degli ecosistemi marini e costieri e di rispetto per gli ecosistemi naturali. Questa attività di monitoraggio è possibile anche grazie alla disponibilità della Delfino Verde Navigazione e delle società di trasporto pubblico regionale concessionarie. «Gli anni scorsi, d'estate - racconta Milena Tempesta, biologa e volontaria dell'associazione - effettuavamo delle uscite sul Delfino Verde assieme ai ragazzi delle scuole superiori che alternano studio e lavoro per attività di avvistamento di organismi marini come tartarughe, delfini, meduse, e di uccelli nonché per il monitoraggio del traffico di imbarcazioni e il censimento dei macro rifiuti». Tutti i dati raccolti su cetacei e tartarughe marine vengono poi inviati a fine anno al servizio di Sanità pubblica e veterinaria della Regione e successivamente al Ministero dell'Ambiente. Da questo monitoraggio si è potuto appurare che i principali habitué del golfo di Trieste sono alcuni delfini del tipo Tursiope, presenti con una colonia stanziale fra Lussino e Pirano che conta una settantina di esemplari, e le tartarughe marine Carretta - Carretta provenienti generalmente dalla Grecia e che raggiungono l'alto Adriatico per foraggiarsi nella zona di Grado per poi ritornare, da adulte, a deporre le uova sulla spiaggia dove sono nate, nella zona di Zante. «Questa è la nostra quarta stagione di monitoraggio a bordo del Delfino Verde ed abbiamo constatato con soddisfazione che la sensibilità delle persone verso l'ambiente è molto cambiata negli ultimi anni: pur non essendo noi presenti ogni giorno ma soltanto alcune volte alla settimana, numerose sono le segnalazioni che ci arrivano puntualmente dalla gente». Oggi, grazie alla tecnologia, è stata creata AvvistApp, una applicazione targata Ogs e sviluppata da DelTa per la parte tartarughe e cetacei, alla quale è possibile inviare una segnalazione di avvistamento dal proprio cellulare. Ma i dati generalmente raccolti dall'Associazione DelTa provengono da varie fonti: il 25% direttamente dai volontari stessi, un altro 25% dal personale e dai passeggeri del Delfino Verde, il 30% dai social e dalla app, un restante 10% da ricercatori e un ulteriore 10% da altri canali. Le attività svolte dal sodalizio si possono riassumere in quattro punti: conservazione degli ecosistemi marini, sensibilizzazione e formazione, collaborazione e networking, monitoraggio, raccolta e diffusione dati. Inoltre l'associazione è riconosciuta dalla Regione quale soggetto facente parte della rete regionale di intervento e primo soccorso a tartarughe marine. L'Associazione Delta può essere contattata ai seguenti numeri di telefono: 320-8238959 oppure 333-6150121. In alternativa si può scrivere via mail all'indirizzo delta.adriatico@gmail.com o sulla pagina Facebook DelTa.Delfini Tartarughe.

Andrea Di Matteo

 

 

Il Pd esprime contrarietà alla realizzazione di A2A dell'impianto a metano - decisione dell'assemblea Dem

Il Pd di Monfalcone si esprime contro la realizzazione di una nuova centrale elettrica, quella alimentata a gas che A2A sta progettando e per la quale ha avviato il percorso autorizzativo al ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo economico. L'assemblea dei dem cittadini si è espressa in modo chiaro nella sua ultima riunione, quella di sabato scorso in cui ha dato il via libera alla nuova segreteria del circolo, incaricata di affiancare il segretario Michela Percuzzi fino alla prossima primavera e all'organizzazione del congresso.«Sentita la relazione del segretario, dopo un ampio e ricco dibattito - affermano i dem monfalconesi -, alla luce delle notevoli novità affrontate in questi ultimi mesi, dovute anche alla crisi causata dal Covid-19, consapevoli anche dei nuovi indirizzi che l'Unione europea ha introdotto con le politiche relative al Green deal, l'assembra del Pd di Monfalcone, pur ritenendo che il futuro della nostra città sia imprescindibile dal suo sviluppo industriale, ha espresso la propria contrarietà alla realizzazione di una nuova centrale elettrica». L'assemblea ha quindi dato mandato al segretario Percuzzi di attivare «ogni iniziativa idonea a ottenere una riconversione ecologica dell'impianto in linea con il nuovo Green deal europeo al fine di garantire e sviluppare posti di lavoro». Una posizione che si sposta quindi verso quelle delle associazioni ambientaliste, che da tempo stanno proponendo uno sviluppo alternativo dell'area dell'impianto termoelettrico. La produzione della centrale continua comunque a rimanere ferma dall'inizio di febbraio.

