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RASSEGNA STAMPA  gennaio - giugno 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 30 giugno 2015

 

 

La Ferriera rassicura il sindaco «Ridotti gli sforamenti in cokeria» - l’amministratore delegato Landini in municipio
Faccia a faccia ieri pomeriggio tra il sindaco Roberto Cosolini (che era affiancato anche dall’assessore all’Ambiente Umberto Laureni) e il nuovo amministratore delegato di Siderurgica Triestina (la società del Gruppo Arvedi proprietaria della Ferriera di Servola) Andrea Landini che ha recentemente sostituito in questo ruolo Francesco Rosato.

Incontro chiesto urgentemente dallo stesso sindaco dopo gli ultimi episodi di emissione di fumi e odori che hanno portato a nuove proteste degli abitanti delle zone circostanti e i numerosi sforamenti che vengono registrati dalle centraline antinquinamento. «Landini ha affermato che la Ferriera - ha riportato alla fine Cosolini - ha ottemperato alla diffida della Regione che le imponeva di ridurre gli sforamenti quotidiani in cokeria da 78 a 67. Ci è stato inoltre assicurato che in concomitanza di qualsiasi situazione critica saranno date immediate informazioni all’Arpa e di conseguenza al Comune in modo da avere maggiore informazione e trasparenza. È stato anche detto che il cronoprogramma degli interventi verrà rispettato e che entro dicembre sarà collocato il sistema di aspirazione dei fumi dalla cokeria». A conclusione dell’incontro, l’amministratore delegato di Siderurgica Triestina, Andrea Landini, ha dichiarato che «l’appuntamento ha consentito una conoscenza diretta con le Istituzioni comunali rappresentate dal sindaco e dall’assessore all’Ambiente. Abbiamo riconfermato il programma tecnico di interventi di miglioramento ambientale oggetto di particolare attenzione, programma al quale l’azienda dà assoluta priorità. Per quanto riguarda gli impianti di cokeria è stata riconfermata la messa in esercizio entro la fine dell’anno dell’impianto di aspirazione di tutte le emissioni diffuse, mentre sull’area ghisa è stato comunicato il rafforzamento del piano di manutenzione ordinaria ancora più attenta a tutte le possibili sorgenti di emissione. Si è convenuto inoltre - ha precisato da parte sua anche l’ad di Siderurgica Triestina - di comunicare, a seguito di eventuali situazioni emissive visibili, l’analisi delle cause e le azioni correttive già intraprese. Si è parlato infine dell’iter per il rilascio dell’Aia che darà certezze vincolanti sul piano autorizzativo e che rappresenterà la via maestra per innalzare i livelli di compatibilità ambientale dello stabilimento inserito nel contesto urbano con cui vogliamo coesistere garantendo l’occupazione e lo sviluppo di nuove lavorazioni ad altissimo contenuto tecnologico. In tal senso - ha concluso Landini - l’incontro è servito anche per fare il punto sullo stato di avanzamento dell’implementazione del laminatoio che sta proseguendo secondo il timing previsto». Frattanto, proprio nell’imminenza delle nuove sedute della Conferenza dei servizi presieduta dalla Regione che dovrà decidere sull’Aia, previste per oggi e per venerdì, la giunta comunale ha approvato una delibera per la continuazione del monitoraggio in particolare delle polveri sottili e del benzopirene in relazione alle emissioni delle Ferriera. Come accade periodicamente, il Comune pagherà 19mila euro più Iva affinché l’Arpa continui a registrare per i prossimi sei mesi i dati anche della centralina di via San Lorenzo in Selva che pure non è compresa nella rete ufficiale perché non risponde ai requisiti previsti dalle norme comunitarie. Nella delibera, presentata dall’assessore Laureni, il Comune afferma di aver comunque bisogno anche dei dati registrati da questa centralina per esprimere un parere compiuto sul rilascio della nuova Aia. (s.m.)

 

 

«Porto Vecchio alla città entro 15 giorni»
Cosolini annuncia la firma sulla sdemanializzazione: «Subito dopo l’incarico all’advisor per il lancio sul mercato»
Sarà firmato entro quindici giorni dal presidente nazionale dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi e dalla governatrice Debora Serracchiani oltre che dal sindaco Roberto Cosolini e dal commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino l’atto ufficiale che sancisce la sdemanializzazione del Porto Vecchio. Lo ha annunciato lo stesso Cosolini nel corso del Tavolo sul’economia dedicato in particolare allo sviluppo dello scalo triestino che si è riunito ieri pomeriggio nell’aula del Consiglio comunale alla presenza degli operatori del porto, dei rappresentanti delle categorie e degli esponenti sindacali. «Stiamo avanzando a tempo di record - ha detto il sindaco che era affiancato dagli assessore Elena Marchigiani, Edi Kraus e Roberto Treu - questo è l’atto ufficiale di sdemanializzazione dopo che già ad aprile c’era stata la sigla sull’ipotesi tecnica di definizione della nuova perimetrazione dell’area. Nel frattempo il Comune - ha aggiunto - affiderà a un advisor la realizzazione di uno studio sulle potenzialità dell’area da presentare poi agli investitori internazionali. Lo studio verrà fatto nel corso dell’estate e presentato il prossimo autunno. Inoltre - ha aggiunto - già dal primo luglio si insedia in municipio la struttura Progetti strategici di cui il primo è appunto quello relativo al Porto Vecchio e che sarà diretta da Walter Toniatti. Guiderà una Conferenza dei servizi interna permanente di cui farano parte altre numerose componenti dell’amministrazione a cominciare dal Demanio e dall’Urbanistica». Sollecitato anche dalle domande degli intervenuti, lo stesso D’Agostino ha annunciato che una parte dei 500mila metri quadrati del Punto Franco che oggi occupano quasi per intero il Porto Vecchio potrà essere trasferita in area Ezit, «per cui il rapporto con l’Ente zona industriale (era presente il presidente Stefano Zuban) - ha specificato - diventa fondamentale in un’ottica strategica. Oggi infatti un porto va considerato non soltanto in chiave operativa e logistica e in questo senso polmoni fondamentali per quello di Trieste sono Fernetti, Opicina e Prosecco dove pure si può pianificare lo spostamento di fette di Punto Franco, ma anche nei suoi addentellati industriali. Vi sono stati alcuni soggetti che ci hanno fatto questa specifica richiesta, perché la portualità va giustamente intesa a 360 gradi. Comunque - ha precisato il commissario - ho in programma nei prossimi giorni un incontro con il prefetto per conoscere esattamente gli ambiti in cui ci possiamo muovere per il trasferimento». «Nelle settimane successive alla firma sulla sdemanializzazione - l’indicazione venuta ancora da Cosolini - faremo al prefetto una proposta complessiva sullo spostamento del Punto Franco».

Silvio Maranzana

 

 

In arrivo 110mila bollettini per la nuova tassa sui rifiuti
Esatto invierà a domicilio i modelli F24 per il pagamento entro il 15 luglio - A fine mese la scadenza della prima rata. Tutte le “istruzioni per l’uso”
La Tari, che fu Tarsu e poi Tares, insomma la tassa sui rifiuti, è pronta a fare la sua comparsa nella cassetta delle lettere di 95 mila cittadini e 15 mila imprese. Dopo la Tasi sulla prima casa, che fu Ici e poi Imu, tra un po’ toccherà pagare pure questo. Piaccia o no, Esatto è pronta a recapitare i 110 mila bollettini. Due le novità: le rate non sono più quattro, né due come nel 2014, bensì tre. Anche le scadenze sono state riviste. La società, proprio per facilitare il più possibile i cittadini, ha preparato una sorta di “istruzioni per l’uso”, che vale la pena ripercorrere punto per punto. «Desideriamo offrire la massima chiarezza» conferma il direttore Giulio Curiel. L’imposta, dovuta a chiunque occupi o detenga locali o aree scoperte che possono produrre spazzatura, serve al Comune per coprire i costi del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, oltre allo spazzamento delle strade. Non a caso è stata l’Acegas, recentemente, a stabilire l’importo necessario per far fronte a tutto questo: quasi 32 milioni di euro. Il municipio calcola la somma per ciascuna famiglia sulla base dei metri quadrati dell’immobile e il numero di quanti dimorano all’interno. Sarà Esatto, come avviene abitualmente, a inviare a casa il promemoria e i modelli F24 da utilizzare per il pagamento. Lo farà in questi giorni e comunque non oltre la metà di luglio. Tre, dunque, le scadenza: prima rata entro il 31 luglio, seconda entro il 30 settembre e terza entro il 3 novembre. Si può pagare in un’unica soluzione, a luglio, usando tutti e tre gli F24. Gli importi cambieranno rispetto l’anno scorso, perché le tariffe sono calcolate in modo da assicurare la copertura integrale del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani che, annualmente, viene aggiornato in base agli effettivi costi. Quest’anno pagheranno un pochino meno le famiglie, un po’ di più le imprese. La cifra contenuta nell’F24 va versata in banca, in posta o via internet. In caso di smarrimento del modello, si può usare un documento analogo reperibile agli sportelli presso cui ci si rivolge per pagare. Qui, però, il campo “codice identificativo” (quello posto sulla destra, nella parte superiore del foglio) non va compilato. In banca o in posta va consegnato tutto integro: quindi il simbolo delle forbici presente a sinistra a metà altezza del documento è per l’impiegato, non per il contribuente. Non sono possibili altri metodi di pagamento: quindi niente bollettini postali e neppure bonifici bancari. Questa disposizione, però, non si applica ai cittadini residenti all’estero. Se non ci si serve dei modelli F24 di Esatto, il codice tributo è il 3944, il codice ente è L424. Per il pagamento con un’unica soluzione tramite home banking, il codice rateazione da inserire è lo 0101. L’importo da indicare, contenuto nell’avviso, è costituito dalla somma degli importi di tutti e tre gli F24 ricevuti. Per la rateizzazione, sempre via internet, il codice da mettere è lo 0103 per la prima rata, lo 0203 per la seconda e lo 0303 per la terza. Nel caso non arrivi a casa il modello – ma è sempre meglio attendere il 15 luglio – ci si può rivolgere a Esatto per domandarne copia, inviando un’e-mail di richiesta di duplicato a esatto@esattospa.it, con cognome e nome, codice fiscale, possibilmente il codice contribuente, un numero di telefono di reperibilità e il tributo (in questo caso la Tari) per il quale desiderate ricevere il modello di pagamento. L’altra possibilità è telefonare al numero verde 800.800.880, oppure presentarsi direttamente in Piazza Sansovino 2, sede della società. È possibile, comunque, una riduzione dell’importo: se il bottino per l’indifferenziata è posto a più di 300 metri dall’abitazione cui è riferito il tributo, per particolari condizioni d’uso (per esempio utilizzo stagionale e discontinuo dell’immobile) o se ci si serve di compostaggio domestico (ma in quest’ultimo caso era necessario presentare richiesta entro il 30 dicembre 2014). I cittadini che hanno smesso di abitare in un immobile, oppure non lo possiedono più, devono preparare una “dichiarazione di cessazione Tari”: serve il contratto di vendita o, per la locazione, il verbale di restituzione chiavi corredato di fotocopia di un documento del proprietario o dell’intermediario; oppure, ancora, l’attestazione della chiusura delle utenze. Tutto ciò va presentato entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui è avvenuto l’atto; ad esempio, se vendo la mia abitazione il 19 febbraio 2015, devo dichiarare la cessazione dell’occupazione dell’immobile entro il 31 gennaio 2016. Solo per chi è interessato da variazioni durante l’anno che generano una tassazione maggiore è prevista una quarta rata di conguaglio, con scadenza 31 maggio 2016.

Gianpaolo Sarti

 

Minisconto alle famiglie, voto nella notte
Approvate in Consiglio comunale le nuove tariffe. Rincari in arrivo per negozi e locali pubblici
Nella notte l’aula ha votato le tariffe. Come previsto: con una lieve riduzione per le famiglie e un rincaro per le attività commerciali, soprattutto per il settore alimentare e la ristorazione. Lo schema, dunque, è quello uscito dall’esame della Commissione senza variazioni. Le aliquote sono tarate sulla base del regolamento della Iuc (Imposta unica comunale) che prevede per le utenze domestiche un calo pari ad un quinto dell'incremento della percentuale della raccolta differenziata registrata nell'ultimo biennio rispetto all'anno di riferimento. Nel capoluogo la percentuale è salita del 2,65% (dal 29,50% del 2013 al 32,15% nel 2014), ed è scattata la premialità. E quest’anno, va ricordato, nel computo rientra anche il numero dei componenti del nucleo, che incide in positivo: le utenze domestiche subiscono sì un aumento di 0,2 centesimi al metro quadrato nei costi fissi, ma il balzello viene compensato proprio dalla voce “costi variabili” stabilita in base al numero di quanti abitano in casa. Uno sconto che, rispetto al 2014, a conti fatti va da un minimo di 1 euro e 85 centesimi (nucleo monofamiliare) fino ad un massimo di 10 euro e 51 centesimi per famiglie con 6 o più componenti e che sale proporzionalmente: - 4,33 euro per famiglie con 2 componenti, - 5,56 per nuclei con 3 componenti, - 6,80 per quelli con 4 componenti e - 8,96 per famiglie con 5 componenti. Così, ad esempio, una famiglia di 2 persone che vive in un appartamento di 60 mq pagherà quest'anno una Tari di 187,54 euro (contro i 190,67 del 2014). Poco o tanto che sia, di un risparmio pur si tratta. Stessa logica per un nucleo di 4 persone che abita in un appartamento di 100 mq: pagherà 330,37 euro rispetto ai 335,17 dello scorso anno. Le attività commerciali, invece, sono penalizzate. A fronte di una quota variabile che rimane immutata per tutti, in questo caso a pesare negativamente è la quota fissa, con una serie di aumenti al metro quadrato che vanno a colpire in modo particolare chi lavora nel comparto alimentare e della ristorazione. Nello specifico, l'aumento sarà di 0,68 centesimi al mq per ristoranti, trattorie, pizzerie e pub, di 0,59 al mq per mense e birrerie e di 0,47 per bar, caffè e pasticcerie. L’incremento più elevato in assoluto, come già ventilato nei giorni scorsi, è però quello che riguarda i negozi di ortofrutta, fiori, pescherie e pizza al taglio, con un rincaro fissato a 0,87 centesimi al mq. Ecco poi l'aumento fissato a 0,42 centesimi al mq per i banchi di mercato di generi alimentari e quello di 0,25 per supermercati, panetterie, macellerie e salumerie. Un’operazione contestata ieri da più parti nel centrodestra, soprattutto da Everest Bertoli, capogruppo Fi: «Un’elemosina per le famiglie e una bastonata per le imprese visto che una pescheria di 100 mq, ad esempio, potrebbe pagare 80-90 euro l’anno in più. Un artigiano anche 25 euro».

(g.s.)

 

Stabilimento Fincantieri sotto sequestro
Blitz dei carabinieri a Monfalcone. Sigilli in quattro aree. Sette indagati per gestione illecita di rifiuti. Oggi probabile stop
MONFALCONE Sequestrate aree nello stabilimento Fincantieri a Panzano. Sette gli indagati, fra quadri e dirigenti. Il blitz è stato messo in atto ieri mattina dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Udine. Sono stati apposti i sigilli a quattro aree destinate a cernita e stoccaggio di scarti di lavorazione. Interessato anche il reparto sabbiature. Al termine di una giornata convulsa, il proseguimento dell’attività produttiva è rimasto in bilico. Se dai sindacati e tra i lavoratori veniva data per scontata la chiusura dello stabilimento, l’azienda non ha fornito alcuna conferma in tal senso. Rimandando tutto ad oggi, preannunciando una linea più chiara e definitiva. Oggi è previsto un nuovo incontro tra l’azienda e i sindacati. La stessa Rsu di stabilimento ieri è stata convocata per un primo confronto, ancora però interlocutorio. Le voci sulla possibile chiusura si sono rincorse per diverse ore, senza tuttavia che ci fosse l’ufficialità. In tarda serata l’azienda, ancora alle prese con valutazioni e approfondimenti, si è limitata a rinviare decisioni ed eventuali dichiarazioni. Tutto è scaturito nella mattinata, quando i carabinieri del Noe si sono presentati in cantiere e hanno proceduto ad apporre i sigilli e a notificare le sette denunce, con gli indagati in stato di libertà. La contestazione ipotizzata dal Tribunale di Gorizia è quella di gestione illecita di rifiuti, in violazione dell’articolo 256 del decreto legislativo 152/2006. Si tratta cioè di rifiuti gestiti in assenza della relativa prescrizione autorizzativa. L’operazione messa in atto dagli uomini del Noe è scattata verso le 9 ed è proseguita per l’intera mattinata. In particolare, i carabinieri “ecologici” hanno posto sotto sequestro l’area adibita a selezione e cernita dei rifiuti derivanti dagli scarti di lavorazione delle navi passeggeri, nonchè altre tre aree destinate alle operazioni di stoccaggio dei materiali. Si parla quindi anche del reparto sabbiature. Aree piuttosto estese e tali da pregiudicare il regolare processo produttivo. L’azione dei Noe fa riferimento, secondo quanto si è potuto apprendere, a un’indagine partita lo scorso anno e culminata in una sentenza, emessa dalla Corte di Cassazione, rinviata allo stesso Tribunale di Gorizia, che ha quindi proceduto con l’intervento nello stabilimento di Panzano. Il ricorso in Cassazione era stato promosso dal pubblico ministero che, all’epoca dell’inchiesta, aveva impugnato la decisione del giudice per le indagini preliminari, il quale non aveva dato corso invece al sequestro. La Cassazione, quindi, rinviando al Tribunale goriziano la sua decisione, una sentenza peraltro già pubblicata sui siti e sulle riviste specializzate, ha portato all’emanazione dell’ordinanza in questione. Quella di ieri è stata una mattinata incalzante, con le prime indiscrezioni che via, via trapelavano sulla “visita” dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Udine. Nel pomeriggio l’azienda ha convocato la Rappresentanza sindacale unitaria di stabilimento, prospettando la delicata situazione, pur senza entrare nei dettagli, e riservandosi di approfondire i contenuti dell’ordinanza del Tribunale, anche avvalendosi della consulenza dell’ufficio legale. Tutto è rimasto in stand-by, di fronte a un provvedimento giudiziario pesante, tanto da prospettare conseguenze operative immediate nell’ambito dell’attività lavorativa. Il sequestro delle aree destinate alla cernita e allo stoccaggio dei rifiuti ha comportato la necessità di valutare una soluzione nella gestione di questi rifiuti, nell’ambito delle disposizioni di legge, e a verificare le vie migliori da seguire. Così come, soprattutto, si sono dovuto analizzare le conseguenze in ordine all’operatività dello stabilimento e alla gestione dell’attività lavorativa, anche per la giornata odierna.

Laura Borsani

 

 

Livelli di ozono oltre i limiti fino a giovedì - Il Comune alza il livello di attenzione
Il verdetto delle previsioni meteo è quantomai impietoso: almeno fino a giovedì Trieste sarà avvolta da una cappa di calore e umidità che, oltre a guastare i piani di chi sperava di godersi giornate di sole pieno, farà aumentare anche i livelli di inquinamento atmosferico. Lo rende noto il Comune, in linea con quanto previsto dal Piano di azione comunale in relazione al contenimento degli effetti delle alte concentrazioni di ozono nell’atmosfera. «Si comunica - scrive il Comune - che, a partire da domani (oggi ndr) e fino a giovedì compreso, si verificherà nel territorio comunale di Trieste il superamento della soglia di attenzione (120 microgr/mc) di ozono atmosferico. Si invita pertanto la cittadinanza, e in particolare le fasce più sensibili della popolazione, ad adottare adeguate precauzioni per limitare l'esposizione a detto inquinante, con le modalità indicate dall’Azienda Sanitaria).

 

 

Comuni - Piano urbanistico all’esame dell’Anci

Torna a riunirsi domani nella sede di Udine il consiglio direttivo dell’Anci. Al centro dei lavori, a cui parteciperà anche l’assessore alla Pianificazione territoriale, lo schema di disegno di legge “Disposizioni in materia di varianti urbanistiche di livello comunale e consumo di suolo».

 

 

Territorio - Legambiente incalza sul Piano faunistico

Legambiente, assieme a Lac e Lipu, accolgono con favore l’accelerazione impressa dalla Regione all’approvazione del Piano faunistico. «Uno strumento - osservano le associazioni ambientaliste - atteso da 23 anni. Questo traguardo però, di per sè, non basta: vogliamo essere sicuri che gli annunciati vincoli si traducano in effettive forme di tutela del patrimonio».

 

 

Campo Sacro - Musica e workshop a “Trieste On Sight”
SGONICO - Tre giorni di socializzazione e aggregazione, con musica, teatro, workshop, sport, ristorazione, mostre, libri e installazioni.

Anche quest’anno dal 3 al 5 luglio all’Ostello di Campo Sacro si ripete “Trieste On Sight”, iniziativa promossa da Arci Servizio Civile del Fvg in coorganizzazione con Comune di Trieste e patrocinio di Regione, Provincia e Comune di Sgonico. Giunta alla terza edizione, è una manifestazione dove i giovani si mettono in gioco e collaborano con istituzioni e terzo settore, arricchendo le conoscenze e scambiando idee, creatività, spirito solidale. Il “Villaggio” di “Trieste On Sight” realizzato con le 19 associazioni aderenti offrirà tre intense giornate di incontri, informazione e musica non stop, con possibilità di pernottare in ostello o in campeggio. Particolarmente ricco il programma musicale con Drunken Sailors (folk piratesco irlandese e americano) e Tiresia’s Folk Bunch (musiche dei Modena City Ramblers e tanto altro) venerdì, Jari in Jarci (’50 oldies) e 3 Prašicki – 3 Porcellini (AlpenRock) sabato e Blue Krass (country acustico) e Kraški Ovcarji (balkan rock) domenica. Durante tutto il giorno saranno allestiti uno spazio libri, punti informativi sul servizio civile, due punti ristorazione (cucina serba e senegalese) e servizio bar. «È un importante momento di confronto - spiega Giuliano Gelci, presidente di Arci Servizio Civile del Fvg - aperto a tutti e in particolare ai giovani: sia i 60 ragazzi che iniziano il percorso con Arci Servizio civile che quanti in futuro intendono provare quest'esperienza. Il programma è fatto per i giovani, con musica di livello e il coinvolgimento della locale comunità slovena. Particolarmente interessanti si preannunciano i dibattiti su temi come la cultura della pace, affrontata proprio nel centenario dell'inizio della Grande guerra, l'immigrazione e l'associazionismo, cioè lo stare assieme e fare associazione, argomento che interessa particolarmente i giovani». «Ritengo che il programma sia veramente attrattivo nei contenuti e ricco di proposte esperienziali molto positive – ha concluso il sindaco di Sgonico, Monica Hrovatin - e auspico che raccolga molta partecipazione giovanile proveniente da tutto il territorio provinciale».

(g.t.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 29 giugno 2015

 

 

VIA ROSSETTI - L’ex caserma “violata” da vandali e balordi

Bivacchi di fortuna e saccheggi continui nell’enorme complesso di via Rossetti, in completo stato di abbandonato da anni
le tracce degli “ospiti” Ovunque si vedono avanzi di cibo, sedie sgangherate e rifiuti lasciati da chi ha scavalcato indisturbato i cancelli all’ingresso
Violate, danneggiate e con gran probabilità pure saccheggiate. Quasi tutte le palazzine che fanno parte del comprensorio della caserma San Giusto, in via Rossetti, mostrano segni evidenti dell’intrusione di vandali. Portoni completamente aperti, finestre rotte, in qualche caso infissi divelti e segni che all’interno c’è chi si è mosso indisturbato, imbrattando le pareti e portando via quello che ancora restava nelle stanze. Al di là del muro si notano anche segni di bivacchi, bottiglie, avanzi di cibo, sedie e rifiuti. I segni di vandalismo iniziano fin dall’ingresso, dove nella guardiola di sicurezza, osservando dal vetro che la separa dalla strada, si vede la porta forzata, con la maniglia distrutta, dentro tutti gli armadi sono stati aperti. Sotto una spessa coltre di sporcizia spunta un vecchio monitor, un telefono e il quadro di comandi che serviva ad azionare i portoni e altri dispositivi automatici. Qualche metro più su le scale che portavano alla palazzina principale sono state completamente inghiottite dalla vegetazione, mentre la porta dell’edificio, a destra, è stata sfondata ed è tuttora spalancata. Anche al piano superiore alcune finestre sono aperte. Basta girare l’angolo, e salire su via Mameli, che un altro edificio, il cui ingresso è a una decina di metri dalla strada, è stato forzato. Poco è servito il catenaccio che spranga il cancello e il cartello di divieto di ingresso, la porta è aperta e mostra all’interno le scale che conducono ai piani superiori, che qualcuno evidentemente ha già perlustrato. Si percorrono pochi metri sempre su via Mameli ed ecco un altro edificio, dove sono evidenti le visite all’interno, non solo vetri rotti, ma in qualche caso anche i serramenti completamente staccati e depositati in parte sulla stessa finestra. Sempre su via Mameli alcuni buchi alla vegetazione, nelle parti dove il muro di cinta è più basso, svelano i passaggi utilizzati probabilmente dalle persone che si sono introdotte all’interno. Proseguendo lungo il perimetro dell’ampia area si arriva su via dell’Eremo e lo spettacolo è ancora più desolante. Anche i palazzi situati in questa zona, ben più alti e imponenti, sono stati meta di visitatori indesiderati, mentre da un cancello si nota anche qui una sorta di foresta intricata, alberi e cespugli che hanno divorato la pavimentazione, con radici che spuntano dal cemento e segni di immondizie gettate all’interno. Completando il giro si ritorna su via Rossetti e la caserma già in passato occupata abusivamente e poi liberata, è in uno stato di degrado che si è ancora aggravato. Nuove finestre distrutte e all’ultimo piano i saloni con le grandi vetrate sulla strada presentano ulteriori scritte, dipinte dall’interno. Tornando verso l’ingresso principale si possono vedere, subito oltre il grande cancello in ferro, sedie rotte, bottiglie, lattine, avanzi di cibo e bombolette spray, utilizzate per imbrattare la vicina palazzina, dove cominciano a cadere anche le lettere della scritta soprastante. Gli ultimi a notare qualcosa di sospetto erano stati alcuni studenti dei vicini licei Petrarca e Galilei, che avevano visto proprio da via Mameli un via vai sospetto, in quell’edifico che all’inizio della via mostra il portone ormai da settimane accessibile. «Non erano ragazzi, entrati magari per una bravata, ma persone adulte - raccontano - che in tutta fretta sono sgattaiolate dentro. Sinceramente pensavamo tutti che la zona fosse videosorvegliata». «Potevano riutilizzare le caserme subito o almeno controllarle - aggiunge sconsolato un residente - in queste condizioni chissà quanti lavori bisognerà fare dentro e fuori. Sono ridotte a un colabrodo».

Micol Brusaferro

 

 

TripAdvisor premia il Museo ferroviario - Ma i volontari che lo curano si lamentano: «Le autorità ci ignorano, la struttura è in pericolo»
Per il secondo anno consecutivo, il Museo ferroviario di Campo Marzio conquista il certificato di eccellenza firmato TripAdvisor, portale web che pubblica le recensioni degli utenti sulle attrazioni turistiche di tutto il globo.

Se – come riportato nei giorni scorsi dal Piccolo - il turismo a Trieste è in crescita, il merito è anche delle meraviglie contenute nel Museo ferroviario. Secondo la graduatoria di TripAdvisor, infatti, il luogo della memoria collocato al termine delle Rive si classifica 20° fra i poli turistici più visitati della città, davanti a siti del calibro del Museo del mare e del “Diego de Henriquez”. Vagoni passeggeri, locomotive, divise, fotografie, mappe e diorami: il patrimonio messo assieme dai volontari di Campo Marzio – che pagano l’affitto dell’edificio di tasca loro - è inestimabile. Per visitare la stazione inaugurata da Francesco Ferdinando, salgono fin dalla Sicilia e da Roma turisti con la febbre della storia ferroviaria. Altri, invece, arrivano dalla Germania, dall’Austria e dalla Slovenia. «L’affluenza del pubblico è in grande aumento, ma le autorità ci ignorano», lamenta Giorgio Grisilla, uno dei fondatori. Già, l’ennesimo successo di uno dei più prestigiosi musei ferroviari d’Europa è accompagnato da una cortina di silenzio riguardo al suo futuro. Comune, Provincia, Regione e Ferrovie dello Stato (proprietarie dell’edificio) tacciono. «Vorrei sbagliare – dice Roberto Carollo, capo dei volontari – ma credo che le Ferrovie abbiano un atteggiamento ostile, perché, per due volte (nel 2003 e nel 2006, per l’esattezza, ndr.) abbiamo, di fatto, impedito la vendita dell’edificio e, quindi, la sua probabile demolizione». Risultato? Il 2013 ha visto la nascita della Fondazione Fs italiane, il cui obiettivo è preservare la memoria storica delle Ferrovie. «Campo Marzio – racconta Carollo – non è nemmeno preso in considerazione». Nel 2014, invece, le Ferrovie dello Stato hanno dichiarato che 41 fabbricati ferroviari del Friuli Venezia Giulia possono essere dati in comodato d’uso gratuito a un ente pubblico interessato. La stazione triestina del “secolo breve” però non è nella lista.

Igor Buric

 

 

Tassisti favorevoli alla riapertura di via Mazzini - la proposta di trieste popolare
Appoggio dei tassisti e di Fareambiente alla proposta del consigliere comunale Paolo Rovis di sperimentare il ripristino delle linee bus e dei taxi in via Mazzini, ma in un unico senso di marcia: da piazza Goldoni alle Rive.

«La riteniamo una proposta sensata - valuta Antonio Chersi, rappresentante regionale di Confcommercio per i servizi Taxi - che andrebbe incontro alle esigenze dell'amministrazione comunale di realizzare in via Mazzini un salottino della città, a quelle di alcuni commercianti penalizzati dall'assenza delle fermate degli autobus e a quelle del traffico che in questo modo verrebbe distribuito con maggior raziocinio. Penso sia giusto provare un sistema diverso e poi valutare», conclude Chersi. La proposta di Rovis, secondo i tassisti, «permetterebbe all'amministrazione comunale, visto l'utilizzo di un'unica carreggiata, - spiegano i rappresentanti della categoria - di realizzare dei marciapiedi più ampi dove far sistemare i tavolini dei bar e di consentire un alleggerimento del traffico più pesante che ora sta transitando su via Valdirivo». La proposta, che prevede il mantenimento di un senso unico di marcia su Corso Italia, raccoglie anche il consenso di Fareambiente: «È sicuramente più sostenibile della sperimentazione attuale, - sostiene Giorgio Cecco, coordinatore di Fareambiente - auspichiamo che l’amministrazione comunale avvii una vera pedonalizzazione di tutta l'area oppure lasci aperta la strada ai mezzi pubblici. Via Mazzini e Corso Italia - aggiunge Cecco - sono la punta di diamante di un sistema di viabilità e di una rete di trasporto collettivo che andrebbero rivisti. Crediamo che le opzioni siano due: o la pedonalizzazione integrale del Borgo Teresiano e del Borgo Giuseppino, con una radicale modifica al trasporto pubblico integrato magari con un sistema elettrico, oppure il ripristino della situazione precedente, eventualmente con la variante di Corso Italia proposta dal consigliere Rovis».

(l.t.)

 

 

Conferenza inquinamento invisibile Come difendersi

L’inquinamento invisibile è il tema dell’incontro in programma stasera alle 20 all’hotel Villa Nazareth in via dell'Istria, 69. Relatore sarà Roberto Lizzi, esperto in elettro-smog artificiale e naturale. Si potranno apprendere tecniche utili alla propria protezione.

 

Presentazione “Trieste on sight” tre giorni per i giovani

Domani alle 11, nella sala Giunta Muncipale, si terrà la conferenza stampa di presentazione di “Trieste on sight 2015”, la tre giorni rivolta ai giovani, che si svolgerà dal 3 al 5 luglio, promossa dall'Arci Servizio civile in coorganizzazione con l'Area Educazione del Comune. Interverranno l'assessore all'Educazione Antonella Grim e rappresentanti dell'Arci.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 28 giugno 2015

 

 

Il Pd: «Svolta sul Porto - Addio immobilismo» - Il sì romano al PIANO REGOLATORE

Una svolta storica. Il Pd non ha dubbi e, all’indomani del via libera romano al nuovo piano regolatore generale del Porto di Trieste, in grado di sbloccare quasi un miliardo di investimenti, canta vittoria.

«Attendevamo da anni questa risposta. Questo risultato - afferma il segretario provinciale Nerio Nesladek - ci riempie di soddisfazione ed è la dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto dal sindaco Roberto Cosolini, dalle nostre amministrazioni, dalla Regione e dai nostri parlamentari. Dopo la sdemanializzazione portiamo a casa il Piano regolatore che sblocca un miliardo di investimenti sul porto e che, con la nomina del commissario D’Agostino, consentirà la crescita armonica del nostro scalo». Il Pd triestino ricorda inoltre che il piano regolatore, durante gli anni dell’Authority targata Marina Monassi, «era rimasto inspiegabilmente bloccato nei cassetti ministeriali per cinque lunghi anni»: «L’approvazione in commissione Via-Vas rappresenta un nuovo inizio per Trieste. E Trieste se lo merita». Dà man forte il senatore del Pd Francesco Russo parlando di «una grande vittoria non solo per chi lavora quotidianamente all’interno della nostra realtà portuale ma per tutta la città». E spiega: «Il piano regolatore è uno dei tasselli che, assieme alla riqualificazione di Porto Vecchio, sarà decisivo per far compiere a Trieste un salto di qualità importante nei prossimi anni». Il senatore spiega che il risultato non è stato semplice da raggiungere ma rivendica «la determinazione, la volontà e la caparbietà dei tanti attori in gioco: dal presidente dell’Authority Zeno D’Agostino al Comune, dalla Regione ai parlamentari triestini e ai governi del centrosinistra che hanno sempre mostrato grande attenzione e considerazione per il scalo». Russo sostiene che il risultato raggiunto «è la dimostrazione che il gioco di squadra tra istituzioni porta i suoi frutti. Ho sentito, negli anni, tante voci critiche a fronte degli impegni che, insieme al sindaco Cosolini e alla presidente Serracchiani ci eravamo presi nei confronti di Trieste e del suo porto: questo risultato è la dimostrazione concreta che avevamo ragione noi. E assieme alla sdemanializzazione di Porto Vecchio, sancisce definitivamente la fine di quell’immobilismo che ha fatto perdere a questa città troppe opportunità di sviluppo negli ultimi vent’anni».

 

 

Emergenza cinghiali - La Provincia lancia l’sos
Dolenc, incalzato dal Pdl, chiama in causa Regione e Distretto venatorio del Carso «La pianificazione della fauna selvatica sul territorio è un loro compito»
TRIESTE La “questione cinghiali” approda in Consiglio provinciale. A portarcela è il Pdl che, con il capogruppo Claudio Grizon, chiede conto dei gravi episodi che si sono verificati di recente all’amministrazione di Palazzo Galatti. Ma proprio l’amministrazione non ci sta a essere messa sul banco degli imputati e, con il vicepresidente e assessore competente Igor Dolenc, chiarisce che non è la Provincia l’ente chiamato in prima istanza alla gestione e alla pianificazione della fauna selvatica sul territorio: sono altri gli enti e i soggetti, ovvero le Riserve, il Distretto venatario del Carso e la Regione, a doversene far carico. Prova ne siano le sentenze che hanno attribuito in questi anni ben precise responsabilità per i danni causati dalla fauna selvatica. Nel dettaglio, incalzato da Grizon, Dolenc precisa che «i compiti di pianificazione della fauna selvatica in Friuli Venezia Giulia competono alle Riserve di caccia, che fanno capo al Distretto venatorio del Carso, e alla Regione per quanto riguarda la legislazione in materia. In capo alla Provincia rimangono le competenze in ordine alle attività straordinarie di controllo della fauna selvatica e quelle di “prevenzione e indennizzo dei danni arrecati dalla fauna selvatica all’agricoltura, al patrimonio zootecnico, ai veicoli e altri danni arrecati alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo, non altrimenti indennizzabili o risarcibili, nella misura massima dell’80% del danno stimato o accertato, che fanno capo al Fondo per il miglioramento ambientale e per la copertura rischi messo a disposizione e ripartito dalla Regione”». Il vicepresidente, per evidenziare poi l’estrema attenzione che l’ente guidato da Maria Teresa Bassa Poropat dedica a un problema che si è molto acuito negli ultimi mesi per la presenza sempre più massiccia di cinghiali in molte zone della città, ricorda anche che «la Provincia ha chiesto che, nel Piano faunistico regionale, in via di approvazione, siano previsti i provvedimenti necessari affinché nelle zone della periferia triestina gli obiettivi gestionali della specie cinghiale non siano più quelli di mantenimento e incremento, ma di eradicazione, con densità zero». Passando poi nello specifico al fatto avvenuto a Longera, dove un anziano è stato ferito da un cinghiale e il suo cane ammazzato, Dolenc precisa che «i rischi derivanti dalla presenza in aree urbane di cinghiali sono la motivazione per cui la Provincia ha da anni chiesto e ottenuto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) la possibilità di attivare le procedure straordinarie ed eccezionali previste dalla legge 157 del ’92. La situazione di emergenza è evidenziata anche dal fatto che l’Ispra ha autorizzato la deroga all’amministrazione provinciale fino al 31 dicembre 2016». In sostanza, le norme affidano all’organo di vigilanza faunistico venatoria, nello specifico alla Polizia ambientale territoriale della Provincia, i compiti di intervento nelle aree precluse alla caccia. Così si sono potuti abbattere dal 2009 fino a oggi 580 cinghiali nella zona della periferia di Trieste. Nel dettaglio dal 2013 sono stati abbattuti oltre 350 capi e nel corrente anno gli abbattimenti effettuati dagli agenti risultano essere 76 di cui negli ultimi trenta giorni ben 28.

Ugo Salvini

 

“Sito natura 2000” della laguna gradese - Procedura di valutazione ambientale al via
La giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro (foto) di concerto con l’assessore all’Ambiente Sara Vito, ha approvato l’avvio della procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas) per il Piano di gestione del Sito Natura 2000 della laguna di Grado e Marano.

La procedura di Vas consentirà di accertare la coerenza del Piano con gli obiettivi di tutela e conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, come previsto dalle direttive comunitarie che istituiscono la Rete ecologica europea e ai sensi delle direttive europee Habitat e Uccelli nelle zone di protezione speciale. «È un passaggio fondamentale per una gestione sostenibile di tutte le attività antropiche in Laguna - hanno confermato gli assessori Santoro e Vito - che costituisce anche una premessa ambientale imprescindibile per la futura programmazione degli interventi di dragaggio».

 

 

AMBIENTE - Inquinamento invisibile

Confronto a Trieste Domani alle 20, all’Hotel Villa Nazareth di via dell’Istria 6, ci sarà una conferenza sull’inquinamento invisibile. Il relatore sarà Roberto Lizzi, esperto in elettrosmog artificiale e naturale, e la sua conferenza avrà un taglio pratico finalizzato ad apprendere tecniche utili alla propria protezione. Ingresso libero.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 27 giugno 2015

 

 

Sì di Roma al piano regolatore del Porto

Dopo sette anni arriva l’approvazione del ministero dell’Ambiente. Sbloccati investimenti per quasi un miliardo di euro
Manca solo l’emissione del decreto per rendere operativo lo strumento urbanistico

IL NUOVO PIANO REGOLATORE DEL PORTO DI TRIESTE
Il porto di Trieste ha il nuovo Piano regolatore. Quello che era il principale ostacolo al suo sviluppo è stato abbattuto ieri con la comunicazione al commissario dell’Authority Zeno D’Agostino che la commissione di Valutazione di impatto ambientale e Valutazione ambientale strategica del ministero dell’Ambiente ha dato la propria approvazione allo strumento pianificatorio dello scalo triestino, dopo aver acquisito anche i pareri del Ministero per i Beni culturali e del governo sloveno. Si trattava dell’ultimo nulla osta romano ansiosamente atteso da tempo infinito: adesso l’emissione del decreto sarà un atto rapido e puramente formale. «La Commissione Via-Vas del ministero dell’Ambiente, riunita in seduta plenaria - afferma in una nota l’Authority - ha esaminato questa mattina (ieri mattina, nrd) il Piano regolatore portuale dello scalo giuliano. E l’ha licenziato con parere favorevole all’unanimità. Si resta in attesa che il parere espresso dalla commissione Via-Vas sia recepito nel decreto di Via che sarà firmato dal ministro dell’Ambiente di concerto con il ministro dei Beni Culturali. Anche la Repubblica di Slovenia, nell’ambito della procedura di consultazione sugli impatti transfrontalieri, ha espresso il proprio parere favorevole sul nuovo Piano regolatore del porto». Termina così una storia quasi angosciosa che si è protratta per sette anni dal momento che il Piano è stato redatto nel lontano 2008 sotto la presidenza di Claudio Boniciolli e ha avuto il voto favorevole del Comitato portuale il 19 maggio 2009 dopo aver ottenuto le necessarie intese con i Comuni interessati, cioé quelli di Trieste e di Muggia. Il Piano, che risultava così adottato, è stato trasmesso al Consiglio superiore dei Lavori pubblici che ha dato il suo assenso il 21 maggio 2010 dopo una serie di integrazioni e chiarimenti richiesti all’Autorità portuale. Da allora, e in particolare per tutto il mandato di Marina Monassi, nonostante il succedersi di diversi governi nazionali, il Piano è finito in letargo per oltre cinque lunghissimi anni: gran parte delle cause di questo sonno restano tuttora avvolte nel mistero. Difficile che a bloccarlo sia stato il progetto del rigassificatore di Zaule dato che quella pratica risulta ancora aperta. Cade comunque ora quella che lo stesso commissario Zeno D’Agostino subito dopo il proprio insediamento alla Torre del Lloyd aveva indicato come la seconda barriera che si opponeva allo sviluppo dello scalo bloccando investimenti già programmati per quasi un miliardo di euro. Il primo ostacolo, la procedura di preinfrazione aperta dall’Unione europea sulle megaconcessioni a Trieste marine terminal per il Molo Settimo, alla Siot per il terminal marino dell’oleodotto e a Teseco per il terminal traghetti, era già stato eliminato ad aprile con la chiusura del fascicolo e l’accertata regolarità delle concessioni stesse. Il Piano regolatore sblocca la possibilità di procedere con tutti gli stralci di ampliamento del Molo Settimo per i quali il proprietario di Tmt Pierluigi Maneschi ha già pianificato un maxi-investimento di 188 milioni di euro tra infrastrutture ed equipment. Al termine, sul lato Sud della banchina che verrà allungata e allargata, potranno essere ospitate contemporaneamente due navi di ultima generazione. Ma il nuovo Piano permetterà anche un’operazione di tombamento tra i Moli Quinto e Sesto con la creazione di un nuovo terminal multipurpose e l’allungamento del Molo Bersaglieri della Stazione marittima per permettere l’ancoraggio in sicurezza della maxinavi da crociera che ora è possibile solo grazie alla recente installazione di un dolphin (bricola) provvisorio. Sul versante Sud del porto, cause giudiziarie permettendo, via libera al nuovo terminal traghetti all’ex Aquila progettato da Teseco con un investimento di 90 milioni di euro. Per la Piattaforma logistica (tra lo Scalo Legnami e la Ferriera di Servola) i lavori del primo stralcio (valore di 132 milioni) sono potuti partire comunque, ma da essa dovrebbe stagliarsi l’ultima opera compresa nel nuovo Piano regolatore e cioé quel Molo Ottavo per il quale però, caso unico tra le infrastrutture pianificate, dovrà essere fatta una nuova procedura Via-Vas. Il 30 aprile scorso la giunta regionale aveva espresso parere favorevole nella procedura integrata di Via-Vas con una serie di prescrizioni che prevedono interventi di miglioramento ambientale e la realizzazione di aree verdi pari «ad almeno il 10% delle aree a terra attualmente ricomprese all’interno del limite di competenza portuale verificando la possibilità di introdurne anche all’interno delle aree attualmente edificate». Tra l’altro è stata prescritta la realizzazione di una pista ciclabile sul lato mare delle Rive triestine.

Silvio Maranzana

 

L’Authority: «E ora attireremo investitori»
La governatrice Serracchiani: «Svolta decisiva per lo sviluppo». Cosolini: «Smentiti i pessimisti»
«Dire che sono felicissimo è dire poco». Questo il primo commento del commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino alla notizia dell’approvazione da parte del Commissione Via-Vas del Ministero dell’Ambiente del Piano regolatore del porto di Trieste. «Siamo uno dei pochissimi porti in Italia che si sono visti approvare il Piano in questi anni (Livorno tra i più recenti, ndr.) - gongola D’Agostino - ora siamo in grado di preparare il futuro del porto, anche valutando attentamente però le infrastrutture che in prospettiva il mercato riterrà indispensabili o meno». E nell’ambito della nota emessa più tardi dall’Authority, il commissario sottolinea che «lo scalo triestino ora può voltare pagina. L’ultimo Piano regolatore portuale risaliva al 1957. Finalmente dopo 58 anni, il porto di Trieste potrà disporre di un piano di sviluppo che definisce l’espansione e la razionalizzazione delle aree di quello che sarà il porto del futuro, il porto commerciale e industriale su cui attrarre nuovi investimenti». «Con in mano il nuovo Piano regolatore, che sarà approvato tra poche settimane, andremo a Shanghai dai cinesi e troveremo investitori forti per il porto di Trieste», aveva annunciato recentemente lo stesso D’Agostino. In effetti ora la Torre del Lloyd si trova opportunamente corazzata e armata e con la possibilità di andare a proporsi ai maggiori players internazionali di vari settori logistico-commerciali. Ma lo stesso Piano potrebbe anche mettere fuori gioco il rigassificatore «perché l’impianto e il metanodotto - aveva spiegato il commissario - creerebbero problemi insormontabili a causa della nuova area di evoluzione delle navi e dell'impossibilità di effettuare dragaggi: ciò causerebbe la fuga degli imprenditori e l'impossibilità di mettere in pratica il Piano regolatore stesso». E la soddisfazione ieri si è estesa ben presto anche ai palazzi di piazza Unità. «Il passaggio di oggi - ha dichiarato la governatrice Debora Serracchiani - rappresenta una svolta decisiva, per la quale la Regione si è impegnata con grande determinazione, sul piano dell'espletamento della parte tecnica di sua competenza e sul piano più politico». Per Serracchiani «siamo di fronte a passaggi fondamentali per lo sviluppo futuro dello scalo di Trieste, sul cui rilancio abbiamo cominciato a lavorare fin dall'inizio della legislatura, con grande fiducia nelle potenzialità strategiche di questa infrastruttura. Stiamo portando a casa i primi risultati sostanziali». «Un ottimo risultato, una notizia lungamente attesa con ansia - ha commentato il sindaco Roberto Cosolini - in giro c’erano tanti pessimisti pronti a giurare che l’approvazione comunque non sarebbe arrivata a breve. Ma sono stati smentiti grazie al lavoro di squadra tra le istituzioni che è stato svolto, e soprattutto in virtù della spinta data dal commissario D’Agostino. Un incubo che finisce, ma anche un felice e lungo passo avanti ora non soltanto per il porto, ma per l’intera città di Trieste».

(s.m.)

 

 

TURISMO - Progetto Home Fvg di mobilità sostenibile

La Regione parteciperà come partner progettuale, al progetto «Home-Hospitability in Multicultural Europe», che verrà presentato sul programma della Commissione Europea Cosme. Lo ha deciso la giunta regionale su proposta dell’assessore alle Infrastrutture e Mobilità Mariagrazia Santoro.

 

 

SANTA CROCE E CANOVELLA - Visita guidata “Trek and Sea” con Legambiente

Legambiente, con il circolo Verdeazzurro di Trieste, organizza domani “Trek & Sea”: visita guidata tra costa e mondo sommerso da Santa Croce a Canovella. La durata è di quattro ore circa con pranzo al sacco. Ritrovo in piazza Oberdan alle 9. Per la parte a terra si consiglia di indossare scarpe chiuse da trekking ed eventuali bastoncini e per il seawatching di portare muta (se fa freddo), pinne, maschera e boccaglio. A disposizione, purché prenotate in anticipo, sei maschere e boccagli. Costo gratuito per gli under 12. Per prenotazioni telefonare allo 040 9890553 o al 336 3430369.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 26 giugno 2015

 

 

Arriva il “piano regolatore” per i contenitori culturali

Tassinari in Commissione: «Entro luglio affideremo un incarico per uno studio» - Al nodo dell’ex Pescheria si sommano quelli del Porto Vecchio e via Cumano
«I musei non nascono sotto i cavolfiori». La battuta di Paolo Tassinari, assessore alla Cultura, è risuonata ieri mattina nel corso della riunione della V commissione convocata, su richiesta del consigliere Paolo Rovis (Trieste Popolare) per mettere ordine tra i “contenitori culturali” del Comune di Trieste attraverso la predisposizione di “un piano strategico per il loro utilizzo”. «Tema molto ampio» esordisce Tassinari. «Vasto programma» avrebbe detto il generale De Gaulle. Un vero e proprio “piano regolatore dei musei” secondo Rovis. Sul tema si era applicato anche l’assessore precedente, Franco Miracco, annunciando al suo insediamento una riforma dei musei che non è rimasta neppure sulla carta. «Un sistema da rivoltare come un calzino e ripensare dalla fondamenta» aveva annunciato nel 2013 in una riunione di commissione come quella di ieri. Ma della rivoluzione non c’è traccia. Tanto che ieri Tassinari ha rivelato che, a neppure un anno dal voto, che l’amministrazione affiderà entro luglio un incarico a un operatore specializzato per uno studio preciso sui musei triestini. «Abbiamo avviato dei contatti con delle istituzioni di alto livello. Sarà uno studio allargato anche alle situazione potenziali, non solo a quelle in essere» spiega Tassinari agganciandosi al tema dei contenitori culturali. Anche perchè nel frattempo la situazione si è ulteriormente complicata. «Abbiamo aperto due musei in due anni (il de Henriquez e quello della Civiltà istriana, ndr)» spiega l’assessore anche se, come ricordato da Piero Camber (Forza Italia), la gestazione è stata più che decennale per entrambi. Da qui la massima: «I musei non nascono sotto i cavolfiori». Il riordino dei musei non sarà facile. Un progetto culturale ancora non c’è ed è tutto da costruire. L’amministrazione si è complicata la vita prima con la creazione del polo di via Cumano dove c’è il de Henriquez (partirà a breve il cantiere per il suo ampliamento) e dove è stato traslocato, ancora in era Dipiazza, il Museo di Storia naturale («Ora che c’è va potenziato, ma se non si faceva quella scelta era meglio» ammette l’assessore ai Lavori pubblici Andrea Dapretto). A ciò si aggiungono i contenitori culturali che pioveranno addosso al Comune dalla sdemanializzazione del Porto Vecchio (da quelli già pronti come la Centrale idrodinamica, la Sottostazione elettrica, il Magazzino 26 e Magazzino delle Idee in concessione alla Provincia a quelli potenziali per i quali i costi di recupero si annunciano impraticabili) che si sommano a quelli tuttora indefiniti (Palazzo Carciotti in fase di svuotamento, Palazzo Biserini legato ai fondi Pisus, l’ex Pescheria in cerca di libri e l’ex Meccanografico prenotato per l’Immaginario scientifico). Un bel rebus, insomma. Col rischio di creare delle cattedrali nel deserto in Porto Vecchio (come paventa Giovanni Barbo, consigliere del Pd). «Non faremo accorpamenti di musei» assicura Tassinari rassicurato il destino del Museo di Storia Orientale che qualcuno voleva impacchettare con destinazione San Giusto. Tra le cose concrete si apprende che è in via di ridefinizione al convenzione col museo ferroviario di Campo Marzio e che è in corso il riallestimento il Museo della Risiera di San Sabba. «Non è che tutti i contenitori vuoti siano per forza contenitori culturali» mette le mani avanti l’assessore Tassinari. «Quanti contenitori culturali può reggere il Comune di Trieste?» si chiede l’assessore Dapretto. La sostenibilità dei contenitori è il vero problema. Lo testimonia la vicenda dell’ex Pescheria centrale diventata un Salone degli incanti. Nel giro di un mese sarà affidato lo studio di fattibilità per riconvertire l’ex mercato del pesce «a un uso bibliotecario in senso ampio» dopo che è fallito quello di centro espositivo e mai iniziato quello di museo scientifico. Il problema della Pescheria, come ricorda Dapretto è quello di un contenitore fatto male e costato tanto (7 milioni di euro della Fondazione CrTrieste). «Un ascensore che porta al massimo cinque persone, una terrazza panoramica con un solo lavandino, un auditorium di difficile accesso e utilizzo - spiega Dapretto -. Non si riesce a fare entrare una cosa più alta di due metri e mezzo. Praticamente Cosolini e poco di più». In altre parole si riesce a far passare il sindaco che non è proprio un’opera d’arte.

Fabio Dorigo

 

 

“Controsperimentazione” in via Mazzini - Proposta del consigliere Rovis: bus nella strada pedonalizzata e in Corso Italia ma a senso unico
Una sperimentazione tira l’altra. Soprattutto se si tratta della pedonalizzazione di via Mazzini e la sperimentazione dell’amministrazione comunale che termina il 5 luglio non è stata proprio un successo. Con buona pace dell’assessore Elena Marchigiani.

Paolo Rovis, capogruppo di Trieste Popolare, lancia un’altra sperimentazione assieme ai commercianti di Corso Italia non proprio allineati alla Confcommercio locale. Di sperimentazione in sperimentazione proviamo solo con i bus in via Mazzini e Corso Italia eliminando totalmente il traffico privato. Un traffico pubblico locale a senso unico: in discesa verso le Rive in via Mazzini (da piazza Goldoni) e in risalito in Corso Italia (da piazza Tommaseo). Nell’occasione di potrebbe anche sperimentare un’unica corsia centrale per i bus lasciando gli spazi lungo ai marciapiedi per le attività dei negozianti. «Un compromesso al rialzo, una proposta di buon senso» spiega Rovis dalla sala giunta con il piglio dell’ex assessore che non ha mai smesso l’abito. E ora fa l’opposizione costruttiva. «Il mio giudizio sull’attuale sperimentazione è negativo. Non credo abbia dato i risultati che l’amministrazione si aspettava. Si è riusciti a scontentare un po’ tutti. Così faccio questa proposta di sperimentazione a costo zero visto che basta ripristinare le linee di bu preesistenti - dice Rovis - Si tratta di creare una specie di ring per il trasporto pubblico locale come avviene in molte città europee dove«le zone pedonali sono servite solo dai tram». In questo modo si riuscirebbe a riportare in via Mazzini i cittadini che prima arrivano in bus e soprattutto liberare dal pesante traffico Corso Italia. «Attualmente corso è diventato una tangenziale. Al semaforo sembra di trovarsi al casello di un’autostrada. Un pessimo biglietto da visita per un turista oltre che per chi ci lavora e vive. La situazione è diventata insostenibile. Che si aggiunge al calo di fatturato del 40% registrato da molti colleghi di via Mazzini» spiega il commerciante Pier Guido Collino, titolare di Rosini Calzature. «In Corso Italia siamo costretti a chiudere le finestre per evitare il rumore e l’inquinamento. Non si può andare avanti con tre corsie a scorrimento veloce - spiega il farmacista Simone Barich della Farmacia Al Corso -. Ho raccolto le firme per pedonalizzare Corso Italia. Questa proposta è una mediazione utile per evitare anche una dannosa guerra tra commercianti». Con buona pace, in questo caso, di Franco Rigutti, vicepresidente di Confcommercio.

(fa.do.)

 

«L’assessore spieghi i benefici della chiusura di via Mazzini»
LA LETTERA DEL GIORNO di Giuliana Bressan

Faccio riferimento al Piano del traffico, per invitare l’assessore Marchigiani a chiarire qual’è il lato positivo della chiusura di via Mazzini, per cui vale la pena sostenerla ad ogni costo. Francamente io non l’ho ancora capito, e come me credo moltissime altre persone. Forse l’assessore è sensibile più alle esigenze dei commercianti che a quelle dei cittadini, che numerosissimi, con il referendum del Piccolo, hanno bocciato il progetto. Si rende conto delle difficoltà in cui ha messo moltissime persone, autisti degli autobus, tassisti e soprattutto gli utenti delle varie linee, di cui una certa parte con problemi di deambulazione? Si sa che Trieste ha un’alta percentuale di anziani. Non ci sono più gli snodi importanti di piazza Goldoni e piazza Repubblica, che consentivano di usufruire di altre linee, senza dover fare giri viziosi come ora. E certamente alcuni negozi di via Mazzini avevano più beneficio dal passaggio degli autobus; scendendo là, un’occhiata la si dava sempre e, al bisogno, c’era il mezzo pubblico che consentiva di arrivare a casa con i pacchi. Non vedo nemmeno la necessità del passeggio al centro della via;i marciapiedi sono sufficientemente larghi e in ottime condizioni per farlo senza problemi. I soldi per la loro eliminazione potrebbero essere utilizzati piuttosto per sistemare quelli di altre strade, dove si deve fare attenzione ad evitare le buche frequenti. Tra l’altro adesso si parla anche del maggiore costo per il prolungamento del percorso degli autobus. L’assessore sostiene che attualmente tale costo viene sopportato dall’Azienda trasporti, ma poi ricadrà sul Comune. Chi ci assicura che questo aggravio prima o poi non cadrà sul prezzo delle tessere degli utenti? Un maggior costo per un servizio peggiore. Grazie, non ne abbiamo bisogno! Credo che tornare all’origine, riconoscendo l’errore di valutazione farebbe solo guadagnare all’assessore la stima dei cittadini, considerando pure che il prossimo anno si voterà per il rinnovo dell’amministrazione sindacale.

 

 

Menis boccia la Tari legata ai metri quadrati

«L’unico modo per rendere meno gravosa la tassa sui rifiuti è quello di andare verso una tariffazione puntuale del servizio: pagare in proporzione ai rifiuti prodotti e non secondo i metri quadrati dell’abitazione o dell’esercizio commerciale».

Lo sostiene Paolo Menis, portavoce del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale, sottolineando che «è un passaggio non semplice, certo, ma è l’unica strada per incentivare la riduzione dei rifiuti e ridurre il costo della Tari. È necessario sperimentare questa nuova modalità di applicazione della tariffa - conclude il pentastellato - almeno in alcune parti della città dove è più semplice partire con la raccolta porta a porta». Le nuove tariffe della Tari, discusse in Seconda commissione e che devono ora passare al vaglio del Consiglio comunale prevedono sostanzialmente una leggera riduzione per le utenze domestiche a fronte di un rincaro più consistente per le attività commerciali e in particolare per quelle legate al settore alimentare e alla ristorazione. Le scadenze della tassa saranno: 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre.

 

 

AcegasApsAmga - Tappa a Santa Croce per i sabati ecologici

Torna domani l’appuntamento con i sabati ecologici, l'iniziativa itinerante promossa da AcegasApsAmga e Comune per migliorare la raccolta differenziata e contrastare il fenomeno dell'abbandono di rifiuti ingombranti. Domani il “centro di raccolta mobile” farà tappa a Santa Croce, dalle 10 alle 18, nella sede della Protezione civile.

 

 

Miramare - Col Wwf a caccia di sostenibilità
A caccia di sostenibilità dalle 9 alle 11 Info www.riservamarinamiramare.itDomani a Miramare si andrà “A caccia di sostenibilità” visitando una pedocera, o meglio, impianto di mitilicoltura, praticata nella parte costiera del golfo da metà 1800 (allora su pali infissi nel fondale, oggi su filari sommersi sostenuti da galleggianti). Nel corso di un’escursione di due ore, a bordo della motonave di un mitilicoltore con le concessioni a poca distanza dall’Area Marina, biologi del Wwf e personale degli allevamenti illustreranno le particolarità paesaggistiche e ambientali del tratto di costa e le caratteristiche tecniche di un impianto, la sua produttività e l'impatto sul mare. Proposta da Amp in collaborazione con Wwf Oasi (con partecipazione gratuita previa prenotazione, ma i posti sono esauriti), mira ad aumentare la conoscenza dell’impronta ecologica nel consumo dei prodotti del mare e il mitilo rappresenta un preciso campione di riferimento.

(g.t.)

 

 

SmartGas - Avviso a pagamento: Navi da crociera e camion da gas liquido: IL FUTURO E' ARRIVATO

Il mondo si muove mentre qui si discute ancora di rischi per la sicurezza e di fantomatici danni all'ambiente...

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 25 giugno 2015

 

Questo rigassificatore ci serve davvero? Impossibile rispondere senza il Piano regionale energetico FVG.
Rigassificatore di Monfalcone. Serena Pellegrino (SEL): illustrate le criticità per l’habitat marino al Ministero dell’Ambiente che è competente ad emanare, di concerto con Ministero Beni culturali e Turismo, il provvedimento di compatibilità ambientale
“ Oggi il ministero dell'Ambiente ha risposto all'interrogazione che chiede di fatto come intende sovrintendere sul l'habitat naturale a seguito del progetto di un rigassificatore a Monfalcone di cui non sentiamo proprio la necessità evidenziando che senza un piano energetico regionale continuare a produrre energia, verde o nera che sia, diventa un progetto del tutto folle!”
Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino, capogruppo SEL in commissione Ambiente, che ha evidenziato quest’oggi, insieme alle problematiche della carente programmazione regionale in materia energetica, anche le lacune riscontrabili nella VIA.
“ E’ fuori discussione, come ha ribadito giustamente il Ministero, che la Commissione VIA/VAS deve essere parte terza completamente avulsa dal dibattito politico. Ma ci interessa che anche il Dicastero abbia piena consapevolezza dell’impatto pesantissimo che il progetto del rigassificatore è potenzialmente in grado di produrre sull’ambiente naturale.”
“ Non risulta finora, ad esempio, descritto e quantificato nella relazione di VIA l’impatto nell’habitat marino dell’acqua utilizzata per la rigassificazione e proveniente dai cicli produttivi della cartiera Burgo. Ci rassicura il fatto che il Ministero abbia risposto ricordando la propria competenza, di concerto con il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, a respingere o ad adottare, eventualmente con prescrizioni, il provvedimento di compatibilità ambientale. Successivamente, anche sulla base di questo provvedimento, il inistero delle Attività produttive rilascerà l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto.”
“Infine – conclude Pellegrino – a fronte dello “sblocca Italia” che definisce strategici i rigassificatori, dobbiamo considerare se effettivamente ci servono: qualora tutti gli impianti autorizzati, approvati ed in progetto venissero davvero realizzati, la capacità complessiva degli stessi potrebbe raggiungere entro il 2020 una quantità di gas pari a quasi 48 miliardi di metri cubi, ben superiore alla stima di 24-32 miliardi fatta dalla Strategia energetica nazionale, che nell’incremento di capacità, però, tiene in considerazione il gasdotto Trans Adriatic Pipeline che dovrebbe approdare in provincia di Lecce.”
 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 25 giugno 2015

 

 

Tassa sui rifiuti, minisconto alle famiglie - IMPOSTE COMUNALI - LA NUOVA TARI

La giunta vara le tariffe per il 2015. Aumenti per ristoranti, bar, pizzerie, pescherie e ortofrutta. Pagamenti in tre rate
La giunta rileva che i commercianti risparmieranno sulle aree esterne
Una leggera riduzione per le utenze domestiche a fronte di un rincaro più consistente per le attività commerciali e in particolare per quelle legate al settore alimentare e alla ristorazione. È questa in estrema sintesi la fotografia della Tari, la tassa sui rifiuti, elaborata nella delibera che fissa le tariffe per il 2015 del Comune di Trieste, discussa ieri nella seduta della seconda commissione e ora attesa al vaglio del Consiglio comunale. La tassa sarà versata in tre rate, con scadenze fissate rispettivamente al 31 luglio, al 30 settembre e al 30 novembre, con saldo per gli eventuali conguagli al 30 gennaio 2016. I costi del servizio L’ammontare complessivo dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani e di quelli assimilati tiene conto del Piano economico e finanziario elaborato dal gestore, nello specifico da AcegasApsAmga, che ammonta a 31 milioni e 843 mila euro (Iva inclusa), in linea con lo scorso anno, e che comprende la raccolta, il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, oltre allo spazzamento e al lavaggio delle strade. A questi costi vanno aggiunti quelli a carico del Comune (2 milioni e 725 mila), per un totale di 34 milioni e 569 mila euro: importo che sarà coperto dai proventi derivanti dall’applicazione delle tariffe della Tari. Le aliquote I costi sono suddivisi tra utenze domestiche e non in base alla percentuale di ripartizione del gettito relativo al 2014. Il regolamento della Iuc (Imposta unica comunale) prevede per le utenze domestiche una riduzione pari ad un quinto dell’incremento della percentuale della raccolta differenziata registrata nell’ultimo biennio rispetto all’anno di riferimento. Dato che a Trieste la percentuale di differenziata è salita del 2,65 per cento (32,15 nel 2014 contro il 29,50 del 2013), la riduzione di un quinto è dunque pari allo 0,53 per cento. Una premialità che nei bollettini della Tari va a favore delle utenze domestiche a scapito delle attività commerciali. Le famiglie Le tariffe della Tari tengono conto di una suddivisione che non esisteva prima dell’introduzione della nuova tassa e che riguarda i costi fissi e quelli variabili, con questi ultimi che sono influenzati da vari fattori, come ad esempio il numero dei componenti del nucleo familiare. La Tari 2015 prevede per tutte le utenze domestiche un aumento di 0,2 centesimi al metro quadrato nei costi fissi, che viene però compensato da una riduzione stabilita in base al numero dei componenti alla voce costi variabili. Una riduzione che, rispetto al 2014, va da un minimo di un euro e 85 centesimi (nucleo monofamiliare) fino ad un massimo di 10 euro e 51 centesimi per famiglie con 6 o più componenti e che sale proporzionalmente: -4,33 euro per famiglie con 2 componenti, -5,56 per nuclei con 3 componenti, -6,80 per quelli con 4 componenti e -8,96 per famiglie con 5 componenti. Facciamo qualche esempio concreto: una famiglia di 2 persone che abita in un appartamento di 60 mq pagherà quest’anno una Tari di 187,54 euro (contro i 190,67 del 2014). Una famiglia di 4 persone che vive in un appartamento di 100 mq pagherà 330,37 euro (rispetto ai 335,17 dello scorso anno). Le attività commerciali Come detto c’è anche un rovescio della medaglia che si concretizza in un aggravio per le attività commerciali. A fronte di una quota variabile che rimane sostanzialmente immutata per tutti, in questo caso a fare la differenza in negativo è la quota fissa, con una serie di aumenti al metro quadrato che vanno a colpire in modo particolare le attività del settore alimentare e della ristorazione. Nello specifico, l’aumento sarà di 0,68 centesimi al metro quadrato per ristoranti, trattorie, pizzerie e pub, di 0,59 al metro quadrato per mense e birrerie e di 0,47 per bar, caffè e pasticcerie. L’aumento più elevato in assoluto è però quello che riguarda i negozi di ortofrutta, fiori e piante, pescherie e pizza al taglio, con un rincaro fissato a 0,87 centesimi al metro quadrato. A completare il quadro, c’è l’aumento fissato a 0,42 centesimi al metro quadrato per i banchi di mercato di generi alimentari e quello di 0,25 per supermercati, panetterie, macellerie e salumerie. La compensazione «Il costo della Tari 2015 presenta degli scarti minimi rispetto allo scorso anno - precisa l’assessore comunale al Bilancio Matteo Montesano -. Si tratta di differenze fisiologiche che riguardano degli elementi di aggiustamento specifici. La riduzione delle tariffe che per legge premia le utenze domestiche va a ripercuotersi inevitabilmente sulle attività commerciali anche se parliamo di aumenti che mediamente si assestano sul 2,5 per cento. Va detto però che i commercianti avranno uno sconto rispetto al 2014 sulla metratura delle aree esterne, mentre ci sarà una riduzione del 20% per lo smaltimento dei rifiuti speciali. A conti fatti, in sostanza, ci sarà anche chi si ritroverà a pagare una Tari più leggera rispetto allo scorso anno».

Pierpaolo Pitich

 

«È un’elemosina. E si bastona il commercio» - Opposizioni scatenate. Forza Italia: «Presa in giro». Trieste Popolare: «Dov’è l’annunciata riduzione?»
«La Tari è la tassa che presenta le maggiori difficoltà di riscossione per il Comune di Trieste rispetto a tutte le altre imposte». Lo ha affermato l’assessore comunale al Bilancio Matteo Montesano, nel corso della discussione in seconda commissione sulla delibera che fissa le tariffe per il 2015 della tassa sui rifiuti.

Questo a causa del mancato pagamento di una fetta dei bollettini da parte della cittadinanza, per una cifra che si assesta complessivamente sui 3 milioni di euro e che dunque non entra nelle casse municipali: in pratica si tratta di quasi il 10 per cento del dovuto. Una situazione che deriva da più fattori. «Sul mancato pagamento della Tari vanno ad incidere indubbiamente la crisi economica e le difficoltà oggettive delle famiglie - spiega Montesano -. Ma anche il fatto che non sempre la figura di chi paga l’imposta coincide con il proprietario dell’immobile: la Tari è infatti a carico di chi occupa, anche temporaneamente, l’immobile e questo comporta situazioni che variano nel tempo e dunque maggiori difficoltà nell’individuazione della titolarità della tassa». Intanto però le tariffe elaborate dal Comune per la Tari 2015 non convincono gli schieramenti di opposizione che vanno all’attacco. Ad accendere la miccia il capogruppo di Forza Italia Everest Bertoli: «Siamo di fronte a una colossale presa per i fondelli per imprese e cittadini utile solo alle casse del Comune: la giunta Cosolini aveva annunciato la riduzione della Tari per il 2016 (dopo le elezioni), ma intanto arrivano aumenti da subito per tutte le categorie economiche, soprattutto quelle legate alla ristorazione e artigianali». Per Paolo Rovis (Trieste Popolare): «La Tari non solo non viene ridotta ma mantiene l’aumento deciso due anni or sono: questo significa che la raccolta dell’umido non ha portato benefici ma soltanto costi aggiuntivi». Concetti ripresi da Carlo Grilli (Gruppo Misto) e Manuela Declich (Pdl), mentre secondo Michele Lobianco (Impegno civico) «l’annunciato taglio delle tasse dell’amministrazione Cosolini è di fatto smentito dalla delibera sulla Tari che bastona le categorie produttive e propone un’indecente elemosina nei confronti delle utenze domestiche». Per Alfredo Cannataro: «Si tratta di una tassa non equa che manca di obiettività provocando una disparità di trattamento», mentre per Alessia Rosolen (Un’Altra Trieste) «c’è un accanimento nei confronti di alcune attività economiche che vengono colpite in modo pesante dalla tassazione, alcune delle quali contribuiscono peraltro in modo determinante alla crescita della raccolta differenziata». Infine Marino Sossi (Sel), la cui voce si stacca ancora una volta dal coro della maggioranza: «Siamo di fronte a un’ingiustizia di fondo che va a penalizzare i cittadini che si comportano in modo virtuoso rispetto a quelli che non lo fanno: non si riesce a far scattare un cambiamento culturale».

(p.pit.).

 

 

Vertice urgente sui fumi della Ferriera
Cosolini e Laureni si confronteranno lunedì con il nuovo amministratore Landini. Nel mirino la crescita degli “sfornamenti”
La Ferriera e i suoi fumi ritornano nel mirino. Stavolta è il Comune ad aver chiesto e ottenuto un incontro urgente con il nuovo amministratore delegato della Siderurgica Triestina Andrea Landini. Incontro che si svolgerà lunedì e che, almeno in partenza, non sembra proprio un confronto di ordinaria amministrazione. Sul tavolo molte situazioni che imbarazzano, anche se ieri, in sede di sesta commissione, c’è voluta tutta la verve di Marino Sossi di Sel e, sull’altro fronte, di Franco Bandelli di Un’Altra Trieste per tirar fuori squarci di luce su una vicenda che sta massacrando la stessa maggioranza. Un contesto che l’assessore all’Ambiente Umberto Laureni, documentatissimo sulla vicenda e sui suoi mille risvolti, digerisce a stento. Motivo per cui, quando Sossi, che ormai si è assunto il compito ufficiale di pungolatore della giunta Cosolini, ha illustrato una mozione che documentava e chiedeva ragione delle ultime “sortite” inquinanti di Servola, col consueto, tranquillo aplomb, Laureni si è trovato assolutamente in sintonia. «Capita che la centralina della discordia, quella degli sforamenti in via San Lorenzo in Selva, scelta come emblematica dalla Procura già nel 2008 come rendicontatrice di performance, non possa essere presa in considerazione in quanto non figura tra gli impianti formali legati all’Aia» ha affermato l’assessore. E ha aggiunto: «Se la dovessi prendere in considerazione, dunque, sarei contestato dagli stessi enti di controllo. Aggiungiamoci che due delle centraline dell’Arpa sono state date in gestione direttamente ai privati dell’Elettra e mi sento di dire che la situazione è quantomeno imbarazzante». In precedenza Roberto Decarli di “Trieste Cambia”, punto nel vivo, da ex lavoratore della Ferriera, aveva sostenuto come in realtà la mozione Sossi non fosse che una ripetizione di quanto già previsto nel decreto regionale del 10 aprile scorso, che obbliga la Siderurgica triestina «a non superare in cokeria i 67 sfornamenti al giorno», e cioè la quota che, statistiche alla mano, mantiene i dati al di sotto dell’inquinamento pesante. Obbligo non rispettato, a quanto emerge, se è vero che le ultime cifre parlano di almeno 78 sfornamenti quotidiani. Di qui la richiesta di incontro urgente da parte del Municipio che ha portato Sossi, su richiesta anche di Bandelli, al ritiro della mozione in attesa di chiarimenti della società. Il consigliere di Sel, sia chiaro, è pronto eventualmente anche a inasprire la mozione stessa. Dall’opposizione blandi segnali, eccezion fatta per Bandelli, divertito ma anche, dichiaratamente «imbarazzato» per le camarille in seno al centrosinistra. Sossi gli ha replicato che «il problema della Ferriera non è un problema della destra e della sinistra ma fondamentalmente dei cittadini e dei lavoratori dell’azienda». Quelli, insomma, che adesso attendono con ansia questo nuovo capitolo.

Furio Baldassi

 

 

Missione a Duino per il “vip” pentastellato
Visita lampo del vicepresidente della Commissione parlamentare rifiuti: «No al minirigassificatore»
DUINO AURISINA L’assenza di un piano energetico condiviso e di strumenti urbanistici su porto, paesaggio e industria, nel territorio di Duino Aurisina. Questi i temi sui quali si sono confrontati Stefano Vignaroli, deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati, e alcuni esponenti di gruppi e associazioni locali. Accompagnato dai consiglieri regionali pentastellati Iaria Dal Zovo, Eleonora Frattolin, Elena Bianchi, Andrea Ussai e Cristian Sergo, Vignaroli ha potuto ammirare il golfo dall’alto del castello di Duino dei principi di Torre e Tasso, dov’era stato invitato e si è intrattenuto con Danilo Antoni, rappresentante dei Cittadini per il golfo, Marco Leghissa, coordinatore delle trenta Comunelle della provincia di Trieste, Alvise Tibaldi, del Comitato per la Vita del Friuli rurale, e Brian Harland, dell'associazione Bisiacaria in MoVimento. Gli esponenti locali hanno evidenziato a Vignaroli le criticità presenti sul territorio, sulle realtà già realizzate e su altre in corso di progettazione, e ben visibili dal torrione del castello, come l'elettrodotto, la Ferriera di Trieste, la centrale A2A di Monfalcone, il futuro tracciato dell'alta velocità e infine, quello più preoccupante a detta dei presenti, il sito su cui dovrebbe sorgere il rigassificatore della Smart Gas. Unanime il “no” di tutti in relazione a tale impianto. «Tutti questi progetti - hanno sottolineato i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti locali - meritano un’appropriata riflessione, perché andrebbero a incidere sulla futura sorte dell'estremo lembo settentrionale dell'Adriatico. In questa prospettiva – hanno aggiunto - bisogna considerare non solo la collocazione dell'area, che si trova nel cuore naturale del bacino europeo, ma anche tenere presente una serie di aspetti, come la valorizzazione delle risorse naturali, storico culturali e turistiche, spesso trascurate dalle amministrazioni territoriali, per assenza di una strategia a medio e lungo termine. Bisogna invece usare la massima sensibilità, affinché non si vada a ledere il già precario equilibrio - hanno concluso - in cui si trova il territorio e il mare che circondano Duino Aurisina». Vignaroli ha promesso di continuare il rapporto con i presenti in vista di una «proficua collaborazione con l’obiettivo della salvaguardia del territorio».

(u.s.)

 

 

 

 

PRIMORSKI DNEVNIK - MERCOLEDI', 24 giugno 2015

 

 

Legambiente – la Goletta verde dell'organizzazione ambientalista ha visitato il Golfo di Trieste
Trieste e Sistiana in regola, Muggia no - Il trattamento delle acque reflue nella regione Friuli-Venezia Giulia è inefficace nel 52% dei casi

E' inquinata anche la foce del Tagliamento – Multa dell'UE per 66 milioni di euro (leggi l'articolo originale)
Il mare da Muggia a Aurisina, Sistiana, Grado e Lignano è pulito, mentre c'è un problema grave a Muggia. In particolare, la questione della depurazione degli scarichi con gli impianti di trattamento in quelle zone è efficace, ma con il canale di scarico di via Battisti a Muggia ci sono grossi problemi. L'acqua infatti è gravemente inquinata, e gli scarichi inquinano anche la foce del Tagliamento nei pressi di Lignano.
Lo hanno detto i rappresentanti della Goletta verde dell'organizzazione ambientalista Legambiente, che nell'ambito della sua campagna contro le trivellazioni petrolifere nel mare Adriatico e in generale per la tutela del mare, si è fermata a Trieste. La campagna di quest'anno è iniziata a Rovigno, in Croazia, dove la nave era ancorata dal 20 al 22 giugno. Dopo Trieste la Goletta verde salperà per Caorle e poi per Venezia. Il percorso proseguirà per tutta l'estate fino all'Italia meridionale e alla Sicilia, e si concluderà il 19 agosto all'isola d'Elba.
La Goletta verde ovvero gli esperti di Legambiente durante il viaggio analizzano l'acqua di mare e in sostanza accertano se gli impianti di trattamento delle acque reflue nelle singole aree sono efficaci, hanno detto ieri in una conferenza stampa la portavoce della Goletta verde Serena Carpentieri e il membro della direzione regionale di Legambiente Andrea Wehrenfennig.
Legambiente nelle proprie analisi di solito si concentra su settori in cui non è possibile fare il bagno e che la pubblica amministrazione non controlla. Il problema del trattamento delle acque reflue nel Friuli-Venezia Giulia non è stato ancora risolto e sono in arrivo nuove multe della Unione europea, hanno sottolineato Carpentieri e Wehrenfennig. Legambiente ha preso in esame otto punti sugli 111 chilometri di costa del FVG, di cui due ricevono un punto nero. In sostanza, oltre alle caratteristiche chimiche dell'acqua hanno misurato la concentrazione di enterococchi intestinali e di batteri Escherichia coli. La situazione peggiore era a Muggia, dove l'acqua di mare era "gravemente contaminata", perché la concentrazione di batteri è doppia rispetto al limite previsto dalla legge. Alla foce del Tagliamento la situazione era leggermente migliore e hanno definito l'acqua di mare come "contaminata". Le foci dei fiumi sono certamente contaminate, per definizione, ed è quindi sempre vietata la balneazione, ha detto Carpentieri, ma questo non significa che il governo regionale non debba agire. In FVG il 52,1 per cento delle acque di scarico non è trattato correttamente, ha aggiunto, e ciò il prossimo anno potrebbe costare alla regione FVG una multa della UE di 66 milioni di euro, vale a dire 53,6 euro per abitante.
Del resto il fenomeno grave di Muggia è stato più volte segnalato all'amministrazione comunale di Muggia e alle autorità competenti, ha aggiunto Wehrenfennig, ma il problema si ripete. Il rappresentante di Legambiente ha richiamato l'attenzione sul problema della costruzione del rigassificatore a Zaule, soprattutto del relativo gasdotto (che non ha ancora ricevuto l'autorizzazione ambientale), che, tra l'altro, colpirebbe gravemente l'ecosistema marino. Se infatti tutte le autorità locali e la Regione hanno già espresso la loro opposizione al rigassificatore, questo non vale per il gasdotto, ha sottolineato Wehrenfennig e ha invitato il governo regionale ad esprimere tempestivamente un parere negativo.
A.G. (traduzione Andrea Wehrenfennig)
 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 24 giugno 2015

 

 

Goletta verde boccia Muggia e la foce del Tagliamento

Superano l’esame degli ambientalisti Barcola, Sistiana, Marina Julia e Grado - Polemica con la Regione sulla carenza di fognature e sul rischio di una multa record

LE COSTE SECONDO LEGAMBIENTE - Mare inquinato, in Fvg due punti neri Goletta Verde boccia Muggia e Lignano (foce del Tagliamento)

Il mare del Friuli Venezia Giulia risente di un “deficit depurativo” che rischia di trasformarsi in salate multe della Ue: l’avvertimento arriva dalla Goletta Verde di Legambiente, che ha appena ultimato i controlli lungo i 111 chilometri di costa. Risultato: inquinamento elevato a Muggia e alla foce del Tagliamento.

LE CRITICITA' -  Record negativo per le acque campionate a Muggia, presso lo sbocco del canale di via Battisti, all’incrocio con largo Caduti per la Libertà. Sul banco degli imputati gli scarichi abusivi noti da anni I campionamenti alla foce del Tagliamento hanno evidenziato che l’acqua non rientra nei parametri previsti dalla normativa vigente sulla balneazione. Principali accusati: i pesticidi Promesse da Goletta verde Barcola, Sistiana, Marina Julia, Grado (foce dell’Isonzo e spiaggia all’incrocio fra via del Sole e via Svevo) e Lignano Sabbiadoro (all’incrocio fra il lungomare Trieste e via Gorizia)

TRIESTE È salpata dal Friuli Venezia Giulia la Goletta verde, riproponendo la storica campagna itinerante di Legambiente che ha come scopo il monitoraggio dello stato di salute del mare e dei litorali italiani. Dopo la grande mobilitazione internazionale di scorso, che ha visto il due alberi italiano solcare le acque di Rovigno per ribadire la ferma opposizione contro le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico, l’imbarcazione ambientalista ha diretto la propria prua verso Trieste, dove sono stati presentati i dati del monitoraggio scientifico delle acque regionali. Otto i punti presi in considerazione dall’equipe tecnica di Legambiente lungo i 111 chilometri di costa interessati. Due le insufficienze emerse di cui una molto grave: le acque prelevate alla foce del fiume Tagliamento, a Lignano Sabbiadoro, e quelle campionate nel comune di Muggia, presso lo sbocco del canale di via Battisti, all’incrocio con largo Caduti per la Libertà. In queste ultime, in particolare, è stata riscontrata una carica batterica doppia rispetto ai limiti consentiti dalla legge, mentre lo sforamento alla foce del Tagliamento è risultato inferiore, ma non abbastanza da rientrare nei parametri previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia. La fotografia scattata da Goletta verde non consente di dormire sonni tranquilli, nemmeno alla luce dei restanti sei campionamenti, risultati tutti entro i limiti di legge. Il 52,1 per cento dei reflui civili, infatti, non viene adeguatamente trattato da impianti: una percentuale che pone il Friuli Venezia Giulia fra le regioni italiane con il più alto deficit depurativo e che le consegna la poco invidiabile maglia nera per quanto riguarda la classifica delle sanzioni dell’Unione europea, conquistata grazie alla carenza di impianti di depurazione o fognatura. «Sono passati dieci anni dal termine ultimo che l’Unione europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi ma – spiega la portavoce di Legambiente Serena Carpentieri - non abbiamo fatto altro che collezionare multe piuttosto che agire». Il Friuli Venezia Giulia, stando al rapporto della Struttura governativa di missione contro il dissesto idreogologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, sta andando incontro alla terza sentenza di condanna, prevista per gennaio 2016, che ci condurrà dritti dritti verso una sanzione da 66 milioni di euro, pari a 53,6 euro per ogni cittadino, contro una media nazionale di 8,1 euro. «Sono anni che chiediamo che si investa in maniera seria in questa regione per rendere i corsi d’acqua una risorsa e non una minaccia per l’ambiente – sottolinea Andrea Wehrenfennig dalla segreteria di Legambiente Fvg - . Le ultime stime Istat evidenziano come tre italiani su dieci non siano ancora allacciati a fognature o a depuratori e che il 40 per cento dei fiumi italiani risulti gravemente inquinato». Ma quali sono le sostanze che più di tutte vanno a minare la salute delle acque regionali? Le analisi di Goletta Verde sono state eseguite il 9 giugno scorso, indagando la presenza di enterococchi intestinali e di Escherichia coli. Su questi due parametri microbiologici e su quelli chimico-fisici, quali temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità e salinità, sono stati valutati i campioni raccolti. Oltre alle bocciature di Muggia e della foce del Tagliamento, sono state passate al setaccio, venendo promosse, anche le acque di Barcola, Sistiana, Marina Julia, Grado (foce dell’Isonzo e spiaggia presso l’incrocio fra via del Sole e via Svevo) e di Lignano Sabbiadoro (all’incrocio fra il lungomare Trieste e via Gorizia). «È evidente – così Wehrenfennig – che nel caso di Muggia ci troviamo difronte a uno scarico abusivo, peraltro già segnalato da diversi anni, mentre sulle acque del Tagliamento grava la presenza di inquinanti, quali i pesticidi, frutto di un’agricoltura intensiva». Il viaggio di Legambiente riprende. Tutte le coste italiane verranno toccate dalla Goletta Verde, per un totale di 30 tappe e 2mila miglia nautiche. Nel frattempo, però, la Regione fa sentire la sua voce. L’assessore all’Ambiente Sara Vito accusa Legambiente di aver scattato una fotografia del territorio «senza essere in possesso di un quadro aggiornato» e rivendica «l’impegno della giunta Serracchiani». Non basta. Vito ricorda che il rischio di maxi infrazioni comunitarie si rifà a procedure risalenti addirittura al 2004 mentre adesso la Regione, confrontandosi con Roma, ha sbloccato 50 milioni per il depuratore di Servola e 25 per le criticità più urgenti in provincia di Udine e di Pordenone.

Luca Saviano

 

 

Passa lo scorporo dell’inceneritore - Sì della giunta al conferimento degli impianti di Trieste e Padova in una newco
La giunta Cosolini conferma formalmente il suo assenso all’operazione di scorporo dei termovalorizzatori (più conosciuti con il termine di inceneritori) di Trieste e di Padova da AcegasApsAmga: gli impianti in questione saranno conferiti in una nuova società controllata al 70% da Herambiente e partecipata al 30% dalla stessa AcegasApsAmga.

A portare la delibera all’attenzione dell’esecutivo comunale è stato l’assessore al Bilancio Matteo Montesano, che si occupa anche delle partecipate, quindi, in questo caso, di Hera dove il municipio triestino ha il 4,8%. Hera, a sua volta, controlla AcegasApsAmga. Operazioni, come quelle ora indicate, necessitano di un passaggio confirmativo giuntale. Per Montesano nulla osta a che si effettui il conferimento: la newco - recita il testo della delibera - non modifica l’assetto occupazionale tantomeno quello operativo. Quindi, per il Comune, “ciak si gira”. La questione-inceneritori era stata sollevata in commissione dal capogruppo consiliare di Sel, Marino Sossi, a metà aprile, incidentalmente al dibattito sulle azioni Hera. A stretto giro di posta aveva replicato Roberto Gasparetto, direttore generale di AcegasApsAmga, il quale aveva fornito ampie assicurazioni sulla positività dell’operazione. La nuova società, dove finiranno gli inceneritori triestino e padovano, sarà una “srl” che a regime ricaverà 55 milioni di euro con un consistente margine operativo lordo di 19 milioni. I due impianti trattano complessivamente 1200 tonnellate giornaliere di rifiuti, producendo energia per 216 GWh. Tra Trieste e Padova lavorano 105 addetti: il mutamento societario non avrà alcuna conseguenza su numeri occupazionali e status contrattuale. Gasparetto aveva ancora spiegato che la “ratio” dello scorporo era dettata dall’opportunità di separare la gestione impiantistica dalla raccolta dei rifiuti. Importanti, secondo il manager, le ricadute su Trieste: 30 milioni di investimenti sull’inceneritore e sede dell’azienda nel capoluogo giuliano, con relativi benefici fiscali per la Regione Fvg.

(magr)

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MARTEDI', 23 giugno 2015

 

Depurazione, ancora criticità in Friuli-Venezia Giulia - Degli otto punti monitorati lungo i 111 chilometri di coste due punti sono risultati “fuorilegge”
Legambiente: “È urgente porre fine alla crisi depurativa di questa regione: utilizzare subito e bene i fondi già disponibili per garantire la qualità ecologica dei mari e fiumi, coinvolgendo sia i comuni costieri che dell’entroterra” - Il 52,1 per cento dei reflui civili non viene adeguatamente trattato da impianti (leggi il comunicato stampa)

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 23 giugno 2015

 

 

Legambiente svela la salute del mare sulla Goletta Verde di fronte a piazza Unità

Stamani alle 11, a bordo della Goletta Verde, ormeggiata da ieri davanti alla Scala Reale, di fronte a piazza Unità, Legambiente renderà noti i dati sullo stato di salute del mare del Friuli Venezia Giulia.

Il trentesimo tour della Goletta Verde parte dunque quest’anno dalle nostre acque, con una tappa dedicata in particolare alla discussione sulla qualità del mare, sul pericolo delle estrazioni petrolifere, sulla tutela delle coste e sulla sostenibilità ambientale. La prima tappa italiana del tour 2015 della storica campagna annuale di Legambiente arriva dopo la mobilitazione internazionale di sabato che ha visto la Goletta Verde impegnata a Rovigno per un fronte comune contro le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico. Iniziativa che ha avuto la sua appendice in piazza a Trieste con l’appello social #StopSeadrilling - No oil. Anche oggi, come ieri, dalle 17 alle 19.30 si potrà salire sulla Goletta Verde per una visita guidata.

 

 

Parlerà cinese il raddoppio della Capodistria-Divaccia
La China Road and Bridge Corporation ha avviato i rapporti col governo sloveno - Investimento da 1,4 miliardi di euro con in cambio una concessione portuale
TRIESTE La Cina si avvicina sempre di più al Porto di Capodistria. Adesso è ufficiale, come scrive il quotidiano di Lubiana Dnevnik, l’interessamento di Pechino alla realizzazione della seconda tratta ferroviaria tra Capodistria e Divaccia che costituisce attualmente uno scomodo collo di bottiglia allo sviluppo dopo il 2020 dello scalo capodistriano quando l’attuale traccia sarà completamente satura. Al ministero delle Infrastrutture della capitale slovena è stata ricevuta una delegazione del gigante delle costruzioni cinesi la China Road and Bridge Corporation che ha proposto una joint-venture pubblico-provato per la realizzazione della seconda tratta ferroviaria in oggetto per un costo stimato di 1,4 miliardi di euro. Nel progetto operativo rientra anche la banca di export e import Exim. La mossa della China road altro non è se non l’ulteriore tassello della politica di penetrazione della Cina sui mercati dell’Europa sud-orientale attraverso la realizzazione di opere infrastrutturali. Già lo scorso anno la stessa società ha sottoscritto una dichiarazione d’intenti con l’Ungheria e la Serbia per la realizzazione di una linea veloce di treni tra Budapest e Belgrado. E, ancora a Belgrado, ha realizzato un nuovo ponte che attraversa il Danubio. L’idea poi trae la sua origine dall’incontro di 16 Paesi europei con il premier cinese, Li Keqang sempre a Belgrado cui ha presenziato anche il primo ministro sloveno, Miro Cerar il quale confermò il forte interesse della Cina nella realizzazione di infrastrutture ferroviarie in Slovenia. Senza dimenticare che Pechino ha offerto la sua collaborazione in termini di investimenti al fondo predisposto dalla Commissione Ue per la realizzazione delle grandi infrastrutture all’interno dei ventotto Paesi membri. L’interesse della Cina per il Porto di Capodistria è dettato anche dal fatto che attualmente Pechino gestisce due terminal merci nel porto del Pireo ad Atene, ma da lì, per raggiungere i mercati dell’Europa centrale le stesse merci ci impiegano dieci, undici giorni, per cui un eventuale “passaggio” per Capodistria accelererebbe di molto i termini di consegna delle stesse. È chiaro che Pechino vuole qualche cosa in cambio. Il ministro delle Infrastrutture sloveno, Peter Gašperši› non ha nascosto la possibilità che ai cinesi venga data la realizzazione e la relativa concessione di gestione del terzo molo nel Porto di Capodistria. Meno realistica la possibilità che i cinesi ottengano il pacchetto di maggioranza di Luka Koper, la società che gestisce lo scalo capodistriano anche perché proprio di recente la stessa è stata “classificata” come bene strategico per la Slovenia dal governo Cerar e quindi è stata messa fuori dal calderone delle privatizzazioni. Ma quello che viene dalla Cina non è tutto oro. Le condizioni della joint-venture offerte da Pechino non sono molto convenienti per Lubiana. Queste sarebbero le stesse offerte alla Serbia per la realizzazione del summenzionato ponte sul Danubio. Un prestito a un tasso fisso al 3% da estinguersi in 15 anni. Inoltre la manodopera dovrebbe essere solo cinese. Molto più convenienti sarebbero e condizioni offerte alla Slovenia dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti con cui Lubiana ha già avviato i primi contatti relativamente alla Capodistria-Divaccia. Inoltre a breve la Slovenia saprà quanti dei 380 milioni richiesti al fondo europeo Connecting Europe Facility (Cef) giungeranno a Lubiana. Ma i cinesi non sono i soli ad aver manifestato interesse per la Capodistria-Divaccia. A Lubiana sono giunti i turchi del gruppo Yapi Mekezi, i francesi della multinazionale Vinci e i tedeschi della Gauff. Per ora l’unica cosa certa è che la Slovenia ha pronto il progetto per ampliare lo scalo merci di Capodistria dal suo accesso al Porto fino a Villa Decani, un tratto lungo 1,5 chilometri e che costerà alle casse statali 25 milioni di euro.

Mauro Manzin

 

 

Da Verudella rilasciate quattro testuggini
Hiro, Damir, Robert e Diego sono state rimesse in mare dopo aver ricevuto le cure nell’Aquarium
POLA Gli attivisti del centro per la cura e la riabilitazione della tartarughe che sorge nel comprensorio turistico di Verudella nei presi di Pola vicino alla fortezza austroungarica, ne hanno rimessi in mare altri 4 esemplari tornati perfettamente in salute. Gli eventi del genere attirano sempre un grande pubblico, soprattutto bambini accompagnati dai genitori: questa volta ce n’erano oltre un centinaio. Ogni tartaruga ha la sua bella storia. Iniziamo con Hiro di circa 15 anni di età il cui peso è salito a 30 chilogrammi rispetto ai 22 iniziali. Interessante è che era già marchiata, quindi in precedenza era stata ospite di qualche altro centro di cura. Poi indagando, è emerso che è stata anche in Albania. Era stata salvata nel settembre scorso vicino all’isola di Lagosta in condizioni pressoché disperate: era piena di sanguisughe che l’avevano ridotta in fin di vita. A Damir viene attribuita l’età di circa 5 anni. Anche lei ha messo su qualche chilo durante il periodo di cura a Verudella. Nell’aprile scorso quando venne trovata impigliata in una rete da pesca vicino a Pola fortunatamente senza ferite visibili, aveva solo 4 chili, ora ne ha 10. Pressappoco simili le vicende di Robert e Diego sue coetanee, anch’esse recuperate dalle reti dei pescatori: Robert vicino a Puntisella e Diego poco a sud di Promontore. Solitamente alle tartarughe viene dato il nome di chi le trova. Nell’“Aquarium” fondato nel 2006, esiste la cosiddetta stanza delle piscine dove le tartarughe vengono curate, e subito accanto troviamo l'aula didattica del centro dove sono custodite le fotografie la relativa documentazione di tutte le tartarughe finora salvate, da 10 a 15 all'anno. Le tartarughe che finiscono in cura presentano ferite dovute soprattutto all'urto con le imbarcazioni o perché finiscono impigliate nelle reti dei pescatori che le raccolgono facendo quindi intervenire gli attivisti di Verudella. Qualche esemplare viene trovato sofferente di disturbi naturali, i più frequenti sono quelli gastrointestinali. Dal 2012 il centro è incluso nel progetto europeo NETCET, cui aderiscono 12 partner sotto la guida della Città di Venezia. L’obiettivo principale è la creazione della rete delle istituzioni, organizzazioni e singoli impegnati nella tutela delle balene, dei delfini e delle tartarughe nel Mare Adriatico.

(p.r.)

 

 

Transazione Riccesi, maggioranza divisa
Lunedì la discussione in Consiglio sull’ipotesi piazza Foraggi ma in commissione riesplode la bagarre
Una patata bollente che inizia a farsi incandescente. Con il pericolo concreto di scottarsi. La delibera sulla transazione che dovrebbe chiudere il contenzioso tra Comune di Trieste e impresa Riccesi, relativa al parcheggio mai realizzato a Ponterosso e passato negli anni attraverso l'individuazione di tre siti alternativi, poi a loro volta tramontati (via Tigor, largo Roiano e via del Teatro Romano), fino alla soluzione definitiva del park di piazza Foraggi, sta mettendo in difficoltà i consiglieri oltre a spaccare la maggioranza. Ieri, in attesa della discussione fissata in Consiglio comunale per lunedì prossimo, è andato in scena l'ennesimo dibattito nella seduta congiunta tra capigruppo e quarta commissione. Il problema riguarda la cifra contenuta nella richiesta di indennizzo formulata dall'imprenditore e che peraltro, come ha spiegato l'assessore ai lavori pubblici Andrea Dapretto, «nell'arco di 9 anni non è stata mai messa in discussione». Cifra che è stata ridefinita in 2 milioni e mezzo di euro, dopo la compensazione per l'acquisto dell'area parcheggio. Posto che il “danno emergente” è stato comprovato da specifica documentazione, il nodo della questione riguarda il cosiddetto “lucro cessante”, vale a dire la valutazione del mancato guadagno. Tra i primi a sollevare la questione e a chiedere la sospensione della delibera in attesa di approfondimenti, i consiglieri del M5Stelle: «Si tratta di un piano economico e finanziario che andava verificato meglio dagli uffici comunali» ha rilevato Patuanelli, con i pentastellati che hanno già annunciato un esposto alla Corte dei Conti nel caso di approvazione della delibera. «Come mai non si è riusciti ad eliminare la parte economica del risarcimento, puntando solo sui parcheggi?» si chiede Paolo Rovis (Trieste popolare), mentre per Everest Bertoli (Forza Italia) «serve una relazione puntuale per fare chiarezza su una vicenda che presenta lati oscuri». Ma la transazione continua a dividere anche la maggioranza. Se per il consigliere Pd Brandolisio «si tratta della proposta migliore» e per il collega Petrossi: «parliamo di una cifra già assegnata e di una decisione già presa», secondo Mario Ravalico: «c'è invece una forte perplessità di fronte a un’impresa che decide modi e tempi dell'indennizzo». Ancora più duro Sossi (Sel): «Va costruita dagli uffici una documentazione inappuntabile per capire se la richiesta di risarcimento sia congrua: parliamo di soldi pubblici e l'impresa Riccesi non può dettare l'agenda all'intero Consiglio comunale». Per Furlanic (FdS) «va seguita la strada tracciata già nove anni fa», mentre il capogruppo Pd Toncelli evidenzia la necessità di «altri pareri per permettere ai consiglieri di andare al voto con cognizione di causa». Richieste accolte dall'assessore competente che annuncia «ulteriori approfondimenti da parte degli uffici tecnici». L'ultima parola spetterà all'aula tra sei giorni. Più di qualcuno si augura siano lunghissimi.

