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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2019

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 30 aprile 2019

 

 

I Verdi ridiscendono in campo «a difesa della Val Rosandra»

Il movimento si ripresenta alle elezioni di San Dorligo dopo cinque anni di assenza Primo "nemico" il raddoppio della Capodistria-Divaccia

SAN DORLIGO. Preservare la Val Rosandra, opponendosi in primis al progetto del governo sloveno, determinato a raddoppiare la linea ferroviaria che unisce Capodistria a Divaccia, «operazione che potrebbe creare considerevoli danni all'attuale equilibrio naturale della zona». Proporre una class action per tutelare il territorio dalle cosiddette molestie olfattive «originate dalla Siot». Monitorare con maggiore puntualità le emissioni causate dalle prove sui motori «all'interno dello stabilimento della Wärtsilä» e l'inquinamento atmosferico provocato «dall'incremento del numero dei Tir che transitano sul territorio comunale». È un programma molto preciso quello dei Verdi, che tornano a correre per le amministrative a San Dorligo dopo un'assenza di cinque anni. «I problemi sono troppo importanti - spiega il candidato consigliere Rossano Bibalo - perciò abbiamo deciso di fare questo passo. Inizialmente abbiamo provato un approccio con il centrosinistra, ma non ci siamo trovati sul programma», prosegue Bibalo: «Abbiamo avuto contatti anche con l'opposizione, ma ci siamo scontrati con personalismi che non potevamo accettare, pur nella condivisione su alcuni temi».«Perciò - chiude Bibalo - ci presentiamo da soli e Alen Kermac è il candidato sindaco ideale, anche perché, in quanto residente, conosce i problemi di questa zona». E Kermac si concentra proprio sul raddoppio della Capodistria-Divaccia: «Un progetto sul quale il governo sloveno si sta dimostrando troppo disinvolto e poco attento alle esigenze di rispetto dell'ambiente. Collaboreremo strettamente con gli amici sloveni che si ritrovano sulle nostre posizioni - aggiunge il candidato sindaco - nel contesto di un'alleanza verde». Fra i candidati consiglieri figura anche Tiziana Cimolino: «Questa zona avrà sempre più bisogno di presidi vicini, perché il territorio è frazionato e i mezzi pubblici passano di rado». Antonello Gallese infine punta il dito sulla «mancanza di un'adeguata sorveglianza sul territorio: serve un serio monitoraggio di terreno, acque e aria».

 

 

Al via la stagione delle crociere a basso impatto ambientale

Aidanova (Carnival) è in grado di utilizzare gas naturale liquefatto (Gnl)

Con il primo approdo a Barcellona di Aidanova ha preso il via l'era delle crociere a bassissimo impatto ambientale per il Mediterraneo. come sottolinea The Meditelegraph infatti l'ammiraglia di Aida Kreuzfahrten (brand di Carnival Corporation all'interno del gruppo Costa) è la prima al mondo nel campo delle passeggeri alimentabile anche in navigazione a gas naturale liquefatto. Si tratta della tecnologia di propulsione più avanzata e a minor impatto ambientale dell'industria navale, nonché del combustibile fossile più ecologico al mondo, che abbatterà significativamente le emissioni atmosferiche e l'utilizzo di gasolio. L'industria crocieristica ha intrapreso così una fondamentale svolta green che permetterà di abbattere notevolmente le emissioni inquinanti delle navi bianche. Il porto catalano è stato scelto da Carnival Corporation come base per il rifornimento per il Gnl delle proprie unità nel Mare Nostrum. Questo avverrà tramite bettoline appositamente attrezzate grazie ad un accordo di collaborazione con la Shell. Molte saranno le nuove navi da crociera alimentabili a Lng che entreranno in servizio in futuro: 10 per il gruppo Carnival Corporation (incluse le prime due navi di questo tipo realizzate da Fincantieri), 5 per MSC Crociere, 4 per il gruppo Royal Caribbean ed infine 3 per Disney Cruise Line. Fincantieri ha fatto da apripista. Il gruppo di Bono ha firmato nel marzo scorso i contratti definitivi con Princess Cruises, (anche questo un brand degli americani di Carnival Corporation alleato storico del colosso triestino), per costruire a Monfalcone due navi da 175mila tonnellate di stazza lorda, in grado di ospitare circa 4300 passeggeri. Si tratta delle navi più grandi mai realizzate in Italia con consegne previste per la fine del 2023 e la primavera del 2025 che saranno alimentate anche queste in modalità dual-fuel (gasolio ma anche Lng, gas naturale liquefatto). Il valore complessivo della maxi-commessa non è stato reso noto, ma le caratteristiche tecniche delle navi suggeriscono una stima, secondo fonti di settore, sopra i due miliardi. Le unità si baseranno su un progetto di prossima generazione, diventando le prime navi dual-fuel della flotta di Princess Cruises ad essere alimentate primariamente a gas naturale liquefatto (Lng). È una svolta epocale quella di Fincantieri che vira la sua produzione verso le costruzioni di navi da crociera che sfruttano l'energia del combustibile più pulito al mondo. Intanto la Clia, associazione internazionale dell'industria crocieristica, ha annunciato che nel 2018 è stato raggiunto il nuovo record di 28,5 milioni di passeggeri nel mondo, con una crescita del 7% rispetto all'anno precedente. Inoltre, si prevede di raggiungere quota 30 milioni entro questo anno e 40 entro il 2028. Anno dopo anno, il settore delle crociere continua a crescere costantemente e a stabilire nuovi record. L'Europa è ricopre un ruolo centrale, con 7,17 milioni di crocieristi registrati nel 2018, una crescita del 3,3% rispetto al 2017. Di questi più di 4 milioni nel Mediterraneo.

 

 

Al via il Servizio civile solidale sette progetti per i ragazzi a Trieste

La Regione Fvg Giulia ha istituito con la LR 11/07 il Servizio civile solidale regionale rivolto a giovani di 16-17 anni e il 23 aprile è stato pubblicato il bando per la selezione di giovani interessati a questa esperienza. Il Servizio civile solidale è nato per sviluppare e valorizzare lo strumento del servizio civile sul territorio regionale creando occasioni per contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani. Questo avviene mediante l'organizzazione di attività riconosciute e retribuite a favore dei ragazzi più giovani e che hanno anche lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità stessa. L'impegno è di 360 ore distribuite nell'arco dell'anno ed è previsto un riconoscimento economico. Il Servizio Civile sarà attivo con 11 progetti di servizio civile solidale: sette a Trieste (Aggregazioni - Amis, Cultura della montagna - Monte Analogo, Immagini possibili - Oltre Quella Sedia, Liberamente - Arci, PopArt - Zskd, Reti creative - Arci Servizio Civile, Sport come opportunità di crescita - Zssdi) mentre uno è previsto a Udine (Sparks - Get Up), a Muzzana del Turgnano (Cultur@ambiente - Buteghe), a Carlino (#Generazionigenerano - A.f.d.s.) e a Latisana ( Latisan@attiva-A.F.D.S) dando la possibilità a 38 giovani di mettersi in gioco. I progetti si occupano, tra l'altro, di organizzazione e gestione di iniziative sportive, ambientali e culturali, attività nel campo della comunicazione, diffusione della cultura della cittadinanza attiva, educazione alla legalità e alla progettazione partecipata, promozione del commercio equo-solidale; sviluppo di centri di aggregazione giovanile; servizio di doposcuola multiculturale; supporto nel campo della disabilità. L'inizio è previsto nel mese di luglio e andranno ad aggiungersi ai 56 giovani del Servizio Civile Universale(18-28 anni), e alle due ragazze del Servizio Volontario Europeo provenienti dalla Germania e dalla Serbia, perun totale di 99 giovani. Arci Servizio Civile è la più grande associazione italiana no-profit dedicata esclusivamente al servizio civile che mette a disposizione dei giovani l'opportunità di dedicare un anno della propria vita per conoscere se stessi, agire per promuovere i diritti delle persone, partecipare alla vita sociale, sostenere i valori della pace e della nonviolenza. Gli interessati possono rivolgersi negli uffici di Arci Servizio Civile in via Fabio Severo 31, a Trieste entro il 24 maggio. Info: www.arciserviziocivilefvg.org. 

 

 

Simulazioni sul clima: un lavoro su due scenari

Se ne occupa Erika Coppola, ricercatrice del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare. Un'ipotesi positiva e una negativa

TEMA ESOF - I cambiamenti climatici sono una realtà già oggi e sono stati soprattutto i più giovani, ispirati anche dalla sedicenne Greta Thunberg attivista ambientalista svedese, a scendere in piazza il 15 marzo scorso per spingere i governi di tutto il mondo ad adottare politiche più incisive a tutela del clima e dell'ambiente. "Sustainable future" è uno dei nove temi scelti dall'organizzazione di Esof 2020 per il programma dell'edizione targata Trieste dell'EuroScience Open Forum - Esof che si svolgerà dal 5 al 9 luglio 2020 nel comprensorio del Porto Vecchio. Erika Coppola ricercatrice del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam-ICTP lavora con modelli climatici regionali che simulano scenari di cambiamento climatico nell'arco di 100 anni, spiega: «Simuliamo l'evoluzione del clima fino al 2100 in diverse regioni del mondo, inclusa l'Europa, seguendo degli scenari di emissione di anidride carbonica (ed altri gas serra) per studiare e comprendere quale sarà l'evoluzione del nostro clima. Utilizziamo due scenari, uno più pessimistico, ovvero cosa accadrebbe se continuassimo ad emettere allo stesso tasso di oggi da qui al 2100, l'altro più ottimistico, se invece riuscissimo a rispettare gli accordi di Parigi mantenendo l'aumento di temperatura inferiore ai 2 gradi, limitando dunque le emissioni di gas serra». Ma che cosa ci dicono le previsioni degli scienziati? Risponde Erika Coppola: «Già per la metà del secolo, quindi per il 2050, ci sarà sicuramente un aumento di ondate di calore, come è testimoniato dai modelli, e si intensificheranno eventi estremi di precipitazione, ad esempio per effetto del riscaldamento globale nel bacino del mediterraneo».«Ogni quattro anni l'Ipcc, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, redige un rapporto scritto dagli scienziati per i governi per fare il punto sulla situazione - commenta l'esperta che fa parte del team degli autori del prossimo rapporto - il ruolo degli scienziati è anche quello di far capire ai cittadini che il cambiamento climatico esiste: è dimostrato dalle osservazioni e sta già accadendo, non si tratta di crederci o meno perché gli effetti del riscaldamento globale sono già sotto i nostri occhi. L'altra cosa importante che gli scienziati dovrebbero riuscire a far capire a tutti è che non è vero che non si può fare niente perché dipende proprio da noi riuscire a limitare le emissioni per esempio utilizzando fonti alternative di energia rinnovabile»

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 29 aprile 2019

 

 

Sulla Ferriera basta con promesse elettorali sulla pelle degli operai  - La lettera del giorno di Roberto Decarli

Sono trascorsi quasi vent'anni da quando, nel maggio del '99 è stata affissa la targa sulla lingottiera prodotta nel 1964 dalla ex-Fonderia della Ferriera di Servola. La lingottiera è attualmente posizionata in Corso Cavour, all'imbocco del Canale Ponte Rosso. Il motivo di quell'evento ha lo stesso significato di quello di oggi: ricordare. Ricordare il lavoro di tanti uomini e donne occupati ieri ed oggi in questa fabbrica. Una fabbrica che certamente non era e non è facile, nella quale la fatica e l'esposizione al calore erano elementi non evitabili ma che allo stesso tempo costituiva un serbatoio di umanità e solidarietà al quale tanti di noi, ora pensionati, si sentono ancora molto legati. La siderurgia europea, nazionale, e in particolare la Ferriera di Servola, hanno subito diverse crisi dettate dal mercato altalenante, crisi a cui sono seguite lotte sindacali, ma chi ha sofferto e pagato pesantemente dal punto di vista occupazionale ed economico sono stati sempre e solo i lavoratori e le loro famiglie. Tutto ciò sarebbe già stato sufficiente, tuttavia alcuni personaggi della politica cittadina ed uno in particolare, per puro ed esclusivo interesse elettorale, hanno iniziato ad accanirsi in modo rozzo e offensivo contro lo stabilimento e contro coloro che all'interno vi hanno lavorato e tutt'ora vi lavorano, costruendosi in questo modo una lunga e immeritata carriera politica. In questi ultimi anni sono stati fatti importanti e dimostrabili investimenti per migliorare l'ambiente, anche attraverso lo sviluppo di lavorazioni specialistiche, quali la rilaminazione a freddo. Tutto questo ha garantito e aumentato di conseguenza l'occupazione dello stabilimento e dell'indotto. La situazione ambientale legata alla tipologia siderurgica è migliorata molto da tutti i punti di vista. Ora si parla nuovamente di collegare parti importanti dell'area dello stabilimento a future prospettive nel settore della logistica, bene. Qualsiasi progetto va valutato e accolto se i fondamentali mirano ad incentivare l'occupazione e a valorizzare economicamente il nostro porto. Tanti di noi legati alla storia e al lavoro di questo stabilimento, ascoltano con grande attenzione ciò che giornalmente e con evidenti sottolineature viene pubblicato e diffuso dai media locali e nazionali. Ci aspettiamo quindi che con la stessa forza comunicativa si parli anche di occupazione e di eventuali credibili ricollocazioni e tutele per coloro che potrebbero essere coinvolti. Le vicende e le promesse di questi anni ci inducono a non essere fiduciosi.

 

 

Trieste - Storia del verde urbano

Conferenza " Verde urbano - storia ed evoluzione - giardini e ville storiche della città di Trieste" a cura di Francesco Panepinto oggi, alle 17.30, nella sala conferenze dell'Università della Terza Età, in via Corti 1/1. La conferenza rientra nel ciclo di sei incontri culturali sulla cultura del verde - L'importanza del verde urbano e il valore degli alberi - organizzato da Italia Nostra. Saranno illustrati l'evoluzione del rapporto tra civiltà e giardini, gli stili architettonici dal rinascimento ad oggi, i giardini, le ville e i viali alberati storici della città.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 28 aprile 2019

 

 

Via Mazzini pedonale "stoppata" dal Comune «Meglio i bus elettrici»

L'assessore all'Urbanistica Polli: «Ci siederemo al tavolo con Trieste Trasporti e Regione. Soluzione entro dicembre»

Una linea di autobus elettrici in futuro potrebbe collegare piazza Goldoni e le Rive, passando attraverso via Mazzini. È una delle possibilità contemplate nel più ampio contesto del nascituro Piano urbano di mobilità sostenibile (Pums), in alternativa alla pedonalizzazione: l'idea di chiudere la zona al traffico, appena risollevata da Confcommercio Trieste, al momento non è contemplata dal Municipio. L'intento dell'amministrazione comunale, in quel punto, è di sostituire il trasporto pubblico tradizionale con i bus elettrici, «silenziosi e non inquinanti - spiega l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli -. Sarebbe un modo di alleggerire vibrazioni e smog, senza rinunciare al traffico: è giusto trovare un compromesso per andare incontro alle esigenze di tutti, e cioè dei commercianti così come dei cittadini, degli albergatori e dei loro ospiti. Molti cittadini, soprattutto anziani ma anche portatori di disabilità, hanno l'esigenza di raggiungere agilmente l'area: cosa impensabile con la pedonalizzazione». «In via Mazzini, poi, ci saranno importanti hotel - prosegue Polli -. Chi vi alloggerà dovrà poterci arrivare davanti con l'auto per scaricare i bagagli; sarebbe assurdo dover camminare per centinaia di metri, per raggiungere un albergo a 5 stelle. Ciò peraltro favorirà il commercio di alta qualità. Un'eventuale pedonalizzazione, infine, intaserebbe ulteriormente piazza Goldoni, penalizzando gli esercenti di corso Italia, dove il rumore aumenterebbe». L'idea è che chi arriverà in piazza Goldoni, tra i principali capolinea del trasporto urbano, qui avrà la possibilità di salire a bordo delle navette elettriche per poi scendere sulle Rive, ricongiungendosi alla rete di autobus ordinaria. L'assessore sottolinea che tutto ciò, al momento, ha valore di ipotesi: «Come è noto stiamo lavorando al Pums, in collaborazione con tutti i soggetti pubblici, privati e di categoria - conclude -. Troveremo una soluzione entro dicembre. Per quanto riguarda i bus elettrici, nello specifico, sono già efficacemente in uso in molte città con orografia simile a Trieste, specie nel Nord Europa. Ci metteremo a tavolino con Trieste Trasporti e Regione per studiare le linee elettriche: una di queste sarà probabilmente via Mazzini, appunto. Ma la riprogettazione riguarda più in generale l'intera area, compresi corso Italia e via Imbriani». La svolta ecologica nel trasporto pubblico cittadino è peraltro auspicata anche da Progetto Fvg. Spiega Giorgio Cecco, referente della sezione triestina: «Bisogna prestare attenzione all'ampliamento delle zone pedonali, tuttavia è meglio non avventurarsi in sperimentazioni parziali come quelle passate. L'ideale sarebbe una pianificazione a medio-lungo termine, con una pedonalizzazione più ampia del Borgo Teresiano e del Borgo Giuseppino. Servirebbe inoltre una radicale modifica al trasporto pubblico integrato, valutando bene gli assi di corso Italia e via Mazzini, magari con un sistema elettrico». 

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 27 aprile 2019

 

 

Via Mazzini "occupata" da Piazza Europa I commercianti: «Ora va pedonalizzata»

Categoria in pressing sul Comune: «La manifestazione di questi giorni prova che è possibile farlo senza problemi»

Via Mazzini e le strade vicine chiuse alla circolazione e ai bus per il mercato europeo? Perché non decidere per la pedonalizzazione definitiva. È il messaggio lanciato da Franco Rigutti, vicepresidente di Confcommercio Trieste, che in occasione dell'evento torna sulla questione. «Vediamo che per questa manifestazione le strade sono interdette al traffico e nessuno si lamenta - spiega Rigutti - quindi si capisce che il cambiamento alla viabilità è qualcosa di fattibile, senza grandi rivoluzioni. È un esempio chiaro - prosegue - che ci si può organizzare e cominciare a discuterne». E anche altri commercianti della zona sollecitano una ripresa della vicenda, che porti questa volta a pensare concretamente a rendere le vie aperte solo ai pedoni. «Porterebbe un indubbio beneficio a tutte le persone che hanno attività qui, ci sarebbe più movimento - spiega Gabriele Leonori, titolare di Monti - e le persone amano camminare nel pieno centro. Ho visto personalmente in altre città all'estero che tutto ciò è possibile e senza grandi problemi, consentendo naturalmente il passaggio di mezzi di soccorso o di altri che necessitano di transitare. Solo da noi - aggiunge - pare che la burocrazia sia difficile e renda tutto più complicato. E poi sarebbe fantastico poter contare su un' asse che dal mare arriva fino a piazza Goldoni, da percorrere interamente a piedi, sia per i triestini che per i turisti. Penso di interpretare il pensiero di tutti i proprietari di negozi della strada, quando dico che la pedonalizzazione non può che essere un' idea molto positiva». Commenta il presidente di Confcommercio Trieste Antonio Paoletti: «La pedonalizzazione di varie aree della città ha certamente incrementato il potenziale di attrattività turistica e consentito importanti flussi di persone, che hanno portato a maggiori acquisti nel comparto commerciale locale. Indubbiamente è la strada da continuare a percorrere, lasciando alle amministrazioni pubbliche competenti il compito della valutazione dei costi e delle opportunità offerte nella scelta di un'arteria stradale rispetto all'altra». Aggiunge ancora il presidente di Confcommercio: «L'incremento di visitatori in città dipende anche da scelte realizzate fuori dal centro. Lo dimostra in questi giorni la creazione del parcheggio Bovedo, che con i suoi stalli per i camper ha consentito a numerosi turisti di raggiungere agevolmente il centro città», è la conclusione di Paoletti. 

Micol Brusaferro

 

 

Restauro del Museo Ferroviario Cantiere in partenza il 4 maggio

Fissata la data per il via simbolico al restyling alla presenza di Fondazione Fs Si comincia dalla facciata di via Giulio Cesare ma per il resto non ci sono fondi

È uno dei musei più conosciuti e apprezzati della nostra città. È anche punto d'incontro di storici, modellisti e cultori del mondo dei trasporti, ma attualmente è in attesa di un intervento di riqualificazione che lo riporti agli antichi fasti di un tempo. Stiamo parlando del Museo Ferroviario di Campo Marzio, inaccessibile dall'estate del 2017, quando ne venne annunciata la chiusura per l'avviamento dei lavori di riqualificazione. Ora finalmente questo momento tanto atteso è alle porte.«Sabato 4 maggio - spiega l'ingegner Luigi Cantamessa, direttore della Fondazione FS - con un momento di condivisione molto semplice, sanciremo ufficialmente l'avvio dei lavori di riqualificazione del primo lotto della stazione - museo di Campo Marzio».L'appuntamento è fissato per le 11, quando a inaugurare il cantiere dei lavori di riqualificazione saranno il presidente e il direttore generale della Fondazione FS Mauro Moretti e Luigi Cantamessa, insieme al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza.L'opera è di una certa importanza e la preparazione del cantiere ha coinvolto principalmente la Soprintendenza e il ministero dei Beni e delle Attività culturali. Della partita è ovviamente la stessa Fondazione Fs, coinvolta per predisporre una gara europea, bandita poi da Rete ferroviaria italiana sotto il segno della massima trasparenza. In questo periodo, oltre al disbrigo di tutta la parte burocratica, nonché alla stesura e approvazione del progetto, i soci volontari dell'Associazione Museo Stazione Trieste Campo Marzio hanno provveduto a catalogare e smontare tutti i materiali della collezione, assicurandosi che venissero posti in un luogo sicuro e protetto. Questo primo lotto dei lavori riguarda soltanto la parte che si affaccia su via Giulio Cesare, ossia l'area già occupata dal Museo fino al luglio 2017, mentre per gli altri due lati del fabbricato non c'è al momento la necessaria copertura finanziaria. Il tempo massimo previsto per la riapertura di questo primo lotto è di venti mesi compreso il nuovo allestimento, anche se è auspicabile che i lavori vengano conclusi in un lasso di tempo inferiore. Ma per seguire in diretta il working progress dei lavori, sarà pure possibile effettuare dei sopralluoghi al cantiere. «Per chi vorrà constatare di persona l'avanzamento dei lavori - spiega infatti Cantamessa - verranno organizzate delle visite al cantiere, su prenotazione, ovviamente con le necessarie dotazioni di sicurezza». 

Andrea Di Matteo

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 26 aprile 2019

 

 

Acque ok dopo le analisi Arpa davanti a Ferroviario e Diga

ADESSO SI ATTENDE IL RITIRO DELLO STOP AI TUFFI DA PARTE DEL COMUNE

I valori dei batteri fecali nel mare davanti al Bagno Ferroviario e all'Antica Diga sono scesi sotto la soglia prevista dalla legge e ora si attende il ritiro del divieto di balneazione emesso con un'ordinanza dal Comune il 19 aprile. A rendere nota la situazione è l'Arpa che ha effettuato i campionamenti martedì 23 dopo il superamento dei limiti nei test del 16 aprile. A causare la contaminazione era stato un intervento straordinario sul collettore fognario della "Zona alta", uno dei due principali della città. L'intervento si è reso necessario a fronte di una ostruzione nella conduttura all'altezza dell'ospedale Maggiore. Per consentire l'intervento di AcegasApsAmga la Regione aveva autorizzato lo scarico a mare per 30 giorni a partire dall'8 aprile. I lavori si sono conclusi lo scorso venerdì e dunque ci sono voluti alcuni giorni perché la situazione ritornasse alla normalità e all'interno dei valori previsti dalla legge. Tira un sospiro di sollievo Lorenzo Deferri, presidente del Cral che chiude le polemiche dei giorni scorsi: «Diciamo che avevamo del tempo prima di aprire la stagione estiva a giugno. È stata comunque una Pasqua sicuramente difficile dopo la notizia del divieto di balneazione. Oggi (ieri, ndr) sapere che i valori sono tornati nella norma non può che farmi piacere e tirare un sospiro di sollievo anche se aspettiamo la comunicazione ufficiale del Comune». Arpa ha effettuato, come di consueto, le analisi sia per gli enterococchi che per l'escherichia coli e, come accennato, i valori sono tornati sotto il limite di legge e quindi già ieri è stata comunicata la fine dell'emergenza al Comune che ora potrà ritirare il divieto di balneazione nell'area

 

 

Marciapiedi, alberi, giardini, giochi Manutenzioni per quasi un milione

Cinque delibere illustrate dall'assessore Lodi

Nel giro di quasi un mese, tra fine marzo e fine aprile, la giunta Dipiazza ha deliberato un programma di manutenzioni per un valore di circa un milione di euro, 950 mila euro per esattezza. Marciapiedi, alberature, giardini, aree gioco per i bambini: i provvedimenti, che rientrano nella progettualità definitivo-esecutiva, sono stati illustrati dall'assessore ai Lavori pubblici, Elisa Lodi. Dal punto di vista finanziario, è la vendita di azioni Hera a supportare gli interventi, la cui durata è prevista attorno a un anno. Naturalmente la delibera, che s'inquadra nel Piano triennale delle opere 2019-21, accende un iter amministrativo che nelle determine dirigenziali e nelle gare avrà il suo compimento. L'opera più rilevante riguarda il risanamento "radicale" dei marciapiedi nella Zona Nord della città, con l'abbattimento delle barriere architettoniche: valore 500 mila euro. Il servizio spazi aperti-verde pubblico-strade ha individuato sette siti da rimettere in sesto: si tratta di via Segantini, viale d'Annunzio, via Felluga, foro Ulpiano, via Xydias e via Timeus, via Sinico e via San Pio X, via San Francesco. Centro e periferie. La relazione, redatta dai tecnici Lucia Cammarata e Alessandro Loy, precisa alcune linee operative: demolizione e rifacimento del manto bituminoso; rialzo ed eventuale sostituzione dei chiusini preesistenti; abbassamenti pedonali in corrispondenza di attraversamenti pedonali, varchi, accessi stradali, parcheggi per disabili; costruzione di brevi rampe necessarie a completare percorsi pedonali per disabili «anche preesistenti»; percorsi pedonali per disabili caratterizzati dalla presenza di pavimentazione tattilo-plantare in masselli di cemento; sistemazione di eventuali aiuole presenti in marciapiedi. Nella graduatoria economica dei lavori segue la manutenzione straordinaria della segnaletica stradale: orizzontale, verticale, specchi parabolici, dissuasori in ghisa. Il Municipio ci scommette 150 mila euro. La relazione, che accompagna la delibera 217, puntualizza che «la segnaletica orizzontale risulta scarsamente visibile a causa degli elevati volumi di traffico e in parte da svariati interventi di ripristino della pavimentazione stradale». Dal punto di vista topografico non ci sono riferimenti precisi e la relazione si limita genericamente a citare vari borghi cittadini e carsici. Altro ambito manutentivo è quello che concerne le alberature presenti lungo i bordi strada, con l'obiettivo di alzare il livello di sicurezza della circolazione veicolare. I siti principalmente interessati sono - secondo il progettista Francesco Panepinto - strada nuova per Opicina, strada per Basovizza, via Carnaro, strada della Rosandra, via Flavia, via Damiano Chiesa. Per i lavori 100 mila euro. Stesso importo per la manutenzione delle aree gioco. Un elenco assai lungo composto da 54 siti, dal giardino Mascherini in piazza Carlo Alberto all'area gioco della parrocchia di Santa Maria Maddalena. Infine ancora 100 mila euro sulla manutenzione straordinaria dei giardini. La relazione elenca 44 aree bisognose di cure, sia per il deperimento naturale delle piante che per atti di vandalismo. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 25 aprile 2019

 

 

Poche mucillagini ma tante meduse Ecco quale mare ci attende in estate

Le previsioni emerse nell'incontro "Dove faccio il bagno" dedicato a batteri, specie aliene e inquinamento

Sarà un'estate piena di meduse, mentre non c'è evidenza di un rischio concreto di mucillaggini, frutto di inverni tiepidi come quello appena trascorso e segnalate nelle ultime settimane solamente nel Sud della Croazia. È quanto emerso ieri nel corso del secondo appuntamento di "Mare&Salute", il ciclo di conferenze divulgative dell'Ogs sul legame tra uomo e mare, tenutosi al Museo Revoltella con il tema dal titolo: "Dove faccio il bagno? Rischi dal mare: dai batteri alle specie aliene". Il dibattito ha spaziato dai batteri alla comparsa di specie aliene nei nostri mari, passando per i metalli pesanti come il mercurio che inquinano le acque dell'Isonzo e che finiscono con il riversarsi nel golfo di Trieste. Moderato dal giornalista scientifico Fabio Pagan, nell'auditorium del museo cittadino sono intervenuti Paola Del Negro, direttore generale dell'Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale, Maurizio Spoto, direttore dell'Area marina protetta di Miramare, padre Luciano Larivera, teologo, giornalista e presidente del Centro culturale Veritas, Fabio Barbone, direttore scientifico del Burlo, e Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde. È un tema, quello dell'ambiente, che negli ultimi anni ha finito con il sensibilizzare perfino lo stesso papa Francesco, come ha ricordato padre Larivera. «Partendo dalla sua enciclica "Laudato sì" del 2015 - queste le parole del teologo - il Santo Padre ha aperto uno spiraglio nuovo nel contesto dell'etica ambientalistica fra mare e uomo, cercando di dare agli uomini un motivo per agire. Solo attraverso una conversione ecologica pienamente consapevole si consentirebbe quantomeno di affrontare in modo adeguato questo insieme di problematiche». Più del 70% del pianeta - è stato ricordato nell'incontro di ieri pomeriggio al Revoltella - è coperto d'acqua e la sopravvivenza dell'uomo sulla Terra è strettamente legata all'ecosistema marino. Mari e oceani hanno un ruolo fondamentale per la salute umana perché rappresentano una fonte di cibo e altre risorse naturali. Quello marino, insomma, è un ecosistema fondamentale per l'uomo in quanto principale fornitore di "beni e servizi", ma la sua salute è spesso minacciata dalle attività degli stessi esseri umani.«Il mare non è una piscina - ha spiegato Del Negro - bensì un insieme di organismi come i fitoplasmi che catturano l'anidride carbonica per trasformarla in ossigeno e più della metà dell'ossigeno che noi respiriamo deriva dal mare: se esso smettesse di svolgere questo servizio di purificazione dell'aria per l'umanità sarebbe l'inizio della fine». Ma quindi dove sarà possibile andare a fare il bagno nell'incipiente stagione estiva? «Le aree costiere del Friuli Venezia Giulia sono come sappiamo limitate - ancora la professoressa Del Negro - e al contempo ci sono zone a rischio inquinamento più elevato a causa del traffico navale e portuale». Il porto di Trieste e la laguna di Marano sono perciò le pecore nere in quanto a balneabilità nel golfo di Trieste, ma quali sono fattori e criteri che caratterizzano tale balneabilità? «Esistono dei batteri indicatori nell'acqua - sempre Del Negro - che stanno a misurare il grado di qualità della stessa acqua e a seconda delle loro concentrazioni nel mare si definisce la qualità di quest'ultimo». Un concetto di qualità dell'acqua marina che non va di pari passo con il concetto di limpidezza del mare: molto spesso l'acqua più limpida finisce con l'inficiare la presenza di altri organismi, verosimilmente preziosi per la nostra fauna ittica. La prossima conferenza, sempre al museo Revoltella, si terrà mercoledì 8 maggio alle 18: si parlerà della storia del sale e delle malattie cardiovascolari.-

Lorenzo Degrassi

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 24 aprile 2019

 

 

«Sì alla società per Porto vecchio ma la regia non finisca ai privati»

Il nuovo gestore annunciato da Dipiazza incassa il placet condizionato degli alleati Il Pd: «Il rischio spezzatino non è scongiurato». Il M5s: «Quote pubbliche al 100%»

La società di gestione per lo sviluppo del Porto vecchio risveglia la comunità politica triestina dopo l'annuncio, da parte del sindaco Roberto Dipiazza, della sua imminente costituzione. Se da destra arriva il plauso all'operato di giunta, pur con dei rilevanti distinguo, sui banchi dell'opposizione i dubbi fioccano. Il primo cittadino, ricordiamo, ha dichiarato sul Piccolo di ieri che il 29 del mese si terrà un incontro fra lo stesso sindaco di Trieste, il presidente dell'Autorità di sistema portuale Zeno D'Agostino e il presidente della Regione Massimiliano Fedriga per stabilire quali saranno i primi passi della società che, sulla carta, dovrebbe accompagnare il processo di alienazione dell'antico scalo. Finora però il sodalizio non aveva visto luce, suscitando le perplessità dei suoi sponsor. Dipiazza ora però corre ai ripari e annuncia l'imminente costituzione della società, specificando che all'inizio sarà pubblica, e che in futuro si potrà aprire a partecipazioni private. Dai ranghi del centrosinistra interviene la capogruppo del Partito democratico Fabiana Martini: «Premesso che noi faremo sempre il tifo per Porto vecchio, al di là dei facili annunci e del rischio "spezzatino", che non ci sembra per nulla scongiurato, quello che ci preoccupa di più è la mancanza di una maggioranza stabile capace di una visione unitaria del futuro della città. Oggi si è ostaggio dell'elezione del presidente del Consiglio, domani della società di gestione, dopodomani chi sa di che altro». Così invece il consigliere del Movimento 5 Stelle Paolo Menis, che in aula aveva chiesto venisse preservato il carattere pubblico della società: «Dipiazza dice che poi apriranno all'ingresso dei privati ma, come noi abbiamo chiesto fin dal principio, la società di gestione dovrebbe restare interamente in mano pubblica». «Ora però, al di là degli annunci, bisogna capire - aggiunge lo stesso Menis - quale sarà il ruolo di questa realtà, perché al momento le funzioni non ci sembrano ancora chiare. Servirebbe inoltre un piano complessivo per lo sviluppo dell'area».Passando dall'altro lato dello spettro politico, troviamo il consigliere comunale leghista Everest Bertoli, che per il Carroccio si esprime così: «La nascita di una società pubblica è un'ottima iniziativa, presuppone una visione e un progetto comune per il futuro dell'area. Condividiamo anche il fatto che le partecipate pubbliche non debbano diventare un deposito per "politici bolliti", come ha detto il sindaco». Il Carroccio pone però dei punti fermi sulla futura evoluzione della società, durante un mandato in cui il Consiglio comunale è relegato a un ruolo ancillare: «Una volta costituita la società, definiti lo statuto e la struttura, il Comune sarà chiamato a stabilire chi saranno gli amministratori attraverso i suoi organismi, ovvero la giunta e il Consiglio comunale».Si frega le mani invece il capogruppo di Forza Italia Alberto Polacco, che accoglie con soddisfazione l'annuncio del sindaco: «Fu Forza Italia a chiedere che la società di gestione mantenesse un carattere pubblico al 50% più uno. Lo abbiamo messo nero su bianco in un emendamento alle linee direttive su Porto vecchio che è stato inserito nel documento. Quanto detto dal sindaco conferma il recepimento del nostro lavoro». Conclude Polacco: «Se poi si apre ai privati, bene, ma la regia resti in mano pubblica».-

Giovanni Tomasin

 

 

I rischi del mare oggi al Revoltella - L'INCONTRO

"Dove faccio il bagno ? Rischi dal mare: dai batteri alle specie aliene" è il secondo incontro del ciclo "Mare e Salute" promosso dall'Ogs. L'incontro, oggi alle 17.30 al Revoltella, spazierà dai batteri alle specie non propriamente autoctone nei nostri mari, dai metalli pesanti al rapporto uomo-ambiente.

 

Revoltella - Dove faccio il bagno? I rischi del mare

"Dove faccio il bagno? Rischi dal mare: dai batteri alle specie aliene" è il secondo incontro del ciclo di conferenze "Mare e salute", promosse dall'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale-Ogs, per evidenziare sia gli effetti del mare sulla salute dell'uomo, sia gli effetti dell'uomo sulla salute del mare. L'appuntamento, aperto a tutti, è in programma alle 17.30, al Museo Revoltella. La conferenza è a ingresso gratuito, previa registrazione sul sito dell'Ogs alla sezione https://www.inogs.it/it/content/mare-e-salute.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 23 aprile 2019

 

 

Sito inquinato, 8 milioni in ballo - La Regione in pressing a Roma

L'assessore all'Ambiente Scoccimarro incontrerà a breve i vertici del ministero per ottenere la gestione diretta di altri spazi. Pronti 7 dossier attorno al Canale

La Regione chiama banco: chiede di gestire in prima persona una fetta più ampia del Sito di interesse nazionale (Sin), il precedente del Canale navigabile sembra aver dato buoni risultati e allora vuole insistere nella bonifica "decentrata". Il motivo è semplice: il ministero dell'Ambiente è troppo lento nell'evadere le pratiche relative al Sito di interesse nazionale (leggi: aree in zona industriale da esaminare ed eventualmente da risanare), i fascicoli sonnecchiano nel palazzone della capitolina via Cristoforo Colombo che ospita il dicastero, gli imprenditori sfogano il loro legittimo malumore sulla Regione Fvg. A sua volta la Regione rileva che molti procedimenti sono bloccati perchè Roma non convoca le conferenze dei servizi. Non solo: ancora nel luglio 2017, quasi due anni fa, la stessa Regione (a quel tempo guidata dal governatore "dem" Serracchiani) aveva consegnato l'analisi di rischio al ministero ma da allora la conseguente conferenza dei servizi non ha avuto luogo. Nell'infernale labirinto burocratico del Sin, una maledizione piombata su Trieste sedici anni fa nel 2003 (ma preparata già nel 2001), una delle poche cose positive si è invece rivelata la parziale "regionalizzazione" del sito, con il passaggio delle competenze - avvenuto durante il governo Serracchiani) - a Trieste delle aree attorno al Canale navigabile: nel giro di un anno su 11 procedimenti avviati, 7 sono stati definiti, addirittura in 5 casi con la restituzione dei suoli. L'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, non vuole fungere da capro espiatorio delle proverbiali pigrizie romane e volerà entro le prime dieci giornate di maggio nella Capitale con un'agenda impostata su tre punti: modificare l'accordo di programma firmato nel 2012, ridefinire le competenze in seguito alla soppressione della Provincia e alla liquidazione dell'Ezit, trasferire da Roma a Trieste l'utilizzo di 8 milioni di euro. Il viaggio è preparato in collaborazione con il sottosegretario leghista pordenonese Vannia Gava. Una lunga attesa perchè l'appuntamento era stato chiesto il 14 dicembre dello scorso anno. La questione di fondo riguarda lo snellimento e la velocizzazione di procedure giudicate «farraginose e complesse».. Uno dei capitoli più tosti si apre sull'acqua, perchè prima di analizzarle - ricordano gli uffici regionali - bisogna accendere una convenzione con i privati. Così sono centinaia quelle da sottoscrivere e si rischia di restare al palo: la soluzione potrebbe essere quella di partire con gli esami, verificando se la responsabilità dell'eventuale inquinamento sia pubblica o privata. Nella seconda ipotesi (ritenuta assai più infrequente) si chiederà al privato la rivalsa delle spese sostenute. Per documentare la buona prova della Regione nello sveltire le pratiche nelle aree di competenza, Scoccimarro fa filtrare l'elenco dei dossier, con relativi esiti. Chiuse le procedure sui suoli per due realtà Colombin (via Malaspina e e via dei Cosulich). Chiuso il fascicolo suoli per SeaMetal (ex Ortolan mare) in riva da Verrazzano. Chiuso il faldone per Sea Service (Crismani) in via Caboto. A posto infine le carte di AutaMarocchi, della Bruno Pacorini e di Acegas ex Aluwork. La nautica Quaiat ha il piano di caratterizzazione approvato, per quasi tutte le aziende è in corso il monitoraggio acque. Sul tema Sin si è mossa anche l'opposizione in Regione. L'ex sindaco Roberto Cosolini (Pd) ha presentato un'interrogazione a risposta immediata all'assessore Scoccimarro «con l'obiettivo di sollecitare l'azione della Regione, sia dando corso alle attività di caratterizzazione e analisi di rischio ereditate dall'Ezit, sia per ottenere il trasferimento della competenza di altre aree del Sin dal ministero dell'Ambiente alla Regione». Cosolini argomenta ulteriormente che «la situazione del Sin penalizza le nostre attività produttive, crea vincoli e incertezze fra le imprese insediate in loco e compromette nuovi insediamenti». In termini più generali, sempre sul versante "dem", interviene il segretario regionale Cristiano Shaurli, che contesta a «Fedriga, Roberti, Bini» l'assenza di una politica industriale . «Non possiamo credere - scrive - che il centrodestra continuerà a gestire così l'economia regionale, passando da una singola crisi industriale all'altra senza ottenere alcunchè». 

Massimo Greco

 

Via libera dagli enti "controllori" Si sblocca il rilancio di Acquario

Ok della Conferenza dei servizi dopo l'esame supplementare della documentazione che aveva indotto il Comune di Muggia a sospendere l'iter. Bussani: «E ora la gara»

MUGGIA. La Conferenza dei servizi ha approvato il progetto riguardante il secondo stralcio dei lavori di bonifica di Acquario. La sospensione dell'atteso maxicantiere è stata, dunque, finalmente revocata. Soddisfatto il vicesindaco di Muggia Francesco Bussani: «Ora che è arrivata l'approvazione, si potrà riaprire la gara per l'affidamento dei lavori». La battuta d'arresto nel percorso di restituzione pubblica del terrapieno lungo la costa muggesana era arrivata ad inizio anno. Una volta presentato nella Conferenza dei servizi - passaggio fondamentale per ottenere l'approvazione definitiva - l'iter si era bloccato per un «dilatarsi dei tempi rispetto a quanto prevedibile, con il subentrare della necessità di un atto di sospensione della procedura attivata da parte del Comune di Muggia», come aveva puntualizzato allora il sindaco Laura Marzi. Ottenute le proroghe per analizzare le documentazioni ricevute, ora è arrivato il "nulla osta" per ripartire con l'iter stesso. Nel dicembre dello scorso anno l'amministrazione comunale aveva già formalizzato l'approvazione del progetto che era stato predisposto, dopo l'espletamento della necessaria procedura di gara, dal costituendo "Raggruppamento temporaneo di professionisti di tipo orizzontale" composto da Hmr Ambiente srl, Servizi qualità e sicurezza srl, Hmr srl e Thetis spa.Il progetto prevede la realizzazione di un tratto di pista ciclabile a costeggiare la strada principale, la creazione di due punti di bike sharing, ma anche la creazione di chioschi enogastronomici con annessi servizi legati alla balneazione e alcune strutture ombreggianti per trovare riparo dal sole. Ma non solo. La riqualificazione di Acquario promossa dalla giunta Marzi prevede anche la realizzazione di un'area giochi e fitness, un campo da beach volley, un campo da bocce e lo skate park, quest'ultimo dirottato dall'ex piazzale Alto Adriatico alla riviera. Completano infine il progetto in questione arredi, docce, fontanelle, otto scalette a mare e l'allargamento del parcheggio esistente, che vedrà quasi raddoppiata l'attuale capienza. L'esecuzione comporterà una spesa complessiva di sei milioni e 310 mila euro, che trova copertura finanziaria grazie a vari contributi. Esattamente 910 mila euro derivano da un avanzo di amministrazione comunale vincolato e cinque milioni e 400 mila euro arrivano da un contributo fornito dall'Unione territoriale intercomunale. Nonostante la sospensione il vicesindaco muggesano aveva espresso da subito la propria fiducia nei confronti di una potenziale breve risoluzione del caso: «È uno dei progetti più importanti di tutto il territorio regionale, auspichiamo quindi che le tempistiche non subiscano rallentamenti che potrebbero posticipare la restituzione di questo tratto di costa alla comunità». Poco tempo dopo l'annuncio pubblico del rallentamento da parte del Comune, quindi, la Conferenza dei servizi ha dato l'ok a un cantiere atteso da più di 20 anni.

Riccardo Tosques

 

«Cantiere senza troppa "pubblicità" sulla linea Tal» - l'attacco dei Verdi

SAN DORLIGO. L'ex consigliere verde Alessandro Capuzzo, ricandidato ora per la lista "Zeleni Verdi Grune", interviene nel dibattito sui temi ambientali riguardanti la Siot a ridosso delle amministrative di San Dorligo. «Stavo pedalando in cerca di sbocchi per una futura ciclabile di collegamento fra Trieste-Draga e Cattinara-Longera, presso il tracciato della vecchia teleferica Italcementi, fra San Giuseppe e lo svincolo di Cattinara, quando mi sono imbattuto in uno scavo all'oleodotto Tal, che sembra dovuto a un'opera di riparazione del tubo principale di pompaggio», scrive Capuzzo: «Mi è parso emblematico che di questi lavori non si sia saputo granché. I colleghi della Lista Verde mi hanno comunicato che sono parte di una manutenzione programmata, autorizzata dalla Forestale. So che la Siot è prudente sulle questioni ambientali, dovendo misurarsi col malcontento dei cittadini riguardo i fetori. Sul posto sembra una riparazione della grossa condotta interrata, e mi chiedo: è forse dovuta a una perdita o a un incidente? E come mai il cartello sulla recinzione del cantiere esorta a far attenzione per la presenza di amianto?».--

 

 

Festa campestre a San Giovanni per la difesa del verde tra le case - L'INIZIATIVA AMBIENTALISTA

I contadini degli orti urbani sono giunti da ogni parte della città per la festa campestre di San Giovanni. In occasione della Giornata della Terra e della Pasquetta, infatti, ieri in via Brandesia è stato aperto alla cittadinanza l'orto di Francesca Birsa, uno degli ultimi spazi verdi nel centro del rione che da quattro generazioni è di proprietà della sua famiglia e che è difeso da tempo da possibili edificazioni. Accomunati dalla passione per la terra ma di età e curricula molto differenti, ognuno dei partecipanti ha contribuito al banchetto portando qualcosa. Tra di loro c'era il giovane universitario Claudio Amidei, che è in attesa di poter usufruire di un suo spazio all'interno dell'orto di San Giovanni per poter piantare le sue ibridazioni di iris ed hemerocallis. A seguito del trasferimento da Opicina, dove possiede un terreno che ora verrà venduto, ha scoperto di poter continuare a coltivare la sua passione poco lontano dalla nuova casa: «Un'ottima idea, per dare un'opportunità di sfruttare degli spazi condivisi e stare assieme agli altri».Non erano presenti solo i contadini degli orti urbani, ma anche semplici curiosi come Dario Visintini e Patrizia Biasimo, marito e moglie che conoscono la titolare del terreno: «È importante mantenere le sagre e le tradizioni legate alla campagna e alla periferia, così come difendere gli spazi di terra dalla cementificazione». L'obiettivo dell'iniziativa, organizzata da Bioest, Legambiente e altre associazioni, era di parlare di ambiente e dell'importanza di difendere il verde urbano. Durante la giornata si sono svolti due seminari: uno sul compostaggio svolto da Tiziana Cimolino di Urbi et Horti, l'altro sulla funzione dei fermentati, gli antiparassitari naturali, tenuto da Caterina dell'associazione Fervide Menti. È stata pure allestita una mostra d'immagini d'epoca su San Giovanni 100 anni fa.

Simone Modugno

 

 

FOTOGRAFIA - "Mare, Terra, Città" tempo di premiazioni - vedi articolo

Serata finale, al Circolo Arci, del concorso fotografico "Mare, Terra, Città" indetto da Legambiente. I vincitori delle sezioni del concorso sono stati: Premio Stili di vita a Paolo Bullo; Premio Sostenibilità a Paolo Bullo e Alessia Sala; Premio Uomini e Ambiente a Tommaso Vaccarezza; Premio speciale divulgazione a Flavia Luglio; Premio speciale Denuncia a Fabiana Stranic; Premio speciale Impatto Ambientale a Michela Langone. Menzione artistica a Alessandra Nider.

 

 

«Il nuovo ingresso dell'antico scalo ne cancella l'identità» - La denuncia di Italia nostra

«Il nuovo ingresso al Porto vecchio da Viale Miramare potrebbe cancellare l'identità storica. Anche se gli edifici in demolizione non sono stati oggetto di tutela, questo non vuol dire che non abbiano valore storico. Fortunatamente resterà la vecchia rimessa ferroviaria e speriamo anche la piccola stazioncina». L'architetto Antonella Caroli Palladini, presidente di Italia Nostra ed ex segretario generale del Porto di Trieste, boccia senza appello il nuovo ingresso all'antico scalo. Non tanto l'ingresso provvisorio spostato di una cinquantina di metri, ma la grande rotonda di viale Miramare che dovrebbe essere realizzata entro gennaio 2020 per 500 mila euro. «Purtroppo questi lavori, accelerati dall'evento Esof, comportano la rimozione di alcuni binari per la posa in opera dei sottoservizi. Speriamo in un ripristino dello stato precedente - continua l'architetto Caroli -. Certo tutti vogliono la riqualificazione ma chi ama il Porto vecchio non può che subire uno choc. Anche se questa non è considerata una zona di pregio cambierà radicalmente l'atmosfera dell'ingresso all'area storica. Molti desiderano nuove architetture, nuovi colori, ma questo comporta il non riconoscimento del luogo». La vicenda dei binari rimossi è al centro di una denuncia dei volontari di Tramway Porto vecchio Trieste. «Vergogna. Certo che il sindaco di Trieste non ha eguali. E meno male che i binari del Porto vecchio dovevano essere tutelati. Ma la soprintendenza ai beni culturali cosa sta facendo? Qualcuno dovrebbe intervenire e rapidamente», denunciano sulla Pagina Facebook postando una foto dei binari tagliati in viale Miramare. La segnalazione dei binari "interrotti" dai lavori di questi giorni è stata già inviata alla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. L'antico scalo, viene ricordato, era fondamentalmente un porto ferroviario, e tra i più importanti d'Europa.

 

 

Come salvare un mare "di plastica"

Un progetto Interreg da 2 milioni che investe anche UniTs per salvaguardare l'Adriatico da questa pericolosa materia

Non solo gli oceani, ma anche il nostro Adriatico sta diventando sempre più un mare di plastica. Un rifiuto in cui non solo nuotiamo, ma che sotto forma di microplastica arriva nelle nostre tavole, ingerita dai pesci di cui poi ci nutriamo. Mettere in campo nuove tecnologie per contrastare l'inquinamento da macro e microplastiche nelle spiagge e negli habitat marini del mare Adriatico è l'obiettivo del nuovo progetto europeo Interreg NET4mPLASTIC, che avrà durata triennale, è finanziato con quasi 2 milioni e mezzo di euro e riunisce nove partner, italiani e croati, tra cui l'Università di Trieste. «L'idea è nata lavorando assieme alla collega Elena Zambello. La plastica è un materiale che impiega migliaia di anni per disgregarsi e non scompare: una bottiglia abbandonata nell'ambiente presto finisce in mare e con l'azione del sole, dell'acqua e degli urti si riduce in pezzetti sempre più piccoli, le cosiddette microplastiche», spiega Marco Caniato, ricercatore della Libera università di Bolzano che collabora con il Dipartimento di Ingegneria e Architettura di UniTs al progetto, insieme alla professoressa Chiara Schmid. «Oltre a queste ci sono le microplastiche create dall'uomo, che nascono già micro e si riversano in mare, perché nessun filtro è in grado di fermarle. Si trovano nelle creme di bellezza e in molti tessuti che indossiamo: quando facciamo una lavatrice di capi sintetici riversiamo in mare una certa quantità di microfibre plastiche, che poi finiscono nella pancia dei molluschi e dei pesci di cui ci cibiamo». Sono quattro i principali aspetti di cui si occuperà questo progetto: «Vogliamo innanzitutto comprendere da dove proviene la maggior parte di queste microplastiche: se dalle creme di bellezza, dalle lavatrici, dalle lavorazioni industriali, dalle reti dei pescatori o dai rifiuti gettati nell'ambiente. Una volta individuata la causa principale sarà più facile agire di conseguenza per arginare il fenomeno», sottolinea Caniato. Altro obiettivo sarà la messa a punto di un sistema per il riciclaggio delle microplastiche, che essendo scarti eterogenei non possono essere riciclate con i metodi tradizionali già in uso. Il progetto chiamerà in causa le nuove tecnologie anche per il monitoraggio e la previsione delle aree dell'Adriatico dove si concentra la presenza di microplastiche: alle tradizionali procedure d'indagine e campionamento saranno affiancati dei droni per la mappatura e dei modelli numerici che simuleranno i processi di trasporto marittimo. Tutti i risultati e i dati del progetto saranno integrati in una piattaforma online, per sviluppare uno strumento di previsione dell'accumulo di plastiche e un sistema di allarme rapido utile alle autorità locali e agli allevatori di crostacei. Si cercherà infine di capire anche dal punto di vista sanitario quanto queste microplastiche, se ingerite, siano dannose per gli animali e per l'uomo. Insieme alle Università di Trieste e di Ferrara la partnership prevede il coinvolgimento dell'Università di Spalato, di enti territoriali italiani - la Regione Marche e l'Istituto di sanità pubblica veterinaria di Abruzzo e Molise - e croati - l'Istituto didattico per la sanità pubblica e l'Istituzione pubblica per il coordinamento e lo sviluppo del distretto di Spalato Dalmazia - e di due aziende del settore, la Hydra Solutions Srl e la Prosoft Ltd. 

Giulia Basso

 

 

Al Revoltella - Le specie aliene del mare triestino

"Dove faccio il bagno? Rischi dal mare: dai batteri alle specie aliene" è il tema del secondo incontro del ciclo di conferenze "Mare e Salute" promosso dall'Ogs. L'incontro, domani alle 17.30 al Revoltella, spazierà dai batteri alla comparsa di specie non propriamente autoctone nei nostri mari, dai metalli pesanti alla nostra salute, fino al rapporto uomo-ambiente.

 

Falesie a colori avifauna e fiori da scoprire in cinque uscite

Si parte con la passeggiata "Tempo di nidi" Un unico consiglio: portatevi il binocolo

Prende il via giovedì, con la prima passeggiata intitolata "Tempo di nidi", il ciclo di escursioni gratuite primaverili in programma all'interno della Riserva naturale delle falesie di Duino, organizzate dal Comune di Duino Aurisina e dalla Turismo Fvg. Ogni evento sarà dedicato a un tema specifico per dimostrare che uno stesso ambiente può essere letto attraverso varie chiavi di interpretazione, riservando ogni volta sorprese e scoperte.Giovedì l'escursione avrà come protagonisti gli uccelli, perché questo è periodo di nidificazione e, soprattutto al mattino, nella Riserva si sentono i canti con cui i maschi delle varie specie segnalano la loro presenza sul territorio. Durante la passeggiata (ritrovo alle 8.45 all'Infopoint di Sistiana) alla quale gli organizzatori propongono di partecipare muniti di binocolo, si potranno identificare, attraverso le indicazioni degli esperti, alcune specie proprio attraverso il canto, dal comune fringuello al prezioso passero solitario. La stagione favorevole potrebbe anche consentire di osservare qualche uccello migratore, come il poco comune falco pecchiaiolo.Il ciclo di escursioni prevede poi, per sabato 11 maggio, un appuntamento serale intitolato "Ascoltando il popolo della notte". La passeggiata all'imbrunire (inizio alle 19.30, ritrovo all'ingresso del castello di Duino), vedrà protagonista uno degli animali più discreti e bistrattati del pianeta, il pipistrello. Si tratta di un animale straordinario, unico mammifero capace di volo attivo, bio indicatore della qualità dell'ambiente e capace, in una sola notte, di nutrirsi di centinaia di insetti, zanzare comprese. Con il bat detector, gli esperti cercheranno di intercettare la discreta presenza dei pipistrelli durante la passeggiata.Gli altri appuntamenti sono previsti per domenica 26 maggio e nelle domeniche 9 e 23 giugno. Il 26 maggio il titolo dell'escursione è "Il monitoraggio dell'avifauna: scopi e utilità", mentre il 9 giugno spazio a "La fauna delle falesie, fra cielo e mare"; infine, domenica 23 giugno ecco "Falesie a colori: tra fiori e farfalle". I gruppi non potranno superare le 30 unità, perciò sarà opportuno prenotarsi: allo 040-299166 e alla mail info.sistiana@promoturismo.fvg.it. --

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 aprile 2019

 

 

Troppi batteri in mare - Vietati i primi tuffi fra Cral e Ferroviario

Contaminazione causata da lavori alle fognature ora finiti Gli interessati: «Mai informati. Grave danno d'immagine»

Divieto temporaneo di balneazione nel tratto costiero incluso tra l'Eapt, ovvero il Cral dell'Autorità Portuale, il Bagno Ferroviario e l'Antica Diga. Dai campioni prelevati nel golfo lo scorso 16 aprile e analizzati dai laboratori dell'Arpa, sono emersi valori di "enterococchi intestinali", i batteri presenti nelle feci, superiori al limite di legge proprio in quel tratto di mare. Nel punto di rilevazione davanti a Eapt e Ferroviario risultano superiori addirittura del doppio rispetto ai limiti previsti. Ricevuta comunicazione, il sindaco Roberto Dipiazza ha dovuto emettere un'ordinanza, datata 19 aprile, di «divieto temporaneo di balneazione». La Capitaneria di Porto è incaricata dell'esecuzione dell'ordinanza. La competenza di quel tratto costiero è dell'Autorità portuale, che in queste ore ha disposto la presenza di cartelli indicanti questi divieti. «L'uovo di Pasqua ci ha riservato veramente una brutta sorpresa - commenta esterrefatto Lorenzo Deferri, presidente del Cral - e lo veniamo a sapere dalla stampa. E questo non è corretto. L'acqua era bellissima, è un grave danno di immagine. Ci riserviamo di prendere dei provvedimenti».Alla base di questa contaminazione ci sono dei lavori di riparazione che AcegasApsAmga ha effettuato in uno dei due collettori principali cittadini che trasferiscono i liquami verso il depuratore di Servola. L'azienda spiega che «la scorsa estate i sistemi di ispezione delle rete fognaria hanno rilevato un'ostruzione rilevante all'altezza dell'ospedale Maggiore. Del problema è stata data informazione a Comune, Regione e AsuiTs». A stretto giro ha preso il via un confronto per capire come affrontare il problema, e lo scorso febbraio è stato presentato il definito dei lavori. Il 20 marzo la multiutility ha presentato alla Regione - della quale l'Arpa è peraltro un'agenzia, un braccio operativo - istanza di autorizzazione provvisoria per lo scarico a mare delle acque reflue raccolte dal cosiddetto "Collettore di Zona Alta" al fine di eseguire le riparazioni. La Regione, con un decreto dell'8 aprile, ha autorizzato con prescrizioni tale scarico provvisorio per la durata di 30 giorni dall'avvio dei lavori. Lavori che sono iniziati l'11 aprile e che si sono conclusi venerdì sera. Riprenderanno dopo la Barcolana. Intanto, però, per quasi una settimana uno dei due più importanti collettori fognari ha scaricato i liquami a mare, proprio in quella zona. Ed era dunque inevitabile un riscontro così elevato di batteri fecali. Le autorità dunque sapevano, hanno firmato le autorizzazioni, ma non hanno evidentemente informato - non mancano di farlo osservare i soggetti diretti interessati - le realtà che operano nei pressi di quegli specchi acquei. In questi giorni la stessa Regione, attraverso l'Arpa, ha effettuato come da prassi i campionamenti rilevando appunto quei valori "fuori legge". Inevitabile l'ordinanza del sindaco, dal momento che quando i monitoraggi evidenziano un superamento dei limiti è previsto venga adottato un protocollo che include proprio l'interdizione temporanea della balneazione nell'area in esame e l'attivazione di un controllo aggiuntivo entro 72 ore. In caso di esito favorevole, e a seguito di un ulteriore controllo dopo sette giorni, il divieto decade. In caso di esito sfavorevole l'area resta invece vietata alla balneazione fino a quando l'analisi non sarà favorevole. «Il Comune meno di 40 giorni fa ci ha invitato fa un certificato d'eccellenza delle nostre acque», dice Claudio Vianello, presidente del Ferroviario: «Stiamo per aprire la stagione balneare e ci troviamo con questo danno di immagine senza che nessuno, peraltro, si sia preoccupato delle ricadute sulle nostre attività. Abbiamo 3.546 soci, diamo da mangiare a 20 famiglie, paghiamo concessioni e tasse a non finire. Anche se i valori rientrassero il danno è fatto. Chiediamo una mano al sindaco».-

Laura Tonero

 

 

SEGNALAZIONI - AcegasApsAmga - Le vernici si possono di nuovo smaltire

In relazione alla lettera da voi pubblicata martedì 16 aprile dal titolo "Difficile smaltire la vernice" AcegasApsAmga desidera precisare che nel caso segnalato, il centro di raccolta di Roiano aveva raggiunto la capienza massima di stoccaggio delle vernici. Gli addetti avevano quindi già avviato le attività necessarie allo svuotamento del contenitore in questione che il giorno successivo era nuovamente disponibile al conferimento. AcegasApsAmga, nello scusarsi per il disagio, conferma quindi che le vernici possono essere regolarmente conferite presso tutti i centri di raccolta presenti sul territorio servito della multiutility, salvo saturazione temporanea della capienza dei contenitore.

Valentina Albanese - comunicazione AcegasApsAmga

 

 

Lunedì - Pranzare e divertirsi tutti assieme La festa è verde a San Giovanni

Pasquetta, a San Giovanni, si festeggia in un orto. Occasione per stare insieme, parlare di orticoltura e contribuire alla salvaguardia del verde urbano. In concomitanza con la Giornata della Terra, lunedì verrà eccezionalmente aperto al pubblico - dalle 11 al tramonto - per una Festa Verde l'orto di Francesca Birsa, uno degli ultimi spazi verdi nel centro del rione, che la proprietaria difende da tempo da possibili edificazioni e vorrebbe mantenere adibito a orto. Il terreno da quattro generazioni è di proprietà della sua famiglia, tra i fondatori dell'associazione viticoltori di San Giovanni. L'invito è a presentarsi con un amico (ingresso da via Brandesia 13) e portare qualcosa per pranzare tutti insieme nel verde, trascorrendo una Pasquetta a base di divertimento, animazione e musica vicino alla chiesa.L'obiettivo dell'iniziativa, organizzata da Bioest, Legambiente e altre associazioni tra cui la Pro Loco San Giovanni-Cologna allo scopo di poter respirare anche nella piazza di San Giovanni, è di parlare di ambiente e dell'importanza di difendere il verde urbano. Durante la giornata verranno tenuti due seminari. Uno sarà dedicato al compostaggio e la stessa Cimolino, impegnata da anni nel progetto di orti comuni, illustrerà le modalità per ottenere un buon compost, mentre Caterina dell'associazione Fervide Menti terrà un workshop sui fermentati, antiparassitari naturali utilizzabili nella cura dell'orto. Verrà allestita inoltre una mostra di immagini d'epoca (nella foto) che permetteranno di rivedere San Giovanni com'era cento anni fa. Info al 3287908116.

Gianfranco Terzoli

 

Batteri e specie "aliene" Focus sui rischi del mare

"Dove faccio il bagno? Rischi dal mare: dai batteri alle specie aliene" è il tema del secondo incontro del ciclo di conferenze "Mare e Salute" promosso dall'Ogs, l'Istituto nazionale di Oceanografia e geofisica sperimentale per evidenziare sia gli effetti del mare sulla salute dell'uomo sia gli effetti dell'uomo sulla salute del mare. L'incontro, aperto a tutti, è in agenda mercoledì alle 17.30 al Revoltella. L'incontro spazierà dai batteri alla comparsa di specie non propriamente autoctone nei nostri mari, dai metalli pesanti alla nostra salute, fino al rapporto uomo-ambiente.

 

Negli Horti Tergestini tra ricette e tour

Al parco di San Giovanni prosegue Horti Tergestini. Il programma di oggi: alle 17, allo Spazio Villas, "Di bocca in bocca: la Pasqua triestina raccontata e mangiata" (conversazione con la scrittrice Graziella Semacchi Gliubich). Domani, alle 11, la redazione del giornale Volere Volare si racconterà al pubblico in un incontro dal titolo "La fatica di sbocciare: la cura, il tempo, la gioia", a cura di Alt, Associazione di cittadini e familiari di Trieste per la prevenzione e il contrasto alle dipendenze. Alle 15, una nuova visita guidata gratuita al parco. Ritrovo al portico dietro a Il posto delle Fragole. Info: didattica@lacollina.org e cell. 3498722305. Infine alle 16, allo Spazio Villas, "Le piante commestibili" a cura del vivaio Fratelli Gramaglia. L'ingresso a Horti Tergestini è libero, orario dalle 9 al tramonto.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 aprile 2019

 

 

Stop al progetto per potenziare i bus diretti a Barcola. Bufera sul comune.

Il direttore della Sissa "Decisione che lascia esterrefatti. Nessun rispetto per i nostri scienziati". Residenti in rivolta.

Il niet del sindaco alla partecipazione economica del Comune al progetto di rafforzamento dei bus della Trieste Trasporti sulle linee per Barcola, e la sua contrarietà ad un incremento delle corse che salgono fino a via Bonomea, hanno innescato una pioggia di reazioni a dir poco accese. Tra i più arrabbiati c'è il direttore della Sissa Stefano Ruffo. «Sono rimasto esterrefatto di fronte alla bocciatura da parte del primo cittadino di un progetto già al centro di incontri con gli uffici dell'assessore regionale Pizzimenti e con quelli della Trieste Trasporti - afferma Ruffo -. Forse il sindaco i suoi ospiti li fa arrivare in auto blu, mentre gli scienziati che da tutto il mondo sbarcano a Trieste per raggiungere la Sissa prendono la 38, rimanendo colpiti molto negativamente dalla situazione di quella linea». Ruffo si dice particolarmente stupito dallo stop al progetto, perché ricorda come con il Comune ci sia sempre stata una serena e proficua collaborazione. «Abbiamo dato in concessione gratuitamente il parcheggio di via Beirut - prosegue il direttore della Sissa - e tutto l'ufficio comunicazione di Esof è stato concesso dalla Sissa. Ci aspettavamo una considerazione diversa». Chi utilizza con frequenza regolare la 38 racconta di una situazione spesso al limite, con l'autobus talmente carico da far difficoltà a salire per via Bonomea. Le richieste avanzate dai vertici della scuola, e supportate anche da una raccolta di firme, prevedevano nelle fasce orarie dalle 7.30 alle 9 e dalle 17 alle 19 una maggior frequenza della linea 38 e una breve deviazione della 2 e la 4 da Strada per Vienna alla Sissa. «Capisco possano esserci delle difficoltà, - valuta Ruffo - ma il problema va affrontato. Sono aperto al confronto, ma serve rispetto. Se invece la Sissa rappresenta un problema e non un valore aggiunto per Trieste, allora noi possiamo anche andarcene. Invito il sindaco a prendere la 38 con me, come faccio ogni giorno, e poi ne riparliamo».Delusi e preoccupati anche i residenti di Barcola, che ormai da anni denunciano una situazione critica sul fronte del trasporto pubblico a svantaggio di chi vive quella zona, degli amanti della tintarella e dei turisti diretti anche a Miramare. «Il sindaco non viaggia in autobus, altrimenti capirebbe il nostro disagio - commenta Igor Poljsak, residente e membro del comitato "Per una Barcola migliore" -. La soluzione da lui prospettata (utilizzare delle navette fino alla Pineta,ndr) non può funzionare perché gli utenti vogliono raggiungere in bus l'intero lungomare, e le corse esistenti non bastano a supportare quell'esigenza. Servono anche il pugno duro da parte della polizia locale che non deve permettere automobili in seconda fila, in divieto e il degrado che d'estate regna a Barcola». «Chi ha votato Dipiazza resta deluso dall'arroganza con la quale ha gettato quel progetto, - sostiene Stefano Babic, residente e imprenditore della zona -. Siamo disposti a vagliare una proposta alternativa, ma doveva arrivare a gennaio, non a ridosso di un ponte festivo che ci vede già invasi da turisti senza che ci siano idee chiare sul da farsi. Invalidi e anziani di Barcola sono costretti a muoversi in taxi in estate, e non è giusto, abbiamo diritto ad un trasporto pubblico efficiente». Manuela Latzel si batte dal 2013 per un potenziamento dei colleganti con quel lungomare. «La situazione è peggiorata - denuncia -. In estate la 36 talvolta nemmeno si ferma da quanto è piena, non ci sentiamo salvaguardati. L'estate per noi si è trasformata in un incubo, il sindaco non può non ascoltarci». Confida ancora in una soluzione il consigliere di Forza Italia Michele Babuder, che già la scorsa estate si era attivato per l'implementazione. «L'affluenza di turisti e bagnanti sulla riviera barcolana - sostiene - deve essere garantita da trasporti all'altezza delle ambizioni turistiche della città e dei cittadini».

Laura Tonero

 

L'opzione bis di Dipiazza «Usiamo i mezzi "XL" impiegati l'anno scorso»

Lo sfogo di giovedì in commissione, con lo stop all'accordo che pareva già cosa fatta, ha scatenato un putiferio (come riferiamo nel pezzo a fianco). Ieri quindi il sindaco è tornato sull'argomento trasporto pubblico a Barcola, questa volta proponendo un'alternativa al progetto di Trieste Trasporti. «Lo ribadisco: l'idea di spendere 160 mila euro per garantire 38 mila chilometri in più e potenziare il servizio incrementato da maggio a dicembre è una follia, anche perché non comprendo la necessità di aumentare le corse nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Io non sono un sindaco che se ne sbatte, io penso al bene della mia città e già altre volte ho proposto valide soluzioni per risolvere le criticità del trasporto pubblico». L'alternativa dunque? «Rafforzare sì le corse, utilizzando come lo scorso anno i mezzi più capienti adottati per la linea 17 da quando terminano i corsi universitari, negli orari di punta e solo nei mesi estivi». Un'apertura dunque alle richieste dei residenti e dei frequentatori di Barcola. «I cittadini sappiano però che le file continueranno a esserci. Colpa dell'errore fatto decenni fa di creare un'unica corsia»

 

 

Produrre energia dalle onde patto fra big con Fincantieri

Il gruppo triestino con Cassa Depositi e Prestiti alleato di Eni e Terna per creare impianti su scala industriale in grado di sfruttare la nuova tecnologia in Adriatico

TRIESTE. Produrre energia dalle onde del mare e compiere così un altro passo avanti verso la sostenibilità e la decarbonizzazione. Ci lavoreranno insieme quattro big dell'industria e della finanza italiana, controllate dallo Stato: Casssa depositi e prestiti, Eni, Fincantieri e Terna. I loro amministratori delegati, rispettivamente Fabrizio Palermo, Giuseppe Bono, Luigi Ferraris e Claudio Descalzi, hanno siglato all'Eur di Roma, sede del Cane a Sei Zampe, un accordo non vincolante progettare e realizzare questi impianti su scala industriale. Ciascuno apporterà le sue diverse competenze. Fincantieri sfrutterà le competenze navali per la progettazione esecutiva: «Ci appassiona e ci rende fiduciosi per la capacità tutta italiana di guardare al futuro», ha detto il Ceo del gruppo triestino Giuseppe Bono. L'obiettivo ultimo, spiega una nota congiunta, è «trasformare il progetto pilota Inertial Sea Wave Energy Converter (Iswec), l'innovativo sistema di produzione di energia dal moto ondoso installato da Eni nell'offshore di Ravenna e attualmente in produzione, in un progetto realizzabile su scala industriale e quindi di immediata applicazione e utilizzo». Una volta completata la fase pilota dell'Iswec, si arriverà alla progettazione e alla realizzazione entro il 2020 di una prima installazione industriale collegata a un sito di produzione offshore Eni. Il gruppo petrolifero, oltre all'esperienza e conoscenza maturata con l'impianto dell'Adriatico sviluppato col Politecnico di Torino e lo spin-off Wave for Energy, metterà a disposizione del programma la logistica e la tecnologia dei suoi impianti in mezzo al mare.Il passaggio successivo sarà infatti estendere la tecnologia ad ulteriori siti in Italia, «in particolare in prossimità delle isole minori, con la realizzazione di impianti di taglia industriale per fornitura di energia elettrica completamente rinnovabile». Per Descalzi, «la collaborazione con tre eccellenze italiane consentirà di mettere a fattor comune le grandi competenze esistenti e di accelerare il processo di sviluppo e industrializzazione di questa tecnologia, con l'obiettivo di esplorare insieme possibili progetti su larga scala anche all'estero». Alla Cdp sarà affidata la parte di supporto finanziario dell'iniziativa e la sua promozione presso le Pa e le istituzioni. Palermo ha commentato: «Potremo contribuire in modo concreto allo sviluppo di una tecnologia italiana innovativa e alla diffusione delle fonti di generazione rinnovabile, a beneficio del Paese e della collettività». Le società sono convinte che «le caratteristiche innovative del sistema Iswec possono consentire di superare i vincoli che hanno fin qui limitato un diffuso sfruttamento delle tecnologie di conversione dell'energia del moto ondoso». Se riusciranno a scalare, come si dice in gergo, il modello, i quattro big contano sul fatto che gli impianti di generazione di energia da moto ondoso possano un domani «fornire un contributo rilevante non solo ai processi di decarbonizzazione in ambito offshore ma più in generale a supporto della sostenibilità dei sistemi di produzione di energia elettrica e della diversificazione delle fonti rinnovabili». «Terna investe nell'innovazione sostenibile al servizio della transizione energetica, nella convinzione che le competenze del gruppo possano contribuire all'abilitazione di nuove fonti rinnovabili».

 

 

Cementificio di Albona salva (per ora) Val Castion - smaltimento rifiuti

POLA. La montagna di 6.000 balle di combustibile Rdf (refuse derivered fuel), prodotto secondario della tecnologia Mbo sta letteralmente soffocando il nuovo centro regionale per la gestione dei rifiuti di Castion, nel Comune di Medolino. Comunque una valvola di sfogo si è aperta nei giorni scorsi, ma è una soluzione temporanea che permette solo di rifiatare un po' per cui urgono provvedimenti duraturi di cui al momento si è alla ricerca. Il nocciolo del problema sta proprio nell'adozione della tecnologia Mbo superata e antiquata e non in grado di riciclare i rifiuti nel rispetto delle direttive comunitarie. Dunque le contestazioni degli ambientalisti nella fase progettuale erano più che fondate. Di riflesso il combustibile Rdf invece di avere un valore commerciale sul mercato, implica un esborso da parte di chi vuole liberarsene, pari a 33 euro la tonnellata. La valvola di sfogo è rappresentata dalla disponibilità del cementificio Holcim di Valmazzinghi (Albona) che ha aperto le porte ai camion con le balle di combustibile al ritmo di 40 tonnellate al giorno.

 

 

Il merlo acquaiolo "stoppa" la festa in Val Rosandra

Vietata la discesa della cascata prevista tra una settimana dopo la segnalazione della nidificazione del volatile

TRIESTE Cascata della val Rosandra off-limits per almeno un mese. Nella giornata di ieri il Comune di San Dorligo della Valle ha emanato un'ordinanza nella quale ha annunciato la recente nidificazione nell'area di una specie animale di particolare pregio: il merlo acquaiolo. L'ordinanza è scattata in seguito alla segnalazione da parte della Forestale della nidificazione del volatile in un'area che domenica 28 aprile sarebbe dovuta essere al centro della cosiddetta Festa della cascata, che tra le varie attività, prevedeva anche la discesa della cascata (trentasette metri) con tecniche speleo-torrentistiche su corda singola da parte di una decina di esperti del settore. La notizia della seduta di torrentismo all'interno della riserva naturale regionale della val Rosandra aveva immediatamente messo in allarme diverse sigle ambientaliste e animaliste tra cui Wwf, Enpa e Legambiente. Immediato la presa di posizione. «Chi ha organizzato questa manifestazione non ha evidentemente tenuto conto né del valore naturalistico di quell'habitat né la condizione di area particolarmente tutelata. A nessun ente verrà mai in testa di autorizzare una manifestazione di quel tipo in prossimità della cascata o sui ghiaioni, fuori dal sentiero, in particolare in questa stagione» aveva subito spiegato l'avvocato Alessandro Giadrossi, presidente del Wwf di Trieste.Sollecitati anche da diversi naturalisti, Forestale e Comune hanno lavorato in stretta sinergia per tutelare il merlo acquaiolo che sta nidificando nei pressi della cascata. Da qui l'ordinanza del sindaco di San Dorligo della Valle Sandi Klun atta a «evitare che gli esemplari di merlo acquaiolo vengano disturbati in questo delicato periodo».Un'ordinanza comunale che fa seguito a quella dello scorso marzo inerente un altro volatile, il corvo imperiale, che sta nidificando sulla parete "La Bianca" che è anch'essa off-limits (sino al 5 maggio).Soddisfatto il coordinatore della stazione forestale di Trieste Lucio Ulian che ha fatto la segnalazione della nidificazione del merlo acquaiolo al Comune di San Dorligo della Valle. «Collaboriamo continuamente e proficuamente con il Comune ente gestore della val Rosandra - ha spiegato Ulian - segnalando nidificazioni e altri eventi rilevanti in un ambiente così fragile come quello della Valle caratterizzata da una grossa pressione antropica».Il divieto di arrampicata e di sorvolo da parte di droni sulle pareti contigue alla cascata e di accesso all'area sottostante - nello specifico fino ad una distanza di 10 metri intorno al perimetro della vasca sottostante - sarà in vigore sino al 20 maggio.

Riccardo Tosques

 

 

Al Parco di San Giovanni apre HORTI TERGESTINI

Nel parco di San Giovanni apre oggi, alle 11, Horti Tergestini. Ospite d'onore la scrittrice Laila Wadia che, allo Spazio Villas, terrà la conferenza "L'ibridazione umana: la magia dell'incontro" arricchita da una proiezione fotografica "La poesia dei fiori" di Tullio Valente. Il programma: dalle 10 alle 12, al MiniMu due laboratori per bimbi, "Fiore di sasso" e "Trasparenze di fiori". Prenotazioni: cell. 3332611573 e info@mini-mu.it. Alle 15, "Passeggiate nel parco": visita guidata gratuita nel parco. Ritrovo al portico dietro a Il posto delle Fragole. Info: didattica@lacollina.org e cell. 3498722305. Alle 15.30, allo Spazio Villas, "Costruire piccoli giardini a Trieste" con Alessia Iersettig, e alle 17 "Il giardinaggio è donna": conferenza di Nicoletta Campanella, autrice del libro "Grandi giardiniere d'Italia". L'ingresso a Horti Tergestini è libero, orario dalle 9 al tramonto. Fino a lunedì.

 

 

Cio' che non va - Ormai i rifiuti sono presenti anche al Boschetto

Ritengo di dovere segnalare che il non rispetto del verde si sta insinuando ancora più vicino al centro città. Addentrandosi nel Bosco Farneto, popolarmente conosciuto come "Boschetto", nel punto che un tempo era conosciuto come "Là de Ciuciola" (dove scende il "patoc" verso San Giovanni), e cioè nel parcheggio di accesso al Bosco in via Marchesetti con annesso parco giochi, retrostante la chiesa di San Luigi, è possibile trovare le tracce di un "bivacco organizzato", con teli di plastica, coperte, pentole e stoviglie, valige e masserizie varie. Bivacco ben servito dai mezzi pubblici: la fermata del Bus 25 e 26 si trova a una cinquantina di metri. La bora provvede a spargere gli oggetti più leggeri nei dintorni, e ce n'è abbastanza per richiedere un intervento di rimozione, magari approfittando della prossima edizione di "Puliamo il Mondo", anche perché cittadini incivili hanno provveduto a scaricare materiale vario ingombrante. Negli Anni '50 ricordo che il Comune di Trieste disponeva di un Corpo di "vigili verdi" che pattugliavano regolarmente le aree verdi e somministravano contravvenzioni a chi le lordava o danneggiava. Io stesso fui sanzionato per aver raccolto pesche selvatiche da un albero poco sotto l'Orto botanico (all'epoca c'era il filo spinato a protezione del bosco). Non sarebbe male, ritengo, che questo Corpo fosse ripristinato.

Nicolò Zuffi

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 aprile 2019

 

 

E l'Ince rilancia il biglietto integrato autobus-treno da Trieste a Lubiana

Il ticket, che costa 8 euro, rientra nel Programma Interreg per migliorare i collegamenti nelle aree periferiche, rurali e transfrontaliere

Un unico biglietto per viaggiare, prima in autobus e poi in treno, da Trieste fino a Lubiana via Opicina, a bordo dei mezzi di due distinti gestori di trasporto pubblico: Trieste Trasporti e Ferrovie slovene Slovenske Zeleznice. Come funziona? I cittadini possono acquistare online, al costo di 8 euro, il biglietto integrato e usufruire del servizio di trasporto pubblico locale per raggiungere dal centro di Trieste la stazione ferroviaria di Villa Opicina e poi prendere direttamente il treno per Lubiana. Anche in senso inverso. Di questo si è parlato ieri nel corso di un evento organizzato dall'Ince, l'Iniziativa Centro Europea, che ha visto la partecipazione, tra gli i altri, di Roberto Gerin, direttore di Trieste Trasporti, Elisa Nannetti, direttrice della divisione passeggeri Fvg di Trenitalia, e Maurizio Ionico, amministratore unico di Ferrovie Udine Cividale. Presente anche l'assessore regionale alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, secondo cui «finalmente si parla di finanziamenti europei utilizzati per qualcosa di concreto e non solo per studi di fattibilità». Il biglietto unico integrato rientra nell'ambito del progetto europeo Connect2Ce, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) a valere sul Programma Interreg Central Europe 2014-2020, che si pone l'obiettivo di migliorare l'accessibilità del trasporto pubblico nelle aree periferiche, rurali e transfrontaliere del Centro Europa. Paolo Dileno, project manager InCE, oltre a moderare l'incontro, ha presentato il progetto «che vede nel ruolo di partner sette Paesi dell'Europa Centrale (Italia, Slovenia, Austria, Germania, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca). Il biglietto unico integrato tra Trieste e la capitale slovena, parte di questo progetto, è partito il primo marzo di quest'anno e terminerà il 31 agosto 2019 e agisce in sinergia con il progetto Interreg Italia Slovenia Strategic Project, Crossmoby", il treno transfrontaliero Udine-Trieste-Ljubljana». Si tratta della seconda azione pilota del progetto che riguarda il Fvg dopo quella che ha visto l'estensione a Trieste del servizio MiCoTra, con due treni al giorno sulla tratta Trieste-Udine-Villach durante i weekend, in sinergia con la ciclovia Alpe Adria, un test partito l'anno scorso a giugno e che recentemente è stato esteso a dicembre del 2020. Test quest'ultimo che come anticipato da Ionico di Ferrovie Udine Cividale, nonostante i risultati lusinghieri «non sarà effettuato tutti i giorni per una questione di risorse». Sono state affrontate anche alcune criticità dovute alla concorrenza di vettori privati come Flixbus e l'auspicabile implementazione di servizi rivolti al turista compresi nel costo del biglietto integrato. Biglietto che finora non ha prodotto numeri trascendentali: al 16 aprile i biglietti integrati venduti attraverso la piattaforma di webticketing di Slovenske Zeleznice sono stati 137, anche se per Michele Scozzai, di Trieste Trasporti, «i flussi aumenteranno da Pasqua in poi e avranno verosimilmente un picco durante l'estate». 

Luigi Putignano

 

 

Finestre divelte, vasi da fiori e biciclette "Strage" di rifiuti sul fondo del Canal grande

Sole pieno e bassa marea svelano a Ponterosso la presenza di improbabili materiali, finiti poi in selfie e foto ricordo

Una bicicletta, l'anta di un'imposta (ancora con il vetro), un ombrello aperto. E ancora la vaschetta di una gelateria, una "strage" di bottiglie e tanti altri oggetti finiti sotto superficie. Il canale di Ponterosso, dove in questi giorni l'acqua è particolarmente limpida e bassa, rivela un universo di spazzatura depositato sui fondali, diventato anche un'attrazione per i tanti turisti, che si fermano per immortalare le stranezze captate con uno sguardo per caso. Il selfie con i rifiuti improbabili, insomma, piace e nemmeno le tante scolaresche presente in questi giorni in città riescono a rinunciarci. A svelare cumuli di oggetti gettati sul fondo è soprattutto la parte del canale più vicina a piazza Ponterosso, dove non sono ormeggiate le imbarcazioni. Qui si nota quel che resta di una finestra, bianca, probabilmente strappata alla sua sede originale durante una giornata di forte bora da qualche edificio non lontano. Stesso destino anche per diversi vasi di fiori, che si trovavano sul davanzale di un'abitazione o nella parte esterna di bar e ristoranti. Difficile capire invece come una vasca per il gelato, di quelle presenti nei locali attrezzati, sia finita a mollo sott'acqua. Chiaramente visibile poi un ammasso di cartoni e contenitori vari accumulati in un angolo, proprio sotto il ponte, dove spuntano anche lattine, bottiglie e, pare, persino un cellulare, probabilmente scivolato da qualche tasca di giubbotto. Nell'altra parte del canale, quella verso il "ponte curto", ecco ben visibile un ombrello aperto, vari contenitori di plastica, una sorta di zavorra di cemento, che forse sosteneva qualche struttura a terra, così come un "panettone" di pietra, e ancora vasi di fiori, alcuni fatti a pezzi. Di diverse sagome, tra le quali un oggetto azzurro, è impossibile capire l'originale funzione, così come dei pezzi colorati finiti sotto le barche ancorate. Percorrendo il tratto verso il mare, proprio vicino al ponte, si scorge poi una mountain bike, forse sfuggita di mano a qualche incauto ciclista rimasto spiazzato dall'arrivo di una forte folata, che ha trascinato la due ruote in acqua, dove è custodita tuttora. Che il canale sia un deposito di immondizie, del resto, non è una novità. Le varie attività di pulizia intraprese dai sommozzatori in passato, a più riprese, hanno permesso di riportare a galla di tutto, cartelli stradali, pneumatici, cerchioni, interi set di tavoli e sedie e qualche anno fa pure un passeggino. Operazioni simili erano state avviate poi sulle Rive, accanto al Molo Audace, e anche in quel caso le sorprese non erano mancate, tra gli oggetti più originali sfuggiti ai proprietari o scaricati volutamente, figurava una tesi di laurea in doppia copia, un wc e uno scaldabagno, una dentiera e uno skateboard.

 

 

Sant'Antonio, la piazza è bella così basta curarla - LO DICO AL PICCOLO di Luciana Del Piero

Perché stravolgere piazza Sant'Antonio, che è già bella così? Certo avrebbe bisogno di un po' di maquillage, curando il suo verde e ricomponendo la pavimentazione, così chiara, brillante e unica intorno alla fontana ma mantenendone l'attuale struttura. Il progetto di rifacimento prevede anche la messa a dimora di alberelli. Magari morirebbero di sete in estate? E non si pensa ai disagi e alla spesa che il tutto comporterebbe per ottenere magari un pessimo risultato, come quello di piazza Goldoni o di piazza Vittorio Veneto? Non sarebbe di maggiore buon senso spendere quei soldi per i marciapiedi sconnessi e le disastrate zone meno centrali ?

 

 

Ok alla nuova sede del Museo del mare, date più spazio a Ressel - la lettera del giorno di Roberto Barocchi - architetto

Nel 1970 da poco laureato progettai l'arredamento del Museo del mare, aperto poi nel 1972, come assistente dell'architetto Umberto Nordio che però mi lasciò completamente carta bianca. Pensai e penso tuttora che un museo non è una raccolta di oggetti, ma un luogo in cui si racconta una storia, di cui gli oggetti esposti sono i testimoni. Sulle vetrine previdi delle fasce che avrebbero dovuto essere riempite di brevi testi e immagini per raccontare l'evoluzione della navigazione, ma da allora sono rimaste bianche. Anche i pannelli sui muri furono riempiti alla bell'e meglio con qualcosa. Il museo è stato poi in un certo senso a mio avviso abbandonato, non facendogli abbastanza pubblicità nonostante contenesse una delle più importanti collezioni marinare del Mediterraneo e credo che una parte dei triestini non sapesse neanche dove fosse. Ora si prevede di realizzare un nuovo Museo del mare in Porto vecchio, luogo senz'altro adatto per costituire attorno alla Centrale idrodinamica un grande plesso museale. Spero che nella nuova sede il Museo abbia un più ampio spazio e vi sia dato più spazio anche alla sala dedicata a Josef Ressel che 190 anni fa sperimentò con successo nel porto di Trieste l'elica navale, ma fu anche multiforme inventore e geniale forestale a servizio della Marina austriaca. Sarebbe bello dedicare a lui il museo. Auspico anche che il nuovo Museo del mare segua il principio didattico a cui mi volevo attenere nel 1970; oggi con la realtà virtuale si possono fare cose strabilianti per mezzo di multiproiezioni, proiezioni in 3D e ologrammi. Un museo moderno deve essere non una serie di sale con vetrine ma un luogo fantastico in cui, divertendoci, impariamo una storia.

 

 

Horti Tergestini riapre nel segno dei profumi e dei sapori

La mostra mercato dedicata al verde si arricchisce di conferenze, eventi e libri

Un tripudio di fiori, piante, aromi e profumi in un appuntamento atteso ogni anno dagli appassionati di giardinaggio. Torna Horti Tergestini, da domani a lunedì, dalle 9 al tramonto al parco di San Giovanni, la mostra mercato che si arricchisce nuovamente con conferenze, eventi e presentazioni di libri sul tema del verde, sempre a ingresso gratuito. Ricco il programma della 14esima edizione, pubblicato sul sito www.hortitergestini.it, dove sono presenti tutte le informazioni sulla manifestazione. «Quest'anno coincide con le festività pasquali - spiegano gli organizzatori on-line -, un'occasione per i triestini di coniugare vacanze e natura, un'occasione per i turisti di spingersi fino al parco di San Giovanni e farsi conquistare da una storia all'insegna del benessere, e non solo fisico. Ad attendere tutti piante di ogni tipo, rose in testa, ma anche laboratori, pubblicazioni, incontri, prodotti artigianali. La scrittrice Laila Wadia, ospite d'onore di quest'edizione, esperta di frontiere, ma anche di bellezza e di bellezza della pluriculturalità, ci guiderà alla scoperta di profumi e sapori sorprendenti e inimmaginabili. Da non mancare anche le visite guidate al parco e la presentazione di un libro dedicato alle grandi giardiniere italiane, interpreti di un amore per la bellezza e per il paesaggio, che contribuisce a far stare meglio tutti».Inaugurazione domani alle 11, allo Spazio Villas: qui Laila Wadia terrà la conversazione "L'ibridazione umana: la magia dell'incontro", arricchita da una proiezione fotografica "La poesia dei fiori" di Tullio Valente. Alle 15, Passeggiate nel parco a cura della cooperativa La Collina (ritrovo al portico dietro Il posto delle fragole). Alle 17, allo Spazio Villas, "Il giardinaggio è donna", conferenza di Nicoletta Campanella, autrice del libro "Grandi giardiniere d'Italia". Di sapori nostrani, invece, si discuterà domenica alle 17, festeggiando la Pasqua e esplorandone le tradizioni con l'aiuto di Graziella Semacchi Gliubich, che intratterrà il pubblico sul tema "Di bocca in bocca: la Pasqua triestina raccontata e mangiata". Ce n'è davvero per tutti i gusti e per ogni età: anche quest'anno, infatti, Minimu propone un laboratorio per i più piccoli stavolta dedicato ai fiori di sasso (domani, dalle 10 alle 12; è richiesta la prenotazione: info@mini-mu.it).Horti Tergestini è organizzato dalla cooperativa sociale Agricola Monte San Pantaleone con l'apporto dell'associazione orticola del Fvg Tra fiori e piante.

Micol Brusaferro

 

Urbi et Horti

Terza lezione di Urbi et Horti sul tema "Tutelare gli stagni" con Gaia Fior (Tutori stagni). Alle 18, al padiglione V dell'ex Opp in via Weiss 14. Domani, alle 10.30, prima lezione pratica: allestimento dell'orto nell'ottica della tutela del paesaggio, facilitata accessibilità e fruibilità. Preparazione del terreno con aratura, fresatura e tempi di pausa. All'orto dei Puffi di Borgo S. Sergio.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 aprile 2019

 

 

Patto Italia-Croazia per combattere la plastica nel mare - IL PROGETTO

Entra nel vivo "Net4mPlastic", il progetto transfrontaliero che mira a sviluppare nuovi metodi di rilevazione delle microplastiche in mare, nonché di raccolta dei dati sulla loro distribuzione e la loro composizione lungo le aree costiere e marine croate e italiane. Il progetto avrà durata triennale, dispone di una dotazione di circa due milioni e mezzo assicurato dal programma di cooperazione Cbc Italia-Croazia e riunisce nove partner croati e italiani, tra cui l'Università, che ha ospitato l'incontro di apertura. «Non solo gli oceani, anche il nostro Adriatico sta diventando sempre più un mare di plastica, che poi finisce nei pesci che mangiamo», spiega Chiara Schmid, responsabile scientifico per l'UniTs.

 

 

Barca: «La crisi alimenta un odio che va a colpire sempre i deboli» - la conferenza

L'ex ministro al lancio del film-libro sulla Microarea di Ponziana Il doppio progetto svela la vita dimenticata dei poveri urbani

 «Abbiamo bisogno gli uni degli altri, non è una fase facile». L'ha affermato ieri al cinema Ariston Fabrizio Barca, membro fondatore del Forum disuguaglianze diversità, già Ministro per la coesione territoriale nel governo Monti, ha inoltre ricoperto incarichi nell'Ocse e nella Commissione Europea. Barca era all'Ariston per l'inaugurazione del tour nazionale di presentazione de "La città che cura": un libro e un film che, con linguaggi diversi, raccontano il lavoro di Microarea e la vita nel rione triestino di Ponziana. «In questa fase c'è voglia di autoritarismo - ha proseguito Barca - e c'è risentimento, radicato nella perdita della speranza di poter stare meglio: allora ci si sfoga dando un calcio agli ultimi, consolandosi del fatto che stanno peggio. Ciò accade quando non c'è riconoscimento e fa emergere la parte cattiva dell'essere umano. E per riconoscimento intendo quello dell'unicità di ogni persona: un concetto che dovrebbe essere evidente ma che non si realizza se non è appunto riconosciuto anche dalla macchina produttiva. La Costituzione dice che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, ed è proprio quello che voi fate». La pellicola di Erika Rossi (prodotta da Tico Film e distribuita da Lo Scrittoio Italia) mostra la vita di ogni giorno nel quartiere. C'è Plinio, un anziano pianista ipocondriaco che non esce più di casa. Ci sono poi Roberto, che affronta la quotidianità dopo essere stato colpito da un ictus, e Maurizio, che paga il fio della sua devastante passione per la droga. Storie e vissuti che perlopiù rimangono sconosciuti, con il loro carico di fragilità, sfide, necessità di reti sociali adeguate. ll volume di Giovanna Gallio e Maria Grazia Cogliati Dezza (Collana 180, Edizioni AlphaBeta Verlag) contiene invece da un lato alcuni saggi sul lavoro della Microarea e, dall'altro, il racconto di singoli protagonisti, sia operatori sia utenti. L'incontro, cui è seguita la proiezione del film, è stato organizzato dal movimento "Per un'altra città". Presenti in sala le autrici.

Lilli Goriup

 

 

«Mangi sano? Invecchierai meglio E il dna dei tuoi figli sarà più forte»

Il "guru" della nutrizione e degli stili di vita corretti Luigi Fontana ospite al Mib «Stiamo scoprendo che la salute dei nostri discendenti dipende anche da noi»

«Ciò che facciamo oggi, il modo in cui decidiamo di condurre il nostro stile di vita, segnerà i nostri figli, nipoti e pronipoti»: questo è quanto affermato da Luigi Fontana - medico e scienziato di fama internazionale, docente all'Università di Sydney, considerato uno dei massimi esperti mondiali nel campo della nutrizione e degli stili di vita mirati a promuovere la longevità in salute - a margine dell'incontro tenutosi ieri pomeriggio a Trieste al Mib dal titolo "Invecchiare in salute: la nuova sfida per una società moderna e sostenibile".L'incontro - promosso dall'Associazione italiana dei gastroenterologi ospedalieri in collaborazione con la Lega italiana per la lotta contro i tumori in coorganizzazione con il Comune di Trieste - è stato introdotto da Fabio Monica, direttore della Struttura complessa di gastroenterologia di Cattinara, e moderato da Bruna Scaggiante, docente di Biologia molecolare all'Università di Trieste e presidente Lilt Trieste, e ha visto gli interventi, oltre che dello stesso Fontana, di Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lilt, di Giuseppe Milazzo, presidente nazionale Aigo, e di Stefano Fantoni, presidente della Fondazione internazionale Trieste. «Stiamo scoprendo - ha spiegato Fontana - che l'invecchiamento inizia in età preconcezionale». In che maniera? «Un neurone o un epatocita presentano la stessa informazione genetica soltanto che alcune parti del dna vengono trascritte e altre vengono nascoste in un neurone rispetto a un epatocita. Quello che facciamo prima di generare i figli influenza l'epigenoma, vale a dire quale parte del dna viene trascritta e quali proteine vengono prodotte. Quello che stiamo scoprendo dai modelli sperimentali è insomma che quello che facciamo adesso influenzerà le nostre successive tre generazioni. Significa che io preparo già adesso il terreno alle future predisposizioni della mia progenie a sviluppare obesità, cancro, diabete e altre patologie. Una sorta di imprinting». Per cercare di ovviare a questa responsabilità, per Fontana «è fondamentale avere uno stile di vita corretto per un invecchiamento sano e per non influenzare le generazioni future, con tutto ciò che questo comporta, ovvero costi sempre più insostenibili per il welfare».Inoltre, secondo Fontana, «occorre che la classe medica cambi modus operandi: noi come medici siamo specializzati a trattare la patologia dopo che la stessa si è presentata e, se teniamo conto che normalmente per tutte le patologie croniche ci vogliono tra i 40 e i 50 anni perché si sviluppino, viene da sé l'idea che se facessimo più prevenzione non ci troveremmo a fare esclusivamente diagnosi di un danno ormai grave. Oggi purtroppo questa cultura della prevenzione non c'è, andrebbero create delle strutture parallele agli ospedali, in cui insegnare alle persone a vivere meglio e più a lungo».