LA. BL.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 6 agosto 2020

 

 

Bonifiche del Sin alla Regione: sì alle competenze, no ai soldi

Il ministero dell'Ambiente favorevole alla riperimetrazione nella parte Nord del Canale industriale ma non molla sul fondo di 8 milioni per le analisi di rischio

Finalmente, dopo quattro mesi di attesa, il ministero dell'Ambiente ha battuto un colpo e ha indetto ieri mattina la conferenza dei servizi incentrata sulla cosiddetta riperimetrazione del Sito di interesse nazionale, cioè il passaggio di alcune aree a nord del Canale navigabile dalla competenza governativa a quella regionale. Giocando sugli acronimi, dal Sin al Sir. Con un primo esito che si potrebbe definire parzialmente positivo: positivo perchè il ministero sembra favorevolmente orientato riguardo lo stralcio delle aree da bonificare, ancora nuvoloso perchè lo stesso ministero non è del parere di "girare" a Trieste il fondo di 8 milioni previsto dall'accordo di programma del 2012. destinato alle analisi di rischio. Insomma: il ministero molla l'incombenza ma non il valsente. Se la riunione in videoconferenza di ieri mattina ha avuto interpreti tecnici, toccherà invece all'assessore regionale Fabio Scoccimarro cercare di sbloccare la partita finanziaria trattando con il ministro Sergio Costa. «Riunione con il ministero finalmente proficua - commenta l'assessore - sottolineo finalmente perché sono quasi 3 anni che dalle ex aree Ezit gli imprenditori sollecitano Roma affinché vengano conclusi gli atti amministrativi per rendere possibili nuovi investimenti». «Il binario tecnico è quasi ultimato - conclude Scoccimarro con un filo di polemica- adesso spetta alla politica posare l'altro binario, quello degli 8 milioni di euro, auspicando una sollecita risposta dal ministro Costa, attesa dal 15 luglio 2019, giorno in cui discutemmo della questione a Roma».Da remoto si sono dati convegno Luciana Distaso (ministero Ambiente), Massimo Canali (Regione Fvg), Enrico Cortese (Comune di Trieste), funzionari del Coselag (ex Ezit) e dell'Arpa. Unico politico il sindaco di Muggia, Laura Marzi. Assenti Ispra, Asugi, Iss, Inail. Tema: decidere se una ulteriore porzione del Sin possa essere sganciata dalla curatela romana e affidata alla gestione della Regione, come già accadde nel febbraio 2018. Motivo: la Regione è più vicina e più coinvolta, dal punto di vista territoriale ed economico, di quanto lo possa essere un dicastero della Capitale. Per cui si ritiene - l'esperienza della precedente deperimetrazione si è rivelata benefica - che la Regione sia un interlocutore pubblico più abbordabile per le imprese, ancora alla prese con la palude burocratica delle bonifiche a quasi vent'anni di distanza dalla malaugurata adesione al Sin..La conferenza dei servizi ha risposto a un atto politico della Regione, che a fine marzo propose con una delibera giuntale di occuparsi della parte a nord del Canale navigabile, dove sono attive circa 150 aziende, definite "piccoli operatori". A fine febbraio una rappresentanza di queste, formata da 16 sigle, scrisse una accorata lettera all'assessore Scoccimarro per sollecitare l'intervento della Regione, affinchè ottenere un altro stralcio dal Sin governativo. Come nel caso degli 80 ettari vicino al Canale che negli ultimi mesi del governatorato Serracchiani transitarono sotto la competenza della Regione. Firmarono la missiva Facau Immobiliare, Euris, Inasser, B.Pacorini, Pittway, Ibc, Illycaffè, Basf, Mosetti, Alta Trade, Eco.Ca., Java Biocolloid, Ortolan Mare, Sifra, Coop Operaie, Sea Service. Supportati dal consulente Vito Ardone.

Massimo Greco

 

lo ventennale che solo dal 2018 tende a schiodarsi

Da quasi 20 anni il capitolo "bonifiche" è fonte di emicranie per il mondo imprenditoriale triestino, sia per i grandi nomi che per le microimprese, la gran parte delle quali organizzate da Confartigianato. Il sito "Trieste" fu istituito nel 2001 con il decreto n. 468 del ministero dell'Ambiente e perimetrato due anni più tardi. Dopo anni trascorsi nell'inutilità, l'accordo di programma del maggio 2012 sembrò conferire un minimo di certezza giuridico-operativa al sito: furono individuate due sotto-aree, definite "grandi operatori" (come la Siot per intenderci) e "piccoli operatori". Ma solo la creazione del Sir (vedi articolo a fianco) ha ridato un po' di speranza alle imprese.