Pierpaolo Pitich

 

Parte la “rinascita” delle spiagge muggesane

Sì alla riqualificazione da Porto San Rocco a Punta Olmi con park, ripascimento e pista ciclopedonale

MUGGIA Passo decisivo per la riqualificazione del tratto Porto San Rocco–Punta Olmi. La giunta Nesladek ha dato il via alla linea tecnica del primo stralcio del progetto definitivo-esecutivo della fascia costiera con finalità turistico balneare. I lavori inizieranno in autunno per concludersi nell’estate 2016 e costeranno un milione 230 mila euro. Complessivamente la riqualificazione costiera richiederà una spesa di circa 7 milioni e si completerà con il progetto di sistemazione del terrapieno di Aquario. Dopo l’ok ricevuto durante l’ultima Conferenza dei servizi, il progetto della rinascita della costa rivierasca aggiunge un ulteriore tassello. La riqualificazione generale di tutta la zona del litorale muggesano che va da Porto San Rocco a Punta Olmi per un tratto di 1,3 chilometri prevede nuovi spazi di parcheggio, una pista ciclopedonale sul lato mare che migliori la fruibilità della costa e l’accesso agli spazi balneari con un allargamento verso mare, un riempimento protetto da una mantellata e un ripascimento in ghiaia da Porto San Rocco sino all’ex Bagno della Polizia. «Il primo stralcio funzionale approvato in giunta prevede alcuni interventi del progetto definitivo partendo da Punta Olmi fino al Pontile a “T” - racconta l’assessore ai Lavori pubblici Marco Finocchiaro - . In particolare verrà realizzata una rampa d’accesso alla spiaggia di Punta Olmi, la pista ciclopedonale sul lato mare, la messa in sicurezza della strada costiera e delle piazzole esistenti mediante la realizzazione di scogliere e ripascimenti in ghiaia ed infine, le sistemazioni idrauliche e le predisposizioni impiantistiche». Rispetto al progetto definitivo generale, recependo le prescrizioni della Provincia, la strada non verrà spostata verso il monte e di conseguenza nessun parcheggio verrà tolto, anche se da intese con lo stesso ente è prevista la cessione al Comune di tutta la costiera con conseguente declassamento e realizzazione di sistemi di moderazione della velocità e adozione di sistemi che favoriscano la mobilità sostenibile. «Lo stralcio progettuale - puntualizza Finocchiaro - era già stato inserito nel programma triennale delle Opere pubbliche e ha ottenuto la conversione di parte del contributo regionale da conto interessi di 1,8 milioni in conto capitale per circa 540 mila euro. Il primo lotto funzionale, dell’importo complessivo di 1,23 milioni, verrà di conseguenza coperto con il contributo concesso dalla Regione e mediante la vendita di azioni/ partecipazioni». Fondamentali per partire in autunno sono la modifica del piano triennale delle Opere pubbliche (per modificare le fonti di finanziamento) e l’approvazione del nuovo Piano regolatore entro giugno (per ottenere la compatibilità urbanistica del progetto). Il progetto del primo stralcio dell’opera Porto San Rocco-Punta Olmi è stato presentato dall’Ati con sede a Noventa Padovana composta da Hydrosoil srl (mandataria), Beta Studio srl (mandante) e Dinamisa srl (mandante) con un importo pari a un milione 230 mila euro di cui 984.931 euro per lavori a base di gara e 36.644 per oneri della sicurezza non soggetti a ribasso di gara. Entusiasta il sindaco Nerio Nesladek: «Finalmente è arrivato il momento in cui, nonostante le svariate difficoltà burocratiche si può iniziare a concretizzare il progetto sulla costa come da impegno preso coi nostri cittadini». Tempistiche? Nesladek non ha dubbi: «L’obiettivo è iniziare i lavori in autunno e finire un primo lotto entro la prossima stagione estiva. Ce la metteremo tutta per farcela».

Riccardo Tosques

 

URBANISTICA - Il Piano regolatore alla “festa dei fuochi”

“Più verde, basta cemento”. “Nessuno è perfetto, neanche gli elaboratori del nuovo Piano regolatore”. Sono alcuni degli slogan che annunciano il dibattito sul Prg oggi alle 18 nell’ambito della festa dei fuochi di San Giovanni, in piazza Volontari Giuliani, del Comitato rionale.

 

Festa tra ciliegie, falò e dibattito sul Prg
Dalle 16.30 in piazza Volontari Giuliani si celebra la notte di San Giovanni
Banchetti enogastronomici, laboratori artigianali, giochi, danze popolari. Ma anche un dibattito sul Piano regolatore della città. Sarà gran festa oggi, a partire dalle 16.30, in piazza Volontari giuliani, su iniziativa della Pro Loco del rione di San Giovanni – Cologna. Sotto il titolo “Il fascino e la magia dei fuochi di San Giovanni”, da metà pomeriggio e fino a sera tutti coloro che vorranno potranno partecipare a un tradizionale appuntamento dedicato alla notte più breve dell’anno. Si comincerà alle 16.30, con le lavagne in piazza «per apprendere l’inglese e lo sloveno – spiega Luciano Ferluga, storico animatore di molte attività che si svolgono a San Giovanni – in maniera inusuale». Alle 18 il momento più importante sotto il profilo istituzionale: il pubblico dibattito su pregi e difetti del Piano regolatore. «Il titolo – precisa Ferluga – è “Più verde, basta cemento”, che mi sembra molto chiaro». È stata invitata anche Elena Marchigiani, assessore comunale e principale ispiratrice del piano. «Ma vorremmo venissero anche i componenti della Commissione urbanistica – ha aggiunto Ferluga – e se verranno tutti sarà un bel discutere». Mentre gli adulti affronteranno questi argomenti, alla stessa ora i più piccoli potranno cimentarsi nella creazione delle tradizionali coroncine di San Giovanni, grazie alla disponibilità dell’Associazione “Il Ponte”, che collabora con la Pro Loco per l’organizzazione dell’intero evento. Alle 18.30 apertura dei chioschi e dei banchetti enogastronomici. Alle 19 la “Ciliegiata”, con giochi e improvvisazioni in attesa del falò. Alle 19.30 esibizione di danze greche tradizionali a cura del gruppo ”Charoumenes”, che si è già proposto più volte a Trieste, riscuotendo sempre un buon successo di pubblico. Alle 20 spettacolo del gruppo femminile canoro “Pontes – Mostovi”. Dopo di che inizierà l’attesa per la notte che porta alla festa di San Giovanni che la chiesa celebra domani, 24 giugno. «La tradizione del rione – conclude Ferluga – consiste proprio nell’aspettare tutti assieme la festa del patrono del nostro rione». L’organizzazione consiglia di portare sedie.

(u.s.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 22 giugno 2015

 

 

L’ambiente - La Goletta Verde arriva in piazza Unità

La Goletta verde arriva in piazza Unità. Il Friuli-Venezia Giulia sarà infatti la prima regione italiana toccata dal tour 2015 della Goletta Verde in occasione della campagna itinerante di Legambiente, che anche quest’estate realizzerà un monitoraggio sullo stato di salute del mare e dei litorali italiani. L’imbarcazione sarà ormeggiata dal pomeriggio di oggi alla Scala Reale in piazza Unità e si potrà visitare dalle 17 alle 19.30. Domani appuntamento alle 11, per la presentazione dei risultati del monitoraggio scientifico delle acque del Friuli-Venezia Giulia

 

 

Parco di San Giovanni - “Pienone” a Bioest con diecimila visitatori
Grande successo per la 21ma edizione di Bioest con oltre 10mila visitatori in due giorni. «Il verde del Parco di San Giovanni – riferisce Tiziana Cimolino a nome dell’associazione - è l’ambiente più adatto all’evento e siamo stati premiati da un tempo adatto alla circostanza.

Molti i visitatori da tutta Italia e dall’estero: l’Incontro di economia solidale ospitato dall’edizione 2015 ha ulteriormente vivacizzato la partecipazione». Per tutto il giorno c’è stata grande animazione attorno ai 170 stand. «I visitatori si sono mostrati interessati e partecipi e in moltissimi hanno preso parte alle attività divulgative proposte tra cui la giornata internazionale dello yoga». «Per fare sistema tra tutti i soggetti operanti nel mondo delle buone pratiche – spiega Ferruccio Nilia, promotore della rete regionale di Economia solidale – abbiamo organizzato una scuola con 60 operatori, quasi una convocazione degli stati generali dell'economia solidale per coniugare teoria e prassi e individuare progetti concreti in grado di sostenere lo sviluppo dei distretti e delle filiere di economia solidale e organizzato un tavolo con le istituzioni». «La Regione – conferma la presidente Debora Serracchiani - è molto attenta al tema dell’economia solidale e un disegno di legge sarà oggetto di discussione in Consiglio regionale nei prossimi mesi. Esiste un movimento sempre più esteso al quale come istituzione non possiamo non prestare attenzione». Il sindaco Roberto Cosolini loda il tema scelto, “Sconfinamenti”: «Se c’è un luogo dove sconfinare ha sempre rappresentato un valore e mettere confini un disvalore, questa è la nostra città, che è cresciuta e si è sviluppata come città aperta, luogo di incontro e di arrivo di comunità da tutto il mondo che hanno fatto grande la Trieste moderna». Significativa anche la ricaduta economica dell’evento che ha visto la presenza di oltre 500 persone. «Sono stati riempiti due alberghi e l’ostello scout – conclude Cimolino - oltre che numerosi bed & breakfast. Inoltre, grazie a una campagna di ospitalità, una trentina di persone è stata sistemata in abitazioni private presso famiglie triestine».

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 21 giugno 2015

 

 

Il filosofo verde punta a una nuova economia

Il brasiliano Euclides Mance ospite di Bioest, che si conclude oggi al parco di San Giovanni
Rischiamo la catastrofe - Secondo il pensatore, «la visione capitalista del mercato e la ricerca esasperata del profitto stanno colpendo 790 milioni di persone»
«Stiamo rischiando la catastrofe e l'unico modo per evitarla è cambiare dalle radici il nostro sistema economico». Queste parole del filosofo brasiliano Euclides Mance, ospite in questi giorni della XXI edizione di Bioest, la Fiera dei prodotti naturali e delle associazioni ambientaliste, culturali e del volontariato, rendono al meglio il senso di questa manifestazione ormai tradizionale per Trieste. Bioest si concluderà oggi al parco San Giovanni. Quest'anno si è allargata rispetto alla formula consueta, ospitando gli appuntamenti dell'Incontro nazionale di economia solidale che da oltre 10 anni si svolge in una città diversa e per il quale nel 2015 è stata scelta proprio Trieste. La manifestazione, che prevede un ricco carnet di eventi, è a ingresso libero e proseguirà dalle 9 alle 22. Mance è stato sicuramente uno degli ospiti più rilevanti di questa edizione. Esponente dei movimenti sudamericani per una diversa economia che in Sudamerica si ispirano ai principi del “buen vivir” e di “pacha mama”, venerdì ha tenuto una “lectio magistralis” al San Giovanni. Professore, quale è la sua opinione sulla crisi socioeconomica in corso? La visione capitalista del mercato e la ricerca esasperata del profitto stanno colpendo 790 milioni persone: il 40% della popolazione mondiale vive con meno di due dollari al giorno. Questo sistema economico non può andare avanti: occorre una trasformazione in una nuova forma sociale che assicuri il “buen vivir” per tutti e l'accesso all'informazione, all'educazione e alla comunicazione. La logica dello sviluppo economico attuale è del tutto sbagliata in quanto non promuove la libertà, ma solo l'accumulo di capitale. C'è ancora tempo per evitare il crollo ambientale? Il tempo diminuisce di volta in volta, ci avviciniamo la punto di non ritorno. Ma il problema non è questo. Il sistema capitalistico sarà felicissimo, una volta avvenuto il crollo: potrà trarne nuovi profitti. L'80% dell'umanità, nel frattempo, vivrà senza cibo, acqua, condizioni basilari. Nel frattempo i capitalisti continueranno a guadagnare. Ecco perché questa gente non può continuare a guidare il mondo. Cosa serve invece? Bisogna abbracciare un nuovo sistema che garantisca equilibrio ecologico e sostenibilità sociale, dimensione etica e democrazia. Come farlo? Attraverso l'economia solidale, concetto che si sta sviluppando dappertutto e in Brasile coinvolge già 3 milioni persone muovendo 67 miliardi di dollari. Si sta formando una nuova classe sociale di lavoratori proprietari dei loro mezzi di produzione che ha diritto di decidere e di costruire una nuova economia, che ha accesso a internet e ai software liberi. Non stiamo parlando della vecchia classe operaia, ma di un fenomeno nuovo. E' un fenomeno estendibile al resto del mondo? Dobbiamo capire assistendo a un cambiamento epocale di proporzioni mondiali. La rivoluzione tecnologica degli anni Settanta ha avuto un impatto profondo sul processo produttivo, i beni intangibili hanno portato a un'altra forma di capitale, segni che si convertono in proprietà e consentono l'accumulazione di valori in numeri stratosferici, generando disoccupazione, sottoccupazione e la crisi ambientale. Nascono però anche reazioni: movimenti ambientalisti, giovanili, culturali, imprese autogestite, commercio giusto, finanza etica, reti di botteghe, banche comunitarie. Questi fenomeni avanzano in tutto il mondo e quando prenderanno coscienza della loro forza economica e si uniranno in una rete globale potranno avviare un cambiamento reale.

(g.tom.)

 

 

Tre punti per “raccogliere” l’acqua - A scuola di biodiversità tra Filtri, Molo piloti e Caliterna a Muggia
Oggi c’è l'Ocean Sampling Day e in tutto il mondo vengono raccolti campioni di acque marine per studiarne la biodiversità.

Impegnati sul campo non solo i ricercatori, ma anche i cittadini. In Friuli Venezia Giulia, l’attività di campionamento è coordinata dai ricercatori dell’istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). «Ogs partecipa all’Ocean Sampling Day già dalla prima edizione, che si è svolta lo scorso anno - spiega Paola Del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia - quest’anno, nell’ambito della campagna di citizen science lanciata per l’occasione, abbiamo deciso di coinvolgere gli studenti delle scuole superiori, considerando l’interesse e la specializzazione della nostra regione, che ha individuato il mare e la crescita blu (blue growth) come tematiche di forte interesse su cui investire per lo sviluppo futuro” aggiunge. Alla raccolta dei campioni di acqua partecipano studenti dell’Istituto tecnico economico per il turismo di Lignano Sabbiadoro (ISIS Latisana), del Liceo Scientifico Galileo Galilei e dell’Istituto Nautico di Trieste. In regione appuntamenti alle ore 10.30, nella spiaggia dei Filtri di Aurisina, al Molo Caliterna a Muggia, al Molo Piloti a Trieste e alla Terrazza Mare a Lignano. Tutti i partecipanti avranno a disposizione alcuni kit per campionare le acque in modo indipendente. «I campioni raccolti verranno poi inviati ai coordinatori del progetto», spiega Francesca Malfatti, ricercatrice di Ogs. «L’attività con le scuole non termina però il 21 giugno, perché quando riceveremo i risultati torneremo in aula per discuterli e approfondirli con i ragazzi».

 

 

A Muggia assessore in ferie e Piano regolatore a rischio
Da domani la delibera sarà all’esame del Consiglio comunale per quattro sedute - Ma l’assenza di Fabio Longo potrebbe causare problemi di numeri a Nesladek
A rischio l'approvazione del Piano regolatore generale comunale (Prgc) di Muggia. A partire da domani in quattro distinte sedute (lunedì, martedì, giovedì e sabato, sempre a partire dalle 18.30), la giunta Nesladek dovrà cercare di far passare ben 163 punti per delineare la Muggia del domani. In queste ore però è scoccato l'ultimo pesante campanellino d'allarme in seguito al voto contrario dell'assessore all'Ambiente Fabio Longo (indipendente, ex Idv) sulla Vas, il documento che di fatto anticipa l’analisi delle osservazioni ed il voto del nuovo Prgc. Se poi si scopre che l'assessore Longo, durante i quattro giorni più caldi dell'epopea Nesladek non parteciperà al voto in quanto in ferie, ecco che il quadro si fa politicamente ancora più intrigante. Perentoria la vicesindaco Laura Marzi: «Se non passa il Prgc, mi dimetto». «E' vero, durante l'analisi delle osservazioni ed il voto del nuovo Prgc non sarò presente, ma avevo avvisato ben tre mesi fa che sarei stato assente a fine giugno: casualmente è stato deciso di affrontare il Piano regolatore proprio in questa settimana, ma ho la coscienza a posto, spesso l’impegno lavorativo mi occupa 16-18 ore al giorno, ritengo assolutamente legittimo salvaguardare anche il mio diritto alla salute». Longo, l'ambientalista di ferro della seconda giunta Nesladek, mette a tacere le malelingue che davano per strategica la sua assenza. Al recente voto negativo sulla Vas, però, Longo preferisce trincerarsi dietro un “no comment” che evidentemente nasconde forti contrarietà a un Prgc non condiviso. Un'altra grana sul voto del Prgc riguarda il “conflitto di interessi” che coinvolgerà l'assessore Stefano Decolle. Il geometra, esponente di spicco del Pd rivierasco, sarà infatti costretto ad uscire dall'aula: «Ci sono una quindicina di punti del piano in cui sono responsabile di pratiche edilizie, quindi non parteciperò al voto». Sulle difficoltà nell'affrontare il Prgc Decolle non si nasconde: «Qualcuno ha preferito andare in ferie proprio ora, pur volendo rimanere dentro la maggioranza, ovvio che qualche grattacapo sul numero legale ci sarà». “Buone” notizie per Nesladek arrivano invece dal comunista Maurizio Coslovich. «Sarò presente alle riunioni del Consiglio comunale che affronteranno il nuovo Prgc», preannuncia a sorpresa il capogruppo della Federazione della Sinistra. Le vere incognite riguardano i “liberi pensatori” della maggioranza. Danilo Savron, anima critica del Pd, è perplesso: «La situazione è difficile perché non si sono volute accettare delle piccolezze dimostrando insensibilità nei confronti delle esigenze dei nostri concittadini. Siamo sempre stati contro le speculazioni, però questa volta c'è stata troppa rigidità e poi l'Ezit ci ha imposto i suoi dettami». Roberta Tarlao, referente della lista civica Meio Muja, garantisce fedeltà e indica l'orientamento che verrà seguito dal consigliere Marina Busan: «Non siamo dei tecnici urbanisti, ad ogni modo ci sono accordi condivisi già dalla prima legislatura con il sindaco Nesladek, quindi seguiremo le indicazioni in linea di massima promosse dalla maggioranza. Marina Busan sarà presente in aula: non volteremo le spalle alla maggioranza». A questo punto Geremia Liguori (indipendente, ex Sel) potrebbe fungere da ago della bilancia. Questa complicata situazione viene analizzata da Claudio Grizon, consigliere del Pdl: «Se, oltre che sulla contrarietà all’unione con il Comune di Trieste, l’asse tra i consiglieri Liguori e Savron dovesse rinsaldarsi ancora, potrebbe riconfermarsi la tradizione dell’incapacità da parte della sinistra di approvare un piano regolatore, come era già accaduto nel 1993 quando il sindaco Sergio Milo venne sfiduciato. Secondo me, con l’autonomia di Liguori e le evidenti insoddisfazioni di Savron, il voto finale pare davvero a rischio». Sempre a giudizio di Laura Marzi, «l'assessore Longo sapeva che entro il 30 giugno avremmo chiuso il Prgc, quindi c'era ampia possibilità di spostare le proprie ferie. Comunque sono fiduciosa che il Prgc verrà votato: attendo coerenza per le scelte sin qui intraprese».

Riccardo Tosques

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 20 giugno 2015

 

 

«L’Adriatico invaso dalle trivelle»

Il dossier di Goletta Verde contro le compagnie petrolifere
ROMA Con 78 concessioni già attive per l’estrazione di gas e petrolio, 17 permessi di ricerca rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata a cui si aggiungono 24 richieste avanzate per il tratto italiano, il Mar Adriatico è stato già messo a dura prova dalle trivellazioni. Un’area di circa 55.595 chilometri quadrati di mare è sotto scacco delle compagnie petrolifere. Senza contare il via libera rilasciato poche settimane fa dal ministero dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a due compagnie per indagini su oltre 45mila kmq nell’Adriatico. Per contrastare questa corsa all’oro nero e difendere le coste e il mare, la Goletta Verde di Legambiente parte (oggi) dalla Croazia. La campagna itinerante sarà all’insegna dello sogan “ #StopSeadrilling - No Oil”. Flash mob e azioni di protesta sono in programma oggi in diverse città che si affacciano sull’Adriatico, come Trieste, Caorle, Jesolo, San Michele al Tagliamento, Rosolina, Ravenna, Ancona, Pescara, Polignano. Così come in contemporanea saranno organizzate iniziative in Croazia, Albania, Montenegro e Bosnia Herzegovina. L’appello è rivolto anche al popolo social che potrà interagire con l’hashtag #STOPseadrilling. Secondo il report #StopSeaDrilling, la zona dell’alto Adriatico vede una forte attività di estrazione di idrocarburi, prevalentemente di gas; la produzione nel 2014 è stata di 3.336 milioni di Sm³, circa il 69% del totale estratto in mare, che a livello nazionale nel 2014 è stato di 4.863 milioni di Sm³; le concessioni attive ad oggi sono 39. Nel medio e nel basso Adriatico, tra le Marche e la Puglia sono attive 21 concessioni di estrazione di idrocarburi (gas e petrolio). Di queste quelle da cui si estrae petrolio sono 3 (tab.4), per un totale di 1.127 kmq di estensione, 8 piattaforme e 34 pozzi produttivi; i titoli appartengono all’Eni, all’Edison e uno di Eni-Edison a largo delle coste di Vasto. Piattaforme che rischiano di aumentare, nel tratto di costa abruzzese di Ortona, la d26 BC-AG di Agip, e la nuova piattaforma Ombrina mare della Rockhopper che ha ottenuto il parere postivo della Commissione VIA nazionale il 6 marzo. Decisione contestata da tutta la comunità abruzzese. Infine, nel marzo del 2014 è iniziata la corsa all’oro nero nelle acque croate: oggi sono 36.822 kmq del Mar Adriatico croato suddivisi in 29 macro aree da investigare per la ricerca di idrocarburi. Attività che andrebbe ad aggiungersi alle 19 piattaforme di estrazione di gas già presenti in acque croate. Dopo la tappa in Croazia Goletta Verde salperà per un viaggio di due mesi che toccherà le coste di tutta Italia, dall’Adriatico allo Ionio, dal Tirreno al Mar Ligure, per un totale di 30 tappe, 2.000 miglia nautiche e 500 ore di navigazione. Nel mirino dei controlli, i problemi della depurazione dei reflui, il monitoraggio delle plastiche in mare (macro e microlitter), la lotta contro le illegalità a danno di mare e coste, ma anche l’Italia virtuosa e il turismo sostenibile. Trieste, Venezia e Ferrara le prime tre tappe dell’imbarcazione di Legambiente che concluderà il suo viaggio in Toscana, tra il 12 e il 19 agosto infatti, sarà a Marina di Pisa, Talamone (Gr), Castiglione della Pescaia e infine Isola d’Elba (Li).

Annalisa D’Aprile

 

 

PROPOSTA DI LEGGE - Svolta “Rifiuti zero” lanciata dal M5S
TRIESTE - Il Movimento 5 Stelle ha presentato ieri la proposta di legge regionale “Rifiuti zero”, alla presenza del deputato Stefano Vignaroli, vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Il consigliere Eleonora Frattolin ha ricordato che in Fvg la legge e il regolamento sulla gestione dei rifiuti «sono antiquati e attribuiscono ancora un ruolo troppo rilevante all’incenerimento, andando contro le direttive europee». Per Frattolin «il centrosinistra non ha fatto molto per innovare, nonostante ripetuti annunci: eppure non esistono ancora regole chiare sulla raccolta differenziata. La nostra proposta vuole essere uno stimolo, come avvenuto per quella sul reddito minimo: puntiamo a eliminare gli sprechi, a incentivare il riuso, a sostenere il riciclaggio. E vogliamo sia fatta corretta informazione, per responsabilizzare ogni soggetto della filiera del ciclo dei rifiuti». Il M5S riconosce che «sia in atto in regione un aumento della differenziata» e, in proposito, ricorda che Trieste è ultima con grande distacco, a causa della presenza dell’inceneritore, che provoca l’afflusso di rifiuti da altre zone del Fvg. «La nostra proposta - dice Frattolin - intende riorganizzare il ciclo, andando verso il recupero totale dei materiali: vogliamo omologare il sistema in tutta la regione e renderlo autosufficiente, attuare un piano di monitoraggio sanitario e ambientale, abolire l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili, diminuire il conferimento in discarica, procedere con la raccolta porta a porta, stabilire i tempi entro cui raggiungere determinate percentuali di differenziata e rimodulare i tributi sulla base della virtuosità dei Comuni». La proposta prevede inoltre sconti sulle imposte in caso di compostaggio domestico, una moratoria fino al 2020 sulla costruzione di nuovi inceneritori, la tassazione alle aziende che non mettono a disposizione il vuoto a rendere. Vignaroli ricorda che «il movimento ha depositato in parlamento un disegno di legge sugli ecoreati. Bisogna colpire chi commette illeciti. Purtroppo, l’aumento di produzione di rifiuti corrisponde di fatto all’aumento di Pil: più spazzatura produciamo e più il nostro presunto benessere aumenta nelle statistiche. Produttori monopolistici di imballaggi, come il Conai, hanno tutto l’interesse a produrre confezioni e quindi rifiuti: si deve intervenire anche riducendo la produzione dei materiali alla fonte».

(d.d’a.)

 

 

Arrivata in Carso la zecca della meningite

Reso noto uno studio del Burlo e dell’Icgeb che nel 2013 hanno riscontrato i primi tre casi di Tbe trasmessi dal parassita
ceppo europeo L’infezione per fortuna non è virulenta come in Siberia e Oriente
Nella maggior parte dei casi si presenta solo con una prima fase febbrile ma a volte arriva anche una seconda fase, neurologica che comporta paralisi locali e in certi casi può portare a invalidità permanenti. È la meningoencefalite da zecca (Tbe), che un tempo in Friuli Venezia Giulia era riscontrata soltanto nell'Alto Friuli mentre da qualche anno è sbarcata anche a Trieste. Lo prova uno studio pubblicato su Journal of Clinical Virology che descrive i primi tre casi di trasmissione di Tbe nell'area Triestina, scrive l'agenzia Ansa. I TRE CASI Il virus è stato identificato nel Laboratorio di virologia dell'Ospedale Burlo Garofolo dall'equipe coordinata da Pierlanfranco D'Agaro, anche in collaborazione con il Laboratorio di virologia molecolare dell'Icgeb diretto da Alessandro Marcello. La Tbe è un'infezione che interessa il sistema nervoso centrale e si può contrarre a causa del morso di una zecca infetta. Ma non solo. «Abbiamo studiato tre casi di persone infettate nel 2013 nel Carso triestino - precisa D'Agaro - e uno dei tre pazienti ha probabilmente contratto il virus bevendo latte crudo non pastorizzato, perché mucche o capre, se infette, possono trasmettere il virus con il latte». Andando al pascolo infatti gli animali possono contrarre la malattia e passarla ad altri esseri viventi, attraverso il latte o latticini fatti a freddo. È il caso di uno dei tre pazienti presi in analisi dagli studiosi: mentre i primi due erano stati infettati dalle zecche, il terzo con tutta probabilità ha contratto la malattia proprio nutrendosi di latte crudo. IL VIRUS I ricercatori hanno isolato il virus e sequenziato il suo genoma per definirne meglio le caratteristiche epidemiologiche. «Si tratta di un virus del tipo europeo, fortunatamente meno virulento dei ceppi siberiani e orientali» precisa Marcello, da anni occupato nello studio dell'infezione da virus Tbe: «Sostanzialmente si tratta di un virus molto simile a quello riscontrato nei paesi vicini, Austria e Slovenia». «Non deve sorprendere la presenza di casi di trasmissione del virus anche in aree finora non interessate dal fenomeno -aggiunge -. Negli ultimi anni c'è stata infatti un'espansione in Europa Occidentale e nel Nord Italia, particolarmente in Trentino e Friuli Venezia Giulia, della presenza di zecche che sono potenziali vettori del virus». LA PREVENZIONE Proprio per identificare precocemente l'insorgere di nuove epidemie virali gli scienziati dell'Icgeb, in collaborazione con il Burlo, l'università di Trieste, Euroclone e il Consorzio di biomedicina molecolare di Area Science Park, e con il supporto? della Regione, stanno sviluppando kit diagnostici portatili pensati per rendere la diagnosi più veloce. I consigli del professor D'Agaro sul fronte della prevenzione sono diversi: «È buona norma usare dei repellenti, vestirsi di colori chiari, evitare l'erba alta e non usare sostanze irritanti che, al momento di rimuovere la zecca, possono favorire il fenomeno del rigurgito e aumentare il rischio di infezione». Ma più importante è senza dubbio la vaccinazione: «Oltretutto in Friuli Venezia Giulia è gratuita e veramente non avrebbe senso non farla». L'attenzione rimane alta: «Dal 2013 possiamo dire che la malattia è arrivata anche da noi. L'anno scorso è stato piuttosto quieto ma, senza fare previsioni, può essere che il 2015 si riveli più vivace, nel Bellunese sono già stati segnalati alcuni casi». LA TBE In che modo si manifesta la malattia? «Può comparire in maniere anche grave - dice D'Agaro -. Si tratta di una malattia bifasica come la vecchia poliomelite. C'è una prima fase febbrile, che nella maggioranza dei casi è l'unica a comparire, poi però può arrivare la fase paralitica che interessa soprattutto gli arti superiori, e che può portare anche a invalidità permanenti». Le conseguenze sono quindi potenzialmente «pesanti», anche «se le forme gravi per fortuna non sono frequenti. Possiamo dire che la versione neurologica è più rara ma quando c'è morde».

Giovanni Tomasin

 

LA POLEMICA - Lav: «Pericolosi i selfie con i cinghiali»

Un appello a desistere dai selfie con eventuali cinghiali incontrati o ricercati di notte sul Carso nel corso della gara di orienteering di questa notte a Padriciano giunge dalla Lav (Lega anti vivisezione) di Trieste. «Prima o poi - si chiedono gli ecologisti - ci sarà un po’ di pace per gli animali selvatici, a cui sottraiamo sempre più territorio tra ville, superstrada e altri manufatti?». La Lav ricorda la pericolosità dell’iniziativa: «È rischioso per chi si avvicina al selvatico, magari impaurendolo o minacciando la sua prole, magari senza saperlo; è pericoloso per gli automobilisti ma soprattutto non è divertente».

 

 

DUBS - Su Park foraggi «Dimenticati i residenti e le 600 firme»

«Molti residenti e io constatiamo con amarezza che sull’accordo finanziario tra Comune e Ditta Riccesi che prevede in piazza Foraggi una struttura impattante e inutile, le parti si sono scordate della volontà popolare: oltre 600 firme di locali contro la realizzazione del parcheggio multipiano e nessuno ne parla» dice Roberto Dubs, Quinta circoscrizione.

 

 

Oltre 160 espositori Scatta “Bioest” al Parco di San Giovanni

Si apre oggi il Mercatino della 21.ma edizione della Fiera dei prodotti naturali e delle Associazioni ambientaliste, culturali e del volontariato, Bioest. L'edizione 2015 è ancora più ricca, con oltre 160 espositori e 500 ospiti da tutta Italia, Austria e Balcani. Fiore all’occhiello l'Incontro nazionale della Rete dell’Economia solidale, con relatori da tutto il mondo che si propone di promuovere le buone pratiche e favorire la costituzione di distretti e filiere di economia solidale. Il fitto programma a ingresso libero prevede alle 11 l'Assemblea plenaria su scenari, concetti e transizione.

 

 

PRADAMANO - Vito illustra le norme sulla difesa del suolo

L’assessore regionale all’Ambiente ed energia, Sara Vito, ha partecipato all’incontro, organizzato da Anci Giovani Fvg, dal titolo “Legge per la difesa del suolo e l’utilizzo delle acque. Un esempio pratico: il torrente Torre”, tenutosi a Pradamano. Nel suo intervento, ha illustrato ai presenti i principali contenuti della legge regionale in materia.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 19 giugno 2015

 

 

M5S pronto all’esposto sul caso Riccesi

I consiglieri comunali pentastellati: «Alla Corte dei conti se la delibera sul contenzioso col Comune passerà in Consiglio»
«Se la delibera predisposta per chiudere il contenzioso con l’impresa Riccesi dovesse essere approvata in Consiglio comunale, saremmo costretti a presentare un esposto alla Corte dei Conti in quanto a quel punto ci troveremmo di fronte a un’ipotesi di danno erariale». I consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle ribadiscono la loro contrarietà alla delibera relativa alla transazione che dovrebbe chiudere una lunga e tormentata vicenda iniziata 15 anni fa e che ha come oggetto il risarcimento per il mancato parcheggio che si doveva realizzare a Ponterosso. Un voto contrario, quello dei pentastellati, che ha preso forma dopo un’attenta consultazione dell’ampio carteggio che riassume una “querelle”, quella tra Comune e Riccesi Spa, lunga tre lustri e passata attraverso quattro diverse amministrazioni comunali. Un “no” che si fonda su ragioni etiche. «È chiaro che siamo di fronte ad un danno subito da un’azienda che deve essere in qualche modo risarcito - spiega Stefano Patuanelli -. Il problema però è che la richiesta di risarcimento è stata formulata dall’imprenditore e presa per buona così com’era, in modo particolare la parte riguardante il cosiddetto lucro cessante che è assolutamente aleatoria. Ci vuole un soggetto terzo, che può essere la Corte dei Conti o il Tribunale stesso nel caso di una causa civile, che quantifichi esattamente il danno subito ma che soprattutto accerti le diverse responsabilità». Ai consiglieri del M5S non sono andate giù in particolare le recenti dichiarazioni dell’imprenditore Donato Riccesi che aveva affermato che «nel caso la transazione non passasse il voto del Consiglio, dovremo prendere in considerazione la strada giudiziale». Parole alle quali replica Paolo Menis: «Le dichiarazioni di Riccesi hanno lanciato un messaggio improprio e non corretto, dove si legge una velata minaccia all’indirizzo dell’intero Consiglio comunale - ribatte Menis -. Affermazioni che non accettiamo e che respingiamo al mittente. Noi andremo in Consiglio a votare a testa alta: Riccesi può anche portarci in tribunale, ma non può toglierci la dignità». La delibera, dopo un iter travagliato e una serie di rinvii, sarà discussa in aula lunedì 29 giugno. La vicenda, nel corso degli anni, era passata prima attraverso la rinuncia al park di Ponterosso da parte della giunta Dipiazza e poi attraverso l’individuazione di tre siti di parcheggi alternativi (via Tigor, largo Roiano e via del Teatro Romano), tutti tramontati per diverse ragioni, fino all’approdo alla soluzione definitiva in piazza Foraggi, con indennizzo risarcitorio fissato a 2 milioni e mezzo di euro da versare in doppia tranche. «Si tratta di una delibera che non ha un fondamento tecnico e che si basa su una gestione di questa vicenda carente e lacunosa da parte dell’amministrazione comunale - conclude Patuanelli -. Un ente pubblico non è un ente astratto e dunque vanno accertate le responsabilità di dirigenti e assessori che hanno contribuito a creare questo pasticcio. Chi ha sbagliato insomma deve pagare e non è giusto che a rimetterci siano le tasche dei cittadini».

Pierpaolo Pitich

 

 

Bordate del centrodestra sulla raccolta rifiuti
Parte la bagarre da campagna elettorale: «Giunta ostaggio di AcegasApsAmga, città mai così sporca»
«Rifiuti e servizi ai cittadini in una città abbandonata!». Il titolo della conferenza stampa è già tutto un programma. A convocarla è l’opposizione di centrodestra (tutta meno Un’Altra Trieste e la neonata lista Trieste Popolare). E lo fa in sala giunta dove tra un anno vorrebbe legittimamente reinsediarsi. Quella sui rifiuti è la prima di una serie di conferenze stampa che passeranno ai raggi X l’amministrazione comunale di centrosinistra di Roberto Cosolini. La campagna elettorale, insomma, è partita anche se, fanno sapere dal centrodestra, non ci sarebbe nemmeno bisogno di farla. «Non serve. La campagna elettorale contro se stessa la sta facendo la giunta» annuncia Lorenzo Giorgi, capogruppo Pdl. «A parlare è la sporcizia e il degrado della città dopo 4 anni di amministrazione Cosolini» sentenzia Everest Bertoli, capogruppo di Forza Italia. - Abbiamo la tassa rifiuti più alta d’Italia e la città più sporca con lo spazzamento delle strade ridotto all’osso». Il riferimento è al Pef approvato lunedì scorso dal consiglio comunale che «fa gli interessi di Acegas più che quelli dei cittadini». Michele Lobianco (Impegno civico), “preciso e didascalico”, conferma («Più sporca di così Trieste non è mai stata») e chiede una commissione trasparenza («Con un contratto da 5 milioni con AcegasApsAmga non si può vedere questo sporco)». Carlo Grilli (Lista Dipiazza) tira in ballo la vocazione turistica: «Una città pulita è il primo biglietto da visita. E con questa giunta ha invece raggiunto livelli di sporcizia allarmanti». Alfredo Cannataro (con Trieste per Trieste) ha le prove: «Quando cammino per strada osservo, constato, giudico e fotografo: la città è sporca. Nessuno lo può negare». Manuela Declich (Pdl) punta invece il dito contro le deiezioni dei cani («Che costringono agli slalom i passeggini») e i gabbiani aggressivi richiamati dall’introduzione dell’umido («Bisogna multare le persone che danno loro da mangiare»). «Un po’ è colpa del senso civico dei triestini, ma anche del lassismo dell’amministrazione che non controlla». L’umido non piace proprio al centrodestra che non nega di essere tentato da una retromarcia se ritornasse al governo con una rivisitazione radicale della raccolta differenziata. «Conosco una signora anziana costretta a prendere il taxi due volte la per portare le scovazze - fa presente Giorgi -. Sui rifiuti questa città paga una scelta ideologica. A partire dalla scelta scellerata dell’umido. Con Dipiazza era un fiore». Claudio Giacomelli (Fratelli d’Italia) non va più leggero: «Dopo 4 anni ci troviamo una città irriconoscibile: sporcizia, degrado e negozi chiusi. Da quando il centro di potere di Acegas si è spostato in Emilia è diventato tutto incontrollabile». Non c’è però da disperarsi troppo. «Trieste è sopravvissuta a due guerre - conclude Giacomelli -. Sopravviverà anche a Cosolini».

(fa.do.)

 

Il rione di San Giovanni si tinge di verde
Tornano le manifestazioni nei quartieri promosse con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulla raccolta differenziata, che vedono coinvolte in contemporanea Provincia e Comune di Trieste, insieme ad AcegasApsAmga.

Protagonista dell’appuntamento in programma domani sarà la sesta circoscrizione, che accoglierà nel corso della giornata due iniziative itineranti nate dalla volontà di promuovere la raccolta differenziata favorendo l'impegno dei cittadini: “Valore verde” e “Sabati ecologici”. Dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 in piazzale Miossi si svolgerà infatti l'ultimo appuntamento di Valore verde, l'iniziativa che regala ai cittadini un sacco di compost a fronte di un conferimento dei propri scarti verdi del giardino. Contestualmente, dalle 10 alle 18 nell'area parcheggio della Rotonda del Boschetto, presso la sede della sesta circoscrizione, ripartono i Sabati ecologici, l'azione anti-abbandono che prevede l'allestimento di “centri di raccolta mobili” in diverse zone della città, per la consegna di quei rifiuti non conferibili nei contenitori stradali per la raccolta differenziata. Dopo il “debutto” in piazzale Mossi, i Sabati ecologici toccheranno anche altri rioni cittadini. Sabato 27 giugno sarà la volta della prima circoscrizione (appuntamento a Santa Croce, nella sede della Protezione Civile - ex ricreatorio). La settimana successiva sarà la volta della VII circoscrizione (ritrovo area parcheggio adiacente alla Risiera). Sabato 11 luglio infine l’iniziativa si sposterà a Basovizza.

 

 

Legambiente - Dibattito pubblico sul rigassificatore

Legambiente Trieste circolo verdeazzurro e Comitato “Trieste dice no al rigassificatore” promuovono un dibattito pubblico sul mai risolto problema del progetto Gas natural. L’incontro di svolgerà domenica alle 17, nel villaggio Bioest nel parco culturale Basaglia di San Giovanni, presso la sala Villas - piazzetta chiesa.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 18 giugno 2015

 

 

Stop alla Ferriera - Prodani: «Basta che il sindaco firmi»
«Quello che ci si aspetta dal sindaco quale responsabile della salute dei cittadini: un'ordinanza che imponga la riduzione graduale dell’attività degli impianti, finalizzata a raggiungere nei tempi tecnici minimi la fermata conservativa a caldo degli stessi, almeno fino al prossimo rilascio dell'Aia. I dati degli ultimi giorni parlano chiaro: limiti di PM10 superati 13 giorni su 15. Una situazione che fa addirittura rimpiangere l'era Lucchini. L'ordinanza è già pronta. Il sindaco prenda coraggio: basta solo che la firmi». È l’invito del parlamentare Aris Prodani a nome di “Futuro Trieste”.

 

 

«Trivellazioni, il ministro lasci»

Manifestazione ecologista a Zagabria: «La gente vuole il referendum»
ZAGABRIA Alle 9.30 del mattino gli amministratori dell'Hypo Centar escono in fretta dall'edificio. C'è chi chiama la polizia e chi si affretta a coprire con le mani le telecamere dei giornalisti. «Questa è proprietà privata», grida una delle responsabili del complesso a Marko Gregovi„ di Greenpeace. Lui resta calmo e non risponde. Dalle scalinate dell'imponente centro congressi di Zagabria, due enormi striscioni gialli sono appena stati srotolati e ancorati alle ringhiere: vi si legge "Don't spOIL the Adriatic", ("Non rovinate l'Adriatico"), e "Ministro degli Affari sporchi". L'azione organizzata dalle associazioni ecologiste del fronte "Sos za Jadran" ("Sos per l'Adriatico") ha un obiettivo preciso: il ministro dell'Energia Ivan Vrdoljak, deus ex machina dell'avventura petrolifera croata e principale invitato proprio all'Hypo Centar per una conferenza sull'avvenire dell'energia in Croazia. «Il futuro energetico di questo paese non è sicuramente nei combustibili fossili - afferma Luka Tomac dell'Ong Zelena Akcija (Azione verde) - al contrario, la Croazia ha un enorme potenziale per le energie rinnovabili, soprattutto per il solare: è questa la strada che dovremmo seguire». Asserragliati all'entrata dell'edificio, gli attivisti vogliono mettere il ministro con le spalle al muro su una questione precisa: il premier Milanovi„ ha promesso un referendum sulle trivellazioni in Adriatico, perché Vrdoljak non vuole che si vada alle urne? «Il 74% dei cittadini croati vuole votare - prosegue Luka Tomac, citando un recente sondaggio - Se il ministro non ha intenzione di rispettare la volontà popolare, allora si dimetta». È la prima volta che il fronte ecologista croato chiede la testa del ministro dell'Energia, ma quest'ultimo, proprio dall'interno dell'Hypo Centar, reitera lo stesso perentorio messaggio: «Non ci sarà alcun referendum sul petrolio in Adriatico». Al contrario, nelle ultime settimane il dicastero controllato da Ivan Vrdoljak ha annunciato l'attribuzione di altre sei licenze di esplorazione energetica nella parte continentale del Paese. Tre compagnie petrolifere (Ina, Oando Plc e Vermilion Zagreb Exploration) potranno sondare le terre della Slavonia alla ricerca di idrocarburi e, se troveranno quantità commercialmente interessanti di gas e petrolio, potranno trivellare. Ma prima che il progetto possa passare a questa seconda fase, governo e imprese dovranno trovare un accordo definitivo e dettagliato. E in Slavonia come in Adriatico, i contratti con i giganti petroliferi sono ancora da firmare. Anche se l'esecutivo immagina di poter chiudere questo capitolo entro inizio luglio, gli ambientalisti sono disposti a tutto pur di far saltare i negoziati. Mentre nella sala congressi il ministro dell'Energia discute del futuro energetico della Croazia, fuori gli attivisti resistono fino all'arrivo della polizia. Uno di loro, mascherato da Vrdoljak, propone ai passanti delle sardine condite al petrolio. Una metafora, spiegano, di quel che resterà della costa dalmata se si lascia fare il governo croato.

(gi.va.)

 

 

Campi di volontariato con Legambiente In Friuli e in Carnia giovani di sei regioni

Con la fine delle scuole ricomincia la stagione dei campi di volontariato, l’esperienza di vacanza e lavoro che Legambiente propone dal 1991 e che nella nostra regione è giunta alla diciottesima edizione. Da lunedì scorso sedici ragazzi, provenienti da sei diverse regioni (Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Campania e Friuli Venezia Giulia), hanno iniziato il soggiorno a Nonta di Socchieve, dove alterneranno interventi di manutenzione della sentieristica locale ad escursioni e visite guidate alla scoperta del territorio. Dopo Socchieve, sarà la volta di altri due campi riservati sempre agli “under 18” a Forni di Sopra (dal 29 giugno all’8 luglio) e a Lauco (dal 13 al 22 luglio). Si proseguirà poi dal 10 al 19 agosto con Tribil Superiore, nelle Valli del Natisone, con un progetto riservato agli adulti, per concludere dopo Ferragosto con un altro campo per ragazzi dai 14 ai 17 anni, che si terrà a Rigolato e Dogna.

 

 

Buone pratiche in passerella - A San Giovanni torna Bioest
Oltre duecento tra espositori del verde e associazioni del commercio solidale - E in parallelo al festival della cultura ambientale anche seminari e dibattiti
Un unico teatro, due iniziative parallele e una settimana di lavori. Il tutto condensato tra i temi che riguardano il biologico e le nuove frontiere dell’economia solidale. Sino a domenica il parco di San Giovanni (ingresso libero) si tramuta in un festival della cultura ambientalista ospitando sia la 21° edizione di Bioest che la tappa nazionale di Ines (Incontro nazionale della rete dell’economia solidale). Due progetti, qualche intreccio di troppo ma in fondo nessun cenno di dicotomia. La proposta targata Ines - organizzata dalla Res in collaborazione con la stessa Bioest, il Centro di volontariato internazionale, e il Forum per i beni comuni e l’economia solidale del Friuli Venezia Giulia - ha già aperto i battenti del suo canovaccio di due parti e da ieri sino a venerdì animerà lo scenario de “I dialoghi di San Giovanni” mentre da venerdì a domenica porterà in piazza “L’incontro nazionale”. Le differenze? La fase targata “Dialoghi” si pone con il criterio di scuola puntando, tramite seminari e lezioni, al coinvolgimento e dei cittadini e degli operatori della moderna economia solidale; la parola d’ordine è oramai una sorta di tormentone: buone prassi. La parte dell’incontro Ines si avvale invece di un ulteriore titolo (“Sconfinamenti”) e prova a suo modo, come recita il manifesto dell’iniziativa, a scardinare “i recinti, materiali e psicologici, che impediscono di fare l’altra economia”. Insomma, con i “Dialoghi” si studia, con Ines si concerta il futuro filtrando quattro ipotetiche filiere della svolta: l’alimentazione, il vestire, la casa e i dettami ambientali. La struttura di Bioest - la manifestazione organizzata dal Gruppo ecologista naturista di Trieste in collaborazione con il Comune di Trieste, è invece canonica, ancorata al consueto schema di fiera del verde solidale e del commercio equo, variegato tuttavia da qualche frammento di new age, vedi il ricorso a un’Area spazio Energia vitale abitata da yoga e arti marziali. Il copione di Bioest si avvale comunque prevalentemente di mostre, spettacoli, animazione, mercatini, degustazioni, vetrine di biocosmesi e l’ennesima passerella ispirata dalle “buone pratiche”, un circo ecologico che quest’anno porta in piazza 160 espositori e una cinquantina di associazioni dedite al volontariato e all’impegno tra i rami dell’animalismo, il pacifismo, la medicina alternativa e naturalmente dell’ambiente. Cartellone quindi piuttosto fitto di appuntamenti. Oggi la fase “I dialoghi di San Giovanni” apre i lavori alle 9.30 con un laboratorio denominato “Scenari di altra economia”, prosegue con una relazione di Roberto Mancini alle 11 (“Restituzione e documento di sintesi su Scenari”) e approda alle 14.30 con l’incontro a cura di Dalma Domenghini (“I concetti: inquadramento”). Nel pomeriggio la “scuola” resta aperta e contempla altre tappe, sino al dibattito pubblico delle 18. Domani si replica, si parte alle 9.30 ma si chiude alle 17. La vernice di Ines del 19 giugno è programmata alle 17.30 e si affida alle relazioni dell’ex parlamentare Paolo Cacciari e del fisico cibernetico Davide Biolghini. In cartellone altri interventi sino alle 18.45 e coda in musica alle 21 con la proposta timbrata ethno-folk traditional music, quella del gruppo I Beneandanti. Capitolo Bioest: la fiera taglia il nastro della sua 21° edizione sabato alle 9 e concede una mattinata subito impegnativa, dando vita a tavole rotonde, sessioni plenarie e primi dibattiti ma in serata si raddolcisce, in quanto arriva anche qui il tocco musicale alle 21, questa volta con il concerto dei Veja, altra band dedita al repertorio ethno-folk. Per chi opta invece per dinamiche diverse, l’alternativa a Bioest si chiama Area Energia vitale e include pacchetti riempiti da meditazione, Tai Chi, Yoga, Karate, musica (percussioni) e uno scibile di congetture catalogate sotto la voce “Riequilibrio energetico”. Dove? Nella zona prato (dalle 10 alle 20) e nella zona centrale (dalle 16 alle 20). Ulteriori ragguagli e l’intero programma delle manifestazioni viaggiano in rete su www.bioest.org o scrivendo a info@bioest.org.

Francesco Cardella

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 17 giugno 2015

 

 

Il vento solleva le polveri - Nube nera dalla Ferriera

L’impressionante coltre scura avvistata domenica scorsa sarebbe stata provocata da una raffica di 124 km/h. Si riapre il dibattito sulla necessità di coprire i depositi
Mercoledì scorso si è aperta in Regione la Conferenza dei servizi che dovrebbe concludersi con l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia)Venerdì proseguirà all’interno dello stabilimento il confronto tra i rappresentanti sindacali e il nuovo amministratore delegato Andrea Landini. A Servola sono già stati sbarcati gli impianti che comporranno il nuovo laminatoio a freddo, ma anche la cappa che dovrebbe aspirare tutte le emissioni dalla cokeria

La nube nera invade anche il web. È quella che nel tardo pomeriggio di domenica, quando il nubifragio si è abbattuto sulla città, si è alzata dalla Ferriera di Servola e ha coperto un intero rione cittadino sollevando ancora una volta le proteste di decine di abitanti. Siderurgica Triestina, la società del Gruppo Arvedi proprietaria dello stabilimento, non ha inteso emettere alcuna nota ufficiale a giustificazione dell’accaduto. Fonti vicine alla proprietà hanno comunque messo il fenomeno in relazione all’eccezionale evento atmosferico che attorno alle 18.10 di domenica ha anche fatto registrare un picco improvviso di vento, anche a mulinello, dell’intensità di circa 124 km. orari (rispetto ai 20 km. orari della fase precedente) e che ha sferzato ampie zone dello stabilimento generando notevoli nubi di polveri. Un fenomeno analogo si sarebbe verificato nella giornata del 30 luglio 2013. A quanto risulta al Comune, domenica pomeriggio e sera, nessuna centralina né quella contestata di via San Lorenzo in Selva né quelle collocate in via Carpineto, in via Pitacco e in via Svevo hanno registrato picchi di concentrazioni di polvere particolarmente evidenti che però sono difficilmente “catturabili” visto che ad essere registrata è la media giornaliera. Sembra comunque assodato che la polvere si sia alzata dai cumuli di materiali in deposito il che ha riacceso il dibattito sull’opportunità della loro copertura che, prevista dagli Accordi di programma non sarebbe poi stata, almeno inizialmente, inserita nelle prescrizioni che verranno contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale sulla quale proprio in queste settimane è aperta la Conferenza dei servizi. Secondo alcune tesi la copertura sarebbe potuta risultare addirittura peggiorativa quanto a ripercussioni ambientali, ma è chiaro che dopo il fenomeno di domenica si riaprirà il dibattito in particolare su questa questione. La gestione della polvere di carbone, unitamente all’impatto acustico e alla captazione delle emissioni della cokeria, risulterebbe già nel dossier che verrà approfondito nelle due prossime sedute della Conferenza dei servizi sull’Aia già programmate per il 30 giugno e il 3 luglio. La Conferenza ha già rilevato come dai depositi di carbone derivi il 55% delle polveri disperse nell’aria. Del resto già il 23 ottobre 2013 il Gruppo Arvedi aveva emesso una nota affermando di avere già pronto il Piano industriale che prevedeva anche la copertura dei cumuli di materiali «per la quale - era stato specificato - abbiamo già perfino ordinato i teloni.» La mancanza di comunicazioni ufficiali da parte dell’azienda sul fenomeno di domenica rischia comunque di aprire un solco tra la proprietà e la città proprio nel momento in cui il Gruppo Arvedi sta facendo il maggiore sforzo anche economico per ammodernare gli impianti, ridurre le emissioni ambientali, ma anche per incrementare l’occupazione grazie al nuovo laminatoio a freddo.

Silvio Maranzana

 

 

Piano del porto, ok di Roma entro fine mese
Il commissario D’Agostino: «Con in mano il nuovo strumento urbanistico andremo in Cina per trovare investitori forti»
«Con in mano il nuovo Piano regolatore, che sarà approvato tra poche settimane, andremo a Shanghai dai cinesi e troveremo investitori forti per il porto di Trieste». È lo scenario delineato dal commissario dell’Authority Zeno D’Agostino nel corso dell’incontro con i cittadini promosso ieri pomeriggio dal Circolo della stampa. «Entro il 30 giugno - ha spiegato a margine D’Agostino - la Commissione Via del Ministero dell’Ambiente dovrebbe riunirsi avendo acquisito i pareri del Governo sloveno e del nostro Ministero per i Beni culturali e licenziare il documento. A quel punto il nuovo passaggio in Regione sarà soltanto un pro forma». E dovrebbe essere proprio il Piano regolatore del porto a mettere definitivamente fuori gioco il rigassificatore di Zaule. «Oggi che i finanziamenti pubblici scarseggiano - ha spiegato il commissario - i nuovi progetti infrastrutturali devono essere finanziati in gran parte dai privati, ma rigassificatore e metanodotto creerebbero problemi insormontabili a causa della nuova area di evoluzione delle navi e dell’impossibità di effettuare dragaggi: ciò causerebbe la fuga degli imprenditori e l’impossibilità di mettere in pratica il Piano regolatore stesso. Se devono metterlo nell’Alto Adriatico - ha aggiunto polemicamente - lo mettano sull’offshore progettato a Venezia da Paolo Costa». Presentato da presidente e segretario del Circolo, Rino Alessi e Gianni Martellozzo, D’Agostino ha messo subito nero su bianco i quattro vantaggi di cui dispone il porto di Trieste: la posizione geografica, la cospicua e variegata rete ferroviaria che si diparte dallo scalo, i fondali di 18 metri e i Punti franchi. «Qui ho trovato un’affermata capacità operativa - ha spiegato - ma anche poca capacità di comunicazione con l’esterno e nel momento in cui si ha bisogno di un supporto politico ciò non è affatto un bene. Trieste non è andata sui tavoli giusti - ha aggiunto - e non ha saputo far pesare il proprio ruolo. Bisogna comunicare meglio perché questo è l’unico scalo italiano totalmente internazionale, l’unico che ha sfondato non nell’Est Europa, ma nel Centro Europa e che ha saputo fare in Austria e in Baviera con i container e i ro-ro ciò che nemmeno Genova è riuscita a fare in Svizzera. Ma questo in Italia non lo si sa e ciò è grave nel momento in cui si sta facendo la riforma delle Autorità portuali, sulla quale però, dal momento che le bozze cambiano in continuazione, non mi sento di fare alcun commento». Ma Trieste è anche, dopo La Spezia, il primo porto ferroviario d’Italia. «Raggiungeremo il numero di 5.550 treni movimentati nel 2015 - ha annunciato D’Agostino - oltre il 50% del nostro traffico va su rotaia e ciò è più importante per gli sviluppi futuri rispetto a qualche segno meno nel settore dei container e crea i presupposti perché si trasformi in un più». E il commissario ha anche annunciato che a breve andrà al Cipe il finanziamento di 50 milioni a favore della Piastra ferroviaria di Campo Marzio e che Rfi sta per abbandonare la manovra primaria nel porto di Trieste di modo che presto potrà essere eliminato il fardello della cosiddetta doppia manovra. «Quanto al Molo Settimo - ha aggiunto - non dobbiamo far arrivare navi da poche migliaia di teu che possono andare anche a Capodistria e a Venezia, ma dobbiamo far arrivare le maxiportacontainer che possono attraccare solo qui grazie ai nostri fondali: stiamo lavorando per questo». Infine il Punto franco. «È importante e mi piace, ma deve essere uno strumento e non un obiettivo e per creare sviluppo a Trieste può utilmente essere trasferito anche fuori Trieste. Ma se ci si innamora del Punto franco si sbaglia». Chiaro che bisogna trasferirlo da dove è inutile, cioé da gran parte del Porto Vecchio. «Per la prossima settimana è fissato l’incontro con il prefetto Francesca Adelaide Garufi che deve dettarmi le linee guida per il trasferimento - ha annunciato D’Agostino - poi andremo a identificare le aree dove spostarlo».

Silvio Maranzana

 

 

Kit “differenziato” per bar e ristoranti
In distribuzione gratuita da oggi alla Fipe 1.500 contenitori. “Cestino” a parte per vetro e lattine
Un passaggio fondamentale nel processo di crescita della raccolta differenziata in città che, a maggio, ha toccato quota 38%, avvicinandosi dunque all’obiettivo minimo dichiarato dal Comune da raggiungere in questo 2015, vale a dire quello del 40%. Proprio in questa direzione, lo step successivo riguarda la distribuzione di un kit gratuito creato ad hoc per bar e ristoranti nell’ambito dell’iniziativa denominata “Differenziata in azione”, che vede la sinergia di Comune, Provincia e AcegasApsAmga, in collaborazione con la Fipe. Sono 500 i kit che da oggi e fino al 31 luglio potranno essere ritirati gratuitamente ogni mattina alla sede Fipe di via Roma 28, non solo dagli associati ma anche da tutti gli altri esercenti. Ogni kit è composto da tre contenitori, con capacità da cinquanta litri, destinati rispettivamente ai rifiuti organici, a quelli indifferenziati e alla plastica. In aggiunta, sarà possibile ritirare anche un bidone con ruote da 120 litri (oltre duecento a disposizione), pensato per un doppio utilizzo: da una parte come contenitore per vetro e lattine, dall’altra come mezzo di trasporto per conferire i rifiuti nelle isole ecologiche. Non sono previsti invece contenitori per la carta, in quanto è già attivo il servizio di raccolta nei punti stradali (Src). «Si tratta di un messaggio forte e chiaro ed è quello lanciato dalla Fipe che ha deciso di aderire con forza a questa iniziativa - ha affermato l’assessore all’Ambiente Umberto Laureni-. Una collaborazione culturale fondamentale dal punto di vista della quantità e della qualità, che ci può consentire di raggiungere un risultato importante». Un’iniziativa finanziata dalla Provincia, che sul fronte dei diversi progetti declinati sul tema della raccolta differenziata ha messo sul tavolo complessivamente la cifra di 340 mila euro. «Un ruolo fondamentale in questo senso lo gioca proprio la città di Trieste, che in virtù delle sue dimensioni incide in modo determinante sul risultato finale» ha precisato l’assessore provinciale all’Ambiente Vittorio Zollia. La scelta dei contenitori è stata studiata nell’ottica di una estrema flessibilità di posizionamento e condivisa con l’Azienda sanitaria nel rispetto delle norme in materia di sicurezza e igiene alimentare. «Questa iniziativa rappresenta un ulteriore elemento di accelerazione in tema di raccolta differenziata: più alleanze si stringono, più facilmente si possono raggiungere gli obiettivi prefissati, in modo rapido ed incisivo» ha aggiunto Roberto Gasparetto, direttore generale AcegasApsAmga, mentre soddisfazione è stata espressa anche dai vertici della Fipe provinciale, il presidente Bruno Vesnaver e il segretario Fabrizio Ziberna, che si sono soffermati «sull’importanza del cambiamento culturale che deve essere condiviso da tutti gli esercenti e che contribuisce in modo rilevante all’immagine che la città offre ai concittadini e ai turisti».

(p.pit.)

 

 

Il boom delle bici traina il Delfino Verde

Nella prima metà di giugno, sulla tratta Grado-Trieste, passeggeri aumentati del 30 per cento in entrambe le direzioni
IL RICHIAMO DEI PERCORSI Attrattive sono anche le piste ciclabili, in particolar modo quella fino alle oasi faunistiche della Cavanata e del Caneo e la translagunare
GRADO È boom di biciclette a Grado. I cicloturisti arrivano via mare e via terra. I primi dati stagionali dell’Azienda provinciale trasporti, relativi al trasporto delle due ruote con “bicibus” e Delfino Verde, sono ottimi se paragonati a quelli “miseri” dello scorso anno. Il debutto del servizio con il bus era stato fiacco, mentre quello per il collegamento via mare Grado-Trieste nel 2014 doveva fare i conti con un trasporto di sole due biciclette alla volta. Ma non è questo l’unico dato positivo. C’è anche quello relativo ai 2.314 passeggeri trasportati in questo periodo (dall’inizio e sino al 14 giugno) lo scorso anno a bordo del Delfino Verde contro i 3.048 di quest’anno. Il 31,72 per cento in più. Ecco che da Trieste nel 2015 sono partiti 1.533 passeggeri contro i 1.173 dello scorso anno. Un aumento è del 30,69 per cento. Da Grado sono invece partiti in 1.515 contro i 1.141 del 2014. Un incremento pari al 32,78 per cento. Ma dove vanno tutte queste biciclette? Oltre a spostarsi nelle varie spiagge, sono le piste ciclabili (in particolar modo quella da Grado fino alle oasi faunistiche della Cavanata e del Caneo e la translagunare che dall’Isola porta a Belvedere e prosegue per Aquileia) a farla da padrone. Tre i fattori che contribuiscono a questi primi successi: le condizioni meteo che, tranne in due giornate, è stato sempre ottimo; la voglia di lasciare l’automobile a casa senza l’assillo di cercare un parcheggio; il fenomeno del cicloturismo, per chi non si accontenta unicamente della vacanza in spiaggia. Le parole d’ordine sono intermodalità e rispetto per l’ambiente. Ecco che il binomio bici + bus consente di abbattere le spese della benzina senza essere dei ciclisti provetti e permette spostamenti decisamente più agevoli una volta arrivati a destinazione, con un costo di trasporto per la bicicletta corrispondente alla tariffa di un biglietto di fascia E01 acquistato a terra (1,25 euro, come lo scorso anno). Il servizio bici-bus è iniziato il 13 giugno e si concluderà il 12 settembre, ogni sabato e domenica, su tre corse diurne della Linea 1 (Gorizia-Grado) dove nelle fermate abilitate si può caricare la bici nell’apposito carrello (per un massimo di 28 posti). Anche chi preferisce spostarsi via mare lo può fare con la bici al seguito: da martedì a domenica e sino al 30 agosto (compreso anche il 17 agosto). La linea marittima che collega Grado e Trieste quest’anno consente il trasporto a bordo del Delfino Verde di 16 biciclette a corsa. Nelle prime due settimane di operatività i riscontri sono già più che positivi, non solo in termini di passeggeri trasportati, ma è la formula “bicinbarca” ad essere vincente con 193 bici trasportate in pochi giorni. La linea marittima sul Delfino Verde consente il collegamento via mare con tre corse giornaliere in partenza, rispettivamente, dal Molo Audace del capoluogo giuliano e dal Molo Torpediniere nell’Isola d’Oro. Numerose le facilitazioni stabilite dall’Apt: l’acquisto a bordo del biglietto del bus urbano per Grado, stante la prossimità della linea che collega il centro con le spiagge dell’isola, e le agevolazioni per i possessori della Fvg card. Mare permettendo, ovviamente, e fermo restando che l’Apt garantisce, in caso di blocco della motonave, un servizio sostitutivo in bus con il carrello portabici. Sempre a Grado c’è la possibilità di utilizzare, indifferentemente se con biglietto urbano o extraurbano di fascia E01, le corse serali che collegano i campeggi con l’autostazione, passando e fermando a Pineta e, di fatto, Città Giardino, nella fascia oraria tra le 21 e le 0.45. Tutte le informazioni sui servizi, orari, fermate e tariffe sono reperibili nelle biglietterie e rivendite autorizzate oppure consultando il sito www.aptgorizia.it o rivolgendosi al numero verde 800955957.

Antonio Boemo

 

 

Presentazione - “Bioest” punta sull’economia solidale

Oggi alle 11, nella sala giunta del Comune, conferenza stampa di presentazione della manifestazione "Bioest 2015 - 21° Fiera dei prodotti naturali e delle Associazioni ambientaliste, culturali e del volontariato", arricchita quest'anno dagli appuntamenti dell’"Incontro nazionale di Economia solidale" in programma fino al 21 giugno nel Parco di San Giovanni e dedicato quest'anno al tema degli "Sconfinamenti". Quest'anno infatti la Res (Rete italiana dell'Economia solidale) ha deciso di organizzare il proprio incontro nazionale a Trieste.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 16 giugno 2015

 

 

Accordo con Riccesi, ennesimo rinvio in aula - Slitta il voto sulla “scomoda” delibera relativa alla novazione con l’impresa. Dibattito acceso sui rifiuti
Rimanda a domani una grana che non sei obbligato a trattare oggi. È un po' il criterio che da qualche tempo a questa parte il Consiglio comunale continua ad adottare quando si tratta di votare la delibera sulla transazione novativa tra il Comune e l'impresa Riccesi. Anche ieri sera, infatti, la norma è stata rimandata a una prossima seduta del consiglio.

 Il contratto, lo ricordiamo, si propone di ripagare l'azienda per la mancata costruzione del parcheggio di Ponterosso autorizzando la costruzione di un parcheggio in piazza Foraggi e la consegna, a titolo di indennizzo, di una somma di 2 milioni 571 mila euro. Una decisione che giunta e Consiglio, per il momento, non paiono fremere all'idea di approvare. La gran parte della seduta di ieri, però, è stata dedicata all'approvazione del piano economico e finanziario per i rifiuti del 2015. Anche questa è una vicenda intricata. Il Pef era infatti uscito dall'aula circa un mese fa. C'è tornato ieri perché durante il dibattito in aula venne approvato un emendamento di Marino Sossi (Sel) secondo cui i metri spazzati dovevano passare dai 48 milioni indicati dal Pef 2015 ai 64 milioni che l’allora AcegasAps operava nel 2008, a parità di costo. Acegas ha poi risposto che quel dato era una proiezione, e che i metri spazzati in quell'anno erano 49 milioni. Ecco quindi che la delibera è tornata in aula per porre rimedio all'emendamento. L'opposizione si è gettata a pesce sulla vicenda criticando la giunta per l'inghippo. L'assessore Umberto Laureni, che assieme al collega al bilancio Matteo Montesano è competente sul problema, ha assistito alla seduta dall'inizio alla fine. Il primo intervento è stato del consigliere di Trieste popolare Paolo Rovis, che ha ricordato come l'assessore sostenesse la fattibilità della modifica: «In una Spa l'amministratore delegato che mente agli azionisti si dimette il giorno dopo. Qui siamo tornati con la delibera in aula a dire tranquillamente che se ne sono accorti dopo». Su posizioni altrettanto critiche gli altri consiglieri del centrodestra. Il consigliere del M5S Paolo Menis ha stigmatizzato il fatto che l'emendamento non tenesse conto della differenza di costo del servizio richiesto. Il pentastellato ha poi chiesto «perché si è posto rimedio abbassandosi ai 49 milioni, il dato più vantaggioso per Acegas, invece che su quanto votato? È la conferma del fatto che il Comune non ha più alcun potere sul fornitore». Sossi di Sel ha difeso comunque la delibera, dicendo: «Il dato importante è il fatto che il Comune si è reso conto di avere potere contrattuale nei confronti di Hera. Una volta c'erano 180 spazzini a Trieste. Oggi sono 93 ed è dovere delle istituzioni verificare che questo numero sia sempre rispettato, anche in caso di malattia dei lavoratori attraverso le sostituzioni». La delibera è stata infine approvata con un emendamento di Everest Bertoli (Fi) che prevede che sul sito del comune si pubblichi il calendario degli spazzamenti.

Giovanni Tomasin

 

 

Legambiente - Incontro pubblico sulla tutela dell’Adriatico

In attesa dell'arrivo della Goletta Verde di Legambiente, attesa a Trieste il 22 e 23 giugno, Legambiente invita all'incontro pubblico su “L'Adriatico: un mare da conoscere e tutelare”, che si terrà oggi al Caffè San Marco alle 18. Ricercatori Ogs illustreranno le più recenti ricerche scientifiche e le implicazioni ambientali delle attività economiche ed estrattive in Adriatico.

 

 

Volontariato - Legambiente presenta i camp solidali 2015

Domani alle 11,30 nella sede di Udine Legambiente Fvg presenterà i campi di volontariato 2015, una forma di turismo a sostegno dell’ambiente che, dal 1998 ad oggi, ha richiamato centinaia i volontari, provenienti da ogni regione d’Italia.

 

 

Bici elettriche, bus a metano - Il progetto “green” di Pola
Via alla fase sperimentale: le due ruote potranno essere utilizzate gratuitamente da cittadini e turisti, una app aiuterà a individuare disponibilità e percorsi
POLA La città si adegua ai trend mondiali e introduce le biciclette elettriche per migliorare la mobilità nell'area urbana. Stiamo parlando del progetto internazionale Movesmart di cui sta per iniziare la fase sperimentale della durata di nove mesi. A disposizione dei cittadini, degli studenti e anche dei villeggianti ci saranno otto biciclette di questo tipo stazionate in due punti: ai Giardini e in via Smareglia, vicino al marcato dove sono già state sistemate le colonnine per la ricarica elettrica. Le due ruote al momento sono in fase di verniciatura: avranno i colori tipici della città, cioè giallo-verde. Entro l'estate - come spiega Kristina Fedel Timovski, a capo dell'Ufficio municipale per la collaborazione internazionale e le politiche europee - saranno allestite altre due stazioni e verranno acquistate altre dieci biciclette dello stesso tipo. Il loro utilizzo sarà completamente gratuito. Attraverso un'apposita applicazione sullo smartphone denominata “Mobilità a richiesta” - spiega ancora Fedel Timovski - sarà possibile individuare i punti nei quali le bici sono disponibili e farsi tracciare il percorso più breve per arrivare al punto desiderato. Non solo: il fruitore riceverà in continuazione informazioni relative alla transitabilità, a eventuali ingorghi e ai lavori in corso sulle strade in modo da sapersi regolare. Il progetto verrà attuato in contemporanea nella città spagnola di Vitoria-Gasteiz e i risultati che infine emergeranno dalla fase sperimentale verranno confrontati e risulteranno determinanti per la prosecuzione del progetto. Intanto l'amministrazione municipale del sindaco Boris Mileti„ sta pensando di rendere più ecologici i trasporti pubblici urbani e suburbani, con l’acquisto di una ventina di autobus alimentati a metano, ovvero dal gas naturale proveniente dai giacimenti sottomarini al largo della costa occidentale dell'Istria. Prima perà verrà allestita una stazione di rifornimento che sorgerà nel rione di Siana, dove finora è rimasto in funzione il vecchio reparto per la produzione del gas cittadino. I lavori, della durata di nove mesi circa, richiederanno una spesa di circa 1,3 milioni di euro, 200mila dei quali erogati a fondo perduto dal Fondo statale per la tutela dell'ambiente. Pola così si metterà anche in linea con l'iniziativa europea delle città contro i cambiamenti climatici, di cui è uno dei firmatari. Il traguardo è quello di ridurre di oltre il 20% le emissioni di Co2 entro il 2020.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 15 giugno 2015

 

 

Trebiciano - Prodani interroga sulla discarica

Un’interrogazione al ministro dell’Ambiente per denunciare la presenza di una discarica di idrocarburi nella grotta vicino all’«abisso di Trebiciano», descritta dal Piccolo lo scorso 11 giugno. A firmarla il deputato di Alternativa Libera Aris Prodani.

Nel testo l’ex M5S incalza il ministro per sapere «se e come intenda agire di fronte ad una situazione sempre più allarmante di inquinamento di un patrimonio naturalistico importantissimo quale le grotte del Carso, e se ritenga urgente avviare tavoli di lavoro per organizzare una serie di interventi mirati di bonifica e di salvaguardia delle falde acquifere».

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 14 giugno 2015

 

 

Chiazza di gasolio davanti al Porto Vecchio Squadre marine anti-inquinamento in azione

Una vasta chiazza d’olio dall’odore nauseabondo è stata segnalata in mare davanti a Porto Vecchio. A dare l’allarme alla Capitaneria, attorno alle 12.15, un diportista.

Subito sono intervenuti una vedetta e un gommone della Guardia costiera. Dai rilievi dei marinai della Capitaneria è emersa che la chiazza ha “coperto” un’area di circa un centinaio di metri quadrati ma fortunatamente l’inquinante è stato accertato essere non particolarmente consistente. Secondo le prime ipotesi della Capitaneria, la chiazza sarebbe stata provocata da uno sversamento di carburante da parte di una non precisata unità da diporto. Sul posto sono intervenuti e hanno operato per alcune ore un battello disinquinante della Crismani e altri mezzi operativi. Un fatto simile, ma di estensione molto più ampia, si era verificato l’altra mattina sul litorale della pineta di Jesolo. Tant’è che era stato disposto per alcune ore il divieto di balneazione relativo alla zona interessata.

 

 

Dal 1°luglio Arci Servizio civile lancia sei progetti

Arci Servizio civile ha ricevuto la notizia della fine del controllo delle selezioni e la conferma dell’avvio al servizio per la data del 1° luglio. In regione l’associazione sarà impegnata con 32 giovani volontari dai 18 ai 28 anni da impiegare in 6 progetti.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 13 giugno 2015

 

 

La Ferriera non passa l’esame - Slitta l’ok al rilascio dell’Aia

Documentazione carente su rumori, cokeria e copertura dei depositi di carbone - Conferenza dei servizi bis a fine mese. Ma il verdetto potrebbe arrivare dopo l’estate
Il check up ambientale della Ferriera è solo all’inizio: ieri si è conclusa la prima “tre giorni” di confronto tra soggetti pubblici e Siderurgica Triestina (St), la società dell’industriale cremonese Giovanni Arvedi impegnata nel rilancio della fabbrica servolana. Infatti la conferenza dei servizi convocata per il riesame e il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è stata aggiornata alle giornate di martedì 30 giugno e venerdì 3 luglio: impatto acustico, captazione delle emissioni della cokeria, gestione della polvere di carbone dovrebbero costituire il dossier all’esame degli esperti delle pubbliche amministrazioni tra una ventina di giorni. Siderurgica Triestina ritiene di poter fornire per quella data un quadro riassuntivo degli interventi da effettuare nell’ambito del problematico stabilimento. Di «importante lavoro di approfondimento» ha parlato in una stringata nota l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito. Ma con ogni probabilità la sessione giugno-luglio, messa in calendario ieri, non sarà sufficiente a esaurire il lavoro delle parti. Da mercoledì a ieri, nella sede della Regione in via Giulia, i tecnici della stessa Regione, del Comune, della Provincia, dell’Arpa, dell’Azienda sanitaria, dei Vigili del fuoco hanno affrontata la prima tornata di verifica, che ha riguardato - riporta il comunicato - la rispondenza del progetto-Arvedi alle cosiddette Bat, ovvero le “migliori tecniche disponibili”. Una prima analisi che si è svolta, da quanto è dato sapere, in un clima collaborativo. Tra l’altro sono state esaminate le osservazioni - recita la nota regionale - presentate a titolo di contributo da alcune associazioni ambientaliste e da singoli cittadini: alcune decine di persone hanno presidiato l’ingresso degli uffici situati nel complesso del Giulia. In particolare, per gli enti di primo livello, che dovranno sottoscrivere il parere finale, erano presenti Luciano Agapito (Regione), Fabio Cella (Provincia), Franco Caputi (Comune): non hanno partecipato gli esponenti politici delle amministrazioni coinvolte, a evidenziare il profilo tecnico della discussione. Un esame che si preannuncia, in considerazione delle criticità ereditate dall’attuale proprietà, lungo e complesso. La stessa St si muove con prudenza. L’Aia è composta da tre ambiti autorizzativi, che riguardano la realizzazione delle opere previste, la gestione degli impianti, il sistema di monitoraggio e di controllo (aria, acqua, ecc.). Secondo quanto ufficiosamente trapelato, l’azienda avrebbe preannunciato che il piano di contenimento dei rumori, in ragione delle nuove attività previste (laminatoio e logistica), verrà presentato a settembre, in quanto è necessario ridefinire l’analisi delle fonti emissive. C’è, quindi, chi pronostica che l’attività istruttoria complessiva possa completarsi in autunno, per il rilascio dell’Autorizzazione integrata. Un altro aspetto importante riguarda la copertura dei depositi di carbone, da cui arriva il 55% delle polveri disperse nell’aria servolana. Copertura prevista dall’accordo di programma sottoscritto il 21 novembre dello scorso anno, che aveva “codificato” il quadro degli interventi ambientali e industriali destinati a rimettere en forme la Ferriera. L’assessore comunale all’Ambiente, Umberto Laureni, giudica positivamente l’attento filtro valutativo delle strutture pubbliche. «Niente cambiali in bianco perchè sussistono motivi documentati di preoccupazione», dice Laureni che, proprio alla vigilia della conferenza dei servizi, aveva lanciato l’allarme relativamente ai 56 sforamenti delle Pm 10 susseguitisi dal 1° gennaio al 6 giugno a fronte di un massimo di 35 ammessi nell’arco di un anno. Anche Vittorio Zollia, collega provinciale, insiste sulla necessità di «un lavoro scrupoloso, perchè dall’Aia dipenderà la gestione effettiva degli impianti». «Chi ha deciso di investire - dice Zollia - deve sapere che la situazione ambientale va migliorata».

Massimo Greco

 

Cittadini in presidio sotto l’assessorato
Ieri mattina manifestazione spontanea organizzata da cittadini, comitati e associazioni #Ferriera davanti al palazzo della Regione in via Giulia, in concomitanza con la conferenza di servizi che si è svolta a porte chiuse. Hanno partecipato anche i comitati No Smog e Basta Ferriera! Il Circolo Miani, il Comitato Salvaguardia del Golfo e Cittadini per il Golfo.

Alcuni partecipanti hanno atteso che la sessione terminasse, prendendo infine atto dell’aggiornamento al 30 giugno e al 3 luglio. «Un esito prevedibile», hanno commentato alcuni, mentre altri paventano dietro al rinvio decisionale e alla richiesta di ulteriore documentazione «una presa in giro».

 

 

Cinghiale abbattuto in mezzo alle case

Guardacaccia in azione in un giardino di via San Pasquale. Poco prima l’animale aveva tentato di entrare alla scuola Collodi
LA TESTIMONE RACCONTA Ho aperto il cancello dell’istituto e mi sono trovata davanti quel bestione: sono subito fuggita verso le scale
Un colpo esploso col fucile di precisione da un guardacaccia: in una frazione di secondo il cinghiale (un esemplare maschio del peso di 77 chili) è crollato a terra. Abbattuto. È successo ieri mattina. L’animale, che dalle 7 del mattino vagava seminando il panico tra gli abitanti nella zona di via San Pasquale - e aveva anche tentato di entrare nella scuola Collodi e nella vicina materna - è stato raggiunto dalle guardie ambientali della Provincia mentre era all’interno di un giardino condominiale al numero 107. Il guardacaccia ha scavalcato il muretto e ha preso la mira. Ha premuto il grilletto e bang. Il cinghiale, a circa una decina di metri, è stramazzato a terra, fulminato da un colpo di fucile. Impossibile, si legge in una nota dell’ufficio stampa della Provincia, utilizzare l’anestetico: «Le guardie sono giunte sul posto in pochi minuti e valutata la situazione, hanno dovuto scartare la possibilità di utilizzare proiettili narcotizzanti. Questa soluzione infatti necessita della presenza di un veterinario ed è inapplicabile in ambito urbano sugli animali come i cinghiali perché l’anestetico entra in azione solo dopo alcuni minuti. In questo lasso di tempo, l’animale provando senso di disorientamento costituirebbe un pericolo altissimo». L’allarme è scattato pochi minuti prima delle 8. A trovarsi praticamente davanti al cinghiale è stata Daniela Mitri, bidella della scuola Collodi. Racconta turbata dopo qualche ora: «Ho aperto il cancello e quando mi sono girata me lo sono trovata di fronte. Era un bestione. Sono scappata verso le scale perché le intenzioni dell’animale non mi sono sembrate tra le più rassicuranti». La donna però mentre saliva le scale della scuola è inciampata rovinando a terra. Fortunatamente non ha riportato gravi lesioni. Ma la vera fortuna è che ieri a quello che ha poi scherzosamente chiamato «l’incontro ravvicinato di terzo tipo» non erano presenti i bambini. Ma solo due giorni fa la scuola era in piena attività. Poi il cinghiale si è scatenato. Ha cominciato a girare per via San Pasquale alla ricerca, evidentemente, di cibo. È passato davanti all’asilo (anche questo senza bambini) e poi si è fermato, così ha riferito chi lo ha visto, davanti alla chiesa, pure chiusa. Infine ha cominciato a girare per i cortili delle villette e dei condomini. La gente - poca a quell’ora - se ne è stata a debita distanza. In breve sono giunte sul posto le guardie della polizia ambientale della Provincia. «Avremo ricevuto - ha spiegato un addetto - non meno di una decina di telefonate da parte di gente spaventata». Alla fine il cinghiale che secondo i tecnici «manifestava gravi sintomi di nervosismo non dovuti esclusivamente alla fame», è stato raggiunto. Si aggirava nel cortile del condominio al numero civico 107 di via San Pasquale. Per qualche minuto i guardacaccia lo hanno osservato cercando di interpretarne le possibili reazioni. Quando si sono resi conto che da lì a pochi istanti avrebbe probabilmente iniziato a caricare, allora si è deciso di abbatterlo. Un agente ha preso la mira dopo aver imbracciato il fucile di precisione e ha sparato uccidendolo sul colpo. Un unico proiettile si è conficcato nella testa e il cinghiale si è girato rovesciandosi sul terreno in un lago di sangue. «Ogni giorno, almeno due o tre volte - racconta un abitante della zona -, percorro via Marchesetti. Una volta quando sono uscito da casa ho dovuto addirittura scappare rifugiandomi sul tetto di un’auto parcheggiata perché i cinghiali stavano puntando verso di me. Non si può più andare avanti così. Non è possibile che di fronte a questi pericoli ci sia della gente che lascia sulla strada sacchetti con il cibo all’interno destinato a questi animali». Aggiunge: «Nell’asilo dall’anno prossimo ci andrà mio figlio. Ho paura».

Corrado Barbacini

 

Il caso dell’aggressione in strada per Longera

L’ultimo incidente lo scorso 25 maggio. Bruno Zerial, 71 anni, è stato aggredito da un cinghiale che lo ha ferito seriamente con le zanne.

Morsi e colpi tremendi sferrati dal basso verso l’alto mentre era a terra nel suo orto in strada per Longera 206 a Trieste. È stato un miracolo che le zanne, usate come dei pugnali, non siano entrate profondamente nell’addome fino ai visceri. L’uomo è stato ricoverato all’ospedale di Cattinara con lesioni fortunatamente non gravi. È stato dimesso dopo qualche giorno. Ma ha rischiato di essere ammazzato. Il cane di Zerial, un pastore di Ciarplanina di nome Billi dell’età di 5 anni, ha difeso il proprio padrone fino all’ultimo respiro. È morto per le conseguenze di una grave emorragia provocata da alcune profonde ferite al collo e al torace causate dal cinghiale. L’episodio si era verificato attorno alle 6.30. Zerial fino a poco prima era in casa dove vive con la moglie Neva e il figlio. Si è accorto che nel cortile proprio davanti alla casa c’erano due cinghiali arrivati, evidentemente, dalla pendice che si trova esattamente dietro allo stabile. Cercavano presumibilmente qualcosa da mangiare.

 

 

SEGNALAZIONI - FERROVIE Il “mortorio” a Opicina

Le Ferrovie non trovano i soldi per la manutenzione ordinaria di Opicina e della Transalpina. Treno di Lubiana a Opicina: niente bus nella stazione (Il Piccolo del 24 gennaio 2014). Dal treno al nulla: il mortorio di Opicina (Primorski Dnevnik del 7 giugno 2015). Fs, Rfi e Trenitalia, dopo un anno e mezzo, non sono riuscite ancora ad asfaltare la strada di accesso alla storica stazione dell’Orient-Express, al fine di consentire al bus 39 di Trieste Trasporti di accogliere i viaggiatori che continuano a trovare il deserto all’ingresso in Italia dalla porta orientale del Paese. È ancora in vigore il reato di interruzione di pubblico servizio? La gestione manageriale, introdotta con le Spa “prive di lacci e lacciuoli”, perché non riesce a produrre alcun effetto in termini di miglioramento del servizio – merci e viaggiatori – ma è in grado di promuovere il mortorio e il nulla a Opicina ? I burosauri delle Ferrovie italiane – a Roma e a Trieste – dovrebbero essere chiamati a risponderne a governanti e amministratori, dal momento che Rfi e Trenitalia, regolate dal diritto privato, sono finanziate completamente dallo Stato per assicurare all’economia nazionale e al turismo un servizio ferroviario – merci e viaggiatori - a livello europeo, come concessionarie di servizi pubblici essenziali integrati con l’Europa.

Luigi Bianchi

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 12 giugno 2015

 

 

Roma congela il via libera al rigassificatore

Regione e istituzioni ribadiscono il “no” al progetto. Il ministero dello Sviluppo economico rinvia di 90 giorni il verdetto
Novanta giorni di sospensione per ottenere la documentazione ancora mancante: non è evidentemente il verdetto, ma è la “tregua” che il ministero dello Sviluppo Economico ha accordato prima di riconvocare la conferenza dei servizi sul rigassificatore di Zaule, che ieri a Roma ha visto la sua prima e interlocutoria riunione. Iter bloccato, ha dunque deciso la responsabile ministeriale del procedimento Concetta Cecere, che al dicastero di via Molise ha moderato l’ampio dibattito tra i numerosi convenuti, pubblici e privati (tra questi ultimi, ovviamente, la proponente Gas Natural), durato dalla tarda mattinata alle 15. La Regione Friuli Venezia Giulia, rappresentata dall’assessore all’Ambiente Sara Vito, ha eccepito che all’appello delle carte non risultavano tre atti determinanti per decidere: al ministero dell’Ambiente pendono ancora i pareri tecnici sulla valutazione d’incidenza dell’Area marina di Miramare e sull’elettrodotto interrato di collegamento tra il terminal Gnl e la rete elettrica. E, sempre all’Ambiente, non si è ancora conclusa la procedura di Via (valutazione impatto ambientale) relativa al metanodotto Sealine, progettato da Snam. Senza contare - ha incalzato l’assessore Vito - che Italia e Slovenia non hanno definito l’accordo sull’ubicazione del rigassificatore nell’alto Adriatico. Comunque, nella sostanza, la Regione ha ribadito che il terminal Gnl a Zaule è «incoerente» rispetto al modello di sviluppo elaborato dall’Autorità portuale triestina, in quanto il traffico container e ro-ro assume rilevanza prioritaria rispetto alle infrastrutture energetiche come il rigassificatore con relative gasiere. Argomenti questi sui quali ha insistito Zeno D’Agostino, commissario straordinario dell’Autorità portuale, che proprio sulla gestione del traffico nel Canale sud ha sollevato questioni di incompatibilità operativa. Sul coordinato-disposto tra ragioni procedurali-portuali-ambientali sono tornati gli assessori provinciale e comunale all’Ambiente, rispettivamente Vittorio Zollia e Umberto Laureni, per ribadire il “no” alla costruzione del rigassificatore, del resto già evidenziato nella raffica di ricorsi al Tar Lazio contro il parere di compatibilità espresso dalla commissione Via all’inizio dello scorso febbraio. Sia Zollia che Laureni hanno polemicamente sottolineato come alla riunione avessero dato forfait sia il ministero dell’Ambiente che quello dei Beni Culturali. Ma, a fronte del muro unanimemente eretto dalle istituzioni territoriali, ci sono anche pubblici organi che non si sono opposti al progetto: è il caso dei Vigili del fuoco e della Capitaneria di nporto, sia pure con prescrizioni. Secondo quanto ufficiosamente raccolto, anche AcegasApsAmga (controllata dal gruppo Hera) avrebbe manifestato un parere favorevole.

Massimo Greco

 

L’ex grillino Prodani interroga il governo «Illegittima la conferenza dei servizi»

Sulla vicenda del rigassificatore di Zaule interviene il deputato ex grillino Aris Prodani (Alternativa libera) che ha presentato un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente.

Premesso che in una risposta del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, a un’interrogazione dello stesso Prodani aveva detto che «il Ministero non potrà, comunque, rilasciare alcuna autorizzazione dell’infrastruttura senza un’intesa con la Regione Friuli Venezia Giulia», il parlamentare triestino chiede se i ministri intendano precisare i motivi per cui la Conferenza dei Servizi di ieri sia stata convocata anche in assenza del decreto relativo alla compatibilità ambientale del progetto, indispensabile per l’iter decisionale in merito alla costruzione dell’impianto di Zaule. E se non intendano negare l’autorizzazione alla costruzione del rigassificatore tenendo conto della risposta fornita alla precedente interrogazione e delle dichiarazioni di contrarietà espresse in più occasioni dalla Regione.

 

 

Fuoriuscita di polveri dalla Ferriera
Mentre si avvia a conclusione la conferenza dei servizi sulla Ferriera in Regione, Siderurgica Triestina, la società di Arvedi che gestisce la Ferriera di Servola, rende noto che «un’impropria modalità operativa durante l’attività di manutenzione programmata in altoforno, con impianto fermo, ha generato una fuoriuscita di polvere di minerale di ferro, di quantità estremamente contenuta.

Tale situazione ha determinato una emissione in atmosfera chiaramente visibile della durata di pochi minuti. Visibilità esaltata dalle ridotte dimensioni del materiale polverulento. Nessuna centralina ha evidenziato variazioni del valore di polveri misurato, rimasto invariato ai livelli bassi durante tutto l’evento». «La situazione ambientale peggiora di giorno in giorno e non c’è nemmeno una condivisione di idee tra sindaco e assessore all’Ambiente, quindi non possiamo che condividere a pieno la preoccupazione dei residenti», attacca Giorgio Cecco coordinatore regionale di FareAmbiente sulla situazione della Ferriera.

 

 

Domani - Workshop dedicato alla bicicletta

Domani le associazioni Senza Confini Brez Meja e FIAB Trieste Ulisse organizzano in via Mazzini/piazza Repubblica un workshop sulla manutenzione della bici e un mercatino della mobilità sostenibile. Due iniziative per promuovere a Trieste l'uso di un mezzo comodo e veloce, che migliora il traffico e l'ambiente, che fa bene alla salute e l'umore: la bicicletta. Dalle 17 alle 20 un meccanico esperto curerà uno spazio chiamato "manutenzione della bici in pillole" dove ogni mezz'ora ci saranno delle lezioni sui vari aspetti della bicicletta e della sua meccanica.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 11 giugno 2015

 

 

FERRIERA - L’Aia passa per la cappa sulla cokeria

Chiesti nuovi dati sulla captazione delle emissioni ai fini dell’autorizzazione ambientale alla Ferriera
La necessità che vengano forniti ulteriori dati e simulazioni sulla famosa cappa di aspirazione delle emissioni dalla cokeria è stata il principale elemento rilevato, nella prima giornata di lavori, dai componenti della Conferenza dei servizi riunita per discutere l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per la Ferriera di Servola. La stessa proprietà, la società Siderurgica Triestina del Gruppo Arvedi, da quanto è trapelato, avrebbe concordato e si sarebbe impegnata a presentarli al più presto. In un incontro svoltosi un mese e mezzo fa per illustrare agli enti territoriali gli investimenti per il risanamento degli impianti, Alessandra Barocci, consulente ambientale dell’azienda, aveva affermato che «è prevista la realizzazione di un progetto innovativo per la captazione anche delle emissioni fuggitive che consentirà di ottenere performance ambientali che andranno ben oltre i limiti indicati dalle nuove normative europee in materia ambientale. Il nuovo impianto di aspirazione - aveva specificato - è progettato per captare, depolverizzare e filtrare le emissioni delle diverse aree della cokeria: batterie forni, macchina caricatrice, zona movimentazione e selezione coke, zona sottoprodotti». La cokeria sarebbe la prima responsabile di una situazione di inquinamento che secondo le stesse parole dell’assessore comunale all’Ambiente Umberto Laureni, ieri unico politico presente alla Conferenza, persiste anche nelle ultime settimane. In una stringata nota diffusa al termine della prima giornata di lavori la Regione ha riferito che sono state presentate dal’Azienda per i servizi sanitari la relazione sulla valutazione d’impatto sulla salute e dall’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) quella sugli aspetti ambientali connessi agli impianti di Servola, senza dare altri dettagli. Entrambe le relazioni avrebbero comunque dato un quadro generale,riassumendo dati in buona parte già conosciuti. Come sottolineato dall’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, la Conferenza dei servizi per l’esame dell’Aia «costituisce un passaggio importante e cruciale per dare attuazione all’Accordo di programma siglato il 21 novembre 2014 tra tutte le parti coinvolte e dare quindi avvio al processo di messa in sicurezza ambientale e di riconversione dell’area». Sulla richiesta di rinnovo dell’Aia ha espresso alcune considerazioni il Circolo Verdeazzurro di Legambiente sottolineando la necessità di «una corretta gestione dell’altoforno», «di un’effettiva efficienza» del sistema di captazione delle emissioni dalla cokeria e di un’opera di monitraggio e insonorizzazione riguardo alla nuova area a freddo. La Conferenza dei servizi è convocata sempre nella sede dell’assessorato regionale all’Ambiente in via Giulia, ancora tra le 9.30 e le 13 anche oggi e domani per due riunioni che però probabilmente non saranno quelle decisive.

di Silvio Maranzana

 

Firme per la chiusura dell’area a caldo
Ieri pomeriggio sulla questione della Ferriera di Servola si è svolta un’audizione della Sesta commissione del Consiglio comunale presieduta da Mario Ravalico nel corso della quale è stata presentata una raccolta di firme per l’immediata chiusura dell’area a caldo. Le firme, che secondo i proponenti sono diecimila, non recavano gli estremi dei documenti d’identità dei firmatari, per cui la raccolta non è valida quale petizione. In una nota successivamente emessa il capogruppo del Pdl Lorenzo Giorgi ha sottolineato che nel corso della riunione l’assessore Laureni ha testualmente affermato che «il sindaco ha tracciato una linea guida che porta inevitabilmente alla chiusura dell’area a caldo in un anno, un anno e mezzo». Irrintracciabile successivamente Laureni, il sindaco Roberto Cosolini ha decisamente negato che la linea della giunta comunale sia questa. «La prosecuzione dell’area a caldo - ha ribadito il sindaco - è legata all’efficacia degli interventi di risanamento».

 

 

La discarica dello scandalo che mette paura al Timavo
Viaggio all’interno della grotta di Trebiciano ridotta a un deposito di idrocarburi
Falda a rischio contaminazione. L’Arpa: «Impossibile per noi scendere a verificare»
Giù per una dolina scoscesa, un piccolo sentiero conduce subito all'interno di un’ampia grotta. Il pavimento della “Caverna presso la 17 VG” è ricoperto da un lago nero e viscoso, con riflessi cangianti, da cui emergono massi sporchi di catrame. Impantanati nel materiale appiccicoso, le carcasse di vecchi pneumatici e un fusto. Siamo in una grotta il cui fondo è stato riempito con idrocarburi e sotto i nostri piedi scorre il Timavo. Non si tratta di una scoperta sensazionale ma di una verità nota tra gli speleologi, segnalata ai media e registrata nel catasto regionale delle grotte. La cavità si trova nei pressi di quella più famosa detta “Abisso di Trebiciano”. Sopra le nostre teste, un'imboccatura alta circa 12 metri: una volta i camion potevano arrivare fino qui, fermarsi davanti a questo “inghiottitoio” naturale e utilizzarlo come punto di scarico per lo smaltimento di residui oleosi. È Furio Premiani, presidente della Federazione speleologica triestina, a raccontare la storia di questo antro dimenticato, memoria storica e custode impotente delle tante grotte violate del Carso. La caverna è isolata nel bosco ma facilmente raggiungibile percorrendo una strada asfaltata e poi un breve sentiero dove oggi cresce alta l'erba. Sopra un muretto, la scritta “grotta inquinata” con tanto di freccia con la direzione da prendere. Ci troviamo vicino all’ex discarica di Trebiciano, inaugurata nel 1958. Qui per circa 15 anni, fino al 1972, sono stati depositati rifiuti di ogni genere: dai rifiuti solidi urbani ai rifiuti tossici industriali. L'area di circa 120mila metri quadrati che ha accolto almeno 600mila metri cubi di rifiuti di ogni tipo con uno spessore che in alcuni punti supera i 20 metri di profondità oggi è stravolta: si è trasformata in un'enorme collina di immondizia. Dopo la dismissione non c'è mai stata una vera e propria bonifica. Con il tempo buona parte del materiale da riporto usato per la copertura della discarica è stato trasportato via e i rifiuti sono ricomparsi, anche se in questa stagione la vegetazione li nasconde di nuovo alla vista. Nel gennaio 2014 il M5S aveva depositato due interrogazioni, una in parlamento e una in Regione, riaprendo il caso dell'inquinamento del sito di Trebiciano e il conseguente rischio di inquinamento idrico. Faceva seguito una nota ufficiale: «Arpa, Acegas-Aps e Ass hanno confermato che non si sono mai rilevate nelle acque del Timavo, tracce di inquinamento associabili alla discarica. Hanno altresì dato assicurazioni che i controlli sono costanti anche se il ricorso al Timavo per l'approvvigionamento idrico di Trieste è ormai ridotto al minimo e limitato alle situazioni di grande siccità». Davanti a questo lago di oli esausti siamo così sicuri di poter dire che le falde acquifere e il sottosuolo non abbiano subito alcun contraccolpo? I segni neri di bitume sulla parete della grotta mostrano che il livello di questo lago di idrocarburi sta scendendo, ciò vuol dire che il materiale tossico sta scivolando via. Ma dove? Il terreno del Carso è fatto di rocce calcaree che si frantumano facilmente, fratture e fessure dove questo materiale tossico insieme all'acqua piovana si incunea, con la possibilità di raggiungere la sottostante falda acquifera del Timavo, di cui non conosciamo con precisione tutte le ramificazioni sotterranee. Non si sa nemmeno quale sia la velocità di assorbimento e nessuno può dire quanto sia profondo lo strato del materiale inquinante. Il caso è stato sollevato da una denuncia di Premiani ( di cui abbiamo dato notizia il 4 giugno, ndr) sui 30mila euro mai spesi stanziati da bilancio comunale del 2014 per effettuare il censimento di almeno 50 cavità e programmare eventuali interventi di bonifica. L'assessore comunale all'ambiente Laureni indicava come responsabile dell’impasse l’Arpa per non aver dato risposta alla richiesta del Comune ad eseguire indagini conoscitive sullo stato di inquinamento delle cavità del Carso triestino. Ieri è giunta la risposta ufficiale: «Arpa segnala la propria disponibilità ad effettuare in laboratorio la caratterizzazione dei campioni eventualmente prelevati nelle cavità e non è invece in grado di effettuare i prelievi dei campioni di materiale inquinante e di rifiuti all'interno delle cavità, dov'è possibile la presenza di esplosivi, sostanze asfissianti o tossiche. Tali prelievi potrebbero essere effettuati da altri organismi come, ad esempio, Vigili del Fuoco o Polizia. In tal senso verrà inviata a stretto giro di posta una comunicazione ufficiale al Comune di Trieste». Ribadisce Furio Premiani: «Gli unici a possedere l'esperienza e l'attrezzatura idonea sono gli speleologi che continuano ad entrare nelle grotte e rilevare immondizia e inquinamento. Ci troviamo - conclude - con 30mila euro stanziati per studiare l'inquinamento ipogeo, ma non possiamo fare nulla».

Lorenza Masè

 

 

Esemplare di Pulcinella di mare avvistato sotto le Falesie
DUINO - Una Pulcinella di mare, uccello caratterizzato da una forma particolare e da sgargianti colori del becco, è stata avvistata nei giorni scorsi sotto le Falesie di Duino, un avvistamento ornitologico definito “eccezionale” in regione dagli esperti.

