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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2019

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 febbraio 2019

 

 

Ferriera di Servola: dal vertice romano stretta sui controlli - L'INCONTRO FRA REGIONE E MINISTERO

Una stretta sui controlli e qualora non dovessero essere rispettati gli accordi scatterà immediatamente la revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola. Una linea che esce ulteriormente rafforzata dall'incontro romano tra il ministro all'Ambiente Sergio Costa, accompagnato dalla sottosegretaria Vannia Gavia, dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Vincenzo Zoccano e dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. Zoccano al termine dell'incontro si è detto soddisfatto «anche perché c'è stata la possibilità di parlare nel dettaglio delle singole problematiche dello stabilimento. Ci sarà un controllo molto più stretto in particolare per verificare che vengano rispettati gli ambiti sanitari e quelli delle emissioni acustiche e polverose. Qualora non dovessero essere ottemperati gli accordi si procederà alla revisione degli stessi». «Abbiamo analizzato il rispetto dell'Aia - ha aggiunto Gava - valutando gli aspetti ambientali e sanitari dell'intera area, condividendo la necessità di dare una risposta forte alle istanze del territorio innalzando il livello di attenzione, incrementando i controlli di Arpa e approfondendo il rispetto dell'Accordo di programma soprattutto in merito alla copertura dei parchi minerari».Proprio questi ultimi sono al centro del dossier di Scoccimarro: «L'accordo prevede che il gruppo Arvedi proceda alla copertura dei parchi e su questo non faremo alcun passo indietro visto che qualora l'azienda non dovesse ottemperare scatteranno le procedure previste. Da parte nostra, lo ribadisco, non c'è la volontà di arrivare a una chiusura traumatica di tutto l'impianto, ma solamente dell'area a caldo. Al termine dell'incontro con il ministro in ogni caso posso confermare che c'è una importante comunione di intenti».Al vertice romano da Costa hanno preso parte anche i parlamentari Cinque stelle Stefano Patuanelli e Sabrina De Carlo e il consigliere regionale Andrea Ussai: «L'incontro con il ministro è stato proficuo, la salute dei cittadini è la priorità», si legge in una nota serale del M5s.

 

 

Le Falesie tornano "a misura" di climber, sub, canoe e velisti

Il Comune di Duino Aurisina mette mano al Regolamento del Parco naturale Deroghe flessibili al posto dei divieti integrali. Decade anche il "Bollino blu"

DUINO AURISINA. Il Parco delle Falesie torna a disposizione della collettività. Appassionati di arrampicate sulle rocce di Duino, di nuotate e pagaiate nelle acque che le bagnano - pur nell'ambito di una disciplina che guarda alla tutela dell'ambiente - potranno nuovamente godere di una delle zone più belle dell'Alto Adriatico. Lo ha deciso la giunta del Comune di Duino Aurisina, apportando sostanziali modifiche al Regolamento in vigore e dando vita a quella che il sindaco Daniela Pallotta definisce «la svolta della fruibilità sostenibile». La novità è illustrata dall'assessore all'Ambiente Massimo Romita: «Le arrampicate sportive sono consentite nelle due aree di roccia che incombono sul mare collocate agli estremi del Parco, all'interno delle quali si potrà uscire dalla rete dei sentieri. Il Comune, in quanto organo gestore, potrà sempre disporre divieti di accesso e limitazioni all'arrampicata, a tempo e per specifiche motivazioni, al fine della tutela di habitat e specie di particolare pregio». Evidente il riferimento agli uccelli che nidificano in loco. Per quanto concerne la parte a mare, qui la novità è rappresentata dall'eliminazione del famoso "Bollino blu", il permesso per entrare con le imbarcazioni che, finora, andava richiesto e che non aveva riscosso l'apprezzamento dei frequentatori a causa di un iter complesso per ottenerlo. «Abbiamo diviso lo specchio d'acqua in tre zone - spiega Romita - e cioè A, B e C. Alla prima potranno accedere solo i soggetti incaricati della vigilanza e quelli autorizzati per motivi di ricerca scientifica e monitoraggio. Qui sarà vietata la pesca. Vi potranno però entrare i nuotatori e i mezzi a propulsione umana, in sostanza canoe e sup, e ciò nell'area immediatamente interna alla linea delle boe in direzione della Falesie e comunque non oltre i 10 metri in direzione della costa dalla linea di perimetrazione della stessa zona A». Nella B, prosegue l'assessore della giunta Pallotta, «sarà permesso l'ingresso a natanti e imbarcazioni a vela o motore, purché tengano rotta perpendicolare alla costa e a velocità ridotta, comunque non superiore a cinque nodi. Anche in questo caso potranno essere decisi limiti e divieti in casi particolari. Infine nella C - conclude Romita - potranno entrare nuotatori e mezzi a propulsione umana nonché le persone che praticano immersione subacquea e snorkeling a scopo turistico o naturalistico o con finalità didattiche. Sarà comunque vietata la pesca». Pallotta richiama comunque tutti a «una consapevole fruizione della Riserva, perché la tutela dell'ambiente rimane una priorità». Il consigliere d'opposizione Vladimiro Mervic, dichiarando in aula il suo favore alla novità, ha ricordato «le 420 firme raccolte a suo tempo per garantire la fruibilità del Parco».

Ugo Salvini

 

 

Cimitero di immondizie lungo i binari abbandonati della zona industriale

Cumuli di bottiglie, poltrone, batterie per auto, bidoni e sacchi neri: ecco cosa si trova oltre l'ex passaggio a livello di Strada della Rosandra

Tonnellate di rifiuti, che si accumulano giorno dopo giorno senza il minimo controllo, e in alcuni punti ecco vere e proprie discariche a cielo aperto, come quella vicino all'ex passaggio a livello di Strada della Rosandra. È la situazione in cui versano gli spazi attorno ai binari abbandonati, in diverse zone della città. Tra i punti più critici proprio nella zona industriale, dove le immondizie sono ben visibili anche dalla vicina strada trafficata, pochi metri dopo la rotonda di via Flavia. I rifiuti e in particolare la plastica sono ovunque, sotto forma di bicchieri, di bottiglie, di borse, di detersivi vuoti, di cassette per frutta e verdura. C'è chi ha depositato interi sacchi di spazzatura, senza troppi problemi, scaricati nel verde, così come un intero bidone, ormai ridotto a pezzi, con il contenuto riversato tra gli alberi. Spuntano poi anche un gioco per bambini, una poltrona e alcuni vasi di fiori. Dietro a quel che resta di un vecchio fabbricato diroccato, accanto alle sbarre del passaggio, qualcuno ha abbandonato anche rifiuti edili, come infissi e secchi di vernice. Lo scenario peggiore è qualche metro più giù, dietro la prima linea di binari, dove sotto il livello della strada si nasconde una distesa di oggetti abbandonati di tutti i tipi. Carte, cartoni e sacchi neri: forse sono stati trascinati nelle giornate ventose. Difficile però che qui le raffiche abbiano trascinato sedie, scarpe, borsoni di stoffa rotti, un triciclo e una carrozzina, batterie di veicoli, una montagna di bottiglie di vetro e quel che resta forse di una radio, completamente smontata nelle sue varie componenti. Gettati a terra ecco anche pezzi di veicoli, forse reduci da incidenti, tra lamiere e qualche parafango. «Era un tratto di cui si occupava l'ex Ezit - spiega Roberto Carollo, storico direttore del Museo ferroviario di Trieste e memoria storia nel settore - e credo che la situazione andrà sistemata presto, perché so che c'è la volontà di riattivare quei binari, per collegarli con Fernetti e per renderli operativi e al servizio di alcune realtà che lavorano nella zona. Questi binari, comunque, non sono più di competenza delle Ferrovie dello Stato». «Certo è che quando una linea viene abbandonata - commenta ancora lo stesso Carollo - spesso le condizioni poi sono critiche, ma in questo caso appunto c'è la possibilità concreta che tutto venga ripristinato al meglio». Lo scenario si ripete anche in altri punti delle ferrovie in disuso, come nei tratti visibili da via Caboto e, ancora, sotto il ponte accanto all'area cosiddetta Gaslini e pure all'ombra delle arcate lungo via Italo Svevo, dove in questo caso sono diversi anche i cumuli di abbigliamento, oltre alle "solite" borse di rifiuti.«La principale causa del degrado cui dobbiamo assistere da queste parti - commenta più di qualcuno di quelli che passeggiano nella zona - sta comunque nella maleducazione della gente».-

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 febbraio 2019

 

 

Scoccimarro e grillini in missione a Roma sul futuro di Servola

Vertice con il ministro dell'Ambiente per sollecitare revisione dell'accordo di programma e stop all'area a caldo

Giunta regionale e Movimento 5 stelle vanno in pressing congiunto sul governo per arrivare alla chiusura dell'area a caldo della Ferriera. Non si tratta della variante locale dell'alleanza gialloverde, ma della convergenza di interessi tra le forze che da tempo sono schierate per fermare la produzione di ghisa a Trieste. E così l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro e una delegazione pentastellata incontreranno oggi il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, per chiedere fermezza sul rispetto dell'Accordo di programma. Il quadro è noto e vede sul tavolo questioni come la copertura dei parchi minerari e l'abbassamento dei livelli di rumorosità, mentre prosegue il lavoro di bonifica dell'area con l'avvio della procedura per la realizzazione del barrieramento a mare e del trattamento delle acque di falda. Ma centrodestra e pentastellati vogliono capire quali siano le intenzioni del governo, tanto più dopo l'incontro tra Giovanni Arvedi e il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, in cui è emersa la disponibilità di Siderurgica Triestina a valutare un futuro alternativo dell'area davanti a manifestazioni concrete d'interesse. Le vere intenzioni del Cavaliere sono però imperscrutabili. Né molto di più dice una lettera che a fine gennaio Siderurgica Triestina ha inviato ai componenti della Conferenza dei servizi per ribadire di non ritenersi obbligata alla realizzazione delle coperture dei parchi e per affermare che «tenuto conto del possibile scenario industriale futuro, è disponibile a discutere della situazione in nuovo Accordo di programma di rilancio delle attività dell'intera area industriale». Non è dato però a sapere se ciò significhi volontà di lasciare gradualmente o di rilanciare con l'installazione di un altoforno di ultima generazione e magari la rinuncia alla produzione di coke in loco. E intanto Scoccimarro continua a ripetere che «l'Accordo di programma va rivisto ma solo per chiudere l'area a caldo. La Ferriera non può convivere con lo sviluppo della città. Serve un coordinamento tra le varie amministrazioni e i rappresentanti politici al fine di superare i problemi senza che a pagare siano le famiglie dei lavoratori e senza vessare le società che hanno investito». Concorda il grillino Andrea Ussai, che oggi sarà a Roma, assieme alla deputata Sabrina De Carlo e al sottosegretario Vincenzo Zoccano: «L'Accordo va rivisto, non concedendo altri rinvii ma arrivando alla graduale chiusura dell'area a caldo, tutelando i posti di lavoro grazie allo sviluppo logistico, portuale e industriale a basso impatto». L'assessore approfitterà della visita per chiedere al ministro di convocare per aprile la Conferenza dei servizi affinché questa si esprima definitivamente sulla realizzazione dei grandi capannoni. Dopo aver domandato la diffida di Arvedi per le lacune progettuali della copertura dei parchi, la Regione punta infatti ad arrivare al dunque, ben sapendo che se il progetto verrà meno si potrà richiedere la sospensione dell'Aia e dunque fermare la produzione. Ma nulla è certo, visto che la Conferenza potrebbe anche chiedere nuove aggiunte di documenti al progetto o dire che i capannoni non sono necessari, mettendo così la Regione in difficoltà rispetto alle sue intenzioni. A giorni il Comune dovrebbe intanto adottare il piano di zonizzazione acustica dell'area, che regala qualche decibel di rumorosità alla Ferriera senza che questo permetta tuttavia allo stabilimento di stare entro i limiti notturni, nonostante la realizzazione da parte dell'azienda di tutte le misure di mitigazione previste. E così la Regione si prepara a una richiesta di diffida anche su questo punto. 

Diego D'Amelio

 

Seduta d'urgenza del Consiglio per analizzare il Piano rumori

Venerdì il Consiglio comunale si riunirà in una seduta d'urgenza per discutere il Piano comunale di classificazione acustica. E, a scopo propedeutico, ieri si è riunita anche la commissione trasparenza, presieduta dalla pentastellata Cristina Bertoni: erano presenti come ospiti da un lato i membri dell'Arpa e dall'altro alcuni rappresentanti dei cittadini di Servola. Nonostante l'invito erano invece assente il sindaco Roberto Dipiazza. Durante la commissione è stato messo in luce da più parti il problema dello sforamento dei limiti acustici, correlato all'attività della Ferriera, in particolar modo nell'area di via Pitacco. Ha detto Bertoni: «La popolazione servolana è sottoposta costantemente a livelli di rumore sopra la media Arpa giornaliera; se si considera l'arco dell'anno, allora si supera pure la soglia Oms. Il parere Arpa a mio avviso è molto chiaro, il sindaco tuttavia non c'è e il nodo pertanto rimane». Maria Teresa Bassa Poropat (Cittadini) ha evidenziato: «La presente commissione ha per oggetto le "azioni intraprese dall'amministrazione comunale". Tuttavia non solo manca il sindaco: non ha nemmeno delegato un assessore competente o gli uffici tecnici. Durante questo mandato non ho visto un solo segnale di cambiamento, rispetto alle amministrazioni precedenti: si stanno prendendo in giro i cittadini». Guido Apollonio (Fi) ha detto: «Qualcosa si sta facendo: venerdì portiamo in votazione il Piano. Forse si sarebbe potuta posticipare la presente commissione a dopo quel momento». Per quanto riguarda il Consiglio, l'appuntamento è fissato come detto per venerdì mattina alle 9.30. L'annuncio della convocazione è arrivato ieri ed è stato motivato con l'approssimarsi dell'udienza al Tar. Per l'occasione relatrice sarà l'assessore all'Ambiente Luisa Polli; la discussione si svolgerà peraltro senza la consueta fase delle domande d'attualità e interrogazioni, proprio per concentrarsi sull'oggetto della convocazione.

 

 

Progetto da 1 milione e 600 mila euro per dare forma al Museo del Mare

Un museo del mare da 33 milioni val bene un progetto da un milione e 600 mila ero. L'amministrazione ha emesso "il bando di gara per l'affidamento del servizio di progettazione definitiva ed esecutiva relativamente ai lavori di realizzazione del Museo del mare nel comprensorio del Porto vecchio". In realtà il Museo del mare, dopo le ultime varianti, troverà posto all'interno del Magazzino 26 assieme probabilmente all'Immaginario scientifico, al mega infopoint turistico (mille metri quadrati), al Museo dell'Antartide e alle masserizie degli esuli del Magazzino 18. Non ci sarà, invece, l'archivio di Its che ha trovato asilo nella sede della Fondazione CRTrieste.Il progetto, secondo quando previsto dall'appalto, dovrà essere realizzato in otto mesi (240 giorni). Le offerte dovranno pervenire al Comune di Trieste (piazza Unità 4) entro le 12.30 del 9 aprile (il giorno dopo, alle 10, saranno aperte le buste). Tra le condizioni di partecipazione, vista l'entità del bando, è stato inserito il fatturato globale minimo per servizi di ingegneria ed architettura che non deve essere inferiore a un milione e 141 mila euro. Viene inoltre precisato che l'appalto non è connesso a un progetto finanziato dai fondi comunitari. In realtà non si tratto di un progetto vero e proprio (per il quale sarebbe stato meglio indire un concorso di idee) ma di "servizi relativi all'architettura e all'ingegneria" in base ad alcune prescrizioni fornite dall'amministrazione comunale. In ogni caso si tratta dell'opera più rilevante dei 50 milioni piovuti sul Porto vecchio dal Mibact tramite il Cipe, all'epoca del governo di Matteo Renzi. Ovvero il "grande attrattore culturale transfrontaliero" immaginato da Roma per giustificare l'investimento milionario. «Si tratta dell'opera più importante di quest'amministrazione» aveva certificato in una riunione di commissione l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi. Il nuovo Museo del mare occuperà la bellezza di una superficie di 19 mila metri quadrati su quattro piani. Un'enormità se si pensa che l'attuale Civico Museo del mare, situato nell'edificio dell'ex Lazzaretto di Campo Marzio, si sviluppa su tre piani per complessivi duemila metri quadrati e ha una media di seimila visitatori annui. «Con questo museo di livello europeo puntiamo a fare almeno 800 mila visitatori all'anno» pronostica l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi. Praticamente due terzi del Magazzino 26 andranno al nuovo Museo del mare.Il quadro economico prevede 17.666.060 euro per la ristrutturazione del Magazzino 26, 525 mila per le demolizioni, 780 mila per la sistemazione esterna delle aree pedonali, 550 mila euro per la realizzazione di un parcheggio. Solo sette milioni sono riservati agli allestimenti del museo del m are, alle attività di promozione e alle opere d'arte. Quello che resta dei 33 milioni se ne va tra indagini strutturali, collaudi, oneri di sicurezza, iva e attività di progettazione. Alla Cultura neppure un quarto dell'investimento. 

Fabio Dorigo

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 febbraio 2019

 

 

Via i cassonetti, sì ai masegni - Ecco il futuro di Sant'Antonio

Si svelano domani in Quarta circoscrizione i rendering dell'architetto Bradaschia Si lavora a un'unica prospettiva architettonica verso le Rive. Salva la fontana

Arrivano i masegni: faranno da cornice alla nuova piazza Sant'Antonio che manterrà la fontana e il verde mentre scompariranno i bidoni delle immondizie. Approderà domani alle 20 nel Consiglio della Quarta circoscrizione presieduta da Riccardo Ledi della Lega (in una seduta pubblica alla quale il M5s in una nota di ieri invita i cittadini) la bozza del progetto per la riqualificazione dell'area: sarà presentata dal sindaco Roberto Dipiazza, con l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi e i tecnici del Municipio. Saranno complessivamente quattro i rendering che verranno preparati dallo studio dell'architetto Maurizio Bradaschia, che sarà a sua volta presente all'incontro.«Si tratta - spiega Lodi - di progetti che non stravolgeranno l'attuale impostazione architettonica. L'intenzione è di mantenere sia lo spazio verde che la fontana: in che forma sarà più chiaro dai rendering che proporremo. L'idea che abbiamo chiesto all'architetto di portare avanti è quella di non cambiare radicalmente l'area. Posso anticipare che i masegni proseguiranno dalle vie Rossini e Bellini (le due sponde del canale, ndr) fino alle intersezioni delle vie Paganini e Ponchielli con via San Lazzaro, andando dunque a riqualificare anche le laterali che costeggiano la chiesa».Quella di Sant'Antonio è l'ultima piazza che resta da riammodernare in centro dopo l'avvio del cantiere a settembre in piazza Libertà, i cui lavori dovrebbero chiudersi entro l'estate, al netto di possibili sorprese legate al futuro della Sala Tripcovich. Lodi, per quanto riguarda il nuovo cantiere, conferma che «la volontà è di avviarlo entro l'anno. Dopo la riflessione in circoscrizione con le quattro proposte procederemo il progetto preliminare e in giunta approveremo quello esecutivo. Nel Piano delle opere abbiamo già previsto una spesa di 2,6 milioni di euro sulla base anche del preventivo predisposto dagli uffici».Un altro dettaglio importante sarà rappresentato dai cassonetti dei rifiuti, che verranno tolti e saranno sostituti da contenitori "a scomparsa" collegati ad appositi spazi nel sottosuolo in modo simile a quelli realizzati in piazza della Borsa. «Questo - evidenzia l'assessore - consentirà di avere una visuale pulita dalla chiesa e fino al mare. Parliamo di una zona molto bella e pregiata che si sta rilanciando in maniera importante».Non ci saranno quindi "rivoluzioni". Sono state anche archiviate le soluzioni che prevedevano di riportare il canale fino ai piedi della scalinata della chiesa: troppo elevati i costi. L'affidamento all'architetto Bradaschia è stato retribuito con poco meno di 50 mila euro Iva compresa, e rientra nel quadro delle rotazioni professionali per i cosiddetti lavori sottosoglia. L'area sarà poi completata con l'allargamento del marciapiedi di via Filzi nella zona davanti alla chiesa serbo-ortodossa, e ciò per rispondere anche alla richiesta della comunità. I parcheggi per i motorini dell'area verranno trasferiti in altre zone del centro mentre al momento non è prevista la cancellazione degli stalli, sempre per le due ruote, davanti al canale e quelli per i disabili. 

Andrea Pierini

 

La storia Chiesa neoclassica realizzata nel 1849 Canale chiuso nel '34

Piazza Sant'Antonio ha assunto l'attuale conformazione dopo la scelta di interrare l'ultima parte del Canal Grande nel 1934, con i detriti provenienti dalle demolizioni di Cittavecchia. Dal 1935 al 1944 venne ribattezzata piazza Umberto I salvo poi tornare alla denominazione di piazza Sant'Antonio nuovo. Fino alla metà del 1700 c'era qui una chiesetta dedicata all'annunciazione che nel 1771 venne sostituita da un più grande luogo di culto in stile barocco. Nel 1808, visto il grande afflusso di credenti, si decise di costruire una struttura più spaziosa che Pietro Nobile iniziò a progettare in stile neoclassico. I lavori iniziarono nel 1825 e terminarono nel 1849 con la consacrazione. A scolpire le sei statue che la caratterizzano fu Francesco Bosa.

 

 

Cattivi odori a San Dorligo In arrivo i "nasi elettronici"

Il Comune avvia uno studio ad hoc supportato da fondi regionali e collaborazioni con Arpa e Università dopo l'ultima ondata di lamentele da parte dei residenti

SAN DORLIGO Scatta l'operazione contro i cattivi odori a San Dorligo della Valle. Dopo le recenti lamentele dei residenti delle zone di Mattonaia, Aquilinia, Lacotisce e Domio, ultime di una lunga serie di accuse rivolte alla Tal Siot, il cui oleodotto sembra essere all'origine del problema, l'amministrazione comunale ha deciso di far partire a breve un'azione finalizzata a individuare con esattezza le cause del fenomeno. «Abbiamo a disposizione i 35mila euro, frutto di un contributo della Regione, con i quali avvieremo uno studio - annuncia l'assessore comunale per l'Ambiente e il Territorio, Franco Crevatin -, nel corso del quale utilizzeremo i cosiddetti "nasi elettronici", ma non solo. Intendiamo avvalerci anche della collaborazione dell'Università, la cui disponibilità ci è stata garantita nel corso di un colloquio dal rettore, Maurizio Fermeglia, e dell'Arpa». «Finora - prosegue l'esponente della giunta municipale - abbiamo sentito parlare di tanti bei progetti e abbiamo visto impiegare tante risorse, ma resta il fatto che, in questi ultimi anni, la situazione è migliorata di poco. Grazie ai 35mila euro arrivati dalla Regione - insiste l'assessore - potremo completare uno studio serio, che auspichiamo possa indicare la strada da seguire nei prossimi anni, al fine di migliorare sensibilmente la situazione che sta diventando sempre più fastidiosa, anche se non dannosa per la salute, come afferma la stessa Siot». Crevatin conosce da vicino il problema: «Capisco bene la cittadinanza che si lamenta - riprende - perché di cattivi odori ne so qualcosa anch'io, che abito a Lacotisce. Sono convinto che questa amministrazione e la competente Commissione Ambiente stanno facendo il massimo di ciò che è nelle loro possibilità. In assenza di normative specifiche in materia, solo la Tal Siot può far migliorare le cose. Se manterranno la parola data in sede di tavolo tecnico sugli odori molesti, qualcosa in meglio cambierà - conclude - perché in questo particolare momento le polemiche e le puntualizzazioni servono a poco». Qualche giorno fa, la stessa Tal Siot aveva annunciato che «sono in corso analisi specifiche, in collaborazione con un'azienda specializzata del settore, per la migliore gestione dei nasi elettronici e l'implementazione dei risultati, che saranno elaborati entro il primi semestre dell'anno». Sul tema è intervenuto nuovamente anche il presidente della Commissione Ambiente, Roberto Potocco, il qualche ha ricordato che «il valore patrimoniale degli immobili che rientrano nelle zone in cui gli odori si sentono di più è fatalmente in calo. Anche questo - ha aggiunto - è un aspetto da tenere in debito conto, perché ci sono famiglie che vorrebbero vendere e non riescono a farlo». 

Ugo Salvini

 

 

Ambiente - L'Italia punta ai fondi Ue per ridurre l'effetto serra

ROMA. I finanziamenti del programma Ue per ambiente e clima (Life) consentiranno di sbloccare più di 3,2 miliardi di euro di sovvenzioni supplementari a favore di 12 progetti su vasta scala in materia di ambiente e di clima in dieci Stati membri per sostenere la transizione dell'Europa a un'economia circolare, a basse emissioni di carbonio. Lo ha indicato la Commissione europea annunciando un investimento di 116,1 milioni per i più recenti «progetti integrati» da finanziare in vari Paesi. L'Italia è interessata ai progetti per ridurre le emissioni di gas a effetto serra attraverso lo sviluppo di capacità, il trasporto su strada a zero emissioni e il sequestro del carbonio. Gli altri progetti riguardano qualità dell'aria (Bulgaria e Ungheria), natura (Repubblica ceca, Ungheria, Portogallo, Slovenia), acqua (Austria, Estonia), riduzione emissioni Co2 (oltre all'Italia Finlandia e Slovenia), clima (Grecia). Il programma LIFE è lo strumento finanziario europeo per l'ambiente e l'azione per il clima attivo dal 1992. Ha cofinanziato più di 4.600 progetti nella Ue e nei paesi terzi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 febbraio 2019

 

 

Arriva il ticket unico bus-treno per andare da Trieste a Lubiana

Servizio sperimentale per sei mesi: i biglietti si faranno on line al costo di otto euro Da piazza Oberdan a Opicina con le linee 2/ e 4, poi in carrozza verso la Slovenia

Dal primo marzo sarà possibile usare un unico biglietto per raggiungere la stazione di Opicina con l'autobus e poi andare a Lubiana con il treno. Si tratta di un progetto sperimentale dalla durata di sei mesi. Stando alle indicazioni della Regione, il "Cross-border ticket Slo- Ita" sarà acquistabile solo dal sito delle Ferrovie slovene all'indirizzo www.slo-zeleznice.si. Al momento non è ancora possibile effettuare l'operazione sul portale, che è consultabile in sloveno o in inglese. Il tagliando costerà otto euro, la stessa cifra del treno diretto Lubiana-Trieste denominato "Rg", che non rientra nell'iniziativa del biglietto unico visto che effettua il collegamento direttamente con la stazione centrale e due volte al giorno in orari turistici. Il biglietto in questione, spiega l'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti, rende operativo l'accordo siglato lo scorso 14 febbraio tra la Trieste trasporti e la Slovenske zelenize doo, che prevede «l'utilizzo di un unico titolo di viaggio per i treni tra la Slovenia (Lubiana) e Villa Opicina, che non proseguono verso la città di Trieste, e gli autobus di servizio urbano che dalla Stazione di Villa Opicina arrivano a piazza Oberdan. Pizzimenti ha anche ricordato che l'iniziativa si colloca nell'ambito del progetto comunitario "Connect2Ce", coordinato dalla Cei (Iniziativa centro europea), che ha come obiettivo il miglioramento del collegamento con le aree periferiche attraverso il trasporto pubblico. «In tale contesto - sottolinea l'assessore - abbiamo inteso sostenere questa tratta facendo in modo che il viaggiatore non debba perdere tempo nell'acquisto di due diversi biglietti. Una comodità che potrebbe favorire, soprattutto in chiave turistica, un incremento di flussi in entrambe le direzioni. Al termine della sperimentazione e alla luce dei dati raccolti dal monitoraggio, valuteremo, assieme alle società che hanno siglato l'accordo e alla Cei, ulteriori possibili progetti da realizzare». Per quanto riguarda l'autobus sono previste nove corse della linea 2/, che toccherà la stazione di Villa Opicina nei seguenti orari: 7.51, 8.11, 10.31, 16.51, 17.31, 18.11 e 19.31 e, solo dal lunedì al venerdì, anche alle 12.51 e alle 13.11. La linea 4 andrà invece a Villa Opicina ogni giorno alle 6.50 e alle 21.07 e, dal lunedì al venerdì, anche alle 6.35 e alle 22.07. I treni invece passeranno per Opicina alle 7, alle 10.30 (con un cambio a Divaca), alle 13.27, alle 17.40 e alle 19.58. Le partenze da Lubiana sono invece fissate nei seguenti orari: 4.30, 8.15, 10.44, 14.35, 18.55, 19.50. La durata del viaggio è di poco meno di due ore. Per quel che riguarda il costo intero del viaggio, le tariffe vanno appunto dagli otto euro da e per Lubiana ai 4,20 da e per Postumia, mentre per raggiungere Sesana basteranno due euro. Tra le altre località d'oltreconfine inserite nel tragitto Divaca (2,60 euro), Logatec (5,80 euro) e Borovica (sette euro). Per i bambini sotto i 10 anni, accompagnati da un adulto pagante, il servizio è gratuito.

Andrea Pierini

 

IL SERVIZIO "RG" - Le linee ferroviarie dirette non cambiano: restano due

L'iniziativa bus-treno esula dai due collegamenti ferroviari diretti Trieste-Lubiana, ma dà più opportunità di viaggiare tra le due città. I collegamenti ferroviari diretti sono quelli dei treni "Rg" con partenza alle 9.02 e alle 19.07 e arrivo alle 21.48. Il ritorno è fissato alle 6 e alle 16.10. Il titolo di viaggio è acquistabile solo a bordo del treno.

 

 

La plastica ci soffoca: è ora di dire basta

Dovremo cambiare molte cose e dovremo farlo molto presto

La chiamarono Pacific Garbage Patch, l'isola di microplastica estesa almeno un milione di chilometri quadrati scoperta nell'oceano Pacifico negli anni Novanta. A 30 anni da quella sconcertante scoperta - nel frattempo si sono "create" ben cinque "isole di plastica" oceaniche e una nel Mediterraneo - la comunità internazionale corre ai ripari per evitare che la terra si trasformi in una grande pattumiera dove animali e persone rischiano di morire soffocati dalla plastica. Nessuno avrebbe immaginato, nel 1963, quando Giulio Natta fu insignito del Premio Nobel per la scoperta del polipropilene (un polimero termoplastico), che quello, insieme con le altre materie plastiche, sarebbe stata una minaccia per l'intero ecosistema. A livello globale sono 700 le specie marine minacciate da questi polimeri, il 17% sono a rischio estinzione. Ma si può rimediare a questo scempio prodotto in 60 anni di progresso tecnologico, che ha prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica insolubile e che entro il 2050 crescerà fino a 34 miliardi?La Comunità europea - seconda produttrice al mondo di plastica dopo la Cina - ci prova. Il Parlamento e il Consiglio dell'Unione Europea hanno raggiunto nel dicembre 2018 un accordo per tagliare la produzione di 10 oggetti in plastica monouso che rappresentano il 70% di tutti i rifiuti galleggianti nei nostri mari. Diventeranno fuorilegge a partire dal 2021 cannucce, cotton fioc (l'Italia ha vietato da quest'anno quelli non biodegradabili e dal 2020 le microplastiche nei cosmetici), posate e stoviglie di plastica, bastoncini per mescolare le bevande e sorreggere i palloncini, le plastiche oxo-degradabili, contenitori per cibo e tazze in polistirene espanso e reti da pesca. Entro il 2030 tutti gli imballaggi di plastica dovranno essere riciclabili o riutilizzabili e verrà messa al bando la microplastica. Ma gli uomini sono pronti a rimediare allo scempio? Sembra proprio di no. Dal 2010 a oggi i big della petrolchimica hanno investito 186 miliardi di dollari per aumentare la produzione di plastica da fonti fossili del 40% nel prossimo decennio. Alla voce di wikipedia "politiche di riduzione dell'inquinamento" da plastica si legge «questa sezione è ancora vuota, aiutaci a scriverla». Sembra impossibile pensare a un mondo senza plastica. Ci provano studi scientifici e startup che pensano a soluzioni per il riciclo ma anche a trasformare i polimeri chimici in materiali eco-sostenibili. In ogni caso non abbiamo alternative: la plastica ha rotto, è l'ora di chiudere un'epoca.

ROSARIA FEDERICO

 

In mare più plastica che pesci Ecco come evitare il disastro

Ogni bottiglia "resiste" per 400 anni e solo l'Europa ne produce 46 miliardi all'anno Insieme con la riduzione di emissioni di anidride carbonica, questa è la prima emergenza

Nel 2050 gli oceani potrebbero contenere, in peso, più materie plastiche che pesce: tutta colpa di bottiglie, imballaggi, cotton fioc, posate, mozziconi di sigarette e microplastiche. Per rimediare al mondo di plastica del quale non abbiamo potuto fare a meno per oltre mezzo secolo il diktat è riciclare e creare nuove tecnologie per "dividere" (depolimerizzare) quei materiali facendoli tornare ai loro componenti originari, creando così un circolo virtuoso senza fine che sarebbe la salvezza. Creare alternative ecologiche a sacchetti per la spesa e a imballaggi per alimenti, elettrodomestici e apparecchi sanitari è fondamentale. ITALIA, BASSO RICICLAGGIO - Per capire quanto sia allarmante la situazione bastano pochi dati, un esempio su tutti quello delle bottiglie di acqua in Pet (polietilene tereftalato). In Europa se ne producono 46 miliardi. Per essere smaltita una bottiglia impiega fino a 400 anni, questo significa che in 20 anni si accumuleranno un miliardo di miliardi di bottiglie solo nell'Unione europea. In Italia ne vengono utilizzate ogni giorno 32 milioni, siamo i maggiori consumatori in Europa di acqua minerale e tra i primi al mondo. Solo in Italia, ogni anno si consumano 2,1 tonnellate di plastica per imballaggi di questa montagna di rifiuti solo il 41% viene poi riciclato. Il mar Mediterraneo è classificato come la sesta grande zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo pur rappresentando solo l'1% delle acque mondiali, concentra il 7% della microplastica globale. Numeri da brividi che impongono una soluzione. L'obiettivo della direttiva europea varata a dicembre scorso è ridurre drasticamente l'utilizzo e l'inquinamento da plastica e l'emissione di CO2 (anidride carbonica) nell'aria. Nell'accordo sono fissati obiettivi precisi almeno il 25% di plastica riciclata entro il 2025 e il 30% dal 2030. Inoltre bisognerà ridurre drasticamente i 3,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica di emissioni in atmosfera. Secondo le stime, meno plastica produrrebbe un risparmio di 6,5 miliardi di euro. Eliminare uno dei maggiori inquinanti del pianeta è vitale. Il riciclo e l'eliminazione delle materie plastiche oltre che necessario è un business - così come era accaduto negli anni Sessanta per il procedimento contrario - e intorno a questo progetto proliferano studi, ricerche e sperimentazioni per creare una produzione di materiali alternativi ecologici e sostenibili. PRIMI REPARTI "PLASTIC FREE" - La grande distribuzione cerca di adeguarsi visto che nei supermercati c'è il maggior accumulo di plastiche. Ad Amsterdam nel 2018 ha aperto, all'interno del market biologico Ekoplaza, il primo reparto "plastic-free", con 680 prodotti confezionati in imballaggi biodegradabili, in vetro, metallo o carta. Le nuove frontiere per il riciclo passano per università, centri di ricerche e imprese, con un solo obiettivo: far sparire la plastica. Tra le sperimentazioni più avanzate quella della glicosi per via chimica, la distruzione con enzimi del Pet o la decomposizione del polistirolo in impianti pilota che presto saranno sfruttabili a livello industriale. NUOVI IMBALLAGGI - L'allarme plastica spinge a riprogettare l'intera filiera dell'impacchettamento con la creazione di materiali bio da affiancare a quelli tradizionali. In questo settore proliferano le startup alcune come Origin Material hanno sperimentato la produzione di imballaggi plasmati da cartone, segatura e fiori. Bioplastech, invece, ha puntato tutto sui microorganismi ghiotti di plastica, in grado di renderla biodegradabile con un processo naturale. Ci sono poi le aziende che puntano sull'evoluzione tecnica del sistema di riciclaggio della plastica. Ioniqa Technologies rinnova il Pet rimuovendo ogni agente di contaminazione o tracce di un precedente utilizzo così, ad esempio, la stessa bottiglia di Coca-Cola può essere usata diverse volte. Ci sono, poi, le aziende che puntano tutto sul riciclo della plastica, cambiandone forma e utilità: Biocellection ha lanciato una tecnologia in grado di trasformare le buste di plastica in tessuto sintetico per dare vita a indumenti tecnici o sportivi. Un centro di ricerca finlandese ha creato un materiale compostabile da sottoprodotti agricoli e forestali, che potrebbe essere utilizzato per buste alimentari per prodotti come muesli, noci, frutta secca e riso e sostituire gli imballaggi "tradizionali".Una sfida lunga e difficile ma vitale per non affogare in un mare di plastica. 

ROSARIA FEDERICO

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 febbraio 2019

 

 

Porto vecchio, salviamo almeno i binari dal Molo IV a Barcola - la lettera del giorno di Leandro Steffè per Italia Nostra e Ferstoria

Con riferimento alla segnalazione sul tema del signor Podgornik, apparsa il 20 febbraio scorso, come associazioni Italia Nostra e Ferstoria dobbiamo dire che non tutti la pensano come lui che vorrebbe togliere tutti i binari del Porto vecchio. Prova ne sono le oltre 5.100 firme sottoscritte già nel 2016, in favore della conservazione, nella logica del polo museale, assieme ai magazzini, alla centrale idrodinamica, alla sottostazione elettrica, di un minimo di quella struttura ferroviaria che ha segnato il passaggio di Trieste (come anche di altri porti come Fiume) alla qualifica di "Porto ferroviario" servito capillarmente tra moli e magazzini; il tutto a suo tempo avvenuto sotto l'Impero asburgico (l'impero c'entra e come! ) a partire dal 1857. Non si pretende la conservazione di tutta quella estesissima infrastruttura ferroviaria di oltre 40 chilometri che ha interessato l'area ma bensì del solo tracciato longitudinale di circa 3 km (dal Molo IV a Barcola Bovedo) con i suoi minimi collegamenti essenziali (varco FS e rimessa) che possano essere testimonianza storica ma anche consentire un futuro utilizzo storico-turistico per il quale l'interesse del pubblico è già stato dimostrato in occasione passate, nonostante l'ostilità di alcuni. Quando sperimentato, il Tramway Tpv risulta aver trasportato circa 12 mila persone, tra l'altro dando notevole apporto di visitatori alla allora mostra storica sul Lloyd Triestino in centrale idrodinamica. La proposta non comprende alcuna ipotesi di grandi investimenti ma bensì la semplice preservazione e tutela di una modesta parte dell'esistente, che non pregiudica affatto le prospettive di altri sviluppi nell'area: al contrario un servizio su rotaia, perlopiù in sede propria e alternativo alla strada, potrebbe essere un unicum ed una "marcia in più" per l'attrattiva turistica del luogo. Va ricordato al signor Podgornik che il concetto di "ferrovie storiche "e loro tutela a scopi culturali e turistici non è una fissazione di "pasionari" ma costituisce una legge dello stato italiano (9 agosto 2017, n. 128) e che l'archeologia industriale a cui si fa riferimento è parte riconosciuta del patrimonio storico delle nazioni evolute. Problematica del tram di Opicina: tema sensibile seguito da tutti noi ma separato dal contesto del Porto vecchio.

 

 

Rigassificatore di Veglia è braccio di ferro fra Quarnero e Zagabria - IL MINISTRO CORIC IN VISITA SULL'ISOLA

VEGLIA. Muro contro muro, senza che nessuno ceda neanche di un millimetro. Il ministro croato dell'Ambiente, Tomislav Coric ha fatto tappa a Castelmuschio (Omisalj), nell'isola quarnerina di Veglia, per tentare di convincere l'amministrazione comunale, gli isolani e il governatore della Regione di Fiume Zlatko Komadina sull'utilità del progetto che prevede l'ubicazione di un rigassificatore offshore proprio nelle acque di fronte a Castelmuschio.«Lo Stato croato - ha detto il ministro - si sta impegnando nella realizzazione dell'impianto perché vuole che il Paese possa contare sulla diversificazione delle fonti energetiche, per avere maggiore autonomia nel settore. Zagabria non intende rinunciare al progetto, che poi ha anche una valenza europea dato che Bruxelles ha concesso a fondo perduto ben 100 milioni di euro. La Croazia - ha aggiunto il ministro - vuole garanzie assolute sull'arrivo di energia da più parti, perché non si ripeta quanto avvenne nel 2009, quando la crisi nel comparto privò l'industria croata di gas per alcune settimane». Coric ha sottolineato anche che i rigassificatori nell'Ue sono 24, e altri 12 sono in costruzione. A replicargli è stata innanzitutto la sindaca di Castelmuschio, Mirela Ahmetovic, sin dall'inizio contraria al terminal galleggiante e che si adopera invece per il rigassificatore sulla terraferma: «Per legge non si può posizionare l'impianto offshore nelle acque di Veglia in quanto la presenza del rigassificatore non è contemplata nei piani regolatori di Castelmuschio e della Regione quarnerino-montana. I due piani prevedono soltanto la collocazione del terminal sulla terraferma. Ed è quello che vogliamo - ha scandito Ahmetovic - tutto il resto non ci interessa e non riesco a capire perché il governo croato insista in modo testardo con questo progetto, che nel Quarnero nessuno vuole».A darle manforte è stato il governatore Komadina, asserendo che lo Stato non vuole risolvere altri gravi problemi come quello del cantiere navale fiumano Tre Maggio e della discarica regionale di Mariscina, mentre continua ad insistere con il rigassificatore offshore. «Ricordo al ministro Coric - ha concluso Komadina - che l'Assemblea regionale ha bocciato all'unanimità il progetto. Volete scavalcarla? Fate pure, ma incontrerete la nostra opposizione». Il braccio di ferro fra Quarnero e Zagabria continua. E promette ulteriori tensioni e colpi di scena. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 febbraio 2019

 

 

Cattivi odori a Mattonaia, nuovi test sui serbatoi

Tal-Siot annuncia due nuovi progetti per contrastare la "grande puzza": «Ma non ci sono rischi per la salute dei cittadini»

SAN DORLIGO. Un progetto denominato "doppio anello", per capire se la prevista implementazione della nebulizzazione, applicata al "serbatoio tipo", migliorerà la performance di contenimento degli odori, i cui risultati sono previsti entro giugno. E una sperimentazione che sarà effettuata nel corso dell'anno in un sito tedesco, dove sarà creata una struttura lungo l'impianto di pompaggio del greggio per verificare se alcune emissioni possano provenire non dai serbatoi ma proprio dalle pompe. Queste le due iniziative decise da Tal-Siot dopo l'ennesima segnalazione di presenza di cattivi odori nelle aree abitate più vicine all'oleodotto, in particolare a Mattonaia. L'annuncio è stato fatto con un comunicato, in cui si ribadisce che «non vi è alcun rischio per la salute dei cittadini e l'odore è dovuto ai mercaptani, captati dall'olfatto umano anche se presenti in concentrazioni bassissime. A volte le condizioni meteo impediscono una rapida dispersione, favorendo la percezione degli odori. Poiché non esistono sul mercato soluzioni pronte all'uso negli ultimi anni Tal ha realizzato progetti di ricerca con l'Università di Trieste e con aziende del settore, da cui è scaturito un sistema di mitigazione degli odori basato sulla nebulizzazione di acqua lungo le pareti dei serbatoi, costato oltre 1,8 milioni». «Ulteriori analisi sono in corso - prosegue il comunicato - in parallelo con attività che hanno l'obiettivo di migliorare, grazie alla manutenzione, il saldo olfattivo. Nel 2018 sul tema odori sono stati spesi 500 mila euro, e 600 mila sulla manutenzione connessa agli odori». «Le affermazioni della Siot sono sempre le stesse da anni», replica Roberto Drozina, capogruppo della Lista Territorio e Ambiente: «La nebulizzazione è iniziata cinque anni fa e se oggi la puzza continua, significa che questo sistema non funziona e la Siot ne è consapevole. I limiti della civica pazienza sono superati».«Dire che non ci sono rischi per la salute non basta», osserva il presidente della Commissione ambiente Roberto Potocco: «La Siot dovrebbe avere attenzione anche per la qualità della vita dei residenti, perché non è giusto penalizzare chi ha scelto di vivere qui per godere del verde e degli spazi del territorio e si ritrova a soffrire la puzza».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 febbraio 2019

 

 

Barriera a mare della Ferriera - Partito l'iter per il cantiere

Primi passi di Invitalia verso l'opera anti inquinamento dello specchio acqueo Consegnati alla Regione i documenti necessari per arrivare al via ai lavori

Trieste. Il progetto della barriera pensata per arginare l'inquinamento del braccio di mare davanti alla Ferriera ha cominciato il suo corso. Invitalia, società emanazione del ministero dell'Economia, ha consegnato nei giorni scorsi alla Regione gli incartamenti necessari ad avviare lo screening di valutazione di impatto ambientale, che costituisce il passaggio burocratico preliminare alla partenza dei lavori, la cui conclusione è prevista entro il 2020. La procedura riguarda da una parte la realizzazione del cosiddetto marginamento fisico dell'area di costa data in concessione a Siderurgica triestina e dall'altra l'installazione di un sistema idraulico capace di estrarre e trattare le acque della falda inquinata. Un'operazione interamente affidata a Invitalia, come previsto dall'accordo di programma che ha suddiviso le opere di risanamento affidandone una parte al gruppo Arvedi e l'altra alla mano pubblica, cui toccherà ora sborsare una quarantina di milioni per tombare il terreno contaminato e creare un sistema di depurazione dell'acqua piovana. L'intervento è indispensabile a prescindere dal futuro dell'area, perché fare argine all'inquinamento del sottosuolo è una priorità sia che si continui con la produzione di ghisa, sia che si arrivi alla trasformazione logistica del tratto di costa occupato dalla Ferriera, che potrebbe un domani ospitare lo snodo ferroviario dove caricare le merci in arrivo via nave alla Piattaforma logistica. L'opera si rende necessaria a causa dell'inserimento del comprensorio nel perimetro del Sito inquinato di interesse nazionale. E se il gruppo Arvedi si è fatto carico della rimozione dei rifiuti, della messa in sicurezza del sito e di una parte del progetto di bonifica della falda, è Invitalia a dover ora provvedere al barrieramento, il cui studio di fattibilità risale all'ottobre 2014. Il marginamento correrà per tutta l'area occupata dallo stabilimento siderurgico, lungo un tratto di 1.800 metri e in continuità con l'analogo intervento effettuato nell'area dove sta nascendo la Piattaforma logistica. La barriera sarà costituita da grossi pali affiancati conficcati nel terreno a una profondità compresa fra dieci e trenta metri dal livello del mare, fino a quando cioè il barrieramento incontrerà lo strato di flysch. La gigantesca palizzata costituirà un diaframma tra il mare e l'acqua contenuta nel terreno costiero. La barriera servirà dunque a evitare che l'acqua piovana filtrata all'interno della falda si riversi in mare portando con sé gli inquinanti del sottosuolo e che l'acqua di mare penetri a sua volta nel terreno venendo a contatto con sostanze nocive. La pioggia finirà dunque per sbattere contro la barriera ed essere convogliata verso un depuratore, venendo poi smaltita in mare. Nel frattempo continua a Roma il confronto riguardante il trattamento della zona di terreno in cui sono stati riscontrati alti tassi di inquinamento da benzene. Le scelte operative dovrebbero essere prese entro marzo, dopo tre mesi di lavori per delimitare il volume e la qualità di benzene e altri materiali dannosi contenuti nel sottosuolo. A breve si saprà dunque se la zona verrà semplicemente murata o se si procederà alla rimozione degli idrocarburi, che mostrano valori centinaia di volte al di sopra dei limiti di legge. 

Diego D'Amelio

 

 

In partenza a Cherso e Lussino il progetto per l'energia pulita

Pronti entro l'estate i piani di riconversione nell'ambito dell'iniziativa europea altre venti isole fra cui Lesina, Brazza e Curzola saranno coinvolte nel 2020

Lussinpiccolo. È partita ufficialmente la transizione energetica in 26 isole abitate dell'Ue, tra cui Lussino e Cherso, secondo un progetto pilota che si prefigge di arrivare all'uso di fonti rinnovabili al posto dei combustibili fossili. Il primo traguardo dell'iniziativa, che rientra nel piano "Energia pulita per le isole dell'Europa comunitaria", è la stesura dei piani di riconversione energetica entro l'estate. In questo primo segmento rientrano come detto fra le altre Cherso e Lussino così come l'isola italiana di Salina (Eolie). Le amministrazioni delle sei isole coinvolte - prescelte fra centinaia di candidature in Europa - hanno qualche mese di tempo per preparare la documentazione, come ricordato dalla Segreteria per le Isole comunitarie, organismo della Commissione Ue, voluto dall'eurodeputato croato Tonino Picula. Le altre venti isole - tra cui Lesina, Brazza e Curzola - saranno coinvolte nella seconda fase, con i piani di transizione energetica da portare a termine entro l'estate 2020.«In Ue le isole abitate sono più di 2200, molte nemmeno allacciate alla rete elettrodistributiva sulla terraferma - ha ricordato Picula - nonostante l'abbondanza di sole, vento e moto ondoso, parecchie dipendono dai combustibili fossili, molto costosi, per l'energia necessaria. L'indipendenza energetica permetterà alla regione insulare di avere vantaggi in campo ambientale, e anche di incentivare l'occupazione». Picula ha ricordato che Cherso, Lussino, Curzola, Lesina e Brazza sono state scelte perché ritenute potenzialmente in grado di arrivare alla transizione energetica col sostegno della Segreteria. Faranno da apripista per il maggior numero possibile di isole europee interessate ad aggregarsi al piano. «La chiave del successo per centrare la transizione energetica - così Picula - sarà rappresentata dal coinvolgimenti di amministrazioni comunali, aziende locali e scuole. Tutti devono dare il loro contributo per disporre infine di energia pulita con ricadute positive per l'area insulare».Il sindaco di Cherso, Kritijan Jurjako, ha rilevato che le due isole hanno deciso di aderire al concorso della Segreteria tramite l'Otra, l'Agenzia di sviluppo insulare di proprietà dei capoluoghi Lussinpiccolo e Cherso: «L'energia sostenibile è uno dei nostri obiettivi fondamentali - ha detto Jurjako - ora stiamo sostituendo l'illuminazione pubblica con quella ecologicamente sostenibile. A Cherso, in località Orlez sta per iniziare la costruzione della più grande centrale fotovoltaica in Croazia», che comporterà un investimento di circa 6 milioni di euro per una centrale che produrrà 8,5 milioni di kilowatt all'anno. La sindaca di Lussinpiccolo, Ana Kucic, ha dichiarato che il rientrare nel progetto comunitario è un ulteriore stimolo e impulso a quanto già fatto in materia dalla municipalità isolana. In questo senso vanno ricordati i preparativi per l'approntamento di una centrale solare sull'isoletta di Unie.

Andrea Marsanich

 

 

Iniziativa dei Tre mari, Lubiana vuole anche Berlino al summit

Pahor invita l'omologo tedesco alla riunione prevista a giugno per il progetto che punta a veicolare il gas dal Sud al Nord del continente

Lubiana. È un'iniziativa geopolitica partita un po' in sordina, con capofila la Croazia (in prima fila la presidente Kolinda Grabar Kitarovic) e la Polonia, ma ora la cosiddetta Iniziativa dei Tre mari (Adriatico, Baltico e Mar Nero) sta ottenendo uno spessore diplomatico, politico ed economico di grande interesse. Gli Stati che vi fanno parte, infatti, sono, oltre a Croazia e Polonia, anche Slovenia, Austria, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Lituania. Spicca per la sua assenza, vista la rilevanza che ha nel Mare Adriatico, l'Italia e quindi il Porto di Trieste.Lo scopo principale di tale iniziativa, oltre a rinsaldare i rapporti politici ed agevolare quelli economici e commerciali, si chiama energia. Più specificatamente veicolare le fonti di approvvigionamento soprattutto di gas dal Sud al Nord dell'Europa.Il punto di partenza di tutto è il rigassificatore dell'isola di Veglia in Croazia, da cui dovrebbe partire un gasdotto che dovrebbe arrivare fino in Polonia. Alle spalle ci sono forti interessi e pressioni degli Stati Uniti d'America che andrebbero così a contrastare il monopolio russo da Est a Ovest, monopolio che viene confermato anche dalla realizzazione di North Stream con destinazione Germania.Ed è proprio la Germania che, a questo punto, diventa uno snodo cruciale anche per l'Iniziativa dei Tre mari. Al punto che Borut Pahor, il presidente della Slovenia che a giugno ospiterà il vertice della stessa in missione a Bruxelles, ha invitato ai lavori anche il presidente della Repubblica di Germania e il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. E, anche se non tutti 12 Paesi membri dell'Iniziativa si sono dimostrati favorevoli all'invito, Pahor ha lo stesso chiesto al collega tedesco di unirsi ai lavori in Slovenia. Un ospite "scomodo" in quanto Berlino si sta muovendo nell'ambito di una politica internazionale ostile agli Stati Uniti guidati da Donald Trump e, come detto, a livello energetico, sta scommettendo sull'orso russo piuttosto che a infrastrutture ancora in divenire provenienti dal Sud dell'Europa. Ma, secondo Pahor e il suo oramai consolidato "modus operandi" a livello internazionale, i problemi non vanno evitati, piuttosto vanno affrontati col dialogo e la diplomazia per cercare nuove strategie e vie d'uscita. A onor del vero lo scorso anno la Germania ha anche espresso la volontà di entrare a far parte dell'iniziativa dei Tre mari, scelta salutata con soddisfazione però unicamente dalla Polonia e vista con diffidenza dagli altri Paesi con in prima linea dagli Stati appartenenti al cosiddetto Gruppo di Visegrad. Stranamente poco sponsorizzato dai Paesi dei Tre mari, tutti membri dell'Ue, il cosiddetto corridoio Adriatico-Baltico per quanto concerne le merci provenienti dalle cosiddette autostrade del mare di cui fa parte il corridoio Adriatico-Ionico. Bisognerebbe, quindi, fare un po' di ordine e determinare le prerogative. Compito che, inequivocabilmente, spetta a Bruxelles.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 febbraio 2019

 

 

INDUSTRIA - Il Coordinamento Ferriera "boccia" la Regione

Nei giorni scorsi il Coordinamento Ferriera ha incontrato l'assessorato all'Ambiente della Regione. «Non siamo purtroppo soddisfatti dei tempi e dei modi utilizzati dalla nuova amministrazione per trattare l'argomento Ferriera - affermano i membri del Coordinamento -. Abbiamo dovuto constatare quella che per noi è la mancanza di una linea politica chiara che possa portare alla chiusura ed alla riconversione dell'area a caldo e ci sembra manchino totalmente qualunque confronto e sinergia con l'istituzione Comune di Trieste».

 

 

Lo sciopero dei lavoratori Burgo rilancia l'ipotesi-pirogassificatore

La protesta dei dipendenti: così si salverebbero 87 posti. Martedì prevista una nuova mobilitazione

DUINO AURISINA. Il corteo dei lavoratori della Cartiera Burgo ha percorso ieri il tratto di strada che va dall'ingresso della cartiera a San Giovanni di Duino, con contestuale e totale blocco del traffico e deviazioni sulla bretella autostradale. Lo sciopero, al quale le maestranze hanno risposto compatte, ha provocato l'interruzione dell'attività industriale dalle 6 di ieri mattina alla stessa ora di oggi, con tanto di presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. È stato coronato dall'annuncio di una nuova manifestazione di protesta indetta per martedì, con nuovo sciopero e presidio in località ancora da definire. Cresce così la temperatura della protesta dei dipendenti della Burgo, 87 dei quali, avendo già ricevuto la lettera di licenziamento, si ritroveranno in strada dal prossimo 19 marzo. Ieri è andato in scena il secondo sciopero, dopo quello di alcuni giorni fa e nessuno si è sottratto alla protesta. «Abbiamo riscontrato anche in questa occasione una grande voglia dei lavoratori di far sentire la loro voce - ha detto Maurizio Goat, della Cgil - e questo è l'aspetto fondamentale, perché bisogna continuare a tenere alta l'attenzione sulla problematica della cartiera Burgo, bel lontana da una soluzione. Ricordo - ha aggiunto - che molti dei colleghi licenziati hanno la famiglia a carico, perciò la preoccupazione è fortissima in tutti». Nel corso della mattinata, i lavoratori e i rappresentanti sindacali hanno anche distribuito, nel centro di Sistiana, un volantino che aveva la finalità di rassicurare la popolazione residente sul tema del pirogassificatore. Com'è noto, la salvezza dei livelli occupazionali e la predisposizione di un piano industriale credibile implicano la costruzione dell'impianto di pirogassificazione, contestato dagli ambientalisti locali. A questi ultimi hanno voluto replicare ieri gli esponenti sindacali e gli operai della cartiera con il volantino, nel quale si spiega innanzitutto che «l'impianto servirà ad alimentare una caldaia a vapore necessaria alla produzione di cartoncino. Ma soprattutto - si legge nella nota - va rimarcato che il pirogassificatore è un impianto a ciclo chiuso che non emette particolato in atmosfera, a differenza di quanto fanno le automobili, le caldaie, le stufe. Va precisato inoltre - prosegue il testo - che l'impianto utilizza solo gli scarti di carta, non smaltisce altre sostanze. La costruzione del pirogassificatore - concludono gli estensori del volantino - la Linea 2 della cartiera, così riconvertita, renderebbe possibile il riassorbimento degli 87 lavoratori oggi prossimi al licenziamento, perciò basta con le strumentalizzazioni a scopo di propaganda politica». Un concetto ripreso anche da Goat: «Il pirogassificatore non è quel mostro che qualcuno vuole dipingere e la riconversione è il nostro obiettivo». Per Luca Mian della Uil l'attenzione si deve ora «spostare sulla "newco", la nuova società che dovrebbe nascere su iniziativa dell'imprenditore Spinoglio e riassorbire i licenziati». Mian è tornato anche sul tavolo che, l'altro ieri, ha affrontato le varie crisi occupazionali che stanno attanagliando il territorio. «A nostro avviso - ha detto - la cartiera Burgo andrebbe inserita nell'area di crisi complessa perché c'è da pensare anche al futuro della linea 3, esposta su un mercato molto a rischio, quello del cartone, e non vorremmo trovarci, fra due o tre anni, al cospetto di una crisi come quella attuale». Ieri hanno parlato anche alcuni dei lavoratori prossimi destinatari delle lettere di licenziamento e della proposta di accettazione del trasferimento in altri stabilimenti del gruppo: «Come si fa a firmare - hanno spiegato - se dopo ti mandano chissà dove. Chi ha famiglia non può sobbarcarsi i costi di un trasferimento senza opportune garanzie, che non siano quelle limitate ai soli primi mesi».

Ugo Salvini

 

 

Gli ambientalisti lanciano l'allarme: il carbone balcanico inquina anche l'UE

Il report: 16 le centrali obsolete le cui emissioni si estendono in vari paesi con impatti su salute e spese sanitarie nazionali - l'inquinamento delle 16 centrali

Belgrado. Case e trasporti ecosostenibili, divieti ai diesel, focus su eolico e solare. Gli Stati della Ue da anni investono per ridurre emissioni e smog. Ma quello "salutista" europeo potrebbe essere, se non del tutto inutile, uno sforzo azzoppato. Nel corpo del Vecchio continente, infatti, c'è un cancro che emette fumi neri in enormi quantità. Fumi che, trasportati dai venti, avvelenano mezza Europa. Il cancro è quello annidato nel cuore dei Balcani - in particolare in Serbia, Kosovo, Bosnia, Montenegro e Macedonia - e si alimenta di carbone (soprattutto lignite) estratto in gran quantità e usato per produrre energia elettrica in centrali termoelettriche che non fanno danni solo in loco, ma anche a migliaia di chilometri di distanza. È questa la denuncia - associata a un appello all'Ue perché dia una mano alla regione per cambiare rotta - contenuta in "Chronic Coal Pollution", approfondito studio firmato da autorevoli organizzazioni come Health and Environment Alliance (Heal), Sandbag, Climate Action Network (Can), Cee Bankwatch Network ed Europe Beyond Coal. Studio che ha messo sotto la lente i vicini Balcani ancora extra-Ue, ricordando che nella regione sono operative «sedici centrali obsolete», vecchie e inefficienti, che «minacciano la salute pubblica producendo inquinamento in enormi quantità», quasi venti volte superiore alle corrispondenti rilevate nella Ue.Non è una novità. Lo studio però ha svelato che i danni ambientali e sanitari non si limitano ai Balcani, al contrario. Quelle sedici centrali infatti nel 2016 «hanno prodotto più anidride solforosa (So2) che tutte le 250 centrali a carbone» oggi in funzione nella Ue. E solo uno degli impianti balcanici, quello di Ugljevik, in Bosnia, «emette più So2 di tutte le centrali tedesche» insieme. Anche per quanto riguarda il Pm 2,5 i dati «sono ugualmente allarmanti», si legge nello studio. Studio che ha il merito di denunciare anche visivamente le dimensioni del problema - non in miglioramento, causa investimenti, anche cinesi, nel comparto - con mappe che mostrano come i fumi neri delle centrali dei Balcani vengano diffusi in tutta l'Europa.Quali i Paesi che soffrono per i fumi d'importazione? «Romania, Ungheria, Bulgaria, Grecia e Croazia», si legge, ma anche l'Italia, come pure «Polonia, Germania, Cechia e Austria». Le conseguenze sono state quantificate nel report. Lo smog in arrivo dai Balcani, secondo i modelli usati nella ricerca, nel solo 2016 avrebbe causato 3.900 morti premature, di cui 2.013 in Paesi Ue, con Italia e Romania in testa (circa 370-380 vittime per Paese) e 8.500 casi di bronchite, metà nell'Unione. E poi ci sono i costi economici (tra cui spese sanitarie, ricoveri, malattie croniche, produttività ridotta per assenze dal lavoro) che per gli Stati Ue variano dai 3,1 ai 5,8 miliardi - tra 580 milioni e 1,1 miliardi solo per l'Italia - da 1,9 a 3,6 per i Balcani. Su questo fronte i più colpiti sono Bulgaria, Croazia e Romania, con un impatto tra il 7 e il 18% sulla spesa sanitaria.«L'inquinamento non rimane circoscritto ai Paesi dove è generato, ma in quantità cospicue supera i confini e più della metà degli effetti ricade su cittadini della Ue, invece che su quelli balcanici», conferma Vlatka Matkovic Puljic, una fra le autrici principali dello studio e senior health and energy officer di Heal. La speranza è che l'Ue e i Balcani cooperino per il bene comune. Bisogna rapidamente «eliminare» il carbone dal paniere energetico dei Balcani, ha fatto così appello l'ecologista Igor Kalaba, e soprattutto «smettere di investire in centrali già obsolete, puntando sulle rinnovabili», gli ha fatto eco Ioana Ciuta, di Bankwatch. E bisogna farlo presto, con l'Ue che dovrebbe giocare un ruolo-chiave nella regione. «Stiamo pagando» le conseguenze dell'uso del carbone nei Balcani a livello continentale, chiosa Matkovic Puljic. E «non possiamo permetterci di non risolvere» il problema, ormai cronico. E transnazionale.