 

 

Cancelli rotti, muri crollati e aree gioco dissestate, le "grane" degli spazi verdi

Dal parco di via Basevi a quello di Borgo San Sergio: è lunga la lista dei giardini in cattive condizioni. Il Comune promette di intervenire

Non se la passa bene il giardino comunale di via Basevi, interessato nelle scorse settimane da una serie di cedimenti. Oggi appare "acciaccato" su più fronti: da una parte un cancello danneggiato, a causa di un perno mancante, mentre nei pressi di un altro ingresso un muretto è crollato. A segnalare il disagio alcuni cittadini che abitualmente frequentano la zona. Altri invece lamentano danneggiamenti e mancanza di manutenzione tanto lì quanto in altre aree verdi e parchi giochi, come a Barcola e Borgo San Sergio. Ma il Comune rassicura i fruitori e annuncia una lunga serie di interventi, alcuni previsti a breve, alcuni a fine estate. Va detto però che e in alcuni rioni, come Ponziana, il degrado è legato ad atti vandalici che si ripetono ormai da tempo. «Per quanto riguarda Basevi un giunto della cancellata di un accesso si è rotto, in un altro ingresso è crollato un muro, a causa di un cedimento di un'alberatura - spiega l'assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi -. Il giardino comunque resta fruibile, in attesa dei due interventi di ripristino». Sopralluogo dei tecnici comunali nei giorni scorsi e un'area è stata delimitata per questioni di sicurezza. Bersaglio delle proteste dei cittadini, pubblicate anche sui social, è anche il pessimo stato in cui versa il giardino di via Orlandini a Ponziana. «In questo caso specifico la zona soffre di continui atti vandalici - ricorda Lodi - ai danni di strutture, staccionate e parapetti in legno. Più volte siamo intervenuti per ripristinare tutto nell'ultimo anno, anche con un notevole esborso da parte dell'amministrazione comunale. Proprio per evitare ulteriori problematiche, abbiamo chiesto alla Polizia locale di intensificare i controlli». In rete c'è anche chi sollecita anche la ripavimentazione sotto i giochi della pineta di Barcola, sollevata dalle radici in più punti o quella ampiamente rovinata a Borgo San Sergio, dove le persone che camminano rischiano di inciampare. E anche in altre aree gioco i genitori sollecitano una sostituzione dei pannelli attualmente presenti, a beneficio dei bambini. «A Borgo San Sergio la pavimentazione da rifare è molto ampia, circa 200 metri quadrati - prosegue l'assessore - per questo stiamo valutando la possibilità di intervenire a più riprese, avviando quindi interventi a pezzi. Sempre nello stesso rione a breve integreremo l'area fitness con ulteriori attrezzi, come già anticipato lo scorso autunno, durante l'inaugurazione. Aspetteremo invece la fine dell'estate per operare su Barcola, progetti già inseriti nel piano delle opere, che prevedono di ridistribuire i giochi, spostandoli rispetto ai punti dove le radici sono più evidenti, senza intaccare gli alberi. Qui inoltre, come in altre aree gioco della città, si procederà con la sistemazione della gomma anti trauma sotto le strutture dedicate ai bambini. Alcuni appalti sono in fase di avvio, altri lo saranno tra pochi mesi. Abbiamo investito e continueremo a farlo nel verde, finora qualche ritardo è dovuto soltanto alla situazione di emergenza post Covid19, che comunque non fermerà i vari lavori già programmati sia nei giardini sia nei parchi gioco».

Micol Brusaferro

 

 

Ziberna: Roma dica no al raddoppio di Krsko

«Non ritengo possibile che, nel 2020, si progetti il raddoppio di una centrale nucleare già problematica e ospitata su un terreno sismico senza che venga fornita alcuna garanzia sulla sicurezza dell'impianto». Il progetto Krsko, che la Slovenia vuole portare avanti con la Croazia, desta forte preoccupazione nel sindaco Rodolfo Ziberna, che nei prossimi giorni scriverà al premier Giuseppe Conte e al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, chiedendo «un immediato intervento» nei confronti del governo di Lubiana affinché vengano forniti chiarimenti.«Ritengo che l'aspetto cruciale, quello della sicurezza e delle ripercussioni ambientali debba assolutamente diventare prioritario e la stessa Unione europea dovrebbe essere coinvolta», aggiunge Ziberna chiedendo allo Stato di vigilare su un possibile raddoppio di una centrale nucleare che dista meno di 150 chilometri da Gorizia e dal Friuli Venezia Giulia. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 5 agosto 2020

 

 