Luigi Putignano

 

 

Trasporti - Bus-treno per Lubiana Presentazione all'InCe

Il biglietto integrato sperimentale transfrontaliero treno-bus fra Trieste e Lubiana, che ha preso il via a inizio marzo e sarà testato fino alla fine di agosto, sarà presentato al pubblico oggi dalle 10 alle 12 a un "evento di disseminazione" nella sede del Segretariato generale dell'InCe, l'Iniziativa Centro-europea, alla presenza del segretario generale InCe Roberto Antonione e dell'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti.

 

Escursioni - Sulla ferrovia della Meridionale

Ferstoria promuove per giovedì 25 aprile un'escursione sulla storica ferrovia Meridionale da Trieste Centrale a Pivka (S. Pietro del Carso) con il nuovo collegamento per Lubiana, seguito da una visita guidata al nuovo Museo Militare, seguita da pranzo organizzato e visita al "lago che scompare" di Cerknica. Mezzi previsti: treno in andata, carro a cavalli sul lago e pullman al ritorno. Info e adesioni da Mittelnet, via San Giorgio 7, tel. 040-9896112 e info@mittelnet.com.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 aprile 2019

 

 

Rivoluzione del traffico in piazzale De Gasperi - commissione sull'area dell'ex fiera

L'inserimento di una rotonda all'interno del nodo stradale adiacente a piazzale De Gasperi sarà soltanto uno degli interventi di snellimento del traffico nella zona, all'interno della più ampia opera di riqualificazione dell'area dell'ex Fiera, dove l'imprenditore carinziano Mosser investirà oltre 60 milioni di euro. Tra le opere pubbliche previste, per una spesa totale di 6 milioni e mezzo di euro, figurano anche una pista ciclopedonale in viale Ippodromo e 150 nuovi parcheggi, messi gratuitamente a disposizione dei residenti. È quanto emerso ieri durante la sesta commissione consiliare, presieduta da Salvatore Porro (Fdi). L'assessore all'Urbanistica Luisa Polli ha espresso «soddisfazione per gli interventi a favore della popolazione residente». I tecnici del Comune hanno invece illustrato le modifiche alla viabilità, che coinvolgeranno tre nodi principali. Le maggiori trasformazioni riguarderanno piazzale De Gasperi: sarà realizzata una circuitazione a senso unico e uno dei suoi vertici sarà una rotatoria, che consentirà l'accesso al centro commerciale nel compendio ex Fiera. Il sito sarà accessibile anche tramite la pista ciclopedonale che sarà edificata lungo viale Ippodromo con fondi regionali. Sempre in piazzale De Gasperi sarà realizzato un parco urbano. Lungo la direttrice che da viale D'Annunzio va verso viale Ippodromo sarà consentito l'arrivo dei veicoli provenienti da piazza Foraggi, che potranno risalire e avere accesso al centro commerciale da nord. Infine, semaforo all'incrocio tra via Revoltella e via Rossetti; quest'ultima diventerà a doppio senso nel suo tratto alberato. Cristina Bertoni (M5s) ha sollevato la questione della riqualificazione dell'ippodromo: Porro ha proposto di riconvertirlo in un velodromo. 

Lilli Goriup

 

Piazza Volontari Giuliani - La rotatoria a settembre - iniziati i lavori

Sono scattati in questi giorni i lavori per la realizzazione della rotatoria in corrispondenza dell'incrocio tra via Giulia, piazza Volontari Giuliani e via del Pilone. L'operazione, programmata dagli uffici competenti in materia di Lavori pubblici che fanno capo all'assessore Elisa Lodi, andrà di fatto a rendere definitiva l'attuale rotatoria provvisoria, completando la viabilità con interventi di messa in sicurezza di tre attraversamenti pedonali, mediante la realizzazione di isole salvagente a centro strada, ubicate in corrispondenza di via Zovenzoni, via Galilei e via Kandler. Prevista inoltre una quarta isola spartitraffico all'altezza di via Ricci, con ulteriori opere di riqualificazione del giardino di piazza Volontari Giuliani. I lavori, si legge in una nota del Comune, comportano una spesa di oltre 280 mila euro, finanziata per 70 mila euro dal Comune e per la parte restante dal ministero dell'Ambiente, dal momento che l'operazione rientra nel programma di finanziamenti per il miglioramento della qualità dell'aria nelle aree urbane. Progettato dagli uffici del Dipartimento Territorio, Economia, Ambiente e Mobilità del Comune di Trieste e realizzato dall'impresa Ecoedilmont srl di San Dorligo, l'intervento sarà ultimato entro la prima decade di settembre.

 

 

Curiosi di natura nel verde del Carso Si passeggia e poi si assaggia

Fino al 2 giugno escursioni pensate per tutti Lunedì la camminata sul Sentiero Riselce

La natura, i sapori e una mobilità all'aria aperta calibrata, alla portata di tutti. La primavera si vive anche così, magari con la proposta targata "Piacevolmente Carso", il calendario di escursioni a cura della cooperativa Curiosi di natura che torna con una serie di appuntamenti ideati sino a giugno tra i sentieri carsici triestini e del Goriziano. Lo schema è collaudato e prevede gite, degustazioni e illustrazioni sul campo sui temi storici e naturalistici delle zone attraversate, un progetto che si avvale della collaborazione dell'Unione regionale economica slovena, di Sapori del Carso, del Git (Gruppi di iniziativa territoriale) Alta- Marea Cultura, Banca Etica di Trieste, Gorizia e Udine, e Tipicamente Triestino, e che quest'anno si sposa con i dettami di "Primavera della dolce mobilità", iniziativa su scala nazionale promossa da Alleanza per la mobilità dolce.La prossima passeggiata è il lunedì di Pasquetta, dalle 9.30 alle 13 a Sgonico, sul Sentiero Riselce: tra landa carsica e boschi, fino a una delle doline più spettacolari del Carso triestino, con pareti a strapiombo di 40 metri. Ritrovo alle 9.10 nella piazza del municipio di Sgonico; è raccomandata la prenotazione.Le escursioni successive si terranno - sempre dalle 9.30 alle 13, con ritrovo 20 minuti prima - domenica 28 aprile al Parco della Grande Guerra di Monfalcone: nella pace del verde, tra i resti delle trincee, letture di testimonianze sulla Grande Guerra. Ritrovo alle 9.10 al municipio di Monfalcone. Domenica 12 maggio si andrà invece da Rupingrande alla Rocca di Monrupino: tra boschi di querce e pini, fino alla Rocca con il santuario e ai Torrioni, spettacolari rocce di 10 metri originate dalla corrosione della pioggia. Con letture dal vivo. Ritrovo nella piazza di Rupingrande.Domenica 19 maggio escursione sull'altipiano del Monte Carso e di Ocisla: tra le fioriture della landa, i ginepri contorti dal vento e uno spettacolare panorama sulla Val Rosandra, il mare e l'Istria. Ritrovo al cimitero di San Dorligo. Infine, domenica 2 giugno escursione dalle 9.30 alle 17, da Basovizza al Cocusso. Pranzo libero e ritorno a Basovizza su un percorso diverso. Ritrovo alle 9.10 al parcheggio del Sentiero Ressel, a Basovizza. Per prenotazioni e informazioni c'è il sito www.piacevolmentecarso.it e il cellulare 3405569374. --

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 aprile 2019

 

 

Tcc rassicura il Comune sul cronoprogramma per il Centro congressi

La società privata garantisce che il cantiere si chiuderà tra un anno e consentirà l'allestimento di Esof secondo le previsioni

Il Centro congressi si farà nei tempi stabiliti secondo il cronoprogramma annunciato. La manifestazione scientifica Esof avrà a disposizione la nuova struttura tra un anno, come da copione. Bureau Veritas, società specializzata nella verifica e nella validazione progettuale, ha avuto il supplemento documentario richiesto e dovrebbe procedere quanto prima al nulla osta. Di conseguenza il cantiere non soffrirà di ritardi e non ci sarà bisogno di un Piano B. Prima di Pasqua Comune, Tcc, Esof si faranno gli auguri di stagione su un tavolo di coordinamento e di reciproca informazione. Il rassicurante risultato, dopo alcuni dubbiosi bollettini, è scaturito dalla riunione che ieri mattina ha visto confrontarsi Comune e Tcc, i due partner impegnati nella realizzazione del centro congressuale in Porto vecchio con un investimento di 11,7 milioni. Il Municipio ne mette 5,5 e l'alleato privato 6,2. L'assessore Elisa Lodi era accompagnata dal direttore dei Lavori pubblici Enrico Conte e dallo staff tecnico. Tcc era rappresentata dal presidente Diego Bravar, a sua volta scortato dagli imprenditori (Monticolo & Foti, Rosso) e dai professionisti (Ermanno Simonati, Giulio Paladini) coinvolti nell'operazione. Il confronto era stato sollecitato dalla civica amministrazione in seguito alle insistenti voci riguardo la capacità di Tcc di terminare in tempo utile l'intervento sui Magazzini 27-28 e la costruzione del cosiddetto "28 bis". Lo stesso direttore tecnico-esecutivo di Esof Trieste, Tazio Di Pretoro, aveva chiesto al Comune e a Tcc chiarezza sulla situazione e sulla prospettiva del cantiere: se le cose non si fossero messe sul versante giusto, l'organizzazione si sarebbe arrangiata diversamente, nella stessa area ma ritoccando il budget. Come anticipato, Tcc ha confermato gli impegni su tutta la linea, ragion per cui Esof potrà essere allestito a partire dall'aprile 2020 per essere inaugurato in luglio. Conferma anche per l'opera più importante, l'edificazione del "28 bis", che è in realtà l'unica struttura nuova in programma, in grado di ospitare circa 1900 convegnisti. I lavori per il "28 bis" si concentreranno in estate, onde fruire delle migliori condizioni meteo. Gli interventi sul 27 e sul 28 saranno di minore impatto progettuale e operativo. L'auspicio delle imprese è di avere nel gennaio 2020 le opere "al grezzo", per procedere con la fase di rifinitura. Soddisfatta Elisa Lodi. Sempre su questo fronte, ieri sera il Consiglio comunale ha esaminato e poi approvato la delibera che concede a Tcc il diritto di superficie sulle aree di Porto vecchio, con un canone annuo di 80 mila euro corrisposto in 5000 euro di numerario e in 5 giornate di utilizzo delle strutture congressuali. Diritto di superficie la cui principale funzione è quella di costituire una garanzia per i finanziatori. Tcc è supportata da tre istituzioni creditizie: il Frie sarebbe un po' in ritardo nell'erogazione, così le altre due fanno gli straordinari. La delibera era passata dalla IV commissione, dove si era lamentato lo striminzito numero di giornate messo a disposizione del Comune. 

Massimo Greco

 

Passa il piano delle opere grazie ai voti d'opposizione

È stata approvata, ieri in aula, in maniera bipartisan la concessione a Tcc del diritto di superficie sulle aree interessate alla realizzazione del Centro congressi in Porto vecchio. Si è astenuto solo il M5s. La giunta ha accolto la mozione avanzata da Open e Pd, che chiede a Trieste convention center di aumentare - dai 5 attualmente previsti - il numero di giorni in cui gli spazi congressuali saranno messi a disposizione del Comune. Passando al programma triennale delle opere pubbliche, in maggioranza Lega e Fratelli d'Italia non hanno partecipato al voto mentre il centrosinistra si è espresso favorevolmente. Ha commentato Sabrina Morena di Open: «Diciannove milioni di opere pubbliche delle Uti passeranno a Trieste grazie all'opposizione, perché gli altri non partecipano al voto». È stato inoltre eletto il Collegio dei revisori dei conti, con presidente Giuseppe Di Bartolo. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 aprile 2019

 

 

I forzisti duinesi a Mervic: «L'ambiente una priorità» - LA POLEMICA FRA CONSIGLIERI

DUINO AURISINA. Secca replica di Forza Duino Aurisina alle accuse mosse alla giunta Pallotta dal consigliere di opposizione Vladimiro Mervic (lista per il Golfo). Quest'ultimo aveva giudicato «incoerente l'esecutivo che annuncia una svolta ecologica ma non si oppone con decisione al pirogassificatore». «Rispediamo al mittente le critiche - scrive la capogruppo forzista Chiara Puntar - perché le nostre iniziative di tutela ambientale fanno parte di una programmazione fatta in collaborazione con le scuole, le società nautiche, le associazioni di volontariato e ambientaliste, con comitati spontanei, con l'obiettivo di far crescere in tutti noi la cultura del rispetto ambientale. Questa campagna - continua Puntar - segue un percorso iniziato con l'approvazione della delibera, votata anche da Mervic, sulla modifica del regolamento delle Falesie, Riserva che deve essere vissuta e fruita con attenzione all'educazione al rispetto ambientale, demandata ad alcune associazioni. Dobbiamo adoperarci per vivere il presente nel segno della continuità della tutela dei luoghi». -

 

 

Cornacchie scaccia-passeri? Le autorità dovrebbero arginarle - la lettera del giorno di Dino De Marco

Una ventina di anni fa, mentre d'estate stavamo pranzando in cucina, una tortora dal collare si posò sul davanzale della nostra finestra con aria interrogativa: un comportamento assai insolito per un animale timido come quello. Cercando di non spaventarla improvvisai una mangiatoia sminuzzando una fetta di pane biscottato dentro un piattino. Volò via quando mi avvicinai al davanzale per offrirle quel pasto rabberciato ma ritornò non appena mi rimisi a sedere e spolverò tutto accuratamente. Il giorno successivo alla stessa ora la rivedemmo, posata su una antenna televisiva della casa di fronte, questa volta in compagnia e anche stavolta provvidi con mezzi di fortuna alla bisogna di entrambe; però messo ormai sull'avviso, feci anche rifornimento delle opportune granaglie in quel negozio di agraria che allora si apriva in piazza Goldoni.Nei giorni seguenti la voce si sparse e il numero delle nostre richiedenti vitto aumentò via via, tanto che dovetti preparare due mangiatoie per far spazio a tutte. Andò avanti così, e per molti anni pranzammo accompagnati dal frullo d'ali delle nostre allegre commensali, fino a quando da una dozzina che erano, il loro numero prese a contrarsi inspiegabilmente. Scomparvero tutte, con nostro grande disappunto, un paio d'anni fa. Ce ne siamo chiesti a lungo la ragione perché quella di un banale ricambio generazionale non ci sembrava convincente. Giovedì 11 aprile scorso sulle Segnalazioni il lettore Antonio Tota ce ne ha fornito una spiegazione purtroppo attendibile e temo anch'io che cornacchie e gabbiani stiano mettendo in pericolo l'equilibrio dell'avifauna locale. In effetti non vedo più volare né tortore né passeri e quindi mi associo caldamente al signor Tota nell'auspicare che la Regione intervenga per scongiurare il pericolo di una primavera silenziosa.

 

 

IL VALORE DEL VERDE - Italia Nostra svela l'importanza dei nostri alberi

Percorso strutturato in cinque conferenze ospitate all'Università della Terza età

Conoscere gli alberi, tutelarli rispettandone le varie funzioni tra i parametri dell'ecosistema. È il piano programmatico de "L'importanza del verde urbano e il valore degli alberi", ciclo a cura di Italia Nostra ospitato nella sede dell'Università della Terza età in via Corti 1/1 (trasversale di via Lazzaretto Vecchio). Un percorso strutturato in cinque appuntamenti e che propone il suo secondo scalo oggi, alle 17.30, con una puntata chiave dal titolo "L'albero e le sue parti", intervento a cura di Alfonso Tomè, esponente della Regione e dell'Associazione nazionale direttori e tecnici pubblici giardini. La relazione racchiude alcune delle componenti fondamentali del ciclo, soffermandosi sulla biologia e fisiologia generale dell'albero, sulle caratteristiche di base e sui fattori che possono determinare sia l'adattamento che le forme di malattia.L'incontro del post-Pasqua, quello del 29 aprile, sempre alle 17.30, disegna invece il rapporto speciale che intercorre tra contesto sociale, storia e angoli della natura, conferenza dal titolo "Verde urbano-Storia ed evoluzione, giardini e ville storiche della città di Trieste", con in cattedra Francesco Panepinto, dell'Unità tecnica alberature e parchi del Comune di Trieste. Francesco Panepinto tornerà in veste di relatore anche per l'incontro del 3 maggio (alle 18) disquisendo sul tema "La cura e la sicurezza del patrimonio arboreo pubblico di Trieste e il regolamento sul verde", un focus sulle direttive tecniche e gestionali, argomento destinato a una serie di ulteriori dettagli nella conferenza fissata il 23 maggio (alle 18) affidata ad Alfonso Tomè e incentrata su "Linee guide per una corretta gestione degli alberi da giardini". Il viaggio si chiude il 27 maggio (alle 17) con una vetrina dedicata al parco Farneto, icona europea di bosco urbano. --

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 aprile 2019

 

 

Il vincolo che frena il Parco del mare: nessun progetto in Soprintendenza

Lo stallo per il divieto di costruire in un raggio di 130 metri dalla Lanterna. Dipiazza: «Alternative? Decida Paoletti»

C'è un problema. Il futuro del Parco del mare nella zona della Lanterna appare sempre più complicato, nonostante si stia cercando una soluzione per riuscire a superare il vincolo che vieta nuove costruzioni nel raggio di 130 metri dalla Lanterna. Questo il "dettaglio" alla base dei grattacapi dei professionisti che non hanno ancora consegnato un progetto alla Soprintendenza, che dovrà poi fornire le dovute autorizzazioni. Eppure, poco meno di un anno fa, la situazione sembrava in via di risoluzione. Il presidente camerale, Antonio Paoletti, aveva effettuato un sopralluogo con il neo eletto presidente della Regione Massimiliano Fedriga e il sindaco Roberto Dipiazza, e in preda all'entusiasmo aveva dichiarato: «Ci piacerebbe inaugurare il cantiere il 16 dicembre 2018, 14 anni esatti dal lancio dell'idea». Al momento nessuna posa della prima pietra, nessun progetto ultimato, visto che è emerso il "dettaglio" appunto che al momento pesa come un macigno sul futuro del progetto. Il 13 giugno del 1961 infatti il sottosegretario della Pubblica istruzione, Maria Maddaloni, su sollecitazione dell'architetto Civiletti, allora alla guida della Soprintendenza di Trieste, firmò un decreto che impediva qualsiasi nuova edificazione nel raggio di 130 metri dalla Lanterna. L'anno prima erano stati completati i lavori della caserma Fratelli Bandiera della Guardia di Finanza e probabilmente si volevano impedire nuove cementificazioni che andassero a "coprire" la Lanterna. A ribadire la presenza del vincolo, oltre a quelli paesaggistico culturali, era stato di recente proprio il presidente del Wwf giuliano, l'avvocato Alessandro Giadrossi. Dalla Camera di commercio al momento nessun commento sullo stallo del progetto: il presidente Paoletti è fuori sede ed è l'unico che può parlare sul Parco del mare. La Regione conferma che non ci sono passi indietro rispetto alla volontà di essere parte del progetto mentre il sindaco Roberto Dipiazza conferma che la situazione è complessa: «Ci sono dei problemi che presumo verranno risolti, sono però tra la Camera di commercio e la Soprintendenza». Il primo cittadino non chiude le porte a possibili soluzioni alternative: «Però dovrà essere Paoletti a decidere se non proseguire a Porto Lido. Ad oggi non so quali siano gli sviluppi. Il Porto vecchio è sempre a disposizione». Al momento non c'è neanche una presa di posizione della Soprintendenza, in quanto non c'è ancora un progetto sul quale intervenire, anche se c'è la massima disponibilità a collaborare per cercare di risolvere la questione del vincolo che, fino a pochi mesi fa, sembrava nessuno avesse notato, al punto che è sorta anche la nuova sede della Lega navale a poca distanza da quella storica proprio nella Lanterna. A un anno da quando la situazione sembrava essersi sbloccata dunque, pare ancora tutto fermo alla fase di progettazione iniziale, con una spada di Damocle pesante sopra il capo dell'area che potrebbe mettere in discussione tutto quanto, costringendo la Camera di commercio a tornare indietro. Magari deviando proprio verso Porto vecchio, una delle prime sedi ipotizzate per la costruzione del mega acquario. Se alla fine verrà confermata Porto Lido, ci sarà anche il passaggio alla Cciaa delle quote di Italia Navigando, la srl del ministero dello Sviluppo economico che ha in concessione l'area. 

Andrea Pierini

 

 

Fai - Carta del paesaggio - Se ne parla in Regione

Interverrà anche l'ex sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni all'incontro sul "Il futuro dei Paesaggi" in programma domani alle 16 nel Salone di rappresentanza della Regione in piazza Unità. Al centro dell'evento, organizzato dal Fai in collaborazione con l'Ordine degli architetti, sarà la "Carta nazionale del paesaggio", che si rivolge a quanti hanno responsabilità di governo.

 

Natura - Habitat e uccelli della Val Rosandra

La Riserva della Val Rosandra è arricchita da un mosaico di habitat diversificati tra loro che ospitano numerose specie di uccelli, ognuna delle quali con esigenze ecologiche diverse. Oggi scopriamo insieme questa grande ricchezza, approfondendo notizie e curiosità, in compagnia del faunista Saimon Ferfolja. Il ritrovo è fissato alle 15, al Centro visite. La partecipazione è gratuita ed è rivolta sia agli adulti che ai bambini. Si raccomanda di indossare abbigliamento e calzature adeguati. In caso di leggero maltempo l'appuntamento sarà comunque garantito.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 aprile 2019

 

 

Manifestazione - Oggi a Trieste il corteo anti razzista "People"

Trieste. «Il Pd del Friuli Venezia Giulia aderisce alla manifestazione "People. Prima le persone" e sarà presente a Trieste. Vogliamo dare un chiaro e pacifico segnale in favore del buon senso, dei diritti e della civile convivenza, proprio mentre assistiamo all'incattivirsi del Governo nelle parole d'ordine e nei metodi». Così il segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli annuncia la partecipazione del partito alla grande iniziativa pubblica promossa dalla Rete per i diritti, l'accoglienza e la solidarietà internazionale (Dasi) e dal Centro E. Balducci di Zugliano, che si svolgerà a Trieste, con inizio alle 15.30 in largo Barriera Vecchia. «La politica della Lega e dei 5Stelle - prosegue - oggi è sul pendio di una pericolosa deriva autoritaria e culturale: sempre "contro" alla ricerca di un nemico, meglio se è debole e non italiano. Ogni metodo è buono per distrarre gli italiani dal pericolo vero, cioè il disastro economico del Paese e il lavoro che non c'è». E sempre sul fronte accoglienza ieri una delegazione Pd ha incontrato il prefetto di Trieste per rappresentare le preoccupazione per le ricadute occupazionali legate al Decreto sicurezza, che riduce drasticamente le risorse destinate al sistema dell'accoglienza. «Dal rappresentante del governo Valerio Valenti - riferisce il consigliere regionale Francesco Russo - abbiamo appreso con soddisfazione che il lavoro svolto sin qui da tutti soggetti impegnati nella gestione del fenomeno migratorio è apprezzato e che anzi il Fvg costituisce un modello e un'esperienza da non disperdere».

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 aprile 2019

 

 

In 200 a "lezione" di mare e ambiente al Nautico-Galvani

Duecento studenti dell'ultimo triennio dell'Istituto Nautico - Galvani sono stati coinvolti ieri, con un incontro informativo all'interno della scuola a cura della Capitaneria di Porto e della Lega Navale, nell'ambito delle iniziative dedicate all'11 aprile come "Giornata del mare e della cultura marina", che si sono svolte in tutta Italia «per valorizzare le tradizioni marinaresche del nostro Paese e il patrimonio storico e culturale legato al mare», come si legge in un comunicato della locale Capitaneria. «Le conferenze proposte all'interno delle scuole - aggiunge il comunicato - sono state incentrate principalmente sui problemi molto attuali di tutela ambientale e dell'ecosistema marino, in particolare sull'argomento della dispersione in mare di materiali non facilmente degradabili, in primis plastiche e microplastiche».

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 aprile 2019

 

 

L'allarme per il lavoro nella Ferriera di Servola dopo il patto con i cinesi

Un futuro pieno di incognite per i lavoratori della Ferriera e un silenzio assordante da parte delle istituzioni e della proprietà che fa temere per il peggio: ecco cos'è stato denunciato ieri pomeriggio dai rappresentanti sindacali che, dopo la firma del memorandum tra Porto e Cccc, acronimo di China Communications Construction Company, vedono profilarsi scenari preoccupanti per il futuro dell'area a caldo. «Da mesi chiediamo un confronto con la proprietà - ha detto Antonio Rodà, segretario Uil di Trieste e Gorizia -, ma senza successo. La trattativa tra la proprietà e i cinesi potrebbe portare a una deflagrazione del problema occupazionale, che andrebbe a riguardare non i 100 lavoratori della cokeria ma anche gli oltre 400 dell'intera area a caldo, compreso l'indotto». Problema occupazionale che, secondo quanto affermato da Andrea Relli, segretario Fiom Trieste «è molto più che ipotetico visto che dal memorandum si evince che la Cccc intende realizzare nella stazione di Servola un terminal ferroviario intermodale con capacità di convogli fino a 750 metri e che presuppongono una linea di scambio di 1,5 chilometri per tradotta, che necessiterà di uno spazio rintracciabile esclusivamente andando a occupare i terreni su cui insiste l'area a caldo. Questo significa oltre 530 lavoratori a rischio, senza una reale capacità di riassorbimento da parte delle attività logistiche subentranti». «Ad oggi - ha sottolineato Franco Palman, Rsu Uilm - non abbiamo un piano industriale perché la proprietà sta alla finestra. La politica e l'azienda devono assumersi le proprie responsabilità e agire la salvaguardia dei lavoratori, costretti in uno stato di incertezza per il futuro».

L.P.

 

 

«Giunta di Duino Aurisina incoerente sull'ecologia»

DUINO AURISINA. «Svolta ecologica? Non direi proprio». Questo il sarcastico commento di Vladimiro Mervic, consigliere di opposizione a Duino Aurisina come capogruppo della lista "Per il Golfo", dopo l'annuncio della giunta Pallotta dell'avvio della campagna "Mare, Morje e Sailing", iniziativa che riguarda una quarantina di eventi finalizzati a tutelare il territorio e il Golfo con la collaborazione di enti e associazioni del territorio. «Ho forti dubbi sul reale impegno ecologico del Comune - spiega Mervic - che dapprima ha richiesto alla Regione di assoggettare alla Valutazione d'impatto ambientale il progetto del pirogassificatore, salvo poi eclissarsi quando la Regione ha deciso di non sottoporlo a tale vaglio. Inoltre, quando abbiamo presentato un ricorso al Tar contro la scelta della Regione, l'amministrazione non si è fatta sentire, mentre sarebbe stata auspicabile una presa di posizione coerente con la svolta ecologica».

 

 

Raddoppia l'eco-bonus per auto elettriche e ibride

Il governo dà il definitivo via libera alla somma degli incentivi nazionali e locali - L'aiuto in Friuli Venezia Giulia vale fino a 11 mila euro ma serve la rottamazione

Trieste. Un super bonus da 11 mila euro per l'acquisto dell'auto elettrica e di 6.500 per quella ibrida, a patto di rottamare un vecchio veicolo fino a Euro 4. I cittadini del Friuli Venezia Giulia potranno cumulare l'incentivo alla rottamazione nazionale e quello regionale, come confermato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa in una risposta a un'interrogazione nella commissione Attività produttive della Camera. A precisa domanda, l'esponente governativo del Movimento 5 stelle ha spiegato che la norma dell'esecutivo gialloverde stabilisce «esclusivamente che il contributo non è cumulabile con altri incentivi di carattere nazionale». Dalla risposta all'interrogazione e dalla voluta omissione di riferimenti ai contributi regionali si desume che l'incentivo statale può essere sommato con quello regionale, garantendo un grosso aiuto a chi in Fvg voglia acquistare un'auto ecologica. Il bonus del governo prevede uno sconto fino a 6 mila euro per l'acquisto di veicolo elettrico o ibrido se viene contestualmente rottamato un mezzo fino a categoria Euro 4 e se l'acquisto non supera i 50 mila euro Iva esclusa. Il contributo scende a 4 mila euro se la spesa non si accompagna alla rottamazione. Resta invece condizionato alla demolizione di un mezzo usato l'incentivo per l'acquisto di moto, sempre elettriche o ibride, con incentivo fino a 3 mila euro. L'aiuto peserà quest'anno per 60 milioni sulle casse pubbliche e si potrà aggiungere a quello previsto fin dal 2017 dalla Regione, cui la misura costerà 1,4 milioni. Il bonus regionale impone sempre la rottamazione e vale 5 mila euro per l'auto elettrica nuova o a "chilometri zero". L'aiuto si abbassa a 2.500 euro se l'acquisto è relativo a una macchina elettrica usata non più vecchia di due anni. In caso di acquisto di un mezzo ibrido, il bonus Fvg vale infine rispettivamente 4 mila euro per il nuovo e 2 mila per l'usato. Nella omnibus appena approvata i contributi regionali sono stati estesi alla rottamazione dei veicoli fino a Euro 4, mentre un emendamento del M5s alla finanziaria ha previsto l'incentivo per chi rottama moto o scooter, con l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro disponibile a finanziare il capitolo in sede di assestamento di bilancio. Con il cumulo dei due incentivi si toccano gli 11 mila euro per l'auto elettrica e i 6.500 per quella ibrida, se acquistate con contemporanea rottamazione della macchina fino a Euro 4. Il M5s regionale esulta con il consigliere Cristian Sergo: «Un'ottima notizia anche per chi si appresta a comprare un veicolo a trazione elettrico. Non ci sono più scuse». Scoccimarro si dice «contento che il Mise abbia sciolto le riserve sulla cumulabilità: in Fvg abbiamo ora le condizioni per un forte impulso all'elettrico, soprattutto in ambito urbano, dove l'esigenza di ridurre le emissioni è più pressante. La nostra regione è un esempio virtuoso per tutto il paese. Abbiamo destinato 1,4 milioni alla misura, ma a luglio pensiamo di rimpinguare il capitolo perché la mobilità sostenibile è la sfida dei prossimi anni». 

Diego D'Amelio

 

 

Centrale di Fianona di nuovo in attività Gli ambientalisti denunciano Zagabria

Avviata la causa contro il ministero che ha rilasciato l'autorizzazione a rimettere in moto l'impianto

Albona. Le associazioni ambientaliste Azione verde e Istria verde scelgono la strada delle azioni legali per tentare di arrestare quello che definiscono uno scempio ambientale, per il quale mettono nel mirino l'azienda elettrica di stato Hep e il ministero della Tutela dell'ambiente e dell'energia. I due sodalizi hanno infatti denunciato il ministero stesso per avere rilasciato il permesso ambientale in relazione al progetto di prolungare di altri 15-20 anni l'attività della vecchia centrale a carbone Fianona 1, di 125 Mw, costruita nel 1969.L'intera procedura sarebbe illegale - è quanto sostengono le associazioni - giacché non è stata preceduta dall'elaborazione dello studio relativo all'impatto ambientale, previsto invece dalla legge. Si riaccende così la battaglia che già ha visto divampare aspri scontri in passato in merito all'uso del carbone nel Golfo di Fianona, sacrificato sull'altare della produzione elettroenergetica. Ora la Hep, con l'appoggio del ministero e dunque del governo, vorrebbe rimettere in funzione la centrale vecchia di mezzo secolo e chiusa oltre due anni fa in quanto fuori norma rispetto agli standard previsti dalla direttiva europea in materia di emissioni industriali. Proprio per questo l'impianto sarebbe dovuto essere smantellato entro il 31 dicembre 2015, termine in seguito rimandato di due anni mentre adesso - evidentemente - si vuole fare un passo indietro. E il motivo è semplice: nel paese la domanda di energia elettrica è in continuo aumento e il contestatissimo progetto della centrale a carbone Fianona 3, pensata a suo tempo come sostitutiva della "1" e che avrebbe dovuto entrare in funzione accanto alla Fianona 2 attiva dalla fine degli anni Novanta, probabilmente è destinato a rimanere nel cassetto. Zagabria dunque punta ora a sfruttare al massimo le centrali già esistenti, anche con l'obiettivo di contenere quell'importazione di energia elettrica che comporta un esborso annuale non indifferente per le casse statali: dai 400 ai 500 milioni di euro all'anno. Per rimettere in moto Fianona 1 è comunque necessario installare dei filtri in modo da riportare le emissioni in atmosfera entro il perimetro degli standard comunitari, così come fatto di recente con la centrale Fianona 2. Quest'ultima, per la precisione, è stata dotata del sistema Denox mirato a rimuovere gli ossidi di azoto dalle emissioni della ciminiera, alta 340 metri. L'intervento, attuato con un sistema che si basa sulla tecnica della riduzione catalitica selettiva, ha richiesto un investimento di circa 27 milioni di euro. Secondo gli ambientalisti però i filtri sulla Fianona 1, vista la sua veneranda età, non sarebbero comunque sufficienti a far rientrare le emissioni nei parametri di consentiti. Al momento comunque non si sa se e in quale misura la denuncia degli ambientalisti si tradurrà in un ostacolo per i propositi della Hep e del governo. 

 

Patto tra ateneo e San Dorligo per la lotta agli "odori molesti" - L'OK UNANIME IN AULA

SAN DORLIGO. Sarà l'Università a dare man forte al Comune di San Dorligo nella ricerca di una soluzione che possa finalmente porre rimedio al problema dei cattivi odori che si diffondono dall'area della Siot. Va in questa direzione la convenzione quadro di collaborazione fra l'ateneo e l'amministrazione di San Dorligo, il cui testo è stato approvato ieri dal Consiglio comunale con un voto all'unanimità, a testimonianza della trasversalità rispetto a un bisogno che i residenti evidenziano da tempo. La convenzione è stata volutamente definita "quadro" in quanto propedeutica a una successiva che sarà sottoscritta a breve e che riguarderà più specificamente il tema della lotta agli "odori molesti". «Stiamo lavorando da tempo su questo tema molto sentito soprattutto dai residenti delle zone più vicine all'area della Siot - spiega il presidente della Commissione Ambiente del Comune Roberto Potocco - e contiamo sulla competenza e la professionalità della locale Università per cercare di risolvere il problema, i cui riflessi sul quotidiano di centinaia di famiglie è considerevole». Su questo fronte sta prendendo corpo, sempre in questi giorni, anche un'altra iniziativa dell'amministrazione del sindaco Sandy Klun. Con 35 mila euro messi a suo tempo a disposizione del Comune dall'amministrazione regionale, all'epoca della giunta Serracchiani, è stata attivata un'intesa con le Arpa di Puglia e Veneto che garantiranno alla giunta Klun le prestazioni di due tecnici che hanno accumulato notevole esperienza in materia, avendo lavorato uno sulle tematiche dell'Ilva di Taranto e l'altro sul sistema industriale di Marghera. A loro si affiancherà anche un tecnico dell'Università di Trieste, per formare un team di esperti che avranno come compito quello di portare a termine ricerche di respiro internazionale, in modo da individuare, se esiste, un caso simile a quello della Siot e se, eventualmente, si possono applicare in sede locale le soluzioni attivate da altre parti. «Dobbiamo spingere in questa direzione - riprende Potocco - perché la problematica è di tale entità che tutte le strade devono essere battute per cercare di dare una risposta soddisfacente a tutte le famiglie che, da anni, si rivolgono all'amministrazione per poter migliorare la qualità della loro vita, da troppo tempo condizionata dai cattivi odori che fuoriescono dal perimetro all'interno del quale opera la Siot».

Ugo Salvini

 

 

Attenzione a provenienza, taglia, stagione Le "regole" sul pesce a tavola targate Ogs - l'appuntamento

Al Revoltella prima conferenza del ciclo "Mare&Salute" per esplorare a 360 gradi il legame fra uomo e polmone blu

Il pesce è un alimento prezioso nella dieta, va però scelto con attenzione. Il primo appuntamento di "Mare&Salute", un ciclo di conferenze divulgative sul legame tra uomo e mare, ha affrontato ieri al Museo Revoltella il tema "Pesce: il decalogo del mangiare sano e sostenibile". Poche ed efficaci le regole da rispettare, messe in luce ieri dagli esperti presenti. Mangiare pesce fa bene, è il dato messo in evidenza, ma bisogna sempre controllare ciò che viene scelto, la provenienza per esempio, se si tratta di allevato o pescato, la taglia, e allo stesso tempo ricordare che le risorse ittiche non sono inesauribili. A introdurre l'iniziativa Maria Cristina Pedicchio, presidente dell'Ogs, moderatrice dell'incontro, che ha ricordato anche l'obiettivo dei cinque appuntamenti promossi, organizzati proprio da Ogs nell'ambito di proEsof. «È un ciclo di conferenze al Revoltella, che farà tappa anche al Caffè San Marco, e che mira a parlare di mare e salute, del legame indissolubile - ha sottolineato - tra uomo e mare. Abbiamo voluto dar vita a questi incontri culturali e di sensibilizzazione perché è un argomento di cui parliamo spesso, ma noi cittadini poi cosa sappiamo esattamente? Molto poco in realtà. Così succedeva per tanto tempo anche in passato. Solo da pochi anni l'uomo ha capito l'importanza del mare. E pensiamo che rappresenta il 72% del mondo, da lì arriva il 50% dell'ossigeno, un vero polmone blu, accanto a quello verde, ben più noto. E ancora - ha ricordato Pedicchio - è paradossale che abbiamo esplorato solo il 5% dei fondali esistenti, si conosce di più la superficie di Marte. In questa serie di incontri affronteremo insieme tanti argomenti, tra i quali l'inquinamento e la plastica, che in questo momento suscita grande attenzione e polemiche, ma i temi saranno molteplici. Quello che noi vogliamo fare con "Mare&Salute" - ha ribadito - è informare, in maniera trasversale, perché quando si conosce si agisce, quando si agisce si diventa responsabili. Questa è la missione dei nostri enti, promuovere un'educazione responsabile, ricordando che per l'uomo il mare è fondamentale, ma non viceversa». Spazio poi agli interventi dei vari relatori, Simone Libralato, dell'Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale - Ogs appunto, Antonio Terlizzi dell'Università di Trieste, Michela Zanetti sempre dell'ateneo giuliano e Rosalba Giugni di Marevivo, quest'ultima presente con un video messaggio. Prossimo appuntamento mercoledì 24 aprile, alle 17.30, sempre al Revoltella, con l'argomento "Dove faccio il bagno? Rischi dal mare: dai batteri alle specie aliene". L'8 maggio alle 18 si parlerà del sale, dal mare alla nostra tavola, stesso orario anche giovedì 16 maggio con il dibattito sulla plastica e mercoledì 5 giugno con "Cosa mangeremo nel futuro? Dalle meduse alla nutrigenetica". 

Micol Brusaferro

 

Agricoltura e abissi marini al Caffè delle Scienze - al Tommaseo

Proseguono gli incontri del Caffè delle Scienze. Oggi alle 17.30, al Caffé Tommaseo, in Riva Tre Novembre 5, Mauro Balboni, agronomo, parlerà di "Il pianeta mangiato. La guerra dell'agricoltura contro la terra". Ciò che un tempo veniva chiamata agricoltura, oggi è un'industria che causa molti danni collaterali come pandemia, globesità e riscaldamento globale. Investendo sulle tecnologie dell'ultimo decennio si possono rinnovare i sistemi di coltivazione, ridurre il consumo di acqua dolce e vietare ulteriori sconvolgimenti dei cicli geochimici planetari. A seguire Manuel Bensi, Ricercatore all'Ogs tratterà il tema "Abissi oceanici: come e perché studiarli". Le profondità degli abissi: quali segreti nascondono e cosa ci possono dire sui cambiamenti climatici? Dal Mediterraneo ai Poli, un breve viaggio nelle tecniche oceanografiche utili a carpire i segreti dell'oceano.

 

 

SEGNALAZIONI - Le cornacchie grigie minano l'avifauna

Più che di conquista, io avrei parlato di una vera e propria "invasione ostile" che non fa prigionieri, perché di questo si tratta. E gli effetti credo siano ormai sotto gli occhi di tutti. La cornacchia grigia sta di fatto compromettendo, mettendola a serio rischio, la sopravvivenza di quasi tutta l'avifauna locale presente nel e sul nostro territorio. Esclusi i gabbiani, che ancora sembrano resisterle, vuoi per stazza che per combattività, tutti gli altri, fra i quali colombi, tortore, merli, rondini, passeri, ecc. ecc. , tutti uccelli dei quali era piacevole ascoltare il dolce tubare e cinguettare, oggi non esistono quasi più. Senza voler parlare dei danni all'agricoltura, alle colture orticole primaverili-estive ed ai frutteti. Amo gli animali, come ritengo tantissimi fra i lettori del Piccolo, ma quando è troppo, è troppo! Forse sarebbe ora che la Regione, nella persona dell'assessore all'ambiente, il signor Fabio Scoccimarro, pensasse ad un "piano di contenimento" di questo corvide, prima che sia troppo tardi per la restante avifauna altrimenti destinata all'estinzione.

Antonio Tota

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 aprile 2019

 

 

Cambia l'accesso al Porto vecchio - Il nuovo varco al ponte di ferro

Firmata l'ordinanza per la viabilità in vista dei nuovi cantieri - La bretella diventa un rettilineo con il Magazzino 26

Cambia l'accesso a Porto vecchio. Tra un paio di settimane lo storico varco di viale Miramare con relativa bretella, aperto nel 2011 in occasione della Biennale diffusa al Magazzino 26, arretrerà di 50 metri finendo praticamente a ridosso del cavalcavia ferroviario. Una scelta determinata dall'imminente apertura dei cantieri per la nuova viabilità, la realizzazione delle reti infrastrutturali e del nuovo centro congressi. La novità è contenuta in un'ordinanza temporanea (scadenza fine gennaio 2020) della viabilità firmata dal direttore d'area Giulio Bernetti. «Il nuovo accesso al Porto vecchio si sposta di una cinquantina di metri. Non cambierà nulla rispetto alle regole in vigore attualmente nel Porto vecchio solo che i veicoli passeranno tra la Centrale idrodinamica e il Magazzino 27 invece che tra il Magazzino 27 e il 28 come accade ora. È un'ordinanza legata ai lavori che stiamo facendo. Una viabilità da cantiere», spiega Bernetti. Così per i prossimi nove mesi, che includono l'estate balneare, i triestini dovranno fare i conti con un ulteriore restringimento di viale Miramare e con gli inevitabili disagi per i rientri in città dalla riviera di Barcola. La cosa positiva è che, con il nuovo varco d'ingresso in Porto vecchio, la bretella sarà un rettilineo con le corsie di marcia riallineate al Magazzino 26. Nell'operazione, ovviamente, saranno sacrificati un'altra porzione degli storici binari (che verranno ricoperti a futura memoria) e un'ulteriore pezzo della recinzione monumentale (tutelata dalla Soprintendenza) come è accaduto anche per il parcheggio Boveto, realizzato all'inizio di Porto vecchio sul terrapieno di Barcola. «La viabilità sarà sempre garantita. Sarà uguale a quella di adesso semplicemente spostata verso il ponte di ferro. Si dovrebbe partire tra qualche settimana. Si sta demolendo uno dei magazzini non vincolati e una volta ripulita la zona verrà realizzato il nuovo accesso», spiega il direttore Bernetti. L'ordinanza prevede l'istituzione di due corsie (una per ogni senso di marcia) della larghezza di almeno 3 metri (con divieto di sosta e fermata con rimozione) tra il nuovo varco di accesso su viale Miramare e il Magazzino 26 (dove c'è già la mostra sul Lloyd Triestino e dove dovrebbero arrivare il Museo del Mare di Campo Marzio, l'Immaginario scientifico e le masserizie degli esuli del Magazzino 18). Ci sarà poi l'istituzione del limite massimo di velocità di 30 chilometri all'ora per l'intera area di Porto vecchio. Rimarrà inalterato l'obbligo di svoltare a destra per tutti i veicoli (direzione centro città) che escono dal Porto vecchio e si immettono in viale Miramare. Nell'ordinanza che dura 10 mesi sono previsti anche divieti di transito della durata di tre giorni, restringimenti della carreggiata e sensi unici alternati. Tutto previsto in vista dei cantieri che affolleranno il comprensorio museale che si sviluppa attorno al Magazzino 26 e alla Centrale idrodinamica. A breve sono previsti interventi alla pavimentazione generale, alle strade, ai servizi principali, alle reti elettriche, a quelle di acqua e gas, e ancora agli impianti di illuminazione, alle fognature e agli arredi urbani. Tutti servizi che non esistono in Porto vecchio. I primi interventi sono iniziati dalla demolizione di alcuni fabbricati, pubblicizzati con orgoglio dal sindaco picconatore Roberto Dipiazza. «Si tratta di edifici che già si trovavano in pessime condizioni e che non erano vincolati dalla Soprintendenza - spiega Bernetti -. Eliminarli servirà ad allargare la futura sede stradale». Nel lotto dei lavori è compresa anche la realizzazione di una grande rotatoria su viale Miramare all'altezza dell'attuale varco. Un altro cantiere per cui è stata emessa l'ordinanza della viabilità è quello che sta per partire per la costruzione del nuovo centro congressi nell'area dei magazzini 27 e 28. Un vera corsa contro il tempo visto che dovrebbe essere pronto entro luglio 2020 quando in Porto vecchio si terrà Esof. «Procedono i lavori per la realizzazione del Centro congressi nel Porto vecchio di Trieste che sarà pronto per Esof2020. Un importante investimento pubblico-privato di circa 11 milioni di euro», ha assicurato a metà marzo Dipiazza. Un'autentica scommessa. 

Fabio Dorigo

 

Il primo appalto da 3,7 milioni a una cordata friul-giuliana

L'Ati tra Adriacos di Latisana e Innocente & Stipanovich di Trieste realizzerà il lotto di lavori relativo alle strade e all'infrastrutturazione

Un'alleanza friul-giuliana. A vincere il primo vero appalto della trasformazione del Porto vecchio di Trieste è stata l'Ati (associazione temporanea di imprese) tra Adriacos srl di Latisana (Udine) e Innocente & Stipanovich di Trieste. Una fetta di lavori da 3,7 milioni di euro. Si tratta del primo lotto relativo alla riqualificazione della viabilità e all'infrastrutturazione dell'area del polo museale, che racchiude i Magazzini 26 (Museo del mare, Immaginario scientifico, Magazzino 18), 27-28 (nuovo centro congressi), 30 (Fish market), la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica. I lavori di viabilità e infrastrutturazione hanno avuto la precedenza in vista di Esof2020 (Trieste capitale europea della scienza), che avrà luogo in Porto vecchio nel luglio del prossimo anno. Alla gara, che scadeva lo scorso dicembre, avevano presentato offerte sei cordate organizzate in altrettante associazioni temporanee di imprese. La vincitrice, l'Ati Adriacos e Innocente & Stipanovich, ha a disposizione 300 giorni per realizzare le opere. Tutto dovrà essere pronto per fine gennaio 2020. La rotatoria di viale Miramare, che fa sognare il sindaco Roberto Dipiazza, è l'opera di maggior impatto: il cantiere inizierà alla fine di questa estate e sarà la conclusione di tutto il primo lotto. La rotatoria, che da sola vale mezzo milione di euro, avrà un diametro di 30 metri con un'isola centrale allestita a verde e alcune isole spartitraffico perimetrali. Il progetto prevede un allargamento dell'attuale varco di accesso al Porto vecchio mediante la rimozione di alcune campate della storica recinzione tutelata dalla Soprintendenza (che come le altre saranno smontate e conservate nei depositi comunali). Nel caso dell'infrastrutturazione si parte da zero. È praticamente tutto da rifare. Lo stato di fatto delle infrastrutture a rete dell'area ex portuale è caratterizzato da condotte vetuste che necessitano un totale rifacimento: dai servizi idrico-elettrici al sistema fognario (che risulta "per lo più sconosciuto") per finire alle condotte del gas da inventarsi di sana pianta. Il secondo lotto, di oltre 5 milioni di euro, provvederà a collegare le infrastrutture del polo museale con la città in corrispondenza di largo Santos.

 

Museo del mare Piano e Koolhas interessati - Oggi le offerte - IL PROGETTO

Non è automatico che un sopralluogo implichi la partecipazione a una gara progettuale. Ma è comunque positivamente sintomatico che alcuni grandi studi internazionali di architettura abbiano chiesto agli uffici comunali di valutare sul campo il sito nel quale sorgerà il Museo del mare, quel Magazzino 26 in Porto vecchio sulla cui realizzazione il Municipio ha puntato 33 milioni di euro. Renzo Piano, Rem Koolhas, Mario Cucinella sono alcune "archistar" che hanno mandato in avanscoperta i propri "sherpa": è in ballo una parcella di un milione 633 mila euro per «affidamento di servizi di ingegneria e architettura - servizio di progettazione definitiva, esecutiva e coordinamento per la sicurezza». Ieri alle 12.30 è scaduto il termine per la presentazione delle offerte, che saranno aperte stamane alle 10 nella stanza 11 del piano ammezzato della residenza municipale. Il seggio di gara è formato da due dirigenti, Lucia Iammarino (che è anche "rup" del progettando Museo) e Riccardo Vatta. Una volta affidato l'incarico, il vincitore dell'appalto avrà a disposizione otto mesi per preparare il progetto. 

 

 

Esof chiede chiarezza sul centro congressi: «Tempi certi per giugno» - La manifestazione di luglio 2020 e il nuovo polo.

Gli organizzatori di Esof 2020, la manifestazione scientifica programmata in Porto vecchio nell'estate del prossimo anno, debbono sapere la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità entro la fine di giugno. Domanda-chiave: il centro congressi di Tcc riuscirà a essere approntato per la primavera 2020? Sarà completamente agibile per un'integrale utilizzazione, come da progetto? Riuscirà il cantiere, che ha terminato la fase demolitoria e che attende la validazione di Veritas Bureau, a chiudere i lavori entro la fine di aprile 2020, in modo tale che Esof possa impostare l'allestimento con un paio di mesi di anticipo rispetto al varo dell'iniziativa?Il quartier generale Esof lo chiederà esplicitamente al Comune e alle aziende esecutrici a giugno: giusto in tempo per calibrare la gara internazionale, con la quale verranno scremati i fornitori. In palio un milione di euro, che potrebbero diventare di più se Tcc non sarà in grado di completare le opere nel tempo previsto e quindi se Esof si troverà costretto a trovare ulteriori risorse per ovviare a eventuali ritardi. «Nessuna volontà polemica - tiene ripetutamente a chiarire Tazio Di Pretoro, responsabile tecnico-esecutivo di Esof - soltanto necessità da parte nostra di avere un quadro attendibile della situazione edile-impiantistica, così da muoverci con la dovuta tempestività».Di Pretoro, che è anche socio dello studio Metroarea impegnato nella progettazione del Tcc, parte da una considerazione preliminare: un conto è Esof, un conto è il centro congressi. In termini cronologici Esof viene prima dell'idea di un centro congressi. Infatti - precisa l'architetto - Esof verrà allestito comunque, a prescindere dal completamento del centro congressi. Basta saperlo. E come si farà? Semplicemente attuando un Piano B che altro non è se non il piano originario, mediante il quale prevalse la candidatura di Trieste: un piano basato sull'utilizzo di cinque edifici - i Magazzini 26, 27, 28, la Centrale idrodinamica, la Sottostazione elettrica - e degli spazi aperti davanti a questi stabili. E allora dove sta la differenza? La differenza sta nel progetto Tcc che prevede la costruzione ex novo di una struttura "28 bis" attaccata al "28": il "28 bis" dovrà contenere l'auditorium più grande, in grado di mettere a sedere 1800 persone. E se non si fa il "28 bis"? «Si farà con il "28" - risponde Di Pretoro - adeguato per ricevere 1400 convegnisti». La logistica della manifestazione stima l'arrivo di 4500 "delegati", che utilizzeranno 8 sale conferenze su tre livelli del "26", auditorium e zona ospiti all'Idrodinamica, 800 metri quadrati espositivi e quattro piccole sale al "27". Mille metri quadrati espositivi, due sale stampa, l'incognita della super-sala al "28" e "28 bis". Tra il "27" e il "28" si estenderà un nuovo ponte dei sospiri che non mancheranno nel rush finale degli interventi. Negli spazi "open" un ristorante da 800 metri quadrati, un plateatico di 500 mq dotato di sedie e ombrelloni, bar, una "agorà" con due box informazioni. Chi non è delegato, dovrà pagare "on line" l'ingresso al "villaggio": a Tolosa costava 100 euro/dì e a Trieste non sarà più economico.

Massimo Greco

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 aprile 2019

 

Ripartono a Muggia i corsi sui "segreti" dell'agricoltura

Oggi pomeriggio in sala "Millo" la prima delle 30 lezioni gratuite di quest'anno. I focus sul mare fra le novità. Visite in azienda orticola, caseificio e saline

MUGGIA. Tornano i corsi su agricoltura e territorio organizzati dal Comune di Muggia. Dopo i 250 iscritti totalizzati nelle ultime edizioni, stavolta le lezioni saranno in totale 30 e si svolgeranno, come da tradizione, sia in aula sia in esterna. Il docente sarà Paolo Parmegiani, dottore agronomo-forestale e divulgatore agricolo della Regione. L'inizio del corso, che sarà gratuito, è previsto oggi alle 17 nella sala "Millo" di piazza della Repubblica. «La partecipazione, previa iscrizione, è aperta a tutti i cittadini di Muggia, ma una percentuale di posti disponibili sarà riservata anche quest'anno ai cittadini dei comuni limitrofi, che saranno quindi i benvenuti», ha spiegato in questi giorni il vicesindaco Francesco Bussani. Le lezioni - di tipo teorico, tecnico, pratico e culturale - spazieranno dalla coltivazione dell'ulivo a quella degli ortaggi delle specie minori, dalla frutticoltura (con attenzione alle vecchie varietà del territorio) alla produzione del formaggio, dalla produzione vinicola a quella dell'olio, con la finalità di divulgare conoscenze e abilità che possano far avvicinare i partecipanti alla dimensione agricola che per secoli ha caratterizzato le zone di Muggia. Una novità di quest'anno è l'introduzione dell'elemento "mare" con due lezioni su pesci, spugne, molluschi e storia del sale, con tanto di uscite tematiche tra cui quella alle saline. Appuntamenti in esterna che andranno ad arricchire il calendario fuori dall'aula, che vede organizzate, tra le altre cose, visite a un'azienda orticola, a una cantina e a un caseificio. «Abbiamo avuto modo di constatare quanto il corso fosse apprezzato anche al di fuori di Muggia, con persone che hanno manifestato interesse e aderito con entusiasmo. Ci auguriamo che anche in questa edizione la partecipazione sia significativa come negli anni passati», l'auspicio di Bussani. Le iscrizioni possono essere presentate all'Urp di piazza Repubblica o via email a luciana.ficiur@comunedimuggia.ts .it e lorenzo.prelec@comunedimuggia.ts.it. A fine corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione e sarà fornito il materiale di tutte le lezioni.-

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 aprile 2019

 

 

Aurisina Cave liberata da montagne di rifiuti

Nuovo blitz dei volontari di Sos Carso: tra i boschi e le doline accanto alla discarica comunale è stato trovato di tutto

DUINO AURISINA. Oltre 200 sacchi di rifiuti vari, 32 pneumatici da macchina e otto da camion. Ma anche un televisore, circa 20 metri cubi di ferraglia, 17 batterie di auto e persino una tavola da surf. È solo una parte del lauto "bottino", nascosto tra i meandri dell'altipiano, "catturato" nell'ultima uscita ecologica dai volontari del gruppo triestino Sos Carso. Gli ambientalisti capeggiati da Cristian Bencich hanno preso d'assalto in questo caso boschi e doline nella zona di Aurisina Cave, proprio a poche decine di metri, in linea d'aria, dalla discarica comunale. Oltre al materiale già citato sono stati recuperati nel verde 10 metri cubi di materiale edile, cinque metri cubi di plastica varia, e ancora cavi elettrici, tubi, guaine e, "dulcis in fundo", lo scafo di una barca in vetroresina. La battuta di pulizia è stata un successo in particolar modo per la forte partecipazione di tante persone e di varie associazioni riunitesi con un unico scopo, ossia quello di creare un Carso più pulito, e non solo. «In questa uscita ecologica siamo riusciti a coinvolgere oltre 100 persone nei vari momenti, tra mattina e pomeriggio, dimostrando che se le cose vengono fatte con il cuore e partono dal basso si possono ottenere grosse soddisfazioni, anche con pochi aiuti, perché qui oltre all'aspetto ecologico conta molto anche l'aspetto umano», racconta estremamente soddisfatto Bencich. Uomini, donne, anche qualche giovanissimo, hanno così raccolto l'appello di Sos Carso ritrovandosi sin dal mattino nella frazione di Aurisina Cave, ospiti degli spazi del Dipartimento di salute mentale dell'AsuiTs. Da lì sono partite le varie spedizioni nelle doline e nei boschi con guanti e tanta buona volontà. Alla fine, come sempre, è stato davvero impressionante vedere tutti quei rifiuti ammassati, pessimo prodotto del senso di inciviltà che permea purtroppo qualche mascalzone. Alle operazioni di pulizia hanno preso parte anche gli scout del gruppo Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani) della comunità di Trieste, che non si sono certo tirati indietro. Attorno alle 14 negli spazi all'aperto dell'AsuiTs è stato organizzato un pranzo rigorosamente ecologico, senza plastica usa e getta, grazie all'associazione Trieste Senza Sprechi. Molto soddisfatto dell'esito della giornata anche Furio Alessi, cofondatore di Sos Carso: «La fatica, l'ennesima, per ripulire il nostro amato Carso, è stata ampiamente ripagata dalla presenza di così tante persone, alcune delle quali provenienti anche dalla vicina Bisiacheria. Stiamo crescendo, o, meglio, sta crescendo il nostro messaggio».-

Riccardo Tosques

 

 

Il team Unesco Giovani rilancia da Trieste il progetto "caschi verdi"

Chiusa la tre giorni di lavori dedicata a tra scienza e ambiente. Tra le proposte la creazione di una task force a tutela del pianeta

È calato il sipario sul secondo Unesco Italian Youth Forum organizzato per tre giorni a Trieste da Unesco Giovani, la più grande realtà giovanile del mondo Unesco. Un evento dedicato quest'anno al rapporto tra scienza e ambiente. Quanto mai attuale il tema di quest'anno, centrato attorno alla domanda: «Quanto è importante la ricerca scientifica e tecnologica per salvare il pianeta?». A confrontarsi sull'argomento, assieme ai giovani, il presidente di Unesco Italia Franco Bernabè, il sottosegretario Vincenzo Spadafora, e i numerosi esperti che hanno preso parte ai lavori durante i tre giorni dell'iniziativa. Unesco dedicherà la decade 2021-2030 al grande tema degli oceani, cuore della salvaguardia ambientale. «Siamo veramente orgogliosi di aver fatto conoscere la città di Trieste e le sue eccellenze - afferma Marina Coricciati, rappresentante della sezione Fvg dell'Associazione italiana giovani per l'Unesco - è stata un'interessante tre giorni di scambi di conoscenza e costruzione di nuove azioni per il futuro, attraverso un ruolo sempre più centrale e cruciale dei giovani del nostro Paese». «Desidero quindi - continua Coricciati - ringraziare tutti i soci Unesco Giovani, e in particolare il gruppo Fvg per il lavoro svolto e l'impegno che è stato messo in campo. Ora che il forum si è concluso iniziamo da subito a pensare a nuove attività, portando avanti le relazioni avviate con tutti gli attori del territorio che hanno contribuito a rendere questo forum così speciale». Nell'ambito del Forum è stato nominato il nuovo presidente di Unesco Giovani, Antonio Libonati, che succede al fondatore Paolo Petrocelli. «Unesco Giovani ha lanciato, accanto alla grande campagna #UNITE4HERITAGE di Unesco Mondo, quella denominata #UNITE4EARTH - afferma Libonati - perché dai giovani italiani vuole partire un grande messaggio di consapevolezza e di informazione affinché i governi mondiali facciano ciò che devono per salvare la nostra terra e i nostri mari. Ma l'obiettivo dei giovani italiani per l'Unesco - continua il neo-presidente - è quello di rilanciare l'idea italiana dei "caschi verdi, vale a dire una rete di competenze in grado di difendere e sostenere le aree verdi del pianeta. Siamo l'ultima generazione che può fare qualcosa di utile per salvare il pianeta. Non ci tireremo indietro».Da Trieste il testimone passa ora a Parma, che nel 2020 sarà anche la Capitale italiana della cultura e ospiterà il prossimo Italian Youth Forum dell'associazione. Al termine del forum infatti, tutte le Regioni hanno votato fra Firenze e Parma, le due città proposte dai rispettivi comitati regionali e ha spuntarla è stata la città Ducale, peraltro già insignita nel 2015 dall'Unesco come Città creativa della gastronomia. «Siamo molto contenti e riceviamo con piacere il testimone da Trieste raccogliendo così la fiducia di tutti i Comitati Regionali che hanno deciso di portare nella nostra Regione il prossimo Forum - conclude Federico Ferrari, rappresentante regionale dell'Emilia-Romagna -. Abbiamo un anno di tempo per ripagare questa fiducia, organizzando un evento che possa essere attrattivo per tutto il territorio e portare a conoscere tutte le eccellenze della città ai quasi 400 soci dell'Associazione». -

 

 

«Nazionalizzare l'acqua costerebbe 15 miliardi» - PARLA STEFANO VENIER (HERA)

BOLOGNA. «Il tema è molto delicato, credo che sia un passaggio all'indietro ricchissimo di rischi e incertezze». Così l'amministratore delegato di Hera, Stefano Venier ha replicato - a margine di un convegno a Bologna di Nomisma - a chi gli chiedeva un commento sulla ripubblicizzazione del settore idrico come previsto dalla proposta di Legge Daga, in discussione in Parlamento, che ne attribuisce la gestione agli enti locali revocando le attuali concessioni. «Gestire il ciclo idrico integrato - ha spiegato - è un'attività a fortissima intensità di capitale, richiede competenze industriali e soprattutto una visione e una capacità di affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Una rinazionalizzazione scaricherebbe sulle spalle dei cittadini un debito di oltre 15 miliardi di euro, ma soprattutto -anche quelli che sono gli oneri legati alla gestione di questo ciclo».

 

 

SEGNALAZIONI - Piazza Sant'Antonio Almeno interventi"minimal"

Il Comune vuole il parere dei cittadini sulla progettazione dello spazio compreso tra la Chiesa di Sant'Antonio e la chiesa serbo ortodossa, quindi intervengo a riguardo. Tale spazio è stato oggetto di alcuni progetti, anche premiati, di alcuni architetti ai quali anche il sottoscritto ha dato il proprio contributo di idee. Attualmente però il lavoro svolto risulta a mio avviso sprecato, perché nulla sembra si farà in futuro. Quindi, visto che ci si chiede un ulteriore pensiero, propongo di pavimentare decorosamente lo spazio attualmente asfaltato tra piazza Sant'Antonio e le vie adiacenti che circondano il giardinetto, dare risalto alle aiuole che attualmente sono poco curate piantando anche alberi di gingko biloba "antismog", pavimentando quindi di sana pianta lo spazio restante che ora circonda la fontana completamente da rimettere a bolla (non come piazza dell'Unità), dando la possibilità ai venditori di prodotti locali di potere lavorare, lasciando intatte le panchine storiche. Suggerisco anche di rifare il mosaico interno della fontana centrale, il giardinetto con una decorazione che ricordi la natura del nostro mare e il Canale storico. Ricordo anche alla giunta che ritengo necessario pensare anche a stalli appositi per le biciclette.

arch. Giovanni Franzil

 

 

"Mare e salute" Pesce e decalogo del mangiar sano

Un evento Ogs Con il ciclo di conferenze "Mare e Salute", l'Ogs vuole evidenziare sia gli effetti del mare sulla salute dell'uomo sia gli effetti dell'uomo sulla salute del mare, tramite incontri rivolti a tutti, in programma al Museo Revoltella. Il primo appuntamento, in programma domani 10 aprile 2019 alle ore 18, è incentrato su "Pesce: il decalogo del mangiare sano e sostenibile" si parlerà dell'eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 aprile 2019

 

 

Pesci, meduse, plastica e veleni A scuola di mare con l'Ogs

Cinque "lezioni" all'auditorium del Revoltella in programma da mercoledì Pedicchio: «Non è solo una risorsa da sfruttare ma un bene da difendere»

Raccontare il mare, aiutare le persone a conoscerlo e a viverlo in modo responsabile usando le risorse che regala e senza distruggerlo. L'Istituto nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) ha organizzato con quest'obiettivo cinque incontri dal titolo "Mare e salute", il primo dei quali è in programma mercoledì al Revoltella.«Troppo spesso l'ambiente marino viene visto principalmente come una risorsa da sfruttare e non da proteggere - racconta la presidente dell'Ogs, Maria Cristina Pedicchio - e divulgare il complesso delle interazioni tra uomo e mare rappresenta quindi una sfida in cui l'Ogs è da tempo in prima linea. Vogliamo far comprendere come la tutela dell'ambiente abbia importanti benefici per l'uomo, far sviluppare nella popolazione una cultura di prevenzione e un approccio proattivo alla salvaguardia della salute e dell'ecosistema naturale che ci circonda. Eventi meteorologici estremi, esposizione ai patogeni trasportati dalle acque, il loro inquinamento rappresentano solo alcuni esempi di importanti minacce per la salute umana connesse al mare. Ma, allo stesso tempo, i mari offrono numerosi benefici per la salute e il benessere umano sotto forma di servizi ecosistemici, come la fornitura di risorse quali cibo e materie prime, di cui è importante essere consapevoli». Il primo incontro è fissato alle 18 di mercoledì 10 aprile , sarà incentrato su "Pesce: il decalogo del mangiare sano e sostenibile" e affronterà il tema dell'eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche, suggerendo scelte alimentari responsabili e sane. Mercoledì 24 aprile alle 17.30 si parlerà invece di "Dove faccio il bagno? Rischi dal mare: dai batteri alle specie aliene". Il dibattito spazierà sugli elementi presenti nel mondo marino. La terza conferenza, prevista mercoledì 8 maggio alle 18, sarà su "Sale: quattro passi nella geologia del Mediterraneo per arrivare alla nostra tavola", per conoscere l'elemento ed il legame con le malattie cardiovascolari. "Plastica: dalla bottiglia al piatto - come la plastica è entrata nella catena alimentare" sarà il titolo del quarto evento il 16 maggio alle 18 e affronterà appunto il tema della plastica, un materiale importantissimo per la nostra vita quotidiana, spiegando i problemi per gli organismi acquatici e come questo elemento entra nella catena alimentare. Infine il 5 giugno, sempre alle 18, "Cosa mangeremo nel futuro? Dalle meduse alla nutrigenetica" parlerà delle meduse come nuova pietanza sulle nostre tavole e della nutrigenetica che influenza le nostre scelte alimentari. Per partecipare bisogna registrarsi sul sito www.inogs.it. Tutti gli appuntamenti si terranno all'auditorium del Museo Revoltella.Partner dell'Ogs saranno il Fai Fvg, l'Irccs Burlo Garofolo, l'associazione Scienza under 18 e il Wwf area marina protetta di Miramare. Il progetto è finanziato dalla Regione e le conferenze sono organizzate con il Comune di Trieste e l'associazione Marevivo Fvg. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 aprile 2019

 

 

Spunta a Rabuiese un "cimitero" di ruote nascosto nel verde

La discarica segnalata al Comune dall'Azienda sanitaria Tornano d'attualità degrado ambientale e rischio zanzare

MUGGIA. Almeno una trentina di copertoni abbandonati tra il verde di Rabuiese. Questa l'amara segnalazione fatta in questi giorni dall'Azienda sanitaria al Comune di Muggia. Roventi le parole dell'assessore all'Ambiente locale Laura Litteri: «L'abbandono dei rifiuti è un reato che può avere effetti molto negativi su tutti i cittadini, come in questo caso, con la possibilità del diffondersi di malattie anche pericolose, come la febbre del Nilo causata dalla puntura di zanzare infette». Visto l'imminente arrivo della bella stagione, con relativo innalzamento delle temperature, a Muggia si torna a parlare dunque di degrado ambientale e zanzare. L'argomento era già approdato nell'ultimo Consiglio comunale muggesano di ottobre, ma non era stato trattato per l'approssimarsi della stagione fredda. E così è stato ripresentato sotto forma di mozione nell'ultima seduta dalla consigliera Giulia Demarchi (Forza Muggia) prima di essere ritirato. Il documento aveva come oggetto l'eliminazione delle zanzare dall'asilo comunale Iacchia e chiedeva al Comune di impegnarsi a effettuare le dovute opere di disinfestazione suggerendo il periodo delle festività pasquali come finestra di tempo idonea a tale attività. «Sono certa che, grazie alle conoscenze che le derivano dagli studi di veterinaria, la consigliera Demarchi ben sa e si è solo dimenticata che la disinfestazione va effettuata nel periodo estivo con prodotti antilarvali nei potenziali focolai costituiti da raccolte d'acqua di vario genere e quindi sarebbe stato insensato effettuarla a Pasqua», ancora Litteri. La migliore arma contro le zanzare, secondo l'esponente della giunta Marzi, è «la prevenzione attraverso tutte quelle azioni che ciascuno di noi può mettere in campo per impedire o rallentare il proliferare delle zanzare». Nello specifico l'Asuits ha fornito una sorta di vademecum per combattere le zanzare. Le principali indicazioni? Rimuovere ogni sorta di potenziale contenitore per lo sviluppo larvale, come ad esempio secchi, bacinelle, bidoni anche di piccola dimensione nelle aree contigue alle abitazioni per evitare la formazione di raccolte d'acqua. Ma anche svuotare e ripulire, almeno una volta settimana, i contenitori di uso comune, come sottovasi di piante, piccoli abbeveratoi per animali domestici e annaffiatoi. Per i contenitori d'acqua inamovibili, quali ad esempio vasche in cemento, bidoni e fusti per irrigazione degli orti, è consigliato invece una copertura con strutture rigide, come teli di plastica o zanzariere. Consigliato anche l'inserimento di pesci "larvivori", come ad esempio i pesci rossi o le gambusie, nelle piccole fontane ornamentali da giardino. Ma un altro problema è rappresentato proprio dai copertoni abbandonati che, riempiendosi di acqua piovana, diventano il focolaio prediletto per lo sviluppo delle zanzare. «L'Azienda sanitaria ci ha segnalato un deposito di almeno una trentina di copertoni abbandonati in località Rabuiese. La rimozione e lo smaltimento dei copertoni sono procedure molto costose cui dovrà fare fronte il Comune e il cui costo ricade sull'intera comunità. L'abbandono dei rifiuti è un reato che può avere effetti molto negativi su tutti i cittadini», ammonisce appunto Litteri.-

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 aprile 2019

 

 

L'ASSESSORE ALL'AMBIENTE DI MUGGIA Litteri: «In un anno col porta a porta rifiuti indifferenziati ridotti del 50%»

«Dopo un anno di raccolta porta a porta è tempo di fare dei bilanci, soprattutto in vista dell'approvazione del Piano economico finanziario del Servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti che si compone di una parte di raccolta e pulizia delle strade e di una parte di smaltimento dei rifiuti: ambedue le componenti sono comprese nella Tari». Lo premette l'assessore all'Ambiente del Comune di Muggia, Laura Litteri. «Il passaggio al nuovo sistema di raccolta - prosegue Litteri - ha portato a una drastica riduzione del 50% nella produzione di rifiuto indifferenziato; siamo passati da una produzione annua di quasi 4000 tonnellate nel 2017 a 2300 nel 2018 e, considerando che nei primi tre mesi 2018 la raccolta veniva effettuata ancora con i cassonetti stradali, stimiamo nel 2019 di arrivare a quantitativi inferiori alle 2000 tonnellate. Un risultato che fa bene all'ambiente e anche all'economia del nostro Comune».

 

 

SEGNALAZIONI - Opere pubbliche - Finto ambientalismo dei Sì Tav

Da non crederci. Ora i sostenitori del Tav Torino-Lione adottano argomentazioni di sostenibilità ambientale e amano molto citare Greta Thunberg, la ragazza svedese promotrice delle proteste giovanili in difesa del pianeta (vedi la lettera del signor Denitto sul Il Piccolo del 21 marzo). Dicono - ed è vero - che il traffico su strada dei tir emette migliaia di tonnellate di Co2; peccato che lo scavo di un tunnel di 57 chilometri sotto le Alpi, con i milioni dimetri di cubi di terra e roccia da scavare e movimentare, le colate infinite di cemento, l'utilizzo di centinaia di migliaia di tonnellate di acciaio (i famosi "tondini") comporterà l'emissione di così tanta Co2 ed altri inquinanti che ci vorrebbero decenni per arrivare ad un bilancio positivo. Ma soprattutto si dimenticano di dire che l'Alta velocità ferroviaria riguarda il traffico passeggeri, non le merci. Quante persone di spostano tra Torino e Lione ogni giorno? Forse qualche decina, ad essere abbondanti. Questo giustifica l'opera?Certo che bisogna incentivare la "strada ferrata", in quanto mezzo di trasporto meno inquinante rispetto camion o aerei, ma a mio parere non è necessario costruire altre linee, oltre quelle esistenti. Dalle parole dei Sì Tav (industriali e politici vari) sembrerebbe che non esistano linee ferroviarie dall'Italia verso la Francia, la Svizzera o la Germania e che il nostro Paese sia isolato a sud delle Alpi. Strano, personalmente mi è capitato di viaggiare proprio sulla tratta Torino Lione attraverso il Frejus. Realizzare opere così impattanti su territorio, nella sua eccezzione ambientale ma anche sociale, per risparmiare mezz'ora o poco più per un treno passeggeri, è semplicemente demenziale.

Dario Pacor

 

 

Focus su plastica e rifiuti Svolta ecologica del Comune

Presentato il programma "Mare Morje & Sailing" dal sindaco Pallotta. Prevede 41 appuntamenti per una cultura dell'ambiente

DUINO AURISINA No alla plastica gettata in mare, ai rifiuti abbandonati sul Carso, ai comportamenti irrispettosi dell'ambiente. E' una svolta ecologica quella decisa dal Comune di Duino Aurisina che ieri, attraverso le parole del sindaco, Daniela Pallotta, dell'assessore Massimo Romita e di Chiara Puntar, capogruppo di Forza Duino Aurisina, il partito numericamente più forte della maggioranza, ha presentato il programma denominato "Mare Morje & Sailing". Un progetto che si articolerà in 41 appuntamenti, distribuiti nell'arco della primavera e dell'estate 2019, in collaborazione con enti, associazioni, gruppi sportivi del territorio di Duino Aurisina, con l'obiettivo di «sensibilizzare la collettività al rispetto dell'ambiente in cui viviamo». Esaurito il primo appuntamento lo scorso fine settimana, con la gara di vela categoria Optimist juniores, organizzata dalla Pietas Julia e dallo Yacht Club Cupa, evento nel corso del quale i partecipanti sono stati invitati a soffermarsi sulla necessità di tutelare il mare, si proseguirà domani con un nuovo evento. Grazie all'impegno dei volontari di Sos Carso, Comunità di San Martino al Campo, Dipartimento di salute mentale dell'Asuits di Cave nove di Aurisina, Trieste senza sprechi, Masci e altri gruppi scout, sarà effettuata, nell'arco dell'intera giornata, una pulizia del territorio in località Cave nove, dove ci si troverà alle 9 del mattino. Al termine, pranzo collettivo senza uso di stoviglie di plastica usa e getta. Saranno accettati solo piatti, bicchieri e posate da lavare che ciascuno porterà da casa. Per informazioni tel. 331.7720526/732, 348.1310281. Giovedì 11 sarà il turno delle scuole. Per l'organizzazione della Polisportiva San Marco del Villaggio del Pescatore, lungo l'intera giornata le scolaresche dei plessi più vicini saranno invitati a impegnarsi a pulire il territorio. Domenica 14, pulizia dei fondali della baia di Sistiana, a cura e con l'assistenza della Sea shepherd Fvg onlus. Da maggio a settembre si susseguiranno tutti gli altri appuntamenti. 

Ugo Salvini

 

Parco di San Giovanni - Tutela dell'ambiente e clima impazzito alla Scuola di cittadinanza dell'Arci

La tutela dell'ambiente e i cambiamenti climatici saranno i temi al centro del terzo appuntamento della Scuola di cittadinanza, che si terrà alle 11.30 nello Spazio Rosa del parco di San Giovanni. Il tema, emerso prepotentemente nel dibattito pubblico a seguito del partecipatissimo Friday for Future che ha visto milioni di giovani nel mondo scendere in piazza per la giustizia ambientale, sarà affrontato da tre formatori di Legambiente: Luciano Ventura, Karen Bori e Martina Bellucci.Oltre a un'introduzione sulle questioni legate ai mutamenti climatici, al centro dell'indagine vi sarà soprattutto la possibilità di azione concreta dei giovani e le modalità di un approccio partecipato al monitoraggio delle criticità del territorio su molteplici aree d'intervento, dalla qualità dell'aria alla tutela della biodiversità, passando per l'inquinamento delle acque. Durante l'incontro saranno proposti dei laboratori di gruppo sulla progettazione di campagne ambientali e sul monitoraggio dal basso, anche a partire da VolontarixNatura, un'iniziativa che propone l'apprendimento learning by doing allo scopo di stimolare un rinnovato interesse verso il volontariato e al contempo rafforzare le competenze scientifiche dei giovani. La Scuola di cittadinanza è un'iniziativa di Arci Servizio civile Fvg. Il prossimo appuntamento è previsto il 23 e il 24 aprile a Pinzano al Tagliamento e affronterà la tematica beni comuni; il percorso proseguirà poi nelle settimane successive con approfondimenti sugli stereotipi, il volontariato europeo e lo sport per tutti, con laboratori di progettazione partecipata. Tutte le informazioni su www.spaziattivi.org e sulla pagina Facebook SpaziAttivi ASC.

Giulia Basso

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 5 aprile 2019

 

 

Piazza Sant'Antonio da rifare - Il Comune si rivolge ai social

L'assessore Lodi annuncia la decisione di confrontarsi con i cittadini via web sulle ipotesi di progetto «Un parere non vincolante»

I progetti dell'architetto Bradaschia per la riqualificazione di piazza Sant'Antonio dovranno passare al vaglio del gusto e delle impressioni dei cittadini, i quali, attraverso un'apposita pagina web, potranno scegliere, condividere sui social e proporre eventuali suggerimenti. Questo quanto emerso ieri dall'incontro della quarta commissione presieduta dal consigliere Michele Babuder, durante la quale sono emersi dubbi su alcune scelte e modalità. Il consigliere del Pd Giovanni Barbo ha espresso la sua assoluta contrarietà alla possibilità di scegliere «un progetto che va a modificare un'area strategica dal punto di vista urbanistico come è appunto la piazza in questione attraverso i social». Per il forzista Babuder «la piazza ha già una sua fisionomia ben precisa, credo che andrebbe riqualificata senza stravolgerne la forma attuale». Per la consigliera di Open Fvg Sabrina Morena «sarebbe stato il caso di fare ricorso a una gara internazionale. Inoltre sarebbe auspicabile la realizzazione di una piazza alberata e la conservazione o quanto meno, lo spostamento in altro luogo idoneo delle palme oggi presenti». Ricordiamo che tre dei quattro progetti prevedono la piantumazione di alberi. E sulla presenza di verde pubblico si è sviluppato l'intervento del consigliere pentastellato Paolo Menis: «È fuori da ogni logica una progettazione che non preveda alberature e spazi verdi. Sulla questione social è positivo il fatto di poter far partecipare la cittadinanza». In ogni caso l'assessore ai lavori pubblici, Elisa Lodi, ha sottolineato che i responsi sociale «non sono vincolanti»: «La decisione finale spetterà all'amministrazione comunale». Tra le problematiche sollevate dai consiglieri anche la presenza e la gestione dei dehors, a detta della consigliera dei Cittadini M. Teresa Bassa Poropat «spesso invasivi e che i rendering visti hanno ignorato» e la gestione della raccolta della nettezza urbana. La 5S Cristina Bertoni ha proposto raccolta porta a porta sperimentale proprio nell'area della piazza. 

Luigi Putignano

 

 

Comune sconfitto I giudici danno l'ok al rigassificatore nel mare di Veglia

Respinto il ricorso partito da Castelmuschio. La sindaca: ci rivolgeremo all'Ue. La Regione appoggia il no all'impianto

VEGLIA. Ancora una sconfitta del Comune di Castelmuschio (Omisalj), sull'isola di Veglia, che si oppone alla realizzazione del rigassificatore galleggiante nelle acque che circondano l'isola. Il Tribunale amministrativo di Fiume ha respinto il ricorso avanzato dalla municipalità contro il ministero croato dell'Edilizia e dell'Assetto territoriale per avere rilasciato la licenza sull'uso della superficie. I giudici fiumani, nel motivare la sentenza, hanno sottolineato come il progetto del terminal metanifero sia inserito nel Piano strategico di sviluppo della Repubblica di Croazia. Dunque, per Castelmuschio le probabilità di evitare la presenza dell'impianto offshore si stanno riducendo al lumicino.Ma la sindaca Mirela Ahmetovic, che da due anni si sta impegnando contro la gigantesca nave metaniera che dovrebbe essere posizionata di fronte a Castelmuschio, non si arrende: «Il verdetto ci è sfavorevole - queste le dure parole usate da Ahmetovic - ma questo non mi ha stupito dopo aver capito come funziona il nostro sistema giudiziario. Ripeto, il mio Comune e la Regione quarnerino-montana prevedono nei rispettivi piani regolatori la costruzione del rigassificatore. Da sistemare però sulla terraferma e non in mare. Dopo quanto deciso dal Tribunale amministrativo sono pronta a reagire rivolgendomi alle istanze europee, e ricorreremo in appello anche presso l'Alto tribunale amministrativo croato».L'intenzione, ha aggiunto Ahmetovic, è di non lasciare intentata alcuna strada: i contatti sono aperti con il rappresentante in Croazia della Commissione europea, Branko Baricevic, e con vari eurodeputati croati, tutti informati della strenua opposizione che il comune isolano sta facendo al progetto «Spero che gli organismi comunitari capiscano come non sia mai avvenuto nella storia dell'Unione europea - ha concluso la sindaca - che un progetto venga cofinanziato da Bruxelles nonostante la contrarietà dell'amministrazione e della popolazione locale».Ad appoggiare Ahmetovic c'è il governatore della Regione del Quarnero e Gorski kotar, Zlatko Komadina, che ha ripetuto che lo stesso piano regolatore della contea fiumana non si oppone affatto all'impianto sulla terraferma, ma esclude il rigassificatore offshore: «Siamo testimoni di un'aggressione dello Stato croato nei nostri confronti. Poteva essere lo Janaf, l'Oleodotto adriatico, ad essere l'investitore del terminal sulla terraferma, con ricadute positive per tutti. Invece si insiste con testardaggine su un progetto che qui da noi non vuole nessuno».Dopo che il Tribunale amministrativo ha in pratica spianato la strada al rigassificatore, ieri intanto il governo croato ha dato l'autorizzazione alla società Plinacro di concedere garanzie per 22,6 milioni di euro a Lng Croazia, l'azienda prescelta per realizzare l'impianto. Grazie alle garanzie, Lng Croazia potrà ricevere da Bruxelles 101,4 milioni di euro a fondo perduto per la realizzazione del rigassificatore vegliota, il cui costo totale è previsto in 235 milioni di euro. 

Andrea Marsanich

 

 

Fenomeni climatici alla base delle migrazioni

«All'inizio si migrava per il cibo, per un rifugio e per l'acqua, poi si è passati a un periodo in cui le migrazioni sono state causate principalmente dalle guerre; oggi la causa scatenante è il clima, deteriorato dagli stessi esseri umani. Le iniziative legate al cambiamento climatico sono già iniziate, nonostante ciò alcune regioni del mondo stanno affrontando le peggiori conseguenze, specialmente i paesi poveri del Sud dell'Asia»: è un passaggio che si legge all'interno dell'abstract della tesi presentata da Sadiq Khan.

 

 

SEGNALAZIONI - Costiera - La ciclabile è progetto fattibile

In merito all'articolo intitolato "Una ciclabile in Costiera?", informo che già nel 1998 organizzai un incontro con l'Anas, nonostante non fosse di competenza del Comune di Trieste, ma lo feci per promuovere la valutazione di fattibilità e realizzazione di una ciclabile turistica lungo il tragitto della Costiera. L'idea era di realizzare la ciclabile con alcuni tratti del percorso a sbalzo peraltro molto suggestivi, come esempio quelli realizzati due anni fa sul Garda. Vista la fattibilità, la proposi nel sito "Pala e Picon" del Comune di Trieste, antesignano dei social, visto l'anno 1998. In pochi giorni ebbi un notevole riscontro positivo. Poi nel 2006 ripresi l'argomento della valorizzazione turistica della Costiera, citata nel libro di Roberto Covaz "La Costiera triestina". L'opera è fattibile, anche se il costo è alto ma giustificato, considerato l'effetto turistico di richiamo.

Uberto Fortuna Drossi

 

 

Voglia di verde A San Giovanni inizia il corso di orticoltura

Al padiglione V al via otto ore di lezioni Attività prima in aula e poi all'aperto

A.A.A. Giardinieri e contadini urbani cercansi. Al via oggi, al padiglione V nel parco di San Giovanni, il nuovo percorso di formazione gratuita Orti e verde urbano promosso da un gruppo di associazioni riunito sotto il nome di Urbi et Horti che da anni porta avanti un progetto finalizzato a recuperare le aree verdi. Il corso, della durata di otto ore, è rivolto a tutti coloro che vogliano imparare a diventare orticoltori o giardinieri, anche sul terrazzo o il balcone di casa, o siano interessati a confrontarsi con il tema dei beni comuni. Il percorso si prefigge di fornire strumenti e metodi utili a promuovere, progettare e realizzare esperienze di agricoltura sociale a livello territoriale. Si articola in 4 moduli formativi di 2 ore ciascuno, in programma il venerdì alle 18, al termine dei quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Sono previste attività teoriche e momenti di pratica. «A Trieste c'è sempre più voglia di biologico e di coltivare orti all'interno del centro urbano. Per favorire l'approccio alla coltivazione di orti, giardini e balconi in maniera sostenibile - spiega la referente di Urbi et Horti, Tiziana Cimolino - anche quest'anno terremo una serie di incontri per parlare di agricoltura biologica, ambiente e tutela del paesaggio». La docenza sarà affidata a esperti di agricoltura, botanica e tutela del verde. «Di anno in anno - riprende Cimolino - sempre più persone si avvicinano al percorso che ha permesso finora di formare oltre 300 contadini urbani: attualmente contiamo su una ventina di orti, ma moltissimi privati hanno iniziato a costruire orti di comunità. L'interesse nel frattempo è cresciuto anche grazie al successo dei corsi professionali organizzati dallo Ial con una cinquantina di iscritti che al termine delle lezioni diventeranno nuovi giardinieri urbani, segno che l'orticultura piace».Si parte oggi alle 18 con la presentazione del corso a cura di Tiziana Cimolino e una lezione di agricoltura biologica con l'agronoma dell'Aiab, Daniela Peresson. Le attività proseguiranno il 12 aprile quando si parlerà di potature con l'agronoma Natasa Riggi. Il 19 aprile Daniela Peresson illustrerà come coltivare bio, mentre il 10 maggio il naturalista Marco De Donà si soffermerà sulla Permacoltura. Seguiranno da metà aprile lezioni pratiche con accompagnamento in campo del maestro contadino Roberto Marinelli nell'orto di Borgo San Sergio. Informazioni a orticomunitrieste@gmail.com, chiamando il 3287908116.

Gianfranco Terzoli

 

Domani - A scuola di cittadinanza

La tutela dell'ambiente e i cambiamenti climatici saranno i temi al centro della Scuola di cittadinanza, che si terrà domani alle 11.30, nello Spazio Rosa del parco di San Giovanni. Con tre formatori di Legambiente: Luciano Ventura, Karen Bori e Martina Bellucci.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 4 aprile 2019

 

 

Il riuso di Porto vecchio? «Volano per lo sviluppo ma attenzione ai tempi» - L'INDAGINE

L'indagine d'opinione di Swg conferma come la scommessa convinca i cittadini che chiedono però risposte su date dei lavori e destinazioni d'uso dell'intera area

Triestini fiduciosi nella trasformazione del Porto vecchio, ma alquanto disillusi riguardo le tempistiche per l'avvio dei lavori. È quanto emerge dalla corposa indagine di opinione riguardante i possibili utilizzi del Porto vecchio svolta dalla Swg, commissionata da Confindustria Venezia Giulia con il contributo di CiviBank e che Il Piccolo ha parzialmente anticipato nei giorni scorsi. L'indagine è stata tema di dibattito nel tardo pomeriggio di ieri all'hotel Savoia Excelsior. All'appuntamento hanno preso parte il presidente dell'Autorità portuale dell'Adriatico orientale, Zeno D'Agostino, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, l'ad di Fincantieri Giuseppe Bono, il presidente di Confindustria Venezia Giulia Sergio Razeto, la presidente di Civibank Michela Del Piero e il direttore de Il Piccolo Enrico Grazioli. Il lavoro di ricerca si è svolto attraverso tre indagini di opinione (maggio 2015, giugno 2016 e gennaio 2019) e un forum di esperti nel novembre 2015. L'osservazione ha consentito di verificare gli atteggiamenti che maturavano tra i cittadini, le loro preoccupazioni e aspettative, il livello di convinzione, la fiducia negli attori istituzionali ed economici. La disillusione percepita dal campione di cittadini contattati è dovuta principalmente alla scarsa fiducia dei triestini nella burocrazia, vista come ostacolo sia per l'avvio dei lavori sia per il completamento delle successive opere di costruzione. C'è anche preoccupazione da parte dei triestini su come destinare le varie aree presenti nel perimetro: la maggior parte preferirebbe spazi museali e attività portuale senza tralasciare quella diportistica. Interessante anche l'opinione dei cittadini riguardante la gestione del progetto: la maggioranza vuole che l'operazione complessiva sia affidata a una società privata piuttosto che ci sia una gestione pubblica della cosa. Da un lato ci sono molta attesa e fervore nel veder partire i lavori, ma sempre secondo l'indagine della Swg, viene rimarcata da parte dei cittadini una parallela indeterminatezza di fondo su tempistiche e destinazione d'uso che non aiuta a definire il quadro della situazione. Il Porto vecchio dovrà essere un volano per creare maggiore dinamicità della città, per incentivare attività economiche e per creare lavoro per i giovani, vero assillo degli intervistati. Parallelamente all'indagine riferita all'opinione pubblica, lo studio ha chiesto il parere a un forum di esperti costituito principalmente da professori universitari ed esperti del settore della logistica. Il loro punto di vista ha fatto emergere l'importanza del concetto di mobilità, dal momento che un comprensorio così ampio come quello di Porto vecchio, senza la necessaria mobilità non potrà avere il necessario spazio vitale. Allo stesso tempo, sempre secondo l'opinione degli esperti, sarà indispensabile la partecipazione dei cittadini, avere un coordinamento costante e stringente fra investimento pubblico e privato senza tralasciare il rispetto per l'identità costitutiva del luogo. «Questo lavoro costante nel tempo ci permette di vedere quanto la maggior parte della popolazione triestina vedeva con favore il progetto del Porto vecchio - queste le parole di Maurizio Pessato, presidente di Swg, nell'introduzione all'indagine organica - un favore cresciuto ulteriormente in questi quattro anni. I triestini hanno dei dubbi ma portano avanti istanze costruttive, proattive e tutto sommato il sondaggio fa percepire che non c'è ancora un grosso scoramento sulle tempistiche di realizzazione». Entrando nel merito dell'indagine, in primo luogo emerge come la città abbia reagito positivamente al percorso di attuazione di un'opera complessa come la riqualificazione di Porto vecchio. La ricerca ha evidenziato come la conoscenza del progetto ad inizio 2019 sia larghissima, corrispondente all'81% del campione intervistato. In secondo luogo la gran parte della popolazione (il 92%) considera positivamente l'operazione di utilizzo del Porto vecchio per un più dinamico sviluppo urbano ed economico di Trieste. Un aspetto che gli intervistati tengono in grande considerazione riguarda la possibilità di concludere un'opera così ambiziosa e le conseguenze che un progetto così ampio può generare. A riguardo solo un quinto dell'opinione pubblica mostra segni di scetticismo. Una posizione critica - per un terzo dei cittadini - si manifesta nel pericolo di concorrenza che il Porto vecchio potrebbe arrecare ad altre zone della città come il centro. Su questo aspetto, secondo gli interpellati, va posta la necessaria attenzione e vanno date le risposte adeguate da parte della politica locale. Un secondo elemento che emerge dal sondaggio è che quasi la totalità dei cittadini ritiene che il Porto vecchio costituirà un volano dinamico per Trieste e un attrattore di investimenti italiani e esteri. La portata della valutazione segnala che l'operazione di recupero e riutilizzo dell'area sia vista come un elemento per avviare una fase di sviluppo decisivo per la città. Vi è anche la consapevolezza che questa iniziativa avrà effetti sul piano regionale e nazionale. Questo insieme di riscontri pongono come conclusione due problemi a tutti quelli che hanno la responsabilità di far partire l'opera. In primo luogo l'opinione pubblica si è dimostrata paziente e razionale ma proprio per questo, e per la propensione dimostrata al recupero del Porto vecchio, non sopporterebbe una futura delusione. In secondo luogo appaiono necessari una maggior trasparenza nel procedere e un maggior coinvolgimento dei cittadini. 

Lorenzo Degrassi

 

Le opinioni raccolte fra 1002 persone residenti a Trieste - la nota metodologica

L'indagine sul Porto vecchio condotta da Swg è stata realizzata mediante una rilevazione con tecnica mista Cawi (Computer Assisted Web Interview) e Cati (Computer Assisted Telephone Interview) all'interno di un campione di 1002 soggetti maggiorenni residenti nella provincia di Trieste. I metodi utilizzati per il primo tipo di indagine sono di tipo casuale, mentre per quanto riguarda la seconda è stata effettuata una rilevazione telefonica all'interno di un campione di 300 soggetti in base a sesso, età, titolo di studio e condizione professionale degli intervistati.

 

Razeto e la chiave 2.0: «In questi settanta ettari una piccola smart city» - IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA VENEZIA GIULIA

«Quella del Porto vecchio è una sfida importante per la città. E i 70 ettari che lo costituiscono vanno occupati in maniera razionale e proficua». Sergio Razeto, presidente di Confindustria Venezia Giulia, ente che ha promosso il sondaggio, ha ricordato che lo sviluppo dell'area «non può essere un passaggio dalla città al Porto vecchio, ma deve essere un completamento della città nel quale inserire ospiti nazionali o stranieri». Quanto agli esiti della ricerca effettuata dalla Swg, Razeto ha voluto ricordare che «i dubbi devono essere visti come suggerimenti di cui bisognerà tenere conto. Il percorso si sa che sarà lento, ma siamo fiduciosi. Ciò che manca - sempre secondo il presidente della Confindustria locale - è la chiarezza sulle aree di destinazione, ad esempio a me piacerebbe che nel Porto vecchio si sviluppasse una piccola "smart city" che possa guardare al futuro e non più solo al passato». Razeto ha poi lanciato un appello alla pubblica amministrazione che «dovrebbe coinvolgere di più i soggetti privati dalla spiccata valenza internazionale presenti a Trieste, i quali potrebbero dare un contributo importante all'attuazione del progetto "Porto vecchio 2.0"». Anche la presidente di Civibank (istituto bancario che ha contribuito alla realizzazione dell'indagine), Michela Del Piero, ha preso spunto dal pensiero di Razeto: «Sono cresciuta a Trieste e per questo la considero la mia città, oltre a essere un punto nevralgico per l'intera regione. Civibank ha deciso di appoggiare la costruzione del Palacongressi per Esof2020 che sta sorgendo proprio in Porto vecchio perché è una struttura che può avere interessi anche nel resto del territorio regionale. Per l'intera area serve però una visione complessiva anche perché non abbiamo più tempo a disposizione».

A.P. e L.D.