È stato Paolo Utmar, ornitologo e collaboratore dell'Amp Miramare, a notare l’animale lo scorso 28 maggio, mentre volava per alcune centinaia di metri e nuotava. «Direi che è sicuramente in salute, si tuffava, mangiava e stava bene - sottolinea - probabilmente dopo un passaggio nel nostro golfo si sarà diretto verso le coste slovene e croate. È una specie poco conosciuta in tutto il Mediterraneo e molto rara da osservare qui. L’ultimo avvistamento sul nostro territorio risale al 2006, nella laguna di Marano». Nella “Check List degli uccelli del Fvg” curata da Roberto Parodi sono riportate quattro precedenti osservazioni, nel 1895, 1902, 1933 e appunto nel 2006. In Italia è presente soltanto nei mari occidentali e al largo e gli animali provenienti dalle colonie riproduttive della Francia atlantica-Bretagna, Regno Unito, Norvegia e Islanda entrano nel Mediterraneo attraverso Gibilterra, senza però sorvolare il continente. Come mai quindi si è spinta fino a Trieste? «Nessun motivo preciso - spiega Utmar - possiamo dedurre sia semplicemente un passaggio accidentale, come accaduto già in passato. L’importante è che la Pulcinella di mare osservata era in buona salute. Chissà se anche le prossime persone che la vedranno, magari in zone lontane dalla nostra, sapranno quanto sia raro questo animale». La notizia è stata pubblicata sulla pagina Facebook dell’Area Marina di Miramare, suscitando curiosità e tanti commenti da parte degli utenti. «Si è spinto fin quaggiù? - si chiede un una persona - io li ho visti solo nei mari del Nord», «Che meraviglia - scrive qualcun altro sul social -mi ricordo che era una specie autoctona della Scozia, speriamo trovi la strada di casa».

(m.br.)

 

 

In via Mazzini lezioni tecniche sulla bici
Sabato le associazioni Senza Confini Brez Meja e FIAB Trieste Ulisse organizzano in piazza della Repubblica/via Mazzini un workshop sulla manutenzione della bici e un mercatino della mobilità sostenibile. Con queste iniziative le due associazioni intendono promuovere l’uso della bicicletta in città. Dalle 17 alle 20 un meccanico esperto curerà uno spazio chiamato “manutenzione della bici in pillole”, dove ogni mezz’ora si terranno delle lezioni sui vari aspetti della bicicletta e della sua meccanica. Questi i titoli delle “pillole”: alle 17 “Dimmi che bici vuoi, ti dirò che manutenzione farai”; alle 17.30 “Frenaaa!!!”; alle 18 “Cambi?”; alle 18.30 “Ruote, sospensioni e ammortizzatori”; alle 19 “Prevenzione e cura delle forature, attrezzi vari”; alle 19.30 “Come costruirsi una borsa da bici con pochi euro”; per chiudere, alle 20, con “DOM..ande: dubbi da non riportare a casa”.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MERCOLEDI', 10 giugno 2015

 

 

LE OSSERVAZIONI DI LEGAMBIENTE SUL RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE PER LA FERRIERA
Legambiente Trieste (circolo Verdeazzurro) ha presentato le proprie osservazioni sui contenuti dei documenti che Siderurgica Triestina ha depositato presso la Regione FVG per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.
Pur criticando la riservatezza chiesta dalla società proponente su gran parte dei documenti, che contrasta con la trasparenza e la disponibilità al dialogo spesso dichiarate dall'azienda, con le nostre osservazioni siamo entrati nel merito dei contenuti della documentazione, e qui ne riportiamo una sintesi.
In particolare abbiamo ritenuto che la nuova area a freddo rappresenti un’importante innovazione di prodotto e di processo, ma il largo uso di lubrificanti comporterà l’emissione di aerosol oleosi. Sarà necessario e opportuno monitorarne l'entità e la composizione sia all’esterno che all’interno dei capannoni industriali. Tali lavorazioni saranno fonte di rumori di entità non indifferente, sarà necessario perciò l’insonorizzazione dei capannoni per ridurli a livelli sopportabili per la popolazione.
Il controllo delle emissioni idriche dovrà garantire l’innocuità per l’ecosistema marino, anche attraverso registrazione di immagine visive.
E’ necessaria una corretta gestione dell’altoforno che ha presentato nel passato episodi frequenti di emissioni di particolato nonché di esplosioni che hanno reso oltremodo stressante vivere in prossimità dello stabilimento siderurgico.
La cokeria è sempre stata fonte di inquinamento estremamente dannoso dal punto di vista sanitario. Benzene, particolato fine e IPA, in particolare il benzo[a]pirene sono i componenti che più volte hanno sforato i limiti e quindi rappresentato un grave rischio per la popolazione e per i lavoratori.
Confidiamo che il nuovo sistema di captazione delle emissioni diffuse risolva questo problema, tutto dipenderà se la modellazione del suo comportamento verrà confermata dall’effettiva efficienza anche nell’applicazione pratica. Non vorremmo però che con il nuovo impianto si mettesse in secondo piano un’opportuna gestione della cokeria, magari aumentando il numero di sfornamenti e riducendo il tempo di distillazione. Sarà anche da verificare l’entità del rumore aggiuntivo generato dall’impianto di abbattimento.
Per quanto riguarda i parchi fossili e minerali ci saremmo aspettati un isolamento in silos per evitare la dispersione di polveri, in caso di forte vento.
Riteniamo che tutte le centraline, anche quelle interne, dovrebbero essere sotto il controllo dell’ARPA mentre tutte le centraline esterne dovrebbero contribuire a definire lo stato dell’ambiente, anche la contestata centralina di San Lorenzo in Selva per misurare la performance ambientale della Ferriera di Servola.
Andrea Wehrenfennig (presidente del Circolo Verdeazzurro – Legambiente Trieste)

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 10 giugno 2015

 

 

Il Comune: «La Ferriera inquina ancora» - La denuncia di Laureni Interverremo per far ridurre la produzione

Si apre sotto cattivi auspici la Conferenza dei servizi che dovrebbe dare l’Autorizzazione ambientale nel giro di tre giorni

Parte sotto cattivi auspici la tre giorni di Conferenza dei servizi che teoricamente dovrebbe concludersi venerdì con la concessione della nuova Autorizzazione integrata ambientale a Siderurgica Triestina (St) per la Ferriera di Servola. Il Comune infatti stavolta passa al contrattacco. «Al di là di quelle che saranno le risultanze al termine del percorso di risanamento degli impianti - denuncia l’assessore all’Ambiente Umberto Laureni - oggi la gestione dello stabilimento sul fronte ambientale non funziona». La centralina di via San Lorenzo in Selva, la più vicina allo stabilimento, considerata illegale dall’azienda, sta letteralmente impazzendo. «Legalmente non posso associarla a una graduazione di esposizione all’inquinamento - specifica Laureni - ma come indicatore di performance posso tenerne conto. Ebbene, 56 sforamenti per quanto riguarda le Pm10 registrati nel periodo primo gennaio - 6 giugno, a fronte di un massimo di 35 ammessi nell’arco di un anno, sono decisamente troppi. Tanto più che i due picchi, rispettivamente di 121 e 117 microgrammi per metrocubo, rispetto alla soglia consentita di 50, sono molto recenti». Già il 4 maggio l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito aveva diffidato St a ridurre gli sfornamenti giornalieri della cokeria da 78 a 67. «Ma da allora nulla è cambiato e la situazione rimane grave», constata Laureni che annuncia: «Il Comune ora interverrà perché al sindaco è affidata la tutela della salute pubblica». Sembra imminente l’intimazione a un’ulteriore riduzione della produzione. L’atmosfera si annuncia calda dunque stamattina alle 9.30 nella sede dell’assessorato all’Ambiente della Regione dove la Conferenza è in programma per tre giornate di fila, sempre tra le 9.30 e le 13. Anche se proprio ieri Sara Vito ha ricordato che «in Arpa è stato creato un gruppo di esperti formato dalle migliori competenze tecniche e scientifiche presenti nell'Agenzia per monitorare la situazione della Ferriera» e che «è stato istituito l'Osservatorio ambiente e salute, finalizzato ad approfondire gli aspetti legati agli impatti e alle ricadute ambientali ed epidemiologiche». Siderurgica Triestina da qualche giorno ha un nuovo amministratore delegato: si tratta di Andrea Landini, genovese, 42 anni. Sostituisce Francesco Rosato “deus ex machina” dell’arrivo di Arvedi a Servola, oltre che ex direttore della Ferriera sotto la gestione Lucchini. La sostituzione potrebbe anche venir messa in connessione con la necessità di presentarsi con una facce nuove per ottenere la nuova Aia. L’incontro tra azienda e rappresentanti sindacali per le comunicazioni sui mutamenti nella governance già programmato per oggi, ieri è stato però improvvisamente posticipato a venerdì. Un differimento che ieri Stefano Borini, segretario provinciale Fiom-Cgil, ha definito «strano e preoccupante». Secondo la Fiom il Gruppo Arvedi è chiamato a fornire risposte non soltanto sul fronte ambientale, ma anche su quello occupazionale. «Siderurgica triestina deve ora rendersi disponibile ad assumere operai e tecnici triestini - specifica Borini - per rispetto del territorio che ha favorito il suo arrivo a Servola con una serie di Accordi di programma e anche con l’impiego di finanziamenti pubblici». E in questo senso secondo la Fiom priorità di assunzione va data ai cinquanta ex dipendenti Sertubi che sono in mobilità e che potrebbero entrare a far parte dell’organico del nuovo laminatoio a freddo di Servola. Un Tavolo su Sertubi che doveva tenersi ieri in Provincia è stato rinviato alla prossima settimana. «Chiederemo che vengano organizzati subito dopo Ferragosto i corsi di aggiornamento per gli ex Sertubi - annuncia Borini - affinché Siderurgica triestina possa partire già da settembre con le nuove assunzioni». E frattanto il senatore triestino Lorenzo Battista ha reso noto che la Commissione Ambiente del Senato ha accolto la sua richiesta di affrontare la questione delle problematiche ambientali legate alla Ferriera di Sedi Silvio Maranzana rvola.

 

 

Il rigassificatore arriva al Mise

Domani il vertice. Nuovo documento di contrarietà legato a obiezioni urbanistiche
Minaccia di arrivare al dunque la bomba-rigassificatore. La Conferenza dei servizi al ministero dello Sviluppo economico per l’autorizzazione a Gas natural a costruire l’impianto a Zaule si terrà domani alle 11 dopo aver subito un rinvio dalla data originariamente prevista del 19 maggio. Il Comune di Trieste ha annunciato ieri con una nota dell’assessore all’Ambiente Umberto Laureni che parteciperà e confermerà in un documento il suo parere contrario. «Stante la conferma sulla compatibilità ambientale espressa dal Ministero dell'Ambiente - sottolinea la nota - le osservazioni del Comune si soffermano sugli aspetti programmatori e urbanistici». Il documento evidenzia che sono stati trasmessi, anche al Mise due recenti articoli scientifici, che mettono in evidenza, in base a nuove evidenze geologiche, il potenziale rischio sismico dell'area del golfo di Trieste, eventualità questa non presente nella valutazione tecnica di Gas Natural. Viene inoltre messo in evidenza che il procedimento di Via del progetto relativo al metanodotto Trieste-Grado-Villesse, elemento imprescindibile del rigassificatore, è tuttora in fase di valutazione presso il Ministero dell'Ambiente. Essendo il gasdotto indispensabile per il funzionamento del rigassificatore di GasNatural, si evidenzia l'anomalia dei due procedimenti curati separatamente. Si può supporre che il procedimento seguirà l’iter preannunciato dalla governatrice Serracchiani: la Regione non concederà l’intesa prevista per l’autorizzazione al Ministero che sarà quindi obbligato a lasciare la decisione definitiva al premier Renzi.

(s.m.)

 

 

Il Comune riavvicina i bus a via Mazzini - le variazioni delle linee bus
Prima correzione sulla pedonalizzazione. Saranno ripristinate le fermate di 4 linee in piazza Goldoni. Modifiche sulle Rive
Un primo dietrofront, sia pur parziale, collegato all'operazione di pedonalizzazione prevista dal nuovo Piano del Traffico. Il Comune ha infatti deciso di rivedere il percorso di alcune linee dei bus modificato nell'ambito della sperimentazione che ha coinvolto via Mazzini. Sperimentazione che, partita il 16 maggio, si concluderà il 5 luglio, suscitando le proteste di molti cittadini, specie quelli più anziani e con difficoltà di deambulazione, costretti a percorrere decine di metri in più rispetto a prima per raggiungere le rispettive fermate dei mezzi pubblici. L’annuncio arriva direttamente dall'assessore comunale alla Mobilità Elena Marchigiani, nel corso della riunione della commissione trasparenza: una decisione che adesso dovrà essere discussa con la Provincia e con Trieste Trasporti, il cui primo tavolo è fissato già per la prossima settimana. «Voglio ricordare che quella di via Mazzini è una sperimentazione e come tale va interpretata - ha spiegato Marchigiani -. Sul fronte della pedonalizzazione ci sono stati dei riscontri positivi a livello di impatto della circolazione veicolare privata e di quella del trasporto pubblico, dove peraltro è aumentata la velocità commerciale: allo stesso modo sono state evidenziate delle criticità in merito alle fermate di alcune linee dei bus, per le quali abbiamo pensato a dei ritocchi». Nel dettaglio, l'idea è quella di ripristinare in un'area strategica come quella di piazza Goldoni - via Gallina alcune linee del trasporto pubblico, tra le più gettonate dall'utenza. Ad iniziare dalla 5, in direzione Roiano - il cui percorso attualmente è stato deviato su via Carducci, piazza Oberdan e Dalmazia -, passando per la 11, dirottata sulla direttrice Carducci- Valdirivo, fino alla 19, direzione Stazione centrale, che adesso passa per Tarabochia-Carducci. La fermata della linea 10 invece, in direzione San Giacomo, attualmente posizionata in via Pellico, sarà spostata di una cinquantina di metri nel cuore della piazza. Non solo: l'obiettivo è anche quello di rivedere il nodo di scambio sulle Rive delle linee 9 e 19 all'altezza della fermata del Teatro Miela, in modo tale da agevolare i passeggeri che sono diretti verso Corso Italia. Un cambio di marcia che finisce nel mirino dell'opposizione e in particolare del capogruppo Fi Everest Bertoli. «Prendiamo atto della retromarcia dell'amministrazione comunale sul Piano del Traffico - attacca Bertoli -. È la dimostrazione che avevamo ragione noi con due anni di anticipo: meglio tardi che mai». Ma il duello a distanza è proseguito anche sul fronte dei costi aggiuntivi dovuti alle deviazioni delle linee del trasporto pubblico previste nel provvedimento, oggetto della convocazione urgente e su cui la Commissione Trasparenza ha cercato di fare chiarezza. I chilometri percorsi in più dai bus nel periodo di sperimentazione collegato alla pedonalizzazione di via Mazzini (16 maggio-5 luglio) sono complessivamente 4743, per un costo di 18.734,85 euro. Se tale provvedimento dovesse essere confermato, la proiezione su base annuale prevede un aumento del chilometraggio pari a 35.236, per una spesa complessiva di 139.182,20 euro, (vale a dire un costo di 3,95 euro al chilometro, per una spesa media mensile di 11.598,52). «In questa fase di sperimentazione della pedonalizzazione di via Mazzini a farsi carico di questi costi aggiuntivi è stata Trieste Trasporti e dunque per il Comune non c'è stato alcun esborso - ha rilevato Marchigiani -. Quello che succederà dopo il 5 luglio invece ancora non lo possiamo sapere in quanto sarà la giunta a decidere se la sperimentazione proseguirà ed in che termini: possiamo quindi parlare solo di una proiezione di costi dei quali si farà eventualmente carico il Comune, ma che potrebbero essere compensati dalla fase successiva della sperimentazione che prevede la doppia corsia dei bus in Corso Italia, con il costo aggiuntivo che a quel punto, in virtù del nuovo assetto, potrebbe teoricamente anche venire azzerato». Una spiegazione che non convince Bertoli: «Non esiste che il Comune spenda nemmeno un euro per il trasporto pubblico locale che non è di sua competenza: o si torna indietro da questa situazione, o saremo costretti come opposizione a presentare un'esposto alla Corte dei Conti».

Pierpaolo Pitich

 

Bagarre in commissione sui costi
Furlanic attacca la giunta: «Operazione sbagliata che penalizza le fasce deboli»
Si annunciava come una seduta piuttosto movimentata e così è stato. Fin dalle battute iniziali. La riunione della commissione per la Trasparenza, convocata d'urgenza per fare chiarezza sui costi aggiuntivi dovuti alle deviazioni di una decina di linee del trasporto pubblico per consentire la sperimentazione di via Mazzini, ha scaldato gli animi dei diversi consiglieri comunali. Ad accendere la miccia ci ha pensato Alessia Rosolen (Un’altra Trieste) che ha puntato il dito contro il presidente di commissione Everest Bertoli, reo di non aver fornito la documentazione necessaria agli altri consiglieri. «Non possiamo discutere di un argomento che conosce solo lei: abbiamo bisogno di consultare i documenti per avere tutti gli elementi necessari» ha incalzato Rosolen, cui ha dato man forte Roberto De Carli: «Siamo di fronte a una vicenda che è stata chiaramente strumentalizzata». Accuse alle quali ha risposto Bertoli: «Io ho semplicemente avuto accesso ad atti pubblici: questa commissione è stata convocata con tutti i crismi della regolarità». Quasi trenta minuti di schermaglie prima che la discussione entrasse nel vivo. Poi, dopo alcune delucidazioni richieste all'assessore competente dai consiglieri Ferrara, Lobianco e Cannataro, cui si sono aggiunte alcune precisazioni di Barbo (Pd), arriva la stoccata di Iztok Furlanic (FdS), che ancora una volta prende le distanze dalla maggioranza. «Non ho nulla in contrario alle pedonalizzazioni - ha chiosato Furlanic -. Il problema è che riguardo via Mazzini, non è stata imboccata la direzione giusta: doveva essere un intervento che scoraggiava l’uso dei mezzi privati, mentre in realtà ad essere colpiti sono stati gli utenti dei mezzi pubblici, ed in particolare le fasce più deboli come gli anziani e le persone con difficoltà di deambulazione». Da qui alla fine della fase di sperimentazione manca ancora quasi un mese. Venticinque giorni per l'esattezza. C'è tutto il tempo per vederne ancora delle belle.

(p.pit.).

 

Scatta l’orario estivo dei mezzi pubblici
Variazioni in vigore da domenica. Domani in regalo con Il Piccolo l’inserto con tutte le modifiche
In attesa di capire cosa succederà dopo la “dead line” della sperimentazione della pedonalità su via Mazzini, fissata per il 5 di luglio, e che porta con sé, tra i diversi provvedimenti, tutta una serie di deviazioni dei percorsi delle linee dei bus, una decina in totale, che hanno provocato non poche polemiche tra gli utenti, in particolare tra le fasce più fragili, come gli anziani e le persone con difficoltà di deambulazione, le certezze riguardano al momento il cambio dell'orario dei mezzi del servizio pubblico. Come comunicato in una nota da Trieste Trasporti, è pronto a partire infatti, come ogni anno, il nuovo orario estivo che sostituirà quello attuale, entrato in vigore lunedì 8 settembre, e che sarà a propria volta operativo per i tre mesi che vanno a coprire l'intero arco dell'estate, precisamente da domenica 14 giugno a domenica 13 settembre. I nuovi orari sono consultabili e scaricabli sul sito della Trieste Trasporti, all'indirizzo www.triestetrasporti.it, alla pagina “Linee e orari”, e come consuetudine, saranno distribuiti in allegato a Il Piccolo nell'edizione di domani per consentire all'utenza un'agevole consultazione dell'intero prospetto. Ma in occasione del cambio di orario per le diverse linee, scatteranno in contemporanea anche delle variazioni di alcuni percorsi. Eccole nel dettaglio. Linea 7: viene ripristinata la fermata a richiesta in Strada per Lazzaretto, all'altezza del campeggio San Bartolomeo. Linea 9: solo in direzione largo Irneri e nella fascia oraria compresa tra le 7 e 30 e le 19.30, le corse vengono prolungate da via Ottaviano Augusto fino a Riva Traiana (stabilimento Ausonia). Linea 36: viene riattivata la linea estiva sul percorso che va da via Giulia (all'altezza del Giardino pubblico) fino al bivio di Miramare, passando attraverso via Battisti, Carducci, Ghega, Stazione Centrale, Barcola (fermata esterna), viale Miramare e ritorno. Linea 39/: esclusivamente nella direzione di Aurisina, la linea viene deviata lungo via dei Fiordalisi, via dei Papaveri, strada provinciale numero 35 (ex 202 – fermata a richiesta all'altezza del campeggio Pian del Grisa) – bivio Lanza. Poi si prosegue con il percorso normale. Linea 44: ci sarà la deviazione di alcune corse a Sistiana mare, ma esclusivamente nel servizio feriale. Trieste Trasporti ricorda che per qualsiasi informazione è possibile contattare il numero verde 800-016675.

(p.pit.)

 

 

Un cinghiale invade la pista di Montebello
L’animale è entrato all’ippodromo alla fine della riunione di trotto. “Passerella” durata pochi minuti
Potrebbe essere una nuova specialità: quella delle corse dei cinghiali. All’ippodromo di Montebello c’è stata una visita inattesa ieri, verso la fine della riunione di trotto. Un cinghiale è entrato nell’impianto attraverso la boscaglia che costeggia la pista dal lato di via del Veltro, un centinaio di metri dopo la tribuna. Una zona vicino alla quale ci sono molte abitazioni. L’esemplare ha puntato dritto verso il prato al centro della pista, in quel momento deserta perché si era fra la settima e l’ottava corsa, ma in pochi in questa fase iniziale si sono accorti di quanto stava accadendo. Negli intervalli fra le corse gli scommettitori sono impegnati nella valutazione dei cavalli sui quali puntare e sostano all’interno della tribuna, davanti ai televisori che proiettano le quote. Il cinghiale ha poi cercato di uscire dalla pista dalla dirittura opposta a quella del traguardo ma si è imbattuto nella barriera sistemata lungo lo steccato esterno. A quel punto, anche per l’ingresso nella pista di allenamento di uno dei mezzi della Nord Est ippodromi, su sollecitazione di uno degli addetti che operano nella torretta al centro del prato, il cinghiale, forse spaventato, ha ripreso la via dalla quale era entrato, per scomparire in direzione di strada di Fiume. Intanto sul “caso” cinghiali torna a farsi sentire la Lav, Lega anti vivisezione. Lo fa precisando quanto pubblicato nei giorni scorsi e portando ad esempio una realtà virtuosa, quella della provincia di Siena, che Trieste dovrebbe appunto prendere a modello. «Nella provincia di Siena - precisa l’associazione ambientalista - vivono due diversi gruppi di popolazione di cinghiali, entrambi sottoposti alla caccia. Nella parte occidentale il cinghiale è autoctono, molto numeroso, ha una struttura per classi di età ben equilibrata e non causa danni gravi all'agricoltura; qui il cibo viene somministrato solo in estate e in foresta. Nella parte orientale il cinghiale è stato introdotto a scopo venatorio, viene foraggiato liberamente dai cacciatori, è meno numeroso ma ha una struttura sbilanciata per classi di età e causa gravi danni all’agricoltura. È evidente quindi - conclude la Lav - che i danni arrecati dal cinghiale all’agricoltura, e ai privati cittadini nella nostra provincia, dipendano quindi dalla gestione venatoria.

Ugo Salvini

 

L’inarrestabile avanzata delle meduse
Registrato dall’Ogs un progressivo incremento del numero di esemplari nelle acque del golfo. I consigli in caso di puntura
Sono, da sempre, il terrore di ogni bagnante: basta solo sentir pronunciare il loro nome o intravedere un’ombra sospetta a pel d’acqua per trasformare un tuffo rinfrescante in un’esperienza da incubo. Anche quest’anno, puntuali come ogni primavera, le meduse hanno fatto la loro comparsa nel golfo di Trieste e, come accade da qualche anno a questa parte, il loro numero è in continua crescita. Da Muggia a Sistiana basta trascorrere qualche ora al mare per imbattersi in diversi esemplari di questo organismo gelatinoso che, fortunatamente, non è neuro-tossico, ossia pericoloso per l’uomo, almeno per quanto riguarda le specie che affollano i nostri mari. In questo periodo nel golfo triestino hanno fatto la loro comparsa l’Aurelia aurita (non urticante, che presenta sull’ombrello una sorta di quadrifoglio ed è destinata ad andarsene con il riscaldamento della temperatura dell’acqua), la Chrysaora Hysoscella (marrone, a spicchi e dai lunghi tentacoli, questa sì lievemente urticante) e le classiche “botte marine”, cioè le Rhizostoma Pulmo, grandi ma innocue. Al momento non si registra, fortunatamente, una grande presenza di Pelagia noctiluca, medusa decisamente dermo-tossica. «In generale stiamo assistendo a un continuo incremento del numero di meduse rispetto al passato, anche se è un fenomeno difficile da quantificare con esattezza - spiega Paola Del Negro, ricercatrice del Dipartimento di Oceanografia dell’Ogs -. Questo trend, costante negli ultimi anni, è dovuto a una serie di concause: dall’innalzamento delle temperature fino alla pesca dei predatori delle meduse e la loro conseguenze diminuzione. Al di là dei disagi per i bagnanti, l’aumento di questi organismi va a creare squilibri anche all’interno dell’ecosistema marino: più meduse ci sono, più plancton mangiano e meno ne resta per pesci e molluschi». Oltre agli esemplari tradizionali, un anno fa un gruppo di ricercatori dell’Università di Trieste e del Laboratorio di Biologia marina di Pirano ha annunciato la scoperta, proprio nel nostro golfo, di una nuova specie di medusa sconosciuta alla scienza, alla quale era stato dato il nome di “Pelagia Benovici”. «Al momento non abbiamo notizie di altri avvistamenti di questa specie “aliena” - precisa ancora Del Negro - ma non possiamo escludere che faccia la sua comparsa più avanti». Innocue o no, se ci si dovesse trovare a tu per tu con una medusa è sempre meglio evitare il contatto, anche se si tratta, in apparenza, di una specie non urticante. In caso di puntura, l’errore più comune da evitare è quello di bagnare la ferita con acqua dolce, operazione che, anziché alleviare il dolore, potrebbe acuire i sintomi e favorire il rilascio delle tossine. La cosa più indicata, invece, è tamponare la ferita con acqua salata ed evitare di strofinarla.

Elisa Lenarduzzi

 

I segreti della biodiversità dei fondali marini svelati al pubblico da esperti e ricercatori
Sarà dedicato all’affascinante tema della biodiversità dei fondali marini l’ultimo appuntamento del semestre dei “Caffè delle Scienze”, in programma domani alle 17.15 al caffè Tommaseo.

Stefano Bertuzzi, Ricercatore all’Università di Trieste e Rocco Auriemma, ricercatore dell’Ogs, cercheranno di dare risposta a una domanda precisa: è possibile restaurare i nostri monumenti con tecniche ecocompatibili? In particolare Bertuzzi parlerà di una tecnica innovativa che prevede l’esposizione degli organismi a shock termici (40 e 60°C). Tale tecnica si è dimostrata efficace e di facile applicazione, e potrebbe soppiantare le metodiche di restauro già in uso. Auriemma invece si concentrerà sulla descrizione di un particolare ecosistema: le comunità biologiche delle sorgenti idrotermali oceaniche, le uniche costituite da organismi il cui ciclo vitale non dipende direttamente dalla luce del sole.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - MARTEDI', 9 giugno 2015

 

 

LAGUNA DI GRADO E MARANO. MINAMBIENTE RICONFERMA: SEDIMENTI DEI DRAGAGGI VECCHI E NUOVI SARANNO CONTROLLATI DALL'ISPRA MA SOPRATTUTTO DAL NOE.
Roma, 9 giugno 2015. I sedimenti prodotti dai dragaggi già effettuati e quelli dei dragaggi programmati nella laguna di Grado e Marano saranno valutati dal Ministero dell'Ambiente "con l'ausilio dell’Ispra e ovviamente, se del caso, anche con del NOE". E’ una riconferma da parte del Ministero dell’Ambiente, giunta oggi attraverso la risposta all’interrogazione di Serena Pellegrino, capogruppo SEL in commissione Ambiente, sulla situazione di un ambito marino dove è riconosciuta una delle più alte concentrazioni di mercurio del mondo.
“La rassicurazione del Ministero – dichiara Serena Pellegrino – è importante. Fermo restando che la soluzione tecnico-scientifica adeguata stava scritta nei verbali dei tecnici fin dal 2010, i sedimenti lagunari devono essere trattati per l’inquinamento che, allora come adesso, li caratterizza. Continuiamo a non capire la ragione di una serie di azioni amministrative che, a partire dal decreto Clini del 2013, lasciano irrisolte le problematiche di inquinamento da mercurio e suoi composti nelle aree della laguna di Grado e Marano non più oggetto di vincolo all'interno del SIN e a tutt’oggi ancora non restituite agli usi legittimi. Non comprendiamo nemmeno quali siano le motivazioni per l’esclusione della Valutazione di Impatto Ambientale relativamente ai progetti di dragaggi nel fiume Coron. ”
“Ritengo che la sensibilità sul problema della laguna di Grado e Marano da parte del Ministero corrisponda allo spirito della nuova legge sugli ecoreati, in particolare alla fattispecie dell’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema e dell’offesa alla pubblica incolumità. Le nuove norme ci consentono di trasferire e considerare sul piano giuridico le valutazioni scientifiche sulle conseguenze prodotte dal conferimento di sedimenti inquinati, tanto al Sito di interesse comunitario della laguna quanto alle specie biotiche, incluso il pescato destinato alla commercializzazione e al consumo."

UFFICIO STAMPA on. Serena Pellegrino

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 9 giugno 2015

 

 

M5S si schiera contro il minirigassificatore

Incontro pubblico con l’europarlamentare Zullo e l’altra grillina Sabia. «Non servono nuovi impianti»
DUINO AURISINA Il Movimento 5 Stelle si iscrive al fronte del no al mini rigassificatore di Monfalcone. Sono stati l’europarlamentare Marco Zullo e Paola Sabia, già candidata dei grillini, a convocare un incontro sul tema al quale hanno subito dato la loro adesione i rappresentanti di Cittadini per il Golfo, Comunella di Duino, L’Altra Baia, Collettivo difesa litorale carsico, No Rigassificatore Monfalcone, Fare ambiente e Comitato salvaguardia golfo di Trieste. Obiettivo dell’appuntamento, approfondire il tema e prendere una posizione unitaria contro il rigassificatore di Monfalcone «alla luce dei nuovi fatti emersi durante la consegna delle contro osservazioni - è stato spiegato - e delle oscure vicende che hanno caratterizzato il nulla osta del Comitato tecnico regionale». Chiarito che «il rigassificatore progettato da Smart Gas non è per niente mini, in quanto la cubatura dei serbatoi raggiunge i due terzi di quelli di Zaule» si è passati al cuore del problema. «5 Stelle, in merito al progetto Smart Gas - ha detto Zullo - si pone in modo molto critico anche a livello di Parlamento europeo dove, assieme ad altri sette colleghi del Movimento, abbiamo sottoscritto un documento unitario, contrario all’impianto di rigassificazione. In esso - ha aggiunto Zullo - diciamo che di impianti ce ne sono già a sufficienza e che perciò non serve farne altri. Anzi - ha continuato Zullo - bisognerebbe chiudere quelli inutili e convertire quelli esistenti da ciclo aperto a ciclo chiuso, riducendone drasticamente l’impatto ambientale». Critiche dai presenti sono state rivolte al consigliere regionale Diego Moretti (Pd) «in evidente conflitto di interessi in quanto dipendente della Sbe, società del proponente del progetto, Vescovini, nonché componente della IV e V Commissione permanente». I partecipanti hanno apprezzato l’iniziativa dei grillini. «Come associazioni - ha detto Vladimir Mervic, dei Cittadini per il Golfo - siamo stati fin dal primo momento nettamente contrari al progetto, evidenziando dalla prima ora le pesanti criticità che lo rendono improponibile». Nel corso dell’incontro, l’impianto è stato definito «senza significato logico, visto lo stato in cui versano gli altri rigassificatori in Italia, sottoutilizzati o del tutto inutilizzati. La movimentazione delle maxi e mini metaniere influirebbe poi in modo determinante sull’attività portuale e sul diportismo nautico. Di conseguenza - hanno ribadito i partecipanti - ne verrebbe danneggiato il settore della nautica e tutto il turismo in genere, che nella nostra zona è un fattore economico importantissimo. Negli ultimi tempi - è stato osservato - il prezzo del gas è sceso del 13% e non per questo ci sono state ripercussioni significative sulle attività industriali, quindi il tanto decantato prezzo inferiore del 10% del metano, proposto da Smart Gas, non sortirà alcun effetto sul sistema occupazionale della Regione. Inoltre c’è il fattore rischio che nessuno scienziato al mondo potrà mai definire inesistente».

(u.s.)

 

 

La Regione dice sì alla “nuova” Muggia
Ok al piano regolatore con due rilievi sul porticciolo di San Bartolomeo e sull’area del Rio Ospo. Sindaco e vice soddisfatti
MUGGIA La Regione dà il via libera. Ed è conto alla rovescia per l’approvazione del nuovo piano regolatore del Comune di Muggia. Entro la fine di giugno il piano vigente, la Variante 15, dovrebbe infatti essere definitivamente sostituito dal nuovo piano, la Variante 31, che ridisegnerà il territorio muggesano. Laura Marzi, vicesindaco e assessore all’Urbanistica, spiega che «il nostro obiettivo è quello di partire questa settimana con le commissioni consiliari e poi, conclusi i lavori, portare in Consiglio il Prgc per ottenere l’pprovazione definitiva entro fine mese». L’accelerazione segue la delibera regionale del 29 maggio con cui la giunta ha dato l’ok all’intesa relativa al nuovo Piano con il Comune di Muggia. «È molto importante che ci sia un sostanziale accordo tra il Comune e la Regione che ha giudicato positivamente il nuovo piano regolatore. Un piano che ha tra gli obiettivi principali quello di fermare la cementificazione incontrollata del territorio muggesano, privilegiando invece i piccoli interventi» afferma il sindaco Nerio Nesladek. Due le “osservazioni” regionali che il Comune non esita a recepire: «La Regione - spiega Marzi - ci ha chiesto di reintrodurre la possibilità di realizzare l’ampliamento del Porticciolo di San Bartolomeo che avevamo eliminato accogliendo un emendamento in Consiglio comunale. In realtà l’allargamento del porticciolo era già previsto dal piano regolatore vigente, ossia la variante 15 del 2001». In altre parole, su indicazione della Regione, il Comune mantiene in vigore la possibilità di costruire un allungamento dell’attuale molo e la creazione di una serie di pontili, al fine di aumentare il numero dei posti barca all’interno del porticciolo di Lazzaretto. Possibilità di estensione e sviluppo, fa notare l’assessore, che non va confusa con la realizzazione vera e propria, poiché, seppure previsto nel vigente piano regolatore, in 14 anni non è mai stato realizzato alcun ampliamento «perché è un’opera che costa cifre ingenti e che non è di competenza di alcun ente pubblico ma del privato, se avrà la voglia e soprattutto la capacità economica di realizzare un’opera di questo tipo». L’altra modifica inserita dalla firma dell'Intesa con la Regione riguarda l’area del Rio Ospo: «La Regione - continua l’assessore - ci chiede sostanzialmente la regolarizzazione dei pontili già esistenti, per il resto è una conferma di quanto previsto dal piano, ad esempio accanto la sponda destra ci saranno aree attrezzate e percorsi a basso impatto ambientale come sentieri e piste ciclabili per consentire alle persone di attraversare il territorio muggesano e fruire allo stesso tempo delle risorse paesaggistiche». Tra gli obiettivi principali dichiarati dal nuovo Piano ci sono la limitazione del consumo di suolo e la volontà di riconsiderare lo sviluppo turistico in termini di sostenibilità, rendendo il territorio di Muggia più attrattivo all’esterno, con un’attenzione particolare alla conservazione dei tratti distintivi del paesaggio. Non solo: la questione delle connessioni delle reti, come la rete ecologica, la rete della mobilità, la rete del paesaggio o quella relativa al sottosuolo, e la rete “virtuale” rappresentata dal Patto tra i sindaci o le bandiere blu, sono altri tratti distintivi del nuovo piano. Ormai in dirittura.

Lorenza Masè

 

 

Addio spazzamento stradale extralarge

La commissione cancella l’emendamento che prevedeva 15 milioni di metri quadrati in più: «Si basava su numeri sbagliati»
IL DOCUMENTO DI SEL - L’errore contenuto nella proposta fatta propria dalla giunta
Oltre 15 milioni di metri quadrati di spazzamento stradale spazzati via dal Piano economico finanziario (Pef) relativo alla gestione dei rifiuti urbani offerto ad AcegasApsAmga. Un terzo di pulizie sparito allo stesso modo in cui erano apparso. Addio operazioni strade pulite. La seconda commissione (Bilancio), convocata ieri mattina in via d’urgenza dal presidente Igor Svab, è naufragata sull’emendamento presentato da Marino Sossi (Sel), sub-emendato da Everest Bertoli (Forza Italia) e fatto proprio dall’assessore all’Ambiente Umberto Laureni (Sel) per conto dell’amministrazione di centrosinistra. Un corto circuito. L’emendamento sullo spazzamento prevedeva che i metri spazzati dovessero passare dai 48.741.951 indicati dal Pef 2015 ai 64.047.738 metri che l’AcegasAps faceva nel 2008 (una dato fornito dagli uffici comunali) senza nessun aggravio di costi per le casse municipali. «Abbiamo verificato che il dato dei 64 milioni di spazzamento non esiste. Un cifra che non risulta da nessuna parte. Sfido chiunque a trovare quel numero in documenti ufficiali del Comune», dichiara l’assessore Laureni. Nel 2008 l’AcegasAps scopò 49.884.764 metri quadrati di strade e su quella cifra, assicura l’assessore, c’è la disponibilità di AcegasApsAmga, come atto di buona volontà, di assicurare quella quota di spazzamento. Non si tratta dei 15 milioni in più dell’emendamento, ma comunque di un milione in più su cui non è il caso di sputare sopra. Siamo ai numeri del lotto: 48, 49, 64. «Xe pèzo el tacòn del buso» sentenzia Bertoli citando la saggezza popolare e rivendicando i 64 milioni di metri citati dall’emendamento fatto proprio dall’amministrazione. «Non c’è nessun atto ufficiale in cui si dice che l’AcegasAps non è in grado di spazzare 64 milioni di metri alla stessa cifra». E quindi? «La documentazione sulla quale Sossi ha redatto l’emendamento proviene dagli uffici comunali. O sono stati forniti dati falsi o l’assessore è andato in ginocchio all’Acegas. Stiamo parlando di un aumento del 30% dello spazzamento. Una vicenda kafkiana», sentenzia Paolo Rovis (Ncd). C’è il lato comico. «I 64 milioni di chilometri di spazzamento sono un’invenzione», aggiunge l’assessore che cambia l’unità di misura. Tocca al compagno Sossi, l’autore del famigerato emendamento, fare autocritica come si usava un tempo. «Anche gli uffici comunali hanno il diritto di sbagliare. Non possiamo metterli in croce. Prendiamone atto: facciamo un “errata corrige”. Non è un documento sulla bomba atomica: è un emendamento sulle scovazze. Il problema vero è il controllo sulle municipalizzate che non c’è. E comunque il dato dei 64 milioni di metri risale al 2007 e resta il fatto che nessuno si è accordo del taglio netto del 30%. Sarebbe meglio che il Comune si prendesse in carico di nuovo il servizio di spazzamento. Così potremmo sapere quante persone scopano veramente (nessuna allusione alle abitudini sessuali, ndr)». Il problema resta la privatizzazione selvaggia dei servizi comunali. «Non è possibile che i Comuni siano considerati un bancomat dalle municipalizzate e che aumentino i costi e diminuiscano i chilometri» ripete Sossi. «Stiamo cercando con tutte le nostre forze di essere sempre meno un bancomat di AcegasApsAmga» assicura l’assessore di Sel. Paolo Menis (Cinque Stelle) non molla sui numeri: «È stato fatto proprio un emendamento con numeri sbagliati e senza copertura contabile. E ora si cerca di porre rimedio a un errore clamoroso fatto dalla giunta in Consiglio». Peggio il “tacon” del “buso”. «Una situazione imbarazzante. Non si gioca a Monopoli con i soldi dei cittadini» aggiunge Maurizio Ferrara (Gruppo misto). Roberto Decarli (Trieste cambia), che parla per la maggioranza, se la prende con Sel e con quei numeri che sembrano venuti fuori da “un bacio Perugina”: «Siamo qui a prendere frustate dall’opposizione che ha gestito peggio di noi lo spazzamento». E qui si è aperta la gara su chi è stato il più bravo con la scopa negli ultimi 20 anni di amministrazione. Se ne riparlerà lunedì quando il Pef emendato approderà in Consiglio comunale.

Fabio Dorigo

 

Pulizia quotidiana in piazza Unità
La frequenza degli interventi AcegasApsAmga. Dodici volte l’anno in Costiera
Il Molo Audace è spazzato, oltre che dalla Bora, dall’AcegasApsAmga 167 volte all’anno. Questo si apprende dal nuovo Piano economico finanziario (Pef) emendato. Il beneficio del milione e oltre di metri aggiuntivi che AcegasApsAmga offre al Comune di Trieste (in omaggio al quanto spazzato nel 2008) non cambia di molto. In molti casi la frequenza dello pulizia delle strade aumenta di uno o due volte all’anno, nella maggioranza dei casi resta immutata. In alcuni casi, forse in nome della razionalità del servizio, viene persino ridotta. È il caso di via della Cereria che passa da 25 interventi a 24 (praticamente una cadenza quindicinale). Stessa cosa per via del Trionfo dove sta l’arco di Riccardo: gli spazzamenti sono stati ridotti da 25 a 24. Solo che le aree adiacenti vengono spazzate con tutt’altra frequenza: via della Cattedrale (167 interventi), via e piazzetta Riccardo (da 100 a 104 interventi). Androna San Silvestro passa da 100 a 104, mentre via San Silvestro (compresa piazzetta) passa da 50 a 52: giusto la metà. Stranezze. Via Punta del Forno (compresa Androna Chiusa), per esempio, viene pulita tutti i giorni, mentre via Punta del Forno (strada) solo 300 volte all’anno. Ci sono poi vie come Bellosguardo che aumentano gli interventi da 50 a 52 da via Combi a via Locchi e li diminuiscono da 25 a 24 da via Combi a via De Rin. Piazza della Borsa e Piazza dell’Unità hanno ovviamente lo spazzamento garantito 365 giorni all’anno. Non è così per piazza Hortis che deve accontentarsi della metà degli interventi di pulizia: 150 giorni all’anno. E la strada Costiera? Confermati i 12 interventi. Una volta al mese per la strada più bella del mondo.

(fa.do.)

 

 

«Il parco di Miramare non tradisca la sua storia»
Italia Nostra e l’associazione orticola documentano il declino con una mostra
«Foreste e piante infestanti dove c’era un bosco rado. Serve un direttore ad hoc»
«Miramare ha bisogno di una figura di un direttore del parco storico che abbia le competenze per farlo, così come accade in ogni grande parco d’Europa». L’associazione orticola del Friuli Venezia Giulia “Tra fiori e piante” si schiera con Italia Nostra per invocare il recupero della vasta area verde creata da Massimiliano d’Asburgo alle porte della città. Giovedì, alle 17.30, verrà inaugurata una mostra sul passato e sul presente del parco: saranno in esposizione fotografie che documentano il declino che ha colpito il bene negli ultimi anni, con un confronto delle situazioni prima e dopo la rovina. I tredici pannelli saranno affiancati dai testi dell’ingegner Stefania Musco, che ha realizzato una tesi sulla storia del parco al Politecnico di Milano. La mostra sarà ospitata nella sede dell’Unione degli istriani, in via Silvio Pellico 2. «Esiste una grande mole di documenti riguardanti il parco così com’era ai tempi di Massimiliano e durante il periodo austriaco successivo alla sua partenza - dice Musco -. Materiale che ci consente di capire come sia cambiato da allora ad oggi». Il fondatore di Miramare pensava a un parco esotico, ricco di piante provenienti da diverse parti del mondo: «Fece un lungo viaggio a bordo della nave Novara per raccogliere delle essenze adatte - spiega la vicepresidente di Italia Nostra Giulia Giacomich - e ne mandava altre anche mentre era in Messico». Nella zona del parterre, ad esempio, si possono vedere delle statue poste in cima a delle colonne: apparentemente non c’è ragione di collocarle su un piano rialzato, Massimiliano lo fece perché nelle sue intenzioni dovevano essere circondate dalla vegetazione. «Il nostro non è un attacco alla Soprintendenza - premette Giacomich -. Con gli scarsi fondi a disposizione può fare ben poco e non ha mai avuto a disposizione una figura stabile di botanico specializzato in parchi storici». Ma secondo Italia Nostra e l’associazione orticola i problemi affrontati dal parco vanno ben oltre il ben noto declino del parterre: «Nelle parti meno frequentate si assiste a una trasformazione del parco in foresta - dicono Giacomich e la presidente dell’associazione Mariangela Barbiero -. Qua e là giacciono tronchi caduti o abbattuti, quello che una volta era un bosco rado è invaso da piante infestanti come l’acacia, l’ailanto, i rovi o addirittura le palme. Molti glicini sono morti per mancanza di luce. Nella parte più interna del parco sono state effettuate delle tagliate che hanno lasciato spazio libero alle piante infestanti». Secondo Barbiero «la Sovrintendenza dovrebbe tenere conto delle conoscenze presenti sul nostro territorio, perché ce ne sono di molto specifiche: avere delle competenze agricole non significa automaticamente saper lavorare su un parco storico». Secondo l’ingegner Musco il problema principale è la carenza di manutenzione ordinaria: «In Italia i parchi hanno finanziamenti solo per gli interventi straordinari - afferma -, mentre sono i piccoli lavori quotidiani a dare vita a un parco». Ecco perché, aggiunge, «all’estero quando un parco non è al livello minimo di qualità viene chiuso ai visitatori. E a Miramare ormai la fruibilità è ridotta del 50%». Senza una cura quotidiana e un’attenzione alla filologia del parco «Miramare smette di essere storico e rischia di diventare un giardinetto pubblico». Il presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota chiosa: «In qualità di rappresentante della casa d’Asburgo, negli anni scorsi feci presente al Comune e all’allora assessore Franco Miracco la disponibilità dell’arciduca Carlo a contribuire alla gestione del parco attraverso una collaborazione fra pubblico e privato». Allo scopo sarebbe dovuto nascere un tavolo di trattativa con il ministero, «poi la cosa è finita nel nulla - dice Lacota -, ma l’interesse da parte degli Asburgo c'è ancora».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 8 giugno 2015

 

 

Via Mazzini pedonale, il Pd sconfessa il centrodestra

Via Mazzini, il centrosinistra al contrattacco. Il presidente della Commissione urbanistica e traffico, Mario Ravalico (Pd), replica senza mezzi termini al centrodestra che nei giorni scorsi ha alzato le barricate su via Mazzini. Non solo. Rilancia anche la pedonalizzazione di Corso Italia.

Prima, però, la controffensiva: «È singolare che chi in dieci anni non è riuscito nemmeno ad approvare il suo piano del traffico, ora pontifichi sul piano dell’amministrazione Cosolini, approvato nel 2013 a due anni dall’inizio del mandato» afferma Ravalico rilevando come tra le proposte del centrodestra figuri il “ring” «la cui attuazione è contenuta pari pari nel piano in vigore». Per rendersene conto, precisa il dem, basta consultare la relazione del piano del traffico sul sito retecivica.trieste.it alla sezione Mobilità e traffico: l’anello Rive-Passeggio Sant’Andrea-gallerie San Vito e Sandrinelli-via Carducci-piazza Libertà è previsto nell’ultima fase attuativa del piano. Non basta ancora. Ravalico respinge al mittente anche l’altra proposta del centrodestra - solo bus in via Mazzini a scendere e solo bus in Corso Italia a salire - perché avrebbe come unico risultato «quello di disporre di due strade, comunque dedicate al traffico, sia pure dei soli bus, separando ancora più nettamente il Borgo Teresiano dalla zona di piazza della Borsa-piazza Unità». La maggioranza boccia anche le accuse sui costi maggiori delle deviazioni dei bus pari «a 139mila euro all’anno». E proprio al riguardo il Comune, con l’assessore Elena Marchigiani, ricorda che c’è già una delibera con la quale l’amministrazione si impegna a sostenere i costi delle modifiche alle linee del trasporto pubblico, a sperimentazione finita, ovviamente nel caso in cui si decida di procedere alla chiusura definitiva, nelle more della gara del trasporto pubblico. Conclusione: le accuse del centrodestra sul fatto che «la chiusura di via Mazzini è un intervento a casaccio» sono, taglia corto Ravalico, un «affondo gratuito».

 

 

La misteriosa fine dei cinghiali abbattuti

Il centro di lavorazione della selvaggina non è mai stato realizzato. Risultato: si teme un commercio illegale di carne
Gli agenti provinciali - Portano i capi uccisi all’inceneritore o a un centro rapaci
Regione e Provincia sono chiamati a studiare forme più incisive per rispondere all’emergenza cinghiali, ma resta tutt’ora irrisolto un altro nodo: cosa fare degli animali abbattuti? Di carne pur sempre si tratta, ottima peraltro. Una questione che, al momento, pare ben lontana da qualsiasi soluzione perché la modalità con cui trattare i capi abbattuti, in pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie e commerciali, è rimasta finora sospesa: le istituzioni sono sostanzialmente ferme. Il centro di lavorazione della selvaggina, un’iniziativa di cui si parlava tempo fa, l’unico che consentirebbe un regolare trattamento, non è mai decollato, nonostante avesse ricevuto un via libera di massima dalla stessa Regione. Il motivo? Come conferma il vicepresidente della Provincia con delega alla fauna Igor Dolenc, l’impresa individuata ha avuto problemi economici e si è tirata fuori dal progetto. La questione, dunque, è ferma lì da circa un anno e mezzo. E così, in mancanza di un sistema organizzato, gli animali vengono buttati via. Proprio così. Certamente quelli in carico alla polizia ambientale della Provincia, che seguono due strade: o l’incenerimento o il trasporto al centro per rapaci di Pietrarossa come piatto pregiatissimo per i pennuti. Uno spreco dalle proporzioni notevoli, se si pensa che gli agenti specializzati hanno freddato 175 esemplari nel 2013, 99 nel 2014 e 71 nel 2015. Certamente un calo rispetto all’attuale emergenza, dettato soprattutto dal numero ridotto di operatori, ma comunque un numero rilevante considerando le potenziali opportunità alimentari. Di cosa accada invece dei cinghiali uccisi dai cacciatori, quelli autorizzati dal Piano di abbattimento regionale, è tutt’ora un mistero. In teoria dovrebbe finire tutto nei piatti, così almeno sarebbe previsto – fanno sapere gli uffici di Palazzo Galatti – ma un paio di calcoli lascia intendere dell’altro. Prendiamo da esempio l’annata 2014-2015, l’ultima in questione: sono stati “prelevati” 509 animali, per un totale di 248 cacciatori in attività nell’intero territorio provinciale. Quasi due a testa. Oppure, ragionando in chili: una media di 40 kg a cinghiale moltiplicata per il numero di capi abbattuti, diviso i 248 uomini in campo, fa circa un’ottantina di chili di carne a persona. Se poi qualcuno ne ammazza di più, i conti sono presto fatti. Va a finire tutto in piatto? Nemmeno con Obelix a cena. Alle istituzioni sorge il dubbio che una parte della selvaggina finisca in commercio in un giro che nessuno, al momento, sa spiegare con esattezza. Solo ipotesi ma che tra le istituzioni emergono con una certa insistenza. L’unico modo di trattare i cinghiali, lecito, seguito e autorizzato, sarebbe quello del centro di lavorazione della selvaggina. «La Regione riprenda in mano il progetto», è l’appello di Dolenc. L’assessore regionale Panontin dal canto suo aveva garantito che la Regione farà il possibile, intanto, per varare un nuovo Piano faunistico. «Sta per essere approvato – dichiarava l’esponente della giunta nei giorni scorsi – prevede per l'area limitrofa alla città di Trieste delle misure specifiche per il contenimento che consentiranno di incrementare la pressione venatoria». Nessuno, annotava l’assessore, può provvedere da sé: «Al di fuori dei periodi previsti e delle aree cacciabili, il controllo della specie non può essere attuato mediante l’attività venatoria, bensì esclusivamente attraverso l’adozione di deroghe da parte della Provincia, come prevede la legge». Un sistema evidentemente insufficiente, al momento: gli esemplari abbattuti tra il 2014 e il 2015 hanno raggiunto il 64% del totale indicato nel piano. Più che incrementare il numero di animali “da prelevare”, per usare il termine riportato nelle norme, la Provincia sollecita un incremento delle forze in campo e un approccio sistematico alle battute di caccia, visto che l’attività è svolta perlopiù in modo amatoriale. A ciò, è l’esortazione del vice-presidente Dolec, va aggiunto il progetto del centro per la lavorazione della selvaggina.

Gianpaolo Sarti

 

«Il fenomeno iniziato negli anni ’90 ora è incontrollabile» - LA RELAZIONE DEGLI ESPERTi
Il fenomeno dei cinghiali ha avuto inizio negli anni ’90 e si è sviluppato fino a raggiungere le dimensioni incontrollabili che si manifestano attualmente.

Un problema «incontrollabile», dunque. Il passaggio è contenuto in una relazione in mano alla Provincia redatta dagli esperti di fauna e ambiente. Parole che certificano l’inadeguatezza dei sistemi e dei piani regionali di contrasto fin qui adottati. «Paradossalmente – continua il documento – sono proprio le aree agricole cosiddette marginali, come le nostre, che subiscono i danni più consistenti. Parliamo di zone dove la produttività degli agro-ecosistemi è ridotta a causa di fattori fisici, come la pendenza, e pastinature, le aree agricole frammentate, o a causa della mancanza di infrastrutture di interdizione adeguate. In realtà queste aree rivestono un ruolo strategico nella conservazione di un sistema agricolo ecocompatibile e un presidio di tutela idrogeologica». Sono le zone di campagna, spesso in prossimità dei rioni periferici o del Carso: campi e raccolti distrutti e reti all’aria, per danni da decine di migliaia di euro. Le competenze dell’amministrazione provinciale sono limitate alla funzione di controllo della specie e alla gestione del “Fondo per il miglioramento ambientale e per la copertura rischi” finalizzato alla prevenzione e indennizzo dei danni arrecati. La Provincia dunque non ha di fatto alcuna competenza sull’attività venatoria. Inoltre, continua la relazione, «il Corpo di polizia ambientale sta tentando di stimolare gli operatori ad adottare più efficaci modalità di caccia». Un documento in cui, peraltro, si ammette che «quello dell’abbattimento non costituisce la soluzione ottimale al fenomeno sia sotto l’aspetto organizzativo che quello etico». Anche perché, in assenza di un approccio sistematico, «il solo abbassamento della densità può indurre nei cinghiali aumenti della fertilità in grado di vanificare l’azione di controllo della popolazione». (g.s.)

 

Ambiente - Gestione dei rifiuti in commissione

Oggi alle 10, nella sala del Consiglio, si riuniranno in via d’urgenza la seconda e la terza commissione. All’ordine del giorno la proposta di deliberazione sulla “Relazione descrittiva dei servizi di gestione rifiuti urbani e assimilati” per l’anno 2015.

 

 

AMBIENTE - Immagini sul degrado del parco di Miramare

Oggi alle 11, nella sede dell’Unione degli istriani (via Pellico 6) le associazioni Italia Nostra e Orticola "Tra fiori e piante", presentano la mostra su "Il parco di Miramare e le sue condizioni di degrado" . La mostra presenta immagini sulle condizioni del parco dal 2013 al 2015. La mostra verrà inaugurata giovedì prossimo alle 17. 30 nella sede dell'Unione degli Istriani

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 7 giugno 2015

 

 

Via Mazzini, i bus deviati costano di più
Fi e Fratelli d’Italia: «La spesa per le modifiche alle linee è di 139mila euro all’anno». Marchigiani: «Pagherà la Provincia»
Le deviazioni dei percorsi di diverse linee dei bus, per consentire la pedonalizzazione di via Mazzini, avrà un costo annuo di 139 mila euro. La cifra, calcolata dai tecnici di Trieste Trasporti (oltre 35mila chilometri in più, per un costo di circa 4 euro al chilometro), è stata resa nota ieri dai consiglieri comunali Everest Bertoli (Forza Italia) e Claudio Giacomelli (Fdi), che sulla questione dei maggiori costi hanno preannunciato una seduta, nei prossimi giorni, della Commissione trasparenza. «Lo spostamento dei tracciati di molte linee - ha spiegato Bertoli - ha comportato un aumento sensibile dei chilometri percorsi e quindi dei costi. Due anni fa - ha aggiunto - avevamo chiesto all’assessore Marchigiani se fossero previste spese aggiuntive; la risposta era stata negativa». Il consigliere forzista ha poi fatto riferimento alla delibera di indirizzo, datata 8 maggio, con cui la giunta ha dato il via libera alla fase sperimentale della pedonalizzazione in via Mazzini. Il documento stabilisce che i costi della fase sperimentale saranno a carico dell’attuale gestore (Trieste Trasporti, ndr) mentre «qualora gli esiti della sperimentazione fossero positivi, l’eventuale definitiva scelta di pedonalizzazione dell’area potrebbe comportare l’assunzione di una spesa a carico del bilancio comunale». Proprio quest’ultimo punto ha scatenato l’attacco del consigliere forzista: «Il trasporto pubblico non è competenza del Comune - ha rimarcato Bertoli - che in merito non può spendere neanche un euro, anche se vuole farlo. Il maggiore costo non sarà pagato neanche dalla Provincia né da Trieste Trasporti». Sottolineando che con 139mila euro si possono attivare circa 30 posti in un asilo nido, Bertoli ha concluso con «un invito amichevole alla giunta a non effettuare questa spesa». A sua volta Giacomelli (Fdi) ha ricordato che, a suo tempo, il dibattito in aula sulla pedonalizzazione di via Mazzini si era protratto per un mese. «È paradossale che in quella sede il problema dei maggiori costi non sia emerso», ha affermato, ricordando poi che, in merito a una domanda di attualità su via Valdirivo (se vi fossero stati studi sull’impatto del traffico aggiuntivo e prove di carico, ndr) l’assessore Marchigiani aveva risposto in maniera negativa. Ribadendo che il Comune non ha titolo per pagare questi maggiori costi del trasporto pubblico, che la Provincia non intende farlo e Trieste Trasporti nemmeno, Giacomelli ha sostenuto che «si rischia che tali costi si riversino su un aumento del biglietto». L’assessore Marchigiani respinge prontamente le accuse ai mittenti. Ricorda che al momento la gara regionale per il trasporto pubblico locale è bloccata in quanto si attende la sentenza del Tar, e sottolinea che «una volta che la sperimentazione sarà conclusa, i maggiori costi rientreranno nelle spese della Provincia. E se il Tar non dovesse essersi ancora pronunciato, la spesa sarà coperta temporaneamente dal Comune. D’altra parte - aggiunge - l’attuazione del piano del traffico non può non avere qualche costo». A proposito di costi, l’assessore non manca di rilevare che la precedente giunta «per il piano del traffico, poi ritirato prima delle elezioni, ha pagato più di 200mila euro per la consulenza al professor Camus». Quanto a via Valdirivo, Marchigiani precisa poi che dalle mappe del Comune non risulta alcun problema strutturale, e che dai rilievi fatti in questi giorni l’aumento del traffico è contenuto in un veicolo in più ogni minuto.

Giuseppe Palladini

 

Il bike pride - I ciclisti dicono sì alla chiusura ma chiedono un percorso per bici
In bici. In tanti, più di un centinaio. Nel cuore di quella via Mazzini, parzialmente chiusa al traffico da qualche settimana e che per questo tante polemiche sta suscitando, dividendo i triestini in due fronti. Da un parte coloro che vedono la pedonalizzazione come un toccasana, dall'altra quelli che giudicano il provvedimento un'inutile forzatura.

A onor del vero, sono questi ultimi la grande maggioranza, almeno stando al referendum promosso dal “Piccolo”, che ha fatto registrare un rapporto di circa due terzi “contro” e un terzo “pro”. Ieri sera, per sottolineare la loro adesione al progetto di pedonalizzazione, un notevole numero di ciclisti di tutte le età e “tipologie”, dai semplici amatori e appassionati a coloro che la bici la usano come strumento di allenamento, appartenenti a numerose associazioni, capitanate in questo caso dalla Fiab Trieste Ulisse, hanno aderito al “Bike pride#viaMazziniCiclabile”. La manifestazione aveva come obiettivo di chiedere che “lungo tutta via Mazzini si realizzi un percorso ciclabile continuo, sicuro e riconoscibile”. La parola d'ordine, che ha caratterizzato la pedalata, che ha portato i partecipanti da via Mazzini lungo un percorso di circa 5 chilometri per le vie del centro, è stata “Noi siamo il traffico”. «Con il nostro gesto - ha detto Federico Zadnich, coordinatore per Trieste della Fiab Ulisse - vogliamo ricordare che le biciclette sono un mezzo di trasporto veloce, comodo e sostenibile per muoversi in ambito urbano e consentono al contempo di socializzare, vivendo la città e vedendola con uno sguardo diverso. Ora tocca a Trieste - ha sottolineato - riconoscere e garantire alle bici sicurezza e dignità di mezzo di uso quotidiano. Scopo di questa “Bike Pride” - ha precisato Zadnich - è sostenere la sperimentazione della pedonalizzazione in via Mazzini, e di richiedere, allo stesso tempo, che lungo tutta questa via sia creato, come previsto dal Piano del traffico, un percorso riservato e riconoscibile, con una diramazione che permetta di raggiungere, in bici, viale XX Settembre lungo la direttrice di via Imbriani». Fiab Ulisse chiede anche che sia concesso ai ciclisti di transitare nelle corsie riservate ai bus nella parte bassa di via Mazzini. «Su questo punto - ha replicato l’assessore Marchigiani - esiste già un fermo no della Trieste trasporti. Per il resto siamo d’accordo, sempre ricordando però - ha aggiunto - che la precedenza nelle isole pedonali va ai pedoni, in particolare ai soggetti deboli. Una corsia per le bici si può segnare e sarebbe la prima volta a Trieste - ha concluso -. Una pista ciclabile è altra cosa e non può convivere con un’area pedonalizzata». All'iniziativa hanno dato la loro adesione Legambiente, Viaggiare slow, la Consulta giovani di Muggia, Senza confini - Brez Meja, Spiz, Mathitech, Bikeways, Arci Trieste, Ursus Fxd, Wwf e Uisp di Trieste.

Ugo Salvini

 

 

Il fallimento del piano anti cinghiali - L’EMERGENZA»L’INVASIONE TRIESTINA - il piano cinghiali a Trieste

I 248 cacciatori sono riusciti a eliminare solo il 64% degli esemplari da abbattere. E gli agenti provinciali sono quattro
Nel 2012-2013 la percentuale toccava il 96% ma ora gli animali si sono fatti più furbi
Dietro l’emergenza cinghiali c’è il fallimento del piano regionale di abbattimento. Lo dicono i numeri. Tra il 2014 e il 2015 i cacciatori hanno eliminato 509 esemplari sui 792 previsti dal piano: il 64% appena, stando ai dati della Provincia. Andava meglio le annate precedenti, quando l’attività si era chiusa con il 78% nel 2013-2014 e il 96% nel 2012-2013, periodo in cui il numero di capi censiti era balzato da 387 a 501. Oggi, invece, quattro cinghiali su dieci si salvano. Chi abita in prossimità del Carso o nei rioni periferici ne paga la conseguenze: campi e raccolti distrutti, reti divelte, incidenti d’auto e pericolosi incontri con l’uomo. Come avvenuto a fine maggio nelle campagne di Longera per il signor Bruno Zerial che ha rischiato la vita. Il cane, che ha tentato di difenderlo, non ce l’ha fatta. La pianificazione funziona così: da Muggia a Duino, all’interno del territorio venabile, il “prelievo” è consentito con il metodo selettivo dal 15 maggio al 15 gennaio per cinque giorni la settimana, da due ore prima del sorgere del sole, a due ore dopo il tramonto. L’attività si apre con un censimento degli animali, il tutto viene poi trasmesso all’amministrazione regionale. Sulla base di quei numeri l’ente approva un piano di abbattimento autorizzando la soppressione per il 150% del totale. Ad esempio: su 10 rintracciati, si dà il via libera per 15; questo perché si ritiene che gli animali che vivono nel territorio siano in realtà molti di più di quanti si riescono effettivamente a conteggiare. Sono 12 le riserve esistenti – distanti almeno 100 metri dai centri abitati – in cui è permessa l’attività: Basovizza, Prosecco, Opicina, Aurisina, Duino, Malchina, Muggia, Zaule-Dolina, Gabrovizza, Sales, Sgonico e Monrupino. In quest’ultima annata il risultato più basso è stato raggiunto a Duino: 18 animali censiti, 27 autorizzati a cacciare, 6 abbattuti. Il 22%. Ma sono numerose le zone in cui il risultato non tocca nemmeno la metà di quanto previsto: Aurisina (30%), Malchina (33%), Gabrovizza (36%), Sgonico (28%), Monrupino (32%). Punte più alte a Basovizza (59%), Prosecco (65%) e Opicina (62%). Record a Muggia che riesce a ottenere l’85% dei capi abbattuti, a Zaule-Dolina con il 92% e, ancor più, a Sales con il 95%. Le circostanze che portano a questo squilibrio e alla difficoltà di mettere a segno le indicazioni del piano sono varie. I cinghiali, nel tempo, si sarebbero abituati agli orari in cui sentono gli spari e avrebbero capito quando tenersi alla larga dai punti di appostamento. Sono 248 i cacciatori che svolgono quest’attività nell’intera provincia, ma perlopiù in modo amatoriale. Poche forze in campo? Poca sistematicità nelle battute? La Provincia fa la sua parte, come può, con la polizia ambientale: l’unica autorizzata per legge a intervenire “in deroga”, fuori dalle norme. Possono sparare nei centri abitati e in qualunque giornata. Ma il personale, attualmente, è limitato a 4 dipendenti specializzati. E così, anche per loro, la quantità di animali abbattuti è calata: 175 nel 2013, 99 nel 2014 e 71 nel 2015. Senza considerare le pressioni psicologiche alle quali sono sottoposti gli agenti, esposti alle ingiurie di quanti, tra i cittadini, vedono nel cinghiale quasi un animale domestico. «È evidente che il personale sembra essere insufficiente a gestire la situazione», afferma il vicepresidente della Provincia con delega alla fauna, Igor Dolenc. Non cambia nella sostanza nemmeno il via libera rilasciato agli agricoltori dotati di licenza, autorizzati a sparare nei propri terreni anche al di fuori degli orari consentiti nelle aree di riserva: ce ne sono solo due al momento, ma altri – vista l’emergenza – si stanno facendo avanti. L’ente continua ad erogare i contributi per arginare le “invasioni”, solitamente per l’acquisto di reti e recinzioni con filo elettrico, e paga gli indennizzi per i danni subiti da famiglie e aziende. Cifre modeste, come noto, visto che il sistema è sottoposto a regime “de minimis” e le somme concesse non possono superare i 15 mila euro a testa nell’arco di tre anni. «Abbiamo realizzato pure una serie di pubblicazioni informative su come comportarsi con gli animali selvatici – ricorda Dolenc – e abbiamo coinvolto diverse associazioni per fronteggiare al meglio il problema. Perché non basta cacciare, ma si deve evitare di dare da mangiare ai cinghiali, non abbandonare immondizie ed eliminare i rovi, gli abituali luoghi di riposo». A ciò si aggiunge un ultimo aspetto, piuttosto dubbio: il censimento stesso, quello da cui viene rilevato dai cacciatori per la predisposizione del piano di abbattimento regionale. Ad oggi, per fare un esempio, risultano 130 esemplari a Basovizza e appena 38 a Prosecco, 15 ad Aurisina e 110 a Zaule. Gli ettari di terreno sono più o meno gli stessi per tutti. Possibile?

Gianpaolo Sarti

 

«Le doppiette colpevoli dei danni agricoli»
La Lav muove all’attacco: «Hanno introdotto e foraggiato capi giovani e aggressivi a scopo venatorio»
La Lav, la Lega anti vivisezione, contesta il metodo dell’abbattimento. «Non può essere l’unica soluzione per il controllo della fauna selvatica» avvertono i responsabili della sede territoriale a Trieste, riuniti nel consiglio direttivo. E aggiungono: «Il problema dei cinghiali, se di problema si può parlare, non è stato esposto nel modo corretto ai cittadini. In realtà è più complesso di ciò che appare». La Lav fa notare che, come previsto dalla normativa nazionale e regionale, «i cacciatori operano numerosi foraggiamenti e possono introdurre nel territorio fauna allevata. Nella parte occidentale il cinghiale è autoctono, molto numeroso, ha una struttura per classi di età ben equilibrata e non causa danni gravi all’agricoltura. Qui il cibo viene somministrato solo in estate e nella foresta. Nella parte orientale, invece, il cinghiale è stato introdotto a scopo venatorio, viene foraggiato liberamente dai cacciatori, è meno numeroso ma ha una struttura sbilanciata per classi di età, con prevalenza di individui giovani, e causa gravi danni all’agricoltura. Ci sembra evidente che i danni arrecati all’agricoltura e ai privati cittadini nella nostra provincia – osserva ancora l’onlus – dipendano quindi dalla gestione venatoria». Secondo la Lav, Regione e Provincia «non fanno prevenzione e non promuovono la conoscenza dell’etologia dell’animale nei confronti della popolazione». Ciò determina, quindi, «una scarsa informazione su cosa fare quando si incontra un animale selvatico che produce dannosi comportamenti come avvenuto di recente». L’onlus ha un suggerimento: «Prima di approvare qualunque Piano regolatore – scrive la sezione territoriale di Trieste – si dovrebbero prevedere corridoi faunistici per evitare che gli animali possano introdursi in giardini privati o attraversare strade trafficate. Ed è inoltre provato come la perdita della sincronizzazione dell’estro e l’aumento della fecondità portino ad incrementare i danni provocati dai cinghiali mentre al contrario risultino efficaci metodi alternativi, quali recinzioni elettriche e foraggiamento dissuasivo». Infine, ancora, una stoccata alle istituzioni. «La politica rimanda ormai da anni l’approvazione di un Piano faunistico regionale – è l’accusa della Lav – e non sono previsti dalla legge indennizzi adeguati per i danni provocati dagli animali ad agricoltori o privati cittadini».

(g.s.)

 

 

Parenzo, sulle spiagge venti bandiere blu
L'avvio della stagione balneare è stato celebrato con l' innalzamento della bandiera blu sull’albero situato vicino al vecchio bunker, sulla spiaggia sotto l'albergo Parentium. Confermate così le 20 bandiere blu che sventolano sulle spiagge del comprensorio: 3 sulle spiagge gestite dalla città, sette su quelle appartenenti alla società Valamar Riviera, e le rimanenti sulle spiagge dell' altro colosso turistico cittadino:la Plava Laguna. L'onore di issare il vessillo è toccato ai coniugi austriaci Bachmaier che da 15 anni soggiornano all' hotel Parentium. La bandiera è arrivata nelle loro mani via mare, portata da un subacqueo che l’aveva presa da una motonave. Alla cerimonia hanno partecipato le pallamaniste parentine campionesse di Croazia e la mascotte Lagunino, a simboleggiare una sintesi di sport e coscienza ecologica. Ricordiamo che la bandiera blu è un prestigioso riconoscimento ecologico internazionale assegnato dalla Fondazione europea per l' educazione ambientale alle spiagge pulite e sicure.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 6 giugno 2015

 

 

Ferriera di Servola - A giorni il verdetto sul rilascio dell’Aia

Prenderà il via mercoledì prossimo la Conferenza dei Servizi decisoria sulla concessione dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale alla Siderurgica Triestina, proprietaria della Ferriera di Servola. Un appuntamento cruciale a cui il Circolo Miani e l’associazione Servola Respira hanno chiesto formalmente di poter partecipare.

Una richiesta formulata con una lettera inviata alla Direzione regionale dell’Ambiente e al procuratore capo del Tribunale di Trieste, Carlo Mastelloni.

 

 

Serracchiani: «Si rivedano le competenze ambientali» - l’assemblea dell’albo dei gestori
«In materia ambientale è necessario arrivare, nell’ambito della riforma del Titolo V della Costituzione, a un riordino delle norme e delle competenze, per fare chiarezza su chi fa che cosa».

Lo ha sottolineato la presidente della Regione, Debora Serracchiani, intervenendo ieri a Trieste all’assemblea generale nazionale dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, svoltasi non causalmente in occasione della “Giornata mondiale dell’ambiente”. Una “Giornata” che, anche a Trieste, è stata celebrata con un gran numero di iniziative, come la distribuzione di borse per la raccolta differenziata targata AcegasApsAgma o il flash mob di bambini e animatori che in sette piazze cittadine hanno intonato la “Ballata dell’orto”, come la premiazione del rione più pulito e l’animazione in piazza della Repubblica. Tra gli appuntamenti, appunto, l’assemblea dell’Albo nazionale dei gestori ambientali al quale sono iscritte più di 160mila imprese che si occupano di gestione dei rifiuti e di bonifiche e che costituiscono un punto di riferimento per la pubblica amministrazione. Serracchiani, durante l’incontro che ha visto la presenza del presidente nazionale dell’Albo Eugenio Onori e di quello della sezione del Friuli Venezia Giulia Franco Sterpin Rigutti, ha anche ricordato alcuni dei complessi progetti di risanamento ambientale che la Regione, assieme alle altre istituzioni locali, ha affrontato in questi ultimi anni. Tra questi, ovviamente, la Ferriera di Servola e il Sito inquinato di Trieste. «Nel campo dell’ambiente - ha aggiunto la presidente - questa amministrazione regionale ha ricominciato a programmare, come dimostrano il piano energetico e quello delle acque». Semplificazione, trasparenza e legalità sono gli obiettivi dell’Albo nazionale e sono gli stessi perseguiti dal Friuli Venezia Giulia: «Sulle questioni ambientali - ha rilevato Serracchiani - occorre arrivare a più chiare responsabilità all'interno della pubblica amministrazione, evitando un’eccessiva frammentazione, e questo per aiutare i cittadini e le imprese».

 

 

Piazza Rosmini - Volontari al lavoro per ripulire il giardino

Oggi alle 11.30, nel giardino di Piazzale Rosmini, avrà luogo la presentazione dei lavori di pulizia dell'area giochi (eliminazione dei graffiti, riverniciature ecc.) che saranno svolti in questi giorni dai volontari dell'associazione "Puglia Club" di Trieste.

 

 

Elezioni - Nuovo direttivo per CamminaTrieste

Nel corso dell'ultima assemblea dei soci è stato eletto il nuovo direttivo di Coped-CamminaTrieste. Il presidente onorario è Fulvia Costantinides. Presidente effettivo Luigi Bianchi mentre la carica di vicepresidente è andata a Isabella Flego e Mario Goliani. Del comitato direttivo fanno parte in totale nove soci.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 5 giugno 2015

 

 

Sel e Un’Altra Trieste all’offensiva su Servola

Sossi insiste sulla chiusura dell’area a caldo della Ferriera. Bandelli: «Arvedi assuma gli ex Sertubi»
L’aria si infittisce sulla Ferriera di Servola. Metaforicamente e non. Da destra a sinistra, per motivazioni diverse, diversi consiglieri comunali puntano il dito contro questa fase della gestione Arvedi. Da un lato Marino Sossi di Sel argomenta in una lunga lettera (firmata anche dalla consigliera Daniela Gerin e dal responsabile lavoro di Sel Waldy Catalano) la necessità di chiudere l’area a caldo dell’impianto. Dall’altro Franco Bandelli di Un’Altra Trieste chiede al sindaco di far rispettare una mozione approvata dal Consiglio nel marzo scorso che impegnava la giunta a chiedere alla proprietà di integrare gli ex lavoratori della Sertubi nelle nuove assunzioni. Il caso Sertubi Bandelli afferma infatti che la sua mozione per l’integrazione prioritaria degli ex Sertubi in Ferriera è stata disattesa: «Ora apprendiamo che il percorso di ampliamento dell’organico riguarda tecnici specializzati e lavoratori dell’ex Lucchini in cassa integrazione. Il Comune deve farsi garante al tavolo istituzionale affinché i posti rimanenti siano destinati ai lavoratori della Sertubi e che la parte formativa - prevista già nell’Accordo di programma del 2012 - prenda il via il prima possibile». L’offensiva di Sel È un testo articolato quello con cui Sossi e compagni chiedono alla giunta di ridiscutere la possibilità di chiudere l’area a caldo. La lettera inizia ricordando che sul tema della Ferriera «il centrosinistra ha vinto le elezioni comunali facendo dell’impegno per la riconversione produttiva dell’area uno dei punti centrali del programma amministrativo». Passa poi a ricordare come l’arrivo di Arvedi lasciasse ben sperare grazie all’accento sul laminatoio e sulle attività di carattere portuale. A fronte dei ripetuti sforamenti dei limiti di leggi sulle emissioni di polveri sottili, argomenta Sel, le dichiarazioni dell’imprenditore confermano «come l’area a caldo non rappresenti un elemento strategico nello sviluppo futuro della ferriera previsto dal piano industriale». I fondi pubblici Sossi ricorda che il piano di recupero è stato sostenuto con una cinquantina di milioni di fondi pubblici: «Anche perciò continuiamo a ritenere doverosa e lecita da parte delle istituzioni la ricerca di un’intesa programmatica con la nuova proprietà per la chiusura dell’area a caldo, quale sola strada in grado di dare una soluzione reale e concreta alla pesante situazione ambientale». Il consigliere e i colleghi sono «sconcertati» dal fatto che non si colga la possibilità, «inclusa nel piano», di chiudere l’area mantenendo il livello dell’occupazione: «Non si può continuare a pensare che possibili incrementi occupazionali giustifichino il mantenimento di impianti in esercizio il cui impatto ambientale e sulla salute di lavoratori e cittadini non è più sostenibile».

Giovanni Tomasin

 

 

Ogni anno in Italia 34mila morti
I dati in un rapporto del ministero della Salute. Emergenza al Nord
ROMA Oltre 34.500 italiani ogni anno muoiono “avvelenati” dall’inquinamento atmosferico. I veleni dell’aria uccidono soprattutto al Nord, dove si registrano 22.500 decessi, e riducono in media di 10 mesi la vita di ogni cittadino: 14 mesi per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Sono questi i poco incoraggianti dati, presentati ieri, dell’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico nel nostro Paese, secondo il progetto Viias (Valutazione integrata dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente e sulla salute) finanziato dal Centro controllo malattie del ministero della Salute. La nuova mappa dell’inquinamento mostra come il 29% della popolazione viva in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti è costantemente sopra la soglia di legge e che Nord, aree urbane congestionate dal traffico e aree industriali siano le più colpite. Eppure, il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11mila vite l’anno. Unito all’ulteriore diminuzione del 20% della concentrazione media annuale degli inquinanti avrebbe ricadute positive sulla salute pubblica e sull’economia: seguendo le statistiche dell’Organizzazione mondiale della sanità 10mila decessi evitati all’anno corrispondono a circa 30 miliardi di euro. È cambiata anche la natura dell'inquinamento atmosferico negli ultimi dieci anni, i due principali bersagli verso cui indirizzare nuove misure preventive sono la combustione di biomasse per il riscaldamento e gli scarichi dei veicoli diesel. Infine il progetto ha mostrato come la riduzione significativa delle emissioni avvenuta negli ultimi anni non si sia sempre tradotta in un abbassamento delle esposizioni, soprattutto in quelle aree, come la Pianura Padana, caratterizzate da condizioni fisiche e meteorologiche difficili.

 

 

Grande Gianni alle isole Brioni la tartaruga va in riabilitazione dopo essere stata salvata
L’esemplare di Caretta caretta era stato trovato in gravissime condizioni vicino a Lussino dopo l’urto con un natante. È stato curato a Verudella in un centro specializzato
POLA Dopo aver trascorso circa un anno al Centro di recupero delle tartarughe marine di Verudella Grande Gianni, un magnifico esemplare maschio di Caretta caretta, è stato trasferito nella grande vasca sulle Isole Brioni dove trascorrerà un periodo di riabilitazione. Ancora non si sa quanto durerà il suo soggiorno forzato sull'isola, nella vasca di acqua marina con ricambio forzato, che lo preparerà a sfidare nuovamente il mare. Grande Gianni battezzato proprio così, era stato trovato in gravissime condizioni nei pressi dell'Isola di Lussino. Se non fosse intervenuto l'uomo avrebbe fatto una fine tristissima in seguito alle brutte ferite riportate alla testa e nella parte bassa del carapace, probabilmente nell'urto con qualche imbarcazione. Inoltre non era in grado di cibarsi in maniera autonoma. Al momento della cattura Grande Gianni era lungo crica 70 centimetri. Si è fiduciosi ora che nella vasca, la tartaruga marina possa riabituarsi a fare tutto da sola, dopodichè sarà pronta a ritornare nel suo habitat naturale. Grazie alla disponibilità della direzione del Parco nazionale di Brioni, durante il viaggio in traghetto da Fasana all'isola, Grande Gianni era accompagnato da numerosi amanti degli animali, che seguono attentamente le vicende delle tartarughe marine. E la stampa non si fa pregare per riportare la notizia di qualche nuovo arrivo e del ritorno in libertà degli esmeplari curati. Il centro per la cura e la riabilitazione delle tartarughe “Aquarium”, fondato nel 2006, sorge vicino alla fortezza austroungarica di Verudella, nel comprensorio turistico di Pola. Qui esiste la cosiddetta stanza delle piscine dove le tartarughe vengono curate, e subito accanto troviamo l'aula didattica del centro dove sono custodite le fotografie la relativa documentazione di tutte le tartarughe finora salvate, da 10 a 15 all'anno. Le tartarughe che finiscono in cura presentano ferite dovute soprattutto all'urto con le imbarcazioni o perché finiscono impigliate nelle reti dei pescatori che le raccolgono facendo quindi intervenire gli attivisti di Verudella. Qualche esemplare viene trovato sofferente di disturbi naturali, come quelli gastrointestinali che hanno colpito la giovanissima Severina, “dimessa” in tempi rapidi. Ogni tartaruga ha la sua bella storia e fa certamente grande tenerezza la grande cura e amore che ricevono dagli attivisti. Dal canto loro gli animali capiscono che presso il centro di Verudella inizia una nuova vita e con i festosi movimenti in acqua sembrano ringraziare per le grandi attenzioni ricevute. E spesso a far loro visita arrivano scolaresche di tutta la Croazia.

(p.r.)

 

 

Bike Pride per la pista ciclabile in via Mazzini
Domani in centro la pedalata che promuove la creazione di un percorso lungo l’area pedonalizzata
Un percorso ciclabile continuo, sicuro e riconoscibile. È la filosofia che anima il Bike Pride, una originale pedalata lungo le vie del centro storico, programmata per domani sera con ritrovo a partire dalle 19 in piazza della Repubblica. L’iniziativa, organizzata da Fiab Trieste Ulisse, si pone come obiettivo la realizzazione di un percorso ciclabile lungo via Mazzini, come previsto dal Piano del Traffico, con la possibilità di una diramazione per raggiungere in bicicletta il viale XX Settembre. Un evento che, sotto la parola d’ordine “Noi siamo il traffico”, vuole sottolineare come le biciclette siano un mezzo di trasporto comodo, veloce e sostenibile per muoversi in ambito urbano. Ma intanto la pedonalizzazione di via Mazzini continua a dividere cittadini e commercianti. A colpi di petizioni. Da una parte c’è il fronte del “no” che vede unite molte attività che gravitano nell’area di piazza Goldoni e dintorni, e che sta raggiungendo quota 3000 firme. Dall’altra una serie di commercianti di via Mazzini che stanno rispondendo con una contro-raccolta firme partita solo da pochi giorni, ma che ha già abbondantemente superato il migliaio di sottoscrizioni. «Sia chiaro non vuole essere una battaglia, ma un punto di vista ben preciso - spiega Stefano, dell’edicola di piazza Goldoni -. Non siamo contrari alla pedonalizzazione in se stessa, quanto al modo in cui viene portata avanti, recando grossi disagi a cittadini e commercianti. Non si può procedere a strappi, ma ci deve essere un progetto che ha una sua continuità e una sua completezza». Concetti ripresi da Laura, del Bar pasticceria La Perla di via Santa Caterina: «Intervenire in questo modo non ha nessun senso e noi lo tocchiamo con mano ogni giorno sentendo le lamentele dei cittadini, soprattutto quelli più anziani. Mi sta bene la pedonalizzazione, ma allora facciamola in modo globale, chiudendo tutto il centro e creando un vero e proprio ring». Sull’altro fronte non mancano le argomentazioni: «Un’area pedonale a Trieste ci vuole - afferma Roberto, del bar Koala di via Mazzini -. Non è solo un discorso di introiti e vantaggi economici, ma proprio di maggiori spazi a favore dell’utenza e quindi di maggior vivibilità per l’intera città». Così infine Alberto, del negozio Robe di Kappa: «Si tratta di un progetto che rientra nell’allargamento del centro storico che, come in molte altre città, vuole essere maggiormente vivibile».

(p.pit.)

 

SEGNALAZIONI - VIA MAZZINI - Previsioni catastrofiche

Ho seguito con attenzione la polemica su via Mazzini. I cittadini contrari affermavano tutti che il problema sarebbe stato un intasamento del traffico nel corso Italia e in via Valdirivo. Devo dire che queste previsioni, data da tutti per certe, mi avevano spaventato molto, visto che attraverso il Borgo Teresiano ogni mattina per andare al lavoro.

Invece sono passate quasi due settimane dalla chiusura e non ho notato mai un problema di scorrimento in Nessuna delle vie della zona. Nè alle 8.30 nè alle 18 (orari ad alta intensità). Per cui volevo chiedere a quei cittadini, in base a cosa prevedono queste catastrofi che poi non si avverano? Chi gli dà l’autorità di terrorizzare la gente, evidentemente senza cognizione di causa? Ora, avendo visto con i miei occhi, sono passato da critico a favorevole a via Mazzini pedonale. E tra l’altro ho riscoperto il piacere di andare al lavoro in bicicletta.

Michele Giacchese

 

 

Giornata mondiale dell’ambiente tra flash mob e premi ai rioni “puliti” - oggi
Da piazza Unità alle piazze Cavana, tra i Rivi, Campo San Giacomo, Melara, piazza XXV aprile, fino a Prosecco e a Basovizza. Saranno questi i luoghi delle 7 circoscrizioni che ospiteranno la Giornata mondiale dell’ambiente. In ciascuno di questi luoghi, AcegasApsAmga provvederà alla distribuzione di borse per la raccolta differenziata a tutti i partecipanti.

Momento centrale sarà, alle 11, il flash mob con i bambini e gli animatori presenti nelle sette piazze che intoneranno “La ballata dell’orto”. Ma sono tanti gli appuntamenti della manifestazione organizzata dal Comune in collaborazione con Provincia ed enti e associazioni. Tra questi, oltre alle attività in piazza per un pubblico dai 2 ai 14 anni (prenotazioni: triesteamal’ambiente@comune.trieste.it), dalle 17 alle 18.30 animazione negli spazi pedonalizzati di piazza della Repubblica e alle 21, all’Ariston, proiezione di “Capulcu: voci da Gezi”, film sulla rivolta di Istanbul alla presenza del regista Claudio Casazza. Mentre alle 18.30, al Toti, incontro con John Mpaliza, attivista dei diritti umani impegnato da una marcia da Reggio Emilia a Helsinki per denunciare gli orrori della guerra in Congo. Infine, la premiazione del rione più pulito (ore 16.30 sala Bazlen, palazzo Gopcevich). E alle 18, nella sala ex Aiat di piazza Unità, Urbi et Horti presenterà “Orti comuni in città”, incontro sull’esperienza dell’agricoltura familiare e sociale.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 4 giugno 2015

 

 

Indagine sulla maxidiscarica vicino al Burlo

Regione e Comune annunciano controlli sulla galleria Littorio. L’ospedale: «Non è nostra. E non ci sono accessi interni»
L’enorme discarica che giace nei sotterranei di Ponziana e in prossimità del Burlo, documentata dal giornale, spinge la Regione e il Comune ad avviare un’indagine ambientale e ad attivare vere e proprie bonifiche. «È necessario un approfondimento con verifiche adeguate, anche con l’Arpa, perché – annuncia l’assessore regionale competente Sara Vito – per un problema così delicato abbiamo bisogno di fare i nostri accertamenti». È la “galleria Littorio”, un ex rifugio antiaereo di circa 400 metri costruito negli anni ’40, in cui all’epoca venivano tra l’altro protetti i bambini ricoverati all’ospedale. II cunicolo parte dal giardino di via Orlandini e continua fino all’istituto infantile nelle vicinanze del Pronto soccorso. Se non proprio all’interno stando alle cartine elaborate dagli speleologi che per primi hanno visitato il sito. La quantità di rifiuti è impressionante, così come il materiale depositato nel corso dei decenni probabilmente anche dallo stesso Comune: mattoni, tubi, legno, barili e amianto. La spazzatura arriva a toccare addirittura il soffitto, proprio nel punto che coincide con via Battera: lì dove la galleria svolta a sinistra verso il Burlo. È l’ultimo corridoio, quello che collega all’istituto, attualmente impraticabile perché l’intero pavimento è ricoperto da uno strato di melma maleodorante in cui si sprofonda fino al ginocchio. L’assessore comunale al Demanio, Andrea Dapretto, è consapevole della situazione. «Già dal sopralluogo degli speleologi (dello scorso autunno, ndr) eravamo dell’idea di approfondire la questione perché se lì c’è del materiale del genere, seppur chiuso sottoterra, si deve provvedere. Si dovranno prelevare campioni, ma non sarà un’operazione né rapida, né semplice. Si dovrà analizzare cosa c’è, compreso l’amianto o presunto tale. Perché non è detto che lo sia anche se a prima vista può sembrare. E dovremo capire cosa contengono i barili». Il collega di giunta, il responsabile dell’Ambiente Umberto Laureni, conferma: «Apprendo il caso dal giornale e ci sono prove fotografiche, avete fatto un buon lavoro. Ora vediamo come muoverci. L’impegno è risolvere il problema ed evitare qualsiasi forma di pericolo. Anche con bonifiche». La preoccupazione su cosa potesse nascondere quella galleria si era fatta più insistente nelle scorse settimane, quando è esploso il caso dei tumori tra il personale dell’Irccs avvenuti negli ultimi decenni. Ma non c’è alcun elemento oggettivo, certamente non al momento, che possa collegare le malattie a quel vecchio rifugio antiaereo. La discarica del “Littorio” oggi si configura quindi più che altro come un problema igienico, di sporcizia. E di immagine: per la città e l’Irccs che si trova a un passo. La direzione del Burlo respinge la ricostruzione fatta dal giornale. Secondo gli speleologi la galleria affiora davanti o proprio all’interno dell’astanteria ma i vertici dell’ospedale, precisando che la struttura «non è di proprietà dell’istituto», ritengono «destituito di ogni fondamento che nei sotterranei, negli spazi di pertinenza e diretta responsabilità del Burlo vi siano cumuli di rifiuti. Tutti i locali interrati sono utilizzati e correttamente mantenuti. Una parte di essi è stata oggetto di recente e completo restauro». Inoltre, aggiunge la nota dell’Irccs, «è destituita di fondamento l’ipotesi formulata dal giornalista che vi sia un accesso interno all’istituto che conduce al rifugio antiaereo di via Orlandini. Non vi sono porte, passaggi murati o altri segni di collegamento attivi – si puntualizza – come non vi sono elementi che ne attestino l’esistenza. Non vi è di conseguenza alcun esistente collegamento tra il rifugio di Via Orlandini con la zona del Pronto Soccorso e dell’astanteria». Gli speleologi del Club Alpinistico Triestino che hanno condotto il sopralluogo insieme al Piccolo, invece, sono certi che l’ultimo tratto della galleria inquinata - in cui durante i bombardamenti trovavano rifugio i bimbi ricoverati - porti proprio all’ospedale.

Gianpaolo Sarti

 

I soldi mai spesi per controllare le grotte
La Federazione speleologica denuncia l’impasse dell’analisi sull’inquinamento delle cavità carsiche
A chi interessa se non si vede? Niente di più conveniente, per liberarsi di rifiuti pericolosi il cui smaltimento per vie legali è costoso, delle cavità naturali del Carso triestino. Il fenomeno, nella sua pericolosità, sembrava essere stato preso sul serio quando il primo agosto 2014 con la delibera 35 il Comune stanziava 30mila euro per condurre indagini sullo stato di salute delle nostre grotte, di pubblico dominio il fatto che siano inquinate. Celebre il caso nel 1972: dopo l’attentato di Settembre nero all’oleodotto di San Dorligo, il petrolio fuoriuscito e il terreno contaminato furono versati nel Pozzo dei colombi, vicino a Basovizza, solo parzialmente bonificato dalla Regione. Ci sono anche il Pozzo del Cristo, tra Basovizza e Gropada, e l’elenco è lungo. Ciò a cui forse è meglio non pensare è che attraverso i cunicoli, trasportato dalle piogge, tutto finisce in mare, inquinando l’acqua e il pesce che mangiamo. «Meglio non far niente che scoprire cosa è stato abbandonato in più di 250 grotte della provincia di Trieste», denuncia oggi Furio Premiani, presidente della Federazione speleologica triestina. A un anno dallo stanziamento dei fondi «non è stato fatto nulla», dichiara Premiani, e «se nessuno si muove le nostre grotte potrebbero lentamente diventare un serio pericolo per le falde acquifere». Ultimamente, fa sapere la Federazione speleologica, sono stati individuati pezzi di eternit, probabilmente di qualche tetto, scaricati all’interno di una grotta nel Comune di Duino-Aurisina. I 30mila euro dovevano servire per eseguire indagini conoscitive sullo stato di inquinamento delle grotte nel Comune di Trieste e per effettuare il censimento di almeno 50 cavità, fornendo per ogni grotta inquinata una relazione dettagliata su tipologie e quantità degli inquinanti. «L’assessore Laureni - prosegue Premiani - dopo aver consultato i propri tecnici ha fatto sapere alla Federazione speleologica che sarebbe stata l’Arpa, per competenza, a svolgere le indagini conoscitive sullo stato di inquinamento delle grotte al fine di valutare l’entità del problema e programmare eventuali interventi di bonifica». Tre quindi gli enti della vicenda: Comune di Trieste, Regione e Arpa. Premiani oggi denuncia la circostanza kafkiana che ad un anno, con il balletto delle responsabilità, tiene tutto inesorabilmente fermo. I soldi, ne dà certezza Umberto Laureni, assessore comunale all’Ambiente, non sono stati spesi. Ma dichiara: «Abbiamo le mani legate perché prima di mandare sul fondo delle grotte delle persone, seppur esperti speleologi, è necessario conoscere almeno in linea di massima la composizione dei rifiuti siti sul fondo della grotta, per le eventuali controindicazioni a livello di salute, il rischio di materiale esplosivo o la presenza di idrocarburi sul fondo che possono provocare la mancanza di ossigeno». «L’unico referente per il Comune - prosegue - in grado di fornire una risposta in termini di analisi dell’eventuale composizione delle sostanze è per legge l’Arpa». Dunque, tutto è fermo perché è indispensabile, prima di avviare l'operazione, approfondire le caratteristiche dei rifiuti che si trovano nelle grotte che gli speleologi si accingono a pulire. L'approfondimento chimico delle sostanze presenti spetta all’Arpa che sembra a questo punto il nodo cruciale di tutta la questione. «Ho sollecitato io stesso più e più volte - dichiara Laureni - una risposta da parte dell'Arpa che non è mai pervenuta». In altre parole in un anno l’Arpa non ha ancora detto se è disponibile o meno a svolgere le analisi propedeutiche al risanamento di una qualsiasi delle grotte. Solo dopo aver ottenuto un parere negativo o positivo il Comune potrà scegliere altre strade. Laureni auspica infine che la Regione rimetta in piedi il coordinamento tra gli enti locali, il primo passo per utilizzare il catasto delle grotte e definire il programma di risanamento. Il fatto è che 30mila euro sono rimasti inutilizzati. E chi mai andrà a controllare tutto ciò che è stato occultato nella pancia del nostro Carso?

Lorenza Masè

 

 

Firme a raffica contro via Mazzini pedonale
Un cittadino ne ha raccolte 2.500 in una settimana. E ora si sposta a San Giacomo e Borgo San Sergio
Quasi 2.500 firme raccolte in poco più di una settimana contro la pedonalizzazione di via Mazzini. Un'impresa da Guinness dei primati. A realizzarla Marcelo Medau, cittadino di origini brasiliane, nato a San Paolo ma residente a Trieste da oltre trent’anni. Una petizione nata quasi per caso, dopo aver ascoltato le lamentele di cittadini e commercianti della zona. «Le cose o si fanno bene o non si fanno proprio - afferma Medau, davanti al banchetto allestito nella centralissima piazza Goldoni -. Si tratta di un provvedimento azzardato che è stato preso senza tenere conto delle esigenze dei cittadini, soprattutto anziani, e dei commercianti che gravitano nell'area di piazza Goldoni e nelle vie limitrofe, che adesso si ritrovano di fatto tagliati fuori. È stata una scelta errata, dalla quale adesso è giusto tornare indietro». Medau parte dal concetto che, o il piano del traffico viene attuato nel suo complesso, oppure, a quel punto, non ha nessun senso chiudere solo via Mazzini, che va dunque riaperta alla viabilità. «È chiaro che si tratta di una provocazione - rileva Medau -. Il piano del traffico, per il quale peraltro sono stati spesi migliaia di euro, prevede tutta una serie di limitazioni e chiusure, mentre quello riguardante via Mazzini è solo uno degli ultimi provvedimenti inseriti. Dunque si tratta di un’iniziativa inutile e che manca di rispetto a tutta la cittadinanza. Mi chiedo su quali parametri l'amministrazione può decidere se una sperimentazione è giudicata positiva e dunque può diventare a tutti gli effetti definitiva». La petizione doveva concludersi questa settimana, ma, in virtù di ulteriori segnalazioni, proseguirà in alcuni rioni, come Borgo San Sergio e San Giacomo: l'obiettivo è raggiungere quota 4000 firme, da consegnare poi all'amministrazione comunale. Sono in tanti a firmare, soprattutto anziani, ma non solo. «È un disastro - afferma Loredana, che abita a San Giovanni e ha difficoltà di deambulazione -. Adesso sono costretta a camminare molto di più, e per me non è una cosa facile. Non ho capito il senso di questo provvedimento». Così Margherita, residente a Roiano, accompagnata dalla figlia Raffaella: «Un grosso disagio: in questo modo ci obbligano a fare la strada che vogliono loro, senza rispettare le nostre esigenze». Sulla questione interviene anche il consigliere comunale Maurizio Ferrara (Lista civica indipendente), che non risparmia una stoccata all'ex primo cittadino Roberto Dipiazza, che aveva bocciato la pedonalizzazione di via Mazzini. «Criticare un piano del traffico è normal» - attacca Ferrara -. Non è normale che lo faccia un ex sindaco che ha avuto a disposizione dieci anni di mandato per approvarlo. Quando nel 2006 decisi di portare il provvedimento in Consiglio fu proprio Dipiazza ad opporsi. È giusto fare opposizione e prepararsi alla campagna elettorale, ma è più dignitoso farlo con argomenti nuovi e diversi».

Pierpaolo Pitich

 

Fratelli d’Italia: «La chiusura è uno sbaglio»
«A distanza di qualche settimana dalla chiusura del traffico al trasporto pubblico di Via Mazzini - scrive in una nota Roberto Bartole di Fratelli d’Italia - vediamo molte proteste da parte dei cittadini, troviamo a favore solamente una piccola parte della popolazione e qualche gestore di pubblico esercizio. Peraltro nella giornata del 1 giugno molti negozi in quel tratto di strada risultavano chiusi». Bartole osserva anche che «il trasporto pubblico viene obbligato a percorsi più lunghi con disagi all'utenza e pericolose manovre da parte degli autisti della Trieste Trasporti ed in Via Valdirivo ci sono situazioni pericolose per i pedoni per la esiguità dei marciapiedi con enorme disagio per gli anziani». Di qui la proposta: « Il piano traffico andrebbe rivisto con l' inserimento di navette elettriche di scambio e non proibendo il trasporto pubblico a vantaggio di pochi esercenti e a discapito di molti cittadini».