 Stefano Giantin

 

 

Un muro di 330 metri sul mare difenderà il Villaggio dall'acqua

Presentato il progetto del "Minimose". Pronto in 5 mesi, costerà 460 mila euro Ora i residenti possono aspettare l'inverno senza le preoccupazioni di sempre

DUINO AURISINA. Un muro in calcestruzzo, alto circa un metro partendo dal livello della banchina e lungo 330 metri, a protezione dell'abitato, in funzione entro il 2019. Gli abitanti del Villaggio del Pescatore possono finalmente guardare senza preoccupazione al prossimo inverno: la barriera "anti ingressione", per mettere l'abitato al riparo dalle mareggiate e dall'alta marea, entro pochi mesi sarà finalmente realtà. Dopo una lunghissima attesa, il Villaggio realizzato nell'immediato dopoguerra sarà messo in sicurezza e i residenti potranno dormire quindi sonni tranquilli, senza dover guardare con apprensione alle previsioni meteorologiche e magari attrezzarsi per salvare i loro beni dall'acqua. Costo complessivo dell'intervento 460 mila euro, messi a disposizione dalla Regione. La presentazione di quello che in gergo è chiamato "Minimose", anche se alcuni residenti non apprezzano tale definizione «perché - sostengono - porta jella», è avvenuta ieri sera, nel cuore del Villaggio, nell'affollata sala della sede della Società nautica Laguna, grazie all'ospitalità offerta dal presidente Alberto Bazzeo. Presenti il sindaco del Comune di Duino Aurisina Daniela Pallotta («L'alta marea è un fenomeno molto difficile da affrontare») e gli assessori comunali Massimo Romita («Questa è una giornata storica per il Villaggio») e Lorenzo Pipan ( «Il Villaggio è al centro dell'attenzione della giunta e quest'opera è solo la prima di una serie»), la parte del leone ovviamente l'hanno fatta i tecnici del Consorzio di bonifica pianura isontina. Paolo Rocca ha parlato dell'importanza del completamento della ricerca bellica «perché il muro di contenimento sarà sostenuto da pali di 17 metri, piantati sui fondali, perciò era indispensabile completare questa parte. Le case poggiano su sedimenti portati dal mare e dal Timavo, perciò quando l'acqua sale e scende crea un movimento di assestamento dei materiali che stanno sotto. Le palificazioni servono proprio per andare ad appoggiare in profondità e per persistere alla forza dell'acqua quando sale».Luca Tesser ha evidenziato a sua volta che «il muro sarà alto da 80 a 110 centimetri rispetto all'attuale banchina, che a sua volta arriva a circa poco più di un metro sul livello medio del mare. Il muro sarà fisso ma sarà comunque sempre possibile camminare lungo la banchina. Ci saranno complessivamente 68 pali e la vita prevista del muro è di 50 anni, perciò per molto tempo il problema delle mareggiate non ci sarà. La durata complessiva dei lavori è prevista in circa cinque mesi».Enzo Lorenzon, presidente del Consorzio, ha infine ricordato che «la nostra struttura è il braccio operativo della Regione per risolvere le problematiche di sicurezza. Poco più di un anno fa abbiamo avuto il primo incontro e abbiamo capito subito l'importanza dell'intervento. Ora siamo pronti per l'ultimo atto».

Ugo Salvini

 

Speleologi nella Foiba di Pisino «A rischio le falde acquifere»

Il responso dei tecnici: acqua torbida, il torrente continua a trasportare nella cavità tonnellate di rifiuti di ogni tipo. L'allarme per la scomparsa della piccola fauna

Pisino. «Catastrofe ecologica nella foiba del capoluogo regionale»: è questo l'allarme lanciato dagli speleologi che si sono calati nella cavità con l'obiettivo di verificare gli effetti dell'eccezionale nubifragio che si era abbattuto sulla zona nel primo week end del mese. Come riportato anche dal portale Ipress.hr, la missione degli speleologi è stata ripresa dalle telecamere dell'emittente privata nazionale Rtl. Dal canto loro però le istituzioni hanno sempre minimizzato quanto accaduto, senza prendersi troppo a cuore la questione. E invece - sostengono i tecnici che si sono calati nella foiba - è serio anche il pericolo di inquinamento delle falde acquifere sotterranee che alimentano le sorgenti di acqua potabile. Gli speleologi sono stati ingaggiati dall'associazione civica Nas potok - la nostra sorgente, che da anni richiama l'attenzione sull'inquinamento della foiba, senza trovare attenzione - dicono - da parte delle istituzioni. «Abbiamo trovato molti sedimenti», ha detto Nenad Buzjak, del Dipartimento di Geografia dell'Università di Zagabria: «L'acqua è torbida e il torrente Foiba continua a trasportare nella cavità le immondizie della discarica di Lakota: tonnellate e tonnellate di plastica, gomma, vetro, scarti di materiale edile e altro». Buzjak ha aggiunto che «c'è poi un rilevante strato di fanghiglia bianca e grigia, molto probabilmente originata proprio dall'impatto sull'acqua sotterranea delle polveri provenienti dalla discarica».Lana Penzic, della Società speleologica croata, ha richiamato l'attenzione sull'annientamento della fauna della grotta - costituita essenzialmente da rane e lumache - travolta dai sedimenti. Va ricordato che gli speleologi si sono calati nella foiba innanzitutto per fotografare la situazione e prelevare campioni di acqua e di sedimenti da far analizzare in laboratorio. I risultati non sono ancora disponibili. Ma intanto la consigliera municipale Suzana Jasic ha già sporto denuncia di reato contro ignoti per gravi danni contro l'ambiente. È stato accertato comunque che le immondizie finite nella foiba sono state trasportate dal torrente Drazej, affluente del torrente Foiba, il cui corso di recente è stato modificato all'altezza della discarica di materiale edile di Lakota. Una modifica che si era necessaria dopo il cedimento, nel giugno scorso, della volta del tunnel sotterraneo del corso d'acqua. In sostanza, è stato costruito un by pass a cielo aperto che però non è riuscito a contenere il torrente in piena allagando l'area e "risucchiando" l'immondizia. Fino al 2015, quando è stata presa in gestione dall'azienda municipalizzata Usluga, la discarica operava nell'illegalità: qui finivano annualmente dai 6 ai 7 mila metri cubi di rifiuti soprattutto calcarei regolarmente depositati dall'azienda per l'estrazione e la lavorazione della pietra Kamen: da qui il colore bianco che il torrente Drazej assumeva specie dopo le piogge più abbondanti. Dell'inquinamento della foiba l'opposizione politica sta intanto accusando la Dieta democratica istriana al potere, per aver legalizzato una discarica troppo vicina a due aree naturali sotto tutela. Intanto gli ecologisti di Nas potok - la nostra sorgente organizzano ogni fine settimana azioni di pulizia dei corsi del Torrente Foiba e dei suoi affluenti: l'adesione dei cittadini si sta rivelando notevole.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 febbraio 2019

 

 

Natura - Tutela delle zone umide la situazione in Fvg

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste organizza l'incontro pubblico sulla "Tutela delle zone umide: i motivi della loro importanza e la situazione nel Friuli Venezia Giulia" oggi alle 18, al Git Trieste di Banca Etica in via Donizetti 5/a. Con Mario Mearelli, già docente di Ecologia applicata all'Università di Perugia, su "I principi della Convenzione di Ramsar e le ragioni per cui dobbiamo tutelare le zone umide", e Franco Musi, naturalista, su "Lo stato delle zone umide in Friuli Venezia Giulia: rischi e proposte per la loro effettiva tutela".

 

 

Prime multe dei vigili nel centro città chiuso ai mezzi inquinanti

Undici contravvenzioni e 70 controlli nella prima giornata Agenti schierati in rotonda del Boschetto e piazza Foraggi

Undici contravvenzioni e 70 controlli: questi i numeri nella prima giornata di stop alle le macchine troppo inquinanti. L'ordinanza di blocco del traffico nel centro di Trieste, che dalle 15 di ieri ha interessato gli autoveicoli alimentati a benzina o gasolio antecedenti la classe euro 4 e i motoveicoli e ciclomotori antecedenti la classe euro 3, si protrarrà ancora per tre giorni, fino a venerdì (con la possibilità di sospensione in caso di miglioramento delle condizioni di ristagno meteoclimatico). L'azione di controllo della polizia locale è stata dispiegata nelle zone nevralgiche del traffico triestino: Largo Tomizza, in prossimità della Rotonda del Boschetto, Via Tommaseo, visto il divieto di percorrenza in Corso Italia e Piazza Foraggi perché interdetto l'ingresso in città da Via D'Annunzio. Tre le postazioni dunque, coadiuvate in supplemento da altre volanti di perlustrazione all'interno del perimetro percorribile. I vigili hanno effettuato controlli a campione basandosi sulle targhe dei veicoli apparentemente retrivi (non necessariamente) e multato tutti i guidatori colti in infrazione; l'idoneità al transito è stata verificata tramite il libretto di circolazione, confrontando volta per volta la direttiva del sindaco. Ma a quanto ammonta una contravvenzione? Sono 168 euro (previsti dal codice della strada), che possono però essere "scontati" fino a 117 se liquidati entro cinque giorni. Una cifretta non da poco quindi, soprattutto per chi è stato colto impreparato. La polizia locale ha segnalato infatti una scarsa pubblicizzazione e nella giornata di ieri ha voluto dedicarsi anche alla prevenzione, considerando soprattutto la mancanza di transenne e segnaletiche varie presso l'area interdetta. Nessuna deroga è stata destinata i residenti, i quali dovranno presumibilmente optare per i mezzi pubblici o per un parcheggio fuori dal perimetro, e neppure per chi arrivasse da fuori Trieste, in presenza del monito fornito dalla segnaletica luminosa posizionata sulle principali extraurbane. Uno smog che in questi giorni si fa sentire, pesante. Ci sarebbe bisogno di qualche raffica di vento: bora a trati, xe quela che bati. 

Stefano Cerri

 

La classe ambientale del veicolo riportata sul libretto di circolazione

Ma come verificare la classe ambientale di appartenenza? Dal 1991 l'Unione Europea ha emanato una serie di direttive sulle emissioni inquinanti dei veicoli fino a cinque categorie (Euro 1, 2, 3, 4, 5). Per capire la classe di appartenenza del nostro mezzo è possibile verificarlo sul libretto di circolazione: sulla carta di circolazione di nuovo tipo (su foglio A4), l'indicazione delle direttive riguardanti le emissioni è riportata alla lettera V.9 del riquadro 2 ed è spesso integrata con ulteriore specifica nel riquadro 3; sulla vecchia carta di circolazione invece, l'indicazione si trova nel riquadro 2. In alternativa, se non si dovesse avere dimestichezza col cartaceo, è possibile visualizzare l'euro di appartenenza sul portale web dell'automobilista, digitando categoria e targa del veicolo.

 

 

 "Puzza" a San Dorligo Il caso in Regione - L'INTERROGAZIONE

TRIESTE. L'annoso problema delle molestie olfattive generate dai depositi petroliferi di San Dorligo è l'oggetto dell'interrogazione urgente presentata alla giunta Fedriga dal consigliere regionale del Pd-Us Igor Gabrovec. In quest'interrogazione, che segue a stretto giro l'episodio di domenica in occasione del quale la "grande puzza" ha causato svariati casi di malessere, nausea e vomito tra la popolazione della zona, in particolare quella di Mattonaia, Gabrovec chiede infatti al governo regionale «se sia in possesso di dati scientifici e aggiornati riguardanti l'impianto, quale sia la posizione di fronte al problema presentato, quali strade si intenda percorrere assieme agli altri soggetti coinvolti per mitigare gli elevati rischi a cui sono esposti gli abitanti, gli animali e l'ambiente generale della zona e per tutelarli dalla nube maleodorante».--

 

 

Inverno mite e inquinamento Carso ancora pieno di zecche

Molti proprietari di cani lamentano di aver trovato l'animaletto sul quattro zampe dopo una camminata anche in questa stagione. Bressi: «Squilibrio ambientale»

TRIESTE. Le zecche proliferano sul Carso e le segnalazioni arrivano anche da aree verdi in città, soprattutto da parte dei proprietari di cani, che in questi giorni sui social più volte hanno lamentato di aver trovato il fastidioso animaletto tra i peli del proprio amico a quattro zampe. Colpa, secondo gli esperti, di una serie di concause, dettate da un inverno finora abbastanza mite e dall'inquinamento generale, che ha eliminato chi della zecca si cibava solitamente. «Si sta creando un grande squilibrio a livello ambientale - sottolinea Nicola Bressi, zoologo -: in tutto il mondo si registra una diminuzione degli insetti dell'80% negli ultimi anni, e ricordo che la zecca non è un insetto. Si tratta di una diminuzione costante, a eccezione delle specie che vivono alle spalle dell'uomo. In pratica stiamo sterminando quelle "buone". Ricordo che una volta, quando sbocciavano i fiori di maggio, ad esempio, era un trionfo di api e simili attorno, ora non c'è più nulla. E gli insetti erano alcuni dei predatori proprio delle zecche: sterminandoli, si lascia a queste campo libero. È uno dei motivi per i quali l'ecosistema si sta impoverendo ovunque». A influire poi è anche una stagione invernale non particolarmente rigida, per cui le zecche si sono fermate pure in giardini o zone verdi non lontani dalla costa. «A Trieste centro quest'anno non ci sono state gelate - prosegue Bressi - e il termometro non è mai sceso sotto lo zero. Questo sicuramente ha contribuito alla permanenza degli animali in città, anche se bisogna ricordare che se la zecca passa l'inverno attaccata alla pelliccia di qualche animale, può sopravvivere senza difficoltà, quelle che invece vivono nell'erba risentono più del clima, in caso di freddo». Sui social in molti raccontano di aver trovato l'animaletto sul proprio cane nelle ultime settimane, dopo qualche passeggiata sul Carso o in città, durante le giornate di sole, ma c'è chi scrive che si è trovato costretto a rimuoverne dopo un'uscita anche nei mesi scorsi, con le temperature decisamente più basse. «Ricordo che le zecche che si trovano sui cani - aggiunge Bressi - sono quelle che scelgono solitamente di depositarsi sempre sui cani stessi». Ma molte persone si dicono preoccupate comunque per i morsi delle zecche e i rischi conseguenti, soprattutto in caso di escursioni nel verde con i bambini. Ed è amara la constatazione di Bressi sul cambiamento in atto e sugli animali che continuano a diffondersi: «Sono quelli che spesso ci procurano fastidi ma che noi abbiamo contribuito a far crescere. Purtroppo - ribadisce l'esperto - lo squilibrio che si sta sempre più verificando porta all'aumento di specie che traggono beneficio dal contatto con l'uomo, vedi zanzare o ratti. E, appunto, le zecche». 

Micol Brusaferro

 

Prevenzione tra collari, spray, lozioni e compresse - LE RISPOSTE

TRIESTE. E se sono i cani i più colpiti ultimamente dalle zecche, secondo i commenti sui social dei tanti proprietari di animali a Trieste, la parola d'ordine per evitare il disagio è "prevenzione". Negli ultimi anni, sono aumentate le soluzioni sul mercato per evitare che la zecca si attacchi addosso al quattro zampe, tra collari, spray, lozioni o compresse, acquistabili in farmacia, nei negozi specializzati e anche in alcuni supermercati. Tipologia di trattamento e dosaggi vanno valutati insieme al veterinario, a seconda dell'età del cane, del suo peso e di eventuali problematiche esistenti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 febbraio 2019

 

 

Centro chiuso da oggi a venerdì ai veicoli che inquinano di più

Il provvedimento è mirato a evitare l'innalzamento del livello delle polveri sottili Divieto in vigore dalle 15 alle 20. Circolazione regolare lungo le vie del perimetro

«La piova lava e la bora suga», dice un vecchio detto triestino. Ma non appena il tanto temuto vento da est nord est se ne va, come previsto per i prossimi giorni, ecco che lo smog torna a farsi sentire. Per questo motivo il Comune, con un'ordinanza emessa nel tardo pomeriggio di ieri, ha deciso che da oggi e fino a venerdì a Trieste scatta il divieto totale di circolazione per tutti gli autoveicoli alimentati a benzina e a gasolio facenti parte delle classi antecedenti alla Euro 4, mentre per i motoveicoli il divieto sarà applicato per i mezzi fino alla classe Euro 2 compresa. Il tutto per prevenire il probabile innalzamento del livello delle polveri sottili (Pm10), dovuto alla stagnazione dell'aria, fattore che più di ogni altro contribuisce all'aumento dell'inquinamento atmosferico. Il blocco del traffico, valido ovviamente anche per i non residenti, entrerà in vigore oggi e proseguirà fino a venerdì 22 febbraio, nella fascia oraria compresa tra le 15 e le 20. È questo l'intervallo orario in cui, sulla base dell'esperienza dettata dalle rilevazioni diffuse dall'Arpa regionale, si determinano a Trieste le condizioni di massimo inquinamento. La chiusura al traffico riguarderà l'ormai classica zona compresa all'interno del perimetro definito da Largo Roiano, via Stock, via dei Cordaroli e via Commerciale sul fronte nord, via dell'Istria e via Valmaura a sud, passando da Strada Nuova per Opicina, via Valerio, via Cologna, via Giulia, viale al Cacciatore, via San Pasquale, via Revoltella e Strada di Fiume. Come da ordinanza sindacale, va ricordato che le vie in questione, che compongono il perimetro della zona in cui entra in vigore il divieto, rimangono liberamente percorribili secondo i consueti sensi di marcia. Dentro la stessa area, inoltre, rimangono transitabili via Commerciale nel tratto fra via Cordaroli e via Pauliana, la direttrice che da via Salata arriva in viale Ippodromo, passando attraverso galleria di Montebello e piazzale Foraggi, via Udine nel tratto fra salita di Gretta e via Barbariga, oltre alla stessa via Barbariga. Sempre il Comune ricorda che nelle stesse ore di chiusura al traffico, rimarranno percorribili le strade di transito da e verso i parcheggi di via Carli presso la piscina Bianchi, del Ferdinandeo, del palasport di Chiarbola e del park sotterraneo in Foro Ulpiano. A tutte le deroghe consuete (veicoli a emissione zero, oppure Euro 4, 5 e 6, motoveicoli e ciclomotori Euro 3 e 4, taxi, veicoli di medici e veterinari, di autoscuole, di corpi consolari e diplomatici, adibiti a servizio di Stato o di pubblica sicurezza, ecc.) si aggiunge anche quella che prevede il "car pooling": possono circolare i mezzi con almeno tre persone a bordo, compreso il conducente. Queste limitazioni preventive al traffico, però, non sono le uniche misure che il Comune ha scelto di attuare per contrastare l'innalzarsi delle polveri sottili. Sempre con lo stesso obiettivo, infatti, l'ordinanza diffusa ieri impone da oggi e fino a venerdì, il divieto di accensione di fuochi all'aperto, nonché la riduzione da 20 a 18 gradi della temperatura massima consentita per gli impianti di riscaldamento. Da questa diminuzione negli ambienti pubblici e privati sono giocoforza esclusi gli ospedali, le cliniche, le case di cura e le strutture di assistenza sanitaria e le unità immobiliari degli edifici che rientrino nella categoria B o superiore (A o A+). -

Lorenzo Degrassi

 

 

Ecco il Geoparco: nasce il patto per un nuovo Carso "europeo"

Presentato il nuovo "soggetto" destinato a mettere in rete istituzioni e privati con l'obiettivo di sviluppare l'altipiano facendo leva sulle risorse comunitarie

TRIESTE. Una rete che permetterà a tutti i soggetti interessati allo sviluppo del Carso, siano essi enti pubblici, imprese private o cittadini, di lavorare assieme per l'obiettivo comune e di mettere a frutto le risorse finanziarie pubbliche disponibili per nuovi progetti. Questo sarà il Geoparco del Carso, struttura organizzativa che sta prendendo forma grazie all'impegno dello staff che fa capo a Enrico Maria Milic e che è stata presentata ieri in una delle sedi ideali per chi deve sviluppare nuove idee: l'Area Science Park di Padriciano.«Il Geoparco - ha detto Milic rivolgendosi a un'affollata platea, dopo che Luca Mercatelli ha portato i saluti per conto dell'ente ospitante - rappresenta una grande opportunità di lavorare tutti assieme, enti pubblici e privati, italiani e stranieri. La sua nascita - ha sottolineato per fugare qualsiasi dubbio sulla natura del progetto - non comporterà nuovi vincoli, valorizzando invece tutto ciò che già esiste. Le attività esistenti - ha precisato - continueranno a lavorare come sempre, ma avranno a disposizione una nuova rete di collegamento con tutte le altre realtà economiche del Carso. Abbiamo anche a disposizione un budget di risorse pubbliche per pubblicizzare l'iniziativa. Stiamo distribuendo un questionario da compilare e inviare per manifestare interesse e partecipare e fra pochi giorni cominceremo gli incontri dal vivo». David Pizziga, presidente del Gruppo di azione locale (Gal), struttura che ha il compito di far decollare il Geoparco, ha spiegato che «uno degli strumenti per valorizzare il Carso è rappresentato dalle risorse europee, un patrimonio che spesso l'Italia non sfrutta adeguatamente. Il Geoparco - ha continuato - lo intendiamo come un'ulteriore vetrina da proporre a livello internazionale. Stiamo anche pensando a un logo comune a tutto il Carso e a una linea di conduzione unitaria».Fabrizio Fattor, direttore del Servizio geologico regionale, ha ricordato che: «il Carso classico transfrontaliero può essere valorizzato e la Regione punta su questo obiettivo, cercando di veicolare tutte le informazioni utili alla platea più vasta possibile. La strada è quella di una strategia di sviluppo sostenibile, per questo il Gal svolge un ruolo fondamentale in questo contesto. Il Geoparco non è un parco nell'accezione più nota, con barriere e biglietti d'ingresso: semplicemente valorizzerà la ricchezza naturale che già c'è e che comprende, oltre al paesaggio, il patrimonio geologico, le potenzialità della qualità enogastronomica e culturale, la storia. Nulla sarà calato dall'alto: anzi, la Regione ha affidato al Gal la realizzazione del progetto e pure tutte le tappe saranno condivise». 

Ugo Salvini

 

 

Dal polo sportivo fino alle crociere - Viaggio nel futuro di Porto vecchio

Una cordata interessata a insediarsi nell'area del terrapieno Il destino, pubblico o privato, dei magazzini. E la viabilità - LA MAPPA DI PORTO VECCHIO

«La procedura per dare vita alla parte pubblica del Porto vecchio è ormai finita. Inoltre abbiamo l'interessamento di grandi gruppi per un centro multidisciplinare sportivo per l'area del terrapieno di Barcola». Il sindaco Roberto Dipiazza allunga la mano sulla piantina dell'antico scalo, srotolata sul tavolo del suo ufficio in piazza Unità, e fa il punto sugli ultimi risvolti: «Devo star dietro a un'infinità di cose, ma ne vale la pena», dice. Parte da qui il "viaggio" nel Porto vecchio del presente e del futuro. L'area sportiva - Ma quali sono le principali novità in pentola? Nelle linee di indirizzo approvate di recente dal Consiglio comunale (con il solo voto contrario del M5s) l'area circostante il terrapieno di Barcola è definita "sistema ludico-sportivo". La Regione ha già destinato 5,5 milioni di euro per il suo recupero. Ma venerdì scorso il sindaco ha incontrato l'emissario di due realtà economiche di primissimo piano, una veneta e l'altra internazionale, interessate a realizzare una "Città dello sport" proprio in quel punto. I contatti sono in fase iniziale, ma il primo cittadino è fiducioso: «Sarebbe un'area dedicata allo sport ma anche alle imprese del settore». Una lettera dell'emissario, inviata a Dipiazza nei giorni scorsi, lo ringrazia per l'accoglienza e conferma l'interessamento. La nuova rotatoria - Ai primi giorni di marzo partiranno i lavori per la grande rotatoria di viale Miramare, che costituirà il nuovo ingresso principale al Porto vecchio. La gara d'appalto è stata vinta dalla Srl Innocente & Stipanovich. L'importo necessario sfiora i sei milioni di euro. Il centro congressi - Negli ultimi mesi tra gli addetti ai lavori ha preso corpo una preoccupazione, ovvero che il centro congressi di Porto vecchio non arrivi a fine cantiere in tempo per Esof2020. Tanto che gli stessi organizzatori della manifestazione scientifica hanno dovuto precisare a chiare lettere che, anche se il Trieste convention center non dovesse essere completato, non ci sarebbero ripercussioni sulla manifestazione. «Ma ora i lavori sono partiti e dovrebbero finire in tempo per il 2020 - afferma in proposito il sindaco -. Stiamo parlando di un cantiere da 11 milioni, non bruscolini». Il Tcc avrà anche un suo parcheggio, che sorgerà subito alle spalle del magazzino 28: «Si tratterà di un altro grande spazio per le automobili dopo il park Bovedo», dice Dipiazza. L'urbanizzazioneAltri 16 milioni di euro verranno invece impiegati per l'urbanizzazione dell'area che sta attorno al magazzino 26, la centrale idrodinamica, i magazzini 27 e 28. In sostanza la parte che rimarrà pubblica di Porto vecchio. Si tratta di interventi importanti anche in vista di Esof2020 con Trieste eurocapitale della scienza. Il magazzino 26Un po' il simbolo dell'antico scalo, il magazzino restaurato da Portocittà mostra come sarebbe-sarà l'area una volta riqualificata appieno. Dall'Immaginario scientifico al museo del mare, non si contano ormai le realtà che dovrebbero insediarsi in questo grande edificio. «Ci abbiamo investito 33 milioni», afferma Dipiazza. Il sindaco punta a usare l'ampio spiazzo retrostante il magazzino come parcheggio per gli autobus, una volta che i lavori di riqualificazione di piazza Libertà avranno reso inaccessibile l'area attualmente in uso. «In questo contesto si colloca l'idea di mettere un infopoint turistico all'interno del magazzino. I turisti arriveranno e troveranno un centro informativo e al contempo il punto di partenza per le navette, che li porteranno sul Collio, alla Grotta Gigante, o magari a Miramare via acqua». Il Comune per il momento non si sbottona sul destino dei due magazzini compresi fra il 26 e il mare (ovvero il 24 e il 25), anche se pare probabile una destinazione in qualche modo legata al turismo e all'accoglienza. Entrambi gli edifici sono stati qualificati come vendibili dal Comune. Resta fermo anche l'intento di collocare un Fish Market nel magazzino 30.Gli edifici da alienare - L'area compresa fra il magazzino 26 (escluso) e i primi cinque magazzini, oggetto della concessione Greensisam, è quella dei magazzini da alienare. Sul futuro di quest'area al momento non c'è molto da dire, visto che saranno gli investitori a farlo. Le destinazioni saranno comunque varie, come previsto anche dalle linee di indirizzo, e includeranno servizi, alberghiero, residenziale. Quanto alla concessione di Maneschi, l'anno scorso era circolata la notizia di un potenziale investimento da 200 milioni da parte di un gruppo dell'Europa centrale. Da allora, però, mancano ulteriori risvolti. Il sindaco si concentra infine sulla parte a mare: «Siamo intenzionati a creare un punto di approdo per le navi da crociera - spiega -. L'idea è prolungare il molo III rendendolo adatto all'attracco delle navi bianche. In questo modo rivoluzioneremo la funzione del Porto vecchio nell'economia complessiva della città».

Giovanni Tomasin

 

Le masserizie degli esuli verso il trasloco dal "18"

Il direttore dell'Irci Delbello: «Ci piove dentro, dovremo spostarle per forza. Bisognerà preservare l'impatto simbolico» Tra le ipotesi anche il 26

«Le masserizie non potranno più stare al Magazzino 18, anche perché ci piove dentro. Cosa ne sarà, però, al momento è tutto da vedere». Il direttore del museo dell'Irci di via Torino, Piero Delbello, commenta così le indiscrezioni secondo cui sarebbe al vaglio delle istituzioni l'ipotesi di spostare le masserizie degli esuli all'interno del magazzino 26. Che sia una destinazione ritenuta possibile, Delbello lo conferma, ma non è definitiva né l'unica. «Se restano lì le masserizie rischiano di finire come Pompei, mi riferisco al degrado e non al valore inestimabile di quel sito - dice Delbello -. Al contempo dobbiamo tener conto che l'impatto di quegli oggetti deriva anche dal modo in cui sono stati accatastati, che è parte della loro storia e del loro messaggio. Dobbiamo ragionare bene sui termini della loro fruibilità in futuro».Di fatto il destino del magazzino 18 è ignoto anche perché l'edificio è tra quelli destinati a essere venduti dal Comune, per cui è improbabile che il piano delle masserizie venga dedicato a fini museali. Spiega il direttore dell'Irci: «Bisognerà trovare una soluzione. Il magazzino 26 è una possibilità ma non è l'unica e non è certa». Sicuramente il contenuto del 18 è un patrimonio da tutelare, lo confermano anche i numeri delle visite degli ultimi giorni: «Abbiamo dovuto prolungare di un giorno ancora la settimana di accessi che abbiamo in programma ogni anno in questo periodo - racconta Delbello -. Il primo impatto delle persone con la nostra storia è con il magazzino 18 prima ancora che con il museo di via Torino. È un dato di cui non si può non tener conto». 

 

E ora Dipiazza accelera sulla società di gestione

Il primo cittadino: «Ci servirà come il comitato del porto» Restano i rebus sulla "forma" del soggetto e sui privati che potrebbero entrare

Cosa sarà della società di gestione per Porto vecchio? Il sindaco Roberto Dipiazza conferma di volerla realizzare. Spiega il primo cittadino: «Finora non era necessaria, avrebbe fatto soltanto quello che il Comune ha fatto tranquillamente con i suoi mezzi. Da ora in poi, però, sarà comoda una cabina di regia». Dipiazza vede la società di gestione come un consesso in cui siedono il sindaco, il presidente della Regione, il presidente dell'Adsp ed eventuali rappresentanti dei grandi gruppi cittadini: «È il meccanismo rodato del comitato portuale. La soluzione ideale, per quanto mi riguarda, se si vuole procedere rapidamente».Scriviamo «società» di gestione, ma la forma definitiva di questo soggetto è ancora tutta da vedere. Le linee di indirizzo partorite dalla giunta sono vaghe su questo punto, aprendo anche all'ipotesi di una struttura consortile. Il Consiglio comunale, a sua volta, ha imposto che la società rimanga a maggioranza pubblica, controllata dal Comune. Una scelta voluta da una parte dello stesso centrodestra, laddove il M5s avrebbe voluto che fosse interamente in mano alle istituzioni. Ma quali saranno i privati interessati a entrare in questa cabina di regia? Il pensiero cade automaticamente su realtà come il gruppo Generali e il gigante Fincantieri, che anche in passato non ha negato di essere interessato allo sviluppo dell'area. Le tempistiche e le modalità con cui la società verrà realizzata, però, sono ancora da stabilire. Anche se il primo cittadino afferma con convinzione di volerla portare a compimento in breve. Ne sarà soddisfatto l'ex senatore Pd (ora consigliere regionale) Francesco Russo, che della società è di fatto l'ideatore. 

 

 

Pesca, come conciliare ecosistema e business - IL FOCUS

Il programma Fairsea dell'Ogs finanziato con due milioni di euro nell'ambito del programma Interreg Italia-Croazia

Il progetto Fairsea (Fisheries in the AdriatIc Region a Shared Ecosystem Approach) finanziato con 2 milioni di euro nell'ambito del programma Interreg Italia-Croazia, coordinato dall'Ogs mira a rafforzare la capacità e la cooperazione transnazionale nel campo dell'approccio ecosistemico alla pesca nella regione adriatica attraverso lo scambio di conoscenze e la condivisione di buone pratiche tra i partner. I ricercatori dell'Ogs svilupperanno una piattaforma integrata che permetterà di rappresentare gli scenari del passato e prevedere quelli futuri, tenendo conto di diverse variabili: dalla circolazione delle acque, alla distribuzione delle risorse fino alle informazioni sulle catture e sulla flotta, solo per citarne alcune. Spiega Simone Libralato ricercatore e responsabile del progetto: «L'obiettivo è integrare la sfera ecologica, economica e sociale della pesca in Adriatico un approccio raramente condotto nel Mediterraneo. La gestione sostenibile ed ottimale della pesca in quest'area - prosegue - deve considerare che i processi biologici e le dinamiche socio-economiche per gran parte delle risorse e delle attività sono interconnesse all'interno del bacino. Una gestione armonica e ottimale, finalizzata all'aumento del prodotto ittico o almeno ad una raccolta economicamente più efficiente delle risorse in Adriatico, richiede l'applicazione di un approccio transfrontaliero». Nel concreto la piattaforma integrata che verrà realizzata dai ricercatori potrà essere utilizzata come strumento di pianificazione per attuare test dimostrativi delle politiche di pesca applicabili sia a livello locale che a livello dell'intero Adriatico, fornendo una base scientifica per formulare e valutare le migliori ipotesi di gestione della pesca tenendo conto dell'interazione tra risorse a mare, cambiamenti dei fattori climatici o della produttività delle diverse zone del mare. Grazie allo sviluppo della piattaforma sarà possibile testare la reale efficacia di diverse misure di gestione, come la creazione di un network di aree marine protette, la rotazione delle zone di pesca o restrizioni o temporali. Giovedì 21 febbraio si terrà a Venezia il primo incontro di Fairsea. «Il progetto - conclude Libralato - agisce su vari livelli: divulgazione verso il grande pubblico, aumento delle capacità di gestione degli amministratori locali, ma anche scuole avanzate sull'approccio ecosistemico per la formazione dei futuri ricercatori». 

Lorenza Masè

 

 

Da Prepotto Sos di pesci, tartarughe e cavallucci per salvare il profondo blu

Carro a sfondo ambientalista per il gruppo pronto alla gara «A Opicina con l'obiettivo di divertirci ma anche di sensibilizzare il pubblico»

DUINO AURISINA. «A partire dagli anni Cinquanta sono stati prodotti oltre otto miliardi di tonnellate di plastica, pari al peso di 47 milioni di balene blu. Da allora, le grandi aziende hanno continuato a fare profitti inondando il mercato di plastica monouso, consapevoli dell'inefficacia del sistema di riciclo e spesso senza darci alternative». Greenpeace è stata tra le primissime associazioni ambientaliste a lanciare a livello mondiale l'allarme dell'inquinamento da plastica. Una situazione disastrosa, senza freni né controlli, che verrà rappresentata dal Gruppo carnascialesco - Pustna Klapa di Prepotto - Praprot. Il team capitanato dai fratelli Mitia e Marco Sandri, storicamente uno dei più attenti alla questioni di attualità con temi spesso spinosi, è reduce dal terzo posto conquistato nella scorsa edizione, mentre la vittoria manca dall'oramai lontano 2012, quando Prepotto fece sfilare sullo stesso carro allegorico un trittico niente male: Albert Einstein, Margherita Hack e... Mariastella Gelmini. «La dispersione e l'accumulo di prodotti plastici nell'ambiente sta causando problemi all'habitat di fauna e flora. Tale tipo di inquinamento interessa l'aria, il suolo, i fiumi, i laghi e gli oceani. Noi abbiamo deciso di rappresentare l'emergenza ambientale proprio dal punto di vista degli oceani e dei mari», racconta lo stesso Mitia Sandri. A lanciare l'Sos sarà direttamente il popolo del mare. Pesci, tartarughe e cavallucci marini hanno deciso di far scattare l'allarme dal profondo blu, esausti. Il loro grido è chiaro: «Stiamo affogando nella plastica». Nell'affresco della vita marina alle prese con l'indifferenza dell'essere umano, principale devastatore dell'ecosistema, si potrà dunque assistere a varie scene: il pesce mangiatore di plastica, tritone intento a raccogliere i rifiuti lasciati dagli essere umani e un coraggioso sub che spuntando da una balena riuscirà a salvare una splendida sirenetta. Tutti i pesci verranno rappresentati con una lacrima. «Vogliamo dare l'idea della sofferenza delle creature del mare, che non ne possono proprio più», spiega Marco Sandri, tra i più attivi assieme a Samo, Aljosa, Rok e Denis e alle costumiste coordinate da Barbara e Vanja. Tra i figuranti a predominare sarà il colore blu, ma non mancheranno i baby attivisti di Greenpeace. «Scenderemo per le strade di Opicina con l'obiettivo di divertirci - concludono Mitia e Marco - ma anche di sensibilizzare il pubblico». 

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 febbraio 2019

 

 

Ancora aria irrespirabile, proteste a Mattonaia

Nuova ondata di puzza dalla Siot. La Commissione comunale denuncia il caso, ma l'azienda parla di «disagi limitati»

DOLINA - San Dorligo della valle. Brutto risveglio ieri mattina per centinaia di residenti della zona fra Monte d'Oro, Aquilinia, Log e Mattonaia, nel Comune di San Dorligo della Valle. Fin dalle primissime ore del mattino nell'aria si è diffusa una forte puzza, che ha provocato in svariati casi sforzi di vomito e malesseri, seppur di lieve entità. Immediatamente si sono attivati i componenti della Commissione ambiente del Comune, che hanno individuato nei serbatoi della Siot la possibile causa del problema. Una situazione nota da anni, che ieri sembra tuttavia essere arrivata al parossismo. «Ho chiamato la Siot - ha spiegato il presidente della Commissione Roberto Potocco - e mi è stato riferito che erano state effettuate operazioni di svuotamento in tre serbatoi. Riteniamo che possa essere stata questa l'origine della diffusione di cattivi odori in una zona peraltro molto vasta». Potocco non è stato il solo a rivolgersi al centralino della società che gestisce l'oleodotto. Anche Roberto Massi, a sua volta componente della Commissione e capogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale a San Dorligo, ha manifestato la sua protesta. «Non avevo ancora aperto le finestre di casa dopo essermi svegliato - racconta - e già avvertivo un fortissimo odore. Ho segnalato il fenomeno sia alla Siot sia all'Arpa, perché questa è una situazione che si trascina da anni e non può essere sottovalutata».In serata la Siot ha diffuso un comunicato, in cui si dice che «nella giornata odierna (domenica, ndr), in cui le condizioni meteo non hanno agevolato la dispersione dei mercaptani, la Siot ha ricevuto due segnalazioni relative a odori di greggio. Come da procedura - continua il testo - è stata effettuata una verifica in loco, e sono stati raccolti i dati dei nasi elettronici. Il disagio olfattivo è rilevato in alcune limitate aree e si conferma che non vi è alcun rischio per la salute delle persone».Roberto Drozina, componente anch'egli della Commissione Ambiente e residente a Mattonaia, osserva tuttavia che «la puzza si è diffusa in un'area molto grande e l'hanno avvertita centinaia di persone e stavolta non si può neppure trovare una ragione nelle condizioni atmosferiche avverse, perché stiamo vivendo giorni in cui la pressione è piuttosto alta, condizioni che dovrebbe favorire la dispersione degli odori. Il che conferma che i cattivi odori sono stati proprio forti». Nel pomeriggio, la Commissione Ambiente ha diffuso i dati di una relazione tecnica, in cui si legge che «nella giornata di domenica 17, in particolare nella zona di Mattonaia, la puzza ha raggiunto il livello 3 della scala di disturbo alla popolazione, che corrisponde a "puzza vomitevole"». La stessa relazione precisa che, in altre zone, «si è raggiunto il livello 2». Nel corso del mese di dicembre, Drozina ha compiuto delle verifiche giornaliere, constatando che più volte è stato raggiunto il livello 3 e spesso il 2, che significa "odore avvertibile con precisione", mentre è quasi costante il livello 1, ovvero "odore di petrolio avvertibile". 

Ugo Salvini

 

 

Il Geoparco del Carso oggi protagonista all'Area science park - progetti per il territorio

Duino Aurisina. Sarà presentato oggi pomeriggio alle 16, all'Area science park di Padriciano, il progetto di marketing del Geoparco del Carso e l'opportunità di aderire alla Rete globale dei Geoparchi dell'Unesco. Si tratta di un tema già affrontato pochi giorni fa, su iniziativa del Comune di Duino Aurisina, nell'ambito di un pubblico incontro, molto partecipato, svoltosi alla Casa della Pietra di Aurisina. L'introduzione sarà a cura di Fabrizio Fattor, direttore del Servizio geologico della Regione. Subito dopo parlerà il presidente del Gruppo di azione locale (Gal), David Pizziga, che illustrerà il progetto di marketing. Sarà poi il turno di Enrico Maria Milic, responsabile dell'animazione territoriale del Gal del Carso. In chiusura, proposte, riflessioni e idee del pubblico. L'incontro è aperto a tutti: enti locali, operatori del turismo, associazioni che operano sul territorio, produttori dei settori vitivinicolo e agroalimentare di nicchia, cittadini. All'incontro alla Casa della Pietra, l'assessore comunale, Massimo Romita, aveva sottolineato «i grandi vantaggi che comporterebbe al territorio una adesione al progetto del Geoparco».

 

Fiume, nella zona del Delta un parco al posto delle auto

Progetto commissionato fra le iniziative per la Città capitale europea della cultura Passeggiate e spazi per eventi in un'area di quasi 40 mila metri quadrati

FIUME. Rimuovere bitume e cemento per lasciare spazio a un parco, creando uno spazio pubblico nel cuore di un centro cittadino dove le aree verdi scarseggiano. La location nella quale intervenire è quella dell'area del Delta: qui l'obiettivo è di vedere scomparire asfalto e automobili a favore di quella che è già stata definita una sorta di mini Central Park quarnerino, che comprenda anche spazi destinati per eventi musicali e più in generale culturali. Il progetto, denominato "Slatko i slano - Dolce e salato" ed elaborato dallo studio architettonico 3Lhd, è stato commissionato nell'ambito del programma di Fiume Capitale europea della cultura, titolo che la città - la prima in Croazia - deterrà nel 2020 e per la quale sono in preparazione tutta una serie di iniziative. L'idea del parco urbano in quella zona non è nuova, come ricorda il quotidiano Novi List ricordando un'iniziativa lanciata nel lontano 1953, quando era nata la proposta di ridestinare il settore settentrionale del Delta - con una superficie di oltre 37 mila metri quadrati - ad area verde. Ora dunque quella vecchia proposta torna di attualità. Nel loro elaborato i progettisti sottolineano che i costi non dovrebbero essere proibitivi, e suggeriscono per altro di coinvolgere la stessa cittadinanza lanciando una sottoscrizione per l'esborso degli alberi da mettere a dimora. «In accordo con l'amministrazione municipale» - si legge ancora - l'ipotesi è quella di procedere a una graduale rimozione dei posti auto e al rinverdimento delle aree oggi asfaltate. Il parcheggio in una prima fase verrebbe chiuso provvisoriamente in occasione degli eventi, per poi essere dismesso definitivamente. Il progetto prevede poi la realizzazione di due nuove passeggiate verdi lungo il Canal Morto e la Rjecina. Il nuovo parco è destinato a sorgere in un'area adiacente a quella interessata ad altri due progetti vicini alla realizzazione, che si prefiggono lo scopo di rilanciare l'area lungo la Rjecina: si tratta dello spazio multiconfessionale firmato dall'architetto Nikola Basic e dello zip line di duemila metri di lunghezza che correrà da Tersatto al Delta, pensato come attrazione turistica e proposto da un imprenditore privato. Il progetto a Fiume ha già avuto buoni riscontri nella cittadinanza, ma va detto che per l'attuazione occorrerà prima effettuare un iter piuttosto complesso, a partire dalla modifica del piano urbanistico. Quello del parco è uno dei vari progetti che si stanno mettendo in campo in vista dell'anno di Fiume Capitale europea della cultura. La città è stata prescelta nel 2016, e prenderà idealmente il testimone da Matera, Capitale per l'anno in corso.

 

Nella terza corsia della A4 quasi 20 milioni per il verde

Un "corridoio" esteso su 146 ettari nel progetto redatto dalla Concessionaria secondo le prescrizioni deliberate dal Cipe. Piantati poco meno di 100 mila alberi

Trieste. Un investimento di quasi venti milioni di euro per gli interventi in materia di ambiente, attuati di pari passo al procedere del cantiere della terza corsia della A4 secondo una modalità operativa per la quale a fare da apripista è stato il raccordo autostradale Villesse-Gorizia. L'investimento in questione è quello attuato da Autovie Venete con l'obiettivo di creare un "corridoio" verde di 146 ettari - l'estensione pari a quella di 200 campi di calcio - in un progetto che alla fine vedrà piantati lungo l'intera tratta interessata dall'ampliamento della carreggiata poco meno di centomila alberi. Il progetto del verde - che segue per altro le prescrizioni contenute nella delibera del Cipe sul preliminare dell'intera opera - serve anche per mascherare l'impatto visivo dell'opera, ridurre l'inquinamento e contribuire ad assorbire il rumore dei mezzi, ma anche - sottolinea la concessionaria - a creare un ambiente favorevole per la fauna. Fra gli interventi figurano la ricostituzione delle aree di alberi eliminate a causa del cantiere, ma anche l'espianto e il trapianto in aree adatte e vicine di esemplari di pregio particolare, che si è dovuto appunto spostare per fare posto ai lavori. L'esperienza pilota è stata come detto quella attuata lungo il raccordo Villesse-Gorizia, con un primo investimento da circa due milioni e mezzo di euro per un totale di 33 ettari di forestazione e - fra l'altro - due sottopassi dedicati alla fauna di piccola e media taglia fra gli svincoli di Villesse e Gradisca. È stata di 2,7 milioni di euro invece la spesa effettuata per 42 ettari complessivi di piantumazione nell'ambito del primo lotto della terza corsia, quello fra Quarto d'Altino e San Donà: qui sono sono state messe a dimora oltre 80 mila piante e predisposte una trentina di aree-bacini per l'acqua di piattaforma. Nel secondo lotto - quello fra San Donà e lo svincolo di Alvisopoli - le aree destinate alla piantumazione ammonteranno a più di 35 ettari per una spesa prevista di quasi 7 milioni di euro. Per quanto riguarda il terzo lotto - informa ancora Autovie - saranno messe a dimora complessivamente alberi, boschi e fasce verdi per una superficie media di 10 metri quadrati di verde circa per ogni singolo metro lineare di autostrada, pari a un totale di 26 ettari, con un investimento previsto in circa 2,9 milioni di euro circa. Infine, la realizzazione delle opere ambientali relative all'intero quarto lotto richiederà un esborso di circa 4,3 milioni di euro, laddove per il primo sublotto - quello fra Gonars e il nodo di Palmanova - le aree destinate a verde sono destinate a coprire una superficie di quasi dieci ettari. Fin qui l'investimento collegato al cantiere. Al di fuori dell'opera, invece, la manutenzione del verde - precisa la concessionaria - richiede ogni anno quasi due milioni di euro. Il costo dei soli sfalci è di 780 mila euro, mentre per le potature, abbattimenti e altri interveti vengono destinati circa 700 mila euro all'anno. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 17 febbraio 2019

 

 

Oltre 5 incidenti al giorno lungo le strade triestine - Ecco i tratti più a rischio

La Grande viabilità ha registrato 71 episodi nel 2018, poi viale Miramare con 65 Trend in aumento. Il comandante dei vigili Milocchi: «Spesso c'è distrazione»

Aumentano gli incidenti stradali a Trieste e, stando al numero dei sinistri, il tratto più pericoloso risulta essere quello della Grande viabilità, seguito da viale Miramare e via dell'Istria. Investimenti, tamponamenti, schianti, auto cappottate: nel 2018 gli incidenti, più o meno gravi, rilevati sono stati ben 2.033, in media più di 5 al giorno, 210 in più rispetto all'anno precedente. I dati della Polizia locale indicano che in 1.238 casi si è trattato di sinistri con danni solo materiali ai veicoli, in 788 casi, invece, ci sono stati anche dei feriti, mentre 7 sono stati gli incidenti mortali. Nel 2017 il totale era arrivato a 1.823, di cui 1.031 solo con danni materiali ai mezzi, 786 con lesioni personali e 6 con esito mortale. A questi numeri sfuggono, ovviamente, i sinistri, magari i piccoli tamponamenti, dopo i quali i conducenti dei mezzi trovano un rapido accordo, con la constatazione amichevole, senza bisogno di un intervento delle forze di polizia. Dall'inizio dell'anno, invece, gli incidenti sono stati 122, in 41 casi hanno causato anche dei feriti. Già due gli incidenti mortali: vittime il ciclista di Monfalcone Carlo Atzeni, travolto da un furgone sulla Costiera, e l'ottico Roberto Gabrielli, investito da un taxi in piazza Libertà, davanti alla stazione ferroviaria. Tornando allo scorso anno, nello specifico, sulla Grande viabilità si sono registrati 71 incidenti, 65 in viale Miramare e 45 in via dell'Istria. Poi, in via Carducci 30 i sinistri rilevati, in via Giulia e via Flavia 26. Sono dunque gli assi di maggior scorrimento, più lunghi, a rivelarsi più insidiosi, dove probabilmente il piede preme con maggiore facilità sull'acceleratore rendendo più difficile evitare una situazione a rischio e più grave l'eventuale contatto con un altro mezzo. Dei 7 incidenti mortali, due sono stati causati da un malore del guidatore che, perdendo il controllo del veicolo, è andato a schiantarsi. È il caso del 78enne Salvatore Bumbalo, ex poliziotto, che lo scorso maggio è morto andando a sbattere contro un camper parcheggiato in via Forlanini, a due passi dalla sua abitazione. Caso analogo lo scorso 12 dicembre in via Conti, dove ha perso la vita un uomo di 55 anni. Vittime della strada nel 2018 sono stati anche il sedicenne Jack Benvenuti, schiantatosi con la sua moto poco dopo il cavalcavia di Barcola a febbraio, Paolo Marsilli, il professore investito lo scorso ottobre mentre attraversava le strisce pedonali in viale Miramare, la ventiseienne Katarina Jankovic, deceduta per il terribile impatto contro un albero in via Salata mentre era in sella al suo scooter la sera del 24 dicembre. E ancora un uomo coinvolto in un incidente all'incrocio tra viale Campi Elisi e via San Marco e un altro sulla strada regionale 58. A rimarcare che il rispetto dei limiti di velocità riduce notevolmente il rischio di sinistri, è il comandante della Polizia locale, Walter Milocchi, che invita poi gli automobilisti, i motociclisti ma pure i ciclisti a fare ancora più attenzione quando il manto stradale è bagnato. «Gli incidenti sono spesso causati dalla distrazione - osserva Milocchi -, anche dei pedoni. In linea di massima, però, gli automobilisti a Trieste sono abbastanza corretti. Il vizio che persiste è quello di dimenticarsi di segnalare le manovre, di mettere la freccia insomma. Inoltre, non tutti fanno attenzione, rallentando, in prossimità degli attraversamenti pedonali». 

Laura Tonero

 

L'APPROFONDIMENTO - Ciclisti coinvolti in 38 botti lo scorso anno - Nuove regole in vista e appello della Fiab

Nel 2018 sono stati 38 gli incidenti stradali che hanno coinvolto dei ciclisti, un dato in linea con quelli degli anni precedenti, seppure il numero di triestini che si muovono in bici sia in costante aumento. «I ciclisti a Trieste sono tendenzialmente disciplinati - valuta il comandante della Polizia locale, Walter Milocchi -. Unico neo la velocità troppo elevata di qualcuno nelle zone pedonali». Ed è proprio sul versante delle biciclette che potrebbe arrivare una mini rivoluzione sulle strade, a fronte delle novità da applicare al Codice del strada in discussione in Commissione Trasporti alla Camera. La novità, che più di altre potrebbe modificare la mobilità anche a Trieste come altrove, prevede che nei centri abitati, dove il limite di velocità è di 30 chilometri all'ora, venga introdotto il "senso unico eccetto bici", detto impropriamente "contromano". Verrebbe lasciata carta bianca ai Comuni nell'individuare le strade dove adottare la novità. Tra le modifiche al vaglio, si prevedono anche quella relativa alla possibilità per i ciclisti di circolare sulle corsie attualmente riservate solo ai taxi e agli autobus (come avviene già in via Mazzini e in via Imbriani), e quella inerente l'opzione di poter parcheggiare in aree adibite, o sui marciapiedi e nelle zone pedonali. Novità pure per la sosta ai semafori, dove chi è in bici avrebbe la precedenza: davanti ai semafori e agli stop si prevederebbe uno spazio ad hoc, "una striscia di arresto avanzata". Una serie di provvedimenti che solleva qualche perplessità nel comandante della Polizia locale di Trieste. «L'obiettivo perseguito è nobile - valuta Milocchi - ma introdurre queste novità non sarebbe facile. C'è il rischio di rallentamenti dei bus e non credo sia sempre possibile in una città come Trieste realizzare quello spazio ad hoc, quella doppia linea per l'arresto avanzato». «Sono provvedimenti già adottati in molti Paesi europei e - premette Federico Zadnich, responsabile delle mobilità urbana di Fiab Trieste -, ad esempio, nel centro storico di Reggio Emilia. Serve avere una visione di insieme e due obiettivi: la creazione di assi di scorrimento utili alla mobilità dei ciclisti e la sicurezza. Servirà un'attenta valutazione dell'amministrazione comunale e un proficuo confronto con realtà come la nostra». Fiab, nel frattempo, chiede al sindaco Roberto Dipiazza di dar seguito alla sua promessa elettorale di consentire il transito delle biciclette (molti ciclisti lo fanno già rischiando una sanzione) lungo il tragitto che da piazza Perugino porta a piazza Goldoni, passando per via Conti, via D'Azeglio e piazza dell'Ospedale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 febbraio 2019

 

 

Venduta l'ex Intendenza di largo Panfili Scatta la trasformazione in super hotel

All'asta di Cassa depositi e prestiti si fa avanti un gruppo italo-austriaco. Operazione da 15 milioni, di cui 5-6 per l'acquisto

Pronostico rispettato. Chi avesse scommesso sul destino alberghiero dell'ex Intendenza di finanza in largo Panfili, avrebbe portato a casa il malloppo. Ieri a mezzogiorno erano scaduti i termini per presentare le offerte indirizzate ad acquistare il grande edificio di oltre 13 mila metri quadrati, che di fatto costituisce il "raddoppio" del palazzo delle Poste: raccoglieva le proposte, su incarico della proprietaria Cassa depositi e prestiti (Cdp) Immobiliare, il notaio romano Mario Scattone, con studio nell'Urbe in via Giuseppe Montanelli 11.Il passaggio di mano scongela un bene piuttosto impegnativo sul quale da anni si cercava un compratore. A farsi avanti in solitaria un gruppo italo-austriaco, di cui si era parlato a novembre, già impegnato nell'industria alberghiera regionale, in particolare a Grado: obiettivo trasformare la cadente ex Intendenza in un hotel "quattro stelle" dotato di 230 stanze. Secondo l'acquirente, si tratterebbe della più grande struttura recettiva del Friuli Venezia Giulia. Stefano Nursi, l'agente immobiliare che con la sua Equipe ha seguito l'operazione, rifinisce la descrizione: sarà un intervento riqualificativo, acquisto compreso (stimato tra i 5 e i 6 milioni di euro), da 15 milioni, che potrebbe aprire il cantiere entro l'anno. Cantiere dedicato specificamente all'interno, poichè sugli esterni è già in corso un lavoro restaurativo, avviato nello scorso autunno dall'ormai ex proprietaria Cdp. L'opera è affidata a Mario Bucher, che si giova della consulenza storico-artistica di Pietro Cordara. Del restauro si occupa la ditta Gasparoli di Gallarate. Il cronoprogramma prevede il recupero delle facciate entro la fine della prossima estate. La notizia romana interrompe una pluriennale storia di declino. L'ex Intendenza aveva cambiato proprietario varie volte, transitando da Fintecna a Italia Turismo fino ad approdare a Cdp: sempre di mano pubblica si è comunque trattato. Il restauro degli esterni ha probabilmente contribuito ad accrescere l'interesse del gruppo italo-austriaco: rimettere in sesto l'interno, storicamente vocato a uffici ma da tempo inutilizzato, rappresenta già un bell'impegno. Gli spazi sono notevoli: cinque piani fuori terra, l'ultimo dei quali occupato da soffitte dalle lignee trabeazioni. Tre gruppi di scale - raccontava a novembre Mario Bucher - una delle quali classificata scalea d'onore. Tre anche i cortili, che però - chiarisce Nursi - non potranno essere adibiti a parcheggio. Il tetto è stato provvisoriamente rimessato. Va ricordato che i 13 mila metri quadrati, su cui si estende il vasto immobile di fine Ottocento, sono soggetti a vincolo diretto della Soprintendenza. Emissari del gruppo acquirente avevano incontrato il sindaco Roberto Dipiazza, interessato a un felice esito dell'operazione: nel risanamento del Borgo Teresiano, impostato dalla giunta Cosolini, stonava quel mezzo isolato inscurito dallo smog e obliato dall'incuria (oggi coperto dai ponteggi). Largo Panfili è stato rinfrescato: la chiesa evangelica, l'Agenzia delle Dogane (dove operava lo squero), la succursale Carducci-Dante, la recente pavimentazione concorrono a disegnare un dignitoso scorcio dell'area centrale. Ci passa persino una delle ciclabili meno frequentate del mondo, un senso unico di non facile comprensione. Insomma, solo i tre lati (Panfili, Milano, Galatti) dell'ex Intendenza sembravano caparbiamente catafratti nel loro nerastro degrado. Il palazzo di largo Panfili si configura come una sorta di voluminosa retroguardia gemellare delle Poste. L'esecuzione risale all'ultimo decennio dell'Ottocento e si deve a un architetto "di stato" come Friedrich Setz, specializzato nell'edificazione di sedi postali. Progettò anche quelle di Trento e Bolzano, in una sorta di ideale ponte dall'involontario sapore irredentistico. -

Massimo Greco

 

Dall'ex Ras a palazzo Ananian Così il turismo rilancia la città - LA PROSPETTIVA

 Il turismo, nuovo Eldorado triestino, scorre spumeggiante tra crescenti investimenti nella hotellerie. L'ex Intendenza è solo l'ultima notizia che riguarda il settore dell'ospitalità. A poche centinaia di metri, in piazza Repubblica, Allianz conta di approntare l'ex sede della Ras in tempo per la Barcolana: sarà anch'esso un quattro stelle dotato di 125 camere, dove potranno riposare 250 clienti. I posti di lavoro saranno 50-60. Il colosso assicurativo germanico ci scommette una ventina di milioni. L'azienda trevigiana Carron sta trasformando lo stabile disegnato da Ruggero e Arduino Berlam a inizio Novecento, ma sarà il gruppo Hnh (famiglia Boccato) a gestire la struttura in accordo con Hilton Double Tree. Da piazza Repubblica bastano due passi per arrivare in corso Italia 12, dove si lavora a palazzo Ananian per fare dell'antico palazzo un albergo da 55 stanze in grado di ospitare 130 persone: iniziativa a opera di Golden Hotel & resort, già proprietaria del Continentale, e gerente del Palace suite in via Dante. Investimento quotato attorno ai 4,5 milioni. Sempre in corso Italia, prevista destinazione turistica anche per Casa Romano, in passato sede del Credito Italiano. Una soluzione a cavallo tra affittacamere e mini-appartamento è in allestimento in via XX Settembre 25, a cura della Novecentotre, partecipata da Franco Bandelli e Andrea Sinico.Anche in Carso c'è movimento, perchè a Sgonico l'imprenditore edile-impiantista Andrea Monticolo vuole riaprire un albergo chiuso da quasi trent'anni. Secondo lui, c'è spazio per lavorare in Altipiano (aziende, istituzioni scientifiche) e per attrarre clientela dal futuro centro congressi. Infine, quelli che potremmo definire gli «auspici»: il Carciotti, l'Ortofrutta in Campo Marzio, il palazzo in via Mazzini dove aveva sede il gruppo anarchico Germinal. 

 

 

Centrale di Fianona Zagabria nel mirino degli ambientalisti: «Pronti a vie legali»

Tre associazioni minacciano una causa al ministero in ballo un nuovo permesso per l'impianto ormai obsoleto

Albona. Ambientalisti di nuovo sul piede di guerra per le centrali termoelettriche a carbone nel golfo di Fianona. Tre associazioni hanno annunciato l'avvio di una causa contro Zagabria se il governo rilascerà un nuovo permesso ambientale per la centrale Fianona 1, la vecchia struttura costruita ormai mezzo secolo fa. È questo l'ultimo sviluppo di una battaglia che ha già visto accendersi aspri scontri in passato, e che ora potrebbe essere rinfocolata in merito alla centrale di 125 megawatt di potenza, che due anni fa ha cessato l'attività in quanto ormai fuori norma rispetto agli standard previsti dalla direttiva europea sulle emissioni industriali. Dopo che il contestatissimo progetto della Fianona 3 - sempre a carbone - è stato almeno per ora accantonato alla luce del pesante impatto ambientale, l'azienda statale per l'energia elettrica Hep intende rimettere in funzione per altri 15-20 anni proprio la Fianona 1, che pure era stato previsto inizialmente di smantellare entro il 31 dicembre del 2015. Il motivo è semplice: la domanda di energia elettrica è in continuo aumento e Fianona 3 probabilmente non vedrà mai la luce. Per attuare il suo proposito, la Hep ha bisogno dell'apposito permesso ambientale rilasciato dal ministero della Tutela dell'ambiente e dell'energia. Ministero -a guidarlo c'è Tomislav Coric - che è così entrato nel mirino degli ambientalisti di Istria verde, Azione verde e Greenpeace che hanno annunciato l'avvio di una azione legale qualora Zagabria «continuasse a eludere le normali procedure» e rilasciasse «il nuovo permesso ambientale per Fianona 1». Le normali procedure, spiegano gli ambientalisti, impongono la stesura di uno studio per la valutazione dell'impatto ambientale, che invece il ministero ritiene inutile argomentando come resti valido l'analogo documento steso a suo tempo per Fianona 3. Secondo gli ambientalisti poi il prolungamento della vita di Fianona 1 è inaccettabile soprattutto per l'inquinamento atmosferico. Inoltre gli interventi che sarebbero previsti sui filtri per adattare la vecchia centrale agli standard comunitari non sarebbero sufficienti - sostengono gli ambientalisti - a far rientrare le emissioni entro i parametri consentiti. Il ministero dovrebbe comunicare la sua decisione entro pochissimi giorni, ma gli ambientalisti già si dicono convinti che il permessi a Hep verrà rilasciato. Timori alimentati dal fatto che Zagabria ritiene di dover sfruttare al massimo gli impianti disponibili per non dovere aumentare l'importazione di energia elettrica, che già ora richiede un esborso di 400-500 milioni di euro all'anno. Nel Golfo di Fianona attualmente è in funzione la centrale termoelettrica Fianona 2, costruita sul finire degli anni Novanta dello scorso secolo. Di recente, per adeguarla agli standard europei, è stata del sistema Denox atto a rimuovere gli ossidi di azoto dalle emissioni della ciminiera in atmosfera: l'intervento, attuato con un sistema che si basa sulla tecnica della riduzione catalitica selettiva, è costato all'incirca 27 milioni di euro.