 

Bono: «Serve lavoro per i giovani» L'appello al sindaco a fare presto

Alla tavola rotonda al Savoia Dipiazza elenca i passi compiuti e futuri: «Ci sono già dei cantieri. Ora piano regolatore e società di gestione»

«Bisogna creare lavoro e riuscire a mantenere in città i nostri giovani migliori che oggi se ne vanno». Giuseppe Bono, presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia e amministratore delegato di Fincantieri, ha le idee chiare su quale debba essere il futuro del Porto vecchio e lancia la provocazione durante il dibattito, moderato da Cristiano Degano, presidente dell'Ordine dei giornalisti Fvg, con il sindaco Roberto Dipiazza, il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino e il direttore de Il Piccolo Enrico Grazioli. Era invitata anche la Regione, ma l'assessore alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, è rimasto bloccato dai lavori del Consiglio regionale. Se Bono ha deciso di rilanciare l'importanza del creare occupazione, «abbiamo una città della scienza che non ha avuto alcuna ricaduta per Trieste», Grazioli ha sottolineato quella di creare anche un piano complessivo: «Al momento ci sono singole cose, mi chiedo quale sia l'idea. Una archistar potrebbe aiutare a dare una direzione». Le critiche sono state però respinte in blocco dal sindaco che ha ricordato «i dieci masterplan che sono nei cassetti del Comune. In pochissimo tempo abbiamo fatto partire alcuni cantieri. Il prossimo passo è l'approvazione del Piano regolatore con le linee di indirizzo delle diverse zone e la creazione della società di gestione che dovrà occuparsi delle offerte. Rispetto ad altre città abbiamo dei vincoli sui magazzini quindi dobbiamo riempirli, non costruirli».Il consigliere regionale dem Francesco Russo, autore da senatore dell'emendamento che ha consentito la sdemanializzazione dell'area, ha invece evidenziato la necessità di «capitalizzare ogni singolo centimetro del Porto vecchio capendo come creare attività produttive nell'area. Gli imprenditori che vogliono investire ci chiedono di poterlo fare sull'intera area e ne dobbiamo tenere conto». A cercare di mettere ordine è stato D'Agostino: «Oggi con il Comune c'è grande sintonia, spetta alla politica disegnare il futuro di quell'area, noi accompagneremo il percorso. Sicuramente penso anche a una mobilità sostenibile all'interno dell'area sfruttando le rotaie già presenti».A mettere tutti d'accordo è stato invece il tema della società di gestione. «Ci stiamo lavorando - ha confermato Dipiazza - e saranno coinvolte oltre al Comune, Autorità portuale e Regione, poi ci sarà spazio anche per i privati con Fincantieri e magari Generali». L'interesse è stato confermato dallo stesso Bono che ha aggiunto: «Fate presto però perché le occasioni ci sono anche sotto il profilo della crocieristica visto che Venezia non sarà più in grado di ospitare tutte le navi che stiamo costruendo e Trieste avrà ottime possibilità di sviluppo». L'appello al sindaco è stato quello di fare presto, un appello però che ha infastidito il primo cittadino che ha lasciato il dibattito pochi minuti prima del termine riuscendo a raccogliere l'invito di Bono a togliere "vecchio" dal nome dell'area, senza però ascoltare l'auspicio di Grazioli a «non trovarci qua tra due anni per parlare di un nuovo sondaggio sulla percezione dei cittadini su Porto vecchio».

A.P.

 

 

Ricorso transfrontaliero al Tar per opporsi al pirogassificatore

L'istanza mira alla revoca del provvedimento regionale che non prevede la Via In campo ambientalisti, associazioni, politici locali e sindaci di Comuni sloveni

DUINO AURISINA. Un ricorso al Tar, per dire no al pirogassificatore. È vasto, trasversale e internazionale il fronte di coloro che vogliono opporsi al progetto per la realizzazione di un pirogassificatore nell'area della Cartiera Burgo, attraverso un'istanza che sarà presentata entro domani all'organo regionale di giustizia amministrativa. Promosso in prima persona dal Gruppo locale "Salute & ambiente", il ricorso ha subito trovato espliciti consensi in numerosi esponenti delle istituzioni locali. Alla conferenza stampa di presentazione del testo dell'istanza, redatta dal giovane avvocato triestino Antonio Cattarini, hanno infatti partecipato, confermando il sostegno all'iniziativa, il consigliere comunale di Monfalcone Gualtiero Pin (M5s), Edi Bukavec, segretario dell'Associazione degli agricoltori, il sindaco di Comeno in Slovenia, Erik Modic, mentre il suo collega di Nova Gorica, Klemen Miklavic, ha mandato una lettera, l'architetto ambientalista Danilo Antoni, il direttore d'orchestra e compositore Stefano Sacher, noto esponente del mondo culturale di Duino Aurisina, e una piccola folla di residenti. «Il nostro obiettivo - ha spiegato Cattarini - è di ottenere la cancellazione del decreto, adottato dalla Regione lo scorso 24 gennaio, con il quale l'ente ha dichiarato che il progetto per l'installazione del pirogassificatore non è da assoggettare alla procedura di Via. Abbiamo verificato - ha aggiunto - che lo strumento del ricorso al Tar è il più efficace in questi casi, perciò ce ne avvaliamo». Cattarini ha poi voluto esprimere «a nome di tutti, totale solidarietà ai lavoratori, che stanno soffrendo per l'incertezza del momento, e ai licenziati. Ciò non toglie - ha proseguito l'avvocato - che il nostro auspicio è di vedere la Regione revocare il provvedimento, agendo in regime di autotutela, alla luce degli eventi sopravvenuti, cioè la crisi complessiva dello stabilimento, peraltro resa nota dopo la decisione della Regione sulla Via». Pin ha sottolineato che «si sta delineando una situazione che potrebbe nuocere gravemente all'equilibrio ambientale della nostra area. Speriamo che i cittadini - ha continuato - prendano presto consapevolezza del rischio al quale si va incontro». In realtà, molti residenti hanno partecipato alla raccolta fondi, che sarà utile per sostenere la causa davanti al Tar, dando così concreta testimonianza della solidarietà all'iniziativa del gruppo "Salute & ambiente". Da rilevare che, per ospitare la conferenza stampa, i Principi di Torre e Tasso hanno messo a disposizione la sala delle conferenze, all'interno delle mura del Castello di Duino. Un gesto che ha un significato. 

Ugo Salvini

 

 

Centro studi Srm di Intesa San Paolo «Italia troppo dipendente dall'import di energia» - IL RAPPORTO

L'idea di un mondo spinto da energie prodotte da fonti rinnovabili è ancora molto lontana. Basti pensare che la domanda mondiale di energia elettrica è sostenuta essenzialmente da fonti fossili, per il 34,2% da petrolio, per il 27,6% da carbone e per il 23,4% da gas. I numeri emergono dal primo rapporto annuale redatto dal Centro studi Srm di Intesa San Paolo. «Med & Italian Energy Report» analizza le risorse i flussi e le strategie energetiche dell'Italia tra Europa e Mediterraneo. Lo studio evidenzia che i consumi di energia sono concentrati su tre aree mondiali, Cina, Stati Uniti e Unione Europe, che insieme rappresentano quasi il 50 per cento del totale. Medio Oriente e Nord Africa, area Mena, detengono quasi la metà delle riserve mondiali di petrolio e oltre il 44 per cento di gas naturale. Di fronte a questi numeri, l'Italia dipende per il 78,6 % dalle importazioni di combustibili fossili, ma è anche vero che dal 2007 a oggi la produzione di fonti rinnovabili assieme al risparmio energetico ha incrementato la quota sulla produzione lorda dal 17 al 36 per cento. La filiera dell'energia elettrica italiana, dalla produzione alla manifattura conta 30 miliardi di euro di valore aggiunto e produce 177 miliardi di fatturato, grazie a 23500 imprese attive per circa 215.000 addetti. La riserva energetica italiana è concentrata quasi tutta nel Mezzogiorno con la Basilicata, che da sola pesa per l'84% della produzione a terra di Oil & Gas. Il Sud produce il 50% circa del totale dell'elettricità da fonti rinnovabili, come eolico, solare, bioenergie e geotermica. In questo contesto, il centro studi Srm rileva l'importanza strategica dei porti, come gate di accesso energetico. Nei porti italiani vengono gestiti 184 milioni di tonnellate di rinfuse liquide, e il Mezzogiorno concentra il 45 per cento del traffico energetico del Paese. «Mai come oggi, la competitività di un Paese -spiega il presidente di Srm, Paolo Scudieri - si gioca non solo sulle capacità delle imprese ma anche, e forse soprattutto, sui costi e approvvigionamenti dell'energia e sull'efficienza della catena logistica».

 

Energia pulita per le isole al via i progetti del fotovoltaico

Alla firma il contratto con Bruxelles per far partire a Unie il cantiere dell'impianto al quale si allacceranno poi le aree vicine. Nuova struttura anche a Cherso

LUSSINPICCOLO. Godono di tanto sole e vento, ma per il loro approvvigionamento le isole quarnerine e dalmate dipendono al 100 per cento dall'energia che arriva dalla terraferma e dai combustibili fossili: un quadro che l'Unione europea intende cambiare quanto più rapidamente possibile. Uno dei primi progetti concreti è in partenza. Fra le isole che in capo a un paio d'anni dovranno diventare autosufficienti per energia è quella di Unie, nell'Adriatico settentrionale, che fa parte della Regione quarnerino-montana. La prossima settimana Darko Jardas, direttore dell'Agenzia regionale per l'Energia, sarà a Bruxelles per firmare il contratto che porterà alla realizzazione di una centrale fotovoltaica nell'isola che conta appena 90 abitanti. Il documento prevede l'erogazione di 550 mila euro a fondo perduto da parte dell'Ue nell'ambito del progetto Horizon Insulae, che Bruxelles finanzia con 10 milioni di euro per contribuire all'autosufficienza energetica di 26 isole europee, tra cui quelle adriatiche di Cherso, Lussino, Brazza, Lesina e Curzola. «L'impianto fotovoltaico - ha spiegato Jardas - consentirà a Unie di avere elettricità propria, senza dover ricorrere all'energia dalla terraferma. Dopo Unie, si allacceranno alla centrale le vicine isole di Sansego, Canidole Grande e Piccola». Un progetto dunque «importantissimo per quest'area insulare, che vedrà come partner croati l'azienda Ericsson Nikola Tesla, la Facoltà di Ingegneria meccanica di Zagabria e la municipalizzata lussignana Canalizzazione e Acquedotto», ha aggiunto Jardas. Il direttore dell'Agenzia regionale ha precisato che grazie all'impianto solare si procederà anche a realizzare un sistema di distribuzione idrica che sostituirà l'attuale dissalatore inaugurato alcuni anni fa. La nuova rete idrica, ha aggiunto, ha bisogno di sufficiente energia, che verrà assicurata appunto dalla struttura fotovoltaica: «Quest'anno sarà preparata la documentazione necessaria, mentre i lavori di costruzione della centrale a Unie partiranno nel 2020. È interessata al progetto anche l'Azienda elettrica croata che si è detta pronta all'energy storage, cioè all'accumulo dell'elettricità prodotta dall'impianto solare».Tra i progetti che verranno finanziati da Bruxelles anche quello dell'impianto fotovoltaico Orlez Trinket-ovest, a Cherso: della potenza di 3,5 megavatt, si aggiungerà alla centrale Orlez Trinket-est, del valore di 45 milioni di kune (poco più di 6 milioni di euro), che una volta in funzione coprirà circa i due terzi del fabbisogno energetico di Cherso. L'impianto ovest - così Jardas - «garantirà all'isola piena indipendenza energetica, almeno nella bassa stagione turistica».Come detto l'Ue ha stanziato 10 milioni di euro per i progetti di transizione energetica, che prevede l'uso di fonti rinnovabili: 2 milioni toccheranno alle citate isole. Fra i promotori del piano l'europarlamentare croatoTonino Picula. 

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 3 aprile 2019

 

 

Tessere punti e premi finali per i virtuosi dei rifiuti

Chi depositerà correttamente materiali ingombranti nei quattro Centri di raccolta riceverà una borsa Lister in plastica riciclata

Un piccolo dono, cioè una borsa per fare la spesa, realizzata con materiali riciclati. Questo il premio che attende i cittadini che si dimostreranno virtuosi e costanti nella consegna, ai Centri di raccolta, dei rifiuti inadeguati, per loro natura, ai contenitori dell'indifferenziata. L'iniziativa, denominata "Operazione recupero", è stata lanciata dall'AcegaApsAmga ed è stata presentata ieri di concerto con l'amministrazione comunale, alla presenza dell'assessore Luisa Polli. «L'obiettivo - ha spiegato Giovanni Piccoli, responsabile Servizi ambientali di AcegasApsAmga - è quello di incentivare i cittadini nell'utilizzo dei quattro Centri di raccolta distribuiti sul territorio comunale e ai quali vanno conferiti i rifiuti ingombranti, le apparecchiature elettroniche, le vernici, i vecchi pc, tutto ciò che non si può mettere nei tradizionali contenitori sistemati sulle strade». Il meccanismo predisposto dall'azienda è molto semplice: a partire dal prossimo 15 aprile, i cittadini che si recheranno in uno qualsiasi dei quattro Centri di raccolta della città, per conferire rifiuti che non possono essere lasciati nei contenitori dell'indifferenziata, riceveranno dagli addetti una speciale tessera. A ogni conferimento successivo, sarà apposto un timbro sulla tessera; al raggiungimento di tre timbri, la tessera potrà essere consegnata agli addetti che faranno dono della borsa, realizzata dalla sartoria sociale "Lister", riciclando striscioni in pvc o ombrelli rotti. Ogni cittadino virtuoso potrà ricevere al massimo due borse. Nell'occasione, Piccoli ha reso noti alcuni numeri che riguardano la raccolta. «Nei quattro centri - ha precisato - abbiamo avuto, nel 2018, 121mila accessi, concentrati soprattutto in via Carbonara, per un totale di 11mila tonnellate. I rifiuti abbandonati nelle strade, soprattutto materassi e mobilia, sono stati invece 26mila con un costo a carico della collettività, per il recupero, di circa mezzo milione di euro». Polli, da parte sua, ha ricordato come ai rioni di San Giacomo e Barriera Vecchia spetti il primato negativo del numero di rifiuti abbandonati in strada».

 

 

Caccia agli ungulati con arco e frecce - Lega e Progetto Fvg ora si sfilano

Il capogruppo del Carroccio Bordin: ho firmato per errore Di Bert: mancato il tempo per approfondire. Contrario anche l'assessore Scoccimarro

TRIESTE. A poche ore dal voto nell'aula del Consiglio regionale, Lega e Progetto Fvg si sfilano dall'emendamento alla cosiddetta legge omnibus, che vede come prima firmataria la forzista Mara Piccin e introduce la possibilità della caccia selettiva agli ungulati (dai cinghiali ai cervi) con arco e frecce, consentendo anche l'utilizzo di fonti luminose di notte. Con l'intento dichiarato di rispettare il voto dell'aula, preferisce non parlare l'assessore regionale alle Risorse Agricole e Foresta Stefano Zannier. Mentre a mettersi di traverso è l'assessore all'Ambiente, Fabio Scoccimarro: «Non sta né in cielo né in terra che sul nostro territorio venga permessa una simile atrocità, ne ho già parlato anche con il presidente Fedriga», anticipa. Fatto sta che ieri mattina, forse sorpreso dalle proteste che nei giorni scorsi hanno accompagnato la notizia dell'emendamento, il capogruppo in Consiglio regionale della Lega Mauro Bordin ha annunciato: «Ritirerò la mia firma dalla proposta che non condivido e che ho firmato come capogruppo della Lega per errore». La richiesta di ritiro della firma - fa poi sapere Bordin - è già stata depositata. Gli fa eco il consigliere dello stesso partito, Diego Bernardis, spiegando che «in politica capita che all'interno di una maggioranza si firmino emendanti a supporto degli alleati, talvolta senza aver approfondito bene ciò di cui tratta l'argomento, in fiducia, come si die. Naturalmente - sottolinea - se il mio capogruppo ritira la firma all'emendamento in questione, che ho firmato per spirito di servizio, anche il sottoscritto ritirerà la propria domani mattina (ndr: oggi)».Si defila anche Progetto Fvg. «I 220 emendamenti presentati all'ultimo momento - argomenta il capogruppo Mauro Di Bert - non hanno consentito un accurato approfondimento. Ora, dopo una riflessione, ho deciso di ritirare la firma». Peraltro, la legge nazionale 157/92 che dispone le "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" indica come «le attività di caccia selettiva siano condotte in modo da assicurare l'efficacia immediata del gesto venatorio, affinché gli animali non siano vittime di inutili pene e atrocità». Garanzia difficile da soddisfare con l'utilizzo di arco e freccia, dato l'elevato rischio che l'animale - come ha sottolineato sabato scorso la consigliera M5S Ilaria Dal Zovo sollevando il caso dell'emendamento - venga esposto a una lunga agonia. Tra i consiglieri della Lega, intanto, ad annunciare battaglia affinché l'emendamento sia ritirato c'è Danilo Slokar, «indignato da una simile proposta». E mentre Piccin ieri ha deciso di non rilasciare dichiarazioni, conferma la sua posizione il forzista Giuseppe Nicoli. «Voterò a favore, visto che nella disciplina della caccia è già contemplato l'uso dell'arco», sostiene. Oggi della questione si discuterà in una riunione di maggioranza. 

Laura Tonero

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 2 aprile 2019

 

 

«Caccia con arco prevista dalla legge nazionale»

TRIESTE. Federcaccia Fvg «auspica che le proposte del ddl 26», la cosiddetta legge omnibus, per quanto riguarda le proposte in materia di caccia «diventino legge non solo» per il «bene del mondo venatorio» ma «perché risultano una norma di intelligenza». Con queste parole Federcaccia, con il presidente regionale Paolo Viezzi, dà manforte a Mara Piccin, consigliera di Forza Italia prima firmataria - assieme ai colleghi di partito Giuseppe Nicoli e Franco Mattiussi, ai leghisti Mauro Bordin e Diego Bernardis e al capogruppo di Progetto Fvg Mauro Di Bert - dell'emendamento che fra l'altro introduce la caccia con arco e frecce agli ungulati e permette anche l'utilizzo di fonti luminose di notte. La caccia con l'arco è già prevista dalla legislazione nazionale, sottolinea Federcaccia che «condivide ognuna delle proposte» relative all'attività venatoria, prendendosela contro la consigliera M5S Ilaria Dal Zovo che ha criticato aspramente le novità sottolineandone la crudeltà, ma anche con il dem Diego Moretti, «ignaro del fatto che il prelievo con l'arco in Fvg fosse già consentito per tutte le forme» di caccia «a eccezione di quella selettiva».

 

 

Diventa social il monitoraggio dell'ecosistema marino

L'iniziativa sarà presentata oggi alle 16.45 all'ex Ospedale militare dall'Ogs e mira a coinvolgere operatori del mare, istituzioni e utenze varie

Il termine Citizen Science, letteralmente scienza dei cittadini, è stato definito dall'Oxford English Dictionary nel 2014 come "la raccolta e l'analisi di dati relativi al mondo naturale da parte di un pubblico, che prende parte a un progetto di collaborazione con scienziati professionisti". Il progetto MaDCrow (Marine Data Crowdsourcing) partito nel 2017 con fondi POR-FESR 2014-2020 a cui partecipano Transpobank (capofila), l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - Ogs, l'Università degli Studi di Trieste e lo Studio Peloso sarà presentato oggi alle 16.45 all'ex Ospedale militare, via Fabio severo 40 e propone l'approccio Citizen Science per il monitoraggio dell'ecosistema marino. Il team ha infatti sviluppato il prototipo avanzato e funzionante di un'infrastruttura innovativa per la raccolta, l'integrazione e la diffusione di dati marini in grado di fornire in tempo reale informazioni sullo stato di salute del mare che permette a qualsiasi operatore del mare di assumere le vesti di citizen scientist, acquisendo svariati parametri oceanografici e diminuendo così i costi di campionamento. Il monitoraggio dell'ambiente marino è piuttosto costoso e per questo motivo è limitato ad alcuni punti, spesso vicini alla costa. Spiega Paolo Diviacco dell'Ogs e a capo del gruppo di ricerca che ha sviluppato il sistema di acquisizione dei dati: «L'acquisizione avverrà grazie al coinvolgimento di volontari e istituzioni pubbliche e private che, installando i sensori a basso costo sui loro mezzi navali/nautici, permetteranno di acquisire un gran numero di dati che andranno ad alimentare un'architettura appositamente sviluppata per la gestione ottimizzata di dati eterogenei e distribuiti in modo non regolare». «Noi - prosegue - ci occuperemo di validare questi dati, comparandoli a quelli rilevati da sensori ad alta risoluzione impiegati nelle campagne scientifiche di misurazione per creare quindi mappe che rappresentino lo stato del mare». «Le informazioni così raccolte ed elaborate saranno utilizzabili attraverso applicazioni web orientate a svariate finalità, ad esempio - conclude - il monitoraggio ambientale, la pianificazione territoriale e la pesca, fino alle attività ricreative» . Commenta Antonio Nadali Responsabile Laboratorio di Transpobank, azienda di Area Science Park: «I dati raccolti dal dispositivo MadCrow, sono trasmessi immediatamente a terra, raccolti da un gateway posto in Area Science Park e confluiscono in un'architettura cloud per essere elaborati da un sistema di supporto decisionale. La condivisione delle informazioni così elaborate avviene poi su una piattaforma web dedicata ad operatori di settore, alla comunità scientifica, ma anche all'utenza non professionale: ciascun utente, a seconda del proprio profilo, accederà a livelli di informazioni sempre più elevati».

L. M.

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - LUNEDI', 1 aprile 2019

 

 

Plastica, Sergio Costa: pescatori diventeranno spazzini del mare

Una nuova legge per combattere l’inquinamento da plastica trasformerà i pescatori in spazzini del mare. Ad annunciarlo il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha sottolineato l’importanza di un testo che permetterà di tutelare in maniera più efficace le risorse marine. La discussione in seno al Consiglio dei Ministri della “Salve mare” è attesa per giovedì.

Come ha ricordato Sergio Costa la nuova legge servirà innanzitutto per superare un paradosso della legislazione attuale. Tale situazione anomala si caratterizza per il fatto che i pescatori sono costretti a rigettare in mare la plastica eventualmente “pescata” insieme ai prodotti ittici per non incorrere nell’accusa di “trafficanti di rifiuti”. Una quota che si aggira intorno al 50% di ciò che tirano su con le proprie reti. Numeri che rendono i pescatori le figure ideali per contribuire a ridurre l’inquinamento da plastica del mare. Una volta pescati i rifiuti potranno essere riconsegnati nei porti, dove la Capitaneria predisporrà delle isole ecologiche. Seppure non verrà istituito l’obbligo di riportare l’immondizia raccolta presso i porti, all’interno della legge verranno previste delle agevolazioni per rendere conveniente tale pratica: si andrà da speciali certificazioni di filiera eco-sostenibile a delle agevolazioni per il patentino da pescatori. L’iniziativa segue a stretto giro l’approvazione, da parte del Parlamento UE, della messa al bando a partire dal 2021 della plastica monouso. A partire dalla scadenza fissata non sarà più possibile la vendita entro i confini dell’Unione Europea di prodotti realizzati con materiali plastici quali cotton fioc, posate, bicchieri, piatti e altri “usa e getta”. Prevista anche una normativa specifica per la raccolta e la produzione delle bottiglie.

Claudio Schirru

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 1 aprile 2019

 

 

Centro congressi: conto alla rovescia verso aprile 2020 Ecco la road map

Attesa per la validazione di Bureau Veritas sui progetti - Poi opere strutturali entro maggio, da gennaio le rifiniture

È il momento della Veritas. Imminente, dicono in Comune. Speriamo, rispondono le imprese. Il nome per intero è Bureau Veritas, gruppo di portata internazionale specializzato nella verifica e validazione progettuale. Ha vinto la gara, alla quale si erano presentati in 9, per svolgere il suo compito professionale sui progetti che il concessionario Tcc ha messo a punto in ordine alla realizzazione del centro congressi in Porto vecchio. Bureau Veritas Italia percepirà 43.150,12 euro (Iva compresa) alfine di controllare qualità e congruità di disegni e relative cifre. Lo staff di Bureau Veritas ha chiesto un supplemento di documentazione, che - secondo le diverse scuole di pensiero - riguarderebbero i prezzi praticati e/o l'impiantistica. Naturalmente dagli uffici comunali idranti anti-incendio azionati a tutta forza: il centro congressi si farà nei tempi stabiliti, il cantiere procederà senza soluzione di continuità, la risposta di Bureau Veritas è attesa nei prossimi giorni. Anche se gli immancabili ben informati malignano che c'è qualche frizione di carattere finanziario tra committenza e aziende esecutrici .Sul centro congressi ai Magazzini 27-28 del Porto vecchio non si scherza: è in piedi un project financing pubblico-privato da 11,7 milioni di euro, di cui 6,2 a cura dei privati e 5,5 a cura del Comune (4,7 milioni da vendita di azioni Hera e 800 mila euro dal Fondo Trieste). Responsabile unico del procedimento (rup) è lo stesso responsabile dei Lavori pubblici municipali, Enrico Conte. Il primo appuntamento è a luglio 2020 con la manifestazione di divulgazione scientifica Esof (Euroscience Open Forum). Ma il "convention center" deve essere già pronto ai primi di aprile 2020, per cui manca un anno esatto al rendez-vous. Lo scorso giovedì 20 dicembre il sindaco Dipiazza aveva simbolicamente consegnato le chiavi dei due magazzini a Diego Bravar, presidente di Tcc. Durata: 450 giorni di cantiere. Novanta se ne sono andati, ne restano 360. Da allora è stato percorso solo un piccolo tratto di strada, il cosiddetto Lotto "0" - spiega l'imprenditore Andrea Monticolo - che consiste nell'accantieramento e nelle demolizioni, visibili nella parte retrostante del "28" dove sorgerà ex novo il "28-bis", cardine dell'insieme congressuale. Non appena Bureau Veritas darà disco verde, decollerà il Lotto "1" - prosegue Monticolo - con opere strutturali (rinforzi anti-sismici) e la predisposizione degli impianti: entro la fine di maggio questa fase dovrà essere completata. Perché poi l'estate accelererà i tempi con il clou dei lavori: in particolare l'infrastruttura del "28 bis" - a giudizio di Monticolo - rappresenterà da sola il 50% del programma. Senza dimenticare il ponte collegante tra i due magazzini. Settembre sarà la chiave di volta dell'operazione, perché consentirà un bilancio probante degli interventi eseguiti. A fine dicembre Monticolo vuole il "grezzo" a uno stato avanzato, cosicché possa partire la fase di rifinitura da chiudere entro il 31 marzo. Monticolo è una figura importante per scandire un cronoprogramma orientativo, in quanto la sua ditta - Monticolo & Foti - ha in capo l'esecuzione del 90% degli impianti e del 50% dell'edile. Non nasconde che prima arriverà la validazione di Bureau Veritas, prima il cantiere potrà transitare verso il Lotto "1", quello realmente operativo. I due magazzini andranno a costituire l'ambito fieristico-congressuale dirimpetto al polo culturale a sua volta formato dal Magazzino 26 e dal complesso Centrale idrodinamica-Sottostazione elettrica. Il "27" è un capannone industriale a un piano addossato alla storica facciata "ex Ford", ha uno sviluppo di 3000 metri quadrati. Il "28" risale agli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso, anch'esso si estende per oltre 3000 mq. Il "28 bis" occuperà una superficie di circa 3400 mq e si estenderà proprio dietro il "28", previo abbattimento del muro divisorio. 

Massimo Greco

 

Museo del mare "Sfilata" di archistar al Magazzino 26: 13 sopralluoghi

Le proposte per progettare il grande contenitore devono essere presentate entro martedì 9 aprile Parcella da 1,6 milioni

I grandi studi di architetti hanno posato l'occhio sulla progettazione del Museo del mare al Magazzino 26, sulla cui realizzazione il Comune ha puntato un budget di 33 milioni di euro. Ben tredici i sopralluoghi finora richiesti, alcuni dai cosiddetti archistar internazionali. D'altronde una parcella da 1,6 milioni di euro val bene una trasferta a Trieste: le offerte debbono pervenire in Comune entro le 12.30 di martedì 9 aprile e saranno aperte alle 10 del giorno seguente. Il progetto andrà poi sviluppato lungo un periodo di 8 mesi, per dare un senso a una superficie enorme pari a 19 mila metri quadrati spalmata su quattro piani. L'assessore alla Cultura Giorgio Rossi parla di almeno 800 mila visitatori all'anno, quando il Museo sarà approntato. Sulla "torta" complessiva di 33 milioni, la fetta destinata al capitolo più squisitamente culturale ammonta a 7 milioni, per il resto tutto va alla ristrutturazione, alle demolizioni, alle aree pedonali, collaudi, sicurezza, ecc. Già, ma tra la redazione del progetto e l'andirivieni di gru e betoniere trascorrerà del tempo prima che aprano i botteghini del Museo del mare. Diciamo che, salvo imprevisti, si lavorerà fino ai primi del 2024. E intanto? Con le elezioni amministrative fissate alla primavera 2021? La vastità del Magazzino 26 fa sì che si possa prevedere qualche intervento integrativo di più pronta beva. Dove? Guardiamo la facciata principale e constatiamo che è già possibile entrare a visitare la mostra sul Lloyd Triestino. Bene, proprio a fianco, in una sezione verticale del grande edificio, il Comune è intenzionato a sistemare al pianterreno e al primo piano l'Immaginario Scientifico, mentre al secondo piano verrebbero riallestite le masserizie degli esuli istriani, oggi collocate nel Magazzino 18. Recentemente il responsabile dei Lavori Pubblici, Enrico Conte, ha incontrato il direttore dell'Irci, Piero Delbello, per una prima valutazione "volumetrica" dei materiali da traslocare. C'è un terzo piano dove finirebbe l'attuale dotazione del Museo del mare funzionante in Campo Marzio. L'edificio, di cui il Comune è inquilino, presenta problemi di sicurezza e quindi, tutto sommato, si fa prima e si spende meno a spostare le collezioni al "26". Sempre al pianterreno, sorgerà il "visitor center": Rossi vuole investirvi 1,2 milioni utilizzando due annualità dell'imposta di soggiorno. 

 

Al via i lavori per la rotatoria Obiettivo fissato a gennaio

La prima parte del cantiere prevede l'infrastrutturazione delle reti di acqua, luce e gas Saranno collocate la fibra e la rete delle fognature

Si concluderà a gennaio 2020 il cantiere che creerà il nuovo accesso del Porto vecchio dalla futura rotatoria di viale Miramare. Sono partiti nei giorni scorsi i lavori del primo lotto che comprende la demolizione di due edifici, la nuova viabilità con quella ciclabile e pedonale, gli arredi e soprattutto la maxi rotatoria all'altezza dello svincolo attuale. La parte più importante del cantiere si compirà però sotto il piano dell'asfalto, visto che verranno portate le reti infrastrutturali: acqua, luce, gas, fognature e la fibra. Tutti sotto servizi che ad oggi non esistono nel Porto vecchio. La rotatoria è invece la parte destinata ad avere maggior impatto sulla vita quotidiana dei triestini: il cantiere inizierà alla fine di questa estate, e sarà la conclusione di tutto il lotto. L'obiettivo è gennaio, anche se ci sono dei margini di incertezza, visto che il termine ultimo è il luglio 2020, quando Esof che sarà ospitato nella zona dei magazzini 26, 27 e 28.Attualmente sono stati demoliti degli edifici fatiscenti, si procederà poi con la creazione di una viabilità provvisoria tra il magazzino 27 e la sottostazione elettrica con una nuova apertura su viale Miramare. Questo consentirà all'impresa Innocente & Stipanovich, che si è aggiudicata l'appalto da quasi sei milioni di euro, di procedere a creare le tubature e le condutture che correranno sotto la strada che c'è attualmente. Poi si procederà con la nuova viabilità per le auto, le biciclette e i pedoni. Per quanto riguarda la rotatoria, dal diametro di 30 metri, si partirà sul lato mare per poi completare il cantiere con l'area dove oggi c'è viale Miramare.Contemporaneamente si sta procedendo anche alla costruzione del centro congressi che sorgerà sui magazzini 27 e 28, l'area davanti alla sottostazione (vedi articolo in alto).Dal lato Barcola del Porto vecchio resterà poi da completare il terrapieno che diventerà la zona "Ludico sportiva". I 5,5 milioni arrivati dalla Regione in questo momento sono utilizzati per i carotaggi che consentiranno poi la pianificazione della bonifica. Il progetto non è ancora stato disegnato anche se l'obiettivo è di creare campi di calcio, basket e altri sport e una foresteria a disposizione anche delle società sportive della zona. Per quanto riguarda i percorsi ciclabili, nelle scorse settimane l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli aveva sostenuto la seguente posizione: «Da Barcola si entrerà in Porto vecchio dal parcheggio del Bovedo, in più - aveva dichiarato l'assessore su queste pagine - saranno previsti anche passaggi ciclabili dove si realizzeranno, pure, quelli pedonali. Credo comunque che l'idea di un vero e proprio percorso riservato sia un po' superata, soprattutto per quanto riguarda i ciclisti urbani, che alla corsia dedicata preferiscono sempre più la strada». 

Andrea Pierini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 31 marzo 2019

 

 

Torna la caccia con arco e frecce inserita nella legge omnibus

Emendamento di Piccin (Fi) con Lega e Progetto Fvg. Dal Zovo (M5s): «Crudeltà da Medioevo»

TRIESTE. A caccia con arco e frecce in Friuli Venezia Giulia. Lo prevede un emendamento alla legge 26 "Misure urgenti per il recupero della competitività regionale", ormai diventata la norma "omnibus", che sarà votata la prossima settimana in Consiglio regionale. A proporre il documento è Mara Piccin di Forza Italia, con le firme dei colleghi di partito Giuseppe Nicoli e Franco Mattiussi, quelle dei leghisti Mauro Bordin e Diego Bernardis e del capogruppo di Progetto Fvg Mauro Di Bert. Nel dettaglio, l'emendamento prevede che «sull'intero territorio regionale la caccia selettiva per qualità, sesso e struttura agli ungulati potrà essere esercitata anche mediante l'utilizzo dell'arco ai sensi della legge 157 del 1992». Della famiglia degli ungulati fanno parte anche i cavalli, che chiaramente non si possono cacciare a differenza di: cinghiali, cervi, caprioli, daini e mufloni. Nello stesso emendamento si autorizza anche l'utilizzo di fonti luminose, notturne, termiche o puntatori laser come mezzi ausiliari. A denunciare la proposta degli azzurri è la consigliera del M5s Ilaria Dal Zovo, che definisce la caccia con l'arco «un metodo barbaro e assolutamente assurdo. In questo modo, uccidere un cervide o un cinghiale al primo colpo è praticamente impossibile. Ciò provoca agonia e la lenta e atroce sofferenza per l'animale colpito», e inoltre «un cinghiale ferito può diventare estremamente pericoloso. Non possiamo pensare che nella nostra regione si consenta questa atrocità a puro scopo di sadico svago». Così come da additare, per Dal Zovo, è l'uso di fonti luminose, con animali «braccati nelle uniche ore in cui potrebbero stare tranquilli alla ricerca di cibo». Insomma, «di questo passo il Medioevo è dietro l'angolo". Mara Piccin replica a muso duro: «Ai 5 stelle rispondo in aula, non mi interessa la polemica sui giornali. Li conosciamo già da tempo e sappiamo la loro presa di posizione di parte su questi argomenti; e chi legifera non può farlo con queste ideologie. Si tratta comunque di un adeguamento alla legge nazionale 157». Sul fronte Lega, il capogruppo Mauro Bordin, precisa che «l'ho firmato insieme ai gruppi di maggioranza. È una iniziativa della Piccin che mi risulta essere stata discussa con l'assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier. Abbiamo deciso come capigruppo di firmare tutti gli emendamenti proposti dalla maggioranza».A contestare le norma anche il Pd, con Diego Moretti che aggiunge: «Non si può pensare di affrontare il tema caccia a spot, ma va affrontato in maniera organica. L'uso dell'arco sarà anche autorizzato dalla legge 157, ma il Friuli Venezia Giulia aveva scelto di non adeguarsi perché può essere un metodo crudele nei confronti degli animali. Probabilmente questo emendamento serve ad accontentare una qualche associazione di caccia. Chiederemo lo stralcio, anche perché non si capisce cosa abbia a che fare con la competitività».

Andrea Pierini

 

 

«No a piani "spezzatino" Porto vecchio rinasca seguendo un'unica via»

Quali possono essere le strategie di riconversione dell'area del Porto Vecchio e quale aspetto potrà avere l'antico scalo al termine dei lavori di riconversione. Questi i due spunti base da cui si è sviluppato ieri il dibattito organizzato al Magazzino delle Idee, nell'ambito della mostra "040 - Reloaded - nuove idee in Porto Vecchio", al quale hanno preso parte Mitja Gialuz, presidente della Svbg, Massimiliano Tarantino, segretario della Fondazione Feltrinelli, Sandro Scandolo, direttore della Divisione ricerca del Centro Abdus Salam, l'architetto Dimitri Waltritsch, curatore della mostra, e Alessia Rosolen, assessore regionale a Lavoro e Ricerca. «Siamo nel pieno di una fase di trasformazione socio- economica», queste le parole dello stesso Waltritsch: «Una situazione che richiederà delle risposte pronte e attive da parte dei territori che da questa situazione vorranno trarne dei benefici. E Trieste con il Porto Vecchio dovrà attrezzarsi con una nuova capacità di attrazione, farne un richiamo di scala internazionale». Si profila dunque l'opportunità di attirare in città anche nuove persone con un'alta propensione all'innovazione, in grado di trovare a Trieste occasioni di sviluppo "combinate" alla prospettiva di un'alta qualità della vita sul territorio stesso. «È bene che la politica faccia delle riflessioni serie su questo tema - così Rosolen - perché il Porto Vecchio rappresenta un pezzo di città che potrà diventare un luogo importantissimo per la sua economia. Il mio auspicio è di vedere un progetto definitivo per l'intera area, che non immagini delle soluzioni diverse, a "spezzatino", così come fu fatto per il Borgo Teresiano». Ripensare il Porto Vecchio come un qualcosa di strutturato, di "integrale", che serva a tutti, insomma. Proteso sì verso il porto, ma senza dimenticare il terziario, al cui interno possano rientrarvi, al caso, pure abitazioni e strutture diportistiche. «Colgo l'occasione per lanciare due appelli», la conclusione di Rosolen: «Spero non si colga l'occasione per trasformare quest'area in un maxi deposito dove convogliare tutto ciò che in città non trova spazio, come musei o eventi, e al contempo auspico il rilancio dell'idea di una società unica per la gestione dell'intera area».-

Lorenzo Degrassi

 

 

I giovani propongono una piazza Sant'Antonio a misura di disabile

Il progetto della nuova piazza Sant'Antonio a misura di disabile è quello dotato di alberi e fontana nella zona antistante la chiesa di San Spiridione. Questo quanto emerge al termine di un lungo percorso avviato dall'associazione ProgettiAmo Trieste, che ha visto il confronto tra gli studenti di architettura dell'Università e le associazioni disabili. «Abbiamo voluto presentare una filosofia di lavoro che coinvolge tutti», ha spiegato il presidente di ProgettiAmo Emanuele Cristelli. Il sottosegretario con delega alla Disabilità Vincenzo Zoccano ha ammesso di «essere un po' nemico dei masegni. Dove vive una persona disabile vivono bene tutti. Non bisogna progettare per i disabili, ma con i disabili». Mauro Morassut, presidente della Consulta territoriale delle disabilità, ha sottolineato che «l'iniziativa è importante perché coinvolge i giovani che si sono impegnati in prima persona per progettare il nostro futuro». Le proposte per la nuova piazza Sant'Antonio sono rimaste quattro, il più a "misura" di disabile è quello appunto con la fontana davanti alla chiesa serbo-ortodossa e gli alberi fino a via Trenta ottobre, da dove parte l'illuminazione a terra in stile piazza Unità. Paradossalmente, in quanto completamente diversi, il secondo progetto qualificato è quello dove non sono presenti elementi se non una statua in prossimità di via San Spiridione. Per quanto riguarda le proposte rivolte nell'occasione all'architetto Maurizio Bradaschia, che ha realizzato i progetti ed era presente alla presentazione, è stata lanciata in particolare l'idea di creare degli attraversamenti senza i masegni e dei percorsi luminosi per valorizzare le attività commerciali.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 30 marzo 2019

 

 

L'aula approva l'aumento - Tari Sconto in arrivo per gli esercenti

Barbo (Pd) all'attacco: «Trascurate le periferie». Dipiazza: «Vai a lavorare» Emendamento dell'ultimo minuto dimezza le tariffe per ristoranti e osterie

Ieri sera il Consiglio comunale di Trieste ha approvato dopo aver discusso a lungo le nuove tariffe Tari: è in arrivo un dimezzamento delle tariffe per le categorie più "vessate" degli esercenti, come i ristoratori. Nella prima parte della serata, invece, l'aula ha approvato in un dibattito a dir poco infuocato il nuovo Piano economico finanziario (Pef) del Servizio di gestione dei rifiuti urbani per il 2019. Infuocato tanto che, a un certo punto, il sindaco Roberto Dipiazza ha apostrofato il consigliere dem Giovanni Barbo, che accusava la giunta di trascurare le periferie, invitandolo ad andare «a lavorare». Le novità del Pef 2019 sono state illustrate dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli: «La spesa aumenterà di 1 milione 928 mila euro - ha spiegato -. L'incremento è dovuto a obblighi di legge imposti a livello nazionale: in base a questi le amministrazioni hanno dovuto inserire nel Pef alcune nuove voci, prima comprese nelle spese di bilancio». Tra i servizi così introdotti c'è quello di pulizia delle aree verdi. Polli ha poi annunciato l'inserimento, sollecitato dai cittadini, dei distributori di sacchetti per le deiezioni canine nei principali giardini della città. Sarà inoltre creata un'area di micro-raccolta dell'amianto e sarà istituito un presidio di spazzamento per l'area compresa tra piazza Perugino, San Giacomo e Servola. La maggioranza ha approvato il Piano in maniera compatta, bocciando le proposte di emendamento dell'opposizione. Il voto è avvenuto dopo una discussione di oltre due ore, impossibile da riportare integralmente, durante la quale a intervenire sono stati soprattutto i consiglieri di minoranza. Il pentastellato Paolo Menis ha accusato l'amministrazione di aver «creato una delibera coerente con le mancanze degli anni precedenti. Nel 2017 vi abbiamo dato il beneficio del dubbio, pur non essendoci stato un cambio di rotta rispetto alla giunta Cosolini. Nei due anni successivi, tuttavia, non ci sono state modifiche di rilievo. Per questo voteremo contro». Diverse critiche sono state avanzate anche dal centrosinistra. Per la capogruppo Pd Fabiana Martini «da parte della maggioranza manca una visione d'insieme della città. Negli scorsi giorni ci sono stati momenti imbarazzanti nelle commissioni, con assessori che ignoravano le cifre da loro stessi stanziate. Non sono state coinvolte le categorie, nonostante le loro proteste. È minimo l'incremento della raccolta differenziata, tema che la destra è riuscita a ideologizzare come se la tutela dell'ambiente riguardasse solo la sinistra». La dem Antonella Grim ha evidenziato «l'assenza di progetti educativi e scolastici». Per Sabrina Morena (Open) è «grave l'aumento della tassazione ai cittadini. Nulla è stato fatto per sensibilizzare la popolazione sull'importanza del riciclaggio per la tutela dell'ambiente. Manca inoltre una seria trattativa con Acegas: la città è sporca e abbiamo pochi servizi». Così il dem Giovanni Barbo: «In via Torrebianca, dieci giorni dopo il Carnevale, c'erano ancora i coriandoli. C'è puzza di pipì. Vi limitate agli annunci su Facebook e non fate nulla, di fatto». Alla dichiarazione di Barbo è seguito un momento di bagarre generalizzata in aula, in cui il sindaco ha urlato a Barbo: «Vai a lavorare!». In sede di dichiarazioni di voto, il capogruppo Vincenzo Rescigno ha motivato il parere favorevole della Lista Dipiazza: «Il Pef comporta un lieve aumento dell'imposta sui rifiuti, che serve tuttavia a mantenere l'elevata qualità dei servizi di pulizia della città». Il leghista Radames Razza ha ribadito che l'aumento di «spesa è legato al rispetto delle normative nazionali». Anche il forzista Alberto Polacco ha difeso il testo. Passando alla discussione sulle tariffe della Tari, Forza Italia ha proposto all'ultimo minuto un emendamento, firmato da tutti i capigruppo di maggioranza, per ridurre del 50% l'aumento delle tariffe per alcune categorie di utenze non domestiche. Tra queste figurano ristoranti, pizzerie, mense, bar, ortofrutta, pescherie, fiorerie, banchi di mercato di genere alimentare e altre attività analoghe. È stato calcolato che la riduzione delle tariffe per tali categorie è pari a una cifra di 120mila euro. La richiesta della maggioranza è di stanziare una spesa corrispondente nel Bilancio 2019-2021, che sarà discusso lunedì prossimo:l'assessore preposto al Bilancio, il dipiazzista Giorgio Rossi, ha fatto proprio l'emendamento. 

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 29 marzo 2019

 

 

LEGAMBIENTE - Un premio alle migliori foto di mare e terra

Legambiente Trieste - Circolo Verdeazzurro organizza il primo concorso fotografico "Mare, terra, città", aperto a tutti gli amanti della fotografia. A chiusura del concorso, le foto verranno esposte presso la sede Arci di via del Bosco 17/b. L'iscrizione e partecipazione al concorso è gratuita. Per informazioni e iscrizioni al concorso, vedi il sito: www.legambientetrieste.it mail: mareterracitta@gmail.com. Chiusura iscrizioni il 4 Aprile.

 

 

 Nuova diffida alla Ferriera "Fa ancora troppo rumore"

La mossa della Regione in base al piano acustico del Comune

La Ferriera di Servola avrà 12 mesi di tempo per adeguarsi ai nuovi obiettivi che la Regione ha chiesto per quanto riguarda i limiti acustici. Lo ha reso noto l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro in Consiglio regionale rispondendo all'interrogazione di Andrea Ussai del Movimento 5 stelle. Secondo Scoccimarro, dai rilievi fonometrici effettuati dall'Arpa dopo l'esecuzione degli interventi che avrebbero dovuto ridurre il rumore degli impianti e sulla base del nuovo Piano di classificazione acustica approvato dal Comune di Trieste, «permane il superamento dei limiti di accettabilità in ambiente esterno». Il 21 febbraio 2019 - ha spiegato l'assessore - era stato comunicato ad Arvedi l'avvio di un procedimento di diffida alla quale l'azienda aveva replicato sostenendo che gli interventi erano coerenti con quanto previsto dall'Autorizzazione integrata ambientale del 2016. A questa risposta la Regione, sulla base del nuovo Piano acustico del Comune, varato di recente, ha ribattuto con una nota con la quale sono stati prescritti nuovi tempi specifici e obiettivi in ottemperanza alla diffida stessa. Anche per quanto concerne le emissioni in atmosfera l'assessorato sta valutando la revisione dei limiti imposti sempre dall'Aia. «Tutte le segnalazioni dei cittadini - ha aggiunto Scoccimarro - sono oggetto di approfondimento sui dati rilevati dalle centraline che misurano la qualità dell'aria e, ogni volta in cui vengono rilevate irregolarità, seguono gli atti amministrativi del caso». La risposta non ha soddisfatto Ussai: «L'assessore conferma che non vengono rispettati i limiti di rumore previsti dall'Autorizzazione integrata ambientale. Sono stati già dati tre anni per adeguarsi alle soglie indicate dall'Aia, imponendo ulteriori interventi di mitigazione del rumore. L'ulteriore ennesima diffida non è sufficiente. Mi aspetto azioni più incisive».

 

 

«L'Icgeb è fuori dalle scatole» Bufera sulla "gaffe" di Rossi

La frase pronunciata in commissione dall'assessore innesca la reazione di Giacca «Il problema è che il responsabile cultura ha un evidente problema di cultura»

L'Icgeb di Mauro Giacca, inizialmente assegnatario del Magazzino 26? «È andato fuori dalle scatole». Parola dell'assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, che questa frase a dir poco infelice l'ha pronunciata martedì durante una seduta di commissione dedicata al bilancio, suscitando com'era prevedibile reazioni accese. A partire da quella del diretto interessato. «Il problema - ribatte a distanza il genetista - è che l'assessore alla Cultura ha evidentemente un problema proprio di cultura, in particolare scientifica, il che è abbastanza grave in una città come Trieste in cui esiste una grande concentrazione di strutture scientifiche. Detto questo, sono sicuro che, nonostante tutto, lui abbia sentito parlare di startup, trasferimento tecnologico, possibilità imprenditoriali, di Silicon Valley. Un atteggiamento - continua il direttore del Centro - che riflette un po' lo stato di abbandono culturale in cui versa questa città, l'incapacità di sviluppare un'idea o il solo fatto di trasformare il magazzino 26 in un vero e proprio magazzino, in cui infilarci dentro di tutto». E non finisce qui. «Questa infelice battuta evidentemente gli deve essere scappata - prosegue Giacca -. Ma resta il fatto che è sotto gli occhi di tutti l'incapacità di una programmazione sul Porto vecchio. Io penso che non trasferire in quell'area l'Icgeb sia un'occasione persa perché avrebbe consentito di spostarvici la ricerca, tutta una parte di attività di divulgazione per la città e il territorio, e un incubatore per startup». Il tira e molla sul trasferimento dell'Icgeb al Magazzino 26 - prima sbandierato ai quattro venti, poi lasciato in stand by e infine definitivamente cassato -, è proseguito come noto per anni. Ed è stato contrassegnato da altri "scivoloni" di Rossi. A settembre 2016, per esempio, l'assessore annunciava lo stop, da parte del ministero dei Beni culturali, allo stanziamento di 12 milioni fondi per il trasloco dell'Icgeb. «Quei fondi - chiariva Rossi - deve metterli il Miur». Una versione rivelatasi però del tutto infondata anche perchè, specificò in quell'occasione lo stesso Giacca, «noi non dipendiamo né da Miur né dai Beni culturali, bensì dal ministero degli Esteri». «L'Icgeb - aggiunge ora il direttore - è un centro di trasferimento di tecnologie alle imprese ed è anche un'organizzazione internazionale; certamente comportandosi così il Comune ha fatto una brutta figura agli occhi di tutto un contesto internazionale, composto da 65 Paesi. L'attuale assessore alla Cultura, ma anche il sindaco Dipiazza, al suo terzo mandato, non si sono mai degnati di venire a visitare la sede, non ci hanno mai messo piede. E la cosa non mi sorprende vista la pochezza di questa amministrazione». Che, dopo anni di annunci e passi indietro, lo scorso agosto ha definitivamente cassato il trasferimento in Porto vecchio, e promosso al suo posto Museo del mare, Immaginario scientifico e masserizie degli esuli, oggi stipate al Magazzino 18. «Purtroppo, - conclude amaro Giacca - l'amministrazione comunale ha convinto quella regionale, chiedendo al ministero di stornare questi fondi ad altre attività. Anche se io la risposta del ministero non l'ho trovata».Da parte di Rossi nessuna controreplica. L'esponente della giunta Dipiazza, nonostante i numerosi tentativi, ieri è risultato infatti irraggiungibile. In sua difesa scende in campo il forzista Michele Babuder, presente in commissione. «Quando l'altro giorno l'assessore è intervenuto sul tema, mi è sembrato evidente si riferisse al "problema/contenzioso" relativo al trasferimento dell'Icgeb. L'espressione "fuori dalle scatole" non era rivolta né alle attività dell'Icgeb né, tantomeno, alla figura del professor Giacca. Certo, non è stata la più felice ma non ritengo avesse alcuna intenzione di essere offensivo nei confronti di alcuno». Di tutt'altro avviso la consigliera Pd Antonella Grim. «Il comportamento tenuto l'altro ieri in commissione dall'assessore Rossi sulla questione Icgeb è inqualificabile - attacca -. Può anche legittimamente pensare di non volerlo trasferire in Porto vecchio, ma da qui a esprimersi con tale superficialità e crudezza ne passa». Sulla stessa linea Elena Danielis, consigliera M5s, che ha condannato fermamente la frase pronunciata dall'assessore «in un contesto istituzionale come quello in cui sono state pronunciate». «Una vera e propria mancanza di rispetto - conclude - nei confronti di un'istituzione e una persona che danno lustro alla nostra città a livello internazionale». 

Luigi Putignano

 

 

Affondo bis delle categorie contro gli aumenti alla Tari «La pazienza ha un limite»

Lettera a giunta e consiglieri per scongiurare i previsti aumenti dell'imposta rifiuti Oggi il verdetto finale con il voto in Consiglio

Farmacisti, ristoratori, albergatori, titolari di agenzie di viaggio e commercianti all'ingrosso e al dettaglio chiedono al Comune un passo indietro rispetto all'aumento della Tari. In una lettera a firma congiunta dei presidenti delle categorie che li rappresentano, e inviata al sindaco e agli assessori con delega ad Ambiente, Bilancio e Commercio, sottolineano i malumori che serpeggiano tra gli imprenditori e chiedono trasparenza sui motivi che hanno spinto la giunta ad adottare questo provvedimento. A far andar su tutte le furie Agrimercato, Fipe, Federfarma, Federalberghi, Acd e Fiavet è anche il confronto con i rispettivi colleghi di Udine, città in cui le aliquote sono più basse del 50% rispetto a quelle di Trieste, ma pure di Padova, dove opera AcegasApsAmga e dove comunque molte categorie pagano tariffe più ridotte. «L'imminente aumento Tari lascia indubbiamente dell'amaro in bocca, e che più sorprende è la mancanza di comunicazione e di condivisione di un simile provvedimento, che andrà ad incidere sull'attività di migliaia di aziende che operano su Trieste - si legge nella missiva -. Chi si attende un aiuto per le imprese e invece riceve un aumento delle tasse, non può girarsi dall'altra parte facendo finta sia uno dei tanti rincari ai quali sia impossibile opporsi. Perché, quando le brutte sorprese arrivano dall'amministrazione comunale, l'ente più vicino al territorio e a chi ci vive e lavora, il rammarico è più profondo». Le categorie auspicano un ripensamento della giunta, e fanno un appello ai consiglieri che proprio oggi saranno chiamati a licenziare il provvedimento in aula. «Chiediamo inoltre lun tavolo di confronto per ridefinire il regolamento Tari, - scrivono - oggi decisamente inadeguato a forte di una città che negli ultimi anni ha modificato il suo tessuto commerciale, con forti differenze tra centro e periferia». Tra le categorie più penalizzate c'è quella dei commercianti all'ingrosso. «In un momento così difficile per l'economia - spiega Massimo Vitale, presidente di Agrimercato - un'amministrazione comunale ha perlomeno il dovere di non aumentare quelle tariffe. È mancata soprattutto la concertazione con le categorie e mi chiedo come mai i miei colleghi di Udine paghino cifre così basse rispetto a noi». A rendere ancora più dura la posizione degli imprenditori, è stata anche la notizia del rialzo degli utili di Hera dell'11,2%, grazie ad un significativo contributo della controllata AcegasApsAmga. «Vogliamo vederci chiaro, chiediamo dettagli sui costi e capire cosa non va, perché a Trieste, dove tra l'altro abbiano un termovalorizzatore, si paghino cifre più elevate che altrove. Il Comune deve dare delle risposte». In caso contrario a fare le spese saranno i cittadini. «I triestini - evidenzia il presidente di Federfarma - saranno penalizzati due volte: come contribuenti e come consumatori perchè i rincari peseranno sui loro acquisti».

Laura Tonero

 

 

Domani scatta l'Ora della Terra e anche Trieste si mobilita

Al più grande evento sui cambiamenti climatici partecipano Wwf, Comune e Museo di Miramare

Lo spegnimento di due palazzi simbolo della città, una passeggiata serale con una visione del cielo al telescopio, cene a lume di candela e un banchetto informativo. A Trieste domani scocca l'ora della Terra. Anche la nostra città aderisce infatti alla mobilitazione sul cambiamento climatico, "Earth Hour - l'Ora della Terra", con un ricco calendario di eventi. L'appuntamento annuale, che rappresenta il più grande evento globale sui cambiamenti climatici, è promosso dal Wwf, sostenuto e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio, dal Senato, dalla Camera e dall'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e in collaborazione con il Miur. Anche quest'anno, allo scopo di evidenziare l'urgenza di contrastare e arrestare il cambiamento climatico, le luci di decine di migliaia di edifici, palazzi e monumenti si spegneranno per un'ora - dalle 20.30 alle 21.30 - in tutto il mondo." Anche il semplice gesto di abbassare le luci di luoghi pubblici e a Trieste di alcuni noti ristoranti - commenta Alessandro Giadrossi, delegato del Wwf Italia nel Friuli Venezia Giulia - significa essere attori della grande mobilitazione internazionale". Trieste aderisce simbolicamente spegnendo il Municipio e il Castello di Miramare. Pure alcuni esercizi pubblici triestini, sensibilizzati a cura del Wwf Trieste e della Bottega del Mondo Mosaico - hanno deciso di aderire e per offrire il proprio contributo serviranno la cena a lume di candela. Sono Degusteria Km0, Hostaria Malcanton, Cantina degli ostinati, Ristorante Savron, Cafè della musica, Ristorante ai Fiori, Caffè Tommaseo e Ginger-Tea & Cakes. Per l'occasione, sabato l'Area Marina Protetta di Miramare proporrà una passeggiata serale all'interno della Riserva della Biosfera nella zona di Monte Grisa. Il ritrovo è alle 18.30 davanti ai cancelli del tempio Mariano.

Gianfranco Terzoli

 

Il mare nelle nostre mani laboratori per bambini e incontri con gli esperti - domenica all'Immaginario

Il mare è nelle nostre mani. Per ricordarlo, all'Immaginario Scientifico è stata organizzata una giornata dedicata all'elemento blu e la sua salvaguardia, con attività gratuite grazie al contributo dell'associazione ambientalista Marevivo per bambini e adulti. Domenica al museo di Grignano alle 11.30 e alle 15 si terranno laboratori per ragazzi dai 7 anni in su (iscrizioni su www.immaginarioscientifico.it) e, in contemporanea, incontri per gli adulti (senza necessità di prenotazione). I più piccoli dovranno fronteggiare un'emergenza ambientale (uno sversamento di petrolio in mare) concentrandosi sulle diverse possibilità per contenere i danni e sulle difficoltà tecniche che potrebbero insorgere. Grazie a un apparato sperimentale i partecipanti potranno indagare le caratteristiche fisiche e chimiche di questi eventi catastrofici ed elaborare una strategia risolutiva. Negli stessi orari, gli adulti potranno riflettere sullo stato dei nostri mari e sull'emergenza plastiche assieme a Maria Cristina Pedicchio (presidente di Ogs e segretario generale di Marevivo Fvg), Simone Libralato (ricercatore in Oceanografia di Ogs) e Alice Affatati del comitato esecutivo di Marevivo. Le tre realtà hanno deciso di unire le forze per organizzare un evento con l'obiettivo comune di diffondere la conoscenza, sensibilizzare ed educare al rispetto per il mare. «Siamo lieti di poter mettere insieme tre soggetti qualificati per una causa importante - rileva Serena Mizzan, direttore dell'Immaginario Scientifico - e contribuire così a diffondere sul territorio una cultura attenta alla salvaguardia del mare». «Abbiamo voluto abbinare alle iniziative dell'Immaginario - aggiunge Maria Cristina Pedicchio - divertenti laboratori per ragazzi e una parte riservata agli adulti».

G.T.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 marzo 2019

 

 

Il via libera ai diportisti fa uscire Legambiente dal progetto europeo

STARANZANO. Legambiente contro tutti: il Comune, la Regione e il progetto europeo Im.pre.co (acronimo di Improve the transnational protection of ecosystem integrity and services), di cui il Comune di Staranzano è capofila. «Non ci sono più le condizioni per mantenere la nostra presenza nel gruppo dei portatori di interesse dell'area protetta - ha annunciato ieri Stefano Sponza, presidente di Legambiente, Circolo Ignazio Zanutto di Monfalcone - specie dopo l'approvazione da parte della Regione il 22 febbraio scorso, del Piano di Gestione del sito Natura 2000-Foce dell'Isonzo-Isola della Cona, che ha prodotto una totale deregolamentazione della fruizione diportistica della zona a mare della Riserva naturale da parte dell'associazione Amici dei Caregoni». Una decisione irreversibile, scaturita dalla "concessione" da parte della Regione dell'utilizzo delle imbarcazioni di una parte a mare in piena riserva naturale, contro - a detta loro - la salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità.«Abbiamo cercato in ogni modo - afferma Sponza - di riportare al centro dell'attenzione il principio di conservazione e sostenibilità all'interno della riserva naturale. Ogni tentativo è risultato vano e la nostra funzione di portatori di interesse è svuotata di qualsiasi significato. La battaglia continuerà, ma non riteniamo né il Comune né i suoi consulenti affidabili per discutere questi temi».L'assessore alla Ricerca di fondi regionali europei, Serena Francovig è sorpresa da questa posizione di Legambiente. «Im.pre.co. - afferma - non ha niente a che vedere con il Regolamento di gestione che è stato emanato dalla Regione prima del progetto europeo. Questo prevede una gestione partecipata dei portatori di interessi, più di venti tra enti e associazioni, di cui fanno parte oltre a Legambiente, anche l'associazione dei pescatori, sky surf, agricoli, promoturismo, gli Amici dei Caregoni, agricoltori, attività economiche, la Stazione Biologica della Cona». «Quindi - aggiunge Francovig - dell'opinione dei "portatori" e delle diverse esigenze, viene fatta una sintesi e trovata una soluzione. Però non è che un'idea deve essere per forza predominante sulle altre. Il fatto che Legambiente abbia rinunciato è un dispiacere perché il suo apporto è molto importante».Ai margini della questione dei Caregoni, il consigliere regionale Pd Diego Moretti nel controbattere alle dichiarazioni dell'avvocato Massimo Bruno, candidato sindaco del centrodestra, sottolinea che «il consenso elettorale non si acquisisce andando a parlare con l'assessore regionale di turno (Zannier sui Casoni e Bini sulle attività produttive) senza approfondire prima le questioni e verificare ciò che è stato finora fatto». «Quelle che vengono spacciate per grandi conquiste - afferma Moretti - in realtà non sono altro che questioni già definite da tempo e non certamente per proprio merito. Cioè la balneazione, la navigazione e sosta delle piccole imbarcazioni da diporto della zona dei Caregoni, la pratica in specifici periodi dell'anno della pesca sportiva nel tratto della foce dell'Isonzo, questioni concordate da tempo dall'amministrazione Marchesan». -

Ciro Vitiello

 

L'isola della Cona dedica la domenica al ricordo di Perco "papà" della riserva a un mese dalla scomparsa

STARANZANO. Assemblea, conferenze, escursione nella Riserva, presentazione del Progetto "Aquila di mare" in Italia e nelle regioni Alto-Adriatiche. Domenica sarà una giornata dedicata a Fabio Perco, il "papà" della Riserva naturale regionale della Foce Isonzo, a un mese dalla scomparsa. A organizzare l'evento è il presidente dell'associazione Co.Na. (Conservazione della Natura), Graziano Benedetti, in collaborazione con la Rogos che ha in gestione l'area protetta e il Comune. Il programma prevede alle 11 l'assemblea dei soci e dei simpatizzanti nella sala conferenze al primo piano del Centro Visite della Riserva naturale, nella quale verrà illustrata la relazione sulle attività e il bilancio nel 2018 e le attività per il 2019. Nel corso dell'assemblea verrà presentato il "Numero 2" del Notiziario associativo, dedicato alla memoria di Fabio Perco e al "Progetto preliminare per il ritorno dell'Aquila di mare in Italia e nelle regioni Alto-Adriatiche". L'ultimo progetto da lui seguito. Nel pomeriggio soci e non soci potranno partecipare alle iniziative organizzate per ricordare la sua persona. Si comincerà alle 14.30 con una conferenza-testimonianza della figlia Nicoletta Perco e si proseguirà con un'escursione guidata lungo i sentieri e gli osservatori da lui ideati in tutti questi anni. «Va ricordato - spiega Benedetti - che Fabio Perco, oltre ad essere un naturalista e zoologo a tutto tondo, è stato un precursore della divulgazione ambientale e della fruizione di ambienti naturali. Ha fondato e gestito scientificamente la Riserva Foce dell'Isonzo, ha contribuito alla creazione di altre realtà importanti come la Riserva naturale Valle Cavanata, le Riserve naturali Foci dello Stella e Valle Canal Novo, la Riserva naturale del Lago di Cornino, l'Oasi dei Quadris di Fagagna, e di molte altre, in Italia e all'estero».Pur abitando a Trieste, dalla fine degli anni '80 è stato "adottato" da Staranzano, un paese diventato per lui seconda casa, senza tuttavia abbandonare le numerose ricerche in ambito regionale. Perco ha legato il suo nome e parte della sua attività professionale alla zona umida della Riserva, divulgando in Italia e nel mondo l'area protetta di Staranzano, sia come consulente scientifico che come responsabile-coordinatore della Sbic, la Stazione Biologica dell'Isola della Cona. Un importante punto di riferimento per il controllo della fauna migratoria e stanziale che nel periodo invernale raggiunge circa 25 mila presenze di oltre 325 specie. Zoologo, laureato a Trieste nel 1975, Perco è stato illustratore e saggista e docente in università italiane e straniere.

 

 

Sub "spazzini" in azione oggi al Mandracchio - LA MATTINATA ECOLOGISTA CON GLI STUDENTI

MUGGIA. Circa 200 studenti dell'Istituto comprensivo Lucio di Muggia prenderanno parte oggi alle 9 in sala "Millo" alla giornata dedicata alla salvaguardia, alla pulizia e alla tutela del nostro mare. Patrocinato dal Comune, l'evento prevede la presenza del personale della Capitaneria, che con altri tecnici ed esperti, attraverso video e miniconferenze, informerà e sensibilizzerà gli alunni sulle "leggi del mare", e in particolare sul rispetto e la tutela ambientale marina. Al Mandracchio sarà ormeggiata la motovedetta Sar della Capitaneria, che i ragazzi potranno visitare. All'iniziativa parteciperanno anche i subacquei del Primo nucleo sub di San Benedetto del Tronto della Guardia costiera e dell'associazione Scuba Tortuga, che si immergeranno per "raccogliere" dal fondale i rifiuti che saranno poi analizzati, selezionati e smistati per il successivo smaltimento. Presente l'Arpa - con cui l'Istituto Lucio già collabora per il progetto "Mondo mare" - che darà il suo contributo in merito alla tutela ambientale all'interno della mattinata. La giornata ecologista si concluderà alle 12.

Ri.To.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 marzo 2019

 

 

Il viadotto di Barcola potrebbe non sopportare l'aumento dei treni - la lettera del giorno di Marina Sofianopulo

Leggo sul giornale di domenica 17 marzo scorso la lettera del Comitato per una Barcola migliore. Abitando lungo la riviera barcolana da più di 60 anni, espongo alcune mie riflessioni. La Costiera triestina costituisce una delle principali bellezze turistico - paesaggistiche della provincia di Trieste e di tutto il Paese, sia per chi arriva dalla Strada costiera, sia dalla linea ferroviaria, dove da Bivio Aurisina si spalanca la visuale sulla città e sul Golfo, sia di giorno che di notte. Anche il suggestivo passaggio sopra l'abitato di Barcola dall'alto viadotto, e specialmente di notte, secondo me è di grande bellezza e suggestione. Dunque qualsiasi schermatura che "ostacoli la libera visuale del paesaggio" (Decr. legisl. 19 agosto 2005 n. 194, pag. 30), a meno di gravi necessità, costituirebbe un vero e proprio depauperamento dell'offerta turistica della nostra città, sfregio al paesaggio e al buon senso. Tuttavia è comprensibile il disagio, senza speranza di una fine, per gli abitanti, anche se tutti noi, venendo ad abitare qui, eravamo consapevoli della vicinanza della linea ferroviaria. Il problema evidentemente si è aggravato da quando è aumentato il trasporto via ferrovia dei container : la rumorosità non è forse solo un "effetto collaterale"?Secondo me la vera cosa di cui preoccuparsi, è la portata di questa linea ferroviaria in presenza dell'aumento progressivo del traffico di convogli molto lunghi e pesanti, specialmente sui tratti di viadotto molto alti (via del Boveto), costruiti in modo ammirevole (evidentemente più affidabili dei moderni ponti in cemento armato) sia per quanto riguarda l'estetica che la tecnica, ma nell'ormai lontano 1850, dunque calcolati per il traffico prevedibile all'epoca. Tutti auspichiamo che il Porto di Trieste abbia sempre maggior importanza e sviluppo - vedi l'accordo commerciale con la Cina attualmente in trattativa - e che il trasporto merci via terra, venga attuato sempre di più su ferro anziché su gomma, ma... è realistico immaginare che il futuro traffico con l'enorme Cina, debba passare tutto o in gran parte sul Viadotto di Barcola ?

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 marzo 2019

 

 

La burocrazia regionale viaggerà in auto elettrica - Presentato "Noemix"

La pubblica amministrazione regionale viaggia verso la modalità elettrica. Lo fa grazie a Noemix, progetto finanziato dal programma comunitario Orizon 2020 che si rivolge alle Pa del Friuli Venezia Giulia per realizzare la transizione a un modello più smart, fatto di auto elettriche condivise, nell'auspicio che si possa superare il nodo alimentazione. Da Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, arriva non a caso l'annuncio di un Fvg pronto a introdurre 560 automobili totalmente elettrice tra Regione, Comuni, Aziende sanitarie e altri enti pubblici. A dare spinta al progetto, ieri a Udine a palazzo Belgrado, l'Università di Trieste ha presentato uno studio condotto dal dipartimento di Scienze economiche da cui emerge una fotografia dettagliata, al 2017, di fabbisogni e impatti. La flotta di veicoli della Pa Fvg è composta da 2.300 auto per il trasporto di persone e a uso promiscuo, di cui 1.130 in uso negli enti sanitari, 364 nei comuni capoluogo, 354 in quelli medio-piccoli e 501 in altre amministrazione, con un quadro preoccupante rispetto all'età. Dei veicoli considerati, infatti, il 59.1% ha più di 10 anni di vita (e il 26.3% va oltre i 15 anni), mentre solo il 13.1% ne ha meno di 4. Percentuali che evidenziano da un lato una limitata sicurezza dei veicoli, che può tradursi in elevata incidentalità e costi di manutenzione elevati; dall'altro la loro obsolescenza tecnica, con conseguenze pesanti sull'ambiente in termini di emissioni, tra l'altro in un contesto di utilizzo quasi solo urbano. La maggior parte dei veicoli (il 77.1%) risulta alimentata a benzina, con punte dell'80% se si considerano anche i veicoli ibridi a doppia alimentazione benzina/gpl e benzina/metano. Poco meno di un quinto (18.2%) sono quelli alimentati a diesel, mentre mancano completamente i veicoli solo a metano. Le auto elettriche? Pochissime. Solo 15: 8 del Comune di Udine, 6 del Comune di Pordenone e una presa a noleggio da Area Science Park. Di qui la convinzione di Scoccimarro: «Vogliamo essere un esempio virtuoso da seguire e stiamo investendo molto nel progetto Noemix».

m.b.

 

Trieste è terza fra le città italiane per numero di corse in autobus

Il dato di 320 viaggi pro capite al giorno emerso durante la tappa del Mobility Innovation Tour

«Il trasporto pubblico a Trieste può vantare la flotta più giovane d'Italia e, probabilmente, d'Europa - 4,2 anni contro una media di oltre 12 in Italia - con numeri importanti per il territorio, coperto capillarmente dalle 55 linee, con 5 mila 500 corse al giorno che trasportano quotidianamente ben 150 mila passeggeri, 320 corse al giorno per abitante che posizionano Trieste al terzo posto in Italia dietro solo a Milano e Roma». Numeri importanti che l'ad di Trieste Trasporti, Aniello Semplice, ha snocciolato ieri in occasione della tappa triestina del Mobility Innovation Tour 2019, organizzato dalla rivista Autobus sotto il cappello di Civitas Portis, progetto finanziato dall'Ue nell'ambito del programma Horizon 2020, che comprende le città portuali di Trieste, Aberdeen, Constanta, Anversa e Klaipeda, e che vede la città portuale cinese di Ningbo nel ruolo di osservatrice. «Le chiavi del successo di Trieste Trasporti - ha specificato Semplice - sono da rintracciare certamente, tra le altre, nella partnership tra pubblico e privato, ossia tra Comune di Trieste e Arriva, del gruppo Deutsche Bahn», società che, come ha ricordato l'ad Angelo Costa, «è presente in 14 nazioni e in Fvg detiene il 60% di Saf e il 40% di Trieste Trasporti, opera oltre 700 bus e percorre 33 milioni di bus/km annui». Il tutto in attesa della sentenza del Consiglio di Stato relativa alla gara per l'assegnazione del servizio di Tpl in Friuli Venezia Giulia al nuovo gestore unico regionale che sarà uno dei maggiori player nazionali del settore. Luisa Polli, assessore all'Urbanistica del Comune di Trieste, ha ricordato la recente presentazione del Pums, acronimo di Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, che «ridisegnerà la viabilità cittadina del prossimo futuro». Giulio Bernetti, dirigente dell'area Città e territorio del Municipio, ha posto l'attenzione sugli scenari futuri che si aprono sul fronte della mobilità urbana e sul recupero dell'area di Porto vecchio: «L'obiettivo è quello di evitare il collasso di quelle parti di città gravitanti nei pressi dell'antico scalo, attraverso una mobilità che preveda accessi pedonali come quello appena inaugurato alle spalle del polo museale, parcheggi scambiatori come il polo intermodale di Park Bovedo, e un ripensamento del sistema ferroviario esistente nell'area, di quello marittimo, e la progettazione di un futuribile ma fattibile collegamento aereo che metta in connessione l'area a mare con il Carso attraverso l'uso di cabinovie». Interessante la case history giunta da Cagliari, presentata da Roberto Murru, dg di Cmt, azienda di trasporto pubblico di Cagliari, con soluzioni sostenibili come i filobus 100% elettrici con aste di captazione per la ricarica sia in movimento che in stazioni apposite di sosta, o come il progetto di interconnessione tra l'area vasta della città e i due poli logistici, merci e passeggeri, del porto del capoluogo sardo, e che a Trieste potrebbero trovare un campo di applicazione. 

Luigi Putignano

 

 

La Tav Trieste-Venezia sul binario morto

Costerà 1,8 miliardi accelerare la linea Come il progetto è finito in un cassetto a vantaggio di una soluzione più soft

TRIESTE. Avrebbe dovuto essere la Tav è invece sarà, ma i tempi sono a questo tempo indefiniti, il potenziamento della linea ferroviaria Venezia-Trieste, con costi abbattuti da 7 a 1,8 miliardi di euro e treni con velocità massima di 200 chilometri orari. Una ricalibrazione del progetto rimasta per ora sulla carta. Perché, dopo la prima tranche di fondi nazionali del 2016, 200 milioni di euro stanziati con Graziano Delrio ministro, nulla si è più aggiunto. Un binario morto, al momento. A partire dall'annunciata Tav, visti i costi prospettati a inizio millennio. Sin dagli anni Ottanta la linea ha mostrato usura ma anche limiti strutturali, a partire dal nodo di Latisana, con la curva repentina direzione Nord e virata a Est verso Monfalcone e Trieste. Ma il progetto di una nuova ferrovia ad alta velocità ha perso appeal poco a poco: come pensare di spendere quasi 7 miliardi con un enorme impatto sul territorio, con tanto di galleria in Carso? Regione Veneto e Friuli Venezia Giulia, preso anche atto del sottoutilizzo dell'esistente, in particolare per il trasporto merci, decidono così di lasciar perdere e di concentrarsi su una soluzione ritenuta più logica: potenziare la linea storica. E il ministero delle Infrastrutture, d'intesa con Rfi, nel 2014 manda in soffitta il tracciato condiviso nel 2010 e dà il via libera a un piano da 1,8 miliardi. Si ridimensionavano i sogni e si punta solo su ciò che si può fare davvero. In tempi non biblici. «Costerà 1,8 miliardi la velocizzazione della ferrovia Venezia-Trieste, con lo scopo di collegare i due capoluoghi in poco più di un'ora, solo una decina di minuti in più rispetto all'alta velocità», confermava l'amministratore delegato di Rfi Maurizio Gentile a margine del Forum ferroviario Italia-Balcani a Trieste nel 2015. L'ad di Fs Renato Mazzoncini, due anni dopo, aggiungeva: «Entro il 2025 il sistema Av sarà completato fino a Venezia e la linea ammodernata fino a Trieste». I fondi? Risparmiati dalla voce ben più corposa che avrebbe riguardato la Tav, non sembravano un problema. Delrio stanziò appunto 200 milioni. E il cronoprogramma era definito. Prevedeva a partire dal 2016 una decina di mesi per il progetto preliminare e altri quattro-cinque per la conferenza dei servizi con gli enti locali. Quindi un altro anno per il progetto definitivo e sette-otto mesi per lo svolgimento della gara. In sostanza, tre anni per le attività preparatorie e altri cinque per i lavori. Quello che è successo dopo, invece, in assenza di cantieri, sono solo i confronti e gli scontri della politica. Il più acceso a fine 2018 quello tra Movimento 5 Stelle e Pd. La commissione Lavori pubblici del Senato dà infatti il via libera allo schema di contratto di programma 2017/21 tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete ferroviaria italiana, un documento che prevede un incremento di risorse per gli investimenti ferroviari pari a 13,2 miliardi. Secondo i grillini, si tratterebbe dell'altolà all'alta velocità in Fvg. La «pietra tombale» dei progetti Tav da Venezia a Trieste, sottolinea Stefano Patuanelli, capogruppo grillino a Palazzo Madama. Secca la replica di Debora Serracchiani, ex presidente del Fvg e deputata dem: «I 5telle erano e restano dei venditori di bufale un tanto al chilo: il progetto dell'alta velocità Venezia-Trieste non esiste più da anni, eppure la vendono come se fosse la grande rivoluzione di questa legislatura. Già nel 2016 Delrio aveva dato il colpo di freno decisivo e l'alta velocità Venezia-Trieste nel 2017 era uscita dall'allegato Infrastrutture che ha accompagnato il varo del Def: c'era invece, e rimane, la velocizzazione della Venezia-Trieste a carico di Rfi per 1,8 miliardi». I grillini tuttavia, dopo aver letto nel testo approdato in commissione la definizione "nuova linea", hanno sentito puzza di bruciato all'interno di un contratto Mit-Rfi che avrebbe dovuto essere ratificato dallo scorso Parlamento e invece è rientrato all'ordine del giorno di questo avvio di legislatura. «Alla nostra lettura, in due passaggi del documento si rimetteva mano ai 28 chilometri di galleria che devasterebbero il Carso con risparmi complessivi in termini di tempo, tra Mestre e Trieste, di non più di 11 minuti. Con questo definitivo stop si procederà finalmente al potenziamento della linea esistente». Nel febbraio scorso un altro botta e risposta. L'assessore regionale del Fvg ai Trasporti Graziano Pizzimenti e il consigliere regionale M5S Cristian Sergo evidenziano la mancanza di risorse per avviare i cantieri e Mariagrazia Santoro, assessore ai Trasporti della precedente giunta Fvg Serracchiani, ribatte: «Gli esponenti di M5S e Lega dovevano darsi da fare prima, quando si costruiva la finanziaria nazionale». 

Marco Ballico

 

 

CROAZIA - Zone off-limits e quantità limitate la pesca si adegua alle norme europee

Azzurro minuto, Zagabria vara il nuovo regolamento per i professionisti. In azione non più di 203 pescherecci

FIUME. Pesca al pesce azzurro minuto con reti da circuizione: in Croazia ora si cambia, in base a quanto stabilito dall'Unione europa. In ossequio alle disposizioni del Consiglio europeo, varate lo scorso 30 gennaio, il ministero croato dell'Agricoltura e Pesca ha emesso infatti il nuovo regolamento per la pesca di sardelle, acciughe e papaline. Tante le novità comprese nel documento, tutte mirate alla tutela della biomassa di queste specie e al favorire una pesca che sia veramente sostenibile. In primo luogo, i pescherecci con reti a circuizione - in azione nelle acque della Dalmazia, Istria e Quarnero - potranno essere al massimo 203, per una potenza complessiva di non più di 66.523 chilowatt. Sono state introdotte poi varie limitazioni, sempre relative al pesce azzurro di piccole dimensioni, quello che nel pescato totale incide in maniera preponderante. Dunque, nell'anno in corso i pescatori professionisti croati non potranno totalizzare un pescato superiore a quello di cinque anni fa, ossia del 2014, che dovrà anzi essere ridotto ulteriormente del 5%. Ricordiamo che in quell'anno furono pescate 55.783 tonnellate di sardelle e 8.594 tonnellate di "sardoni". Il quantitativo 2014 non potrà essere superato nel 2019 ed anzi dovrà esserci dunque il taglio di 5 punti. Nel 2017 il prelievo di sardelle toccò le 48.420 tonnellate, quello delle acciughe le 10.883 tonnellate. Per l'anno scorso, l'Istat nazionale croata non ha ancora pubblicato i dati. Nel 2020 e 2021, il pescato dovrà venire diminuito per ciascun anno del 5% rispetto ai dodici mesi precedenti. Le limitazioni però non finiscono qui. Ciascun peschereccio non potrà catturare più di 100 tonnellate delle specie citate e le imbarcazioni avranno a disposizione non più di 20 giornate di attività alieutica per ciascun mese. Il massimo di giornate di pesca all'anno per ogni singolo peschereccio non potrà superare le 180. Dunque, alle limitazioni amministrative volute da Bruxelles si aggiungeranno i giorni di luna piena e quelli in cui le condizioni meteomarine sono proibitive. Non è tutto: Zagabria e l'Ue hanno voluto chiudere alcune aree ai pescherecci di lunghezza superiore ai 18 metri, in modo da tutelare gli avannotti di sardelle, papaline a alici. Fra le zone off-limits vi sono le acque dell'Istria occidentale, una parte del golfo di Fiume, una porzione del Quarnero e tutto il Quarnerolo. Sono stati stabiliti anche i bracci di mare in cui - sempre per proteggere i piccoli di sardelle e acciughe - non potranno calare le reti i pescherecci di lunghezza compresa tra i 12 e i 18 metri. C'è anche un'area di divieto permanente per la pesca con reti da circuizione e riguarda il mare aperto dell'Adriatico centrale, questa la definizione, dove le iniziative alieutiche dei pescatori croati (parliamo sempre dell'azzurro minuto) sono abbastanza rare. Ci sono poi i fermi biologici. È stato confermato che le imbarcazioni dovranno restare ferme agli ormeggi dal 16 dicembre al 14 febbraio, mentre da quest'ultima data fino alla fine di febbraio sarà consentito un massimo di 5 giornate di pesca.-

Andrea Marsanich

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 marzo 2019

 

 

Scuole in lizza al concorso "Un disegno per l'ambiente" - Il Giulia chiama a raccolta i più giovani Si potranno usare fiori, pigne, sassi e semi

L'iniziativa supporta Legambiente cui verra' devoluto 1 euro per ogni elaborato

Estro, colori e fantasia per descrivere la natura e la tutela dell'ambiente. In occasione dell'International day of forest, il centro commerciale Il Giulia chiama a raccolta il mondo giovanile e lancia un concorso dal titolo "Un disegno per l'ambiente", iniziativa che supporta le istanze del Circolo Verdeazzurro Legambiente di Trieste rivolte alla sensibilizzazione ecologista nelle scuole. Il concorso apre i cancelli ai bimbi dai 3 ai 10 anni proponendo disegni o collage che parlino quindi dello scibile naturalistico, fruendo anche di materiale del ramo trattato, impiegando fiori secchi, foglie, pigne, sassi, semi e dintorni, il tutto da strutturare su classici fogli A/4 e A/3. Come partecipare al concorso? Il termine ultimo delle iscrizioni è domenica 7 aprile, data che segna lo scadere della consegna degli elaborati attesi all'infopoint della galleria del centro commerciale di via Giulia. L'evento ha intanto ufficializzato altre date. Dal 17 al 19 aprile, sempre nella sede del centro commerciale, è in programma l'esposizione delle opere in lizza, mentre la cerimonia finale, corredata da merenda e consegna di gadget, è programmata il 19 aprile, con orario ancora da definire. Come accennato, il progetto si affianca al Circolo Verdeazzurro, la realtà ambientalista di Trieste a cui verrà devoluto 1 euro per ogni disegno raccolto, un'operazione, sostengono gli organizzatori, concertata per "supportare le iniziative a tutela dell'ambiente locale e a favore della sensibilizzazione dei cittadini e della educazione ambientale nelle scuole".Temi ripresi dal commento di Piero Coin, amministratore del centro commerciale: «Crediamo fermamente che le giovani generazioni siano in grado di raccogliere la sfida della sostenibilità ambientale. Solo con il coraggio, l'assunzione di responsabilità e un pizzico di sana incoscienza giovanile - ha azzardato Coin - si può davvero invertire un ciclo che ha messo a repentaglio seriamente il futuro del nostro pianeta. Per questo motivo abbiamo organizzato l'evento - ha concluso - quale piccolo segno di adesione verso un movimento che in questi giorni sta avendo il massimo risalto a livello mondiale».Ulteriori informazioni sul concorso visitando il sito www.ilgiulia.it. 

Francesco Cardella

 

 

Tassa sui rifiuti più cara anche per ristoranti, bar hotel, negozi e artigiani

Incrementi fino al 6 per cento che si traducono in certi casi in centinaia di euro Le modifiche alle quote a metro quadrato figlie di costi più alti per la differenziata

Alberghi, ristoranti, rivendite di frutta e verdura, parrucchieri. Come per gli utenti privati è in arrivo una stangata sulla Tari anche per le imprese. Un aumento che oscilla tra il 5,5 e il 6 per cento, che non risparmia nessuno. E visto che le quote applicate alle utenze non domestiche raggiungono, tra fissa e variabile, anche i 36 euro al metro quadrato, quella per lo smaltimento della spazzatura si traduce per molti in una delle tasse più consistenti da sostenere. Un gioco di tariffe e metri quadrati che cambiano a seconda della tipologia d'utenza presa in considerazione. Ad esempio, per il punto vendita da 50 metri quadrati di un fioraio - attività sulla quale, assieme alle rivendite di ortofrutta, alle pescherie e alle pizzerie al taglio, gravano le quote più elevate, con la fissa che passa dai 18,52 ai 19,79 euro mentre la variabile da 16,22 a 16,96 - che negli anni scorsi pagava 1.737 euro, nel 2019 riceverà un F24 da 1.838 euro, il 5,7 % in più. Un ristorante da 200 mq che lo scorso anno di Tari pagava 5.400 euro (14,39 di quota fissa e 12,61 di variabile al mq), quest'anno dovrà sborsarne 5.710 (15,37 di quota fissa e 13,18 di variabile), 312 euro in più. Un bar o una pasticceria da 100 mq che sborsava 1.919 euro, ora ne pagherà 2.229. E un parrucchiere o un'estetista? Per 40 mq, ad esempio, pagheranno di tassa sui rifiuti 224 invece che 211 euro, il 6 per cento in più. Un falegname o un idraulico per le stesse dimensioni passeranno da 159,60 a 168,40 euro, un aumento del 5,5%. Un negozio di abbigliamento, una libreria o una cartoleria da 100 mq passeranno da 481 a 508 euro (5,6% in più). Per gli alberghi la tariffa varia in base al fatto che all'interno della struttura ci sia o meno un ristorante. Ma da cosa sono dipesi questi aumenti della Tari? Per la sola raccolta dei rifiuti si è registrato un incremento di spesa di 1 milione 900 mila euro a fronte di un costo complessivo di quasi 37 milioni: 22 milioni 783 mila euro per le utenze domestiche (il 61,58%), 14 milioni 214 mila euro (38,42%) per quelle non domestiche. Nel 2017 le tonnellate di rifiuti raccolte sono state 95.539; 96.930 nel 2018 e per il 2019 si stima 97.960. Se nel 2017 la differenziata di attestava al 41,10%, nel 2018 è arrivata al 41,55%, solo lo 0,45 in più. Dai report nelle mani dell'assessore all'Ambiente Luisa Polli, emerge «un incremento di circa 2 tonnellate di rifiuti nella zona centrale della città - spiega -, quella vissuta anche dai turisti, e per alcuni mesi un aumento di immondizia nei cassonetti in zone più periferiche, generate dai "pendolari" dei rifiuti, che per dribblare la raccolta porta a porta introdotta a Muggia o a San Dorligo della Valle gettavano i loro sacchi nei cassonetti di Trieste». Una raffica di sanzioni ha ridotto ma non eliminato il fenomeno. «A quelli per la mera raccolta-smaltimento dei rifiuti - spiega l'assessore al Bilancio, Giorgio Rossi - si aggiungono i costi di gestione, i costi del Comune (inclusi quelli del personale che se ne occupa), l'aggio ad Esatto e poi la legge impone un deposito per crediti inesigibili che per noi ammonta a circa 2 milioni di euro». Una legge nazionale impone che attraverso la Tari 2019 si pagherà anche la pulizia delle aree verdi e dei giardini, che fino allo scorso anno veniva invece sostenuta dall'Area Verde pubblico. 

Laura Tonero

 

RACCOLTA RIFIUTI PORTA A PORTA  - Differenziata a Muggia - C'è la ricarica di sacchi

MUGGIA. A quasi un anno dall'avvio del nuovo sistema di raccolta "porta a porta", parte la consegna dei nuovi sacchi per i residenti del centro storico di Muggia. La raccolta differenziata, nella cittadina rivierasca, ha avuto un avvio progressivo a differenza di quanto attuato secondo programmazione consolidata in tutti gli altri Comuni. La dotazione annuale dei sacchetti inizialmente messi a disposizione degli utenti sta ora per esaurirsi. La consegna riguarderà i residenti del centro storico con la precisazione, da parte del Comune, che la distribuzione per i condomini sarà avviata a breve ma in un secondo momento. I sacchetti che verranno consegnati in questi giorni saranno, come in passato, di colore blu da utilizzare per la carta/cartone, giallo per la plastica e nero per il secco residuo e costituiranno la nuova fornitura annuale. Chi avesse ancora in dotazione la vecchia fornitura, potrà continuare a utilizzarla fino ad esaurimento, per poi usare la nuova. --

 

 

Aquiloni al posto delle pale Cambia l'energia eolica per sfruttare i venti in alta quota

Il nuovo eolico parla "italiano" e sarà prodotto attraverso aquiloni che voleranno a mille metri di quota per catturare il vento e produrre energia. Addio pale eoliche, ingombranti e rumorose, che tolgono spazio alla terra e all'agricoltura. L'energia elettrica si produrrà in alta quota: lo hanno capito nel 2007 un gruppo di ricercatori italiani che anno dato vita alla KiteGen Venture, la società di Caselle (Torino) che ha stretto un accordo con la Saipem proprio per la realizzazione degli aquiloni eolici nei cieli di tutto il mondo. Il vento a mille metri di altitudine c'è sempre, allora perché non catturarlo con le vele degli aquiloni? Da questa intuizione è nata la tecnologia messa a punto dall'esperto di meccatronica Massimo Ippolito, affiancato dal professor Mario Milanese del Politecnico di Torino e dall'esperto di ingegneria meccanica Franco Taddei. Un'intuizione e un brevetto "sposato" recentemente da Saipem - il colosso italiano che realizza oleodotti e gasdotti in tutto il mondo - che si propone di sfruttare questa tecnologia là dove è impossibile realizzare pale eoliche, come al largo delle coste dove ci sono i giacimenti petroliferi. L'energia viene catturata tramite aquiloni collegati da un generatore a terra, in grado di produrre fino a 3 Mw di potenza. Le strutture leggere sfruttano il vento ad alta quota - presente con una media di sei, settemila ore l'anno - che garantisce una velocità maggiore e costante e dunque una produttività più elevata. Meno impatto visivo, meno ombre, rumore e meno spazio occupato a terra - secondo gli esperti - saranno la risposta ai "difetti" dell'eolico tradizionale. Il sistema ha una "struttura leggera e sicura" e le soluzioni di KiteGen sono protette da 40 brevetti in oltre 70 Paesi. I sistemi di rilascio e recupero della vela tramite cavi leggeri e ad alta resistenza e sistemi avanzati di automazione e controllo - attraverso software che intervengono sui cavi e determinano le traiettorie di volo per sfruttare al massimo il vento - permetteranno l'applicazione della tecnologia di KiteGen, anche al largo delle coste in in acque profonde, dove non è possibile utilizzare turbine eoliche. E dunque, produrre energia elettrica per alimentare le strutture utilizzate per l'estrazione di idrocarburi. Rispetto alle turbine volanti, KiteGen adotta una struttura molto più leggera e meno pericolosa in caso di avaria e caduta. L'aquilone rimane "in bandiera", ossia di taglio rispetto al vento e grazie al doppio cavo che lo affranca al generatore, in caso di rottura di una fune, può essere recuperato scongiurando possibili incidenti.

ROSARIA FEDERICO

 

 

SEGNALAZIONI - Oleodotto Siot - I cattivi odori questione di soldi

Credo che la segnalazione "Siot, cattivi odori? Un problema annoso" a firma del signor Silvio Stagni e dell'11 marzo scorso, meriti un riscontro. Condivido l'affermazione in base alla quale, installando sui serbatoi un tetto fisso aggiuntivo a quello galleggiante, si potrebbe risolvere il problema, e, infatti, ciò è stato ripetutamente indicato (nemmeno ricordo più quante volte e in quante sedi) come possibile soluzione. Cosa ha risposto la Siot? Nel corso dell'audizione di Alessio Lilli, direttore generale della Siot, il 18 febbraio 2016 in Consiglio comunale nel municipio di San Dorligo della Valle-Dolina, egli ha testualmente affermato che "non esiste al mondo un deposito di greggi in prossimità di unità abitative, con i tetti fissi, perché si tratterebbe di bombe. Bombe ... ordigni". Quindi non si può fare. Eppure il D.Lgs. 152/2006 (il Testo unico in materia ambientale) prevede che per lo stoccaggio di petrolio greggio possano essere utilizzati oltre ai serbatoi con tetto galleggiante anche quelli a tetto fisso purché con membrana galleggiante oppure a tetto fisso "polmonati" e con emissioni convogliate a sistemi di abbattimento. Esiste, inoltre una direttiva europea, la 94/63/CE dd. 20.12.1994, in base alla quale le guarnizioni di tenuta dei tetti galleggianti dovrebbero garantire un contenimento dei vapori pari o superiore al 95% di quello di una cisterna similare a tetto fisso priva dei dispositivi per il controllo dei vapori. Ne consegue che la soluzione, per contenere gli effetti odorigeni del teorico restante 5% di vapori, potrebbe essere, per l'appunto, la realizzazione di una copertura aggiuntiva fissa a contenimento di tali perdite. Quindi si potrebbe. Basterebbe che la Siot decidesse di voler spendere i soldini necessari (che, però, sarebbero sottratti ai dividendi dei Soci della Tal Siot...).Il lavaggio immediato delle pareti interne dei serbatoi mentre si abbassa il tetto galleggiante? E' quello che la SIOT sta provando a fare, da cinque anni a questa parte, con i noti impianti di nebulizzazione senza alcun significativo risultato. Il sistema non funziona: se fosse davvero efficace certamente non saremmo qui a parlare ancora e sempre di odori molesti.

Roberto Drozina, consigliere comunale Capogruppo Lista Civica Territorio e Ambiente

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 marzo 2019

 

 

L'altolà di Sarajevo alla Croazia sui rifiuti radioattivi di Krsko

La presidenza tripartita: no al deposito di scorie a un passo dal nostro confine E il ministro dell'Ambiente minaccia: «Potremmo fare altrettanto»

BELGRADO. Quel deposito di rifiuti radioattivi non s'ha da fare. E se la Croazia andrà avanti, sorda alle paure della Bosnia, allora Sarajevo e Banja Luka uniranno le proprie forze - uno scenario relativamente inedito, in un Paese che rimane scisso - per opporsi. Anche cercando di portare il problema all'attenzione internazionale. Il problema riguarda la quota croata delle scorie nucleari a media o bassa radioattività della centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, struttura di proprietà mista tra Lubiana e Zagabria. Ed è un problema che sta diventando sempre più sensibile: lo conferma la forte presa di posizione assunta l'altra sera dalla presidenza tripartita bosniaca, che ha emesso una dichiarazione con i toni del diktat per chiedere «alla Croazia di non designare Trgovska Gora, nella municipalità di Dvor», località a un tiro di schioppo dal confine bosniaco, come «deposito di rifiuti radioattivi e nucleari; e di trovare sul proprio territorio» una diversa ubicazione adatta per questi fini. Un'ubicazione che non deve essere - è stato l'ammonimento - «prossima al confine con la Bosnia», come si legge nel messaggio firmato dai tre membri della presidenza, il serbo-bosniaco Milorad Dodik, il bosgnacco Sefik Dzaferovic e il croato Zeljko Komsic. Di che cosa si parla? Di un progetto che sta tornando a provocare tensione e che era già stato proposto negli anni scorsi, accompagnato da una scia di critiche e polemiche e dalla levata di scudi di ambientalisti ed ecologisti: un deposito di una parte delle scorie di Krsko, quelle di pertinenza della Croazia - che Zagabria deve prendersi in carico entro il 2023 - in un'area in Croazia vicinissima alla Bosnia. La paura, sul fronte bosniaco del confine, è che il deposito «inquini l'ambiente su entrambi i versanti della frontiera e danneggi la salute dei residenti», ha ricordato l'agenzia Hina. Il problema è che un futuro deposito a Trgovska Gora, in un'area poco abitata ma solo su territorio croato, sarebbe a meno di 800 metri dal fiume Una, a 600 metri dalle fonti d'acqua che riforniscono Novi Grad, hanno ricordato anche i deputati bosniaci Sasa Magazinovic e Jasmin Emric. Dalla Croazia «ci arrivano rassicurazioni» che un eventuale deposito «non avrà ripercussioni negative. Ma se è così, consigliamo che scelgano tra Zagabria, Spalato o Dubrovnik», ha rincarato Magazinovic.Ma Zagabria ha deciso ormai per Trgovska Gora? Non ci sono ancora conferme ufficiali al 100 per cento, ma la reazione bosniaca fa pensare che tutto vada in questa direzione. Dodik ha promesso che contatterà i massimi vertici croati, il premier Andrej Plenkovic e la presidente della Repubblica Kolinda Grabar Kitarovic, per comunicare formalmente la richiesta della Bosnia dicendosi sicuro che le pressioni faranno cambiare idea a Zagabria.Nel frattempo, il ministero degli Esteri di Sarajevo è stato incaricato di diffondere a livello Ue le preoccupazioni bosniache. Il nervosismo è già salito a livelli di guardia. Nei giorni scorsi il ministro dell'Ambiente serbo-bosniaco, Srebrenka Golic, si è appellato direttamente a Zagabria affinché faccia chiarezza, ma ha poi minacciato: «Anche noi abbiamo rifiuti radioattivi» a bassa intensità. E potremmo «piazzarli sopra Dubrovnik, una misura di reciprocità», ha aggiunto. «Ci aspettiamo che le istituzioni bosniache difendano i propri cittadini», ha fatto eco il numero uno della municipalità Novi Grad/Bosanski Novi, Miroslav Drljaca.Ma non c'è solo la Bosnia sulle barricate, per dei rifiuti che nessuno sembra volere. Anche la comunità locale di Krsko, secondo quanto ha riportato di recente l'agenzia slovena Sta, è entrata nel dibattito. E si è detta contraria all'ipotesi di stoccare tutte le scorie dell'impianto, «più i rifiuti prodotti da altre strutture in Croazia», nel deposito sloveno di Vrbina, oggi in via di costruzione. -

Stefano Giantin

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 marzo 2019

 

 

Un patto Comune-imprese per il rilancio di Porto vecchio

Auspicata la realizzazione di opere in partenariato e con l'utilizzo dello strumento della finanza di progetto

Maggiore collaborazione fra il Comune e le piccole e medie imprese attraverso la realizzazione di opere in partenariato e con l'utilizzo della finanza di progetto. È questo l'auspicio dell'assessore ai Lavori pubblici del Comune, Elisa Lodi, nel corso del convegno "Riqualifichiamo il Porto vecchio: opportunità per le Pmi triestine" organizzato e promosso dalla Conferenza nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa di Trieste nella Sala Giubileo di Riva III Novembre. Quella della finanza di progetto è una tecnica attraverso la quale il finanziamento è garantito dai flussi di cassa previsti dall'attività di gestione o esercizio dell'opera stessa. Tramite questa operazione i soggetti privati possono essere coinvolti nella realizzazione di opere pubbliche in modo da velocizzare l'attuazione delle opere stesse. «C'è la volontà da parte della giunta comunale di lavorare assieme con i privati per la realizzazione delle opere che miglioreranno il Porto vecchio - queste le parole di Lodi - dove abbiamo avviato i lavori per la costruzione del centro congressi in vista di Esof 2020, una struttura di grande portata che resterà alla città anche dopo la manifestazione. A breve partiranno i lavori per la rotatoria di Barcola, un'opera da 6 milioni di euro che riqualificherà l'ingresso del Porto vecchio, abbiamo lanciato la gara per la procedura esecutiva di trasformazione del Magazzino 26, successivamente partirà la bonifica del terrapieno di Barcola per la quale abbiamo un contributo di 5 milioni». Opere per le quali il Comune ritiene di vitale importanza il coinvolgimento delle piccole e medie imprese. «L'attuale giunta comunale ha deciso fin da subito di mantenere alta l'attenzione sulle Pmi - ancora l'assessore Lodi -, motivo per il quale i rapporti con le associazioni di categoria proseguono alacremente, coinvolgendole attraverso la formula del partenariato pubblico - privato e con la finanza di progetto, come già accaduto per la realizzazione del park San Giusto». 