 

Un giorno in carrozzina contro l’indifferenza
L’iniziativa “Fuori percorso” ha messo per una volta disabili e non nelle stesse condizioni di mobilità
Un gradino troppo alto, un ostacolo da evitare, una pavimentazione sconnessa, una buca che spunta all’improvviso o peggio ancora una vettura parcheggiata in modo tale da ostruire il passaggio. Situazioni con le quali dobbiamo fare i conti ogni giorno e che in qualche modo riusciamo a superare senza grosse difficoltà. Ma se le guardiamo da un’altra angolazione ci rendiamo conto che possono rappresentare un problema ben più serio. L'altro punto di vista in questo caso è quello delle persone con disabilità. È stato questo il significato dell’iniziativa “Fuori percorso”, evento giunto alla sua seconda edizione, promosso da Cooperativa Reset e TriesteAbile, con il supporto di Comune di Trieste e Azienda sanitaria, che si inserisce nell’ambito del progetto Scritture mal-educate, il laboratorio letterario curato da Pino Roveredo. In tanti si sono dati appuntamento in piazza Unità per una passeggiata davvero particolare nel cuore del centro storico, da Cavana a piazza Venezia, passando per piazza Hortis, seduti sulle carrozzine messe a disposizione dall’Azienda sanitaria, con l’ausilio delle pattuglie della polizia locale. Tutti insieme, persone con disabilità e non, per capire e rendersi conto di quante siano le difficoltà incontrate ogni giorno da coloro che vivono su una sedia a rotelle. «Credo che più che le parole, in iniziative come questa a contare siano i fatti concreti», ha spiegato Pino Roveredo: «Non siamo qui per protestare ma per fare festa e condividere insieme questo tipo di situazioni. Un modo per dimostrare con serenità che le cose che a noi sembrano irrilevanti, per altri sono vere e proprie montagne da scalare». Presente all’iniziativa anche l’assessore comunale a Mobilità e Traffico Elena Marchigiani, insieme ad alcuni consiglieri comunali. «Si tratta senza dubbio di un’iniziativa utile ed importante», ha rilevato Marchigiani: «Una delle “mission” di questa amministrazione è proprio quella di rendere sempre più accessibile la città alle persone con disabilità e di riflesso a tutta la cittadinanza e proprio per questo stiamo portando avanti un lavoro insieme alla Consulta disabili. Tengo a precisare che, al di là alle barriere architettoniche, spesso dobbiamo fare i conti anche con quella che è la maleducazione di alcuni cittadini: rendere la città più vivibile è anche una questione di civiltà». Sulla stessa lunghezza d’onda Vincenzo Zoccano, presidente Consulta disabili Fvg: «Una occasione fondamentale per sensibilizzare la cittadinanza sulle problematiche delle persone con disabilità nella fruizione della città. Per capire queste situazioni è necessario viverle in prima persona anche solo per un momento». Così infine Antonella, una dei partecipanti: «Siamo qui per far capire che la disabilità esiste e per provare a superare insieme le difficoltà senza polemiche ma con il sorriso».

Pierpaolo Pitich

 

SEGNALAZIONI - Opicina - Ma “Pedibus” va avanti

Colgo l’occasione della segnalazione apparsa qualche giorno fa, a firma di Lucio Vilevich, per fare il punto sull’attuazione di un progetto che sta a cuore sia all’amministrazione sia dei cittadini. Mi riferisco al Pedibus di Opicina, ossia alla realizzazione di un percorso casa-scuola che permetta di collegare in sicurezza piazzale Monte Re a via dei Salici e via San Mauro. Lo studio di fattibilità, commissionato dall’Area educazione del Comune, è stato elaborato dallo Studio Stradivarie Architetti Associati, con la collaborazione di alunni, genitori e insegnanti del comprensorio scolastico presente nella zona. Rientra a pieno titolo negli obiettivi di questa amministrazione quello di favorire la pedonalità e l’autonomia di bambini e ragazzi, attraverso interventi che tengano insieme riqualificazione e messa in sicurezza dei tracciati pedonali e carrabili. Come purtroppo ormai tutti i cittadini sanno, i vincoli alla spesa pubblica imposti dal patto di stabilità ci hanno bloccato nella realizzazione di molti progetti. Non è che ci mancassero né le idee, né le intenzioni. Semplicemente non avevamo a disposizione le risorse finanziarie. Così, anche nel caso del percorso oggetto del Pedibus di Opicina, ci siamo ritrovati ad avere un progetto di qualità e condiviso dai cittadini, senza però poterlo attuare. Da qui la necessità - per garantire la sicurezza - di realizzare piccoli interventi di manutenzione della segnaletica e di rinviare quelli attinenti al Pedibus alla disponibilità dei fondi (un po’ più sostanziosi) necessari alla sua realizzazione. L’intento di proseguire non ci ha però abbandonati. Tanto è che è nostra intenzione presentare il progetto alla Regione per cercare di ottenere il cofinanziamento messo a disposizione dal bando regionale rivolto ai Comuni per la progettazione e realizzazione di “zone 30”, di cui alla delibera n. 338 del 27/2/2015.

Elena Marchigiani Assessore comunale alla Mobilità e traffico

 

 

Il Comune “disinnesca” la guerra del Rilke
Il sindaco di Duino Aurisina: «Non vogliamo espropriare il principe». Ma intanto incarica un legale
DUINO AURISINA «Il nostro obiettivo è quello di mettere il sentiero Rilke a disposizione di tutta la comunità, non certo quello di attivare un procedimento di esproprio ai danni del principe di Torre e Tasso». Il sindaco del Comune di Duino Aurisina, Vladimir Kukanja, è stato esplicito ieri, alla ripresa dell’attività dopo il ponte del 2 giugno, affrontando un tema piuttosto spinoso. Qualche settimana fa, i legali del principe hanno presentato un ricorso al Tar del Friuli Venezia Giulia, per opporsi all’ipotesi di esproprio che sarebbe contenuta nella delibera consiliare numero 6 del 4 marzo di quest’anno, con la quale il Comune ha adottato un testo di Regolamento per l’utilizzo dell’area della Riserva naturale denominata “Falesie” e del sentiero Rilke, che ne rappresenta l’elemento più famoso e caratterizzante. «Abbiamo impugnato tale regolamento nella specifica parte che introduce, in maniera arbitraria, la previsione di un vincolo destinato all’esproprio. Tutto questo anche in vista dell’approvazione, ancora in itinere, di tale regolamento da parte della Regione. In questa maniera si mette la stessa amministrazione regionale nelle condizioni di rilevare l’immediata lesività di detto vincolo» avevano spiegato i legali. Un’accusa pesante, sfociata in un ricorso contro due enti, il Comune di Duino Aurisina e la Regione. Il primo in qualità di estensore della bozza di Regolamento oggetto del contendere, la seconda come ente che ha il compito di ratificare il testo per renderlo ufficiale. «Abbiamo incaricato il nostro legale, l’avvocato Roberto Mantello – ha precisato ieri Kukanja – di iniziare a esaminare la documentazione, stanziando con un’apposita delibera la cifra di 6mila euro per le prime spese. Quando arriverà la notifica che fisserà la prima udienza davanti al Tar, avremo venti giorni di tempo per valutare il da farsi». L’interrogativo per il Comune è se presentarsi oppure lasciare che il contenzioso davanti al Tar faccia il suo iter sulla base del solo ricorso firmato dal principe. “Al momento nulla è ancora deciso – ha proseguito il sindaco – perché l’udienza con ogni probabilità sarà fissata per il prossimo autunno, perciò c’è tempo per decidere». Dalle parole di Kukanja si intuisce che c’è ancora margine per una soluzione negoziata: di andare a farsi la guerra davanti al Tar non ha voglia nessuno.

Ugo Salvini

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 3 giugno 2015

 

 

No degli europarlamentari M5S a Smart Gas

Dubbi sul posizionamento dell’impianto, «in particolare su quello della banchina delle navi metaniere, che costituirebbe un grave impedimento allo sviluppo del porto di Monfalcone». E perplessità per «i rischi antropici e di effetto domino nel caso di incidente (collisione della nave metaniera), che sarebbero amplificati data la maggiore contiguità di siti industriali».

Ben otto europarlamentari del Gruppo Efdd-Movimento 5 Stelle (Marco Zullo, David Borrelli, Piernicola Pedicini, Daniela Aiuto, Fabio Massimo Castaldo, Eleonora Evi, Daniela Aiuto e Isabella Adinolfi) hanno sottoscritto il documento contenente una serie di osservazioni alle controdeduzioni evidenziate da D’Appolonia sulla realizzazione del rigassificatore di Smart Gas. La relazione, sottoscritta anche dal Comitato salvaguardia del Golfo di Trieste, è stata redatta dal professor Giorgio Trincas dell’Università di Trieste. Sul punto, il programma regionale del M5S è chiaro: contrarietà al rigassificatore on-shore e agli impianti a ciclo aperto.

 

 

SEGNALAZIONI - REPLICA - Animali selvatici e consumo del suolo

In risposta alla lettera del 22/5, a firma della Lav Trieste, si desidera precisare alcuni concetti esposti. Non vi è dubbio che il cosiddetto consumo di suolo – nelle diverse forme - si colloca a pieno titolo tra le pressioni e le categorie di minaccia prevalenti per la natura, la biodiversità e il patrimonio faunistico. Solo in Italia (dati Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) al consumo del suolo ogni anno risulta pari a diverse migliaia di chilometri quadrati. Contrastare questa disattenzione nei confronti del territorio è sicuramente una priorità assoluta per tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente; le categorie sociali che maggiormente vivono la natura sono chiamate prima e più delle altre a svolgere una forte azione di informazione, azione e crescita di consapevolezza a favore di tutta la comunità. Per questo obiettivo, recentemente, a livello nazionale alcune associazioni venatorie - tra cui Federcaccia unitamente a Legambiente - hanno avviato un piano di lavoro triennale congiunto, per contrastare le principali minacce alla biodiversità del territorio, tra cui appunto il consumo del suolo. L’aumento delle popolazioni selvatiche, in particolar modo degli ungulati, è oggi uno dei problemi ecologici più attuali nel nostro Paese e la loro gestione rappresenta per tecnici ed amministratori un problema tanto complesso quanto di difficile soluzione: non solo per gli aspetti faunistico-venatori ma anche per quelli socio-economici. Le alternative gestionali per contenere il numero dei selvatici proposte per non ricorrere all’abbattimento, quando non esplicitamente proibite dalla normativa, non appaiono tecnicamente percorribili o addirittura rischiano di determinare ulteriori impatti alla biodiversità, come ad esempio la cattura e la successiva liberazione in altri siti, oppure il controllo della riproduzione tramite l’immunocontraccezione. Si può sicuramente affermare che l’obbiettivo del mondo venatorio è quello di giungere a una collaborazione con tutte le forze che guardano all’ambiente, in un’ottica di conservazione attiva, uso sostenibile, valorizzazione delle capacità produttive di una risorsa rinnovabile che è la fauna. Si rimane pertanto in attesa di conoscere da parate della Lav le proposte di ulteriori alternative gestionali, realmente percorribili, in materia di contenimento della fauna selvatica, che attualmente sfuggono a chi si occupa di gestione faunistica.

Federcaccia Trieste

 

SEGNALAZIONI - RISPOSTA - La caccia ai cinghiali

Leggo con stupore le affermazioni che mi vengono attribuite dalla signora Liliana Passagnoli nella lettera intitolata “Uomini e animali hanno tutto il diritto di convivere”, pubblicata il 29 maggio. Non ho mai ipotizzato, né tantomeno dichiarato di “voler coinvolgere nella caccia ai cinghiali nostrani anche cacciatori di fuori”. Una simile prospettiva, oltre a non essere risolutiva del problema, non sarebbe comunque conforme alle norme che regolano l’attività venatoria, per la quale - lo ricordo - l’amministrazione provinciale non ha alcuna competenza diretta. Sono inoltre convinto, e l’ho dichiarato più volte e in diverse occasioni, che l’emergenza cinghiali debba essere affrontata attraverso una serie di azioni congiunte e coordinate. L’aumento della pressione venatoria deve essere accompagnato da più misure, tra le quali la pulizia delle zone boschive, la gestione dei rifiuti urbani, la diffusione di corrette regole comportamentali tra uomo e specie selvatiche. Proprio in relazione a questo ultimo punto ritengo valido il suggerimento della signora in merito alla possibilità di organizzare corsi sul rapporto uomo-animali. Una proposta che valuteremo nelle prossime settimane per incrementare e migliorare l’informazione in materia, già avviata con la distribuzione di brochure e pubblicazioni divulgative.

Igor Dolenc - vice presidente della Provincia

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 2 giugno 2015

 

 

Piano traffico sotto attacco - Dipiazza riesuma il “ring”

Il centrodestra demolisce il test pedonale in via Mazzini e spinge per lo stop alle auto in Corso Italia. Marchigiani tira dritto e annuncia corsie colorate per le due ruote
Il centrodestra che alza le barricate su via Mazzini rilancia sulla pedonalizzazione di Corso Italia. Un lungo viale che partirebbe da piazza della Borsa, con arredi urbani e marciapiedi più larghi. Una vecchia suggestione che potrebbe fare capolino nel programma elettorale del candidato sindaco Roberto Dipiazza. I suoi spingono per quest’ipotesi: uno stop totale ai mezzi. E non solo parziale, riservato cioè esclusivamente ai bus, come già indicato nel Piano del traffico. E si dicono pronti a una revisione del Piano in caso di vittoria nel 2016, convinti come sono che la giunta Cosolini non ce la farà a ripavimentare l’asse che collega piazza Goldoni alle Rive, appena pedonalizzato, entro il mandato. Ci riuscisse, escluderebbe automaticamente qualsiasi velleità su una chiusura di Corso Italia. «Impossibile che ce la facciano - mormorano soprattutto in casa Fi e Ncd - perché ci vogliono risorse economiche, un progetto e i tempi della gara d’appalto». Ma si arrivasse al 2016 senza un cantiere, il centrodestra sarebbe pronto a riaprire la partita. Dipiazza non si sbottona più che tanto, ma ha qualcosa che gli frulla in mente. Potrebbe ad esempio rispolverare l’idea del “ring”, un unico giro tra Rive, Passaggio Sant’Andrea, gallerie di San Vito, via Carducci e piazza Libertà. «All’interno - riflette l’ex primo cittadino - restano il Borgo Giuseppino e il Borgo Teresiano, da servire con bus elettrici. A suo tempo avevamo fatto una bozza del piano del traffico, con modifiche migliorative per via Battisti e via Ginnastica e via Rossetti, in cui si sarebbe dovuto invertire il senso di marcia. In tutto questo c’è una logica. Perché un conto è fare un piano sensato, un altro è chiudere una via e basta a casaccio, come è stato fatto». I possibili alleati di centrodestra vanno oltre e immaginano già qualche soluzione percorribile. Il forzista Piero Camber è netto: «Via Mazzini è stato un flop spaventoso - commenta - ma se cominciano a ripavimentare davvero non si torna più indietro. Se c’è una via che va pedonalizzata è certamente Corso Italia, perché è in grado di offrire un unico lungo percorso con piazza Unità e piazza della Borsa, con marciapiedi larghi per i pedoni e tavolini fuori dai locali». Paolo Rovis di Ncd è più propenso a una strategia “parziale”. «Il piano del traffico approvato due anni fa - puntualizza - oltre a via Mazzini prevede già che in Corso Italia possano passare soltanto i bus. La mia proposta è che in via Mazzini sia destinata al transito degli autobus a scendere. Così in Corso Italia, ma con il passaggio a salire. In questo modo per entrambe le strade si possono ingrandire i marciapiedi per i pedoni e si garantisce, nel contempo, il trasporto». Dal canto suo, però, l’assessore Elena Marchigiani tira dritto: «La riqualificazione potrà partire nei prossimi mesi con piccoli e graduali interventi. Cominceremo - annuncia - creando una corsia colorata per le biciclette e i mezzi di emergenza, sul modello di altre città europee. Le proposte del centrodestra? Avevano un piano del traffico pronto all’approvazione quando governavano - precisa - ma non hanno avuto il coraggio di metterlo in concreto. Adesso tirano fuori questa storia? Mi pare ridicolo e poi mi sembra anche un brutto messaggio da dare in campagna elettorale, cioè voler cestinare tutto ciò che ha fatto un’altra amministrazione. Io sono convinta che la scelta su via Mazzini sia stata corretta, anche perché consente di valorizzare piazza della Repubblica». Ma il forzista Lorenzo Giorgi insiste: «Così facendo si è perso un importante snodo per i bus. Io sono favorevole invece a Corso Italia pedonale, con la possibilità del transito per gli autobus ma restringendo la carreggiata e realizzando marciapiedi più larghi per la gente». Alessia Rosolen di Un’Altra Trieste si dice “sbigottita” dal dibattito di questi giorni: «Ormai è diventato un tema ideologico. Comunque ricordo che pure Dipiazza nel suo programma elettorale parlava di via Mazzini pedonale».

Gianpaolo Sarti

 

 

Flash-mob e “sfide” tra rioni nella Giornata dell’ambiente
Scuole, istituzioni e volontari in campo per l’evento dedicato alla tutela del pianeta - Iniziative ad hoc in sette piazze cittadine. E AcegasApsAmga rilancia la differenziata
La cultura ecologica si costruisce sulla base di azioni, veri esempi e molta concretezza. Fonda su questo schema la struttura della Terza Giornata mondiale dell'ambiente", evento che venerdì fa tappa anche a Trieste, accompagnata da un sottotitolo emblematico "Sette piazze per sette circoscrizioni", volendo così accentuare la componente popolare e istituzionale prevista all'interno della manifestazione organizzata dal Comune in collaborazione con la Provincia. Un ricco cartellone, una vasta rete di partner e una missione fondamentale: ribadire la sensibilità delle scuole verso il problema della tutela dell'ambiente. Per dare voce alle istanze eco-solidali degli alunni dai 2 ai 14 anni si farà ricorso ad una gamma di proposte, spaziando tra spettacoli, mostre, laboratori, narrazioni animate e un immancabile mercatino, quello targato Slow Food - Orti in Condotta. Nessun epicentro dunque ma molte piazze “verdi” dislocate tra Piazza Cavana, Piazza tra i Rivi, Campo San Giacomo, Piazza di Melara e Piazza XXV Aprile, senza contare i salotti carsolini di Basovizza e Prosecco disposti accanto a scuole e servizi educativi. In ogni sede un colore, una proposta e un richiamo, legati da un filo rosso: l’iniziativa collaterale di AcegasApsAmga legata alla campagna “Differenziare è importante”, progetto popolare che prevede la semplice distribuzione di borse atte alla raccolta differenziata. E per caratterizzare un ideale taglio del nastro della manifestazione ecologica, alle 11 scatta una sigla in forma di flash mob, attuato in collaborazione con la Scuola Musica 55 e Radio Punto Zero in contemporanea nelle sette piazze cittadine con la colonna sonora della “Ballata dell'Orto”, estemporaneo inno di chi crede nella svolta green. « La città dei bambini e delle bambine sta prendendo vita - ha sottolineato con enfasi l'assessore comunale all'Educazione Antonella Grimm - perché proprio partendo dai più piccoli è importante far sapere quanto sia essenziale la cura della propria città». La Giornata mondiale dell'Ambiente prova a parlare con il linguaggio dei bimbi ma vuole coinvolgere anche i grandi, accentuando in tal modo il concetto globale di educazione ecologica. In quest’ottica spicca l'appuntamento delle 16.30 alla Sala Bazlen del Museo Gopcevich, con la premiazione del concorso “Il Rione più pulito”, cerimonia preceduta alle 15 dalla proiezione del video “Orti in condotta a Trieste”, progetto in collaborazione con Slow Food e l'Azienda Sanitaria. Come dovremmo nutrirci coniugando i dettami della salute con quelli del sapore e dell'ambiente? Un dilemma che potrebbe avere risposta da alcuni appuntamenti del 5 giugno, due ospitati nella sede Starhotels Savoia Execelsior Palace Hotel di Riva Mandracchio, rispettivamente alle 11.30, con il laboratorio di cucina in diretta streaming dall'Expò di Milano e dall'UNEP (United Nations Envirinment Program) di Nairobi, e alle 12, con un vero menù sostenibile offerto agli alunni e ai ragazzi della città; nel pomeriggio invece (alle 16 e alle 17.30) si degusta alla Biblioteca Mattioni di via Petracco 10, grazie a "Pappamundi" (su prenotazione 040/823893) a cura dell'Associazione Annadana. Ulteriori informazioni si raccolgono sino a venerdì all'Info Point della ex Sala Aiat di Piazza Unità 4/b, sul sito www.triestescuolaonline.it o al numero 040/6758731.

Francesco Cardella

 

 

CONCORSO - Sagre e feste virtuose

I premi di Legambiente Il concorso regionale di Sagre e Feste Virtuose, progetto di Legambiente Fvg che mette in gara le feste sulla base delle azioni di riduzione dei rifiuti e degli sprechi di risorse, conferma al top le feste di San Marco di Mereto di Tomba, Risano di Pavia di Udine, Pozzuolo del Friuli e Ragogna.

 

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 1 giugno 2015

 

Park San Giusto pronto entro fine luglio

Completati impianti e rivestimenti del parcheggio da 734 posti. Consegna slittata di 3 mesi rispetto alla tabella di marcia
La chicca dei murales Le pareti dei cinque piani sono state decorate con immagini dei miti a quattro ruote dall’Ape al Maggiolino
La prima ad accogliere le automobili che passeranno dall'ingresso principale è l'immagine di una Bmw Isetta, una microvettura a 3 ruote nata negli anni '50. Poi tutta una serie di prototipi famosi e dal design decisamente particolare: dall’Ape al Maggiolino, passando per la Fiat 126 e la Bianchina, resa celebre dai film di Fantozzi. Sono solo alcuni dei coloriti “murales” che decorano gli interni del Park San Giusto, il maxi-parcheggio su cinque livelli scavato nella roccia all'interno della pancia del Colle, per un volume complessivo di 160 mila metri cubi. Un’opera imponente e complessa, della quale si parla da vent'anni, e che è partita ufficialmente alla fine del 2011. Adesso però siamo davvero in dirittura d'arrivo. Il parcheggio è stato ormai completato con la realizzazione degli impianti e dei rivestimenti: per renderlo operativo mancano soltanto le ultime rifiniture, vale a dire il completamento della facciata e le opere legate alla viabilità esterna. In tutto ancora un mese di lavori. Poi bisognerà aggiungerci qualche settimana per i dettagli burocratici, ma a luglio il parcheggio sarà a tutti gli effetti utilizzabile, sia pur con un leggero ritardo rispetto al cronoprogramma originario che prevedeva la consegna nella primavera di quest'anno. I cinque livelli (che vanno dal piano1 fino al -3, che arriva a 73 metri di profondità) sono collegati da corsie trasversali e da 2 rampe di accesso percorribili a senso unico. Ogni livello è contrassegnato da un colore. Ma a vivacizzare l'intero ambiente ci sono una serie di disegni realizzati dall'artista triestino Davide Comelli, non nuovo ad interventi decorativi su elementi di arredo urbano, che insieme alla sorella Sara, da un mese lavora all’originale progetto. Se all'ingresso l'idea è quella di abbinare numeri e automobili, nel tunnel pedonale di raccordo trovano spazio invece i disegni di alcuni scorci della zona di Cittavecchia: dall’Arco di Riccardo al Teatro Romano, passando per la Chiesa di Santa Maria Maggiore e la Basilica di San Silvestro, per proseguire con immagini legate al Porto di Trieste, ai cantieri e alle costruzioni navali. Infine, nel tratto finale che porta all'uscita, ci sono gli schizzi dedicati alla rievocazione della storica gara automobilistica Trieste-Opicina, con colorate auto d'epoca, in mezzo alle quali non poteva certo mancare l'icona del mitico tram. «L’idea è stata quella di ravvivare e colorare un ambiente come quello di un parcheggio che di solito si presenta piuttosto grigio - spiega Franco Sergas, presidente Park San Giusto, società titolare del project financing -. Ma anche un modo per accompagnare triestini e turisti attraverso le immagini più significative della città». Per completare l'opera ci sono voluti dunque oltre tre anni e mezzo di lavori, per un investimento complessivo di 42 milioni di euro. Un centinaio gli operai che hanno lavorato a questa struttura (con punte di 140 e turni da 24 ore al giorno nei momenti più delicati dell'intervento). Saranno 734 i parcheggi complessivi, dei quali 8 riservati ai disabili, una decina in più di quanto programmato all'inizio. Di questi, 388, tra box e posti macchina, sono destinati al mercato privato e sono già stati quasi tutti venduti (per la precisione il 92 per cento, con prezzi che vanno dai 43 ai 52 mila euro). Altri 312 invece saranno parcheggi a rotazione utilizzabili dalla cittadinanza, mentre 34 sono stati riservati al Comune. Doppio l'accesso al parcheggio: quello da via del Teatro Romano (anche pedonale) e quello dal Colle di San Giusto. A fare da collegamento tra le estremità, due ascensori da 10 posti, mentre una cura particolare è stata riservata agli impianti di aerazione ed a quelli di illuminazione a led. All'ingresso trovano posto infine la cabina di controllo e comando e due generatori per la corrente. «Ci sono stati in passato dei momenti di difficoltà ma li abbiamo superati - conclude Sergas -. Credo che questo intervento rappresenti un'opera molto importante al servizio della città, che va a riqualificare l'intera area del centro storico».

Pierpaolo Pitich

 

Via Mazzini pedonale, i contras non mollano
Prosegue la raccolta di firme per riaprire la zona ai bus. Il Pd: «Aspettiamo la fine della sperimentazione»
Continua da parte di un gruppo di cittadini sotto la sigla “Uniti per una #triestemigliore” la raccolta di firme per la riapertura di via Mazzini. Marcelo Medau annuncia che sarà presente in piazza Goldoni con un banchetto mercoledì, giovedì, venerdì e martedì 9 e invita «chi ha votato in rete a firmare anche sulla carta in modo da rendere più visibile la propria contrarietà a questo provvedimento». Nella petizione si chiede «l’immediata riapertura di tutta via Mazzini e il ripristino della viabilità dei bus poiché il provvedimento non risulta in linea con il Piano generale del traffico». Secondo Marco Toncelli e Mario Ravalico, consiglieri comunali del Pd invece «la chiusura sperimentale della parte alta di via Mazzini sta proseguendo in condizioni di normalità; ci risulta che gli uffici comunali stiano monitorando la situazione e acquisendo contestualmente dati molto utili ai fini della scelta per quello che sarà il regime viario definitivo di questa importante direttrice stradale. Non comprendiamo quindi - sottolineanoi due consiglieri democratici - le sciagure paventate dal consigliere di Forza italia della quarta circoscrizione Alberto Polacco. Anzi, noi al riguardo abbiamo notizie molto diverse. Ad esempio, dai rilevamenti degli uffici comunali si evince che nessun aggravio si sta verificando su via Valdirivo: nelle ore di punta viene registrato un veicolo in più al minuto, bus compresi. Inoltre nessuna segnalazione è pervenuta al Comune da parte di TriesteTrasporti sulla pericolosità di svolta dei bus, ne ora ne durante i pdays». Secondo Ravalico e Toncelli «i percorsi modificati e le relative nuove fermate hanno certamente causato fastidio nei cittadini ma anche compiacimento: infatti a noi è stato detto da più di un abitante della zona di San Giovanni - via Giulia che è molto comoda la fermata della linea 9 in via Valdirivo per raggiungere gli uffici postali di piazza Vittorio Veneto. Comunque tutti hanno ormai superato il disagio iniziale. Non si deve infine dimenticare - concludono - che il provvedimento di pedonalizzazione di via Mazzini trova fondamento nell'ottica del miglioramento delle condizioni ambientali del contesto urbano; pertanto i messaggi catastrofici dell'opposizione servono ben poco: sarebbe più logico aspettare il 6 luglio per formulare un giudizio (positivo o negativo che sia) basato su dati più completi, motivati e oggettivi».

 

 

Vittima dei cinghiali fa causa alle istituzioni
Regione e Provincia citati in Tribunale da una donna aggredita da un ungulato nel giardino della sua casa a San Giovanni
Se è vero che un cinghiale può vivere più a lungo di un cane o di un gatto, in linea puramente scientifica potrebbe pure trattarsi dello stesso bestione che l’altra settimana ha spedito all’ospedale il pensionato di Longera e ucciso il suo fedele pastore di Planina. Tre estati fa un esemplare adulto entrò infatti in un giardino privato di via Timignano, ai confini più verdi di San Giovanni, investendo improvvisamente con le sue fauci, e con la violenza dei suoi cento e passa chili, la giovane padrona di casa, rimasta ferita seriamente a una gamba e costretta poi a tre operazioni più altri interventi di chirurgia plastica. La causa-pilota Al di là dell’episodio in sé, quell’animale è oggi oggetto inconsapevole di una causa - la prima del genere a quanto risulta, almeno da queste parti, seguita dall’avvocato Chiara Ferri - intentata per l’appunto dalla vittima contro la Regione e la Provincia, ovvero i due enti cui spetta, per competenza normativa e amministrativa, il controllo della fauna, nella fattispecie degli animali selvatici. Insomma: da ben prima che esplodesse l’attuale dibattito cittadino, a questo punto anche e soprattutto politico, sul come tamponare la calata dei cinghiali dai boschi (dibattito che per inciso comprende il possibile via libera ai fucili dei cacciatori annunciato dall’assessore regionale Paolo Panontin dopo l’episodio di Longera) dentro il Tribunale di casa nostra già pende quella che può essere considerata di buon grado la causa-pilota di risarcimento civile reclamato agli enti pubblici per i danni causati da un cinghiale su una persona. L’atipicità della materia Su una persona, è proprio il caso di ridirlo. Già perché è questo il punto che fa la differenza. Di cause contro il “pubblico”, per i danni portati da un cinghiale, la storia triestina non è avara. Protagonisti diversi proprietari di terreni. Per danni, però, a cose - coltivazioni, allevamenti e mezzi di lavoro nei campi anzitutto - e non a persone. Esiste d’altronde una legge che prevede indennizzi in agricoltura. Come per la norma sul controllo della fauna selvatica la Regione è la “fonte” legislativa, la Provincia (finché esiste) il braccio operativo, amministrativo, sul territorio. In questo caso, invece, le conseguenze dell’irruzione del cugino selvatico del maiale risultano concentrate tutte non su cose ma contro un essere umano. Siamo dunque nell’alveo delle cosiddette presunte responsabilità extracontrattuali. E la causa in piedi potrebbe, una volta giunta all’epilogo, fare come si suol dire giurisprudenza. L’oggetto del contenzioso Era sera. A.D., triestina, 35 anni allora e 38 adesso, era chiusa in casa quando sentì abbiare nervosamente i cani. Insospettita, uscì nel giardino per cercare di capirne il motivo. Non vide nulla. Ma, di colpo, un cinghiale per l’appunto sbucò sparato dalla vegetazione buia. Chissà se per attaccare, chissà se solo per scappare, fatto sta che l’animale la travolse prima di sparire. La donna riportò una ferita a “elle” di venti centimetri sul versante interno della coscia sinistra, che le lacerò profondamente la carne e la costrinse a quasi un mese di ospedale, 25 giorni di degenza per la precisione, e a tre operazioni chirurgiche, cui seguì una serie di interventi di chirurgia plastica ed estetica. Da lì A.D. intraprese un’azione legale, seguita dall’avvocato Ferri, tentando prima una soluzione stragiudiziale che non andò a buon fine. Dal 2014, quindi, la causa - assegnata al giudice civile Mauro Sonego - nella quale la donna chiede appunto di essere risarcita sia per le spese mediche sia per i danni permanenti, squisitamente fisici ma anche estetici, con il conforto di una perizia medico-legale. Le contestazioni agli enti Il pilastro del reclamo è la presunta inadeguatezza della sorveglianza sulla popolazione di cinghiali triestina e delle misure necessarie ad evitare che determinati esemplari si spingano proprio fino alle zone abitate in certa di cibo, misure che spaziano dall’abbattimento per tenere sotto controllo i numeri ad eventuali campagne di sterilizzazione, dalla pulizia dei boschi alla recinzione dei confini civili, fino a punizioni ancor più severe per chi si intenerisce e getta loro da mangiare, ingenerando uno pseudo addomesticamento che non appartiene alla natura del cinghiale.

Piero Rauber

 

SONDAGGIO WEB - “Sì” all’abbattimento per il 62% dei votanti

IL QUESITO SUL SITO Sono stati quasi 3.300 i partecipanti alla consultazione -
Il popolo del web ha detto “sì”. Il sondaggio del Piccolo si è chiuso, ieri pomeriggio alle 18.30, con un risultato piuttosto netto: il 62% dei votanti, infatti, si è espresso con un clic a favore dell’abbattimento e del controllo della proliferazione dei cinghiali. Sono stati complessivamente 3.277 i votanti, di questi 2.040 hanno formato la maggioranza, il fronte del “sì”. I contrari sono risultati 1.237, ovvero il 38%. Il sondaggio lanciato dal Piccolo è stato attivato per chiedere a triestini e non un’opinione sulla decisione della Regione che nei giorni scorsi ha annunciato un aumento «della pressione venatoria» dopo che lunedì scorso un residente a Longera era stato aggredito da un ungulato nel giardino di casa sua. Bruno Zerial era finito a Cattinara con serie lesioni alle gambe. Il suo cane Billi era rimasto ucciso. Un caso che aveva riaperto i riflettori sull’emergenza cinghiali nella provincia di Trieste. Un’emergenza che ha appunto spinto anche la Regione, più volte sollecitata in questo senso dall’Associazione agricoltori, a scendere in campo, annunciando l’intenzione di inserire nel nuovo Piano faunistico misure che prevedano l’incremento «della pressione venatoria». Intenzione che, tradotta, vuole dire una sola cosa: si procederà con l’abbattimento di un più ampio numero di ungulati. Su questo, Il Piccolo ha organizzato il proprio sondaggio via web. Il quesito: «Sei favorevole all’abbattimento e al controllo della proliferazione dei cinghiali?». Nel giro di 48 ore i voti hanno oltrepassato la soglia dei 3.200, mettendo in evidenza con l’esito finale una posizione condivisa dalla maggioranza che ritiene sostanzialmente indifferibile e fortemente necessaria un’azione decisa rispetto all’alto numero di esemplari presenti nella zona e ai rischi che tali presenze comportano per l’incolumità pubblica. «Il Piano faunistico regionale che sta per essere approvato - aveva spiegato pochi giorni fa l’assessore regionale Paolo Panontin - prevede per l’area limitrofa alla città di Trieste delle misure specifiche per il contenimento (del numero dei cinghiali, ndr), che consentiranno di incrementare la pressione venatoria. Al di fuori dei periodi previsti e delle aree cacciabili il controllo non può essere attuato mediante l’attività venatoria - aveva puntualizzato l’esponente della giunta Serracchiani - bensì esclusivamente attraverso l’adozione di deroghe da parte della Provincia, come prevede la legge». A proposito dell’emergenza cinghiali, la Regione è stata pesantemente attaccata dall’Associazione degli agricoltori: «Pensare che - aveva affermato Edi Bukavec, presidente dell’associazione di categoria -, per risolvere il problema, basterebbe ricorrere a una semplice soluzione: ridurre il numero di cinghiali sul territorio, ampliando le possibilità di caccia. Come associazione lo chiediamo da anni alla Regione che, però, non si è mai mossa».

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 31 maggio 2015

 

 

Via Mazzini, dopo i bus via i marciapiedi - Traffico, la rivoluzione

Il Comune pensa già alla ripavimentazione sul modello di via San Nicolò. Dapretto: «Niente asfalto in una zona pedonale»
l’annuncio di marchigiani Puntiamo alla riqualificazione con una formula innovativa
Via Mazzini, secondo round. Dopo luglio, chiusa la fase sperimentale della pedonalizzazione, la giunta Cosolini comincerà a pensare al restyling. «La nostra prospettiva - conferma l’assessore alla Mobilità Elena Marchigiani - è riqualificare la strada, con una formula innovativa». Marchigiani non scopre le carte, non ancora, ma non si esclude che il modello da tenere buono come base da cui partire per il futuro progetto sia via San Nicolò. Senza l’asfalto, dunque, e senza i marciapiedi. Un unico grande viale aperto al passaggio dei cittadini, con tanto di arredi urbani. L’incognita dei tempi Ma i tempi, tanto più con i cantieri aperti in piazza Ponterosso, non sono stati definiti perché il Comune attende la fine del test estivo per avere un quadro completo di tutti gli accorgimenti necessari. Interventi di miglioramento di cui tenere conto per le scelte definitive: percorsi degli autobus, viabilità e segnaletica. L’esempio di questi giorni sono le lunghe strisce pedonali disegnate in via Imbriani per consentire ai passanti di attraversare la strada senza pericoli. O gli enormi vasi bianchi che hanno preso il posto dei New Jersey bianchi e rossi: un gioco estetico, ma anche una valenza concreta per far capire che lì la via si interrompe per il transito dei veicoli. La prossima settimana, tuttavia, i negozianti della zona cominceranno a sbizzarrirsi con altre idee per abbellire soprattutto l’ultimo tratto, quello verso piazza Goldoni. Le righe oversize ora restano Concluso il periodo di prova sette su sette, la giunta metterà mano alla riqualificazione. «È questa l’ipotesi», ribadisce l’assessore. «Togliamo i marciapiedi - spiega - e si rifà il pavimento. Non subito - avverte - anche perché, come è avvenuto con via San Nicolò, le vie pedonalizzate ci hanno messo un po’ per essere rifatte. Rimarranno, con molta probabilità, le “zebre” oversize di via Imbriani. «Anche a Torino hanno fatto la stessa cosa - osserva l’esponente della giunta - ma da noi sono ancora più belle». La scelta dei materiali L’assessore non sa ancora di quale tipo sarà il nuovo pavimento: in masegno? Difficile, perché le “riserve” custodite in Porto Vecchio sembrerebbero esaurite. «Sul materiale che utilizzeremo e sui possibili progetti - risponde Marchigiani - è meglio interpellare Dapretto». Che conferma, almeno nelle intenzioni: «Ovviamente qualora via Mazzini diventi definitivamente pedonale - ragiona l’assessore ai Lavori pubblici - ciò comporterà una riqualificazione in termini di qualità urbana, così come in via San Nicolò, Cavana e via Torino, che ha atteso molto a lungo prima di essere rifatta. In un programma generale questo certamente esiste anche per via Mazzini - puntualizza - però si dovranno prevedere stanziamenti e costruire un progetto. Certo - prosegue l’assessore - l’intenzione c’è e ciò vale pure per via XXX ottobre e altri punti della città pedonalizzati più di recente. Perché una zona che diventa aperta solo ai pedoni non può restare per sempre in asfalto, va trasformata in meglio». Le implicazioni elettorali Va da sé che un rifacimento totale di via Mazzini, inaccessibile ai mezzi, comporterebbe l’addio a qualsiasi ipotesi di pedonalizzazione di corso Italia. Argomento, questo, che potrebbe entrare a pieno titolo nei programmi elettorali per le prossime comunali e quindi nello scontro tra Roberto Cosolini e Roberto Dipiazza. «Lì il piano del traffico - riprende Dapretto - prevede il transito solo per gli autobus e quindi la possibilità di allargare i marciapiedi. Ma opere pubbliche del genere non hanno solo una valenza estetica o commerciale, ma sono conseguenti a decisioni sulla viabilità e devono corrispondere a un’effettiva volontà, a studi di mobilità e a valutazioni di tipo tecnico-scientifico. Comunque corso Italia ha anche altri problemi, come lo sbocco di via Teatro Romano. E se Dipiazza avesse voluto per davvero pedonalizzare non avrebbe tenuto fermo il Piano del traffico per dieci anni. Io comunque credo in una mobilità diversa sull’esempio delle città più avanzate».

Gianpaolo Sarti

 

Multe più basse nei parcheggi a pagamento

Da domani il nuovo regime sanzionatorio nelle aree gestite da Esatto. Per “ritardi” entro le due ore maggiorazioni contenute
LA DIFFERENZA COL PASSATO - Con la novità che entra in vigore l’esborso richiesto si riduce da un minimo pari a 6,40 euro sino a un massimo di 9,20
Non hanno parlato solamente del test sui parcheggi con l’introduzione delle novità sulle sanzioni. Nell’incontro avuto nei giorni scorsi, il direttore di Esatto, Giulio Curiel, e il sindaco Roberto Cosolini hanno analizzato anche le performance della società controllata - con il 66,67% - dal Comune di Trieste (il restante 33,33% è in mano ad Aipa spa) e che ha il compito della gestione delle entrate comunali, oltre che di alcuni parcheggi a pagamento. Il primo cittadino ha così potuto prendere atto «dei significativi miglioramenti introdotti sia riguardo ai tempi di attesa agli sportelli di Esatto dove sarà possibile anche prenotare gli appuntamenti, che, soprattutto, in merito all’organizzazione del servizio di call center», riepiloga una nota del Municipio. A proposito del servizio telefonico, «mentre prima solo il 50% circa delle chiamate andava a buon fine, viceversa nell’ultimo trimestre tale percentuale è salita all’83,1%. Anche i tempi d’attesa medi hanno subito una notevole riduzione passando - conclude il comunicato - da 13 minuti a 2 minuti e 36 secondi».di Matteo Unterweger Sanzioni ridotte nei parcheggi a pagamento gestiti da Esatto: la “nuova era” inizia domani. Lo scontrino scaduto esposto sul parabrezza peserà meno per gli automobilisti distratti o impossibilitati a regolarizzare subito la sosta. La società controllata dal Comune e oggi guidata dal direttore Giulio Curiel dà quindi piena applicazione all’indicazione arrivata dall’aula municipale, con la delibera consiliare presentata da Sel, con in testa il suo capogruppo - all’epoca non contestato come ora dai vertici regionali e provinciali del suo partito - Marino Sossi e a ruota i colleghi vendoliani Daniela Gerin e Mario Reali, e poi emendata da M5S con la soluzione della minimulta entro le due ore e dal Pd con la data d’avvio della modifica. Le maggiorazioni Cosa accadrà dunque negli oltre 700 stalli blu divisi fra zona rossa (Borgo Teresiano), gialla (primo tratto via Cadorna-Borgo Teresiano, zona stazione-piazza Libertà, San Giusto), verde (area ex Bianchi) e azzurra (largo Roiano)? Succederà che se il biglietto risulterà, al controllo dell’operatore di Esatto, scaduto da uno a 60 minuti la “multa” sarà di 1,20 euro in zona azzurra, 1,60 in quella verde, 2 nell’area gialla e di 2,80 nella rossa. Il doppio salendo dal minuto 61 sino al 120, ossia fino a due ore: 2,40 euro in zona azzurra, 3,20 nella verde, 4 nella gialla e 5,60 nella rossa. Un bel risparmio rispetto alla modalità precedente, in vigore sino a ieri, quando il sistema prevedeva 12 euro di sanzione nella zona rossa, 10 nella gialla e 8 in quelle verdi e azzurre. L’esborso è stato ridotto di un bel po’: la differenza va infatti da un massimo di 9,20 euro a un minimo di 6,40. Per “ritardi” superiori Quando invece il ritardo rispetto all’orario riportato sul bigliettino esposto sarà superiore alle due ore, la “multa” resterà quella prevista dal vecchio regime sanzionatorio. Si dovranno cioè sborsare 12, 10 o 8 euro a seconda dalla zona di sosta. Nulla muta anche nel caso di scontrini non esposti o non visibili: 12 euro nei punti azzurri e verdi, 15 in quelli gialli e 18 nelle aree rosse. Il nuovo sistema viene considerato da Comune e Esatto “sotto osservazione”: una sperimentazione, dunque, prima di procedere a interventi definitivi sui parcometri e prima di estendere poi eventualmente tale soluzione agli altri operatori attivi in città (Park San Giusto, Saba Italia e Ttp). Come pagare C’è un’altra novità. Quanto dovuto per gli sforamenti entro le due ore potrà infatti essere saldato non solo recandosi all’ufficio di “Esatto Parcheggi” in via D’Alviano 15, cioè nei locali ex Amt (da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 13, numero di telefono 040-7798383), ma anche contattando direttamente gli addetti alla verifica (ai numeri 331-6599288 o 331-6599289) oppure presentandosi allo sportello di Esatto in via Genova 6 (aperto dal lunedì al venerdì, con orario 9-13 e 13.30-15.30). Per quanto concerne invece le maggiorazioni più pesanti, quelle che combaciano con una posizione debitoria per sosta non pagata per oltre 120 minuti e per gli scontrini non esposti o non visibili, l’importo dovrà venire versato tramite bonifico bancario o in alternativa con conto corrente postale oppure negli uffici o sportelli di Esatto in via D’Alviano e via Genova. Il Comune specifica i numeri dove poter richiedere ulteriori chiarimenti: 040-7798111 da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 13, o 335-1288908. Le tariffe in essere Per i parcheggi su strada a pagamento (dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20), le tariffe orarie sono pari a 1,40 euro in zona rossa, a 1 euro in zona gialla, a 0,80 in quella verde e infine a 0,60 nella azzurra. Sulle novità in vigore da domani e sul miglioramento delle performance registrato in Esatto (di cui riferiamo nel box), così il sindaco Roberto Cosolini: «Tutto ciò potrà essere ancora ulteriormente ottimizzato - le parole del primo cittadino - ma intanto i benefici già si possono percepire da subito, sia per il servizio ai clienti agli sportelli, sia da lunedì per gli utenti dei parcheggi».

 

 

Caccia ai cinghiali, tra i lettori prevale il “sì”
Ok l’amore per gli animali, ma la sicurezza dell’uomo viene prima di tutto. A giudicare dal risultato parziale del sondaggio attivato sul sito del Piccolo - ci sarà tempo per votare fino alle 18.30 di oggi -, i triestini la pensano così. Almeno in questo caso, insomma, gli animalisti sarebbero in minoranza.

Lo testimoniamo in maniera evidente le percentuali del sondaggio. Alla domanda “Sei favorevole all’abbattimento e al controllo della proliferazione dei cinghiali? “, ieri sera aveva risposto “sì” il 66% dei circa duemila votanti, a fronte di un 34% di voti contrari all’ipotesi eliminazione. Un lettore su tre, insomma, vede di buon occhio la linea esposta pochi giorni dopo l’aggressione a Longera di Bruno Zerial - assalito da un cinghiale che, oltre a provocare all’uomo serie ferite alle gambe, ha anche ucciso il suo cane Billi - dall’assessore regionale Paolo Panontin. Linea che prevede l’inserimento nel Piano faunistico di misure pensate per ridurre il numero di esemplari di cinghiale presenti nel territorio della provincia di Trieste.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 30 maggio 2015

 

 

Spuntano zebre giganti in via Mazzini

Il Comune interviene dopo le critiche sul passaggio pedonale pericoloso. Forza Italia insiste: «Disagi moltiplicati»
La giunta Cosolini che tenta di fare passi da gigante con il piano del traffico cittadino, ci prova intanto con le strisce oversize. Ecco via Imbriani, una pennellata di bianco lunga una ventina di metri per rendere il tratto più sicuro ai passanti, lì dove via Mazzini-pedonale si interrompe per il passaggio dei mezzi che provengono da Corso Italia. Una trovata che ieri i triestini hanno accolto tra il divertito e il sorpreso, ma che consente una maggior visibilità per attraversare la strada. Il pericolo di non accorgersi che quel punto è aperto al transito di automobili, scooter e autobus, ha innescato critiche fin dal primo giorno della sperimentazione. «Era una delle segnalazioni che ci sono subito pervenute – ricorda l’assessore Elena Marchigiani – e che abbiamo raccolto appena possibile, portando una soluzione concreta». Il Comune non ha fatto altro che allungare le due strisce pedonali già esistenti, collegandone le estremità. Anche i semafori sono stati posizionati a favore dei pedoni. Due enormi vasi bianchi al posto dei New Jersey di plastica bianco-rossi completano il nuovo arredo. «In questo modo – precisa l’assessore – il livello di attenzione per passare da una parte all’altra della via è massimo». Ma la pedonalizzazione di via Mazzini continua a far discutere. Il capogruppo di Forza Italia in Sesta circoscrizione, Alberto Polacco, ha preparato un’interrogazione per stanare la giunta Cosolini sulle future decisioni in merito alla viabilità della zona. «L'annuncio da parte di Marchigiani di concedere l'occupazione del suolo pubblico per tavolini e arredi nel tratto pedonale della via, smaschera la reale intenzione di far passare per sperimentazione quella che è una scelta definitiva - scrive Polacco. - È impensabile che gli esercenti decidano di investire per soli due mesi senza avere la garanzia che il tratto della strada rimarrà pedonale a lungo. Viceversa i cittadini dovranno subire i disservizi generati con lo spostamento di fermate dei bus in via Valdirivo che costringono gli utenti a faticose attraversate per raggiungere piazza della Repubblica e le vie contermini». Il forzista è convinto che via Valdirivo possa trasformarsi in una delle arterie più pericolose di Trieste «a causa delle manovre cui sono obbligati gli autisti dei bus per evitare veicoli in sosta anche forzata, come le ambulanze, e per effettuare manovre di svolta negli incroci con le vie Filzi e Roma». La conclusione, chiosa il rappresentante della Circoscrizione, «è che il centrocittà si sta desertificando come dimostrato dalla chiusura di un altro negozio storico come Marchi Gomma». Polacco, in sostanza, chiede di conoscere il costo effettivo dello spostamento delle linee bus interessate e i provvedimenti che il Comune intende adottare per eliminare i possibili disagi.

Gianpaolo Sarti

 

Marciapiedi “large” in via Fabio Severo
Completato l’intervento destinato ad aumentare la sicurezza dei pedoni. Eliminati dieci posti auto
Una riorganizzazione della sosta nell’ottica del miglioramento della pedonabilità e della vivibilità dell'intera zona. È la filosofia che sta alla base dell’intervento messo in atto dall’amministrazione comunale lungo via Fabio Severo, in un tratto dell’arteria di circa 200 metri, all’altezza dello svincolo per Vicolo Castagneto e in prossimità della fermata delle linee dei bus. Nello specifico, si è provveduto a rendere più agevole e sicura la percorribilità dei pedoni sul marciapiede, attraverso lo spostamento di alcuni parcheggi a pettine e il posizionamento di una serie di paletti divisori, che favoriscono nel contempo anche la salita e la discesa dei passeggeri dai mezzi pubblici. Parallelamente sono stati ricavati una quindicina di parcheggi per auto orizzontali ed alcuni posti per i motorini. Un intervento che, se da un lato comporta complessivamente la perdita di una decina di posti macchina, dall'altro va a favorire il percorso pedonale in particolare dei disabili e delle persone con difficoltà di deambulazione. Un intervento definito «low cost» dall'assessore competente in sede di presentazione. «Si tratta di una azione piccola ma efficace, che va a migliorare la pedonabilità e la circolazione nella zona, oltre ad offrire una maggior sicurezza per tutti coloro che utilizzano la fermata dei bus - ha spiegato Elena Marchigiani, assessore comunale Traffico e Mobilità -. Un intervento che si inserisce nel percorso generale di mobilità sostenibile e che sarà seguito da ulteriori iniziative sulla stessa via Fabio Severo e su via Valerio, all'altezza dell'Università, dove saranno posizionati degli attraversamenti pedonali protetti che di fatto fungeranno da dissuasori della velocità dei veicoli». Un intervento partito dalle segnalazioni dei cittadini e ripreso dalle circoscrizioni. «Un importante lavoro di squadra che mette fine ad una situazione complicata sul fronte della viabilità pedonale in zona», ha affermato Piero Ambroset, presidente della Terza Circoscrizione, mentre Luca Bressan, presidente della Quarta, ha sottolineato «la funzionalità dell’intervento che va a supporto delle categorie più fragili dei cittadini, come già accaduto lungo via Battisti». Soddisfazione è stata espressa infine da Vincenzo Zoccano, presidente Consulta Disabili Fvg: «Un’altra dimostrazione del fatto che dove vive bene una persona con disabilità, vivono bene tutti: un grande risultato raggiunto con un piccolo sforzo».

(p.pi.)

 

 

La Polizia stradale trasloca - Asilo e parcheggi a Roiano - UFFICI IN VIA MASCAGNI da mercoledi'
Altro passo decisivo verso il futuro volto di Roiano. In questi giorni la Polizia stradale è impegnata nel “trasloco” dal comprensorio di via Montorisino (dove ha avuto sede per 60 anni) a quello realizzato dal Comune all’interno del complesso della caserma di San Sabba, in via Mascagni.

L’operazione si concluderà entro la prossima settimana, e in luglio è previsto il passaggio formale della vasta area dal Demanio al Comune, in base all’accordo formalizzato lo scorso gennaio. A quel punto l’amministrazione potrà iniziare a mettere mano alla ristrutturazione degli 8 mila metri quadri del complesso, che vedrà sorgere un asilo, un giardino, una piazza e circa 80 nuovi posti auto in un parcheggio semi-interrato. Già da mercoledì prossimo, intanto, inizieranno a funzionare in via Mascagni 9 gli uffici della Polizia stradale destinati al pubblico. E cioè l’Ufficio verbali e l’Ufficio incidenti, entrambi con gli stessi orari (9-12 dal lunedì al venerdì, il lunedì anche dalle 15 alle 17). La stessa Polstrada precisa comunque che qualsiasi emergenza potrà essere risolta contattando l’Ufficio verbali allo 040-4194311. La nota della Stradale si conclude con un ringraziamento agli abitanti di Roiano “per la vicinanza manifestata in tanti anni” e con un saluto “al nuovo rione, dal quale riceverà certamente la medesima ospitalità”. Dopo vent’anni (il progetto iniziale per il trasferimento della Polstrada risale alla giunta comunale retta da Riccardo Illy) gli abitanti di Roiano intravedono dunque il tanto atteso traguardo, che porterà spazi verdi e strutture sociali al centro del popoloso quartiere. «Il progetto è in fase di completamento - spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Andrea Dapretto - dopo le consultazioni avute con i cittadini su vari aspetti, fra i quali gli arredi del giardino. Fra qualche mese organizzeremo un ulteriore incontro, per illustrare i dettagli del piano. L’obiettivo è di partire con il cantiere entro l’anno». Il nuovo volto dell’area, che avrà anche una funzione di collegamento fra la zona delle scuole e piazza tra i Rivi, comprenderà, come detto, un giardino alberato, una piazza, un parcheggio semi-interrato per circa 80 posti (più altri ricavabili sugli spazi esterni), e un asilo per oltre 70 bimbi, che sarà uno dei più grandi della città. Tutti gli edifici esistenti nell’area destinata al Comune verranno demoliti, compreso ovviamente l’alto muro di cinta. «L’edificio principale - precisa ancora Dapretto - non era adeguabile alla normativa richiesta per un asilo moderno. Verrà quindi abbattuto, come anche le strutture di servizio, e al suo posto realizzeremo un asilo pienamente rispondente, oltre che alle norme, alle necessità dei piccoli ospiti».

Giuseppe Palladini

 

 

Emergenza cinghiali, sondaggio del Piccolo
Lettori chiamati a esprimersi sull’opportunità di ampliare la caccia. Il caso approda in Piazza Oberdan
L’aggressione subita lunedì scorsa a Longera da Bruno Zerial, finito a Cattinara con serie lesioni alle gambe, e dal suo cane, rimasto ucciso, hanno riacceso i riflettori sull’emergenza cinghiali nella provincia di Trieste. Un’emergenza che ha spinto anche la Regione, più volte sollecitata in questo senso anche dall’Associazione agricoltori, a scendere in campo, annunciando l’intenzione di inserire nel nuovo Piano faunistico misure che prevedano l’incremento «della pressione venatoria». In altre parole l’abbattimento di un più ampio numero di ungulati. Ed è proprio su questo tema che Il Piccolo invita i lettori a far sentire la propria voce. Lo fa attivando all’interno del proprio sito (www.ilpiccolo.it) un nuovo sondaggio per conoscere l’orientamento dei cittadini. «Sei favorevole all’abbattimento e al controllo della proliferazione dei cinghiali? », chiede appunto il sondaggio lanciato ieri pomeriggio, che resterà attivo fino alle 18 di domani. Quarantott’ore di tempo, dunque, per capire quale delle due “fazioni” - favorevoli o contrari alla caccia dei cinghiali - finirà per prevalere. Intanto sull’argomento si registra una nuova presa di posizione politica. A firmarla la consigliera regionale M5S Ilaria Dal Zovo, che ha chiesto l’audizione urgente in commissione «dei soggetti pubblici chiamati a lavorare sulle problematiche legate a questa e ad altre specie selvatiche che interagiscono con le attività umane: personale di vigilanza delle Province, Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) e servizio regionale competente». «Bisogna evitare il solito approccio all'italiana, secondo cui dopo un episodio grave il mondo politico ha una prima fase in cui sfodera slogan e proposte demagogiche e dannose, a cui segue regolarmente una seconda fase in cui il tutto finisce nel dimenticatoio; decisamente meglio cercare dunque di ragionare su come - in prospettiva - si possa fornire risposte serie alla comunità - sostiene Dal Zov -o. Bene, in questo senso, le dichiarazioni dell'assessore Panontin che annuncia l'imminente approvazione del Piano faunistico regionale, atto fondamentale che nel Fvg viaggia con 23 anni di ritardo. Si tratta certamente di uno strumento indispensabile, con il quale la pubblica amministrazione regionale può cominciare a riappropriarsi della gestione della fauna selvatica, dopo essersi a lungo disinteressata del problema».

 

 

Lignano “educa” i turisti alla raccolta differenziata - ambiente
La città diventa “green” e punta su un turismo a impatto zero. Da domani partirà infatti un progetto innovativo con cui si punta a sensibilizzare gli ospiti della località sulla corretta raccolta differenziata. Saranno collocati 45 nuovi cestini, sarà distribuito del materiale informativo e verranno organizzati eventi ad hoc.

Comune e Mtf, azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Lignano, intendono così coinvolgere ed “educare” le famiglie affinché anche in vacanza mantengano un comportamento virtuoso e suddividano correttamente le immondizie. In particolare domani e lunedì, dalle 16 alle 21, saranno allestiti in centro dei punti gioco informativi per insegnare ai ragazzi le regole principali del riciclo. Una info-bike girerà per la città distribuendo volantini che spiegheranno in più lingue e in maniera semplice la giusta collocazione dei rifiuti nei cassonetti presenti. «Il nostro obiettivo - spiega l’assessore all’Ambiente Massimo Brini - è sensibilizzare i turisti sia italiani sia stranieri e migliorare così i buoni risultati già ottenuti con la raccolta differenziata anche attraverso la collocazione sul territorio di un maggior numero di cassonetti dedicati alla raccolta dell’umido. Saranno inoltre distribuiti a breve alle famiglie residenti i contenitori per l’olio esausto». In città, in effetti, si è raggiunto il 60% della raccolta differenziata. Risultato che ha consentito anche di diminuire i costi a carico dei cittadini. «La Tares del 2014 - continua Brini - è stata quasi dimezzata rispetto alla tassa dei rifiuti del 2012 per le abitazioni. Per le imprese si è avuto un calo dal 15 fino al 30%». Obiettivo del progetto è promuovere un turismo sostenibile e responsabile riducendo il più possibile la produzione di plastica e alluminio. Insomma, si chiede anche ai visitatori di rispettare maggiormente l’ambiente invitandoli ad avere un comportamento virtuoso. «Con la campagna promozionale di questo week end - spiega poi l’amministratore unico di Mtf Piermauro Zanin - iniziamo un percorso che punta alla sensibilizzazione degli ospiti della località a cui saranno date tutte le indicazioni del caso. La nostra società, che svolge il servizio di raccolta e differenziazione rifiuti solo per il Comune di Lignano, è in grado di rispondere a tutte le esigenze della città. Abbiamo chiuso un bilancio con un utile netto di 265mila euro a fronte di 400mila euro di investimenti e a fronte, soprattutto, delle tariffe tra le più basse in Italia». Tra le altre iniziative in programma ci sarà la possibilità in piazza San Giovanni Bosco, di conferire bottiglie di plastica e lattine in un apposito compattatore. Una formula già testata in passato, che ha consentito di raccogliere circa 3.500 bottiglie pari a 15 kg di plastica.

Viviana Zamarian

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 29 maggio 2015

 

 

«Rigassificatore, mancano gli atti»

La Provincia chiede la sospensione della Conferenza dei servizi dell’11 giugno
Rigassificatore di Zaule, la “telenovela” continua. E a intervenire, ancora una volta, è la Provincia di Trieste. Che in questa occasione chiede la sospensione della Conferenza dei servizi convocata martedì 11 giugno dal ministero dello Sviluppo economico sul procedimento di autorizzazione alla costruzione del rigassificatore di Gas Natural. Con una lettera inviata al dicastero romano, infatti, Palazzo Galatti richiama le disposizioni contenute nel decreto interministeriale 808 del 2009 e in particolare quella relativa all’obbligo dell’acquisizione della compatibilità ambientale sul progetto Gas Natural prima della convocazione della Conferenza. E sempre l’amministrazione guidata da Maria Teresa Bassa Poropat rileva come sia ancora mancante il decreto relativo alla dichiarazione di compatibilità ambientale sulle opere di allaccio del rigassificatore alla rete nazionale dei metanodotti. La prima Conferenza dei servizi, che si è svolta a novembre 2012, si era chiusa affermando proprio che la successiva convocazione sarebbe stata subordinata all’emissione del provvedimento da parte del ministero. «Preso atto quindi che il decreto non risulta a tutt’oggi emanato - è quanto si può leggere nella lettera inviata da Bassa Poropat, al ministero dello Sviluppo economico e agli altri ministeri e soggetti interessati al progetto firmato da Gas Natural a Zaule - e che, anzi, nella recente riunione finale della Commissione sulla valutazione di impatto ambientale sul rigassificatore si esprimono rilevanti perplessità in ordine agli impatti del progetto della Gas Natural come così oggi proposto e acquisito, l’amministrazione provinciale ritiene che non sussistano i presupposti, di fatto e di diritto, per la convocazione e chiede pertanto la sospensione del procedimento sino a quando non si saranno concretizzati gli atti richiamati, con riserva sin d’ora dell’assunzione di ogni conseguente atto di tutela». Ora la palla passa a Roma, al ministero dello Sviluppo economico.

 

Arriva la correzione al verbale sul minirigassificatore
DUINO AURISINA Sarà corretto e modificato il verbale stilato in occasione dell’ultima riunione del Comitato tecnico regionale del Friuli Venezia Giulia, svoltasi mercoledì 20 maggio, nel corso della quale era stato rilasciato il nullaosta di fattibilità del rigassificatore SmartGas di Monfalcone e che era stato pesantemente contestato dalla Provincia.

L’assessore di Palazzo Galatti, Vittorio Zollia, ricevuto il documento originario, redatto dal verbalizzante, aveva subito riscontrato l’assoluta mancanza di corrispondenza fra quanto riportato e quanto era stato detto dal rappresentante dell’ente provinciale incaricato di presenziare, in qualità di uditore, all’incontro del Cta. «Il nostro funzionario - ha spiegato ieri Zollia - aveva innanzitutto evidenziato che la Provincia, nonostante avesse fatto esplicita richiesta in tal senso, non aveva mai ricevuto la relazione istruttoria elaborata dal gruppo di lavoro, essendo così messa nell’impossibilità di analizzarne le conclusioni. E di questo nel verbale non c’era traccia». «Ma soprattutto - ha continuato Zollia - era stato travisato, nello stesso verbale, il senso delle parole del nostro funzionario. Leggendo il testo del verbalizzante sembrava che la Provincia fosse favorevole al progetto, mentre siamo contrari, come da specifica delibera del consiglio provinciale. Infine erano state arbitrariamente attribuite al nostro rappresentante frasi dette da altri». La protesta della Provincia è stata accolta dal Cta, che è stato riconvocato per una nuova seduta, che si svolgerà a breve, nel corso della quale si apporteranno le necessarie modifiche al testo originario. Questa soluzione rimetterà le cose a posto anche perché lo stesso Zollia, nella lettera inviata al Cta all’indomani della riunione del 20, aveva minacciato azioni legali a tutela dell’ente di palazzo Galatti se non fossero intervenute le indispensabili correzioni.

Ugo Salvini

 

 

Il “Bike Pride” in programma il 6 giugno

Attenzione! Il “Bike Pride”, l’originale pedalata organizzata da Fiab Trieste Ulisse, si terrà sabato 6 giugno e non sabato 30 maggio, come erroneamente riportato nell’edizione di ieri.  Il ritrovo sarà alle 19 in piazza della Repubblica da dove tutti i partecipanti inizieranno a pedalare lungo le vie del centro città. Parola d’ordine: “Noi siamo il traffico”.

Lo scopo dell’iniziativa, infatti, è quella di sostenere la pedonalizzazione (per ora sperimentale) di via Mazzini e al contempo di chiedere la realizzazione di un percorso ciclabile «continuo, sicuro e riconoscibile» lungo tutta l’arteria. Un percorso, ricorda Fiab Trieste Ulisse, peraltro previsto dal piano generale del traffico urbano, con tanto di «diramazione per raggiungere in bicicletta il viale XX Settembre lungo la direttrice della via Imbriani. Tra le organizzazioni che aderiscono all’iniziativa e ai suoi obiettivi, oltre ovviamente a Fiab Trieste Ulisse, ci sono Legambiente Trieste, Viaggiare Slow, Consulta Giovani Muggia, Senza Confini Brez Meja, Spiz, Mathitech, Bikeways, Arci Trieste, Ursus FXD e WWF Trieste.

 

Su via Mazzini decisioni prese dopo ampie consultazioni - l’intervento di Elena Marchigiani - assessore comunale alla Pianificazione urbana, mobilità e traffico

Il dialogo è ancora aperto e il Comune ha già in cantiere alcune modifiche Le chiusure al traffico fanno bene a salute, cultura ed economia
Vorrei chiarire alcuni aspetti di metodo sulla pedonalizzazione di via Mazzini tra piazza Goldoni e via San Spiridione. Pedonalizzazione che, dai cosiddetti Pdays, è stata prolungata - a titolo sperimentale - alla settimana intera dal 16 maggio al 5 luglio. Tutte le scelte rilevanti prese da questa amministrazione sono state accompagnate da fasi prolungate di ascolto. I Pdays per un anno ci hanno consentito di raccogliere critiche e proposte di cittadini e rappresentanti di diversi interessi e categorie. Ne è derivata la decisione di ridelimitare la pedonalizzazione a un tratto di via Mazzini, nonché quella di procedere a un ulteriore periodo di valutazione e ascolto dei cittadini. Va comunque ricordato che la pedonalizzazione di via Mazzini era già contenuta nel Piano del traffico, approvato nell'estate 2013 dopo un'ampia consultazione pubblica, alla quale tutti potevano partecipare inviando le loro osservazioni, molte delle quali sono state accolte. Nella segnalazioni spesso si fa riferimento alla vivibilità della nostra città. Tra gli indicatori alla base delle classifiche sulla qualità della vita non mancano mai quelli relativi alla sostenibilità e al benessere, misurabili anche attraverso l'estensione delle aree pedonali. Aree in cui la migliore qualità si traduce in più spazi per il tempo libero e il camminare (andare a piedi è un fattore di salute, come ricorda l'Organizzazione mondiale della sanità); in meno inquinamento atmosferico e acustico; in più occasioni per le attività economiche e gli eventi culturali. Tutte scelte per il futuro e per le nuove generazioni, analoghe a quelle che si stanno facendo nelle città più moderne e attrattive. I conflitti che, in passato, hanno accompagnato altre scelte importanti (via San Nicolò) dimostrano come la pedonalizzazione di assi urbani inevitabilmente comporti cambiamenti nelle abitudini e sia sempre frutto di una mediazione tra esigenze diverse. Una mediazione che è stata costruita anche nel caso di via Mazzini, ascoltando Provincia e Trieste Trasporti, tassisti, Consulta disabili, commercianti, ciclisti, pedoni, ecc... Per il trasporto pubblico, l'obiettivo non è certo quello di peggiorare il servizio, ma di garantirlo in un diverso assetto che comunque consenta di arrivare nelle immediate vicinanze di via Mazzini (da corso Italia, via Imbriani, via Roma, via S. Spiridione), toccando altre parti del Borgo Teresiano (via Valdirivo) che prima risultavano difficilmente raggiungibili. Il lavoro sulle segnalazioni che stanno pervenendo ci consentirà di ragionare sulla revisione dei percorsi di alcune linee e fermate, valutando l'efficacia del provvedimento ed eventualmente perfezionandolo. Così, la decisione di riaprire via Imbriani e di contingentare l'intervento a una parte di Mazzini deriva dall'osservazione degli effetti generati sul traffico privato dai Pdays e dalle richieste di Trieste Trasporti. Analogamente, abbiamo accolto la richiesta dei tassisti di entrare per prelevare o accompagnare solo le persone che risiedano in via Mazzini, abbiamo esteso l'accesso alle persone disabili, abbiamo concordato con le associazioni di ciclisti che in fase di attuazione definiremo un percorso ciclabile adeguatamente segnalato per garantire la sicurezza di ciclisti e pedoni. Alla fine del periodo di sperimentazione valuteremo tutti questi aspetti e trarremo le opportune conclusioni. Sia io che gli uffici del Comune siamo disponibili ad ascoltare chi abbia proposte fattive per il miglioramento della nostra città. Confido quindi in un fertile scambio di idee che superi la tendenza a opporsi a ogni forma di cambiamento.

 

 

Incubo cinghiali a Longera - La Regione “apre” la caccia
I vicini di Zerial sono esasperati: «Siamo stufi. C’è davvero da aver paura» - Panontin: «In arrivo misure per ridurre il numero degli esemplari sul Carso»
Il cinghiale lo preferirebbero in un piatto di gnocchi. Invece no, se lo trovano davanti al cancello di casa, in giardino e quando vanno a portare la spazzatura. O lo vedono sbucare di colpo in strada da un cespuglio, mentre passano in macchina, se non peggio in scooter. Mattina, pomeriggio, sera. L’incubo di Longera si è materializzato pochi giorni fa, con l’aggressione a Bruno Zerial, l’uomo che per difendere il cane da un attacco ha rischiato la vita. Adesso è a Cattinara, Billi invece non ce l’ha fatta. Qui, in rione, quasi un paese, non si parla d’altro: chi vorrebbe armarsi di fucile, come ha promesso di fare il signor Bruno, chi invece fa spallucce perché in un modo o nell’altro ha imparato a convincerci. È sopra, verso Cattinara, che il problema è più avvertito. È lì che raccontano di altri casi di persone azzannate o che si sono salvate scappando a gambe levate. Per tutti, o quasi, i raccolti dei campi divorati di continuo. Le recinzioni, spesso, non bastano. «È la prima volta che si spingono così giù», riflette il signor Stocovaz, che vive di fronte all’abitazione in cui è avvenuto il fatto di lunedì scorso. «A me non hanno mai dato fastidio, però so che tante famiglie hanno avuto di che penare. Comunque no, farsi il porto d’armi è sbagliato. C’è già chi è preposto ad occuparsene». La signora Vera, poco più in là, allarga le braccia. «Bruno ha avuto sfortuna, perché era con il cane, ma in genere quelle bestie scappano quando vedono l’uomo». Eva, da un villetta in alto, ci ha fatto l’abitudine. «La sera me li trovo sotto la finestra, ma in casa mia non riescono ad entrare perché ho il recinto alto. A me però sembra esagerato chi dice che si vuole fare il porto d’armi. Sinceramente non vedo in giro cinghiali killer che ci aspettano in campagna per ucciderci. Il problema, piuttosto, sono i raccolti che vengono divorati oppure il rischio di travolgere questi animali per strada quando si passa con la macchina. Io me li sono trovati tante volte davanti. Tenere un fucile no, non sono d’accordo. È pericoloso per tutti ma credo che le istituzioni debbano fare di più per ridurre il numero, piuttosto». L’assessore regionale Paolo Panontin garantisce che la Regione farà il possibile. «Il Piano faunistico regionale che sta per essere approvato - fa sapere - prevede per l’area limitrofa alla città di Trieste delle misure specifiche per il contenimento, che consentiranno di incrementare la pressione venatoria». Nessuno, annota l’assessore, può provvedere da sé: «Al di fuori dei periodi previsti e delle aree cacciabili il controllo non può essere attuato mediante l’attività venatoria bensì esclusivamente attraverso l’adozione di deroghe da parte della Provincia, come prevede la legge». Ma più su, dove la zona si fa campagna, non ne possono più. Il rione è stretto dal versante che dà sul Bosco del Farneto e il Monte Spaccato, i cinghiali provengono da entrambe le parti. «Li vedo di continuo - dice Walter, un passante - ormai io non mi arrischio a portare i nipotini a fare passeggiate nei sentieri. Mi è capitato di imbattermi in un cinghiale e non mi fido più. Il signore che è stato aggredito ha ragione a volersi fare il porto d’armi. Comunque qui c’è già qualcuno che spara, sa? I colpi si sentono ogni tanto...». Francesco, un giovane di 33 anni, è con il cane al guinzaglio: «È diventato pericoloso girare a Longera anche a me è capitato di trovarmi con un cinghiale vicino. Se fossi stato con il cane me l’avrebbe ammazzato». Fabio Ruzzier è proprietario di vari terreni nei dintorni: «Mi hanno rovinato tutto e due anni fa un vicino è stato morso, aveva difeso una ragazza che stava scappando da un cinghiale che le correva dietro. Siamo stufi, c'è da aver paura».

Gianpaolo Sarti

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 28 maggio 2015

 

 

“Bike Pride” per la ciclabile in via Mazzini

Conto alla rovescia per il giorno dell’orgoglio dei ciclisti. Quello in cui si pedala con un obiettivo: conquistare un percorso ciclabile «continuo, sicuro e riconoscibile» in via Mazzini. A organizzare il “Bike Pride”, questo sabato, è Fiab Trieste Ulisse. Il ritrovo è fissato alle ore 19 in piazza Repubblica da dove si partirà per pedalare lungo le vie del centro città.

La parola d’ordine? «Noi siamo il traffico». L’originale iniziativa, come spiegano gli organizzatori, «vuole ricordare che le biciclette sono un mezzo di trasporto veloce, comodo e sostenibile per muoversi in ambito urbano che consentono al contempo di socializzare la città, vivendola e vedendola con uno sguardo diverso. Ora tocca a Trieste riconoscere e garantire alle bici sicurezza e dignità di “mezzo di trasporto quotidiano”». Scopo del Bike Pride è quindi il sostegno alla pedonalizzazione sperimentale in via Mazzini e contestualmente la richiesta di un percorso ciclabile continuo lungo l’intera arteria, come previsto nel piano generale del traffico urbano, con una diramazione per raggiungere in bicicletta il viale XX Settembre lungo la direttrice della via Imbriani. Aderiscono e condividono gli obiettivi del Bike Pride Legambiente Trieste, Viaggiare Slow, Consulta Giovani Muggia, Senza Confini Brez Meja, Spiz, Mathitech, Bikeways, Arci Trieste, Ursus FXD e WWF Trieste.

 

 

Task force per salvare i delfini in Adriatico
Trieste entra a far parte del network italo-sloveno capitanato da Venezia. Previsti database comuni e unità d’emergenza
Si chiama “NetCet City Network” ed è il progetto per la conservazione delle tartarughe marine e i cetacei nell'alto Adriatico, finanziato dal programma Ipa Adriatico di Cooperazione transfrontaliera. Un’iniziativa che ha l'obiettivo di rafforzare la cooperazione e lo sviluppo della regione Adriatica, coinvolgendo tutta una serie di realtà transnazionali delle due sponde dell'Adriatico (13 partner in totale in rappresentanza di Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania) e che adesso può contare anche sull'adesione del Comune di Trieste. L'obiettivo del progetto, avviato nel 2012 e che dopo 36 mesi, si concluderà nell'autunno di quest'anno, per un investimento complessivo di oltre 2 milioni e mezzo di euro, consiste nello sviluppo di strategie comuni per la tutela di cetacei e tartarughe marine: un patrimonio naturale condiviso, e a rischio estinzione, che non può essere gestito in modo autonomo da un singolo Stato. «Si tratta di un progetto che assume una valenza profonda - sottolineano gli assessori di Comune e Provincia Umberto Laureni e Vittorio Zollia - e si concentra su un tema di grande attualità, che riguarda il nostro mare e in particolare la salvaguardia di alcune specie a rischio». L’Adriatico ospita diverse specie di cetacei e tartarughe marine ed è considerato un'area di alimentazione e sviluppo per questi esemplari: si stima che nell'intero mare vi sia la presenza di circa 6-7 mila cetacei (in particolare Tursiopi) e 20mila tartarughe marine (più della metà nella zona del Nord Adriatico). Marco Costantini, responsabile Programma Mare Wwf Italia, ha spiegato le finalità del progetto, che ha come capofila il Comune di Venezia, evidenziando la necessità di costruire la rete migliore possibile per una costante opera di monitoraggio, in grado di far fronte ai casi, purtroppo frequenti, di spiaggiamento sia di cetacei che di tartarughe marine. Ecco dunque perché risulta fondamentale un lavoro di pianificazione comune, volto alla tutela di queste specie: nello specifico, si punta a uno scambio di conoscenze da convogliare in un unico database, alla creazione di corsi e workshop, alla costruzione di centri di soccorso, allo sviluppo di un'unità adriatica di emergenza, ad un programma coordinato di monitoraggio e ad attività volte ad accrescere la consapevolezza sul tema di tutta una serie di attori (pescatori, diportisti, ma anche scolaresche). Proprio in considerazione degli aumentati avvistamenti nel nostro golfo, Maurizio Spoto, direttore dell’Area marina a di Miramare ha evidenziato «l'utilità della app “Terre e Mare”, che consente di fotografare e trasmettere in rete gli avvistamenti». Infine qualche allarme per il futuro: «Tagli alle risorse metterebbero a rischio le nostre attività, confidiamo quindi nel sostegno della Regione».

Pierpaolo Pitich

 

 

L’invasione di tartarughe da Noghere a Miramare - il caso
L’invasione di tartarughe esotiche nella zona dei laghetti delle Noghere, segnalata alcuni giorni fa e documentata da Il Piccolo anche con foto e video, non è un caso isolato a Trieste.

A causa di continui abbandoni da parte della gente, negli ultimi anni colonie si sono formate anche in laghetti e stagni di Percedol, Contovello, Rupingrande, al Giardino Pubblico, in Villa Revoltella e al Parco di Miramare. Un vero e proprio fenomeno in crescita dovuto soprattutto alla scarsa eduzione e alla poca informazione di chi acquista testuggini, che poi non riesce ad accudire in modo adeguato. Pensando di fare il bene dell’animale, liberandolo in spazi ampi, in realtà nella maggior parte dei casi i danni sono doppi, sia all’ecosistema presente, sia alla tartaruga stessa. «Gli esemplari non autoctoni immessi in Europa costituiscono una minaccia per la flora e la fauna, con l’estinzione di specie rare ed importanti tra le quali proprio le testuggini palustri europee - spiega Nicola Bressi, direttore dei Musei scientifici -. Una delle conseguenze che pochi conoscono poi è che le tartarughe esotiche acquatiche eliminano i nemici della zanzara tigre, che quindi può proliferare indisturbata. Inoltre gli spazi d’acqua dove vengono abbandonate diventano progressivamente torbidi e sporchi. Ma per la stessa tartaruga il cambiamento può rivelarsi dannoso o letale. Mi è capitato di intervenire per esemplari terrestri annegati, perché scambiati per acquatici e gettati nei laghetti o, viceversa, per tartarughe acquatiche lasciate “a secco”. Le persone continuano a comprarle e a liberarsene. Ne ho raccolte tre nel Giardino pubblico appena poche settimane dopo l’ultima pulizia, quando già altre erano state soccorse e portate all’Enpa». Ma il problema non riguarda solo Trieste, in tutta Italia il fenomeno si ripete, nonostante campagne di sensibilizzazione avviate già da tempo. «Un collega ha accertato la presenza e l’evoluzione di ben sei specie di tartarughe esotiche in un parco romano - aggiunge Bressi - ed è così per molte altre città. Il destino di questi animali poi è segnato, spesso finisco in centri di “raccolta” affollati dove finiranno la loro vita in modo piuttosto triste». A Trieste è stato stilato anche un vademecum esaustivo, reperibile online, e in caso di problemi o dubbi si può contattare lo SportelloNatura dei Musei Scientifici: 0406754603, sportellonatura@comune.trieste.it. «A chi desidera un rettile consiglio di documentarsi con attenzione prima dell’acquisto, gli animali sono destinati a crescere e ad avere determinate esigenze. Ricordo infine - conclude Bressi - che esiste una sanzione per l’abbandono di un animale, il codice penale infatti non distingue tra cani o altri animali, è sufficiente siano vissuti in cattività, come accade appunto anche per le tartarughe».

(m.b.)

 

 

Zambrattia, battaglia sul piano urbanistico
Timori di espropri, aree pubbliche in vendita e investitori misteriosi: i residenti chiedono al sindaco di Umago di bloccare l’iter
UMAGO Zambrattia, uno degli angoli più intatti e suggestivi dell'Istria, rischia di essere stravolta da una colata di cemento nel giro di pochi anni. È di questi giorni la notizia che il Comune di Umago vorrebbe rimpinguare le proprie casse mettendo sul mercato i terreni di proprietà pubblica con l'intento di richiamare non meglio identificati investitori. Una modifica al piano regolatore - finora gelosamente custodita nei cassetti dell'amministrazione comunale - avrebbe infatti avviato l'iter tecnico-burocratico per modificare dal punto di vista naturalistico Valle Rossa, l'accesso al mare che rappresenta una delle bellezze che negli anni ha costruito il successo turistico di Salvore. Con una petizione 270 residenti nell'area hanno chiesto al sindaco Vili Bassanese di bloccare il piano urbanistico che, secondo loro, è in netto contrasto con la vocazione turistica e naturalistica del territorio. Una società di Zagabria, il 12 maggio scorso, in una seduta pubblica convocata sul tamburo dallo stesso Comune per arginare la crescente preoccupazione degli abitanti ha illustrato in maniera lacunosa - a quanto riferito dai presenti - le intenzioni dell'amministrazione Bassanese, che scadrà tra due anni e che è già al centro di alcune cause legali che rischiano di costare alcuni milioni di euro in indennizzi. Nell'operazione rientrerebbe anche un piano di espropri di piccoli terreni privati da finalizzare a un piano viario e urbanistico la cui necessità resta tutta da dimostrare, nel contesto che finora si è realizzato in quell'arco di costa che va dal piccolo molo di Zambrattia fino a ridosso della pineta di Bassania. Oggi Zambrattia vive con la piccola e vivace economia che ruota attorno a quasi 300 affittacamere a gestione familiare che nel corso degli anni hanno saputo costruirsi una clientela affezionata. Da nove anni si è insediato anche un piccolo albergo - l'unico nella zona - che dà lavoro a una ventina di persone. Un fulmine a ciel sereno si è abbattuto sugli abitanti appena una settimana fa quando, quasi per caso, hanno appreso che avevano soltanto 14 giorni di tempo per presentare le loro osservazioni al nuovo piano urbanistico della cui genesi tutti erano praticamente all'oscuro. Dinanzi alle numerose richieste di chiarimenti il sindaco Bassanese, in una dichiarazione a un'emittente tv croata, ha ammesso l'esistenza del nuovo piano urbanistico e ha confermato l'ipotesi della creazione di un ampio parcheggio a ridosso dell'accesso al mare proprio nell'area di Valle Rossa, circostanza questa che finora era sempre stata esclusa. È di alcuni giorni fa la prima mossa dell'amministrazione Bassanese. Una squadra di addetti comunali, poco dopo l'alba, ha installato su un terreno della Valle Rossa di proprietà comunale alcuni steccati senza che a livello amministrativo sia stata votata alcuna decisione urbanistica definitiva. Di fronte alle rimostranze di alcuni abitanti di Zambrattia gli stessi addetti, il giorno dopo, hanno ridotto l'altezza dei recinti provvisori, passando da oltre due metri a un metro. Intanto in Consiglio comunale le forze di opposizione stanno approfondendo la materia e non si escludono anche segnalazioni all'autorità giudiziaria. Infatti la colata di cemento snaturerebbe il waterfront di un tratto di costa che negli anni era riuscito a respingere diversi tentativi di speculazione edilizia. Secondo molti abitanti è inspiegabile la fermezza dell'ente pubblico nel favorire l'urbanizzazione della costa senza peraltro modificare i piani edificabili sulle aree verdi interne che garantirebbero uno sviluppo urbanistico sostenibile. A gettare benzina sul fuoco un altro dettaglio: da settimane si vocifera dell'esistenza di un investitore anonimo che avrebbe avuto assicurazioni ai massimi livelli comunali per realizzare una struttura turistico alberghiera di quattro piani, che potrebbe derogare alla norma che sancisce in tutta la Croazia la distanza minima di 70 metri dal mare per qualsiasi costruzione. Inoltre anche il nuovo reticolo viario ipotizzato nel nuovo piano urbanistico rischia di bloccare l'accesso a molte piccole proprietà private e alle villette che ospitano turisti da aprile a settembre. Entro agosto l'amministrazione comunale dovrà rispondere caso per caso alle osservazioni sollevate dai singoli abitanti e dagli imprenditori locali. Anche i rappresentanti del movimento dei Verdi, fino all'altro ieri, promettevano fuoco e fiamme per la difesa del paesaggio Umaghese. All'orizzonte si profila una serrata battaglia legale.

(r.i.)

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - MERCOLEDI', 27 maggio 2015

 

 

Trivelle in Adriatico: ambientalisti fanno ricorso al TAR
Associazioni ambientaliste contro le nuove trivellazioni in Adriatico. A scatenare l’idea degli ambientalisti è quello che sta succedendo per l’ennesima volta, relativamente all’autorizzazione concessa alla società petrolifera australiana Po Valley Operations da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
Con questa autorizzazione il titolo della società attuale per ricerca e sfruttamento di idrocarburi offshore passerebbe da 197 chilometri quadrati a 526, davanti alle coste della Provincia di Ravenna. Verrebbe cioè quasi triplicato e questo grazie ad una riperimetrazione che consentirebbe di espandere le attività di ricerca di gas e petrolio in mare entro 12 miglia dalla costa, al momento vietato in maniera esplicita da una legge del 2010.
Si tratta delle conseguenze di un’interpretazione a dir poco irregolare e sproporzionata dell’art.35 del Decreto Sviluppo del 2012, decreto promosso da Corrado Passera, allora Ministro allo Sviluppo Economico per il Governo Monti. In quell’articolo si prevedeva una deroga al rispetto del limite delle 12 miglia, facendo salvi i procedimenti autorizzatori e concessori in corso alla data del 29 giugno 2010. Il Consiglio di Stato aveva chiarito però come l’ampliamento di un’attività già concessa non potesse essere inquadrato all’interno di questo articolo, ma rappresentasse una vera e propria violazione di legge.
Ancora una forzatura dopo quella dello Sblocca Italia, sostengono gli ambientalisti, un’interpretazione quella del Ministero per altro in contrasto su molti fronti anche con la normativa europea.
Ecco che le associazioni ambientaliste FAI, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano e WWF, hanno reagito con un immediato ricorso al TAR del Lazio, contro i Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Agricoltura, e nei confronti della società PO Valley Operations PTY LTD, Regione Emilia Romagna, Comune di Ravenna e ISPRA. Queste le motivazioni:
Ci troviamo di fronte a quella che noi giudichiamo una palese violazione della legge, che ignora quanto già chiarito in merito dal Consiglio di Stato che stabilisce come non si possano modificare in maniera così radicale gli esistenti titoli abilitativi.
Questa manovra equivale di fatto a un via libera per poter trivellare i nostri mari ovunque: a due passi dalle coste e dalle spiagge, dalle aree protette, sempre più a ridosso di luoghi ad alto valore turistico, da nord a sud. Un vero scempio.
Se dovesse passare senza problemi questa interpretazione del Ministero, d’ora in poi la stessa cosa potrebbe essere fatta per qualsiasi costa, qualsiasi spiaggia e area protetta, sostengono le associazioni impegnate in questa lotta. Il vero sviluppo del nostro Paese, ribadiscono, deve avvenire con la valorizzazione della ricchezza del nostro territorio, della quale il nostro mare è una parte fondamentale da preservare e non da distruggere:
Non consentiremo questa deriva che viene portata avanti in spregio alla bellezza e alla biodiversità del nostro mare, in danno ad altri settori strategici come il turismo e la pesca e a detrimento delle comunità costiere e di tutto il Paese.
Rossana Andreato

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 27 maggio 2015

 

 

La Ferriera si espande - Ottanta nuovi assunti
L’ad di Siderurgica Triestina dà l’annuncio al Tavolo convocato dalla Regione - A luglio dieci tecnici e entro l’anno una settantina di operai per il laminatoio
Ottanta nuovi assunti in Ferriera entro l’anno. L’annuncio è stato dato al Tavolo regionale per il rilancio dell’area di Servola tenutosi ieri mattina sotto la presidenza della governatrice Debora Serracchiani con la presenza dei rappresentanti dei lavoratori, delle categorie e delle istituzioni, oltre che di Francesco Rosato amministratore delegato di Siderurgica Triestina, la società del Gruppo Arvedi proprietaria dello stabilimento. Gli ottanta nuovi posti di lavoro sono legati al laminatoio a freddo che rifinirà i semilavorati inviati dagli stabilimenti di Cremona. In particolare verrà prodotto acciaio per motori elettrici e trasformatori destinati soprattutto al mercato dell’auto. Sul laminatoio Arvedi investe 111 dei 187 milioni di euro destinati a Trieste. Impianti e macchinari del laminatoio sono già stati sbarcati nella misura del 70% a Servola, il resto arriverà a breve. Dieci tecnici specializzati verranno di conseguenza ingaggiati già a luglio, mentre una settantina di operai saranno assunti in autunno e comunque entro il 2015. Sono previsti sette mesi di montaggio e di operazioni preliminari prima che il nuovo impianto entri in funzione a regime nel primo trimestre dell’anno prossimo. Ma nello stabilimento triestino sono già arrivate anche le componenti fondamentali del nuovo impianto di aspirazione dei fumi della cokeria che a propria volta sarà montato e funzionante entro la fine dell’anno. «Abbatterà i fumi in maniera radicale - ha assicurato Rosato - molto al di là dei limiti ammessi dalle normative europee». «Diventerà di fatto - ha aggiunto Serracchiani - il primo impianto in Europa a raggiungere livelli così alti di rispetto ambientale». «È stato anche detto - ha spiegato Fabio Kanidisek (Fim-Cisl) - che alla fine il numero complessivo dei dipendenti delle aree a caldo e a freddo potrebbe superare le 750 unità originariamente prospettate». «Un grande serbatoio per l’occupazione e un progetto che sta andando avanti anche con soldi pubblici per cui deve essere completato nella sua interezza - ha ammonito Umberto Salvaneschi segretario Trieste-Gorizia di Fim-Cisl - non si può fare della nuova cappa di aspirazione fumi della cokeria l’unico ponte per permettere la prosecuzione dell’area a caldo. La salvaguardia ambientale è importante, ma non si può ora tornare al punto di partenza per quanto riguarda gli organici». Serracchiani ha anche annunciato che entro l’estate sarà firmato il terzo Accordo di programma quadro che investirà la stessa governatrice del ruolo di commissario straordinario dell’Area di crisi industriale complessa di Trieste che include oltre che il perimetro di Servola anche parte dell’Ezit. «A quel punto - ha aggiunto la presidente - potremo affidare a Invitalia l’individuazione del percorso di riqualificazione del sito, valutando quali compiti affidarle e quali invece potremo svolgere direttamente con opportuno risparmio di costi». A settembre verrà indetto anche l’Open day, nel corso del quale tutti i cittadini saranno chiamati a constatare di persona la riqualificazione e il risanamento ambientale attuati nel comprensorio. «L’Open day slitta un po’ in avanti - ha spiegato la governatrice - perché attualmente vi è sostanzialmente un grande cantiere che ostacolerebbe la visita». Cantiere costituito sia dai macchinari e dalle opere propedeutiche al laminatoio, che dall’impianto di aspirazione dei fumi che da ulteriori interventi che sono in fase di attuazione. Antonio Rodà (Uilm) e Cristian Prella (sindacato autonomo Failms) hanno rilevato come siano state finalmente fornite rassicurazioni sull’assorbimento degli ultimi lavoratori ex Lucchini che sono ancora in cassa integrazione. «Si tratta di 33 persone - ha spiegato Prella - che in parte hanno contratto malattie professionali o si trovano in uno stato di parziale disabilità e per la prima volta la Regione si è impegnata a premere per il loro reinserimento organizzando a loro vantaggio anche una serie di corsi di formazione». «Il cronoprogramma previsto per il rilancio della Ferriera di Servola - ha sintetizzato la presidente della Regione - è perfettamente rispettato in ogni settore: dall’adeguamento e l’ottimizzazione degli impianti, alla salvaguardia dell’occupazione e a tutte le attività necessarie per la tutela del’ambiente. Dopo il proficuo e sinergico lavoro di tutti gli attori coinvolti - ha specificato - ora possiamo addirittura parlare di allargamento dell’attività industriale». Serracchiani ha anche assicurato che tutto l’iter procederà ancora sotto l’attento controllo della Regione, sia per quanto riguarda il rispetto delle tempistiche, considerato fondamentale dal sindaco Roberto Cosolini che ha anche chiesto il maggior coinvolgimento possibile dell’indotto locale, sia per i fattori occupazione e difesa dell’ambiente.

Silvio Maranzana

 

«Obiettivo finale i trecento posti in più»
Il sindaco guarda già alla «verifica dell’efficacia del nuovo impianto di aspirazione alla cokeria»
Gli 80 posti di lavoro in più annunciati ieri per la Ferriera, e in arrivo da qui ai prossimi mesi, non sono un fine bensì un mezzo. Una stazione intermedia verso l’obiettivo ultimo dichiarato al principio dell’operazione Arvedi, ovvero «un saldo occupazionale attivo, alla fine, di 300 persone». Quanto poi ad Alcatel, i piedi di piombo sono dovuti, che non bastano «due o tre ore di riunione» per ritenere di avere già in tasca tutte le «soluzioni» pretese. Nel giorno del doppio tavolo Ferriera-Alcatel Roberto Cosolini in una mano regge un microfono per parlare, per rivendicare «l’impegno delle istituzioni locali» sul fronte-lavoro, e nell’altra impugna un cannocchiale per mostrare di voler già guardare oltre. «Le cose stanno andando avanti», premette il sindaco. «È chiaro però - rilancia - che l’appuntamento primario da qua a sei mesi, quello dall’aspettativa più forte, resta la verifica dell’efficacia del nuovo impianto di aspirazione alla cokeria. Se darà l’esito positivo che confidiamo, quello cioè di poter ridurre in modo significativo le emissioni, a quel punto sarà possibile consolidare l’esistente e aggiungervi il laminatoio, per arrivare appunto al saldo occupazionale di 300 persone in più». Per l’ormai ex Alcatel invece, secondo Cosolini, prima di parlare di auspici «la prudenza è d’obbligo: abbiamo sentito un piano che, nelle enunciazioni, è ambizioso e reca la consapevolezza che Trieste può essere assolutamente strategica per i mercati di riferimento. Ci saranno chiaramente approfondimenti, e staremo molto attenti poiché due o tre ore di riunione non possono bastare per le soluzioni». Di certo non è passato inosservato, ad esempio, il passaggio in cui «hanno parlato del trasferimento in regione ma al di fuori dello stabilimento triestino (a Ronchi, ndr) dell’attività di assemblaggio oggi insediata a Timisoara», roba da «50 posti» di lavoro. «Sarebbe un interessante caso di delocalizzazione di ritorno», chiude il sindaco, cui fa eco una Maria Teresa Bassa Poropat più ottimista: «Un incontro positivo, un tavolo di opportunità e non certo di crisi», definisce infatti la presidente della Provincia l’incontro del pomeriggio di ieri su Flextronics. «I vertici della società americana hanno confermato l'interesse per la sede di Trieste, che intendono trasformare in un centro di eccellenza globale, con il trasferimento della sede legale nel capoluogo giuliano. L' impegno è quello di garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali», osserva Bassa Poropat, che ricorda come sia stata «accolta con favore» da Flextronics «anche l’ipotesi di avviare una rete di collaborazione sul piano tecnologico con i centri di ricerca presenti sul territorio». «Si tratterebbe - la chiosa della numero uno di Palazzo Galatti - di un ulteriore punto di forza per la società e di un’opportunità per il territorio dove più volte è stato auspicato un trasferimento tecnologico tra ricerca scientifica e settori produttivi».

Piero Rauber

 

 

Cinghiale “killer”, Regione sotto accusa
Agricoltori pronti a denunciare Panontin per inadempienze. Sospese le ricerche dell’animale che ha aggredito Zerial
La misura è colma. All’indomani dell’aggressione da parte di un cinghiale subita da Bruno Zerial, il pensionato di Longera ferito seriamente mentre tentava di allontanare l’animale dal proprio giardino, esplode la rabbia degli agricoltori del Carso. Categoria convinta che dietro al ferimento dell’uomo di 71 anni - ancora ricoverato a Cattinara con serie lesioni alle gambe -, esista una responsabilità precisa della Regione. La denuncia L’accusa è di quelle pesanti: aver ignorato per anni l’emergenza cinghiali in provincia, esponendo quindi quotidianamente centinaia di coltivatori a rischi gravissimi. Rischi che, come dimostrato dall’episodio di Longera, riguardano non solo campi e terreni, devastati sistematicamente dagli ungulati, ma la stessa incolumità delle persone. Di qui la scelta di alzare il tiro: portando in tribunale l’amministrazione regionale, più precisamente l’assessore con delega alla Caccia, Paolo Panontin, denunciandola per inadempienze. La rabbia degli agricoltori «Quella subita da Zerial non è la prima aggressione e, purtroppo, non sarà nemmeno l’ultima - afferma il presidente dell’Associazione agricoltori, Edi Bukavec -. Due anni fa, sempre a Longera, un altro nostro associato, Damiano Glavina, è stato attaccato da un cinghiale, riportando serie ferite a un mano. E la settimana scorsa, nella stessa zona, un’altra associata si è vista distruggere il campo e scardinare un cancello da un ungulato. La lista, insomma, è lunga e la situazione ormai inaccettabile. E pensare che, per risolvere il problema, basterebbe ricorrere ad una semplice soluzione: ridurre il numero di cinghiali sul territorio, ampliando le possibilità di caccia. Come associazione - conclude Bukavec - lo chiediamo da mesi, anzi da anni, alla Regione che, però, non si è mai mossa. Ecco perchè, dopo aver inviato un mese fa l’ennesima lettera per sollecitare un intervento deciso, peraltro rimasta senza risposta, abbiamo deciso di ricorrere alle vie legali. Siamo pronti quindi a denunciare l’assessore Panontin, sostenendo anche i rischi, e i costi, che una battaglia legale comporta». Le ricerche Del “cinghiale killer” - appellativo purtroppo non fuori luogo, visto che nell’aggressione avvenuta lunedì mattina è stato ucciso il cane di Zerial, sbranato sotto gli occhi del padrone - si sono perse le tracce. Gli uomini della Polizia ambientale della Provincia e i volontari dell’Enpa, dopo aver passato al setaccio per ore l’area compresa tra Longera e la cava di Basovizza, hanno di fatto interrotto le ricerche. Secondo i volontari dell’Ente protezione animali l’ungulato, rimasto gravemente ferito dopo lo scontro con il pastore di Ciarplanina del pensionato, potrebbe essere andato a morire in qualche anfratto nascosto, in cui sarà praticamente impossibile trovarlo. In alternativa, potrebbe aver recuperato le forze, tanto da riuscire ad allontanarsi anche di molto dalla zona dell’aggressione.

Maurizio Lozei

 

Emergenza cinghiali - La Provincia passa al contrattacco e chiama a raccolta il tavolo verde
Un tavolo verde ristretto al quale presenzieranno enti locali, associazioni di proprietari terrieri, usi civici, comunelle e associazioni di categoria, per verificare la disponibilità ad un approccio coordinato e sistematico del problema.

Il vicepresidente della Provincia Igor Dolenc annuncia quello che a breve sarà il primo passo per affrontare e cercare di risolvere il problema dei cinghiali sul territorio. Un tema di grande attualità emerso in tutta la sua emergenza nel drammatico episodio avvenuto all’alba di lunedì, quando un esemplare si è introdotto in una abitazione privata nel quartiere di Longera, attaccando e ferendo in modo serio il padrone di casa e uccidendo il suo cane, un pastore del Caucaso. La priorità - ha ribadito Dolenc - è quella di riportare sotto controllo il numero di animali presenti sul territorio provinciale, un numero in continua crescita negli ultimi anni che attualmente si assesta all’incirca su 800 esemplari, oltre ad allontanare gli animali stessi dalla periferia urbana. «I cinghiali che vivono nel bosco non cercano il contatto con l’uomo: il rischio nasce dal fatto che, a causa del comportamento sbagliato di alcune persone, ormai gli animali si sono abituati alle zone urbane - spiegano dalla Polizia ambientale provinciale -. Dare da mangiare ai cinghiali provoca tutta una serie di problematiche: innanzitutto aumenta la loro fertilità e la loro capacità di riproduzione che può raggiungere un incremento utile annuo superiore al 200 per cento. In secondo luogo, oltre ad esserci dei rischi seri per le persone, come abbiamo visto nell’ultimo episodio, ci sono dei rischi per gli stessi animali che possono venire investiti dalle automobili. Infine c’è la possibilità che si sviluppino delle zoonosi ovvero delle malattie che si trasmettono direttamente tra gli animali e l’uomo». Tra i fattori sui quali intervenire ci sono la radicale pulizia dei boschi e la corretta gestione dei rifiuti urbani. «Non dobbiamo mai dimenticarci che si tratta di animali selvatici e imprevedibili e come tali vanno trattati e rispettati - afferma Umberto Laureni, assessore comunale all’Ambiente -. Dunque, se si vuole fare una buona azione, non si deve dar loro da mangiare e i non si devono abbandonare a terra i resti di quei rifiuti. Un problema che va affrontato a partire dalle piccole azioni quotidiane e che presuppone uno sforzo culturale comune, oltre a un’azione sinergica proiettata a ridurre sensibilmente il numero di cinghiali sul territorio». Sulla questione interviene anche Giorgio Cecco, responsabile FareAmbiente. «Il problema dei cinghiali a Trieste è una cosa seria: dobbiamo sempre ricordarci che non si tratta di animali domestici. Evidentemente non sono state efficaci, o lo sono state solo in parte, le procedure fin qui adottate dagli enti preposti. Alla Regione chiediamo dunque delle risposte adeguate che passino attraverso norme più efficienti, mentre alla Provincia spetta il compito di proporre misure utili nell’informare i cittadini su come comportarsi in caso di emergenza».