 

 

SALES - Nei boschi per sentire profumo di zafferano

Passeggiata nei boschi del Carso questa mattina, con partenza alle 9 da Sales (il ritrovo è fissato poco prima, nei pressi del pozzo situato nel centro dell'abitato). Organizzato dal Gruppo '85 e dal Circolo culturale di Sgonico, con il patrocinio del Comune di Sgonico, l'appuntamento vedrà la presenza del botanico Livio Poldini, che illustrerà le caratteristiche del "croco zafferano primaverile", un fiore che proprio in questo momento dell'anno conosce la sua migliore fioritura. Nel corso della passeggiata, della durata di tre ore circa e accessibile a tutti, Poldini parlerà anche del problema della sistemazione dei boschi carsici, tema al quale al botanico dedica molte energie. La partecipazione alla passeggiata è gratuita. Il "croco" un tempo era diffuso in tutta la Dalmazia, oggi invece è molto più raro trovarlo. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 febbraio 2019

 

 

Il volto dei nonviolenti parla ai volontari ARCI - GLI OPERATORI

Il presidente nazionale del Movimento nonviolento Massimo «Mao» Valpiana sarà domani a Trieste per il primo incontro della "Scuola di cittadinanza" di Spaziattivi con Arci Servizio Civile. L'incontro si terrà dalle 10.30 alle 16.30 nello Spazio rosa del parco di San Giovanni. La giornata affronterà il tema della nonviolenza. La "Scuola di cittadinanza" proseguirà poi il 9 e il 10 marzo sul tema delle discriminazioni e il 13 e il 14 aprile sulle questioni ambientali (a cura di Legambiente). Info: www.spaziattivi.org - friuliveneziagiulia@ascmail.it - 040761683

 

Storia Naturale - Prove di evoluzione domani in via Tominz

Domani, al Museo di Storia naturale, l'entomologo Andrea Colla illustrerà "Le prove dell'evoluzione osservando i reperti del museo" nel corso di un laboratorio gratuito, con il solo costo del biglietto d'ingresso al museo, che avrà luogo alle 11, alle 12 e alle 13, per un massimo di venti persone per laboratorio. L'appuntamento con l'esperto farà conoscere al pubblico le particolarità che rendono il mondo dei piccoli animali affascinante e grazie all'utilizzo del microscopio si scopriranno dettagli evolutivi importanti per la sopravvivenza e l'adattabilità ai vari habitat.

 

"La Natura si racconta" Attività gratuite al museo - via dei Tominz

A primi a svelare i loro segreti saranno gli squali. L'iniziativa "La Natura si racconta" è una rassegna di incontri gratuiti per bambini e famiglie organizzati in diverse domeniche da febbraio ad aprile dalla cooperativa Ecothema al museo di Storia naturale di via dei Tominz. Il primo incontro si terrà questa domenica alle 10. 30. L'argomento, come detto, sono gli squali, come si legge nel comunicato in cui si illustra l'evento: «Qual è lo squalo più feroce dei mari? E quello più brutto? Gli squali vanno dal dentista? Come si distingue uno squalo da una squala? Queste e altre mille curiosità, per vedere gli squali come non li avete mai visti!». Domenica 24 si terrà un incontro sull'evoluzione (alle 15), domenica 3 marzo toccherà invece a un laboratorio per bambini e famiglie dedicato ai dinosauri (alle 10.30), il 17 marzo toccherà agli uomini preistorici (alle 15), mentre domenica 7 aprile il tema sarà "luoghi comuni e fake news sugli insetti e altri animali". Ingresso al museo e attività sono gratuite, si suggerisce la prenotazione (tel. 333 2032448, email: ascuolainmuseo@gmail.com).

 

 

NECROLOGIO

Gli amici di Legambiente Trieste si associano al dolore della famiglia ricordando FABIO PERCO con affetto (vedi annuncio)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 febbraio 2019

 

 

Scontro tra M5S e Forza Italia sul rumore della Ferriera

La maggioranza ha bocciato la richiesta di discutere un testo presentato da Bertoni. Polacco: «Non c'è volontà di censurare, ne parleremo a tempo debito»

La ferriera infiamma l'aula. Lunedì sera, in Consiglio comunale, il M5s ha chiesto di discutere una mozione per la sospensione delle attività rumorose della Ferriera. La richiesta non è stata tuttavia accolta dalla maggioranza, mentre il centrosinistra aveva già lasciato l'aula in precedenza. Ciò ha scatenato il j'accuse della portavoce pentastellata Cristina Bertoni: «Il centrodestra non tutela la salute dei cittadini di Servola, anche a fronte di sforamenti che rendono applicabile l'ordinanza sindacale. Alla faccia delle promesse fatte in campagna elettorale». Ma Forza Italia ha respinto le accuse: «Il tema sarà discusso in occasione più opportuna». Bertoni ha evidenziato che «a fine gennaio è scaduto il tempo massimo concesso dall'Aia regionale alla Siderurgica Triestina per attuare il piano di risanamento acustico: entro tre mesi dalla scadenza, e cioè entro aprile, dovrà essere effettuato un monitoraggio di controllo». «I livelli di rumore ambientale registrati da Arpa sono ancora superiori sia ai limiti vigenti che a quelli definiti dal piano comunale di classificazione acustica adottato a dicembre - ha proseguito la pentastellata -. Per questi motivi, nonostante i mugugni dei consiglieri di maggioranza, ho chiesto che fosse discussa la nostra mozione, che chiede al sindaco di emettere un'ordinanza sospensiva delle attività rumorose della Ferriera». Al M5s ha replicato il capogruppo di Forza Italia Alberto Polacco: «Il tema dell'ordinanza è complesso: abbiamo fatto passi importanti per avere chiarezza sulla situazione, disponendo anche delle analisi e contattando l'autorità giudiziaria. In merito ai singoli presupposti, questi ultimi devono essere vagliati attentamente perché, altrimenti, l'amministrazione rischia di incorrere in ricorsi. A questo proposito ci sono anche i tavoli regionale e nazionale, oltre che quello comunale». «La mozione sarà senz'altro discussa - ha assicurato Polacco -. Non si tratta di un tema "nascosto", ci mancherebbe altro. Vista l'ora tarda in cui è stata avanzata la questione (erano passate le undici ndr) e l'assenza dell'assessore competente, è stato ritenuto più opportuno rimandare il dibattito a un'occasione più importante».

 

 

Silos ancora bloccato: 10 giorni per modificare terminal e park

Riunione nervosa in Comune sul progetto fermo da vent'anni Ultima possibilità per intervenire sull'opera di riqualificazione

Dieci giorni per non arrendersi a quello che l'ex presidente della Repubblica Giuseppe Saragat avrebbe definito «destino cinico e baro». È il destino di piazza Libertà, che frena tutti i progetti che la riguardano. Uno dei casi più eclatanti è la riqualificazione del Silos, che da vent'anni rolla invano sulla pista di decollo. Martedì si è svolta una riunione negli uffici comunali dell'Urbanistica, al termine della quale si è appurato che occorrono modifiche al progetto sul parking e sulla stazione dei pullman. C'era Giulio Bernetti per il Municipio, Attilio Grazioli per il fondo internazionale che dovrebbe comprare l'edificio con progetto incorporato, Aldo Pavoni (Archea Latisana) in qualità di progettista su committenza di Immobiliare Nordest, società controllata da Coop Alleanza 3.0.Esito finale del nervoso consulto: tempo dieci giorni per rimettere a posto la proposta. La questione da dirimere riguarda l'entrata/uscita dei pullman e delle vetture, un lay-out faticoso. Se il Comune accetterà il nuovo elaborato, si dovrebbe riuscire a chiudere l'accordo di programma in luglio e a inaugurare il cantiere nel 2020. Il Silos è una vera e propria tela di Penelope. In dicembre era stata risolta, con una norma regionale, la grana del rapporto tra metratura dei parcheggi e metratura delle superfici commerciali. Il terminal pullman, secondo Pavoni, dovrebbe essere organizzato su 9 stalli dedicati alle partenze e 2 agli arrivi. Si rammenta che da giugno funzionerà, di fianco al Silos, la nuova base dei bus di Trieste Trasporti. Quest'anno il progetto Silos compirà vent'anni ma zero candeline sulla torta delle opere da compiersi. L'investimento, se e quando si farà (perché la pazienza del fondo non è illimitata), non è inferiore ai 100 milioni per costruire un albergo, un centro congressi, spazi commerciali e ristoranti, parcheggi. In attesa che arrivino i turisti, il Silos continua a essere frequentato da migranti asiatici, da clochard autoctoni, da acquirenti di sostanze stupefacenti. 

Massimo Greco

 

 

A Duino Aurisina presentato il piano per il geoparco dell'altipiano

L'assessore all'Ambiente Romita ha illustrato tutte le particolarità del disegno transfrontaliero per la tutela del territorio del Carso

DUINO AURISINA. Tutelare il patrimoniale geologico del Carso attraverso un riconoscimento internazionale, integrato da una strategia di sviluppo sostenibile. Questo l'obiettivo che vede accomunati la Regione, una dozzina di Comuni del Carso triestino e isontino e cinque sloveni, impegnati coralmente per ottenere, per una vasta area del Carso italiano e sloveno, la qualifica di Geoparco europeo. L'iniziativa è stata illustrata ieri sera, nel corso di un incontro pubblico convocato nell'ambito del Tavolo verde comunale, dall'assessore di Duino Aurisina per l'Ambiente e l'Agricoltura, Massimo Romita, dalla presidente della Commissione comunale per l'Ambiente, Chiara Puntar, e dal responsabile del Servizio geologico della Regione, Fabrizio Fattor. Romita, dopo aver citato i 12 Comuni del Carso firmatari del Protocollo per l'istituzione di un Geoparco classico italiano, che sono Doberdò del Lago, Duino Aurisina, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, Monrupino, Ronchi dei Legionari, Sagrado, San Dorligo della Valle-Dolina, San Pier d'Isonzo, Savogna d'Isonzo, Sgonico e Trieste, ha citato la delibera del giugno del 2016 «con la quale l'amministrazione di Duino Aurisina sottolineava l'importanza della costituzione del Geoparco», ricordando la data del 23 aprile 2018, in cui il sindaco del Comune di Sezana, in rappresentanza dei Comuni del Carso in Slovenia, aveva firmato l'accordo sull'istituzione del geoparco transfrontaliero nel territorio del Carso Classico. Fattor ha spiegato che la Regione, con una generalità del luglio del 2015 aveva a sua volta individuato il percorso per candidare il Geoparco del Carso a diventare "Geoparco European". «Classificare un'area come Geoparco non significa creare uno strumento vincolante - ha sottolineato Fattor - ma di un invito a lavorare tutti nella stessa direzione, per contribuire alla crescita del territorio in un ambito di tutela, dando vita a un marchio, o meglio un'immagine che favorisca la promozione dell'area coinvolta, senza interferire nelle attività già esistenti». Da parte del pubblico sono state fatte richieste di chiarimento in relazioni ai «possibili vincoli per la popolazione che un provvedimento del genere potrebbe comportare», mentre Danilo Antoni, rappresentante di un gruppo di lavoro che opera a Duino Aurisina, ha osservato che «nell'ambito della valorizzazione del Carso non si può pensare ad accettare un pirogassificatore nel territorio».

 

 

Una tartaruga piena di plastica Soffocata dai rifiuti nel Tirreno

Nello stomaco filtri di un depuratore, confezioni di caramelle, etichette e sacchetti L'appello dei ricercatori: «Basta materiali inquinanti, così i mari muoiono»

Hanno trovato la carcassa sulla bellissima spiaggia di Marina di Camerota, nel Cilento, con lo stomaco pieno di pezzi di plastica: sette piccoli filtri per la depurazione dell'acqua, etichette di bevande gassate, pezzi di un bicchiere monouso per il caffè, frammenti di buste della spesa. C'era anche una confezione di M&M's: l'etichetta in arabo e il codice a barre dicono che arriva dall'Algeria. È una tartaruga Caretta caretta, un maschio adulto (dunque circa un metro, oltre un centinaio di chili), in perfetta efficienza riproduttiva, uno di quelli che quando muoiono, dicono i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli che l'hanno trovata e che hanno postato la notizia su Facebook suscitando l'indignazione di tanti ambientalisti, provocano ancora più dolore e interrogativi. Perché la conservazione della specie passa attraverso esemplari preziosissimi come questo, che aveva più di venticinque anni (le analisi sono in corso) e dunque era stato capace di sopravvivere a minacce e pericoli. «Dei maschi di Caretta caretta si sa molto poco» dice Sandra Hochscheid, ricercatrice tedesca originaria di Dusseldorf, dal 2001 in Italia e coordinatrice del Centro ricerche tartarughe marine di Portici della Stazione Zoologica Anton Dohrni (www.szn.it), che con il team dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha eseguito l'autopsia. Fondata nel 1872, la Szn è tra i più importanti enti di ricerca nei settori della biologia marina e dell'ecologia.«Milioni di filtri per depuratore come quelli che sono stati trovati nel suo stomaco - spiega Sandra Hochscheid - all'inizio dell'anno scorso erano fuoriusciti dall'impianto alla foce del Sele, dopo la rottura di una vasca, ed erano finiti in mare. La Procura di Salerno sta indagando. Poi le correnti li hanno portati lungo le coste della Campania, della Toscana, addirittura fino in Francia e alle Baleari. Il progetto Clean Sea Life monitora il diffondersi di questi dischetti. Dopo un anno eccoli nello stomaco di una tartaruga, non ci sorprende». La Caretta caretta è onnivora, dice, non discrimina troppo che cosa mangiare, a differenza ad esempio della tartaruga liuto, più selettiva. Ma anziché meduse, macro plancton o granchi o molluschi, le tartarughe trovano sempre più spesso sul fondo marino e nell'acqua rifiuti e plastica. La Caretta caretta è la specie di tartaruga marina più abbondante nel Mediterraneo Occidentale. È un animale carismatico, che attrae da sempre l'interesse degli scienziati, ma ne abbiamo una conoscenza limitata. Poco si sa della sua distribuzione in mare e di come vive. Tra Europa e Nord Africa la Caretta-caretta nidifica su alcune spiagge del Mediterraneo (Turchia, Cipro, Tunisia e Libia), ma anche sulle coste italiane non è infrequente trovare i suoi nidi: sulla spiaggia della Pozzolana di Ponente a Linosa, ad esempio, isola pelagica a 150 miglia dalla costa siciliana, sei ore di traghetto da Agrigento. Nidi di Caretta caretta si trovano anche sull'Isola dei Conigli a Lampedusa, sulla spiaggia di Spropoli a Palizzi in Calabria e in Sicilia nell'Oasi faunistica di Vendicari (Siracusa), sulla spiaggia di Sant'Andrea Apostolo dello Ionio. Quasi l'80% delle deposizioni di uova della specie Caretta caretta in Calabria avviene sulla costa ionica.«Questa è l'ennesima occasione, purtroppo, per lanciare un appello - dice Sandra Hochscheid - bisogna ridurre il consumo di plastica, cambiare il nostro comportamento di consumatori. Facendo la spesa non comprate oggetti monouso di plastica, cannucce, piattini, rifiutateli anche al bar, chiedete un vero bicchiere, ad esempio, e piatti di ceramica». La tartaruga spiaggiata a Marina di Camerota non ha un nome, anche se altre "colleghe" monitorate dall'Szn col gps per stabilirne le rotte migratorie sono conosciute come Annasara (liberata nella Area Marina Protetta di Punta Campanella), Gonzala e Dolores Prima, che ha fatto un nido ad Acciaroli. Ma la tartaruga piena di plastica resta un simbolo dei gravi danni ambientali che sta facendo l'uomo. 

Carlo Grande

 

 

Lo studio sul clima di Enea e Confcommercio -  Il Mediterraneo si alzerà di un metro entro il 2100 Disastro nei porti italiani - il dossier

Il livello del Mediterraneo sta salendo rapidamente, a causa del riscaldamento globale. Fra poco più di 80 anni, 5. 600 chilometri quadrati del nostro Paese e 385 km di costa potrebbero essere sommersi dal mare. E per dare un'idea della vastità del fenomeno, gli esperti parlano di un'area grande come l'intera Liguria interessata da inondazioni. Enea torna a lanciare l'allarme ambiente. Stando ai dati diffusi ieri dall'Agenzia in una conferenza promossa con Confcommercio, entro il 2100 l'innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri. Tuttavia, utilizzando un modello meno prudente, la previsione arriva fino a 1,45 metri. Il problema riguarda praticamente tutte le Regioni italiane, per un totale di 40 aree costiere. E a pagare il prezzo più disastroso potrebbero essere i porti di Venezia e Napoli. Ma anche Cagliari, Palermo e Brindisi. Per Trieste la previsione al 2100 è di un innalzamento di 98 cm. Occorrono interventi immediati di mitigazione e adattamento, hanno spiegato gli esperti di Enea. Che hanno siglato un patto con Confcommercio. Un protocollo d'intesa prevede di realizzare attività di ricerca, formazione, informazione e di analisi per l'uso efficiente delle risorse e la riqualificazione energetica tramite l'integrazione delle competenze dei due organismi. La collaborazione riguarderà poi le attività di diagnosi e riqualificazione energetica e il supporto alla redazione di bandi e al reperimento di finanziamenti. Riconoscendo l'importanza della lotta al cambiamento climatico e il perseguimento di uno sviluppo sostenibile, l'accordo punta a promuovere l'uso efficiente delle risorse favorendo la transizione verso un modello di economia circolare, che comprenda il ciclo dei rifiuti, la gestione sostenibile della risorsa idrica e il recupero di materie prime dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche. In questo quadro Enea si impegna a fornire risorse umane, tecnologie e servizi, a supportare le attività di formazione e informazione. «La firma del protocollo - ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, - è un passo molto importante per rendere tutti consapevoli delle emergenze e delle soluzioni possibili. Solo con la collaborazione di tutti può emergere uno sviluppo sostenibile che comprenda la tutela del nostro mare e la valorizzazione delle imprese del turismo e del terziario di mercato». 

 

 

Domenica - Al BioMa i belli, i brutti e i cattivi del mare

Domenica alle 16, al Biodiversitario Marino, il museo immersivo dell'Area marina protetta di Miramare ospitato alle ex scuderie di Miramare, appuntamento con "I belli, i brutti e i cattivi (del mare)". Il mare è uno scrigno di meraviglie e sorprese, ma mentre alcuni organismi corrispondono alla comune idea di bello, altri sono più bizzarri e insoliti, e spesso ci fanno paura o ribrezzo. Attività gratuita per adulti e famiglie (bambini dai 6 anni). Iscrizione obbligatoria inviando una mail a info@riservamarinamiramare.it o chiamando lo 040-224147 interno 3.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 febbraio 2019

 

 

Morto il biologo Fabio Perco "papà" dell'isola della Cona

L'esperto studioso triestino si è spento a 72 anni dopo una lunga malattia Il mese scorso aveva ricevuto il Bobolar d'oro per la riserva da lui creata (necrologio)

STARANZANO. Si è spento ieri a Trieste - dov'era ricoverato da tempo, prima all'ospedale di Cattinara e poi alla Pineta del Carso di Aurisina - il biologo Fabio Perco, 72 anni, da tutti considerato il "papà" dell'isola della Cona. Studioso, ricercatore, naturalista, autore di pubblicazioni, docente universitario, era stato tra i padri fondatori dell'Ambito di tutela ambientale dell'isola della Cona prima e poi della Riserva naturale regionale Foce dell'Isonzo. Lascia nel dolore la moglie Chiara, i figli Nicoletta, Elena e Dino, gli amici, oltre a un incolmabile vuoto nella comunità scientifica. È stata proprio la moglie ieri a dare la triste notizia: «Fabio non c'è più - le sue parole commosse al telefono - se n'è andato. Non pensavamo che avvenisse così presto. Nel pomeriggio di lunedì le sue condizioni si sono aggravate e alle 4.30 di ieri notte ha cessato di vivere. Eravamo tutti con lui». Pur abitando a Trieste, nella frazione di Opicina, dalla fine degli anni Ottanta Perco è stato "adottato" da Staranzano, un paese diventato per lui seconda casa, senza tuttavia per questo abbandonare le numerose ricerche in ambito regionale. Proprio il mese scorso, in segno di riconoscenza, la comunità gli ha assegnato il "Bobolar d'oro", il massimo riconoscimento che viene dato al personaggio dell'anno. Forse arrivato con un po' di ritardo, per quanto fatto in tanti anni per il territorio a livello nazionale e internazionale, come difensore delle aree naturalistiche. Purtroppo già in quella occasione, Perco non era presente a causa del suo stato di salute e il premio venne consegnato alla famiglia. Raggiunto telefonicamente, Perco aveva manifestato la sua grande gioia per il premio ringraziando gli staranzanesi che lo avevano votato. «Un'emozione, un riconoscimento che mi ha commosso perché assegnato da un'intera comunità. Spero mi dia una carica di energia in più - le sue parole - Non me l'aspettavo questo premio, anche perché non tutti condividono e sono d'accordo con il mio punto di vista a volte espresso pubblicamente. Spero, comunque, di vederci appena possibile perché ci sono ancora tante cose da fare». Negli ultimi tempi era stato criticato da Legambiente per alcune prese di posizioni e in passato, essendo stato cacciatore, aveva evidenziato come ritenesse importante la "selezione" nel numero di alcuni animali. Insomma, un uomo che non si nascondeva e, anzi, diceva quello che pensava. Sempre a difesa della natura. Perco ha legato il suo nome e tanta parte della sua attività professionale alla zona umida della Foce dell'Isonzo, divulgando in Italia e nel mondo l'area protetta di Staranzano, sia come consulente scientifico della Riserva che come responsabile-coordinatore della Sbic, la Stazione Biologica dell'Isola della Cona. Un importante punto di riferimento per il controllo della fauna migratoria e stanziale che nel periodo invernale ha raggiunto circa 25 mila presenze di oltre 325 specie. Zoologo, laureato a Trieste nel 1975, illustratore e saggista, docente in università italiane e straniere, è stato ideatore di importanti progetti di tutela e fruizione di habitat naturali, instancabile animatore e divulgatore della biodiversità. Autore di 13 pubblicazioni, veniva spesso chiamato a spiegare la natura su Rai e Mediaset. Il Centro visite dell'Isola della Cona con i suoi riconoscimenti, dal secondo posto in Europa dietro la Spagna nel progetto AdriaWet (2014) fino alla Zona umida di interesse Internazionale ai sensi convenzione Ramsar (2016), ora dovranno andare avanti senza uno dei padri fondatori. 

Ciro Vitiello

 

Quell'incontro ispiratore con il pittore Sir Peter Scott - la carriera

STARANZANO. Fabio Perco considerava quell'area protetta una sua creatura. Il viaggio in Camargue, all'inizio degli anni Ottanta, gli aveva permesso di conoscere alcuni esperti nella gestione dei cavalli. E quegli animali sarebbero poi stati introdotti nella Riserva. Ma il suo curriculum vitae è costellato da altre tappe. Nella sua lunga carriera di naturalista, aveva nel carnet un pacchetto di progetti che ora lascia in eredità. Alcuni sono stati già realizzati e tra questi spiccano quelli della reintroduzione del Grifone a Cornino, della Cicogna bianca a Fagagna e a Racconigi in Piemonte, della Riserva naturale di Valle Canal Novo a Marano. E poi il ripristino naturale di Val Stagnon a Capodistria in Slovenia. Aveva collaborato con la Provincia di Udine e la Regione Friuli Venezia Giulia come direttore degli Osservatori Faunistici e da consulente nella realizzazione di parchi naturali regionali, nonché docente in tanti percorsi di formazione dei forestali e delle guide naturalistiche. Trasse ispirazione per i progetti realizzati nelle zone umide da ciò che aveva visto in Inghilterra, dove esistono numerosi esempi di fruizione e gestione di ambienti naturali con modalità di ecoturismo. La figlia Nicoletta ricorda come a Slimbridge avesse conosciuto il pittore naturalista Sir Peter Scott, un'importante figura di riferimento, sia come artista sia come naturalista ornitologo. «La storia dell'inglese - dice Nicoletta - è simile a quella di papà. Ambedue provengono, infatti, dal mondo venatorio che poi hanno abbandonato per dedicarsi alla tutela e al ritorno di tante specie di anatidi».

 

 

Sette domande sulle opere incompiute del Parco di San Giovanni - LA LETTERA DEL GIORNO di Franco Rotelli

Senza grande speranza di risposta vorrei far qualche domanda agli Enti Pubblici triestini. Il tema è il Parco di San Giovanni con i suoi edifici, un tempo manicomiali. Un rilevante intervento di rigenerazione ha restituito alla città buone cose, attorno alla prima decade degli anni duemila. L'intervento, coordinato tra gli enti proprietari (in particolare Azienda Sanitaria, e Provincia, ma anche Università, Comune, Regione) ha consentito un recupero di notevole rilievo di una parte importante di quell'area straordinaria. Poi tutto si è fermato. 1) Dieci anni fa, il Comune di Trieste ha ottenuto un significativo contributo regionale (milionario) per recuperare il Padiglione Ralli. Dopo vari anni il recupero è avvenuto e da quasi quattro anni è terminato. A parte le palizzate esterne di cantiere, caduta e divelta, nulla ne è derivato: il padiglione è messo a nuovo, vuoto e inutilizzato. Sperando che non venga finalizzato per un anacronistico centro diurno Alzheimer piazzato lassù (come intendevano): quando se ne farà qualcosa di buono (per esempio per i giovani)? 2) La Provincia ha speso qualche milione di euro per restaurare il padiglione B, bellissimo edificio utilizzato in passato per anni dall'istituto tecnico Ziga Zois... Ma la Provincia è stata abolita e l'edificio assegnato al Comune in quanto ad uso scolastico. Il restauro credo sia costato poco meno di tre milioni ma mancano, per finire, tre o quattrocentomila euro. Il Comune li metterà e quando? 3) L'Università degli Studi di Trieste riceve ogni anno da oltre dieci anni un significativo contributo regionale per ristrutturare due (ne voleva tre) padiglioni (quelli vicino al Teatro) per dare una sede adeguata alla Facoltà di Psicologia. Li comprò molti anni fa dalla Provincia; annunciò una volta all'anno che i lavori erano alle porte; il contributo regionale continua, i lavori non li ha visti nessuno: signor Rettore, a quando? 4) La Regione ha acquisito, con la fine della Provincia, Il Gregoretti, e altri edifici minori: signora assessore al Patrimonio, ne è al corrente e che cosa ne farà? 5) Sempre la Regione attraverso Erpac (Ente Regionale per le Attività Culturali) ha acquisito la ex Casa Dominicale (5 mila metri quadri utili) e alcuni padiglioni minori. Che cosa ne farà? 6) Uno stanziamento regionale fu posto nella finanziaria regionale 2017 per risanare un'area inquinata attorno alla ex cappella mortuaria (circa un milione): quando verrà speso? 7) Erpac ha trasferito ad Asuits (l'azienda sanitaria) un fondo per restaurare l'antica portineria di San Giovanni per farne un infopoint per tutto ciò che sta/starà nel Parco e che è difficile capire per chi vi accede. Quando Asuits realizzerà questa struttura? Grazie a Dio (e a qualche umano) oggi il Parco ha un suo decoro e interesse (per mezzo mondo). Vorranno gli Enti suddetti fare un pezzo del proprio dovere (ampiamente finanziato da tutti noi) rispetto a un bene comune di quell'importanza? Risponderanno almeno a queste domande?

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 febbraio 2019

 

 

Linea Campo Marzio-Opicina di nuovo operativa da giugno

In dirittura d'arrivo i lavori avviati per ripristinare la tratta fuori esercizio dal 2014 dopo alcuni cedimenti in galleria e lo scontro tra carrelli avvenuto lo scorso luglio

L'impegno sarà mantenuto: nell'agosto dello scorso anno Rfi (Rete ferroviaria Italia)aveva detto che la Campo Marzio-Opicina sarebbe stata rimessa in esercizio entro il primo semestre 2019, fonti Fs confermano che i lavori sono in corso sia sul binario che sulla linea elettrica. L'appuntamento di giugno, settimana più o meno, sarà dunque onorato, consentendo una riattivazione della linea a doppio vantaggio dei merci e dei passeggeri in viaggio sui cosiddetti convogli "storici". L'intervento era stato rallentato in seguito a un incidente accaduto il 26 luglio, quando due carrelli si erano scontrati provocando il ferimento di tre operai: il rallentamento non aveva comunque pregiudicato il ripristino del binario, che corre per una quindicina di chilometri colmando il dislivello di oltre 300 metri tra la stazione di Campo Marzio e Opicina, una non indifferente pendenza del 25 per mille. La tratta è fuori esercizio dal giugno 2014 a causa di alcuni cedimenti alle gallerie, quindi, qualora il cantiere termini l'opera nei tempi previsti, sarà dopo un lustro esatto che l'antica linea tornerà a essere utilizzata. L'idea di Rfi è quella di disporne, per quanto riguarda il trasporto merci, come parziale alternativa per non intasare il percorso principale, ovvero la galleria di circonvallazione tra Campo Marzio e Centrale. Parziale alternativa in quanto sulla tratta mare-Carso correrebbero i convogli leggeri e la manovra dei locomotori. Sul versante passeggeri, l'idea è quella di rilanciare i treni "storici", che avrebbero Campo Marzio come base di partenza. La Fondazione Fs sta lavorando sulla riqualificazione della struttura e nel luglio 2018 firmarono una convenzione il direttore dell'istituzione ferroviaria, Luigi Francesco Cantamessa, e il governatore allora neo-eletto Massimiliano Fedriga, anche se la collaborazione con la Regione Fvg risale al periodo Serracchiani. La Fondazione ha programmato sull'operazione triestina un investimento di 18 milioni, di cui 5 stanziati, che consentirà l'apertura della stazione-museo nel 2020, sul modello di quanto già è stato fatto a Pietrarsa, nel comune di Portici nell'hinterland napoletano. Tra le iniziative previste il ripristino dei servizi ferroviari turistici, che interesseranno proprio la rotaia diretta a Opicina. Anni fa funzionava il cosiddetto "Rondò", che si arrampicava da Campo Marzio, superava la galleria di San Giacomo, toccava la stazione di Rozzol-Montebello, attraversava la galleria Revoltella, approdava alla stazione di Guardiella, saliva a Pischianzi e raggiungeva finalmente Villa Opicina.Ora, è sicuramente encomiabile l'utilizzo a fini turistici di un percorso che consente notevoli affacci panoramici. Ma che mostrerà anche ai futuri viaggiatori, se le cose non cambieranno, alcuni disdicevoli capitoli del degrado triestino: a cominciare dalla stazione di Rozzol-Montebello, impresentabile per sporcizia e incuria. L'imprenditore veneziano Claudio De Carli l'aveva comprata una decina di anni fa pensando a un progetto immobiliare, che poi non decollò. In agosto De Carli si disse disposto a vendere l'improduttivo asset, in cambio di circa 800 mila euro. Adesso, di fianco alla cadente stazione, "Housing sociale" ha avviato un cantiere da quasi 6 milioni di euro per realizzare 56 alloggi. Un contesto piuttosto contraddittorio che, in vista del riuso ferroviario, avrebbe bisogno di maggiore coerenza. 

Massimo Greco

 

 

Il boom delle due ruote sui percorsi di Muggia con 15.500 cicloturisti

Aumento del 16 per cento nel 2018 rispetto all'anno prima Il traino degli arrivi da altri Paesi. Pochi però i pernottamenti

MUGGIA. È boom di cicloturisti a Muggia. I numeri di stima dei flussi del turismo in bicicletta sul territorio rivierasco registrati nel 2018 confermano il trend degli ultimi anni con un sostanzioso +16% rispetto ai valori del 2017. I dati, comunicati ieri da Fabrizio Masi, presidente di Viaggiare Slow, l'associazione che si propone come osservatorio sul cicloturismo, sono emersi incrociando fonti multiple quali i soggiorni raccolti da PromoTurismo Fvg, l'afflusso della linea dei trasporti marittimi, i report dei tour operator italiani e stranieri, gli accessi alll'info-bike point di piazzale Caliterna e i contatti registrati sui canali facebook e web di Viaggiareslow. I report dei tour operator, sommati ai numeri degli escursionisti autonomi e a quelli dei gruppi sia nazionali che esteri, stimano che nel 2018 siano passati per Muggia quasi 15 mila 500 cicloturisti, per un +16% rispetto al 2017. A farla da padrone è sempre la Parenzana con il 60% delle preferenze. Segue a ruota la costiera, in direzione Capodistria, con il 35%. Per quanto riguarda la provenienza dei cicloturisti, gli aficionados rimangono gli austriaci e i tedeschi con il 35% del totale, la stessa percentuale dei viaggiatori provenienti dall'Italia, con particolare rilevanza per il Triveneto (40%), seguito da Lombardia ed Emilia Romagna entrambe al 15%. Una buona fetta di turisti, circa il 20%, arriva invece da Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, oltre che dalla Russia. Il 10% restante ha interessato invece Svizzera, Francia, Olanda, Spagna, Gran Bretagna, Scandinavia, Australia, Stati Uniti d'America e Canada. Dai contatti emerge un aumento di passaggi di turisti stranieri (+10%), mentre rimane sostanzialmente stabile il flusso di turisti italiani (+3%). Il mese con maggiore afflusso è quello di settembre, seguito da agosto, luglio, maggio e giugno. «Nei dati forniti non sono stati considerati i passaggi dei turisti di prossimità o escursionisti transfrontalieri che peraltro sono presenti durante l'intero arco dell'anno sul territorio», ha puntualizzato Masi. L'unico neo riguarda i pernottamenti. Oltre l'80% dei cicloturisti prende la direzione sud (Slovenia-Istria), mentre solo una parte, stimabile intorno al 20%, soggiorna almeno una notte a Muggia. 

Riccardo Tosques

 

Trieste Airport, 16 stazioni di ricarica auto elettriche - da marzo

TRIESTE. A partire da marzo presso i parcheggi del polo intermodale dell'aeroporto del Friuli Venezia Giulia saranno attivi 16 punti di ricarica per auto elettriche, che saranno installati a cura di Enel X, la società del Gruppo Enel per lo sviluppo dei nuovi business legati alla digitalizzazione e alla mobilità elettrica, grazie ad un accordo di partnership sottoscritto nei giorni scorsi con i vertici dello scalo regionale. Un'isola di ricarica dotata di 8 colonnine di tipo Pole, in grado di rifornire contemporaneamente 16 veicoli elettrici, di cui 14 autovetture, sarà collocata presso il Park 8, quello situato tra l'aeroporto e la stazione ferroviaria. Per il Park 4 per la sosta breve Enel X e Trieste Airport hanno invece previsto l'installazione di una colonnina di tipo Fast, in grado di ricaricare due e-car contemporaneamente in circa 30 minuti.

 

 

Comune - Nasce lo sportello ad hoc su energia e risparmio

Uno sportello dedicato al risparmio energetico e alle energie rinnovabili per dare consigli e indicazioni ai cittadini. Lo ha aperto il Comune nell'ambito del progetto europeo "Fiesta". Attualmente lo Sportello è aperto al pubblico il lunedì, dalle 16 alle 17, al Servizio Ambiente ed Energia, Palazzo Anagrafe di Passo Costanzi 2, e il mercoledì, dalle 16 alle 17, all'Urp in via della Procureria 2A. Attivato inoltre un canale Whatsapp per semplificare i collegamenti. Il numero per entrare in contatto con lo sportello è 3386419526.

 

 

Piano energetico la Croazia dà l'ok alle trivellazioni nelle Dinaridi

Via libera alle gare per il rilascio delle licenze di esplorazione Il ministro: così rafforzeremo l'indipendenza nel settore

 ZAGABRIA. In Italia si combatte la guerra delle trivelle con il governo gialloverde che vuole rinunciare ai giacimenti nazionali. Oltre l'Adriatico invece la Croazia oltre che ai giacimenti in mare ora punta anche a quelli terrestri. L'esecutivo di Zagabria, infatti, ha deciso di avviare le procedure di gara per il rilascio delle licenze per l'esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi nella zona delle Dinaridi. Nelle parole del ministro dell'Ambiente e dell'Energia Tomislav Coric, il piano fa parte delle attività del governo volte a rafforzare l'indipendenza energetica della Croazia. È il piano in cui si inserisce anche la realizzazione del rigassificatore di Veglia. Le concessioni riguardano quattro zone per uno spazio complessivo di superficie pari a 12.134 chilometri quadrati nell'area di Karlovac, nella Lika, vicino a Segna e nella regione di Zara, Spalato, Sebenico-Knin. Il periodo delle esplorazioni dura cinque anni. I parchi nazionali sono stati esclusi dall'area di esplorazione e le aree sono state delimitate lontano dalla costa e dal confine di Stato con la Bosnia-Erzegovina.Secondo il governo, l'Agenzia degli idrocarburi condurrà azioni preparatorie, redigerà i documenti di gara e pubblicherà un bando di gara, e supervisionerà la formazione di una commissione nominata dal ministro responsabile dell'energia. Seguendo la procedura di gara, su proposta del ministero dell'Ambiente e dell'Energia, il governo deciderà sulla concessione di una singola area di esplorazione e sul rilascio di una licenza per l'esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi per un periodo non superiore a 30 anni, che comprende il periodo di esplorazione e il periodo di sfruttamento. Nuove attività di esplorazione nell'area delle Dinaridi, considerata inesplorata, secondo l'esecutivo di Zagabria stimolano attività che porterebbero a una diminuzione del declino nella produzione di gas e petrolio in Croazia. Il ministro dell'Ambiente e l'Energia Tomislav Coric ha dichiarato che l'offerta fa parte degli sforzi del governo per rafforzare l'indipendenza energetica della Repubblica di Croazia. Coric sostiene anche che il processo nell'area delle Dinaridi è la continuazione delle attività che, a partire dal 2016, hanno l'obiettivo di trovare nuove aree di esplorazione, che porterebbero alla realizzazione di nuove riserve di idrocarburi. Ha sottolineato che le attività investigative saranno condotte secondo i più rigorosi standard ecologici e in comunicazione con le comunità locali. Recentemente, Coric ha incontrato i rappresentanti di Sebenico-Knin, Zara, Lika-Senj e Karlovac, assicurando che l'esplorazione programmata degli idrocarburi non danneggerà lo sviluppo del turismo. Il ministro ha affermato inoltre che le amministrazioni locali avranno un grande beneficio dall'opera di trivellazione ed estrazione e ha citato, come esempio, quello della Slavonia nel cui territorio le licenze esplorative sono state concesse nel 2016 e dalle quali ricava annualmente 2,3 milioni di tasse all'anno. 

Mauro Manzin

 

 

Riscaldamento globale Antartide, allarme rosso - IL FOCUS

Lo scioglimento dei ghiacciai procede più velocemente del previsto. Il progetto dell'Ogs illustrato da Florence Colleoni

Lo scioglimento dei ghiacci in Antartide procede più velocemente del previsto e di conseguenza anche l'innalzamento del livello del mare sta accelerando a ritmi superiori alle previsioni. Secondo uno studio pubblicato di recente su Proceedings of the National Academy of Sciences dal 1979 al 2017 le perdite annuali di ghiaccio in Antartide sono aumentate di sei volte, passando da 40 gigatonnellate all'anno nel periodo 1979-1990 a 252 gigatonnellate all'anno nel periodo 2009-2017 e causando un aumento del livello medio globale del mare di oltre 1,3 cm durante il periodo di studio. E questa non è che la punta dell'iceberg del problema, perché a causa del riscaldamento terrestre le acque oceaniche stanno diventando sempre più calde: lo conferma un rapporto pubblicato su Advances in Atmospheric Research, che dimostra come il 2018 sia stato l'anno più caldo mai registrato per l'oceano a livello globale. «Nel giro di poche settimane sono stati pubblicati molti studi sull'Antartide e anche sulla Groenlandia. Ci dicono che secondo le ultime osservazioni e misurazioni satellitari e rianalizzando i dati raccolti nelle ultime decadi le calotte polari stanno perdendo massa più velocemente di quanto si pensasse finora - spiega Florence Colleoni, ricercatrice dell'Ogs specializzata in modellistica delle calotte polari -. E anche il riscaldamento globale delle acque oceaniche è stato sottostimato. Alla luce di queste scoperte sarà dunque necessario aggiornare i modelli predittivi finora utilizzati per immaginare il futuro del nostro pianeta: va in questa direzione anche il progetto che presenteremo per il bando Horizon 2020». Un team composto da una ventina di partner internazionali e coordinato da Colleoni sottoporrà infatti un progetto per la realizzazione di nuovi modelli predittivi relativi all'innalzamento del livello del mare e al surriscaldamento degli oceani. Il progetto punta a un forte coinvolgimento degli attori locali: «L'ultimo vertice sul clima in Polonia ha confermato che non c'è la volontà politica di agire secondo regolamenti internazionali: i singoli Paesi non vogliono ridurre la propria crescita economica. Perciò saranno le città a dover agire: il nostro progetto mira proprio a sensibilizzare la popolazione su questi temi. E' essenziale interrogarsi su quali saranno le prospettive per le città costiere e portuali, come Trieste, perché più i processi di riscaldamento globale saranno veloci più dovrà essere rapida la risposta in termini di adattamento». 

 

280%

Negli ultimi due decenni la rapidità della fusione delle calotte polari è drammaticamente aumentata: se dal 1979 al 2001 si sono sciolte in media 48 gigatonnellate di ghiaccio all'anno per ogni decennio, dal 2001 al 2017 questo valore è cresciuto del 280%. Lo afferma lo studio citato nell'articolo, che è uno dei più estesi sia a livello temporale sia dal punto di vista geografico, perché le analisi sono state condotte in 18 regioni del continente ghiacciato.

 

 

Natura da tutelare e pazzie del clima. Alpi Giulie cinema stavolta fa pensare - da oggi

Al via al Miela la rassegna internazionale organizzata da Monte Analogo

Una prima tornata di pellicole e la presentazione di un progetto in chiave sociale. Apre oggi i battenti Alpi Giulie Cinema, la rassegna di cinema internazionale rivolta ai temi e ai colori della cultura di montagna, manifestazione a cura di Monte Analogo e organizzata in collaborazione con Arci Servizio civile, un battesimo previsto al Miela.Si parte alle 18 con due opere: "Nowhere/No Here", diretto da Alvi Pakarinen e incentrato sul vissuto del climber Nalle Hukkataival, seguito da "Everest Green", film francese del 2017 per la regia di Jean-Michael Jorda legato ai retroscena a carattere ambientale dell'Everest. La prima giornata di Alpi Giulie Cinema torna poi alla ribalta dalle 20.30 con una seconda porzione costituita da 4 proposte. Il cartellone serale si inaugura con "Beyond the wall", di Ed Douglas, basato sulle vicende di un progetto di arrampicata in Palestina, prosegue con "Break on Through" di Matty Hong, altro focus sul mondo dell'arrampicata, e contempla infine "No turning back" di Damiano Levati e "Notes from the wall", di Siebe Vanhee, ambientato sulle pareti della Patagonia.Non solo cinema al Miela. La vernice della manifestazione prevede nella fascia serale anche la presentazione di un progetto ideato dalla famiglia di Leonardo Comelli, l'aspirante guida alpina originaria di Muggia, scomparso nel 2016 durante una discesa con gli sci dal Laila Peak, un 6000 metri pakistano. In sua memoria è stato avviato un percorso di solidarietà a favore della popolazione di Hushe, la base che ha visto Leonardo Comelli vivere l'ultimo campo base prima della tragedia. L'idea comporta una raccolta fondi già sfociata in kit di educazione all'igiene, tra cui acqua corrente, per 600 bambini del villaggio e intende proseguire con la costruzione di ulteriori supporti. --

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 febbraio 2019

 

 

Piazza Libertà, terminal bus pronto prima dell'estate

Lavori in corso tra Silos e Sala Tripcovich: sarà la prima parte dell'intervento di riqualificazione dell'intera area. Poi toccherà a marciapiedi, verde, circolazione

Lo scaramantico Dipiazza temeva un po' la "sindrome piazza Libertà", al punto che la scorsa estate non voleva si sapesse la data d'inizio di un cantiere che è stato avviato con un considerevole ritardo di 14 anni. Poi finalmente il via dei lavori a fine settembre - a cura di un triestinissimo cartello formato da Riccesi, Mari&Mazzaroli, Rosso - ha rischiarato il cielo sopra lo sgarrupato slargo abitato da Sissi, dalla Stazione centrale, dal Silos non completato, dall'incerto fato di Sala Tripcovich, da palazzo Economo. Adesso Enrico Cortese, "rup" (responsabile unico del procedimento) comunale dell'articolato intervento teso a riqualificare l'ingresso settentrionale del centro cittadino, azzarda persino di pronosticare che prima dell'estate il grande spazio avrà il suo terminal-bus, in grado di concentrare arrivi/partenze di quasi tutti i mezzi (eccettuata la 17) nel corner tra Silos e Sala Tripcovich: i cosiddetti sotto-servizi sono quasi ultimati, il cantiere è recintato in entrambi i versi consentendo comunque a un corridoio carrabile di collegare piazza Libertà con largo Città di Santos e con il varco di Porto vecchio. Il terminal bus (o hub) al servizio di Trieste Trasporti sarà la prima parte del progetto riqualificativo a essere completata, concorrendo in questo modo a formare una sorta di polo logistico dedicato ai viaggiatori, insieme a Centrale e alla stazione autopullman del Silos (a sua volta in attesa della rifinitura progettuale): Muggia, Cattinara, Roiano, Barcola, San Giusto, Università saranno raggiungibili dalle nuove pensiline di piazza Libertà. Il Comune accompagna i lavori anche con provvedimenti che riguardano sosta e circolazione: il direttore dell'Urbanistica, Giulio Bernetti, ha firmato un'ordinanza, in scadenza il 3 maggio prossimo venturo, con la quale impone divieti di fermata e di transito, restringimenti di carreggiata, percorsi pedonali protetti sulla direttrice che interessa Piazza Libertà, corso Cavour, largo Città di Santos. Una scansione temporale su tre fasi distinte che impegnerà complessivamente un centinaio di giorni. Per agevolare l'esecuzione delle opere, lo spazio attorno alla Tripcovich si è trasformato in cantiere, dove parcheggiare i mezzi cingolati, dove accumulare i materiali e l'inerte scavato. La sala, l'ex stazione delle autocorriere progettata negli anni '30 da Giovanni Baldi e Umberto Nordio, ha abbandonato le velleità musicali per dedicarsi all'edilizia: carmina non dant panem. Oggi è difficilmente identificabile come luogo d'arte, tant'è che vi hanno persino appeso il cartello con le indicazioni di cantiere (rup, imprese, progettisti).Il termine dei lavori dovrebbe collocarsi a inizio autunno. Perché, una volta realizzato il terminal bus, si procederà ai nuovi marciapiedi e alla risistemazione del verde, infine scatterà la riedizione viaria, quella di maggiore impatto per il traffico urbano: non si passerà più davanti a Centrale provenendo da sinistra, sarà via Ghega l'asse utilizzabile per raggiungere la stazione, la bretella tra Città di Santos e corso Cavour diventerà un senso unico.

Massimo Greco

 

La storia - Cantiere da 5 miioni pensato nel 2004 ma iniziato nel 2018

Un'operazione partita con un accordo firmato il 30 giugno 2004. Il cosiddetto Programma innovativo Trieste Nord-riqualificazione piazza Libertà è uno dei più significativi cantieri pubblici triestini in quanto assorbe un finanziamento di 4,9 milioni di euro: 2,3 milioni sono di provenienza ministeriale, mentre altri 1,5 milioni risalgono a uno stanziamento della Regione Fvg. A queste somme si aggiunge un'ulteriore spesa pari a 1,1 milioni a cura del Comune e di AcegasApsAmga per consentire l'integrazione di riqualificazione e potenziamento dei servizi a rete. A progettare l'intervento fu una "ati" formata dallo studio Baubüro (Klaus Plattner), studio Fierro, studio Zelco & Lazzari, studio Zlatich: vinse la gara nel 2007.

 

 

LA PARTITA DELLA FERRIERA DI SERVOLA - M5s incalza Scoccimarro «Tolga l'Aia ad Arvedi»

«L'assessore Scoccimarro non faccia lo scaricabarile e revochi l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) ad Arvedi». Così il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Andrea Ussai, risponde all'esponente della Giunta regionale dopo le dichiarazioni riportate dagli organi di stampa. «A luglio - ricorda Ussai - l'assessore, rispondendo a una mia interrogazione, sosteneva che "la copertura dei parchi assieme allo studio e valutazione di 3 mesi più 3 mesi richiesto da Arpa Fvg sulla falda di Pz2 devono essere imposti dalla Regione perché così deve agire una pubblica amministrazione che rispetti le norme vigenti"». «Non posso che constatare il cambiamento di rotta - incalza Ussai - la mancata assunzione di responsabilità e lo scaricabarile nei confronti del ministero da parte di Scoccimarro».Il consigliere del M5S ricorda che «se è vero che a livello nazionale la Conferenza dei Servizi e il ministero dell'Ambiente sono i referenti per verificare il rispetto dell'Accordo di programma, è l'amministrazione regionale che dovrebbe sanzionare la proprietà per le inottemperanze delle prescrizione dell'Aia, tra cui la mancata copertura dei parchi e il superamento dei limiti massimi di rumorosità (in particolare di notte) sono le più evidenti». Il pentastellato si sarebbe aspettato «la revoca dell'autorizzazione per le reiterate violazioni che mettono a rischio la salute dei cittadini e l'ambiente». «Al contrario - conclude - l'assessore non mantiene nemmeno la promessa di abbassare i limiti dei deposimetri».

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - DOMENICA, 10 febbraio 2019

 

 

Scarichi: cosa non gettare mai nel WC

Gli scarichi domestici non devono essere considerati dei bidoni della spazzatura alternativi: ecco cosa non gettare mai nel WC.

Anche gli scarichi domestici, in particolare il WC, richiedono una certa attenzione quotidiana. Non solo per limitare blocchi nelle tubature, con conseguente intasamento e costosi interventi di riparazione, ma anche e soprattutto per evitare di disperdere nell’ambiente sostanze potenzialmente nocive. Eppure sono ancora molte le persone che, forse per disattenzione o disinteresse, sfruttano i sanitari come metodo rapido per disfarsi di qualsiasi rifiuto presente nella casa. Quali sono, di conseguenza, oggetti e sostanze che non devono essere mai gettate nel WC? Prima di cominciare, si sottolinea come i consigli di seguito riportati facciano riferimento a una configurazione standard degli scarichi domestici. Per tutti gli altri tipi di installazione, è necessario informarsi tramite il produttore oppure il proprio idraulico di fiducia. Uno dei rifiuti più frequentemente gettati nel WC è sicuramente rappresentato dai batuffoli di cotone, anche nella declinazione dei dischetti per il trucco. Per quanto si tratti di una fibra naturale, il cotone impiega diverso tempo a degradarsi in acqua e, di conseguenza, può accumularsi nelle tubature creando dei blocchi. Anche il filo interdentale non dovrebbe essere mai buttato nello scarico. Nella maggior parte dei casi si tratta di un materiale plastico, quindi inquinante, inoltre è molto resistente: può accumularsi nelle tubature alla stregua dei capelli, dando vita a pericolosi ingorghi. Lo stesso vale per le lenti a contatto: salvo quando diversamente specificato, sono dei prodotti realizzati in polimeri plastici: rischiano quindi di inquinare i corsi d’acqua, anche in presenza di sistemi di depurazione, date le loro piccolissime dimensioni. Le salviette umidificate sono di certo uno strumento comodo, soprattutto per l’igiene personale quando si è fuori casa. Eppure, nonostante appaiano soffici e morbide come la carta, difficilmente si decompongono in acqua: gettarle nel WC non fa quindi altro che incrementare la probabilità di ingorghi. Discorso del tutto analogo per i pannolini da bambini, una delle primissime cause in assoluto di blocco delle tubature, ma anche di articoli per l’igiene femminile come tamponi e assorbenti. Uno dei problemi più frequenti, con cui molti idraulici devono spesso combattere, è la diffusissima abitudine di disfarsi di preservativi usati gettandoli nel WC. Oltre a non essere biodegradabili, e quindi di materiale inquinante, si accumulano nelle tubature creando una sorta di effetto tappo. La loro membrana elastica, infatti, può impedire ad acqua e rifiuti fisiologici di transitare lungo lo scarico. Altra abitudine molto diffusa è quella di disfarsi dei cerotti, magari usati per tagli di piccola entità, gettandoli nel WC. Oltre a inquinare, perché realizzati con materiali plastici, possono aderire sia alle pareti di ceramica che a quelle di metallo o plastica delle tubature, contribuendo agli ingorghi. Stesso effetto, come facile intuire, anche per i chewing-gum. Per quanto i medicinali risultino spesso solubili in acqua, abbandonarli nello scarico è tutto fuorché una buona idea. Proprio perché solubili, difficilmente vengono filtrati dai sistemi di depurazione: diversi studi hanno dimostrato come oggi la gran parte dei corsi d’acqua sia contaminata con medicinali di vario tipo, sia perché i residui vengono emessi con feci e urine, sia perché buttati nel WC. Ancora, si usi esclusivamente il posacenere per i mozziconi delle sigarette: inquinanti e responsabili di dannosi blocchi. L’abitudine è diffusissima: si pulisce la spazzola, o si esegue la depilazione del corpo, per poi gettare peli e capelli nel WC. Si tratta, tuttavia, di un comportamento che può portare a spendere ingenti somme di denaro in riparazioni: questi annessi cutanei, infatti, tendono a formare degli agglomerati compatti che bloccano le tubature. Meglio, quindi, raccoglierli in un sacchetto e smaltirli nella comune immondizia. Ovviamente, lo stesso discorso vale anche per i peli degli animali, presenti in quantità addirittura maggiori rispetto a quelli umani: cani, gatti e altri animali domestici dovrebbero avere a disposizione le apposite spazzole, con sistemi di raccolta per lo smaltimento facilitato nell’immondizia. Infine, non bisogna buttare nel WC avanzi di cibo e altri prodotti alimentari, magari perché in avanzo o scaduti, poiché rappresentano una delle principali cause di intasamento delle tubature. Meglio riporli nel bidone dell’umido, se consentito, affinché possano essere impiegati come ecologico concime. Lo stesso vale anche per gli oli alimentari, poiché le sostanze grasse non solo non vengono sciolte in acqua creando pericolosi e inquinanti depositi, ma in alcuni casi possono addirittura danneggiare le tubature. Ancora, la lettiera per gatti deve essere sempre raccolta in appositi sacchetti e smaltita nell’immondizia, mai gettata nel WC. I granuli della sabbietta non sono generalmente biodegradabili e tendono a generare accumuli. In commercio ultimamente sono apparse alternative “flushable”, ovvero compatibili con lo scarico, ma prima di gettarle è bene chiedere comunque un parere al proprio idraulico di fiducia.

Roberto Rossi

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 febbraio 2019

 

 

Botta e risposta sulla diffida a Arvedi fra M5s e giunta Fvg

Il consigliere grillino accusa l'esecutivo di «silenzio assordante» sul tema Ferriera L'assessore: «Il ministro è pentastellato, chieda a lui»

Il Movimento 5 stelle invita la Regione a uscire dal «silenzio assordante» sulla Ferriera. La Regione invita il Movimento 5 stelle a citofonare al ministero dell'Ambiente, retto da un esponente di osservanza pentastellata, che non ha ancora dato seguito all'ultima richiesta di diffida avanzata dalla giunta regionale. Il botta e risposta è tra il grillino Andrea Ussai e l'assessore Fabio Scoccimarro, che incrociano le sciabole sulla diffida annunciata dalla Regione nei confronti del Gruppo Arvedi, per la mancata consegna del progetto esecutivo per la realizzazione delle coperture dei parchi minerari. Nulla da dicembre si è più mosso e Ussai incalza. «Dopo l'ennesima diffida disattesa - dice il consigliere regionale - c'è un assordante silenzio in assoluta continuità con il passato. Cos'ha risposto il ministero sulla richiesta di diffida formulata il 14 dicembre?». Ussai chiede inoltre se sul tema dell'inquinamento acustico «siano stati effettuati sugli impianti della Ferriera gli interventi imposti dalla diffida che poneva come termine ultimo il 31 dicembre. Continuiamo ad assistere a una mancata assunzione di responsabilità da parte del governo regionale». Scoccimarro ribatte domandandosi «se il consigliere Ussai prima di attaccare la Regione abbia sentito i vertici del suo partito così da evitare una brutta figura al Movimento: ricordo che a capo del ministero dell'Ambiente c'è proprio un ministro, Sergio Costa, del M5s. Ho chiesto una diffida nei confronti della società perché inadempiente sul progetto di copertura dei parchi e ancora non abbiamo ricevuto risposta. Se Ussai ha a cuore la salute dei nostri concittadini perché non collabora con chi come me ha il medesimo obiettivo? Il fine è la riconversione dell'area a caldo che tuteli anche i lavoratori». 

Diego D'Amelio

 

VIA SAN LORENZO IN SELVA - Monitoraggio dell'aria Lavori alla cabina Arpa

Sono ripresi in questi giorni i lavori di adeguamento della cabina di monitoraggio della qualità dell'aria posta nei pressi della stazione Rfi in via San Lorenzo in Selva, nelle vicinanze dello stabilimento della Ferriera di Servola. Durante i lavori - segnala l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) - la stazione continuerà ad acquisire i livelli di inquinamento atmosferico, in modo da garantire, nel limite del possibile, la continuità delle rilevazioni. Potranno esserci, invece, delle momentanee interruzioni nella pubblicazione dei dati sul sito internet dell'Arpa. Tutti i dati raccolti - assicura ancora l'Agenzia regionale - verranno comunque messi a disposizione dell'utenza non appena verranno ripristinate le funzionalità della stazione. I lavori di adeguamento hanno comportato il posizionamento di un nuovo manufatto a pochi metri di distanza dalla precedente stazione mobile, garantendo quindi la continuità del monitoraggio della qualità dell'aria, in linea con le disposizioni normative e la sicurezza degli operatori. 

 

 

Maxi pulizia nel bosco vicino all'autoporto

A Fernetti raccolti quasi 150 sacchi neri di rifiuti, dal vetro ai vestiti, e dieci copertoni. Una sessantina le persone in campo

FERNETTI. Quasi 150 sacchi neri e 10 copertoni di automobili e camion. Questo l'ultimo "bottino" dei volontari di Sos Carso, l'associazione ambientalista che nella mattinata di ieri ha ripulito la zona adiacente l'autoporto di Fernetti. Circa una sessantina di persone, tra le quali anche i preziosissimi scout del gruppo Agesci Clan Altair Muggia 1°, si sono prodigate dalle 9.30 in poi per una maxipulizia di un'area che era stata già meta di un paio di sopralluoghi da parte dei membri di Sos Carso. Alla fine, il duro lavoro di pulizia ha portato i volontari a riempire poco meno di 150 sacchi neri con bottiglie di vetro, plastica, lattine, pezzi di automobili, materiale ferroso, coperte, padelle, vestiti, scarpe e pure un lampadario. Il lavoro più impegnativo, però, è stato quello di recupero di 10 copertoni, perlopiù di camion. «Onestamente siamo così abituati a vedere questo schifo nel nostro Carso che quasi nemmeno mi scompongo più. Sono molto felice, però, che attorno alla nostra associazione, che lo ricordiamo, è apartitica e apolitica, si sia creata molta simpatia ma soprattutto molto apporto come quello offertoci dagli scout», racconta il fondatore di Sos Carso Cristian Bencich. Accanto a lui, anche a Fernetti, il braccio destro Furio Alessi: «Abbiamo ridato decoro a questa zona, certo è che sarebbe il caso che anche dall'autoporto venissero date disposizioni ai suoi frequentatori di avere cura dell'ambiente che li ospita». Alcuni volontari di Sos Carso avevano già svolto una prima pulizia sommaria nella parte di bosco che costeggia l'autoporto, in un tratto più impervio rispetto a quello affrontato ieri. Il totale del primo lavoro? Esattamente 12 sacchi neri, pieni di plastica, nylon, barattoli, polistirolo, a cui vanno a sommarsi cinque bidoncini in ferro e altra ferraglia varia, il tutto trasportato per quasi 1 chilometro fino alla prima strada utile dove era stato parcheggiato il furgoncino. Parole di elogio per l'operato dei volontari sono giunte anche dal sindaco di Monrupino Marko Pisani e dal coordinatore della squadra locale della Protezione civile Angelo Barani: «Non posso che ringraziare tutte le persone che numerose e piene di volontà e rispetto per il nostro Carso hanno dato una grossa mano a ripulire la zona nei pressi dell'autoporto di Fernetti». Tutto bene, insomma. Bencich, però, ha lanciato un messaggio piuttosto chiaro: «È evidente come il materiale che abbiamo raccolto sia il frutto del lancio dei "clienti" dell'autoporto oltre il muro di cinta. Ritengo che l'autoporto non dovrebbe andare in rovina se mensilmente decidesse di pagare qualcuno per ripulire l'area. Noi intanto monitoreremo la zona».