 

 

Acqua, record di consumi in Italia ma la metà va sprecata nella rete

Il report Istat: su 428 litri per abitante al giorno ad uso potabile, nelle case ne arrivano solo 220 L'allarme Fao: meno risorse, più popolazione e maggiore siccità, urge sfruttare pioggia e riciclo

L'Italia è al primo posto nell'Ue per consumo di acqua. Ma quanti sprechi: nel rubinetto di casa arriva appena la metà del prelievo nazionale ad uso potabile. E gli italiani, pur fiduciosi della bontà dell'acqua di rubinetto, preferiscono bere dalla bottiglia. Dati allarmanti che arrivano dall'Istat in occasione della Giornata mondiale dell'acqua. Un bene prezioso che, avverte la Fao, diminuisce sempre più. Urge correre ai ripari. 1. Se ne spreca la metà - Sono 428 i litri per abitante al giorno prelevati ad uso potabile, ma l'erogazione giornaliera è di 220 litri per persona, a causa della dispersioni di rete. Poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (47,9%) non raggiunge infatti gli utenti finali. In tutto nel 2015 si parla di 9,49 miliardi di metri cubi prelevati. Nel 2018, precisa il report Istat, sono circa 24 milioni 800mila (95,8% del totale) le famiglie che dichiarano di essere allacciate alla rete idrica comunale. 2. Bere da rubinetto no grazie - Un altro dato che colpisce è che, nonostante otto famiglie su dieci si dichiarino «molto o abbastanza soddisfatte» del servizio idrico, sono ancora tanti coloro che preferiscono l'acqua in bottiglia. Con la conseguenza di un uso smodato di plastica. Ci sono stati comunque miglioramenti. La percentuale di chi non beve dal rubinetto passa dal 40,1% del 2002 al 29% del 2018, per un totale di 7 milioni 500mila famiglie. Si passa dal 17,8% del Nord-Est al 52% delle Isole, con la percentuale più elevata in Sicilia (53,3%), seguita da Sardegna (48,5%) e Calabria (45,2%). 3. Quanto mi costi - Nel 2017 per le famiglie la spesa media mensile per il consumo di acqua minerale è pari a 11,94 euro, in aumento dell'11,1% rispetto al 2016. Sono il 63% le famiglie in cui almeno un componente beve oltre un litro di acqua minerale al giorno. Il consumo più elevato è nelle isole (69%), più basso al Sud (55,8%). Tra le regioni è l'Umbria in testa per consumi (71%); in Trentino-Alto Adige il valore più basso (43,7%). 4. Clima e "fame zero" - Una cosa è certa: così non si può continuare. Di fronte ai cambiamenti climatici e la crescita demografica, la Fao esorta i Paesi «a intensificare gli sforzi per aumentare l'efficienza idrica e fornire a tutti l'accesso all'acqua potabile». «Garantire la sicurezza idrica globale è fondamentale per raggiungere "fame zero" e gli obiettivi di sviluppo sostenibile - dicono dalla Food and Agriculture Organization - La disponibilità di acqua dolce diminuisce per la crescita della popolazione, urbanizzazione e cambiamento degli standard di vita, e così assistiamo a un aumento delle esigenze agricole, industriali ed energetiche». 5. La sfida del futuro - Bisogna dunque intervenire e in fretta. Ecco come, secondo la Fao. «La lotta per l'equilibrio è la nostra più grande sfida», ha detto la vicedirettrice generale Fao per il clima e le risorse naturali, Maria Helena Semedo. Si prevede che entro il 2050 la domanda mondiale di acqua aumenterà del 20-30%, mentre l'offerta diminuirà in modo allarmante, il tutto mentre l'impatto negativo dei cambiamenti climatici continua a minare la sicurezza di cibo e acqua. La carenza idrica e la siccità, l'innalzamento del livello del mare, la desertificazione e la perdita di ecosistemi sono forti fattori di stress sociale che contribuiscono anche alla migrazione forzata. Semedo ha poi sottolineato la necessità di trovare fonti idriche innovative (come il riciclo delle acque reflue e la raccolta dell'acqua piovana) e di aumentare l'efficienza idrica, in particolare nei settori agricoli. L'agricoltura rappresenta infatti il 69% dei prelievi globali di acqua, con circa l'80% delle terre coltivate che vengono alimentate a pioggia, producendo il 60% del cibo. 

Lara Loreti

 

 

Il patto fra Porto di Trieste e Cccc sullo sviluppo della rete ferroviaria

Oggi il varo dell'alleanza all'interno del quadro complessiva. Poi 90 giorni di tempo per i piani concreti

ROMA. Il momento è arrivato. Sarà Villa Madama la cornice del varo dell'alleanza tra Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico orientale e China communications construction company. Nonostante le perplessità leghiste degli ultimi giorni, arriva il via libera alle intese sui porti di Trieste e Genova che, da quanto è dato a sapere, sono già state formalizzate attraverso scambi di mail. L'ufficializzazione avverrà soltanto nella mattinata di oggi e soltanto dopo la firma che il primo ministro Giuseppe Conte e il presidente Xi Jinping apporranno sul Memorandum of understanding che ha portato Trieste alla ribalta mondiale davanti all'interesse cinese sul suo scalo. Come anticipato dal Piccolo, l'intesa sul porto giuliano non riguarda l'uso di banchine e ormeggi ma prevede l'inserimento di Cccc all'interno del progetto ferroviario Trihub e una serie di possibilità che l'Autorità portuale potrà giocare fra Europa centrale e Cina. Il memorandum dà novanta giorni affinché Autorità portuale, Rete ferroviaria italiana e Cccc decidano nel concreto le forme di collaborazione nel previsto rafforzamento delle infrastrutture ferroviarie che si snodano fra Trieste, Villa Opicina e Cervignano. Il piano nasce in contesto comunitario, poiché fa parte della lista di progetti messi sul tavolo da Roma nella Eu-China connectivity platform, creata proprio per immaginare forme di cooperazione tra Bruxelles e Pechino nell'ambito delle infrastrutture di trasporto. L'Autorità portuale potrà di contro partecipare all'operazione che vede Cccc impegnata per dare vita all'interporto di Kosice in Slovacchia. Il Porto di Trieste potrà infine sviluppare in Cina progetti di piattaforme logistiche non ancora precisati. Il presidente Zeno D'Agostino è chiuso nel più stretto riserbo, come d'altronde chiesto espressamente dai governi italiano e cinese a tutti gli attori coinvolti negli accordi che verranno sanciti oggi. D'Agostino è a Roma da giovedì sera e nella capitale sono stati avvistati anche l'ad di Fincantieri Giuseppe Bono, il presidente di Assicurazioni Generali Gabriele Galateri, il numero uno del Gruppo Danieli Giampiero Benedetti e la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli. Il governatore Massimiliano Fedriga tranquillizza intanto sulla portata dell'intesa relativa a Trieste: «Conosco molto bene il progetto della Via della Seta per quanto attiene al porto di Trieste, che non riguarda concessioni a società cinesi, ma un investimento ferroviario finanziato per la stragrande maggioranza da Rfi, quindi con maggioranza assolutamente pubblica». Per Fedriga, «quello che ci interessa è favorire il passaggio di traffici dalla Cina e verso la Cina attraverso il porto di Trieste e tutto il Fvg. L'alternativa è che questi traffici vadano in altri porti europei. Questo è un accordo e non è un contratto: ovviamente se si andrà verso un contratto si seguirà la normativa italiana ed europea». 

 

Sistiana Visogliano, vogliamo misure per ridurre il rumore dei treni - la lettera del giorno di Manuela Perna Morpurgo, presidente Comitato di quartiere Sistiana Visogliano

Abbiamo letto sul Piccolo del 16 marzo scorso la lettera del Comitato per una Barcola migliore in relazione all'inquinamento acustico prodotto dalla ferrovia. Anche noi che abitiamo nel comune di Duino Aurisina abbiamo lo stesso problema. Per questo motivo il 22 ottobre scorso abbiamo costituito il Comitato di quartiere Sistiana Visogliano, con la finalità di migliorare la qualità di vita dei cittadini del quartiere. Al giorno d'oggi c'è ancora troppa gente, dentro e fuori le istituzioni, che ritiene l'inquinamento acustico un problema secondario. Eppure, è ormai dimostrato con certezza che i danni alla salute provocati dall'esposizione al rumore oltre certi limiti sono gravissimi anche se non ce ne accorgiamo subito. Il 3/2/2016 è stato siglato a Roma l'Accordo quadro tra Regione Fvg e Rfi così da poter programmare il potenziamento del trasporto locale su ferro, migliorare i collegamenti tra la regione e Venezia e sviluppare collegamenti transfrontalieri sia verso l'Austria sia verso la Slovenia.Pochi giorni fa sono stati firmati due accordi da Rfi: uno con le ferrovie austriache Obb, il secondo con Rail Cargo Austria Rca nell'ottica di un futuro sviluppo del porto di Trieste. Dal 2015 a oggi i traffici settimanali da Trieste verso Budapest sono venti volte più frequenti. "La Rail Cargo Austria", che è il primo operatore del nostro porto, ha fatto quasi 3mila treni l'anno scorso sui 9700 complessivi. Se vogliamo crescere, se vogliamo aumentare i traffici del porto, la ferrovia è la componente principale del nostro sviluppo", ha concluso D'Agostino.Siamo d'accordo con il dott. D'Agostino. Anche noi vogliamo che la nostra città prosperi, che il nostro Porto abbia prospettive di crescita, che ci sia lavoro per i nostri figli, ma vogliamo anche che si sviluppi il turismo, vogliamo poter dormire, parlare, guardare la tv, ascoltare la radio, fare la "pennicchella" pomeridiana, stare in giardino ascoltando il cinguettio degli uccelli senza essere disturbati a tutte le ore da un altalenante rumore di ferraglia. Sulla linea Monfalcone Trieste attualmente transitano circa 60mila treni l'anno da 150 a 180 al giorno e spesso a velocità sostenuta accompagnati talvolta da fischi, anche durante la notte. Il rumore supera di gran lunga i decibel consentiti. Quello che ci aspettiamo dalle istituzioni e dagli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture è che quando pianificano investimenti di una certa portata come il potenziamento di una linea ferroviaria tengano conto anche di interventi di contenimento e abbattimento del rumore. La tutela della salute è un diritto fondamentale di ogni cittadino come sancito dall'art. 32 della nostra Costituzione.

 

 

SEGNALAZIONI - Ecologia: abbattiamo le combustioni

Proprio nella giornata delle iniziative di Greta Thunberg e al coinvolgimento lodevole dei giovani del pianeta e triestini, giunge notizia dell'aumento dei costi dei rifiuti. I dati riportati segnalano la crescita della raccolta indifferenziata, le novità applicative per i cittadini, i costi del termovalorizzatore. C'è chi ricorda le percentuale di raccolta differenziata: indicano posizioni di vertice in regione, nelle città di Pordenone, Gorizia e Udine. Perché non si potrebbe ottenere altrettanto a Trieste, limitando le combustioni?L'Ispra segnala la direttiva 2018/ 851/Ue che, a proposito di preparazione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, prevede che si arrivi nel 2020 al 50% (contro, a esempio, gli attuali 43,9% in Italia). Inoltre le emissioni di particolato da 2,5 micron a frazioni di micron, potrebbero non essere intercettate dai filtri industriali disponibili, disperdendosi nell'ambiente. Potremmo chiederci se esiste, in questi totali, una quota extraregionale, come fu segnalato in passato? Sulle tariffe si sono riscontrate osservazioni ragionevoli da parte della Uil. Tenendo conto di tutti questi elementi, sarebbe meglio incentivare la raccolta differenziata, sull'esempio dei valori raggiunti dalle altre provincie, come prescrive l'art. 205 del D.Lgs 152/2006. Si tratta di praticare più economia circolare (con riduzione, riuso, recupero e riciclo), abbattendo le combustioni, contrariamente all'incremento prospettato delle tariffe.

Mariano Cherubini - Isde Fvg

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 22 marzo 2019

 

 

Stop al mercato ittico in Porto vecchio La giunta ripiega sul canale navigabile

Sfuma l'ipotesi del Magazzino 30. Giorgi: «Convivenza impossibile tra centro congressi, lavorazione del pesce e file di Tir»

Il Mercato ittico cambia rotta. Non finirà "spiaggiato" al Molo Zero del Porto vecchio. La terza amministrazione comunale di Roberto Dipiazza, che l'aveva promesso di slancio a neppure un mese dal suo insediamento nel luglio 2016, ha dovuto fare i conti con la dura realtà. E così, dopo fughe in avanti, retromarce e palleggiamenti tra Magazzino 28 e 30, ha deciso di chiedere all'Autorità portuale un approdo meno suggestivo del Molo Zero, ma più funzionale di quello attuale dall'ex Gaslini (anche se non troppo lontano). «Il problema è che lo sviluppo del Porto vecchio è diverso da quello immaginato qualche anno fa. La presenza del centro congressi quella zona mal si concilia con l'inevitabile passaggio dei camion e con la lavorazione del pesce all'ingrosso. Il 70 per cento del pesce arriva su gomma, non via mare. Inoltre il mercato ittico del Friuli Venezia Giulia, con il riconoscimento europeo del bollino blu, serve anche il pescato di Slovenia e Croazia per la parte istriana. Non è pensabile di far transitare camion e Tir su viale Miramare o in Costiera», spiega l'assessore al Commercio Lorenzo Giorgi che, già un anno fa, aveva avanzato dei dubbi su quello che fin dall'inizio a qualcuno è parso una sorta di "capriccio" del sindaco Dipiazza, nato da un'idea dell'assessore Giorgio Rossi dopo la chiusura dell'ex Gaslini imposta nell'estate del 2016 da parte delle autorità sanitarie. E, proprio per non scontentarlo del tutto, resta in piedi il progetto di un mini "fish market" con spazio jazz in Porto vecchio (sempre in Magazzino 30), sul qualche sono arrivate a fine anno due manifestazioni di interesse. Il vero mercato ittico sembra invece destinato a imboccare la via del Canale navigale, un approdo da scegliere tra riva Giovanni da Verrazzano e riva Alvise Cadamosto. Un'area perfettamente collegata con la Grande viabilità e con il valico di Rabuiese. «Non posso dire ancora nulla sulla localizzazione. La prossima settimana abbiano un incontro con l'Autorità portuale con la quale vogliamo definire un'altra soluzione. Qualcosa è già stato individuato», aggiunge Giorgi che però sulla nuova destinazione tiene per il momento la bocca cucita. «Abbiamo preso atto che un Mercato ittico mal si concilia con la piega turistica che sta prendendo il Porto vecchio - conclude -. Resta invece buona l'idea di un Fish market al Magazzino 30 in funzione turistico ed enogastronomica. Più che un mercato, un'area dedicata alla ristorazione delle specialità del nostro mare al servizio dei convegni e magari dei visitatori del polo museale del Magazzino 26». Non era infatti pensabile la convivenza di un mercato del pesce con il turismo congressuale o museale, sia dal punto di vista del traffico sia da quello olfattivo. Resta un mistero il perché ci siano voluti oltre due anni per certificare l'incompatibilità del Mercato ittico di Trieste con la rete viaria del Porto vecchio. «Spenderemo pochissimi euro e tra un anno in questo periodo potremo già essere dall'altra parte - dichiarò Dipiazza nel luglio 2016 alla vigilia della firma del protocollo d'intesa con Zeno D'Agostino -. Sarà il primo insediamento produttivo del Porto vecchio: mettete lo spumante in frigo. Giorgio Rossi si è meritato un branzino». E ora, alla faccia del branzino, si finirà dritti dentro il canale navigabile. 

Fabio Dorigo

 

Canoni ridotti del 30% al Magazzino 26 per agevolare l'Immaginario scientifico - le nuove linee di indirizzo

Affitti agevolati in Porto vecchio per attività culturali. L'amministrazione comunale, su indicazione dell'assessore al Patrimonio Lorenzo Giorgi, ha varato le linee di indirizzo per l'utilizzo dei magazzini del Porto vecchio "come contenitori con finalità cultuali". È stato deciso uno sconto del 30% rispetto alla tariffe applicate, per esempio, al Castello di San Giusto. Una delibera adottata con urgenza in vista del trasloco dell'Immaginario scientifico da Grignano al Magazzino 26 che deve avvenire prima di Esof 2020, la manifestazione che si terrà in Porto vecchio dal 4 al 10 luglio del prossimo anno. Ovviamente le linee di indirizzo valgono per tutti i soggetti interessate e per tutti gli immobili del comprensorio dell'antico scalo. L'unica discriminante riguarda la tipologia di attività che deve essere culturale e non a fini di lucro. Il canone mensile applicato sarà di 2,17 euro al metro quadrato invece dei 3,10 euro previsti per San Giusto. «Abbiamo messo a punto un atto propedeutico al primo ingresso in Porto vecchio di un'attività culturale non gestita direttamente dal Comune. Abbiamo definito i canoni culturali per Porto vecchio», spiega l'assessore Giorgi. Il primo a sperimentare il canone "agevolato" sarà l'Immaginario scientifico che farà da "cavia" e che da anni attende una sede adeguata (in passato si era parlato dell'ex Pescheria Salone degli incanti e dell'ex Meccanografico di Campo Marzio). L'occasione di Esof 2020 (Trieste capitale europea della scienza) appare, insomma, di quelle da non perdere. Tanto più che c'è un contributo da 2 milioni e 150 mila della Regione Fvg per adeguare il Magazzino 26 alle esigenze del museo della scienza interattivo e sperimentale di Grignano. «A breve verrà definita la convenzione con il Comune di Trieste - spiega Serena Mizzan, direttrice dell'Immaginario scientifico. Poi ci saranno i lavori. Noi pensiamo di entrare nei primi mesi del 2020». La società di Grignano aveva prenotato 3.900 metri (così risulta dalla delibera comunale di una anno fa) al piano rialzato e al primo piano del Magazzino 26. Nel corso di quest'anno la superficie è stata limata a circa 3 mila metri quadrati. Con il canone agevolato si tratta di circa 6.500 euro al mese da pagare al Comune. Nel caso del canone pieno, applicato per esempio a San Giusto, il contro sarebbe di 9.300 euro al mese. «Stiamo definendo nell'ambito della convenzione della condizioni per noi sopportabile. Il Comune, in questo senso, ci sta aiutando. L'Immaginario sarà il primo a entrare, ma le tariffe scontate varranno per tutti» aggiunge Mizzan. L'abbattimento del 30% delle tariffe, infatti, varrà per tutti. In lista di attesa, solo per restare al Magazzino 26, ci sono il Museo dell'Antartide, il Museo della Bora, il Magazzino 18 dell'Irci. L'archivio di Its, invece, ha preferito accasarsi della sede della Fondazione CRTrieste in via Cassa di risparmio. «L'amministrazione comunale- spiega Giorgi - è interessata ad agevolare l'ingresso in Porto vecchio di tutte quelle attività culturali che possono essere degli attrattori. Come appunto l'Immaginario scientifico». 

 

Giù i primi ruderi - Aria di rivoluzione nell'antico scalo

Cominciata la demolizione degli edifici privi di vincolo storico È il via al maxi cantiere da 5 milioni per viabilità e impianti

Al via il maxi cantiere che nei prossimi mesi è destinato a cambiare completamente il volto di Porto vecchio, con interventi alla pavimentazione generale, alle strade, ai servizi principali, alle reti elettriche, a quelle di acqua e gas, e ancora agli impianti di illuminazione, alle fognature e agli arredi urbani. I primi interventi sono cominciati con la demolizione di alcuni fabbricati, ben visibili ieri attraversando il comprensorio, dove al lavoro erano operativi cinque mezzi, davanti agli occhi incuriositi di qualche "spettatore" di passaggio. «Si tratta di edifici che già si trovavano in pessime condizioni - spiega l'ingegner Giulio Bernetti, direttore dell'area Territorio e Ambiente del Comune - e che non erano vincolati dalla Soprintendenza. Eliminarli servirà ad allargare la futura sede stradale». Si proseguirà poi con la rotonda e con la sistemazione della viabilità e delle aree limitrofe rispetto all'attuale svincolo che da viale Miramare conduce all'interno dell'antico scalo. Sono stati infatti aggiudicati nei giorni scorsi i lavori che di fatto segnano l'inizio della rivoluzione, per un costo complessivo di cinque milioni di euro, mentre per la sola rotonda verranno spesi circa 500 mila euro.«È l'avvio ufficiale della ristrutturazione di Porto vecchio, il primo segnale concreto del grande cantiere - annuncia l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli - che interesserà prima la parte dietro la carreggiata, la zona interna rispetto all'asse stradale, poi la rotonda vera e propria, rispettando la viabilità che, nonostante l'intervento in corso, resterà comunque la stessa. I lavori per questo lotto dureranno 300 giorni e comprenderanno anche una serie di opere di riqualificazione verso il cuore del Porto vecchio e verso i bagni che si trovano a poca distanza». E di recente proprio i soggetti responsabili dei due stabilimenti della zona, Cral e Dopolavoro ferroviario, avevano chiesto al Comune di ipotizzare alcune varianti al progetto generale. Nel dettaglio i rappresentanti dei due sodalizi sollecitavano nuovi spazi per le auto più vicini agli ingressi e l'apertura di alcuni accessi di collegamento tra il nuovo parcheggio del Bovedo e le due aree di balneazione. «Li abbiamo incontrati ma al momento - spiega la Polli - non è semplice pensare a una modifica della situazione, che peraltro non dipende del tutto dal Comune. Sicuramente cercheremo di agevolarli in qualche modo».Un altro problema più volte emerso è il futuro della ciclabilità della zona, che però non sembra subirà per ora grandi modifiche. «Da Barcola si entrerà in Porto vecchio dal parcheggio del Bovedo, in più - aggiunge l'assessore - saranno previsti anche passaggi ciclabili dove si realizzeranno, pure, quelli pedonali. Credo comunque che l'idea di un vero e proprio percorso riservato sia un po' superata, soprattutto per quanto riguarda i ciclisti urbani, che alla corsia dedicata preferiscono sempre più la strada». Ma dal mondo delle due ruote non motorizzate arriva l'invito a non dimenticare l'aspetto della mobilità sostenibile, da collegare magari al tratto già esistente. «Negli ultimi due anni la situazione della pista ciclabile di Barcola è peggiorata notevolmente», commenta Federico Zadnich per Fiab: «Resta unidirezionale e in condizioni di degrado sempre maggiori. Allo stesso tempo, però, l'attenzione verso la nostra città, da parte di chi ama la bicicletta, è incrementata, e pertanto va trovata una soluzione migliorativa».

Micol Brusaferro

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 21 marzo 2019

 

 

NaturaSì mette al bando le bottiglie di plastica

NaturaSì diventa il primo supermercato in Italia a togliere dagli scaffali le bottiglie di plastica per l'acqua.

Niente bottiglie di plastica sugli scaffali del supermercato NaturaSì. La catena, che dispone di diversi punti vendita in tutta Italia, è la prima a prendere questa decisione nel nostro Paese. Decisione che arriva proprio alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dall’ONU e celebrata in tutto il mondo il prossimo 22 marzo. L’azienda, già impegnata nel diffondere la cultura del biologico tra i consumatori, prosegue dunque le sue battaglie a favore della salute dell’ambiente e dei consumatori. Definita una “piccola rivoluzione”, su questa scelta sono arrivate la parole di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, che dal suo profilo Facebook ha scritto: "Nel giugno 2017 NaturaSì è stata la prima azienda italiana che ha permesso l’uso delle retine riutilizzabili per l’ortofrutta. Da oggi – 20 marzo – in 50 negozi (saranno 100 entro fine anno) vende l’acqua senza bottiglie di plastica. Non è uno scherzo. È la rivoluzione contro la plastica inutile che Legambiente e NaturaSì stanno realizzando insieme". L’associazione ambientalista è partner dell’iniziativa “Plastic free” intrapresa dall’azienda. Un’attività riconosciuta anche dal Ministero dell’Ambiente, che ne ha concesso il patrocinio. Come ha dichiarato Fabio Brescacin, presidente EcorNaturaSì: "Una mini rivoluzione, una grande rivoluzione. Sono diversi anni che stiamo lavorando a questo progetto. Il nostro obiettivo era eliminare almeno le bottiglie in plastica dell’acqua. Abbiamo studiato degli erogatori che prendono l'”acqua del sindaco”, quindi in ogni città l’acqua è diversa naturalmente, però facciamo un’ulteriore filtrazione, un filtro a carboni attivi. E poi abbiamo messo un vitalizzatore, un apparecchio costruito in Svizzera, perché l’acqua deve essere purificata, ma deve essere anche vitalizzata". Si prevede che entro fine anno si raggiungerà un risparmio di circa 1 milione e 300 mila bottiglie di plastica. Per evitare il consumo di plastica, sono diverse le azioni consigliate da NaturaSì: dall’uso delle borracce in alluminio per trasportare l’acqua ai sacchetti riutilizzabili nel comparto dell’ortofrutta.

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 marzo 2019

 

 

Ex Fiera, il cantiere al via a settembre

La carinziana Mid ha comprato pure il Palazzo delle Nazioni "interno" all'area: il progetto lievita verso i 100 milioni

Sono passati otto mesi dalla delibera giuntale 281 del 2018 che lo scorso giugno inaugurava l'iter amministrativo finalizzato alla riqualificazione dell'ex Fiera. In verità un iter finora piuttosto morbido che però adesso si è scosso dal letargo e accelera: ieri sera l'assessore Luisa Polli lo ha illustrato ai consigli circoscrizionali V e VI in seduta congiunta in Rotonda del Boschetto. Poi l'approdo in Consiglio, ultimo passaggio municipale prima del viaggio in Regione. L'adozione presuppone una tripla con asso: tre le varianti (Piano regolatore, piano del commercio, piano del traffico) e un progetto che da 60 è lievitato a quasi 100 milioni di euro. Perchè nel frattempo la carinziana Mid, guidata da Walter Mosser, ha comprato nel perimetro ex fieristico anche il cosiddetto Palazzo delle Nazioni, quello che era forse il padiglione più prestigioso nella struttura espositiva di piazzale De Gasperi: 4 mila metri quadrati spalmati su 5 livelli, una sala convegni con 260 posti. Nel 2007 venne acquistato all'asta dall'imprenditore Sergio Hauser per 3 milioni 60 mila euro e di recente è passato in proprietà a Mosser. Stando all'orientamento originario (cioè al netto del Palazzo delle Nazioni), l'avvocato carinziano, che nell'aprile 2017 acquisì l'ex Fiera pagando al Comune oltre 13 milioni, vuole puntare sulle attività commerciali utilizzando una superficie di 15 mila metri quadrati, ha eliminato l'interesse per il residenziale, pensa a un complesso su due piani da quasi 20 mila metri quadrati con uno spazio verde di 6400 mq, realizzerà un migliaio di posti-auto. Metterà mano alla parte di via Rossetti, che costeggia un lato dell'ex compendio fieristico, e risistemerà anche piazza De Gasperi. Ritiene di occupare 300 persone nell'esecuzione delle opere e 500 nelle iniziative che sorgeranno e che si concentreranno su ristorazione, shopping, intrattenimento, fitness. Mosser pensava che l'intervento potesse completarsi nella primavera 2021 (stagione elettorale) ma il rallentamento delle procedure si ripercuoterà prevedibilmente sulla cerimonia di inaugurazione Armin Hamatschek, consulente della Mid con ufficio a Bolzano, ritiene che i lavori di demolizione e di scavo inizieranno in settembre. Anche il Palazzo delle Nazioni è destinato a essere raso al suolo. Si tenga presente che l'abbattimento degli stabili e il relativo trasporto degli inerti non è un problema dappoco, in quanto bisogna provvedere a 100 mila metri cubi di strutture edili, con un volume di scavo pari a quasi 90 mila metri cubi. Nel riepilogare il cronoprogramma settembrino, Hamatschek ha ricordato un'altra importante operazione portata a termine nei mesi scorsi in regione, ovvero l'acquisto del centro commerciale Friuli a Tavagnacco, nell'area di Udine Nord, con un investimento di 30 milioni. Il manager altoatesino chiarisce comunque che lo sbarco friulano non condizionerà il più impegnativo progetto di Trieste. Mid è presente anche in Slovenia con il centro commerciale Qlandia a Nova Gorica. 

Massimo Greco

 

"Ma per riprogettare la citta' senza svenderne l'identita' serve una visione corale che rispetti il bene comune"

L'analisi della past president associazione donne ingegneri e architetti. Preso a modello il percorso progettuale del parco parigino del La Villette

Egregio direttore, leggo nell'ultimo periodo dell'intenzione dell'amministrazione comunale di mettere in vendita una serie di immobili non propriamente insignificanti nella storia della città e mi permetto alcune considerazioni, sperando che possano generare un confronto e un dibattito sulle pagine del Piccolo. Alienare e valorizzare sono azioni che potranno trovare molte difficoltà nell'espletarsi a vicenda in modo soddisfacente nelle realtà urbane. Immaginando che il tesoro di una città venga venduto, cosa ne sarà di essa, e come si potranno ristabilire le connessioni vitali della così detta broken city? Quali vuoti saranno riempiti tra i pezzi di storia e la città in evoluzione? Ci si potrebbe anche chiedere come verranno reinvestiti i denari acquisiti dalle svendite e se questi porteranno maggiori giovamenti al sistema urbano. Contestualmente, sembrerebbe necessario sapere a priori chi si occuperà del monitoraggio dei cambiamenti e delle decisioni prese in modo autonomo e autoreferenziale e quali saranno le ripercussioni sul sistema urbano complessivo. In questo contesto le scelte non sono banali, né si può decidere con estraniazione: così agendo si potrebbe provocare un'ulteriore frammentazione della città e del bene comune, senza ottenere garanzie di risultati né vantaggi reali nel processo urgente di sviluppo ed emancipazione urbana e umana. Le vie dell'edonismo individualistico e del soggettivismo giacobino conducono al naufragio, diceva Hegel, occorre quindi ricercare una terza via: quella delle virtù nel tener presente le finalità essenziali di Stato ed economia, che sono il "risultato del lavoro e del fare di tutti, che poi si risolve a suo volta nel godimento di tutti".Dovremmo a questo punto chiederci che ne sarà della città e quali saranno le conseguenze nel nostro futuro. È necessario un Piano, ma non può essere di alienazione, vocabolo che ci evoca tristemente ancora la fenomenologia dello spirito hegeliana e la perdita dell'armonioso rapporto individuo-comunità che coincide con la fine della polis. Questo Piano per la città deve svilupparsi sulla base di riflessioni profonde su quelle che possono essere le intenzioni della comunità attuale e futura (visione), a partire dal linguaggio che viene utilizzato per disporre e gestire il patrimonio storico collettivo (bene comune). E per poter scegliere bene è necessario conoscere in modo reale e profondo ciò che ci appartiene. Trieste guarda il mare, alle sfide del suo futuro nel tratto che contiene i suoi ultimi trecento anni: dalla Torre del Lloyd, espressione di modernità e della cultura economica e produttiva, al Castello di Miramare, custode di un'idea visionaria, onirica e innovativa come la Città Nuova, e la cultura dei luoghi e della Bellezza. Questa linea curva, lunga circa 10 km, racconta un passato eccellente e carico di energie, pronto a rimettersi in gioco se solo ci fosse l'occasione. Da sud a nord, il mare ritrae palazzi come il Carciotti, l'ex mensa Crda, il Mercato ortofrutticolo e gli ambiti di Sant'Andrea, Campo Marzio, del Porto vecchio, di Barcola e il litorale fino a Miramare.Non è pensabile sottrarre neppure uno di questi tasselli ad un pensiero di costruzione della città che verrà. L'operazione complessa che si dovrebbe attivare oggi è proprio quella che si impegna nel riconnettere con una nuova logica visionaria questo fil rouge che ha costruito nel tempo la concretezza urbana, attraverso azioni che vanno a riparare simbioticamente ciò che c'è: solo così si potrà autogenerare il prossimo futuro come realtà immanente, attraverso il ridisegno di nuove mappe esperienziali di una visione unitaria di sé stessa nella pluralità. Forse è una coincidenza, ma la linea curva su cui si snoda la Città del mare ha una lunghezza simile all'asse maggiore del parco de La Villette (Paris, 1983), e potremmo interpretare i nostri edifici notevoli come fossero delle "folies", una serie dissociata di cellule generatrici. La conformazione di questo spazio potrà evidenziare l'idea dell'uomo mitteleuropeo come soggetto che si muove in uno spazio in divenire, costruendo le conseguenze del suo futuro. I richiami a Hegel non sono casuali, visto che il progetto de La Villette prese forma dalla stretta collaborazione dell'architetto Tschumi con il filosofo Derrida, schierati l'uno affianco all'altro per definire le regole generali di uno spazio che alterna attività e funzioni caratterizzanti l'area e la città. Una visione plurale e una conoscenza approfondita del bene comune potranno sostenere scelte felici. La ricerca di una visione realistica del futuro potrà individuare quel linguaggio urbano che non può prescindere da un contestuale pensiero filosofico-umano, che potrà rivelare una riflessione sul tempo, sul passato, il presente e il futuro, sulle analogie e le relazioni nascoste e sui loro rapporti. Il Piano, il progetto per la città, diventa così un'operazione che porta alla costruzione di uno spazio analogico, quale ri-generazione del bene comune non più replicabile, come unico presupposto per la ri-fondazione di una Ville Lumière.

Lucia Krasovec-Lucas - past president nazionale AIDIA-Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti

 

Un futuro da centro di aggregazione culturale per l'ex polveriera di Borgo Grotta Gigante

La nuova destinazione messa a fuoco durante un sopralluogo del sindaco di Sgonico

Un luogo di aggregazione a disposizione della collettività, nel quale svolgere attività ricreative, culturali e sportive. Questo il futuro della polveriera di Borgo Grotta Gigante, struttura un tempo di proprietà del Demanio militare, poi trasferita all'amministrazione regionale e da questa al Comune di Sgonico che, su quell'area, esercita anche la giurisdizione amministrativa. Abbandonata per molti anni, come molte delle caserme e degli impianti un tempo sotto la gestione dell'Esercito, la polveriera, che copre uno spazio di circa 7 ettari, mentre altrettanti costituiscono la cosiddetta zona di rispetto che la circonda, è collocata in un punto dell'altipiano battuto dal vento e difficilmente controllabile, soprattutto di notte, e stava diventando un problema. Grazie all'iniziativa del Comune guidato dal sindaco, Monica Hrovatin, ora la prospettiva è cambiata. «Abbiamo già investito su quell'area circa 180 mila euro - spiega - che sono stati utilizzati per effettuare la bonifica dell'amianto nella decina di casette che sono collocate all'interno del perimetro caratterizzato dalle altane. Abbiamo poi rifatto i tetti con un materiale che garantisce la tenuta anche in presenza di forti escursioni termiche - aggiunge - perché per adesso le casette rimarranno disabitate e perciò soggette alle intemperie, e provveduto a chiudere tutti gli accessi con nuovi cancelli, in modo da isolare l'area. Adesso - prosegue Hrovatin - si tratterà di individuare le modalità e i percorsi amministrativi per collocare nella ex polveriera attività che possano coinvolgere la popolazione. L'importante - continua il sindaco - è che questo spazio sia messo a disposizione della collettività, perché una fruizione regolare costituisce anche elemento di maggiore sicurezza per tutti». «Ricordo i complessi passaggi dal Demanio alla Regione e poi al nostro Comune - rammenta Mirko Sardoc, all'epoca sindaco, oggi assessore esterno della giunta Hrovatin - ma finalmente siamo davanti a un primo risultato concreto». Per poter mettere la ex Polveriera a disposizione della collettività, servirà da subito un intervento di allacciamento alla rete idrica e a quella elettrica. «Se non si arriva qui con la luce e l'acqua - riprende Hrovatin - ben poco si può fare. Esistono i collettori sotterranei ma non sappiamo in quali condizioni si trovino. Abbiamo un progetto al riguardo e anche una certa disponibilità finanziaria per rimettere in sesto gli allacciamenti e sappiamo che un intervento del genere comporterebbe una spesa di circa 200 mila euro. Ma prima di iniziare - sottolinea - vorremmo aver definito al meglio quello che sarà l'uso futuro di questo spazi». Varie le ipotesi alle quali si sta lavorando; c'è chi propone di affidare una parte della ex polveriera a società sportive, chi a organizzatori di manifestazioni estive all'aperto o di eventi ricreativi. Data l'ampiezza dell'area, nulla esclude che si proponga una gestione mista, con vari soggetti coinvolti. 

Ugo Salvini

 

 

Ricerche su clima e Co2 - Quasi 9 milioni all'Ogs - IL FINANZIAMENTO MINISTERIALE

Affrontare la lotta ai cambiamenti climatici attraverso gli studi sull'anidride carbonica e sulle tecniche del cosiddetto "stoccaggio geologico" della Co2, per ridurne l'impatto. È ciò che sarà possibile fare all'Ogs, l'Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, grazie a un importante finanziamento del Miur, il ministero dell'Istruzione, l'Università e la Ricerca, che potenzierà "Eccsel Eric", l'infrastruttura di ricerca paneuropea la cui sede di Sgonico rappresenta il Nodo nazionale italiano: 8,8 milioni di euro, a valere sul Pon, il Programma operativo nazionale ricerca e innovazione 2014-2020, è l'ammontare del finanziamento al progetto "Ipanema". Esso prevede l'implementazione del laboratorio "Eccsel NatLab-Italy" di Panarea (località parte di un grande strato-vulcano sottomarino quiescente, caratterizzato da faglie tettoniche attive che formano un esteso campo fumarolico che emette diverse tipologie di Co2) con l'acquisto di strumentazioni all'avanguardia, utili all'analisi dei principali parametri fisici, chimici, geologici e geofisici. Il finanziamento permetterà inoltre di implementare la dotazione del laboratorio Ctmo - Centro di Taratura e Metrologia oceanografica dell'ente, localizzato nella sede Ogs di Sgonico, anch'esso parte di "Eccsel Eric". «Grazie agli studi nell'area di Panarea, sarà possibile avanzare ipotesi più precise su cosa accadrebbe se il Ph delle acque scendesse oltre una certa soglia e il livello di Co2 nel mare salisse in seguito all'aumento del livello di Co2 nell'atmosfera», spiega Maria Cristina Pedicchio, presidente Ogs.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 marzo 2019

 

 

Piano acustico in ritardo Il Tar "bacchetta" Municipio e Regione

L'approvazione del documento da parte del Consiglio comunale ha fatto sfumare l'ultimo ricorso del Gruppo Arvedi ma non il pagamento delle spese legali

La recente approvazione del piano comunale di zonizzazione acustica fa sfumare l'ultimo ricorso al Tar da parte del Gruppo Arvedi, ma non risparmia Municipio e Regione dal pagamento delle spese legali, perché la giustizia amministrativa riconosce l'ente pubblico responsabile di aver perso troppo tempo per varare il piano che indica le fasce di rumorosità e i limiti da rispettare. Tutto comincia ad agosto, quando Arvedi ricorre al Tar chiedendo che il Comune deliberi la zonizzazione, che all'epoca era in alto mare e che la società considerava un vantaggio perché i tetti delle leggi nazionali (valide in assenza di piani specifici) sono più stringenti di quelli della zonizzazione delle aree industriali. Il ritardo dell'approvazione nasce proprio dalla volontà municipale di rendere la vita più difficile alla Ferriera, come ammesso dall'assessore Luisa Polli. Il ricorso deciso da Arvedi mirava a ottenere l'annullamento della diffida con cui la Regione a inizio 2018 (giunta Serracchiani) aveva intimato all'azienda di eseguire gli interventi di mitigazione acustica che l'Arpa ha ad ogni modo giudicato recentemente ancora insufficienti. L'imprenditore si è impegnato a predisporre ulteriori misure, subordinandole proprio alla presentazione del piano di zonizzazione. Un passo che non ha evitato l'avvio di un nuovo procedimento di diffida deciso dall'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro. La citazione davanti al Tar ha coinvolto anche la Regione, ovvero l'ente che avrebbe dovuto commissariare il municipio e procedere alla zonizzazione in caso di ulteriori ritardi. Tutto andato in cavalleria perché, mentre il tribunale prendeva in esame la questione, il Consiglio comunale ha approvato il piano in seduta d'urgenza, proprio per anticipare l'udienza del Tar. E così ai giudici non è rimasto che chiudere la questione, dichiarando il ricorso «improcedibile», davanti al quadro ormai mutato. Tutto resta insomma com'è. E resta invariata anche la posizione della Regione, che aveva pubblicamente ricordato ad Arvedi che il 31 dicembre sarebbe scaduto il termine per i lavori di mitigazione acustica. «La società non si aspetti proroghe - aveva detto a suo tempo Scoccimarro - per l'abbattimento del rumore oppure gli uffici provvederanno a redigere tutti gli atti amministrativi previsti dalle norme, accordo di programma e Aia». Ad Arvedi resta la soddisfazione di sentire il Tar parlare di «indubbia fondatezza» del ricorso e sottolineare i tempi «eccessivamente lunghi e dimostrativi della sussistenza dell'inerzia del Comune», cui si sono affiancati i «poco efficaci inviti» della Regione. E così i due enti pubblici finiscono condannati al pagamento di mille euro, quali spese di lite a favore di Arvedi. 

Diego D'Amelio

 

 

Tari piu' cara del 7% per le famiglie. M5s e Pd all'attacco in commissione

Per 4 persone in 100 metri quadrati balzello di 22,50 euro. Basso e Grim "Raccolta differenziata ancora in ritardo"

Il paventato aumento della Tari si sta materializzando: la tassa sui rifiuti sale infatti di circa il 7% per quel che concerne le utenze domestiche e del 6% per ciò che riguarda quelle non domestiche. In particolare, la Tari per le utenze domestiche, dal 2014 a oggi, ha visto un andamento altalenante: dal leggero incremento del 2015 si è passati a un calo per due anni di seguito fino al costo minimo registrato nel 2017. Nel 2018 c'è stato un nuovo aumento fino a quello previsto per quest'anno, decisamente il maggiore degli ultimi sei anni, con un incremento reale che oscilla tra il 6,27 e il 6,28% per la quota fissa e tra il 7,80 e l'8,48% per quella variabile. Ad esempio se una famiglia composta da quattro persone, con un appartamento di 100 metri quadrati, nel 2018 pagava tra quota fissa e variabile 320 euro, da quest'anno dovrà sborsare 342,50 euro, con un incremento di 22,50; un single con un mini appartamento di 50 metri quadrati passa invece dai 99 euro del 2018 ai 106,42 euro dell'anno in corso. Questo, in sintesi, quanto emerso dalla riunione della seconda commissione - competente su bilancio, imposte e tasse -, presieduta da Roberto Cason della Lista Dipiazza, con l'assessore Giorgio Rossi che riguardo agli aumenti ha sottolineato come gli stessi derivino «non solo dal milione 900 mila euro in più del Piano economico finanziario, a cui si somma il costo del Comune che porta a circa due milioni il totale, ma anche dal fatto che non tutti pagano la Tari». Fattore che, a detta di Vincenzo Di Maggio, dirigente dell'Area tributi, ha fatto sì che non venisse incassata una somma pari a 6 milioni di euro - su un totale di 36 milioni; cifra che, grazie all'invio di raccomandate con ricevuta di ritorno agli insolventi si è ridotta a cinque milioni. Per quel che concerne i restanti 5 milioni non incassati - ha specificato Di Maggio - «ci attendiamo di recuperarli attraverso vari strumenti coattivi che comportano un aumento dei costi di aggio a Esatto, il 55% degli insoluti». Le opposizioni hanno puntato il dito contro le percentuali della raccolta differenziata. Secondo il consigliere del M5s, Domenico Basso, «l'aumento della Tari è figlio di un piano di gestione rifiuti obsoleto. Basti pensare che un aumento della differenziata al 71%, quando ora siamo al 41%, comporterebbe un risparmio di oltre 2 milioni di euro. Bisogna riuscire a far pagare in un modo puntuale, deve valere l'assioma che chi più produce rifiuti, più paga». Conti che fa anche la consigliera Pd Antonella Grim: «La precedente amministrazione di centrosinistra aveva trovato la raccolta differenziata al 23,29% portandola, in cinque anni, al 39,45%. In due anni e mezzo di amministrazione Dipiazza ter siamo saliti solo al 41,74%». 

Luigi Putignano

 

 

Biciplan di Trieste e del Carso per rinforzare le reti ciclabili

Progetto per incrementare i flussi del cicloturismo, implementare le strutture esistenti e crearne di nuove Il coinvolgimento dei cittadini

TRIESTE. Nasce il "Biciplan" di Trieste e del Carso, studio che dovrà recepire il piano delle reti ciclabili esistenti e di quelle in programmazione, prevedendo ulteriori collegamenti e finalizzato soprattutto al potenziamento dell'offerta turistica. Finanziato dalla Regione, attraverso l'Uti, con 15 mila euro, il progetto, affidato all'architetto Pietro Cordara, è denominato "Studio degli interventi per lo sviluppo della viabilità e mobilità ciclistica" ed è figlio della legge regionale 8 del 2018. Questa normativa persegue la promozione della mobilità ciclistica diffusa, sia attraverso l'incremento dei flussi cicloturistici che interessano il territorio, sia attraverso interventi e azioni volti a riqualificare e implementare le infrastrutture e i servizi di collegamento esistenti. La predisposizione del nuovo "Biciplan" dell'Uti dovrà organizzare e integrare le previsioni degli strumenti di programmazione comunale e intercomunale già disponibili, individuando le tipologie e i costi delle opere suddivise in opere programmate, opere di progetto realizzate o in corso e quelle sulle quali sono stati già ottenuti finanziamenti. Alla redazione del "Biciplan" sono chiamati a contribuire i cittadini per non tralasciare possibili esigenze e priorità. «Siamo al cospetto di una importante svolta per il futuro della mobilità sostenibile sul territorio - spiega Fulvio Della Vedova, dirigente dell'Area Servizi finanziari e tecnici dell'Uti Giuliana - alla quale saranno chiamati a contribuire cittadini ed enti locali». «Il Biciplan - precisa Adriana Cappiello, responsabile dell'Ufficio Sviluppo e pianificazione territoriale dell'Uti - andrà integrato con il nuovo Piano del traffico di Trieste, che sta muovendo i primi passi proprio in queste settimane, e con le scelte dei Comuni del circondario, alcuni dei quali da tempo sono molto attenti al ruolo del cicloturismo». Per informazioni è possibile consultare il sito dell'Uti Giuliana-Julijska Mtu: www.giuliana-julijska.utifvg.it. 

Ugo Salvini

 

 

Dissesto idrogeologico - Sei milioni di italiani vivono in zone a rischio - i dati annuali dell'ispra

Roma. L'eco di Fridays For Future, l'ondata di scioperi degli studenti in tutto il mondo per tutelare l'ambiente, è ancora forte. C'è tanto da fare contro l'inquinamento, ed un aiuto alle politiche da praticare per l'Italia giunge dall'Annuario dei dati ambientali di Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell'Ambiente. Clima e inquinamento sono i temi più discussi. Nel 2017 in Italia, protagonista è stata la siccità: con una precipitazione cumulata media al di sotto della norma del 22% circa, l'anno 2017 si colloca al 2° posto, dopo il 2001, tra quelli più secchi dal 1961. È stata di +1,30 gradi l'anomalia della temperatura media, superiore a quella globale sulla terra ferma (+1,20). Quanto ai gas serra, il valore limite giornaliero di PM10 (50 mg/m3 da non superare più di 35 volte l'anno) sempre nel 2017, è stato sforato nel 31% delle stazioni. Preoccupanti conferme riguardano il dissesto idrogeologico: in Italia oltre sei milioni di abitanti sono residenti in aree a pericolosità idraulica media (rischio evento idrogeologico tra i 100 e i 200 anni), mentre gli italiani a rischio frane sono oltre 1,2 milioni. I principali eventi di frana nel 2017 sono stati 172 e hanno causato 5 vittime, 31 feriti e danni alla rete stradale, eventi distribuiti in particolare nelle regioni Abruzzo, Campania, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Marche. Riguardo i terremoti, 4 eventi nel 2017 hanno raggiunto e superato magnitudo 5, tutti avvenuti il 18 gennaio con epicentri in provincia de L'Aquila, una delle aree a maggiore rischio sismico. Interessante il dato relativo all'inquinamento acustico: oltre il 32% delle sorgenti di rumore controllate presenta almeno un superamento dei limiti previsti dalla normativa, evidenziando un problema di inquinamento acustico. Ottimi riscontri dall'agricoltura biologica. Dal 1990 in continua crescita, la bioagricoltura interessa il 15,4% della Superficie agricola usata (Sau) nazionale e il 5,8% delle aziende agricole, con un aumento del 6,3% rispetto al 2016 di superfici agricole al servizio della produzione bio. In prima fila Sicilia, Puglia e Calabria, da sole, rappresentano il 46% del totale nazionale. Ma cosa si può fare per smuovere la situazione? Basta sbloccare le leggi ferme in Parlamento. Gli strumenti di pianificazione esistono, sia per quanto concerne il rischio idrogeologico che per il clima e l'inquinamento (politiche sulla mobilità sostenibile). Occorre muoversi al più presto.

Alfredo De Girolamo

 

 

Datteri di mare proibiti, ma ancora nei menù

I prelibati frutti di mare a prezzi folli nei ristoranti dalmati. Per chi sgarra fino a 5 anni di reclusione e 27 mila euro di multa

SPALATO. È un frutto di mare assolutamente proibito in Croazia fin dal 1995. Per la sua pesca, commercializzazione e consumo si rischiano fino a 5 anni di reclusione e il pagamento di multe fino a 27 mila euro, ma nonostante ciò può essere tranquillamente consumato in almeno una decina di ristoranti in Dalmazia. Il dattero di mare è croce e delizia per i ristoratori dalmati, ma anche per quelli istriani e quarnerini: croce perché si rischiano sanzioni da incubo e delizia perché - se impuniti - il guadagno è di quelli elevati. Il giornale spalatino Slobodna Dalmacija si è occupato del tema, venendo a sapere che in una decina di esercizi ristorativi nella regione adriatica si possono ordinare questi molluschi bivalvi, naturalmente con un atteggiamento da carbonaro, senza alzare troppo la voce, magari strizzando l'occhio al cameriere di turno. Da quanto è dato ufficiosamente a sapere, i proprietari di ristoranti e trattorie pagano, rigorosamente in nero, i datteri ad un prezzo medio al chilo di circa 40-47 euro. Li rivendono al costo di 120 euro, mentre in alcuni locali di livello più alto si possono sborsare fino a 160 euro alchilo. I prezzi alle stelle pare non spaventino nessuno, con domanda sempre elevata trattandosi di delizia vietatissima e per tale motivo ancora più appetibile. I ristoratori amano maggiormente offrirli alla clientela d'oltreconfine, non fidandosi degli avventori locali, che potrebbero tirare brutti scherzi. Possono mangiare un piatto di datteri alla busara o in compagnia di spaghetti solo quei croati di cui il padrone dell'esercizio si fida ciecamente. La presenza nel menù di taluni ristoranti è ormai una specie di segreto di Pulcinella. Prova ne sia che un ristorante dei dintorni di Spalato ha ottenuto voti molto alti su TripAdvisor da alcuni clienti statunitensi che hanno lodato proprio la bontà dei datteri di mare, addirittura postando una foto dei bivalvi. Sul portale Secret Dalmatia Blog-Travel Experiences in Croatia, tale Alan ha scritto che gli era stato offerto di mangiare i datteri, ma aveva opposto un deciso no. «Se si viene pizzicati dalla polizia o da un qualche ispettore a consumare questo frutto di mare in un ristorante - è quanto osservato da Alan sul portale - è prevista una pena pecuniaria fino a 6 mila dollari. Fate voi». Il Lithophaga lithophaga è tutelato severamente dalla legge sulla Salvaguardia ambientale e per i pescatori di frodo e i commercianti sono pronte pene detentive da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 5 anni. Le ammende per le persone giuridiche sono comprese tra i 3.370 e i 27 mila euro, per quelle fisiche tra i 945 e i 4.045 euro. Se però al processo si stabilisce che grazie ai datteri si è ottenuto un guadagno, la multa può arrivare a diverse centinaia di migliaia di euro. Nel novembre 2017, la corte del Tribunale regionale di Fiume aveva condannato un gruppo di sei istriani per pesca e vendita del mollusco in Slovenia. La multa era stata di 364 mila euro, con condanne al carcere da un minimo di 1 anno ad un massimo di 4 anni e mezzo. 

Andrea Marsanich

 

 

Due lupi vicino Zara sbranano un gregge - la paura degli ovinocoltori

ZARA. Marko Pucar, 37 anni, allevatore di ovini, residente a Crno, piccolo abitato ad un paio di chilometri a nord di Zara ha passato nei giorni scorsi un'avventura che difficilmente scorderà. Tra domenica e lunedì scorsi, Marko ha voluto personalmente fare la guardia al gregge di 250 esemplari, situato all'interno di un recinto elettrificato.«Alle 4 il recinto non viene più attraversato dall'elettricità - racconta - e proprio a quell'ora, a bordo della mia auto, mi sono addormentato per un paio di minuti. Sono stato svegliato dai belati disperati del gregge e dagli ululati dei lupi. Sono corso nell'oscurità, con gli ovini che mi venivano incontro, terrorizzati. I lupi sono scappati alla svelta e mi sono subito reso conto che avevano compiuto una strage». Infatti la scorribanda - avvenuta praticamente alla periferia di Zara - ha ucciso 40 tra pecore e agnelli. Per Pucar si tratta del terzo attacco di lupi ai suoi ovini, che gli hanno finora causato danni per circa 7 mila euro. Il giorno dopo a visitare la scena del massacro è stata Ana Grgas, perito autorizzato del ministero croato dell'Ambiente, che ha effettuato il sopralluogo. Il risarcimento - se verranno soddisfatti tutti i criteri per l'assegnazione - sarà pagato entro un massimo di 12 mesi, mentre prima l'attesa era molto più lunga. Il lupo è un animale protetto in Croazia da leggi e regolamenti molto rigorosi. Per la sua uccisione è contemplata una pena pecuniaria di 6 mila e 740 euro, mentre il risarcimento per un agnello è di 94 euro e per una pecora di 80 euro. A detta della Grgas, l'attacco di Crno è stato compiuto da due lupi, di cui uno è stato avvistato alcune ore dopo in località Bibbigne, nello Zaratino, a poche decine di metri dal mare. Dall'inizio dell' anno, le autorità hanno registrato 17 attacchi di lupi ad animali domestici, con il danno maggiore che ha riguardato Pucar. «Rispetto la decisione di tutelare questo predatore - ha asserito l'allevatore dalmata - ma si rischia di eliminare l'ovinicoltura nello Zaratino e di far emigrare centinaia di persone da queste zone dove le pecore e gli agnelli costituiscono da secoli una fonte di sostentamento per la popolazione locale». 

 

 

Porto vecchio, cosa pensano dei binari Comune e Soprintendenza? - la lettera del giorno di Dennis Orlando

Trovo singolare che vi sia un polo museale in Porto vecchio dove storicamente non sia stata tutelata oltre alla Stazione idrodinamica, alla Sottostazione elettrica e al Magazzino 26 e altre strutture, anche l'infrastruttura ferroviaria che è stata protagonista essenziale di quella storia. È ovvio che non tutto si può conservare, ma una parte essenziale e significativa della stessa, assolutamente sì!Mi chiedo se il Comune, che ora gestisce gli interventi in quel sito, sia consapevole di ciò e mi chiedo quale sia la posizione su questo tema della Soprintendenza ai Beni culturali. Si pensa a distruggere il sistema ferroviario del porto o se ne vuole conservare almeno una parte significativa? La quale in futuro potrebbe tornare ancora utile per usi turistici o anche trasformata in tranvia nel trasporto pubblico locale: a riguardo esistono finanziamenti europei per la mobilità "green". In passato un esperimento di trasporto passeggeri su rotaia è già stato realizzato in questa area: ricordo che ebbe un buon seguito, quindi perché precluderlo? Perché nel nuovo parcheggio di Barcola Bovedo sono coperti tutti i binari?Cosa s'intende fare per la nuova rotonda che verrà realizzata per l'accesso al Porto vecchio?Il Comune pensa ad un'ulteriore devastazione dei binari o sta valutando una forma di tutela degli stessi? Ringrazio in anticipo chi, del Comune di Trieste, dedicherà qualche minuto del suo tempo per rispondermi.

 

 

La salute del nostro golfo

Per gli appuntamenti organizzati dagli Amici del dialetto triestino, ci relazionerà sullo stato del nostro golfo Paola Del Negro, direttrice Inaf-Ogs. Alla Crise, alle 17.18 alla Sala Primo Rovis in via Ginnastica 47 a Trieste.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 marzo 2019

 

 

ACEGASAPSAMGA E GLI ALTRI GESTORI - Campagna ambientale - Parte il sondaggio sull'acqua di rubinetto

L'"acqua del sindaco", quella che sgorga dai nostri rubinetti, il suo sapore, la percezione all'olfatto, il suo utilizzo e la sua praticità saranno al centro di una serie di quesiti che i cittadini si vedranno sottoporre nelle prossime settimane per consentire ai gestori idrici AcegasApsAmga, Irisacqua e Cafc - che operano rispettivamente su Trieste, Gorizia e Udine - di sviluppare un progetto di comunicazione incentrata sull'utilizzo dell'acqua di rubinetto e per implementare nuovi servizi. L'iniziativa si colloca all'interno della campagna "La tua acqua" promossa in collaborazione con Coop Alleanza 3.0 per un uso consapevole della risorsa idrica, promuovendo la qualità certificata dell'acqua di rete. Per indurre i cittadini ad un acquisto consapevole, nei reparti riservati alle acque minerali di Coop Alleanza 3.0, un'apposita cartellonistica inviterà ad osservare i parametri relativi all'acqua di rubinetto che verranno aggiornati ogni tre mesi e messi bene in evidenza. «L'iniziativa ha certamente una straordinaria valenza nella promozione dell'acqua di rete, che significa soprattutto tutela dell'ambiente - spiega Franco Berti, direttore Acqua di AcegasApsAmga - ma rappresenta anche un ulteriore tassello della proficua collaborazione fra i gestori idrici della regione che da oltre un anno stanno lavorando congiuntamente allo sviluppo dei piani per la sicurezza idrica». «Bere l'acqua del rubinetto comporta un risparmio per i cittadini e una riduzione dell'uso della plastica del quale beneficerà l'ambiente - così l'assessore Fvg Fabio Scoccimarro -. La Regione in tal senso ha già dimostrato ampia sensibilità riconoscendo, ad esempio, degli incentivi ai pescatori per smaltire la plastica che finisce nelle loro reti». Una campagna che servirà anche a fare chiarezza su alcune perplessità dei cittadini. «Il 67% degli italiani non beve acqua di rubinetto - evidenzia l'assessore comunale all'Ambiente, Luisa Polli - perché spesso ha dei dubbi che con questa campagna si andranno a smorzare». 

Laura Tonero

 

Salone degli incanti - "Acqua per tutti" disponibilità e qualità

In occasione della Giornata mondiale dell'acqua, l'Ogs promuove iniziative di educazione ambientale. Il primo evento per il pubblico, a ingresso gratuito, sarà l'incontro "Acqua per tutti: disponibilità e qualità", in programma alle 18, al Salone degli incanti. L'evento, organizzato in collaborazione con il Comune, sarà aperto da Paola Del Negro, direttore generale di Ogs. Si parlerà di ghiacci nascosti delle Alpi, cambiamenti climatici, lo stato della qualità delle acque lagunari e marine in Friuli Venezia Giulia, di perdita della biodiversità e della desertificazione.

 

Le profezie di Ivan Illic al San Marco

Oggi alle 19, al Caffè San Marco, settima conferenza su "I precursori della decrescita" dal titolo "Ivan Illich, una voce fuori dal coro", relatore Aldo Zanchetta. Ivan Illich (1926-2002) è stato uno dei pensatori più originali e meno ideologici del secondo Novecento e uno dei primi a formulare una critica radicale dell'esistente che oggi si rivela quanto mai attuale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 marzo 2019

 

 

Cento milioni di lavori pubblici - Priorità a scuole strade e sport

Pronto il Documento unico di programmazione triennale Pesa l'assenza del "tesoretto" Hera incassato nel 2018 - IL DOCUMENTO URBANISTICO DI PROGRAMMAZIONE DEL COMUNE2019-2021

Edilizia scolastica, manutenzioni stradali, impiantistica sportiva, Porto vecchio con il Magazzino 26 in primo piano: il Documento unico di programmazione (Dup) triennale, allegato al bilancio comunale 2019, cala il poker delle priorità. Su una somma di oltre 100 milioni di interventi pianificati nell'anno in corso, le quattro categorie di spesa sopraindicate concentrano suppergiù i due terzi del totale. Attenzione: l'elenco prevede codici di copertura finanziaria differenziati, alcuni dei quali - per esempio le alienazioni - ad alta aleatorietà, quindi dalla incerta realizzabilità. Il programma di opere pubbliche avrà un primo esame in IV commissione alle 9 di giovedì prossimo, giornata equinoziale, alla presenza dell'assessore elisa Lodi: il presidente forzista Michele Babuder promette un confronto serrato, perchè «alla lista mancano voci importanti, da Barcola a Santa Maria Maggiore». Ma non mancano solo progetti, mancano anche circa 20 milioni di incasso derivante dalla vendita di azioni Hera, che fiorirono nel 2018 ma che non rifioriranno nel 2019. La categoria più capiente è quella dell'edilizia socio-scolastica con un programma di oltre 40 milioni, arricchito anche degli interventi riguardanti gli istituti superiori "ereditati" dall'Uti. Ai lavori cantierati per Fonda Savio e Caprin, ecco infatti aggiungersi il Nautico-Carli (3 milioni), il Dante (4 milioni), il Nordio (2,7 milioni), lo "Ziga Zois" e lo "J. Stefan" all'ex Opp (3,1 milioni). Il mondo dei più piccoli potrà gioire con i 3,5 milioni destinati a costruire il nuovo asilo nido nel sito dell'ex caserma Charlie a San Giovanni. Al complesso Giotti-Stuparich sarà dedicato un milione di euro per la riqualificazione energetica. Un altro milione finanzierà gli adeguamenti anti-incendio. A quasi 12 milioni ammonta la programmazione relativa a strade, piazze, marciapiedi, scalinate. Su questo fronte il sindaco Roberto Dipiazza aveva sottolineato l'indifferibile appuntamento con la galleria Foraggi-Montebello, che nel 2019 spenderà il 10% del budget appostato per l'opera. Si comincia a lavorare su piazza Sant'Antonio, sulla cui riqualificazione vengono puntati 3 milioni. Sempre a proposito di spazi centrali da riqualificare, oltre 700 mila euro armeranno gli interventi nelle aree limitrofe a piazza della Borsa. Il monitoraggio sui ponti, in seguito ai fatti genovesi, ha consigliato l'inserimento del manufatto di via Brigata Casale nella manutenzione straordinaria. Un'importante voce a se stante concerne la trenovia Trieste-Opicina, per la quale il Dup scommette 950 mila euro, con l'augurio che riprenda l'attività al più presto. Ancora alla ribalta l'impiantistica sportiva, sulla quale fluisce una previsione di 9,5 milioni. Sempre il "Rocco" e il "Grezar" capilista delle attenzioni rispettivamente con 920 mila euro e 1,2 milioni di euro. Entra in campo anche il "Ferrini" a Ponziana, per il quale il Comune ha pensato a un project financing da 1 milione. Altra novità riguarda la cosiddetta "cittadella sportiva" di via Locchi, con una fiche da 900 mila euro. Sant'Andrea, San Luigi, Vesna completano il quadro degli interventi sui campi da calcio (1,8 milioni).Ben 11 milioni prendono la via della categoria "beni culturali" , ma oltre 5 milioni vanno ad addensarsi sul Magazzino 26. La Risiera di San Sabba (700 mila euro) e l'Aquario (900 mila euro) seguono a distanza. 

Massimo Greco

 

Porto Vecchio - Museo del mare e masserizie traslocano al Magazzino 26

Per il 2019 il Dup stacca un assegno - tutto compreso - di oltre 5 milioni di euro: il Magazzino 26, il re di Porto vecchio, è talmente vasto da soddisfare un'inesauribile vena di fantasia progettuale. L'ultima edizione di questa straordinaria epopea museale è prossima a uscire in concomitanza con il bilancio 2019. La civica amministrazione teme che il Museo del mare, sul quale viaggiano 33 milioni ministeriali, abbia tempi di progettazione e di lavoro troppo lunghi. Come accorciare questi tempi? Con alcuni allestimenti anticipati. In che senso? Per rispondere a questi tambureggianti interrogativi seguiamo l'idea che, su suggerimento dell'assessore Giorgio Rossi, verrà coltivata dai Lavori Pubblici. Sulla facciata principale del "26" è già possibile entrare a visitare la mostra sul Lloyd Triestino. Bene, proprio a fianco, in una sezione verticale del grande edificio, il Comune è intenzionato a sistemare al pianterreno e al primo piano l'Immaginario Scientifico - sempre che le parti raggiungano l'accordo sul canone -, mentre al secondo piano verrebbero riallestite le masserizie degli esuli istriani, oggi collocate nel Magazzino 18. Giusto oggi il responsabile dei Lavori Pubblici, Enrico Conte, incontrerà il direttore dell'Irci, Piero Delbello, per una prima valutazione "volumetrica" dei materiali da traslocare. Non è finita: perchè c'è un terzo piano dove finirebbe l'attuale dotazione del Museo del mare funzionante in Campo Marzio. L'edificio, di cui il Comune è inquilino, presenta problemi di sicurezza e quindi, tutto sommato, si fa prima e si spende meno a spostare le collezioni al "26".Ultima pennellata: sempre al pianterreno, sorgerà il "visitor center". Non è chiaro se coinciderà con l'Infopoint immaginato da Rossi con i quattrini dell'Imposta di soggiorno.

Magr

 

 

L'acqua nelle case dei triestini? Povera di sodio e oligominerale - l'etichettatura dell'acqua

Le analisi eseguite da AcegasApsAmga e AsuiTs "promuovono" la rete idrica Il consumo annuo è di 42 milioni di metri cubi pari a 28 mila piscine olimpioniche

I triestini consumano in media poco più di 42 milioni di metri cubi d'acqua, l'equivalente di 28 milioni a piscine olimpioniche. Ma che caratteristiche ha l'acqua del rubinetto che arriva nelle nostre case attraverso la rete idrica che si estende per circa mille chilometri servendo 234.638 utenti? Ha una durezza medio-bassa, è oligominerale a basso tenore di sodio, dunque indicata per chi è affetto da ipertensione, per chi osserva una dieta dimagrante e cerca di limitare la ritenzione idrica. Sono 18 i punti di prelievo nella provincia di Trieste da cui arrivano i campioni utilizzati per le 18.813 analisi che AgegasApsAmga e AsuiTs hanno svolto lo scorso anno. Nello specifico, dalle analisi effettuate risulta che in un litro dell'acqua che scorre nei nostri rubinetti ci sono dai 56 ai 51 milligrammi (il primo dato emerge dai sondaggi AcegasApsAmga, il secondo di AsuiTs) di calcio, 14 mg di cloruro, una concentrazione di ioni di idrogeno pari a 7,7-8 mg. Il magnesio è presente con 12-13 mg, di potassio si registra 1 mg per litro, 8 mg di sodio e dai rilievi di AcegasApsAmga 12 mg mette da quelli di AsuiTs 9 mg per litro di solfato. Tutti parametri entro i limiti di legge. «Garantiamo un'acqua buona da bere, nel rispetto dei requisiti normativi e con un'attenta sorveglianza lungo tutta la filiera di produzione dell'acqua potabile», sottolinea l'azienda. Più di qualche triestino, bevendo l'acqua dal rubinetto, dichiara di sentire il sapore del cloro. «Se l'acqua ha un leggero retrogusto di cloro è normale, - rassicura AcegasApsAmga - è sufficiente lasciarla riposare in una caraffa (meglio se di vetro) e consumarla fredda, dal momento che l'acqua a bassa temperatura risulta più gradevole». Nell'utilizzo, invece, di elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie è necessario controllare le indicazioni poste sull'etichetta dei detersivi che, in base alla durezza dell'acqua - quella dell'acqua erogata a Trieste come già spiegato è medio-bassa -, consigliano che quantità di prodotto utilizzare. A Trieste nel 2018 AcegasApsAmga ha investito circa 6,5 milioni di euro per la manutenzione e l'efficientamento della rete idrica, curando con particolare attenzione anche la parte di sperimentazione e innovazione. Gli investimenti hanno riguardato sia la sostituzione di condotte vetuste in tutta la città (per circa 10 Km), sia interventi strategici sulla rete e sugli impianti. In particolare quelli sulla condotta "900", che trasporta l'acqua lungo tutta la Costiera fino ad arrivare in centro città, interessata dalla sostituzione di due valvole molto obsolete, in modo da migliorare la sicurezza idraulica e ridurre le perdite. Un altro intervento di portata simile verrà eseguito nel 2019 sulla condotta nei pressi del bivio sulla Costiera per Santa Croce per diminuire il rischio di perdite e usura. Tutte queste attività svolte da AcegasApsAmga hanno consentito di aumentare l'efficienza energetica, risparmiando nel 2018 circa 2 milioni di metri/cubi di acqua rispetto al 2017. Oggi partirà la campagna di sensibilizzazione "La tua acqua" di Acegas.

 

 

Guerra ai gabbiani nascite dimezzate grazie alle uova finte

Varato nel 2011, il progetto di contenimento dei volatili ha visto calare del 70% i nidi fra Cittanova e Rovigno

PARENZO. Sta portando i risultati sperati il progetto mirato a contenere il moltiplicarsi dei gabbiani in Istria: avviato nel 2011, oltre a limitare la riproduzione dei pennuti il piano punta anche a farli ritornare nel loro habitat naturale, vale a dire gli isolotti e le scogliere. Il metodo consiste nel posizionamento di finte uova in plastica nei nidi dei gabbiani, individuati con la ricognizione aerea. Mamma gabbiano ignara continua a covare a lungo fino a che, accortasi delle finte uova, decide di spostarsi. Il bilancio è stato tracciato durante l'incontro annuale dei promotori ed esecutori del progetto: ne è emerso che le nascite dei gabbiani sono diminuite del 50%. Così, come annunciato da Branko Juric dell'Ospedale veterinario di Parenzo e da Albert Marinculic della facoltà di Veterinaria di Zagabria, il progetto - unico nel suo genere in Croazia - sarà attuato anche nei prossimi anni. Del coordinamento è incaricato l'Ospedale veterinario stesso, mentre il supporto finanziario viene assicurato dai comuni di Orsera, Torre-Abrega, Fontane, Rovigno, Cittanova e da grandi aziende turistiche (ad esempio Plava Laguna, Valamar Riviera e Maistra).Nell'incontro è stato sottolineato anche che in questi otto anni nell'area tra Cittanova e Rovigno sono state posizionate oltre 17.600 uova fasulle. È stato constatato inoltre che è calato dal 60 al 70 per cento il numero dei nidi sui tetti piani di alberghi e complessi turistici. Dopo anni di mappatura dei nidi si è arrivati alla conclusione che le coppie di gabbiani abbandonano il nido in cui da due a tre anni non ci sono state nuove nascite. In base ad alcune stime, nella sola area parentina ci sono tremila gabbiani. E dopo la chiusura delle discariche a cielo aperto nelle quali trovavano cibo, ci sono stati casi in cui gli animali hanno attaccato per le strade passanti che tenevano del cibo in mano o clienti di ristoranti all'aperto. Di qui il progetto di contenimento che come detto verrà portato avanti. 

 

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - Economia circolare per i rifiuti di Trieste

Proprio nella giornata dedicata alla diffusione delle iniziative di Greta Thunberg e al coinvolgimento lodevole dei giovani del pianeta e triestini, giunge notizia dell'aumento dei costi dei rifiuti. I dati riportati segnalano la crescita della raccolta indifferenziata, le novità applicative per i cittadini, i costi del termovalorizzatore. C'è chi ricorda le percentuale di raccolta differenziata, che indicano posizioni di vertice in Regione, nelle città di Pordenone, Gorizia e Udine. Perché non si potrebbe ottenere altrettanto a Trieste, limitando le combustioni? L'Ispra segnala la direttiva 2018/ 851/Ue che, a proposito di preparazione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, prevede che si arrivi nel 2020 al 50% (contro, ad esempio, gli attuali 43, 9% in Italia). Inoltre le emissioni di particolato da 2, 5 micron a frazioni di micron, potrebbero non essere intercettate dai filtri industriali disponibili, disperdendosi nell'ambiente. Potremmo chiederci se esiste, in questi totali, una quota extraregionale, come fu segnalato in passato? Sulle tariffe si sono riscontrate osservazioni ragionevoli da parte della Uil. Tenendo conto di tutti questi elementi, sarebbe meglio incentivare la raccolta differenziata, sull'esempio dei valori raggiunti dalle altre provincie, come prescrive l'art. 205 del D. Lgs 152/2006. Si tratta di praticare più economia circolare (con Riduzione, Riuso, Recupero e Riciclo), abbattendo le combustioni, contrariamente all'incremento prospettato delle tariffe.

Mariano Cherubini

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 17 marzo 2019

 

 

«La più grande sfida della città sottovalutata dalla giunta»

L'Associazione Luoghi Comuni dell'ex sindaco Cosolini attacca sulla gestione della "partita" del Porto vecchio: «Non si tratta solo di riempire degli spazi»

C'è preoccupazione, mescolata a scoramento, sulle intenzioni d'intervento e sulle modalità di gestione la matassa Porto vecchio. Questo quanto emerso dall'incontro organizzato ieri dall'Associazione Luoghi Comuni, think tank che fa capo all'ex sindaco e attuale consigliere regionale Pd Roberto Cosolini, secondo cui «la madre di tutte le preoccupazioni è che un'operazione di grandissima portata, che in altri ambiti godrebbe della massima attenzione, qui venga trattata come fosse materia di ordinaria amministrazione: certamente un gravissimo errore, tenuto conto dell'esistenza di studi specifici già commissionati come quello di Ernst & Young». Insomma, sostiene Cosolini, non si vorrebbe dar seguito a un progetto unitario e lungimirante, un po' come quello che 300 anni fa contribuì alla futura grandezza di Trieste. Per Cosolini «una città che ospita protagonisti a livello planetario come Generali, Allianz, Fincantieri, Illycaffè o Wärtsilä dovrebbe cercare di coinvolgerli in una sorta di comitato d'indirizzo, insieme alle intelligenze locali, del Nordest e del bacino del Centrosud Europa. Oggi a Trieste quell'entusiasmo di alcuni anni fa si sta trasformato in indifferenza, occorre evitare che accada questo».Intanto «pare che si procederà a spezzoni», con il nuovo parcheggio ridotto, a detta dell'ex sindaco, «a sosta per camper anziché a utile parcheggio scambiatore collegato in maniera sostenibile alla città. Un parking che, in un certo qual modo, rappresenta la cartina di tornasole del modus operandi di quest'amministrazione. Che, tra l'altro, si ostina a non voler utilizzare l'infrastruttura ferroviaria esistente nel vecchio scalo per collegare la città con il solo nucleo attualmente fruibile e che l'anno prossimo ospiterà Esof 2020». Secondo l'ex assessore all'Urbanistica Elena Marchigiani, che gestisce il tavolo su mobilità e i servizi nell'associazione, «bisogna cambiare registro affinché non si assista a un banale riempimento di spazi. Si tratta di una criminale miopia su di un'area che è, in un certo qual modo, il nuovo "Borgo Teresiano" della città».-

Luigi Putignano

 

 

Alberi, cartelli, panchine e sentieri rimessi a nuovo - Il verde si rifà il look

Investimento da 350 mila euro per il riordino dei parchi urbani in vista dell'estate A breve il via ai due restyling più importanti: quelli di Villa Giulia e del Boschetto

Un ampio progetto di manutenzione straordinaria del Boschetto e di Villa Giulia, che partirà a breve, per una spesa di 150 mila euro, più una serie d'interventi di manutenzione ordinaria in diversi parchi urbani, già in atto, per un investimento di altri 200 mila euro. Le aree verdi della città si rifanno il look prima della bella stagione, con uno stanziamento totale, dunque, di 350 mila euro, destinato a lavori per sentieri e ripristino di segnaletiche con avvisi più chiari, ma anche per ulteriori piantumazioni, pulizie, rimozione di parti secche e nuovi arredi. «I lavori più consistenti sono previsti con un progetto che sarà mandato in gara dopo l'approvazione del bilancio e che riguarda appunto Villa Giulia e Farneto», annuncia l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi: «Tra le priorità figurano la sistemazione di alcuni tratti dei vialetti interni al parco di Villa Giulia, visti i frequenti fenomeni erosivi. Sarà realizzato uno strato di filatura drenante, come già fatto per piazza Hortis, con materiali ecocompatibili, totalmente privi di materiali plastici, a tutela dell'ambiente. È un cantiere necessario poiché, quando piove con forte intensità, servono pulizie consistenti del materiale che finisce nella vicina via Monte San Gabriele». In attesa della partenza dei lavori di Villa Giulia, l'8 marzo il Comune ha disposto l'interdizione al pubblico del viale di accesso all'ex cava presente all'interno del parco e del sentiero pedonale che corre sul coronamento della scarpata, potenzialmente interessati da fenomeni franosi di rilievo. A segnalare il divieto alcune recinzioni fisse. La chiusura era stata decisa dopo gli esiti delle indagini commissionate dal Comune a un geologo, a seguito di un distacco di materiale roccioso dalla scarpata stessa. Sul fronte del Boschetto, invece, saranno messi a posto i percorsi sterrati e saranno costruite nuove canalette per far defluire l'acqua piovana, in particolare nel Bosco dei Pini, vicino all'Orto botanico. Si procederà quindi con l'adeguamento della segnaletica nelle due aree verdi, in corrispondenza degli ingressi, con grandi cartelloni che riporteranno i principali divieti, tra i quali l'accensione dei fuochi o l'ingresso di mezzi a motori, ma sarà anche ricordato l'obbligo di condurre i cani a guinzaglio, che spesso nei due parchi viene eluso. Sono tante le segnalazioni dei cittadini a questo proposito, in particolare per quanto riguarda Villa Giulia. Un'attenzione speciale poi verrà riservata ad alcuni alberi. «Ci sarà un'opera di inserimento di querce in un'area di 20 mila quadrati nel Farneto - spiega ancora Lodi - in collaborazione con la Regione, vista l'elevata valenza ecologica di queste latifoglie. Sono state danneggiate e messe a dura prova, spesso, anche dai cinghiali. Inoltre è stata anche prevista una pulizia complessiva del sottobosco della zona, in parte avviata». Già concluso anche un altro intervento urgente. «Al parco del Ferdinandeo - rileva l'assessore - è stata eliminata la processionaria, che proliferava. Sono state poi tolte le ramaglie accanto ai punti luce». Anche al parco della Rimembranza sono stati rimossi rami e arbusti secchi e si procederà con nuove piantumazioni, previste anche al Ferdinandeo. Pulizia simile anche in alcuni tratti verdi di via Marchesetti. Nell'intervento da 150 mila euro di Boschetto e Villa Giulia, inoltre, risultano inseriti nuovi arredi, panchine, tavoli e panche da picnic, mentre altri sono stati installati in autunno. «Voglio ricordare poi il successo che sta registrando la nuova area fitness del Farneto - chiude Lodi - inaugurata a novembre, con il posizionamento di alcuni attrezzi per l'esercizio fisico, fin da subito molto apprezzata». Resta ancora interdetta invece una parte inferiore del giardino di Villa Cosulich, chiusa dall'11 febbraio per due mesi per un muro pericolante che verrà sistemato e consolidato in accordo con la Soprintendenza.-

Micol Brusaferro

 

E dal laghetto di via Giulia spuntano carpe e tartarughe - Pulizie eseguite da Italspurghi e volontari Enpa

Il laghetto all'interno del Giardino pubblico è stato ripulito. Su indicazioni del Comune, una squadra della Italspurghi al lavoro per conto di AcegasApsAmga, e i volontari dell'Enpa hanno avviato le operazioni rese ancor più laboriose dalle diverse specie animali che popolano quello specchio d'acqua. Prima che il laghetto venisse prosciugato, i volontari dell'ente di via Marchesetti, servendosi di alcuni retini, hanno raccolto uno ad uno gli animali, trasferiti provvisoriamente nelle vasche collocate di lato. Sono state recuperate 21 carpe, 30 pesci rossi di taglia grande, circa 300 pesciolini (avannotti) e ben 25 tartarughe Florida, alcune della specie con le guance gialle (Trachemys scripta scripta), altre di quella dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans) di cui in Europa da anni è vietata l'importazione. Si tratta di tartarughe abbandonate dai triestini. Succede, infatti, che le persone acquistino le piccole tartarughe, se le portino a casa senza informarsi sulle esigenze di queste bestiole, pensando che le loro dimensioni restino ridotte. Invece, anche questi animali credono fino a raggiungere la lunghezza di 20 centimetri, necessitando e a quel punto di vasche ben più capienti. Così, senza farsi particolari problemi, i proprietari decidono di sbarazzarsene. Recuperati gli animali, il personale di Italspurghi, ha aspirato l'acqua e il fango, ripulito le sponde. Una volta riempito nuovamente il laghetto, gli animali sono stati reinseriti, fatta eccezione per alcune centinaia di avannotti, che l'Enpa per ora ha portato nelle sue vasche, con l'obiettivo di riportarli in quel contesto una volta cresciuti.

 

 

Folla di curiosi a Ponterosso per il bis del "pesce con le ali"

Avvistato nuovamente nel canale un Trigone viola, parente stretto della razza L'esperto: «Non è lo stesso animale arrivato mesi fa. Evitate di dargli fastidio»

Nel canale di Ponterosso c'è un nuovo, insolito ospite. Si tratta di un "Trigone viola" o "Pastinaca pelagica", parente molto stretto della più comune razza di mare. Ma non si tratta di "Violetta", vale a dire l'esemplare che aveva abitato quelle stesse acque per settimane lo scorso settembre e al quale i triestini avevano pure affibbiato un nome. Lo afferma con certezza un assoluto esperto in materia: il direttore dell'Area marina protetta Wwf di Miramare, Maurizio Spoto. «Questo "Trigone viola", che in dialetto viene chiamato anche "matàn", ha la coda bella lunga, completa, - spiega - mentre quello precedente ce l'aveva mozzata». In effetti il nuovo ospite del canale esibisce una coda molto lunga. È comparso in quello specchio acqueo giovedì e non pare aver intenzione di andarsene. Girovaga da una sponda all'altra, scende più in profondità per poi muoversi in superficie dando la possibilità a molti di ammirarlo. Come nel caso di Violetta, infatti, anche stavolta si è scatenata la curiosità dei triestini, che restano incantati ad osservare il bellissimo pesce dalle sponde del canale, scattando decine di foto e video. Nulla di anomalo comunque secondo il direttore della Riserva di Miramare. «È una specie comune - spiega Spoto - e si vede normalmente nel nostro golfo. Se finisce nelle reti dei pescatori viene liberata, perché le sue carni non sono pregiate. Come avevamo già spiegato, è normale che questi pesci si addentrino in acque più tranquille, dove si sentono più protetti e dove trovano facilmente del pesce». Per ora, dunque, tutto sotto controllo. «Il fatto che sia entrato in quel canale non significa affatto sia in difficoltà, - sottolinea Spoto -. Monitoreremo la situazione sperando ritrovi la via verso il Golfo da solo, ma se dovessimo ravvisare qualche criticità o stato di stress interverremo riportandolo in mare come abbiamo fatto per l'esemplare accasatosi nel canale in precedenza». C'è poi un appello che Spoto si sente di lanciare ai triestini. «Lasciate stare quell'animale e non tentate di pescarlo come accaduto lo scorso anno con l'altro "Trigone Viola"». Durante la permanenza di Violetta nelle acque del canale di Ponterosso, infatti, erano state avvistate delle persone che, armate di reti, tentavano di catturare il povero pesce. Va tenuto anche conto che all'estremità della sua cosa c'è un pungiglione che potrebbe rivelarsi pericoloso. Violetta aveva stazionato per settimane nel canale di Ponterosso. Il personale del Wwf Area Protetta di Miramare, che monitorava le sue condizioni, ad un certo punto aveva notato un andamento circolare dell'animale, sintomo di stress. Così, con il supporto del Corpo Forestale Regionale-Stazione Forestale di Trieste, Violetta - rivelatasi appunto una femmina lunga circa 60 cm- era stata recuperata e riportandola in sicurezza in acque libere. 

Laura Tonero

 

 

Le ferrovie proteggano Barcola con delle barriere anti rumore - LA LETTERA DEL GIORNO di Giorgio Maggi e Stefan Babic - Comitato per una Barcola migliore

Nell'ottobre 2018 il Comitato spontaneo "per una Barcola migliore", sorto per analizzare le numerose criticità del rione, ha scritto una lettera a Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) chiedendo di conoscere lo stato della prevista installazione di barriere antirumore volte a ridurre il disagio acustico dei numerosi residenti lungo la linea Trieste-Venezia, aumentato esponenzialmente negli ultimi mesi per l'accresciuta frequenza dei convogli, in particolare treni merci. Tale installazione è prevista nel "Piano d'azione dell'agglomerato di Trieste in materia di tutela dell'ambiente abitativo dall'inquinamento acustico" messo a punto dal Comune di Trieste in base alle vigenti disposizioni legislative nazionali in materia. In particolare è stato richiesto a Rfi di fornire informazioni sul tipo di barriere previste, sulla loro precisa ubicazione lungo la linea nel tratto considerato e sui tempi della loro messa in opera. Purtroppo, anche se oggi si parla sempre più spesso di trasparenza degli atti, dei processi decisionali ecc, Rfi non ha fin qui ritenuto di fornire una risposta. Il Comitato pertanto sollecita, sempre con intento collaborativo, Rfi a fornire le informazioni richieste, che interessano un notevole numero di cittadini.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 marzo 2019

 

 

Trieste nel coro sul clima con oltre 1.500 in piazza: «Proteggiamo il pianeta»

Ragazzi delle scuole superiori e dell'università, giovanissimi con le famiglie e gli insegnanti, associazioni fra cartelli e slogan. «La Terra come il Titanic»

TRIESTE. Anche a Trieste, come nel resto d'Italia e del pianeta, in migliaia ieri hanno deciso di mobilitarsi e manifestare per il clima. L'iniziativa, nata dall'ingegno di Greta Thunberg, ha smosso le anime di tutto il mondo. E l'onda dei cosiddetti #FridaysForFuture, i "venerdì per il futuro", ha coinvolto anche Trieste, dove almeno 1.500 persone si sono radunate nel primo pomeriggio di ieri attorno alla fontana dei Quattro continenti di piazza Unità per ricordare ai potenti della Terra che il futuro della stessa è a rischio. Tanti cartelli colorati, molti i ragazzi delle scuole superiori e gli universitari presenti, ma anche tanti giovanissimi, chi accompagnato dai propri genitori e chi dalle stesse insegnanti delle scuole di primo grado. Una manifestazione che ha come obiettivo quello di chiedere ai governi di tutto il mondo un impegno concreto per contrastare l'emergenza ambientale. Come? «Con un'inversione di rotta - grida Sara Segantin, una delle ragazze organizzatrici dell'evento triestino - e anche immediata, perché forse non ci rendiamo conto che gli scogli di oggi sono questi (grida sventolando un sacchetto di plastica, ndr) che stanno diventando più pericolosi dell'iceberg per il Titanic. Con la differenza che il nostro pianeta è il Titanic e forse non ce ne stiamo rendendo conto». E prosegue con l'elenco, parziale, delle ultime catastrofi ambientali accadute recentemente nel Nordest, a cominciare dagli ettari di alberi caduti come stuzzicadenti fra il Cadore e la Carnia lo scorso autunno. «Questa iniziativa è nata nel pomeriggio di due settimane fa - spiega invece Anna Lilian Gardossi -, è completamente apolitica e assolutamente spontanea. Tutto è nato dall'idea di una quindicina di noi fra i banchi di scuola e dell'Università ed essere riusciti a chiamare a raccolta tutta questa gente in così poco tempo un po' ci spaventa». Un successo che ha anche colto impreparati gli stessi giovani organizzatori, privi di un adeguato impianto d'audio e costretti a urlare alle numerose persone accorse con microfoni di fortuna. A venire loro in soccorso gli esercenti della piazza, che alla spicciolata hanno aiutato questi volenterosi baby ambientalisti prestando loro amplificatori e microfoni. Sara, Anna, Micol, Angela, Francesca, Luigi come quota azzurra di un'organizzazione essenzialmente femminile e Sofia, che si commuove a parlare dinanzi al folto pubblico di piazza Unità. È questo il nucleo del gruppo triestino di protesta. Presente in piazza anche l'eurodeputata del Pd Isabella De Monte: «Tutelare l'ambiente non è una scelta, ma un dovere - afferma De Monte -: la politica ascolti i ragazzi, il futuro è loro». Secondo De Monte «la sostenibilità ambientale è una parola chiave e uno degli assi portanti delle politiche europee e la politica italiana deve riprendere in mano con coraggio il tema della sostenibilità». Solidarietà alla manifestazione anche da parte della Federazione dei Verdi, che in una nota condivide le preoccupazioni e gli allarmi sulla salute del pianeta. «Oggi rimonta una coscienza ambientalista - questa l'opinione dei Verdi regionali - e la convinzione che non si può delegare la battaglia per l'ambiente ad altri per vincere le sfide del mondo moderno». Tante le voci di un pomeriggio da "world strike" e che ha visto una grande risposta di pubblico anche nelle piazze degli altri capoluoghi provinciali del Fvg. Chiaro l'intervento dell'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro: «L'argomento clima è prioritario per tutti noi e riscontrare l'eccezionale risposta da parte dei giovani è motivo di orgoglio e speranza rispetto alle azioni di tutela e prevenzione che anche la Regione ha convintamente avviato». Dopo un'ora di slogan, canti e girotondi, la manifestazione si scioglie con la consapevolezza nei presenti di aver dato il giusto rilievo a una problematica che riguarda tutti. Trieste, insomma, come altre 1.769 città di 112 nazioni di tutto il mondo e altre 208 della Penisola. Decisamente non poco, per un'idea nata solamente pochi mesi fa dal genio ribelle di una ragazzina svedese. 

Lorenzo Degrassi

 

Il climatologo Giorgi: «Questa è una molla per il cambiamento» - l'esperto del centro di fisica

TRIESTE. Filippo Giorgi è il direttore della sezione di Scienze della Terra dell'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (Ictp) di Trieste. Era presente anche lui al "Fridays for Future" di ieri in piazza Unità, una manifestazione che lo ha sorpreso positivamente per il successo e la rabbia costruttiva che ha emanato. «Non mi sarei mai aspettato che l'iniziativa di questa ragazza (Greta Thunberg, ndr) potesse trasformarsi in un evento di carattere internazionale. Si tratta di un bel segnale perché propositivo e non un messaggio che va contro qualcosa o qualcuno. La situazione è abbastanza grave, basti pensare che in Italia l'inquinamento è la quarta causa di morte, che ogni anno provoca 82.000 morti». Il professor Giorgi è rimasto colpito anche dal fatto che la maggioranza dei manifestanti era costituita da ragazzi: «Di solito in queste manifestazioni si presentano i soliti "veteroambientalisti". Qui non c'era politica e questa potrebbe essere la forza determinante per il successo dell'iniziativa. Il problema lo si conosce ma si sa anche qual è la soluzione - continua Giorgi -. Tuttavia non c'è la volontà di cambiare, pertanto auspico che una spinta di questo genere possa essere la molla che può sfondare certe barriere». E cosa dice a chi nega che questi cambiamenti climatici siano opera dell'uomo? «Chi nega non lavora in questo settore - la risposta secca del climatologo - ormai dal punto di vista scientifico non c'è più quasi nessuno che neghi il cambiamento climatico. Prendiamo ad esempio gli alberi caduti in Carnia e Cadore lo scorso autunno: nessuno sostiene che quell'evento sia stato provocato dai cambiamenti climatici, ma se in montagna si sono avuti venti a 220 km/h ciò è dovuto al fatto che ci sono stati in precedenza mesi dal caldo prolungato, che hanno reso la temperatura del Mediterraneo elevata, fattore che ha quindi provocato quei venti così forti e del tutto anomali per quelle zone».

 

 

"Furbetti" dei rifiuti Scattano le maxi multe

Sanzioni da 600 euro a tre operari sorpresi a gettare nei normali cassonetti anche plastiche e scarti di cantiere

Scaricano nei cassonetti "normali" i risulti speciali derivanti da opere edili di costruzione e demolizione, ma vengono pizzicati e multati dalle Guardie ambientali che li stavano monitorando. Nei giorni scorsi sono state tre le infrazione di questo tipo, per conferimento errato di materiale speciale, comminate dagli operatori della Polizia locale dedicati al contrasto di questo tipo di violazione, molto diffusa a Trieste. In tutti e tre i casi è stata comminata una sanzione da 600 euro. Il primo episodio è stato riscontrato nell'isola ecologica tra via Diaz e via Boccardi. Le Guardie ambientali, in quel caso, hanno individuato due operai che trascinavano dei sacchi neri, andandoli poi a sistemare accanto ai cassonetti. All'interno di quei sacchi sono stati rinvenuti cemento, calcinacci, fogli di catrame, materiale da risulta e pure lo pneumatico di una carriola ormai usurato. In un altro caso le Guardie ambientali hanno individuato in pieno centro, in corso Italia, un operaio che uscito da un cantiere, noncurante del fatto che qualcuno potesse vederlo, mentre spingeva una carriola ricolma di materiale elettrico, pezzi di plastica, vecchie piastrelle e malta, andando poi a conferire il tutto nell'isola ecologica di fronte alla questura, in via del Teatro Romano. Anche per lui sono scattati i 600 euro di multa. Infine, nei giorni scorsi sono stati sanzionati anche altri due operai che, questa volta a Borgo San Sergio, gettavano nei cassonetti dell'indifferenziata quatto sacchi neri contenenti materiale da risulta con pezzi di legno, materiale elettrico e idrico. Questo tipo di rifiuti vanno conferiti solo all'interno delle discariche autorizzate. Accade però che molte aziende che lavorano irregolarmente, in nero, non abbiano accesso a queste strutture in quanto non in possesso di regolare partita iva. «In molti altri casi - specifica il comandante delle Polizia locale, Walter Milocchi - si tratta esclusivamente di operai che per comodità, per semplificare il loro lavoro, escono dall'appartamento o dall'immobile dove stanno facendo i lavori, e gettano il materiale nel cassonetto più vicino». Quindi non solo ditte non in regola ma pure operai pigri e poco professionali. Ma cogliere sul fatto questo tipo di comportamenti non è semplice. «Se qualcuno ha evidenza che in un'isola ecologica ci sia qualcuno che abbandona quegli tipi di rifiuti con sistematicità, ce lo segnali», avverte il comandante. 