Pierpaolo Pitich

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 26 maggio 2015

 

 

Il cinghiale lo attacca - Finisce all’ospedale
L’esemplare è entrato nel cortile di una casa di Longera in cerca di cibo - Alla fine ha ferito il proprietario e ucciso il cane pastore che l’aveva difeso
È stato aggredito da un cinghiale, che lo ha ferito seriamente con le zanne. Morsi e colpi tremendi sferrati dal basso verso l’altro mentre era a terra nel suo orto, in strada per Longera 206. Il ferito si chiama Bruno Zerial, 71 anni, pensionato, conosciuto anche col nome di Nok. È stato un miracolo che le zanne, usate come dei pugnali, alla fine non siano entrate profondamente nell’addome fino ai visceri. L’uomo è ricoverato all’ospedale di Cattinara. Ha riportato lesioni alle gambe. Il cane di Zerial, un pastore di Ciarplanina di nome Billi, dell’età di 5 anni, ha difeso il proprio padrone fino all’ultimo respiro. È morto per le conseguenze di una grave emorragia causata da alcune profonde ferite al collo e al torace causate proprio dal cinghiale. L’episodio si è verificato ieri attorno alle 6.30. Bruno Zerial, fino a poco prima era era in casa dove vive con la moglie Neva e il figlio. Si è accorto che nella corte, proprio davanti alla casa, c’erano due cinghiali. Arrivati, evidentemente, dalla pendice che si trova esattamente dietro allo stabile. Cercavano qualcosa da mangiare. «Era ancora in pigiama, si è infilato all’improvviso i pantaloni e si è precipitato fuori per scacciare i cinghiali», ha raccontato ancora spaventata per l’accaduto la moglie. L’uomo così è corso in cortile preceduto dal cane che, secondo quanto poi riferito da alcuni vicini di casa svegliati per il parapiglia, ha cominciato a ringhiare verso i due cinghiali, due esemplari di maschio del peso di almeno cento chili ciascuno. Bruno Zerial, nel tentativo di allontanare i due cinghiali, ha afferrato un badile che era appoggiato a pochi metri. Ed è stato a questo punto che, secondo la prima ricostruzione, il cane si è lanciato contro i due animali per proteggere il padrone. Un cinghiale è scappato mentre l’altro ha aggredito, sbattendolo violentemente a terra, lo stesso Zerial. Lo ha azzannato con forza alle gambe, morsicato con una violenza tremenda. Il povero cane, ha avuto, come detto, la peggio: il cinghiale lo ha raggiunto con i denti al collo e poi lo ha ferito profondamente al torace. E questo mentre stava contemporaneamente lottando con l’uomo che era riverso a terra. L’incubo è durato una decina di minuti. Bruno Zerial urlava: «Aiuto! Aiuto!». A dare l’allarme è stato Claudio Dazara, il titolare del supermercato che si trova a poche decine di metri, scendendo per strada per Longera. Era andato a casa di suo figlio Paolo, il cui cortile che confina con l’orto di Zerial. «Bruno - racconta Claudio Dazara - era riverso a terra in una pozza di sangue. L’ho sentito urlare al cane di mollare, di andar via. Ma l’altro lo morsicava come un forsennato e lo attaccava. È stata - ricorda - una scena tremenda, spaventosa. Per liberarlo abbiamo cercato di attrarre l’attenzione del cinghiale che poi finalmente se n’è andato via, saltando assieme all’altro, la rete di recinzione. Solo così ci siamo potuti poi avvicinare a Bruno e intanto abbiamo chiamato i soccorsi». Dopo pochi minuti è giunta l’ambulanza del 118. I sanitari hanno prestato le prime cure al ferito. Ma anche al povero cane che era riverso sul terreno privo di sensi. Sono giunti i guardacaccia e volontari dell’Enpa, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare per il pastore, che è morto poche ore dopo. Ma torniamo al fatto di sangue. Finito l’attacco nel cortile, mentre un esemplare pare se ne fosse andato, tornando verso il pendio, l’altro che era rimasto ferito, come impazzito, ha cominciato a correre nelle corti delle case vicino saltando la rete di recinzione. «Stava venendo verso di me mentre uscivo da casa per andare da mio marito che era a terra ferito», racconta ancora Neva Zerial. Poi l’animale ferito dopo aver addirittura attraversato la strada, lasciando una lunga scia di sangue sul terreno, ha puntato verso il monte sparendo nella vegetazione. «L’ho visto mentre stava attaccando Bruno. Sono rimasto paralizzato dalla paura», ricorda turbato Francesco Gec che abita proprio nella casa di fronte. «Povero cane. Billi aveva cinque anni e stava sempre con il suo padrone», aggiunge Silvia Carnielli. Anche lei vive in una casa a pochi metri dalla corte dove Zerial è stato aggredito dal cinghiale. Dice ancora: «Ho sentito Bruno che urlava e chiedeva aiuto e sono subito uscita fuori a vedere cosa stava accadendo. L’ho visto riverso a terra. C’era sangue dappertutto e il cinghiale lo stava colpendo. Il cane abbaiava e morsicava. Una scena che non dimenticherò mai». «Un fatto del genere non era mai accaduto prima d’ora. Se penso che il cinghiale voleva prendere anche me, mi vengono i brividi. Per fortuna le condizioni di Bruno non sono gravi. - afferma la moglie Neva -. Siamo stati con lui al Pronto soccorso dove gli hanno suturato le ferite. Ma avrà bisogno di altri controlli. Non voglio neanche immaginare cosa sarebbe successo se lì ci fosse stato un bambino...».

Corrado Barbacini

 

«L’animale ha aggredito perché si è spaventato»
L’Enpa, intervenuto sul posto, racconta che «è stato colpito dall’uomo» - I guardiacaccia stanno cercando di rintracciarlo nei boschi poco distanti
A intervenire sul posto a pochi minuti dall'accaduto è stato il personale dell'Enpa, l’Ente nazionale di protezione animale. «Purtroppo - così la presidente, Patrizia Bufo - l’atteggiamento tenuto dall’uomo ha generato una reazione violentissima dei cinghiali. Mai andare incontro a queste bestie tentando di dissuaderle, specialmente con accanto un cane». Per tentare di farli scappare, l’uomo infatti si è diretto verso l’orto, con il suo cane a fianco. Un atteggiamento che invece di allontanare gli animali, secondo gli addetti ai lavori li ha evidentemente spaventati di più, generando in loro una reazione violenta, aggressiva. Il cinghiale colpito a sua volta dal padrone di casa - come ricostruiscono all’Enpa - si è rivoltato contro l’uomo con ancor più veemenza. «Ieri mattina, quando siamo giunti in strada per Longera - riferisce appunto il personale dell’ Enpa - ci siamo trovati di fronte ad una triste situazione. L'uomo è stato immediatamente soccorso dal 118 è portato a Cattinara, a terra c’era un attrezzo sporco di sangue con il quale l'uomo aveva colpito il cinghiale, e accanto il povero cane agonizzante. Lo abbiamo soccorso tentando di fermare il sangue che usciva dalla giugulare. Poi è stato trasferito alla Clinica veterinaria ma non c’è stato nulla da fare». Il cinghiale ferito, fuggito verso il monte, verso Basovizza, ha lasciato delle tracce che ieri i guardiacaccia della Provincia con i loro cani hanno cercato di intercettare e seguire. «Quei due esemplari erano senz'altro dei maschi - valuta la presidente dell’Enpa - perché in coppia in questo periodo girano solo i maschi. Le femmine girano in gruppo, presto con i piccoli». «Mentre i cinghiali del Boschetto sono abituati all’uomo e fuggono alla presenza di persone - sostiene - quelli che la notte da Strada di Basovizza scendono verso Longera alla ricerca di cibo non hanno familiarità con noi umani e in spazi chiusi, circoscritti, possono aggredire». Un monito l'Enpa lo muove anche nei confronti di chi dovrebbe provvedere al mantenimento dei boschi. «Nei pressi della cava all’altezza di Longera, - spiega - i cinghiali hanno realizzato un vero e proprio percorso per scendere. E questo perché il bosco non viene più governato, non è gestito e tra i rovi i cinghiali trovano il loro habitat perfetto». A chi dovesse trovarsi un cinghiale in giardino, nell'orto, nel suo fondo, l’Enpa consiglia di allontanarsi, di restare in casa, protetti, e avvisare la forestale, l’Enpa stesso o la polizia. Tra i sistemi per difendersi dalle incursioni dei cinghiali, il più efficace risulta quello costituito dalla rete elettrosaldata. È comprovato che la prima volta in cui gli animali vengono a contatto con il recinto spesso lo strappano a causa della paura che si genera per la scossa ricevuta. Poi si instaura un “apprendimento indotto” per cui o l’animale evita di toccarlo o se lo tocca torna immediatamente indietro.

Laura Tonero

 

La Provincia: «Ora interventi eccezionali»
Stimati 800 maiali selvatici. L’abbattimento non basta: nel mirino pulizia dei boschi e abitudini umane
«Il problema è serio e lo abbiamo ripetuto più volte: per arrivare ad una soluzione servono misure straordinarie ed un coordinamento di tipo multisettoriale». Il vice presidente della Provincia Igor Dolenc, nelle vesti di assessore ad Agricoltura, fauna e flora, non usa giri di parole ed inquadra il problema della presenza dei cinghiali sul territorio come una «situazione di emergenza». Lo dimostra l’ultimo drammatico episodio che si è verificato a Longera. D’altronde i numeri parlano chiaro e sono peraltro in continua crescita negli ultimi anni: attualmente nella provincia di Trieste è stimata una presenza di circa 800 cinghiali, ma il numero reale potrebbe anche essere superiore. «Il problema è che il lavoro dei cacciatori nelle rispettive riserve da solo non basta - spiega Dolenc -. Si tratta di un tipo di caccia di selezione con sistema di appostamento che non riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati, anche perché il cinghiale è un animale intelligente e riesce ad allontanarsi in breve tempo». Dunque quali possono essere le soluzioni? «È chiaro che bisogna affidarsi a misure eccezionali - rileva Dolenc -. Da una parte c’è la cattura dell’animale, che però rappresenta una pratica complicata, molto onerosa e che non va a risolvere completamente il problema, in quanto i cinghiali, una volta liberati nel loro territorio, possono rapidamente riportarsi nella periferia cittadina. Dall’altra c’è l’abbattimento, che rappresenta una soluzione più drastica, ma che deve essere attuata in modo scientifico e tendendo conto dell’etologia dell'animale, vale a dire il comportamento nel suo ambiente naturale». Nel frattempo i cinghiali si sono appropriati delle zone periferiche della città, arrivando a ridosso delle abitazioni. Tutto questo in attesa dell’approvazione del nuovo Piano faunistico regionale, nel quale è previsto un aumento della pressione venatoria con ricorso, ove necessario, anche a cacciatori fuori riserva. «L’obiettivo è quello di riportare sotto controllo il numero dei cinghiali sul territorio e di allontanarli dalle zone urbane - conclude Dolenc -. Per fare questo serve un approccio multisettoriale che coinvolga una serie di attori, a partire dalla Regione. Bisogna intervenire su più fronti: oltre all'abbattimento, si deve lavorare sulla pulizia delle zone boschive e su una migliore gestione dei rifiuti, cui deve aggiungersi un cambio delle abitudini di alcuni residenti che considerano il cinghiale alla stregua di un animale domestico e continuano, sbagliando, a dargli da mangiare». E sulla questione interviene con una interrogazione urgente il capogruppo Pdl in Provincia Claudio Grizon che parla di «fatti gravi mai accaduti in passato e rispetto ai quali servono interventi urgenti per contenere il problema cinghiali sul territorio, onde assicurare l’incolumità dei cittadini».

Pierpaolo Pitich

 

 

Scoppia il disgelo tra Regione e Teseco
L’audizione in Provincia sul terminal dell’ex Aquila si chiude con l’impegno a far ripartire il confronto prima della sentenza
È disgelo fra Regione e Teseco. L’impegno a riaprire il dialogo fra le parti, oggi in conflitto davanti al Consiglio di Stato, per arrivare a una soluzione positiva per tutti, in relazione al progetto per la realizzazione di un terminal nell’area ex Aquila, è stato sancito ieri. Attori l’assessore regionale Gianni Torrenti e il presidente e amministratore delegato del gruppo pisano Gualtiero Masini. La “promessa” è stata fatta in un contesto ufficiale: il consiglio provinciale di Trieste dove si è tenuta nel pomeriggio l’audizione di Masini. Il presidente della Teseco, da subito, ha auspicato la ricerca di una nuova intesa: «Dall’incontro di oggi si può ripartire. Volevamo essere un progetto pilota ma poi la situazione si è complicata. Il progetto ha interessato il territorio, ma forse ancor di più le istituzioni di Roma e Bruxelles». E ancora: «Ricordiamo che si sta lavorando con grande velocità al raddoppio del canale di Suez. E quindi Trieste dovrebbe prepararsi a un aumento del traffico. La Provincia ci ha stimolato più volte in questi anni e nel frattempo è stato definito il piano portuale che porterà questo scalo a diventate strategico nel Mediterraneo. Su questi punti il dialogo deve andare avanti. Lasciamo da parte il contenzioso e diamo il via alla concreta progettualità». La disponibilità della Teseco è stata immediatamente raccolta da Torrenti: «La Regione è interessata a questa partita per il futuro di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. La riapertura di un tavolo di confronto è opportuna e può aiutare la soluzione del contenzioso purché il dialogo sia autentico. Confermo – ha concluso l’esponente della giunta Serracchiani - l’impegno a ristabilire a breve un confronto». L’assessore provinciale Vittorio Zollia ha colto immediatamente il rilievo delle due dichiarazioni: «Siamo soddisfatti come Provincia, perché abbiamo la conferma che l’azienda è ancora interessata al progetto e perché vediamo che la Regione è intenzionata a riaprire un tavolo. Teseco in tale sede potrà confermare gli impegni presi. Per questo confidiamo in una veloce convocazione del tavolo di confronto». Resta la questione del contenzioso. Non a caso Zollia ha definito «importante un secondo accordo che preceda la sentenza del Consiglio di Stato in quanto tale sentenza potrebbe alterare equilibri faticosamente raggiunti. Per centrare l’obiettivo si potrebbe chiedere un rinvio della decisione del Consiglio». La presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat, dopo aver sottolineando l’importanza dell’audizione di ieri, ha invitato «a guardare al futuro di questo territorio»: «Perciò faccio mia la sollecitazione dell’assessore Zollia. Questo è l’unico intervento possibile su quel territorio, non ripetiamo la vicenda del Porto Vecchio». Il capogruppo del Pdl, Claudio Grizon, dopo aver ricordato che «l’accordo risale a dieci anni fa» e che «l’area consta di un milione di metri quadrati utilizzabili a livello industriale previa bonifica», ha espresso l’auspicio che «si ufficializzi subito questo nuovo impegno dell’amministrazione regionale. In molti hanno messo i bastoni fra le ruote alla Teseco che comunque ha investito centinaia di migliaia di euro in concessioni e autorizzazioni». Nadja Debenjak (Pd) ha dichiarato che «il mio partito si accoda alla richiesta di riaprire un tavolo. Serve un nuovo accordo sulla base delle novità intervenute in questi anni, adeguandolo per esempio al nuovo Piano del porto». Critico invece Fabio Longo (Gruppo misto): «Sono passati anni e siamo ancora qui a chiederci quando inizieranno le bonifiche. Al di là di dichiarazioni d’intenti non vedo risultati». Di tutt’altro avviso Marcello Bergamini (Sel) «ha invece un notevole significato anche il semplice intento. Venire qui e manifestare disponibilità è fattore rilevante».

Ugo Salvini

 

Nell’area ex Aquila un progetto da più di 500 posti
Il progetto di Teseco per l’area dell’ex Aquila, per la quale la società pisana ha ottenuto una concessione della durata di sessant’anni, prevede la realizzazione di un terminal multipurpose. Vi sarà spazio quindi non solo per gli ormeggi riservati alle navi ro-ro, con le relative aree di sosta per i Tir, ma anche per strutture destinate ad accogliere nuovi traffici. Secondo le previsioni di Teseco, già in una prima fase al futuro terminal dovrebbero fare scalo 700 navi all’anno. Il terminal creerà ovviamente nuovo lavoro, stimato in 170 dipendenti diretti e 400 nell’indotto.

 

 

Eventi e arredi, via Mazzini si rifà il look
Tavolo tra Comune e negozianti per valorizzare la strada. In settimana la riunione con Trieste Trasporti sul caos autobus
Nuovi arredi urbani e un calendario di eventi in grado di rivitalizzare l’area e dare nuova linfa agli affari. Mentre la città, ormai da dieci giorni, è spaccata in due sulla pedonalizzazione di via Mazzini, Comune e commercianti guardano già al passo successivo, pensando a come dare più appeal alla strada che collega piazza Goldoni a riva 3 Novembre. A discutere del nuovo look della via, ieri mattina, sono stati una ventina di commercianti (di via Mazzini, ma anche di alcune aree limitrofe, corso Italia compreso) che, assieme ai rappresentanti di categoria, hanno preso parte al tavolo permanente convocato dall’assessore alla Mobilità e Traffico Elena Marchigiani per tirare le somme dopo una settimana di sperimentazione. «I negozianti hanno dimostrato di credere in questa strada e di volere andare avanti, anche se, ovviamente, è troppo presto per valutare l’impatto sugli affari - spiega Marchigiani -. Ora il nostro obiettivo è migliorare l’immagine della via: a breve posizioneremo nuovi elementi di arredo lungo la strada e riallestiremo l’incrocio tra le vie Mazzini e Imbriani per evidenziare l’attraversamento pedonale. Gli stessi commercianti, poi, hanno annunciato di voler “sponsorizzare” un elemento di arredo - precisamente una fioriera - per contribuire alla riqualificazione. E, sempre assieme, studieremo un calendario di eventi per ravvivare quest’area del centro». Tra i punti affrontati, anche il nodo del carico-scarico merci: «Dobbiamo lavorare sugli orari e contingentarli anche nelle vie limitrofe per migliorare la circolazione e la visibilità delle vetrine - continua l’assessore -. Soprattutto, bisogna puntare a tenere liberi gli spazi dedicati, spesso occupati abusivamente, motivo per il quale al tavolo era presente anche l’assessore alla Polizia urbana Fabiana Martini». «Come Associazione commercianti al dettaglio appoggiamo la sperimentazione su via Mazzini così come appoggiamo il piano del Traffico - precisa Mauro di Ilio, presidente dell’Acd, presente alla riunione -: il punto è che vorremmo che l’intero quadro venisse definito quanto prima, perché queste pedonalizzazioni hanno motivo di esistere se collocate in un piano più ampio. Fare la “rivoluzione” a pezzettini se da un lato aiuta i cittadini ad abituarsi, dall’altra non aiuta ad avere una visione globale. Già adesso, comunque, con la posa dei primi tavolini e sedie, l’impatto di via Mazzini è già migliorato». Cambio di look a parte, resta aperto l’altro fronte “caldo”, quello legato al cambiamento dei percorsi di molte linee dei bus, che ha sollevato molte critiche. «Nei prossimi giorni - conclude l’assessore Marchigiani - è in programma una nuova riunione del tavolo tecnico con la Provincia e Trieste Trasporti: in quella sede analizzeremo le segnalazioni arrivate in questi giorni e, nel caso, valuteremo se apportare eventuali correttivi».

Elisa Lenarduzzi

 

Wwf e Italia Nostra difendono la chiusura «Centro più sicuro per pedoni e ciclisti»

«La chiusura di via Mazzini e di piazza della Repubblica è sacrosanta».

A difendere a spada tratta la sperimentazione decisa dalla giunta Cosolini è il Wwf di Trieste che in una nota ha sottolineato la sua posizione, invitando il Comune a proseguire su questa strada «a tutela della salute, essendo indiscutibile il vantaggio che deriva dalla limitazione dei livelli di inquinamento atmosferico e acustico, e per i suoi effetti immediati sulla sicurezza per i pedoni e i ciclisti». Gli ambientalisti concludono dicendosi «certi che in breve tempo quest’area verrà inglobata nel vivace tessuto del centro urbano con la soddisfazione di tutti». Sul tema scende in campo anche Italia Nostra Trieste che, partendo dall’esito del sondaggio sul web proposto dal Piccolo («probabilmente se protratto per più giorni avrebbe potuto raggiungere un risultato diverso»), plaude all’iniziativa: «Con la fine dei lavori in piazza Ponterosso consentirà di usufruire di una vasta area del centro dove poter passeggiare con i bambini senza paura delle auto, con aria più pura e maggior accessibilità ai monumenti».

 

Trasporto pubblico - Studenti e pedoni uniti in difesa del Tpl

Giovedì passeggiata per il trasporto pubblico che vedrà uniti studenti e pedoni in collaborazione con i volontari del museo ferroviario di Trieste promotori della petizione “Salviamo la Transalpina”. Ritrovo alla stazione ferroviaria di Opicina alle 9 e arrivo a quella di Trieste alle 10 da dove partirà la passeggiata fino al museo. Per info erika.sancin@yahoo.it o cammts-coped@tcd.it.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 25 maggio 2015

 

 

Rifiuti a cielo aperto tra Opicina e Fernetti
In azione i Volontari per Trieste pulita: «Calcinacci, tegole, vecchie poltrone... C’è davvero di tutto»
Calcinacci, guaine per condutture, tegole, cappotti per impermeabilizzazioni, vecchie poltrone. Hanno trovato di tutto ieri i Volontari per Trieste pulita nel terzo intervento della serie. Quello che ha interessato l’area situata a fianco del tratto di strada statale che porta da Opicina a Fernetti. Un lavoro notevole, compiuto da una dozzine di persone. «C’è da sorprendersi ogni volta per la maleducazione e il mancato rispetto per la natura e l’ambiente di certe persone» ha commentato Max Tramontin, uno degli artefici dell’iniziativa. Prima di salire sull’altopiano, i Volontari avevano operato in aprile alcuni interventi nel boschetto che costeggia la salita di via de Marchesetti, trovando anche in quel caso un po’ di tutto. Ma ieri il “bottino” è stato decisamente più impegnativo: «Ci sono imprese edili che, terminato un lavoro, scelgono l’area a ridosso del confine per lasciare i residui delle demolizioni» ha spiegato Tramontin. Ieri i Volontari hanno ricevuto la visita di due rappresentanti del Corpo forestale che si sono prodigati in consigli e suggerimenti. «Ci hanno spiegato, in qualità di esperti, che chi scarica questo tipo di residui conosce molto bene il territorio e sceglie appositamente di completare queste operazioni andando di qualche metro oltre il territorio comunale di Trieste per entrare in quello di competenza dell’amministrazione di Monrupino» ha aggiunto, ancora, Tramontin. Ieri i Volontari non erano tantissimi. «L’incalzare della bella stagione porta inevitabilmente un calo di presenze in quanto molti scelgono di impiegare la domenica per portare famiglie e bambini al mare. È un fatto naturale che immaginavamo si sarebbe verificato e di cui dobbiamo tener conto. Per questo motivo - ha proseguito il rappresentante dei Volontari di Trieste pulita - abbiamo deciso di fare ancora un paio di uscite e poi di attendere la fine dell’estate». Il prossimo intervento, programmato per la metà di giugno, avrà come teatro la valle delle Noghere e gli spazi circostanti. In quel frangente i Volontari beneficeranno della collaborazione di uno sponsor, il negozio Decathlon del centro commerciale Montedoro, che fornirà sacchi neri, pale, guanti, per favorire l'opera di pulizia.

Ugo Salvini

 

 

Terminal all’ex Aquila, la sfida di Teseco

L’azienda prosegue nei lavori preparatori senza attendere la pronuncia del Consiglio di Stato sul ricorso di Ezit e Regione
Teseco non aspetta la pronuncia del Consiglio di Stato sull’appello presentato da Regione ed Ezit, per proseguire nei lavori preparatori del terminal progettato nell’area ex Aquila. Sarà lo stesso leader del gruppo pisano, il presidente e amministratore delegato Gualtiero Masini, a fare il punto della situazione, oggi alle 16.30, in occasione di un’audizione al Consiglio provinciale. Intanto segnali di pace giungono da parte dell’Ezit, dove il presidente Stefano Zuban propone di «trovare una soluzione di compromesso» riguardo al contenzioso amministrativo, che ha già visto soccombenti al Tar del Friuli Venezia Giulia il suo stesso ente e la “coequipier” giudiziale, ovvero la Regione. La ragione del contendere attiene a presunte inadempienze di Teseco nei confronti dell’Ezit, relative all’accordo di programma firmato nel dicembre 2005 e legate alla restituzione di terreni bonificati a prezzi “calmierati”. A Trieste, in prima istanza, nel marzo 2014, il Tar ha dato ragione all’azienda toscana in quanto si è trattato di «inadempimento non imputabile alla ditta privata, ma a eventi indipendenti dalla sua volontà». Teseco non parla attraverso i canali ufficiali. Gli orientamenti dell’azienda filtrano solo ufficiosamente. Il quadro dell’area ex Aquila resta ancora fluido. A quanto risulta è stata completata la demolizione dell’ex impianto bitumi, che presentava anche problemi di rimozione dell’amianto. Il quartier generale pisano sta intanto impostando i rapporti con il ministero dell’Ambiente circa l’effettuazione delle opere di bonifica, previa caratterizzazione e analisi del rischio, sui 62mila metri quadrati concessi dall’Autorità portuale nel settembre 2014 per la realizzazione della banchina multipurpose. In proposito il presidente Masini aveva precisato che i costi saranno a carico dell’azienda. Sul versante delle concessioni, Bruxelles aveva trasmesso a fine aprile buone notizie per i tre “faldoni” - Siot, Tmt (Molo Settimo) e Teseco - su cui si era appuntata l’attenzione della divisione “mercato interno” della Commissione Ue: la pre-infrazione Eu-Pilot è stata “spenta” e i sessant’anni della concessione a Teseco non sono più in discussione. Ma, fino a quando resta in piedi il giudizio amministrativo al Consiglio di Stato, che come detto coinvolge due interlocutori importanti come Regione ed Ezit, l’aura dell’incertezza finirà con il gravare sul destino e sulle tempistiche di un progetto ambizioso. Non in maniera vincolante, ma in modo comunque condizionante. Riepiloghiamone i termini: Teseco diversifica la sua tradizionale attività ecoambientale e intende costruire un terminal multi-funzionale nella zona a mare dell’ex Aquila. Per questo, come si diceva, ha ottenuto una concessione sessantennale dall’Autorità portuale, quando alla presidenza c’era Marina Monassi. Il progetto prevede 5-6 anni di lavori e un monte di investimenti pari a 90 milioni di euro: opere e quattrini sono modulati lungo una sequenza di interventi che impegneranno oltre 250 mila metri quadrati, di cui 190 mila proprietà Teseco. L’aspettativa è di occupare, tra impiego diretto (170 unità) e indotto, tra i 500 e i 600 addetti. Il piano implica correlazioni ferroviarie con la banchina, basate sul rilancio della stazione di Aquilinia, distante un chilometro e mezzo. Le risorse finanziarie verrebbero garantite soprattutto da investitori internazionali, i quali preferirebbero, prima di porre mano all’argent, che il contenzioso con Regione ed Ezit (che hanno chiesto complessivamente 156 milioni) fosse sistemato. La vita triestina di Teseco, peraltro, non è mai stata facile. Lo sbarco alto-adriatico dell’azienda guidata da Gualtiero Masini avvenne all’inizio dello scorso decennio, quando furono acquisiti i terreni dell’ex Aquila da società partecipate da Edison e Shell.

Massimo Greco

 

 

Ferriera, risulta quanto mai utile la centralina di via San Lorenzo

L’INTERVENTO di UMBERTO LAURENI - assessore all'Ambiente del Comune di Trieste

Intervengo in merito al volantino distribuito da Siderurgica Triestina ai lavoratori dello stabilimento di Servola e di cui il Piccolo ha dato notizia domenica 17 maggio. Nel volantino si afferma che “la centralina di via San Lorenzo in Selva è in una posizione illegale”. L’articolo spiega che pretendere di far valere i valori di concentrazione di polveri sottili (Pm10) ivi misurati, come fossimo in un'area urbana, è un atto non corretto e illegale, essendo la centralina collocata in area industriale. Rispondo nel merito, visto che il Comune di Trieste sostiene in toto (per complessivi 40mila euro l'anno) l’onere di gestione di quella centralina, che non rientra nella rete Arpa. Per chiarire ruolo e funzione della centralina di via San Lorenzo in Selva dobbiamo rifarci al 2007, quando analisi sulle polveri sedimentate all'ingresso della ferriera avevano evidenziato la presenza, in concentrazioni elevate, di uno specifico idrocarburo aromatico policiclico (appunto il benzo(a)pirene). La Procura della repubblica ha inteso tenere sotto controllo il fenomeno, mediante campionamento delle Pm10 e del benzo(a)pirene in una postazione di misura che fornisse dati riconducibili nella loro globalità allo stabilimento siderurgico, in quanto poco influenzati da altre sorgenti di emisione (traffico, riscaldamento). La postazione di via San Lorenzo in Selva nasce così, come indicatore attendibile della “performance ambientale” dello stabilimento (banalmente: valori alti di concentrazione di un inquinante corrispondono a basse performance impiantistiche e viceversa). Su questa funzione della centralina tutti si sono trovati d'accordo. Quando, ad esempio, la centralina ha messo in evidenza negli ultimi anni una progressiva e marcata riduzione della concentrazione annua di benzo(a)pirene, nessuno da parte della direzione dello stabilimento ha mosso obiezioni sulla sua “legalità”, anzi si sono utilizzati quei dati come prova dell’efficacia degli interventi ambientali. Analogo problema di interpretazione si pone per i valori di Pm10 in via San Lorenzo in Selva pubblicati giornalmente sui siti dell'Arpa e del Comune. La performance dello stabilimento viene valutata sulla base dei valori assoluti di concentrazione e/o in base al trend delle concentrazioni, e/o in base al confronto tra misure di uno stesso periodo in anni diversi. In ogni caso serve un valore di riferimento e il più naturale è costituito dai valori limite di concentrazione di polveri sottili (Pm10), che la legge fissa in 50 microgrammi/mc, come media giornaliera da non superare più di 35 volte in un anno. Questo criterio è stato utilizzato anche da Arpa nella relazione sulla qualità dell'aria nel comprensorio di Servola e sulle prestazioni dell'impianto siderurgico relativa al primo trimestre 2015. La relazione rileva che a marzo si è nettamente incrementato l'impatto emissivo nell'area attigua allo stabilimento, proprio sulla base dei valori nettamente superiori di concentrazione di Pm10 registrati in via San Lorenzo in Selva, rispetto alle altre stazioni. Evidenzia altresì gli 11 sforamenti verificatisi nel mese di marzo (17 in aprile!), che non sono attribuibili al contesto meteoclimatico locale. Proprio in base a questa evidenza la Regione, in aprile, ha prescritto allo stabilimento di ridurre la produzione della cokeria, risposta che ben fa comprendere l’utilità di quella centralina (anche e sopratutto per la direzione dello stabilimento): monitorare la gestione degli impianti, acquisire i dati e intraprendere le opportune azioni correttive. L’ipotesi che i dati di via San Lorenzo in Selva siano rappresentativi anche della situazione di inquinamento del rione di Servola, viene invece contestata dalla direzione dello stabilimento (vedi il volantino) ma anche, giova dirlo, da alcuni degli enti di controllo. Dato atto che i valori elevati di Pm10 e di benzo(a)pirene giustificano pienamente le preoccupazioni di chi vive nelle vicinanze, sarà opportuno che la nuova Aia si faccia carico di chiarire la funzione e il ruolo della centralina di via San Lorenzo in Selva, eliminando ogni ambiguità al riguardo. Anche il Comune, da febbraio in poi, sulla base dei dati di via San Lorenzo in Selva, ha segnalato il progressivo deterioramento della performance dello stabilimento. Nessuna “esasperazione critica di natura ambientale” come affermato da qualcuno, ma la garanzia che per il Comune l'aver totalmente condiviso il piano di Arvedi non significa in nessun modo l'abbassamento dell'attenzione sua e degli altri enti di controllo sulla gestione attuale dello stabilimento.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - DOMENICA, 24 maggio 2015

 

Rifiuti spiaggiati: Legambiente presenta i dati dell’indagine “Beach litter” nell’ambito di Spiagge e Fondali puliti - Clean up the Med
Monitorate 54 spiagge nel Mediterraneo, di cui 29 in Italia e 25 negli altri Paesi costieri. Nei litorali italiani i rifiuti di plastica costituiscono l’80%, invece nelle altre spiagge si attestano al 52%. Legambiente: “Fondamentale dar avvio ad azioni concrete di salvaguardia e sviluppo dell’ambiente marino e delle coste coinvolgendo tutti i soggetti interessati e dei territori” . Su www.legambiente.it/beachlitter la mappa interattiva dei rifiuti, spiaggia per spiaggia

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 24 maggio 2015

 

 

Il popolo del web boccia via Mazzini pedonale - Oltre 8mila voti sul sito del Piccolo per il sondaggio sulla chiusura al traffico

Contrario il 60% dei lettori. Gli ambientalisti: «Iniziativa controproducente»

I triestini dicono no alla pedonalizzazione della parte alta di via Mazzini. È l’esito del sondaggio sul web proposto dal Piccolo, chiuso ieri alle 18. A schierarsi contro la nuova isola pedonale una maggioranza netta, pari al 60 per cento dei votanti, che sono stati più di 8mila (per la precisione 8.031). A riprova di quanto il problema sia particolarmente sentito dalla cittadinanza, che giudica inadeguato il provvedimento proposto, in via per ora sperimentale, dalla giunta guidata dal sindaco Cosolini. Un risultato molto chiaro, forse imprevisto, ma significativo. Il successo del no è inequivocabile, ma lo è altrettanto quello del sondaggio proposto dal Piccolo: 8mila voti rappresentano una fotografia rilevante per conoscere il parere dei triestini, che si sono prestati volentieri, rispondendo in massa, testimoniando quanto favore incontrino ormai le rilevazioni via web. Poter dire con un clic se si è favorevoli o contrari a una determinata scelta è una possibilità importante, che avvicina la gente a chi detiene il potere. I no sono stati in vantaggio fin dalle prime battute, dilatando il margine sui sì col trascorrere delle ore. Una progressione dovuta probabilmente al fatto che, nel frattempo, i triestini hanno potuto toccare con mano le conseguenze del provvedimento. Al coro dei no, ieri, si è aggiunto anche quello dei commercianti e dei pubblici esercenti della zona coinvolta dall’esperimento, che si sono raccolti numerosi nel corso della conferenza stampa organizzata da “FareAmbiente”, il movimento ecologista europeo che fa capo, in regione, a Giorgio Cecco. «È inutile continuare con una scelta che si sta rivelando controproducente - hanno detto in tanti -. Il provvedimento provoca soprattutto disagi e nessun visibile vantaggio». A dirlo, sono stati anche gli anziani. «Abbiamo difficoltà a raggiungere determinati punti del centro - hanno detto - per effetto del cambiamento dei percorsi di molte linee della Trieste trasporti». Per arrivare alla parte alta di via Mazzini adesso bisogna andare a piedi, mentre fino a qualche giorno fa erano molti gli autobus con fermate nei paraggi. Cecco ha voluto sottolineare che «non c’è intento polemico nel nostro intervento - ha detto - ma non si può non rilevare che così si penalizza il trasporto pubblico, non si limita l’inquinamento atmosferico, che risulta semplicemente trasferito in via Valdirivo, dove peraltro, a causa dell’incremento del traffico, è semmai moltiplicato, e si penalizzano numerosi operatori del commercio e del pubblico esercizio. Se mancano risorse e coraggio - ha insistito il coordinatore regionale di FareAmbiente - è meglio lasciare tutto come sta. Come movimento siamo favorevoli alle aree pedonali, ma fatte con criterio, cioè attrezzate con panchine e alberi, dotate di navette elettriche per il trasporto di chi ha difficoltà a camminare». Dal coro dei no si staccano Alessandro Carmi, Mario Ravalico e Ihor Svab, del Pd, i quali, in un comunicato congiunto, dicono che «sembra di essere tornati alla fine degli anni ’90, quando la giunta Illy fu contestata per la pedonalizzazione di via san Nicolò, oggi apprezzata da tutti».

(u.s.)

 

 

Spiagge pulite con Legambiente

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente invita tutti a partecipare alla campagna nazionale di “Spiagge e fondali puliti”: si provvederà alla raccolta dei rifiuti nella spiaggia di Canovella de’ Zoppoli dalle 9.30. Chiunque voglia partecipare si presenti nel luogo e nell’ora stabiliti. Legambiente mette a disposizione l’occorrente.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 23 maggio 2015

 

 

Giallo sul verbale del minirigassificatore

La Provincia contesta gli atti del Comitato tecnico regionale. «Mai espresso parere favorevole». Minacciate azioni legali
DUINO AURISINA «Ribadiamo il nostro “no” ufficiale al minirigassificatore che Smart Gas vorrebbe realizzare nel porto di Monfalcone. Un “no” peraltro già pubblicamente espresso attraverso una delibera del Consiglio provinciale, e chiediamo una formale rettifica di quanto erroneamente scritto nel verbale della seduta di mercoledì del Comitato tecnico regionale integrato, dal quale sembra che la nostra posizione sia invece favorevole all’impianto, cosa che non è. Inoltre, se la rettifica non sarà tempestiva, ci riserviamo il diritto di poter dare il via a ogni azione a nostra tutela». È durissima la presa di posizione diramata dalla Provincia, dopo che il giorno precedente era stato reso noto alla stampa il verbale della riunione del Ctr. Testo che riporta una dichiarazione, attribuita al rappresentante dell’ente provinciale Riccardo Ravalli, il quale, sintetizzando la posizione dell’ente presieduto da Maria Teresa Bassa Poropat, avrebbe detto che «non sono rilevabili effetti di eventi incidentali credibili ricadenti nel territorio della Provincia di Trieste». «Il verbale - replica lo stesso Ravalli, in una lettera inviata ieri al presidente del Ctr, Roberto Catarsi e al segretario verbalizzante, Giuseppe Giannace - non corrisponde a quanto effettivamente avvenuto nel corso della riunione né a quanto da me dichiarato. La Provincia - prosegue Ravalli - aveva chiesto già martedì, perciò prima della seduta, di poter ricevere in copia la relazione elaborata dal gruppo di lavoro ristretto per poterne analizzare i contenuti, ma l’accesso è stato negato. In ogni caso, nel corso dell’incontro ho illustrato i contenuti della delibera del Consiglio provinciale, che esprimeva un chiaro parere negativo. A quel punto - precisa il rappresentante della Provincia in seno al Ctr - Catarsi ha osservato che, non essendo la Provincia componente effettivo del Comitato, non aveva titolo per esprimere tale parere». Resta da capire a questo punto come mai, se non aveva diritto di esprimere un’opinione sul rigassificatore, la Provincia sia evidenziata, nel verbale ufficiale, come favorevole. Delle due l’una: o il parere dell’ente di palazzo Galatti conta sempre, seppur in veste di soggetto uditore, oppure mai. Ma la lettera di Ravalli non si esaurisce così, anzi. Essa contiene un’ulteriore contestazione. «Nel verbale - riprende - mi è stata arbitrariamente attribuita la frase in cui si afferma che “non sono rilevabili effetti di eventi incidentali credibili ricadenti nel territorio della Provincia di Trieste”, che invece è stata pronunciata da altri». Insomma un giallo che si infittisce, anche perché Ravalli, dopo aver definito la vicenda «quanto meno strana», conclude con un’ulteriore accusa nei confronti di chi ha verbalizzato la seduta. «Nel testo - scrive - risultano del tutto sfumate e non puntualmente riportate le rilevanti criticità in ordine alla sicurezza della navigazione evidenziate, nel corso dell’incontro, dai rappresentanti della Capitaneria di porto di Monfalcone». I quali, come risulta dal verbale da loro sottoscritto, avevano parlato di «problematiche correlate alle manovre, ai rischi di accesso marittimo e all’operatività della gasiera, in relazione sia all’impianto sia alle dimensioni delle più grandi navi gasiere che il proponente prevede possano arrivare». Se Ravalli si ferma qui, non fa altrettanto Vittorio Zollia, assessore provinciale competente per materia. «Abbiamo deciso, come amministrazione, di non commentare l’accaduto - afferma - ma la definizione di fatto gravissimo non può essere negata. Devo poi rilevare – prosegue Zollia - che, saputo del verbale, nonostante la nostra immediata richiesta di averne copia per le vie ufficiali, il documento ci è stato negato, sempre con la giustificazione basata sul nostro ruolo di semplici uditori».

Ugo Salvini

 

 

«Sul Tpl Serracchiani dimostri con chi sta» - Forza Italia e Ncd sollecitano la presidente nella querelle con Bus Italia: «Faccia pesare il suo ruolo»

RICCARDI CONTESTA FS «Mercato alterato dalla concorrenza di una società statale»
TRIESTE Tocca a Debora Serracchiani. Perché è presidente del Friuli Venezia Giulia, vicesegretaria del Pd, responsabile Infrastrutture. Le parole di Alberto Bianchi, il legale di Bus Italia-Sita Nord e Autoguidovie convinto che la sentenza del Tar Fvg sul bando regionale del Tpl abbia segnato il punto decisivo a favore dei ricorrenti («Così com’è stata congegnata, la gara non può andare avanti»), spingono l’opposizione a chiamare in causa la governatrice. «Serracchiani è il capo politico dei trasporti in questo paese», ricorda Riccardo Riccardi. «In una partita così importante deve mettere in campo il suo ruolo nazionale», aggiunge Alessandro Colautti. Forza Italia e Nuovo centrodestra sollecitano dunque la giunta ad alzare la voce a Roma. E alzano le barricate contro l’«entrata a gamba tesa nel mercato», così la definisce Riccardi, di una società di proprietà dello Stato. Il riferimento è a Bus Italia, del gruppo Fs, che si è da subito opposta, per via giudiziaria, al bando di gara regionale per la gestione unica del servizio di Tpl in Fvg. Secondo Bianchi, un’opposizione legittima rispetto a un testo con elementi «di estrema discutibilità che hanno impedito un confronto concorrenziale vero e informato». Una considerazione che l’avvocato toscano, tra l’altro legale di Matteo Renzi, ritiene confermata dal Tar nella sentenza di pochi giorni fa, che ha di fatto congelato la partita chiarendo che la Regione ha eluso il dettato della sentenza di fine gennaio che imponeva di cancellare dal bando l’obbligo di acquisto dei mezzi. Nell’attesa di una prossima udienza in Consiglio di Stato, con la Regione che cercherà di dimostrare la contraddittorietà delle motivazioni dei giudici su un punto che pare rientrare nell’ambito della discrezionalità, il centrodestra allarga il raggio: in ballo c’è la tutela della specialità. «L’avvocato Bianchi fa il suo mestiere e, visti i risultati, anche bene – osserva Riccardi –. Ma ciò che dice dimostra che le regole e l’occupazione dello Stato nell’economia del paese non vanno bene. Se Serracchiani non interviene, non tanto in tribunale, lì dove la politica dichiara di aver sostanzialmente fallito, quanto sulle Ferrovie dello Stato, consentirà ai grandi interessi di portarsi via un altro pezzo di regione». Il capogruppo forzista insiste ancora su due aspetti «inquietanti: il primo riguarda l’alterazione del mercato, con una società statale che concorre portando con sé condizioni di solidità patrimoniale e attivi che derivano da risorse pubbliche». Il secondo «è invece tutto politico visto che la Regione cui viene mossa causa è presieduta dal capo dei trasporti del partito che governa il paese». Un attacco «centralista», prosegue Riccardi, «cui Serracchiani deve rispondere: saranno gli atti che farà a dirci da che parte sta, se con il Fvg o in connivenza con Roma. Atti che vanno concretizzati in casa Fs, società che, anziché occuparsi del mercato, si dovrebbe concentrare nel far funzionare meglio i treni». Anche Colautti guarda a Roma: «Visti gli stop alle gare Tpl anche in altre regioni, è evidente che manca una fonte legislativa primaria cui fare riferimento. Serracchiani dovrebbe contribuire affinché si faccia chiarezza». Quanto a Bianchi, «nel rispetto della sua autorevolezza – conclude il consigliere Ncd –, mi pare che sia intervenuto più da politico che da legale. La verità è che Bus Italia si è vista dare ragione solo su mezzo punto di un bando molto articolato, il cui impianto non è stato messo in discussione». Dal fronte Pd il segretario Fvg Antonella Grim, senza entrare nel merito della vertenza giudiziaria («La Regione farà la sua parte in Consiglio di Stato») contrattacca sulla specialità: «Surreale che il centrodestra, dopo essersi dimenticato per anni di utilizzare l’autonomia, intervenga con questo tardivo punto di vista. Tra l’altro proprio quando per la prima volta in Italia viene emanato un bando che dà un senso unitario al territorio regionale sul tema del Tpl».

Marco Ballico

 

Sondaggio su VIA MAZZINI - Coro di “no” sul web - Si vota fino alle 18
Continuano a prevalere i “no” nella controversa, e per il momento sperimentale, pedonalizzazione di via Mazzini.

Oltre il 60% dei lettori che hanno partecipato al sondaggio del Piccolo si sono espressi contro il provvedimento della giunta Cosolini, giudicando quindi la scelta di chiudere la strada nefasta per il traffico e, soprattutto, “scomoda” per gli utenti dei bus. L’amministrazione comunale, dal canto suo, prosegue dritta per la sua strada, che non prevede soste fino al prossimo 5 luglio, data in cui è stata definita la fine della sperimentazione. Gli oltre 6.500 “voti” arrivati al Piccolo - destinati peraltro a salire ancora, visto che i lettori avranno tempo di votare fino alle 18 di oggi - vengono letti però con molta cautela dall’amministrazione e, al momento, giudicati come non emblematici visto il recentissimo avvio della sperimentazione. Una linea sposata anche dai consiglieri del Pd, Alessandro Carmi,Mario Ravalico e Igor Svab. «I triestini hanno una abitudine mai sopita e certamente positiva che dimostra senso civico e volontà di partecipazione: esprimere la propria opinione con passione su qualsiasi argomento riguardi la vita cittadina. Sul caso specifico e ghiotto, la chiusura sperimentale di via Mazzini, molti intervengono per esprimere la loro idea: in primis i pedoni alla ricerca delle nuove fermate bus, con un disagio che c'e' ma che ci permettiamo di considerare momentaneo e superabile una volta memorizzati i percorsi modificati delle linee interessate al provvedimento. Ma - aggiungono i tre esponenti dem - ci sono anche le richieste, importanti e legittime, di negozianti, baristi, fiorai, autisti di bus e di tassisti ; qui le proposte sono varie ed anche contrapposte: ad esempio c'è chi vorrebbe la chiusura totale subito e chi con motivazioni diverse chiede l'immediato ritorno al regime viario precedente. E proprio per questo non bisogna dimenticare che si sta sviluppando una sperimentazione più che opportuna: i dati ricavati sul campo fino al 5 luglio e l'esame di proposte e richieste, permetteranno di adottare una soluzione per questa importante direttrice stradale con cognizione di causa, valutando ciò che è meglio in un contesto generale di vivibilità urbana». Di avviso diverso l’associazione FareAmbiente - che questa mattina terrà una conferenza dal tema più che esplicito “A cosa serve la finta pedonalizzazione di via Mazzini?” -. E, a giudicare dai risultati del sondaggio, anche i lettori del Piccolo.

 

 

RICHIESTA DEL CONSIGLIO AL PARLAMENTO «Roma regolamenti l’etichettatura dei prodotti Ogm»

TRIESTE Il Consiglio regionale chiederà al Parlamento di farsi promotore di un regolamento per garantire una chiara e completa etichettatura sui prodotti Ogm in commercio. Un pressing che parte dal Friuli Venezia Giulia, come da altre regioni d’Italia. Lo ha stabilito la Seconda commissione presieduta da Alessio Gratton (Sel) alla presenza del neo-assessore all’Agricoltura Cristiano Shaurli, chiamata a confrontarsi sulle nuove direttive Ue che rimettono in capo agli Stati membri il compito di decidere sul tema. «L’auspicio – osserva Gratton – è che si vada verso un’etichettatura dei prodotti in commercio. Consideriamo infatti che è utile e corretto per il consumatore sapere se, ad esempio, una confezione di carne acquistata al supermercato deriva da un animale che è stato nutrito con mangimi Ogm o meno». Dopo una lunga serie di audizioni tenute a Udine, la Seconda commissione ha esaminato il documento comunitario, che dà il via libera agli Stati membri di esprimersi in modo da limitare o proibire l’uso di Ogm sul proprio territorio, assicurando al contempo che le misure siano conformi alle norme in tema di mercato interno e al quadro istituzionale dell’Ue. Ciò permetterà ai Paesi di affrontare a livello nazionale questioni che non sono considerate nel processo decisionale comunitario. Sulla questione esiste già una direttiva del 2015 che concede ai singoli Stati più flessibilità nelle decisioni; una direttiva che si applica solo alla coltivazione e che ora invece andrà estesa anche agli alimenti e ai mangimi. Dalla Commissione consiliare due osservazioni: la necessità di tenere conto dell’impatto economico sul consumo di prodotti geneticamente modificati e, infine, le modifiche sull’etichettatura che consentano ai cittadini di decidere sull’utilizzo. Le osservazioni verranno trasmesse alla Quinta commissione per la stesura di un documento da trasmettere a Roma.

(g.s.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 22 maggio 2015

 

 

Nulla-osta sulla sicurezza a SmartGas

Sì unanime dal Comitato tecnico regionale al progetto del minirigassificatore. La Provincia di Trieste: «Non c’è pericolo»
MONFALCONE Il progetto del rigassificatore di SmartGas ottiene il nulla-osta nell’esame di sicurezza dal Comitato tecnico regionale integrato riunito a Trieste alla Direzione regionale dei Vigili del Fuoco. Un documento importante quello emesso al termine della riunione di mercoledì, e come riporta il verbale (numero 202) vede la firma dei massimi rappresentanti della sicurezza a livello regionale. Dal direttore regionale dei Vigili del Fuoco del Fvg ingegner Roberto Catarsi ai comandanti provinciali, dall’Ordine degli ingegneri rappresentato da Pierpaolo Ferrante sino ai componenti dell’Inail, Arpa, Regione, Capitaneria di porto di Trieste e Monfalcone e per finire la Questura di Gorizia rappresentata da Andrea Locati. Quest’ultimo, che a Monfalcone è a capo del Commissariato, sugli aspetti di security «considerata anche l’importanza strategica dell’opera, segnala l’opportunità che il progetto definitivo venga portato all’attenzione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza». Unanime la firma al “nulla osta” al termine della riunione che ha riservato anche una sorpresa. Era presente infatti, «in qualità di uditore» Riccardo Ravalli, in rappresentanza della Provincia di Trieste che aveva espresso parere negativo sul rigassificatore di Monfalcone. «La Provincia - dice il verbale - ha chiesto di essere invitata a partecipare al Comitato, pur non essendo competente sul territorio». Preliminarmente alla seduta dunque il presidente ha chiesto a Ravalli di esporre le proprie osservazioni: «Il rappresentante della Provincia di Trieste - riporta il verbale - sintetizza le osservazioni formulate dal Consiglio provinciale (il 23 aprile scorso ndr) espresse nell’ambito della procedura di Via» e aggiunge che «non sono rilevabili effetti di eventi incidentali credibili ricadenti nel territorio della Provincia di Trieste». Una posizione di cui il Comitato «prende atto». Parlano poi i rappresentanti della Capitaneria che illustrano le problematiche delle manovre di accesso delle gasiere e infine la seduta si conclude con il «nulla osta rilasciato all’unanimità». Un passo importante per la conclusione del progetto di SmartGas che lascia soddisfatto lo stesso project leader, Alessandro Vescovini che si toglie, come al solito, qualche sassolino dalla scarpa. «Inizia finalmente il momento delle analisi e dei pareri tecnici - dice in una nota - e finisce quello delle chiacchiere da bar e le bolle di sapone inventate ad arte dai soliti mestieranti della politica in cerca di facili consensi e da alcune pensionate in cerca di celebrità, che hanno cercato in questi mesi di creare panico tra la popolazione». Per Vescovini il parere del comitato tecnico regionale è «senza dubbio un passaggio fondamentale della nostra procedura autorizzativa iniziata a luglio 2014».

Giulio Garau

 

Macedonia pedina nel risiko energetico
Pericoloso scenario ucraino o siriano. Nei Balcani la nuova “guerra” per i gasdotti tra Mosca, Bruxelles e Washington
TRIESTE C’è del marcio in Macedonia. E su questo siamo tutti d’accordo. Il governo Gruevski è apertamente nazionalista, i gangli dello Stato sono corrotti e tira una brutta aria anti-democratica. Ma tutto questo non da ieri. Gli Stati Uniti e l’Europa stavano a guardare, pronte a chiudere entrambe gli occhi. Poi, d’improvviso, scoppia la rivoluzione. E guarda caso dopo che il premier macedone ha sottoscritto l’accordo per la realizzazione del nuovo gasdotto russo (leggi Gazprom) che collegherà i giacimenti del Caucaso con Turchia, Grecia, Macedonia (per l’appunto), Serbia, Ungheria e Austria. Ecco allora che le masse macedoni scoprono di vivere in un Paese anti-democratico e corrotto, ecco che dal Kosovo arrivano i guerriglieri (risorti) dell’Uck che mettono a ferro e fuoco Kumanovo, ecco le “granate” delle intercettazioni telefoniche rivelate. A guardar bene, quello macedone, ti viene uno strano déja vù che sa di Ucraina e di Siria. Da alcuni anni Balcani, in effetti, sono diventato il terreno di una “guerra” silenziosa ma altrettanto “cruenta”, una “guerra” che si contende il dominio geopolitico degli approvvigionamenti energetici. Prima c’era South Stream, odiato e avversato dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. Bruxelles è arrivato a minacciare apertamente la Bulgaria per il suo appoggio al gasdotto targato Gazprom. Le trattative tra Russia e Ue, sull’argomento, sono state un coreografico dialogo tra sordi. Risultato? Cancellato South Stream, ma cancellato anche il progetto Ue anti-South Stream dal lirico nome Nabucco. Ma Mosca non molla e fa sul serio. Putin solletica gli appetiti dell’amico ungherese Orban e con la controllata statale Rosnjeft si muove per acquistare l’azienda petrolifera croata Ina dalla magiara Mol che ne detiene il pacchetto di maggioranza. Con nel mirino anche la slovena Petrol per puntare al mercato della piccola distribuzione nei Balcani occidentali. Ma non solo. La raffineria Ina di Fiume è un bocconcino niente male per Mosca non fosse altro per il fatto che sta sulle coste adriatiche. Apriti cielo. Dagli Stati Uniti parte immediatamente l’emissario del Dipartimento di Stato Usa per i temi energetici, Amos Hochstein che si reca (tutto avviene sotto traccia) in Croazia e in Ungheria, per scongiurare l’assalto all’Ina da parte di Rosnjeft e a Zagabria promette dollari (tanti) per l’avvio del progetto del rigassificatore a Veglia per il quale si sono dimostrati molto interessati anche gli sceicchi del Qatar. Risultato: Zagabria e Budapest continuano la loro guerra di retroguardia a colpi di denuncie in tribunale per il controllo dell’Ina. Ma Mosca non sta a guardare. E cala il suo asso. Il nuovo gasdotto che dal confine orientale turco dovrebbe arrivare fino in Austria senza escludere a priori anche un possibile collegamento con l’Italia. Mosca è pronta a pagare il lavori del passaggio sotto il Mar Nero fino al confine turco, da lì in avanti, secondo fonti russe, l’investimento potrebbe andare a carico degli ex soci di South Stream, ossia Gazprom, la francese Edf, l’italiana Eni e l’austriaca Omv. La contro mossa statunitense ed europea si chiama invece Transadria, ossia il gasdotto che dall’Azerbaigian arriva in Italia, in Puglia. I numero però sono a favore dei russi. Gazprom potrà convogliare nei suoi tubi 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno contro i 16 miliardi messi in piatto dall’Azerbaigian. Quello che dovrebbe però far pensare è che dal 2019 in avanti la Russia potrebbe decidere di convogliare tutto il suo gas destinato ai mercati occidentali proprio attraverso il gasdotto turco-austriaco. Un altro “nodo” cruciale, oltre a quello macedone, è rappresentato dalla Grecia. Atene ha subito fatto sapere di non essere contraria alla coesistenza dei due progetti. Va sottolineato però che se per il gasdotto Gazprom riceverebbe denaro per i diritti di transito attraverso il suo territorio, da Transadria, inserito nei progetti paneuropei, non avrebbe mezzo euro. E a pagare per aver scarsamente informato dei “giochi energetici” Washington è stato l’ambasciatore a stelle e strisce in Grecia, David Pearce che è stato rimosso. E il risiko continua.

Mauro Manzin

 

 

Via Mazzini chiusa, la giunta sfida i contras
Marchigiani: «Critiche frettolose legate al cambio di abitudini». Boom di voti nel sondaggio del Piccolo. E prevalgono i no
La pedonalizzazione di via Mazzini sta diventando un fronte di guerra, che sembra destinato ad allargarsi di giorno in giorno. Mai tanta attenzione era stata riservata alla striscia di asfalto che unisce piazza Goldoni a riva 3 Novembre: piovono petizioni e non si contano le sentenze da parte di un nutrito esercito di persone che, per l’occasione, hanno rispolverato insospettabili capacità da esperti di urbanistica e di viabilità. L’amministrazione comunale, dal canto suo, prosegue dritta per la sua strada, che non prevede soste fino al prossimo 5 luglio, data in cui è stata definita la fine della sperimentazione. «È prematuro tirare le somme - spiega l’assessore alla Mobilità e al Traffico Elena Marchigiani -. Sto riscontrando la presenza di tante posizioni contrastanti sull’argomento. Voglio prendermi il tempo necessario, come previsto, per valutare la situazione sulla base di dati oggettivi, che non possono ancora emergere a pochi giorni dall’avvio di questo provvedimento». I conti, in alcuni casi, in effetti non sembrano tornare, come nel caso della petizione che, auspicando la riapertura di via Mazzini al traffico veicolare, chiede l’attuazione del Piano generale del traffico urbano, uno strumento di pianificazione che però prevede proprio la chiusura di via Mazzini. La confusione sull’argomento forse è dovuta al fatto che i giudizi delle persone non hanno ancora trovato un adeguato spazio temporale di decantazione. «Ci vogliono più tempo e più serenità - continua Marchigiani - . Le reazioni a caldo non sempre riescono a essere coerenti. In molti parlano di riqualificazione di questa zona, ma questo è un aspetto che non può prescindere dalla pedonalizzazione. Credo che il motivo della maggior parte delle critiche sia il disagio dovuto al cambio di abitudini, per le quali è necessario un certo periodo di adattamento». E l’uscita a gamba tesa da parte di cinque sigle sindacali, schieratesi compatte con il fronte del no? «I sindacati hanno il loro datore di lavoro - così l’assessore - che è la Trieste Trasporti, con la quale abbiamo avviato un dialogo per valutare alcune modifiche. Già in occasione dell’incontro dello scorso 13 maggio, del resto, avevamo rivisto alcuni aspetti che ci erano stati segnalati. Continueremo a farlo anche nel prossimo futuro». Nel frattempo la linea del fuoco fra i due fronti si è spostata sul sito del Piccolo. In soli due giorni sono state più di 4mila le persone che hanno preso parte al sondaggio promosso dal quotidiano. Il 61 per cento di queste, pari a 2500 persone, si sono dette contrarie alla pedonalizzazione di via Mazzini, a fronte di un 39 per cento che ha invece sposato la causa della chiusura. «Sono dati incoraggianti - conclude Marchigiani - anche in considerazione del fatto che di solito, a questo tipo di sondaggi, partecipano le persone che vogliono esprimere una posizione di contrarietà».

Luca Saviano

 

Gli ambulanti già sognano il trasloco nella strada “green” - il caso
Via Mazzini pedonale non farà impazzire di gioia i cittadini (almeno a giudicare dai risultati del sondaggio del Piccolo). Ma piace, e anche molto, ai venditori ambulanti dell’evento “Europa in piazza” che, costretti ieri a rinunciare all’inaugurazione dell’edizione 2015 della manifestazione a Ponterosso a causa della Bora, già immaginano di poter sbarcare in futuro nella nuova isola pedonale del centro.

«Chiederemo al Comune, per la terza edizione, quella del 2016 - ha detto Pino Giovarruscio, presidente della Confesercenti, organizzazione che annovera al suo interno l’Associazione nazionale commercio su aree pubbliche (Anva), alla quale sono iscritti i venditori ambulanti partecipanti all’evento - di metterci a disposizione il tratto di via Mazzini da poco diventato off limits per auto e bus». Nel frattempo, non resta che confidare in un quadro meteo meno inclemente, che consenta di aprire le danze nell’attuale sede lungo il canale di Ponterosso. «Una giornata di vento può capitare - ha commentato con serenità Adriano Ciolli, segretario nazionale dell’Anva, arrivato a Trieste per la prevista inaugurazione di ieri e rinviata, Bora permettendo, a oggi -, ma non sarà questo a fermarci. “Europa in piazza” lo scorso anno ha riscontrato un notevole successo. Vogliamo continuare su questa strada». Certo, l’edizione 2015 è nata condizionata dai lavori in corso nell’area di Ponterosso; nel 2014 avevano partecipato un’ottantina di ambulanti, quest’anno il numero è stato necessariamente ridotto a 20, per questioni di spazio. Ma le alternative proposte dall’amministrazione non sono state giudicate valide. «L’atmosfera che si respira lungo il canale del Ponterosso - ha precisato Giovarruscio - è inaguagliabile, perciò meglio in pochi ma a due passi dal centro storico e con una cornice di palazzi da fare invidia a chiunque, piuttosto che asserragliati in punti poco visibili e perciò scarsamente frequentati». Su questo punto concorda anche Ciolli: «Gli ambulanti venuti a Trieste da una dozzina di Paesi europei, dopo aver fatto in alcuni casi anche migliaia di chilometri - ha osservato - non possono essere catapultati chissà dove. Il Ponterosso è bellissimo e pazienza se quest’anno gli spazi per noi sono scarsi. Ci rifaremo il prossimo anno». Ieri, in un improvvisato capannello al quale hanno partecipato quasi tutti gli ambulanti iscritti alla manifestazione, in un incrocio di tedesco, inglese, francese, una sorta di moderna torre di Babele a due passi dal canale, è stato deciso all’unanimità che non c’erano le condizioni per cominciare. «Le bancarelle non sono attrezzate per sopportare questo tipo di vento - ha spiegato Ciolli - meglio spostare l’apertura». “Europa in piazza” è la più longeva delle rassegne di questo tipo: «Cominciammo nel ’90 a Strasburgo - ha ricordato il segretario dell’Anva - quando l’euro era ancora lontanissimo e l’Europa unita un progetto». Ma non aveva ancora conosciuto la Bora.

Ugo Salvini

 

SEGNALAZIONI - Barcola - Pista ciclabile migliorabile

In una città che vorrebbe essere europea, a vocazione turistica, che strizza l’occhio ai paesi dell’ex impero austroungarico, la situazione delle piste ciclabili è disastrosa. Andando verso Barcola, la pista si interrompe improvvisamente e in curva. Prima del sottopasso si deve tentare una roulette russa per attraversare, e poi passare sotto il sottopasso su di un marciapiedi pieno di buchi, largo meno di un metro, con le lame del guardrail che lambiscono le gambe a pochi centimetri. all’incrocio di Barcola, la pista si interrompe di nuovo, costringendo le bici a ritornare sulla strada, zigzagando tra le auto in sosta e le portiere che si aprono, oppure costringendo a saltare sul marciapiedi, con pericolo per ciclisti e pedoni. Dopo la pinetina, la sedicente pista ciclabile ricomincia, ma si interrompe per far posto ai tavolini del ristorante “La Marinella” e in mille altri punti per le auto parcheggiate a spina di pesce. Prima del Bivio di Miramare, termina nel vuoto. E in direzione stazione non cambia molto: la pista termina improvvisamente con le auto perennemente parcheggiate in doppia fila, quindi per non doversi buttare in mezzo alla strada, il ciclista è costretto a dover deviare nella corsia di sosta dei taxi, incorrendo nuovamente nel pericolo di scontrarsi con gli stessi, che lì si allineano. Signor sindaco, signor assessore, basta fare un giro in bicicletta per capire quanto lavoro c’è da fare a Trieste.

Gabriella Rossi

 

 

Gli occhi del fondo F2i sul Porto Vecchio
Sopralluogo “segreto” dell’amministratore delegato del colosso finanziario Ravanelli insieme a Serracchiani e Cosolini
Ricominciamo da tre. Perchè Porto Vecchio trovi investitori seri e solidi disposti a operazioni immobiliari di calibro. E così martedì scorso a passeggiare tra le suggestive rovine di Porto Vecchio erano in tre: il governatore della Regione Fvg Debora Serracchiani, il sindaco Roberto Cosolini, l’amministratore delegato di F2i Renato Ravanelli. F2i, di cui tra un po’ tratteremo più ampiamente, è un importante gestore di risparmio, che è nato nel 2007 per iniziativa di Vito Gamberale, che dispone di oltre 1,8 miliardi di risorse e che si occupa prevalentemente di sviluppo infrastrutturale. «Sopralluogo, scambio di pareri, visita preliminare, consegna di documentazione»: Cosolini ha riassunto in questi quattro atti lo svolgersi della promenade. Ma - fa capire il sindaco - non vi sarebbe al momento alcuna - chiamiamola - esclusiva. Altre fonti accennano a un futuro, ulteriore appuntamento fra i tre cointeressati. Cosolini, comunque, smorza: «Procediamo con gradualità, dobbiamo affrontare i nodi amministrativi oltre alle prospettive di investimento, abbiamo un tavolo governativo con i ministri Delrio e Franceschini». Tuttavia è lecito ritenere che F2i non si scomodi per niente e tantomeno si scomodi per una gita l’amministratore delegato. Che è, come si diceva, Renato Ravanelli, già direttore generale dell’utility milanese-bresciana A2a, il quale nell’autunno scorso ha preso il posto di Gamberale nella cabina di regia del fondo. A marzo si è verificato un altro avvicendamento al vertice F2i, poichè alla presidenza è stato nominato Bernardo Bini Smaghi (fratello di Lorenzo), alto dirigente di Cassa depositi e prestiti (Cdp), in sostituzione di Giuliano Asperti. La stessa composizione azionaria del fondo ne evidenzia la rilevanza nel panorama finanziario nazionale (e non solo): Cdp, Intesa San Paolo, Unicredit detengono ciascuno una quota pari al 16,52%; ad Ardian, originariamente “costola” di Axa poi resasi indipendente, guidata dalla potente manager francese Dominique Senequier, spetta il 9,9%; alla Fondazione Cariplo l’8,59%; a Inarcassa il 6,47%. Altri soci sono Cassa geometri, Fondazione Cr Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cr Cuneo, Ente Cr Firenze, Fondazione Cr Lucca, Fondazione Banco di Sardegna, Fondazione Cr Padova e Rovigo, Fondazione Cr Forlì. Missione di F2i è investire nel settore delle infrastrutture. Alcuni dei più importanti dossier dell’economia italiana passano dai tavoli del fondo: parliamo di Metroweb e di banda larga, di energia e del mondo delle utilities, di aeroporti. F2i è presente, in modo diretto e indiretto, nella gestione aeroportuale di Milano (Malpensa e Linate), di Napoli, di Torino, di Bologna e di Bergamo. Si è parlato di un suo possibile intervento anche nella vicenda delle torri Rai.

Massimo Greco

 

E oggi il sindaco presenta lo scalo ai “colleghi”
Tour alla scoperta dei magazzini storici. Tra gli ospiti anche i primi cittadini di Udine, Graz e Fiume
Il primo passo per far sì che il Porto Vecchio venga considerato come la porta sul mare di un’area vasta, che va dall’Austria alla Croazia, dal Friuli alla Slovenia, passando per i Comuni costieri dell’Istria slovena e croata. È con questo obiettivo che oltre un mese fa il sindaco Roberto Cosolini ha invitato decine di colleghi a Trieste, per un incontro dedicato alla conoscenza del Porto Vecchio. All’appuntamento, fissato per stamane, alla Centrale idrodinamica, hanno risposto in molti. Numerosi i sindaci della regione, fra i quali il primo cittadino di Udine Furio Honsell, ma anche quelli dei Comuni costieri istriani, fra i quali i Comuni inclusi nel Gect Italia-Slovenia. Annunciate anche le presenze del sindaco di Graz (città gemellata con Trieste) e di quello di Fiume. La scaletta dell’incontro prevede in apertura il saluto del commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino, al quale seguirà la presentazione, da parte del sindaco, delle aree del Porto Vecchio che passeranno dal Demanio al Comune non appena avverrà lo spostamento del punto franco (in una o più aree ancora da stabilire). Attraverso una serie di slides Cosolini illustrerà dunque spazi ed edifici destinati a diventare una nuova parte della città, il cui perimetro è stato definito in una serie di riunioni fra Demanio, Comune e Autorità portuale. L’incontro si concluderà con uno spazio dedicato alle domande dei sindaci, e a un dibattito sul possibile futuro dell’area. Proprio alla Centrale idrodinamica, alla fine di aprile, è stata presentata la planimetria delle aree che passeranno al Comune, nata dalle riunioni di cui si è detto. In quell’occasione l’Autorità portuale aveva precisato che «passeranno al Comune tutte le aree e gli edifici del Porto vecchio, esclusi la sede della Capitaneria di porto, il Molo IV, il Molo III, l'Adriaterminal, il Molo 0, la diga vecchia, la fascia costiera prospiciente la prima fila dei magazzini storici e la zona del terrapieno di Barcola dove sono situate le società sportive». Tornando alla presentazione di oggi, illustrandone i motivi, il sindaco aveva rilevato che «Porto Vecchio ha una valenza tale da non poter essere ricondotta entro i confini del nostro comune o della nostra provincia. Nel momento in cui decollerà sarà un attrattore di valore, lavoro, professionalità e occasioni che coinvolgeranno sicuramente le comunità a noi vicine». «Per questo - aveva aggiunto - ritengo sia giusto presentarlo e farlo conoscere ai miei colleghi, anche per rendere evidente come il potenziale di Trieste - e questo potrebbe estendersi anche ad altri campi - può essere un punto di riferimento utile a tutta la regione e ai Paesi che con noi confinano». Cosolini aveva infine annotato come «questa sia la carta che abbiamo per volgere in positivo le preoccupazioni sorte per la sproporzione tra le dimensioni di un'importante rigenerazione urbana e una città che conta non più di 207mila abitanti».

(gi.pa.)

 

 

Attacco bis di Sel a Cosolini sulla Ferriera

Mozione del capogruppo in Consiglio: «Va ridotta la produzione per limitare le emissioni di pm 10» - Ma il PD ha detto no - Negata l’urgenza perché il tema era già stato trattato
La Ferriera di Servola torna ad essere un punto di frizione fra Sinistra, ecologia e libertà e l'amministrazione comunale. Il consigliere di Sel Marino Sossi ha presentato ieri alla commissione dei capigruppo una mozione in cui si chiede senza mezzi termini al sindaco «di farsi carico del suo ruolo di ufficiale sanitario della città per contrattare un riduzione nella produzione dell'impianto». Lo scopo è limitare il superamento dei limiti di legge di emissioni pm10 che, si legge nella mozione, entro maggio sono stati sforati 43 volte contro un tetto massimo annuale di 35. La commissione, però, ha cassato il carattere di urgenza della mozione, che invece di approdare in aula lunedì prossimo dovrà ora passare al vaglio della sesta commissione. Determinante il voto contrario del Pd, che secondo Sossi soffre ormai «di una forma di sudditanza psicologica verso il padrone». La mozione Il testo redatto da Sel parte da diverse considerazioni. La prima è la petizione firmata da 250 cittadini, approvata dal consiglio in marzo, che chiedeva di considerare la chiusura programmatica dell'area a caldo della Ferriera. La seconda è la diffida che la Direzione ambiente regionale ha rivolto a Siderurgica triestina chiedendo di limitare la marcia della batteria della cokeria. La terza è il fatto che «la strumentazione installata continua a documentare ripetuti sforamenti dei limiti di legge per le pm10, che il 22 aprile hanno determinato il superamento del limite annuale di 35 sforamenti. Ad oggi sono diventati 43». La mozione rileva poi che la cokeria non è l'unica fonte di emissioni diffuse di particolato, valutando che «la riduzione del numero di sfornamenti giornalieri della cokeria è del tutto insufficiente a contenere le emissioni di pm10 nei limiti di legge». La mozione chiede quindi che il sindaco intervenga, anche attraverso un'ordinanza contingente, perché Siderurgica triestina «riduca il regime di marcia dell'impianto in modo da restare entro i limiti di legge - spiega Sossi -, in attesa di completare il risanamento ambientale e impiantistico annunciato». Aggiunge il responsabile delle politiche economiche di Sel Valdi Catalano: «Ad oggi i lavoratori provvedono a pulire porte e telai manualmente, come chiesto da Arpa alla Ferriera. E' una condizione inumana per cui si scioperava quarant'anni fa, è assurdo che oggi si torni a lavorare così. Noi approviamo il piano di recupero di Arvedi, diciamo soltanto che, in attesa che giunga a compimento, si tuteli la salute dei lavoratori e dei cittadini». La commissione Prima che la mozione approdasse in commissione capigruppo, ieri mattina, Sossi era ottimista sul suo percorso: «Non credo che rifiuteranno l'urgenza al testo, se non è urgente questo allora non so cosa possa esserlo». Una volta davanti ai colleghi, però, si è dovuto ricredere: «Hanno bocciato l'urgenza e mi sembra incredibile». Ma cos'è successo? Il capogruppo del Pd Marco Toncelli dichiara: «La mozione non è urgente per diversi motivi, tra questi il fatto che il tema fosse già stato trattato in mozioni precedenti». Autore di una recente mozione sulla Ferriera è il forzista Lorenzo Giorgi: «Settimane fa la giunta ha fatto propria una mia mozione sul tema e poi non ne ho saputo più niente. In commissione ho soltanto chiarito che il sindaco non può assumere le mozioni altrui e poi stracciarle. Ma non volevo certo criticare la mozione di Sossi, analoga alla mia. E' stato il voto determinante del Pd ad affossarla». Le prospettive Nel frattempo la coordinatrice di Sel Trieste Sabrina Morena specifica che l'obiettivo del partito è andare in coalizione con il centrosinistra nel 2016: «L'ipotesi avanzata da Sossi sulla creazione, per le prossime elezioni amministrative, di una coalizione della sinistra alternativa al Pd, non è l’obiettivo di Sel».

Giovanni Tomasin

 

 

L’invasione delle tartarughe “killer”
Allarme a Muggia per la presenza di oltre 500 esemplari abbandonati alle Noghere. Uccisi pesci e altre specie autoctone
MUGGIA Sono entrate in Italia con il passaporto e ora sono pronte a chiedere la cittadinanza muggesana. Sono le oltre 500 tartarughe della Florida che per colpa dell'uomo hanno silenziosamente colonizzato gli otto Laghetti delle Noghere. L'invasione del biotopo ha raggiunto un boom negli ultimi tre anni di fronte al quale Enrico Benussi, naturalista triestino, tra i massimi conoscitori dei laghetti, ha deciso di lanciare l'allarme: «Chi pensa di disfarsi delle proprie tartarughine di casa rilasciandole a Muggia o nei laghetti del Carso deve smetterla: alle Noghere l'ecosistema è oramai quasi compromesso». In gergo scientifico si chiama "Trachemys scripta". È la famosa piccola tartaruga d'acqua dolce dalle guance rosse, di circa 5 centimetri (ma anche meno), acquistabile facilmente nei negozi di animali, destinata a popolare gli acquari di casa. La bestiola, originaria della Florida, ha una caratteristica piuttosto naturale che però spesso viene scordata: cresce. Crescendo può arrivare sino ai 20 centimetri di lunghezza, sviluppando di molto il proprio becco, fattore che la rende un animale potenzialmente pericoloso per l'uomo. «Sono animali alloctoni, ossia importati da altri Paesi che però, a sorpresa, sono riusciti ad acclimatarsi perfettamente alle nostre temperature» racconta il naturalista Benussi. Queste sue caratteristiche di resistenza al freddo è uno dei motivi per cui la “Trachemis scripta” è stata inserita nell'elenco mondiale delle 100 specie più invasive. Ai Laghetti nelle Noghere le tartarughe dalle guance rosse hanno di fatto soppiantato la specie autoctona, la “Emys orbicularis”, ossia la testuggine palustre europea. «Le tartarughe che oggi dominano i laghetti con un numero che oggidì supera il mezzo migliaio di esemplari, molto aggressive. Hanno scacciato le tartarughe locali e sicuramente stanno alterando l'ecosistema del biotopo» prosegue Benussi. Le cosiddette “guance rosse” si nutrono di altri pesci, girini ma non disdegnano i vegetali. Fortunatamente pare che non vengano nutrite dai curiosi che si affacciano, soprattutto nei week-end, all'interno del biotopo. Nei Laghetti delle Noghere si possono trovare carpe e lucci di grandi dimensioni ma anche scardole, nonché qualche esemplare di persico sole, quest'ultimo altra specie alloctona, immessa anni fa da pescatori sportivi. Presenti anche rane e rospi. «La storia delle tartarughe della Florida ricorda molto da vicino quella delle nutrie – aggiunge Benussi –, animali importati da altri Paesi che poi hanno colonizzato e invaso i nostri ambienti naturali. La differenza è che forse le tartarughine ispirano più simpatia rispetto ai toponi». Ma quale soluzione potrebbe risolvere la questione? «Forse è già troppo tardi – replica Benussi – ma un'azione di trappolaggio potrebbe sicuramente risanare la situazione. Fermo restando che poi ci vorrebbe qualcuno disposto a sobbarcarsi la presenza di 500 tartarughe, troppe anche per l'Enpa». Ma quali sono le sanzioni previste per chi “scarica” la propria tartarughina alle Noghere o in altre aree d'acqua dolce? La Legge regionale 9, 23 aprile 2007 e il regolamento del 20 marzo 2009 n.074/Pres disciplinano la cosiddetta introduzione di specie animali non appartenenti alla fauna regionale con una sanzione di soli 50 euro con pagamento in misura ridotta. Il vicesindaco di Muggia Laura Marzi affronta di petto la questione: «Spiace constatare l'inciviltà di persone che sottovalutano l'importanza della vita degli esseri viventi. Spesso fa più notizia l'abbandono dei cani ma in realtà qualsiasi animale di compagnia merita rispetto. Invece gli animali, che da piccoli sono sempre carini, per molti quando crescono diventano grandi e ingombranti, motivo per il quale vengono abbandonati, anche nelle acque dei Laghetti delle Noghere. Spero che vi sia una maggior presa di coscienza da parte delle persone». Intanto comunque le tartarughe delle Noghere aumentano e prolificano. È facile imbattersi nei periodi giusti nelle uova di questi animali che paiono per altro aver contribuito alla scomparsa del leggendario luccio da un metro e mezzo che popola il laghetto più grande. Amaro il commento del sindaco Nerio Nesladek: «Purtroppo queste tartarughe che nulla hanno a che vedere con il nostro ecosistema potrebbero avere ucciso Uccio, il nostro leggendario luccio di oltre un metro avvistato da più di qualche nostro concittadino. Un motivo in più, spero, per rendere consapevoli come l'abbandono di una tartarughina possa comportare delle gravi conseguenze».

Riccardo Tosques

 

Caprioli a Muggia, anche stavolta l’unica soluzione è sparare - LA LETTERA DEL GIORNO

Riguardo la sovrappopolazione dei caprioli nel comune di Muggia, la Lav (Lega antivivisezione Onlus) ritiene che sia stato preso in considerazione solo un punto di vista: quello dei cacciatori, sempre pronti a imbracciare la doppietta, anche per motivi inesistenti. Sì perché dire che a Muggia c’è un’invasione di caprioli è quanto meno ridicolo.

Il problema non sono i caprioli ma la mancanza di territorio e d’intervento degli enti per tutelare non solo gli agricoltori danneggiati ma soprattutto la fauna selvatica rimasta (come prevede art. 1 della legge 157 del 1992: “La fauna selvatica è un bene indisponibile dello Stato ed è tutelata...”). Alle solite, finisce il periodo del prelievo venatorio ed ecco comparire un’emergenza fauna selvatica. Ieri i cinghiali, oggi i caprioli, e perché no le cornacchie o i gabbiani. Non è importante quale specie attaccare, l’importante è continuare a sparare! Da anni siamo costretti a vedere che l’unica soluzione al problema è continuare con il prelievo venatorio, mai un piccolo dubbio sull’inefficienza di quanto si stia facendo per il controllo degli animali selvatici, mai un serio controllo sul antropizzazione del territorio, mai un minimo dubbio sull’inefficienza della caccia da posta: nella provincia di Trieste i cacciatori alimentano la fauna selvatica per attirarla in una radura e poi far fuoco a volontà, uccidendo animali che hanno come unica colpa il diritto di mangiare. È sempre troppo comodo, ogni qualvolta si presenta il problema di animali selvatici (caprioli, cinghiali, nutrie) mettere mano ai fucili e sterminare il nemico! Il nemico siamo noi, noi che abbiamo usurpato il loro territorio, che con il nostro cemento abbiamo stravolto il loro habitat, che li abbiamo chiusi, recintati in piccole porzioni di terreno da cui, per uscire e vivere, devono per forza attraversare le nostre case. Dobbiamo avere il rispetto e l'umiltà di andare a conoscere questi animali, solo con la conoscenza e il rispetto per la loro etologia possiamo riuscire a salvare "capra e cavoli". Quanti animali ci si prospetta di uccidere quest’anno seguendo le indicazioni dei cacciatori? Semplice, basta analizzare i dati sul sito della Regione: la Riserva di caccia di Muggia è di 759 ettari con una cacciabilità del 100%; i caprioli censiti nell’anno 2013-2014 sono stati 98, abbattuti 18. Quindi è ovvio che ci siano, per Federcaccia, 80 animali nelle zone di Muggia (1 capriolo ogni 10 ettari), ma non sono stati considerati quelli che sono stati investiti, investiti e non denunciati e quelli morti naturalmente?

il Consiglio direttivo Lav Trieste

 

 

 

Ambiente - Volontari al lavoro per pulire il Carso

I “Volontari per Trieste pulita” tornano in azione per portare a termine la loro missione: ripulire il Carso. Il prossimo appuntamento sarà domanica alle 9. Il ritrovo è previsto nella strada tra Opicina e Fernetti dopo il cavalcavia, sulla destra.

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 21 maggio 2015

 

 

Autisti dei bus contro via Mazzini chiusa

La pedonalizzazione contestata da cinque sigle sindacali con una durissima nota: «Peggiora il servizio e crea pericoli»
Disagi, rischi per la sicurezza e traffico. La pedonalizzazione di via Mazzini ora scatena anche la rivolta degli autisti della Trieste Trasporti. In un lungo comunicato stampa ben cinque sigle sindacali – Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti, Faisa-Cisal e Ugl – bocciano senza appello l’iniziativa sperimentale messa in campo dalla giunta Cosolini. Il blocco al passaggio degli autobus, dopo le chiusure limitate ai fine settimana, è partito ufficialmente sabato scorso e si protrarrà fino a luglio. Agli addetti ai lavori sono bastati pochi giorni, dunque, per avere un’idea sui problemi che la mossa del Comune starebbe provocando sulle abitudini dei cittadini e sugli stessi conducenti. Il sindaco adesso si trova a fare i conti non solo con le petizioni o con le lamentele di chi si è visto spostare improvvisamente la fermata del bus, ma con intere forze sindacali. Protestano per il metodo, innanzitutto: l’incontro richiesto con gli assessori del Comune e della Provincia, dunque Elena Marchigiani e Vittorio Zollia, sarebbe avvenuto soltanto a ridosso della pedonalizzazione. A cose praticamente fatte. Ma questa è solo una premessa, perché il resto della nota è un durissimo attacco. La chiusura di via Mazzini «comporta inevitabilmente una serie di modifiche sia di percorso che di capolinea alle linee interessate dal cambiamento – rilevano le sigle – con conseguenti disagi all’utenza e al peggioramento del servizio anche e per i lavoratori impegnati quotidianamente a svolgere il proprio dovere nel traffico cittadino». L’inaccessibilità dello snodo che collega piazza Goldoni alle Rive avrebbe addirittura ripercussioni sulla sicurezza dei triestini. «Le modifiche previste sui percorsi prevedono nuovi passaggi e svolte pericolose – è l’accusa – che purtroppo in passato hanno portato anche a dei risvolti tragici». La decisione assunta dall’amministrazione comunale, inoltre, non prende in considerazione una serie di possibili effetti: oltre ai pericoli, l’aumento dello stress per i lavoratori e la diminuzione dei tempi di sosta, «sempre a causa dell’incremento di passaggi complicati e pericolosi, che alzerebbero notevolmente i rischi con serie possibili ricadute anche a carattere sanzionatorio per inevitabili infrazioni». A ciò si aggiunge un’altra critica, già emersa dai partiti di opposizione: «Il notevole aumento del traffico», insistono Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti, Faisa-Cisal e Ugl. Circostanza alla quale i triestini dovrebbero iniziare a prepararsi «in caso di contemporanee chiusure di altre arterie principali della città». Marcelo Medau, autista della Trieste Trasporti, ha promosso una petizione: «Il provvedimento produrrà ancor più inquinamento atmosferico – si legge nel documento – dato che il traffico si riverserà sulle vie limitrofe e in particolare corso Italia, via Imbriani e via Valdirivo». Inoltre la pedonalizzazione della via «è discriminatoria per l’utenza che utilizza gli autobus perché prevede il passaggio di mezzi per il carico-scarico a fasce orarie e taxi per i soli residenti, quindi non si tratta di una zona pedonale ma una zona a traffico limitato discriminante».

Gianpaolo Sarti

 

Da via San Spiridione alle Rive il deserto che “uccide” gli affari - l’altra faccia dell’arteria

Da qui, dall’incrocio con via San Spiridione e giù fino alle Rive, è come se iniziasse un’altra città. Un’altra via Mazzini. Degradata, triste, vuota.

Il colpo d’occhio era evidente già sabato, il primo giorno della pedonalizzazione “sette su sette”. Era sufficiente posizionarsi in fondo alla strada con le spalle rivolte al mare e lo sguardo verso piazza Goldoni: su, in cima, il fiume di triestini che si godeva la passeggiata con il sorriso, tra negozi e bar. Chi mano nella mano, chi in bicicletta, chi con i bambini in passeggino. Più sotto, oltre la barriera dei “New Jersey” di plastica bianco-rossa, il nulla. Il deserto. Un tratto dimenticato da Dio. O dal sindaco Cosolini. «Sì, siamo tagliati fuori – mormora sconsolato Antonio dal bancone dello “Jar” -. O organizzo qualcosa, musica dal vivo o altro, oppure nessuno passa di qua e si accorge del locale. A me piacerebbe mettere fuori i tavolini come fanno più su, ma da questa parte purtroppo non è possibile». Già, non è possibile perché in quel tratto passano gli autobus. Il dubbio che attraversa gli esercenti di questa zona è un po’ questo: ma se si voleva davvero pedonalizzare, allora perché non lo hanno fatto per tutta via Mazzini? E perché non hanno riqualificato la pavimentazione, così come avvenuto in via San Nicolò e in via Cassa di Risparmio? Così avrebbero avuto tutti pari dignità. Questa parte, d’altronde, è già sfortunata di suo: un pugno di commercianti appena, un unico bar – quello di Antonio –, la sede di Fvg Strade, la Motorizzazione della Provincia, due alberghi, un paio di banche, la serranda abbassata di un vecchio negozio, un’altra serranda abbassata di un tabacchino, un ex mobilificio sfitto, un’impalcatura, una parrucchiera e poco più. Nessuno passeggia qua. Solo qualche bus e un camion bianco e blu parcheggiato per scaricare merci. Chi arriva al confine di via San Spiridione o procede per un po’ e poi svolta verso via Cassa di Risparmio per imboccare piazza della Borsa, o gira per Ponterosso, oppure fa dietrofront. «Di noi si sono davvero dimenticati», dicono Sofia e Walter dell’hotel-ristorante “Filoxenia” della comunità greca. «L’idea di pedonalizzare soltanto la parte superiore di via Mazzini è molto penalizzante, la gente arriva fino a metà strada e poi basta. Non si spinge fin qui - raccontano -. Se avessero davvero pedonalizzato avremmo potuto mettere anche noi i tavolini fuori. Invece qui non ci vedono. La via è divisa a metà, una trafficata e l’altra deserta: perché? Fin qui non viene praticamente nessuno». E di gente ne arriverà ancora meno: le fermate di tre linee considerate fondamentali per il flusso cittadino, sono state spostate. Sono la 9, la 10 e la 11. «Togliendo il passaggio di quei bus sposti un volume importante di persone a nostro svantaggio – riflette la signora Emanuela, del negozio di animali “Braccobaldo” – e proprio con quegli autobus arrivava gran parte dei miei clienti, soprattutto anziani. Aver pedonalizzato a metà, senza riqualificare la strada, è un danno». Anche da “Alice autoaccessori” la pensano così: «Un disastro dal punto di vista commerciale. Senza il transito di quei bus ci hanno portato via una grossa fetta di mercato». Il signor Stefano, responsabile di “Buffetti” scuote il capo. «Questo pezzo della via in realtà è sempre stato un po’ tagliato fuori dal centro vero e proprio – spiega – ma adesso con meno autobus c’è anche molta meno gente». Il via vai è su, qui c’è la desolazione. «Inutile chiamarla via Mazzini pedonale – insiste Manuela dal suo salone – o fanno l’intera via così, chiudendo tutto, oppure si crea soltanto il caos. E visto che la via è lunga, per far fronte a un eventuale divieto al traffico nell’intera strada, se mai capiterà, si potrebbero creare dei bus navetta da piazza Goldoni alle Rive. In modo da agevolare gli anziani».

(g.s.)

 

 

I rifiuti da giardino fruttano un ecoregalo

Comune, Provincia e AcegasApsAmga lanciano la nuova campagna: un sacco di compost gratis per ogni conferimento
Un sacco di compost in regalo per ogni conferimento di sfalci d’erba e potature da giardino domestico. È la filosofia che sta alla base dell’ultima iniziativa in materia di raccolta differenziata varata da Comune, Provincia e AcegasApsAmga, e denominata “Valore Verde”. Duplice l’obiettivo: continuare l’opera di sensibilizzazione sulle corrette abitudini in tema di conferimento dei rifiuti e far toccare concretamente ai cittadini il frutto dell’impegno nel differenziare il rifiuto organico. Un altro tassello per raggiungere il traguardo fissato dall’amministrazione comunale per la fine del 2015: quello del 40% di raccolta differenziata. Attualmente, dopo che il 2014 si era chiuso con una percentuale del 32%, si sta viaggiando su una quota vicina al 36-37%. «La campagna dell’umido ha pagato un avvio che come prevedibile è stato complicato - ha affermato Umberto Laureni, assessore comunale all'Ambiente -. Ma una volta metabolizzato il nuovo meccanismo, stiamo assistendo ad una crescita di differenziata lenta ma costante, in pratica un punto percentuale al mese. Questa ulteriore operazione, mirata sui rifiuti da giardino, va nella direzione di aumentare la consapevolezza sul tema, nell’ottica di un vero e proprio cambiamento culturale». Tornando all’iniziativa, a partire da sabato 23 e per altri quattro sabato successivi, in altrettante zone di Trieste sarà allestito un punto di raccolta mobile per i rifiuti da giardino domestico: vale a dire sfalci d’erba, potature di siepi, ramaglie, foglie, terriccio, ma anche segatura, paglia e piante domestiche. Tutti coloro che effettueranno un conferimento di questo tipo, a prescindere dal peso, riceveranno in omaggio un sacco di compost certificato per agricoltura biologica da 8 chilogrammi proveniente dallo stabilimento Bioman di Maniago, dove vengono avviati a recupero i rifiuti organici triestini che poi si trasformano in compost di alta qualità. Il direttore Ambiente AcegasApsAmga Paolo Dal Maso si è soffermato sull’importanza di conferire in modo corretto i rifiuti da giardino, attraverso i Centri di raccolta abilitati o usufruendo del servizio porta a porta, separandoli dagli scarti da cucina in quanto, a causa del loro volume, se conferiti nei contenitori dell’organico, andrebbero a saturare in breve tempo lo spazio disponibile. Il responsabile Relazioni Esterne Riccardo Finelli ha infine evidenziato la portata della campagna informativa dell’operazione che conta sulla distribuzione di oltre 65 mila depliant. Il punto di raccolta mobile toccherà le diverse circoscrizioni della città: sabato 23 maggio sarà presente in Largo Osoppo nel rione di Gretta, il 30 maggio al parcheggio del Ferdinandeo (Largo Caduti di Nassiriya), il 6 giugno a Santa Croce, presso la sede della Protezione Civile, il 13 giugno in Piazzale 25 Aprile a Borgo San Sergio ed infine il 20 giugno in Piazzale Moissi (alla fine di via Cumano), con orario 10-13 e 14-19.

Pierpaolo Pitich

 

Un ricorso contro il minirigassificatore
A Duino due comitati di cittadini pronti a iniziare la battaglia legale: «Il progetto Smart Gas presenta troppe carenze»
DUINO AURISINA Non intendono più aspettare. Anzi, sono pronti a ricorrere alle vie legali per contrastare il progetto di realizzazione di un rigassificatore alle foci del Timavo. I “Cittadini per il golfo” e il “Collettivo per la difesa del litorale carsico” si ritrovano nel pomeriggio di ieri a Duino. E, con il portavoce Danilo Antoni, esprimono la ferma intenzione di «chiudere la fase delle osservazioni al ministero. Abbiamo lavorato all’ipotesi di affidare a un gruppo di legali la difesa del nostro territorio da un progetto che presenta troppe carenze e incertezze. Andremo avanti su questa linea». Antoni, a fianco del quale siede Liviana Andreossi del “Collettivo per la difesa del litorale carsico”, dopo aver spiegato che «il gruppo “Cittadini per il golfo” svolge il ruolo di collante di una costellazione di associazioni che, da Trieste a Gorizia, seguono le problematiche ambientali», passa poi in rassegna le ragioni del no al rigassificatore. «Innanzitutto Smart gas non tiene conto della realtà socioculturale presente sul territorio. Poi ci sono ulteriori manchevolezze da noi rilevate nella proposta dei loro tecnici che riguardano la sicurezza sul livello di manovrabilità delle navi gasiere. Inoltre - aggiunge Antoni - non si è parlato sufficientemente dell’aspetto archeologico. Questa zona è il fulcro di un’ampia area di grande valore archeologico. Altro aspetto inadeguato è quello legato al paesaggio ma siamo turbati anche dal fatto che i responsabili del progetto lo abbiano redatto solo in lingua italiana, dimenticando che questo è un Comune bilingue. È un segnale che descrive il pessimo livello di conoscenza che la Smart gas ha del territorio». Il portavoce dei “Cittadini per il golfo” cita quindi una nuova direttiva europea «che, entrata in vigore alla fine di aprile, afferma che ambiente e sicurezza devono obbligatoriamente essere presi in considerazione, mentre questi due aspetti sono trascurati nel progetto. L’Alto Adriatico è saturo da punto di vista delle fonti energetiche. Sarà nostra cura chiarire la situazione anche dal punto di vista politico. I programmi dell’amministrazione dovranno tenere conto di questa problematica. A livello internazionale, abbiamo fatto presente che il progetto incide su procedimenti già avviati che riguardano le falde acquifere, perciò anche la Slovenia deve essere bene informata». Antoni evidenzia anche che «per la minoranza slovena che vive in questo Comune valgono norme che riguardano la tutela del territorio, perciò qualsiasi progetto che vada a toccare gli equilibri in essere deve essere valutato anche sotto questo profilo». Infine il relatore ricorda che «gli indirizzi della Regione parlano del porto di Monfalcone come possibile sede di una Stazione marittima, ipotesi in totale contrasto con il rigassificatore, mentre non bisogna dimenticare il potenziale danno all’economia legata al mare e il rischio sismico connesso all’esistenza di faglie nel sottosuolo del nostro territorio». La battaglia legale, ormai, è alle porte.

Ugo Salvini

 

Rigassificatore, la conferenza slitta a giugno

La conferenza dei servizi sul rigassificatore di Zaule, originariamente prevista per ieri l’altro martedì 19, è slittata a giovedì 11 giugno causa gli impegni dei più stretti interessati. L’appuntamento era stata fissato al ministero dello Sviluppo Economico (Mise) a Roma e rappresenta un momento essenziale nell’iter decisionale sulla realizzazione dell’impianto in riva al Golfo. Tutto è ri-nato a febbraio dopo che la commissione Via-Vas, insediata presso il ministero dell’Ambiente, aveva espresso un parere di compatibilità riguardo la costruzione del rigassificatore secondo il progetto presentato dal gruppo catalano Gas Natural. Un atto che contraddice la posizione assunta all’unanimità dal “panel” istituzionale triestino, dalla Regione all’Autorità portuale, posizione contraria al rigassificatore in quanto determinerebbe un ostacolo allo sviluppo dei traffici marittimi nel Golfo. La documentazione trasmessa dall’Ambiente è stata impugnata avanti il Tar Lazio dalla Regione Fvg, dal Comune di Trieste, dai Comuni di Muggia e San Dorligo.

 

 

Parte il primo bando Ezit per le bonifiche

Il presidente Zuban: «La Regione ci affida 35 milioni per la riconversione. Dobbiamo chiudere in fretta le procedure»
La prossima settimana - Al via la gara per le caratterizzazioni da eseguire in due mesi A fine estate partirà l’analisi di rischio decisiva per attrarre imprese
di Massimo Greco L’antico tema della bonifica Sin (Sito interesse nazionale) torna alla ribalta e, chissà, «fusse che fusse la vorta bbona» come diceva il compianto Nino Manfredi. Una vicenda che sta galoppando verso un mesto genetliaco quindicennale, a suo tempo generata per portare quattrini in loco, trasformatasi poi in un clamoroso autogol. Ma ecco il colpo di scena che al termine dello spettacolo riuscirebbe a portare a Trieste 35 milioni di euro. Infatti la prossima settimana l’Ezit, dopo che un protocollo tra Arpa Fvg e ministero dell’Ambiente ha sbloccato l’impasse creato dai cosiddetti “test di cessione”, emanerà un bando di gara per riprendere le caratterizzazioni nell’area interessata, come contemplato dall’accordo Clini del maggio 2012. Lavori per un importo modesto, circa 50mila euro, destinati a uno o più soggetti che saranno incaricati di effettuare una quarantina di sondaggi in cerca delle quantità e delle qualità di materiali inquinanti. Stefano Zuban, da alcuni mesi presidente dell’Ente zona industriale, pensa che i tempi di affidamento possano essere rapidi, in modo tale che le caratterizzazioni inizino già a metà giugno. «Nel giro di due mesi dovremmo essere in grado di completare questa prima fase», azzarda Zuban. A quel punto Ezit saprà cosa si annida nel sottosuolo della zona governata. Zuban, secondo quanto gli suggeriscono esperienza e competenza dei tecnici, un’idea ce l’ha: «Prevediamo che, su un totale di 2 milioni e mezzo di metri quadrati, il 20-30% potrà tornare agli usi legittimi». Cioè, ci si potrà lavorare sopra senza occorrenza di bonifiche. Ma resta da sistemare il grosso della truppa, ovvero più di un milione e mezzo di metri quadrati sui quali, a vario titolo e con vario investimento, bisognerà mettere mano. Bene, se il cronoprogramma di Zuban fosse rispettato, arriveremmo più o meno a fine agosto. E settembre - prevede Zuban - segnerà l’avvio della “fase 2”, quella veramente decisiva. «Perchè una volta eseguite le caratterizzazioni - spiega Zuban - si passerà alla cosiddetta analisi di rischio relativamente alle aree contaminate. Il terreno dovrà essere trattato a seconda dell’utilizzo programmato». In altri termini, cambia la portata della bonifica, se il compratore-investitore intenderà realizzare sulla sua metratura un’azienda siderurgica o un salumificio. Già, ma c’è ancora un problema aperto: chi sono i compratori-investitori di terreni da ripulire? Bisogna chiamare a raccolta energia imprenditoriale. E Zuban estrae il grimaldello normativo: l’articolo 33 comma 1 della legge regionale 3/2015, nota come “Rilancimpresa”, che a sua volta richiama la legge nazionale 71/2013 e il cosiddetto “accordo Arvedi” del 30 gennaio 2014 (per quanto concerne l’area 2 definita dall’intesa stessa). “Rilancimpresa” scrive che l’Amministrazione regionale è autorizzata a concedere incentivi «per la realizzazione di progetti di ricerca, di sviluppo e di innovazione; progetti di efficientamento energetico; progetti per tutelare l’ambiente; progetti di recupero ambientale». Ma soprattutto «progetti per la riconversione di aree industriali dismesse». Sulla base dell’accordo risalente al gennaio 2014, Zuban conteggia le risorse così attivabili e la somma fa circa 35 milioni, di cui: 15 milioni per finanziare progetti di investimento, 5 milioni di fondi regionali 2014-2015, quasi 15,5 milioni per interventi nel sito di bonifica nazionale. Invitalia, agenzia nazionale che opera su mandato governativo per attrarre investimenti, sta predisponendo il cosiddetto “Prri”, ovvero il progetto di riconversione e riqualificazione dell’area industriale interessata. All’Ezit l’art.33 comma 5 di Rilancimpresa affida la gestione dei contributi, previa apposita convenzione da stipularsi con la Regione Fvg. «Ma questa procedura - avverte Zuban - deve partire rapidissima dopo l’estate. Pena perdere un volume di pubblici finanziamenti che forse Trieste, in un colpo solo, non ha mai visto».