Fincantieri-Saipem insieme nell'uso green dei fondali
Accordo per lo sviluppo del deep sea mining per l'utilizzo delle risorse nascoste oltre i 3 mila metri di profondità. Si punta soprattutto sul campo degli idrocarburi
MILANO. Accordo tra Fincantieri e Saipem (società specializzata nella realizzazione di infrastrutture soprattutto nel campo degli idrocarburi) per analizzare le potenzialità dello sviluppo del mercato deep sea mining (dsm), vale a dire l'utilizzo sostenibile delle risorse dai fondali marini oltre i 3 mila metri di profondità. Concretamente si tratta di un memorandum of understanding tra le due aziende che pone le basi per una collaborazione in grado di definire la fattibilità sostenibile, lo sviluppo e le opportunità di business nella progettazione, ingegnerizzazione, costruzione e gestione di sistemi di dsm. Per capire come si è arrivati a questo accordo occorre considerare che i fondali marini profondi sono ricchi di minerali, generalmente suddivisi in solfuri (zolfo), croste di cobalto e noduli polimetallici, che hanno applicazione nei prodotti della moderna economia digitale, ma sono anche alla base dell'ecosistema degli oceani. Al momento non esistono applicazioni industriali che consentono una raccolta adeguata e rispettosa della sostenibilità dell'ambiente marino di questi minerali, un gap che le due aziende italiane ora mirano a colmare.«I minerali presenti nei giacimenti sottomarini si riveleranno imprescindibili se si riuscirà a passare con successo da un'economia basata sui combustibili fossili a un'economia verde», sottolinea Giuseppe Bono, amministratore delegato dell'azienda triestina. Gli fa eco l'omologo di Saipem Stefano Cao, sottolineando che «l'accordo unisce due eccellenze italiane nella promozione del deep sea mining. Saipem possiede tecnologie innovative, competenze distintive, assets e un importante track record nel settore».Il titolo Fincantieri ha beneficiato della novità, chiudendo la seduta di ieri in rialzo del 2,16%, doppiando l'indice generale Ftse All Share, che ha terminato gli scambi a +1,08% Intanto Equita Sim ha ridotto il prezzo obiettivo di Fincantieri del 5%, a 0,61 euro, confermando il rating "hold", dopo i conti del secondo trimestre. Gli analisti sottolineano che il management ha fornito «un outlook debole sia a livello operativo che di debito per il 2020, mentre si è detto fiducioso sul miglioramento del business nel 2021-2022 alla luce della marginalità embedded nella raccolta ordini». Il gruppo della cantieristica ha chiuso il periodo gennaio-giugno con i principali indicatori che hanno risentito dell'effetto lockdown: i ricavi hanno ceduto il 15,6% rispetto al primo semestre 2019 e il risultato rettificato è andato in rosso per 29 milioni, contro un utile di 47 milioni alla fine di giugno dello scorso anno. Al di là della congiuntura, i fondamentali rimangono solidi con un carico di lavoro record da 38 miliardi di euro

Luigi Dell'Olio

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 4 agosto 2020

 

 

Nuovo centro raccolta rifiuti - Muggia accelera sul progetto
Parte l'indagine di mercato che punta a individuare gli operatori da invitare poi alla selezione per l'affidamento dei lavori. Approvata l'ultima modifica
MUGGIA. Prosegue l'iter per la realizzazione del centro comunale di raccolta dei rifiuti urbani di Muggia, in località Vignano, che, una volta terminato, permetterà al Comune della cittadina rivierasca un consistente risparmio derivante dalla cessazione dell'affitto del centro di raccolta che attualmente è in servizio. L'iter - Per fare il punto sull'andamento dei lavori è necessaria una breve cronistoria. Con deliberazione del Consiglio comunale del 2 ottobre dello scorso anno era stato inserito nell'elenco annuale 2019 delle opere l'intervento per l'importo di 270 mila euro, di cui 199.991,14 euro per lavori a base di gara (importo comprensivo degli oneri della sicurezza non soggetti a ribasso di gara pari a 8.390,33 euro). In data 20 novembre era stato conferito l'incarico professionale relativo alla redazione del progetto definitivo-esecutivo alla società Risorse Bta Srl di Villesse mentre il 29 dello stesso mese veniva assegnato l'incarico professionale al geologo Paolo Marsich di Trieste per la predisposizione della relazione geologica e geotecnica. Il tutto veniva deliberato dal Consiglio comunale muggesano il 23 dicembre. La documentazione constava oltre che della relazione generale, geologica e geotecnica, anche di quella idraulica, sulle strutture e paesaggistica, oltre che delle planimetrie relative ai vincoli, ai particolari costruttivi, al layout e alla rete idrica e altre ancora. la ripartenza Dopo la fase di lockdown si riaccendono le luci sul sito, che alla luce di nuove verifiche effettuate, presenta alcune criticità facilmente risolvibili: a maggio, sulla base di un confronto con i Vigili del fuoco, emerge che il sito deputato a ospitare il centro di raccolta non è soggetto a pratica di prevenzione incendi. Per ovviare al problema, proprio allo scopo di prevenire incendi, sono stati previsti, con una modifica al progetto originario, due allacci per idranti a copertura dell'area. Questa criticità ha comportato, come accennato, la necessità di una modifica al progetto originario. Modifica che è stata oggetto della delibera di giunta dello scorso 22 luglio. L'indagine di mercato - Dopo l'approvazione delle modifiche progettuali ora, quindi, è la volta di partire con un'indagine di mercato allo scopo di individuare gli operatori da invitare successivamente a una procedura di valutazione per l'affidamento dei lavori. Documentazione e allegati sono stati pubblicati sul portale eAppalti Fvg, sul Servizio contratti pubblici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (www.serviziocontrattipubblici.it) e sul sito web istituzionale e nell'albo pretorio del Comune di Muggia.