Laura Tonero

 

 

Mezzo milione pronto per rilanciare in Carso sei ettari abbandonati - IL BANDO GAL PER L'AGRICOLTURA

TRIESTE. L'abbandono dei terreni agricoli affligge il Carso sin dal dopoguerra e pare essere diventato cronico: negli ultimi 30 anni nell'ex provincia di Trieste sono andati persi 679 ettari. Ma ora grazie a un bando del Gal questa tendenza potrebbe essere invertita: con l'aiuto di fondi europei 5,7 ettari abbandonati verranno nuovamente utilizzati dalle aziende agricole. Il bando, lanciato lo scorso settembre dal Gal Carso e destinato al ripristino delle terre abbandonate, ha infatti ricevuto 15 richieste da altrettante fattorie. Gli agricoltori hanno chiesto 263.602 euro di fondi europei al Gal, accanto ai quali investiranno una somma equivalente, per un totale di 527.878 euro. Ora le domande saranno vagliate ed entro tre mesi il Gal farà uscire la graduatoria, ma, ammesso che abbiano rispettato i criteri formali di ammissibilità, dovrebbero essere tutte finanziate. Questi investimenti pubblici e privati sono parte di una nuova storia della comunità locale impegnata a invertire il trend nostrano: i dati parlano per il Carso di una perdita del 78,5% della superficie agricola utilizzata (Sau) dal 1950 al 2010, il tutto in un'area che per la sua morfologia non può puntare sull'agricoltura industriale, ma deve invece concentrarsi sulla qualità artigiana, che può realizzarsi al meglio in aziende agricole di piccole dimensioni come quelle che caratterizzano il territorio carsico. Con i 15 progetti giunti al Gal gli agricoltori puntano a ripristinare alla produzione 57.135 metri quadrati in cui ora dominano la macchia inselvatichita, i rovi, i muretti a secco crollati. I progetti presentati per il bando, intitolato "Risistemazione fondiaria tramite trasferimento di best practice", riguardano prevalentemente impianti vitivinicoli, ma anche uliveti e in un caso perfino orti. «Siamo felici per il risultato - spiega David Pizziga, presidente del Gal - ma è solo un primo passo: vogliamo ripubblicare il bando a ottobre, tentando di semplificarlo ulteriormente nella compilazione, con l'auspicio di intercettare altri agricoltori pronti a investire».-

Giulia Basso

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 marzo 2019

 

LA CURIOSITA' - La razza torna nel canale di Ponterosso  (vedi foto)

Il lettore Marco Molino segnala che il canale di Ponterosso è nuovamente stato visitato da una razza, come già avvenuto nei mesi passati, nella fattispecie in settembre. «Non sono sicuro di che razza sia ma certo è bella», osserva Marco. L'esemplare dell'autunno scorso fu alfine liberato grazie all'intervento umano, visto che non riusciva più a uscire dal canale. Che si tratti dello stesso pesce?

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 marzo 2019

 

 

Trieste scende in piazza a difesa dell'ambiente

Studenti, associazioni e sindacati aderiscono allo sciopero globale per il clima Ritrovo alle 14.30 in piazza Unità. «Chiediamo risposte e azioni alla politica»

«Dite di amare i vostri figli più di ogni cosa, invece gli state rubando il futuro». Pesano come un macigno le parole di Greta Thunberg, 16enne svedese che da agosto manifesta ogni venerdì davanti al Parlamento della sua nazione contro il cambiamento climatico, chiedendo ai politici di agire subito e di fermarsi dal mettere a rischio il futuro dei giovani. Le parole - ma soprattutto l'azione - di Greta hanno ispirato il Global strike for future, lo sciopero globale per il clima, manifestazione che tra le 178 città italiane coinvolte vedrà in prima linea quest'oggi anche Trieste. L'appuntamento triestino - il raduno è fissato alle 14.30 in piazza Unità davanti al palazzo comunale - è stato organizzato da giovanissimi studenti che, come Greta, vogliono vedere le cose cambiare. «È fondamentale che una città come la nostra condivida e si impegni attivamente per sostenere quest'idea, viste le risorse ambientali di cui dispone», raccontano Ilaria Mosetti e Sofia Tornetta, studentesse del liceo musicale "Carducci". Le coetanee dell'attivista svedese non hanno dubbi: «Il territorio carsico circostante, fondamentale per la viticoltura, assieme alla zona marittima sono risorse fondamentali che non possono venir deturpate. Per questo dobbiamo sensibilizzare le persone a comportarsi in modo più adeguato e corretto nei confronti del pianeta ed, allo stesso tempo, richiedere piccole riforme a coloro che possono fare qualcosa: il nostro è anche un appello ai politici, ai potenti». Ma cosa viene chiesto esplicitamente ai potenti triestini? «Chiediamo mezzi di trasporto maggiormente ecologici, più controlli sulle emissioni di fumi tossici e carbonio, agevolazioni sull'installazione di pannelli solari e fotovoltaici, soprattutto per quanto riguarda il pubblico», replicano Mosetti e Tornetta. Il tema del clima è stato approfondito su più fronti anche dal liceo classico "Petrarca" come racconta la diciottenne Anna Venchiarutti, studentessa dell'istituto di via Rossetti nonché rappresentante della Consulta provinciale degli studenti: «Abbiamo dedicato l'ultimo numero del nostro giornalino scolastico ai cambiamenti climatici e contemporaneamente abbiamo allestito una mostra all'interno della scuola su questo tema. Siamo molto presenti anche sui social e sul nostro blog (www.giornalescolastico.it/liceopetrarcatrieste, ndr). Anche tanti studenti di altre scuole si sono dati da fare per promuovere l'adesione a questo evento». Proteste e richieste, sì. Ma anche azioni concrete. A partire da quest'anno scolastico, le scuole "Petrarca", "Deledda Fabiani", "Galilei" e "Nordio" hanno deciso di togliere i cestini delle immondizie dalle singole aule e utilizzare i raccoglitori per differenziare i rifiuti. «Molto dipende dai nostri politici, ma siamo noi che dobbiamo iniziare a cambiare il nostro approccio per tutelare la città e in generale il mondo in cui viviamo perché siamo l'ultima generazione che può ancora far qualcosa per la lotta ai cambiamenti climatici», aggiunge la giovane Venchiarutti. Oggi in piazza ci saranno tantissime associazioni. Tra queste Trieste senza sprechi, Greenpeace, Amnesty, Wef, Legambiente. I ciclisti della Fiab saranno presenti per promuovere «l'uso quotidiano della bici per gli spostamenti urbani, una delle azioni individuali più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra». A manifestare ci sarà anche la Cgil come ricorda Anna Busi, segretaria provinciale Flc-Cgil Trieste: «Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori della Scuola, Università, Ricerca, Conservatorio e Formazione professionale a partecipare». 

Riccardo Tosques

 

Energie rinnovabili al palo e tagli scarsi sui gas serra

Il governo gialloverde non fa grandi passi avanti per la decarbonizzazione Greenpeace accusa: Lega e M5S peggiorano le strategie prese in passato

ROMA. Non la stiamo vincendo la battaglia per salvare il mondo dagli effetti più catastrofici del riscaldamento globale. Gli impegni presi dai singoli Stati a Parigi nel 2015 - per limitare l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi - sono rimasti ancora largamente sulla carta. E nel mondo reale continuano ad aumentare le emissioni dei gas serra, con i paesi ricchi che non tagliano quanto sarebbe possibile e necessario, e i paesi emergenti e in via di sviluppo che spingono sul pedale dello sviluppo tradizionale. In realtà le tecnologie per cambiare in senso «pulito» il modo di produrre, lavorare e vivere ci sarebbero: ma bisognerebbe avere il coraggio di cambiare abitudini, di rompere con le cautele e le prudenze che nascondono gli interessi economici «sporchi» che non vogliono perdere i loro guadagni. Sono gli scienziati a dirci che dobbiamo arrivare a emissioni zero massimo entro il 2050 a livello mondiale. Ma bisogna volerlo fare: bisogna elettrificare il trasporto e il riscaldamento, ridurre gli sprechi usando l'energia in modo efficiente, rendere pulita la produzione di energia elettrica, lasciare sottoterra il più possibile gas, petrolio e carbone. I governanti - ma anche tanti cittadini - non vogliono. Anche in Italia questo coraggio (e la voglia di colpire interessi consolidati in campo industriale, energetico e petrolifero) non c'è. Il nostro paese è «solo» 19esimo nella classifica mondiale delle emissioni di gas serra, e certo non può assumersi colpe «globali». Eppure il Belpaese ha non fa nemmeno la sua parte. I numeri dell'Ispra relativi al 2017 (gli ultimi disponibili) dicono che siamo faticosamente in linea con gli obiettivi fissati per il 2020: dopo una forte accelerazione del calo dei gas serra, grazie al boom delle fonti energetiche pulite, l'era Renzi-Gentiloni ha segnato un sostanziale stop della crescita delle rinnovabili. Mentre poco o nulla è stato fatto per rendere meno pericoloso per l'atmosfera nel settore del trasporto (che pesa per un quarto delle emissioni nazionali) e del riscaldamento (che vale un quinto del totale, più o meno come l'attività industriale). Piccoli miglioramenti si sono visti in materia di agricoltura e rifiuti. Risultato, l'Italia in questo momento non è in grado di rispettare gli obiettivi fissati dall'Europa per il 2030. E il governo gialloverde? Sta portando l'Italia nella giusta direzione? La risposta è semplice, guardando i numeri: no. Ad esempio, nonostante la pressante necessità di ridurre la spesa pubblica o trovare soldi per nuovi programmi, i 16 miliardi che ogni anno vengono sborsati per incentivare fonti energetiche fossili non sono stati toccati. E non mostra alcun reale progresso sulla strada della decarbonizzazione dell'economia italiana nemmeno il "Piano energia e clima" che il governo ha sottoposto alla Commissione Ue. Stiamo parlando del documento - elaborato dal ministero dello Sviluppo economico, cioè il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio - che indica la strategia con cui l'Italia vuole centrare gli obiettivi energetici e climatici concordati a livello del Vecchio Continente. I più delusi sono stati gli ambientalisti, che si attendevano sotto la spinta di M5S - in teoria una delle "stelle" del simbolo rappresenta la tutela dell'ambiente - una netta discontinuità con certe scelte della strategia elaborata dall'allora ministro Carlo Calenda, «realistiche» ma molto timide sul fronte della decarbonizzazione. «Il Piano - accusa Greenpeace - replica a volte addirittura peggiorandole le insufficienti strategie dei precedenti governi, puntando tutto sul gas e ignorando lo sviluppo delle energie rinnovabili». Di Maio aveva promesso il raddoppio del target di rinnovabili, e si accontenta di un modesto incremento. L'Ue chiede il taglio del 50% delle emissioni al 2030, e noi scriviamo -37%. Eppure, dice l'ex-ministro dell'Ambiente Edo Ronchi, «la decarbonizzazione potrebbe diventare una straordinaria occasione di nuovo sviluppo e nuova occupazione». Potrebbe. 

Roberto Giovannini

 

 

Raccolta rifiuti, costi saliti di 2 milioni Scattano gli aumenti sulle bollette Tari

Rincari in vista per far fronte alle spese di funzionamento del termovalorizzatore e pagare nuovi servizi di pulizia strade - LA RACCOLTA RIFIUTI IN CITTA'

Rincari in vista per la tassa sui rifiuti. Una doccia fredda per migliaia di famiglie e titolari di attività commerciali. Il Comune si prepara infatti a chiedere loro nuovi sacrifici per riuscire a scavare le risorse necessarie a far fronte all'aumento delle spese per i servizi di nettezza urbana. All'appello mancano poco meno di 2 milioni di euro. E per raggranellarli, appunto, verrà ritoccata all'insù la tassa, con aumenti che verranno calcolati nel dettaglio nelle prossime settimane: per ora le stime parlano di alcune decine di euro in più all'anno. La situazione è emersa ieri nel corso della riunione della terza commissione consiliare si è discusso di gestione dei rifiuti e del piano economico finanziario per il 2019. L'assessore all'Urbanistica e all'ambiente, Luisa Polli, ha illustrato i dati del 2018 e le previsioni per il 2019 contenute nel documento programmatico. Numeri che fotografano un aumento delle spese per le casse municipali dovuti, secondo Polli, da un lato allo scatto Istat e dall'altro al costo totale del servizio passato da 29,4 milioni del 2018 a 31,1 milioni nel 2019, con un aumento di 1,7 milioni. Su questa cifra pesano, oltre ai conguagli dell'anno precedente e all'aumento delle tariffe per lo smaltimento degli ingombranti e del costo del legno, le attivazioni di nuovi servizi come il presidio di spazzamento manuale nelle aree di San Giacomo, Piazza Perugino/Largo Barriera e Servola (circa 93 mila euro), la pulizia dei cestini nei giardini pubblici e del retrospiaggia di Barcola, la pulizia di fioriere e aiuole in 116 siti e la distribuzione di sacchi per le deiezioni canine per dodici mesi al costo di 530 mila euro. D'altro canto i numeri parlano chiaro e sono impietosi: i rifiuti indifferenziati, sempre stando a quanto previsto dal Pef, passeranno dalle 55 mila tonnellate del 2018 alle 56 mila del 2019, con un aumento pari a 1.369 tonnellate. La tariffa per il conferimento dovrebbe quindi passare da 118,90 euro a tonnellata del 2018 a 120,09 euro a tonnellata di quest'anno. Una delle voci che potrebbe incidere maggiormente è quella relativa al funzionamento del termovalorizzatore: i costi dovrebbero lievitare di 237 mila euro, passando dai 6,6 a 6,9. Tuttavia ci sono anche buone notizie, seppur insufficienti a colmar il gap con quanto preventivato: Polli ha dichiarato che l'utilizzo delle eventuali penali comminate ad AcegasApsAmga, - oggi sull'ordine dei 78 mila euro -, e che finora venivano portati in detrazione in bilancio, da quest'anno verranno messe nel Pef per "scontare" direttamente le bollette ai cittadini. Previsto inoltre il possibile utilizzo degli introiti della tassa di soggiorno per coprire parte dei costi maggiorati dovuti anche all'aumento dei flussi turistici in città. Per i dettagli, però, bisognerà attendere fine marzo. 

Luigi Putignano

 

Piazza della Borsa - Da gioiellino hi-tech a grattacapo infinito La triste parabola dell'isola ecologica

Non solo i rincari della tassa rifiuti. I lavori della seconda commissione consiliare hanno affrontato ieri anche la discussione sul futuro della discussa isola ecologica realizzata in piazza della Borsa. Del resto ne è passata di acqua sotto i ponti dall'aprile del 2011, quando l'allora assessore allo Sviluppo economico Paolo Rovis e l'allora amministratore delegato di AcegasAps Cesare Pillon, e il sindaco Roberto Dipiazza, inaugurarono quel "gioiellino" tecnologico in piazza della Borsa, interrato sotto l'arenaria. Cinque contenitori invisibili più un gigantesco elettrocompattatore per i rifiuti non riciclabili che potevano tenere grosso modo cinquanta volte il volume di immondizie di cui è capace un'analoga serie di cassonetti standard. L'obiettivo era quello di far sparire dalla vista i contenitori tradizionali in uno de salotti buoni di Trieste. Peccato che l'impianto abbia riservato fin da subito un sacco di grane. I primi problemi si manifestano dopo pochi mesi: a Dipiazza subentra Roberto Cosolini e Fabio Omero prende il posto di Rovis e subito si verifica un guasto all'apparecchiatura, risoltosi con la sostituzione del pezzo che si era guastato. Di recente, dopo il ritorno di Roberto Dipiazza in Municipio, la meraviglia ecologica all'ombra della statua di Leopoldo torna a dare pensieri. I contenitori sono riapparsi, e qualcuno pensa addirittura di tombare un'opera che è stata pagata profumatamente dal Comune di Trieste, quindi dai cittadini. E che ha una sua valenza urbanistica. Un'opera che non è innovativa, e non lo era neanche nel 2011, ma che a detta di molti appare necessaria e che in altre realtà nazionali funziona alla grande. In alcuni casi con tanto di card e microchip personalizzata per ogni utente che vede, così, caricare punti e, quindi, sconti sulla bolletta. È il caso di Pisa, in Toscana, che da anni si è dotata di un sistema informatizzato per la raccolta differenziata, dopo anni di esperienza di raccolta door-to-door. Intanto a Trieste, in pieno centro, da oltre cinque mesi fa il dispositivo che solleva le pedane sotterranee, che sbucano a comando per consentire lo svuotamento dei cassonetti a scomparsa, comincia a mostrare la corda. Da un paio di mesi è totalmente fuori servizio. Il guasto non è cosa da poco, per sistemarlo serviranno mesi. E soldi. Pare che la colpa sia da attribuire al peso eccessivo dell'arenaria posta sopra l'apertura. Una copertura voluta dalla Soprintendenza, certamente bella ma troppo pesante per un meccanismo che fa fatica, è troppo sollecitato. Ieri in commissione ambiente è riapparsa appunto la questione dell'"isola che non c'è". Opera che è stata "defalcata", termine complicato per dire che nel 2019 il Comune di Trieste non pagherà i 23 mila 639 euro necessari per il servizio e la manutenzione. Ma soprattutto è stata messa in discussione la sua utilità. Un ritorno al passato, sicuramente più lontano di quella "radiosa" inaugurazione del 2011. 

 

Dai dem ai forzisti Rivolta bipartisan in commissione contro il ritocco all'insù

Il pentastellato Menis denuncia il flop della giunta Dipiazza nella gestione della nettezza urbana. Polli ribatte alle accuse

Le voci - È una levata di scudi bipartisan quella che, ieri in commissione, ha accompagnato l'annuncio dei rincari nella tassa rifiuti. Veder lievitare i costi di un'imposta che dovrebbe essere il frutto di un'accurata gestione della cosa pubblica sia dal punto di vista del decoro sia da quello sanitario e ambientale ha creato infatti mugugni e dubbi trasversali. Per Antonella Grim, consigliera comunale del Pd, presente ieri in commissione «la giunta Dipiazza ha deciso che nel 2019 ogni famiglia pagherà fino a quasi 20 euro annui in più di Tari. Il centrodestra si fermi prima di approvare una simile delibera». «Nel silenzio attonito dei colleghi di maggioranza - ha continuato Grim - l'assessore Polli ha fatto questo annuncio spiegando che serve 1 milione e 900mila in più per far fronte all'aumento del Piano economico e finanziario del 2019. Ma in primo luogo non vi è alcun obbligo di aumentare il Pef, perché dovrebbero essere trovate strade diverse. E poi va ricordato che i maggiori oneri sono dovuti principalmente all'aumento dei servizi che dovrebbe erogare AcegasApsAmga, allo scarso risultato della raccolta differenziata fatto a Trieste e al cosiddetto recupero dell'insoluto». Grim ha, inoltre, sottolineato come si sia tornati «allo stesso punto dell'anno scorso, quando durante la discussione sul Pef 2018 era stato votato un ordine del giorno della maggioranza con cui si chiedeva di aprire da subito un approfondimento per rivoltare il Pef del 2019 "come un calzino". Invece nulla di concreto è stato fatto ad esempio per migliorare la raccolta differenziata, che ora è al 41,74% ma che, portata al 71%, porterebbe un risparmio per le casse pubbliche di due milioni e 700mila euro, tutti da togliere alle tariffe da far pagare ai nostri concittadini».Contrario alla gestione dei rifiuti effettuata in questo modo è Paolo Menis del M5S: «Tassa sull'immondizia a Trieste: 1,9 milioni in più di costo complessivo, aumenti in arrivo fra 5 e 18 euro annui per famiglia - scrive in un messaggio fatto girare a decine di destinatari e diventato ben presto virale -. Da anni il M5S chiede una politica diversa per quel che concerne la gestione dei rifiuti ma il centrodestra non ci sente, e questo di oggi è il risultato». Menis, inoltre, ha ricordato l'impegno preso dall'amministrazione sull'implementamento gratuito per la raccolta dell'olio esausto. In commissione gli animi hanno iniziato a scaldarsi dopo la relazione di Giovanni Piccoli, responsabile ambiente di AcegasApsAmga: Guido Apollonio, consigliere comunale di Forza Italia si è chiesto «quante sono le tonnellate di rifiuti provenienti da fuori Trieste che vengono bruciate nel nostro termovalorizzatore aumentandone di conseguenza i costi di manutenzione». Everest Bertoli, della Lega, si è chiesto quale sia «la percentuale di servizi esternalizzati da Acegas». Teresa Bassa Poropat, dei Cittadini, ha ricordato l'esempio virtuoso di Muggia «giunta al 73% di raccolta differenziata, pur con le problematiche note relative alla raccolta porta a porta» a cui Polli ha risposto affermando come «paradossalmente sia aumentato il conferimento nei cassonetti presenti nel territorio del Comune di Trieste limitrofo a quello della cittadina rivierasca, con varie sanzioni comminate a cittadini muggesani colti in flagrante».

 

 

Grado, la beffa del ministero sul caso del Museo del mare

Roma chiama la segreteria del Comune per sapere se la struttura, mai partita, è aperta. E sul sito dei Beni culturali il nome "Iulia Felix" scritto in modo errato

GRADO. Sono già passati tre mesi da quando il Comune di Grado ha messo in mora, diffidando il ministero dei Beni culturali a fare aprire il Museo nazionale di Archeologia subacquea: struttura da una trentina d'anni ormai data dal Comune in comodato d'uso al dicastero stesso ma mai entrata in funzione, se non in un paio di occasioni per alcune mostre. Rimangono, come evidenziato nel recente consiglio comunale, ancora cinque mesi di tempo (il termine dato per aprirlo è stato appunto di otto mesi) prima che il Comune intenti una vera e propria causa contro il ministero con l'obiettivo di farsi restituire la struttura. Ma il ministero fino ad oggi non ha mai risposto. E c'è di più: qualche tempo fa un dipendente dello stesso dicastero ha telefonato alla segreteria del Comune per chiedere se il museo era aperto. Stupore, ovviamente, ha suscitato la richiesta: innanzitutto perché la domanda non è stata rivolta direttamente ai responsabili del Polo museale regionale, ma soprattutto per il fatto che il ministero stesso, che dovrebbe attivare il museo, in realtà non ne sa nulla. E in questi anni di richieste di solleciti, di lettere e telefonate e persino di visite a Roma per incontrare il sottosegretario se ne sono registrati a bizzeffe. Se si va sul sito del Mibac, il sito cioè del ministero, alla sezione direzione generale musei si legge che il piano superiore della struttura di Grado è genericamente adibito a ospitare mostre temporanee organizzate dal Comune che trattano il tema della relazione tra Grado, il suo mare e la sua laguna. «Per questo motivo, la struttura è stata ribattezzata dai suoi cittadini Museo del Mare. Il museo è nato per ospitare la Julia Felix, la nave romana rinvenuta sul fondo della laguna. La nave, collocata al piano terra, tuttavia, non è ancora visitabile».Si tratta di indicazioni più o meno esatte. Ad esempio c'è il nome Iulia Felix con il quale è stata battezzata la nave oneraria romana trovata al largo di Grado giù nel 1987 dall'allora direttrice del Museo di Aquileia: il nome va scritto infatti con la "i" iniziale del nome e non con la "j". Fino all'incirca un anno fa sul sito del ministero erano persino riportati, inoltre, gli orari di apertura del museo che non è mai stato aperto. Ma torniamo alla questione giudiziaria: poiché ormai pare si vada proprio verso questa direzione. È infatti da quando l'edificio (l'ex scuola Scaramuzza) è stato dato in comodato d'uso al ministero che da Grado partono i solleciti. Non solo. Nell'arco di tutti questi anni, del Museo nazionale di Archeologia subacquea nato dopo il rinvenimento della Iulia Felix è stata annunciata diverse volte l'apertura, anche con la dispendiosa organizzazione di conferenze stampa di livello nazionale (ovviamente con la stampa di brochure di vario genere) promosse da Roma e in occasione delle quali sono arrivate a Grado diverse persone. Diversi dei sindaci che si sono susseguiti hanno provato a farlo aprire, ma nessuno è sin qui riuscito nell'intento. Anche l'attuale amministrazione inizialmente si è fidata di certe persone e promesse che poi sono letteralmente naufragate. E ormai da mesi e mesi nessuno nemmeno si degna di rispondere alle richieste formulate dal Comune. 

Antonio Boemo

 

 

Piazza Sant'Antonio rischia di essere snaturata dal restauro - La lettera del giorno di Bruno Cavicchioli, presidente (Co.sa.pu.)

Abbiamo partecipato qualche giorno fa alla riunione della IV. Circoscrizione in cui l' architetto Bradaschia illustrava i quattro progetti per restaurare Piazza Sant' Antonio. A dire il vero questo è il termine caro a noi mentre, negli ultimi vent'anni, si è passati dalla "riqualificazione" allo "restyling" il che ha significato, comunque, lo snaturamento totale dell'assetto architettonico delle nostre piazze più belle, come ricordato dal sindaco nell'articolo del Piccolo e la creazione di un "patchwork", così definito del direttore del Piccolo dell'epoca dottor Paolo Possamai, di tutto l'insieme. Comunque sia i quattro progetti sono poco dissimili l'uno dall'altro: si tende a spianare tutto e, come in passato, a "ringiovanire" l'ambiente; lo testimoniano le civettuole strisce di pietra bianca (mai esistite a Trieste in passato) che intersecano la pavimentazione a piastrelle nella parte centrale della piazza e davanti al tempio dove l'illuminazione sarebbe a pavimento e non con lampioni. Sui due lati verrebbe mantenuto il masegno che si vede emergere e che, tra dieci anni, sarà sempre lì mentre le piastrelle, tanto care a tutte le amministrazioni, saranno sbriciolate e da sostituire: un film già visto. Abbiamo preso la parola per proporre un quinto progetto, ovverosia rispettare la legge e mantenere l'esistente provvedendo al "restauro" del sito come prevede chiaramente il decreto legislativo 42 del 2004. L'assetto dovrebbe rimanere quello attuale livellando la pavimentazione con le lastre esistenti attorno alla fontana, e mantenendo le aiuole senza l'impianto di alberi che turberebbero la visuale: non ha senso farlo oltretutto visto che poi, come davanti al silos, vengono estirpati. La vasca dovrebbe rimanere dov' è, sempre "ope legis": l'acqua è vita, bellezza, movimento, se la fontana funziona... Che senso ha buttare via soldi per farne un'altra (oltretutto quadrata!) pensando che i due templi si specchierebbero sull' acqua. Forse lo facevano quando c'era il canale, certamente non ora con dimensioni ridotte. In questo modo si risparmierebbero, oltretutto, un mucchio di soldi dei tre milioni previsti, che si dovrebbero destinare al "restyling", stavolta sì, delle disastrate piazze delle periferie.

 

 

L'INIZIATIVA - Campagna per l'acqua del rubinetto - Lunedì il lancio alla Coop delle Torri

Prende il via "La tua acqua", la campagna di sensibilizzazione che punta a fornire una serie di «informazioni necessarie per una scelta consapevole e ragionata sul tema acqua, con l'obiettivo di promuovere e salvaguardare l'ambiente favorendo il consumo dell'acqua del rubinetto e il risparmio idrico». La campagna, che interessa Trieste, Gorizia e Udine, vede il coinvolgimento dei gestori idrici, rispettivamente AcegasApsAmga, Irisacqua e Cafc, anche con brochure e manifesti informativi nei punti vendita Coop Alleanza 3.0. Il momento d'incontro con la stampa che lancerà ufficialmente in città "La tua acqua" è in programma lunedì alle 11 all'Ipercoop delle Torri. Saranno presenti tra gli altri Fabio Scoccimarro, assessore regionale all'Ambiente, Dino Bomben, vicepresidente Coop Alleanza 3.0, Roberto Gasparetto, direttore generale AcegasApsAmga, Salvatore Piero Maria Benigno, presidente Cafc, e Paolo Lanari, dg Irisacqua.

 

APERITIVO VERDE

Nell'ambito del ciclo Aperitivo Verde, oggi alle 18 al Centro di Educazione Ambientale - Padiglione "V" di via Weiss, 14 al Parco di San Giovanni (ex Opp) si terrà un incontro sui temi dell'ambientalismo nel racconto di due giovani protagoniste del programma Servizio volontario Europeo ospiti a Trieste. Ingresso libero. L'Aperitivo verde è un momento leggero per parlare di temi ambientali sorseggiando un aperitivo e discutendo delle proposte dei giovani per il futuro con l'iniziativa internazionale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 marzo 2019

 

 

Ring in stile Vienna e zone a 30 all'ora - Il Piano del traffico svela le sue carte

Allo studio anche nuove pedonalizzazioni. Ma Polli rassicura: «No a interventi traumatici come quelli fatti in via Mazzini»

I piani del traffico sono sempre a rischio di trasformarsi in Waterloo per le giunte comunali. L'assessore all'Urbanistica Luisa Polli lo sa, e proprio per questo insiste sul metodo consultivo adottato per realizzare il prossimo "Pums", Piano urbano della mobilità sostenibile. Cionondimeno rivela qual è la filosofia di fondo del progetto: «Vogliamo convincere chi viene da fuori a lasciare l'auto all'esterno di un "ring" da creare attorno al centro e a muoversi poi con i mezzi pubblici. E intanto alleggerire gradualmente il traffico sulle vie del centro».Il Pums verrà realizzato nel bando del progetto Portis, dedicato dall'Unione europea alle città portuali, cui Trieste ha aderito nell'ambito della sezione relativa a "Trasporti intelligenti, verdi e integrati - Mobilità per la crescita".I progetti europei si fondano su un meticoloso coinvolgimento della popolazione nei processi decisionali. Anche per questo il Comune ha "sguinzagliato" dodici giovani sondaggisti sui bus e alle fermate cittadine per vagliare le opinioni dei triestini in fatto di traffico. La base del nuovo piano, quindi, deve essere ancora scritta. Eppure una "filosofia" dello strumento già c'è, e sembra ispirarsi alla lezione che la precedente giunta Cosolini trasse con la mancata pedonalizzazione di via Mazzini. Spiega l'assessore Polli: «L'idea di fondo è abituare le persone ad arrivare ai limiti di quello che potremmo definire un "ring" attorno al centro di Trieste per lasciarvi le proprie automobili, utilizzando poi i mezzi pubblici per spostarsi. Penso soprattutto a chi viene da fuori città o dal Carso».Inevitabile pensare al nuovo parcheggio di viale Miramare e agli altri che lì sorgeranno: quell'area potrebbe individuare almeno una parte del "ring" in stile Vienna immaginato dai tecnici del Comune e dalla giunta. Ma ci saranno altre pedonalizzazioni? L'assessore è cauta ma non nega che l'idea è diminuire la pressione del traffico sul centro: «L'idea è mantenere tre o quattro vie di scorrimento, alleggerendo gradualmente le altre». Un processo che, sottolinea Polli, deve essere pensato su una scala cronologica molto estesa: «Non devono esserci interventi traumatici come fu il tentativo di pedonalizzazione di via Mazzini. La tempistica deve essere dilatata, commisurata sui cambiamenti delle abitudini dei triestini».Un altro punto cardine sarà la tecnologia, in particolare quella che consente di abbattere l'inquinamento: «Abbiamo aderito al progetto della Regione a favore delle auto elettriche. Lo presenteremo assieme all'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro nei prossimi giorni. L'idea in generale è usufruire di tutti i fondi disponibili, dalla Regione all'Ue, per sostenere questo genere di mobilità anche nella nostra città, dando aiuti ai cittadini che intendono usare auto elettriche, e al contempo costruendo le infrastrutture necessarie». Conclude Polli: «Il mio sogno, infine, resta una veloce ripartenza del tram di Opicina».Guardando alla delibera che sancisce l'avvio dei lavori per il Pums, si colgono ulteriori linee guida. Una è lo sviluppo delle piste ciclabili e non: «Si devono localizzare nuovi percorsi e aree pedonali, sia nelle zone centrali della città che in quelle periferiche e nei borghi carsici, in aree predisposte a essere riqualificate e destinate alla mobilità sostenibile». E ancora: «Il piano dovrà promuovere la ciclabilità legata alla fruizione dei luoghi turistici, con particolare riguardo all'altipiano del Carso, nell'ottica di una visione sinergica con i Comuni vicini». In arrivo anche aree a "velocità rallentata": «Si dovrà prevedere la riduzione della velocità dei veicoli, con la riorganizzazione delle sedi stradali e l'estensione delle zone 30». Quando vedremo le prime modifiche tradotte in pratica? «Entro l'anno», dice Polli.

Giovanni Tomasin

 

Domani il debutto al Mib tra slide, relazioni e dibattiti

La presentazione del Pums coinvolgerà tecnici municipali, ingegneri civili e amministratori A fine lavori, spazio ai dubbi dei cittadini

Il "Pums", Piano urbano della mobilità sostenibile, verrà presentato domani nella Sala Generali del Mib, al Ferdinandeo. L'evento avrà inizio alle 14 e includerà interventi di istituzioni ed esperti che saranno coinvolti nella realizzazione del piano. Ad aprire le danze saranno l'assessore comunale all'Urbanistica e all'Ambiente, Luisa Polli, seguita dal direttore del dipartimento Territorio, Economia, Ambiente e Mobilità Giulio Bernetti. Polli e Bernetti provvederanno a presentare pubblicamente le linee guida del Pums. Seguirà Fabio Lamanna, ingegnere civile esperto in trasporti e collaboratore del Comune, che terrà un intervento intitolato "Verso una nuova scienza della città".Toccherà quindi a Tito Berti Nulli della società di ingegneria Sintagma, con una relazione sul tema "Il Pums di Trieste: obiettivi e linee di azione".Dopo Berti Nulli prenderà la parola Fiorella Honsell, ingegnere a sua volta, che esporrà i suoi "Primi spunti su punti di forza e criticità del sistema della mobilità a Trieste". Dopodiché interverrà Riccardo Berti Nulli, sempre di Sintagma, su "Rilevamenti e indagini per il quadro conoscitivo del Pums". Infine toccherà a Luca Lucietti di Fit Consulting: "Riorganizzazione e razionalizzazione della distribuzione urbana delle merci».Il pomeriggio si concluderà con una discussione e un dibattito assieme al pubblico, composto da cittadini e portatori d'interesse. Il convegno di apertura del Pums rientra nelle indicazioni date dall'Unione europea, che impone per progetti di questo genere un ampio livello di coinvolgimento della cittadinanza. Si legge nella delibera che avvia il procedimento per l'elaborazione del piano: «Il processo di redazione e approvazione del Pums dovrà essere caratterizzato dalla massima partecipazione e dal coinvolgimento degli stakeholders e della cittadinanza, anche attraverso le competenti circoscrizioni».Nella delibera si trovano anche delle anticipazioni dei temi che verranno trattati venerdì. Le linee guida del piano sono infatti sintetizzate come segue: «Visione strategica di lungo periodo dei trasporti e della mobilità per la aree urbane e peri-urbane, che copra tutte le modalità di trasporto (pubblico e privato, passeggeri e merci, motorizzato e non, gestione degli spostamenti e della sosta)». Il documento prosegue elencando come necessari un «approccio partecipativo», uno «sviluppo equilibrato e integrato di tutte le modalità di trasporto», la collaborazione fra enti coinvolti, una «valutazione della performance corrente e futura mediante l'indicazione di un set di indicatori», un «monitoraggio regolare, valutazione e revisione», «considerazione dei costi esterni per tutte le modalità di trasporto».

 

Questionari in strada e sondaggi porta a porta per mappare le abitudini di chi si sposta in città

Iniziata l'attività degli operatori incaricati di raccogliere idee e proposte Pettorine arancio e distintivi ad hoc per convincere i passanti a fidarsi

L'indagine - Capita di vederli anche al mattino presto in località non proprio centrali come via Svevo. Pettorine gialle e cartellino identificativo al collo, sono i 12 giovani sondaggisti sguinzagliati per la città e sugli autobus di Trieste dal Comune, attraverso la società Sintagma, che ha vinto l'appalto per le consultazioni sul nuovo Piano urbano di mobilità sostenibile. Da ora a giugno la società conta di realizzare circa 9 mila interviste "vecchio stile" per individuare gli interventi necessari sulla mobilità triestina: verranno condotte sui bus, porta a porta e perfino in strada affiancati dai vigili. A queste si aggiungono però misurazioni sul traffico con strumenti tecnologici all'avanguardia. Com'è strutturata la campagna? Lo spiega Federica Ranocchia di Sintagma, "regista" delle sei coppie di giovani sondaggisti che gireranno le strade di Trieste nei prossimi mesi. «Il termine ultimo è il 12 giugno perché ci interessa avere raccogliere i dati sulla mobilità triestina a scuole aperte, ovvero nei momenti di massimo traffico al mattino», dice.«Abbiamo previsto tre diverse fasi di raccolta delle informazioni», prosegue ancora Ranocchia. La prima consiste in quella ora in corso: i rilevatori parlano con i cittadini alle fermate dei bus e a bordo delle stesse linee, in accordo con Trieste Trasporti. Com'è ovvio, lo scopo di questa prima fase è intercettare la fascia di cittadini che si sposta usando i mezzi pubblici. Le domande sono semplici: punto di partenza e di arrivo, motivazione del viaggio e soprattutto frequenza. «Quest'ultimo dato è il più importante perché ci permette di capire quali sono i flussi costanti», precisa Ranocchia. La seconda fase punterà invece a intercettare il traffico veicolare privato. Si tratta di un compito non facile, e infatti i rilevatori in questo caso saranno coadiuvati dalla polizia locale di Trieste. «Ci interfacceremo con il trasporto privato in ingresso nel territorio di Trieste - spiega ancora l'esponente di Sintagma -. I rilevatori porranno le domande agli autisti fermati dagli agenti della polizia locale». Anche in questo caso le domande saranno luogo di partenza, destinazione, ragione e frequenza. Ancora una volta, l'importante è capire quali sono i traffici giornalieri in entrata in città. La terza fase, la più corposa dal punto di vista numerico, punta invece a intercettare le persone che non si spostano primariamente con i mezzi pubblici né con il trasporto privato. Le interviste verranno quindi condotte a domicilio. Si tratta di un'impresa complicata, poiché le persone tendono a non fidarsi di chi si presenta alla loro porta. «Per presentarci ai condomini affiggeremo un preavviso all'ingresso - spiega Ranocchia -, più o meno come si fa per le rilevazioni dei contatori del gas o dell'acqua». In questo modo il sondaggio dovrebbe fotografare anche la fascia di popolazione che si sposta a piedi, in bici o che adotta altre soluzioni. Le interviste interesseranno Trieste e i Comuni limitrofi, che verranno comunque tenuti in conto nell'elaborazione del Piano urbano di mobilità sostenibile. Alle interviste si affiancheranno le rilevazioni strumentali. Conclude Ranocchia: «Nostri tecnici da Perugia verranno a Trieste e, usando strumenti all'avanguardia come radar e videocamere, monitoreranno i flussi del traffico».

G.Tom.

 

E Trieste Trasporti "indaga" sulla soddisfazione degli utenti

Al via la ricerca demoscopica sulla qualità del servizio offerta dall'azienda Previste migliaia di interviste al telefono e alle fermate

Non solo i sondaggi preliminari alla stesura del nuovo Piano del traffico comunale. Ieri è entrata nel vivo anche l'edizione 2019, la diciottesima organizzata finora, dell'indagine demoscopica per la rilevazione dei livelli di soddisfazione per il servizio di trasporto pubblico locale a Trieste. Promossa e commissionata da Trieste Trasporti, l'indagine sarà condotta dalle società specializzate Gap di Trieste e Troisi Ricerche di Bari. Saranno realizzate alcune migliaia di interviste sia telefoniche e sia alle principali fermate degli autobus, sull'intero territorio provinciale. L'attività, che durerà due settimane circa, prenderà in esame diversi aspetti relativi ai servizi di Trieste Trasporti, come l'affidabilità, la pulizia dei mezzi, l'accessibilità, l'innovazione, la cortesia del personale. L'analisi dei dati raccolti consentirà a Trieste Trasporti di valutare il gradimento, la percezione e le aspettative dei clienti e di quelli potenziali, al fine di intraprendere azioni e cambiamenti coerenti con le esigenze del territorio nell'ottica di un progressivo miglioramento della qualità e dell'efficienza dei processi. I risultati dell'indagine saranno pubblicati entro l'estate. Trieste Trasporti, precisa una nota dell'azienda, ringrazia fin d'ora tutte le persone che, rispondendo alle domande degli intervistatori, accetteranno di dare il proprio contributo. Per informazioni, chiarimenti o segnalazioni è possibile contattare il numero verde 800.016675 o scrivere all'indirizzo di posta elettronica michele.scozzai@triestetrasporti.it.

 

 

Muggia - Orto sociale a Pianezzi Conclusi i primi lavori

Continua il progetto partecipato - da 250 mila euro - di riconversione in orto sociale dell'area di Pianezzi a Muggia. Chiusi i primi interventi di pulizia, demolizione di manufatti e creazione di piccoli percorsi di accesso, il prossimo step prevede uno studio sull'individuazione dei percorsi verso/tra i pastini.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 marzo 2019

 

 

Gli enti chiedono tempo sul progetto di Acquario Frena l'iter di bonifica

Per la Conferenza dei servizi serve una proroga alla procedura Il Comune di Muggia opta per lo stop: «Un atto necessario»

MUGGIA. «I tempi si stanno dilungando, ma confidiamo che la Conferenza dei servizi condividerà con noi l'importanza di riaprire un'area che da più di 20 anni attende di essere restituita alla comunità». C'è un pizzico di rammarico più che di preoccupazione nelle parole del sindaco Laura Marzi, dopo che nella giornata di ieri, come un fulmine a ciel sereno, lo stesso Comune di Muggia ha annunciato che la procedura per il secondo stralcio dei lavori di bonifica di Acquario è momentaneamente sospesa. Il colpo d'arresto dell'iter per la restituzione alla cittadinanza (e ai turisti) della costa muggesana è giunto in modo inatteso dopo che nel dicembre scorso l'amministrazione comunale muggesana aveva formalizzato l'approvazione del progetto che era stato predisposto, dopo l'espletamento della necessaria procedura di gara, dal costituendo Rtp, il Raggruppamento temporaneo professionisti di tipo orizzontale composto da Hmr Ambiente srl, Servizi qualità e sicurezza srl, Hmr srl e Thetis spa. Il progetto prevede la realizzazione di un tratto di pista ciclabile a costeggiare la strada principale, la creazione di due punti di bike sharing, ma anche la creazione di chioschi enogastronomici con annessi servizi legati alla balneazione e alcune strutture ombreggianti per trovare riparo dal sole. Il progetto promosso dalla giunta Marzi prevede anche la realizzazione di un'area giochi e fitness, un campo da beach volley, uno da bocce e lo skate park, quest'ultimo dirottato dall'ex piazzale Alto Adriatico alla riviera. «Completano il progetto arredi, docce, fontanelle, otto scalette a mare e l'allargamento del parcheggio esistente, che vedrà quasi raddoppiata l'attuale capienza», ricorda il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici di Muggia Francesco Bussani.Il progetto, dopo essere stato illustrato ai consiglieri comunali, è stato presentato qualche settimana fa alla Conferenza dei servizi, passaggio fondamentale per ottenere l'approvazione definitiva. «Tale passaggio ha visto, però, un dilatarsi dei tempi rispetto a quanto prevedibile, con il subentrare della necessità di un atto di sospensione della procedura attivata da parte del Comune di Muggia», si limita a spiegare il sindaco Marzi. Da quanto si è potuto apprendere alcuni enti hanno chiesto delle proroghe per analizzare le documentazioni ricevute. «Tecnicamente si stimava che il progetto esecutivo passasse al vaglio della Conferenza dei Servizi all'inizio del 2019 e che, dopo le eventuali osservazioni, il Comune potesse indire una procedura di gara per poi procedere quanto più rapidamente possibile (entro l'inizio dell'estate, ndr), all'avvio dei lavori e all'apertura vera e propria del cantiere», puntualizza ancora Marzi. Ora i tempi si stanno allungando, anche se dal Municipio trapela un discreto ottimismo dato che non ci dovrebbero essere gravi slittamenti rispetto alle tempistiche previste.-

Riccardo Tosques

 

 

I rottami rinascono "Oltre quella sedia" nei Sabati ecologici

Ripartono gli appuntamenti itineranti di AcegasApsAmga per la raccolta degli ingombranti con una doppia finalità: ambientale e sociale

Ripartono sabato, con il primo appuntamento nella sede della circoscrizione della Rotonda del Boschetto, i Sabati ecologici destinati al riciclo dei rifiuti e promossi da AcegasApsAmga, in collaborazione con la onlus "Oltre quella sedia" nell'ambito del progetto di recupero creativo dedicato ai ragazzi diversamente abili "RiCreazione", giunto al terzo anno di attività. Dalle 10 alle 16, tutti saranno invitati a portare appunto rifiuti che possono essere recuperati nella sede della Sesta circoscrizione, dove lo staff di AcegasApsAmga scremerà tutto quello che è recuperabile da ciò che non lo è. E così, seguendo un percorso già sperimentato, i 27 ragazzi di "Oltre quella sedia" potranno poi trasformare un ferro da stiro in un ferma libri, un contenitore di caffè in una lampada o una teglia per torte in un porta penne, dando fondo a creatività, fantasia e manualità, per prendere come detto oggetti apparentemente non più utili e donare loro nuova vita. Il programma dei Sabati ecologici, giunto invece al sesto anno, è stato inaugurato ieri alla presenza di Luisa Polli, assessore all'Ambiente, Giovanni Piccoli, responsabile dei Servizi ambientali di AcegasApsAmga, e Marco Tortul di "Oltre quella sedia".La onlus è impegnata a dare ai ragazzi diversamente abili l'opportunità di sentirsi utili, ottenendo un risultato «qualitativamente elevato» ed economicamente sostenibile. I Sabati ecologici sono stati avviati per la prima volta nel 2014 con nove tappe totali, portate nel 2015 a 11, visto l'ampio apprezzamento dei cittadini, e arrivando infine a 12 tappe annuali dal 2016. Dall'avvio nel 2014 è così stato possibile raccogliere oltre 390 tonnellate di materiali, di cui più di 90 solo nel 2018 (anno in cui è stato registrato un incremento dell'8% rispetto al 2017 e di circa il 200% rispetto al 2014).-

Ugo Salvini

 

 

SEGNALAZIONI - Tav - Il mercato delle consulenze

È divertente notare come il consulente Tav abbia trasudato consulenze diverse a seconda di chi era il cliente. Nulla di cui stupirsi: accade in tutte le aziende quando è ora di stilare il bilancio: spesso la domanda che il consulente fiscale ci pone riguarda quale si vuole che sia il risultato finale dell'esercizio. Non è la prima volta che si leggono consulenze dai contenuti bizzarri. Tanto per rimanere in tema, ricordiamo i signori di Nomisma che nella loro relazione sull'Alta velocità riuscirono ad affermare che sarebbe servita per fare andare più veloci i treni. Spesso il mercato delle consulenze è una vera e propria miniera d'oro per sedicenti esperti nei campi più disparati. Se poi l'oggetto ricade nel campo del sociale c'è di cui sbizzarrirsi, fino ad arrivare al caso delle due Simone rapite in Iraq dove, si dice, fossero impegnate ad insegnare la raccolta differenziata ai locali. Mi chiedo, oltre a tutto quello che è stato guadagnato da albergatori senza troppi scrupoli, quanti consulenti abbiano orbitato attorno al business dell'accoglienza, spesso travestiti da mediatori culturali o altre figure che potrebbero ricadere nelle competenze del classico assessorato alle "attività varie ed eventuali".

Nando Centelli

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 marzo 2019

 

 

Nessuno si fa avanti alla nuova asta - L'Obelisco resta senza compratori

Nonostante il prezzo d'acquisto crollato a due milioni, spaventa sul mercato l'onere della riqualificazione

"Gara non aggiudicata". L'interesse immobiliare ha il cuore di pietra. Non si fa commuovere dal progetto anni Settanta firmato da Gae Aulenti, nè tantomeno dai ricordi legati al console di sua Maestà britannica Francis Richard Burton, che circa 130 anni in quel luogo così ameno tradusse dall'arabo le "Mille e una notte". Richiami letterari, architettonici, paesaggistici non bastano a convincere gli investitori a spendere due milioni per l'acquisto del rudere e a scommetterne una ventina per resuscitarlo da un degrado inarrestabile. Anche l'ultima gara non ha dato gioia ai curatori del fallimento Gladstone, che da anni tentano di piazzare il compianto ex hotel Obelisco: edificio e appezzamento sono stati offerti a due milioni di euro ma ancora una volta nessuno si è fatto avanti. Il costo della redenzione è troppo elevato. Finora il turismo, che sembra il nuovo Eldorado dell'economia triestina, con aperture alberghiere e riqualificazioni in case-vacanze e b&b, non ha nutrito nostalgia per l'antica stazione di posta, che ha smesso di ricevere ospiti negli anni Ottanta. L'ultima proprietaria, la Gladstone, era partecipata dalla Norman95, società di gestione immobiliare facente capo a Massimo Cimatti e Corrado Coen, condannati lo scorso ottobre per bancarotta fraudolenta. Amministratore di Norman95, fallita nel 2011, era stato Fabrizio Palenzona, già vicepresidente di Unicredit. Curatori del fallimento Gladstone sono a Milano Patrizia De Cesari, Giorgio Canova e Andrea Carlo Zonca: dopo l'ennesimo esito negativo, valuteranno il da farsi, quando e come procedere con nuovi esperimenti d'asta. Si tenga presente che - rispetto alla prima stima pari a 4,6 milioni risalente al 2010 - il valore dell'Obelisco si è progressivamente deprezzato di oltre la metà del valore. Sulla carta l'area sarebbe una ghiottoneria: la struttura edificata supera gli 8mila metri quadrati, campi da tennis e piscina si estendono per quasi 6 mila metri quadrati, il parco rasenta i 30 mila metri quadrati consentendo ampia opportunità di parcheggio. Ma, nonostante in passato i venditori siano stati contattati da operatori italiani e stranieri, finora nessuno se la è sentita di scommettere doppie cifre per recuperare il sito. Così l'ex hotel Obelisco si iscrive a pieno titolo nell'elenco dei nobili edifici decaduti che faticano a trovare soggetti desiderosi di adottarli: non li ha trovati palazzo Dreher in pieno centro, non li ha trovati palazzo Carciotti sulle Rive. Li ha invece trovati l'ex Intendenza di finanza che accoglierà il più grande "quattro stelle" della regione. 

Massimo Greco

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 marzo 2019

 

 

La battaglia ambientalista di Greta contagia anche i ragazzi di Trieste - LA MANIFESTAZIONE

Sit-in venerdì in piazza Unità sulla sfida dei cambiamenti climatici L'ispirazione viene dalla sedicenne svedese diventata ormai un'icona

«I cambiamenti climatici sono un'emergenza. Noi vogliamo azioni immediate per contrastarli. Unisciti a noi!» . È lo slogan scelto per il #fridaysforFuture, iniziativa che si svolgerà in diverse città d'Italia, promossa da vari gruppi di ragazzi. Quello di Trieste scenderà in piazza Unità venerdì alle 14.30, con tanto d'invito rivolto a tutti ad "aggregarsi". «Il progetto nasce dall'idea di una ragazzina svedese di 16 anni, Greta Thunberg, nota per il suo manifestare ogni venerdì davanti alla sede del Parlamento svedese», si legge nella locandina dell'appuntamento: «Gli studenti di tutto il mondo hanno deciso di replicare, organizzando diversi cortei e sit-in. In Italia, oltre a Trieste, aderiscono Roma, Milano, Torino, Modena, Como, Bari e Genova. C'è la forte volontà di spronare a riflettere sull'inquinamento e il cambiamento climatico».In questi giorni l'evento sta rimbalzando sui social. «Vogliamo coinvolgere quante più persone possibile», spiega Ilaria Mosetti, una delle promotrici a livello locale: «Giovani ma non solo, l'iniziativa è rivolta a tutti. L'obiettivo è discutere insieme di tematiche ambientali, sensibilizzare la gente. Lo faremo con gli interventi di esperti e con chi vorrà contribuire. Si parlerà soprattutto di temi generali, ma ci sarà spazio anche per problematiche legate all'inquinamento nella nostra città». Il consiglio nell'invito online, rivolto a chi parteciperà, è di promuovere anche slogan inerenti l'argomento. «Ci teniamo - prosegue Ilaria - a far sì che Trieste, da sempre città piena di risorse e qualità ambientali, possa dire la sua per una grande causa che la riguarda anche da vicino. La manifestazione è apartitica, autorizzata, e abbiamo l'appoggio di varie realtà e associazioni locali come Greenpeace, Amnesty, Wwf, Isde e Zeno». Seguita in tutto il mondo per le sue battaglie a favore dell'ambiente, Greta è intervenuta di recente anche alla conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite a Katowice, in Polonia. Con i suoi interventi è diventata in poco tempo la portavoce del movimento giovanile mondiale per il clima, i suoi discorsi pubblicati in rete hanno raggiunto milioni di utenti.

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 marzo 2019

 

 

Linci in Slovenia e Croazia via al piano di ripopolamento - DUE ESEMPLARI IN ARRIVO DA ROMANIA E SLOVACCHIA

FIUME. Linci "importate" dalla Romania e dalla Slovacchia con l'obiettivo di rafforzare geneticamente le loro consimili residenti in Croazia e Slovenia. In primavera due esemplari di lince maschio saranno introdotti nel Gorski kotar, l' area montana che fa parte della Regione di Fiume, e nel Paese subalpino. A una delle due linci, quella che sarà liberata in Slovenia, è già stato dato un nome: si chiamerà Goru. Magda Sindicic, docente alla facoltà di Veterinaria dell'Ateneo zagabrese, coinvolta nel progetto, ha fatto sapere che il felino destinato al Gorski kotar ha quattro anni di età e pesa 21 chili. Un bel bestione che dovrà dare il suo contributo al ripopolamento e al quale - nei prossimi cinque anni - si aggiungeranno altri tre esemplari che saranno prelevati con trappole speciali posizionate nelle aree boschive subcarpatiche.Il Gorski kotar, stando agli esperti, ha una popolazione di linci che tocca le 60 unità, una quota giudicata non troppo bassa. La regione montana è l' unica in Croazia ad avere questo bellissimo e sfuggente animale. La lince per il momento ancora senza nome verrà rimessa in libertà nel Parco nazionale del Risnjak grazie al progetto denominato Life Lynx, fortemente caldeggiato dall'Unione europea per fronteggiare il rischio di estinzione presente nell'area delle Alpi dinariche. La direzione del parco nazionale è da anni coinvolta nel progetto di ripopolamento delle linci, assieme alla citata facoltà di Veterinaria, al Politecnico di Karlovac e all'associazione ambientalista Biom, con il sostegno dell'istituto pubblico quarnerino Priroda (Natura in italiano).La Slovenia, che conta su una ventina di linci, avrà invece bisogno di un intervento più robusto. Oltre a Goru, e nell'arco di tempo di qui al 2024, saranno trasportati nel Paese dieci felini provenienti da Romania e Slovacchia. Il primo ripopolamento in quest'area avvenne nel 1973, sempre con esemplari portati dal territorio subcarpatico, con sei linci che furono rimesse in natura nelle vicinanze di Kocevje. In questi 45 anni però gli animali si sono accoppiati tra loro indebolendo geneticamente la popolazione. I vicini dall'Est garantiranno - è l'obiettivo - garantiranno dunque un utile "rimescolamento", che dovrebbe rafforzare geneticamente le linci slovene. Ricordiamo che il Gorski kotar è l'unica zona in Croazia nella quale convivono i tre grandi predatori europei, orsi, linci e lupi appunto, tutelati da leggi e regolamenti assai rigorosi. 

 

Ostriche contaminate in allevamenti di Stagno l'allarme degli esperti

RAGUSA (DUBROVNIK). L'anno scorso, in questo periodo, le tradizionali Giornate delle ostriche di Stagno - nella Dalmazia meridionale - avevano avuto per ospite anche il premier croato Andrej Plenkovic che, assieme a uno stuolo di ministri, aveva gustato i molluschi - di cui tracce di allevamento in zona risalgono all'antichità romana - parlando di brand da valorizzare a livello europeo e mondiale. Quest'anno l'atteso appuntamento gastronomico, uno dei più importanti del Raguseo, non si farà: è stato rinviato. Il motivo è semplice: gli ispettori alla Sanità hanno evidenziato la presenza del norovirus in tre dei cinque punti di controllo negli allevamenti di Stagno e dintorni. La vicenda è iniziata con l'intossicazione alimentare subita da una donna residente nelle vicinanze di Ragusa, finita al Pronto soccorso dopo avere mangiato alcune ostriche crude provenienti da uno degli allevamenti di Stagno. Gli ispettori sono entrati in azione e le analisi hanno confermato quanto si temeva, e cioè le ostriche contaminate da norovirus, principale responsabile di gastroenterite virale nelle persone adulte.Il festival delle ostriche di Stagno, come viene anche denominato l'evento, avrebbe dovuto svolgersi sabato prossimo a Stagno, in occasione della festa di San Giuseppe. Alla luce di quanto accaduto, gli organizzatori della locale Assoturistica hanno naturalmente dovuto gettare la spugna in via cautelativa, scatenando una serie di reazioni. Da una parte gli allevatori locali hanno ovviamente manifestato la propria insoddisfazione asserendo che non tutte - anzi - le ostriche sono infette; ma il sindaco di Stagno, Vedran Antunica, ha parlato di mossa saggia fornendo qualche cifra. «Nell'insenatura di Stagno - ha detto il primo cittadino - il 30 per cento degli allevamenti ha evidenziato la presenza del norovirus. Per evitare potenziali problemi di salute ai partecipanti alla tradizionale manifestazione, si è pensato bene di annullare l'evento».A parlare delle cause della presenza del norovirus nelle acque ragusee, lanciando anche un monito per il futuro, è intervenuto Vlado Onofri, consulente all'Istituto del mare e della costa dell'Ateneo di Ragusa: «Purtroppo il sistema fognario nell'area è scadente e le acque fecali si riversano in mare». Non solo: «La situazione - ha concluso - è destinata a peggiorare quando nella vicina Lucino razdolje entrerà in funzione la discarica regionale. Ci stiamo rovinando da soli». 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 marzo 2019

 

 

Il Piano del traffico riparte in versione 4.0 e interroga i triestini

Al via dalla settimana prossima migliaia di interviste in strada e al telefono per raccogliere pareri su incroci pericolosi, ciclabili e zone off limits alle auto

Chi pensava che fosse stato definitivamente archiviato, dopo la sequenza infinita di annunci, polemiche e dietrofront, dovrà ricredersi. Il discusso "Piano del traffico", croce e delizia delle amministrazioni comunali che si sono date il cambio negli ultimi 15 anni, è pronto a riprendersi la scena. Cambiano infatti veste e nome - il nuovo diventa "Pums" cioè Piano urbano della mobilità sostenibile -, ma non la sostanza, che è appunto quella di un Piano del traffico in versione 4.0. Che, nelle intenzioni della giunta dovrebbe vedere la luce entro fine anno. Saranno peraltro gli stessi triestini a contribuire, con i loro suggerimenti, alla definizione del documento. L'operazione, illustrata ieri dall'assessore all'Urbanistica Luisa Polli, prevede la costituzione di una "task force" che realizzerà migliaia di interviste alle fermate dei bus e agli angoli delle strade: l'idea è di coinvolgere circa il 4% dei residenti, quindi tra le 8 e le 10 mila persone. Gli assi portanti dell'operazione? Attenzione alle categorie più deboli, cioè pedoni, ciclisti, anziani e bambini. Riordino degli incroci più pericolosi. Regolamentazione del traffico pesante in tutta l'area metropolitana, coinvolgendo in un nuovo assetto i Comuni del circondario. Servizi di favore per i turisti, cominciando dal noleggio di biciclette per vivere meglio il centro città. Utilizzo della più moderna tecnologia, compreso l'uso degli smartphone. Una mobilità all'insegna della sostenibilità, insomma, da definire appunto anche attraverso il confronto tra residenti delle varie zone della città e tecnici municipali (il primo incontro pubblico è fissato per venerdì prossimo), e interviste telefoniche e di persona, che inizieranno la prossima settimana.«Questo - ha commentato Polli - è l'inizio del percorso che riguarda la mobilità, un concetto molto ampio che comprende traffico, pedoni, circolazione di qualsiasi mezzo. Vogliamo segnare una cesura rispetto al passato - ha aggiunto l'esponente della giunta municipale - con l'adozione di questo piano, che deve essere aperto a modifiche che potranno concretizzarsi nel tempo, adeguandosi alle crescenti esigenze della collettività. Sentiremo tutte le categorie, soprattutto quelle definite "fragili" - ha proseguito - perché vogliamo arrivare alla rigenerazione urbana. Il centro cittadino va valorizzato anche attraverso una revisione della mobilità, che va rallentata, in modo da permettere anche di apprezzare le bellezze della nostra città». Alla presentazione del Piano urbano della mobilità sostenibile ha partecipato anche Giulio Bernetti, direttore comunale per Territorio e ambiente: «Rientriamo nel progetto europeo Civitas Portis, cioè il piano internazionale per lo studio e la sperimentazione di soluzioni innovative in tema di mobilità nelle città portuali d'Europa. Con il Comune collaborerà la società "Sintagma" - ha proseguito Bernetti - che collaborerà con Fiorella Honsell, ingegnere triestino esperta in materia». Bernetti ha poi spiegato che «le interviste saranno fatte da una dozzina di ragazzi alle fermate degli autobus e attraverso telefonate a domicilio». Per evitare problematiche, sui portoni degli edifici i cui residenti saranno interpellati telefonicamente, saranno preventivamente affissi avvisi. «Sono stati fissati due traguardi per la verifica dell'efficienza del piano, uno a breve termine, cioè per il 2025, l'altro a medio, per il 2030 - ha spiegato Tito Berti Nulli, di "Sintagma" -. La decisione che è stata presa è quella di far nascere il programma dal basso, con la possibilità offerta a tutti di proporre e discutere la riteniamo fondamentale. Partiremo dalla messa in sicurezza degli incroci sui principali tragitti urbani - ha continuato - perché a Trieste, purtroppo, si sta registrando un aumento degli incidenti, causati prevalentemente dall'uso dei telefoni cellulari mentre si guida». 

Ugo Salvini

 

Maxi punti raccolta e limiti di orario per regolare i tour di furgoni e camion

Farsi recapitare il pacco ordinato online nei centri di smistamento darà diritto a sconti così si disincentiverà la "ressa" in centro

Punti di raccolta, da individuare in varie zone della città, nei quali far confluire le merci che i cittadini ordinano online dove ciascuno potrà andare a ritirare ciò che ha chiesto, per ridurre la presenza di furgoncini e camion sulle strade del centro. È una delle soluzioni che saranno adottate, nell'ambito del Piano urbano della mobilità sostenibile. Lo ha anticipato ieri Tito Berti Nulli, rappresentante di "Sintagma", la società che collaborerà con il Comune nella stesura del "Pums".«Cercheremo aree dismesse, punti da rivitalizzare per collocarvi quelli che posso definire degli "armadi" - ha proseguito - nei quali gli spedizionieri potranno collocare la merce ordinata dai triestini e dove questi ultimi potranno andare a ritirare ciò che hanno comperato su Internet nel momento più comodo. L'incentivo sarà rappresentato da uno sconto sul prezzo della merce perché ovviamente il vettore avrà una riduzione di costo, non essendo tenuto alla consegna a domicilio. E questo rappresenterà un primo passo in direzione di un contenimento del traffico. Ma c'è un altro progetto al quale stiamo già lavorando - ha aggiunto Berti Nulli -, che consisterà nella razionalizzazione delle consegne delle merci a ristoranti, negozi e supermercati, che dovranno rispettare determinate fasce orarie. Sentiremo preventivamente le categorie interessate - ha spiegato l'esponente di Sintagma - cioè sia i trasportatori sia i destinatari. Poi predisporremo anche una regolamentazione che privilegi chi utilizza mezzi dotati di motori elettrici, di dimensione più contenuta. Completeremo una visione complessiva della situazione attuale - ha concluso Berti Nulli - e arriveremo a una sintesi che tenga conto delle esigenze di tutti».«In ogni caso - ha aggiunto Polli - sarà necessario tener conto della situazione di alcuni grandi supermercati che sono collocati in aree centrali e che non possono essere riforniti di merce, se non attraverso l'utilizzo di Tir o camion di notevole dimensione. Proprio per questo - ha continuato - abbiamo stabilito una serie di confronti diretti, ai quali invitiamo fin d'ora tutti gli interessati, siano essi privati o imprese, per definire una strategia che possa contemperare al suo interno le esigenze di tutti». Il primo incontro pubblico è fissato per venerdì prossimo, alle 14, al Mib, nella sede del Ferdinandeo. 

 

 

SEGNALAZIONI - Trasporti - Le linee ferroviarie vanno modernizzate

Voglio tranquillizzare Andrea Wehrenfennig di Legambiente Trieste su due aspetti da lui espressi in modo alquanto polemico. Il primo attiene alla sua preoccupazione che qualcuno nella nostra regione pensi ancora di realizzare l'alta velocità/capacità con particolare riferimento alla tratta carsica. Bene, Wehrenfennig può dormire sogni tranquilli: l'ammodernamento della linea attuale, per trasportare merci e passeggeri, fino a una velocità massima di 220 kmh, sicuramente basta e avanza e non impatta negativamente sull'ambiente carsico. Il secondo punto è sulla mia preparazione tecnica, con riferimento alla lettura dei quaderni dell'Osservatorio "collegamento ferroviario Torino-Lione". Anche in questo caso voglio tranquillizzare il signor Wehrenfennig sul fatto di avere letto abbastanza del ponderoso materiale tecnico prodotto. Anzi, gli ricordo che proprio nel "quaderno 08 Acb-Analisi costi benefici" (frutto del lavoro di 15 mesi di un team internazionale) viene smontata la teoria di chi sostiene che l'infrastruttura ferroviaria del tratto Torino-Lione non serva in quanto quella attuale è sotto utilizzata e veicola poca capacità di trasporto rispetto quello su gomma.

Marcello Guaiana - Segreteria regionale Pd

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 8 marzo 2019

 

 

Ambiente - L'Ue sanziona l'Italia sui gas ma grazia i comuni Fvg

Trieste - La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia Ue per il mancato rispetto dei limiti sui gas inquinanti e delle norme dei sistemi di trattamento delle acque di scarico, ma il Fvg, che pure entra nel mirino comunitario, fa sapere, attraverso l'assessorato all'Ambiente, di essere in regola. Così assicura Fabio Scoccimarro precisando tra l'altro che, «per risolvere le problematiche ancora aperte, prevenire il rischio di finire sotto la lente dei burocrati della Commissione, e migliorare i servizi per cittadini e ambiente, sono pronti 13 milioni di euro, dei quali 3 legati all'accensione di mutui». Gli uffici comunicano inoltre che il nuovo richiamo europeo si riferisce in Fvg non a questioni legate allo smog, ma alla procedura d'infrazione del 2014 per il mancato rispetto dell'articolo 3 (raccolta insufficiente dei reflui), del 4 (depurazione insufficiente) e del 5 (trattamento più spinto) della Direttiva acque reflue urbane. Cinque i comuni coinvolti: Muggia, Rivignano, San Daniele, Maniago e Prata di Pordenone. Per quel che riguarda l'agglomerato cittadino, la Regione informa che il nuovo depuratore Trieste Servola è stato avviato il 5 marzo 2018, mentre il Trieste Zaule dal maggio 2016 è anche dotato di rimozione del fosforo attraverso precipitazione chimica. In relazione infine all'intervento di adeguamento dell'impianto di depurazione di Servola, dal 5 marzo 2018 è stata avviata la fase di esercizio provvisorio delle sezioni di trattamento dei reflui, mentre dal successivo 18 giugno si è dato avvio alla messa a regime del processo depurativo.

 

 

Allarme siccità in Pianura Padana «I fiumi in secca come in agosto»

Tutto il Nord soffre per un febbraio mai così caldo e asciutto Il Po segna -2,8 metri nel Pavese, sotto i limiti anche i laghi

ROMA. Al ponte della Becca in provincia di Pavia l'idrometro installato in Po ieri segnava -2,8 metri. In pratica il livello che si tocca ad agosto. La crisi però, complice un mese di febbraio tra i più caldi e siccitosi dal 1800 in avanti in gran parte del Paese, non interessa solo il grande fiume ma l'intera Pianura Padana. L'Adige è già sotto il livello minimo, i grandi laghi del Nord hanno percentuali di riempimento che vanno dal 33% del Maggiore al 14% dell'Iseo fino al 9% del lago di Como e per questo tra gli agricoltori è già scattato l'allarme rosso. Secondo l'Anbi, l'associazione nazionale dei consorzi di bonifica, «le condizioni del Po sono in linea con quelle della siccità del 2007, una tra le più gravi degli ultimi tempi, ben più grave di quella del 2017 costata 2 miliardi di euro di danni all'agricoltura». «Sul Po sembra piena estate» segnala Coldiretti in allarme per il rischio siccità che incombe. Idrometri in crisi - La crisi del grande fiume, stando ai dati raccolti dall'Anbi, purtroppo è «omogenea» in tutti i punti di rilevazione, da Piacenza a Cremona, a Boretto, Borgoforte e Pontelagoscuro. Gli idrometri indicano afflussi inferiori del 70% rispetto a gennaio del 40% su febbraio. In particolare nel piacentino, dove a marzo la portata storica del Po è pari 924 metri cubi al secondo ieri si sono toccati i 465 metri cubi. Di quei a due settimane si arriverà a quota 432 prevedono gli esperti, avvicinandosi così molto pericolosamente alla quota minima di 400 metri cubi al secondo. E così se a Torino all'altezza di corso Regina il livello delle acque fa segnare +0,34 metri, a Casale Monferrato è a -3,74, a Cremona addirittura a -6,76, con le cronache locali segnalano già i terribili odori che sprigiona un fiume che sembra quasi morto, a Casalmaggiore è invece a -3,77, -1,32 alla foce del Mincio e ancora -5,44 a Pontelagoscuro in provincia di Ferrara. Se soffre il Po è perché i suoi affluenti sono a loro volta in sofferenza. Sulla sponda emiliana l'Enza in questi primi giorni di marzo, ad esempio, ha toccato una portata di appena 0,01 metri cubi al secondo contro i 5,85 dell'anno passato, il Secchia è sceso da 20,25 a 2, 17 ed il Reno da 34,9 è passato a 6,79. A destare attenzione è anche la situazione dei grandi laghi lombardi i cui livelli sono ampiamente sotto la media stagionale. In loro soccorso dovrebbe arrivare lo scioglimento del manto nevoso, che però complici le temperature di febbraio si è fatto abbastanza scarso un po' a tutte le quote. In Veneto identica situazione: a 2mila metri il cumulo nelle Dolomiti settentrionali è infatti inferiore alla media stagione del 15-20% e addirittura del 20% nella parte meridionale. Arpa Piemonte definisce quello appena passato «il sesto inverno meno piovoso degli ultimi sessant'anni, un inverno avaro di piogge e nevicate che sta erodendo la riserva idrica accumulata nei 12 mesi precedenti». A farne le spese è innanzitutto il lago Maggiore a cui rispetto alla media del periodo mancano ben 100 milioni di metri cubi d'acqua. Misure d'emergenza - Secondo l'Anbi esistono ancora margini temporali utili per nuove precipitazioni e quindi di qui alle prossime settimane la situazione porrebbe cambiare. I Consorzi di bonifica si stanno comunque adoperando per creare le riserve idriche necessarie per rispondere alle esigenze delle campagne in caso di siccità. A Parma, ad esempio, il consorzio provinciale ha già riunito il tavolo sulla crisi idrica nel timore di possibili danni economici soprattutto alle colture del pomodoro ed al foraggio destinato alla filiera del Parmigiano Reggiano e tra le altre misure è arrivato a ipotizzare l'utilizzo come serbatoi delle casse di espansione dei torrenti Parma, Baganza ed Enza. Per il presidente dell'Anbi Francesco Vincenzi, vista la situazione, occorre «attivare al più presto tavoli di concertazione nelle regioni del Nord, per contemperare preventivamente i diversi interessi gravanti sull'utilizzo della risorsa idrica e quindi bisogna attuare, quanto prima, il Piano invasi straordinario e disporre di investimenti aggiuntivi». L'agricoltura è ovviamente in allarme, «poiché le riserve idriche - ricordano dalla Coldiretti - sono necessarie per i prossimi mesi quando le colture, a cominciare dai cereali, ne avranno bisogno per crescere». Allarme colture - Nelle regioni del Nord, di fronte alla prospettiva che di qui in avanti l'acqua scarseggi sempre di più, si sta valutando, ad esempio, se seminare in anticipo i cereali ed al tempo stesso si teme per viti, pesche ed albicocche nel caso dovesse tornare il freddo. Nel frattempo però ci si deve misurare con l'aumento vertiginoso degli incendi fuori stagione (+1.200% nei primi due mesi rispetto al 2018, secondo le stime Coldiretti) prodotti dall'anomalia climatica. In pratica un'emergenza nell'emergenza. 

Paolo Baroni

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 marzo 2019

 

 

Grana in Porto vecchio Al palo da 8 mesi l'intesa Comune-Greensisam

Ferma la bozza per convertire la concessione demaniale in contratto di locazione Il nodo opere di urbanizzazione: chi, fra i due soggetti, deve pagare gli 11 milioni?

Sono ormai trascorsi otto mesi dall'ultimo contatto, risalente al luglio dello scorso anno quando lo stesso sindaco Roberto Dipiazza aveva preso parte alla corrispondenza. Poi il silenzio. Tra i faldoni da disinnescare, che l'ex responsabile dell'immobiliare comunale Walter Cossutta aveva passato al successore Enrico Conte, uno dei più interessanti e complessi riguardava Greensisam, l'azienda guidata da Pierluigi Maneschi che 18 anni fa si era candidata a battistrada nell'apertura di Porto vecchio, avendo ottenuto una concessione di 99 anni dall'Autorità portuale per i cinque magazzini 2A, 2, 1A, 4, 3. I primi che s'incontrano entrando in Porto vecchio e guardando a manca. Perché questo lungo silenzio? Perché rapporti congelati per tanto tempo? Cosa osta a smuovere finalmente un'operazione nata nel 2001 e contrattualizzata nel 2005, ma non ancora sbocciata nella concretezza realizzativa? La questione è nel contempo semplice e difficile, riassumibile nella seguente domanda: chi deve pagare gli interventi di urbanizzazione per allacciare i cinque magazzini alle reti elettriche, idriche, energetiche, fognarie, financo quelle viarie? Il conto, calcolato dal Comune, è ingente: 11 milioni di euro, scomputabili solo in un secondo momento dagli oneri di urbanizzazione. La civica amministrazione è assolutamente convinta che, trattandosi di iniziativa privata, queste opere siano di pertinenza Greensisam. Convinzione evidentemente non condivisa dalla controparte aziendale, come vedremo.

Si era parlato di un interessamento da parte di fondi di investimento austro-tedeschi, inclini a edificare nella "cittadella Greensisam" un hotel e altre strutture residenziali: un progetto quotato oltre i 150 milioni di euro. È quantomeno probabile che i potenziali investitori, prima di entrare in azione, desiderino che l'area sia dotata dei servizi essenziali. A questo punto passo indietro per capire le premesse del dossier. La sdemanializzazione del Porto vecchio ha comunque salvaguardato la concessione Greensisam, che deve essere riconvertita in un contratto di locazione con il nuovo proprietario Comune. Sulla locazione - secondo fonti municipali - le parti si sono incontrate, dando vita a una bozza d'accordo trasmessa nel giugno 2018 all'attenzione della parte privata. La quale però avrebbe risposto, a firma di Franco Quartana, eccependo sul pagamento delle opere di urbanizzazione. Anche Dipiazza ha scritto a sostegno della posizione comunale, poi è calato il sipario. Greensisam, comunque, continua a pagare un canone ammontante a 513 mila euro annui. Insomma, non è in discussione la vigenza della competenza Greensisam, ma la responsabilità di urbanizzare l'area. Il Comune è intenzionato a mettere all'asta i 5 stabili, il cui valore è stimato in 16 milioni di euro. Greensisam ha il diritto di prelazione, per cui, volendo, potrebbe tenersi i magazzini. Un match aperto, reso ancor più avvincente dall'incontro, avvenuto ieri pomeriggio, tra un pool di dirigenti comunali e i rappresentanti di un'impresa interessata a rilevare proprio la posizione di Greensisam in Porto vecchio. Nelle informazioni richieste anche le infrastrutturazioni da compiersi. E da finanziarsi. 

Massimo Greco

 

Il fondo straniero Vukile (Sudafrica) interessato ad investire sul recupero dello scalo

Investitori sudafricani pronti a sbarcare in Porto vecchio. A raccoglierne l'interesse sono stati i vertici dell'Associazione Giuliani nel mondo, il presidente Dario Locchi e il direttore Fabrizio Ziberna, impegnati nei giorni scorsi in una trasferta in occasione di una serie di cerimonie e manifestazioni celebrative in Sud Africa. A Città del Capo, infatti, alla presenza del console generale Emanuele Pollio, è stata celebrata la costituzione di un nuovo Circolo giuliano, presieduto da Leonardo Giuricich. A Johannesburg, invece, Locchi e Ziberna hanno partecipato ad una serata organizzata al Centro dell'Olocausto e del Genocidio, nel corso della quale Stefano Pilotto del Mib ha tenuto una conferenza sul Giorno del Ricordo. Proprio in quell'occasione, i vertici del sodalizio hanno avuto un colloquio con Laurence Rapp, presidente del fondo di investimento Vukile Property Found. Al centro, appunto, possibili investimenti del fondo sui progetti di riconversione del Porto vecchio. Gli stessi che il potente uomo d'affari potrebbe illustrare a breve nel corso di una visita a Trieste per incontrare i vertici della Regione, del Comune e dell'Autorità portuale. Laurence Rapp, cui Locchi e Ziberna hanno portato i saluti delle autorità regionali e locali e del rabbino di Trieste Alexander Meloni, tra qualche giorno presenzierà a Londra ad un summit economico-finanziario di investitori a livello internazionale e si è impegnato a portare all'attenzione dei partecipanti i progetti relativi allo scalo giuliano. A queste iniziative erano presenti il console generale a Johannesburg, Marco Petacco, e Mirta Gentile, primo segretario d'Ambasciata, nonché numerosi ragazzi che hanno frequentato gli stage formativo-culturali organizzati dall'Agm a Trieste e i Corsi Origini organizzati dal Mib.

 

 

Scambio tra il Carciotti e la caserma di via Rossetti C'è l'ostacolo delle stime

Il Municipio valuta il grande palazzo di fine Settecento tra i 23 e i 20 milioni di euro mentre Cdp quota l'ex struttura militare 17 milioni e a giorni presenterà la sua proposta

Adesso parola a Cassa depositi e prestiti (Cdp) Investimenti sgr. Il "verdetto" è atteso a giorni: è colmabile la differenza di quotazione tra un grande palazzo mercantile di fine Settecento e una vasta struttura castrense eretta nei primi trent'anni del Novecento? Antefatto. Una delegazione dell'istituto ha visitato alcuni giorni addietro palazzo Carciotti, per vagliare la possibilità di effettuare uno scambio immobiliare con il Comune, interessato all'ex caserma Vittorio Emanuele III in via Rossetti, da trasformarsi in campus scolastico. Dopo il sopralluogo al prestigioso edificio neoclassico, gli "sherpa" di Cdp hanno contraccambiato la cortesia, accompagnando il sindaco Dipiazza, l'assessore Giorgi e i dirigenti comunali in via Rossetti. Al momento i termini economici del negoziato sull'asse Roma-Trieste sono i seguenti. Il palazzo Carciotti è stato stimato dall'Agenzia delle entrate 22,7 milioni e con questa quotazione è andato una prima volta all'asta nel settembre dello scorso anno, senza trovare acquirenti. Il Comune ci ha riprovato in novembre - con un ribasso superiore al 10% a 19,9 milioni - ma l'esito non è cambiato. Allora il Municipio ha rivisto la strategia: stop alla vendita, verifica dello scambio con Cdp. Perché il Comune guarda con attenzione alla permuta? Perché la Regione finanzia la trasformazione dell'area ex militare in struttura scolastica e ha già assicurato i primi 5 milioni sul 2019. Ma non sosterrà il Comune sulle spese di acquisto. Da parte sua Cdp Investimenti sgr valuta 17 milioni il compendio di via Rossetti. E, secondo quanto filtra da piazza Unità, ritiene sopravvalutato l'immobile neoclassico, che occupa un intero isolato ma che abbisogna di un investimento molto importante per reinventarsi (vedi l'ipotesi alberghiera). Si parla di un cantiere da una trentina di milioni. I tecnici di Cdp hanno chiesto un paio di settimane di tempo, per preparare una prima proposta al Comune in ordine alla realizzabilità finanziaria dello scambio. Sulla carta, come abbiamo visto, danza una differenza di alcuni milioni di euro. Naturalmente, aldilà delle valutazioni economiche, è lecito presupporre che nella trattativa intervengano anche ragioni che attengono l'utilizzabilità dell'asset: cosa può farsene - riflettono in Comune - Cassa depositi e prestiti dell'ex caserma in una zona urbana dove è già in piedi un investimento di oltre 60 milioni di euro destinato a trasformare l'ex Fiera in un luogo dove far shopping, andare in piscina e in palestra, portare i bambini a giocare nel futuro giardino. La scheda pubblicata sul sito di Cdp Investimenti descrive l'ampiezza dell'ex caserma: 50 mila metri quadrati lordi, una quindicina di corpi di fabbrica inseriti in un'area suddivisa in tre grandi comparti. La fascia sud-ovest, lato via Rossetti, con l'ingresso principale, il parlatoio, il corpo di guardia, l'edificio comando e due corpi caserma. La fascia centrale, con corpi di fabbrica di ridotte dimensioni, destinati a deposito automezzi e officine. La fascia nord-est con tre corpi caserma, un capannone utilizzato a palestra, la torre dell'orologio, il poligono e tre edifici destinati a magazzini/depositi. Dal 2012 sull'ex caserma Vittorio Emanuele III, edificata tra il 1912 e il 1926, c'è il vincolo della Soprintendenza. 

 

 

Incubo smog, l'Ue denuncia l'Italia «Poca cura per la qualità dell'aria»

Sotto accusa la percentuale di biossido di azoto. La Commissione denuncia sforamenti continui Maglia nera alla Pianura Padana oltre a Torino, Firenze, Genova, Roma, Campobasso e Catania

Bruxelles - Provvedimenti poco incisivi e sforamenti continui: l'Italia resta maglia nera in Europa per lo smog e la Commissione europea ha deciso di deferirla alla Corte di Giustizia Ue. Sotto accusa, gli sforamenti di biossido di azoto (NO2), un «processo» iniziato nel 2015 e che corre su un binario diverso rispetto a quello legato agli sforamenti di Pm10, per cui Roma era stata deferita alla Corte nel maggio dello scorso anno. Martedì il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, era a Bruxelles e ha incontrato il commissario Karmenu Vella. Negli ultimi mesi il ministro ha intensificato le sue visite nella capitale Ue per cercare di bloccare l'iter delle procedure di infrazione aperte, ma in questo caso il pressing non è servito. E così ieri i 28 commissari hanno dato il via libera politico alla decisione già presa lunedì dai loro capi di gabinetto. Il provvedimento verrà annunciato oggi a mezzogiorno. Il biossido di azoto è in gran parte legato all'inquinamento da traffico stradale. E l'Italia ha violato la direttiva per i continui sforamenti, ma anche «per la mancata adozione di misure appropriate per garantire la conformità e mantenere il periodo di superamento il più breve possibile». Le zone coinvolte - Sul banco degli imputati c'è, come sempre, l'area della Pianura Padana, ma anche altre città come Torino, Firenze, Genova, Roma, Campobasso e Catania. Salvi l'anno scorso - Nel maggio dello scorso anno l'Italia era stata bocciata (insieme con Romania e Ungheria) per i valori delle polveri sottili (Pm10), ma era riuscita a evitare la bocciatura per gli sforamenti di NO2 (per cui Bruxelles ha già portato davanti ai giudici la Francia, la Germania e il Regno Unito). Dieci mesi dopo, però, i risultati sono ancora deludenti e oggi Bruxelles farà scattare il deferimento. Per arrivare alle sanzioni, l'iter è ancora lungo e serviranno due pronunciamenti della Corte, ma - almeno da un punto di vista potenziale - le multe (calcolate sui giorni di sforamento) possono arrivare fino al miliardo di euro. Fognature non a norma - Oggi l'Italia verrà deferita alla Corte di Giustizia anche per un'altra vicenda, sempre legata alle politiche ambientali. Sotto la lente c'è il trattamento delle acque reflue urbane, che ha già portato all'apertura di quattro diverse procedure di infrazione, classificate in base alla dimensione dei Comuni. Il deferimento riguarda agglomerati urbani con più di duemila abitanti: si tratta di 758 aree, in tutta Italia, che presentano depuratori non a norma. C'è poi una terza procedura che oggi subirà un passo in avanti, anche se non siamo ancora al deferimento: la Commissione manderà una lettera di messa in mora complementare al governo, perché le concessioni per la gestione di alcune centrali idroelettriche vengono ancora affidate tramite proroghe automatiche e non attraverso bandi di gara trasparenti. Una pratica diffusa in diversi Paesi europei che però contrasta con la normativa Ue sul mercato unico. 

Marco Bresolin

 

Allarme dell'ONU - L'inquinamento causa una vittima ogni cinque secondi

L'allarme è serio e non vengono usati giri di parole: «L'umanità sta per causare la sesta estinzione di massa nel mondo». Non consentono fraintendimenti le parole usate dall'esperto Onu per i diritti umani e l'ambiente, David Boyd, commentando gli ultimi dati sugli effetti dell'inquinamento atmosferico: una vita umana, spiegano le Nazioni Unite, finisce prematuramente ogni cinque secondi, con una media di circa 800 decessi all'ora.

 

 

Moria di api in Friuli, 152 indagati per inquinamento ambientale - EMESSI ANCHE DECRETI DI SEQUESTRO PREVENTIVO

UDINE. Hanno localizzato sulla cartina della campagna friulana gli 11 apiari per i quali nell'aprile 2018 era stato denunciato un rapido e massiccio spopolamento, hanno calcolato per ciascuno un raggio d'azione delle api bottinatrici pari a 3 chilometri (cosiddetta distanza di pabulazione) e hanno tracciato col compasso un cerchio (ma con raggio prudenziale ridotto a 1,5 km) individuando al suo interno tutti i campi coltivati a mais. È con quella mappa in mano, suddivisa per zone agricole numerate e distinte per colore, che il personale del Corpo forestale regionale coordinato dal pm di Udine, Viviana Del Tedesco ha avviato la caccia ai trasgressori. E cioè a coloro che, nel procedere con la concia del mais, non avrebbero esitato a usare, in quantità notevoli e con una certa disinvoltura rispetto alle prescrizioni di sicurezza, un fitofarmaco, il Mesurol 500 Fs, costituito da un principio attivo, il Methiocarb, che la legge non vieta, ma raccomanda comunque di usare con cautela, in quanto caratterizzato da elevati livelli di tossicità per le api. Nel mirino degli inquirenti sono finiti i conduttori dei fondi, gli esecutori materiali delle semine e i beneficiari di contributo Pac, per un totale di 152 indagati riferibili ai 236 terreni agricoli per i quali è già stato emesso decreto di sequestro preventivo. Gli appezzamenti rientrano nei buffer relativi ai territori comunali di Flaibano, Martignacco e Fagagna. All'appello risultano altri provvedimenti analoghi, ciascuno con la propria dote di indagati, ma sono procedimenti ancora evidentemente coperti da segreto investigativo. L'ipotesi di reato a carico di tutti i destinatari dell'informazione di garanzia è inquinamento ambientale. Gli sviluppi dell'inchiesta potrebbero portare a ulteriori contestazioni oltre che a rivedere la posizione di alcuni indagati. L'indagine, nata come naturale prosecuzione di quella che lo scorso 9 ottobre si era chiusa con il patteggiamento delle pene da parte di tutti i 21 agricoltori accusati di inquinamento ambientale colposo (7 mesi e 16 giorni di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena), pare quindi approdata a un nuovo e significativo risultato. Perchè i terreni al centro dei provvedimenti sono quelli in cui «gli elementi probatori acquisiti nel corso degli accertamenti compiuti da questo ufficio - ha detto il procuratore di Udine, Antonio De Nicolo - hanno dimostrato che nel 2018 vi è stato un uso massiccio di fitofarmaci in difformità delle severe prescrizioni di sicurezza per essi previste, sicché vi è stata una significativa compromissione dell'ambiente».Non un cartellino rosso su tutto il fronte, comunque, quello sollevato dalla magistratura friulana. «In aderenza alle richieste di questa Procura - precisa De Nicolo -, il sequestro è stato disposto dai giudici con le modalità meno invasive, e cioè nella sola forma dell'inibizione, per l'anno 2019, alla coltivazione di mais conciato con qualsivoglia principio attivo tossico per le api, nonché di qualsiasi altra coltivazione che richieda la concia del seme o il trattamento della pianta con insetticidi tossici per le api e per l'ambiente. Pertanto qualsiasi altro impiego dei terreni in questione è consentito e a tal fine i terreni rimangono nella disponibilità dei rispettivi proprietari o affittuari».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 marzo 2019

 

 

Sulla Tav Torino-Lione continua a regnare una grande confusione - la lettera del giorno di Andrea Wehrenfennig, Legambiente Trieste

Recentemente ho visto sui media e sui social moltissime considerazioni sulla questione TAV/Torino-Lione che si basano solo su preconcetti e affermazioni molto generiche, ma che rivelano una scarsissima conoscenza del problema, che è molto complesso e non ha facili soluzioni. Per adesso il record di imprecisione e superficialità è stato raggiunto dall'ingegner Guaiana che ricordo meno sensibile ai temi ambientali (a favore delle trivellazioni in Adriatico, ai tempi del referendum), ma prendo atto con piacere del suo nuovo impegno per l'ambiente. Ho fatto parte per anni, come rappresentante di Legambiente, del direttivo del coordinamento Ite (Initiative Transport Europe), lanciato proprio dall'Iniziativa delle Alpi svizzera, che è riuscita a vincere il referendum per il trasferimento delle merci tra strada e rotaia e quindi l'altro referendum sulla tassa sul traffico pesante, che ha finanziato la costruzione del nuovo tunnel ferroviario del Gottardo. Per anni l'Ite ha chiesto ai governi europei l'attuazione della direttiva Ue sulla tassazione dei Tir: molti governi hanno esitato, in Italia nessun governo ha avuto il coraggio o la forza di introdurre questa tassazione ambientale. Senza tassa sul traffico pesante stradale è inutile costruire grandi linee e tunnel ferroviari: finché costa meno la strada, questa continuerà a prevalere sulla ferrovia. A meno che le infrastrutture ferroviarie e portuali non siano particolarmente efficienti (e magari ricevano qualche incentivo al trasporto combinato), come è successo a Trieste coi treni intermodali verso l'hinterland, che finalmente sfruttano la nuova linea Pontebbana, con una capacità di 250 treni/giorno (quella di una normale ed efficiente linea ferroviaria), dopo che per anni essa veniva utilizzata al 16% della sua capacità. Ma cosa c'entra Trieste con la Torino-Lione? Qualcuno vorrebbe riesumare il bocciato progetto di alta velocità Trieste-Venezia, invece del promesso ammodernamento della linea attuale, con cui si possono trasportare merci e passeggeri, fino a una velocità massima di 220 kmh, il che basta e avanza? Sulle rete italiana AV, in esercizio dal 2005, non passano le merci; il termine AV/AC in realtà viene usato per tutto e niente, vedi la Napoli-Bari che è una ristrutturazione di linee vecchie con l'aggiunta di tratti nuovi, con una velocità massima di 200 kmh. È noto che in Francia le linee AV sono riservate ai passeggeri e che in Slovenia, Ungheria e Ucraina le linee AV sono l'ultimo dei loro problemi. Perché fare tanta confusione? Spero che Gaiana, oltre allo studio condotto da Ponti, abbia almeno consultato i Quaderni dell'Osservatorio sulla Torino-Lione, da cui emerge chiaramente che proprio la parte internazionale dell'opera, il tunnel vero e proprio, è quella meno urgente e meno utile, rispetto al miglioramento della rete ferroviaria tra la Val Susa e Torino.

 

 

Rinnovabili - La produzione "green" di Enel cresce del 39%

Le energie rinnovabili, nel 2018, hanno contributo alla produzione del gruppo Enel per il 39,5% a livello mondiale e per il 47,9% in Italia. È quanto si legge nel report sui dati operativi del gruppo elettrico relativo al quarto trimestre 2018 e all'intero anno scorso. In Italia la produzione green è stata pari a 25.476 GWh, con un peso appunto del 47,9% e anche in questo caso si registra una crescita rispetto all'anno precedente, quanto si era attestata al 39,4%.

 

 

Crea discordia anche il gasdotto L'Italia si tira indietro, l'Ue preme

Si tratta di un progetto da oltre sei miliardi di euro già approvato dai precedenti esecutivi Lo scopo è portare gas in Europa d'accordo con Grecia, Cipro e Israele, riducendo il potere russo

Il pressing di tre Paesi che chiedono il rispetto degli impegni presi. L'Europa che osserva con impazienza gli sviluppi. Il governo che nicchia, prende tempo. Le due anime della maggioranza divise sul da farsi. Le proteste che arrivano dal territorio. Sembra un film già visto, con una trama nota, anche se questa volta il protagonista non si chiama Tav o Tap, ma "EastMed". Un progetto da oltre sei miliardi di euro per costruire un gasdotto lungo più di due mila chilometri, con un tratto sottomarino tra i più estesi al mondo (1.300 chilometri). Un canale per portare in Europa 15-20 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno dai giacimenti al largo di Israele e Cipro, via Grecia, favorendo la diversificazione energetica e riducendo così la dipendenza dalla Russia. Lo sbocco in Italia è previsto ad Otranto, una trentina di chilometri a sud di Melendugno, il luogo in cui terminerà il contestato gasdotto della Tap. Il progetto "EastMed-Poseidon" (Poseidon è il nome del tratto tra Italia e Grecia) è già stato approvato dai precedenti governi italiani: l'ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, aveva siglato nel 2017 una dichiarazione congiunta con i colleghi di Grecia, Cipro e Israele. A benedire l'intesa c'era anche il commissario europeo Miguel Arias Cañete, visto che l'Ue si è impegnata a cofinanziare i lavori. La firma dell'accordo definitivo era prevista entro la fine di marzo, ma ora l'Italia ha fatto sapere di volersi prendere un po' di tempo. Nonostante Matteo Salvini si fosse speso in prima persona per sostenere l'utilità di questo progetto durante la sua visita in Israele nel dicembre scorso: «Credo in questo progetto - aveva detto - e invito le aziende italiane a partecipare. Non c'è alcun impatto di tipo ambientale. Avere maggiori forniture di gas aiuta a ridurre il costo della bolletta per gli italiani». Ma il M5S, dopo aver deluso gli attivisti pugliesi con il via libera alla realizzazione della Tav, ora è di nuovo sotto la pressione del territorio e degli ambientalisti. Una trentina di associazioni hanno sottoscritto una lettera a Giuseppe Conte, a Luigi Di Maio e al ministro dell'Ambiente Sergio Costa chiedendo di bloccare l'opera. Per questo l'esecutivo ha deciso di premere nuovamente sul tasto "rinvio". Il ministero dell'Ambiente avrebbe ordinato una nuova valutazione di impatto ambientale. «Il governo italiano non ci ha fornito motivazioni concrete» racconta - sotto garanzia di anonimato - un diplomatico che lavora per uno degli altri Paesi coinvolti. «La nostra impressione - continua - è che ci siano ragioni elettorali dietro questo stop e non un ripensamento sul merito. Ma non sappiamo ancora se dopo le elezioni qualcosa si sbloccherà». Il via ai lavori era previsto già per quest'anno, con l'obiettivo di concludersi nel giro di 5 anni. Per Cipro e Grecia l'opera ha un'importanza strategica non soltanto dal punto di vista economico: andrebbe a sigillare una partnership regionale molto più vasta con Israele. I governi dei tre Paesi hanno fretta perché vogliono presentarsi alle elezioni (per Israele quelle parlamentari) con il progetto avviato. Per questo si è fatta largo anche l'ipotesi di un'intesa preliminare a tre, con l'Italia che si aggiungerebbe in corsa. Ma difficilmente potrebbero partire i lavori senza un accordo con Roma. Il progetto è osteggiato dalla Turchia - che vede ridursi la sua influenza regionale e il suo ruolo di hub energetico - e dall'Egitto, che invece punta a un accordo con Nicosia per trasferire sulle sue coste il gas naturale estratto al largo dell'isola. Proprio nei giorni scorsi, Exxon Mobil ha annunciato di aver scoperto un giacimento di gas naturale al largo di Cipro, un bacino che avrebbe una capacità pari a 200 miliardi di metri cubi. Ovviamente anche la Russia, principale fornitore Ue, non vede di buon occhio il nuovo gasdotto. La Commissione Ue ha dichiarato che il gasdotto EastMed è un «progetto di interesse comune». Ha già stanziato circa 100 milioni di euro per gli studi di fattibilità e ora è in attesa della firma per definire il finanziamento. «La decisione - spiega un funzionario Ue - è prevista per l'autunno di quest'anno». Lunedì a Bruxelles c'è stata una riunione dei 28 ministri dell'Energia e per l'Italia era presente il sottosegretario Andrea Cioffi. Contattato per avere chiarimenti sulla posizione italiana, lo staff dell'esponente M5S ha invitato a rivolgersi direttamente ai piani più alti del ministero dello Sviluppo Economico. Ma, nonostante le ripetute richieste, non è arrivata alcuna spiegazione ufficiale. Del caso hanno parlato, a fine gennaio, anche il premier Giuseppe Conte e il presidente cipriota Nikos Anastasiadis a margine del summit Med7 a Nicosia, ma anche Benyamin Netanyahu e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, durante la sua recente visita in Israele. Ma al momento l'intesa è bloccata. 