Riccardo Tosques

 

 

ISTRIA - INFRASTRUTTURE DA POTENZIARE - Cicloturismo, Regione pronta a investire Progetto da 34 milioni

POLA. Il cicloturismo è uno dei segmenti maggiormente in crescita nell'ambito dell'industria delle vacanze in Istria. Partendo da questo assunto l'assessorato regionale al Turismo ha deciso di puntare sul settore per potenziarne le strutture e sfruttarne le potenzialità: di qui al 2025, la Regione prevede di investire 34 milioni di euro. Si tratta di risorse erogate in buona parte dal ministero croato del Turismo, che a sua volta attingerà ai fondi europei. Il progetto che si va delineando prevede che le risorse siano impiegate nell'ampliamento delle piste ciclabili e delle relative infrastrutture, con un'attenzione particolare per i raccordi con il tracciato della Parenzana e con due delle rotte internazionali (una sulla direttrice Est-Ovest e l'altra sulla direttrice Baltico-Adriatico) previste a livello europeo dal progetto comunitario Eurovelo. Fra le altre azioni previste, ci sono l'acquisto di nuove biciclette e l'allestimento di stazioni di rifornimento per le bici elettriche. Le località nelle quali si prevede l'effettuazione dei maggiori investimenti saranno Rovigno, Parenzo, Umago, Albona, Cittanova e Pola.Il piano di sviluppo è stato definito dall'Istituto di agraria e turismo di Parenzo, che ha tenuto in considerazione tutte le osservazioni emerse nell'ambito del dibattito pubblico. Ora ci sarà da firmare i contratti per la realizzazione nelle diverse aree del territorio istriano. Oltre ai soggetti pubblici come la Regione istriana, l'Agenzia istriana per lo sviluppo, gli enti di soggiorno a tutti i livelli, saranno coinvolti anche i privati, ossia le più rilevanti aziende del settore. In base a una ricerca commissionata dall'Assessorato regionale al turismo, il cicloturismo porta un giro d'affari di circa 50 milioni di euro all'anno, ed è suscettibile di crescere ulteriormente in termini di cifre se sviluppato adeguatamente. A oggi sul territorio istriano ci sono piste ciclabili della lunghezza complessiva di 1.021 chilometri, e sono stati predisposti percorsi a tema, dagli itinerari lungo i siti archeologici ai percorsi del vino e degli oliveti fino a quelli costieri, molti dei quali pensati per gruppi familiari. Negli ultimi tempi sono iniziati a sorgere anche impianti ricettivi ad hoc, come i Bike hotel, attrezzati di tutto il necessario per i cicloturisti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 febbraio 2019

 

 

Alla Casa della Pietra si affronta la scommessa del Carso senza confini - IL PROGETTO DEL GEOPARCO

DUINO AURISINA. Situazione attuale e prospettive di sviluppo del Geoparco del Carso. Questo il tema di cui si parlerà mercoledì, alle 17, alla Casa della Pietra di Aurisina, all'interno del Tavolo verde comunale, alla presenza dell'assessore comunale all'Ambiente e all'Agricoltura Massimo Romita e del responsabile del Servizio geologico della Regione Fabrizio Fattor. Nato il 14 settembre del 2017, in virtù di un Protocollo d'intesa al quale aderirono i Comuni di Doberdò del Lago, Duino Aurisina, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, Monrupino, Ronchi dei Legionari, Sagrado, San Dorligo della Valle, San Pier d'Isonzo, Savogna, Sgonico e Trieste, con la firma del 23 aprile 2018 dell'accordo sull'istituzione del Geoparco transfrontaliero nel territorio del Carso classico, da parte del sindaco di Sezana, in rappresentanza dei Comuni del Carso in Slovenia, e della Regione, il Geoparco ha assunto carattere internazionale. L'obiettivo di questo progetto è quello di preservare, promuovere e tutelare il patrimonio geologico, naturale e culturale, a beneficio di uno sviluppo socio-economico equilibrato del territorio. A tal fine il Geoparco è chiamato a unire i partner interessati attraverso attività professionali, didattiche e turistiche. I Geoparchi riconosciuti dall'Unesco sono 140 nel mondo. In base allo studio di prefattibilità già realizzato e all'ulteriore documentazione tecnica, i firmatari redigeranno la proposta dell'atto di istituzione del Geoparco, che sarà poi approvato dai Comuni interessati. Proprio quest'atto ne determinerà in modo più preciso, definitivo, i confini, nonché la politica di valorizzazione delle peculiarità geologiche e di sviluppo sostenibile del territorio, oltre che le modalità di amministrazione e le fonti di finanziamento. 

 

 

«Stop ai bicchieri di plastica» Il Carnevale diventa "green"

L'assessore all'Ambiente Litteri scrive agli esercenti in vista della festa più attesa «Nessuna ordinanza per imporre il divieto, speriamo in un'adesione spontanea»

MUGGIA. «Molti comuni hanno già deciso di proibire l'utilizzo di plastica usa e getta con un'ordinanza, io invece confido nella buona volontà dei cittadini, sperando che la loro adesione sia spontanea». È questo uno dei passaggi decisivi di una lettera ufficiale, firmata dall'assessore all'Ambiente e all'Igiene urbana del Comune di Muggia Laura Litteri, che a breve verrà recapitata ai commercianti della cittadina istroveneta con l'obbiettivo di lanciare il primo Carnevale in stile ecologista di Muggia. La decisione di Litteri, riconfermatissima dopo l'ultimo "minirimpasto" della giunta Marzi alla guida della delicata delega all'Igiene urbana, arriva a quasi un anno dalla partenza del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti con il "porta a porta".«La partenza non è stata facile, come spesso accade quando si operano dei profondi cambiamenti in abitudini ormai consolidate, ma con il tempo la situazione si è normalizzata, grazie anche alla collaborazione della maggior parte dei cittadini, che hanno capito l'importanza di una scelta che va nella direzione del rispetto dell'ambiente», spiega Litteri in apertura di lettera. Ed ecco fornito il tanto auspicato miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti, passata da un mediocre 49% con il precedente sistema di raccolta indifferenziata al 72% con il sistema attuale. «Un ottimo risultato - osserva l'esponente del Partito democratico - anche se il nostro obbiettivo è più alto. La sfida futura è quella di ridurre la produzione di rifiuti, in particolare della plastica, materiale indistruttibile, con il quale iniziano ad esserci difficoltà anche per il riciclo. Credo non serva ricordare il problema enorme delle plastiche e delle microplastiche che stanno inquinando i mari, con conseguenze drammatiche per tutto l'ecosistema».Da qui il caloroso invito ai propri concittadini esercenti a dare un segnale importante in occasione della prossima edizione del Carnevale di Muggia, che si svolgerà dal 28 febbraio al 6 marzo. «Per questo motivo chiedo di optare per una scelta ecologista, eliminando i bicchieri di plastica usa e getta, utilizzando invece quelli in materiale compostabile. Molti comuni hanno già deciso di proibire l'utilizzo di plastica usa e getta con un'ordinanza, io invece confido nella buona volontà dei cittadini, sperando che la loro adesione sia spontanea», si raccomanda Litteri.Entusiasta della mossa intrapresa dal Municipio l'assessore al Carnevale di Muggia Stefano Decolle: «Siamo orgogliosi di aver scelto come banco di prova per l'innovazione nel campo del rispetto ambientale il nostro amato Carnevale, manifestazione principe dove ogni partecipante ha sempre delle responsabilità nella grande festa. Quest'anno chiederemo anche una responsabilità prettamente di stampo ecologista, atta a iniziare un percorso che ci porti a diminuire gli sprechi inutili per tutelare la bellezza della nostra città». 

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 8 febbraio 2019

 

 

Infrastrutture - Il porto di Trieste investe 130 milioni su ventidue progetti europei

TRIESTE. Sono ventidue in totale i progetti europei portati avanti dall'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, con un budget complessivo di 130 milioni di euro e un finanziamento europeo di più di 32 milioni. Diversi, informa una nota dell'Authority guidata da Zeno D'Agostino, i settori di azione. Tra i più importanti quelli infrastrutturali, con finanziamenti per la Piattaforma Logistica, i cui lavori si concluderanno entro l'anno, e lo scalo ferroviario di Campo Marzio. Non mancano poi progetti su tematiche ambientali: un innovativo sistema legato al procurement pre-commerciale per la bonifica di aree inquinate, la progettazione dell'elettrificazione delle banchine per rendere ancora più pulito il traffico marittimo, e lo sviluppo e adozione delle nuove tecnologie per ottimizzare l'uso delle infrastrutture esistenti e aumentare così la capacità portuale. In cantiere anche progetti legati al settore culturale e alla valorizzazione del patrimonio storico dello scalo, in occasione della ricorrenza dei 300 anni di fondazione del Porto Franco. L'ultimo avviato, ricorda la nota, è Promares (Promoting maritime and multimodal freight transport in the Adriatic Sea). Con un budget di 2,8 milioni euro, Promares è co-finanziato dal Programma Interreg Italia-Croazia e vede l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale capofila. Tramite questo progetto, i porti italiani dell'Adriatico collaboreranno con i principali porti croati per 30 mesi. Obiettivo sarà potenziare l'intermodalità attraverso l'adozione di tecnologie innovative, sviluppando una strategia transfrontaliera comune e scambiando buone pratiche con la realizzazione di concrete azioni pilota in ogni porto. «È sulle risorse umane che si giocano lo sviluppo e la competitività del porto», ha commentato il presidente dell'Autorità di Sistema, Zeno D'Agostino. «Da due anni abbiamo creato un Ufficio interno dedicato all'ideazione e gestione di progetti finanziati dall'Unione Europea che sta portando ottimi risultati. Si tratta di idee progettuali divenute realtà dal 2015 ad oggi e ora tutte avviate».

 

 

Orlando per Zingaretti punta su ambientalismo e lotta alle disuguaglianze

Il deputato dem ha incontrato ieri gli esponenti locali del partito: «Quando eravamo al governo abbiamo sbagliato a non parlare di eguaglianza»

Ambiente e lotta alle diseguaglianze. Il Pd zingarettiano non sarà lo stesso del «ciaone», da molti considerato il "top" dell'atteggiamento renziano. È in sintesi il messaggio del deputato Andrea Orlando. Già ministro dell'Ambiente nel governo Letta e della Giustizia in quello Renzi, Orlando ieri era a Trieste per sostenere appunto la candidatura di Zingaretti alle primarie. Diversi i temi toccati durante l'incontro, dal titolo "L'ambiente della modernità": dalla sostenibilità economica a quella sociale, dall'avanzata dei populismi all'Europa. «Sulla base degli accordi Parigi entro il 2030 dovremo dimezzare le emissioni di Co2, entro il 2050 azzerarle - ha esordito Orlando -. Come cambierà la nostra vita quotidiana? Nessuno ne parla. Eppure è necessario creare un modello di sviluppo alternativo, che coinvolga anche le infrastrutture e l'economia. La sostenibilità implica un salto in avanti nella ricerca e non solo: significa produrre come oggi, ma con meno risorse». Per Orlando quello del mercato che si autoregola è un mito archiviato e la transizione dev'essere guidata «politicamente: serve una politica industriale, con un fisco che ri-orienti le opportunità delle aziende». Qui si inserisce la questione sociale che, se ignorata, alimenta i populismi: «Se si scarica il peso soltanto su una parte del tessuto produttivo, poi nascono i gilet gialli. Dobbiamo mirare anche all'eguaglianza sociale. Si pensi all'oligarchica Singapore: è avanzatissima come smart city ma non è il modello sociale che vorrei. Desideriamo un Paese che sia solo più efficiente oppure che sia più efficiente e pure più giusto? Quando abbiamo governato abbiamo sbagliato a non considerare la redistribuzione della ricchezza. Su questo terreno crescono i populismi». Quanto alla lista Calenda per le europee: «Europei sì, europeisti anche, ma non cretini: chi promette un fronte comune di tutti coloro che cantano l'Inno alla gioia di Beethoven fa un regalo ai populisti. Anche in Europa vanno portati temi di eguaglianza sociale». Per quanto riguarda la Tav, «forse oggi andrebbe concepita diversamente ma ormai tornare indietro costerebbe molto di più». Durante l'incontro, organizzato da Caterina Conti e da Riccardo Cattarini, sono intervenuti numerosi dem. 

Lilli Goriup

 

 

Cambiamenti climatici e faunistici

Alle 18.30, all'Alpina delle Giulie in via Donota 2, Nicola Bressi terrà la conferenza con immagini "Cambiamenti climatici e cambiamenti faunistici: apparizioni e sparizioni tra gli animali". L'ingresso è libero.

 

Domani - Grotta del Mitreo

Riapre al pubblico, a partire da domani, l'area archeologica della Grotta del Mitreo a Duino Aurisina. La grotta sarà aperta ogni sabato mattina feriale, con orario 10-12. Si consigliano calzature sportive adeguate e di una bottiglietta d'acqua nelle giornate più calde.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 febbraio 2019

 

 

Via i pali e i cavi elettrici sospesi - Energia a impatto zero in Carso

Con la fine dell'ultimo intervento tra Basovizza e Padriciano è stato completato il piano di rimozione della rete aerea e interramento delle linee di media tensione

TRIESTE. Più di cinque chilometri e mezzo di cavi elettrici aerei rimossi. Una quarantina di vecchi pali, destinati proprio al sostegno dei fili sospesi, abbattuti. E considerevoli quantità di rame, dismesso dalle vecchie linee, recuperati. È stata completata in questi giorni da AcegasApsAmga l'operazione finalizzata a restituire al paesaggio carsico triestino il suo aspetto più autentico, liberandolo appunto dalle linee elettriche aeree. L'ultima parte dell'intervento, che riguardava la zona fra Basovizza e Padriciano, è stata ultimata proprio in questi giorni, con l'abbattimento delle vetuste linee aeree. La dismissione è stata resa possibile grazie all'ultimazione di un più ampio progetto messo in atto dalla multiutility sull'intero altipiano carsico e che ha visto il potenziamento della rete elettrica a media tensione, attraverso l'impiego di nuove linee elettriche interrate. L'operazione, oltre a migliorare la sicurezza e la continuità del servizio, rendendo la rete elettrica "impermeabile" agli imprevisti che possono essere causati da fulmini e animali, ha così reso inutili i pali posati negli anni '60. AcegasApsAmga ha così potuto procedere all'eliminazione della vecchia linea, restituendo valore al territorio, per un'area superiore agli 11mila metri quadrati. L'interramento delle linee elettriche sul Carso non ha solo portato un miglioramento dal punto di vista paesaggistico, ma, fa sapere la multiutility, anche un'importante evoluzione nel servizio. La zona dell'altipiano infatti, oltre a essere spesso sferzata dalla bora, fenomeno che mal si concilia con le linee elettriche aeree, è una delle zone che registrano una considerevole frequenza di fulmini caduti per metro quadro, con inevitabili conseguenze sulla continuità del servizio fornito. Un ulteriore miglioramento, anche dal punto di vista ambientale, consiste nell'abbattimento dei campi elettromagnetici. L'intervento ha visto inizialmente la posa di circa 2,5 chilometri di rete elettrica a media tensione interrata nell'area dell'altipiano carsico. Successivamente lo staff della multiutility ha realizzato i nuovi collegamenti tra la linea e le cabine elettriche già in esercizio e poi si è passati alla realizzazione di due nuove cabine aggiuntive, in prossimità dell'ex campo profughi e della strada provinciale dove si trova la stazione elettrica di Terna. Queste ultime fasi hanno permesso di dismettere i quattro posti di trasformazione su palo precedentemente utilizzati, che successivamente sono stati rimossi insieme ai pali e alle linee aeree. 

Ugo Salvini

 

Una difesa in più contro i black out da temporale - I VANTAGGI

Il Nordest ha il record europeo delle saette. Ogni anno ne cadono in media sei milioni e mezzo, cinque per chilometro quadrato. Lo conferma l'Osmer. I mesi peggiori sono quelli da maggio a settembre, le ore più pericolose quelle pomeridiane. È questo continuo bombardamento elettrico a provocare, di norma, i black out energetici.

 

 

Camminatrieste -Tram e Transalpina - Dibattito al Tivoli"

Tram di Opicina & Transalpina. Quando il tram potrà raggiungere di nuovo piazza Oberdan? Quando tornerà il vapore a Campo Marzio con la Transalpina?". È la traccia del dibattito lanciato da Luigi Bianchi, presidente di CamminaTrieste, domani alle 15 al Bar Tivoli di via XXX ottobre. Ci saranno Isabella De Monte, eurodeputata Pd, Mario Goliani del Collegio ingegneri ferrovieri, Elio Gurtner della segreteria Spi e Sebastiano Truglio,direttore dell'Università delle Liberetà.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 febbraio 2019

 

 

I "gioielli" del Comune in vendita per 72 milioni - È caccia ai compratori

Ma il Carciotti, dopo due aste a vuoto, potrebbe essere valorizzato con la formula del project financing. Un cambio di strategia che riguarda anche altri immobili

Settantadue milioni di euro. Tra immobili, terreni e diritti Peep. È la cifra del nuovo Piano di alienazioni e valorizzazioni immobiliari per il triennio 2019-2021. I numeri più rilevanti riguardano gli immobili (69 milioni) e tra questi ci sono i 18 milioni di Palazzo Carciotti e i 26 milioni dell'ex Mercato ortofrutticolo di Campo Marzio. Il piano prevede di incassare 25 milioni quest'anno, 19 milioni nel 2020 e 28 milioni nel 2021. «Il Piano delle alienazioni non è difficile da fare. Poi bisogna trovare chi compra», scherza Lorenzo Giorgi, assessore al Patrimonio. E infatti il piano è zeppo di immobili e terreni in "alienazione" dal 2013. Una serie di invenduti che resistono nel tempo tanto che l'amministrazione ha deciso ci cambiare strategia e puntare alla valorizzazione. Un cambio di filosofia: la vendita non è più un tabù. A partire anche da Palazzo Carciotti che ha visto andare a vuoto pure la seconda asta: il prezzo iniziale era stato fissato a 22,7 milioni, poi ribassato a 19 milioni. «Se non riusciremo a scambiarlo con Cassa depositi e prestiti con la caserma di via Rossetti, dove vogliamo realizzare il campus scolastico - spiega Giorgi - si può pensare a mantenere la proprietà puntando a una sua valorizzazione attraverso un project financing come sta avvenendo per il Centro congressi in Porto vecchio e come avverrà per il Mercato ittico». La realtà è che Palazzo Carciotti non è facile da piazzare sul mercato: ai 19 milioni per la proprietà vanno aggiunti almeno altri 30 per la ristrutturazione. «È uno dei palazzi più importanti della città. Il Comune non ha i mezzi per metterlo a posto. Quindi o si vende o si valorizza», dice Giorgi. Stesso discorso per il parcheggio interrato di via Giulia, che ha fallito ormai più di un'asta in vendita quest'anno per un milione e 600 mila euro. «Stiamo pensando di passare dall'alienazione alla valorizzazione. Ovvero mantenerlo trovando chi lo mette a posto e poi lo gestisce - spiega l'assessore -. Un modo per metterlo a reddito». Un modello che si potrebbe applicare anche per Villa Cosulich, inserita nel Piano delle alienazioni nel 2018 per due milione e 767 mila euro da incassare nel 2020. «Se ne parla da 25 anni - spiega l'assessore -. Ormai della villa non è rimasto più nulla. Il tetto è crollato da anni. E ora, mantenendo la fruizione pubblica del parco, dobbiamo pensare a qualcosa di diverso». La partita più grossa, quella del Mercato ortofrutticolo (26 milioni), è stata spostata nel 2021. «C'è prima da portare a termine il trasferimento del mercato all'ex Duke - spiega Giorgi -. L'area, a differenza del Carciotti. è già richiestissima». L'idea di realizzare un centro benessere pare riscuota molto interesse. A beneficiare è anche l'area dell'ex Sacra Osteria di Campo Marzio, inserita nel piano alienazioni dell'anno in corso alla cifra di 824 mila euro. «C'è più di qualcuno fortemente interessato», assicura l'assessore. Da segnalare anche l'ex macello comunale di Aquilina (via Flavia di Stramare) che si vorrebbe piazzare nel 2021 a un milione e mezzo. «La struttura edilizia è in buone condizioni. Qualcuno interessato c'è», aggiunge Giorgi. Poche speranze per la storica ex mensa del Crda (Cantieri Riuniti dell'Adriatico) disegnata dall'architetto Marcello D'Olivo, stimato cinque milioni e 773 mila euro. «Un prezzo impossibile - ammette Giorgi -. Serve un'idea».

Fabio Dorigo

 

Dall'ex macello alla mensa Crda I beni municipali in attesa da anni il focus

Alcune partite sono in stallo da tempo tra occasioni perdute e crisi di mercato

Palazzo Carciotti è senza dubbio il gioiello in cassaforte sul quale più di altri, anche per il valore di mercato, si concentrano le strategie dell'amministrazione comunale per trovare un acquirente. Attorno a quel palazzo neoclassico è ruotato per anni un progetto di conversione in centro congressi. Tramontata l'idea e dopo il via libera, arrivato un anno fa, da parte della commissione regionale alla sua alienazione, si vocifera da tempo ci sia un gruppo austriaco intenzionato a rilevarlo per trasformarlo in un lussuoso albergo con annessi fori commerciali. La partita del Carciotti è, comunque, una delle più recenti. Ci sono altri immobili in pancia al Comune che da tempo cercano un acquirente. Uno dei più conosciuti è senza dubbio quello che ospitava la Sacra Osteria in Campo Marzio, entrato nel piano alienazioni dal 2013. Si tratta di un immobile di circa 700 mq, con un giardino interno oltre alla possibilità di sistemare dei dehors proprio su via di Campo Marzio. Il Comune lo valuta 824 mila euro. Viste le prospettive di sviluppo commerciale di quell'area, con lo sbarco di Lidl e certamente di un altro colosso della grande distribuzione oltre al progetto di riconversione dell'Ortofrutticolo, potrebbe diventare decisamente attraente, malgrado l'investimento per l'acquisto e il restauro supererebbe il milione di euro. Altro capitolo aperto da tempo è quello relativo agli 85 posti auto nel parcheggio de Il Giulia. Un iter tormentato per un sito che attende di essere utilizzato dall'inizio degli anni '90 e che potrebbe diventare appetibile se trovasse nuova vita anche il centro commerciale. L'ex macello comunale di Muggia di via Flavia di Stramare, che comprende edifici ed aree scoperte per una superficie complessiva di circa 7.100 mq, nel 2007 aveva una base d'asta di 2 milioni e 370 mila euro. Ora è valutato 1,5 milioni di euro. Ma strutture come queste, ormai, difficilmente trovano mercato. Nel piano delle alienazioni dal 2013 anche l'ex mensa Crda (Cantieri Riuniti dell'Adriatico) di Sant'Andrea. Attorno a quel complesso, che ha una superficie totale di 9.830 mq (di cui 7.119 di superficie coperta) ruotava un progetto di trasformazione in caserma e alloggi per le Fiamme Gialle, con un piano di restauro da parte del Comune e poi la messa a reddito.

Laura Tonero

 

«Entro sei mesi partono i lavori per risanare l'ex Maddalena» - L'annuncio del sindaco Dipiazza

«Maddalena, è fatta. Altrimenti dò le dimissioni. Entro sei mesi partono i lavori». Il sindaco Roberto Dipiazza lo annuncia a Telequattro il giorno del suo genetliaco. «Maddalena? Mi sono fatto il più bel regalo del mio compleanno. Non ne venivo fuori. Hanno speso 28 milioni e sono falliti. Non sapevano cosa fare di quel buco. Oggi finalmente ho chiuso. Saniamo la Maddalena. Verrà fatto un mega parcheggio con un supermercato. Era l'unica soluzione. Presto partiranno i lavori. Hanno già i progetti. Così mi sono tolto l'ultimo dente cariato della città», gongola Dipiazza. Il cantiere dell'ex Maddalena in via dell'Istria è una delle peggiori incompiute di Trieste, con il buco diventato uno stagno maleodorante regno di topi e insetti. «Ora possiamo finalmente sanarlo. C'era anche il pericolo di crolli». A mettere la firma dovrebbe essere stato l'imprenditore veneziano Francesco Fracasso, specializzato nel recupero di siti degradati, che ha messo a posto l'attuale Center casa di corso Saba e sta lavorando per sistemare un monomarca Obi nell'ex concessionaria Dino Conti. Nella voragine davanti al Burlo dovrebbero servire 30 milioni per realizzare parcheggio e fori commerciali. La storia dell'ex Maddalena è emblematica della crisi del settore edile-immobiliare a Trieste. Il progetto era nato nel 2007 sotto ben differenti auspici: insieme quattro importanti imprenditori, terreno acquistato per 11 milioni dall'Azienda sanitaria, all'inizio si pensava di realizzarvi 300 appartamenti e un centro commerciale. In corso d'opera il progetto fu ripensato in due lotti: uno avrebbe ospitato un centro Carrefour, negozi, ristorazione, un centinaio di appartamenti; l'altro avrebbe accolto 53 alloggi Ater e 150 enti per le famiglie meno abbienti. Ma anche la seconda ipotesi finì in un vicolo cieco nel 2013 quando Carrefour abbandonò definitivamente il progetto.

 

 

In nessun posto non qui riparte - Alpi Giulie Cinema tra monti e abissi

Al Miela e al Knulp inizia dal 12 febbraio il festival del cinema d'avventura

 Quando la settima arte racconta l'epica della montagna, spaziando tra imprese, avventure dell'anima e tutela dell'ambiente. Edizione numero 29 per Alpi Giulie Cinema, la rassegna internazionale di cinema di montagna a cura dell'Associazione Monte Analogo - allestita in collaborazione con il Cai Alpina delle Giulie, Commissione Grotte "Eugenio Boegan", Arci Servizio Civile, Corsari delle Giulie, Mano Aperta, Spdt, Metropolis, Bar Libreria Knulp e Cooperativa Bonawentura - in programma nell'arco del mese di febbraio al Teatro Miela di Piazza Duca degli Abruzzi (12, 19 e 26) e al Bar Libreria Knulp di via Madonna del Mare 7/a nelle serate del 7, 14, 21 e 28 marzo. È l'anno delle ricorrenze dal sapore storico, legate ai 75 anni dalla morte di Julius Kugy, l'iconico alpinista austro - ungarico, e ai 25 del Concorso Cinematografico Internazionale "La Scabiosa Trenta", il progetto collaterale che premia le migliori opere cinematografiche di autori originari delle regioni alpine del Friuli Venezia Giulia, della Carinzia e della Slovenia, la cui cerimonia finale è in programma il 28 marzo al Bar Libreria Knulp, dalle 18. Arricchito quest'anno il tasso internazionale, con pellicole che parlano non solo di Italia, Australia, Gran Bretagna, Serbia, Austria, Slovenia, Germania, Bosnia e Sud Africa, ma anche di Iran, Cile, USA, Nepal, Olanda, Turchia, Canada, Finlandia, Polonia, Kyrgiztan e Marocco. I temi caratterizzanti? Qui la cultura della montagna si veste di diversi colori ma pone l'accento su tonalità ecologiste, prendendo in esame soprattutto i rischi che soccombono sull'ambiente attraverso il cambiamento climatico in atto. Un viaggio che inizia martedì 12 febbraio, al Miela, teatro di sei proiezioni, le prime due nella fascia pomeridiana dalle 18, con "Nowhere/No Here", per la regia di Alvi Pakarinen, ed "Everest Green", opera francese diretta da J. Michale Jorda; dalle 20. 30 le altre proposte, a partire da "Beyond the wall", focus del regista britannico Ed Douglas sul mondo della arrampicata. Il cartellone regala anche quest'anno una vetrina specifica sulla speleologia, con la cerimonia dell'Hells Bells Speleo Award, il concorso dedicato alle opere del settore, in programma il 26 febbraio, dalle 18 al Miela. (www. monteanalogo. net 040761683). -

Francesco Cardella

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 5 febbraio 2019

 

 

Smog: l’Italia è il Paese europeo con più aree a rischio

L’Italia è il Paese dell'Ue col più alto numero di aree a rischio a causa dello smog e ondate di calore in Europa. Parliamo di: Inquinamento atmosferico

L’Italia è una delle aree europee più inquinate. Questo è quello che rivela uno studio dell’Agenzia dell’UE per l’ambiente (EEA) che mette in relazione indicatori sulla salute, ambientali e socio-demografici. Smog e ondate di calore sono le principali cause che fanno dell’Italia, il Paese dell’UE col più alto numero di aree a rischio. L’Italia, insieme a Grecia e Slovacchia, presenta aree di territorio dove i problemi ambientali si uniscono a quelli demografici come disoccupazione e anzianità. Le variabili socio-economiche incidono, secondo lo studio, anche sulla capacità di gestire fenomeni meteo estremi e sull’accortezza di avere comportamenti ecosostenibili per ridurre i danni ambientali. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato: Ricordiamo che siamo in una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria: 90 mila morti premature all’anno dovute allo smog. È inaccettabile. Per questo al tavolo parteciperà anche il Ministero della Salute, perché i due dicasteri devono lavorare insieme per trovare soluzioni condivide ed efficaci. (…) Come governo abbiamo già predisposto delle misure per poter cambiare il paradigma ambientale ed economico del Paese. Dalle misure in Bilancio per la mobilità elettrica a iniziative promosse proprio dal ministero dell’Ambiente: stanziamenti per la mobilità elettrica nei parchi, fondi per le aree verdi nelle strutture sanitarie e l’ampliamento del fondo Kyoto per l’efficientamento energetico delle strutture pubbliche come scuole, palestre e ospedali.  Tra le città con i più alti livelli di disoccupazione e la più alta esposizione al PM10sono citate Torino, Stara Zagora (Bulgaria) e Nicosia (Cipro). Aree citate dallo studio come a rischio sono l’area metropolitana di Roma, la Valle del Sacco per il Lazio e la zona di Terni per l’Umbria. Se vuoi aggiornamenti su Inquina

Carlo Maria Righetto

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 febbraio 2019

 

 

Nuove zone pedonali in Borgo Teresiano - Si parte già a primavera

Anticipato l'iter di chiusura alle auto di via Trento tra le vie Machiavelli e Torrebianca In arrivo i "panettoni" in attesa dell'aggiudicazione del bando per la pavimentazione

Via libera alla nuova pedonalizzazione di via Trento, che a primavera vedrà la chiusura del tratto tra le vie Machiavelli e Torrebianca. Si tratta di una velocizzazione delle tempistiche impressa a beneficio delle attività della zona, che potranno così usufruire degli spazi aperti in vista della bella stagione, ma che viene concepita soprattutto per allungare quella direttrice pedonale, sempre più frequentata, che dalla stazione porta i pedoni al centro cittadino. Nessuna conseguenza per i garage presenti, per i quali sarà garantito l'accesso, mentre verranno eliminati quattro stalli a pagamento. Grande la soddisfazione manifestata dai titolari dei locali aperti negli ultimi anni in quel tratto di strada, investimenti realizzati alle volte proprio alla luce degli interventi annunciati da tempo, in una nuova area del centro che gli esercenti sperano ora possa rivitalizzarsi ulteriormente. A spiegare l'iter previsto è l''assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli. «Procederemo con la pedonalizzazione intanto in quel punto - spiega - ma faremo anche un sopralluogo con il sindaco nei prossimi giorni per valutare il da farsi nel tratto successivo, quello verso via Valdirivo, dove verrà solo ampliato un marciapiede, anche per la presenza di un parcheggio molto capiente, ma soprattutto perché è fondamentale che resti un passaggio per i veicoli, per snellire la circolazione sulle Rive». Nel tratto tra via Torrebianca e via Valdirivo il traffico resterà quindi aperto, con l'allargamento del marciapiede al pari di quello di fronte, dove passa anche la pista ciclabile. Il relativo cantiere, però, non è destinato ancora a partire. «Il prossimo passo sarà indirizzato in primis alla modifica del Piano del traffico - prosegue Polli - indispensabile prima di procedere con gli interventi veri e propri. Ma puntiamo a chiudere la circolazione in via Trento tra le vie Machiavelli e Torrebianca già a primavera, intanto con dissuasori di cemento, come i "panettoni", in attesa del bando e della successiva pavimentazione definitiva. Nei prossimi giorni parleremo anche con i titolari dei locali affacciati sulla via - aggiunge - per sentire la loro voce e anche per capire chi ha intenzione di richiedere l'uso del suolo pubblico, per sedie e tavolini. Probabilmente sarà una scelta che tutti o quasi sfrutteranno». Nessuna preoccupazione da parte dei titolari di attività della zona in merito ai posti auto che saranno eliminati. «Niente di irreparabile - sottolinea anche l'assessore - mentre per il park attivo anche in quel punto, non ci saranno problemi: i mezzi potranno transitare come succede per i garage ad esempio in via San Nicolò, facendo ovviamente attenzione ai pedoni presenti». Sull'ultima parte della strada, prima di via Valdirivo, è fissato un ampio stallo dedicato alla Pro Senectute, che verrà spostato poco distante, probabilmente sulla stessa via Trento. «L'intervento previsto nei prossimi mesi s'inserisce in una lunga serie di pedonalizzazioni pianificate insieme agli uffici comunali - conclude Polli - alcune delle quali già realizzate, mentre altre si concretizzeranno durante il 2019, in alcune zone del centro e in altre zone dove si migliorerà, così, anche la fruizione da parte dei turisti»

Micol Brusaferro

 

I commenti - L'entusiasmo di negozianti e ristoratori «La zona cambierà volto e attirerà clienti»

Una birreria, un ristorante, una rivendita di vini e altri prodotti enogastronomici. E ancora un salone di parrucchiere e, a breve, un'altra nuova attività commerciale. Sono numerosi i locali che negli ultimi anni hanno alzato le serrande e accese le insegne in via Trento, nel tratto tra via Machiavelli e via Valdirivo. E tutti i proprietari, ieri, hanno accolto con entusiasmo l' avvio dei lavori previsto nei prossimi mesi. «È una notizia meravigliosa - commenta Rossana Camillucci di Santè Wine & Food -. Noi abbiamo aperto tre anni fa il ristorante ed è stata un po' un'incognita: la via era ancora deserta. Abbiamo rischiato, ma ne è valsa la pena. Nel tempo abbiamo visto crescere il movimento e il passaggio della gente. Via Trento è un'asse sempre più frequentata dai cittadini e dai turisti, perché collega la stazione al centro, ma anche perché è una zona piena di alberghi, è davvero strategica. Qui da noi accogliamo anche tanti ospiti di strutture ricettive che non hanno, ad esempio, la colazione. E poi siamo vicini al cuore della città, a pochi passi da piazza della Borsa o Ponterosso». Sulla strada negli ultimi anni ha aperto anche la birreria Hop&Rock e, ultimo in ordine di tempo, Giovinoto, lo scorso anno, all'angolo con via Valdirivo. A pochi passi, sempre sullo stesso lato, lavori in corso in alcuni grandi locali, dove troverà posto un nuovo ristorante. «Siamo arrivati da Roma qui nell'ottobre del 2015 - spiega Andrea Mercuri di Hop & Rock -. All'inizio abbiamo scelto la location semplicemente perché questo spazio era vuoto e vicino al centro. Si parlava poco all'epoca della possibilità di pedonalizzare la zona, ma sinceramente avremmo aperto comunque in questa strada, perché ci sembrava in una buona posizione. Sapere adesso che l'operazione andrà in porto, non può che fare piacere - sottolinea -. Ci darà la possibilità di posizionare fuori tavoli e sedie e potremmo sicuramente lavorare di più con l'arrivo del caldo. Vediamo quanto ai triestini piaccia stare all'aperto con la bella stagione, come d'altra parte a tutti, quindi ben venga il cambiamento e di sicuro penseremo di allestire lo spazio esterno quando avremo tutte le informazioni necessarie». A curare il design degli interni dei locali tra Torrebianca e Valdirivo è lo studio Gasperini, che si sta occupando anche di un nuovo ristorante la cui apertura è prevista nei prossimi mesi. «Credo che via Trento possa diventare un nuovo punto di aggregazione, che sta suscitando grande interesse tra chi ha scelto di insediarsi di recente, una volta c'erano vecchi negozi, ormai spariti, per lasciare il posto a locali nuovi - spiega l'architetto Lorenzo Gasperini -. Ci siamo occupati di "Giovinoto" e stiamo lavorando in un altro spazio vicino, dove aprirà i battenti un ristorante. Molti hanno investito nella zona perché è di passaggio, utilizzata sempre più spesso». «Uno spazio più grande davanti al punto vendita non può che renderci felici - spiega Riccardo Pontelvi di Giovinoto -. Anche dal punto di vista della visibilità, il fatto di non avere più auto parcheggiate davanti alle vetrine rappresenta chiaramente un vantaggio. È ovvio poi che la possibilità di avere una zona esterna durante la primavera e l'estate ci permetterà di lavorare meglio, sia con i triestini sia con i turisti che vediamo passare di qua sempre più di frequente».

 

Il lusso dell'Hilton "sfratta" moto e scooter da via Santa Caterina

A fine cantiere il tratto vicino a corso Italia diventerà «a traffico limitato» a prevalenza pedonale Allianz pagherà l'intervento di riqualificazione a partire dai marciapiedi e la posa dei segnali

Tra pochi mesi via Santa Caterina da Siena (tra piazza della Repubblica e corso Italia) sarà liberata dai motocicli e diventerà pedonale. Anzi si trasformerà in una "zona a traffico limitato di penetrazione a valenza pedonale". In altre parole la via verrà riaperta parzialmente al traffico veicolare a senso unico (da piazza della Repubblica a corso Italia). L'amministrazione comunale ha accolto la proposta presentata ai primi di dicembre da Allianz (che ha in corso il cantiere per la trasformazione dello storico Palazzo della Ras in un lussuoso albergo targato Hilton) che si assume gli oneri relativi alla riqualificazione del tratto di via Santa Caterina e prevede l'allargamento e la ripavimentazione in pietra del marciapiede sul lato del Palazzo della Ras nonché della fornitura e posa della nuova segnaletica stradale. Una trasformazione epocale visto che da decenni via Santa Caterina è una tra le aree parcheggio più capienti per motocicli in centro cittadino (arrivava ad ospitare fino a 220 mezzi a due ruote). «Non li abbiamo mai contati con precisione. Il parcheggio avveniva spesso in modo selvaggio», spiega l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli che tiene ad assicurare che nell'operazione non verrà perso un solo stallo per i motociclisti che a Trieste sono quasi 50 mila. «Sono moglie di un centauro, mamma di un motociclista e un tempo giravo in scooter. So bene cosa significa. Stiamo studiando la ricollocazione di questi parcheggi. Da quando ci siamo insediati come giunta ne abbiamo già creati 500 tra cui quelle di via Imbriani e via Carducci che sono nelle vicinanze», spiega l'assessore che ha dovuto già far fronte ai centro posti in meno mangiati dal "cantiere" Allianz che ha posizionato la gru a metà di via Santa Caterina. L'altra mattina erano parcheggiati circa 80 motocicli. Nel progetto si parla di nuove aree di sosta per motocicli in Corso Italia. «L'istituzione della nuova zona a traffico limitato di via Santa Caterina - scrive nella relazione tecnica Giulio Bernetti, mobility manager del Comune - discende dalla volontà dell'amministrazione comunale di riorganizzare la funzionalità e vivibilità degli spazi stradali della zona, implementando le aree riservate per le operazioni di carico e scarico delle merci in modo da dare una risposta alle realtà commerciali della zona e sgravando le attuali piazzole presenti lungo corso Italia da un'eccessiva domanda con conseguente sosta abusiva in seconda fila». Per questo motivo ci saranno degli spazi "riservati per il carico e scarico bagagli della nuova struttura ricettiva sia ulteriori aree di carico e scarico e sosta per disabili a beneficio di tutte le attività presenti in zona". É prevista anche la realizzazione di un'area di sosta per i clienti dell'Hilton direttamente su Piazza della Repubblica all'angolo con via Santa Caterina. Per quanto riguarda la circolazione veicolare in quest'ultima strada sarà vietata a tutti i veicoli ad eccezione di quelli di soccorso in servizio di emergenza, dei mezzi delle forze dell'ordine, dei velocipedi, dei veicoli a servizio di persone invalide e dei veicoli commerciali. L'unica cosa che resterà è il semaforo all'incrocio con Corso Italia per «garantire ampi margini di sicurezza sia della circolazione veicolare che ai pedoni»

Fabio Dorigo

 

 

Mobili, libri e tv lasciati sulla strada Inciviltà da mezzo milione all'anno

Via Gambini, largo Niccolini e Ponziana i punti più "caldi". Per Acegas 24 mila interventi in dodici mesi

Materassi, cartoni, scarpe, libri, ante di armadi, lavandini, immondizie abbandonate fuori dai cassonetti. Attorno alle isole ecologiche cittadine viene depositato di tutto. L'inciviltà spesso raggiunge livelli inimmaginabili. Per rimuovere il tutto, AcegasApsAmga spende annualmente 500 mila euro, una spesa che poi va a gravare sull'intera collettività. I rioni più colpiti da questo fenomeno sono quelli di Barriera vecchia e San Giacomo. L'area attorno a via Gambini, quella di largo Niccolini e infine la zona di Ponziana risultano i punti più critici. Ieri, chi passava in via Foscolo o in via Gambini, si imbatteva in vere e proprie discariche a cielo aperto: mucchi di televisori, pentole, scatoloni con libri e vestiti, vassoi, reti a molle e pezzi di armadi. Il fatto curioso è che l'operazione di scarico di questi tipi di materiale avviene sempre durante la notte. Dunque, chi compie gesti del genere è conscio di commettere un'azione scorretta, non lecita e così attende che la città si addormenti per scendere in strada e abbandonare quei rifiuti. In alcuni casi, il materiale viene trasferito all'esterno delle isole ecologiche da artigiani irregolari, che operano in nero, e che privi di partita Iva non possono usufruire dei centri di raccolta. AcegasApsAmga da anni propone il servizio completamente gratuito di ritiro ingombranti a domicilio, che può essere richiesto semplicemente chiamando il numero verde 800.955.988. Per cogliere il grado di inciviltà di quanti non rispettano le regole della normale convivenza fra concittadini, basti pensare che sono state 12 mila nell'ultimo anno le prenotazioni per il ritiro di rifiuti ingombranti ma addirittura 24 mila - cioè il doppio - sono stati gli interventi di ritiro di rifiuti ingombranti abbandonati per strada. «Da una parte c'è la maleducazione, dall'altra alcuni ignorano il fatto che esista un efficiente servizio dedicato - valuta l'assessore comunale con delega all'Ambiente, Luisa Polli -. Infatti, le zone dove questo fenomeno è più evidente sono quelle dove si registra un tasso più elevato di residenti provenienti da altri Paesi della Ue o extracomunitari che, probabilmente, non sono ancora a conoscenza di questa possibilità. Stiamo già predisponendo una corretta campagna di informazione». «Spesso - spiega dal canto suo AcegasApsAmga - i rifiuti ingombranti vengono abbandonati in strada o vicino ai contenitori nella convinzione che vengano asportati con il normale servizio di raccolta stradale. Invece non è così: il servizio di raccolta che passa a svuotare i cassonetti, segnala la presenza di rifiuti ingombranti e, successivamente, un intervento dedicato li ritira».

Laura Tonero

 

 

Italiani sciuponi, in pattumiera cibo per 15 miliardi ogni anno in 5 punti

I dati diffusi alla Fao in occasione della sesta Giornata di prevenzione dello spreco alimentare Le cause principali? Distrazione domestica e poca programmazione al momento degli acquisti

Bevande analcoliche, frutta fresca, legumi e pasta buttati nella pattumiera senza nemmeno essere stati consumati: a riempire il cestino dell'immondizia sono soprattutto questi prodotti, anche se pane e verdure fresche sono fra gli alimenti più spesso gettati. Se ognuno si soffermasse a guardare cosa butta via ogni giorno, troverebbe sicuramente qualcuno di questi alimenti nel proprio sacchetto della spazzatura. I dati diffusi ieri alla Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) in occasione della sesta Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, dal progetto 60 Sei Zero dell'Università di Bologna con il Ministero dell'Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market spiegano che supera i 15 miliardi l'anno lo spreco alimentare in Italia. Significa che si raggiunge lo 0,88% del Pil, e la maggior parte del cibo (quasi l'80%) viene buttato tra le mura di casa. 1 Le ragioni dello sperpero - Ma perché gli italiani sprecano così tanto cibo, che sarebbe invece il benvenuto nelle varie mense dei poveri di ogni città o in molti Paesi del mondo? I motivi principali indicati nello studio presentato dalla Fao sono: distrazione casalinga, poca programmazione negli acquisti e scarsa cultura alimentare. Secondo gli esperti, questa miscela porta gli italiani a buttare via, in casa, 12 miliardi di euro di cibo, 2,4 chili ogni mese a famiglia. 2 Gli spreconi si assolvono - Il 20% degli intervistati si autoassolve, convinto che lo spreco sia soprattutto da attribuire a un comportamento di altri. Di chi è la colpa? Gli italiani intervistati ritengono che il grosso degli alimenti venga buttato via soprattutto nel settore del commercio (47%), e negli enti pubblici (scuole, ospedali, uffici e caserme) il (27%). 3 Serve una svolta - «La percezione degli italiani è ancora poco consapevole della necessità di una grande svolta culturale nella gestione del cibo a livello domestico», spiega il presidente di Last Minute Market, Andrea Segrè, secondo cui la prevenzione deve partire dal quotidiano. Per gli esperti, però, qualche segno di miglioramento spunta all'orizzonte, grazie alle campagne di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare. I dati sottolineano, infatti, che negli ultimi quattro anni «si è passati da 1 italiano su 2 che gettava cibo nella spazzatura una volta al giorno, a uno su cento». E, sempre per la ricerca, il 65% degli intervistati provvede «a un check della dispensa prima di fare la spesa, il 61% congela il cibo a rischio deperibilità, il 54% controlla la quantità prima di cucinarlo e ancora il 52% ne verifica l'edibilità (la commestibilità, ndr) prima di risolversi a buttarlo, con il 44% che affronta il test dell'assaggio. 4 La cultura del riciclo - In aumento anche la sensibilità verso il riciclo: il 48% degli intervistati dice che si dedica a ricette per recuperare gli avanzi del pasto quotidiano, ma solo il 34%, quando va al ristorante, richiede una borsa per portare a casa il cibo che non è riuscito a consumare. Tutte strategie anti-spreco che, secondo la Coldiretti/Ixè, sono state adottate nell'ultimo anno dal 71% degli italiani. 5 La sfida - I consumatori, dice Filiera Italia, sono l'anello debole della catena. Che cosa potrebbe imprimere una svolta? Una collaborazione tra industria e agricoltura «potrebbe fare molto per migliorare la situazione». Per Federalimentare è una sfida che si può vincere insieme. Ogni anno, ad esempio, viene recuperato oltre l'80% delle 9mila tonnellate di frutta e verdura invendute dagli 8 mercati ortofrutticoli all'ingrosso aderenti al marchio "Qualità & Sicurezza" rilasciato dal Sistema camerale, in città come Roma, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Verona, Cagliari e Lecce. 

Denis Artioli

 

Andrea Segrè "Gettiamo nei rifiuti un punto di Pil. Fate la lista della spesa"

TRIESTE. Se lo spreco alimentare è un problema globale, le soluzioni sono alla portata di ciascuno, nel proprio piccolo. A partire dalla lista della spesa e dall'educazione alimentare, il cui inserimento nei programmi didattici è sempre più urgente. Lo sostiene Andrea Segrè, ideatore della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare: in occasione dell'apertura dei lavori per la sua sesta edizione, ieri è intervenuto alla Fao di Roma. Segrè, nato a Trieste, è fondatore del movimento e della campagna Spreco Zero nonché presidente di Last Minute Market. Dal 2016 presiede inoltre la Fondazione Fico per l'educazione alimentare e alla sostenibilità. Professor Segrè, il dato della ricerca che colpisce di più è che, contrariamente a quanto si ritiene, la maggior parte degli sprechi non avviene a livello di filiera bensì domestico. Già. Si tratta in un certo senso di una costante: è da un po' di tempo che lo rileviamo e abbiamo avviato la campagna di prevenzione proprio per questa ragione. Lo spreco domestico non è infatti recuperabile: tutto finisce semplicemente nella spazzatura. Ci sono però anche delle buone notizie. Se da una parte il dato assoluto è ancora molto alto, dall'altra le risposte sono incoraggianti: due persone su tre, ormai, si rendono conto che lo spreco c'è. Significa che la campagna sta funzionando. Cosa si può fare per prevenire lo spreco alimentare? L'osservatorio presentato oggi (ieri, ndr) alla Fao parla proprio di questo. Alla domanda "Che cosa faresti, se dovessi dare indicazioni per ridurre lo spreco?" il 65% degli italiani risponde che bisogna fare la lista della spesa. E ha ragione. Sembra una banalità eppure sono ancora pochissimi coloro che mettono in pratica questo comportamento. Alla domanda "Quale intervento metteresti in atto, a livello nazionale?", inoltre, molti connazionali rispondono che sarebbe importante introdurre l'educazione alimentare nelle scuole. Anche questo è vero. La consapevolezza dunque c'è, da parte degli italiani: ora si tratta di tradurla in fatti concreti. Ha riscontrato un atteggiamento di disponibilità, per quanto riguarda l'idea di portare l'educazione alimentare in classe? La disponibilità è grande, innanzitutto da parte delle scuole. Sono sempre più diffuse le iniziative sul tema. Si tratta tuttavia di progetti su base volontaria. Ora è necessario rendere simili esperienze strutturali. Di recente c'è stata una raccolta firme, su iniziativa popolare, per introdurre a scuola l'educazione alla cittadinanza: vorremmo che al suo interno vi fossero perlomeno dei paragrafi, dedicati a quella alimentare. I ragazzi non solo sono il futuro ma anche il presente: tornano a casa e raccontano ai genitori quanto hanno appreso. A tale proposito, l'entità del fenomeno è impressionante se solo si pensa a come vivevano i nostri nonni: molti di loro hanno sofferto la fame, di certo non sprecavano. E lo è ancor di più se si pensa che ciò accade proprio (ma non solo) in Italia: il Bel paese, quello del buon cibo. È evidente che negli ultimi cinquant'anni qualcosa è cambiato, se oggi di fatto gettiamo letteralmente nell'immondizia quasi un punto percentuale di Pil. Insisto: quella che una volta si chiamava economia domestica, adesso dev'essere sostituita dall'educazione alimentare. Occorre imparare a fare la lista della spesa, a ottimizzare l'uso del freezer, del frigorifero, della cucina e così via. Come si pone l'Italia rispetto ad altri Paesi?Siamo né più né meno spreconi degli altri: nella media europea. È positivo che l'Italia, per prima, si sia posta il problema: nel 2010 abbiamo sollevato il tema al Parlamento europeo. Si è trattato del primo documento internazionale sull'argomento: di lì la Fao e l'Onu hanno poi messo la lotta allo spreco alimentare tra gli obiettivi del millennio. Chiederemo inoltre che sia istituito un anno europeo sullo stesso tema. Presentare la Giornata italiana alla Fao è stata una grande opportunità.

Llli Goriup

 

 

Duino Aurisina - Il futuro del Geoparco e le ricadute per il Carso

DUINO AURISINA - Situazione attuale e prospettive di sviluppo del Geoparco del Carso. Questo il tema di cui si parlerà mercoledì 13 febbraio alle 17, alla Casa della Pietra di Aurisina, alla presenza dell'assessore comunale all'Ambiente, Massimo Romita, e del responsabile del Servizio geologico della Regione, Fabrizio Fattor. Nato il 14 settembre 2017 in virtù di un Protocollo d'intesa al quale aderirono i Comuni di Doberdò del Lago, Duino Aurisina, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, Monrupino, Ronchi, Sagrado, San Dorligo, San Pier d'Isonzo, Savogna, Sgonico e Trieste, con la firma del 23 aprile 2018, da parte del sindaco di Sezana, in rappresentanza dei Comuni del Carso in Slovenia, e della Regione, il Geoparco ha assunto carattere internazionale. Il suo obiettivo è preservare, promuovere e tutelare il patrimonio geologico, naturale e culturale, a beneficio di uno sviluppo socio economico equilibrato del territorio. A tal fine il Geoparco è chiamato a unire i partner interessati attraverso attività professionali, didattiche, turistiche. I Geoparchi riconosciuti dall'Unesco sono 140 nel mondo.

G.S.

 

Quei quaranta chilometri segreti - Il Timavo sopra e sotto il Carso - mercoledi'

Il Timavo, passando per Villa del Nevoso e percorrendo poi la Valle dei mulini, inizia a San Canziano il suo percorso sotterraneo di circa quaranta chilometri per poi riapparire a San Giovanni di Duino. Il fenomeno - affascinante e misterioso - ha sempre interessato gli studiosi che hanno cercato di svelare la via percorsa da questo fiume sotto le viscere del Carso. Storicamente l'esperimento più famoso e più curioso è quello di Massimo Sella dell'Istituto di biologia marina di Rovigno e molto importanti sono stati anche i tracciamenti eseguiti circa un secolo fa e a più riprese da Timeus con sostanze coloranti, traccianti chimici e pure radioattivi. Nel corso degli ultimi anni la scoperta di nuove "finestre" (ovvero grotte profonde che raggiungono il corso sotterraneo del fiume) ha riproposto il quesito dei collegamenti sotterranei che sono stati indagati sia da un punto di vista biologico con campionamenti di plancton e di bentos e ancor più recentemente con una nuova campagna di indagini mediante coloranti atossici. Con i suoi due chilometri di percorso in superficie in territorio italiano, il Timavo può essere considerato il fiume più corto della penisola che sfoci in mare. Ne parlerà domani pomeriggio alle 17.30, alla sala conferenze della libreria Minerva di via San Nicolò 20, Sergio Dolce in occasione di una conferenza organizzata dal Circolo Amici del dialetto triestino. Dolce è stato direttore dei Musei Scientifici del Comune di Trieste ed è autore di moltissime pubblicazioni scientifiche a carattere ambientale sul Carso e su tutto il nostro territorio. Saranno proiettate numerose immagini interessanti e inedite.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 febbraio 2019

 

 

Percorso a ostacoli sulla Tav Ora gli alleati evocano la crisi

Salvini e Di Maio in Abruzzo con gli elettori giocano la carta dell'Alta Velocità E in vista delle Regionali in Piemonte il Carroccio prepara la corsa da solo

«I treni che viaggiano meglio e veloci tolgono i tir dalle strade, sono per un'Italia che va avanti», ribadisce Salvini. «L'opera non si farà, io tiro dritto», ribadisce Di Maio. In attesa di stabilire il destino della Tav, gli unici treni in rotta di collisione politica sono quelli guidati dai due vicepremier: entrambi in Abruzzo per arringare le piazze, entrambi protagonisti di una giornata all'insegna di accelerate e frenate. Muscolare Di Maio: «Il tema non è il ridimensionamento dell'opera, è una supercazzola». Pacato e ironico Salvini: «Di Battista ha detto che non devo rompergli i coglioni? Mando pane e Nutella anche a lui. O un Bacio Perugina, ma potei essere frainteso. È un bel ragazzo...». Tutti e due consapevoli che la Torino-Lione, una mina con la miccia sempre più corta, rischia di far saltare il governo, che bisogna traccheggiare almeno fino alle europee, e per questo attenti a non fare il passo più lungo della gamba. Non a caso, il leader della Lega continua a ripetere che alla fine si troverà un'intesa: «Io non litigo con nessuno». Salvo aggiungere: «Se qualcuno ha scavato 25 chilometri di galleria è più utile finirla o lasciarla così? Per capirlo non serve una laurea al Politecnico». Mentre il capo del M5s separa la Tav dal voto sul caso «Diciotti»: «Per carità, noi non ragioniamo così, chi ha messo in mezzo questa cosa ragiona con la logica dello scambio». «Su questo punto non si può tornare indietro, bisogna andare avanti rispetto a ciò che si è detto nel contratto», ammonisce il presidente della Camera Roberto Fico. A dettare la partita è il calendario. A Roma si racconta che in settimana la famosa analisi costi-benefici sarà inviata a Parigi. Sempre in settimana si prevede un estremo tentativo di mediazione da parte di Conte. Altre indiscrezioni raccontano di forti pressioni sul ministro Toninelli per non perdere tempo: il M5s vorrebbe silenziare la diatriba politica e spostare il confronto sui numeri del dossier, sapendo già che saranno a sfavore dell'opera. In ogni caso, potrebbero non esserci decisioni immediate: una delle ipotesi è lo stop ai bandi di gara per poi attendere le mosse della Francia. Anche la Lega - che ormai ha sposato la Tav come fattore identitario per il partito, oltre che per il Nord - non ha fretta di arrivare alla resa dei conti. Non prima delle europee e prima ancora del voto in Abruzzo e Sardegna, l'occasione per contarsi e per valutare il risultato di Forza Italia. Perché la partita sulla Tav è legata a doppio filo alle regionali in Piemonte, dove l'accordo sull'espressione della candidatura da parte degli «azzurri» scricchiola. Mentre Sergio Chiamparino è già in campagna elettorale, preoccupato all'idea di vedersi sfilare da Salvini il «copyright» del Sì alla Tav, Alberto Cirio - ad oggi il competitor del centrodestra - è fermo ai box in attesa di sapere se i magistrati chiederanno o meno il rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sui rimborsi-spese che lo vede indagato come ex-consigliere regionale. Storia vecchia, che però ha ricadute sul presente: nessuno può prevedere i tempi degli inquirenti. Anche per questo nell'ottica della Lega il voto in Abruzzo e Sardegna sarà dirimente: un flop di Forza Italia, accompagnato dall'espressione in Piemonte di un candidato a bagnomaria e logorato dal passare dei mesi, potrebbe essere l'occasione che Salvini aspetta per imporre all'alleato un suo nome: un esponente della società civile, più che un uomo di partito. Comunque nelle sue corde

Federico Capurso e Alessandro Mondotorino.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 febbraio 2019

 

 

Sì alle infrastrutture ma "non nel mio giardino" Fvg diviso fra grandi opere e difesa del territorio - il rapporto

DALLA TAV AI RIFIUTI ALL'ALTA VELOCITÁ: INDAGINE COMMUNITY GROUP

Il tema infrastrutture è tornato al centro dell'agenda politica e del dibattito pubblico: ha provocato mobilitazioni di piazza, convegni e assemblee sia da parte delle categorie produttive e (in parte) sindacali, sia dell'associazionismo e di singoli gruppi di cittadini. L'argomento è cruciale soprattutto ora che il paese si trova, dopo un breve periodo di lenta crescita, a dover fare i conti con lo spettro di una nuova fase recessiva. Invece, le strategie e gli interventi per assicurare all'Italia uno sviluppo economico e sociale subiscono continui stop and go a seconda dei governi che si succedono: iscritte dagli uni, sono poi rimosse da chi viene dopo, generando così incertezza negli investitori e nella popolazione. All'indeterminatezza si somma la protesta: non c'è ammodernamento di strutture fisiche che non veda il sorgere di comitati, di prese di posizioni più o meno ideologiche, volte a opporsi, talvolta anche "a prescindere": dalla Tav, ai rifiuti; dalle infrastrutture stradali, agli inceneritori o alle trivelle, solo per citare alcuni esempi. Mentre altre nazioni sono in grado di avere le accelerazioni necessarie ad affrontare la competizione internazionale, il nostro appare un Paese con uno sguardo puntuale, sul "qui-e-ora", senza una vision di lungo periodo. Uno dei motivi di un simile orientamento è proprio legato all'idea di sviluppo: termine dal significato ieri definito, oggi dalla declinazione incerta. Tutti lo vogliamo, ma non è così unanimemente condiviso il modo in cui esso debba essere perseguito. Tutti desideriamo spostarci velocemente, ma non gradiamo che una nuova strada passi vicino a casa nostra. È il cosiddetto fenomeno Nimby (Not In My Backyard): non nel mio giardino. Ma i nordestini sono effettivamente così contrari a nuove opere infrastrutturali? Quanto è diffuso un simile orientamento e quale sia il grado di importanza assegnato alle opere è l'oggetto dell'ultima rilevazione del Centro Studi di Community Group.In realtà, diversamente dalle rappresentazioni mediatiche, la maggioranza degli abitanti del Nord Est (53,9%) considera il potenziamento del nostro sistema infrastrutturale un tema importante e prioritario da affrontare per lo sviluppo del paese, soprattutto in Veneto (55,1%). Per un altro terzo (38,3%) la questione è comunque importante, ma al pari di altri, mentre solo il 7,8% non assegna a questo argomento una particolare precedenza, in particolare in Friuli Venezia Giulia (11,6%). Dunque, per la parte prevalente degli intervistati le infrastrutture costituiscono un ambito d'azione fondamentale. D'altro canto, come una precedente rilevazione aveva evidenziato (quotidiani GEDI, 16.12.18) il confronto con gli altri paesi dell'UE è impietoso: dalle strade alla connettività, dalla scuola agli aeroporti i nordestini ritengono che lo stato dell'arte del paese sia largamente deficitario. Se dalle affermazioni generali scendiamo in un'ipotetica situazione di effettiva costruzione di un'opera infrastrutturale d'impatto ambientale, quale sarebbe la reazione degli intervistati? Com'è facile intuire, il livello di accettazione tende a salire via via che ci si allontana dal proprio territorio. Se vicino a casa propria lo accetterebbe senza problemi il 31,2%, all'allontanarsi da tale sfera il consenso sale per giungere al 75,8% se l'opera fosse a livello nazionale. Un terzo dei nordestini (37,3%) acconsentirebbe, sebbene con ritrosia, se l'infrastruttura fosse costruita nelle proprie vicinanze. Per converso, il 18,0% farebbe molta fatica ad accettare una simile ipotesi, e il 5,7% si mobiliterebbe per impedirla. Sommando il grado di accettazione con i diversi livelli territoriali, è possibile costruire un indice complessivo (Nimby) che offre la misura dell'accoglimento o dell'opposizione alla costruzione di opere infrastrutturali. Così facendo si determinano tre gruppi. Il prevalente (53,8%) è dei "#SìOpere" ovvero di quanti accetterebbero senza problemi l'edificazione di una infrastruttura, opzione che raccoglie maggiori consensi in Veneto, fra laureati, imprenditori e studenti. Ma che nel Nordest trova minore consistenza rispetto alla media nazionale (65,5%). A questi si aggiunge il gruppo dei "#Sì, con riserva" (35,3%) per i quali il grado di approvazione è subordinato ad altri aspetti, orientamento particolarmente diffuso nel Nordest, rispetto alla media italiana (26,6%), dove l'antropizzazione del territorio ha conosciuto una forte saturazione. Il terzo gruppo è caratterizzato da quanti faticherebbero e da chi si opporrebbe fortemente alla costruzione di una infrastruttura: l'area "Nimby" (10,9%). In questo caso i propugnatori di una simile visione si trovano maggiormente fra chi ha un basso titolo di studio, disoccupati e studenti, quanti risiedono in Friuli Venezia Giulia. A ben vedere, l'area Nimby costituisce un fenomeno paradossale: raggruppa una quota minoritaria della popolazione, ma non è marginale nella rappresentazione sociale e nella comunicazione; ha un forte peso specifico localmente (che si indebolisce via via che ci si allontana dal proprio territorio), ma somma le singole istanze territoriali accomunate da una visione dello sviluppo all'insegna della decrescita (che però è minoritaria nel paese: 15,6%. Ma nel Nordest sale al 20,9%).Dunque, la maggioranza dei nordestini individua il sistema infrastrutturale come un aspetto prioritario per lo sviluppo e il fenomeno Nimby è largamente minoritario, ma il suo peso sociale specifico è molto elevato. Tuttavia, la questione di fondo è fornita dall'idea di sviluppo che non ha più connotati omogenei. Aumenta la sensibilità a un tema relativamente nuovo: l'accettabilità sociale dello sviluppo, l'approvazione da parte di larga parte della popolazione circa gli strumenti e le iniziative che devono essere intraprese per garantirlo. È una questione nuova perché non era così fino ad alcuni decenni fa. Esisteva una reciprocità fra le imprese e il territorio, fra l'economia e la società che ha permesso lo sviluppo, che nel tempo si è andata erodendo. Ma è sulla capacità di costruire una nuova reciprocità che si gioca il futuro del territorio.