Luigi Putignano

 

 

LA LETTERA DEL GIORNO - Basta proclami faraonici, il Comune inizi a pensare alle periferie
L'amministrazione comunale di Trieste presenta un Piano di intervento sui processi di mobilità della città e la maggioranza dei triestini assiste, tra l'incredulo e il disincantato, all'ennesimo progetto faraonico che passa per scale mobili e ovovie verso il Carso, ma lascia irrisolti i problemi sul trasporto pubblico che mettono in forte disagio gli abitanti delle periferie. Al netto di aspetti più tecnici, e quindi discutibili, appare l'ennesimo lancio pubblicitario in mezzo a questa strana estate, stretta tra la paura sanitaria per Covid19 e le concrete preoccupazioni di tante persone, per una devastante crisi sociale autunnale. L'amministrazione comunale, più che con suggestioni futuribili, dovrebbe misurarsi concretamente con programmi e interventi che incidono sui processi di sviluppo economico, specie perché la fase post Covid vede grandi interrogativi sull'asse principale ipotizzato dall'amministrazione comunale e cioè quello turistico. La città vive una strisciante decrescita di attività produttive, un lento ma deciso decremento demografico e una crescita significativa della popolazione anziana, che in se non è un male, ma necessita di scelte strategiche sull'assetto del vivere urbano e non. Il Comune sembra non vedere il lento e progressivo degrado di tutte le periferie che abbisognano di forti e continui interventi sulla manutenzione di strade, di verde, di edifici pubblici, integrati con forti progettualità di attività sociali e aggregative che diano risposta ai vecchi e ai nuovi disagi del dopo Covid. Una città che sia cioè a misura di bambini e di anziani e che pertanto distribuisca benessere sociale non solo nel salotto buono! È sempre più evidente che la città appare divisa in due: il fronte mare vivace e dinamico e il retro che diventa dormitorio e vuoto. Gli esempi possono essere molti, vedi la ricerca dell'architetto Dambrosi sui Buchi neri nella città, vedi la continua perdita dei negozi di vicinato, vedi le difficoltà crescenti di sviluppare incisivi interventi di animazione sociale nei rioni. Le continue lettere, raccolte di firme, comitati spontanei che pongono problemi riconducibili alla vivibilità dei rioni, sono un sintomo e la dimostrazione di un malessere più diffuso di quanto appare. Dal giardino di piazza Carlo Alberto o di via San Michele, al centro di Roiano, ai percorsi di San Luigi, al boschetto di Cattinara, passando per la desertificazione di Servola, sono solo alcuni accenni della assenza di un progetto integrato per la città, il suo sviluppo, la sua prospettiva. In questo contesto risulta il vuoto particolare che riguarda gli anziani, la loro vita sociale, i processi di aiuto socio assistenziale in cui prevale la risposta dell'istituzione chiusa o il lasciare fare alla buona volontà. Invece che proposte parziali e largamente incredibili, l'amministrazione dovrebbe concentrarsi su uno sforzo progettuale che tenga insieme ipotesi di sviluppo economico e percorsi di benessere sociale. Il Sindacato confederale ha chiesto di discutere di percorsi e iniziative concrete. Siamo in attesa di una risposta reale.

Adriano Sincovich, Maria Teresa Mecchia, Stefano Borini segreteria Spi Cgil

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 3 agosto 2020

 

 