Marco Bresolin

 

 

 

 

LA REPUBBLICA - MARTEDI', 5 marzo 2019

 

 

Quando in inverno è già primavera, come cambia il tempo delle piante

E' tempo di risveglio per le piante. Dopo il letargo invernale l’orologio biologico ha ripreso a funzionare. Il primo a fiorire è stato il nocciolo a metà febbraio mentre tra pochi giorni toccherà al salice. Per queste piante, e non solo, la primavera arriva con una media di oltre dieci giorni di anticipo secondo i primi dati che arrivano dai giardini fenologici, orti scientifici dove i botanici studiano il calendario della natura. Di questi giardini ce ne sono in tutto il mondo e in Italia esiste una rete nazionale che copre tutto il territorio. I giardini fenologici sono tutti uguali: ospitano un numero ristretto di specie e solo esemplari clonati a partire dalla stessa madre. Una grande famiglia di piante fotocopia a cui spetta misurare le stagioni come una clessidra con le radici. «Il giardino fenologico offre un’interpretazione dei cambiamenti invisibili che avvengono sopra e sotto di noi», spiega Marco Fornaciari da Passano, docente di botanica applicata all’Università di Perugia e direttore del Centro Appenninico del Terminillo dove si trova il giardino fenologico a più alta quota in Italia. I bioritmi delle piante Negli ultimi dieci anni i bioritmi di queste piante indicano un anticipo di primavera in Italia, come nel resto dell’Europa continentale, già verso la fine di febbraio. «Per specie precoci come nocciolo e salice le prime foglie si sviluppano già a partire dalla seconda metà di febbraio, una o due settimane prima rispetto all’agenda biologica – prosegue il docente dell’Università di Perugia – I dati ci dicono che si è ridotto il margine tra gli ultimi freddi invernali in cui l’organismo è in una sorta di letargo che si chiama eco-dormienza, e i primi tepori primaverili che innescano lo sviluppo fisiologico grazie all’accumulo di calore utile per la crescita». L'indice di primavera Colpa solo dell’innalzamento delle temperature? In realtà, non tutto il mondo vegetale segue questo meccanismo ed è ancora da accertare il contributo delle ore di luce al ciclo biologico. Per seguire l’arrivo della bella stagione nei giardini fenologici si calcola il cosiddetto “indice di primavera”. È un percorso a tappe tra gennaio e maggio che copre le fasi di dieci piante diverse: si parte con la fioritura del nocciolo, che segna l’inizio della stagione, e si termina con la comparsa delle foglie sul faggio che aprono le porte all’estate. Ventidue specie In questi giardini sono ammesse fino a 22 specie, tutte con capacità di adattamento ad ambienti diversi, dalle Alpi al clima mediterraneo. Oltre al salice e al nocciolo, nella lista ufficiale delle piante approvata dalla comunità scientifica internazionale, ci sono per esempio la robinia, il ciliegio e il rovere. Altri giardini fenologici aggiungono anche cultivar come il melo e la vite, ed erbe come anemone, margherita e tarassaco. «Il giardino è una sorta di specchio vegetale delle evoluzioni stagionali. In base all’anticipo o al ritardo di fioritura di queste specie-guida siamo in grado di spiegare l’andamento della primavera e, su una scala temporale più ampia, anche i cambiamenti climatici in atto e i loro effetti sulla biodiversità – aggiunge Fornaciari da Passano – l’identità genetica di tutti gli esemplari consente di valutare quale sia l’origine di eventuali comportamenti anomali». Se una quercia in giardino fenologico in Veneto germoglia prima del suo gemello in Calabria significa che il responsabile va cercato nel clima o in altri fattori ambientali come l’inquinamento, perché le due piante sono identiche. Rilievi dal 1808 Le origini della fenologia sono molto antiche. I primi rilevamenti sull’arrivo della primavera risalgono a misurazioni eseguite a partire dal 705 d.C. sulla fioritura dei ciliegi in Giappone. In Europa il primato della serie fenologica più longeva spetta a un singolo ippocastano sulla Promenade de la Treille a Ginevra in Svizzera monitorato con regolarità dal 1808. In tutti casi, l’avvio della bella stagione sembra spostarsi verso l’inizio di marzo. Dal 1970 a oggi la primavera ha sottratto in media quattro giorni all’inverno ogni dieci anni. «Anche eventuali gelate tardive ad aprile o maggio non sono in grado di invertire la tendenza ad anticipare la fioritura – spiega Fabio Orlandi, docente dell’Ateneo perugino e segretario del gruppo di ricerca nazionale sulla fenologia della Società Botanica Italiana – se le temperature medie si alzano e le ore di luce aumentano la pianta si attiva perché riceve un chiaro segnale. Lo stesso fenomeno, anche se meno marcato, si presenta con un ritardo di circa una settimana per l’arrivo dell’autunno che da fine settembre si è spostato a inizio ottobre». Secondo i dati registrati nei giardini fenologici in Svizzera, dove questa disciplina è molto praticata, oggi la margherita comune che cresce nei prati di pianura negli ultimi anni ha anticipato la primavera di 17 giorni mentre i germogli di tarassaco sbocciano nella prima decade di marzo invece che ad aprile. Le cause Tra i fattori che condizionano lo sviluppo delle piante non si possono dimenticare smog e contaminazioni varie. «Dalle ricerche nei giardini fenologici si ricavano informazioni sulle stagioni così come sull’inquinamento atmosferico – prosegue Orlandi – anche le sostanze chimiche disperse nell’aria o nel suolo possono alterare lo sviluppo delle piante. Gli esemplari clonati indicano anche le date di arrivo dei pollini della betulla, per esempio, e i periodi in cui piante da frutto come l’olivo e il ciliegio sono più vulnerabili all’attacco di virus e parassiti». Quando si sale di quota, il discorso cambia. Rispetto agli esemplari in pianura le fioriture dell’albero del melo, per esempio, ritardano di quasi tre giorni per ogni cento metri di altitudine in più. «Per studiare questi effetti – spiega Costantino Bonomi, coordinatore dell’unità di ricerca sulla biodiversità botanica del Muse di Trento – stiamo partecipando a un progetto internazionale per costituire una rete di giardini fenologici dalla Norvegia agli Appennini per monitorare il comportamento delle piante in ambienti di montagna».

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 marzo 2019

 

 

Trieste a rischio sommersione entro i prossimi ottant'anni

Il meteorologo Giuliacci ha illustrato i pericoli derivanti dal riscaldamento climatico in una conferenza organizzata dall'europarlamentare Affronte

Trieste, nei prossimi ottant'anni, rischia di essere sommersa. In Friuli Venezia Giulia nell'ultimo mezzo secolo la superficie occupata dai ghiacciai si è ridotta del 50%. Non si tratta di fantascienza bensì degli effetti del cambiamento climatico sul nostro territorio, illustrati da uno scienziato del calibro di Andrea Giuliacci. Questi e altri dati sono stati esposti ieri nel corso della conferenza sul climate change "Non c'è un pianeta b", organizzata all'hotel Savoia dall'europarlamentare dei Verdi Marco Affronte. Principale relatore è stato appunto Giuliacci, noto meteorologo del Centro Epson Meteo: «Negli anni Settanta, quando c'erano 30 gradi, si diceva che faceva caldo - ha esordito -. Oggi non più: che il clima è cambiato lo percepiamo sulla nostra pelle. E i termometri, che sono oggettivi, lo confermano. È il fenomeno del global warming: le temperature medie stanno velocemente aumentando. Purtroppo l'Italia e il Fvg si trovano in una delle aree terrestri in cui il mutamento è più significativo». Il climatologo ha dunque esposto alcuni numeri elaborati da Arpa Fvg. Negli ultimi 40 anni la temperatura media in regione è cresciuta di 0,45 gradi ogni dieci anni. «Nello specifico, è aumentata la media annuale dei "pomeriggi bollenti", in cui si superano i 30 gradi - ha proseguito -. Ma anche quella delle "notti tropicali", con minime sopra i 20 gradi. Con effetti significativi sulla capacità fisiologica dell'organismo di prendere sonno». Gli effetti del cambiamento sono già visibili: «I ghiacci si stanno sciogliendo. Dal 1962 al 2014 in Fvg la superficie occupata dai ghiacciai si è ridotta del 50%, anche se il loro numero, e cioè 7, è invariato. Idem nel resto d'Italia: la superficie totale è diminuita del 30%. Passando alle piogge, tendono all'estremizzazione. Le precipitazioni totali non sono mutate ma avvengono sempre più di rado e in maniera più violenta. In Italia negli ultimi 130 anni i giorni di pioggia sono diminuiti del 130%». E ancora: «Tra il 1870 e il 2010 il livello medio dell'Alto Adriatico è cresciuto di 13 centimetri. È tanto. Una recente ricerca Enea dice che entro il 2100 oltre 5mila chilometri di costa, in Italia, potrebbero essere sommerse: ciò riguarda da vicino il versante Adriatico e Trieste, che è citata esplicitamente». L'europarlamentare Affronte ha infine spiegato quanto emerso dalla Cop24, e cioè la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico svoltasi a dicembre a Katowice: «Nel 2015 a Parigi l'accordo globale è stato finalmente raggiunto. Ora si tratta di attuare gli obiettivi: a Katowice si è parlato di decarbonizzazione e di riconversione dei sistemi produttivi in senso sostenibile. Ma i paesi in via di sviluppo rivendicano il diritto a industrializzarsi come ha fatto finora l'Occidente». 

Lilli Goriup

 

 

IN MUNICIPIO - La sesta commissione tratta il metanodotto

Un parere sulla Via al metanodotto. È quanto si discuterà questa mattina durante la riunione della VI commissione consigliare, che si terrà nell'aula della giunta comunale. L'assemblea presieduta dal consigliere e capogruppo di Fratelli d'Italia Salvatore Porro si occuperà della seguente deliberazione consigliare: «Parere sulla Valutazione di impatto ambientale relativa al progetto "Rifacimento Metanodotto Mestre-Trieste, tratto Casale sul Sile-Gonars e opere connesse" e "Metanodotto Mestre-Trieste interventi per il declassamento a 24 bar e opere connesse". Commenta Porro: «Si tratta del metanodotto alla periferia di Trieste, interessa le zone di San Sabba, Altura, Borgo San Sergio e le alte. In sostanza la prima, seconda e settima circoscrizione. È anche la zona dove abito io. Ci sono tante famiglie che hanno ancora le bombole del gas, siamo favorevoli tutti. Non ci saranno problemi ad approvarla, andrà tranquillamente». Aggiunge ancora Porro: «Il lavoro della nostra commissione per l'ambiente è importante. La settimana scorsa siamo andati in visita al depuratore di Servola. Nessun odore, una pulizia assoluta. Eravamo tutti molto impressionati, i soldi pubblici sono stati spesi bene. Una tecnologia incredibile, mi sembrava di stare nella sala comandi del Titanic. Un vanto per Trieste e per l'Italia intera».

 

 

L'europarlamentare Kyenge visita a Trieste la Casa delle donne e il Consorzio Interland

Cécile Kyenge, europarlamentare del gruppo Alleanza progressista socialisti e democratici nonché ex ministro per l'Integrazione nel governo Letta, ieri ha visitato diverse «associazioni del territorio, tra Monfalcone, Gorizia e Trieste per scoprire le eccellenti esperienze di socialità e impegno per gli altri». Così ha infatti scritto su Twitter a proposito della sua visita in Friuli Venezia Giulia, che per il resto ha avuto carattere perlopiù privato e non è stata pubblicizzata altrimenti. A Trieste ha visitato alcuni terreni agricoli a Borgo San Sergio, collegati al progetto Orti di Massimiliano, promosso dal consorzio Interland. «L'onorevole Kyenge si è detta fortemente interessata al tema dell'agricoltura sociale - hanno spiegato i soci di Interland - e non solo. Ha detto che, dopo la visita a noi, sarebbe andata alla Casa internazionale delle donne. In mattinata è stata invece nell'isontino. Siamo estremamente colpiti dal suo interessamento». A Monfalcone, nello specifico, l'europarlamentare ha visitato la comunità per minori stranieri non accompagnati "Timavo".

Lilli Goriup

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 marzo 2019

 

 

L'ex ministro Kyenge a Trieste in visita agli Orti di Massimiliano

L'europarlamentare Pd in città per l'iniziativa promossa da Interland assieme alle cooperative associate Quercia, Querciambiente e Viviana

L'europarlamentare del Pd Cécile Kyenge, già ministro per l'Integrazione nel governo Letta, oggi sarà a Trieste. L'appuntamento è alle 14.30 all'inizio di via Antonino di Peco, sopra Borgo San Sergio: la visita proseguirà al vicino orto "di Viviana". Kyenge si è infatti interessata al progetto di agricoltura sociale Orti di Massimiliano, promosso dal consorzio Interland e dalle cooperative associate Quercia, Querciambiente e Viviana, appunto. Orti di Massimiliano è una filiera corta, ovvero una rete tra le aziende agricole del territorio, i cui prodotti confluiscono nel botteghino Purpurì, inaugurato a settembre in via del Ponzanino 16b. Qui si possono acquistare non solo frutta e verdura ma anche miele, spezie e così via, il tutto rigorosamente a chilometro zero. Scopo dell'iniziativa è infatti quello di avvicinare la cittadinanza al mondo rurale e alle realtà del territorio. Tra queste figura il già citato orto di Viviana, a Borgo San Sergio: la sua istituzione, nel 2017, ha sancito l'avvio del progetto. Ma ci sono anche "I doni dell'ape" di Trebiciano; l'azienda agricola Luna di Campanelle; Ferfoglia di Piscianzi; Rado Kocjancic di San Dorligo e così via. Il criterio per la scelta delle imprese rappresentate all'interno di Purpurì è il fatto di prendersi cura della terra: che ciò accada viene verificato di persona dai dipendenti del negozio e non in base a certificazioni dalla dubbia attribuzione. Oltre alla vendita si svolgono anche attività di inserimento lavorativo, di ortoterapia o di educazione ambientale per le scuole. Il progetto è talmente innovativo da aver attirato l'attenzione di Kyenge. «È stata una sorpresa - spiega Dario Parisini, presidente Interland -. Ci ha chiesto un appuntamento qualche giorno fa la segreteria della parlamentare, la quale è interessata ai temi dell'agricoltura sociale. Siamo davvero felici che una rappresentante delle istituzioni europee voglia conoscere chi promuove dal basso la tutela dell'ambiente e della salute. Sarà un'occasione per far conoscere le nostre idee e le nostre fatiche». 

Lilli Goriup

 

 

Catturato al largo di Salvore squalo elefante di otto metri

È rimasto impigliato nelle reti a 60 metri dalla riva nel golfo di Pirano. Il pescatore ha chiamato aiuto per trainarlo a riva. L'esemplare è stato poi liberato al largo

UMAGO. Si è accorto di aver catturato veramente una bella preda, ma mai avrebbe pensato trattarsi di uno squalo elefante che si nutre di plancton ed è innocuo per l'uomo. L'animale della lunghezza di circa 8 metri è finito nella rete del pescatore salvorino Ivan Pavelic. «Ho preso il mare - spiega - per recuperare le tre reti calate nel golfo di Pirano, a 60 metri dalla costa. Due le ho trovate subito mentre la terza era sparita e già cominciava ad assalirmi il dubbio di qualche dispetto». «Mi sono messa a cercarla nei paraggi - prosegue il racconto ancora pieno di adrenalina - quando improvvisamente sotto la superficie dell'acqua ho notato il segnale della rete intravedendo un pesce molto, ma molto grande che da solo non avrei potuto trainare fino al porticciolo di Salvore». «Così ho chiamato in aiuto i colleghi Moreno Ocisce e Vedran Vizentin - conclude - e pian piano abbiamo rimorchiato la preda nel porto». Qui ad attendere i tre motopesca c'erano tanti curiosi avvertiti dell'eccezionale pescato e i maggiori conoscitori della fauna marina hanno detto immediatamente che si trattava di uno squalo elefante del peso di quasi due tonnellate. I pescatori hanno cominciato subito a liberarlo dai 140 metri di rete nella quale era avvolto. Nell'opera piuttosto complicata è emersa per prima la coda del pesce, della larghezza di due metri, ritenuta in proporzione con i dati sulla lunghezza e sul peso dell'animale. Il loro lavoro è andato avanti per ore e ore durante le quali il pesce dava sempre segnali di vita. Poi Jasmin Kocijancic e Michael Latin lo hanno imbracato in qualche modo portandolo un miglio al largo e rimettendolo in libertà con la speranza che si possa riprendere dalla brutta avventura, soprattutto dallo choc. La "visita" dello squalo elefante nel porto di Salvore è stata registrata dalla polizia arrivata sul posto, ma non dall'ispezione veterinaria, come scrive il portale Ipress che invece avrebbe dovuto effettuare il sopralluogo. Da dire che una specie di preallarme sulla presenza dello squalo nelle acque salvorine era stato lanciato dal pescatore Danilo Latin, che lo aveva intravisto. Non è la prima volta che uno squalo di tali dimensioni si sia fatto vedere da queste parti. Come raccontano i pescatori salvorini, in tempi recenti, sono finiti nelle loro reti ltri due esemplari di proporzioni simili. Lo squalo elefante (Cetorhinus maximus Gunnerus, 1765), detto anche cetorino o squalo pellegrino, è un pesce cartilagineo, unico membro attuale del genere Cetorhinus e sola specie esistente della famiglia dei Cetorinidi. Con una lunghezza media di 10 metri ed una massima che può raggiungere i 12, questo squalo è considerato il secondo pesce più grande attualmente vivente sulla Terra dopo lo squalo balena. Facilmente riconoscibile grazie all'alta pinna dorsale e alla bocca che viene distesa al massimo quando si nutre, lo squalo elefante è presente negli oceani e nei mari temperati. Imponente, lento e privo di aggressività - il suo nome in inglese, Basking shark, si può tradurre in «squalo che si crogiola al sole» -, questo squalo è assolutamente innocuo per l'uomo, si nutre principalmente di plancton, alghe o animali microscopici che assorbe attraverso la grande bocca. 

 

 

Cattivi odori a San Dorligo, i "nasi" elettronici sono una bufala - la lettera del giorno di Roberto Drozina consigliere comunale capogruppo Lista civica Territorio e ambiente

Siamo in pieno periodo di Carnevale, quello in cui, per tradizione, è ammesso ogni tipo di scherzo: mi piacerebbe pensare che l'articolo "Cattivi odori a San Dorligo - In arrivo i nasi elettronici" comparso il 26 febbraio scorso, rientri in questa categoria, ma temo, purtroppo, che così non sia. Questo timore posso manifestarlo con sufficiente cognizione di causa essendo, sì, un consigliere comunale in quel di San Dorligo della Valle, ma, purtroppo, seduto ai banchi dell'opposizione. Dopo vent'anni di molestie olfattive leggiamo che l'origine del problema sembra (attenzione, "sembra" e, quindi, non è detto che) sia l'oleodotto Tal Siot.Nel nuovo studio che potrà essere fatto grazie al contributo regionale di 35.000 euro (concesso quasi un anno fa) utilizzeremo, quindi, anche i cosiddetti "nasi elettronici" per "individuare con esattezza le cause del fenomeno": se la lingua italiana non è un'opinione, da queste parole sembra di capire che, dopo vent'anni, sussistano ancora dubbi circa la provenienza degli odori di petrolio. Anzi, non è da escludere che, per vent'anni, una larga fetta di cittadinanza (e non solo quella di San Dorligo della Valle) sia stata preda di una sorta di isteria collettiva che l'ha indotta ad immaginare (e soltanto immaginare) che il parco serbatoi della Tal Siot potesse emettere simili odori. Dopo 20 anni di proteste, petizioni, articoli di stampa, interrogazioni in sede regionale e parlamentare, ecc., ancora oggi leggiamo (perché ce lo dice la Siot) che "sono in corso analisi specifiche ... per la migliore gestione dei nasi elettronici e l'implementazione dei risultati".Da quanto ne so il nominato contributo regionale di 35.000 euro dovrebbe essere finalizzato al conferimento di un incarico a professionisti non per accertare se la "puzza" esista davvero, ma per individuare gli interventi tecnici necessari ad eliminarla: Università e Arpa, in questo quadro, sono portatrici di proposte di studio diverse. Servono soluzioni tecniche definitive e non nasi elettronici. I tanto decantati "impianti di nebulizzazione", installati negli ultimi cinque anni, non funzionano: questo è un dato di fatto di cui Tal Siot è perfettamente consapevole visto che, nel suo comunicato stampa, essa afferma che sono in corso gli esperimenti per testare una migliore efficacia di tale sistema di abbattimento con l'installazione di un secondo anello fisso di nebulizzazione. Tal Siot ricorda sempre che gli odori sono provocati dai mercaptani: osservo che i mercaptani (detti anche tioli) sono composti organici di atomi di carbonio, zolfo e idrogeno. Ultima considerazione. Sempre nello stesso articolo è scritto che la situazione "sta diventando sempre più fastidiosa, anche se non dannosa per la salute, come afferma la stessa Siot": non ho letto o sentito sinora alcuna pari ed ufficiale dichiarazione da parte di qualsivoglia Istituzione sanitaria.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 marzo 2019

 

 

Taranto, scuole chiuse un mese - Fumi dell'Ilva assediano le case

Il sindaco: potenziali pericoli per gli alunni del quartiere a ridosso dell'impianto I residenti: ma nessun provvedimento viene adottato per chi vive e lavora qui

Un «provvedimento urgente adottato in ragione dei potenziali pericoli». Il vento sporco che soffia su Taranto porta la notizia: scuole chiuse per inquinamento. Con un'ordinanza, il sindaco Rinaldo Melucci sospende per trenta giorni le lezioni nei plessi Deledda e De Carolis al quartiere Tamburi, a ridosso dello stabilimento ex Ilva, ora Arcelor Mittal. Oltre 700, tra studenti e docenti, devono essere spostati altrove. Lontani da quelle "collinette ecologiche" del siderurgico, sequestrate dalla Procura con una disposizione d'urgenza alcune settimane fa. Eppure qui sotto i ragazzi continuano a giocare, forse per rassegnazione. Mamma Antonella non si sorprende, del resto «sino a qualche decennio fa, quella era meta di picnic». Un'area dove i carabinieri del Noe hanno scoperto una discarica abusiva di rifiuti tossici, con il terreno contaminato da sostanze cancerogene. Scorie d'altoforno a poca distanza dai banchi di scuola. Da qui la decisione del Comune: «Finché non avremo analisi chiare - dice il primo cittadino - non ci sentiamo di esporre o eventualmente continuare a esporre i nostri bambini ai contaminanti». Melucci parla di misura precauzionale, nell'attesa delle nuove analisi richieste ad Arpa Puglia nei due edifici, da effettuare entro trenta giorni. Sino al 10 marzo studenti a casa, poi saranno trasferiti, mentre per venerdì prossimo è stato convocato un tavolo con commissario per le bonifiche, regione Puglia, Ispra, agenzia regionale e ministero dell'Ambiente. Niente allarmismi, ma informazioni certe è il mantra che ripete palazzo di Città che, nel frattempo, ha esteso a un'altra area, quella della Salina grande (sito di interesse nazionale), una serie di divieti. A causa delle concentrazioni extra soglia di arsenico e cobalto, no alle attività a contatto con il terreno, all'inalazione delle polveri, alla produzione di alimenti e al pascolo. Il ministro dell'Ambiente Costa fa sapere di aver dato «mandato a Ispra di interloquire immediatamente con Arpa per la validazione dei dati. Da una prima verifica, le centraline non avevano dato esiti coerenti con l'allarme. Però ogni voce deve essere ascoltata». Voci, come quelle dei residenti, stanchi di questa convivenza forzata con le ciminiere. «Dovete scegliere: dalla parte dei cittadini o della produzione», dice Simona, rivolgendosi agli amministratori. Per lei la fabbrica non potrà mai essere ecocompatibile, come ribadisce da piazza Masaccio. Qui si è autoconvocato il comitato "Tamburi Combattenti", nato due anni fa, dopo le prime ordinanze di chiusura degli istituti in alcuni giorni dell'anno. Intanto, le ultime decisioni del Municipio arrivano proprio con il wind day: dall'inizio dell'anno è il 22esimo. Come spiega la Asl, si tratta di eventi meteo che disperdono «inquinanti di origine industriale, in particolare Pm10 e benzoapirene». In queste giornate, in alcune zone della città, porte e finestre possono essere aperte soltanto in determinati orari e vengono sconsigliate attività all'esterno. Dopo l'iniziale divieto di entrare a scuola, nell'ultimo periodo il provvedimento è stato meno drastico. «In questi casi escono prima - spiega Lucia, mamma di un bimbo di otto anni - per evitare gli orari di maggiore concentrazione delle polveri. In classe e in casa finestre obbligatoriamente chiuse, ma è un paradosso: c'è gente che comunque esce per andare a lavoro o fare la spesa». All'assemblea si unisce l'assessore all'ambiente Francesca Viggiano e qualcuno domanda: «Si chiudono le aule. E il mercato rionale? E le abitazioni?». Ma la Viggiano vuole concentrarsi sull'emergenza legata alle aree sequestrate. «Nelle scuole Deledda e De Carolis - dice - c'erano già state delle bonifiche con la rimozione della parte superficiale e più inquinata del terreno. Non abbiamo paura di prendere decisioni: la città va tutelata».Nelle ultime ore gli ambientalisti di Peacelink avevano parlato, per gennaio e febbraio, di un aumento degli idrocarburi policiclici aromatici rispetto all'anno scorso. Altri dati travolgono anche Vincenzo Fornaro, l'allevatore a cui furono abbattuti 600 capi di bestiame ritenuti contaminati. L'attuale consigliere comunale di opposizione, parte civile nel processo "Ambiente svenduto" per il presunto disastro ambientale causato dall'Ilva, annuncia un esposto: «Apprendo che sono stati rilevati nella "zona rossa", che comprende anche la mia masseria, valori di diossina equiparabili a 10 anni fa. La centralina Arpa ha registrato un aumento del 916% rispetto al 2017». Stessa posizione per il comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti che, mentre annunciano il concertone dell'1 maggio nato per dire no alla grande industria, rilanciano: «Ora si chiama Arcelor Mittal, mentre noi non abbiamo saputo cambiare il nostro nome: vittime eravamo e vittime siamo ancora». 

Valeria D'Autilia

 

SEGNALAZIONI - Ferriera di Servola - Opportuno usare parole appropriate

Citando integralmente la dichiarazione dell'assessore regionale Fabio Scoccimarro relativa all'incontro avvenuto a Roma sull'Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola, emerge con evidenza che l'assessore stesso non ha ben chiaro il significato di alcune parole se così dichiara: «Da parte nostra, lo ribadisco non c'è volontà di arrivare ad una chiusura traumatica di tutto l'impianto ma solamente dell'area a caldo».L'assessore, ammettendo inconsapevolmente di non sapere che lo stabilimento della Ferriera di Servola è composto dall'area a caldo, che produce ghisa di prima fusione e dal laminatoio a freddo (due settori completamente diversi e separati dal punto di vista produttivo), dichiara e ribadisce, a nome della giunta regionale, che la chiusura dell'area a caldo e conseguentemente la cancellazione di 430 posti di lavoro non sarà traumatica!Bisognerebbe però chiedere anche ai lavoratori interessati e alle loro famiglie se la pensano come l'assessore. È davvero un "momento magico" anche se la città perde 430 posti di lavoro e per l'assessore Scoccimarro non è un trauma

Roberto Decarli

 

 

Cambiamento climatico I Verdi ospiti al Savoia - la conferenza

"Non c'è un pianeta b. Incontro su climate change e Cop24". È il titolo della conferenza, organizzata dall'europarlamentare dei Verdi Marco Affronte, che si terrà domani all'hotel Savoia Excelsior Palace. L'appuntamento è alle 18.30. Saranno presenti anche alcuni esperti di Epson Meteo, che illustreranno le ripercussioni del cambiamento climatico sul territorio di Trieste, nello specifico. Il deputato europeo Affronte, nato a Rimini nel 1965, è membro della commissione Ambiente e Salute e della commissione Pesca del Parlamento europeo. Quella di lunedì rappresenta la tappa triestina del tour dell'europarlamentare, il quale esporrà quanto emerso dalla Cop24, e cioè la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico svoltasi a dicembre a Katowice, in Polonia. Il summit, cui hanno preso parte rappresentati di 196 Stati, è servito a stabilire delle regole di attuazione per le decisioni già prese durante l'analoga conferenza del 2015 a Parigi. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 2 marzo 2019

 

 

Piazza Sant'Antonio - Le quattro ipotesi per il progetto finale che la ridisegnerà

Presentate in circoscrizione le opzioni firmate Bradaschia Tre prevedono i filari di alberi, due anche la vasca d'acqua - le quattro ipotesi progettuali

Sta prendendo forma il progetto che riqualificherà piazza Sant'Antonio. Quattro le ipotesi disegnate dall'architetto Maurizio Bradaschia che il Comune sta vagliando. A breve, dopo una consultazione che intende tener conto anche del parere dei cittadini, verrà scelta la proposta definitiva che entro due anni ridarà dignità a quella piazza oggi malconcia. I costi di realizzazione sfiorano i 3 milioni di euro. «La parola d'ordine sarà condivisione - mette subito in chiaro il sindaco Roberto Dipiazza -: voglio che la scelta sia fatta insieme ai triestini, non ci devono essere altre esperienze come piazza Goldoni o piazza Vittorio Veneto». In origine le ipotesi sottoposte al vaglio dell'amministrazione erano 11. Una stretta collaborazione tra lo studio di architettura incaricato e gli uffici del Comune ha asciugato la rosa. Delle quattro proposte, solo due prevedono venga mantenuta la vasca con l'acqua. La prima ipotesi è quella che disegna una piazza monumentale, nel vero senso della parola. Non prevede gli elementi acqua e verde. Un progetto essenziale, che nella pavimentazione dà continuità agli altri interventi di riqualificazione del Borgo Teresiano. In tutte e quattro le ipotesi, davanti alla chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, è previsto un sistema di illuminazione a terra con luci bianche, e non azzurre come quelle di piazza Unità. La seconda proposta nella pavimentazione segna il tracciato del vecchio canale e inserisce due file di alberi. Nel terzo e nel quarto progetto di Bradaschia entra in scena l'elemento acqua, con la vasca. Nella terza ipotesi, questa ha forma rettangolare ed è posizionata al centro, in mezzo a due file di alberi. Nella quarta invece - l'opzione progettuale che sembra raccogliere più consensi tra gli addetti ai lavori - la vasca è quadrata e posta più verso via Filzi, per impreziosire entrambe le chiese, dunque anche quella serbo-ortodossa, che si affacciano sulla piazza. Gli alberi, sempre disposti su due file, sono invece nella parte centrale, tra lo spazio ricavato davanti alla chiesa e la vasca. Tutti e quattro i progetti, che prevedono il recupero dei masegni esistenti, consentono l'accesso alla piazza anche alle persone con disabilità, e ampliano la superficie utilizzabile per eventi o esposizioni. Accanto alle quattro soluzioni, verrà vagliata pure la possibilità di inserire sul lato sinistro, guardando la chiesa di Sant'Antonio, verso via Filzi, un'opera d'arte. Un dettaglio già adottato in molte città. «L'intenzione - sottolinea l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Elisa Lodi - è sempre stata quella di non stravolgere la piazza, ma di riqualificarla conferendole dignità, in linea con il progetto che ha risistemato le sponde del canale. Va riconquistata la bellissima prospettiva che dalle Rive e dai ponti che attraversano il canale guarda a quella chiesa». Oggi, tra i cassonetti delle immondizie - si prevede vengano tolti dalla piazza -, le bancarelle e le soste selvagge dei veicoli la prospettiva è snaturata. «Abbiamo appena presentato le proposte in Circoscrizione - spiega Lodi -, raccoglieremo il parere dei consiglieri e verrà fatta una valutazione con il sindaco e gli uffici. Il progetto poi dovrà essere approvato dalla giunta». Il Comune prevede di presentare i progetti anche attraverso i suoi canali social, dando vita a un sistema di progettazione partecipata. «Scelto il progetto - indica Enrico Conte, direttore dell'area Lavori pubblici del Comune -, si indirà una gara per individuare lo studio che svilupperà il progetto definitivo ed esecutivo. Successivamente si avvierà invece la gara per appaltare i lavori». Se tutto fila liscio, il cantiere potrebbe partire agli inizi del 2020 e terminare tra due anni.

Laura Tonero

 

 

Approvato il piano rumore I partiti litigano sulla Ferriera

La classificazione acustica allarga di cinque decibel il limite notturno a Servola Centrodestra e Pd approvano Il M5s non vota per protesta

Il Consiglio comunale ha approvato ieri il Piano comunale di classificazione acustica (Pcca), con il parere favorevole della maggioranza e del centrosinistra. Si è concluso così un iter di anni, che ha portato alla regolamentazione della zonizzazione acustica del territorio comunale: vari gli ambiti interessati, dalla movida al traffico di mezzi pesanti passando per la zona della Ferriera. E proprio il nodo dello stabilimento siderurgico ha provocato la protesta del M5s, che non ha partecipato al voto. Facendo seguito alla normativa nazionale preesistente, sono state istituite sei fasce acustiche, che definiscono per ogni "unità territoriale" (cioè le porzioni in cui è suddiviso il suolo comunale) obiettivi qualitativi e limiti sonori cui essa deve essere soggetta. L'aula ha accolto il testo proposto dagli uffici dopo il confronto con cittadini e portatori d'interesse. Tra questi l'associazione No smog, ieri presente in aula in rappresentanza degli abitanti di Servola: «Con questo Piano l'area residenziale attorno alla Ferriera passerà in classe quarta: ciò implica un aumento di 5 decibel rispetto a quelli attualmente previsti. Sottoposti da anni a fumi, polveri e odori molesti, ora ci vediamo peggiorare pure le condizioni dei rumori». Sulla stessa questione vertevano gli emendamenti, bocciati, della pentastellata Cristina Bertoni. La Ferriera è stata allora motivo di scontro politico. Il dem Giovanni Barbo ha detto che «il Pd voterà collettivamente a favore del piano. Ma chi ha fatto campagna elettorale dichiarando che avrebbe risolto il problema della Ferriera ha sbagliato, in buona o cattiva fede che fosse». Così ha replicato il sindaco Roberto Dipiazza: «La Ferriera è stata riattivata nel 1999, sindaco Illy. È stata la sinistra. Oggi stiamo seguendo il percorso giusto e siamo tutti d'accordo sul fatto che la città non abbia bisogno dell'area a caldo». 

Lilli Goriup

 

 

Stop alle arrampicate Il corvo si accoppia e ha bisogno di privacy

Due esemplari di specie imperiale nidificano sulla parete Dal Comune divieto alle scalate sulla falesia "La Bianca"

San Dorligo della valle. Tornano i corvi imperiali per nidificare e scatta immediata l'ordinanza di divieto di arrampicata in una vasta zona della Val Rosandra. La decisione è stata presa dal Comune di San Dorligo della Valle, in qualità di gestore dell'area, dopo l'arrivo della segnalazione di un ispettore della Guardia forestale, che ha avvistato una coppia «in evidente comportamento nidificante» sulla parete denominata "La Bianca". Il provvedimento è stato adottato perché il corvo imperiale è considerato specie di particolare pregio. Preso atto della comunicazione, immediata è stata l'emissione dell'ordinanza, in base alla quale si stabilisce che «fino al prossimo 5 maggio entra in vigore il divieto di arrampicata sulla falesia denominata "La Bianca" e il transito sotto la stessa, fino a una distanza di 30 metri dai suoi piedi, per tutti gli itinerari a sinistra di quello chiamato "Le Ballerine" (escluso dal divieto) fino all'ingresso della galleria della pista ciclopedonale in direzione di Sant'Antonio in Bosco, nonché il divieto totale di sorvolo con droni di qualsiasi tipologia, dimensioni e massa all'interno della zona. Originario dell'Eurasia, il corvo imperiale sfruttò il ponte di terra dello stretto di Bering per colonizzare il Nord America: si tratta quindi di uno dei pochi animali a essere presente in ambedue i continenti, senza esservi stato importato dall'uomo. Nonostante sia diffuso, a causa della sua naturale diffidenza e circospezione, il corvo imperiale risulta assai più raro da avvistare rispetto ad altri corvidi, come ad esempio le cornacchie. La sua innata cautela lo porta infatti ad eleggere a propria dimora luoghi selvaggi e difficili da raggiungere, come aree rocciose e foreste. Se non disturbato dall'uomo, può frequentare anche ambienti antropizzati. Non è la prima volta che l'amministrazione guidata dal sindaco Sandy Klun stabilisce il divieto di arrampicata in una parte della Val Rosandra, stante la prevalente esigenza di difendere una specie, in questo caso il corvo imperiale, che si sta accingendo a nidificare. Il regolamento della Riserva della Val Rosandra stabilisce infatti che l'organo gestore, cioè il Comune, «al fine della tutela di habitat o di specie di particolare pregio, può individuare aree di speciale tutela, all'interno delle quali si possono vietare attività escursionistiche, alpinistiche e di altra natura». Copia del provvedimento è stata inviata alle società e agli enti interessati al tema, cioè Cai XXX Ottobre, Alpina delle Giulie, Alpina slovena di Trieste, Guide alpine, Soccorso alpino, sezione di Trieste della Lega italiana per la protezione degli uccelli (Lipu), Polizia locale, Protezione civile, Carabinieri e Vigili del fuoco. Nell'ordinanza si indicano anche le sanzioni a carico dei contravventori. 

Ugo Salvini

 

 

Ambiente - Riscaldamento in cima alle fonti inquinanti Il 75% dei fiumi è pulito

ROMA. Seicentomila analisi di laboratorio, 100 mila ispezioni e verifiche sul campo e 74 mila valutazioni su questioni ambientali. Sono i dati che rappresentano la mole gigantesca di lavoro svolta, solo nel 2018, dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa). Istituito nel 2016 e formato dalle 21 agenzie regionali per l'ambiente e delle province autonome (Arpa/Appa) sotto il coordinamento dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il Snpa ha tenuto a Roma la sua prima conferenza nazionale, "L'ambiente fa sistema" - alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - dove sono stati presentati molti dati di sintesi sulla situazione ambientale di sistema del Paese. Il lavoro del 2018 ha permesso di aggiornare oltre 150 mila dati relativi alle varie direttive europee in campo ambientale, a testimonianza di come l'ambiente stia ridiventando centrale nell'agenda politica italiana. Stando ai dati Ispra, il 65,9% dell'inquinamento dell'aria, in Italia, è causato dall'uso casalingo del riscaldamento, davanti alle emissioni industriali (8,3%) e a quelle dei mezzi di trasporto privati (8,1%). Contrastanti i dati sulla salute delle acque. Il 75% delle acque dei 7.493 fiumi italiani è in buono stato, mentre solo il 48% dei corpi idrici dei 347 laghi ha dato risultati in linea con gli obiettivi di qualità europei. Per quanto concerne il mare, invece, il 54,5% delle acque è in buono stato con picchi dell'80% nei distretti delle Alpi orientali, dell'Appennino centrale e della Sardegna. Non mancano riferimenti a consumo di suolo (14 ettari al giorno nel 2016/2017), agricoltura biologica (76 mila operatori in più nel 2017 rispetto al 2016, +5,2%), raccolta rifiuti (55,5% di differenziata nel 2017, +2,9% rispetto al 2016). Snpa, dunque, si presenta per la prima volta come un sistema a rete fondamentale per fornire dati utili a orientare le politiche del Paese sui temi ambientali. 

Alfredo De Girolamo

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 marzo 2019

 

 

Piazza Libertà, cantiere nel vivo - Arriva un "cappotto" per il Silos

Una maxi impalcatura schermerà la facciata sopra i punti in cui gli operai rifaranno il marciapiedi. Procedono i lavori davanti alla Soprintendenza e dietro la Tripcovich

Una gigantesca impalcatura, alzata davanti alla facciata dell'ex Silos che guarda verso piazza della Libertà, che avrà la funzione di "contenere" i vecchi intonaci dell'edificio, mentre sul piano stradale le maestranze rifaranno il marciapiedi. Questo il prossimo "step" del grande cantiere aperto oramai da settimane nella piazza che si apre davanti alla Stazione ferroviaria, che si compirà entro metà marzo. «Stiamo entrando nel cuore dell'intervento - spiega l'assessore per i Lavori pubblici, Elisa Lodi - che si protrarrà fino ad autunno e permetterà alla città di presentare un biglietto da visita del tutto nuovo a chi arriva a Trieste in treno o entra in città da viale Miramare». Un'opera da quasi cinque milioni. Ad accorgersi dello stato di avanzamento dei lavori sono soprattutto gli automobilisti che, una volta arrivati in piazza Libertà, per raggiungere il centro devono attraversare una carreggiata che si restringe all'altezza di corso Cavour, dove fra l'altro è interdetta la svolta verso via della Geppa. Un disagio inevitabile - che per ora rimarrà isolato, perché non sono previste ulteriori modifiche all'assetto della circolazione - da cui però farà da riscontro un generale miglioramento dell'aspetto della piazza d'ingresso in città.«Stiamo anche lavorando sul lato della piazza sul quale si affaccia il palazzo che ospita la Soprintendenza per creare la nuova area dei sottoservizi. Fondamentale anche il riassetto della parte di largo Santos situata dietro la Tripcovich - aggiunge l'assessore - dove sorgerà la nuova area di sosta per Trieste Trasporti». Sarà proprio in quel piazzale che saranno collocate le fermate di capolinea di gran parte dei mezzi che attualmente sostano a fianco del giardino centrale di piazza Libertà. «Saranno definite le corsie e i marciapiedi - riprende Lodi - per agevolare la salita e la discesa dei passeggeri e per razionalizzare l'intero movimento dei mezzi pubblici nella zona. È in corso pure il riassetto del sottopasso che collega la Stazione a vari punti della piazza, che necessitava di un sostanziale intervento per renderlo adeguato a una città come Trieste, con una migliore illuminazione e un aspetto più gradevole».L'intervento di piazza Libertà si inserisce nel programma innovativo in ambito urbano denominato "Riqualificazione Trieste Nord" e coordinato con quello della cosiddetta "Area strategica del Borgo Teresiano e del Borgo Giuseppino". «Si prevede il miglioramento della percorribilità veicolare e pedonale - conclude l'esponente della giunta Dipiazza - anche in funzione della prossima attivazione della riqualificazione e dell'apertura alla città del Porto vecchio».Il progetto è stato redatto per il Comune dal Raggruppamento temporaneo costituito dall'ingegner Klaus Plattner di Bolzano, dagli architetti Luciano Lazzari, Paolo Zelco e Fabio Zlatich di Trieste e Stanislao Fierro di Bolzano, con AcegasApsAmga ed Hera Luce per la progettazione, la realizzazione e il complemento dei servizi a rete, degli impianti semaforici e dell'illuminazione pubblica. Al termine dei lavori, l'intera area sarà più verde, grazie alla piantumazione di 16 nuovi alberi, che contribuiranno a ingentilirne l'aspetto. Una delle novità più attese nel riassetto del sottopasso, invece, sarà la posa dei cosiddetti percorsi "tattilo-plantari", consistenti in lastre di gomma in rilievo applicate alla pavimentazione per l'abbattimento delle barriere architettoniche. La loro sistemazione nel sottopasso di piazza della Libertà è frutto dell'accordo fra il Comune e l'Unione italiana ciechi di Trieste, presieduta da Marino Attini.

Ugo Salvini

 

 

Aperitivo verde  a San Giovanni sull'esperienza degli orti in citta' - nel pomeriggio

Prossimo obiettivo la riqualificazione dell'area vicino alle "case dei Puffi"

Un orto comune da realizzare in prossimità delle cosiddette "case dei Puffi" per riqualificare un'area orticola degradata ai margini delle residenze popolari. Si chiama Puff'orto il progetto per la creazione di un luogo che possa risultare utile e piacevole, basato su un'economia condivisa, solidale e sostenibile, con la partecipazione attiva dei residenti e in collaborazione con le reti solidali. Verrà presentato oggi pomeriggio alle 18, al Padiglione V nel parco di San Giovanni, in un incontro pubblico nell'ambito dell'Aperitivo verde, a cura del Centro di educazione ambientale, sugli orti in città e l'esperienza di Urbi et Horti-Orti comuni di Trieste gestiti dall'associazione Bioest.«Il progetto - spiega Tiziana Cimolino che da anni si occupa di orti comuni - nasce in collaborazione con Arci servizio civile a cui partecipano anche volontari dall'estero e mira a coinvolgere la popolazione residente. Ci si ispirerà alle tecniche dell'agricoltura sinergica fondate sui principi etici che esigono cura della terra, della persona e delle risorse. Momenti di azione sul campo, a cui ognuno può partecipare secondo le proprie possibilità, si alterneranno ad altri di istruzione con esperti nei vari settori per ottenere le conoscenze utili a condurre un orto giardino e trarne i frutti».«Il complesso residenziale di via Grego dispone di un'area verde destinata a orticoltura che però - rivela ancora Cimolino - oggi appare prevalentemente incolta e nella cui parte marginale si trova una zona comune diventata ricettacolo di rifiuti. Ciò nonostante, l'area presenta aspetti utili a sviluppare un progetto e la rinuncia di due assegnatari ha consentito la riassegnazione dei rispettivi lotti. A breve - anticipa la referente di Bioest - terremo dei seminari che coinvolgeranno anche bambini e ragazzi oltre ai volontari, anche occasionali, che possono ottenere un risultato soddisfacente pure nell'arco di una sola giornata. Ma la prima azione da compiere è la bonifica ambientale, con la raccolta dei rifiuti abbandonati, da gestire in sintonia con l'ente preposto all'igiene urbana e secondo le regole della raccolta differenziata. L'invito è rivolto quindi a quanti vogliano dedicarsi volontariamente alla pulizia». 

Gianfranco Terzoli

 

 

Palazzi al buio alla sera per "M'illumino di meno" - Comune e ateneo

Torna oggi "M'illumino di meno", la Giornata del risparmio energetico proposta dal programma Caterpillar di RadioDue, che sensibilizza l'opinione pubblica sull'importanza di «azioni virtuose di razionalizzazione dei consumi». Tra gli enti che hanno risposto "presente" ci sono il Comune, che annuncia che parteciperà all'iniziativa in collaborazione con Hera Luce, società del Gruppo Hera, spegnendo le luci della facciata del Municipio dalle 18.30 alle 20, e l'Università, che farà lo stesso a piazzale Europa dalle 18 alle 19.30.

 

 

SEGNALAZIONI - Porto vecchio: i binari da salvare

In merito a quanto scritto dal signor Podgornik su questa rubrica in data 20 febbraio ultimo scorso, va rilevato che sì, con buona probabilità i binari dell'intero Porto Vecchio sono inutilizzabili, salvo - forse - il raccordo tutt'ora attivo tra il fascio binari di Trieste Centrale e, appunto, il Porto Vecchio. Tale raccordo è visibile nei pressi della centrale idrodinamica. Detto questo, non entro nel merito sull'opportunità di salvare l'intero layout ferroviario di quella zona. Tuttavia, andrebbero fatte alcune considerazioni relativamente all'ipotesi di un sistema di trasporto di tipo tranviario su un'area vastissima come quella del Porto Vecchio, per non parlare che di fatto era "pronta" una linea su ferro che collegava il centro città a Barcola, ora ridotta ad una serie di desolanti monconi. Dunque, il discorso non è di preservare nostalgicamente vecchi binari, ma configurare un sistema di trasporto non inquinante e decisamente più appagante di una rete di bus. Lo stesso soggetto politico che afferma la sempiterna, imminente ripresa del servizio del tram di Opicina aveva rassicurato su un servizio di spola su ferro dal parcheggio Boveto verso il Centro città. Abbiamo visto come è finita. Infine, senza scomodare il Sudamerica, tengo a far notare come il più vicino rifacimento del "Molo Longo" a Fiume, che ha aperto al pubblico con passeggiata pedonale l'antico "terminal" (oggi passeggeri) del porto, ha previsto e realizzato la preservazione del binario di raccordo (con tanto di ponte), proteggendolo con adeguata copertura e rendendolo operativo in caso di necessità. E bravi i vicini croati. Noi, evidentemente, non ci arriviamo.

Massimiliano Di Biagio

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 febbraio 2019

 

 

Ferriera di Servola: dal vertice romano stretta sui controlli - L'INCONTRO FRA REGIONE E MINISTERO

Una stretta sui controlli e qualora non dovessero essere rispettati gli accordi scatterà immediatamente la revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale per la Ferriera di Servola. Una linea che esce ulteriormente rafforzata dall'incontro romano tra il ministro all'Ambiente Sergio Costa, accompagnato dalla sottosegretaria Vannia Gavia, dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Vincenzo Zoccano e dall'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. Zoccano al termine dell'incontro si è detto soddisfatto «anche perché c'è stata la possibilità di parlare nel dettaglio delle singole problematiche dello stabilimento. Ci sarà un controllo molto più stretto in particolare per verificare che vengano rispettati gli ambiti sanitari e quelli delle emissioni acustiche e polverose. Qualora non dovessero essere ottemperati gli accordi si procederà alla revisione degli stessi». «Abbiamo analizzato il rispetto dell'Aia - ha aggiunto Gava - valutando gli aspetti ambientali e sanitari dell'intera area, condividendo la necessità di dare una risposta forte alle istanze del territorio innalzando il livello di attenzione, incrementando i controlli di Arpa e approfondendo il rispetto dell'Accordo di programma soprattutto in merito alla copertura dei parchi minerari».Proprio questi ultimi sono al centro del dossier di Scoccimarro: «L'accordo prevede che il gruppo Arvedi proceda alla copertura dei parchi e su questo non faremo alcun passo indietro visto che qualora l'azienda non dovesse ottemperare scatteranno le procedure previste. Da parte nostra, lo ribadisco, non c'è la volontà di arrivare a una chiusura traumatica di tutto l'impianto, ma solamente dell'area a caldo. Al termine dell'incontro con il ministro in ogni caso posso confermare che c'è una importante comunione di intenti».Al vertice romano da Costa hanno preso parte anche i parlamentari Cinque stelle Stefano Patuanelli e Sabrina De Carlo e il consigliere regionale Andrea Ussai: «L'incontro con il ministro è stato proficuo, la salute dei cittadini è la priorità», si legge in una nota serale del M5s.

 

 

Le Falesie tornano "a misura" di climber, sub, canoe e velisti

Il Comune di Duino Aurisina mette mano al Regolamento del Parco naturale Deroghe flessibili al posto dei divieti integrali. Decade anche il "Bollino blu"

DUINO AURISINA. Il Parco delle Falesie torna a disposizione della collettività. Appassionati di arrampicate sulle rocce di Duino, di nuotate e pagaiate nelle acque che le bagnano - pur nell'ambito di una disciplina che guarda alla tutela dell'ambiente - potranno nuovamente godere di una delle zone più belle dell'Alto Adriatico. Lo ha deciso la giunta del Comune di Duino Aurisina, apportando sostanziali modifiche al Regolamento in vigore e dando vita a quella che il sindaco Daniela Pallotta definisce «la svolta della fruibilità sostenibile». La novità è illustrata dall'assessore all'Ambiente Massimo Romita: «Le arrampicate sportive sono consentite nelle due aree di roccia che incombono sul mare collocate agli estremi del Parco, all'interno delle quali si potrà uscire dalla rete dei sentieri. Il Comune, in quanto organo gestore, potrà sempre disporre divieti di accesso e limitazioni all'arrampicata, a tempo e per specifiche motivazioni, al fine della tutela di habitat e specie di particolare pregio». Evidente il riferimento agli uccelli che nidificano in loco. Per quanto concerne la parte a mare, qui la novità è rappresentata dall'eliminazione del famoso "Bollino blu", il permesso per entrare con le imbarcazioni che, finora, andava richiesto e che non aveva riscosso l'apprezzamento dei frequentatori a causa di un iter complesso per ottenerlo. «Abbiamo diviso lo specchio d'acqua in tre zone - spiega Romita - e cioè A, B e C. Alla prima potranno accedere solo i soggetti incaricati della vigilanza e quelli autorizzati per motivi di ricerca scientifica e monitoraggio. Qui sarà vietata la pesca. Vi potranno però entrare i nuotatori e i mezzi a propulsione umana, in sostanza canoe e sup, e ciò nell'area immediatamente interna alla linea delle boe in direzione della Falesie e comunque non oltre i 10 metri in direzione della costa dalla linea di perimetrazione della stessa zona A». Nella B, prosegue l'assessore della giunta Pallotta, «sarà permesso l'ingresso a natanti e imbarcazioni a vela o motore, purché tengano rotta perpendicolare alla costa e a velocità ridotta, comunque non superiore a cinque nodi. Anche in questo caso potranno essere decisi limiti e divieti in casi particolari. Infine nella C - conclude Romita - potranno entrare nuotatori e mezzi a propulsione umana nonché le persone che praticano immersione subacquea e snorkeling a scopo turistico o naturalistico o con finalità didattiche. Sarà comunque vietata la pesca». Pallotta richiama comunque tutti a «una consapevole fruizione della Riserva, perché la tutela dell'ambiente rimane una priorità». Il consigliere d'opposizione Vladimiro Mervic, dichiarando in aula il suo favore alla novità, ha ricordato «le 420 firme raccolte a suo tempo per garantire la fruibilità del Parco».

Ugo Salvini

 

 

Cimitero di immondizie lungo i binari abbandonati della zona industriale

Cumuli di bottiglie, poltrone, batterie per auto, bidoni e sacchi neri: ecco cosa si trova oltre l'ex passaggio a livello di Strada della Rosandra

Tonnellate di rifiuti, che si accumulano giorno dopo giorno senza il minimo controllo, e in alcuni punti ecco vere e proprie discariche a cielo aperto, come quella vicino all'ex passaggio a livello di Strada della Rosandra. È la situazione in cui versano gli spazi attorno ai binari abbandonati, in diverse zone della città. Tra i punti più critici proprio nella zona industriale, dove le immondizie sono ben visibili anche dalla vicina strada trafficata, pochi metri dopo la rotonda di via Flavia. I rifiuti e in particolare la plastica sono ovunque, sotto forma di bicchieri, di bottiglie, di borse, di detersivi vuoti, di cassette per frutta e verdura. C'è chi ha depositato interi sacchi di spazzatura, senza troppi problemi, scaricati nel verde, così come un intero bidone, ormai ridotto a pezzi, con il contenuto riversato tra gli alberi. Spuntano poi anche un gioco per bambini, una poltrona e alcuni vasi di fiori. Dietro a quel che resta di un vecchio fabbricato diroccato, accanto alle sbarre del passaggio, qualcuno ha abbandonato anche rifiuti edili, come infissi e secchi di vernice. Lo scenario peggiore è qualche metro più giù, dietro la prima linea di binari, dove sotto il livello della strada si nasconde una distesa di oggetti abbandonati di tutti i tipi. Carte, cartoni e sacchi neri: forse sono stati trascinati nelle giornate ventose. Difficile però che qui le raffiche abbiano trascinato sedie, scarpe, borsoni di stoffa rotti, un triciclo e una carrozzina, batterie di veicoli, una montagna di bottiglie di vetro e quel che resta forse di una radio, completamente smontata nelle sue varie componenti. Gettati a terra ecco anche pezzi di veicoli, forse reduci da incidenti, tra lamiere e qualche parafango. «Era un tratto di cui si occupava l'ex Ezit - spiega Roberto Carollo, storico direttore del Museo ferroviario di Trieste e memoria storia nel settore - e credo che la situazione andrà sistemata presto, perché so che c'è la volontà di riattivare quei binari, per collegarli con Fernetti e per renderli operativi e al servizio di alcune realtà che lavorano nella zona. Questi binari, comunque, non sono più di competenza delle Ferrovie dello Stato». «Certo è che quando una linea viene abbandonata - commenta ancora lo stesso Carollo - spesso le condizioni poi sono critiche, ma in questo caso appunto c'è la possibilità concreta che tutto venga ripristinato al meglio». Lo scenario si ripete anche in altri punti delle ferrovie in disuso, come nei tratti visibili da via Caboto e, ancora, sotto il ponte accanto all'area cosiddetta Gaslini e pure all'ombra delle arcate lungo via Italo Svevo, dove in questo caso sono diversi anche i cumuli di abbigliamento, oltre alle "solite" borse di rifiuti.«La principale causa del degrado cui dobbiamo assistere da queste parti - commenta più di qualcuno di quelli che passeggiano nella zona - sta comunque nella maleducazione della gente».-

Micol Brusaferro

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 febbraio 2019

 

 

Scoccimarro e grillini in missione a Roma sul futuro di Servola

Vertice con il ministro dell'Ambiente per sollecitare revisione dell'accordo di programma e stop all'area a caldo

Giunta regionale e Movimento 5 stelle vanno in pressing congiunto sul governo per arrivare alla chiusura dell'area a caldo della Ferriera. Non si tratta della variante locale dell'alleanza gialloverde, ma della convergenza di interessi tra le forze che da tempo sono schierate per fermare la produzione di ghisa a Trieste. E così l'assessore all'Ambiente Fabio Scoccimarro e una delegazione pentastellata incontreranno oggi il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, per chiedere fermezza sul rispetto dell'Accordo di programma. Il quadro è noto e vede sul tavolo questioni come la copertura dei parchi minerari e l'abbassamento dei livelli di rumorosità, mentre prosegue il lavoro di bonifica dell'area con l'avvio della procedura per la realizzazione del barrieramento a mare e del trattamento delle acque di falda. Ma centrodestra e pentastellati vogliono capire quali siano le intenzioni del governo, tanto più dopo l'incontro tra Giovanni Arvedi e il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, in cui è emersa la disponibilità di Siderurgica Triestina a valutare un futuro alternativo dell'area davanti a manifestazioni concrete d'interesse. Le vere intenzioni del Cavaliere sono però imperscrutabili. Né molto di più dice una lettera che a fine gennaio Siderurgica Triestina ha inviato ai componenti della Conferenza dei servizi per ribadire di non ritenersi obbligata alla realizzazione delle coperture dei parchi e per affermare che «tenuto conto del possibile scenario industriale futuro, è disponibile a discutere della situazione in nuovo Accordo di programma di rilancio delle attività dell'intera area industriale». Non è dato però a sapere se ciò significhi volontà di lasciare gradualmente o di rilanciare con l'installazione di un altoforno di ultima generazione e magari la rinuncia alla produzione di coke in loco. E intanto Scoccimarro continua a ripetere che «l'Accordo di programma va rivisto ma solo per chiudere l'area a caldo. La Ferriera non può convivere con lo sviluppo della città. Serve un coordinamento tra le varie amministrazioni e i rappresentanti politici al fine di superare i problemi senza che a pagare siano le famiglie dei lavoratori e senza vessare le società che hanno investito». Concorda il grillino Andrea Ussai, che oggi sarà a Roma, assieme alla deputata Sabrina De Carlo e al sottosegretario Vincenzo Zoccano: «L'Accordo va rivisto, non concedendo altri rinvii ma arrivando alla graduale chiusura dell'area a caldo, tutelando i posti di lavoro grazie allo sviluppo logistico, portuale e industriale a basso impatto». L'assessore approfitterà della visita per chiedere al ministro di convocare per aprile la Conferenza dei servizi affinché questa si esprima definitivamente sulla realizzazione dei grandi capannoni. Dopo aver domandato la diffida di Arvedi per le lacune progettuali della copertura dei parchi, la Regione punta infatti ad arrivare al dunque, ben sapendo che se il progetto verrà meno si potrà richiedere la sospensione dell'Aia e dunque fermare la produzione. Ma nulla è certo, visto che la Conferenza potrebbe anche chiedere nuove aggiunte di documenti al progetto o dire che i capannoni non sono necessari, mettendo così la Regione in difficoltà rispetto alle sue intenzioni. A giorni il Comune dovrebbe intanto adottare il piano di zonizzazione acustica dell'area, che regala qualche decibel di rumorosità alla Ferriera senza che questo permetta tuttavia allo stabilimento di stare entro i limiti notturni, nonostante la realizzazione da parte dell'azienda di tutte le misure di mitigazione previste. E così la Regione si prepara a una richiesta di diffida anche su questo punto. 

Diego D'Amelio

 

Seduta d'urgenza del Consiglio per analizzare il Piano rumori

Venerdì il Consiglio comunale si riunirà in una seduta d'urgenza per discutere il Piano comunale di classificazione acustica. E, a scopo propedeutico, ieri si è riunita anche la commissione trasparenza, presieduta dalla pentastellata Cristina Bertoni: erano presenti come ospiti da un lato i membri dell'Arpa e dall'altro alcuni rappresentanti dei cittadini di Servola. Nonostante l'invito erano invece assente il sindaco Roberto Dipiazza. Durante la commissione è stato messo in luce da più parti il problema dello sforamento dei limiti acustici, correlato all'attività della Ferriera, in particolar modo nell'area di via Pitacco. Ha detto Bertoni: «La popolazione servolana è sottoposta costantemente a livelli di rumore sopra la media Arpa giornaliera; se si considera l'arco dell'anno, allora si supera pure la soglia Oms. Il parere Arpa a mio avviso è molto chiaro, il sindaco tuttavia non c'è e il nodo pertanto rimane». Maria Teresa Bassa Poropat (Cittadini) ha evidenziato: «La presente commissione ha per oggetto le "azioni intraprese dall'amministrazione comunale". Tuttavia non solo manca il sindaco: non ha nemmeno delegato un assessore competente o gli uffici tecnici. Durante questo mandato non ho visto un solo segnale di cambiamento, rispetto alle amministrazioni precedenti: si stanno prendendo in giro i cittadini». Guido Apollonio (Fi) ha detto: «Qualcosa si sta facendo: venerdì portiamo in votazione il Piano. Forse si sarebbe potuta posticipare la presente commissione a dopo quel momento». Per quanto riguarda il Consiglio, l'appuntamento è fissato come detto per venerdì mattina alle 9.30. L'annuncio della convocazione è arrivato ieri ed è stato motivato con l'approssimarsi dell'udienza al Tar. Per l'occasione relatrice sarà l'assessore all'Ambiente Luisa Polli; la discussione si svolgerà peraltro senza la consueta fase delle domande d'attualità e interrogazioni, proprio per concentrarsi sull'oggetto della convocazione.

 

 

Progetto da 1 milione e 600 mila euro per dare forma al Museo del Mare

Un museo del mare da 33 milioni val bene un progetto da un milione e 600 mila ero. L'amministrazione ha emesso "il bando di gara per l'affidamento del servizio di progettazione definitiva ed esecutiva relativamente ai lavori di realizzazione del Museo del mare nel comprensorio del Porto vecchio". In realtà il Museo del mare, dopo le ultime varianti, troverà posto all'interno del Magazzino 26 assieme probabilmente all'Immaginario scientifico, al mega infopoint turistico (mille metri quadrati), al Museo dell'Antartide e alle masserizie degli esuli del Magazzino 18. Non ci sarà, invece, l'archivio di Its che ha trovato asilo nella sede della Fondazione CRTrieste.Il progetto, secondo quando previsto dall'appalto, dovrà essere realizzato in otto mesi (240 giorni). Le offerte dovranno pervenire al Comune di Trieste (piazza Unità 4) entro le 12.30 del 9 aprile (il giorno dopo, alle 10, saranno aperte le buste). Tra le condizioni di partecipazione, vista l'entità del bando, è stato inserito il fatturato globale minimo per servizi di ingegneria ed architettura che non deve essere inferiore a un milione e 141 mila euro. Viene inoltre precisato che l'appalto non è connesso a un progetto finanziato dai fondi comunitari. In realtà non si tratto di un progetto vero e proprio (per il quale sarebbe stato meglio indire un concorso di idee) ma di "servizi relativi all'architettura e all'ingegneria" in base ad alcune prescrizioni fornite dall'amministrazione comunale. In ogni caso si tratta dell'opera più rilevante dei 50 milioni piovuti sul Porto vecchio dal Mibact tramite il Cipe, all'epoca del governo di Matteo Renzi. Ovvero il "grande attrattore culturale transfrontaliero" immaginato da Roma per giustificare l'investimento milionario. «Si tratta dell'opera più importante di quest'amministrazione» aveva certificato in una riunione di commissione l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi. Il nuovo Museo del mare occuperà la bellezza di una superficie di 19 mila metri quadrati su quattro piani. Un'enormità se si pensa che l'attuale Civico Museo del mare, situato nell'edificio dell'ex Lazzaretto di Campo Marzio, si sviluppa su tre piani per complessivi duemila metri quadrati e ha una media di seimila visitatori annui. «Con questo museo di livello europeo puntiamo a fare almeno 800 mila visitatori all'anno» pronostica l'assessore alla Cultura Giorgio Rossi. Praticamente due terzi del Magazzino 26 andranno al nuovo Museo del mare.Il quadro economico prevede 17.666.060 euro per la ristrutturazione del Magazzino 26, 525 mila per le demolizioni, 780 mila per la sistemazione esterna delle aree pedonali, 550 mila euro per la realizzazione di un parcheggio. Solo sette milioni sono riservati agli allestimenti del museo del m are, alle attività di promozione e alle opere d'arte. Quello che resta dei 33 milioni se ne va tra indagini strutturali, collaudi, oneri di sicurezza, iva e attività di progettazione. Alla Cultura neppure un quarto dell'investimento. 

Fabio Dorigo

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 febbraio 2019

 

 

Via i cassonetti, sì ai masegni - Ecco il futuro di Sant'Antonio

Si svelano domani in Quarta circoscrizione i rendering dell'architetto Bradaschia Si lavora a un'unica prospettiva architettonica verso le Rive. Salva la fontana

Arrivano i masegni: faranno da cornice alla nuova piazza Sant'Antonio che manterrà la fontana e il verde mentre scompariranno i bidoni delle immondizie. Approderà domani alle 20 nel Consiglio della Quarta circoscrizione presieduta da Riccardo Ledi della Lega (in una seduta pubblica alla quale il M5s in una nota di ieri invita i cittadini) la bozza del progetto per la riqualificazione dell'area: sarà presentata dal sindaco Roberto Dipiazza, con l'assessore ai Lavori pubblici Elisa Lodi e i tecnici del Municipio. Saranno complessivamente quattro i rendering che verranno preparati dallo studio dell'architetto Maurizio Bradaschia, che sarà a sua volta presente all'incontro.«Si tratta - spiega Lodi - di progetti che non stravolgeranno l'attuale impostazione architettonica. L'intenzione è di mantenere sia lo spazio verde che la fontana: in che forma sarà più chiaro dai rendering che proporremo. L'idea che abbiamo chiesto all'architetto di portare avanti è quella di non cambiare radicalmente l'area. Posso anticipare che i masegni proseguiranno dalle vie Rossini e Bellini (le due sponde del canale, ndr) fino alle intersezioni delle vie Paganini e Ponchielli con via San Lazzaro, andando dunque a riqualificare anche le laterali che costeggiano la chiesa».Quella di Sant'Antonio è l'ultima piazza che resta da riammodernare in centro dopo l'avvio del cantiere a settembre in piazza Libertà, i cui lavori dovrebbero chiudersi entro l'estate, al netto di possibili sorprese legate al futuro della Sala Tripcovich. Lodi, per quanto riguarda il nuovo cantiere, conferma che «la volontà è di avviarlo entro l'anno. Dopo la riflessione in circoscrizione con le quattro proposte procederemo il progetto preliminare e in giunta approveremo quello esecutivo. Nel Piano delle opere abbiamo già previsto una spesa di 2,6 milioni di euro sulla base anche del preventivo predisposto dagli uffici».Un altro dettaglio importante sarà rappresentato dai cassonetti dei rifiuti, che verranno tolti e saranno sostituti da contenitori "a scomparsa" collegati ad appositi spazi nel sottosuolo in modo simile a quelli realizzati in piazza della Borsa. «Questo - evidenzia l'assessore - consentirà di avere una visuale pulita dalla chiesa e fino al mare. Parliamo di una zona molto bella e pregiata che si sta rilanciando in maniera importante».Non ci saranno quindi "rivoluzioni". Sono state anche archiviate le soluzioni che prevedevano di riportare il canale fino ai piedi della scalinata della chiesa: troppo elevati i costi. L'affidamento all'architetto Bradaschia è stato retribuito con poco meno di 50 mila euro Iva compresa, e rientra nel quadro delle rotazioni professionali per i cosiddetti lavori sottosoglia. L'area sarà poi completata con l'allargamento del marciapiedi di via Filzi nella zona davanti alla chiesa serbo-ortodossa, e ciò per rispondere anche alla richiesta della comunità. I parcheggi per i motorini dell'area verranno trasferiti in altre zone del centro mentre al momento non è prevista la cancellazione degli stalli, sempre per le due ruote, davanti al canale e quelli per i disabili. 

Andrea Pierini

 

La storia Chiesa neoclassica realizzata nel 1849 Canale chiuso nel '34

Piazza Sant'Antonio ha assunto l'attuale conformazione dopo la scelta di interrare l'ultima parte del Canal Grande nel 1934, con i detriti provenienti dalle demolizioni di Cittavecchia. Dal 1935 al 1944 venne ribattezzata piazza Umberto I salvo poi tornare alla denominazione di piazza Sant'Antonio nuovo. Fino alla metà del 1700 c'era qui una chiesetta dedicata all'annunciazione che nel 1771 venne sostituita da un più grande luogo di culto in stile barocco. Nel 1808, visto il grande afflusso di credenti, si decise di costruire una struttura più spaziosa che Pietro Nobile iniziò a progettare in stile neoclassico. I lavori iniziarono nel 1825 e terminarono nel 1849 con la consacrazione. A scolpire le sei statue che la caratterizzano fu Francesco Bosa.

 

 

Cattivi odori a San Dorligo In arrivo i "nasi elettronici"

Il Comune avvia uno studio ad hoc supportato da fondi regionali e collaborazioni con Arpa e Università dopo l'ultima ondata di lamentele da parte dei residenti

SAN DORLIGO Scatta l'operazione contro i cattivi odori a San Dorligo della Valle. Dopo le recenti lamentele dei residenti delle zone di Mattonaia, Aquilinia, Lacotisce e Domio, ultime di una lunga serie di accuse rivolte alla Tal Siot, il cui oleodotto sembra essere all'origine del problema, l'amministrazione comunale ha deciso di far partire a breve un'azione finalizzata a individuare con esattezza le cause del fenomeno. «Abbiamo a disposizione i 35mila euro, frutto di un contributo della Regione, con i quali avvieremo uno studio - annuncia l'assessore comunale per l'Ambiente e il Territorio, Franco Crevatin -, nel corso del quale utilizzeremo i cosiddetti "nasi elettronici", ma non solo. Intendiamo avvalerci anche della collaborazione dell'Università, la cui disponibilità ci è stata garantita nel corso di un colloquio dal rettore, Maurizio Fermeglia, e dell'Arpa». «Finora - prosegue l'esponente della giunta municipale - abbiamo sentito parlare di tanti bei progetti e abbiamo visto impiegare tante risorse, ma resta il fatto che, in questi ultimi anni, la situazione è migliorata di poco. Grazie ai 35mila euro arrivati dalla Regione - insiste l'assessore - potremo completare uno studio serio, che auspichiamo possa indicare la strada da seguire nei prossimi anni, al fine di migliorare sensibilmente la situazione che sta diventando sempre più fastidiosa, anche se non dannosa per la salute, come afferma la stessa Siot». Crevatin conosce da vicino il problema: «Capisco bene la cittadinanza che si lamenta - riprende - perché di cattivi odori ne so qualcosa anch'io, che abito a Lacotisce. Sono convinto che questa amministrazione e la competente Commissione Ambiente stanno facendo il massimo di ciò che è nelle loro possibilità. In assenza di normative specifiche in materia, solo la Tal Siot può far migliorare le cose. Se manterranno la parola data in sede di tavolo tecnico sugli odori molesti, qualcosa in meglio cambierà - conclude - perché in questo particolare momento le polemiche e le puntualizzazioni servono a poco». Qualche giorno fa, la stessa Tal Siot aveva annunciato che «sono in corso analisi specifiche, in collaborazione con un'azienda specializzata del settore, per la migliore gestione dei nasi elettronici e l'implementazione dei risultati, che saranno elaborati entro il primi semestre dell'anno». Sul tema è intervenuto nuovamente anche il presidente della Commissione Ambiente, Roberto Potocco, il qualche ha ricordato che «il valore patrimoniale degli immobili che rientrano nelle zone in cui gli odori si sentono di più è fatalmente in calo. Anche questo - ha aggiunto - è un aspetto da tenere in debito conto, perché ci sono famiglie che vorrebbero vendere e non riescono a farlo». 

Ugo Salvini

 

 

Ambiente - L'Italia punta ai fondi Ue per ridurre l'effetto serra

ROMA. I finanziamenti del programma Ue per ambiente e clima (Life) consentiranno di sbloccare più di 3,2 miliardi di euro di sovvenzioni supplementari a favore di 12 progetti su vasta scala in materia di ambiente e di clima in dieci Stati membri per sostenere la transizione dell'Europa a un'economia circolare, a basse emissioni di carbonio. Lo ha indicato la Commissione europea annunciando un investimento di 116,1 milioni per i più recenti «progetti integrati» da finanziare in vari Paesi. L'Italia è interessata ai progetti per ridurre le emissioni di gas a effetto serra attraverso lo sviluppo di capacità, il trasporto su strada a zero emissioni e il sequestro del carbonio. Gli altri progetti riguardano qualità dell'aria (Bulgaria e Ungheria), natura (Repubblica ceca, Ungheria, Portogallo, Slovenia), acqua (Austria, Estonia), riduzione emissioni Co2 (oltre all'Italia Finlandia e Slovenia), clima (Grecia). Il programma LIFE è lo strumento finanziario europeo per l'ambiente e l'azione per il clima attivo dal 1992. Ha cofinanziato più di 4.600 progetti nella Ue e nei paesi terzi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 febbraio 2019

 

 

Arriva il ticket unico bus-treno per andare da Trieste a Lubiana

Servizio sperimentale per sei mesi: i biglietti si faranno on line al costo di otto euro Da piazza Oberdan a Opicina con le linee 2/ e 4, poi in carrozza verso la Slovenia

Dal primo marzo sarà possibile usare un unico biglietto per raggiungere la stazione di Opicina con l'autobus e poi andare a Lubiana con il treno. Si tratta di un progetto sperimentale dalla durata di sei mesi. Stando alle indicazioni della Regione, il "Cross-border ticket Slo- Ita" sarà acquistabile solo dal sito delle Ferrovie slovene all'indirizzo www.slo-zeleznice.si. Al momento non è ancora possibile effettuare l'operazione sul portale, che è consultabile in sloveno o in inglese. Il tagliando costerà otto euro, la stessa cifra del treno diretto Lubiana-Trieste denominato "Rg", che non rientra nell'iniziativa del biglietto unico visto che effettua il collegamento direttamente con la stazione centrale e due volte al giorno in orari turistici. Il biglietto in questione, spiega l'assessore regionale alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti, rende operativo l'accordo siglato lo scorso 14 febbraio tra la Trieste trasporti e la Slovenske zelenize doo, che prevede «l'utilizzo di un unico titolo di viaggio per i treni tra la Slovenia (Lubiana) e Villa Opicina, che non proseguono verso la città di Trieste, e gli autobus di servizio urbano che dalla Stazione di Villa Opicina arrivano a piazza Oberdan. Pizzimenti ha anche ricordato che l'iniziativa si colloca nell'ambito del progetto comunitario "Connect2Ce", coordinato dalla Cei (Iniziativa centro europea), che ha come obiettivo il miglioramento del collegamento con le aree periferiche attraverso il trasporto pubblico. «In tale contesto - sottolinea l'assessore - abbiamo inteso sostenere questa tratta facendo in modo che il viaggiatore non debba perdere tempo nell'acquisto di due diversi biglietti. Una comodità che potrebbe favorire, soprattutto in chiave turistica, un incremento di flussi in entrambe le direzioni. Al termine della sperimentazione e alla luce dei dati raccolti dal monitoraggio, valuteremo, assieme alle società che hanno siglato l'accordo e alla Cei, ulteriori possibili progetti da realizzare». Per quanto riguarda l'autobus sono previste nove corse della linea 2/, che toccherà la stazione di Villa Opicina nei seguenti orari: 7.51, 8.11, 10.31, 16.51, 17.31, 18.11 e 19.31 e, solo dal lunedì al venerdì, anche alle 12.51 e alle 13.11. La linea 4 andrà invece a Villa Opicina ogni giorno alle 6.50 e alle 21.07 e, dal lunedì al venerdì, anche alle 6.35 e alle 22.07. I treni invece passeranno per Opicina alle 7, alle 10.30 (con un cambio a Divaca), alle 13.27, alle 17.40 e alle 19.58. Le partenze da Lubiana sono invece fissate nei seguenti orari: 4.30, 8.15, 10.44, 14.35, 18.55, 19.50. La durata del viaggio è di poco meno di due ore. Per quel che riguarda il costo intero del viaggio, le tariffe vanno appunto dagli otto euro da e per Lubiana ai 4,20 da e per Postumia, mentre per raggiungere Sesana basteranno due euro. Tra le altre località d'oltreconfine inserite nel tragitto Divaca (2,60 euro), Logatec (5,80 euro) e Borovica (sette euro). Per i bambini sotto i 10 anni, accompagnati da un adulto pagante, il servizio è gratuito.

Andrea Pierini

 

IL SERVIZIO "RG" - Le linee ferroviarie dirette non cambiano: restano due

L'iniziativa bus-treno esula dai due collegamenti ferroviari diretti Trieste-Lubiana, ma dà più opportunità di viaggiare tra le due città. I collegamenti ferroviari diretti sono quelli dei treni "Rg" con partenza alle 9.02 e alle 19.07 e arrivo alle 21.48. Il ritorno è fissato alle 6 e alle 16.10. Il titolo di viaggio è acquistabile solo a bordo del treno.

 

 

La plastica ci soffoca: è ora di dire basta

Dovremo cambiare molte cose e dovremo farlo molto presto

La chiamarono Pacific Garbage Patch, l'isola di microplastica estesa almeno un milione di chilometri quadrati scoperta nell'oceano Pacifico negli anni Novanta. A 30 anni da quella sconcertante scoperta - nel frattempo si sono "create" ben cinque "isole di plastica" oceaniche e una nel Mediterraneo - la comunità internazionale corre ai ripari per evitare che la terra si trasformi in una grande pattumiera dove animali e persone rischiano di morire soffocati dalla plastica. Nessuno avrebbe immaginato, nel 1963, quando Giulio Natta fu insignito del Premio Nobel per la scoperta del polipropilene (un polimero termoplastico), che quello, insieme con le altre materie plastiche, sarebbe stata una minaccia per l'intero ecosistema. A livello globale sono 700 le specie marine minacciate da questi polimeri, il 17% sono a rischio estinzione. Ma si può rimediare a questo scempio prodotto in 60 anni di progresso tecnologico, che ha prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica insolubile e che entro il 2050 crescerà fino a 34 miliardi?La Comunità europea - seconda produttrice al mondo di plastica dopo la Cina - ci prova. Il Parlamento e il Consiglio dell'Unione Europea hanno raggiunto nel dicembre 2018 un accordo per tagliare la produzione di 10 oggetti in plastica monouso che rappresentano il 70% di tutti i rifiuti galleggianti nei nostri mari. Diventeranno fuorilegge a partire dal 2021 cannucce, cotton fioc (l'Italia ha vietato da quest'anno quelli non biodegradabili e dal 2020 le microplastiche nei cosmetici), posate e stoviglie di plastica, bastoncini per mescolare le bevande e sorreggere i palloncini, le plastiche oxo-degradabili, contenitori per cibo e tazze in polistirene espanso e reti da pesca. Entro il 2030 tutti gli imballaggi di plastica dovranno essere riciclabili o riutilizzabili e verrà messa al bando la microplastica. Ma gli uomini sono pronti a rimediare allo scempio? Sembra proprio di no. Dal 2010 a oggi i big della petrolchimica hanno investito 186 miliardi di dollari per aumentare la produzione di plastica da fonti fossili del 40% nel prossimo decennio. Alla voce di wikipedia "politiche di riduzione dell'inquinamento" da plastica si legge «questa sezione è ancora vuota, aiutaci a scriverla». Sembra impossibile pensare a un mondo senza plastica. Ci provano studi scientifici e startup che pensano a soluzioni per il riciclo ma anche a trasformare i polimeri chimici in materiali eco-sostenibili. In ogni caso non abbiamo alternative: la plastica ha rotto, è l'ora di chiudere un'epoca.

ROSARIA FEDERICO

 

In mare più plastica che pesci Ecco come evitare il disastro

Ogni bottiglia "resiste" per 400 anni e solo l'Europa ne produce 46 miliardi all'anno Insieme con la riduzione di emissioni di anidride carbonica, questa è la prima emergenza

Nel 2050 gli oceani potrebbero contenere, in peso, più materie plastiche che pesce: tutta colpa di bottiglie, imballaggi, cotton fioc, posate, mozziconi di sigarette e microplastiche. Per rimediare al mondo di plastica del quale non abbiamo potuto fare a meno per oltre mezzo secolo il diktat è riciclare e creare nuove tecnologie per "dividere" (depolimerizzare) quei materiali facendoli tornare ai loro componenti originari, creando così un circolo virtuoso senza fine che sarebbe la salvezza. Creare alternative ecologiche a sacchetti per la spesa e a imballaggi per alimenti, elettrodomestici e apparecchi sanitari è fondamentale. ITALIA, BASSO RICICLAGGIO - Per capire quanto sia allarmante la situazione bastano pochi dati, un esempio su tutti quello delle bottiglie di acqua in Pet (polietilene tereftalato). In Europa se ne producono 46 miliardi. Per essere smaltita una bottiglia impiega fino a 400 anni, questo significa che in 20 anni si accumuleranno un miliardo di miliardi di bottiglie solo nell'Unione europea. In Italia ne vengono utilizzate ogni giorno 32 milioni, siamo i maggiori consumatori in Europa di acqua minerale e tra i primi al mondo. Solo in Italia, ogni anno si consumano 2,1 tonnellate di plastica per imballaggi di questa montagna di rifiuti solo il 41% viene poi riciclato. Il mar Mediterraneo è classificato come la sesta grande zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo pur rappresentando solo l'1% delle acque mondiali, concentra il 7% della microplastica globale. Numeri da brividi che impongono una soluzione. L'obiettivo della direttiva europea varata a dicembre scorso è ridurre drasticamente l'utilizzo e l'inquinamento da plastica e l'emissione di CO2 (anidride carbonica) nell'aria. Nell'accordo sono fissati obiettivi precisi almeno il 25% di plastica riciclata entro il 2025 e il 30% dal 2030. Inoltre bisognerà ridurre drasticamente i 3,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica di emissioni in atmosfera. Secondo le stime, meno plastica produrrebbe un risparmio di 6,5 miliardi di euro. Eliminare uno dei maggiori inquinanti del pianeta è vitale. Il riciclo e l'eliminazione delle materie plastiche oltre che necessario è un business - così come era accaduto negli anni Sessanta per il procedimento contrario - e intorno a questo progetto proliferano studi, ricerche e sperimentazioni per creare una produzione di materiali alternativi ecologici e sostenibili. PRIMI REPARTI "PLASTIC FREE" - La grande distribuzione cerca di adeguarsi visto che nei supermercati c'è il maggior accumulo di plastiche. Ad Amsterdam nel 2018 ha aperto, all'interno del market biologico Ekoplaza, il primo reparto "plastic-free", con 680 prodotti confezionati in imballaggi biodegradabili, in vetro, metallo o carta. Le nuove frontiere per il riciclo passano per università, centri di ricerche e imprese, con un solo obiettivo: far sparire la plastica. Tra le sperimentazioni più avanzate quella della glicosi per via chimica, la distruzione con enzimi del Pet o la decomposizione del polistirolo in impianti pilota che presto saranno sfruttabili a livello industriale. NUOVI IMBALLAGGI - L'allarme plastica spinge a riprogettare l'intera filiera dell'impacchettamento con la creazione di materiali bio da affiancare a quelli tradizionali. In questo settore proliferano le startup alcune come Origin Material hanno sperimentato la produzione di imballaggi plasmati da cartone, segatura e fiori. Bioplastech, invece, ha puntato tutto sui microorganismi ghiotti di plastica, in grado di renderla biodegradabile con un processo naturale. Ci sono poi le aziende che puntano sull'evoluzione tecnica del sistema di riciclaggio della plastica. Ioniqa Technologies rinnova il Pet rimuovendo ogni agente di contaminazione o tracce di un precedente utilizzo così, ad esempio, la stessa bottiglia di Coca-Cola può essere usata diverse volte. Ci sono, poi, le aziende che puntano tutto sul riciclo della plastica, cambiandone forma e utilità: Biocellection ha lanciato una tecnologia in grado di trasformare le buste di plastica in tessuto sintetico per dare vita a indumenti tecnici o sportivi. Un centro di ricerca finlandese ha creato un materiale compostabile da sottoprodotti agricoli e forestali, che potrebbe essere utilizzato per buste alimentari per prodotti come muesli, noci, frutta secca e riso e sostituire gli imballaggi "tradizionali".Una sfida lunga e difficile ma vitale per non affogare in un mare di plastica. 

ROSARIA FEDERICO

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 febbraio 2019

 

 

Porto vecchio, salviamo almeno i binari dal Molo IV a Barcola - la lettera del giorno di Leandro Steffè per Italia Nostra e Ferstoria

Con riferimento alla segnalazione sul tema del signor Podgornik, apparsa il 20 febbraio scorso, come associazioni Italia Nostra e Ferstoria dobbiamo dire che non tutti la pensano come lui che vorrebbe togliere tutti i binari del Porto vecchio. Prova ne sono le oltre 5.100 firme sottoscritte già nel 2016, in favore della conservazione, nella logica del polo museale, assieme ai magazzini, alla centrale idrodinamica, alla sottostazione elettrica, di un minimo di quella struttura ferroviaria che ha segnato il passaggio di Trieste (come anche di altri porti come Fiume) alla qualifica di "Porto ferroviario" servito capillarmente tra moli e magazzini; il tutto a suo tempo avvenuto sotto l'Impero asburgico (l'impero c'entra e come! ) a partire dal 1857. Non si pretende la conservazione di tutta quella estesissima infrastruttura ferroviaria di oltre 40 chilometri che ha interessato l'area ma bensì del solo tracciato longitudinale di circa 3 km (dal Molo IV a Barcola Bovedo) con i suoi minimi collegamenti essenziali (varco FS e rimessa) che possano essere testimonianza storica ma anche consentire un futuro utilizzo storico-turistico per il quale l'interesse del pubblico è già stato dimostrato in occasione passate, nonostante l'ostilità di alcuni. Quando sperimentato, il Tramway Tpv risulta aver trasportato circa 12 mila persone, tra l'altro dando notevole apporto di visitatori alla allora mostra storica sul Lloyd Triestino in centrale idrodinamica. La proposta non comprende alcuna ipotesi di grandi investimenti ma bensì la semplice preservazione e tutela di una modesta parte dell'esistente, che non pregiudica affatto le prospettive di altri sviluppi nell'area: al contrario un servizio su rotaia, perlopiù in sede propria e alternativo alla strada, potrebbe essere un unicum ed una "marcia in più" per l'attrattiva turistica del luogo. Va ricordato al signor Podgornik che il concetto di "ferrovie storiche "e loro tutela a scopi culturali e turistici non è una fissazione di "pasionari" ma costituisce una legge dello stato italiano (9 agosto 2017, n. 128) e che l'archeologia industriale a cui si fa riferimento è parte riconosciuta del patrimonio storico delle nazioni evolute. Problematica del tram di Opicina: tema sensibile seguito da tutti noi ma separato dal contesto del Porto vecchio.

 

 

Rigassificatore di Veglia è braccio di ferro fra Quarnero e Zagabria - IL MINISTRO CORIC IN VISITA SULL'ISOLA

VEGLIA. Muro contro muro, senza che nessuno ceda neanche di un millimetro. Il ministro croato dell'Ambiente, Tomislav Coric ha fatto tappa a Castelmuschio (Omisalj), nell'isola quarnerina di Veglia, per tentare di convincere l'amministrazione comunale, gli isolani e il governatore della Regione di Fiume Zlatko Komadina sull'utilità del progetto che prevede l'ubicazione di un rigassificatore offshore proprio nelle acque di fronte a Castelmuschio.«Lo Stato croato - ha detto il ministro - si sta impegnando nella realizzazione dell'impianto perché vuole che il Paese possa contare sulla diversificazione delle fonti energetiche, per avere maggiore autonomia nel settore. Zagabria non intende rinunciare al progetto, che poi ha anche una valenza europea dato che Bruxelles ha concesso a fondo perduto ben 100 milioni di euro. La Croazia - ha aggiunto il ministro - vuole garanzie assolute sull'arrivo di energia da più parti, perché non si ripeta quanto avvenne nel 2009, quando la crisi nel comparto privò l'industria croata di gas per alcune settimane». Coric ha sottolineato anche che i rigassificatori nell'Ue sono 24, e altri 12 sono in costruzione. A replicargli è stata innanzitutto la sindaca di Castelmuschio, Mirela Ahmetovic, sin dall'inizio contraria al terminal galleggiante e che si adopera invece per il rigassificatore sulla terraferma: «Per legge non si può posizionare l'impianto offshore nelle acque di Veglia in quanto la presenza del rigassificatore non è contemplata nei piani regolatori di Castelmuschio e della Regione quarnerino-montana. I due piani prevedono soltanto la collocazione del terminal sulla terraferma. Ed è quello che vogliamo - ha scandito Ahmetovic - tutto il resto non ci interessa e non riesco a capire perché il governo croato insista in modo testardo con questo progetto, che nel Quarnero nessuno vuole».A darle manforte è stato il governatore Komadina, asserendo che lo Stato non vuole risolvere altri gravi problemi come quello del cantiere navale fiumano Tre Maggio e della discarica regionale di Mariscina, mentre continua ad insistere con il rigassificatore offshore. «Ricordo al ministro Coric - ha concluso Komadina - che l'Assemblea regionale ha bocciato all'unanimità il progetto. Volete scavalcarla? Fate pure, ma incontrerete la nostra opposizione». Il braccio di ferro fra Quarnero e Zagabria continua. E promette ulteriori tensioni e colpi di scena. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 febbraio 2019

 

 

Cattivi odori a Mattonaia, nuovi test sui serbatoi

Tal-Siot annuncia due nuovi progetti per contrastare la "grande puzza": «Ma non ci sono rischi per la salute dei cittadini»

SAN DORLIGO. Un progetto denominato "doppio anello", per capire se la prevista implementazione della nebulizzazione, applicata al "serbatoio tipo", migliorerà la performance di contenimento degli odori, i cui risultati sono previsti entro giugno. E una sperimentazione che sarà effettuata nel corso dell'anno in un sito tedesco, dove sarà creata una struttura lungo l'impianto di pompaggio del greggio per verificare se alcune emissioni possano provenire non dai serbatoi ma proprio dalle pompe. Queste le due iniziative decise da Tal-Siot dopo l'ennesima segnalazione di presenza di cattivi odori nelle aree abitate più vicine all'oleodotto, in particolare a Mattonaia. L'annuncio è stato fatto con un comunicato, in cui si ribadisce che «non vi è alcun rischio per la salute dei cittadini e l'odore è dovuto ai mercaptani, captati dall'olfatto umano anche se presenti in concentrazioni bassissime. A volte le condizioni meteo impediscono una rapida dispersione, favorendo la percezione degli odori. Poiché non esistono sul mercato soluzioni pronte all'uso negli ultimi anni Tal ha realizzato progetti di ricerca con l'Università di Trieste e con aziende del settore, da cui è scaturito un sistema di mitigazione degli odori basato sulla nebulizzazione di acqua lungo le pareti dei serbatoi, costato oltre 1,8 milioni». «Ulteriori analisi sono in corso - prosegue il comunicato - in parallelo con attività che hanno l'obiettivo di migliorare, grazie alla manutenzione, il saldo olfattivo. Nel 2018 sul tema odori sono stati spesi 500 mila euro, e 600 mila sulla manutenzione connessa agli odori». «Le affermazioni della Siot sono sempre le stesse da anni», replica Roberto Drozina, capogruppo della Lista Territorio e Ambiente: «La nebulizzazione è iniziata cinque anni fa e se oggi la puzza continua, significa che questo sistema non funziona e la Siot ne è consapevole. I limiti della civica pazienza sono superati».«Dire che non ci sono rischi per la salute non basta», osserva il presidente della Commissione ambiente Roberto Potocco: «La Siot dovrebbe avere attenzione anche per la qualità della vita dei residenti, perché non è giusto penalizzare chi ha scelto di vivere qui per godere del verde e degli spazi del territorio e si ritrova a soffrire la puzza».

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 febbraio 2019

 

 

Barriera a mare della Ferriera - Partito l'iter per il cantiere

Primi passi di Invitalia verso l'opera anti inquinamento dello specchio acqueo Consegnati alla Regione i documenti necessari per arrivare al via ai lavori

Trieste. Il progetto della barriera pensata per arginare l'inquinamento del braccio di mare davanti alla Ferriera ha cominciato il suo corso. Invitalia, società emanazione del ministero dell'Economia, ha consegnato nei giorni scorsi alla Regione gli incartamenti necessari ad avviare lo screening di valutazione di impatto ambientale, che costituisce il passaggio burocratico preliminare alla partenza dei lavori, la cui conclusione è prevista entro il 2020. La procedura riguarda da una parte la realizzazione del cosiddetto marginamento fisico dell'area di costa data in concessione a Siderurgica triestina e dall'altra l'installazione di un sistema idraulico capace di estrarre e trattare le acque della falda inquinata. Un'operazione interamente affidata a Invitalia, come previsto dall'accordo di programma che ha suddiviso le opere di risanamento affidandone una parte al gruppo Arvedi e l'altra alla mano pubblica, cui toccherà ora sborsare una quarantina di milioni per tombare il terreno contaminato e creare un sistema di depurazione dell'acqua piovana. L'intervento è indispensabile a prescindere dal futuro dell'area, perché fare argine all'inquinamento del sottosuolo è una priorità sia che si continui con la produzione di ghisa, sia che si arrivi alla trasformazione logistica del tratto di costa occupato dalla Ferriera, che potrebbe un domani ospitare lo snodo ferroviario dove caricare le merci in arrivo via nave alla Piattaforma logistica. L'opera si rende necessaria a causa dell'inserimento del comprensorio nel perimetro del Sito inquinato di interesse nazionale. E se il gruppo Arvedi si è fatto carico della rimozione dei rifiuti, della messa in sicurezza del sito e di una parte del progetto di bonifica della falda, è Invitalia a dover ora provvedere al barrieramento, il cui studio di fattibilità risale all'ottobre 2014. Il marginamento correrà per tutta l'area occupata dallo stabilimento siderurgico, lungo un tratto di 1.800 metri e in continuità con l'analogo intervento effettuato nell'area dove sta nascendo la Piattaforma logistica. La barriera sarà costituita da grossi pali affiancati conficcati nel terreno a una profondità compresa fra dieci e trenta metri dal livello del mare, fino a quando cioè il barrieramento incontrerà lo strato di flysch. La gigantesca palizzata costituirà un diaframma tra il mare e l'acqua contenuta nel terreno costiero. La barriera servirà dunque a evitare che l'acqua piovana filtrata all'interno della falda si riversi in mare portando con sé gli inquinanti del sottosuolo e che l'acqua di mare penetri a sua volta nel terreno venendo a contatto con sostanze nocive. La pioggia finirà dunque per sbattere contro la barriera ed essere convogliata verso un depuratore, venendo poi smaltita in mare. Nel frattempo continua a Roma il confronto riguardante il trattamento della zona di terreno in cui sono stati riscontrati alti tassi di inquinamento da benzene. Le scelte operative dovrebbero essere prese entro marzo, dopo tre mesi di lavori per delimitare il volume e la qualità di benzene e altri materiali dannosi contenuti nel sottosuolo. A breve si saprà dunque se la zona verrà semplicemente murata o se si procederà alla rimozione degli idrocarburi, che mostrano valori centinaia di volte al di sopra dei limiti di legge. 

Diego D'Amelio

 

 

In partenza a Cherso e Lussino il progetto per l'energia pulita

Pronti entro l'estate i piani di riconversione nell'ambito dell'iniziativa europea altre venti isole fra cui Lesina, Brazza e Curzola saranno coinvolte nel 2020

Lussinpiccolo. È partita ufficialmente la transizione energetica in 26 isole abitate dell'Ue, tra cui Lussino e Cherso, secondo un progetto pilota che si prefigge di arrivare all'uso di fonti rinnovabili al posto dei combustibili fossili. Il primo traguardo dell'iniziativa, che rientra nel piano "Energia pulita per le isole dell'Europa comunitaria", è la stesura dei piani di riconversione energetica entro l'estate. In questo primo segmento rientrano come detto fra le altre Cherso e Lussino così come l'isola italiana di Salina (Eolie). Le amministrazioni delle sei isole coinvolte - prescelte fra centinaia di candidature in Europa - hanno qualche mese di tempo per preparare la documentazione, come ricordato dalla Segreteria per le Isole comunitarie, organismo della Commissione Ue, voluto dall'eurodeputato croato Tonino Picula. Le altre venti isole - tra cui Lesina, Brazza e Curzola - saranno coinvolte nella seconda fase, con i piani di transizione energetica da portare a termine entro l'estate 2020.«In Ue le isole abitate sono più di 2200, molte nemmeno allacciate alla rete elettrodistributiva sulla terraferma - ha ricordato Picula - nonostante l'abbondanza di sole, vento e moto ondoso, parecchie dipendono dai combustibili fossili, molto costosi, per l'energia necessaria. L'indipendenza energetica permetterà alla regione insulare di avere vantaggi in campo ambientale, e anche di incentivare l'occupazione». Picula ha ricordato che Cherso, Lussino, Curzola, Lesina e Brazza sono state scelte perché ritenute potenzialmente in grado di arrivare alla transizione energetica col sostegno della Segreteria. Faranno da apripista per il maggior numero possibile di isole europee interessate ad aggregarsi al piano. «La chiave del successo per centrare la transizione energetica - così Picula - sarà rappresentata dal coinvolgimenti di amministrazioni comunali, aziende locali e scuole. Tutti devono dare il loro contributo per disporre infine di energia pulita con ricadute positive per l'area insulare».Il sindaco di Cherso, Kritijan Jurjako, ha rilevato che le due isole hanno deciso di aderire al concorso della Segreteria tramite l'Otra, l'Agenzia di sviluppo insulare di proprietà dei capoluoghi Lussinpiccolo e Cherso: «L'energia sostenibile è uno dei nostri obiettivi fondamentali - ha detto Jurjako - ora stiamo sostituendo l'illuminazione pubblica con quella ecologicamente sostenibile. A Cherso, in località Orlez sta per iniziare la costruzione della più grande centrale fotovoltaica in Croazia», che comporterà un investimento di circa 6 milioni di euro per una centrale che produrrà 8,5 milioni di kilowatt all'anno. La sindaca di Lussinpiccolo, Ana Kucic, ha dichiarato che il rientrare nel progetto comunitario è un ulteriore stimolo e impulso a quanto già fatto in materia dalla municipalità isolana. In questo senso vanno ricordati i preparativi per l'approntamento di una centrale solare sull'isoletta di Unie.