 

 

La “nuova” Ferriera riparte dal mare
Arrivati via nave dagli Usa i primi impianti del laminatoio. E il terminal ha già movimentato 660mila tonnellate di merci
Sono arrivati a Servola i primi impianti e macchinari che costituiranno il nuovo laminatoio a freddo all’interno del perimetro della Ferriera. Ieri si è svolta una fase clou delle operazioni di scarico che ha già dato una prima idea di quello che sarà il nuovo reparto produttivo che si insedierà nell’area dove un tempo sorgeva l’acciaieria. Al terminal marittimo della società, che sta vivendo una fase di autentica rivitalizzazione, è arrivata nei giorni scorsi la nave general carco olandese Spaarnegracht proveniente dagli Stati Uniti e in particolare dal terminal dell’ex maxicomplesso industriale della Bethlehem Steel collocato a Sparrows Point nei pressi di Baltimora, nel Maryland. Alla banchina di Servola le operazioni di sbarco non sono semplici dal momento che si tratta di trasferire a terra 11mila tonnellate di project cargo (macchinari particolarmente pesanti e voluminosi). Alcuni pezzi superano le 100 tonnellate di peso, mentre altre parti del futuro reparto sono contenute in 200 container. Le operazioni coinvolgono i dipendenti di Siderurgica Triestina del settore interno della logistica, ma anche i lavoratori di alcune ditte dell’indotto. In questa fase di scarico tutto il materiale viene stoccato nel retrobanchina (dove recentemente sono stati portati a termine i lavori di ripavimentazione) e nelle aree adiacenti che sono state oggetto - secondo quanto rileva la società - di un’operazione di recupero ambientale. Si sono creati così piazzali attrezzati per una superficie complessiva di 50mila metri quadrati completi di tutti i presidi antinquinamento previsti nell’Accordo di programma. Contemporaneamente sempre a Sparrows Point sono incominciate le operazioni di imbarco su un’altre nave della seconda parte dei macchinari e impianti del laminatoio che giungeranno a Trieste nelle prossime settimane. Sono previsti sei mesi di montaggio e l’entrata in funzione entro il primo semestre 2016. Il laminatoio a freddo (visto con favore anche da gran parte degli ambientalisti e dagli abitanti della zona) costituisce la parte più ingente del maxiinvestimento fatto dal Gruppo Arvedi su Trieste: per la precisione 111 milioni e 400mila euro su un totale complessivo di 187 milioni. Il Piano industriale prevede che «al totale di 230 addetti per le linee di produzione andranno ad aggiungersi 50 addetti alla manutenzione e altri 60 alle funzioni di programmazione per un totale complessivo di 340 persone». Se l’area caldo non inquinerà per cui potrà restare in funzione, i 340 dipendenti potranno aggiungersi ai 415 attuali portando così l’occupazione complessiva a oltre 750 persone. «Completata la risistemazione di un padiglione, entro l’anno ne ristruttureremo altri due - ha affermato recentemente il presidente del Gruppo, Giovanni Arvedi riferendosi al laminatoio a freddo - l’area avrà oltre 60mila metri quadrati. Produrremo acciaio per motori elettrici e per trasformatori, ci rivolgeremo soprattutto al mercato dell’auto. Un prodotto di questo tipo si faceva a Terni, poi quando i tedeschi della Krupp acquistarono lo stabilimento umbro, trasferirono in Germania questa produzione che oggi qui non esiste più: saremo noi a riportarla in Italia grazie a Trieste». E l’operazione in corso conferma la capacità del terminal marittimo di Siderurgica Triestina di movimentare anche merci speciali in totale sicurezza. La banchina è destinata a diventare, anche in conseguenza della realizzazione della contigua Piattaforma logistica, un hub di grandi dimensioni dove già ora il volume dei traffici è in forte ascesa. Nel periodo gennaio-aprile per conto dell’Acciaieria Arvedi di Cremona sono stati movimentati soprattutto a Servola (ma per ragione di sovraffollamento in parte anche sulla banchina del vicino Scalo Legnami) 260mila tonnellate tra ghisa, preridotto di ferro destinato agli stabilimenti lombardi e coils (rotoli di lamiera) in esportazione. A ciò vanno aggiunte ben 400mila tonnellate di materie prime (carbone e minerali) per il ciclo produttivo di ghisa e coke. Su queste basi, la proiezione dà per il 2015 una movimentazione complessiva di ben 2 milioni di tonnellate di rinfuse solide. Ma anche da questi dati è chiaro che anche la parte logistica lavorerà molto di più se resterà in attività l’area a caldo.

Silvio Maranzana

 

 

Tecnologie del mare - Alleanza in Adriatico - incontro in regione
TRIESTE «Costruire un cluster transnazionale delle tecnologie marittime».

È questo l’obiettivo, esplicitato dall’assessore regionale a Università e ricerca Loredana Panariti che deve porsi la Strategia dell’Unione europea per la macroregione adriatico-ionica di cui l'Italia fa parte assieme ad Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro, Serbia e Slovenia. Un incontro, organizzato dalla stessa Regione in collaborazione con il Distretto tecnologico navale e nautico Ditenave su uno dei quattro pilastri su cui poggia la strategia, quello della Blue growth, cioé della Crescita blu, si è svolto ieri nel palazzo della Regione di piazza Unità con la partecipazione di rappresentanti delle direzioni europee, del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur), di istituzioni scientifiche, delle imprese. «La Strategia è stata approvata nel 2014 dalla Commissione e dal Consiglio europeo - ha detto Fausta Corda della Direzione politica regionale e urbana della Commissione europea - ma vanno utilizzati fondi, strutture e regole già esistenti. A disposizione ci sono purtroppo solo un centinaio di milioni di euro, ma l’obiettivo è di far aumentare del 20% ai singoli Stati entro il 2020 i finanziamenti per la ricerca nel settore delle tecnologie blu. «Entro il perimetro europeo - ha ammonito Marcello Sorrentino direttore Rapporti istituzionali e industriali di Fincantieri - oggi devono esserci alleanze, non più concorrenza perché altrimenti non saremo in grado di competere con i colossi asiatici e americani». Ma la situazione appare confusa sullo stesso territorio nazionale italiano. «C’è l’esigenza - ha sostenuto Mario Sommariva segretario generale dell’Autorità portuale di Trieste - che le politiche del mare trovino un punto di sintesi nella rappresentanza istituzionale. Oggi le competenze sono frammentate tra il ministero di Infrastrutture e traporti, il ministero dell’Ambiente, il ministero di Agricoltura e pesca». «In effetti - ha ammesso Enrico Maria Puja direttore generale per la vigilanza sulle Autorità portuali del ministero dei Trasporti - in particolare negli ultimi venti anni è mancata una strategia complessiva in Italia del settore marittimo, sebbene proprio il nostro Paese per la sua collocazione dovesse indicare la strada da seguire all’intera Europa. Ma non abbiamo più nemmeno il ministero della Marina mercantile. La Regione Friuli Venezia Giulia però di recente si è distinta nell’ambito dell’innovazione tecnologica. Dobbiamo mettere in rete i centri di eccellenza di questa regione per essere più competitivi».

(s.m.)

 

Incendio su una nave ormeggiata alla Siot - A fuoco una caldaia nella sala macchine

Sentir parlare di incendi e petroliere fa certo rabbrividire. L’episodio accaduto nella notte fra martedì e ieri su una nave ormeggiata alla Siot è risultato fortunatamente di entità marginale e non ha lasciato conseguenze a danno di persone e ambiente, ha tenuto a precisare ieri pomeriggio in un comunicato la Tal Spa.

A prendere fuoco è stata una caldaia per i servizi di bordo nella sala macchine della petroliera “Signal Puma”, al pontile 2. L’allarme, aggiunge la Tal, «non era collegato alle operazioni di discarica del greggio». Il problema è stato affrontato dal personale della nave, raggiunto da quello della Siot e dai vigili del fuoco. «A un’ora dall’allarme - recita il comunicato - la situazione era sotto controllo e all’una del 20 maggio le operazioni del terminal sono state riattivate». «Sul posto - così in una nota i pompieri - una motobarca e due squadre dei vigili del fuoco» con «Capitaneria, personale Siot e guardia fuochi».

(pi.ra.)

 

 

L’acqua crea le basi della nuova sinistra
Calcinari: «Una coalizione contro le privatizzazioni». Sossi e Furlanic: «Con il Pd il discorso è chiuso»
A Trieste l’alternativa di sinistra potrebbe essere scritta sull’acqua. Ieri pomeriggio, nella sede della Federazione di sinistra di via Tarabochia, si è svolta l’assemblea dei partiti, associazioni e movimenti che quattro anni fa avevano promosso i referendum sull’acqua e sui beni comuni. Tutti presenti escluso il Pd. A organizzare l’incontro è stata l’Associazione politica per la Costituente della sinistra, presieduta a Trieste da Marino Calcinari, che alle ultime europee aveva dato vita alla lista Tsipras (Un’Altra Europa). Le conclusioni sono state tenute da Marco Bersani, responsabile nazionale di Attac Italia. Lo scopo dell’iniziativa? Ripartire dall’acqua per tentare un’inversione di rotta sulle “privatizzazioni” dei servizi della municipalizzate. Un Un tema caldo e ad alto contenuto politico. A fine aprile, infatti, si è consumata in Municipio una rottura irreversibile nella maggioranza di governo di centrosinistra di Roberto Cosolini proprio sulla liberalizzazione delle azioni AcegasAps Hera. «Mentre a Napoli (in collegamento ieri c’era il vicesindaco Elena Coccia, ndr) e in altri Comuni, maggioranze di centrosinistra investivano sull’obiettivo di realizzare aziende speciali sotto controllo pubblico, qui a Trieste si è deciso di procedere in senso opposto, fino alla conclusione di dismettere il controllo pubblico di Hera. Noi vogliamo ragionare su un percorso di ripubblicizzazione dell’Acegas» spiega Calcinari. «Stiamo ancora aspettando che ci diano le cifre per l’ipotesi di riprendersi in carico i servizi di acqua e cimiteri. La verità è che la politica di questa amministrazione sulla privatizzazione di Acegas è rimasta la stessa di quella precedente. Non è cambiato nulla» spiega Iztok Furlani›, presidente del consiglio comunale della Federazione della Sinistra. Naturale quindi pensare a un’alternativa al centrosinistra attuale e quindi anche al sindaco Roberto Cosolini. «A sinistra, viste le politiche del Pd renziano, si stanno aprendo degli spazi enormi» aggiunge Furlani›. «Tra un anno si vota. Servirà un programma e una coalizione di centrosinistra che adesso non c’è più» spiega Calcinari che da per perso alla causa il partito di Renzi («Il Pd se n’è già andato da un pezzo. Ha subito una mutazione genetica ed è diventato un’altra cosa»). «Dobbiamo lavorare a una coalizione sociale - spiega Marino Sossi, il capogruppo di Sel non sempre in linea con il partito provinciale -. Magari partendo dal salvare almeno un pezzo, l’acqua, dalle privatizzazioni selvagge». E quindi? «C’è bisogno di costruire un’alternativa a sinistra come si sta facendo in Liguria e da altre parti - aggiunge Sossi -. Serve una rete che mette assieme gruppi e movimenti e favorisca un cambio generazionale. Il Pd ha imboccato altre strade e con lui anche il sindaco di Trieste». Il dato è tratto. A partire dall’acqua. Su questo non mancherà il sostegno e il contributo di Federconsumatori (presente ieri con il segretario Angelo D’Adamo) di Legambiente (rappresentata da Oscar Garcìa Murga).

(fa.do.)

 

 

Duino Aurisina - Riserva delle Falesie - La giunta va deserta
È andata deserta la seduta pubblica di giunta, in programma ieri pomeriggio nella sala del consiglio comunale del Municipio di Duino Aurisina, convocata per discutere su quattro petizioni contro alcuni aspetti della proposta di regolamento della Riserva regionale delle Falesie, recentemente approvata dal consiglio comunale.

Delle quattro petizioni ne erano state riconosciute valide, ai sensi del regolamento che prevede almeno 50 firme di residenti a sostegno, solo tre. La quarta, che era stata lanciata on-line, ne aveva raccolte solo undici, pertanto non poteva essere presa in considerazione. «Nonostante la convocazione fosse stata formalizzata ai primi firmatari come da regolamento comunale - ha commentato l'assessore Andrej Cunja - la seduta si è svolta senza il pubblico, evidentemente poco interessato all'argomento. A ogni modo le petizioni sono state inoltrate al Comune dopo l'approvazione del testo, nel quale erano già state recepite le modifiche richieste dai promotori, ovvero la possibilità della pesca alle seppie, che sarà libera per i residenti nella zona B in determinati periodi, previo benestare dell'Arpa, la possibilità di ancoraggio per le barche da diporto, che sarà concessa, sempre nella zona B, per i titolari di apposita autorizzazione, e quella di passaggio a nuoto e con imbarcazioni a remi più vicino alle falesie». Per queste ultime due attività è stato individuato un corridoio a 50 metri dalla riva, alla quale comunque bisogna già adesso non avvicinarsi a meno di 30 metri, per motivi di sicurezza, come stabilito da specifica ordinanza della Capitaneria di Porto. «A stretto rigore delle disposizioni del Piano di Conservazione e Sviluppo della Riserva - ha osservato l'assessore - tutte queste attività sarebbero state vietate fino a 500 metri dalla costa, mentre la proposta di regolamento risulta essere ben più permissiva e garantisce una fruizione, seppur disciplinata e controllata della porzione a mare della Riserva stessa». Lo stesso ragionamento è stato fatto dal sindaco, Vladimir Kukanja: «Siamo stati sensibili fin dall'inizio alle istanze dei residenti perché volevano fissare una disciplina di tutela dell'ambiente ma anche di fruizione dell'area per le persone. Per questo motivo abbiamo apportato determinate modifiche al testo originario, che è ora all'esame della Regione».

(u.s.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 20 maggio 2015

 

 

Reati ambientali, chi sbaglia ora pagherà

Approvata la legge al Senato con una maggioranza Pd-Sel-M5S. Provvedimento atteso da vent’anni
ROMA Ok del Senato al ddl Ecoreati. I sì? sono stati 170, 20 i no e 21 gli astenuti. Approvato nella versione licenziata dalla Camera, il ddl ora è legge grazie a una maggioranza inedita Pd-M5S-Sel.Cinque nuovi reati, tra cui disastro e inquinamento ambientale, e confisca obbligatoria del profitto del reato. Un pacchetto di norme che prevede anche aggravanti per mafia e sconti di pena per chi si ravvede, condanna al ripristino e raddoppio dei tempi di prescrizione. Disastro ambientale: punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi abusivamente altera gravemente o irreversibilmente un ecosistema o compromette la pubblica incolumità. Inquinamento ambientale: da 2 a 6 anni per chi abusivamente compromette o deteriora in modo significativo e misurabile la biodiversità o un ecosistema o la qualità del suolo, delle acque o dell’aria. Pene diminuite per colpa e aumentate, invece, se o delitti sono commessi in aree vincolate o a danno di specie protette, e nel caso di inquinamento seguito da morte o lesioni. Materiale radioattivo: carcere da 2 a 6 anni per chi abusivamente commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne disfa illegittimamente. Impedimento controlli: chi nega o ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali rischia da 6 mesi a 3 anni. Omessa bonifica: da uno a 4 anni per chiunque, avendone l’obbligo, non provvede alla bonifica e al ripristino. Il provvedimento prevede due aggravanti: ecomafiosa (in caso di associazioni mafiose o associazione a delinquere e se vi è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio) e ambientale (reato commesso per eseguire un delitto contro l’ambiente). Sconti di pena in caso di ravvedimento operoso (se prima del processo, l’imputato evita conseguenze ulteriori o provvede alla messa in sicurezza e alla bonifica. Sconto ridotto a chi aiuta gli inquirenti a ricostruire il fatto o individuare i colpevoli. Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa. Obbligo confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato. Esclusa su beni di terzi estranei al reato o se l’imputato ha provveduto a messa in sicurezza e bonifica. Condanna al ripristino dello stato dei luoghi dove tecnicamente possibile. Unanimi le valutazioni del mondo politico e dei movimento ambientalisti: si tratta di una svolta storica attesa da vent’anni, hanno affermato.

 

 

“Guerra” delle petizioni su via Mazzini
Gli ultrà della pedonalizzazione vantano 420 firme ma i “nemici” sono già a quota 300. E intanto la protesta sale in bus
Professionisti della lamentela. La pedonalizzazione di via Mazzini, a pochi giorni dalla chiusura dell’arteria che taglia in due il centro cittadino, ha fatto emergere una peculiarità dei triestini: «Semo sempre boni a lamentarse – spiega un autista della Trieste Trasporti - . No ne va mai ben niente». Il disappunto dei cittadini, in questo caso, non viene a galla solamente alla fermata degli autobus che hanno dovuto rivoluzionare il proprio tradizionale percorso, causando degli inevitabili disagi agli utenti. La guerra fra i favorevoli e i contrari alla neonata area pedonale, infatti, si sta combattendo anche a colpi di firme, attraverso due distinte petizioni. Una chiede che la chiusura al traffico veicolare venga estesa da via Mazzini a via Imbriani. L’altra, invece, punta alla immediata riapertura al traffico di tutta quell’area. La prima petizione ha già consegnato agli uffici competenti del Comune di Trieste 420 firme a sostegno della propria tesi, la seconda in una sola settimana ne ha raccolte oltre 300. Uno degli esercizi commerciali più attivi sul fronte del no è il bar pasticceria La Perla di via Santa Caterina: «In questi giorni abbiamo riscontrato un netto calo della clientela – spiega una dipendente - . Lunedì pomeriggio non c’era nessuno e se ho incassato 50 euro è già tanto». Di emorragia di clienti parla anche la titolare Laura Grahonja, preoccupata per una flessione degli incassi che si aggira attorno al 50 per cento: «Molti dei nostri clienti sono anziani – sottolinea Grahonja – e adesso per raggiungere questa zona sono obbligati a prendere un taxi». Quello del trasporto pubblico è un altro fronte caldo lungo il quale testare il gradimento di questo provvedimento sperimentale. Sono undici le linee degli autobus che da qualche giorno hanno subìto delle modifiche ai rispettivi percorsi abituali. La Trieste Trasporti e la Provincia, in accordo con il Comune, hanno definito le variazioni al tragitto della linea 1, 5, 9, 10, 11, 17, 18, 19, 25, 28 e A, dovendo saltare il passaggio in via Mazzini. Le lamentele ascoltate alle diverse fermate cittadine sembrano aver sostituito i discorsi sul meteo: «I ga spostado el capolinea dela 11» ha preso il posto di «Te sa che el fine settimana riva fredo e piova», esclamato con tono seccato nell’attesa dell’arrivo del mezzo pubblico. Laura e Aurelia stanno aspettando la 1 in piazza Goldoni: «È stato ribaltato tutto. Dobbiamo andare a San Giacomo ma non sappiamo da che parte arriverà il bus che prima svoltava da via Mazzini». Poco più in là, all’interno del bar Venier, Michela e Riccardo registrano i malumori da un punto di vista particolarmente privilegiato, visto che nel loro esercizio vendono anche i biglietti dell’autobus: «In molti si lamentano. C’è qualcuno che non trova più la propria fermata abituale, mentre qualcun altro si dice infastidito per dover fare qualche decina di metri in più a piedi. Certo che accontentare tutti è impossibile». Manuela e Ivana attendono la 18 in Corso Italia, seccate per lo spostamento del capolinea di qualche decina di metri: «Non capiamo la logica di queste modifiche». Un autista della Trieste Trasporti, appena sceso al capolinea della 11, sembra voler gettare acqua sul fuoco delle polemiche: «Non c’è nessuna tragedia in atto, solo qualche disagio fisiologico dovuto al cambiamento. L’unico tratto critico sembra essere quello di via Canal piccolo, sul lato del Caffè Tommaseo, che nelle ore di punta rischia di diventare un budello, soprattutto quando vi devono transitare gli autobus più lunghi». La posizione ufficiale della Trieste Trasporti è improntata alla diplomazia: «È prematuro fare dei bilanci – spiega la responsabile delle relazione esterne Ingrid Zorn - . Per noi parleranno i numeri alla fine della sperimentazione, prevista per il 5 luglio».

Luca Saviano

 

 

Tari slittata a fine luglio, si lavora alle tabelle delle tariffe
Le date di scadenza per le rate della Tari sono state rinviate nella riunione consigliare di lunedì sera.

La prossima tappa, spiega il capogruppo del Pd al consiglio comunale Marco Toncelli, sarà la modifica delle tabelle sulle tariffe: «La cosa più urgente era cambiare le date di scadenza - dice -. Così il cittadino che sentiva incombere la rata sa di avere un po’ più di respiro. Sui numeri lavoreremo a giugno». In seguito alla richiesta di deroga avanzata dall’Anci a livello nazionale, infatti, il Comune dovrà approvare il bilancio entro il 31 luglio. A questo scopo sarà necessario mettere mano alle tariffe di Imu, Tasi e Tari: «Sono quelle che, a seconda di come sono modulate, pesano di più sul bilancio - dice Toncelli -. Le modificheremo verosimilmente nel mese di giugno, subito dopo la festa della Repubblica». L’obiettivo è arrivare a chiudere il bilancio prima del termine stabilito: «Confidiamo di farlo entro la prima decade di luglio - afferma il consigliere -. Non voglio sbilanciarmi ma mi sento di dire che sicuramente non arriveremo con l’acqua alla gola». Nel frattempo gli ultimi giorni di maggio saranno dedicati alla definizione del rendiconto di gestione, che la legge impone di presentare entro il 31 maggio. A questo scopo giovedì mattina si riunirà una prima commissione per l'illustrazione della delibera di rendiconto, e la settimana prossima dovrebbe esserci la chiusura: «L’obiettivo è votare la delibera giovedì 28 maggio - conclude Toncelli -. Fatto il rendiconto, dalla prima settimana di giugno ci metteremo a capofitto su tariffe, bilancio e quanto pertiene ad esso». Le modifiche al regolamento della Iuc approvate lunedì sera, lo ricordiamo, oltre allo spostamento della prima rata della Tari al 31 luglio includono anche una serie di riduzioni per alcune categorie di attività economiche, oltre al riconoscimento come prima casa per l’abitazione di una famiglia in cui uno dei coniugi sia residente all'estero per questioni lavorative.

(g.tom.)

 

 

«Il Piano regolatore del Porto è in dirittura»
D’Agostino rassicura sui tempi. Riccardi: «Se ne parla da anni». Da Cosolini no all’off shore di Venezia
«La procedura di Via Vas iniziata nel 2011 è prossima alla conclusione. Dai nostri contatti con il ministero dell’Ambiente abbiamo validi motivi per ipotizzare che la commissione possa chiudersi entro giugno». È una delle considerazioni che il commissario dell’Autorità portuale Zeno D'Agostino ha proposto al pubblico durante la conferenza “Piano regolatore e progetti di sviluppo del porto di Trieste: importanza ed attesa per le ricadute sull’economia del territorio”, organizzata ieri dall’International Propeller Club. Oltre al commissario si sono confrontati sul Piano regolatore portuale (Prp) il sindaco Roberto Cosolini, il consigliere regionale di Fi Riccardo Riccardi, l'imprenditore Pier Luigi Maneschi, Carlo Franzosini dell’Area marina di Miramare, il manager dell’Interporto di Bologna Angelo Aulicino. Nel suo intervento D'Agostino ha ripercorso la storia e gli obiettivi del Prp: «La procedura richiede di tener conto di innumerevoli fattori, non ultimo il governo sloveno - ha detto -. Quando sono arrivato a Trieste mi sono chiesto se anche il governo italiano avesse facoltà analoghe sul porto di Capodistria. È così, però il loro Prp è composto da alcune decine di pagine di indicazioni generali, e non centinaia di pagine che precisano la destinazione di ogni banchina». Un modus operandi da cui l’Italia potrebbe trarre ispirazione: «Il nostro documento è stato elaborato nel 2008, quando le dinamiche del mondo dello shipping erano completamente diverse». D’Agostino ha poi ribadito la contrarietà dell’Ap al rigassificatore di Zaule: «La commissione ha certificato l’incompatibilità del metanodotto con le attività portuali, pensiamo che questo possa essere un punto forte per opporsi al rigassificatore». Riccardi è partito dal fatto che «il Prp l’abbiamo approvato ai tempi di Boniciolli, poi è passata la presidente dell'Ap Monassi e siamo ancora qui a discutere». Secondo Riccardi oggi il «vero tema» è «far capire che il ruolo di Trieste è strategico per l’interesse nazionale». Alla luce di ciò «l’attuale presidente regionale gioca un ruolo importante». Maneschi ha sottolineato con forza l’esigenza di ammodernare le infrastrutture portuali: «Un Prp senza una visione industriale del Porto serve a poco». Il sindaco ha invece posto l’accento sui potenziali sviluppi: «Questo Porto compete con altri porti europei, ciò ne fa un punto di interesse strategico per il Paese. In un momento in cui i soldi pubblici non ci sono puntare sull’off shore di Venezia sarebbe un grandissimo errore». A proposito dei rapporti con Capodistria: «Finora c’è stata una saracinesca chiusa, ma ho la sensazione che le cose stiano per cambiare, sia in termini di collegamenti ferroviari che di integrazione e collaborazione». Franzosini ha criticato la tendenza, «a Trieste come a Monfalcone», di proporre «impianti di rigassificazione on shore mentre quelli off shore avrebbero una prospettiva». Al termine dell’incontro è intervenuto anche il segretario generale del Porto Mario Sommariva: «C’è un rischio di accentramento nella nuova riforma».

Giovanni Tomasin

 

 

COMMISSIONI  - Geosito di Padriciano sotto esame a Palazzo

Oggi alle 9, nella sala del consiglio comunale, si riunisce la sesta commissione consiliare sotto la presidenza di Mario Ravalico. All’ordine del giorno la mozione presentata dalla consigliera Tiziana Cimolino sulla tutela del geosito Padriciano 504 e quella depositata dal consigliere Everest Bertoli sull’area di carico e scarico in via san Carlo.

 

 

Una balenottera avvistata al largo dell’Isola Lunga
ZARA È stata avvistata mentre “salutava” le coste della Dalmazia, dirigendosi placida verso la dirimpettaia Italia. Passando vicino ad un’imbarcazione, la balenottera comune (Balaenoptera physalus) è stata anche fotografata da un uomo a bordo, ma non si è scomposta, nuotando imperterrita, immergendosi e poi – tornando a galla – mettendo in azione lo sfiatatoio. L’avvistamento si è avuto circa 7 miglia al largo dell’Isola Lunga (Dugi otok in croato), che fa parte dell’arcipelago zaratino. A detta degli esperti, dovrebbe trattarsi di un esemplare giovane essendo lungo una decina di metri, mentre gli adulti di questa specie possono raggiungere i 23 metri e superare le 70 tonnellate di peso. Tomislav Gomer›i„, dell’istituto di biologia della facoltà zagabrese di Veterinaria, ha rilevato che queste balene appaiono di tanto in tanto nelle acque dell’Adriatico, arrivando dal Mediterraneo, dove sono presenti diverse colonie di balenottera comune. L’ultimo avvistamento di questi enormi animali è datato 2012, con protagonista una balenottera adulta notata al largo dell’isola di Lissa (Vis).

(a.m.)

 

 

CONSIGLIO COMUNALE - Confronto tra enti sulle emissioni di Co2

Si è tenuto in Consiglio comunale, alla presenza dell’assessore all’Ambiente Umberto Laureni, il primo incontro di aggiornamento del Piano d’Azione per l’Energia sostenibile (Paes). Presenti, oltre ai tecnici comunali, i delegati di Università, Regione, Area Science Park, Trieste Trasporti, Azienda ospedaliera Universitaria, Azienda sanitaria, Ater, Ezit e Autorità portuale.

 

 

DITENAVE - Convegno in Regione su mare e tecnologie

Si terrà oggi, dalle 14, nel palazzo della Regione di piazza Unità, il convegno su “Le tecnologie del mare: dal Friuli Venezia Giulia alla macroregione adriatico-ionica. Vi parteciperanno, tra gli altri, la governatrice Debora Serracchiani, il commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino e l’ad di Fincantieri Giuseppe Bono.

 

L’offensiva civica su falesie e rigassificatore - Doppio appuntamento pubblico, oggi a Duino Aurisina in Municipio e in Castello, su due temi “caldi”

DUINO AURISINA - Si discuterà di rigassificatore e falesie oggi a Duino Aurisina nell’ambito di due appuntamenti pubblici che promettono di essere molto seguiti. Il primo, in programma alle 17, al Castello di Duino dei Principi di Torre e Tasso, promosso dal Comitato “Cittadini per il golfo”, verterà sulle critiche alla proposta di costruzione di un rigassificatore alle foci del Timavo. Il secondo, che inizierà mezz’ora più tardi, in Municipio, vedrà la giunta guidata dal sindaco, Vladimir Kukanja, prendere in esame la petizione popolare che mette sotto accusa il “Regolamento della riserva naturale delle falesie”. Si tratta in entrambi i casi di argomenti di stretta attualità che, da mesi, vedono la popolazione residente nel territorio di Duino Aurisina impegnata ad approfondire le varie problematiche connesse sia all’ipotesi rigassificatore, sulla quale peraltro il Comune di Duino Aurisina si è già e più volte dichiarato contrario, sia al nuovo Regolamento per le falesie. Sul rigassificatore, pur con sfumature diverse, c’è sostanziale unità delle istituzioni e della popolazione nell’affermare un secco no alla proposta di realizzazione di un impianto di tale tipo alle foci del Timavo. «Abbiamo trattato più volte l’argomento, anche se la competenza primaria è del comune di Monfalcone, nel cui territorio si vorrebbe costruire il rigassificatore. Ma la vicinanza con il nostro Comune e le problematiche ambientali connesse, che non conoscono confini amministrativi – spiega il sindaco – devono essere affrontate anche dalla nostra amministrazione». Promotori dell’appuntamento al Castello di Duino sono i componenti del Comitato “Cittadini per il golfo”, di cui è portavoce Vladimir Mervic. «Abbiamo espresso la nostra insoddisfazione nei confronti delle controdeduzioni presentate dalla Smart gas, società intenzionata a costruire il rigassificatore – precisa Mervic – nel corso delle recente audizione avita in Municipio come Cittadini del golfo. Questa nuova opportunità di esprimere le nostre istanze è preziosa e importante». Sul fronte falesie, il sindaco Kukanja è molto preciso: «La petizione ha il suo rilievo e va analizzata dalla giunta ma bisogna ricordare che l’iter per l’approvazione del Regolamento è procedura autonoma che sta andando avanti. La bozza iniziale delineata dalla Regione è stata da noi rivista e integrata e rinviata a un nuovo esame della Regione, ente che, a questo punto, è autonomo e sovrano nella sua decisione». Mervic pone invece l’accento sul fatto che «le firme contro il Regolamento sono fioccate a centinaia a riprova della convinzione, di una buona parte della popolazione residente, che quel Regolamento è da correggere. Noi insistiamo sulla nostra linea perché convinti della bontà delle nostre deduzioni». Un falco pellegrino sulle falesie

Ugo Salvini

 

SEGNALAZIONI - Ambiente - Quei pareri sul rigassificatore

In base ai propositi e il punto di vista del “meteorologo” Gianfranco Badina si evincerebbe che le Autorità territoriali competenti a tutelare la salute, la sicurezza, gli interessi e la viabilità del territorio quali nel nostro caso la Presidente della Regione Fvg, l’attuale sindaco di Trieste, quello di Muggia, S. Dorligo della Valle, la Provincia di Trieste e il governo Sloveno non avrebbero studiato e considerato le “opportunità” offerte dalla realizzazione del rigassificatore a Zaule. Mentre mai come in questo caso i cittadini e i politici della città si sono dimostrati chiaramente e coscientemente partecipi con coerenza - e non per riscontri elettorali - contro il posizionamento del rigassificatore. Per questo motivo e con il rispetto verso la cittadinanza il sindaco Cosolini ha trasmesso ai ministeri competenti anche le proiezioni dei transiti marittimi, documenti e dati che sanciscono la conflittualità e il superamento dei limiti di sicurezza che si avrebbero nel caso il progetto si realizzasse. Il rapporto tra cittadini e classe politica sta cambiando evolvendosi all’insegna della partecipazione e consultazione. Sta diventando un processo continuo che porta alla conoscenza e ricerca di più soluzioni alle varie problematiche e all’avvio di collaborazioni per creare nuove possibilità operative con proposte e innovazioni. Non basta opporsi agli inquinamenti ambientali e politici e a tutto ciò che vi è connesso bensì portare avanti progetti reali, alternativi anche nei casi specifici per mantenere posti di lavoro, rendendoli non più dannosi alla salute o crearne nuovi.

Roberto Rozzi

 

 

LEGAMBIENTE - Raccolta di rifiuti a Canovella

Il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste invita tutta la cittadinanza a partecipare alla campagna nazionale “Spiagge e fondali puliti”, con la raccolta dei rifiuti nella spiaggia di Canovella de’ Zoppoli, sabato alle 9.30.

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 19 maggio 2015

 

 

Via Mazzini pedonale - Il pericolo corre all’incrocio

Nel mirino l’attraversamento di via Imbriani. Il M5S: «Grave rischio di incidenti» - Già 420 firme per la chiusura totale al traffico. Marchigiani: «Consigli benvenuti»
Gli esercenti della zona, capeggiati dai gestori di Bar Haiti e Bar Boris, spingono per la completa chiusura al traffico di via Imbriani. Sono 420 le firme raccolte.

Uno dei nodi emersi nel primo giorno feriale della sperimentazione e l’incrocio tra via Mazzini e via Imbriani dove si rischia l’incidente tra pedoni e auto.

L’Unione sindacale di base, alla luce delle modifiche ai bus, chiede invece un radicale dietrofront al Comune paventando il rischio di «un decadimento del servizio di Tpl»

Né carne, né pesce. La pedonalizzazione di via Mazzini, vista dall’incrocio con via Imbriani, appare una scelta a metà. Da una parte, è innegabile, la chiusura al traffico veicolare ha permesso ai cittadini di riconquistare buona parte della via che unisce piazza Goldoni a riva 3 Novembre. Dall’altra, però, rimangono alcune zone d’ombra che rendono tale scelta non del tutto compiuta. Nel tardo pomeriggio di lunedì, primo giorno feriale della sperimentazione, sono molte le persone che si sono godute una camminata nel bel mezzo della carreggiata. Molti i bambini, moltissime le biciclette e, all’angolo fra via Mazzini e via Imbriani, due volti noti della politica triestina, i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Paolo Menis e Stefano Patuanelli. «Lavoro al numero 5 di via Imbriani – commenta Patuanelli – e riscontro quotidianamente i pro e i contro di tale scelta. Sono assolutamente a favore della pedonalizzazione di via Mazzini, purché venga fatta correttamente. Questa non è un’area pedonale, ma una zona a traffico limitato: non lo dico io, ma il codice della strada». Il nodo che Patuanelli e Menis chiedono di sciogliere prima possibile è quello che riguarda proprio l’incrocio fra via Mazzini e via Imbriani. «È troppo pericoloso – sottolineano i due consiglieri – continuare a far attraversare le macchine in questo punto in base alla segnaletica dei semafori». Un incidente sfiorato nella mattinata di sabato consente a Patuanelli di spiegare meglio l’obiezione a questa scelta del Comune: «Una famiglia in bicicletta ha percorso la via a velocità sostenuta credendola interamente chiusa al traffico. Una macchina, favorita dal semaforo verde, ha correttamente attraversato via Mazzini, dopo aver svoltato da corso Italia in via Imbriani. Si è sfiorata la tragedia». Due operatori della Polizia Locale, a due passi da piazza Goldoni, confermano la pericolosità del punto in questione. «Basterebbe impostare il semaforo sul giallo lampeggiante – spiegano – per obbligare le autovetture a dare la precedenza. Andrebbe aggiunta, inoltre, una segnaletica orizzontale e verticale in via Mazzini con lo stesso scopo». Un altro aspetto che non va giù ai grillini è l’elevato numero di deroghe al divieto di circolazione in via Mazzini. «Sono tante – confermano i due agenti – , riguardano i taxi, gli invalidi, i mezzi in servizio di emergenza, quelli in servizio pubblico, quelli che asportano i rifiuti, i carico-scarico e quelli di chi ha un cortile o un box nell’area». L’assessore alla Mobilità e al Traffico Elena Marchigiani, intercettata proprio mentre “testa” la pedonalizzazione, non si scompone più di tanto: «I suggerimenti sono i benvenuti. Approfondiremo la questione, anche se bisogna tenere conto dei lavori che riguarderanno la galleria Sandrinelli. Con il cantiere in quel tratto, infatti, l’accesso delle auto in via Imbriani servirà a decongestionare il traffico in piazza Goldoni. Già questa mattina (ieri, ndr) i nostri uffici hanno fatto un giro con la Polizia Locale per monitorare la situazione e per perfezionare la segnaletica». Sulla completa chiusura della via Imbriani, invece, si sono mobilitati in questi mesi gli esercenti della zona, capitanati dai gestori del Bar Haiti e del Bar Boris. «Va fatta una scelta coraggiosa e radicale – afferma Giuseppe Cagliani del Bar Haiti - . A sostegno di questa opzione abbiamo già consegnato in Comune 420 firme degli abitanti e dei commercianti della via». Di tutto altro avviso è l’Unione sindacale di base che, attraverso un comunicato, si attende una marcia indietro del Comune, «al fine di evitare un probabile decadimento della sicurezza e della qualità del servizio di trasporto pubblico».

Luca Saviano

 

 

Assemblea della sinistra sul nodo dell’acqua - Acegasapsamga
A quattro anni dai referendum sull’acqua cosa resta di quella grande mobilitazione di massa? È davvero impensabile un’inversione di rotta sulla “privatizzazione” di un servizio così importante? Per trovare una risposta l’Associazione politica per la Costituente della Sinistra organizza per domani, nella sala conferenze di via Tarabochia 3 nella sede di Rifondazione Comunista, un’assemblea cittadina. Un’assemblea che, proprio a Trieste, assume un sapore tutto particolare: a fine aprile, infatti, si è consumata in Municipio una rottura forse irreversibile nella maggioranza di governo proprio sull’acqua. Ciò è avvenuto dopo l’operazione del sindaco Roberto Cosolini sulle azioni di AcegasApsAgma: «Mentre a Napoli e in altri Comuni, maggioranze di centrosinistra investivano sull’obiettivo di realizzare aziende speciali sotto controllo pubblico, qui a Trieste inopinatamente si è deciso di procedere in senso opposto, fino alla conclusione di dismettere il controllo pubblico dell’Acegas» sostiene l’Associazione. Nel corso dell’assemblea sono previsti gli interventi di Marino Sossi, consigliere comunale di Sel, sull’importanza e la centralità del patrimonio pubblico e di Angelo d’Adamo, segretario della Federconsumatori di Trieste, sul ruolo pubblico dell’ex municipalizzata e sulla necessità di politiche di tutela dell’utenza. In programma anche gli interventi di Iztok Furlanic, consigliere comunale della Federazione della Sinistra, Oscar Garcìa Murga, del direttivo provinciale di Legambiente e Elena Coccia, vicesindaco della Città metropolitana di Napoli e consigliere comunale del Prc. Conclusioni affidate a Marco Bersani responsabile nazionale di Attac Italia. A presiedere i lavori Marino Calcinari.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 18 maggio 2015

 

 

Bici, sci e un “Ciao” catturati dagli ecosub in Bacino San Marco

Mare Nord Est 2015 si è chiuso con la pulizia dei fondali e la dimostrazione dei cani della scuola di salvataggio
Trieste Sommersa Diving si è affidata ai subacquei per calare il sipario sulla quarta edizione di Mare Nordest, la tre giorni di incontri e iniziative dedicate al mondo del mare. Nella giornata di ieri, infatti, una cinquantina di sub hanno portato a termine l’operazione “Clear water”, dopo essersi spesi per quasi un’ora nella pulizia del fondale compreso tra il molo Pescheria e il molo Bersaglieri. Lo scorso anno queste pulizie di primavera sui generis avevano interessato il canale di Ponterosso, sul cui fondo erano state recuperate quasi due tonnellate di rifiuti. Quest’anno è andata meglio, nel senso che le acque del bacino San Marco sono risultate più pulite, anche se non sono di certo mancate le sorprese. Le squadre di sommozzatori e apneisti, supportate dai gommoni della Guardia costiera ausiliaria, hanno individuato e recuperato una discreta quantità di bottiglie e di lattine, lanciate evidentemente in mare nel corso di nottate ad alto tasso alcolico. Maggior curiosità, però, l’ha destata il ritrovamento di un “Ciao”, un mezzo molto in voga negli anni Novanta. La stessa sorte del motorino, corroso dall’acqua marina e attaccato da centinaia di mitili, è toccata a una bicicletta “Bmx”, la cui corsa è finita ingloriosamente in mare. La raccolta è stata completata con la pesca di una transenna, di un paio di sci da discesa e di svariati chilogrammi di plastica. «Anche quest’anno abbiamo voluto fortemente riproporre questa operazione – spiega il presidente della Trieste Sommersa Diving Roberto Bolelli - il cui valore è fortemente simbolico. Il nostro intento è quello di sollecitare la conservazione dell’ambiente marino. Il mare non deve diventare una pattumiera». Gli organizzatori hanno coinvolto in questa iniziativa svariate associazioni provenienti da tutta la regione: Acqua Mission, Scuba Tortuga, Murena Diving Sporting Club, Ghisleri Sub e i friulani della Triblù si sono impegnati nel raggiungimento della mission ecologica. L’acqua torbida, dovuta alle raffiche di vento, non ha agevolato il loro compito, ma ha comunque permesso di testare le capacità tecniche di ogni volontario. «Abbiamo coinvolto tutte le didattiche della subacquea - continua Bolelli - da quelle Open ai livelli più avanzati, compresi gli istruttori. I sub sono scesi a una profondità massima di 6-7 metri, evitando così di dover effettuare delle tappe di decompressione prima di risalire in superficie». I sommozzatori, nel primo pomeriggio, hanno fatto posto a Sar, Leo, Vasco, Banshee, Keira, Nala, Ryo, Marjan, Ice, Jole e Winnypeg. La scuola cani salvataggio del Friuli Venezia Giulia, infatti, ha eseguito delle simulazioni di salvataggio in mare, nel corso delle quali è stata esaltata l’intesa fra uomo e animale. Sono state utilizzate anche delle moto d’acqua e dei gommoni, ma i protagonisti sono stati sempre loro: dei bellissimi labrador e golden retriever, ai quali si sono aggiunti un pastore australiano e un incrocio fra un labrador e un bovaro del Bernese. La loro ricompensa, per il lavoro svolto, è stata una doppia razione di affetto e coccole da parte del proprietario- conduttore. L’epilogo dei diversi eventi che hanno animato la stazione marittima si è avuto con le premiazioni dell’Underwater photo contest Città di Trieste, che ha fatto registrare delle presenze da tutta Italia, dalla Spagna, dal Belgio e dalla Croazia. I vincitori, nelle diverse categorie, sono stati Guido Villani, Alberto Gallucci, Virginia Salzedo, Vito Giannecchini, Guglielmo Cicerchia e Paola Corradi. Ad Aldo Costa è andata la menzione speciale “Pontone Ursus” da parte della giuria, mentre al toscano Guglielmo Cicerchia, componente della nazionale di fotografia subacquea, è stato assegnato il quarto Memorial Moreno Genzo, in qualità di “migliore fra i migliori”, grazie allo splendido scatto di uno scorfano.

Luca Saviano

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 17 maggio 2015

 

 

La rivoluzione “indolore” di via Mazzini

Partenza positiva per la nuova pedonalizzazione. Strada affollata da triestini a passeggio. Scongiurati ingorghi al traffico
Commercianti prudenti - Per gli esercenti servirà del tempo per valutare gli effetti della novità. «Ma per ora è andata piuttosto bene»
Ci sarà da discutere se è meglio il monopattino, la bici o lo skate. O mano nella mano, come fan tante coppie, con bimbi e passeggini al seguito. Perché i problemi che ora consegna via Mazzini pedonale, alla fine, son questi. Piace, piace molto, questo asse che collega piazza Goldoni alla rive. Una lunga passeggiata libera dagli autobus da qui a luglio. Una sperimentazione decisa dalla giunta Cosolini, ma nulla di diverso dagli altri weekend, solo che stavolta lo stop al traffico non si limiterà al sabato e alla domenica, ma sarà valido per l’intera settimana. Ieri il primo test di questo “sette su sette”. Il colpo d’occhio nell’intera mattinata, così come nel pomeriggio, dava l’idea di qualcosa di riuscito. I triestini gradiscono. Passano, con cane al guinzaglio, i disabili in carrozzina. I bambini giocano a palla, chi si fa la corsetta mattutina, chi beve il caffè seduto ai tavolini fuori. Il tratto è già terra di conquista per i vu cumprà. Il traffico comunque ha tenuto, complice la scelta di aprire via Imbriani, e le deviazioni dei bus non hanno creato il disorientamento che ci si poteva attendere, se si escludono i mugugni di qualcuno. C’è un però. La pedonalizzazione si interrompe all’altezza di via San Spiridione, una barriera che crea un’inevitabile linea di confine tra la parte alta di via Mazzini e quella bassa, verso le rive. E così adesso la città ha una via Mazzini bella, piena e animata, e un’altra brutta, triste e vuota. I commercianti ne sono consapevoli. Su, nella parte “bella”, ci si sta già attrezzando per migliorare ancora di più la zona. «Pensiamo a degli arredi urbani, con mostre artistiche, banchetti e fiori», anticipa Alberto, titolare di “Robe di Kappa”. È presto, tuttavia, per fare i conti in cassa. «Come stanno andando gli affari ora che c’è più gente? Serve più tempo per valutare – osserva Giuseppe dal suo negozio “Monti” – intanto va detto che Trieste è più vivibile, come una città europea». Marco ed Eva, di Roma, sono in vacanza qualche giorno. «Da noi non c’è una vera e propria zona pedonale – spiegano – nemmeno via del Corso lo è, perché passano continuamente troppi mezzi autorizzati e quindi sei costretto a stare sul marciapiede. Da voi invece si può camminare tranquillamente in mezzo alla strada». Pochissimi i vigili urbani in giro e qualcuno, in mattinata, ha visto passare indisturbata una Porsche con targa tedesca. Nelle vie intorno niente ingorghi. I colli di bottiglia nei paraggi, quando si creano, si devono alle auto in doppia fila o in divieto. In Corso Italia ad esempio, nel “carico e scarico” davanti a Upim, è una continua sosta selvaggia. All’una si contano quattro auto, altre sei in Piazza Goldoni, dove si svolta verso via Carducci; un punto, questo, che può creare congestionamenti tra chi proviene dal Corso e dalla galleria. Di pomeriggio va peggio: davanti all’Upim, ancora, sono ben otto le macchine in divieto, di cui due in doppia fila. Altre sei poco più su. Due hanno la multa. Alle 18 e 30 piomba la municipale: un’auto se la svigna, un’altra non ce la fa ma il proprietario riesce a convincere i due agenti e la passa liscia. È ora di aperitivo e via Mazzini, così come il resto del centro, è piena zeppa di gente, anche turisti. Ma c’è chi, come il forzista Lorenzo Giorgi, vede poco o nulla di pedonalizzato. Se così fosse «mi immaginerei una via Mazzini ripavimentata dove non esiste più la differenza tra marciapiedi e strada, analogamente a via San Nicolò, invece la via continuerà ad essere percorsa da mezzi impegnati nel carico scarico merci e taxi». Michele Lobianco di “Impegno civico” è convinto di trovarsi davanti a una scelta sciagurata. «Il traffico – afferma – sarà scaricato tutto su via Valdirivo, già appesantita dal caos quotidiano». Il rischio di intasamenti e di un aumento dell'inquinamento preoccupa anche Fareambiente, perché il vero banco di prova, più che il weekend, saranno le giornate infrasettimanali: scuole aperte, camion e gente che va al lavoro.

Gianpaolo Sarti

 

Marchigiani soddisfatta per il test superato

L’assessore Elena Marchigiani ha monitorato via Mazzini a spasso con il figlio nato da pochi giorni. Il commento, a fine passeggiata, è positivo: «Da quello che ho visto, passando stamattina (ieri, ndr), mi pare sia andato tutto bene. Direi che ha funzionato.

Ovviamente – spiega – la situazione non era molto diversa da quanto già avviene nei weekend, ma con la differenza che via Imbriani è aperta al traffico. La prova vera – ammette – sarà nelle giornate feriali. Ho sentito negozianti piuttosto contenti, ma è chiaro che per fare una valutazione attenta si dovrà aspettare un periodo più lungo. Mi hanno segnalato alcuni aspetti da migliorare – afferma – ad esempio sulla segnaletica. Ad oggi però posso dire che il bilancio è positivo, anche la Trieste Trasporti ha fatto un ottimo lavoro perché ogni fermata dell’autobus è stata attrezzata con le giuste informazioni. Lo spirito della sperimentazione è proprio questo: vedere come la città reagisce – conclude Marchigiani – perché non vogliamo affatto rivoluzionare le abitudini dei cittadini con il pugno di ferro».

(g.s.)

 

Gli undici autobus che cambiano tragitto
Da ieri sono entrate in vigore le modifiche che coinvolgono le linee 1, 5, 9, 10, 11, 17, 18, 19, 25, 28 e A
Sono undici gli autobus che, a causa della “rivoluzione” di via Mazzini, subiscono modifiche rispetto ai tragitti abituali. Si tratta delle linee 1, 5, 9, 10, 11, 17, 18, 19, 25, 28 e A: i mezzi non transiteranno più lungo la via ora pedonale nel tratto compreso tra piazza Goldoni e via San Spiridione. Nel dettaglio la 1 in direzione via Svevo attraverso piazza Goldoni arriva direttamente da via Carducci. La 5, invece, per raggiungere Roiano, da via Tarabochia si dirige in via Carducci, piazza Oberdan, piazza Dalmazia e dunque via Martiri della Libertà. In direzione di piazza Perugino, invece, il bus imbocca via Roma verso Corso Italia – piazza Goldoni. Così la 9, direzione largo Irneri: da via Battisti per via Carducci – via Valdirivo – rive con fermate di via Valdirivo (ai civici 40 e 14) e piazza Duca degli Abruzzi. In direzione di piazzale Gioberti l’autobus prende le le rive attravreso Canalpiccolo per proseguire in Corso Italia – via Imbriani. Verrà osservata la fermata di Corso Italia (nuovo capolinea 10). Dunque la 10 verso il centro: via Pellico per via Gallina – via Reti – via Carducci – via Valdirivo – rive – via Canalpiccolo – nuovo capolinea in Corso Italia (ex capolinea 11-25) anziché piazza Goldoni – via Mazzini.Poi corso Italia – piazza Goldoni per l’inversione di marcia, quindi via Pellico per poi riprendere l’abituale percorso. In questo caso le fermate previste sono in via Gallina e le due nuove fermate in via Valdirivo all’altezza civici 40 e 14. Così via pure per la 11 verso Corso Italia: da via Tarabochia per via Carducci – via Valdirivo – via Roma – nuovo capolinea in Corso Italia (ex capolinea 18) con fermate in via Carducci angolo via Crispi e una nuova fermata in via Valdirivo (al civico 40) e le fermate di via Roma (angolo via Rossini e angolo via Mazzini). Per la 17, direzione San Cilino, nuovo capolinea in piazza Tommaseo (ex capolinea 10) e dunque via Filzi. Stesso discorso per la linea 18 verso Corso Italia: da via Carducci per via Valdirivo – rive – nuovo capolinea in piazza Tommaseo (ex capolinea 28), anziché piazza Goldoni – via Mazzini – via Roma. Fermate in via Carducci (angolo via Crispi) e due nuove fermate in via Valdirivo (civici 40 e 14). In direzione di via Cumano, invece, viene osservata la fermata di Corso Italia all’angolo con piazza Benco. Cambiamenti pure per la 19 verso via Puccini: dalla Stazione Centrale si sale per Corso Cavour – rive – via Canalpiccolo – piazza della Borsa – corso Italia – piazza Goldoni, con nuovo capolinea in Stazione Centrale, all’ex capolinea 22. In direzione Stazione, invece, il mezzo imbocca via Tarabochia per via Carducci e non più via Gallina – via Reti. Pure la 25 salta il passaggio piazza Goldoni – via Mazzini per inoltrarsi in via Valdirivo- Roma da via Carducci. Per informazioni è disponibile il Numero Verde della Trieste Trasporti: 800-016675.

(g.s.)

 

 

ESPLORAZIONI PETROLIFERE IN ADRIATICO - Verdi europei a Zagabria: no alle trivellazioni

Presente ai lavori la presidente Grabar-Kitarovi„, la cui posizione sul progetto resta ambigua

ZAGABRIA Gli ambientalisti europei lanciano da Zagabria la loro battaglia contro il petrolio in Adriatico. Uniti in occasione del 22esimo Consiglio del Partito verde europeo (tenutosi nella capitale croata dal 15 al 17 maggio), i movimenti ecologisti del Vecchio continente hanno espresso all’unisono la loro contrarietà all’iniziativa del governo croato. Un fronte compatto che offre il suo pieno sostegno alla campagna già iniziata in Croazia da ORaH, la formazione verde guidata da Mirela Holy. «Il progetto di trivellazioni in Adriatico mette in pericolo non solo l’ecosistema marino, ma anche il passaggio verso un’economia basata sull’energia sostenibile e rinnovabile - afferma la co-presidente del Partito verde europeo, Monica Frassoni - siamo convinti che i popoli di entrambe le sponde dell’Adriatico, così come i turisti che vengono sulla costa croata, meritino un paesaggio migliore e non macchiato dal petrolio». Alla cerimonia di apertura di venerdì, ha preso parte anche la presidente Kolinda Grabar-Kitarovi„, poiché il Summit dei Verdi è il primo evento europeo di questo tipo a essere organizzato in Croazia, dopo il suo ingresso nell’Ue. La capo di Stato - la cui posizione rimane tuttavia ambigua sull’opportunità o meno delle trivellazioni - ha ricordato che l’Ue si è impegnata a raggiungere entro il 2020 la soglia del 20% di energie rinnovabili e ha anche espresso il suo apprezzamento per il lavoro fatto finora da ORaH nella promozione dei valori legati alla tutela dell’ambiente. Padrone di casa e co-organizzatrice dell’evento, la leader di ORaH rappresenta oggi la terza forza politica nel Paese, stando ai risultati delle ultime elezioni europee (quando Mirela Holy ha raccolto quasi il 10% dei voti). E da quando il ministro dell’Energia Vrdoljak ha lanciato la sua avventura petrolifera, ormai un anno fa, Holy ha fatto dell’opposizione al progetto il suo principale cavallo di battaglia. Il partito ha presentato formalmente un’interrogazione parlamentare al governo di Zoran Milanovi„ e, con il sostegno dei suoi alleati europei, prepara ora un’azione congiunta a Bruxelles per fermare una volta per tutte i piani dell’esecutivo. Da parte sua, il ministero dell’Economia spera di poter ultimare al più presto gli accordi con le cinque compagnie che hanno già vinto le prime dieci licenze di esplorazione in mar Adriatico. La discussione e la firma dei contratti avrebbero dovuto concludersi nell’aprile scorso, ma le richieste di Italia, Slovenia e Montenegro di partecipare alla valutazione di impatto ambientale hanno fatto slittare la scadenza inizialmente prevista.

Giovanni Vale

 

 

Logistica - Confronto portuale sul piano regolatore

Martedì alle 18, nella sala convegni dell’Hotel Greif di viale Miramare, il Propeller International Club di Trieste organizza un confronto sul piano regolatore del porto di Trieste che, dopo una serie di ritardi e intoppi, dovrebbe essere approvato a breve.

A discuterne il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, il commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino, il capogruppo regionale di Forza Italia Riccardo Riccardi, il presidente di Italia Marittima Pierluigi Maneschi, il business development manager di Interporto di Bologna spa Angelo Aulicino e il biologo della riserva marina di Miramare Carlo Franzosini.

 

 

ALTIPIANOEST - Passeggiata per l’ambiente a Banne

In vista della giornata mondiale dell’ambiente, in programma il 5 giugno, Cai xxx Ottobre - Gruppo grotte, Gruppo Immagine di Trieste - Minimu, Associazione tutori stagni e zone umide del Friuli Venezia Giulia, Società Adriatica di Speleologia e museo Speleovivarium Pichl, in collaborazione con Museo civico di Storia Naturale Trieste, organizzano oggi una passeggiata sul percorso Banne-Trebiciano con ritrovo alle ore 9.30 davanti alla scuola Kugj in via di Basovizza 60. Prevista anche una visita al centro di interpretazione ambientale di Trebiciano. La partecipazione è gratuita.

 

 

Gruppo Urbi et Horti

Urbi et Horti e Gruppo d’acquisto solidale Decrescita felice Muggia propongono ancora oggi il corso teorico-pratico “Orto naturale e tecniche di coltivazione dolci” presso il Parco di San Giovanni a Trieste con pranzo porta & offri. Appuntamento dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17. Per partecipare è necessaria l’iscrizione. Per info: Tiziana Cimolino 3287908116.

 

 

Volontari per Trieste Pulita

I volontari per Trieste Pulita si ritroveranno alle 9, nella strada tra Opicina e Fernetti (strada statale 58) dopo il cavalcavia a destra per proseguire con l’intervento di pulizia del Carso.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 16 maggio 2015

 

 

Via Mazzini riservata ai pedoni - Parte il test “sette giorni su sette” - come cambia il Borgo Teresiano
La novità riguarda il tratto fra piazza Goldoni e via San Spiridione. Via Imbriani aperta ai mezzi pubblici
Rivoluzionati i percorsi di undici linee degli autobus. Orari d’accesso per il carico e scarico delle merci

i cambiamenti ai percorsi dei bus: Linee 1-5-9-10   -   Linee 11-17-18-19-25-28-A-Abis
È arrivato il giorno della partenza. La sperimentazione di via Mazzini pedonale nel tratto fra piazza Goldoni e via San Spiridione per tutta la settimana inizia oggi e continuerà senza pause sino al 5 luglio. Un test che il Comune - in accordo con Provincia e Trieste trasporti e sentite categorie e associazioni - ha deciso di lanciare con l’obiettivo finale dell’applicazione globale del Piano del traffico. Zona off-limits per i veicoli 7 giorni su 7 dunque, con conseguenti modifiche ai percorsi di undici linee degli autobus: le variazioni sono riassunte nei grafici a fianco. In via Mazzini fra piazza Goldoni e via San Spiridione potranno comunque accedere, oltre naturalmente ai pedoni, anche i veicoli utili all’attività di carico e scarico merci fra le 5.30 e le 9.30 e dalle 13.30 alle 15.30 (con sosta nel segmento tra via Imbriani e via San Spiridione, sul lato dei numeri civici dispari, e in piazza della Repubblica sullo slargo antistante l’edificio al numero 1, negli spazi liberi), i taxi chiamati ad andare a prendere o a portare a destinazione cittadini residenti lungo quegli isolati o clienti di strutture ricettive dell’area, i mezzi privati che abbiano tale destinazione ed espongano il contrassegno rilasciato alle persone diversamente abili, i taxi in servizio per accompagnare i disabili e i veicoli di proprietari o utilizzatori di cortili, box o autorimesse ubicati in zona. Via Imbriani sarà invece sempre aperta alla circolazione.

Matteo Unterweger

 

 

Corsa ai centri di raccolta dei rifiuti ingombranti

Nei primi quattro mesi gli accessi sono cresciuti del 15% in tutta la provincia - Calano le consegne di tv e monitor e aumentano quelle di batterie e oli esausti
La coscienza ecologica dei triestini sta decisamente crescendo. Nei primi quattro mesi dell’anno sono 45.660 gli accessi ai cinque centri di raccolta dei rifiuti ingombranti, insoliti o pericolosi (quattro nel comune di Trieste e uno in quello di Duino Aurisina). Un dato che registra una crescita del 4% (oltre 1.600 accessi) rispetto al primo quadrimestre del 2014. Ancora più significativo l’aumento, nello stesso periodo, della quantità di materiali consegnati: più 15%, pari a 440 tonnellate. Nel primo quadrimestre del 2015, in media ogni mese sono dunque oltre 11mila gli “ingressi” ai centri di raccolta, con quello di San Giacomo (via Carbonara) che svolge una funzione di “traino”, avendo registrato 20.800 presenze in quattro mesi, dato che da solo rappresenta il 40% dei rifiuti raccolti e il 50% dell’affluenza. Decisamente rilevante la quantità media mensile dei vari materiali consegnati nei cinque centri, che non finiscono quindi nei cassonetti o abbandonati in discariche abusive: 1.000 tonnellate. Chiaramente sono i giorni del weekend quelli con la maggiore affluenza. Il “giorno del riciclo” è il sabato, che vede oltre 500 triestini recarsi nei vari centri per depositarvi i rifuti più vari, ma “piace” anche la domenica. Il centro di San Giacomo (l’unico aperto nella giornata festiva, dalle 9 alle 13) vede in media un centinaio di accessi. Guardano nel dettaglio le quantità dei vari “prodotti” consegnate ai centri, emergono alcuni dati interessanti sotto il profilo delle abitudini e degli stili di vita. Nei primi quattro mesi del 2015 sono calate drasticamente (-30%) le tv e i monitor. Un calo, sia pure meno rilevante, ha interessato anche i grandi elettrodomestici (effetto della crisi?), mentre si è rilevata una crescita nella quantità di piccoli elettrodomestici consegnati. Naturalmente soddisfatto, per questi risultati, l’assessore comunale all’Ambiente Umberto Laureni, che si si dice «un grande fautore dei centri di raccolta», e che in relazione appunto alla raccolta differenziata evidenzia come «nel mese di marzo abbiamo raggiunto il 37,5% sul totale dei rifiuti, con una crescita di circa l’1% nei primi tre mesi dell’anno. Un dato che ci fa ben sperare nel raggiungimento dell’obiettivo del 40% fissato per il 2015». Sempre dall’esame dei materiali conferiti nei primi quattro mesi dell’anno, emerge poi un aumento della consapevolezza del ruolo della raccolta differenziata nella salvaguardia dell’ambiente. Lo si ricava dalla forte crescita dello smaltimento di rifiuti pericolosi. La quantità di vernici è solventi è aumentata del 15%, quella dell’olio usato per i motori (e consegnato dai privati, perché le officine hanno un diverso circuito di raccolta) è cresciuta del 24% (pari a 740 chili). In aumento pure le batterie esauste consegnate ai centri: più 14% da gennaio ad aprile, pari a 2.450 chili. Dati importanti anche con riguardo alla consegna di materiali “pregiati” per la filiera del riciclo, e comunque inquinanti se abbandonati. Il riferimento è agli oli alimentari, cresciuti del 32% (pari a 1.600 chili) e alla carta (oltre alle campane, grandi quantitativi possono essere portati ai centri), la cui quantità, sempre nei primi quattro mesi dell’anno, aumentata del 20%. Ad affiancare il lavoro dei centri di raccolta ecco intanto i “sabati ecologici”, iniziativa itinerante promossa da AcegasApsAmga e dal Comune, che punta a migliorare la raccolta differenziata e contrastare l’abbandono di rifiuti ingombranti nelle strade cittadine. In nove sabati in questi mesi vengono così allestiti centri di raccolta “mobili” in diverse zone della città. In ognuno di essi i cittadini possono trovare ad assisterli gli operatori di AcegasApsAmga. Il calendario completo dell’iniziativa è consultabile sul sito www.acegasapsamga.it.

Giuseppe Palladini

 

 

Punto Franco - L’accademico  “stronca”  i fan del Tlt - in commissione
«Chi sostiene che il memorandum di Londra che revoca la costituzione del Territorio libero di Trieste non ha valore giuridico dimentica una cosa fondamentale: l’applicazione del Trattato di pace, che il Tlt invece lo prevede, non può essere invocata da cittadini o associazioni, ma a farlo deve essere uno Stato».

In questo modo Stefano Amadeo, ordinario di diritto internazionale e dell’Unione europea ha “stroncato” le velleità dei movimenti indipendentisti triestini. Lo ha fatto dinanzi alla Quarta commissione del Consiglio comunale presieduta da Anna Maria Mozzi convocata per essere informata sulle tematiche giuridiche inerenti lo spostamento del Punto Franco dal Porto Vecchio in seguito ad alcune questioni poste in particolare da Paolo Menis consigliere dei Cinquestelle. Sulla questione del Punto Franco Amadeo ha rilevato che «la sentenza del Tar sulla causa avanzata da Portocittà contro l’Autorità portuale non è sovvertibile e fa diritto e la legge Russo che permette lo spostamento del Punto Franco è sostanzialmente un copia-incolla di quella sentenza». Il Punto Franco è stato confermato dal Memorandum di Londra «per cui c’è la possibilità, puramente accademica - ha rilevato il docente - che qualche Stato si appelli contro il suo spostamento e di conseguenza venga dichiarata l’incostituzionalità della legge Russo perché non permette l’applicazione del Trattato di pace. Ma anche se il Punto Franco in Porto Vecchio non viene utilizzato risulta inapplicato il Trattato e di conseguenza la tesi largamente più accreditata è che l’area franca si possa spostare. Il presupposto è dunque che debba essere un regime flessibile e dinamico perché il Punto Franco muore proprio se non si adegua, cioé se non si sposta». Al termine l’assessore Andrea Dapretto ha specificato che lo spostamento del Punto Franco sarà l’operazione propedeutica per il passaggio dei Magazzini storici del Porto Vecchio dal Demanio dello Stato a quello del Comune che dovrà poi adottare una variante urbanistica per inglobare l’area.

(s.m.)

 

 

«Basta con le esasperazioni ambientaliste»
Il presidente di Confindustria Razeto, ospite a un convegno Pd, contesta l’opposizione ad Arvedi
Far crescere le imprese, perché solo così aumenterà l'occupazione. Questa la richiesta fatta ieri dal presidente della Confindustria locale, Sergio Razeto, alla rappresentante del governo nazionale, Teresa Bellanova, sottosegretario del ministero del Lavoro, intervenuta a un incontro organizzato dal Pd triestino, dal titolo “ItaliaRiparte - Una nuova stagione per il lavoro”. Razeto, traendo spunto proprio dal tema dell'appuntamento, ha dapprima spiegato che «il lavoro non può prescindere dall'economia, il cui sviluppo a livello internazionale oggi è favorito dal progressivo abbassamento del costo delle fonti di energia e dall'indebolimento dell'euro. Ma se tutto questo - ha osservato - porta per l'Italia solo una previsione di crescita di qualche decimo di punto, allora significa che ci sono altri problemi sul tappeto». E Razeto non ha avuto esitazioni a indicarli: «Innanzitutto le imprese sono costrette a sopportare una pressione fiscale che da noi è molto maggiore di quella di altri Paesi. Abbiamo poi una pesante burocrazia - ha aggiunto - che rallenta l'operatività e un costo dell'energia che è, per esempio, il doppio di quello che c'è in Slovenia e superiore del 50 per cento rispetto alla media europea». Razeto ha infine espresso un giudizio favorevole sulla normativa denominata “jobs act”: «Ci aiuta ad avvicinarci alle regole europee e auspico che sia estesa a tutti i lavoratori». Dedicandosi poi a temi locali, il presidente di Confindustria ha detto che «gli imprenditori vanno aiutati. Per esempio bisognerebbe smetterla con determinate esasperazioni critiche di natura ambientale nei confronti di Arvedi». Concetto ripreso poco dopo dal sindaco, Roberto Cosolini: «Dopo 10 anni di immobilismo – ha osservato il sindaco - abbiamo un grande imprenditore a Servola, che sta investendo notevoli risorse finanziarie, diamogli tempo». Cosolini ha poi evidenziato che «il nuovo futuro di Trieste si basa sul porto e bisogna che le pubbliche amministrazioni sappiano creare presupposti tali da stimolare gli imprenditori a venire a investire qui. Noi lo abbiamo fatto – ha concluso – avviando la procedura di sdemanializzazione del Porto Vecchio». Stefano Zuban, da qualche mese presidente dell'Ezit, ha ribadito che «è indispensabile che le pubbliche amministrazioni mettano a disposizione delle strutture come la nostra strumenti capaci di rendere attrattivo il nostro territorio. Per esempio – ha continuato – sarebbe fondamentale partire con le bonifiche, operazione che non può gravare sulle imprese private, che non hanno certo la responsabilità di inquinamenti avvenuti tanto tempo fa». Il convegno è stato aperto dall’assessore provinciale, Adele Pino, la quale ha spiegato che «Il Friuli Venezia Giulia è l'unica regione del Nordest che, nel 2014, non ha registrato un calo delle ore di cassa integrazione. Paghiamo purtroppo i lunghi anni di sottovalutazione della crisi».

(u.sa.)

 

 

Una vittima dell’amianto a settimana
Dati choc alla conferenza regionale. Il 93% dei casi di mesotelioma si è rivelato mortale. Una nuova mappatura dal cielo
TRIESTE Nel 2014 in Friuli Venezia Giulia c’è stato un caso di mesotelioma asbestocorrelato a settimana. Secondo il registro regionale dal 1995 al 2013 ci sono stati oltre mille casi di questa malattia mortale: come vedremo, si tratta soltanto della punta dell’iceberg. Sono tanti i dati presentati dalla sesta conferenza sull’amianto in Fvg organizzata ieri a Trieste dalla Commissione regionale che si occupa della prevenzione e degli effetti di questo materiale. Un tema la cui importanza l’assessore alla Sanità Maria Sandra Telesca ha più volte sottolineato nel suo intervento di apertura. Dietro alla parola amianto si nasconde un sistema complesso, in cui si intersecano aspetti sanitari, economici, ambientali. Tutti affrontati dalla conferenza. I nuovi dati Corrado Negro, responsabile del registro dei mesoteliomi asbestocorrelati del Fvg, ha presentato i dati più recenti: «Sono 1022 i casi registrati nel periodo che va dal 1995 al 2013. Nell’84% dei casi le persone colpite sono di sesso maschile, l’età media è di 69 anni». L’area costiera è quella più colpita: «Le province di Trieste e Gorizia contano rispettivamente il 45% e il 30% dei casi. La stragrande maggioranza delle patologie è mesotelioma della pleura». Il 93% delle persone colpite è deceduta. Il 25% sopravvive meno di sei mesi, mentre per il 30% la sopravvivenza va da uno a tre anni. L’aspettativa di vita media è di 13 mesi. L’amianto attende decenni prima di produrre i suoi effetti: la latenza media delle patologie è di 48 anni. «Nel primo anno della diagnosi più del 50% dei casi non riesce a sopravvivere - ha detto Negro -. Questo comporta problemi enormi, anche sul fronte della reperimento dei dati necessari alla ricerca». Le altre vittime Ma il mesotelioma non è la sola malattia causata dalle fibre. Secondo la letteratura scientifica per ogni vittima del mesotelioma ci sono tra l’uno e mezzo e i quattro morti di tumore al polmone provocato dall’amianto. «Si prende il mesotelioma come indice statistico perché è una malattia monofattoriale - spiega il ricercatore Enrico Bullian -, poi ci sono tutte le altre malattie causate dalla fibra». Per rendere le proporzioni del fenomeno basti pensare che nel 2014 l’Azienda sanitaria goriziana ha segnalato alla procura 280 casi di malatie asbestocorrelate, dei quali 55 mesoteliomi, 61 tumori polmonari, 164 asbestosi e altre. L’esposizione lavorativa La maggioranza delle patologie, soprattutto negli uomini, è conseguenza dell’esposizione lavorativa. «Da questo punto di vista - ha detto il dottor Negro -, l’Italia vede la maggior parte dei malati uscire dalle industrie di tipo edile. In Friuli Venezia Giulia la maggior parte dei lavoratori era invece impiegata nella metalmeccanica e nella navalmeccanica. Le mansioni più importanti sono da ricercare in quest’ultimo ambito: lavoratori navali, carpentieri del ferro, saldatori». L’insorgere delle patologie si è tristemente stabilizzato negli ultimi anni: «Nel 2014 abbiamo avuto circa un caso a settimana, in linea con la dinamica degli anni precedenti». La maggior parte delle malattie esplode dopo i 65 anni con l’eccezione della provincia di Trieste, dove i picchi principali si hanno dopo i 75 anni. Nelle donne, invece, è causa prevalente l’ambiente domestico. La giustizia Il presidente della commissione Fernando Ricca ha aperto la conferenza facendo riferimento alle recenti vicende della sentenza Eternit: «Auspichiamo che il legislatore trovi i dovuti rimedi, perché per crimini del genere non ci può essere prescrizione. Una società che non riesce a fare giustizia deve riflettere sul diritto alla vita e sul suo legame con il diritto al lavoro». Le discariche Nel suo intervento Ricca ha parlato anche dello smaltimento: «In Italia ci sono 73 discariche di amianto, delle quali 22 in esercizio, 6 in attesa di autorizzazione e 4 sospese. Gli impianti di inertizzazione sono pochi». L’unica discarica in regione è quella di Porcia: «È un impianto all’avanguardia ma il primo lotto da 200mila tonnellate si è esaurito. È stato concesso un secondo lotto da 150mila tonnellate ma si esaurirà in quattro o cinque anni». E poi? «In Germania, dove un tempo mandavamo il nostro amianto, ci hanno chiuso le porte perché stanno saturando i loro spazi. Urgono interventi urgenti e fondi alla ricerca per trovare nuove modalità di inertizzazione». Il monitoraggio Glauco Spanghero e Beatrice Miorini di Arpa Fvg hanno presentato i piani d’azione dell’agenzia per il triennio 2014-2016: «Stiamo aggiornando le ultime mappature che risalgono al 2006- 2007 - hanno detto -. Prosegue anche il lavoro di monitoraggio ambientale dell’aria per la valutazione dell’eventuale presenza di fibre di amianto». Un mezzo a cui Arpa pensa di ricorrere è quello aereo: «Attraverso un’aeromobile faremo una mappatura dell’amianto non censibile, ovvero le coperture dei privati cittadini. Non si sa quanto rappresentino in percentuale, e puntiamo a monitorarle attraverso tecnologie iperspettrali di cui si sta valutando l’applicabilità». I rifiuti Arpa ha anche fornito gli ultimi dati disponibili sulla produzione di rifiuti contenenti amianto: nel 2013 la regione ne ha prodotte 4mila 500 tonnellate. Il 94% è costituito da materiali da costruzione, soprattutto coperture, mentre il 6% consiste in materiali isolanti friabili. «Per rendere le misure del fenomeno - ha detto Miorini -, sappiate che in termini di coperture la massa di rifiuti equivale a 225mila metri quadrati, ovvero 40 campi da calcio dismessi in un anno».

Giovanni Tomasin

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 15 maggio 2015

 

 

Via Mazzini pedonale rivoluziona i bus

Da domani al 5 luglio il test fra piazza Goldoni e via San Spiridione. Percorsi modificati per 11 linee del trasporto pubblico
Via Mazzini pedonale sette giorni su sette, a partire da domani e sino al 5 luglio, comporterà una mini-rivoluzione anche del servizio del trasporto pubblico locale. Saranno infatti undici le linee degli autobus che subiranno delle modifiche ai rispettivi percorsi abituali. Gli autobus Nel dettaglio, Trieste Trasporti e Provincia in accordo con il Comune da cui è partita la proposta del nuovo test hanno definito variazioni al tragitto dei bus 1, 5, 9, 10, 11, 17, 18, 19, 25, 28 e A. In sintesi, per tutti, viene saltato il passaggio in via Mazzini, chiusa appunto al traffico veicolare da piazza Goldoni a via San Spiridione. Così, ad esempio, la 1 diretta verso la galleria di piazza Goldoni, vi arriverà direttamente da via Carducci, oppure 9, 10, 11, 18, 25 e A rimpiazzeranno la parte in questione con via Valdirivo o corso Italia, in base alla direzione della corsa. Tutti i cambiamenti sono consultabili in rete, grazie alle mappe pubblicate sul sito del Piccolo e anche su quello del Comune alla sezione Mobilità e traffico. Il Piano non si tocca La nuova sperimentazione pedonale prossima al via è stata presentata ufficialmente ieri in Comune. «Questa scelta - ha premesso l’assessore a Pianificazione urbana, Mobilità e traffico, Elena Marchigiani, anche rispondendo alle contestazioni di M5S - non corrisponde certo a una variante del Piano del traffico, che prevede anche la pedonalizzazione di via Mazzini e via Imbriani. Trattandosi però di una novità che va a modificare le abitudini dei cittadini, abbiamo optato per un’applicazione graduale, anticipando la fase relativa alla sola via Mazzini rispetto alla pedonalizzazione di via Imbriani, che rimane prevista ma avverrà in un secondo momento. Considerato fra l’altro - ha concluso - il prossimo avvio dei lavori di riqualificazione alla galleria di piazza Foraggi». Addio Pdays Con domani, quindi, cesserà di avere effetto la precedente sperimentazione - avviata dal luglio 2014 - dei Pdays, i weekend pedonali di via Mazzini e via Imbriani. E quest’ultima, appunto, rimarrà costantemente aperta alla circolazione dei mezzi. I dettagli In via Mazzini pedonale, potranno comunque entrare i veicoli impegnati nell’attività di carico e scarico merci fra le 5.30 e le 9.30 e dalle 13.30 alle 15.30, i taxi chiamati ad andare a prendere o a portare a destinazione cittadini residenti lungo quegli isolati, i mezzi privati che abbiano tale destinazione ed espongano il contrassegno rilasciato alle persone diversamente abili e i taxi in servizio per accompagnare i disabili. I commenti Marchigiani ieri ha inoltre ribadito l’importanza di una sperimentazione «realistica perché avviene in un periodo nel quale le scuole sono aperte». L’assessore comunale ha inoltre messo in rilievo l’iter partecipato con cui si è giunti all’avvio del test, non solo tramite il confronto fra enti locali ma anche con i rappresentanti delle categorie economiche, la Consulta disabili, i tassisti e Fiab Ulisse per quanto riguarda i ciclisti. E ancora ha assicurato che l’intero periodo di quasi due mesi sarà oggetto di «monitoraggio» per capire le risposte della cittadinanza. A osservare con attenzione ogni aspetto, incluso quello della «velocità commerciale» da rispettare, sarà pure la Provincia, ha garantito l’assessore ai Trasporti Vittorio Zollia, spiegando nel contempo come l’esperimento di via Mazzini arrivi in un momento particolare per il trasporto pubblico locale, alla luce della «gara regionale in corso». Da Trieste trasporti, per voce del suo presidente Giovanni Longo, l’impegno a contribuire per «la riuscita dell’iniziativa e a sostenere gli oneri derivanti dalle sperimentazioni».

Matteo Unterweger

 

Cinquestelle - Depositato l’esposto alla Corte dei conti

Piano traffico sotto accusa - Per un atto che diventerà carta straccia spesi 58mila euro
Del Piano del traffico, «finora solo promesso e mai attuato», se ne dovrà occupare la Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia. Sono stati i due consiglieri comunali del Movimento 5Stelle, Paolo Menis e Stefano Patuanelli, a presentare alla Procura della Sezione giurisdizionale del massimo organo regionale di giustizia contabile un esposto che, di fatto, si traduce in una pesante accusa di «immobilismo operativo» nei confronti della giunta guidata dal sindaco, Roberto Cosolini. «La Corte dei Conti – ha precisato ieri Patuanelli, illustrando l’esposto – è stata da noi interessata in quanto, per discutere di un Piano che non potrà essere attuato nei tempi previsti dalla legge e perciò il prossimo 7 luglio, data della sua naturale scadenza, diventerà carta straccia, si sono spesi 58mila euro di soldi dei cittadini. La somma – ha precisato - è servita per pagare gettoni di presenza ai consiglieri che hanno partecipato a 5 sedute del consiglio comunale e a 17 di commissioni consiliari, tutto con all’ordine del giorno questo famoso Piano». Ma per Menis e Patuanelli le principali responsabilità di Cosolini sono di carattere politico. »E’ evidente – ha ripreso Patuanelli – che il sindaco, considerato il grave ritardo con il quale si è lavorato sul Piano, procedendo a singhiozzo con piccole quanto insufficienti sperimentazioni, alla vigilia della campagna elettorale che porterà al rinnovo della carica, la prossima primavera, non intende attuare ora quelle modifiche alle abitudini dei triestini che comporterebbero disagi e, come conseguenza, notevole malcontento. Cosolini ha già di suo un problema di rapporti con la popolazione, dalla quale è molto distaccato – ha insistito l’esponente dei 5Stelle – e non vuole peggiorare la situazione». Patuanelli ha poi spiegato che «esiste una precisa disposizione di legge in base alla quale un Piano decade se non è attuato entro due anni dalla sua approvazione. La data in cui ciò accadrà è il prossimo 7 luglio». «Questa maggioranza segue alla perfezione il modello Renzi, che consiste nel promettere tanto e non mantenere – ha affermato Menis ampliando il ragionamento – e la mancata attuazione del Piano è l’emblema di questo inquietante immobilismo. Nel 2013 lo votammo perché ci sembrava valido, pur con qualche carenza. Purtroppo, dopo la pianificazione è mancata l'attuazione. Cosolini su questo fronte – ha sottolineato Menis – è peggio di Roberto Dipiazza, perché quest’ultimo non fece mai promesse sull’argomento, mentre l’attuale sindaco ha promesso a vuoto». Nel dettaglio, Patuanelli ha detto che «per le vie Mazzini e Imbriani è prevista la pedonalizzazione. La sperimentazione ha avuto un notevole successo, a detta dei pedoni e dei pubblici esercenti e dei commercianti delle due strade. La giunta non sembra però intenzionata a proseguire su questa direttrice. Ritengo – ha concluso il consigliere di 5Stelle - che l'assessore Elena Marchigiani sia veramente intenzionata a cambiare il traffico a favore delle fasce deboli, cioè pedoni e ciclisti, ma evidentemente le esigenze elettorali di Cosolini prevalgono».

Ugo Salvini

 

Il Pd difende l’operato della giunta Cosolini - «La sperimentazione è scelta responsabile»
Una risposta a M5S è arrivata ieri, nel corso della presentazione della partenza del test di via Mazzini pedonale ogni giorno della settimana, anche dalla maggioranza di centrosinistra in Consiglio comunale.

Segnatamente dal Pd, con il consigliere Mario Ravalico (presente al fianco dell’assessore Marchigiani, come i colleghi democrat Igor Svab, Marco Toncelli e Sebastiano Truglio): «Non capisco questa veemenza. Dobbiamo renderci conto - le parole di Ravalico (nella foto) - che lo strumento del Piano del traffico ha ricadute quotidiane sulle abitudini dei cittadini. È un atto responsabile, quindi, quello di procedere con questa sperimentazione in via Mazzini per acquisire nuovi dati, utili a prendere infine la decisione definitiva». All’opera di verifica e monitoraggio, prenderà parte anche la Polizia locale: i vigili urbani saranno impegnati infatti pure sul fronte dei controlli degli accessi nel tratto pedonalizzato.

(m.u.)

 

Bici elettriche, segreti e utilizzo

Tutto ciò che avreste voluto sapere sulle biciclette elettriche e non avete (ancora) avuto il coraggio di chiedere: l’appuntamento per i curiosi e gli appassionati del mondo delle due ruote è per questo pomeriggio, alle 18, con il nuovo “Aperibike”al centro bike Mathitech di viale Miramare 5 (al piano terra dello stabile di Parisi).

Un incontro da non perdere per scoprire qualcosa di più di un mezzo che sta ottenendo sempre più successo e provare magari pure dal vivo anche le e-bike. E magari si parlerà pure del contributo regionale per l’acquisto di biciclette elettriche a pedalata assistita concesso dalla Regione.

 

SEGNALAZIONI - PROGETTI La pista ciclabile di via Mazzini

“Creare una rete di piste ciclabili che offrano ai cittadini l’opportunità di muoversi in maniera sicura con la bicicletta in tutta la città e non solo in piccole parti sconnesse tra di loro”: nel 2011 Roberto Cosolini veniva eletto Sindaco di Trieste con un programma che conteneva queste parole.

Infatti fin dal suo insediamento l’attuale amministrazione ha promosso la partecipazione delle associazioni e dei cittadini alla progettazione di un nuovo Piano generale del traffico urbano, approvato nel 2013, che prevedeva la realizzazione di una rete di piste ciclabili a Trieste (il Pi-greco) che include anche una pista ciclabile bidirezionale in via Mazzini. Malgrado il ritardo finora accumulato nell’avviare la realizzazione del piano della ciclabilità, un’infrastruttura che sembrava finalmente poter essere a breve realizzata, è la ciclabile di via Mazzini. Questa è un’opera fondamentale per collegare le Rive con piazza Goldoni e poi da li andare sui due assi ciclabili del Pi-Greco che penetrano la città. Questa ciclabile, inizialmente non prevista, è stata inserita nel PGTU grazie proprio al lungo eintenso percorso di progettazione partecipata che la giunta Cosolini ha promosso e nel quale tante associazioni e cittadini hanno creduto. In questo percorso, fatto di tavoli e incontri sul territorio, c’è stata anche la possibilità per singoli cittadini e associazioni di presentare proposte migliorative. Ne sono arrivate 274, e di queste ben 172 chiedevano una pista ciclabile bidirezionale lungo via Mazzini. Tutte osservazioni che la giunta ha accolto introducendo la ciclabile di via Mazzini nella versione finale del Pgtu, votato e approvato dal Consiglio comunale l’8 luglio 2013. Questa scelta veniva confermata e rafforzata sia dall’assessore Marchigiani nel documento "Andare in bici a Trieste" da lei presentato nella Settimana europea della mobilità sostenibile 2013, sia dal sindaco Cosolini in un confronto pubblico del 14 dicembre 2013 in cui si era impegnato a realizzare l’opera nel 2014. Sembrerebbe ora che la giunta Cosolini non voglia tener conto di tutto ciò. Stanno giungendo infatti numerosi segnali di un cambiamento di posizione da parte del Comune che fanno temere che nella trasformazione della via, che partirà a fine maggio, non sarà prevista questa infrastruttura ciclistica. AvendoFiab Trieste Ulisse creduto e lavorato a fondo nel percorso di progettazione partecipata del Pgtu, e ritenendo questa un’opera fondamentale per promuovere la ciclabilità a Trieste l’associazione stessa esprime vivissima preoccupazione e si aspetta rassicurazioni al riguardo. L’associazione chiede quindi che nella delibera che la giunta approverà nei prossimi giorni per definire la trasformazione di via Mazzini ci sia la ciclabile bidirezionale in sede propria. Per sostenere questa richiesta Fiab Trieste Ulisse organizzerà a breve un Bike Pride, che percorrerà le strade della città, al quale chiediamo un’adesione convinta a tutte le persone e associazioni che credono sia importante e urgente promuovere a Trieste una mobilità sostenibile. La speranza è che questo Bike Pride possa essere l’occasione per festeggiare il rispetto del percorso di progettazione partecipata del Pgtu, con la conferma della ciclabile di via Mazzini.

Federico Zadnich - Fiab Trieste Ulisse

 

Caprioli “scatenati”, allarme a Muggia
Danni nei campi causati da decine di esemplari. De Colle: «A rischio anche la sicurezza sulle strade. La Regione intervenga»
MUGGIA «I caprioli sono diventati un problema per la sicurezza stradale, ma anche un problema per i nostri agricoltori: la Regione deve intervenire». E' un vero e proprio allarme quello lanciato da Stefano Decolle, assessore alle Attività produttive del Comune di Muggia. L'invasione “pacifica” dei caprioli pare davvero non avere più limiti. La conferma arriva da un esasperato Fulvio Tomini, titolare dell'Azienda Scheriani in via Darsella San Bartolomeo: «Basta con il buonismo degli ambientalisti, stiamo subendo dei danni ingenti, la Regione è ferma e qui sul nostro promontorio girano qualcosa come 80 caprioli, sono troppi». Non avranno l'impeto distruttivo dei cinghiali, perché operano più di fino, com'è nella loro splendida natura, però i disagi provocati sono davvero tanti. «In 40 anni che siamo qui non ho mai visto un numero così alto di caprioli - racconta Tomini - aggirarsi soprattutto di notte. Da me si sono mangiati il 90% di uva facendomi fuori la Malvasia. In questi giorni invece si stanno concentrando sui nuovi germogli». Il danno ricevuto dall'Azienda Scheriani, denunciato in Provincia, si aggira attorno ai 1000 euro. «Allora corri ai ripari acquistando i pastori elettrici che emanano delle piccole scosse che fanno sì che gli animali non si avvicinino al tuo terreno. Peccato che bisogna tirar fuori dal portafoglio altri 1000 euro», tuona Tomini. Il problema sta coinvolgendo tutta la zona verde muggesana. «Siamo in tanti a subire questi danni. Anche chi ha ulivi ha dovuto trovarsi delle belle sorprese. Mi chiedo perché gli organi competenti non intervengano». Ma come? «Semplice, basterebbe investire su un prelievo venatorio mirato con i cacciatori. Ma la Regione su questo argomento è ferma, immobile. E noi lavoriamo per pagare i danni delle bestie selvatiche», aggiunge stizzito. Darsella San Bartolomeo e Santa Barbara sono le aree più colpite. L'assessore alle Attività produttive Stefano Decolle, raccolto il malumore dei viticoltori, lancia la proposta: «Le recinzioni costano non poco. Non è giusto che paghino gli agricoltori. Sarebbe opportuno che la Provincia o ancora meglio la Regione stanziassero dei fondi per aiutare chi vive di questo». L’emergenza caprioli è strettamente legata anche ad un altro fenomeno: quello della sicurezza sulle strade. «Sono diverse le segnalazioni che mi sono giunte da cittadini che si sono visti sfrecciare questi animali davanti alle loro automobili o peggio ancora davanti al proprio scooter. Ovviamente invito sempre tutti a non pigiare sull'acceleratore soprattutto di sera o di notte perché un capriolo può essere causa di un brutto incidente», aggiunge Decolle. Il consigliere comunale del Pdl Christian Gretti racconta la sua esperienza: «Pochi giorni fa ho visto un esemplare giovane in strada per Lazzaretto vicino a Gildo. Sono molto belli, ma chi lavora in campagna si scontra quotidianamente con la realtà, per cui condivido la proposta di Decolle. Se non si pensa ad un prelievo venatorio, allora è giusto che la Regione paghi». Il presidente provinciale di Federcaccia Trieste Fabio Merlini spiega il perché di questa invasione: «La presenza dei caprioli è connessa ad un costante aumento delle superfici boschive e alla conseguente perdita di zone coltivate o prati. Da qui i caprioli tendono ad avvicinarsi sempre più alle zone urbanizzate vedi la presenza segnalata dietro la stazione degli autobus o del capriolo entrato nel primo piano di una casa a Stramare». E dietro l’angolo ci sono i cinghiali: «Sono in costante aumento - spiega Merlini - e in zona Noghere, a Zaule, a Vignano se ne vedono sempre di più».

Riccardo Tosques

 

 

ANIMALI Banchetti della Lav contro i fondi ai circhi

La Lega anti vivisezione di Trieste sarà presente domani dalle 10 alle 190in Via Ponchielli, angolo Via San Lazzaro, con un tavolo informativo dove verranno raccolte le firme per la petizione nazionale per togliere i finanziamenti ai circhi e per l’iniziativa locale sul benessere animale.

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA - GIOVEDI', 14 maggio 2015

 

 

Rigassificatore GasNatural. Legambiente e WWF: “La Regione assuma una decisione sul gasdotto Trieste-Grado-Villesse”.
La battaglia contro il redivivo (ma in realtà non era mai morto) progetto del rigassificatore, proposto da GasNatural nel porto di Trieste, va condotta contemporaneamente su più fronti. Uno di questi, fondamentale, è quello del progettato gasdotto – parzialmente sottomarino – tra Trieste, Grado e Villesse, che non ha ancora ottenuto il parere ambientale dai Ministeri competenti.
Questo il senso di una nota inviata da Legambiente e WWF alla presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, e per conoscenza ai sindaci interessati dal progetto (Trieste, Muggia, Dolina, Grado, Fiumicello, San Canzian d’Isonzo, Ruda e Villesse) al commissario dell’Autorità portuale di Trieste e alla presidente della Provincia di Trieste.
Il progetto del gasdotto era stato presentato nel maggio 2008 da Snam Rete Gas ed era cominciata la procedura di VIA (Valutazione dell’Impatto Ambientale) presso i Ministeri dell’ambiente e dei beni culturali, coinvolgendo sia la Regione, sia i Comuni interessati dal tracciato, ai quali era richiesto di esprimere un parere.
Si trattava, osservano gli ambientalisti, di una clamorosa anomalia, poiché il gasdotto sarebbe indispensabile per il funzionamento del rigassificatore di GasNatural, e non avrebbe alcun senso senza di esso. Infatti le normative vigenti – ed il semplice buon senso – prescrivono un'unica valutazione ambientale (e unico proponente) sui due progetti. Il che invece non è avvenuto, senza che gli enti interpellati rilevassero, all’epoca, l’abnorme illegalità della procedura, pur denunciata dagli ambientalisti.
Il rigassificatore ottenne così, nel luglio 2009, un decreto VIA positivo dai Ministeri competenti, poi impugnato al TAR Lazio da WWF e Legambiente, dai Comuni di Muggia e Dolina e da altri soggetti, per le numerose gravi anomalie negli studi ambientali di GasNatural e nella procedura seguita dai Ministeri per emanare il decreto favorevole. Di recente, com’è noto, anche il Comune di Trieste e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno avviato azioni legali contro la conferma del decreto VIA del 2009, mentre Legambiente e WWF hanno richiesto al TAR la fissazione dell’udienza sul proprio ricorso.
La procedura VIA sul gasdotto di Snam Rete Gas è invece, a tutt’oggi, ancora aperta.
Questo perché nel 2010 (Giunta Tondo) la Regione aveva espresso su questo progetto un “non parere”, quanto mai ambiguo.
Malgrado un’approfondita analisi tecnica da parte degli uffici regionali, infatti, avesse rilevato il permanere di “numerose e significative criticità in merito agli impatti su diverse matrici ambientali conseguenti alla realizzazione del progetto”, la Giunta regionale dichiarò – in una dettagliatissima delibera di 14 pagine(!) – di “non poter esprimere parere di compatibilità ambientale sul progetto … non risultando evidenziata nella documentazione complessivamente presentata l’assenza di pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente”.
Dopo di che, la delibera elencava in una decina di pagine le “prescrizioni”, segnalate al Ministero dell’ambiente “anche in vista di eventuali integrazioni allo studio presentato” da Snam Rete Gas.
Peccato però che lo studio sull’impatto ambientale del gasdotto fosse già stato integrato due volte, sia spontaneamente da Snam (2008), sia su richiesta della Regione e del ministero dell’ambiente (2009) … il che non aveva impedito agli uffici regionali di riscontrare le “numerose e significative criticità” già citate! La Giunta regionale di allora, favorevole com’è noto al rigassificatore, non aveva cioè saputo trarre le logiche conclusioni dall’analisi tecnica dei propri uffici, assumendo una posizione ambigua. In nessun conto erano stati tenuti i pareri negativi di quasi tutti i Comuni interpellati.
A fine 2011 il Ministero dell’ambiente chiedeva quindi alla Regione di chiarire la propria posizione, essendo ormai quasi pronto per la firma il decreto VIA favorevole sul progetto del gasdotto. Chiarimento che non risulta sia mai arrivato ed anche per questa ragione la procedura VIA sul progetto di Snam Rete Gas è tuttora aperta.
E’ quindi ora, sottolineano Legambiente e WWF, che la nuova Giunta regionale – più volte dichiaratasi contraria al rigassificatore – esprima finalmente un giudizio chiaro ed inequivocabilmente negativo anche sul progetto del gasdotto, traendo le logiche conseguenze dall’analisi svolta dai propri uffici. Con l’obiettivo finale di ottenere una conclusione negativa della procedura VIA ministeriale.
Si tratta, concludono gli ambientalisti, di un’azione che andrebbe ad affiancarsi alle azioni legali annunciate contro la conferma del decreto VIA favorevole sul progetto del rigassificatore.
Anche i Comuni, l’Autorità portuale e la Provincia di Trieste vengono sollecitati ad intraprendere iniziative nello stesso senso, sul piano amministrativo e politico, rivolte ai Ministri ed ai Ministeri competenti.
Il presidente di Legambiente Trieste - Andrea Wehrenfennig
Il delegato WWF per il Friuli Venezia Giulia - Alessandro Giadrossi

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 14 maggio 2015

 

 

Il principe contro il sindaco È “guerra” per il Rilke

Ricorso al Tar contro l’ipotesi di esproprio contenuta nel nuovo regolamento - Kukanja: «Al momento è solo una bozza. Manca ancora il sì della Regione»
La mediazione del comune «Siamo disponibili a modificare in parte il testo»
DUINO AURISINA No all’esproprio da parte del Comune di Duino Aurisina della Riserva naturale denominata “Falesie” e del sentiero Rilke, che ne rappresenta l’elemento più famoso e caratterizzante. A scendere in campo in prima persona per difendere quella che è una sua proprietà, cioè i 107 ettari che costituiscono la Riserva, è il principe Carlo Alessandro della Torre e Tasso. I suoi legali hanno presentato un ricorso al Tar del Friuli Venezia Giulia per opporsi all’ipotesi di esproprio che sarebbe contenuta nella delibera consiliare numero 6 del 4 marzo di quest’anno, con la quale il Comune guidato dal sindaco Vladimir Kukanja ha adottato un testo di Regolamento per l’utilizzo dell’area in questione. «Abbiamo impugnato tale regolamento – si legge in una nota diffusa dagli uffici del principe – nella specifica parte che introduce, in maniera arbitraria, la previsione di un vincolo destinato all’esproprio. Tutto questo anche in vista dell’approvazione, ancora in itinere, da parte della Regione, di tale regolamento. In questa maniera si mette la stessa amministrazione regionale nelle condizioni di rilevare l’immediata lesività di detto vincolo». È guerra legale a tutti gli effetti, dunque, fra il principe Carlo Alessandro e il Comune, con i legali del primo pronti a spiegare le argomentazioni portate a sostegno della tesi sulla quale dovrà esprimersi il Tar. «L’articolo 18 della legge regionale n. 42 del 1996, nell’elencare i possibili contenuti dei regolamenti destinati a disciplinare l’uso delle Riserve, non contempla l’eventualità di apporre vincoli preordinati all’esproprio. Inoltre – aggiungono i legali del principe – l’articolo 10 del Dpr n. 327 del 2001, in sostanza il Testo unico sugli espropri, indica tassativamente gli atti idonei a disporre sui beni vincoli finalizzati all’espropriazione e l’attuale vincolo non solo non risulta introdotto da alcuno di tali atti ma è addirittura escluso dal Piano di conservazione e sviluppo della Riserva (il cosiddetto Pcs, ndr)». Infine, nel documento diffuso dagli uffici del principe, si tocca un altro argomento, che è poi quello più importante sotto il profilo economico, perché relativo al valore commerciale dell’area. «Il principe della Torre e Tasso – conclude la nota – non ha mai ricevuto alcun avviso di avvio del procedimento, elemento che sarebbe stato necessario almeno per bilanciare l’autonoma iniziativa da parte del Comune con la Regione e per non pregiudicare qualsiasi ipotetica trattativa di acquisto che interessasse l’area in questione». Dagli uffici del Castello di Duino si fa anche sapere che «è necessario che sia chiarito in ogni aspetto l’elemento che riguarda l’individuazione del soggetto che ha la responsabilità di ciò che accade nella Riserva e, più specificamente, sul sentiero Rilke, attualmente sotto la gestione del Comune». La risposta del Comune? Il sindaco Kukanja, dopo aver osservato che «il documento al quale eventualmente ci si potrebbe opporre deve essere ancora scritto, perché siamo in attesa del sì della Regione a quella che, a oggi, è solo una bozza di regolamento», affida al consigliere comunale di Sel, Maurizio Rozza, il compito di illustrare la posizione dell’amministrazione. «Innanzitutto, nel testo del regolamento si parla di acquisizione e non di esproprio. E, in ogni caso, non è quello il documento contro il quale fare eventualmente ricorso, ma il Piano di conservazione e sviluppo della Riserva, cioè il “Pcs”. Il regolamento – afferma Rozza – è stato da noi redatto in perfetta conformità con ciò che la legge prevede. La mossa del principe della Torre e Tasso mi sembra finalizzata piuttosto a originare da subito una pressione, peraltro legittima, sulla nostra amministrazione e su quella regionale, in vista di future operazioni. Credo che il principe faccia riferimento a una vecchia stima di valore della zona, che non è più attuale, perché nel frattempo è nata la Riserva, con rigorosi vincoli di natura paesaggistica». In ogni caso Rozza, facendo intravedere la volontà di andare incontro alle esigenze del principe, si manifesta «la disponibilità a togliere il passaggio richiamato nel ricorso e a modificare in parte il testo».