DANIELE MARINI

 

 

Carducci-Dante - Ambiente e lettura per i bambini delle materne

Parlare ai bimbi dell'asilo e della scuola primaria di educazione ambientale e di sostenibilità con l'obiettivo di promuovere il rispetto dell'ambiente e il valore del riciclo e del recupero. E farlo con due strumenti molto particolari e in grado di veicolare il messaggio: un libro modificato e un silent book. Questo lo scopo sociale dell'impresa cooperativa scolastica simulata "Elisium-Ecologic land in suitable innovative and useful mind" composta dagli studenti della classe III Delta che si è costituita nei giorni scorsi presso il Liceo delle scienze umane "Carducci-Dante". La "Elisium" si è costituita, nell'ambito delle attività di alternanza scuola lavoro, per rispondere alla richiesta della coop sociale "La Quercia".

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 2 febbraio 2019

 

 

Muggia "richiama" i privati alla cura degli spazi pubblici Censite 23 aree

Le proposte per il progetto di Cittadinanza attiva saranno raccolte fino a fine febbraio. Le attività andranno svolte entro il 15 dicembre

MUGGIA. Sono 23 le aree d'intervento che potranno rientrare nel cosiddetto progetto di Cittadinanza attiva. Il Comune di Muggia ha infatti individuato le zone oggetto di una possibile presa in carico totale o parziale, da parte di cittadini singoli o associati, per la manutenzione e la pulizia del verde e degli spazi pubblici in genere. In cambio sarà previsto uno sgravio fiscale. «Per l'anno 2019 saranno accolte le proposte progettuali di collaborazione fino a concorrenza della somma di 60 mila euro», si legge nel bando. La somma sarà poi ripartita in due sezioni separate. Una dedicata ai progetti sotto i quattromila euro e una a quelli di valore superiore: ai primi sarà destinato uno stanziamento di 10 mila euro, riservando la quota residua di 50 mila agli altri progetti. Le attività di ciascun progetto dovranno essere svolte entro il 15 dicembre 2019. Il lungo elenco delle zone individuate comprende le aree verdi attrezzate di Aquilinia (a fianco della farmacia), Montedoro (market), Zindis, via San Giovanni (condomini a fianco della Coop), salita di Muggia Vecchia, via Mazzini, all'incrocio tra via Frausin e via Matteotti e largo Caduti. E, ancora, lo spazio pubblico in località Chiampore, il giardino e l'area attrezzata sotto il castello, l'area gioco della scuola di Zindis (parco Robinson), la ciclabile Parenzana, l'area del porticciolo e zone limitrofe, il lungomare Venezia, l'area verde circostante la chiesetta di San Francesco, le aree verdi di Aquilinia (ex comprensorio Teseco), via San Giovanni (teatro Verdi), l'ex cantiere Alto Adriatico, i giardini Europa e adiacenze, piazzale Caliterna e infine i laghetti delle Noghere e le strade per le Saline e per San Floriano. «Sulla base delle adesioni, delle esperienze e anche dei suggerimenti degli anni scorsi, siamo ancora più motivati a portare avanti questo progetto che prevede la realizzazione di interventi complementari e sussidiari alle attività svolte dal Comune, in un'ottica di cura del territorio e tutela del decoro urbano condivisi», così il vicesindaco Francesco Bussani. L'assessore Laura Litteri ricorda le modalità per aderire all'iniziativa: «Bisogna iscriversi all'albo della Cittadinanza attiva, descrivere brevemente quello che si intende fare e presentarlo agli uffici del Comune. Se il progetto sarà avallato, si sottoscriverà un disciplinare o un Patto di collaborazione». La raccolta delle proposte dovrà concludersi entro fine febbraio.

Riccardo Tosques

 

 

Caso Ogm, la Regione deve risarcire Fidenato - SENTENZA ROVESCIATA DAL CONSIGLIO DI STATO

PORDENONE. Sulla coltivazione del mais Ogm il Consiglio di Stato ha accolto le ragioni del coltivatore friulano Giorgio Fidenato, che aveva presentato ricorso contro la sentenza del Tar di Trieste del settembre 2014, e ha condannato la Regione Fvg a risarcire i danni provocati e le spese processuali. Il Consiglio di Stato si è espresso contro la legge regionale 5/2014 con cui la Regione aveva vietato la coltivazione di Ogm in attesa che venisse approvata la legge sulla coesistenza da parte della Commissione europea. Per questo, i giudici hanno ritenuto essere stato illegittimo distruggere il mais Ogm nei poderi di Mereto di Tomba (Udine). Fidenato ha annunciato un'azione di responsabilità verso i giudici del Tar di Trieste: «Quella sentenza gridava vendetta - ha detto - la mia richiesta di danni non è per una vendetta personale, ma vuole essere un monito per i giudici affinché esercitino la loro funzione e non facciano politica. Ovviamente farò causa anche contro la Regione per risarcimento danni».

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 febbraio 2019

 

 

L'aula "toglie" la plastica da uffici e partecipate - OK ALLA MOZIONE M5S

TRIESTE. L'obiettivo è quello di un Friuli Venezia Giulia a "rifiuti zero". Lo ha sottolineato ieri in Consiglio regionale l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro, in risposta a una mozione dei consiglieri Sergo, Capozzella, Dal Zovo, Ussai del M5s, e condivisa da tutto il Consiglio, sull'eliminazione della plastica monouso dagli uffici delle amministrazioni regionali, degli enti strumentali e delle società interamente partecipate. Nel suo intervento l'assessore, evidenziando non solo di condividere i contenuti della mozione ma di voler andare oltre, ha annunciato la decisione di impiegare tre milioni di euro «per incentivare i centri di raccolta (e poi i centri di riuso) perché l'economia circolare diventi realtà». Ha poi confermato i finanziamenti per le ecofeste e l'intenzione di portare in commissione «come promesso il regolamento per quello che ho definito "Tifo pulito", in modo che sia previsto l'impiego di piatti, stoviglie e bicchieri compostabili. Premiando anche chi non utilizza bottiglie di plastica ma contenitori in vetro». «Sto anche valutando - ha detto Scoccimarro - di dare contributi alle manifestazioni folkloristiche e carnevalesche che mettano in atto comportamenti volti al rispetto dell'ambiente e delle sue risorse». Scoccimarro ha quindi ricordato che si sta per concludere un progetto con l'Università di Udine che riguarda l'assorbimento delle nanoplastiche da parte delle piante e ha ribadito l'intenzione di incentivare comportamenti ecologici da parte dei pescatori, favorendo la raccolta delle plastiche trovate in mare.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 31 gennaio 2019

 

 

Porto Vecchio - Il Pd apre al sindaco sul piano di rilancio

«Questa è stata la prima vera apertura dell'opposizione alla maggioranza e a Dipiazza, ma deve essere anche una svolta, perché sino a questa delibera non abbiamo visto né disponibilità né concreto rispetto dell'opposizione». Lo afferma la segretaria provinciale del Pd di Trieste Laura Famulari, commentando il voto positivo del gruppo consiliare dem alla delibera sulle direttive per lo sviluppo del Porto vecchio. «Non c'è dubbio che tra il centrodestra e il Pd le differenze rimangano chiarissime, come abbiamo dovuto verificare dagli atti del vicesindaco e dalle decisioni anche recenti della maggioranza - prosegue -. Ma noi non ci tiriamo indietro quando c'è di mezzo il bene della città, e da oggi in poi sui temi dello sviluppo economico vogliamo esserci. Ci saremo su tutte le partite che riguardano il Porto nuovo, che è stato un investimento morale e politico del centrosinistra, e che ora è portato da tutti come un fiore all'occhiello. E vigileremo sull'azione del sindaco e della sua maggioranza».

 

 

Capodistria-Divaccia l'Ungheria offre fondi ma punta a Luka Koper - il raddoppio della tratta ferroviaria

LUBIANA. Con l'approvazione del piano finanziario per la realizzazione del secondo binario sulla linea ferroviaria Capodistria-Divaccia (costo stimato di 1,2 miliardi) il governo della Slovenia ha deciso di giocare d'azzardo. In ballo, infatti, restano 200 milioni di euro di un solo supposto finanziamento da parte dell'Ungheria. Ungheria che, nel frattempo, sta giocando la sua partita su due tavoli differenti: su quello del Porto di Capodistria da una parte e su quella del Porto di Trieste dall'altra. Al di là delle dichiarazioni ufficiali del ministro dei trasporti sloveno Alenka Bratusek che annuncia tra breve la formazione di una commissione ad hoc per le trattative con Budapest (ma troverà dall'altra parte del tavolo l'interlocutore?) i primi seppur informali contatti tra i due governi hanno fatto apparire chiaramente che l'Ungheria della volpe Viktor Orban vuole una contropartita ai suoi 200 milioni di euro, contropartita che si chiama possibilità di entrare nella società Luka Koper che gestisce lo scalo del capoluogo del Litorale sloveno, di ottenere una concessione logistica e di allungare le mani anche sulle Ferrovie della Slovenia. Bratusek si ostina a ripetere con fermezza che nessuno metterà le mani su Luka Koper ma è assi difficile pensare che Budapest "regali" i 200 milioni a Lubiana con un'amichevole pacca sulla spalla tra i premier Orban e Sarec. E in quest'ottica si inserisce la dichiarazione fatta poco tempo fa da Orban stesso il quale ha affermato che la Slovenia non gli interessa perché le società ungheresi andranno ad investire nel Porto di Trieste. Parole che risuonano come quelle dette a un carabiniere che ci si rivolgerà alla polizia. E, in effetti, c'è un concreto interessamento di aziende magiare a "entrare" nel Porto di Trieste. Se il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijarto ha corretto il tiro delle parole di Orban sostenendo che tutte le opzioni restano aperte e altresì chiaro che la "variante Trieste" alza la posta in gioco relativamente a un possibile investimento magiaro nella Capodistria-Divaccia. L'offensiva a Sud di Budapest continua, dopo la volontà di entrare nel costruendo rigassificatore di Veglia in Croazia e dopo l'acquisto delle Terme di Lendava in Slovenia. Per Capodistria la partita è aperta. Si tratta solo di aspettare quando uno dei due giocatori deciderà di vedere.

 

 

Zagabria dà il via libera al rigassificatore

Il governo approva il finanziamento dell'impianto off-shore a Veglia, destinato a essere operativo all'inizio del 2021

ZAGABRIA. La Croazia vara un ambizioso piano energetico per cercare di portare il Paese verso l'indipendenza dall'approvvigionamento estero. E, in quest'ottica, il governo di Zagabria guidato dal premier Andrej Plenkovic ha approvato ieri il finanziamento della costruzione del rigassificatore (Gnl) galleggiante nel nord Adriatico, sull'isola di Veglia. Il valore totale dell'investimento è stimato in 234 milioni di euro. Il Gnl di Veglia ha già ottenuto il via libera della Commissione europea, che lo ha inserito nella lista dei progetti prioritari e di interesse comunitario, assicurando 102 milioni di euro dai fondi europei. La Croazia ha approvato un esborso di 50 milioni di euro per quest'anno e di altri 50 per l'anno prossimo; il resto verrà assicurato dalla società che gestirà la struttura, di proprietà dello Stato. Il rigassificatore dovrebbe essere operativo all'inizio del 2021. Il ministro delle politiche energetiche, Tomislav Coric, ha spiegato che si tratta di un «progetto strategico per la Croazia, cruciale per la sua indipendenza energetica, come anche per la sicurezza del Paese, dato che assicurerà un alto livello di diversificazione delle forniture di gas».Gli esperti ricordano che il rigassificatore gode anche di un forte appoggio di Washington che vede nel progetto una risposta alle mire della russa Gazprom con l'avanzamento verso i Balcani della cosiddetta Turkish Line. Il rigassificatore viene caldeggiato anche dalle cancellerie dei Paesi dell'Europa occidentale, perché bypassando la Russia contribuirà notevolmente alla stabilità energetica dell'Europa centrale, con un approvvigionamento sicuro e continuo di gas naturale. L'obiettivo finale è collegare il terminal sull'isola di Veglia al rigassificatore sul Mar Baltico, in Polonia, formando in questo modo un corridoio energetico nord-sud che garantirebbe forniture di gas naturale a Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria e Croazia, con collegamenti anche ai Paesi confinanti, inclusa l'Ucraina. Il governo ha anche adottato una procedura di gara per il rilascio delle licenze per l'esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi nella zona delle Dinaridi e nelle parole del ministro dell'Ambiente e dell'Energia Tomislav Coric, il tutto fa parte delle attività dell'esecutivo volta a rafforzare l'indipendenza energetica della Croazia. La concessione è per quattro esplorazioni in un'area di superficie pari a 12.134 chilometri quadrati nella zona di Karlovac, Lika e di Segna, Regione litoraneo-montana, Zara, Spalato, Sebenico e Knin. La ricerca durerà cinque anni. I parchi nazionali sono stati esclusi dalla zona di esplorazione, così come la costa e il confine di stato con la Bosnia-Erzegovina. Secondo la decisione del governo, l'Agenzia degli idrocarburi condurrà azioni preparatorie, redigerà i documenti di gara, pubblicherà un bando e nominerà una commissione che risponderà al ministero dell'Energia. 

Mauro Manzin

 

 

Avevano promesso di pedonalizzare anche via Mazzini - la lettera del giorno di Manuela Miccoli

Con riferimento alla segnalazione del signor Cavallini sulla chiusura al traffico veicolare di via Imbriani, che lo stesso auspica, auguro sinceramente una migliore conclusione alle promesse fatte dal sindaco Roberto Dipiazza lo scorso anno, rispetto a quelle elettorali, relativamente alla chiusura di via Mazzini, ripetute nel 2001 e nel 2006. Come forse una parte dei lettori sa, quelle promesse non hanno avuto alcun riscontro pratico nonostante una raccolta di 1.000 firme in tal senso e la presentazione di perizie sul danno causato dalle vibrazioni provocate dai mezzi pesanti in transito (in via Mazzini passano le linee bus 5-9-10-11-17-18-19-23-24-28-30, con più di 900 passaggi al giorno). Proprio sul Piccolo il sindaco in campagna elettorale nel maggio 2001 dichiarava che via Mazzini, definita "cannocchiale sulla città", doveva diventare un'altra via San Nicolò, riorganizzando la circolazione veicolare con un "ring" e con minibus elettrici, a costi relativi. Nel 2003 dichiarava che non è più tollerabile che autobus di 18 metri circolino in strade così strette e sembrava che l'unico ostacolo fosse l'eliminazione di "stream". Ho un raccoglitore pieno di articoli di giornale, di proclami, di raccolta firme, di segnalazioni al Comune, alla Trieste Trasporti e altro per pedonalizzare via Mazzini: l'unico risultato ottenuto, dopo la presentazione di perizie sugli effetti delle vibrazioni e degli infrasuoni indotti dal traffico gommato pesante, è stata l'asfaltatura della strada, che ora dopo un paio d'anni è già da rifare. Concludo augurando miglior sorte a via Imbriani e sorrido pensando a ciò che presumo sia stato promesso alla proprietà dell'hotel a 5 stelle che presto aprirà in piazza della Repubblica.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 30 gennaio 2019

 

 

Il Porto vecchio "battezza" l'asse tra Dipiazza e Russo

Il dem alla conferenza stampa del centrodestra: «Ora la Città metropolitana» Massima vigilanza contro le infiltrazioni mafiose: una caserma in largo Santos

Ha preso origine dal Porto vecchio e si sta allargando alla Città metropolitana. Prende forma l'asse bipartisan tra Roberto Dipiazza e Francesco Russo. Quella tra il sindaco e l'ex senatore attualmente consigliere regionale Pd è una collaborazione che scuote la politica triestina. La presenza di Russo ieri alla conferenza stampa della maggioranza sull'approvazione della delibera sul Porto vecchio non era casuale, così come il suo ingresso sottobraccio al primo cittadino, che ha rivendicato di essere stato il primo a firmare la petizione per il nuovo assetto amministrativo "metropolitano".Ad attendere la coppia, che secondo alcuni potrebbe diventare "di fatto", c'erano l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, i capigruppo della Lega Radames Razza, di Forza Italia Alberto Polacco, della Lista Dipiazza Vincenzo Rescigno, di Fratelli d'Italia Salvatore Porro e gli altri consiglieri Everest Bertoli (Lega) e Francesco Panteca (Lista Dipiazza).«Mi fa piacere che ci sia Russo - ha esordito il sindaco - anche perché ieri (lunedì, ndr) in aula tutti hanno parlato di un vento nuovo e questo mi ha riempito di orgoglio. Spiace che il M5s abbia voluto votare contro quando avrebbe potuto astenersi o uscire dall'aula. Ho telefonato anche a Paolo Menis più che altro per fargli capire che politicamente è stato un errore visto che tra alcuni anni qualcuno penserà che erano contrari all'apertura del Porto vecchio». «Teniamoci stretta questa capacità di lavorare insieme - ha invece sottolineato Russo - anche se a qualcuno dà fastidio. Quando ho presentato il famoso emendamento non ero del tutto consapevole di quello che sarebbe successo. La politica ha smesso di litigare, anche se qualcuno, soprattutto in Parlamento, non aveva compreso bene quello che stava succedendo». Ad avere un momento di commozione è stata Polli, che ha voluto dedicare la delibera al padre che lavorava proprio nei magazzini dell'antico scalo. «La parte residenziale è stimata in circa il 12%, ma sono certa che sarà più bassa, non supererà il 5%. In ogni caso vogliamo affrontare questo percorso in maniera condivisa con tutti i cittadini. Abbiamo anche scelto la strada della copianificazione con la Regione al fine di snellire le pratiche e le procedure». Nessuno ha voluto dare tempi sui primi cantieri, indicativamente potrebbe volerci un anno per l'avvio delle aste. A breve, verosimilmente a marzo, partirà invece il cantiere per la rotonda. «I binari - ha aggiunto Dipiazza - verranno tolti da quella zona, ma resteranno nella promenade (la passeggiata lungomare, ndr) quindi le polemiche sono piuttosto inutili».Sul possibile rischio di infiltrazioni mafiose è stato garantito che sono in atto dei confronti costanti con la Guardia di finanza per evitare situazioni a rischio. Porro ha anche annunciato che proprio «in largo Città di Santos dovrebbe nascere una nuova caserma», «dei Carabinieri o - ha aggiunto Dipiazza - della Polizia municipale». Razza si è detto «emozionato visto che alla prima seduta da capogruppo ho contribuito all'approvazione di un documento storico». Bertoli ha ricordato di essere stato «tra i primi a votare anche con il Pd nella scorsa legislatura al progetto di sblocco». Rescigno e Panteca hanno posto l'accento sul risultato significativo ottenuto in aula. Infine Polacco ha evidenziato «l'importanza di aver creato una società pubblica al 51% al fine di garantire la "guida" ai cittadini». A distanza è arrivata anche la soddisfazione di Laura Famulari, segretaria provinciale del Pd: «Noi ci abbiamo sempre creduto». 

Andrea Pierini

 

 

Gli ambientalisti ora si alleano per il no al pirogassificatore

Tre comitati locali chiedono di «essere sentiti». Diversa la reazione dei capigruppo che si dicono soddisfatti «dal recepimento delle osservazioni»

DUINO AURISINA. «Viviamo in questo territorio e in quanto residenti chiediamo di essere sentiti al di là delle procedure istituzionali, perché il tema in discussione è quello della tutela ambientale ed è perciò importantissimo». È questa la richiesta congiunta firmata dal Gruppo Salute & ambiente, dall'Associazione ambientalista Eugenio Rosmann e dal Comitato Genitori per la salute, tutti di Duino Aurisina, in risposta alla notizia diffusa nei giorni scorsi dalla Regione, in base alla quale decade la necessità della procedura di Via per il progetto di realizzazione di un pirogassificatore nell'area della Burgo. «Se non si dovesse tener conto dell'opinione dei residenti - scrivono in un comunicato le tre realtà - saremmo al cospetto di una preoccupante parabola discendente delle politiche di partecipazione dei cittadini. Per il pirogassificatore, parificato dalla normativa a un inceneritore di rifiuti, la procedura di Via è stata ritenuta superflua L'area in cui si localizza il progetto è di eccezionale sensibilità ambientale e la legge impone di tenere in considerazione le nostre zone, dove bisogna puntare su turismo, agricoltura, allevamento, pesca e gastronomia». Per Ilaria Dal Zovo, consigliere regionale del M5s, «sarà pur vero che le norme consentono di non sottoporre il progetto del nuovo pirogassificatore di Duino alla procedura di Via, ma siamo convinti che operare in questa maniera sia un enorme errore». E sul progetto si è svolta pure una riunione dei capigruppo comunali di Duino Aurisina, che esprimono «forte preoccupazione per i livelli occupazionali e soddisfazione per il recepimento dalla Regione delle osservazioni formulate dall'amministrazione sull'aspetto ambientale». In serata la Regione ha diffuso una nota in cui l'assessore Alessia Rosolen definisce «un momento interlocutorio, nel corso del quale l'amministrazione regionale e il ministero del Lavoro hanno confermato la massima disponibilità a lavorare per garantire la continuità nell'utilizzo degli ammortizzatori sociali», l'incontro di ieri a Roma.

Ugo Salvini

 

 

Traffico di rifiuti, sequestrata un'azienda di metalli triestina

Contestato alla Noemi srl di Aurisina un giro di affari illeciti pari a 2 milioni di euro Tre ordinanze di custodia cautelare. Coinvolte nell'inchiesta quattro regioni

TRIESTE. Arresti, perquisizioni e sequestri. Sono stati i carabinieri del Noe di Udine, stavolta, a entrare in azione. Un'operazione che ha chiuso il cerchio di una complessa indagine coordinata dalla Procura-Dda di Trieste per contrastare il traffico illecito di rifiuti. Nel mirino degli investigatori sono finite la Noemi srl di Aurisina e altre tre società specializzate nel settore e operative a Bari, Brescia e Venezia. Il fascicolo è nelle mani del pm Massimo De Bortoli. Le ordinanze di misura cautelare riguardano l'ex amministratore della Noemi srl Angelo Alberto Montrone; il figlio della sua convivente, Thomas Carli, attuale amministratore della ditta, e due dipendenti. La Noemi srl ha sede ad Aurisina Stazione: è un'azienda nata nel 2004 e specializzata nel commercio di rottami metallici e ferrosi. La società è stata sequestrata assieme agli automezzi di proprietà. L'inchiesta della Procura di Trieste è estesa, oltre che in Friuli Venezia Giulia, in Lombardia, Veneto e Puglia. Ulteriori decreti di perquisizione e sequestro sono in corso di esecuzione a carico di altre tre società - allo stato non indagate - operanti nel settore del trattamento rifiuti, nelle province di Bari, Brescia e Venezia. Perquisizioni personali e sequestri sono stati emessi anche a carico di altri tre indagati residenti nelle province di Trieste, Gorizia e Venezia. I provvedimenti, disposti dal gip del Tribunale di Trieste Guido Patriarchi su richiesta della Procura, concludono un'attività di indagine avviata nell'agosto 2016 dai carabinieri del Noe di Udine. Le indagini hanno permesso di individuare le responsabilità di una strutturata organizzazione criminale costituita da più soggetti che, nell'ambito della gestione dei rifiuti speciali, aggirava le normative di settore attraverso un «giro bolla», producendo anche falsi documenti di trasporto. Secondo gli inquirenti il gruppo smaltiva in modo illecito ingenti quantitativi di rifiuti speciali, costituiti principalmente da «contrappesi e valvole di pneumatici» di cui era specialista la Noemi srl. Stando a quanto accertato, la società raccoglieva i rifiuti speciali su tutto il territorio nazionale, rilasciando agli interessati (per lo più gommisti) falsi formulari. I rifiuti erano poi destinati a impianti compiacenti siti in Lombardia, Veneto e Puglia, senza passare attraverso l'impianto della provincia di Trieste per il trattamento necessario, come invece la normativa di settore prevede. L'azienda, secondo le ipotesi investigative, riusciva così a ottenere ricavi eliminando quasi del tutto quelle che sarebbero state le spese di trattamento del rifiuto, generando un volume di affari illecito pari a circa 2 milioni di euro. 

Gianpaolo Sarti

 

 

Arriva l'app di Trieste Trasporti per chiamare il "bus" sotto casa

Il progetto pilota è già a buon punto e dovrebbe prendere il via tra qualche mese Si potrà prenotare il mezzo come un taxi pagando poco più del costo di un biglietto

Si prenota come un taxi ma costa poco più di un autobus, trasporta più passeggeri alla volta ed è comodo come un'automobile privata. Non richiede attese alla fermata e non fa viaggi a vuoto, perché si muove solo a richiesta e su prenotazione dell'utenza. Il trasporto a chiamata, o domanda, è a metà tra il trasporto pubblico tradizionale e il taxi e comincia a essere sempre più diffuso sull'intero territorio nazionale. La Trieste trasporti, seguendo un modello già utilizzato in tante città italiane e con buono successo, sta lavorando a un progetto che dovrebbe portare anche a Trieste questa novità. Sul piano pratico, l'utente prenota la corsa per telefono o e-mail, viene prelevato a casa o alla fermata più vicina dell'autobus da un pulmino (che potrebbe essere elettrico e quindi a basso impatto ambientale), paga una tariffa di poco superiore a quella di un biglietto dell'autobus e divide corsa e destinazione con altri passeggeri. La ex municipalizzata ci sta pensando per metterlo a disposizione in particolare di chi abita nelle frazioni dell'altipiano e nelle estreme periferie e spesso si trova in difficoltà, perché le frequenze nei passaggi dei mezzi pubblici sono piuttosto basse. Il progetto, per ora solo abbozzato ma destinato a diventare realtà nel corso dell'anno, è sul tavolo dei tecnici della Trieste trasporti e dovrebbe maturare definitivamente dopo il passaggio all'esame del consiglio di amministrazione, in programma nella seconda metà di febbraio. Il sistema prevede di mettere a disposizione di tutti i cittadini un'applicazione da scaricare sullo smartphone. A quel punto, l'utente che dovesse necessitare di una corsa in una giornata e in un orario già definiti, potrebbe prenotarla, entrando nell'applicazione, nella certezza di sapere che potrà salire sul mezzo della Trieste trasporti all'orario desiderato. Per completare il servizio, la ex municipalizzata è intenzionata a sistemare, lungo i percorsi dell'altipiano che saranno coinvolti nell'iniziativa, una serie di fermate, che saranno a disposizione di chi ha effettuato la prenotazione. Tutto questo senza che ci sia una modifica dell'attuale servizio di trasporto pubblico di ordinaria amministrazione quotidiana. I mezzi delle linee tradizionali che già raggiungono l'altipiano manterranno infatti il loro attuale assetto. Ovviamente il costo del nuovo servizio non potrà essere identico a quello dei biglietti dell'autobus, "ma nemmeno paragonabile a quelli dei taxi di servizio pubblico" assicurano dalla Trieste trasporti. In sostanza, i mezzi pubblici a chiamata dovrebbero collocarsi a metà strada fra quello che è lo storico servizio di autobus e la comodità che assicurano i taxi.

Ugo Salvini

 

 

 

Alghe e nuovi fondali nel Golfo di Trieste, ecco il futuro del mare - Museo di Storia Naturale

Si inaugura oggi, alle 17, all'interno della cornice "Alghe dell'alto Adriatico nelle collezioni storiche del Museo" al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, la nuova mostra "Alghe e nuovi fondali nel golfo di Trieste", curata da Annalisa Falace ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università degli Studi di Trieste, e da Saul Ciriaco ricercatore dell'Area Marina Protetta di Miramare nell'ambito del progetto europeo Roc-popLife. A tagliare il nastro della mostra, i curatori stessi, assieme al direttore dell'Area Marina di Miramare, Maurizio Spoto e alla direttrice dei Civici Musei Laura Carlini Fanfogna. La mostra illustra, grazie agli spettacolari scatti subacquei raccolti nel corso degli anni, il complessivo impoverimento dei popolamenti algali del Golfo di Trieste, evidenziando la progressiva regressione di alghe del genere Cystoseira e Fucus il cui calo è in fase di studio. «Grazie a questa mostra si è voluto raccontare - spiega Maurizio Spoto - le fasi del processo scientifico e gestionale per porre rimedio all'impoverimento del Golfo di Trieste, ripristinando i fondali a Cystoseira, ovvero le coperture a "foreste marine". Dopo l'inaugurazione e una visita guidata della mostra, alle 18, Annalisa Falace e Maurizio Spoto sveleranno, in una conferenza, i retroscena, le difficoltà e le aspettative del progetto di ripristino ambientale marino. 

 

 

 

 

THESUBMARINE.it - MARTEDI', 29 gennaio 2019

 

 

Quale sarà l’impatto del cambiamento climatico in Italia?

Circa 4500 chilometri quadrati delle aree costiere italiane sono a rischio di inondazioni da innalzamento del livello del mare entro i prossimi 100 anni, e questa è solo una delle conseguenze per il paese.

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 29 gennaio 2019

 

 

Sì bipartisan in Consiglio comunale alla delibera che cambia Porto vecchio

Passa la variante per regolamentare vendita dei magazzini e assetto della futura società di gestione. Contrario solo il M5S

Un Consiglio comunale quantomai mansueto ha approvato ieri sera la delibera sulle direttive per lo sviluppo di Porto vecchio. Il testo è stato approvato con il voto unanime del centrodestra e del centrosinistra. Unica eccezione: la contrarietà del Movimento 5 Stelle, che pure dichiara di apprezzare certi aspetti del testo. Il sindaco Roberto Dipiazza considera comunque vinta la scommessa, grazie anche al tono pacato del confronto in aula: «La più bella seduta in 17 anni», ha commentato. In effetti tutte le forze politiche hanno esposto la loro posizione sul tema senza contrasti. Anche per questo buona parte degli emendamenti al testo è stata accolta dalla giunta o approvata: il più rilevante è la modifica di Forza Italia che impone una maggioranza pubblica per la futura struttura di gestione. La delibera, lo ricordiamo, è uno strumento base che divide il Porto vecchio per aree tematiche di sviluppo e disegna a grandi linee il sistema di viabilità e verde pubblico della zona. Vi si definisce, inoltre, come si dovrà procedere a gestire l'alienazione dei magazzini, compresa la già citata struttura di gestione (pallino del dem Francesco Russo, presente in aula).L'assessore Luisa Polli ha illustrato la delibera, subito seguita dall'appello del sindaco: «Mi farebbe piacere se ci fosse un voto all'unanimità perché gli investitori sarebbero più tranquilli per i loro investimenti. Stiamo facendo qualcosa di molto, molto interessante per la città e mi auguro una discussione serena».L'auspicio del primo cittadino si è realizzato. Dai banchi dell'opposizione pressoché tutti hanno sottolineato la necessità di riflettere sulla costituzione della struttura di gestione, come il dem Marco Toncelli, la civica Maria Teresa Bassa Poropat e il pentastellato Paolo Menis (che ne ha richiesto una natura del tutto pubblica), ma anche sui percorsi partecipativi, come la dem Fabiana Martini o l'esponente di Open Sinistra Fvg Sabrina Morena. Quest'ultima ha sottolineato anche la necessità di vigilare «sul pericolo di infiltrazioni mafiose».Com'era prevedibile, la misura ha incontrato unanime del centrodestra, espresso da esponenti di tutti i partiti: leghisti come Everest Bertoli e Roberto Sain, dipiazzisti come Roberto Cason o Francesco Panteca, o il consigliere di Fratelli d'Italia Salvatore Porro. Forza Italia ha dato il suo sostegno attraverso l'intervento di consiglieri come Piero Babuder o Alberto Polacco, ma è anche la forza di maggioranza che ha portato il maggior numero di emendamenti. Diversi hanno riguardato la mobilità sostenibile all'interno dell'area, ma il più importante è quello sulla struttura di gestione, che dovrà avere una partecipazione pubblica al 50% più uno. Una proposta che era stata bocciata in sede circoscrizionale, ma che ora la giunta ha fatto propria. Il testo è stato subemendato dal Pd perché si privilegi la natura societaria o consortile. Sempre i dem hanno ottenuto anche il passaggio in aula di un "piano strategico" sullo sviluppo dell'area. Il M5S ha ottenuto la priorità agli spazi tecnologici e dell'industria culturale e a una specificazione sui punti franchi. La capogruppo Elena Danielis ha argomentato così il voto contrario: «Per noi era fondamentale che la società di gestione fosse al 100% pubblica. Inoltre noi abbiamo pensato che non si prevedesse da subito la residenzialità come leva, senza negare la possibilità di collocarvela in futuro. Condividiamo invece la visione dell'area divisa per distretti».A fine serata ha commentato il consigliere forzista Bruno Marini: «Devo dire che si è trattato di uno dei più grandi risultati politici nell'azione di Roberto Dipiazza sindaco».

Giovanni Tomasin

 

La denuncia del gruppo tramway Pvt - La rotatoria "taglia" il trenino «Il progetto rimuove i binari»

"Deraglia" di nuovo il trenino di Porto vecchio. A lanciare l'allarme sono gli appassionati volontari del gruppo "Tramway Pvt". «Il progetto della nuova rotatoria di Barcola, già andato in gara, prevede la rimozione e lo smantellamento dei binari, rendendo così di fatto impossibile ogni futuro progetto di mobilità su rotaia in Porto vecchio», denunciano sulla loro pagina Facebook. É stata praticamente una doccia fredda visto che il sindaco Roberto Dipiazza, lo scorso ottobre all'inaugurazione del Park Bovedo, aveva promesso pubblicamente il ritorno del trenino. E invece, alla luce del progetto presentato, non c'è traccia dei binari. «Si sta per causare un altro danno per la città e il suo futuro e dando dimostrazione di quanto contino le firme dei 5.150 concittadini che avevano aderito alla petizione per il mantenimento e l'ampliamento del servizio del Tramway Porto vecchio e dei più di 14 mila passeggeri trasportati in appena otto fine settimana a dimostrazione della validità dell'idea. Nel progetto, quale panacea per gli illusi, è prevista una fantomatica nuova linea tranviaria, che nulla ha a che vedere con la storia e la cultura che il Porto vecchio esprime e deve trasmettere alle future generazioni. Bisogna fermare questo omicidio storico e culturale».A denunciare il delitto ferroviario è stata anche Italia nostra durante la recente audizione in commissione sulle linee di indirizzo del recupero di Porto vecchio. «L'antico scalo era storicamente anche un porto ferroviario tra i più importanti dell'Austria -ha ricordato la presidente di Italia Nostra Trieste Antonella Caroli -. Oltre alla conservazione di un binario/percorso e di almeno due rotatorie storiche (sulle 141 esistenti) è necessario il restauro della rimessa storica ferroviaria e della traccia ferrata per le manovre di un mezzo ferrotranviario».

 

 

Area scommette sulle auto elettriche

A Padriciano l'Osservatorio per l'economia circolare. Fabio Morea: «Silenziose, consumano poco ma costano ancora tanto»

In Europa il mercato dei veicoli elettrici sta lentamente guadagnando terreno. Secondo una recente analisi del Joint Research Centre dell'Ue il settore si è evoluto in modo significativo tra il 2010 e il 2017, sebbene in Europa i progressi siano ancora piccoli e non si possa ancora parlare di commercializzazione su vasta scala. Dallo studio emerge che nel 2017 sono state registrate quasi 300 mila auto elettriche, contro circa 1400 nel 2010. Norvegia, Germania, Paesi Bassi, Francia e Regno Unito sono i paesi europei con un maggior numero di auto elettriche. In generale, il mercato è quasi equamente diviso tra veicoli a batteria e auto ibride plug-in. L'offerta sul mercato è già ampia e lo sarà ancora di più nei prossimi anni. Per capire la situazione del nuovo mondo della mobilità elettrica in Italia e a Trieste abbiamo parlato con Fabio Morea Responsabile del Centro Studi e Innovazione di AREA Science Park tra le cui attività principali c'è l'Osservatorio per l'economia circolare, composto da un team di tecnici che ha come obiettivo lo sviluppo di questo modello di produzione industriale che ruota appunto attorno al concetto di circolarità e riciclo in cui le risorse naturali sono mantenute in uso il più a lungo possibile per ottimizzare il loro consumo e si cerca di riutilizzare tutto ciò che è possibile. Prima di tutto, gli abbiamo chiesto almeno tre buoni motivi per passare ai veicoli elettrici. Risponde l'ingegner Morea: «Il primo motivo è perché sono silenziosi, inoltre sono gli unici veicoli che possono viaggiare veramente a energia rinnovabile, infine hanno un costo di percorrenza molto basso, cioè il costo per percorrere un chilometro in auto elettrica è meno della metà rispetto a quello di un auto a benzina. Il silenzio di questi veicoli - prosegue - è dovuto al motore puramente elettrico che è stato visto in alcuni casi come un problema per i pedoni a cui non basterà più ascoltare il rumore della strada per accorgersi dell'avvicinarsi di un veicolo». La seconda parola chiave per Morea è rinnovabile. Spiega: «Utilizzando energia elettrica posso immaginare per ricaricare la mia auto di utilizzare energia verde comprata dalla rete elettrica o prodotta con impianto fotovoltaico, posso quindi viaggiare utilizzando energia pulita». Infine il basso costo al chilometro - conclude - è dovuto semplicemente al fatto che sono molto efficienti, il motore elettrico è molto più efficiente del motore a benzina e quindi si spreca molta meno energia». I numeri italiani dei veicoli a emissioni zero sono ancora esigui paragonati ai valori del mercato europeo. Commenta Morea: «Costano ancora moltissimo, un veicolo elettrico oggi costa quasi il doppio del suo omologo a benzina e poi c'è il dilemma dell'uovo e della gallina ovvero mettiamo prima le colonnine o aspettiamo le macchine». «Di fatto ci sono dei progetti pubblici e iniziative private di investimento per installare le colonnine». «A Trieste - racconta - ad oggi ci sono più colonnine che utenti, sono in tutto 9, Area Science Park nel suo piccolo ne ha inserite due a disposizione di chi lavora nel campus di Padriciano e per il momento ci sono 5 utenti che le utilizzano».

Lorenza Masè

 

Via Imbriani, ormai tutto è pronto per renderla solo pedonale - la lettera del giorno di Ivano Cavallini

Mi rivolgo al gentile sindaco Roberto Dipiazza, il 13 maggio dello scorso anno la promessa di rendere pedonale via Imbriani è stata accolta con grande soddisfazione sia dai residenti, sia dagli esercenti ivi allocati, e non ultimo da un nutrito gruppo di cittadini che molto tempo prima avevano sottoscritto una petizione corredata di oltre 400 firme. Sono essenzialmente tre i motivi per cui la chiusura al traffico di questa via porterebbe dei notevoli vantaggi alla città. Anzitutto darebbe un impulso alle attività commerciali che negli ultimi anni sono in sofferenza, considerato il fatto che ben sei esercizi sono stati dismessi nel giro di alcuni mesi con gravi perdite da parte degli esercenti. In secondo luogo, la deviazione del percorso delle tre linee degli autobus 25, 9 e 19, in quel breve tratto di strada, risolverebbe il gravissimo problema dello stress delle vibrazioni che arrecano danni strutturali agli edifici, come testimoniano le numerose crepe presenti sui muri perimetrali. Infine, porterebbe alla valorizzazione del Museo - Casa Morpurgo, un gioiello progettato dall'architetto Berlam nel 1875, che attesta lo splendore della borghesia imprenditoriale triestina, la cui munificenza superava quella della nobiltà di antico regime. L'alta concentrazione di turisti e acquirenti nel perimetro di piazza San Giovanni dimostra che il passeggio potrebbe spostarsi su via Imbriani: basterebbe una tabella a indicare l'esistenza del Museo Morpurgo e della casa natale di Silvio Benco, lo scrittore e giornalista che con la sua opera contribuì a creare nel Novecento il mito di Trieste città di cultura. Dopo il ripristino di via Carducci, la cui viabilità è ritornata ad essere scorrevole, nulla osta all'avvio dei test di verifica per attuare la pedonalizzazione di via Imbriani. In attesa di conoscere il suo autorevole parere, La saluto cordialmente.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 28 gennaio 2019

 

 

CARBONATO DI CALCIO NELLA STRATOSFERA - Contro l'innalzamento delle temperature ora Harvard ci prova con... l'Alka-Seltzer

Una coltre di carbonato di calcio sparso nella stratosfera per proteggere la terra dai raggi solari e abbassare la temperatura del globo di mezzo grado: è questo l'esperimento che l'università di Harvard, dopo anni di studi e di polemiche, si appresta ad attuare. Un rimedio artificiale per sopperire alle politiche ambientali comuni che i più grandi paesi industrializzati della terra non riescono a trovare. Il progetto si chiama Scopex (Stratospheric controlled perturbation experiment) ed è parte del programma di ricerca Havard's Solar Geoengineering. Consiste nel nebulizzare, con sostanze riflettenti o oscuranti la stratosfera terrestre, inviando a circa 20 chilometri di quota, un pallone aerostatico per spargere carbonato di calcio: il sale di calcio dell'acido carbonico, lo stesso utilizzato come "ingrediente principale" in dentifrici e Alka-Seltzer. Sì, l'analgesico in compresse. Il pallone rilascerà la sostanza in un'area di un chilometro e 100 metri di diametro, poi controllerà per 24 ore il comportamento delle particelle e dei processi innescati nel cielo. Secondo gli studiosi questo è il metodo per raffreddare la terra e riportare la sua temperatura all'era pre-industriale. Un esperimento non esente da rischi. L'università di Harvard ci lavora da anni rielaborando ciclicamente l'esperimento mai attuato fino a ora e studiando le sostanze che potrebbero creare meno danni possibili una volta sparsi nella stratosfera anche perché queste ricadranno immancabilmente sulla terra. Un esperimento osteggiato dagli attivisti dell'ambiente più propensi a un intervento di revisione dei comportamenti umani e a misure di salvaguardia ambientali decise dai singoli paesi. Remore e discussioni a parte l'equipe di Harvard condurrà nella prima metà del 2019 l'esperimento nel sudovest degli Stati Uniti per dimostrare che si può ridurre l'impatto del sole rendendo l'atmosfera più riflettente. In realtà un esperimento di questo tipo lo aveva fatto già la natura, non senza conseguenze, una prima volta con l'eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883 e successivamente nel 1991 quando il Pinatubo nelle Filippine sparsero milioni di tonnellate di anidride solforosa nella stratosfera, creando una sottile coltre che bloccò una parte dei raggi solari e abbassando la temperatura globale di circa mezzo grado. Per 18 mesi si ritornò al clima dell'epoca pre-industriale. Ma quali saranno gli effetti sulla Terra? Alcuni studi dimostrano che l'esperimento potrebbe avere conseguenze gravi perché influirebbe in modo negativo sul raccolto, sulle condizioni climatiche e sullo strato di ozono. Dunque, la comunità scientifica è divisa tra pro e contro. La dottoressa Zhen Dai, uno dei ricercatori impegnati nel progetto Scopex, minimizza: «Non è poi una bomba nucleare», ha detto alla rivista Nature che l'ha intervistata. Gli ambientalisti sostengono che l'esperimento potrebbe cambiare delle norme sociali ed è quindi al dl là dei limiti accettabili per la scienza. Il progetto di geoingegneria messo a punto da Harvard è anche "economico", costerebbe circa tre milioni di dollari ed è finanziato da diverse fondazioni americane.

ROSARIA FEDERICO

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 27 gennaio 2019

 

 

Morti sulle strade, appelli per la sicurezza

Fiab: «Limite di 60 all'ora in Costiera». Forza Italia: «Più segnali davanti alla Stazione». L'assessore Lodi: «Interveniamo»

La morte del pedone falciato all'alba di venerdì in piazza della Libertà, mentre attraversava la strada. Quella del ciclista, travolto l'11 gennaio in Costiera da un furgone, avvenuta giovedì sera, dopo aver lottato per due settimane nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Cattinara. È tornato prepotente e drammatico in città, ad alimentare polemiche di ogni tipo, il tema della sicurezza sulle strade. C'è chi accusa chi si mette alla guida di scarsa attenzione nei confronti dei soggetti più deboli, appunto i pedoni e i ciclisti, chi invece richiama questi ultimi a rispettare le regole: Roberto Gabrielli, il pedone investito davanti alla Stazione, ha attraversato la strada lontano dalle strisce. Chi si appella al Comune «affinché faccia quanto è possibile per rendere più sicure le strade». Il risultato è che la preoccupazione cresce, in parallelo all'aumento del traffico, sempre più concitato e nervoso. L'amministrazione parla attraverso le parole dell'assessore per i Lavori pubblici, Elisa Lodi: «Stiamo già lavorando in piazza della Libertà - spiega - dove si prevede lo spostamento dei capolinea dei mezzi pubblici dal sito attuale al piazzale vicino alla Tripcovich, l'ampliamento del marciapiede all'uscita della Stazione ferroviaria, che si allungherà verso il centro della piazza. Ma l'intervento più efficace a difesa dei pedoni - sottolinea - riguarda la riqualificazione del sottopassaggio, la cui illuminazione sarà potenziata. Creeremo poi due passaggi pedonali di superficie - aggiunge Lodi -, uno unirà l'angolo fra via Pauliana e la Stazione centrale, tagliando viale Miramare, l'altro attraverserà via Flavio Gioia. All'uscita della Stazione poi - conclude - i pedoni non potranno raggiungere la carreggiata perché sistemeremo una serie ininterrotta di paletti». Il consigliere comunale di Forza Italia, Bruno Marini, denuncia «la pigrizia di tanti pedoni, che preferiscono rischiare in superficie invece di usare il sottopassaggio» e chiede «cartelloni che ne indichino la presenza e un costante pattugliamento della Polizia locale». Luca Mastropasqua, presidente di Fiab Ulisse Trieste, associazione dei ciclisti, osserva che «gli automobilisti troppo spesso sono accecati dal mito della velocità, mentre le forze dell'ordine, non sempre per loro volontà, non presidiano le strade più pericolose e gli amministratori non creano le infrastrutture per garantire la sicurezza. Chiediamo un percorso ciclabile sicuro sulla Costiera, percorsa ogni anno da 30 mila ciclisti - continua -, attuando la riduzione del limite di velocità, portandolo a 60 km/h invece degli attuali 80, e sistemando una segnaletica di attenzione sulla presenza di ciclisti». Cresce intanto il cordoglio per la morte del pedone, Roberto Gabrielli, storico ottico di piazza dell'Unità d'Italia, da due anni in pensione («spesso devo fare l'informatore turistico - diceva con un sorriso - perché i visitatori sono tanti e mi piace aiutarli»).

Ugo Salvini

 

 

Capodistria-Divaccia, parte il raddoppio

Il governo approva il piano finanziario, costo stimato in 1,194 miliardi. Il primo treno transiterà sul nuovo binario nel 2026

LUBIANA. I lavori per la realizzazione del secondo binario della tratta strategica Capodistria (porto)-Divaccia (direzione Europa centro-orientale) sono ufficialmente iniziati. Anche se, va precisato, si tratta di opere di preparazione del cantiere vero e proprio. Comunque il programma di investimenti è finalmente pronto, ha ottenuto luce verde dal governo ed è stato presentato in pompa magna dal ministro dei Trasporti della Slovenia Alenka Bratusek.E così dopo enciclopediche polemiche politiche, due referendum popolari e battaglie sui media l'opera può finalmente decollare e la società investitrice, la 2Tdk appositamente creata e controllata dallo Stato sloveno, può iniziare a confrontarsi con le banche commerciali e la Banca europea per gli investimenti (Bei) per ottenere i finanziamenti necessari a portare a termine l'infrastruttura che dovrebbe essere percorsa dal primo treno nel 2026.A tale proposito il premier Marjan Sarec si è incontrato a Davos in Svizzera con il presidente della Bei Werner Hoyer presentandogli l'opera in corso di realizzazione. E se al finanziamento del cantiere parteciperà con 400 milioni di euro, come si parla da anni, anche l'Ungheria (recentemente il premier magiaro Viktor Orban ha negato l'interesse di Budapest nell'investimento) a deciderlo, secondo il ministro Bratusek sarà il governo nelle prossime settimane. Il costo dell'opera sarà di 1,194 miliardi di euro compresi gli interessi (32 milioni) e gli eventuali lavori straordinari che si dovessero presentare durante la realizzazione (42,5 milioni). Il costo è al netto dell'Iva che comunque rientra allo Stato. Secondo Bratusek è già disponibile il 65% dell'importo. L'immissione di capitale (ungherese e sloveno oppure solo sloveno) sarà di 400 milioni di euro con una progressiva ricapitalizzazione della "Tdk fino al 2022. Altri 122 milioni arriveranno dalla Dars,la società che gestisce le autostrade della Slovenia e che già sta facendo pagare un apposito sovrapprezzo ai Tir che transitano lungo la rete. L'Unione europea garantisce un finanziamento a fondo perduto pari a 250 milioni di euro. La stessa cifra sarà ottenuta con i prestiti della Bei e della Banca di sviluppo della Slovenia, mentre l'accensione di muti presso banche commerciali garantirà un altro 14% dell'importo necessario al compimento dell'opera. Introiti riservati all'opera e già previsti nelle poste di bilancio sono quanto Luka Koper, ossia la società che gestisce il Porto di Capodistria, pagherà dal prossimo marzo per l'utilizzo della tratta ferroviaria e quanto, a partire dal 2020 pagheranno le stesse Ferrovie della Slovenia (e qui è una sorta di giro di posta in quanto è lo Stato che paga allo Stato ndr.).Il ministro Bratusek ha ovviamente ricordato l'importanza dell'investimento nell'ottica dello sviluppo dei traffici del Porto di Capodistria considerato che alcuni studi di Luka Koper prevedono che già quest'anno il binario unico tra Capodistria e Divaccia sarà saturo, ossia non potrà "ospitare" ulteriori carichi di traffico merci bloccando di fatto lo sviluppo stesso dei traffici dello scalo adriatico. A beneficiare del secondo binario sarà anche il sistema sloveno della logistica che sarà di conseguenza ampliato e quindi offrirà anche nuove opportunità di lavoro

Mauro Manzin

 

LA TEMPISTICA - I lavori inizieranno a fine febbraio. Due i concessionari.

Le concessionarie, la slovena Kolektor Cpg e la bosniaca Euroasfalt, inizieranno i lavori di approntamento ai cantieri a fine febbraio. Entro la fine del 2019 dovrebbe essere noto il nome della società che realizzerà i 20 tunnel lungo il tracciato, mentre nel 2020, sempre che non ci siano intoppi, sarà aggiudicato l'appalto per la realizzazione del secondo binario.

 

Collegamenti - Italo treno salta Trieste Regione e Comune pronti ad attivarsi

Udine. «Italo treno non arriverà a Trieste? Una scelta strana. Non c'è dubbio che mi attiverò per un incontro con la società per verificare le loro intenzioni». Graziano Pizzimenti è stupito delle anticipazioni del gruppo dell'alta velocità in merito al piano di espansione che prevede, oltre all'ingresso nella flotta di 10 treni Evo e a 200 assunzioni, anche nuove stazioni, pure Udine e Pordenone, ma non Trieste. L'ad di Ntv Gianbattista La Rocca ha parlato di Bergamo, Treviso e, in regione, appunto dei due capoluoghi friulani, città da aggiungere alle 25 già toccate. Trieste non c'è. Non ancora. E l'assessore regionale ai Trasporti cercherà di capire il perché chiedendo informazioni all'azienda. Anche Francesca De Santis, assessore comunale di Trieste al Turismo, annuncia: «Prenderò contatti con Ntv per capire i motivi ostativi dell'approdo dei loro treni in città. E manifesterò l'interesse dell'amministrazione per l'arrivo di Italo a Trieste offrendo massima collaborazione ad avviare un tavolo di confronto». Per l'esponente della giunta Dipiazza «è necessario potenziare il collegamento veloce tra Trieste Milano e Roma attraverso lo snodo di Mestre. L'attuale offerta di treni regionali non soddisfa la domanda di collegamento veloce con Mestre a scapito delle migliaia di persone che gravitano nel capoluogo per studio e lavoro». Qualsiasi strategia di sviluppo del turismo a Trieste, insiste l'assessore forzista, «passa per il potenziamento dei collegamenti alla città, in particolare su rotaia, mezzo preferito dai turisti». Presentando l'orario invernale, Ntv ha ricordato i 12 Evo inseriti nella flotta l'anno scorso e sottolineato i 92 servizi giornalieri messi in cantiere per i primi mesi del 2019.

 

 

Solidarieta', ambiente, servizio civile. Con l'Arci nasce il progetto SpaziAttivi - L'INIZIATIVA PER I GIOVANI

Promozione del volontariato e dei valori della solidarietà, dell'inclusione sociale, dell'educazione civica, della salvaguardia ambientale e del servizio civile. Questi gli obiettivi di SpaziAttivi, l'iniziativa figlia del progetto Culture della solidarietà, promosso dall'Arci Servizio civile e finanziato dalla Regione. SpaziAttivi proporrà numerose iniziative come eventi, laboratori, tirocini formativi, una scuola di cittadinanza dedicata ai volontari del Servizio civile e ai giovani impegnati nella cittadinanza attiva e alle tematiche civili, e il forum dei volontari di Servizio civile. Tra le prime iniziative che prenderanno avvio nell'ambito del progetto, ci sarà un laboratorio di teatro civile ideato dall'Associazione Mamarogi e condotto dall'attore e formatore teatrale Maurizio Zacchigna . Il laboratorio, intitolato "So dove sono", prevede 12 incontri tra febbraio e aprile e si prefigge l'obiettivo di aiutare i partecipanti a dotarsi di un metodo di esplorazione della complessità contemporanea, favorendo la maturazione di uno spirito critico personale. I temi trattati saranno autoritarismo e libertà, individuo e comunità, lavoro e precarietà, globalizzazione e identità, reti sociali e social network. SpaziAttivi vede la partecipazione di numerosi partner tra associazioni del terzo settore, soggetti privati e istituzioni pubbliche. Gli eventi, i laboratori, i tirocini e la scuola di cittadinanza saranno aperti gratuitamente ai giovani della nostra regione; il forum dei volontari di Servizio civile sarà invece dedicato esclusivamente ai volontari di Servizio civile. Gli appuntamenti proseguiranno fino a giugno. Gli uffici Arci sono aperti ogni giorno da lunedì a venerdì 9-11 e 15-17. Per info www.spaziattivi.org e www.arciserviziocivilefvg.org. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 26 gennaio 2019

 

 

COLLEGAMENTI FERROVIARI - FEDRIGA: «Linea velocizzata poi penseremo all'alta velocità»

«Avanti col progetto di velocizzazione della linea esistente», poi «penseremo all'alta velocità, come sempre detto sono assolutamente favorevole». Così il governatore Fedriga. «Un passo per volta, non voglio azzerare quanto ho trovato». «Non possiamo - ha aggiunto - escludere il Fvg dal corridoio 5, vorrebbe dire escluderlo dalle tratte commerciali, dalla possibilità di lavoro e di nuove imprese sul nostro territorio».

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 25 gennaio 2019

 

 

Bioplastica da feci umane: scoperta rivoluzionaria dalla Svezia

Continua la ricerca nel campo delle bioplastiche: adesso è possibile ricavarla anche da feci umane.

Facile da riciclare e dura di più della plastica normale. È la bioplastica prodotta dalle feci, in fase di sviluppo da un gruppo di ricercatori della Lund University. Secondo il team, ci sono ottime opportunità di produrre materiali bioplastici direttamente da molecole estratte da “rifiuti organici”. Nonostante la ricerca nelle bioplastiche continui e offra già ora virtuose alternative sul mercato, quasi tutta la plastica nel mondo viene ricavata dal petrolio: attualmente la produzione oscilla tra il 4% e il 6% del consumo globale di petrolio. Il miglior candidato per creare bioplastiche è il PEF (polietilene furanoato) che contiene il furano, elemento che può essere estratto dal mais, dal legno e da alcuni tipi di grano. Gli esperimenti condotti dal Lund University hanno adesso dimostrato che si può estrarre anche da feci umane. Ping Wang, tra i ricercatoti del Lund University, ha  affermato: “Sono solo risultati preliminari, ma abbiamo visto che la plastica può essere prodotta in questo modo, generando diversi benefici. Ad esempio, le bottiglie in PET possono essere riciclate una sola volta, questo tipo di bioplastica assicura performance di riciclo migliori, conservando le stesse caratteristiche di durezza della plastica convenzionale”. Ora il team si concentrerà nella ricerca di nuovi metodi per produrre polimeri, in modo da utilizzare la plastica da materiale organico non solo per sostituire la produzione di bottiglie di plastica comuni.

Ivan Manzo

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 25 gennaio 2019

 

 

Burgo, snellito l'iter ambientale Il pirogassificatore è più vicino

L'apposita commissione "libera" dall'obbligo della procedura di Via la riconversione della linea 2 La Regione: «Ora la palla passa alla Cartiera di Ferrara»

DUINO AURISINA. La riconversione della linea 2 della cartiera Burgo di San Giovanni di Duino non sarà soggetta a procedura di Via, la Valutazione d'impatto ambientale. La decisione, che sottopone comunque la realizzazione dei nuovi impianti a prescrizioni per il rispetto dell'ambiente, è stata resa nota ieri dall'apposita Commissione ambientale, riunitasi a Trieste. Lo rende noto, con un comunicato stampa diffuso nel pomeriggio di ieri, la Regione. «Viene a determinarsi in questo modo», si legge in tale comunicato, «una delle condizioni per attrarre sul sito produttivo di Duino Aurisina l'investimento da parte di Cartiera di Ferrara, che ha più volte manifestato interesse a gestire l'impianto dopo l'apertura della crisi aziendale, a patto di poter realizzare un pirogassificatore per ridurre i costi di smaltimento degli scarti di lavorazione e ottenere un contestuale recupero d'energia». «I miei direttori e funzionari hanno dimostrato grande professionalità e senso di responsabilità di fronte a una situazione delicata per il territorio di Duino Aurisina, sia dal punto di vista ambientale sia da quello occupazionale», questo il primo commento dell'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. «Credo che la non soggezione a Via dell'impianto di pirorigassificazione sia una bella notizia - commenta da parte sua l'assessore alle Attività produttive Sergio Bini - che ci permette di essere un po' più positivi sull'investimento che Cartiera di Ferrara ha intenzione di realizzare a Duino. Da questo momento la decisione spetta esclusivamente a Cartiera di Ferrara». «Ribadiamo la massima disponibilità della Regione - evidenzia invece l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen - a sostenere un percorso finalizzato alla salvaguardia del tessuto industriale e alla tutela dei livelli occupazionali». Sotto il profilo tecnico, spiega il comunicato, «si è ritenuto che la fase di cantiere non presenti impatti ambientali significativi» e «la fase di esercizio della linea 2, una volta riconvertita, risulta coerente con quanto già autorizzato dal decreto Aia del settembre 2018. Sono comunque previste delle prescrizioni per i monitoraggi delle emissioni, dei rumori e dei microinquinanti che saranno verificati dall'Arpa». 

 

 

DIBATTITO - «Porto vecchio al cloroformio» Il Pd denuncia la paralisi

Uno spazio, quello di Porto Vecchio, grande tre volte quello del porto antico di Genova, una vera e propria miniera d'oro per il futuro di Trieste, ma che negli ultimi tempi pare avviluppato su se stesso, una delibera che dovrebbe essere d'indirizzo ma che in realtà presenta tante incongruenze. Questo quanto emerso dall'incontro tenutosi ieri sul tema "Porto vecchio: quali prospettive", con interventi di Laura Famulari, segretaria provinciale Pd, dei consiglieri regionali Roberto Cosolini e Francesco Russo e moderato da Marcello Guaiana della segreteria Pd. Per Russo «occorre stanare l'immobilismo di questa città: non dimentichiamo che quest'area vale in termini di potenzialità, dai 3 ai 5 miliardi. E questa dimensione di investimento è impensabile che la faccia solo il pubblico».A tal proposito l'ex senatore si è chiesto «quanti viaggi verso Bruxelles hanno fatto i nostri amministratori per spingere su questo tema». Anche Cosolini ha parlato di una «cloroformizzazione della città negli ultimi tempi», con una colpevole assenza, nel dibattito e confronto sul futuro dell'area, degli ordini professionali, dei sindacati, dell'Università e degli enti di ricerca. Sulla società di gestione dell'area per Russo «è importante una presenza di un organismo di questo genere perché la macchina comunale fa fatica a gestire l'ordinario, pensare di gestire lo straordinario è fantascienza. Si tratterà comunque di una società pubblica a larghissima presenza pubblica». 

 

Porto vecchio, attenzione al rapporto tra spazi pubblici e privati - la lettera del giorno di Jacopo Rothenaisler

Dei 66 ettari del Porto vecchio di Trieste che saranno restituiti alla città, un'area centralissima e al contempo quasi "sconosciuta", i triestini hanno interiorizzato due caratteristiche: lo spazio e la bellezza. Sono cose che fanno sognare, perché spazio e bellezza sono state le vittime delle città "moderne", sepolte e confuse nel caos generato dalla mobilità privata, una necessità ma anche la principale causa dell'invivibilità di molti centri urbani, tutti, almeno in Europa, nati molto prima dell'automobile. Il recupero di Porto vecchio è un'esperienza nuova per cittadini e amministratori di Trieste. Quando si è in un terreno sconosciuto è buona cosa guardarsi attorno, vedere cosa hanno fatto gli altri e imparare, possibilmente dai migliori. Nelle città è il rapporto fra spazio pubblico e privato a determinarne la qualità ed è soprattutto per riequilibrare questo rapporto che da più di 30 anni le rigenerazioni di aree urbane degradate, spesso aree industriali dismesse, pur abbastanza eterogenee per dimensione e approccio, hanno come denominatore comune la sostenibilità. Oggi che l'85% degli italiani vivono in città il fatto che la pianificazione urbanistica debba riuscire a disegnare una città sostenibile tesa a migliorare la qualità della vita dei centri urbani non è una scelta, se lo è mai stata, ma un obbligo. Non sarà facile far nascere la nostra "smart city", la Trieste città intelligente: servono nuove strategie di sviluppo urbanistico per migliorarne l'architettura, la mobilità e le infrastrutture, per gestire in modo innovativo le risorse economiche e ambientali, le politiche abitative e i trasporti, le relazioni tra le persone e i metodi di amministrazione. Il recupero di Porto vecchio ci offre una straordinaria occasione di cambiamento.

 

 

Consiglio comunale - Con Morena portavoce Open Fvg entra a palazzo

Sarà Sabrina Morena l'ambasciatrice della lista civica Open Fvg in consiglio comunale. L'adesione dell'ex Sel (partito oramai estinto) è stata annunciata ieri nel corso di una conferenza stampa con Giulio Lauri, presidente di Open Fvg, il consigliere regionale Furio Honsell e Rita Auriemma, responsabile della campagna "la scuola è di tutti". Lavoro, ambiente, ecologia, diritti e libertà: questi i valori su cui Open Fvg intende tracciare, appellandosi ad un'unione di tutte le forze della sinistra regionale «contro le tendenze neofasciste e populiste». Morena viene dunque ad inserirsi nel contesto comunale come elemento corroborante di lista e soprattutto come riferimento lavorativo, a partire dalle questioni della qualità della vita e della difesa dell'ambiente. «Lavorerò per una città aperta e solidale, per l'economia e il lavoro, a cominciare dalla grande opportunità del Porto Vecchio, su cui il Comune è in grave ritardo e per il quale bisogna fare di più e meglio, senza dimenticare quelle politiche ambientali che devono essere il centro della politica amministrativa». Ieri è stata inoltre presentata una raccolta firme contro la recente modifica del Regolamento comunale sulle scuole dell'infanzia che prevede l'abbassamento della quota del numero massimo di bambini stranieri dal 40 al 30% nonché la "prevalenza" della religione cattolica sulle altre religioni. 