Andrea Marsanich

 

 

Iniziativa dei Tre mari, Lubiana vuole anche Berlino al summit

Pahor invita l'omologo tedesco alla riunione prevista a giugno per il progetto che punta a veicolare il gas dal Sud al Nord del continente

Lubiana. È un'iniziativa geopolitica partita un po' in sordina, con capofila la Croazia (in prima fila la presidente Kolinda Grabar Kitarovic) e la Polonia, ma ora la cosiddetta Iniziativa dei Tre mari (Adriatico, Baltico e Mar Nero) sta ottenendo uno spessore diplomatico, politico ed economico di grande interesse. Gli Stati che vi fanno parte, infatti, sono, oltre a Croazia e Polonia, anche Slovenia, Austria, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Estonia, Lettonia e Lituania. Spicca per la sua assenza, vista la rilevanza che ha nel Mare Adriatico, l'Italia e quindi il Porto di Trieste.Lo scopo principale di tale iniziativa, oltre a rinsaldare i rapporti politici ed agevolare quelli economici e commerciali, si chiama energia. Più specificatamente veicolare le fonti di approvvigionamento soprattutto di gas dal Sud al Nord dell'Europa.Il punto di partenza di tutto è il rigassificatore dell'isola di Veglia in Croazia, da cui dovrebbe partire un gasdotto che dovrebbe arrivare fino in Polonia. Alle spalle ci sono forti interessi e pressioni degli Stati Uniti d'America che andrebbero così a contrastare il monopolio russo da Est a Ovest, monopolio che viene confermato anche dalla realizzazione di North Stream con destinazione Germania.Ed è proprio la Germania che, a questo punto, diventa uno snodo cruciale anche per l'Iniziativa dei Tre mari. Al punto che Borut Pahor, il presidente della Slovenia che a giugno ospiterà il vertice della stessa in missione a Bruxelles, ha invitato ai lavori anche il presidente della Repubblica di Germania e il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. E, anche se non tutti 12 Paesi membri dell'Iniziativa si sono dimostrati favorevoli all'invito, Pahor ha lo stesso chiesto al collega tedesco di unirsi ai lavori in Slovenia. Un ospite "scomodo" in quanto Berlino si sta muovendo nell'ambito di una politica internazionale ostile agli Stati Uniti guidati da Donald Trump e, come detto, a livello energetico, sta scommettendo sull'orso russo piuttosto che a infrastrutture ancora in divenire provenienti dal Sud dell'Europa. Ma, secondo Pahor e il suo oramai consolidato "modus operandi" a livello internazionale, i problemi non vanno evitati, piuttosto vanno affrontati col dialogo e la diplomazia per cercare nuove strategie e vie d'uscita. A onor del vero lo scorso anno la Germania ha anche espresso la volontà di entrare a far parte dell'iniziativa dei Tre mari, scelta salutata con soddisfazione però unicamente dalla Polonia e vista con diffidenza dagli altri Paesi con in prima linea dagli Stati appartenenti al cosiddetto Gruppo di Visegrad. Stranamente poco sponsorizzato dai Paesi dei Tre mari, tutti membri dell'Ue, il cosiddetto corridoio Adriatico-Baltico per quanto concerne le merci provenienti dalle cosiddette autostrade del mare di cui fa parte il corridoio Adriatico-Ionico. Bisognerebbe, quindi, fare un po' di ordine e determinare le prerogative. Compito che, inequivocabilmente, spetta a Bruxelles.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 febbraio 2019

 

 

INDUSTRIA - Il Coordinamento Ferriera "boccia" la Regione

Nei giorni scorsi il Coordinamento Ferriera ha incontrato l'assessorato all'Ambiente della Regione. «Non siamo purtroppo soddisfatti dei tempi e dei modi utilizzati dalla nuova amministrazione per trattare l'argomento Ferriera - affermano i membri del Coordinamento -. Abbiamo dovuto constatare quella che per noi è la mancanza di una linea politica chiara che possa portare alla chiusura ed alla riconversione dell'area a caldo e ci sembra manchino totalmente qualunque confronto e sinergia con l'istituzione Comune di Trieste».

 

 

Lo sciopero dei lavoratori Burgo rilancia l'ipotesi-pirogassificatore

La protesta dei dipendenti: così si salverebbero 87 posti. Martedì prevista una nuova mobilitazione

DUINO AURISINA. Il corteo dei lavoratori della Cartiera Burgo ha percorso ieri il tratto di strada che va dall'ingresso della cartiera a San Giovanni di Duino, con contestuale e totale blocco del traffico e deviazioni sulla bretella autostradale. Lo sciopero, al quale le maestranze hanno risposto compatte, ha provocato l'interruzione dell'attività industriale dalle 6 di ieri mattina alla stessa ora di oggi, con tanto di presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. È stato coronato dall'annuncio di una nuova manifestazione di protesta indetta per martedì, con nuovo sciopero e presidio in località ancora da definire. Cresce così la temperatura della protesta dei dipendenti della Burgo, 87 dei quali, avendo già ricevuto la lettera di licenziamento, si ritroveranno in strada dal prossimo 19 marzo. Ieri è andato in scena il secondo sciopero, dopo quello di alcuni giorni fa e nessuno si è sottratto alla protesta. «Abbiamo riscontrato anche in questa occasione una grande voglia dei lavoratori di far sentire la loro voce - ha detto Maurizio Goat, della Cgil - e questo è l'aspetto fondamentale, perché bisogna continuare a tenere alta l'attenzione sulla problematica della cartiera Burgo, bel lontana da una soluzione. Ricordo - ha aggiunto - che molti dei colleghi licenziati hanno la famiglia a carico, perciò la preoccupazione è fortissima in tutti». Nel corso della mattinata, i lavoratori e i rappresentanti sindacali hanno anche distribuito, nel centro di Sistiana, un volantino che aveva la finalità di rassicurare la popolazione residente sul tema del pirogassificatore. Com'è noto, la salvezza dei livelli occupazionali e la predisposizione di un piano industriale credibile implicano la costruzione dell'impianto di pirogassificazione, contestato dagli ambientalisti locali. A questi ultimi hanno voluto replicare ieri gli esponenti sindacali e gli operai della cartiera con il volantino, nel quale si spiega innanzitutto che «l'impianto servirà ad alimentare una caldaia a vapore necessaria alla produzione di cartoncino. Ma soprattutto - si legge nella nota - va rimarcato che il pirogassificatore è un impianto a ciclo chiuso che non emette particolato in atmosfera, a differenza di quanto fanno le automobili, le caldaie, le stufe. Va precisato inoltre - prosegue il testo - che l'impianto utilizza solo gli scarti di carta, non smaltisce altre sostanze. La costruzione del pirogassificatore - concludono gli estensori del volantino - la Linea 2 della cartiera, così riconvertita, renderebbe possibile il riassorbimento degli 87 lavoratori oggi prossimi al licenziamento, perciò basta con le strumentalizzazioni a scopo di propaganda politica». Un concetto ripreso anche da Goat: «Il pirogassificatore non è quel mostro che qualcuno vuole dipingere e la riconversione è il nostro obiettivo». Per Luca Mian della Uil l'attenzione si deve ora «spostare sulla "newco", la nuova società che dovrebbe nascere su iniziativa dell'imprenditore Spinoglio e riassorbire i licenziati». Mian è tornato anche sul tavolo che, l'altro ieri, ha affrontato le varie crisi occupazionali che stanno attanagliando il territorio. «A nostro avviso - ha detto - la cartiera Burgo andrebbe inserita nell'area di crisi complessa perché c'è da pensare anche al futuro della linea 3, esposta su un mercato molto a rischio, quello del cartone, e non vorremmo trovarci, fra due o tre anni, al cospetto di una crisi come quella attuale». Ieri hanno parlato anche alcuni dei lavoratori prossimi destinatari delle lettere di licenziamento e della proposta di accettazione del trasferimento in altri stabilimenti del gruppo: «Come si fa a firmare - hanno spiegato - se dopo ti mandano chissà dove. Chi ha famiglia non può sobbarcarsi i costi di un trasferimento senza opportune garanzie, che non siano quelle limitate ai soli primi mesi».

Ugo Salvini

 

 

Gli ambientalisti lanciano l'allarme: il carbone balcanico inquina anche l'UE

Il report: 16 le centrali obsolete le cui emissioni si estendono in vari paesi con impatti su salute e spese sanitarie nazionali - l'inquinamento delle 16 centrali

Belgrado. Case e trasporti ecosostenibili, divieti ai diesel, focus su eolico e solare. Gli Stati della Ue da anni investono per ridurre emissioni e smog. Ma quello "salutista" europeo potrebbe essere, se non del tutto inutile, uno sforzo azzoppato. Nel corpo del Vecchio continente, infatti, c'è un cancro che emette fumi neri in enormi quantità. Fumi che, trasportati dai venti, avvelenano mezza Europa. Il cancro è quello annidato nel cuore dei Balcani - in particolare in Serbia, Kosovo, Bosnia, Montenegro e Macedonia - e si alimenta di carbone (soprattutto lignite) estratto in gran quantità e usato per produrre energia elettrica in centrali termoelettriche che non fanno danni solo in loco, ma anche a migliaia di chilometri di distanza. È questa la denuncia - associata a un appello all'Ue perché dia una mano alla regione per cambiare rotta - contenuta in "Chronic Coal Pollution", approfondito studio firmato da autorevoli organizzazioni come Health and Environment Alliance (Heal), Sandbag, Climate Action Network (Can), Cee Bankwatch Network ed Europe Beyond Coal. Studio che ha messo sotto la lente i vicini Balcani ancora extra-Ue, ricordando che nella regione sono operative «sedici centrali obsolete», vecchie e inefficienti, che «minacciano la salute pubblica producendo inquinamento in enormi quantità», quasi venti volte superiore alle corrispondenti rilevate nella Ue.Non è una novità. Lo studio però ha svelato che i danni ambientali e sanitari non si limitano ai Balcani, al contrario. Quelle sedici centrali infatti nel 2016 «hanno prodotto più anidride solforosa (So2) che tutte le 250 centrali a carbone» oggi in funzione nella Ue. E solo uno degli impianti balcanici, quello di Ugljevik, in Bosnia, «emette più So2 di tutte le centrali tedesche» insieme. Anche per quanto riguarda il Pm 2,5 i dati «sono ugualmente allarmanti», si legge nello studio. Studio che ha il merito di denunciare anche visivamente le dimensioni del problema - non in miglioramento, causa investimenti, anche cinesi, nel comparto - con mappe che mostrano come i fumi neri delle centrali dei Balcani vengano diffusi in tutta l'Europa.Quali i Paesi che soffrono per i fumi d'importazione? «Romania, Ungheria, Bulgaria, Grecia e Croazia», si legge, ma anche l'Italia, come pure «Polonia, Germania, Cechia e Austria». Le conseguenze sono state quantificate nel report. Lo smog in arrivo dai Balcani, secondo i modelli usati nella ricerca, nel solo 2016 avrebbe causato 3.900 morti premature, di cui 2.013 in Paesi Ue, con Italia e Romania in testa (circa 370-380 vittime per Paese) e 8.500 casi di bronchite, metà nell'Unione. E poi ci sono i costi economici (tra cui spese sanitarie, ricoveri, malattie croniche, produttività ridotta per assenze dal lavoro) che per gli Stati Ue variano dai 3,1 ai 5,8 miliardi - tra 580 milioni e 1,1 miliardi solo per l'Italia - da 1,9 a 3,6 per i Balcani. Su questo fronte i più colpiti sono Bulgaria, Croazia e Romania, con un impatto tra il 7 e il 18% sulla spesa sanitaria.«L'inquinamento non rimane circoscritto ai Paesi dove è generato, ma in quantità cospicue supera i confini e più della metà degli effetti ricade su cittadini della Ue, invece che su quelli balcanici», conferma Vlatka Matkovic Puljic, una fra le autrici principali dello studio e senior health and energy officer di Heal. La speranza è che l'Ue e i Balcani cooperino per il bene comune. Bisogna rapidamente «eliminare» il carbone dal paniere energetico dei Balcani, ha fatto così appello l'ecologista Igor Kalaba, e soprattutto «smettere di investire in centrali già obsolete, puntando sulle rinnovabili», gli ha fatto eco Ioana Ciuta, di Bankwatch. E bisogna farlo presto, con l'Ue che dovrebbe giocare un ruolo-chiave nella regione. «Stiamo pagando» le conseguenze dell'uso del carbone nei Balcani a livello continentale, chiosa Matkovic Puljic. E «non possiamo permetterci di non risolvere» il problema, ormai cronico. E transnazionale.

 Stefano Giantin

 

 

Un muro di 330 metri sul mare difenderà il Villaggio dall'acqua

Presentato il progetto del "Minimose". Pronto in 5 mesi, costerà 460 mila euro Ora i residenti possono aspettare l'inverno senza le preoccupazioni di sempre

DUINO AURISINA. Un muro in calcestruzzo, alto circa un metro partendo dal livello della banchina e lungo 330 metri, a protezione dell'abitato, in funzione entro il 2019. Gli abitanti del Villaggio del Pescatore possono finalmente guardare senza preoccupazione al prossimo inverno: la barriera "anti ingressione", per mettere l'abitato al riparo dalle mareggiate e dall'alta marea, entro pochi mesi sarà finalmente realtà. Dopo una lunghissima attesa, il Villaggio realizzato nell'immediato dopoguerra sarà messo in sicurezza e i residenti potranno dormire quindi sonni tranquilli, senza dover guardare con apprensione alle previsioni meteorologiche e magari attrezzarsi per salvare i loro beni dall'acqua. Costo complessivo dell'intervento 460 mila euro, messi a disposizione dalla Regione. La presentazione di quello che in gergo è chiamato "Minimose", anche se alcuni residenti non apprezzano tale definizione «perché - sostengono - porta jella», è avvenuta ieri sera, nel cuore del Villaggio, nell'affollata sala della sede della Società nautica Laguna, grazie all'ospitalità offerta dal presidente Alberto Bazzeo. Presenti il sindaco del Comune di Duino Aurisina Daniela Pallotta («L'alta marea è un fenomeno molto difficile da affrontare») e gli assessori comunali Massimo Romita («Questa è una giornata storica per il Villaggio») e Lorenzo Pipan ( «Il Villaggio è al centro dell'attenzione della giunta e quest'opera è solo la prima di una serie»), la parte del leone ovviamente l'hanno fatta i tecnici del Consorzio di bonifica pianura isontina. Paolo Rocca ha parlato dell'importanza del completamento della ricerca bellica «perché il muro di contenimento sarà sostenuto da pali di 17 metri, piantati sui fondali, perciò era indispensabile completare questa parte. Le case poggiano su sedimenti portati dal mare e dal Timavo, perciò quando l'acqua sale e scende crea un movimento di assestamento dei materiali che stanno sotto. Le palificazioni servono proprio per andare ad appoggiare in profondità e per persistere alla forza dell'acqua quando sale».Luca Tesser ha evidenziato a sua volta che «il muro sarà alto da 80 a 110 centimetri rispetto all'attuale banchina, che a sua volta arriva a circa poco più di un metro sul livello medio del mare. Il muro sarà fisso ma sarà comunque sempre possibile camminare lungo la banchina. Ci saranno complessivamente 68 pali e la vita prevista del muro è di 50 anni, perciò per molto tempo il problema delle mareggiate non ci sarà. La durata complessiva dei lavori è prevista in circa cinque mesi».Enzo Lorenzon, presidente del Consorzio, ha infine ricordato che «la nostra struttura è il braccio operativo della Regione per risolvere le problematiche di sicurezza. Poco più di un anno fa abbiamo avuto il primo incontro e abbiamo capito subito l'importanza dell'intervento. Ora siamo pronti per l'ultimo atto».

Ugo Salvini

 

Speleologi nella Foiba di Pisino «A rischio le falde acquifere»

Il responso dei tecnici: acqua torbida, il torrente continua a trasportare nella cavità tonnellate di rifiuti di ogni tipo. L'allarme per la scomparsa della piccola fauna

Pisino. «Catastrofe ecologica nella foiba del capoluogo regionale»: è questo l'allarme lanciato dagli speleologi che si sono calati nella cavità con l'obiettivo di verificare gli effetti dell'eccezionale nubifragio che si era abbattuto sulla zona nel primo week end del mese. Come riportato anche dal portale Ipress.hr, la missione degli speleologi è stata ripresa dalle telecamere dell'emittente privata nazionale Rtl. Dal canto loro però le istituzioni hanno sempre minimizzato quanto accaduto, senza prendersi troppo a cuore la questione. E invece - sostengono i tecnici che si sono calati nella foiba - è serio anche il pericolo di inquinamento delle falde acquifere sotterranee che alimentano le sorgenti di acqua potabile. Gli speleologi sono stati ingaggiati dall'associazione civica Nas potok - la nostra sorgente, che da anni richiama l'attenzione sull'inquinamento della foiba, senza trovare attenzione - dicono - da parte delle istituzioni. «Abbiamo trovato molti sedimenti», ha detto Nenad Buzjak, del Dipartimento di Geografia dell'Università di Zagabria: «L'acqua è torbida e il torrente Foiba continua a trasportare nella cavità le immondizie della discarica di Lakota: tonnellate e tonnellate di plastica, gomma, vetro, scarti di materiale edile e altro». Buzjak ha aggiunto che «c'è poi un rilevante strato di fanghiglia bianca e grigia, molto probabilmente originata proprio dall'impatto sull'acqua sotterranea delle polveri provenienti dalla discarica».Lana Penzic, della Società speleologica croata, ha richiamato l'attenzione sull'annientamento della fauna della grotta - costituita essenzialmente da rane e lumache - travolta dai sedimenti. Va ricordato che gli speleologi si sono calati nella foiba innanzitutto per fotografare la situazione e prelevare campioni di acqua e di sedimenti da far analizzare in laboratorio. I risultati non sono ancora disponibili. Ma intanto la consigliera municipale Suzana Jasic ha già sporto denuncia di reato contro ignoti per gravi danni contro l'ambiente. È stato accertato comunque che le immondizie finite nella foiba sono state trasportate dal torrente Drazej, affluente del torrente Foiba, il cui corso di recente è stato modificato all'altezza della discarica di materiale edile di Lakota. Una modifica che si era necessaria dopo il cedimento, nel giugno scorso, della volta del tunnel sotterraneo del corso d'acqua. In sostanza, è stato costruito un by pass a cielo aperto che però non è riuscito a contenere il torrente in piena allagando l'area e "risucchiando" l'immondizia. Fino al 2015, quando è stata presa in gestione dall'azienda municipalizzata Usluga, la discarica operava nell'illegalità: qui finivano annualmente dai 6 ai 7 mila metri cubi di rifiuti soprattutto calcarei regolarmente depositati dall'azienda per l'estrazione e la lavorazione della pietra Kamen: da qui il colore bianco che il torrente Drazej assumeva specie dopo le piogge più abbondanti. Dell'inquinamento della foiba l'opposizione politica sta intanto accusando la Dieta democratica istriana al potere, per aver legalizzato una discarica troppo vicina a due aree naturali sotto tutela. Intanto gli ecologisti di Nas potok - la nostra sorgente organizzano ogni fine settimana azioni di pulizia dei corsi del Torrente Foiba e dei suoi affluenti: l'adesione dei cittadini si sta rivelando notevole.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 febbraio 2019

 

 

Natura - Tutela delle zone umide la situazione in Fvg

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste organizza l'incontro pubblico sulla "Tutela delle zone umide: i motivi della loro importanza e la situazione nel Friuli Venezia Giulia" oggi alle 18, al Git Trieste di Banca Etica in via Donizetti 5/a. Con Mario Mearelli, già docente di Ecologia applicata all'Università di Perugia, su "I principi della Convenzione di Ramsar e le ragioni per cui dobbiamo tutelare le zone umide", e Franco Musi, naturalista, su "Lo stato delle zone umide in Friuli Venezia Giulia: rischi e proposte per la loro effettiva tutela".

 

 

Prime multe dei vigili nel centro città chiuso ai mezzi inquinanti

Undici contravvenzioni e 70 controlli nella prima giornata Agenti schierati in rotonda del Boschetto e piazza Foraggi

Undici contravvenzioni e 70 controlli: questi i numeri nella prima giornata di stop alle le macchine troppo inquinanti. L'ordinanza di blocco del traffico nel centro di Trieste, che dalle 15 di ieri ha interessato gli autoveicoli alimentati a benzina o gasolio antecedenti la classe euro 4 e i motoveicoli e ciclomotori antecedenti la classe euro 3, si protrarrà ancora per tre giorni, fino a venerdì (con la possibilità di sospensione in caso di miglioramento delle condizioni di ristagno meteoclimatico). L'azione di controllo della polizia locale è stata dispiegata nelle zone nevralgiche del traffico triestino: Largo Tomizza, in prossimità della Rotonda del Boschetto, Via Tommaseo, visto il divieto di percorrenza in Corso Italia e Piazza Foraggi perché interdetto l'ingresso in città da Via D'Annunzio. Tre le postazioni dunque, coadiuvate in supplemento da altre volanti di perlustrazione all'interno del perimetro percorribile. I vigili hanno effettuato controlli a campione basandosi sulle targhe dei veicoli apparentemente retrivi (non necessariamente) e multato tutti i guidatori colti in infrazione; l'idoneità al transito è stata verificata tramite il libretto di circolazione, confrontando volta per volta la direttiva del sindaco. Ma a quanto ammonta una contravvenzione? Sono 168 euro (previsti dal codice della strada), che possono però essere "scontati" fino a 117 se liquidati entro cinque giorni. Una cifretta non da poco quindi, soprattutto per chi è stato colto impreparato. La polizia locale ha segnalato infatti una scarsa pubblicizzazione e nella giornata di ieri ha voluto dedicarsi anche alla prevenzione, considerando soprattutto la mancanza di transenne e segnaletiche varie presso l'area interdetta. Nessuna deroga è stata destinata i residenti, i quali dovranno presumibilmente optare per i mezzi pubblici o per un parcheggio fuori dal perimetro, e neppure per chi arrivasse da fuori Trieste, in presenza del monito fornito dalla segnaletica luminosa posizionata sulle principali extraurbane. Uno smog che in questi giorni si fa sentire, pesante. Ci sarebbe bisogno di qualche raffica di vento: bora a trati, xe quela che bati. 

Stefano Cerri

 

La classe ambientale del veicolo riportata sul libretto di circolazione

Ma come verificare la classe ambientale di appartenenza? Dal 1991 l'Unione Europea ha emanato una serie di direttive sulle emissioni inquinanti dei veicoli fino a cinque categorie (Euro 1, 2, 3, 4, 5). Per capire la classe di appartenenza del nostro mezzo è possibile verificarlo sul libretto di circolazione: sulla carta di circolazione di nuovo tipo (su foglio A4), l'indicazione delle direttive riguardanti le emissioni è riportata alla lettera V.9 del riquadro 2 ed è spesso integrata con ulteriore specifica nel riquadro 3; sulla vecchia carta di circolazione invece, l'indicazione si trova nel riquadro 2. In alternativa, se non si dovesse avere dimestichezza col cartaceo, è possibile visualizzare l'euro di appartenenza sul portale web dell'automobilista, digitando categoria e targa del veicolo.

 

 

 "Puzza" a San Dorligo Il caso in Regione - L'INTERROGAZIONE

TRIESTE. L'annoso problema delle molestie olfattive generate dai depositi petroliferi di San Dorligo è l'oggetto dell'interrogazione urgente presentata alla giunta Fedriga dal consigliere regionale del Pd-Us Igor Gabrovec. In quest'interrogazione, che segue a stretto giro l'episodio di domenica in occasione del quale la "grande puzza" ha causato svariati casi di malessere, nausea e vomito tra la popolazione della zona, in particolare quella di Mattonaia, Gabrovec chiede infatti al governo regionale «se sia in possesso di dati scientifici e aggiornati riguardanti l'impianto, quale sia la posizione di fronte al problema presentato, quali strade si intenda percorrere assieme agli altri soggetti coinvolti per mitigare gli elevati rischi a cui sono esposti gli abitanti, gli animali e l'ambiente generale della zona e per tutelarli dalla nube maleodorante».--

 

 

Inverno mite e inquinamento Carso ancora pieno di zecche

Molti proprietari di cani lamentano di aver trovato l'animaletto sul quattro zampe dopo una camminata anche in questa stagione. Bressi: «Squilibrio ambientale»

TRIESTE. Le zecche proliferano sul Carso e le segnalazioni arrivano anche da aree verdi in città, soprattutto da parte dei proprietari di cani, che in questi giorni sui social più volte hanno lamentato di aver trovato il fastidioso animaletto tra i peli del proprio amico a quattro zampe. Colpa, secondo gli esperti, di una serie di concause, dettate da un inverno finora abbastanza mite e dall'inquinamento generale, che ha eliminato chi della zecca si cibava solitamente. «Si sta creando un grande squilibrio a livello ambientale - sottolinea Nicola Bressi, zoologo -: in tutto il mondo si registra una diminuzione degli insetti dell'80% negli ultimi anni, e ricordo che la zecca non è un insetto. Si tratta di una diminuzione costante, a eccezione delle specie che vivono alle spalle dell'uomo. In pratica stiamo sterminando quelle "buone". Ricordo che una volta, quando sbocciavano i fiori di maggio, ad esempio, era un trionfo di api e simili attorno, ora non c'è più nulla. E gli insetti erano alcuni dei predatori proprio delle zecche: sterminandoli, si lascia a queste campo libero. È uno dei motivi per i quali l'ecosistema si sta impoverendo ovunque». A influire poi è anche una stagione invernale non particolarmente rigida, per cui le zecche si sono fermate pure in giardini o zone verdi non lontani dalla costa. «A Trieste centro quest'anno non ci sono state gelate - prosegue Bressi - e il termometro non è mai sceso sotto lo zero. Questo sicuramente ha contribuito alla permanenza degli animali in città, anche se bisogna ricordare che se la zecca passa l'inverno attaccata alla pelliccia di qualche animale, può sopravvivere senza difficoltà, quelle che invece vivono nell'erba risentono più del clima, in caso di freddo». Sui social in molti raccontano di aver trovato l'animaletto sul proprio cane nelle ultime settimane, dopo qualche passeggiata sul Carso o in città, durante le giornate di sole, ma c'è chi scrive che si è trovato costretto a rimuoverne dopo un'uscita anche nei mesi scorsi, con le temperature decisamente più basse. «Ricordo che le zecche che si trovano sui cani - aggiunge Bressi - sono quelle che scelgono solitamente di depositarsi sempre sui cani stessi». Ma molte persone si dicono preoccupate comunque per i morsi delle zecche e i rischi conseguenti, soprattutto in caso di escursioni nel verde con i bambini. Ed è amara la constatazione di Bressi sul cambiamento in atto e sugli animali che continuano a diffondersi: «Sono quelli che spesso ci procurano fastidi ma che noi abbiamo contribuito a far crescere. Purtroppo - ribadisce l'esperto - lo squilibrio che si sta sempre più verificando porta all'aumento di specie che traggono beneficio dal contatto con l'uomo, vedi zanzare o ratti. E, appunto, le zecche». 

Micol Brusaferro

 

Prevenzione tra collari, spray, lozioni e compresse - LE RISPOSTE

TRIESTE. E se sono i cani i più colpiti ultimamente dalle zecche, secondo i commenti sui social dei tanti proprietari di animali a Trieste, la parola d'ordine per evitare il disagio è "prevenzione". Negli ultimi anni, sono aumentate le soluzioni sul mercato per evitare che la zecca si attacchi addosso al quattro zampe, tra collari, spray, lozioni o compresse, acquistabili in farmacia, nei negozi specializzati e anche in alcuni supermercati. Tipologia di trattamento e dosaggi vanno valutati insieme al veterinario, a seconda dell'età del cane, del suo peso e di eventuali problematiche esistenti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 febbraio 2019

 

 

Centro chiuso da oggi a venerdì ai veicoli che inquinano di più

Il provvedimento è mirato a evitare l'innalzamento del livello delle polveri sottili Divieto in vigore dalle 15 alle 20. Circolazione regolare lungo le vie del perimetro

«La piova lava e la bora suga», dice un vecchio detto triestino. Ma non appena il tanto temuto vento da est nord est se ne va, come previsto per i prossimi giorni, ecco che lo smog torna a farsi sentire. Per questo motivo il Comune, con un'ordinanza emessa nel tardo pomeriggio di ieri, ha deciso che da oggi e fino a venerdì a Trieste scatta il divieto totale di circolazione per tutti gli autoveicoli alimentati a benzina e a gasolio facenti parte delle classi antecedenti alla Euro 4, mentre per i motoveicoli il divieto sarà applicato per i mezzi fino alla classe Euro 2 compresa. Il tutto per prevenire il probabile innalzamento del livello delle polveri sottili (Pm10), dovuto alla stagnazione dell'aria, fattore che più di ogni altro contribuisce all'aumento dell'inquinamento atmosferico. Il blocco del traffico, valido ovviamente anche per i non residenti, entrerà in vigore oggi e proseguirà fino a venerdì 22 febbraio, nella fascia oraria compresa tra le 15 e le 20. È questo l'intervallo orario in cui, sulla base dell'esperienza dettata dalle rilevazioni diffuse dall'Arpa regionale, si determinano a Trieste le condizioni di massimo inquinamento. La chiusura al traffico riguarderà l'ormai classica zona compresa all'interno del perimetro definito da Largo Roiano, via Stock, via dei Cordaroli e via Commerciale sul fronte nord, via dell'Istria e via Valmaura a sud, passando da Strada Nuova per Opicina, via Valerio, via Cologna, via Giulia, viale al Cacciatore, via San Pasquale, via Revoltella e Strada di Fiume. Come da ordinanza sindacale, va ricordato che le vie in questione, che compongono il perimetro della zona in cui entra in vigore il divieto, rimangono liberamente percorribili secondo i consueti sensi di marcia. Dentro la stessa area, inoltre, rimangono transitabili via Commerciale nel tratto fra via Cordaroli e via Pauliana, la direttrice che da via Salata arriva in viale Ippodromo, passando attraverso galleria di Montebello e piazzale Foraggi, via Udine nel tratto fra salita di Gretta e via Barbariga, oltre alla stessa via Barbariga. Sempre il Comune ricorda che nelle stesse ore di chiusura al traffico, rimarranno percorribili le strade di transito da e verso i parcheggi di via Carli presso la piscina Bianchi, del Ferdinandeo, del palasport di Chiarbola e del park sotterraneo in Foro Ulpiano. A tutte le deroghe consuete (veicoli a emissione zero, oppure Euro 4, 5 e 6, motoveicoli e ciclomotori Euro 3 e 4, taxi, veicoli di medici e veterinari, di autoscuole, di corpi consolari e diplomatici, adibiti a servizio di Stato o di pubblica sicurezza, ecc.) si aggiunge anche quella che prevede il "car pooling": possono circolare i mezzi con almeno tre persone a bordo, compreso il conducente. Queste limitazioni preventive al traffico, però, non sono le uniche misure che il Comune ha scelto di attuare per contrastare l'innalzarsi delle polveri sottili. Sempre con lo stesso obiettivo, infatti, l'ordinanza diffusa ieri impone da oggi e fino a venerdì, il divieto di accensione di fuochi all'aperto, nonché la riduzione da 20 a 18 gradi della temperatura massima consentita per gli impianti di riscaldamento. Da questa diminuzione negli ambienti pubblici e privati sono giocoforza esclusi gli ospedali, le cliniche, le case di cura e le strutture di assistenza sanitaria e le unità immobiliari degli edifici che rientrino nella categoria B o superiore (A o A+). -

Lorenzo Degrassi

 

 

Ecco il Geoparco: nasce il patto per un nuovo Carso "europeo"

Presentato il nuovo "soggetto" destinato a mettere in rete istituzioni e privati con l'obiettivo di sviluppare l'altipiano facendo leva sulle risorse comunitarie

TRIESTE. Una rete che permetterà a tutti i soggetti interessati allo sviluppo del Carso, siano essi enti pubblici, imprese private o cittadini, di lavorare assieme per l'obiettivo comune e di mettere a frutto le risorse finanziarie pubbliche disponibili per nuovi progetti. Questo sarà il Geoparco del Carso, struttura organizzativa che sta prendendo forma grazie all'impegno dello staff che fa capo a Enrico Maria Milic e che è stata presentata ieri in una delle sedi ideali per chi deve sviluppare nuove idee: l'Area Science Park di Padriciano.«Il Geoparco - ha detto Milic rivolgendosi a un'affollata platea, dopo che Luca Mercatelli ha portato i saluti per conto dell'ente ospitante - rappresenta una grande opportunità di lavorare tutti assieme, enti pubblici e privati, italiani e stranieri. La sua nascita - ha sottolineato per fugare qualsiasi dubbio sulla natura del progetto - non comporterà nuovi vincoli, valorizzando invece tutto ciò che già esiste. Le attività esistenti - ha precisato - continueranno a lavorare come sempre, ma avranno a disposizione una nuova rete di collegamento con tutte le altre realtà economiche del Carso. Abbiamo anche a disposizione un budget di risorse pubbliche per pubblicizzare l'iniziativa. Stiamo distribuendo un questionario da compilare e inviare per manifestare interesse e partecipare e fra pochi giorni cominceremo gli incontri dal vivo». David Pizziga, presidente del Gruppo di azione locale (Gal), struttura che ha il compito di far decollare il Geoparco, ha spiegato che «uno degli strumenti per valorizzare il Carso è rappresentato dalle risorse europee, un patrimonio che spesso l'Italia non sfrutta adeguatamente. Il Geoparco - ha continuato - lo intendiamo come un'ulteriore vetrina da proporre a livello internazionale. Stiamo anche pensando a un logo comune a tutto il Carso e a una linea di conduzione unitaria».Fabrizio Fattor, direttore del Servizio geologico regionale, ha ricordato che: «il Carso classico transfrontaliero può essere valorizzato e la Regione punta su questo obiettivo, cercando di veicolare tutte le informazioni utili alla platea più vasta possibile. La strada è quella di una strategia di sviluppo sostenibile, per questo il Gal svolge un ruolo fondamentale in questo contesto. Il Geoparco non è un parco nell'accezione più nota, con barriere e biglietti d'ingresso: semplicemente valorizzerà la ricchezza naturale che già c'è e che comprende, oltre al paesaggio, il patrimonio geologico, le potenzialità della qualità enogastronomica e culturale, la storia. Nulla sarà calato dall'alto: anzi, la Regione ha affidato al Gal la realizzazione del progetto e pure tutte le tappe saranno condivise». 

Ugo Salvini

 

 

Dal polo sportivo fino alle crociere - Viaggio nel futuro di Porto vecchio

Una cordata interessata a insediarsi nell'area del terrapieno Il destino, pubblico o privato, dei magazzini. E la viabilità - LA MAPPA DI PORTO VECCHIO

«La procedura per dare vita alla parte pubblica del Porto vecchio è ormai finita. Inoltre abbiamo l'interessamento di grandi gruppi per un centro multidisciplinare sportivo per l'area del terrapieno di Barcola». Il sindaco Roberto Dipiazza allunga la mano sulla piantina dell'antico scalo, srotolata sul tavolo del suo ufficio in piazza Unità, e fa il punto sugli ultimi risvolti: «Devo star dietro a un'infinità di cose, ma ne vale la pena», dice. Parte da qui il "viaggio" nel Porto vecchio del presente e del futuro. L'area sportiva - Ma quali sono le principali novità in pentola? Nelle linee di indirizzo approvate di recente dal Consiglio comunale (con il solo voto contrario del M5s) l'area circostante il terrapieno di Barcola è definita "sistema ludico-sportivo". La Regione ha già destinato 5,5 milioni di euro per il suo recupero. Ma venerdì scorso il sindaco ha incontrato l'emissario di due realtà economiche di primissimo piano, una veneta e l'altra internazionale, interessate a realizzare una "Città dello sport" proprio in quel punto. I contatti sono in fase iniziale, ma il primo cittadino è fiducioso: «Sarebbe un'area dedicata allo sport ma anche alle imprese del settore». Una lettera dell'emissario, inviata a Dipiazza nei giorni scorsi, lo ringrazia per l'accoglienza e conferma l'interessamento. La nuova rotatoria - Ai primi giorni di marzo partiranno i lavori per la grande rotatoria di viale Miramare, che costituirà il nuovo ingresso principale al Porto vecchio. La gara d'appalto è stata vinta dalla Srl Innocente & Stipanovich. L'importo necessario sfiora i sei milioni di euro. Il centro congressi - Negli ultimi mesi tra gli addetti ai lavori ha preso corpo una preoccupazione, ovvero che il centro congressi di Porto vecchio non arrivi a fine cantiere in tempo per Esof2020. Tanto che gli stessi organizzatori della manifestazione scientifica hanno dovuto precisare a chiare lettere che, anche se il Trieste convention center non dovesse essere completato, non ci sarebbero ripercussioni sulla manifestazione. «Ma ora i lavori sono partiti e dovrebbero finire in tempo per il 2020 - afferma in proposito il sindaco -. Stiamo parlando di un cantiere da 11 milioni, non bruscolini». Il Tcc avrà anche un suo parcheggio, che sorgerà subito alle spalle del magazzino 28: «Si tratterà di un altro grande spazio per le automobili dopo il park Bovedo», dice Dipiazza. L'urbanizzazioneAltri 16 milioni di euro verranno invece impiegati per l'urbanizzazione dell'area che sta attorno al magazzino 26, la centrale idrodinamica, i magazzini 27 e 28. In sostanza la parte che rimarrà pubblica di Porto vecchio. Si tratta di interventi importanti anche in vista di Esof2020 con Trieste eurocapitale della scienza. Il magazzino 26Un po' il simbolo dell'antico scalo, il magazzino restaurato da Portocittà mostra come sarebbe-sarà l'area una volta riqualificata appieno. Dall'Immaginario scientifico al museo del mare, non si contano ormai le realtà che dovrebbero insediarsi in questo grande edificio. «Ci abbiamo investito 33 milioni», afferma Dipiazza. Il sindaco punta a usare l'ampio spiazzo retrostante il magazzino come parcheggio per gli autobus, una volta che i lavori di riqualificazione di piazza Libertà avranno reso inaccessibile l'area attualmente in uso. «In questo contesto si colloca l'idea di mettere un infopoint turistico all'interno del magazzino. I turisti arriveranno e troveranno un centro informativo e al contempo il punto di partenza per le navette, che li porteranno sul Collio, alla Grotta Gigante, o magari a Miramare via acqua». Il Comune per il momento non si sbottona sul destino dei due magazzini compresi fra il 26 e il mare (ovvero il 24 e il 25), anche se pare probabile una destinazione in qualche modo legata al turismo e all'accoglienza. Entrambi gli edifici sono stati qualificati come vendibili dal Comune. Resta fermo anche l'intento di collocare un Fish Market nel magazzino 30.Gli edifici da alienare - L'area compresa fra il magazzino 26 (escluso) e i primi cinque magazzini, oggetto della concessione Greensisam, è quella dei magazzini da alienare. Sul futuro di quest'area al momento non c'è molto da dire, visto che saranno gli investitori a farlo. Le destinazioni saranno comunque varie, come previsto anche dalle linee di indirizzo, e includeranno servizi, alberghiero, residenziale. Quanto alla concessione di Maneschi, l'anno scorso era circolata la notizia di un potenziale investimento da 200 milioni da parte di un gruppo dell'Europa centrale. Da allora, però, mancano ulteriori risvolti. Il sindaco si concentra infine sulla parte a mare: «Siamo intenzionati a creare un punto di approdo per le navi da crociera - spiega -. L'idea è prolungare il molo III rendendolo adatto all'attracco delle navi bianche. In questo modo rivoluzioneremo la funzione del Porto vecchio nell'economia complessiva della città».

Giovanni Tomasin

 

Le masserizie degli esuli verso il trasloco dal "18"

Il direttore dell'Irci Delbello: «Ci piove dentro, dovremo spostarle per forza. Bisognerà preservare l'impatto simbolico» Tra le ipotesi anche il 26

«Le masserizie non potranno più stare al Magazzino 18, anche perché ci piove dentro. Cosa ne sarà, però, al momento è tutto da vedere». Il direttore del museo dell'Irci di via Torino, Piero Delbello, commenta così le indiscrezioni secondo cui sarebbe al vaglio delle istituzioni l'ipotesi di spostare le masserizie degli esuli all'interno del magazzino 26. Che sia una destinazione ritenuta possibile, Delbello lo conferma, ma non è definitiva né l'unica. «Se restano lì le masserizie rischiano di finire come Pompei, mi riferisco al degrado e non al valore inestimabile di quel sito - dice Delbello -. Al contempo dobbiamo tener conto che l'impatto di quegli oggetti deriva anche dal modo in cui sono stati accatastati, che è parte della loro storia e del loro messaggio. Dobbiamo ragionare bene sui termini della loro fruibilità in futuro».Di fatto il destino del magazzino 18 è ignoto anche perché l'edificio è tra quelli destinati a essere venduti dal Comune, per cui è improbabile che il piano delle masserizie venga dedicato a fini museali. Spiega il direttore dell'Irci: «Bisognerà trovare una soluzione. Il magazzino 26 è una possibilità ma non è l'unica e non è certa». Sicuramente il contenuto del 18 è un patrimonio da tutelare, lo confermano anche i numeri delle visite degli ultimi giorni: «Abbiamo dovuto prolungare di un giorno ancora la settimana di accessi che abbiamo in programma ogni anno in questo periodo - racconta Delbello -. Il primo impatto delle persone con la nostra storia è con il magazzino 18 prima ancora che con il museo di via Torino. È un dato di cui non si può non tener conto». 

 

E ora Dipiazza accelera sulla società di gestione

Il primo cittadino: «Ci servirà come il comitato del porto» Restano i rebus sulla "forma" del soggetto e sui privati che potrebbero entrare

Cosa sarà della società di gestione per Porto vecchio? Il sindaco Roberto Dipiazza conferma di volerla realizzare. Spiega il primo cittadino: «Finora non era necessaria, avrebbe fatto soltanto quello che il Comune ha fatto tranquillamente con i suoi mezzi. Da ora in poi, però, sarà comoda una cabina di regia». Dipiazza vede la società di gestione come un consesso in cui siedono il sindaco, il presidente della Regione, il presidente dell'Adsp ed eventuali rappresentanti dei grandi gruppi cittadini: «È il meccanismo rodato del comitato portuale. La soluzione ideale, per quanto mi riguarda, se si vuole procedere rapidamente».Scriviamo «società» di gestione, ma la forma definitiva di questo soggetto è ancora tutta da vedere. Le linee di indirizzo partorite dalla giunta sono vaghe su questo punto, aprendo anche all'ipotesi di una struttura consortile. Il Consiglio comunale, a sua volta, ha imposto che la società rimanga a maggioranza pubblica, controllata dal Comune. Una scelta voluta da una parte dello stesso centrodestra, laddove il M5s avrebbe voluto che fosse interamente in mano alle istituzioni. Ma quali saranno i privati interessati a entrare in questa cabina di regia? Il pensiero cade automaticamente su realtà come il gruppo Generali e il gigante Fincantieri, che anche in passato non ha negato di essere interessato allo sviluppo dell'area. Le tempistiche e le modalità con cui la società verrà realizzata, però, sono ancora da stabilire. Anche se il primo cittadino afferma con convinzione di volerla portare a compimento in breve. Ne sarà soddisfatto l'ex senatore Pd (ora consigliere regionale) Francesco Russo, che della società è di fatto l'ideatore. 

 

 

Pesca, come conciliare ecosistema e business - IL FOCUS

Il programma Fairsea dell'Ogs finanziato con due milioni di euro nell'ambito del programma Interreg Italia-Croazia

Il progetto Fairsea (Fisheries in the AdriatIc Region a Shared Ecosystem Approach) finanziato con 2 milioni di euro nell'ambito del programma Interreg Italia-Croazia, coordinato dall'Ogs mira a rafforzare la capacità e la cooperazione transnazionale nel campo dell'approccio ecosistemico alla pesca nella regione adriatica attraverso lo scambio di conoscenze e la condivisione di buone pratiche tra i partner. I ricercatori dell'Ogs svilupperanno una piattaforma integrata che permetterà di rappresentare gli scenari del passato e prevedere quelli futuri, tenendo conto di diverse variabili: dalla circolazione delle acque, alla distribuzione delle risorse fino alle informazioni sulle catture e sulla flotta, solo per citarne alcune. Spiega Simone Libralato ricercatore e responsabile del progetto: «L'obiettivo è integrare la sfera ecologica, economica e sociale della pesca in Adriatico un approccio raramente condotto nel Mediterraneo. La gestione sostenibile ed ottimale della pesca in quest'area - prosegue - deve considerare che i processi biologici e le dinamiche socio-economiche per gran parte delle risorse e delle attività sono interconnesse all'interno del bacino. Una gestione armonica e ottimale, finalizzata all'aumento del prodotto ittico o almeno ad una raccolta economicamente più efficiente delle risorse in Adriatico, richiede l'applicazione di un approccio transfrontaliero». Nel concreto la piattaforma integrata che verrà realizzata dai ricercatori potrà essere utilizzata come strumento di pianificazione per attuare test dimostrativi delle politiche di pesca applicabili sia a livello locale che a livello dell'intero Adriatico, fornendo una base scientifica per formulare e valutare le migliori ipotesi di gestione della pesca tenendo conto dell'interazione tra risorse a mare, cambiamenti dei fattori climatici o della produttività delle diverse zone del mare. Grazie allo sviluppo della piattaforma sarà possibile testare la reale efficacia di diverse misure di gestione, come la creazione di un network di aree marine protette, la rotazione delle zone di pesca o restrizioni o temporali. Giovedì 21 febbraio si terrà a Venezia il primo incontro di Fairsea. «Il progetto - conclude Libralato - agisce su vari livelli: divulgazione verso il grande pubblico, aumento delle capacità di gestione degli amministratori locali, ma anche scuole avanzate sull'approccio ecosistemico per la formazione dei futuri ricercatori». 

Lorenza Masè

 

 

Da Prepotto Sos di pesci, tartarughe e cavallucci per salvare il profondo blu

Carro a sfondo ambientalista per il gruppo pronto alla gara «A Opicina con l'obiettivo di divertirci ma anche di sensibilizzare il pubblico»

DUINO AURISINA. «A partire dagli anni Cinquanta sono stati prodotti oltre otto miliardi di tonnellate di plastica, pari al peso di 47 milioni di balene blu. Da allora, le grandi aziende hanno continuato a fare profitti inondando il mercato di plastica monouso, consapevoli dell'inefficacia del sistema di riciclo e spesso senza darci alternative». Greenpeace è stata tra le primissime associazioni ambientaliste a lanciare a livello mondiale l'allarme dell'inquinamento da plastica. Una situazione disastrosa, senza freni né controlli, che verrà rappresentata dal Gruppo carnascialesco - Pustna Klapa di Prepotto - Praprot. Il team capitanato dai fratelli Mitia e Marco Sandri, storicamente uno dei più attenti alla questioni di attualità con temi spesso spinosi, è reduce dal terzo posto conquistato nella scorsa edizione, mentre la vittoria manca dall'oramai lontano 2012, quando Prepotto fece sfilare sullo stesso carro allegorico un trittico niente male: Albert Einstein, Margherita Hack e... Mariastella Gelmini. «La dispersione e l'accumulo di prodotti plastici nell'ambiente sta causando problemi all'habitat di fauna e flora. Tale tipo di inquinamento interessa l'aria, il suolo, i fiumi, i laghi e gli oceani. Noi abbiamo deciso di rappresentare l'emergenza ambientale proprio dal punto di vista degli oceani e dei mari», racconta lo stesso Mitia Sandri. A lanciare l'Sos sarà direttamente il popolo del mare. Pesci, tartarughe e cavallucci marini hanno deciso di far scattare l'allarme dal profondo blu, esausti. Il loro grido è chiaro: «Stiamo affogando nella plastica». Nell'affresco della vita marina alle prese con l'indifferenza dell'essere umano, principale devastatore dell'ecosistema, si potrà dunque assistere a varie scene: il pesce mangiatore di plastica, tritone intento a raccogliere i rifiuti lasciati dagli essere umani e un coraggioso sub che spuntando da una balena riuscirà a salvare una splendida sirenetta. Tutti i pesci verranno rappresentati con una lacrima. «Vogliamo dare l'idea della sofferenza delle creature del mare, che non ne possono proprio più», spiega Marco Sandri, tra i più attivi assieme a Samo, Aljosa, Rok e Denis e alle costumiste coordinate da Barbara e Vanja. Tra i figuranti a predominare sarà il colore blu, ma non mancheranno i baby attivisti di Greenpeace. «Scenderemo per le strade di Opicina con l'obiettivo di divertirci - concludono Mitia e Marco - ma anche di sensibilizzare il pubblico». 

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 febbraio 2019

 

 

Ancora aria irrespirabile, proteste a Mattonaia

Nuova ondata di puzza dalla Siot. La Commissione comunale denuncia il caso, ma l'azienda parla di «disagi limitati»

DOLINA - San Dorligo della valle. Brutto risveglio ieri mattina per centinaia di residenti della zona fra Monte d'Oro, Aquilinia, Log e Mattonaia, nel Comune di San Dorligo della Valle. Fin dalle primissime ore del mattino nell'aria si è diffusa una forte puzza, che ha provocato in svariati casi sforzi di vomito e malesseri, seppur di lieve entità. Immediatamente si sono attivati i componenti della Commissione ambiente del Comune, che hanno individuato nei serbatoi della Siot la possibile causa del problema. Una situazione nota da anni, che ieri sembra tuttavia essere arrivata al parossismo. «Ho chiamato la Siot - ha spiegato il presidente della Commissione Roberto Potocco - e mi è stato riferito che erano state effettuate operazioni di svuotamento in tre serbatoi. Riteniamo che possa essere stata questa l'origine della diffusione di cattivi odori in una zona peraltro molto vasta». Potocco non è stato il solo a rivolgersi al centralino della società che gestisce l'oleodotto. Anche Roberto Massi, a sua volta componente della Commissione e capogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale a San Dorligo, ha manifestato la sua protesta. «Non avevo ancora aperto le finestre di casa dopo essermi svegliato - racconta - e già avvertivo un fortissimo odore. Ho segnalato il fenomeno sia alla Siot sia all'Arpa, perché questa è una situazione che si trascina da anni e non può essere sottovalutata».In serata la Siot ha diffuso un comunicato, in cui si dice che «nella giornata odierna (domenica, ndr), in cui le condizioni meteo non hanno agevolato la dispersione dei mercaptani, la Siot ha ricevuto due segnalazioni relative a odori di greggio. Come da procedura - continua il testo - è stata effettuata una verifica in loco, e sono stati raccolti i dati dei nasi elettronici. Il disagio olfattivo è rilevato in alcune limitate aree e si conferma che non vi è alcun rischio per la salute delle persone».Roberto Drozina, componente anch'egli della Commissione Ambiente e residente a Mattonaia, osserva tuttavia che «la puzza si è diffusa in un'area molto grande e l'hanno avvertita centinaia di persone e stavolta non si può neppure trovare una ragione nelle condizioni atmosferiche avverse, perché stiamo vivendo giorni in cui la pressione è piuttosto alta, condizioni che dovrebbe favorire la dispersione degli odori. Il che conferma che i cattivi odori sono stati proprio forti». Nel pomeriggio, la Commissione Ambiente ha diffuso i dati di una relazione tecnica, in cui si legge che «nella giornata di domenica 17, in particolare nella zona di Mattonaia, la puzza ha raggiunto il livello 3 della scala di disturbo alla popolazione, che corrisponde a "puzza vomitevole"». La stessa relazione precisa che, in altre zone, «si è raggiunto il livello 2». Nel corso del mese di dicembre, Drozina ha compiuto delle verifiche giornaliere, constatando che più volte è stato raggiunto il livello 3 e spesso il 2, che significa "odore avvertibile con precisione", mentre è quasi costante il livello 1, ovvero "odore di petrolio avvertibile". 

Ugo Salvini

 

 

Il Geoparco del Carso oggi protagonista all'Area science park - progetti per il territorio

Duino Aurisina. Sarà presentato oggi pomeriggio alle 16, all'Area science park di Padriciano, il progetto di marketing del Geoparco del Carso e l'opportunità di aderire alla Rete globale dei Geoparchi dell'Unesco. Si tratta di un tema già affrontato pochi giorni fa, su iniziativa del Comune di Duino Aurisina, nell'ambito di un pubblico incontro, molto partecipato, svoltosi alla Casa della Pietra di Aurisina. L'introduzione sarà a cura di Fabrizio Fattor, direttore del Servizio geologico della Regione. Subito dopo parlerà il presidente del Gruppo di azione locale (Gal), David Pizziga, che illustrerà il progetto di marketing. Sarà poi il turno di Enrico Maria Milic, responsabile dell'animazione territoriale del Gal del Carso. In chiusura, proposte, riflessioni e idee del pubblico. L'incontro è aperto a tutti: enti locali, operatori del turismo, associazioni che operano sul territorio, produttori dei settori vitivinicolo e agroalimentare di nicchia, cittadini. All'incontro alla Casa della Pietra, l'assessore comunale, Massimo Romita, aveva sottolineato «i grandi vantaggi che comporterebbe al territorio una adesione al progetto del Geoparco».

 

Fiume, nella zona del Delta un parco al posto delle auto

Progetto commissionato fra le iniziative per la Città capitale europea della cultura Passeggiate e spazi per eventi in un'area di quasi 40 mila metri quadrati

FIUME. Rimuovere bitume e cemento per lasciare spazio a un parco, creando uno spazio pubblico nel cuore di un centro cittadino dove le aree verdi scarseggiano. La location nella quale intervenire è quella dell'area del Delta: qui l'obiettivo è di vedere scomparire asfalto e automobili a favore di quella che è già stata definita una sorta di mini Central Park quarnerino, che comprenda anche spazi destinati per eventi musicali e più in generale culturali. Il progetto, denominato "Slatko i slano - Dolce e salato" ed elaborato dallo studio architettonico 3Lhd, è stato commissionato nell'ambito del programma di Fiume Capitale europea della cultura, titolo che la città - la prima in Croazia - deterrà nel 2020 e per la quale sono in preparazione tutta una serie di iniziative. L'idea del parco urbano in quella zona non è nuova, come ricorda il quotidiano Novi List ricordando un'iniziativa lanciata nel lontano 1953, quando era nata la proposta di ridestinare il settore settentrionale del Delta - con una superficie di oltre 37 mila metri quadrati - ad area verde. Ora dunque quella vecchia proposta torna di attualità. Nel loro elaborato i progettisti sottolineano che i costi non dovrebbero essere proibitivi, e suggeriscono per altro di coinvolgere la stessa cittadinanza lanciando una sottoscrizione per l'esborso degli alberi da mettere a dimora. «In accordo con l'amministrazione municipale» - si legge ancora - l'ipotesi è quella di procedere a una graduale rimozione dei posti auto e al rinverdimento delle aree oggi asfaltate. Il parcheggio in una prima fase verrebbe chiuso provvisoriamente in occasione degli eventi, per poi essere dismesso definitivamente. Il progetto prevede poi la realizzazione di due nuove passeggiate verdi lungo il Canal Morto e la Rjecina. Il nuovo parco è destinato a sorgere in un'area adiacente a quella interessata ad altri due progetti vicini alla realizzazione, che si prefiggono lo scopo di rilanciare l'area lungo la Rjecina: si tratta dello spazio multiconfessionale firmato dall'architetto Nikola Basic e dello zip line di duemila metri di lunghezza che correrà da Tersatto al Delta, pensato come attrazione turistica e proposto da un imprenditore privato. Il progetto a Fiume ha già avuto buoni riscontri nella cittadinanza, ma va detto che per l'attuazione occorrerà prima effettuare un iter piuttosto complesso, a partire dalla modifica del piano urbanistico. Quello del parco è uno dei vari progetti che si stanno mettendo in campo in vista dell'anno di Fiume Capitale europea della cultura. La città è stata prescelta nel 2016, e prenderà idealmente il testimone da Matera, Capitale per l'anno in corso.

 

Nella terza corsia della A4 quasi 20 milioni per il verde

Un "corridoio" esteso su 146 ettari nel progetto redatto dalla Concessionaria secondo le prescrizioni deliberate dal Cipe. Piantati poco meno di 100 mila alberi

Trieste. Un investimento di quasi venti milioni di euro per gli interventi in materia di ambiente, attuati di pari passo al procedere del cantiere della terza corsia della A4 secondo una modalità operativa per la quale a fare da apripista è stato il raccordo autostradale Villesse-Gorizia. L'investimento in questione è quello attuato da Autovie Venete con l'obiettivo di creare un "corridoio" verde di 146 ettari - l'estensione pari a quella di 200 campi di calcio - in un progetto che alla fine vedrà piantati lungo l'intera tratta interessata dall'ampliamento della carreggiata poco meno di centomila alberi. Il progetto del verde - che segue per altro le prescrizioni contenute nella delibera del Cipe sul preliminare dell'intera opera - serve anche per mascherare l'impatto visivo dell'opera, ridurre l'inquinamento e contribuire ad assorbire il rumore dei mezzi, ma anche - sottolinea la concessionaria - a creare un ambiente favorevole per la fauna. Fra gli interventi figurano la ricostituzione delle aree di alberi eliminate a causa del cantiere, ma anche l'espianto e il trapianto in aree adatte e vicine di esemplari di pregio particolare, che si è dovuto appunto spostare per fare posto ai lavori. L'esperienza pilota è stata come detto quella attuata lungo il raccordo Villesse-Gorizia, con un primo investimento da circa due milioni e mezzo di euro per un totale di 33 ettari di forestazione e - fra l'altro - due sottopassi dedicati alla fauna di piccola e media taglia fra gli svincoli di Villesse e Gradisca. È stata di 2,7 milioni di euro invece la spesa effettuata per 42 ettari complessivi di piantumazione nell'ambito del primo lotto della terza corsia, quello fra Quarto d'Altino e San Donà: qui sono sono state messe a dimora oltre 80 mila piante e predisposte una trentina di aree-bacini per l'acqua di piattaforma. Nel secondo lotto - quello fra San Donà e lo svincolo di Alvisopoli - le aree destinate alla piantumazione ammonteranno a più di 35 ettari per una spesa prevista di quasi 7 milioni di euro. Per quanto riguarda il terzo lotto - informa ancora Autovie - saranno messe a dimora complessivamente alberi, boschi e fasce verdi per una superficie media di 10 metri quadrati di verde circa per ogni singolo metro lineare di autostrada, pari a un totale di 26 ettari, con un investimento previsto in circa 2,9 milioni di euro circa. Infine, la realizzazione delle opere ambientali relative all'intero quarto lotto richiederà un esborso di circa 4,3 milioni di euro, laddove per il primo sublotto - quello fra Gonars e il nodo di Palmanova - le aree destinate a verde sono destinate a coprire una superficie di quasi dieci ettari. Fin qui l'investimento collegato al cantiere. Al di fuori dell'opera, invece, la manutenzione del verde - precisa la concessionaria - richiede ogni anno quasi due milioni di euro. Il costo dei soli sfalci è di 780 mila euro, mentre per le potature, abbattimenti e altri interveti vengono destinati circa 700 mila euro all'anno. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 17 febbraio 2019

 

 

Oltre 5 incidenti al giorno lungo le strade triestine - Ecco i tratti più a rischio

La Grande viabilità ha registrato 71 episodi nel 2018, poi viale Miramare con 65 Trend in aumento. Il comandante dei vigili Milocchi: «Spesso c'è distrazione»

Aumentano gli incidenti stradali a Trieste e, stando al numero dei sinistri, il tratto più pericoloso risulta essere quello della Grande viabilità, seguito da viale Miramare e via dell'Istria. Investimenti, tamponamenti, schianti, auto cappottate: nel 2018 gli incidenti, più o meno gravi, rilevati sono stati ben 2.033, in media più di 5 al giorno, 210 in più rispetto all'anno precedente. I dati della Polizia locale indicano che in 1.238 casi si è trattato di sinistri con danni solo materiali ai veicoli, in 788 casi, invece, ci sono stati anche dei feriti, mentre 7 sono stati gli incidenti mortali. Nel 2017 il totale era arrivato a 1.823, di cui 1.031 solo con danni materiali ai mezzi, 786 con lesioni personali e 6 con esito mortale. A questi numeri sfuggono, ovviamente, i sinistri, magari i piccoli tamponamenti, dopo i quali i conducenti dei mezzi trovano un rapido accordo, con la constatazione amichevole, senza bisogno di un intervento delle forze di polizia. Dall'inizio dell'anno, invece, gli incidenti sono stati 122, in 41 casi hanno causato anche dei feriti. Già due gli incidenti mortali: vittime il ciclista di Monfalcone Carlo Atzeni, travolto da un furgone sulla Costiera, e l'ottico Roberto Gabrielli, investito da un taxi in piazza Libertà, davanti alla stazione ferroviaria. Tornando allo scorso anno, nello specifico, sulla Grande viabilità si sono registrati 71 incidenti, 65 in viale Miramare e 45 in via dell'Istria. Poi, in via Carducci 30 i sinistri rilevati, in via Giulia e via Flavia 26. Sono dunque gli assi di maggior scorrimento, più lunghi, a rivelarsi più insidiosi, dove probabilmente il piede preme con maggiore facilità sull'acceleratore rendendo più difficile evitare una situazione a rischio e più grave l'eventuale contatto con un altro mezzo. Dei 7 incidenti mortali, due sono stati causati da un malore del guidatore che, perdendo il controllo del veicolo, è andato a schiantarsi. È il caso del 78enne Salvatore Bumbalo, ex poliziotto, che lo scorso maggio è morto andando a sbattere contro un camper parcheggiato in via Forlanini, a due passi dalla sua abitazione. Caso analogo lo scorso 12 dicembre in via Conti, dove ha perso la vita un uomo di 55 anni. Vittime della strada nel 2018 sono stati anche il sedicenne Jack Benvenuti, schiantatosi con la sua moto poco dopo il cavalcavia di Barcola a febbraio, Paolo Marsilli, il professore investito lo scorso ottobre mentre attraversava le strisce pedonali in viale Miramare, la ventiseienne Katarina Jankovic, deceduta per il terribile impatto contro un albero in via Salata mentre era in sella al suo scooter la sera del 24 dicembre. E ancora un uomo coinvolto in un incidente all'incrocio tra viale Campi Elisi e via San Marco e un altro sulla strada regionale 58. A rimarcare che il rispetto dei limiti di velocità riduce notevolmente il rischio di sinistri, è il comandante della Polizia locale, Walter Milocchi, che invita poi gli automobilisti, i motociclisti ma pure i ciclisti a fare ancora più attenzione quando il manto stradale è bagnato. «Gli incidenti sono spesso causati dalla distrazione - osserva Milocchi -, anche dei pedoni. In linea di massima, però, gli automobilisti a Trieste sono abbastanza corretti. Il vizio che persiste è quello di dimenticarsi di segnalare le manovre, di mettere la freccia insomma. Inoltre, non tutti fanno attenzione, rallentando, in prossimità degli attraversamenti pedonali». 

Laura Tonero

 

L'APPROFONDIMENTO - Ciclisti coinvolti in 38 botti lo scorso anno - Nuove regole in vista e appello della Fiab

Nel 2018 sono stati 38 gli incidenti stradali che hanno coinvolto dei ciclisti, un dato in linea con quelli degli anni precedenti, seppure il numero di triestini che si muovono in bici sia in costante aumento. «I ciclisti a Trieste sono tendenzialmente disciplinati - valuta il comandante della Polizia locale, Walter Milocchi -. Unico neo la velocità troppo elevata di qualcuno nelle zone pedonali». Ed è proprio sul versante delle biciclette che potrebbe arrivare una mini rivoluzione sulle strade, a fronte delle novità da applicare al Codice del strada in discussione in Commissione Trasporti alla Camera. La novità, che più di altre potrebbe modificare la mobilità anche a Trieste come altrove, prevede che nei centri abitati, dove il limite di velocità è di 30 chilometri all'ora, venga introdotto il "senso unico eccetto bici", detto impropriamente "contromano". Verrebbe lasciata carta bianca ai Comuni nell'individuare le strade dove adottare la novità. Tra le modifiche al vaglio, si prevedono anche quella relativa alla possibilità per i ciclisti di circolare sulle corsie attualmente riservate solo ai taxi e agli autobus (come avviene già in via Mazzini e in via Imbriani), e quella inerente l'opzione di poter parcheggiare in aree adibite, o sui marciapiedi e nelle zone pedonali. Novità pure per la sosta ai semafori, dove chi è in bici avrebbe la precedenza: davanti ai semafori e agli stop si prevederebbe uno spazio ad hoc, "una striscia di arresto avanzata". Una serie di provvedimenti che solleva qualche perplessità nel comandante della Polizia locale di Trieste. «L'obiettivo perseguito è nobile - valuta Milocchi - ma introdurre queste novità non sarebbe facile. C'è il rischio di rallentamenti dei bus e non credo sia sempre possibile in una città come Trieste realizzare quello spazio ad hoc, quella doppia linea per l'arresto avanzato». «Sono provvedimenti già adottati in molti Paesi europei e - premette Federico Zadnich, responsabile delle mobilità urbana di Fiab Trieste -, ad esempio, nel centro storico di Reggio Emilia. Serve avere una visione di insieme e due obiettivi: la creazione di assi di scorrimento utili alla mobilità dei ciclisti e la sicurezza. Servirà un'attenta valutazione dell'amministrazione comunale e un proficuo confronto con realtà come la nostra». Fiab, nel frattempo, chiede al sindaco Roberto Dipiazza di dar seguito alla sua promessa elettorale di consentire il transito delle biciclette (molti ciclisti lo fanno già rischiando una sanzione) lungo il tragitto che da piazza Perugino porta a piazza Goldoni, passando per via Conti, via D'Azeglio e piazza dell'Ospedale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 febbraio 2019

 

 

Venduta l'ex Intendenza di largo Panfili Scatta la trasformazione in super hotel

All'asta di Cassa depositi e prestiti si fa avanti un gruppo italo-austriaco. Operazione da 15 milioni, di cui 5-6 per l'acquisto

Pronostico rispettato. Chi avesse scommesso sul destino alberghiero dell'ex Intendenza di finanza in largo Panfili, avrebbe portato a casa il malloppo. Ieri a mezzogiorno erano scaduti i termini per presentare le offerte indirizzate ad acquistare il grande edificio di oltre 13 mila metri quadrati, che di fatto costituisce il "raddoppio" del palazzo delle Poste: raccoglieva le proposte, su incarico della proprietaria Cassa depositi e prestiti (Cdp) Immobiliare, il notaio romano Mario Scattone, con studio nell'Urbe in via Giuseppe Montanelli 11.Il passaggio di mano scongela un bene piuttosto impegnativo sul quale da anni si cercava un compratore. A farsi avanti in solitaria un gruppo italo-austriaco, di cui si era parlato a novembre, già impegnato nell'industria alberghiera regionale, in particolare a Grado: obiettivo trasformare la cadente ex Intendenza in un hotel "quattro stelle" dotato di 230 stanze. Secondo l'acquirente, si tratterebbe della più grande struttura recettiva del Friuli Venezia Giulia. Stefano Nursi, l'agente immobiliare che con la sua Equipe ha seguito l'operazione, rifinisce la descrizione: sarà un intervento riqualificativo, acquisto compreso (stimato tra i 5 e i 6 milioni di euro), da 15 milioni, che potrebbe aprire il cantiere entro l'anno. Cantiere dedicato specificamente all'interno, poichè sugli esterni è già in corso un lavoro restaurativo, avviato nello scorso autunno dall'ormai ex proprietaria Cdp. L'opera è affidata a Mario Bucher, che si giova della consulenza storico-artistica di Pietro Cordara. Del restauro si occupa la ditta Gasparoli di Gallarate. Il cronoprogramma prevede il recupero delle facciate entro la fine della prossima estate. La notizia romana interrompe una pluriennale storia di declino. L'ex Intendenza aveva cambiato proprietario varie volte, transitando da Fintecna a Italia Turismo fino ad approdare a Cdp: sempre di mano pubblica si è comunque trattato. Il restauro degli esterni ha probabilmente contribuito ad accrescere l'interesse del gruppo italo-austriaco: rimettere in sesto l'interno, storicamente vocato a uffici ma da tempo inutilizzato, rappresenta già un bell'impegno. Gli spazi sono notevoli: cinque piani fuori terra, l'ultimo dei quali occupato da soffitte dalle lignee trabeazioni. Tre gruppi di scale - raccontava a novembre Mario Bucher - una delle quali classificata scalea d'onore. Tre anche i cortili, che però - chiarisce Nursi - non potranno essere adibiti a parcheggio. Il tetto è stato provvisoriamente rimessato. Va ricordato che i 13 mila metri quadrati, su cui si estende il vasto immobile di fine Ottocento, sono soggetti a vincolo diretto della Soprintendenza. Emissari del gruppo acquirente avevano incontrato il sindaco Roberto Dipiazza, interessato a un felice esito dell'operazione: nel risanamento del Borgo Teresiano, impostato dalla giunta Cosolini, stonava quel mezzo isolato inscurito dallo smog e obliato dall'incuria (oggi coperto dai ponteggi). Largo Panfili è stato rinfrescato: la chiesa evangelica, l'Agenzia delle Dogane (dove operava lo squero), la succursale Carducci-Dante, la recente pavimentazione concorrono a disegnare un dignitoso scorcio dell'area centrale. Ci passa persino una delle ciclabili meno frequentate del mondo, un senso unico di non facile comprensione. Insomma, solo i tre lati (Panfili, Milano, Galatti) dell'ex Intendenza sembravano caparbiamente catafratti nel loro nerastro degrado. Il palazzo di largo Panfili si configura come una sorta di voluminosa retroguardia gemellare delle Poste. L'esecuzione risale all'ultimo decennio dell'Ottocento e si deve a un architetto "di stato" come Friedrich Setz, specializzato nell'edificazione di sedi postali. Progettò anche quelle di Trento e Bolzano, in una sorta di ideale ponte dall'involontario sapore irredentistico. -

Massimo Greco

 

Dall'ex Ras a palazzo Ananian Così il turismo rilancia la città - LA PROSPETTIVA

 Il turismo, nuovo Eldorado triestino, scorre spumeggiante tra crescenti investimenti nella hotellerie. L'ex Intendenza è solo l'ultima notizia che riguarda il settore dell'ospitalità. A poche centinaia di metri, in piazza Repubblica, Allianz conta di approntare l'ex sede della Ras in tempo per la Barcolana: sarà anch'esso un quattro stelle dotato di 125 camere, dove potranno riposare 250 clienti. I posti di lavoro saranno 50-60. Il colosso assicurativo germanico ci scommette una ventina di milioni. L'azienda trevigiana Carron sta trasformando lo stabile disegnato da Ruggero e Arduino Berlam a inizio Novecento, ma sarà il gruppo Hnh (famiglia Boccato) a gestire la struttura in accordo con Hilton Double Tree. Da piazza Repubblica bastano due passi per arrivare in corso Italia 12, dove si lavora a palazzo Ananian per fare dell'antico palazzo un albergo da 55 stanze in grado di ospitare 130 persone: iniziativa a opera di Golden Hotel & resort, già proprietaria del Continentale, e gerente del Palace suite in via Dante. Investimento quotato attorno ai 4,5 milioni. Sempre in corso Italia, prevista destinazione turistica anche per Casa Romano, in passato sede del Credito Italiano. Una soluzione a cavallo tra affittacamere e mini-appartamento è in allestimento in via XX Settembre 25, a cura della Novecentotre, partecipata da Franco Bandelli e Andrea Sinico.Anche in Carso c'è movimento, perchè a Sgonico l'imprenditore edile-impiantista Andrea Monticolo vuole riaprire un albergo chiuso da quasi trent'anni. Secondo lui, c'è spazio per lavorare in Altipiano (aziende, istituzioni scientifiche) e per attrarre clientela dal futuro centro congressi. Infine, quelli che potremmo definire gli «auspici»: il Carciotti, l'Ortofrutta in Campo Marzio, il palazzo in via Mazzini dove aveva sede il gruppo anarchico Germinal. 

 

 

Centrale di Fianona Zagabria nel mirino degli ambientalisti: «Pronti a vie legali»

Tre associazioni minacciano una causa al ministero in ballo un nuovo permesso per l'impianto ormai obsoleto

Albona. Ambientalisti di nuovo sul piede di guerra per le centrali termoelettriche a carbone nel golfo di Fianona. Tre associazioni hanno annunciato l'avvio di una causa contro Zagabria se il governo rilascerà un nuovo permesso ambientale per la centrale Fianona 1, la vecchia struttura costruita ormai mezzo secolo fa. È questo l'ultimo sviluppo di una battaglia che ha già visto accendersi aspri scontri in passato, e che ora potrebbe essere rinfocolata in merito alla centrale di 125 megawatt di potenza, che due anni fa ha cessato l'attività in quanto ormai fuori norma rispetto agli standard previsti dalla direttiva europea sulle emissioni industriali. Dopo che il contestatissimo progetto della Fianona 3 - sempre a carbone - è stato almeno per ora accantonato alla luce del pesante impatto ambientale, l'azienda statale per l'energia elettrica Hep intende rimettere in funzione per altri 15-20 anni proprio la Fianona 1, che pure era stato previsto inizialmente di smantellare entro il 31 dicembre del 2015. Il motivo è semplice: la domanda di energia elettrica è in continuo aumento e Fianona 3 probabilmente non vedrà mai la luce. Per attuare il suo proposito, la Hep ha bisogno dell'apposito permesso ambientale rilasciato dal ministero della Tutela dell'ambiente e dell'energia. Ministero -a guidarlo c'è Tomislav Coric - che è così entrato nel mirino degli ambientalisti di Istria verde, Azione verde e Greenpeace che hanno annunciato l'avvio di una azione legale qualora Zagabria «continuasse a eludere le normali procedure» e rilasciasse «il nuovo permesso ambientale per Fianona 1». Le normali procedure, spiegano gli ambientalisti, impongono la stesura di uno studio per la valutazione dell'impatto ambientale, che invece il ministero ritiene inutile argomentando come resti valido l'analogo documento steso a suo tempo per Fianona 3. Secondo gli ambientalisti poi il prolungamento della vita di Fianona 1 è inaccettabile soprattutto per l'inquinamento atmosferico. Inoltre gli interventi che sarebbero previsti sui filtri per adattare la vecchia centrale agli standard comunitari non sarebbero sufficienti - sostengono gli ambientalisti - a far rientrare le emissioni entro i parametri consentiti. Il ministero dovrebbe comunicare la sua decisione entro pochissimi giorni, ma gli ambientalisti già si dicono convinti che il permessi a Hep verrà rilasciato. Timori alimentati dal fatto che Zagabria ritiene di dover sfruttare al massimo gli impianti disponibili per non dovere aumentare l'importazione di energia elettrica, che già ora richiede un esborso di 400-500 milioni di euro all'anno. Nel Golfo di Fianona attualmente è in funzione la centrale termoelettrica Fianona 2, costruita sul finire degli anni Novanta dello scorso secolo. Di recente, per adeguarla agli standard europei, è stata del sistema Denox atto a rimuovere gli ossidi di azoto dalle emissioni della ciminiera in atmosfera: l'intervento, attuato con un sistema che si basa sulla tecnica della riduzione catalitica selettiva, è costato all'incirca 27 milioni di euro.

 

 

SALES - Nei boschi per sentire profumo di zafferano

Passeggiata nei boschi del Carso questa mattina, con partenza alle 9 da Sales (il ritrovo è fissato poco prima, nei pressi del pozzo situato nel centro dell'abitato). Organizzato dal Gruppo '85 e dal Circolo culturale di Sgonico, con il patrocinio del Comune di Sgonico, l'appuntamento vedrà la presenza del botanico Livio Poldini, che illustrerà le caratteristiche del "croco zafferano primaverile", un fiore che proprio in questo momento dell'anno conosce la sua migliore fioritura. Nel corso della passeggiata, della durata di tre ore circa e accessibile a tutti, Poldini parlerà anche del problema della sistemazione dei boschi carsici, tema al quale al botanico dedica molte energie. La partecipazione alla passeggiata è gratuita. Il "croco" un tempo era diffuso in tutta la Dalmazia, oggi invece è molto più raro trovarlo. 

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 febbraio 2019

 

 

Il volto dei nonviolenti parla ai volontari ARCI - GLI OPERATORI

Il presidente nazionale del Movimento nonviolento Massimo «Mao» Valpiana sarà domani a Trieste per il primo incontro della "Scuola di cittadinanza" di Spaziattivi con Arci Servizio Civile. L'incontro si terrà dalle 10.30 alle 16.30 nello Spazio rosa del parco di San Giovanni. La giornata affronterà il tema della nonviolenza. La "Scuola di cittadinanza" proseguirà poi il 9 e il 10 marzo sul tema delle discriminazioni e il 13 e il 14 aprile sulle questioni ambientali (a cura di Legambiente). Info: www.spaziattivi.org - friuliveneziagiulia@ascmail.it - 040761683

 

Storia Naturale - Prove di evoluzione domani in via Tominz

Domani, al Museo di Storia naturale, l'entomologo Andrea Colla illustrerà "Le prove dell'evoluzione osservando i reperti del museo" nel corso di un laboratorio gratuito, con il solo costo del biglietto d'ingresso al museo, che avrà luogo alle 11, alle 12 e alle 13, per un massimo di venti persone per laboratorio. L'appuntamento con l'esperto farà conoscere al pubblico le particolarità che rendono il mondo dei piccoli animali affascinante e grazie all'utilizzo del microscopio si scopriranno dettagli evolutivi importanti per la sopravvivenza e l'adattabilità ai vari habitat.

 

"La Natura si racconta" Attività gratuite al museo - via dei Tominz

A primi a svelare i loro segreti saranno gli squali. L'iniziativa "La Natura si racconta" è una rassegna di incontri gratuiti per bambini e famiglie organizzati in diverse domeniche da febbraio ad aprile dalla cooperativa Ecothema al museo di Storia naturale di via dei Tominz. Il primo incontro si terrà questa domenica alle 10. 30. L'argomento, come detto, sono gli squali, come si legge nel comunicato in cui si illustra l'evento: «Qual è lo squalo più feroce dei mari? E quello più brutto? Gli squali vanno dal dentista? Come si distingue uno squalo da una squala? Queste e altre mille curiosità, per vedere gli squali come non li avete mai visti!». Domenica 24 si terrà un incontro sull'evoluzione (alle 15), domenica 3 marzo toccherà invece a un laboratorio per bambini e famiglie dedicato ai dinosauri (alle 10.30), il 17 marzo toccherà agli uomini preistorici (alle 15), mentre domenica 7 aprile il tema sarà "luoghi comuni e fake news sugli insetti e altri animali". Ingresso al museo e attività sono gratuite, si suggerisce la prenotazione (tel. 333 2032448, email: ascuolainmuseo@gmail.com).

 

 

NECROLOGIO

Gli amici di Legambiente Trieste si associano al dolore della famiglia ricordando FABIO PERCO con affetto (vedi annuncio)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 febbraio 2019

 

 

Scontro tra M5S e Forza Italia sul rumore della Ferriera

La maggioranza ha bocciato la richiesta di discutere un testo presentato da Bertoni. Polacco: «Non c'è volontà di censurare, ne parleremo a tempo debito»

La ferriera infiamma l'aula. Lunedì sera, in Consiglio comunale, il M5s ha chiesto di discutere una mozione per la sospensione delle attività rumorose della Ferriera. La richiesta non è stata tuttavia accolta dalla maggioranza, mentre il centrosinistra aveva già lasciato l'aula in precedenza. Ciò ha scatenato il j'accuse della portavoce pentastellata Cristina Bertoni: «Il centrodestra non tutela la salute dei cittadini di Servola, anche a fronte di sforamenti che rendono applicabile l'ordinanza sindacale. Alla faccia delle promesse fatte in campagna elettorale». Ma Forza Italia ha respinto le accuse: «Il tema sarà discusso in occasione più opportuna». Bertoni ha evidenziato che «a fine gennaio è scaduto il tempo massimo concesso dall'Aia regionale alla Siderurgica Triestina per attuare il piano di risanamento acustico: entro tre mesi dalla scadenza, e cioè entro aprile, dovrà essere effettuato un monitoraggio di controllo». «I livelli di rumore ambientale registrati da Arpa sono ancora superiori sia ai limiti vigenti che a quelli definiti dal piano comunale di classificazione acustica adottato a dicembre - ha proseguito la pentastellata -. Per questi motivi, nonostante i mugugni dei consiglieri di maggioranza, ho chiesto che fosse discussa la nostra mozione, che chiede al sindaco di emettere un'ordinanza sospensiva delle attività rumorose della Ferriera». Al M5s ha replicato il capogruppo di Forza Italia Alberto Polacco: «Il tema dell'ordinanza è complesso: abbiamo fatto passi importanti per avere chiarezza sulla situazione, disponendo anche delle analisi e contattando l'autorità giudiziaria. In merito ai singoli presupposti, questi ultimi devono essere vagliati attentamente perché, altrimenti, l'amministrazione rischia di incorrere in ricorsi. A questo proposito ci sono anche i tavoli regionale e nazionale, oltre che quello comunale». «La mozione sarà senz'altro discussa - ha assicurato Polacco -. Non si tratta di un tema "nascosto", ci mancherebbe altro. Vista l'ora tarda in cui è stata avanzata la questione (erano passate le undici ndr) e l'assenza dell'assessore competente, è stato ritenuto più opportuno rimandare il dibattito a un'occasione più importante».

 

 

Silos ancora bloccato: 10 giorni per modificare terminal e park

Riunione nervosa in Comune sul progetto fermo da vent'anni Ultima possibilità per intervenire sull'opera di riqualificazione

Dieci giorni per non arrendersi a quello che l'ex presidente della Repubblica Giuseppe Saragat avrebbe definito «destino cinico e baro». È il destino di piazza Libertà, che frena tutti i progetti che la riguardano. Uno dei casi più eclatanti è la riqualificazione del Silos, che da vent'anni rolla invano sulla pista di decollo. Martedì si è svolta una riunione negli uffici comunali dell'Urbanistica, al termine della quale si è appurato che occorrono modifiche al progetto sul parking e sulla stazione dei pullman. C'era Giulio Bernetti per il Municipio, Attilio Grazioli per il fondo internazionale che dovrebbe comprare l'edificio con progetto incorporato, Aldo Pavoni (Archea Latisana) in qualità di progettista su committenza di Immobiliare Nordest, società controllata da Coop Alleanza 3.0.Esito finale del nervoso consulto: tempo dieci giorni per rimettere a posto la proposta. La questione da dirimere riguarda l'entrata/uscita dei pullman e delle vetture, un lay-out faticoso. Se il Comune accetterà il nuovo elaborato, si dovrebbe riuscire a chiudere l'accordo di programma in luglio e a inaugurare il cantiere nel 2020. Il Silos è una vera e propria tela di Penelope. In dicembre era stata risolta, con una norma regionale, la grana del rapporto tra metratura dei parcheggi e metratura delle superfici commerciali. Il terminal pullman, secondo Pavoni, dovrebbe essere organizzato su 9 stalli dedicati alle partenze e 2 agli arrivi. Si rammenta che da giugno funzionerà, di fianco al Silos, la nuova base dei bus di Trieste Trasporti. Quest'anno il progetto Silos compirà vent'anni ma zero candeline sulla torta delle opere da compiersi. L'investimento, se e quando si farà (perché la pazienza del fondo non è illimitata), non è inferiore ai 100 milioni per costruire un albergo, un centro congressi, spazi commerciali e ristoranti, parcheggi. In attesa che arrivino i turisti, il Silos continua a essere frequentato da migranti asiatici, da clochard autoctoni, da acquirenti di sostanze stupefacenti. 

Massimo Greco

 

 

A Duino Aurisina presentato il piano per il geoparco dell'altipiano

L'assessore all'Ambiente Romita ha illustrato tutte le particolarità del disegno transfrontaliero per la tutela del territorio del Carso

DUINO AURISINA. Tutelare il patrimoniale geologico del Carso attraverso un riconoscimento internazionale, integrato da una strategia di sviluppo sostenibile. Questo l'obiettivo che vede accomunati la Regione, una dozzina di Comuni del Carso triestino e isontino e cinque sloveni, impegnati coralmente per ottenere, per una vasta area del Carso italiano e sloveno, la qualifica di Geoparco europeo. L'iniziativa è stata illustrata ieri sera, nel corso di un incontro pubblico convocato nell'ambito del Tavolo verde comunale, dall'assessore di Duino Aurisina per l'Ambiente e l'Agricoltura, Massimo Romita, dalla presidente della Commissione comunale per l'Ambiente, Chiara Puntar, e dal responsabile del Servizio geologico della Regione, Fabrizio Fattor. Romita, dopo aver citato i 12 Comuni del Carso firmatari del Protocollo per l'istituzione di un Geoparco classico italiano, che sono Doberdò del Lago, Duino Aurisina, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, Monrupino, Ronchi dei Legionari, Sagrado, San Dorligo della Valle-Dolina, San Pier d'Isonzo, Savogna d'Isonzo, Sgonico e Trieste, ha citato la delibera del giugno del 2016 «con la quale l'amministrazione di Duino Aurisina sottolineava l'importanza della costituzione del Geoparco», ricordando la data del 23 aprile 2018, in cui il sindaco del Comune di Sezana, in rappresentanza dei Comuni del Carso in Slovenia, aveva firmato l'accordo sull'istituzione del geoparco transfrontaliero nel territorio del Carso Classico. Fattor ha spiegato che la Regione, con una generalità del luglio del 2015 aveva a sua volta individuato il percorso per candidare il Geoparco del Carso a diventare "Geoparco European". «Classificare un'area come Geoparco non significa creare uno strumento vincolante - ha sottolineato Fattor - ma di un invito a lavorare tutti nella stessa direzione, per contribuire alla crescita del territorio in un ambito di tutela, dando vita a un marchio, o meglio un'immagine che favorisca la promozione dell'area coinvolta, senza interferire nelle attività già esistenti». Da parte del pubblico sono state fatte richieste di chiarimento in relazioni ai «possibili vincoli per la popolazione che un provvedimento del genere potrebbe comportare», mentre Danilo Antoni, rappresentante di un gruppo di lavoro che opera a Duino Aurisina, ha osservato che «nell'ambito della valorizzazione del Carso non si può pensare ad accettare un pirogassificatore nel territorio».

 

 

Una tartaruga piena di plastica Soffocata dai rifiuti nel Tirreno

Nello stomaco filtri di un depuratore, confezioni di caramelle, etichette e sacchetti L'appello dei ricercatori: «Basta materiali inquinanti, così i mari muoiono»

Hanno trovato la carcassa sulla bellissima spiaggia di Marina di Camerota, nel Cilento, con lo stomaco pieno di pezzi di plastica: sette piccoli filtri per la depurazione dell'acqua, etichette di bevande gassate, pezzi di un bicchiere monouso per il caffè, frammenti di buste della spesa. C'era anche una confezione di M&M's: l'etichetta in arabo e il codice a barre dicono che arriva dall'Algeria. È una tartaruga Caretta caretta, un maschio adulto (dunque circa un metro, oltre un centinaio di chili), in perfetta efficienza riproduttiva, uno di quelli che quando muoiono, dicono i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli che l'hanno trovata e che hanno postato la notizia su Facebook suscitando l'indignazione di tanti ambientalisti, provocano ancora più dolore e interrogativi. Perché la conservazione della specie passa attraverso esemplari preziosissimi come questo, che aveva più di venticinque anni (le analisi sono in corso) e dunque era stato capace di sopravvivere a minacce e pericoli. «Dei maschi di Caretta caretta si sa molto poco» dice Sandra Hochscheid, ricercatrice tedesca originaria di Dusseldorf, dal 2001 in Italia e coordinatrice del Centro ricerche tartarughe marine di Portici della Stazione Zoologica Anton Dohrni (www.szn.it), che con il team dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha eseguito l'autopsia. Fondata nel 1872, la Szn è tra i più importanti enti di ricerca nei settori della biologia marina e dell'ecologia.«Milioni di filtri per depuratore come quelli che sono stati trovati nel suo stomaco - spiega Sandra Hochscheid - all'inizio dell'anno scorso erano fuoriusciti dall'impianto alla foce del Sele, dopo la rottura di una vasca, ed erano finiti in mare. La Procura di Salerno sta indagando. Poi le correnti li hanno portati lungo le coste della Campania, della Toscana, addirittura fino in Francia e alle Baleari. Il progetto Clean Sea Life monitora il diffondersi di questi dischetti. Dopo un anno eccoli nello stomaco di una tartaruga, non ci sorprende». La Caretta caretta è onnivora, dice, non discrimina troppo che cosa mangiare, a differenza ad esempio della tartaruga liuto, più selettiva. Ma anziché meduse, macro plancton o granchi o molluschi, le tartarughe trovano sempre più spesso sul fondo marino e nell'acqua rifiuti e plastica. La Caretta caretta è la specie di tartaruga marina più abbondante nel Mediterraneo Occidentale. È un animale carismatico, che attrae da sempre l'interesse degli scienziati, ma ne abbiamo una conoscenza limitata. Poco si sa della sua distribuzione in mare e di come vive. Tra Europa e Nord Africa la Caretta-caretta nidifica su alcune spiagge del Mediterraneo (Turchia, Cipro, Tunisia e Libia), ma anche sulle coste italiane non è infrequente trovare i suoi nidi: sulla spiaggia della Pozzolana di Ponente a Linosa, ad esempio, isola pelagica a 150 miglia dalla costa siciliana, sei ore di traghetto da Agrigento. Nidi di Caretta caretta si trovano anche sull'Isola dei Conigli a Lampedusa, sulla spiaggia di Spropoli a Palizzi in Calabria e in Sicilia nell'Oasi faunistica di Vendicari (Siracusa), sulla spiaggia di Sant'Andrea Apostolo dello Ionio. Quasi l'80% delle deposizioni di uova della specie Caretta caretta in Calabria avviene sulla costa ionica.«Questa è l'ennesima occasione, purtroppo, per lanciare un appello - dice Sandra Hochscheid - bisogna ridurre il consumo di plastica, cambiare il nostro comportamento di consumatori. Facendo la spesa non comprate oggetti monouso di plastica, cannucce, piattini, rifiutateli anche al bar, chiedete un vero bicchiere, ad esempio, e piatti di ceramica». La tartaruga spiaggiata a Marina di Camerota non ha un nome, anche se altre "colleghe" monitorate dall'Szn col gps per stabilirne le rotte migratorie sono conosciute come Annasara (liberata nella Area Marina Protetta di Punta Campanella), Gonzala e Dolores Prima, che ha fatto un nido ad Acciaroli. Ma la tartaruga piena di plastica resta un simbolo dei gravi danni ambientali che sta facendo l'uomo. 

Carlo Grande

 

 

Lo studio sul clima di Enea e Confcommercio -  Il Mediterraneo si alzerà di un metro entro il 2100 Disastro nei porti italiani - il dossier

Il livello del Mediterraneo sta salendo rapidamente, a causa del riscaldamento globale. Fra poco più di 80 anni, 5. 600 chilometri quadrati del nostro Paese e 385 km di costa potrebbero essere sommersi dal mare. E per dare un'idea della vastità del fenomeno, gli esperti parlano di un'area grande come l'intera Liguria interessata da inondazioni. Enea torna a lanciare l'allarme ambiente. Stando ai dati diffusi ieri dall'Agenzia in una conferenza promossa con Confcommercio, entro il 2100 l'innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri. Tuttavia, utilizzando un modello meno prudente, la previsione arriva fino a 1,45 metri. Il problema riguarda praticamente tutte le Regioni italiane, per un totale di 40 aree costiere. E a pagare il prezzo più disastroso potrebbero essere i porti di Venezia e Napoli. Ma anche Cagliari, Palermo e Brindisi. Per Trieste la previsione al 2100 è di un innalzamento di 98 cm. Occorrono interventi immediati di mitigazione e adattamento, hanno spiegato gli esperti di Enea. Che hanno siglato un patto con Confcommercio. Un protocollo d'intesa prevede di realizzare attività di ricerca, formazione, informazione e di analisi per l'uso efficiente delle risorse e la riqualificazione energetica tramite l'integrazione delle competenze dei due organismi. La collaborazione riguarderà poi le attività di diagnosi e riqualificazione energetica e il supporto alla redazione di bandi e al reperimento di finanziamenti. Riconoscendo l'importanza della lotta al cambiamento climatico e il perseguimento di uno sviluppo sostenibile, l'accordo punta a promuovere l'uso efficiente delle risorse favorendo la transizione verso un modello di economia circolare, che comprenda il ciclo dei rifiuti, la gestione sostenibile della risorsa idrica e il recupero di materie prime dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche. In questo quadro Enea si impegna a fornire risorse umane, tecnologie e servizi, a supportare le attività di formazione e informazione. «La firma del protocollo - ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, - è un passo molto importante per rendere tutti consapevoli delle emergenze e delle soluzioni possibili. Solo con la collaborazione di tutti può emergere uno sviluppo sostenibile che comprenda la tutela del nostro mare e la valorizzazione delle imprese del turismo e del terziario di mercato». 

 

 

Domenica - Al BioMa i belli, i brutti e i cattivi del mare

Domenica alle 16, al Biodiversitario Marino, il museo immersivo dell'Area marina protetta di Miramare ospitato alle ex scuderie di Miramare, appuntamento con "I belli, i brutti e i cattivi (del mare)". Il mare è uno scrigno di meraviglie e sorprese, ma mentre alcuni organismi corrispondono alla comune idea di bello, altri sono più bizzarri e insoliti, e spesso ci fanno paura o ribrezzo. Attività gratuita per adulti e famiglie (bambini dai 6 anni). Iscrizione obbligatoria inviando una mail a info@riservamarinamiramare.it o chiamando lo 040-224147 interno 3.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 febbraio 2019

 

 

Morto il biologo Fabio Perco "papà" dell'isola della Cona

L'esperto studioso triestino si è spento a 72 anni dopo una lunga malattia Il mese scorso aveva ricevuto il Bobolar d'oro per la riserva da lui creata (necrologio)

STARANZANO. Si è spento ieri a Trieste - dov'era ricoverato da tempo, prima all'ospedale di Cattinara e poi alla Pineta del Carso di Aurisina - il biologo Fabio Perco, 72 anni, da tutti considerato il "papà" dell'isola della Cona. Studioso, ricercatore, naturalista, autore di pubblicazioni, docente universitario, era stato tra i padri fondatori dell'Ambito di tutela ambientale dell'isola della Cona prima e poi della Riserva naturale regionale Foce dell'Isonzo. Lascia nel dolore la moglie Chiara, i figli Nicoletta, Elena e Dino, gli amici, oltre a un incolmabile vuoto nella comunità scientifica. È stata proprio la moglie ieri a dare la triste notizia: «Fabio non c'è più - le sue parole commosse al telefono - se n'è andato. Non pensavamo che avvenisse così presto. Nel pomeriggio di lunedì le sue condizioni si sono aggravate e alle 4.30 di ieri notte ha cessato di vivere. Eravamo tutti con lui». Pur abitando a Trieste, nella frazione di Opicina, dalla fine degli anni Ottanta Perco è stato "adottato" da Staranzano, un paese diventato per lui seconda casa, senza tuttavia per questo abbandonare le numerose ricerche in ambito regionale. Proprio il mese scorso, in segno di riconoscenza, la comunità gli ha assegnato il "Bobolar d'oro", il massimo riconoscimento che viene dato al personaggio dell'anno. Forse arrivato con un po' di ritardo, per quanto fatto in tanti anni per il territorio a livello nazionale e internazionale, come difensore delle aree naturalistiche. Purtroppo già in quella occasione, Perco non era presente a causa del suo stato di salute e il premio venne consegnato alla famiglia. Raggiunto telefonicamente, Perco aveva manifestato la sua grande gioia per il premio ringraziando gli staranzanesi che lo avevano votato. «Un'emozione, un riconoscimento che mi ha commosso perché assegnato da un'intera comunità. Spero mi dia una carica di energia in più - le sue parole - Non me l'aspettavo questo premio, anche perché non tutti condividono e sono d'accordo con il mio punto di vista a volte espresso pubblicamente. Spero, comunque, di vederci appena possibile perché ci sono ancora tante cose da fare». Negli ultimi tempi era stato criticato da Legambiente per alcune prese di posizioni e in passato, essendo stato cacciatore, aveva evidenziato come ritenesse importante la "selezione" nel numero di alcuni animali. Insomma, un uomo che non si nascondeva e, anzi, diceva quello che pensava. Sempre a difesa della natura. Perco ha legato il suo nome e tanta parte della sua attività professionale alla zona umida della Foce dell'Isonzo, divulgando in Italia e nel mondo l'area protetta di Staranzano, sia come consulente scientifico della Riserva che come responsabile-coordinatore della Sbic, la Stazione Biologica dell'Isola della Cona. Un importante punto di riferimento per il controllo della fauna migratoria e stanziale che nel periodo invernale ha raggiunto circa 25 mila presenze di oltre 325 specie. Zoologo, laureato a Trieste nel 1975, illustratore e saggista, docente in università italiane e straniere, è stato ideatore di importanti progetti di tutela e fruizione di habitat naturali, instancabile animatore e divulgatore della biodiversità. Autore di 13 pubblicazioni, veniva spesso chiamato a spiegare la natura su Rai e Mediaset. Il Centro visite dell'Isola della Cona con i suoi riconoscimenti, dal secondo posto in Europa dietro la Spagna nel progetto AdriaWet (2014) fino alla Zona umida di interesse Internazionale ai sensi convenzione Ramsar (2016), ora dovranno andare avanti senza uno dei padri fondatori. 