La Croazia pronta a finanziare con la Slovenia il raddoppio della centrale nucleare a Krsko
Le dichiarazioni del ministro dell'Energia di Zagabria gettano nuova luce sui progetti in elaborazione a Lubiana
LUBIANA. Sulla costruzione del secondo reattore alla centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, qualche cosa si sta muovendo dietro le quinte, fin qui luogo riservato a ministri e funzionari di Stato molto restii a parlare di questo progetto in pubblico. Vuoi per i costi che comporterebbe in una situazione come questa del post prima ondata di pandemia da Covid-19 con le economie di tutto il mondo allo stremo, vuoi per l'avversione sempre crescente alle fonti di energia nucleare determinata dalla crescente anima green dell'Europa. Senza dimenticare il problema di base che da anni sta caratterizzando le critiche e le paure attorno alla vecchia centrale già in funzione, ossia il carattere sismico dell'area su cui è stata costruita e il terremoto di Zagabria, che dista una quarantina di chilometri da Krsko, di qualche mese fa ne è l'esempio tragicamente più concreto. L'idea del raddoppio della centrale sta girando già da alcuni mesi tra gli ambienti governativi della Slovenia ed è maturata nei ragionamenti dell'esecutivo guidato da Marjan Sarec e che ha preceduto l'attuale capitanato da Janez Jansa. E che non si tratti solo di una chimera, ma che qualche cosa di più concreto stia prendendo forma lo dimostrano le dichiarazioni del ministro dell'Energia della Croazia, Tomislav Coric il quale ha sostenuto che Zagabria è pronta a cooperare con Lubiana nella costruzione del secondo reattore (Nek2). Croazia che aveva collaborato già all'edificazione dell'attuale struttura di Krsko (Nek) ai tempi di Tito, al punto che la sua gestione è ancora in comune tra i due Stati contermini. E che la Croazia sia pronta a investire finanziariamente nella costruzione di Krsko2 il ministro Coric lo ha dichiarato in un'intervista alla televisione croata N1. Le sue parole sono la conferma che le sottili affermazioni sul tema fatte negli ultimi tempi dai ministri sloveni e dai funzionari di Stato sono state ben comprese anche dall'altra parte del confine. Ufficialmente la Slovenia dovrebbe decidere la costruzione di Krsko2 entro il 2027, ma da molti ragionamenti fatti dagli addetti ai lavori si può affermare che il via libera sarà dato molto prima. Secondo le voci che girano nei corridoi del palazzo di governo a Lubiana è dato di sapere che già il prossimo mese di settembre il governo Jansa inizierà l'iter per dare semaforo verde al raddoppio della centrale. Una procedura che non è né facile, né a breve termine. Il progetto deve essere presentato innanzitutto dal ministero delle Infrastrutture che prepara anche il documento su cui si sarà presa la decisione del governo, il tutto quindi passa al ministero dell'Ambiente. La Slovenia è consapevole che non può rinunciare al carbon fossile senza il raddoppio di Krsko, come ha confermato anche il ministro dell'Ambiente Andrej Vizjak. «Sul piano energetico - ha aggiunto - ci aspettano importanti sfide fatte di nuovi investimenti». E che la Slovenia è e resterà un "Paese nucleare" lo ha confermato anche il sottosegretario alle Infrastrutture Blaz Kosorok il quale ha precisato che il suo dicastero ha già iniziato a lavorare al progetti di Krsko2, infrastruttura che è stata anche inserita tra i 187 investimenti strategici per il Paese selezionati dal ministero dell'Ambiente. «Se la Slovenia dovesse decidere di costruire il secondo reattore nucleare a Krsko e se dovesse offrire una parte di questa costosissima opera a un potenziale partner finanziario ritengo - ha affermato il ministro dell'Energia di Zagabria - che la Croazia dovrebbe ragionare seriamente su tale opportunità, soprattutto per assicurarsi una fonte stabile e a lungo termine di energia». Secondo fonti ben informate Zagabria avrebbe già ufficialmente esposto a Lubiana questo interesse. Attualmente si valuta che la costruzione di Krsko2 verrebbe a costare almeno 7 miliardi di euro. E se Slovenia e Croazia sembrano molto affiatate nell'idea di costruire il secondo reattore nucleare a Krsko, altrettanto non si può dire quando si parla del gravissimo problema dello stoccaggio delle scorie nucleari. Lubiana vorebbe costruire un deposito comune a Vrbina (Croazia), ma Zagabria si oppone perché questo non riuscirebbe a contenere che la metà delle scorie nucleari croate. Attenzione, tutto a soli 110 km in linea d'aria da Trieste.

Mauro Manzin

 

 

Nuova ciclopedonale tra Bagnoli e Dolina - Pronto il bando di gara
Approvato il progetto esecutivo, a giorni il via alle procedure di selezione: i lavori dovrebbero partire già quest'anno
SAN DORLIGO. Sarà definito nei prossimi giorni, dalla giunta comunale di San Dorligo della Valle, il bando di gara per la realizzazione della pista ciclopedonale che collegherà il centro culturale "Preseren" di Bagnoli della Rosandra e il complesso sportivo "Klabjan" di Dolina. Si tratta di un intervento destinato a migliorare la sicurezza del collegamento tra due importanti punti situati nella parte centrale del territorio di San Dorligo della Valle e che prevede una fascia di protezione per ciclisti e pedoni, da creare lungo l'ex provinciale, ora di proprietà della Regione, oltre all'istituzione di una "zona 30" sulla strada che passa davanti al Municipio, fra l'incrocio con la stessa ex provinciale e l'edificio che ospita la scuola materna di Dolina " Nogavicka". Il progetto è stato finanziato dall'Uti e dalla Regione. L'esecutivo locale guidato dal sindaco Sandy Klun ha approvato proprio nella sua ultima seduta il progetto esecutivo. I lavori perciò dovrebbero partire già quest'anno. L'occasione per presentare nei dettagli il programma dell'intervento e le caratteristiche della realizzazione sarà la "Settimana europea della mobilità", che si svolgerà fra il 16 e il 22 settembre, cui anche quest'anno il Comune di San Dorligo intende partecipare. Nel corso della "Settimana" sarà illustrato anche un altro importante progetto, recepito dal Comune stesso, e cioè il Piano del traffico. Uno strumento base attraverso il quale sarà possibile effettuare gli interventi ritenuti necessari appunto per la regolazione del traffico e la mitigazione del suo impatto sulla vita quotidiana, prestando particolare attenzione agli utenti più deboli, nella fattispecie i pedoni e i ciclisti. Nello stesso tempo, grazie al Piano per la rete ciclistica, il Biciplan, il Comune potrà richiedere le risorse a tal scopo dedicate per la sistemazione dell'intera rete di percorsi ciclopedonali del territorio. Nell'ambito della predisposizione di tale piano, i progettisti hanno organizzato un sondaggio al quale i cittadini erano stati invitati a partecipare, presentando le osservazioni entro il 17 luglio. Obiettivo del sondaggio era la raccolta di informazioni sulle abitudini dei residenti e, ancor prima, di proposte legate a specifici disagi riscontrati sulle strade del territorio comunale. Considerata l'importanza del sondaggio - e pure del fatto che l'amministrazione ha ricevuto in realtà un esiguo numero di questionari compilati - si è deciso di estendere il termine per la loro consegna fino alla fine di settembre. I questionari possono essere compilati online sul sito del Comune (www.comune. san-dorligo-della-valle.ts.it) oppure in forma cartacea, da presentare direttamente nella sede comunale, dove gli appositi moduli sono disponibili per il ritiro e dov'è installato il raccoglitore per la loro consegna. I moduli in questione, in ogni caso, possono essere ritirati anche negli esercizi commerciali.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 2 agosto 2020