Stefano Cerri

 

 

 

 

SLOWFOOD.it - GIOVEDI', 24 gennaio 2019

 

 

Clima e ambiente: l’80% degli italiani è preoccupato. La colpa è delle multinazionali, il governo non stia a guardare

L’Italia s’è desta. Sarà che forse è finita anche la sabbia dove infilare la testa, ma pare che finalmente anche gli italiani inizino a preoccuparsi seriamente della cura dell’ambiente.

È quanto ci dice l’ultima rilevazione eseguita da Swg su un campione di 2 mila maggiorenni italiani, i cui esiti sono pubblicati nello speciale “Ambiente” di “PoliticApp” diffusi il 22 gennaio. A preoccupare sono soprattutto il clima che cambia, il riscaldamento globale, lo smaltimento dei rifiuti e l’inquinamento atmosferico e delle acque. E meno male, visto che finora pariamo tutti sordi ai continui allarmi e richiami di scienziati ed esperti che ci invitano all’azione immediata. Ma la vera notizia è la crescita sostenuta di chi si dichiara preoccupato per la situazione ambientale del luogo in cui vive: dal 67% del 2011 all’81% di oggi. Riprendiamo e rilanciamo con la speranza che la stessa percentuale di crescita si verifichi tra le file dei nostri politici, visto che nei programmi elettorali presentati alle ultime elezioni politiche, i temi ambientali erano pressoché assenti. O meglio, mancava quasi del tutto la proposta di una strategia operativa. L’ambiente era infatti il settore dove erano di gran lunga più comuni le dichiarazioni di principio e dove invece scarseggiava una proposta politica sufficientemente circostanziata e verificabile.  Insomma, i tempi sono maturi affinché le tematiche ambientali raggiungano la cima dell’agenda politica. Se chi ci governa avesse l’imbarazzo della scelta e non sapesse da dove iniziare, i suggerimenti arrivano dai cittadini. Secondo gli intervistati, i due problemi sui quali occorre intervenire con più urgenza sono il riscaldamento globale e la gestione dei rifiuti, entrambi al 42% delle indicazioni sulle quattro possibili. I primi ad agire dovrebbero essere i cittadini (49%) e il governo italiano (48%). Beh, almeno c’è la presa di coscienza sul fatto che tutti dobbiamo fare la nostra parte. Le idee sono abbastanza chiare anche su cause e responsabilità: sul banco degli imputati le multinazionali (55%), i cittadini (43%), i governi (42%), le amministrazioni locali (17%) e da ultimo le piccole medie imprese (10%). Per poter far sentire la propria voce e cambiare le cose il 43% degli intervistati sarebbe molto favorevole se l’Europa introducesse dazi sulle merci provenienti dai Paesi che inquinano di più o che non rispettano gli accordi internazionali sulle emissioni di agenti inquinanti. Si tratta anche in questo caso di un dato in crescita: 9% in più rispetto al 2015. Torna in auge anche il buon vecchio boicottaggio: il 37% è molto d’accordo (+5% rispetto al 2015 ) a boicottare i prodotti che provengono da Paesi che inquinano di più o che non rispettano gli accordi internazionali sul clima. E visto che l’agenda politica è sempre più condizionata dai sondaggi, speriamo che anche questo faccia la sua parte.

Fonte Agrapress - Michela Marchi m.marchi@slowfood.it

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 24 gennaio 2019

 

 

Olio di palma: la maggior parte finisce nelle nostre auto

L'olio di palma continua a causare deforestazione e il 51% di quello importato in Europa finisce nelle nostre macchine.

Al contrario di quanto si pensi, la maggior parte dell’olio di palma che arriva in Europa finisce non sulle nostre tavole, ma nei serbatoi delle automobili. Attualmente, una quota pari al 51% dell’olio di palma importato in Europa viene destinata alla produzione di biodiesel. Lo conferma lo studio “High & low ILUC risk biofuels”, diffuso dall’associazione impegnata nella promozione della mobilità sostenibile Transport & Environment, che esamina gli ultimi effetti generati dalla deforestazione. Sulla base di analisi condotte via satellite, il rapporto stima che l’espansione dell’olio di palma provoca la perdita di terreno forestale e di torbiere, tra gli ecosistemi con il più alto tasso di biodiversità sul pianeta. Il 31% delle nuove piantagioni ha generato deforestazione, mentre un altro 23% ha distrutto le zone di torbiere (ambienti caratterizzati da grande abbondanza di acqua, come le paludi, dove si sviluppa una vegetazione erbacea, tipica dei luoghi umidi). Tra i principali motivi di deforestazione anche la soia: dal 2012 al 2015 il 7% dell’espansione globale è andata a scapito delle foreste. Laura Buffet, che con Transport & Environment si occupa delle campagne per la promozione dei combustibili puliti, ha affermato: “Le prove scientifiche sono chiare: la richiesta extra di olio di palma e di soia per produrre biocarburanti sta distruggendo foreste pluviali, savane, paludi e torbiere drenanti. Etichettare questi biocarburanti come alto rischio di ILUC – (indirect land use change), terminologia che si usa per indicare il cambiamento del suolo per scopi indiretti – è in linea con la scienza, e fermerebbe la futura deforestazione, oltre a ridurre le emissioni di carbonio associate”. Inoltre, diversi studi dimostrano che utilizzare olio di palma per produrre biodiesel ha un impatto maggiore sul clima rispetto al solo utilizzo di combustibili fossili. Secondo quanto sostiene la Commissione europea, infatti, produrre biodiesel con con l’olio di palma è tre volte peggio, mentre è due volte peggio se si utilizza soia. Olio di palma: quello che non sappiamo Circa l’83% della domanda globale di olio di palma viene soddisfatta dalla produzione di due sole nazioni: Indonesia e Malesia. Secondo un sondaggio effettuato da Ipsos, l’87% degli italiani non sa che l’olio di palma si compra al distributore di benzina. Se da una parte l’utilizzo nei prodotti alimentari è diminuito negli ultimi anni, quello usato per produrre biodiesel è invece praticamente quadruplicato. Una situazione amplificata dalla scarsa attenzione messa dall’Unione Europea nella regolamentazione dei biocarburanti, che ancora incentiva l’utilizzo di queste materie prime, nonostante il settore della ricerca dimostri che non c’è nulla di green nel produrre biocarburanti da soia e olio di palma. Per questo motivo, e per rendere i consumatori maggiormente consapevoli, è nata la campagna #SAVEPONGO nell’ambito di quella europea #NotInMyTank (non nel mio serbatoio). Campagna sostenuta da una serie di ONG di tutta Europa, tra cui figurano anche Legambiente e Transport & Environment.

Ivan Manzo

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 24 gennaio 2019

 

 

Il ministro dell'ambiente Costa non molla sul no alle trivelle

«Sono pronto a farmi cacciare» «Sono per il no alle trivelle, le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale e io non le firmo. Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei carabinieri». Così il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, a un evento a Pescara con la candidata alla presidenza dell'Abruzzo per il M5S alle elezioni del 10 febbraio, Sara Marcozzi. Costa parlava della riforma della Commissione Via il cui parere va sul tavolo politico. «Non firmo e non firmerò autorizzazioni a trivellare il Paese anche se dovesse esserci il parere positivo della Commissione Via-Vas. Le alternative esistono, sono le energie rinnovabili. Un miliardo di euro investito in rinnovabili crea 13mila posti».

 

 

Trieste - Aperitivo verde per l'ambiente

Il Centro di Educazione Ambientale Urbano lancia a partire da oggi, alle 18 al padiglione V dell'ex Opp, con cadenza bimensile l'Aperitivo verde. Questa settimana si parlerà dell'abbattimento degli alberi a Trieste con Lino Santoro. Un contesto leggero e spensierato - dicono gli organizzatori - dove «ognuno potrà portare un proprio argomento da approfondire ( il taglio di un albero, la raccolta differenziata, fonti rinnovabili, acqua pubblica)». L'appuntamento dunque è per oggi alle 18 al padiglione "V" dell'ex Opp. Info 3287908116.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 23 gennaio 2019

 

 

Dalla scienza alle biciclette: le richieste per Porto vecchio - ASSOCIAZIONI IN sesta commissione

Sostenibilità, mobilità e innovazione industriale: tre parole chiave emerse ieri nella riunione della sesta commissione consiliare sulla riqualificazione di Porto vecchio, con l'audizione delle associazioni ambientaliste, marittime, della Camera di Commercio e di Confindustria Venezia Giulia. Presente in aula l'assessore all'urbanistica e all'ambiente, Luisa Polli. Da Legambiente, Italia Nostra e Fiab Ulisse è giunta una proposta relativa all'attuazione di una progettazione improntata alla sostenibilità, una mobilità basata sul trasporto collettivo su ferro e gomma e percorsi ciclabili. Nello specifico, per Andrea Wehrenfennig di Legambiente, «la possibilità di realizzare nuove residenze deve essere subordinata alla crescita demografica della città». Luca Mastropasqua di Fiab Ulisse ha evidenziato la marginalità del tema della sostenibilità nelle attuali linee di indirizzo e di come sia «quanto meno strano che in un momento in cui si parla ancora, appunto, di linee di indirizzo siano stati individuate in maniera specifica e particolareggiata ben 5 aree destinate a parcheggio. D'altro canto apprezziamo che siano state inserite due corsie ciclabili monodirezionali che attraversano tutto il Porto vecchio». Ciclabili per le quali Fiab ha raccolto, a metà 2017, mille seicento firme. Antonella Caroli, presidente di Italia Nostra, ha sottolineato la «necessità di mettere in sicurezza almeno quattro edifici che versano in grave deperimento». Diego Bravar, vicepresidente di Confindustria Venezia Giulia, ha posto la questione relativa allo sviluppo imprenditoriale dell'area «che non può prescindere dalla ricerca scientifica, e che proprio nell'area del Porto vecchio deve trovare una futura allocazione. Bisogna incentivare i giovani a restare e, semmai, richiamarne altri da altre parti d'Europa e del mondo». Le consigliere Maria Teresa Bassa Poropat e Sabrina Morena hanno posto l'importanza di un confronto, nell'immediato, con le istituzioni scientifiche. Confronto che a detta dell'assessore Polli «è più attivo che mai e che, anzi, vede le istituzioni scientifiche parte attiva della progettazione di quell'area ben definita dal piano che ospiterà Esof2020». Ora la deliberà andrà in aula in prossimo 28 gennaio.

Luigi Putignano

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 22 gennaio 2019

 

 

«Adriatico più caldo, alluvioni. E siccità»

I devastanti effetti collaterali del riscaldamento globale sul Fvg spiegati dal climatologo Filippo Giorgi dell'Ictp - gli scenari

Si è conclusa lo scorso dicembre a Katowice la Conferenza mondiale sul clima che aveva tra i suoi obiettivi principali quello di definire il "libro delle regole" che dovrebbe rendere pienamente operativo l'Accordo di Parigi per limitare i cambiamenti climatici. I quasi 200 Paesi che l'hanno sottoscritto, tra cui la Cina e gli Stati Uniti (che nonostante le dichiarazioni di Trump sono ancora formalmente firmatari almeno fino al 2020), hanno raggiunto un'intesa che non interrompe il percorso per il contenimento e la riduzione delle emissioni, ma non è ancora sufficiente per mantenere l'aumento della temperatura globale entro i 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale. L'attuazione o no dell'Accordo di Parigi avrà conseguenze future che, per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, sono state stimate dall'Ictp con l'elaborazione di proiezioni climatiche, poi incluse nello "Studio conoscitivo dei cambiamenti climatici e di alcuni loro impatti" di Arpa Fvg - Osmer.Queste proiezioni, ottenute utilizzando diversi modelli climatici a scala globale e regionale e considerando diversi possibili scenari (Rcp) riguardo alle future emissioni di gas climalteranti, ci forniscono una stima di come cambierà il clima nella nostra regione nei prossimi 30 anni e a fine secolo. Ci dicono che considerando da un lato lo scenario prefigurato dall'Accordo di Parigi (drastica riduzione delle emissioni e conseguente contenimento dell'aumento di temperatura globale entro i 2 gradi) e dall'altro quello più estremo, le variazioni del clima della regione saranno di entità molto diversa. Anche se in entrambi gli scenari le temperature aumenteranno nei prossimi decenni, nello scenario "Accordo di Parigi" tenderanno a stabilizzarsi nella seconda parte del secolo, mentre continueranno a salire nello scenario più estremo. «Un riscaldamento globale di 4-5 gradi, cioè quello che si avrebbe nel caso dello scenario più estremo, corrisponde grosso modo alla differenza fra un periodo glaciale e uno interglaciale e porterebbe a mutazioni fondamentali del sistema climatico terrestre», sottolinea Filippo Giorgi, direttore della sezione Fisica della Terra dell'Ictp e climatologo di fama internazionale.«I principali effetti climatici collaterali causati dal riscaldamento globale si rifletteranno sulla nostra regione con l'ulteriore innalzamento del livello del mare e aumento della temperatura dell'acqua, lo spostamento dello zero termico, e quindi nevicate ad altitudini sempre più elevate, lo scioglimento dei ghiacciai alpini, già in corso, e l'aumento di ondate di calore ed eventi meteorologici estremi, sia di carattere alluvionale, specialmente in autunno inverno, che di carattere siccitoso, soprattutto in primavera-estate».Il 2018 ha segnato il record della temperatura media annua più elevata per alcune località della regione, tra cui Trieste, mentre in molte zone della pianura resiste, per pochi decimi, il primato del 2014. A livello globale il 2018 è stato il quarto anno più caldo negli ultimi 150 anni, mentre per il territorio italiano è stato il più caldo in assoluto. È stata un'annata che conferma la tendenza all'aumento sempre più marcato delle temperature medie annue.

Giulia Basso

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 21 gennaio 2019

 

 

Scatta il piano di sterilizzazione della colonia di nutrie sull'Ospo

L'Enpa incassa l'ok dell'Ispra per avviare il metodo di contenimento non cruento proposto con l'Associazione Muja Veg che scongiura il ricorso alle "doppiette"

MUGGIA. Via libera alla sterilizzazione delle nutrie del rio Ospo. Sabato l'Enpa Trieste ha annunciato ufficialmente l'ultimo "nulla osta" necessario, giunto dall'Ispra, per dare vita al progetto redatto congiuntamente dall'Associazione Vegetariani-Vegani Muggia e dallo stesso Ente nazionale protezione animali.«Il corso di formazione per i volontari partirà a fine febbraio. Ad aprile inizieremo ad andare sul territorio a recuperare i roditori», racconta Patrizia Bufo, presidente della sezione triestina dell'Enpa. Il progetto di contenimento della Nutria (Myocastor Coypus) nella zona del rio Ospo aveva già incassato mesi fa l'avvallo della Regione e del Comune di Muggia. Mancava solamente l'ok dell'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale, che, una volta ottenute le ultime integrazioni richieste lo scorso settembre, ha comunicato finalmente il via libera definitivo.A raccontare il primo passo concreto del progetto è proprio Bufo, massima carica dell'Enpa di Trieste: «L'Enpa provvederà alla formazione dei volontari di Muja Veg (l'Associazione Vegetariani-Vegani Muggia, ndr) che si occuperanno della cattura delle nutrie tramite apposite gabbie realizzate per evitare possibili traumi agli animali. La sterilizzazione verrà effettuata nei nostri ambulatori a cura di medici veterinari iscritti alla Sivae (la Società italiana veterinari per animali esotici, ndr). Alle nutrie sterilizzate verrà marchiato l'orecchio per il riconoscimento. Alla conclusione del Progetto triennale sarà inviato un dettagliato report all'Ispra».La decisione di sterilizzare la specie, evitandone così una morte cruenta, è stata promossa con forza dai volontari di Muja Veg, i quali, anche grazie a una campagna di sensibilizzazione culminata con una petizione di oltre 600 cittadini inviata alla Regione, hanno creato le premesse per opporsi al piano di eradicazione violenta varato dalla giunta Serracchiani. Supportata dall'Enpa e dall'amministrazione Marzi, Muja Veg si è dunque opposta con successo ai metodi di soppressione cruenta, come previsto dalla normativa regionale, quali "armi comuni da sparo" oppure "trappolaggio e successivo abbattimento con metodo eutanasico dell'animale mediante narcotici, armi ad aria compressa o armi comuni da sparo". La pratica prevista per contenere le nutrie si baserà invece sulla cattura degli animali e la loro successiva sterilizzazione, analogamente a quanto viene già fatto con le colonie di gatti randagi. Anche i costi della pratica chirurgica saranno gli stessi dei felini: 32 euro per i maschi, 60 per le femmine. Complessivamente la colonia muggesana di nutrie è stata stimata in una quarantina di esemplari. "I costi saranno a carico nostro e di Muja Veg - puntualizza Bufo - ma prima di arrivare alla sterilizzazione organizzeremo un corso di formazione della durata di un mese, che sarà curato dal dottor Marco Lapia e dal coordinatore regionale Enpa Gianfranco Urso. Il corso sarà riservato ai volontari di Muja Veg che fisicamente, muniti di regolare autorizzazione e con il nostro supporto, cattureranno i roditori con una gabbia ad hoc attualmente in corso di progettazione».Il progetto di contenimento delle nutrie si concluderà entro i primi mesi del 2022. 

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 20 gennaio 2019

 

 

Il Broletto salva il piano opere del Comune

La vendita vale 13,5 milioni e consentirà di bilanciare mancate cessioni di azioni Hera. Ma c'è l'incognita Consiglio di Stato

Sarà il Broletto a "salvare" il piano comunale delle opere che accompagnerà il bilancio 2019, ormai in pista di decollo. C'era qualche preoccupazione in Municipio sulla disponibilità finanziaria a supporto dei lavori pubblici, perchè l'esercizio entrante non avrebbe goduto della vendita di azioni Hera e non si sarebbe giovato dei proventi garantiti dalla cessione dell'ex Fiera. Mai disperarsi, insegna l'assessore al Bilancio Giorgio Rossi: Trieste Trasporti o Amt in liquidazione - questione ancora da dirimere - acquisteranno nel secondo semestre la vasta area in via Caduti sul lavoro, vasta area che in realtà si suddivide in due distinte porzioni per un totale di 13,5 milioni. La parte, dove insistono uffici e officine, quota 7,1 milioni ed è prontamente acquisibile. La parte dall'altra banda della strada, utilizzata come deposito, presenta invece problemi di carattere ambientale (dicasi amianto), che necessitano di verifiche. Comunque, prima che l'operazione vada a dama, occorre che il Consiglio di Stato si pronunci sulla revocazione chiesta da BusItalia (Fs) contro l'aggiudicazione del trasporto pubblico locale al consorzio delle attuali concessionarie (Trieste Trasporti, Saf, Atp, Atap): prima udienza giovedì prossimo, il verdetto di palazzo Spada è atteso a marzo. BusItalia ha già perso al Tar e allo stesso Consiglio di Stato. Dipiazza e Rossi non vogliono andare alle calende greche con il bilancio e quindi la chiusura della documentazione contabile non dovrebbe tardare. Ai Lavori pubblici si calcola che, rispetto all'esercizio precedente, al piano delle opere potrebbe mancare una decina di milioni. E'anche vero che alcuni grandi interventi - piazza Libertà e galleria Foraggi - sono già finanziati. L'assessore Elisa Lodi e il direttore dell'area, Enrico Conte, si sono confrontati soprattutto sui programmi manutentivi. Tra gli impegni più importanti, imminente la gara per affidare la progettazione del Museo del Mare al Magazzino 26.Conte spera che il 2019 possa essere l'annata dei project financing, lo strumento che governa le alleanze pubblico-private in tema di opere pubbliche. Finora è partito il centro congressi in Porto vecchio, che deve completare l'intervento nella primavera del 2020, prima di Esof. Ma la lista delle partnership ancora da definire è lunga e corposa: innovativo è il passaggio dall'appalto alla concessione di servizio per quel che riguarda i cimiteri e la pubblica illuminazione (in agosto scade la convenzione ventennale). Al project financing è affidato la prospettiva del "Ferrini" (vedi Triestina), del mercato ittico con spazio jazz al Magazzino 30 (vedi Monticolo & Foti e Segnavento), del polisportivo in via Locchi (vedi Samer). Ad allietare Rossi il tono vivace del titolo Hera (venerdì chiusura a 2,8 euro) che ha consentito la ripresa delle vendite. E degli incassi.

Massimo Greco

 

Asta da oltre tre milioni con il parking al Giulia - L'operazione immobiliare  - C'è tempo fino a domani

Sei immobili comunali in vendita, tempo fino alle 12.30 di domani per presentare le offerte che saranno aperte martedì alle 10.30. Una partita da 3,2 milioni di euro, che il Patrimonio immobiliare del Municipio ha lanciato a novembre con il dichiarato proposito di fare cassa. Sei beni dalle caratteristiche e dalla vicenda amministrativa assai differenti. La specialità proposta della maison comunale è il parking in Rotonda del Boschetto all'interno del complesso del Giulia: da solo vale 1,6 milioni, cioè la metà dell'intera asta. E' la prima volta che il parcheggio viene messo in vendita dalla civica amministrazione: è organizzato su 133 stalli, di cui 121 per auto e 12 per moto. Era balenata la possibilità di affidarlo in gestione a Esatto, poi ha prevalso il bisogno di valsente. Si rammenta che quasi di fianco all'immobile comunale, sempre nel compendio del Giulia, funziona il parcheggio condotto da Saba. L'altro primo esperimento di vendita riguarda un terreno edificabile di quasi mille metri quadrati nella residenziale via Virgilio, in zona Scorcola, acquisibile con circa 168 mila euro. Una volta ci giocavano a basket i "muloni" rionali. Dal prodotto "fresco" si passa alle vecchie conoscenze d'asta. C'è chi ha conosciuto addirittura cinque passaggi senza trovare estimatori: è il vecchio stabile di via dell'Ospitale 12, poco sopra via Donota, dietro l'ex distretto militare, assai vicino all'ex monastero di San Cipriano. Ben 1020 metri quadrati sui quali vigila la Soprintendenza: il Comune chiede 867 mila euro. Vi teneva studio lo scultore Nino Spagnoli, al quale il Comune dedicò una retrospettiva a palazzo Gopcevich nel 2007, un anno dopo la dipartita. L'edificio ha una storia plurisecolare e, nella sua lunga vita, è stato un po' di tutto: ospedale, scuola, alloggio popolare. Il Comune cerca acquirenti in altri tre modi: un semi-rudere da 118.700 euro a Servola, i cinque livelli in via San Marco 52 per 305 mila euro, i negozi in via Foscolo offerti per quasi 190 mila euro.

 

 

È ora di porre rimedio alla bruttura della Cava Faccanoni - la lettera del giorno di Carlo Quattrociocchi

Leggendo il nostro quotidiano Il Piccolo del 17 gennaio scorso, vedo pubblicata la foto di un lettore con la didascalia "Il centro dal tetto dell'Hotel Savoia". Non c'è dubbio che la vista dal tetto dell'Hotel Savoia sia molto godibile; per chi volesse provarla di persona suggerisco di recarsi all'ultimo piano del Museo Revoltella e chiedere di affacciarsi alla terrazza: lo spettacolo che si può godere è mozzafiato. Il motivo per cui scrivo questa lettera è però un altro. Proprio al centro della foto appare una delle più terribili brutture di Trieste : la cava Faccanoni.Anni fa, mi ricordo che scrissi al sindaco Dipiazza proponendo il recupero della Cava Faccanoni mediante la messa a dimora di nuovi alberi; mi fu risposto che la sistemazione della cava era già in programma ed era abbinata alla chiusura dei lavori di una galleria del passante autostradale carsico. Ora i lavori a tutte le gallerie del passante autostradale sono finiti da molti anni, ma la cava resta sempre lì come una orribile ferita nel panorama della città, soprattutto per chi viene dal mare. Per chi arriva a Trieste per nave, la cava e il rugginoso pontone Ursus sono un biglietto da visita che non rende certo onore alla bellezza della nostra città.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 19 gennaio 2019

 

 

I convogli ferroviari sono spesso pieni di container e caricano Tir - la lettera del giorno di Fabijan Fabris

Prendo spunto dalla foto pubblicata nella rubrica Ciò che non va' da parte della lettrice Valentina Irrera per segnalare che la realtà dei fatti è diversa da quanto la foto stessa pare comunicare. Abitando non lontano dalla linea ferroviaria, a Visogliano, ho notato che negli ultimi anni il traffico merci su rotaia è aumentato considerevolmente, in particolar modo container, camion e rimorchi su vagone. La frequenza dei treni è aumentata, anche grazie al minor distanziamento tra un convoglio e l'altro. Il traffico è incessante, notte e giorno, in un senso e nell'altro, 365 giorni all'anno. Prevalgono i camion turchi ma anche i container cinesi. La linea è sfruttata molto, al punto che probabilmente è satura. È raro vedere convogli vuoti o semi-vuoti: può accadere nei periodi di chiusura delle fabbriche, in occasione di festività come Natale e Ferragosto o in caso di maltempo, con le navi ferme in rada. In quei periodi i camion non caricano o scaricano, quindi non si spostano se non per riposizionarsi vuoti in attesa della ripresa dei traffici. Lo stesso vale per i vagoni che vengono spostati vuoti seguendo orari e tracce prestabilite con precisione cronometrica. È probabile che la lettrice abbia fotografato proprio uno di questi convogli vuoti o semivuoti. Ma ciò non significa che il servizio non funziona. Anzi, per fortuna esiste e funziona ritengo bene, dando respiro alle già intasate autostrade, riducendo il numero dei camion e consentendo alle auto di viaggiare con maggiore sicurezza. In questo periodo si parla tanto di No-Tav/ Sì-Tav e di investimenti strategici e sostenibili. A tale proposito ritengo che in Val di Susa/Piemonte, in Svizzera o al Brennero, come pure al nostro confine, ci sia necessità di nuovi binari - più capaci e veloci - per ridurre il rovinoso impatto del traffico su gomma e sostenere la crescita dei flussi commerciali in modo sostenibile, più sicuro e meno inquinante.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - VENERDI', 18 gennaio 2019

 

 

Seads, la tenda che pulisce i fiumi dalla plastica in pochi giorni

Due giovani ingegneri hanno inventato Seads una start up green che propone un sistema per bloccare i detriti e pulire i fiumi.

Togliere la plastica da fiumi e oceani, questo il sogno e l’obiettivo di due giovani ingegneri italiani che hanno presentato un innovativo approccio al problema. Fabio Dalmonte e Simone Botti per ridurre l’impatto dei rifiuti sugli oceani hanno ideato e brevettato un sistema di barriere galleggianti in tela che servono a intercettare i rifiuti prima che arrivino al mare. L’idea è innovativa da un lato perché propone un cambio di strategia, decidendo di risalire i fiumi per salvare i mari, dall’altro per la ricerca di semplicità che potrebbe rendere attuabile questa soluzione anche nei paesi in via di sviluppo che, non per questo, hanno meno problemi di plastica nelle loro acque. Le barriere galleggianti, da immaginare come delle grandi tende, sono in grado di reindirizzare i detriti solidi e quelli fluviali verso un bacino di raccolta dove vengono accumulati, prelevati e inviati ad una successiva fase di riciclo. La struttura è pensata in modo da costituire una soluzione permanente, è quindi disegnata per resistere a condizioni di piena e a oggetti di dimensioni rilevanti (come ad esempio tronchi di alberi) che vengono trasportati dai fiumi e manderebbe il fiume navigabile la dove lo fosse. L’idea di Fabio e Simone è stata già premiata da WWF e ha ottenuto una sponsorizzazione di Bulgari. Da Bogor, in Indonesia, è arrivata la richiesta di un primo prototipo da installare sul fiume Ciliwung, ma i due giovani ragazzi puntano a pulire i fiumi dal Gange al Nilo.

Carlo Maria Righetto

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 18 gennaio 2019

 

 

 Macchina "accerchiata" dai gabbiani in Costiera Danni e tanto spavento

È successo dopo una curva nei pressi della Tenda Rossa L'automobilista: «Ero come avvolto da una nuvola»

TRIESTE. Per un momento ha rivissuto, ma nella crudezza della realtà, con tanto di danni veri alla vettura, una delle scene del film "Gli uccelli" del famoso mago del brivido Alfred Hitchcock. Il tutto sulla Costiera triestina. È capitato a un monfalconese, V.C. le sue iniziali, che, imboccando una delle curve nelle vicinanze della Tenda Rossa, si è trovato all'improvviso letteralmente avvolto da uno stormo di gabbiani comuni, quelli che a Trieste sono noti come "cocai". «Si trovavano a bordo strada - racconta il malcapitato - perché forse stavano bevendo da qualche pozzanghera, o mangiando qualcosa sull'asfalto, poteva essere una carogna di colombo, e ovviamente, al mio arrivo, spaventati, si sono alzati tutti insieme in volo, creando una sorta di nuvola. Per qualche istante non ho visto più nulla - continua V. C. - e ho solo sentito il rumore di tanti di questi uccelli che sbattevano contro le lamiere della mia automobile. Un'esperienza che non vorrei rivivere e che mi è costata parecchio. Circa 200 euro di riparazione dal carrozziere».Incocciando la vettura del monfalconese, alcuni di questi gabbiani comuni hanno rovinato i sensori di posteggio, che normalmente sono collocati ai bordi dei paraurti, altri hanno danneggiato in parte la carrozzeria e un paio di luci. Insomma, un bel danno. alla fine, una decina di "cocai" sono rimasti sull'asfalto, morti. Enorme lo spavento per V.C.: «Per qualche momento - sottolinea l'automobilista - ho perso il controllo dell'automobile. Ci fosse stato qualcuno nelle immediate vicinanze - evidenzia - il danno sarebbe potuto essere ben più grave».Stavolta è andata relativamente bene, dunque, ma la preoccupazione - in linea generale - rimane, anche perché di situazioni di questo tipo non c'è memoria. Se il fenomeno dovesse ripetersi, bisognerebbe iniziare a domandarsi cosa stia accadendo. Un'ipotesi prova a formularla Fabio Perco, zoologo, naturalista, docente in atenei italiani e stranieri, divulgatore della biodiversità. «È difficile spiegare questa situazione - osserva - perché bisognerebbe avere informazioni più dettagliate. Ma, per quanto è dato conoscere, in base al racconto dell'automobilista, è probabile che si sia trattato di uno stormo di gabbiani comuni, in fase di migrazione dall'Europa centrale. Nel corso dell'inverno - aggiunge Perco - se il clima diventa particolarmente rigido i gabbiani comuni tendono a spostarsi, per cercare di raggiungere aree più calde. Potrebbe darsi che questo stormo - continua il naturalista e zoologo - sia sceso a terra lungo la costiera triestina, forse attratto da qualcosa che poteva essere commestibile o dall'acqua».«Spaventati dall'arrivo di un'auto - conclude Perco - si sono mossi tutti assieme, come sempre avviene, e alcuni esemplari possono aver cozzato contro la vettura, siamo però sempre nel campo delle ipotesi". A ogni buon conto, sarà opportuno che gli automobilisti che affrontano la Costiera tengano gli occhi bene aperti, perché il rischio di un incidente è elevato se ci si imbatte in uno stormo di gabbiani spaventati, specie se così numeroso.

Ugo Salvini

 

Incidenti stradali, animali selvatici tutelati solo dalle 8 alle 20 -  la lettera del giorno di Anna Peschier

Ci risiamo: vedo un capriolo investito in zona Valle delle Noghere alle 18.15 di domenica 12 gennaio scorso. Nessuna macchina si ferma, anzi, le vetture sfrecciano nel buio. Fermo la mia macchina poco distante per non abbagliare l'animale e inizio il delirio delle telefonate: per prima la Cooperativa Maya, che mi dice di chiamare il Numero 113, in quanto loro prestano servizio solo per cani e gatti; l'operatore del "113" mi consiglia di chiamare l'Azienda sanitaria locale, servizio veterinario. Intanto il povero capriolo sta soffrendo a bordo strada; passano i minuti, siamo a temperature sotto zero, al buio, e indosso il giubbetto ad alta visibilità per rallentare i "missili" che ci corrono accanto e che se ne fregano. Si fermerà poi solo un gentile signore. Telefono all'Azienda sanitaria, che mi dà il numero della segreteria del Corpo forestale, al quale lascio un messaggio urgente: verrò richiamata la mattina dopo, alle 9!Per fortuna trovo il numero dell'Enpa: interviene il dottor Marco Lapia, con un furgoncino e carica la bestiola e mi spiega che se li avessi chiamati 50 minuti più tardi non avrebbero potuto intervenire, perché possono prestare servizio solo dalle 8 alle 20.Gli interessi economici, il menefreghismo dei singoli (compreso l'idiota che ha investito l'animale senza prestare soccorso) fanno sì che a rimetterci siano sempre gli animali. Non c'è assolutamente un Pronto intervento per la fauna selvatica nelle ore di maggiore necessità, la notte. In tutto questo la Regione cosa fa? Non stanzia forestali disponibili o emana bandi ai quali nessuna associazione o cooperativa partecipa per insufficiente copertura economica offerta? A rimetterci, le bestie ferite e sofferenti e i singoli cittadini: impotenti, addolorati e tanto, tanto arrabbiati.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 17 gennaio 2019

 

 

La rinuncia immediata ai combustibili fossili può salvare il clima

Una nuova ricerca pubblicata su Nature dice che è ancora possibile restare nel target di 1,5 gradi, è necessaria l'uscita immediata dai combustibili fossili.

Possiamo ancora farcela. Siamo in tempo per contenere l’aumento della temperatura media globale nel target di 1,5 gradi centigradi a patto, però, di mettere immediatamente in campo azioni decise sui combustibili fossili e le emissioni climalteranti. A sostenerlo un nuovo studio (Current fossil fuel infrastructure does not yet commit us to 1,5 °C warming) pubblicato dalla rivista “Nature”, per dimostrare  che è ancora nelle nostre mani la possibilità di evitare gli impatti negativi generati dal riscaldamento globale su cui, solo un paio di mesi, ci aveva messo in guardia il report speciale confezionato dall’ Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, organo scientifico di supporto alla Conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite). Clima: temperature in aumento e CO2 record: secondo nuovo report Lo studio ha rivelato che se tutte le infrastrutture legate all’uso dei fossili, in base alla scadenza della loro vita utile, venissero via via sostituite da nuove costruzioni a zero emissioni, ci resterebbe una possibilità del 64% di centrare l’obiettivo prefissato a Parigi nel 2015. “È di sicuro una buona notizia”, ha dichiarato Christopher Smith, dell’Università di Leeds, prima firma della ricerca, “ma c’è comunque un rovescio della medaglia: stiamo dicendo che non possiamo più costruire nulla, da ora in poi, che si alimenti con i combustibili fossili e che quindi generi gas serra“. In genere, la durata della vita utile delle centrali a carbone è fissata in 40 anni, 15 anni per le auto e 26 anni per gli aerei. Lo studio, inoltre, presuppone anche un rapido cambio nello stile di vita dei consumatori, soprattutto per quanto riguarda il comparto alimentare: va cessato il consumo di carne e latticini (ricordiamo che il settore gli allevamenti produce più gas serra dell’intero settore dei trasporti globali). Va detto, però, che in questo campo c’è un certo grado di incertezza. Come per i lavori dell’Ipcc, infatti, anche qui non sono stati considerati diversi fattori difficili da quantificare (definiti “tipping points”), che possono incidere in modo sensibile sul calcolo. Uno su tutti, lo scioglimento del permafrost e il conseguente metano rilasciato. Un fatto che potrebbe accorciare, e di molto, il tempo a disposizione per mettere in salvo il clima e il benessere dei cittadini.

Ivan Manzo

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 17 gennaio 2019

 

 

Bonus ai pescatori che recupereranno la plastica dal mare - il progetto della Regione

«La lotta all'inquinamento marino provocato dalla plastica vedrà la Regione, attraverso una sinergia a livello parlamentare, promotrice di un'iniziativa che coinvolgerà i pescatori, ai quali verrà riconosciuto un contributo economico per i materiali che porteranno a terra destinati al riciclo». Lo ha annunciato ieri a Trieste l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro intervenendo alla Conferenza "Un mare di plastica", cui hanno partecipato tra gli altri il prefetto Annapaola Porzio e l'assessore comunale Luisa Polli, nel corso della quale la biologa marina Paola Del Negro ha parlato delle pesanti conseguenze sulla salute umana provocate dalla quantità di plastiche presenti negli oceani e nei nostri mari. In particolare, è stata illustrata la formazione, attraverso le correnti, di ben cinque isole costituite da immondizie (all'80% di materiali plastici), di cui una nel Nord del Pacifico grande quanto la Gran Bretagna. Come ha sottolineato Scoccimarro, si legge in una nota della Regione, «la sensibilità verso l'ambiente è profondamente cambiata. Anche da parte delle istituzioni pubbliche, che mai oggi deciderebbero, come nel 1972 a seguito dell'attentato alla Siot, di scaricare olio esausto in una grotta del Carso». «Un cambiamento culturale - così l'assessore - che va favorito e in qualche modo incentivato, come nel caso dell'iniziativa che coinvolgerà i pescatori, i quali, a differenza di quanto accade ora, non dovranno pagare per lo smaltimento delle plastiche recuperate in mare, ma anzi per questo si vedranno corrispondere un riconoscimento».

 

 

Dall'ex Fiera a via Flavia Lo sbarco di massa dei big dei supermarket

Raffica di nuove aperture da parte dei colossi della grande distribuzione Tra due mesi il via alle demolizioni a Montebello. Lidl e Aldi preparano il bis

La trasformazione dell'ex comprensorio della Fiera di Montebello in centro commerciale con probabile supermercato annesso. L'apertura di altri due ipermercati targati Aspiag-Despar. L'imminente sbarco in grande stile di un colosso della spesa low cost come Lidl, anticipato da quello di un altro big del settore del calibro come Aldi. E ancora il ventilato arrivo di Carrefour sempre in zona Campo Marzio e il progetto di rilancio in chiave commerciale del Silos. Mai come in questa fase, insomma, Trieste fa gola ai colossi della grande distribuzione, pronti a "litigarsi" gli spazi pur di accaparrarsi la posizione più strategica e la clientela più propensa a riempire il carrello della spesa. Di fronte a tanto interesse da parte di simili corazzate Potemkin non può però non sorgere qualche dubbio. La città infatti è in costante calo demografico e viene da chiedersi pertanto se l'attuale "esercito" di consumatori triestini garantirà un giro d'affari in linea con le attese dei promotori di così tante nuove iniziative imprenditoriali. La fiera - Il progetto forse più atteso, in questa fase, è quello di Montebello. Entro due mesi prenderanno il via gli imponenti lavori di demolizione dell'ex Fiera. Tra due anni quella fetta di città conterà sull'insediamento di una superficie commerciale di vendita al minuto superiore a 15 mila metri quadrati. La Mid immobiliare, l'impresa che ha acquistato l'area, sta attendendo alcuni permessi per azionare ruspe e escavatori e radere al suolo i vecchi padiglioni dell'ente fieristico. Un progetto da 65 milioni di euro, voluto e finanziato dall'imprenditore carinziano Walter Mosser, che per quegli spazi pensa a ristorazione, shopping, intrattenimento, fitness. Un progetto che cambierà radicalmente il volto della zona anche perchè il gruppo austriaco si è impegnato a realizzare a proprie spese anche alcune opere di carattere viario e infrastrutturale, come il doppio senso di marcia nell'ultima parte di via Rossetti e un'ampia alberatura centrale. Campo Marzio - Un'altra zona destinata rapidamente a cambiare fisionomia è quella di Campo Marzio. Lì, come noto, sbarcherà Lidl e, stando ad indiscrezioni, pure il maxi store di un altro colosso del calibro di Carrefour. Una concentrazione di grandi marchi paragonabile a quella che interesserà a breve pure via Flavia, dove stanno per aprire i battenti Obi, McDrive e Roadhouse. E dove, da pochi giorni, è stato inaugurato un nuovo EuroDespar. L'ultimo grande "gioiello" della già pur numerosa famiglia Despar in città, verrebbe da pensare. E invece no perchè il gruppo Aspiag Service-Despar ha in cantiere l'apertura di un secondo nuovo supermercato di ampie dimensioni, anche se non ne svela ancora la location. Operazione bis - Che la formula del "raddoppio" delle insegne vada di moda, del resto, lo dimostrano altri grossi nomi della grande distribuzione. Lo scorso primo dicembre il Gruppo Bricofer, dopo aver rinnovato il punto vendita Bricofer di via Valmaura, ha inaugurato nella stessa area commerciale Dhomusm una nuova realtà dedicata alla casa. E ancora: la multinazionale tedesca Aldi mira ad aprire un altro negozio dopo quello inaugurato lo scorso anno in via de Coroneo. E Lidl che, come già detto, sbarcherà in Campo Marzio negli spazi occupati fino a pochi mesi fa da Il Piccolo, aprirà nei prossimi mesi pure un supermercato nell'area dell'ex Sadoch in zona Ippodromo. Il progetto Silos - Nella mappa, almeno in teoria andrebbe inserita anche la trasformazione del Silos. Su quell'iniziativa, però, ormai puntano in pochi visti gli anni persi tra progetti, annunci e frenate che hanno portato al degrado attuale. Nel caso vedesse mai la luce, comunque, anche quel progetto proporrebbe un'ampia parte commerciale e un supermercato. Che finirebbe peraltro per "scontrarsi" con la vicinissima Pam davanti alla stazione. E che, un domani, potrebbe anche dover fare i conti con i marchi interessati a sbarcare in Porto vecchio. La linea del comune - «L'arrivo di questi investimenti non può che renderci soddisfatti - valuta l'assessore al Commercio, Lorenzo Giorgi - soprattutto perché offrono posti di lavoro e in alcuni casi, come ad esempio il progetto nell'ex Fiera, riqualificano una zona. Certamente, alcune nuove aperture sono la conseguenza della difficoltà di qualcun altra realtà. Alla fine, però, il bilancio finale è ancora positivo. Tuttavia, con i residenti che diminuiscono e non sono compensati dall'aumento dei turisti, il Comune è chiamato a svolgere un lavoro a supporto soprattutto dei piccoli commercianti, salvaguardo quelle imprese, magari a conduzione familiare, che più di altre rappresentano il nostro commercio». Centri Commerciali - Investimenti su investimenti, aperture su aperture, eppure già alcune realtà soffrono. Lo dimostrano i centri commerciali. Il Giulia ha ricevuto importanti boccate d'ossigeno grazie all'investimento targato Piero Coin e allo sbarco poco prima di Natale di Unieuro che sta fungendo da grande attrattore, eppure zoppica ancora. E soffrono ancora di più le Torri d'Europa. Intere zone di quel centro commerciale aperto nel 2003 con mirabolanti prospettive sono chiuse. E i fori vuoti faticano a trovare nuovi inquilini. Anche per colpa degli impegnativi prezzi richiesti. Basta pensare che uno spazio di 784 mq, attualmente locato, è sul marcato a 1 milione 350 mila euro.

Laura Tonero

 

 

Rigassificatore, strada in salita Ma Zagabria: nessuno stop

Veglia: manifestazioni di interesse per 560 milioni di metri cubi l'anno, l'impianto ne movimenterà 2,6 miliardi. Il ministro: importante l'indipendenza energetica

FIUME. L'operazione si preannuncia piena di difficoltà, ma il governo croato andrà fino in fondo: il rigassificatore di Veglia si farà, malgrado lo scarso interesse all'acquisto del gas emerso fin qui, con due sole aziende - entrambe di proprietà statale croata - che si sono dette pronte a rilevare quote della movimentazione annua del terminal. Un terminal fortemente voluto da Usa e Ue per impedire il dominio russo nelle forniture di metano. A fare il punto è stato il ministro croato ad Ambiente ed Energia, Tomislav Coric, annotando come Zagabria non intenda più fare marcia indietro. «Gli argomenti sui quali basare la costruzione del rigassificatore - così le parole del ministro - non possono essere soltanto quelli della convenienza e dell'interesse per i contratti di fornitura. La Croazia ha l'obbligo di garantirsi l'indipendenza in campo energetico, il che presuppone la diversificazione delle fonti. E noi abbiamo inserito il rigassificatore in questo contesto». Coric ha ammesso che finora non c'è stata la corsa in massa alle future forniture di gas dall'impianto di Veglia. La compagnia petrolifera Ina e l'Azienda elettrica croata hanno fatto sapere di essere interessate all'acquisto di 560 milioni di metri cubi annui: non un granché, dato che nella struttura off-shore da impiantare nelle acque di fronte a Castelmuschio (Omisalj) si potrebbero movimentare circa 2,6 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Per diventare remunerativo, l'impianto off-shore dovrebbe erogare almeno 1,5 miliardi di metri cubi annui. Una quota che a oggi appare lontanissima da raggiungere. Se otterrà l'ok definitivo (prima di concludere il contratto d'acquisto della nave metaniera Zagabria deve varare la delibera di investimento), il progetto comporterà un esborso di 360 milioni di euro, laddove l'Ue ha già stabilito di assegnare alla Croazia 100 milioni a fondo perduto. Coric ha rivelato che due aziende ungheresi, Mvm e Met, hanno inviato a Zagabria una lettera d'intenti sull'interesse a rilevare quote di proprietà del rigassificatore. «Anche se accettassimo le due offerte magiare - ha detto il ministro - la maggioranza dell'impianto resterà in mano croata. Se poi non arriveremo a un accordo con gli ungheresi, Zagabria provvederà con i propri mezzi a trasformare una nave metaniera in rigassificatore».Lo Stato resta così sordo alle proteste che arrivano dal Quarnero. Le municipalità di Veglia, in prima fila quella di Castelmuschio, appoggiate dalla Regione Quarnero e Gorski kotar, da ambientalisti e cittadini, non vogliono sentire parlare di rigassificatore a mare, in un'area nella quale turismo e pesca sono asset decisamente importanti; non si opporrebbero invece - hanno già fatto sapere - a un terminal sulla terraferma, nelle vicinanze dell'ex azienda petrolchimica Dina, sempre a Castelmuschio. 

Andrea Marsanich

 

 

NASCE "creativamente" -  Patto tra 11 associazioni Il volontariato va in rete

Sono 11 le associazioni che si sono unite per dare vita al nuovo progetto "CreativaMente Volontari", sostenuto dalla Regione con risorse statali. La novità, presentata ieri, prevede un anno di formazione e attività per giovani tra i 18 e i 30 anni nel mondo del volontariato. I ragazzi verranno coinvolti da domani in esperienze "sul campo", fra tirocini ed eventi aperti al pubblico. A CreativaMente collaborano Alt (dipendenze), Aias (disabilità), Arsia (sostegno psicologico ai familiari di persone con disagio psichico), Gau (che ha lo scopo di dare una mano a chiunque sia in stato di necessità), Jambogabri (aggregazione fra i giovani all'insegna della musica), MiTi (contro il rischio d'isolamento ed emarginazione), Officina (iniziative musicali, teatrali e culturali), Fuoric'entro (inclusione con lo sport), Cukè (disabilità fisiche, intellettive e relazionali), Stelle sulla Terra (accompagnamento dei ragazzi con Dsa nel percorso scolastico) e Terra del Sorriso (autonomia personale e sociale dei diversamente abili).

Micol Brusaferro

 

 

A San Giovanni l'Aperitivo è verde e in compagnia delle api

Al via da oggi il ciclo divulgativo promosso dal Centro di educazione ambientale

 Il Centro di educazione ambientale urbano, in collaborazione con il Centro di salute mentale diffuso, propone per il secondo anno consecutivo l'Aperitivo verde, un appuntamento divulgativo "light" che intende coinvolgere le persone con il pollice verde, interessate all'agricoltura, curiose e attente in generale alle tematiche ambientali. Il primo incontro è previsto oggi alle 18.00, nel padiglione V di via Weiss 14, all'interno del comprensorio dell'ex Opp. «Questa settimana parleremo di apicoltura - spiega la coordinatrice del Centro Tiziana Cimolino - e sarà Livio Dorigo, presidente del Circolo Istria, una vita dedicata alla zootecnia e alla veterinaria, da anni impegnato su questo "dolce" versante, a iniziare l'esplorazione di quel mondo particolare che è quello delle piccole operaie. L'Aperitivo verde vuole essere un momento di approfondimento leggero e informale - continua la coordinatrice - che dà la possibilità di conoscere e istruirsi con il bicchiere a portata di mano! Ogni intervenuto, in questa nuova serie, potrà portare un proprio argomento da approfondire, per esempio il taglio di un albero, la raccolta differenziata, le fonti rinnovabili, l'utilizzo e consumo dell'acqua pubblica».L'obiettivo del gruppo di associazioni che fanno capo al Centro di educazione ambientale urbano è di sensibilizzare i cittadini alla cura dell'ambiente e alla tutela dei beni comuni, tutti visibili, come l'acqua e l'aria, che rappresentano la base della vita. Il ciclo di aperitivi si apre dunque con una ricognizione nel mondo delle api. Livio Dorigo sarà guida per tutti coloro che intendono conoscere le dinamiche dell'alveare, con particolare riguardo per quell'ape locale, carsolina e istriana, capace di volare e fare il proprio raccolto nonostante i refoli della bora. L'incontro sarà pure occasione per conoscere i diversi mieli prodotti territorialmente, le loro caratteristiche e qualità, e tante altre spigolature. L'ospite informerà inoltre i presenti sul corso di apprendimento dell'apicoltura che partirà con lezioni teoriche e successivamente pratiche in uno spazio dedicato all'interno del comprensorio dell'ex Psichiatrico. Il corso inizierà a fine mese e si protrarrà sino a primavera. Per informazioni su questo e i prossimi Aperitivi verdi il telefono è il 3287908116.

Maurizio Lozei

 

 

 

 

PUNTO INFORMATICO - MERCOLEDI', 16 gennaio 2019

 

 

Elettrosmog: il TAR tira le orecchie allo Stato - Il TAR del Lazio costringe lo Stato italiano ad informare i cittadini circa i potenziali rischi per la salute legati all'uso degli smartphone.

Con una sentenza destinata a far discutere, il TAR del Lazio ha dato ragione alla Associazione Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog(A.P.P.L.E.) in una causa che vedeva l’associazione stessa sfidare Ministero della Salute, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Correva l’anno 2014 e, a distanza di un quinquennio, il caso si chiude con la vittoria dell’associazione. L’Associazione [A.P.P.L.E. ndr] è senza fini di lucro, è apartitica, è a carattere popolare ed ha lo scopo principale di promuovere, attraverso l’azione dei suoi Soci, la tutela della salute e dell’integrità degli esseri viventi e dell’ambiente dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, statici o variabili, generati artificialmente e da tutte le forme di inquinamento chimico, fisico, radioattivo e biologico. Si tratta di una causa che arriva da lontano e che mette all’indice gli organi ministeriali per inchiodarli alle proprie responsabilità in merito all'”inerzia serbata dalle Autorità intimate in relazione all’atto di diffida del 28 giugno 2017, formulato dalla ricorrente e diretto a promuovere l’adozione di tutti i provvedimenti finalizzati all’informazione capillare della popolazione, compresa la fascia dei soggetti più a rischio (bambini, adolescenti) sui rischi a breve e lungo termine per la salute dovuti all’uso dei telefoni mobili (cellulari e cordless) e sulle indispensabili misure cautelative da adottare durante il loro utilizzo“. Elettrosmog: la decisione del TAR del Lazio Lo Stato avrebbe dovuto provvedere all’avvio di una specifica campagna informativa, ma così non è stato ed ora la sentenza intima ai vari ministeri di darne avvio. Entro il prossimo semestre, quindi, le Autorità avranno il dovere di assicurare alla popolazione idonea informazione sui rischi per la salute dei cittadini, a breve e lungo termine, quali descritti nelle più recenti acquisizioni scientifiche, dovuti all’uso dei telefoni mobili (cellulari e cordless) e sulle indispensabili misure cautelative da adottare durante il loro utilizzo, con particolare riferimento alla fascia dei soggetti più a rischio (bambini, adolescenti) Durante il dibattimento, l’associazione avrebbe prodotto documenti tratti dalla letteratura scientifica “dai quali emerge che l’utilizzazione inadeguata dei telefoni cellulari o cordless, comportando l’esposizione di parti sensibili del corpo umano ai campi elettromagnetici, può avere effetti nocivi per la salute umana, soprattutto con riguardo ai soggetti più giovani e, quindi, più vulnerabili, potendo incidere negativamente sul loro sviluppo psico-fisico“. Le parti ricorrenti, da parte loro, si sono limitate ad invocare l’inammissibilità della richiesta, senza obiettare nel merito. Una volta respinta l’inammissibilità, è rimasto pertanto sul piatto il merito della contestazione: c’è o no un rischio per la salute? Sussiste o meno un obbligo di comunicazione ai cittadini al fine di favorire la massima consapevolezza circa le necessarie cautele da far proprie nell’uso quotidiano dei dispositivi mobile? La sentenza richiama pertanto al parere del Consiglio Superiore di Sanità del 15 novembre 2011, secondo cui l’istituto “ha rilevato che allo stato delle conoscenze scientifiche non è dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e patologie tumorali, rimarcando tuttavia come l’ipotesi di un rapporto causale non possa essere del tutto esclusa in relazione ad un uso molto intenso del telefono cellulare“. Ai tempi il medesimo rapporto raccomandava di “mantenere vivo l’interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema, in attesa che le nuove conoscenze risolvano le attuali aree di incertezza, suggerendo nel contempo l’avvio di una campagna d’informazione al pubblico al fine di promuovere e incoraggiare un uso responsabile del telefono, soprattutto in relazione ai bambini che tendono ad essere avvicinati all’uso del telefono cellulare in età sempre più precoce“. Tale campagna non ha però mai preso il via, quindi il TAR chiede ora che le parti assolvano ai propri obblighi con solerzia: La predetta campagna di informazione e di educazione ambientale dovrà essere attuata nel termine di sei mesi dalla notifica o, se anteriore, dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, avvalendosi dei mezzi di comunicazione più idonei ad assicurare una diffusione capillare delle informazioni in essa contenute La campagna, specifica la sentenza, dovrà essere “rivolta all’intera popolazione“, dovrà avere ad oggetto “l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile” e dovrà informare circa i rischi per la salute e per l’ambiente correlati ad un uso improprio dei dispositivi indicati. Cosa dice il Ministero della Salute Sebbene il percorso giudiziario che ha portato alla decisione del TAR sia ormai di lungo corso, la situazione non è cambiata troppo. Sul sito del Ministero della Salute le indicazioni sono sempre le stesse, si basano su un parere del 19 marzo 2013 e fanno appello alle ricerche effettuate dall’OMS: Ad oggi, secondo l’OMS, non è stato dimostrato alcun effetto sanitario avverso causato dall’uso dei telefoni cellulari, ma ulteriori ricerche sono in corso per colmare residue lacune nelle conoscenze. In particolare, le evidenze scientifiche attualmente disponibili tendono, nel loro complesso, a deporre contro l’ipotesi che l’uso dei telefoni cellulari comporti un incremento del rischio di tumori intracranici. D’altra parte, non sono ancora disponibili osservazioni a distanze superiori ai 15 anni dall’inizio dell’uso e per esposizioni iniziate durate l’infanzia e l’adolescenza. Pertanto, in linea con quanto raccomandato dall’OMS, è opportuno proseguire la sorveglianza epidemiologica dell’andamento dei tumori cerebrali nel tempo e gli studi di coorte prospettici attualmente in corso. Il ministero promette inoltre continua sorveglianza sul tema. Interessante è il fatto che la questione trovi una sua conclusione proprio mentre il mondo delle reti sta cambiando: con il 5G ormai alle porte, ogni studio dovrà essere ricalibrato sulle nuove tecnologie del mobile e dell’IoT, così che la maggior pervasività e l’utilizzo di nuove frequenze possano essere attentamente studiati in ottica di lungo periodo. Cosa dice l’OMS Le ultime risultanze divulgate dall’OMS risalgono al 2014 e ricordano come l’elettromagnetismo sia stato classificato dall’International Agency for Research on Cancer (pdf) tra le possibili cause di carcinoma per l’uomo. Ciò nonostante, tutti gli studi della World Health Organization concludono con l’assenza di risultanze: nessun effetto di breve termine registrato, nessun possibile impatto immediato per la salute, nessun disturbo cerebrale. Rimane tuttavia un principio di cautela: ad oggi non è dimostrabile che nel lungo periodo i campi elettromagnetici prodotti dalla telefonia mobile non possano avere effetti deleteri sull’organismo, ma tali studi necessitano di periodi molto lunghi per poter raccogliere evidenze statistiche sufficienti. Essendo gli studi sull’elettromagnetismo iniziati soltanto negli anni ’90, ad oggi non è ancora possibile dimostrare – né negare – qualsivoglia correlazione consequenziale. L’OMS ha nel tempo percorso la strada della prudenza: siccome non si può ancora affermare nulla con certezza, è utile evitare allarmismi così come è cosa intelligente adoperare alcuni piccoli accorgimenti a salvaguardia della propria salute. Tra questi ultimi si consiglia l’uso dell’auricolare per distanziare lo smartphone dal corpo; si consiglia altresì di non tenere i cellulare vicino a sé durante le ore notturne; si consiglia infine alle madri in gravidanza o allattamento di non utilizzare lo smartphone per evitare che il bambino possa essere troppo vicino al relativo campo magnetico. Semplici precauzioni, best-practice quotidiane a costo zero che, se non altro, fungono da elemento coercitivo per stimolare l’informazione e la consapevolezza sul tema.

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 16 gennaio 2019

 

 

Al palo la delibera su Porto vecchio

Prova di forza tra Fi e Lega: rinvio bis in commissione Dipiazza voleva fosse la prima misura varata nel 2019

Slitta la delibera sulle direttive per lo sviluppo di Porto vecchio. A dispetto del sindaco, che voleva farne la prima misura approvata nel 2019, ieri la sesta commissione del Consiglio ha rimandato a martedì prossimo la trattazione definitiva del testo, mentre la prima seduta d'aula si terrà lunedì. Un impiccio nato sullo sfondo delle recenti tensioni fra forzisti e leghisti in maggioranza. La mattinata è iniziata con l'audizione del segretario generale del Porto, Mario Sommariva, convocato su richiesta dei consiglieri dal presidente di commissione Salvatore Porro. Sommariva ha presentato le prerogative dell'Adsp in materia di Porto vecchio, concessioni, punti franchi. All'intervento dell'Adsp è seguito il dibattito fra commissari, che ha visto il gruppo di Forza Italia piuttosto battagliero nei confronti della giunta, incarnata in aula dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli.Il consigliere azzurro Bruno Marini ha dichiarato: «Finora gli interventi in Porto vecchio sono stati gestiti in maniera un po' confusa, frammentaria. Sono state prese decisioni francamente discutibili come l'esclusione dell'Icgeb dagli enti insediati nell'area. Una scelta di cui non si conosce ancora autore e movente. È ora di chiarire le cose: a tal fine ritengo che la giunta debba definire in delibera un impegno vincolante a costituire un ente cui siano demandate le capacità operative in Porto vecchio». Anche l'azzurro Michele Babuder ha portato i suoi «contributi»: «Ritengo che bisogni dare una connotazione urbanistica precisa alle nuove aree: pedonale, prevalentemente pedonale o di collegamento viabilistico. Non ritengo che il Porto vecchio debba diventare un'arteria di scorrimento per le Rive». Babuder ha anche rivendicato la necessità «di un carattere pubblico della futura struttura di gestione». La presa di posizione forzista si è conclusa con osservazioni analoghe da parte del consigliere Guido Apollonio. Così invece il dem Marco Toncelli: «La società di gestione non capisco perché faccia tanto spavento ad alcuni componenti della maggioranza, in particolare Forza Italia, essendo linee guida è scritta come una previsione. Il Comune non ha le risorse per gestire nei dettagli uno spazio come il Porto vecchio. In un discorso di competenze non è nulla di scandaloso che si vada ad attingere anche nel privato, non è una cosa scandalosa. Certe paure sono forse un retaggio di antichi "no se pol"». Tra gli altri, anche la consigliera della lista civica Insieme per Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, ha chiesto maggiori particolari sulla società di gestione. L'assessore Polli si è detta disponibile a valutare la possibilità di inserire in delibera che la forma definitiva della società di gestione debba essere votata dal Consiglio. Le osservazioni che Forza Italia ha indirizzato alla giunta, nella fattispecie a una sua esponente leghista, sono state collocate da diversi addetti ai lavori nel contesto delle tensioni interne alla maggioranza, ma anche ai forzisti stessi. 

Giovanni Tomasin

 

La società di gestione e i tempi sono i nodi "caldi" del testo

Gli elementi più dibattuti del documento prodotto dalla giunta sono la struttura che opererà nell'area ma anche il tema della residenzialità

La società di gestione, la tempistica, le percentuali di residenzialità. Sono alcuni dei punti deboli della delibera sullo sviluppo di Porto Vecchio individuati dalle forze politiche nella VI commissione di martedì e nella riunione della settimana scorsa. Il passaggio riguardante la società di gestione, il punto 7 della delibera, è in effetti alquanto generico. Tra gli impegni si legge soltanto «costituire una struttura all'uopo dedicata che possa curare la trasformazione, valorizzazione e gestione nel tempo del Porto Vecchio, anche attraverso il coinvolgimento di ulteriori soggetti pubblici o soggetti privati secondo le forme di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico». La IV circoscrizione aveva anche proposto, in sede di osservazioni, di definire al 51% la partecipazione minima del pubblico all'impresa, in modo da mantenerne il controllo. La proposta è stata però controdedotta dal Comune, che la riteneva troppo restrittiva. La società di gestione è una questione su cui il centrosinistra rivendica di aver voce in capitolo, anche perché il suo primo fautore è il consigliere regionale dem Francesco Russo, fin dai quando sedeva sugli scranni del senato. Un altro punto si cui si chiede maggiore dettaglio (per quanto sia un tema da trattare in sede di piano regolatore) è la residenzialità. Nella delibera si legge: «Dovrà essere valutata la possibilità di consentire l'ammissibilità della funzione residenziale, ai fini di garantire, tra l'altro, una presenza stabile di persone, pur se in termini ridotti, anche in relazione all'attuali previsioni demografiche e senza squilibrare l'assetto complessivo della città. In ogni modo la quota di funzioni residenziali aggiuntiva non dovrà eccedere i limiti di legge (standard urbanistici) che implicano nuove urbanizzazioni secondarie. In tale contesto si dovrà valutare lo sviluppo del Porto Vecchio anche quale continuazione del Centro Storico - "quarto borgo"».Da sempre le forze politiche dibattono sull'opportunità o meno di includere aree residenziali nel futuro sviluppo di Porto Vecchio: il sindaco afferma da tempo che una certa percentuale sia necessaria. Certo è che la formula adottata dalla delibera non scioglie molti dubbi sulle future prospettive in materia. Un'altra perplessità riguarda le tempistiche. Secondo quanto dichiarato dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli in sede di commissione, la trafila della modifica al piano regolatore successiva all'approvazione della delibera dovrebbe prendere non più di un anno. Anche dando per buona questa lettura, in ogni caso, si arriverebbe alle soglie dell'ultimo anno della giunta Dipiazza. 