Ciro Vitiello

 

Quell'incontro ispiratore con il pittore Sir Peter Scott - la carriera

STARANZANO. Fabio Perco considerava quell'area protetta una sua creatura. Il viaggio in Camargue, all'inizio degli anni Ottanta, gli aveva permesso di conoscere alcuni esperti nella gestione dei cavalli. E quegli animali sarebbero poi stati introdotti nella Riserva. Ma il suo curriculum vitae è costellato da altre tappe. Nella sua lunga carriera di naturalista, aveva nel carnet un pacchetto di progetti che ora lascia in eredità. Alcuni sono stati già realizzati e tra questi spiccano quelli della reintroduzione del Grifone a Cornino, della Cicogna bianca a Fagagna e a Racconigi in Piemonte, della Riserva naturale di Valle Canal Novo a Marano. E poi il ripristino naturale di Val Stagnon a Capodistria in Slovenia. Aveva collaborato con la Provincia di Udine e la Regione Friuli Venezia Giulia come direttore degli Osservatori Faunistici e da consulente nella realizzazione di parchi naturali regionali, nonché docente in tanti percorsi di formazione dei forestali e delle guide naturalistiche. Trasse ispirazione per i progetti realizzati nelle zone umide da ciò che aveva visto in Inghilterra, dove esistono numerosi esempi di fruizione e gestione di ambienti naturali con modalità di ecoturismo. La figlia Nicoletta ricorda come a Slimbridge avesse conosciuto il pittore naturalista Sir Peter Scott, un'importante figura di riferimento, sia come artista sia come naturalista ornitologo. «La storia dell'inglese - dice Nicoletta - è simile a quella di papà. Ambedue provengono, infatti, dal mondo venatorio che poi hanno abbandonato per dedicarsi alla tutela e al ritorno di tante specie di anatidi».

 

 

Sette domande sulle opere incompiute del Parco di San Giovanni - LA LETTERA DEL GIORNO di Franco Rotelli

Senza grande speranza di risposta vorrei far qualche domanda agli Enti Pubblici triestini. Il tema è il Parco di San Giovanni con i suoi edifici, un tempo manicomiali. Un rilevante intervento di rigenerazione ha restituito alla città buone cose, attorno alla prima decade degli anni duemila. L'intervento, coordinato tra gli enti proprietari (in particolare Azienda Sanitaria, e Provincia, ma anche Università, Comune, Regione) ha consentito un recupero di notevole rilievo di una parte importante di quell'area straordinaria. Poi tutto si è fermato. 1) Dieci anni fa, il Comune di Trieste ha ottenuto un significativo contributo regionale (milionario) per recuperare il Padiglione Ralli. Dopo vari anni il recupero è avvenuto e da quasi quattro anni è terminato. A parte le palizzate esterne di cantiere, caduta e divelta, nulla ne è derivato: il padiglione è messo a nuovo, vuoto e inutilizzato. Sperando che non venga finalizzato per un anacronistico centro diurno Alzheimer piazzato lassù (come intendevano): quando se ne farà qualcosa di buono (per esempio per i giovani)? 2) La Provincia ha speso qualche milione di euro per restaurare il padiglione B, bellissimo edificio utilizzato in passato per anni dall'istituto tecnico Ziga Zois... Ma la Provincia è stata abolita e l'edificio assegnato al Comune in quanto ad uso scolastico. Il restauro credo sia costato poco meno di tre milioni ma mancano, per finire, tre o quattrocentomila euro. Il Comune li metterà e quando? 3) L'Università degli Studi di Trieste riceve ogni anno da oltre dieci anni un significativo contributo regionale per ristrutturare due (ne voleva tre) padiglioni (quelli vicino al Teatro) per dare una sede adeguata alla Facoltà di Psicologia. Li comprò molti anni fa dalla Provincia; annunciò una volta all'anno che i lavori erano alle porte; il contributo regionale continua, i lavori non li ha visti nessuno: signor Rettore, a quando? 4) La Regione ha acquisito, con la fine della Provincia, Il Gregoretti, e altri edifici minori: signora assessore al Patrimonio, ne è al corrente e che cosa ne farà? 5) Sempre la Regione attraverso Erpac (Ente Regionale per le Attività Culturali) ha acquisito la ex Casa Dominicale (5 mila metri quadri utili) e alcuni padiglioni minori. Che cosa ne farà? 6) Uno stanziamento regionale fu posto nella finanziaria regionale 2017 per risanare un'area inquinata attorno alla ex cappella mortuaria (circa un milione): quando verrà speso? 7) Erpac ha trasferito ad Asuits (l'azienda sanitaria) un fondo per restaurare l'antica portineria di San Giovanni per farne un infopoint per tutto ciò che sta/starà nel Parco e che è difficile capire per chi vi accede. Quando Asuits realizzerà questa struttura? Grazie a Dio (e a qualche umano) oggi il Parco ha un suo decoro e interesse (per mezzo mondo). Vorranno gli Enti suddetti fare un pezzo del proprio dovere (ampiamente finanziato da tutti noi) rispetto a un bene comune di quell'importanza? Risponderanno almeno a queste domande?

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 febbraio 2019

 

 

Linea Campo Marzio-Opicina di nuovo operativa da giugno

In dirittura d'arrivo i lavori avviati per ripristinare la tratta fuori esercizio dal 2014 dopo alcuni cedimenti in galleria e lo scontro tra carrelli avvenuto lo scorso luglio

L'impegno sarà mantenuto: nell'agosto dello scorso anno Rfi (Rete ferroviaria Italia)aveva detto che la Campo Marzio-Opicina sarebbe stata rimessa in esercizio entro il primo semestre 2019, fonti Fs confermano che i lavori sono in corso sia sul binario che sulla linea elettrica. L'appuntamento di giugno, settimana più o meno, sarà dunque onorato, consentendo una riattivazione della linea a doppio vantaggio dei merci e dei passeggeri in viaggio sui cosiddetti convogli "storici". L'intervento era stato rallentato in seguito a un incidente accaduto il 26 luglio, quando due carrelli si erano scontrati provocando il ferimento di tre operai: il rallentamento non aveva comunque pregiudicato il ripristino del binario, che corre per una quindicina di chilometri colmando il dislivello di oltre 300 metri tra la stazione di Campo Marzio e Opicina, una non indifferente pendenza del 25 per mille. La tratta è fuori esercizio dal giugno 2014 a causa di alcuni cedimenti alle gallerie, quindi, qualora il cantiere termini l'opera nei tempi previsti, sarà dopo un lustro esatto che l'antica linea tornerà a essere utilizzata. L'idea di Rfi è quella di disporne, per quanto riguarda il trasporto merci, come parziale alternativa per non intasare il percorso principale, ovvero la galleria di circonvallazione tra Campo Marzio e Centrale. Parziale alternativa in quanto sulla tratta mare-Carso correrebbero i convogli leggeri e la manovra dei locomotori. Sul versante passeggeri, l'idea è quella di rilanciare i treni "storici", che avrebbero Campo Marzio come base di partenza. La Fondazione Fs sta lavorando sulla riqualificazione della struttura e nel luglio 2018 firmarono una convenzione il direttore dell'istituzione ferroviaria, Luigi Francesco Cantamessa, e il governatore allora neo-eletto Massimiliano Fedriga, anche se la collaborazione con la Regione Fvg risale al periodo Serracchiani. La Fondazione ha programmato sull'operazione triestina un investimento di 18 milioni, di cui 5 stanziati, che consentirà l'apertura della stazione-museo nel 2020, sul modello di quanto già è stato fatto a Pietrarsa, nel comune di Portici nell'hinterland napoletano. Tra le iniziative previste il ripristino dei servizi ferroviari turistici, che interesseranno proprio la rotaia diretta a Opicina. Anni fa funzionava il cosiddetto "Rondò", che si arrampicava da Campo Marzio, superava la galleria di San Giacomo, toccava la stazione di Rozzol-Montebello, attraversava la galleria Revoltella, approdava alla stazione di Guardiella, saliva a Pischianzi e raggiungeva finalmente Villa Opicina.Ora, è sicuramente encomiabile l'utilizzo a fini turistici di un percorso che consente notevoli affacci panoramici. Ma che mostrerà anche ai futuri viaggiatori, se le cose non cambieranno, alcuni disdicevoli capitoli del degrado triestino: a cominciare dalla stazione di Rozzol-Montebello, impresentabile per sporcizia e incuria. L'imprenditore veneziano Claudio De Carli l'aveva comprata una decina di anni fa pensando a un progetto immobiliare, che poi non decollò. In agosto De Carli si disse disposto a vendere l'improduttivo asset, in cambio di circa 800 mila euro. Adesso, di fianco alla cadente stazione, "Housing sociale" ha avviato un cantiere da quasi 6 milioni di euro per realizzare 56 alloggi. Un contesto piuttosto contraddittorio che, in vista del riuso ferroviario, avrebbe bisogno di maggiore coerenza. 

Massimo Greco

 

 

Il boom delle due ruote sui percorsi di Muggia con 15.500 cicloturisti

Aumento del 16 per cento nel 2018 rispetto all'anno prima Il traino degli arrivi da altri Paesi. Pochi però i pernottamenti

MUGGIA. È boom di cicloturisti a Muggia. I numeri di stima dei flussi del turismo in bicicletta sul territorio rivierasco registrati nel 2018 confermano il trend degli ultimi anni con un sostanzioso +16% rispetto ai valori del 2017. I dati, comunicati ieri da Fabrizio Masi, presidente di Viaggiare Slow, l'associazione che si propone come osservatorio sul cicloturismo, sono emersi incrociando fonti multiple quali i soggiorni raccolti da PromoTurismo Fvg, l'afflusso della linea dei trasporti marittimi, i report dei tour operator italiani e stranieri, gli accessi alll'info-bike point di piazzale Caliterna e i contatti registrati sui canali facebook e web di Viaggiareslow. I report dei tour operator, sommati ai numeri degli escursionisti autonomi e a quelli dei gruppi sia nazionali che esteri, stimano che nel 2018 siano passati per Muggia quasi 15 mila 500 cicloturisti, per un +16% rispetto al 2017. A farla da padrone è sempre la Parenzana con il 60% delle preferenze. Segue a ruota la costiera, in direzione Capodistria, con il 35%. Per quanto riguarda la provenienza dei cicloturisti, gli aficionados rimangono gli austriaci e i tedeschi con il 35% del totale, la stessa percentuale dei viaggiatori provenienti dall'Italia, con particolare rilevanza per il Triveneto (40%), seguito da Lombardia ed Emilia Romagna entrambe al 15%. Una buona fetta di turisti, circa il 20%, arriva invece da Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, oltre che dalla Russia. Il 10% restante ha interessato invece Svizzera, Francia, Olanda, Spagna, Gran Bretagna, Scandinavia, Australia, Stati Uniti d'America e Canada. Dai contatti emerge un aumento di passaggi di turisti stranieri (+10%), mentre rimane sostanzialmente stabile il flusso di turisti italiani (+3%). Il mese con maggiore afflusso è quello di settembre, seguito da agosto, luglio, maggio e giugno. «Nei dati forniti non sono stati considerati i passaggi dei turisti di prossimità o escursionisti transfrontalieri che peraltro sono presenti durante l'intero arco dell'anno sul territorio», ha puntualizzato Masi. L'unico neo riguarda i pernottamenti. Oltre l'80% dei cicloturisti prende la direzione sud (Slovenia-Istria), mentre solo una parte, stimabile intorno al 20%, soggiorna almeno una notte a Muggia. 

Riccardo Tosques

 

Trieste Airport, 16 stazioni di ricarica auto elettriche - da marzo

TRIESTE. A partire da marzo presso i parcheggi del polo intermodale dell'aeroporto del Friuli Venezia Giulia saranno attivi 16 punti di ricarica per auto elettriche, che saranno installati a cura di Enel X, la società del Gruppo Enel per lo sviluppo dei nuovi business legati alla digitalizzazione e alla mobilità elettrica, grazie ad un accordo di partnership sottoscritto nei giorni scorsi con i vertici dello scalo regionale. Un'isola di ricarica dotata di 8 colonnine di tipo Pole, in grado di rifornire contemporaneamente 16 veicoli elettrici, di cui 14 autovetture, sarà collocata presso il Park 8, quello situato tra l'aeroporto e la stazione ferroviaria. Per il Park 4 per la sosta breve Enel X e Trieste Airport hanno invece previsto l'installazione di una colonnina di tipo Fast, in grado di ricaricare due e-car contemporaneamente in circa 30 minuti.

 

 

Comune - Nasce lo sportello ad hoc su energia e risparmio

Uno sportello dedicato al risparmio energetico e alle energie rinnovabili per dare consigli e indicazioni ai cittadini. Lo ha aperto il Comune nell'ambito del progetto europeo "Fiesta". Attualmente lo Sportello è aperto al pubblico il lunedì, dalle 16 alle 17, al Servizio Ambiente ed Energia, Palazzo Anagrafe di Passo Costanzi 2, e il mercoledì, dalle 16 alle 17, all'Urp in via della Procureria 2A. Attivato inoltre un canale Whatsapp per semplificare i collegamenti. Il numero per entrare in contatto con lo sportello è 3386419526.

 

 

Piano energetico la Croazia dà l'ok alle trivellazioni nelle Dinaridi

Via libera alle gare per il rilascio delle licenze di esplorazione Il ministro: così rafforzeremo l'indipendenza nel settore

 ZAGABRIA. In Italia si combatte la guerra delle trivelle con il governo gialloverde che vuole rinunciare ai giacimenti nazionali. Oltre l'Adriatico invece la Croazia oltre che ai giacimenti in mare ora punta anche a quelli terrestri. L'esecutivo di Zagabria, infatti, ha deciso di avviare le procedure di gara per il rilascio delle licenze per l'esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi nella zona delle Dinaridi. Nelle parole del ministro dell'Ambiente e dell'Energia Tomislav Coric, il piano fa parte delle attività del governo volte a rafforzare l'indipendenza energetica della Croazia. È il piano in cui si inserisce anche la realizzazione del rigassificatore di Veglia. Le concessioni riguardano quattro zone per uno spazio complessivo di superficie pari a 12.134 chilometri quadrati nell'area di Karlovac, nella Lika, vicino a Segna e nella regione di Zara, Spalato, Sebenico-Knin. Il periodo delle esplorazioni dura cinque anni. I parchi nazionali sono stati esclusi dall'area di esplorazione e le aree sono state delimitate lontano dalla costa e dal confine di Stato con la Bosnia-Erzegovina.Secondo il governo, l'Agenzia degli idrocarburi condurrà azioni preparatorie, redigerà i documenti di gara e pubblicherà un bando di gara, e supervisionerà la formazione di una commissione nominata dal ministro responsabile dell'energia. Seguendo la procedura di gara, su proposta del ministero dell'Ambiente e dell'Energia, il governo deciderà sulla concessione di una singola area di esplorazione e sul rilascio di una licenza per l'esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi per un periodo non superiore a 30 anni, che comprende il periodo di esplorazione e il periodo di sfruttamento. Nuove attività di esplorazione nell'area delle Dinaridi, considerata inesplorata, secondo l'esecutivo di Zagabria stimolano attività che porterebbero a una diminuzione del declino nella produzione di gas e petrolio in Croazia. Il ministro dell'Ambiente e l'Energia Tomislav Coric ha dichiarato che l'offerta fa parte degli sforzi del governo per rafforzare l'indipendenza energetica della Repubblica di Croazia. Coric sostiene anche che il processo nell'area delle Dinaridi è la continuazione delle attività che, a partire dal 2016, hanno l'obiettivo di trovare nuove aree di esplorazione, che porterebbero alla realizzazione di nuove riserve di idrocarburi. Ha sottolineato che le attività investigative saranno condotte secondo i più rigorosi standard ecologici e in comunicazione con le comunità locali. Recentemente, Coric ha incontrato i rappresentanti di Sebenico-Knin, Zara, Lika-Senj e Karlovac, assicurando che l'esplorazione programmata degli idrocarburi non danneggerà lo sviluppo del turismo. Il ministro ha affermato inoltre che le amministrazioni locali avranno un grande beneficio dall'opera di trivellazione ed estrazione e ha citato, come esempio, quello della Slavonia nel cui territorio le licenze esplorative sono state concesse nel 2016 e dalle quali ricava annualmente 2,3 milioni di tasse all'anno. 

Mauro Manzin

 

 

Riscaldamento globale Antartide, allarme rosso - IL FOCUS

Lo scioglimento dei ghiacciai procede più velocemente del previsto. Il progetto dell'Ogs illustrato da Florence Colleoni

Lo scioglimento dei ghiacci in Antartide procede più velocemente del previsto e di conseguenza anche l'innalzamento del livello del mare sta accelerando a ritmi superiori alle previsioni. Secondo uno studio pubblicato di recente su Proceedings of the National Academy of Sciences dal 1979 al 2017 le perdite annuali di ghiaccio in Antartide sono aumentate di sei volte, passando da 40 gigatonnellate all'anno nel periodo 1979-1990 a 252 gigatonnellate all'anno nel periodo 2009-2017 e causando un aumento del livello medio globale del mare di oltre 1,3 cm durante il periodo di studio. E questa non è che la punta dell'iceberg del problema, perché a causa del riscaldamento terrestre le acque oceaniche stanno diventando sempre più calde: lo conferma un rapporto pubblicato su Advances in Atmospheric Research, che dimostra come il 2018 sia stato l'anno più caldo mai registrato per l'oceano a livello globale. «Nel giro di poche settimane sono stati pubblicati molti studi sull'Antartide e anche sulla Groenlandia. Ci dicono che secondo le ultime osservazioni e misurazioni satellitari e rianalizzando i dati raccolti nelle ultime decadi le calotte polari stanno perdendo massa più velocemente di quanto si pensasse finora - spiega Florence Colleoni, ricercatrice dell'Ogs specializzata in modellistica delle calotte polari -. E anche il riscaldamento globale delle acque oceaniche è stato sottostimato. Alla luce di queste scoperte sarà dunque necessario aggiornare i modelli predittivi finora utilizzati per immaginare il futuro del nostro pianeta: va in questa direzione anche il progetto che presenteremo per il bando Horizon 2020». Un team composto da una ventina di partner internazionali e coordinato da Colleoni sottoporrà infatti un progetto per la realizzazione di nuovi modelli predittivi relativi all'innalzamento del livello del mare e al surriscaldamento degli oceani. Il progetto punta a un forte coinvolgimento degli attori locali: «L'ultimo vertice sul clima in Polonia ha confermato che non c'è la volontà politica di agire secondo regolamenti internazionali: i singoli Paesi non vogliono ridurre la propria crescita economica. Perciò saranno le città a dover agire: il nostro progetto mira proprio a sensibilizzare la popolazione su questi temi. E' essenziale interrogarsi su quali saranno le prospettive per le città costiere e portuali, come Trieste, perché più i processi di riscaldamento globale saranno veloci più dovrà essere rapida la risposta in termini di adattamento». 

 

280%

Negli ultimi due decenni la rapidità della fusione delle calotte polari è drammaticamente aumentata: se dal 1979 al 2001 si sono sciolte in media 48 gigatonnellate di ghiaccio all'anno per ogni decennio, dal 2001 al 2017 questo valore è cresciuto del 280%. Lo afferma lo studio citato nell'articolo, che è uno dei più estesi sia a livello temporale sia dal punto di vista geografico, perché le analisi sono state condotte in 18 regioni del continente ghiacciato.

 

 

Natura da tutelare e pazzie del clima. Alpi Giulie cinema stavolta fa pensare - da oggi

Al via al Miela la rassegna internazionale organizzata da Monte Analogo

Una prima tornata di pellicole e la presentazione di un progetto in chiave sociale. Apre oggi i battenti Alpi Giulie Cinema, la rassegna di cinema internazionale rivolta ai temi e ai colori della cultura di montagna, manifestazione a cura di Monte Analogo e organizzata in collaborazione con Arci Servizio civile, un battesimo previsto al Miela.Si parte alle 18 con due opere: "Nowhere/No Here", diretto da Alvi Pakarinen e incentrato sul vissuto del climber Nalle Hukkataival, seguito da "Everest Green", film francese del 2017 per la regia di Jean-Michael Jorda legato ai retroscena a carattere ambientale dell'Everest. La prima giornata di Alpi Giulie Cinema torna poi alla ribalta dalle 20.30 con una seconda porzione costituita da 4 proposte. Il cartellone serale si inaugura con "Beyond the wall", di Ed Douglas, basato sulle vicende di un progetto di arrampicata in Palestina, prosegue con "Break on Through" di Matty Hong, altro focus sul mondo dell'arrampicata, e contempla infine "No turning back" di Damiano Levati e "Notes from the wall", di Siebe Vanhee, ambientato sulle pareti della Patagonia.Non solo cinema al Miela. La vernice della manifestazione prevede nella fascia serale anche la presentazione di un progetto ideato dalla famiglia di Leonardo Comelli, l'aspirante guida alpina originaria di Muggia, scomparso nel 2016 durante una discesa con gli sci dal Laila Peak, un 6000 metri pakistano. In sua memoria è stato avviato un percorso di solidarietà a favore della popolazione di Hushe, la base che ha visto Leonardo Comelli vivere l'ultimo campo base prima della tragedia. L'idea comporta una raccolta fondi già sfociata in kit di educazione all'igiene, tra cui acqua corrente, per 600 bambini del villaggio e intende proseguire con la costruzione di ulteriori supporti. --

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 febbraio 2019

 

 

Piazza Libertà, terminal bus pronto prima dell'estate

Lavori in corso tra Silos e Sala Tripcovich: sarà la prima parte dell'intervento di riqualificazione dell'intera area. Poi toccherà a marciapiedi, verde, circolazione

Lo scaramantico Dipiazza temeva un po' la "sindrome piazza Libertà", al punto che la scorsa estate non voleva si sapesse la data d'inizio di un cantiere che è stato avviato con un considerevole ritardo di 14 anni. Poi finalmente il via dei lavori a fine settembre - a cura di un triestinissimo cartello formato da Riccesi, Mari&Mazzaroli, Rosso - ha rischiarato il cielo sopra lo sgarrupato slargo abitato da Sissi, dalla Stazione centrale, dal Silos non completato, dall'incerto fato di Sala Tripcovich, da palazzo Economo. Adesso Enrico Cortese, "rup" (responsabile unico del procedimento) comunale dell'articolato intervento teso a riqualificare l'ingresso settentrionale del centro cittadino, azzarda persino di pronosticare che prima dell'estate il grande spazio avrà il suo terminal-bus, in grado di concentrare arrivi/partenze di quasi tutti i mezzi (eccettuata la 17) nel corner tra Silos e Sala Tripcovich: i cosiddetti sotto-servizi sono quasi ultimati, il cantiere è recintato in entrambi i versi consentendo comunque a un corridoio carrabile di collegare piazza Libertà con largo Città di Santos e con il varco di Porto vecchio. Il terminal bus (o hub) al servizio di Trieste Trasporti sarà la prima parte del progetto riqualificativo a essere completata, concorrendo in questo modo a formare una sorta di polo logistico dedicato ai viaggiatori, insieme a Centrale e alla stazione autopullman del Silos (a sua volta in attesa della rifinitura progettuale): Muggia, Cattinara, Roiano, Barcola, San Giusto, Università saranno raggiungibili dalle nuove pensiline di piazza Libertà. Il Comune accompagna i lavori anche con provvedimenti che riguardano sosta e circolazione: il direttore dell'Urbanistica, Giulio Bernetti, ha firmato un'ordinanza, in scadenza il 3 maggio prossimo venturo, con la quale impone divieti di fermata e di transito, restringimenti di carreggiata, percorsi pedonali protetti sulla direttrice che interessa Piazza Libertà, corso Cavour, largo Città di Santos. Una scansione temporale su tre fasi distinte che impegnerà complessivamente un centinaio di giorni. Per agevolare l'esecuzione delle opere, lo spazio attorno alla Tripcovich si è trasformato in cantiere, dove parcheggiare i mezzi cingolati, dove accumulare i materiali e l'inerte scavato. La sala, l'ex stazione delle autocorriere progettata negli anni '30 da Giovanni Baldi e Umberto Nordio, ha abbandonato le velleità musicali per dedicarsi all'edilizia: carmina non dant panem. Oggi è difficilmente identificabile come luogo d'arte, tant'è che vi hanno persino appeso il cartello con le indicazioni di cantiere (rup, imprese, progettisti).Il termine dei lavori dovrebbe collocarsi a inizio autunno. Perché, una volta realizzato il terminal bus, si procederà ai nuovi marciapiedi e alla risistemazione del verde, infine scatterà la riedizione viaria, quella di maggiore impatto per il traffico urbano: non si passerà più davanti a Centrale provenendo da sinistra, sarà via Ghega l'asse utilizzabile per raggiungere la stazione, la bretella tra Città di Santos e corso Cavour diventerà un senso unico.

Massimo Greco

 

La storia - Cantiere da 5 miioni pensato nel 2004 ma iniziato nel 2018

Un'operazione partita con un accordo firmato il 30 giugno 2004. Il cosiddetto Programma innovativo Trieste Nord-riqualificazione piazza Libertà è uno dei più significativi cantieri pubblici triestini in quanto assorbe un finanziamento di 4,9 milioni di euro: 2,3 milioni sono di provenienza ministeriale, mentre altri 1,5 milioni risalgono a uno stanziamento della Regione Fvg. A queste somme si aggiunge un'ulteriore spesa pari a 1,1 milioni a cura del Comune e di AcegasApsAmga per consentire l'integrazione di riqualificazione e potenziamento dei servizi a rete. A progettare l'intervento fu una "ati" formata dallo studio Baubüro (Klaus Plattner), studio Fierro, studio Zelco & Lazzari, studio Zlatich: vinse la gara nel 2007.

 

 

LA PARTITA DELLA FERRIERA DI SERVOLA - M5s incalza Scoccimarro «Tolga l'Aia ad Arvedi»

«L'assessore Scoccimarro non faccia lo scaricabarile e revochi l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) ad Arvedi». Così il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Andrea Ussai, risponde all'esponente della Giunta regionale dopo le dichiarazioni riportate dagli organi di stampa. «A luglio - ricorda Ussai - l'assessore, rispondendo a una mia interrogazione, sosteneva che "la copertura dei parchi assieme allo studio e valutazione di 3 mesi più 3 mesi richiesto da Arpa Fvg sulla falda di Pz2 devono essere imposti dalla Regione perché così deve agire una pubblica amministrazione che rispetti le norme vigenti"». «Non posso che constatare il cambiamento di rotta - incalza Ussai - la mancata assunzione di responsabilità e lo scaricabarile nei confronti del ministero da parte di Scoccimarro».Il consigliere del M5S ricorda che «se è vero che a livello nazionale la Conferenza dei Servizi e il ministero dell'Ambiente sono i referenti per verificare il rispetto dell'Accordo di programma, è l'amministrazione regionale che dovrebbe sanzionare la proprietà per le inottemperanze delle prescrizione dell'Aia, tra cui la mancata copertura dei parchi e il superamento dei limiti massimi di rumorosità (in particolare di notte) sono le più evidenti». Il pentastellato si sarebbe aspettato «la revoca dell'autorizzazione per le reiterate violazioni che mettono a rischio la salute dei cittadini e l'ambiente». «Al contrario - conclude - l'assessore non mantiene nemmeno la promessa di abbassare i limiti dei deposimetri».

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - DOMENICA, 10 febbraio 2019

 

 

Scarichi: cosa non gettare mai nel WC

Gli scarichi domestici non devono essere considerati dei bidoni della spazzatura alternativi: ecco cosa non gettare mai nel WC.

Anche gli scarichi domestici, in particolare il WC, richiedono una certa attenzione quotidiana. Non solo per limitare blocchi nelle tubature, con conseguente intasamento e costosi interventi di riparazione, ma anche e soprattutto per evitare di disperdere nell’ambiente sostanze potenzialmente nocive. Eppure sono ancora molte le persone che, forse per disattenzione o disinteresse, sfruttano i sanitari come metodo rapido per disfarsi di qualsiasi rifiuto presente nella casa. Quali sono, di conseguenza, oggetti e sostanze che non devono essere mai gettate nel WC? Prima di cominciare, si sottolinea come i consigli di seguito riportati facciano riferimento a una configurazione standard degli scarichi domestici. Per tutti gli altri tipi di installazione, è necessario informarsi tramite il produttore oppure il proprio idraulico di fiducia. Uno dei rifiuti più frequentemente gettati nel WC è sicuramente rappresentato dai batuffoli di cotone, anche nella declinazione dei dischetti per il trucco. Per quanto si tratti di una fibra naturale, il cotone impiega diverso tempo a degradarsi in acqua e, di conseguenza, può accumularsi nelle tubature creando dei blocchi. Anche il filo interdentale non dovrebbe essere mai buttato nello scarico. Nella maggior parte dei casi si tratta di un materiale plastico, quindi inquinante, inoltre è molto resistente: può accumularsi nelle tubature alla stregua dei capelli, dando vita a pericolosi ingorghi. Lo stesso vale per le lenti a contatto: salvo quando diversamente specificato, sono dei prodotti realizzati in polimeri plastici: rischiano quindi di inquinare i corsi d’acqua, anche in presenza di sistemi di depurazione, date le loro piccolissime dimensioni. Le salviette umidificate sono di certo uno strumento comodo, soprattutto per l’igiene personale quando si è fuori casa. Eppure, nonostante appaiano soffici e morbide come la carta, difficilmente si decompongono in acqua: gettarle nel WC non fa quindi altro che incrementare la probabilità di ingorghi. Discorso del tutto analogo per i pannolini da bambini, una delle primissime cause in assoluto di blocco delle tubature, ma anche di articoli per l’igiene femminile come tamponi e assorbenti. Uno dei problemi più frequenti, con cui molti idraulici devono spesso combattere, è la diffusissima abitudine di disfarsi di preservativi usati gettandoli nel WC. Oltre a non essere biodegradabili, e quindi di materiale inquinante, si accumulano nelle tubature creando una sorta di effetto tappo. La loro membrana elastica, infatti, può impedire ad acqua e rifiuti fisiologici di transitare lungo lo scarico. Altra abitudine molto diffusa è quella di disfarsi dei cerotti, magari usati per tagli di piccola entità, gettandoli nel WC. Oltre a inquinare, perché realizzati con materiali plastici, possono aderire sia alle pareti di ceramica che a quelle di metallo o plastica delle tubature, contribuendo agli ingorghi. Stesso effetto, come facile intuire, anche per i chewing-gum. Per quanto i medicinali risultino spesso solubili in acqua, abbandonarli nello scarico è tutto fuorché una buona idea. Proprio perché solubili, difficilmente vengono filtrati dai sistemi di depurazione: diversi studi hanno dimostrato come oggi la gran parte dei corsi d’acqua sia contaminata con medicinali di vario tipo, sia perché i residui vengono emessi con feci e urine, sia perché buttati nel WC. Ancora, si usi esclusivamente il posacenere per i mozziconi delle sigarette: inquinanti e responsabili di dannosi blocchi. L’abitudine è diffusissima: si pulisce la spazzola, o si esegue la depilazione del corpo, per poi gettare peli e capelli nel WC. Si tratta, tuttavia, di un comportamento che può portare a spendere ingenti somme di denaro in riparazioni: questi annessi cutanei, infatti, tendono a formare degli agglomerati compatti che bloccano le tubature. Meglio, quindi, raccoglierli in un sacchetto e smaltirli nella comune immondizia. Ovviamente, lo stesso discorso vale anche per i peli degli animali, presenti in quantità addirittura maggiori rispetto a quelli umani: cani, gatti e altri animali domestici dovrebbero avere a disposizione le apposite spazzole, con sistemi di raccolta per lo smaltimento facilitato nell’immondizia. Infine, non bisogna buttare nel WC avanzi di cibo e altri prodotti alimentari, magari perché in avanzo o scaduti, poiché rappresentano una delle principali cause di intasamento delle tubature. Meglio riporli nel bidone dell’umido, se consentito, affinché possano essere impiegati come ecologico concime. Lo stesso vale anche per gli oli alimentari, poiché le sostanze grasse non solo non vengono sciolte in acqua creando pericolosi e inquinanti depositi, ma in alcuni casi possono addirittura danneggiare le tubature. Ancora, la lettiera per gatti deve essere sempre raccolta in appositi sacchetti e smaltita nell’immondizia, mai gettata nel WC. I granuli della sabbietta non sono generalmente biodegradabili e tendono a generare accumuli. In commercio ultimamente sono apparse alternative “flushable”, ovvero compatibili con lo scarico, ma prima di gettarle è bene chiedere comunque un parere al proprio idraulico di fiducia.

Roberto Rossi

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 febbraio 2019

 

 

Botta e risposta sulla diffida a Arvedi fra M5s e giunta Fvg

Il consigliere grillino accusa l'esecutivo di «silenzio assordante» sul tema Ferriera L'assessore: «Il ministro è pentastellato, chieda a lui»

Il Movimento 5 stelle invita la Regione a uscire dal «silenzio assordante» sulla Ferriera. La Regione invita il Movimento 5 stelle a citofonare al ministero dell'Ambiente, retto da un esponente di osservanza pentastellata, che non ha ancora dato seguito all'ultima richiesta di diffida avanzata dalla giunta regionale. Il botta e risposta è tra il grillino Andrea Ussai e l'assessore Fabio Scoccimarro, che incrociano le sciabole sulla diffida annunciata dalla Regione nei confronti del Gruppo Arvedi, per la mancata consegna del progetto esecutivo per la realizzazione delle coperture dei parchi minerari. Nulla da dicembre si è più mosso e Ussai incalza. «Dopo l'ennesima diffida disattesa - dice il consigliere regionale - c'è un assordante silenzio in assoluta continuità con il passato. Cos'ha risposto il ministero sulla richiesta di diffida formulata il 14 dicembre?». Ussai chiede inoltre se sul tema dell'inquinamento acustico «siano stati effettuati sugli impianti della Ferriera gli interventi imposti dalla diffida che poneva come termine ultimo il 31 dicembre. Continuiamo ad assistere a una mancata assunzione di responsabilità da parte del governo regionale». Scoccimarro ribatte domandandosi «se il consigliere Ussai prima di attaccare la Regione abbia sentito i vertici del suo partito così da evitare una brutta figura al Movimento: ricordo che a capo del ministero dell'Ambiente c'è proprio un ministro, Sergio Costa, del M5s. Ho chiesto una diffida nei confronti della società perché inadempiente sul progetto di copertura dei parchi e ancora non abbiamo ricevuto risposta. Se Ussai ha a cuore la salute dei nostri concittadini perché non collabora con chi come me ha il medesimo obiettivo? Il fine è la riconversione dell'area a caldo che tuteli anche i lavoratori». 

Diego D'Amelio

 

VIA SAN LORENZO IN SELVA - Monitoraggio dell'aria Lavori alla cabina Arpa

Sono ripresi in questi giorni i lavori di adeguamento della cabina di monitoraggio della qualità dell'aria posta nei pressi della stazione Rfi in via San Lorenzo in Selva, nelle vicinanze dello stabilimento della Ferriera di Servola. Durante i lavori - segnala l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) - la stazione continuerà ad acquisire i livelli di inquinamento atmosferico, in modo da garantire, nel limite del possibile, la continuità delle rilevazioni. Potranno esserci, invece, delle momentanee interruzioni nella pubblicazione dei dati sul sito internet dell'Arpa. Tutti i dati raccolti - assicura ancora l'Agenzia regionale - verranno comunque messi a disposizione dell'utenza non appena verranno ripristinate le funzionalità della stazione. I lavori di adeguamento hanno comportato il posizionamento di un nuovo manufatto a pochi metri di distanza dalla precedente stazione mobile, garantendo quindi la continuità del monitoraggio della qualità dell'aria, in linea con le disposizioni normative e la sicurezza degli operatori. 

 

 

Maxi pulizia nel bosco vicino all'autoporto

A Fernetti raccolti quasi 150 sacchi neri di rifiuti, dal vetro ai vestiti, e dieci copertoni. Una sessantina le persone in campo

FERNETTI. Quasi 150 sacchi neri e 10 copertoni di automobili e camion. Questo l'ultimo "bottino" dei volontari di Sos Carso, l'associazione ambientalista che nella mattinata di ieri ha ripulito la zona adiacente l'autoporto di Fernetti. Circa una sessantina di persone, tra le quali anche i preziosissimi scout del gruppo Agesci Clan Altair Muggia 1°, si sono prodigate dalle 9.30 in poi per una maxipulizia di un'area che era stata già meta di un paio di sopralluoghi da parte dei membri di Sos Carso. Alla fine, il duro lavoro di pulizia ha portato i volontari a riempire poco meno di 150 sacchi neri con bottiglie di vetro, plastica, lattine, pezzi di automobili, materiale ferroso, coperte, padelle, vestiti, scarpe e pure un lampadario. Il lavoro più impegnativo, però, è stato quello di recupero di 10 copertoni, perlopiù di camion. «Onestamente siamo così abituati a vedere questo schifo nel nostro Carso che quasi nemmeno mi scompongo più. Sono molto felice, però, che attorno alla nostra associazione, che lo ricordiamo, è apartitica e apolitica, si sia creata molta simpatia ma soprattutto molto apporto come quello offertoci dagli scout», racconta il fondatore di Sos Carso Cristian Bencich. Accanto a lui, anche a Fernetti, il braccio destro Furio Alessi: «Abbiamo ridato decoro a questa zona, certo è che sarebbe il caso che anche dall'autoporto venissero date disposizioni ai suoi frequentatori di avere cura dell'ambiente che li ospita». Alcuni volontari di Sos Carso avevano già svolto una prima pulizia sommaria nella parte di bosco che costeggia l'autoporto, in un tratto più impervio rispetto a quello affrontato ieri. Il totale del primo lavoro? Esattamente 12 sacchi neri, pieni di plastica, nylon, barattoli, polistirolo, a cui vanno a sommarsi cinque bidoncini in ferro e altra ferraglia varia, il tutto trasportato per quasi 1 chilometro fino alla prima strada utile dove era stato parcheggiato il furgoncino. Parole di elogio per l'operato dei volontari sono giunte anche dal sindaco di Monrupino Marko Pisani e dal coordinatore della squadra locale della Protezione civile Angelo Barani: «Non posso che ringraziare tutte le persone che numerose e piene di volontà e rispetto per il nostro Carso hanno dato una grossa mano a ripulire la zona nei pressi dell'autoporto di Fernetti». Tutto bene, insomma. Bencich, però, ha lanciato un messaggio piuttosto chiaro: «È evidente come il materiale che abbiamo raccolto sia il frutto del lancio dei "clienti" dell'autoporto oltre il muro di cinta. Ritengo che l'autoporto non dovrebbe andare in rovina se mensilmente decidesse di pagare qualcuno per ripulire l'area. Noi intanto monitoreremo la zona».

Riccardo Tosques

 

 

ISTRIA - INFRASTRUTTURE DA POTENZIARE - Cicloturismo, Regione pronta a investire Progetto da 34 milioni

POLA. Il cicloturismo è uno dei segmenti maggiormente in crescita nell'ambito dell'industria delle vacanze in Istria. Partendo da questo assunto l'assessorato regionale al Turismo ha deciso di puntare sul settore per potenziarne le strutture e sfruttarne le potenzialità: di qui al 2025, la Regione prevede di investire 34 milioni di euro. Si tratta di risorse erogate in buona parte dal ministero croato del Turismo, che a sua volta attingerà ai fondi europei. Il progetto che si va delineando prevede che le risorse siano impiegate nell'ampliamento delle piste ciclabili e delle relative infrastrutture, con un'attenzione particolare per i raccordi con il tracciato della Parenzana e con due delle rotte internazionali (una sulla direttrice Est-Ovest e l'altra sulla direttrice Baltico-Adriatico) previste a livello europeo dal progetto comunitario Eurovelo. Fra le altre azioni previste, ci sono l'acquisto di nuove biciclette e l'allestimento di stazioni di rifornimento per le bici elettriche. Le località nelle quali si prevede l'effettuazione dei maggiori investimenti saranno Rovigno, Parenzo, Umago, Albona, Cittanova e Pola.Il piano di sviluppo è stato definito dall'Istituto di agraria e turismo di Parenzo, che ha tenuto in considerazione tutte le osservazioni emerse nell'ambito del dibattito pubblico. Ora ci sarà da firmare i contratti per la realizzazione nelle diverse aree del territorio istriano. Oltre ai soggetti pubblici come la Regione istriana, l'Agenzia istriana per lo sviluppo, gli enti di soggiorno a tutti i livelli, saranno coinvolti anche i privati, ossia le più rilevanti aziende del settore. In base a una ricerca commissionata dall'Assessorato regionale al turismo, il cicloturismo porta un giro d'affari di circa 50 milioni di euro all'anno, ed è suscettibile di crescere ulteriormente in termini di cifre se sviluppato adeguatamente. A oggi sul territorio istriano ci sono piste ciclabili della lunghezza complessiva di 1.021 chilometri, e sono stati predisposti percorsi a tema, dagli itinerari lungo i siti archeologici ai percorsi del vino e degli oliveti fino a quelli costieri, molti dei quali pensati per gruppi familiari. Negli ultimi tempi sono iniziati a sorgere anche impianti ricettivi ad hoc, come i Bike hotel, attrezzati di tutto il necessario per i cicloturisti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 febbraio 2019

 

 

Alla Casa della Pietra si affronta la scommessa del Carso senza confini - IL PROGETTO DEL GEOPARCO

DUINO AURISINA. Situazione attuale e prospettive di sviluppo del Geoparco del Carso. Questo il tema di cui si parlerà mercoledì, alle 17, alla Casa della Pietra di Aurisina, all'interno del Tavolo verde comunale, alla presenza dell'assessore comunale all'Ambiente e all'Agricoltura Massimo Romita e del responsabile del Servizio geologico della Regione Fabrizio Fattor. Nato il 14 settembre del 2017, in virtù di un Protocollo d'intesa al quale aderirono i Comuni di Doberdò del Lago, Duino Aurisina, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, Monrupino, Ronchi dei Legionari, Sagrado, San Dorligo della Valle, San Pier d'Isonzo, Savogna, Sgonico e Trieste, con la firma del 23 aprile 2018 dell'accordo sull'istituzione del Geoparco transfrontaliero nel territorio del Carso classico, da parte del sindaco di Sezana, in rappresentanza dei Comuni del Carso in Slovenia, e della Regione, il Geoparco ha assunto carattere internazionale. L'obiettivo di questo progetto è quello di preservare, promuovere e tutelare il patrimonio geologico, naturale e culturale, a beneficio di uno sviluppo socio-economico equilibrato del territorio. A tal fine il Geoparco è chiamato a unire i partner interessati attraverso attività professionali, didattiche e turistiche. I Geoparchi riconosciuti dall'Unesco sono 140 nel mondo. In base allo studio di prefattibilità già realizzato e all'ulteriore documentazione tecnica, i firmatari redigeranno la proposta dell'atto di istituzione del Geoparco, che sarà poi approvato dai Comuni interessati. Proprio quest'atto ne determinerà in modo più preciso, definitivo, i confini, nonché la politica di valorizzazione delle peculiarità geologiche e di sviluppo sostenibile del territorio, oltre che le modalità di amministrazione e le fonti di finanziamento. 

 

 

«Stop ai bicchieri di plastica» Il Carnevale diventa "green"

L'assessore all'Ambiente Litteri scrive agli esercenti in vista della festa più attesa «Nessuna ordinanza per imporre il divieto, speriamo in un'adesione spontanea»

MUGGIA. «Molti comuni hanno già deciso di proibire l'utilizzo di plastica usa e getta con un'ordinanza, io invece confido nella buona volontà dei cittadini, sperando che la loro adesione sia spontanea». È questo uno dei passaggi decisivi di una lettera ufficiale, firmata dall'assessore all'Ambiente e all'Igiene urbana del Comune di Muggia Laura Litteri, che a breve verrà recapitata ai commercianti della cittadina istroveneta con l'obbiettivo di lanciare il primo Carnevale in stile ecologista di Muggia. La decisione di Litteri, riconfermatissima dopo l'ultimo "minirimpasto" della giunta Marzi alla guida della delicata delega all'Igiene urbana, arriva a quasi un anno dalla partenza del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti con il "porta a porta".«La partenza non è stata facile, come spesso accade quando si operano dei profondi cambiamenti in abitudini ormai consolidate, ma con il tempo la situazione si è normalizzata, grazie anche alla collaborazione della maggior parte dei cittadini, che hanno capito l'importanza di una scelta che va nella direzione del rispetto dell'ambiente», spiega Litteri in apertura di lettera. Ed ecco fornito il tanto auspicato miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti, passata da un mediocre 49% con il precedente sistema di raccolta indifferenziata al 72% con il sistema attuale. «Un ottimo risultato - osserva l'esponente del Partito democratico - anche se il nostro obbiettivo è più alto. La sfida futura è quella di ridurre la produzione di rifiuti, in particolare della plastica, materiale indistruttibile, con il quale iniziano ad esserci difficoltà anche per il riciclo. Credo non serva ricordare il problema enorme delle plastiche e delle microplastiche che stanno inquinando i mari, con conseguenze drammatiche per tutto l'ecosistema».Da qui il caloroso invito ai propri concittadini esercenti a dare un segnale importante in occasione della prossima edizione del Carnevale di Muggia, che si svolgerà dal 28 febbraio al 6 marzo. «Per questo motivo chiedo di optare per una scelta ecologista, eliminando i bicchieri di plastica usa e getta, utilizzando invece quelli in materiale compostabile. Molti comuni hanno già deciso di proibire l'utilizzo di plastica usa e getta con un'ordinanza, io invece confido nella buona volontà dei cittadini, sperando che la loro adesione sia spontanea», si raccomanda Litteri.Entusiasta della mossa intrapresa dal Municipio l'assessore al Carnevale di Muggia Stefano Decolle: «Siamo orgogliosi di aver scelto come banco di prova per l'innovazione nel campo del rispetto ambientale il nostro amato Carnevale, manifestazione principe dove ogni partecipante ha sempre delle responsabilità nella grande festa. Quest'anno chiederemo anche una responsabilità prettamente di stampo ecologista, atta a iniziare un percorso che ci porti a diminuire gli sprechi inutili per tutelare la bellezza della nostra città». 

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 8 febbraio 2019

 

 

Infrastrutture - Il porto di Trieste investe 130 milioni su ventidue progetti europei

TRIESTE. Sono ventidue in totale i progetti europei portati avanti dall'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, con un budget complessivo di 130 milioni di euro e un finanziamento europeo di più di 32 milioni. Diversi, informa una nota dell'Authority guidata da Zeno D'Agostino, i settori di azione. Tra i più importanti quelli infrastrutturali, con finanziamenti per la Piattaforma Logistica, i cui lavori si concluderanno entro l'anno, e lo scalo ferroviario di Campo Marzio. Non mancano poi progetti su tematiche ambientali: un innovativo sistema legato al procurement pre-commerciale per la bonifica di aree inquinate, la progettazione dell'elettrificazione delle banchine per rendere ancora più pulito il traffico marittimo, e lo sviluppo e adozione delle nuove tecnologie per ottimizzare l'uso delle infrastrutture esistenti e aumentare così la capacità portuale. In cantiere anche progetti legati al settore culturale e alla valorizzazione del patrimonio storico dello scalo, in occasione della ricorrenza dei 300 anni di fondazione del Porto Franco. L'ultimo avviato, ricorda la nota, è Promares (Promoting maritime and multimodal freight transport in the Adriatic Sea). Con un budget di 2,8 milioni euro, Promares è co-finanziato dal Programma Interreg Italia-Croazia e vede l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale capofila. Tramite questo progetto, i porti italiani dell'Adriatico collaboreranno con i principali porti croati per 30 mesi. Obiettivo sarà potenziare l'intermodalità attraverso l'adozione di tecnologie innovative, sviluppando una strategia transfrontaliera comune e scambiando buone pratiche con la realizzazione di concrete azioni pilota in ogni porto. «È sulle risorse umane che si giocano lo sviluppo e la competitività del porto», ha commentato il presidente dell'Autorità di Sistema, Zeno D'Agostino. «Da due anni abbiamo creato un Ufficio interno dedicato all'ideazione e gestione di progetti finanziati dall'Unione Europea che sta portando ottimi risultati. Si tratta di idee progettuali divenute realtà dal 2015 ad oggi e ora tutte avviate».

 

 

Orlando per Zingaretti punta su ambientalismo e lotta alle disuguaglianze

Il deputato dem ha incontrato ieri gli esponenti locali del partito: «Quando eravamo al governo abbiamo sbagliato a non parlare di eguaglianza»

Ambiente e lotta alle diseguaglianze. Il Pd zingarettiano non sarà lo stesso del «ciaone», da molti considerato il "top" dell'atteggiamento renziano. È in sintesi il messaggio del deputato Andrea Orlando. Già ministro dell'Ambiente nel governo Letta e della Giustizia in quello Renzi, Orlando ieri era a Trieste per sostenere appunto la candidatura di Zingaretti alle primarie. Diversi i temi toccati durante l'incontro, dal titolo "L'ambiente della modernità": dalla sostenibilità economica a quella sociale, dall'avanzata dei populismi all'Europa. «Sulla base degli accordi Parigi entro il 2030 dovremo dimezzare le emissioni di Co2, entro il 2050 azzerarle - ha esordito Orlando -. Come cambierà la nostra vita quotidiana? Nessuno ne parla. Eppure è necessario creare un modello di sviluppo alternativo, che coinvolga anche le infrastrutture e l'economia. La sostenibilità implica un salto in avanti nella ricerca e non solo: significa produrre come oggi, ma con meno risorse». Per Orlando quello del mercato che si autoregola è un mito archiviato e la transizione dev'essere guidata «politicamente: serve una politica industriale, con un fisco che ri-orienti le opportunità delle aziende». Qui si inserisce la questione sociale che, se ignorata, alimenta i populismi: «Se si scarica il peso soltanto su una parte del tessuto produttivo, poi nascono i gilet gialli. Dobbiamo mirare anche all'eguaglianza sociale. Si pensi all'oligarchica Singapore: è avanzatissima come smart city ma non è il modello sociale che vorrei. Desideriamo un Paese che sia solo più efficiente oppure che sia più efficiente e pure più giusto? Quando abbiamo governato abbiamo sbagliato a non considerare la redistribuzione della ricchezza. Su questo terreno crescono i populismi». Quanto alla lista Calenda per le europee: «Europei sì, europeisti anche, ma non cretini: chi promette un fronte comune di tutti coloro che cantano l'Inno alla gioia di Beethoven fa un regalo ai populisti. Anche in Europa vanno portati temi di eguaglianza sociale». Per quanto riguarda la Tav, «forse oggi andrebbe concepita diversamente ma ormai tornare indietro costerebbe molto di più». Durante l'incontro, organizzato da Caterina Conti e da Riccardo Cattarini, sono intervenuti numerosi dem. 

Lilli Goriup

 

 

Cambiamenti climatici e faunistici

Alle 18.30, all'Alpina delle Giulie in via Donota 2, Nicola Bressi terrà la conferenza con immagini "Cambiamenti climatici e cambiamenti faunistici: apparizioni e sparizioni tra gli animali". L'ingresso è libero.

 

Domani - Grotta del Mitreo

Riapre al pubblico, a partire da domani, l'area archeologica della Grotta del Mitreo a Duino Aurisina. La grotta sarà aperta ogni sabato mattina feriale, con orario 10-12. Si consigliano calzature sportive adeguate e di una bottiglietta d'acqua nelle giornate più calde.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 febbraio 2019

 

 

Via i pali e i cavi elettrici sospesi - Energia a impatto zero in Carso

Con la fine dell'ultimo intervento tra Basovizza e Padriciano è stato completato il piano di rimozione della rete aerea e interramento delle linee di media tensione

TRIESTE. Più di cinque chilometri e mezzo di cavi elettrici aerei rimossi. Una quarantina di vecchi pali, destinati proprio al sostegno dei fili sospesi, abbattuti. E considerevoli quantità di rame, dismesso dalle vecchie linee, recuperati. È stata completata in questi giorni da AcegasApsAmga l'operazione finalizzata a restituire al paesaggio carsico triestino il suo aspetto più autentico, liberandolo appunto dalle linee elettriche aeree. L'ultima parte dell'intervento, che riguardava la zona fra Basovizza e Padriciano, è stata ultimata proprio in questi giorni, con l'abbattimento delle vetuste linee aeree. La dismissione è stata resa possibile grazie all'ultimazione di un più ampio progetto messo in atto dalla multiutility sull'intero altipiano carsico e che ha visto il potenziamento della rete elettrica a media tensione, attraverso l'impiego di nuove linee elettriche interrate. L'operazione, oltre a migliorare la sicurezza e la continuità del servizio, rendendo la rete elettrica "impermeabile" agli imprevisti che possono essere causati da fulmini e animali, ha così reso inutili i pali posati negli anni '60. AcegasApsAmga ha così potuto procedere all'eliminazione della vecchia linea, restituendo valore al territorio, per un'area superiore agli 11mila metri quadrati. L'interramento delle linee elettriche sul Carso non ha solo portato un miglioramento dal punto di vista paesaggistico, ma, fa sapere la multiutility, anche un'importante evoluzione nel servizio. La zona dell'altipiano infatti, oltre a essere spesso sferzata dalla bora, fenomeno che mal si concilia con le linee elettriche aeree, è una delle zone che registrano una considerevole frequenza di fulmini caduti per metro quadro, con inevitabili conseguenze sulla continuità del servizio fornito. Un ulteriore miglioramento, anche dal punto di vista ambientale, consiste nell'abbattimento dei campi elettromagnetici. L'intervento ha visto inizialmente la posa di circa 2,5 chilometri di rete elettrica a media tensione interrata nell'area dell'altipiano carsico. Successivamente lo staff della multiutility ha realizzato i nuovi collegamenti tra la linea e le cabine elettriche già in esercizio e poi si è passati alla realizzazione di due nuove cabine aggiuntive, in prossimità dell'ex campo profughi e della strada provinciale dove si trova la stazione elettrica di Terna. Queste ultime fasi hanno permesso di dismettere i quattro posti di trasformazione su palo precedentemente utilizzati, che successivamente sono stati rimossi insieme ai pali e alle linee aeree. 

Ugo Salvini

 

Una difesa in più contro i black out da temporale - I VANTAGGI

Il Nordest ha il record europeo delle saette. Ogni anno ne cadono in media sei milioni e mezzo, cinque per chilometro quadrato. Lo conferma l'Osmer. I mesi peggiori sono quelli da maggio a settembre, le ore più pericolose quelle pomeridiane. È questo continuo bombardamento elettrico a provocare, di norma, i black out energetici.

 

 

Camminatrieste -Tram e Transalpina - Dibattito al Tivoli"

Tram di Opicina & Transalpina. Quando il tram potrà raggiungere di nuovo piazza Oberdan? Quando tornerà il vapore a Campo Marzio con la Transalpina?". È la traccia del dibattito lanciato da Luigi Bianchi, presidente di CamminaTrieste, domani alle 15 al Bar Tivoli di via XXX ottobre. Ci saranno Isabella De Monte, eurodeputata Pd, Mario Goliani del Collegio ingegneri ferrovieri, Elio Gurtner della segreteria Spi e Sebastiano Truglio,direttore dell'Università delle Liberetà.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 febbraio 2019

 

 

I "gioielli" del Comune in vendita per 72 milioni - È caccia ai compratori

Ma il Carciotti, dopo due aste a vuoto, potrebbe essere valorizzato con la formula del project financing. Un cambio di strategia che riguarda anche altri immobili

Settantadue milioni di euro. Tra immobili, terreni e diritti Peep. È la cifra del nuovo Piano di alienazioni e valorizzazioni immobiliari per il triennio 2019-2021. I numeri più rilevanti riguardano gli immobili (69 milioni) e tra questi ci sono i 18 milioni di Palazzo Carciotti e i 26 milioni dell'ex Mercato ortofrutticolo di Campo Marzio. Il piano prevede di incassare 25 milioni quest'anno, 19 milioni nel 2020 e 28 milioni nel 2021. «Il Piano delle alienazioni non è difficile da fare. Poi bisogna trovare chi compra», scherza Lorenzo Giorgi, assessore al Patrimonio. E infatti il piano è zeppo di immobili e terreni in "alienazione" dal 2013. Una serie di invenduti che resistono nel tempo tanto che l'amministrazione ha deciso ci cambiare strategia e puntare alla valorizzazione. Un cambio di filosofia: la vendita non è più un tabù. A partire anche da Palazzo Carciotti che ha visto andare a vuoto pure la seconda asta: il prezzo iniziale era stato fissato a 22,7 milioni, poi ribassato a 19 milioni. «Se non riusciremo a scambiarlo con Cassa depositi e prestiti con la caserma di via Rossetti, dove vogliamo realizzare il campus scolastico - spiega Giorgi - si può pensare a mantenere la proprietà puntando a una sua valorizzazione attraverso un project financing come sta avvenendo per il Centro congressi in Porto vecchio e come avverrà per il Mercato ittico». La realtà è che Palazzo Carciotti non è facile da piazzare sul mercato: ai 19 milioni per la proprietà vanno aggiunti almeno altri 30 per la ristrutturazione. «È uno dei palazzi più importanti della città. Il Comune non ha i mezzi per metterlo a posto. Quindi o si vende o si valorizza», dice Giorgi. Stesso discorso per il parcheggio interrato di via Giulia, che ha fallito ormai più di un'asta in vendita quest'anno per un milione e 600 mila euro. «Stiamo pensando di passare dall'alienazione alla valorizzazione. Ovvero mantenerlo trovando chi lo mette a posto e poi lo gestisce - spiega l'assessore -. Un modo per metterlo a reddito». Un modello che si potrebbe applicare anche per Villa Cosulich, inserita nel Piano delle alienazioni nel 2018 per due milione e 767 mila euro da incassare nel 2020. «Se ne parla da 25 anni - spiega l'assessore -. Ormai della villa non è rimasto più nulla. Il tetto è crollato da anni. E ora, mantenendo la fruizione pubblica del parco, dobbiamo pensare a qualcosa di diverso». La partita più grossa, quella del Mercato ortofrutticolo (26 milioni), è stata spostata nel 2021. «C'è prima da portare a termine il trasferimento del mercato all'ex Duke - spiega Giorgi -. L'area, a differenza del Carciotti. è già richiestissima». L'idea di realizzare un centro benessere pare riscuota molto interesse. A beneficiare è anche l'area dell'ex Sacra Osteria di Campo Marzio, inserita nel piano alienazioni dell'anno in corso alla cifra di 824 mila euro. «C'è più di qualcuno fortemente interessato», assicura l'assessore. Da segnalare anche l'ex macello comunale di Aquilina (via Flavia di Stramare) che si vorrebbe piazzare nel 2021 a un milione e mezzo. «La struttura edilizia è in buone condizioni. Qualcuno interessato c'è», aggiunge Giorgi. Poche speranze per la storica ex mensa del Crda (Cantieri Riuniti dell'Adriatico) disegnata dall'architetto Marcello D'Olivo, stimato cinque milioni e 773 mila euro. «Un prezzo impossibile - ammette Giorgi -. Serve un'idea».

Fabio Dorigo

 

Dall'ex macello alla mensa Crda I beni municipali in attesa da anni il focus

Alcune partite sono in stallo da tempo tra occasioni perdute e crisi di mercato

Palazzo Carciotti è senza dubbio il gioiello in cassaforte sul quale più di altri, anche per il valore di mercato, si concentrano le strategie dell'amministrazione comunale per trovare un acquirente. Attorno a quel palazzo neoclassico è ruotato per anni un progetto di conversione in centro congressi. Tramontata l'idea e dopo il via libera, arrivato un anno fa, da parte della commissione regionale alla sua alienazione, si vocifera da tempo ci sia un gruppo austriaco intenzionato a rilevarlo per trasformarlo in un lussuoso albergo con annessi fori commerciali. La partita del Carciotti è, comunque, una delle più recenti. Ci sono altri immobili in pancia al Comune che da tempo cercano un acquirente. Uno dei più conosciuti è senza dubbio quello che ospitava la Sacra Osteria in Campo Marzio, entrato nel piano alienazioni dal 2013. Si tratta di un immobile di circa 700 mq, con un giardino interno oltre alla possibilità di sistemare dei dehors proprio su via di Campo Marzio. Il Comune lo valuta 824 mila euro. Viste le prospettive di sviluppo commerciale di quell'area, con lo sbarco di Lidl e certamente di un altro colosso della grande distribuzione oltre al progetto di riconversione dell'Ortofrutticolo, potrebbe diventare decisamente attraente, malgrado l'investimento per l'acquisto e il restauro supererebbe il milione di euro. Altro capitolo aperto da tempo è quello relativo agli 85 posti auto nel parcheggio de Il Giulia. Un iter tormentato per un sito che attende di essere utilizzato dall'inizio degli anni '90 e che potrebbe diventare appetibile se trovasse nuova vita anche il centro commerciale. L'ex macello comunale di Muggia di via Flavia di Stramare, che comprende edifici ed aree scoperte per una superficie complessiva di circa 7.100 mq, nel 2007 aveva una base d'asta di 2 milioni e 370 mila euro. Ora è valutato 1,5 milioni di euro. Ma strutture come queste, ormai, difficilmente trovano mercato. Nel piano delle alienazioni dal 2013 anche l'ex mensa Crda (Cantieri Riuniti dell'Adriatico) di Sant'Andrea. Attorno a quel complesso, che ha una superficie totale di 9.830 mq (di cui 7.119 di superficie coperta) ruotava un progetto di trasformazione in caserma e alloggi per le Fiamme Gialle, con un piano di restauro da parte del Comune e poi la messa a reddito.

Laura Tonero

 

«Entro sei mesi partono i lavori per risanare l'ex Maddalena» - L'annuncio del sindaco Dipiazza

«Maddalena, è fatta. Altrimenti dò le dimissioni. Entro sei mesi partono i lavori». Il sindaco Roberto Dipiazza lo annuncia a Telequattro il giorno del suo genetliaco. «Maddalena? Mi sono fatto il più bel regalo del mio compleanno. Non ne venivo fuori. Hanno speso 28 milioni e sono falliti. Non sapevano cosa fare di quel buco. Oggi finalmente ho chiuso. Saniamo la Maddalena. Verrà fatto un mega parcheggio con un supermercato. Era l'unica soluzione. Presto partiranno i lavori. Hanno già i progetti. Così mi sono tolto l'ultimo dente cariato della città», gongola Dipiazza. Il cantiere dell'ex Maddalena in via dell'Istria è una delle peggiori incompiute di Trieste, con il buco diventato uno stagno maleodorante regno di topi e insetti. «Ora possiamo finalmente sanarlo. C'era anche il pericolo di crolli». A mettere la firma dovrebbe essere stato l'imprenditore veneziano Francesco Fracasso, specializzato nel recupero di siti degradati, che ha messo a posto l'attuale Center casa di corso Saba e sta lavorando per sistemare un monomarca Obi nell'ex concessionaria Dino Conti. Nella voragine davanti al Burlo dovrebbero servire 30 milioni per realizzare parcheggio e fori commerciali. La storia dell'ex Maddalena è emblematica della crisi del settore edile-immobiliare a Trieste. Il progetto era nato nel 2007 sotto ben differenti auspici: insieme quattro importanti imprenditori, terreno acquistato per 11 milioni dall'Azienda sanitaria, all'inizio si pensava di realizzarvi 300 appartamenti e un centro commerciale. In corso d'opera il progetto fu ripensato in due lotti: uno avrebbe ospitato un centro Carrefour, negozi, ristorazione, un centinaio di appartamenti; l'altro avrebbe accolto 53 alloggi Ater e 150 enti per le famiglie meno abbienti. Ma anche la seconda ipotesi finì in un vicolo cieco nel 2013 quando Carrefour abbandonò definitivamente il progetto.

 

 

In nessun posto non qui riparte - Alpi Giulie Cinema tra monti e abissi

Al Miela e al Knulp inizia dal 12 febbraio il festival del cinema d'avventura

 Quando la settima arte racconta l'epica della montagna, spaziando tra imprese, avventure dell'anima e tutela dell'ambiente. Edizione numero 29 per Alpi Giulie Cinema, la rassegna internazionale di cinema di montagna a cura dell'Associazione Monte Analogo - allestita in collaborazione con il Cai Alpina delle Giulie, Commissione Grotte "Eugenio Boegan", Arci Servizio Civile, Corsari delle Giulie, Mano Aperta, Spdt, Metropolis, Bar Libreria Knulp e Cooperativa Bonawentura - in programma nell'arco del mese di febbraio al Teatro Miela di Piazza Duca degli Abruzzi (12, 19 e 26) e al Bar Libreria Knulp di via Madonna del Mare 7/a nelle serate del 7, 14, 21 e 28 marzo. È l'anno delle ricorrenze dal sapore storico, legate ai 75 anni dalla morte di Julius Kugy, l'iconico alpinista austro - ungarico, e ai 25 del Concorso Cinematografico Internazionale "La Scabiosa Trenta", il progetto collaterale che premia le migliori opere cinematografiche di autori originari delle regioni alpine del Friuli Venezia Giulia, della Carinzia e della Slovenia, la cui cerimonia finale è in programma il 28 marzo al Bar Libreria Knulp, dalle 18. Arricchito quest'anno il tasso internazionale, con pellicole che parlano non solo di Italia, Australia, Gran Bretagna, Serbia, Austria, Slovenia, Germania, Bosnia e Sud Africa, ma anche di Iran, Cile, USA, Nepal, Olanda, Turchia, Canada, Finlandia, Polonia, Kyrgiztan e Marocco. I temi caratterizzanti? Qui la cultura della montagna si veste di diversi colori ma pone l'accento su tonalità ecologiste, prendendo in esame soprattutto i rischi che soccombono sull'ambiente attraverso il cambiamento climatico in atto. Un viaggio che inizia martedì 12 febbraio, al Miela, teatro di sei proiezioni, le prime due nella fascia pomeridiana dalle 18, con "Nowhere/No Here", per la regia di Alvi Pakarinen, ed "Everest Green", opera francese diretta da J. Michale Jorda; dalle 20. 30 le altre proposte, a partire da "Beyond the wall", focus del regista britannico Ed Douglas sul mondo della arrampicata. Il cartellone regala anche quest'anno una vetrina specifica sulla speleologia, con la cerimonia dell'Hells Bells Speleo Award, il concorso dedicato alle opere del settore, in programma il 26 febbraio, dalle 18 al Miela. (www. monteanalogo. net 040761683). -

Francesco Cardella

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MARTEDI', 5 febbraio 2019

 

 

Smog: l’Italia è il Paese europeo con più aree a rischio

L’Italia è il Paese dell'Ue col più alto numero di aree a rischio a causa dello smog e ondate di calore in Europa. Parliamo di: Inquinamento atmosferico

L’Italia è una delle aree europee più inquinate. Questo è quello che rivela uno studio dell’Agenzia dell’UE per l’ambiente (EEA) che mette in relazione indicatori sulla salute, ambientali e socio-demografici. Smog e ondate di calore sono le principali cause che fanno dell’Italia, il Paese dell’UE col più alto numero di aree a rischio. L’Italia, insieme a Grecia e Slovacchia, presenta aree di territorio dove i problemi ambientali si uniscono a quelli demografici come disoccupazione e anzianità. Le variabili socio-economiche incidono, secondo lo studio, anche sulla capacità di gestire fenomeni meteo estremi e sull’accortezza di avere comportamenti ecosostenibili per ridurre i danni ambientali. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato: Ricordiamo che siamo in una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria: 90 mila morti premature all’anno dovute allo smog. È inaccettabile. Per questo al tavolo parteciperà anche il Ministero della Salute, perché i due dicasteri devono lavorare insieme per trovare soluzioni condivide ed efficaci. (…) Come governo abbiamo già predisposto delle misure per poter cambiare il paradigma ambientale ed economico del Paese. Dalle misure in Bilancio per la mobilità elettrica a iniziative promosse proprio dal ministero dell’Ambiente: stanziamenti per la mobilità elettrica nei parchi, fondi per le aree verdi nelle strutture sanitarie e l’ampliamento del fondo Kyoto per l’efficientamento energetico delle strutture pubbliche come scuole, palestre e ospedali.  Tra le città con i più alti livelli di disoccupazione e la più alta esposizione al PM10sono citate Torino, Stara Zagora (Bulgaria) e Nicosia (Cipro). Aree citate dallo studio come a rischio sono l’area metropolitana di Roma, la Valle del Sacco per il Lazio e la zona di Terni per l’Umbria. Se vuoi aggiornamenti su Inquina

Carlo Maria Righetto

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 febbraio 2019

 

 

Nuove zone pedonali in Borgo Teresiano - Si parte già a primavera

Anticipato l'iter di chiusura alle auto di via Trento tra le vie Machiavelli e Torrebianca In arrivo i "panettoni" in attesa dell'aggiudicazione del bando per la pavimentazione

Via libera alla nuova pedonalizzazione di via Trento, che a primavera vedrà la chiusura del tratto tra le vie Machiavelli e Torrebianca. Si tratta di una velocizzazione delle tempistiche impressa a beneficio delle attività della zona, che potranno così usufruire degli spazi aperti in vista della bella stagione, ma che viene concepita soprattutto per allungare quella direttrice pedonale, sempre più frequentata, che dalla stazione porta i pedoni al centro cittadino. Nessuna conseguenza per i garage presenti, per i quali sarà garantito l'accesso, mentre verranno eliminati quattro stalli a pagamento. Grande la soddisfazione manifestata dai titolari dei locali aperti negli ultimi anni in quel tratto di strada, investimenti realizzati alle volte proprio alla luce degli interventi annunciati da tempo, in una nuova area del centro che gli esercenti sperano ora possa rivitalizzarsi ulteriormente. A spiegare l'iter previsto è l''assessore comunale all'Urbanistica Luisa Polli. «Procederemo con la pedonalizzazione intanto in quel punto - spiega - ma faremo anche un sopralluogo con il sindaco nei prossimi giorni per valutare il da farsi nel tratto successivo, quello verso via Valdirivo, dove verrà solo ampliato un marciapiede, anche per la presenza di un parcheggio molto capiente, ma soprattutto perché è fondamentale che resti un passaggio per i veicoli, per snellire la circolazione sulle Rive». Nel tratto tra via Torrebianca e via Valdirivo il traffico resterà quindi aperto, con l'allargamento del marciapiede al pari di quello di fronte, dove passa anche la pista ciclabile. Il relativo cantiere, però, non è destinato ancora a partire. «Il prossimo passo sarà indirizzato in primis alla modifica del Piano del traffico - prosegue Polli - indispensabile prima di procedere con gli interventi veri e propri. Ma puntiamo a chiudere la circolazione in via Trento tra le vie Machiavelli e Torrebianca già a primavera, intanto con dissuasori di cemento, come i "panettoni", in attesa del bando e della successiva pavimentazione definitiva. Nei prossimi giorni parleremo anche con i titolari dei locali affacciati sulla via - aggiunge - per sentire la loro voce e anche per capire chi ha intenzione di richiedere l'uso del suolo pubblico, per sedie e tavolini. Probabilmente sarà una scelta che tutti o quasi sfrutteranno». Nessuna preoccupazione da parte dei titolari di attività della zona in merito ai posti auto che saranno eliminati. «Niente di irreparabile - sottolinea anche l'assessore - mentre per il park attivo anche in quel punto, non ci saranno problemi: i mezzi potranno transitare come succede per i garage ad esempio in via San Nicolò, facendo ovviamente attenzione ai pedoni presenti». Sull'ultima parte della strada, prima di via Valdirivo, è fissato un ampio stallo dedicato alla Pro Senectute, che verrà spostato poco distante, probabilmente sulla stessa via Trento. «L'intervento previsto nei prossimi mesi s'inserisce in una lunga serie di pedonalizzazioni pianificate insieme agli uffici comunali - conclude Polli - alcune delle quali già realizzate, mentre altre si concretizzeranno durante il 2019, in alcune zone del centro e in altre zone dove si migliorerà, così, anche la fruizione da parte dei turisti»

Micol Brusaferro

 

I commenti - L'entusiasmo di negozianti e ristoratori «La zona cambierà volto e attirerà clienti»

Una birreria, un ristorante, una rivendita di vini e altri prodotti enogastronomici. E ancora un salone di parrucchiere e, a breve, un'altra nuova attività commerciale. Sono numerosi i locali che negli ultimi anni hanno alzato le serrande e accese le insegne in via Trento, nel tratto tra via Machiavelli e via Valdirivo. E tutti i proprietari, ieri, hanno accolto con entusiasmo l' avvio dei lavori previsto nei prossimi mesi. «È una notizia meravigliosa - commenta Rossana Camillucci di Santè Wine & Food -. Noi abbiamo aperto tre anni fa il ristorante ed è stata un po' un'incognita: la via era ancora deserta. Abbiamo rischiato, ma ne è valsa la pena. Nel tempo abbiamo visto crescere il movimento e il passaggio della gente. Via Trento è un'asse sempre più frequentata dai cittadini e dai turisti, perché collega la stazione al centro, ma anche perché è una zona piena di alberghi, è davvero strategica. Qui da noi accogliamo anche tanti ospiti di strutture ricettive che non hanno, ad esempio, la colazione. E poi siamo vicini al cuore della città, a pochi passi da piazza della Borsa o Ponterosso». Sulla strada negli ultimi anni ha aperto anche la birreria Hop&Rock e, ultimo in ordine di tempo, Giovinoto, lo scorso anno, all'angolo con via Valdirivo. A pochi passi, sempre sullo stesso lato, lavori in corso in alcuni grandi locali, dove troverà posto un nuovo ristorante. «Siamo arrivati da Roma qui nell'ottobre del 2015 - spiega Andrea Mercuri di Hop & Rock -. All'inizio abbiamo scelto la location semplicemente perché questo spazio era vuoto e vicino al centro. Si parlava poco all'epoca della possibilità di pedonalizzare la zona, ma sinceramente avremmo aperto comunque in questa strada, perché ci sembrava in una buona posizione. Sapere adesso che l'operazione andrà in porto, non può che fare piacere - sottolinea -. Ci darà la possibilità di posizionare fuori tavoli e sedie e potremmo sicuramente lavorare di più con l'arrivo del caldo. Vediamo quanto ai triestini piaccia stare all'aperto con la bella stagione, come d'altra parte a tutti, quindi ben venga il cambiamento e di sicuro penseremo di allestire lo spazio esterno quando avremo tutte le informazioni necessarie». A curare il design degli interni dei locali tra Torrebianca e Valdirivo è lo studio Gasperini, che si sta occupando anche di un nuovo ristorante la cui apertura è prevista nei prossimi mesi. «Credo che via Trento possa diventare un nuovo punto di aggregazione, che sta suscitando grande interesse tra chi ha scelto di insediarsi di recente, una volta c'erano vecchi negozi, ormai spariti, per lasciare il posto a locali nuovi - spiega l'architetto Lorenzo Gasperini -. Ci siamo occupati di "Giovinoto" e stiamo lavorando in un altro spazio vicino, dove aprirà i battenti un ristorante. Molti hanno investito nella zona perché è di passaggio, utilizzata sempre più spesso». «Uno spazio più grande davanti al punto vendita non può che renderci felici - spiega Riccardo Pontelvi di Giovinoto -. Anche dal punto di vista della visibilità, il fatto di non avere più auto parcheggiate davanti alle vetrine rappresenta chiaramente un vantaggio. È ovvio poi che la possibilità di avere una zona esterna durante la primavera e l'estate ci permetterà di lavorare meglio, sia con i triestini sia con i turisti che vediamo passare di qua sempre più di frequente».

 

Il lusso dell'Hilton "sfratta" moto e scooter da via Santa Caterina

A fine cantiere il tratto vicino a corso Italia diventerà «a traffico limitato» a prevalenza pedonale Allianz pagherà l'intervento di riqualificazione a partire dai marciapiedi e la posa dei segnali

Tra pochi mesi via Santa Caterina da Siena (tra piazza della Repubblica e corso Italia) sarà liberata dai motocicli e diventerà pedonale. Anzi si trasformerà in una "zona a traffico limitato di penetrazione a valenza pedonale". In altre parole la via verrà riaperta parzialmente al traffico veicolare a senso unico (da piazza della Repubblica a corso Italia). L'amministrazione comunale ha accolto la proposta presentata ai primi di dicembre da Allianz (che ha in corso il cantiere per la trasformazione dello storico Palazzo della Ras in un lussuoso albergo targato Hilton) che si assume gli oneri relativi alla riqualificazione del tratto di via Santa Caterina e prevede l'allargamento e la ripavimentazione in pietra del marciapiede sul lato del Palazzo della Ras nonché della fornitura e posa della nuova segnaletica stradale. Una trasformazione epocale visto che da decenni via Santa Caterina è una tra le aree parcheggio più capienti per motocicli in centro cittadino (arrivava ad ospitare fino a 220 mezzi a due ruote). «Non li abbiamo mai contati con precisione. Il parcheggio avveniva spesso in modo selvaggio», spiega l'assessore all'Urbanistica Luisa Polli che tiene ad assicurare che nell'operazione non verrà perso un solo stallo per i motociclisti che a Trieste sono quasi 50 mila. «Sono moglie di un centauro, mamma di un motociclista e un tempo giravo in scooter. So bene cosa significa. Stiamo studiando la ricollocazione di questi parcheggi. Da quando ci siamo insediati come giunta ne abbiamo già creati 500 tra cui quelle di via Imbriani e via Carducci che sono nelle vicinanze», spiega l'assessore che ha dovuto già far fronte ai centro posti in meno mangiati dal "cantiere" Allianz che ha posizionato la gru a metà di via Santa Caterina. L'altra mattina erano parcheggiati circa 80 motocicli. Nel progetto si parla di nuove aree di sosta per motocicli in Corso Italia. «L'istituzione della nuova zona a traffico limitato di via Santa Caterina - scrive nella relazione tecnica Giulio Bernetti, mobility manager del Comune - discende dalla volontà dell'amministrazione comunale di riorganizzare la funzionalità e vivibilità degli spazi stradali della zona, implementando le aree riservate per le operazioni di carico e scarico delle merci in modo da dare una risposta alle realtà commerciali della zona e sgravando le attuali piazzole presenti lungo corso Italia da un'eccessiva domanda con conseguente sosta abusiva in seconda fila». Per questo motivo ci saranno degli spazi "riservati per il carico e scarico bagagli della nuova struttura ricettiva sia ulteriori aree di carico e scarico e sosta per disabili a beneficio di tutte le attività presenti in zona". É prevista anche la realizzazione di un'area di sosta per i clienti dell'Hilton direttamente su Piazza della Repubblica all'angolo con via Santa Caterina. Per quanto riguarda la circolazione veicolare in quest'ultima strada sarà vietata a tutti i veicoli ad eccezione di quelli di soccorso in servizio di emergenza, dei mezzi delle forze dell'ordine, dei velocipedi, dei veicoli a servizio di persone invalide e dei veicoli commerciali. L'unica cosa che resterà è il semaforo all'incrocio con Corso Italia per «garantire ampi margini di sicurezza sia della circolazione veicolare che ai pedoni»

Fabio Dorigo

 

 

Mobili, libri e tv lasciati sulla strada Inciviltà da mezzo milione all'anno

Via Gambini, largo Niccolini e Ponziana i punti più "caldi". Per Acegas 24 mila interventi in dodici mesi

Materassi, cartoni, scarpe, libri, ante di armadi, lavandini, immondizie abbandonate fuori dai cassonetti. Attorno alle isole ecologiche cittadine viene depositato di tutto. L'inciviltà spesso raggiunge livelli inimmaginabili. Per rimuovere il tutto, AcegasApsAmga spende annualmente 500 mila euro, una spesa che poi va a gravare sull'intera collettività. I rioni più colpiti da questo fenomeno sono quelli di Barriera vecchia e San Giacomo. L'area attorno a via Gambini, quella di largo Niccolini e infine la zona di Ponziana risultano i punti più critici. Ieri, chi passava in via Foscolo o in via Gambini, si imbatteva in vere e proprie discariche a cielo aperto: mucchi di televisori, pentole, scatoloni con libri e vestiti, vassoi, reti a molle e pezzi di armadi. Il fatto curioso è che l'operazione di scarico di questi tipi di materiale avviene sempre durante la notte. Dunque, chi compie gesti del genere è conscio di commettere un'azione scorretta, non lecita e così attende che la città si addormenti per scendere in strada e abbandonare quei rifiuti. In alcuni casi, il materiale viene trasferito all'esterno delle isole ecologiche da artigiani irregolari, che operano in nero, e che privi di partita Iva non possono usufruire dei centri di raccolta. AcegasApsAmga da anni propone il servizio completamente gratuito di ritiro ingombranti a domicilio, che può essere richiesto semplicemente chiamando il numero verde 800.955.988. Per cogliere il grado di inciviltà di quanti non rispettano le regole della normale convivenza fra concittadini, basti pensare che sono state 12 mila nell'ultimo anno le prenotazioni per il ritiro di rifiuti ingombranti ma addirittura 24 mila - cioè il doppio - sono stati gli interventi di ritiro di rifiuti ingombranti abbandonati per strada. «Da una parte c'è la maleducazione, dall'altra alcuni ignorano il fatto che esista un efficiente servizio dedicato - valuta l'assessore comunale con delega all'Ambiente, Luisa Polli -. Infatti, le zone dove questo fenomeno è più evidente sono quelle dove si registra un tasso più elevato di residenti provenienti da altri Paesi della Ue o extracomunitari che, probabilmente, non sono ancora a conoscenza di questa possibilità. Stiamo già predisponendo una corretta campagna di informazione». «Spesso - spiega dal canto suo AcegasApsAmga - i rifiuti ingombranti vengono abbandonati in strada o vicino ai contenitori nella convinzione che vengano asportati con il normale servizio di raccolta stradale. Invece non è così: il servizio di raccolta che passa a svuotare i cassonetti, segnala la presenza di rifiuti ingombranti e, successivamente, un intervento dedicato li ritira».

Laura Tonero

 

 

Italiani sciuponi, in pattumiera cibo per 15 miliardi ogni anno in 5 punti

I dati diffusi alla Fao in occasione della sesta Giornata di prevenzione dello spreco alimentare Le cause principali? Distrazione domestica e poca programmazione al momento degli acquisti

Bevande analcoliche, frutta fresca, legumi e pasta buttati nella pattumiera senza nemmeno essere stati consumati: a riempire il cestino dell'immondizia sono soprattutto questi prodotti, anche se pane e verdure fresche sono fra gli alimenti più spesso gettati. Se ognuno si soffermasse a guardare cosa butta via ogni giorno, troverebbe sicuramente qualcuno di questi alimenti nel proprio sacchetto della spazzatura. I dati diffusi ieri alla Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) in occasione della sesta Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, dal progetto 60 Sei Zero dell'Università di Bologna con il Ministero dell'Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market spiegano che supera i 15 miliardi l'anno lo spreco alimentare in Italia. Significa che si raggiunge lo 0,88% del Pil, e la maggior parte del cibo (quasi l'80%) viene buttato tra le mura di casa. 1 Le ragioni dello sperpero - Ma perché gli italiani sprecano così tanto cibo, che sarebbe invece il benvenuto nelle varie mense dei poveri di ogni città o in molti Paesi del mondo? I motivi principali indicati nello studio presentato dalla Fao sono: distrazione casalinga, poca programmazione negli acquisti e scarsa cultura alimentare. Secondo gli esperti, questa miscela porta gli italiani a buttare via, in casa, 12 miliardi di euro di cibo, 2,4 chili ogni mese a famiglia. 2 Gli spreconi si assolvono - Il 20% degli intervistati si autoassolve, convinto che lo spreco sia soprattutto da attribuire a un comportamento di altri. Di chi è la colpa? Gli italiani intervistati ritengono che il grosso degli alimenti venga buttato via soprattutto nel settore del commercio (47%), e negli enti pubblici (scuole, ospedali, uffici e caserme) il (27%). 3 Serve una svolta - «La percezione degli italiani è ancora poco consapevole della necessità di una grande svolta culturale nella gestione del cibo a livello domestico», spiega il presidente di Last Minute Market, Andrea Segrè, secondo cui la prevenzione deve partire dal quotidiano. Per gli esperti, però, qualche segno di miglioramento spunta all'orizzonte, grazie alle campagne di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare. I dati sottolineano, infatti, che negli ultimi quattro anni «si è passati da 1 italiano su 2 che gettava cibo nella spazzatura una volta al giorno, a uno su cento». E, sempre per la ricerca, il 65% degli intervistati provvede «a un check della dispensa prima di fare la spesa, il 61% congela il cibo a rischio deperibilità, il 54% controlla la quantità prima di cucinarlo e ancora il 52% ne verifica l'edibilità (la commestibilità, ndr) prima di risolversi a buttarlo, con il 44% che affronta il test dell'assaggio. 4 La cultura del riciclo - In aumento anche la sensibilità verso il riciclo: il 48% degli intervistati dice che si dedica a ricette per recuperare gli avanzi del pasto quotidiano, ma solo il 34%, quando va al ristorante, richiede una borsa per portare a casa il cibo che non è riuscito a consumare. Tutte strategie anti-spreco che, secondo la Coldiretti/Ixè, sono state adottate nell'ultimo anno dal 71% degli italiani. 5 La sfida - I consumatori, dice Filiera Italia, sono l'anello debole della catena. Che cosa potrebbe imprimere una svolta? Una collaborazione tra industria e agricoltura «potrebbe fare molto per migliorare la situazione». Per Federalimentare è una sfida che si può vincere insieme. Ogni anno, ad esempio, viene recuperato oltre l'80% delle 9mila tonnellate di frutta e verdura invendute dagli 8 mercati ortofrutticoli all'ingrosso aderenti al marchio "Qualità & Sicurezza" rilasciato dal Sistema camerale, in città come Roma, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Verona, Cagliari e Lecce. 

Denis Artioli

 

Andrea Segrè "Gettiamo nei rifiuti un punto di Pil. Fate la lista della spesa"

TRIESTE. Se lo spreco alimentare è un problema globale, le soluzioni sono alla portata di ciascuno, nel proprio piccolo. A partire dalla lista della spesa e dall'educazione alimentare, il cui inserimento nei programmi didattici è sempre più urgente. Lo sostiene Andrea Segrè, ideatore della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare: in occasione dell'apertura dei lavori per la sua sesta edizione, ieri è intervenuto alla Fao di Roma. Segrè, nato a Trieste, è fondatore del movimento e della campagna Spreco Zero nonché presidente di Last Minute Market. Dal 2016 presiede inoltre la Fondazione Fico per l'educazione alimentare e alla sostenibilità. Professor Segrè, il dato della ricerca che colpisce di più è che, contrariamente a quanto si ritiene, la maggior parte degli sprechi non avviene a livello di filiera bensì domestico. Già. Si tratta in un certo senso di una costante: è da un po' di tempo che lo rileviamo e abbiamo avviato la campagna di prevenzione proprio per questa ragione. Lo spreco domestico non è infatti recuperabile: tutto finisce semplicemente nella spazzatura. Ci sono però anche delle buone notizie. Se da una parte il dato assoluto è ancora molto alto, dall'altra le risposte sono incoraggianti: due persone su tre, ormai, si rendono conto che lo spreco c'è. Significa che la campagna sta funzionando. Cosa si può fare per prevenire lo spreco alimentare? L'osservatorio presentato oggi (ieri, ndr) alla Fao parla proprio di questo. Alla domanda "Che cosa faresti, se dovessi dare indicazioni per ridurre lo spreco?" il 65% degli italiani risponde che bisogna fare la lista della spesa. E ha ragione. Sembra una banalità eppure sono ancora pochissimi coloro che mettono in pratica questo comportamento. Alla domanda "Quale intervento metteresti in atto, a livello nazionale?", inoltre, molti connazionali rispondono che sarebbe importante introdurre l'educazione alimentare nelle scuole. Anche questo è vero. La consapevolezza dunque c'è, da parte degli italiani: ora si tratta di tradurla in fatti concreti. Ha riscontrato un atteggiamento di disponibilità, per quanto riguarda l'idea di portare l'educazione alimentare in classe? La disponibilità è grande, innanzitutto da parte delle scuole. Sono sempre più diffuse le iniziative sul tema. Si tratta tuttavia di progetti su base volontaria. Ora è necessario rendere simili esperienze strutturali. Di recente c'è stata una raccolta firme, su iniziativa popolare, per introdurre a scuola l'educazione alla cittadinanza: vorremmo che al suo interno vi fossero perlomeno dei paragrafi, dedicati a quella alimentare. I ragazzi non solo sono il futuro ma anche il presente: tornano a casa e raccontano ai genitori quanto hanno appreso. A tale proposito, l'entità del fenomeno è impressionante se solo si pensa a come vivevano i nostri nonni: molti di loro hanno sofferto la fame, di certo non sprecavano. E lo è ancor di più se si pensa che ciò accade proprio (ma non solo) in Italia: il Bel paese, quello del buon cibo. È evidente che negli ultimi cinquant'anni qualcosa è cambiato, se oggi di fatto gettiamo letteralmente nell'immondizia quasi un punto percentuale di Pil. Insisto: quella che una volta si chiamava economia domestica, adesso dev'essere sostituita dall'educazione alimentare. Occorre imparare a fare la lista della spesa, a ottimizzare l'uso del freezer, del frigorifero, della cucina e così via. Come si pone l'Italia rispetto ad altri Paesi?Siamo né più né meno spreconi degli altri: nella media europea. È positivo che l'Italia, per prima, si sia posta il problema: nel 2010 abbiamo sollevato il tema al Parlamento europeo. Si è trattato del primo documento internazionale sull'argomento: di lì la Fao e l'Onu hanno poi messo la lotta allo spreco alimentare tra gli obiettivi del millennio. Chiederemo inoltre che sia istituito un anno europeo sullo stesso tema. Presentare la Giornata italiana alla Fao è stata una grande opportunità.

Llli Goriup

 

 

Duino Aurisina - Il futuro del Geoparco e le ricadute per il Carso

DUINO AURISINA - Situazione attuale e prospettive di sviluppo del Geoparco del Carso. Questo il tema di cui si parlerà mercoledì 13 febbraio alle 17, alla Casa della Pietra di Aurisina, alla presenza dell'assessore comunale all'Ambiente, Massimo Romita, e del responsabile del Servizio geologico della Regione, Fabrizio Fattor. Nato il 14 settembre 2017 in virtù di un Protocollo d'intesa al quale aderirono i Comuni di Doberdò del Lago, Duino Aurisina, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, Monrupino, Ronchi, Sagrado, San Dorligo, San Pier d'Isonzo, Savogna, Sgonico e Trieste, con la firma del 23 aprile 2018, da parte del sindaco di Sezana, in rappresentanza dei Comuni del Carso in Slovenia, e della Regione, il Geoparco ha assunto carattere internazionale. Il suo obiettivo è preservare, promuovere e tutelare il patrimonio geologico, naturale e culturale, a beneficio di uno sviluppo socio economico equilibrato del territorio. A tal fine il Geoparco è chiamato a unire i partner interessati attraverso attività professionali, didattiche, turistiche. I Geoparchi riconosciuti dall'Unesco sono 140 nel mondo.

G.S.

 

Quei quaranta chilometri segreti - Il Timavo sopra e sotto il Carso - mercoledi'

Il Timavo, passando per Villa del Nevoso e percorrendo poi la Valle dei mulini, inizia a San Canziano il suo percorso sotterraneo di circa quaranta chilometri per poi riapparire a San Giovanni di Duino. Il fenomeno - affascinante e misterioso - ha sempre interessato gli studiosi che hanno cercato di svelare la via percorsa da questo fiume sotto le viscere del Carso. Storicamente l'esperimento più famoso e più curioso è quello di Massimo Sella dell'Istituto di biologia marina di Rovigno e molto importanti sono stati anche i tracciamenti eseguiti circa un secolo fa e a più riprese da Timeus con sostanze coloranti, traccianti chimici e pure radioattivi. Nel corso degli ultimi anni la scoperta di nuove "finestre" (ovvero grotte profonde che raggiungono il corso sotterraneo del fiume) ha riproposto il quesito dei collegamenti sotterranei che sono stati indagati sia da un punto di vista biologico con campionamenti di plancton e di bentos e ancor più recentemente con una nuova campagna di indagini mediante coloranti atossici. Con i suoi due chilometri di percorso in superficie in territorio italiano, il Timavo può essere considerato il fiume più corto della penisola che sfoci in mare. Ne parlerà domani pomeriggio alle 17.30, alla sala conferenze della libreria Minerva di via San Nicolò 20, Sergio Dolce in occasione di una conferenza organizzata dal Circolo Amici del dialetto triestino. Dolce è stato direttore dei Musei Scientifici del Comune di Trieste ed è autore di moltissime pubblicazioni scientifiche a carattere ambientale sul Carso e su tutto il nostro territorio. Saranno proiettate numerose immagini interessanti e inedite.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 febbraio 2019

 

 

Percorso a ostacoli sulla Tav Ora gli alleati evocano la crisi

Salvini e Di Maio in Abruzzo con gli elettori giocano la carta dell'Alta Velocità E in vista delle Regionali in Piemonte il Carroccio prepara la corsa da solo

«I treni che viaggiano meglio e veloci tolgono i tir dalle strade, sono per un'Italia che va avanti», ribadisce Salvini. «L'opera non si farà, io tiro dritto», ribadisce Di Maio. In attesa di stabilire il destino della Tav, gli unici treni in rotta di collisione politica sono quelli guidati dai due vicepremier: entrambi in Abruzzo per arringare le piazze, entrambi protagonisti di una giornata all'insegna di accelerate e frenate. Muscolare Di Maio: «Il tema non è il ridimensionamento dell'opera, è una supercazzola». Pacato e ironico Salvini: «Di Battista ha detto che non devo rompergli i coglioni? Mando pane e Nutella anche a lui. O un Bacio Perugina, ma potei essere frainteso. È un bel ragazzo...». Tutti e due consapevoli che la Torino-Lione, una mina con la miccia sempre più corta, rischia di far saltare il governo, che bisogna traccheggiare almeno fino alle europee, e per questo attenti a non fare il passo più lungo della gamba. Non a caso, il leader della Lega continua a ripetere che alla fine si troverà un'intesa: «Io non litigo con nessuno». Salvo aggiungere: «Se qualcuno ha scavato 25 chilometri di galleria è più utile finirla o lasciarla così? Per capirlo non serve una laurea al Politecnico». Mentre il capo del M5s separa la Tav dal voto sul caso «Diciotti»: «Per carità, noi non ragioniamo così, chi ha messo in mezzo questa cosa ragiona con la logica dello scambio». «Su questo punto non si può tornare indietro, bisogna andare avanti rispetto a ciò che si è detto nel contratto», ammonisce il presidente della Camera Roberto Fico. A dettare la partita è il calendario. A Roma si racconta che in settimana la famosa analisi costi-benefici sarà inviata a Parigi. Sempre in settimana si prevede un estremo tentativo di mediazione da parte di Conte. Altre indiscrezioni raccontano di forti pressioni sul ministro Toninelli per non perdere tempo: il M5s vorrebbe silenziare la diatriba politica e spostare il confronto sui numeri del dossier, sapendo già che saranno a sfavore dell'opera. In ogni caso, potrebbero non esserci decisioni immediate: una delle ipotesi è lo stop ai bandi di gara per poi attendere le mosse della Francia. Anche la Lega - che ormai ha sposato la Tav come fattore identitario per il partito, oltre che per il Nord - non ha fretta di arrivare alla resa dei conti. Non prima delle europee e prima ancora del voto in Abruzzo e Sardegna, l'occasione per contarsi e per valutare il risultato di Forza Italia. Perché la partita sulla Tav è legata a doppio filo alle regionali in Piemonte, dove l'accordo sull'espressione della candidatura da parte degli «azzurri» scricchiola. Mentre Sergio Chiamparino è già in campagna elettorale, preoccupato all'idea di vedersi sfilare da Salvini il «copyright» del Sì alla Tav, Alberto Cirio - ad oggi il competitor del centrodestra - è fermo ai box in attesa di sapere se i magistrati chiederanno o meno il rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sui rimborsi-spese che lo vede indagato come ex-consigliere regionale. Storia vecchia, che però ha ricadute sul presente: nessuno può prevedere i tempi degli inquirenti. Anche per questo nell'ottica della Lega il voto in Abruzzo e Sardegna sarà dirimente: un flop di Forza Italia, accompagnato dall'espressione in Piemonte di un candidato a bagnomaria e logorato dal passare dei mesi, potrebbe essere l'occasione che Salvini aspetta per imporre all'alleato un suo nome: un esponente della società civile, più che un uomo di partito. Comunque nelle sue corde

Federico Capurso e Alessandro Mondotorino.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 febbraio 2019

 

 

Sì alle infrastrutture ma "non nel mio giardino" Fvg diviso fra grandi opere e difesa del territorio - il rapporto