Ugo Slavini

 

 

 

 

FERPRESS.it - MERCOLEDI', 13 maggio 2015

 

 

Slovenia: entro l’estate opzioni PPP per finanziamento raddoppio ferrovia Capodistria-Divaccia
Entro l’estate il Governo sloveno discuterà le possibili opzioni di partenariato pubblico-privato per il finanziamento del secondo binario della ferrovia Capodistria-Divaccia.

Lo ha riferito alla stampa il ministro per le infrastrutture della Slovenia, Peter Gaspersic. Il progetto comporterà un costo complessivo di 1,4 miliardi di euro, ed è stato inserito a febbraio tra le iniziative sottoposte alla UE per richiedere il cofinanziamento nell’ambito della CEF (Connecting Europe Facility).
 

 

GREENSTYLE.it - MERCOLEDI', 13 maggio 2015

 

 

RAEE: nuovo metodo permette recupero terre rare con raggi UV
Le terre rare sono una serie di elementi della tavola periodica chiamati così perché i primi furono isolati da ossidi non comuni. In realtà, sulla crosta terreste sono presenti in concentrazioni relativamente elevate, ma sono difficili da estrarre. Si tratta di sostanze che vengono utilizzate nei settori dell’alta tecnologia, spesso come superconduttori, magneti e catalizzatori. Proprio per la difficoltà di reperirli si sta cercando sempre di più di recuperarli dagli apparecchi che vengono dismessi per poterli poi riciclare.
Finora i metodi utilizzati, soprattutto per alcuni, sono stati complicati, costosi e poco efficienti. Ora i ricercatori del KU Leuven Department of Chemical Engineering (in Belgio) hanno scoperto un nuovo metodo per l’estrazione di due di questi elementi, europio e ittrio, che usa i raggi ultravioletti invece dei normali solventi. Un metodo più semplice e “pulito”, spiegato in una pubblicazione uscita recentemente sulla rivista Green Chemistry.
Europio e ittrio possono infatti essere recuperati dal fosforo rosso, una polvere che viene utilizzata nelle lampade fluorescenti come i tubi al neon. Questo metodo potrebbe allora rappresentare una buona prospettiva per migliorare e aumentare il riciclo di lampade fluorescenti e delle lampadine a basso consumo energetico.
Prima di questa scoperta quello che veniva fatto era sciogliere europio ed ittrio in una soluzione acida acquosa, alla quale venivano aggiunti un estraente e un solvente. Questo portava alla formazione di due fasi: una acquosa contenente le terre rare, l’altra composta da uno strato di solvente, con l’estraente.
Quando le due fasi venivano a contatto uno dei due elementi era estratto dal solvente, mentre l’altro rimaneva in soluzione. Un processo che doveva essere ripetuto più e più volte per risultare efficiente e che prevedeva l’utilizzo della chimica. Questo nuovo metodo sfrutta invece i raggi UV, come ha spiegato Bart Van den Bogaert, dottorando presso il KU Leuven:
La luce UV influenza le particelle caricate elettricamente note come ioni. Sia europio che ittrio hanno tre cariche positive per ione. Quando illuminiamo con luce UV la soluzione di europio e ittrio aggiungiamo energia al sistema. Come risultato, una carica positiva per lo ione europio viene neutralizzata. Quando si aggiunge solfato, solo l’europio reagisce con esso. Il risultato è un precipitato che può essere facilmente filtrato, mentre l’ittrio rimane nella soluzione.
In tal modo si arriva ad un estrazione di europio al 95%, mentre alla fine del processo si riesce ad estrarre anche un’elevata percentuale di ittrio dal precipitato: ne rimane solo l’1,5%. Tutto questo senza utilizzare sostanze chimiche nocive. Come sempre la ricerca prosegue e il team che ha condotto lo studio prevede ulteriori miglioramenti nell’efficienza del processo.
Rossana Andreato

 

 

Comuni rinnovabili 2015: Legambiente premia Campo Tures
Gli impianti energetici che sfruttano le fonti rinnovabili sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni italiani. In ogni Comune italiano è presente almeno un impianto fotovoltaico. Sono i dati incoraggianti emersi dal rapporto di Legambiente Comuni rinnovabili 2015 presentato oggi a Roma.
I dati raccolti dall’associazione ambientalista nel report, giunto quest’anno alla sua decima edizione, testimoniano la grande crescita delle energie rinnovabili nel bilancio energetico delle amministrazioni locali. Dieci anni fa solo 356 Comuni italiani possedevano impianti rinnovabili. Nel 2007 la cifra è salita a quota 3.109. Nel 2009 ben 6.993 Comuni contavano impianti rinnovabili sul loro territorio, fino ad arrivare al 2015 con la totalità dei Comuni che coprono parte dei consumi energetici grazie alle fonti pulite.
In Italia l’impegno dei Comuni a favore delle energie pulite ha portato la fetta di elettricità coperta dalle rinnovabili dal 15,4 al 38,2% in soli 10 anni. L’Italia detiene inoltre il primato in Europa e nel mondo per il contributo del solare alla copertura del fabbisogno elettrico nazionale.
Grazie alle smart grid e ai sistemi di accumulo oggi le fonti rinnovabili forniscono al Paese 118 TWh per un totale di 800 mila impianti elettrici e termici. L’impatto dell’incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stato importante per l’economia italiana perché ha ridotto i costi dell’energia, alti a causa di un’eccessiva dipendenza dalle importazioni.
Anche sotto il profilo della salute pubblica e dell’impatto ambientale, i vantaggi sono stati evidenti. Dal 2005 la produzione di elettricità da fonti fossili in Italia si è ridotta del 34,2%, con una conseguente diminuzione delle emissioni di gas serra, dannose per il clima e per i cittadini.
Nel corso della presentazione del rapporto Comuni rinnovabili 2015 Legambiente ha premiato Campo Tures, un Comune altoatesino alimentato al 100% da un mix di fonti pulite. Oltre a Campo Tures in Italia si contano altri 34 Comuni che riescono a soddisfare e addirittura superare il loro fabbisogno energetico, sia elettrico che termico, grazie alle energie rinnovabili. In Italia si contano poi 2.809 Comuni che producono più elettricità del fabbisogno interno ricorrendo alle fonti pulite.
Legambiente oggi ha premiato anche il Comune di Forlì per l’innovazione in campo energetico ottenuta con il campo solare termico a concentrazione, destinato a utenze industriali e realizzato interamente con materiali riciclabili. Il Comune di Celle San Vito, in Provincia di Foggia, si è invece aggiudicato il premio “Buona Pratica per l’efficienza energetica” per la riqualificazione energetica e l’integrazione degli impianti rinnovabili negli edifici.
Malgrado i dati positivi del rapporto Comuni rinnovabili 2015, il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini spiega che resta ancora molto da fare per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. La nuova potenza installata annualmente sta infatti diminuendo rispetto agli anni scorsi.
Basti pensare che negli ultimi due anni la nuova potenza fotovoltaica installata è stata di 1.864 MW contro i 13.194 MW del biennio 2011-2012. Un declino delle nuove installazioni osservato anche per le altre fonti rinnovabili, a seguito dei tagli agli incentivi e dell’instabilità delle politiche energetiche.
Per risollevare gli investimenti ed evitare la fuga di capitali all’estero Legambiente e le associazioni di settore chiedono normative nazionali più chiare e lungimiranti e una serie di misure, dall’istituzione di una carbon tax allo sviluppo di smart grid, volte a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili a favore delle rinnovabili.
Marco Mancini

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 13 maggio 2015

 

 

Grado nel club delle spiagge top d’Italia

L’Isola d’oro riconquista la Bandiera blu. Premio confermato anche a Lignano. Apprezzati servizi e qualità del mare
GRADO È relativamente facile riceverla, ben più difficile riuscire a mantenerla. Ma Grado e Lignano continuano a issare la Bandiera Blu sui pennoni più alti: l’Isola d’oro per la 26.a volta, mantenendo così il record assoluto in Italia in fatto di assegnazioni ricevute assieme alla località di Moneglia in Liguria; Lignano è solo un giardino più sotto, a quota 25. L’annuncio delle prescelte è stato fatto ieri mattina a Roma, nella sede della Regione Lazio, dal professor Claudio Mazza, presidente della Fee, Foundation for environmental education. Sono 147 contro le 140 dello scorso anno (in realtà si tratta di 11 nuovi ingressi a fronte di quattro uscite, due dell’Abruzzo e altrettante della Sicilia, ndr), le località rivierasche che hanno ricevuto il riconoscimento, in rappresentanza di 280 spiagge italiane. Quelle nazionali rappresentano in realtà il 7 per cento delle spiagge premiate a livello internazionale. Le valutazioni fatte quest’anno non prendono in esame solo i dati rilevati nella passata stagione, ma si basano anche sull’esito degli ultimi 4 anni di prelievi e analisi delle acque di balneazione effettuate dalle Arpa per conto del Ministero della Salute. È questo il riscontro principe per vedersi assegnata la Bandiera Blu, al quale si aggiungono l’educazione ambientale, destinata in particolar modo ai ragazzi, che i Comuni attuano per preservare l’ambiente e promuovere il turismo sostenibile, come ha precisato il presidente della Fee Italia. Altri dati di rilievo presi in esame riguardano gli impianti di depurazione, la raccolta differenziata, la valorizzazione delle aree naturalistiche, la cura e l’assetto delle spiagge. Un ulteriore indicatore preso in esame è quello della “possibilità di accesso al mare per tutti senza limitazioni”. Tutte cose che le due capitali del turismo estivo regionale, Grado e Lignano, hanno e fanno nel migliore dei modi. Non bisogna inoltre dimenticare, secondo Mazza, l’azione di sensibilizzazione intrapresa affinché i Comuni portino avanti un processo di certificazione delle loro attività istituzionali e delle strutture turistiche che insistono sul loro territorio. Grado in particolare ha conseguito anche la certificazione internazionale Iso 14001, ben evidenziata anche sulla carta intestata del Comune, che si ottiene ponendo sotto attento e scrupoloso controllo tutti i fattori ambientali del territorio, spiagge comprese. Per l’assegnazione delle Bandiere Blu va poi evidenziato il supporto alla Fee del corpo delle Capitanerie di Porto che proprio quest’anno festeggiano il 150° anniversario di fondazione. A parlare di questi aspetti ci ha pensato l’ammiraglio Felicio Angrisano, Comandante generale delle Capitanerie di Porto. Per chi si presenta ai turisti con un biglietto da visita contrassegnato dalla Bandiera Blu è evidente che, specialmente in Europa, gioca con tanti punti di vantaggio rispetto ad altre località. «Grado e Lignano – ha affermato Claudio Mazza - hanno ben meritato la Bandiera Blu poiché seguono il percorso senza mai abbassare la guardia, avendo ben coscienza che il patrimonio ambientale è in ogni caso parte integrante dell’offerta turistica. E oggi ancor più di ieri richiesto dal mercato turismo internazionale». E per il 2016 è prevista un’altra stretta ovvero altri parametri o una ancor più marcata osservazione di quelli attuali, in particolar modo legati alla gestione del territorio. «In questo momento di difficoltà economiche – ha concluso il presidente della Fee Italia - i Comuni devono risparmiare da altre parti per porre sempre maggiore attenzione all’ambiente e alla gestione del territorio. Purtroppo qualcuno sta invece regredendo in tal senso».

Antonio Boemo

 

 

Viabilita' - Via Mazzini pedonale - Vertice tra Fiab e giunta

Un passo avanti su via Mazzini ciclabile. Così la Fiab Ulisse definisce l’incontro avuto con l’assessore Elena Marchigiani.

«Durante il vertice - spiega la Fiab -, si è discusso di come realizzare un percorso ciclabile che garantisca anche sicurezza ai pedoni, e della necessità di dare continuità all'itinerario ciclabile di via Mazzini anche nella parte bassa della via.

 

 

«Il Comune affidi ai volontari la cura dei sentieri in Carso»
PROSECCO - In tempi di vacche magre e spending review, manutenzioni e pulizie sul territorio comunale nella parte est del Carso potrebbero essere effettuate dalle associazioni locali. La proposta arriva dal Consiglio Circoscrizionale di Altipiano Est con una mozione approvata a maggioranza.

«Negli anni passati nel nostro comprensorio sono stati portati a termine diversi interventi di valorizzazione di sentieri, piste ciclabili e aree verdi - si legge nel documento - con notevole impegno di soldi pubblici provenienti da finanziamenti regionali e europei». Parallelamente a quanto successo lungo Altipiano Est, nella vicina Slovenia sono stati rivalutati altri sentieri e percorsi con i contributi Interreg. Grazie a questi interventi a cavallo del confine, osserva il Consiglio, è stato creato un parco transfrontaliero di notevole interesse ambientale, naturalistico e culturale, con delle ricadute non indifferenti sotto il profilo della fruizione turistica. Purtroppo la mancanza di fondi e la crisi in atto non ha consentito di effettuare degli interventi di manutenzione ove necessario. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Sentieri e ciclopedonali sono in diversi punti degradati o rovinati, e il pregevole lavoro eseguito in passato è andato in fumo. «Ovviamente ci si rende conto che dare in appalto i lavori di manutenzione comporterebbe dei costi elevati - osserva il parlamentino - e pertanto insostenibili». Tuttavia una soluzione c’è. Il consiglio evidenzia come recentemente diverse associazioni del territorio abbiano eseguito delle opere di manutenzione e pulizia di aree verdi e percorsi nello spirito del volontariato. «Le persone che animano questi organismi – spiega il presidente di Altipiano Est Marco Milkovich – sarebbero disposte a cimentarsi in questi lavori con regolarità. Già in passato il Comune aveva stipulato un accordo con delle gruppi privati concedendo loro un contributo per le spese susseguenti ai lavori eseguiti su aree verdi». (m.l.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 12 maggio 2015

 

 

Roma accelera sul “sì” al rigassificatore

Il ministero dello Sviluppo convoca per il 19 la Conferenza dei servizi sull’autorizzazione. Ma serve il via libera della Regione

il premier DECISIVO - L’ultima parola spetterà a Renzi se non si troverà l’intesa
La convocazione tanto temuta, alla fine è arrivata: le amministrazioni e gli enti territoriali sono stati convocati martedì 19 maggio alle 10.30 al Ministero dello Sviluppo economico alla Conferenza dei servizi per l’Autorizzazione unica al rigassificatore di Gas Natural a Zaule. Nessun tentennamento o rinvio dunque da parte del Governo e la minaccia assume così contorni sempre più definiti. Ora nessun colpo di scena può essere escluso a priori, ma un copione di cosa accadrà è già stato tracciato dagli stessi protagonisti: la Regione non dàrà il proprio assenso al Mise per cui l’ultima parola passerà in capo allo stesso premier Matteo Renzi il cui decisionismo è riconosciuto. «La nostra posizione non è minimamente cambiata - ha confermato ieri l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito - la contrarietà all’impianto è totale, della medesima opinione sono tutte le amministrazioni territoriali, per cui credo che abbiamo tutte le carte in regola per farci valere anche se eccezioni di tipo prettamente ambientale non possono più venir avanzate». Vito riferisce che l’amministrazione regionale ha anche aperto un tavolo interdirezionale per tracciare la strategia d’opposizione. «Il percorso comunque dovrebbe essere tracciato - aggiunge - mancata nostra intesa con il Mise e decisione che passa alla Presidenza del Consiglio». Il 30 marzo rispondendo a un’interrogazione del deputato triestino Aris Prodani, il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha affermato che «il definitivo parere della Commissione tecnica Via-Vas ha evidenziato che non si riscontrano ulteriori incompatibilità con le componenti ambientali esaminate causate dalle previsioni del nuovo Piano regolatore del porto di Trieste anche a seguito degli approfondimenti del quadro ambientale e degli studi effettuati da parte dell’Autorità portuale». La pratica ha dunque lasciato definitivamente le stanze del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti per entrare in quelle del ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi dove appunto si svolgerà la riunione di martedì prossimo. Ma già qualche giorno prima, il 19 marzo, ancora più chiaro era stato il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti. Rispondendo a un ’interrogazione di alcuni parlamentari di Sel tra i quali Serena Pellegrino aveva sottolineato che «il ministero dello Sviluppo economico non può negare l’autorizzazione alla costruzione senza un motivo giuridicamente valido, né esprimersi sull’incompatibilità dell’infrastruttura con il traffico marittimo del porto di Trieste, poiché sull’argomento si è già espresso il ministero dell’Ambiente». Ma ha anche specificato che «la normativa sul procedimento amministrativo prevede che il ministero dello Sviluppo economico non possa rilasciare l’autorizzazione all’infrastruttura senza un’intesa con l’ente regionale». Cosa accadrà da martedì in poi lo aveva anticipato negli stessi giorni la stessa governatrice Debora Serracchiani: «L’intesa Ministero-Regione è necessaria. Se non viene raggiunta la palla passa alla Presidenza del Consiglio. E quale sia la posizione di questa amministrazione regionale è evidente: la nostra non è una contrarietà pregiudiziale agli impianti di rigassificazione, ma è incentrata su questo tipo di impianto in questa specifica ubicazione». «Andremo a ribadire in modo estremamente fermo le nostre posizioni tutte egualmente negative», annuncia il sindaco Roberto Cosolini. E se l’assessore comunale all’Ambiente Umberto Laureni ricorda che l’opposizione all’impianto ha un’arma in più rappresentata dagli studi geologici sui movimenti della faglia, l’assessore provinciale Vittorio Zollia pone un’eccezione preliminare: «È opportuno che tutte le amministrazioni, in particolare Regione, Provincia, Comuni e Autorità portuale, si trovino per un incontro preliminare per fare congiuntamente presente a Roma che la Conferenza dei servizi è stata convocata in termini eccessivamente ravvicinati e tali da non permettere ai Consigli degli enti territoriali di votare nuovi documenti con prese di posizione aggiornate».

Silvio Maranzana

 

 

Petizione anticokeria a Palazzo
Consegnate in Regione più di 10mila firme per chiedere lo stop dell’impianto
Due petizioni, sottoscritte da oltre 10mila persone, una per fermare l'inquinamento causato dalla cokeria della Ferriera nella zona di Servola, l’altra perché il Circolo Miani non venga sfrattato, causa morosità da tre anni, dall’alloggio Ater che sta occupando e da cui è già stato intimato per sei volte di andarsene. Le hanno presentate ieri mattina al presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, il primo firmatario e presidente del Circolo Miani, Maurizio Fogar, e Romano Pezzetta del Circolo Servola Respira, accompagnati rispettivamente dai consiglieri regionali M5S e Pd Andrea Ussai e Franco Rotelli. Sul primo fronte, Fogar ha ricordato che la stessa Arpa nel 2009 ha stabilito che i fumi della Ferriera interessano un raggio di cinque chilometri, perciò anche la raccolta delle firme non è avvenuta solo nei soliti rioni di Servola, Chiarbola e San Sabba, ma anche nelle zone del centro città, riscontrando un interesse altissimo e immediato da parte della gente. Lunga la lista delle richieste contenute nella petizione: la chiusura dell’impianto di cokeria; il fermo anche dell'altoforno, con la verifica del rispetto delle prescrizioni sui lavori di bonifica da effettuare indicati nella perizia della Procura della Repubblica e nelle prescrizioni regionali; il mantenimento dei livelli occupazionali attraverso l'impiego del personale nella rimozione della cokeria e delle bonifiche e messe in sicurezza. «Oltre al fatto - ha aggiunto Pezzetta - che i rilievi delle centraline sono inadeguati e non tengono conto dell'insieme dei fattori inquinanti che respiriamo».

 

 

Task force per proteggere l’orso
Protezione civile e volontari mobilitati a Fogliano per evitare un possibile investimento dell’animale
FOGLIANO Un considerevole spiegamento di uomini si è registrato in seguito alla presenza dell’orso, l’altra notte, nel territorio di Fogliano Redipuglia tra l’Isonzo e l’agriturismo “Le Giarine” dove il plantigrado ha fatto una scorpacciata del miele contenuto in due arnie. Una mobilitazione decisa per facilitare il più possibile il passaggio dell’orso in modo che l’animale non facesse male a nessuno e che tantomeno venisse fatto del male a lui. Dopo aver rilevato alcune impronte che hanno avvallato la sua presenza in paese, è sorta l'idea in particolare da parte di un gruppo di esperti che l’animale potesse essersi fermato in zona per dormire, per muoversi successivamente ancora in direzione Est e verso il Carso nel corso della notte. Il Corpo forestale regionale, che coordinava le operazioni, ha chiesto il supporto della Protezione civile e di conseguenza il sindaco, Antonio Calligaris, ha attivato le squadre del Distretto Carso-Isonzo. Sono scese in campo cinque squadre per turno, ciascuna composta da due volontari e dotata di un mezzo. Sono state divise e impiegate su due turni, rispettivamente dalle 19.30 alla mezzanotte e poi da mezzanotte fino alle 5.30, per un totale di 20 volontari delle squadre di Fogliano Redipuglia, Ronchi dei Legionari e San Pier d'Isonzo. I mezzi della Protezione civile sono stati posizionati con i lampeggianti accesi lungo le strade che si presumeva l'animale potesse attraversare, ovvero la Provinciale 1 e la Regionale 305, per costringere eventualmente gli automobilisti a rallentare. Le due strade, il sabato sera sono, almeno fino a una certa ora, molto trafficate e il dispositivo è servito così a evitare il più possibile il pericolo di un investimento dell'animale. I mezzi sono stati posizionati alla rotonda di Fogliano, al sottopasso autostradale, al confine con Ronchi dei Legionari, al sovrappasso dell'autostrada di San Pier e all'altezza della zona artigianale. La Forestale, regionale, dal canto suo, ha dispiegato uomini in alcuni punti di osservazione e due squadre equipaggiate con armi per sedare l'animale, pronte a intervenire solo nel caso di necessità e pericolo: una nei campi a ridosso dell'agriturismo “Le Giarine”, a difesa dell'abitato, e una in posizione baricentrica presso la stazione ferroviaria. Il tutto è stato coordinato dalla sede della Protezione civile presso la ex caserma dell’Ardenza. Allertati anche i carabinieri di Gradisca e le Ferrovie. In questo senso si è mantenuto un profilo basso al fine di evitare allarmismi, ma soprattutto il pericolo rappresentato dall’arrivo di curiosi che avrebbero potuto mettere in pericolo, oltre che se stessi, anche la tranquillità dell'orso. Solamente per precauzione la prima serata del Maggio musicale è stata trasferita dalla chiesetta di Santa Maria in Monte alla sala Marizza in pieno centro abitato.

Luca Perrino

 

Cresce il numero dei cinghiali nell’Isontino - Previsto l’abbattimento di 535 esemplari
La popolazione dei cinghiali sembra essere tendenzialmente in calo eppure nella zona di Piuma la presenza di questi animali rimane un problema.

Venerdì si aprirà la caccia di selezione, ma gli ungulati hanno imparato che il parco sull’Isonzo rappresenta per loro un rifugio sicuro dove i cacciatori non possono sparare. Di notte non è difficile vederne nel quartiere e la presenza dell’uomo non li spaventa, anzi. Ad attirarli è il cibo e il fatto che in quest’area non abbiano antagonisti naturali favorisce il loro prolificare. Secondo il censimento animali effettuato a metà marzo, nei 9.500 ettari del Distretto venatorio numero 7 “Collio” sono presenti 357 esemplari di varie età. Calcolando un incremento annuo della specie del 150%, per contenerne l’espansione la Regione ha approvato un piano d’abbattimento di 535 cinghiali. Stefano Bizzi

 

 

Salute - Conferenza annuale sull’amianto in Regione

Gli assessori a Salute ed Ambiente del Friuli Venezia Giulia, Maria Sandra Telesca e Sara Vito, presenteranno la sesta conferenza regionale sull'amianto nel corso di un incontro con la stampa. L’appuntamento è in programma domani alle 13.30 nella sala Verde del Consiglio regionale in piazza Oberdan a Trieste

 

Informest - Incontro pubblico sulle energie rinnovabili

Efficientamento energetico degli edifici pubblici dal Fvg al Mediterraneo e utilizzo di fonti rinnovabili. È il tema al centro della conferenza finale del progetto “Remida”, a cura di Informest, in programma a Gorizia domani dalle 9 a Palazzo Attems Petzenstein. Tra gli altri interverranno l’assessore Sara Vito e il presidente Informest Enrico Bertossi.

 

 

Nord Adriatico, tutti i volti del nostro blu
Da venerdì alla Stazione marittima di Trieste tanti percorsi alla scoperta delle realtà marina
Che succede a un delfino quando il suo sensibilissimo sistema acustico è aggredito da rumori forti come quelli prodotti da attività antropiche sommerse? Può soffrire a livello fisiologico, ma possono risentirne anche le sue abitudini sociali. Di protezione, interventi in mare e di molto altro si parlerà a Trieste, durante la quarta edizione di Mare Nordest, intitolata “Un mare di realtà: lavoro, progetti e divertimento”. Organizzato dall’associazione cultural-sportiva Trieste sommersa diving (Tsd) - che dal 2002 si impegna in iniziative mirate alla tutela, alla conoscenza e alla promozione del Nord Adriatico - l’evento è a ingresso gratuito e si svolgerà da venerdì a domenica alla Stazione Marittima di Trieste (info: www.marenordest.it/il-programma/). «Quest’anno il programma è assai ricco» spiega Roberto Bolelli, presidente di Tsd. «Oltre a temi scientifici legati al mare parleremo di cantieristica delle navi passeggeri, lavoro nella Marina Militare, apnea, itticoltura. Ci saranno esibizioni di canottaggio, moto show, apnea, salvataggio con i cani e un concorso fotografico legato al mare». Quanto alla tutela dei mammiferi dai rumori molesti, il tema sarà presentato da Ilaria Biagiotti, ricercatrice del Cnr-Ismar di Ancona che si occupa dal 2014 di monitoraggio di mammiferi marini in Adriatico. «Proteggere il mare e i suoi abitanti è il tema della Direttiva quadro europea (2008/56/CE), recepita in Italia con decreto n. 190 del 13/10/2010», spiega Biagiotti. La Direttiva stabilisce che gli stati membri raggiungano buone condizioni ambientali per le proprie acque entro il 2020. «Concretamente, che si adoperino anche per tutelare i mammiferi marini dal rumore che invade il mondo sommerso». Proprio questa è l’attività dei cosiddetti Marine mammal observer che dal 2014 a oggi, su richiesta del Ministero dell’Ambiente, impiega più di 20 esperti in attività di monitoraggio acustico e visivo dei mammiferi marini in alto Adriatico, 24 ore al giorno durante la costruzione di piattaforme metanifere. Dice Biagiotti: «Il rumore prodotto dalla costruzione di piattaforme off-shore potrebbe avere effetti negativi sull’apparato acustico e alterare la comunicazione di tursiopi, stenelle, delfini e altri mammiferi marini. Noi possiamo intervenire tempestivamente e chiedere alle compagnie di ridurre, o sospendere, le attività in caso di avvistamento di individui o di gruppi». Il primo anno e mezzo di monitoraggio ha confermato che l’alto Adriatico è ricco mammiferi marini. Ma, come avverte Biagiotti: «È troppo presto per dire se queste attività provochino effetti a lungo termine sulla loro fisiologia o sulle comunità». Servono osservazioni più prolungate. A Mare Nordest sarà presente anche la Riserva naturale marina di Miramare, da anni centro di recupero cetacei e tartarughe marine autorizzato dal Ministero dell’Ambiente, e che opera su base volontaria. Come dice Maurizio Spoto, direttore della Riserva: «Siamo molto attivi sul fronte della comunicazione e sensibilizzazione: abbiamo avviato un progetto di citizen science chiamato terre@mare, che usa il Web e i dispositivi mobili per censire, monitorare e mappare cetacei e tartarughe (www.terremare.net/main)»

Cristina Serra

 

 

GEENSTYLE.it - MARTEDI', 12 maggio 2015

 

 

Bandiere Blu 2015: tutte le spiagge più belle
È la Liguria la regina delle spiagge secondo la Foundation for environmental education (Fee), che ogni anno assegna il riconoscimento Bandiere Blu alle coste italiane gestite in maniera più sostenibile. La riviera ligure si aggiudica il podio 2015 con 23 località premiate, seguita dalla Toscana con 18 e dalle Marche con 17.
Sono 280 le Bandiere Blu assegnate all’Italia quest’anno, pari a circa il 7% di tutte le località premiate a livello internazionale, per un totale di 147 Comuni. Inoltre, hanno ottenuto il riconoscimento 66 approdi turistici, con un incremento per i laghi.
Appena sotto al terzetto vincente, troviamo la Campania con 14 bandiere blu e un nuovo ingresso; al quinto posto la Puglia, che conquista 11 riconoscimenti. L’Emilia Romagna rimane stabile con 9 spiagge premiate, mentre l’Abruzzo ne perde due, toccando quota 8.
A pari merito Veneto, Lazio e Sardegna, con 8 bandiere assegnate: le prime due contano una new entry, mentre la Sardegna ne conta due. Infine, in fondo alla lista, troviamo la Sicilia con 5 località premiate, la Calabria con 4, il Molise con 3, il Friuli Venezia Giulia stabile a 2 e la Basilicata con una. Claudio Mazza, presidente della Fee Italia, ha dichiarato:
Anche per il 2015 possiamo annunciare con soddisfazione un aumento di Bandiere Blu, un incremento costante che dimostra, nonostante le ridotte risorse economiche, la volontà di tanti comuni di non mettere al secondo posto l’attenzione per l’ambiente.
Numeri in aumento per il nostro territorio, che fanno ben sperare. Malgrado le 4 uscite sono 11 i nuovi Comuni premiati dalla Fee nel 2015: Cannobio, in Provincia di Verbania; Rosolina, in Provincia di Rovigo; S. Margherita Ligure, in Provincia di Genova; Borghetto S. Spirito, in Provincia di Savona; Taggia, in Provincia di Imperia; Terracina, in Provincia di Latina; Capaccio, in Provincia di Salerno; Castellaneta, in Provincia di Taranto; Castelsardo e Sorso, in Provincia di Sassari; Tusa, in Provincia di Messina.
I criteri decisivi per ottenere il riconoscimento sono diversi: innanzitutto le qualità delle acque di balneazione, che deve essere eccellente; i sistemi di depurazione delle acque reflue e di smaltimento dei rifiuti; la presenza di piste ciclabili, spazi pedonali e aree verdi; la funzionalità dei servizi sulle spiagge e degli accessi per disabili.
Francesca Fiore

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 11 maggio 2015

 

 

Boom di visitatori alle kermesse dei fiori - Pienone tra le bancarelle degli Invasati all’Orto botanico e le attrattive dell’Infiorata a Opicina

Una fresca pioggia nella notte di sabato. Il magnifico sole di maggio di ieri. Queste le perfette premesse per una domenica all'insegna dei fiori, dei colori, dei profumi. Trieste ha vissuto in festa i due appuntamenti floreali in programma ieri, salutati da una folla che ha accolto con entusiasmo sia "Invasati. Tutti pazzi per i fiori", mercatino del giardinaggio e dell'agricoltura, promosso dal Servizio dei Civici musei del Comune, in collaborazione con l'Agricola San Pantaleone onlus, "Tra i fiori e piante" e "Cittaviva" onlus, svoltosi all'Orto botanico di via de Marchesetti, sia l'inaugurazione dell'Infiorata, gara di creazioni floreali, aperta ieri, giunta alla nona edizione, che animerà Opicina fino alle premiazioni dei vincitori, in programma il 28 giugno. «Abbiamo avuto un numero di bancarelle superiore alle attese - ha detto il curatore dell'oro botanico, Massimo Palma - a conferma che i triestini e i turisti intervenuti amano i fiori e le piante». Particolarmente frequentati gli eventi collaterali di "Invasati": si trattava di "Una passeggiata fra le erbe spontanee commestibili", al mattino, a cura di Gaia Viola, e di "Chi cura chi? Far crescere le piante ci aiuta a vivere meglio. La riabilitazione attraverso la natura", presentazione del libro di Alessandra Chermaz a cura di Elena Dragan, "Letture a tutta natura" per bambini, il concerto degli allievi della Glasbena Matica, tutti al pomeriggio. Gran festa anche a Opicina. Molte le persone che hanno presenziato alla benedizione impartita dal parroco della Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, Don Franc, e alla successiva apertura della mostra e del workshop sulle ghirlande. Una piccola folla ha applaudito più tardi all'esibizione del Coro giovanile "Vesela Pomlad" e alla presentazione delle diapositive con le più belle composizioni delle passate edizioni. L'Infiorata è' stata inaugurata nella sede dell'Associazione per la Difesa di Opicina, promotrice della manifestazione con il patrocinio del Comune, il contributo della Banca di Credito Cooperativo del Carso, il sostegno della II Circoscrizione Altipiano Est, del Centro In via Insieme a Opicina e della rivendita sociale Nova. Il concorso prevede quattro categorie: pubblici esercizi, cioè negozi, bar, ristoranti, uffici, scuole, sedi di associazioni e circoli, poi balconi e facciate, giardini a vista e cancelli, ingressi a case e condomini, con un primo premio per ognuna e uno speciale riconoscimento per l'uso di fiori ed essenze autoctone e l'impiego di metodi decorativi che richiamino il Carso. Sabato 30, in collaborazione con l'Amministrazione separata degli Usi civici di Opicina, si terrà un workshop sul "Muro carsico in pietra a secco" con lo specialista Vojko Ražem. Obiettivo dell'incontro, illustrare i vantaggi per l'ambiente nell'utilizzo di questa particolare tecnica costruttiva.

Ugo Salvini

 

 

UNIVERSITÀ - Giornata di studio sui sistemi fotovoltaici

Dopo la prima giornata di studio sui sistemi fotovoltaici organizzata da Aeit all’Università di Trieste nel 2008, cui hanno preso parte oltre 400 partecipanti, si tiene oggi un secondo appuntamento dedicato ai risultati ottenuti da questa tecnologia solare negli ultimi anni. Inizio dei lavori alle 11 con i saluti del rettore Maurizio Fermeglia.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 10 maggio 2015

 

 

Esposto grillino contro il Piano del traffico

Il M5S alla Corte dei conti per denunciare i dietrofront su via Mazzini pedonale. Dubbi di FareAmbiente
Un esposto alla Corte dei conti contro le «irregolarità» commesse dalla giunta Cosolini nell’elaborazine del Piano del traffico. A presentarlo, già domattina, saranno i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, che bocciano senza appello la linea tenuta dall’amministrazione su questa partita. «Cosolini e la sua squadra - afferma Stefano Patuanelli - prima fanno spendere ai cittadini circa 40mila euro in gettoni per far approvare il Piano del traffico in aula, quindi per due anni non fanno assolutamente nulla. Poi quattro gatti protestano e allora pensano “ma sì, chi se ne frega se il Piano del traffico è di competenza del Consiglio comunale, portiamo tutto in giunta e facciamo il contrario di quanto già votato». Sotto accusa, in particolare, il nodo zone pedonali. «Il Piano del traffico prevedeva che sia via Mazzini sia via Imbriani fossero trasformate in aree pedonali. Ora per via Imbriani non si prevede nessun cambiamento e per via Mazzini una zona dedicata ai taxi. Bene, chi controllerà gli accessi? La giunta - conclude Patuanelli - merita davvero tanti complimenti». Di tenore completamente diverso il commento del dem Mario Ravalico. «Un altro passo avanti nell'articolato disegno attuativo del Piano del traffico. L'amministrazione - afferma il consigliere Pd -, con un percorso corretto e responsabile, sulla base dei dati acquisiti nel corso dei "Pdays", avvia l'ulteriore fase sperimentale consistente nella temporanea chiusura di via Mazzini sette giorni su sette. Un passaggio necessario i cui risultati costituiranno elementi fondamentali di valutazione per le scelte definitive che riguardano questa importante direttrice viaria». Perplessità, invece, arrivano dall’associazione Fare Ambiente. «Pur convinti dell'utilità di un ampliamento della aree pedonali - afferma il coordinatore Giorgio Cecco - restano molte le perplessità e i dubbi sull’utilità della chiusura totale di via Mazzini. Spostando un'importante linea preferenziale per il mezzo pubblico si rischia di penalizzare l'utenza più debole, come gli anziani e i lavoratori che normalmente utilizzano gli autobus per raggiungere il centro, nonché di rallentare il flusso veicolare e aumentare l'inquinamento concentrando sulla via Valdirivo tutto il traffico».

 

Mezzi pubblici a misura di ciclisti dal centro al Carso
Proseguono anche oggi le corse dei bus della Trieste Trasporti attrezzate al trasporto di biciclette.

L’iniziativa, elaborata in via sperimentale dalla Provincia di Trieste, rimarrà in vigore tutti i weekend fino al mese di ottobre. Il progetto di bike-bus, andata e ritorno, permette agli amanti delle due ruote di raggiungere il Carso dalla città. Previste partenze da piazza Oberdan verso Opicina (dalle 8.30 alle 16.30con cadenza ogni ora); da Opicina verso piazza Oberdan (dalle 9 alle 17); da piazza Oberdan verso Basovizza (dalle 9 alle 17) e da Basovizza verso piazza Oberdan (9.30 alle 17.30).

 

 

SEGNALAZIONI - Piano Regolatore - Difenderemo verde e ambiente

La signora Agnolon, con la lettera del giorno del 30 aprile scorso, mi interpella sulle cementificazioni che ritiene abbiano danneggiato il nostro territorio, infatti, nella segnalazione si fa riferimento a interventi in corso di costruzione o già realizzati, sulla base di quanto i Piani precedenti consentivano. Senza entrare nel dettaglio condivido che in passato ci sono stati non pochi eccessi, proprio per questo abbiamo deciso di dare alla città un nuovo Piano regolatore in forte discontinuità con il passato. Il nuovo Piano regolatore è stato adottato nell'aprile 2014; attualmente gli uffici comunali stanno controdeducendo le osservazioni per consegnare tutti i documenti ai lavori delle Commissioni e del Consiglio comunale che sarà chiamato ad approvarli. Chi ha presentato osservazioni e opposizioni potrà quindi trovare risposte puntuali negli elaborati che faranno parte integrante del Piano in approvazione. Nello specifico, tema centrale del nuovo Prg è la valorizzazione degli aspetti ambientali e paesaggistici, ossia degli elementi di valore connessi al persistere di spazi verdi, vedute panoramiche, corridoi ecologici, boschi ancora presenti sul nostro territorio. Elementi che connotano ambiti come quello di Barcola al quale la signora Agnolon fa riferimento, ma anche le aree intermedie tra le frange urbane periferiche e i residui di campagne e campagnette o, ancora, le aree al margine dei borghi carsici. Per queste zone, il nuovo Prg stabilisce limiti chiari all'edificazione, affermando piuttosto la necessità di conservare spazi aperti e usi agricoli. Per la prima volta nella pianificazione triestina, uno dei capisaldi del nuovo strumento urbanistico è, in definitiva, la valorizzazione delle risorse ambientali e del paesaggio, anche attraverso uno sviluppo agricolo graduato in funzione dei valori del territorio. Al centro del progetto del sistema ambientale del nuovo Prg stanno un corretto funzionamento ecologico, la tenuta geologica e idrogeologica, la cura e la gestione attiva del paesaggio. In tale ottica, le risorse ambientali sono lette non solo come matrici per l'identificazione di ambiti di tutela, bensì come la struttura su cui fondare una nuova trama di relazioni e usi dello spazio. Il nuovo Prg si assume quindi la responsabilità di proporre un uso più sostenibile ed efficiente del nostro territorio, puntando convintamente al recupero e alla riqualificazione dell'edificato esistente piuttosto che sulla realizzazione di nuove espansioni urbane. Gli esiti potranno essere visti e valutati nei prossimi anni, ma sicuramente le scelte fatte avvicinano la gestione della nostra città a quella di molte altre città italiane ed europee all'avanguardia.

Roberto Cosolini

 

 

Partita a scacchi per South Stream
Il gasdotto Russia-Europa. La mossa di Gazprom che ha rimesso in gioco Saipem
MILANO Ricomincia la partita a scacchi su South Stream, il gasdotto che potrebbe collegare il Mar Nero all'Europa saltando l'Ucraina, un progetto fortemente voluto dalla Russia e osteggiato dagli Stati Uniti che non vogliono eccessiva dipendenza energetica del Vecchio Continente da Mosca. L'ultima mossa è di Gazprom: dopo aver comprato dai soci, Eni compresa, tutte le quote dell'opera bloccata dalle tensioni con l'Ue proprio sull'Ucrania, ora ha comunicato a Saipem - controllata del cane a sei zampe e principale partner industriale del progetto - di riprendere i lavori. La partita resta molto complessa: quella di Gazprom attraverso South Stream Transport è certamente una scelta legata soprattutto alle pesantissime penali che i russi rischiano di pagare non realizzando l'opera. Ma può anche essere il segno che davvero Mosca voglia realizzare il progetto, magari sostituendo Serbia e Bulgaria, con la seconda che anche formalmente aveva creato problemi alla prosecuzione del progetto, con la Grecia. È un'ipotesi abbastanza fantasiosa emersa nelle ultime settimane: arrivato in Grecia il gasdotto potrebbe avere approdo solo in Italia e senza il via libero politico della Ue difficilmente se ne può fare qualcosa. Ma le difficoltà finanziarie di Atene e il possibile avvicinamento a Putin hanno aperto anche questo scenario. In ogni caso la capogruppo Eni è uscita senza danni dall'operazione: con la cessione della sua quota nel progetto del gasdotto ha incassato quanto già investito (sui 300 milioni) più un interesse di circa il 10%.

 

 

Ferriera - Petizione anti smog in Consiglio regionale

Domani alle 11.15, nello studio del presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, in piazza Oberdan, il consigliere del MoVimento 5 Stelle Andrea Ussai consegnerà la petizione sulla Ferriera di Servola “Fermiamo l’inquinamento per la nostra salute e la nostra vita”, sottoscritta da 10.117 cittadini. Primo firmatario Maurizio Fogar

 

 

Piazza Oberdan -  Silenzi e letture  per ricordare   le violenze inflitte dalle SS
Hanno risposto in tanti, giovani e meno giovani, all’iniziativa lanciata dal Comitato Pace Convivenza e Solidarietà Danilo Dolci sotto i portici di piazza Oberdan per ricordare i 70 anni della fine della seconda guerra mondiale in tutta Europa.

Un momento di ricordo e di riflessione davanti al palazzo che fu sede e luogo di tortura e detenzione del comando nazista delle SS, dove furono imprigionati nelle celle all’interno dello stabile tanti triestini tra cui Boris Pahor che lo ha testimoniato nel suo libro intitolato “Piazza Oberdan”. L'incontro è iniziato con il saluto del presidente del Consiglio comunale Iztok Furlanic, e con la richiesta del presidente del Comitato Luciano Ferluga all'amministrazione comunale e provinciale per la collocazione di targhe dove ancora non ci sono, la trascrizione bilingue dove manca, nonchè la collocazione in piazza Unità di una targa plurilingue che ricordi tutte le vittime del nazifascismo. Il giornalista Luciano Santin ha introdotto le riflessioni sui “Fascismi di ieri e di oggi” di Franco Cecotti dell'Anpi, di Claudio Venza di "Cittadini liberi e uguali", e della storica Claudia Cernigoi. Momento particolarmente toccante è stata la lettura di Nikla Panizon di un testo scritto da Ondina Peteani, con un intervento di Giorgio Stern sulla sua famiglia e con la testimonianza vivente di Ljubomiro Susic, che ha ricordato i giorni dell'arresto: «Ancora oggi - ha detto - quando passo di qua guardo sempre in alto, se non c'è la bandiera nazista....». Non sono mancati, come detto, i giovani: gli studenti del Petrarca, Pamela Ursic e Matteo Busetti hanno proposto una lettura drammatica con riflessioni scelte da testi di grandi autori. Dal fronte sindacale Adriano Sincovich, segretario provinciale della Cgil, ha portato un significativo contributo per il mondo del lavoro. Al termine i partecipanti si sono alzati in piedi per un minuto di raccoglimento mentre un giovane trombettista suonava il silenzio fuori ordinanza e veniva fissato un omaggio floreale sotto la targa in memoria dei torturati e uccisi. Al termine la proiezione del docu-film “Auschwitz”, introdotto da Anna Maria Mozzi.

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 9 maggio 2015

 

 

Via Mazzini riservata ai pedoni dal 16

La nuova sperimentazione sette giorni su sette scatterà sabato prossimo e durerà fino al 5 luglio. Taxi ammessi nell’area
La data c’è e il conto alla rovescia è già partito a palazzo Cheba: la sperimentazione di via Mazzini pedonale sette giorni su sette prenderà il via sabato 16 maggio. Tra una settimana. E si protrarrà sino al 5 luglio. Il Comune ha dunque ufficializzato la decisione ieri dopo l’approvazione della delibera di indirizzo in giunta. L’intenzione di procedere al test, in vista della futura applicazione del nuovo Piano del traffico, era cosa ormai nota e si attendeva solo la definizione della giornata d’avvio e delle modalità operative. Ebbene, ecco svelati anche gli ultimi dettagli. La chiusura al traffico veicolare interesserà per quasi due mesi il tratto di via Mazzini da piazza Goldoni a via San Spiridione. Oggi ci possono transitare solamente i veicoli del trasporto pubblico locale, cioè autobus e taxi, i mezzi di pronto intervento e di soccorso in servizio, quelli per il carico e scarico merce e gli autorizzati. Dal 16 maggio, in quella porzione di strada avranno libero accesso solamente le auto e i taxi al servizio delle persone diversamente abili, i mezzi di emergenza e sempre i taxi che andranno a prendere e accompagneranno a destinazione quanti li chiameranno al lavoro lungo la serie di isolati in questione. I tassisti, insomma, non potranno utilizzare via Mazzini come passaggio per raggiungere altre destinazioni, ma esclusivamente come punto di partenza o di arrivo di corse. In ogni caso, l’ultima richiesta della categoria è stata quindi soddisfatta, così come in precedenza l’esecutivo Cosolini aveva già deciso di limitare - su proposta appunto dei tassisti stessi - la chiusura al traffico di via Mazzini a via San Spiridione, senza prolungarla a via Roma o alle Rive. In questo modo, infatti, sia gli autobus che i taxi che gli altri veicoli in possesso di autorizzazione potranno percorrere “in salita” via Mazzini, svoltando proprio su via Roma per raggiungere corso Italia. Con l’entrata in vigore del nuovo provvedimento, cesserà di avere effetto l’esperimento dei “Pdays” nei weekend, cioè la pedonalizzazione al sabato e alla domenica di via Mazzini e via Imbriani. Quest’ultima, contestualmente all’assetto pedonale costante di via Mazzini, sarà lasciata sempre aperta alla circolazione (qui anche dei privati in direzione via Carducci, come di consueto) in maniera da non congestionare lo snodo centrale di piazza Goldoni che nei prossimi mesi subirà comunque delle conseguenze - tutte da misurare - alla luce del cantiere che renderà inservibile la galleria di piazza Foraggi, sbocco fondamentale per il traffico in uscita dal centro. Nella delibera della giunta comunale viene dato mandato agli uffici di individuare le aree di carico e scarico merce, per negozi ed esercizi pubblici della zona, nel tratto di via Mazzini e gli orari per utilizzarle: i tecnici municipali provvederanno dopo l’incontro fra Comune e categorie in programma lunedì.

Matteo Unterweger

 

Marchigiani: «Ora la ratifica della Provincia» Si attendono le modifiche ai percorsi dei bus

«Quella approvata ieri è una delibera che rappresenta un atto di indirizzo per la prossima ordinanza che verrà predisposta dagli uffici - spiega l’assessore comunale alla Pianificazione urbana, Mobilità e traffico, Elena Marchigiani a proposito del nuovo test che prevede la pedonalizzazione sette giorni su sette di via Mazzini fra piazza Goldoni e via San Spiridione.

Il documento verrà trasmesso alla Provincia che è chiamata a ratificarlo» per la propria competenza sul trasporto pubblico locale. Su questo tema, l’ente di palazzo Galatti e la Trieste trasporti comunicheranno nei prossimi giorni le variazioni ai percorsi degli autobus che solitamente utilizzano l’intera via Mazzini per raggiungere da una parte piazza Goldoni e dall’altra le Rive. È chiaro che molte corse verranno dirottate da un lato lungo via Valdirivo e dall’altro su corso Italia, che dalle Rive rimarrà raggiungibile anche tramite via Mazzini con successiva svolta obbligata a destra in via Roma verso appunto il corso.

(m.u.)

 

 

«Sulle navi ci pioveva addosso amianto»

Le testimonianze al processo a sei ex manager dell’Arsenale. L’Authority paga un milione per due cause di lavoro perse
I RACCONTI ALL’UDIENZA Gli ex tecnici hanno ammesso di aver saputo soltanto a fine anni ’80 di aver lavorato con materiale pericoloso
I sei ex dirigenti a processo dell’Atsm Spa trasformata prima nel 1984 in Unità locale della Divisione riparazioni navali della Fincantieri, e poi nel 1993 accorpata nella Divisione costruzioni mercantili, sono Manlio Lippi, presidente dal 1972 al 1984, Andrea Cucchiarelli, condirettore generale, direttore amministrativo e dg tra il 1970 e il 1984, Corrado Antonini, dg Fincantieri dal 1984 al 1985 e poi amministratore delegato sino alla chiusura dello stabilimento, Enrico Bocchini, allora presidente del Cda Fincantieri dal 1985 presidente del cda di Fincantieri, Giuseppe Sassi, direttore dello stabilimento di Trieste della Divisione riparazioni navali dal 1987 al 1990, e Francesco Carrà, che subentrò a Sassi e rimase in carica fino al ’93. Lippi, Bocchini, Sassi e Carrà sono difesi dall’avvocato Corrado Pagano di Genova, Antonini è rappresentato dall’avvocato Andrea Guidi di Roma, Cucchiarelli è assistito dall’avvocato Giovanni Borgna, che ieri ha posto una serie di domande ai testimoni del mattino sulle gerarchie tra colleghi e i dispositivi di sicurezza. Nel pomeriggio sono stati sentiti anche tre medici legali autori delle autopsie sui corpi di alcuni degli ex 27 lavoratori morti di mesotelioma e carcinoma. I loro famigliari sono tutelati come parti civili dagli avvocati Roberta Ferencich, Andrea Cosma, Paola Fornasaro, Maria Genovese, Maria Pia Maier, Roberto Mantello, Gianluca Rossi e Lucia Rupolo. Prossima udienza, con nuovi testimoni dell’accusa, il 22 maggio. (pi.ra.)di Piero Rauber «Quando, sulle navi in manutenzione, staccavamo l’isolante dai tubi da sostituire, e poi li imbragavamo, se ci capitava di starci sotto, la polvere ci pioveva addosso». Era polvere d’amianto. Ieri il processo davanti al giudice Francesco Antoni a carico di sei ex dirigenti dell’Arsenale San Marco - accusati dal pm Matteo Tripani di omicidio colposo in cooperazione per il decesso di 27 ex manutentori morti di tumore ai polmoni tra il 2003 e il 2013 - ha fatto fare alla storia portuale un salto indietro di 30 anni. La mattinata è stata dedicata alle deposizioni di tre ex tubisti e di un ex elettricista, citati come testimoni dall’accusa. Tutti alla fine hanno ricordato che negli anni Settanta e Ottanta, in particolare, tra navi in riparazione e officine a terra le consuetudini non prevedessero uno zelo nell’utilizzo di strumenti di protezione da polveri e fumi, di mascherine. E che la percezione di quanto l’amianto fosse pericoloso l’avrebbero scoperta, parlando tra colleghi, «verso fine anni Ottanta». Alla pioggia di polvere descritta soprattutto dal primo testimone - “alimentata” dal fatto che non era la norma quella di bagnare i tubi prima di staccarli - ha fatto seguito l’ammissione del secondo, ex tubista a sua volta, a detta del quale poteva pure capitare di lavorare «distesi sotto il tubo», e la mascherina spuntava «qualche volta». «L’aria compressa - ha aggiunto - la usavamo anche per pulirci i vestiti da lavoro. La tuta non la cambiavamo ogni giorno, ma quando era sporca». Il terzo testimone, capotubista, ha ricordato che a essere «piene di amianto», soprattutto, erano le navi «russe»: «Le mascherine che ci venivano date non servivano a niente, erano come quelle che si usano per grattare i mobili a casa. Che non servivano me l’aveva detto anche il perito chimico del Porto. Esisteva un ufficio per la sicurezza ma nella maggior parte dei casi ero io come caposquadra a ordinare ai miei di andare a prendere gli strumenti di protezione in magazzino, dalle scarpe alle mascherine stesse». Il quarto testimone, capoelettricista dell’officina a terra, ha descritto infine ciò che «ho visto» quando gli capitava di operare sulle navi: «La macchina impastatrice del materiale coibentante era in funzione mentre noi ci trovavamo vicini per le altre riparazioni e l’unico addetto che adoperava la mascherina era quello che poi maneggiava l’attrezzo che spruzzava l’impasto sulle paratie». Ma non erano solo i tubisti a de-coibentare i pezzi delle navi: anche gli elettricisti e i carpentieri in servizio a bordo, ha ricordato il capo dell’officina a terra, dovevano «scavare» o «tagliare» «per far passare i fili» o «per sostituire i pannelli». Il «preriscaldo» per determinate riparazioni a parte, ancora, prevedeva l’impiego di «ovatta e fili di amianto non usa e getta ma riutilizzabili più volte». «Io non ho mai messo mascherine né come capo ho richiamato i miei, perché non serviva, ritenevamo che per i fumi potesse essere sufficiente l’aspiratore vicino al saldatore», ha chiuso il quarto testimone, riferendo di non aver visto una progressiva dismissione di amianto, o più misure di sicurezza, dal ’77, anno di un accordo azienda-sindacati citato dal pm. E proprio ieri, a proposito di amianto si è saputo pure che l’Authority ha provveduto in questo periodo al pagamento di quasi un milione in risarcimenti civili, pagamento ordinato da due recenti sentenze di lavoro riferite ad altri procedimenti penali per amianto e riguardanti due ex portuali - uno morto per tumore ai polmoni e un altro attualmente malato di mesoteliome pleurico - le cui cause sono state seguite dall’avvocato Fulvio Vida. Nel primo caso la Corte d’appello ha riconosciuto l’Autorità portuale di oggi corresponsabile per l’Ente Porto di allora del decesso di un ex lavoratore nel 2007. Corresponsabile al 33% in quanto tale ex portuale era un fumatore, cosa che era valsa in primo grado una non responsabilità totale dell’Ente. A questo punto alla famiglia, la moglie e la madre, vengono riconosciuti 120mila euro. Nel secondo caso il giudice Annalisa Multari ha imposto all’Authority un risarcimento di 620mila euro a un ex portuale ammalato di mesotelioma, giudicato «malattia professionale», più una serie di rifusioni Inail quantificabili sui 200mila euro.

 

 

Il Piano paesaggistico all’esame pubblico
Individuati amministrazioni ed enti interessati. Operazione trasparenza sui prezzi dei carburanti
UDINE Sarà una fase di consultazione pubblica a rafforzare la condivisione del Piano paesaggistico regionale (Ppr). Pubbliche amministrazioni ed enti ritenuti interessati dagli effetti del documento sull’ambiente, sono chiamati a esprimere osservazioni e a fornire contributi di tipo conoscitivo e valutativo entro il termine massimo di 90 giorni dalla ricezione della documentazione di Valutazione ambientale strategica (Vas). La decisione è della giunta regionale che ieri, su proposta di Mariagrazia Santoro, ha approvato il Rapporto preliminare proprio nell’ambito della Vas per il Ppr. L’atto, previsto dalle norme ambientali contenute nel Dl 152/2006, costituisce il primo passo nel processo di valutazione che accompagna la formazione dello strumento di pianificazione e ha la funzione di supporto all’attività di consultazione pubblica sugli aspetti di elaborazione del piano che possono avere ricadute significative sull’ambiente. Il Rapporto «ha lo scopo di mettere i soggetti competenti nelle condizioni di poter proporre i propri contributi o esprimere un parere sugli argomenti trattati», spiega l’assessore non dimenticando che la partecipazione pubblica alla redazione del Ppr è già stata avviata in maniera informale con una serie di workshop organizzati dal servizio Tutela Paesaggio e Biodiversità che ha coinvolto enti e amministrazioni comunali su tutto il territorio regionale «con l’intento di condividere e approfondire le conoscenze sulle varietà paesaggistiche che arricchiscono il Fvg». L’elenco dei soggetti convocati alla consultazione pubblica è già stato approvato con delibera giuntale a marzo, ma ieri la giunta lo ha integrato includendo anche l'Istituto per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, le riserve naturali sia nazionali che regionali presenti in regione e l’Istituto Ville Venete. Su proposta dell’assessore all’Ambiente Sara Vito la giunta dà poi il via libera alla convenzione, da sottoscrivere con la direzione generale per il Mercato e la Concorrenza del ministero dello Sviluppo economico, per un’operazione trasparenza sui prezzi dei carburanti. L’accordo fa riferimento alle norme nazionali che puntano a favorire le informazioni sui costi alla pompa, tenendo conto peraltro che la Regione già dispone di un sistema informativo, che si prevede ora di ampliare con i dati sui prezzi di gpl e metano. Tra le altre delibere, su proposta di Sergio Bolzonello, la giunta adegua al “Rilancimpresa” il regolamento per la concessione di finanziamenti agevolati a favore dell’artigianato, del commercio e del turismo con l’allargamento alle imprese dei settori edile e manifatturiero. E approva infine la graduatoria delle domande di contributo per la progettazione e la realizzazione di Piani di insediamento produttivo agricolo per il 2015. Ammessi a contributo i Comuni di Verzegnis e Tolmezzo, che riceveranno 122mila e 85mila euro.

(m.b.)

 

 

Ambiente - I sabati ecologici sbarcano a Prosecco

Proseguono i “sabati ecologici” promossi da Comune e AcegasApsAmga per migliorare la raccolta differenziata e contrastare il fenomeno dell'abbandono di rifiuti ingombranti. Oggi il centro di raccolta mobile sarà presente dalle 10 alle 18 nell’area archeggio “Mandria” di Prosecco, dove i cittadini troveranno operatori in grado di assisterli.

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 8 maggio 2015

 

 

Avvistato in Dalmazia il pesce palla liscio: è una specie letale

Pescato un’esemplare nella baia di San Martino - Il biologo: «Mediterraneo ormai invaso da specie tropicali»
RAGUSA Non si può più parlare di caso eccezionale e neanche di evento raro. Nei giorni scorsi un pescatore, che aveva calato le reti nelle acque della baia di San Martino, nelle vicinanze di Ragusa, ha messo a pagliolo un pesce palla liscio (Sphoeroides pachygaster), specie velenosa e il cui consumo – sostengono gli esperti – porta dapprima alla paralisi dello sventurato e quindi alla morte. Si tratta di un pesce esotico, giunto nelle acque mediterranee attraverso il canale di Suez e dunque appartenente alle specie lessepsiane che documentano e confermano la tropicalizzazione del Mediterraneo. «I nostri pescatori devono prestare la massima attenzione perché abbiamo di fronte un pesce che contiene tetradotossina, veleno 1250 volte più potente del cianuro – rileva l’ittiologo Jakov Dulcic dell’istituto spalatino di Oceanografia e pesca. L’esemplare è stato pescato nella tarda mattinata di martedì, andandosi ad aggiungere ad altri già presi gli anni scorsi». Il biologo Davor Lucic dell’Istituto raguseo del Mare e delle aree costiere, avverte che il pericoloso pesce palla liscio continua a espandersi nelle acque dell’Adriatico: «Quest’anno ne sono già stati pescati due esemplari. Non c’è ricerca che possa confermare scientificamente la sua veloce diffusione in Adriatico, ma visto che negli ultimi anni è in costante aumento il numero di pesci palla presi in rete e all’amo, possiamo asserire che ormai hanno preso dimora stabile nelle acque croate». Secondo Lucic, tutti coloro che dovessero imbattersi in questo pesce dovrebbero maneggiarlo muniti di guanti e non agire a mani nude. «Da evitare assolutamente il consumo delle sue carni». Nel versante orientale dell’ Adriatico sono stati presi esemplari di diverse specie tropicali: pesce luna, polpo pignatta, cernia di fondale, serra, lampuga, cernia atlantica, Terapon theraps, pesce lucertola, donzella pavonina, pesce pappagallo e pesce unicorno.

Andrea Marsanich

 

 

Centrale a carbone di Fianona - tensione fra Hep e giapponesi - LA FIRMA POTREBBE SLITTARE
POLA - Clima teso fra il governo croato e l'azienda elettrica di stato Hep da una parte e il colosso energetico giapponese Marubeni dall'altra sulla costruzione della contestata centrale a carbone Fianona 3. La Marubeni lo ricordiamo è l'investitore prescelto tramite concorso internazionale.

La firma del contratto di costruzione inizialmente annunciata per il primo trimestre del 2015, slitta di 4–5 mesi. La direzione della Hep ha chiarito al quotidiano Glas Istre che si tratta di un'operazione molto complessa e che comunque vengono compiuti progressi della definizione dei parametri commerciali e tecnici: «Lavoriamo intensamente-chiarisce Hep- nella preparazione del contratto che sarà pronto entro il terzo trimestre dell' anno». Tuttavoa, secondo alcune fonti ufficiose molto attendibili, ci sarebbero delle divergenze su un punto chiave dell'intero progetto: il prezzo della corrente elettrica fornita dalla Fianona 3 che la Hep dovrà acquistare dalla Marubeni in cambio dell'investimento stimato tra 800 milioni e un miliardo di euro. Stando a rumors di mercato il prezzo proposto dalla Marubeni sarebbe di quasi il doppio superiore a quello di mercato, quindi molto alto anche tenendo conto dell'ammortamento dell' investimento. Inoltre il prezzo definito rimarrà fisso per un lungo periodo. Sarebbero questi i punti sui quali le due parti rimangono molto distanti. Sciolti questi nodi il contratto potrebbe essere firmato in agosto e settembre per cui i lavori potrebbero iniziare subito dopo. Dal momento dell'apertura del cantiere, la centrale dovrà venir costruita al massimo in 4 anni e mezzo. In base al cosiddetto contratto Ppa (Power purchase agreement) la Hep avrà l'obbligo di acquistare metà della corrente elettrica prodotta, l'altra metà sarà piazzata sul libero mercato. Il rovescio della medaglia dell'intero progetto riguarda l'aspetto ecologico: gli ambientalisti avvertono che nei 40 anni di attività la centrale avrà un impatto ambientale pesante a causa dell'emissione nell'atmosfera di 300 tonnellate di diossido di carbonio all' ora. Un aspetto che pero' paradossalmente non sembra preoccupare più di tanto la popolazione dell'area considerato che al referendum consultivo contro il carbone del marzo scorso, l'affluenza alle urne era stata solo del 37%.

p.r.

 

 

Sistemi fotovoltaici, un mercato alla svolta
Lunedì giornata di studio dedicata ai risultati ottenuti da questa tecnologia negli ultimi anni
Lunedì, dalle 10 in poi, nell’aula magna dell’edificio H3 dell’Università degli studi, si terrà una giornata di studio su “I sistemi fotovoltaici, un mercato alla svolta”. Dopo la giornata di studio sui sistemi fotovoltaici organizzata da Aeit nel 2008, cui hanno preso parte oltre 400 partecipanti, questo secondo appuntamento è dedicato ai risultati ottenuti da questa tecnologia solare negli ultimi anni. Tra questi i regimi di grid-parity e di fuel-parity che oggi rappresentano i pilastri su cui il fotovoltaico continua a essere conveniente, oggi più che mai, anche a valle della recente conclusione dell’era degli incentivi in conto energia. In particolare, il cosiddetto grid-parity consente al consumatore finale di ottenere notevoli risparmi sul costo della bolletta dell’energia elettrica. Infatti, il costo del chilowattora prodotto da fonte solare è oggi molto più basso del prezzo pagato sul mercato. Questo risultato è stato ottenuto grazie a un regime di incentivi che a livello internazionale ha permesso a un mercato che solo dieci anni fa era considerato di nicchia di raggiungere la maturità. I risultati ottenuti sono oggi riscontrabili sia nel prezzo dei moduli fotovoltaici che è sceso di oltre il 99% in trent’anni che nella quota di produzione di energia elettrica che oggi nel nostro paese è pari a circa il 10% di quella totale prodotta. La giornata di studio è organizzata da Aeit Friuli Venezia Giulia, la stessa associazione che lo scorso settembre ha riattivato l’impianto di illuminazione della torre del Faro della Vittoria. L’impulso all’organizzazione di questo evento è legato a una delle missioni dell’associazione che è quella di contribuire alla crescita culturale e all’aggiornamento professionale dei propri Soci. Contributi questi che, grazie alla presenza nell’organizzazione dell’Università di Trieste e dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Trieste, vengono in questa occasione offerti anche alla cittadinanza e ai professionisti del settore. Sono infatti proprio i cittadini e gli ingegneri che, per garantire quei risparmi che si rivelano oggi sempre più necessari, devono sviluppare una certa consapevolezza relativa ai temi energetici. La giornata di studio si rivolge quindi a un vasto pubblico, non solo di esperti, e per partecipare è necessario iscriversi compilando il modulo elettronico che si trova sulla home page del sito web dell’associazione (aeit.units.it). Lunedì alle 10 è prevista la registrazione dei partecipanti, cui seguiranno alle 11 i saluti istituzionali (fra cui il rettore Maurizio Fermeglia, il presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia di Trieste Salvatore Noè, il direttore del dipartimento di Ingegneria e Architettura Paolo Rosato), alle 11.30 la presentazione della giornata di Giorgio Sulligoi, presidente Aeit Friuli Venezia Giulia, alle 11.45 la relazione “Sistemi fotovoltaici e Grid-Parity: un mercato alla svolta”, di Alessandro Massi Pavan. Alle 12.15 Giuseppe Noviello parla di “Fotovoltaico e Fuel-Parity”. Dopo la pausa pranzo, i lavori riprendono alle 14 con una relazione su “Previsione della potenza prodotta dagli impianti”, a cura di Sonia Leva, del Politecnico di Milano. Alle 14.30 Enrico Tironi, sempre del Politecnico di Milano, parla de “Il ruolo dell’accumulo”. Dalle 16, discussione e conclusioni.

 

 

Non uccidiamo il cibo due volte - Segre: serve maggior educazione alimentare nelle scuole
Se ogni cittadino comunitario consumasse davvero le 5 porzioni di ortofrutta al giorno, si eviterebbero piú di 135000 morti all’anno per malattie cardio-cerebrovascolari. L’educazione alimentare è come l’educazione civica, non se ne può fare a meno.

Ma in Italia questa materia è lasciata alla buona volontà, peraltro molto estesa, degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, e resta senza un indirizzo preciso e risorse dedicate. Per questo insieme a Susanna Tamaro lo scorso 5 giugno – Giornata Mondiale dell’Ambiente – abbiamo lanciato un appello per introdurre l’educazione alimentare nelle ‘buone’ scuole italiane. E ci siamo chiesti cosa abbiamo fatto per ridurre concretamente lo sperpero di risorse nel mondo, in Europa, in Italia: certo, sono stati avviati i programmi della Fao e le campagne di altri organismi internazionali; è stata approvata una risoluzione del Parlamento europeo per dimezzare gli sprechi entro il 2025 e dedicare un Anno europeo alla lotta allo spreco; poi tanti studi, rapporti, convegni, tavole rotonde, comunicati ... Tutto utile, certo: ma il tempo passa, le perdite e gli sprechi alimentari aumentano, gli affamati pure ma anche e soprattutto gli obesi. Stime recenti confermano che il 30% della popolazione mondiale è sovrappeso: il paradosso, quindi, è che si spende più per dimagrire e curarsi che per mangiare. Nonostante la crisi continuiamo ad acquistare più alimenti di quanto realmente ci occorre, spesso di bassa o pessima qualità; usiamo più risorse naturali di quante sarebbe necessario; produciamo più rifiuti di quanti riusciamo a smaltire; e quando li smaltiamo sosteniamo altri costi economici ed ambientali, costi che paghiamo direttamente noi e indirettamente chi verrà dopo di noi. Per evitare che il cibo finisca nella spazzatura, e venga ucciso due volte, bisogna (ri)dargli valore. Ecco il “valore” dello spreco nell’educazione alimentare. Non sprecare significa restituire al cibo il valore che ha. Riconoscimento fondamentale, perché poi si può, anzi si deve estendere, a tutti gli altri beni: pubblici, comuni, privati che siano. Su questo è illuminante la Carta di Milano per Expo, che il 16 ottobre sarà ufficialmente consegnata al Segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon. Anche attraverso l’eredità di Expo può e deve passare l’impegno per preservare l’oro nei nostri piatti e tramandare ai giovani il valore del cibo. Del resto, l’educazione alimentare è il primo motore del Parco Agroalimentare italiano, noto come Fabbrica Italiana Contadina (Fico), che a Bologna sarà proprio staffetta di Expo nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari nazionali: l’obiettivo è di coniugare educazione e intrattenimento, coltura e cultura, storia e futuro, salute e ambiente. Un Parco tematico che si estenderà come un Expo permanente attraverso la ricostruzione delle principali filiere produttive su un’area di oltre 80mila metri quadrati, insediata al Centro Agroalimentare di Bologna. Un modo per esplorare e conoscere l’enogastronomia italiana dalla genesi alla fruizione, in una sequenza di alta suggestione con orti e campi, stalle e acquari, officine di produzione, laboratori, banchi serviti, grocery e stazioni di degustazione. Perché con l’educazione alimentare non solo si mangia e si sta bene, ma si fa anche economia. *

di ANDREA SEGRE -  fondatore Last Minute Market, presidente Caab Bologna e Fem Trento, autore con Simone Arminio de "L'oro nel piatto" (Einaudi)

 

 

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 7 maggio 2015

 

 

Via Mazzini - M5S critica la giunta sulla pista ciclabile

«Condividiamo l’allarme lanciato da Ulisse Fiab su via Mazzini. Un allarme che il M5S aveva già lanciato a febbraio esaminando nel complesso la mancata attuazione del Piano del traffico approvato nel 2013».

Ad affermarlo i consiglieri M5S Paolo Menis e Stefano Patuanelli. «È evidente come Cosolini abbia paura di perdere consensi elettorali - affermano -. Ma una delibera va però rispettata».

 

 

Area ex Sadoch, preoccupazione di Prodani per i test sulle macerie con residui di amianto

«Quali i tempi per la verifica dei cumuli di macerie contenenti residui di amianto e delle strutture del sito ex Sadoch? Quali iniziative intende adottare la Procura per individuare le responsabilità di tale stato? Quali sono state le azioni degli enti preposti finalizzate a verificare i lavori eseguiti e tutelare la sicurezza e la salute pubblica?».

Così Aris Prodani, deputato di Alternativa libera, sulla questione legata all’area ex Sadoch – tra Viale Ippodromo e via del Pollaiuolo – oggetto nei giorni scorsi, dopo pochi giorni dalla riattivazione dei cantieri, di un sequestro disposto dalla Procura della Repubblica, che contesta l’esercizio di discarica abusiva all’interno e all’esterno del comprensorio. «Solo qualche settimana fa - rileva Prodani - la notizia dell’entrata di un nuovo proprietario e il progetto residenziale con una parte dedicata all’housing sociale aveva fatto intravvedere, finalmente, la possibilità di una riqualificazione dell’ex sito industriale attesa da quasi un ventennio».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 6 maggio 2015

 

 

Ogni giorno spariscono 55 ettari d’Italia

I dati dell’Ispra: inghiottiti dal cemento 7 metri quadrati di territorio al secondo. Così le difese naturali vengono meno
ROMA Il suolo: una risorsa non rinnovabile e molto consumata. Case, palazzi, strade, capannoni, industrie, infrastrutture ingoiano da decenni porzioni di territorio in modo irreversibile. Solo nel 2014 sono stati “coperti” 200 chilometri quadrati di suolo. Ogni giorno, da oltre 5 anni, la Penisola perde 55 ettari al giorno, qualcosa come 6-7 metri quadrati di territorio al secondo. Un consumo che, secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ha intaccato 21mila chilometri quadrati, pari al 7 per cento dell’Italia, contro i 2,7 degli anni ’50 (quelli del boom economico). Consumo che notte e giorno, senza sosta, continua a coprire aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade, a causa di nuove infrastrutture, insediamenti commerciali, produttivi, di servizio, e a causa dell’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità. Nord e Sud. L’area più colpita da questo logoramento del suolo è il Settentrione, ma con una differenza di crescita tra Est e Ovest: se fino al 2008 il Nord-Est viaggiava a velocità maggiore, negli ultimi anni, nelle regioni del Nord-Ovest, il trend del consumo di suolo mostra un’accelerazione. Mentre Triveneto ed Emilia Romagna seguono, nel complesso, l’andamento generale del fenomeno, con una certa tendenza al rallentamento. Inoltre, se negli anni ’50 il Centro e il Sud Italia mostrano percentuali di suolo consumato simili, successivamente il Centro si distacca con valori in netta crescita, raggiungendo quelli dei valori medi nazionali. Le stime del consumo regionali. Nel 2013, in 15 regioni viene superato il 5 per cento di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (intorno al 10 per cento) e in Campania, Puglia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte dove troviamo valori compresi tra il 7 e il 9 per cento. Consumo di suolo e crescita demografica. L’analisi dell’Ispra poi, spiega chiaramente come non esista più un nesso tra richiesta di abitazioni ed edilizia. In passato, infatti, le dinamiche della crescita demografica erano (positivamente) collegate con l’urbanizzazione. Negli ultimi decenni invece si è creato un paradosso: le città hanno visto diminuire la popolazione residente e aumentare le case vuote e sfitte. E il leggero calo di suolo consumato nel 2014 è solo dovuto alla ripresa demografica, portata dall’immigrazione. L’Ispra sottolinea che il tasso di consumo di suolo in Italia confrontato con la crescita demografica mostra una crescita consistente nel corso degli anni fino al 2013, «con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013». Inversione di tendenza. Nell’ultimo anno i dati mostrerebbero una «prima inversione di tendenza, con una leggera decrescita del valore pro-capite», prevalentemente a causa degli effetti della ripresa della crescita demografica, «dovuta in gran parte alla componente migratoria, e del rallentamento del consumo di suolo, arrivando a un valore di 345 metri quadrati pro-capite nel 2014».

Annalisa D’Aprile

 

Nelle aree metropolitane vince la frammentazione - le cifre
ROMA - Dai dati Ispra sul consumo del suolo emerge anche un’altra realtà: quella delle aree metropolitane e delle grandi città del nostro Paese.

Infatti le province di Roma e Torino superano, e di molto, i 50mila ettari di suolo consumato (57mila per Roma, 54mila Torino). Milano segue con valori superiori ai 40mila ettari. Mentre Napoli, Firenze e Palermo si assestano tra i 20mila e i 35mila ettari. Ma i fenomeni di espansione delle città determinano effetti ambientali e sociali la cui rilevanza in termini di qualità ambientale, di integrità del paesaggio e di consumo di risorse naturali dipende fortemente dalla modalità con la quale si realizza la trasformazione. Processi di diffusione, dispersione urbana e frammentazione descrivono la tendenza in atto dagli anni ’90 (e tutt’ora presente) a consumare risorse e a sottrarre qualità attraverso, precisa l’Ispra: la creazione di «centri urbani di dimensione medio-piccola all’esterno dei principali poli metropolitani»; la «crescita di zone di margine con insediamenti dispersi intorno ai centri»; la saldatura di «zone di insediamento a bassa densità in un continuum che annulla i limiti tra territorio urbano e rurale»; la frammentazione del «paesaggio e la mancanza di identità dei nuclei urbanizzati sparsi e senza coesione». In sostanza, «l’urbanizzazione a bassa densità» produce non solo perdita di paesaggi, suoli e relativi servizi dell’eco-sistema, ma è anche un modello insediativo «energivoro» che predispone alla diffusione della mobilità privata. Quindi consumo di energia, traffico e smog. Circuiti di un meccanismo che insieme al consumo di suolo s’incastrano con i cambiamenti climatici e con i conseguenti rischi idrogeologici. Un circolo vizioso che sembra senza fine.

(a. d’a.)

 

 

Apre lo sportello sul risparmio energetico
Il Comune aderisce al progetto Fiesta: consigli gratuiti ai cittadini, workshop a scuola e lotteria a premi
Si scrive “Fiesta” e si legge sensibilizzazione sul tema del risparmio energetico. Si tratta di un progetto triennale con finanziamenti europei dall’acronimo inglese (Families Intellingent Energy Saving Targeted Action), il cui focus è rivolto alle famiglie con l’obiettivo di promuovere comportamenti energeticamente sostenibili, attraverso un miglior utilizzo di impianti domestici di riscaldamento e condizionamento, in modo da ridurre consumi e spese a vantaggio dei consumatori e dell’ambiente. Il progetto coinvolge, oltre all’Italia, anche Spagna, Bulgaria, Croazia e Cipro, per un totale di 14 comuni con più di 50 mila abitanti e 5 partner tecnici, e prevede l’apertura di sportelli informativi in grado di fornire in modo gratuito una serie di consigli pratici per efficientare i consumi energetici delle abitazioni, con particolare attenzione su come si possono modificare le abitudini quotidiane, ma anche scegliere impianti ad alta efficienza energetica ed effettuare investimenti in fonti rinnovabili. Trieste, attraverso la collaborazione tra amministrazione comunale e Area Science Park, è una delle tre città italiane ad aver aderito al progetto insieme a Forlì e Ravenna. «Si tratta di un’iniziativa che si aggiunge allo sportello sullo stesso tema già attivo dal 2012 e rivolto principalmente alle imprese - ha spiegato l’assessore comunale all'Ambiente Umberto Laureni -. In questo caso il target è ben preciso ed è quello delle famiglie: l’idea è di incidere su una delle principali fonti di consumo di energia e dunque di emissioni di CO2 che sono proprio gli edifici privati (29% del totale). Risparmiare energia modificando le abitudini non significa vivere male, ma al contrario vivere meglio, riducendo gli sprechi ed economizzando i risparmi». Lo sportello Fiesta è attivo in via Procureria 2A presso l’Urp, il lunedì dalle 14.30 alle 17 e il mercoledì dalle 9 alle 12.30 (tel. 040/6758336 indirizzo mail: sportellofiesta@comune.trieste.it). Il progetto, il cui budget complessivo è di 2,4 milioni (di cui 1,7 coperti da finanziamenti europei), prevede anche dei workshop nelle scuole primarie e secondarie e per i residenti delle case popolari, oltre ad una lotteria che metterà in palio dei prodotti ad alta efficienza energetica, mentre 150 famiglie potranno usufruire di un audit energetico gratuito a domicilio per valutare le possibilità di efficientamento energetico. «Il risparmio energetico viene spesso percepito come un qualcosa di negativo, in realtà se praticato in modo intelligente va a migliorare il comfort abitativo - ha sottolineato Fabio Tomasi, di Area Science Park e project manager di Fiesta -. In molti Paesi con clima mediterraneo, è cresciuto non solo il consumo di energia per riscaldamento ma anche quello per raffreddamento: ecco allora la necessità di mettere in atto una sfida improntata al risparmio che si sviluppi sugli aspetti tecnologici e sulle abitudini quotidiane».

Pierpaolo Pitich

 

 

Riesplode lo scontro sulle azioni Hera - IL CASO
Il tema della ripubblicizzazione del servizio idrico infiamma la terza commissione consiliare.

Due le mozioni discusse pressoché identiche: una presentata dai consiglieri di maggioranza (Cimolino, Reali, Cetin e Mozzi) impegna sindaco e assessore competente ad «avviare uno studio di fattibilità al fine di valutare la futura possibilità di una scelta in questa direzione da parte dell’amministrazione comunale». L’altra, siglata dal capogruppo di Forza Italia Bertoli, invita la giunta a «produrre una relazione dettagliata per capire se il Comune ha avviato le procedure per adempiere alle previsioni dei referendum sull’acqua del 2011 e quali sarebbero a quel punto costi e oneri a carico dell’amministrazione». A scatenare la reazione dell’opposizione il fatto che nella prima mozione si parla di «effettuare come scelta ultima la vendita delle azioni, nella quota minima necessaria, dopo aver valutato ogni altra possibilità ed ogni altro percorso alternativo per la realizzazione di opere pubbliche indispensabili per la comunità». Chiaro il riferimento alla delibera recentemente approvata che prevede la possibile cessione di azioni del gruppo Hera che controlla AcegasApsAmga. «Vogliamo che sia fatta chiarezza su quello che è stato fatto dal 2011 ad oggi - attacca Everest Bertoli -. Dobbiamo uscire da quella che è una evidente ipocrisia da parte del Pd: esiste un limite alla dignità umana». A rincarare la dose Piero Camber (Fi): «Siamo di fronte ad un atteggiamento contraddittorio e ad una presa in giro spaventosa. Non si può andare in una direzione e poi fare esattamente l’opposto per lavarsi la coscienza» e Lorenzo Giorgi (capogruppo Pdl): «È una mozione non credibile che va ritirata: esistono dignità e serietà». Particolarmente duro l’intervento di Paolo Menis (M5 Stelle): «Siamo di fronte ad una vera e propria provocazione da parte dei consiglieri Pd: questa è non solo una enorme presa in giro, ma un’offesa per il Consiglio comunale e per l'intera città». La risposta nelle parole della consigliera Tiziana Cimolino (Pd), prima firmataria del documento: «Abbiamo semplicemente chiesto che venga chiarito l’argomento attraverso un approfondimento con gli uffici tecnici: noi siamo a posto con la nostra coscienza, poi non è detto che tutti la vedano allo stesso modo». Concetti ripresi da Cesare Cetin (Trieste Adesso): «In questa mozione c’è indubbiamente qualche forzatura, ma farei attenzione prima di parlare di giochetti di coerenza». Per Bassi (Gruppo Misto) e Sossi (Sel) «sono necessari approfondimenti tecnici», mentre per Furlanic (FdS) si tratta di una mozione «quantomeno inadeguata». Alla fine entrambe le mozioni sono state licenziate dalla commissione. Prossima puntata in Consiglio comunale.

(p.pi.)

 

 

Ecoreati: via libera alla Camera - Introdotti cinque nuovi delitti
Ok della Camera al ddl Ecoreati che introduce nel codice penale i nuovi delitti contro l’ambiente, modifica il Codice dell’ambiente, introducendo specifiche previsioni per l’estinzione degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale.

Il testo modificato torna al Senato. Queste le principali disposizioni. Cinque le modifiche al codice penale con l’introduzione dei delitti di inquinamento ambientale; disastro ambientale; traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività; impedimento del controllo, omessa bonifica. In particolare, il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l’inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro. Il disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Sono stati approvati gli emendamenti che sopprimono il divieto dell’air gun: a questo punto il ddl Ecoreati si avvia a tornare al Senato per la quarta lettura.

 

 

Arriva il “taxi del ciclista” che porta in gita le bici
Parte un servizio sperimentale che consente di imbarcare sino a quattro persone - A bordo una mini officina per le riparazioni. Non sono previsti sovrapprezzi
Un piccolo grande sogno di tutti i ciclisti che amano la natura e adorano vivere il Carso, i dintorni di Trieste, i boschi e le doline dell’altipiano, attraversandoli con le mountain bike o con le tradizionali bici da turismo, diventa realtà. E lo diventa con “Taxi bike” ovvero con un servizio nuovo di zecca che consente di prenotare una corsa in un taxi attrezzato con gli appositi supporti in grado di portare sino a un numero massimo di quattro clienti, con le rispettive bici, in un qualsiasi punto della territorio della Provincia. Una volta arrivati a destinazione, basta liberare le bici dai ganci di sicurezza, sistemati dietro il taxi, e cominciare la gita. Il servizio, in funzione da poche ore, è nato da un’idea di Stefano Sandrin, istruttore del gruppo “360 MB”, associazione sportiva che si occupa di mountain bike. «Ho semplicemente sposato due veicoli complementari: il taxi e la bici. Attrezzando nella maniera adeguata un’auto pubblica - spiega Sandrin - si può assicurare a tutti i turisti, ma anche ai triestini e a tutti coloro che amano scorazzare per i sentieri del Carso la possibilità di raggiungere i dintorni della nostra bellissima città senza doversi sobbarcare improponibili salite e, soprattutto, senza dover utilizzare la propria vettura privata». È bastato coinvolgere la cooperativa Radio Taxi e l’iniziativa è presto diventata realtà. «Abbiamo capito subito il potenziale di questa novità – precisa il presidente della cooperativa Mauro Detela – perché è evidente che in questa maniera agevoliamo i turisti, ma anche i triestini e le famiglie con bambini piccoli. Un’utenza molto ampia che d’ora in poi potrà disporre di una possibilità di svago in più». In una prima fase sperimentale sarà solo uno dei taxi presenti sul territorio comunale a garantire questo servizio, «ma se la cosa prenderà piede, e la primavera e l’estate ci sembrano le stagioni migliori per fare un test, altri tre o quattro tassisti triestini sono pronti ad attrezzare le loro vetture con tutto ciò che serve per il trasporto delle biciclette e di un piccolo kit per le riparazioni» assicura Sandrin. Sì, perché i promotori di “Taxi bike” hanno pensato anche a questo. «Siccome sono ciclista anch’io – sottolinea Sandrin – e so che può capitare di forare, di avere un piccolo guasto, di vedere la catena uscire dalla sua sede o altri inconvenienti del genere, i taxi abilitati al trasporto delle biciclette avranno a bordo anche una mini officina. Poche cose come camere d’aria di riserva, le chiavi per stringere i bulloni, una pompa, attrezzi per la manutenzione, insomma il minimo per poter tornare a casa». Anche in questo caso sarà sufficiente chiamare uno dei taxi abilitati. Il tutto senza sovrapprezzi. «Per noi si tratta di normali chiamate. E quindi - spiega il presidente di Radio Taxi - si pagherà la tariffa comune. Ogni bicicletta sarà considerata come una valigia o un collo qualsiasi». Non basta ancora. Quelli dell’associazione “360MB” hanno pensato di arricchire la proposta con un servizio di guida turistica ovviamente in bici. Spiega il presidente del club Lorenzo Cortese: «Ci metteremo a disposizione per offrire ai turisti la possibilità di percorrere i sentieri del Carso con un accompagnatore. Siamo esperti e competenti e vogliamo metterci al servizio della città». L’iniziativa dell’associazione “360 MB” non si limita al territorio provinciale: «Possiamo spaziare anche oltre confine, raggiungere l’Istria, il Carso sloveno e alcune località del Friuli Venezia Giulia» afferma Cortese. Sandrin invece spiega che l’associazione ha già comunicato al Comune «e più precisamente all’assessore Edi Kraus la nostra iniziativa e contiamo sulla collaborazione dell’amministrazione. Le città moderne sono tutte attrezzate per i turisti con bici al seguito, Trieste potrà fare altrettanto».

Ugo Salvini

 

Fiab Ulisse incalza la giunta sulla ciclabile in via Mazzini - viabilità
Un appello alla giunta Cosolini perché realizzi l’attesa pista ciclabile in via Mazzini.

A lanciarlo è l’associazione Fiab Trieste Ulisse - da sempre impegnata nel sensibilizzare cittadini e istituzioni sui vantaggi delle due ruote -, ricordando come, già nel programma elettorale del 2011, Roberto Cosolini avesse promesso una rete di percorsi pensati proprio per garantire la sicurezza di chi si muove in bici. «Da quell’impegno è scaturito il coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini alla progettazione di un nuovo Piano generale del Traffico, approvato nel 2013, che prevedeva la realizzazione di una rete di piste ciclabili a Trieste (il pi-greco) che include anche una pista ciclabile bidirezionale in via Mazzini - afferma Federico Zadnich della Fiab -. Un’opera fondamentale per collegare le Rive con piazza Goldoni e poi da lì proseguire sui due assi ciclabili del Pi-Greco che penetrano la città». Eppure, secondo la Fiab, ultimamente dalla giunta stanno arrivando diversi segnali che fanno pensare ad un dietrofront sulla ciclabile di via Mazzini. Un cambio di rotta ritenuto molto grave. «Avendo creduto e lavorato a fondo nel percorso di progettazione partecipata del Piano del traffico e ritenendo questa un'opera fondamentale per promuovere la ciclabilità a Trieste l'associazione stessa - prosegue l’associazione - esprimiamo viva preoccupazione e chiediamo che, nella delibera che la giunta approverà nei prossimi giorni per definire la trasformazione di via Mazzini, ci sia la ciclabile bidirezionale in sede propria. Per sostenere questa richiesta, organizzeremo a breve un “Bike Pride” che percorrerà le strade della città, al quale chiediamo un'adesione convinta a tutte le persone e associazioni che credono sia importante e urgente promuovere a Trieste una mobilità sostenibile». Immediata la risposta dell’assessore ai Lavori pubblici, Elena Marchigiani. «Nessuna marcia indietro. Nel Piano del traffico si parla di un percorso calcabile che verrà tracciato quando si consoliderà la scelta di via Mazzini pedonale. Fermo restando, però, che trattandosi di un'area pedonale, chi va in bicicletta dovrà dare la precedenza e rispettare i pedoni».

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 5 maggio 2015

 

 

Pm10 in crescita, “altolà” alla Ferriera

La Regione, a fronte degli sforamenti, impone a Siderurgica Triestina di ridurre la produzione della cokeria
La Ferriera è tornata a inquinare e la Regione diffida Arvedi. È l’assessore all’Ambiente Sara Vito a prendere posizione davanti ai valori registrati dall’Arpa e alle proteste dei cittadini degli ultimi giorni, costringendo Siderurgica Triestina a ridurre la produzione: gli “sfornamenti’ della cokeria dovranno passare dai 78 giornalieri a 67 fino al rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. Le concentrazioni rilevate dalla centralina di San Lorenzo in Selva, proprio quella più vicina alla cokeria, hanno evidenziato un incremento di polveri sottili e di benzene. Un’impennata documentata proprio nei giorni in cui lo stabilimento ha aumentato l’attività: il Pm10 ha raggiunto medie giornaliere di 70-80 microgrammi per metro cubo d’aria a fronte di picchi comuni che si aggirano attorno ai 30-40 microgrammi. Ciò, stando alle relazioni tecniche dell’agenzia, è avvenuto tra marzo e aprile. In altri termini, come è salita la produzione, sono schizzate le emissioni. I vertici della fabbrica non commentano, ma si limitano a rimandare a quanto comunicato nei giorni scorsi sugli interventi in atto o già attuati dall’azienda. La Regione, invece, spiega: «Davanti agli sforamenti abbiamo imposto un contenimento dell’attività», ripete l’assessore Vito. «In questo periodo Arvedi sta facendo una serie di interventi, è un momento molto delicato – puntualizza ancora l’esponente della giunta – che stiamo seguendo con attenzione». L’altolà della giunta Serracchiani non ha alcun collegamento con la Procura, assicura l’assessore, quanto piuttosto con l’attività di monitoraggio. «La situazione delle emissioni della Ferriera di Servola è costantemente seguita dall’Arpa – dichiara Vito via comunicato – per compiti istituzionali diretti e per verifiche richieste dalla Regione. Con il subentro della nuova gestione e nell'ottica di una politica di trasparenza auspicata, alla Ferriera - aggiunge l'assessore - sono state infatti intensificate le attività di controllo, monitoraggio e diffusione dei dati ambientali a favore della popolazione in genere e in particolare delle associazioni ambientaliste operanti sul territorio». Verifiche che, naturalmente, seguono di pari passo la riqualificazione degli impianti dello stabilimento e che presto coinvolgeranno anche la cokeria. Proprio per questo la giunta ha deciso alzare il livello di guardia. «Su richiesta della Regione – chiarisce l’assessore – l'Arpa ha organizzato una task force comprendente le migliori professionalità dell'agenzia, che assicura monitoraggi e interventi diretti in ogni situazione di particolare disagio dovuto alle emissioni, per accertarne le cause e per proporne i rimedi». È ciò che è accaduto tra marzo e aprile quando la direzione regionale dell'assessorato all’Ambiente, acquisita la segnalazione dei comitati dei cittadini, ha chiesto il 17 marzo 2015 di verificare le cause dello sforamento delle emissioni. Il responso non si è fatto attendere molto: la Ferriera, in effetti, aveva ripreso a inquinare. «L'Arpa dopo una serie verifiche, visite, sopralluoghi e controlli delle centraline - come rileva una nota ufficiale dalla Regione – ha redatto un’ampia relazione dalla quale si evidenzia un incremento di emissioni a partire dal marzo 2015, in concomitanza e in correlazione all'aumento degli sfornamenti in cokeria. Nella sua articolata relazione – si aggiunge nella nota – l’agenzia ha proposto come misura di contrasto un calo dell’attività e la direzione regionale dell'Ambiente, condividendone le valutazioni, il 10 aprile 2015 scorso ha assunto un provvedimento di riduzione. Dai 78 giornalieri, gli sfornamenti vengono limitati a 67 fino al rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale». L'Arpa ha anche controllato le emissioni al camino e ha verificato i dati rilevabili dall'attività di autocontrollo, dai quali «non si desumono emissioni oltre i limiti di legge».

Gianpaolo Sarti

 

 

Rilancio del Porto Vecchio - Pressing sul governo - Missione romana di Serracchiani e Cosolini
L'area del Porto Vecchio di Trieste potrebbe rientrare all'interno di progetti strategici di interesse nazionale e internazionale.

E' quanto emerso nel corso dell'incontro, ieri a Roma, tra la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani e il sindaco Roberto Cosolini con i ministri dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini e delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio. Serracchiani e Cosolini hanno consegnato ai due rappresentanti dell'Esecutivo Renzi un “dossier” sull'area del Porto vecchio: un documento che, oltre a proseguire l'opera di sensibilizzazione del Governo sulla questione, già avviata nelle scorse settimane - come si legge in una nota della Regione - va anche nella direzione di consentire una presa di coscienza più approfondita delle dimensioni e delle caratteristiche dell'area da parte del Governo, oltre a essere propedeutico allo studio dell'Accordo di programma pubblico-privato ipotizzato nel colloquio dello scorso aprile con lo stesso ministro Franceschini. «E' stato impostato un lavoro con il Governo che proseguirà con intensità nei prossimi mesi» hanno commentato Cosolini e Serracchiani, con quest'ultima che ha precisato: «I ministri hanno espresso la valutazione che l'area potrebbe essere presa in considerazione tra i progetti strategici: c'è un interesse effettivo in quanto l'area è oggettivamente rilevante dal punto di vista della riqualificazione urbana, della possibilità di farne un trampolino di rilancio per la città e la regione, anche dal punto di vista dell'interesse che l'investimento può suscitare in altri Paesi». Dunque un altro passo per il rilancio del Porto vecchio, iniziato con l'emendamento del senatore Pd Francesco Russo che ha dato il via al processo di sdemanializzazione dell'area e proseguito con il documento di intesa siglato la scorsa settimana che è andato a tratteggiare nel dettaglio la mappa dello scalo, definendo al millimetro le pertinenze (magazzini, aree e fasce costiere) sia del Comune che dell'Autorità Portuale. Nel corso del colloquio è emerso che vi potrebbe essere una Cassa Depositi e Prestiti tra i soggetti cui ricorrere per la stesura di uno studio sugli aspetti economici della riqualificazione del Porto vecchio. «C'è grossa soddisfazione per l'attenzione e l'interesse che entrambi i ministri hanno dimostrato nei confronti di questo progetto che è stato peraltro accompagnato da una documentazione puntigliosa ed adeguata e dunque ci sono tutte le premesse per un ottimo lavoro di squadra» ha aggiunto il sindaco Cosolini: «E' stata colta la grande scala di questo progetto che fa sì che nella sfida del riuso del Porto vecchio adesso ci sia un partner importante come il Governo, che ha inquadrato correttamente questa opportunità come una vera e propria occasione economica di rango nazionale».

Pierpaolo Pitich

 

 

Trivellazioni, il governo croato si difende
In 12 cartelle dattiloscritte la risposta a due mozioni di Orah e Hdz: «Non valutati i grandi rischi»
TRIESTE Le opposizioni in Croazia si sono fatte portavoce di tutti i timori espressi dalla società civile, soprattutto città costiere, pescatori e operatori del turismo, relativamente alle trivellazioni del fondo marino dell’Adriatico per la ricerca di giacimenti petroliferi e di gas il cui iter è già stato avviato dal governo Milanovi„. Così al Sabor (Parlamento croato) sono state presentate due mozioni, una del partito Orah dell’ex ministro dll’Ambiente, Mirela Holy con la firma di 41 deputati e una del gruppo dell’Hdz (Centrodestra). Pur presentate da due gruppi diversi le mozioni sono praticamente speculari. In entrambe si fa notare la scarsa trasparenza nella scelta delle società concessionarie per le trivellazioni, mal preparato anche lo studio strategico in cui non si tiene conto soprattutto delle ricadute sull’ambiente in caso di grandi incidenti collegati alla perforazione, all’estrazione e al trasporto di gas o petrolio enon si tiene in alcun conto una politica dei prezzi e dello sfruttamento delle risorse che si potranno ricavare dai giacimenti a favore dei cittadini croati e delle industrie del Paese. Il governo ha risposto in 12 pagine dattiloscritte nelle quali conferma che tutto si è svolto in conformità alle leggi e ai regolamenti vigenti puntualizzando come lo sfruttamento dei giacimenti costituirà un grande impulso anche all’economia della Croazia. Rimandate al mittente anche le accuse relative alla scarsa attenzione all’impatto ambientale delle trivellazioni. Il governo, in questo caso, si è detto di aver svolto tutto con la massima attenzione anche perché la stessa Costituzione della Croazia impone di porre la massima cura nella tutela dell’ambiente per assicurare ai cittadini un habitat sano. Per quel che riguarda invece il rischio di incidenti l’esecutivo sostiene che bisogna ora attendere che le società concessionarie identifichino con precisione i siti dove sarà svolta l’attività estrattiva e solo allora saranno predisposti i piani ad hoc. Senza di essi, assicura il governo Milanovi„, l’attività estrattiva non potrà proseguire. Insomma c’è la malcelata volontà di far ricadere sulle società concessionarie il costo degli studi relativi ai possibili incidenti legati all’estrazione e al trasporto di greggio e gas. Zagabria ha già preparato la Valutazione di impatto ambientale che è stata inviata anche a Slovenia, Italia e Montenegro che ora possono far valere le proprie posizioni in merito. In Slovenia Greenpeace ha già raccolto 11mila firme contro l’attività estrattiva mentre in Italia ferma opposizione è stata fatta valere dalla Regione Marche.

Mauro Manzin

 

 

Rigassificatore, lavori al via nel 2016 - A VEGLIA ANCHE UNA CENTRALE ELETTRICA
ZAGABRIA - La costruzione del rigassificatore di Castelmuschio (Omišalj) sull'isola di Veglia comincerà a metà 2016 e durerà tre anni, parola di Mladen Antunovi„, direttore generale di Lng Croazia e responsabile del progetto.

Intervistato ieri mattina dalla Radio nazionale croata (Hrt), Antunovi„ ha assicurato che l’impianto sarà operativo nel 2019 con la capacità prevista di 6 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, il direttore di Lng Croazia sta «valutando seriamente» l’edificazione di una centrale elettrica a gas «ad alta efficienza» da 40 megawatt da affiancare al rigassificatore. «Quello dell’isola di Veglia è un progetto prioritario per l’Europa: è incluso in una lista di interessi strategici e menzionato nella Strategia per la sicurezza energetica dell’Europa, che comprende soltanto 33 progetti legati al gas», ha dichiarato Mladen Antunovi„. Nel finanziamento dell’impianto di Castelmuschio non ci saranno fondi pubblici croati, ma soltanto capitali privati, mentre le autorità di Zagabria si limiteranno ad assicurare «i migliori standard internazionali» in modo da attirare gli investitori.

(g.v.)