 

 

Ondata bis di raid notturni, alberi devastati dai cinghiali

Gli ungulati non si limitano più a mangiare i frutti a terra: ora li strappano dai rami sventrando intere piante. La rabbia degli agricoltori: migliaia di euro di danni

Rami spezzati, campi devastati, incursioni notturne oramai continue. È guerra aperta fra gli agricoltori della zona di Pis'cianzi e i cinghiali. Un conflitto che vede prevalere questa specie animale, peraltro molto prolifica e che perciò aumenta costantemente di numero, anche perché la Regione, ente preposto in prima persona alla tutela degli operatori del settore, dopo la scomparsa delle Province, sembra tardare a dare le risposte richieste dai diretti interessati. Risposte attese sotto forma di permessi ai cosiddetti "prelievi in deroga", in sostanza al numero di capi che possibile abbattere. Portavoce degli agricoltori del versante situato fra Banne e Roiano, un tempo un piccolo paradiso a qualche centinaio di metri in linea d'aria dalla chiesa di piazzetta tra i Rivi, è Vincenzo Ferluga, discendente di una stirpe di coltivatori di alberi da frutta. «La situazione è oramai drammatica - spiega - perché i cinghiali entrano nei nostri terreni di notte, mangiano tutto ciò che trovano a terra, ma non solo. I maschi più robusti si piantano sulle zampe posteriori e azzannano con forza i rami finché non riescono a strapparli dalla loro sede naturale. A quel punto - precisa Ferluga - mangiano tutti i frutti appesi al ramo. Per me che vivo di questa attività - continua - il danno ha oramai superato i cinquemila euro». La normativa prevede specifici risarcimenti per questi casi, ma le percentuali offerte siano giudicate inaccettabili dagli addetti ai lavori. «Faccio un esempio - riprende l'agricoltore di Pis'cianzi - le susine del tipo "Regina Claudia", caratteristiche della nostra zona, io le posso vendere all'ingrosso a circa 3,5 euro al chilogrammo. Se vengono mangiate dai cinghiali, la proposta di risarcimento che mi viene offerta dalla Regione è di poco più di 50 centesimi, sempre al chilogrammo. E tutto questo - sottolinea - in un contesto di grande difficoltà di dialogo con gli uffici regionali competenti. Finché era in vita la Provincia - ricorda - il rapporto era più semplice, perché bastava recarsi a palazzo Galatti e si parlava personalmente con gli addetti. Adesso bisogna andare fino a Udine dopo aver chiesto e ottenuto appuntamento - iIl tutto ovviamente a spese nostre -, oppure dialogare per via telematica, con i risultati che, soprattutto in tempi di sportelli a singhiozzo e "lavoro a casa" dei dipendenti pubblici, si possono facilmente immaginare». Insomma problemi su tutti i fronti, ai quali si è aggiunta l'ultima beffa, quella del mancato rinnovo del permesso per l'abbattimento. «Io sono cacciatore regolarmente iscritto e autorizzato - spiega Ferluga - e ho chiesto alla Regione di consentirmi di abbattere gli esemplari che riescono a entrare nei miei terreni, in base alle deroghe alla legge regionale numero 14 del 14 giugno del 2007. Ma mi hanno risposto che, in base ai sopralluoghi effettuati dalle loro guardie forestali - prosegue - io non avrei favorito, come previsto, l'accesso al recinto di cattura costruito nei miei terreni, agli uomini del Corpo forestale regionale. Un'affermazione non vera». Nella lettera inviata a Ferluga dal responsabile di settore dell'Assessorato regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, è chiaramente scritto che «nel caso l'interessato si rendesse disponibile a riattivare il recinto di cattura, tornerebbe concreta la possibilità di attivare un ulteriore prelievo in deroga». «Finora mi sono sentito preso in giro, fra mancate o tardive risposte e un generale atteggiamento di disinteresse verso i problemi di questa zona - conclude Ferluga - perciò ho poca fiducia anche nelle promesse contenute nella lettera».