 

 

"Piano verde" a Montebello fra l'ippodromo e la galleria

Maxi pulizia dell'area e sistemazione degli alberi a garanzia della sicurezza Gli interventi interessano anche piazzale De Gasperi. Spesa di 100 mila euro

Sono iniziati i lavori per la sistemazione dell'area verde nella zona di Montebello. In particolare, si sta operando sugli alberi di piazzale De Gasperi e su quelli lungo il versante di viale Ippodromo, che funge da sponda a una delle due diritture della pista di trotto, fra l'uscita della galleria di piazza Foraggi e l'ingresso dello storico impianto dedicato all'ippica. Si tratta di interventi attesi da tempo, soprattutto per quanto concerne il secondo; in questo caso l'opera è di notevole rilievo, in quanto bisogna riordinare una superficie di circa 3 mila metri quadrati, dove ci sono alberi da tempo lasciati crescere senza limiti. Inoltre, essendo il versante oggetto dell'intervento un'area sulla quale da anni non sono state effettuate operazioni di pulizia, è facile immaginare che gli addetti dovranno procedere anche con una radicale pulizia del fondo in erba, diventato nel tempo una piccola boscaglia. Va anche tenuto conto del fatto che l'intera area dell'ippodromo è spazzata dal vento che scende senza ostacoli da Rozzol, perciò in alcuni punti si raccolgono immondizie e rifiuti che nessuno, in questi anni, ha provveduto a rimuovere. «Si lavora nel contesto di un'area patrimoniale - spiega l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Elisa Lodi - perciò, in base a un appalto, che è previsto ogni anno per la sistemazione delle aree verdi di competenza dell'amministrazione, questa volta è stata individuata la zona di Montebello come punto d'intervento, perché siamo consapevoli dell'urgenza di questo lavoro. L'appalto comporta, complessivamente, una spesa per le casse comunali di circa 100 mila euro - aggiunge l'esponente della giunta Dipiazza - e, per quanto concerne nello specifico il verde di viale Ippodromo, stiamo procedendo con la messa in sicurezza delle alberature e il riordino generale dell'area». In piazzale De Gasperi, invece, si tratta di intervenire sugli alberi che fanno da cornice all'area centrale asfaltata. Già da lunedì gli addetti hanno iniziato a potare gli alberi più alti e a tagliare le fronde più pesanti. In qualche caso, sarà necessario procedere anche con l'eliminazione, totale o parziale, di alcuni fusti, per garantire la sicurezza a quanti utilizzano il piazzale, spesso frequentato da bambini, da anziani e da persone che portano a passeggiare i cani. Soddisfazione per l'avvio dell'intervento in viale Ippodromo è stata espressa da Stefano Bovio, uno dei soci della Nord Est Ippodromi, la spa di Treviso che ha in gestione l'impianto del trotto, sulla base di una concessione emessa dal Comune. «Il 2019 - ha spiegato - è iniziato già bene, grazie alla notizia arrivata dal ministero per le Politiche agricole e forestali, competente per l'organizzazione delle corse a livello nazionale, che ci ha concesso un numero di convegni maggiore di quello che abbiamo avuto lo scorso anno. Ora - aggiunge -, grazie all'intervento di pulizia in corso, potremo disporre di un impianto ancor più bello e accogliente, nel quale poter richiamare un buon pubblico». Sarà dunque l'intera area che da piazza Foraggi porta alla ex Fiera a beneficiare dell'opera. 

Ugo Salvini

 

ACEGASAPSAMGA - Recuperati 27 abeti ora sotto esame per un reimpianto

Oltre 130 alberi, tra sintetici, veri con e senza radici sono stati il primo risultato della nuova edizione dei Sabati ecologici inaugurata sabato scorso. Lo staff di AcegasApsAmga era presente, insieme alla Forestale, al parcheggio del Ferdinandeo ad assistere i cittadini per la raccolta degli alberi natalizi dismessi e valutare la possibilità di reimpiantare quelli con radici. Il bottino al termine della giornata ha premiato l'iniziativa, mostrando una proficua raccolta di oltre 130 piante, pur trattandosi della primissima edizione di quest'evento, per un totale di oltre 800 chilogrammi. E, a seguito delle valutazioni della Forestale, sono state selezionate 27 piante che saranno poste sotto verifica per un tempo adeguato a confermare la possibilità di piantumarle o meno, per poi procedere al loro reimpianto.

 

 

Megacentro "Noghere" Riparte il count down

Concessa alla società proponente una proroga di tre anni per sbloccare le opere di urbanizzazione e dunque il progetto

MUGGIA. Nuova puntata per l'iter del centro commerciale "Valle delle Noghere". L'Immobiliare Nordest ha chiesto al Comune una proroga dei termini della Convenzione urbanistica per dare corso al Piano attuativo comunale sottoscritta anche con Teseco. Il documento è passato con i voti del centrosinistra. Contrari M5S, Obiettivo comune, Lega e Fdi. La storia della megastruttura che dovrebbe sorgere alle Noghere su un'area di 225 mila metri quadrati per la realizzazione di un complesso con volumetria non superiore a 675 mila metri cubi affonda le proprie radici all'epoca della prima giunta Nesladek, al dicembre del 2009, quando venne approvato il Piano per realizzare la struttura. Successivamente venne chiesto e ottenuto da Teseco di prorogare i termini per la presentazione e la realizzazione dei progetti per le opere di urbanizzazione primaria relative all'area verde di competenza. Questa parte delle opere era stata bloccata dal ritrovamento di amianto, non rilevato in fase di caratterizzazione, un imprevisto che aveva fatto optare la Teseco per la richiesta di una dilazione delle tempistiche, che venne votata favorevolmente dal Consiglio comunale a gennaio 2013. Dopo un lunghissimo silenzio, il progetto è tornato sui banchi del Consiglio pochi giorni fa. Il primo nuovo passo dell'Immobiliare Nordest era in realtà stato compiuto il 29 marzo scorso, quando la giunta comunale aveva preso atto dell'acquisto da parte dell'Immobiliare di due particelle Ezit, necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione, inizialmente in capo a Teseco, relative alla viabilità di accesso con tanto di rotonda sulla via di Saline. Ancora oggi i progetti edilizi che daranno vita al nuovo centro commerciale non sono noti. Fra le opere di urbanizzazione primaria, da realizzare gratuitamente, di sicuro c'è l'impegno dell'Immobiliare a creare un'area destinata a verde attrezzato di uso pubblico e una pista ciclabile per una superficie non inferiore a 34.010 metri quadrati. Per Teseco l'impegno era la realizzazione di un'area destinata a rimboschimento, tutela e protezione della zona residenziale per una superficie non inferiore a 26.577 metri quadrati, nonché una pista ciclabile. Nel 2015 però è stata dichiarata la parziale decadenza di questi obblighi per Teseco a causa del mancato rispetto delle tempistiche da parte sua. Con quest'ultima delibera del Consiglio, dopo aver provveduto a presentare una nuova fideiussione a garanzia delle opere di viabilità inizialmente a carico di Teseco, per un importo di quasi 445 mila euro, l'Immobiliare ha per l'appunto chiesto e ottenuto dal Comune una proroga di tre anni dei termini di validità della Convenzione stessa. «La proroga - spiega il vicesindaco Francesco Bussani - consentirà alla società di avere un più ampio margine per poter intervenire. L'area delle Noghere è molto estesa ed è indubbiamente strategica non solo per Muggia ma per tutta la provincia.

Riccardo Tosques

 

 

Trieste "culla" del volontariato Boom di nuove associazioni

Dalla lotta alle dipendenze all'ecologia passando per la cittadinanza attiva "Battezzate" in pochi giorni tre nuove realtà. Decisiva la spinta dei giovani

L'impegno delle associazioni culturali e sociali a Trieste è in costante aumento. Merito del "fermento" in atto sul territorio alimentato in questo periodo dal desiderio di tanti cittadini, molti dei quali giovani, di mettere a disposizione degli altri, volontariamente, tempo e competenze. È il caso del progetto CrativaMente Volontari, che sarà presentato proprio oggi alle 11 al San Marco, che mette in rete undici associazioni, con capofila l'Alt, attiva nel campo della prevenzione e del contrasto delle dipendenze, per fornire un anno di formazione ai ragazzi tra i 18 e i 30 anni destinati a vivere poi un'esperienza guidata nel mondo del volontariato, con una formazione specifica. L'iniziativa conta sul sostegno della Regione, con risorse del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Le attività inizieranno il 18 gennaio e proseguiranno fino ad agosto. «Gli obiettivi - spiegano gli organizzatori - sono la promozione della salute, del benessere, di un'educazione di qualità e inclusiva, delle pari opportunità e di società giuste e pacifiche». Una realtà simile, come ideali e come volontà di impegnarsi sul tema della cosiddetta cittadinanza attiva, è anche la #maiDIREmai, costituita ufficialmente nel 2015. «È la prima in Italia nata come costola di Arci Servizio Civile del Fvg - spiegano i promotori - ed è composta dai giovani che, dopo il servizio civile, volevano continuare a dare il proprio contributo. Siamo un esempio positivo e innovativo, tanto che siamo stati chiamati a illustrarlo anche in altre città. Tra le manifestazioni promosse il "Trieste on Sight" durante l'estate, sul Carso triestino, uno spazio di socializzazione e aggregazione per i giovani, "Naturalmente", che porterà i ragazzi alcuni giorni a Pinzano al Tagliamento in aprile, anche in questo caso per momenti di incontro e confronto, e "Contamin-azioni con SpaziAttivi", iniziativa del progetto "Culture della solidarietà", promosso da Arci Servizio Civile». Lunedì il giovane Consiglio direttivo si è riunito, con un appuntamento aperto alla stampa, per fare conoscere la realtà, che sta crescendo anche grazie all'interesse sempre maggiore di tanti giovani che offrono il proprio tempo e la loro voglia di imparare nuove capacità. Punta a coinvolgere tutti nei progetti di sviluppo della città un'altra associazione che ha iniziato a operare in questo periodo storico. È la Ts4, che invita tutti a disegnare la Trieste che verrà, con l'intervento volontario delle persone che vogliono mettere a disposizione le proprie professionalità, in diversi campi. «È un progetto di cittadinanza attiva - spiegano i responsabili - che prevede l'elaborazione di metodi di revisione profonda dell'ecologia ambientale e sociale, a sostegno di mobilità, arte, scienza, cultura, commercio e ricerca. Sono previsti tre gruppi di lavoro, che porteranno a creare altrettanti scenari di crescita per la città, sul fronte dello sviluppo economico e produttivo, sulla qualità della vita e degli spazi urbani, e sulla relazione del centro con gli spazi circostanti. Ciascuna idea sarà progettata insieme ai cittadini, invitati a intervenire attraverso una chiamata pubblica». «Il Porto franco - sottolineano - compie 300 anni e Trieste di fatto entra nel suo quarto secolo. Vogliamo partecipare alla sua festa contribuendo con dei regali, per il suo radioso futuro. L'unico modo per riprogettare una città è coinvolgere chi ci vive».Tutte le associazioni sono presenti tra web e social, pronti ad accogliere proposte da parte di tutti e ad aprirsi a chiunque abbia la voglia di collaborare. 

Micol Brusaferro

 

«Il servizio civile ci ha aperto gli occhi L'impegno continua»

Il sodalizio #maiDiremai# mette a frutto i bagagli di chi ha dedicato un anno agli altri

Il tempo libero dedicato al volontariato è una scelta iniziata per molti giovani nel periodo scolastico, spesso con il servizio civile. Un'esperienza che alcuni decidono di portare avanti anche dopo la fine dell'anno di impegno volontario. Per riunirli è nata così l'associazione #maiDIREmai #nikoliRECInikoli, di cui Alice Pennone, 20 anni, è presidente. «Mi occupo del coordinamento delle varie iniziative intraprese - spiega -. La base è sempre volontaristica, sono esperienze sicuramente utili anche per il nostro futuro». Nello stesso sodalizio anche Davide Pittioni, 28 anni. «Mi occupo di progettazione e formazione e anch'io ho deciso di continuare in questo settore dopo un anno nel servizio civile. Consiglio a tutti i ragazzi di farlo perché si rivela sempre un'occasione di crescita». Tra i più giovani del gruppo c'è anche chi frequenta ancora le superiori. «Qui ho scoperto la passione per il web e i social, li gestisco per i vari eventi - racconta Elisa Jez, 18 anni -. Al mattino sono in classe, poi quasi sempre vengo a dare una mano. Mettersi a disposizione degli altri ti fa sentire bene e anche l'ambiente dove siamo è molto stimolante». «Dopo un anno ho deciso che il mio impegno non poteva finire - ricorda Marco Waiglein, 18 anni -. Sento di poter dare un contributo per fare qualcosa di concreto».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 15 gennaio 2019

 

 

Piano in 10 mosse per proteggere i pedoni

Il Comune investe mezzo milione: interventi su attraversamenti giudicati pericolosi. Segnaletica, spartitraffico, marciapiedi

Dieci priorità. Il decalogo scandisce una graduatoria di sicurezza pedonale: Strada del Friuli, strada per Vienna a Opicina, via Fabio Severo, via Valerio, corso Cavour, largo Sonnino, via Locchi, via Marchesetti, via Svevo, strada della Rosandra. Dieci tratte stradali impegnative, che partecipano a un programma nazionale, finanziato dal ministero dell'Ambiente, che ha come tema la "mobilità sostenibile" sui percorsi casa-scuola e casa-lavoro. In termini un po' meno burocratici, il problema è come muoversi a piedi in sicurezza, evitando di farsi asfaltare dai disattenti o dai troppo veloci. Nel dicembre 2016, quando il Dipiazza 3° aveva toccato il primo semestre di vita, il Comune partecipò al bando, portando a casa un finanziamento di 300 mila euro che, lievitato con risorse proprie, raggiunge il mezzo milione Iva compresa. L'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi ha fatto approvare la relativa delibera in una delle ultime giunte del 2018. Il programma degli interventi si estende fino ai primi mesi del 2021, l'operazione ha come responsabile del procedimento il dirigente della viabilità Enrico Cortese, mentre Silvia Fonzari e Sara Borgogna sono le progettiste. Riflettori su incroci critici, scarsa visibilità, soste irregolari, velocità sostenuta, poco marciapiede, scarsità di attraversamenti pedonali. Di conseguenza i tecnici del Comune metteranno in cantiere segnaletiche orizzontale e verticale, isole spartitraffico, costruzione o risagomatura di marciapiedi, attraversamenti pedonali protetti, pavimentazione tattilo-plantare, dissuasori di sosta. E abbatteranno eventuali barriere architettoniche. La relazione individua i siti da riqualificare. Strada del Friuli sarà interessata per quel che riguarda l'isola ecologica all'altezza del civico 444. L'intersezione tra strada per Vienna e via di Basovizza, nel centro di Opicina, merita attenzione perché trafficata e perché la gente parcheggia male. La confluenza di via Coroneo in via Fabio Severo richiama sosta abusiva «che comporta problemi di visibilità» per gli attraversamenti pedonali. In zona universitaria, il triplice gioco tra via Valerio, via dello Scoglio, via Zanella attira anch'esso sosta abusiva, che causa difficoltà nelle manovre di svolta. Prendere il bus davanti all'ex Casa del lavoratore portuale in corso Cavour è impossibile per una persona con problemi di disabilità. Altro punto a rischio è l'incrocio che forma largo Sonnino: via Matteotti, viale d'Annunzio, via Sette Fontane s'incontrano davanti alla succursale del liceo Petrarca. Il rettilineo di via Locchi si presta a sollecitare l'acceleratore: il pedone può soffrirne e allora verranno costruiti due attraversamenti protetti davanti al bar Vittoria e alla chiesa. Stessa soluzione davanti al Ferdinandeo, dove via Marchesetti e via San Pasquale si danno la mano. Doveroso proteggere l'attraversamento di via Svevo dove sorge l'omonimo comprensorio scolastico. Gran finale in zona industriale per affrontare Strada della Rosandra laddove s'incrocia con via Morpurgo e via Frigessi.

Massimo Greco

 

 

Servizio Civile e partecipazione - al Toti tornano le Contamin-azioni

Domani alle 18, al Polo giovani Toti di via del Castello 1, avrà luogo il primo incontro di Contamin-azioni, iniziativa dell'associazione giovanile #MaiDireMai, braccio creativo e operativo dei volontari di Arci Servizio civile, in coorganizzazione con il Comune di Trieste. Contamin-azioni seguirà un percorso ogni terzo mercoledì del mese, fino a maggio, che proporrà ai giovani un programma di incontri e di laboratori con l'obiettivo di favorire l'approfondimento e la presa di coscienza di valori come la cooperazione, la non violenza, la solidarietà, all'insegna della partecipazione comune, della mescolanza di prospettive e punti di vista, dello scambio. L'evento di apertura di Contamin-azioni si terrà domani appunto in occasione dell'avvio di SpaziAttivi, iniziativa del progetto "Culture della solidarietà", promosso da Arci Servizio civile e finanziato dalla Regione con risorse del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. SpaziAttivi prevede una serie articolata di azioni negli ambiti della promozione del volontariato e dei valori della solidarietà, dell'inclusione sociale, dell'educazione civica, della salvaguardia ambientale e del servizio civile.Il progetto proporrà numerose iniziative come eventi, laboratori, tirocini formativi, una scuola di cittadinanza e il forum dei volontari di servizio civile della rete di Arci Servizio Civile. Il calendario di realizzazione del progetto si dispiegherà a partire da gennaio per concludersi ad agosto, coinvolgendo diverse zone della nostra regione e numerose associazioni partner. Contamin-azioni ritornerà, sempre al Polo giovani Toti, il 20 febbraio, il 20 marzo, il 17 aprile e il 15 maggio.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 14 gennaio 2019

 

 

Il piano per il "futuro" Porto vecchio pronto all'esame dell'aula comunale

Definiti aree e edifici che rimarranno pubblici: dal magazzino 26 fino al park Bovedo. Delibera in Consiglio entro fine gennaio

Sta per approdare in Consiglio comunale la delibera contenente le direttive sullo sviluppo del Porto vecchio. Si tratta del primo documento di respiro complessivo varato dal Comune in materia, a dispetto dei molti annunci. Il testo individua le future caratteristiche dell'area, dagli edifici di pertinenza comunale alle divisioni tematiche dell'antico scalo. C'è chi rimprovera alla misura l'eccessiva vaghezza (vedi articolo in basso). Di fatto è una delibera generale per sua natura: individua infatti le linee guida di una serie di interventi da farsi in seguito, dal piano regolatore, agli accordi con gli altri enti, alla fantomatica società di gestione. Cosa contiene il testo? Fissa innanzitutto quali sono le aree che resteranno pubbliche: il magazzino 26, la centrale idrodinamica e la sottostazione elettrica come polo museale; il magazzino 20 in «prospettiva di una sua valorizzazione proposta dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali»; i magazzini 27 e 28 per il centro congressi di Tcc; la palazzina 17, già "Istituto di Cultura Marittima Portuale" da destinare a «Centro di Formazione Permanente del Comune di Trieste»; le palazzine dei varchi monumentali «da destinare a funzioni pubbliche»; Corso Cavour 2/2 «destinato alla realizzazione di un "Urban Center" per le imprese»; il magazzino 30 «da destinare a sede del nuovo Mercato Ittico». Oltre a questi, rimarranno pubbliche aree di servizio come il Park Bovedo, la viabilità pubblica e le aree verdi e sportive, le aree del «Molo IV e limitrofe destinate a viabilità pubblica».Il testo è corredato da diversi allegati. Uno di questi divide l'antico scalo in quattro aree, dette «sistemi». L'area compresa fra il retro del magazzino 28 e il terrapieno di Barcola è definita «sistema ludico-sportivo». Quella che include il magazzino 26, il futuro centro congressi e tutti gli edifici circostanti è identificata come «sistema museale scientifico congressuale». Tutta la linea di costa, che resterà di pertinenza dell'Adsp pur essendo integrata nel Porto vecchio, è etichettata come «sistema dei moli». Infine lo spazio che include la maggior parte dei magazzini retrostanti i moli è definita «sistema misto».Un altro allegato stabilisce a grandi linee quale sarà lo schema della viabilità, confermando la doppia strada che, come già annunciato dal sindaco Roberto Dipiazza in passato, attraverserà il Porto vecchio. Il testo dovrebbe approdare in Consiglio nella prossima seduta, probabilmente nella settimana del 21 gennaio in attesa della VI commissione (vedi articolo in basso). Non serve essere dei profeti per vedere che il dibattito sarà lungo e articolato, vista anche l'intenzione dello stesso Dipiazza di ottenere l'unanimità. 

Giovanni Tomasin

 

Dipiazza chiede l'unanimità: «Atto importante per la città»

Il Pd apre al voto favorevole: «Staremo a vedere se l'impegno ad accogliere emendamenti al testo verrà rispettato»

La delibera sulle direttive del Porto vecchio è approdata alla Sesta commissione del Consiglio nei giorni scorsi, è stata rinviata e vi tornerà in settimana: i commissari hanno chiesto infatti di audire l'Autorità di sistema portuale, uno dei principali enti coinvolti nel procedimento. L'incontro è stato aperto dal sindaco Roberto Dipiazza, che ha auspicato un via libera unanime al testo: «Penso sia una notizia più interessante rispetto al solito scontro politico. Si tratta di una misura importantissima per il futuro della nostra città». Il confronto tra i commissari e l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli è stato lungo e approfondito. Spiega il presidente di commissione Salvatore Porro (Fratelli d'Italia): «Ci siamo confrontati per due ore e, per una volta, le domande sono state tutte concrete. Io concordo col sindaco, quando dice che questa è l'occasione per far rivivere una città fantasma». Non è detto però che l'auspicio di Dipiazza possa facilmente tradursi in pratica. Il Movimento 5 Stelle è scettico sull'impianto del testo, considerato «un atto dovuto anche piuttosto tardivo» (vedi box a parte). Il centrosinistra, con il Partito democratico in testa, è critico ma più possibilista. Spiega la capogruppo Fabiana Martini: «Qualche tempo fa io, la segretaria Laura Famulari e i consiglieri regionali Francesco Russo e Roberto Cosolini abbiamo incontrato Dipiazza e abbiamo parlato della possibilità, su cui a parole il sindaco si è impegnato, di poter emendare e quindi votare la delibera. Vedremo alla prova dei fatti». La stessa Famulari ha partecipato anche alla commissione: «Ho chiesto che si audisse l'Adsp. Ci sono infatti alcuni punti da sviscerare: questa è una delibera di alienazione, e c'è da capire come si concilia con le concessioni del porto. Inoltre bisogna anche specificare cosa fare in caso di mancata vendita di un immobile. Vogliamo anche precisare la composizione della futura società di gestione». Commenta invece il forzista Michele Babuder: «Nella prossima seduta sentiremo in audizione l'Adsp, anche per capire bene gli aspetti relativi alla concessione e alla vendita dei diversi beni. Ho sollevato anche il problema della mobilità e della viabilità nelle nuove aree visto che la delibera non fornisce indicazioni su questo aspetto». La commissione si riunirà domani, parteciperà il segretario generale del Porto Mario Sommariva.

 

Appalto da 3,7 milioni per sottoservizi e strade del lotto "culturale": sei le cordate in lizza

Viabilità, condutture e linee elettriche da realizzare attorno agli hangar che ospiteranno Museo del mare, centro congressi e fish market

Il Comune concentra progettualità e risorse sulla porzione di Porto vecchio dove è più chiaramente delineato l'indirizzo assunto dall'amministrazione. È il caso dell'area culturale-fieristico-congressuale, che perimetra i Magazzini 26 (Museo del mare), 27-28 (Centro congressi), 30 (Fish market), racchiudendo la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica. Comprende inoltre gli hangar 24-25, sui quali c'è una generica simpatia di Fincantieri. Siamo tra viale Miramare, il Bacino 0, il parking Barcola-Bovedo. Questo è, in termini tecnici, quel Lotto 1 che ottiene la precedenza nei lavori di viabilità e di infrastrutturazione: dal Museo del mare alla manifestazione divulgativo-scientifica Esof, il tempo stringe. Per strade, condutture, linee elettriche e di comunicazione sono in palio 3,7 milioni di euro: hanno presentato offerte, entro la scadenza fissata alle 12.30 di lunedì 31 dicembre, sei cordate di operatori organizzati in altrettante associazioni temporanee di imprese. In parte triestine e in parte provenienti da altre parti del Paese. C'è già stata una prima verifica relativa alla correttezza formale delle proposte giunte all'attenzione del Comune. Chi vince avrà a disposizione 300 giorni per realizzare le opere previste. È imminente la composizione della commissione che aggiudicherà uno dei più importanti appalti stagionali, comunque legato alla massima priorità urbanistica del Comune: di questa commissione non potranno far parte dirigenti/funzionari che hanno finora seguito la pratica. In termini valutativi, prevarrà la "pagella" tecnica, rispetto a quella economica, con 80 punti su 100. Il direttore del settore Territorio & Ambiente, Giulio Bernetti, ritiene che l'aggiudicazione dei lavori sarà piuttosto celere e nel giro di un paio di settimane al massimo sarà reso noto il nome del fortunato vincitore. Se il secondo classificato - come ormai prassi frequente - non coinvolgerà la giustizia amministrativa, il cantiere aprirà le danze tra marzo e aprile, tempistica sufficiente per ultimare gli interventi nella primavera 2020, alcuni mesi prima dell'inaugurazione di Esof, prevista per luglio. Spostiamoci di alcune centinaia di metri per raggiungere il terrapieno di Barcola, la zona a mare per bonificare la quale la Regione, attraverso l'Uti, ha stanziato 5,5 milioni. Il Comune l'ha scambiata con l'Autorità portuale, cui è toccata l'analoga ex pattumiera di via Errera. Il sindaco Dipiazza è intenzionato - e lo ha fatto inserire nelle linee pianificatorie del Porto vecchio - a trasformare il terrapieno barcolano in luogo ludico-sportivo-ricreativo. Ovviamente, prima che i bambini vadano a giocarci, bisogna ripulirlo da tutto quello che c'è finito dentro negli anni Ottanta. Le ruspe debbono però essere anticipate da tre atti preparatori: la caratterizzazione delle acque sotterranee tra il torrente Bovedo e il Bacino 0, l'analisi del rischio correlato alla destinazione finale del sito, il progetto di messa in sicurezza permanente di questa zona. È stato così incaricato, con determina firmata dal dirigente Andrea de Walderstein, Paolo Rocca, geologo e legale rappresentante di Tesi Engineering domiciliata a Cinto Euganeo. Tutto compreso, la parcella ammonterà a 48.214,40 euro.

Massimo Greco

 

Il Magazzino 16 nuova base delle compagnie di Carnevale

PARTITA LA CORSA VERSO LE KERMESSE EUROPEA E CITTADINA

La corsa che porterà Trieste a vivere, uno dopo l'altro fra la metà di febbraio e i primi di marzo, il Carnevale europeo e quello cittadino è iniziata ieri. A segnare simbolicamente la partenza della più lunga kermesse mascherata che Trieste abbia mai vissuto è stata la presa di possesso, da parte delle compagnie carnevalesche rionali, del Magazzino 16, il padiglione del Porto vecchio che il Comune ha messo a disposizione per la preparazione dei carri allegorici. Ieri, al Magazzino16, ci sono state anche le prime prove del gruppo di danza che aprirà l'atteso corteo di sabato 16 febbraio, data nella quale il Carnevale europeo, che si articolerà da giovedì 14, con l'arrivo dei primi gruppi musicali dall'estero, a domenica 17, vivrà il suo momento culminante. In quella giornata, lungo il tradizionale percorso completato ogni anno dai carri del Carnevale, cioè da piazza Oberdan a piazza dell'Unità d'Italia, si snoderà il variopinto corteo internazionale, composto dalle bande musicali e dai gruppi mascherati. «Ad aprire la sfilata - ha annunciato ieri Paolo Zini, componente con Sabrina Iogna Prat, Roberto de Gioia e Corrado Moratto, del comitato organizzatore - ci sarà il gruppo di danzatori, formato dai rioni, seguito dalla Guggen band di Muggia, nel segno della collaborazione fra i due Carnevali». Ieri è stata l'occasione anche per verificare lo stato del Magazzino 16, dove sono state ripristinate le prese di corrente, necessarie per i lavori di preparazione dei carri, ma dove manca ancora l'acqua corrente, indispensabile per far funzionare i servizi igienici. «Speriamo si provveda in settimana», auspicano gli esponenti dei rioni. 

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 13 gennaio 2019

 

 

Ciò che non va - Che tristezza vedere tanti alberi "decapitati"

Nei giardini privati della periferia cittadina è frequente notare conifere capitozzate nella parte alta del tronco o latifoglie mal tagliate e ridotte quasi a monconi; le conifere sono soprattutto cedri e pini neri, le latifoglie sono in genere roverelle e carpini. L'impressione che se ne ricava è duplice: da un lato spiace constatare la mancanza di sensibilità per la vita degli alberi, dall'altro non è gradevole la brutta vista di conifere capitozzate o di latifoglie deformate; infatti le latifoglie mal potate ributtano un gran numero di rami deboli e assumono spesso forme innaturali. A quanto pare, alcune persone pensano ancora che le potature siano un beneficio per le piante, mentre generalmente sono un danno. Altri ritengono che, riducendo le dimensioni degli alberi, si possano evitare pericolosi crolli provocati dalla violenza del vento. Invece accade proprio l'opposto: gli alberi trattati in questo modo sono soggetti a malattie e all'attacco di parassiti che penetrano all'interno della pianta dalle grandi ferite della potatura. Un po'alla volta gli alberi si ammalano, si indeboliscono, a volte cominciano a seccare nei rami più alti e poi, dopo anni, possono essere abbattuti più facilmente dalla violenza delle intemperie. E vero che, a volte, può essere necessario potare, ma la potatura degli alberi è una pratica che richiede il parere e l'intervento di chi ha le competenze necessarie (agronomi, arboricoltori. .) sia per farla, scegliendo il tipo di intervento più opportuno, sia per sconsigliarla. Ci sono piante che sopportano bene le potature, se sono fatte con misura e competenza, e altre che le sopportano male. Il Regolamento sul verde del Comune di Trieste, alla voce Potature, art. 44, dichiara che "Un albero correttamente messo a dimora e coltivato, in assenza di patologie, non necessità di potature" e che "Gli interventi di capitozzatura, di norma...sono considerati...interventi da non eseguire". Sarebbe utile per i cittadini leggere il Regolamento sul verde del Comune (ad es. gli articoli 44, 46, 47, 48. .) per trarne delle informazioni importanti, ma potrebbe essere anche molto positivo che il Comune stesso fornisse consulenze gratuite ai cittadini che si chiedono se e come intervenire sui propri alberi. Il Regolamento del Comune, infatti, comprende anche le norme per il verde privato, dato "l'alto valore ambientale e paesaggistico dei parchi, giardini, delle superfici a verde e boscate di proprietà privata facenti parte integrante del tessuto urbano..."

Giulia Giacomich - direttivo di Italia Nostra - sez. Trieste

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 12 gennaio 2019

 

 

Operazione restyling per il Sentiero Italia

Azione di sensibilizzazione e recupero fondi lungo il percorso Protagonisti tre volontari del Cai. Vari i tratti da ripristinare

MUGGIA. È considerato il percorso di trekking più lungo del mondo con oltre seimila chilometri lungo la dorsale montuosa italiana, in grado di attraversare e unire tutto lo Stivale. È il Sentiero Italia, un itinerario che presto vedrà protagonisti la veneta Sara Furlanetto e i lombardi Yuri Basilicò e Giacomo Riccobono, tre giovani volontari del Cai che attraverso il progetto "Va' sentiero" percorreranno in nove mesi tutta la Penisola. La partenza? A maggio, da Muggia. STORIA Il Sentiero Italia è un percorso realizzato tra il 1983 e il 1995 grazie al lavoro di centinaia di appassionati volontari del Club Alpino Italiano. L'idea di collegare Trieste a Santa Teresa di Gallura (Sassari) appartiene agli alpinisti Riccardo Carnovalini, Teresio Valsesia e Giancarlo Corbellini che contribuiscono a collegare le 20 regioni, per un totale di 6.166 km e 350 mila metri di dislivello complessivo. Sono 368 le tappe da percorrere. Il sentiero venne inaugurato nel 1995 con l'iniziativa Camminaitalia. Quattro anni dopo viene percorso in pompa magna dagli Alpini. Negli anni però, in particolar modo nel Meridione, diversi tratti vengono abbandonati finendo per essere ricoperti dalla vegetazione e diventando quasi inaccessibili. Da qui l'idea di Basilicò, Riccobono e Furlanetto - supportati ufficialmente dal Cai - di lanciare un'azione di sensibilizzazione e recupero fondi per ripristinare i tratti mancanti nel centro-sud. «Non vediamo l'ora di partire e di conoscere Muggia: speriamo ci porti fortuna per il nostro lungo viaggio», ha detto Riccobono. MUGGIA - Il Sentiero Italia parte ufficialmente da Muggia, esattamente dal porticciolo di San Bartolomeo, in località Lazzaretto: ancora oggi in prossimità dell'uscita dal porticciolo, una stele con una targa ricorda il Camminaitalia. Da lì il sentiero prosegue imboccando i vari itinerari esistenti (sentieri Cai n. 1, 17, 45 e 3) attraversando la dorsale del Carso triestino da est a ovest giungendo al Carso goriziano, passando per l'Isonzo e proseguendo a nord, verso il Friuli e le altre regioni italiane. «A Muggia e Trieste i sentieri non necessitano di manutenzione e sono tutti ben visibili come sanno i turisti che si recano qui attraverso anche gli altri itinerari», racconta Luciano Comelli, responsabile della sottosezione del Cai Muggia. Accanto al Sentiero Italia, infatti, ci sono altri due grandi itinerari. Il primo è l'Alpe Adria Trail, che in 43 tappe collega il nord con il sud attraverso 750 km, partendo dal Grossglockner arrivando sino alla cittadina istroveneta. L'altro è la Via Alpina, che unisce Muggia con il Principato di Monaco, per oltre 5 mila chilometri. IMPRESA - Ma c'è qualcuno che abbia mai percorso interamente il Sentiero Italia? La risposta è sì. L'ultimo, in ordine di tempo, è Lorenzo Franco Santin, 27enne di Azzano X, socio del Cai di Pordenone, che nel 2017, partito dalla Sardegna, impiegò "solo" 114 giorni per raggiungere Muggia, totalizzando così una media di poco più di 50 chilometri al giorno. COMUNE«La prossima settimana avremo un incontro con questi tre giovani. Siamo consapevoli che vista la posizione geografica, Muggia è da sempre privilegiata per gli itinerari turistici. Il fatto che si stia potenziando un turismo ecosostenibile, come quello degli escursionisti o dei ciclisti, non può che renderci ancora più felici», così Stefano Decolle, assessore al Turismo di Muggia

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 11 gennaio 2019

 

 

Il caldo da record del 2018 in regione prepara il campo a un 2019 bollente

Probabile che l'anno nuovo riproponga temperature elevate dopo il picco storico negli ultimi 12 mesi a Trieste e Gorizia

TRIESTE. L'anno che verrà? Probabilmente caldo, come da trend ormai ventennale. Un trend che ha avuto i suoi picchi nel 2014 e nel 2018, che per Trieste è stato l'anno con le temperature più elevate in assoluto da quando si effettuano le misurazioni. L'Arpa, sulla base dei dati Osmer, riassume con vari grafici il meteo in Fvg. Aggiornando i record, ormai tutti riferiti agli anni Duemila. Il 2018 è stato un anno straordinario da aprile a novembre. In quegli otto mesi si è sempre toccata la temperatura media più alta (in genere di circa due gradi) rispetto alle rilevazioni precedenti. Solo febbraio e marzo hanno fatto registrare una temperatura media mensile più bassa del solito mentre dicembre è stato l'unico mese allineato alla media del periodo 1991- 2018. Con questo andamento, il 2018 è riuscito a pareggiare il 2014 (anche per quel che riguarda la temperatura del mare), che deteneva il primato di anno più caldo di sempre in regione. Si tratta di un confronto con situazioni tuttavia differenziate nel territorio, con un Est più caldo dell'Ovest. Guardando la mappa, il 2018 è stato l'anno più caldo per Trieste (16 gradi contro una media di 14,5 e più 0,2 gradi rispetto al 2014), come anche per Gorizia, Tarvisiano, Tolmezzo e Cividale, mentre nelle zone sud-occidentali, quindi nel Pordenonese, nel Codroipese e nella Bassa friulana, resiste ancora il record 2014. In alta quota - vengono prese in considerazione le località oltre i 1.500 metri - prevale invece ancora il dato del 2015. «La sostanza è che i primati di caldo appartengono all'ultimo quinquennio - sottolinea il previsore Osmer Marcellino Salvador - inserendosi in un trend mondiale di crescita delle temperature avviato ormai 20 anni fa». Considerando nel dettaglio la pianura, se per tutto il ventesimo secolo la regione è rimasta sotto i 13 gradi medi, dal 2000 si è guadagnato un grado. Con il 2018 che ha toccato mediamente i 14,4 gradi. Ci si avvicina dunque a un incremento di un grado e mezzo. L'anomalia di temperatura che ha caratterizzato il 2018 della nostra regione, informa l'Arpa, è in linea con la maggior parte del mondo (quarto anno più caldo) e dell'Europa, dove si è registrato il record storico, soprattutto nei paesi d'Oltralpe, come Svizzera e Germania, dove le medie sono state superate di un paio di gradi. L'evidenza scientifica del riscaldamento globale si è andata del resto sempre più consolidando negli ultimi anni, così come la consapevolezza che a causarlo sono le emissioni di "gas climalteranti" derivanti dall'impiego dei combustibili fossili e dall'uso non sostenibile del territorio e delle risorse naturali. Nel sito della Nasa si monitora per esempio attentamente la concentrazione di anidride carbonica, attualmente a 410 "parti per milione", 30 in più negli ultimi 12 anni. Secondo l'Organizzazione meteorologica mondiale c'è inoltre un'elevata probabilità, del 75, 80%, proprio in questo avvio di 2019, dell'effetto El Niño, l'aumento delle temperature superficiali dell'Oceano Pacifico. Accadesse, le temperature medie potrebbero alzarsi tra 0, 8 e 1,2 gradi. Le ipotesi in regione? «Solo probabilistiche - chiarisce Salvador -. La tendenza è quella del riscaldamento: dopo il '96 non si trova un anno intero completamente sotto la media dei 100 anni, ma si sale praticamente sempre di un grado sulla linea dei 13 in pianura e dei 14,5 a Trieste». Quanto all'inverno, l'Osmer parla di «situazione nella norma». Dicembre è sulle temperature degli ultimi 40, 50 anni, con 8,5 gradi medi a Trieste, cinque a Gorizia e 4,3 a Udine. E così pure gennaio non ha riservato picchi. La neve che manca? «Per la prima metà di gennaio non ci aspettiamo nulla - fa sapere il previsore dell'Osmer - mentre dal 15 in poi non sono possibili previsioni. Anche perché gli ultimi cinque anni sono stati assai variabili: abbiamo avuto tre dicembri secchi e altri due in cui ha piovuto o nevicato». Tornando ai report sul 2018, se consideriamo i cumulati annuali, spiega Arpa, colpisce la poca pioggia caduta rispetto alla norma, per quanto riguarda pianura e costa. Si sono invece registrate precipitazioni superiori al normale, anche del 20%, su Alpi e Prealpi Carniche, a causa dell'evento meteorologico estremo di fine ottobre, che ha fatto registrare valori particolarmente elevati di pioggia in Alto Friuli (fino a 850 millimetri in 72 ore) e soprattutto di velocità del vento, con raffiche che hanno raggiunto i 200 chilometri orari in montagna. Stando infine alla serie annuale, dal 1915 a oggi, il 2018 risulta un anno tra i meno piovosi di sempre

Marco Ballico

 

La lettura degli esperti «Si tratta dell'ennesima conferma del riscaldamento globale in atto»

«Si tratta dell'ennesima conferma del cambiamento climatico in atto. Significativo che tra i 30 anni più caldi dal 1800 a oggi 25 siano successivi al 1990». Lo afferma Michele Brunetti, responsabile della Banca dati di climatologia storica Cnr-Isac, nel rilevare che il 2018 è stato l'anno più caldo in oltre un secolo: con una anomalia di +1,58 gradi sopra la media del periodo di riferimento (1971- 2000) esso ha superato il precedente record del 2015 (che si era attestato a +1,44). A parte febbraio e marzo, infatti, tutti gli altri mesi del 2018 hanno fatto registrare le cosiddette "anomalie positive" e nove di essi di oltre un grado rispetto alla media. Eccezionali sono stati gennaio (il secondo più caldo dal 1800) e aprile (il più caldo di sempre).

(m.b.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 10 gennaio 2019

 

 

Un piano per allontanare le capre dalla Val Rosandra

Il Comune mette sul piatto 6.500 euro per allestire un tavolo con gli esperti allo studio soluzioni per mandare via gli animali. «Non vogliamo abbatterli»

SAN DORLIGO. Allontanarle, non abbatterle. «In Val Rosandra non si può cominciare a sparare». È questa la ricetta delineata dal Comune di San Dorligo della Valle per affrontare in maniera concreta il problema della presenza di un'ottantina di capre nella Riserva della Val Rosandra. A questo proposito la giunta ha inserito, all'interno del programma previsionale di spesa per la gestione corrente della Riserva per l'anno 2019, alla voce "studi, monitoraggi, ricerche", 6.500 euro «che saranno utilizzati - ha spiegato l'assessore comunale Franco Crevatin - per allestire un tavolo di confronto con esperti del settore e tecnici allo scopo di individuare il sistema più efficace per allontanarle con un sistema che ne garantisca la sopravvivenza. Abbatterle - ha aggiunto - è una soluzione alla quale non vogliamo né possiamo pensare, perché in Val Rosandra non si può ipotizzare di aprire la caccia di capre». I primi esemplari di questa specie selvatica, una decina in tutto, furono segnalati in Val Rosandra tra il 2010 e il 2011, ma nel tempo c'è stata una moltiplicazione naturale delle capre, che si nutrono e si abbeverano nella vallata la cui gestione è affidata, in virtù di una convenzione recentemente rinnovata, all'amministrazione comunaledi San Dorligo della Valle. In Val Rosandra oggi il fenomeno è giunto al parossismo, diventando pericoloso per i tanti frequentatori del sito. Le femmine possono diventare particolarmente aggressive soprattutto nel periodo in cui devono badare ai cuccioli e attaccare l'uomo. Sia i maschi sia le femmine poi si trovano a loro agio sulle rocce e sui ghiaioni, mentre l'uomo in tale situazione è certamente l'elemento debole e sfavorito. Il tutto senza dimenticare che le capre, con il loro incedere nei luoghi più impervi della Val Rosandra, potrebbero dare il via a smottamenti potenzialmente pericolosi per i tanti camminatori. «Siamo consapevoli delle difficoltà che troveremo nel cercare di affrontare la questione - ha ripreso Crevatin - ma una soluzione dobbiamo trovarla. Ecco perché abbiamo proceduto con questo primo stanziamento - ha sottolineato - al quale ne aggiungeremo altri. Fondamentale sarà un dialogo costruttivo con i tecnici di questo settore. L'obiettivo - ha concluso l'esponente della giunta guidata dal sindaco Sandy Klun - è quello di individuare una soluzione che permetta a questi animali sì di sopravvivere, ma allontanandosi dalla Val Rosandra, per raggiungere luoghi a loro più congeniali». Sul tema si è espresso pochi giorni fa il naturalista Nicola Bressi, che ha parlato di «rischio di danni all'ecosistema della valle, in quanto le capre la stanno desertificando, scortecciando in particolare i frassini e i carpini che, di conseguenza, muoiono».

Ugo Salvini

 

Dopo decenni di assenza -  Il ritorno del castoro nell'area del fiume Kupa

Non ci sono ancora foto o video che lo attestino, ma la novità è ormai data per certa: il castoro è tornato a popolare l'area del fiume Kupa (Kolpa in sloveno), che per svariati chilometri traccia il confine naturale tra Slovenia e Croazia.In molti hanno notato negli ultimi mesi degli alberi rosicchiati alla base e ormai prossimi a cadere: secondo gli esperti si tratta appunto della prova della presenza di questo roditore, scomparso dalla Croazia già a fine Ottocento. Una scomparsa alla quale le autorità croate non si erano arrese, reintroducendo l'animale tra il 1996 e il 1998 con il progetto "I castori in Croazia".Già nel 2012 il censimento aveva constatato l'esistenza di un migliaio di esemplari nel Paese, che in tempi rapidi si erano poi diffusi nelle vicine Bosnia ed Erzegovina, Slovenia e Austria. Alcuni esemplari erano stati avvistati già nei mesi scorsi nella vallata della Kupa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 9 gennaio 2019

 

 

Orsi in Slovenia, previsti 200 abbattimenti ma è battaglia fra ministero e ambientalisti

La Forestale: esemplari in continuo aumento. Il Tribunale amministrativo però sospende il piano dopo un ricorso

LUBIANA. In Slovenia si scatena la guerra per l'orso. L'Ufficio per i boschi del Paese (la nostra Guardia forestale dello Stato di una volta, ora ci sono i carabinieri) ha chiesto al competente ministero dell'Ambiente Jure Leban il permesso per abbattere 200 esemplari di orso. La motivazione sta nell'eccessivo proliferare del plantigrado. Ricordiamo che la popolazione di orsi si muove anche tra l'Italia e la Slovenia e l'Austria e la Slovenia. Movimento comprovato dalla recente uccisione proprio in Slovenia di un orso "italiano" dotato tra l'altro di collare geo identificatore per studiare i movimenti dei plantigradi in questa macroarea. Se al momento dell'indipendenza (1991) in Slovenia vivevano circa 350 esemplari di orso, oggi ce ne sono 750 e secondo il direttore della Guardia forestale del Paese, Rok Cerne la popolazione dei plantigradi aumenta di 200 esemplari all'anno e proprio per questo motivo è stato chiesto l'abbattimento di un simile numero. E se i contadini gli allevatori sarebbero favorevoli all'abbattimento anche di un numero superiore di esemplari, la organizzazione non governativa Alpe Adria Green invece ha opposto un ricorso al Tribunale amministrativo della Slovenia contro la risoluzione approvata dal ministero dell'Ambiente di avviare l'abbattimento dei 200 orsi. E la scorsa settimana i giudici si sono espressi sentenziando una sospensiva della decisione del ministero. Dunque, per ora, gli orsi sono in salvo. All'Associazione slovena degli agricoltori guardano con molta perplessità alla decisione del Tribunale amministrativo. «Al ministero dell'Ambiente la decisione relativa all'abbattimento dei duecento orsi è stata presa all'unanimità e anche le organizzazioni non governative ambientaliste presenti hanno dato il proprio consenso», spiega al sito della Tv di Stato slovena Rtv il direttore dell'Associazione, Branko Ravnik. «Ci sorprende dunque che ora una ong abbia presentato ricorso al Tribunale e abbia ottenuto la sospensiva, inficiando di fatto un procedimento che ha seguito tutte le regole democratiche». Va detto però che la Alpe Adria Green non era presente al summenzionato incontro al ministero. Secondo Ravnik la sospensiva è solamente l'anticamera di un annullamento della decisione presa dal ministero dell'Ambiente. «Noi comunque non ci arrendiamo - precisa - e siamo pronti a fare causa allo Stato per non aver ottemperato alle norme relative al controllo della popolazione degli animali feroci nel Paese». Se non ci sarà l'abbattimento, stimano al ministero, la popolazione dell'orso rosso in Slovenia crescerà fino a toccare circa quota 950 esemplari alla fine del 2019. E a questo punto, precisa il direttore della Guardia forestale del Paese, Rok Cerne, «inizieranno i veri e propri conflitti, e mi interessa, chi sarà il responsabile se inizieranno gli attacchi degli orsi agli uomini, attacchi che potrebbero portare anche alla morte di una persona». «Siamo di fronte - conclude - a un comportamento irresponsabile».Soprattutto gli allevatori sloveni se ai primi attacchi di orsi ai loro greggi stringono i denti e incassano i rimborsi previsti dalla legge, a lungo andare e al ripetersi degli attacchi decidono di non mandare più le proprie bestie al pascolo e addirittura si ritirano dall'attività. Comunque se un orso diventa pericoloso per greggi o persone già da oggi la Guardia forestale della Slovenia ha un gruppo d'intervento che si mette in moto per uccidere il plantigrado pericoloso dopo aver ottenuto il nulla osta dall'Agenzia slovena per l'ambiente. 

Mauro Manzin

 

E attorno al turismo venatorio fiorisce un ricco business

Anche in Slovenia come del resto in quasi tuti i Paesi dei Balcani esiste una particolare forma di turismo, quella del turismo venatorio, che garantisce buoni proventi per chi lo organizza. Per quanto concerne la Slovenia il direttore della Guardia forestale del Paese Rok Cerne nega che si punti a sparare a selvaggina e orsi solamente per fare incassi. Annualmente va rilevato che in Slovenia i cacciatori uccidono 35 mila caprioli, circa ottomila cervi e diecimila cinghiali. Dunque un vero e proprio movimento in questa direzione non si può negare come confermato, del resto, da molti cacciatori del Friuli Venezia Giulia. Il permesso di caccia a un orso di piccola taglia si aggira sui mille euro mentre quello per l'abbattimento di un cosiddetto "orso da trofeo" può costare invece diverse migliaia di euro. Denaro che, a detta di Cerne, viene reinvestito nell'ambiente.

M. Man.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 8 gennaio 2019

 

 

Alle Noghere l'area dei laghetti torna "a misura" di pic-nic - L'INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE

MUGGIA - Sfalcio del verde, 12 metri di staccionata completamente rifatti, nuove tabelle. Questi alcuni degli interventi di riqualificazione ai laghetti delle Noghere, il "biotopo" muggesano protagonista del cosiddetto intervento di cittadinanza attiva promosso da Bricocenter Italia di strada di Farnei attraverso il progetto del Comune di Muggia teso a sostenere le proposte di collaborazione di cittadini singoli e pure associati che avessero «ad oggetto interventi complementari e sussidiari alle attività svolte dall'amministrazione comunale. Proposte, quindi, volte a promuovere per l'appunto «lo sviluppo della cittadinanza attiva, la cura del territorio e la tutela del decoro urbano». Sempre le stesse le modalità di adesione a quest'iniziativa: iscrizione all'Albo della Cittadinanza attiva, descrizione del proprio progetto e consegna dello stesso agli uffici del Comune. Fra i progetti che hanno avuto corso nel 2018, quello che ha dato le risultanze più visibili è stato proprio l'intervento realizzato ai laghetti delle Noghere. Nell'area Bricocenter è intervenuto non solo nello sfalcio di verde e arbusti lungo tutto il sentiero, ma anche nella pulizia dei rovi nelle zone che lo fiancheggiano e nel rifacimento, come detto, di ben 12 metri di staccionata. Il legname asciutto che si trovava in prossimità del sentiero, che poteva rappresentare un ostacolo o causa di pericolo per la sicurezza, è stato rimosso. Oltre all'osservatorio faunistico, poi, è stata ripristinata la tabella informativa con grondaia e tetto. Ultima delle azioni rientranti nel progetto la riqualificazione dei cinque tavoli da pic-nic, a loro volta spazzolati e verniciati. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 7 gennaio 2019

 

 

Il villaggio di Esof 2020 "apre" in Porto vecchio le aree finora off limits

Ecco la planimetria. Coinvolto per la prima volta lo spazio che dal Magazzino 28 arriva fino al mare. Quartier generale raggiungibile anche a bordo di taxi boat - IL PROGETTO

La partenza delle gare d'appalto per la realizzazione di Esof2020 è prevista per fine marzo. Lo annunciano il champion dell'evento, Stefano Fantoni, e l'architetto Tazio di Pretoro, direttore esecutivo del progetto. Il villaggio di Esof "aprirà" una parte finora inaccessibile del Porto vecchio, arrivando sull'acqua del bacino davanti al magazzino 28. E sempre sull'acqua correrà uno dei tre ingressi allo spazio, grazie a una navetta in partenza da piazza Unità.Fantoni e di Pretoro illustrano il progetto nella luce dell'ultimo piano della sottostazione elettrica, quartier generale di Esof in Porto vecchio. «L'architetto di Pretoro è la figura che di fatto sostituisce il compianto Pierpaolo Ferrante - spiega Fantoni -. Avendo lavorato con lui per 15 anni, ne ha ereditato il ruolo di direttore esecutivo». Aggiunge l'architetto: «Pierpaolo era una figura di fatto insostituibile. Ma a livello tecnico il nostro operato è in continuità con le sue idee».Il progetto in dirittura di arrivo, già presentato allo Steering Committee di Esof a livello europeo, è di fatto l'evoluzione di quello delineato da Ferrante stesso. «Abbiamo lavorato per mesi e ora siamo arrivati a definire l'assetto architettonico finale - prosegue di Pretoro -. Dalla settimana prossima si lavorerà sul progetto esecutivo. Verso fine marzo saremo pronti alle gare d'appalto per tutto l'allestimento Esof».Contrariamente all'impressione comune, il progetto di Esof si sviluppa su un'area molto più vasta del solo Trieste Convention Center (vedi articolo a parte ndr). Il Magazzino 26 sarà coinvolto su tre piani. La Stazione idrodinamica sarà invece la zona in cui verranno accolti i relatori, una sorta di area "vip" con anche un bar e degli spazi privati. Verrà ovviamente utilizzata anche la sala conferenze. La sottostazione elettrica rimarrà invece il quartiere generale dell'organizzazione. Prosegue di Pretoro: «Utilizzeremo il Magazzino 27, che auspichiamo sia pronto come definito nel progetto del centro congressi, come spazio per gli stand e per l'accoglienza per i partecipanti. In più ci saranno due piccole sale conferenze e un bar». Nel Magazzino 28 spazio ad auditorium da 1400 posti, zona relax e sale per la stampa. Ma il fulcro della vita del villaggio Esof sarà l'Agorà della Scienza: «Si colloca nello spazio aperto compreso tra la stazione idrodinamica, il magazzino 27 e lo spazio acqueo». Lì si troverà tutta la zona ristorazione. «Sarà uno spazio di socializzazione affacciato sul mare. Parlando col prefetto, Fantoni ha ottenuto che venissero rimosse le barriere che impediscono l'accesso al bacino». Le sale conferenza in tutto saranno 12, di cui quella principale sarà il grande spazio del Magazzino 28. Gli accessi saranno quattro: il primo sarà l'ingresso del Porto vecchio vicino alla stazione, riservato a taxi e navette. Chi arriverà in auto potrà entrare invece dalla rotonda di viale Miramare, parcheggiando nell'area prevista da Tcc. Chi arriverà a piedi potrà entrare sempre da viale Miramare, dal cancello alle spalle della sottostazione. «A questo scopo ci sarà una linea di bus apposita, l'80, che si aggiungerà a 6 e 36». La novità è che ci sarà anche un accesso dal mare concordato con l'Authority: «Un taxi boat porterà 200-300 persone alla volta in Porto vecchio. Il punto di partenza sarà piazza Unità o il Molo Audace». 

Giovanni Tomasin

 

E nelle sale della Centrale idrodinamica sbarca la mostra su Leonardo da Vinci

L'anno di Leonardo a Trieste inizia in Porto vecchio. E in qualche modo fa da apripista all'appuntamento di Esof 2020, quando Trieste per 5 giorni sarà capitale europea della scienza. La giunta comunale, su proposta dell'assessore alla Cultura Giorgio Rossi, ha scelto di celebrare l'anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci con una mostra "chiavi in mano" da 20.800 euro dell'Associazione Avanguardia Cafè di Ferrara (16.640 euro ad inaugurazione avvenuta e 4.160 euro a conclusione del disallestimento). Il costo complessivo della mostra dovrebbe aggirarsi attorno ai 50 mila euro includendo un eventuale servizio navetta, riconoscimento della percentuale sbigliettamento, non chè le spese per la gestione della sede espositiva (pulizie, sorveglianza e assistenza al pubblico). Si tratta dell'esposizione "Tra Natura e Scienza: Le macchine di Leonardo" che sarà ospitata dal 9 febbraio al 5 maggio prossimi alla Centrale idrodinamica di Porto vecchio. La mostra interattiva, che presenterà alcuni modelli di macchine leonardesche realizzati da disegni contenuti nel Codice Atlantico, è stata ospitata fino al 31 ottobre scorso al Museo Delta Antico di Comacchio che ha sede nell'ex Ospedale degli infermi. La mostra in offerta speciale è apparsa perfetta per il comune di Trieste per ricordare il "genio del Rinascimento, icona dello scienziato a tutto tondo, immerso nello studio della natura e dell'uomo". «Il mito di Leonardo da Vinci - si legge nella delibera - è vivo e presente ancora oggi; in pieno contrasto con la visione ultraspecialistica dello studioso contemporaneo, Leonardo seppe esprimersi ed eccellere in diversi campi del sapere, confrontandosi con successo nelle diverse discipline».Una scelta obbligata quella del ricordo. «Il Comune di Trieste intende ricordare la figura di Leonardo, rivolgendosi, in particolare ma non solo, agli studenti del nostro territorio- - si fa sapere -. La più ricca documentazione dei contributi di Leonardo alla scienza meccanica e matematica, all'astronomia, alla geografia fisica, alla botanica, alla chimica e all'anatomia è contenuta nel "Codice Atlantico", ove si trovano disegni di strumenti da guerra, macchine per volare o per scendere nel fondo dei mari, dispositivi meccanici e macchine utensili, progetti architettonici e urbanistici». La Centrale idrodinamica rappresenta una location perfetta per le "macchine di Leonardo", sia in considerazione del fatto che l'edificio è un manufatto di archeologia industriale con le macchine e le pompe in perfetto stato di conservazione e ancora funzionanti, sia al fine di creare una sinergia con l'esposizione permanente della collezione dei beni del Lloyd" riallestita da alcuni mesi al pianterreno dell'adiacente Magazzino 26. A Trieste sono in arrivo 35 macchine più il plastico della "città ideale di Leonardo da Vinci". La mostra, che sarà dotata di catalogo, prevede anche l'organizzazione di conferenze e incontri oltre a un servizio di visite guidate destinato alle scuole. Con l'Associazione Avanguardia Cafè si è individuato un biglietto di ingresso alla mostra pari a 4 euro (3 euro il biglietto ridotto). A Comacchio il biglietto intero partiva invece da 6 euro. Si è inoltre decido di ampliare l'ingresso gratuito fino ai 19 anni, anziché i 6, «al fine di incentivare, con finalità formative, l'affluenza dei giovani e delle scuole di ogni ordine e grado». Sarà una mostra interattiva. «Il visitatore - fanno sapere gli organizzatore di Avanguardia Cafè - avrà la possibilità di avvicinarsi a modelli di macchine di vario tipo con un approccio interattivo, senza il timore reverenziale che di solito si prova di fronte ad un congegno ideato da così grande mente. Le macchine presentate nella mostra sono state costruite da Girolamo Covolan, insegnante di educazione tecnica che nel corso della sua attività didattica ha utilizzato l'esperienza manuale del costruire come momento fondamentale nella crescita di ogni individuo». Tutte le macchine, si precisa, "sono perfettamente funzionanti ed interattive». 

 

Il gemellaggio con Tcc e la scommessa sui tempi del centro congressi

Le due partite, per quanto legate e complementari, viaggiano comunque su binari paralleli Fantoni: «Da parte nostra nessun affanno: l'evento decollerà anche senza convention center»

Esof e il Trieste Convention Center, per quanto "gemellati", sono due progetti distinti le cui tabelle di marcia sono indipendenti: «Al di là dei tempi di realizzazioni del centro congressi, Esof si farà nel 2020. Ci sembra opportuno chiarirlo, perché si tende a confondere le due cose», dicono Stefano Fantoni e l'architetto Tazio di Pretoro. Qualche punto di sovrapposizione, però, c'è: «Il progetto di Tcc punta a costruire un grande centro adiacente all'attuale struttura del Magazzino 28. Se fosse pronto per il 2020 per noi sarebbe il massimo. Ma se non lo fosse non sarà un problema. È molto importante invece che venga ristrutturato almeno il Magazzino 27». Una parte di intervento inclusa nel piano di Tcc, di cui Esof dovrebbe farsi carico in caso di mancata realizzazione, con conseguenti ripercussioni in termini di fondi.«Queste precisazioni - sottolinea Fantoni - servono solo a chiarire possibili malintesi. Resta il fatto che, anche se i nostri tempi sono disgiunti ed Esof si farà in ogni caso nel 2020, il nostro confronto con Tcc è continuo e proficuo». Anche perché, spiega, lo studio Metroarea di cui è socio di Pretoro vede un altro suo esponente, Giulio Palladini, impegnato in Tcc. In effetti in questi mesi a Trieste si è parlato di "corsa contro il tempo" per realizzare il centro congressi in tempo per l'evento scientifico. La dirigenza di Esof, però, spiega di aver delineato un progetto che rende possibile la manifestazione anche senza il grande centro previsto da Tcc. L'unica parte del progetto considerata molto importante, appunto, è la ristrutturazione del 27 e, in parte, anche del 28. Fantoni insiste sul fatto che questo approccio è puramente precauzionale: «Siamo convinti che sia possibile realizzare il Convention center in tempo per la manifestazione. Ma è nostro dovere spiegare che Esof non dipende da questo, quindi non c'è alcun affanno. Il nostro progetto è in ampio anticipo sulla tabella di marcia». Detto questo, prosegue Fantoni, «se il Tcc sarà fatto nei tempi previsti dalla società, ovvero la consegna nell'aprile 2020, per noi sarà un fatto positivo. Anche se non eccezionale, a essere sinceri, perché noi dovremo avviare il nostro cantiere ben prima di aprile». Precisa l'architetto di Pretoro: «Per l'allestimento completo noi avremo bisogno di avere le aree completamente sgombre e libere con un paio di mesi di anticipo». Di fatto, in quel periodo, in Porto vecchio ci sarà un doppio cantiere. Come detto, il progetto di Esof abbisogna soprattutto della parte di interventi che Tcc conta di fare sui già esistenti magazzini 27 e (in parte) 28: «Questo perché abbiamo intenzione di allestire un villaggio che abbia una sua coerenza anche estetica, all'altezza di grandi appuntamenti come la Biennale o il Festival del cinema di Venezia - spiega l'architetto -. Se Tcc non riuscisse a operare le ristrutturazioni, soprattutto quella del 27, dovremmo provvedere a vestire gli interni del magazzino per conto nostro: bisognerebbe elettrificarlo, piazzare impianti, servizi igienici, illuminazione. E questo influirebbe sul nostro budget». In ogni caso, sottolineano ancora Fantoni e di Pretoro, «questo "piano b" è pura scaramanzia, visto che il progetto Tcc procede». Conclude Fantoni: «La percentuale di mancata realizzazione di quell'intervento è dell'1%, quindi siamo certi di non dover ricorrere al "piano b"». 