 

 

Gufo reale sotto attacco salvato dai vigili
Il rapace è stato ferito da cornacchie e gabbiani. Ora si trova in convalescenza nella “casa” dell’Enpa
Un gufo reale è stato salvato dall’assalto violento di cornacchie e gabbiani. Il rapace è stato notato dapprima tra gli alberi di piazza dell’Ospedale, poi in via Giulia e infine in via Cologna. Il pronto intervento dell’Enpa, dei Vigili del fuoco e del personale dell’associazione zoofila triestina ha consentito di recuperare la bestiola ora ricoverata nella struttura dell’Ente protezione animali di via Marchesetti. Il gufo è un esemplare maschio di circa due anni. Il veterinario dell’Enpa, Marco Lapia, l’ha medicato e visitato. L’assalto delle cornacchie e dei gabbiani ha procurato all’animale alcune ferite non gravi e la perdita di parecchie piume. «Ora verrà curato, gli faremo un ciclo di riabilitazione e attenderemo che ripristini il piumaggio. Poi, non appena tornerà in piena forma, presumibilmente tra un paio di mesi, lo reintrodurremo in natura» spiega Patrizia Bufo, presidente dell’Enpa. Il gufo reale è un uccello solitario; non migra e resta sempre all'interno del suo territorio personale. Trascorre le sue giornate nel nido, ricavato in genere dentro un grande albero cavo o in un anfratto roccioso, più raramente sul terreno, ed esce a caccia all’alba e al crepuscolo. L’attività dei Vigili del Fuoco e dell’Enpa, nella giornata di domenica, non si è limitata al recupero del gufo reale. All’alba è stato soccorso un capriolo rimasto incastrato in un cancello dell’ex Tirso a Muggia. L’esemplare sta bene, si trova nella struttura dell’Enpa, e verrà liberato tra alcuni giorni. Salvato anche un gufetto, un assiolo, incastratosi all’interno di una canna fumaria mentre verosimilmente tentava di nidificare. «Va riconosciuta la sempre pronta disponibilità dei Vigili del fuoco, preziosi alleati di chi soccorre gli animali – evidenzia Bufo – e la sensibilità dei cittadini che, numerosi, hanno assistito alle fasi di soccorso. Chi lo desidera potrà rivedere gli animali ricoverati nelle voliere e nei recinti di via Marchesetti solo dalle 16 alle 18 per non turbare il percorso riabilitativo». Al contempo l’Enpa rivolge un appello a tutti i cittadini ricordando di non toccare, accarezzare, o raccogliere cuccioli apparentemente abbandonati, se questi non sono feriti o in effettiva necessità di soccorso. Una sola carezza imprime l’odore dell’uomo al cucciolo e la madre non lo riconoscerà più. Meglio contattare subito l’ente di protezione.

Laura Tonero

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 4 maggio 2015

 

 

In Consiglio l’accordo con Riccesi
Prevede un parking in piazza Foraggi e un indennizzo di 2,5 milioni al costruttore
Nel menu odierno del Consiglio Comunale la discussione “clou”, a parte le mozioni di carattere più squisitamente politico, verterà sulla delibera relativa all’atto integrativo al contratto di transazione del 2006 stipulato tra il Comune e l’Impresa Riccesi. Come riepilogato alcuni giorni fa, il provvedimento chiude una vicenda durata quasi quindici anni, che ha attraversato quattro giunte (Illy, Dipiazza 1 & 2, Cosolini). La delibera, che è stata seguita dall’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Dapretto, prevede che l’annoso dossier sia risolto con un nuovo parking in piazza Foraggi e con un indennizzo a Riccesi pari a 2 milioni 571 mila euro. L’esame in commissione ha visto numerose obiezioni da parte delle opposizioni, sia di centrodestra che grillina. E’probabile che i dubbi emersi da questa discussione rimbalzino in aula, caratterizzando dibattito e voto. Tutto partì dal parcheggio non realizzato in piazza Ponterosso: lo voleva la giunta Illy, non quella Dipiazza. Il compromesso raggiunto concesse a Riccesi tre siti alternativi per realizzare altrettanti parking: via del Teatro Romano, via Tigor, largo Roiano, ma tutti e tre, per varie ragioni, non andarono in porto. Alla fine la soluzione trovata dalla giunta Cosolini riguarda, come si diceva, piazza Foraggi più 2,5 milioni. Soluzione che non ha convinto la V Circoscrizione, che ha espresso parere negativo. E’ probabile che nella serata consiliare vengano alla ribalta temi di attualità politica attraverso la presentazione di mozioni: possibili argomenti gli incidenti avvenuti nella giornata inaugurale dell’Expo e il caso della bandiera jugoslava nel corteo del Primo maggio.

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 3 maggio 2015

 

 

Muggia rafforza il no al rigassificatore - CONSIGLIO COMUNALE

No al rigassificatore di Zaule. Il Consiglio comunale di Muggia è tornato ad esprimersi in aula contro l'impianto di gas naturale liquefatto proposto dalla multinazionale spagnola Gas Natural Fenosa.

Due i documenti approvati entrambi all'unanimità: una delibera proposta dall'assessore all'Ambiente Fabio Longo ed una mozione firmata dal consigliere comunale del Pdl Claudio Grizon. La mozione ha di fatto dato mandato al sindaco Nesladek di confermare il parere contrario all'impianto e chiedere la sospensione del parere favorevole del Ministero dell'Ambiente. La delibera ha ribadito al Ministero dell'Ambiente il parere contrario sulla pronuncia di compatibilità ambientale, chiedendo in sede di autotutela, l'annullamento del precedente decreto interministeriale anche al fine di recepire il parere contrario e vincolante della Repubblica di Slovenia previsto dall'Unione Europea con il Regolamento delegato n. 1391/2013. E' stata poi chiesta l'emissione del parere negativo sul metanodotto di collegamento con la rete nazionale gas, viste le interferenze con parte delle opere previste nel nuovo Piano Regolatore del Porto. Il Comune di Muggia ha inoltre formalmente chiesto al Ministero dello Sviluppo economico di essere invitato nella futura Conferenza di Servizi che dovrà pronunciarsi sul progetto del rigassificatore, al fine di poter far valere le proprie ragioni. Nel documento di Longo è stato poi chiesto alla Repubblica di Slovenia ed ai Comuni costieri di Capodistria, Ancarano, Isola e Pirano di sostenere il ricorso fatto dal Comune di Muggia contro il ministero dell'Ambiente. Infine si è chiesto al Commissario straordinario dell'Autorità portuale di Trieste di far redigere, anche con l'eventuale collaborazione di professionisti esterni specializzati in materia, ulteriori elaborati circa l'incompatibilità tra il proposto transito delle navi metaniere ed i rimanenti traffici portuali previsti al 2020 anche in considerazione della conferma del preventivato transito di oltre 500 navi petroliere dirette al terminale Siot ogni anno (521 nel corso del 2014).

(r.t.)

 

 

Sbloccato il Sin, ripartono le bonifiche

Protocollo Arpa-ministero sulle zone inquinate. Zuban: «Entro sei mesi il 30% delle aree sarà restituito agli usi legittimi»
Il salto della gara - Superate le difficoltà di applicazione delle norme entrate in vigore nel 2013. Si può passare rapidamente alle caratterizzazioni
Mercoledì a partire dalle 10 al Palace suite dell'Hotel Continentale di via Dante 6/a, si svolgerà l'incontro “Sos Etichettatura”. Nell'occasione, Massimo Torti, segretario generale di Federmoda Italia, illustrerà la normativa, gli adempimenti a carico del negoziante e del fornitore e le sanzioni previste in caso di non conformità alle nuove disposizioni di legge. L'iniziativa, di forte interesse per tutte la rete distributiva dei settori dell'abbigliamento e delle calzature, è organizzata dalla Confcommercio triestina, in collaborazione con la Federmoda provinciale, nel quadro del progetto “Terziario motore dello sviluppo”, realizzato grazie al supporto fondamentale della Fondazione CRTrieste. I lavori saranno aperti da due brevi interventi introduttivi di Franco Rigutti e Roberto Rosini, rispettivamente vicepresidente vicario di Confcommercio Trieste e presidente della Federmoda provinciale mentre, la conclusione dell'incontro, sarà a cura di Mario Ulian, presidente di Federmoda Friuli Venezia Giulia.di Silvio Maranzana Le bonifiche ripartono. Potranno riprendere a giugno, secondo il presidente dell’Ente zona industriale Stefano Zuban, le procedure di caratterizzazione dei terreni compresi nel Sito inquinato di interesse nazionale ed entro sei mesi presumibilmente un altro 30% di quelli che fanno parte dell’Ezit potranno essere restituiti agli usi legittimi, rendendo di conseguenza possibili nuovi insediamenti o ampliamenti delle aziende esistenti. È la conseguenza del Protocollo tecnico definito dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) e approvato dal ministero dell’Ambiente sui cosiddetti “test di cessione”, le prove simulate di rilascio di contaminanti che devono essere eseguite prima della caratterizzazione. Come ha rilevato ieri anche la Regione in una nota, «le procedure di bonifica erano rimaste bloccate a causa della difficoltà di applicazione delle norme entrate in vigore nel 2013». «Ora però grazie al Protocollo - ha specificato Zuban - molti passaggi possono venir saltati tra cui l’obbligo di dover bandire una gara europea. Sostanzialmente dunque si potrà rapidamente passare alla caratterizzazione e nel giro di 6-7 mesi un ulteriore 30 per cento delle aree Ezit potranno essere svincolate ed aggiungersi a quel 25% che è già stato restituito agli usi legittimi». «Le procedure sono state sbloccate - rileva la Regione - grazie all’intervento dell’Arpa dopo un confronto con i soggetti interessati e con il ministero dell’Ambiente». «Siamo di fronte - l’osservazione fatta dall’assessore all’Ambiente Sara Vito - a un ottimo esempio di come l’Arpa, nel suo ruolo di ente di controllo, possa operare di concerto con la Regione e con le altre istituzioni per coniugare crescita e tutela dell’ambiente in Friuli Venezia Giulia». Per verificare l’attuabilità del Protocollo, l’Arpa e l’Ezit hanno concordato di eseguire in via sperimentale i “test di cessione” nelle aree di proprietà dello stesso Ezit nella Valle delle Noghere, per poi estenderli all’intero Sin. Il Protocollo sarà trasmesso a tutti i soggetti interessati che potranno anche usufruire di una task force dedicata messa in campo da Arpa. «Restano escluse da questa situazione - specifica Zuban - l’area Teseco (che ha in progetto tra l’altro un terminal traghetti nei pressi del Canale navigabile) e quella della Ferriera di Servola». «Il riavvio delle procedure di bonifica del Sin di Trieste - ha commentato il vicepresidente della Regione e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello - conferma l’impegno di questa regione per rilanciare lo sviluppo del manifatturiero in Friuli Venezia Giulia e a Trieste in particolare. Un impegno che, accanto alla legge “Rilancimpresa Fvg” coinvolge trasversalmente tutte le competenze della Regione». A Trieste il peso dell’industria sul Pil è al di sotto del 10 per cento per cui il commento più soddisfatto non può essere che quello del sindaco Roberto Cosolini che ha ringraziato la Regione per l’impegno sulle bonifiche «per le quali - ha specificato - sembra finalmente giunta la svolta decisiva grazie al gioco di squadra fatto tra Regione, Comune, Ezit e Arpa che hanno dimostrato di avere a cuore il rilancio dell’economia di questa città. Le bonifiche per Trieste - ha aggiunto Cosolini - rappresentano sicuramente un’opera di grande valore strategico per promuovere lo sviluppo economico, per rafforzare l’attrattività territoriale e contrastare i processi di deindustrializzazione». Un pericolo, quello della deindustrializzazione, più volte denunciato sia dal fronte sindacale che da Confindustria. Il salvataggio della Ferriera e di Alcatel dovrebbe contribuire a fermare l’emorragia, mentre la stessa Ezit ha recentemente acquistato gli edifici dell’ex cotonificio Olcese per permettervi l’insediamento di aziende hi-tech anche in collegamento con i centri di ricerca presenti sul territorio.

 

Impianto di compostaggio: oggi Pinguente alle urne
Ambientalisti contro il progetto. Ma per il sindaco c’è lo zampino dell’opposizione

Il referendum per decidere se accettare o meno la nuova attività produttiva
PINGUENTE Nella più piccola città istriana con soli 6.133 abitanti oggi gli elettori si recano alle urne per il referendum sul contestato progetto dell'impianto di compostaggio organico ubicato nella zona imprenditoriale di Mala Huba. La consultazione è stata indetta dal Consiglio municipale e dal sindaco Sinisa Zuli„ che ha preso atto della petizione di contrarietà al progetto, firmata da 768 cittadini. Le urne rimangono aperte dalle 7 alle 19 e l'esito del referendum sarà vincolante. Se a vincere risulteranno i “no”, il progetto verrà cancellato. L'impianto in parola produrrebbe annualmente 7.400 tonnellate di humus ottenuto dalla fermentazione della vinaccia, degli scarti del vicino birrificio e della lavorazione della carne di pollame e degli escrementi degli stessi, provenienti dalle fattorie istriane. La società Adria Eta intende investire nel progetto 7 milioni di euro e dare corso a 18 posti di lavoro. Facile intuire che il rovescio della medaglia abbia una connotazione ecologica e ambientale. L'associazione civica “Diritto alla città”, che ha avviato la petizione, elenca tutta una serie di elementi contro l'impianto. Innanzitutto i 200 metri di distanza dalle prime case abitate sono ritenuti insufficienti per la dispersione dei cattivi odori, per cui si teme un colpo basso alla qualità della vita degli abitanti dell'area. In secondo luogo non si dispone di uno studio dettagliato sull'impatto ambientale e sulla salute della gente. C'è poi una terza ragione, per la precisione di ordine economico, in quanto un impianto del genere terrebbe lontani altri potenziali investitori nella stessa area imprenditoriale. Inoltre, secondo alcune valutazioni, ci sarebbe un reale pericolo di diffusione di malattie e di vari gas come il diossido di carbonio, il diossido di zolfo, metano, idrato di zolfo e tiofeni. Inizialmente il sindaco Zuli„ era favorevole al progetto, poi si è detto disposto ad ascoltare la voce della cittadinanza attraverso il referendum anche se, secondo lui, sotto sotto ci sarebbe lo zampino dell'opposizione politica alla Dieta democratica istriana che comanda in città. Intanto nei giorni precedenti il voto i pinguentini hanno trovato tre volantini nella cassetta della posta. Uno è stato diffuso dagli ambientalisti che invitano a votare “no”, il secondo porta la firma della società Adria Eta con l'ovvio invito al “sì”. Il terzo si limita a invitare i cittadini a recarsi alle urne senza indicazione di voto. In base al contenuto e alla forma si direbbe un volantino dell' amministrazione cittadina. Il sindaco Zuli„ però si dichiara assolutamente all'oscuro di una siffatta iniziativa. Curiosità e polemiche politiche a parte, adesso la parola spetta ai cittadini di Pinguente che decideranno se accollarsi il contestato impianto oppure se bocciarlo senza riserve.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - VENERDI', 1 maggio 2015

 

 

Piano regolatore del porto - Arriva il sì della Regione

Approvato dalla giunta con una serie di prescrizioni. Ora tocca al Ministero - Previste zone verdi nel 10% delle aree a terra e una pista ciclabile sulle Rive
Il Piano regolatore del porto ha fatto ieri un altro passo fondamentale per la sua approvazione a sei anni di distanza dall’adozione da parte del Comitato portuale avvenuta nella lontanissima seduta del 19 maggio 2009 sotto la presidenza di Claudio Boniciolli. La Giunta regionale ha approvato la delibera, proposta dall'assessore all'Ambiente Sara Vito, che esprime parere favorevole con prescrizioni nella procedura integrata di Valutazione di impatto ambientale e Valutazione ambientale strategica del Prp. La delibera, come specifica una nota della Regione, fa sì che le norme tecniche di attuazione del Piano siano il più possibile improntate a indirizzare lo sviluppo delle infrastrutture e delle attività portuali secondo principi di sviluppo sostenibile, prevedendo interventi di miglioramento ambientale e la realizzazione di aree verdi pari ad almeno il 10 per cento delle aree a terra attualmente ricomprese all'interno del limite di competenza portuale, verificando la possibilità di introdurne anche all'interno delle aree attualmente edificate. Prescrive anche la realizzazione di una pista ciclabile sul lato mare delle Rive triestine. Secondo la Regione, la progettazione delle opere dovrà seguire più possibile criteri e “best practice” improntati agli obiettivi di sostenibilità ambientale, prevedendo la verifica dell'assenza di rischi per la salute umana e per l'ambiente (l'Autorità Portuale dovrà istituire un tavolo permanente ad hoc con i soggetti coinvolti), limitando le lavorazioni da mare per condurle da terra dove gli impatti sono minori, realizzando barriere antirumore lungo le ferrovie e le strade interessate e utilizzando le migliori tecnologie disponibili in campo energetico. Il provvedimento contiene indicazioni anche per quanto concerne l'impatto paesaggistico e architettonico: dovranno essere garantiti la valorizzazione, la conservazione e il consolidamento delle aree e degli edifici storici e salvaguardate le visuali panoramiche sul mare e sulle aree di interesse paesaggistico, evitando tra l'altro alterazioni alla skyline dei siti. Opportuni accorgimenti dovranno essere presi anche per la tutela della fauna e della flora marina. Per quanto concerne la viabilità, i collegamenti di ingresso e uscita con il terminal ro-ro non dovranno intralciare il traffico nel comune di Muggia, ferma restando la necessità di realizzare il by-pass di Aquilinia e le infrastrutture ferroviarie a servizio del terminal stesso, mentre in riferimento alla nuova viabilità Molo VIII - via Errera/Grande viabilità triestina (Gvt), per evitare di gravare eccessivamente sulla via Caboto, serve un potenziamento di quest'ultima oppure va previsto che la nuova viabilità portuale si innesti direttamente sulla Gvt; allo stesso modo, per l'area di sviluppo portuale ex Aquila va privilegiata l'accessibilità tramite il raccordo Lacotisce/Rabuiese. Dovranno essere inoltre prese tutte le misure possibili per la riduzione delle emissioni in atmosfera e si richiede di prevedere specifici interventi di recupero di aree ecologicamente degradate o di creazione di nuove aree verdi naturali o altri interventi infrastrutturali comportanti miglioramenti ambientali nei comuni limitrofi o loro equivalente monetizzazione da vincolare a interventi in questo senso. La presidente Debora Serracchiani invierà ora la delibera al Ministero dell'Ambiente che dovrà finalmente dare la propria approvazione. Va ricordato che il Consiglio superiore dei Lavori pubblici si è espresso positivamente già il 10 maggio 2010 e che lunedì scorso il Comitato portuale ha approvato tutte le integrazioni al documento originario. Senza Piano regolatore non è possibile, tra l’altro, l’ampliamento completo del Molo Settimo, il tombamento tra i Moli Quinto e Sesto, la realizzazione del Molo Ottavo, l’allungamento del Molo Bersaglieri, tutte le opere accessorie del terminal traghetti sul Canale navigabile. «Siamo arrivati alla fine di questo procedimento amministrativo, abbiamo presentato alcune osservazioni ma il parere è favorevole - ha commentato ieri Serracchiani - ed è questo che attendeva Trieste e tutta la regione: il Piano regolatore può avere definizione. Lo strumento di pianificazione portuale è fondamentale - ha aggiunto - per la crescita del porto, per l'individuazione degli investimenti e, nel caso di Trieste, anche per la definizione di alcune procedure “calde” che sono in piedi, e penso al tema del rigassificatore». Per l'assessore all'Ambiente Sara Vito, «il parere favorevole prevede delle prescrizioni puntuali cercando di favorire lo sviluppo del porto mitigando il più possibile gli impatti ambientali con una particolare attenzione alle emissioni in atmosfera, al tema della sostenibilità, alla limitazione del rumore e degli impatti sulle acque marino-costiere».

Silvio Maranzana

 

 

La bolletta sui rifiuti slitta di due mesi
Passa dal 31 maggio al 31 luglio. Cambiano anche le altre date per evitare ingorghi nei pagamenti e aiutare Esatto
Il Comune di Trieste - Area Educazione informa che, anche in considerazione delle difficoltà derivanti dalla nuova normativa sull'Isee, il temine ultimo per la presentazione dell'attestazione Isee ai fini del punteggio per l'inserimento in graduatoria di chi ha già presentato la domanda di iscrizione ai Nidi d'infanzia comunali e convenzionati per l'anno scolastico 2015/2016, inizialmente previsto per il 4 maggio, viene prorogato fino al 15 giugno, con le modalità già descritte nei modelli di iscrizione. Analogamente, e per i medesimi motivi, si rende noto che anche il termine per la presentazione delle domande per l'attribuzione del "Beneficio energia elettrica 2014" ai titolari della "Carta Famiglia", già fissato all'8 maggio, viene prorogato con i seguenti nuovi termini di scadenza: il 22 maggio per la presentazione della domanda e il 30 giugno per la presentazione dell'Isee (nel caso in cui lo stesso non fosse già disponibile al momento della presentazione della domanda).di Massimo Greco Slittano le scadenze per pagare nel corso del 2015 le bollette relative alla tassa dei rifiuti, la cosiddetta Tari. Le date scivolano di uno-due mesi: così il 31 maggio transita al 31 luglio, il 31 luglio diventa il 30 settembre, il 31 ottobre si sposta al 30 novembre. Queste modifiche temporali al regolamento, che disciplina l’Imposta unica comunale (da cui l’acronimo Iuc), saranno portate in Consiglio comunale, nel quadro di una più ampia delibera sul tema, a cura dell’assessore al Bilancio, Matteo Montesano. Tre ragioni presiedono alla decisione assunta dalla giunta comunale: agevolare il cittadino-contribuente che a metà giugno deve già mettere mano al portafoglio per saldare Imu e Tasi; dare respiro organizzativo a Esatto chiamato a predisporre e a distribuire gli appositi cedolini; adeguare la tempistica di pagamento tenendo presente che già il 2014 ha visto cambiare le originarie scadenze, tant’è che l’ultimo termine era stato fissato al 28 febbraio 2015. Naturalmente, qualora il cittadino-utente intenda versare l’intero importo in un’unica soluzione, può farlo in occasione della prima rata, quindi entro il 31 luglio. A questo provvedimento, che apporta un po’ di sollievo al pressing fiscale sul contribuente, se ne aggiunge un altro, con caratteristiche più specifiche, che riguarda la vasta platea composta da ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub, mense, birrerie, amburgherie. Per le aree scoperte utilizzate da questa sotto-categoria il regolamento prevedeva infatti che la tassa sui rifiuti fosse determinata nella misura del 50%. Ma ristoratori e affini hanno obiettato che, per motivi meteo-stagionali, il periodo effettivamente fruibile delle aree scoperte è inferiore rispetto a quello di altri esercenti. Traduzione: un conto è bere un caffè all’aperto, piacere assaporabile anche con temperature non elevatissime; altro è sedersi per consumare un pranzo “en plen air” nei mesi autunnali o invernali. Allora, per lenire la gabella, la delibera prevede che nel 2015 la tassa scenda dal 50 al 35%: quindi, se un ristoratore o affine gestisce un’area scoperta di 200 metri quadrati, pagherà una tassa rifiuti come se la stessa area fosse di 65 metri quadrati. Su questo punto Montesano vuole ricordare che una sollecitazione al riguardo, seguita da incontri con gli esercenti interessati, era giunta dal consigliere di Altra Trieste, Franco Bandelli. La terza modifica, ritenuta significativa da Montesano, riguarda la tassa sui rifiuti speciali. Bar e ristoranti vengono inseriti nella tabella suscettibile di un forfait pari al 20%, qualora sia dimostrato che lo smaltimento sia avvenuto utilizzando mezzi propri. A chiudere, la delibera chiarisce che le utenze domestiche, diverse dalle pertinenze, si considerano potenzialmente suscettibili di produrre rifiuti se risultano allacciate alle utenze di erogazione di energia elettrica. o altre erogazioni di servizi pubblici.

 

La differenziata riaccende lo scontro in Comune
Forza Italia all’attacco della giunta: «Penali ad AcegasAps se non raggiunge gli obiettivi»
«Questa amministrazione è forte con i deboli, mentre al contrario si dimostra debole con i forti». Le forze di centrodestra in Consiglio comunale vanno all'attacco della Giunta e nel mirino, in modo particolare, finisce il nuovo Piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani appena varato dall'aula. Più precisamente, un emendamento presentato da Forza Italia e Pdl in fase di dibattito, ma bocciato dalla maggioranza, nel quale veniva chiesta l'individuazione di una penale nei confronti di AcegasAps nel caso di mancato raggiungimento della quota di raccolta differenziata dichiarata come obiettivo per il 2015: vale a dire il 40 per cento rispetto al 32,2 attuale. «Nel Piano sono previste delle sanzioni per i cittadini che non conferiscono correttamente i rifiuti» - attacca Everest Bertoli, capogruppo Forza Italia -. E allora perché non prevedere allo stesso modo una penale adeguata per il gestore incaricato del servizio, nel caso non venissero raggiunti gli obiettivi prefissati? Ed invece dobbiamo ancora una volta riscontrare come l'amministrazione comunale usi il pugno di ferro con i propri cittadini, mentre non se la senta di andare contro i poteri forti. Una mossa che peraltro potrebbe rivelarsi pericolosa per lo stesso Comune che rischia di ritrovarsi con un ammanco nelle proprie casse». Concetti ribaditi da Lorenzo Giorgi (Pdl): «Siamo di fronte ad una maggioranza stanca ed in difficoltà che da tempo ha iniziato a scricchiolare» - afferma - La conferma arriva anche da questo Piano per la raccolta differenziata che va a pesare oltremodo nelle tasche dei cittadini: abbiamo proposto due emendamenti che prevedevano prima lo spostamento di 500 mila euro dall'operazione “umido” alla pulizia delle strade e poi un ulteriore aumento dei chilometri compresi nello spazzamento generale, ma entrambi non sono stati accolti. Siamo arrivati al capolinea per questa Giunta di centrosinistra». Così infine Alfredo Cannataro: «Se uno o più consiglieri chiedono di destinare una somma per la pulizia della città, non accogliere quella proposta significa attuare una scelta politica che non va nella direzione di supportare i cittadini».

Pierpaolo Pitich

 

 

Allarme cinghiali, pressing degli agricoltori sulla Regione
TRIESTE - Cinghiali e caprioli, è allarme rosso tra gli agricoltori della provincia triestina e del contiguo Carso isontino.

I danni alle colture, ai terrazzamenti e ai muri di contenimento vengono ormai segnalati con frequenza quotidiana, e di fronte all’Sos lanciato dagli imprenditori l’Associazione Agricoltori/Kmecka Zveza si rivolge direttamente all’assessore regionale alla caccia Paolo Panontin. Secondo l’associazione cinghiali e caprioli si riproducono in maniera incontrollata nelle aree suburbane e carsiche. La ricerca del cibo costringe i selvatici a avvicinarsi sempre di più alle zone abitate, invadendo le sedi stradali con i rischi per l’incolumità di scooteristi e automobilisti. Ingenti i danni a giardini e orti privati, ma sono i boschi e soprattutto le colture agricole a subire le ingiurie più gravi. «Per sopravvivere le aziende devono trasformarsi in veri e propri fortini con costose recinzioni e sbarramenti che necessitano di continua manutenzione», sostiene il presidente dell’associazione Franc Fabec. «Sono rimedi che purtroppo non sono sufficienti a proteggere uva e raccolti - interviene il viticoltore Andrej Ferfoglia, che lavora sulla collina roianese -. La presenza dei cinghiali è ormai continua e ossessionante e aumentano i danni anche ai terrazzamenti e alle opere di protezione. Ora si fanno vivi anche di giorno, e rappresentano un pericolo anche per i residenti». Per l’associazione la questione più scottante riguarda i rimborsi che gli enti locali dovrebbero corrispondere agli agricoltori per compensare le incursioni dei selvatici nei poderi. Di qui la richiesta alla Regione la richiesta di ampliare il periodo di prelievo dei cinghiali a tutto l’anno, estendendo come nella vicina Slovenia l’orario di caccia giornaliero. «La situazione è insostenibile - insiste l’associazione agricoltori -, e anche per questa stagione sono previsti danni superiori alla media».

(m.l.)

 

 

 

 

GREENSTYLE.it - GIOVEDI', 30 aprile 2015

 

 

TAP: Governo autorizza gasdotto nonostante no della Regione Puglia
Durante il Consiglio dei Ministri n° 62, nella giornata di ieri è stato deciso il via libera all’autorizzazione per la realizzazione del TAP (Trans Adriatic Pipeline), ovvero il gasdotto che dalla Turchia attraverserà Grecia e Albania per approdare in Provincia di Lecce e portare gas naturale dall’Azerbaigian all’Italia e all’Europa.
Un sì che non ha tenuto conto del parere negativo, fornito a inizio 2014 da parte del Comitato tecnico Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale della Puglia e che è stato ribadito in Consiglio dal Presidente della Regione Nichi Vendola. È stato possibile grazie ad una norma dello Sblocca Italia. Vendola, a tal proposito ha tenuto a spiegare che:
La nostra posizione non è mai stata una posizione ideologica. Noi non abbiamo mai espresso un diniego preventivo, anzi abbiamo sempre detto di essere favorevoli a contribuire al mix delle fonti energetiche, anche attraverso la realizzazione del gasdotto. La contrarietà è riferita esplicitamente all’approdo a Melendugno che abbiamo sempre considerato il peggiore tra le opzioni possibili.
Mi sembra che rappresenti davvero una punizione enorme per una Regione che ha dato, e continua a dare, un importante contributo alla produzione, alla distribuzione e al trasporto dell’energia all’intero Paese.
Nel verbale del Consiglio di ieri si legge:
Il progetto sarà portato avanti nella totale osservanza di tutte le prescrizioni previste dalle amministrazioni intervenute nel procedimento, prevedendo anche le opportune misure per massimizzare le ricadute positive sull’economia del territorio e sulle attività tipiche locali. L’infrastruttura ha conosciuto una lunga elaborazione e un’istruttoria complessa, durata alcuni anni, che ne ha vagliato in maniera approfondita tutti gli aspetti, a partire dalla compatibilità ambientale.
Con la decisione odierna, il Consiglio dei Ministri ha ribadito all’unanimità la rilevanza del gasdotto sotto il profilo della necessità di una diversificazione delle forniture energetiche, anche alla luce dell’esigenza di aprire un nuovo corridoio energetico per importare il gas prodotto nell’area del Mar Caspio in Italia e in Europa, in ottemperanza ad obblighi comunitari e internazionali assunti dall’Italia.
Comitati e associazioni confluiti nel movimento NO TAP hanno sempre ritenuto che di ricadute positive non ve ne fossero e che anzi l’impatto a livello paesaggistico, ambientale e turistico potrebbe avere effetti devastanti.
Rossana Andreato

 

 

IL PICCOLO - GIOVEDI', 30 aprile 2015

 

 

Rigassificatore, anche la Provincia al Tar

Il Ministero dell’Ambiente conferma la Via all’amministrazione Bassa Poropat, secondo cui è valido il no del Governo Letta
La replica dell’assessore - La revoca era già stata decisa dall’ex ministro Orlando
Anche la Provincia di Trieste, dopo i Comuni di Muggia, San Dorligo della Valle e Trieste e la Regione Friuli Venezia Giulia, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il parere della Commissione nazionale che si è espressa favorevolmente nella Valutazione d’impatto ambientale del rigassificatore di Zaule. Nell’annunciarlo però l’assessore comunale all’Ambiente Vittorio Zollia ha anche reso noto il carteggio intercorso nelle giornate scorse con il ministero che solleva ulteriori motivi di allarme. La Provincia aveva infatti fatto richiesta di accesso agli atti relativamente a quello che era stato il decreto impostato dal ministro all’Ambiente del Governo Letta, Andrea Orlando e che prevedeva un parere negativo alla Via, ma dopo trenta giorni e cioé nell’ultimo giorno utile, il ministero stesso ora guidato da Gian Luca Galletti negando l’accesso ha calcato ancora una volta la mano concludendo in questo modo la risposta: «Quanto alla richiesta di copia del “decreto del ministro Orlando”, presumibilmente, da ciò che si evince dalla descrizione, quello con il quale si era avviata la revoca del decreto Via relativo all’opera di cui trattasi, si rappresenta che i documenti detenuti dalla Pubblica amministrazione e oggetto di accesso sono quelli formati e perfezionati dalla Pubblica amministrazione e aventi rilevanza esterna oppure quelli che comunque concorrono a determinare il contenuto finale di un provvedimento a rilevanza esterna. Non sembra rientrare nella sopra citata casistica quanto indicato da codesta Provincia quale “decreto del ministro Orlando”. In sostanza, afferma il governo il “decreto Orlando” non ha alcun valore, non era nemmeno un decreto per cui è inutile farlo vedere. Se mai ci fosse qualche ulteriore dubbio, il ministero ribadisce anche che «quanto alle valutazioni sulla legittimità degli atti e dei comportamenti dell’amministrazione inerenti il supplemento istruttorio relativo all’opera in oggetto, conclusasi con nota Dva-2015-00005311 del 25 febbraio 2015, gli stessi sono pienamente legittimi e coerenti con il dettato normativo e tali da non richiedere alcuna riforma e/o ulteriori azioni per come richieste da codesto Ente con nota citata». La nota Dva-2015-00005311 è quella con cui il ministero informava che «non si riscontrano ulteriori incompatibilità ambientali tra le previsioni del nuovo Piano regolatore portuale di Trieste e il progetto di rigassificazione Gnl di Zaule, può ritenersi concluso nel medesimo senso il procedimento di supplemento istruttorio avviato il 27 dicembre 2012 e di conseguenza superata la comunicazione avente ad oggetto il preavviso di revoca del Decreto di compatibilità ambientale». La presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat ha controrisposto in termini piuttosto duri: «La pretestuosa dilazione temporale nella risposta, priva in sostanza di un effettivo motivato riscontro, non costituisce di certo significativo esempio di quel principio di leale collaborazione tra Enti sancito dall’ordinamento e costringerà questa amministrazione a rivolgersi nei termini di legge (purtroppo in scadenza) alla competente giustizia amministrativa». Secondo la Provincia, il decreto dell’allora ministro Orlando aveva effettivamente revocato il decreto favorevole di Via dato nel 2009 e poi sospeso, ma subentrando il Governo Renzi al Governo Letta, il nuovo ministro ai Beni culturali Dario Franceschini lo avrebbe erroneamente rimandato al nuovo ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. «Analogamente agli altri enti - ha sottolineato Zollia - la Giunta provinciale ha dato mandato di impugnare per illegittimità e illogicità manifeste l’ultimo parere della Commissione di Via, ma ha altresì ritenuto fondamentale impugnare la comunicazione, di natura provvedimentale, del direttore del ministero dell’Ambiente con la quale è stata comunicata la chiusura della procedura dell’articolo 10 bis della legge 241/1990 relativa alla revoca dell’originario decreto di compatibilità ambientale».

Silvio Maranzana

 

 

Chiuso il conto con Riccesi: nuovo park più 2,5 milioni
In dirittura una vicenda vecchia di 15 anni, dal ritiro del progetto di Ponterosso
Il Municipio garantisce all’impresa il posteggio di piazza Foraggi e un conguaglio
Quattro giunte, tre sindaci e un arco temporale variabile - a seconda di dove si situi il punto di partenza - tra i 14 e i 16 anni. Se non intervengono eventi straordinari e imprevedibili, c’è il “rischio” che i tre lustri di confronto tra Comune e impresa Riccesi, per risolvere la maledetta eredità del mancato parcheggio in Ponterosso, vadano finalmente a buon fine. Ammesso che si possa parlare di buon fine. Il titolo della pièce è il seguente: «Approvazione dell’atto integrativo al contratto di transazione novativa Rep/Racc 73332 del 7 aprile 2006 stipulato tra il Comune di Trieste e l’impresa Riccesi». Nei giorni scorsi la delibera è andata per la seconda volta in Sesta commissione, da dove decollerà poi alla volta dell’aula, presumibilmente al primo appuntamento di maggio. I termini dell’agreement, faticosamente negoziato tra le parti, sono riassumibili in due punti: Riccesi costruirà un parcheggio in piazza Foraggi e riceverà, a titolo di indennizzo, una somma di 2 milioni 571 mila euro da corrispondere in due tranche scadenzate entro il 30 giugno prossimo venturo. L’impresa rinuncia inoltre agli oneri finanziari maturati. Detta così sembra facile, ma questi due punti vengono distillati da un pluriennale percorso a ostacoli che è opportuno riepilogare. Alla fine degli anni Novanta il Comune, essendo sindaco Riccardo Illy, aveva deciso la realizzazione di un parcheggio in piazza Ponterosso, che sarebbe stato costruito dalla Sea (Società edile adriatica). Ma Sea fallì e l’impresa Riccesi subentrò ad essa per quel che riguardava la specifica partita di Ponterosso: il Comune, ancora guidato da Illy, ne prese atto con delibera nel febbraio 2001. Però da lì a qualche mese, in seguito alla vittoria di Roberto Dipiazza alle amministrative della primavera 2001, avvenne un determinante cambio di programma: Ponterosso non si sarebbe più fatto. Ma si dovette trovare un’intesa con Riccesi, intesa che planò in Consiglio comunale all’inizio del marzo 2006, poco prima della nuova tornata elettorale. In luogo dei 689 posti auto previsti in Ponterosso, Riccesi ottenne 476 posti suddivisi su tre siti alternativi: via Tigor, largo Roiano, via Teatro Romano. Siamo a dama? Figurarsi. Criticità tecnico-archeologiche e malumori dei residenti congelarono il parcheggio in elevazione nei pressi del Teatro Romano (250 posti) e il parking interrato all’angolo di via Tigor con via Cereria (106 posti). Eppoi largo Roiano (120 posti) perse d’appetibilità - come narra la delibera del 2015 - a fronte di 200 posti auto ricavati in zona da edifici a uso autorimessa. Ripartì allora la roulette di sopralluoghi e indagini per trovare il sostituto di largo Roiano: l’unica soluzione possibile si è rivelata piazza Foraggi, che comprenderà 132 posti auto, dei quali 74 coperti, 30 box, 28 scoperti sul lastrico solare. L’operazione viene seguita dall’assessore ai Lavori pubblici e al Patrimonio Andrea Dapretto, con debita scorta di manager municipali. «In piazza Foraggi sorgerà un edificio semi-interrato, con un’elevazione di circa nove metri. Alla fine ritengo si tratti di una soluzione accettabile, anche se inevitabilmente qualcuno avrà da ridire: un gruppo di cittadini, per esempio, ha espresso la sua contrarietà. Ma piazza Foraggi, purtroppo, è un sito di ardua redenzione: caricato di servizi e difficile da riqualificare. Questa opera può mettere un po’ di ordine in uno scorcio urbano non felice, dando nel contempo sollievo al problema del parcheggio». La Quinta circoscrizione ha espresso parere contrario e dalle opposizioni arrivano numerosi rilievi. Bertoli (Fi) contesta il coinvolgimento del Consiglio rispetto a una materia di competenza giuntale e chiede chiarimenti alla segreteria generale. Giorgi (Pdl) lamenta che alla bruttezza di piazza Foraggi viene dato così il colpo di grazia e non comprende perché Riccesi si sia defilato da Roiano quando piazza Foraggi ha lo stesso problema di offerta di parcheggi. Critici anche i Cinquestelle, presenti in Commissione con Patuanelli, che ha esaminato gli aspetti relativi all’indennizzo.

Massimo Greco

 

 

«Carenti i documenti sulle opere anti-fumi previste alla Ferriera» - il perito della procura
È stata definita l’operazione cruciale per il risanamento della Ferriera: un impianto di aspirazione studiato per la captazione, la depolverizzazione e la filtrazione delle emissioni nelle diverse aree della cokeria. Ma ancor prima di nascere sono arrivate le prime perplessità.

A parlare di «documentazione carente» e dunque di un «progetto non valutabile» è il professor Marco Boscolo, il consulente tecnico incaricato dai sostituti procuratori Federico Frezza e Giorgio Milillo di valutare la funzionalità e l’efficacia teorica del progetto annunciato dalla proprietà di aspirazione delle emissioni aeee della cokeria con particolare attenzione alle emissioni diffuse e non convogliate. In una breve relazione trasmessa ai pm, Boscolo prende sul nascere le distanze dall’iniziativa clou del risanamento ambientale dello stabilimento. La stessa relazione è stata inviata anche alla direzione Ambiente della Regione, come pure alla Provincia, eppoi al Comune, all’Arpa e all’Azienda sanitaria. Nella nota si legge una breve descrizione: «Tale intervento si propone di intercettare le emissioni fuggitive provenienti dalle porte della cokeria durante la fase di distillazione e quelle che intervengono al caricamento e allo sfornamento, nonché le emissioni di benzene e di altri composti organici dell’impianto di trattamento dei sottoprodotti». Poi ecco i dubbi: «Il progetto appare ambizioso e non sembrano esservi dei precedenti realizzati in giro per il mondo, il che comporta la necessità di un’accurata attività di progettazione per delineare chiaramente gli obiettivi di contenimento, definire le condizioni stesse di progetto e individuare le strategie operative». Nella relazione così Boscolo descrive anche la nuova struttura: «Al di sopra delle porte della cokeria si vorrebbero installare delle cappe di aspirazione la cui portata d’aria aspirata sarebbe convogliata a un filtro a maniche di nuova realizzazione ove si conseguirebbe l’abbattimento delle polveri e dei policiclici aromatici benzo(a)pirene per mezzo dell’insufflazione di carboni attivi. Allo stesso modo, ma con una diversa e più complessa soluzione tecnica, si provvederebbe alla captazione delle emissioni al caricamento, dovuta all’imperfetta tenuta tra telescopi e bocca di carica, che sarebbero trattate dallo stesso filtro visto in precedenza. Il sistema si completerebbe con una articolata rete di tubazioni e minicappe di aspirazione in grado di captare le emissioni di composti organici volatili provenienti dall’impianto sottoprodotti». Poi arriva secca la valutazione: «In relazione a questi aspetti la documentazione sottopostami appare tuttora carente, tanto da rendere il progetto non valutabile. Tale circostanza potrebbe essere conseguente alla complessità dell’attività progettuale che inevitabilmente comporta dei tempi di qualche mese e che pertanto dovrebbe sbloccarsi tra qualche mese». Da qui la richiesta di una proroga alla definizione dell’accertamento tecnico. Nello scorso mese di marzo Alessandra Barocci, responsabile per l'Ambiente del Gruppo Arvedi, parlando in Consiglio comiunale, aveva detto in proposito: «La modellizzazione matematica ci ha dato ragione. Hanno funzionato anche alcune simulazioni con cappe a scala ridotta. La progettazione è terminata, abbiamo investito quattro milioni di euro e ordinato l’impianto. Funzionerà a regime alla fine dell’anno». Prospettiva poi confermata in questi giorni. Per raggiungere l’obiettivo, ha successivamente confermato Barocci, «è prevista la realizzazione di un progetto innovativo per la captazione anche delle emissioni fuggitive che consentirà di ottenere performance ambientali che andranno ben oltre i limiti indicati dalle nuove normative europee in materia ambientale. Il nuovo impianto di aspirazione è progettato per captare, depolverizzare e filtrare le emissioni delle diverse aree della cokeria».

(c.b.)

 

 

Istria e Zagabria litigano sulla centrale Fianona 3 - DOPO IL REFERENDUM
POLA - L’Istria non si rassegna ad accettare supinamente la contestatissima centrale termoelettrica a carbone Fianona 3

 che il potere centrale e l’azienda elettrica di stato HEP intendono imporre. Il presidente della regione Valter Flego punzecchiato anche dall’ex parlamentare regionalista Dino Debeljuh, annuncia che in sede di Assemblea regionale intende proporre l’approvazione della decisione contro il carbone, peraltro già messo al bando dal piano ambientale della penisola che come combustibile della futura centrale prevede il gas. Dai risultati del referendum attuato un mese fa nell’area albonese spiega, nonostante la bassa affluenza alle urne, emerge la chiara posizione dei votanti contro il carbone. Del tema si è parlato anche all’ultima riunione dell’Assemblea regionale a Pisino. In questa sede il consigliere Damir Kajin dei Democratici istriani ha sottolineato che a conti fatti il referendum è riuscito. I risultati avrebbero potuto essere ancora migliori ha continuato, se il ministro del turismo Darko Lorencin e i deputati istriani avessero espresso una posizione chiara e inequivocabile contro il carbone. E poi c’è stata una mossa sbagliata, ha detto ancora Kajin riferendosi alla ripartizione anticipata tra i comuni dell’area, della cosiddetta retta ecologica quale risarcimento per l’inquinamento ambientale. A beneficiarne maggiormente sarebbe Chersano il comune più esposto all’inquinamento che porterebbe in cassa 4 milioni di euro all’anno, circa la metà del suo bilancio.

(p.r.)

 

 

 

 

IL PICCOLO - MERCOLEDI', 29 aprile 2015

 

 

Porto Vecchio al Comune - L’intesa diventa realtà

L’accordo definitivo per la sdemanializzazione firmato sulla mappa dello scalo
Stabilita in maniera puntuale l’assegnazione di magazzini, aree e fasce costiere
La sdemanializzazione del Porto vecchio ha smesso di essere soltanto uno scioglilingua e si è tradotta in pratica su una mappa. Linee precise che definiscono al millimetro cosa sarà di chi: che edificio andrà al Comune, quale all'Autorità portuale. Questo è il risultato dell’intesa firmata ieri da tutti i protagonisti della svolta in questa lunga e triestinissima vicenda. L'incontro si è svolto in un luogo simbolico, la Centrale idrodinamica del Porto vecchio: lì è stata illustrata alle autorità la planimetria nata dalle riunioni che nell'ultimo mese i tecnici del Comune e dell'Autorità hanno tenuto per definire nei minimi particolari il passaggio di mano. Il risultato? Spiega l'Ap in una nota: «Come previsto dalla legge di stabilità 2015 passeranno al Comune tutte le aree e gli edifici del Porto vecchio, esclusi la sede della Capitaneria di Porto, il Molo IV, il Molo III, l’Adriaterminal, il Molo 0, la Diga vecchia, la fascia costiera prospiciente la prima fila dei magazzini storici e la zona del terrapieno di Barcola, dove sono situate le società sportive». Il sindaco «Un mese fa - ha dichiarato Roberto Cosolini dopo la firma - dopo aver condiviso l'impostazione sostanziale, ci eravamo tutti ripromessi di definire entro aprile il dettaglio puntuale delle aree e così è stato. Ringrazio i tecnici delle varie amministrazioni che hanno lavorato bene, sciogliendo positivamente non pochi aspetti problematici». Il sindaco è ottimista sui prossimi sviluppi: «Il risultato che abbiamo ottenuto oggi (ieri ndr), firmando in calce alla planimetria per la suddivisione concordata delle aree, è un passo assolutamente decisivo, dopo il quale manca solo lo spostamento del Punto franco e il trasferimento della vasta area del Porto vecchio al Comune». I tempi? Cosolini non si sbilancia: «Preferisco fare previsioni sui tempi che dipendono da me, ora la palla è passata al commissario. Finora ci siamo mossi molto in fretta, e credo che entro qualche mese arriveremo anche ai passaggi successivi». Proprio a questo proposito ieri l'associazione degli spedizionieri del porto, Astra, ha sollecitato il commissario a prendere l'iniziativa per l'attuazione del Porto franco, e quindi anche per lo spostamento. In ogni caso, precisa Cosolini, l'armonia venutasi a creare andrà preservata: «La collaborazione fra tutti i soggetti intervenuti - ha concluso il primo cittadino - rappresenta, e lo vogliamo sottolineare, un’ottima premessa per i successivi passaggi che richiederanno comunque anch'essi un forte gioco di squadra per cogliere questa straordinaria opportunità che la nostra città attende da tanto tempo». Il commissario Al termine dell'incontro il commissario per l'Ap Zeno D'Agostino ha assicurato che i lavori e le consultazioni per lo spostamento del Punto franco inizieranno immediatamente: «Trieste vuole e può cambiare. L’accordo di oggi, frutto di un ottimo lavoro di squadra tra i tecnici di tutti gli Enti coinvolti, lo dimostra. Da domani lavoriamo per lo spostamento del Punto Franco. Ascolteremo gli operatori e gli stakeholder per agire nell’interesse di tutte le categorie economiche e della città». Le concessioni Tutto cambia, insomma. Restano in vigore le concessioni già attive sull'area: quelle a Genoa metal terminal, alla Saipem, a Greeensisam. Quest'ultima è quella che più potrebbe beneficiare dello spostamento del Punto franco, potendo acquistare dal Comune i cinque magazzini per i quali ha una concessione novantennale. Saranno considerate manifestazioni d’interesse le richieste avanzate all'ultimo bando dell’Autorità portuale, l’ormai celebre “spezzatino”, tra queste la domanda di Fincantieri per una vasta area composta dai capannoni 24, 25 dal Molo Zero e dal bacino compreso fra questo e il Molo primo. I firmatari A firmare il documento e la mappa c’erano tutti: oltre a Cosolini l’assessore al demanio Andrea Dapretto, il commissario D’Agostino, il rappresentante della Direzione centrale del demanio Antonio Giannangeli con il direttore regionale dell’Agenzia del demanio Pierluigi Di Blasio, il comandante della Capitaneria Natale Serrano, il direttore del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche e marittime Giorgio Lillini nonché i tecnici della Direzione centrale infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale della Regione.

Giovanni Tomasin

 

Pressing sullo spostamento del Punto franco
Appello degli spedizionieri: «Perso fin troppo tempo. Ora la Torre del Lloyd ha gli strumenti per agire»
Por fine a un'attesa durata ventuno anni. E' quel che chiede per il futuro del porto franco la Aspt-Astra Fvg, l'associazione degli spedizionieri del porto di Trieste. Il presidente Stefano Visintin, accompagnato dal segretario Ampelio Zanzottera, ha tenuto una conferenza stampa per proporre all'Autorità portuale di prendere l'iniziativa e dare operatività al regime "azzoppato" dai tempi della legge 84 del 1994: secondo Astra, infatti, la normativa vigente consentirebbe all'Ap di prendere in mano la questione senza attendere nuovi interventi legislativi. Con tutto ciò che comporta in termini di attività industriali e di spostamento dei punti franchi. «Noi sostenevamo l'importanza di questo strumento anche quando tutti ne dubitavano - spiega Visintin -. Ora l'onda lunga dell'emendamento Russo ha svincolato il regime dalla sua fisicità insistente nelle aree del Porto vecchio, e quasi tutti ne riconoscono il valore». Da ventuno anni l'associazione attende che il ministero dei Trasporti emani il decreto attuativo della legge 84, con cui si doveva stabilire l'organizzazione amministrativa per la gestione dei punti franchi del porto triestino. «Doveva esser fatto tempo fa ma oggi sarebbe desueto - dice Visintin -. La revisione della legge 84, di cui si parla da anni, continua ad essere rimandata e pare non possa arrivare prima del prossimo anno. Ma il porto franco internazionale di Trieste non può aspettare oltre». Da questa esigenza di passare ai fatti nasce la proposta di Astra: «Riteniamo che la normativa vigente consenta all'Autorità portuale ed al commissario del governo di adottare autonomamente i provvedimenti necessari per definire l'organizzazione amministrativa per la gestione dei punti franchi, nonché i relativi poteri del presidente dell'Ap/direttore del Porto franco, le modalità per lo spostamento del punto franco vecchio e l'individuazione delle nuove aree in cui attivare i punti franchi». L'associazione auspica che in questo modo si arrivi «alla piena attuazione delle prerogative del porto franco, inclusa la possibilità di effettuare all'interno operazioni di manipolazione e di trasformazione industriale». Il discorso si applica anche a quello che viene definito impropriamente "trasferimento" dei punti franchi. Con l'eccezione del punto franco industriale, soggetto ad Ezit, tutti gli altri sono amministrati dall'Autorità portuale: ciò consentirebbe all'Ap di estendere il regime ad aree del demanio o anche private, purché il gestore sia pronto ad operare sotto l'ombrello amministrativo dell'Autorità: «La svolta faciliterà il "trasferimento" dal punto franco vecchio ad altre aree site nell'ambito territoriale della provincia di Trieste - conclude l'Astra -, nella misura in cui si tratti di aree portuali adeguate ai traffici commerciali marittimi o di aree portuali retroportuali funzionalmente collegate».

(g.tom.)

 

 

Il Consiglio comunale dà l’ok al Piano rifiuti
Una maratona di cinque ore senza “sorprese”, in ballo 29 milioni di euro - La differenziata dovrà arrivare al 40% (contro il 32 attuale) grazie all’umido
Una maratona che si è allungata per oltre cinque ore e che si è conclusa solo a tarda notte. Ma alla fine, dal Consiglio comunale arriva il via libera al Piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani elaborato da Comune e Acegas: sono ormai passate le 2 e 30 del mattino quando la delibera viene approvata con 23 voti favorevoli e 10 contrari. Come si poteva intuire già all’inizio di quella che sarebbe stata una seduta fiume, questa volta, al contrario di quanto accaduto pochi giorni fa sulla delibera Hera, non si registrano sorprese dell’ultimo minuto. La maggioranza vota in modo compatto, incassando il “sì” di Sel e della FdS. Sull’altro fronte, rimane omogeneo anche il voto contrario delle forze di centrodestra, cui si allinea anche il M5Stelle, la cui posizione era rimasta in bilico fino all’ultimo. Dunque un ulteriore tassello per il nuovo documento: un Piano da 29 milioni di euro che si propone di alzare l’asticella della raccolta differenziata fino alla soglia del 40% rispetto al 32,2 attuale. Un obiettivo da raggiungere attraverso la sfida dell’umido, quella più contestata dall’opposizione in relazione ai costi dell’intervento, e parallelamente attraverso la graduale riduzione dei rifiuti indifferenziati, tanto che sono via via destinati a sparire i singoli contenitori da 1100 litri a tutto vantaggio del potenziamento delle isole ecologiche. Una sfida culturale che passa anche per un cambio di mentalità e di abitudini dei cittadini che almeno all’inizio potrebbe non essere indolore. «Si tratta di un documento ipertrasparente che abbiamo illustrato per sei volte e al quale è stata apportata tutta una serie di correttivi» - afferma l’assessore comunale all’Ambiente Umberto Laureni, che non nasconde la soddisfazione per il risultato della scorsa notte. «Un piano i cui costi rimangono invariati da tre anni e che oltre a incassare l’appoggio compatto della maggioranza, ha ottenuto degli apprezzamenti anche di parte dell’opposizione. Un salto di qualità importante con cui il Comune diventa un interlocutore attivo di Acegas». Il documento passa in aula senza modifiche sostanziali, ma le schermaglie politiche si accendono quando arriva il momento dell’emendamento presentato da Marino Sossi di Sel (il penultimo dei 24 totali), fatto proprio dalla giunta, dove viene chiesto un aumento del 30% del chilometraggio annuale nell’operazione di spazzamento delle vie cittadine (16 milioni di metri lineari in più). Documento immediatamente subemendato da Everest Bertoli (capogruppo Fi), con la sottolineatura che non vi sia nessun aggravio in termini di costi. A quel punto la discussione si anima, i lavori si bloccano per oltre un’ora, scatenando la reazione dei consiglieri di opposizione. «Questa operazione non deve costare un solo euro in più» attacca Bertoli. «Non esiste che su questo fronte si aprano delle trattative con Acegas: questa modifica fa parte di un allegato e dunque ormai è legge. Se così non sarà a fine anno, scoppierà il finimondo». Pensieri condivisi da Paolo Rovis (Ncd): «Poter avere una città più pulita di come si presenti ora è indubbiamente un’ottima cosa: peccato però che non ci siano i soldi per farlo e che questa dunque non sia nient’altro che una presa in giro», e Michele Lobianco (Impegno civico): «Questo di Sel è un emendamento delle “cento pistole” fatto proprio dalla giunta per evitare l’ennesima spaccatura della maggioranza, ma senza capire quale servizio sarà tagliato ai cittadini». Come detto, alla fine, è arrivato anche il “no” dei pentastellati: «In questo piano c’è un passo in avanti rispetto al passato» afferma Paolo Menis. «Ma resta l’incognita sull’efficacia della raccolta dell’umido». Nel corso della seduta è stata fatta propria dal sindaco una mozione bypartisan urgente sul futuro del Burlo, nella quale vengono chiesti il mantenimento del ruolo di riferimento dell’ospedale, la necessità di integrare i finanziamenti regionali al fine di conservare i posti letto e i livelli occupazionali e una direzione strategica chiara per lo sviluppo della struttura, anche in relazione al suo trasferimento a Cattinara.

Pierpaolo Pitich

 

Un palio dei rioni per sostenere la differenziata
Scatta un’inedita gara fra tre circoscrizioni cittadine. Vincerà la più virtuosa in fatto di rifiuti
Sulla scia delle iniziative promosse per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di incrementare e migliorare la raccolta differenziata, il Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi, pienamente appoggiato dal sindaco, lancia in questi giorni una gara sperimentale tra i quartieri. Il nuovo progetto, intitolato “Il rione più pulito”, organizzato dall’area Educazione guidata dall’assessore Antonella Grim, in collaborazione con Istata, AcegasApsAmga, Querciambiente Ecospace e Associazione Kallipolis e con i servizi Ambiente e Statistica comunali, coinvolgerà in una prima fase le circoscrizioni Terza, Quarta e Quinta. L’idea dei giovani consiglieri comunali è semplice, e consiste in una competizione tra i parlamentini che si impegneranno a diminuire i rifiuti nei rioni di competenza e a differenziare di più. Come annunciato, si tratta di un’azione a carattere sperimentale, ma dal prossimo anno tutte le circoscrizioni triestine verranno coinvolte nell’operazione di pulizia. In questi ultimi giorni di aprile è stata avviata una fase preparatoria. Querciaambiente si è impegnata a organizzare sul tema della differenziata una lezione on line (tutorial) inviata alle scuole e alle stesse circoscrizioni, oltre che inserita sui siti e i social network. Ulteriore passaggio propedeutico, una passeggiata nelle tre circoscrizioni da parte dei ragazzi del Consiglio comunale, per conoscere sul terreno la situazione di pulizia dei diversi rioni. Dal primo maggio, e sino al 15 compreso, partirà la prima fase del progetto denominata “Quanto pesa il cassonetto?”, e prevede che i rifiuti conferiti nelle isole ecologiche delle tre circoscrizioni vengano pesati grazie all’AcegasApsAmga, all’Istat e ai Servizi Ambiente e Statistica. Otterrà il maggior punteggio chi avrà diminuito i chilogrammi totali di rifiuti prodotti e aumentato la percentuale di raccolta differenziata. La seconda fase avrà luogo domenica 24 maggio dalle 10 alle 13 e sarà intitolata “Mi rifaccio il verde!”. Tre spazi circoscrizionali, il parco di Villa Prinz, l’area posta tra via Capitelli all’angolo di via Crosada e il giardino di via Orlandini verranno puliti e curati dai ragazzi delle scuole locali, aiutati dai loro genitori e dalla popolazione rionale. Non mancherà il tempo per rifocillarsi con una buona merenda offerta dal Comune. La vittoria finale andrà a chi raccoglierà più rifiuti e abbellirà al meglio il verde assegnatoli. La premiazione della circoscrizione più virtuosa e capace è prevista il 5 giugno, durante il ricco e articolato programma congegnato dall’amministrazione comunale per la Giornata mondiale dell’Ambiente. Tutte le informazioni sull’iniziativa si trovano su www.retecivica.trieste.it alla pagina Educazione e su facebook alla pagina TriesteAmal’Ambiente e pure su Twitter.

Maurizio Lozei

 

 

Il Comune alza la guardia sulla Ferriera: «Dati allarmanti»
È in atto un «peggioramento nella performance ambientale della Ferriera». E le preoccupazioni dei servolani sono giustificate. Parola, anzi nota scritta, di Roberto Cosolini, che si affida nella serata di ieri a un comunicato del Comune.

«Nelle ultime settimane - scrive il sindaco - gli abitanti hanno segnalato un peggioramento della situazione ambientale producendo documentazioni fotografiche. A queste evidenze hanno associato l’aumento dei valori di concentrazione di alcuni inquinanti misurati nelle stazioni di rilevamento. E una buona parte delle contestazioni si basa sulla lettura dei dati Arpa relativi alla stazione di via San Lorenzo in Selva. Queste misure, il cui onere è sostenuto in toto dal Comune, rappresentano un indicatore attendibile delle prestazioni ambientali dello stabilimento. In sintesi: valori alti corrispondono a basse performances impiantistiche. Per alcune delle parti coinvolte non sono invece rappresentative della situazione di inquinamento. È chiaro tuttavia che per interpretare un dato numerico è necessario un valore di confronto. Il più ovvio e naturale è costituito dai valori di Pm10. Solo il conteggio di questi sforamenti, per quanto eccepito da alcuni, può fornire una prima indicazione in materia. Sono questi i confronti che giustificano le preoccupazioni degli abitanti. Sono, inoltre, tecnicamente ineccepibili i confronti tra andamenti e valori di concentrazione misurati in periodi diversi. Significativo, in via San Lorenzo in Selva, il rilevante numero di sforamenti delle Pm10 nei mesi di marzo e aprile, in buona parte non attribuibili al contesto meteoclimatico locale. I dati non sembrano ancora dare soddisfazione degli interventi già realizzati in area ghisa e degli interventi di mitigazione messi in essere in area cokeria. L'esigenza di definire in tempi brevi la nuova Aia deve quindi tenere ben presenti queste criticità che vanno eliminate con i previsti nuovi interventi impiantistici, con una buona manutenzione e con un’attenta gestione».

 

 

I tassisti contro via Mazzini solo pedonale

L’appello della categoria: «Si chiuda il tratto ma ci lascino accedere comunque». Oltre 400 firme per via Imbriani senza auto
LA DECISIONE DELLA GIUNTA Fra oggi e domani la data d’avvio del test 7 giorni su 7
I tassisti triestini lanciano un nuovo appello all’amministrazione Cosolini chiedendo un’ulteriore riflessione sul futuro di via Mazzini. Che loro, i tassisti appunto, non vogliono off-limits perché pedonalizzata. Il messaggio della categoria si può riassumere così: sia pure riservata ai pedoni nel tratto fra piazza Goldoni e via San Spiridione, ma nel contempo sia concesso comunque il normale accesso ai taxi. La richiesta A farsi portavoce di questa istanza è - insolitamente sebbene legittimamente delegato dai diretti interessati - il segretario generale di Confartigianato Trieste, Enrico Eva. Il quale parla stavolta a nome «degli iscritti a Confartigianato, di quelli aderenti alla Cna, delle cooperative e di Uritaxi». «I tassisti - parte Eva con una premessa che i deleganti hanno fortemente voluto fosse sottolineata - ringraziano l’assessore Marchigiani per le aperture del Comune a determinate richieste e per la vicinanza dimostrata in più occasioni alla categoria. Allo stesso tempo, però, rilevano che la progettata chiusura di via Mazzini (su cui oggi viaggia il trasporto pubblico locale, ndr) non agevolerà le persone anziane residenti in quella porzione di strada. Saranno di fatto private di un servizio e di conseguenza - prosegue Eva - i tassisti perderanno una fonte di lavoro e quindi di reddito, considerato peraltro che le chiamate da quella zona arrivano con frequenza». Nulla contro le pedonalizzazioni in termini generali, conclude Eva: «Ben vengano l’abbellimento della città e l’implementazione del commercio con l’ampliamento delle zone pedonali in centro. Tuttavia la categoria invita la giunta comunale a una nuova riflessione sul passaggio dei taxi in via Mazzini». L’avvio del test Proprio fra la riunione di oggi e quella in agenda domani, l’esecutivo municipale ufficializzerà la data d’avvio (non prima di metà maggio, a meno di sorprese) del test pedonale sette giorni su sette in via Mazzini, con la contestuale costante apertura al traffico veicolare di via Imbriani. Dal momento in cui entrerà in vigore la nuova sperimentazione, cesseranno di avere effetto i “Pdays”, i weekend pedonali di via Mazzini e via Imbriani assieme. Le risposte Rispetto a quanto previsto dal Piano del traffico nella sua prospettiva complessiva di riorganizzazione della viabilità cittadina, la chiusura di via Mazzini si limiterà da piazza Goldoni a via San Spiridione, non proseguendo quindi fino a via Roma. Un dettaglio che, ricorda l’assessore alla Pianificazione urbana, Elena Marchigiani, «risponde proprio a una richiesta dei tassisti e che consente ai mezzi del trasporto pubblico locale, ossia autobus e taxi, di poter transitare dalle Rive in via Mazzini sino a via Roma svoltando poi sulla stessa per raggiungere corso Italia». Non è l’unica proposta confezionata dall’universo locale dei taxi e a cui l’amministrazione ha detto “sì”: «Non appena conclusi i lavori in via Genova - riepiloga Marchigiani -, procederemo all’inversione del senso di marcia e poi, tornando a via Mazzini, ricordo che i taxi con a bordo persone disabili avranno il permesso di accedere anche nel tratto pedonalizzato». In ogni caso, l’assessore non nasconde un certo stupore di fronte al nuovo appello dei tassisti: «Una mediazione va sempre trovata - osserva -. È ovvio che chiedano di più ma mi sembrava che nell’ultimo incontro fossimo giunti a un accordo. Non è detto che in futuro non si possa riaprire ai taxi ma gradualmente. Adesso non è possibile e ne potrebbe andare della sicurezza di chi vi girerà a piedi». Via Imbriani Intanto, in Comune sono state depositate oltre 400 firme di residenti e commercianti di via Imbriani che chiedono l’applicazione integrale del Piano del traffico e dunque la definitiva chiusura di via Imbriani alla circolazione dei veicoli. «Una raccolta firme che ci rafforza nell’andare avanti su questa strada - commenta Marchigiani -. Ribadisco che via Imbriani resterà aperta in questa fase alla luce dei prossimi lavori alla galleria di piazza Foraggi e per non appesantire piazza Goldoni, ma sul progetto di pedonalizzarla in futuro nessuna retromarcia».

Matteo Unterweger

 

 

 

 

IL PICCOLO - MARTEDI', 28 aprile 2015

 

 

Duino alza il tiro sul “no” a Smart Gas

Secondo la Commissione consiliare il progetto del mini-rigassificatore «non è conforme alle prescrizioni di legge»
DUINO AURISINA “Non conforme alle prescrizioni di legge”. Questo il giudizio espresso ieri dalla seconda Commissione del consiglio comunale di Duino Aurisina sul progetto di Smart Gas, società che vorrebbe costruire, nel porto di Monfalcone, un terminale di stoccaggio, rigassificazione e distribuzione del Gnl di piccola taglia. L’amministrazione aveva a suo tempo inviato proprie deduzioni, chiedendo approfondimenti sul progetto. Controdeduzioni che sono arrivate e che la Commissione ha definito “insufficientemente approfondite”. Un nuovo “no” dunque che ha portato la Commissione a delineare un testo che sarà sottoposto domani al vaglio della giunta guidata dal sindaco Vladimir Kukanja e che subito dopo sarà inviato alla Regione e al Ministero competente. «In questo modo – ha spiegato Kukanja – l’amministrazione di Debora Serracchiani avrà un documento sul quale lavorare per poter ribadire il no». Il Comune di Duino Aurisina alza dunque il tiro e per il momento agisce in autonomia, dopo che, qualche giorno fa, era emersa l’ipotesi di una collaborazione con il Comune di Monfalcone. «L’amministrazione di quella città – ha spiegato Kukanja – direttamente coinvolta, ha deciso di aspettare ancora prima di esaminare la proposta di alleanza». Il presidente della seconda Commissione, Maurizio Rozza, ieri ha accusato Smart Gas di «non aver verificato la possibilità di non costruire l’impianto, o altre ipotesi meno impattanti, quali quella della realizzazione di una struttura di tipo “Fsru” che, a parità di costi, garantirebbe la riciclabilità dei materiali, una volta esaurito il compito dell’impianto, il ripristino dell’ambiente, minori interferenze con i traffici navali e con le attività in corso come la maricoltura, minor esposizione ai rischi di attentati, di incidenti e sismici». Ma la Commissione, ha espresso perplessità anche sulla “sostenibilità economica dell’intervento”. «La risposta fornita in sede di controdeduzioni non tiene conto degli scenari energetici complessivi – si legge nel testo - non si capisce come un impianto di queste dimensioni potrebbe essere concorrenziale con altri presenti o prospettati nell’area vasta (Zaule, ndr), inclusa quella transfrontaliera. Risulta peraltro che gli impianti oggi esistenti nelle vicinanze di quello qui proposto (Rovigo, ndr) stiano operando ben al di sotto del regime potenziale». Nel testo preparato da Rozza si dice anche che «le controdeduzioni non soddisfano l’obbligo di risposta alle osservazioni previsto dalla normativa vigente in materia di Via. Inoltre – si aggiunge - l’area in cui si vorrebbe alzare l’impianto riguarda una zona confinante con l’ambito A3 del vigente Piano regolatore generale del Comune di Duino Aurisina, destinato a “Parco Naturale del Timavo e della Cernizza”. Parallelamente, il piano del porto del Villaggio del Pescatore, adottato nel 2011, ha deindustrializzato l’ambito, puntando allo sviluppo del turismo». Il testo elaborato dalla Commissione esprime poi la convinzione che «non può essere condivisa l’affermazione fatta da Smart Gas in base alla quale il progetto non sarebbe ostativo all’iter di inclusione del Carso triestino e goriziano tra i siti Unesco». Ribadite le «possibili interferenze con le attività ricreative, di pesca commerciale e con altri usi legittimi del mare», mentre si rileva come «lo studio presentato non consenta una verifica attendibile sugli impatti sul paesaggio e sulle conseguenze socioeconomiche degli stessi». Ancora «insufficienti gli approfondimenti – secondo il parere della Commissione – sugli aspetti legati alla sicurezza e al rischio sismico, all’inquinamento acustico, al traffico».

Ugo Salvini

 

MONFALCONE - Maggioranza “tradita” - Assessore nella bufera
Se non siamo di fronte alla dichiarata richiesta di dimissioni da parte dell’assessore all’Ambiente, Gualtiero Pin, il limite raggiunto è quello. Se non altro a livello di aspettative provenienti dalla maggioranza.

In particolare dal Pd. Il clima all’indomani dell’annuncio pubblico della costituzione del Comitato “No-Rigassificatore - Monfalcone Pulita” presieduto dal consigliere dell’Idv Claudio Martin, e con il sostegno esplicito dell’assessore all’Ambiente, è decisamente pesante. La tensione è evidente. La “sortita” di Pin, un “fulmine a ciel sereno” ben poco gradito, è stata quantomeno interpretata come un passo “di non ritorno”, in virtù del ruolo istituzionale rivestito, a dispetto peraltro del lavoro di squadra mantenuto fino ad oggi. Il tutto affidando la comunicazione dell’iniziativa referendaria a una mail che qualcuno ha letto solo sabato, giorno stesso dell’annuncio ufficiale del Comitato. L’atteggiamento di Pin ha segnato un “vulnus” ben difficile da recuperare. Tanto da rasentare la rottura. Certo è che i chiarimenti dovranno avvenire, e a stretto giro. L’interrogativo, ieri, tra le forze di maggioranza, era pressochè univoco: se ci siano ancora le condizioni per continuare a proseguire il percorso amministrativo con l’assessore Pin. In serata il “caso” è approdato nella riunione di maggioranza. Il capogruppo del Pd, Paolo Frisenna, ha osservato: «La giunta e l’amministrazione ha prodotto un articolato percorso istituzionale sul progetto del mini-rigassificatore esprimendo le proprie osservazioni in modo chiaro e condiviso, mantenendo un profilo prudenziale e attento. Una presa di posizione così netta ci ha preso in contropiede. È urgente un chiarimento. L’azione politica di un partito è legittima, ma che un esponente di giunta si esponga in questo modo ha creato forte disagio». Il segretario del Prc, Alessandro Saullo, l’ha messa in questi termini: «Quanto accaduto la ritengo un’iniziativa estemporanea, della quale non siamo stati opportunamente informati. C’è da capire perché sia scaturito tutto questo». Elisa Di Ilio, di Responsabilmente con Silvia, ha affermato: «Ritengo inopportuno l’atteggiamento dell’assessore Pin, significa aver rotto un legame di fiducia tra sindaco, assessori e maggioranza».

(l.b.)

 

 

Maratona in aula per il voto al Piano della raccolta rifiuti
Seduta fiume del Consiglio comunale chiamato a esprimersi nella notte sul documento della giunta. Centrodestra critico
Maratona in Consiglio comunale sulla raccolta differenziata. La delibera sul nuovo Piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani elaborato da Comune e Acegas costringe l’aula ancora una volta alle ore piccole. Ma la strada sembra destinata verso l’approvazione fin da inizio serata. I numeri, almeno sulla carta, ci sono. Ma non sono mancate le schermaglie politiche tra i consiglieri di maggioranza e opposizione, tra sospensioni e riunioni convocate in extremis. I 24 emendamenti presentati al testo sembrano una sciocchezza rispetto ai 162 dello scorso anno sullo stesso argomento, ma questo non significa certo un accorciamento dei tempi. Un piano ambizioso quello presentato dall’amministrazione comunale che comporta un investimento di quasi 30 milioni di euro e che si pone un traguardo importante: quello di portare la quota di raccolta differenziata alla soglia del 40%, rispetto al 32,2 attuale. Una sfida che passa attraverso una serie di nuovi accorgimenti che sono destinati in ogni caso ad incidere sulle abitudini dei cittadini. Si va dal potenziamento della raccolta dell’umido, entrata ormai a pieno regime con la sistemazione nei vari punti della città dei bottini color antracite (il cui obiettivo è quello di passare dalle attuali 1796 alle 6500 tonnellate) fino alla riduzione progressiva dei contenitori dell’indifferenziata (destinata invece a ridursi da oltre 62mila tonnellate a poco più di 56mila), il tutto a favore delle isole ecologiche. «Si tratta di un documento elaborato nei minimi dettagli, condiviso e che è stato integrato in corso d’opera da tutta una serie di correttivi - ha spiegato nel suo intervento l’assessore comunale all’Ambiente Umberto Laureni -. Un Piano che per il terzo anno consecutivo non va ad aumentare i costi e che soprattutto ridefinisce le tempistiche degli interventi di Acegas: grande attenzione dunque verso l’eliminazione dei disservizi e la rimodulazione delle sanzioni penali che saranno raddoppiate. Un piano che se vogliamo va in continuità con la passata amministrazione e che presuppone un cambio culturale e di mentalità». Ma non la pensano allo stesso modo i consiglieri di opposizione che hanno confermato il voto negativo. «È un piano che va a pesare troppo sulle tasche dei triestini per uno sfizio ideologico che è quello della raccolta dell’umido - attacca Everest Bertoli, capogruppo Forza Italia -. Ci sono i margini per ridurre il costo del Pef di almeno un paio di milioni di euro: se non lo farà il sindaco lo faremo noi». Così Lorenzo Giorgi (capogruppo Pdl): «La scelta di puntare sulla raccolta dell’umido è una scelta politica che va a discapito della pulizia delle strade e comporta un aumento delle spese per i cittadini a fronte di un servizio di bassa qualità». Per Paolo Rovis (Ncd) «è un piano al quale diciamo no perché non aggiunge un euro allo spazzamento delle strade che dunque lasciano una città sporca, mentre viene speso inutilmente 1 milione e mezzo di euro per la raccolta dell’umido, che in soldoni significa portare le bucce d’arancia a Maniago». Sulla stessa lunghezza d’onda Michele Lobianco (Impegno civico): «C’è un forte squilibrio tra le poste a bilancio e quello che vediamo concretamente. Non ci possono essere quasi 5 milioni di euro destinati alla pulizia delle strade, per poi continuare a vedere un servizio di scarsa qualità ed una città sempre più sporca». In bilico la posizione del M5S: «È un documento che ci sembra migliore rispetto al passato - afferma Paolo Menis, che ha presentato un emendamento nel quale si chiede la restituzione di 1 milione e 200mila euro per errori di calcolo risalenti al Pef 2103 -. Quello che ancora non ci convince è l’elevato costo per la raccolta dell’umido». La posizione del Pd è riassunta da Igor Svab: «Il documento per il terzo anno consecutivo non prevede aumenti nei costi: rispetto al passato in cui si calcolava il costo “a corpo”, si passa “a misura”, cioè si paga quanto viene effettivamente raccolto tra indifferenziata e differenziata».

Pierpaolo Pitich

 

 

D’Agostino: «Punto franco utile fuori da Porto Vecchio»
Audizione in Consiglio comunale del commissario dell’Autorità portuale - L’attacco di Forza Italia: «Prima di lei qui non c’era il deserto dei Tartari»
Ieri la seduta-blitz del Comitato portuale che ha segnato un passaggio decisivo verso l’approvazione del Piano regolatore, oggi l’ultimo incontro con l’Agenzia del Demanio che traccerà in modo definitivo la linea di confine tra la parte del Porto Vecchio che passerà al Comune e quella che rimarrà al porto, domani l’assemblea di Trieste terminal passeggeri che sancirà un controllo più diretto dell’Autorità portuale sulla società che gestisce le crociere. In questo modo il commissario dell’Authority Zeno D’Agostino ha scadenzato i pressanti impegni per il rilancio dello scalo nell’audizione richiesta dal Consiglio comunale. È stato anche categorico su alcuni concetti: «La sinergia con Capodistria va bene se Trieste ha qualcosa da guadagnarci e il Napa ha un ruolo soprattutto per quanto concerne il marketing». «Il porto off shore di Venezia non mi convince affatto e non sta convincendo nessun operatore». «Il superporto Monfalcone-Trieste è qualcosa che era ridotto a un rendering». «Il sistema logistico regionale deve partire da Trieste, le altre soluzioni come l’Autorità regionale non mi convincono. Non mi dispiacerebbe un soggetto logistico-portuale guidato da una spa pubblica». «Non si è lavorato bene in passato per pubblicizzare i vantaggi del Punto Franco che comunque secondo anche l’interpretazione del prefetto va spostato dal Porto Vecchio e messo nell’ambito provinciale dove lo richiederanno gli operatori». «Adriafer va privatizzata, ma ciò non è sufficiente per unificare la doppia manovra, bisogna convincere Rfi ad abbandonare la manovra primaria». Quasi stizzito, nell’ampio giro di pareri dei consiglieri in gran parte favorevoli alla relazione e alle prime settimane di lavoro di D’Agostino, l’intervento di Everest Bertoli (FI): «Non abbiamo ascoltato nessuna proposta concreta, se non pesanti affermazioni sulla gestione passata. Il Partito democratico ha fatto un grandissimo sforzo per portarla qui e le hanno dipinto Trieste come il deserto dei tartari, eppure prima del suo arrivo il nostro porto era primo in Italia e decimo in Europa». «Ma gli spari ad altezza uomo, anzi donna che sindaco, Provincia e Regione hanno fatto sulla presidente precedente erano dovuti o si dovevano evitare?», la domanda di Lorenzo Giorgi (Pdl) che logicamente è rimasta senza risposta. «I gufi hanno avuto torto sulla megaconcessioni alla fine ritenute valide dall’Unione europea» ha chiosato Michele Lobianco (Lobianco impegno civico) proponendo il passaggio dell’interporto di Fernetti sotto l’Autorità portuale. «Il centrosinistra continuava a parlare di disastri, mentre il traffico container cresceva dell’80% in quattro anni», ha aggiunto Paolo Rovis (Ncd). E Stefano Patuanelli (M5S) ha chiesto quali spazi, al di fuori di ciò che prevede specificatamente le legge, vi fossero per fare un commissario anziché un presidente. Di tutt’altro tenore il resto degli interventi. «Sanità, lavoro e porto non possono essere di destra o di sinistra - ha sentenziato Franco Bandelli (Un’Altra Trieste) - lei ha già dimostrato che qualcosa sta cambiando, quanto ha detto è miele che cola. Ci auguriamo che cambi qualcosa anche in Ttp governata per troppi anni da gente che aveva troppi incarichi». «Si sta finalmente dando grande attenzione al mondo del lavoro all’interno dello scalo e ciò già qualifica positivamente questa questione», il commento di Angelo D’Adamo (Pd). «Abbiamo saputo del porto più da lei nei 17 minuti che è stata la durata del suo discorso introduttivo che nei quattro anni precedenti», ha evidenziato Roberto De Gioia (Psi). «Ho verificato il nuovo impegno che è stato messo per la salvaguardia delle condizioni di sicurezza dei lavoratori», ha detto Marino Sossi (Sel). «C’è una condivisione sostanziale con il commissario dell’Autorità portuale su tutti gli argomenti - ha concluso gli interventi il sindaco Roberto Cosolini - finalmente da porto è arrivata una parola chiara contro l’off shore di Venezia, il lavoro di promozione e progettazione strategica per il Porto Vecchio sarà condiviso, riguardo a Ttp anche il Comune sollecita l’Authority ad applicare il principio per cui le aree date in concessione devono creare ricchezza».

Silvio Maranzana

 

 

Allarme inquinamento per il Quieto
Lo sversamento di liquidi dal depuratore di una fabbrica
PINGUENTE Ancora un caso di inquinamento del Quieto, il maggiore fiume istriano. Questa volta a inquinare il corso d’acqua è un liquido fuoriuscito dal depuratore delle acque tecnologiche della fabbrica Cimos, che si occupa della lavorazione dei metalli. Presso la località di Most circa un centinaio di metri del corso del fiume risulta ricoperto da una pellicola oleosa con i colori dell'arcobaleno. L'allarme - come scrive il giornale Glas Istre - è stato lanciato da Ferid Mackovi„, segretario della societa di pesca sportiva Mrena preoccupato per la possibile moria di pesci. Questa è la stagione in cui i cavedani e le carpe depongono le uova, annota Mackovi„, per cui esiste il serio pericolo di moria della fauna ittica. Dal canto suo il direttore della Cimos, Mladen Jurada, punta a minimizzare la portata dell'accaduto e precisa che a causa del guasto a una pompa, un po' d'olio è finito nel fiume. Si tratta di pochi litri di liquido - sostiene - per cui l'inquinamento è di tipo più visivo, per così dire, che effettivo. «Non doveva assolutamente succedere - aggiunge - perché nella fabbrica abbiamo introdotto rigorose misure di sicurezza mirate a scongiurare incidenti ecologici. Però a volte si verifica l'imprevedibile». Intanto il tratto di fiume inquinato è stato trattato con un'apposita sostanza che neutralizza le sostanze grasse, per cui la speranza è che non ci saranno conseguenze dello sversamento. Il guardapesca Stipe Glamatovi„ però annota che da una quindicina d'anni a questa parte puntualmente in primavera si verificano situazioni del genere. «Abbiamo avvertito la direzione della Cimos - spiega - ma senza alcun risultato». Tornando indietro nel tempo, nel 2002 si verificò uno maggiori inquinamenti del Quieto nella zona, con la moria di alcuni quintali di pesce. Nel fiume si riversarono 22 metri cubi di gasolio fuoriusciti, a causa di un guasto, dal serbatoio della scuola elementare di Pinguente. Nel settembre del 2006, dalla Cimos finirono nel fiume una cinquantina di litri di liquido a base di petrolio; e nel 2008, in due riprese, un quantitativo imprecisato di schiuma di origine mai individuata. Risale al luglio del 2012 invece la più grande moria di pesce nel Quieto. In quell’occasione però nulla a che fare con l'inquinamento. Lungo il corso superiore del fiume, vicino alle Terme di Santo Stefano, erano stati avvistati circa quattro quintali di pesce con la pancia all'insù. Era successo a causa della scarsità di ossigeno nell’acqua, dovuto all’alta temperatura e all’abbassamento del livello in seguito alla forte siccità.

(p.r.)

 

 

È così che l’alluminio avvelena la Terra
Uno studio del Sincrotrone Elettra rivela in che modo questo metallo danneggia l’ambiente
Il degrado del suolo e la poca attenzione che l’uomo dedica a questo problema non sono cosa recente. Nel 2014 l’Agenzia europea dell’ambiente aveva individuato in Europa circa 340 mila siti inquinati bisognosi di bonifica, a fronte di stime ancor più pessimistiche che suggerivano un grado di compromissione ben maggiore a carico di 2,5 milioni di aree. L’alluminio disciolto nei terreni fa parte del quadro generale, e la sua tossicità per le piante è un problema con cui gli agricoltori stanno facendo i conti da anni. Recentemente, un gruppo internazionale di ricercatori che comprende scienziati del centro Elettra Sincrotrone Trieste in Area Science Park ha contribuito a chiarire in che modo l’alluminio danneggi la crescita delle colture. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Plant Physiology”, è stato guidato dal gruppo di ricerca di Peter Kopittke, dell’Università del Queensland, con la collaborazione dell’Università dell’Australia del Sud e dell’Università di Oxford. Fornirà una base culturale su cui costruire future strategie di soil remediation, cioè di bonifica dei terreni da questo metallo nocivo. Quale sia stato il ruolo del team triestino di Elettra lo spiega Alessandra Gianoncelli, una laurea e un dottorato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e da otto anni al Sincrotrone, dove attualmente è responsabile della linea di luce TwinMic. «La tossicità dell’alluminio sulle radici delle piante era nota già 100 anni fa, ma finora si ignorava quale fosse il meccanismo biochimico con cui il metallo agisce», spiega Gianoncelli. Usando il microscopio a raggi X TwinMic, che sfrutta i raggi X monocromatici (aventi una sola lunghezza d’onda) del sincrotrone, i ricercatori hanno ottenuto immagini a contrasto di fase, che ricordano i giochi di ombre cinesi. Esaminandole, hanno individuato i siti in cui l’alluminio si lega a livello di apparato radicale, lavorando in particolare su piante di soia, e hanno potuto tracciare una vera e propria mappa chimica della distribuzione del metallo, con immagini prese ogni 30-60 secondi. «Gli effetti tossici dell’alluminio si fanno sentire già dopo cinque minuti dall’esposizione - chiarisce Gianoncelli - e si manifestano come un blocco nella crescita delle radici, dove questo metallo impedisce il corretto assorbimento di acqua e nutrienti. L’alluminio, infatti, si lega alla parete delle cellule radicali bloccando, fra l’altro, la biosintesi e la distribuzione di etilene e auxina, due sostanze importanti per l’allungamento delle cellule radicali». La decontaminazione del suolo in Europa è tra i focus delle politiche europee. «La gestione dei terreni contaminati – dice Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Agenzia dell’ambiente, costa circa 6,5 miliardi di Euro l’anno». E se è vero che, in parte, questi costi sono coperti da aziende private, è altrettanto vero che una fetta delle spese ricade sulla collettività. Senza contare i costi in termini di salute e benessere collettivo. Le applicazioni di TwinMic, spiega ancora Gianoncelli, non si limitano al mondo vegetale. Il suo team si è occupato anche dello studio dei tessuti polmonari di lavoratori esposti all’amianto e dell’analisi di nuovi materiali. «È importante avere uno strumento così versatile e metterlo a disposizione della comunità scientifica», conclude la studiosa.

Cristina Serra

 

 

Siot, quel grande fuoco del 1972 - Lovat
“4 agosto 1972: l’attentato all’oleodotto di Trieste” alle 17.30

Info su www.mgspress.com4 agosto 1972, deposito costiero della Siot di San Dorligo: quattro boati, serbatoi da 90 mila tonnellate di greggio che saltano in aria: fu il primo attentato palestinese in Italia portato a termine da Settembre Nero, che solo un mese dopo seminò morte alle Olimpiadi di Monaco. Ma fu anche un attentato di cui non si sono mai saputi con precisione mandanti, fiancheggiatori e neppure tutti gli esecutori grazie soprattutto alla Francia dalla quale non arrivò alcun aiuto. Questo pomeriggio, alle 17.30, alla libreria Lovat, sarà presentato il libro “Il grande fuoco. 4 agosto 1972: l’attentato all’oleodotto di Trieste”, di Giuliano Sadar, edito dalla Mgs Press. Ne parleranno i giornalisti Fabio Amodeo e Ranieri Ponis, il magistrato Rosario Priore, il procuratore capo presso il Tribunale di Trieste Carlo Mastelloni e, naturalmente, l’autore. Nella foto, la copertina del libro.

 

 

 

 

IL PICCOLO - LUNEDI', 27 aprile 2015

 

 

Rigassificatore, la Croazia rilancia «Avanti con l’impianto di Veglia»

La possibilità di una struttura a Zaule non ferma Zagabria: «Noi inseriti nelle liste strategiche»
L’Unione europea ha investito già 5 milioni di euro per la redazione della documentazione tecnica
FIUME È stato il ministro croato dell’Economia, Ivan Vrdoljak, a spazzare via i dubbi sollevati giorni fa da Mirela Holy, presidente del partito Orah (8% di consensi negli ultimi sondaggi a livello nazionale) ed ex ministro dell’Ambiente. Holy aveva sostenuto in un’intervista che il rigassificatore di Zaule - di cui si è tornato a parlare dopo l’ok sulla compatibilità espresso da Roma e il ricorso al Tar da parte anche della Regione Fvg - avrebbe di fatto cancellato il progetto contemplante la costruzione di un similare impianto a Castelmuschio (Omišalj), sull’isola di Veglia. «All’Europa non interessa avere due terminal identici e distanti poche decine di chilometri in linea d’aria - aveva asserito la Holy – la Croazia dovrebbe preoccuparsi in quanto l’approntamento del rigassificatore a Zaule potrebbe significare l’addio al progetto Castelmuschio». A risponderle è stato il ministro Vrdoljak, il quale ha affermato che il rigassificatore vegliota si farà e probabilmente entrerà in funzione nel 2019. «A differenza di quello triestino, il nostro impianto Lng è inserito in tutte le liste strategiche prioritarie d’Europa – parole di Vrdoljak – inoltre si trova in avanzato stato di attuazione, ben più avanti del progetto italiano». A dare manforte a Vrdoljak è stato Mladen Antunovi„, direttore generale di Lng Croazia, responsabile del progetto. «I preparativi sono molto avanti – ha detto – e noi siamo stati costretti a spostare al 31 maggio prossimo il termine ultimo di presentazione delle offerte da parte dei potenziali locatari. Ce lo hanno chiesto le stesse imprese interessate a firmare il contratto di locazione, dicendo che così avranno più tempo per redigere la necessaria documentazione. Non siamo affatto preoccupati dalle notizie che arrivano da Trieste. L’impianto di Zaule non ci interessa, noi andiamo avanti per la nostra strada, ben sapendo che al rigassificatore di Veglia si rivolgeranno quei Paesi che non hanno l’interesse a ricevere il gas dal terminal di Zaule, come ad esempio l’Ungheria e la Slovacchia». A detta di Antunovi„, l’Europa copre un terzo del suo fabbisogno di gas grazie alla Russia, circa 150 miliardi di metri cubi annui, e dunque neanche 20 impianti come quelli di Castelmuschio e Zaule potrebbero risolvere questo problema di dipendenza. Come noto, a Zaule si potrebbero movimentare annualmente sugli 8 miliardi di metri cubi di gas, mentre a Castelmuschio non si supererebbero i 6 miliardi. «Abbiamo ricevuto da Bruxelles 5 milioni di euro per formulare la documentazione tecnica del terminal – ha aggiunto Antunovi„ – la nostra speranza è che dai fondi europei si possa coprire una fetta consistente del finanziamento». A Zagabria sanno che l’Unione europea ha stanziato 300 milioni di euro per la costruzione di un rigassificatore polacco e dunque i croati confidano nella generosità comunitaria.

Andrea Marsanich

 

 

UNA PISTA CICLABILE CHE TRAE IN INGANNO I SUOI UTENTI
Non essendo un ciclista di fama e nemmeno un ciclista normale, mi sono solo da poco accorto di una grossa anomalia esistente, mi dicono da molti anni, sulle Rive a Trieste.

Mi riferisco, in particolare, alla pista pedonale/ciclabile che si trova lungo i marciapiedi che dividono la strada di scorrimento da quella lungo mare (vicino ai parcheggi a pagamento), appunto sulle Rive. Scegliendo una direzione qualsiasi, per esempio verso Campo Marzio, troviamo, all’inizio del largo marciapiede, il classico cartello tondo di sfondo azzurro, che riporta in bianco, uno vicino all’altro, il simbolo di un pedone e di una bicicletta. Consultando il Codice della Strada, vuol dire un contemporaneo “percorso pedonale” e “pista ciclabile”. Percorrendo in lunghezza, paralleli al mare, detto marciapiede, alla fine dello stesso si ritrova il medesimo cartello, ma sbarrato con striscia obliqua rossa: vuol dire fine. Si scende sulla massicciata, dove ci sono le strisce pedonali, per poi risalire sul marciapiede contiguo, dove si ripresenta il cartello di inizio. Manca qualsiasi segnaletica orizzontale. Ma qui sta il primo assurdo. E’ evidente che, salvo eccezioni, il ciclista che percorre la suddetta “pista”, ben difficilmente scenderà da bicicletta per attraversare le strisce pedonali, ma così facendo commetterà una grave imprudenza: transitando sulle strisce in sella alla bici, ci si trasforma in un normale veicolo che taglia la strada, con tutte le conseguenze negative in caso di incidente. Il secondo assurdo consiste nella promiscuità della strada, molto spesso percorsa da turisti in bici e a piedi, che non possono non darsi reciproco disturbo, anche perché ci sono dei punti, con pali, lampioni, chioschi di fermata autobus e quant’altro, in cui lo spazio trasversale è veramente esiguo. A mio parere è urgente una sistemazione della cosa, o togliendo i segnali di pista ciclabile o rendendola effettiva con tanto di segnaletica a terra. Non sarà facile, ma così non va.

GIORGIO CAPPEL

 

 

 

 

IL PICCOLO - DOMENICA, 26 aprile 2015

 

 

Il “giallo” dei posti macchina in via Murat

I costruttori: «Non sappiamo chi li stia mettendo in vendita». Scongiurato il taglio degli alberi secolari
Si tinge quasi di giallo la vicenda del nuovo parcheggio di via Murat. Con uno sviluppo inaspettato che, pare, dovrebbe approdare addirittura sui tavoli della Procura. Andiamo per ordine, comunque. La notizia dell’imminente costruzione di diciotto posti macchina nel triangolo verde antistante all’ex Talassografico aveva sollevato nei residenti una levata di scudi generale e una selva di proteste che andavano dallo scempio ambientale, col probabile taglio degli alberi, al fattore inquinamento, in un’area in sofferenza da anni a causa del limitrofo cantiere di Campo Marzio. Uno si chiederà: com’era trapelata la notizia? Tramite dei volantini infilati nella cassetta delle lettere ad opera di tali R.S Immobiliare e Soluzioni immobiliari che, apparentemente, trattavano la vendita dei 18 posti al prezzo di 20mila euro più Iva. Volantini che avevano creato già un certo interesse almeno tra alcuni residenti. Solo che, pare, la vendita di quei nuovi, ambitissimi posteggi spetta a tutti meno che a coloro che li stanno commercializzando. «Ci è venuto un colpo quando li abbiamo visti - racconta il costruttore che realizzerà l’opera, assieme al progettista dell’intervento, l’architetto Giorgio Fragiacomo - perchè noi non abbiamo autorizzato assolutamente nessuno a vendere i posti macchina che stiamo realizzando! Abbiamo provato a chiamare i numeri scritti sul volantino e ci ha risposto una persona sostenendo che stanno raccogliendo le adesioni... A questo punto lunedì (domani ndr) andremo di filato in Procura a fare una denuncia». Sbollita la rabbia, è lo stesso architetto Fragiacomo a tranquillizzare gli abitanti di via Murat. «Abbiamo fatto un progetto che più rispettoso dell’ambiente non potrebbe essere. Non solo non tagliamo gli alberi ma ne aggiungeremo degli altri. Quelli secolari, ovviamente, resteranno intatti al loro posto. Verranno eliminate solo le tuie che stanno al centro dell’aiuola, giovani e sacrificabili ma che a loro volta verranno sostituite da alcuni lauri, almeno tre carpini e tre crategus longina e cespugli di viburno di due tipi. Mi pare dunque che l’area resterà verde, con gran pace dei padroni di cani che la usano, diciamo così, intensamente...». Una piccola nota polemica, peraltro subito smorzata. Fragiacomo, anzi, conferma che l’area sarà regolarmente attraversabile dai pedoni, e che gli unici blocchi riguarderanno gli stessi posti macchina che avranno dei dissuasori con chiave. «Recinteremo l’area - aggiunge ancora il progettista - solo per il lasso di tempo necessario a ultimare i lavori, ma poi verrà subito riaperta». Si smorza, infine, anche il timore della colata d’asfalto in mezzo al verde. «In realtà - dice il progettista - faremo un pavimento in ghiaietto drenante, con un impatto visivo inesistente e soli venti centrimetri di riporto di terra. E l’area sarà illuminata. Tutto qui». Un ultimo mistero. «Quest’area era dal Demanio, e da loro l’abbiamo comperata. Ma ci ha lasciato perplessi trovare un contatore dell’Acegas e un’impianto d’acqua che irrora le piante. Magari l’ha messo il Comune, forse sono convinti che l’appezzamento sia loro...»

Furio Baldassi

 

 

Dalla Giornata ecologica 200 sacchi di rifiuti

L’iniziativa a tutela del territorio organizzata dal Comune di Sgonico ha visto impegnati 60 volontari
SGONICO Duecento sacchi di rifiuti differenziati (plastica, lattine e vetro) e di indifferenziati, due container di ingombranti (elettrodomestici, ferro), uno di calcinacci e 150 pneumatici. È il risultato della Giornata ecologica organizzata dal Comune di Sgonico e coordinata dal responsabile dell’Ufficio del Territorio, Aljoša Gabrovec. Svolta lo scorso weekend, ha visto impegnati 60 volontari di Federazione Italiana della Caccia Sezione Provinciale, Riserve di caccia di Sgonico e Sales, Riserva di Gabrovizza, associazione dei cacciatori sloveni Doberdob, Circoli Dom Brišciki, Kras, Rdeca Zvezda, Shinkai Karate Club e Drago Bojan Gabrovec, Protezione civile comunale, Organizzazione scoutistica Laica Taborniki Rmv e gli operai comunali. Sette i punti di raccolta: due a Borgo Grotta Gigante e i restanti a Bristie, Campo Sacro, Samatorza, Sales e presso la stazione di Prosecco. «Avevamo individuato – spiega il sindaco di Sgonico, Monica Hrovatin - dei punti critici in base alle segnalazioni dei cittadini e al continuo monitoraggio del territorio da parte degli organi competenti dove sapevamo di trovare più materiali da smaltire. Volevamo coinvolgere tutti gli attori del territorio – prosegue il primo cittadino – ed è stata anche un’opera di educazione ambientale: l’appello rivolto ai cittadini è di stare più attenti. Abbiamo trovato anche lattine e bicchieri di plastica gettati da persone che usufruiscono del territorio per andarci a passeggio senza rispettarlo. Bisognerebbe sensibilizzare ancora di più i cittadini: è un dovere di noi amministratori. Come Comune siamo molto sensibili alle iniziative didattiche nei confronti della popolazione scolastica. Nelle scuole del territorio comunale si fa attività di educazione ambientale con il Progetto 3R (Riciclo Riduco Riuso) finanziato dalla Provincia di Trieste e che si concluderà a giugno: una bellissima iniziativa che coinvolge tutti i bambini in vari progetti tra i quali la creazione di un orto nel giardino scolastico, il cui raccolto viene utilizzato per la preparazione dei cibi nella mensa, e di un composter che raccoglie ciò che rimane inutilizzato. All’interno del progetto, gli alunni hanno visitato il centro di raccolta di Sgonico dove il coordinatore del progetto ha illustrato loro tutte le fasi e i vantaggi della raccolta differenziata. Sono molto soddisfatta del risultato della Giornata ecologica, che - conclude il sindaco Hrovatin - senz’altro ripeteremo e ringrazio i partecipanti a nome di tutta l’Amministrazione comunale». La giornata si è conclusa con un pranzo conviviale nella sede del circolo Dom Brišciki a Borgo Grotta Gigante.

Gianfranco Terzoli

 

 

 

 

IL PICCOLO - SABATO, 25 aprile 2015

 

 

Regione al Tar contro il rigassificatore

La giunta Serracchiani impugna il parere del ministero denunciando l’incompatibilità con i traffici portuali e con l’ambiente
TRIESTE E quattro. Dopo i Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo, anche la Regione impugna il parere di compatibilità espresso dal ministero dell’Ambiente in merito alla realizzazione del rigassificatore a Zaule. Attaccando sul duplice fronte portuale e ambientale. La battaglia, intrapresa dal governatore Debora Serracchiani, viene ora combattuta non più solo sul campo politico ma anche su quello giudiziale. L’atto ministeriale, che riguarda il parere della commissione Via-Vas espresso il 6 febbraio scorso, viene impugnato avanti il Tar del Lazio. «Abbiamo deciso il ricorso - ha commentato la Serracchiani dopo il disco verde della Giunta - in quanto fino a ora le nostre osservazioni non sono state adeguatamente prese in considerazione». La nota della Regione, non casualmente, prosegue ricordando l’incontro del 5 marzo tra la stessa Serracchiani e il titolare dell’Ambiente, Luca Gal