Ugo Salvini

 

 

Giovani a lezione di sostenibilità sulla Riserva di Miramare

 Il progetto è rivolto a ragazzi dai 15 ai 18 anni e prevede escursioni, snorkeling e conferenze

Un percorso di conoscenza della Riserva Mab (Man and Biosphere) Unesco rivolto ai giovani del territorio. La Riserva di Biosfera Miramare e della costiera triestina lancia la prima edizione della "Summer School": quattro giorni di visite guidate, escursioni, snorkeling, incontri, confronto e dialogo su natura, sostenibilità e possibili applicazioni in termini turistici ed economici con esperti di Fondazione Santagata e Ogs rivolta a ragazzi tra 15 e 18 anni residenti nei comuni di Trieste e Duino-Aurisina, con priorità a Prosecco, Contovello, Santa Croce e Aurisina. Al termine si terrà un workshop in cui i giovani inizieranno a sviluppare un progetto di valorizzazione e sviluppo sostenibile del territorio. La partecipazione è gratuita grazie al contributo della Regione e le domande vanno inviate a info@riservamarinamiramare.it entro oggi, indicando nome e cognome, data di nascita e luogo di residenza. L'iniziativa è inserita nell'ambito della proposta coordinata "I giovani alla scoperta delle Riserve di Biosfera" organizzata in contemporanea da Wwf Area Marina Protetta di Miramare e Parco Naturale delle Prealpi Giulie. In videocollegamento i due gruppi potranno condividere le proprie esperienze ed elaborare progettualità comuni o integrate. Dal titolo "Sentieri di sostenibilità, dalle Alpi al mare", quella promossa da Amp Miramare con il contributo della Regione e in collaborazione con i Comuni di Trieste e Duino-Aurisina, sarà una vera e propria scuola sulla sostenibilità con l'obiettivo di infondere nei giovani la consapevolezza dell'unicità e delle risorse della riserva e stimolarli a elaborare proposte capaci di valorizzare il capitale naturale dei luoghi in cui vivono e al contempo promuovere attività sostenibili che generino reddito e benessere sociale. Dal 2 al 5 settembre è stato allestito, assieme a Fondazione Santagata e Riserva della Biosfera del Monviso che hanno curato la prima esperienza a livello nazionale, un programma di attività mirate a conoscenza del territorio, servizi ecosistemici che produce e prospettive di sviluppo. «Il corso - anticipa il direttore dell'Amp, Maurizio Spoto - intende formare i giovani portandoli a conoscere le risorse naturali del territorio, come pastini, mitilicoltura, pesca artigianale e biodiversità costiere e allo stesso tempo si propone di sviluppare un turismo slow. Ai ragazzi non verranno impartite solo regole, ma offerti elementi per attivare propri progetti: speriamo nascano nuovi imprenditori».

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 1 agosto 2020

 

 

Il Pd reclama "zone 30" nei borghi dell'altipiano - la proposta dei circoli Dem

DUINO AURISINA. Introdurre il limite di 30 chilometri all'ora su tutte le direttrici di attraversamento dei villaggi carsici. È la proposta che arriva dai circoli del Pd delle due circoscrizioni dell'altipiano, alla luce della partecipazione del Comune di Trieste al progetto europeo "Civitas portis": l'amministrazione infatti, ha avviato in tale contesto l'elaborazione del Piano urbano della Mobilita sostenibile (il cosiddetto Pums), volto a migliorare il sistema della mobilità corrispondendo a valori universali, affermati dalle Nazioni Unite con l'Agenda 2030 e dagli Obiettivi di sviluppo e di sviluppo verde dell'Unione europea. Il Pums triestino - sostengono i dem dell'altipiano - è imperniato sul rapporto fra aree portuali e città, incluse le vie di accesso dal circondario. Manca però una considerazione specifica sui problemi del Carso e della mobilità su tutta la cintura. I circoli del Pd del Carso ritengono perciò che sia «arrivato il momento di realizzare progressi anche nella sostenibilità del sistema dei trasporti sul Carso, per migliorare la qualità della vita, in termini di sicurezza delle persone e dell'ambiente naturale». In tale contesto, «va garantita l'efficienza del servizio di trasporto pubblico locale, rivedendo l'attuale assetto delle linee e ripensando la funzionalità dei mezzi di trasporto, per definire un piano di conversione e adeguamento (mini-bus) e verificando la qualità del servizio a terra».

U.Sa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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