 

 

I fermi biologici hanno funzionato Pesce azzurro a regime normale

Le sardelle catturate hanno una taglia più grande e questo dimostra che si è rinvigorito il patrimonio ittico in Croazia Nel 2021 nuove norme Ue

FIUME - Gli esperti sono concordi: i continui fermi biologici adottati in Croazia nell'ultima dozzina d'anni e riguardanti il pesce azzurro di taglia minuscola, stanno dando risultati significativi. Nel 2018, i pescatori professionisti croati hanno messo a pagliolo 61 mila tonnellate di pesci, crostacei e molluschi, di cui l'80 per cento costituito da sardelle. L'intento è di arrivare sotto le 60 mila tonnellate, traguardo che sarà raggiunto quest'anno o al più tardi nel 2020. Sono obiettivi molto importanti perché nel 2021 entrerà in vigore il nuovo Piano comunitario di gestione della biomassa ittica, documento che richiederà a Zagabria di avviare trattative con Bruxelles per poter evitare l'imposizione di quote di prelievo estremamente basse. Si è a buon punto grazie a fermi pesca che stanno rinvigorendo gli stock di sardelle, acciughe e papaline. Il sovrasfruttamento di 10 e più anni fa è ormai un ricordo, con il settore che viene supportato da aiuti statali ed europei. L'anno scorso, il risarcimento per i pescherecci fermi agli ormeggi è stato di 3 milioni e 535 mila euro, mentre per il 2019 toccherà i 4 milioni e mezzo di euro. Il piano di prelievo riguardante la Croazia prevede di ridurre annualmente i pescati del 5 per cento rispetto al 2014, anno di riferimento e in cui i pescatori "pro" riuscirono a prendere ben 71 mila tonnellate. Come già detto, l'obiettivo è di scendere sotto le 60 mila tonnellate, quota che appare facilmente raggiungibile. Inoltre la pezzatura concernente le sardelle conferma che la specie sta tornando all'antica forma: prima della chiusura dei canali interni, dell'introduzione del fermo biologico e di altre misure atte a tutelare le specie di valore commerciale, per arrivare ad un chilo di sardelle servivano in media tra i 60 e i 65 esemplari. Erano dunque sardelle molto piccole, segno dell'esagerata pressione alieutica.

 

Grillini nel caos sulle trivelle Di Maio sblocca, Costa frena

Emiliano subito sulle barricate: «Impugneremo le nuove autorizzazioni» Il vicepremier: «Tutte bugie, le ricerche concesse dal governo precedente»

Roma - La nuova frattura tra M5S e ambientalisti si consuma senza preavviso alla notizia che il Ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato nuove trivellazioni nel Mar Ionio. Il via libera è contenuto in tre decreti pubblicati sui Bollettino ufficiale idrocarburi e georisorse (Buig) del 31 dicembre 2018 con cui il dicastero guidato da Luigi Di Maio accorda alla compagnia americana Global Med tre permessi di ricerca per un totale di 2.200 km quadrati nel tratto che va da Leuca a Isola Capo Rizzuto, fra Puglia, Basilicata e Calabria. La tecnica è quella dell'air gun, metodo che utilizza getti d'aria compressa ritenuto dannoso per l'ecosistema marino. Dopo i «voltafaccia» su Tav, Tap e Ilva, i comitati anti-trivelle insorgono accusando l'esecutivo a maggioranza 5Stelle di essere, «come quelli che lo hanno preceduto: un governo fossile», mentre le giunte regionali di Puglia e Basilicata annunciano opposizione. «Impugneremo le nuove autorizzazioni» dichiara il governatore pugliese Michele Emiliano, parlando di «bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum anti-trivelle». Il Coordinamento No Triv, che aveva chiesto la moratoria delle attività petrolifere per due anni, non vuole sentire scuse: «Non veniteci a dire che il rilascio dei nuovi permessi è colpa dei tecnici o di quelli di prima. Evidentemente i rapporti di forza tra i due azionisti del governo non consentono di uscire da questa gabbia». Di più, ricordano: il Buig contiene anche i decreti di conferimento della concessione di coltivazione "Bagnacavallo" e di proroga della concessione di coltivazione "San Potito", in Emilia Romagna. «Non ci saremmo mai aspettati che i permessi così potessero arrivare da una compagine governativa che vede in posizione dominante il M5S, che del diniego alle ricerche petrolifere ha fatto una bandiera» accusa Francesco Masi, portavoce del coordinamento. Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa replica sdegnato: «Non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari né mai lo farò. I permessi rilasciati sono il compimento obbligato di un sì dato dal precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra amica dell'ambiente. Non sono diventato ministro per riportare l'Italia al Medioevo. Siamo e resteremo contro le trivelle» dice. Per provarlo annuncia l'intenzione di bloccare i 40 permessi pendenti e di incontrare i comitati No Triv, già convocati per domani. Di Maio parla di «bugie»: «Queste ricerche di idrocarburi (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal governo precedente. Ho letto che il governatore della Puglia intende impugnare le autorizzazioni. Sono contento, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere reato. Sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione del Pd» conclude, annunciando che presto sarà portata in parlamento «una norma che dichiara l'air gun illegale e che renda sconveniente trivellare in mare e a terra». Reagisce il sottosegretario al Mise Davide Crippa, M5S, che parla di «disinformazione» e ricorda che «l'iter di rigetto è avviato per sette permessi di ricerca in Adriatico e nel Canale di Sicilia». Per Angelo Bonelli dei Verdi, primo a rendere noto l'ok del Mise alla Global Med, tuttavia, Costa «si arrampica sugli specchi»: «Dice di non aver firmato atti che autorizzano le trivellazioni, ma non dice che i suoi uffici hanno dato pareri positivi per le trivellazioni in Adriatico e alla Shell nell'area del parco di Lagonegrese. Se è vero che le istanze vengono da lontano, però si sono concluse in questi ultimi mesi». Non solo: una delle società ha ottenuto due autorizzazioni nello stesso giorno, spiega Augusto De Sanctis, del Forum H20: «Un modo per eludere il divieto di ricerca in aeree superiori a 750 km quadrati: si è sempre fatto così, ma sarebbe bastata una lettura critica della norma». 

Maria Rosa Tomasello

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 6 gennaio 2019

 

 

Ottanta progetti chiavi in mano per sviluppare il brand Carso

Il presidente Pizziga: «Abbiamo fatto un'ottima "vendemmia delle idee"» Dal recupero di terreni inutilizzati al riconoscimento un GeoParco Unesco

TRIESTE - «Il Carso rappresenta un unicum nel suo genere che occorre preservare e far conoscere e per farlo occorre che ci sia una sinergia tra tutti coloro che hanno a cuore questa splendida terra». Questa è la mission del Gruppo Azione Locale (Gal) Carso sintetizzata dal presidente David Pizziga. «L'obiettivo - sottolinea Pizziga - è quello di creare interconnessioni con chi questo territorio lo vive ed è per questo che abbiamo deciso di contattarne tutti gli attori, tra i quali anche l'area di ricerca e il Mib, per capire a che punto fosse la progettualità e con l'obiettivo di fare una sorta di "vendemmia delle idee" sulle ipotesi di sviluppo a medio termine». Vale a dire dare vita a progetti che una volta partiti possano camminare con le proprie gambe. È chiaro che qualsiasi progetto per poter essere avviato ha bisogno di essere facilitato dalle istituzioni attraverso, ad esempio, finanziamenti. E la risposta non si è fatta attendere. «Sono arrivate - spiega Pizziga - un'ottantina di bellissime idee - visionate da un'apposita commissione che si riuniva in area di ricerca per verificarne la fattibilità - soprattutto dalle nuove generazioni».In buona sostanza il Gal si è dato due compiti principali: quello di aiutare i privati e aziende facendoli interagire tra loro e con le istituzioni, e di sostenere i privati in percorsi di progettazione e evoluzione del proprio futuro; inoltre il Gal si è dato il compito, di concerto con la Regione Fvg e l'Ue, di aiutare concretamente i progetti veramente utili allo sviluppo del territorio, selezionandoli e finanziandoli. Uno di questi è il bando dedicato al recupero di terreni inutilizzati ricadenti nell'area tutto il Carso triestino e goriziano fino ai Comuni di Muggia e San Dorligo della Valle. Come funziona? Chi ha l'interesse a coltivare un terreno incolto, di proprietà o in affitto, potrà rimetterlo in produzione sfruttando fino a 20.000 euro di fondi pubblici per domanda finanziata dal bando. In tutto questo contesto gioca un ruolo fondamentale la riconoscibilità del territorio: per Fabio De Visentini, che si occupa di martketing turistico per il Gal, «il Carso per essere noto a livello globale per le sue produzioni uniche e sostenibili deve puntare sulla riconoscibilità del brand territoriale, cosa che fino a d oggi non c'è stata ma che è fondamentale: basti pensare a prodotti agroalimentari come il Roquefort, al Chianti o il prosciutto di Parma che si identificano con il nome del territorio. Solo così i prodotti del territorio saranno realmente tutelati. Con grande beneficio di tutte le comunità che rientrano nella delimitazione territoriale del Gal, Trieste compresa. Perché il Carso è anche Trieste e viceversa».Numerose, infine, le azioni portate avanti dal Gal: l'inaugurazione di un infopoint turistico a Muggia, assieme agli operatori privati e al Comune, e di un tour sulle colline sopra la cittadina rivierasca, realizzato da Gal Carso e Viaggiare Free, con la possibilità di visitare due aziende agricole importanti, oppure l'impostazione del ciclotracciato della salvia, per il quale saranno messi a disposizione due bandi chiave gestiti dal Gal per il pubblico, ossia quello per la creazione di una rete di bici elettriche e quello per la creazione di tracciati ciclabili e sentieri. Infine, la definizione di un GeoParco del Carso, che comprende 12 Comuni del Gal e 6 Comuni sloveni, che lavoreranno insieme per ottenere il riconoscimento di patrimonio dell'Unesco. Altro tassello per essere riconoscibili in tutto il mondo. 

Luigi Putignano

 

PROGRAMMA 2014-2020 - Oltre tre milioni per far dialogare le anime carsiche

Con un budget di oltre 3 milioni di euro nel periodo di programmazione europeo 2014-2020, il Gruppo di azione locale Carso, guidato dal 2016 da David Pizziga, con una laurea in farmacia, un Master in Business Management e un'esperienza internazionale in strategie commerciali, si pone l'ambiziosa mission di far dialogare le anime del Carso al fine di renderlo un brand riconoscibile. Il Gal carsico è una tra le due mila agenzie simili, sostenute in Europa per lo sviluppo rurale. Nell'area di delimitazione del Gal ricadono i comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo, Sgonico, Monrupino, Duino Aurisina, Savogna d'Isonzo, Monfalcone, Doberdò, Ronchi dei Legionari, Fogliano Redipuglia, Sagrado.

 

 

San Dorligo, sotto l'autostrada spuntano le discariche abusive

L'assessore Crevatin: «Abbiamo chiesto un contributo finanziario alla Regione per pulire le zone visto che si tratta di aree affidate in gestione all'Anas»

SAN DORLIGO - Scatta l'allarme inerti a San Dorligo della Valle. Negli ultimi mesi è aumentata la pessima abitudine di ignoti di abbandonare i materiali di risulta di lavori edili sotto i piloni che sorreggono la bretella autostradale, soprattutto in prossimità delle frazioni di Log e di San Giuseppe della Chiusa. Uno stato di fatto che ha messo in allarme l'amministrazione comunale. «Abbiamo chiesto un contributo finanziario alla Regione - spiega l'assessore comunale per i Lavori pubblici, Franco Crevatin - perché i terreni sotto la bretella sono di proprietà della Regione e sono affidati in gestione all'Anas, che però non provvede alla pulizia di tali aree. Grazie alle risorse arrivate dall'amministrazione regionale abbiamo potuto fare un primo lavoro di pulizia, anche perché gli inerti, in quanto di provenienza sconosciuta, possono contenere qualsiasi tipo di scorie, perciò è importante provvedere».« Purtroppo questo stato di cose ha radici lontane - aggiunge l'assessore -. Già all'epoca della costruzione della bretella qualcuno aveva iniziato a usare quelle aree per abbandonare rifiuti di ogni tipo. Facciamo appello alla popolazione e invitiamo tutti a segnalare la presenza di furgoni sospetti, soprattutto nelle ore di buio, perché spesso è quello il momento scelto per compiere questo scempio».Il Comune ha anche provveduto a sistemare blocchi di cemento nelle aree coinvolte dal problema, per impedire che i mezzi possano avvicinarsi ai piloni. «Speriamo che i cittadini si ricordino che il suolo pubblico è di tutti - interviene il presidente della Commissione Ambiente, Roberto Potocco, consigliere del Pd - e che agiscano di conseguenza. Da parte nostra, una volta conclusi i lavori di sostituzione dei giunti di dilatazione della sopraelevata provvederemo a effettuare anche nuove misurazioni fonometriche, con l'obiettivo di valutare l'opportunità di sistemare barriere fono assorbenti, per proteggere le frazioni di Log e San Giuseppe della Chiusa dal rumore prodotto dal traffico sulla bretella». 

Ugo Salvini

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - SABATO, 5 gennaio 2019

 

 

Legambiente: entro gennaio l’avvio della procedura per il riesame dell’AIA della centrale a carbone, ma la riconversione dell’area resta un’incognita

Ci si avvicina, a passi lenti per la verità, al 2025, data fatidica in cui è prevista la chiusura della centrale a carbone di Monfalcone.

Tutti o quasi ne siamo contenti, auspichiamo anzi che lo stop arrivi in anticipo sulla data prefissata ma, con il passare del tempo questo sembra essere più di un miraggio. Da anni, dal 2012 almeno, Legambiente predica nel deserto sostenendo che c’è da mettersi a lavorare per un progetto di riconversione dell’area che preveda, oltre alla dismissione ed alla bonifica (c’è anche parecchio amianto!) un’idea di futuro per l’area che tenga in debito conto le opportunità di sviluppo sostenibile, garanzie per l’occupazione e la “liberazione” dei cittadini del “Rione Enel” da questa ingombrante presenza. Il riesame dell’AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata) per questo tipo di impianti, di cui si parla da tempo, sembra stia per essere avviato anche se, va detto per onestà, i tempi fisiologici per il completamento del procedimento non saranno brevi, e rischiano di concludersi a ridosso della data in cui è previsto l’abbandono del carbone e la conseguente sospensione dell’attività della centrale. Legambiente nazionale infatti, informa che entro fine gennaio, tutti i grandi impianti di combustione che utilizzano carbone o altri combustibili saranno obbligati ad avviare il procedimento per il riesame dell’AIA, che (per gli impianti a carbone) dovrà comprendere anche il piano di fermata definitiva e messa in sicurezza entro i termini previsti dalla SEN (Strategia Energetica Nazionale), ossia entro il 31 dicembre 2025. Lo ha stabilito il Ministero dell’Ambiente a fine novembre, con un decreto attuativo del Codice dell’Ambiente 152/2006, che prevede appunto il riesame/rinnovo delle AIA per i grandi impianti di combustione, sulla base delle conclusioni della Commissione UE sulle migliori tecnologie disponibili (BAT). Sulla fuoriuscita dal carbone al 2025, dal decreto si apprende che, ad inizio ottobre, il Ministero dell’Ambiente ha richiesto al Ministero dello Sviluppo economico una verifica in relazione ad eventuali motivi ostativi all’attuazione della previsione della SEN, anche in considerazione della necessità di garantire la sicurezza energetica e che il Ministero dello Sviluppo economico non segnalava alcun impedimento. Tenuto conto della tempistica prevista per il riesame (4 anni) il Ministero dell’Ambiente ha stabilito anche che gli impianti a carbone debbano presentare la documentazione per il riesame entro il 31 gennaio 2019. Bene! Ora però ci si preoccupi per il futuro di quest’area di quasi 30 ettari. Le proposte di Legambiente, formulate nell’incontro pubblico a gennaio 2018 e del tutto attuali, sono, per quanto ne sappiamo, le uniche sul tavolo e vogliono essere un contributo concreto per un progetto di riconversione che deve essere avviato immediatamente, con il coinvolgimento di Istituzioni, soggetti economici (A2A in primis), Organizzazioni sindacali. Ricordiamo i punti essenziali della proposta: Produzione e accumulo di energia: realizzazione di un parco Fotovoltaico di almeno 3 MW di potenza installata (circa 3 ettari), cui abbinare un sistema di accumulo (Storage); tenuto conto che  dalla centrale partono importanti linee di trasporto di energia, questo può essere un  elemento molto appetibile per l’insediamento di una centrale di accumulo, utilizzando un import di batterie dei veicoli elettrici  non più idonee per l’alimentazione delle autovetture ma con un 30% di carica residua da sfruttare. Economia circolare: Avvio di un centro di recupero per le batterie esauste e sviluppo di un centro di raccolta e trattamento dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) che vengono definiti una vera e propria “miniera urbana”, con il recupero e riutilizzo di preziosi materiali che diventano risorse seconde. Sviluppo del Porto: L'area possiede una banchina con circa otto metri di pescaggio che A2A gestisce autonomamente per l'attracco delle chiatte con il carbone e ampie aree retrobanchina (il carbonile e altre) che potrebbero ospitare, ad esempio, l'import di autovetture dalla Germania destinazione far east, che Monfalcone si è lasciata sfuggire a suo tempo a beneficio di Capodistria, proprio per mancanza di piazzali adeguati. La dotazione di una serie di servizi a contorno (lavaggio, montaggio di alcune parti, ecc) potrebbe garantire un'interessante opportunità occupazionale. Area verde: Creazione di un’ampia zona “cuscinetto” con funzioni ricreative tra le case del rione e l’ex insediamento industriale.   Purtroppo il tavolo regionale di esperti che stava iniziando ad occuparsi dell’argomento, istituito dalla precedente amministrazione regionale, è stato sbrigativamente accantonato ed il rischio di arrivare alla chiusura della centrale senza un piano per offrire opportunità di sviluppo per questo territorio, è un’ipotesi da scongiurare.

Legambiente Monfalcone - Circolo “Ignazio Zanutto”

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 5 gennaio 2019

 

 

Due cordate in gara per il "Fish market" dentro a Porto vecchio

Arrivate le manifestazioni di interesse da parte di soggetti pronti a trasformare il Magazzino 30 in mercato ittico all'ingrosso con ristorante al piano superiore

Pesce, nautica, cultura, congressi: Porto vecchio è democratico, ce ne è per tutti. Due cordate hanno risposto all'invito del Comune, che attraverso una consultazione preliminare di mercato voleva monitorare l'interesse in ambito imprenditoriale a trasformare con project financing il Magazzino 30 in mercato ittico all'ingrosso e in ristorante panoramico con spazio musicale jazz. L'avviso era stato pubblicato a inizio novembre e scadeva il 31 dicembre: non era scontato che un'operazione così particolare attirasse attenzione. Adesso, in concreto, è però tutto da fare: entro la fine di gennaio i proponenti, di cui al momento non si sanno i nomi, saranno convocati dal direttore dei Lavori Pubblici, Enrico Conte, che ha firmato il bando e che ha trovato le due manifestazioni sulla sua posta elettronica. Sia chiaro: le due "candidature" non configurano alcun diritto/dovere, per ora sono due segnali di interesse, cui dovranno seguire atti tangibili. A cominciare dall'impegno finanziario necessario affinchè un mezzo rudere, come ora è il "30", divenga quel "fish market", che tanto gusta al sindaco Dipiazza: sotto mercato ittico all'ingrosso, sopra ristorazione con vista Golfo e musica jazz. L'idea è chiara: spostare natanti, pescatori, commercianti di pesce dall'ex Gaslini, dove l'Autorità si riapproprierebbe di buon grado degli spazi ora dedicati a sardoni e sgombri, al Bacino 0, dove è possibile attraccare (ma dove va verificato quante barche possono essere ormeggiate). Cosa accada poi se un operatore seriamente intenzionato preferisca ospitare musica barocca o ritmi sudamericani o mazurke, non è dato saperlo: il jazz campeggia, comunque, nello stesso titolo dell'avviso. Chi porterà a casa il risultato, potrà godere di una certa discrezionalità nel confrontarsi con questo scrostato edificio anni Settanta, oggi colorato di rosa, perchè non vi è alcun vincolo della Soprintendenza: il "30" può essere anche raso al suolo, lasciando spazio a una nuova struttura. L'attuale stabile sorge al posto del demolito "22", con pianta quadrata, su un solo piano alto circa 4,50 metri. Una volta ospitava stoccaggio delle merci, una centrale termica, alcuni uffici. È rimasto vittima di atti vandalici e la relazione, a cura della modenese Yuppies Services, scrive di «stato di conservazione complessivamente mediocre, per essere considerato agibile necessita di un intervento significativo di ripristino». Ma prima di tutto, come già accadde per il vicino centro congressi (Magazzini 27-28), il Comune dovrà provvedere a una variante al Piano regolatore, in quanto al momento non è ammessa la destinazione d'uso "mercato all'ingrosso". No variant, no fish. Il "30" è prossimo alla zona "chic" di Porto vecchio: sullo stesso Bacino 0 si affacciano i Magazzini 24-25 (piacciono a Fincantieri?), dietro ad essi c'è l'impressionante mole del "26", non lontano la Centra idrodinamica. E, quasi di fianco, nascerà il centro congressi: scienza, esposizioni e - perchè no - un fritto misto. Con sottofondo jazz. 

Massimo Greco

 

La Seleco in crisi dà l'addio all'antico scalo e attende un maxi carico di tv in Molo IV - lo storico marchio

Per un'attività che si prepara a decollare - il futuro mercato ittico all'ingrosso -, un'altra che dà l'addio al Porto vecchio. Seleco ha visto infatti definitivamente sfumare ogni possibilità di produrre e assemblare materiali nell'antico scalo, prima location scelta per lo sbarco a Trieste, si prepara ad affrontare una nuova, complessa fase. L'azienda, alle prese con serie difficoltà finanziarie, ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Milano l'ammissione a concordato "in continuità", che era stato chiesto a fine ottobre. A dire la verità, il ricorso era stato inoltrato al Tribunale triestino, ma, per motivi territoriali (Seleco è solo da pochi mesi domiciliata nel capoluogo giuliano), la competenza era passata al foro milanese. Adesso Maurizio Pannella, che è il titolare del prestigioso e decaduto marchio televisivo, ha dai sessanta ai centoventi giorni di tempo per presentare un piano industriale capace di convincere i creditori, che, nel caso Seleco, sembrano concentrarsi nel mondo bancario. Ad agosto dello scorso anno Seleco avrebbe raggiunto, a causa delle concomitanti spese di sponsorizzazione sportiva e del crollo dei ricavi, un indebitamento di 8,4 milioni. A Pannella fanno capo i brand Saba, Nordmende, Magnadyne. Al telefono l'imprenditore precisa però che le difficoltà, nelle quali annaspa l'azienda, sono soltanto temporanee: e replica con un "no comment" alle voci secondo cui i dipendenti amministrativi, operanti in città a palazzo Pitteri, non riceverebbero da mesi lo stipendio. L'imprenditore rilancia invece sulla «vitalità» di Seleco, annunciando che venerdì 25 gennaio è atteso l'arrivo a Trieste di una nave proveniente dal porto cinese di Ningbo. Trasporterà - dichiara l'imprenditore romano - 14 container carichi di televisori, che sarebbero già stati collocati sul mercato. I prodotti saranno stoccati in uno spazio del Molo V, a cura della Samer. Ma si tratta di un'operazione di carattere puramente commerciale, che ancora non realizza quelle modalità di assemblaggio, per le quali Pannella è interessato a utilizzare il regime di punto franco. A tale riguardo l'uomo d'affari ribadisce la volontà di insediarsi in uno dei capannoni ex Wärtsilä di Bagnoli, dove darebbe vita a un'attività industriale di trasformazione legata ai televisori: la direzione dell'Interporto non è però ancora a conoscenza di passi formali in questo senso. La vita triestina di Seleco, sbocciata nell'ottobre 2017, è stata finora piuttosto sofferta. Pannella era approdato a Trieste proveniente, dal punto di vista imprenditoriale, da Pordenone, dove in un primo tempo pensava di rinverdire le fortune del marchio Seleco. Poi i vantaggi fiscali del punto franco, allora stimati attorno al 15 per cento, lo avevano convinto a spostare il progettato di business proprio a Trieste, provocando immediatamente il vivace risentimento della comunità politico-economica della Destra Tagliamento. Inizialmente lo spazio, all'interno del quale svolgere il previsto assemblaggio dei televisori, era stato individuato appunto in Porto vecchio, precisamente nel Magazzino 5 sul Molo III, in Porto vecchio. E, con questo obiettivo, nella scorsa primavera Pannella aveva presentato domanda di concessione all'Autorità portuale. Contrordine: il Molo III interessava a Dipiazza, convinto che quella zona potrebbe diventare la base crocieristica adriatica di Msc. Così l'errabonda Seleco, per la quale si parlava di cinquanta assunti e di 50 milioni di fatturato, è ancora in cerca di fissa dimora: Pannella sembra convinto che Bagnoli sia una buona soluzione ma non ha ancora ufficializzato l'interesse. 

 

 

Le cave dismesse diventano "cliniche" per proteggere volpi e gufi reali

Il naturalista triestino Benussi vince il concorso Italcementi per la promozione della biodiversità nell'area di San Dorligo

TRIESTE - C'è anche un naturalista triestino tra i vincitori della prima edizione italiana del "Quarry Life Award 2018", il concorso nazionale promosso da Italcementi al fine di contribuire alla promozione della biodiversità nelle proprie cave dismesse. Il naturalista Enrico Benussi ha sviluppato la progettazione di riqualificazione delle due cave calcaree (inutilizzate) adiacenti a San Giuseppe della Chiusa, situate sul ciglione carsico tra i comuni di San Dorligo della Valle e Trieste, confinanti con il bosco Bazzoni appartenente al sito Natura 2000. Lo studio della biodiversità attuale dell'area ha rivelato una grande ricchezza di specie di vertebrati e oltre un centinaio tra invertebrati e vegetali. Passero solitario, allodola, tottavilla, calandro e lo splendido gufo reale sono alcuni degli uccelli più caratteristici di quest'area all'interno delle 72 specie (25 delle quali nidificanti) registrate. Nel corso delle indagini, nonostante il perimetro delle cave sia completamente recintato, alcuni varchi presenti di dimensioni variabili consentono con regolarità ad alcuni mammiferi di penetrare all'interno delle cave. Riccio europeo, lepre comune, scoiattolo, ghiro, volpe, faina, cinghiale, tasso e capriolo qui sono di casa. Da sottolineare anche l'osservazione nelle cave di più impronte di sciacallo dorato. Benussi ha dunque proposto un progetto volto ad aumentare la biodiversità e il valore ecosistemico delle due cave tramite la realizzazione di una serie di interventi mirati: ripristino della landa carsica, realizzazione di corpi d'acqua, trasformazione del tunnel minerario in grotta seminaturale, conservazione delle rupi nella loro spontanea rinaturazione, contenimento della vegetazione aliena invasiva (ailanto e senecione africano) e valorizzazione del sito in chiave scientifica e didattica. Tra le proposte anche la valorizzazione della galleria artificiale esistente tramite il posizionamento di bat-boxes, per lo svernamento e la riproduzione delle specie di pipistrelli, nonché la realizzazione di tre zone umide: un piccolo bacino permanente nell'area sudorientale della cava inferiore, uno stagno permanente di medie dimensioni pressoché centrale al fondo della cava superiore ed una piccola pozza temporanea. Infine, il progetto premiato da Italcementi prevede anche un'iniziativa didattico-scientifica tramite l'installazione di webcam, connessa ad un sito web, al fine di poter estrapolare importanti informazioni di tipo etologico e biologico. «Al di là della soddisfazione personale, ciò che interessa di più è che il lavoro, al quale ha contribuito gratuitamente con le proprie idee anche il naturalista Nicola Bressi, non resti solo un plico cartaceo capace di far bella mostra di sé dentro uno scaffale, ma che le proposte avanzate siano concretizzate con reali interventi di riqualificazione mirati ad aumentare la biodiversità ed il valore ecosistemico del sito», ha commentato Benussi. Ora la possibile riqualificazione delle cave spetta all'Italcementi.

Riccardo Tosques

 

 

Troppo rumore dal porto, a quando l'elettrificazione delle banchine? - la lettera del giorno di Federico Bressan

 Con la mia lettera vorrei segnalare un problema che ormai si ripete sempre più spesso (l'ultimo caso si è verificato nella notte del 30 dicembre dello scorso anno), quello della rumorosità dei generatori delle navi in sosta in porto durante la notte. Se da una parte rappresenta un segnale positivo, cioè quello di una rinnovata attività del nostro scalo marittimo, questa ultima comporta attualmente dei livelli di rumorosità, sotto forma di un brusio continuo per tutta la notte che a mio avviso disturbano gli inquilini di tutte le case che si trovano nel raggio di qualche chilometro dal Molo VII. Oltre a disturbare il sonno, questi motori diesel accesi tutta la notte inquinano ben più dei tanto famigerati gas di scarico delle automobili. Giulio Lauri, della Commissione ambiente regionale, affermava che dal porto proviene il 20% dell'inquinamento cittadino. Mi domando quindi a che punto siamo con l'elettrificazione delle banchine del Porto di Trieste, peraltro obbligatorie in Europa entro il 2025 e già in fase esecutiva in molti porto fra cui quello di Genova. Forse così l'inconveniente potrebbe essere ridotto o risolto. Sarebbe un bel segnale di modernità, oltre che di rispetto ambientale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 4 gennaio 2019

 

 

Bonifiche in area ex Ezit La Regione accelera e schiera in campo l'Arpa

Stanziato quasi un milione di euro per velocizzare le attività di caratterizzazione e i monitoraggi nei terreni e nelle falde acquifere

Una notizia per i "piccoli" operatori che hanno le loro attività nell'area del Sin (Sito di interesse nazionale): Regione e Arpa hanno rinnovato la convenzione, per cui l'agenzia provvederà a effettuare le attività di validazione relative alla caratterizzazione e all'individuazione dei valori riguardanti le acque sotterranee. La precedente era scaduta da un anno e mezzo, la nuova è passata all'esame della giunta Fedriga una decina di giorni fa. A disposizione dell'Arpa, che diventa il principale supporto della Regione, ci sono 950 mila euro per accelerare nelle attività di verifica e puntare così a rimettere in moto una porzione di territorio da quasi quindici anni impossibilitato a investire e a crescere. Lo stesso Luca Marchesi, presidente dell'Agenzia, ha iscritto questo capitolo tra le priorità del 2019. Il finanziamento avrà quattro destinazioni: acquisizione di personale straordinario per le attività "di campo" e di laboratorio, noleggio di mezzi, esecuzione di sondaggi e di piezometri (ovvero di pozzi di osservazione aventi lo scopo di misurare il carico idraulico di una falda ad una certa profondità), consulenze di istituti scientifici. Allegato alla convenzione è il Piano delle attività, che dettaglia l'ambito di intervento dell'Arpa e che interessa da vicino chi opera all'interno del perimetro Sin. Il lavoro si articola su tre ambiti, la validazione della caratterizzazione; la determinazione dei valori di fondo naturale/antropico dei suoli e le ulteriori verifiche di ferro e manganese nelle acque sotterranee; l'individuazione di obiettivi di bonifica per le acque di falda. In materia di validazione, il referente dell'Agenzia dovrà condividere con le aziende aggiudicatarie tutte le azioni previste dal Piano di caratterizzazione generale, il monitoraggio sulle aree ex Ezit in liquidazione e su quelle che lo stesso ente ha venduto. Il personale Arpa garantirà la sua presenza anche in più cantieri contemporaneamente, così da procedere alla validazione dei campioni «nei tempi tecnici strettamente necessaria». Le analisi dovranno riguardare un numero di campioni pari almeno al 10% se si parla di terreni/materiali di riporto e almeno del 20% qualora si esaminino le acque sotterranee. La validazione sarà comunicata entro 60 giorni dal ricevimento del monitoraggio.

M.G.

 

 

Grignano, 3 milioni per riqualificare l'intera area del porticciolo

La Regione ha approvato la delibera che dà il via al progetto In arrivo un nuovo manto stradale e servizi più moderni

TRIESTE - Sarà riqualificata l'area del porticciolo di Grignano, con l'obiettivo di accentuarne la caratteristica di punto turistico ricreativo e diportistico della città. Lo ha deciso la giunta regionale, approvando la delibera che prevede di dare il via al progetto di fattibilità tecnica ed economica di un intervento, il cui inizio è previsto entro la fine dell'anno, finalizzato alla ristrutturazione della zona dedicata al parcheggio e al rinnovo della parte verde del piazzale. L'impegno di spesa deciso dall'amministrazione regionale è di 3 milioni, 2 dei quali sono specificamente destinati alle opere, mentre poco meno di 1 servirà per coprire le spese di progettazione e tecniche, oltre a quelle relative alle tasse. In sostanza, sarà rifatto il manto stradale, oggi dissestato e pieno di dossi, causati dalla crescita delle radici degli alberi, che hanno alterato la superficie del piazzale, saranno riqualificati gli spazi pedonali, in modo da agevolare l'accessibilità all'area a soggetti portatori di difficoltà motorie, sarà interamente sostituita la rete dei sotto servizi, cioè le condutture idriche ed elettriche, oltre che la parte riservata al drenaggio, e saranno rivisti i raccordi pedonali fra l'area del parcheggio e gli accessi allo stesso. Particolare attenzione sarà riservata all'abbellimento della parte verde: gli alberi saranno messi in sicurezza in virtù di un'opera di potatura e di verifica dell'apparato radicale, nel pieno rispetto delle linee direttrici del Piano regionale per la cura e la salvaguardia degli alberi monumentali della Regione. Si procederà anche alla concimazione della chioma e al miglioramento del suolo. «Siamo molto soddisfatti dell'approvazione di questa delibera - ha commentato l'assessore regionale Graziano Pizzimenti, titolare delle competenze su Infrastrutture e Territorio - perché siamo convinti della valenza turistica e diportistica dell'area di Grignano, sulla quale vogliamo concentrare risorse ed energie, in modo da creare un polo che sia attrattivo a tutti i livelli». Nella relazione che accompagna la delibera si legge infatti che Grignano, che rientra nelle aree del Demanio marittimo statale di competenza regionale, è definita «una località della riviera triestina a forte valenza turistica, perché confinante con il parco del castello di Miramare, che ospita inoltre 300 posti barca e due stabilimenti balneari che si affacciano direttamente sulla baia». Molto positivo anche il giudizio di Maurizio Spoto, direttore della Riserva marina di Miramare, frequente meta di turisti: «Fa piacere che si ponga mano a un'area, come quella del porticciolo di Grignano che, in effetti, presenta delle criticità da tempo segnalate. Con quest'opera tutta la zona di Grignano e di Miramare non potrà che risultare perfettamente funzionale al turismo e alle attività diportistiche». Ovviamente anche il Museo storico e il Parco del castello di Miramare, tradizionale meta di turisti sia italiani che stranieri, trarranno beneficio dalla rivisitazione di un'area che potrà finalmente garantire parcheggi in riva al mare a corriere e mezzi privati di persone interessate a godere delle bellezze di Grignano. «Il prossimo passo - fa sapere la segreteria di Pizzimenti - sarà l'approvazione del progetto esecutivo, dopo di che si passerà alla realizzazione vera e propria». Tutti auspicano che i lavori possano essere completati prima dell'avvio della stagione turistica del 2020. L'intervento non dovrebbe presentare particolari difficoltà, in quanto non si tratta di realizzare costruzioni ma di sistemare la pavimentazione e di riordinare l'area verde. 

Ugo Salvini

 

SEGNALAZIONI - Barcola, ampliare e collegare meglio il nuovo park del terrapieno.

Siamo frequentatori delle attività non solo estive dello stabilimento balneare del Dopolavoro Ferroviario di viale Miramare ma anche invernali (canottaggio, pesca sportiva e scuola subacquea).Condividiamo pienamente la recente iniziativa dell'amministrazione comunale di realizzare sul cosiddetto terrapieno di Barcola un ampio parcheggio al servizio delle società nautiche aventi sede nel medesimo terrapieno e nelle aree finitime alla foce del Rio Boveto e apprezziamo soprattutto i tempi estremamente ridotti con i quali l'iniziativa stessa è stata portata a termine. Riteniamo infatti che l'opera in questione rappresenti il primo, concreto avvio di tutti i consistenti lavori di infrastrutturazione necessari non solo per l'ottimale svolgimento di tutte le attività sportive e ricreative, anche non meramente stagionali, insediate tra il cavalcavia ferroviario di viale Miramare e l'anzidetto terrapieno di Barcola, ma anche per il parimenti ottimale afflusso - con fruizione d'interscambio tra i mezzi di trasporto privati e quelli pubblici - dei visitatori del comprensorio del Porto vecchio che, tra l'altro, ormai a breve ospiterà il grande evento di Esof 2020. In questo contesto auspichiamo pertanto che l'amministrazione comunale possa in tempi altrettanto brevi ampliare ulteriormente le dimensioni dell'attuale parcheggio ubicato sul terrapieno di Barcola in modo che anche i frequentatori delle attività in essere presso il Bagno Ferroviario e l'attiguo Stabilimento balneare del Cral dell'Autorità portuale, pur collocati in un'area più decentrata da esso rispetto a quella delle società sportive cosiddette "barcolane", siano messi in grado di utilizzarne gli spazi senza che si determinino nei mesi estivi situazioni di sovraffollamento tali da non consentire a tutti i potenziali utenti di accedere alla nuova struttura. Va infatti evidenziato che, contestualmente alla realizzazione del nuovo parcheggio, è stato già reso operante il divieto di sosta per tutti gli autoveicoli sul lato destro del viale Miramare nel tratto compreso tra la curva sottostante il cavalcavia ferroviario e l'incrocio con via Boveto e che è ragionevolmente impossibile che tutti gli autoveicoli che soprattutto il sabato e la domenica dei mesi estivi venivano parcheggiati su tale tratto di strada possano trovare nella prossima estate posto nel parcheggio del terrapieno, sul quale peraltro già sin d'ora permanentemente stazionano camper, roulotte e altri mezzi stradali. Chiediamo inoltre che, comunque, sia apprestato prima dell'inizio dell'estate un apposito percorso pedonale che all'interno del dimesso scalo ferroviario unisca agevolmente il parcheggio con gli stabilimenti balneari del Dopolavoro Ferroviario e del Cral consentendo con ciò alle persone ivi dirette di evitare il lungo e quantomai scomodo percorso ad oggi esistente.

Fulvio Rocco e altre firme

 

 

Tram di Opicina, via ai bandi per le rotaie e le traverse

Varate le gare per un totale di oltre 400 mila. Termine ultimo a metà febbraio La durata dell'appalto è di cinque mesi. Dubbi sul via ai lavori in primavera

Il tram di Opicina è più prossimo alla ripartenza, eppure pare difficile che il nuovo via possa avvenire in primavera. Il Comune ha infatti pubblicato i bandi per l'appalto delle forniture dei binari e delle traverse per il rifacimento della linea: si tratta del primo atto concreto dell'amministrazione per la ripartenza della linea, ma lascia supporre che il termine dei lavori si collochi in autunno, nel migliore dei casi. I binari - Il bando riguardante i binari è quello di minore importo: 133 mila 918 euro come valore base di gara. La data ultima per la presentazione delle offerte è il prossimo 13 dicembre alle 12.30. Le buste verranno aperte il giorno successivo, a San Valentino. In cosa consiste l'appalto? Si legge nella documentazione relativa: «L'appalto comprende tutto quanto necessario per dare la fornitura completamente compiuta, secondo le condizioni stabilite dal presente contratto, dalla "Lista delle forniture" e dal "Capitolato Tecnico forniture rotaie" e sulla scorta delle caratteristiche tecniche, qualitative e quantitative in esso previste, che l'appaltatore dichiara espressamente di conoscere e di accettare integralmente e che qui si intendono integralmente riportate e trascritte con rinuncia a qualsiasi contraria eccezione». La durata dell'appalto è di 90 giorni. Le traverse - L'altro bando, quello riguardante le traverse, è più corposo: 270 mila 674 euro. Sommato all'importo previsto per i binari fanno oltre 400 mila euro. La data ultima per la presentazione delle offerte è l'11 febbraio. Anche in questo caso le buste verranno aperte il giorno seguente, per quanto la data sia meno suggestiva. Anche per questo bando, nello schema di contratto si legge che «saranno a totale carico dell'appaltatore tutti gli oneri derivanti da carichi, scarichi, trasporti, accatastamenti nel sito di consegna, nonché eventuali assicurazioni dei trasporti». Si legge anche: «Trattandosi di mera fornitura senza posa in opera, non vi sono attività aziendali del proprietario dell'area che vanno ad interferire con la fornitura stessa». La durata dell'appalto è di 150 giorni. I tempi di realizzazione - Gli ultimi due passaggi citati, la «mera fornitura senza posa in opera» e la durata degli appalti, che pongono in dubbio la ripartenza del tram in primavera auspicata dal Comune stesso. Dopo i cinque mesi per le traverse bisognerà infatti montarle, con relativa gara, appalto, possibilità di ricorso, cantiere. Stesso discorso per i binari, per quanto l'attesa sia ridotta a soli tre mesi. Ovviamente il Comune potrebbe chiedere e ottenere una consegna più rapida delle componenti della strada ferrata, così come avviare rapidamente i lavori per la loro installazione. In ogni caso pare improbabile che il tutto possa essere fatto in tempo per lo sboccio dei primi fiori. Le tappe della vicenda - Nel frattempo potrebbero anche scoccare i tre anni da quel 16 agosto 2016 in cui, all'altezza di Conconello, le vetture 404 e 405 si schiantarono frontalmente. Nove feriti e un sacco di danni, senza contare un codazzo giudiziario ancora in pieno corso per stabilire le responsabilità del bizzarro sinistro. D'altronde si sa, il tram xe nato disgrazià. E tra le disgrazie che porta la simpatica vettura bianco-blu, almeno stando a sentire l'amministrazione, ci sono anche le lungaggini burocratiche. L'incidente, qualunque siano le sue ragioni, ha infatti dato all'organo competente del Ministero dei trasporti un'ottima occasione per sospendere la linea ed esigere una sua rimessa a norma definitiva. Operativo dai tempi dell'impero austroungarico, il tram è stato rimaneggiato innumerevoli volte nel corso del tempo, complice anche la sequela continua di incidenti che l'hanno interessato. Di fatto, però, la linea non è mai stata ammodernata in modo significativo e ha mantenuto ampia parte del suo antico impianto. L'Ustif, l'ufficio con sede a Venezia deputato a occuparsi della materia, ha imposto al Comune una serie di interventi vincolanti per ottenere il nuovo via libera alla linea. Quelle indicazioni, si sa, hanno suscitato la riprovazione del sindaco Roberto Dipiazza, che proprio per le sue affermazioni incendiarie nei confronti dell'ente sta anche affrontando una querela da parte dei suoi dirigenti. Sia come sia, rotaie e traverse sono in arrivo. 

Giovanni Tomasin

 

Lo sconto in panetteria se si usa il bus per la città - La partnership

Partnership fra Trieste Trasporti e Il Pane Quotidiano per incentivare l'uso dei mezzi pubblici in città. Fino al 15 gennaio, acquistando un biglietto per l'autobus da una delle oltre 70 emettitrici automatiche presenti sul territorio, si potrà beneficiare di un'offerta presso tutti i punti vendita del celebre panificio triestino. Presentando alla cassa il biglietto (regolarmente convalidato), gli utenti riceveranno - a fronte di una spesa minima di 20 euro - un buono sconto di 3 euro da spendere entro il 10 febbraio su un ulteriore acquisto di 20 euro. Il regolamento dell'iniziativa, riportato in sintesi sul retro dei biglietti, è disponibile sul sito www.ilpanequotidiano.com.Nei mesi scorsi Trieste Trasporti ha concluso l'installazione delle prime 25 emettitrici automatiche di nuova generazione, con schermo tattile e telecamera frontale e a breve ne saranno installate altre venti: alcune andranno a sostituire vecchi dispositivi installati più di dieci anni fa, altre serviranno invece a garantire la disponibilità di abbonamenti e biglietti anche nelle zone della provincia dove, nel corso del tempo, sono venute a mancare rivendite tradizionali di titoli di viaggio. Le nuove emettitrici, oltre a essere dotate di sistemi anti-manomissione, consentono di pagare anche con bancomat e carta di credito. --

 

Mobilità - Ecotassa solo sulle auto di grossa cilindrata

Arriva l'Ecotassa: non si pagherà sulle utilitarie ma solo sulle auto di grossa cilindrata. L'imposta sarà di 1.100 euro per l'acquisto di una nuova auto con emissione comprese tra 161 e 175 CO2 grammi al chilometro (g/km). Si passa a 1.600 euro per la fascia 176-200, a 2.000 euro tra 201 e 250 e a 2.500 euro oltre 250. Sale da 45.000 a 50.000 euro il limite al di sotto del quale scatteranno gli eco-incentivi per l'acquisto di automobili poco inquinanti, ibride o elettriche. In via sperimentale, a chi acquista un veicolo, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia, dal 1 marzo 2019 al 31 dicembre 2021, è riconosciuto un bonus. Per l'elettrico il contributo è di 6mila euro (emissioni tra 0 e 20 CO2 g/km) se si rottama contemporaneamente un veicolo euro 0, 1, 2, 3, 4 e di 4 mila euro senza rottamazione. Per l'ibrido, emissioni tra 21 e 70, gli incentivi passano a 4mila euro (con rottamazione) e 1.500 (senza). Arriva un contributo fino 3.000 euro per l'acquisto di motorini elettrici o ibridi. A coloro che acquistano un veicolo elettrico o ibrido nuovo di cilindrata inferiore o superiore ai 50 cc e che rottamano un veicolo di cui sono proprietari da almeno 12 mesi è riconosciuto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3.000 euro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 3 gennaio 2019

 

 

Calano le Pm10 In aumento pollini e valori di ozono - il report ARPA

Un miglioramento sul fronte delle concentrazioni delle polveri sottili, qualche criticità con l'ozono e una tendenza all'aumento per i pollini. È la fotografia della qualità dell'aria in Fvg scattata nel 2018 dall'Arpa. Nel dettaglio per quanto riguarda le polveri sottili si è registrata una diminuzione particolarmente evidente nel numero dei superamenti giornalieri, che è rimasto quasi ovunque significativamente inferiore alla soglia prevista dalla vigente normativa (35 superamenti del valore medio giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo). Per quanto riguarda l'ozono , il 2018 ha sostanzialmente confermato i valori elevati osservati negli anni precedenti e l'ubiquità di questo inquinante, tipicamente associato al periodo estivo. I riferimenti di legge sono stati infatti superati in quasi tutta la regione.

 

OGM, escono di scena i triestini a processo - Tute bianche

Escono di scena i triestini finiti sotto processo per il blitz con le tute bianche nel campo di Vivaro, quello dell'agricoltore Ogm Giorgio Fidenato. Era il 30 marzo 2014. La loro posizione è stata archiviata. Si tratta di Luca Tornatore, Alessandro Metz, Emiliano Bastiani, Elena Gentile, Gabriele Greco, Francesco Holjar, Mattia Metz, Angela Quinto, Marco Visintin, Andrea Zacchigna e Moreno Zuzich. Le tute bianche seminarono canapa biologica nel terreno di Fidenato e irruppero nel cortile della villa di Silvano Dalla Libera, allora presidente di Futuragra. Il tutto lanciando fumogeni in casa e imbrattandola di scritte "No Ogm". Il gip del tribunale di Pordenone Eugenio Pergola ha accolto la richiesta di archiviazione del pm Federico Baldo. Il caso è chiuso per 46 indagati su 47 (nel novero figurano altri attivisti provenienti da altre città). L'ultima posizione è stata stralciata per un difetto di notifica. Per tutti, comunque, il pm ha chiesto l'archiviazione, riqualificando peraltro l'ipotesi di reato da devastazione e saccheggio a danneggiamento e violazione di domicilio e rilevando l'insussistenza delle altre ipotesi. Per nessuno degli indagati - secondo pm e gip - sussistono elementi certi che permettano di individuare i singoli presenti come autori o coautore dei reati. È stato dimostrata la presenza degli indagati alla manifestazione del 30 marzo a Vivaro, ma ciò non è bastato per attribuire precise responsabilità. Il fatto che i partecipanti fossero mascherati e coperti dalle tute bianche dalla testa ai piedi, non ha consentito l'identificazione.

 

«Tante opere pianificate ma pochi cantieri avviati» Pd in pressing sulla giunta

Secondo il dem Barbo nel 2018 sono stati appaltati lavori per 18,6 milioni a fronte dei 62 inseriti dei documenti di programmazione

Molta carta e pochi lavori. Un elenco lungo 62 milioni di euro, contenuto nella documentazione programmatoria del Comune, contro una realtà di solo 18,6 milioni di opere appaltate, di cui 8,8 milioni relativi al solo Centro congressi in Porto vecchio. Al netto di questo importante project financing pubblicamente illustrato giovedì 20, le effettive commesse del Comune in termini di lavori pubblici non arriverebbero ai 10 milioni di euro. Le informazioni, su cui il consigliere del Pd Giovanni Barbo ha costruito un'interrogazione ancora senza risposta, risalgono a ottobre, quindi è quantomeno probabile che il volume di appalti da allora sia cresciuto. Ma - eccepisce l'esponente "dem" - si resterebbe comunque molto lontano da quei 62 milioni, inseriti nel Documento unico di programmazione (Dup). E su questo iato di circa 44 milioni tra intenzione e concretezza degli atti, Barbo vorrebbe saperne di più dall'assessore competente Elisa Lodi. Poichè l'interrogazione è stata consegnata in autunno, e dato che appunto sono passati più di due mesi, il consigliere del Pd si attende qualche elemento di chiarezza ora a inizio 2019 .La curiosità di Barbo aveva tratto ispirazione dalla creazione di un elenco dei "responsabili unici del procedimento" esterni all'amministrazione, in grado di dare una mano alle strutture comunali oberate di lavoro su una gamma di appalti sotto i 100 mila euro. Nell'interrogazione il consigliere di opposizione rileva che l'organico dell'area Lavori Pubblici supera le 100 unità, dunque si chiede se sia così necessario ricorrere a profili professionali extra-Municipio e quali sarebbero i costi stimati per pagare i rinforzi. Alla luce di questa premessa, Barbo incalza Elisa Lodi per sapere cosa pensa di fare alfine di migliorare la gestione di progetti e opere a cura dell'area di sua afferenza. Perchè è scritto - insiste Barbo - nella determina, che affida a Maurizio Bradaschia il progetto di piazza Sant'Antonio, dell'impossibilità di avvalersi di professionalità interne, in quanto già impegnate nella fase progettuale-esecutiva delle opere inserite negli strumenti programmatori? Però sono stati previsti 62 milioni di lavori: allora «sono state fatte promesse che non si era in grado di mantenere?».Punto di caduta dell'interrogazione è l'ambito economico: le imprese edili del territorio - sostiene Barbo - sono da anni in difficoltà e molto si gioverebbero di un energico traino da parte delle commesse comunali. Ma queste commesse languono - scrive Barbo in una nota allegata all'interrogazione - tanto che «mi risulta che in questi giorni anche le principali associazioni datoriali del settore abbiano richiesto i dati aggiornati all'assessore di riferimento».Tanto più - argomenta il consigliere di opposizione - che i vincoli del patto di stabilità sono meno stretti che in passato (con evidente allusioni alle difficoltà patite dalla giunta Cosolini), quindi il parziale disgelo dei limiti imposti dalla finanza pubblica dovrebbe consentire un'intensificazione degli appalti.

Magr

 

 

Alberi di Natale, istruzioni per smaltirli dopo le feste - il 12 gennaio al Ferdinandeo

Con l'inizio del nuovo anno, arriva presto anche il momento di pensare a quando si smonteranno gli addobbi natalizi, ad esempio gli alberi di Natale. Per evitare il triste destino che spesso spetta agli alberi natalizi dopo le feste e vederli abbandonati lungo le strade cittadine, AcegasApsAmga e Comune di Trieste organizzano una speciale raccolta degli alberi: sabato 12 gennaio edizione speciale dei Sabati Ecologici, dedicata proprio a questa particolare raccolta. Dalle 9 alle 15 i cittadini potranno recarsi presso il parcheggio del Ferdinandeo dove troveranno gli addetti della multiutility ad assisterli nel conferimento di tutte le tipologie di alberi. Dato che ogni anno, finite le feste, sono moltissimi i resti degli alberi che decorano gli angoli delle strade in attesa di essere raccolti, l'iniziativa nasce per agevolare il conferimento e avviare a recupero correttamente gli alberi. Infatti, gli alberi senza radici, possono essere riutilizzati per produrre compost, mentre da quelli sintetici si possono recuperare altri materiali. Ma durante le feste è importante anche fare la differenziata. Scaricando "Il rifiutologo", l'app che permette di conoscere il corretto conferimento per ogni rifiuto, è facile farla. Ecco qualche utile consiglio dei rifiuti principali prodotti in questi giorni e come conferirli correttamente. In caso di file di luci decorative che non funzionano più, si tratta di Raee (Rifiuti da Apparecchiature elettriche ed elettroniche) e devono essere consegnate ai Centri di raccolta. Gli imballaggi in plastica (incluso il polistirolo) vanno conferiti nei contenitori della plastica. In caso invece di giocattoli rotti, non elettronici, in materiali plastici vanno inseriti nei contenitori dell'indifferenziato. Gli imballaggi in carta o la carta da regalo vanno conferiti nei contenitori per carta e cartone. Nel caso di carte dorate/argentate o i nastri decorativi vanno posizionati nei contenitori per l'indifferenziato.

 

 

Santa Croce - I viticoltori chiedono la rete idrica per i terreni

I viticoltori di Santa Croce vogliono una rete idrica per i loro terreni. È la Circoscrizione dell'Altipiano Ovest a farsi interprete della richiesta degli operatori per ottenere un prolungamento della rete, in particolare a favore della zona che comprende i terreni situati fra via del Pucino e le case del piccolo centro carsico. Il consiglio circoscrizionale, con una lettera della presidente Maja Tenze ricordando che «la Provincia aveva approvato, nel 2009, il piano generale degli interventi, ottenendo l'assegnazione di un contributo regionale per la realizzazione e il potenziamento di opere pubbliche di irrigazione al fine di favorire lo sviluppo dell'attività agricola, per l'importo di 4 milioni di euro da erogare in rate annue di 200 mila euro, che l'ente gestore Ato Orientale Triestina aveva approvato il piano d'ambito e che la competenza della realizzazione degli acquedotti spetta all'Acegas», si rivolge direttamente al sindaco Roberto Dipiazza. «Chiediamo - scrive Tenze - che il sindaco si faccia promotore presso gli enti competenti al fine di realizzare le infrastrutture necessarie per il basamento della microeconomia territoriale e la valorizzazione del territorio, attraverso lo sviluppo delle attività agricole». «Dobbiamo chiarire la situazione con l'Autorità unica per i servizi idrici e rifiuti - ha spiegato l'assessore per i Lavori pubblici, Elisa Lodi - ma sembra che l'area di Santa Croce sia già inserita nel progetto di potenziamento della rete».

 

 

Muggia, nel rione Fonderia nasce la nuova Microarea - «Vicini a tutti i cittadini»

Dopo la positiva esperienza di Zindis, ecco il secondo progetto avviato da Comune, azienda sanitaria e Ater con la cooperativa La Collina

Progetto Habitat-Microarea Fonderia. Si chiama esattamente così il progetto presentato ai residenti del rione popolare di Muggia. Recentemente avviato da Comune di Muggia, Azienda Sanitaria e Ater in coprogettazione con la Cooperativa Sociale La Collina, l'incontro ha visto la presenza del sindaco Laura Marzi e dell'assessore alle Politiche sociali Luca Gandini i quali hanno sottolineato l'importanza della nascita a Muggia, dopo la positiva esperienza della Microarea di Zindis, di questo secondo progetto, che porta il Comune e gli altri enti partner «a una maggiore vicinanza ai cittadini per gli obiettivi di salute e sviluppo di comunità». La partecipazione degli abitanti di Fonderia è stata numerosa e la cooperativa La Collina ha proseguito anche in questa occasione la raccolta dei punti di vista di ognuno sui bisogni e sulle potenzialità del rione, utile per proseguire nella realizzazione di interventi integrati che possano rispondere ai bisogni mettendo a valore le risorse esistenti sul territorio. Diverse le criticità emerse sino ad ora: dalle barriere architettoniche che rendono molto difficile il movimento dei residenti degli anziani, al degrado di alcune aree, dalla carenza di luoghi di incontro e di servizi alla necessità di puntare su alcune potenzialità, su tutte il tanto verde presente nell'area. «Dagli abitanti emerge il desiderio di intraprendere un percorso insieme alle istituzioni e agli altri soggetti coinvolti per il loro borgo, e, da parte di alcuni, il grande bisogno di maggiore supporto per affrontare i problemi dei singoli e del loro contesto», racconta Margherita Bono, referente della cooperativa sociale La Collina. Soddisfatto l'assessore alle Politiche sociali di Muggia Luca Gandini: «Abbiamo avviato un nuovo confronto con gli abitanti della zona per realizzare un progetto integrato, orientato a obiettivi di bene comune, che, attraverso un lavoro approfondito di conoscenza della popolazione e del territorio di Fonderia, di accoglienza e di ascolto attivo, possa supportare le persone più fragili, realizzando inclusione sociale e dando vita a percorsi condivisi di partecipazione e sviluppo di comunità».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 2 gennaio 2019

 

 

La permuta - Verdi e Comune siglano l'intesa per il passaggio della Tripcovich

Dopo l'ok politico in Consiglio comunale, è arrivato anche il via libera formale. I vertici dell'amministrazione municipale e della Fondazione Teatro Verdi hanno perfezionato il contratto relativo alla permuta tra la Sala Tripcovich (che diventa dunque di proprietà comunale) il capannone di via del Canneto 11 a Muggia, attualmente utilizzato dal teatro come deposito e spazio per l'allestimento delle scenografie. «Il Comune riprende la proprietà di un bene importante - dichiara l'assessore al Patrimonio e demanio, Lorenzo Giorgi - in vista del progetto di riqualificazione di piazza Libertà che rappresenta ancor di più, con la riqualificazione del Porto vecchio, l'ingresso della città».La permuta - è stato spiegato in conferenza stampa - mira inoltre ad aumentare il patrimonio del Verdi in vista della valutazione del "Piano di risanamento" della Fondazione avviato nel 2014 e che verrà valutato nel 2019.«Questo conferimento - afferma l'assessore comunale ai Teatri Serena Tonel - rappresenta un notevole elemento positivo che dovrà essere preso in considerazione dal commissario straordinario di Governo per il risanamento delle Fondazioni, poiché migliora il rapporto tra debito e capitale del teatro. Il Comune di Trieste fa quindi la sua parte per mantenere la classificazione del teatro cittadino come "Fondazione", allontanando l'ipotesi di declassamento a «teatro di tradizione», cosa che ridurrebbe i fondi statali e quindi renderebbe difficile sostenere il livello occupazionale e di qualità di produzione del teatro. Grazie quindi al Consiglio comunale che il 18 dicembre scorso con senso di responsabilità ha approvato la delibera in tempi utili per concludere il trasferimento di proprietà entro la fine dell'anno e un ringraziamento all'assessore Lorenzo Giorgi e agli uffici dell'Immobiliare del Comune che hanno predisposto gli atti nei tempi che era necessario rispettare».

 

L'ex Hotel Obelisco all'asta per "soli" due milioni di euro

L'albergo di via Nazionale, abbandonato da quasi 40 anni, verrà venduto per una cifra ulteriormente ribassata dopo le ultime tornate andate deserte

Il prossimo 6 marzo il tribunale di Milano ritenterà la vendita all'asta dell'ex Park Hotel Obelisco di via Nazionale a Opicina. Il vecchio complesso alberghiero, ormai in totale stato di abbandono dal 1979, verrà venduto ad una base d'asta di 2 milioni di euro. Una cifra ulteriormente ribassata rispetto alle precedenti tornate d'asta andate deserte. Basti pensare che quell'area di quasi 62 mila metri quadrati che include la struttura alberghiera e l'area destinata ad impianti sportivi e il giardino, nel 2010 venne proposta a 4 milioni e 573 mila euro. Nel luglio del 2017 a 2,6 milioni. La destinazione d'uso di quell'area prevede la possibilità di conservare quella ricettiva ma pure di trasformare quella zona in attività commerciale al dettaglio, artigianale di servizio o per servizi ed attrezzature collettive. Nel 2013, l'architetto Giuseppe Agresta incaricato di effettuare una perizia da Patrizia De Cesari, Giorgio Canova e Andrea Carlo Zonca, i curatori del fallimento della "Gladstone spa" - l'ultimo proprietario di quella realtà sul Carso triestino - nella sua relazione scrisse che «nonostante i vari ribassi d'asta, non è stata fatta alcuna offerta e i pochi soggetti interessati hanno abbandonato, da un lato per il vincolo della destinazione d'uso "turistico-ricettiva" e dall'altro per i tempi lunghi di realizzo a fronte degli ingenti capitali da investire». Negli anni qualche investitore italiano, ma anche straniero, ha bussato alle porte dei curatori per avere maggiori informazioni sul vecchio Park Hotel Obelisco, ma poi non ha presentato alcuna proposta. Ora, la speranza è che la vocazione turistica che Trieste ha evidenziato negli ultimi anni, l'interesse che acquirenti con importanti capitali stanno dimostrando per questa zona e il prezzo ulteriormente ribassato, possano portare alla vendita di quella struttura. Un'operazione che ridarebbe respiro a quell'area completamente abbandonata, circondata da un'ampia zona verde, con una vista mozzafiato e a due passi dal tram di Opicina e dunque appetibile dal punto di vista turistico. Il tallone d'Achille è l'investimento che chi rileva quell'immobile è costretto a sostenere per trasformarlo in una nuova struttura ricettiva. Da una stima effettuata dai tecnici incaricati dai curatori, per ristrutturare l'intero complesso servirebbero oltre 18 milioni di euro. Quel rudere spettrale alla ricerca di un riscatto e che molti triestini vorrebbero rivedere vivere, oggi è preda di vandali e balordi. L'asta, senza incanto, sarà gestita con il sistema telematico e avverrà dal 6 al 7 marzo. Alla base d'asta saranno possibili delle proposte di rialzo minimo di 25 mila euro. 

Laura Tonero

 

 

 

 

 

 

 

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